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I servizi segreti bielorussi non solo hanno conservato la famigerata sigla del Kgb, ma potrebbero vedersi attribuire i poteri che la polizia segreta sovietica aveva ai tempi di Stalin, quando si chiamava ancora Nkvd: lo denuncia Oleg Gulak, capo della commissione di Helsinki a Minsk, commentando il progetto di legge ora all'esame del parlamento bielorusso.
Un progetto che consentirebbe all'autoritario presidente Aleksandr Lukashenko di usare ancor di più il pugno di ferro per controllare e contrastare un dissenso crescente nella popolazione, colpita da una crisi economica senza precedenti nei suoi 17 anni di potere, con il crollo del rublo e una inflazione al 60%. Stando agli ultimi sondaggi, il rating del presidente sarebbe crollato al 20%. Lukashenko avrebbe perso la fiducia anche di quegli strati sociali (agricoltori, colletti bianchi e pensionati) che rappresentavano l'ossatura del suo consenso elettorale.
Rimasto senza soldi per garantire la stabilità sociale, il padre-padrone della Bielorussia sta puntando su un rafforzamento del Kgb. Tra le modifiche previste, la rimozione delle restrizioni sull'uso delle armi e della forza fisica da parte degli agenti segreti "in condizioni di rischio professionale", nonché il diritto di perquisire case e uffici senza mandato giudiziario, con il solo pretesto di perseguire qualche reato o di trovare qualche ricercato. Due punti che darebbero carta bianca al Kgb per mettere a tacere per sempre l'opposizione.
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