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«Anche le cose culturali che mi circondavano e mi circondano… le ho sempre affrontate con una sorta d'innamoramento. Non posso dire con amore: sarebbe un termine sbagliato. Innamoramento è più giusto per me, che in fondo mai ho affrontato un'impressione in chiave intellettuale. L'innamoramento racchiude qualcosa d'impulsivo, qualcosa che resta immotivato sul piano razionale.» Gotthard Schuh
A quarant'anni dalla morte di Schuh la Fondazione Svizzera per la Fotografia di Winterthur (FSF), che ne gestisce il lascito, ha rivisitato e rielaborato la sua opera. Questa retrospettiva celebra soprattutto l'approccio soggettivo - da Schuh stesso definito «una sorta d'innamoramento» - che mantiene intimamente coesi i suoi mondi visivi.
Gotthard Schuh (1897-1969), fotografo tra i maggiori del Novecento, non solo fu un pioniere del fotogiornalismo moderno ma sviluppò anche uno stile personale classificabile come «realismo poetico». Consapevole che lo sguardo fotografico sul mondo resta sempre soggettivo e che il fotografo deve gettarsi a capofitto in una data situazione per coglierla in forma intuitiva («Ognuno riproduce solo ciò che vede, e ognuno vede solo ciò che corrisponde al proprio essere»), nell'atto appassionato del perdersi e dell'innamorarsi Schuh sapeva addensare contenuti lirico-metaforici che sono rimasti validi anche in contesti storici mutati. Non era un reporter o un cronista in senso stretto, come si vede con particolare chiarezza esaminando gli aspetti sensuali ed erotici della sua fotografia. Qua e là emergono però anche sfaccettature più cupe: molte delle sue immagini attestano una sete inappagata di felicità e sicurezza amorosa. Proprio queste sfumature melanconiche, spesso poco notate, avvicinavano Schuh anche a un fotografo più giovane, Robert Frank.
Gotthard Schuh, come la maggior parte dei fotografi di allora, giunge alla fotografia da autodidatta. Verso il 1930 ha già alle spalle tredici anni di pittura quando scopre come mezzo espressivo la macchina fotografica, e in quel periodo l'atmosfera di risveglio legata alla Nuova Fotografia entusiasma anche lui: nelle sue prime pubblicazioni gli effetti ottici e la pregnanza compositiva hanno un ruolo importante. Durante soggiorni prolungati nella Parigi pulsante dei primi anni Trenta, Gotthard Schuh si lascia ispirare dalla voglia di vivere della metropoli, prende le distanze dalla Nuova Fotografia e raggiunge un proprio linguaggio visivo gravitante sulla persona; concentrato soprattutto sulle atmosfere e sull'espressività emotiva, sulla sensibilità psicologica e sullo spessore poetico, ora coglie situazioni notturne e sospette, cerca il movimento e i contorni fluidi, si tuffa in mondi femminili, si lascia trascinare dall'eros.
La sensibilità e l'occhio del pittore Gotthard Schuh restano percepibili anche nelle sue fotografie. Sapendo che le immagini del mondo esterno corrispondono a quelle interiori, egli sfrutta di continuo la fotocamera per dare espressione a fantasie e sentimenti personali; spesso per lui il contenuto poetico è più importante dell'autenticità documentaria, e talvolta i confini tra istantanea e posa preparata diventano fluidi. In piena guerra, nel 1941, esce il libro Inseln der Götter, che fa conoscere il fotografo svizzero su scala internazionale. Ristampato altre dodici volte entro il 1960, il volume - frutto di un viaggio che, cominciato nel marzo 1938, in undici mesi porta l'autore a Singapore, Giava, Sumatra e Bali - si distingue per il suo mix ben riuscito di cronaca e introspezione, di fatti e fantasia.
In qualità di fotoredattore della Neue Zürcher Zeitung, con Edwin Arnet creò il supplemento Das Wochenende (1941) e lo rese un forum fotografico molto seguito; su quelle pagine presentò a un vasto pubblico, oltre alle proprie fotocronache, colleghi di talento ancora ignoti o di fama internazionale (Brassaï, Robert Frank ecc.).
A partire dagli anni Cinquanta una parte cospicua della sua attività fotografica si riflette nei libri Italien(1953), Tessin (1961) e Tage in Venedig (1964), la sua pubblicazione più importante di allora è Begegnungen(1956), opera nuova e compatta ottenuta mescolando liberamente, in chiave associativa, immagini datate ad altre più recenti.
A due anni da Tradurre la realtà, la prima mostra fotografica allestita a Villa dei Cedri, si ripete l'appuntamento con la fotografia svizzera grazie alla rinnovata collaborazione con la Fondazione Svizzera per la Fotografia di Winterthur. La delicata esposizione curata dal direttore della FSF Peter Pfrunder e inaugurata a Winterthur la scorsa estate, giunge a Bellinzona dopo aver fatto tappa al Musée Nicéphore Niépce a Chalon sur Saône, e proseguirà in seguito alla volta della Spagna.
Le opere esposte
Le fotografie esposte provengono quasi interamente dalla collezione della FSF che dal 1980 gestisce il lascito fotografico di Gotthard Schuh e i diritti sulle sue opere. Oltre a molte stampe originali - ingrandimenti realizzati allora dal fotografo - oppure successive ma autorizzate dallo stesso Schuh, sono esposte ristampe prodotte nell'ultimo biennio, a partire dai negativi originali, in un laboratorio fotografico. L'esposizione è completata da riviste e documenti originali e da un nucleo di dipinti e opere grafiche risalenti agli anni Venti del Novecento - la prima stagione creativa di Schuh - notevoli per la loro coerenza tematica con l'opera fotografica che si svilupperà nei decenni successivi.
«Gotthard Schuh: la tenerezza dello sguardo» presenta anche una trentina di ristampe dai negativi delle fotografie che illustrano il libro fotografico Tessin. Rückblick auf ein Paradies (Zurigo, 1961), omaggio del fotografo al Ticino dove soggiornò regolarmente. La mostra sarà anche l'occasione per scoprire in anteprima alcuni estratti del film «Una visione sensuale del mondo» a cui sta lavorando il regista ticinese Villi Hermann.
Mostra a cura di Peter Pfunder
Progetto e produzione della mostra Fotostiftung Schweiz, Winterthur
in collaborazione con il Museo Villa dei Cedri
Sostenuta da:
- Città di Bellinzona
- Reppublica e Cantone Ticino, Fondo Swisslos
- Pro Helvetia
- Fondazione ing. Pasquale Lucchini
- Fondazione Amici di Villa dei Cedri
Pubblicato in occasione della mostra:
Scritti al museo, vol. 5
a cura di Anna Lisa Galizia
con testi di Robert Frank,
Anna Lisa Galizia, Martin Gasser,
Villi Hermann, Antonio Mariotti
e Peter Pfrunder
Edizione Museo Villa dei Cedri, 2010
Gotthard Schuh: Eine Art Verliebtheit / Une approche amoureuse
A cura di Peter Pfrunder, con la collaborazione di Gilles Mora
Testi di Peter Pfrunder, Gilles Mora e Martin Gasser
Pagine 312, illustrazioni 200
Steidl Verlag/Fotostiftung Schweiz, 2009