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Il primo ministro ad interim e due ex ministri lo hanno presentato reclamo. Il giudice è stato ritenuto imparziale, in quanto anche la sua casa era era fra quelle danneggiate dall’esplosione.
A sei mesi dalla colossale esplosione avvenuta il 4 agosto a Beirut, in Libano, che ha causato al morte di 200 persone e il ferimento di altre 7’000, devastando il quartiere del porto, il giudice che conduce le indagini è stato esautorato dal caso la scorsa settimana.
Il giudice Fadi Sawan aveva messo gli occhi anche sul primo ministro ad interim e tre ex ministri, accusandoli di negligenza per aver ignorato il materiale altamente infiammabile conservato per sei anni sul lungomare (2’750 tonnellate di nitrato d'ammonio). Due degli ex ministri hanno tuttavia presentato un reclamo, come spiega il Washington Post, sostenendo che il giudice Sawan abbia dimostrato una mancanza di neutralità, accusando figure di spicco per placare l’opinione pubblica. Il tribunale che si è espresso sul reclamo ha messo in dubbio la sua imparzialità, in quanto la casa del giudice era fra quelle danneggiate dall’esplosione.
Sawan aveva già messo sotto accusa 33 persone, di cui 25 in detenzione. La maggior parte tuttavia si trattavano di funzionari di basso livello. Il primo ministro ad interim Hassan Diab e due ex ministri hanno rifiutato la convocazione da parte di Sawan per essere interrogati come imputati, rivendicando l’immunità quali pubblici ufficiali.
Un altro elemento emerso dall’indagine è che almeno dal 2015 un esperto chimico abbia reso i funzionari consapevoli del pericolo di immagazzinare le sostanze chimiche al porto, consigliandoli di spostare il materiale.