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Attribuire fini immanenti alla natura vivente può essere una tentazione irresistibile. Il pensiero finalistico ingenuo sembra, d’altra parte, un modo semplice per «maneggiare» il mondo e – probabilmente – in grado di fornire un vantaggio per la sopravvivenza. […]
L’analisi dei fatti e dei dati empirici, tuttavia, mostra che il pensiero finalistico attribuisce alla realtà vivente un carattere che non le è proprio. […]
Se la natura vivente non è teleologicamente rivolta al meglio e anche ciò che è prodotto dal caso ed evoluto per selezione naturale non è necessariamente il meglio (anzi con buone probabilità è subottimale), l’idea di una natura saggia è una credenza falsa sulla quale non possiamo fondare argomenti e credenze morali. Ovviamente, dall’assenza di finalismo dal mondo vivente non possiamo dedurre che qualsiasi intervento umano su di esso sia moralmente buono o indifferente. La conclusione che possiamo per ora e provvisoriamente trarre è che «lasciar fare alla natura» non è una garanzia.
Simone Pollo, La morale della natura, Laterza, 2008, pp. 72-73