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Una famiglia italiana – padre, madre e figlia – residente in Ticino dal 2016 dovrà tornare in Italia. Anche il Tribunale federale ha infatti confermato la revoca dei loro permessi di dimora, decisa dalla Sezione della popolazione nel 2018 a causa dei loro debiti e della loro dipendenza dall’assistenza pubblica..
A nulla è valsa l’argomentazione dell’uomo, che implorava i giudici di tenere conto della sua “limitata formazione scolastica”. Essi hanno replicato evidenziando che anche una persona poco formata può essere in grado di ritirare una raccomandata e rispondere alle domande delle autorità. Chiedere clemenza perché ignorante “appare al limite del pretestuoso”.
Dalla sentenza pubblicata mercoledì si evince che l’uomo aveva chiesto e ottenuto nel febbraio 2016 un permesso di dimora per svolgere un’attività indipendente. Pochi mesi dopo era stato raggiunto da moglie e figlia. Nessuno di loro aveva però mai realmente lavorato. Al contrario, la famiglia italiana aveva contratto debiti ed era finita a carico dell’assistenza.
Così, dopo aver svolto vari accertamenti cui la famiglia non aveva in alcun modo collaborato, già nel gennaio 2018 la Sezione della popolazione aveva deciso di revocare i loro permessi di dimora. Il motivo era che nessun membro della famiglia poteva essere considerato un lavoratore ai sensi dell’Accordo di libera circolazione delle persone.
Essi hanno contestato la revoca ricorrendo a tutte le sedi possibili. Ma ora anche il Tribunale federale ha confermato la decisione delle autorità ticinesi. Tutta la famiglia dovrà quindi tornare in Italia, non prima di aver pagato le spese giudiziarie di 2'000 franchi.