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<h2>SubmittedText<h2><p>1. Il Consiglio federale può spiegare perché ha deciso di ritirare la relazione congiunta diretta dalla Svizzera al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, proprio quando in Bahrein si sta assistendo a un evidente deterioramento della situazione dei diritti umani?</p><p>2. Questa decisione è stata presa di concerto con i partner della Svizzera in seno al Consiglio, nella fattispecie l'UE?</p><p>3. Questa decisione è compatibile con gli impegni che la Svizzera ha assunto al momento della sua candidatura nel Consiglio dei diritti umani?</p><p>4. La Svizzera intende condurre una nuova iniziativa congiunta durante la prossima sessione del Consiglio dei diritti umani?</p><p>5. Il Consiglio federale è al corrente della situazione del signor Al-Wadaei e della signora Ebtesam Al-Saegh e, se sì, quali provvedimenti concreti ha preso a tal proposito?</p><p>6. Il programma di cooperazione tecnica istituito con il Bahrein è stato valutato? È stato possibile ottenere miglioramenti concreti negli ambiti in questione?</p><p>7. Perché il Consiglio federale ha autorizzato, nell'aprile 2016, la vendita di armi svizzere a Paesi nei quali avvengono gravi violazioni dei diritti umani, come il Bahrein?</p><p>8. Il Consiglio federale ha manifestato al Bahrein la sua condanna per le esecuzioni di Sami Mushaima, Ali al-Singace e Abbas al-Samea, avvenute nel gennaio scorso, e per le imminenti esecuzioni di Mohamed Ramadhan e Hussain Moosa?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Dal 2012 la Svizzera ha coordinato in seno al Consiglio dei diritti umani dell'ONU cinque dichiarazioni congiunte relative alla situazione dei diritti umani in Bahrein. Le reazioni alle consultazioni preliminari avviate dalla Svizzera riguardo a una nuova dichiarazione congiunta in vista della 34a sessione del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite del mese di marzo 2017 sono state contenute. Il sostegno sarebbe stato inferiore rispetto a quello ottenuto in occasione delle consultazioni precedenti e sarebbe mancata così la pressione internazionale necessaria per ottenere una maggiore cooperazione da parte del Bahrein. La dichiarazione congiunta non avrebbe permesso di raggiungere il risultato atteso; anzi, nella peggiore delle ipotesi si sarebbe rivelata controproduttiva. In tale contesto il DFAE ha deciso di non lanciare una nuova versione della dichiarazione congiunta.</p><p>La Svizzera si è invece espressa sulla situazione dei diritti umani in Bahrein nell'ambito della sua dichiarazione nazionale, attraverso la quale condanna la pressione esercitata sulla società civile e sui difensori dei diritti umani nonché le violazioni della libertà di parola e di riunione. Ha anche espresso le sue preoccupazioni riguardo alle segnalazioni di casi di tortura e di maltrattamenti e ha sollecitato il Bahrein a cooperare con gli inviati speciali dell'ONU.</p><p>Oltre ai suoi impegni multilaterali, la Svizzera utilizza regolarmente, sempre ai più alti livelli, i canali bilaterali, come le consultazioni politiche del 9 febbraio 2017 a Manama e l'incontro svoltosi recentemente tra la segretaria di Stato Baeriswyl e il viceministro degli affari esteri del Bahrein Al Doseri volto a promuovere i diritti umani.</p><p>Il 15 marzo 2017, probabilmente in reazione alle critiche mosse dalla comunità internazionale, il Parlamento del Bahrein ha invitato l'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani a visitare "prigioni e villaggi sciiti, senza restrizione alcuna di accesso". L'Ufficio dell'Alto Commissariato dell'ONU per i diritti umani ha confermato questa informazione, indicando di essere in contatto con il Ministero degli affari esteri del Bahrein per negoziare le condizioni quadro e il programma di tale visita.</p><p>2. Numerosi Stati membri dell'UE che hanno sostenuto le precedenti dichiarazioni congiunte hanno partecipato alle consultazioni preliminari menzionate al punto 1. Nel quadro degli scambi regolari con l'UE sono state previamente trattate questioni relative alla politica in materia dei diritti umani, in particolare la dichiarazione congiunta sulla situazione dei diritti umani in Bahrein. Nell'ambito di tali discussioni la Svizzera ha sempre sottolineato che la propria decisione riguardo a una nuova versione della dichiarazione congiunta sarebbe stata presa in funzione del sostegno della comunità internazionale.</p><p>3. Presentando la sua candidatura al Consiglio dei diritti umani, la Svizzera ha comunicato il suo impegno a rafforzare in particolare questo organo. Si adopera quindi attivamente nel quadro dei negoziati e dei dibattiti e si mobilita soprattutto affinché le situazioni specifiche a determinati Paesi possano anch'esse essere trattate in modo appropriato in seno al Consiglio dei diritti umani. Parimenti la Svizzera sostiene numerose risoluzioni e dichiarazioni congiunte, in linea con la sua politica dei diritti umani, specifiche a determinati Paesi; formula tra l'altro raccomandazioni all'attenzione di numerosi Stati nell'ambito dell'Esame periodico universale. Una decisione in merito al coordinamento e alla lettura di una dichiarazione congiunta non mette in discussione l'impegno della Svizzera.</p><p>4. La Svizzera continuerà a osservare da vicino la situazione dei diritti umani in Bahrein e, se necessario, reagirà in modo appropriato impiegando gli strumenti a sua disposizione ai livelli bilaterali e multilaterali e che, a suo avviso, sono complementari e si rafforzano a vicenda.</p><p>5. Il Consiglio federale è informato riguardo alla situazione delle persone menzionate e segue questi casi con attenzione. Conformemente alla Strategia diritti dell'uomo del DFAE 2016-2019 e alle Linee guida concernenti la protezione dei difensori dei diritti dell'uomo, la Svizzera si impegna a favore della tutela dei difensori affrontando la tematica nel quadro delle consultazioni bilaterali e sostenendo le rispettive risoluzioni nonché il mandato del relatore speciale dell'ONU per i difensori dei diritti umani.</p><p>6. Sul piano tecnico, la cooperazione nell'ambito dei diritti umani è iniziata nel 2016 e copre i diritti dei prigionieri, la prevenzione contro la tortura nonché l'uguaglianza di genere e l'empowerment femminile. I progressi della cooperazione non sono sufficienti per permettere una valutazione.</p><p>7. In passato, la Svizzera si è dimostrata prudente in materia di esportazioni di materiale bellico verso il Bahrein e altri Paesi del Medio Oriente. Tale prudenza poggiava su un apprezzamento globale basato sui criteri legali di autorizzazione che tengono conto anche del tipo di armi in questione. La decisione presa dal Consiglio federale il 20 aprile 2016 riguarda in gran parte pezzi di ricambio e munizioni dei sistemi di difesa antiaerei. È poco probabile che questo materiale venga impiegato per commettere violazioni dei diritti umani. D'altro canto, il Consiglio federale ha respinto le richieste per le quali vi erano validi motivi per temere che il materiale bellico da esportare venisse impiegato per commettere violazioni dei diritti umani. Ha anche rifiutato richieste di fornitura di materiale bellico in cui sussisteva il rischio che venisse utilizzato nel conflitto in Yemen.</p><p>8. A tale proposito, la Svizzera è già intervenuta presso le autorità del Bahrein. Ha condannato le esecuzioni e ha affrontato i casi di Mohamed Ramadhan e di Hussain Moosa in occasione delle consultazioni politiche con il Bahrein, svoltesi il 9 febbraio 2017 a Manama. Nel marzo 2017 la Svizzera ha inoltre deplorato pubblicamente in seno al Consiglio dei diritti umani la ripresa delle esecuzioni e ha invitato il Bahrein a instaurare una moratoria sulla pena di morte.</p>  Risposta del Consiglio federale.