Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01218.jsonl.gz/690

Un gruppo di giovani iracheni, siriani, turchi, curdi e iraniani, nonostante il Covid-19 e la crescente repressione subita da attivisti e ambientalisti in Medio Oriente, si è riunito per promuovere l'acqua come strumento di pace in Mesopotamia. La terra tra i due fiumi, come venne definita dai Greci, è la regione dove sono nate la scrittura e le prime civiltà, grazie alla fertilità della terra e soprattutto all’abbondanza di acqua.
“In questa regione l’acqua è sotto attacco - spiega Salman Khairallah, 28 anni, coordinatore della campagna di advocacy della società civile "Save the Tigris and Iraqi Marshes” lanciata nel 2012 -. Invece di essere fonte di rivalità, l'acqua dovrebbe essere condivisa tra tutti coloro che vivono in questa regione". Dighe, siccità, inquinamento sono alcune delle sfide più gravi. La costruzione di grandi dighe sul Tigri e sui suoi affluenti, in particolare la diga di Ilisu in Turchia (parte del progetto dell'Anatolia sudorientale, noto come GAP) e la diga di Daryan in Iran, ridurranno il flusso d'acqua in Iraq e complicheranno anche i rapporti tra i Paesi. Gli attivisti temono che l'acqua possa essere usata come arma di egemonia politica, minacciando la stabilità della regione e portando a controversie e conflitti nel prossimo futuro. Per evitare questo, hanno deciso di organizzare un Forum mesopotamico sull'acqua. Il primo si è tenuto a Sulaymaniyah, nella regione del Kurdistan iracheno nel 2019. Il secondo si è tenuto virtualmente lo scorso 15 e 16 maggio. In un momento di pandemia globale i giovani si interrogano su nuove forme di gestione dell'acqua per assicurare il diritto all'acqua pulita a tutti i cittadini. “Non vogliamo più guerre con i nostri vicini. Vogliamo solo proteggere il Tigri e l’Eufrate, fiumi che appartengono a tutti noi - dice Ercan Ayboga, fondatore del movimento ecologico della Mesopotamia -. Le dighe e l’inquinamento stanno distruggendo il patrimonio ambientale e culturale di tutta l’umanità”.
Sara Manisera - Arianna Pagani