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La diligenza delle api è proverbiale. Infaticabili, dedicano tutta la loro vita al benessere della regina: per nutrirla, proteggerla e assicurare la longevità della loro colonia. Ma da molto tempo ormai, l'uomo ha saputo trarre profitto dal loro lavoro. Da allora, le api sono per lui solo un mezzo per giustificare un fine.
La complessità della vita sociale delle api
Lo spirito di comunità è più sviluppato nelle api comuni che nelle altre specie di api. Tutta la loro vita è organizzata attorno al sostentamento della regina. Infatti, la morte di essa significa la morte di tutta la popolazione.
La regina
Ogni anno, una nuova larva si trasforma in regina. Una settimana prima della sua comparsa, l'ex regina lascia la sua corte - cioè lo sciame - accompagnata da alcune api con cui parte alla ricerca di una nuova casa. Per soddisfare i propri interessi, l'uomo interviene in questo processo naturale allevando le api senza una regina. Questa circostanza dovrebbe stimolare le api in modo che siano costrette a cercare o persino a creare, ad ogni costo, una nuova regina. Nella loro disperazione, le api iniziano a nutrire pappa reale (un liquido nutriente prodotto dalle ghiandole situate sulla loro testa) tutte le (circa 50) larve fornite dall'apicoltore. Dal momento che può esserci solo una regina, la prima larva che nasce ucciderà tutte le rivali che non sono ancora nate. Per evitare questo, l'apicoltore deve intervenire al momento giusto mettendo da parte la regina appena schiusa (e con lei qualche altra ape della sua corte). Questo è un processo comune per ottenere nuove popolazioni di api per la produzione industriale di miele. E’ tramite posta, attraverso il servizio di consegna pacchi, che le regine vengono spedite in tutto il mondo. L'obiettivo principale è quello di allevare regine più docili e meglio adattate per ridurre il rischio di punture di api negli apicoltori.
Quando l’essere umano si mette di mezzo
Oggi l'apicoltura industriale, alla stregua della produzione di latte, non ha più nulla a che vedere con quella che conoscevano i nostri nonni. Non ci sono quasi più api selvatiche e la maggior parte degli apicoltori preferisce l'ape europea detta "da miele", che è più facile da maneggiare. Se una volta un apicoltore aveva 10 alveari, oggi ne avrà almeno 30 per avere un business redditizio.
In Germania, gli 80.000 apicoltori censiti hanno circa un milione di alveari che producono circa 25.000 tonnellate di miele all'anno, che corrisponde al 20% della domanda nazionale di miele. Per l'80% del miele che non può essere prodotto sul mercato interno, il miele viene importato dall'estero. Il film "Un mondo in pericolo" (vedi riquadro) presenta il ritratto di un apicoltore itinerante che viaggia da una piantagione all'altra con i suoi 200 milioni di api. L'esempio della coltivazione delle mandorle dimostra che la cooperazione tra gli apicoltori e agricoltori è fondamentale, entrambe le parti cercando di trarne profitto: l'apicoltore ne ricava il miele, mentre il coltivatore ci guadagna l'impollinazione dei fiori dei suoi mandorli. E le api? Non hanno diritto al miele che producono, sebbene sia destinato a servirle come provviste per l'inverno. Sono macchine che estraggono il miele dalle celle, e alle api viene concesso solo un magro sostituto sotto forma di un banale sciroppo (acqua e zucchero).
Dopo la fioritura, le api vengono caricate in casse in cui saranno trasportate ininterrottamente per due giorni in un'altra regione degli Stati Uniti. Coloro che sopravvivono alle insidie del trasporto in camion ricominceranno inesorabilmente il loro lavoro. Lo stress a cui vengono sottoposte le api dell'apicoltore itinerante durante il trasporto (oscurità, rumore, ...) provoca la morte di circa il 20% delle colonie.
Secondo Markus Imhoof, nel suo film "Un mondo in pericolo"
«La produzione industriale di miele è soggetta alle stesse manipolazioni che accadono nei porcili e negli allevamenti dei bovini.»
Il mistero della moria delle api
Non conosciamo LA ragione che spiegherebbe la moria delle api. L'uso di pesticidi e fungicidi ne è spesso citato come la causa principale. Questa spiegazione merita probabilmente la nostra attenzione: i pesticidi danneggiano direttamente le api, che assumono le sostanze nocive dai fiori e le ritrasmettono alle loro larve, che muoiono o nascono con malformazioni.
In tutto il mondo, il fatto che solo una specie di api sia utilizzata per la produzione industriale indebolisce in modo significativo il sistema immunitario degli insetti. Di conseguenza, le api perdono la loro capacità di proteggersi dai parassiti come il temuto acaro varroa. In tutto il Nord America, in Cina e in Europa, non c'è quasi nessuna colonia di api che possa sopravvivere senza un trattamento antibiotico. Esaminando il mistero della moria delle api dal punto di vista della produzione industriale di massa, gli eventi attuali non sono affatto sorprendenti. A differenza dell'allevamento di maiali, polli e bovini rinchiusi in capannoni che li privano del contatto con la natura, la produzione di miele implica necessariamente che l'uomo lavori in armonia con la natura. Così, la moria delle api rappresenta una chiara ribellione della natura e dell'ambiente contro questo trattamento contro natura.
«Se le api scomparissero dalla terra, per l'uomo non resterebbero che 4 anni di vita.»
Albert Einstein
Una vita senza api in Cina
Gran parte della frutta e delle noci crescono solo grazie all'impollinazione delle api. Da molto tempo ormai, l'essere umano ha cercato di riprodurre questa impollinazione naturale in modo efficiente ed esatto, ma fino ad ora senza successo. Ciò che Albert Einstein aveva immaginato come uno scenario horror per il mondo intero ora è una realtà in Cina. Sotto il regime di Mao, fu decretato che tutti i passeri, che presumibilmente mangiavano cereali destinati al foraggio, dovevano essere uccisi. A quel tempo furono uccisi milioni di passeri. Di conseguenza, il paese ha sofferto di un'infestazione da insetti, in quanto non avevano più predatori naturali. In gran parte della Cina, l'uso massiccio di pesticidi ha portato alla morte degli insetti, tra cui le api, che in alcune regioni sono completamente scomparse. Con l'aiuto di piccoli pennelli, alcuni orticoltori hanno quindi iniziato a impollinare manualmente ogni fiore dei loro meli.
Ci sarà un mondo senza api? Questa non è la domanda. Abbiamo già scoperto nuove specie di api, più robuste e più resistenti della specie degenerata dell'ape europea. Tuttavia, la moria delle api lancia un messaggio importante all'essere umano: "Smetti di sfruttare gli animali, insetti compresi (!), nell'indifferenza e per realizzare un profitto a scapito di dell'ambiente." Prendendo la decisione di rinunciare al miele e ai prodotti a base di miele, ognuno di noi può aiutare a salvare le api.
Bernadette Raschle
Trad. Barbara Conrad
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Il existe beaucoup d'alternatives végétales de qualité au miel. Nous les avons rassemblées sur notre site: www.vegetarisme.ch/miel.php
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Nous invitons tout le monde à visionner le film du réalisateur suisse Markus Imhoof intitulé «Des Abeilles et des Hommes». A l'aide d'images époustouflantes, il transmet d'importantes informations sur la vie et la mort des abeilles mellifères.
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Campagna Greenpeace per lottare contro la morte dei api: www.protegeonsabeilles.ch