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Patriziato di Lugano
1513: data importante per la storia di Lugano. Il Duca Massimiliano Sforza cede ai Dodici Cantoni Svizzeri il Borgo di Lugano ed il suo distretto. Ai Vicini (Patrizi) di Lugano vengono salvaguardati importanti privilegi: il diritto di comperare il sale dove si voleva, la possibilità di una zecca (mai attuata però), la concessione della fiera di ottobre, fonte di importanti guadagni.
Durante il dominio svizzero, per quasi tre secoli, la Comunità luganese dipendeva da un baliaggio, alla testa del quale stava il Landfogto, inviato a turno dai 12 cantoni. Il borgo era amministrato da una Reggenza di 36 membri che governava per turno di 12 ogni anno. I 12 governavano a quattro per volta durante 4 mesi. Al Consiglio di reggenza potevano partecipare soltanto i rappresentanti di 84 famiglie patrizie, dal che si deduce il sistema oligarchico dell’esercizio del potere.
Fra le tasse che la Vicinanza (antico nome del Patriziato) incassa - soprattutto nel periodo della Fiera di ottobre - ricordiamo il fuocatico (tassa sulla famiglia), il testatico (tassa sulla persona), il terratico (tassa sulle bancarelle del mercato), il novario (tassa una tantum pretesa dai fornai per il pane che vendevano), l’embiado (tassa per la misurazione del grano in vendita), il brentone (tassa per la misurazione del vino) e infine il tolomeo (tassa di due soldi per collo sulla vendita di vasi, di utensili di legno, di pece e di resina).
Con il passare del tempo il borgo si ingrandisce, vi giunge gente da fuori che lavora, guadagna, paga decine e balzelli, ma non gode di alcun diritto. Tali avventizi cominciano comprensibilmente ad agitarsi sempre di più e sarà per finire la Rivoluzione francese a sovvertire in pochi decenni l’autorità politica ed economica del Patriziato. Il Primo Console Napoleone Bonaparte infiamma gli animi pro e contro.
Nella notte del 14-15 febbraio 1798 un manipolo di Cisalpini, filo-francesi, attacca il borgo, ma verrà respinto. Il giorno appresso i luganesi fissano in piazza un palo della libertà. Il Borgo decide di rimanere con gli Svizzeri, ma da loro indipendente. Il 16 febbraio 1798, nemmeno 48 ore dopo l’attacco dei Cisalpini, il Consiglio dei 36, composto esclusivamente di “antichi patrizi”, aderisce “con perfetta armonia, alle istanze dei cittadini avventizi della Città, onde poter concorrere anch’essi a far parte dell’amministrazione pubblica” (Cronaca di G. B. Torricelli).
Il Comune politico inizia a sovrastare la struttura oligarchica del Patriziato. In pochi decenni esproprierà “bonariamente” ogni diritto di pesca nel golfo, di tasse sul mercato, di proprietà del golfo medesimo, di proprietà su prati e pascoli che sarebbero diventati a breve beni economicamente rilevanti.
Oggi, il Patriziato di Lugano non possiede più alcun bene immobile in Città ed è unicamente proprietario di alcuni boschi di dimensioni modeste. Resta comunque di indiscusso rilievo, sia per il grande valore del suo importante e copioso archivio, sia per conservare ed attualizzare la memoria di un passato, nel quale ebbe a gestire le sorti del Borgo di Lugano. (gt)
(29.3.2017)
Il Gonfalone
Gonfalone del Patriziato di Lugano, disegnato dal patrizio Fausto Agnelli (pittore di fama ricordato nel 2012 in una importante esposizione presso il Museo Züst di Rancate), presentato all’Assemblea patriziale del 31 dicembre 1933, esposto in permanenza nella Sala del Patriziato e delle Commissioni a Palazzo Civico.
Stemmi delle famiglie patrizie di Lugano (1949)
Pergamena miniata da Carlo Maspoli e donata al Patriziato di Lugano