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In Svizzera più contagi ma ricoveri stabili e meno decessi
Bienne, 17 Gennaio 2022 - In Svizzera, nelle ultime 72 ore, si sono registrati 67.906 nuovi casi di coronavirus, secondo le cifre pubblicate dall’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP). Sono stati segnalati 30 nuovi decessi, mentre 233 persone sono state ricoverate in ospedale. Nel corso delle ultime 72 ore sono stati trasmessi i risultati di 219.414 test, indica l’UFSP. Il tasso di positività è del 30,95%. Il tasso di riproduzione, che ha un ritardo di una decina di giorni sugli altri dati, si attesta a 1,12.
Dall’inizio della pandemia invece, 1.734.320 casi di Covid-19 sono stati confermati in laboratorio su 16.051.466 di test effettuati in Svizzera e nel Liechtenstein. In totale si contano 12.156 decessi e il numero di persone ospedalizzate si attesta a 41.486. Secondo l’UFSP, 162.958 persone si trovano attualmente in isolamento dopo essere state testate positive. Sono invece 51.699 quelle in quarantena dopo essere state in contatto con un positivo.
Dall’inizio della pandemia invece, 1.734.320 casi di Covid-19 sono stati confermati in laboratorio su 16.051.466 di test effettuati in Svizzera e nel Liechtenstein. In totale si contano 12.156 decessi e il numero di persone ospedalizzate si attesta a 41.486. Secondo l’UFSP, 162.958 persone si trovano attualmente in isolamento dopo essere state testate positive. Sono invece 51.699 quelle in quarantena dopo essere state in contatto con un positivo.
Presunti danni da vaccino, in 100 chiedono indennizzi
Bienne, 14 Gennaio 2022 - La Confederazione ha ricevuto un centinaio di richieste di risarcimento per presunti problemi di salute causati dal vaccino del Covid. Il Dipartimento federale dell’interno (DFI) ha però rispedito al mittente tutte queste domande. In nessun caso i requisiti formali erano rispettati, rivela oggi il DFI all’agenzia Keystone-ATS, confermando informazioni dei giornali del gruppo CH Media. La responsabilità di Berna sulla questione è sussidiaria: qualsiasi richiesta di indennizzo deve in effetti essere prima inoltrata al produttore, al medico o alla cassa malati.
Stando al DFI, i reclami coprivano un’ampia gamma di disagi fisici. Tra questi l’emicrania con disturbi alla vista, l’incontinenza, problemi di pressione sanguigna o casi di trombosi oculare. Non sono mancate comunque una serie di banalità, fra cui forte sudorazione, stanchezza, smemorataggine e intorpidimento delle mani per un’ora dopo la vaccinazione. Se le autorità dovessero pagare i danni provocati dai vaccini raccomandati, i costi verrebbero divisi fra Confederazione e Cantoni. È questo infatti ciò che prevede la legge sulle epidemie.
Cresce la domanda di personale: +39% di annunci in un anno
Bienne, 13 Gennaio 2022 - Il mercato del lavoro elvetico si conferma in forte ripresa, con le aziende che sono sempre più spesso alla ricerca di personale: nel quarto trimestre 2021 gli annunci di posti vacanti sono saliti del 39% su base annua, stando ai dati raccolti dallo specialista del lavoro interinale Adecco in collaborazione con l’Università di Zurigo. Si tratta della progressione più forte da quando l’indicatore Adecco Group Swiss Job Market Index viene rilevato, cioè dal 2003, informa l’impresa in un comunicato odierno. Anche rispetto al corrispondente periodo del 2019 pre-pandemico l’indice mostra una crescita notevole, pari al 18%.
Da primavera le inserzioni stanno aumentando fortemente, in linea con il rilancio dell’economia. La diffusione della variante omicron del coronavirus e il perdurare dei problemi delle catene di approvvigionamento potrebbero però avere un effetto frenante. “Tuttavia, le carenze di personale causate da omicron potrebbero anche innescare un aumento degli impieghi temporanei", afferma Marcel Keller, dirigente di Adecco Svizzera, citato nella note. "Il capostipite di Adecco, Henri-Ferdinand Lavanchy, ha fondato la prima agenzia di reclutamento in Europa durante un’epidemia di influenza, proprio per rispondere a questa crescente domanda di personale sostitutivo”.
Berna riduce la quarantena e l’isolamento a 5 giorni da Giovedì
Le donne e l'elezione al Colle sempre mancata
Bienne 18 Gennaio 2022 - Camilla Cederna, Eleonora Moro e Ines Boffardi: sono state loro le prime donne a essere votate, seppure senza esito, durante uno scrutinio per l'elezione del Presidente della Repubblica. Pioniere involontarie in una corsa che si è svolta finora sempre tutta tra uomini, nonostante il refrain che precede ormai da anni ogni cambio di presidenza: "il paese ormai è maturo" si sente ripetere, anche in questa elezione un gruppo di intellettuali ha lanciato un appello per l'elezione di una donna. Ma il Parlamento non rispecchia il refrain.
Correva l'anno 1978, Giovanni Leone si era appena dimesso dopo l'infuriare della campagna di stampa dell'Espresso con articoli di Camilla Cederna sullo scandalo Lokeed e un mese e mezzo prima l'Italia aveva vissuto il dramma dell'assassinio di Aldo Moro per mano delle Br dopo 55 giorni di sequestro. L'elezione avrebbe portato Sandro Pertini al Quirinale, dopo sedici scrutini, e alla prima votazione nell'urna comparvero 4 voti per la giornalista dell'Espresso, tre per Eleonora Moro, moglie dello statista Dc, due per la Boffardi, partigiana democristiana, prima donna nominata sottosegretario alla Presidenza della Repubblica. Il voto alla politica democristiana scatenò qualche risata nell'emiciclo e toccò a Sandro Pertini, che in quel momento era ancora Presidente della Camera, bacchettare i colleghi: "non c'è nulla da ridere, anche una donna può essere eletta".
Alle elezioni successive, che in un solo scrutinio porteranno Francesco Cossiga al Quirinale, oltre a Camilla Cederna, raccolse tre voti anche Tina Anselmi, partigiana e politica Dc, prima donna ministro della Repubblica. Nel 1992 Tina Anselmi fu nuovamente votata, ottenendo fino a 19 voti. Ma soprattutto per molti scrutini (ce ne vollero sedici per eleggere Oscar Luigi Scalfaro), il Pds indicò come sua candidata, per la prima volta, una donna, Nilde Iotti. La Iotti giunse a raccogliere un massimo di 256 voti, ovviamente insufficienti per superare il quorum. Dall'undicesima votazione le verranno preferiti come candidati di bandiera Francesco De Martino e Giovanni Conso e infine il Pds convergerà su Scalfaro.
Alle elezioni che incoronarono con un solo scrutinio Carlo Azeglio Ciampi nel 1999, furono depositate nell'urna 16 schede per Rosa Russo Iervolino e 15 per Emma Bonino. Quest'ultima era stata protagonista di una campagna di opinione 'Emma for president', che aveva raccolto molti consensi nei sondaggi ma che non si concretizzò in uno speculare consenso in Parlamento. Nel 2006 circolarono i nomi di Emma Bonino e Anna Finocchiaro come candidate; Antonio Di Pietro, leader di Italia dei Valori candida Franca Rame, che ottiene 24 voti. Due voti andarono a Lidia Menapace. Viene eletto Giorgio Napolitano.
Nel 2013, all'indomani di elezioni politiche che non avevano espresso alcuna maggioranza autosufficiente, il Parlamento in seduta comune si riunì e in rapida successione impallinò prima Franco Martini e poi Romano Prodi. Fuori dal Palazzo il M5s aveva organizzato le 'quirinarie' per scegliere il suo candidato: la più votata era stata Milena Gabanelli, che però si disse indisponibile. Il M5s scelse dunque Stefano Rodotà, dopo che anche Gino Strada, secondo più votato dagli iscritti grillini, si era ritirato. Al primo scrutinio Emma Bonino ottenne 13 voti e Anna Finocchiaro 7. Nei successivi scrutini raccolsero una manciata di voti anche Rosy Bindi, Paola Severino, Alessandra Mussolini, Daniela Santanchè. Al quarto scrutinio Scelta civica candida Annamaria Cancellieri, ministro dell'Interno, che raccoglie 78 voti. Al sesto scrutinio, dopo aver rischiato una crisi istituzionale oltre che politica, i partiti rieleggono Giorgio Napolitano.
Nel 2015 le acque si erano calmate, la legislatura procedeva con il governo Renzi. Al primo scrutinio Emma Bonino ottenne 25 voti, Luciana Castellina, candidata da Sel, ne ottenne 37. Da pochi giorni un gruppo di intellettuali, tutte donne, ha lanciato un appello per l'elezione di una donna alla guida dell'istituzione più alta: "Vogliamo dirlo con chiarezza: è arrivato il tempo di eleggere una donna" al Colle hanno scritto Dacia Maraini, Edith Bruck, Liliana Cavani, Michela Murgia, Luciana Littizzetto, Silvia Avallone, Melania Mazzucco, Lia Levi, Andrèe Ruth Shammah, Mirella Serri, Stefania Auci, Sabina Guzzanti, Mariolina Coppola, Serena Dandini, Fiorella Mannoia. Quando si riunirà il Parlamento in seduta comune si capirà se l'appello verrà raccolto.
In realtà la prima donna votata dai grandi elettori era stata nel 1946 Ottavia Penna di Buscemi, candidata dal movimento dell'Uomo qualunque, guidato dal commediografo Guglielmo Giannini. Politica, eletta all'Assemblea costituente con sole altre 20 colleghe, di nobili origini, fu sempre chiamata 'la baronessa'. Il 28 giugno del '46 ottenne 34 voti, ma si trattava delle elezioni del Capo provvisorio dello Stato, fu eletto Enrico De Nicola e l'idea di votare una donna non fu più accarezzata da nessuno per 32 anni.
La laicità come possibile asso nella manica del centrodestra
Bienne 18 Gennaio 2022 - Si dibatte spesso sulle tattiche politiche della coalizione di centrodestra, mantenutasi fino ad oggi unita in maniera meritevole, ma non ancora riuscita a presentare una proposta politica del tutto credibile e completa per un elettorato ricco di identità variegate. Infatti, l’arma a doppio taglio dei tre principali partiti è quella della loro diversità: importante collante per un costruttivo confronto interno, allo stesso tempo possibile fonte di lacerazione dettata dall’invidia reciproca e aggravata dall’incapacità di mantenere la competizione negli opportuni limiti.
È auspicabile che nel futuro politico dell’alleanza possa esserci innanzitutto l’intenzione di non disgregarsi, evitando così di concedere l’assist perfetto alle controparti. Tuttavia, tra le cattive abitudini, senza alcun giovamento politico, appare esserci un richiamo quasi dogmatico alla religione cattolica, con tutte le contraddizioni che la scelta rischia di comportare. In primis, la mancanza di un vero riferimento interno al mondo ecclesiastico ha reso impossibile qualsiasi tipo di sponda da parte di esso. È nella memoria di tutti la serie di attacchi che membri del clero hanno riservato agli esponenti del centrodestra attuali, in particolare a Matteo Salvini. Un giudizio negativo costante e scontato, anche frutto della dottrina prevalente oggi in Vaticano, maggiormente compatibile con l’ideologia liberal e no border, piuttosto che con un conservatorismo caro a parte della destra.
Pertanto, non si comprende cosa suggerisca a esponenti e leader dei partiti di centrodestra di ergersi a paladini di un mondo ecclesiastico rispettabile ma allo stesso tempo bigotto. Le contraddizioni emergono chiaramente in tema di autodeterminazione individuale. La sacrosanta difesa della libertà di scelta nella campagna vaccinale non trova posizioni coerenti nel dibattito su altri temi, come l’eutanasia. Per quale ragione la libertà di porre fine alle proprie sofferenze dovrebbe valere meno del rifiutare un vaccino? Inoltre, l’ostruzionismo parlamentare all’iter referendario relativo proprio all’eutanasia ed alla cannabis legale rischia di togliere valore alle dichiarazioni sull’importanza di arrivare ad una vera riforma della giustizia.
Pretendere che la magistratura non ostacoli i 6 quesiti sulla giustizia ha senso se trova seguito nel rispetto delle proposte maggiormente distanti dal proprio programma elettorale. Tuttavia, ad apparire incerta è la motivazione di fondo dell’ostentazione della propria fede. Difendere la cristianità è un proposito importante, se inteso come tutela delle nostre radici, che hanno reso le nostre nazioni storicamente tolleranti, fondate sui valori della libera scelta e dell’uguaglianza. Un auspicio per il futuro programma del centrodestra è che, se saprà restare unito, possa trovare nella laicità il proprio asso nella manica per avvicinare diverse culture e sensibilità.
Tommaso De Filippo
Nessuno si chiede perché siamo stati costretti a partire?
Italiani nel Mondo-Regioni-Associazioni
“Prima di tutto la tutela dei connazionali a Monaco”
Ezio Greggio rieletto presidente del Comites del Principato
Bienne, 18 Gennaio 2022 - Impegnato su più fronti, Ezio Greggio sembra non fermarsi mai: Striscia La Notizia, cinema, Monte Carlo Film Festival e anche Comites (Comitato Italiani Residenti all’Estero) del Principato di Monaco, luogo in cui risiede da anni. Lo scorso 4 dicembre si sono svolte le elezioni per il rinnovo del comitato di cui era presidente uscente. Tra le quattro liste candidate ha vinto la sua «Lista Greggio». Inoltre, lui é stato il più votato dagli italiani residenti ed è stato riconfermato Presidente del nuovo Comites.
Una doppia soddisfazione, cosa ha fatto la differenza secondo lei?
«Credo siano stati determinanti sia il rilancio del Comites che ho presieduto nei sei anni precedenti e sia la qualità dei membri della mia nuova lista, composta da ottimi e riconosciuti professionisti che operano e lavorano qui a Monaco».
Su cosa si focalizza il vostro programma per i prossimi cinque anni?
«Come previsto dalla legge 286 del 23 ottobre 2003, il Comitato è organo di rappresentanza degli italiani all’estero nei rapporti con la rete diplomatico-consolare. Quindi sarà primaria la nostra collaborazione all’Ambasciata italiana, poi ci occuperemo della tutela dei diritti e degli interessi dei connazionali residenti nella circoscrizione consolare, con particolare riguardo alla difesa dei diritti civili garantiti ai lavoratori italiani e che nel Principato sono tantissimi».
Come é organizzato il suo nuovo Comites? Ci sono una serie di incarichi e poi le Commissioni, ciascuna con compiti precisi e che ci tengo a presentare. «Oltre a me Presidente, ci sono Francesca Franco Vicepresidente, Paolo Borgogno Segretario Generale e Raffaello Cairoli Tesoriere. Alla commissione Finanze, Economia, P.R. Dario Cassano, alla Cultura Roberta Morgantini, allo Sport Marcello Pica, agli Affari Sociali Maria Tassara Contaldo e alla Commissione Giovani e Pari Opportunità Raffaella Morabito».
Lei é molto legato al Principato e ha ottimi rapporti con il sovrano. Il suo parere nella gestione della pandemia?
«Credo che sia il Principe Alberto II che il Governo abbiano fatto scelte puntuali e precise, in linea con quelle di Francia, Italia ed Europa in generale. In più, posso assicurare che le autorità e la polizia locale effettuano controlli per preservare la salute delle persone e garantire le attività economiche».
Nonostante la crisi sanitaria, nel 2020 e nel 2021 é riuscito ad organizzare il suo Monte Carlo Film Festival e ora vi aspetta la prossima edizione.
«Abbiamo compiuto un piccolo miracolo nel 2020, quando tutti i grandi festival sono stati annullati. Ci siamo riusciti con la collaborazione del governo di Monaco, del Principe Alberto II, del Grimaldi Forum e rispettando i protocolli sanitari. Sono state due edizioni riuscite, con le serate di gala trasmesse da Canale 5. La prossima primavera ci sarà la 19ima edizione e a breve annunceremo date e ospiti. Ora stiamo lavorando alla selezione dei migliori film commedia del mondo».
Lei conduce Striscia la Notizia dall’inizio, 34 edizioni di cui 28 con Enzo Iacchetti. Come considera l’Italia di oggi che state raccontando agli italiani?
«In questo momento Striscia racconta l’Italia esattamente nelle condizioni in cui si trova. A causa del Covid siamo privati della libertà. Striscia è attenta in questo senso e ogni giorno lancia un messaggio di attenzione e correttezza. Per realizzare il programma, facciamo tamponi molecolari anche se tri-vaccinati e in studio solo io ed Enzino ci togliamo la mascherina. Non ho mai saltato un’edizione, Striscia va avanti e conto di condurla per altre 127 edizioni. Poi smetto».
Andrea Munari
Roberta Metsola eletta al primo turno presidente del Parlamento Ue
Bienne, 18 Gennaio 2022 - L'eurodeputata maltese e membro del Ppe, Roberta Metsola, è stata eletta al primo turno presidente del Parlamento europeo. La 43enne conservatrice ha ottenuto 458 voti su 690 votanti. Le schede bianche e nulle sono state 74. Metsola, più giovane presidente dell'europarlamento, succede a David Sassoli, deceduto la scorsa settimana a 65 anni. "Onorerò David Sassoli come presidente battendomi sempre per l'Europa. Voglio che le persone recuperino un senso di fede ed entusiasmo nei confronti del nostro progetto. Credo in uno spazio condiviso più giusto, equo e solidale", ha detto la neopresidente. "La disinformazione nel periodo pandemico ha alimentato isolazionismo, e nazionalismo, queste sono false illusioni, l'Europa è l'esatto opposto di questo".
Metsola, raccoglierò eredità David Sassoli
"La prima cosa che vorrei fare, come presidente, è raccogliere l'eredità che ci ha lasciato David Sassoli. David era un combattente per l'Europa, per noi, per questo Parlamento. Credeva nel potere dell'Europa di forgiare un nuovo percorso in questo mondo. Grazie David". Lo ha dichiarato - in italiano - la neo eletta presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, nel suo primo discorso. "Mi sento onorata della responsabilità che mi affidate - ha aggiunto la neo presidente - vi prometto che farò del mio meglio per lavorare per questo Parlamento e per i cittadini europei".
"La prima cosa che vorrei fare, come presidente, è raccogliere l'eredità che ci ha lasciato David Sassoli. David era un combattente per l'Europa, per noi, per questo Parlamento. Credeva nel potere dell'Europa di forgiare un nuovo percorso in questo mondo. Grazie David". Lo ha dichiarato - in italiano - la neo eletta presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, nel suo primo discorso. "Mi sento onorata della responsabilità che mi affidate - ha aggiunto la neo presidente - vi prometto che farò del mio meglio per lavorare per questo Parlamento e per i cittadini europei".
"Dobbiamo garantire che la Conferenza sul futuro dell'Europa abbia il sostegno necessario di cui ha bisogno per garantire risultati concreti e, in particolare, dobbiamo ascoltare nostri giovani in questo anno a loro dedicato". Lo ha dichiarato la neo presidente Metsola, in apertura del suo discorso di insediamento.Dichiaratamente pro-life"
La neopresidente fa parte del partito nazionalista maltese, e nel 2018 si era descritta come "dichiaratamente pro-life". La posizione di Roberta Metsola aveva fatto scalpore tra gli europarlamentari di centro-sinistra, ma la conservatrice sembra pronta a mettere da parte le proprie convizioni personali nell'esercizio della sua funzione. "Le mie posizioni sull'aborto saranno quelle del Parlamento europeo che ora rappresento. Le promuoverò all'interno e all'esterno di questa Camera", ha dichiarato la maltese in conferenza stampa, pochi minuti dopo la sua elezione.
Le mie posizioni sull'aborto saranno quelle del Parlamento europeo che ora rappresento.
I voti del passato "facevano riferimento a posizioni di carattere nazionale. Io non voterò più su temi come l'aborto", ha sottolineato ancora Metsola, ribadendo che il parlamento Ue "ha sempre detto che voleva che questi diritti dovessero essere meglio protetti. Questa è la posizione dell'aula", ha concluso.
La terza donna a ricoprire la carica di presidente del Parlamento europeo
Roberta Metsola è la terza donna a ricoprire questa carica, dopo le francesi Simone Veil e Nicole Fontaine. Nel suo discorso da neoeletta, la conservatrice maltese ha sottolineato l'importanza di difendere "donne e cittadini Lgbt. "questo Parlamento li difenderà", ha affermato.
Roberta Metsola è la terza donna a ricoprire questa carica, dopo le francesi Simone Veil e Nicole Fontaine. Nel suo discorso da neoeletta, la conservatrice maltese ha sottolineato l'importanza di difendere "donne e cittadini Lgbt. "questo Parlamento li difenderà", ha affermato.
Smettere di fumare allunga la vita anche dopo la diagnosi di cancro
Bienne, 14 Gennaio 2022 - Ipazienti con cancro ai polmoni che smettono di fumare dopo la diagnosi hanno un miglioramento del 29% nella sopravvivenza globale rispetto ai pazienti che continuano a fumare. È quanto emerge da uno studio ideato e condotto da un team interamente italiano di ricercatori dell'Ispro di Firenze e dell'Ieo di Milano, pubblicato sul "Journal of thoracic oncology", la gazzetta ufficiale dell'International association for the study of lung cancer. Lo ha reso noto in una nota lo stesso Istituto europeo di oncologia di Milano, spiegando che si tratta di "una meta-analisi dei dati pubblicati nella letteratura scientifica fino ad Ottobre 2021 sulla cessazione del fumo dopo la diagnosi di cancro ai polmoni".
Smettere di fumare allunga la vita
Lo studio precisa che globalmente sono stati analizzati 21 articoli che forniscono dati su più di 10mila pazienti, e i dati dimostrano che smettere di fumare "migliora la sopravvivenza globale in modo significativo sia per i pazienti con tumore non a piccole cellule, il più diffuso, che per quelli con tumore a piccole cellule o con tumori con istologia non precisata". "Il nostro studio suggerisce che i medici curanti dovrebbero comunicare ai pazienti i vantaggi di smettere di fumare anche dopo la diagnosi di cancro ai polmoni e fornire loro il necessario supporto per smettere" ha commentato Saverio Caini dell'Istituto per la Ricerca sul cancro, la Prevenzione e la Rete Clinica di Firenze (Ispro), primo autore dello studio.
Lo studio precisa che globalmente sono stati analizzati 21 articoli che forniscono dati su più di 10mila pazienti, e i dati dimostrano che smettere di fumare "migliora la sopravvivenza globale in modo significativo sia per i pazienti con tumore non a piccole cellule, il più diffuso, che per quelli con tumore a piccole cellule o con tumori con istologia non precisata". "Il nostro studio suggerisce che i medici curanti dovrebbero comunicare ai pazienti i vantaggi di smettere di fumare anche dopo la diagnosi di cancro ai polmoni e fornire loro il necessario supporto per smettere" ha commentato Saverio Caini dell'Istituto per la Ricerca sul cancro, la Prevenzione e la Rete Clinica di Firenze (Ispro), primo autore dello studio.
"I nostri risultati riportano al centro del dibattito la necessità di programmi di screening per il tumore del polmone, il più letale di tutti i tumori e allo stesso tempo il più evitabile" ha dichiarato Sara Gandini, responsabile dell`Unità di Epidemiologia molecolare e farmacologica e professoressa di Statistica medica all`Università Statale di Milano, coautrice del lavoro. "Sappiamo che nove tumori del polmone su 10 sono causati dal fumo di sigaretta e sappiamo che se intercettati per tempo possono essere curati con trattamenti poco invasivi" ha proseguito Gandini, sottolineando che "disponiamo anche di uno strumento di screening, la Tac a basse dosi, che ha dimostrato in studi internazionali di ridurre la mortalità del 25% nei forti fumatori". "Ieo è stato un pioniere nella ricerca circa questo strumento salvavita sin dagli anni Novanta - ha concluso - ma ciò che occorre ora è un programma di sanità pubblica, associato a iniziative strutturate per la cessazione del fumo: il nostro studio dovrebbe essere un`ulteriore spinta in questa direzione".
A un uomo è stato trapiantato il cuore di un maiale
Bienne, 11 Gennaio 2022 - Un 57enne con una gravissima malattia cardiaca è stato trapiantato con un cuore nuovo di zecca fatto crescere in un maiale geneticamente modificato: è una novità assoluta in campo medico che potrebbe cambiare le prospettive di vita di centinaia di migliaia di malati che necessitano trapianti di organi. Si tratta del primo trapianto riuscito di cuore di maiale in un essere umano. L'operazione, durata otto ore, si è svolta venerdì a Baltimora, e il paziente, David Bennett Sr, oggi sta bene, hanno reso noto i chirurghi dell'ospedale dell'Università del Maryland. "C'è polso, pressione, è un cuore", ha commentato Bartley Griffith, responsabile del programma di trapianto cardiaco che ha eseguito l'operazione. Lo riferisce il New York Times. "Lavora e sembra normale. Siamo galvanizzati, anche se non sappiamo come andrà a finire: non è mai stato fatto prima", ha aggiunto ancora Griffith.
Il passo nel buio
Il malato era praticamente terminale: ha deciso di sottoporsi all'operazione chirurgica, ancora sperimentale, perché non aveva alternativa né poteva aspettare il cuore di un donatore umano. E sapeva di essere in un vicolo cieco: "Morire o fare il trapianto. E voglio vivere. So che è un passo nel buio ma è la mia scelta definitiva", ha detto prima dell'intervento chirurgico. Bennett è ancora attaccato alla macchina che lo teneva in vita prima dell'operazione e la sua prognosi è incerta. Ma il suo nuovo cuore funziona e potrebbe essere staccato dalle macchine di supporto vitale nelle prossime ventiquattr'ore. Il dato incoraggiante è che, dopo l'intervento, nelle prime 48 ore, che sono le più critiche, il suo organismo non ha dato segni di rigetto, nè di aver contratto eventuali infezioni dal suino.
I precedenti
L'operazione avvenuta nel Maryland ha un vago precedente perchè nei mesi scorsi alcuni chirurghi a New York trapiantarono un rene di un maiale geneticamente modificato in una persona cerebralmente morta. Sono anni in effetti che gli scienziati lavorano a tecnologie di editing genetico e agli xenotrapianti, i trapianti di organi e cellule da una specie diversa dall'uomo. Negli anni 60, furono trapiantati in alcuni pazienti i reni di scimpanzè, ma il paziente più fortunato visse 9 mesi. Nel 1983, venne trapiantato un cuore di babbuino in un bimbo, ribattezzato Baby Fae, che però visse venti giorni appena. I suini offrono il vantaggio di esser facili da allevare e raggiungono le dimensioni adatte a essere trapianti in un corpo umano in appena sei mesi. Considerato che il rigetto è frequente anche con il trapianto da esseri umani, l'obiettivo di utilizzare animali ovviamente è quello di creare organi in numero sufficiente per rispondere alle esigenze delle migliaia di pazienti che ne hanno bisogno.
Lo spartiacque
"Si tratta di un evento che è uno spartiacque", ha commentato David Klassen, della United Network for Organ Sharing, un passato di chirurgo trapianti proprio nell'università in cui è avvenuto l'avveniristica operazione. "Stanno iniziando a schiudersi porte che condurranno, io credo, a grandi cambiamenti nel modo in cui affrontiamo la carenza di organi". Anche se ovviamente gli ostacoli non mancano e anzi, ha esortato, occorre mantenere i piedi per terra. "Eventi come questi possono essere amplificati dalla stampa, è importante mantenere una prospettiva. Ci vuole tempo per maturare terapie di questo tipo".
Il trapianto 'compassionevole'
"Non vedo l'ora di alzarmi dal letto" ha detto il trapiantato, che negli ultimi mesi era sempre stato allettato, poco prima di finire sotto i ferri.
La Food and Drug Administration ha dato l'autorizzazione al trapianto l'ultimo dell'anno, un'autorizzazione d'urgenza ma data attraverso la disposizione 'expanded access', ovvero per uso compassionevole: quando la procedura sperimentale, in questo caso il cuore di maiale geneticamente modificato, e' l'unica opzione disponibile per un paziente che altrimenti rischia la vita. Prima di acconsentire al trapianto, Bennett - ricoverato sei settimane prima con un'aritmia che lo poneva tra la vita e la morte - è stato informato del pericolo e del fatto che l'operazione aveva rischi e benefici sconosciuti.
Non un maiale qualsiasi
Il maiale geneticamente modificato è stato fornito da un'azienda di medicina rigenerativa con sede in Virginia; la mattina dell'intervento l'e'quipe chirurgica, guidata dal dottor Griffith, ha rimosso il cuore dal suino e lo ha inserito in un dispositivo per mantenerlo inalterato.
Insieme ai farmaci anti-rigetto, i medici hanno anche utilizzato un nuovo farmaco, un composto sperimentale, che deve aiutare il corpo a non riconoscere come estraneo e rigettare l'organo trapiantato.
Il Mondo nelle nostre mani
Scoperto chi denunciò la famiglia di Anna Frank alla Gestapo.Forse
Bienne, 18 Gennaio 2022 - Una squadra di investigatori internazionali, tra cui un agente dell'Fbi in pensione, indaga da sei anni nel tentativo di scoprire chi tradì la ragazzina il cui diario è diventato il testo di riferimento sulla Shoah. I documenti che hanno raccolto puntano il dito contro Arnold van der Bergh, ma in un certo modo lo assolvono.
Fu un noto notaio ebreo di Amsterdam, Arnold van den Bergh, a rivelare alla Gestapo l'esistenza dell'Annesso Segreto, la nicchia ricavata in un edificio di Amsterdam dove si nascondevano Anna Frank e la sua famiglia. Lo avrebbe fatto, si scopre quasi 80 anni dopo, per garantire la sicurezza della propria famiglia.Una squadra di investigatori internazionali, tra cui l'agente in pensione dell'FBI Vince Pankoke, indaga da sei anni nel tentativo di scoprire chi nel 1944 mise la Gestapo sulle tracce dei Frank. I risultati, appena pubblicati, puntano il dito contro il notaio, ma in parte lo assolvono perché avrebbe tradito "per legittima difesa", una teoria che Otto Frank, padre di Anna, riteneva valida, In fondo chi più di lui poteva capirlo?
Nella ricerca, non è stata ancora esaminata da esperti indipendenti, sono state esaminate numerose informazioni, date per perse e racconti di testimoni deceduti, e la 'pistola fumante' sarebbe la copia di una nota anonima che fu data a Otto Frank dopo la Seconda Guerra Mondiale e che gli investigatori hanno trovato negli archivi di un agente di polizia. Il Jewish Council aveva stilato elenchi di indirizzi di famiglie ebree nel tentativo di mostrare ai tedeschi che stava collaborando e, come membro di questo organismo, Van den Bergh potrebbe averlo ottenuto e usato per cercare di proteggere la propria famiglia. Come membro del Consiglio, Van den Bergh aveva fatto di tutto per ottenere una tregua temporanea dalla deportazione.
L'indirizzo dei Frank finì nelle mani di un ufficiale delle SS tedesche che ordinò ai suoi uomini di arrestare la famiglia Frank il 4 agosto del 1944. Gli investigatori ammettono che non ci sono ancora prove conclusive su come il notaio abbia fatto trapelare l'indirizzo e chi abbia scritto la nota anonima consegnata a Otto Frank. L'intelligenza artificiale è stata utilizzata per setacciare 66 gigabyte di dati, cercando, ad esempio, connessioni tra incursioni in altri nascondigli, smentendo la teoria secondo cui la scoperta fosse casuale.
Libri da leggere almeno una volta nella vita
Lo sciamano
Christian Costa è un profiler, esperto di delitti rituali. Interpol, FBI, Scotland Yard: non c’è dipartimento investigativo o sezione Omicidi nei cui uffici non si sia evocato almeno una volta il suo nome. Lo Sciamano. È così che tutti lo chiamano per via della sua poco ortodossa metodologia sulla scena del crimine e della sua sbalorditiva percentuale di successo nelle indagini.
Un’infallibilità che spesso fa chiudere un occhio sulla ruvidezza dei suoi modi, sulla scontrosità del giovane cresciuto in orfanotrofio, sui silenzi ostinati dell’uomo che si è lasciato alle spalle un passato fatto di dolore e domande rimaste senza risposta.
Almeno fino al giorno in cui il corpo di una donna riaffiora tra le onde al largo di Ostia e quello di un’altra, seviziata a morte, viene ritrovato in un’antica villa di Chiaia, a Napoli, dando il la a un’indagine che costringerà Costa a inseguire la verità tra le ombre di oscuri culti iniziatici, e a fare definitivamente i conti con il mistero insoluto che si annida nella sua stessa nascita.
La Foto del Giorno
Morto David Sassoli, presidente del Parlamento europeo
Bienne, 11 Gennaio 2022 - Il presidente del Parlamento Europeo David Sassoli è morto nella notte scorsa. Era ricoverato dal 26 dicembre scorso per il sopraggiungere di una rara complicanza dovuta ad una disfunzione del sistema immunitario. Sassoli 65 anni, giornalista professionista dal 1986 è stato vicedirettore del Tg1 dal 2006 al 2009 per poi entrare in politica nel Pd.
Anche dalla Svizzera sono giunti messaggi di cordoglio per la morte del presidente del Parlamento europeo David Sassoli In un tweet diffuso stamane, i presidenti delle Camere federali, Irène Kälin (Verdi/AG) e Thomas Hefti (PLR/GL), esprimono «il loro profondo cordoglio» per la morte dell'ex giornalista della RAI. Nel tweet, i presidenti dei due rami del Parlamento «rivolgono le loro più sincere condoglianze alla sua famiglia e ai membri del Parlamento europeo». A sua volta, il presidente della Confederazione Ignazio Cassis ha espresso questa sera via Twitter un messaggio di simpatia ai famigliari di Sassoli. «Mi unisco alle parole di cordoglio dei Presidenti delle Camere federali. Il mio pensiero va ai familiari del presidente David Sassoli e a tutti coloro che hanno lavorato con lui e condiviso il suo grande impegno», ha scritto Cassis.
Sassoli diversi mesi fa era già stato ricoverato per una polmonite, non dovuta però al coronavirus. Sassoli è stato il secondo presidente italiano del Parlamento europeo dopo Antonio Tajani da quando l'assemblea di Strasburgo viene eletta a suffragio universale. Il suo incarico sarebbe scaduto a giorni: la prossima settimana la riunione plenaria dell'Europarlamento si riunirà a Strasburgo per eleggere il suo successore.
Quel sorriso era la diplomazia di David Sassoli, "il presidente buono"
Nella foto commemorativa, appoggiata sul tavolo che da questa mattina ospita il libro del cordoglio, lui abbozza un sorriso. Nonostante fosse lo scatto istituzionale. Alle sue spalle c'è la bandiera europea. E a fianco al tavolo è eretta un altro vessillo blu con le stelle dorate, che sembra vegliare su quel ritratto che forse doveva essere destinato per il termine del suo mandato, per affiancarlo ai quindici ex presidenti sulla parete del corridoio dell'Eurocamera. Ma David Sassoli non sarà mai ex. Se n'è andato da presidente, all'età di 65 anni, poco dopo l'una di notte dall'ospedale di Aviano, dov'era ricoverato dal 26 dicembre scorso. È stato vinto da una malattia contro cui aveva già combattuto anni fa.
Il sorriso e la bandiera europea riassumono la vita, la passione e l'impegno di Sassoli. Quel sorriso, che non gli è mai mancato, che oggi in tanti hanno ricordato. Le pagine del libro delle condoglianze, su quel tavolo al terzo piano dell'edificio di Bruxelles, sono state inondate d'inchiostro nel giro di poche ore dai messaggi commossi. In tante lingue e con firme di diversa caratura. Tra le prime quella dell'ambasciatore Piero Benassi, rappresentante permanente dell'Italia presso l'Ue. "È un giorno molto triste caro presidente. Ero, eravamo tutti abituati alla tua presenza, al tuo sorriso, al tuo ruolo così alto e allo stesso tempo autorevole", ha scritto nel suo lungo e cordiale messaggio di cordoglio. "Addio al miglior presidente del Pe", è invece la riga lasciata da un'interprete croata. Roberta Metsola, presidente a interim e attuale candidata alla successione, ha rinnovato il suo "forte abbraccio".
Al nono piano, davanti a quello che era il suo ufficio ci sono solo due guardie. Che, con tatto, rimandano indietro chi va cercando qualche ultimo ricordo. Il suo ufficio è vuoto. Così come la sua agenda, rimasta ferma all'ultima settimana di dicembre. Tutti gli impegni ufficiali erano stati cancellati ieri, quando è stata diffusa la notizia del suo ricovero. Quel sorriso era la diplomazia di Sassoli, "il presidente buono". Sorrideva anche quando i giornalisti lo stuzzicavano con domande che lo avrebbero indotto a pungere gli avversari politici. Sorrideva quando, nel suo sacro ruolo istituzionale, accoglieva leader di forze politiche che si battevano per un'Europa opposta alla sua. E oggi tutti, in primis quegli avversari, gli riconoscono la lealtà nelle azioni, l'eleganza nei modi, la coerenza nei valori.
Sassoli era benvoluto, anche da chi lavorava per l'Istituzione che lui guidava. E che era così orgoglioso di essere riuscito a mantenere viva e operativa anche nei momenti più bui e difficili della pandemia. Centinaia di persone, tra politici, staff, funzionari, lo hanno dimostrato con un momento di raccoglimento quasi spontaneo. Convocato - con poco preavviso - per le 13 dal Gruppo dei Socialisti e democratici, di cui faceva parte Sassoli. Centinaia di persone si sono ritrovate nell'esplanade antistante il Parlamento per un minuto di silenzio e un lungo applauso. Un ultimo abbraccio collettivo a David. La commozione ha tradito non pochi, tra tutti la presidente del Gruppo S&d, la spagnola Iratxe Garcia Perez, "devastata dalla notizia".
Nella stessa piazza la bandiera dell'Unione è stata listata a lutto, così quelle che contornano i Palazzi della Commissione e del Consiglio. In un inchino al presidente a cui si è unito anche il Bundestag tedesco. E mai come oggi era stato usato l'italiano nei messaggi, ufficiali e personali. Un omaggio al presidente italiano che quando gli uscieri lo annunciavano per l'avvio della seduta plenaria esordiva con "Eccoci". In italiano ha parlato anche la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che ha convocato i giornalisti per una dichiarazione alla stampa alle 11.30.
"È un giorno triste per l'Europa. Oggi la nostra Unione perde un convinto europeista, un sincero democratico, e un uomo buono", ha detto vestita a lutto, triste nel volto. "David Sassoli era un uomo di fede profonda e forti convinzioni. Amato da tutti per il suo sorriso e la gentilezza, sapeva anche combattere per ciò in cui credeva. Nel 1989, quando cadde il muro, era a Berlino tra i giovani europei. E da allora si è sempre schierato dalla parte della democrazia e per un'Europa unita. In oltre dieci anni di servizio al Parlamento europeo, ha difeso strenuamente l'Unione e i suoi valori. Ma credeva anche che l'Europa dovesse essere più ambiziosa. Voleva un'Europa più unita, più vicina alle persone, più fedele ai suoi valori. È questa la sua eredità", ha continuato in inglese. "Ed è così che lo ricorderò. Un uomo che ha lottato per la giustizia e la solidarietà, e un buon amico. I miei pensieri vanno alla moglie, Alessandra, ai figli Giulio e Livia, e a tutti i suoi amici", ha concluso in italiano.
Il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, e il presidente francese, Emmanuel Macron, lo hanno ricordato nella conferenza stampa congiunta a Parigi. "Non era solo il presidente del Parlamento europeo ma era un amico", ha esortato il capo dell'Eliseo che si è detto "profondamente triste". "Sassoli è stato un grande europeista, appassionato, generoso, autentico", ha confermato Michel. "Ha contribuito, con competenza, eleganza e intelligenza, a forgiare alla guida del Parlamento europeo decisioni importanti", ha aggiunto.
Risulta davvero difficile elencare i messaggi arrivati dalla bolla europea e non solo. Uno tsunami di affetto a cui hanno partecipato, tra gli altri, il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, la presidente della Bce, Christine Lagare, il premier spagnolo, Pedro Sanchez, il cancelliere tedesco, Olaf Scholz; il premier polacco, Mateusz Morawiecki, con cui il confronto era molto acceso. L'arco parlamentare, al completo, si è espresso già nelle prime ore della mattina. Sassoli era il presidente di tutti.
Domani il collegio dei commissari si riunirà in un seminario che si aprirà con un minuto di silenzio. "Ricorderemo la tua figura di leader democratico ed europeista. Eri un uomo limpido, generoso, allegro, popolare", ha twittato Paolo Gentiloni, commissario all'Economia. Solo per citare l'amico più caro. Ma del collegio non si è fatto mancare nessuno. Dall'Alto rappresentante Josep Borrell al vice presidente Valdis Dombrovskis. La camera ardente per l'ultimo saluto al presidente si terrà giovedì in Campidoglio. I funeralì, a cui potrebbe partecipare anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, si terranno venerdì alle 12 nella chiesa Santa Maria degli Angeli, a Roma.
Lunedì si terrà invece una cerimonia di commemorazione a Strasburgo. Era già in programma una sessione plenaria, la prima dell'anno che sarebbe stata l'ultima sotto la sua presidenza. Parteciperanno Michel e von der Leyen, probabilmente anche Macron. Il segretario nazionale del Pd, Enrico Letta, leggerà il discorso ufficiale. Una banda suonerà l'inno. Per l'ultima volta di Sassoli al Parlamento di Strasburgo. La sua seconda casa.
"Credo che aver tenuto il Parlamento aperto e non aver fatto mancare nessuna misura ai nostri cittadini sia stato il risultato di cui io sono più fiero. Ovviamente l'ho fatto insieme all’amministrazione del Parlamento, ai gruppi politici. Tutte le scelte che abbiamo fatto, le abbiamo sempre condivise", diceva ai giornalisti lo scorso 16 dicembre dopo la sua partecipazione al vertice europeo. Perché la volontà di Sassoli era prima di tutto quello di essere al servizio dei cittadin europei.
"È il dovere delle Istituzioni europee di proteggere i più deboli e non chiedere altri sacrifici, aggiungendo dolore al dolore", esortava nel suo messaggio di auguri per il Natale, tre giorni prima del ricovero. "Il periodo del Natale è il periodo della nascita della speranza. E la speranza siamo noi quando non chiudiamo gli occhi davanti a chi ha bisogno, quando non alziamo muri ai nostri confini, quando combattiamo contro tutte le ingiustizie. Auguri a noi, auguri alla nostra speranza". Addio presidente.
Un pensiero speciale...
A chi è solo, a chi soffre, ai malati, agli emarginati, ai dimenticati, ai discriminati, a tutte quelle persone che non vediamo.
A chi ha lottato per tutta la vita contro la sorte ed oggi lotta contro l’indifferenza.
A chi ha perso il treno giusto e la vita non gli ha concesso una seconda possibilità.
A chi non ha nessun posto dove andare, nessuno da abbracciare e nessuno con cui parlare.
A chi chiude la porta al mondo e in silenzio piange la sua solitudine, sperando solo che tutto passi in fretta. Perché vedere gli altri felici fa male, quando sai che anche tu meriteresti un briciolo di felicità.
Chi si ricorderà di queste persone, con un gesto, una parola, un abbraccio o un invito a sorpresa accenderà la luce nei loro occhi.
Chi crede alla famiglia ha il dovere di pensare anche a chi non ha famigliaù
Che possano trovare un po' di calore umano tra le braccia di chi l'incontra lungo la strada chiamata vita!
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