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Il centenario della morte di Vladimir Il’ič Ul’janov, ossia Lenin, cade oggi, il 21 gennaio 2024. Lenin fu il più importante rivoluzionario russo e il pensatore più influente nel movimento operaio dopo Marx ed Engels; infatti prese le teorie dei due tedeschi e le ammodernò, adattandole al contesto dei primi del Novecento e alla condizione dei paesi che, come la Russia zarista, ancora non avevano sviluppato un’industria e una borghesia dominanti come quelle dei paesi dell’Europa Occidentale e degli Stati Uniti. Egli però non si fermò alla mera rielaborazione del pensiero marxista, bensì arricchì l’analisi del sistema economico e politico capitalista con un proprio contributo teorico, dando origine al marxismo-leninismo. Tra le teorie più importanti figurano senza dubbio la definizione di imperialismo data da Lenin (ben riassunta in questo articolo del 2020) e la sua concezione e strutturazione del partito comunista, argomento di questo articolo, che si vuole come un breve contributo teorico per una migliore organizzazione dei comunisti nel XXI secolo.
Il modello leninista della struttura e dell’organizzazione di un partito oggigiorno è fondamentale non solo per il perseguimento di obiettivi politici, ma è una soluzione per contrastare l’estremo individualismo che dilaga, promosso dall’attuale classe dirigente per parcellizzare il più possibile la società capitalista. La costruzione di un partito solido e compatto e al tempo stesso fluido e malleabile garantisce al partito stesso di resistere sia alle pressioni esterne verso l’interno che quelle interne verso l’esterno. Il partito leninista presenta poche ma importanti caratteristiche, le quali gli conferiscono l’adattabilità all’ambiente politico e l’omeostasi al proprio interno e che sono, per i comunisti di oggi, fondamentali da conoscere.
La prima caratteristica che va menzionata è l’autonomia del partito rispetto alla massa lavoratrice, cioè il partito comunista deve essere capace di distinguere quando la suddetta massa va nella giusta direzione o meno, ma per farlo deve ascoltare, evidentemente, le necessità e le richieste della classe operaia. Tuttavia il partito comunista deve rimanere umile, siccome egli non è un mero rappresentante della classe operaia, né è un’élite di pensatori distaccata dal proletariato; il partito comunista è parte integrante della massa lavoratrice e a lei deve fornire gli strumenti analitici e la propria organizzazione per conquistare forza e potere coi quali perseguire i propri obiettivi e difendere così i propri interessi.
Il partito comunista è caratterizzato da un alto grado di coscienza di classe all’interno dell’organizzazione. Il suo militante è cosciente della dialettica tra classi e della relativa lotta tra esse e comprende quindi a fondo la propria condizione: è anche per questo motivo che la formazione politica deve ricoprire un ruolo fondamentale in un’organizzazione comunista, affinché i suoi militanti sappiano analizzare la realtà e di conseguenza elaborare delle tattiche e una strategia adeguate a poter incidere concretamente nella società. Il partito comunista è poi organizzato secondo il centralismo democratico, che garantisce la massima unità e disciplina verso l’esterno come una testuggine romana senza sacrificare la massima democrazia all’interno degli organi di partito garantendo un dibattito che possa definire la linea del partito stesso. Tale elemento è fondamentale per contrastare l’individualismo e aumentare l’efficacia dell’azione politica del partito.
Infine il partito comunista deve sempre avere una prospettiva sul lungo termine, che coincide anche con l’ottenimento del potere. Dunque è necessario essere pronti e preparati a prendere e gestire il potere conquistato (è anche per questo motivo che il Partito Comunista in Svizzera si vuole come un partito di governo anche se non al governo). Per fare ciò il partito deve riuscire a costruire un blocco storico (termine derivante dalla teoria gramsciana) solido e forte tanto da riuscire a rivaleggiare con quello borghese, al fine di sostituirlo. Va qui specificato che le modalità di presa del potere dipendono dalle condizioni e caratteristiche dell’ambiente in cui i comunisti operano. Quanto è stato valido nella Russia zarista non lo sarebbe dunque qui in Svizzera e l’atteggiamento del Partito Comunista (Svizzera) fin dalla sua fondazione nel 1944 (come Partito del Lavoro) ne è la dimostrazione.
Il partito di stampo leninista non è come gli altri, esso è infatti più simile ad un organismo che a un monolite, perché si adatta ed evolve secondo le necessità del momento storico e in funzione dello stesso momento adotta la linea ritenuta più efficace. A differenza degli altri partiti, progressisti o conservatori che siano, quello comunista non ha la presunzione di elevarsi a guida profetica di una classe o di inchinarsi e farsi calpestare eseguendo quanto attori esterni gli dettano; il partito comunista ha e deve avere per definirsi tale la fermezza e il coraggio di porsi in prima linea a difendere e combattere per i diritti dei lavoratori, perché come Lenin ha teorizzato: il partito comunista non è solo parte della classe operaia, egli ne è l’avanguardia. In Ticino ed in Svizzera l’unico partito del genere è il Partito Comunista (Svizzera), la cui organizzazione occorre rafforzare sempre di più. Un partito serio, che forma i propri militanti e propone una via alternativa a quella liberale, nel pieno rispetto però delle tradizioni svizzere. Un’alternativa che dice no all’UE e alla NATO e che invece dice sì alla neutralità, al lavoro e al servizio pubblico. Che gli insegnamenti di Lenin, rievocati in questo centesimo anniversario dalla sua scomparsa, ci servano da spunto e da incentivo per lavorare e lottare con sempre maggiore convinzione.