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BELGRADO - Il "no" della Serbia al piano per l'integrazione del nord del Kosovo nel resto delle strutture statali kosovare - messo a punto dal governo di Pristina unitamente all'Ufficio del rappresentante internazionale Pieter Feith - è stato ribadito dal ministro della difesa Dragan Sutanovac.
"Qualsiasi strategia che non includa la cooperazione della popolazione non albanese e che imponga in modo forzato una soluzione per le municipalità dove la popolazione serba è in maggioranza non è ben accetta", ha detto Sutanovac in una intervista oggi al quotidiano belgradese "Blic".
Denunciando quelle che vengono definite le "strutture parallele" di governo instaurate nel nord del Kosovo dalla popolazione serba, maggioritaria rispetto a quella albanese, i rappresentanti della comunità internazionale, d'intesa con le autorità kosovare a Pristina, hanno definito un piano che prevede lo smantellamento di tali strutture e la loro integrazione nel resto degli organismi statali del Kosovo. I serbi tuttavia non accettano tale strategia e si oppongono. Lo ha fatto lo stesso presidente Boris Tadic nel suo intervento venerdì scorso al consiglio di sicurezza dell'ONU a New York. A suo avviso, tale piano costituisce una "provocazione inutile e pericolosa" suscettibile di danneggiare la già fragile stabilità del Kosovo.
A sottolineare la delicata situazione nella parte nord del Kosovo - dove più massiccia è la presenza di popolazione serba - era stato in quella stessa riunione al consiglio di sicurezza Lamberto Zannier, capo della missione ONU in Kosovo (Unmik), secondo il quale nel nord del paese balcanico vi è il pericolo serio di destabilizzazione.
In una intervista nel fine settimana a "Voice of Amnerica", il rappresentante internazionale Pieter Feith ha rassicurato da parte sua che l'integrazione del nord del Kosovo nel resto delle strutture nazionali kosovare verrà attuato senza l'uso della forza, e che Belgrado verrà consultata su ogni tema.
SDA-ATS