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Tripoli è in ginocchio. Consumata da giorni d'assedio e di scontri, senza cibo, energia elettrica, con gli ospedali che non riescono ad accogliere e curare centinaia di feriti. Oggi il leader del Consiglio Nazionale Transitorio, Mustafa Abdel Jalil, ha parlato per la prima volta di "emergenza umanitaria" nella capitale libica lanciando un appello "a tutte le organizzazioni umanitarie" affinchè corrano in aiuto della popolazione.
In una conferenza stampa da Bengasi, Jalil ha lanciato l'allarme. "Tripoli ha bisogno di medicine, di cure di prima necessità, di materiale chirurgico", ha sottolineato, precisando che in città mancano anche alimenti di prima necessità.
Il taglio dell'acqua corrente e dell'elettricità è dovuto "a sabotaggi delle forze di Gheddafi", ha spiegato il leader degli insorti, denunciando anche la mancanza di liquidità nelle banche della capitale e facendo appello "a tutti gli uomini di affari, affinchè facciano tornare i loro capitali nelle banche libiche, soprattutto in vista dell'avvicinarsi della festa di Aid el-Fitr", che segna la fine del Ramadan.
Nel frattempo, la Gran Bretagna ha sbloccato 3,4 milioni di euro per aiuti umanitari, che saranno impiegati per nutrire 700mila persone e fornire assistenza a medica a 5mila feriti, in primo luogo a Tripoli.
A mettere in allarme i ribelli c'è soprattutto l'emergenza sanitaria in cui è caduta la città, abbandonata nei giorni scorsi da centinaia di medici stranieri.
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