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Nestlé si oppone alla decisione della Corte civile del Tribunale cantonale vodese in un caso di mobbing. Riconosciuta colpevole di aver molestato moralmente una ex dirigente, l'azienda fa ricorso al Tribunale federale (TF).
La causa era stata avviata da una ex responsabile della sicurezza alimentare della multinazionale, Yasmine Motarjemi, vittima di mobbing tra il 2006 e il 2010.
Nestlé non contesta più le "molestie morali", ha spiegato all'agenzia Keystone-ATS un portavoce del gruppo, confermando informazioni pubblicate dalla NZZ. "Non siamo però d'accordo con la corte vodese e crediamo di aver preso le misure adeguate quando la situazione è venuta a galla", ha aggiunto.
In prima istanza, nell'estate 2018, la giustizia vodese aveva dato ragione alla donna, che rimproverava al suo superiore gerarchico - entrato in funzione nel 2006 - di averla costantemente discreditata ed emarginata sul posto di lavoro per quattro anni.
Tuttavia, l'azienda era stata assolta. Motarjemi aveva presentato ricorso in merito: in una sentenza dello scorso 7 gennaio, la Corte d'appello vodese ha riconosciuto delle responsabilità a Nestlé per la violazione dell'articolo 328 del codice delle obbligazioni che riguarda la protezione della personalità del lavoratore.
Nestlé, secondo i giudici vodesi, non ha messo in atto misure adeguate per proteggere l'ex impiegata o per porre fine alle molestie nonostante le numerose lamentele interne. Proprio questo punto viene però contestato dalla multinazionale.
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