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dal portale www.blognews24ore.com
Lunedì 27 aprile il governo dell’Australia ha aperto un fronte per contestare l’esecuzione capitale di due suoi connazionali, condannati a morte per traffico di droga dalla giustizia indonesiana, dopo la diffusione di informazioni secondo cui il processo dei due uomini sarebbe stato viziato da corruzione.
Il governo di Djakarta ha subito chiesto prove a sostegno della tesi, avvertendo che l’accusa non avrà nessuna influenza sul corso della giustizia. Nove dei dieci condannati (due australiani, tre nigeriani, una filippina, un brasiliano, un cittadino del Ghana e un indonesiano) sono stati informati che verranno giustiziati nei prossimi giorni, forse a partire da martedì 28 aprile.
Mohammed Rifan, avvocato di Bali, ha dichiarato al giornale Sydney Morning Herald che aveva accettato di pagare cospicue bustarelle ai magistrati incaricati di giudicare Andrew Chan e Myuran Sukumaran, in cambio di una condanna dei due australiani a pene inferiori ai 20 anni di carcere. Ha spiegato che l’accordo era saltato quando i magistrati gli avevano detto di aver ricevuto istruzioni dall’alto affinchè pronunciassero una condanna a morte e avevano chiesto più soldi per ignorare l’ordine. Rifan non era però stato in grado di versare una somma più alta.
Il ministro australiano degli Affari esteri, Julie Bishop, ha dichiarato che le parole dell’avvocato rimettono in questione l’intero procedimento giudiziario. Armanatha Nasir, portavoce del governo indonesiano, ha reagito chiedendo prove di quanto dichiarato da Rifan e ha ricordato che i due australiani disponevano di ogni via di ricorso per contestare il verdetto.
(Fonte : Le Monde.fr)