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Pensa alla partita di stasera e rivede tutta la sua carriera, Gaston Magnetti. Già, perché alle 20 al Riva IV torneranno ad affrontarsi in un match ufficiale per la prima volta dopo oltre otto anni Bellinzona e Chiasso, ossia le due formazioni in cui l’attaccante argentino ha svolto la quasi totalità del suo percorso da calciatore professionista, accumulando secondo il sito specializzato transfermarkt.com ben 170 presenze in granata (condite da 116 gol) e 167 in rossoblù (68 reti). Quel 4 maggio 2013, il 36enne di Mariano Acosta (nella periferia della Grande Buenos Aires) era entrato dalla panchina e non aveva potuto evitare la sconfitta 3-1 dell’Acb targato Martin Andermatt per mano del Chiasso di Livio Bordoli, in un campionato di Challenge League concluso poi dai sopracenerini al secondo posto alle spalle dell’Aarau ma anche con la retrocessione d’ufficio a causa della Spada di Damocle del fallimento calata infine su Gabriele Giulini e sulla società nel settembre successivo. Un epilogo drammatico che aveva riportato lo stesso Magnetti proprio a Chiasso, esclusa una parentesi a Kriens la sua prima vera casa nel calcio europeo, per poi tornare nel 2015 nella capitale ticinese e diventare uno dei simboli della rinascita del Belli, ripartito dalla Seconda Lega e grazie anche ai suoi gol risalito fino alle porte della Swiss Football League.