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– Policy Brief
Il rinvio delle operazioni mediche nel corso della terza ondata
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Sommario
Nel corso delle ondate dell’epidemia, le operazioni mediche potrebbero dover essere rinviate per liberare posti letto nelle unità di terapia intensiva a favore dei pazienti affetti da COVID-19. Ciò rappresenta un rischio per le possibili conseguenze negative sulla salute. Secondo le stime del nostro modello, seguendo l’attuale tendenza della campagna di vaccinazione potrebbe verificarsi un ritardo nello svolgimento di circa 6000 operazioni entro settembre 2021.
Uno dei problemi meno visibili della pandemia di COVID-19 è la necessità di rimandare le operazioni mediche laddove le unità di terapia intensiva devono essere liberate in previsione di una nuova ondata epidemica. A gennaio 2021 avevamo stimato un ritardo accumulato di circa 26 000 pazienti in Svizzera dall’inizio della pandemia. Poiché la rimozione di una serie di misure restrittive il 14 aprile 2021 potrebbe portare ad un aumento dei ricoveri di pazienti COVID-19 in terapia intensiva, stimiamo un’ulteriore crescita dei ritardi per i pazienti le cui operazioni potrebbero essere rimandate nel corso di una terza ondata dell’epidemia.
Le nostre stime si basano sulle relazioni annuali di occupazione dei posti letto nelle unità di terapia intensiva per diverse patologie, nonché sulla previsione del numero di pazienti affetti da COVID-19 che richiederanno cure intensive. Il secondo fattore dipende in particolar modo dal progresso della campagna di vaccinazione, per la quale abbiamo ipotizzato tre scenari: il primo scenario segue la tendenza attuale (circa 38 000 somministrazioni al giorno), il secondo prevede un’accelerazione a 50 000 e il terzo si basa su un tasso triplicato di somministrazioni di vaccino rispetto al tasso attuale, arrivando a 100 000 dosi al giorno.
Nel primo scenario, cioè con la tendenza attuale, il nostro modello stima un ritardo accumulato di circa 6000 operazioni (l’intervallo di confidenza del 95% è tra 0 e 9000) entro settembre 2021. Fra queste operazioni sono inclusi, nello specifico, 2300 pazienti con patologie cardiovascolari e 900 pazienti con patologie gastrointestinali. All’apice dell’ondata epidemica stimiamo che 1180 pazienti avranno bisogno di un posto letto in terapia intensiva, ovvero un surplus di 300 letti rispetto alla capacità certificata di 875 posti. In tal caso, il 40% dei pazienti affetti da COVID-19 che richiedono cure intensive dovrebbe essere curato al di fuori delle unità di terapia intensiva.
La celere vaccinazione ipotizzata dal terzo scenario, più ottimistico, permetterebbe di dimezzare il futuro ritardo accumulato di pazienti in terapia intensiva arrivando a circa 3600. L’eccesso di domanda di posti letto nelle unità di terapia intensiva all’apice della terza ondata sarebbe diviso per tre, risultando in circa 100 pazienti.
Secondo il nostro modello, una vaccinazione accelerata aiuterebbe a ridurre considerevolmente il rischio di conseguenze negative sulla salute dei pazienti non affetti da COVID-19 in attesa di operazioni che richiedono il ricovero in terapia intensiva.