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KLOSTERS - Il presidente dell'UDC Albert Rösti accusa il Consiglio federale di «nascondere (...) un avvicinamento all'Ue» nel dibattito sull'accordo quadro istituzionale tra Confederazione e Unione europea. Qualsiasi intesa del genere è «inaccettabile», ha sottolineato il consigliere nazionale bernese oggi a Klosters (GR) in occasione dell'assemblea dei delegati democentristi.
Infatti, secondo Rösti, l'idea del capo del Dipartimento federale degli affari esteri Ignazio Cassis di sottoporre eventuali vertenze giuridiche tra Berna e Bruxelles a un tribunale arbitrale sbatte contro la volontà dell'Unione di appellarsi unicamente alla propria Corte di giustizia.
Il presidente democentrista non ha dubbi: un accordo quadro significherebbe in definitiva che l'Ue potrebbe decidere a che ora e con quale carico i camion europei potranno attraversare la Svizzera, a quali condizioni i cittadini dell'Ue potranno stabilirsi nella Confederazione e accedere alle prestazioni AVS, AI, e per perdita di guadagno (IPG). L'intesa potrebbe persino conferire il diritto di cittadinanza ai sensi del diritto europeo.
Con il suo discorso Rösti ha lanciato la campagna in vista delle elezioni federali dell'autunno 2019 insistendo in particolre sui meriti dell'iniziativa popolare federale "Per un'immigrazione moderata (Iniziativa per la limitazione)". Il partito potrebbe anche sostenere un'eventuale iniziativa delle società di tiro contro una restrizione del possesso di armi a domicilio per effetto della pressione dell'Ue.
Difendere la democrazia diretta - Il consigliere federale Ueli Maurer e i suoi colleghi di partito Christoph Blocher e Adrian Amstutz davanti ai delegati dell'UDC riuniti oggi in assemblea a Klosters (GR) hanno insistito sul valore della democrazia diretta, a loro dire messa a repentaglio dalle autorità.
Per il capo del Dipartimento federale delle finanze, la democrazia diretta è «garante dell'indipendenza, della sicurezza, della prosperità e della stabilità della Svizzera».
Il responsabile della campagna elettorale in vista delle elezioni federali dell'autunno 2019, Adrian Amstutz, ha puntato il dito contro la maggioranza del Consiglio federale, del parlamento e del Tribunale federale, che pongono il diritto internazionale al di sopra di quello elvetico. Il consigliere nazionale bernese rimprovera ai tre poteri di non applicare le iniziative democentriste sull'immigrazione e sul rinvio dei criminali stranieri accolte in votazione da popolo e Cantoni.
Ha chiesto l'impegno della base del partito in vista delle elezioni federali evocando un «colpo di Stato in sordina volto ad allontanare il popolo dal potere». Al mancato rispetto della Costituzione partecipano anche i media, ha aggiunto.
Amstutz ha preso la parola dopo Christoph Blocher, di cui oggi dovrebbe essere eletto successore nella direzione dell'UDC quale responsabile della strategia. Il leader carismatico dei democentristi infatti si ritira dai vertici del partito.
Anche l'ex consigliere federale ha denunciato un «colpo di Stato» e uno «smantellamento della democrazia diretta» che deve incitare l'UDC ad «aprire gli occhi al popolo svizzero». Blocher ha fatto riferimento in particolare alla mancata applicazione dell'articolo costituzionale sull'immigrazione di massa, tacciando governo, Camere e Tribunale federali di «sindacato di furfanti».
Come nel discorso iniziale del presidente dell'UDC Albert Rösti, Blocher ha messo in guardia contro un accordo quadro istituzionale tra Svizzera e Unione europea. A suo avviso l'intesa contempla norme decise a Bruxelles, che dovranno essere applicate in Svizzera. Prima della votazione sullo Spazio economico europeo, nel 1992, la situazione politica era come quella odierna, ha deplorato.