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A cura di Gavino Manca.
Formato 12.5x21, 184 pp.
Gabriel Bonnot de Mably (1709-1785) cede in fama al fratello Condillac ma fu figura di spicco nella diplomazia francese del Settecento e scrittore di acuta sensibilità dei problemi del diritto e della politica, quali si presentano ancora oggi all'esame degli studiosi e sullo scenario internazionale. Nel "Droit politique de l'Europe" e nei "Principes de négotiation" illustrò le basi etiche dei rapporti fra le nazioni; uguale interesse ispirò il "De la législation" e i "Principes de morale".
Opera anche letterariamente più affabile, i suoi "Entretiens de Phocion" (1763) propongono in gradevole lettura, con un'invenzione letteraria non sconosciuta al suo tempo e con un immaginario ritorno all'antica Grecia e ai suoi saggi, un nobile scenario ai rapporti sociali, non senza un'originale moderna attenzione ai temi economici: però con un profondo senso morale. Perché - dice Mably - se le leggi vanno regolate dalla ragione, però gli uomini per vivere bene loro stessi e con gli altri devono altresì praticare la virtù.
Scritto di bellezza anche formale, degno dei grandi letterati d'un tempo, i "Dialoghi di Focione" hanno dunque una loro durevole e provocatoria attualità, un posto fra le più magnanime utopie, fra i moniti più seri e fra le doverose asserzioni dei più elevati princìpi: "Vi è - così Salvatore Veca sintetizza il pensiero di Mably - una priorità della società sulla politica"; e Gavino Manca sottolinea: "Questo testo quasi dimenticato del Settecento è un piccolo capolavoro che occorrerebbe recuperare compiutamente, anche per la particolare attualità della sua ricerca".