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Per discriminazione razziale si intende una disparità di trattamento di persone basata su tratti identitari essenziali ritenuti immutabili. In ambito giuridico rientrano nella discriminazione razziale anche le diffamazioni proferite in pubblico lesive della dignità umana.
«Con discriminazione razziale si può definire una forma qualificata di disparità di trattamento di persone in situazioni comparabili che ha quale scopo o conseguenza di screditare facendo leva su un tratto distintivo essenziale e connaturato all'identità della persona interessata» (Kälin Walter, Grundrechte im Kulturkonflikt, Berna 1999, pag. 87, trad.)
La discriminazione si può basare su diverse caratteristiche come il sesso, la religione/le concezioni filosofiche, menomazioni fisiche, l'età, l'orientamento sessuale, l'appartenenza etnica. La discriminazione può assumere diverse forme:
La Costituzione federale svizzera stabilisce all'articolo 8 capoverso 2 che nessuno può essere discriminato, in particolare a causa dell'origine, della razza, del sesso, dell'età, della lingua, della posizione sociale, del modo di vita, delle convinzioni religiose, filosofiche o politiche, e di menomazioni fisiche, mentali o psichiche. Nella Convenzione internazionale sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale, ratificata dalla Svizzera il 29 dicembre 1994, il divieto della discriminazione razziale (come definita ai sensi dell'articolo 1) è sancito in modo vincolante agli articoli 2 e 5. Anche nella Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, entrata in vigore il 28 novembre 1974, è sancito all'articolo 14 il divieto di discriminazione.
Inizio paginaUltima modifica: 12.12.2013