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MINNEAPOLIS - Dopo la condanna per omicidio dell'agente di polizia Derek Chauvin, restano in attesa di giudizio ancora 3 agenti delle forze dell'ordine di Minneapolis coinvolti nella morte di George Floyd.
Si tratta di J. Alexander Kueng (27 anni), Thomas Lane (38 anni), and Tou Thao (35 anni) che andranno a processo ad agosto. Nei loro confronti le accuse sono complicità nell'omicidio di secondo grado e complicità nell'omicidio colposo di Floyd.
Stando alla CNN, il tribunale potrebbe istituire anche il capo d'imputazione di omicidio di terzo grado. Tutti e tre i poliziotti, riporta la CNN, si sono dichiarati non colpevoli.
Inizialmente previsti in aula con Chauvin, in un unico processo per tutti e quattro, sono stati poi scaglionati per motivi legati alla distanza sociale e al coronavirus. Ora, la sentenza nel caso del collega (per più di un verso storica) non può che pesare come un macigno sulle loro spalle.
Un precedente che pesa - Da una parte, il processo offre un precedente importante sulla possibilità che un tribunale condanni un agente di polizia per un eccesso di violenza durante un arresto, dall'altra è impossibile che la stessa non influenzi in qualche modo i giurati (sebbene agli stessi sia stato detto di non tenerne conto).
Vero è che l'effetto sarebbe stato altrettanto forte - se non di più - in caso di esito negativo del processo a Chauvin, la cui sentenza verrà resa pubblica a giugno e non mancherà di tradursi in possibili accordi extragiudiziari e/o cambiamenti strategici da parte degli imputati e avvocati della difesa.
Il processo ai tre agenti però, confermano anche i procuratori pubblici, è molto più complesso rispetto a quello di Chauvin con una mole di elementi - superiore all'incirca del triplo - che potrebbe giocare a loro favore.
Altri elementi che potrebbero portare a sentenze meno pesanti, il fatto che due di loro (Lane e Kueng) fossero "novellini" freschi d'assunzione e ai loro primi giorni di lavoro. Lane, inoltre, avrebbe chiesto diverse volte a Chauvin di spostare sul suo lato, Floyd a terra.
Cosa è successo quel giorno - I primi a intervenire, dopo l'allarme dato dal negoziante per la banconota falsa, sono stati proprio Lane e Kueng che hanno arrestato e ammanettato il sospettato. Al momento di farlo entrare nella volante, Floyd - che era sotto effetto di sostanze - ha iniziato a opporre resistenza, andando nel panico e dichiarando: «Soffro di claustrofobia».
In aiuto dei due sono arrivati poi Chauvin e Thao, su due auto diverse - e hanno aiutato a metterlo nella posizione prona dove 9 minuti e 29 secondi dopo sarebbe morto per soffocamento.
Thao - agente dal comportamento tutt'altro che esemplare e con 6 procedimenti interni aperti nei suoi confronti - si è occupato soprattutto di lasciare spazio all'intervento, allontanando i passanti.
A "incastrarli" a portare al loro licenziamento e - in seguito - all'arresto proprio una ragazza che si trovava nei paraggi, che ha girato il video diventato virale diventato anche una delle carte vincenti in tribunale. Filmato che, verosimilmente, in tribunale ci ritornerà anche questa estate.