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Un mix di coca-cola e caffè? Un'auto-barca? Una vela-sci? Sì, tutte queste invenzioni effettivamente ci sono state. Ma nessuna di esse è riuscita ad avere successo. Il confine tra genialità ed eccentricità non è sempre ben chiaro. Lo conferma anche Marijan Jordan, consulente per inventori tedesco, nel nostro colloquio.
Coca Cola BlāK ha resistito sul mercato solamente due anni, e neppure a livello mondiale. Nel 2008 poi, la bibita contenente caffeina è scomparsa completamente. La combinazione fra Coca-Cola e caffè evidentemente non incontrava affatto il gusto della massa.
È una barca o è un'auto? È un'auto-barca, un «veicolo anfibio» che sarebbe adatto sia in acqua che sulla terra. E occorre sottolineare «sarebbe», visto che gli ex proprietari di tale veicolo esprimono le proprie critiche nel modo seguente: «Non è una buona auto e neanche una buona barca, però funziona.» Oppure: «A nostro avviso è l'auto più veloce in acqua e la barca più veloce su strada» (Fonte). Insomma: non è utilizzabile come mezzo di trasporto né in acqua né sullaterra, quindi non sorprende che l'introduzione sul mercato sia fallita completamente, nonostante si trattasse di un'idea originale.
Anche questa un'invenzione destinata fin dall'inizio al fallimento: l’utilizzo di una vela quando si scia. Era stata pensata per tutti coloro che desiderano essere velocissimi con gli sci e arrivare il prima possibile a valle. L'inventore può aver forse sperato in una «sensazione simile al volo»? Non sappiamo se era proprio questa la motivazione principale dell'invenzione della vela-sci. Ma abbiamo la sensazione che il motivo del fallimento sia dovuto alla vela in sé: non aiuta ad acquistare velocità, bensì esercita probabilmente un'azione frenante.
Intervista a Marijan Jordan, consulente per inventori e gestore del negozio «Erfinderladen» a Berlino
Annualmente, in data 9 novembre, si tiene la «giornata degli inventori». Durante questa giornata si festeggiano gli inventori, le inventrici e anche coloro che desiderano diventarle. Questa espressione di grande stima non è casuale: senza queste persone innovative e coraggiose il nostro mondo sarebbe molto più lento, scomodo e noioso. Marijan Jordan, promotore e consulente per inventori, non è proprio estraneo al fatto che la data del 9 novembre è stata, a partire dal 2005, dedicata ufficialmente agli inventori. Da oltre 20 anni è consulente per inventori e gestisce inoltre con successo, il primo negozio per inventori con sede a Berlino; qui le inventrici e gli inventori possono vendere le loro innovazioni. In un colloquio ci spiega che cosa ci vuole, secondo lui, perché un'invenzione possa avere successo.
Signor Jordan, in qualità di consulente per inventori con esperienza pluriennale sicuramente conosce le tempistiche e i motivi principali per i quali un'invenzione fallisce?
Marijan Jordan (MJ): in linea di principio, grazie alla mia ventennale attività, posso individuare alcuni motivi a base del fallimento: innanzitutto c'è il semplice motivo che i clienti non vogliono il prodotto. Un altro motivo può essere un rapporto qualità-prezzo non equilibrato. Ma può essere anche che i clienti non vogliano certi prodotti neppure regalati, o perché non hanno il problema che l'inventore crede di poter risolvere o perché il prodotto ha una caratteristica spiacevole che appare più evidente dell'utilità.
Ci sono anche degli insuccessi non riconducibili al prodotto stesso?
MJ: naturalmente, un altro motivo per l'insuccesso può nascondersi nella comunicazione. Spesso i clienti non sanno o non capiscono a che cosa serve il prodotto. Tra le altre cose, ciò può essere dovuto ad una confezione inadeguata. Per un nuovo prodotto, vale in particolare il principio che se il cliente non pensa subito che potrebbe essergli utile, sarà difficile da vendere.
Se mancano i capitali, spesso il lancio del prodotto fallisce fin dall'inizio. Personalmente credo che molti inventori non abbiano successo perché non sono in grado di pianificare a lungo termine. Con una solida pianificazione, per un'invenzione idonea al mercato si trova praticamente sempre un partner. Anche se, «si trova» forse non è l'espressione giusta: ovviamente lo si deve cercare attivamente e occorre convincerlo.
Ho letto che nel suo settore si operano delle distinzioni tra i fallimenti: da una parte il prodotto in sé può essere un insuccesso, come ha detto. Dall'altra un prodotto può partire bene, ma l'inventore non trae alcun vantaggio dal successo e di fatto ha fallito. Ci può spiegare questo fatto?
MJ: l'anno scorso un prodotto è stato venduto molto bene, quasi come il cubo magico di Rubik a suo tempo: il Fidget Spinner. A differenza del cubo magico, il Fidget Spinner è stato un fenomeno di breve durata, anche se molto redditizio per alcuni. L'americana Catherine A. Hettinger negli anni '90 ha fatto registrare un'invenzione che ricorda lontanamente l'attuale Fidget Spinner. Però il suo prodotto era un po' meno maneggevole e già una piccola differenza di questo tipo può essere decisiva. Ad un certo punto non ha più potuto permettersi i crescenti oneri per il mantenimento dei diritti di proprietà ma, anche senza tener conto di questo, i diritti comunque sarebbero decaduti da tempo. Quindi non è questo il motivo per il quale è rimasta a mani vuote.
Che cosa avrebbe dovuto fare di diverso la signora Hettinger, per partecipare al successo del suo prodotto?
MJ: l'inventrice avrebbe dovuto pianificare già d’allora un ampio lancio del prodotto. Soltanto un brevetto e qualche modello, non fanno in modo che i clienti possano comprare qualcosa. Occorre portare un'invenzione di successo fino agli scaffali dei negozi per dare ai clienti la possibilità di trasformarla in un successo. Per un ampio lancio di un prodotto ci vuole denaro e, naturalmente, spesso proprio il denaro è il punto dolente. Però con una buona pianificazione e un buon prodotto si può realizzare. I primi partner a cui rivolgersi per una collaborazione vanno cercati all'interno della propria cerchia personale. Tramite il crowdfunding è ora possibile chiedere a persone del tutto estranee di fornire il finanziamento iniziale.
Che cosa ci vuole, a suo avviso, perché un'invenzione abbia successo?
MJ: benché il fattore decisivo sia l'attuazione, il punto di forza di un inventore di successo consiste nel saper riconoscere quando si ha a che fare con una buona idea e quando invece si ha preso un granchio. A coloro ai quali manca la necessaria obiettività io consiglio vivamente di richiedere un'opinione esterna e poi anche di accettarla. Gli amici e la famiglia, come si può immaginare, non sono adatti per questo. Noi offriamo prime consulenze gratuite, un buon momento per verificare l'idoneità di fondo di un'idea.
E se si è constatato che può essere utile, come si procede?
MJ: quando si ha pronta l'invenzione, bisogna trovare gli acquirenti. E questi si trovano soltanto se i potenziali clienti sanno che c'è il prodotto, ed è qui che si presenta la maggiore difficoltà: occorre sviluppare strategie pubblicitarie intelligenti, che siano finanziabili ed efficaci. Nel corso della mia carriera ho sperimentato più volte come un'invenzione quasi morta, grazie ad una presenza ben riuscita nei media, è diventata un best seller.
Le invenzioni non erano migliori o peggiori prima dell’apparizione in televisione, però prima nessuno conosceva il prodotto. Questo significa, come consiglio, che bisogna sfruttare tutte le opportunità per raggiungere i propri clienti. E bisogna raggiungerli davvero. Uno shop online teoricamente raggiunge il mondo intero, ma se nessuno lo trova, allora si gioca a porte chiuse.
In conclusione: ci rivela la sua formula magica delle invenzioni? In media quante invenzioni hanno successo?
MJ: dunque, si dice che su 100 invenzioni circa 3 hanno una chance. E si intendono le invenzioni che hanno già superato con successo lo stadio dell'idea pura. Ma più importante della questione relativa a quale percentuale abbia successo è: come si possono aumentare a proprio vantaggio le possibilità di successo? E qui la risposta è chiara: pianificando meglio e agendo con più prudenza rispetto ad altri.
A proposito del 48° Concorso internazionale Raiffeisen per la gioventù
Questo articolo fa parte di una serie sul tema: «Le invenzioni trasformano la nostra vita», pubblicato in esclusiva nel blog Raiffeisen. Da molti anni Raiffeisen organizza il Concorso per la gioventù. I bambini e i giovani vengono incoraggiati nella loro creatività e si rafforza il senso di solidarietà all'interno delle classi scolastiche. Patrocinatore del 48° Concorso internazionale Raiffeisen per la gioventù è Martin Bütikofer, Direttore del Museo Svizzero dei Trasporti (VHS) di Lucerna.