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Religioni secolari, religioni laiche, religioni senza Dio: è il difficile e importante tema elaborato da Hans Kelsen (Praga 1881-Berkeley 1973) tra il 1952 e il 1964 in un’opera che durante la sua vita decise, dopo diversi ripensamenti e per ragioni non del tutto chiare, di non dare alle stampe. Solo dopo lunghe riflessioni l’Istituto Hans Kelsen di Vienna, l’istituzione che gestisce l’intero lascito culturale del grande giurista viennese, ha deciso nel 2012 di pubblicare postuma questa complessa opera, molto particolare e diversa dal resto della vasta produzione kelseniana.
Religione secolare, rispetto alle altre opere di Kelsen, è uno scritto atipico e originale perché, a differenza degli altri scritti kelseniani, ha poco di giuridico ed esprime piuttosto una visione filosofico-politica della storia, della scienza e delle religioni. Con esso Kelsen ha voluto respingere una distorta interpretazione di importanti opere della modernità, in particolare di filosofia sociale e di filosofia della storia, che, malgrado la loro indubbia tendenza antireligiosa, sono state erroneamente considerate come opere di teologia mascherata o, addirittura, come espressioni di religione degenerata. Inoltre, Kelsen ha voluto muovere una severa critica contro l’interpretazione di alcune ideologie politiche intese come religioni secolari.
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