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La Commissione ha preso atto con soddisfazione dei risultati della procedura di consultazione relativa all'avamprogetto del nuovo articolo 28b del Codice civile mirante alla protezione delle vittime di violenze domestiche che essa ha elaborato nel quadro di un'iniziativa parlamentare (00.419 Iv. pa. Protezione contro la violenza nella famiglia e nella coppia).
Tutti i Cantoni, 6 partiti politici, 28 organizzazioni e altri 18 partecipanti hanno fatto pervenire il loro parere. Tra i partecipanti ufficiali alla procedura di consultazione, soltanto l'UDC ha formalmente respinto il progetto in ragion del fatto che il diritto vigente assicura una protezione sufficiente contro la violenza domestica. In compenso, la maggioranza dei partecipanti approva globalmente l'avamprogetto che rispecchia la volontà dello Stato di non considerare più la violenza domestica come un problema inerente alla sfera privata. I partecipanti hanno salutato il fatto che il progetto del nuovo articolo 28b CC protegge tutte le persone che vivono nella stessa economia domestica (ad es. persone anziane o bambini) e che dispone l'illiceità di qualsivoglia lesione della personalità. Sono stati parimenti salutati il fatto che le vittime possono rivolgersi al giudice anche quando la comunione domestica è terminata e che il progetto non enumera in modo esaustivo le misure di protezione che il giudice può adottare. Sono state tuttavia espresse riserve in particolare per quanto riguarda l'obbligo imposto ai Cantoni di istituire centri d'informazione e di consulenza in materia di protezione contro la violenza domestica. Non è la necessità di mettere in piedi simili centri a essere stata contestata, bensì la questione dei costi riversati sui Cantoni. Inoltre, i partecipanti hanno obiettato che il progetto protegge le vittime di violenza domestica unicamente nel caso di aggressioni fisiche, escludendo le violenze psichiche. Anche la nozione di comunione domestica è stata oggetto di critiche: giudicata troppo restrittiva, non tiene sufficientemente conto delle differenti forme di vita in comune.
Adesso la Commissione riesaminerà il suo avamprogetto alla luce di questi risultati.
Il rapporto di sintesi dei risultati della consultazione elaborato dall'Ufficio federale di giustizia sarà prossimamente disponibile su Internet (www.ofj.admin.ch).
La Commissione si è peraltro chinata su un'iniziativa parlamentare concernente la revisione parziale della legge sulle lotterie (03.470 Iv.pa. Legge federale sulle lotterie. Revisione parziale). La legge sulle case da gioco vieta l'esercizio di apparecchi automatici per i giochi d'azzardo al di fuori dei casino. Ciononostante, gli apparecchi «Tactilo» o «Touchlot», che ricordano fortemente gli apparecchi automatici per il gioco d'azzardo, continuano a rimanere in esercizio nei ristoranti e sono addirittura molto in voga. Questa ineguaglianza di trattamento è possibile poiché tali apparecchi sono gestiti dalle lotterie e non rientrano quindi chiaramente sotto la legge sulle case da gioco. L'iniziativa parlamentare mira a ottenere la soppressione di una simile ineguaglianza e chiede che siano esaminate le ripercussioni negative di questi apparecchi, in particolare nell'ottica di garantire la protezione dei giovani e dell'ordine sociale.
La Commissione ritiene che sia necessario intraprendere una revisione della legge, ma non per il tramite di un'iniziativa parlamentare; con 8 voti contro 7 e 9 astensioni, propone di non dare seguito all'iniziativa. Ha tuttavia depositato una mozione che incarica il Consiglio federale di adottare misure che consentano di limitare il numero e l'attrattiva dei giochi di lotteria installati nei locali pubblici. Una definizione giuridica dovrebbe parimenti essere attribuita agli apparecchi «Tactilo», relativamente nuovi. Una prima minoranza della Commissione vuole dare seguito all'iniziativa. Una seconda dichiara di opporsi al deposito della mozione.
Con 13 voti contro 2, la Commissione ha adottato un progetto di modifica del Codice delle obbligazioni che prevede la generalizzazione dell'obbligo per una persona coniugata di richiedere il consenso del coniuge per concludere un contratto di fideiussione (01.465 Iv. pa. Fideiussione. Consenso del coniuge; art. 494 CO). Questo progetto abroga l'eccezione prevista per le persone iscritte nel registro di commercio (art. 494 cpv. 2 CO), che secondo la maggioranza della Commissione non si giustifica. Per quest'ultima è importante proteggere meglio la situazione finanziaria delle famiglie, essenzialmente nel contesto delle piccole imprese, poiché il fatto che un padrone d'azienda funga da fideiussore per i debiti della propria impresa può essere fonte di problemi finanziari per la sua famiglia. Una minoranza propone di mantenere un'eccezione all'obbligo del consenso del coniuge: esso non è necessario se il debito garantito è contratto da una società anonima, una società in accomandita per azioni o una società a responsabilità limitata controllate dalla fideiussione. Preoccupata di non appesantire la vita economica delle piccole e medie imprese, la minoranza ritiene che i proprietari debbano potere fungere da fideiussori per il debito della propria azienda senza chiedere il consenso del coniuge.
Per quanto concerne la revisione della legge sulla protezione dei dati (03.016), la Commissione ha aderito all'unanimità alla decisione del Consiglio degli Stati, pronunciandosi contro il rinvio al Consiglio federale Ritiene più sensato intraprendere essa stessa i correttivi necessari al progetto del Consiglio federale e ha incaricato una sottocommissione in tal senso.
Infine, la Commissione ha approvato all'unanimità una modifica della legge sulla parità dei sessi (03.071) che mira a instaurare una commissione di conciliazione alla quale il personale della Confederazione può rivolgersi in caso di discriminazioni fondate sul sesso. Ha parimenti proseguito i suoi lavori sulla revisione dell'organizzazione giudiziaria (01.023).
La Commissione si è riunita a Berna il 1° e il 2 luglio 2004, sotto la presidenza del Consigliere nazionale Luzi Stamm (AG/UDC).
Berna, 02.07.2004 Servizi del Parlamento