Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/35383

<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Le armi e le munizioni contenenti uranio impoverito (DU = depleted uranium) non sono </p><p>contemplate dall'articolo 8 paragrafo 2 lettera b xvii dello Statuto di Roma della Corte </p><p>penale internazionale, che sanziona l'impiego di armi velenose. Secondo la dottrina del </p><p>diritto internazionale vigente, nella fattispecie si tratta di armi che sono state rese tossiche </p><p>intenzionalmente o il cui scopo è di avvelenare le persone. Lo Statuto di Roma non </p><p>costituisce quindi un quadro appropriato per sancire un divieto delle munizioni all'uranio </p><p>impoverito.</p><p></p><p>Il divieto dell'impiego di armi avviene nell'ambito di altri strumenti di diritto internazionale, </p><p>segnatamente in quello della Convenzione del 10 ottobre 1980 sul divieto o la limitazione </p><p>dell'impiego di talune armi classiche che possono essere ritenute capaci di causare effetti </p><p>traumatici eccessivi o di colpire in modo indiscriminato (con protocolli I-IV; detta anche </p><p>"Convenzione sulle armi disumane"). Il lancio di una nuova iniziativa nel quadro dei </p><p>negoziati periodici di revisione di detta Convenzione avrà qualche probabilità di successo </p><p>soltanto se si dispone di dati sufficientemente sicuri dal profilo scientifico. Le ricerche </p><p>finora condotte non hanno dato alcun risultato che permetta di qualificare le armi e le </p><p>munizioni all'uranio impoverito come armi che causano effetti traumatici eccessivi.</p><p></p><p>Tuttavia il Consiglio federale attribuisce grande importanza alla sicurezza del personale </p><p>civile e militare che impiega come pure a quella della popolazione locale residente nelle </p><p>zone in cui sono state utilizzate munizioni DU. Fin dall'inizio ha quindi trattato con molta </p><p>serietà le questioni relative alle munizioni DU utilizzate nell'Europa balcanica. La Svizzera </p><p>ha reagito tempestivamente in termini d'informazione e di misure concrete.</p><p></p><p>Già nell'ambito dell'operazione Focus, un'azione di aiuto umanitario di Russia, Grecia e </p><p>Svizzera nella Repubblica federale di Jugoslavia, nel 1999 la DSC aveva incaricato alcuni </p><p>esperti di svolgere un'indagine sui residui di munizioni DU in Serbia, nel corso della quale </p><p>non è stato constatato alcun rischio per la salute.</p><p></p><p>Anche il Laboratorio di Spiez ha indicato, nelle informazioni generali pubblicate nel </p><p>gennaio 2000, che i rischi per la salute legati alle munizioni DU potevano essere </p><p>considerati trascurabili. Questo risultato è stato confermato da un'équipe di specialisti del </p><p>Laboratorio di Spiez che, tra il 6 e l'8 giugno 2000, ha svolto una missione di studio sul </p><p>posto. Nel rapporto pubblicato il 13 marzo 2001, gli specialisti hanno constatato che, a </p><p>parte le zone del Kosovo in cui l'impiego di munizioni DU è conosciuto e attestato, le </p><p>persone che vivono e lavorano in questo Paese hanno subito un'esposizione trascurabile </p><p>all'uranio impoverito. Si può quindi praticamente escludere qualsiasi rischio per la salute </p><p>legato al DU per i militari della Swisscoy in Kosovo.</p><p></p><p>Nell'aprile 2000, la DSC ha peraltro finanziato uno studio nel quadro del Programma delle </p><p>Nazioni Unite per l'ambiente (UNEP) allo scopo di chiarire la questione dei rischi </p><p>ambientali legati al DU. A tal fine, nel novembre 2000 ha avuto luogo sul posto una </p><p>missione di studio i cui risultati sono stati pubblicati il 13 marzo 2001. I ricercatori sono </p><p>giunti alla conclusione che non vi era stata alcuna contaminazione estesa del suolo e che, </p><p>di conseguenza, i rischi radiologici e chimici erano trascurabili. Gli autori dello studio </p><p>hanno tuttavia raccomandato di adottare alcune misure di precauzione, quali la pulizia </p><p>delle zone in cui erano state utilizzate munizioni DU, nonché l'informazione della </p><p>popolazione locale.</p><p></p><p>I contingenti della Swisscoy sono stati informati fin dall'inizio (ossia dall'autunno 1999) sul </p><p>pericolo costituito dalle mine e dai proiettili inesplosi e sono stati istruiti in merito. Sia nel </p><p>quadro della loro formazione di base a Bière sia durante la loro missione sul posto, i </p><p>membri del contingente hanno ricevuto l'ordine di non toccare in nessun caso le mine e i </p><p>proiettili inesplosi. Il contingente è stato inoltre regolarmente e ampiamente informato sul </p><p>posto sulla problematica legata al DU.</p><p></p><p>All'inizio del 2001, dopo i primi annunci di casi di leucemia ai danni di soldati della KFOR, i </p><p>servizi federali interessati hanno di nuovo reagito tempestivamente effettuando un esame </p><p>medico approfondito. Tutti gli esperti svizzeri che dal 1995 erano impegnati a titolo civile o </p><p>militare nell'Europa balcanica sono stati immediatamente informati per scritto e invitati a </p><p>sottoporsi a un test sanguigno volontario, coordinato dagli enti assistenziali.</p><p></p><p>Il 17 gennaio 2001, il consigliere federale Samuel Schmid ha incaricato il laboratorio di </p><p>Spiez di analizzare i residui di munizioni DU al fine di determinare la presenza di eventuali </p><p>tracce di plutonio. I tenori misurati dal Laboratorio di Spiez si situano a livelli bassi nella </p><p>scala misurabile, al limite del rilevamento. Il plutonio trovato non presenta quindi alcun </p><p>potenziale di rischio supplementare.</p><p></p><p>La DSC ha contattato la missione dell'ONU in Kosovo (UNMIK), l'ufficio dell'Alto </p><p>rappresentante per la Bosnia-Erzegovina, l'UNEP e l'Organizzazione mondiale della sanità </p><p>(OMS) al fine di vagliare la possibilità di adottare misure per informare e sottoporre a </p><p>esame medico la popolazione locale. Nel gennaio 2001, l'OMS ha inviato un gruppo </p><p>d'esperti in Kosovo per effettuare un'indagine sugli effetti delle munizioni all'uranio sulla </p><p>popolazione locale. Ha inoltre deciso di istituire una task-force sul DU, il cui responsabile è </p><p>stato messo a disposizione dalla DSC.</p><p></p><p>Il 26 aprile 2001, l'OMS ha pubblicato e commentato una monografia molto esaustiva </p><p>sull'uranio impoverito. Ne risulta che l'impiego di munizioni DU ha provocato soltanto una </p><p>contaminazione molto localizzata su una superficie di pochi centimenti o decimetri intorno </p><p>al punto d'impatto. Ciò consente di concludere che la probabilità che sussistano pericoli </p><p>per la salute della popolazione è molto ridotta se le persone non rimangono troppo a lungo </p><p>nelle immediate vicinanze di tali punti e fintanto che non pervengano quantitativi importanti </p><p>nella catena alimentare o nella falda freatica. La monografia ha altresì individuato un certo </p><p>numero di questioni che dovranno essere oggetto di ricerche più approfondite.</p><p></p><p>Generalmente la comunità internazionale ha preso molto sul serio la questione ed ha </p><p>reagito su vari fronti. La NATO si sforza di esercitare una politica d'informazione aperta e </p><p>collabora strettamente con i suoi partner del PPP e con le organizzazioni internazionali per </p><p>cercare di risolvere tutte le questioni. Un comitato ad hoc sull'uranio impoverito, di recente </p><p>istituzione, funge da piattaforma per lo scambio di informazioni. L'UNEP e l'OMS hanno </p><p>effettuato le indagini già menzionate. Anche un gruppo di esperti nominato dalla </p><p>Commissione europea (in virtù dell'art. 31 del Trattato Euratom) è giunto alla conclusione </p><p>che il carico radiologico dovuto all'uranio impoverito non ha alcun effetto dimostrabile sulla </p><p>salute umana. Nessuno di questi ampi sforzi e nessuna di queste indagini hanno finora </p><p>incitato uno Stato straniero a proporre formalmente un divieto delle munizioni DU.</p><p></p><p>I servizi federali competenti stanno esaminando la questione per determinare se la </p><p>Svizzera debba impegnarsi a favore di un disciplinamento internazionale delle munizioni </p><p>DU. Attualmente sul piano internazionale non è in atto nessun tentativo per vietare simili </p><p>munizioni fintanto che non si dimostrerà l'esistenza di una relazione tra l'impiego di </p><p>munizioni DU e un aumento statisticamente significativo di malattie specifiche. Le indagini </p><p>scientifiche svolte finora, comprese quelle dell'UNEP e dell'OMS, in merito al pericolo che i </p><p>residui di munizioni DU possono rappresentare per civili e militari non hanno evidenziato </p><p>alcun rischio pertinente per la salute. Tuttavia, se altre indagini dovessero concludere che </p><p>esiste un rischio effettivo per l'uomo e l'ambiente legato all'impiego di munizioni DU, il </p><p>Consiglio federale non esiterebbe a prendere immediatamente le misure che si </p><p>impongono.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.