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Tra le raccomandazioni, il Gruppo di lavoro chiede di indagare su tutti i decessi avvenuti in detenzione o nei centri di accoglienza per richiedenti l'asilo. Gli esperti chiedono inoltre meccanismi di denuncia e di indagine indipendenti per le vittime e ritengono che la futura istituzione nazionale per i diritti umani dovrebbe essere in grado di ricevere accuse, ma questa possibilità non è stata prevista dal Parlamento federale.
Un'altra richiesta è stata quella di dotare gli agenti di polizia di telecamere, le cui immagini dovrebbero essere rese pubbliche. Devono essere istituiti ombudsman a livello federale e cantonale ed è necessario approvare una legge contro il profiling razziale, insistono gli esperti. Le autorità politiche, infine, devono riconoscere il "razzismo sistemico" in Svizzera.
Da parte sua, l'ambasciatore svizzero all'ONU Jürg Lauber, se critica il fatto che le conclusioni del rapporto si basano su pochi casi individuali (come la situazione riguardante il detenuto Brian o l'uccisione di una persona di colore a Morges l'anno scorso) concede il fatto che ci sarebbe un problema di razzismo in Svizzera e promette che a breve sarà pubblicato uno studio in merito.
"Il razzismo e la discriminazione razziale, anche nei confronti delle persone di origine africana, sono problemi che devono essere affrontati con urgenza", ha Lauber al Consiglio dei diritti umani. Secondo Lauber la dimensione strutturale del razzismo, denunciata dal Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulle persone di origine africana durante la sua visita in Svizzera a gennaio, “dovrebbe essere ulteriormente approfondita”. Per questo motivo il Servizio per la lotta al razzismo della Confederazione pubblicherà uno studio nelle prossime settimane, ha aggiunto l'ambasciatore.