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La Confederazione ha scelto lo studio legale ginevrino Lalive per farsi consigliare nella vertenza contro due uomini d'affari turchi che chiedono un risarcimento di 750 milioni di dollari, accusando Berna di aver violato un accordo bilaterale con Ankara sulla protezione degli investimenti.
Il nome dello studio legale specializzato è stato reso noto oggi dal sito Simap.ch, la piattaforma svizzera sulle commesse pubbliche. L'incarico è valutato a circa 7,7 milioni di franchi e l'azione legale potrebbe protrarsi fino al 2020.
Lalive è rinomato per le sue perizie in ambito internazionale, secondo il sito dello studio legale, che conta tra i suoi clienti società, governi, imprese statali e organizzazioni internazionali.
Berna deve contestare le accuse formulate nei suoi confronti davanti a un tribunale arbitrale con sede a Washington, il Centro internazionale per il regolamento delle controversie relative ad investimenti (International Centre for Settlement of Investment Disputes, ICSID), una istituzione del Gruppo della Banca mondiale. Per ora non c'è ancora stata denuncia. Ma la vertenza richiede una intensa preparazione.
La Svizzera è accusata dai due turchi di aver violato l'accordo bilaterale di protezione degli investimenti versando parte dei loro averi alla Turchia e a terzi, dopo che nei loro confronti era stato avviato in patria un procedimento penale per truffa, riciclaggio e appropriazione indebita.
Il pubblico ministero turco, secondo quanto ha indicato domenica l'Ufficio federale di giustizia (UFG) reagendo a un articolo della "NZZ am Sonntag", accusa i due di atti fraudolenti in relazione alla gestione della banca Türkiye Imar Bankasi di Istanbul e di distrazione di fondi appartenenti ai risparmiatori, tra il 1998 e il 2003, per un ammontare di 6,5 miliardi di dollari. I due imprenditori avrebbero poi ottenuto crediti dalla società Motorola e Nokia per circa 2 miliardi di dollari, ma non li avrebbero utilizzati, come convenuto, per la realizzazione di una rete di telefonia mobile in Turchia.
Nel 2009 il Ministero pubblico della Confederazione ha versato 268 milioni di dollari complessivi al fondo assicurativo turco per la protezione dei depositi dei risparmiatori, come pure a Motorola e a Nokia, rispondendo a successive richieste turche di assistenza giudiziaria presentate sin dal 2005.
Secondo l'UFG, i due turchi nell'aprile del 2014 hanno inviato alle autorità svizzere una "notifica dell'esistenza di una controversia" in relazione all'accordo bilaterale sulla protezione degli investimenti del 1988: la Svizzera, sbloccando i fondi senza una sentenza di colpevolezza turca, avrebbe violato l'accordo in più punti. Da qui la richiesta di risarcimenti.