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Xi Jinping si vede poco, perlopiù in video, ma scrive molto. È appena stato pubblicato un suo volume mastodontico di 650 pagine che riassume 109 suoi interventi degli ultimi due anni.
La terza edizione era del 2020, non tanto tempo fa. Una grossa fatica condivisa con il Dipartimento della propaganda del Partito che ha prodotto l’opera con un timing perfetto per l’autunno, quando Xi Jinping dovrebbe ottenere la sua rielezione, ora permessa dalla costituzione, modificata da lui ed i suoi per consentire più di due mandati.
In realtà Xi può così rimanere Presidente a vita, cosa che il piccolo timoniere Deng aveva proibito per evitare che si ripetesse la storia di Mao Tse-tung.
Il cambiamento è stato approvato nel 2018 dalla quasi totalità dei membri del Congresso (2964 si e tre astenuti).
Il volume si intitola The governance of China ed è la raccolta di discorsi e scritti del leader cinese secondo l’agenzia Xinhua. È disponibile sia in patria che all’estero. In copertina l’immagine sorridente di Xi, senza un capello bianco, a conferma che le tinte e la cosmetica funzionano bene anche in Cina, considerando che ha già superato i 69 anni.
La tiratura del libro supererà una decina di milioni di copie in ben 35 lingue, fra le quali inglese, francese, russo, uzbeco e persino in italiano. La lettura è focalizzata, perlomeno in Cina, ai più di 90 milioni di membri del Partito e certamente a tutti i suoi quadri perché il Comitato Centrale Comunista ha “caldamente consigliato la lettura ad ogni dirigente cinese per studiare il pensiero di Xi Jinping”.
Uno potrebbe pensare ad una rivisitazione moderna del famoso Libretto Rosso che aveva come titolo Citazione delle opere del Presidente Mao. Erano gli anni ’60 ed era un libretto tascabile che i più agitati mostravano e tenevano nella tasca sul petto della giaccia. Insomma una copia di quello di Mao. In quei tempi la copertina era rossa da cui il riferimento Libretto Rosso. Anch’io ne comprai una copia come souvenir durante la mia prima visita in Cina nel 1980. Il volume era una cosa nuova e mostrarlo agitandolo per aria era una nuova moda perciò affascinava in Occidente e non solo. L’importante era mostrarlo, agitarlo, non necessariamente leggerlo come prova di essere comunista e della fedeltà assoluta a Mao ed al Partito.
Da teenager conoscevo già dagli anni ’50 gli scritti di Mao essendo stato cresciuto da mio zio comunista che mi regalò un volume sui pensieri di Mao, un cimelio che tuttora conservo.
La differenza fra i due libri è però sostanziale. Quello di Mao, figlio dei suoi tempi, era una specie di “bigino”, catechismo del pensiero di Mao, tipica propaganda, ideologizzata. Quello di Xi è adattato ai nostri tempi, un documento importante per noi occidentali. Gli studiosi, sinologi, lo leggeranno in profondità, ma sarà utile anche per i geopolitici e tutti quelli che sono attenti a dove la Cina sta andando. Cosa che ci riguarda da vicino.
Nei passaggi attraverso gli scritti, Xi ci anticipa la direzione di marcia del paese. Spiega che cos’è il “socialismo con caratteristiche cinesi”.
Xi, rispetto a Mao, miscela bene il comunismo con gli Anacleti di Confucio ed è meno ideologico e più pragmatico. È più da leader di una grande economia che un invasato di rivoluzioni. Ha scritto, tempo fa, che in Cina deve finire il capitalismo disordinato che consente a migliaia di diventare “miliardari”, mentre almeno 300 milioni di lavoratori vivono ancora precariamente cercando di mettere insieme un pasto decente al giorno.
Una migliore ridistribuzione della ricchezza (ricchezza condivisa) non è alla fine il primo dovere di un’economia socialista? L’arricchirsi onorifico di Deng quindi non è più accettabile né attuale.
Gli interventi sui grandi gruppi High-tech, sull’immobiliare e la scomparsa dal pubblico di profili “tycoon” dimostrano che ciò che ha anticipato avviene.
V.Volpi