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Come procedere con lo statuto di protezione S? La posizione dell’ACS
La fine della guerra in Ucraina è ancora impossibile da prevedere. Nel frattempo, la Confederazione sta valutando lo statuto di protezione S attivato per i profughi ucraini. L’Associazione dei Comuni Svizzeri (ACS) ha preso posizione al riguardo.
L’attacco russo all’Ucraina, sferrato nel febbraio di quest’anno, ha portato per la prima volta ad attivare lo statuto di protezione S in Svizzera. Questa decisione ha consentito di accogliere in modo rapido e senza complicazioni i profughi di guerra provenienti dall’Ucraina. Lo statuto di protezione S viene concesso di anno in anno e presuppone il rientro in patria. Ora si pone la questione di che cosa accadrà allo scadere di questo periodo, aspetto particolarmente importante per i comuni e le città, in prima linea nell’accogliere i profughi e nel fornire i servizi d’integrazione.
Di recente lo statuto di protezione S è stato al centro delle preoccupazioni che animano anche il Parlamento federale: in un dibattito speciale svoltosi nel mese di settembre, in diverse mozioni l’UDC ha chiesto di applicare lo statuto di protezione S in modo più restrittivo e, ad esempio, di designare delle zone sicure in Ucraina. Le mozioni sono state respinte da una netta maggioranza in entrambe le camere. La Consigliera federale Karin Keller-Sutter ha dichiarato che la situazione è instabile e che per il momento non è possibile identificare zone sicure in Ucraina.
Un gruppo di lavoro del Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP) diretto da Karin Keller-Sutter sta attualmente valutando lo statuto di protezione S. L’ACS ha preso posizione a tal riguardo. Secondo L’ACS, all’inizio della crisi, lo statuto di protezione S si prestava ad accogliere rapidamente un numero elevato di profughi, in quanto la Confederazione poteva effettuare la registrazione su base forfettaria nei Centri federali d’asilo (CFA).
Tuttavia, lo statuto di protezione S è stato fissato per legge negli anni Novanta. Da allora, molte cose sono cambiate nel sistema di asilo svizzero. Si tratta di uno dei motivi per cui ci sono diversi punti di attrito nell’attuazione dello statuto di protezione S. Occorre intervenire a livello legale.
Il rapido trasferimento dei profughi ucraini registrati dai CFA ai cantoni e ai comuni ha avuto un impatto sulle procedure di asilo già collaudate. Inoltre, gli squilibri regionali sono stati favoriti nei cantoni di tutta la Svizzera dalla mancata applicazione iniziale del criterio di ripartizione proporzionale alla popolazione. Tali sviluppi sono stati ulteriormente accentuati dalla sistemazione di moltissimi profughi in alloggi privati.
Dall’inizio della crisi, i comuni e le città hanno fornito numerosi servizi d’integrazione diretti e indiretti. A causa della natura dello statuto di protezione S, che presuppone il ritorno in patria, l’efficacia e la sostenibilità di molti servizi d’integrazione sono fondamentalmente aperte alla discussione. Per il prossimo futuro servono regole ben ponderate che definiscano i compiti e le responsabilità nell’ambito dell’integrazione e dell’assistenza.
Diverse norme speciali che privilegiano le persone con statuto di protezione S rispetto agli altri richiedenti l’asilo causano inoltre maggiore incertezza. Ad esempio, nel settore dell’assistenza sociale, del ricongiungimento familiare o dei viaggi. Questa disparità di trattamento giuridico tra i vari gruppi di profughi deve essere corretta al più presto. In caso contrario, c’è il rischio che l’accettazione da parte della popolazione, delle autorità e dei diretti interessati venga meno.