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LONDRA / BELFAST - Lo "sbarco" della cosiddetta variante brasiliana del coronavirus nel Regno Unito sta tenendo in apprensione le autorità sanitarie nazionali, alla ricerca di uno dei sei casi confermati, "sfuggito" tra le maglie dei rigidi protocolli britannici.
Se da un lato le caratteristiche, che sono ancora oggetto di approfondimento da parte della comunità scientifica, della mutazione codificata con P.1 - una più alta trasmissibilità, la capacità di aggirare le difese immunitarie derivanti da infezioni precedenti e una resistenza più elevata ai vaccini attualmente disponibili - sono considerate un potenziale rischio, dall'altro c'è chi ritiene difficile che la variante possa diffondersi (e imporsi nel Paese) con lo stesso passo di quella "inglese".
«Non accadrà quello che è avvenuto con la B.1.1.7»
È di questo parere il dottor Conall McCaughey, virologo del Belfast Health and Social Care Trust. «Credo che nessuna di queste nuove varianti - quella brasiliana e quella sudafricana - prenderanno il volo come è accaduto per la B.1.1.7», quella inglese rilevata per la prima volta nel Kent nella seconda metà del 2020, ha detto all'Irish News.
Secondo l'esperto, la variante brasiliana non sarà quindi in grado di soppiantare nel Regno Unito quello che è attualmente il ceppo dominante del virus.
«Non credo che avverrà qualcosa di grave come quello che è invece accaduto con la variante inglese. Da metà dicembre a oggi», ha ricordato McCaughey, «è passata dall'essere poco comune a essere la variante principale, ora responsabile di oltre tre quarti dei contagi».