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La Segreteria di Stato della migrazione dovrà tornare a chinarsi sulla naturalizzazione dell’imam della moschea di Viganello. Lo ha sancito il Tribunale amministrativo federale che, con una sentenza pubblicata mercoledì come anticipato dal Corriere del Ticino, ha accolto un ricorso di Samir Radouan Jelassi contro la decisione di non concedergli la cittadinanza elvetica dopo che la città di Lugano gli aveva concesso l’attinenza nel 2016. Alla base della posizione delle autorità federali c'era il preavviso negativo del Servizio attività informative della Confederazione secondo il quale l'imam avrebbe avuto dei legami con islamisti radicali. Ciò poiché una persona che aveva legami con moschea era stata condannata per infrazione alla legge federale che vieta il gruppo Stato islamico, mentre altre due si erano unite a gruppi armati radicali.
Accogliendo il ricorso presentato da Samir Radouan Jelassi, tramite l'avvocato Paolo Bernasconi, i giudici di San Gallo chiedono alla Segretaria di Stato un’indagine più approfondita per circostanziare i sospetti dei servizi segreti, poiché alcune conclusioni sull’asserita pericolosità del religioso non trovano riscontro fattuale. La questione, secondo il Tribunale, va approfondita per chiarire altri aspetti importanti per la valutazione dell’esistenza di una possibile compromissione della sicurezza interna o esterna della Svizzera.
Samir Radouan Jelassi ha sempre sostenuto di aver incontrato le tre persone in questione per tentare di evitare la loro radicalizzazione, come aveva spiegato poco più di due anni fa durante un incontro con i media che aveva voluto per spiegare la sua posizione.
Molto soddisfatto il patrocinatore dell'imam: "questa sentenza è una riabilitazione", sottolinea Paolo Bernasconi ai microfoni RSI.