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Ogni cinque anni, i membri del Comitato di aiuto allo sviluppo (CAS) dell’OCSE (composto di 30 Paesi, tra cui la Svizzera) si sottopongono a un esame tra pari per verificare l’efficacia, a livello di finanziamento e funzionamento, delle attività nell’ambito della cooperazione internazionale. I risultati dell’esame confluiscono in un rapporto che stila un bilancio aggiornato e comprende una serie di raccomandazioni rivolte ai membri per migliorare l’efficacia della loro cooperazione permettendo loro di situarsi nel contesto internazionale.
Il rapporto sulla cooperazione internazionale della Svizzera, pubblicato il 5 aprile 2019, rileva innanzitutto che il 93 per cento delle raccomandazioni formulate in seguito all’esame precedente, nel 2013, sono state interamente o parzialmente attuate – un dato superiore alla media dei membri del CAS e dunque un risultato eccellente.
Tra i punti di forza della cooperazione internazionale della Svizzera, il Comitato osserva che il nostro Paese è in grado di portare avanti progetti e partenariati innovativi, che beneficia di una solida tradizione umanitaria e che la sua competenza le permette di dare un contributo utile alla ricerca di soluzioni a problematiche globali, come i cambiamenti climatici, in particolare grazie al suo impegno multilaterale. L’orientamento ai risultati e i meccanismi di cui dispone per garantire la qualità dei propri programmi e tenere sotto controllo i rischi sono ulteriori elementi ritenuti molto positivi.
Il rapporto del Comitato di aiuto allo sviluppo formula poi nuove raccomandazioni, per migliorare le prassi e affrontare al meglio le nuove sfide. La Svizzera è invitata a concentrare maggiormente gli interventi a livello geografico e tematico. Il CAS ha pertanto preso atto con soddisfazione della decisione del Consiglio federale del 30 novembre 2018 sul prossimo messaggio concernente la cooperazione internazionale (2021-2024) di concentrare la cooperazione bilaterale su quattro regioni prioritarie. Il CAS raccomanda inoltre alla Svizzera di garantire che i programmi di sviluppo restino focalizzati su due obiettivi fondamentali: la riduzione della povertà e lo sviluppo sostenibile. Dal momento che la percentuale del suo reddito nazionale lordo destinata all’aiuto pubblico allo sviluppo è scesa, nel 2017, allo 0,46 per cento, il CAS ritiene che la Svizzera dovrebbe onorare l’impegno, preso dal Parlamento, di arrivare allo 0,5 per cento, sforzandosi poi di aumentare progressivamente il suo contributo.
L’esame della cooperazione svizzera, condotto questa volta dalla Danimarca e dal Portogallo (a loro volta membri del CAS), ha coinvolto la DSC, la Segreteria di Stato dell’economia (SECO) e la Divisione Sicurezza umana del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE). Il Comitato di aiuto allo sviluppo ha anche tenuto colloqui con il capo del DFAE Ignazio Cassis, con responsabili di vari uffici federali, con rappresentanti di attori non statali (ONG e settore privato) e con parlamentari oltre che con la Commissione consultiva per la cooperazione internazionale. Dopo una visita di una settimana a Berna, nel settembre del 2018, gli inviati del CAS si sono recati in Ucraina per osservare il modo di operare della cooperazione internazionale della Svizzera in un Paese di intervento specifico.
L’esame della prassi svizzera e le proposte del CAS arrivano al momento giusto, dato che è attualmente in elaborazione il nuovo messaggio del Consiglio federale concernente la cooperazione internazionale 2021-2024.
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