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Commenti alla cosiddetta «gogna in Internet»
Lo strumento della gogna in rete gode di crescente popolarità. Sempre più spesso in Internet sono pubblicate liste nere (o «blacklist») con i nomi delle persone che hanno agito o preso decisioni che non rispecchiano le convinzioni dell'autore. Non di rado di queste persone vengono pubblicati anche indirizzi privati e/o fotografie.
Nei casi di gogna in rete vengono trattati e trasmessi a terzi dati personali, che non devono ledere illecitamente i diritti della personalità degli interessati. Che cosa significa concretamente viene spiegato di seguito.
In generale
Le liste nere e lo strumento della gogna in rete sono problematici dal profilo della protezione della personalità. Spesso i nomi delle persone vengono sbattuti su una lista e queste ultime sono accusate sommariamente con slogan sensazionalistici, senza elementi che permettano di approfondire il caso specifico e senza che il lettore possa farsi un quadro più preciso. Le persone menzionate vengono bollate senza avere alcuna possibilità di difendersi.
L'obiettivo principale di queste operazioni consiste nello screditare e stigmatizzare le persone chiamate in causa rispetto a chi non figura sulla lista nera. Questo effetto, paragonabile a quello della gogna medievale, secondo le circostanze può essere qualificato di grave lesione della personalità. Un simile strumento non serve tanto a soddisfare il bisogno d'informazione dell'opinione pubblica quanto piuttosto a perseguire gli interessi particolari dell'autore nell'indurre determinate persone ad agire e a decidere secondo le sue convinzioni. È difficile in questo caso tracciare un confine netto con la coazione penale.
Lesioni della personalità mediante la messa alla gogna di autorità
Su determinate liste nere figurano membri di autorità pubbliche che secondo l'autore hanno agito in modo sbagliato. Innanzitutto occorre sottolineare che la critica fondata e oggettiva alle autorità e ai suoi membri è permessa e tutelata dal diritto alla libera espressione. Non sono invece consentite le affermazioni non oggettive e inutilmente denigratorie e lesive. Per giudicare se una critica è oggettiva e fondata non bisogna basarsi su una percezione soggettiva delle persone coinvolte (l'autore o la persona interessata), bensì fondarsi su criteri oggettivi: occorre tenere conto di come il lettore medio percepisce la critica.
I membri delle autorità, svolgendo un'attività pubblica, devono accettare di essere esposti maggiormente alle critiche del pubblico rispetto ai privati. Questo deve tuttavia valere soltanto quando sono divulgate informazioni relative alla loro attività pubblica; le critiche devono altresì essere oggettive. Pubblicare informazioni riguardanti la sfera privata invece, come indirizzo e numero di telefono privati, indirizzo privato di posta elettronica, appartenenza ad associazioni o fotografie, non serve in alcun modo a esprimere critiche oggettive e giustificate. La divulgazione di tali informazioni sottintende implicitamente o addirittura esplicitamente l'invito a contattare la persona interessata al di fuori della sua funzione pubblica. Non è possibile ravvisare altri scopi. In tal modo, però, gli interessati sono quanto meno esposti a una pesante ingerenza nei loro diritti della personalità, se non addirittura minacciati ai sensi del diritto penale.
Lesioni della personalità derivanti dalla divulgazione di dati già pubblici
Spesso, in caso di pubblicazione di liste nere, si sostiene che vengono utilizzate unicamente informazioni già divulgate (anche dalla persona interessata) e che pertanto non sussiste alcuna ingerenza nella sfera privata. In genere si sottovaluta però il fatto che le informazioni utilizzate e già accessibili al pubblico vengono associate ad altre in modo inedito e pubblicate in un contesto completamente diverso. Combinando in questo modo i dati disponibili è possibile fabbricare un vero e proprio profilo della persona interessata. Oltre a ciò le informazioni sono trattate in modo da essere rintracciabili in rete anche dopo lungo tempo e continuano a figurare associate alle liste nere e in posizione di rilievo nei risultati della ricerca. Tutto questo non ha più niente a che vedere con i dati pubblicati originariamente. Pertanto, anche utilizzando esclusivamente informazioni già pubblicate è possibile violare i diritti della personalità degli interessati.
In sintesi si può affermare che i diritti della personalità dei membri delle autorità chiamati in causa, di regola, sono violati mediante lo strumento della gogna in Internet e le liste nere.
In generale
Una lesione della personalità è illecita se non è giustificata da una base legale, da un interesse preponderante privato o pubblico o dal consenso della persona interessata. Nel caso della gogna in Internet entra in considerazione a priori unicamente un interesse pubblico o privato preponderante.
Di regola, gli autori di liste nere in rete giustificano la messa alla gogna di membri delle autorità con l' interesse del pubblico a essere informato, ad esempio in merito all'insolvibilità oppure ai comportamenti e agli errori di taluni membri. Al riguardo gli autori fanno valere un interesse pubblico preponderante.
A tale proposito ricordiamo che le informazioni pubblicate su una lista nera in Internet sono rese accessibili a un numero illimitato di persone (ossia a tutti coloro che nel mondo hanno accesso a Internet). Inoltre, si deve partire dal presupposto che una volta pubblicate su Internet le informazioni possono essere consultate illimitatamente, anche quando la pubblicazione originale è stata cancellata. La diffusione di simili informazioni, che rischiano per lo più di assumere un carattere diffamatorio o che riguardano la sfera privata, potrebbe essere giustificata unicamente in presenza di un fortissimo interesse pubblico preponderante. Quest'ultimo non può essere invocato con leggerezza: non sussiste ad esempio nel caso si screditi una persona in rete perché non onora i propri debiti. Pertanto, in linea di principio, una lesione della personalità imputabile a una gogna in rete non è giustificabile.
Motivi giustificativi in caso di messa alla gogna di autorità
Anche nel caso della pubblicazione di presunte colpe imputabili a membri delle autorità, gli autori invocano soprattutto l'interesse del pubblico a conoscere il comportamento di tali personalità. Essi si immedesimano nel ruolo di vigilante e pretendono di informare l'opinione pubblica in merito alle irregolarità all'interno dell'amministrazione. Gli autori considerano le loro pagine a livello di pubblicazioni della stampa giornalistica. Tuttavia questo paragone non regge per diverse ragioni.
Nella maggior parte dei casi le liste nere e la gogna su Internet non sono il risultato dell'elaborazione giornalistica professionale di informazioni e quindi non possono essere considerate un prodotto di stampa. Come già detto, esse servono in primo luogo all'autore per mettersi in mostra e per far valere i propri interessi. Inoltre, raramente nel corso della loro attività gli autori adempiono le esigenze poste dall'obbligo di diligenza, che invece il giornalismo professionistico è tenuto a rispettare; spesso, anzi, le ignorano di proposito. Le informazioni sono pertanto scelte in modo molto unilaterale e arbitrario e sono pubblicate senza che le persone interessate abbiano la possibilità di esprimersi in merito alle accuse mosse loro. Questo viene aggravato dal fatto che spesso le liste e/o i relativi commenti sono pubblicati anonimamente.
Quanto viene pubblicato contiene perciò informazioni scarsamente obiettive che soddisfano in misura limitata i bisogni d'informazione del pubblico. Pertanto, la grave violazione dei diritti della personalità degli interessati che ne deriva non si giustifica in alcun caso.
Gli autori che espongono alla gogna in Internet i membri delle autorità invocano inoltre il loro diritto costituzionale alla libertà d'espressione e sostengono che, da questo profilo, la critica pubblica al mandato ufficiale dei membri delle autorità dev'essere permessa. Dal canto loro, le persone in questione si sentono lese nel loro diritto alla sfera privata e alla protezione della personalità parimenti tutelato a livello costituzionale. È tuttavia opinione condivisa che la libertà del singolo giunge soltanto fino a dove non compromette i diritti legittimi di un terzo. La libertà d'espressione si ferma pertanto davanti alla sfera privata dell'interessato. È quindi chiaro che gravi ingerenze nella sfera privata come quelle che possono essere causate dalla pubblicazione di liste nere non possono essere giustificate neppure invocando il diritto all'esercizio della libertà d'espressione.