Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/147700

<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di modificare la legge federale sulla cittadinanza in modo da permettere di revocare la nazionalità svizzera alle persone con doppia cittadinanza che hanno comprovatamente e volontariamente combattuto all'estero per un esercito straniero o un gruppo paramilitare ideologicamente motivato, per esempio i jihadisti.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il principio secondo cui la cittadinanza svizzera non può essere revocata figurava già nella Costituzione federale del 1848. Nella prassi vi si è tuttavia derogato in due casi: da un lato, ogni svizzera che sposava uno straniero perdeva la cittadinanza svizzera. Dall'altro, durante il regime dei pieni poteri due decreti del Consiglio federale in vigore fino al 1947 prevedevano la possibilità di revocare la cittadinanza svizzera in caso di "comportamento indegno della cittadinanza svizzera" o di rischio per la sicurezza (RU 1943 419, RU 1945 287).</p><p>Secondo l'articolo 48 della legge federale del 29 settembre 1952 sull'acquisto e la perdita della cittadinanza svizzera (legge sulla cittadinanza, LCit; RS 141.0) è possibile revocare la cittadinanza svizzera a una persona che possiede anche un'altra cittadinanza, se la sua condotta è di grave pregiudizio agli interessi o alla buona reputazione della Svizzera. Questa disposizione è in vigore dal 1° gennaio 1953, ma non è mai stata applicata.</p><p>Il messaggio concernente la LCit non specifica in quali casi va revocata la cittadinanza (FF 1951 II 893). Dal tenore della disposizione e dalla prassi durante la seconda guerra mondiale risulta tuttavia chiaramente che le condizioni necessarie erano severe. Il Consiglio federale ritiene che oggigiorno la cittadinanza svizzera possa essere revocata in particolare se l'interessato ha commesso reati quali il genocidio e crimini contro l'umanità (art. 264 segg. CP), crimini di guerra (art. 264b segg. CP) o crimini contro lo Stato e la difesa nazionale (art. 265 segg. CP).</p><p>La normativa sulla revoca della cittadinanza svizzera è stata ripresa tale e quale in occasione della revisione totale della LCit (11.022 legge sulla cittadinanza. Revisione totale, FF 2014 4461). È pertanto già possibile revocare la cittadinanza svizzera ai cittadini con doppia cittadinanza che hanno ad esempio commesso atrocità all'estero in veste di membri di gruppi estremisti o hanno partecipato a tali atti.</p><p>Secondo il tenore della mozione, la cittadinanza svizzera va revocata già nel caso in cui un cittadino con doppia cittandinanza presti volontariamente servizio in un esercito straniero o un gruppo paramilitare ideologicamente motivato. A parere del Consiglio federale, una revoca generalizzata della cittadinanza in tali casi sarebbe sproporzionata. Inoltre, i cittadini con doppia cittadinanza domiciliati in un altro Stato in cui prestano regolarmente servizio militare non sono punibili (art. 94 cpv. 2 del Codice penale militare, CPM; RS 321.0).</p><p>Nella motivazione della mozione il suo autore precisa che la cittadinanza va revocata soltanto alle persone naturalizzate. La normativa non si applicherebbe ad esempio alle persone che hanno acquisito la cittadinanza tramite filiazione. Una tale distinzione è tuttavia contraria all'ordinamento svizzero, secondo cui tutti gli svizzeri hanno i medesimi diritti e doveri, ed è pure problematica alla luce delle garanzie di diritto pubblico internazionale previste dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo e dal Patto internazionale sui diritti civili e politici (Patto ONU II; cfr. anche l'interpellanza del gruppo UDC 10.3965, "Cittadinanza in prova").</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.