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Il sistema svizzero di ricerca in materia d'educazione non è abbastanza collegato alla pratica e i ricercatori svizzeri sono poco presenti nelle reti internazionali. È quanto scaturisce da uno studio dell'OCSE.
Rispetto ad altri paesi, gli investimenti effettuati in Svizzera per la ricerca e lo sviluppo in questo settore sono considerati deboli.
"In Svizzera la qualità della ricerca e lo sviluppo in materia d'educazione non è così elevata come ci si sarebbe potuto attendere e il sistema produce globalmente dei risultati insufficienti".
È una delle conclusioni dello studio pubblicato martedì dall'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) ed effettuato su mandato della Conferenza svizzera di coordinazione per la ricerca in ambito educativo in Svizzera.
Gli esperti dell'OCSE hanno individuato diversi punti deboli in questo settore, essenziale per lo sviluppo di tutto il sistema educativo.
Prima di tutto, nel suo rapporto l'OCSE sottolinea che il livello globale delle spese per le ricerche in questo ambito è debole, se paragonato a diversi altri paesi.
Investimenti insufficienti
Proporzionalmente al prodotto interno lordo, in Svizzera gli investimenti sono la metà rispetto a quelli effettuati in Danimarca e un quarto di quelli dell'Inghilterra.
Dall'inchiesta dell'OCSE traspare inoltre che i risultati delle ricerche sono raramente prese in considerazione nei processi di elaborazione di nuove politiche.
Un altro problema sollevato dall'organizzazione internazionale è la debole presenza dei ricercatori svizzeri nelle reti internazionali. Su 1'000 articoli in due anni riguardanti le scienze dell'educazione, solo il 15-20 per cento sono stati pubblicati su riviste scientifiche.
L'OCSE deplora pure che le ricerche si concentrino soprattutto sul settore della scuola obbligatoria (77%) e che la formazione degli adulti o l'educazione dei bambini siano lasciata da parte.
Questi problemi si spiegano in primo luogo con la frammentazione del sistema educativo, dovuta al federalismo. Le competenze sono infatti ripartite tra Confederazione, cantoni e comuni.
Nuove sfide
L'OCSE chiama in causa anche la mancanza di concorrenza e di responsabilizzazione delle équipe di ricercatori.
Le sfide alle quali deve far fronte la Svizzera in materia d'educazione e formazione sono molte, in particolare per quanto concerne l'insegnamento scolastico, rilevano ancora gli esperti. La formazione professionale e l'insegnamento superiore sono in fase di riorganizzaione.
Tra i punti positivi, l'OCSE sottolinea i progetti d'armonizzazione della scuola obbligatoria (HarmoS) e la creazione di un sistema nazionale di monitoraggio.
Questi punti figurano in testa alla lista delle priorità della Conferenza dei direttori cantonali dell'istruzione pubblica.
swissinfo e agenzie
Armonizzazione scolastica
In Svizzera, paese federalista, i cantoni hanno sempre goduto di una grande autonomia in materia d'educazione, variabile a seconda del tipo di istituzione e del livello di studio.
Negli ultimi anni, il processo di armonizzazione si è accelerato.
I cantoni hanno lanciato un progetto intercantonale denominato "Harmos", il cui obiettivo è appunto di armonizzare maggiormente lo spazio educativo svizzero, ad esempio uniformando l'inizio della scuola e la durata dei gradi scolastici.
Il 21 maggio 2006, la popolazione elvetica ha dal canto suo approvato dei nuovi articoli costituzionali sulla formazione, che introducono un coordinamento a livello federale e danno il diritto alla Confederazione di intervenire per imporre l'armonizzazione dall'alto.