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BERNA - PostFinance trascinata in tribunale dal miliardario russo Viktor Vekselberg: l'imprenditore con residenza in Svizzera accusa la società finanziaria di venir meno al suo compito di servizio universale, non permettendogli di aprire un conto.
Il processo si è aperto stamani davanti al tribunale commerciale di Berna, in assenza del 63enne, che secondo la corte era tenuto a comparire solo se desiderava essere interrogato. Il proprietario della società di partecipazioni Renova - che in passato ha acquisito importanti fette dell'industria elvetica, Sulzer e OC Oerlikon in primis - viene rappresentato da un avvocato zurighese.
Il legale ha spiegato che PostFinance si rifiuta di tenere un conto per il suo assistito, facendo riferimento a possibili sanzioni americane contro coloro che dalla stampa vengono spesso citati quali "oligarchi" russi. Vekselberg ha però bisogno di una relazione bancaria, sia per coprire le proprie spese della vita quotidiana, sia ad esempio per pagare le imposte. La filiale della Posta ha, a questo proposito, precisi obblighi, argomenta la parte che ha avviato la causa.
L'avvocata di PostFinance ha da parte sua riconosciuto che attualmente non è giuridicamente chiaro se la società possa fare eccezione al suo dovere di offrire un servizio universale: l'azienda ritiene però che questo sia effettivamente il caso. Per l'impresa esiste il rischio che, eseguendo una transazione significativa per Vekselberg, si esponga a sanzioni secondarie statunitensi. Per scongiurare questo pericolo si può solo evitare l'esistenza del conto.
Il dibattimento proseguirà con l'audizione di cinque testimoni, fra cui quattro dipendenti di PostFinance. La corte - formata da tre giudici - potrebbe rendere nota la sua sentenza domani, dopo gli ultimi interventi degli avvocati, ma non è escluso che la decisione slitti ad altri giorni.
Nell'aprile 2018 l'amministrazione americana di Donald Trump aveva imposto sanzioni a diversi russi, tra cui Vekselberg, che vive a Zugo ed è considerato vicino al presidente Vladimir Putin. Washington li accusava di arricchirsi attraverso la politica autoritaria e anti-occidentale del Cremlino.
L'imprenditore si era visto congelare miliardi presso le banche elvetiche. Per evitare problemi alle sue imprese controllate aveva ridotto la sua partecipazione nei gruppi industriali svizzeri. Nell'indice dei miliardari di Bloomberg Vekselberg è attualmente accreditato al 116esimo posto al mondo, con 14,8 miliardi di dollari.