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Il test avrebbe dovuto durare settantadue ore. Alla fine di febbraio, mentre le truppe russe si ammassavano al confine con l’Ucraina e il mondo tratteneva il respiro, gli ingegneri di Ukrenergo, il gestore della rete elettrica del paese, si stavano preparando a scollegare l’alimentazione di energia elettrica della nazione dai suoi vicini. Il test era in preparazione da anni, uno dei rituali finali di un corteggiamento estenuante tra le reti elettriche ucraine e quelle europee, noto come “sincronizzazione”. Ma prima di potersi collegare alla rete europea, Ukrenergo doveva dimostrare di poter tenere le luci accese anche senza i collegamenti con Bielorussia e Russia. Il piano era di riconnettersi alle rete dei paesi vicini dopo pochi giorni. Poi, nel 2023, l’Ucraina avrebbe attivato i collegamenti con l’Europa.
Le cose sono però andate diversamente. Il 24 febbraio, lo stesso giorno del test, la Russia ha invaso l’Ucraina. A partire da mezzogiorno l’Ucraina – coordinandosi con la vicina Moldova – ha iniziato ad alimentarsi da sola. È un gioco di equilibrio. Cambiare la provenienza e la destinazione dell’energia significa che alcune linee vengono improvvisamente intasate di elettroni mentre altre si prosciugano. Mantenere questo equilibrio nel tempo però non è semplice. Per il momento la rete ucraina ha una frequenza di 50 hertz – è stabile, in altre parole – ha spiegato un portavoce di Ukrenergo a Wired Us via e-mail. Ma continuare così all’infinito è un rischio, specialmente durante una guerra. Quando nella rete elettrica qualcosa smette di funzionare, l’intero sistema deve assorbire lo shock e riequilibrarsi. E in questo momento, sono molte le cose che non funzionano più in Ucraina.
Durante le prime settimane dell’invasione, la Russia ha dato priorità alle operazioni finalizzate a prendere il controllo delle principali infrastrutture energetiche ucraine. Alla fine della settimana scorsa, il bombardamento dell’impianto nucleare di Zaporižžja è stato condannato da più parti come un atto sconsiderato. Sette dei quindici reattori nucleari dell’Ucraina, che garantiscono circa il dieci per cento della fornitura di energia nel paese, sono attualmente spenti, mentre altri impianti termici e idroelettrici sono stati sequestrati o messi fuori uso. Per compensare, è aumentata la produzione dalle restanti centrali a carbone e dalle dighe. Finora, riporta il portavoce di Ukrenergo, le scorte di carburante stanno reggendo, ma le cose potrebbero cambiare rapidamente con il prosieguo degli attacchi alle attrezzature e alle linee di rifornimento.
Per gli ucraini è una ragione in più per iniziare ad approvvigionarsi dal resto d’Europa. “Non torneremo mai alla rete russa – dice Artem Seminishin, direttore dell’Associazione per l’energia solare dell’Ucraina e membro della Coalizione per la transizione energetica, un gruppo a favore di una sincronizzazione più rapida – È molto importante che l’Europa capisca i rischi e intraprenda azioni politiche“.
La settimana scorsa Kadri Simson, il commissario europeo per l’energia, ha annunciato un intervento di Entso-e, il gruppo che rappresenta gli operatori di trasmissione elettrica della regione, potenzialmente nel giro di poche settimane. Per gli esperti che hanno assistito ad anni di lenti negoziati, è uno sviluppo che ha dello sconcertante: “Se ne discute da così tanto tempo che dubitavo che sarebbe mai successo“, dice Stanislav Secrieru, un analista che si occupa di Europa orientale all’Istituto dell’Unione europea per gli studi sulla sicurezza. Molti degli ostacoli sono di natura politica e riguardano l’adeguamento delle politiche ucraine agli standard europei. Ma ci sono anche problemi tecnici, come la mancanza di linee elettriche ad alta tensione tra l’Ucraina e i paesi vicini, e preoccupazioni che le attrezzature sul lato ucraino non siano ancora pronte a collegarsi alla rete europea, rischiando di generare blackout in altre zone sul continente. Ukrenergo sostiene che i suoi sistemi siano pronti, evidenziando gli investimenti fatti in nuove attrezzature in previsione della sincronizzazione con l’Europa del 2023.
Nel breve periodo, almeno, la condivisione di energia con l’Europa sarà probabilmente limitata, spiega Antonella Battaglini, amministratrice delegata di Renewables Grid Initiative e membro del gruppo di esperti della Commissione europea sulle interconnessioni. All’inizio verrà probabilmente ristretta a un collegamento con la parte occidentale del paese. Ma la sincronizzazione rimane una priorità fondamentale per gli ucraini: “È uno sforzo politico per diminuire l’influenza russa in Ucraina“, dice Battaglini. L’Ucraina potrebbe non essere in grado di entrare rapidamente nella Nato o in Unione europea, ma forse il paese potrà condividere una rete con i vicini occidentali.
In tempo di pace le grandi reti possono portare vantaggi notevoli, rendendo il processo di approvvigionamento di energia più resiliente ed efficiente. La rete degli Stati Uniti è notoriamente frammentata, ed è uno dei motivi per cui per esempio la rete del Texas non ha potuto essere salvata dopo la tempesta di neve dell’anno scorso. L’Europa nel frattempo ha spinto per una maggiore integrazione della sua rete: “Più interconnessione c’è meglio è“, spiega Mark Jacobson, un professore della Stanford University che ha studiato il modo in cui reti allargate potrebbero accelerare l’adozione di energie rinnovabili, anche in Ucraina. In futuro, suggerisce, l’Ucraina ha un sacco di potenziale per l’energia idroelettrica ed eolica che potrebbe fornire ai suoi vicini; poi, quando i venti e le acque locali si calmano, l’Ucraina potrebbe essere in grado di attingere un po’ di energia solare extra dalla Spagna.
Ma la politica spesso ostacola l’espansione delle reti. Dopo la caduta dell’Unione Sovietica, si è parlato per anni della possibilità di una rete paneuropea che si estendesse dal Portogallo alla costa pacifica della Russia. Attraversando tredici fusi orari, la rete avrebbe distribuito la domanda di energia nell’arco della giornata e avrebbe isolato la fornitura dalle bizze del tempo locale e dagli incidenti isolati. Invece il rapporto dell’Europa con la Russia si è complicato, e il sogno è stato ridimensionato.
Qualsiasi cambiamento richiede un lavoro politico lento e faticoso, che comporta adeguare le regole energetiche ucraine e far sì che i singoli operatori di rete europei accettino un nuovo partner. “È stato un processo accidentato“, spiega Georg Zachmann, un fellow del centro studi economico Bruegel che in un recente rapporto ha giudicato l’obiettivo dell’Ucraina del 2023 per la sincronizzazione “incredibilmente ambizioso“. La guerra significa che queste complicazioni politiche, aggiunge Zachmann, vengano accantonate per essere poi riaffrontate in futuro. Ma i limiti tecnici rimangono. Collegare una nuova rete comporta il rischio di “contagio” per i nuovi partner dell’Ucraina, nel caso in cui qualcosa vada storto. Se un impianto solare si blocca improvvisamente in Spagna, il resto della rete deve assorbire questo cambiamento manipolando la tensione nelle sue linee. Le limitate linee elettriche che collegano l’Ucraina con l’Europa centrale – che trasportano un massimo di due gigawatt per ora, secondo Seminishin – riducono anche la quantità di energia che può essere condivisa.
La cosa forse più importante è che senza l’Ucraina nella sua rete, la Russia perderà un’altra forma di pressione sulla nazione, nota Secrieru, che si aspetta che gli impianti nucleari e le altre infrastrutture energetiche diventino merci di scambio fondamentali nei futuri negoziati per porre fine alla guerra, considerando l’aggressività della Russia nel cercare di prendere il controllo di queste risorse. Secrieru teme che incidenti simili al bombardamento di Zaporižžja possano ripetersi in altri impianti man mano che le forze russe si addentrano nel paese. “Non siamo ancora fuori dai guai”, aggiunge Secrieru, che viveva vicino a Chisinau, in Moldavia, nel 1986, quando qualche centinaio di chilometri più a nord si verificò l’incidente di Chernobyl. L’ultima cosa che vuole è un altro disastro nucleare in Europa orientale: “Non voglio pensarci“, dice.
Fonte: Wired.it