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Il Comitato Internazionale della Croce Rossa ha denunciato a Ginevra «le restrizioni quasi totali alla circolazione imposte de facto da Israele».
Per il CICR «non vi è alcun dubbio che tali misure abbiano provocato la morte di persone che avrebbero potuto essere salvate». Anche l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), il Programma Alimentare Mondiale (PAM) e l'Agenzia dell'ONU per l'aiuto ai profughi palestinesi (Unrwa) hanno deplorato la situazione.
La situazione si aggrava
«È impossibile far giungere cibo in Cisgiordania», ha denunciato il PAM, mentre la direttrice dell'OMS, dottoressa Gro Harlmen Brundtland, ha scritto al ministro israeliano della salute per esprimere la «sua preoccupazione per il mancato accesso del personale medico ai malati e ai feriti, l'assenza di garanzie di sicurezza per il personale medico e le restrizioni al movimento delle ambulanze», ha spiegato una portavoce dell'OMS.
«Gli operatori sanitari non hanno accesso ai feriti e ai malati, c'è carenza di farmaci, cibo e acqua nelle zone occupate da Israele», ha aggiunto. «Il numero di feriti cresce ogni giorno, ma negli ospedali scarseggia il cibo», le ha fatto eco la portavoce del PAM.
Le attuali condizioni di lavoro nei territori palestinesi sono pessime, ha detto il Direttore dell'Unrwa Peter Hansenne, evocando il caso di un convoglio umanitario autorizzato ma cui è stato sparato contro e quello di un collaboratore dell'Unwra arrestato e detenuto in condizioni «inaccettabili».
swissinfo e agenzie