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In Svizzera, il 7,5 per cento delle persone attive tra i 20 e i 59 anni d'età appartiene al gruppo dei "working poor", i lavoratori che guadagnano talmente poco da essere considerati poveri. Contando anche i loro figli, il numero dei poveri sale a 530'000. Questi dati emergono da un recente studio condotto dall'Ufficio federale di statistica insieme ai servizi statistici del cantone di Zurigo.Questo contenuto è stato pubblicato il 23 marzo 2001 - 17:11
Lavorare non significa essere al riparo dalla povertà, anche in Svizzera. La soglia di povertà è stata fissata dalla Conferenza svizzera delle istituzioni d'assistenza sociale, considerando i bisogni di base primari e secondari, le spese per il tempo libero ed i premi d'assicurazione contro le malattie. Tale soglia è di 2'100 franchi di reddito mensile per persona e di 4'000 franchi per una famiglia con due figli. Su questa base, l'Ufficio federale di statistica ha rilevato che sono almeno 250'000 le persone che, pur lavorando, non superano il guadagno minimo vitale.
Ma la povertà coinvolge un numero più che doppio di persone (530'000) se si considerano anche i figli a loro carico. Le categorie più esposte al rischio di povertà nonostante l'esercizio di un'attività lucrativa, sono le famiglie monoparentali, le famiglie numerose, le persone poco qualificate e gli indipendenti senza un lavoro fisso.
Il tasso dei "working poor" è sensibilmente aumentato nel corso degli anni Novanta. Dal 5,3 per cento del 1992, dopo un aumento al 5,8 nell'anno seguente e una diminuzione nel 1994 e nel 1995, la quota ha fatto un balzo oltre il 7 per cento nel 1996 e là è rimasta nella seconda metà del decennio, con punte del 7,6 nel1997 e del 7,5 nel 1999.
Questo dimostra - hanno detto gli esperti di statistica- due cose: che vi è una certa fluttuazione di persone che entrano ed escono dalla categoria dei "working poor" e che il fenomeno è dovuto alla congiunzione complessa di diversi fattori. I bassi salari, non spiegano da soli il fenomeno: un terzo dei "working poor" superano la soglia minima salariale, ma ciò non impedisce loro di appartenere a questa categoria. Tra i fattori di rischio vanno infatti considerate le condizioni sociali e professionali individuali, nonché il numero dei componenti della famiglia. Basti pensare alle donne sole con figli a carico, agli stranieri, a chi trova soltanto lavori a tempo parziale o saltuari.
Secondo il consigliere nazionale Paul Rechsteiner, presidente dell'Unione sindacale svizzera, in realtà il tasso dei "working poor" sarebbe del 13,5 per cento della popolazione attiva, se la soglia salariale minima per vivere fosse compresa tra i 3'000 e i 3'400 franchi mensili, come determinato sulla base di uno studio commissionato dall'USS ad un gruppo di esperti.
Il direttore dell'Unione padronale svizzera, Peter Hasler, ha replicato che, più che aumentare i salari, sarebbe utile a ridurre il fenomeno la diminuzione dei costi del lavoro,dei prezzi, delle tasse, delle tariffe sociali, eccetera. Secondo l'Ufficio federale di statistica, infine, l'introduzione di un salario minimo farebbe diminuire il tasso dei "working poor" di 1,2 punti percentuali.
Silvano De Pietro
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