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Locarno-17
Kirchen_im_Tessin-06-800x533
Sant'Antonio_Abate,_statua_del_santo_(Tricarico)
60044393
Storia della Collegiata S. Antonio abate e s. Vittore martire
Le date più antiche che attestano la presenza della chiesa di S. Antonio si riferiscono a due consacrazioni avvenute nel 1353 e nel 1354. La chiesa primitiva, orientata verso oriente, occupava l'area dell'attuale piazza. il rinnovamento delle chiese di S. Caterina e della Madonna del Sasso e la costruzione delle chiese di S. Rocco e dell'Assunta, l'Università dei Borghesi di Locarno nel 1664 diede inizio all'edificazione di un nuovo tempio, proprio di fronte alla primitiva chiesa medievale, la quale verrà in seguito demolita. Nelle intenzioni dei promotori, e in particolare di Giovanni Antonio Marcacci, il nuovo edificio dedicato a S. Antonio doveva diventare il più importante del borgo.1682 viene benedetta la parte occidentale (coro e due cappelle laterali) e nel 1685 giungono da Roma le reliquie di S. Gregorio, fatto che conferisce prestigio al luogo sacro, terminato e consacrato nel 1692.campanile è pure eretto in quegli anni ma verrà poi innalzato altre due volte, nel 1735 e nel 1760.1740 i Mercanti del grano, costitutisi in Confraternita della Morte, erigono il grandioso altare in marmo con le decorazioni e l'affresco raffigurante La Deposizione di G. A. F. Orelli. Il titolo di Collegiata è conferito nel 1816 crollo parziale del tetto nell'inverno del 1863 porta alla progettazione di una nuova facciata in forme neoclassiche, di un nuovo coro, dell'ottagono della cupola e dei profili del tetto. Fortunatamente si rinunciò alla totale riedificazione, salvando così la struttura seicentesca. Il rinnovamento delle chiese di S. Caterina e della Madonna del Sasso e la costruzione delle chiese di S. Rocco e dell'Assunta, l'Università dei Borghesi di Locarno nel 1664 diede inizio all'edificazione di un nuovo tempio, proprio di fronte alla primitiva chiesa medievale, la quale verrà in seguito demolita. Nelle intenzioni dei promotori, e in particolare di Giovanni Antonio Marcacci, il nuovo edificio dedicato a S. Antonio doveva diventare il più importante del borgo.
Il fonte battesimale del 1589 reca il doppio stemma dell'antica Comunità di Locarno ed è sovrastato dal coperchio in bronzo dello scultore locarnese Remo Rossi (1909 - 1982); L'organo (1862 - 63) è il maggior strumento romantico a trasmissione meccanica esistente nel cantone ed è opera dell'organaro Adeodato Bossi-Urbani di Bergamo. è frutto di rimaneggiamenti e restauri successivi, di cui l'ultimo nel 1991 ad opera di Italo Marzi, che ne hanno alterato le sue originarie caratteristiche.
Dopo circa un decennio lo strumento è stato sottoposto nella primavera del 2016 ad un'accurata manutenzione straordinaria ad opera di Ilic Colzani che, pur dovendo mantenere il materiale costruttivo dei precedenti interventi ha permesso allo strumento di esprimere al meglio le proprie potenzialità timbriche.
Le opere di pregio artistico sono da ricordare: Gli altari in marmi policromi (1695) delle cappelle che si affrontano nella seconda campata; La statua tardogotica della Madonna delle Grazie e le sculture barocche dei santi Rocco e Sebastiano, tutte provenienti da S. Maria in Selva, nella cappella di sinistra della seconda campata; L'altare di S. Gregorio nella cappella sinistra del transetto, ricomposto nel 1810 con i marmi policromi dell'altare maggiore del 1745, contenente l'arca lignea con le reliquie del santo, opera degli artigiani Paolo Pisoni e Francesco Torriani (1685); La cappella dei Morti con la grandiosa decorazione illusionistica di Giuseppe Antonio Felice Orelli da Locarno, risalente al 1741-1744, che fa da cornice al dipinto raffigurante La Deposizione e all'urna col Cristo morto dell'intagliatore Domenico Pimpa (1702), sull'altare marmoreo del 1740; L'Orelli è anche la tela che si trova nel coro, dipinta nel 1771 e raffigurante La Gloria di S. Antonio; appese al presbiterio le pale d'altare della Presentazione di Maria al tempio (1695-1720 circa) e della Predica di S. Pietro ai gentili attribuita a Pier Francesco Mauro Pancaldi (1739-1783);