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NEW YORK - Nella Giornata Internazionale di Tolleranza Zero alle Mutilazioni Genitali Femminili, le Nazioni Unite riaffermano «il loro impegno a porre fine a questa violazione dei diritti umani».
In un comunicato congiunto l'UNFPA (Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione), l'UNICEF (Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia) e UN Women (Ente delle Nazioni Unite per l'uguaglianza di genere e l'empowerment femminile) citano il caso di Mary Oloiparuni, che aveva 13 anni quando è stata mutilata: le cicatrici che porta continuano a causarle dolore ancora oggi, 19 anni dopo, e hanno reso ogni parto dei suoi 5 figli un'esperienza straziante, scrivono le organizzazioni nella nota.
Keystone
Oggi, nel mondo, almeno 200 milioni di donne e ragazze sono state sottoposte a mutilazioni genitali femminili - subendo uno degli atti di violenza di genere più disumani al mondo, sottolinea il comunicato.
«Questo impegno è importante perché le mutilazioni genitali femminili causano conseguenze fisiche, psicologiche e sociali di lungo periodo - commentano UNFPA, UNICEF e UN Women -. Violano i diritti delle donne alla salute sessuale e riproduttiva, all'integrità fisica, alla non discriminazione e alla libertà da trattamenti crudeli e umilianti. Rappresentano anche una violazione dell'etica medica: le mutilazioni genitali femminili non sono mai sicure, non importa chi le pratichi e quanto sia pulito il luogo in cui vengono effettuate».