Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/226011

<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di introdurre la possibilità di regolarizzare una tantum, con criteri chiari e oggettivi, lo status di soggiorno delle persone sottoposte alla vecchia procedura d'asilo.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>La mozione concerne persone la cui domanda è stata oggetto di una decisione d'asilo negativa o di non entrata nel merito passate in giudicato. Queste persone sono tenute a partire in quanto non adempiono i criteri dello status di rifugiato e l'esecuzione del loro allontanamento è possibile, ammissibile ed esigibile. Se così non fosse, sarebbero state ammesse provvisoriamente nonostante la mancata qualità di rifugiato. Visto che non ottemperano all'obbligo di partire nonostante possano tornare volontariamente nel loro Paese d'origine, ricevono soltanto il soccorso d'emergenza. Le persone che percepiscono il soccorso d'emergenza per più di un anno sono considerate beneficiari di lunga durata. Il diritto in materia d'asilo prevede già eccezioni in casi di rigore personale. In concreto, queste persone possono ottenere un permesso di dimora in particolare se si trovano in Svizzera da almeno cinque anni dalla presentazione della domanda d'asilo, il loro luogo di soggiorno era sempre noto alle autorità e si è in presenza di un grave caso di rigore personale in considerazione del grado di integrazione dell'interessato (art. 14 cpv. 2 della legge sull'asilo [LAsi; RS 142.31]). Devono inoltre presentare documenti di viaggio del Paese d'origine validi e rivelare la loro identità (art. 13 cpv. 1 della legge federale sugli stranieri e la loro integrazione [LStrI; RS 142.20] e art. 31 cpv. 2 dell'ordinanza sull'ammissione, il soggiorno e l'attività lucrativa [OASA, RS 142.201]).</p><p>Premiare con una regolarizzazione le persone che non necessitano di protezione, non osservano il termine di partenza impartito o hanno violato l'obbligo di collaborare non rivelando la loro identità contraddirebbe il principio della parità di trattamento e non sarebbe giustificabile sul piano dello Stato di diritto. L'abuso non è tutelato in Svizzera e indebolisce il diritto d'asilo.</p><p>In particolare per quanto riguarda i richiedenti l'asilo di etnia tibetana respinti menzionati nella mozione, spesso le loro identità ed origine non sono comprovate. Se gli accertamenti effettuati nella procedura d'asilo mostrano che non sono state socializzate nella Repubblica popolare cinese, queste persone sono invitate a rivelare la loro vera identità presentando i documenti d'identità del loro Paese d'origine o fornendo informazioni verificabili sul loro percorso esistenziale. Se collaborano, la SEM le può sostenere negli accertamenti necessari e, se adempiono le condizioni per un caso di rigore, è possibile trovare soluzioni a posteriori nel quadro della procedura di permesso. Una regolarizzazione non riguarderebbe tuttavia soltanto le persone di etnia tibetana; premierebbe con un permesso di dimora anche clandestini in Svizzera provenienti da Paesi con una quota di protezione estremamente bassa quali l'Algeria, il Marocco o la Georgia.</p><p>Le basi legali vigenti consentono di trovare una soluzione umanitaria ed efficace per tutte le persone che soggiornano da lungo tempo in Svizzera nonostante una decisione d'asilo negativa e sono molto ben integrate nel nostro Paese. Il Consiglio federale ha confermato questa posizione nel suo rapporto del 21 dicembre 2020 in adempimento del postulato della Commissione degli affari politici del Consiglio nazionale (18.3381) "Per un'ampia analisi della problematica dei sans papiers". È contrario a una regolarizzazione collettiva o parziale dei sans-papiers.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.