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Sono state stralciate le accuse anche per l'ultimo degli otto imputati nel caso della Consonni Contract di Chiasso, l'impresa imputata di usura ai danni di suoi 11 ex operai. È stato applicato il principio "ne bis in idem", che vieta un nuovo giudizio nei confronti di chi, per gli stessi fatti, è già stato assolto o condannato.
Lo scorso ottobre la stessa decisione della Corte nei confronti di altri quattro imputati aveva suscitato indignazione, da parte dei sindacati, visto che il caso dell'azienda era considerato l'emblema dello sfruttamento e i fatti erano ben chiari. La decisione è dovuta al fatto che l'accusa in corso d'inchiesta aveva deciso un decreto d'abbandono per i reati di coazione e estorsione, per poi prospettare quello di usura e usura aggravata.
La rappresentante dell'accusa ha tentato comunque di convincere la Corte ad andare fino in fondo, sostenendo che fino delle recenti sentenze del tribunale federale questi cambiamenti dei capi d'imputazione in corso d'inchiesta erano la prassi.
I giudici delle Assise criminali davanti all'eccezione sollevata dal difensore però non hanno potuto far altro che applicare il principio giuridico e, quindi, stralciare le accuse visto che di fatto la stessa accusa su fatti che venivano contestati in sostanza lo aveva già proscilto.