Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01140.jsonl.gz/508

Chi parla di «salvataggio degli Accordi bilaterali», in realtà intende la fine delle relazioni bilaterali!
Da quando abbiamo sottoscritto gli Accordi bilaterali I, la quota delle esportazioni svizzere verso l’UE è calata dal 63,12% al 45,04%.
La scarsa crescita dell’economia dell’UE determina uno spostamento delle esportazioni elvetiche verso paesi non dell’UE. L’UE resta sicuramente il principale partner commerciale della Svizzera. Le cose rimarranno così anche nel lungo termine. Ciononostante, dall’andamento si evince chiaramente che gli Accordi bilaterali non sono affatto «una questione di sopravvivenza» per l’economia delle esportazioni. In sintesi: l’economia svizzera non dipende dagli Accordi bilaterali per poter esportare con successo nell’UE.
L’Accordo di libero scambio del 1972 costituisce, da oltre 40 anni, il fondamento per le esportazioni con l’UE. Sebbene l’Accordo sull’abolizione degli ostacoli tecnici al commercio sia l’unico atto degli Accordi bilaterali I chiaramente nell’interesse dell’economia delle esportazioni interna, esso non viene messo in discussione. Da una parte, tale accordo è garantito tramite l’OMC. Ciò significa che, se gli Accordi bilaterali I dovessero venir meno, gli standard dell’OMC continueranno a sussistere. In questo modo la rinuncia all’Accordo sull’abolizione degli ostacoli tecnici al commercio dovrebbe venir compensata.
Tuttavia che si giunga fino a questo punto è poco realistico. Poiché gli Accordi bilaterali sono chiaramente nell’interesse dell’UE. Lo si evince, in particolare, dall’Accordo sui trasporti terrestri, nell’ambito del quale la Svizzera di fatto sovvenziona il traffico di transito dell’UE. Ma nemmeno l’Accordo stesso sull’abolizione degli ostacoli tecnici al commercio è nell’interesse esclusivo della Svizzera, bensì l’interesse è condiviso. È improbabile che l’UE rescinda un accordo da cui trae vantaggio la sua industria, che dipende in parte dalle importazioni dalla Svizzera.
Il Consiglio federale e ampi settori della politica elvetica, oltre che le associazioni economiche e i media, non si stancano di sabotare l’implementazione dell’iniziativa contro l’immigrazione di massa, con il pretesto di salvare gli Accordi bilaterali. La finalità del Consiglio federale è la sottoscrizione di un accordo quadro con l’UE che riunisca gli Accordi bilaterali e che lasci l’interpretazione delle relazioni bilaterali alle istanze dell’UE (giudici dell’UE). Quindi risulterebbe impossibile implementare le decisioni popolari non in linea con gli Accordi bilaterali. L’UE verrebbe pertanto anteposta al supremo organo sovrano (popolo e cantoni). Non si tratterebbe così del salvataggio, bensì della fine definitiva della via bilaterale. Poiché la Svizzera non sarebbe più un partner nell’ambito delle negoziazioni dotato degli stessi diritti, ma una colonia dell’UE.
Risultato: chi parla di «salvataggio degli Accordi bilaterali», in realtà intende la fine delle relazioni bilaterali! Solo se la Svizzera resta autonoma e non si assoggetta al diritto dell’UE può continuare a intessere relazioni bilaterali con l’UE e con tutti gli altri stati e raggruppamenti di paesi.