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VIENNA (Austria) - Da quest'anno, l'allenatore dei Vienna Capitals - squadra che milita nel campionato EBEL - è una vecchia conoscenza dell'hockey svizzero, ovvero Serge Aubin.
Il 41enne è alla sua seconda esperienza come head-coach: prima di dirigere la formazione austriaca il canadese è stato per due stagioni l'allenatore principale degli Hamburg Freezers, mentre nei due campionati precedenti - sempre con la compagine tedesca - è stato l'assistant-coach di Benoît Laporte.
Ricordiamo che in qualità di giocatore, Aubin ha disputato nella sua carriera 396 partite di NHL condite da 109 punti con Colorado Avalanche, Columbus Blue Jackets e Atlanta Trashers, mentre in Svizzera - con Ginevra e Friborgo - ha totalizzato 247 punti in 243 incontri.
Serge Aubin, come ti trovi dall'altra parte della balaustra?
«In panchina mi trovo molto bene, anche se mi sarebbe piaciuto giocare ancora qualche anno ma gli infortuni me l'hanno impedito. Ad Amburgo ho dapprima avuto l'occasione di svolgere la mansione di assistant-coach di Benoît Laporte, per poi diventare head-coach per due stagioni. La squadra è stata purtroppo sciolta al termine dello scorso campionato, dato che non ha ottenuto la licenza per la stagione 2016/2017, ma fortunatamente i Capitals mi hanno offerto la possibilità di vivere una nuova avventura in Austria. A Vienna giochiamo un buon hockey e sono contento del gruppo che ho a disposizione. Attualmente siamo primi in classifica con 61 punti e abbiamo 9 lunghezze di vantaggio sulle due inseguitrici, il Salisburgo e il Linz (52), ma sono consapevole che il campionato è ancora lungo e tutto può succedere».
Cosa si prova, dopo tanti anni da giocatore, a intraprendere la carriera di head-coach?
«Il vantaggio è che, avendo giocato fino a non molto tempo fa, capisco molto bene i giocatori di oggi e quello che pensano. L'hockey è sempre stato la mia passione e ovviamente mi sento un privilegiato di poter ancora vivere l'ambiente di squadra. Il mestiere dell'allenatore è veramente interessante e ho la possibilità di trasmettere ai giovani tutto quello che ho imparato nella mia carriera. Questo è gratificante».
Nella tua carriera hai giocato molte partite in NHL, mentre in LNA sei sempre stato un leader. Esperienza ne hai da vendere...
«Oltre ad avere appreso tanto dai molti allenatori che ho avuto nella mia carriera, ho imparato anche a svolgere ruoli differenti in squadra e questo mi agevola nel ruolo di allenatore. In NHL per esempio avevo dei compiti più difensivi, mentre quando sono arrivato in Svizzera ho avuto la possibilità di esprimermi molto di più a livello offensivo, creando gioco e realizzando tante reti. Questo mi permette di capire maggiormente le qualità di ogni singolo giocatore e le esigenze della squadra».
Hai lavorato con Laporte. Cosa pensi di lui?
«Abbiamo sempre avuto un ottimo rapporto e quando ho iniziato la mia carriera sulla panchina di fianco a me c'era lui. Per me era un ruolo completamente nuovo e Benoît, con la sua esperienza, mi ha aiutato molto. È stato importante per la mia crescita e mi ha trasmesso alcune tecniche, come d'altronde tutti quelli che ho avuto quando ancora giocavo. Penso in ogni caso che appena si diventa allenatori ognuno sviluppa il proprio credo e le proprie idee e cerca in seguito di trasmetterle ai giocatori».
Segui sempre il campionato svizzero?
«Certamente, anche perché ho iniziato la mia carriera europea proprio in LNA, a Ginevra, e la Svizzera occupa sempre un posto speciale nel mio cuore, così come in quello della mia famiglia. Trovo che negli ultimi anni il campionato sia diventato estremamente competitivo e non c'è più una grande differenza fra le dodici formazioni della massima serie. Rispetto a quando giocavo io, il gioco è diventato molto più veloce e tutte le squadre stanno lavorando molto bene sullo sviluppo dei giovani, di conseguenza il campionato ne trae beneficio».
In Svizzera ci sono molti allenatori che rischiano costantemente il proprio posto e servono head-coach che conoscono il campionato. Non ti piacerebbe allenare in LNA?
«Attualmente sono a Vienna, ho un contratto con i Capitals e mi trovo bene, ma chiaramente un giorno mi piacerebbe allenare in LNA: conosco la mentalità svizzera, il campionato, cosa rappresenta l'hockey per il paese, la pressione che c'è, così come la passione dei tifosi».
Lugano, Ambrì e Friborgo non navigano in buonissime acque, mentre il Bienne era alla ricerca disperata di un allenatore. Non ti ha mai contattato nessuno?
«No, ma se un giorno il mio telefono squillerà sarò pronto ad ascoltare qualunque tipo di discorso. Vedremo cosa mi riserverà il futuro».
In Svizzera, quando pensi a Serge Aubin viene in mente anche Kirby Law...
«Abbiamo giocato diverso tempo insieme e siamo diventati grandi amici. Lui adesso è ritornato a casa, dalla sua famiglia, e non lo vedo più molto spesso, ma quando penso alla Svizzera penso di conseguenza anche a lui e i ricordi sono molto piacevoli».