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Il governo di Canberra presenterà un reclamo al WTO, ma Pechino si difende e contrattacca
CANBERRA - L'Australia ha comunicato la sua intenzione di presentare un reclamo all'Organizzazione mondiale del commercio (WTO) a causa delle tariffe imposte dalla Cina sui suoi prodotti vinicoli.
Pechino afferma che i rincari, che sono arrivati fino al 218%, sono dovuti alla negligenza commerciale australiana. Canberra, però, nega questa circostanza e afferma di essersi impegnata direttamente con la Cina per risolvere il problema. I dazi sul vino australiano, imposti alla fine del 2020, potrebbero rimanere in vigore per cinque anni se le cose non cambieranno.
La decisione di ricorrere al WTO, spiega il governo australiano, è giunta dopo una consultazione con i produttori di vino, che hanno nella Cina il principale mercato per le esportazioni. Il ministro per il Commercio, il Turismo e gli Investimenti Dan Tehan ha affermato: «Il governo continuerà a difendere con forza gli interessi dei produttori di vino australiani utilizzando il sistema stabilito nel WTO per risolvere le nostre divergenze».
Da parte sua, la Cina accusa l'Australia di dumping, ovvero di esportare il suo vino a un prezzo inferiore a quello normalmente praticato nel mercato interno. La pratica, non consentita nel diritto commerciale internazionale, ha lo scopo di aumentare la propria quota di mercato e danneggiare la concorrenza.