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Gli esperti su Omicron: «L'ondata è forte, il picco sarà ancora in gennaio»
Secondo gli esperti della Confederazione l'attuale forte ondata pandemica, la maggiore finora, dovrebbe raggiungere l'apice ancora nel corso del mese di gennaio, per poi diminuire, con 300 persone a settimana in cure intense.
Nella consueta conferenza stampa settimanale sulla situazione pandemica in Svizzera, oltre a Virginie Masserey, dell'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP), hanno preso la parola anche Hans-Peter Walser, Comandante di Corpo, responsabile dell'istruzione militare, Tanja Stadler, presidente della Task Force nonché Marina Jamnicki, medico cantonale dei Grigioni e membro del consiglio dell'Associazione dei medici cantonali.
In terapia intensiva molti non vaccinati
Virginie Masserey snocciola le ultime informazioni sulla variante Omicron: non ci sono mai state tante infezioni come adesso. La media è di 25.000 casi al giorno, ma le capacità di test sono limitate e il vero numero di casi è probabilmente più alto a causa dei casi asintomatici.
Il sud-ovest della Svizzera e soprattutto il canton Uri sono le regioni più colpite, ma l'incidenza è ancora più alta nel Regno Unito, per esempio.
Circa il 30% dei letti di terapia intensiva sono occupati da casi di Covid, la maggior parte dei quali non sono vaccinati.
Nel complesso, le unità di terapia intensiva sono piene al 75%. Tre quarti dei casi infetti sono ora dovuti a Omikron. Il decorso della malattia è di solito più mite rispetto alla variante Delta, il che spiega il numero relativamente basso finora di ospedalizzazioni.
10.000 bambini vaccinati, terza dose importante
L'obiettivo non è ancora stato raggiunto, avverte Masserey - anche se l'80% degli adulti ha ormai ricevuto almeno una dose di vaccinazione. Si segnala soprattutto una progressione delle terze dosi, un elemento importante che consente di rafforzare le difese immunitarie. Il richiamo è importante anche per ridurre la carica virale, ha detto. «Chi ha fatto il booster trasmette anche meno il virus».
Nel frattempo, 10.000 vaccinazioni sono state fatte a bambini tra i 5 e i 12 anni, con forti differenze tra i Cantoni. Complessivamente, il numero di vaccinazioni sta aumentando, con 70.000 persone che ricevono un'iniezione ogni giorno.
Tanja Stadler ha spiegato dal canto suo che, nelle prossime settimane, visto l'andamento della pandemia, da un terzo a metà degli Svizzeri si sarà infettato con la variante omicron, poi il numero di infezioni dovrebbe calare a causa dell'alto numero di persone ormai immunizzate, vuoi perché entrate in contatto col virus vuoi perché vaccinate (65%-80%).
Rimarrà comunque una parte della popolazione (tra il 15% e il 35%), non immunizzata, ha affermato. La vaccinazione, insomma, rimane un'opzione più che raccomandabile.
Rivedere il tempo delle quarantene
Poiché così tante persone sono in quarantena o in isolamento, l'economia è messa in difficoltà. La durata di queste misure deve quindi essere ridotta. In futuro, la quarantena, che ora dura 10 giorni, dovrebbe essere ridotta a sette, dice Masserey. La validità dello stato di convalescenza continuerà ad essere limitata a quattro mesi.
Giova ricordare che il Consiglio federale deve ancora approvare queste raccomandazioni. Probabilmente lo farà già domani, mercoledì.
La strategia dei test viene riconsiderata. Masserey annuncia cambiamenti perché i laboratori stanno lavorando a pieno regime. Alcuni test non sono accurati quando la carica virale è ancora bassa. Anche per questo motivo «Dovreste sempre comportarvi come se aveste la malattia», suggerisce la specialista dell'UFSP: «Indossate sempre una maschera e mantenete sempre le distanze sociali».
A livello di test, la domanda rimane sempre molto elevata, ha spiegato Masserey, puntualizzando che, diversamente da quanto è stato diffuso su alcuni media nel fine settimana, le analisi PCR per i test antigenici positivi non sono stati soppressi.
Il picco di Omicron tra due settimane
Dal canto suo Tania Sadler ha sottolineato come i numeri raddoppiano ogni 8 o 10 giorni. La task force si aspetta il picco dell'ondata di Omicron nelle prossime due settimane. Il 10-15% della popolazione attiva – una su sei – potrebbe ritrovarsi in isolamento o quarantena, con conseguenze sul buon funzionamento di alcuni servizi essenziali.
«Ci saranno interruzioni su tutti i fronti», ha sostenuto Tanja Stadler. Priorità assoluta, ha detto, è garantire che nulla si fermi. Secondo Virginie Masserey, bisognerà trovare un «buon compromesso» tra la lotta alla pandemia e il funzionamento delle infrastrutture.
La task force si aspetta che l'occupazione dei letti di terapia intensiva aumenti. Il rischio di ospedalizzazione è solo leggermente inferiore con Omicron.
Al picco dell'ondata, si prevedevano migliaia di ricoveri. Nuovi studi suggeriscono che i decorsi con Omicron sono un po' più brevi che con le altre varianti, il che implica anche che sono possibili tempi di isolamento e quarantena più brevi. Stadler sottolinea anche l'importanza di indossare mascherine in tutti gli ambienti interni.
Contact tracing, strategia da rivedere
Alla luce della forte progressione del virus tra la popolazione, le unità di contact tracing nei cantoni sono giunte al limite delle rispettive capacità. Il forte aumento del numero di casi e l'intervallo spesso lungo tra il test e il risultato sono una vera sfida, ha affermato Marina Jamnicki, medico cantonale dei Grigioni.
La maggior parte dei cantoni limitano quindi la ricerca di contatti ai contatti domestici e informano anche via SMS. È sempre più necessario stabilire delle priorità: a volte il tentativo di raggiungere le persone interessate deve essere abbandonato se non ha successo.
Di conseguenza, non è sempre possibile raggiungere tutte le persone infette per tempo. I processi sono sempre più automatizzati, tramite SMS e registrazione online, dato che non c'è più la possibilità di chiamare tutti.
«Dopo quasi due anni di pandemia, alcune persone non hanno ancora capito perché dobbiamo isolarci», ha spiegato Jamnicki. È vero che molte persone hanno sintomi lievi, ma le regole vanno comunque seguite, ha spiegato.
È vero che c'è pressione, specie da parte del mondo economico, per ridurre o abolire isolamenti e quarantene. Queste richieste sono comprensibili. Ma non spetta ai cantoni prendere una decisione, ha puntualizzato.
Il tutto potrebbe anche diventare un boomerang, avverte Jamnicki, che ricorda che coloro che devono isolarsi lo devono fare per non infettare gli altri. Ciò significa che chi non ha sintomi deve urgentemente seguire le regole e non recarsi sul posto di lavoro. «Dobbiamo trovare un consenso», conclude, guardando i diversi approcci.
L'impegno dell'esercito
«L'esercito è schierato dove c'è bisogno», dice il comandante il corpo Hans-Peter Walser. I soldati sono attualmente in servizio in otto cantoni: Argovia, Fribugo, Ginevra, Giura, Lucerna e Vallese, «dove i mezzi civili non sono sufficienti».
Ha poi aggiunto che l'esercito non sottrae personale specializzato agli ospedali. È solo all'inizio di uno spiegamento che il personale medico specializzato è necessario, ma solo per un breve periodo di tempo, al fine di istruire e rinfrescare le conoscenze pratiche e teoriche dei soldati.
Secondo Walser 476 membri della truppa sono attualmente in servizio a causa del Covid, di cui 135 sono volontari. Il loro impiego durerà fino alla fine di marzo. Un massimo di 2500 soldati sarà schierato.
L'entrata in servizio in caserma è possibile solo con un risultato negativo del test. Nel corso della prima settimana i militi vengono nuovamente testati e l'uso della mascherina è obbligatorio.
Durante il mese di gennaio ci sarà anche il divieto di uscire e di andare in licenza, dice la Walser. Le misure prese finora hanno avuto successo, e la leadership ha reagito «con il cuore e la mente».
La situazione in cifre
Intanto nel Paese, nelle ultime 24 ore, si sono registrati 24'602 nuovi casi di Covid, secondo le cifre pubblicate dall'UFSP. Sono stati segnalati 16 nuovi decessi e 129 persone sono state ricoverate in ospedale.
In Ticino vengono segnalati 1'549 nuovi contagi (408 in più di ieri, lunedì) e un ulteriore decesso legato al Covid-19. I contagi da Covid nei Grigioni hanno superato la soglia dei 40'000 da inizio pandemia con gli 808 nuovi casi annunciati oggi, martedì, dalle autorità sanitarie.