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Il sondaggio di luglio segnala un cambiamento: per la prima volta i socialisti fanno registrare un calo. Ma rimangono secondi, alle spalle della destra dura.
Il quinto barometro elettorale dell’istituto GfS mostra pure che l’età del pensionamento è diventata la prima preoccupazione degli svizzeri.
Se le elezioni del 19 ottobre si fossero svolte alla fine di giugno, l’Unione democratica di centro (la destra dura) sarebbe di nuovo giunta in testa. Secondo il quinto sondaggio «SRG SSR barometro elettorale 03», effettuato dal «GfS - istituto di ricerche, politica e Stato, Berna», l’UDC avrebbe raccolto il 26 percento dei voti.
Il partito di Christoph Blocher aveva già raggiunto tale percentuale lo scorso gennaio, poi nei due seguenti sondaggi era calato leggermente, fino a toccare il 24,6 percento delle intenzioni di voto lo scorso marzo. Ora, il nuovo sondaggio mostra che la destra dura ha di nuovo il vento in poppa.
Nel primo sondaggio, lo scorso ottobre, i socialisti avevano ottenuto il 23,3 percento delle intenzioni di voto. E poi erano progrediti nei sondaggi successivi, fino al 24,2 percento. Ora, con quest’ultimo sondaggio, è la prima volta che il grande partito della sinistra fa registrare un leggero calo.
Stabili il centro e la destra
I due altri partiti di governo rimangono invece sulle loro posizioni. Il Partito radicale democratico (destra) e il Partito popolare democratico (centro-destra) ottengono rispettivamente il 19 percento (- 0,2 percento) e il 14,3 percento (invariato) delle intenzioni di voto.
Pure stabile il Partito ecologista, la maggior formazione non governativa. Gli ecologisti rimangono al 5 percento, come nell’ultimo sondaggio.
Tra i partiti minori, gli evangelici e i liberali raggiungono nuovamente il limite del 2 percento, mentre tutti gli altri (comunisti, cristiano-sociali, democratici svizzeri ecc.) rimangono sotto.
Per quanto concerne la partecipazione, il 52 percento delle persone interpellate dichiarano di voler partecipare alle elezioni - una percentuale invariata dall’ultimo sondaggio. Alle elezioni federali di quattro anni fa la partecipazione fu soltanto del 40,5 percento.
I contestati rimedi del Dr. Couchepin
I cinque temi che preoccupano maggiormente gli svizzeri sono gli stessi dello scorso aprile: le finanze pubbliche, la politica d’asilo, i costi della salute, la crisi economica e la pensione.
Quel che è cambiato, invece, è che la problematica delle pensioni diventa la principale preoccupazione in tutte le regioni linguistiche del paese. Nell’ultimo sondaggio, in testa alla graduatoria c’erano la crisi economica e i suoi effetti sull’impiego.
Questo cambiamento si spiega facilmente. Le dichiarazioni del ministro dell’interno, Pascal Couchepin, sull’intenzione di aumentare l’età del pensionamento a 67 anni, preoccupano i cittadini.
Il sondaggio mostra che gli svizzeri non sono affatto d’accordo con questa misura: il 79 percento degli interpellati - senza distinzione di partito - sono ostili, mentre soltanto il 14 percento si dichiarano d’accordo.
Se i finanziamento dell’assicurazione non dovesse bastare, i cittadini preferirebbero altre soluzioni per salvare l’AVS. La soluzione più citata (60 percento) consiste nell’aumentare l’IVA. Un’altra soluzione, citata dal 56 percento degli interpellati, consisterebbe in un aumento delle trattenute salariali.
Invece, l’aumento dell’età di pensionamento è accettato soltanto dal 26 percento delle persone interrogate. Ma si tratterebbe ugualmente di una misura preferibile a una riduzione delle rendite, per la quale si sono espressi soltanto il 15 percento degli interpellati.
Gli effetti del 18 maggio
Questo dibattito sull’età di pensionamento dovrebbe tornare utile soprattutto ai socialisti, considerati come il partito più adatto per opporsi alle intenzioni di Pascal Couchepin.
D’altronde, non è una novità che i socialisti traggano vantaggi dal dibattito sociale. L’istituto GfS fa notare che, lo scorso anno, la decisione del governo di ridurre il tasso d’interesse minimo dei fondi della previdenza professionale aveva avuto lo stesso effetto.
Ci si potrebbe quindi chiedere quali siano le ragioni dell’attuale leggero calo dei socialisti. Per il direttore dell’istituto GfS, Claude Longchamp, i motivi vanno ricercati nelle votazioni federali dello scorso 18 maggio.
Le sette iniziative sostenute dal Partito socialista erano infatti state respinte dal popolo. E, tra le altre, anche la domanda di fissare i premi dell’assicurazione malattia in funzione del reddito e della fortuna degli assicurati era stata letteralmente spazzata via da tre quarti degli elettori.
La sera del 18 maggio, i socialisti sono quindi apparsi come i grandi sconfitti di quella giornata elettorale. «I simpatizzanti socialisti, specialmente fra i più giovani, sono rimasti delusi da questi risultati», spiega Longchamp. «E oggi sono meno motivati a partecipare a uno scrutinio».
Ma è meglio non trarre conclusioni affrettate da questo leggero calo. «Rispetto al 1999, i socialisti rimangono un partito che guadagna», sottolinea Claude Longchamp.
swissinfo, Olivier Pauchard
(adattamento dal francese: Fabio Mariani)
Fatti e cifre
Le 5 principali preoccupazioni degli svizzeri:
problematica della pensione (39% degli interpellati)
crisi economica e disoccupazione (28%)
costi della salute (24%)
politica d’asilo (20%)
fiscalità e finanze pubbliche (12%)
In breve
Il 5° sondaggio dell’istituto GfS è stato condotto dal 16 al 28 giugno.
In totale, sono state interpellate per telefono 2005 persone di tutte le regioni linguistiche del paese.
Il margine d’errore è di più o meno l’1,8 percento.
Il sondaggio GfS è stato realizzato per conto della SRG SSR idée suisse e dei giornali Tages Anzeiger, Berner Zeitung e Le Temps.