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Nel giro di vent’anni la maggior parte delle barriere coralline dei Caraibi potrebbe scomparire. Non sarebbe colpa del riscaldamento climatico, ma della pesca indiscriminata di pesci pappagallo e della morte dei ricci di mare, che si nutrono di alghe invadenti che ne bloccano la crescita.
Hanno lanciato l'allarme ONU e Unione internazionale per la conservazione della natura (UINC) che hanno dimostrato come dai primi anni ‘80 si sia progressivamente perso oltre il 50% della superficie prima occupata da banchi corallini.
“Se ci sono troppe alghe è difficile ripristinare i coralli”, ha spiegato il direttore del programma marino dell’UINC Carl Gustaf Lundin, “per questo è importante frenare la pesca indiscriminata e vietarla lungo le coste”.
Secondo il rapporto di ONU e UINC, le zone che si conservano meglio, sono quelle delle Bermuda o del nord del Golfo del Messico, dove le autorità hanno vietato le pratiche di cattura che nuocciono ai pesci pappagallo. Una via che perseguiranno anche altri paesi, come Barbuda, che sta per vietare la pesca e trasformerà in riserve marine un terzo delle sue coste.
AFP/FrCa