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Oltre al Tribunale penale federale, anche il Tribunale federale si pronuncerà sulla mafia italo-svizzera delle sigarette. Il Ministero pubblico della Confederazione ha infatti annunciato un ricorso.
Dopo avere esaminato la sentenza pronunciata nel mese di luglio del 2009, il Ministero pubblico della Confederazione – autorità inquirente cui competono l’indagine e l’accusa in merito a reati diretti contro la Svizzera o pregiudizievoli per i suoi interessi – ha deciso di ricorrere. La notizia, senza ulteriori spiegazioni, è stata comunicata dalla portavoce Jeannette Balmer.
I nove imputati – quattro cittadini svizzeri, tre italiani, uno spagnolo e un francese di età compresa tra i 56 e i 73 anni – erano stati accusati di «partecipazione, eventualmente sostegno, a un'organizzazione criminale e riciclaggio di denaro».
In base all'atto di accusa, avrebbero riciclato oltre un miliardo di franchi, provento del contrabbando di almeno 215 milioni di stecche di sigarette dal Montenegro all'Italia fra il 1994 e il 2001. Il processo al Tribunale penale federale di Bellinzona si era concluso con sette assoluzioni e due condanne.
Dal canto loro, anche gli avvocati difensori delle sette persone assolte hanno annunciato di voler ricorrere. Queste ultime contestano il fatto di dover pagare le spese processuali (circa due milioni di franchi) e di non aver ricevuto alcun risarcimento. Le intenzioni dei due imputati riconosciuti colpevoli non sono ancora note.
swissinfo.ch e agenzie