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La stampa dà ampio spazio al sì per la soluzione dei termini. Per i commentatori, la Svizzera cambia e ha scelto per l'autodeterminazione della donna.
"Una risposta esplicita": questo il commento del foglio della capitale "Der Bund". Si tratta, continua il giornale, di una risposta sobria ad una campagna per la votazione condotta con le grandi emozioni. "Al terzo tentativo - ricorda il quotidiano bernese - la soluzione dei termini è stata accettata, finalmente."
Mentre il quotidiano zurighese "Neue Zürcher Zeitung" titola il suo commento al risultato ai due temi in votazione con un "ha vinto la ragione legislativa". E il quotidiano romando "24Heures" aggiunge: " La Svizzera esiste ed è urbana, moderna, a maggioranza femminile e capace di un'evoluzione".
Il risultato schiacciante a favore della legge sui termini e contro l'iniziativa degli ambienti antiabortisti, indica dunque - concordano nei loro commenti le principali testate nazionali - un nuovo comportamento di voto per un tema sociale.
Per il romando "Le Temps" si tratta di "un voto contro l'ipocrisia" che tollerava tacitamente l'interruzione di gravidanza, malgrado il codice penale prevedesse una pena per le donne che facevano una simile scelta. E il "La Regione" vede nella nuova normativa la fine del "federalismo dell'aborto", vista la soluzione unitaria per tutto il paese.
I tempi cambiano
E il paragone con la legge analoga, passata alle urne nel 1997 e rifiutata con il 52 per cento dei voti è presente in molti corsivi e editoriali di lunedì. "In venticinque anni la progressione dei voti favorevoli è stata di 24 punti", commenta "Le Temps" di Ginevra, aggiungendo che l'evoluzione della mentalità elvetica è molto più rapida, rispetto ai temi che toccano l'identità nazionale.
Non si registrano più le differenze città-campagna, o i vecchi fossati confessionali. Anche nei cantoni rurali e ancora profondamente cattolici, notano tutti i giornali, le cose cambiano. La NZZ presenta nel suo commento il case del cantone di Obvaldo e anche lì il cambiamento è visibile: "Nel 1977 il popolo aveva concesso un minimo sette per cento alla legge - oggi sono già il 39,9 per cento".
Anche il "Corriere del Ticino" regista il cambiamento, sottolineando come il "voto sia stato ribaltato rispetto alla votazione del 1977". Continuando il quotidiano di Lugano osserva: "La legislazione era superata dalla prassi e dal costume. I votanti non hanno fatto altro che adattarla". Il voto di domenica chiude "un capitolo fra i più tormentati della nostra democrazia diretta. E segna la vittoria delle donne, che si sono battute al di fuori degli schieramenti di partito."
Sconfitta schiacciante
Il risultato dell'iniziativa massimalista "per madre e bambino", non ha raccolto che il 18 per cento dei voti. E i quotidiani, praticamente all'unisono, sottolineano, come dice il "Tages Anzeiger" di Zurigo, "che la maggioranza del popolo è convinta che nessuna donna sceglie per l'aborto in una situazione difficile della vita". Per tanto, con la nuova legge, lo Stato non interviene in una difficile scelta.
Unica voce fuori da gruppo fra le testate nazionali, il quotidiano conservatore ticinese "Giornale del Popolo" vicino al PPD che ha perso la sua battaglia dei due no, c'è da "rammaricarsi" per la bassa partecipazione al voto. "Per chi crede nella promozione della vita - continua l'articolista - e in una cultura così orientata, ci vuole adesso una nuova e decisiva consapevolezza del coraggio di essere minoranza."
"Rimangono da concretizzare - aggiunge il quotidiano romando "24Heures", che invece saluta la scelta popolare - le promesse fatte durante la campagna elettorale con una politica a favore delle famiglie e un sostegno reale per le donne che lavorano".
Daniele Papacella