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L'annuncio del Consiglio federale di voler abbassare il tasso d'interesse dal 4 al 3 per cento sul capitale del secondo pilastro solleva altri malumori.
Non solo fra le file socialiste e sindacali: le perplessità vengono espresse ora anche dai datori di lavoro e negli ambienti borghesi. Sostegno alla misura del governo viene dichiarato pubblicamente solo da chi ha diretti legami con le grandi assicurazioni, per esempio per chi siede nei consigli di amministrazione.
Imprenditori e lavoratori per una volta d'accordo
Dopo le tesi presentate lunedì dal Partito socialista e la manifestazione indetta a Zurigo davanti alla sede della Rentenanstalt da parte del Sindacato edilizia e industria (SEI), è toccato martedì a Peter Hasler, direttore dell'Unione degli imprenditori, esporre la sua posizione. In un'intervista pubblicata dal «Tages-Anzeiger», ha affermato che il governo è stato un po' troppo precipitoso nel prendere tale decisione. «Il consiglio federale non avrebbe dovuto comunicare subito che il tasso sarà abbassato al 3 per cento».
Il governo avrebbe dovuto lasciare in sospeso l'entità della riduzione del tasso, al 3 o al 3,5 per cento, ha aggiunto. Non ha molto senso chiedere informazioni ai cantoni e alle assicurazioni quando si ha già deciso. Inoltre, si sarebbe dovuto alzare il tasso nel periodo delle vacche grasse, durante il boom delle borse.
Non è escluso, ha detto Hasler, che a causa del calo del tasso i contributi del datore di lavoro dovranno essere aumentati. Anche fra i membri dell'Unione emergono malumori. «Per una volta datori di lavoro e dipendenti sono sulla stessa barca».
Hasler ha dichiarato tuttavia di preferire che le assicurazioni facciano pressione adesso e dicano che non hanno più riserve, piuttosto che rischino il fallimento. Le conseguenze sarebbero aumenti dei contributi per finanziare un tale crack.
I politici
Anche la consigliera nazionale Christine Egerszegi (PLR/AG) - presidente della sottocommissione «revisione della legge sulla previdenza professionale (LPP)» della Commissione della sicurezza sociale del Nazionale - non condivide appieno la decisione del consiglio federale. «Occorre definire e mettere sul tavolo i criteri per un abbassamento. Quando si conoscono i criteri, si potrà eventualmente rialzare più tardi il tasso», ha detto all'»Aargauer Zeitung».
«Non posso accettare che il consiglio federale basi la sua decisione sul cattivo andamento della borsa», ha aggiunto la consigliera nazionale. «Il ministro delle finanze Kaspar Villiger sta svolgendo un'indagine sulla situazione delle casse pensioni. Quest'ultime avevano tempo fino alla fine di giugno per rispondere. Alcune hanno ottenuto proroghe. È sorprendente come il governo abbia preso questa decisione così a caldo».
Chi è favorevole
Altri esponenti di spicco del partito radicale la pensano in modo diverso. Gerold Bührer, presidente del PLR e consigliere d'amministrazione della Rentenanstalt, ha dal canto suo affermato dalle pagine della «Berner Zeitung» che «un tasso al 4 per cento è sicuramente troppo», visto che le obbligazioni della Confederazione sono al 3 per cento, i tassi del mercato del denaro sono circa all'1 per cento e le azioni sono ferme a - 10 per cento.
La Rentenanstalt ha conseguito buoni utili negli anni scorsi. «Le eccedenze sono state pagate agli assicurati», ha affermato Bührer: se ciò è stato fatto in modo sufficiente oppure no, dovrà essere stabilito caso per caso. «Anch'io sono per una maggiore trasparenza nei conti e nelle cifre. Sono però contrario, come chiesto ieri dal Partito socialista, di vietare le fondazioni collettive non autonome».
La decisione del governo è sostenuta anche dalla consigliera agli stati Christine Beerli (PLR/BE), pure membro del CdA di Rentenanstalt, mentre viene considerata una «porcheria» dal consigliere nazionale Toni Bortoluzzi (UDC/ZH). «Le assicurazioni avevano abbastanza soldi per pensionare anticipatamente i loro vicedirettori a 57 anni», si legge in dichiarazioni rilasciate «SonntagsBlick». «Ora questi signori si godono la vita. I falegnami che sono alle mie dipendenze devono lavorare fino a 65 anni. E poi a quel momento dovranno ancora vedere se riceveranno la pensione promessa».
swissinfo e agenzie