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Il tribunale militare 4 a Berna ha giudicato colpevole, segnatamente di lesioni colpose e violazione dei doveri di servizio, la guardia di confine svizzera processata in relazione all'aborto di una donna siriana durante le operazioni di rinvio in Italia nel 2014. L'uomo negò alla partoriente un aiuto medico.
La Corte ha inflitto all'imputato sette mesi di carcere con la condizionale e una pena pecuniaria, pure sospesa, di 60 aliquote da 150 franchi. La sentenza giunge a due settimane dal processo. La difesa aveva chiesto l'assoluzione, mentre la procura aveva evidenziato come l'accusato non avesse dato prova "di alcun senso di umanità" e chiesto fino a 7 anni per omicidio.
Il gruppo a cui apparteneva la donna era stato intercettato mentre tentava di raggiungere la Francia, e caricato su bus per essere riportato fino a Briga e da lì in treno oltre confine. Incinta di sette mesi, la siriana si sentì male. Marito e sorella segnalarono la cosa ai doganieri che li accompagnavano, senza successo. Lei viaggiò quindi adagiata su delle valigie fino a Domodossola, dove ebbe un collasso e perse il bebé, nato morto in ospedale.
- PP del 07.12.17; il servizio di Roberto Porta
- RG delle 18.30 del 07.12.17; il servizio di Gian Paolo Driussi
pon/ATS