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Sul fatto che i nostri media, la statale SSR in ogni caso, siano politicamente orientati a sinistra, non sussiste ormai alcun dubbio. Ciò che quotidianamente ci viene propinato e cosa no, in materia di informazioni e commenti, è di un colore che va dal rosso al rosso fuoco. Serve un ulteriore esempio?
Beh, si tratta della copertura mediatica di due eventi che solo in una Svizzera apparente degenerata per ciò che riguarda i media (ma non solo) potevano suscitare una certa attenzione. Un caso: il consigliere federale Berset (PS) ha avuto una relazione extraconiugale, si è messo nei guai con la sua amante, e ha usato il personale della sua segreteria generale per risolvere i suoi problemi. Inoltre, avrebbe usato auto ufficiali per viaggiare da e verso la sua amante all’estero. L’altro caso: il consigliere federale Maurer (UDC) ha preso parte a un evento locale del suo partito al quale, naturalmente, erano presenti delle cerchie popolari. Come dimostrazione di simpatia nei loro confronti, ha indossato per breve tempo una delle loro magliette.
Ebbene, cosa hanno riportato a grandi titoli i media di sinistra su questi eventi non particolarmente epocali?
La storia della maglietta del consigliere federale Maurer (UDC) è stata documentata e commentata come uno scandalo, naturalmente con foto. Ciò con il chiaro messaggio che Maurer avrebbe violato la collegialità nel Consiglio federale perché le cerchie popolari di cui aveva temporaneamente indossato le magliette sono critiche nei confronti delle misure prese dal governo contro il coronavirus. Si sono chieste le dimissioni di Maurer dal Consiglio federale.
Le vicende del consigliere federale Berset (PS), invece, non sono state praticamente menzionate dai nostri media di sinistra. Assolutamente nessuno scandalo, nei commenti c’era al massimo un riferimento di transenna al fatto che si sarebbe trattato solo di «una questione privata», anche se in realtà sono evidenti gli intrecci tra la sfera privata e quella ufficiale. I media di sinistra non solo non hanno chiesto le dimissioni di Berset, bensì si oppongono persino a che la Commissione parlamentare della gestione esamini la questione più da vicino (con la lodevole eccezione della «Weltwoche», vedi l’articolo di Christoph Mörgeli).
«Pendendo» costantemente a sinistra, i nostri media (in particolare quelli statali come la SSR), lentamente diventano sempre più sgraditi a spettatori, ascoltatori e lettori (intesi anche come donne). Vediamo, sentiamo e leggiamo solo quello che le schiere di sinistra dei nostri media pensano sia buono e giusto. E come risultato, siamo portati a votare ed eleggere nello spirito della «political correctness» come la intendono loro. Questo è politicamente pericoloso, perché la verità, prima o poi, prevale sempre.