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L'ipotesi di creare una commissione parlamentare di inchiesta (CPI) sul caso Crypto raccoglie sempre più consensi tra i politici svizzeri. Diversi deputati, infatti, si stanno muovendo per accelerare la procedura che consentirebbe l'avvio di un'indagine parallela a quella avviata dal Governo, sulla maxi operazione di spionaggio internazionale, denominata "Rubicon", condotta dalla CIA e dai servizi segreti tedeschi attraverso un'azienda elvetica. La preoccupazione, da destra a sinistra, è che la reputazione di paese neutrale e affidabile possa essere scalfita dalla vicenda.
Secondo il consigliere nazionale dei Verdi, Balthasar Glättli, l'indagine del Consiglio federale non è sufficiente, anche perché uno degli aspetti da chiarire è proprio il coinvolgimento dell'Esecutivo. Di parere opposto il PPD: la capogruppo Andrea Gmür ha dichiarato che il partito non sostiene l'istituzione di una CPI e intende aspettare i risultati dell'indagine ordinata dal Governo, previsti per fine giugno.
I poteri della CPI
La commissione parlamentare di inchiesta, strumento a cui si è fatto ricorso soltanto quattro volte nella storia della politica elvetica (l'ultima nel 1995), si caratterizza per alcuni aspetti. Può interrogare testimoni, e chi dice il falso è perseguibile penalmente. Ex impiegati della Confederazione sono obbligati a deporre, se convocati. Ha accesso a documenti e verbali del Consiglio federale e a documenti riservati, cioè classificati come segreti. Il raggio d'azione comunque è delimitato dal mandato che il Parlamento dovesse conferirgli.
"Kaspar Villiger sapeva"
Secondo i documenti della CIA visionati da SRF, che ha condotto l'inchiesta giornalistica sul caso Crypto assieme al Washington Post e a ZDF, l'ex consigliere federale Kaspar Villiger era a conoscenza del fatto che l'azienda elvetica era controllata dai servizi segreti americani. "Le annotazioni della CIA non sono corrette", ha replicato l'ex membro del Governo (1989-2003, fino al 1995 come ministro della difesa) ed ex presidente del consiglio di amministrazione di UBS (2009-2012).
Il dossier della CIA cita anche l'ex consigliere nazionale Georg Stucky (PLR/ZG), che dal 1992 al 2016 ha fatto parte del consiglio di amministrazione di Crypto AG. Stucky sarebbe stato informato dell'attività di spionaggio dal presidente della direzione dell'azienda. "Non mi ricordo nulla del genere", ha commentato.
I documenti segreti e l'incarto sparito
La polizia federale aveva indagato sulla Crypto già negli anni '90, ma l'inchiesta era poi stata archiviata. Jürg Bühler, che all'epoca aveva diretto l'indagine e che oggi è vicecapo del Servizio informazioni della Confederazione (SIC), ha dichiarato a SRF che gli atti sono ancora parzialmente segreti. "Contengono ancora molti dati personali da proteggere", ha spiegato, precisando anche che comprendono verbali di commissioni parlamentari che al momento non possono essere desecretati. Tuttavia, su questa indagine manca all'appello un dossier, che risulta introvabile: il SIC ne è venuto a conoscenza solo ora, ha dichiarato Bühler, aggiungendo che è possibile che sia stato semplicemente classificato in maniera errata negli archivi federali e che dunque possa essere ritrovato.
Alfred Heer (UDC) vuole un'indagine della gestione DELCG
Il consigliere nazionale democentrista Alfred Heer, presidente della delegazione delle commissioni della gestione (DELCG), che si riunisce giovedì, ha dichiarato: "Alla riunione chiederò di condurre l'indagine. Sentiremo l'ex consigliere federale, l'ex capo dei servizi segreti, i collaboratori. Penso che questa sia la via più veloce per far luce sui fatti. La delegazione delle commissioni della gestione è il braccio del Parlamento".
Simonetta Sommaruga: il Consiglio federale ha agito in modo corretto
La presidente della Confederazione, Simonetta Sommaruga, si è espressa mercoledì sera, affermando che il Consiglio federale è stato informato del caso Crypto a novembre, e che ha agito nel modo giusto e velocemente incaricando un ex giudice federale di chiarire la vicenda.
RG/ATS/eb