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La giornata di disobbedienza civile nella data simbolo del primo anniversario della caduta di Hosni Mubarak è stata un fallimento. Nonostante gli appelli alla disobbedienza e agli scioperi di movimenti e attivisti egiziani per chiedere ancora una volta ai militari di passare la mano ad un governo di civili, la temuta paralisi del paese non c'è stata.
Treni, aerei, autobus e metropolitana hanno funzionato regolarmente così come molti uffici pubblici rimasti aperti in una giornata abitualmente di riposo proprio per contrastare l'appello ad incrociare le braccia. Unici ad aderire in maniera decisa e convinta sono stati gli studenti e gli universitari.
L'iniziativa dei movimenti è stata osteggiata soprattutto dai movimenti islamisti, il partito dei Fratelli musulmani Giustizia e libertà, e i salafiti. Anche la chiesa copta ne ha preso le distanze con un pronunciamento del pope Shenuda III durante il sermone settimanale mercoledì scorso.
L'invito ad andare a lavorare è risuonato per tutta la giornata di ieri nelle moschee durante le preghiere del venerdì. E questo, secondo Mahmoud Abdel Azaher, professore di scienze politiche dell'università del Cairo, è uno dei principali motivi per la scarsa partecipazione alla giornata di disobbedienza civile, complice anche la mancata consuetudine in Egitto per iniziative di questo genere. Molti però ritengono che ci sia nel paese anche una grande stanchezza per le iniziative di protesta e che stia prevalendo la preoccupazione per l'andamento molto difficile dell'economia.
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