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La Svizzera deve definire in modo più chiaro le sue attività di aiuto allo sviluppo per migliorarne l'efficacia. È l'opinione della maggioranza della camera del popolo, che ha approvato giovedì due mozioni che vanno in tal senso.
Di recente, il governo aveva deciso di ridurre a 12 il numero dei paesi che la Direzione per lo sviluppo e la cooperazione (DSC) considera prioritari. In compenso, i fondi destinati alla cooperazione saranno leggermente aumentati.
Il Consiglio nazionale (camera del popolo) ha approvato giovedì due mozioni che mirano a concentrare maggiormente le risorse nell'ambito dell'aiuto allo sviluppo. Le mozioni sono già state avallate precedentemente dal Consiglio degli Stati (camera dei cantoni).
La prima, accolta tacitamente e senza opposizioni, contiene cinque raccomandazioni per un esame critico delle basi legali e degli strumenti strategici nell'ambito della cooperazione.
La seconda, che si è scontrata in aula con l'opposizione della sinistra, chiede una maggiore concentrazione tematica e geografica delle risorse finanziarie a disposizione dell'aiuto allo sviluppo.
Miglior coordinamento
Fra gli scopi delle mozioni, ha spiegato la consigliera nazionale democristiana Ida Glanzmann, vi è quello di migliorare la cooperazione tra il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) – a cui fa capo la DSC – e il Dipartimento federale dell'economia (DFE), che comprende le attività della Segreteria di Stato per l'economia (SECO).
Si tratta anche di trovare un equilibrio tra una massa critica sufficiente per incidere sulla realtà di un paese e la necessità della Svizzera di essere presente dappertutto, ha rilevato dal canto suo il deputato dell'Unione democratica di centro Pierre-François Veillon. I mezzi finanziari destinati all'aiuto allo sviluppo dovranno perciò essere concentrati soprattutto in favore dei paesi più poveri dell'Africa.
I paesi prioritari per la cooperazione svizzera sono già passati da 24 a 17 nel 2003, poi a 14 e quindi a 12 per il periodo 2008-2011, ha ricordato Micheline Calmy-Rey di fronte al Consiglio nazionale.
«La concentrazione ha dei limiti»
«Gli sforzi di concentrazione hanno raggiunto e forse anche superato la soglia ottimale», ha ammonito la ministra degli esteri. «La concentrazione non è un valore in sé. Non può essere presa in considerazione che nella misura in cui contribuisce a migliorare l'efficacia della cooperazione svizzera».
Calmy-Rey non si è tuttavia espressa sui 12 paesi giudicati prioritari per il prossimo quadriennio. Interrogato dall'agenzia ATS il suo portavoce Jean-Philippe Jeannerat ha detto che i dettagli saranno resi pubblici probabilmente a metà aprile.
All'origine delle due mozioni vi è la Commissione di gestione del Consiglio degli Stati, che aveva criticato la DSC, sostenendo che questa mancava di direzione strategica. Una critica che aveva suscitato vive reazioni da parte del direttore della DSC Walter Fust e di Micheline Calmy-Rey.
swissinfo e agenzie
Combattere la povertà nell'interesse della Svizzera
Fra i cinque obiettivi della politica estera svizzera definiti dalla costituzione federale c'è la lotta alla povertà nel mondo. Per la Svizzera si tratta di un imperativo etico, che corrisponde ai suoi principi fondanti (promozione della democrazia e della giustizia).
Ma la lotta alla povertà è anche nell'interesse del paese, perché la povertà conduce a conflitti, migrazioni e altri fenomeni che hanno conseguenze in tutto il mondo.
La Svizzera è un paese piccolo, ma dispone di una grande esperienza nell'ambito dell'aiuto allo sviluppo. Può inoltre contare su alcuni fautori che ne aumentano la credibilità a livello internazionale: non è mai stata una potenza coloniale, non ha interessi geopolitici, è neutrale e ha grande esperienza di democrazia diretta.
Ospita inoltre una delle sedi dell'ONU ed è lo stato depositario della convenzione di Ginevra.
L'aiuto allo sviluppo pubblico si suddivide a grandi linee in tre settori: cooperazione con i paesi del sud, cooperazione con i paesi dell'est e aiuto umanitario. La DSC dà lavoro a circa 550 persone in Svizzera e all'estero. Nel 2006 contava su un budget di circa 1,3 miliardi di franchi.
Insieme alla SECO e ad altri uffici federali, ai cantoni e ai comuni la Svizzera ha speso nel 2006 2,2 miliardi di franchi per l'aiuto pubblico allo sviluppo. Ciò corrisponde allo 0,44% del prodotto interno lordo.