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Il nuovo accordo commerciale tra la Svizzera e l'Iran porta i primi frutti: le esportazioni verso il paese mediorientale sono aumentate di quasi un quarto tra gennaio e luglio rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
Nonostante l'allentamento delle sanzioni la maggior parte delle banche elvetiche non fanno però ancora affari con la Repubblica islamica.
L'accordo commerciale è entrato in vigore a metà marzo dopo essere rimasto "congelato" dal 2005. Di conseguenza nei primi sette mesi del 2017 le esportazioni sono salite fortemente per la prima volta da anni, del 24,7% a 249,9 milioni di franchi (senza tener conto del commercio di metalli preziosi, molto volatile).
"La tendenza positiva nell'export di merci - eccetto i metalli preziosi - è proseguito quest'anno", indica all'ats il portavoce della Segreteria di Stato dell'economia (SECO) Fabian Maienfisch in relazione al quarto Forum Europa-Iran che si tiene oggi e domani a Zurigo. Lo scorso anno le esportazioni (sempre senza considerare i metalli preziosi) erano cresciute dell'11,1% rispetto al 2015, a 496,1 milioni.
Le sanzioni della Svizzera sono state allentate a inizio 2016 sulla scia di quanto fatto dall'Unione europea. Da allora non sussiste ad esempio più l'obbligo di notifica e di autorizzazione per trasferimenti di denaro da e per cittadini o organizzazioni iraniane.
Il nuovo accordo è volto a rafforzare la tutela della proprietà intellettuale e a migliorare la sicurezza giuridica per gli scambi economici. Esso dovrebbe anche ridurre il potenziale di discriminazione degli attori elvetici. È inoltre prevista la creazione di una commissione economica mista.
Nonostante un miglioramento delle condizioni per le esportazioni i trasferimenti di denaro da e verso l'Iran restano un grande ostacolo. Le banche svizzere non vogliono instaurare relazioni commerciali con la Repubblica islamica. "Dato che gli Stati Uniti mantengono ancora numerose sanzioni gli istituti finanziari non si sentono ancora abbastanza a loro agio per essere nuovamente coinvolte in transazioni con l'Iran", spiega il portavoce di UBS Fabio Sonderer.
Sulla stessa linea il Credit Suisse: "sebbene la comunità internazionale abbia revocato una parte delle sanzioni contro l'Iran, altre sanzioni che hanno effetti sulle nostre attività internazionali restano in vigore", afferma il portavoce Tobias Plangg. Pure per la Banca cantonale di Zurigo (ZKB) una ripresa degli affari sarebbe prematura, rileva la portavoce Marilena Baiatu.
Per la SECO non vi sono dubbi che questo atteggiamento delle banche rende difficoltosa l'instaurazione di relazioni commerciali con l'Iran per le aziende svizzere. Per comprendere meglio le sanzioni ancora in vigore e quindi migliorare la sicurezza giuridica la Segreteria ha organizzato diversi eventi di informazione, spiega il portavoce. Anche lo US Office of Foreign Assets Control (OFAC) è stato invitato a una manifestazione rivolta al settore finanziario. Non è chiaro quanta comprensione abbia dimostrato l'OFAC per le banche elvetiche: Maienfisch si limita a dire che esso "ha preso atto delle obiezioni svizzere".
SDA-ATS