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<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Così come il primo ministro di Tuvalu Koloa Talake, la Svizzera è molto preoccupata per gli effetti nefasti che avranno i cambiamenti climatici sul Paese insulare. In occasione della sua visita in Svizzera nel 1999, il ministro dell'ambiente di Tuvalu ha discusso dei cambiamenti climatici con il consigliere federale Joseph Deiss e ha avuto la possibilità di illustrarne le conseguenze nell'ambito di Sun 21 a Basilea il 19 settembre 1999.</p><p></p><p>Gli scenari che il Gruppo di esperti intergovernativo sull'evoluzione del clima (Intergovernmental Panel on Climate Change, IPCC) ha utilizzato nel suo terzo rapporto di valutazione pubblicato lo scorso anno prevedono un aumento del livello dei mari. Tale aumento, stimato tra 0,09 e 0,88 metri, è suscettibile di minacciare direttamente la sopravvivenza della popolazione non soltanto di Tuvalu, ma anche di numerose altre isole nel mondo, in particolare di quelle raggruppate nell'Alleanza dei piccoli Stati insulari (AOSIS), un'alleanza formale cui appartiene Tuvalu. Questo pericolo è inoltre generalizzato per tutte le popolazioni che vivono in prossimità delle coste di tutto il pianeta. Anche se la Svizzera non ha programmi bilaterali con Tuvalu, questo Paese beneficia dei contributi svizzeri alle istituzioni multilaterali quali PNUD, UNICEF e FNUAP così come la Banca mondiale e la Banca asiatica di sviluppo, dove la Svizzera figura fra i principali donatori. </p><p></p><p>a. La Svizzera è solidale con gli sforzi internazionali volti a ridurre le emissioni di gas a effetto serra. Essa si è impegnata sin dall'inizio dei negoziati internazionali per la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. Nel 1992, al momento della firma a Rio de Janeiro in occasione della Conferenza della Nazioni Unite sull'ambiente e lo sviluppo la Svizzera, unitamente ad altri Paesi germanofoni, ha dichiarato di voler riportare le emissioni nel 2000 ai livelli del 1990. Questo obiettivo è stato raggiunto.</p><p></p><p>Inoltre la Svizzera si è impegnata nei negoziati che hanno condotto all'adozione del Protocollo di Kyoto affinché quest'ultimo adottasse obiettivi vincolanti sostanziali di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra. La Svizzera è fra gli Stati che si sono prefissati l'obiettivo più ambizioso del Protocollo di Kyoto (8 % di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra nel periodo 2008-2012 rispetto al 1990).</p><p></p><p>Le modalità di attuazione del Protocollo di Kyoto sono state oggetto di lunghi negoziati conclusisi con gli Accordi di Marrakesh nel 2001. Anche in questo ambito la Svizzera si è impegnata con il Gruppo d'integrità ambientale creato in collaborazione con il Messico, la Corea, Monaco e il Liechtenstein al fine di evitare che l'integrità ambientale del Protocollo di Kyoto sia messa in discussione dalle sue modalità d'applicazione.</p><p></p><p>Infine va segnalato che la Svizzera con la legge sul CO- il cui obiettivo consiste nel ridurre nel 2010 le emissioni di CO del 10 per cento rispetto a quelle del 1990 - è fra i primi Paesi al mondo ad aver preso provvedimenti a livello nazionale volti a ridurre le emissioni di gas a effetto serra. Con detta legge e con altri misure quali la legge sull'energia e il suo programma di azione SvizzeraEnergia, il nostro Paese sta già attuando il Protocollo di Kyoto.</p><p></p><p>b. La protezione dell'ambiente naturale degli abitanti di Tuvalu contro gli effetti nefasti dei cambiamenti climatici, e in particolare l'aumento del livello dei mari, è una misura necessaria. Essa deve avvenire nell'ambito di una strategia d'adattamento definita da Tuvalu. Per far beneficiare dell'esperienza di altri Paesi nella stessa situazione, la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici organizza, in collaborazione con il Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente (PNUA) e con il Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (PNUA), studi sulla vulnerabilità e sulle possibilità per combattere gli effetti nefasti dei cambiamenti climatici.</p><p></p><p>In questo ambito la Svizzera si è impegnata a contribuire finanziariamente per i prossimi tre anni agli sforzi del PNUD al fine di valutare la vulnerabilità degli Stati meno sviluppati e i mezzi per combattere gli effetti nefasti dei cambiamenti climatici.</p><p></p><p>Questo sostegno segue altre azioni che la Svizzera ha intrapreso in favore di Paesi che si trovano nelle stesse condizioni di Tuvalu, ossia i Paesi dell'AOSIS. La Svizzera ha così finanziato nel 1998 le attività preparatorie per l'utilizzazione del meccanismo per lo sviluppo "pulito" del Protocollo di Kyoto, nel 2000 il laboratorio dell'AOSIS sull'energia e lo sviluppo sostenibile e nel 2001 la partecipazione dei delegati dell'AOSIS alla settima Conferenza delle Parti (COP 7) della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici che si è svolta nel novembre 2001 a Marrakesh. Questo sostegno consente ai Paesi dell'AOSIS di far sentire la loro voce nei negoziati internazionali.</p><p></p><p>c. È necessaria una presa di coscienza in seno alla comunità internazionale al fine di adottare misure concrete ed efficaci per ridurre le emissioni di CO e per impedire l'ulteriore riscaldamento dell'atmosfera. Lo strumento tradizionale dei buoni uffici, volto a favorire o a ripristinare il dialogo tra due Parti in conflitto (per esempio mediante l'organizzazione di conferenze o la rappresentazione di interessi esteri) non può purtroppo contribuire in modo decisivo a una siffatta presa di coscienza. È necessario e atteso invece un grande impegno nell'ambito del clima. La Svizzera si impegna attivamente negli affari ambientali e in futuro sarà in posizione ancora migliore per continuare a farlo, poiché quale membro dell'ONU disporrà di uno strumento supplementare di politica estera di grande importanza per queste questioni.</p>  Risposta del Consiglio federale.