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Le autorità fiscali italiane intendono accedere ai dati di clienti italiani di UBS attraverso domande raggruppate. Una richiesta di assistenza amministrativa in tal senso è stata inviata all'Amministrazione federale delle contribuzioni da Roma all'inizio del dicembre 2018, come risulta dall'attuale edizione del Foglio federale.
Nella richiesta il fisco italiano chiede informazioni su persone fisiche i cui nomi sono sconosciuti con domicilio in Italia: queste avrebbero uno o più conti non dichiarati presso UBS Svizzera. I conti dovrebbero essere stati gestiti tra il febbraio 2015 e la fine dicembre 2016, ossia prima dell'entrata in vigore dello scambio automatico di informazioni con l'Unione europea.
Questa richiesta da parte del fisco italiano segue la recente controversa decisione del Tribunale federale (TF) secondo la quale UBS dovrà consegnare alla Francia i dati personali riguardanti oltre 40'000 suoi clienti. Il TF ha ritenuto che la "domanda collettiva" francese non sia una "fishing expedition", ossia una ricerca generica su un gruppo esteso di persone nella speranza che qualcuno rimanga impigliato nella rete
Il numero due bancario elvetico si era opposto alla consegna dei dati alla Francia: UBS teme che le informazioni siano utilizzate nell'ambito del procedimento penale in corso in Francia contro la grande banca per reclutamento illecito di clienti e riciclaggio aggravato del provento di frode fiscale. Questo è tuttora pendente poiché UBS ha presentato ricorso contro la multa di 3,7 miliardi di euro, più 800 milioni di risarcimento danni allo Stato francese quale parte civile per un totale di 4,5 miliardi, inflittale lo scorso 20 febbraio dal Tribunale correzionale di Parigi, la pena più pesante mai pronunciata dalla giustizia francese per casi di evasione fiscale.