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Riguardano parenti di cittadini svizzeri o di persone residenti in Svizzera, che hanno perso tutto a causa del sisma
BERNA - La Confederazione ha rilasciato i primi visti per i parenti di cittadini svizzeri o di persone residenti in Svizzera che si trovano nella zona del terremoto in Turchia e Siria e che hanno perso tutto. Si prevede che seguiranno a breve un'altra quarantina di permessi.
I visti rilasciati ieri erano per due persone provenienti dalla Turchia, ha indicato Christine Schraner Burgener, responsabile Segreteria di Stato per la Migrazione (SEM) ai microfoni di "Samstagsrundschau" della Radio svizzerotedesca SRF.
In totale sono state inoltrate circa 2.000 richieste di informazioni: le persone ora sanno quali documenti devono presentare per ottenere un visto. Non è ancora stato deciso quanti visti verranno rilasciati. Le domande concrete presentate finora sono 52.
Dopo le violente scosse di terremoto, che hanno causato la morte accertata di oltre 47'000 persone, Berna ha introdotto una procedura rapida per le domande di visto provenienti dalla regione. Si applica a chi ha perso casa a causa del disastro e ha parenti stretti in Svizzera. La misura riguarda coniugi, genitori, nonni, figli e nipoti minorenni, ma non fratelli e sorelle. I parenti in Svizzera devono essere cittadini elvetici o titolari di un permesso B o C.
Schraner Burgener non ha fornito precisazioni in merito ai gradi di parentela che danno accesso al rilascio semplificato dei visti: «Dobbiamo prima di tutto vedere quali esperienze facciamo, quante domande vengono presentate e con quale grado di parentela», ha affermato.
«Se avessimo esteso la possibilità ai fratelli, ci sarebbe stata una coda ancora più lunga», ha detto. L'obiettivo, tuttavia, è stato quello di agire rapidamente, ha detto. Ma la situazione è sottoposta a costante revisione, ha aggiunto.
Per quanto riguarda la durata limitata di 90 giorni, ha detto che si tratta di un visto Schengen e la Svizzera deve rispettare le regole previste da questo accordo. La questione era quella di dare ai terremotati un tetto e permettere loro di riprendersi. L'idea è che dopo tre mesi, il processo di ricostruzione nell'area colpita sia così avanzato da consentire a queste persone di tornare. Naturalmente, ogni caso viene esaminato individualmente.