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A due giorni dalla scadenza prevista per la normalizzazione delle relazioni fra Svizzera e Libia, il presidente della Confederazione è fiducioso. La ministra degli affari esteri non si sbilancia.Questo contenuto è stato pubblicato il 17 ottobre 2009 - 14:28
Berna ha contattato altri partner per uscire dall'impasse nella vertenza con Tripoli. "Ma sin dall'inizio i libici hanno chiaramente espresso l'auspicio che questo dossier fosse gestito in modo bilaterale, considerata la sua componente familiare. E i tentativi di mediazione di terzi non hanno dato alcun risultato", spiega Micheline Calmy-Rey in un'intervista pubblicata sabato dal quotidiano romando "Le Matin".
La responsabile della diplomazia non vuole dire nulla sulle intenzioni elvetiche nel caso in cui il 20 ottobre i due svizzeri trattenuti in Libia contro la loro volontà non fossero ancora autorizzati a lasciare il paese nordafricano. "È in gioco la libertà di due persone. Ci si deve dare il tempo di riflettere. E il silenzio deve accompagnare" questa riflessione, afferma Micheline Calmy-Rey.
A margine dell'assemblea del Partito liberale radicale, sabato a Stans, Hans-Rudolf Merz ha relativizzato la scadenza del 20 ottobre. Ai microfoni della radio svizzera romanda, il presidente della Confederazione ha poi ribadito che "questo termine non è importante". Quel che conta è che i due ostaggi possano rimpatriare e che le relazioni fra i due paesi siano normalizzate. In proposito Merz ha detto di essere "ottimista".
Il 20 agosto scorso a Tripoli il presidente della Confederazione ha firmato un accordo che prevede l'istituzione di una corte arbitrale per valutare le circostanze del fermo di Hannibal e Aline Gheddafi, nel luglio 2008 a Ginevra, con l'accusa di maltrattamenti ai domestici. L'episodio ha provocato una crisi fra i due paesi.
swissinfo.ch e agenzie
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