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LOSANNA - A un richiedente asilo etiope respinto è stato imposto di non lasciare il distretto di Dietikon (ZH). Per il Tribunale federale questa decisione è conforme al diritto. La corte losannese ha pertanto cassato una sentenza del Tribunale amministrativo zurighese contraria alla misura.
La Segreteria di Stato della migrazione (SEM) aveva concesso all'uomo tempo fino al 14 gennaio 2016 per lasciare la Svizzera, cosa che egli non ha fatto. Visto che le autorità di Addis Abeba si rifiutano di approvare una riammissione di loro concittadini se questi non chiedono volontariamente i documenti di viaggio necessari, un rimpatrio forzato non è possibile.
L'Ufficio delle migrazioni del Canton Zurigo aveva perciò deciso, nel luglio del 2016, di limitare la libertà di movimento dell'uomo al solo comune di Urdorf. La misura era stata in seguito estesa al distretto di Dietikon dal Tribunale delle misure coercitive.
In seguito a un ricorso dell'interessato, il Tribunale amministrativo zurighese aveva annullato la limitazione di movimento nel febbraio del 2017, giudicandola sproporzionata. Secondo questa corte, la disposizione mirava a un controllo del richiedente respinto. Per giustificare una misura di questo tipo deve essere possibile un rimpatrio forzato, aveva aggiunto.
Nella sua sentenza - pronunciata dopo un ricorso della SEM - il TF sostiene ora che questa argomentazione non sia conforme alla legge sugli stranieri. Una limitazione di movimento sarebbe inappropriata se il rimpatrio volontario fosse obiettivamente impossibile, rilevano i giudici losannesi. Con la misura si vuole incitare l'uomo a lasciare la Svizzera. Essa mira pertanto a consentire l'applicazione della decisione di rinvio.
Il TF ricorda infine che il soggiorno in tutta la Svizzera dell'etiope è illegale, dopo che è scaduto il termine a lui concesso per lasciare il Paese. La limitazione del suo movimento al solo distretto di Dietikon lo priva pertanto di un diritto che già gli è stato tolto.