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Nel villaggio vodese di Rossinière si ricordano il quarto di millennio di un capolavoro dell’edilizia alpina: il Grand Chalet, una costruzione unica in tutta la Svizzera.Questo contenuto è stato pubblicato il 21 ottobre 2004 - 17:16
Costruito da notabili locali, è stato per decenni un albergo e da ultimo residenza del grande pittore franco-polacco Balthus.
Un migliaio di metri cubi di legno, pari a circa 300 tronchi di pino, 113 finestre, una quarantina di stanze su cinque piani, oltre 200mila scandole lignee sul tetto: sono i numeri del Grand Chalet, monumento storico del Pays-d’Enhaut che emerge come una fiaba a Rossinière, pittoresco villaggio di quattrocento abitanti nel cuore delle Prealpi vodesi.
L’edificio nel 2004 festeggia 250 anni: venne fatto costruire nel 1754 da un notabile locale, Jean-David Henchoz, avvocato, governatore e commerciante di formaggio. I lavori richiesero solo sei mesi, ma già due anni prima, nel 1752, si cominciarono ad abbattere i tronchi di pino necessari, d’inverno e con la luna calante per assicurare una migliore qualità del legno.
Dalla residenza all'albergo
L’idea originaria era quella di costruire una cantina di grandi dimensioni proprio per la conservazione delle forme di Gruyère, dello stesso Henchoz ma anche dei vicini e della clientela. Il locale interrato, di 27 metri per 15, determinò così le misure dell’intero edificio, che divenne il più grande chalet a travi della Svizzera e probabilmente di tutto l’arco alpino. Si calcola che la sua mole equivalga a sette o otto normali chalet messi insieme.
«La costruzione – spiega il carpentiere e restauratore di Rossinière Jean-Pierre Neff – è particolare perché, nonostante le sue dimensioni, è fatta interamente a incastro, senza bisogno di chiodi o viti. In pratica sono state sovrapposte e incastrate una sull'altra centinaia di travi rettangolari, ricavate con l'ascia da tronchi di pino».
Il Grand Chalet è stato una casa privata per un centinaio d’anni. Il costruttore Henchoz ebbe però poco tempo per godersela: morì infatti a 46 anni nell’agosto del 1758, appena due anni dopo la fine dei lavori, lasciando la moglie e due figli che comunque continuarono ad abitarvi.
Nel 1852-53 un nuovo proprietario adattò il Grand Chalet ad albergo, trasformando le cantine per i formaggi in saloni e aggiungendo una grande terrazza (poi demolita) sulla facciata sud. L’hotel accolse anche ospiti di prestigio come Victor Hugo, Alfred Dreyfuss e l’arcivescovo di Canterbury.
Nel 1904 a Rossinière arrivò il treno, ma con i successivi anni bui delle guerre mondiali il turismo conobbe un periodo di crisi. L’albergo del Grand Chalet, comunque, riuscì bene o male a sopravvivere, e così ancora negli anni ’60 la clientela locale e straniera si trovava nelle sue sale a prendere il tè.
L'ispirazione per Balthus
L'albergo continuò la sua attività fino all’arrivo, nel 1976, di una curiosa coppia di artisti, il famoso pittore francese di origine polacca Balthus (pseudonimo per Balthazar Klossowski de Rola) e la seconda moglie Sestuko, di origini giapponesi, pittrice lei stessa.
I due si innamorarono seduta stante della vecchia dimora in legno («Appena entrati, il legno ci ha avvolto col suo calore – ricorda la signora Setsuko – l'atmosfera ci è sembrata straordinaria, come quella di una vecchia casa giapponese. Non abbiamo avuto dubbi…in pratica è lo chalet che ha scelto noi») e la acquistarono dall’allora proprietario Devenish.
Balthus vi trascorse gli ultimi 24 anni della sua vita, fino al febbraio 2001 (è sepolto proprio a Rossinière). La vedova ci vive tutt’oggi, conservando con la figlia Harumi le memorie del marito e partecipando alle attività organizzate dalla Fondazione Balthus, che ha sede proprio nel Grand Chalet.
swissinfo, Alessandra Zumthor
In breve
Il settecentesco Grand Chalet di Rossiniére è stata l'ultima residenza del pittore franco-polacco Balthus.
L'edificio, costruito fra il 1752 e completato nel 1756, è interamente realizzato in legno.
Oggi è la sede della fondazione dedicata al suo ultimo inquilino. In occasione della giornata mondiale dei beni culturali, il «castello di legno» con le sue 113 finestre e 40 stanze, è aperto al pubblico.
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