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Si definisce flora l'insieme delle specie vegetali di un dato territorio, mentre tutti gli esemplari di piante presenti in una regione costituiscono la vegetazione o manto vegetale. La flora e la vegetazione sono il risultato di processi dinamici. Un ruolo essenziale nella loro formazione è svolto dal meccanismo biologico di proliferazione e dalle strategie di adattamento delle piante ai fattori locali. Di questi ultimi fanno parte la temperatura, la composizione dell'aria, il contenuto d'acqua e di sostanze nutritive del terreno, ma anche gli influssi di diversi esseri viventi (Fauna), fra cui l'essere umano. Poiché tali fattori sono in continua trasformazione, anche la flora è sottoposta a costanti cambiamenti. È possibile seguirne l'iniziale evoluzione sulla base dei ritrovamenti di piante preistoriche (fossili). Grazie all'analisi dei pollini, l'archeobotanica è in grado di ricostruire il mondo vegetale degli ultimi 100'000 anni. Il polline delle diverse piante si conserva per lungo tempo, in assenza di ossigeno, nelle paludi o nel deposito lacustre. Gli strati geologici vengono datati con il metodo del carbonio 14 e i pollini ritrovati vengono disposti in un diagramma secondo un ordine cronologico. Sin dal XVI sec. sono note precise registrazioni scritte di piante esistenti ed erbari con esemplari di piante essiccate. Collezioni più ampie e cataloghi floristici sono disponibili da ca. 200 anni (Botanica).
Nell'ultimo milione di anni i cambiamenti del Clima hanno determinato un profondo mutamento della composizione vegetale. Ca. 18'000 anni fa le masse di ghiaccio dell'ultima Glaciazione (Würm) si ritirarono, dopo una fase di riscaldamento, dall'Altopiano che ne era in gran parte ricoperto. Il progressivo aumento della temperatura causò una nuova migrazione di piante dalle zone in cui si erano ritirate, soprattutto a sud delle Alpi. Una dopo l'altra, diverse forme di vegetazione ricoprirono l'Altopiano: tundra, boschi di pini e betulle, noccioli, querceto misto e faggeto.
Come raccoglitore (Economia di raccolta), cacciatore e pescatore, l'essere umano aveva sulla natura un impatto non molto più forte di quello di altri grandi esseri viventi. Stabilitosi nel territorio dell'attuale Svizzera ca. dal 5000 a.C., si dedicò alla Campicoltura e all'allevamento. Da allora il suo influsso sull'Ambiente è cresciuto. Dopo il rimboschimento postglaciale, al di sotto del margine boschivo vi era solo una scarsa vegetazione naturale non boscata, per esempio lungo le rive dei laghi o nelle zone alluvionate dei grandi fiumi. I primi agricoltori cominciarono a sfruttare i Boschi per le coltivazioni (Debbio) o a diradarli tramite pascolamento e sfruttamento del legname (Industria del legno). Le specie che necessitavano di luce poterono così svilupparsi. Gli animali al pascolo che calpestavano e mordevano le piante, il periodico dissodamento del terreno, la ridistribuzione delle sostanze nutritive (terreni troppo sfruttati, discariche) e il taglio della vegetazione crearono ulteriori forme di vita. Le piante che sopportavano bene questi fattori o che riuscivano a trarne vantaggio si propagarono oltre l'ambiente circostante e vennero diffuse come coltivazioni a sé o insieme ad altre colture, oppure tramite il commercio (spec. dall'area mediterranea e dall'Asia anteriore). Tra i nuovi tipi di vegetazione c'erano prati, pascoli, colonie di piante infestanti e ruderali o boschi pascolati. In epoca romana vennero introdotte nuove piante commestibili come il Castagno, e si diffuse la Viticoltura. Dopo il crollo dell'Impero romano, il bosco riguadagnò temporaneamente terreno, ma nel basso ME (fino alla peste tra il 1348 e il 1350) si ritirò nuovamente in seguito ai dissodamenti. Dopo la scoperta dell'America nuove coltivazioni arrivarono da noi (Patata, pomodoro, Mais). Nei nascenti giardini ornamentali e all'inglese si coltivavano specie forestiere che spesso si inselvatichivano nelle zone circostanti (Giardini).
La crescita demografica dopo il 1750 determinò una diffusione dei Prati e dei Pascoli. L'innovativo impiego in campicoltura e praticoltura dello stallatico attenuò solo in parte l'impoverimento dei terreni. Soprattutto i boschi, insieme ai campi e ai prati più isolati venivano sfruttati troppo, privando così il terreno delle sostanze nutritive. In questo periodo si propagarono numerose specie che in buone condizioni nutritive non sono competitive. L'ulteriore sfruttamento di terreni umidi per ricavarne strame ha favorito anche la diffusione di piante palustri e di torbiera.
Dopo un picco raggiunto a metà del XIX sec., soprattutto a partire dalla seconda guerra mondiale la varietà delle specie si è notevolmente ridotta. Numerosi fattori contribuirono a un forte impoverimento della flora: la coltivazione di abetaie alloctone, il drenaggio di Paludi e canneti lacustri dal 1850 ca., la canalizzazione di fiumi e ruscelli, la colmata delle sponde dolci dei laghi e la regolazione dei livelli dell'acqua, le infinite possibilità di concimazione grazie ai concimi chimici e allo stallatico (importazioni di foraggio), la pulitura delle sementi e l'uso di erbicidi, le vaste monocolture e la sigillatura di ampie parti della campagna abitata. In particolare, canneti, paludi, vegetazione di riva e acquatica, oltre a prati magri e campi di erbacce si sono ridotti a piccoli residui, sottoposti alla protezione della Natura. Le aree magre sono oggi quasi del tutto assenti e la densità dei boschi, a causa dell'alto apporto di azoto dovuto al traffico e all'agricoltura (20-50 kg di azoto per ettaro ogni anno), è talmente elevata che solo le specie tolleranti l'ombra riescono a svilupparsi.
Le specie presenti in una regione senza l'intervento umano sono dette specie indigene (Idiochorophyten). Quelle che si sono trasferite al seguito dell'essere umano si chiamano archeofite (fra il 3000 a.C. e il 1500 d.C.) o neofite (dopo il 1500). In Svizzera il 7% ca. delle specie attuali appartiene alle neofite e ca. il 20% alle archeofite. Gli agglomerati urbani presentano una percentuale molto più alta (fino al 20%) di piante neofite.
Fra il 1960 e il 1980 tutte le specie vegetali della Svizzera sono state schedate per una superficie di ca. 100 km2. Per 130 specie in grave pericolo esistono oggi precisi atlanti di distribuzione che ne consentono un costante controllo. Attualmente quattro nuove opere di classificazione, le cosiddette "Flore", coprono il territorio sviz. e gli immediati dintorni. Per la vegetazione della Svizzera esiste una cartina di Emil Schmid. Nell'ambito degli sforzi fatti per preservare la varietà delle specie, nel 1993 è stato stilato un Atlas schutzwürdiger Vegetationstypen der Schweiz.
Delle ca. 2700 specie di piante documentate in Svizzera fra il 1830 e il 1980, 51 (2%) si sono estinte. Sulla superficie nazionale più di un terzo di tutte le specie è estinto, minacciato o raro (cioè potenzialmente minacciato). Nell'Altopiano quasi due terzi rientrano in quest'ultimo gruppo. Le cosiddette liste rosse, regolarmente aggiornate, danno informazioni sullo stato di rischio di ciascuna specie. Negli ultimi decenni si è cercato di adottare delle misure contro questo rapido calo. Le nuove riserve naturali create, previste per legge e finanziate dalla Conf. e dai cant., sono sottoposte a gestione specifica e sorvegliate. Lo Stato si sforza anche di contrastare la riduzione delle specie nei terreni coltivati con la creazione di aree ecologiche di compensazione, maggesi mobili e fioriti, nuove boscaglie e prati umidi adiacenti a corsi d'acqua, per mezzo della rinaturalizzazione dei ruscelli o della rivalutazione dei margini boschivi. Non è possibile prevedere se e in quale misura la scomparsa delle specie possa essere frenata o ridotta. Attualmente, come immediata reazione al generale riscaldamento del clima, va registrata una immigrazione di specie amanti del caldo dalle regioni mediterranee, ma anche da continenti lontani. Piante da giardino di recente introduzione o specie forestiere derivanti da mescolanze di sementi accrescono costantemente la percentuale di neofite nell'insieme della flora.
Bibliografia
– E. Schmid, Vegetationskarte der Schweiz,, 4 f., 1944-1950
– H. E. Hess, Flora der Schweiz und angrenzender Gebiete, 3 voll., 1976-1980 (con bibl.)
– M. Welten, R. Sutter, Atlante della distribuzione delle pteridofite e fanerogame della Svizzera, 2 voll., 1982 (suppl. 1984, 1995)
– A. Binz, C. Heitz, Schul- und Exkursionsflora für die Schweiz, 199019
– AA. VV., Atlas schutzwürdiger Vegetationstypen der Schweiz, 1993
– D. Aeschimann, H. M. Burdet, Flore de la Suisse et des territoires limitrophes, 19942
– K. Lauber, G. Wagner, Flora Helvetica, 1996
– C. A. Burga, R. Perret, Vegetation und Klima der Schweiz seit dem jüngeren Eiszeitalter, 1998 (con bibl.)
– AA. VV., Farn- und Blütenpflanzen: Rote Liste der gefährdeten Arten der Schweiz, 2002
Autrice/Autore: Elias Landolt / did