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La politica dell'Ungheria nei confronti dei profughi è sempre più restrittiva: il Tribunale amministrativo federale (TAF) lo scorso 23 febbraio ha dunque deciso la fine temporanea dei rinvii verso il Paese dei cosiddetti casi Dublino.
Prima di eventualmente riprendere la prassi precedente e proseguire l'esame dei ricorsi pendenti, bisognerà attendere la fine delle verifiche in corso in merito alla situazione dei diritti dell'uomo.
L'informazione, pubblicata oggi dalla Neue Zürcher Zeitung, è stata confermata all'ats dal responsabile della comunicazione del TAF Rocco Maglio. La decisione è stata presa all'unanimità dai 28 giudici delle due Corti del tribunale che si occupano delle questioni legate all'asilo, ha spiegato.
La conseguenza immediata della decisione è che richiedenti che hanno inoltrato un ricorso contro il rinvio - previsto dalle norme dello Spazio di Dublino - in Ungheria, rimangono nella Confederazione. I giudici hanno fondato la loro decisione sul fatto che la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) sta conducendo verifiche sul rispetto delle regole dell'asilo da parte di Budapest.
L'esame del SEM è in relazione a una serie di inasprimenti del diritto d'asilo adottati nel 2015 e a un rapporto pubblicato il mese scorso dal Consiglio europeo per i rifugiati e gli esuli (ecre), una coalizione di 90 organizzazioni non governative (ong).
I provvedimenti legislativi adottati su iniziativa del premier Victor Orban hanno permesso ad esempio la costruzione della prima barriera antiprofughi in Europa e, da settembre, la condanna fino a cinque anni di reclusione per il "superamento illegale della frontiera".
Dal canto suo il documento dell'ecre - che si basa su sentenze di tribunali e su rapporti dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) e di ong - rivela che i richiedenti rinviati in Ungheria sono "sistematicamente" incarcerati. In occasione di trasporti, si legge inoltre nel documento, i profughi che vivono nel Paese sono ammanettati e legati. Il loro alloggio è giudicato insufficiente a vari livelli: locali troppo freddi in inverno e cure mediche carenti. Se le denunce del rapporto dell'ecre dovessero essere confermate, Budapest non solo violerebbe le regole di Dublino ma, soprattutto, i diritti dell'uomo.
Il TAF terrà conto, oltre che della perizia della SEM, anche di eventuali decisioni della Corte europea dei diritti dell'uomo (Corte EDU) o della Corte di giustizia dell'Unione europea (CGUE), ha detto Maglio. Il Tribunale amministrativo prenderà allora una decisione di principio valida per l'insieme dei casi Dublino per cui è previsto un rinvio dalla Svizzera all'Ungheria. Attualmente la SEM prende posizione caso per caso sui ricorsi contro le decisioni di rinvio.