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BERNA - In Svizzera la penuria di medici di famiglia peggiorerà ancora entro il 2030, ma poi fino al 2040 la situazione dovrebbe verosimilmente distendersi un po' grazie all'aumento dei posti di formazione.
Lo sostiene l'associazione Medici di famiglia e dell'infanzia Svizzera (mfe).
Un altro segnale incoraggiante è che la proporzione di generalisti di meno di 50 anni è salita dal 25% nel 2010 al 34% del totale, viene affermato in un comunicato odierno. Queste cifre provengono da uno studio condotto ogni cinque anni dal Centro universitario basilese per la medicina di base su mandato della mfe.
«Circa il 56% dei medici di famiglia che esercitano oggigiorno cesseranno la loro attività nei prossimi dieci anni», sottolineano però i ricercatori: Attualmente il 10% dei generalisti e il 5% dei pediatri attivi hanno più di 65 anni. In futuro il 39% dei medici di famiglia vuole andare in pensione solo dopo i 65 anni.
Lo scorso anno vi sono stati 1'089 diplomati in medicina umana; e lo studio considera realistico un incremento del 20% all'anno di tale cifra. Tuttavia se il numero dei diplomati dovesse seguire una curva simile, il numero dei medici di famiglia diminuirebbe comunque ancora del 16% fino al 2030.
«Nei prossimi dieci anni servono quindi circa mille medici supplementari per compensare la penuria», sostengono i ricercatori. Un miglioramento sembra comunque probabile entro il 2040.
L'associazione sostiene la mozione della consigliera agli Stati Marina Carobbio (PS/TI) «In Svizzera si devono formare più medici», approvata proprio oggi dai «senatori» con 20 voti contro 18 e 4 astenuti, mentre il Nazionale deve ancora trattarla: secondo la mfe servono però «in particolare più medici di famiglia e dell'infanzia» per continuare ad avere cure di base di qualità.
L'organizzazione ricorda inoltre che i generalisti e i pediatri sono alla base della seconda serie di misure del Consiglio federale, attualmente in consultazione, per frenare l'aumento dei costi della sanità. In questo contesto i medici di famiglia «devono essere il primo punto di contatto in caso di questioni legate alla salute».
Questi ultimi possono «risolvere definitivamente il 94,3% di tutti i problemi di salute e generano solo il 7,9% dei costi della sanità», afferma la mfe citando uno studio del 2016. Pertanto «è importante continuare ad investire nella promozione della successione e dell'attrattiva della professione».