Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01273.jsonl.gz/553

Domenica 27 gennaio 2019, alle ore 20.30, l’Associazione ticinese degli insegnanti di storia organizza una serata pubblica al cinema Lux Art House di Massagno (Via G. Motta 67) in cui verranno presentati gli eventi organizzati per la Giornata della memoria e verrà proiettato il film "L'ultimo pellerossa - Bury my heart at Wounded Knee" e alcuni estratti dei documentari di Gwendolen Cates
Per l’occasione verrà proiettato il film di Yves Simoneau “L’ultimo pellerossa” (USA 2007) e di due brevi documentari della regista americana Gwendolen Cates sulle lotte dei nativi americani.
"L'ultimo pellerossa - Bury my heart at Wounded Knee".
La battaglia del Little Big Horn, in cui il generale Custer fu sconfitto da Sioux e Cheyenne (1876) e il massacro di Wounded Knee, in cui una banda di Sioux inermi furono sterminati (1890), delimitano il periodo storico del film, che vede protagonisti vari personaggi realmente esistiti. Tra questi, Charles Eastman/ Ohiyesa, un giovane Sioux che ha conosciuto la dura vita del collegio ed è poi diventato medico, Toro Seduto/ Tatanka Iyotake, ancora un capo seguito e rispettato da una parte della sua gente, che viene ucciso nel 1890 durante un tentativo di arresto, perché si temeva appoggiasse il movimento religioso della Danza degli Spiriti. Il senatore Henry Dawes che auspica l'integrazione dei Nativi e la divisione delle loro terre in proprietà individuali; pur animato da buone intenzioni, egli non comprende la diversità culturale dei nativi e gli interessi economici e politici che determinano la politica statunitense.
E' su questi tre perni (con in più la figura, anch'essa storicamente esistita, di Elaine Goodale che divenne sposa di Eastman e ne abbracciò la causa di riscatto del proprio popolo) che si articola la narrazione. Perché Yves Simoneau non ripete il già detto e universalmente noto sulle vicende storiche che assestarono il colpo finale ai nativi americani ma indaga sulla complessità della situazione storica che si trova ad avere non troppo inattesi riferimenti al presente. Perché la sceneggiatura non dipinge i “pellerossa” come una vittima sacrificale compattamente rivolta al martirio. L'arrendevolezza di Nuvola Rossa non coincide con il percorso di Toro Seduto che, pur di non cedere all'esercito confederato, cerca rifugio in Canada con la sua gente per venirne successivamente espulso. Così come il percorso di Ohiyesa, affidato da bambino all'educazione dei bianchi e divenuto simbolo di una possibile assimilazione dell'intera galassia nativa, è inizialmente distante da quello delle sue radici culturali. Ma è nel mondo dei bianchi che prevalgono le più forti contraddizioni. Non tanto nell'area militare dove la logica prevalente è quella della reiterazione dei soprusi (voi Sioux avete invaso i territori di altre tribù ora noi invadiamo ciò che voi avete un tempo strappato ad altri), quanto piuttosto in quella politica. Il senatore Dawes è convinto in buona fede che solo l'accettazione da parte dei nativi della cultura e della civiltà dei “bianchi” possa dare luogo a una vera integrazione. Lotta contro i tentativi di espropriazione totale dei territori ottenendo forme di risarcimento che Toro Seduto rifiuta perché diverrebbero accettazione dello status quo, cioè conferma della perdita di proprietà e di dignità. Nello sguardo che rivolge al figlio che esibisce la “libertà” di poter cacciare uno stanco bovino all'interno di un recinto si concentra il messaggio di un film che sfugge con abilità alla retorica da qualsiasi parte provenga.
Recensione di Giancarlo Zappoli pubblicata in www.mymovies.it
§§
I documentari di Gwendolen Cates
Gwendolen Cates è una fotografa e regista americana. Prima di avventurarsi nel cinema, ha fotografato innumerevoli personaggi pubblici, da Rosa Parks a George Clooney, ed è stata incorporata nell'esercito statunitense come fotografa durante l'invasione dell'Iraq del 2003.
Il suo libro “Indian Country”, acclamato dalla critica, le ha dato lo slancio per iniziare una serie di documentari sui nativi americani, con particolare riferimento alla lotta per la salvaguardia ambientale del territorio indiano e, in particolare, alla resistenza contro la costruzione del Dakota Access Pipeline (DAPL), un oleodotto sotterraneo lungo 1.186 km che collega i giacimenti petroliferi di Bakken, nel nord-ovest del Nord Dakota, e prosegue attraverso il Dakota del Sud e l'Iowa fino a un terminal petrolifero nell'Illinois.
Gwendolen Cates sta seguendo con attenzione anche l’attività dell’Indigenous Youth Ceremonial Mentoring Society, di cui fanno parte anche Nina e Nolan Berglund. Domenica 27 gennaio, a Massagno, saranno proiettati due suoi brevi documentari di tre minuti ciascuno. Il primo, “The doctrine”, è stato realizzato nella scorsa primavera, quando Nina, Nolan e gli altri giovani dell’I.Y.C.M.S. si sono recati in Vaticano per chiedere la revoca della “Dottrina della scoperta”. Il secondo, “We are unarmed”, propone all’attenzione del pubblico le azioni di protesta delle popolazioni native toccate dal progetto di costruzione dell’oleodotto DAPL.
Nella tabella seguente si possono osservare con precisione le attività previste nell'ambito della "Giornata della memoria":
ATTIVITÀ PREVISTE: