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La paura di attacchi terroristici è stata un argomento di peso, anche in Svizzera, per far approvare la legge sulle attività informative dalla maggioranza dei votanti.
«Maggior sorveglianza non significa però maggior sicurezza. Ciò che è certo, al contrario, è che una sorveglianza sproporzionata minaccia direttamente i nostri diritti e le nostre libertà,» ha dichiarato Patrick Walder, coordinatore delle campagne di Amnesty International Svizzera.
«Il risultato della votazione non da però una carta bianca a una maggiore sorveglianza. La percentuale relativamente alta di « No » indica che sono numerose le persone nel nostro paese ad essere seriamente preoccupate per la protezione della propria sfera privata. Le autorità ne dovranno tenere conto nell’applicare la legge in maniera misurata.»
La nuova Legge sulle attività informative attribuisce al Servizio di attività informative degli ampi poteri in materia di sorveglianza. Amnesty International Svizzera critica in particolare due misure che considera sproporzionate : l’esplorazione dei segnali via cavo e lo stoccaggio dei metadati.
Amnesty International non era membro del Comitato referendario ma ha accolto positivamente il fatto che un’importante discussione sulla sorveglianza e la sfera provata abbia potuto svilupparsi grazie al referendum.