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<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è invitato a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Appoggia il concetto globale dell'UE relativo alla lotta al terrorismo, i cui quattro pilastri sono: la prevenzione (lotta contro la radicalizzazione e il reclutamento), la protezione (riduzione della vulnerabilità in caso di attacchi), il perseguimento (detezione precoce di attività terroristiche e distruzione di strutture terroristiche) e la risposta immediata agli attentati (miglioramento della capacità di reazione nel far fronte alle conseguenze di un attentato terroristico)?</p><p>2. Se no, perché e quale concetto concreto ha adottato?</p><p>3. Se sì, quali misure concrete ha attuato nei quattro ambiti tematici e quali intende adottare in futuro?</p><p>4. Quali esperienze sono state fatte negli anni scorsi, quali successi sono stati conseguiti e quali lacune sono state evidenziate?</p><p>5. Come valuta la collaborazione in materia di lotta al terrorismo nello spazio Schengen?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1.-3. Per combattere il terrorismo sono indispensabili una cooperazione internazionale su larga scala e una stretta collaborazione tra tutti gli attori coinvolti in Svizzera.</p><p>La Svizzera partecipa attivamente alla cooperazione internazionale nella lotta contro il terrorismo e le sue cause. Il Consiglio federale ha nominato un ambasciatore straordinario del DFAE per la lotta al terrorismo internazionale che coordina le attività di politica estera e di diritto internazionale pubblico. La cooperazione avviene soprattutto nell'ambito delle Nazioni Unite nonché con l'Unione europea e in seno ad altri organi come il Forum globale dell'antiterrorismo ("Global Counterterrorism Forum", GCTF), l'OSCE e il Consiglio d'Europa. Vi è inoltre un'intensa cooperazione bilaterale in materia di giustizia e polizia e nell'ambito dei servizi informativi, in particolare con gli Stati membri dell'UE.</p><p>Nel quadro di Schengen la Svizzera collabora strettamente soprattutto con l'Unione europea (cfr. risposta alla domanda n. 5). Tuttavia, non facendo parte di quest'ultima, a livello formale non può applicare la strategia dell'UE per la lotta al terrorismo (14469/4/05 REV 4, consultabile sul sito www.consilium.europa.eu).</p><p>Sul piano nazionale, le autorità della Confederazione e dei cantoni collaborano strettamente tra loro, nel quadro delle rispettive competenze, per combattere il terrorismo. A seguito della crescente minaccia ascrivibile al fenomeno dei viaggi con finalità jihadiste, nell'ottobre 2014 il comitato ristretto sicurezza, composto dal segretario di Stato del DFAE, dal direttore del SIC e dalla direttrice di Fedpol, ha istituito una task force in cui sono rappresentati tutti gli uffici federali interessati e i cantoni. Il mandato della task force consiste nella constante valutazione della situazione, nella raccolta e nello scambio di informazioni a livello nazionale e internazionale e nella cernita di potenziali viaggiatori identificati. La task force ha stilato un rapporto intermedio che, oltre a contenere un'analisi della situazione effettiva, presenta e sottopone a valutazione varie proposte di misure che potrebbero essere adottate dalle autorità operative. Le prime misure sono già state realizzate o si trovano in fase di attuazione. In riferimento a ciò è stato accelerato il trasferimento di dati operativi tra i diversi servizi competenti. Gli approcci preventivi nei confronti di possibili viaggiatori jihadisti sono stati intensificati. I diversi strumenti necessari nel monitorare i viaggiatori jihadisti sono utilizzati in maniera più ampia, e vengono più sistematicamente aperte procedure penali nei confronti di quest'ultimi. I servizi competenti orientano le risorse con priorità alla lotta contro il terrorismo e queste risorse vengono in parte aumentate.</p><p>Il Consiglio federale segue attentamente la situazione internazionale in materia di terrorismo. Negli ultimi mesi, la minaccia terroristica è ulteriormente cresciuta nell'Europa occidentale, sfociando nei recenti attacchi di Parigi e Copenaghen, e, in linea di principio, un attentato come quelli avvenuti in queste due città non può essere escluso in Svizzera. Gli sviluppi registrati nei mesi scorsi hanno accentuato il bisogno di formulare una strategia della Confederazione per la lotta contro il terrorismo.</p><p>Per quanto concerne la Svizzera, sotto la direzione del comitato ristretto sicurezza e su mandato del comitato per la sicurezza del Consiglio federale, è in fase di elaborazione una tale strategia della Confederazione. I lavori si articolano secondo gli assi prevenzione, protezione, perseguimento e preparazione alle crisi. Il documento si basa, in particolare, sulla strategia globale antiterrorismo adottata nel 2006 dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite (A/RES/60/288, consultabile sul sito www.un.org). Presumibilmente, la strategia sarà pronta entro l'estate del 2015.</p><p>4. Finora la Svizzera è stata risparmiata da attentati terroristici su larga scala. Il dispositivo è sottoposto a un controllo costante e, dove necessario, si è proceduto ad adeguamenti nella legislazione. In tale contesto, il 1° gennaio 2015 è entrata in vigore la legge federale che vieta i gruppi "Al-Qaïda" e "Stato islamico" nonché le organizzazioni associate (RU 2014 4565). Attualmente sono inoltre in fase di elaborazione le basi per una ratifica della Convenzione del Consiglio d'Europa per la prevenzione del terrorismo (SEV 196, consultabile sul sito www.conventions.coe.int) e la Svizzera partecipa all'elaborazione di un protocollo addizionale sul problema dei viaggiatori a scopo terroristico. Altri due progetti, volti a migliorare gli strumenti per il perseguimento penale, l'individuazione tempestiva e la prevenzione anche e soprattutto nel settore del terrorismo, sono al momento pendenti in Parlamento: si tratta della legge federale sulla sorveglianza della corrispondenza postale e del traffico delle telecomunicazioni (cfr. disegno FF 2013 2383) e della legge sulle attività informative (cfr. disegno FF 2014 2015).</p><p>5. Il Consiglio federale valuta in modo positivo le esperienze maturate dalla collaborazione in materia di lotta al terrorismo nello spazio Schengen. L'UE e i suoi Stati membri operano in stretta collaborazione con gli Stati associati, come la Svizzera. Il capo del DFGP partecipa regolarmente agli incontri dei ministri della giustizia e degli interni dell'UE, che hanno luogo quattro o cinque volte all'anno nell'ambito del comitato misto sulle questioni in materia di sicurezza e di terrorismo. La cooperazione di Schengen è incentrata sullo scambio dei dati attraverso il sistema d'informazione Schengen SIS II, che permette di trasmettere a livello europeo le informazioni sulle indagini in corso e di segnalare non solo l'arresto, ma anche la sorveglianza discreta (ossia non dichiarata) delle persone. Oltre al SIS, le autorità di perseguimento penale hanno a disposizione anche il sistema d'informazione visti VIS, in cui vengono registrati i dati biometrici delle persone che richiedono il visto. Attraverso queste banche dati, che offrono standard unitari per i controlli alle frontiere esterne dello spazio Schengen e altre forme di cooperazione nell'ambito di Schengen, come per esempio osservazioni o l'impiego di addetti di polizia, è possibile lottare in modo efficace contro la criminalità e il terrorismo internazionali. La Svizzera sta anche preparando i negoziati per associarsi alle decisioni di Prüm dell'UE, che facilitano non solo lo scambio di dati sul DNA e sulle impronte digitali tra le forze di polizia, ma anche la trasmissione di informazioni per impedire reati terroristici e quindi organizzare in modo più efficiente la cooperazione bilaterale in materia di polizia.</p>  Risposta del Consiglio federale.