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Un gruppo di deputati di destra chiede alle scuole – in termini poco velati – di denunciare i figli di migranti sans-papiers che frequentano le loro classi. La richiesta ha suscitato proteste non solo da parte del corpo insegnante.
Si stima che in Svizzera vi siano da 90'000 a 150'000 migranti senza documenti validi di soggiorno. Pur non avendo il diritto di risiedere sul territorio elvetico, queste persone possono ottenere prestazioni sociali e mandare i loro figli a scuola. Il diritto all'istruzione per tutti era già sancito nella prima Costituzione federale del 1848. Non esistono statistiche ufficiali, ma si ritiene che le scuole svizzere siano frequentate attualmente da diverse migliaia di allievi “sans-papiers”.
In un opuscolo che ricorda i loro diritti, il sindacato Unia, le associazioni che assistono i “sans-papiers” e l'Organizzazione svizzera di aiuto ai rifugiati (OSAR) affermano che le scuole e gli insegnanti non sono autorizzati a fornire informazioni alla polizia su questi allievi. E incoraggiano i genitori a fare affidamento sugli insegnanti, che sono “persone degne di fiducia, quasi sempre sensibili alla difficile situazione dei bambini privi di documenti”.
Scuola, ma non solo
La maggioranza di destra della Commissione della sicurezza sociale e della sanità della Camera del popoloLink esterno non la vede così. In una mozioneLink esterno depositata alla fine di gennaio chiede in particolare di “agevolare lo scambio di informazioni tra gli organismi statali sulle persone il cui statuto di residenza non è regolato (ad esempio in campo scolastico)”.
Secondo Raymond Clottu, deputato dell’Unione democratica di centro (UDC), non dovrebbero necessariamente essere forniti dati nominali. “Dovremmo perlomeno disporre dei dati sul numero di allievi 'sans-papiers' che frequentano le scuole in ogni regione, per questioni di trasparenza, soprattutto a livello di costi”, ha dichiarato Clottu alla radio svizzero francese RTS.
Non è la prima volta che la destra conservatrice solleva la questione dell'istruzione dei migranti senza documenti. Nel 2013, Oskar Freysinger, pure membro dell’UDC e allora ministro dell’educazione pubblica del canton Vallese, aveva tentato di negare l'accesso alle scuole agli allievi privi di documenti, chiedendo agli insegnanti di denunciarli. La sua richiesta si era scontrata con la ferma opposizione dei colleghi degli altri cantoni della Svizzera romanda.
Questa volta la proposta non riguarda solo le scuole. La maggioranza della Commissione della sicurezza sociale e della sanità critica il fatto che i migranti privi di documenti beneficino di prestazioni sociali e propone una serie di misure volte a garantire che rimangano in Svizzera il più breve possibile, in nome di una “legislazione coerente sui migranti privi di documenti”.
Schermo ascensore
La proposta della Commissione, soprattutto in campo scolastico, ha suscitato un’ondata di reazioni negative, sono solo da parte degli insegnanti. Emilie Graff, vicepresidente della Commissione federale per l'infanzia e la gioventùLink esterno, vi intravede grandi pericoli. I genitori privi di documenti potrebbero, ad esempio, rinunciare a inviare i loro figli a scuola. Oppure potrebbero dare loro la colpa, nel caso in cui venissero denunciati ed espulsi.
Il presidente del Sindacato degli insegnati romandi, Samuel Rohrbach ricorda che la scuola è un diritto per tutti i bambini e non vuole che gli insegnanti vengano messi sotto pressione affinché agiscano come delatori.
Nel frattempo, la proposta della Commissione, respinta da 8 dei 25 deputati, verrà sottoposta all’esame del Parlamento. La sinistra ha già annunciato che vi si opporrà energicamente nel corso dei dibattiti parlamentari.
Traduzione di Armando Mombelli