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BERNA - La percentuale di persone con gravi sintomi depressivi è aumentata in modo significativo nel corso della seconda ondata pandemica. Dal 9% della prima ondata primaverile si è passati al 18% di novembre. A rischio sono in particolare i giovani. I dati erano già arrivati, ma ora a prenderli seriamente in considerazione sono i membri della Task Forse Covid-19 istituita dal Consiglio federale.
Le cifre si basano sui risultati estrapolati dal terzo sondaggio dello Swiss Corona Stress Study relativo al periodo compreso tra l’11 e il 19 novembre 2020, a cui hanno preso parte 11'612 persone provenienti da tutta la Svizzera.
Malattia e lockdown fattori di stress - I livelli di stress hanno subito un aumento significativo rispetto al primo sondaggio, eseguito durante il lockdown di aprile 2020. L’incremento dello stress è stato accompagnato da una crescita dei sintomi depressivi. I fattori associati a stress psicologico e sintomi depressivi includevano le preoccupazioni dovute a cambiamenti nell’ambito lavorativo, scolastico o formativo legati al coronavirus, perdite finanziarie e timori per il futuro.
Tutti questi fattori di stress hanno subito un sensibile incremento rispetto al periodo di aprile. Altri fattori comprendevano il timore che qualcuno della propria cerchia ristretta si ammalasse gravemente o morisse, così come le restrizioni sociali e l’aumento dei conflitti in casa.
Soprattutto giovani - La percentuale degli intervistati con sintomi depressivi gravi - che era del 3% prima della pandemia, del 9% durante il lockdown di aprile e del 12% durante il parziale allentamento di maggio - ha quindi raggiunto il 18% a novembre.
Il rischio di sintomi depressivi gravi era associato all’età (più alto nei soggetti compresi tra 14 e 24 anni) e cresceva nelle persone che avevano subito perdite finanziarie a causa dei provvedimenti restrittivi.
Romandia - Inoltre, gli abitanti della Romandia, maggiormente colpita dalla pandemia nel corso della seconda ondata, erano soggetti a un rischio più elevato di sintomi depressivi gravi rispetto agli abitanti del resto della Svizzera.
Studi esteri indicano inoltre che gli operatori sanitari che lavorano nelle terapie intensive sono soggetti a un rischio maggiore di problemi di salute mentale.
Le contromisure - La Task Force non si limita a illustrare il fenomeno ma propone anche alcune contromisure per attenuare gli effetti della pandemia sulla salute mentale delle persone. Oltre a ridurre il numero dei casi e prevenire ondate future, chiede di compensare le perdite finanziarie imputabili alle misure di protezione e di organizzare contromisure volte a ridurre lo stress nelle scuole/università.
La copertura dei costi per i trattamenti psicologici/psichiatrici a distanza andrebbe mantenuta e la popolazione sensibilizzata riguardo ai problemi di salute mentale e le opzioni di trattamento, promuovendo misure preventive, come l’attività fisica.