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BERNA - L'iniziativa fiscale socialista "Per imposte eque", in votazione il 28 novembre, non piace alle piccole e medie aziende (PMI) elvetiche: se venisse accettata ne danneggerebbe 330'000, sostengono le PMI, che hanno quindi creato il "Gruppo di interesse delle imprese svizzere contro le iniziative ostili all'economia".
Secondo il consigliere nazionale Jean-François Rime (UDC/FR), l'iniziativa del PS è solo una proposta per aumentare la pressione fiscale in Svizzera e giungere ad un'armonizzazione fra i cantoni. E l'imposta sul patrimonio penalizza gli imprenditori che hanno tutta la loro sostanza investita nell'azienda, ad esempio in stabili, macchinari ed autocarri. Cosa che, afferma Rime, non succede in alcun altro Paese.
Per il consigliere nazionale UDC ed imprenditore turgoviese Peter Spuhler, le PMI pagano già delle imposte superiori alla media. Con in tasso minimo del 22 per cento per i redditi superiori a 250'000 franchi all'anno, un imprenditore dovrebbe versare 220 franchi ogni 1000 guadagnati.
L'iniziativa vuole inoltre un'imposizione dello 0,5 per mille per i patrimoni superiori a due milioni di franchi. Ciò, secondo Spuhler, priverebbe le aziende delle somme necessarie per gli investimenti e la ricerca.
Il "Gruppo di interesse delle imprese svizzere contro le iniziative ostili all'economia" intende raccogliere circa 400'000 franchi per una campagna contro l'iniziativa socialista. "Non si tratta di difendere gli approfittatori ma di salvaguardare il nocciolo dell'economia", afferma Bruno Zuppiger, consigliere nazionale UDC e presidente dell'Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM).
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