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HONG KONG - Le discriminazioni “dettate” dalla diffusione del coronavirus sembra stiano facendo breccia anche fra gli esercizi pubblici di Hong Kong, che fino a ora conta 60 casi di contagio con una vittima. A far discutere è la decisione della catena “Kwong Wing Catering”, che ha stabilito che i propri impiegati potranno servire unicamente la clientela che si esprime in lingua cantonese.
Una mossa - riferisce il South China Morning Post - letta come un tentativo di tenere lontani gli avventori provenienti dalla Cina continentale. In numerose filiali è stato esposto un avviso in cui si spiega che lo staff non parla il mandarino. Una “politica” che la proprietà della catena sembra del tutto intenzionata a perseguire, nonostante le obiezioni formulate dalla Commissione per le pari opportunità.
«Nessun ultimatum» - In un post sulla propria pagina ufficiale di Facebook, Kwong Wing Catering ha confermato che tutti i camerieri «non parlano il mandarino», aggiungendo che «a partire da oggi - sabato scorso - gli ordini potranno essere effettuati solo in lingua cantonese e i camerieri non spiegheranno il menu». Il management sarebbe stato “minacciato” di azioni legali, ma la Commissione ha successivamente smentito: «Durante la telefonata, non è stato formulato nessun ultimatum né tantomeno si è fatta menzione di conseguenze legali per il ristorante».
In un comunicato, la stessa ha poi spiegato che qualsiasi discriminazione basata sulla razza, il colore della pelle, l’origine o la discendenza è illegale. La lingua non rientra nei caratteri distintivi di una razza, ma può comunque costituire un elemento discriminante indiretto.