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Una fiumana di persone contrarie all'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea si è riversata nelle strade di Londra per chiedere un secondo referendum sulla Brexit, proprio mentre in Parlamento si discute l'accordo con Bruxelles per il divorzio il 31 ottobre. L'uscita, originariamente prevista per il 29 marzo 2019, è stata rinviata due volte per mancanza di una linea comune in Parlamento sulla via da seguire.
Gente di ogni età e d'estrazione varia si è radunata a Park Lane, vicino ad Hyde Park, per poi muoversi in corteo verso Parliament Square, dove l'evento si concluderà di fronte a Westminster. Nel corso della manifestazione sono previsti comizi di diversi esponenti politici: laburisti, liberaldemocratici, indipendentisti scozzesi, centristi e dissidenti Tory.
Tutti contro la linea definita dal premier Boris Johnson che, aprendo la seduta straordinaria della Camera dei comuni, ha difeso quanto concordato nei giorni scorsi richiamando l'aula alle sue responsabilità dopo non essere stata "in grado di trovare" una soluzione per oltre tre anni dopo il referendum del 2016. Johnson ha difeso la sua proposta come "un nuovo accordo" che va ratificato per "riunire il paese". Il premier Tory ha anche sottolineato come la proposta rispetti la volontà emersa nel referendum del 2016 e i sentimenti dei britannici.
"Abbiamo fatto un grosso errore" nel referendum del 2016, quando il 52% dei britannici ha deciso di lasciare l'Unione Europea, stima una pensionata di 64 anni intervistata dall'AFP. "Penso che ora sappiamo molto di più di quanto non sapessimo al momento del referendum. Dobbiamo votare ora che conosciamo le conseguenze dell'abbandono dell'UE e l'impatto sulla nostra economia".