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"Il nostro adorato Aldo è tornato nello spazio nero dell'universo. All'inizio tutto era nero". La Aldo Tambellini Art Foundation annuncia così la scomparsa, il 12 novembre per le complicazioni di un intervento chirurgico, dell'artista pioniere italo americano della video art. Cineasta sperimentale, mito dell'avanguardia newyorkese, Tambellini, nato a Syracuse (New York) da madre italiana e padre italo-brasiliano, aveva 90 anni. Ritenuto tra i cineasti sperimentali più influenti al mondo, esponente di spicco della avanguardia nella grande mela negli anni '60 e '70, ha dedicato molti dei lavori più conosciuti alla Blackness e il nero è stato in qualche modo il cardine della sua ricerca, molto influenzata dagli scritti teorici di McLuhan.
Nel 1967, con l'artista Otto Piene, Tambellini fondò il Black Gate Theatre che ospitò le manifestazioni artistiche conosciute come electromedia art. Impegnato a difesa delle minoranze e in particolare degli afroamericani, Tambellini è stato un attivista e un pacifista, alternando nelle sue opere l'elemento di puro astrattismo con le immagini di denuncia sociale rispetto alle ingiustizie della storia. Il suo lavoro ha avuto un riconoscimento tardivo: le sue opere sono state esposte nel 2011 al Chelsea Art Museum , che ha ospitato una reinterpretazione di Black Zero. Nel 2012 la Tate Modern ha allestito la proiezione dei suoi film storici. Nel 2015 è stato chiamato alla Biennale Arte di Venezia. Il suo lavoro, allestito negli spazi delll'Arsenale, era composto da un'opera proiettata su più schermi intitolata Study of Internal Shapes and Outward Manifestations e da una serie di illustrazioni intitolata Memory Atlas. La fondazione che porta il suo nome è stata fondata nel 2016. Era legato all'Italia e in particolare a Lucca, dove aveva vissuto alcuni anni da bambino, insieme con la madre, dopo la separazione dai genitori.