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Durante la riunione tenutasi il 25 agosto 2018 a Unterägeri, l’assemblea dei delegati dell’UDC si è chinata sull’iniziativa popolare denominata “il diritto svizzero anziché giudici stranieri” (o anche definita “per l’autodeterminazione”) promossa dal partito nazionale, sottoscritta da 116’428 cittadine e cittadini svizzeri e depositata il 16 agosto 2016 presso la Cancelleria federale.
Con questa iniziativa, sulla quale il popolo svizzero sarà chiamato a votare il prossimo 25 novembre 2018, l’UDC intende sancire all’art. 5 della Costituzione federale la prevalenza generale del diritto costituzionale svizzero sul diritto internazionale, togliendo così alle autorità federali la possibilità di interpretare a piacimento le decisioni popolari solo per compiacere Bruxelles.
I detrattori dell’iniziativa asseriscono che essa metterebbe in pericolo i diritti dell’uomo e che la Svizzera si troverebbe a dover denunciare oltre 600 trattati internazionali.
Queste argomentazioni sono false. La Costituzione svizzera è una delle poche Carte fondamentali nella quale i diritti dell’uomo sono elencati e tutelati in modo assoluto. Inoltre, come è possibile che si debbano rivedere ben 600 accordi internazionali? Ciò significa che le nostre autorità hanno concluso così tanti trattati in violazione al nostro diritto costituzionale?
L’iniziativa non riguarda dunque né i diritti dell’uomo, né la sicurezza del diritto.
Attualmente nella nostra Costituzione federale manca una norma chiara e definita che sancisca la superiorità della Costituzione sul diritto internazionale. Questa lacuna, negli ultimi anni, ha fatto sì che, arbitrariamente e in modo sibillino, le autorità hanno sempre trovato delle scorciatoie per non applicare la volontà popolare espressa con l’accoglimento dell’iniziativa per l’espulsione dei criminali stranieri, l’iniziativa contro l’immigrazione di massa e, a livello cantonale, pure l’iniziativa “Prima i nostri”.
L’iniziativa “per l’autodeterminazione” promossa dall’UDC, vigila a che le norme contenute nella nostra Costituzione, decise dal popolo grazie alla democrazia diretta, siano prioritarie rispetto agli accordi internazionali, allestiti da burocrati di Bruxelles e negoziati in modo pessimo dalle nostre autorità federali.
Essa salvaguarda dunque la nostra libertà di decidere e la nostra indipendenza, principi che l’assemblea dei delegati, così come il giorno precedente il comitato nazionale riunitosi a Cham, ha sostenuto all’unanimità.