Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/186647

<h2>SubmittedText<h2><p>1. A qualche anno di distanza, il Consiglio federale ritiene che le disposizioni introdotte dalla legge federale del 24 marzo 2006 (FF 2006 3301) abbiano permesso di attuare la volontà popolare espressa l'8 febbraio 2004 e l'articolo 123a della Costituzione federale?</p><p>2. Alla luce del rifiuto, di fatto, del Tribunale federale di confermare il benché minimo internamento a vita, anche in un caso tanto emblematico quanto quello di Claude D., il Consiglio federale non deve trarre la conclusione che queste disposizioni sono insufficienti per conseguire l'obiettivo di sicurezza pubblica voluto dal Popolo?</p><p>3. Il diritto in vigore subordina l'internamento a vita a condizioni troppo severe?</p><p>4. Per attuare davvero la volontà popolare e la Costituzione, non è forse giunta l'ora di riproporre la questione e di avviare un processo di revisione delle disposizioni legali relative all'internamento a vita?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Quanto richiesto dagli autori dell'iniziativa popolare "Internamento a vita per criminali sessuomani o violenti estremamente pericolosi e refrattari alla terapia" è stato introdotto nella Costituzione (RS 101) con l'articolo 123a e concretizzato nell'articolo 64 capoverso 1bis del Codice penale (CP; RS 311.0). A grandi linee, queste due disposizioni prevedono che soltanto gli autori estremamente pericolosi che presentano un elevato rischio di recidiva e sono refrattari alla terapia possano essere internati a vita. È inoltre necessario che due perizie psichiatriche giungano alla conclusione che l'autore sia pericoloso e durevolmente refrattario alla terapia. L'internamento a vita è destinato, come indica il titolo dell'iniziativa popolare, a rei molto pericolosi. Il legislatore ha pertanto previsto questa sanzione quale ultima ratio.</p><p>2. In ragione del principio di separazione dei poteri il Consiglio federale non commenta le sentenze giudiziarie.</p><p>3. Le condizioni figuranti negli articoli 56 capoverso 4bis e 64 capoverso 1bis CP riprendono semplicemente le condizioni già previste nel testo dell'iniziativa (cfr. art. 123a cpv. 1 e 3 Cost.).</p><p>4. Oltre all'internamento a vita, anche altre sanzioni penali permettono attualmente di privare a vita una persona della sua libertà. Infatti sia la pena detentiva a vita (art. 40 cpv. 2 CP) sia l'internamento ordinario (art. 64 cpv. 1 CP) non sono limitati nel tempo e consentono di mantenere in detenzione tanto a lungo quanto necessario i rei che presentano un elevato rischio di recidiva. Inoltre, il Codice penale non esclude la combinazione di una pena detentiva a vita e di un internamento ordinario, il che rende in particolare più severa la procedura di esame della liberazione condizionale (art. 64 cpv. 3 CP).</p>  Risposta del Consiglio federale.