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ZURIGO - È successo oltre San Gottardo, ma anche in Ticino: nelle scorse settimane a centinaia di individui è stata ordinata la quarantena perché si trovavano in discoteca assieme a una persona poi risultata positiva al Covid-19. E ora nei club gli avventori sono in calo, come conferma a 20 Minuten Sasa Savic, comproprietario del Face Club di Dietlikon (ZH): «Al termine del lockdown ci hanno sommersi di prenotazioni per i lounge, ma la scorsa settimana abbiamo ricevuto la disdetta da sessanta gruppi».
Il motivo? Savic ne ha parlato con alcuni frequentatori abituali: avrebbero subito pressioni dal datore di lavoro. «La gente non ha paura del coronavirus, bensì di perdere il posto di lavoro e il salario» afferma. Un capo avrebbe anche minacciato il licenziamento, se il dipendente si fosse recato in un locale frequentato da persone originarie dei Balcani.
Roger Rudolph, professore di diritto del lavoro all'Università di Zurigo, afferma: «Se il dipendente assume un comportamento negligente e gli viene attribuita la responsabilità della quarantena, difficilmente potrà difendersi da un licenziamento». Se la quarantena segue invece una serata in un ristorante, si hanno invece più possibilità di evitare l'interruzione del rapporto di lavoro.
L'Unione svizzera degli imprenditori ritiene che il dipendente si debba mostrare leale nei confronti dell'azienda, anche nel suo tempo libero. Come? Evitando situazioni a rischio come una nottata in discoteca e rispettando le accresciute norme igieniche, afferma il portavoce Fredy Greuter.
Non ci sta Leena Schmitter del sindacato Unia: «Ciò che i dipendenti fanno nel tempo libero sono soltanto affari loro». Se a qualcuno viene ordinata una quarantena a seguito di una serata in discoteca, il salario viene garantito dall'indennità di perdita di guadagno, conclude la sindacalista.