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Non c'è reato penale. Né di abuso di autorità da parte del Consiglio di Stato, né di calunnia da parte di Matteo Pronzini nei confronti dei ministri che lo hanno denunciato. La vicenda è quella delle indennità, rimborsi spesa, doni e stipendi di fine mandato percepiti dai ministri e dal Cancelliere di Stato senza base legale. Pronzini, che aveva sollevato la vicenda, aveva chiesto al procuratore generale Andrea Pagani di ritornare sulla questione dopo un precedente decreto di abbandono firmato dall'ex pg John Noseda.
In particolare, in data 27 agosto, il deputato del Movimento per il socialismo aveva scritto a Pagani chiedendo di rivalutare dal profilo penale la situazione venutasi a creare dopo i citati decreti d'abbandono. Il Ministero pubblico comunica ora che, sulla base di ulteriori accertamenti e verifiche giuridiche, il Procuratore generale Andrea Pagani ha firmato un decreto di non luogo a procedere. Un'attenta analisi dell'operato e delle procedure nel frattempo avviate dalle parti coinvolte ha permesso infatti di ritenere che non si configurassero i presupposti dell'articolo 312 CP (abuso di autorità) e, in particolare, l'elemento soggettivo del reato ipotizzato.
Parallelamente - lo scorso 5 settembre a margine della medesima vicenda - quattro membri del Governo cantonale avevano trasmesso una denuncia penale nei confronti del deputato del Movimento per il socialismo Matteo Pronzini. Anche in questo caso, secondo il Ministero pubblico non sono risultati adempiuti gli elementi soggettivi costitutivi dei reati penali ipotizzati (art. 174 CP, calunnia, e art. 303 CP, denuncia mendace). Il Procuratore generale Andrea Pagani ha di conseguenza decretato il non luogo a procedere anche di questo procedimento.
Per ragioni formali e nel rispetto delle regole istituzionali e della riservatezza che esse impongono, il Ministero pubblico non rilascerà ulteriori informazioni.