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Le persone il cui sesso non può essere definito in modo chiaro alla nascita hanno diritto al rispetto dell'integrità psicofisica e all'autodeterminazione. Non potranno invece beneficiare un'offerta gratuita per una consulenza psicosociale.
Lo afferma il Consiglio federale nella sua risposta a un parere della Commissione nazionale d'etica in materia di medicina umana (CNE).
Ogni anno in Svizzera nascono 40 bambini per i quali non si può affermare con certezza se siano femmine o maschi. Per altri invece questa ambiguità insorge solo durante lo sviluppo sessuale. In passato, molti bambini con caratteristiche sessuali ambigue sono stati operati subito dopo la nascita, anche se non vi era alcuna necessità medica di farlo e volte senza il consenso dei genitori. In molti casi questi interventi hanno causato grandi sofferenze ai diretti interessati.
Nel novembre 2012 la CNE ha presentato un rapporto su questo tema contenete 14 raccomandazioni destinate ai medici e alle associazioni professionali, ma anche ai servizi statali. Lo scopo è il rispetto dell'integrità delle persone con varianti dello sviluppo sessuale e la lotta a ogni forma di discriminazione.
Per quanto riguarda la Confederazione, gran parte delle raccomandazioni è già stata attuata o è in procinto di esserlo. Si tratta ad esempio di modificare l'iscrizione del sesso nei registri dello stato civile o rinunciare ad espressioni discriminatorie in leggi e ordinanze. Il Consiglio federale ritiene invece che la proposta di un'offerta gratuita per una consulenza psicosociale con contenuti tematici molto vasti non sia realizzabile.
SDA-ATS