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Stress in ufficio
«Lo stress da lavoro è molto frequente nelle professioni del terziario che si svolgono in ufficio», afferma Natalie Imboden, membro della direzione del settore terziario di Unia. «Questo ha spesso conseguenze negative sulla salute fisica e psichica dei dipendenti.» Secondo un sondaggio pubblicato da Unia a metà gennaio, quasi il 70% degli impiegati d’ufficio dice di essere stressato. Un po’ più della metà degli intervistati, il 54,4% ritiene di essere «spesso» sotto pressione, il 15,4% «sempre» e solo il 6,2% raramente oppure mai. «Per questo molti impiegati si sentono demotivati, sfiancati, nervosi e irritabili», osserva ancora Imboden.
Mancanza di tempo
Il sondaggio si basa su un campione di 586 persone, di cui il 65% donne. La causa principale dello stress, indicata da quasi il 60% dagli intervistati, è la mancanza di tempo. Seguono le frequenti interruzioni (46%), l’ansia da prestazione (40,5%), le istruzioni poco chiare (34,3%), le giornate di lavoro troppo lunghe (29,9%) e il lavoro nel tempo libero (17%). Per Unia i risultati indicano che la gestione della salute dei dipendenti in molte aziende non è prioritaria e che le norme in materia – per esempio la registrazione delle ore di lavoro – non vengono rispettate sistematicamente. In aziende in cui il tema dello stress è discusso apertamente la situazione è migliore.
Iniziative parlamentari
Unia si basa sui risultati dell’inchiesta per opporsi a due iniziative parlamentari depositate dai consiglieri agli Stati Karin Keller-Sutter (PLR) e Konrad Graber (UDC). Le proposte mirano a indebolire elementi centrali della legislazione sul lavoro, quali la registrazione del tempo di lavoro, la sua durata settimanale, la regolamentazione degli orari, il riposo notturno e domenicale e il diritto alla pausa. «Unia si opporrà con tutti i mezzi a queste proposte parlamentari pericolose e disumane», afferma Christine Michel, responsabile per la protezione della salute a Unia. Tanto più che a causa dello stress l’economia subisce una perdita di produttività pari a 5,7 miliardi di franchi l’anno.
Le rivendicazioni di Unia
Le due iniziative parlamentari hanno ricevuto il sostegno della commissione dell’economia del Consiglio degli Stati. Martedì scorso la commissione del Consiglio nazionale ha però deciso di sospenderle, in attesa di un’analisi più approfondita. Unia si augura che la commissione respinga questi attacchi alla legge sul lavoro. «Con entrambe le proposte le condizioni di lavoro già oggi precarie degli impiegati peggiorerebbero in modo drammatico», nota Vania Alleva, presidente di Unia. Il sindacato rivendica al contrario un rafforzamento dei controlli previsti dalla legge sul lavoro e norme più efficaci sulla protezione della salute e l’organizzazione del tempo di lavoro nei contratti collettivi (CCL).