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La Magliasina defluisce rumorosa, quasi sempre incassata fra monti; giunta al piano, rallenta la corsa, modera la voce, descrive attraverso il suo delta un'ampia curva, poi si placa, confondendosi nell'azzurra distesa del Ceresio.
Per il susseguirsi di violenti temporali, il fiume si gonfia a dismisura e una volta che, come dicono nel Malcantone, si è messo il berretto rosso, erompe con impeti selvaggi, asporta terreni, sradica piante, abbatte e convoglia ciò che incontra nella sua sfrenata discesa.
Secondo la tradizione, quella massiccia statua di Madonna col Bambino, custodita nella chiesa della Magliasina, proviene dal Busgnone.
È il Busgnone un orrido tra Vezio e Mugena, un tempo cavalcato da un ponte romano, nel cui mezzo s'inalzava una piccola cappella con una statua di pietra raffigurante la Madonna col Bambino.
Al Busgnone le acque precipitano bianche e fragorose dentro una gran coppa, che le cangia in un placido verdazzurro dai riflessi nerognoli contro la roccia e da un'orlatura bianca dov'esse si svuotano. Non è infrequente che nel gorgo qualche trota grigioperla si muova a suo agio oppure guizzi come saetta. Nell'orrido le tenebre della notte assumono un che di sepolcrale, e, quando esisteva il vecchio ponte, una lanterna a olio, appesa all'arco della cappelletta, spandeva un po' di luce, sufficiente a guidar sicuro il passo del viandante.
Un settembre d'infausta memoria, l'uragano si abbatté devastatore sull'Alto Malcantone. I fulmini e i tuoni si succedevano formidabili; la pioggia scrosciava a torrenti e, portata dallo stravento, sferzava le logge e i ballatoi, scendeva da abbaini e da comignoli a inondar le case. Il fiume si era ingrossato a tal segno da scavalcare il ponte del Busgnone. Pareva che una divinità malefica scatenasse tutte le sue furie per sterminare il Malcantone.
Nelle loro casupole, i montanari assistevano storditi o trepidanti all'insolita veemenza dei temporali.
Ma ecco che si vede giù nella valle: c'è una luce di forma ovale, una piccola misteriosa luce che appare e dispare, procede e s'arresta, e, in mezzo agli scatenati elementi, conserva un suo calmo biancore.
Al cessar di quel diluvio, la gente uscì a rendersi conto dei disastri: orti irriconoscibili; terreni e muriccioli qua e là franati, alberi spezzati o divelti, stalle allagate, il ponte del Busgnone crollato e la Madonna scomparsa e trascinata chi sa dove.
Quel chiarore, che si era veduto a intermittenza lungo la valle mentre
imperversava il nubifragio, irraggiava forse dal simulacro della Madonna in balìa della corrente?
Nei giorni successivi alcuni terrieri di Vezio e di Mugena si diedero a perlustrare un buon tratto del fiume in cerca della loro Madonna senza alcun risultato. Quando il fiume riprese il suo aspetto consueto, essi fecero nuove e purtroppo vane ricerche, spingendosi fino alle prime forre tra Aranno e Miglieglia.
Tutti rimpiangevano il vecchio comodo ponte della Madonna e a tutti sembrò una ben misera cosa la passerella traballante che lo sostituiva.
Negli anni seguenti si ebbero altre alluvioni e una non meno tremenda e disastrosa di quella che aveva distrutto il ponte e portato via la Madonna.
Stavolta, sotto Pura, appena fuori della Vallugana, nel luogo ove il fiume si disserra dai monti, un operaio, intento a cavar sabbia, rinvenne semisepolta, mutila di un braccio e in tutto il resto quasi illesa, una Madonna di pietra, che si seppe essere la Madonna del Busgnone.
Del ritrovamento furono avvisati i consoli di Vezio e di Mugena, i quali mandarono a riprendere la statua due mulattieri con due forti giumenti.
La Madonna fu caricata su un mulo, il quale, nonostante gl'incitamenti, s'impuntava e non c'era verso di fargli movere un passo. Levata e tosto caricata sull'altro mulo, anche questo se ne stava irremovibile, come se avesse messo le radici sul posto. Di nuovo scaricata, venne imbarcata e legata con funi a due stanghe, sotto cui si posero i due montanari e due giovinotti della bassa.
Mentre i portatori si accingevano a salire la viottola, che si diparte dall'oleificio e mena a Pura, il peso diventava schiacciante; invece, camminando in piano, cosa singolarissima, il peso diminuiva. Altri quattro giovinotti si misero le stanghe sulla spalla, ma anch'essi nell'avviarsi in salita sentivano il carico così gravoso da non consentire a forza umana di poter reggere.
La Madonna insomma si rifiutava di ritornare ai suoi monti, non si opponeva a restare al piano. E vi restò.
Fu più tardi rivestita di gesso e posta in una nicchia, aperta nella parete interna della chiesa della Magliasina, a sinistra dell'ingresso.
Camuffata com' è, la Madonna ha perduto l'ingenuo aspetto di un tempo quando, di mezzo al ponte del Busgnone, guardava benigna il transitar dei forti, operosi montanari di Vezio e di Mugena.
Virgilio Chiesa
Illustrazione ticinese, n. 22, 1938