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In futuro, la Svizzera vieterà alle società private di fornire servizi mercenari all'estero. Il Consiglio nazionale ha approvato oggi questa nuova legge con 124 voti contro 2. La sinistra si è tuttavia astenuta, visto che il centro-destra è riuscito nell'intento di ammorbidire il progetto legislativo. Il dossier ritorna agli Stati.
La necessità di regolamentare le società di sicurezza private è parsa evidente dopo le rivelazioni di stampa dell'agosto 2010 in merito alla costituzione di una holding a Basilea da parte della Aegis Defense Services. La società, con sede a Londra, è uno dei maggiori gruppi di mercenari al mondo. Secondo stime 20'000 dipendenti erano attivi in Iraq e Afghanistan, in particolare ai servizi del Dipartimento americano della difesa.
Attualmente, i cantoni sono competenti in materia di regolamentazione, ha ricordato Hugues Hiltpold (PLR/GE) a nome della commissione. Senza disposizioni chiare sull'impiego all'estero, le imprese private potrebbero compiere attività non conformi ai diritti dell'uomo, ciò che nuocerebbe alla reputazione della Svizzera, ha spiegato Beat Flach (PVL/AG).
L'interdizione del servizio mercenario riguarda il reclutamento, la formazione e la messa disposizione di personale in Svizzera e all'estero. La necessità di legiferare non è stata combattuta visto che, come hanno sottolineato taluni oratori, il mercato internazionale della sicurezza è molto redditizio ed è stimato a centinaia di miliardi di franchi.
Ammorbidimenti della destra
Tuttavia - nonostante gli inviti della ministra della giustizia Simonetta Sommaruga a non procedere a troppi tagli nel progetto, perché altrimenti la legge perderebbe di efficacia - i partiti borghesi sono riusciti a far passare tutta una serie di alleggerimenti. Ad esempio, è stata esclusa dalla legge la sorveglianza di oggetti e di immobili, nonché la protezione di beni privati.
Per il centro-destra, occorre concentrarsi sul divieto del servizio mercenario senza "importunare" troppo le imprese di sicurezza per le altre attività da esse condotte al di fuori dei confini nazionali.
Obbligo di dichiarare
Il testo si accontenta di introdurre un obbligo di notifica delle prestazioni fornite all'estero: le società di sicurezza saranno tenute ad annunciare preventivamente al Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE), quali attività intendono effettuare.
Per la sinistra, ciò non è sufficiente. Il PS ha chiesto invano l'introduzione di un sistema basato sulle autorizzazioni. Questa proposta è stata affossata con 126 voti contro 57. Il Consiglio federale aveva scartato tale opzione, giudicata troppo burocratica e costosa. Un'autorizzazione potrebbe peraltro essere considerata come una forma di garanzia statale.
Per i Verdi, inoltre, il testo non è abbastanza restrittivo: gli ecologisti avrebbero infatti voluto il divieto del porto d'armi all'estero. La legge ne autorizza invece l'uso per l'autodifesa.
Denunciato lobbismo
Sostenuta in questo caso da Verdi liberali e PBD, la sinistra ha denunciato il lobbismo della holding Tyco International, che ha sede a Sciaffusa e gestisce fra l'altro attività di sicurezza in Sudafrica. Tutta una serie di compiti molto problematici sfuggiranno a ogni controllo. Una società di sorveglianza potrebbe per esempio intervenire in maniera brutale contro minatori in Sudafrica, ha deplorato invano Simonetta Sommaruga.
SDA-ATS