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L’uomo delle stelle
L'ultimo film di Giuseppe Tornatore, "La corrispondenza", è appena uscito nelle sale. Nel cast ritroviamo attori famosi del calibro di Jeremy Irons e di Olga Kurylenko, continuando il filone di internazionalità già iniziato nel suo precedente film "La migliore offerta". Ma il cineasta italiano è ricordato da tutti per i suoi "affreschi" della sua amata Terra, la Sicilia, dove ha girato molti dei suoi capolavori.
Tra questi c'è anche "L'uomo delle stelle" che è stato girato quasi interamente sull'isola del mar mediterraneo. Siamo nell'immediato dopoguerra italiano e il romano Joe Morelli, interpretato da Sergio Castellitto, fa soldi girando provini nei piccoli paesi siciliani, millantando ai mal capitati che li farà visionare ad un importante produttore cinematografico, ingannandoli con la speranza di un futuro di gloria e ricchezza. Ne restano tutti contagiati: una madre offre il suo corpo per sponsorizzare la figlia diciottenne; un omosessuale, Vito interpretato da Leo Gullotta, si apre confidando il suo dramma; un brigadiere dell'arma dei carabinieri, Mastropaolo, lo ferma di nascosto per recitare la Divina Commedia tradotta da lui in siciliano; un reduce della guerra di Spagna, che non proferisce parola da anni, accetta di recitare; un mafioso siciliano, Primo Badalamenti, si confessa davanti alla cinepresa.
Tutto sembra filare liscio fino a quando non incontra durante i provini un'orfana, Beata, che porterà con se e che diventerà la sua donna. Ma il brigadiere, ora maresciallo, lo arresta per truffa: non solo non ha nulla a che fare con la fantomatica casa cinematografica "Universalia" per la quale si spaccia talent scout, ma usa persino una pellicola scaduta per le riprese. Uscito dopo due anni dal carcere ritrova il suo furgone e cerca Beata: dopo una difficle ricerca, finalmente la ritrova, pazza, in un manicomio. Nel viaggio di ritorno a Roma Joe è vittima del ricordo delle gente comune che ha affidato a lui i suoi sogni e che lui ha tristemente ingannato.
Dopo Nuovo Cinema Paradiso, un altro viaggio all’interno dell’anima e della cultura siciliana, in cui vengono confermate le sue doti nel saper mescolare, all’americana, spettacolo, commozione, professionalità nella confezione ed inventiva formale con l’impegno di temi umanamente profondi e importanti, supportati da sceneggiature ben realizzate su racconti originali. L’imbroglione cinematografaro romano, che guarda con astuzia alla miseria e all’ignoranza degli uomini siciliani cui vende i sogni non si rende conto del patrimonio umano con cui entra in contatto. E per gran parte del film Tornatore colleziona volti e testimonianze fino a rischiare la ripetitività episodica ma saprà poi nella parte finale della pellicola emanciparsi per toccare emozioni forti come la tristezza del rimorso, la rabbia dell’ottusità, il pessimismo. Un ottimo Sergio Castellitto che riceverà il Premio della Giuria a Venezia.