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Ancora una volta si privilegia il guadagno di pochi a scapito del benessere per tutti. Il Consiglio federale oggi ha invitato a respingere l'iniziativa popolare “dei Verdi “Per derrate alimentari sane, prodotte nel rispetto dell'ambiente e in modo equo” che si propone di migliorare la qualità degli alimenti venduti in Svizzera e di promuovere i prodotti locali. Il governo, pur ritenendo le richieste dei verdi legittime, le considera incompatibili con il diritto commerciale e con gli accordi con l'Unione europea.
Dal 2010, anno dell’introduzione del principio del "Cassis de Dijon", in base al quale un prodotto autorizzato in uno Stato membro dell'UE può essere liberamente venduto anche in Svizzera, la qualità degli alimenti si è lentamente degradata. Non vi è stato invece nessun effetto positivo sui prezzi, malgrado il potenziale di risparmio per i consumatori fosse valutato a 2 miliardi di franchi all'anno. In Svizzera i prezzi all’ingrosso continuano ad essere fissati da importatori e fornitori che applicano un sovrapprezzo per il mercato elvetico. Secondo una stima Fondazione per la protezione dei consumatori (SKS), gli svizzeri pagano attualmente 15 miliardi l’anno in più per la spesa rispetto ai loro vicini d’oltreconfine per gli stessi prodotti. Risulta quindi incomprensibile fra le ragioni addotte dal Consiglio federale per respingere l’iniziativa dei Verdi vi sia un possibile aumento dei prezzi dei prodotti agricoli e importati: già ora paghiamo di più e per avere merce di qualità scadente. Se si vuole davvero agire sui prezzi bisogna abbattere i cartelli che ancora oggi fanno della Svizzera un’”isola di prezzi alti”, non certo permette che vengano venduti alimenti di scarsa qualità o prodotti in condizioni indegne.