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Ottenuto oggi lo scontato appoggio del parlamento perchè possa assentarsi dal Paese, il presidente Hugo Chavez parte domani per Cuba. Dove, forse già sabato, si sottoporrà ad un secondo intervento chirurgico per la rimozione di un nuovo tumore che lui stesso non ha scartato possa essere maligno come il primo.
Ma se quest'ultimo, estirpatogli nel giugno del 2011, era "come una palla di baseball", come Chavez ha specificato, in questo caso "è visibile, di due centimetri di diametro e nella stessa area", pur se non ha mai precisato qual è.
Per molti analisti, la novità sta scombussolando l'assetto politico venezuelano, in vista della presidenziali del prossimo ottobre. In cui il capo dello stato, al potere da 13 anni, punta ad un terzo mandato per altri sei affrontando l'unico candidato della ventina di partiti oppositori, il giovane governatore Henrique Capriles, che assicura di essere di centro-sinistra.
Non manca infatti chi discetta che Chavez, che aveva sempre assicurato di essere guarito, affronti invece una metastasi - lui lo ha negato -, che potrebbe costringere il governo a ricorrere ad un altro candidato. Con le conseguenze del caso: presunta lotta di potere tra chi aspira al suo posto e più speranze per l'opposizione di riconquistare Palazzo Miraflores.
"Tornerò da Cuba con più gioia e più in forma per la battaglia di Carabobo", ha scritto in una lettera inviata al Parlamento, paragonando le prossime elezioni a quello scontro del 1814, in cui i venezuelani guidati dal suo venerato Simon Bolivar sconfissero le truppe spagnole. Lettera che Chavez ha concluso parafrasando il poeta Usa Walt Withman: "Tutta la mia vita, corpo e anima, appartengono al popolo".
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