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Il volo Alitalia 404 si schiantava a Zurigo 30 anni fa
Nel 2020 abbiamo pubblicato molti articoli per ricordare anniversari di eventi che hanno fatto la storia svizzera e mondiale. Riproponiamo i più letti: i 40 anni della CNN e dei moti giovanili dell’Opernhaus di Zurigo, i 30 del tragico volo Alitalia 404 che si è schiantato vicino all'aeroporto di Kloten e del telescopio Hubble e i 10 del disastro ambientale causato dalla piattaforma petrolifera Deepwater Horizon. Buone feste e buona (ri)lettura.
Si è trattato di una delle peggiori catastrofi aeree della storia della Svizzera: esattamente 30 anni fa, un aereo di Alitalia è precipitato vicino Zurigo.
È la sera del 14 novembre 1990. Il volo Alitalia 404 è partito alle 18:36 da Milano Linate per Zurigo, con a bordo 40 passeggeri e sei membri dell'equipaggio.
Un breve volo sopra le Alpi, e poi il McDonnell Douglas DC-9 dovrebbe atterrare a Kloten sulla pista 14. Le condizioni meteo non sono ottimali. Ci sono banchi di nebbia a basse quote. L'aereo dovrebbe atterrare con l'aiuto del sistema di atterraggio strumentale (ILS - Instrumental Landing System).
In quel momento ai comandi dell'aeromobile c'è il copilota, il capitano lo assiste. L'aereo sta scendendo su Zurigo, sembra tutto a posto: l'Alitalia 404 è sulla giusta rotta e con il giusto angolo di discesa. Nessuno in cabina è però consapevole che uno degli strumenti decisivi sta mostrando un valore sbagliato.
Lo schianto alle 19:11
Tutto procede come al solito nella torre di controllo del traffico aereo. Il controllore non si accorge che il DC-9 in arrivo da Milano si sta avvicinando volando a una quota decisamente troppo bassa.
Ma alle 19:11 il segnale del velivolo scompare improvvisamente dal radar. I tentativi di contatto rimangono senza risposta. Il controllore chiede allora all'aereo dietro se vedono il Volo 404 due miglia (ben tre chilometri) più avanti. La risposta del pilota non lascia molte speranze: «C'è un incendio a terra, ma non vediamo l'aereo».
La frase innesca un'operazione su larga scala da parte dei vigili del fuoco dell'aeroporto, che si recano immediatamente sul punto dell'ultimo contatto radar sul Stadlerberg, la collina poco distante da Zurigo-Kloten.
Lì i soccorritori si trovano davanti agli occhi la scena della tragedia: il relitto in fiamme dell'Alitalia 404 e nessun sopravvissuto. Tutte le 46 persone a bordo, 40 passeggeri e 6 membri dell'equipaggio, sono morte nello schianto.
Tra le vittime c'è anche il giovane attore italiano Roberto Mariano, interprete dei film «Mery per sempre» del 1989 e «Ragazzi fuori» del 1990, entrambi del regista Marco Risi.
Uno strumento difettoso, ma non solo
La sera stessa l'Ufficio sugli infortuni aeronautici e l'Ufficio federale dell'aviazione civile aprono l'indagine e iniziato subito i lavori. Gli investigatori scoprono che uno strumento cruciale del DC-9 era difettoso: l'ILS del comandante mostrava un valore errato. L'ILS, ricordiamo, permette di sapere se si è allineati con la pista d'atterraggio e se l'altezza è quella giusta.
Nel cockpit del McDonnell Douglas DC-9 ci sono due ILS. Se funzionano correttamente, entrambi mostrano valori identici. Ma non era così la sera dell'incidente: quello del capitano indicava un'altitudine errata. Senza saperlo stavano volando tra i 300 e i 450 metri più in basso di quanto indicato dall'ILS del comandante. Tuttavia, il malfunzionamento non è stato identificato anche perché non è scattato nessun allarme.
Quando è iniziato l'avvicinamento all'atterraggio a Zurigo, il capitano ha notato che lo strumento del copilota e il suo non mostravano gli stessi valori. Ma senza andare a fondo della questione, si legge nel rapporto dell'incidente, e senza indugi ha deciso di affidarsi al suo ILS. Decisione questa che avrebbe portato alla tragedia pochi minuti dopo.
Un altro errore fatale
Nel documento finale si legge che analizzando la registrazione degli scambi verbali tra i due, contenuta in una delle due scatole nere ritrovate tra i rottami del volo 404, il capitano trasudava sicurezza e autorità, trattando il copilota come fosse uno studente e non come un esperto alla pari.
Cosa particolarmente crudele, i due piloti italiani avrebbero ancora potuto evitare la tragedia nel momento in cui se ne accorsero. Il copilota di 28 anni aveva, infatti, voluto riprendere quota 19 secondi prima dello schianto, ma il comandante, più anziano, fermò immediatamente la manovra. Un errore fatale.
Effettivamente, le indagini hanno dimostrato che se i piloti avessero portato a compimento la manovra, che in gergo si chiama riattaccata (go-around), in cui si aumenta repentinamente la potenza dei motori, le cose sarebbero andate bene, anche se per un pelo.
Una «cooperazione inadeguata» nel cockpit
Il documentarista svizzero Kurt Schaad ha affrontato il disastro in un documento per la SRF, la radiotelevisione svizzera di lingua tedesca. Per farlo, si è basato sul rapporto d'indagine dell'Ufficio investigativo sugli incidenti aerei e ha potuto anche accedere in maniera approfondita ai documenti su cui si basa il rapporto.
Il film mostra che lo strumento difettoso da solo non ha causato il crash dell'Alitalia 404. Dimostra piuttosto che si è trattato di una catena di circostanze sfortunate.
Le informazioni su possibili malfunzionamenti non sono state trasmesse, nessuno ha monitorato la corretta altitudine di volo dal controllo del traffico aereo e la differenza di autorità nella cabina di pilotaggio ha apparentemente impedito al copilota di esprimere le sue preoccupazioni e la sua incertezza.
La commissione d’inchiesta, nel suo rapporto finale (rapporto in francese e tedesco), evoca infatti proprio a questo proposito una «cooperazione inadeguata fra i due piloti durante l’avvicinamento».
Sono state mosse accuse anche contro la compagnia Alitalia e i controllori aerei di Zurigo. Tuttavia non è stata emessa alcuna condanna penale.
Le raccomandazioni dopo l'incidente
A ben due anni dalla tragedia, nel 1992, la relazione dell'autorità investigativa ha quindi formulato una serie di raccomandazioni volte a prevenire ulteriori disastri di questo tipo.
Di conseguenza, una serie di regole sono state modificate o emesse di recente e alcuni strumenti soggetti a errori non vengono più utilizzati.
E il tono all'interno del cockpit è cambiato molto da allora. Oggi il divario di autorità è minore all'interno della cabina di pilotaggio, dove adesso c'è ampio spazio per poter esprimere le preoccupazioni, indipendentemente dal rapporto di forza tra gli occupanti.
Solo che questo le 46 vittime del volo Alitalia 404, che morirono quella notte di novembre del 1990, non lo sapranno mai. Sul luogo dello schianto, vicino Weiach, a 9,6 chilometri dalla pista d’atterraggio 14 dell’aeroporto di Zurigo, una targa commemorativa rende loro omaggio.Tornare alla home page