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Il primo tema principale trattato dal Consiglio federale e dai partiti è stato quello delle prospettive economiche della Svizzera. Considerando l'impegnativo contesto in cui si trova, l’economia elvetica si dimostra solida. Sia il prodotto interno lordo sia il mercato del lavoro si stanno sviluppando in linea con le aspettative. L'inflazione è nuovamente diminuita e si presenta bassa nel confronto internazionale. La situazione sul mercato del lavoro rimane buona e dovrebbe sostenere la domanda interna. Per riportare l'inflazione verso la fascia di fluttuazione auspicata, la Banca nazionale svizzera (come anche altre banche centrali) ha aumentato i tassi di interesse. Con l'aumento del livello dei tassi di interesse aumentano anche le uscite a titolo di interessi della Confederazione. Queste maggiori uscite saranno in parte compensate dai maggiori rendimenti generati dagli investimenti a corto termine effettuati con la liquidità liberamente disponibile. In termini netti, nel 2024 per la Confederazione sono previste uscite supplementari di circa 225 milioni di franchi.
Il semestre estivo è accompagnato da segnali di indebolimento dell'economia e del mercato del lavoro. A livello internazionale, continua il raffreddamento della domanda di beni industriali. Tuttavia, finora le grandi aree economiche si sono tendenzialmente sviluppate in modo più favorevole del previsto. Nella prospettiva attuale, non si delinea alcun crollo della congiuntura svizzera. A medio termine l'economia svizzera dovrà far fronte a importanti sfide. Il Consiglio federale presenterà un'analisi della situazione nel primo trimestre del 2024 con il suo rapporto sulla situazione dell'economia svizzera, in cui affronterà in particolare gli sviluppi della politica industriale all'estero. Sono state tematizzate anche altre sfide quali la politica di formazione in tempi di rapidi cambiamenti tecnologici, la carenza di lavoratori qualificati e la politica migratoria.
Sfide della politica estera e di sicurezza.
Quale secondo tema principale, il Consiglio federale e i partiti hanno discusso le sfide in materia di politica estera e politica di sicurezza, che sono diventate più ampie per la Svizzera sia a livello globale sia nel contesto regionale. Per l’Europa, la guerra di aggressione russa contro l’Ucraina significa una rottura nella struttura della politica di sicurezza. Su scala globale, la guerra ha in primo luogo rafforzato le tendenze esistenti: la competizione strategica tra le grandi potenze si è intensificata e l'influenza degli Stati autocratici è in aumento. Con la guerra è tornata al centro dell'attenzione anche la questione della neutralità. Il Consiglio federale continua a considerare la neutralità uno strumento della politica estera e di sicurezza della Svizzera, come ha spiegato nel suo rapporto dell'ottobre 2022. La politica di neutralità lascia al Governo un margine di manovra sufficiente per rispondere agli avvenimenti in Europa dall'inizio della guerra in Ucraina.
Il Governo e i vertici dei partiti hanno inoltre discusso lo stato dei colloqui esplorativi con l'Unione Europea e le ulteriori tappe di questo dossier. Un altro argomento trattato durante l'incontro con i partiti è stato quello della Commissione Helsinki statunitense. A metà luglio, nel corso di una riunione di questa Commissione, sono state mosse numerose accuse infondate alla Svizzera, in particolare per quanto riguarda l'attuazione delle sanzioni contro la Russia e l'esportazione di merci svizzere in Russia. La Commissione non ha peraltro invitato nessun rappresentante ufficiale della Svizzera. La Commissione Helsinki è un'autorità indipendente del Governo statunitense, mentre il Governo stesso non vi è rappresentato. Le richieste della Commissione non devono pertanto nemmeno essere equiparate alle posizioni del Governo statunitense. Venerdì il Consiglio federale ha sottolineato che la Svizzera e gli Stati Uniti sono legati da forti relazioni bilaterali, ulteriormente ampliate negli ultimi anni.
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