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Malgrado la prudenza legata all'evoluzione del mercato cinese, il colosso del lusso registra un ottimo risultato.
GINEVRA - Il colosso ginevrino del settore del lusso Richemont ha registrato un ottimo risultato nell'esercizio 2021/2022, chiusosi a fine marzo, tuttavia la redditività operativa ha deluso i mercati. Senza avventurarsi sul terreno degli obiettivi finanziari, il proprietario di Cartier si è mostrato prudente sull'evoluzione del mercato cinese, uno dei più importanti del settore nei prossimi mesi.
Il ritorno del Covid in Cina preoccupa - "L'economia cinese, dopo la fine del lockdown, potrebbe risentire più a lungo degli Stati Uniti o dell'Europa dell'impatto della pandemia di coronavirus", ha affermato oggi il presidente Johann Rupert in una teleconferenza a margine della pubblicazione dei dati annuali.
"Circa il 40% dei nostri negozi sono attualmente chiusi a causa del lockdown", ha precisato il direttore finanziario (CFO) Burkhart Grund. Le misure sanitarie in vigore nell'Impero di Mezzo hanno ripercussioni anche sul commercio online, in quanto le consegne dei prodotti risultano difficili nelle città confinate.
Esercizio 2021/2022 - Per quanto riguarda l'esercizio 2021/2022, il fatturato si è attestato a 19,2 miliardi di euro (circa 20 miliardi di franchi al cambio attuale), in aumento del 46% su base annua e del 44% esclusi gli effetti di cambio: un risultato definito "record", indica Richemont in un comunicato.
L'utile netto è da parte sua cresciuto del 61%, a 2,01 miliardi di euro, quello operativo (Ebit) del 129,4% a 3,39 miliardi con un margine del 17,7% (11,2% un anno prima). Il consiglio di amministrazione propone di portare il dividendo ordinario da 2,00 a 2,25 franchi per azione. Inoltre verrà distribuito un dividendo speciale di 1 franco.
Mentre le entrate hanno superato le aspettative degli analisti, la redditività ha mancato il bersaglio. Gli esperti intervistati da AWP si aspettavano in media un Ebit di 3,8 miliardi e un utile netto di 2,7 miliardi.
Costi inaspettati - Le spese più elevate del previsto, soprattutto per il marketing e la comunicazione, spiegano questa discrepanza, sottolineano gli analisti di Vontobel. Anche un onere di 168 milioni di euro legato alla guerra in Ucraina ha pesato sugli utili.
La divisione gioielleria, la più importante, che comprende i marchi Cartier e Van Cleef & Arpels, ha visto aumentare le vendite del 49% a oltre 11 miliardi e i margini hanno raggiunto il 34,3%. Nell'orologeria, che comprende anche IWC e Panerai, il fatturato è aumentato del 53% a 3,4 miliardi e il margine operativo si è attestato al 17,3%.
La divisione "distribuzione online", che comprende Yoox-Net-a-porter (YNAP), ha registrato un aumento delle vendite del 27%, ma continua a essere in perdita. Richemont ha inoltre dichiarato che le discussioni con Farfetch su una possibile collaborazione con YNAP richiedono tempo, ma sono ancora in corso.
I risultati non sono piaciuti agli investitori: il titolo Richemont alle 13.50 perdeva l'11,92% registrando il calo più pesante tra i valori chiave dello SMI che segnava un rialzo dello 0,56%.
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