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I risultati dell'audit indicano che all'interno dell'amministrazione cantonale sono stati commessi diversi errori nella gestione del caso.
BELLINZONA - «Già nel 2004 un licenziamento poteva essere giustificato». È quanto rilevato dall'audit esterno condotto sul caso degli abusi sessuali commessi dall'ex funzionario del Dss. I risultati dell'inchiesta amministrativa, avviata a luglio 2022 e conclusasi il mese scorso, sono stati presentati oggi a Palazzo delle Orsoline.
«Abbiamo individuato errori specifici alla gestione del caso individuale dell'ex funzionario ed errori generali commessi dall'amministrazione cantonale rispetto alla gestione del personale», spiega l'avvocatessa Anne Meier, specialista in diritto del lavoro e coautrice del rapporto condotto dallo studio Troillet-Meier-Raetzo di Ginevra.
«Si percepisce che le vittime sono ancora molto provate per quanto accaduto. Occorre dunque svolgere un grande lavoro di formazione del personale all'interno dell'amministrazione cantonale per far capire che si deve intervenire anche se non si ritiene si sia verificato un reato di rilevanza penale». È inoltre possibile «adottare provvedimenti individuali nei confronti di chi, all'interno dell'amministrazione cantonale, ha commesso degli errori nella gestione di questo caso, ma questo è di competenza di Gran Consiglio e Consiglio di Stato», precisa Meier dopo essere stata interpellata in questo senso.
«C'è un'enorme differenza tra la prima inchiesta amministrativa svolta, che sostanzialmente diceva che le cose erano andate come dovevano andare, e questa», ha riconosciuto dal canto suo il presidente della Commissione della gestione Fiorenzo Dadò. «La commissione valuterà questo divario per capire come effettuare inchieste di questo genere in futuro».
Negligenze già nel 2004 - Nell'estate del 2003, ricostruisce l'audit, «l'ex funzionario aveva ricevuto un richiamo orale a seguito di un comportamento inadeguato assunto nei confronti di un granconsigliere. In seguito a delle verifiche svoltesi nel 2004 è stato riscontrato che l'ex funzionario aveva tenuto diversi atteggiamenti problematici, anche se non relativi alla sfera sessuale, ma non sono stati presi provvedimenti e nulla è stato formalizzato per iscritto». Questo, evidenzia Meier, «è per noi un errore di gestione: sarebbe infatti stato giustificato anche un licenziamento». Questo, perché «era già stato violato il dovere di fedeltà proprio alla funzione pubblica».
A febbraio 2005 «più giovani si sono poi rivolte al superiore dell'ex funzionario e hanno segnalato vari comportamenti inappropriati da lui tenuti, riferendo di essere state regolarmente insultate e di aver ricevuto minacce di suicidio». Per la prima volta, viene evidenziato, si è fatto riferimento ad atteggiamenti di natura sessuale: «Approfitta del suo ruolo per provarci con tutte» e «Gioca sul suo ruolo per sedurre», hanno dichiarato le testimoni. Pochi giorni dopo «le giovani hanno inoltre condiviso una serie di email altamente inappropriate inviate dall'ex funzionario».
«Una valutazione chiaramente errata» - Nonostante ciò, ha appurato l'audit, il diretto superiore dell'ex funzionario ha rivelato solo parzialmente, al suo capo e a dei colleghi, il contenuto del colloquio e delle mail, facendo riferimento unicamente alle minacce di suicidio. «Nulla è però stato segnalato all'ufficio del personale e le segnalazioni relative alle molestie sessuali non sono mai state trasmesse». La valutazione fatta dal superiore, sottolinea Meier, in questo caso «è stata chiaramente errata». Viene infatti precisato che «anche se lui riteneva che quanto rivelato dalle giovani non era necessariamente di rilevanza penale, avrebbe dovuto comprendere che era in violazione con il dovere di fedeltà dei dipendenti pubblici».
Nel 2006, è infine emerso, un capoufficio ha poi deciso di affidare una stagista all'ex funzionario. A marzo 2007 la ragazza ha però dichiarato di aver ricevuto delle avances da parte dell'uomo ed è stata rimossa dalla responsabilità dell'ex funzionario. Nonostante ciò, di nuovo, «lui non viene sanzionato». Gli autori dell'audit definiscono dunque «quantomeno discutibile» il fatto «che non siano state fatte ulteriori indagini e non siano stati presi provvedimenti nei confronti dell'ex funzionario».
Sulla base di quanto emerso, gli autori dell'audit hanno formulato sei raccomandazioni rivolte all'amministrazione cantonale. Lo scopo ultimo «è che non si ripetano analoghe situazioni»:
1. Occorre un miglioramento della direttiva concernente le molestie sessuali. Viene consigliata l'integrazione di agenti esterni a disposizione del personale.
2. Viene raccomandato di rafforzare la credibilità del sistema di segnalazione e di offrire la possibilità di fare segnalazioni tramite esperti esterni e indipendenti.
3. I dirigenti devono intervenire molto prima che si configurino reati penali. Non ci si può aspettare che le vittime facciano denuncia e svolgano tutto il lavoro in questo senso. Per questo il personale dirigente dovrebbe seguire delle formazioni specifiche relative alla gestione dei casi di violazione dell'integrità personale. Anche il personale delle risorse umane deve essere coinvolto in queste formazioni.
4. Occorre aumentare la frequenza dei sondaggi sul clima di lavoro all'interno dell'amministrazione cantonale. Attualmente questi vengono condotti ogni sette anni, ma si raccomanda una periodicità di circa tre anni.
5. È necessario aumentare la collaborazione tra le risorse umane e il personale dirigente. I dossier personali istituiti in questi casi devono essere condivisi dalle due parti. In caso di sostituzione di un funzionario di alto livello bisognerebbe inoltre svolgere un debriefing con il diretto interessato, il dirigente che va a sostituirlo e le risorse umane.
6. Occorre avviare verifiche periodiche da parte del Controllo cantonale delle finanze rispetto alle raccomandazioni. Il Consiglio di Stato è invitato a richiedere lo svolgimento di audit, nei prossimi cinque anni, nei cinque dipartimenti cantonali.
I fatti, in breve
L'ex funzionario del Dss era stato sospeso dalla sua posizione lavorativa all'interno dell'amministrazione cantonale nel giugno del 2018, per poi essere licenziato nel 2019. Nell'aprile 2021 è stato condannato dalla Corte d'appello a 18 mesi di detenzione sospesi. Una pena, questa, più severa rispetto a quella decisa inizialmente in primo grado. L'uomo, oggi 63enne, è stato ritenuto colpevole di coazione sessuale e violenza carnale per aver abusato di una ragazza, all'epoca appena 18enne, conosciuta nell'ambito delle attività giovanili da lui promosse in seno all'amministrazione cantonale. L'ex funzionario era invece stato prosciolto dalle imputazioni concernenti altre due ragazze, una 17enne e una 24enne.