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Di Daniele Scarabel
“Ecco dell’acqua; che cosa impedisce che io sia battezzato?” (Atti 8:36)
L’impressionante semplicità di questa frase mi sorprende sempre di nuovo. “Che cosa mi impedisce che io sia battezzato?” Queste parole esprimono l’entusiasmo di una persona che ha appena sperimentato l’amore di Dio in Gesù Cristo. È un po’ tipico dei nuovi arrivati, vogliono tutto ora e subito.
Sinceramente non so come avrei reagito io al posto di Filippo, probabilmente sarei stato più cauto. C’è forse qualcosa che potrebbe impedire questo battesimo? Beh, tante cose direi. In questi casi l’esperienza ci insegna di stare attenti. E se fosse solo una decisione emotiva e poco ponderata? È veramente credente? E poi, chi lo seguirà una volta che sarà rientrato in Etiopia?
Umanamente parlando ci sarebbero stati molti ostacoli a questo battesimo.
Ostacoli umani
Le circostanze di questo incontro sono strane: su un carro in mezzo alla strada che porta da Gerusalemme a Gaza. E poi, perché questo etiope deve essere battezzato così velocemente? Non sarebbe stato meglio accompagnarlo alla prossima comunità cristiana e condividere questo momento importante con altri credenti?
Noi siamo abituati che quando qualcuno desidera essere battezzato e essere accolto nella comunità, gli si chiede dapprima di frequentare la chiesa per qualche tempo per conoscerne gli usi e i costumi, per imparare cosa significa seguire Gesù e qual è il significato del battesimo. Filippo non ha però chiesto nulla di tutto questo all’etiope. Non ha forse agito d’impulso?
C’è poi un altro grande ostacolo che riguarda l’etiope stesso e che non può essere ignorato. Chi è quell’uomo? Leggiamo che era “ministro di Candace, regina di Etiopia, sovrintendente a tutti i tesori di lei” (Atti 8:27). Era un uomo con una certa autorità, gestiva le finanze della regina d’Etiopia, un regno che si trovava a sud dell’Egitto.
Si era preso una lunga vacanza per potersi recare a Gerusalemme per adorare Dio. Era uno dei tanti pellegrini che erano alla ricerca di Dio. Aveva evidentemente intrapreso questo viaggio con la ben chiara speranza di trovare una risposta alle sue domande. Pare che non abbia però trovato ciò che stava cercando e possiamo intuire la sua frustrazione mentre leggeva quei testi che aveva acquistato a Gerusalemme, dei quali però non capiva il significato.
Era probabilmente interessato alla cultura e la religione giudaica, ma il suo problema era che, essendo un eunuco, la legge di Mosè gli impediva di partecipare attivamente riunioni di culto:
L’eunuco, a cui sono stati infranti o mutilati i genitali, non entrerà nell’assemblea del Signore. (Deuteronomio 23:1)
A Gerusalemme è stato sicuramente confrontato con questa sua inadeguatezza e stava rientrando dal suo pellegrinaggio con un cuore vuoto. Filippo però, guidato dallo Spirito Santo, non si è lasciato ostacolare da pregiudizi, sfiducia, leggi religiose o dal buon senso. Non ha risposto alla richiesta dell’etiope di essere battezzato con un lungo discorso, ha invece fermato il carro, è sceso nell’acqua e lo ha battezzato.
È vero che dopo la Pentecoste sono state battezzate migliaia di persone in pochi giorni, ma si trattava pur sempre di giudei. Qui Filippo stava per fare qualcosa di nuovo e avrebbe almeno potuto consultarsi con gli Apostoli.
L’estrema semplicità di questo gesto di Filippo ha suscitato scalpore anche nella chiesa dei primi secoli. Lo possiamo intuire dal versetto 37, che manca nei più antichi manoscritti:
Filippo disse: «Se tu credi con tutto il cuore, è possibile». L’eunuco rispose: «Io credo che Gesù Cristo è il Figlio di Dio». (Atti 8:37)
È come se qualcuno abbia voluto dimostrare che Filippo ha agito correttamente, richiedendo all’eunuco almeno una confessione di fede prima di battezzarlo. Sono convinto che Filippo ha fatto tutto correttamente e sicuramente ha spiegato a quell’uomo il significato del battesimo.
Ma il punto è un altro, da questa storia capiamo che gli unici due requisiti per essere battezzati sono che ci sia acqua a sufficienza e che la persona che viene battezzata creda con tutto il suo cuore che Gesù Cristo è il Figlio di Dio. Così anche noi oggi nella nostra comunità battezziamo chi testimonia pubblicamente di appartenere a Dio e ha deciso di seguire Gesù Cristo con tutto il suo cuore.
Una nuova identità
Passiamo ora all’aspetto centrale del testo, ovvero ciò che motiva l’etiope a chiedere il battesimo. L’etiope legge la Bibbia ma non la capisce. Soprattutto, non capisce il passaggio di Isaia 53 dove viene annunciato Gesù come l’Agnello che non apre bocca mentre è condotto al macello.
Filippo prende l’iniziativa chiedendo all’etiope: “Capisci quello che stai leggendo?”. La domanda di Filippo tocca un bisogno esistenziale di quella persona. Quell’uomo voleva capire ma non ci riusciva: “E come potrei, se nessuno mi guida?” (Atti 8:31).
Filippo, guidato dallo Spirito Santo, percepisce il bisogno profondo di quest’uomo e gli spiega un aspetto fondamentale del messaggio biblico: una nuova prospettiva nella quale il Dio d’Israele avrebbe portato salvezza e pace a tutti i popoli tramite suo Figlio Gesù Cristo.
Questa era la grande novità che lo ha fatto esultare, che ora anche lui, un eunuco, poteva finalmente far parte a tutti gli effetti della famiglia di Dio. Improvvisamente ciò che stava leggendo aveva un senso.
La Parola letta e spiegata da Filippo dà all’etiope una nuova identità. La Parola di Dio, che ha come centro la morte e la risurrezione di Gesù, sfida ancora oggi i pregiudizi umani, libera, abbatte i muri e dà accesso alla famiglia di Dio.
Anche tu puoi essere un Filippo per un’altra persona nella comunità. Quando qualcuno si avvicina alla fede ha bisogno di persone che lo incoraggiano a guardare a Gesù e non hai propri difetti o ai propri limiti. Il nostro messaggio deve essere un messaggio di incoraggiamento a confidare in Cristo, a credere che grazie alla sua morte e alla sua risurrezione per ognuno è possibile iniziare una vita nuova.
Oggi sentiremo la testimonianza di Ursula che ha deciso di condividere con noi la sua scelta di dire sì alla grazia di Dio. Diversi di voi l’hanno accompagnata e le sono state vicino in questo suo cammino. Questo accompagnamento e incoraggiamento è importantissimo, è il nostro compito come chiesa.
Come potresti tu aiutare concretamente chi è all’inizio del suo cammino con Cristo a scoprire e affermare la sua nuova identità come figlio di Dio? Lasciati guidare dallo Spirito Santo come fece Filippo. Chiedi a Dio di aiutarti a guardare oltre le apparenze o a eventuali ostacoli umani, per riuscire a vedere il profondo bisogno che ha la persona che Dio ti mette di fronte.
Prenditi del tempo per ascoltarla e per capire come puoi incoraggiarla usando la Parola di Dio che crea nuova identità. Specialmente quando una persona decide di farsi battezzare, inizia un forte combattimento nel mondo invisibile. Il diavolo vuole evitare a tutti i costi che qualcuno testimoni pubblicamente di appartenere a Cristo. Vorrei che ci rendessimo conto di questo aspetto importante, per sostenere in preghiera chi desidera avvicinarsi al battesimo.
La gioia in Cristo
Fece fermare il carro, e discesero tutti e due nell’acqua, Filippo e l’eunuco; e Filippo lo battezzò. (Atti 8:38)
Per Filippo non c’era nessun ostacolo che potesse impedire il battesimo dell’eunuco e la sua accoglienza nella comunità cristiana. La cosa più importante era già avvenuta: Gesù Cristo era stato accolto come la chiave per la comprensione di tutto il messaggio della Bibbia.
Anche noi dobbiamo cogliere l’essenza di questa narrazione riportata da Luca negli Atti degli Apostoli. Ci sono anche oggi persone che cercano un senso nella loro vita. Ci sono molte persone che hanno bisogno di sentire che in Cristo la loro vita ha un senso e può avere un nuovo inizio, senza che si debbano sentire condannate o giudicate per la loro situazione.
Questo è il compito missionario che Filippo ci insegna: l’annuncio che Gesù Cristo può essere anche oggi l’anello mancante nella ricerca del senso della propria esistenza. Il Dio vivente che si è dato per noi, è colui che può dare un nuovo senso alle nostre azioni, alle nostre aspettative e a tutto ciò che diciamo e facciamo, colui che dà senso alla nostra esistenza terrena, al nostro lavoro, alle nostre speranze e alla nostra vita.
L’etiope riuscì a vedere la sua esistenza sotto una nuova luce. Fu felice di accettare questo messaggio di grazia del Figlio di Dio, l’Agnello di Dio, che viene sacrificato per i nostri peccati, e nulla poté impedire il suo battesimo.
Il testo non dice come ha avuto luogo questo battesimo. Presumibilmente i due sono entrati in uno stagno che è improvvisamente (forse miracolosamente?) apparso nel deserto. L’aspetto centrale è che la comprensione del significato della Parola di Dio e l’aver ritrovato un senso nella vita da parte dell’etiope, li ha portati a trovare dell’acqua nel mezzo del deserto.
Gesù Cristo il Salvatore diventa egli stesso un’oasi nel deserto dell’esistenza umana. Dopo il battesimo l’eunuco continuò il suo viaggio tutto allegro. Mi auguro che la stessa gioia che ha riempito quell’uomo possa riempire oggi anche Ursula e noi tutti che siamo testimoni del suo battesimo.
Amen