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Accordo di doppia imposizione: Merz torna sui suoi passi
Hans-Rudolf Merz torna sui suoi passi e annuncia – dalle colonne di Le Temps - la volontà di sottoporre al Parlamento, separatamente, tutti gli accordi di doppia imposizione rinegoziati secondo gli standard OCSE. Un «cambiamento di filosofia» che potrebbe portare il popolo a dover decidere la sorte delle 12 convenzioni che hanno permesso alla Svizzera di uscire dalla lista grigia.
Finora, il presidente della Confederazione Hans-Rudolf Merz, aveva ribadito a più riprese la volontà di sottoporre a referendum facoltativo soltanto il primo accordo approvato dalle Camere, di preferenza quello col Giappone. Gli altri, nella misura in cui contengono accordi analoghi, sarebbero stati accolti tacitamente. Con questa strategia, Merz voleva evitare che «un referendum contro un accordo fiscale fosse utilizzato quale strumento per criticare apertamente un paese».
I presidenti dei principali partiti, tuttavia, avevano espresso il proprio disaccordo, così come le commissioni delle istituzioni politiche delle due Camere del Parlamento. A loro avviso era di fondamentale importanza sottoporre a referendum facoltativo tutti gli accordi rinegoziati con i diversi paesi.
Ora Merz sembra aver ceduto e proporrà al governo di presentare a senatori e deputati tutte le convenzioni separatamente. Si tratta di un «cambiamento di filosofia», più che di un «cambiamento di opinione», precisa comunque il portavoce del Dipartimento federale delle finanze, Roland Meier. Il presidente della Confederazione non ha paura del popolo, conclude Meier, e non si opporrà se la maggioranza del parlamento – a cui spetta l'ultima parola - deciderà di sottoporre tutti gli accordi a referendum facoltativo.
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