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Uno svizzero di 53 anni è stato condannato nel canton San Gallo a quattro anni e nove mesi di carcere per una truffa da oltre 30 milioni. Nel corso di quasi un decennio ha imbrogliato oltre 300 persone, principalmente proprietari di barche a vela sul lago di Costanza.
Oggetto della sentenza resa nota oggi - il processo si era tenuto agli inizi di luglio - è uno dei maggiori casi di truffa della storia giudiziaria cantonale. Il Tribunale distrettuale di San Gallo ha riconosciuto l'imputato principale colpevole di truffa, appropriazione indebita, falsità in documenti e altri reati.
Il suo difensore chiedeva una pena non superiore ai tre anni con la condizionale parziale e ha già fatto sapere che l'uomo, parzialmente reo confesso, ricorrerà in appello al Tribunale cantonale. Lo stesso faranno i due coimputati, la 69enne ex compagna, condannata con la condizionale a una pena pecuniaria di 360 aliquote giornaliere di 30 franchi, e il 64enne ex fiduciario e revisore della sua impresa, cui sono state inflitte, sempre con la condizionale, 360 aliquote di 350 franchi.
La truffa in grande stile prese avvio 14 anni fa. L'imputato principale, marinaio di formazione con una riqualificazione commerciale, era allora disoccupato. Con i soldi della sua compagna di allora, di 16 anni più anziana di lui, fondò una società anonima denominata E-Brokerline. Tramite questa impresa tra il 2001 e il 2009 organizzò un sistema truffaldino piramidale, tipo catena di Sant'Antonio, di cui sono rimaste vittime 331 persone, uomini e donne, con perdite totali superiori ai 30 milioni di franchi.
Il sedicente broker le aveva reclutate nell'ambiente dei proprietari di barche a vela del lago di Costanza, del quale era entrato a far parte grazie all'amica, divenuta presidente del consiglio d'amministrazione dell'impresa truffaldina.
Come sempre succede con questi sistemi piramidali illegali, ai primi investitori erano versati guadagni, sebbene gli affari speculativi in borsa procurassero solo perdite. Il denaro veniva da nuovi clienti, alcuni dei quali avevano affidato al titolare della E-Brokerline diverse centinaia di migliaia di franchi.
"Questa gente mi buttava i soldi sul tavolo a palate, senza controllare se la mia ditta fosse seria", ha affermato in aula il 53enne a sua parziale discolpa. Il fiduciario sangallese coimputato ha riferito che una volta un cliente austriaco si era presentato con 500'000 euro dentro un sacchetto di plastica.
Invece di "far lavorare" questi soldi in borsa, l'imputato principale li avrebbe utilizzati in gran parte per ripagare debiti e finanziare il suo dispendioso tenore di vita. "Lui e la sua compagna hanno comperato auto costose, una imbarcazione a vela e diverse abitazioni", ha affermato il pubblico ministero.
La barca e due abitazioni sono state confiscate e saranno vendute su disposizione del tribunale. Il ricavato andrà ai 126 investitori che hanno avviato un'azione legale contro i tre imputati. Per il resto non sono da attendersi risarcimenti. Certo, l'imputato principale ha accettato l'ordine del tribunale di restituire 13 milioni di euro. Ma nel contempo ha dichiarato che vive oggi in Polonia, guadagna come indipendente circa 2000 franchi al mese e con questi soldi deve prendersi cura della moglie e di due figli.
SDA-ATS