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Le zecche possono essere infette da parecchie specie di microbi e quindi trasmettere varie malattie.
Le due malattie più importanti sono la borreliosi (malattia di Lyme) e la meningoencefalite da zecche, conosciuta anche sotto il nome di meningoencefalite verno-estiva (in tedesco FSME) che fa riferimento alle stagioni primavera-estate durante le quali questa malattia infierisce maggiormente. Il rischio di contrarre queste due malattie può essere diminuito proteggendosi dalle zecche (vestiti, repellenti, ecc).
La borreliosi è causata da un batterio, ed è dunque possibile curarla con un trattamento a base di antibiotici.
La meningoencefalite invece, è un’infezione virale per la quale non esiste nessun trattamento specifico. L'unica protezione realmente efficace contro la meningoencefalite da zecche (FSME) consiste quindi nella vaccinazione.
Le zecche infette dal virus FSME sono essenzialmente presenti al Nord-Est della Svizzera, ma anche in altre regioni, tra le quali la Svizzera Romanda. Circa l'1% delle zecche sono portatrici del virus e quindi potenzialmente contagiose.
Attualmente, il rischio di meningoencefalite in queste regioni è dunque elevato.
Spesso, l’infezione, contratta dopo la morsicatura di una zecca infetta, non causa sintomi. Ma in una minoranza di persone, sintomi influenzali (febbre, dolori agli arti) possono apparire tra 2 e 28 giorni seguenti la morsicatura. Questi sintomi scompaiono dopo qualche giorno, dopodiché la persona rimarrà immunizzata e quindi protetta per tutta la vita.
Ma 5 fino al 15% delle persone ammalate, 4-6 giorni più tardi, sviluppano una meningite, la quale può estendersi insidiosamente fino al cervello provocando una meningoencefalite.
Tra i sintomi si riconosce la rigidità della nuca, una confusione mentale e delle paralisi. Stanchezza, problemi di concentrazione, di memoria, del sonno e vertigini possono perdurare per settimane o addirittura per mesi; scompaiono generalmente nella maggior parte dei casi.
Le forme più gravi della malattia possono provocare dei postumi permanenti. Il decesso avviene nell’1% dei casi, soprattutto nei pazienti anziani.
Di regola, i bambini sono meno frequentemente e meno gravemente ammalati rispetto agli adulti.