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«L’adozione di questa nuova Costituzione rappresenta un'evoluzione positiva, suscettibile di aiutare i cittadini comuni nella realizzazione dei loro diritti fondamentali», ha indicato Noel Kututwa, direttore aggiunto del programma Africa di Amnesty International. «Il mondo osserva con attenzione questa fase per vedere se il paese abbia veramente compiuto una svolta in questo giorno storico. Soprattutto, milioni di cittadini dello Zimbawe sperano che questa nuova Costituzione prefiguri un nuovo corso, in cui i diritti umani saranno rispettati e protetti».
Un processo laborioso ma necessario
Il processo di elaborazione del testo è durato tre anni in tutto. Ha conosciuto ritardi a ripetizione ed è stato oggetto di polemiche, ma il referendum sulla nuova Costituzione si è svolto in maniera relativamente pacifica ed è sfociato in un «sì» chiaro e massivo.
In virtù della nuova Costituzione, norme repressive invocate allo scopo di costringere al silenzio gli oppositori del governo dovrebbero essere abrogate o, per lo meno, modificate. «Ormai ci si aspetta che i legislatori dello Zimbawe adeguino i testi di legge, come la normativa relativa all'ordine pubblico e alla sicurezza, di cui in passato ci si è serviti per privare le persone dei loro diritti civili e politici», ha precisato Noel Kututwa.
Le violazioni dei diritti umani nello Zimbawe si sono moltiplicate dall'inizio della crisi politica cominciata nel 2OOO e costretto milioni di persone a fuggire dal paese per sfuggire dalle difficoltà economiche e dalle persecuzioni politiche. Nel 2OO8, in occasione del secondo turno delle elezioni presidenziali, violenze rese possibili dalla connivenza dello Stato hanno provocato più di 2OO morti, mentre migliaia di altre persone sono state torturate o ferite.
Una nuova era politica?
L’adozione di una nuova Costituzione dovrebbe inoltre essere seguita dall'elezione di un nuovo esecutivo, dopo i quasi quattro anni trascorsi al potere da un governo di coalizione insediatosi grazie a un accordo concluso a seguito del negoziato della Comunità di sviluppo dell'Africa australe. «La prossima elezione nello Zimbabwe sarà l'occasione per le autorità di dar prova del loro impegno rispetto alla Dichiarazione di diritti iscritta nella nuova Costituzione», ha proseguito Noel Kututwa. «La prova del nove sarà data dalla possibilità per l'insieme dei partiti politici e delle organizzazioni della società civile di esercitare il loro diritto alla libera espressione, associazione e riunione pacifica».
In questi ultimi mesi, la polizia ha effettuato retate nei locali di varie organizzazioni della società civile conosciute nel paese, mentre dei difensori dei diritti umani sono stati sottoposti ad arresti arbitrari. «I responsabili della polizia debbono accelerare il processo di educazione ai diritti umani, a cominciare dai membri della sezione di mantenimento dell'ordine e dalla polizia repubblicana, che ha spesso ristretto le libertà fondamentali», ha aggiunto Noel Kututwa.
Amnesty International si è altresì appellata al governo affinché preveda finanziamenti sufficienti per la Commissione nazionale dei diritti umani, e ha esortato il prossimo parlamento a prendere seriamente in considerazione l'abrogazione totale della pena di morte. «La pena capitale è una delle vestigia dell'epoca coloniale che perdurano nello Zimbabwe libero di oggi», ha concluso Noel Kututwa.