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Il "sì" alla votazione dello scorso 21 maggio sulla revisione della legge sull'energia può essere interpretato come un "sì" a favore dell'abbandono del nucleare e per la protezione dell'ambiente.
Lo indica lo studio VOTO, finanziato dalla Cancelleria federale, pubblicato oggi.
Per gli oppositori, i costi e la preoccupazione per la sicurezza dell'approvvigionamento energetico hanno invece giocato un ruolo decisivo, secondo lo studio svolto dal Centro di competenza svizzero in scienze sociali (FORS), dal Centro per la democrazia di Aarau (ZDA) e dall'istituto di sondaggio LINK.
Dopo l'incidente della centrale nucleare di Fukushima in Giappone, a marzo del 2011, l'atomo non è ben visto in Svizzera: circa i tre quarti dei votanti si è infatti espresso a favore dell'abbandono dell'energia nucleare, si spiega nella nota.
Il 78% dei 1'518 aventi diritto di voto interpellati si è dichiarato convinto della fattibilità dell'uscita dall'atomica entro il 2050, cioè nel termine fissato dalla legge sull'energia. Queste persone sostengono la revisione nella misura dei due terzi.
Diverse considerazioni ambientali, tra le quali la promozione delle energie rinnovabili, sono state determinanti per un altro terzo dei sostenitori, secondo lo studio.
Senza sorprese, la grande maggioranza della sinistra e dei Verdi ha approvato la revisione della legge sull'energia, mentre le persone vicine all'UDC l'hanno chiaramente respinta. I sostenitori dei democentristi hanno attribuito peraltro pochissima importanza allo consultazione e in pochi si sono recati alle urne.
Gli affiliati del PLR erano invece divisi in due schieramenti di dimensioni analoghe. Con un tasso di accettazione del 63%, i sostenitori del PPD e le persone che non si sentono vicine a nessun partito in particolare hanno infine affermato "in modo chiaro" di essere a favore della legge sull'energia.
Il primo pacchetto di misure della Strategia energetica 2050 è stato approvato dall'elettorato svizzero con il 58.2% di voti a favore.
SDA-ATS