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BERNA - Qualcosa sta cambiando. Mentre il mondo occidentale (quindi anche la Svizzera) è confrontato con una carenza di vaccini, arrivano notizie incoraggianti dalla Russia: il vaccino Sputnik V avrebbe un'efficacia del 91,6%. Ecco quindi che anche l'Europa sta guardando verso oriente. Con l'Ungheria che a metà dello scorso gennaio è stato il primo paese dell'Unione ad approvarlo.
E la Svizzera come si pone nei confronti del vaccino Sputnik V? L'ambasciatore russo Sergej Garmonin, interpellato da 20 Minuten, afferma che la Confederazione non lo starebbe nemmeno prendendo in considerazione. Eppure già i due occasioni avrebbe avuto la possibilità di acquistarlo: la Russia avrebbe infatti contattato le autorità elvetiche il 17 agosto e il 22 dicembre 2020, affermando di essere pronta a mettere il vaccino a disposizione della Svizzera. Secondo Garmonin non ci sarebbe stata nessuna risposta.
«Vanno valutate tutte le opportunità» - Per Andreas Faller, avvocato specializzato in diritto sanitario ed ex vicedirettore dell'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP), sarebbe inaccettabile: «Un'unità di crisi non può permettersi di non dare una risposta» afferma. L'UFSP sarebbe tenuta a valutare ogni offerta e a rispondere di conseguenza. Anche fornendo l'aiuto necessario per permettere ai produttori d'inoltrare il più rapidamente possibile una domanda di autorizzazione. «Sarebbe imperdonabile non esaminare tutte le opportunità quando si tratta di procurarsi dei vaccini» conclude.
La reazione dell'UFSP - Su richiesta di 20 Minuten, sulla questione prende posizione anche l'UFSP: «In quanto è difficile prevedere come si sviluppa la pandemia, la Confederazione è in contatto con diversi produttori di vaccini. Anche con i responsabili di Sputnik». E ricorda che prima di poter essere utilizzato in Svizzera, un preparato deve essere autorizzato da Swissmedic. «Qualità, sicurezza ed efficacia sono prioritari».