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SARAJEVO - La Corte internazionale di giustizia dell'Aia (Cig) non ha accolto la richiesta di revisione della sentenza del 26 febbraio 2007 su denuncia della Bosnia ed Erzegovina contro la Serbia per aggressione e genocidio nella guerra 1992-1995. La richiesta era stata avanzata in particolare dalla componente musulmana del Paese e osteggiata dai serbo bosniaci. Lo hanno reso noto i media bosniaci.
Il segretario generale della Corte, Philippe Couvreur, ha inviato in merito una lettera a ciascun membro della Presidenza tripartita della Bosnia, al serbo Mladen Ivanic, che è attualmente presidente di turno, al musulmano Bakir Izetbegovic e al croato Dragan Covic, i quali a loro volta avevano inviato, il mese scorso, lettere alla Corte.
«La Corte ritiene che il contenuto di quelle lettere dimostri che nessuna decisione era stata presa dagli organi competenti e a nome dello Stato di Bosnia Erzegovina», si legge nella lettera del segretario generale della Cig.
Quella della Corte internazionale di giustizia è una decisione politica, ha commentato Izetbegovic. «Abbiamo fatto di tutto - ha aggiunto, citato dall'agenzia Fena - perché siano soddisfatte la verità e la giustizia e anche in futuro si farà di tutto perché l'ingiustizia non predomini».
La richiesta di revisione, sulla quale hanno insistito una parte dell'opinione pubblica e numerose associazioni dei reduci e delle vittime di guerra, aveva inciso negativamente sulle relazioni interne alla Bosnia nonché sui rapporti tra Sarajevo e Belgrado.
Nel 2007 la Corte internazionale di giustizia aveva condannato la Serbia per non aver impedito né punito il genocidio di Srebrenica, in cui i serbi nel 1995 massacrarono in pochi giorni oltre otto mila musulmani, ma l'aveva assolta dall'accusa di aggressione e di aver partecipato a quello e ad altri crimini di guerra in varie parti della Bosnia.