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L’argomento potrebbe sembrare una contraddizione: com’é possibile praticare sport di maggiore intensità essendo appena stato sottoposto ad intervento cardiochirurgico?
In effetti possibile lo è, anche se non per tutti i pazienti indistintamente.
L’argomento è complesso e necessita di un approccio differenziato. Le componenti principali dell’equazione sono le seguenti:
- Il genere della malattia
- La condizione funzionale del muscolo cardiaco
- La risposta del cuore e dell’intero sistema cardiovascolare all’intervento chirurgico
- La presenza di altre malattie e/o malattia residua con particolare rilevanza in ambito di sport intensivi
- L’atteggiamento del paziente e della sua famiglia
- La storia sportiva del paziente
Innanzitutto la terminologia: cosa si intende per “sport intensi”?
Durante le attività sportive e specialmente nell’esercizio, viene frequentemente utilizzata la scala di percezione dello sforzo (scala di Borg – RPE: rating of perceived exertion, Fig. 1) per misurare la percezione allo sforzo durante l’attività fisica.
In medicina, la si utilizza per documentare lo sforzo durante un test; gli allenatori sportivi lo utilizzano per valutare l’intensità dell’allenamento e della gara.
La scala Borg RPE è numerica e si estende da 6 a 20, dove 6 indica “nessuno sforzo” e 20 “sforzo massimo”.
Esiste una versione rivisitata che misura pure l’affanno. Conformemente alla scala di Borg originale per sport intensivo si intende la parte superiore di colore arancione e l’intera categoria di colore rosso.
Il concetto di percezione dello sforzo implica la relatività dell’intensità dell’attività fisica.
L’intensità (misurata in m/min, km/h o Watts/min) rilevata da un atleta di élite a 11-12 della scala Borg verrebbe probabilmente percepita a 17-18 da una persona “normale” che pratica sport intenso e a 20+ da una persona che pratica sport solo occasionalmente.
Le persone con problemi cardiaci dovrebbero generalmente evitare imprevisti sforzi intensi (scatti), poiché provocano rapidamente l’aumento della pressione arteriosa ad alti valori, che causano stress al muscolo cardiaco danneggiandolo acutamente.
Un adeguato riscaldamento prima dell’attività sportiva non può e non deve essere sottovalutato: il riscaldamento prepara l’organismo e il sistema cardiovascolare dilatando i vasi sanguigni (principalmente le piccole arterie che regolano il flusso cardiaco verso i tessuti) e aumentando il tasso metabolico.
Aumentando gradualmente l’intensità dell’esercizio si evita l’effetto dannoso dell’ipertensione.
Vi sono tuttavia dei problemi cardiaci per i quali l’attività fisica non è indicata fino a quando non vengono risolti. Fra questi problemi vi sono quelli che inducono un’ipertrofia del muscolo cardiaco (ad esempio la stenosi della valvola aortica), valvole incontinenti (con grado moderato o severo) e aneurismi aortici conosciuti.
Questi problemi (eccetto gli aneurismi) normalmente causano sintomi sotto sforzo, principalmente affanno, e vengono quindi individuati.
In molti casi, tuttavia, queste condizioni non producono dei sintomi percettibili, a volte nemmeno nelle persone che praticano regolarmente un’attività fisica.
Pertanto, il modo migliore per escludere delle malattie cardiache asintomatiche per chi pratica sport intenso è quello di sottoporsi ad un’ecocardiografia (esame cardiaco non invasivo) dal proprio cardiologo.
Cosa centra la chirurgia cardiaca in questo contesto? Qual è il mio consiglio ai pazienti?
Non c’é una risposta che possa andare bene per tutti, e tenuto conto che ogni persona è differente dall’altra, occorre un approccio individuale. Oltre alla storia medica del paziente, di solito esploro anche la sua storia sportiva: questo mi dà un’idea dell’intensità, frequenza, competitività (o meno) e dell’importanza che lo sport riveste nella vita del paziente e serve anche come traguardo per il post-operatorio.
A volte la chirurgia può essere specificatamente individualizzata a questo scopo, scegliendo un accesso mini invasivo, oppure scegliendo un certo tipo di valvola o ancora un approccio ibrido. Vengono poi accertate le condizioni del muscolo cardiaco e le possibilità di recupero (nel caso in cui la funzionalità cardiaca è stata compromessa).
Può capitare di dover aspettare e monitorizzare la ripresa per diversi mesi dopo l’intervento cardiochirurgico prima di poter dare il via libera a praticare sport: la ricostruzione del muscolo cardiaco è un processo lento.
Spiego ai pazienti che anche la chirurgia cardiaca meno invasiva, specialmente se necessitante di circolazione extracorporea (di solito è la regola), induce una valanga di reazioni infiammatorie nel corpo, chiamata reazione post-aggressione. In questo caso, il corpo trae energia da dove ce n’è di più e quindi dai muscoli ed è per questo che al termine del ricovero ci si ritrova con una netta riduzione della massa corporea magra che deve essere ristabilita.
Questa è la ragione principale per cui incoraggiamo i nostri pazienti a partecipare al programma di riabilitazione cardiovascolare. Un’attività fisica adeguata, controllata e moderatamente in progressione è il miglior modo per invertire l’aggressione post-intervento e permettere il ripristino del muscolo.
Il consiglio più frequente per pazienti che vogliono riprendere a praticare sport dopo un intervento cadiochirurgico è quello di seguire il programma di riabilitazione cardiovascolare, al suo termine di sottoporsi alla valutazione cardiologica e quindi valutare insieme le opzioni.
Con una funzionalità cardiaca nella norma e in assenza di aneurismi aortici è possibile ricominciare con l’attività sportiva ad un livello 11-12 della scala di Borg progredendo lentamente a 13-14. È’ importante stare in allerta, essere autocritici ed evitare gli eccessi.
Non è assolutamente possibile ritornare al record personale già dopo due o tre settimane! Di regola è necessario un monitoraggio accurato e anche i medicamenti dovranno essere regolati precisamente. Un’attività fisica regolare ha diversi effetti positivi: migliora il controllo della glicemia, della pressione sanguigna e del peso corporeo!
Ai pazienti con funzione cardiaca limitata e poche probabilità di un recupero totale, il mio consiglio è quello di continuare con gli esercizi, non abbandonare l’attività fisica al termine del programma di riabilitazione. Se l’attività sportiva era già praticata prima dell’intervento chirurgico, consigliamo di ricominciare ad un livello 10 della scala di Borg, fino al massimo a 14.
Per chi non avesse avuto un’attività sportiva preferita prima dell’intervento, consigliamo delle passeggiate attive o nordic walking, bicicletta o nuoto, con lo scopo di raggiungere il livello di sforzo percepito di cui sopra.
Da ultimo, ci sono i pazienti che praticano sport seriamente. Conoscono il loro corpo e lo ascoltano, sono abituati ad allenarsi conformemente alla frequenza cardiaca, conoscono la loro soglia anaerobica in termini di frequenza cardiaca e parecchi conoscono pure il loro consumo massimo di ossigeno (VO2), come del resto gli atleti.
Io stesso appartengo a questo gruppo (anche se ad un livello relativamente modesto) e ho realizzato che questo aiuta il paziente a sentirsi compreso, che in fondo è il primo passo per rilassarsi perché la prima paura è quella che il cardiochirurgo proibisca l’attività fisica intensa a seguito dell’intervento.
Naturalmente non posso garantire a priori che i pazienti possano ritornare a praticare sport con la medesima intensità, ma ovviamente non posso escluderlo: al contrario, se è compatibile con la malattia e il tipo di intervento chirurgico, lo appoggio assolutamente.
In ogni caso, non potrà essere immediatamente dopo l’intervento poiché la sindrome post-aggressione colpisce tutti. Dopo la riabilitazione cardiovascolare può cominciare l’allenamento strutturato. Anche in questo contesto, non c’è una soluzione unica per tutti: l’approccio individuale e un dialogo sincero sono fondamentali.
Parecchi pazienti operati a causa di malattie cardiache diverse hanno ripreso con successo un’attività sportiva intensa: corse in bicicletta, nuoto a lunga distanza, vela a livello agonistico, corsa.
Come nella vita senza essere sottoposti a un intervento cardiochirurgico, non tutti possiamo avere prestazioni sportive di alto livello. A maggior ragione vale lo stesso anche dopo un’intervento cardiochirurgico. L’approccio individuale è fondamentale ed è assolutamente consigliato.