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I ministri delle finanze dell'Ue hanno deciso lunedì di formalizzare entro marzo 2001 un accordo sull'armonizzazione fiscale interna, in base a un'intesa raggiunta dall'Ecofin in febbraio. Poi si negozierà anche con i Paesi terzi, fra cui la Svizzera.
Il 27 novembre i ministri dovrebbero approvare un accordo preliminare volto a regolare la questione. Ai primi di dicembre dovrebbero poi riunirsi a Nizza i capi di Stato e di governo per negoziare l'accordo finale che sarà poi formalizzato in marzo in Svezia.
In febbraio, ricorda la Commissione europea, era stata già raggiunta un'intesa di massima sulle linee guida che avrebbero dovuto guidare eventuali strategie di tagli sul fronte delle imposte. I principi erano i seguenti: eventuali riduzioni fiscali non compensate da tagli di spesa sono possibili solo in Paesi che hanno raggiunto il pareggio di bilancio; le riduzioni stesse non devono avere carattere pro-ciclico, devono far parte di un pacchetto globale di riforme e tener conto dell'entità del debito pubblico e della sostenibilità a lungo termine della finanza pubblica.
Su questi elementi hanno cominciato lunedì a discutere i ministri in vista di un accordo da finalizzare al Consiglio europeo del marzo prossimo in Svezia. In quella sede dovranno essere approvati dai capi di Stato e di governo dell'Ue anche rapporti sulle riforme dei sistemi previdenziali, la composizione e l'efficacia della spesa pubblica e le prospettive a lungo termine delle finanze pubbliche.
La Svizzera segue con particolare interesse il negoziato fra i Quindici che potrebbe significare la fine del segreto bancario. Già in giugno i Quindici avevano deciso a Feira (Portogallo) di avviare l'anno prossimo negoziati con i Paesi terzi (Svizzera, Liechtenstein, Usa, Andorra, San Marino) e con i territori dipendenti ed associati (Isola di Man, isole del Canale, ecc.). I Quindici vorrebbero infatti ottenere «misure equivalenti sullo scambio di informazioni» in particolare per quanto riguarda la spinosa questione della tassazione del risparmio dei non residenti.
La nuova normativa dovrebbe segnare la fine del segreto bancario ma il Lussemburgo si oppone invocando disposizioni analoghe per i Paesi terzi. Il Granducato, finora una specie di «paradiso fiscale» nell'area Ue, teme infatti che l'armonizzazione porti ad una fuga di capitali verso questi Paesi ed in primo luogo verso la Svizzera.
swissinfo e agenzie
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