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L'esercito non ha comprato troppe mascherine protettive all'inizio della pandemia di Covid-19. Ma miglioramenti della procedura di acquisto devono essere fatti: è la conclusione di una verifica interna del Dipartimento federale della difesa (DDPS).
La consigliera federale Viola Amherd aveva commissionato un audit per far luce sulla questione dopo che la farmacia dell'esercito, lo scorso anno, era stata criticata per aver comprato troppe mascherine, per la scarsa qualità e per avere creato troppe scorte. Viste le conclusioni rese note oggi, giovedì, la ministra della difesa ha chiesto di mettere in pratica entro la fine dell'anno una serie di raccomandazioni avanzate nel rapporto dei revisori.
All'epoca, vennero ordinate 550 milioni di mascherine in pochi mesi per conto dell'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP). Ne furono acquistate 302 milioni, di cui 287 milioni igieniche, 6 milioni di KN95/N95 e 9 milioni di FFP2/FFP3. Il tutto per 195 milioni di franchi, precisa il rapporto.
Prezzi alti ma a condizioni di mercato
Per quanto concerne il prezzo, tutto indica che il materiale è stato acquistato a condizioni di mercato. Data l'alta domanda, l'offerta limitata e l'urgenza di fornire un numero sufficiente, era inevitabile che i prezzi delle attrezzature mediche aumentassero in maniera vertiginosa.
Il mandato del Consiglio federale è quindi stato adempiuto. È stato un contributo essenziale per evitare un collasso del settore sanitario svizzero e per fornire alla popolazione un equipaggiamento di protezione, notano i revisori.
Regolamento non sempre rispettato
Non tutte le transazioni hanno però rispettato il regolamento. Per esempio, alcune commesse superavano i 10 milioni di franchi ma non sono state firmate dal capo dell’esercito, bensì solo dal capo di stato maggiore e dal capo delle finanze.
Riguardo alla qualità delle mascherine igieniche e di protezione delle vie respiratorie in magazzino, il rapporto chiede di chiarire i punti ancora in sospeso. L'esame delle condizioni contrattuali dei fornitori non ha rivelato nulla di essenziale in merito.
Uno sguardo critico è stato indirizzato anche ai vari "comitati Covid" istituiti all'interno del DDPS all'inizio dell'anno scorso. L'impiego di comitati ad hoc in tempi di crisi dovrebbe essere rivisto, poiché il rischio è che alcuni funzionari non siano più responsabili in materia fra il momento della crisi e il ritorno alla normalità.
- Notiziario delle 11.00 del 22.04.2022