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Scaduto il periodo di transizione di 120 giorni, l'embargo contro il carbone russo decretato in aprile dall'Unione Europea, sulla scorta dell'invasione dell'Ucraina, è entrato in vigore alla mezzanotte di mercoledì, sullo sfondo di preoccupazioni crescenti per l'approvvigionamento energetico. Solo i contratti conclusi prima del 9 aprile hanno potuto essere onorati nel corso degli ultimi quattro mesi.
Si tratta della prima sanzione che i Ventisette avevano adottato nei confronti delle forniture energetiche russe, prima di quella progressiva sugli acquisti di petrolio entro fine anno.
L'anno scorso l'UE ha comprato il 45% del suo carbone in Russia, per un valore di 4 miliardi di euro, anche perché a fronte di una riduzione del consumo di questa fonte fossile particolarmente inquinante (sceso di due terzi fra il 1990 e il 2020), l'Europa ha chiuso nel frattempo numerose miniere, aumentando la sua dipendenza dalle importazioni, che per quanto riguarda il carbon fossile russo sono passate nel medesimo lasso di tempo da 8 a 43 milioni di tonnellate.
Di fronte alla penuria di gas, inoltre, diversi Paesi membri hanno accresciuto il ricorso alle centrali a carbone per produrre elettricità negli ultimi mesi. È il caso di Italia, Austria, Paesi Bassi e soprattutto Germania, dove la quantità corrente di questa provenienza è salita del 20% in 5 mesi e si è passati dal carbon fossile alla lignite.
L'embargo che ora diviene totale spinge gli europei ad approvvigionarsi altrove: gli Stati Uniti hanno portato la loro quota al 17,5% nel primo semestre, ma ci sono anche Australia, Sudafrica e Indonesia. Se nel caso tedesco l'orientamento verso altri mercati sembra riuscito, la virata pesa invece sulla Polonia, che pur essendo il Paese produttore dominante fra i Ventisette è un'importatrice netta. Il Governo ha vietato l'acquisto in Russia già da metà aprile, ma ha dovuto intervenire per contrastare penuria e aumento dei prezzi: la tonnellata vale ora quattro volte di più di un anno fa e crescono le preoccupazioni per le forniture necessarie a superare l'inverno.
Per quanto riguarda l'impatto sull'economia russa, invece, l'effetto è molto più limitato rispetto alle restrizioni sul petrolio, non solo per le cifre in gioco ma anche perché il principale acquirente di Mosca è l'India, che continua a comprare come e più di prima (+70% fra giugno e luglio).