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Il cantone di Neuchâtel ha accolto nel 2015 quasi 900 richiedenti l'asilo. Le sue strutture fisse sono tuttavia adatte per ospitarne meno della metà, sottolinea Jean-Nathanaël Karakash, consigliere di Stato responsabile del settore dell'asilo.
"Nessuno è in strada", assicura in un'intervista ai quotidiani L'Express/L'Impartial. Karakash ricorda che il cantone ha aperto quattro rifugi della protezione civile per assorbire meglio il flusso di richiedenti l'asilo e che mira a mettere a disposizione tre altre strutture dello stesso tipo.
Ma "nell'urgenza, ospitiamo temporaneamente alcune persone in hotel", indica, citando tre stabilimenti. Per il consigliere di Stato disporre di questi letti supplementari rappresenta "una necessità", non potendo creare un centro d'accoglienza misto nei rifugi della protezione civile.
Questi "bricolage" hanno permesso al cantone di "accogliere la grossa sfida posta dagli arrivi massicci nel 2015", spiega il neocastellano. Tale soluzione non è tuttavia "soddisfacente né per i richiedenti né per noi", ammette, evocando l'isolamento dei migranti.
Secondo Karakash "gli arrivi non diminuiranno". Il cantone cerca "uno o due luoghi di accoglienza in superficie che offrano un gran numero di posti per un periodo sufficientemente lungo", aggiunge il consigliere di Stato. "Si tratta di aumentare la nostra capacità d'accoglienza al punto di poter progressivamente chiudere i rifugi della protezione civile".
Il ministro socialista respinge tuttavia l'idea secondo cui il cantone comprerebbe un immobile: "si tratta di non mettere a carico dello Stato nuove infrastrutture permanenti, ma di offrire condizioni d'accoglienza umane ai richiedenti controllando i costi".
La Confederazione non paga i cantoni per delle infrastrutture permanenti che resteranno vuote o mezze vuote, spiega, evocando piuttosto strutture affittate da privati o edifici pubblici. "Abbiamo esaminato diversi luoghi, prenderemo delle decisioni prossimamente", assicura.
In questa intervista Karakash giustifica anche la volontà del cantone di ospitare sul suo terreno un centro federale d'accoglienza. "Se è vero che il nostro cantone è pronto ad accettare molta gente nella prima accoglienza, è però meno adatto all'integrazione duratura a causa dell'attuale tasso di disoccupazione", spiega. "La riduzione delle attribuzioni definitive sarebbe quindi una buona cosa".
Il cantone di Neuchâtel si vede attribuire dalla Confederazione attualmente il 2,4% dei richiedenti l'asilo.