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L'Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM) non sosterrà un eventuale referendum contro la Strategia energetica 2050. Secondo l'organizzazione delle piccole e medie imprese (PMI), il pacchetto di misure approvato venerdì scorso dal Parlamento è equilibrato.
I punti positivi hanno "leggermente" la meglio su quelli negativi, si legge in un comunicato odierno. Salvo controprogetti della Camera delle arti e dei mestieri - il "parlamento" dell'USAM - non ci sarà quindi alcuna partecipazione ad una raccolta firme.
Al momento i destini del referendum sono in sospeso. Non è infatti chiaro se l'Unione democratica di centro (UDC) si avventurerà da sola in una raccolta firme. Una decisione verrà presa nei prossimi giorni, ha dichiarato all'ats il presidente del partito Albert Rösti.
L'incidente nucleare di Fukushima dell'11 marzo 2011 è all'origine della strategia energetica. Due mesi più tardi il Consiglio federale stabilì che in Svizzera non si dovessero più costruire centrali atomiche. Una decisione di principio confermata lo stesso anno dal Parlamento. Il governo si mise subito al lavoro per preparare un primo pacchetto di misure presentato nel settembre 2013.
Quest'ultimo non includeva misure rivoluzionarie, ma solo lo sviluppo di elementi già noti, come l'ulteriore ampliamento delle energie rinnovabili e altri provvedimenti a livello di immobili.
I pilastri delle strategia energetica - progetto edulcorato nel corso delle discussioni - prevedono lo stop alla costruzione di nuove centrali atomiche, un maggiore ricorso alle energie rinnovabili e un incremento dell'efficienza energetica.
sda-ats