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Un cittadino italiano è stato messo in stato d'accusa dal Ministero pubblico della Confederazione (MPC) in seguito alle indagini condotte in Svizzera in margine al dissesto del gruppo alimentare italiano Parmalat.
L'uomo, di cui non è stata resa nota l'identità, è accusato di riciclaggio aggravato di denaro e di falsità in documenti, reati che sarebbero stati commessi tra l'ottobre del 1996 e il marzo del 2006. L'imputato sarà giudicato dal Tribunale penale federale a Bellinzona.
Un comunicato pubblicato oggi spiega che "gli atti di riciclaggio contestati dall'accusa costituiscono il seguito di distrazioni di denaro commesse tra il 1994 e il 1996 dall'imputato, o terzi, ai danni delle società turistiche del gruppo Tanzi e della Parmalat S.p.A".
"All'epoca dei fatti, continua la nota, l'imputato o i suoi complici ricoprivano cariche all'interno delle società turistiche del gruppo Tanzi, implicato nel dissesto finanziario del gruppo alimentare Parmalat".
In base all'atto di accusa, "l'imputato ha trasferito fondi su vari conti presso istituti bancari ticinesi, attraverso dei fiduciari. I conti sono stati intestati a terze persone, fisiche e giuridiche, tra cui alcune società offshore e una fondazione di famiglia del Principato del Liechtenstein, al fine di mascherare l'origine illecita dei valori patrimoniali in questione".
Nell'ambito di queste operazioni, afferma ancora il comunicato del Ministero pubblico, sono stati anche falsificati dei documenti. L'imputato si sarebbe inoltre avvalso di alcuni corrieri di valuta per rimpatriare parte del denaro e trasportarlo al suo domicilio in Italia.
Gli averi in euro posti sotto sequestro in Svizzera nell'ambito delle indagini ammontano a un controvalore di 10 milioni di franchi.