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TOKYO - Il governo giapponese deve preparare al più presto una strategia politico-finanziaria di emergenza per fronteggiare le conseguenze di un catastrofico sisma a Tokyo, il cosiddetto 'big one'. È la raccomandazione appena giunta dall'apposita commissione governativa di esperti incaricata di stimare la condizione delle casse statali in un ipotetico scenario post-cataclisma.
Un sisma di grandi dimensioni che avesse l'epicentro proprio sotto la capitale nipponica potrebbe infliggere alle finanze pubbliche un fardello di ben 112.000 miliardi di yen (oltre 900 miliardi di euro), causato sia dai costi di ricostruzione senza precedenti che dal gettito fiscale ridotto ai minimi termini, previsto con la chiusura della maggior parte delle attività commerciali e produttive.
Per far fronte allo stato di emergenza, che si sommerebbe allo scenario attuale di crisi economica, secondo gli esperti si renderebbe inevitabile chiedere un contributo speciale ai cittadini, mediante l'incremento dell'imposizione fiscale. Un provvedimento, tuttavia, che sarebbe recepito negativamente dai contribuenti e per questo "il governo dovrebbe spiegare con largo anticipo ai cittadini - rileva la commissione - l'ipotesi di un intervento straordinario sulla tassazione in caso di terremoto".
Nell'area metropolitana di Tokyo, che conta circa 35 milioni di abitanti, mediamente ogni 70 anni si verifica un sisma di grandi proporzioni: l'ultimo, nel 1923, fece registrare una magnitudo di 8,3 gradi sulla scala Richter e causò un numero stimato di 150.000 morti.
SDA-ATS