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Accusate di aver aiutato migliaia di clienti ad evadere il fisco negli Stati uniti, numerose banche svizzere rischiano prossimamente pesanti multe da parte della giustizia americana. Sanzioni a cui dovranno sottomettersi, per evitare di fare la stessa fine della Banca Wegelin.
Già gravati dai crescenti costi di tasse e di nuove regolamentazioni imposte al settore finanziario, diversi piccole banche svizzere già stentano a sopravvivere. Le multe, che Washington esigerà probabilmente per archiviare la vertenza fiscale, rischiano di dare il colpo di grazia ad alcuni istituti bancari.
Secondo un’inchiesta condotta dall’agenzia KPMG e dall’Università di San Gallo, un quarto delle 103 banche private elvetiche potrebbero chiudere i battenti nei prossimi tre anni, prima ancora che la giustizia americana infliggerà le sue sanzioni. Maggiormente a rischio sarebbero le banche che dispongono di attivi in gestione inferiori a 5 miliardi di franchi. Da notare che, solo nel 2012, ben 13 istituti finanziari hanno dovuto cessare le loro attività.
Ancora oggi non si conosce quanto dovranno sborsare le banche svizzere per evitare un’azione penale nei loro confronti da parte della giustizia americana. In base a delle stime, il valore complessivo delle multe per tutte le banche si situerà tra 5 miliardi e 10 miliardi di dollari, ossia circa 4,7 a 9,4 miliardi di franchi.
Vertenza fiscale
Nel 2011, la giustizia americana annuncia di aver posto sotto inchiesta una decina di banche svizzere: sono sospettate di aver aiutato migliaia di clienti ad evadere le imposte degli Stati uniti, violando le leggi americane.
Il Dipartimento americano di giustizia esige tutte le informazioni sulle transazioni delle banche, compresi nomi e dati degli impiegati coinvolti nelle attività USA.
Nel 2012, il governo svizzero autorizza le banche a collaborare con la giustizia americana e a fornire nomi e dati degli impiegati. Le banche forniscono migliaia di dati richiesti a Washington, in molti casi senza informare anticipatamente i collaboratori.
Il governo elvetico autorizza le banche a consegnare anche i dati richiesti dei clienti. I loro nomi devono essere però criptati, almeno fino a quando non sarà raggiunto un accordo globale con Washington.
Nel 2013 il dipartimento americano di giustizia esige ulteriori dati. Il governo svizzero propone al parlamento di regolare la trasmissione delle informazioni attraverso un’apposita legge (Lex USA).
Nel giugno scorso, il parlamento boccia la Lex USA, ritenendola non necessaria e contraria ai principi di sovranità della Svizzera.
Il 3 luglio, la ministra delle finanze Eveline Widmer-Schlumpf propone un “piano B”: le banche potranno trasmettere i dati richiesti su autorizzazione del governo, senza violare l’articolo 271 del Codice penale, che vieta la collaborazione con autorità straniere.
Il 29 agosto i due paesi firmano un accordo per porre fine al contenzioso fiscale.
Le multe più elevate verranno prevedibilmente imposte alle banche più grandi, le quali dispongono però di riserve di liquidità sufficienti per assumere gli importi a loro carico. Gli istituti minori soffriranno probabilmente di più, ritiene Martin Janssen, professore presso l'Istituto bancario e finanziario dell'Università di Zurigo.
"Alcune banche rischiano di ritrovarsi nei guai”, dichiara Janssen. "Perfino una multa relativamente modesta di 50 milioni di dollari potrebbe segnare la fine di alcune banche. Anche se riescono a pagare tale multa, potrebbero poi avere dei problemi con l’autorità di sorveglianza del settore bancario, per il fatto di ritrovarsi con un tasso di capitalizzazione insufficiente rispetto alle prescrizioni legali".
Costi aggiuntivi
Christian Hintermann, consulente di KPMG e coautore dello studio sul private banking, ritiene a sua volta che anche una multa di 10 milioni a 20 milioni di dollari costituisca "un importo significativo" per alcune banche minori.
Le sanzioni dipenderanno dall’entità dei beni non dichiarati al fisco americano dalle singole banche e dalla loro capacità finanziaria di assorbire le multe inflitte dalle autorità americane, spiega Hintermann.
Le banche dovranno poi sobbarcarsi ulteriori spese, dovute all’onere amministrativo necessario per passare al setaccio i dati della loro clientela, nel tentativo di identificare averi non dichiarati al fisco americano. Questa procedura potrebbe rivelarsi particolarmente dispendiosa per quelle banche che hanno recentemente cambiato i loro sistemi informatici e che potrebbero quindi incontrare maggiori difficoltà a ripescare dei dati specifici.
Da un sondaggio, condotto da swissinfo.ch presso una mezza dozzina di piccole banche, emerge che la maggior parte di loro preferiscono non esprimersi sulla questione dell’onere richiesto da questa procedura oppure si limitano a far sapere che stanno ancora valutando le ripercussioni dell’accordo firmato il 29 agosto dal governo svizzero con l’amministrazione americana.
Altra banca sotto inchiesta
La banca privata Rahn & Bodmer ha reso noto mercoledì di figurare tra le 14 banche svizzere, contro le quali è in corso attualmente una procedura d’inchiesta penale negli Stati uniti.
L’inchiesta contro la banca zurighese fondata nel 1750, il più vecchio istituto bancario tuttora esistente in Svizzera, fa seguito al fatto che diversi suoi ex clienti si sono autodenunciati al fisco americano, negli ultimi anni.
Secondo quanto affermato dal coproprietario Christian Rahn, la banca avrebbe rinunciato già dalla seconda metà del 2008 a patrimoni non dichiarati al fisco americano e avrebbe raccomandato alla clientela di mettersi in regola con le prescrizioni USA
Altre due banche finite dal 2008 nel mirino della giustizia americana per aver aiutato migliaia di clienti ad eludere il fisco, la Wegelin e la Neue Zürcher Bank, hanno chiuso nel frattempo i battenti.
Nessuna banca risparmiata
L’accordo siglato con Washington concerne probabilmente anche un centinaio di istituti bancari, sospettati di aver detenuto averi non dichiarati al fisco americano, ma che non sono stati posti finora sotto inchiesta dal dipartimento statunitense di giustizia. Le banche “colpevoli” sono invitate a rivolgersi alle autorità americane per regolare finanziariamente il loro caso, al fine di evitare un procedimento penale.
La maggior parte di questi istituti bancari sono sospettati di aver ripreso migliaia di clienti dall’UBS dal 2008, dopo che la maggiore banca svizzera era stata messa sotto accusa negli Stati uniti per attività volte ad eludere il fisco. Molti dirigenti bancari pensavano di non assumersi grandi rischi, dal momento che il loro istituto non era direttamente presente sulla piazza finanziaria americana.
L’anno scorso, la banca Wegelin è stata costretta ad abbandonare le sue attività negli Stati uniti e a rivendere i suoi comparti in Svizzera, dopo essere stata incriminata dalla giustizia americana per aver aiutato dei clienti a sottrarre 1,2 miliardi di dollari al fisco USA.
Piazza finanziaria scossa
La scomparsa della più antica banca privata della Svizzera ha scosso tutta la piazza finanziaria elvetica. In Svizzera si teme che altre banche potrebbero fare la stessa fine.
Nel luglio scorso, il governo elvetico ha autorizzato le banche a comunicare agli inquirenti americani i dati dei clienti che hanno trasferito i loro fondi verso altri istituti finanziari per sfuggire al fisco USA.
La forzata consegna delle “leaver lists”, ossia delle liste di clienti fuggiti verso altre destinazioni, ha mostrato chiaramente come non vi siano più dei rifugi sicuri, neppure presso le piccole banche.
Traduzione e adattamento di Armando Mombelli, swissinfo.ch