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Testo:
Il Consiglio federale è incaricato di modificare la prassi procedendo all’allontanamento di jihadisti condannati per atti a favore dell’ISIS nei rispettivi paesi, anche se questi sono considerati “paesi poco sicuri”, facendo così prevalere l’art. 33 cpv. 2 della Convenzione sullo statuto dei rifugiati (0.142.30) rispetto all’art. 25 cpv. 3 Cost. federale.
Motivazione:
In questi ultimi anni la Svizzera ha rafforzato la lotta contro le attività terroristiche sotto il profilo preventivo e repressivo, procedendo alla modifica di diverse basi legali. Tuttavia nella sua risposta all’interpellanza 15.4179 il Consiglio federale ha dichiarato “le persone che mettono in pericolo la sicurezza interna sono allontanate dalla Svizzera. È però fatto salvo l’articolo 25 capoverso 3 della Costituzione federale (Cost.; RS 101), secondo cui nessuno può essere rinviato in uno Stato in cui rischia la tortura o un altro genere di trattamento o punizione crudele o inumano. La medesima garanzia è sancita all’articolo 3 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU; RS 0.101)”. Quindi nella prassi vengono fatte prevalere le norme a garanzia del condannato rispetto alla sicurezza del nostro Paese. Con la presente mozione si chiede, invece, che nella prassi venga data precedenza alla sicurezza interna, applicando la norma internazionale formulata all’art. 33 cpv. 2 della Convenzione sullo statuto dei rifugiati che recita: “La presente disposizione (ndr. di non espulsione) non può tuttavia essere fatta valere da un rifugiato se per motivi seri egli debba essere considerato un pericolo per la sicurezza del paese in cui risiede oppure costituisca, a causa di una condanna definitiva per un crimine o un delitto particolarmente grave, una minaccia per la collettività di detto paese”. I recenti casi di condanne a jihadisti hanno sollevato il problema della gestione di persone fortemente ideologizzate e a rischio di recidiva per la sicurezza interna una volta scontata la pena e scarcerati. Del resto altri Stati europei stanno adottando misure di espulsione di rifugiati fiancheggiatori di attività di terrorismo nei rispettivi paesi (nella fattispecie Iraq e Siria) motivandole con ragioni di sicurezza interna.