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La ministra delle giustizia Karin Keller-Sutter è favorevole ad un sistema di localizzazione che allerti le vittime di violenza domstica nel caso in cui l'aggressore si avvicini violando un'ordinanza restrittiva.
Lo scorso anno 24 donne e tre uomini sono stati uccisi in Svizzera dal proprio partner e i tentati omicidi sono stati 52. Quel che non va è che simili violenze continuano a prodursi, ha detto Keller-Sutter in un'intervista ai giornali di Tamedia pubblicata oggi. La consigliera federale non ha una risposta definitiva al problema, ma non intende neppure accettare la situazione attuale.
Nel caso di ordinanza restrittiva, la ministra sarebbe favorevole a dotare la vittima di una sorta di "localizzatore" che faccia scattare automaticamente un allarme se l'aggressore si avvicina. In questo modo la vittima avrebbe il tempo di allontanarsi ed avvisare la polizia.
La responsabile del Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP) sta esaminando il modo di migliorare la presa a carico delle vittime di stupro. L'accompagnamento dovrebbe avvenire direttamente nelle procure pubbliche e la vittima avrebbe a disposizione "una persona di contatto che la seguirebbe durante l'intero procedimento penale". "Oggi l'intero processo è troppo orientato sul colpevole", ha detto Keller-Sutter.
Dal 1° luglio 2020 entrerà in vigore la Legge federale per migliorare la protezione delle vittime di violenza domestica e stalking, che prevede anche l'introduzione di bracciali elettronici per monitorare il rispetto del divieto di contatto o di un'interdizione di accedere a un'area. I cantoni però avranno tempo fino al 2022 per adeguarsi.
Il Consiglio federale non intende invece inasprire la legge sui reati sessuali, considerando come stupro atti sessuali senza esplicito consenso. In novembre è stata trasmessa a Karin Keller-Sutter una petizione firmata da 35'000 persone che chiede una revisione del "Codice penale affinché qualsiasi atto sessuale non consensuale possa essere adeguatamente punito e la legislazione svizzera sia conforme alle norme internazionali in materia di diritti umani, come la Convenzione di Istanbul".
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