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|Sabato 28 marzo 1998: Tempo nuvoloso

L'attesissimo giorno è arrivato e per tutti i componenti fondisti del GTSC è scoccata l'ora X per partecipare alla trentacinquesima edizione della Ridderrennet, la corsa del cavaliere, la manifestazione che prende il nome da un leggendario cavaliere della regione che, con una fanciulla tra le braccia, avrebbe superato d'un balzo un abisso profondo per sfuggire ai suoi inseguitori. Nel linguaggio locale, fare il salto del cavaliere, è sinonimo di fare l'impossibile.
Oggi l'espressione racchiude in sé anche un secondo significato: il superamento dell'abisso che divide il mondo dei disabili da quello dei sani, quell'abisso che Stordhal, ideatore della corsa del cavaliere, ha cercato di colmare per buona parte della sua vita.
La manifestazione si apre alle 8,30 con l'alza bandiera. Rullano i tamburi e squillano le trombe della guardia reale a cui fa seguito l'inno nazionale. E' un momento di commozione. Sono presenti atleti in rappresentanza delle seguenti nazioni: Danimarca, Gran Bretagna, Norvegia, Messico, Russia, Stati Uniti, Svezia, Svizzera. Il ministro della cultura porta i saluti del Re sottolineando che in questa gara si rende possibile l'impossibile.
Alle ore 9.00, con intervalli di 30 secondi, partenza del primo fondista già presente 35 anni fa. Per il GTSC partono:
"Siamo partiti caricati, con il folto pubblico che ci incitava lungo tutto il percorso. Il primo anello di 10 km ci riportava in zona traguardo tra una folla festante, per poi continuare su un tracciato piu' duro per la presenza di una lunga salita. Il rettilineo finale ci indicava che la competizione stava per concludersi. La fatica è stata ricompensata dall'applauso dei presenti, dal buon tempo di classifica e dalla consegna di una medaglia ricordo: un'emozione non facile da descrivere".
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