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LOSANNA - Nella primavera del 2017 un uomo ha incontrato una ragazza in un centro massaggi, dove lei lavorava come prostituta. I due hanno iniziato a vedersi molto spesso, lei si è attaccata al suo “ammiratore” e gli ha mostrato disponibilità.
Ma in pochissimo tempo la ragazza si è ritrovata a chiedere all’uomo 5’000 euro quale “aiuto” per una presunta operazione al cuore a cui suo padre avrebbe dovuto sottoporsi. Lui si è fidato, senza chiedere alcuna prova o giustificazione, né un certificato medico.
«Ha insistito per due settimane - ha spiegato in Tribunale, dove la faccenda è infine arrivata la scorsa settimana -. Diceva che suo papà rischiava di morire. Mi ha fatto tenerezza».
La relazione tra i due è proseguita e con essa anche le spese. Nell’anno seguente l’uomo ha infatti sponsorizzato i viaggi della ragazza nel suo paese d’origine e ha anche accettato di versarle 1’700 franchi al mese a condizione che lei smettesse di prostituirsi.
La verità è venuta a galla quando mentre si trovava “con la sua ragazza” un giorno un altro uomo ha bussato alla porta. E ha spiegato che anche lui la sosteneva economicamente, affinché non dovesse lavorare come prostituta.
A questo punto, sentendosi truffato, lui si è rivolto alla giustizia. Ma il procuratore pubblico non si è lasciato convincere dall’avvocato, secondo cui il suo cliente sarebbe stato manipolato. E il Tribunale cantonale è giunto alla stessa conclusione: non c’è frode, in quanto l’uomo ha scelto volontariamente di mantenere la ragazza e avrebbe potuto rendersi conto più volte che gli stava mentendo. Ha peccato d'ingenuità.
Ora non gli resta che pagare (ancora) le spese processuali pari a 770 franchi, oltre alla fattura dell’avvocato.