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Una dichiarazione su presente e futuro della democrazia: è quanto hanno elaborato 35 giovani provenienti da tutto il mondo, tutti con una mente agile e molto impegnati, insieme a un numero equivalente di coetanei svizzeri, a Zurigo, tappa preliminare, prima di recarsi al WEF di Davos. Uno dei co-autori è Thoba Grenville-Grey, giunto dal Sudafrica, una fragile democrazia.
È il 5° incontro dei cosiddetti Young Global ShapersLink esterno (YGS), svoltosi dal 13 al 15 gennaio a Zurigo. Si tratta di un pre-vertice ufficiale per il 47° Forum economico mondiale (WEF) di Davos, che si tiene dal 17 al 20 gennaio.
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Punto forte del programma degli YGS è la partecipazione al WEF. Nel paesaggio innevato dei Grigioni, Grenville-Grey e compagni devono confrontare gli attuali leader internazionali con la loro "Dichiarazione sulla situazione attuale e il futuro della democrazia", che hanno elaborato a Zurigo. La rete degli Young Global Shapers è un'iniziativa del WEF, che ha sede in Svizzera.
Thoba Grenville-Grey è nato nel 1992 a Londra. I suoi genitori avevano lasciato il Sudafrica per motivi politici. Quando Thoba aveva quattro anni, dopo la caduta del regime dell'apartheid, la famiglia è tornata in patria.
Oggi il 24enne lavora alla Awethu Project, una società che distribuisce prestiti alle piccole e medie imprese (PMI) in Sudafrica. In tal modo si sarebbero migliorate le condizioni di vita di migliaia di persone, si legge sul suo sito internet.
Sorta di banca per lo sviluppo, Awethu ha ottenuto riconoscimenti sia a livello internazionale (della Clinton Global Initiative e della Echoing Green Foundation), sia a livello nazionale (del governo del Sudafrica e di personalità quali l'arcivescovo Desmond Tutu).
Grenville-Grey si è laureato in scienze politiche, economia e filosofia all'università della Pennsylvania (USA). Attualmente studia sviluppo internazionale presso l'università cinese di Hong Kong.
swissinfo.ch: Dove ha avuto il primo contatto con la democrazia e come è stato?
Thoba Grenville-Grey: I miei primi ricordi della democrazia sono le seconde elezioni presidenziali del 1999 in Sudafrica, quando fu eletto Thabo Mbeki. All'epoca feci la lunga coda davanti al seggio e vidi come un membro della Commissione elettorale indipendente segnava il pollice di tutti gli elettori con il colore viola, per indicare che quella persona aveva votato. Ciò impediva che qualcuno potesse votare più di una volta.
La prima cosa che allora mi colpì, però, era l'euforia e il grande sollievo delle persone che avevano potuto votare. Chiesi a mia madre perché tutti rimanevano in piedi ad attendere così tanto. Lei rispose: "Perché abbiamo aspettato questo momento a lungo!" Questa fu la mia prima esperienza con la democrazia.
swissinfo.ch: Questa esperienza l'ha segnata?
T. G.-G.: È soprattutto la vita in esilio politico che ha segnato i miei genitori e tutta la nostra famiglia. Questa esperienza mi ha portato ad investirmi per consentire ad altre persone di avere delle opportunità. Anche se non è chiaro cosa ne faranno e se vi sarà un ritorno.
Non si deve trattare necessariamente di pluralità politica, elezioni o lotta contro la povertà nel mondo, ma di usare i propri privilegi per creare possibilità e opportunità per altri.
swissinfo.ch: Ci descriva il percorso che l'ha portata come Young Global Shaper da Johannesburg a Zurigo e poi al WEF di Davos.
T. G.-G.: È emozionante e un grande privilegio essere qui. Molti vedono questo come un successo. Ma io lo vedo diversamente. Il successo dipende da quello che posso raggiungere a Davos. Voglio dare ai giovani una voce lì e cercare di garantire che le persone svantaggiate ricevano più opportunità e possibilità.
Dichiarazione di Zurigo della Global Shapers Community
La Dichiarazione sulla situazione attuale e il futuro della democrazia è rivolta ai leader mondiali che partecipano al Forum economico mondiale (WEF) di Davos 2017.
Il testo esorta ad agire in particolare per:
una maggiore trasparenza per le campagne politiche, lobbying o coinvolgimento della società civile;
il miglioramento della qualità dell'istruzione e della formazione per consentire migliori decisioni democratiche;
una comunicazione diretta tra governo e cittadini.Fine della finestrella
Al WEF di Davos, io rappresento i giovani del Sudafrica, in particolare quelli senza lavoro, e più in generale la gioventù africana. Da persona informata posso parlare ai decisori globali e dire loro dove dovrebbero concentrarsi.
swissinfo.ch: Insieme agli altri Young Global Shapers avete elaborato una dichiarazione per un mondo democratico che ora illustrate al WEF di Davos. Cosa succederà esattamente al Forum?
T. G.-G.: Il nostro obiettivo principale è di raggiungere così i decisori mondiali. A Davos incontro il presidente del Sudafrica ed i suoi consiglieri. In tale occasione desidero renderlo attento al fatto che dobbiamo approfittare della tecnologia digitale, invece di temerla. La tecnologia digitale può fare la differenza nelle persone. È particolarmente utile per informare sia il governo che i cittadini sulle opportunità che hanno.
swissinfo.ch: Lei ha incontrato personalmente due volte Nelson Mandela, uno delle più grandi personalità, non solo in Africa ma in tutto il mondo. Che impressione le ha fatto il primo presidente del nuova, democratico Sudafrica?
Global Shapers
La rete è un'iniziativa del Forum economico mondiale (WEF). Questo ogni anno seleziona potenziali futuri leader di tutti i continenti e permette loro di venire in Svizzera.
Gli Young Global Shapers (YGS) si incontrano per un simposio, che si svolge immediatamente prima del WEF.
Il clou del programma è la partecipazione al WEF di Davos.
Tema del meeting di quest'anno degli YGS a Zurigo era "la situazione attuale e il futuro della democrazia".
Vi hanno partecipato 35 giovani provenienti dall'estero e 37 dalla Svizzera.Fine della finestrella
T. G.-G.: Ero ancora molto piccolo, ma ho potuto percepire il suo carisma e il suo spirito. Certo, è quello che dicono molte persone, quando parlano dei loro bravi leader. Ma questo, per Mandela, lo posso veramente attestare.
Purtroppo, ero ancora troppo giovane per parlare con lui di questioni sostanziali. Ma posso testimoniare che quel giorno ha trasmesso una enorme cordialità ai bambini. Trasmetteva un grande calore a tutte le persone.
swissinfo.ch: Quanto è presente lo spirito di Mandela nell'odierno Sudafrica?
T. G.-G.: È una questione complessa. Direi così: quello per cui si è impegnato, ha il potenziale per essere attuato. Ma devo anche dire che non abbiamo ancora attinto pienamente al potenziale. Abbiamo molti problemi, che si acuiscono, e discussioni che non sono ancora portate a termine. Se vogliamo onorare l'eredità di Mandela, dobbiamo fare queste discussioni. In sintesi: non sono ancora arrivati al traguardo, ma abbiamo ancora un po' di tempo per attuare quello per cui egli si è impegnato.
swissinfo.ch: Qual è oggi la più grande sfida per la democrazia del Sudafrica?
T. G.-G.: L'impegno e la diligenza. Entrambi sono troppo deboli. Abbiamo un grande sistema politico e una Costituzione equilibrata. Abbiamo lanciato tendenze internazionali, per esempio, il lavoro della Commissione per la Verità e la Riconciliazione. Ma il maggior problema è che le parti interessate con la più grande influenza non si impegnano abbastanza per il nostro sistema politico e la nostra Costituzione.
Tweet relativi all'incontro zurighese dei Global Shapers:
Scrivete all'autore su Twitter: @RenatKuenziLink esterno
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(Traduzione dal tedesco: Sonia Fenazzi)