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L'arresto e gli oltre nove mesi di prigionia in Svizzera non hanno affatto incrinato i sentimenti di amicizia del regista franco-polacco per la Confederazione. Anzi, Roman Polanski continua a frequentare il paese alpino e ha rilasciato proprio in Svizzera la prima intervista da quando è nuovamente libero.
Un ringraziamento particolare il noto regista e attore lo ha rivolto alla popolazione di Gstaad che durante la residenza coatta nel proprio chalet nella località turistica dell'Oberland bernese gli ha manifestato appoggio morale e gli ha portato fiori e bottiglie di vino. Polanski ha assicurato che continuerà a tornare a Gstaad.
Il regista ha raccontato che è stato il figlio Elvis a levargli il braccialetto elettronico che lo teneva prigioniero. Ha quindi aggiunto che una fuga dallo chalet sarebbe stata possibile, ma che non ci ha mai pensato. A suo avviso, gli svizzeri "sapevano che non lo avrei mai fatto". Polanski ha precisato di non avere chiesto un trattamento di favore in quanto artista di fama. Il 76enne si è poi detto "felice di essere libero".
Polanski era stato arrestato il 26 settembre 2009 al suo arrivo all'aeroporto di Zurigo-Kloten in base a un mandato spiccato dalla giustizia statunitense, per avere stuprato, nel 1978, una tredicenne. Il regista era stato posto in detenzione in vista di estradizione.
Il 4 dicembre era poi stato trasferito agli arresti domiciliari nel suo chalet a Gstaad, dietro il versamento di una cauzione di 4,5 milioni di franchi. Per evitare il rischio di fuga, la giustizia elvetica gli aveva imposto un braccialetto elettronico con il quale erano controllati i suoi movimenti. Il 12 luglio scorso la Svizzera ha respinto la domanda di estradizione degli Stati Uniti e lo ha liberato.
swissinfo.ch e agenzie