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BERNA - L'uso del numero AVS quale identificatore personale universale presenta dei rischi: la messa in guardia giunge da Privatim, la Conferenza degli incaricati svizzeri della protezione dei dati, sulla base di uno studio del Politecnico federale di Zurigo (ETHZ). Da qui la richiesta ai governi cantonali di rinunciare a questa pratica.
Dall'indagine emerge che i rischi per la protezione e la sicurezza dei dati di cittadini sono molto elevati, indica Privatim in una nota odierna. Il problema principale è rappresentato dal fatto che «basta conoscere il cognome, il nome e la data di nascita per identificare il 99,98% della popolazione in maniera univoca».
Privatim ha già sottolineato a varie riprese che il largo ricorso al numero AVS nelle banche dati dell'amministrazione pubblica - oggi in oltre 14'000 registri il numero AVS è usato come identificatore personale - costituisce una minaccia per i diritti fondamentali dei cittadini.
Secondo Privatim, inoltre, questa pratica facilita la messa in relazione di dati e aumenta il rischio di un loro utilizzo fraudolento. Inoltre, gli incaricati svizzeri della protezione dei dati ritengono «insufficienti» le misure attuate per proteggere tali banche dati dalle piraterie informatiche. «Una volta giunti in cattive mani, i dati rubati possono facilmente essere associati ad altre informazioni sensibili sui cittadini», deplora Privatim.
Nel suo studio, il professor David Basin dell'ETHZ mostra come l'introduzione del numero AVS quale identificatore personale, così come è preconizzato nell'ambito delle iniziative sull'amministrazione elettronica (e-government), sia «irresponsabile» dal punto di vista della protezione dei dati.
In base a queste considerazioni, Privatim chiede pure al Consiglio federale di «trarre - a livello federale - le dovute conseguenze» per porre fine a questa pratica. Lo studio del professor Basin è stato commissionato in maniera congiunta dall'Ufficio federale della giustizia e dall'Incaricato federale della protezione dei dati e della trasparenza.