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L'uomo è alla sbarra per operazioni fraudolente riguardanti alcuni violini.
LOSANNA - Un liutaio neocastellano di fama mondiale si trova oggi sotto processo presso il Tribunale distrettuale di Losanna: è accusato di aver truffato una decina di persone attraverso delle operazioni fraudolenti riguardanti alcuni violini.
L'imputato, già noto ai media che lo hanno soprannominato "Papa della liuteria", è autore di svariate opere di riferimento nel suo campo. L'uomo è già stato infatti condannato nei cantoni di Ginevra e Berna e nei suoi confronti è stata avviata un'inchiesta anche in Italia per fatti accaduti durante un suo soggiorno lavorativo a Roma.
Ora spetterà alla giustizia losannese chinarsi sul fascicolo che raccoglie le accuse mosse nei confronti dell'imputato, tra cui quella principale concernente l'acquisto di uno Stradivari. Nel 2007 era riuscito a ottenere da un uomo d'affari vodese con cui collaborava - nonché da diverse altre persone - una somma pari a 1,3 milioni di franchi per l'acquisto e il restauro di un violino.
L'imputato ha poi rivenduto lo strumento ad arco all'insaputa degli altri partner senza versare loro la quota dovuta. Si è difeso per diversi anni grazie a un «edificio di menzogne e di messe in scena» con cui voleva far credere che la trattativa per la vendita del violino fosse ancora in corso, sottolinea il procuratore nel suo atto d'accusa.
Utilizzando lo stesso modus operandi e promettendo ingenti ricavi dall'operazione, è riuscito a estorcere al suo socio altri 1,2 milioni di franchi destinati all'acquisto di ulteriori violini. Gli strumenti erano reali o immaginari, come il cosiddetto "violino rosso" di Stradivari - un nome inventato dall'imputato - per il quale forniva certificati di autenticità falsificati al suo socio.
Danni per milioni di franchi
L'uomo d'affari, che ha sporto denuncia contro il liutaio soltanto nel 2016, non ha mai rivisto i suoi soldi e i fondi investiti nei violini hanno condotto le sue società al fallimento. La perdita totale è stata stimata a 7,5 milioni di franchi.
L'accusa menziona l'esistenza di altre vittime, ciascuna delle quali si è vista sottrarre diverse decine di migliaia di franchi. Tra queste figurano, ad esempio, due persone che avevano affidato i loro violini al liutaio affinché li vendesse: l'artigiano non ha però mantenuto le promesse e ha venduto gli strumenti senza rendere partecipe il legittimo proprietario.
Per queste varie accuse, il liutaio dovrà rispondere dei reati di appropriazione indebita, truffa per mestiere, amministrazione infedele e falsificazione. Il processo durerà due giorni presso il tribunale di Montbenon.
Accordo fra accusa e difesa
Il termine di prescrizione per il reato di truffa per mestiere è scaduto dopo 15 anni, ha dichiarato oggi durante il processo il procuratore Audrey Rentsch. L'imputato è stato anche prosciolto dall'accusa di amministrazione infedele. Tuttavia, è stato condannato per appropriazione indebita e falsità in documenti.
L'accusa e la difesa hanno raggiunto un accordo, approvato dal giudice, per stabilire la pena a 18 mesi con tre anni di condizionale. Il liutaio è inoltre tenuto a rispettare l'accordo pattuito con l'uomo d'affari, in cui si impegna a continuare a rimborsare parte della perdita.
Marc-André Nardin, avvocato del liutaio, ha dichiarato che l'intesa raggiunta è "equa". Ha poi sottolineato che il suo cliente non si è assolutamente arricchito con le manovre per cui è stato posto sotto giudizio e che, al contrario, dopo aver venduto il suo laboratorio e le sue collezioni di strumenti e dipinti, il suo assistito "è senza un soldo, si trova nudo".
L'imputato ha espresso i suoi "rimpianti" e ha riconosciuto "l'enorme pasticcio" che ha combinato. "Sono stato coinvolto in una spirale, in qualcosa più grande di me", ha aggiunto infine.
Tornato a Neuchâtel dopo la parentesi romana, è tornato "alle basi" della liuteria, ha detto l'artigiano, ossia la riparazione, la costruzione e la valutazione dei violini. "È finito il tempo dei grandi affari", ha garantito.
Questa condanna non è la prima per il liutaio: ha già scontato la pena detentiva di tre anni - di cui la metà da espiare in carcere - inflittagli nel 2017 dal Tribunale penale economico di Berna.
L'indagine a suo carico in Italia è ancora in corso.