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LOSANNA - Il datore di lavoro deve pagare una parte dell'affitto dei suoi dipendenti se li fa lavorare da casa. Una sentenza - quella emessa di recente dal Tribunale federale - che ha trovato risalto nell'edizione odierna della SonntagsZeitung.
Il caso trattato dalla corte di Mon Repos riguarda un impiegato di una società fiduciaria di Zurigo. L'uomo aveva chiesto un risarcimento ma non era riuscito a trovare un accordo con il suo datore di lavoro. I giudici hanno inoltre stabilito che il risarcimento da parte della società - 150 franchi al mese - ha effetto retroattivo.
Non tutti ne hanno diritto - In un'intervista al giornale, Thomas Geiser, professore di diritto del lavoro presso l'Università di San Gallo, sottolinea però che questo giudizio non significa che tutti abbiano diritto a un risarcimento da parte del datore di lavoro. Si può far valere il proprio reclamo solo se si lavora involontariamente da casa. «Coloro che lavorano da casa su loro richiesta non hanno questo diritto».
Covid caso limite - La crisi legata al coronavirus, che ha costretto molti impiegati al telelavoro, è inoltre un caso limite. L'home office è infatti solo temporaneo. I tribunali potrebbero quindi sostenere «che la fase temporanea non è motivo di risarcimento». Tuttavia, se lavorare da casa implica una severa restrizione, una compensazione è possibile. Ad esempio, Geiser si riferisce a quando un dipendente deve lavorare in un piccolo appartamento insieme a moglie e figli. Questo «può significare una grande rinuncia anche se si tratta di un breve periodo di tempo».
La sentenza del Tribunale federale potrebbe avere un impatto in tutta la Svizzera, sostiene il giornale. In futuro un indennizzo per l'ufficio domestico potrebbe essere addirittura la normalità, come succede per le trasferte di lavoro effettuate con un veicolo privato.