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WASHINGTON - Derek Chauvin, l'ex agente della polizia di Minneapolis che è stato condannato per omicidio nel caso della morte di George Floyd, intende fare appello.
Lo ha reso noto l'agenzia di stampa AP, sulla base dei documenti arrivati al tribunale distrettuale del Minnesota.
L'ex ufficiale non è d'accordo con la sua condanna e contesta lo svolgimento del processo. In particolare, sono 14 i punti contestati da Chauvin, che ha dichiarato che il giudice Peter Cahill «ha abusato della sua discrezione» quando non ha accolto la richiesta di spostare il processo fuori dalla Contea di Hennepin, a causa dell'ampia pubblicità e dei rumors legati ai dibattimenti, che avrebbero «influenzato» la giuria.
La «cattiva condotta» dello Stato
I punti contestati riguardano anche le richieste, sempre negate, di rinviare il processo e di concederne uno nuovo. Ha anche detto che la corte ha sbagliato quando ha permesso ai procuratori di presentare prove cumulative sull'uso della forza, e quando ha permesso allo Stato di aggiungere l'accusa di omicidio di terzo grado. In generale, l'ex poliziotto ha accusato lo Stato di «cattiva condotta giudiziaria».
A Chauvin, in precedenza, era stata negata anche la richiesta, in seguito al verdetto, di un'udienza volta ad interrogare la giuria, per indagare sulla loro presunta «cattiva condotta». Allora, il giudice aveva stabilito che non ci fosse alcuna prova di cattiva condotta dei giurati né durante il processo né durante la selezione della giuria, niente che giustificasse un'udienza probatoria.
Oltre alla contestazione, Chauvin ha presentato anche una mozione per rivedere la decisione di negargli un avvocato difensore pubblico per rappresentarlo a margine dell'appello. In particolare poiché non ha alcun reddito. In precedenza era rappresentato dal fondo della Minnesota Police and Peace Officers Association, la cui rappresentanza è però terminata con l'arrivo della sentenza.
Derek Chauvin, lo ricordiamo, è stato condannato a 270 mesi di carcere, l'equivalente di 22 anni e mezzo.