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La composizione, la quantità e lo smaltimento dei rifiuti, che hanno subito notevoli mutamenti nel corso dei sec., rispecchiano l'evoluzione sociale e culturale. In epoca preindustriale consistevano in escrementi umani e animali, resti alimentari (ossa), carcasse animali, cocci di ceramica, calcinacci, fogliame e cenere (usata come lisciva). Gli escrementi e i rifiuti di cucina finivano in semplici fosse, che nelle città del pieno e del tardo ME venivano rivestite con intrecci di fuscelli, palizzate, blocchi in pietra, steccati, muri in pietra o in mattoni e che in parte venivano rese stagne con l'argilla. Una volta ridotto a composto, il contenuto delle fosse veniva prelevato con le forche o svuotato manualmente. I canali a cielo aperto tra le abitazioni venivano ricoperti di paglia per legare gli escrementi e trasformarli in concime. Se in prossimità delle città venivano praticate colture intensive, lo smaltimento dei rifiuti organici costituiva un'attività redditizia. Nel XIV sec. il Consiglio di Zurigo emanò per esempio un regolamento per i battellieri concernente il trasporto e la commercializzazione del concime. Secondo la concezione antica e medievale dell'igiene, i rifiuti dovevano essere gettati in mare o nei fiumi.
Dal XV sec. gli ordinamenti cittadini vietarono tuttavia di buttare i cadaveri animali in acqua; vennero invece nominati degli scorticatori che avevano il compito di eliminare i cadaveri. Ciabattini, follatori e altri artigiani specializzati si occupavano del recupero dei materiali usati. I costruttori utilizzavano i calcinacci per realizzare terrapieni o rivestimenti del suolo. Durante le epidemie di peste, le autorità ordinavano di pulire le strade e di eliminare i rifiuti. Nel XV-XVI sec. le città sviz. iniziarono a organizzare l'eliminazione dei rifiuti: gli ab. dovevano scopare davanti alle porte delle case fino al centro del vicolo, raccogliere l'immondizia e trasportarla al punto di raccolta del quartiere. Lo smaltimento ulteriore era compito dei carrettieri com. Gli ab. di Winterthur dovevano gettare i loro rifiuti domestici nel torrente cittadino ogni sabato mattina. Il pomeriggio venivano poi aperte le chiuse dello stagno com., cosicché i rifiuti venivano portati via dalla corrente. Con la promozione dell'Igiene pubblica nel corso del XVIII sec. secondo i dettami della "buona polizia", la pulizia delle strade divenne compito delle autorità municipali, per cui venivano impiegati anche carcerati.
Durante il XIX sec. l'eliminazione dei rifiuti subì un cambiamento. L'organizzazione di un efficace sistema di sgombero e lo smaltimento dei rifiuti divennero parte integrante della cosiddetta rivoluzione igienista. Con l'introduzione delle canalizzazioni (Acque di scarico) gli escrementi umani venivano separati dagli altri scarti. Le canalizzazioni tuttavia venivano - e vengono tuttora - usate in maniera impropria per ogni genere di rifiuti. Con la riforma delle cloache del 1867, la città di Zurigo si occupò dell'eliminazione degli escrementi umani. Il trasporto degli scarti domestici, adatti a essere venduti come concime o composto, venne appaltato a imprenditori privati; fino al 1882 i rifiuti furono fonte di entrate per le casse com. Già dal 1898 la città dispose di un impianto per l'eliminazione dei cadaveri animali. Fino al 1900 i rifiuti prodotti dalle abitazioni consistevano per metà in residui di combustione (cenere). L'aumento dell'immondizia per niente o solo difficilmente degradabile (scorie dei riscaldamenti a carbone, carta, cartone, vetro, metallo, ecc.) portò alla creazione di discariche all'interno di fossati o lungo le rive dei corsi d'acqua. A Basilea e Friburgo era consentito gettare la spazzatura nel Reno risp. nella Sarina. I depositi nei dintorni delle città furono però sempre meno accettati dalla pop. In alternativa alle discariche selvagge si ricorreva al compostaggio o all'interramento dei rifiuti nei terreni paludosi in occasione di lavori di miglioria. Nel 1913 Winterthur acquisì un'ampia area paludosa in cui per diversi decenni l'immondizia fu seppellita in fossi di ca. 1,5 m di profondità e 2 m di larghezza. La città di Berna dal 1914 trasportò i propri rifiuti per via ferroviaria a Gampelen, dove prigionieri del carcere di Witzwil separavano l'immondizia sull'esempio di grandi città europee come Monaco di Baviera e Budapest. Sugli stessi terreni adibiti a deposito, il penitenziario faceva ingrassare i maiali. Con i rifiuti parzialmente compostati si arricchiva il suolo povero di sostanze nutritive del Seeland e si riempivano le torbiere sfruttate sulle rive del lago di Neuchâtel.
Seguendo l'esempio di Amburgo, Zurigo nel 1904 si dotò del primo impianto di incenerimento dei rifiuti urbani (IIRU) della Svizzera. Per paura della propagazione della tubercolosi, nel 1914 anche Davos aprì un simile impianto. Nel 1902 il maestro carraio Jakob Ochsner standardizzò il carro e il secchio per l'immondizia. Questo recipiente (Ochsnerkübel), dagli anni 1920-30 dotato di coperchio, si diffuse in tutto il Paese, prima di essere sostituito dal sacco della spazzatura.
Durante le due guerre mondiali, le attività di smaltimento e recupero dei rifiuti (raccolta di vestiti usati, separazione dei rifiuti organici per l'ingrasso dei maiali) vennero intensificate. La raccolta dell'immondizia era spesso compito delle donne, come a Olten durante la seconda guerra mondiale (cosiddette Ghüderfrauen). L'altra faccia della medaglia del crescente benessere del secondo dopoguerra fu l'aumento della massa di rifiuti. Il problema venne affrontato solo a rilento. L'incenerimento dei rifiuti fu introdotto a Basilea nel 1943, a Berna nel 1954 e a Losanna nel 1958. Negli anni 1950-60 vi fu uno sviluppo degli impianti di compostaggio (dieci aziende nel 1963). A causa dell'aumento degli elementi non biodegradabili nell'immondizia, si rese necessaria la costruzione di altre strutture per l'incenerimento. Negli anni 1960-70 l'opinione pubblica prese posizione contro le discariche (Ambiente), come nel caso del deposito di Riet (comunemente definito "montagna puzzolente") a Oberwinterthur, dove la città di Winterthur riversava tutta la spazzatura: televisione e stampa riferirono di questo scandalo ecologico nel 1963.
Le leggi sulla protezione delle acque (1971) e dell'ambiente (1983) stabilirono direttive nazionali per lo smaltimento dei rifiuti, completate da una serie di ordinanze, tra cui quelle sui fanghi di depurazione (1981), sulle sostanze pericolose per l'ambiente (1986), sul trasporto di rifiuti speciali (1987) e l'ordinanza tecnica sui rifiuti (1991). Nel 1986 la commissione fed. dei rifiuti pubblicò delle linee guida. L'esecuzione è tuttora di competenza dei cant., dei consorzi e dei com. Le direttive com. e cant. più recenti mirano al contenimento dei rifiuti e al riciclaggio risp. allo smaltimento ecologico. La legge sulla protezione dell'ambiente continua a permettere il deposito temporaneo di rifiuti su cosiddette discariche reattore. Sostanze inquinanti provenienti dall'industria, dalle economie domestiche e dagli IIRU (scorie, polveri dei filtri) devono essere trattate come rifiuti speciali ed essere immagazzinate in depositi a fondo stagno che garantiscono la neutralizzazione delle acque di scolo, risp. essere bruciate in appositi inceneritori; i residui pericolosi vanno invece trasformati in materia solida inerte. Nel 1998 la Svizzera ha prodotto 200'000 t di fanghi di depurazione (sostanza secca), di cui il 51% è stato bruciato, il 7% ancora portato nelle discariche e il 42% impiegato nell'agricoltura (composto, granulati). Nel 2000 è stato vietato lo smaltimento nelle discariche del fango degli impianti di depurazione, di cui nel 2003 è stato pure proibito l'impiego come concime. Lo smaltimento dei rifiuti provoca costi elevati. Il solo cant. Berna prevedeva, nel suo schema direttore del 1991, 1,2 miliardi di investimenti fino al 2005, in particolare per gli IIRU, il trattamento dei rifiuti speciali, la costruzione di nuove discariche e il risanamento delle strutture esistenti. Un'eliminazione dei rifiuti rispettosa dell'ambiente comporta l'applicazione del principio di causalità. Per la pop. questa nuova tendenza si è tradotta ad esempio nell'introduzione della tassa sul sacco dalla fine degli anni 1980-90.
I rifiuti risp. le discariche (terrapieni, fosse per escrementi e immondizia) rappresentano una fonte di informazioni importante spec. per l'archeologia medievale. Nei diversi strati si sono ad esempio conservati resti di alimenti o cocci di vasellame, da cui si ricavano indicazioni sulla vita quotidiana in misura spesso maggiore che dalle fonti scritte. Pure i luoghi di produzione del passato hanno lasciato tracce (ceramiche difettose, cuoio, ossa). Anche per i periodi più recenti i sedimenti di rifiuti permettono di ricostruire le abitudini di vita. Dall'industrializzazione il suolo nasconde discariche con sostanze pericolose. Fonti quali piante delle fabbriche, atti riguardanti incidenti e sinistri o progetti riguardanti lavori di bonifica permettono di individuare questi depositi.
Bibliografia
– M. Illi, Von der Schîssgruob zur modernen Stadtentwässerung, 1987
– AA. VV., Abfall und Recycling, 19894
– Schriftenreihe Umwelt, 1990-, n. 125- (continuazione di Schriftenreihe Umweltschutz)
– Deponie Riet Winterthur, 1992 (rapporto breve)
– G. Hösel, Unser Abfall aller Zeiten, 19922
– Umwelt-Materialien, 1993-
– J. Hodel, Die Abfall-Lawine im Kopf, mem. lic. Basilea, 1995
– A. Huber, Die andere Seite der Produktion, mem. lic. Zurigo, 1995
Autrice/Autore: Martin Illi / cmu