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SION - Un referendum è stato lanciato oggi a Sion contro il decreto relativo al finanziamento della terza correzione del Rodano, votato dal Gran consiglio vallesano in settembre. I promotori - fra i quali figurano numerosi agricoltori e l'UDC - contestano la variante scelta dal Consiglio di Stato, considerata eccessivamente costosa.
Allo stato attuale, i lavori previsti dalla variante governativa rappresentano una spesa di 3 miliardi di franchi sull'arco di 30 anni, di cui 500 milioni a carico del Cantone, sottolineano gli oppositori. Il progetto comporterebbe inoltre la scomparsa di 300 ettari di terreni destinati alla rotazione agraria e richiederebbe lo spostamento di 15 milioni di metri cubi di terra.
La versione presentata dai promotori del referendum sarebbe invece portata a termine entro 10 anni per un costo stimato a 1 miliardo di franchi. Invece di allargare il fiume - come previsto dalla variante governativa - essa consisterebbe nel rafforzare le dighe ovunque ciò sia possibile e nell'abbassamento di un metro del letto del Rodano.
Al comitato referendario si è unita anche l'associazione "Sauvegardons les coteaux valaisans", che milita a favore dell'interramento delle linee elettriche ad altissima tensione. La variante portata avanti dal comitato permetterebbe a suo avviso di realizzare scavi destinati a sotterrare le linee sull'intero percorso del fiume.
Secondo i suoi promotori, il referendum permetterebbe alla popolazione di pronunciarsi sulla questione. Per la sua riuscita sono necessarie 3'000 firme, da raccogliere entro il 5 gennaio.
In settembre, il Gran consiglio ha istituito un fondo dotato di 60 milioni di franchi, destinato al finanziamento della correzione del fiume. Una carta dei pericoli pubblicata nel 2012 dimostra che attualmente oltre 13'000 ettari di terreno sono minacciati da inondazioni. I danni in pianura sono stimati in oltre 10 miliardi di franchi.
Ats