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Sono passati centocinquant’anni dalla nascita di Rosa Luxemburg, protagonista politica tra l’Ottocento e il Novecento tedesco; studiosa e letterata, forse la più importante teorica e allieva del Marxismo. Nata in Polonia da genitori ashkenaziti, si spostò in Svizzera, a Zurigo, dunque in Germania, al tempo il laboratorio del Socialismo in Europa, nonché di molti movimenti operai e culturali dell’ancestrale sinistra europea. Per profonda convinzione, Luxemburg aderì al Partito Socialdemocratico Tedesco (SPD), ma non mancò mai di criticarne le scelte e le proposte politiche. Più volte si scontrò con la classe dirigente del partito, non pienamente in linea con la dottrina marxista. Progressivamente, si convinse che il grande nemico delle classi operaie fosse il capitalismo che le stipendiava. Critica della Seconda Internazionale di cui aveva fatto comunque parte per anni, salutò con piacere, ma non acriticamente, la rivoluzione bolscevica del 1917. Dei comunisti russi esaltò il coraggio nell’insurrezione anti-zarista, sognando intimante che una rivoluzione simile potesse poi essere importata nella culla della socialdemocrazia, cioè la Germania.
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