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ZURIGO - La Svizzera non ha aiutato a sufficienza UBS nella vertenza miliardaria in Francia: lo sostiene il presidente della direzione Sergio Ermotti, che in un'intervista al Blick difende la strategia della banca. E respinge anche le critiche al suo stipendio stratosferico.
All'intervistatore che gli chiede se non si senta abbandonato dalla Svizzera, nella vicenda francese, il manager ticinese risponde: «Sì, un po' sì». Per poi aggiungere. «Sapete, ci sono due cose che mi danno fastidio. In primo luogo non può essere che un ministro delle finanze francese durante l'inchiesta auspichi pubblicamente una condanna di UBS e la Svizzera non reagisca. Immaginate cosa succederebbe se il Consiglio federale si augurasse che un'azienda fosse condannata durante un processo! In secondo luogo pochi presunti esperti si sono presi la briga di esaminare attentamente i fatti. Durante il processo di tre settimane abbiamo chiaramente presentato la nostra posizione, ma quasi nessuna di queste persone era presente alle udienze».
UBS in febbraio è stata condannata a pagare 4,5 miliardi di euro (multa di 3,7 miliardi e risarcimento danni per 800 milioni) per aver aiutato sistematicamente i clienti ad evadere il fisco, fra il 2004 e il 2011. Per Ermotti però «in tribunale non è stato dimostrato che sia stato violato il diritto europeo o francese». «La situazione dei fatti ci impedisce di dire che UBS è colpevole».
Il CEO racconta che l'istituto ha trattato con l'autorità fiscale. «Nel primissimo stadio dell'inchiesta si parlava di una somma fra 40 e 100 milioni di euro. Ma in seguito la banca francese BNP Paribas si è vista costretta a pagare negli Usa una multa di 9 miliardi di euro e una ex ministra delle finanze è stata messa sotto accusa, perché aveva sostenuto un accordo extragiudiziale. Quasi allo stesso momento i francesi hanno abbandonato il tavolo delle trattative» con UBS, conclude.
La responsabilità dei dirigenti sarà al centro dell'assemblea generale odierna. Diverse organizzazioni di consulenza degli azionisti invitano a rifiutare il discarico, vale a dire il mettere i vertici al riparo da azioni di responsabilità per quanto hanno fatto. Secondo il presidente del consiglio di amministrazione Axel Weber - intervistato in contemporanea pure dal Blick - non è escluso che il discarico non ottenga il necessario 50% dei voti.
Weber si è espresso anche sul compenso ricevuto nel 2018 da Ermotti, che con 14 milioni è stato il manager più pagato della Svizzera (ha guadagnato quanto uno svizzero medio incassa in 181 anni e un ticinese in 211). «UBS è una banca globale con radici elvetiche: questo vuol dire che non possiamo solo tenere conto dei salari in Svizzera, ci troviamo con altri istituti globali in concorrenza per i talenti», argomenta l'ex numero uno della Bundesbank.
Secondo Weber UBS è nel gruppo di punta delle banche europee. «E siamo alla pari con le banche statunitensi su alcuni dati chiave, come il rendimento del capitale». L'anno scorso l'azienda ha versato 3,1 miliardi in bonus e 3,4 miliardi agli azionisti: «Per la prima volta da quando Sergio e io guidiamo la banca gli azionisti hanno ricevuto di più dei dipendenti attraverso le componenti variabili». I dividendi sono saliti, mentre le gratifiche - nonostante risultati migliori - sono scesi.
Anche Ermotti si è espresso sul suo stipendio. «Accetto il fatto che alcuni per principio siano contrari a tali somme. Questo è okay. Ma ci sono anche molte altre ragioni per cui le persone sono critiche. Non voglio entrare nei dettagli e assumere il ruolo di psicologo. Ma alcuni non sono realmente informati o distorcono i fatti».
Weber: «Il processo è stato inevitabile» - Il processo subito da UBS in Francia per aiuto all'evasione fiscale è stato inevitabile, perché non è stato possibile trovare un accordo extragiudiziale a condizioni accettabili: lo ha detto il presidente del consiglio di amministrazione Axel Weber all'assemblea generale degli azionisti.
La riunione - uno degli appuntamenti tradizionalmente più significativi dell'anno economico elvetico - si è aperta oggi alle 10.30 a Basilea. In primo piano vi è proprio il tema del processo in Francia, costato a UBS - in prima istanza - una condanna al pagamento di 4,5 miliardi di euro.
«Anche nell'interesse degli azionisti, non abbiamo avuto altra scelta che seguire la via giudiziaria», ha sostenuto Weber. Come noto due importanti istituzioni di consulenza agli azionisti, Ethos e ISS, raccomandano di non dare il discarico alla dirigenza. Una terza, Glass Lewis, è per l'astensione.
A far discutere in secondo luogo sarà come sempre il tema dei compensi. A questo proposito Weber ha detto che il modello retributivo di UBS spinge i dipendenti a fare gli interessi dell'azienda.
L'ex presidente della Bundesbank ha detto peraltro di prendere seriamente in considerazione il problema del corso dell'azione, che l'anno scorso - nonostante un miglioramento dei risultati - è crollato del 32%. L'istituto non è rimasto inattivo, sono state riacquistate azioni per 750 milioni, ha detto Weber.