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Così il Taf sul caso del maschio alfa del branco del Beverin: la partecipazione determinante dell’esemplare al danno potrà essere dimostrata in altri modi
La prova del DNA, in futuro, non sarà l’unica ammissibile per l’ottenimento del permesso di abbattimento di un lupo capobranco che ha causato danni significativi. Su questa questione di principio si è pronunciato in questo senso il Tribunale amministrativo federale (TAF) in relazione all’abbattimento del lupo maschio da riproduzione "M92" del branco del Beverin, nel Canton Grigioni, avvenuto lo scorso novembre.
Finora l’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM) autorizzava l’uccisione di un lupo solo sulla base di tracce di DNA prelevate dagli animali da allevamento uccisi. Il TAF ritiene questa prassi troppo restrittiva. Da notare che nel frattempo anche lo stesso UFAM ha deciso di cambiare modus operandi. La prova del DNA è infatti difficile da ottenere, perché le tracce sugli animali sbranati vengono spesso rapidamente cancellate dagli agenti atmosferici e dal contatto con altri animali. In futuro, l’UFAM intende quindi consentire anche foto e registrazioni video per identificare un determinato lupo. In alcuni casi, anche un particolare metodo di uccisione potrebbe essere considerato una prova, purché il morso sia descritto in modo inequivocabile e possa essere attribuito singolarmente a un lupo.
È necessaria almeno una prova individuale del coinvolgimento di un lupo riproduttore nella predazione di bestiame. Questo perché i lupi non causano necessariamente i danni da soli, in quanto cacciano in branco e gli attacchi spesso non possono essere attribuiti a un singolo individuo.
Secondo la sentenza, un lupo da riproduzione può essere considerato "particolarmente dannoso" se ha contribuito a due terzi del danno. Tuttavia, la disposizione corrispondente nell’ordinanza sulla caccia è formulata in modo aperto. Un comportamento problematico può essere anche quello di un animale che ha imparato a saltare sistematicamente i recinti elettrificati o ad aggirare le misure di protezione. Può infatti trasmettere questa capacità ai suoi cuccioli.
I lupi di un branco possono essere regolamentati se il branco in questione si è riprodotto con successo nell’anno in cui è stato rilasciato il permesso. In linea di principio, sono gli esemplari giovani a essere uccisi. Il numero di lupi uccisi non deve superare la metà del numero di cuccioli nati nell’anno in questione. In casi eccezionali, un lupo riproduttore particolarmente "dannoso" può essere ucciso tra novembre e gennaio. Concernente il caso M92, visto che il lupo è stato ucciso nel novembre 2022, i giudici hanno deciso di non esaminare retroattivamente le altre questioni legali relative alla procedura.
Secondo le disposizioni legali in vigore, un lupo può essere soppresso se, nell’area di movimento del branco, in quattro mesi ha ucciso almeno dieci capi di bestiame (come pecore) oppure due bovini o equini. Nel limite del possibile, i lupi dovrebbero essere uccisi vicino alle abitazioni o alle mandrie di bestiame. Questo per risvegliare negli altri individui del branco la percezione che la vicinanza dell’essere umano o del luogo interessato sia pericolosa.