Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01099.jsonl.gz/208

Contenuto esterno
Il seguente contenuto proviene da partner esterni. Non possiamo dunque garantire che sia accessibile per tutti gli utenti.
Vi è un "obbligo morale" di riunire e condividere tutte le informazioni e i dati che potrebbero essere generati dal ricorso a cure non omologate contro Ebola. Lo ha detto oggi a Ginevra, rendendo note le conclusioni del panel di esperti in materia di etica medica, Marie-Paule Kieny, direttrice generale aggiunta dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) che si è detta favorevole al ricorso a trattamenti ancora in fase sperimentale nel contesto della grave epidemia di Ebola in Africa occidentale.
Il panel di esperti, convocato dall'Oms, ha affermato di ritenere che vi è un obbligo morale di riunire e condividere i dati per valutare sicurezza e efficacia di tali cure o decretare la fine del loro uso.
Secondo il panel, criteri etici devono inoltre guidare la fornitura di tali interventi. Questi includono "la trasparenza su tutti gli aspetti della cura, il consenso informato, la libertà di scelta, la riservatezza, il rispetto della persona, la tutela della dignità e il coinvolgimento della comunità".
Marie-Paule Kieny ha sottolineato che esistono diversi trattamenti in fase sperimentale, alcuni promettenti. Ma "è importante non dare false speranze sul fatto che Ebola possa ora essere curata", ha detto Kieny. Per l'esperta, "il fatto che non vi sia un trattamento disponibile per il virus di Ebola è un fallimento del mercato. Perché Ebola è una malattia dei poveri nei Paesi poveri, dove non vi è mercato". Prodotti che sembrano promettenti sono stati sviluppati fino a un certo livello, ma non la parte clinica che è "la più costosa".
SDA-ATS