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BERNA - Le gelate tardive dello scorso aprile hanno avuto effetti disastrosi sulla produzione elvetica di frutta: il raccolto di mele è crollato del 35% rispetto all'anno scorso, a 40'000 tonnellate. Per questo Swisscofel - l'associazione svizzera del commercio di frutta, verdura e patate - ha inoltrato all'Ufficio federale dell'agricoltura una richiesta di importazioni straordinarie per almeno 6000 tonnellate entro marzo 2018.
Il problema del gelo non ha colpito però solo la Svizzera, ma gran parte del nord Europa. «A partire da marzo, le prime navi cargo arriveranno con le mele dall’emisfero australe», ha spiegato Marc Wermelinger di Swisscofel, l'associazione svizzera del commercio di frutta, verdura e patate. Le principali aree di coltivazione sono Cile, Argentina, Sudafrica, Australia e Nuova Zelanda.
Non aumentano i prezzi - Secondo Wermelinger, ciò non influirà sul prezzo di vendita se il raccolto nel sud è buono. Tuttavia, il trasporto avrà un impatto sulla LCA (Life cycle assessment, la “valutazione del ciclo di vita”). I frutti importati - come dimostrato dal centro per la progettazione di sistemi ecologici del Politecnico federale di Zurigo - hanno effetti ambientali significativamente maggiori rispetto alle mele svizzere conservate nelle cantine.
Al contrario, la differenza tra le mele immagazzinate a livello industriale e quelle importate non è enorme. «Contrariamente agli asparagi verdi importati o ai pomodori coltivati nelle serre riscaldate, le mele della Nuova Zelanda sono innocue», afferma il ricercatore dell’ETH Claudio Beretta.
Più dannoso conservare che importare - La LCA è uno strumento utilizzato per valutare l’impatto ambientale di un prodotto sulla base di tutti i processi che attraversa. Nel caso delle mele importate, la valutazione peggiora a causa delle serre riscaldate e il trasporto aereo, ma non con il trasporto su nave.
Anche la Società svizzera di nutrizione (ssn) sostiene che una male fresca della Nuova Zelanda può certamente competere con una mela svizzera. «Una lunga conservazione è più dannosa per l’ambiente rispetto a un lungo viaggio attraverso il mare», scrive l’organizzazione in un rapporto. La ragione? Il raffreddamento costante e la riduzione di ossigeno nell’aria in cui viene conservato il frutto per fermare il suo processo di maturazione.