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Li Peng, ex primo ministro della Cina, è morto martedì all’età di 90 anni a causa di una malattia. Era una figura cauta, ma al tempo stesso un acuto politico; un combattente non amato dal popolo che trascorse due decenni all'apice del potere, prima di ritirarsi nel 2002.
Figlio di un militante comunista assassinato dai nazionalisti quando era ancora bambino, Li crebbe all'ombra di Mao Tse-tung. Ebbe un approccio cauto alle riforme di mercato di Deng Xiaoping e fu quindi un punto di riferimento per i milioni di lavoratori delle imprese di Stato che persero sicurezza con l'ingresso violento del capitalismo in Cina.
- RG 18.30 del 23.07.19 - La corrispondenza di Gabriele Battaglia
Li rimase in carica dal 1987 al 1998 e fu il suo Governo ad autorizzare il 4 luglio del 1989 la repressione armata da parte dell'esercito dei manifestanti di Piazza Tienanmen, provocando numerosi morti (la cifra esatta non venne mai stabilita, c'è chi parla di centinaia e chi di migliaia). E fu sempre lui in qualità di premier ad annunciare in televisione, dopo l'occupazione della piazza da parte del movimento, l'applicazione della legge marziale. Il politico divenne noto a tutti, attivisti e cittadini comuni, come "il macellaio di Tienanmen".