Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01222.jsonl.gz/657

BERNA - In apertura dell'ultimo giorno della sessione, le due Camere federali hanno reso un omaggio all'ex consigliere federale ticinese Flavio Cotti, deceduto mercoledì all'età di 81 anni all'ospedale La Carità di Locarno a causa del coronavirus.
Prima di chiedere ai rispettivi consigli di osservare un minuto di silenzio, i presidenti del Nazionale Andreas Aebi (UDC/BE) e degli Stati Alex Kuprecht (UDC/SZ) hanno espresso il loro cordoglio alla famiglia e ripercorso la carriera dello statista ticinese.
Nato a Prato-Sornico il 18 ottobre del 1939, Flavio Cotti ha studiato all'Università di Friburgo dove ha ottenuto una licenza in diritto. La passione per la politica, hanno ricordato i presidenti delle due Camere, ha animato il futuro consigliere federale sin dalla giovane età. A 20 anni dichiarò a un giornalista: «Senza retorica, vorrei servire il mio Paese».
La sua carriera politica in Ticino in seno al Partito popolare democratico fu rapida: consigliere comunale a Locarno (1964-1975), granconsigliere (1967-1975) e, all'età di 36 anni, consigliere di Stato (1975-1983). Flavio Cotti, hanno ricordato ancora i due presidenti, si è poi fatto strada a Berna, prima come consigliere nazionale (dal 1983) e presidente del PPD svizzero (1984-1986) e in seguito in Consiglio federale, diventando a due riprese - nel 1991 e nel 1998 - presidente della Confederazione, in due anni simbolici per la Svizzera: il 700esimo della Confederazione elvetica e il 150esimo dello Stato federale.
Nel corso dei sui dodici anni in qualità di consigliere federale ha guidato dapprima il Dipartimento federale dell'interno (DFI) dal 1987 al 1993 (occupandosi della politica svizzera della droga e di lanciare le basi della futura LAMal) e in seguito il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) fino al 1999.
Cotti, quale capo della diplomazia elvetica, assunse nel 1996 la presidenza dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE). Quell'anno di presidenza coincise tra l'altro con l'attuazione degli accordi di pace di Dayton (che misero fine alla guerra civile jugoslava), le prime elezioni in Bosnia e gli sforzi di pace nel Caucaso.
Durante il suo mandato al DFAE dovette affrontare dossier spinosi, come quello dei fondi ebraici, che sfociarono nell'istituzione della Commissione Bergier per far luce sulle ombre della Svizzera durante la Seconda guerra mondiale. Dovette inoltre negoziare i primi accordi bilaterali con l'UE, fino alla loro conclusione nel dicembre 1998.
Alla fine Aebi e Kuprecht hanno ringraziato Flavio Cotti per il servizio reso, sottolineandone la volontà di contatto con la popolazione («nel suo discorso di commiato ringraziò chauffeur, donne delle pulizie e personale della sicurezza») ed espresso le condoglianze alla famiglia. Come detto, le due Camere hanno poi osservato un minuto di silenzio.
Il cordoglio dell'ONU - Oltre alle Camere federali, oggi anche il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha reso omaggio all'ex consigliere federale ticinese Flavio Cotti.
In un comunicato odierno, Guterres si è detto profondamente rattristato per la morte di Cotti: un uomo che ha fatto molto per il multilateralismo.
Il segretario generale dell'ONU ha espresso riconoscenza a Flavio Cotti per la sua vita dedicata al servizio pubblico, di cui hanno beneficiato non solo i cittadini svizzeri, ma anche quelli europei e non solo.
Forte sostenitore e difensore del multilateralismo, ha contribuito a far entrare la Svizzera nelle Nazioni Unite, con Ginevra che continua ad essere il faro del sistema internazionale, ha detto Guterres.