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L’Unione europea ha speso 6,97 miliardi di euro “per sbaglio”, ossia a causa di errori di finanziamento. Lo conferma l’audit sul bilancio 2013 della Corte dei conti europea, reso pubblico mercoledì 5 novembre.
Una cifra enorme, in un momento in cui Bruxelles chiede a tutti gli Stati della Zona euro di controllare le spese pubbliche.
La somma, che non sarebbe mai dovuta uscire dalle casse dell’UE, rappresenta il 4,7 % del bilancio europeo totale.
Uno spreco che rischia di suscitare malumori in paesi come la Francia o l’Italia, i cui governi di recente sono stati criticati da Bruxelles per il mancato rispetto delle previsioni di bilancio.
L’audit offre anche spunto di polemica al governo inglese, il quale rifiuta di pagare due miliardi di euro, come chiesto da Bruxelles, per chiudere il preventivo 2015.
Un audit che non giunge nel momento migliore, anche se la cifra delle spese europee “per sbaglio” è inferiore a quella del 2012.
La maggior parte degli errori di finanziamento riguarda il sostegno a progetti che avrebbero dovuto ridurre le disparità di sviluppo fra le diverse regioni dell’Unione europea, come le sovvenzioni per la costruzione di infrastrutture. Lo sviluppo rurale è un altro settore dove sono state fatte grandi spese inutili.
Alcuni esempi di questi errori di finanziamento riportati dall’audit della Corte dei conti europea :
Nel 2013 l’UE aveva finanziato, nella misura del 75%, l’acquisto da parte della Spagna di 4 elicotteri, la cui missione sarebbe dovuta essere la sorveglianza delle frontiere sud del paese, per prevenire l’entrata di clandestini in Europa.
Secondo la Corte dei conti europea, Bruxelles non avrebbe dovuto concedere il finanziamento. In effetti la Spagna aveva affermato che il 75% dell’attività di questi apparecchi consisterebbe nel sorvegliare le frontiere. In realtà le sorvegliavano solo nella misura del 25%. Dunque l’UE avrebbe dovuto concedere un finanziamento assai inferiore.
Bruxelles aveva finanziato l’attività di un agricoltore in Sardegna, ponendogli la condizione di non usare pesticidi nelle sue coltivazioni di carciofi. Un impegno che, dopo aver ricevuto i fondi europei, l’agricoltore non aveva mantenuto.
I fondi europei erano stati concessi in Germania, Francia, Romania, Polonia, Irlanda e Grecia per la preservazione di enormi praterie. Dopo essersi recati sul posto, gli ispettori della Corte dei conti si erano resi conto che queste “vaste superfici ricoperte di erba” non esistevano. I fondi erano stati incassati ma le zone in questione erano boschi o superfici parzialmente ricoperti da piante.
Nel 2013 l’UE aveva deciso di sostenere un’azienda slovena che si era presentata come un’entità di piccole dimensioni attiva nella ricerca e sviluppo del settore automobilistico. In realtà l’azienda era detenuta da grandi società del settore e esercitava le sue attività esclusivamente per conto loro. Una specie di filiale comune di ricerca per diverse grandi aziende che sicuramente non avevano bisogno dei fondi europei.
(Fonte: France24.com)