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Il Tribunale amministrativo federale (Taf) ha respinto il ricorso di una famiglia di richiedenti l'asilo macedoni cui non è stata concessa una somma per piccole spese durante il loro soggiorno in Svizzera. La pratica di rifiutare tale assistenza a persone che non hanno bisogno di un visto d'ingresso viene ritenuta corretta.
La famiglia - padre, madre e figlio - aveva presentato domanda di asilo il 26 marzo 2018. All'inizio di maggio, la Segreteria di Stato per la migrazione (Sem) aveva respinto richiesta e ordinato l'allontanamento. I tre hanno lasciato la Svizzera il 16 maggio.
I richiedenti l'asilo si sono però lamentati di non aver ricevuto alcuna "paghetta" durante i 51 giorni trascorsi presso il centro di registrazione e procedura di Vallorbe (VD). La SEM li ha informati che nelle procedure accelerate l'aiuto di 3 franchi al giorno non viene concesso ai cittadini di paesi esenti dall'obbligo del visto.
Contro questa decisione gli interessati hanno interposto ricorso, ravvisando una violazione del loro diritto alla vita privata e familiare garantito dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo. Per il TAF però il testo normativo non richiede agli stati firmatari di garantire determinate prestazioni finanziarie o un certo tenore di vita.
Allo stesso modo, i giudici non hanno constatato alcuna violazione del diritto costituzionale a un tenore di vita minimo. Durante il loro soggiorno ai ricorrenti è stata fornita assistenza sotto forma di alloggio, cibo, vestiti e cure mediche. Queste prestazioni in natura devono essere considerate sufficienti per le persone alloggiate in un centro di registrazione e procedura, afferma la corte sangallese.
Il mancato versamento di una somma per le piccole spese a persone che non hanno bisogno di un visto d'ingresso è considerata giustificata, poiché queste richieste portano molto raramente alla concessione dell'asilo: nel 2019 hanno ottenuto accoglienza solo 3 dei 29 macedoni che l'hanno domandata e nel 2018 il rapporto è stato di 5 su 65.
In queste condizioni l'interesse pubblico richiede che le persone non bisognose di protezione evitino di presentare richieste di asilo e facciano spazio a coloro ai quali è probabile che venga concesso lo statuto di rifugiato, argomenta il TAF. È quindi giustificato scoraggiarle negando loro la paghetta.
I giudici di San Gallo aggiungono tuttavia che un'applicazione automatica di questa pratica potrebbe creare disuguaglianze ingiustificate. Ad esempio nel caso di una persona proveniente da un paese libero da persecuzioni, ma che potrebbe comunque rivendicare un legittimo bisogno di protezione.