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Gesù parlava spesso in parabole. A volte è questo un modo per celare ciò che si vuol dire, o per far capire a chi vuole capire, ma altre volte parlare in parabole è raccontare una storia che spiega qualcosa di cui sarebbe difficile parlare altrimenti. È il caso delle due parabole sul Regno di Dio che leggeremo, che si concludono con la citazione del salmo 72.
Dunque, un modo di annunciare un aspetto del Regno di Dio, cioè di come governa il Signore, con parole semplici ed evocative.
Egli propose loro un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape che un uomo ha preso e seminato nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi; ma, quand’è cresciuto, è maggiore degli ortaggi e diventa un albero; tanto che gli uccelli del cielo vengono a ripararsi tra i suoi rami».
Disse loro un’altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito che una donna prende e nasconde in tre misure di farina, finché la pasta sia tutta lievitata».
Tutte queste cose disse Gesù in parabole alla folla e senza parabole non diceva loro nulla, affinché si adempisse quello che era stato detto per mezzo del profeta: «Aprirò in parabole la mia bocca; proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo».Matteo 13:31-35
Le due parabole hanno in comune che un inizio insignificante, oppure nascosto, possa produrre un grande risultato.
Nella prima parabola il risultato è praticamente un albero (sarebbe la più grande delle piante erbacee, potendo arrivare fino a quasi tre metri d’altezza), tale che diviene anche riparo per gli uccelli. Nella seconda, lievita una quantità di farina spropositata, che sarebbe bastata per il pane di un grandissimo banchetto.
Anzi, molti commentatori notano che per l’albero ci sono dei paralleli (in Ezechiele e Daniele), che rimanderebbero all’accoglienza messianica dei popoli pagani, e nel secondo caso che il grande banchetto è la visione per eccellenza della realizzazione proprio dei tempi gloriosi del Messia.
Quindi il Regno di Dio, 1) è in relazione stretta con Gesù Cristo come Messia che lo annuncia e realizza, 2) è già presente anche se:
- non lo si considera molto, anzi che non gli si dà alcun peso, importanza…
- è in forma nascosta (si consideri che viene usato proprio il verbo nascondere che non va bene per il lievito, ma corrisponde al Regno)
Alla fine, però il Regno di Dio avrà una portata che riguarderà tutti i popoli e persone e darà una conclusione gioiosa a tutta la storia umana.
Il Regno, quindi, riguarda la società umana e non solo alcuni, anche se solo alcuni ascoltano l’annuncio di Gesù. In effetti, queste parabole hanno la loro prima funzione proprio in quel tempo, in cui i discepoli si domandano come mai non fosse accolto il loro maestro, che però era pure più di un maestro o di un profeta.
Il risultato sorprendente del seme e del lievito diviene allora un incoraggiamento, in ogni epoca, alla testimonianza cristiana, che fatica nell’attualità.
Apparire
La vita contemporanea, come tante altre epoche in realtà, si dice sia caratterizzata dall’apparire, dal voler apparire e dall’importanza dell’apparenza.
L’apparire è per alcuni, specie in televisione, sui social o sulla stampa, un po’ l’esistere. Se mi seguono tante persone, se divengo un po’ famoso, se mi riconoscono allora esisto. E vediamo allora persone che si rendono ridicole oppure fanno cose esecrabili pur di apparire, pur di essere conosciute.
Quanto è poco interessante, dunque, per questa società il parlare del Regno di Dio che è nascosto, che pur presente va avanti senza attirare gli sguardi, e solo infine sarà grandiosamente realizzato.
Cosa interessa all’apparire ad esempio un’azione giusta, ma che non sia clamorosa? Cosa significa in termini di visibilità sociale faticare per aiutare una persona o per annunciare l’evangelo se, lo sappiamo, si fa realmente solo con gesti non eclatanti? (Essendo una delle caratteristiche del Regno proprio quella di non essere così visibile e considerato).
E questa mentalità di apparire e di successo mondano si estende anche alle chiese che spesso misurano il loro successo dal numero dei membri o dal seguito delle loro campagne pubblicitarie. Ma, se vogliamo essere in linea con il regnare del Signore, dovremmo però tenerne ben conto.
Inquietudine
Penso che dietro questa impellenza dell’apparire ci sia anche l’ansia di sentirsi inutili, di vivere senza risultati (un’altra delle ansie moderne).
Annunciare, allora, non solo a parole, ma vivendo di conseguenza, che non si è importanti per la propria popolarità, o successo, o come dicevano gli antichi per la vanagloria, ma che si è importanti perché importanti agli occhi del Signore, è un modo per smascherare l’inquietudine di chi si sente inutile e superfluo in questa società e dargli fiducia.
Spesso, infatti, non si ha un rapporto personale con il nostro Creatore, e non si sa che per il solo fatto di averci creati ci giudica necessari e non inutili. È allora che per sentirci importanti, si vuole apparire, spesso ciò che non siamo. Invece sentirsi importanti agli occhi del Signore ci fa vivere con maggiore serenità, consapevolezza e autenticità.
È un testo di incoraggiamento, anche per la vita cristiana: una volta che siamo sicuri, almeno abbastanza, che ci siamo incamminati per la via giusta, la via di Gesù Cristo, non dobbiamo essere troppo preoccupati della risposta a ciò che facciamo o portiamo avanti.
Infatti, il Regno di Dio, così come presentato, che arriva inaspettato, ci mostra che è un dono. Il Regno va avanti anche nonostante noi e i nostri sbagli. Va avanti, e noi ne facciamo parte, in maniera alle volte sorprendente, come per tutti coloro che trovano rifugio all’ombra dei suoi rami.
Annuncio
Sapere tutto questo ci rafforza nella vita e nella nostra determinazione di vivere da credenti, ne siamo incoraggiati.
La nostra azione nella società riceve sostegno, anche se viene giudicata senza molto valore dal mondo, anzi ci mette sull’avviso di non cercare un apparire e un facile consenso, che come umani spesso gradiamo.
E ci incoraggia a proclamare che nonostante le teorie e le tecnologie moderne, nonostante lo stile di vita attuale, Dio non è affatto irrilevante, ma invece è sostanziale nel e per il nostro mondo, come per e nella nostra vita. Infatti, a Lui appartiene il Regno, nascosto oggi e palese e definitivo nel futuro, e da ciò riceviamo senso e gioia per l’esistenza. Amen