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Si moltiplicano i casi di traduttori che lamentano una pratica sempre più diffusa, particolarmente presso le agenzie. L’agenzia assegna l’incarico al traduttore, ma di lì a poche ore, talvolta pochi minuti, lo revoca come se nulla fosse stato. Ci si chiede se questa condotta sia legittima e come la si possa contrastare. Analizziamo un caso concreto e le modalità di possibile tutela.
In fatto. L’agenzia (committente) propone al traduttore (prestatore d’opera) l’esecuzione di una traduzione. Il traduttore accetta, a volte immediatamente, altre volte dopo uno scambio di informazioni sullo svolgimento della commessa. Il traduttore programma il lavoro, rinuncia eventualmente ad altri incarichi e magari inizia l’attività. Entro un lasso di tempo che può variare dai pochi minuti alla mezza giornata, l’agenzia lo richiama e lo informa che l’incarico è stato annullato.
E’ accaduto, in realtà, questo: l’agenzia ha proposto il lavoro a più traduttori. Lo assegna al primo che risponde, per avere la certezza di poterlo consegnare al cliente entro il termine stabilito. Successivamente l’agenzia riceve risposta positiva anche da un altro traduttore, che pratica tariffe inferiori. Annulla così l’incarico al primo traduttore per affidarlo al secondo, più conveniente. C’è da credere che la catena continui fino al traduttore che offre il prezzo più stracciato. Questa pratica è giuridicamente sanzionabile, oltre che scorretta commercialmente, purché il traduttore applichi alcune avvertenze.
In diritto, la conclusione di un contratto fra persone non fisicamente una di fronte all’altra (detta conclusione fra assenti) avviene con un meccanismo di proposta e accettazione. La proposta può provenire da una qualunque delle due parti, che si definisce proponente. Nel momento in cui la parte che riceve la proposta (l’oblato) accetta la proposta così com’è, il contratto è concluso. Tralasciamo altri dettagli, ma ricordiamo che una proposta contrattuale è tale se, per concludere il contratto, è sufficiente che l’oblato vi risponda «sì.» In questo caso, il contratto prende vita alle condizioni del proponente. Se l’oblato non accetta direttamente, ma modifica o aggiunge qualche elemento della proposta, allora avanza una controproposta e diventa a sua volta proponente, mentre il precedente proponente diventa oblato.
E’ sempre bene ricordare che per concludere un contratto vincolante non è punto necessaria né la forma scritta (salvo i casi esplicitamente previsti dalla legge) né la firma autografa. Basta anche una telefonata: si pone, semmai, il problema di provarne il contenuto. Nel nostro settore, dove i tempi sono rapidi e i valori relativamente bassi, può bastare uno scambio di posta elettronica, dal quale emerga chiaramente la manifestazione concorde delle volontà delle parti. Di più: il contratto è concluso anche per fatto concludente. Il fatto che l’agenzia invii al traduttore il file da tradurre e il traduttore inizi a elaborarlo è già costitutivo della conclusione del contratto, poiché la condotta delle parti fa escludere una loro volontà contraria.
Nel caso descritto qui, il committente (l’agenzia) è proponente, mentre il prestatore d’opera (il traduttore) è l’oblato. Se il traduttore accetta il lavoro proposto dall’agenzia, il contratto è concluso. Se l’agenzia, a questo punto, annulla l’incarico, ciò costituisce a tutti gli effetti un recesso del committente, per il quale il traduttore ha diritto di richiedere un risarcimento del danno: per esercitare questo diritto dovrà preferibilmente fissare una pena di recesso, di solito corrispondente al corrispettivo concordato per la traduzione. Se il committente recede dopo avergli affidato l’incarico, così, sa di dover pagare comunque al traduttore la somma stabilita, come se il lavoro fosse stato eseguito. Tale condizione deve essere esplicitamente prevista alla conclusione del contratto, in caso contrario si è rinviati alle previsioni generali di legge, non sempre favorevoli, e, nei rapporti internazionali, variabili in base al diritto nazionale applicabile.
Non si lamenterà mai abbastanza l’eccessiva leggerezza con la quale i traduttori gestiscono i loro rapporti con le agenzie. I toni amichevoli finiscono col far dimenticare il rapporto professionale. Lo scambio di corrispondenze è spesso giuridicamente e commercialmente impreciso. Il traduttore trascura che è suo interesse stare dalla parte del proponente, non da quella dell’oblato. Il traduttore non è un lavoratore subordinato: le agenzie non sono suoi datori di lavoro, ma clienti. Se non si capacita di ciò, opera e si difende con strumenti inadeguati.
Quando un traduttore riceve una proposta di traduzione da un’agenzia, non dovrebbe mai rispondere semplicemente «va bene.» Dovrebbe sempre avere un proprio piccolo testo contrattuale (sono sufficienti poche righe), che può facilmente tenere pronto come modello e-mail. Alla proposta dell’agenzia, il traduttore risponde con le sue condizioni, riprendendosi così il ruolo di proponente, riportando la palla della trattativa nella sua metà campo. Tra le clausole vi dovrà immancabilmente essere questa: «In caso di recesso del committente dopo l’accettazione dell’incarico, è dovuto l’intero corrispettivo concordato.» In alternativa, si possono scegliere altre soluzioni: «… è dovuta una penale di … » oppure «… è dovuto il corrispettivo del lavoro svolto sino al momento del recesso» e così via. E’ anche possibile, naturalmente, escludere del tutto la possibilità di recesso. E’ essenziale, lo ripetiamo, che queste condizioni siano esplicitamente pattuite.
E’ l’agenzia, a questo punto, ad assumere il ruolo di oblato e a dover decidere il da farsi: accetto, con il rischio di pagare una penale, oppure rifiuto, con il rischio di non trovare un altro traduttore disposto a fare il lavoro in tempo utile? Se l’agenzia rifiuta le condizioni del traduttore, questi avrà quanto meno evitato il rischio di mancato guadagno dovuto all’annullamento del contratto e all’aver rifiutato altri incarichi poiché si considerava validamente impegnato.
Proporre un incarico «con riserva,» ossia in attesa di verificare sviluppi futuri, non è affatto impossibile. Se vuole, l’agenzia può assegnare temporaneamente l’incarico a un traduttore, in attesa di altre risposte. A certe condizioni, il traduttore potrebbe anche avere interesse a stare al gioco. Ciò si deve fare con trasparenza, però, attraverso l’istituto della «condizione sospensiva.» L’incarico viene assegnato, ma si fissa in modo certo un termine iniziale di efficacia, differito di qualche giorno o qualche ora. Ad esempio: «Il presente contratto è efficace a partire dal … o dalle ore … Sino a tale termine, entrambe le parti hanno diritto di recesso senza alcuna penale.» Importante: «entrambe le parti,» non solo «il committente.» Anche il traduttore, infatti, deve essere libero di recedere, se nel frattempo gli giunge un incarico più allettante, esattamente come è libera l’agenzia di annullargli il lavoro, se riceve un’offerta da un traduttore a minor prezzo. Anche in questo caso, il patto deve essere esplicitamente convenuto. Se il recesso avviene dopo il termine iniziale di efficacia, valgono, naturalmente, le penali descritte sopra.
Si ricordi, infine, che la definizione di queste condizioni è possibile anche nei contratti che le agenzie talvolta offrono come «condizioni generali di collaborazione.» Non si tratta, in realtà, di contratti non negoziabili, come hanno diritto di proporre (a fronte di specifiche garanzie cogenti, però) i fornitori di servizi di massa, ad esempio le compagnie telefoniche.
Le condizioni generali proposte dalle agenzie ai traduttori sono negoziabili come qualunque contratto. L’anomalia sta nel fatto che a proporle siano le agenzie: dovrebbero essere i traduttori a proporre le proprie. E’ importante sapere che tali condizioni sono negoziabili e che il traduttore può trattare, sulle clausole che ritiene sfavorevoli per sé, inclusa la regolamentazione sul diritto di recesso del committente. Se l’agenzia rifiuta di negoziare, vi è da chiedersi se abbia senso per il traduttore collaborare con un partner che si presenti con una tale premessa.