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Iniziativa "per una regolamentazione dell'immigrazione" (iniziativa del 18 %) e referendum propositivo
Il chiaro risultato della votazione sull'iniziativa "per una regolamentazione dell'immigrazione" mi riempie di gioia.
La mia soddisfazione è ancora maggiore poiché, nel corso delle mie numerose apparizioni antecedenti la votazione, avevo avuto la sensazione che le argomentazioni meramente oggettive potessero difficilmente prevalere. I colloqui e le numerose lettere mi dimostravano di continuo la grande importanza rivestita dai sentimenti e dalle emozioni. Per tale ragione, ritengo che con il no il popolo ci incarichi anche di proseguire in modo coerente sulla strada sinora battuta.
Le cifre dimostrano che gli argomenti proposti da Consiglio federale e Parlamento, ma anche il grande impegno personale profuso dagli avversari di tale rigido limite hanno saputo convincere i cittadini.
Le paure fomentate dagli autori dell'iniziativa non hanno invece fatto presa sui cittadini; tale mossa non ha dato i frutti sperati.
L'esito della votazione popolare è l'espressione di due dati di fatto: ·
- la maggioranza degli stranieri fornisce un importante contributo al benessere del nostro Paese
- gli attuali problemi non possono essere risolti mediante l'introduzione di un limite percentuale.
L'esito della votazione lancia un chiaro segnale anche all'indirizzo dell'estero:
intendiamo rispettare le responsabilità da noi assunte sul piano internazionale e siamo disposti a mantenere gli impegni internazionali in materia di circolazione delle persone e di diritti umani. La campagna che ha preceduto la votazione mi ha tuttavia confermato anche come i problemi e le questioni insolute nel settore degli stranieri figurino tra le principali fonti d'inquietudine della popolazione. Il Consiglio federale prende molto sul serio tali preoccupazioni. Il chiaro no all'iniziativa del 18% non equivale tuttavia a un lasciapassare. L'immigrazione continuerà a essere soggetta a limitazioni.
La politica migratoria del Consiglio federale persegue quattro obiettivi:
- Tenere conto delle esigenze di lungo termine della nostra economia e, in tal modo, favorire la salvaguardia del benessere nazionale.
- Intensificare i nostri sforzi nell'integrare la popolazione straniera, chiedendo che quest'ultima dia il suo contributo in tal senso.
- Combattere in modo conseguente la criminalità e gli abusi, come ho sempre ribadito nel corso della campagna antecedente la votazione.
- Restare fedeli, anche in futuro, alla tradizione umanitaria del nostro Paese.
Come detto, il no all'iniziativa del 18% sprona il Consiglio federale a proseguire con caparbietà il cammino intrapreso con il disegno di nuova legge sugli stranieri e la promozione dell'integrazione.
Vorrei porre l'accento sul verbo "proseguire". Già, perché non è vero che sino ad ora il Consiglio federale è rimasto inattivo, con le mani in mano, come ribadito ancora una volta, questo pomeriggio, dagli autori dell'iniziativa. Ora intendiamo concentrarci, senza indugio e in modo coerente, sull'integrazione e la nuova legge sugli stranieri.
Prima della votazione, ho ripetutamente sottolineato che avremmo dovuto affrontare varie sfide. Il successo in tale impresa potrà essere raggiunto soltanto se tali proposte e provvedimenti godono dell'appoggio di un'ampia maggioranza della popolazione.
In tal senso, per me oggi non ci sono né vincitori né vinti. Ritengo piuttosto che oggi abbiamo imboccato la strada giusta verso il futuro, evitando di infilarci un vicolo cieco. Percorriamo insieme questa strada, affinché il nostro Paese e, con esso, noi tutti potremo conseguire una vittoria.
Sono grata ai cittadini per la fiducia dimostrata con il loro voto.
Alla luce del risultato odierno, il Consiglio federale si ritiene obbligato ad affrontare con risolutezza le sfide future.
Referendum propositivo
Il secondo oggetto in votazione è stato meno discusso, ma non è meno rilevante dal profilo istituzionale: si tratta del referendum propositivo. La seducente denominazione dell'iniziativa, "Più diritti per il Popolo grazie al referendum con controproposta", esprimeva la volontà di rafforzare la nostra democrazia.
Sono lieta che il popolo svizzero abbia espresso un chiaro NO anche nei confronti dell'iniziativa per il referendum propositivo.
Mi ha inoltre particolarmente colpita il fatto che l'iniziativa non abbia avuto scampo persino nei Cantoni di Berna e Nidvaldo, i quali già prevedono il referendum propositivo. Il referendum propositivo a livello cantonale non equivale infatti a quello sul piano federale. A prima vista, l'iniziativa popolare avrebbe riconosciuto al popolo un diritto di codecisione sul piano legislativo, potenziando in tal modo i diritti popolari. A un esame più approfondito, tuttavia, sarebbe risultato evidente come tale potenziamento avrebbe comportato numerosi inconvenienti. Mi limito a citarne tre:
- In primo luogo, il Consiglio federale si propone di compiere un'ampia riforma dei diritti popolari secondo una visione globale. Il Parlamento se ne sta attualmente occupando. Con l'accettazione del referendum propositivo, una parte della riforma sarebbe venuta a mancare, il che avrebbe senza dubbio compromesso l'esito complessivo dell'opera.
- In secondo luogo, il referendum propositivo avrebbe consentito a gruppi d'interesse di rimettere in questione soluzioni raggiunte grazie al compromesso. Il nostro Paese funziona tuttavia a dovere poiché la visione globale è ritenuta più importante dell' affermazione delle ragioni di singole fazioni.
- Il referendum propositivo renderebbe infine più complessa la democrazia diretta. I cittadini sarebbero sempre più spesso chiamati a pronunciarsi su questioni di dettaglio, invece che sulle questioni fondamentali, perdendo così la visione d'assieme. Evidentemente, il popolo condivide quest'opinione.
Vorrei tuttavia sottolineare con estrema chiarezza che non interpreto l'esito della votazione odierna come una mozione di sfiducia nei confronti di un perfezionamento dei diritti popolari.
In nome del Consiglio federale, ho sempre sostenuto con decisione, e continuerò a farlo, la necessità di un'ampia riforma dei diritti popolari. Soltanto una visione globale coordinata può infatti permetterci di scegliere, tra le diverse opzioni, quella meglio rispondente alle esigenze dei cittadini elvetici.
Come detto, il destino della riforma dei diritti popolari è attualmente nelle mani del Parlamento. Confido nella capacità delle Camere di trovare una soluzione che raccolga consensi.
Il rigetto del referendum propositivo non rappresenta dunque un punto d'arrivo. Il no ci autorizza a riformare e a perfezionare con avvedutezza, secondo una visione globale e conformemente alle esigenze attuali, gli strumenti della democrazia diretta. Do per scontato che tale obiettivo goda di ampio appoggio.
Ultima modifica 24.09.2000