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«Nei bambini piccoli manca il classico atteggiamento difensivo», avverte Diana Reppucci, medico dell’Universitätskinderspital di Basilea.
BASILEA - Una bambina di cinque anni è morta in ospedale, venerdì, in seguito a un incidente avvenuto alle piscine di St. Jakob, a Münchenstein (BL). Poche settimane prima un bambino di tre anni aveva fatto la stessa fine dopo essersi ferito gravemente al Lido di Olten. Ma questi drammatici casi sarebbero solo la punta dell’iceberg.
Secondo l’Ufficio prevenzione infortuni (UPI) ogni anno in Svizzera circa 5’700 bambini e giovani sono coinvolti in incidenti di balneazione. Le conseguenze sono particolarmente gravi per i più piccoli e spesso sono permanenti, rivela ai colleghi di 20Minuten Diana Reppucci, medico dell'Universitätskinderspital di Basilea.
Danni cerebrali - «Un grave incidente porta a danni neurologici acuti e nel peggiore dei casi alla morte», afferma Reppucci. Spesso quando i bambini arrivano nel reparto di terapia intensiva il danno neurologico si è già verificato: «Se il bambino deve essere rianimato dopo essere stato tirato fuori dall'acqua le possibilità di un recupero completo sono piuttosto scarse». Se gli altri organi con il tempo possono riprendersi, i danni cerebrali sono infatti irreversibili.
«L'ossigeno si esaurisce velocemente» - «Il cervello è l'organo più vulnerabile quando viene a mancare l'ossigeno», specifica Reppucci. «In caso di emergenza, un adulto può trattenere il respiro per un massimo di due minuti e mezzo. I bambini, però, esauriscono l'ossigeno ancora più velocemente».
Un incidente di questo tipo può portare «a disturbi visivi, disabilità gravi come l’impossibilità di tornare a camminare o mangiare da soli, fino allo stato vegetativo», spiega il medico. Anche l'inalazione di acqua è un pericolo e può portare a danni polmonari di lunga durata.
Tragedie «silenziose» - La fascia di età più a rischio è quella tra gli uno e i quattro anni. «Nei bambini piccoli manca il classico atteggiamento difensivo: non possono chiedere aiuto o agitare le braccia», continua Reppucci. «Questi incidenti avvengono silenziosamente e quindi passano inosservati. Nell’acqua fredda succede anche che i bambini smettano di respirare di riflesso».
La prevenzione deve quindi essere sempre al primo posto. Per ridurre il rischio di annegamenti la dottoressa consiglia ai genitori di mandare i propri figli ai corsi di nuoto il prima possibile. La supervisione del genitore resta inoltre di vitale importanza.
Lo squadrone dei bagnini - Intanto al Lido di Sursee è in preparazione la Chinderfäscht, un evento dedicato ai bambini che si tiene ogni anno all’inizio di agosto. «Saranno presenti il doppio dei bagnini rispetto a una normale giornata di balneazione», spiega il bagnino René Bühlmann. «Abbiamo appositamente progettato le attrazioni in modo che si svolgano a terra. Stiamo cercando di tenere i bambini fuori dall'acqua». Se i piccoli vogliono rinfrescarsi, specifica, «possono farlo nella piscina per non nuotatori, che è ben sorvegliata. Inoltre ogni bambino deve sempre essere accompagnato da un genitore».