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NEW YORK - Addio a Toys 'R' Us. La catena di negozi di giocattoli, nei sogni di generazioni di bambini, chiude entro venerdì i suoi ultimi punti vendita ancora aperti negli Stati Uniti. Con la sua scomparsa si chiude un'era: vittima del boom dello shopping online innescato da Amazon e dei videogiochi, Toys 'R' Us non ce l'ha fatta a sopravvivere.
E il suo addio mostra in tutta la sua forza la rivoluzione degli acquisti sul web che ha mandato in crisi l'intero settore del commercio tradizionale, un po' come era successo con l'arrivo dei grandi magazzini che avevano spazzato via le piccole botteghe.
A risentire maggiormente della chiusura di Toys 'R' Us, soprattutto inizialmente, saranno i produttori di giocattoli come Mattel e Hasbro, costretti a cercare altre vie adeguate per vendere i loro prodotti. Proprio Mattel e Hasbro, secondo gli analisti, potrebbero essere le protagoniste di un'ondata di consolidamento nel settore, quello dei giocattoli, in crisi da tempo.
Walmart e Target puntano a riempire il vuoto lasciato da Toys 'R' Us ma sono visti con scetticismo, per la loro mancanza di specializzazione: i giocattoli infatti sono solo uno dei milioni di prodotti nel loro portafoglio, il che li rende lontani da quel "sogno" e quel "desiderio" che Toys 'R' Us è riuscito a creare.
Eppure Toys 'R' Us ha provato fino alla fine a salvarsi e continuare la tradizione iniziata 70 anni fa dal suo fondatore Charles Lazarus con l'apertura del suo primo negozio americano. Il colpo finale è però arrivato lo scorso Natale, pochi mesi dopo aver fatto ricorso al Chapter 11, la bancarotta assistita, dalla quale si proponeva di emergere più snella e competitiva.
Con la procedura Toys 'R' Us si era infatti assicurata un prestito da 3,1 miliardi di dollari per continuare a operare regolarmente durante la bancarotta, soprattutto durante le festività. Ma dalle feste è giunta la grande delusione: le vendite sono risultate più deboli delle attese, andando a intaccare ulteriormente le casse della società.
E soprattutto facendo svanire la speranza di un accordo con i creditori per ristrutturare i 5 miliardi di dollari di debito della società. Una situazione complicata che ha ridotto le chance di un "cavaliere bianco", ovvero di acquirente che le avrebbe consentito di mantenere aperte alcune delle sue attività. E così l'addio negli USA.