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Le differenze salariali si sono notevolmente ampliate in Svizzera a partire dagli anni '90 a causa soprattutto al sistema dei bonus di cui hanno beneficiato quasi esclusivamente i quadri e i manager. Lo dimostra uno studio presentato oggi dall'Unione sindacale svizzera (USS) nell'ambito della campagna a favore dell'iniziativa 1:12. La mentalità "self-service" che si è sviluppata fra i dirigenti può e deve essere combattuta con salari fissati nei Contratti collettivi di lavoro (CCL), affermano i sindacati.
Lo studio dell'USS, realizzato a partire dall'Inchiesta sulla struttura dei salari dell'Ufficio federale di statistica, dimostra che globalmente i bonus fra il 1996 e il 2010 sono passati da 2 a 10 miliardi di franchi nel settore privato e che sono stati distribuiti quasi unicamente a chi già aveva un salario elevato, ha precisato Daniel Lampart, capo economista e primo segretario dell'USS, in conferenza stampa a Berna.
I risultati confermano l'impressione diffusa in una larga parte della popolazione, cioè che i dirigenti hanno tratto enormi profitti da questo sistema negli ultimi 10-15 anni, mentre gli stipendi degli altri sono rimasti praticamente fermi. L'1% dei salari più alti è infatti aumentato del 39%, mentre gli stipendi bassi e medi solo del 7-8%. E l'analisi dimostra che nei settori dove la parte dei bonus nella massa salariale è alta, più le differenze salariali sono marcate, ha aggiunto Lampart.
Per i sindacati, i bonus hanno favorito la mentalità "self-service" dei piani alti delle gerarchia che si sono attribuiti la fetta più consistente della torta. Inoltre questo sistema si è rivelato dannoso per l'economia perché ha spinto molti manager ad assumere rischi irresponsabili che hanno penalizzato tutti, ha sottolineato Paul Rechsteiner, presidente dell'USS, riferendosi in particolare alle banche. Il metodo più sicuro per lottare contro questo fenomeno sono i CCL, ha aggiunto. Lo studio ha infatti dimostrato che quando i salari sono negoziati, le disparità diminuiscono.
La Svizzera in questo caso è in ritardo sul piano internazionale, a causa di disposizioni che impediscono l'estensione dei CCL. L'organizzazione sindacale chiede quindi che vengano eliminati questi ostacoli, in particolare quello relativo al quorum del 50% di imprenditori. I CCL inoltre devono contenere salari minimi in base alle professioni e alle qualifiche. L'USS chiede infine che le imprese pubbliche, quelle che beneficiano di una concessione o di sovvenzioni siano obbligate ad avere un contratto collettivo.
SDA-ATS