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Alla conferenza internazionale sulla biodiversità in corso in Brasile, la Svizzera chiede regole più severe per l'accesso alle risorse genetiche e ai suoi benefici.
I paesi ricchi vengono spesso accusati di appropriarsi delle specie indigene e delle conoscenze locali senza ricompensare adeguatamente i paesi poveri.
Il capo della delegazione svizzera a Curitiba, Thomas Kolly, ha dichiarato a swissinfo che la sua squadra sosterrà tutti gli sforzi per rafforzare le regole internazionali sulla ripartizione dei benefici ("benefit sharing"). L'obiettivo è quello di permettere ai paesi poveri di beneficiare dell'uso, da parte dei paesi ricchi, delle proprie risorse genetiche .
"La Svizzera è favorevole a un regime internazionale che tenga in considerazione sia gli interessi dei paesi in via di sviluppo – dai quali proviene buona parte delle risorse genetiche – sia quelli dei paesi sviluppati(gli utilizzatori finali)", ha detto Kolly, capo della divisione affari internazionali dell'Ufficio federale dell'ambiente (UFAM).
La riunione brasiliana – l'ottavo incontro della Conferenza dei partecipanti alla Convenzione sulla biodiversità – mira ad aumentare l'impegno politico al fine di raggiungere una "riduzione significativa nella perdita di biodiversità entro il 2010".
Questo obiettivo è legato a quelli del Millennio delle Nazioni Unite. La speranza è che misure concrete possano essere deciso entro il 31 di marzo, giorna di chiusura della conferenza.
Trasparenza
La Svizzera proporrà l'immediata introduzione di un regime internazionale trasparente per l'accesso alle risorse genetiche e alla ripartizione dei benefici, compreso un meccanismo per identificare la provenienza delle risorse genetiche.
Nell'agenda svizzera figura anche, tra le misure concrete, l'introduzione di un certificato internazionale a conferma della proprietà di tali risorse.
Secondo le organizzazioni non-governative (ONG), i governi dei paesi ricchi chiudono spesso un occhio sull'abuso e il furto delle risorse genetiche dai paesi poveri.
Un esempio recente concerne una pianta, la Hoodia, le cui proprietà sono state scoperte da una popolazione sudafricana, i San. La pianta toglierebbe il senso di fame ed è perciò vista come un potenziale rimedio contro l'obesità.
Numerosi prodotti che contengono, o che dicono di contenere Hoodia vengono venduti in Svizzera, Germania e Sud Africa, sostengono le ONG. Tuttavia i San non hanno ancora ricevuto nessuna compensazione.
Varie ONG, tra cui la Dichiarazione di Berna, hanno scritto ai ministri dell'ambiente dei paesi interessati chiedendo loro di ritirare dal commercio tali prodotti. Li hanno anche esortati a utilizzare "gli insegnamenti appresi da questo caso... per mettere a punto un nuovo regime di accesso e ripartizione dei benefici".
Linee guida
Kolly ha poi spiegato che la Svizzera è attualmente coinvolta in progetti che puntano a istituire degli accordi sull'accesso e la condivisione dei benefici (ACB) basati su delle linee guida sviluppate in accordo con i governi, le comunità e l'industria.
L'ACB è governato dalla Convenzione sulla biodiversità, dalle "Linee guida di Bonn" e dal Trattato internazionale sulle risorse fitogeniche. Per Kolly queste sono le basi per il nuovo regime che si spera di poter creare a Curitiba.
Secondo Kolly raggiungere l'obiettivo generale della conferenza – ossia la riduzione della distruzione della biodiversità – richiederebbe "un'azione senza precedenti", se l'obiettivo del Millennio fosse da realizzare entro il 2010.
"Se non ci muoviamo adesso per contrastare il declino degli ecosistemi e delle loro specie, i costi futuri per la società saranno notevoli".
"Abbiamo gli strumenti e i mezzi per permettere agli stati di prendere le misure necessarie. Ma la priorità numero uno della conferenza sono la volontà politica e l'azione a livello nazionale", ha concluso Kolly.
swissinfo
In breve
La Svizzera contribuisce a preservare la biodiversità attraverso la creazione di aree protette (un parco nazionale nonché determinati laghi e fiumi), un programma di recupero degli ecosistemi e piani d'azione speciali per le specie minacciate.
La biodiversità viene monitorata tramite un programma speciale. La legislazione introdotta un secolo fa assicura che le foreste vengano mantenute ai livelli esistenti.
Recentemente è stato messo a punto un sistema di "corridoi" per permettere agli animali di spostarsi in maniera più sicura da una zona protetta all'altra.
Fatti e cifre
Tra i temi in discussione alla conferenza sulla biodiversità figurano:
un nuovo regime per fermare la biopirateria attraverso l'accesso alle risorse genetiche e la ripartizione dei benefici che ne derivano;
l'allargamento delle zone protette oltre le giurisdizioni nazionali, con particolare riferimento agli habitat marini e alle isole;
un programma per promuovere i cibi tradizionali, per variare le diete e combattere la fame e per diversificare la produzione agricola.