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Kim Jong-un ritira la Corea del Nord dalle Olimpiadi di Tokyo. Con una mossa adottata a sorpresa dall'assemblea generale del 25 marzo, il Comitato olimpico nazionale "ha deciso di non partecipare ai 32esimi Giochi per proteggere gli atleti dalla crisi sanitaria globale causata dal Covid-19", ha fatto sapere in una breve nota postata su 'Sports in the Dpr Korea', un sito web collegato al ministero dello Sport del Paese eremita.
La decisione, a poco più di cento giorni dall'accensione della fiamma nel tripode olimpico, ha mandato in fumo le speranze del presidente sudcoreano Moon Jae-in di riallacciare il dialogo con il Nord sull'esempio di quanto avvenuto ai Giochi invernali del 2018, ospitati in casa a Pyeongchang. La scorsa settimana, il ministro dell'Unificazione sudcoreano Lee In-young aveva parlato addirittura del piano di inviare gli atleti in treno ai Giochi invernali di Pechino 2022 attraverso il Nord insieme alla delegazione di Pyongyang. A Tokyo, il ritiro del Nord ha creato non pochi timori dato che Kim, ritenendosi libero da ogni vincolo, potrebbe tornare a lanciare i suoi missili dopo i recenti test di vettori cruise e balistici, nella pendenza dello stallo negoziale con gli Usa sul nucleare che continua anche con l'amministrazione di Joe Biden. Quanto alla Cina, il portavoce del ministero degli Esteri Zhao Lijian ha assicurato che Pechino "supporta il Giappone nell'organizzazione dei Giochi con successo e senza intoppi".
Lo scenario maturato si presta a diverse chiavi di lettura. Recentemente Kim ha adottato una postura molto più dura verso Usa e Corea del Sud, e di indifferenza verso il Giappone. Il Nord ha scommesso su Pechino, il suo alleato politico ed economico più influente, da cui dipende il 90% dei suoi scambi commerciali. Nei suoi colloqui a Pyongyang con il presidente del Cio Thomas Bach di marzo 2018, il leader affermò che il Paese avrebbe "sicuramente" partecipato a Tokyo 2020 e a Pechino 2022. Queste ultime, nel mezzo di uno scontro a tutto campo con gli Stati Uniti, offrirebbero una "finestra di opportunità" al presidente Xi Jinping per dimostrare agli Usa che i negoziati con il Nord non vanno avanti senza il sostegno cinese. A fine marzo, Xi e Kim si sono scambiati messaggi e hanno riaffermato la necessità di rafforzare i legami pochi giorni dopo che Cina e Stati Uniti avevano tenuto in Alaska colloqui turbolenti tra i capi delle rispettive diplomazie.
Pyongyang, intanto, si è spopolata del personale diplomatico nel mezzo di una grave carenza di medicinali e altri beni di prima necessità nel Paese, secondo una drammatica testimonianza apparsa la scorsa settimana sul sito dell'ambasciata russa che ha indicato una crisi alimentata da una quarantena tra le più severe al mondo. Ufficialmente, la Corea del Nord non ha segnalato casi di coronavirus ma gli analisti ritengono che potrebbero esserci stati focolai nell'esercito e nelle città di confine messe in lockdown dal governo.
Intanto, i Giochi di Tokyo, già rinviati di un anno per il Covid-19 e aggiornati dal 23 luglio all'8 agosto 2021, continuano ad essere a forte rischio per la quarta ondata di contagi. Un test di pallanuoto nella capitale nipponica è stato annullato per le misure anti pandemia. E anche il percorso della torcia olimpica continua a essere travagliato: la prefettura di Shimane ha dato il via libera dopo un lungo negoziato e con forti restrizioni, mentre Osaka ha ottenuto la cancellazione del passaggio del 14 aprile. La città del Kansai, il focolaio più potente del Giappone, concentra il maggior numero di varianti di Covid: la scorsa settimana sono stati individuati 678 casi tra inglese, sudafricana e brasiliana, oltre a un migliaio della ipotizzata mutazione 484 (o 'Eek') che si ritiene si sia sviluppata localmente.