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È "molto poco probabile" che la Svizzera abbia raggiunto un accordo segreto negli anni Settanta con l'Organizzazione per la liberazione della Palestina (OLP) per evitare attentati. Secondo gli storici che hanno esaminato il caso, negli archivi non vi è alcuna traccia.
Alla luce dei documenti noti, non vi è nulla che concerne la vicenda "Graber-OLP" ritengono gli storici del gruppo di lavoro dei Documenti diplomatici svizzeri (DODIS). La Società di storia ha pubblicato un bilancio intermedio sulla ricerca fatta, di cui riferisce la radio svizzerotedesca SRF.
Tutta la vicenda è nata dopo la pubblicazione del libro "Schweizer Terrorjahre", del giornalista Marcel Gyr, secondo il quale l'intesa segreta sarebbe stata concordata nel settembre del 1970 dall'allora consigliere federale Pierre Graber (PS) - senza chiedere il parere dei colleghi di governo - in un incontro col responsabile degli affari esteri dell'OLP, Farouk Kaddoumi.
Gli indizi presentati dal giornalista sono "pura speculazione", ritengono gli storici: due importanti fonti orali sono rimaste anonime, ciò che riduce ampiamente la portata delle affermazioni, scrivono gli storici Sacha Zala, direttore dei DODIS, Thomas Bürgisser e Yves Steiner.
Non è impossibile che a un certo momento vi sia stato un incontro tra un rappresentante della Confederazione e un emissario dell'OLP, ma se così fosse l'insieme del collegio governativo, o almeno la delegazione incaricata degli affari esteri, avrebbe dovuto esserne al corrente. Un'iniziativa solitaria da parte di Pierre Graber è dunque "altamente improbabile".
Secondo il giornalista Gyr la Confederazione giunse ad un "accordo di tregua" con i palestinesi per evitare attentati.
SDA-ATS