Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01276.jsonl.gz/690

La multinazionale svizzera ha riaperto la fabbrica nella capitale Harare, dopo averla chiusa temporaneamente in seguito alla polemica sull'acquisto di latte dalla fattoria di Grace Mugabe, la giovane moglie del presidente dello Zimbabwe.
«Le attività sono riprese con la garanzia da parte del ministero del commercio e dell'industria che non ci saranno ulteriori problemi che limiteranno le attività commerciali [dell'azienda] nel paese», ha dichiarato un portavoce di Nestlé in Africa del Sud.
Le attività, ha precisato, sono riprese ufficialmente il 31 dicembre 2009.
Nestlé aveva annunciato il 23 dicembre di aver «temporaneamente» chiuso il suo stabilimento di trattamento del latte in Zimbabwe dopo aver subito pressioni - da parte di polizia e autorità - affinché acquistasse il latte da fornitori ben precisi.
La notizia che tra i fornitori vi era pure la fattoria Gushungo Dairy Estate, di proprietà della famiglia del presidente Mugabe, aveva sollevato numerose critiche a livello internazionale. La fattoria era stata sequestrata ai proprietari bianchi nel quadro della sanguinosa e contestata riforma agricola voluta da Mugabe. Una riforma che secondo gli osservatori è all'origine del collasso economico e sociale del paese.
Le relazioni commerciali con fornitori senza contratto, si era giustificata Nestlé, sono state intraprese per un periodo limitato per evitare l'acuirsi della crisi alimentare.
Nestlé è presente in Zimbabwe da oltre 50 anni. Sul posto produce soprattutto cereali e latte in polvere; impiega circa 200 persone.
In Svizzera sono in vigore delle sanzioni nei confronti dello Zimbabwe. Stando alla Segreteria di Stato dell'economia, Nestlé non avrebbe violato la legge elvetica, in quanto la sua filiale sottostà al diritto del paese africano e non a quello svizzero.
swissinfo.ch e agenzie