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Fino ad ora, la rubrica Banditi e Campioni si è prevalentemente occupata di temi legati all'economia dello sport e alla politica che gravita attorno ad esso. Con l'articolo di oggi, invece, inauguriamo un nuovo esperimento che potrebbe essere riproposto anche in futuro. Si tratta del racconto di alcuni personaggi dello sport. Non per forza grandi campioni affermati, quanto piuttosto atleti che possono suscitare curiosità.
Jorge Alberto González Barillas è un nome che quasi nessuno ha mai sentito. Eppure si tratta di un calciatore che, tra la fine degli anni Settanta e la fine degli anni Novanta, ha incantato molti stadi. Qualcuno (forse pochi) avrà sentito il soprannome del giocatore: Mágico González. Si tratta del più grande calciatore salvadoregno di tutti i tempi. A El Salvador non c'è moltissima concorrenza, ma Mágico González nella sua carriera ha mostrato dei numeri incredibili, soprattutto dei dribling che forse nessuno ha mai potuto replicare (vedi qui). La sua storia calcistica, però, è stata contraddistinta da un grande genio, e un'ancor più grande sregolatezza. Una vita contornata dalla pigrizia e dalle perdizioni notturne, a causa delle quali Mágico González non è mai riuscito a imporsi ai livelli più alti del calcio. Forse, al fuoriclasse salvadoregno non è mai interessato diventare un campione: troppo faticoso.
Mágico González, classe 1958, esplose calcisticamente nel 1977, quando approdò al FAS, club di Santa Ana, una delle più importanti squadre di El Salvador. Con il FAS, González vinse due campionati, grazie ai quali attirò su di sé l'attenzione del calcio europeo. Nel Vecchio Continente, Mágico González arrivò nel 1982, quando si trasferì al Cadice, nel campionato spagnolo. In Spagna, Mágico González incantò in campo e fece disperare la sua squadra per le sue avventure extracalcistiche. Il club dovette addirittura assegnare un compito molto particolare a un proprio dipendente: andare tutti i giorni a casa del giocatore, per svegliarlo e portarlo all'allenamento.
Nel 1983 arrivò la grande occasione per Mágico González: il Barcellona di Diego Armando Maradona, con il quale il calciatore salvadoregno fece una tournée negli Stati Uniti. Maradona restò incantato dal suo compagno di squadra, tanto che anni dopo affermò: "era unico, perché se qualcuno voleva imitarlo non poteva. Quando volevamo fare i suoi dribling, rischiavamo di strapparci". Il Barcellona, però, decise di non concludere l'acquisto del giocatore, a causa dei suoi atteggiamenti fuori dal campo. La leggenda narra che, dopo la brevissima esperienza in blaugrana, Mágico González rifiutò il Paris Saint Germain, perché in certe squadre bisogna impegnarsi troppo. Nel 1984 González andò al Real Valladolid, dove però non riuscì ad ambientarsi. L'anno successivo tornò al Cadice, squadra in cui rimase fino al 1991, prima di tornare a casa, nel FAS.
Mágico González è stato uno di quei giocatori che - nonostante non abbia avuto una grande carriera - rendono il calcio uno sport per il quale appassionarsi. Classe sopraffina e giocate spettacolari. Sembra addirittura che nel campionato di El Salvador, González facesse numeri quando lo stadio lo chiedeva. Il pubblico urlava "ora Mágico", e lui inventava giocate da lasciare a bocca aperta. Nel calcio di oggi, estremamente fisico, non c'è più spazio per questi talenti non inquadrabili in schemi e rigidi comportamenti d'atleta. Certo, oggi si corre veloce, ma le giocate del Mágico González, forse, non le vedremo mai più.
TM