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La fusione parziale del combustibile nucleare ha eroso il contenitore primario dei reattori fino a un massimo di 65 cm, lasciando "del tutto integra la parte esterna in acciaio". Lo ha annunciato in serata la Tepco, gestore della centrale di Fukushima, fornendo gli ultimi e importantissimi dati sulla peggiore crisi nucleare dopo Cernobyl.
Le analisi della Tepco chiariscono per la prima volta in termini netti l'integrità dei contenitori. In base alla elaborazione dei dati, infatti, la situazione più critica sembra interessare il reattore n.1: il combustibile all'interno si è del tutto fuso dopo il blocco del sistema di raffreddamento a causa del sisma/tsunami dell'11 marzo, con notevoli quantitativi finiti al fondo della camera a pressione del reattore e nel contenitore esterno primario. Se l'erosione fosse andata avanti per altri 37 cm, avrebbe raggiunto il muro d'acciaio, l'involucro più esterno.
Per quanto riguarda i reattori n.2 e 3, inoltre, la quantità di combustibile fuso caduta nel fondo della camera a pressione è stimata nella misura del 60%. Per questo motivo, "è altamente improbabile che la base dei due reattori abbia subito danni su larga scala". Tuttavia, se il combustibile si fosse fuso in modo diffuso, il contenitore primario del reattore n.2 avrebbe potuto essere intaccato di 12 cm e quello del n.3 di 20.
Le barre di combustibile atomico fuso nei tre reattori sono ora raffreddate con l'iniezione di acqua che ha fatto scendere le temperature ampiamente sotto i 100 gradi, gettando le basi per la procedura dell'arresto a freddo, cioè la "messa in sicurezza", attesa "per fine anno", come ribadito di recente dal ministro per l'emergenza nucleare, Goshi Hosono.
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