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Negli ultimi dieci anni, il mondo è stato colpito da alluvioni, siccità, epidemie, cicloni, incendi e conflitti. Circa due miliardi di persone hanno sofferto e continuano a soffrire per le conseguenze dei cambiamenti climatici, e nel solo 2019 settanta milioni di persone sono dovuti fuggire a causa di guerre, conflitti o persecuzioni. Di punto in bianco private della loro casa, senza acqua né cibo ed esposte alle epidemie, le vittime delle catastrofi dipendono dagli aiuti umanitari, aiuti finanziati in modo determinante con donazioni.
Quali sono le catastrofi che hanno ottenuto più sostegno dalla popolazione, dalle aziende e da fondazioni svizzere? Come ha impiegato i fondi l’UNICEF?
Il 12 gennaio 2010, un terremoto di magnitudo 7,0 – il più violento nella storia dell’America settentrionale e meridionale – colpisce Haiti causando 230 000 morti e 2,1 milioni di sfollati. Circa quattromila scuole vengono danneggiate o distrutte, così come gran parte della capitale Port-au-Prince, che ancora oggi giace in macerie.
L’UNICEF reagisce subito: mette a disposizione acqua, allestisce impianti sanitari, distribuisce cibo, costruisce alloggi e scuole, e fornisce cure mediche e assistenza ai bambini separati dalle loro famiglie.
A dieci anni dalla catastrofe, la situazione ad Haiti resta difficile. A causa di fattori complessi, tra i quali la sempre più grave insicurezza alimentare, le condizioni dell’infanzia e di molte famiglie sono precarie. L’UNICEF prosegue quindi il suo impegno a favore dei bambini haitiani, e collabora con il governo e altre organizzazioni partner per raggiungere quelli a rischio.
Nel 2011, il Kenia, la Somalia, l’Etiopia e il Gibuti sono colpiti dalla peggiore siccità degli ultimi sessant’anni. Le conseguenze della crisi alimentare si ripercuotono su dodici milioni di persone: più di 500 000 bambini soffrono di grave denutrizione e rischiano di morire di fame, altri 1,6 milioni di persone sono esposti a un rischio elevato di contrarre malattie. L’aumento dei prezzi dei generi alimentari e il violento conflitto in Somalia non fanno che peggiorare la situazione.
L’UNICEF avvia un programma di aiuti d’emergenza per i paesi del Corno d’Africa colpiti dalla siccità e dalla penuria di cibo. Nella seconda parte del 2011, insieme a partner in Somalia, Kenia, Etiopia e Gibuti mette a disposizione 63 000 tonnellate di beni di prima necessità, l’equivalente di circa 2500 autocarri pieni di alimenti terapeutici, materiale per la purificazione dell’acqua, vaccini, zanzariere e materiale scolastico. Quasi un milione di bambini malnutriti ricevono integratori. Nella sola Somalia, nei centri sanitari l’UNICEF cura 455 000 bambini affetti da denutrizione acuta. Da luglio 2011, inoltre, 2,7 milioni di persone hanno ottenuto l’accesso all’acqua potabile.
Nel 2012 non ci sono grandi appelli alle donazioni da parte dell’UNICEF.
Le Filippine sono tra le dieci regioni al mondo più a rischio di catastrofi naturali. L’8 novembre 2013, il tifone Haiyan – uno dei più devastanti della storia – distrugge interi villaggi, ospedali e scuole, e con essi le basi vitali di sei milioni di bambini. Le più colpite sono le isole dell’arcipelago delle Visayas, nelle Filippine centrali e orientali, dove l’uragano rade al suolo le abitazioni, interrompe le linee elettriche, danneggia i sistemi di comunicazione, e causa innumerevoli feriti e diverse migliaia di morti.
Nei primi sei mesi dopo la catastrofe, l’UNICEF e i suoi partner distribuiscono acqua potabile a un milione di persone, forniscono l’accesso a latrine a quasi 100 000 persone e vaccinano 83 000 bambini contro il morbillo. L’UNICEF distribuisce inoltre materiale didattico e ludico a 470 000 bimbi, consente a 135 000 allievi di seguire lezioni in scuole d’emergenza e allestisce 128 centri per l’infanzia frequentati regolarmente da 25 000 piccoli. Nel quadro di un programma pilota, oltre 15 000 famiglie povere ricevono 80 franchi al mese per acquistare cibo e ripristinare le basi esistenziali.
Nel 2014 si scrive un capitolo buio della storia della Liberia. Dalla Sierra Leone e dalla Guinea si diffonde il virus dell’ebola. È l’inizio della peggiore e più letale epidemia della storia. La Liberia blocca le frontiere e decreta la chiusura preventiva delle scuole. In totale, oltre 11 000 persone soccombono al virus, 4800 nella sola Liberia.
Mentre tra la popolazione si diffonde il panico, l’UNICEF opera al fronte per contenere l’epidemia con la distribuzione di sapone e cloro per lavarsi le mani e purificare l’acqua. Poiché molte persone non conoscono la malattia, non credono alla sua diffusione o non sanno come comportarsi, inizia un’intensa campagna di sensibilizzazione e di informazione sul virus, durante la quale i collaboratori dell’UNICEF distribuiscono volantini per strada o porta a porta, mentre alla radio vengono spiegati i rischi di contagio e le misure preventive. L’UNICEF compie inoltre opera di convincimento presso autorità e leader religiosi fino a quando tutti sono a conoscenza dei fatti.
Il 25 aprile e il 12 maggio 2015, violente scosse telluriche devastano il Nepal. In totale, la catastrofe tocca oltre otto milioni di persone, miete novemila vittime e lascia 600 000 famiglie senza un tetto. Nelle regioni più colpite, 1,7 milioni di bambini hanno urgente bisogno di aiuto. I sismi danneggiano o radono al suolo abitazioni, scuole e infrastrutture di importanza vitale, come gli ospedali.
In collaborazione con il governo e organizzazioni partner, l’UNICEF garantisce l’approvvigionamento idrico e la distribuzione di cibo, predispone impianti sanitari, tende e teloni, mette a disposizione equipaggiamento medico d’emergenza, allestisce zone a misura di bambino e le dota di giocattoli. Costituisce inoltre 1400 classi provvisorie in cui 135 000 allievi possono continuare a frequentare le lezioni e contribuisce all’identificazione dei bambini separati dalle loro famiglie.
Dopo quasi nove anni di conflitto, oltre la metà della popolazione siriana – undici milioni di persone – dipende dagli aiuti umanitari. Da anni, 5,6 milioni di persone vivono in condizioni durissime in un paese limitrofo. A soffrire è soprattutto l’infanzia: molti bambini non conoscono la pace e sono già dovuti fuggire più di una volta. Sono allo stremo delle forze, spesso malnutriti e più predisposti a contrarre malattie.
L’UNICEF si impegna in prima linea per i bambini e le loro famiglie: fornisce acqua potabile, farmaci, vestiti, impianti sanitari o alimenti terapeutici per i più malnutriti, offre sostegno psicosociale ai bimbi traumatizzati e investe in modo considerevole nell’istruzione. In Siria, infatti, più di due milioni di bambini non frequentano la scuola. L’UNICEF è presente anche nei paesi limitrofi, dove distribuisce beni di prima necessità ai piccoli profughi. Nel 2020, per i suoi interventi nel quadro del conflitto siriano l’UNICEF necessita di 1,16 miliardi di dollari, il 75 per cento dei quali sarà destinato ad aiutare i profughi.
La situazione umanitaria in Somalia, Sud Sudan e Nigeria non fa che peggiorare. Il Sud Sudan, lo Stato più giovane del mondo, non ha pace: i conflitti armati, un’imminente crisi alimentare e la diffusione di malattie letali come il colera mettono a repentaglio la vita di oltre sei milioni di persone. Il dramma alimentare colpisce in primo luogo l’infanzia. Anche il conflitto in Nigeria si estende, e nel solo nordest circa due milioni di persone hanno bisogno di aiuto. I bambini corrono il rischio di venire reclutati dai ribelli come soldati o schiavi e di essere impiegati per commettere attentati suicidi, le bambine anche di essere stuprate. In Somalia, si stima che 6,2 milioni di persone siano colpiti dalla persistente siccità e dalla conseguente penuria di cibo.
Gli sforzi congiunti dell’UNICEF e del Programma Alimentare Mondiale (PAM) consentono di mettere a disposizione di centinaia di migliaia di persone buoni per l’acquisto di cibo e acqua, e di fornire sostegno negli ambiti dell’istruzione, dell’acqua e delle infrastrutture sanitarie. La siccità causa anche un aumento della diffusione di malattie trasmesse dall’acqua contaminata. L’UNICEF e il PAM collaborano per rafforzare le loro misure in regioni accessibili dove milioni di persone rischiano la vita.
Il 28 settembre 2018, l’isola di Sulawesi, in Indonesia, viene travolta da un terremoto di magnitudo 7,4, seguito da uno tsunami con onde alte fino a sei metri.
La catastrofe costa la vita a oltre duemila persone e distrugge o danneggia gravemente circa 70 000 abitazioni, lasciando senza un tetto più di 200 000 persone. Un mese dopo, si stima che 375 000 bambini nella regione dell’epicentro del sisma dipendano urgentemente dagli aiuti, e che 100 000 piccoli necessitino di sostegno psicosociale per elaborare il trauma.
Circa cinquemila bimbi perdono i loro cari nella catastrofe o sono separati dalle loro famiglie. L’UNICEF reagisce il più rapidamente possibile e allestisce dodici postazioni nella regione per identificare i bambini non accompagnati. Queste zone vengono utilizzate anche come spazi sicuri in cui i piccoli possono giocare e riprendersi. Per restituire un po’ di normalità alla vita quotidiana, l’UNICEF si impegna per far tornare i bambini sui banchi di scuola: nel giro di un mese predispone duecento tende-scuola, e distribuisce duecento «scuole in scatola» e cinquanta «asili in scatola» con materiale didattico e ludico. Nelle settimane successive, allestisce altre 250 tende provvisorie.
Il 14 marzo 2019, il ciclone Idai causa terribili inondazioni in Mozambico, Malawi e Zimbabwe, la distruzione di 240 000 abitazioni e la morte di seicento persone. Nella regione, di cui vaste aree sono ricoperte di acqua e fango, più di un milione di bambini hanno urgente bisogno di aiuto. Nel mese di aprile, poche settimane dopo il passaggio di Idai, il Mozambico viene travolto dal ciclone Kenneth. Nel giro di due settimane scoppiano più di cinquecento casi di colera.
Dopo la devastante catastrofe, la penuria di acqua potabile induce gli operatori dell’UNICEF a lavorare giorno e notte per evitare un’epidemia di colera, malattia particolarmente letale per i bambini più piccoli. Vengono allestiti undici centri sanitari, distribuiti farmaci e pastiglie per la purificazione dell’acqua, e forniti circa un milione di vaccini.