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L'Fbi sotto "torchio" negli Usa per le richieste di informazioni secretate, inviate a oltre 120 aziende secondo il New York Times.
Dati e privacy: la discussione attorno all'accesso ai nostri dati da parte di enti, governativi e non, sembra lungi dall'essersi esaurita. A pochi giorni dalla pubblicazione del libro di Edward Snowden, l'uomo che ha rivelato il programma di sorveglianza di massa messo in atto dalla Nsa statunitense a finire al centro dei riflettori è ora l'Fbi.
Da documenti ottenuti dalla Electronic Frontier Foundation, pubblicati dal New York Times, è emerso che l'Fbi, la polizia federale statunitense, avrebbe avuto accesso a un'ingente quantità di dati provenienti da oltre 120 aziende e enti tramite richieste di informazioni segrete (una prerogativa dell'Fbi che non necessita di passare dall'avallo di un giudice). Da vari anni si dibatte negli Usa su quanto queste pratiche siano compatibili con il diritto alla privacy e il Freedom of Information Act statunitense. Le informazioni ottenute dall'Fbi, che le giudica fondamentali per la lotta al terrorismo, comprendono numeri ip dei clienti delle aziende, nomi, nomi utente, posizione geografica, liste degli acquisti. Finora si pensava che la questione fosse limitata alle grandi aziende del settore tecnologico come Google e Facebook, che già in passato avevano ammesso di aver condiviso informazioni con l'Fbi tramite queste procedure "segrete". Ora emerge che anche banche, aziende di credito, di telefonia mobile e addirittura alcune università statunitensi sarebbero state oggetto delle richieste dell'Fbi.