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Cento anni di lavoro
Nel 1919, in un mondo ancora sconvolto dalla Prima guerra mondiale, si affermò l’idea che una pace duratura e universale fosse raggiungibile soltanto attraverso l’introduzione di riforme sociali su scala internazionale. Fu così che, nel contesto delle trattative di pace di Versailles, nacque l’Organizzazione internazionale del lavoro (Oil). L’Oil nacque come alternativa riformista alle tensioni rivoluzionarie che scuotevano la classe operaia. All’istituzione, infatti, fu subito attribuita una struttura tripartita composta da rappresentanti dei lavoratori, dei governi e degli imprenditori: il partenariato sociale era la filosofia alla base dell’organizzazione.
Accordi internazionali
Nei primissimi anni di attività, l’Oil fu alquanto attiva e riuscì a far adottare subito convenzioni internazionali in tema di orario di lavoro, disoccupazione, sostegno alla maternità e lavoro minorile. Dal 1920, la sede si spostò in Svizzera, a Ginevra, dove è rimasta quasi ininterrottamente fino a oggi. Prima di diventare la prima agenzia specializzata delle Nazioni Unite, nel 1946, la Oil riuscì a mettere attorno a un tavolo governi, delegati padronali e rappresentanti dei lavoratori, per far firmare loro la Dichiarazione di Filadelfia (1944), un annesso della Costituzione dell’Oil stessa, in cui si definiscono diritti di base, precursori di quelli inscritti nella Dichiarazione universale dei diritti umani, e si afferma che il lavoro non è merce, bensì un rapporto caratterizzato da complesse relazioni umane.
Il periodo d’oro e la crisi
Nel secondo dopoguerra, la Oil raddoppiò il numero di Stati membri affiliati, crebbe di dimensioni e divenne un’istituzione autorevole e rispettata: nel 1969 le fu assegnato addirittura il Premio Nobel per la pace. All’inizio degli anni Settanta, la Oil s’impegnò soprattutto in materia di libertà sindacali, un ambito in cui la Svizzera è stata ripresa più volte dall’organizzazione stessa, fino al suo recente inserimento in una speciale lista nera composta da paesi non rispettosi delle libertà associative dei lavoratori. A partire da questo momento, la Oil è entrata in una fase di lenta crisi: l’istituzione si è dovuta confrontare con istituzioni concorrenti finalizzate alla deregolamentazione del mercato del lavoro, ovvero la Banca mondiale e l’Ocse. Inoltre, la caduta del muro di Berlino e il nuovo corso neoliberale hanno provocato una sua graduale perdita di autorevolezza. Nonostante ciò l’organizzazione può contare oggi sull’adesione di 186 paesi.
Iniziative
Il 25 giugno, l’istituto di formazione Movendo organizza a Berna un momento di riflessione sull’Oil, gratuito per gli iscritti a Unia e altre sigle sindacali, relativo al passato, al presente e al futuro dell’organizzazione. Tra i relatori ci saranno sindacalisti, ricercatori e dirigenti dell’Oil. Nel pomeriggio, invece, avranno luogo alcuni workshop dedicati alla violenza sui luoghi di lavoro, alle libertà sindacali e al partenariato sociale nell’epoca della digitalizzazione (info[at]movendo.ch). Il 17 giugno, durante la Conferenza internazionale del lavoro, l’organo legislativo tripartito dell’Oil, che quest’anno si riunirà dal 10 al 21 giugno a Ginevra, la Confederazione sindacale internazionale (Csi) organizza una manifestazione per dare forza ai delegati sindacali presenti alla Conferenza che saranno chiamati a negoziare i contenuti di un documento programmatico sull’avvenire del lavoro. Un documento che definirà le linee guida future dell’Oil. La Csi chiede inoltre la promulgazione definitiva della Convenzione sulla violenza e le molestie in ambito lavorativo.
La Svizzera
Quest’anno il Consiglio federale ha deciso di candidare la Confederazione alla Presidenza della Conferenza internazionale del lavoro. I Consiglieri federali Berset e Parmelin interverranno inoltre durante i lavori: il primo farà gli onori di casa, mentre il secondo, responsabile delle questioni inerenti al mondo del lavoro, pronuncerà un discorso durante una seduta plenaria sull’avvenire del lavoro. Oltre ai rappresentanti governativi e a quelli padronali, la Svizzera sarà rappresentata da Luca Cirigliano, dell’Unione sindacale svizzera, esperto in diritto del lavoro, che ha sottolineato a più riprese l’importanza dell’Oil: «L’anniversario ci offre l’opportunità di riflettere sulla centralità di questa organizzazione per i lavoratori in Svizzera e nel mondo. Questa occasione potrebbe indurre la Confederazione a prendere finalmente provvedimenti, più volte sollecitati dall’Oil, in materia di protezione dal licenziamento dei lavoratori impegnati sindacalmente. È piuttosto imbarazzante pensare che il paese ospitante dell’Oil non ne rispetti a pieno le direttive». Il principio cardine dell’Oil è per Cirigliano di assoluta attualità: «In tempi in cui globalizzazione, digitalizzazione e neoliberismo la fanno da padrone, diventa sempre più importante affermare che il lavoro non è una merce».