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Secondo un sondaggio, la maggioranza della popolazione è favorevole all'adesione della Svizzera agli accordi di Schengen/Dublino in materia di polizia, giustizia ed asilo.
Da parte loro, i delegati dell'Unione democratica di centro riaffermano la loro opposizione ai trattati.
Il 19 maggio, Svizzera e Unione europea hanno concluso i negoziati sul secondo pacchetto di accordi bilaterali. In base alla volontà del Consiglio federale, i 9 dossier verranno sottoposti singolarmente all'esame del parlamento.
In questo modo l’arma del referendum può essere impugnata solo contro un singolo tema e non contro tutto il pacchetto.
Un'arma a cui la destra intende far ricorso per impedire l'adesione della Svizzera ai trattati di Schengen (abolizione dei controlli delle persone alle frontiere interne dell'Ue e collaborazione fra polizie) e Dublino (asilo).
Ampio consenso
Secondo un sondaggio, realizzato dall’istituto gfs.bern per la SRG SSR idée suisse e pubblicato sabato, i due accordi godono invece del sostegno della maggioranza della popolazione.
Il 64% degli intervistati, 1210 persone, voterebbero in loro favore in caso di referendum. Solo il 12% è contrario, mentre indeciso è il 24%.
Già un altro sondaggio, condotto in Svizzera per il Barometro europeo, era giunto alla medesima conclusione nel giugno scorso.
Possibile votazione
Sempre sabato, i delegati dell'Unione democratica di centro (UDC), riuniti in assemblea a Basilea, hanno riaffermato la loro quasi unanime opposizione agli accordi di Schengen e Dublino.
Con 321 voti contro 4, i rappresentanti dell'UDC hanno votato in favore di un chiaro no ai trattati di cooperazione con i paesi dell'Ue.
Già il 26 giugno scorso a Zurigo, i delegati dello schieramento politico di destra avevano praticamente autorizzato la direzione del partito ad impugnare l'arma del referendum, nel caso in cui il Consiglio federale e il parlamento non decidessero di sottoporre obbligatoriamente i due accordi al verdetto del popolo.
Anche in questa battaglia l'UDC può contare sul sostegno dell’“Azione per una Svizzera neutrale ed indipendente” (ASNI), che definisce i bilaterali come “l’entrata secondaria per l’Ue” e teme un’invasione di stranieri criminali, se i controlli venissero allentati alle frontiere.
I bilaterali bis
In parlamento, l’UDC si ritrova quasi da sola all’opposizione. Tutti gli altri grandi partiti appoggiano i bilaterali bis. E anche il loro elettorato, come viene confermato dal sondaggio.
Venerdì anche il Congresso degli svizzeri dell'estero, riunito a Winterthur, si è espresso a chiara maggioranza in favore dei bilaterali bis e dell'adesione della Confederazione agli accordi di Schengen.
Attualmente i temi dei bilaterali bis da sottoporre al parlamento sono in procedura di consultazione presso i partiti, le organizzazioni e i cantoni, perché siano messi a punto in vista della presentazione finale di fronte al Parlamento, che sarà fatta probabilmente nel marzo 2005.
Il primo pacchetto di accordi bilaterali sono entrati in vigore nel giugno del 2002, dopo che il popolo li aveva accettati in votazione con una maggioranza di due terzi. Due piccoli partiti di destra avevano allora impugnato il referendum.
Nel futuro immediato il governo elvetico non ha intenzione di intraprendere negoziati per un’adesione della Svizzera all’Unione europea.
swissinfo, Christian Raaflaub
(traduzione di Raffaella Rossello)
Fatti e cifre
Gli accordi di Schengen/Dublino regolano la cooperazione in materia di giustizia, polizia e asilo.
I due trattati fanno parte dei nove dossier degli accordi bilaterali bis conclusi nel maggio scorso tra Svizzera e Ue.
I primi accordi bilaterali tra Svizzera e Ue sono in vigore dal 2002.
In breve
Un sondaggio mostra che il 64% degli aventi diritto al voto è in favore agli accordi in materia di giustizia e asilo tra Svizzera e Ue.
L’UDC e l'ASNI, che rappresentano la destra più dura, intendono impugnare il referendum contro questi due accordi.
Il parlamento dovrebbe discutere di Schengen e Dublino nel marzo 2005.