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BERNA - Il Consiglio federale si oppone alla creazione di una base legale per sostenere finanziariamente i Cantoni di frontiera che, nell'ambito di situazioni di crisi come quelle causate dal coronavirus, sono tenuti ad assolvere compiti di polizia di confine. Un tale articolo di legge sarebbe contrario alla natura della divisione dei compiti fra Confederazione e Cantoni, argomenta il governo in una risposta ad un quesito di Piero Marchesi (UDC/TI), che sollecitava il sostegno finanziario di Berna.
Il consigliere nazionale ticinese nella sua mozione chiedeva al governo di adottare una base legale affinché i Cantoni di frontiera, «fortemente sollecitati nella lotta alla criminalità transfrontaliera», potessero essere sostenuti finanziariamente. «Considerando che la Confederazione non assicura una sicurezza adeguata dei confini, i Cantoni assumono un ruolo ancor più importante che va riconosciuto, anche finanziariamente», scriveva Marchesi.
Secondo il ticinese, i corpi di polizia dei Cantoni che si trovano nelle zone di confine sono maggiormente sollecitati rispetto a quelli di altri Cantoni, questo in particolare a causa della criminalità transfrontaliera. Inoltre, per Machesi l'attuale riorganizzazione in corso presso l'Amministrazione federale delle dogane (AFD) presenta ancora molte incognite e non offre sufficienti rassicurazioni circa l'effettivo impegno in termini di polizia di frontiera, ruolo attualmente ricoperto dal Corpo delle guardie di confine (Cgcf).
Per questo motivo, secondo il consigliere nazionale, «la richiesta di adottare una base legale che permetta di sostenere finanziariamente i Cantoni direttamente toccati appare più che giustificata».
Nella sua risposta, il Consiglio federale precisa che è la Costituzione federale a disciplinare la ripartizione delle competenze tra Confederazione e Cantoni. Da essa si evince che la responsabilità di garantire la sicurezza pubblica sul loro territorio è dei Cantoni, salvo casi particolari chiaramente definiti dalla Costituzione.
Il Consiglio federale ricorda a Marchesi che la questione dei compiti e dei ruoli delle diverse unità coinvolte nell'ambito della sicurezza interna è già stata trattata in maniera approfondita in un rapporto del marzo 2012, nel quale si menziona esplicitamente il ruolo centrale dell'AFD nel garantire la sicurezza in ambito doganale e al confine.
Il programma di trasformazione e digitalizzazione, come pure l'ulteriore sviluppo organizzativo dell'AFD sono finalizzati all'adempimento ancora più efficace ed efficiente del suo mandato a favore dell'economia, della popolazione e dello Stato. Grazie alla digitalizzazione sarà possibile accelerare le procedure ai confini ma anche sgravare i dipendenti dal punto di vista amministrativo. Le risorse così liberate verranno in gran parte utilizzate per il rafforzamento dei compiti rilevanti per la sicurezza.
Con questa ristrutturazione non andrà persa alcuna competenza specifica. L'AFD continuerà a disporre dello stesso numero di esperti e specialisti nell'ambito dei compiti rilevanti per la sicurezza, ma avrà anche più personale con un'ampia formazione di base, che potrà essere impiegato per fornire supporto in caso di necessità. Non è quindi necessario elaborare una base legale per sostenere finanziariamente i cantoni di frontiera, che già così avranno tutto il sostegno necessario.