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BERNA - Dal 2020 la Svizzera verserà tra i 450 e i 600 milioni di dollari all'anno per finanziare misure di protezione del clima in Paesi in via di sviluppo. È quanto emerge da un rapporto approvato oggi dal Consiglio federale e redatto in risposta a un postulato della Commissione degli affari esteri del Nazionale.
La stima si basa sul rendimento economico della Confederazione e sulle emissioni di gas serra da essa causate, si legge in una nota odierna del Dipartimento federale dell'ambiente (DATEC), il quale sottolinea che a seconda della ponderazione di questi due criteri risulta un importo più o meno elevato. La Svizzera era responsabile dello 0,3% delle emissioni a effetto serra dei Paesi industrializzati nel 2012.
Il contributo elvetico sarà composto sia da fondi pubblici che privati. I primi proverranno come finora da «crediti quadro per la cooperazione internazionale» e dal «credito quadro ambiente globale» e rientrano a pieno titolo nel finanziamento allo sviluppo. Per attingere ai secondi saranno esaminati strumenti e modelli di partenariato. «Il Consiglio federale presterà inoltre maggiore attenzione affinché siano finanziati programmi e progetti che contribuiscono a uno sviluppo povero di emissioni di carbonio».
Alla Conferenza sul clima tenutasi a Cancún nel 2010, i Paesi industrializzati si sono impegnati a mettere a disposizione a partire dal 2020 complessivi 100 miliardi di dollari l'anno per misure di protezione del clima in Paesi in via di sviluppo. Questo accordo, confermato nel dicembre 2015 alla conferenza internazionale di Parigi, chiama i Paesi industrializzati a definire loro stessi la propria quota di finanziamento. L'obiettivo principale è di mantenere il surriscaldamento globale sotto i 2 gradi.
Nella sua nota, il DATEC ricorda che nel 2014 la Svizzera ha destinato complessivamente quasi 400 milioni di dollari a misure per la protezione del clima in Paesi in via di sviluppo. Di questi, 299 milioni provenivano da fondi pubblici, mentre 96 milioni da investimenti privati.