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"Contrariamente all'opinione corrente, le coppie costituite da persone consanguinee non hanno meno prole dagli altri, ma le figlie da loro generate mettono al mondo nettamente meno bambini", ha spiegato all'ATS il dottor Erik Postma, biologo specialista dell'evoluzione che assieme ai cavergnesi Luigi e Pietro Martini ha condotto la ricerca, pubblicata recentemente nel "Journal of Evolutionary Biology". In altri termini, riassume Postma, le coppie consanguinee non hanno meno figli ma meno nipoti e le chances di riproduzione diminuiscono sul lungo termine.
L'indagine ha esaminato i registri parrocchiali e gli archivi famigliari di Bignasco e Cavergno per ricostruire gli alberi genealogici di tutte le famiglie fino al XVII secolo. Per ogni coppia è stato calcolato il grado di parentela fra marito e moglie e determinato il numero di figli comuni. Legami di parentela nella stessa coppia esistevano ancora recentemente in numerosi altri villaggi relativamente isolati, sottolineano i ricercatori.
La portata della consanguineità nelle collettività prese in esame era relativamente debole e "nella grande maggioranza dei casi le coppie non erano coscienti delle loro radici comuni", ha notato il dottor Postma. "Il livello di consanguineità relativamente basso potrebbe anche spiegare perché la nostra indagine non abbia rilevato sui maschi reali effetti sul numero della loro prole", ha spiegato l'esperto dell'Istituto di biologia evoluzionista e studi ambientali dell'univesità di Zurigo.
I ricercatori dell'università di Zurigo non hanno condotto ulteriori indagini per appurare le cause precise del perché le donne nate da genitori consanguinei abbiamo minor prole. Postma ricorda che "ci sono varie possibilità: Le donne possono essere realmente meno feconde o hanno un tasso maggiore di complicazioni al parto o sono più soggette a malattie". Il fenomeno potrebbe essere collegato al fatto che nella donna sono diversi i geni che potenzialmente possono impedire la riproduzione. Inoltre - sottolinea - "la donna deve portarsi in grembo il figlio per nove mesi e un solo problema può compromettere la nascita; mentre un uomo deve fornire un solo spermatozoo sano affinché la fecondazione riesca".