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Il mancato disbrigo di numerose domande di asilo di cittadini iracheni presso le ambasciate svizzere di Siria ed Egitto era stato caldeggiato nel 2006 in una missiva all'Ufficio federale della migrazione (UFM) dall'ambasciatore svizzero a Damasco.
È quanto ha rivelato ieri sera la trasmissione "10 vor 10" della televisione svizzerotedesca (SF). Il 13 novembre 2006, l'allora ambasciatore svizzero in Siria, Jacques de Watteville, scrisse una lettera al direttore dell'UFM Eduard Gnesa, nella quale si opponeva alla pratica in vigore: ovvero, registrare le domande presso le ambasciate all'estero, prima di trasmetterle all'UFM per essere esaminate.
De Watteville, attualmente responsabile della Missione svizzera presso l'Unione europea, temeva tra l'altro di essere travolto da una "valanga di domande e richieste di ulteriori chiarimenti", anche nel caso di risposte negative ai richiedenti l'asilo.
È vero che in un breve lasso di tempo, la rappresentanza svizzera in Siria aveva ricevuto circa 2'000 domande scritte di iracheni, di cui la maggior parte riguardava vari membri di una stessa famiglia. L'UFM aveva peraltro previsto misure di accompagnamento per meglio controllare l'ondata di domande. L'allora capo del Dipartimento di giustizia e polizia (DFGP) Christoph Blocher ne era stato informato nell'ottobre 2006.
Nel novembre Gnesa ricevette poi la lettera di de Watteville. Nella missiva, di cui l'ats ha ottenuto una copia, il diplomatico elvetico paventava pure assembramenti di profughi davanti all'ambasciata e un potenziale rischio per la sicurezza del personale. Evocava infine un sovraccarico di lavoro per i dipendenti della rappresentanza svizzera.
"In queste condizioni, proponiamo di non reagire per il momento a tali domande d'asilo e di attendere quel che faranno le altre ambasciate", raccomandava espressamente de Watteville. "Mi pare molto importante adottare una strategia coordinata con le altre ambasciate occidentali e con l'Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati (UNHCR), altrimenti rischiamo di attirare tutte le domande e di essere sommersi", concludeva de Watteville.
La risposta dell'UFM non si fece attendere, visto che già nel novembre 2006 accolse le richieste dell'ambasciatore in Siria. Le ambasciate al Cairo e a Damasco vennero inoltre esortate a non più trasmettere le domande a Berna, ma a indirizzarle direttamente all'UNHCR.
Così, fra il 2006 e il 2008, le ambasciate elvetiche nei due paesi arabi ricevettero fra le 7'000 e le 10'000 domande d'asilo da parte di iracheni. Ma le richieste non vennero mai trattate dall'UFM. Soltanto nel gennaio 2010, il nuovo direttore dell'Ufficio federale della migrazione Alard du Bois-Reymond decise di cambiare la pratica e di esaminare le domande rimaste fino ad allora inevase.
UNHCR non al corrente di un accordo
Intanto, l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) ha dichiarato oggi di non avere informazioni su un accordo concluso con la Svizzera sulle domande d'asilo inevase di cittadini iracheni tra il 2006 e il 2008. "Stiamo verificando quali discussioni vi siano state con la Svizzera all'epoca", ha precisato all'ats il capoufficio per le relazioni con la Confederazione dell'UNHCR a Ginevra, Susin Park.
"Un tale accordo non è consueto. Stiamo cercando ciò che è stato detto all'epoca e da parte di chi in seno all'UNHCR", ha proseguito Susin Park. La responsabile dell'ufficio dell'UNHCR ha inoltre ricordato come la legge elvetica preveda che le domande d'asilo giunte alle ambasciate siano poi trasferite e esaminate a Berna.
"In virtù del diritto internazionale, la responsabilità di trattare le domande dei richiedenti l'asilo incombe al paese nel quale o alla frontiera del quale essi si trovano", ha sottolineato la Park. Secondo la Convenzione dell'ONU sui rifugiati del 1951, ogni domanda di asilo dev'essere obbligatoriamente esaminata.
Mercoledì, la consigliera federale Simonetta Sommaruga ha annunciato l'avvio di un'inchiesta esterna per fare piena luce sulla vicenda.
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