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Fin dagli albori della creazione della scuola pubblica, gli allievi hanno sempre mostrato differenze nei loro apprendimenti. Nel Ticino degli anni ’60, una volta terminate le scuole elementari, vi erano due possibili scelte: il ginnasio e la scuola maggiore. Il primo era destinato agli allievi che ottenevano risultati scolastici più brillanti – e che in prospettiva avrebbero poi continuato gli studi – mentre la seconda accoglieva alunni con esiti scolastici di livello inferiore, il cui percorso formativo veniva di fatto orientato già in tenera età verso la formazione professionale. Questo modello, attorno agli anni ’70 era tuttavia giunto a mostrare tutti i suoi limiti: la scelta tra studi e professione avveniva troppo presto; le famiglie facevano di tutto pur di iscrivere i figli al ginnasio, con conseguente svuotamento delle scuole maggiori, solo per citare due effetti negativi fra i tanti. La riforma che introdusse la Scuola Media – originariamente intesa da Franco Lepori come curricolo scolastico unico, senza differenze – fu la risposta data a queste incongruenze. Tuttavia, il mondo politico ticinese non era pronto per fare un passo così deciso in avanti, e si decise così di creare un ibrido, suddividendo gli allievi del terzo e quarto anno in classi (sezioni) diverse, denominate A e B, che in sostanza riproducevano – sotto lo stesso tetto, tuttavia – la separazione tra allievi con migliori e peggiori risultati. Questa soluzione si dimostrò immediatamente inadeguata: infatti, se proviamo a metterci nei panni degli allievi delle sezioni B, non possiamo fare a meno di notare come i compagni ginnasiali, una volta realtà remota, si erano tramutati in persone in carne ed ossa che frequentavano le sezioni A. La sensazione di inadeguatezza e incapacità così provata dava luogo, nella gran parte dei casi, ad una forte demotivazione verso lo studio, che rendeva la gestione delle sezioni B piuttosto problematica. Durante gli scorsi decenni si è provato in vari modi ad ovviare a questi inconvenienti, strutturando il sistema sulla base di un modello a livelli, limitato ad un numero sempre inferiore di materie, evitando così la creazione delle sezioni. Assodato quindi il fatto che il Cantone Ticino sta di fatto seguendo nel corso degli anni una strada che in prospettiva verosimilmente condurrà, un giorno o l’altro, all’eliminazione dei livelli, la recente proposta di sperimentarne l’abolizione in terza media, sostituendoli con forme alternative di differenziazione appare essere un passo nella giusta direzione.
Per meglio focalizzare la tematica, è importante chiederci quale sia la funzione della Scuola Media. Tale ordine scolastico (assieme alla scuola elementare) ha, come compito principale, quello di fornire una valida istruzione di base agli alunni. È noto che questi ultimi danno in genere prestazioni scolastiche differenti: da qui la strutturazione di curricoli alternativi a livelli diversi, soluzione che a prima vista sembrerebbe ideale, ma che in realtà presenta svariati effetti collaterali negativi. Considerando invece l’allievo come una persona, risulta che anche quello con più difficoltà ad esempio in matematica presenterà con molta probabilità delle abilità in altri campi. Oggi, è innegabile che una scuola al passo con i tempi dovrebbe essere in grado di sostenere l’allievo dove presenta lacune e valorizzarlo dove invece dà prova di facilità, mediante una formazione in cui i percorsi di apprendimento siano debitamente differenziati.
La Scuola Media ha poi, in particolare, un altro compito, che è quello dell’orientamento degli allievi in funzione del proseguimento della loro carriera scolastica. Uno dei grandi problemi è che in questi anni tale funzione ha avuto più un ruolo di smistamento in base ai risultati conseguiti che non uno di vero e proprio orientamento. Ritengo che sia invece importante che la Scuola Media interpreti in modo ampio un autentico ruolo di orientamento, che deve far leva principalmente sul dialogo tra scuola e famiglie, sullo sviluppo di consapevolezza da parte degli allievi rispetto alle loro potenzialità nell’ottica della prosecuzione della loro formazione, su una costante estensione dell’informazione relativa al ventaglio di scelte e di sbocchi che, a differenza dei passati decenni, oggi il settore della formazione professionale offre, anche nell’ottica della prosecuzione degli studi. Operando in modo efficace su questi aspetti – oltreché su altri qui non citati – la Scuola Media potrebbe svolgere nel migliore dei modi il proprio ruolo di orientamento, e non di puro e semplice smistamento mediante il sistema dei livelli.
In conclusione, un processo di sperimentazione di forme alternative al sistema dei livelli in terza media appare essere allo stesso tempo una scelta in armonia con la storia di questa istituzione scolastica e una soluzione in grado di fornire evidenze utili per lo sviluppo di un sistema che favorisca allo stesso tempo l’apprendimento da parte degli allievi e una maggiore equità scolastica.