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In Belgio, l'Union Saint-Gilloise è stata tra le società faro della prima metà del Novecento ed è risorta anche grazie al ‘metodo Moneyball’
Quando lo scorso 7 agosto l’urna di Nyon ha affiancato al nome dell’Fc Lugano quello della Royale Union Saint-Gilloise, in molti si saranno chiesti da quale meandro spuntasse la società belga che giovedì sera contenderà ai bianconeri, nella sfida d’andata, la qualificazione per la fase a gironi di Europa League. In pochi, in effetti, avevano sentito parlare del sodalizio gialloblù, emanazione del comune di Saint-Gilles, alla periferia di Bruxelles. Anche perché, dal secondo dopoguerra in poi, l’Usg si è barcamenata tra la Seconda e la Quarta Divisione belga, prima di risorgere improvvisamente e imporsi non soltanto a livello nazionale, ma pure sul palcoscenico continentale. E di resurrezione si può davvero parlare se si considera che nella bacheca della società belga fanno bella mostra di sé undici titoli e due Coppe nazionali, bottino secondo soltanto a quello di Anderlecht e Bruges. Trofei, tuttavia, conquistati prima del 1935, anno a partire dal quale iniziò una veloce discesa nell’anonimato. Discesa arrestatasi soltanto tre stagioni fa con il ritorno in Jupiler League (la massima divisione del calcio belga), promozione subito seguita dal secondo posto alle spalle del Bruges (dopo aver vinto la regular season) e dal terzo nell'ultimo campionato, a pari punti con il Gent e a una sola lunghezza dall’Anversa. In Europa, ha preso parte ai preliminari di Champions League 2022-23, nei quali è stata estromessa dai Glasgow Rangers (dopo un successo per 2-0 all’andata), ma si è consolata con uno splendido percorso in Europa League, con il primo posto di gruppo nella fase a gironi davanti all’Union Berlino, avversario poi affrontato negli ottavi ed estromesso con un 3-3 in trasferta e un 3-0 a Bruxelles. L’avventura si è poi conclusa nei quarti per mano del Bayer Leverkusen, dopo un pareggio alla BayArena (1-1) e una sconfitta casalinga (4-1).
L’Usg è dunque una società che vanta una tradizione importante – per quanto datata – nel calcio belga. Tuttavia, da quando nel 2018 il giocatore di poker e imprenditore britannico Tony Bloom ne ha assunto il controllo, molto innovativo e poco tradizionale è stato il metodo con il quale si è cercato di costruire la rosa da mettere a disposizione del tecnico, quest’anno il tedesco Alexander Blessin. Il metodo è quello reso famoso dal lungometraggio Moneyball, con Brad Pitt nei panni di Billy Beane, general manager degli Oakland Athletics. Anche a Saint-Gilles l'idea è di studiare i giocatori da acquisire grazie a una serie di big data e algoritmi: presunti criteri scientifici che vanno dalle occasioni da rete create ai chilometri percorsi, dalla velocità alla percentuale dei passaggi completati, ma che si spingono fino a specifici colloqui con i familiari e con gli ex allenatori e al monitoraggio dei profili social di ogni singolo candidato. Il tutto, rielaborato tramite appositi software che dovrebbero stabilire se l’acquisto di un determinato calciatore vale la somma di trasferimento richiesta. Un sistema che dovrebbe permettere di scovare giovani profili adatti alle esigenze del tecnico, senza doversi svenare con esborsi al di fuori di ogni logica.
Un metodo che, a quanto sembra, ha dato risultati positivi ed ha riportato negli almanacchi del calcio belga la società di un comune-quartiere della capitale molto popolare e multietnico, proprio come popolari e multietnici sono gli spalti dello stadio Joseph Mariën, piccolo impianto da meno di 9’000 posti, situato all’interno del Parc Duden e dal 1919 casa dell’Usg. Proprio come Cornaredo, però, l’Uefa non lo ritiene adatto ad accogliere partite internazionali, per cui la sfida di giovedì contro il Lugano verrà disputata nel vicino Lotto Park dell’Anderlecht. Ma si diceva della multietnicità del tifo gialloblù: l’Union Saint-Gilloise è stata adottata quale squadra del cuore da numerosi stranieri impiegati nelle varie istituzioni europee della capitale belga e allo stadio la tifoseria si divide in “locals” (circa il 65%) ed “expats” (35%).
Come dovrebbe essere la norma per una società medio-piccola, il mercato in uscita assume un’importanza pari – se non superiore – a quello in entrata. Non ci sono grossi nomi che vestono la maglia gialloblù dell’Usg e il più conosciuto, soprattutto per la parentela che lo lega ad Alexis, campione del mondo e nuovo centrocampista del Liverpool, è forse quello di Kevin Mac Allister, difensore centrale argentino, braccetto di destra nella difesa a tre di Blessin. Qualche elemento in odore di Nazionale c’è, come il giapponese Machida, l’ivoriano Amani, il malgascio Lapoussin e lo svedese Nilsson, oltre ovviamente al neoacquisto Amoura che però non sarà a disposizione per la doppia sfida con il Lugano. Tra i volti noti agli appassionati elvetici, anche quello di Cameron Puertas, già nazionale U21 rossocrociato, cresciuto nel Losanna.
Rispetto alla scorsa stagione, l’Union Saint-Gilloise ha perso in particolare il nigeriano Victor Boniface, 17 reti e 12 assist in 51 partite con la maglia gialloblù, trasferito in estate per 20,5 milioni di euro al Bayer Leverkusen, dove si è immediatamente messo in evidenza, con un assist nella vittoria di sabato contro il Lipsia (3-2). Il saldo complessivo dell'attuale finestra di mercato, per il club belga è chiaramente positivo: ha speso 10,1 milioni in entrata, ma ne ha ricavati 35,75 dalle cessioni. Nel complesso, la rosa dell’Union Saint-Gilloise ha un valore di 32,4 milioni di euro, contro i 24,16 di quella del Lugano. Per entrambe, il valore di mercato più elevato per un singolo giocatore si fissa in 4 milioni (Celar per i bianconeri, Mac Allister per i gialloblù).
All’appuntamento di giovedì sera, entrambe le squadre arrivano in buone condizioni di forma. Pur tralasciando il 7-0 con il quale si sono sbarazzati del Gunzwil nel primo turno di Coppa Svizzera, i bianconeri sono reduci da tre vittorie in quattro partite, l’ultima un reboante 6-1 contro l’Yverdon; lo stesso bilancio fatto segnare dal Saint-Gilloise, con tre vittorie contro Anderlecht (2-0), Standard Liegi (1-0) e Lovanio (5-1), prima della chiara battuta d'arresto di sabato sera, in trasferta a Mechelen (4-0). Dal profilo tattico, Blessin ha sin qui optato per un 3-4-2-1, con il tedesco Dennis Eckert Ayensa (già autore di quattro reti in altrettante partite) quale terminale offensivo, alle cui spalle agisce la coppia formata dall’elvetico Puertas e dal norvegese Rasmussen. Attenzione altresì alla fisicità e alla pericolosità nel gioco aereo di una squadra che può vantare sette elementi sopra i 190 centimetri (due nel reparto arretrato, con l’inglese Burgess e il nipponico Machida) e otto sopra i 180.