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colpi di diritto
La tenaglia, il cuore e le grane
Malattia o incidente? Ancora una volta il SEV ha dovuto bussare alle porte del Tribunale amministrativo per convincere la SUVA delle proprie responsabilità.
Franco Z * è un italiano del Sud. È arrivato in Svizzera all’età di 17 anni e ha iniziato a lavorare alle FFS a 36 anni come montatore di binari, fino a un fatidico giorno di gennaio del 2007, in cui era occupato ad allentare i bulloni e ad oliarli. Un lavoro duro, in quanto i bulloni erano arrugginiti e ci voleva un sacco di forza. La molla della tenaglia si era improvvisamente rotta, lasciando Franco vacillante. Ma era riuscito a evitare la caduta. Un quarto d’ora dopo, aveva sentito un dolore al torace ed era crollato a terra. I colleghi avevano pensato a un attacco di cuore e avevano chiamato un’ ambulanza.
Due operazioni al cuore
Gli esami eseguiti all’ospedale hanno permesso di scoprire che la sua arteria principale, l’aorta, era lacerata e che la sua vita era in pericolo. Franco ha immediatamente subito un’operazione che ha avuto un parziale successo. Una seconda operazione è stata eseguita tre settimane più tardi per sostituire i vasi sanguigni in parte grazie a una protesi. Dopo un periodo di convalescenza di diverse settimane, Franco è stato in grado di tornare a casa, guarito ma chiaramente indebolito. Impossibile tornare al lavoro come montatore di binari.
Le FFS hanno fatto alcuni tentativi di reintegrazione, senza successo. È stato fatto l’annuncio anche all’assicurazione invalidità, che ha però negato una rendita, valutando insufficiente la sua incapacità lavorativa. Avendo superato i 50 anni, a Franco è rimasta almeno la possibilità del pensionamento per invalidità professionale.
È solo durante questa procedura che è stata sollevata la questione di sapere se si è trattato di un incidente e il caso è stato quindi annunciato alla Suva, che lo ha però dapprima liquidato sostenendo, senza nessun argomento, che non vi era alcun nesso tra l’incidente e i problemi di cuore di Franco e negando quindi le proprie prestazioni.
Infortunio sì, ma
È a questo punto che il SEV ha assunto un avvocato, che ha subito stabilito il collegamento cruciale: l’elemento chiave che permetteva di definire l’evento come un infortunio è il fatto che la molla della tenaglia si sia rotta. Questo argomento è stato accolto dalla Suva che ha ritirato la sua decisione iniziale. Le cose non sono tuttavia migliorate, in quanto la Suva, pur riconoscendo che si fosse trattato di un incidente, faceva valere come Franco soffrisse di ipertensione da molto tempo e che aveva già avuto un avvertimento pochi mesi prima. Secondo la Suva, quindi, il collegamento tra l’incidente e l’arteria strappata risultava insufficiente, perché prima o poi si sarebbe comunque lacerata.
Esperti contro esperti
È così giunto il tempo delle schermaglie tra esperti, con la Suva a chiedere perizie che interpretava a suo vantaggio e l’avvocato a sollevare argomenti a favore del proprio cliente. Insomma un botta e risposta continuo. Anche quando un cardiologo ha chiaramente ammesso la probabilità preponderante di un nesso causale adeguato, nella sua risposta al Tribunale amministrativo la Suva è rimasta sulle posizioni del proprio medico (non specialista) e delle sue valutazioni.
Sentenza molto chiara
Ma il Tribunale non si è lasciato ingannare: ha seguito il consiglio dello specialista e costretto la Suva a fornire le prestazioni a cui aveva diritto il ricorrente. Quindi successo su tutta la linea e la Suva ha rinunciato a ricorrere al Tribunale federale. Ma, 9 mesi dopo la decisione e sei anni dopo l’infortunio, Franco è ancora in attesa del versamento della rendita o almeno della decisione da parte della Suva.
Protezione giuridica SEV
* nome modificato