Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01176.jsonl.gz/527

WASHINGTON D.C. - Dopo non essere stata presa fra le titolari della squadra delle cheerleader del suo liceo, una 14enne della Pennsylvania aveva postato su Snapchat una sequela d'insulti - al team e alla scuola - mentre se ne andava furibonda.
La scuola lo aveva visto e l'aveva sospesa dalle attività sportive. Fra le motivazioni legate alla punizione, anche il fatto che il video era stato girato all'interno dell'istituto.
Era successo nel 2017 e la faccenda, riporta la CNN, era poi finita in tribunale arrivando fino alla Corte Suprema degli Stati Uniti che oggi ha deciso in suo favore, adducendo alla libertà di espressione, indipendentemente dal contesto.
Per quanto possa sembrare una cosa abbastanza frivola, in realtà il procedimento è ritenuto molto importante per gli Stati Uniti perché pone un precedente legale su come le stesse scuole possano far valere i loro diritti nei confronti degli allievi che postano sui social insulti o minacce a loro rivolti.