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Lo svizzero di origine egiziana Tariq Ramadan ha ottenuto una vittoria in appello contro Washington, che dal 2004 gli nega il visto, impedendogli di assumere una cattedra in un'università dell'Indiana. La vertenza deve ora essere riesaminata.Questo contenuto è stato pubblicato il 18 luglio 2009 - 14:54
La Corte federale d'appello di Manhattan ha annullato venerdì la sentenza di primo grado che aveva consentito al governo americano di revocare al professore e filosofo islamico il permesso di soggiorno, concessogli due mesi prima.
Il noto intellettuale musulmano aveva ricevuto un posto per l'insegnamento e la ricerca all'università Notre Dame di South Bend. Non ha tuttavia mai potuto assumerlo perché Washington gli ha ritirato l'autorizzazione.
Le autorità USA avevano motivato la decisione con il fatto che Ramadan aveva fatto delle donazioni per un totale di 1670 franchi, tra il 1998 e il 2002, all'Associazione di soccorso palestinese (ASP), un'Ong con sede in Svizzera, che dal 2003 è sulla lista americana delle presunte organizzazioni che sostengono il terrorismo. La decisione era stata confermata in una sentenza di primo grado.
Quest'ultima è ora stata invalidata in appello. La Corte di Manhattan ha sottolineato che non è stato stabilito se il consolato statunitense, che ha esaminato la domanda di visto di Tariq Ramadan, abbia dato la possibilità di chiarire la sua posizione in merito alle donazioni. Ramadan, che attualmente insegna all'università britannica di Oxford, ha sempre sostenuto di non essere mai stato al corrente di un legame fra l'ASP e il terrorismo.
Il Tribunale d'appello ha dunque rinviato il caso alla corte di primo grado, che dovrà ora verificare se il cittadino elvetico era stato interrogato in merito e se gli era stata data l'opportunità di "portare la prova, chiara e convincente, di non essere stato al corrente e di non avere potuto ragionevolmente sapere che la beneficiaria dei suoi contributi era un'organizzazione terrorista". Se queste regole non fossero state rispettate, si dovrà avviare una nuova procedura per il rilascio del visto.
swissinfo.ch e agenzie
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