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L’associazione «Stop all’isola dei prezzi elevati – per prezzi equi» accoglie con favore che, con il controprogetto indiretto all’iniziativa per prezzi equi, il Consiglio federale si accinga a opporsi all’isola dei prezzi elevati. Nell’attuale versione, la bozza del Consiglio federale sembra però più una tigre di carta che un impegno serio a favore di prezzi concorrenziali equi.
L’associazione «Stop all’isola dei prezzi elevati – per prezzi equi» si rammarica che il Consiglio federale suggerisca di respingere l’iniziativa per prezzi equi. Con il controprogetto indiretto riconosce almeno la necessità d’intervento per quanto riguarda le maggiorazioni ingiustificate in Svizzera sulle merci e sui servizi importati. L’associazione «Stop all’isola dei prezzi elevati – per prezzi equi» apprezza anche che il Consiglio federale intenda inserire nella legge sui cartelli il concetto di posizione dominante relativa e quindi l’ampliamento del controllo sugli abusi vigente. Questa è una richiesta fondamentale dell’iniziativa popolare. Purtroppo il controprogetto indiretto appare però timido. Il Consiglio federale rinuncia infatti a un’attuazione incisiva e completa.
Stop agli svantaggi
L’economia svizzera dipende in gran parte da prodotti e servizi provenienti dall’estero. Per questi fattori produttivi, le imprese in Svizzera, e soprattutto le PMI e i consumatori finali, devono pagare ingenti maggiorazioni destinate alla Svizzera. I fornitori esteri possono imporre un tale sovrapprezzo ingiustificato rifornendo la domanda svizzera all’estero a prezzi diversi da quelli dei mercati locali. Il controprogetto indiretto affronta il problema in modo timido. Secondo il controprogetto il rifiuto di approvvigionamento è illecito se l’impresa interessata viene ostacolata nell’esercizio della concorrenza con l’estero. Questa condizione interessa però solo le esportazioni. Il presente avamprogetto non comprende invece quei casi in cui l’impresa interessata viene svantaggiata dalle maggiorazioni svizzere solo in qualità di partner commerciale, e in particolare viene discriminata in materia di prezzi ai sensi dell’art. 7, cpv. 2, lett. b LCart. In questo modo potrebbero procedere contro le maggiorazioni svizzere ingiustificate solo quei settori in cui le imprese, secondo la prassi della COMCO, si trovano in diretta concorrenza con imprese all’estero. Ciò esclude molti settori come l’amministrazione pubblica, i trasporti pubblici, il settore dell’istruzione e della sanità, l’agricoltura. Ma vengono escluse anche, in modo particolare, molte PMI, che non esportanoi loro prodotti. Senza questa integrazione, il nuovo testo legislativo resta inefficace per l’economia interna.
Miglioramenti necessari
L’associazione «Stop all’isola dei prezzi elevati – per prezzi equi» esorta il Consiglio federale e il Parlamento a migliorare l’attuale controprogetto. Attualmente esso disciplina infatti solo il commercio transfrontaliero. Ma devono essere incluse anche le situazioni interne perché anche le imprese con «posizione dominante relativa» attive in Svizzera possono sfruttare in modo abusivo i rapporti di dipendenza esistenti. Inoltre, il concetto di posizione dominante relativa va applicato tanto agli offerenti quanto ai richiedenti. Le pratiche abusive delle imprese che dominano il mercato ai sensi dell’art. 7 cpv. 2 LCart devono poi applicarsi in linea di massima anche alle imprese con posizione dominante relativa. Occorre inoltre impedire le discriminazioni nell’approvvigionamento online introducendo un divieto di geoblocking. Per finire, è necessario attuare separatamente la richiesta della mozione Bischof 16.3902 sulle clausole di parità tariffaria stabilite dalle piattaforme di prenotazione online.