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Il consumo di alcol disinibisce, il che comporta effetti indesiderati in tempi di emergenza sanitaria dovuta al coronavirus. Dopo qualche bicchiere, infatti, si tende a diventare un po’ meno pignoli in termini di distanziamento e misure igieniche. Inoltre, bere è solitamente qualcosa che si fa in gruppo e quindi è poco compatibile con la prevenzione del virus.
Un po’ in tutto il mondo le autorità hanno reagito. A Berlino, per esempio, fino all’11 luglio era proibito bere bevande alcoliche nei giardini e parcheggi pubblici. Anche a Parigi molti quartieri applicano divieti analoghi. La regione di Bruxelles Capitale ha emanato un divieto di bere alcol nelle ore notturne valido fino a inizio giugno.
Non ovunque questo tipo di restrizione viene accettato come se niente fosse. Nella città tedesca di Ratisbona, per esempio, un cittadino si è rivolto alla giustizia per opporsi al divieto di bere alcol nello spazio pubblico in vigore in tutta la Baviera dall’11 dicembre. Il tribunale amministrativo bavarese gli ha dato ragione: la restrizione non è conforme alla legge, ha sentenziato la corte.
Anche in Svizzera fino a poco tempo fa una città ha vietato il consumo notturno di alcol. La ragione però non era legata al coronavirus. A Coira, dal 2008 era proibito bere bevande alcoliche in pubblico tra le 00:30 e le 07:00. La misura è stata revocata con l’approvazione nel 2020 della revisione della legge comunale sulla polizia.
Le città di Zurigo e Lucerna hanno a loro volta discusso dell’eventualità di introdurre un divieto dell’alcol. Nella Svizzera centrale si è dibattuto nel 2014 se fosse il caso di regolamentarne il trasporto e il consumo in determinate zone. Il municipale di Lucerna Adrian Borgula temeva però che un divieto non avrebbe avuto altro effetto che spingere gli sbevazzatori in altri quartieri.
Un recente rapporto dell’OCSE conferma che provvedimenti quali i divieti alcolici nello spazio pubblico e la chiusura di bar e ristoranti inducono la gente a bere in altri luoghi. Le vendite di bevande alcoliche nel 2020 sarebbero addirittura aumentate in vari paesi fra cui la Gran Bretagna e la Germania.
Mentre il commercio al dettaglio e la ristorazione hanno sofferto una battuta d’arresto, il commercio online ha beneficiato delle restrizioni. Negli USA, le vendite di alcol su internet sono cresciute anche del 234%, dice il rapporto dell’OCSE.