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OSLO - L'effetto Covid colpisce anche Norwegian, terzo vettore low cost europeo (dopo l'irlandese Ryanair e la britannica EasyJet) e primo a offrire negli ultimi anni voli transatlantici fra Europa e America a tariffe contenute.
La compagnia norvegese ha infatti annunciato oggi il taglio del settore lungo raggio - che aveva base nell'aeroporto di Gatwick, a Londra - e di 2'600 posti di lavoro, inclusi 1'100 fra piloti e assistenti di volo basati nell'hub londinese.
Il consiglio di amministrazione dell'azienda ha invocato in una nota la necessità di «semplificare la struttura di business» in questa fase di contrazione dei ricavi legata al «profondo impatto» sull'industria aeronautica e dei viaggi dell'emergenza coronavirus.
«Concentrando le nostre operazioni sul corto raggio, puntiamo a restare attrattivi per gli attuali e i nuovi potenziali investitori e salvare quanti più posti di lavoro è possibile» in questo scenario di crisi globale, ha commentato Jacob Schram, Ceo di Norwegian. Mentre una portavoce dell'aeroporto di Gatwick ha assicurato che il contraccolpo sull'attività complessiva del secondo maggior scalo di Londra sarà limitato.
Norwegian, in ascesa fino all'esplosione della pandemia, aveva aggiunto negli ultimissimi anni alla sua offerta di voli europei a corto e medio raggio, un bouquet di proposte a lungo raggio incluse rotte Londra-New York a partire da poco più di 100 euro. In seguito all'emergenza Covid ha tuttavia messo a terra fin dal marzo 2020 la sua intera flotta di nuovi mastodontici Boeing 787 Dreamliner, acquisiti per coprire le grandi distanze. Ad agosto ha poi annunciato perdite per oltre mezzo miliardo di euro e si è messa in lista con altre compagnie aeree per ottenere aiuti di stato ad hoc.