Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/118511

<h2>SubmittedText<h2><p>Invitiamo il Consiglio federale ad esaminare le circostanze e a rispondere alle seguenti domande: </p><p>1. Quali possibilità vede il Consiglio federale di aumentare la garanzia di approvvigionamento di materie prime, in particolar modo per le PMI?</p><p>2. Il Consiglio federale ritiene possibile l'istituzione una task-force per la sicurezza dell'approvvigionamento di materie prime, ad esempio alla SECO?</p><p>3. Ulteriori accordi di libero scambio o accordi economici specifici potrebbero aumentare l'accesso alle materie prime?</p><p>4. La legge federale sulla BNS dev'essere modificata in modo tale che la BNS, attraverso partecipazioni a imprese estere, possa anche contribuire ad assicurare alla Svizzera l'approvvigionamento di materie prime?</p><p>5. Il Consiglio federale può ipotizzare di abbinare gli aiuti allo sviluppo alle forniture di materie prime? Quali sono, in questo contesto, le aree di interesse del DFAE?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Il compito di provvedere all'approvvigionamento di materie prime - soprattutto per ciò che concerne i metalli menzionati nella motivazione - spetta principalmente al settore privato. I metalli rari vengono spesso importati sotto forma di prodotti trasformati. Di conseguenza la varietà di prodotti importati è ampia. L'ipotesi che la Confederazione applichi misure d'intervento su mercati di prodotti molto eterogenei non può essere presa in considerazione. Tuttavia, per i beni che svolgono un ruolo importante per l'intera economia, la Confederazione può prescrivere il mantenimento di scorte appropriate, in particolare mediante la costituzione di scorte obbligatorie. </p><p>2. Alla SECO non è prevista la creazione di una task-force con compiti relativi alla sicurezza dell'approvvigionamento di materie prime. In Svizzera le componenti fondamentali di una strategia di approvvigionamento di materie prime esistono già. I primi elementi di tale strategia sono stati definiti nel capitolo introduttivo del rapporto sulla politica economica esterna del 2008. Un ulteriore documento di riferimento riguardo alla politica in materia di materie prime del Consiglio federale è la risposta al postulato Stadler 08.3270, "Crisi alimentare, penuria di materie prime e risorse", del 29 maggio 2008, in cui si possono trovare analisi, conclusioni, strategie e misure relative al rischio di penuria di alimenti, materie prime e risorse. Inoltre la strategia energetica del Consiglio federale del 2007 delinea l'orientamento operativo della Confederazione per l'approvvigionamento di energia a lungo termine. Le fonti di energia fossili sono la materia prima naturale caratterizzata da maggiore criticità e - alla luce dall'abbandono dell'energia nucleare e della problematica relativa al CO2 - rappresentano certamente la sfida principale nel settore delle materie prime. Inoltre nel settembre 2011 il DFE ha presentato alla CPE-N un rapporto che illustra misure da adottare in tre campi d'attività - politica del commercio estero, incentivazione dello sfruttamento efficiente delle risorse nonché riciclaggio e sostituzione dei metalli rari - allo scopo di migliorare la sicurezza dell'approvvigionamento economico di metalli e materie prime minerali. Questa tematica è oggetto anche del Masterplan Cleantech.</p><p>3. Per un Paese come la Svizzera, nazione con un ruolo commerciale di media importanza, imprese attive a livello internazionale e una forte dipendenza dall'importazione di materie prime, la politica economica esterna assume un ruolo fondamentale per l'approvvigionamento di risorse naturali importanti. Sarebbe opportuno affrontare la tematica dell'accesso alle materie prime in seno all'Organizzazione mondiale del commercio (OMC). Tuttavia una regolamentazione, ad esempio, delle restrizioni all'esportazione non può essere decisa nel quadro del ciclo di Doha. Per la Svizzera sarebbe ancora più difficile trattare in modo appropriato la questione delle materie prime a livello bilaterale. L'esclusione di restrizioni all'esportazione presuppone infatti che il Paese partner sia disposto a limitare i suoi margini d'azione. Ciò si verifica di rado, soprattutto quando si tratta di Paesi ricchi di materie prime. Oltre a ciò, spesso in situazione di crisi gli Stati hanno la possibilità di ricorrere a clausole di salvaguardia che consentono loro di cessare le forniture nei momenti critici. </p><p>4. Secondo l'articolo 99 capoverso 2 della Costituzione la Banca nazionale svizzera è tenuta a condurre una politica monetaria nell'interesse generale del Paese. Anche la politica d'investimento della Banca nazionale è subordinata alla politica monetaria. Compiti di politica economica esterna, come quelli auspicati dall'interpellante, non sarebbero conciliabili con questo mandato della Banca nazionale. Per poter assegnare questi compiti alla Banca nazionale in virtù di una modifica di legge occorrerebbe dapprima una revisione della Costituzione.</p><p>5. In Svizzera l'aiuto allo sviluppo non è oggetto di questo tipo di condizionalità. Il rapporto del 25 agosto 2010 in adempimento del postulato Leuthard (02.3591) illustra ampiamente quale sia la posizione del Consiglio federale in materia di condizionalità nella politica estera. La Svizzera intende contribuire allo sviluppo economico e sociale dei Paesi partner. Uno degli obiettivi della Svizzera consiste nell'integrazione di questi Paesi nell'economia mondiale. In quest'ambito si fa esplicitamente riferimento ad un'ottica di riduzione della povertà e di sostenibilità ambientale e sociale. Gli scambi commerciali - anche di materie prime - consentono ai Paesi partner di sfruttare le opportunità concesse dalla globalizzazione e di realizzare una crescita economica sostenibile. Se un Paese partner beneficia di un quadro di condizioni economiche, sociali ed ecologiche stabili, proprio nel settore delle materie prime - caratterizzato da un'elevata conflittualità - esso può consentire conformemente agli accordi l'accesso ai mercati esteri e migliorare così la sicurezza dell'approvvigionamento svizzero. Anche alla luce di questi legami di interdipendenza, la cooperazione allo sviluppo economico è parte integrante della politica economica esterna.</p>  Risposta del Consiglio federale.