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Cinque giovani storici delle università di Friburgo e Zurigo hanno ricostruito in un volume il passato di Pro Helvetia e le controversie che da sette decenni connotano la politica culturale della Svizzera.
Presentato martedì, il libro Fra cultura e politica: Pro Helvetia dal 1939 al 2009 mostra come l’istituzione nata nel 1939 per la «Difesa spirituale del paese» abbia spesso innescato dibattiti sull’identità nazionale elvetica.
Cinque ricercatori di cantoni francofoni e germanofoni, sotto la guida dei professori Claude Hauser (Friburgo) e Jakob Tanner (Zurigo), hanno riflettuto su come – nell'arco di settant’anni – sia cambiato il ruolo della cultura per l'immagine collettiva della Svizzera.
Il testo – pubblicato in francese, tedesco e italiano – ripercorre i vivaci dibattiti legati a Pro Helvetia da quando, alla vigilia della seconda guerra mondiale, era stata fondata con lo status di «comunità di lavoro».
Spesso Pro Helvetia è infatti stata criticata: già nel 1942 lo scrittore Léon Savary la definiva «conclave di pochi dottori», altri la accusarono di arbitrarietà e nepotismo. Singole attività all’estero hanno suscitato aspri rimproveri, come il credito speciale concesso nel 1997 per progetti sulla storia elvetica durante la seconda guerra mondiale: l’allora consigliere nazionale Christoph Blocher condannò come «campagna americana masochista» la rassegna cinematografica sussidiata negli Stati Uniti, che era critica nei confronti della Svizzera.
La storia di Pro Helvetia – riassumono i curatori Tanner e Hauser – è dunque anche una storia della società svizzera, delle sue aspirazioni e incertezze, dei suoi sogni e di quanto non ha voluto vedere e riconoscere.
swissinfo.ch e agenzie