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La selezione e l’ingegneria genetica è in costante evoluzione. In qualità di centro di competenza della Confederazione, l’UFAG segue da vicino questi cambiamenti, in stretto contatto con gli esperti.
Fin dalla comparsa dell’agricoltura nel Neolitico, gli agricoltori selezionano le sementi. La selezione vegetale si è consolidata lentamente, con la progressiva creazione di ibridi attraverso meccanismi di riproduzione naturali. La selezione delle colture più diffuse, come il frumento e il mais, è frutto di un lungo processo di ibridazioni successive di piante della stessa specie o della stessa famiglia. La scienza della selezione vegetale è nata soltanto all’inizio del XX secolo, con la scoperta dei codici genetici.
Se le sementi sono esposte a radiazioni radioattive o a sostanze chimiche, il genoma subisce cambiamenti casuali in diversi punti della sequenza. Ognuno di questi cambiamenti è detto mutazione. Le piante che sopravvivono a questa mutagenesi e che hanno proprietà particolarmente utili per l'agricoltura o l’alimentazione vengono selezionate attraverso la coltivazione e ulteriormente sviluppate per mezzo di incroci. Questo tipo di mutagenesi non è soggetto alla legislazione sull'ingegneria genetica poiché con l'introduzione del diritto sull'ingegneria genetica questi prodotti non hanno più potuto essere ritirati dal mercato per mancanza di tracciabilità.
Agroscope, gli uffici federali e le commissioni competenti (CFSB, CENU) giungono a conclusioni diverse nel valutare se la procedura di mutagenesi «TEgenesis» rientra nel diritto agricolo o in quello dell'ingegneria genetica. Il Consiglio federale non ha ancora affrontato la questione. I rispettivi pareri sono disponibili qui sotto. Per spiegazioni sui contenuti della procedura di mutagenesi «TEgenesis» si può consultare, ad esempio, il sito Internet della CFSB.
L’avvento della biologia molecolare, una trentina d’anni fa, ha permesso di trasferire teoricamente qualsiasi materiale genetico da una specie all’altra, indipendentemente dalla sua origine o destinazione. Negli anni Novanta è stata creata una prima generazione di piante geneticamente modificate (PGM).
Attualmente in Svizzera vige una moratoria che ne vieta la coltivazione. Certe PGM sono autorizzate sotto forma di alimenti o foraggi.
Negli ultimi cinque anni sono state messe a punto varie tecniche nuove che consentono di modificare in modo molto preciso il genoma delle piante. Il metodo più promettente e meno dispendioso è l’«editing del genoma», che si basa su un sistema di enzimi (CRISPR-CAS) che modificano i genomi con una precisione senza precedenti. Queste tecniche consentono di scegliere e modificare qualsiasi parte del genoma senza lasciare alcuna «traccia» della manipolazione effettuata, rendendo anche meno netta la linea di demarcazione tra PGM e piante convenzionali.
Valutazione legale dell’«editing del genoma»
L’avvento di queste nuove tecniche di selezione rende più difficili l’interpretazione e l’applicazione della legge. Nella sua decisione del 30 novembre 2018, il Consiglio federale ha gettato le basi per adeguare il diritto alle tecniche dell’ingegneria genetica di nuova generazione, affermando che «in termini tecnici e legali» sono classificate «in linea di massima come tecniche di modificazione genetica. Tuttavia, non è chiaro se i prodotti fabbricati in questo modo siano o meno da considerarsi organismi geneticamente modificati ai sensi della legislazione vigente».
Tracciabilità dei prodotti ottenuti dall’«editing del genoma»: una sfida tecnica
L’etichettatura «geneticamente modificato» richiesta legalmente sembrerebbe essere insufficiente per i prodotti che derivano dall’editing del genoma, poiché la rintracciabilità non può essere svolta come per gli OGM transgenici.
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Ultima modifica 09.02.2022