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La donna, affetta da un disturbo delirante cronico, aveva aggredito il piccolo mentre rientrava da scuola.
BASILEA - Il Tribunale federale (TF) ha confermato definitivamente l'internamento per la donna che nel marzo del 2019, allora 75enne, ha ucciso con una pugnalata al collo un bambino di sette anni mentre rientrava da scuola. Il fatto di sangue era accaduto a Basilea e la donna non conosceva il piccolo. La pensionata chiedeva l'archiviazione del procedimento penale e un risarcimento per la sua detenzione.
Secondo i giudici losannesi, sulla base della perizia psichiatrica che attesta alla donna un disturbo delirante in forma grave e cronica, in particolare di una forma di paranoia querulante che la fa sentire continuamente vittima di soprusi ed ingiustizie, l'istanza precedente - la Corte d'appello di Basilea - ha potuto giustamente considerarla incapace di intendere e di volere, si legge nella sentenza pubblicata oggi. Il ricorso dell'anziana è quindi stato respinto.
Le condizioni per l'internamento erano date, spiega il TF, poiché una misura terapeutica stazionaria non si sarebbe rivelata utile a ridurre il rischio di ricaduta vista la malattia cronica di cui soffre da decenni la donna.
Davanti ai giudici di Mon Repos quest'ultima ha ribadito di non soffrire di alcun disturbo psichico. La perizia è stata effettuata con lo scopo di sottoporla a misure. L'imputata ha anche chiesto un «chiarimento in base allo Stato di diritto» delle cause del gesto, considerato che - a suo avviso - era vittima di intrighi delle autorità e si trovava in una situazione di emergenza.
Già la Corte d'appello di Basilea aveva chiaramente negato che potesse essersi trattato di una situazione di emergenza: nella sua sentenza del marzo 2022 essa considerava anomalo definire l'uccisione di un bambino estraneo un atto proporzionato di legittima difesa per tutelare la propria esistenza e dignità.
Il TF ha anche confermato le richieste di risarcimento per circa 12'500 franchi e di riparazione per torto morale di oltre 123'500 franchi presentate dai genitori del bambino.
Il fatto di sangue risale al 21 marzo 2019 e aveva fatto molto scalpore. Verso le 12.45, a poche centinaia di metri di distanza dalla sua scuola sul St. Galler-Ring, nel quartiere Gotthelf, il bambino stava rincasando ed era solo sul marciapiede quando è stato accoltellato e gravemente ferito alla gola.
La sua insegnante, che stava a sua volta rientrando in bicicletta dopo le lezioni, lo aveva trovato a terra e aveva immediatamente avvertito i soccorsi. Il bambino era stato sottoposto a un intervento chirurgico d'emergenza, ma non era sopravvissuto. Poco dopo i fatti l'anziana si era presentata in procura e aveva confessato il delitto. L'allora 75enne non conosceva né il bambino né la sua famiglia, originaria del Kosovo.
In base a tre perizie, il disturbo psichico di cui soffre si è sviluppato progressivamente a partire dal 1977. Per oltre 42 anni la donna ha scritto lettere sempre più numerose e virulente a diverse autorità. La situazione si è aggravata nel 1992, con lo sfratto coatto dall'appartamento di Allschwil (BL) dove viveva con il suo compagno, morto nel 1999, e con la conseguente serie di controversie di diritto civile che l'hanno vista coinvolta.
A due riprese, nel 2003 e nel 2005, la donna era stata sottoposta a cure psichiatriche nell'ambito di una misura di privazione della libertà a scopo di assistenza. Nei suoi confronti erano stati inoltre aperti diversi procedimenti per violenza e minaccia contro autorità e funzionari.
Rinchiudere e buttare via la chiave. Deve marcire in galera senza mangiare e senza bere.
che crepi in galera ! anche soffrendo😡