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Il Consiglio federale e il Parlamento respingono l’iniziativa popolare. Qui di seguito vengono presentate le loro argomentazioni.
Scopo dell’iniziativa
L’iniziativa popolare «Per il divieto di finanziare i produttori di materiale bellico» (anche detto «iniziativa contro i commerci bellici») chiede di vietare il finanziamento dei produttori di materiale bellico da parte della Banca nazionale svizzera (BNS), delle fondazioni e degli istituti della previdenza statale e professionale. Per produttori di materiale bellico s’intendono, secondo il testo dell’iniziativa, le imprese che realizzano oltre il 5 per cento della loro cifra d’affari annua con la fabbricazione di tale materiale. La Confederazione deve inoltre adoperarsi a livello nazionale e internazionale affinché alle banche e alle assicurazioni si applichino condizioni analoghe. L’obiettivo è ridurre le guerre e, di conseguenza, il numero dei profughi.
Attese poco realistiche
Secondo il comitato d’iniziativa, riducendo la fornitura di armi nei territori in guerra si combatterebbero le cause di fuga da questi territori. Questa aspettativa non è realistica. Da un lato l’iniziativa non influirebbe in alcun modo sull’offerta mondiale di materiale bellico, perché manca a livello globale la volontà di attuare un divieto come quello chiesto. Dall’altro, gli investimenti all’estero effettuati dalle casse pensioni e dalla BNS nei produttori di materiale bellico sono troppo esigui per avere effetti. La BNS per esempio detiene al massimo lo 0,4 per cento delle quote di un’azienda. Se dovesse liquidare questi investimenti, l’impresa in cui ha investito e la sua produzione non ne risentirebbero in alcun modo, perché le quote cedute verrebbero subito riprese da altri investitori.
La quota di mercato della Svizzera nell’ambito delle esportazioni di materiale bellico è inoltre troppo ridotta per condizionare l’offerta globale. Una riduzione degli investimenti nell’industria dell’armamento svizzera non avrebbe pertanto ripercussioni di rilievo sul numero di beni d'armamento disponibili a livello mondiale.
Numerose imprese interessate
L’iniziativa definisce in maniera ampia i produttori di materiale bellico: sono considerate tali le imprese che realizzano oltre il 5 per cento della loro cifra d’affari annua con la fabbricazione di materiale bellico. Queste aziende sarebbero quindi interessate dal divieto e non avrebbero più la possibilità finanziare la loro attività con azioni o altri tipi di partecipazioni. Inoltre, a seconda della modalità di attuazione dell’iniziativa, non potrebbero nemmeno più richiedere crediti a banche in Svizzera. Soprattutto le imprese di piccole e medie dimensioni che producono per esempio componenti per imprese d’armamento sarebbero fortemente penalizzate dalla soglia del 5 per cento. Un grande ordinativo da parte di un’impresa d’armamento potrebbe far sì che una PMI sia a sua volta classificata come produttore di materiale bellico e soggetta al divieto di finanziamento. Non accettando l’incarico la sua cifra d’affari diminuirebbe, con conseguenze potenzialmente fatali. Si rischierebbe la perdita di importanti competenze e posti di lavoro.
Una grande sfida per le casse pensioni e l’AVS/AI
La norma del 5 per cento renderebbe più difficile a investitori come la BNS, le casse pensioni e l’AVS/AI investire in prodotti finanziari come i fondi d’investimento classici e negoziati in borsa (i cosiddetti Exchange Traded Funds o ETFs). Gli investitori dovrebbero verificare la soglia del 5 per cento per tutte le imprese rappresentate con quote di azioni in un fondo e non potrebbero più investire nel fondo se una sola impresa superasse questa soglia. La verifica andrebbe ripetuta ogni anno e comporterebbe un’enorme mole di lavoro amministrativo. Il divieto riguarderebbe anche gruppi internazionali che producono sia beni a scopo civile sia beni a scopo militare, per esempio Airbus, Boeing o Rolls Royce, quindi imprese che sono presenti in molti fondi. Di conseguenza la BNS, le casse pensioni e l’AVS/AI non potrebbero più investire in molti strumenti finanziari molto diffusi.
Un fondo molto apprezzato, che cerca di rappresentare gran parte dell’economia mondiale, è per esempio l’indice azionario MSCI World, comprendente azioni di circa 1600 imprese di 23 Paesi industrializzati. Non sarebbe più possibile investire in questo fondo perché contiene azioni di Airbus e Boeing. I fondi di questo tipo sono però importanti per diversificare i rischi legati agli investimenti. Accettando l’iniziativa aumenterebbero i costi amministrativi e i rischi per gli investitori, dato che investitori come le casse pensioni dovrebbero optare per altri fondi. Per non diventare perseguibili, sarebbero inoltre costretti a verificare costantemente se in questi fondi siano presenti produttori di materiale bellico come Airbus o Boeing. Tutto questo potrebbe in definitiva avere effetti negativi sulle pensioni, in un contesto in cui lo sviluppo demografico e i tassi d’interesse mettono già sotto pressione le assicurazioni sociali.
Effetti negativi per la piazza finanziaria svizzera
L’iniziativa chiede al Consiglio federale di adoperarsi affinché il divieto sia applicato, in tutto il mondo, anche a banche e assicurazioni. Il settore finanziario è un importante pilastro dell’economia svizzera: nel 2018 ha rappresentato il 9,4 per cento del PIL, il 5,3 per cento degli occupati e il 12 per cento delle imposte . Gli effetti di un divieto di finanziamento per il settore finanziario dipendono anche dalla sua concreta attuazione.
Se la Svizzera fosse l’unico Paese a introdurre il divieto, le ripercussioni sulle banche e le assicurazioni svizzere sarebbero enormi perché, contrariamente ai loro concorrenti internazionali, non potrebbero più offrire ai loro clienti determinati fondi azionari affermati sui mercati internazionali e prodotti finanziari simili. Per rimanere competitive a livello globale, le banche potrebbero quindi decidere di spostare all’estero le loro attività nell’ambito della gestione patrimoniale. Una scelta del genere avrebbe a sua volta effetti negativi sul settore finanziario, sui suoi posti di lavoro e sull’economia svizzera.
Esiste già un divieto di finanziamento
La legge sul materiale bellico contiene già il divieto di finanziare materiale bellico vietato, ossia armi atomiche, biologiche e chimiche, munizioni a grappolo e mine antiuomo. Agli articoli 8b e 8c si legge infatti:
Art. 8b Divieto del finanziamento diretto
1 È vietato il finanziamento diretto dello sviluppo, della fabbricazione o dell’acquisto di materiale bellico vietato.
2 Per finanziamento diretto ai sensi della presente legge s’intende la concessione diretta di crediti, mutui, donazioni o vantaggi finanziari comparabili ai fini del pagamento o dell’anticipazione di spese e oneri connessi con lo sviluppo, la fabbricazione o l’acquisto di materiale bellico vietato.
Art. 8c Divieto del finanziamento indiretto
1 È vietato il finanziamento indiretto dello sviluppo, della fabbricazione o dell’acquisto di materiale bellico vietato, se volto a eludere il divieto del finanziamento diretto.
2 Per finanziamento indiretto ai sensi della presente legge s’intende:
a. la partecipazione a società che sviluppano, fabbricano o acquistano materiale bellico vietato;
b. l’acquisto di obbligazioni o altri prodotti d’investimento emessi da siffatte società.
Per questi motivi, il Consiglio federale e il Parlamento respingono l’iniziativa, iniziativa che inoltre che non contribuirebbe a rendere il mondo più pacifico dato che non può influire sull’offerta mondiale di beni d’armamento. Al contrario, creerebbe oneri maggiori per l’AVS/AI e le casse pensioni, limiterebbe massicciamente le attività della piazza finanziaria svizzera e indebolirebbe la competitività di alcune PMI elvetiche, impossibilitate a ottenere crediti dalla loro banca.
Documentazione
Comunicati stampa
Cronologia
01.07.2020:
Il Consiglio federale fissa al 29 novembre 2020 la data per la votazione sull’iniziativa (comunicato stampa).
19.06.2020:
Votazioni finali. Il Consiglio nazionale respinge l’iniziativa con 125 voti contro 72 e 0 astensioni senza presentare un controprogetto (verbale della votazione), il Consiglio degli Stati la respinge con 32 voti contro 13 e 0 astensioni (verbale della votazione).
08.06.2020:
Trattazione nel Consiglio degli Stati (Bollettino ufficiale).
12.03.2020:
Trattazione nel Consiglio nazionale (Bollettino ufficiale).
14.06.2019:
Il Consiglio federale raccomanda di respingere l’iniziativa (comunicato stampa).
18.07.2018:
Riuscita dell’iniziativa (Foglio federale).
21.06.2018:
Viene depositata l’iniziativa popolare federale «Per il divieto di finanziare i produttori di materiale bellico».
Ultima modifica 27.10.2020