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Epidemiologi ed esperti di sanità invitano il Consiglio federale a non abbassare la guardia. E a rifornirsi di vaccini
BERNA - La pandemia è finita. Oppure no? Di sicuro sono finite le restrizioni anti Covid, salvo sorprese: ma gli epidemiologi concordano sul fatto che in autunno l'attività del virus aumenterà nuovamente.
Per Andreas Faller, consulente nel settore sanitario, è importante che il Consiglio federale impari dagli errori del passato. «Dobbiamo capire esattamente cosa è andato storto, per evitare di ripetere gli sbagli in future pandemie». Le critiche non mancano: dai ritardi nell'approvvigionamento di vaccini, agli scarsi investimenti in ricerca e sviluppo. Secondo Faller andrebbe istituita una commissione d'inchiesta indipendente «non per mettere alla gogna i responsabili, ma per non farci trovare di nuovo impreparati».
La Svizzera secondo Faller dovrebbe posizionarsi come luogo di sviluppo e produzione di vaccini, per ridurre la dipendenza dall'estero. «Non significa che dobbiamo produrre i vaccini dalla A alla Z nel nostro paese» precisa. «Ma dobbiamo mettere meglio in rete i nostri eccellenti ricercatori e consentire una cooperazione efficace con la politica e l'industria».
Le catene di produzione delle case farmaceutiche «andrebbero organizzate in modo potersi convertire in modo flessibile in base alle necessità, e di farlo rapidamente». In futuro, la Svizzera avrebbe qualcosa da "barattare" con gli altri paesi, mettendosi al riparo da strozzature nell'approvvigionamento. «La nostra posizione negoziale sarebbe rafforzata».
Anche Christoph Berger, presidente della Commissione federale per le vaccinazioni (EKIF), auspica che la Svizzera investa nella ricerca sui vaccini. Il governo federale, afferma, dovrebbe «stipulare dei contratti con i produttori» per essere meglio preparato a future epidemie o pandemie.
Steve Pascolo, biologo e imprenditore attivo da vent'anni nel campo dei vaccini, chiede dal 2006 la creazione di un "hub mRNA" svizzero. «La tecnologia mRNA può essere ancora molto migliorata ma per farlo è necessario tenersi al passo con i continui progressi di questo settore» afferma. «Ciò richiede risorse finanziarie e strutture. E non solo per un anno o due, ma a lungo termine, in modo da poter costruire un centro di competenza e assumere un ruolo di primo piano».
Per Faller un adeguato "arsenale" vaccinale avrebbe una funzione simile all'esercito. «La Svizzera spende molti soldi ogni anno in armamenti, per essere protetta in caso di bisogno. La stessa logica si può applicare in campo sanitario». Una metafora, quella bellica, che ha preso piede durante la pandemia. E potrebbe sopravviverle.
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