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Il principe è il primo membro della famiglia reale britannica a comparire per una testimonianza in una corte di giustizia
LONDRA - «La mia speranza è porre fine alla follia della stampa». Lo ha detto il principe Harry durante la sua testimonianza all'Alta corte di Londra nella causa contro il gruppo editoriale del tabloid Mirror (Mgn).
Il duca di Sussex ha fatto questa dichiarazione nel corso del contro esame condotto da Andrew Green, l'avvocato di Mgn, che gli aveva chiesto chiarimenti su una frase contenuta nella deposizione scritta presentata al tribunale e nella quale accusava i giornalisti della stampa scandalistica di avere le dita sporche di sangue.
La causa riguarda le presunte intercettazioni illegali ai danni del duca di Sussex nel periodo compreso fra il 1995 e il 2011. Per la prima volta da oltre un secolo un membro della famiglia reale britannica, in questo caso il figlio del sovrano regnante Carlo III, si presenta per testimoniare in una corte di giustizia del Regno Unito.
Al suo arrivo all'Alta corte Harry è apparso rilassato, a tratti sorridente, mentre in giacca e cravatta scendeva da una Range Rover e percorreva i pochi metri fino all'ingresso del tribunale per incontrare il suo team di legali. Il principe ha ignorato i tanti operatori tv e fotografi assiepati dietro le transenne che chiedevano un commento preparandosi per una giornata per lui molto importante nella sua 'crociata' contro la stampa popolare britannica.
L'affondo del principe - In aula si è assistito un duro affondo del principe Harry contro la reputazione dei media britannici, ma anche su quella del governo e delle supposte relazioni incestuose fra politica e tabloid. Incalzato dall'aggressivo controesame dell'avvocato difensore del gruppo editoriale che pubblica il giornale, Andrew Green, il duca di Sussex - apparso via via più sicuro di sé nella deposizione - non si è sottratto ai botta e risposta. E non si è tirato indietro da possibili bufere.
«A livello nazionale - ha denunciato a un certo punto - il nostro Paese viene giudicato globalmente dallo stato della sua stampa e del suo governo, e io credo che entrambi siano ora al punto più basso». «Una democrazia fallisce quando la sua stampa rinuncia a controllare e a chiamare i governi a rispondere del loro operato e sceglie invece di mettersi a letto assieme per garantire lo status quo», ha affermato: lasciando intendere di riferirsi all'esecutivo attuale, ma anche a quelli degli ultimi anni, nel quadro di un processo che riguarda vicende comprese fra la metà degli anni '90 e il primo decennio e oltre degli anni 2000.