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BERNA / BRUXELLES - La conclusione dei colloqui su un accordo quadro istituzionale tra Berna e Bruxelles è possibile nelle prossime settimane, afferma l'ambasciatore dell'Ue in Svizzera. Non ci sarà però alcuna riapertura dei dossier controversi, dice Petros Mavromichalis in un'intervista pubblicata oggi dal SonntagsBlick.
Il diplomatico è convinto che «con un po' di buona volontà da ambo le parti» una soluzione dovrebbe essere possibile in poco tempo. «Dove c'è spazio per l'interpretazione, daremo volentieri una mano per chiarimenti», spiega. Però «c'è una cosa che non faremo: riaprire i dossier contestati». Le trattative sono finite, sottolinea il 56enne.
Per quanto concerne la Corte di giustizia dell'Unione europea (CGUE), il cui ruolo all'interno dell'accordo quadro è stato molto criticato in Svizzera, non c'è spazio per i negoziati, dichiara il diplomatico. «Per l'Ue, il ruolo della CGUE non è più motivo di discussione. È inconcepibile concedere alla Svizzera un'eccezione nell'interpretazione del diritto dell'Unione. Il principio dell'unità del diritto comunitario nel mercato interno è inviolabile», insiste Mavromichalis. Dopo tutto, l'Ue non sta obbligando nessuno a partecipare al suo mercato interno, aggiunge il cittadino greco.
Per quanto riguarda la protezione dei salari, Bruxelles è disposta a «offrire garanzie». Ma non tornerà su punti come la regola degli otto giorni, dove i compromessi sono già stati trovati, dice. «Accettiamo un periodo di notifica anticipata di quattro giorni per le aziende dell'UE».
Il fallimento? Una «grande delusione» - Un fallimento dell'accordo quadro istituzionale sarebbe una «grande delusione» per Mavromichalis. L'Ue e la Svizzera rimarrebbero nella situazione attuale. Non ci saranno nuovi accordi di accesso al mercato e quelli esistenti non saranno aggiornati, dice l'ambasciatore dell'Ue.
Nel 2018, il Consiglio federale ha negoziato un accordo quadro con l'Ue per regolare l'adozione del nuovo diritto comunitario e la gestione delle controversie. Oggi, le relazioni tra Berna e Bruxelles sono regolate da una ventina di accordi bilaterali fondamentali e più di 100 altri trattati. Il Consiglio federale non ha finora firmato l'accordo a causa dei punti controversi e delle resistenze in parlamento.
Colloqui di chiarificazione sono iniziati proprio questa settimana a Bruxelles. Le discussioni concernono tre punti particolarmente contestati in Svizzera: le misure di accompagnamento, la cittadinanza europea e gli aiuti di Stato.
In un'intervista concessa ieri alla Neue Zürcher Zeitung, l'ex presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, aveva sostenuto che, nelle trattative, la Svizzera avesse «sottovalutato» la coesione dell'Ue.