Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/160647

<h2>SubmittedText<h2><p>Una serie di fattori legati alle infrastrutture di trattamento del petrolio e alla filiera dei trasporti di prodotti finiti ha messo in difficoltà l'approvvigionamento di petrolio del Paese.</p><p>Il Consiglio federale è pertanto invitato a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. È vero che l'impiego delle scorte "di guerra" è stato auspicato e messo in atto?</p><p>2. Non vi è il rischio che questa situazione si ripeta regolarmente in seguito alla chiusura della raffineria di Collombey?</p><p>3. Il Consiglio federale ritiene ancora che le raffinerie non siano infrastrutture strategiche per la Svizzera e che si potrebbe anche chiuderle completamente?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Nel 2014 sono state importate in Svizzera circa 10 milioni di tonnellate di prodotti petroliferi, pari al 52 per cento circa del nostro consumo finale di energia. Il consumo di questi prodotti è quindi in diminuzione (nel 1973 raggiungeva l'80 per cento), soprattutto nel settore termico, mentre la domanda interna, a lungo termine, tende a stagnare o perfino a regredire. Un'evoluzione simile è osservabile in tutti i Paesi dell'OCSE.</p><p>In Europa raffinare il petrolio è sempre meno redditizio: tra il 2008 e il 2013 le capacità di raffinazione nel continente europeo sono diminuite di oltre il 10 per cento, mentre a livello globale sono aumentate. A lungo termine è probabile che solo le raffinerie europee più grandi potranno ancora affermarsi in un'economia di mercato.</p><p>Secondo l'articolo 4 capoverso 2 della legge sull'energia (RS 730.0), l'approvvigionamento di petrolio della Svizzera è un compito demandato all'economia e in particolare al settore energetico. La Confederazione, secondo l'articolo 1 della legge sull'approvvigionamento del Paese (RS 531.0), interviene direttamente solo in caso di grave penuria non rimediabile dall'economia stessa. A tale scopo l'industria petrolifera ha costituito scorte obbligatorie di prodotti raffinati sufficienti a coprire il fabbisogno medio per circa quattro mesi e mezzo.</p><p>L'approvvigionamento petrolifero svizzero presenta un grado di diversificazione e una flessibilità considerevoli, sia per quanto riguarda i Paesi fornitori che i mezzi di trasporto disponibili. Nell'autunno 2015 la raffineria di Cressier è rimasta inattiva per circa tre settimane a causa di un problema tecnico. Nel contempo le capacità d'importazione lungo il Reno si erano ridotte in seguito all'abbassamento del livello del fiume. Per compensare questa lacuna si è dovuto temporaneamente ricorrere alle scorte obbligatorie. Anche dopo questo evento rimaniamo del parere che l'approvvigionamento petrolifero non sarà messo a rischio dalla chiusura di una o delle due raffinerie svizzere. Quando entrambe le raffinerie avevano interrotto l'attività è però stato necessario un periodo di adattamento per aumentare le capacità richieste sulle altre vie di approvvigionamento.</p><p>Risposte alle domande concrete:</p><p>1. Al fine di garantire l'approvvigionamento integrale dei consumatori, dalla fine di ottobre all'inizio di dicembre 2015 l'approvvigionamento economico del Paese ha autorizzato gli importatori di petrolio ad attingere alle loro scorte obbligatorie per un massimo di 240 000 metri cubi di prodotti petroliferi (benzina, diesel e olio da riscaldamento). In totale ne sono stati utilizzati 140 000 metri cubi, ossia il 3 per cento circa del volume totale delle scorte obbligatorie. È stato così applicato il principio del ricorso alle scorte obbligatorie quando l'economia stessa non è più in grado di garantire l'approvvigionamento.</p><p>2. Riducendo le opzioni di acquisto si aumenta effettivamente la pressione sulle altre vie di approvvigionamento. D'altra parte bisogna considerare che la Svizzera richiede meno di 0,25 milioni di barili al giorno (mbd), ossia lo 0,3 per cento del consumo mondiale di petrolio, e che le capacità delle nostre due raffinerie (Cressier e Collombey) sono di soli 0,12 mbd. Nel 2014 il 23,5 per cento dei prodotti petroliferi è stato importato su ferrovia, il 18,7 per cento lungo il Reno, il 7,7 per cento tramite oleodotto e il 7,7 per cento su strada. Queste cifre indicano che la chiusura a Collombey (così come le interruzioni di produzione a Cressier) può essere compensata tramite importazioni a prezzi simili. Ovviamente, come in tutti i settori, non è escluso il rischio di un accumulo di eventi imprevisti che possono temporaneamente avere un impatto negativo sull'approvvigionamento. Al di là di ciò, spetta all'economia privata assicurare l'approvvigionamento del Paese con prodotti petroliferi.</p><p>3. L'eccedenza delle capacità di raffinazione che già da anni si registra in Europa ha portato in passato alla chiusura di diversi impianti. Questo processo di ristrutturazione non si è ancora concluso. Gli sviluppi del settore svizzero della raffineria dipendono dal mercato petrolifero mondiale, sul quale le autorità svizzere non hanno alcun influsso. In definitiva sarà l'economia privata a decidere il destino delle raffinerie svizzere.</p>  Risposta del Consiglio federale.