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Dopo l'approvazione dell'iniziativa popolare ticinese che chiede di inserire nella Costituzione cantonale il divieto della dissimulazione del viso nei luoghi pubblici tocca ora a Berna occuparsi della questione. La modifica costituzionale deve infatti passare al vaglio dell'Assemblea federale, che deve concedere la garanzia federale.
Ieri il Ticino, quale primo cantone svizzero, ha approvato la cosiddetta iniziativa anti burqa. Tuttavia il divieto di coprirsi il volto in pubblico verrà introdotto soltanto dopo l'approvazione delle Camere federali, che sono competenti per verificare la conformità delle costituzioni cantonali rispetto alla Costituzione federale.
Sul divieto di portare il burqa o abiti che coprono integralmente il corpo in luoghi pubblici, il Consiglio nazionale si era già espresso nel settembre 2012. In quell'occasione, la Camera del popolo aveva bocciato di misura, con 93 voti contro 87, un'iniziativa cantonale in tal senso di Argovia. Il testo era già stato respinto dal Consiglio degli Stati, con la motivazione che il burqa nella Confederazione non pone problemi e un suo divieto sarebbe una misura sproporzionata.
Secondo la commissione delle istituzioni politiche, le donne non rinuncerebbero al burqa, ma si trincererebbero semplicemente nello spazio privato. Inoltre, sempre secondo la commissione, un divieto potrebbe avere conseguenze negative sull'apprezzamento della Svizzera da parte di turisti provenienti da paesi musulmani.
Per quanto concerne i manifestanti che si coprono completamente o in parte il viso, il Consiglio nazionale aveva preferito lasciare la competenza di decidere sul da farsi ai singoli cantoni. Per la commissione, sarebbe inopportuno ledere le competenze cantonali. Ed è proprio su questo ultimo punto che potrebbe decidersi l'apprezzamento sul sì ticinese.
Il segretario della Commissione delle istituzioni politiche, Martin Graf, ha dichiarato all'ats che da un punto di vista giuridico l'iniziativa ticinese potrebbe dare il la a un dibattito interessante: occorre infatti verificare se la nuova norma vìoli o no la libertà di religione e la protezione della sfera privata.
Nel frattempo, non è escluso che venga promossa un'iniziativa analoga a quella ticinese, ma a livello federale.