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Martedì 20 marzo 2012
Intervista dell’agenzia di stampa brasiliana ABRA per un numero speciale della rivista della città di Rio de Janeiro dedicato a Rio+20
Che cosa si aspetta la Svizzera dalla Conferenza Rio+20?
La Svizzera si impegna a lavorare in modo costruttivo affinché la Conferenza Rio+20 abbia esito positivo e raggiunga i suoi ambiziosi obiettivi. La Conferenza si propone di rinnovare e rafforzare l’impegno politico per uno sviluppo sostenibile. La Svizzera è inoltre convinta che, nel percorso di transizione verso un’economia verde, la Conferenza Rio+20 possa costituire un’importante pietra miliare, capace di contribuire a uno sviluppo sostenibile e alla lotta contro la povertà. Abbiamo quindi proposto l’elaborazione di una tabella di marcia internazionale dell’economia verde comprendente misure e obiettivi concreti. Per quanto riguarda il secondo tema della conferenza, il rafforzamento delle istituzioni internazionali incaricate di affrontare le questioni legate allo sviluppo sostenibile, proponiamo da una parte di consolidare la governance in questo ambito istituendo un Consiglio per lo sviluppo sostenibile che sostituisca l’esistente Commissione e sia dotato dei mezzi necessari per monitorare i progressi fatti, per esempio tramite un sistema di «peer review». Dall’altra suggeriamo misure concrete per una riforma del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP), al fine di rafforzare le politiche ambientali a livello internazionale.
Nel 1992, la città di Rio de Janeiro ospitò la Conferenza delle Nazioni Unite sull’ambiente e lo sviluppo alla quale parteciparono 172 Paesi. A suo parere, da allora che cosa è cambiato?
I risultati della Conferenza di Rio del 1992, come le tre Convenzioni di Rio, l’Agenda 21 e la Dichiarazione di Rio, hanno segnato profondamente la politica mondiale. Non solo hanno influenzato il dibattito internazionale, ma anche le politiche nazionali per uno sviluppo sostenibile. In alcune aree del mondo la povertà è effettivamente diminuita e si possono citare inoltre alcuni esempi riusciti di politica ambientale, ad esempio per la protezione dello strato di ozono o per la riduzione dell’inquinamento atmosferico in determinate regioni. È tuttavia evidente che molti problemi continuano a sussistere, quando non sono diventati ancora più pressanti, e che siamo ancora ben lontani da uno sviluppo che possa davvero dirsi sostenibile. Per questo motivo ci impegneremo per far sì che Rio 2012 non rappresenti un passo indietro rispetto alla Conferenza del 1992 e ci porti invece più vicini al futuro che vogliamo.
Quali misure sono state adottate dal governo svizzero per migliorare le politiche di sostenibilità?
La Svizzera ha introdotto misure in molti settori chiave per lo sviluppo sostenibile, e l’impegno del governo è senza dubbio cresciuto nel corso degli ultimi vent’anni. Tra l’altro, il governo svizzero ha adottato, dal 1992 a oggi, quattro strategie di sviluppo sostenibile (1997, 2002, 2008, 2012) mediante le quali sono state identificate aree specifiche e previsti provvedimenti concreti per fare ulteriori passi verso uno sviluppo sostenibile in Svizzera. Nel 1999 il principio dello sviluppo sostenibile è stato inoltre iscritto nella Costituzione. Abbiamo poi introdotto meccanismi di «governance» come il «Comitato interdipartimentale sullo sviluppo sostenibile» (CISvS), incaricato del coordinamento a livello orizzontale, il «Forum sviluppo sostenibile», per il coordinamento a livello verticale, e il «Dialogo sullo sviluppo sostenibile» pensato per promuovere la partecipazione di tutti gli attori interessati. Oltre a ciò, la Svizzera ha introdotto un articolato meccanismo di monitoraggio, controllo e valutazione della strategia di sviluppo sostenibile che include una metodologia di valutazione della sostenibilità a livello di singolo progetto.
In che modo il governo svizzero interagisce con le imprese nazionali in materia di questioni ambientali?
Il compito principale del governo svizzero consiste nel creare le condizioni affinché le imprese possano operare in maniera sostenibile e rispettosa dell’ambiente. Per far questo è necessario utilizzare sia strumenti normativi che di mercato e introdurre misure di tipo volontario. In determinate occasioni, il governo svizzero lavora anche a diretto contatto con imprese e istituzioni private. EURO 2008 è un buon esempio di questa collaborazione. Il Campionato europeo di calcio del 2008 è stato il primo evento di questo genere a includere una gestione integrata della sostenibilità che potrà costituire un modello per i principali eventi (calcistici) del futuro. La strategia era basata su tre obiettivi di sviluppo sostenibile – ambiente, economia e società/cultura – e prevedeva in totale quasi 60 misure raggruppate in 12 ambiti tematici distinti. Queste misure sono state attuate sia da Euro 2008 SA – la società responsabile dell’organizzazione del torneo – sia dagli enti pubblici, in particolare i Paesi e le città ospitanti, sia, infine, dagli altri organizzatori privati. Pubblicato nel novembre 2008, il Rapporto sullo sviluppo sostenibile EURO 2008 illustra come e fino a che punto sono stati raggiunti gli obiettivi e formula raccomandazioni per le future grandi manifestazioni.
Ritiene che i Paesi sviluppati dovrebbero lavorare insieme ai Paesi emergenti per elaborare un progetto più integrato in materia di ambiente e di sviluppo sostenibile?
La Svizzera è convinta che in questo campo la cooperazione internazionale sia fondamentale. I Paesi emergenti svolgono un ruolo importante nella politica internazionale. È quindi essenziale per la Svizzera che questi stessi Paesi diano un contributo costruttivo al dibattito, si assumano le loro responsabilità e si impegnino attivamente per uno sviluppo sostenibile svolgendo un ruolo guida.
Il dibattito sulla sostenibilità può influire sul commercio internazionale?
Il commercio internazionale di beni e servizi e gli investimenti internazionali hanno effetti positivi e negativi sull’ambiente. Le politiche commerciali devono tener conto delle questioni ambientali per garantire che commercio e protezione dell’ambiente possano essere elementi centrali, e altrettanto decisivi, di un’economia verde. Rio+20 è un’occasione per sfruttare al meglio le potenzialità di un’economia verde, per esempio con l’apertura di mercati per tecnologie ecologiche e la promozione e la diffusione delle innovazioni. Per contribuire al dibattito sulla sostenibilità nell’ambito del commercio e dell’ambiente, la Svizzera ha organizzato insieme all’UNCTAD diversi seminari destinati a tutte le parti coinvolte nel processo Rio+20. I seminari aiutano i diversi Paesi, in particolare i Paesi in via di sviluppo, a identificare le migliori opportunità di sviluppo e i rischi correlati alle interconnessioni tra commercio e ambiente. La Svizzera, come un numero crescente di altri Paesi, si è inoltre mostrata a favore di una semplificazione delle disposizioni esistenti in materia ambientale nei negoziati dell’OMC, negli accordi di libero scambio e negli accordi di protezione degli investimenti allo scopo di promuovere uno sviluppo sostenibile.
Per quanto riguarda i Paesi più poveri, che sono alla ricerca di opportunità di sviluppo per le loro economie: come si può convincerli dell’importanza della sostenibilità e nel contempo aiutarli a ridurre la povertà?
A lungo termine, nessuna forma di sviluppo che ha luogo a spese dell’ambiente o che accresce le disuguaglianze a livello sociale è sostenibile. Nel breve periodo può forse risultare proficua, ma nel tempo provocherà una riduzione delle opportunità e produrrà costi a livelli diversi. I Paesi sviluppati hanno imparato che è molto più costoso riparare i danni ambientali che non evitarli. È quindi nell’interesse dei Paesi in via di sviluppo avviarsi fin da subito sulla strada dello sviluppo sostenibile evitando di ripetere gli errori fatti dai loro predecessori. In tal modo possono anche beneficiare delle tecnologie e delle conoscenze elaborate nel corso degli ultimi anni per intraprendere il cammino verso uno sviluppo che sia utile a tutti, in particolar modo ai più vulnerabili e ai più poveri, e che protegga l’ambiente in cui viviamo.
Qual è per lei il ruolo del Brasile in questo processo?
Il Brasile in quanto Paese ospitante della Conferenza Rio+20 ha un ruolo particolare. Il Paese ospitante deve avere una visione chiara al fine di raggiungere obiettivi ambiziosi e deve assumere un ruolo attivo per portare avanti in maniera costruttiva le discussioni e i negoziati. Riteniamo importante che il Brasile costituisca un esempio. E la Svizzera è pronta a sostenerlo in questo compito.
La Svizzera ha stabilito partenariati nell’ambito dello sviluppo sostenibile?
La nostra Costituzione mette in evidenza alcune questioni legate alla sostenibilità, come la riduzione della povertà e la protezione dell’ambiente, e le pone al centro della nostra politica estera. Per quanto riguarda i progetti di cooperazione bilaterale, molti sono riconducibili a questioni legate alla sostenibilità. Per esempio, la Svizzera finanzia un progetto pilota di riciclaggio di frigoriferi usati in Brasile per abbattere le emissioni di gas a effetto serra che contribuiscono ampiamente alla riduzione dello strato di ozono e al riscaldamento globale. Nel corso di incontri multilaterali cooperiamo con diversi Paesi, per esempio dell’Asia centrale, affinché vengano riconosciute e promosse questioni legate alla sostenibilità.
Ritiene che l’attuale crisi finanziaria internazionale possa ostacolare il dibattito sulle questioni ambientali?
Nel dibattito sulla crisi finanziaria, la sostenibilità è fondamentale. A breve termine l’obiettivo è di ritrovare una stabilità finanziaria, ma a lungo termine occorre puntare su una forma di sostenibilità finanziaria che permetta di affrontare le questioni legate allo sviluppo sostenibile, come lo sradicamento della povertà e la protezione dell’ambiente.