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Le Temps approfondisce i contorni della crisi che sta vivendo l'ATS.
Lunedì con un messaggio di posta elettronica interno il management di ATS (Agenzia telegrafica svizzera) ha annunciato un piano di ristrutturazione che avrebbe eliminato 35-40 posizioni giornalistiche su un totale di 180. Dalla lettera, come riferisce un articolo pubblicato sul sito di Le Temps si apprene che l'azienda "soffre di una situazione molto difficile nel mondo della stampa" e che prevede per il 2018 un calo del fatturato di 3,1 milioni di franchi a 29,5 milioni e una perdita d' esercizio di 1,9 milioni.
Fra le misure previste vi è l'abolizione della rubrica economica (in parte sostituita dall' agenzia specializzata AWP) e il raggruppamento delle rubriche svizzera e internazionale. Inoltre la società intende annullare l'iscrizione alla Reuters. Ma da dove arriva questa crisi?
"Per molto tempo, l' ATS non aveva coma missione quella di realizzare profitti", afferma Alain Clavien, professore all' Università di Friburgo, citato da Le Temps. "I suoi azionisti di maggioranza, i gruppi stampa, erano anche i suoi principali clienti".
Invece oggi, spiega l'articolo, a causa del calo dei ricavi editoriali e della concentrazione dei quotidiani, i fabbisogni sono cambiati. "Dal 2010 l' ATS sta portando portando avanti una visione più commerciale dell'azienda e ora ci si muvoe verso una finanziarizzazione di questa agenzia", dice il professore.
Ma vi sono anche altri problemi che hanno colpito recentemente l'ATS. Da anni l'ATS fatturava in base alla tiratura dei suoi clienti, un modello che ha portato il fatturato a contrarsi in con la crisi della carta stampata. Revisionato il modello i clienti non hanno però digerito l'aumento dei prezzi e l'ATS si è vista costretta a fare pesanti sconti.