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Jane Birkin sbuca da un leggendario passato con il respiro un po’ affannato. Ha una costola rotta ma a Locarno non rinuncia. Il pardo alla carriera premia il suo talento, il suo codice genetico inglese nel sangue e francese per cultura: “Mia nonna era attrice, mia madre era attrice, io sono diventata attrice”.
Il trampolino di lancio glielo offre Michelangelo Antonioni nel 1966 con una parte in Blow-Up. Due danni dopo scoppierà il '68 e Jane Birkin ne sarà un volto, forse suo malgrado.
A completare la rivoluzione dei costumi ecco il tormentone provocatorio “Je t’aime moi non plus”, condiviso con uno degli amori della sua vita, Serge Gainsbourg, con il quale avrà un’altra attrice in famiglia, Charlotte (e siamo alla quarta generazione).
Venerata in passato per la sua sensualità, per la sua bellezza misteriosamente androgina, la Birkin ha rotto gli schemi nei panni di personaggi scomodi che hanno spinto il cinema – per dirla con Carlo Chatrian – “contro la sua matrice borghese”.
Jane Birkin, una trasgressiva? Mi riesce difficile crederlo quando, prima dell’intervista, mi chiede gentilmente il braccio e una bottiglietta d’acqua. Ha bisogno di riposarsi, maledetta costola. Poi dice, “allez, on commence”.
DR
E per chi non ha la fortuna di Damiano Realini e non ha potuto incontrare l'attrice a quattr'occhi ecco il video dell'incontro con il pubblico avvenuto al Festival nel pomeriggio del 5 agosto