Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/145420

<h2>SubmittedText<h2><p>Nella sua storia, il popolo jenisch ha vissuto un capitolo doloroso. Per quasi un secolo i bambini jenisch sono stati strappati ai genitori ed affidati a istituti o altre famiglie. Tra gli Jenisch dominava la paura e molti rinunciarono allo stile di vita tradizionale. Gli Jenisch furono ufficialmente assimilati. Nel 1986 l'allora consigliere federale Alphons Egli se ne è ufficialmente scusato.</p><p>Oggi sempre più Jenisch vorrebbero tornare alle origini. Nella pratica però condurre lo stile di vita nomade che da sempre è parte della cultura jenisch è molto difficile. La legge sulla pianificazione del territorio ha risolto in teoria il problema dello spazio: ogni cantone dovrebbe infatti offrire agli Jenisch un certo numero di aree di sosta e transito. Ma la realtà è un'altra.</p><p>Un esempio: nella Svizzera francese non esiste neanche un'area ufficialmente riservata agli Jenisch. I cantoni delegano questo compito ai comuni, che in generale non sono in grado di adempierlo. Inoltre, come si ha spesso occasione di constatare, nella popolazione sopravvivono ancora vecchie paure. Eppure gli Jenisch sono svizzeri, esercitano una professione, pagano le tasse e vanno a militare.</p><p>Gli Jenisch hanno dunque un futuro incerto e nella vita quotidiana sono spesso oggetto di angherie da parte delle autorità. La collaborazione con i cantoni può però anche funzionare bene, come mostra l'esempio del cantone di Argovia.</p><p>Sullo sfondo di quanto precede, pongo al Consiglio federale le seguenti domande:</p><p>1. Il Dipartimento della difesa offre ai cantoni la possibilità di adibire ad aree per i nomadi le aree inutilizzate di sua proprietà. Nella realtà, tuttavia, la misura si è rivelata inefficace. Cosa possono fare gli Jenisch per convincere i cantoni a far uso di questa possibilità?</p><p>2. Spesso, inoltre, gli Jenisch non sono riconosciuti come popolo. Il Consiglio federale ha proposte su come colmare insieme questa lacuna?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Con la ratifica della convenzione quadro del 1° febbraio 1995 per la protezione delle minoranze nazionali (RS 0.441.1) la Svizzera ha riconosciuto i nomadi svizzeri come minoranza nazionale, mentre con la ratifica della Carta europea del 5 novembre 1992 delle lingue regionali o minoritarie (RS 0.441.2) ha riconosciuto lo jenisch come lingua minoritaria. Nel 2012 è entrata inoltre in vigore la legge sulla promozione della cultura (LPCu; RS 442.1), che consente alla Confederazione di appoggiare le rivendicazioni dei nomadi in modo più attivo e completo (art. 17 LPCu). Stando alla decisione del Tribunale federale del 28 marzo 2003 (DTF 129 II 321), le esigenze dei nomadi devono essere tenute in debita considerazione anche nella pianificazione del territorio.</p><p>In merito alle singole domande, il Consiglio federale prende posizione come segue:</p><p>1. Le questioni legate alla creazione o al risanamento di aree di sosta e transito sono valutate sempre in stretta collaborazione con i nomadi svizzeri. Questo vale anche per eventuali aree militari dismesse. Tuttavia le soluzioni elaborate in gruppi di lavoro composti di rappresentanti dei nomadi e delle autorità falliscono sovente in seguito a referendum comunali.</p><p>2. Il lavoro di sensibilizzazione è determinante proprio perché la creazione di aree di sosta e transito per gli Jenisch e altri gruppi di nomadi deve essere accettata dalla maggioranza della popolazione. Anche in questo caso le organizzazioni dei nomadi svizzeri sono importanti portavoce della loro cultura. La Confederazione sostiene l'organizzazione mantello dei nomadi "Radgenossenschaft der Landstrasse" e la fondazione "Un futuro per i nomadi svizzeri" e affida loro tra l'altro mandati nell'ambito delle pubbliche relazioni. Nel quadro del monitoraggio delle convenzioni europee citate, inoltre, la Confederazione e le autorità cantonali collaborano alla sensibilizzazione della popolazione ai bisogni dei nomadi.</p><p>Nonostante tutti gli sforzi intrapresi negli ultimi dieci anni si constata che gli obiettivi fissati in merito alle aree di sosta e transito non sono stati raggiunti. L'Ufficio federale della cultura è in contatto diretto con gli interessati e sta studiando come convogliare meglio gli sforzi per garantire che lo stile di vita nomade continui ad essere un elemento della diversità culturale della Svizzera. Queste riflessioni saranno integrate nel messaggio sulla cultura 2016-2019.</p>  Risposta del Consiglio federale.