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BERNA - Jean-Philippe Gaudin, vodese di 55 anni, sarà il nuovo direttore del Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC) a partire dal primo luglio. Il Consiglio federale ha formalizzato oggi la sua nomina, dopodiché lui stesso si è espresso in una conferenza stampa a Berna con il capo del Dipartimento federale della difesa Guy Parmelin.
Gaudin succederà a Markus Seiler, che il primo dicembre 2017 ha assunto la funzione di segretario generale del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE).
Parmelin, in conferenza stampa, ha sottolineato che per questa carica si erano proposte 49 persone: 46 uomini e 3 donne. Sono state valutate in particolare l'esperienza nella conduzione strategica, la capacità analitica e la conoscenza della politica di sicurezza del nostro Paese.
Dopodiché la commissione di selezione, tra cui vi erano anche il direttore della sicurezza zurighese Mario Fehr (PS), nonché l'ex consigliere agli Stati ticinese Dick Marty (PLR), ha esaminato il dossier e fatto dei colloqui. Successivamente, la commissione ha presentato una lista selettiva a Parmelin, che ha condotto i colloqui con i finalisti. Gaudin e altri due candidati hanno risposto a tutti i requisiti richiesti. Il rapporto di amicizia tra lui e Gaudin non ha comunque giocato un ruolo nella decisione finale, ha assicurato il consigliere federale ai media.
«Un privilegio» - Gaudin durante la conferenza stampa ha voluto innanzitutto ringraziare il Consiglio federale, e in particolare Parmelin, per la fiducia. «È un privilegio per me. Visto che sono un patriota è un momento di grande emozione».
Nel 2000 Gaudin è stato al comando di un'unità di approvvigionamento dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) in Bosnia ed Erzegovina. Questo periodo ha rappresentato per lui una svolta a livello lavorativo. «L'esperienza a Sarajevo è stata l'esperienza militare più interessante che ho avuto. Mi ha fatto capire come siamo apprezzati all'estero e quanto è buona la nostra formazione. Poi ho però sentito il bisogno di essere più operativo, perché mi mancava qualcosa», ha rivelato Gaudin.
Nel 2008 è stato nominato dal governo a capo del Servizio informazioni militare. «In otto anni io e la mia equipe abbiamo aiutato a costruire questi servizi», ha affermato. Dal 2016 è addetto alla difesa a Parigi con il grado di divisionario, ma «una volta che sei entrato nel servizio di attività informative non le lasci più», così Gaudin.
«Sono molto motivato. Non sono un uomo di potere ma di responsabilità», ha precisato. «La mia attitudine sarà discreta, non attendetevi di vedermi in televisione, alla radio o sui giornali. Naturalmente comunicherò, ma in modo personale e confidenziale». Con Parmelin, con cui si conosce da una decina d'anni, «c'è un rapporto di fiducia», ha assicurato. «La neutralità - secondo Gaudin - è un grande vantaggio per la Svizzera. Noi abbiamo sempre una nostra opinione. È inoltre importante mantenere contatti con tutti i Paesi».
Servizi informativi, non segreti - Contribuire alla sicurezza del Paese, rispettare il quadro legale a tutti i livelli, assicurare la trasparenza degli organi di sorveglianza, aiutare la cooperazione degli attori in Svizzera e all'estero, garantire la motivazione dei collaboratori e assicurare lo sviluppo del servizio secondo la legge. Questo ci si aspetta dal direttore del SIC, spiega Parmelin, secondo cui il controllo del SIC «funziona perfettamente». Il consigliere federale ha ribadito inoltre che il SIC «non è un servizio segreto, ma informativo. Il suo compito principale è quello di fornire preventivamente informazioni affidabili e politiche rispettando la legge e assumendo rischi calcolati».
Secondo Gaudin, uno dei problemi principali è che «c'è una mancanza di informazioni generale sul SIC, a cui bisogna sopperire». Anche a suo avviso, la popolazione deve capire meglio cos'è esattamente il SIC e cosa fa, in particolare è importante far capire la differenza tra servizi segreti e informativi.
Un'immagine da migliorare - Il nuovo responsabile del SIC dovrà inoltre far dimenticare le note dolenti che hanno intaccato questo servizio negli ultimi anni, come l'importante furto di dati da parte di un impiegato. Ultima crisi in ordine di data è la vicenda del 54enne svizzero Daniel M., condannato il 9 di novembre a Francoforte a un anno e 10 mesi di carcere con la condizionale per "attività di agenti segreti" a favore dell'intelligence elvetica.
Lo svizzero era accusato di aver cercato di procurarsi illegalmente, tra luglio 2011 e febbraio 2015, informazioni sulle indagini avviate dal fisco del Nordreno-Vestfalia per identificare gli evasori fiscali tedeschi clienti di banche svizzere. La delegazione della gestione del Parlamento ha rimproverato al SIC di aver ignorato il diritto in vigore in questo caso di spionaggio. «Il prossimo autunno il Consiglio federale si esprimerà sul rapporto della delegazione», si è limitato a dire Parmelin sulla vicenda.
Le minacce principali a cui far fronte, secondo il neonominato capo del SIC, sono il terrorismo islamico, i cyberattacchi e l'immigrazione incontrollata. Gaudin ammette che la Svizzera è meno in pericolo rispetto ad altre nazioni per quanto riguarda il terrorismo, poiché «siamo conosciuti più per i buoni uffici che per l'impegno militare». Il nuovo capo del SIC ha però precisato che «oggi non c'è nessuna nazione risparmiata dal terrorismo».
Competenze ampliate - Il SIC da settembre dispone di competenze più ampie. Con la nuova legge sulle attività informative, i sui agenti possono sorvegliare le comunicazioni (per posta, telefono o email), osservare dei fatti nei luoghi privati e se necessario installare microcamere o perquisire segretamente sistemi informatici e installare dei cosiddetti "cavalli di Troia".
Il SIC può anche far registrare comunicazioni su Internet. Queste ricerche sono tuttavia sottoposte a una procedura d'autorizzazione in serie, che implica anche il Tribunale amministrativo federale (TAF) e membri del governo.