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Risultati nel trattamento dei disturbi d’ansia
Gli studi sull’uso dell’ esposizione in realtà virtuale nella acrofobia (paura dei luoghi alti) sono iniziati fin dagli anni 90. Uno studio del 1995 ha mostrato che un campione di studenti sottoposti a esposizione in realtà virtuale rispetto a un gruppo di controllo mostravano una riduzione della paura dell’altezza. Il risultato però è stato messo in dubbio dato che durante la sperimentazione alcuni studenti si sono sottoposti anche a esposizioni in vivo (Rothbaum et al., 1995). In seguito una serie di studi controllati ha confermato l’efficacia dell’ esposizione in realtà virtuale nel trattamento dell’acrofobia. Rispetto all’esposizione in vivo infatti non emergevano differenze nei miglioramenti prodotti sui sintomi (Emmelkamp et al., 2001; Emmelkamp et al., 2002; Krijn et al. 2004). In due studi è emerso comunque un consistente numero di drop out causato da una bassa percezione di presenza durante l’ esposizione in realtà virtuale (Emmelkamp et al., 2002; Krijn et al. 2004).
Nelle fobie specifiche la terapia basata sull’ esposizione in realtà virtuale (VRET) ha permesso un’alternativa meno minacciosa rispetto all’ esposizione in vivo e più pratica rispetto all’ esposizione immaginativa. Durante le sessioni in vivo infatti quando i pazienti devono fronteggiare lo stimolo minaccioso circa il 27% di loro rifiutano la terapia e la interrompono mentre solo il 3% rifiuta l’ esposizione in realtà virtuale. Se messe a confronto i pazienti con fobie specifiche scelgono l’ esposizione in realtà virtuale nel 76% dei casi (García-Palacios et al., 2007). Per quanto riguarda l’efficacia, l’ esposizione in realtà virtuale è stata applicata e si è dimostrata efficacie in molte fobie specifiche. Una metanalisi di Powers ed Emmelkamp (2008) suggerisce che all’interno del dominio delle fobie specifiche non solo l’ esposizione in realtà virtuale si dimostra altamente efficacie se confrontata con gruppi di controllo, ma presenta anche un’efficacia lievemente superiore all’ esposizione in vivo (Powers & Emmelkamp, 2008).
Per il trattamento dell’aracnofobia è stato integrato all’ immagine virtuale di un ragno anche uno stimolo tattile che riproduceva la superficie pelosa dell’aracnide, espediente che permette di aumentare ulteriormente l’attivazione emotiva prodotta (Peperkorn & Muhlberger, 2013). Questo metodo utilizzato dapprima in uno studio su un singolo caso (Carlin et al., 1997) è stato poi riprodotto da uno studio del 2002. In questo studio i soggetti trattati con la esposizione in realtà virtuale e stimolazione tattile hanno ottenuto miglioramenti in tutte le misurazioni utilizzate rispetto ai soggetti in lista di attesa (Garcia-Palacios et al., 2002). Confrontando l’efficacia dell’ esposizione in vivo e dell’ esposizione in realtà virtuale nei pazienti aracnofobici non emergono differenze tra le due terapie se non un maggiore miglioramento sulle credenze cognitive sui ragni nei soggetti trattati in vivo (Michaliszyn D et al., 2010)
Per saperne di più:
https://www.stateofmind.it/2017/10/esposizione-realta-virtuale-disturbi-dansia/
In specific phobias, virtual reality exposure therapy (VRET) has allowed a less threatening alternative to in vivo exposure and more practical than imaginative exposure. In fact, during the in vivo sessions, when the patients have to face the threatening stimulus, about 27% of them refuse the therapy and interrupt it while only 3% refuse the exposure in virtual reality. If compared to patients with specific phobias, they choose virtual reality exposure in 76% of cases (García-Palacios et al., 2007). As far as efficacy is concerned, virtual reality exposure has been applied and has proven effective in many specific phobias. A meta – analysis by Powers and Emmelkamp (2008) suggests that within the specific phobia domain not only virtual reality exposure is shown to be highly effective when compared with control groups, but also has a slightly higher efficacy than vivo (Powers & Emmelkamp, 2008).
For the treatment of arachnophobia, a tactile stimulus was also integrated into the virtual image of a spider, reproducing the hairy surface of the arachnid, which expands the emotional activation produced (Peperkorn & Muhlberger, 2013). This method used first in a single case study (Carlin et al., 1997) was then reproduced in a 2002 study. In this study, subjects treated with virtual reality exposure and tactile stimulation achieved improvements in all measurements used with respect to subjects on the waiting list (Garcia-Palacios et al., 2002). Comparing the efficacy of in vivo exposure and virtual reality exposure in arachnophobic patients, there are no differences between the two therapies if not a greater improvement on cognitive beliefs on spiders in subjects treated in vivo (Michaliszyn D et al., 2010)
To know more:
https://www.stateofmind.it/2017/10/esposizione-realta-virtuale-disturbi-dansia/