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BERNA - È la fine di un'epoca per l'Unione democratica di centro (UDC). Toni Brunner e Christoph Blocher, a un giorno di distanza l'uno dall'altro, hanno annunciato che non si ripresentano per la presidenza e la vicepresidenza, ma il loro impegno politico non verrà meno, anzi. Lascerà anche il segretario generale.
Brunner, 41 anni, ha informato sabato i colleghi di partito, alla fine della riunione annuale dei quadri tenutasi a Horn (TG), che non solleciterà il rinnovo del mandato quando scadrà, il 23 aprile prossimo. Dopo anni alla guida della formazione conservatrice desidera nuovamente concentrarsi sul suo lavoro politico di consigliere nazionale e dedicarsi all'agricoltura.
Contadino, figura percepita come autentica dalla base, Brunner è considerato dinamico, disciplinato e ambizioso. Il suo mentore, Christoph Blocher, lo ha aiutato in quello che gli mancava in esperienza e maturità. Nel 2008 prese le redini del partito dall'attuale consigliere federale Ueli Maurer, portandolo sempre al successo elettorale. Ha già una lunga carriera politica alle spalle: consigliere nazionale nel 1995 a 21 anni, presidente della sezione sangallese dell'UDC nel 1998, vicepresidente del partito nazionale nel 2000. "Le elezioni federali sono passate, dovevo decidere se riarmarmi per un'altra legislatura e non lo volevo", ha confidato al "Matin Dimanche".
Blocher: impegno con la base
Domenica è stata la volta di Christoph Blocher. Ad annunciare che intende lasciare la vicepresidenza è stato Brunner parlando con la "SonntagsBlick". Anche l'ex consigliere nazionale zurighese Walter Frey è intenzionato a non ripresentarsi per la vicepresidenza.
Per Brunner tuttavia la questione non è ancora decisa in modo definitivo: intende infatti provare a convincere sia Blocher che Frey, due esponenti di lunga data dell'UDC, a rimanere al loro posto. A suo avviso per garantire la continuità sarebbe infatti meglio che restassero dove sono. Secondo Brunner le loro capacità strategiche e la loro esperienza sono insostituibili. Il presidente UDC ha comunque riconosciuto che per cercare di fare tornare Blocher e Frey sulla loro decisione sarà necessario parecchio lavoro. "Ma la speranza è ultima a morire".
Brunner ha ricordato che l'ex ministro di giustizia ha una spiccata conoscenza dei temi politici ed è da considerare un'istituzione: nessun'altra personalità ha inciso in modo così marcato sulla politica svizzera. "Ha influenza e potere, sia che rimanga dentro le strutture di partito, sia che ne esca".
Blocher però qualche ora dopo, parlando con l'ats, che confermato che intende lasciare la carica, non certo la politica. Via dai vertici, ma la battaglia continua. L'abbandono della vicepresidenza non significa ritiro della linea del fronte.
Le autorità e il mondo politico si allontano sempre di più dalle questioni che interessano la popolazione, ha sostenuto Blocher. L'ex consigliere federale constata un divario sempre più ampio fra quella che chiama "classe politique" e la gente comune: ed è proprio in quest'ambito che vuole continuare a impegnarsi, senza dover perdere troppo tempo ed energie in una funzione di partito.
Blocher vuole parlare dei problemi reali, prendendo quindi le decisioni che portano a soluzioni. Riguardo alle speranze del presidente Brunner, che intende convincerlo a rivedere la sua decisione, l'imprenditore ha detto che con le attuali strutture dell'UDC non intende rimanere vicepresidente. Ma si vedrà quello che succederà in primavera.
Secondo Brunner, Blocher continuerà tuttavia ad impegnarsi a favore della sua battaglia principale, quella dell'indipendenza della Svizzera. Il 75enne rimarrà presidente del comitato interpartitico "no a una strisciante adesione all'Ue", che si batte contro un accordo istituzionale fra Berna e Bruxelles.
In arrivo Albert Rösti, della linea dura
Per la presidenza del partito la direzione propone Albert Rösti, 48 anni, figlio di contadini di Kandersteg, nell'Oberland bernese. Quale responsabile della campagna svizzerotedesca dell'UDC durante le scorse elezioni federali, Rösti ha contribuito al successo del suo partito al Nazionale, dove è stato rieletto il 18 ottobre.
La sezione bernese lo ha anche proposto come candidato al Consiglio federale. Lui ha però rinunciato tenendo conto del fatto che in governo vi sono già due personalità del cantone dell'orso: Simonetta Sommaruga e Johann Schneider-Ammann.
Durante la sua carriera politica Rösti è sempre rimasto fedele al partito. Nella scissione dell'UDC, ha preferito non seguire certi suoi colleghi che hanno poi dato vita al Partito borghese democratico (PBD). Si iscrive nella linea dura zurighese del partito piuttosto che nell'ala più moderata del suo cantone. Si è fatto notare anche per l'impegno in favore dell'iniziativa contro l'immigrazione di massa.
Padre di due figli, ha seguito studi per diventare ingegnere agronomo prima di ottenere un dottorato al Politecnico di Zurigo. Dal 2003 al 2006 è stato poi segretario generale della direzione dell'economia pubblica del canton Berna. In tale funzione è intervenuto nel 2005 nell'importante conflitto che ha interessato Swissmetal a Reconviller (BE).
Ex direttore della Federazione dei produttori di latte, Rösti è anche sindaco di Uetendorf, un comune di 6000 abitanti nei pressi di Thun. Dirige la sua società, "Büro Dr. Rösti", attiva nella gestione di progetti per imprese nei settore dell'energia, dell'ambiente e dello sviluppo del territorio.
Anche segretario generale si dimette
Un altro importante "colonnello" UDC, il segretario generale Martin Baltisser, ha annunciato di voler lasciare l'incarico "nel corso dell'anno". Ha spiegato di voler "cogliere una nuova sfida professionale nel settore privato". Baltisser dirige la segreteria generale dal 2009, dopo aver esercitato questa funzione già nel corso degli anni '90.
L'annuncio della partenza di Toni Brunner dalla testa dell'UDC è risultata una sorpresa per gli altri grandi partiti e a far discutere è il fatto che i vertici democentristi abbiano già indicato un successore nella persona di Albert Rösti.
Per il presidente del PPD Christophe Darbellay questo modo di procedere "non è democratico", e il capogruppo socialista Roger Nordmann ha twittato: "Nei partiti democratici il presidente viene eletto in un processo democratico. Nell'UDC in un circolo ristretto. Illuminante". Di tutt'altro tenore la reazione del presidente PLR Philipp Müller, che pur dichiarandosi sorpreso per le dimissioni di Toni Brunner non ha voluto commentare la successione: "è questione interna all'UDC", ha tagliato corto.