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Lettera al Municipio di Brissagio, alle autorità cantonale e federale e a personaggi della vità pubblica
Schiavitù: vergognarsi e riparare - Anche un dovere nostro? *)
Bicentenario. - Nel marzo 1807 il parlamento britannico ha messo a bando la schiavitù ed il rifornimento marittimo dei mercati schiavi. La Svizzera ed il suo governo era colpita. Ma continuava a considerare i neri d’Africa e altre categorie umane come merce assimilabile al bestiame.
Prossimamente, il 26 marzo 2007 cadrà il bicentenario della risoluzione del parlamento britannico di abolire la schiavitù e di impedire il traffico di schiavi negli oceani controllati dalle forze britanniche; cioè della maggior parte del mondo.
La decisione britannica del 1806 era un colpo duro per quasi tutte le nazioni occidentali colonialiste e non colonialiste, legate alle economie coloniali. Compresi i cantoni svizzeri. Compreso il Ticino, stato sovrano dal 1803. Un colpo per un considerabile numero di banche svizzere e per numerose imprese commerciali e per gli investimenti di famiglie politicamente influenti nei cantoni.
Taluni di costoro con proprie navi negriere, oppure con grandi piantagioni d’oltremare, altri con padri e figli alla testa di truppe svizzere o straniere, usate per dare la caccia a schiavi evasi e a reprimere insurrezioni di schiavi. Lo Stato di Berna era azionista di imprese attive nella caccia, trasporto, vendita e sfruttamento di migliaia di esseri umani schiavi. Navi per il trasporto di schiavi avevano nomi come “Pays de Vaud” e “Ville de Lausanne”.
Dalle statistiche dell’epoca risulta, fuori da ogni dubbio, che anche l’economia ticinese dei commerci, trasporti e dazi si basava su una produzione basata sulla schiavitù e sul lavoro forzato coloniale.
Il bicentenario britannico dell’abolizione della schiavitù avrà per conseguenza, non solo in Gran Bretagna, ma ovunque nell’opinione pubblica occidentale, un’energica discussione sui modi di proclamare il rammarico e la vergogna per il modo con il quale gli antenati costruirono il loro bel futuro, che è il nostro comodo presente, approvando la caccia di dozzine di milioni di africani, la loro tormentosa deportazione, il loro lavoro forzato a colpi di frusta, la sottrazione dei loro bambini per metterli in vendita, la loro uccisione a discrezione del padrone per disobbedienza o a causa di sazietà.
In seguito ad una dichiarazione di rammarico del Premier Tony Blair (“profoundly shameful”: BBC 27.11.2006), Esther Standford, della Pan African Reparation Coalition
“Tutti i paesi che furono coinvolti nello schiavismo devono chiedere pienamente perdono. Ma domandare scusa è niente se non l’inizio. Le parole da sole non significano nulla. Noi parliamo di scusa sostanziale, che poi sarà seguita da varie misure di riparazione comprese compensazioni finanziarie.”
“Non agire equivale a dire: tu puoi commettere crimini contro l’umanità, contro i popoli africani e ritirarti come se niente fosse.”
Con la presente il sottoscritto invita le persone alle quali questo scritto va ad essere indirizzato di voler stimolare a livello cantonale, nonché in certi comuni, degli studi sugli eventuali legami delle loro economie e strati sociali con economie schiarivste.
Sono state fatte fortune da emigranti ritornati ricchi grazie a tali economie? Sono stati realizzati nel territorio ticinese redditi dalla vendita di vagabondi e nomadi a case di lavoro o alle galere del Mediterraneo?
Nel Comune di Brissago, l’associazione velica Sailport-Brissago ricorderà il ruolo preponderante dell’arte della navigazione nelle deportazioni verso la schiavitù oltre fiumi, laghi e mari.
Il sottoscritto chiederà al Municipio di Brissago chiarificazione:
- se è plausibile o se non è plausibile che l’armatore e benefattore brissaghese Francesco Antonio Branca (1714-78, detto il Moscovita) attivo al porto di Livorno e Sanpietroburgo si sia arricchito anche grazie al lavoro forzato. In quell’epoca il porto di Livorno era munito di un deposito di schiavi di ricambio e di manodopera schiava. Mentre in Russia erano schiavi i contadini e gli addetti ai lavori pesanti nella costruzione di porti, ponti e strade.
Chiederà chiarificazione
- se è plausibile o se non è plausibile che siano dovuti all’economia di schiavitù i primi successi in Brasile del lodato padre fondatore della Dannemann Tabacchi SA Brissago, Geraldo (Gerhard) Dannemann)? Quando nel 1871 egli si è recato nel regno di Brasile allo scopo di fondare manifatture di sigari, la schiavitù in Brasile aveva ancora forza di legge. Nella provincia di “Bahia” dove Dannemann si è stabilito, si contava nel 1819 su una popolazione di 434'458 persone 237'458 schiavi africani e meticci. L’abolizione della schiavitù in Brasile è avvenuta solo nel 1888, 15 anni dopo la fondazione della Dannemann e la schuavitù stralegale si protrasse, sotto diversi aspetti, ancora per molto tempo grazie al potere dei proprietari delle piantagioni e delle fabbriche e a causa della debolezza sociale delle masse degli ex-schiavi.
Chiederà
- se Brissago e la sua economia barcaiola era, allo stesso modo di Cannobio, coinvolta nelle deportazioni, attraverso lago, di ragazzi spazzacamini delle valli alpine che agenti raccoglievano e destinavano alle ciminiere di Milano?
Con la massima stima
Edouard Wahl
*) Letteratura sulla partecipazione elvetica e delle classi dirigenti svizzere alle pratiche della schiavitù: HansFässler “Reise in Schwarz-Weiss", Schweizer Ortstermine in Sachen Sklaverei, Edizione Rotpunkt, Zurig 2005. Con bibliografia.