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La Svizzera è uno dei principali partner commerciali dell’Unione europea (UE):
- è il terzo mercato più importante dell’UE per le esportazioni e le importazioni di merci – dopo gli Stati Uniti e la Cina – (circa 8% del commercio esterno dell’UE). 71% delle importazioni svizzere provengono dall’UE e 55% delle esportazioni svizzere sono destinate all’UE.
- Per quanto riguarda il settore dei servizi, la Svizzera è il secondo partner commerciale più importante dell’Unione. Quest’ultima, nel 2017 ha esportato 14% dei suoi servizi verso la Svizzera.
- 11% degli investimenti stranieri diretti nell’UE provengono dalla Svizzera.
Una politica europea attiva è quindi essenziale da un punto di vista economico. Per favorire questi scambi intensi, la Svizzera e l’Unione europea hanno concluso degli accordi bilaterali in campo economico. L’accordo di libero scambio del 1972 ha aperto la strada allo sviluppo – in diverse tappe – di una rete di accordi sempre più fitta che facilita l’accesso reciproco ai mercati e che struttura la consultazione e la cooperazione fra le parti. Dopo il rifiuto del popolo svizzero d’adesione allo Spazio Economico Europeo (SEE) nel 1992, la Svizzera e l’UE hanno firmato i Bilaterali I (sette accordi) nel 1999, in seguito i Bilaterali II (nove accordi e uno scambio di lettere) nel 2004. Questi accordi garantiscono un largo accesso reciproco al mercato, evitano la discriminazione delle imprese svizzere nel mercato interno europeo e costituiscono la base di una stretta collaborazione in molti altri campi (ricerca, sicurezza, asilo, ambiente e cultura).
La politica economica e finanziaria dell’UE può avere delle ripercussioni dirette sulla Svizzera. Influenza gli scambi economici e le relazioni politiche tra la Svizzera e l’UE. I regolamenti adottati a livello comunitario hanno un impatto diretto sulle esportazioni svizzere. Per tutelare i suoi interessi, la Svizzera ne segue da vicino gli sviluppi nell’UE e ne analizza le conseguenze.
Contesto economico e monetario
L’Unione europea è il principale partner economico della Svizzera. Di conseguenza, la stabilità macroeconomica e monetaria dell’UE è essenziale per la posizione economica e finanziaria della Svizzera. Grazie al sistema degli accordi bilaterali, entrambe le parti profittano dell’eliminazione delle barriere agli scambi e queste condizioni favoriscono il commercio e una concorrenza che stimola la competitività, la crescita economica ed il lavoro. Oggi, gli effetti economici positivi di questi accordi sono incontestabili: dalla loro introduzione, la crescita economica pro capite è aumentata in Svizzera.
L’UE è di gran lunga il mercato più importante per l’industria svizzera, la quale è orientata verso l’esportazione. Al momento della crisi economica e finanziaria del 2008, questa stretta relazione è stata segnata dagli effetti dell’aumento del corso del franco svizzero, congiuntura questa non priva d’impatto sul lavoro, sui margini di profitto, sugli investimenti e sui costi per le imprese. Oggi, in tempi di ripresa economica in tutta Europa, questa relazione si è stabilizzata ed il ritorno alla crescita è di buon auspicio per lo sviluppo dell’economia in Svizzera che, dopo tutto, ha mostrato una notevole capacità di recupero nonostante i recenti shock.
A livello europeo, sono in corso diversi progetti che mirano a rafforzare il quadro di governance economica dell’Union europea e della zona euro (Unione economica e monetaria, Unione bancaria, Unione dei mercati dei capitali). La ripresa congiunturale rappresenta un contesto favorevole al rafforzamento delle politiche economiche e di bilancio. Riforme strutturali sono necessarie e, in caso di crisi, lo sviluppo di una capacità di stabilizzazione macroeconomica è una priorità dell’Unione europea. Tali sviluppi hanno un impatto per la Svizzera e quest’ultima segue attentamente l’evoluzione di questi progetti.
Relazioni commerciali
Diversi accordi riducono considerevolmente i costi dell’importazione e dell’esportazione delle merci e gli ostacoli tecnici al commercio in numerosi settori industriali.
Con l’eliminazione delle tariffe e delle restrizioni quantitative sulle merci industriali, l’accordo sul libero scambio garantisce delle giuste condizioni all’accesso reciproco ai mercati, elemento rilevante dato che il volume delle merci scambiate tra la Svizzera e l’UE rappresenta un valore di circa 1 miliardo di franchi svizzeri per giorno lavorativo. Accordi sulle dogane ed appalti pubblici assicurano una cooperazione e garantiscono la non discriminazione degli operatori economici svizzeri ed europei.
L’accordo sugli ostacoli tecnici al commercio riduce le tappe amministrative necessarie prima di mettere sul mercato i prodotti industriali riguardanti una ventina di settori, questo grazie all’equivalenza delle leggi ed al riconoscimento reciproco. Una tale armonizzazione esiste anche nel settore dell’agricoltura (accordo che copre, per esempio, i regolamenti sanitari o le indicazioni geografiche). La Svizzera beneficia quindi di un accesso privilegiato al mercato unico europeo per il commercio delle merci. I comitati misti previsti dagli accordi esistenti costituiscono inoltre il luogo per risolvere i problemi d’accesso al mercato ed altre questioni.
Il settore dei servizi è coperto principalmente dall'accordo di libero scambio dei servizi.
Servizi finanziari
Il settore finanziario è un ramo competitivo ed importante dell’economia svizzera, specialmente grazie all’esportazione dei servizi finanziari. La crisi finanziaria ha avuto – tra gli altri effetti – quello di istituire nell’UE vari progetti di regolamentazione, al fine di aumentare la stabilità dei mercati finanziari, migliorare la trasparenza e rinforzare l’armonizzazione del mercato unico. Per gli Stati terzi, come la Svizzera, questo implica anche l’istituzione in alcuni campi di un regime d’accesso al mercato che armonizzi a livello comunitario le regole nazionali finora frammentate.
Questi regolamenti per i paesi terzi, rispettivamente questi regimi di accesso al mercato, riguardano la Svizzera, in quanto non esiste alcun accordo bilaterale tra la Svizzera e l'UE che regolamenterebbe altrimenti l'accesso al mercato dei servizi finanziari. Esiste solo l'accordo bilaterale tra l'UE e la Svizzera sulle assicurazioni. Questo accordo consente alle assicurazioni non vita di creare o acquisire liberamente succursali nel territorio delle parti firmatarie. A seconda dei vari settori, i regolamenti per Stati terzi dell’UE prevedono condizioni diverse per l’accesso al mercato. In particolare, queste condizioni includono spesso i seguenti elementi:
equivalenza tra i regolamenti svizzeri ed europei dei mercati finanziari;
equivalenza in materia di pratiche di vigilanza (attuazione del diritto di supervisione);
un accordo di cooperazione tra le autorità di vigilanza coinvolte (degli Stati membri e dell’UE) e l’autorità di vigilanza dello Stato terzo.
In principio, altre condizioni generali si aggiungono nel campo della lotta contro il riciclaggio di denaro o della cooperazione in materia fiscale. In certi casi, le disposizioni relative all’accesso al mercato comprendono misure nei confronti delle imprese svizzere, come per esempio l’obbligo di creare una succursale nell’UE.
Finora, i regolamenti per i paesi terzi sono stati adattati in riferimento alle relazioni con i centri finanziari che sono meno vicini e importanti. Per l'UE, tali regolamenti non sembrano più sufficienti, visti i potenziali rischi che l'industria finanziaria britannica potrà causare al mercato interno dell'UE dopo la Brexit. Di conseguenza, la tendenza da parte dell'UE è verso una revisione dei regolamenti per i paesi terzi e la creazione del regime di accesso al mercato finanziario attraverso un meccanismo di equivalenza, al fine di poter considerare in futuro il Regno Unito ugualmente come "mercato finanziario esterno".
Un'altra sfida nel processo di equivalenza è la politicizzazione di questo processo da parte della Commissione europea. L'equivalenza borsistica è stata concessa alla Svizzera in modo limitato solo nel contesto dei negoziati, non ancora conclusi, dell'accordo quadro. Il Consiglio federale ha quindi adottato una possibile misura per proteggere l'infrastruttura del mercato borsistico svizzero. Tale misura sarà messa in atto solo se l'equivalenza della borsa svizzera non sarà prorogata nel giugno 2019.
Anche la Svizzera ha adottato misure regolamentari in risposta alla crisi finanziaria. Sono state realizzate importanti modifiche legislative come, ad esempio, la ripresa del sistema Basilea III, l'adeguamento della legge sugli investimenti collettivi di capitale, il regolamento per ridurre il problema del " too big to fail ", la regolamentazione delle infrastrutture dei mercati finanziari (piattaforme di negoziazione, controparti centrali, depositi centrali) ed il commercio di derivati. Inoltre, nel giugno 2018 il Parlamento svizzero ha adottato la legge sui servizi finanziari (LSF) e la legge sugli istituti finanziari (LiFin). La LSF contiene le regole di comportamento che i fornitori di servizi finanziari devono rispettare nei confronti dei loro clienti. Per quanto riguarda la LiFin, sostanzialmente uniformizza la regolamentazione delle autorizzazioni per i fornitori di servizi finanziari.
L'innovazione è un fattore chiave per la Svizzera in quanto centro finanziario competitivo. Il Consiglio federale desidera sfruttare le possibilità offerte alla Svizzera dallo sviluppo delle tecnologie e dalla digitalizzazione. Vuole creare un quadro giuridico ottimale che consenta al paese di diventare un leader innovativo e sostenibile per le società Fintech e Blockchain e di proseguire il suo sviluppo in questo campo. Al riguardo sono già stati apportati vari adeguamenti normativi. Anche l'UE lavora attivamente in questo settore. Nel marzo 2018 la Commissione europea ha presentato un piano d'azione volto a sfruttare le possibilità offerte dalle innovazioni tecnologiche nel campo delle FinTech.