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ZURIGO - Schiaffo per il presidente del consiglio di amministrazione (Cda) di Credit Suisse Urs Rohner: riunita in modo telematico, l'assemblea degli azionisti ha approvato la sua rielezione solo con il 77,5% dei voti, a fronte di un consenso del 93,2% raccolto l'anno scorso.
Prima del voto Ethos, fondazione ginevrina attenta ai principi del buon governo d'impresa, aveva raccomandato di non rinnovare la fiducia a Rohner: un manager a suo dire non più proponibile dopo la vicenda dei pedinamenti ai vertici. Secondo Ethos serviva un cambio di passo, per ripristinare una reputazione giudicata appannata.
La maggioranza degli azionisti non se l'è però sentita di provocare un simile scossone. Tanto più che il giurista 60enne si appresta a trascorrere il suo ultimo anno nei piani alti dell'istituto: l'anno prossimo non si potrà più presentare per via della durata massima del mandato, che è di 12 anni. Rohner siede nel Cda dal 2009, dapprima come vicepresidente e dal 2011 come numero uno. «Il comitato delle nomine sta guidando il processo di successione, che è ben avviato e procede secondo i piani», ha detto l'interessato a questo proposito.
All'assemblea - che a causa del coronavirus si è tenuta per rappresentanza e non come da tradizione all'Hallenstadion di Zurigo - era virtualmente sul posto il 65% del capitale azionario. È stato dato il via libera sia al discarico, sia - in via consultiva - al rapporto sulle remunerazioni 2019. Sì anche al dividendo dimezzato a 0,1388 franchi rispetto a quanto inizialmente previsto: la seconda parte sarà pagata nel quarto trimestre, quando si sapranno meglio le conseguenze del Covid-19.
Rohner ha descritto la pandemia come una sfida importante sia per Credit Suisse che per la piazza finanziaria elvetica nel suo insieme. Le misure intraprese dal governo per la popolazione erano inevitabili: ma ora l'istituto si dice favorevole a una riapertura rapida e pragmatica delle attività.
Se per il presidente del Cda la riunione ha assunto i contorni di un viale del tramonto, per il nuovo Ceo Thomas Gottstein è stato il primo incontro pubblico con i padroni, che - nelle quote importanti - sono tutti stranieri e rispondono ai nomi di Harris Associates (8% in febbraio, ultime notizie disponibili), Qatar Investment Authority (5%), fondo sovrano norvegese (5%) e conglomerato saudita Olayan Group (5%).
Alla guida operativa dallo scorso 14 febbraio, Gottstein ha ricordato che lavora da 21 anni per la banca e si detto cosciente del fatto che la società, negli ultimi mesi, non è stata solo fonte di gioie per gli azionisti. La reputazione è stata intaccata e il corso dell'azione (crollato sino a un minimo di circa 6 franchi con la crisi del coronavirus, ora è 9 franchi) «non ci accontenta», ha detto. La priorità sarà creare valore aggiunto per gli investitori, ha aggiunto.
La riunione si è chiusa in tempi molto più brevi del solito: dopo un'ora era tutto finito.
Schiaffo per il presidente del consiglio di amministrazione (Cda) di Credit Suisse Urs Rohner: riunita in modo telematico, l'assemblea degli azionisti ha approvato la sua rielezione solo con il 77,5% dei voti, a fronte di un consenso del 93,2% raccolto l'anno scorso.