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Il Venezuela tempo fa ha creato la prima criptovaluta di Stato, ovvero il Petro, per poter ricevere pagamenti internazionali senza dover utilizzare la valuta fiat venezuelana (il Bolivar) o i dollari americani.
Il Petro è una criptovaluta con sottostante il petrolio venezuelano, quindi in teoria sarebbe perfetta per essere utilizzata proprio per acquistare questo prodotto.
L’India ha un gran bisogno di petrolio a causa della sua imponente crescita economica che sta facendo lievitare i consumi, ma ha anche una legge ferrea contro le criptovalute che proibisce al Paese di utilizzarle per effettuare pagamenti.
A tal proposito il ministro degli esteri indiano Sushma Swaraj ha dichiarato: “Non possiamo avere alcuno scambio di criptovalute in quanto è vietato dalla Reserve Bank of India. Vedremo quale altro mezzo di pagamento potremo utilizzare per l’acquisto [di petrolio venezuelano“.
Pertanto, il governo indiano ha dovuto rifiutare l’offerta del Venezuela che avrebbe consentito loro di acquistare petrolio scontato del 30% pagando in Petro.
Infatti, alla fine di aprile, il presidente venezuelano Nicolas Maduro aveva proposto all’India un accordo per rifornire il Paese di petrolio, ma tale accordo prevedeva che gli acquisti fossero pagati con la criptovaluta di Stato venezuelana.
Non potendo per legge utilizzare criptovalute, l’India di fatto si è giocata la possibilità di pagare il petrolio quasi un terzo di meno.
La Banca Centrale indiana un mese fa ha vietato a tutte le istituzioni nazionali di utilizzare criptovalute, con l’obiettivo di proibire sia l’acquisto che l’utilizzo.
Un eventuale accordo sul Petro non potrà in alcun modo essere rispettato, a meno di un cambio di rotta della Banca Centrale.