Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01052.jsonl.gz/546

«... perché non permettiamo loro di lavorare»: i manifesti che hanno irritato l'opinione pubblica svizzera ad inizio novembre sono parte di una campagna di sensibilizzazione dell'Assicurazione invalidità.Questo contenuto è stato pubblicato il 06 novembre 2009 - 09:40
«I disabili devono restare a casa», «I disabili non vogliono lavorare»: frasi pubblicate a caratteri cubitali su manifesti anonimi, frasi che hanno sollevato un'ondata di proteste. E così, l'Ufficio federale delle assicurazioni sociali (UFAS) è dovuto uscire allo scoperto e spiegare prima del previsto di essere all'origine della campagna, che entra da subito nella fase successiva.
Una seconda serie di manifesti, infatti, completa le frasi della prima, dando loro un significato diverso: «I disabili devono restare a casa, perché non hanno un lavoro», «I disabili non vogliono lavorare meno degli altri».
La campagna, volutamente provocatoria, mira a combattere i pregiudizi che i disabili devono affrontare tutti i giorni. È quanto ha indicato l'UFAS nella conferenza stampa che ha indetto il 5 novembre.
Gli slogan hanno irritato una serie di organizzazioni che difendono gli interessi degli handicappati. Ma c'è anche chi li giudica in modo positivo. «Per una volta l'Assicurazione invalidità ha avuto il coraggio di prendere il toro per le corna», ha affermato Peter Wehrli del Centro per la vita autonoma. «Non vi sono altri mezzi per mettere la gente di fronte ai pregiudizi sugli handicappati».
Le frasi ad effetto rientrano in una più vasta campagna di comunicazione e informazione, volta a sostenere il reinserimento professionale degli invalidi. Per i prossimi quattro anni è previsto un budget complessivo di 6 milioni di franchi.
swissinfo.ch e agenzie
Questo articolo è stato importato automaticamente dal vecchio sito in quello nuovo. In caso di problemi nella visualizzazione, vi preghiamo di scusarci e di indicarci il problema al seguente indirizzo: <email-pii>
In conformità con gli standard di JTI
Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative