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<h2>SubmittedText<h2><p>La Convenzione di Oslo sulle munizioni a grappolo (Convention on Cluster Munitions, CCM) costituisce l'atto di riferimento per la messa al bando di questa categoria di armi. La Svizzera non deve in alcun caso vincolarsi a un altro strumento giuridico che possa contrastare o pregiudicare le disposizioni previste da questa Convenzione. In particolare, la Svizzera non deve apportare il suo sostegno al progetto di protocollo VI alla Convenzione sul divieto o la limitazione dell'impiego di talune armi classiche (CCAC), se detto protocollo non è approvato da tutti gli Stati parti della CCM o se stabilisce un regresso rispetto agli standard raggiunti con la CCM.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>La Svizzera contribuisce attivamente al consolidamento del diritto internazionale umanitario (DIU) in seno a vari forum internazionali. In veste di Stato parte della Convenzione sul divieto o la limitazione dell'impiego di talune armi classiche (CCAC), la Svizzera s'impegna già dalla fine degli anni 1990 a favore delle misure destinate a ridurre i rischi legati a residuati bellici esplosivi, inclusi quelli delle munizioni a grappolo. Nel quadro della CCAC sono in corso dal 2007 negoziati volti a definire una normativa internazionale in linea con il protocollo aggiuntivo alla CCAC (protocollo VI).</p><p>Nel frattempo il processo di Oslo, svoltosi al di fuori del quadro della CCAC, ha portato all'adozione della Convenzione sulle munizioni a grappolo (CCM), entrata in vigore il 1°agosto 2010. La CCM rappresenta una tappa fondamentale nello sviluppo del DIU, in quanto include definitivamente le munizioni a grappolo nella categoria delle armi illecite a causa delle inaccettabili sofferenze provocate alla popolazione civile. È in tal senso che il Consiglio federale ha sottoposto al Parlamento il suo messaggio del 6 giugno 2011 concernente l'approvazione della CCM.</p><p>Sino ad oggi i principali Stati produttori e utilizzatori delle munizioni a grappolo non hanno aderito alla Convenzione di Oslo e viste le circostanze non sono pronti a diventare parti della CCM in un prossimo futuro. Numerosi Stati parti e firmatari della CCM, tra cui la Svizzera, sono favorevoli a un protocollo VI alla CCAC, complementare alla CCM e comprendente i principali Paesi produttori e utilizzatori di munizioni a grappolo. Il Consiglio federale ritiene che i due processi, vale a dire i negoziati condotti nel quadro della CCAC e le attività volte all'attuazione della CCM, possano completarsi e rafforzare reciprocamente la loro azione.</p><p>Nel quadro dell'ultimo mandato il gruppo di esperti è stato incaricato di presentare alla 4a Conferenza d'esame della CCAC di fine novembre 2011 un progetto di normativa sulle munizioni a grappolo con relative raccomandazioni. Allo stato attuale dei negoziati, le normative e i divieti previsti dal protocollo VI su alcuni punti essenziali sono meno vincolanti delle disposizioni della CCM. Vista la partecipazione dei principali Stati produttori e utilizzatori, queste norme potrebbero tuttavia rivelarsi efficaci per impedire l'uso, lo stoccaggio ai fini di un futuro utilizzo, il commercio e la proliferazione di gran parte degli stock esistenti.</p><p>Il Consiglio federale è consapevole del rischio che un protocollo VI di debole portata potrebbe compromettere la credibilità della CCAC in quanto strumento centrale del diritto internazionale umanitario oltre che il divieto o la limitazione dell'uso delle armi classiche. Ciononostante ritiene che l'interruzione dei negoziati relativi al protocollo sulle munizioni a grappolo renderebbe impossibile a breve e medio termine una loro ripresa nel quadro della CCAC e l'inclusione dei principali Stati produttori e utilizzatori delle munizioni a grappolo in una normativa multilaterale.</p><p>Le iniziative della Svizzera nei negoziati in corso puntano a ricercare nell'ambito della CCAC, a lungo termine e coinvolgendo i maggiori Stati produttori e utilizzatori di munizioni a grappolo, un solido equilibrio tra esigenze umanitarie e le necessità militari, come previsto dalla CCM. La Svizzera appoggerà dunque un protocollo in grado di rafforzare in modo sostanziale le norme generali del diritto internazionale umanitario e di garantire la coerenza del diritto applicabile nell'utilizzo delle munizioni a grappolo. Un tale protocollo dovrebbe nel contempo garantire il costante sviluppo e il consolidamento delle norme sulle munizioni a grappolo nel quadro della CCAC.</p><p>Le iniziative della Svizzera nei negoziati in corso puntano a ricercare nell'ambito della CCAC, a lungo termine e coinvolgendo i principali Stati produttori e utilizzatori di munizioni a grappolo, un solido equilibrio tra esigenze umanitarie e militari, come previsto dalla CCM. La Svizzera non appoggerà uno in grado di rafforzare in modo sostanziale le norme generali del diritto umanitario e di garantire l'applicazione coerente del diritto sull'utilizzo delle munizioni a grappolo. Un tale protocollo dovrebbe nel contempo garantire il costante sviluppo e il consolidamento delle norme sulle munizioni a grappolo nel quadro della CCAC.</p><p>Una volta conclusi i negoziati il Consiglio federale si pronuncerà sull'approvazione o meno del protocollo VI tenendo conto sia della sua politica estera e della sua politica di sicurezza sia della tradizione umanitaria della Svizzera.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.