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Da 50 anni – l’anniversario cade proprio quest’anno – il World Economic Forum di Davos rappresenta una vetrina per la politica internazionale e l’economia mondiale ai più alti vertici. Vi partecipano circa 3'000 esponenti del mondo economico, politico, scientifico e culturale, provenienti da una novantina di nazioni e circa 500 giornalisti dei più importanti media a livello nazionale e internazionale.
Il Forum di Davos è un’organizzazione non governativa, una fondazione, che ha il suo quartier generale in realtà a Ginevra ma sedi corrispondenti in diversi paesi. Ne fanno parte oltre mille delle più grandi aziende del mondo. E’ stato fondato con l’edizione del 1971 dall’economista tedesco Klaus Schwab e fino al 1987 si chiamava European Management Forum e il suo compito era quello di aiutare le imprese europee ad avere una migliore gestione aziendale. Successivamente il Forum è stato ampliato fino a diventare una piattaforma di dialogo; nel 1987 il nome è stato cambiato in quello attuale e nel 2015 è stato riconosciuto come istituzione internazionale.
Da forum economico a forum politico
Il Forum di Davos è nato principalmente come luogo dove tradizionalmente i partecipanti discutono di questioni economiche, ma dopo la trasformazione nel WEF negli ultimi tre decenni l'evento ha affrontato anche questioni globali più ampie. Ogni anno è dedicato a un tema diverso e quello del 2020 è lo sviluppo sostenibile, con lo slogan "Stakeholders for a Cohesive and Sustainable World". I temi sono quelli del rispondere al cambiamento climatico e proteggere la biodiversità, eliminare il debito a lungo termine, evitare una "guerra tecnologica", come fornire un'istruzione a circa un miliardo di persone nel prossimo decennio e risolvere i conflitti nei punti caldi del pianeta.
Davos è diventata storicamente una piattaforma per il dialogo e la negoziazione a livello internazionale. Vi si discutono tensioni commerciali ma anche conflitti; ad esempio nel 1988 Grecia e Turchia firmarono una dichiarazione per evitare la guerra fra i due paesi. Oppure nel 1992 Nelson Mandela incontrò l'allora presidente sudafricano Frederik de Klerk in quella che fu la loro prima apparizione fuori dal Sudafrica.
Non mancano le critiche
Il WEF di Davos è divenuto nel tempo forse uno dei pochi luoghi al mondo dove si riuniscono e s’incontrano i potenti della terra e i rappresentanti delle grandi imprese. Ma definirlo un evento elitario sarebbe sbagliato. All’inizio del suo percorso l’allora Forum di Davos era un evento soprattutto economico organizzato per fare incontrare le persone dell’economia reale, del business e della finanza. Successivamente aprendosi alle tematiche geopolitiche, l’attuale WEF è divenuto un luogo d’incontro fra politici ma anche fra politici e personalità del mondo economico. Sempre più negli ultimi dieci-quindici anni al WEF partecipano però anche personalità della cultura e dello spettacolo, ma pure organizzazioni non governative e organizzazioni dei diritti umani, che di fatto creano una pressione crescente sui governi attorno ai temi di grande attualità, come la protezione del clima e la riduzione delle disuguaglianze economiche e sociali.
Le cifre del WEF
Il fondatore del WEF Klaus Schwab ha 81 anni e naturalmente si pone la questione della sua successione. Ma il WEF è anche una macchina collaudata con un budget a disposizione notevole. Un’importante voce di costo è legata alla sicurezza dei capi di Stato e degli ospiti, che si attesta oramai attorno ai 10 milioni di franchi, a carico della Confederazione, del cantone dei Grigioni, del comune di Davos e della Fondazione del WEF. E pensare che nel 1998 i costi della sicurezza non arrivavano nemmeno a 300'000 franchi.
Ma il WEF genera anche un indotto e delle cospicue entrate, visto che comunque impiega numerose persone per la sua organizzazione. La maggior parte delle spese sono coperte da aziende e società che vi prendono parte come sostenitrici del WEF. Esistono delle “fee” annuali per i membri di 25'000 franchi e delle quote di partecipazione a partire da 120'000 franchi fino a 600'000 franchi per i circa 120 partner strategici. Il tornaconto di queste importanti spese è naturalmente quello di poter discutere direttamente fra aziende e con le personalità della politica, naturalmente anche di business. Non pagano invece i partecipanti all’evento che non provengono dal mondo del business, come grandi personaggi della società civile, delle arti, dei media, accademici, ministri, capi di stato e di governo.