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Lo storico Gianluca Gabrielli presenta un'introduzione alle radici dell'ideologia razzista nella scuola italiana e dei suoi sviluppi nell'età fascista.
L'articolo fa parte del Dossier Didattico «L’infanzia al tempo delle leggi razziali. Persecuzione antisemita e fuga verso la libertà» realizzato in occasione della Giornata della memoria 2022.
In allegato è disponibile il "Secondo libro del Fascista", libro di testo adottato dalle scuole medie italiane e dagli ultimi anni delle elementari a partire dal 1939.
Nella scuola italiana erano presenti elementi di ideologia della razza fin dall'Unità, ereditati dalla lunga storia del razzismo occidentale.
Fonte: G.B. Paravia e C. Materiale scolastico per gli asili infantili e le scuole elementari, n° 1, année scolaire 1914-1915,
Questi elementi emergevano soprattutto nelle pagine della materia “geografia”, che dalla metà dell'Ottocento proponevano una suddivisione dell'umanità in “razze” e una loro gerarchizzazione esplicita. L'immagine di questa presenza strutturale emerge nelle “tavole delle razze”, sintesi visiva della suddivisione e gerarchizzazione dei popoli del mondo.
Tale antropologia gerarchizzante funzionava molto bene per giustificare le politiche di espansione coloniale, contribuendo a trasmettere l'idea di un'Africa popolata da “razze barbare” o “selvagge” che solo l'intervento occidentale (italiano) poteva civilizzare (e la presenza bianca avrebbe utilizzato risorse economiche del territorio altrimenti sprecate).
La scuola fascista eredita questa narrazione. Negli anni Trenta, soprattutto in occasione della conquista dell'Etiopia, il discorso scolastico rivolto a descrivere le popolazioni africane si inasprisce e polarizza, individuando gli africani “cattivi” (“schiavisti, selvaggi, incivili” da sconfiggere e soggiogare) e gli africani buoni (“schiavi”, ma anch'essi “selvaggi e incivili”, da liberare, governare e incivilire).
Fonte: «Le principali razze umane », pannello murale, Trieste/Gorizia/Venise, Edizioni Dal Soglio [anni quaranta].
Con il varo delle leggi razziste (1937 contro gli africani, 1938 contro gli ebrei) la scuola, per l'impegno zelante del ministro Bottai, fu in prima linea come settore di applicazione del razzismo di Stato. Fin dal mese di agosto, con le segreterie in parte chiuse, venne avviata la serie di circolari che in breve tempo avrebbe permesso l'espulsione di studenti, docenti, personale non docente individuati come “di razza ebraica”.
Il censimento dei docenti e degli studenti partirono immediatamente, per fare in modo che la scuola (che iniziava in ottobre) potesse aprire i battenti senza la presenza di persone ebree. In questo modo non solo veniva fatta esordire in maniera radicale la persecuzione dei diritti proprio in un settore cruciale come l'istruzione, ma attraverso l'espulsione si operava un tragico e pesantissimo intervento concreto di pedagogia razziale per tutti i docenti e gli studenti non ebrei che si vedevano sparire sotto gli occhi i colleghi e compagni.
Nel corso dell'anno si avviò e prese corpo l'intervento a tutto campo anche sulla didattica. Da una parte l'epurazione del curricolo dagli elementi ebraici, cioè l'esclusione dei libri di testo di autori ebrei, la sostituzione delle carte geografiche, poi la cancellazione dei brani firmati dagli autori ebrei anche delle antologie e la ridenominazione delle scuole intestate a personalità ebree. Parallelamente i contenuti della politica “razziale” di Stato entravano nel curricolo ed integravano quelli già esistenti; ciò avvenne attraverso la promozione nelle biblioteche scolastiche della rivista “La difesa della razza”, gli interventi alla radio, la modifica dei libri di testo, le pressioni dei presidi e lo zelo di molti docenti.
Fonte. Estratto dal "Secondo libro del fascista" (1939)
L'intervento più diretto ed esplicito fu la stampa nel 1939 del Secondo libro del fascista, un vero breviario del razzismo di Stato fascista indirizzato alle classi quinte, alle scuole medie e alla Gioventù italiana del littorio. Le fine della Seconda guerra mondiale segnò la cancellazione degli elementi di antisemitismo dai libri di testo e dal curricolo, mentre gli elementi di razzismo coloniale rimasero presenti e solo nel corso dei decenni - con la decolonizzazione e le lotte degli afroamericani per i diritti civili - precipitarono progressivamente sottotraccia.
Ma fu l'intero processo di varo della legislazione razzista e della sua applicazione nella scuola italiana che fu rimosso e non trovò per decenni alcuna discussione problematizzante nei curricoli scolastici della Repubblica.
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Gianluca Gabrielli ha conseguito un dottorato in storia dell'educazione presso l'Università di Macerata. Studia la storia del razzismo e del colonialismo italiano e la storia della scuola. Ha collaborato alle mostre "La menzogna della razza" (1994) e "L'offesa della razza" (2005). Attualmente sta studiando la trasmissione degli stereotipi coloniali nella scuola italiana.