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La Svizzera non introdurrà controlli sistematici ai confini. Il Consiglio nazionale ha infatti respinto - con 111 voti contro 73 e 3 astenuti - una mozione in tal senso del gruppo UDC.
Un atto parlamentare identico era stato inoltrato anche al Consiglio degli Stati, che l'aveva sonoramente bocciato lunedì scorso. Approvato invece un postulato del PS che chiede un rapporto sulle ripercussioni economiche dell'associazione a Schengen.
Nel suo atto parlamentare, l'UDC chiedeva al Consiglio federale di ispirarsi a Germania, Austria e Slovenia che in settembre hanno temporaneamente introdotto controlli a determinate frontiere interne. Lo scopo della mozione era impedire le entrate illegali. I democentristi auspicavano un impiego dell'esercito per sostenere il corpo delle guardie di confine.
"È impossibile controllare sistematicamente ogni persona che valica il confine. Non è mai stato fatto e non sarà mai possibile farlo", ha affermato la consigliera federale Simonetta Sommaruga. Quanto all'impiego dell'esercito, Lorenz Hess (PBD/BE) ha affermato che è illusorio pensare che basta inviare qualche soldato che sta effettuando un corso di ripetizione.
La Camera del popolo ha invece approvato - con 126 voti contro 66 - un postulato presentato dal gruppo socialista che domanda al Consiglio federale di illustrare le ripercussioni economiche dell'associazione a Schengen, soprattutto in relazione al turismo e alla semplificazione delle procedure amministrative. Il governo si è detto disposto a valutare quanto chiesto dal PS; i risultati verranno integrati nel prossimo "rapporto Europa".
Il Nazionale ha anche adottato parte di una mozione del gruppo ecologista che chiede di aiutare direttamente i Paesi UE più colpiti dalla crisi migratoria, ossia Italia e Grecia. Il sostegno può essere di tipo finanziario o logistico. Dovranno anche essere notevolmente potenziati i contributi destinati ai campi di rifugiati situati al confine con la Siria.
SDA-ATS