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Negli Stati Uniti l’ultima recessione si è conclusa nel giugno 2009. Dunque è ormai da quasi dieci anni che l’economia statunitense si trova in fase di espansione. Sin dal 1900 gli USA hanno solitamente vissuto una recessione ogni dieci anni. Arriverà presto la correzione in borsa?
Nessuna economia si espande in maniera continua, poiché la crescita attraversa diversi cicli. Prima o poi l’economia di un Paese cede, il prodotto interno lordo (PIL) finisce per ridursi e sopraggiunge un periodo di recessione. Il National Bureau of Economic Research (NBER), la principale piattaforma di ricerca per gli economisti negli Stati Uniti, definisce una recessione come «una diminuzione significativa dell’attività economica, che si estende a tutta l’economia e dura più di due trimestri». Di norma, questo calo è visibile nel PIL reale, nel livello di occupazione, nella produzione industriale e nel fatturato e nei profitti delle imprese. In borsa le recessioni provocano spesso anche un crollo delle quotazioni azionarie.
Spesso si verifica una recessione perché alcuni settori economici si surriscaldano.
Quando si tocca il punto di minimo della recessione, le condizioni economiche iniziano gradualmente a migliorare, le prospettive congiunturali diventano più incoraggianti e così, presto o tardi, l’economia torna a crescere. Questo circolo, costituito da fasi ascendenti e discendenti, è noto come ciclo economico o congiunturale (cfr. riquadro).
Spesso si verifica una recessione perché alcuni settori economici si surriscaldano. Tuttavia questo fenomeno può anche essere causato da una crisi finanziaria, da uno shock nel commercio estero, da difficoltà nella catena di approvvigionamento oppure dallo scoppio di una bolla speculativa o di un boom congiunturale. In seguito il mercato corregge gli eccessi e le allocazioni errate dei capitali non soltanto in ambito economico, ma anche in borsa.
Per la ricerca accademica resta ancora difficile spiegare con precisione quando, come e perché si metterà in moto questo processo. In ultima analisi, un’economia si presenta estremamente complessa e vi sono innumerevoli variabili che è impossibile prevedere con esattezza. L’attività economica è mossa per lo più da persone, che non sempre agiscono in maniera del tutto razionale come vorrebbero le teorie tradizionali.
L’attuale espansione economica è ormai la seconda fase di crescita più lunga nella storia statunitense.
Negli Stati Uniti l’economia cresce ormai ininterrottamente da quasi dieci anni e l’attuale espansione è la seconda fase di crescita più lunga nella storia statunitense dopo quella degli anni Novanta. La ripresa economica è quindi piuttosto in là con gli anni, ma in genere le fasi di espansione «non muoiono di vecchiaia». L’Australia, ad esempio, non ha più subito fasi recessive dal 1991, nemmeno durante la crisi economica e finanziaria del 2008/2009. Al momento il barometro economico e gli indicatori precursori della congiuntura statunitense continuano a indicare un andamento solido dell’economia.
Ciononostante, si moltiplicano le voci di mercato che mettono in guardia contro l’arrivo di una recessione negli USA e contro il conseguente ribasso dei mercati azionari. Spesso si fa riferimento all’appiattimento della curva dei tassi USA, poiché l’inversione della curva si è spesso rivelata un indicatore anticipatore concreto e affidabile che segnala il sopraggiungere di una recessione.
In passato, un contesto di mercato come quello attuale negli USA si è dimostrato un catalizzatore della recessione.
In ultima analisi, all’interno di un’economia è necessario un fattore scatenante per dare il via alla spirale negativa che trascina verso il basso i consumi e le attività economiche. In passato, un contesto di mercato come quello attuale negli USA – ossia la combinazione di tassi in aumento, indebitamento elevato e valutazioni eccessive – si è dimostrato un catalizzatore della recessione. La situazione è aggravata dal fatto che le controversie commerciali e l’instabilità geopolitica potrebbero rallentare l’espansione economica globale. Anche l’effetto crescita dei tagli fiscali a favore delle imprese statunitensi dovrebbe esaurirsi nel corso del 2019. Non bisogna neanche dimenticare che la banca centrale statunitense prosegue nell’inasprimento della politica monetaria.
Alla luce di queste considerazioni, la situazione attuale ha senz’altro il potenziale di scatenare una recessione negli Stati Uniti nel prossimo futuro e anche di capovolgere la tendenza di Wall Street trasformandola in un mercato ribassista. Quest’ultimo si considera iniziato quando le quotazioni azionarie perdono almeno il 20% rispetto all’ultimo picco massimo.
Da un punto di vista storico gli USA sarebbero ormai «maturi» per una recessione. Fin dal 1900, infatti, l’economia statunitense ha attraversato almeno una recessione ogni dieci anni. E del resto, c’è un motivo se il ciclo economico si chiama appunto «ciclo». Tutto questo non significa necessariamente che il 2019 sarà l’anno della recessione, ma molti investitori mostrano una crescente preoccupazione. Eppure, anche se avessimo una sfera di cristallo e potessimo prevedere l’esatto momento d’inizio della recessione, questa conoscenza sarebbe meno utile del previsto per migliorare la performance del nostro portafoglio titoli.
È difficile prevedere il comportamento degli investitori.
Intuitivamente la maggior parte degli investitori si aspetta perdite di corso notevoli nel caso in cui una recessione colpisca gli Stati Uniti. Tuttavia, ogni ciclo congiunturale e borsistico ha le proprie caratteristiche peculiari. La reazione della borsa dipenderà soprattutto dall’entità della recessione e dalla reazione della politica. La situazione si stabilizzerà nel prossimo futuro o c’è da temere un peggioramento? A seconda dei casi, possono verificarsi corse alle vendite dovute al panico oppure una ritirata più ordinata. Anche guardando indietro alla storia della borsa statunitense, non è possibile individuare un modello generalmente valido che illustri il comportamento della borsa nel corso di una recessione (cfr. tabella).Qual è l’andamento della borsa statunitense durante una recessione?
|Recessione||Contrazione del PIL||Performance S&P 500 Total Return|
|Durante la recessione||Sei mesi prima||Dodici mesi dopo|
|Agosto 1929 – marzo 1933||-26,7%||-74,5%||14,0%||92,0%|
|Maggio 1937 – giugno 1938||-18,2%||-24,2%||-2,4%||-1,8%|
|Febbraio 1945 – ottobre 1945||-12,7%||27,7%||8,6%||-7,3%|
|Novembre 1948 – ottobre 1949||-1,7%||4,1%||9,8%||31,5%|
|Giugno 1953 – maggio 1954||-2,6%||27,6%||-6,5%||35,9%|
|Agosto 1957 – aprile 1958||-3,7%||-6,5%||9,3%||37,3%|
|Aprile 1960 – febbraio 1961||-1,6%||18,4%||-1,0%||13,6%|
|Dicembre 1969 – novembre 1970||-0,6%||-3,5%||-7,8%||11,2%|
|Novembre 1973 – marzo 1975||-3,2%||-17,9%||2,9%||28,3%|
|Gennaio 1980 – luglio 1980||-2,2%||16,1%||7,7%||12,9%|
|Luglio 1981 – novembre 1982||-2,7%||14,7%||-1,0%||25,4%|
|Luglio 1990 – marzo 1991||-1,4%||7,6%||3,1%||11,0%|
|Marzo 2001 – novembre 2001||-0,3%||-7,2%||-14,6%||-16,5%|
|Dicembre 2007 – giugno 2009||-5,1%||-35,5%||11,3%||14,4%|
|Fonte: NBER, AWOCS|
In termini di total return (inclusi i dividendi reinvestiti), l’indice S&P 500 è cresciuto durante 7 delle ultime 14 recessioni USA. E sebbene il mercato azionario sia ritenuto un indicatore anticipatore, anche considerando un periodo di sei mesi prima dell’inizio della recessione, non si ottiene un quadro univoco della performance che potrebbe segnalare all’investitore la fine del ciclo economico. È relativamente chiaro solo che nella maggior parte dei casi la borsa statunitense registra quotazioni molto più elevate dodici mesi dopo la fine della recessione. Agli investitori non resta dunque che trarre un’unica conclusione: è necessario creare un portafoglio ampiamente diversificato che si riveli efficace nel maggior numero possibile di situazioni di mercato.
Al momento l’economia statunitense sta attraversando una fase di forte slancio, ma la crescita elevata è in parte finanziata dal deficit. A seguito delle agevolazioni fiscali e degli aumenti di spesa, il debito pubblico ha subito un notevole incremento. La Banca Migros ritiene che non verranno più attuati i supplementi di spesa decisi per il 2018 e il 2019. Inoltre, i rialzi dei tassi da parte della banca centrale statunitense finiranno pian piano per gravare sui consumi privati e sul mercato immobiliare. Anche il prolungarsi della controversia commerciale avrà un effetto frenante sempre più marcato. Di conseguenza un rallentamento della crescita appare ormai prossimo. Al contrario la recessione non è ancora all’orizzonte e non dovrebbe tornare di attualità prima del 2020.