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Sono venute alla luce dal grembo di una donna americana, ma sono state concepite con il seme e l'ovulo di donatori la cui origine è sconosciuta e per questo oggi il governo Usa nega loro la cittadinanza americana. I donatori, infatti, potrebbero essere stranieri.
È la singolarissima storia di Maya e Shira, due gemelline oggi di due anni, figlie di Ellie Lavi, una donna americana che vive in Israele: tre anni orsono, Ellie, quarantenne single, decise di fare ricorso alle tecniche di fecondazione artificiale per avere un figlio. Come in moltissimi casi il concepimento venne attuato grazie all'ovulo ed al seme di donatori la cui identità viene protetta dall'anonimato.
Ma il rifiuto della cittadinanza per le piccole è arrivato recentemente come una doccia fredda per Lavi: "Sono andata all'ambasciata americana in Israele per registrare le bimbe poco tempo fa - ha raccontato la donna - quando mi sono sentita chiedere all'altoparlante in una stanza gremita come avessi concepito le mie figlie. Quando ho spiegato tra lacrime di imbarazzo le modalità mi e stata negata la cittadinanza per le piccole".
Il Dipartimento di Stato Usa ha infatti stabilito che i bambini nati da cittadini americani residenti oltreoceano attraverso la fecondazione in vitro non possono avere la cittadinanza statunitense a meno che non si possa provare che lo sperma o l'ovulo utilizzati per il concepimento provengano da un donatore americano. La legge - spiega il governo - è stata creata per prevenire tentativi fraudolenti di ottenere la cittadinanza statunitense.
ATS