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Il teologo Hans Küng è scomparso oggi, a 93 anni. Svizzero di nascita e residente a Tubinga, in Germania, la città nella cui università ha insegnato per decenni e dove aveva stabilito anche la sua fondazione, Weltethos (Etica Mondiale). Sacerdote dal 1954, studiò a Roma e Parigi; fu professore di teologia dogmatica ed ecumenica all’università di Tubinga (dal 1960), e partecipò come perito al concilio Vaticano II. Il suo cavallo di battaglia è stata la critica al dogma dell’infallibilità papale, su cui nel 1975 venne richiamato dalla Congregazione per la dottrina della fede, che poi, in seguito all’inasprirsi dei toni della contestazione, il 18 dicembre 1979 gli revocò l’autorizzazione all’insegnamento della teologia cattolica.
Dal 1996 Kung aveva lasciato l’insegnamento per raggiunti limiti di età, rimanendo però fra i principali critici dell’autorità papale (che riteneva un’invenzione umana) e del culto mariano. Ha sempre continuato la sua battaglia affinché la Chiesa, sulla base del Concilio, si aprisse all’ammissione delle donne a ogni ministero, favorisse la partecipazione dei laici, e incentivasse il dialogo ecumenico e interreligioso.