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Alla fine del preambolo il Protocollo n. 15 menziona espressamente il principio di sussidiarietà. Il rispetto e l’applicazione della CEDU competono in primo luogo agli Stati parte, che godono di un margine di apprezzamento. Dal canto suo, la Corte EDU (qui di seguito Corte) interviene soltanto in ultima istanza e tutela le persone i cui diritti e libertà non sono stati riconosciuti sul piano nazionale.
Termine di ricorso ridotto a quattro mesi
Le altre modifiche riguardano l’organizzazione e la procedura della Corte. Il termine per adire la Corte è ridotto da sei a quattro mesi dalla data della decisione interna definitiva. È soppresso il diritto di opposizione che le parti possono esercitare quando una camera propone un trasferimento di competenza alla sezione allargata. I candidati alla funzione di giudice della Corte dovranno inoltre avere meno di 65 anni; in compenso è soppresso il limite d’età di 70 anni per l’esercizio della funzione. Infine, la Corte può dichiarare irricevibile un ricorso in assenza di pregiudizio significativo anche se la causa non è stata esaminata da un tribunale nazionale.
Il Protocollo n. 15 è stato finora ratificato da sei Stati e firmato da 29 altri Paesi (stato al 31 maggio 2014). Si iscrive negli sforzi profusi da anni al fine di garantire e migliorare il funzionamento della Corte, oberata dai ricorsi. Il Consiglio federale intende attendere prima di ratificare il Protocollo n. 16 alla CEDU, che estende la competenza della Corte abilitandola a stilare pareri consultivi. A suo avviso, non è chiaro quali effetti esso esplicherà sulla mole di lavoro della Corte.
La consultazione sulla ratifica del Protocollo n. 15 dura fino al 13 novembre 2014.
Ultima modifica 13.08.2014