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Leggo il seguente passaggio di un intervento dell’arcivescovo Rino Fisichella, presidente della Pontificia Accademia per la Vita:
Dall’embrione non nasce un’aquila o un maialino, ma nasce un uomo o una donna.
È un virgolettato riportato da diversi siti (qui mi limito a citare l’AGI) , quindi immagino siano le fedeli parole di Fisichella, non la menomata interpretazione di qualche giornalista.
Adesso, mi rendo perfettamente conto che è un aspetto marginale della faccenda, che il discorso dell’arcivescovo vola alto mentre io resto in basso, ma da un embrione può benissimo nascere un maialino, un elefante o un topo (non mi pronuncio sull’aquila: sono laureato in filosofia, non in biologia).
L’uomo non è l’unico essere vivente ad avere uno stadio embrionale. L’eccezione umana, ammesso che vi sia, non riguarda l’esistenza allo stadio embrionale.
Quisquilie, ne convengo. Ma se l’arcivescovo vuole volare alto, dovrebbe fare attenzione a non inciampare in basso: rischia un bel tonfo.