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Stabilire con esattezza quali siano i decessi causati dal coronavirus non è semplice, sia perché non sempre sono stati effettuati i test, sia per eventuali ritardi nella raccolta delle informazioni. Tuttavia, per avere un'idea più precisa del reale impatto del Covid-19 sulla popolazione di un Paese, c'è un dato che funge da spia: la mortalità in eccesso. Ovvero lo scarto tra tutti i decessi registrati in un determinato periodo di tempo, e quelli attesi dalle statistiche in base alle tendenze storiche dello stesso periodo.
Guardando alla realtà della Svizzera, se si incrociano i dati forniti dall'Ufficio federale di statistica (UST) sulla mortalità nelle ultime settimane, e quelli dell'Ufficio federale di sanità pubblica (UFSP) sui decessi attribuiti al coronavirus, i conti non tornano, come ha anticipato RTS. Dalla metà di marzo al 12 aprile circa, si nota uno scarto di circa 400 morti. Si tratta di casi che non rientrano né nelle previsioni della mortalità "normale" del periodo, né nei decessi in più ufficialmente registrati come Covid-19.
Ad esempio, se si osserva la settimana che va dal 6 al 12 aprile, secondo l'UST, in quei sette giorni erano attesi 1'296 decessi. Se ne sono registrati, invece, 1'680. Di questi 384 morti "in eccesso", solo 297 sono da attribuire al coronavirus, stando ai dati dell'UFSP. Come si spiegano, allora, gli altri 87 decessi? Stesso discorso per la settimana precedente, quando i casi in più erano quasi 200, a cui se ne devono sommare circa altri 100 accumulati nei giorni precedenti, per un totale, appunto di 400 casi non spiegati.
Si tratta, al momento, di calcoli basati su dati provvisori e ancora parziali, che tuttavia lasciano supporre una situazione simile, almeno in parte, a quella riscontrata in altri Paesi, come il Regno Unito, l'Italia e la Francia, dove la mortalità in eccesso ha permesso di correggere le stime sulla reale diffusione del coronavirus e sui suoi effetti.