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Non è solo la nascita del primo figlio ad avere riportato l'ex attaccante di Lugano e Ambrì in Svizzera.
«In NHL, oltre alle prestazioni sportive, ci sono diversi fattori che vanno ad influenzare la tua presenza sul ghiaccio», ha spiegato il nazionale svizzero dello Zugo al Blick.
«Non venivo utilizzato con continuità e quindi non potevo esprimere al massimo le mie potenzialità. Sono uno scorer, ho bisogno di fiducia, ho bisogno che ci sia armonia attorno a me».
Una situazione questa non trovata a Columbus. «Non c'era la comunicazione tra allenatore e giocatori a cui ero abituato».
Hofmann sembra quasi liberato: «Il periodo in Nord America è stato duro in alcune parti, ma anche molto bello. È stata una lotta fin dal primo giorno, ma questo fa parte del campionato migliore del mondo. Ad un certo punto ho sentito che non stava funzionando per me, e quando sono tornata a casa per la nascita di nostra figlia, la convinzione è cresciuta. Poi ho parlato con mio padre, il mio consigliere e la gente di Columbus e abbiamo deciso».
Bentornato.
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