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"Perché diamo visibilità alle voci del passato?" L’ha domandato giovedì Lewis Hamilton, sette volte iridato di Formula 1, riferendosi al brasiliano Nelson Piquet che in video l’aveva chiamato negretto. "Non dovremmo offrire una vetrina a queste persone, che parlano del nostro sport mentre noi cerchiamo di andare in una direzione del tutto diversa: questa gente non ci rappresenta", ha spiegato alla stampa prima del GP di Gran Bretagna il pilota della Mercedes, molto coinvolto nella lotta al razzismo.
Nelson Piquet (69 anni), a sua volta tre volte campione del mondo (’81, ’83 e ’87), si era scusato con Hamilton mercoledì, sostenendo che molti media non avevano tradotto nel modo corretto il termine portoghese "neguinho". Hamilton, a Silverstone, ha detto ai media: "Se vogliamo sviluppare la Formula 1 negli Usa e in altri Paesi come il Sudafrica – dove il Circus ha intenzione di tornare – dobbiamo guardare al futuro e offrire ai giovani una base più rappresentativa dell’epoca attuale", ha concluso l’inglese ricordando di essere vittima di razzismo da sempre, ma ringraziando al contempo tutti coloro che in questi giorno lo hanno sostenuto, specie i suoi colleghi piloti.