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La Convenzione sulla protezione e la promozione della diversità delle espressioni culturali, adottata dalla 32a Conferenza generale dell'UNESCO il 20 ottobre 2005, istituisce una base di diritto internazionale vincolante che si fonda sul diritto di tutti gli Stati ad avere una propria politica culturale. L'obiettivo della Convenzione consiste nel proteggere e promuovere la diversità delle espressioni culturali, consolidare la collaborazione internazionale tra gli Stati contraenti in questo ambito. La Convenzione riconosce il ruolo centrale svolto dalla società civile in materia di tutela della diversità culturale.
Gli elementi fondamentali della Convenzione sono:
- il riconoscimento della specificità e della doppia natura dei beni e servizi culturali, al contempo vettori essenziali di diffusione delle opere d'arte (portatori di valori e di senso) e oggetti commerciabili (valore economico);
- il riconoscimento del diritto sovrano degli Stati di adottare misure di promozione e protezione della diversità delle espressioni culturali, compreso il pluralismo dei media;
- il riconoscimento del ruolo fondamentale della diversità culturale come fattore di sviluppo sostenibile, segnatamente nei paesi in via di sviluppo;
- il riconoscimento della necessità di attribuire alla diversità culturale uno spazio nell'ordine giuridico internazionale assicurando l'uguaglianza tra la Convenzione e gli altri strumenti internazionali (sostegno mutuo, complementarità e non subordinazione).
Di che si tratta?
La Convenzione crea una base giuridica vincolante che permette agli Stati contraenti di perseguire una politica culturale indipendente. La sua elaborazione si colloca nella progressiva liberalizzazione del commercio di merci e di servizi, che può avere delle ripercussioni sul settore culturale. La Convezione mira a conservare un giusto equilibrio tra le esigenze della cultura e i bisogni economici. Per questo gli accordi commerciali internazionali non devono intralciare la promozione culturale nazionale o regionale. Alle argomentazioni economiche basate sulla deregolamentazione e sulla liberalizzazione la Convenzione contrappone il principio di sovranità dei singoli Stati in materia di politica culturale. Oltre 90 Stati vi hanno già aderito.