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La storia recente dei premi Nobel per l’economia lascia lo spazio aperto a molte riflessioni sulla dinamica di quella che era stata definita a metà Ottocento da Thomas Carlyle una “scienza triste”. Carlyle si opponeva alle semplici considerazioni di mercato basate sulla legge fondamentale della domanda e dell’offerta. Il filosofo e storico scozzese non criticava tanto il sistema economico, quanto le interpretazioni e le analisi dei grandi economisti di quel tempo. In particolare, non gli piacevano le previsioni pessimistiche di Malthus e la visione utilitaristica di Bentham: due prospettive che mettevano in secondo piano la capacità costruttiva e creatrice della persona e la possibilità della società di muoversi secondo valori che non rispondessero solo all’interesse materiale.