Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01190.jsonl.gz/1212

Quando il ponte diventa arte22/09/2016
Tony Steiner è un falegname. È stato consigliere comunale di Opfikon. E ora è anche un costruttore di ponti. Tony Steiner, però, è soprattutto una persona che non si arrende. Il progetto Aubrugg, infatti, si è rivelato fin da subito un’impresa tutt’altro che semplice. Quando nell’aprile del 2009 l’antico ponte in legno coperto, risalente a 200 anni fa, fu stato distrutto da un incendio, nessuno avrebbe mai pensato che sarebbe stato necessario un tale impegno prima di veder realizzato, nel luglio del 2016, un nuovo ponte che collegasse le due sponde del Glatt. Né tanto meno che il progetto avesse portato non alla realizzazione di un semplice ponte, ma alla creazione di un anello di collegamento con l’arte (della lavorazione in legno).
L’antico Aubrüggli, che un tempo collegava Schwamendingen e Wallisellen, era stato ristrutturato soltanto negli anni Settanta e spostato lungo il Glatt in direzione di Opfikon, dove si era trasformato in un ponte di collegamento tra la zona urbana e la zona ricreativa di Auholz. Le fiamme quindi avevano distrutto per sempre un’opera di grande valore storico risalente al XIX secolo. La sua ricostruire il ponte non avrebbe colmato la perdita e così il Consiglio comunale di Opfikon nel maggio del 2010 decise di rinunciarvi. Venne respinta sia l’ipotesi di realizzare un ponte dello stesso tipo che sarebbe costato diverse centinaia di migliaia di franchi, sia l’ipotesi di un semplice passaggio pedonale, entrambe per motivi finanziari. Una decisione che l’allora consigliere Tony Steiner non riusciva ad accettare. Il falegname, infatti, voleva un ponte che collegasse il nuovo quartiere di Glattpark con Auholz e i campi da calcio. Voleva un ponte in legno, ma soprattutto ne voleva uno unico. Un ponte che lasciasse le persone a bocca aperta. «Doveva essere qualcosa di mai realizzato prima, una specie di ponte in legno artistico», dice Steiner.
Il progetto del celeberrimo architetto Santiago Calatrava
Alla ricerca dell’ispirazione giusta Steiner si mette anche in contatto con Hermann Blumer. Durante uno dei loro incontri l’ingegnere edile di Waldstatt estrae dal cassetto un progetto, risalente ormai a 25 anni prima, di un elegante ponte arcuato. Il progetto del celeberrimo architetto spagnolo, naturalizzato svizzero, Santiago Calatrava aveva partecipato a un concorso nel 1991, ma era stato scartato perché la giuria di allora non aveva creduto che potesse essere realizzato. Oggi, però, grazie allo sviluppo tecnologico e all’estrema precisione dei centri di lavorazione CNC, è possibile realizzare delle costruzioni in legno con forme così complesse, gli assicura Blumer. Il progetto originale dell’architetto non può però essere semplicemente applicato all’Aubrugg di Opfikon, deve essere ulteriormente sviluppato. Si inizia quindi a sviscerare tutte le possibilità offerte dalle moderne tecniche di costruzione in legno. Il nuovo ponte pedonale e ciclabile con una campata di 38 metri, inoltre, deve essere ricoperto con una membrana high-tech che funga da tetto. Per questa straordinaria opera sono stati necessari circa 50 metri cubi di legno di larice. A quel punto Tony Steiner ha dovuto cimentarsi nell’impresa di trovare i finanziamenti per i circa 800 000 franchi previsti per la realizzazione dell’opera e convincere il comune. Nell’estate del 2015 Steiner annuncia non solo di aver ottenuto l’agognato permesso di costruzione, ma anche di avere intenzione di partecipare alle spese con 300 000 franchi. La restante parte viene finanziata attraverso donazioni. Come spiega Steiner, è del tutto volontaria anche la scelta di affidare tutti i lavori a imprese svizzere, per mantenere la creazione del valore nel paese.
Sei arcate continue per l’orditura principale
Mentre nel cantiere, sulle sponde del Glatt, le prime due settimane di gennaio del 2016 iniziano i lavori di scavo, nel laboratorio di Blumer-Lehmann AG di Gossau (SG) si inizia finalmente a lavorare alla struttura di base del ponte ad arco largo quattro metri e alto sei metri e mezzo. L’orditura principale è composta in totale da sei arcate continue, per ogni arcata sinistra e destra in direzione della carreggiata, un arco a compressione a sinistra e a destra, oltre alle arcate laterali finte. Le arcate incollate sopra assorbono le forze di pressione, mentre quelle inferiori le forze di trazione. Per le arcate e il legno della struttura è stato utilizzato legno lamellare incollato di larice (460 mm di diametro per le arcate, 300 mm per la trave di colmo e 200 mm per le colonne pensili). Il rivestimento del percorso pedonale e ciclabile largo 3,70 metri è realizzato con palancole di legno di quercia del bosco di Opfikon. Il parapetto in legno è composto da perline a scandola chiuse. Gli elementi prefabbricati sono stati montati in una settimana da otto apprendisti falegnami della Lehrwerkstätte für Möbelschreiner (LWZ) di Zurigo. I montanti del parapetto e i puntoni di capriata sono realizzati con pannelli di larice a triplo strato.
Tutti i componentisono pezzi unici
Della statica edile di base si è occupato lo studio di ingegneria Kempter Fitze AG di Frauenfeld, mentre tutti i nodi e i dettagli di giunzione sono stati sviluppati da Blumer Lehmann, tenendo sempre presente come principio guida la conservazione del legno di costruzione per garantire la durevolezza della struttura portante. Una delle sfide principali che si sono dovute affrontare nello sviluppo e nel calcolo della struttura portante è stata la geometria dell’opera con le sue arcate curve su piani con diverse inclinature, il tutto combinato inoltre con sezioni trasversali circolari. «Questo ha portato a geometrie di taglio complesse», spiega Richard Jussel, amministratore delegato di Blumer-Lehmann AG. Per quanto riguarda i nodi dell’arcata principale, grazie alle moderne tecniche di lavorazione delle travi e all’arte ingegneristica, è stato possibile realizzare persino le tradizionali giunzioni legno-legno. Ogni singolo elemento in pratica è un pezzo unico e quindi per ogni componente si è dovuta studiare una strategia di lavorazione nuova. Le arcate sono realizzate impiegando legno lamellare curvo incollato con sezione trasversale quadrata lavorato per ottenere una sezione circolare. Questo quindi crea le cosiddette forze di ripristino, in base alle quali il legno curvo tende a tornare dritto. Non è stato facile neppure realizzare i singoli elementi del ponte, in particolare la difficoltà stava nel creare geometrie esatte con un materiale vivo come il legno. Jussel: «Abbiamo dovuto fare in modo che i giunti si adattassero perfettamente alla complessa geometria della struttura portante.»
Membrana di copertura high-tech con installazioni luminose
I vari elementi della struttura portante e il parapetto, la carreggiata e il tetto sono stati assemblati in loco a maggio, a fianco del cantiere. Infine, una volta terminata questa fase, l’intero ponte già montato è stato messo in posizione con l’aiuto di una gru. Un’impresa non proprio semplice, dal momento che questa immane opera d’arte pesa ben 40 tonnellate. Si è dovuto quindi fare ricorso alla gru più grande in grado di raggiungere il cantiere. L’autogru da 500 tonnellate utilizzata ha uno sbraccio di 25 metri e una zavorra da 180 tonnellate. Oltre a questa è stata necessaria anche una gru ausiliaria, che permettesse di posizionare il ponte correttamente. Per la membrana di copertura high-tech l’artista delle luci Gerry Hofstetter ha sviluppato un progetto che durante la notte permette di illuminare il ponte in modo soffuso. Ma anche di giorno, senza illuminazione, il ponte ad arco è un’opera d’arte imponente. Altrettanto grande è stato l’interesse dell’opinione pubblica e l’attenzione che i media hanno dedicato al nuovo Aubrugg in occasione della sua inaugurazione all’inizio di luglio. «Questo ponte farà conoscere in tutto il mondo Opfikon e l’arte ingegneristica svizzera specializzata nelle costruzioni in legno», afferma con gioia Tony Steiner al termine di questo grande progetto di successo, ricordando anche che i lavori di costruzione sono stati documentati con un film. «Speriamo che la Schweizer Fernsehen un giorno possa trasmetterlo.»