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Secondo lo studio l'utilizzo di bruciatori a legna triplica il livello di particelle inquinanti nocive all'interno delle case e la loro vendita dovrebbe essere accompagnata da un'avvertenza per la salute.
In tempi di covid c’è chi ci ricorda che i pericoli per la salute possono annidarsi un po' ovunque. Anche nella ricerca del tepore nelle fredde giornate invernali.
Uno studio pubblicato sulla rivista Atmosphere sostiene che le stufe a legna triplicano il livello di particelle inquinanti nocive all'interno delle case, tanto che secondo gli scienziati dovrebbero essere vendute con un'avvertenza per la salute e consigliano addirittura di non usarli in presenza di anziani o bambini.
Come riferisce il Guardian la ricerca è stata condotta in 19 case a Sheffield nel corso di un mese all'inizio del 2020. Tutti i bruciatori utilizzati per la ricerca erano classificati come “apparecchi senza fumo”, un nuovo standard, che in Gran Bretagna diventerà obbligatorio nel 2022, ma che tuttavia valuta solo l’inquinamento prodotto all’esterno, spiega il giornale. Inoltre è stata utilizzata solo legna secca e stagionata. La legna troppo fresca o umida produce più fumo e il governo inglese sta progressivamente vietando la sua vendita. In Inghilterra si stima che la combustione di legna per il riscaldamento produca il 40% dell’inquinamento di micro particelle. Nel sud est del Paese, spiega il Guardian, quasi il 16% delle persone utilizza combustibile a legna, in Irlanda del Nord il 18%. Finora si erano analizzate le conseguenze all’esterno. Ora questo nuovo studio a esaminato l’inquinamento “casalingo” prodotto dalla combustione della legna.
"I nostri risultati sono motivo di preoccupazione", spiega al Guardian Rohit Chakraborty, dell'Università di Sheffield, che ha condotto lo studio. "Si raccomanda che le persone che vivono con persone particolarmente sensibili all'inquinamento atmosferico, come i bambini, gli anziani o le persone vulnerabili, evitino di usare stufe a legna". E “se le persone vogliono usarle, si consiglia di ridurre al minimo il tempo di apertura della stufa durante l'accensione o il rifornimento”. L’inquinamento si diffonde nella casa propio quando si apre lo sportello per ricaricare la stufa (vi è da chiedersi che impatto hanno invece i classici camini).
Lo studio ha analizzato i dati raccolti a intervalli di pochi minuti da monitor che rilevano l'inquinamento per un totale di 260 utilizzi di bruciatori a legna. I risultati hanno mostrato che i bruciatori erano di solito accesi per circa quattro ore alla volta, e durante questo periodo il livello di particelle nocive nelle case era tre volte superiore rispetto a quando le stufe non venivano utilizzate.Durante queste quattro ore, spiega il Guardian, il livello medio di particelle è salito a fra i 27 e i 195 microgrammi per metro cubo d’aria, mentre il limite indicato dell'Organizzazione Mondiale della Sanità è di 25 microgrammi per metro cubo in 24 ore. "Gli epidemiologi stanno sempre più riconoscendo che l'esposizione ad alte intensità di [piccole particelle] in periodi di tempo molto più brevi - ore piuttosto che giorni - è legata a una serie di problemi di salute", spiegano i ricercatori e pertanto raccomandano “che le nuove stufe residenziali siano accompagnate da un'avvertenza sanitaria presso il punto vendita per indicare i rischi per la salute degli utenti".