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Eveline Widmer-Schlumpf e Ueli Maurer
KEYSTONE/POOL KEYSTONE/PETER SCHNEIDER(sda-ats)
La riforma III dell'imposizione delle imprese è sbilanciata: il parlamento è andato troppo in là negli sgravi per le aziende. Lo sostiene l'ex consigliera federale Eveline Widmer-Schlumpf.
"Il pacchetto non è più lo stesso di quello presentato dal Consiglio federale. Vi sono un paio di punti che hanno tolto l'equilibro alla riforma", afferma l'ex ministra delle finanze in un'intervista pubblicata oggi dal Blick.
L'esponente del PBD (partito che ha deciso il sì per il 12 febbraio) pensa in particolare alla possibilità per le aziende di dedurre interessi fittizi su una parte del capitale proprio o alla rinuncia decisa dal parlamento di rendere obbligatoria, per Cantoni e Confederazione, un'imposizione minima del 70% dei dividendi.
"Una riforma della fiscalità delle imprese è assolutamente necessaria", puntualizza Widmer-Schlumpf. La cura della piazza economica è importante, ma nella riforma III si tratta di abolire dei privilegi: è ingiusto che utili stranieri siano trattati in modo diverso da quelli conseguiti in Svizzera.
Un progetto fiscale necessita di un equilibrio, continua la 60enne. "Il parlamento è semplicemente andato molto lontano con gli sgravi supplementari per determinate aziende. Per noi era già difficile calcolare l'impatto della riforma nella versione originale: ora è ancora più difficile".
Agli intervistatori che le chiedono come voterà il 12 febbraio Widmer-Schlumpf non ha desiderato dare una risposta, limitandosi ad affermare che effettuerà una ponderazione come qualunque altro votante. L'ex consigliera federale (2007-2015) non ha nemmeno voluto confermare l'ipotesi avanzata dai giornalisti del Blick di un'astensione.
Nel colloquio Widmer-Schlumpf ha fra l'altro anche confermato di essere stata chiamata dall'attuale ministro delle finanze Ueli Maurer. L'ex presidente dell'UDC aveva detto di non aver nessun problema a telefonare per un consiglio alla politica grigionese.
SDA-ATS