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Crisi energetica: un gruppo di lavoro vuole rilanciare un vecchio progetto.
Gli investitori ci sono già, manca il supporto delle autorità
LUGANO/BERNA - Made in Switzerland, invece che in Russia, Qatar o Algeria. A causa del conflitto in Ucraina e della crisi energetica, la produzione di gas naturale sta diventando un problema serio anche in Svizzera.
In Ticino - stando al Tagesanzeiger - esistono dei progetti che promettono soluzioni incoraggianti. L'affare è già stato "annusato" da un gruppo di investitori pronti a sostenere l'idea e, in questi giorni, starebbe prendendo forma una task force indipendente. «Se tutto fila liscio e le Autorità competenti ci supporteranno, potremo produrre gas naturale in Svizzera a partire dalla fine del 2025», assicura Pietro Oesch. L'imprenditore in pensione è stato un pioniere nel settore del gas in Ticino.
«Il 65% del lavoro preparatorio è stato già effettuato tra il 2000 e il 2010», afferma Oesch, che negli anni '90 ha co-fondato la società Timetan. L'imprenditore aveva ricevuto i permessi dal Cantone per la ricerca di gas naturale e le misurazioni sismiche erano state effettuate con risultati promettenti. Per motivi finanziari, tuttavia, in Svizzera non sono mai stati concessi finanziamenti visto che importare risultava più economico. Per questo motivo la società si è sciolta nel 2018.
Ora la situazione è cambiata: i prezzi del gas sono aumentati enormemente, il che potrebbe rendere redditizia la produzione in Svizzera. Putin sta frenando le forniture di gas in Occidente e potrebbe addirittura fermarle del tutto. Secondo Oesch, i giacimenti di gas naturale svizzeri non possono essere paragonati a quelli in Russia, ma sono ancora abbastanza grandi da coprire il fabbisogno interno per due o tre generazioni.
L'Udc ci aveva già pensato - Nella sessione primaverile del 2007, Christoffel Brändli - allora membro del Consiglio degli Stati dell'Udc - portò in parlamento l'idea della produzione nazionale di gas. «Solo un mix di approcci diversi può garantire la sicurezza dell'approvvigionamento nel nostro Paese», aveva affermato.
Anche l'istituzione di depositi di stoccaggio di gas non era stata ritenuta necessaria, a differenza del petrolio. «Per questo motivo oggi si parla di carenza di gas e non di carenza di petrolio», sostiene Oesch. Attualmente le riserve di gas sono immagazzinate in un impianto vicino a Lione ed esiste un accordo con la Francia affinché la Svizzera non venga svantaggiata in caso di strozzature.
Nel frattempo il consigliere nazionale Christian Imark (Udc) ha fatto un nuovo tentativo in Parlamento. In un'iniziativa, vuole sapere dal Consiglio federale come promuovere la produzione di gas il più rapidamente possibile per ridurre la dipendenza da altri paesi. «Oggi saremmo felici se 15 anni fa non ci fossimo chiusi alla produzione nazionale», ha sottolineato.
Per inciso, il controverso metodo del "fracking" (la fratturazione idraulica) non verrebbe utilizzato nel progetto ticinese, trattandosi di cosiddetti depositi di tight gas (da sabbie compatte). Anche l'uso di prodotti chimici non sarebbe necessario. «Vogliamo e possiamo lavorare in modo pulito», assicura Oesch.
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