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Incomincia poi anche a sorridere, prima durante il sonno; dopo da sveglio: il che mi fu detto in seguito, ed io vi prestai fede poiché così vediamo negli altri bambini: non posso ricordare tali cose. Ed ecco sorgere a poco a poco la percezione del luogo in cui mi trovavo, il bisogno di far conoscere le mie volontà a coloro che avrebbero dovuto eseguirle; ma non potevo farlo, essendo dentro me, essi invece al di fuori, sprovvisti di qualsiasi mezzo per penetrare nel mio intimo. Violenti moti di membra, strilli acuti erano le manifestazioni corrispondenti ai miei voleri, poche e insufficienti, quali poteva, per nulla conformi alla realtà. Che se non mi si ubbidiva o per incomprensione o per evitare il mio danno, stizzito dal vedermi non sottoposti i più grandi, né servo chi era libero, me ne vendicavo con i pianti. L’esperienza poi mi insegnò che tale è la natura dei bambini; e che non diversa fosse la mia me lo insegnarono a loro insaputa i bambini stessi meglio che non coloro che mi allevarono e lo sapevano.
Agostino, Confessioni, libro I capitolo VI (trad. it. di Carlo Vitali, BUR, 1995).
(*) e, soprattutto, a Greta e Federico, i servi che erano liberi 😉