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Come mai in alcuni supermercati del Regno Unito scarseggiano le uova?
Alcuni supermercati inglesi stanno limitando il numero di uova a due scatole per cliente. È quanto si apprende da un articolo apparso sulla BBC, la quale dichiara che la ragione di questa misura è un'epidemia di influenza aviaria che sta dilagando nel Regno Unito. Ma procediamo con ordine. Non tutte le catene di supermercati sono state interessate dalla limitazione. Asda, che al contrario è una delle aziende ad aver inserito alcune misure, ha confermato che i clienti che faranno la spesa nelle sue filiali potranno acquistare solamente due scatole di uova a visita, fino a nuovo avviso. Non importa il numero di uova presenti all'interno delle confezioni: l'importante è che la quantità complessiva di scatole non sia superiore a due unità. A conferma di quanto stia avvenendo ci sono anche i dati della produzione. Nei tre mesi precedenti a settembre, nel Regno Unito sono state confezionate 2,6 miliardi di uova. Un numero che sembra elevato, ma che è in realtà inferiore del 10% rispetto alla media annuale dello stesso periodo. Ma cosa sta accadendo, di preciso?
Dopo la guerra, l'aviaria
Facciamo un passo indietro e torniamo a parlare delle cause che hanno portato alcune grandi catene a dover introdurre queste limitazioni. Come anticipato, gli allevatori di pollame del Regno Unito si sono trovati, negli ultimi tempi, ad affrontare l'aumento dei costi. Una situazione comune a tante altre realtà, da quando a febbraio la Russia ha invaso l'Ucraina. Alcuni allevatori si sono visti costretti a ridurre o a interrompere la produzione di uova, proprio a causa dei prezzi molto più alti che, tra le altre cose, interessano anche il mangime per i polli e le galline, oltre che gli imballaggi. A una situazione già critica, però, si è aggiunto qualcos'altro. Adesso, a pesare ancor di più sulle spalle degli allevatori è anche un'epidemia record di influenza aviaria. Si stima che gli allevatori nelle ultime settimane siano stati costretti ad abbattere 740.000 galline ovaiole, portando, di conseguenza, a una penuria nell'approvvigionamento di uova. Che, tuttavia, non sono nemmeno l'unico prodotto che scarseggia. Come si può immaginare, a essere stati direttamente colpiti dall'influenza sono anche polli e galline, nonché i tacchini, che ora si teme possano non essere abbastanza per le imminenti scorte natalizie.
Tra confezioni limitate e soluzioni alternative
Tuttavia, come dicevamo, nonostante la carenza di uova, non tutti i rivenditori hanno deciso di optare per la stessa soluzione. Anche se, in diversi, hanno seguito l'esempio di Asda. Secondo quanto dichiarato dal British Retail Consortium (BRC) alla BBC, ci sono altri supermercati che hanno deciso di imporre limitazioni ai propri clienti, ma il gruppo industriale ha evitato di fare nomi. In base ad altre informazioni in possesso dell'emittente britannica, tra questi rivenditori ci sarebbe anche Lidl, che avrebbe però deciso di limitare gli acquisti a tre confezioni di uova a persona. Una in più di quanto concesso dagli altri colleghi. Tuttavia, la catena europea ha deciso di non entrare nello specifico della questione, e ha prontamente rifiutato di commentare la sua decisione, una volta interpellata.
Ma tra chi mette dei limiti di acquisto e chi riesce a cavarsela senza imporre nuove misure, c'è anche qualche rivenditore che è andato alla ricerca di soluzioni alternative per sopperire alla mancanza di uova. Tra questi spicca, in particolare, Sainsbury's, la seconda catena di supermercati del Regno Unito, che per far fronte a un'eventuale penuria di uova è corsa ai ripari acquistando temporaneamente delle scorte dall'Italia, di modo da garantire la disponibilità sugli scaffali ai clienti. Dall'altra parte, invece, alcuni rivenditori hanno dichiarato di non aver riscontrato alcun problema. Tra questi ci sono Waitrose, Morrison, ma anche la famosissima Tesco, che oltre a sostenere di avere una buona diponibilità di confezioni, ha confessato di stare anche lavorando con i produttori per proteggere le forniture.
E gli allevatori?
Ma ritorniamo a parlare del problema di approvvigionamento. Secondo la BBC, ciò che complica ulteriormente la faccenda è la domanda di uova, che sembrerebbe essere in aumento. Questo perché, in un mese freddo come novembre, le persone tendono a passare più tempo tra le mura domestiche, preparando spesso e volentieri dolci. Ma non è tutto. Un altro aspetto negativo con cui devono fare i conti gli allevatori inglesi è la significativa perdita di denaro che stanno subendo non vendendo più uova. Ma perché questo sta accadendo? Scavando più in profondità nella questione, sembrerebbe infatti che l'influenza aviaria e la guerra in Ucraina non siano gli unici responsabili di questa situazione, che porta ad avere meno confezioni di uova sugli scaffali. È qui che entra in gioco l'Associazione britannica dei produttori di uova da allevamento all'aperto, che oltre ad aggiungersi al coro dei preoccupati, accende i riflettori su un altro problema. Secondo l'associazione, infatti, il prezzo pagato dai supermercati per le uova non ha tenuto affatto il passo con i costi. E il suo direttore generale, Robert Gooch, avrebbe lanciato avvertimenti già da tempo. «È da mesi che avvertiamo che il mancato pagamento degli allevatori di un prezzo che consenta loro di realizzare un profitto provocherebbe una riduzione di massa delle scorte. O, peggio ancora, un esodo dal settore. Il fatto che Sainsbury's abbia dovuto ricorrere alle scorte di uova italiane è un campanello d'allarme per tutti i rivenditori», ha dichiarato alla BBC. Inoltre, alcuni agricoltori si sono affidati ai social network per esprimere il proprio rammarico per quanto sta accadendo. Ioan Humphreys, che sul suo profilo Twitter si definisce "agricoltore di quarta generazione a tempo pieno", ha postato diversi video sul social network di Elon Musk, in cui, in un paio di minuti, denuncia la situazione. «Cosa sta succedendo... uova importate dall'Italia sui nostri scaffali. Tutto perché gli agricoltori del Regno Unito non possono permettersi di produrre uova», sostenendo però che il problema principale non sia causato dall'influenza aviaria o dalle ondate di calore estive, bensì dal prezzo equo negato agli agricoltori. Andando a confermare il problema evidenziato dall'associazione dei produttori.
La situazione, dunque, è in parte confusa. Da un lato, per alcuni supermercati, la vita quotidiana procede senza troppi intoppi. Per altri rivenditori e per alcuni allevatori, invece, la faccenda è decisamente più complessa. Specialmente per questi ultimi, che si ritrovano a dover fare i conti con dei prezzi non sostenibili. Sebbene il problema degli allevatori sembri essere stato preso marginalmente in causa, per quanto riguarda l'approvvigionamento nei supermercati alcune rassicurazioni sono invece arrivate direttamente dal British Retail Consortium, il quale ha assicurato che i rivenditori stanno facendo tutto il possibile per sostenere le loro forniture. Stando alle dichiarazioni del direttore del settore alimentare e della sostenibilità del BRC, Andrew Opie, i supermercati sono infatti esperti nella gestione di catene di approvvigionamento e si stanno impegnando per ridurre al minimo l'impatto sui clienti. Ma l'impatto sugli allevatori sembrerebbe non essere stato ancora del tutto considerato.