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ZURIGO - L'epidemia di coronavirus ha steso una cappa pesante sull'economia tanto che gli esperti interrogati da Credit Suisse sprizzano ora di pessimismo: l'indice CS-CFA compilato dalla banca e dai principali analisti finanziari ha subito un tracollo, attestandosi ai livelli più bassi dal 2015, quando la Banca nazionale svizzera (BNS) abbandonò il cambio fisso euro-franco.
Gli esperti, sentiti tra il 9 e il 19 di marzo, hanno rivisto il PIL al ribasso, come anche le loro stime circa l'inflazione.
L'indice CS-CFA si è attestato a -45,8 punti, a fronte dei +7,7 punti in febbraio, si legge in una nota odierna dell'istituto di credito. La maggioranza delle persone interrogate si è espressa prima delle misure restrittive decise dal Consiglio federale, sottolinea inoltre la nota.
La propagazione della malattia Covid-19 ha polverizzato le attese degli analisti per i prossimi sei mesi. Molti credono che l'impatto della pandemia abbia un effetto duraturo sulla crescita a medio termine in Svizzera, precisa il comunicato.
Le previsioni per il PIL per i prossimi tre-cinque anni sono crollate, dopo le stime di dicembre, all'1,2% per ogni anno.
L'80% prevede anche un aumento della disoccupazione e una diminuzione dell'export a causa delle prospettive poco rallegranti di alcuni importanti partner economici elvetici, ossia la Germania e gli Stati Uniti. I tassi di interesse, inoltre, dovrebbe scendere a corto e lungo termine nel mondo.