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L'aumento del prodotto interno lordo è stato del 0,9 percento, contro îl 3,2 dell'anno precedente.
Tra le cause: l'andamento negativo degli investimenti e il ritorno alla normalità del settore degli intermediari, dopo un'annata eccezionale.
La crescita economica in Svizzera ha subito nel 2001 una frenata più consistente del previsto: in termini reali il prodotto interno lordo (pil) è infatti aumentato dello 0,9 per cento soltanto, a fronte del + 3,2 per cento messo a segno l'anno precedente.
Le stime dello scorso marzo parlavano ancora di un tasso di espansione all'1,3 per cento. Sul fronte del commercio estero si è assistito al più forte regresso dalla seconda crisi petrolifera degli anni Ottanta.
A prezzi costanti - ossia calcolando in base ai prezzi del 1990- il pil si è fissato a 349 miliardi di franchi, indica l'Ufficio federale di statistica (UST).
Investimenti e settore intermediari
Due le cause principali del rallentamento: gli investimenti hanno presentato un andamento negativo e il settore degli intermediari, dopo un anno 2000 definito eccezionale, ha registrato un ritorno alla normalità.
Le turbolenze borsistiche hanno provocato un calo sul fronte delle commissioni e inciso negativamente sulle assicurazioni, che hanno contabilizzato cospicue perdite relativamente ai titoli azionari detenuti.
I fornitori di servizi non finanziari hanno continuato sul loro slancio positivo. Hanno registrato buoni risultati il commercio all'ingrosso e al dettaglio, i servizi di trasporto (eccetto i servizi aerei), le attività immobiliari e le telecomunicazioni.
I produttori di beni sono invece stati colpiti in pieno dal rallentamento economico: le industrie produttrici di apparecchi meccanici hanno dovuto affrontare un calo degli investimenti e le industrie tessili e dell'abbigliamento hanno subito una flessione dei margini di guadagno.
Solo l'industria chimica ha conseguito risultati positivi, specialmente grazie ai prodotti farmaceutici.
Sostegno della domanda interna
Il pil è stato sostenuto dalla domanda interna. I consumi finali delle economie domestiche, che rappresentano più del 60 per cento del pil, sono aumentati dell'1,8 per cento a prezzi costanti (+2,2 per cento nel 2000).
Un'analisi approfondita mostra che le economie domestiche hanno ridotto le spese per beni durevoli come mobili, radio, computer o servizi finanziari.
La voce «servizi sanitari e spese per la salute» è invece progredita a ritmo sostenuto, confermando gli aumenti dei costi sanitari.
Gli investimenti fissi lordi hanno registrato un netto calo del 5,2 per cento, a seguito di un'inversione di tendenza a livello degli investimenti per beni strumentali e ad un nuovo calo delle costruzioni.
Calo del contributo estero
Dopo le progressioni record degli scambi registrate nel 2000, nel 2001 si è assistito ad un cambiamento radicale del contesto economico, afferma l'UST.
Parallelamente al rallentamento della congiuntura americana è stata registrata una recessione marcata nelle principali regioni del mondo. Ciò ha condotto al più forte regresso del commercio di beni rilevato dalla seconda crisi petrolifera dell'inizio degli anni Ottanta.
Hanno inoltre gravato sugli scambi di servizi gli attentati dell'11 settembre, il rincaro del franco svizzero e la crisi dei mercati finanziari.
La bilancia commerciale ha registrato un forte miglioramento. La progressione moderata dell'import è stata influenzata in maniera determinante dal calo delle importazioni di aeromobili (-1,3 miliardi dopo il tracollo di Swissair), di apparecchi di trasmissione (compresi i telefoni cellulari) e di programmi e apparecchi informatici.
La crescita dell'export è da ricondurre ad un numero limitato di branche di attività con a capo la chimica.
Nel 2001, la tradizionale eccedenza dei servizi si è sensibilmente ridotta rispetto ai due anni precedenti, a causa del degrado della congiuntura e degli attentati negli USA.
Particolarmente forte è stato il calo del saldo della bilancia turistica e delle commissioni bancarie versate dai non residenti.
swissinfo e agenzie