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NEW YORK - "Abbiamo eliminato cose brutali come l'apartheid, possiamo porre fine anche ai matrimoni precoci": in queste parole dell'arcivescovo Desmond Tutu, premio Nobel per la pace nel 1984 e figura chiave della lotta contro la segregazione razziale in Sudafrica, è racchiuso l'impegno dell'Onu contro le nozze che hanno per protagoniste spose bambine.
Nel mondo, quasi settanta milioni di giovani donne nella fascia di età compresa tra i 20 e i 24 anni - una su tre - si sono sposate prima di compiere 18 anni. Un terzo di loro ne aveva addirittura meno di 15. Alcune avevano solo cinque anni. E se si considera una forbice che va dai 20 ai 49 anni, si arriva a quota 400 milioni. La fotografia di una pratica che rimane una minaccia reale al rispetto dei diritti umani arriva dal rapporto Onu sulle spose bambine, presentato oggi al Palazzo di Vetro.
Porre fine a queste unioni è una delle battaglie per cui le Nazioni Unite, attraverso le sue agenzie Unicef, Un Women e Unfpa, si stanno battendo da tempo. "Il matrimonio precoce nega ad una ragazza la sua infanzia e la sua adolescenza, sconvolge la sua istruzione, aumenta il rischio che sia vittima di violenze ed abusi", si legge nel dossier. Tali unioni poi significano spesso gravidanze altrettanto precoci. E la morte per complicazioni legate al parto è la maggiore causa di morte delle ragazze dai 15 ai 19 anni.