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Il geologo americano Jack Grynberg ha denunciato in Svizzera diverse filiali elvetiche di multinazionali del petrolio accusandole di concorrenza sleale. L'uomo chiede un risarcimento di 960 miliardi di dollari, ha affermato all'ats il suo legale, Adrian Bürgi.
Bürgi conferma quanto pubblicato dalla "SonntagsZeitung" e dalla "Zentralschweiz am Sonntag".
Le denunce riguardano le filiali e le sedi elvetiche di BP, Exxon-Mobil, Philips, Shell, Eni, Statoil e Total. Sono state depositate a Ginevra, Losanna, Zugo e Zurigo.
La somma richiesta è enorme, ma il caso riguarda la scoperta dei più grandi giacimenti di petrolio dopo l'Arabia Saudita, ha detto Bürgi. Questi si trovano in Kazakistan e nel Mar Caspio.
Nel 1989 Grynberg, che allora lavorava per l'Unione sovietica, aveva trovato tre importanti giacimenti la cui capacità è stata stimata a 66 miliardi di barili. Dopo la caduta del comunismo, il governo kazako aveva chiesto al geologo di formare un consorzio con società occidentali per estrarre greggio dai tre siti. Secondo Bürgi, il suo mandante avrebbe diritto a una quota dei profitti che però non ha mai ricevuto.
Nel 1996 Grynberg ha denunciato le compagnie petrolifere negli Stati Uniti e in Gran Bretagna. I tribunali canadesi gli hanno già concesso un risarcimento di diverse centinaia di milioni di dollari.
Grynberg ha poi deciso di rivolgersi alla giustizia svizzera perché ritiene che una parte degli utili sono stati trasferiti nelle filiali elvetiche. Inoltre, la Svizzera importa dal Kazakistan circa un terzo del suo fabbisogno di petrolio.