Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/189137

<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di modificare l'ordinanza sui rifiuti, riveduta il 1º gennaio 2016, al fine di obbligare i commercianti a mettere a disposizione spazi di raccolta per gli imballaggi.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Gli imballaggi svolgono diverse funzioni, in particolare quella di proteggere il prodotto. I materiali di imballaggio utilizzati sono principalmente plastica, carta, cartone, fogli di metallo o compositi costituiti da questi materiali. Gli ecobilanci mostrano che non esiste un materiale di imballaggio universalmente migliore.</p><p>Come per tutti i rifiuti, la cascata di prevenzione, riduzione, riutilizzo, valorizzazione materiale (riciclaggio) e infine riciclaggio termico ecocompatibile (incenerimento) si applica anche ai materiali da imballaggio conformemente al diritto in materia di protezione dell'ambiente. I rifiuti di imballaggi provenienti dalle economie domestiche sono considerati rifiuti urbani e rientrano nell'ambito di competenza e nel monopolio di smaltimento dei Cantoni. Con circa il 30 per cento, ovvero circa 1,2 milioni di tonnellate all'anno, rappresentano gran parte dei rifiuti urbani smaltiti nei sacchi per i rifiuti.</p><p>In occasione della revisione della legge sulla protezione dell'ambiente relativa all'"Economia verde", il Consiglio federale aveva proposto la possibilità di obbligare il commercio a riprendere determinati tipi di imballaggi. La proposta è stata respinta dal Parlamento con la motivazione che l'economia stessa avrebbe potuto adottare misure volontarie nel quadro della responsabilità dei produttori. Gli strumenti giuridici odierni prescrivono pertanto che i rifiuti di imballaggi siano smaltiti con i rifiuti urbani. Il Consiglio federale accoglie quindi con favore le misure volontarie dei fornitori di prodotti che consentono di rinunciare a imballaggi superflui e contribuiscono in tal modo a ridurre i rifiuti.</p><p>L'introduzione di un obbligo generale di ripresa degli imballaggi da parte dei dettaglianti comporterebbe la deviazione di un flusso di materiali molto consistente con conseguenti esigenze logistiche nuove (in particolare in termini di spazio e logistica dei trasporti) e relativi costi. Si dovrebbe segnatamente garantire il finanziamento e riorganizzare il sistema di finanziamento. Un semplice trasferimento dei costi al cliente non sarebbe praticamente realizzabile e nemmeno auspicabile.</p><p>Inoltre, sarebbe sproporzionatamente costoso verificare che vengano restituiti solo gli imballaggi acquistati nel negozio in questione e non quelli provenienti da altre fonti. Un ritiro incontrollato verrebbe rapidamente utilizzato per evitare di pagare gli emolumenti comunali basati sul principio del chi inquina paga (p. es. tassa sul sacco). Senza l'inclusione del commercio via Internet, in forte crescita, l'obbligo di ripresa nel commercio al dettaglio falserebbe la concorrenza e non sarebbe sostenibile.</p><p>In ultima analisi, tuttavia, ridurre gli imballaggi spetta ai produttori, data la loro maggiore responsabilità in materia e tenuto conto della progettazione ecologica degli imballaggi, ai dettaglianti, nella scelta della loro gamma di prodotti, come pure ai consumatori, nelle loro decisioni di acquisto. Le informazioni sulle ripercussioni ecologiche dei materiali di imballaggio favoriscono la necessaria sensibilizzazione.</p><p>Per i motivi sopra esposti, il Consiglio federale non ritiene opportuno introdurre un obbligo generale di ripresa dei rifiuti di imballaggi nel commercio al dettaglio.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.