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Lo sloveno ha vinto in solitaria la sua prima Ronde. Ha stroncato la resistenza di Van der Poel e Van Aert. Sesto Küng, eccellente Colombo
E fanno dieci. Tadej Pogacar ha conquistato a Oudenaarde il decimo successo stagionale. Ha fatto suo, per la prima volta in carriera, il Giro delle Fiandre. Sul lungo rettilineo finale, lo sloveno si è presentato in solitaria, dopo aver staccato l'olandese Mathieu van der Poel nell'ultimo passaggio sul Vecchio Kwaremont, il penultimo muro di giornata. I due, sotto l'impulso di Van der Poel, si erano sbarazzati pochi chilometri prima di Wout van Aert, il terzo grande favorito di giornata, lasciandolo di netto sul Kruisberg. Al termine, il pupillo di casa si è dovuto accontentare del quarto posto.
Per Pogacar si tratta del quarto Monumento, dopo una Liegi e due Lombardia. Inoltre, diventa il terzo ciclista nella storia ad aver vinto sia il Tour de France, sia il Giro delle Fiandre, affiancando in questa speciale classifica due atleti di un certo peso: Eddy Merckx (1969 e 1975) e Luison Bobet (1955).
Buona la prestazione di Stefan Küng, a lungo inserito nel gruppo di testa prima del rientro di Pogacar, Van der Poel e Van Aert. Alla fine, ha chiuso nel gruppo di Mads Pedersen (terzo) e si è piazzato al sesto posto. Il turgoviese non è stato l'unico a tenere alto il nome del ciclismo svizzero. Splendida, infatti, la prestazione di Filippo Colombo, alla sua prima Ronde. Il ticinese è stato in grado di inserirsi nella fuga di giornata, partita dopo una serie infinita di tentativi. In un gruppo di otto uomini ha svolto un eccellente lavoro ed è rimasto in fuga un centinaio di chilometri, per poi tenere duro ancora a lungo all'inseguimento del drappello, comprendente Küng, che aveva scalzato gli otto dalla testa della corsa. Al termine, Colombo ha chiuso al 50° posto a 8’03” da Pogacar, quale secondo miglior svizzero. «È stata una bella giornata – commenta il biker di Bironico a fine gara –. Avevamo l'obbligo di andare in fuga come squadra per mostrare la maglia e non è stato per niente facile perché sono stati necessari oltre 100 km per permettere a un gruppetto di avere via libera. È stato necessario investire molto nella prima parte di gara per cercare di entrare in fuga e io ho avuto la fortuna (e l'abilità, ndr) di prendere l'attacco giusto».
Attacco che il gruppo ha tenuto a bagnomaria piuttosto a lungo... «In effetti, è stata dura, per parecchio tempo il gruppo non ci ha lasciato spazio. Poi, una volta aperto il buco, abbiamo provato a tenere un buon ritmo. Ho cercato di gestirmi il meglio possibile e posso dire di essere stato bene fino al km 250, quando ancora ero a ruota di Polite. Poi, purtroppo, mi si è spenta un po' la luce. Sapevo che si trattava di un rischio che avrei corso, in quanto la mia preparazione, per una distanza come quella di un Monumento, non era perfetta. Nel complesso è stata una bellissima esperienza. Poter passare con il gruppo di testa su quasi tutte le salite è stata una sensazione migliore. Ma nessun muro può essere paragonato al Vecchio Kwaremont, con migliaia di persone assiepate. Un'esperienza della quale mi ricorderò per sempre, nonostante alla fine abbia dovuto soffrire davvero tanto per arrivare a tagliare il traguardo. Ho raschiato dal serbatoio fino all'ultima stilla di energia».
Archiviato il Fiandre, Colombo sarà al via domenica di Pasqua dlla sua prima Parigi-Roubaix.