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Sta ancora suscitando sorpresa e scalpore, in Brasile, l'accordo firmato ieri tra un ex senatore e noto costruttore edile, Luiz Estevao, e l'Avvocatura Generale dello stato (AGU), in base al quale il politico rimborserà alle casse statali quasi 500 milioni di reais (equivalenti a quasi 240 milioni di franchi), frutto di frode aggravata e uso illegale di fondi pubblici per cui è sotto processo.
Per l'AGU, si tratta della "maggiore restituzione di denaro ottenuta in 500 anni di storia del Paese per un fatto di corruzione".
In base all'accordo, Estevao - accusato di aver sottratto parte dei soldi stanziati per la costruzione di una nuova sede del Tribunale regionale di San Paolo, negli anni 90 - pagherà subito circa 40 milioni di dollari, e il resto della somma in 96 rate di due milioni di dollari l'una.
Secondo stime della procura locale, con meno del 64% dei lavori conclusi il Gruppo OK, di proprietà dell'allora senatore, aveva già incassato il 98% del budget previsto.
"È un passo importantissimo nella difesa del patrimonio pubblico", ha commentato il procuratore generale dello Stato, Helia Bettero.
Pur negando le accuse, l'ex parlamentare ha ammesso di aver "preferito arrivare a un accordo" per ottenere lo sblocco giudiziario dei suoi conti in banca, nonché degli oltre 1200 immobili di sua proprietà disposto dalla magistratura brasiliana.
La soluzione del caso Estevao avviene proprio nel momento in cui il Supremo tribunal federal (Stf, la Corte costituzionale brasiliana) sta per decidere sullo scandalo conosciuto come "mensalao", dal nome della presunta mazzetta mensile pagata a deputati dell'opposizione dal Partito dei lavoratori (Pt) dell'ex capo di Stato, Luiz Inacio Lula da Silva.
In Brasile è tuttora in corso una crociata anti-corruzione avviata all'inizio del suo mandato dalla 'presidenta' Dilma Rousseff e costata finora le dimissioni di sette suoi ministri per denunce di irregolarità.
SDA-ATS