Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01219.jsonl.gz/908

La ceramica raku è stata introdotta nel Cha-no-yu da Sen-no-Rikyu nel 1582 con l’uso delle tazze raku, nere o rosse.
Rikyu era uno dei cinque Maestri della -Cerimonia del tè- al servizio di Toyotomi Hideyoshi, secondo unificatore del Giappone, e praticava sia la cerimonia del tè “stile palazzo” per i daimyo, in cui si ostentava il potere di Hideyoshi, sia il Wabi-cha, modo d’eseguire la Cerimonia del tè influenzato dallo Zen.,
A un vasaio di Kyoto, d’origine coreana e di nome Chōjirō, che costruiva le tegole per il nuovo castello (chiamato Juraku-tei o Juraku-dai) di Hideyoshi, Rikyu diede istruzioni per creare delle tazze che Chōjirō fece di color nero o rosso, costruite non usando il tornio, com’era consuetudine allora per le tazze da tè, ma usando le sole mani e con un procedimento di cottura particolare che verrà in seguito chiamato raku. Queste tazze avevano le stesse caratteristiche wabi/sabi del Cha-no-yu di Rikyu.
ai lati due tazze originali di Chōjirō conservate nel museo della famiglia Raku a Kyoto
Queste nuove tazze usate da Sen-no-Rikyu nel Wabi-cha piaquero a Hideyoshi: secondo la leggenda Hideyoshi diede a Chōjirō il nome Raku, che significa “piacere, gioia”, prendendo un kanji dal nome del suo castello di Kyoto chiamato Juraku no Tei 聚楽第 ; nel castello Rikyu aveva fatto costruire una semplice Capanna adibita alla Cerimonia del Tè tipo Wabi-cha in cui si usavano le tazze create da Chōjirō .
La tecnica di cottura raku venne ripresa e modificata dagli americani dopo la seconda guerra mondiale per poi essere “esportata” in Europa ed oggi è usata per creare qualsiasi tipo di vaso.
Per un ikebanista, il poter creare dei vasi raku per le proprie composizioni è molto appagante poiché sul mercato non esistono vasi adatti all’ikebana: questi devono avere determinate forme e non devono attirare l’attenzione più della composizione stessa, ciò che succede invece con i vasi raku creati da artisti-ceramisti che non conoscono l’ikebana.
Inoltre lo sfornare i vasi raku, che avviene all’aperto quando questi sono ancora incandescenti, se fatto nell’oscurità della notte diventa un “rito magico” in cui si usano gli elementi fuoco (vaso incandescente), acqua (che viene gettata sull’oggetto incandescente per un rapido raffreddamento), aria (che viene soffiata sul vaso usando una canna sia per facilitare la riduzione dei colori che per accellerare il raffreddamento) e terra (sia l’argilla del vaso stesso che la terra su cui si posa direttamente il vaso incandescente ricoprendolo con della segatura –legno- che, prendendo fuoco, emette il fumo che penetra ed evidenzia le tipiche fessure nello smalto create dal rapido raffreddamento).
Ecco alcune foto scattate durante l’estrazione di un vaso nell’oscurità notturna con il vento che gioca coi lapilli di segatura; il vaso, dopo la procedura appena spiegata, è stato posto su di un tavolo per togliere i resti di segatura per poi essere ulteriormente raffreddato e pulito. L’ultima foto mostra un vaso da ikebana raku, non quello delle foto precedenti, con una composizione.