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37 anni dopo "Vita spericolata" di Vasco Rossi la “Carosello” ritorna a vincere il Festival della Canzone Italiana con Diodato. Le major devono accontentarsi della seconda e terza posizione con Francesco Gabbani e i "Pinguini Tattici Nucleari".
Nel 1983 Vasco Rossi con "Vita spericolata" arrivò penultimo. Canzone che segnò in modo determinate la carriera del rocker emiliano. "Vita spericolata" è stata prodotta e distribuita dalla casa discografica "Carosello", famosa per essere stata per tutta la carriera, tranne gli ultimi due dischi, la casa discografica indipendente con il quale pubblicava i suoi dischi Giorgio Gaber.
Nel 2018 la "Carosello" ha co-partecipato alla vittoria con la coppia Fabrizio Moro-Ermal Meta, visto che Ermal Meta è della Carosello.
Ma ben 37 anni dopo "Vita spericolata" di Vasco Rossi la piccola casa discografica “Carosello” si è aggiudicata il Festival di Sanremo con Diodato. Dopo un ventennio in cui il Festival è stato appannaggio della Universal Music e della BMG Sony, ecco che il Festival della Canzone italiana riesce a essere scalato da una casa discografica che non è una major (e non a caso Diodato nel televoto è andato non benissimo: Televoto in cui le major discografiche hanno una certa "potenza di fuoco").
Nessuna rivoluzione nel mondo discografico italiano, visto che la seconda e la terza posizione, andata rispettivamente a Francesco Gabbani e ai "Pinguini Tattici Nucleari", sono sotto contratto dalla Sony (che assieme alla Wea e alla Universal-Polygram è una delle tre major della musica mondiale).
Stimo pure sicuri che da domani in radio domineranno i "Pinguini" e in maniera ridotta Gabbani, visto che chi lavora in radio promuove sempre gli artisti che provengono dalle major, anche alle nostre latitudini.
Nel Festival più conservatore degli ultimi anni il direttore artistico Amadeus chiude con un atto di ribellione al capitalismo delle major discografiche.
Diodato ha preso anche il premio "Mia Martini", che detto per inciso è il premio più prestigioso dal punto di vista artistico e il suo brano, assieme a quello di Rancore e di Paolo Jannacci, il primo sotto contratto alla Universal Music, il secondo alla Ala Bianca (guarda a caso la casa discografica del "Premio Tenco”), sicuramente rappresentava quel poco di innovazione a questo Festival.
Ora per Diodato si apre la fase più difficile, quella di consacrarsi nel difficile mercato discografico.