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Varie nazioni hanno tentato di censurarne alcuni aspetti o l'hanno vietato. Ma, in definitiva, è accaduto meno di quanto si pensi
HOLLYWOOD - Il suo arrivo sul grande schermo non è stato dei più silenziosi. Al contrario. In diversi Paesi è quasi stato censurato per le ragioni più disparate, in altri è stato definitivamente lasciato fuori dai cinema e in altri ancora, dove non ci si aspettava affatto la sua entrata nelle sale, si è guadagnato un successo più che discreto.
Le Filippine hanno denunciato per primi un aspetto controverso in "Barbie" e hanno preso una settimana di tempo per esaminare il caso nel dettaglio. Tutto girava intorno al fatto che (allerta spoiler) mentre la bambola interpretata da Margot Robbie si trovava nella villa di Barbie Stramba - per giusto qualche frammento in una pellicola che di ore ne dura quasi due - è stata inquadrata una mappa del mondo in cui in un primo momento era stata identificata la Linea dei nove tratti.
Si tratta di una linea di demarcazione tracciata dal governo cinese per rivendicare la sovranità territoriale su circa il 90% del Mar cinese meridionale, che è stata però ritenuta non conforme alla Convenzione delle Nazioni Unito sul diritto marino da una corte nel 2016. Una decisione che il governo cinese non ha mai riconosciuto. E per cui ancora oggi si verificano, di tanto in tanto, degli scontri.
La questione è però caduta appena una settimana dopo l'annuncio del bando in quanto il Philippines’ Movie and Television Review and Classification Board ha deliberato che la mappa non mostra la Linea dei nove tratti, ma il percorso che Barbie dovrà fare per giungere nel Mondo reale. Alle stesse conclusioni non è però arrivato il Vietnam che, continuando a sostenere che il film appoggi la posizione politica cinese, ha definitivamente bannato il film.
Stessa sorte, ma per altre ragioni, in Kuwait, dove il governo ha affermato nei giorni scorsi che il contenuto del film «promuove ideologie e credo in contrasto con la società kuwaitiana». E che, si legge sempre in una nota, se normalmente la commissione incaricata ordina di censurare solo le scene dei film stranieri considerati inappropriati, nel caso in cui una pellicola veicoli «concetti estranei, messaggi o comportamenti inaccettabili», si decide di bloccare il film in questione nel suo complesso.
Simili ragioni hanno portato anche l'Algeria a bloccare la pellicola, nonostante fosse in sala già da settimane. I motivi, spiegati in una nota dal ministero della Cultura: «Promuove l'omosessualità e altre devianze occidentali».
C'è poi il caso del Pakistan, dove il film è stato bannato, sì, ma solo per qualche giorno e solo nella regione del Punjab. La ragione è da ricercarsi in una serie di parole giudicate «inappropriate» in quanto «promuovono l'omosessualità». La questione, come detto, è stata presto risolta in quanto il Punjab Film Censor Board si è accordato per bippare le sequenze indesiderate. Nel frattempo, la stessa pellicola è però stata sempre liberamente visionabile nella provincia del Sindh e nel Territorio della capitale Islamabad e senza alcuna censura.
Per quanto riguarda l'Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti e l'Egitto la questione è ulteriormente diversa. L'uscita del film è infatti stata ritardata, facendo temere che anche qui il film "Barbie" sarebbe andato incontro alla censura. Questo non è però, al momento successo. Nel primo Paese la pellicola ha fatto il suo debutto il 14 agosto senza che vi fosse apportata alcuna modifica - e riuscendo a smuovere, a detta del New York Times, non poche persone. Lo stesso è successo negli Emirati e in Egitto, dove il film è uscito rispettivamente il 10 e l'11 agosto.
In Libano la situazione sembra invece sospesa. Da un lato il ministro della Cultura Mansour Mortada ha affermato che il film «promuove l'omosessualità e contraddice i valori relativi alla fede e alla morale». Ma il comitato incaricato per la censura non ha rilevato alcuna scena giustificante la sua non diffusione.