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Chiusure di negozi e ristoranti, obbligo di indosssare la mascherina, limitazioni degli incontri privati, sospensione delle lezioni. Sono tutte misure che abbiamo imparato a conoscere e ad attuare per contenere la pandemia da coronavirus. Ma qual è la loro reale efficacia? Alcune risposte significative provengono da uno studio europeo, condotto su sette paesi, fra cui la Svizzera.
Svolto da alcuni dei più prestigiosi atenei d'Europa - quali Oxford, l'Imperial College, la London School of Economics e le Università di Bristol, Copenaghen ed Essen - lo studio si basa su dati raccolti durante la "seconda ondata" della pandemia, tra agosto e gennaio.
E se gli esperti ricordano che è il complesso delle azioni a frenare i contagi, al profano rimane una sorta di classifica delle misure "più utili".
La chiusura dei negozi, che riduce di un 35 per cento l'R con t, l'indice di replicazione del virus, è il provvedimento "più incisivo".
Molto efficace anche la limitazione dei contatti sociali all'infuori della famiglia, che comporta una diminuzione del 26 per cento.
Seguono: il coprifuoco notturno, capace di ridurre l'indice di contagio del 13 per cento - provvedimento non adottato in Svizzera-, e l'obbligo d'indossare la mascherina nei luoghi pubblici: meno 12 per cento.
Per lo studio, la chiusura della ristorazione "ha un largo effetto sulla trasmissione del virus" con una riduzione dell'indice del 12%. Lo stesso vale per locali da ballo e altre attività non essenziali, quali parrucchieri e centri estetici.
Scarsa risulta invece l'apporto della chiusura di scuole e università, che "frena" i nuovi contagi soltanto di un 7 per cento; fanalino di coda la sospensione degli eventi culturali in musei e teatri, che conta soltanto per un 3 per cento.