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SAMARA (Russia) - Se non fosse per la presenza ingombrante di Harry Kane, le copertine dei tabloid inglesi sarebbero probabilmente monopolizzate da Jesse Lingard, il campione con il volto da ragazzino che contro Panama ha firmato un capolavoro. Classe ’92, l’inglese del Manchester United è esploso relativamente tardi anche a causa di un fisico gracile che ne ha ritardato lo sviluppo rispetto ai pari età e se è diventato un calciatore lo deve soprattutto al nonno materno Ken, ex campione di powerlifting (una branca della pesistica).
Da giovanissimo infatti Jesse giocava a rugby come quasi tutti i bambini della scuola di Warrington, la sua città natale: nonostante fosse un’ala promettente vista la velocità fuori dal comune, il nonno – che lo accompagnava agli allenamenti - era sempre preoccupato che si facesse male, così tutte le sere lo portava in un campetto per insegnargli a giocare a calcio, sport decisamente meno di contatto. E gli sforzi di Ken diedero i loro frutti, perché ad appena 7 anni il nipote era già conteso dalle accademie di Liverpool e Manchester United.
Lingard è ancora oggi molto legato alla sua famiglia e spesso, al termine degli allenamenti dei Red Devils, guida la sua Bentley fino a Warrington per andare in visita a nonno Ken e nonna Pam, i quali a loro volta sono così orgogliosi del nipote da avere la sua maglia della Nazionale con il numero 7 sempre appesa alla finestra. «Quando sono con loro è come se tornassi bambino – ha confessato una volta Lingard - mi danno ancora un sacco di consigli, è bello. La famiglia è importante, ne hai una sola e devi godertela finché puoi».