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[ivory-search id=”9772″ title=”Custom Search Form FAQ”]
Le FAQs (domande frequenti) costituiscono una collezione di domande e di problematiche riguardanti le attività quotidiane del personale delle università, delle biblioteche universitarie e dei progetti di ricerca.
Le FAQs offrono risposte semplici a domande precise, rimandando, attraverso numerosi link, a testi di approfondimento maggiormente dettagliati ed esplicativi. In questo modo, le FAQs offrono un’introduzione un primo orientamento nel campo complesso del diritto d’autore.
LISTA DI TUTTE LE FAQs
In tutti i casi che presentano un risvolto internazionale: l’utilizzazione di un’opera all’estero, la conclusione di un contratto tra due persone residenti in due Stati differenti, una violazione del diritto d’autore commessa in uno Stato diverso da quello in cui risiede il titolare dei diritti, ecc.
Nessuna disciplina del diritto d’autore è uguale alle altre: una norma può prevedere la protezione di un’opera e un’altra negarle il carattere dell’originalità, la durata della protezione può essere terminata in uno Stato (ad esempio, in Svizzera i programmi per computer sono protetti soltanto per 50 anni), la protezione può essere prevista a partire da momenti diversi, il titolare dei diritti può essere un soggetto diverso (si pensi al regime specifico dell’opera collettiva in Francia), il diritto d’autore può prevedere eccezioni differenti… Si tratta di tutta una serie di aspetti che trovano soluzioni diverse nei diversi Stati.
Poiché l’utilizzazione avviene in Svizzera, l’art. 110 LDIP prevede l’applicazione del diritto svizzero, a prescindere dalla nazionalità dell’autore dell’articolo in questione o dell’editore della rivista.
Poiché l’utilizzazione avviene in Svizzera, l’art. 110 LDIP prevede l’applicazione del diritto svizzero. Non è necessario verificare se vi siano norme di convenzioni internazionali che regolino le discriminazioni in base alla nazionalità, poiché la LDIP e la LDA non operano distinzioni tra cittadini svizzeri e di altri Stati.
Per rispondere a questa domanda è necessario interrogarsi su quale sia il luogo di utilizzazione dei contenuti. Se l’utilizzazione avviene in Svizzera, si applica il diritto d’autore svizzero. È questo il caso, ad esempio, se l’insegnante inserisce i contenuti di terze persone in una presentazione PowerPoint che stampa e poi distribuisce ai suoi studenti e se tutte le utilizzazioni avvengono in Svizzera. Il docente può quindi appellarsi anche alle disposizioni restrittive, in particolare l’uso privato a fini didattici, di cui l’art. 19 cpv. 1 LDA e a determinate condizioni utilizzare i contenuti protetti anche senza il consenso degli autori.
Le restrizioni previste dall’ art. 19 LDA, tra cui quella dell’uso privato a fini didattici, non trovano applicazione al di fuori della Svizzera. L’utilizzazione dei contenuti protetti da parte del docente all’estero non è coperta dal diritto svizzero ma dal diritto straniero applicabile. Occorre pertanto prestare attenzione, dato che le condizioni relative all’utilizzazione dei contenuti protetti poste dal diritto straniero potrebbero essere più stringenti.
Di regola no. La maggior parte degli Stati applica infatti il diritto dello Stato in cui viene chiesta la protezione (principio della lex loci). Tuttavia, alcuni Stati applicano il diritto di origine all’intero contenzioso o a determinati aspetti (ad esempio, la determinazione del titolare dei diritti). Per questo motivo la risposta sarà diversa a seconda del singolo caso, dello Stato in cui viene avviata la procedura e del diritto applicabile cui farà riferimento il diritto internazionale privato dello Stato in questione.
No, si tratta di società di diritto privato (cooperative o associazioni) costituite da compositori, parolieri, scrittori, registi, produttori, editori o titolari di diritti affini.
Si tratta di fatto di una gestione individuale centralizzata, ossia di un settore in cui la SSA funge da intermediario tra autori e utenti. Diversi titolari svolgono questa attività da soli, senza avvalersi dei servizi della SSA. Quest’ultima quindi non si trova in una posizione di monopolio, cosicché non è giustificato l’intervento dello Stato.
Sì… e no! Il diritto al compenso previsto dall’art. 19 cpv. 1 lett. b e dall’art. 20 cpv. 2 LDA può essere esercitato esclusivamente dalle società di gestione autorizzate dall’IPI. La gestione di tale diritto è sottoposta alla sorveglianza federale. L’importo dei compensi è fissato dalla tariffa comune 7, gestita da ProLitteris. Quest’ultima rappresenta anche le altre società di gestione. ProLitteris deve negoziare la tariffa comune 7 con le associazioni mantello del settore della formazione e sottoporla poi all’approvazione della Commissione arbitrale federale per la gestione dei diritti d’autore e dei diritti affini (art. 46 cpv. 2 e art. 55 LDA). Una volta approvata, la tariffa vincola il giudice (art. 59 cpv. 3 LDA). È quindi vincolante, e le scuole non possono più mettere in discussione l’importo dei compensi previsti od ottenere l’applicazione di condizioni differenti. In cambio, tuttavia, hanno la garanzia che possono ottenere tutti i diritti rivolgendosi a un unico interlocutore senza eccessive complicazioni.
La gestione del diritto di mettere a disposizione brani musicali su Internet per la consultazione on-demand (art. 10 cpv. 2 lett. c LDA) non è sottoposta a sorveglianza federale. In questo ambito la SUISA sottostà alle leggi del mercato e della concorrenza. In altre parole, non gestisce i diritti su tutte le opere. L’utente dovrà quindi realizzare alcune ricerche preventive per scoprire a chi richiedere le licenze necessarie. Laddove fosse competente la SUISA, i compensi non saranno fissati tramite tariffe vincolanti ma attraverso semplici condizioni di licenza di diritto privato. La SUISA calcolerà il prezzo da applicare basandosi su tali accordi, benché in definitiva sarà la libertà contrattuale a prevalere. L’utente e la SUISA potranno concordare liberamente l’importo del compenso, decidendo caso per caso. Quindi, ci sarà un grado di flessibilità maggiore rispetto agli ambiti assoggettati alla sorveglianza della Confederazione. L’intero processo di acquisizione dei diritti sarà però più complicato.
Ai sensi dell’art. 28 CoPA per riportare eventi di attualità, le opere percepite nel farlo possono essere fissate, riprodotte, presentate, trasmesse, distribuite o altrimenti rese percepibili. In questo caso, non è chiaro se il libro venga presentato o meno. Se non viene presentato (ad esempio leggendo un estratto o presentando la copertina al pubblico), il libro non può essere riprodotto nel blog del giornalista. Al contrario, se l’opera viene in qualche modo percepita durante l’esposizione, si applica l’art. 28 CoPA. 28 CoPA.
In linea di principio no. Questo perché l’eccezione di cui all’art. 28 CoPA è valida solo per gli eventi attuali, ovvero per gli eventi in corso o appena conclusi. 28 CoPA è valida solo per gli eventi in corso, cioè per gli eventi che sono in corso o appena terminati. La situazione potrebbe essere diversa se l’evento futuro presenta una novità che lo rende “attuale”, ad esempio l’inizio della fase organizzativa: tuttavia, solo le opere percepite in questa fase possono essere riprodotte ai sensi dell’art. 28 CoPA. 28 CoPA.
In linea di principio sì, è consentito utilizzare gli spezzoni di alcuni video presenti sui siti web di informazione locale per raccontare l’evento organizzato dall’Università, a condizione che l’evento sia comunque attuale e interessante per il pubblico che raggiungo con il mio blog. In questo caso, è necessario fare riferimento all’estratto pertinente e alla fonte.
No, dal punto di vista giuridico si tratta di un caso di utilizzazione dell’opera non rilevante ai fini del diritto d’autore per le opere pubblicate. La lettura e la visualizzazione di opere pubblicate sono sempre ammesse dal punto di vista del diritto d’autore.
Si considera ambito personale la sfera privata degna di protezione. Non è determinante il luogo in cui avviene l’utilizzazione, quanto piuttosto la natura personale del contesto. È sufficiente che l’utilizzazione avvenga in uno spazio pubblico affinché non si applichi più il concetto di ambito personale.
- Esempio di ambito personale: musica suonata in casa, anche se la finestra è aperta e c’è la possibilità che la sentano anche altre persone
- Esempio di ambito non più personale: musica suonata in strada
Le persone devono essere «unite da stretti vincoli». Sono «uniti da stretti vincoli» in particolare i familiari, le collettività assimilabili alle famiglie come le comunità domestiche o le persone legate da una relazione di amicizia (art. 19 cpv. 1 lett. a LDA ).
In linea di principio, no. Per gli «amici di Facebook» non sussiste un vincolo così stretto. La dottrina giuridica ritiene (per ora) che i contatti nati tramite Internet non rientrino in questa categoria. I vincoli stretti sorgono nella cornice di una cerchia di persone ridotta e limitata − e questo non è il caso degli amici Facebook.
In linea di principio, no. Perché l’«ambito personale» richiede anche una stretta interrelazione personale tra i soggetti in questione. Solitamente, questo non è il caso dei colleghi di lavoro o di studio. Una situazione diversa può tuttavia verificarsi quando si sviluppa una relazione stretta tra determinati colleghi di lavoro o di studio: rispetto alle situazioni di lavoro o di tirocinio, ciò è più frequente, ad esempio, quando in un gruppo di due o tre studenti si vengono a creare forti legami di amicizia o quando due studenti universitari vivono insieme in una comunità domestica.
Sì, per un uso puramente privato (uso privato in senso stretto, per se stessi e per le persone vicine come amici e parenti) è ammessa la riproduzione di opere pubblicate. In questi casi non è necessario il consenso dell’autore. Se la copia viene realizzata con strumenti di riproduzione privati è possibile fotocopiare anche opere complete.
No, in linea di principio, le opere protette dal diritto d’autore possono essere utilizzate soltanto se sono state pubblicate. Un’opera si considera pubblicata quando l’autore l’ha resa accessibile per la prima volta a un numero rilevante di persone non appartenenti alla sua cerchia privata e quindi non può più esercitare alcun controllo su chi possa prenderne atto.
Secondo due decisioni giudiziarie cantonali si definisce «incompleta» la riproduzione di max. ¾ di un’opera ( Tribunale civile di Basilea Città del 19.06.2002 in sic! 2003, 217 2003, 217) oppure max. 90% dell’opera disponibile in commercio (Corte di appello di Berna del 21 maggio 2001 in sic! 2001, 613 2001, 613).⇒ Eccezione relativa alle utilizzazioni per uso privato:
- Quadri, fotografie, opere grafiche, schizzi e altre opere delle arti figurative: è ammessa la copia completa (tariffe comuni 7, 8 e 9; si veda anche, in generale, la sezione sulle tariffe comuni).
⇒ Eccezione relativa alle utilizzazioni per uso privato a fini didattici:
- Le trasmissioni radiotelevisive possono essere registrate interamente su una piattaforma protetta da password (tariffa comune 7 7.4).
(punto 7.4; si veda anche, in generale , la sezione sulle tariffe comuni).
La Legge parla di «docente e i suoi allievi a fini didattici», ossia quando un insegnante desidera utilizzare un’opera per la sua lezione. Il concetto di «fini didattici» non si limita comunque alla classica lezione scolastica in un’aula o di fronte a un gruppo di classi, in quanto comprende anche qualsiasi incontro che si tenga in un contesto formativo, con particolare riferimento a forme di insegnamento con più classi, lezioni basate su progetti, lezioni universitarie e seminari. Non si escludono nemmeno lo svolgimento dei compiti per casa, le lezioni a distanza (anche online) e l’utilizzo di una piattaforma online dell’istituto di formazione. o didattico o l’utilizzazione didattica» si verifica tuttavia soltanto quando, per questo tipo di incontri, qualcuno utilizza un’opera per rendere possibile l’ottenimento dello scopo formativo o didattico. Non è nemmeno necessario che questo «qualcuno» sia un insegnante. Secondo la tariffa comune TC 7, rientrano nell’utilizzazione a fini didattici anche gli alunni, gli studenti universitari, gli insegnanti, i docenti, gli incaricati di corsi – di tutti i livelli scolastici di istituti d’insegnamento pubblici e privati – come pure il personale di scuole e istituzioni formative, gli assistenti, i collaboratori scientifici e non, comprese le biblioteche che fanno parte degli istituti di formazione.
L’archivio può fare riferimento all’uso privato a fini didattici (art. 19 cpv. 1 lett. a LDA ) o alla TC 7 se fa parte di un istituto di formazione. In questo caso può mettere la raccolta di articoli di giornale a disposizione dei membri del relativo istituto di formazione in formato sia analogico che digitale. IMPORTANTE: La pubblicazione online della raccolta deve tuttavia avvenire su una piattaforma protetta da password; non è consentito mettere le opere liberamente a disposizione in Internet.
Per scopi di documentazione e informazione interna, l’archivio può fare riferimento all’uso privato aziendale (art. 19 cpv. 1 lett. c LDA). Anche in questo caso, l’archivio può mettere a disposizione la raccolta in formato sia analogico che digitale, ma solo internamente per il suo personale. In entrambi i casi riferiti all’uso privato è ammessa la riproduzione di articoli di giornale completi purché i singoli articoli siano stati pubblicati all’interno di riviste e non si possano acquistare solo singolarmente online. In questo secondo caso, il singolo articolo vale come «unità di vendita» è possibile realizzarne soltanto riproduzioni incomplete e, ai sensi dell’art. 19 cpv. 3 lett. a LDA.
No, non vengono assolti scopi didattici.
No. È vero che i dottorandi possono rientrare nella cerchia di persone di un «contesto didattico» ma, in questo caso, manca la relazione con un incontro formativo o didattico per i cui scopi sia richiesta l’utilizzazione di un’opera.
Secondo quanto previsto dalla tariffa comune 7 punto 7.4., nell’ambito dell’uso privato a fini didattici è possibile memorizzare e archiviare su una piattaforma interna alla scuola e protetta da password, e mettere poi a disposizione dei membri dell’istituto di formazione intere trasmissioni radiotelevisive, purché le uniche fonti siano la radio oppure la TV, quindi non CD o DVD disponibili in commercio con le stesse trasmissioni (cfr. anche le «Note esplicative utilizzo di intere trasmissioni radiofoniche o televisive da parte di scuole»).
No. Senza il consenso dell’autore o del titolare dei diritti, per un uso privato a fini didattici si possono realizzare soltanto copie incomplete di CD e DVD ( art. 19 cpv. 1 lett. b in combinato disposto con l’art. 19 cpv. 3 lett. a LDA). È invece ammesso l’uso di estratti.
La situazione è diversa per l’uso privato in senso stretto, per il quale è ammessa la copia completa di CD e DVD (art. 19 cpv. 1 lett. a in combinato disposto con l’art. 19 cpv. 3 lett. a LDA). ).
- ⇒ Nota bene: Per scopi di salvaguardia e conservazione delle loro collezioni, le biblioteche e altri istituti accessibili al pubblico possono realizzare copie (anche complete) delle opere, sempre che, con tali copie, non perseguano alcuno scopo economico (art. 24 cpv. 1bis LDA). ).
Sì. Purché, in caso di utilizzazione di opere altrui, egli protegga (tramite password) l’accesso alla dispensa digitale, riservi la possibilità di consultazione esclusivamente ai suoi studenti e tenga presente, a seconda del tipo di opera, l’estensione delle copie delle opere. Può mettere le sue opere liberamente a disposizione, qualora non abbia ceduto i relativi diritti.
Sì. Se lui stesso rientra nel contesto dell’ uso privato a fini didattici (art. 19 cpv. 1 lett. b LDA. ); può rivolgersi a un terzo, una biblioteca, che realizza le copie per lui ((art. 19 cpv. 1 lett. b in combinato disposto con l’art. 19 cpv. 2 LDA). ). In questo caso, però, la biblioteca può copiare soltanto estratti del libro di testo.
La differenza riguarda l’utilizzazione dell’opera mentre l’uso privato in senso stretto e a fini didattici ammette qualsiasi utilizzazione dell’opera, per l’uso privato aziendale è ammessa soltanto la riproduzione (benché con l’eccezione che è ammessa anche la distribuzione all’interno dell’azienda).
Sì, un gruppo di ricercatori può rientrare nel contesto dell’uso privato aziendale. Risulta infatti determinante la considerazione che un istituto di ricerca rappresenta un istituto ai sensi dell’art. 19 cpv. 1 lett. c LDA. È invece irrilevante se si tratta di un’azienda commerciale, di un’università o di un altro istituto di formazione.
Se il gruppo di ricerca rientra nell’ambito dell’uso privato aziendale, i membri sono autorizzati a realizzare riproduzioni (stampate e digitali) e a distribuirle agli altri membri del gruppo.
No, l’invio di riproduzioni all’estero non è coperto dalle tariffe comuni. Nel singolo caso sarebbe necessario, a tal fine, il consenso del titolare dei diritti. Caso speciale: se previsto da un eventuale contratto di licenza può essere ammesso l’invio di una copia di un’opera oggetto di licenza (come un articolo tratto da un e-Journal scientifico).
Se l’autrice è morta da oltre 70 anni, gli spartiti musicali non sono più protetti dal diritto d’autore e sono di dominio pubblico, quindi possono essere utilizzati a piacimento. Secondo la nota esplicativa della società di gestione SUISA, ciò non è tuttavia permesso in virtù del diritto sulla concorrenza. Risulta fondamentale stabilire se gli spartiti da copiare siano prodotti pronti a essere immessi sul mercato che, con mezzi tecnici di riproduzione e per di più senza prestazione personale appropriata, si possono riprendere come tali. I prodotti si devono quindi poter sfruttare commercialmente senza ulteriori interventi (cfr. DTF 131 III 384, pag. 389). ).
Sì. Secondo il diritto d’autore svizzero, il download di opere da una piattaforma di scambio via Internet è consentito per l’uso privato in senso stretto (art. 19 cpv. 1 lett. a LDA ) se le opere offerte sulla piattaforma di scambio via Internet sono già state pubblicate. Non sarebbe lecito scaricare opere non pubblicate poiché l’uso privato è ammesso soltanto per le opere pubblicate. Non è rilevante, dal punto di vista dell’utilizzatore, se la fonte del download è legale o illegale.
Non è invece ammesso, poiché esula dall’ambito dell’uso privato (art. 19 LDA), l’upload di opere su una piattaforma di scambio via Internet, a meno che la piattaforma non sia utilizzata esclusivamente in un contesto di uso privato in senso stretto ossia tra persone unite da stretti vincoli, quali parenti o amici. Occorre tenere presente a tale riguardo che molti programmi di file sharing effettuano automaticamente e in parallelo il download e l’upload dei file.
Però:
- Sulla base dell’ art. 19 cpv. 1 lett. c in combinato disposto con l’art. 19 cpv. 2 LDA la biblioteca ricevente può chiedere alla biblioteca prestante una copia di un libro o di un DVD per uso privato aziendale; in questo caso andranno tuttavia riprodotti soltanto estratti del libro o del DVD (art. 19 cpv. 3 lett. c LDA). ). In generale, il prestito agli utenti della biblioteca ricevente non è ammesso.
- Per una singola utente della biblioteca, la biblioteca ricevente può comunque chiedere alla biblioteca prestante la copia di alcuni estratti di un’opera.
- Se il libro o il DVD non è più disponibile in commercio (ovvero è esaurito), queste opere possono essere copiate integralmente per uso privato (privato in senso stretto, a fini didattici o aziendale; art. 19 cpv. 3 lett. a LDA).
Sì. Anche se, per lungo tempo, la dottrina non è stata concorde, oggi vengono riconosciute le possibilità di citazione di immagini e altre opere. L’importante è comunque che vengano contrassegnati come citazioni anche le immagini, i film, i video e i brani musicali − e che si indichi correttamente la fonte (art. 25 LDA).
Sì, a norma di legge è irrilevante il supporto (libro, immagine, sito Internet, app, video ecc.) su cui viene utilizzata una citazione. È determinante tuttavia che la citazione svolga una funzione di commento, riferimento o dimostrazione che rientri nella portata dello scopo della citazione e che sia indicata come citazione, con menzione della fonte (art. 25 cpv. 2 LDA).).
Se si tratta di un’opera protetta dal diritto d’autore (e nella maggior parte dei casi lo è), l’immagine può essere utilizzata soltanto con il consenso dell’autore o del titolare dei diritti. Altrimenti l’immagine può essere inserita nella presentazione come «citazione di immagini». eve allora svolgere una funzione di commento, riferimento o dimostrazione, rientrare nella portata dello scopo della citazione, ed essere indicata come citazione, con menzione della fonte (art. 25 cpv. 2 LDA).
No. In linea di principio si possono citare soltanto le opere pubblicate . Nel singolo caso, tuttavia, la salvaguardia di interessi legittimi potrebbe giustificare anche la citazione di un’opera non pubblicata. L’interesse pubblico di conoscere determinate circostanze storiche potrebbe, ad esempio, prevalere sull’interesse dell’autore a non voler pubblicare la sua opera (cfr. a tale riguardo BVerfG, decisione del 17.12.1999 – 1 BvR 1611/99 in ZUM 2000, 316).
Le opere “orfane” sono fonogrammi o fissazioni audiovisive già pubblicate per la prima volta (art. 9 comma 3 CopA), il cui autore è sconosciuto o non è possibile contattare. L’opera deve essere inserita in un archivio di un ente istituzionale o radiotelevisivo.
No. Non tutte le opere senza menzione dell’autore sono considerate opere orfane ai sensi della legge. Innanzitutto, deve trattarsi di un fonogramma o di una fissazione audiovisiva. In secondo luogo, l’opera deve essere inclusa in un archivio reso accessibile al pubblico da un ente istituzionale o radiotelevisivo. Prima di giungere alla conclusione che l’autore non è conosciuto o raggiungibile, l’utente deve aver effettuato delle ricerche e dare prova di diligenza nel farlo. Inoltre, prima di utilizzarla senza il consenso dell’autore, l’utente deve notificare l’esistenza dell’opera orfana alle società di gestione collettiva e, in linea di principio, pagare un compenso. In questo caso, una singola immagine trovata da un privato su Internet, che non fa parte di un archivio pubblico istituzionale o radiotelevisivo, non è considerata un’opera orfana e non può essere utilizzata liberamente. Tradotto con www.DeepL.com/Translator (versione gratuita)
Ai sensi dell’art. 28 CoPA per riportare eventi di attualità, le opere percepite nel farlo possono essere fissate, riprodotte, presentate, trasmesse, distribuite o altrimenti rese percepibili. In questo caso, non è chiaro se il libro venga presentato o meno. Se non viene presentato (ad esempio leggendo un estratto o presentando la copertina al pubblico), il libro non può essere riprodotto nel blog del giornalista. Al contrario, se l’opera viene in qualche modo percepita durante l’esposizione, si applica l’art. 28 CoPA. 28 CoPA.
Sì, è possibile, ma solo se i libri tradotti vengono venduti ad altre associazioni o istituzioni a sostegno dei non vedenti o direttamente alla persona disabile. Naturalmente, un libro tradotto in braille è considerato utile solo alle persone con disabilità. Pertanto, si può affermare che questo commercio è ammesso ai sensi dell’art. 24c CopA. 24c CopA. È importante che questo commercio non generi alcun profitto ma copra solo le spese.
La traduzione in braille è un’opera derivata e in linea di principio necessita del consenso dell’autore. Tuttavia, in virtù dell’eccezione di cui all’art. 24c CopA, è possibile creare e distribuire opere derivate per aiutare i disabili a percepire l’opera. 24c CopA, è possibile creare e distribuire opere derivate per aiutare i disabili a percepire l’opera. È possibile farlo, a condizione che non venga generato alcun profitto da questa attività. Tutti i ricavi devono coprire solo le spese. Se voglio ottenere un profitto devo avere il consenso del titolare del copyright (autore e/o editore).
Sì, è possibile in base all’art. 27 CopA. L’edificio è protetto dal diritto d’autore, tuttavia, essendo collocato su suolo pubblico e accessibile al pubblico, si applica l’eccezione di cui all’art. 27 CopA. 27 CopA. In base a tale eccezione è consentito anche utilizzare la riproduzione dell’opera a fini commerciali.
No, non è possibile farlo. Secondo l’art. 27 della CoPA, le opere non possono essere riprodotte in 3D. Sono consentite solo rappresentazioni grafiche o animazioni in due dimensioni.
No, non è ammesso. L’art. 27 CopA si applica solo se l’opera d’arte è accessibile al pubblico per volontà dell’autore. In questo caso la scultura si trova temporaneamente su suolo pubblico perché viene trasportata da un luogo a un altro, e non per volontà dell’autore. Se la stessa scultura fosse esposta su una piazza pubblica di Lugano, visibile a tutti, in accordo con l’autore, allora si applicherebbe l’eccezione dell’art. 27 CopA. 27 CopA si applicherebbe.
Un’azione d’accertamento permette di accertare l’esistenza o meno di un diritto d’autore,
così da dare al legittimo richiedente la possibilità di far valere le sue ragioni in caso di violazione.
In assenza di prove, un giudice non sarà in grado di confermare o smentire la rivendicazione presentata.
Deve verificarsi uno stato di incertezza in merito al diritto del richiedente, che ostacola il richiedente stesso nell’esercizio dei suoi diritti. In questo caso un accertamento giudiziale potrebbe fare luce sulla situazione.È inoltre necessario che questa situazione di incertezza non sia accettabile da parte del richiedente, e che non sia possibile una richiesta di esecuzione di prestazioni. (Art. 62 CopA).
Innanzitutto gli autori, poi gli altri titolari del diritto d’autore (per esempio, l’editore o chi dispone di una licenza esclusiva, se il contratto di licenza non lo esclude) e, in generale, chiunque palesi un interesse degno di protezione all’accertamento. Può trattarsi di una persona fisica o di una persona giuridica (per esempio, una società).
L’azione d’accertamento di diritto può essere avviata in qualsiasi momento; tuttavia, più si attende più si va a favore della controparte, che potrebbe cercare di dimostrare la tacita accettazione del danno presunto.
Affermare che l’azione d’accertamento svolge un ruolo sussidiario rispetto ad altre azioni più specifiche significa che la vittima di una violazione del diritto d’autore potrà chiedere al giudice di effettuare il semplice accertamento della violazione solo se non è in grado di far valere rivendicazioni più specifiche nei confronti dell’autore della violazione. Per esempio, se è possibile avviare un’ azione di cessazione della violazione, questo interesse prevarrà sull’interesse al semplice accertamento dell’esistenza di una violazione.
Chi subisce o rischia di subire una violazione del suo diritto d’autore può chiedere al giudice di proibire una violazione imminente (cioè chiedere che il giudice disponga l’astensione da una certa condotta). Si tratta in questo caso di un’azione proibitiva della violazione (art. 62, al. 1 lit. a LDA).
È necessario che il rischio di subire una violazione del diritto d’autore sia imminente. Il rischio in questione deve essere concreto (non è sufficiente una mera ipotesi astratta) e attuale (deve sussistere fino al momento della pronuncia della sentenza).
Il rischio è attuale anche se vi sono chiare indicazioni che la violazione del diritto d’autore sarà commessa entro un breve periodo di tempo.
Chi subisce o rischia di subire una violazione del suo diritto d’autore ha il diritto di esigere che il tribunale faccia cessare tale violazione ( azione di cessazione della violazione , art. 62, al. 1, let. b LDA). ). Il richiedente deve fornire le prove che la violazione è in corso. In particolare dovrà fornire prove documentali o portare testimoni che possano attestare la violazione in corso.
Il titolare deve fornire al giudice una prova della violazione in corso (documenti, testimoni) per far cessare la violazione dei propri diritti ( azione di cessazione della violazione ,art. 62, al. 1, let. b LDA). ). Se necessario, si ha il diritto di chiedere che il giudice ingiunga alla controparte di fornire informazioni ( azione per la fornitura di informazioni , art. 62, al. 1, let. c LDA).
Qualsiasi persona fisica o giuridica che sia titolare di diritti d’autore. Si potrà quindi trattare degli autori, ma anche di altri titolari dei diritti d’autore, per esempio le società di gestione cui vengono ceduti determinati diritti.
Il titolare dei diritti d’autore non può esercitare più diritti di quanti ne abbia ricevuti dall’autore. Ad esempio, se l’autore ha ceduto a un editore, ma non in esclusiva, il diritto d’autore relativo a un documento solo per la pubblicazione dello stesso sotto forma di articolo all’interno di una rivista stampata, lo stesso editore non potrà agire invocando una violazione del diritto d’autore qualora l’autore decida in seguito di cedere i diritti per la pubblicazione dello stesso articolo a una rivista online.
L’azione può essere intentata contro tutte le persone che sono state coinvolte nella violazione:l’autore principale dell’atto illecito, l’istigatore, i complici.
L’istigatore è chi chiede che un’opera venga creata o messa in circolazione in violazione del diritto d’autore. Ad esempio, un professore che chieda al webmaster della sua università di pubblicare su un sito web un libro completamente scansionato allo scopo di condividerlo con tutti i visitatori del sito
Il complice è chi partecipa alla violazione del diritto d’autore. Il complice è ad esempio il webmaster di un’università che pubblica sul sito istituzionale, su richiesta di un professore, un libro completamente scansionato da lui.
La richiesta al giudice deve essere il più possibile precisa in merito allo stato di fatto descritto e alle conclusioni raggiunte (cfr. DTF 97 II 92). Bisognerà chiedere di vietare o far cessare una condotta illecita o di intimare all’imputato il rispetto del diritto di paternità relativo a un’opera.
Per garantire che la decisione venga attuata correttamente e nel più breve tempo possibile, è consigliabile chiedere che il verdetto si accompagni a un’intimazione di esecuzione ai sensi dell’art. 292 CP.Questo prevede la comminatoria di una sanzione penale qualora non si ottemperi alla decisione dell’autorità. Qualora il giudice constati che sono stati fabbricati oggetti in violazione del diritto d’autore, può ordinarne la confisca e la loro realizzazione o distruzione.
In aggiunta alle azioni proibitive (art. 62, al. 1, let. a LDA ), di cessazione ((art. 62, al. 1, let. b LDA) e di fornitura di informazioni (art. 62, al. 1, let. c LDA), volte a ridurre al minimo o a far cessare la violazione, per ottenere il risarcimento del danno subito si possono intentare azioni di risarcimento (art. 41 CO), di riparazione morale (art. 49 CO) e di consegna dell’utile (art. 62, al. 2 LDA). ).
Si, la messa a disposizione di DVD (noleggio) quando i film non sono ancora stati diffusi o vengono ancora proiettati nei cinema non è consentita (violazione dell’ art. 12 cpv. 1bis LDA) ). , e costituisce un atto illecito e colpevole . Vi è una causalità naturale e adeguata fra il danno rappresentato dalla perdita di profitti e l’atto illecito, cioè la messa a disposizione dei DVD in violazione dell’art. 12 cpv. 1bis LDA (cfr. sentenza del TF 4A_142/2007 del 26 settembre 2007).
Il richiedente deve dimostrare la sussistenza delle condizioni richieste dall’ art. 41 CO, ossia l’esistenza di un danno causato da una condotta illecita, di una colpa e di un nesso di causalità tra il danno e la condotta illecita.
Qualsiasi atto lesivo dei diritti esclusivi dell’autore è illecito in assenza di un consenso o di un’eccezione al diritto d’autore. Nel contesto delle azioni civili un comportamento illecito può essere stabilito sia per negligenza sia intenzionalmente.
Lo scopo dei provvedimenti cautelari (art. 65 LDA) ) è la protezione provvisoria in un procedimento giudiziario. La legge prevede che i provvedimenti cautelari si possano richiedere prima di una procedura decisionale al fine di accertare una violazione e valutarne la portata (ispezione da parte di un perito, richiesta di informazioni ecc.), o di far cessare una violazione e limitare in tal modo il danno subito (sequestro delle copie contraffatte, delle attrezzature di produzione). I provvedimenti cautelari possono essere richiesti per assicurare le prove, per accertare la provenienza degli oggetti prodotti o messi in circolazione illecitamente, per salvaguardare lo stato di fatto, o per assicurare a titolo provvisorio l’esecuzione di ingiunzioni o rimedi.
Un provvedimento cautelare può riguardare:
- il sequestro di copie di opere;
- un’ispezione realizzata da un perito;
- una domanda volta alla redazione di un inventario;
- la raccolta di informazioni e dati per accertare l’origine, la quantità e i destinatari degli oggetti contesi;
- il freno all’utilizzazione, produzione, immissione in commercio di opere contraffatte;
- il sequestro delle copie contraffatte e delle attrezzature di produzione.
I provvedimenti cautelari devono essere oggetto di un’audizione preliminare della controparte. Tuttavia, in caso di particolare urgenza, in particolare se il ritardo nel procedere rischia di render vano l’intervento, il giudice può ordinare il provvedimento cautelare immediatamente e senza sentire la controparte.
Nello specifico caso dei provvedimenti cautelari bisogna distinguere tra procedura decisionale e procedura sommaria . Nel primo caso, la parte richiedente deve fornire tutte le prove a sostegno dei suoi diritti. Nell’ambito dei provvedimenti cautelari in procedura sommaria è invece sufficiente rendere verosimili i diritti. In ogni caso, una semplice dichiarazione della parte lesa non è mai sufficiente.
Normalmente il materiale probatorio in procedura sommaria viene presentato mediante documenti.
In questo tipo di procedura particolare sono ammessi anche altri mezzi di prova purché non ritardino considerevolmente il corso della procedura.
Occorre rendere verosimili i fatti e le conseguenze che si affermano fornendo al giudice i documenti necessari. Le dichiarazioni scritte spontaneamente da testimoni o le perizie private possono essere utili per rendere verosimili le proprie rivendicazioni, ma dovranno poi essere verificate.
Il richiedente deve agire nel minor tempo possibile. Qualora tardasse, rischia di essere sospettato in un secondo momento di abuso di diritto.
Se la causa di merito non è ancora pendente, il giudice assegna all’istante un termine per promuoverla, con la comminatoria che il provvedimento cautelare decadrà in caso di inosservanza del termine. Questo requisito non si applica se la procedura sommaria mira unicamente a richiedere prove a titolo cautelare (art. 158 CPC).
Il dispositivo di una sentenza è la parte finale della stessa, nella quale è riportata la decisione in quanto tale, senza motivazioni o considerazioni, che generalmente vengono presentate nelle pagine precedenti. In particolare, il dispositivo comprende la decisione del giudice sull’ammissione o il rifiuto dell’azione o su una sentenza, la decisione sui costi legali, e l’indicazione delle possibilità di ricorso e delle relative modalità.
Su richiesta della parte vincente, il giudice può ordinare la pubblicazione della sentenza a spese della parte sconfitta. Il giudice fissa modo ed estensione della pubblicazione. Tale diritto può essere concesso sia al richiedente che all’imputato risultato vincente, in tutto o in parte.
No, è necessario formulare richiesta esplicita di pagamento delle spese di pubblicazione, il giudice non le assegna d’ufficio.
Il giudice determina l’estensione della pubblicazione nel rispetto del principio di proporzionalità. I costi della pubblicazione possono essere richiesti alla controparte a titolo di risarcimento. In ogni caso devono essere anticipati dalla parte richiedente.
La pubblicazione della sentenza può essere richiesta su tutti i supporti o su quello dell’opera stessa, come informazione allegata. Solitamente la pubblicazione riguarda soltanto la sentenza, e in particolare il dispositivo.
Considerando l’impatto negativo che la pubblicazione può avere in termini di immagine, non bisogna eccedere rispetto a quanto prescritto nella sentenza.
Poiché non è possibile convertire un film in bianco e nero in un film a colori senza il consenso dei titolari dei diritti d’autore Poiché non è possibile convertire un film in bianco e nero in un film a colori senza il consenso dei titolari dei diritti d’autore (art. 11, al. 1 e art. 10 al. 1, let. d LDA). ). Su denuncia della parte lesa, si rischia una pena detentiva fino a un anno o una pena pecuniaria sulla base dell’ art. 67 al. 1 let c LDA.È possibile anche il cumulo con ulteriori azioni civili
.
Se agisce per mestiere, l’autore dell’infrazione è perseguito d’ufficio (art. 67, al. 2, art. 69, al. 2 e art. 69a, al. 2 LDA.). La pena è una pena detentiva fino a un anno o una pena pecuniaria. Gli atti sono punibili solo se sono compiuti da una persona che sa o che, secondo le circostanze, è tenuta a sapere che in tal modo commette, rende possibile, facilita o dissimula la violazione di un diritto d’autore o di un diritto di protezione affine.
L’autore di una violazione ha ogni interesse a cercare un accordo sul piano civile con la parte lesa per evitare che questa depositi una querela o per far sì che desista dalla stessa. Lo scopo, quindi, è che in cambio della corresponsione di un indennizzo la parte lesa si impegni a non avviare un procedimento penale o civile, o a desistere dalla querela.
Una persona agisce per mestiere, quando, in funzione «del tempo e delle risorse che dedica ai suoi atti criminali, della frequenza degli atti in un determinato periodo, così come dei profitti auspicati od ottenuti, […] esercita tale attività illecita come professione, benché secondaria; è necessario che l’autore dell’atto illecito miri a ottenere dei profitti relativamente regolari che rappresentino un contributo significativo al finanziamento del suo stile di vita e che quindi, in certo modo, si sia affermato nel crimine» (cfr. DTF 129 IV 253 4 253 ).
Le violazioni penali previste dall’ art. 67 cpv. 1 LDA sono perseguite d’ufficio se sono commesse per mestiere (art. 67 cpv. 2 LDA); in altre parole, non appena l’autorità sarà venuta a conoscenza dell’infrazione, agirà senza attendere un’eventuale querela della parte lesa. Se l’autore agisce per mestiere, la situazione è effettivamente più grave e giustifica un perseguimento automatico.
Secondo l’ art. 67 LDA, le violazioni penali del diritto d’autore possono consistere in una pena detentiva fino a un anno o una pena pecuniaria (una multa).
Si ha una violazione del diritto d’autore quando una persona, in un ambito non coperto da un’eccezione legale e senza il consenso dei titolari dei diritti (art. 67 LDA):
- utilizza un’opera sotto una designazione falsa o diversa da quella decisa dall’autore;
- pubblica un’opera;
- modifica un’opera;
- utilizza un’opera per creare un’opera di seconda mano;
- allestisce esemplari di un’opera mediante un qualsiasi procedimento;
- offre al pubblico, aliena o mette altrimenti in circolazione esemplari di un’opera;
- recita, rappresenta o esegue un’opera direttamente o mediante un procedimento qualsiasi oppure la fa vedere o udire altrove;
- mette a disposizione un’opera mediante un procedimento qualsiasi in modo tale che chiunque possa accedervi da dove e quando vuole;
- diffonde un’opera per radio, televisione o procedimenti analoghi, anche mediante circuiti, o la ritrasmette con impianti tecnici il cui titolare non è l’organismo di diffusione d’origine;
- fa vedere o udire un’opera messa a disposizione, diffusa o ritrasmessa;
- si rifiuta d’indicare all’autorità competente la provenienza e la quantità degli oggetti in suo possesso illecitamente fabbricati o immessi sul mercato, nonché i destinatari e l’entità delle loro ulteriori forniture ad acquirenti commerciali;
- dà in locazione un programma per computer.
Si tratta di un comportamento assunto dall’autore della violazione di un diritto che presuppone la volontà dello stesso di cagionare un danno diretto o eventuale. Si parla di dolo diretto quando l’autore è certo di compiere l’atto in questione e di dolo eventuale se l’autore considera la possibilità che si produca l’atto in questione e procede comunque, accettando la possibilità che si verifichi.
Le violazioni del diritto d’autore vengono perseguite soltanto a seguito di denuncia della persona lesa: in altre parole, se la parte lesa non si attiva, la violazione non sarà punita. Il querelante ha d’altronde il diritto di ritirare la denuncia in seguito, e quindi di far venir meno il procedimento penale.
Il diritto di querela si prescrive in tre mesi (art. 31 CP) Tale periodo si calcola dal giorno in cui l’avente diritto ha conosciuto l’identità dell’autore dell’infrazione. Per rispettare le scadenze, è possibile presentare una denuncia contro ignoti se non è possibile identificare l’autore. Occorre quindi che la parte lesa agisca rapidamente non appena viene a conoscenza delle circostanze della violazione subita.
Se l’infrazione è stata commessa da più persone, la querela può essere presentata contro ognuna di esse. Tuttavia, se il querelante agisce nei confronti di una sola persona, è comunque prevista la possibilità di perseguire tutti gli altri soggetti coinvolti nell’infrazione.
Sì, il querelante può desistere dalla querela finché non sia stata pronunciata la sentenza cantonale di seconda istanza (art, 33 CP)). Occorre sottolineare che se in seguito il querelante ritira la propria querela nei confronti di uno degli imputati, ciò andrà a beneficio di tutti gli altri. Il ritiro della querela è definitivo, non è possibile riproporla.
Nei casi previsti dalla legge, chiunque ometta intenzionalmente d’indicare la fonte utilizzata e l’autore, sempre che questo sia indicato, su querela della parte lesa viene punito con una multa (art. 68 LDA). La mancata indicazione della fonte è punita unicamente a seguito di querela e in termini di gravità comporta soltanto una contravvenzione che non sarà registrata nel casellario giudiziario.
L’omissione di una fonte in un contesto accademico o di ricerca costituisce anche un atto contrario alla deontologiache potrebbe comportare sanzioni disciplinari.
Il Codice penale prevede la possibilità di ordinare la confisca degli oggetti che sono serviti o erano destinati a commettere un reato o che costituiscono il prodotto di un reato, a meno che debbano essere restituiti alla persona lesa allo scopo di ripristinare la situazione legale. Possono essere confiscate sia le copie contraffatte di un’opera sia le attrezzature che consentono di realizzarle.
La confisca può essere ordinata soltanto da un giudice al termine di una procedura.
Tuttavia, nei casi urgenti, il magistrato penale o la polizia possono ordinare, a certe condizioni, un sequestro nel corso della procedura o all’inizio della stessa.
Non esiste un regime giuridico particolare per i social media, il che significa che l’autore mantiene il proprio diritto al riconoscimento della qualità d’autore e deve quindi essere menzionato (a meno che non abbia scelto di restare anonimo) Se l’opera viene utilizzata sotto forma di citazione, è necessario effettuare alcune ricerche per citare correttamente la fonte, soprattutto quando è in gioco il rispetto delle buone pratiche scientifiche.
Una fan fiction rappresenta solitamente un’opera di seconda mano. Sebbene le opere di seconda mano siano tutelate in quanto tali, l’autore dell’opera originale mantiene i propri diritti e può pertanto opporsi alla pubblicazione dell’opera di seconda mano. È quindi necessario ottenere il consenso relativo all’opera originale prima di pubblicare la fiction sulle reti sociali.
L’autore ha il diritto esclusivo di autorizzare o vietare la modifica, sostanziale o meno, opportuna o meno, della propria opera. Il consenso dell’autore è quindi necessario, anche se si pensa di aver modificato soltanto alcuni piccoli dettagli che rendono la foto più bella.
Allo stesso tempo, molti utenti di Flickr hanno scelto di assoggettare le loro opere alle licenze Creative Commons. L’elemento ND (No Derivatives) significa che non è permesso modificare l’opera. Se l’autore non ha previsto questa clausola per la sua opera, la licenza permette allora la pubblicazione della foto ritoccata.
La pubblicazione, come previsto dall’art. 9 cpv. 3 LDA, è di competenza dell’autore. Questa disposizione viene violata anche se vengono pubblicate all’insaputa dell’autore parti di un’opera, a condizione che queste parti presentino un carattere originale (art. 2 cpv. 4 LDA). A parte questa violazione, l’opera non si può considerare pubblicata, se la pubblicazione è avvenuta senza il consenso dell’autore.
Un’opera viene pubblicata quando l’autore perde il controllo sulla cerchia di persone che vi accedono. Un’opera pubblicata dall’autore sulla propria pagina senza limitazioni di accesso si può considerare pubblicata. D’altra parte, se si tratta di una cerchia di amici selezionati, si può ritenere che l’opera non sia stata pubblicata perché rimane all’interno di una cerchia di persone unite da stretti vincoli. Pertanto, la diffusione dell’opera richiederà il consenso dell’autore.
Se l’autore non ha dato il suo consenso, si commetterebbe una violazione del suo diritto di pubblicazione, punibile ai sensi dell’art. 67 LDA. Inoltre, verrebbero violati anche i suoi diritti patrimoniali.
Sì, l’esistenza di una riproduzione non dipende dal supporto. L’opera sarà infatti copiata nella memoria di un computer, oltre che sui server remoti di WhatsApp. Queste due copie si dovranno considerare come riproduzioni. Occorre quindi valutare se è necessario richiedere eventuali consensi o se il caso rappresenta un’eccezione al diritto d’autore.
No, gli autori che contribuiscono a formare Wikipedia con le loro opere decidono di sottoporle alla licenza CC-BY-SA, la quale consente agli utenti di condividere e modificare i contenuti a condizione di citarne la fonte e vincolarli alla stessa licenza. Disporre di un esemplare dell’opera non equivale alla possibilità di scavalcare i diritti esclusivi dell’autore.
Un semplice link al sito che ospita l’opera in questione è ammesso, dato che non costituisce una messa a disposizione. Mettere online un esemplare dell’opera su una rete sociale, invece, equivale effettivamente a una messa a disposizione e quindi è protetta dal diritto d’autore.
Dipende tutto dal contenuto in questione: alcuni tweet non si possono considerare opere ai sensi della LDA. Infatti è difficile stabilire se il contenuto di un tweet della lunghezza massima di 140 caratteri possieda o meno la caratteristica dell’originalità. In ogni caso, è consigliabile agire con prudenza. Molti tweet o parti di tweet possono essere classificati come opere, soprattutto quando contengono file GIF, fotografie o video. Ritwittandoli, li si mettono a disposizione.
Sì, inviando un’opera tramite WhatsApp la si rende fruibile agli studenti, e ciò equivale a una messa a disposizione. Quando l’opera viene copiata sul dispositivo del destinatario, viene effettuata una riproduzione. Questa riproduzione, in ogni caso, sarà autorizzata perché rientrante in un contesto di uso privato. Inoltre, a questo tipo di messa a disposizione si può applicare l’eccezione a scopi didattici.