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BASILEA - Il presunto omicida di un controllore di volo accoltellato a morte nell'aprile 2011 nella torre di controllo dell'aeroporto franco-svizzero di Basilea-Mulhouse, e da allora introvabile, è stato individuato a più riprese a Hong Kong, dove potrebbe ancora trovarsi. Lo indicano oggi fonti della giustizia francese, responsabile delle indagini.
Il sospettato Karim Ouali, di nazionalità francese, «è stato avvistato a Hong Kong sin dal 2011, è stato arrestato nel 2014 perché in possesso di un passaporto falso e si possono seguire le sue tracce fino al 2016», ha spiegato all'agenzia di stampa francese AFP la procuratrice di Mulhouse, Edwige Roux-Morizot. «Si può ritenere che sia sempre ad Hong Kong dove potrebbe vivere clandestinamente», mentre il suo passaporto falso è stato recuperato dalle autorità locali, ha aggiunto.
Le informazioni sulla sua ubicazione sono «purtroppo giunte diversi anni più tardi» al giudice istruttore incaricato del dossier a Mulhouse, il quale nel 2018 ha emesso un mandato di cattura internazionale.
Ouali, anch'egli controllore di volo, oggi 43enne, è stato rapidamente sospettato dell'omicidio del collega Jean Meyer, 34enne e padre di un bambino, avvenuto all'undicesimo piano della torre di controllo dell'aeroporto, mentre stava per cominciare il turno come capo controllore. L'autopsia aveva mostrato che gli erano state inferte «da 8 a 10 coltellate», di cui tre mortali.
Prima del fatto di sangue Ouali, che si sentiva «maltrattato» e «incompreso» dai colleghi della direzione generale dell'aviazione civile, aveva inviato lettere minatorie a 36 di loro. Il presunto omicida, tuttora ricercato, era stato visto da testimoni mentre lasciava precipitosamente l'aeroporto il giorno del delitto prima di sparire.
«Sono contento che questo individuo sia vivo e che sia stato localizzato», ha dichiarato dal canto suo il legale della famiglia della vittima, Thierry Moser. «Ma restiamo in attesa e siamo prudenti», ha aggiunto l'avvocato, auspicando il «concorso attivo dell'autorità giudiziaria di Hong Kong» per arrestarlo ed estradarlo.
Se non fosse il caso nei prossimi mesi potrebbe comunque essere giudicato davanti alle assise criminali nel 2020, «nel quadro di un processo in contumacia», ha spiegato la procuratrice di Mulhouse, evocando «indizi molto gravi e molto concordanti» nei confronti di Ouali.
Presentato come depresso, psicologicamente disturbato e convinto di essere perseguitato dai colleghi, Ouali era assente dal lavoro ma aveva conservato il badge e le chiavi di sicurezza che gli consentivano di accedere alla torre di controllo. Per questo motivo, nel maggio scorso lo Stato francese era stato condannato per gravi mancanze.