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La bernese Wander, dal 2002 di proprietà di Associated British Foods, nel 2017 ha riportato a Neuenegg (BE) la produzione alimentare.© wander.ch
Altro che delocalizzare all'estero per approfittare del livello più basso dei costi, a partire da quelli salariali: per molte aziende elvetiche grazie all'automatizzazione la produzione in Svizzera sta tornando ad essere redditizia. Secondo gli esperti vi potrebbe essere un fenomeno di "rilocalizzazione".
Oltre un'impresa su sei ha spostato almeno una parte della sua produzione in un altro Paese fra il 2012 e il 2015, rivela un sondaggio realizzato dalla scuola universitaria professionale di Lucerna, che ha interrogato 770 società con oltre 20 dipendenti nell'ambito di una inchiesta sull'industria manifatturiera europea. Gli esempi, anche recenti, non mancano: per citare gli ultimi in ordine di tempo, a causa del trasferimento di attività sono andati persi 150 impieghi presso ABB a Ginevra, 235 presso Roche a Kaiseraugst (AG) e 180 presso Meyer Burger a Thun (BE).
Un'inversione di tendenza non è ancora percettibile, ma sta emergendo una prospettiva positiva. L'automazione rende la produzione meno cara in Svizzera. In generale, sono necessari meno dipendenti perché le operazioni di routine possono essere eseguite da macchine. Inoltre per programmare e gestire queste ultime serve personale qualificato.
Proprio su questo punto gli esperti ritengono che la Svizzera sia in una buona posizione per competere a livello internazionale. Uno degli aspetti positivi del Paese è il suo elevato grado di formazione, spiega Stefan Pfister, direttore di KPMG Svizzera. Secondo uno studio realizzato dalla società di revisione e consulenza, il lavoro digitale potrebbe costare un terzo di quello che costa attualmente nei Paesi a basso salario. E questo con maggiore qualità e produttività.
Matthias Ehrat della scuola universitaria di Zurigo vede una chiara tendenza alla ripresa della produzione in Europa e in Svizzera grazie alle nuove tecnologie. A suo avviso le aziende stanno attualmente effettuando importanti investimenti in Svizzera e stanno rimpatriando la produzione. Lo sta facendo ad esempio la bernese Wander, che dal 2002 è di proprietà di Associated British Foods e che nel 2017 ha riportato a Neuenegg (BE) la produzione alimentare che prima veniva effettuata in Belgio.
Secondo l'indagine più del 4% delle imprese effettua rilocalizzazioni. Il responsabile dello studio, professore Bruno Waser, sottolinea come le piccole imprese che hanno delocalizzato le loro attività principalmente per ragioni di costo stiano tornando sui loro passi. Le multinazionali per contro producono all'estero per avvicinarsi il più possibile ai loro mercati di vendita. Quello dei costi rimane peraltro il motivo principale per la delocalizzazione, sostiene Waser. Il franco forte ha favorito il fenomeno. "La forza della valuta elvetica ha provocato la perdita di molti posti di lavoro", si dice convinto l'esperto. Secondo Waser le aziende che sono tornate non hanno realizzato all'estero i risparmi previsti. I Paesi dell'Europa orientale e dell'Asia hanno recuperato in termini di salari e costo della vita. "Soprattutto, le aziende si trovano spesso di fronte a problemi di qualità e risultano essere meno flessibili dopo la delocalizzazione".
Le società stanno imparando la lezione e puntano sempre più a controllare tutte le tappe della produzione. I vantaggi: migliore coordinamento e semplificazione dei trasporti e della logistica, osserva Ehrat. Altri punti di forza, secondo Pfister: fedeltà dei dipendenti, certezza del diritto e protezione dei dati.
Ma le rilocalizzazioni non avvengono dall'oggi al domani, avverte Pfister. Anche se confrontate a difficoltà all'estero, le imprese sono riluttanti a tornare indietro: molti vogliono dare una possibilità ai loro investimenti all'estero. Gli esperti contattati sono comunque concordi su un punto: le rilocalizzazioni non creeranno molti posti di lavoro. L'automazione riduce infatti il fabbisogno di personale. Le ricadute sul resto dell'economia sono però positive: le imprese acquistano attrezzature e utilizzano servizi in Svizzera, sottolinea Waser. Grazie alla tecnologia digitale, i siti di produzione esistenti sono conservati e nuove aziende possono essere attratte.
(Ats)