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Con una decisione che rischia di provocare fratture nel suo elettorato, il partito di maggioranza tunisino Ennahdha ha espresso, ufficialmente, ieri sera, la volontà di non modificare l'art.1 della Costituzione del 1959, secondo cui la Tunisia è "uno Stato libero, indipendente e sovrano: la sua religione è l'Islam, la sua lingua l'arabo e il suo regime la repubblica".
La decisione è giunta al culmine di accese discussioni in sede di Assemblea costituente in cui esponenti di Ennahdha hanno fortemente sostenuto la tesi che la Tunisia doveva diventare uno Stato islamico e che, quindi, la sharia doveva essere il punto di riferimento della nuova Costituzione. Tesi, questa, duramente avversata dai costituenti espressione dei partiti laici e che qualche malumore aveva determinato in parte degli alleati di Ennahdha.
Se la decisione di Ennahdha certamente spianerà la strada ai lavori della Costituente (paralizzati da molte settimane per la disputa sul primo articolo), essa appare destinata a determinare frizioni all'interno del partito di maggioranza, in cui molti sono i sostenitori della sharia.
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