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In futuro, anche le donne svizzere potrebbero essere chiamate a servire nell’esercito o nella protezione civile. È quanto propone un gruppo di esperti in un rapporto adottato mercoledì dal Consiglio federale. Non tutte le donne trovano però l’idea allettante.
La proposta prende spunto dal modello norvegese. Dal 2015, infatti, il paese nordico ha introdotto la leva obbligatoria per tutti. Il motivo? Rendere l’esercito più rigoroso, rispondere a bisogni geostrategici e favorire la parità tra i sessi. Ma a differenza della Svizzera, in Norvegia gran parte dell’esercito è composto di professionisti e i criteri di selezione sono molto più severi. Le donne vengono ad esempio chiamate alle armi solo quando le loro competenze sono ritenute necessarie.
Questa attenzione alle esigenze dell’esercito potrebbe rappresentare una via anche per la Svizzera, afferma Arthur Loepfe, presidente del gruppo di espertiLink esterno, incaricato di proporre una riforma del servizio militare.
Arthur Loepfe cita l’esempio dei laureati in medicina che non praticano come dottori, “anche sono costati allo Stato tra 50mila e 70mila franchi”. Una volta ottenuto il diploma, la metà delle donne non esercita come in un ospedale o in uno studio medico, sottolinea Arthur Loepfe. Perché dunque non obbligare anche le donne a servire il paese, come dottoresse o altro?
Dov’è l’uguaglianza?
Anche la consigliera nazionale PLR (destra) Corina Eichenberger, presidente della Commissione della politica di sicurezza, considera che il modello norvegese merita di essere esaminato. “Sarebbe utile per l’esercito se un numero maggiore di donne fosse al suo servizio”.
La deputata verde Maya Graf, copresidente dell’Alleanza delle società femminili svizzere la pensa invece diversamente. Sottolinea prima di tutto che il gruppo di esperti composto di oltre trenta persone conta soltanto tre donne, di cui una è assistente e un’altra semplicemente supplente.
Secondariamente, Maya Graf ritiene che “la Svizzera debba prima di tutto adempiere ai suoi doveri per quanto riguarda la parità uomo-donna”, prima di affrontare questa questione. La deputata cita la parità salariale, la possibilità di conciliare vita professionale e famigliare o la rappresentazione delle donne nelle alte sfere gerarchiche, ambiti nei quali la Svizzera è ben lontana dalla Norvegia.
Poco opportunità di successo
Le possibilità di successo di questa riforma sono ridotte. Nel 2012 il popolo ha manifestato chiaramente il suo sostegno al sistema di milizia. Il parlamento ha da poco approvato la riforma dell’esercito che prevede 140mila uomini incorporati nella riserva. L’esercito è in piana riforma e il momento per cambiare paradigma non sembra favorevole.
Inoltre questa modifica necessiterebbe di un cambiamento della Costituzione e dovrebbe dunque essere sottoposto a votazione popolare.
Anche le donne dovrebbero servire nell'esercito, per una questione di parità tra i sessi? Dite la vostra!
Gaudenz Wacker, SRF e Stéphane Deleury, RTS