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© Photo courtesy of Silvio Barandun
Silvio, in questa seconda parte dell’intervista ci racconta delle sue prestazioni sportive, tra cui il titolo di Campioni svizzeri nella 4×400 m nel 2017 in un periodo in cui i 400 m stavano “esplodendo” in Svizzera, e dell’esperienza vissuta in Inghilterra dove la corsa fa parte proprio parte della loro cultura!
Quali sono le tue migliori prestazioni sportive?
Il 2020, come detto, è stato un anno sorprendente. Ai campionati ticinesi assoluti del 2020 ho vinto gli 800 m, mentre sono rimasto un po’ deluso nei 400 m dove sono arrivato quarto, perché per diversi anni sono arrivato sul podio. Ai campionati svizzeri U23 del 2020 sono arrivato terzo sugli 800 m: questa è stata una bella soddisfazione perché è stata la mia prima medaglia individuale ai campionati svizzeri, medaglia che rincorrevo da ormai 5 anni, arrivando sempre quarto o quinto. A livello di squadra invece ci sono stati diversi risultati importanti tra il 2016 e il 2017 con la staffetta 4×400 m e di cui sono fiero, perché sono prestazioni di squadra in cui tutti abbiamo fatto la nostra parte e tutti eravamo indispensabili. Se fosse mancato qualcuno, non saremmo riusciti a fare ciò che abbiamo fatto. In 2 anni abbiamo vinto 3 medaglie ai campionati svizzeri assoluti; la vittoria più importane è stata quando, nel 2017 con Daniele Angelella, Ricky Petrucciani ed Elia Taminelli, abbiamo vinto il titolo di Campioni svizzeri nella 4x400m in un periodo in cui i 400 m stavano “esplodendo” in Svizzera.
Ricky Petrucciani si è trasferito a Zurigo, vi vedete ancora ogni tanto?
Nel primo anno di università a Zurigo ci allenavamo con lo stesso allenatore, in momenti diversi, dato che lui si allenava durante la giornata quando io ero a lezione, ma ci vedevamo abbastanza spesso. Adesso ci vediamo più di rado visto che lui si è spostato verso Zugo per gli allenamenti e io mi alleno individualmente.
2016 e 2017 sono stati gli anni più importanti per la tua carriera agonistica oltre al 2020, vuoi raccontarci qualcosa della staffetta 4×400 m del 2017?
Nel 2016 abbiamo iniziato a competere a livello nazionale con la staffetta 4×400 m, siamo arrivati terzi nel 2016 e abbiamo vinto nel 2017.
Quando rivedo il video della staffetta del 2017 vengo catapultato indietro a quel momento e a tutte le sensazioni che ho provato, a tutti i “ma ce la faremo?”. Sapevamo di avere tutte le carte in regola per vincere ma doveva andare tutto bene. Ero il primo a partire e quindi sentivo un po’ di pressione extra (ride, n.d.r.). Sono fiero di come è andata, tutti noi 4 corridori abbiamo fatto quello che si doveva fare, abbiamo dato il massimo ed è stato un bel lavoro di squadra. Ci tengo a dire che è una 4×400 m ma senza Stefano non saremmo mai riusciti a raggiungere questo risultato. Così come per tutte le persone che ci sono state e continuano a esserci vicine, come la famiglia e gli altri che ci sostengono.
Hai detto che avevi un po’ di pressione in più perché eri il primo a partire, cosa ti turbava in particolare?
Dopo il 2014, anno in cui Kambundji ha perso il testimone in partenza, c’è sempre un po’ il timore di poterlo perdere.
Quando sei andato in Inghilterra a studiare?
Sono partito a settembre 2019 e sono tornato a marzo 2020, un po’ prima di quanto mi aspettassi a causa della pandemia. Ho trascorso il mio ultimo semestre di bachelor a Londra, presso l’Imperial College. È stata una bella esperienza vivere in una così grande città, così grande e diversa sia da Locarno che da Zurigo.
Hai continuato ad allenarti e a gareggiare durante il tuo periodo di studi a Londra?
Sono partito senza pressioni dal punto di vista dell’atletica ma alla fine mi sono allenato tantissimo. È stato particolare. In Inghilterra praticano molto la corsa, hanno un’idea molto diversa della corsa, c’è molta più gente che corre. All’università c’è il club dell’atletica e, nonostante la squadra avesse già 25-30 atleti, ho avuto la possibilità di poterci entrare e di partecipare ai campionati universitari del Regno Unito. Sono durati 3 giorni, con 3 round di qualifiche sugli 800 m. Hanno la cultura della corsa, ci sono molti allenatori che cercano atleti per allenarli e le università cercano atleti come rappresentanti per la loro università.
Come negli Stati Uniti?
Non con gli stessi numeri e soldi come negli Stati Uniti, ma va in quella direzione.
Riprendiamo il tuo racconto sui campionati universitari…
Il gruppo dei ragazzi che correvano, dell’università in cui studiavo, è inaspettatamente diventato un po’ la mia famiglia a Londra e quindi le nostre uscite e ritrovi erano “prima andiamo a correre e poi ci troviamo da qualcuno” a bere qualcosa o a pranzo. Alla fine, mi allenavo ancora più spesso di quando ero partito perché c’era un gruppo bellissimo.
Mentre eri in Inghilterra, hai partecipato anche ad altri campionati?
Oltre al campionato di cui ho parlato prima, ho partecipato ai campionati di Cross in Scozia. Ho riscontrato un orientamento diverso rispetto al nostro per questa tipologia di gara: da noi cercano tracciati puliti nei prati, lì creano il fango apposta e fanno attraversare i torrenti durante la corsa. È stata una bella esperienza, sullo stesso percorso si erano svolti i campionati del mondo di Cross del 2008 vinti da Bekele. Ho preso parte, inoltre, ai campionati universitari Indoor e a un paio di gare per prepararmi a queste manifestazioni. Avevamo pianificato di partecipare anche al campionato di lega A, B e C in aprile e maggio, ma è stato annullato a causa della pandemia. Infine, con il team di atletica, volevamo andare alla maratona di Londra, dove ci sarebbe stato Kipchoge contro Bekele…, la sfida dell’anno! Ci stavamo organizzando per andare a vederla….
Non vi preparavate per parteciparci?
No, al momento ero e sono focalizzato sugli 800 m, ma se sei un vero runner prima o poi la maratona diventerà un obiettivo…per me sarà un po’ più in là. Al momento è posticipata.
Non si sono mai verificate delle concomitanze tra gare ed esami?
Si, ho sempre dovuto sacrificare un po’ le stagioni indoor perché gli esami al Politecnico sono concomitanti come periodo a quello delle gare indoor. In estate sono riuscito a conciliare gare ed esami.
Raramente si deve rinunciare a qualcosa, basta organizzarsi bene.
Quale consiglio daresti ai runner?
Il mio consiglio è di allenarsi in compagnia perché lo fai meglio, sei molto più motivato e ti diverti.
Correre assieme a qualcuno ti motiva incredibilmente. Secondo me, il fattore chiave per migliorarsi è avere uno sparring partner.
Per te cosa significa correre?
Divertimento, ma è anche un modo per vedere fino a dove posso arrivare. Sono abbastanza competitivo con me stesso; credo di poter fare di più e voglio provare a me stesso che posso riuscirci. Voglio vedere fino a dove posso spingermi, una sfida con i propri limiti. È però anche un modo per rilassarmi e staccare la spina dal resto, soprattutto in questo periodo.
Qualche aneddoto che vorresti condividere?
È correlato alla staffetta 4×400 m, si tratta del primo allenamento che ho fatto con Stefano nell’estate del 2015. Un giorno sono andato ad allenarmi e per coincidenza nello stadio c’erano anche Daniele e suo padre Stefano.
Ho iniziato il mio allenamento e ho chiesto se potessi unirmi a loro. Durante la sessione, Stefano ha iniziato a darmi qualche riscontro su come stavo lavorando e a un certo punto stavo per rispondere…ma il coach mi ha detto: “non rispondere, adesso parlo io, tu pensa a respirare”. Penso che questo sia abbastanza esplicativo della filosofia che seguiamo nei nostri allenamenti: un grande impegno. Facciamo veramente tanta fatica fisica e ci vuole tanta volontà, ma alla fine i risultati arrivano e si è visto con le prestazioni nella staffetta 4×400 m dove abbiamo vinto ai campionati svizzeri. Se si ha la capacità di essere consistenti nel tempo, questi sforzi vengono ripagati.
È stato veramente per puro caso che ci trovassimo allo stadio insieme quel giorno. Da quel momento ho iniziato ad allenarmi regolarmente con loro fissando obiettivi, frequenze, ecc.
La terza e ultima parte dell’intervista sarà pubblicata nella quarta settimana di giugno.