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Il cinema svizzero ha fatto sognare milioni di persone e ha creato numerose opere che fanno parte dell'identità nazionale. Ma, per continuare a svolgere il suo ruolo culturale, anche la produzione cinematografica svizzera ha bisogno di più mezzi finanziari.
È quanto ricorda un'esposizione al Käfigturm di Berna, organizzata da Cinésuisse per informare il pubblico e sensibilizzare i membri del Parlamento.
"Se leggo la stampa, ho l'impressione che il cinema svizzero vada molto male e che debba rompersi le ossa tra non molto. In realtà, il cinema svizzero è ben vivo e continua a svolgere un ruolo molto importante per la gente", ha dichiarato pochi giorni fa Nicolas Bideau, responsabile della sezione cinema dell'Ufficio federale della cultura (UFC), inaugurando l'esposizione a Berna.
Se non di certo moribondo, in termini di pubblico il cinema svizzero sta attraversando un periodo difficile, dopo "l'annata d'oro" 2006. Due anni fa – grazie soprattutto agli inaspettati successi riportati da "Mein Name ist Eugen" e "Grounding" di Michael Steiner e da "Die Herbstzeilosen" di Bettina Oberli – la produzione cinematografica svizzera aveva quasi raggiunto una quota di mercato record del 10%.
Nel 2007, invece, i film svizzeri hanno superato appena il 5% e nei primi mesi di quest'anno la produzione nostrana ha perso altre fette di mercato. Eppure, da quando ha assunto le redini della politica di promozione della cinema svizzero, lo stesso Bideau si era fissato come obbiettivo prioritario di allargare la base di pubblico dei film elvetici.
Locomotive deludenti
A deludere le aspettative sono stati, in particolare, i tre film sui quali l'UFC aveva riposto maggiori speranze - e soldi. "Mon frère se marie" di Jean-Stéphane Bron, un lungometraggio di ambizioni qualitative, ha attirato poca gente nelle sale. Peggio ancora ha fatto "Tell" di Mike Eschmann, una pellicola che doveva essere un film a grande pubblico. L'ultimo tonfo è giunto nelle ultime settimane con il film di animazione "Max & Co" dei fratelli Samuel und Frédéric Guillaume, il prodotto più costoso mai realizzato finora in Svizzera.
"I soldi attuali sono appena sufficienti per produrre due o tre locomotive, sulle quali vengono poi riposte tutte le aspettative di un anno. Spesso queste locomotive non bastano a sopportare la pressione e a trainare tutto il cinema svizzero. Se vogliamo aumentare le chance di avere successo con una pellicola o l'altra, dobbiamo poter disporre di una base finanziaria più grande", dichiara Sven Wälti, direttore di Cinésuisse, l'associazione mantello dei cineasti svizzeri.
L'esposizione "Cinematografia svizzera – sogni, soldi e spirito" giunge in un momento poco fortunato per battere cassa in Parlamento. La mostra organizzata da Cinésuisse dovrebbe servire non da ultimo a sensibilizzare i parlamentari sull'importanza del cinema svizzero, in vista del dibattito sulla proposta di raddoppiare i contributi della Confederazione – da 20 a 40 milioni di franchi all'anno.
Valore culturale prioritario
"Questa mostra è molto importante proprio al momento attuale: bastano infatti due o tre insuccessi per cominciare a denigrare il cinema svizzero. Non chiediamo più soldi per fare film più costosi, ma dobbiamo avere più mezzi finanziari soprattutto per promuovere la varietà e la qualità della produzione", sostiene Andres Brütsch, cineasta e ideatore dell'esposizione.
"D'altronde la politica di promozione del cinema deve basarsi sul valore culturale di un progetto e non sul suo valore di mercato. Il mandato della Confederazione è di promuovere la cultura, la produzione cinematografica in tutta la sua varietà artistica e non singole opere", aggiunge Andres Brütsch.
Una varietà artistica e culturale messa in evidenza dall'esposizione proposta dal Käfigturm (Torre della prigione) di Berna. Documenti, filmati ed immagini ricordano che il cinema svizzero ha avuto i suoi momenti di gloria, dai film realistici e popolari degli anni '50 e '60, alle opere impegnate e critiche degli anni '70 e '80, alle pellicole più intimistiche e familiari degli ultimi anni. Senza dimenticare i documentari, un genere cinematografico in cui la Svizzera ha sempre avuto una grande tradizione qualitativa.
Ambasciatori della Svizzera
"Negli ultimi decenni moltissimi film svizzeri sono stati proiettati in tutto il mondo e sono stati presentati in numerosi festival internazionali, raccogliendo anche non pochi premi e consensi. I nostri film sono un po' gli ambasciatori della Svizzera", dichiara Andres Brütsch.
Eppure, ricorda l'esposizione, il cinema svizzero ha dovuto conquistarsi pubblico e stima, operando in una situazione di continua precarietà finanziaria. Un lungometraggio svizzero ha un budget medio di 2 milioni di franchi, poco rispetto a paesi come la Francia (6 milioni in media) e niente rispetto alla grande macchina cinematografica hollywoodiana (50-80 milioni).
E non da ultimo, sottolinea, Andres Brütsch, non bisogna dimenticare l'importanza della produzione cinematografica per generazioni di svizzeri: "I film fanno parte della nostra memoria, dell'identità della nostra popolazione e svolgono così un ruolo fondamentale per la coesione di un paese, come la Svizzera, diviso da 4 lingue e culture".
swissinfo, Armando Mombelli
Contributi pubblici
La Confederazione versa attualmente circa 20 milioni di franchi all'anno per sostenere la produzione cinematografica. A titolo di paragone l'Opera di Zurigo è finanziata con 70 milioni di franchi all'anno dai poteri pubblici.
Il contributo federale al cinema corrisponde a 3 franchi pro capite all'anno. Nella maggior parte dei paesi europei paragonabili alla Svizzera per numero di abitanti e tenore di vita - come l'Olanda, la Norvegia o la Danimarca - il sostegno pubblico si situa tra 5 e 10 franchi pro capite.
Cinésuisse invita i parlamentari ad aumentare gradualmente i contributi federali, fino a raggiungere 40 milioni di franchi, tra 5 anni. Il dibattito parlamentare sul budget per la produzione cinematografica è in programma in dicembre.
Esposizione sul cinema svizzero
L'esposizione "Cinematografia svizzera – sogni, soldi e spirito" può essere visitata al Käfigturm di Berna (Torre dell'orologio) fino al 31 maggio 2008.
La mostra propone uno sguardo alla storia del cinema svizzero e mira a ricordare che i film sono fatti di sogno e creatività, ma anche di soldi.
Nell'ambito dell'esposizione, Cinésuisse presenta ogni giorno feriale un film svizzero dell'ultimo mezzo secolo.