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BERNA - «Nessuna candidatura al Consiglio di sicurezza dell’ONU per la Svizzera». È quanto richiesto dal gruppo parlamentare UDC tramite una mozione rivolta a entrambi i rami del parlamento. «Il Consiglio federale - sottolinea una nota della sezione democentrista ticinese - rinunci alla candidatura della Svizzera per un seggio al Consiglio di sicurezza dell’ONU per il biennio 2023-2024». Candidatura che, ricordiamo, era stata presentata il 29 novembre da Simonetta Sommaruga e Ignazio Cassis ed è finita in queste ore anche nel mirino del Consigliere nazionale della Lega dei Ticinesi Lorenzo Quadri.
L’atto parlamentare, depositato ieri in Consiglio Nazionale (relatore Franz Grüter) e stamane al Consiglio degli Stati (relatore Marco Chiesa), mira infatti a evitare che il nostro Paese «s’immischi in giochi di potere internazionali incompatibili con il nostro statuto neutrale».
Il capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite prevede infatti sanzioni non militari e interventi militari, che vengono decisi dai 15 membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Attualmente, 14 regimi di sanzioni sono stati decretati dal Consiglio di Sicurezza. Solo negli ultimi sei anni, sono stati adottati tre nuovi regimi. Altri sono stati estesi o modificati. «Tali poteri - precisa l'UDC - sono chiaramente incompatibili con la secolare neutralità elvetica e con l'indipendenza della Svizzera. Spesso, le decisioni prese nel Consiglio di Sicurezza non sono basate su valori umanitari o democratici - continunano i democentristi - ma sono soggette a mere maggioranze politiche di potere. La suddivisione che esiste all’interno del Consiglio tra i cinque poteri con diritto di veto (i "membri permanenti") e i dieci "membri non permanenti", mina la credibilità stessa di ogni "membro non permanente"».
Secondo l'UDC, quindi, sedendo nel Consiglio di sicurezza dell'ONU come "membro non permanente" nel biennio 2023-2024, la Svizzera «non solo si subordinerebbe a questi rapporti di forza», ma «danneggerebbe irrimediabilmente anche la sua tradizionale e rispettata equidistanza», compromettendo «i "buoni uffici" che offre e che le permettono di promuovere il dialogo globale e di riunire gli Stati in conflitto a un tavolo». Per i democentristi con un seggio nel Consiglio di sicurezza, la Svizzera «perderebbe credibilità» e «sarebbe costretta a prendere posizioni trancianti e talvolta guerrafondaie su questioni complesse» nelle quali, al contrario, il nostro Paese potrebbe giocare un ruolo attivo quale promotore di soluzioni concilianti.