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L'inverno potrebbe essere considerato una stagione di quasi totale inoperosità per i fotografi d'inizio Novecento, a causa del rallentamento del ritmo di vita della società rurale, della totale assenza di turisti e di forestieri in valle e della poca disponibilità della materia prima: la luce. Anche Donetta si deve adeguare a questa situazione, ma continua comunque a fotografare senza sosta. In mancanza di estranei, i soggetti privilegiati dei suoi ritratti diventano i membri della sua famiglia, che vengono coinvolti in scenette legate alle festività di fine anno. Il fotografo bleniese non manca di documentare le prime tracce del Natale «moderno» (l'abete, i regali) e degli sport invernali (lo sci). La stagione più rigida ha anche le sue tradizioni (la mazza del maiale), le sue disgrazie (la «buzza»), i suoi riti (il funerale sotto la neve), le sue curiosità atmosferiche (il ghiaccio). L'inverno è pure il momento in cui si ha più tempo per le distrazioni (il primo cinematografo ambulante, il carnevale) ma anche quello in cui si nota la maggiore discrepanza tra l’abbigliamento di un secolo fa e quello di oggi. Una trentina di piccole «annotazioni fotografiche» che ci riportano a un inverno più silenzioso e più riflessivo.