Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/17645

<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Nel passato, già due interventi parlamentari avevano come oggetto la multiproprietà. Nel 1988 il consigliere nazionale Cavadini chiedeva in un postulato di verificare se le disposizioni legali sulla proprietà dovessero essere completate da una sezione sulla multiproprietà fondiaria (Boll. uff. N 1988 1932). Il postulato era stato approvato dal Parlamento che successivamente lo ha stralciato - insieme a una serie di altri interventi di politica fondiaria. Nel 1993 il consigliere nazionale Comby chiedeva in una mozione una revisione fondamentale della "Lex Friedrich" che tenesse conto segnatamente del promovimento della multiproprietà (Boll. uff. N 1993 1964). La mozione, accettata dal Consiglio federale nell'ottica della revisione allora prevista della "Lex Friedrich", era stata ritirata nel 1994 dallo stesso autore della mozione (Boll. uff. N 1994 1531).</p><p></p><p>Il destino del postulato Cavadini e della mozione Comby evidenzia come finora, sia il Parlamento, sia il Consiglio federale, ritenessero che in Svizzera non vi fosse particolare bisogno di disciplinare legalmente la multiproprietà fondiaria risp. la proprietà in comune di appartamenti.</p><p></p><p>Il riserbo del Consiglio federale e del Parlamento è però motivato, poiché la LF del 19 dicembre 1986 contro la concorrenza sleale (RS 241; LCSI) si applica anche alla multiproprietà fondiaria. Le pratiche commerciali sleali fatte valere dall'autore della mozione non soltanto vengono già punite de lege lata, secondo il diritto contrattuale e di responsabilità civile, ma il loro autore è anche perseguito penalmente (art. 23 segg. LCSI).</p><p>La Svizzera non ha motivo per legiferare in merito, considerato che l'Unione Europea ha recentemente emanato una direttiva sui diritti dell'uso parziale di immobili (Direttiva 94/47/UE). Il Consiglio federale, già nel 1995 in risposta a una mozione della signora Leemann, consigliere nazionale, nonché nel 1996, in risposta a una mozione del consigliere nazionale Vollmer, aveva già dichiarato che, a suo parere, un'esecuzione autonoma del diritto europeo in materia di protezione dei consumatori sarebbe soltanto possibile qualora vi fosse un urgente bisogno d'intervento oppure potesse essere realizzato nell'ambito di un pacchetto globale (Boll. uff. N 1995 936 seg. e Boll. uff. N 1996 581). Non vi è nessun motivo per scostarsi attualmente da questo atteggiamento sinora del resto confermato dal Parlamento. Come nel caso delle due ultime mozioni summenzionate, il Consiglio federale è quindi disposto ad accettare anche la mozione Aguet soltanto come postulato.</p>  Il Consiglio federale propone di trasformare la mozione in postulato.