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Come sancito dalla Costituzione federale, la radio e la televisione devono contribuire all'istruzione, allo sviluppo culturale, alla formazione delle opinioni e all'intrattenimento, tenendo conto delle particolarità del Paese e delle esigenze dei Cantoni. In un Paese di piccole dimensioni con quattro lingue nazionali come la Svizzera la pubblicità e le sponsorizzazioni non bastano però a finanziare questo tipo di trasmissioni. Per coprire i costi è quindi riscosso un canone radiotelevisivo. I proventi del canone sono destinati alle emittenti radiotelevisive che adempiono il mandato costituzionale di servizio pubblico. Oltre alla SSR, si tratta di 21 radio locali e 13 televisioni regionali.
L'iniziativa vuole abolire il canone radiotelevisivo. Mira al passaggio in Svizzera a un sistema di finanziamento della radio e televisione puramente commerciale. Chiede inoltre che la Confederazione non sovvenzioni emittenti radiotelevisive, non gestisca emittenti proprie in tempo di pace e che metta periodicamente all'asta le concessioni. L'iniziativa intende quindi abolire il mandato di servizio pubblico per radio e televisione sancito dalla Costituzione federale
Quali radio e televisioni beneficiano dei proventi del canone per adempiere il proprio mandato di servizio pubblico?
A livello nazionale e nelle quattro regioni linguistiche il mandato di servizio pubblico è affidato alla SSR. A livello locale invece è assegnato alle radio locali alle televisioni regionali titolari di una concessione. I proventi del canone finanziano da un lato i programmi della SSR nella Svizzera tedesca, francese e italiana nonché le trasmissioni in romancio, dall'altro 21 radio locali e 13 televisioni regionali. La maggior parte degli 1,37 miliardi di franchi di proventi va alla SSR: nel 2016 quest'ultima ha ricevuto 1,24 miliardi di franchi, mentre circa 61 milioni sono stati distribuiti alle emittenti private seguenti:
Radio locali
Radio BeO, BNJ FM, Radio Canal 3, Radio Chablais, Radio Fiume Ticino, Radio Freiburg/Fribourg, Radio Munot, Radio Neo 1, Radio R3i, Radio Rhône FM, Radio Rottu Oberwallis, Radio Südostschweiz, Radio 3fach, Radio Cité, Radio Kanal K, Radio LoRa, Radio RaBe, Radio RaSa, Radio Stadtfilter, toxic.fm, Radio X
I proventi del canone rappresentano circa il 75 per cento del bilancio della SSR e una fetta cospicua di quello delle radio locali e TV regionali. L'iniziativa minaccia pertanto l'esistenza della SSR e di numerose emittenti radiotelevisive.
All'interno della SSR come sono ripartiti i proventi del canone tra le diverse regioni linguistiche?
La legge esige dalla SSR la fornitura di programmi radiofonici e televisivi completi e di pari valore a tutta la popolazione nelle tre lingue ufficiali. Proporzionalmente al numero di abitanti, il 73 per cento dei proventi del canone proviene dalla Svizzera tedesca, il 23 per cento dalla Svizzera romanda, il 4 per cento da quella italiana e lo 0,5 per cento da quella romancia. Con una perequazione finanziaria interna, la SSR permette la realizzazione di offerte equivalenti in tutte le regioni linguistiche. Rispetto al numero di abitanti, la RTS, la RSI e la RTR ricevono quindi quote sovraproporzionali di proventi del canone e della pubblicità: in questo modo la Svizzera francese beneficia del 33 per cento delle risorse, quella di lingua italiana del 22 per cento e quella romancia del 2 per cento. Ciò consente di produrre nelle regioni linguistiche più piccole programmi che possono competere con quelli dei Paesi limitrofi nei quali si parla la stessa lingua.
Come si presenterebbe l'offerta radiotelevisiva senza il canone?
L'iniziativa chiede un finanziamento della radio e televisione puramente commerciale. In un Paese di piccole dimensioni con quattro lingue nazionali come la Svizzera, buona parte dell'offerta attuale non può essere finanziata esclusivamente attraverso il mercato. L'accettazione dell'iniziativa comporterebbe pertanto una riduzione massiccia dell'offerta: numerosi servizi dalla Svizzera e su di essa non esisterebbero più. Ne risentirebbero tutti i settori, compresa l'offerta informativa della SSR, visto che gli introiti di tipo commerciale coprono soltanto il 21,1 per cento dei costi. La produzione del «Tagesschau» della SRF ad esempio costa circa 63 000 franchi al giorno per cinque edizioni, «Il Telegiornale» della RSI circa 32 000 franchi al giorno per 3 edizioni.
Verrebbero a mancare anche i contributi della SSR alla cultura svizzera. Ottengono infatti un sostegno anche festival cinematografici come il Festival del Film di Locarno, Visions du Réel a Nyon o le Giornate cinematografiche di Soletta. La SSR devolve ogni anno 2,9 milioni di franchi a tale scopo. Inoltre, ogni anno la SSR assegna all'industria audiovisiva svizzera indipendente mandati per un valore approssimativo di 100 milioni di franchi per consentire la produzione di film sulla Svizzera (come «Gottardo»). Viene anche promossa la produzione musicale nazionale garantendo, ad esempio, la trasmissione di una certa quota di musica svizzera sui canali radiofonici della SSR.
Alla SSR e alle TV regionali verrebbero inoltre a mancare le risorse per rendere le trasmissioni fruibili da persone affette da disabilità sensoriali (sottotitoli, lingua dei segni). Oggi la SSR sottotitola già oltre la metà del tempo d'antenna, ossia 30 000 ore. Sono sottotitolate tutte le trasmissioni televisive sui primi canali diffuse tra le 19.00 e le 22.00 (fascia oraria di maggiore ascolto), oltre alle trasmissioni in diretta il fine settimana a partire dal primo pomeriggio. Le televisioni regionali sottotitolano le proprie trasmissioni informative. In aggiunta la SSR offre una descrizione audio dei contenuti (il film viene descritto a voce) e una traduzione in lingua dei segni. È irrealistico pensare che gli attori privati possano offrire questo tipo di servizi senza il sostegno del canone.
Anche in ambito sportivo si assisterebbe a una riduzione dell'offerta. Oggi la SSR copre, con i suoi servizi, più di 60 discipline sportive. Per le offerte sportive spende circa 210 milioni di franchi l'anno (2016). Produce inoltre la trasmissione di grandi manifestazioni come i mondiali di sci, seguite da un folto pubblico. Persino trasmissioni di questo tipo non sono finanziabili soltanto con la pubblicità e le sponsorizzazioni. La trasmissione dei mondiali di sci 2017 a S. Moritz, ad esempio, è stata finanziata per il 91 per cento mediante proventi del canone.
Quale impatto avrebbe sulle minoranze linguistiche e le regioni periferiche il passaggio ad un sistema puramente commerciale?
Oggi la SSR è tenuta a garantire un'offerta radiotelevisiva variegata ed equivalente in tutte le lingue ufficiali e offrire alla Svizzera romancia alcune trasmissioni televisive e almeno un programma radiofonico. Se l'iniziativa venisse accettata, questo mandato verrebbe meno. Di conseguenza, la pluralità dell'offerta mediatica ne risentirebbe fortemente poiché grazie a un sistema di perequazione finanziaria interna la SSR sostiene oggi, con proventi realizzati nella Svizzera tedesca, programmi destinati alla Svizzera italiana, romanda e romancia. Ma anche nella Svizzera tedesca l’offerta verrebbe drasticamente ridotta.
Le regioni periferiche sarebbero anch'esse fortemente colpite da una riduzione dell'offerta. Più è piccolo il bacino d'utenza, maggiore è la difficoltà per le radio locali e TV regionali nel finanziarsi soltanto con introiti di tipo commerciale. Il loro pubblico e i loro introiti pubblicitari non bastano infatti a coprire gli elevati costi fissi di produzione delle trasmissioni.
In caso di accettazione dell'iniziativa, i Cantoni potrebbero intervenire per garantire nonostante tutto un'ampia offerta radiotelevisiva?
No. La legislazione sulla radiotelevisione nonché su altre forme di telediffusione pubblica è di competenza della Confederazione, non dei Cantoni. L'iniziativa non modifica tale disposizione costituzionale. Anche in caso di accettazione dell'iniziativa la competenza in materia di legislazione rimarrebbe integralmente alla Confederazione. Comunque sia, considerati i numerosi programmi di risparmio dei Cantoni, la questione riguardante se e come questi ultimi potrebbero procurarsi i fondi necessari per il finanziamento rimane aperta. Un finanziamento della radio e televisione comparabile a quello odierno entrerebbe infatti in considerazione dal punto di vista giuridico soltanto se la Confederazione affidasse ai Cantoni la competenza in materia di regolamentazione. La decisione spetterebbe al Parlamento e dovrebbe essere sancita a livello di legge federale. Contro tale decisione potrebbe essere indetto un referendum. In una fase successiva, inoltre, nel diritto cantonale dovrebbero essere sancite basi giuridiche sufficienti a consentire un sostegno finanziario delle emittenti radiotelevisive. Le sovvenzioni alle emittenti accordate su tale base sarebbero inoltre soggette a referendum cantonali (p. es. referendum finanziario). La procedura per rendere possibile un sostegno cantonale sarebbe pertanto particolarmente lunga e incerta. Concretamente quindi, un passaggio immediato dal sistema attuale del canone a un nuovo modello di finanziamento da parte dei Cantoni non sarebbe possibile.
Tali pretese mostrano, infine, quanto sia irrealistico pensare di finanziare radio e televisione esclusivamente con introiti commerciali, soprattutto per le regioni periferiche e le minoranze linguistiche.
Quali ripercussioni avrebbe sulla società il passaggio a un finanziamento puramente commerciale della radiotelevisione?
L'iniziativa indebolisce la pluralità dei media. La SSR e le radio locali e TV regionali che beneficiano di proventi del canone offrono al pubblico di tutte le regioni linguistiche un'ampia gamma di trasmissioni e danno spazio alle varie opinioni. Senza il canone, questa offerta verrebbe drasticamente ridotta. In un Paese a democrazia diretta come la Svizzera un'informazione pluralistica ed equivalente in tutte le regioni è però essenziale per la formazione delle opinioni; è un servizio prestato ai cittadini e un riferimento utile.
Se l'iniziativa venisse accettata e si passasse a un sistema di finanziamento puramente commerciale, il grado di dipendenza da finanziatori privati e gruppi imprenditoriali esteri aumenterebbe, e con esso il pericolo di reportage non oggettivi e dettati da interessi specifici.
Quali ripercussioni avrebbe sull'economia pubblicitaria un modello di finanziamento puramente commerciale?
I canali televisivi della SSR sono un'importante piattaforma pubblicitaria, perché gli spot trasmessi raggiungono un vasto pubblico. Un'accettazione dell'iniziativa avrebbe quindi ripercussioni anche sulla pubblicità. Se con la riduzione dell'offerta diminuisce l'audience, è lecito supporre che gli introiti pubblicitari tenderanno ancora di più a defluire all'estero (finestre pubblicitarie e piattaforme online). Attualmente più del 40 per cento della cifra d'affari pubblicitaria netta nel settore della televisione è realizzata dalla SSR. Le emittenti private svizzere totalizzano circa l'11 per cento. Già oggi più del 40 per cento è realizzato dalle finestre pubblicitarie private estere. Dedotte le provvigioni per gli intermediari locali e la rimunerazione per la diffusione in Svizzera, il guadagno proveniente dalle finestre pubblicitarie affluisce principalmente nelle casse delle emittenti estere, venendo così in gran parte sottratto al mercato indigeno. Al momento in Svizzera sono diffuse più di 30 finestre pubblicitarie da emittenti dei Paesi limitrofi, la maggior parte di queste proviene dalle emittenti private tedesche.
Quali sarebbero le ripercussioni per il settore mediatico svizzero?
I programmi radiotelevisivi finanziati mediante i proventi del canone dovrebbero essere ridotti o interrotti per ragioni economiche, a meno che non riescano a trovare nuove fonti finanziarie. Nella Svizzera italiana o romancia mancherebbe il potenziale economico per lanciare un programma televisivo completo finanziato dalla pubblicità. Nella Svizzera tedesca e forse anche francese la situazione potrebbe risultare migliore. Tuttavia, anche se singole parti del programma potessero essere mantenute, assumerebbero un carattere totalmente diverso da quello odierno: senza canone non vi sarebbe alcun mandato di prestazioni che le obbligherebbe a proporre trasmissioni informative oggettive ed equilibrate e nemmeno ad offrire prestazioni a livello culturale o formativo. Un sistema puramente commerciale avrebbe inoltre ripercussioni anche sul settore pubblicitario (v. sopra).
Infine, il personale sarebbe fortemente colpito dalla riduzione dell'offerta: la SSR, le 21 radio locali e le 13 TV regionali con un mandato di servizio pubblico che beneficiano dei proventi del canone offrono in tutto il Paese circa 6800 posti di lavoro.
Sarebbe ancora possibile assicurare l'informazione della popolazione in situazioni di crisi?
In caso di accettazione dell'iniziativa, probabilmente non sarebbe più possibile garantire la funzione delle emittenti radiofoniche della SSR e dei loro giornalisti e tecnici specializzati nella diffusione di informazioni in situazioni di crisi e di conflitto.
Oggi la SSR è tenuta a fornire prestazioni in situazioni eccezionali e di crisi. Deve prendere i necessari provvedimenti organizzativi e tecnici per poter adempiere al suo mandato di prestazioni radiofonico per quanto possibile anche in tali situazioni. Ciò presuppone ad esempio la creazione di condizioni a livello di diritto del lavoro affinché il personale necessario a questo scopo possa essere formato e impiegato. Inoltre, l'infrastruttura della SSR deve consentire di affrontare anche situazioni di crisi (p. es. alimentazione energetica autonoma). I dettagli di quest'obbligo di prestazioni, la collaborazione con i servizi federali competenti e con altre emittenti radiofoniche nonché un eventuale indennizzo da parte della Confederazione sono disciplinati in un accordo sulle prestazioni con la Cancelleria federale.
L'accordo sulle prestazioni garantisce che il Consiglio federale possa assicurare in qualsiasi momento l'informazione al pubblico. Qualora la SSR non dovesse più essere in grado di creare o diffondere programmi, giornalisti e tecnici della SSR produrrebbero sotto la responsabilità della Confederazione un programma radiofonico d'emergenza in tre lingue diffuso attraverso la rete radio d'emergenza della Confederazione, Radio IBBK («Informazione via radio della popolazione da parte della Confederazione in situazioni di crisi»).
Chi riscuote oggi il canone di ricezione radiotelevisiva?
Il canone è oggi riscosso da Billag SA, come indica il nome dell'iniziativa. Insieme al passaggio a un canone generale approvato in votazione popolare nel 2015, nel 2019 cambierà anche l'organo di riscossione: per le imprese il compito sarà affidato all'Amministrazione federale delle contribuzioni, mentre al posto di Billag SA sarà Serafe SA a riscuotere il canone per le economie domestiche.
No. È vero che nella prima fase dopo la sua introduzione il canone di ricezione radiotelevisivo è aumentato. Ciò è avvenuto da un lato a causa del rincaro e dall'altro poiché una parte considerevole degli incassi aggiuntivi è servita ad esempio, come deciso dal Parlamento, per sostenere con i proventi del canone anche le emittenti radiotelevisive locali con mandato di servizio pubblico (1995/2014) e per esonerare dal canone le persone che dipendono dalle prestazioni complementari (2001).
Negli ultimi 20 anni il canone non ha più subito un aumento reale.
Con il passaggio dal canone di ricezione legato al possesso di un apparecchio al canone generale, approvato in votazione popolare nel 2015, dal 2019 l'onere a carico delle economie domestiche scenderà ulteriormente: da 451 passerà infatti a 365 franchi l'anno. Le imprese verseranno un canone calcolato in funzione della cifra d'affari. Quelle con una cifra d'affari inferiore a 500 000 franchi, ovvero circa i 3/4 del loro numero totale, non pagheranno nulla.
Evoluzione dell'importo del canone radiotelevisivo 1987-2019, in franchi
Evoluzione dell'importo del canone radiotelevisivo 1987-2019, in franchi
Come si presenta la situazione in merito all'onere a carico delle imprese?
La radio e la televisione informano su argomenti d'attualità e nuovi prodotti, analizzano argomenti economici e propongono interessanti piattaforme pubblicitarie sia a livello regionale che nazionale; da ciò trae vantaggio l'economia. Per questo motivo già da tempo anche le imprese devono partecipare al finanziamento, salvo se non dispongono di un tradizionale apparecchio di ricezione e, in una direttiva, hanno vietato ai propri impiegati la ricezione via Internet. In molti alberghi, ma anche dal parrucchiere o nei negozi, spesso in sottofondo si fa sentire la radio ai clienti e anche in viaggio molti dipendenti la ascoltano nell'automobile di servizio. L'onere generato dal canone radiotelevisivo è sostenibile per le imprese: considerato che devono versarlo soltanto a partire da una cifra d'affari superiore ai 500 000 franchi l'anno, la maggior parte di esse, ossia i tre quarti, non deve pagarlo! Le più piccole imprese soggette al pagamento del canone possono inoltre esigerne il rimborso se l'anno precedente non hanno conseguito alcun profitto o soltanto un profitto esiguo. Nel 2015 l'elettorato svizzero ha approvato il canone radiotelevisivo per le economie domestiche e quello per le imprese.
Cosa ne sarebbe dell'indipendenza di radio e televisione?
L'attività delle emittenti radiotelevisive svizzere si basa sulle disposizioni della Costituzione federale, della legge sulla radiotelevisione e delle relative ordinanze. Tutte le emittenti dispongono di completa indipendenza e autonomia nella concezione dei programmi (art. 93 cpv. 3 Cost.). Possono e devono criticare anche le autorità statali.
Le autorità (p. es. il Consiglio federale) non possono impartire alle emittenti nessuna direttiva in merito ai contenuti. L'unica eccezione concerne gli obblighi legali di diffusione, che riguardano unicamente i comunicati urgenti della polizia o i comunicati d'allarme ufficiali e simili. Non possono né intervenire nel caso non approvino il resoconto fornito, né sanzionare le emittenti per eventuali errori giornalistici. In Svizzera la vigilanza sui contenuti redazionali è esercitata da un ente indipendente dallo Stato. Per ricorsi in materia di programmi il pubblico può rivolgersi a un'istanza che, analogamente ai tribunali, è indipendente dal Governo, dall'Amministrazione e dal Parlamento, ossia l'Autorità indipendente di ricorso in materia radiotelevisiva (AIRR). Il testo dell'iniziativa abroga questa frase.
La SSR è un’associazione privata, autonoma sotto il profilo organizzativo. Chiunque può diventarne membro. Il Consiglio federale elegge due dei nove membri del Consiglio d'amministrazione della SSR. Essi non sono vincolati alle istruzioni del Consiglio federale. Nemmeno il Consiglio d'amministrazione può impartire istruzioni in merito al palinsesto.
È vero che come sostengono i promotori dell'iniziativa è stata finora rifiutata una discussione sul servizio pubblico nell'ambito dei media?
No, si tratta di insinuazioni infondate. Da anni la politica dei media è oggetto di accese discussioni tra la popolazione, in Consiglio federale e in Parlamento. Ci sono stati numerosi dibattiti in merito. Si è, ad esempio, discusso di politica dei media in relazione al rapporto sul servizio pubblico presentato dal Consiglio federale a giugno 2016. Questo rapporto fornisce una panoramica e analizza il servizio pubblico della SSR e delle emittenti radiotelevisive private con e senza partecipazione al canone. Contiene inoltre indicazioni per il suo futuro assetto. Il Consiglio nazionale e il Consiglio degli Stati ne hanno discusso per quasi cinque ore. Le Camere federali hanno dedicato anche nove ore di intensi dibattiti all'iniziativa "No Billag" e alla questione di un controprogetto. Sono giunte alla conclusione che per un piccolo Paese come la Svizzera, con le sue diverse lingue e culture, un passaggio dalla radiodiffusione pubblica a un sistema di finanziamento della radio e televisione puramente commerciale non avrebbe senso, dato che poi verrebbero prodotte solo trasmissioni finanziariamente redditizie. Questo nuoce alla pluralità dei media nel nostro Paese e svantaggia le minoranze.
Se l'iniziativa No Billag venisse respinta la politica dei media rimarrebbe invariata?
No. L'odierna legge sulla radiotelevisione (LRTV) si concentra su radio e televisione. Vista la crescente importanza del settore online, il Consiglio federale intende trasformare la LRTV in una legge sui media elettronici. Nel suo rapporto sul servizio pubblico il Consiglio federale ha inoltre sottolineato che in futuro l'offerta della SSR dovrà distinguersi ancora di più da quella delle emittenti private e che i suoi spazi pubblicitari resteranno limitati. In aggiunta, è già stato deciso che nel 2019 la quota dei proventi del canone destinata alla SSR sarà ridotta a 1,2 miliardi di franchi l'anno. Il Consiglio federale ha anche espresso le sue aspettative nei confronti delle emittenti del servizio pubblico regionali e locali: esse devono a suo avviso porre l'accento sulle notizie regionali rilevanti per la democrazia e illustrarne anche i retroscena e le correlazioni.
Cosa auspica per la radio e la televisione in Svizzera il comitato d'iniziativa?
Il comitato vuole che la SSR e le altre 34 emittenti concessionarie che beneficiano dei proventi del canone si finanzino in maniera autonoma. Fintanto che le loro trasmissioni sono richieste, il comitato ritiene che ciò sia possibile. La SSR potrebbe conseguire introiti, oltre che con la pubblicità, ad esempio mediante la vendita di abbonamenti televisivi. Il comitato parte dal presupposto che le imprese creative offrirebbero prodotti adeguati, e ritiene che laddove vi è una domanda nascerebbero delle offerte. Il paesaggio mediatico elvetico offre un'ampia gamma di emittenti radiotelevisive private regionali nonché televisioni gratuite svizzere ed estere che si finanziano mediante la pubblicità. Se l'«obbligo del canone» venisse meno, le economie domestiche disporrebbero di maggiori risorse finanziarie. Ciò sgraverebbe in particolare le famiglie e le persone con redditi modesti. Vi sarebbe inoltre una più ampia libertà di scelta.
Il Consiglio federale e il Parlamento giungono invece a conclusioni diverse: in un Paese di piccole dimensioni e plurilingue come la Svizzera, buona parte dell'attuale offerta non può finanziarsi esclusivamente sul mercato. Se l'iniziativa venisse accettata molti reportage dalla e sulla Svizzera scomparirebbero. Più è piccolo il mercato, tanto più pesanti sarebbero le ripercussioni dell'iniziativa. Le regioni periferiche verrebbero tagliate fuori, poiché il loro pubblico e i loro introiti pubblicitari non basterebbero a coprire gli elevati costi fissi di produzione delle trasmissioni. Secondo il Consiglio federale e il Parlamento, in un Paese a democrazia diretta come la Svizzera un'informazione pluralistica ed equivalente in tutte le regioni è invece essenziale per la formazione delle opinioni. Il paesaggio mediatico deve rispecchiare le particolarità del Paese e le esigenze dei Cantoni. In una Nazione plurilingue con numerose minoranze, inoltre, anche il contributo alla formazione e allo sviluppo culturale rivestono grande importanza.
Il Consiglio federale e il Parlamento partono dal presupposto che in caso di accettazione dell'iniziativa la pluralità dei contenuti radiotelevisivi diminuirebbe fortemente, poiché numerose trasmissioni dalla e sulla Svizzera non potrebbero più essere finanziate. Inoltre, la libertà di scelta del pubblico svizzero si ridurrebbe invece di aumentare. Per numerose economie domestiche la fruizione dei media diventerebbe più cara rispetto a oggi. In effetti, pagare solo per ciò che si consuma conduce al sistema della televisione a pagamento. Laddove tali offerte avanzano, come ad esempio nel settore dello sport, i prezzi aumentano visibilmente. Ad esempio, l'offerta My Sports di upc costa 300 franchi l'anno, ed è disponibile unicamente in combinazione con un abbonamento alla rete via cavo. Quanto al pacchetto di base Teleclub Sport, per chi non è cliente di Swisscom TV il costo è di 358.80 franchi l'anno (stato dicembre 2017).
My Sports (upc) Disponibile solo in combinazione con un abbonamento alla rete via cavo
Calcio: leghe internazionali (ad es. Bundesliga tedesca); tutte le partite di hockey su ghiaccio di Lega Nazionale A, diverse partite delle squadre nazionali & NHL, KHL, ecc.; motociclismo, ecc.
CHF 300.-/anno + costi di raccordo per almeno 828.-/anno (collegamento upc 69.-/mese incl. Digidcard)
Teleclub Sport
Calcio: Super League e Challenge League e diverse leghe estere; hockey su ghiaccio: coppa svizzera e NHL, CHL, ecc.
CHF 358.80/anno (per il pacchetto base), per i clienti di Swisscom-TV: pacchetto spor-tivo gratuito; + costi di raccordo di almeno CHF 780.-/anno (65.-/mese)
Un appassionato di sport che s'interessa di calcio e hockey su ghiaccio deve concludere due abbonamenti (upc):
Costi per il collegamento upc plus My Sports: CHF 1'128.-/ anno (828.- + 300.-). A cui si aggiunge l'offerta di Teleclub più cara per i clienti della rete via cavo: 478.80 per il pacchetto di base più 118.80 per il pacchetto sportivo (597.60). Complessivamente il cliente sborserà CHF 1'725.60 (897.60 franchi per i contenuti e 828.- franchi per il collegamento).
Stato 1° dicembre 2017, le azioni limitate nel tempo non sono state considerate. Sempre l’offerta più a buon mercato (SD).