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BERNA - Alcune persone che si sono fatte vaccinare contro il Covid-19 - meno dell'1% - presentano a una settimana dall'iniezione un arrossamento cutaneo ben delimitato e gonfiore al braccio dove è stato iniettato il siero. In alcuni casi sono presenti anche dolori e/o prurito. Lo indica l'Istituto svizzero per gli agenti terapeutici (Swissmedic) precisando che queste reazioni ritardate, che concernono in particolare il preparato di Moderna, migliorano dopo pochi giorni senza ricorrere a provvedimento alcuno.
In una nota, Swissmedic afferma che durante lo studio di omologazione del vaccino anti-Covid-19 di Moderna queste reazioni sono state osservate nello 0,8% delle persone vaccinate dopo la prima dose e nello 0,2% dopo la seconda. Al momento sono dunque classificate come "occasionali" (ossia con frequenza maggiore di 1 su 1000 ma minore di 1 su 100). Negli Stati Uniti la stampa le ha definite "Covid-Arm" ("braccio da Covid").
Secondo i primi risultati si tratta di una reazione temporanea in relazione alla struttura del sistema immunitario dell'organismo, che non è dannosa per la salute e scompare di nuovo dopo pochi giorni. Nel casi più gravi, precisa Swissmedic, "può essere preso in considerazione un trattamento con analgesici o antistaminici".
L'intervallo di tempo tra somministrazione del vaccino e comparsa della reazione - una settimana circa - corrisponde alla prima apparizione di anticorpi e cellule immunitarie indotti dall'immunizzazione. L'esatto meccanismo di queste reazioni tardive non è noto.
Da notare anche che in base ad alcune notifiche inoltrate a Swissmedic emerge che persone con reazioni sono state trattate con antibiotico perché si è sospettato erroneamente che si trattasse di un'infezione cutanea batterica.
Malgrado la reazione cutanea, per Swissmedic non bisogna comunque interrompere la somministrazione della seconda iniezione, importante per una protezione vaccinale efficace: "non c'è motivo di sospendere o ritardare la somministrazione della seconda dose di vaccino nei soggetti interessati". "Alcuni autori consigliano di iniettare eventualmente la seconda dose nell'altro braccio", precisa l'Istituto svizzero per gli agenti terapeutici.