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<h2>SubmittedText<h2><p>A metà luglio si è tenuta ad Addis Abeba la terza Conferenza internazionale sul finanziamento dello sviluppo, nel cui ambito la comunità internazionale ha raggiunto un'intesa su un nuovo quadro di riferimento per l'attuazione e il finanziamento dello sviluppo sostenibile. La Svizzera ha partecipato attivamente a tale processo. L'approvazione, al termine della conferenza, del programma d'azione di Addis Abeba ("Addis Abeba Action Agenda"), può essere considerata un successo, in quanto rappresenta il presupposto per l'adozione dell'agenda per uno sviluppo sostenibile post-2015. Al contempo, tuttavia, sono anche state sollevate varie critiche secondo cui non si è sfruttata l'occasione per mettere in discussione le ingiustizie strutturali dell'attuale sistema economico globale. In relazione all'obiettivo di uno sviluppo sostenibile da realizzare entro il 2030, invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande: </p><p>1. Fino a che punto il programma d'azione di Addis Abeba può effettivamente contribuire allo sviluppo sostenibile? </p><p>2. Sono necessarie ulteriori misure per il finanziamento di uno sviluppo sostenibile? Se sì, in quali ambiti?</p><p>3. Fino a che punto vi è coerenza tra gli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) e le misure proposte nel programma d'azione di Addis Abeba per l'attuazione e il finanziamento? </p><p>4. In che modo si garantisce che l'economia privata, di cui è previsto un maggiore coinvolgimento, rispetti gli standard riconosciuti in materia di diritti umani, diritto del lavoro e ambiente, presupposto indispensabile per uno sviluppo sostenibile e la lotta alla povertà nel mondo? </p><p>5. In quale misura si è effettivamente tenuto conto, nel programma d'azione di Addis Abeba, dell'obiettivo di sviluppo relativo alla parità di genere e al rafforzamento della situazione delle donne e delle ragazze dal punto di vista dei diritti umani? È necessario intervenire ulteriormente in tale ambito?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1.-3. L'Agenda 2030 per uno sviluppo sostenibile approvata dall'ONU a fine settembre 2015 costituisce il quadro di riferimento globale per gli sforzi nazionali e internazionali in favore di uno sviluppo sostenibile e della lotta contro la povertà, la cui attuazione e il cui finanziamento sono regolamentati nel quadro del piano d'azione di Addis Abeba ("Addis Abeba Action Agenda"). I processi negoziali relativi ai due documenti finali si sono svolti in modo parallelo e coordinato, assicurando ad esempio la coerenza tra gli obiettivi per uno sviluppo sostenibile e le misure proposte per l'attuazione e il finanziamento. Ad Addis Abeba sono state definite importanti misure per il finanziamento, tra le quali il maggior coinvolgimento dell'economia privata, un trasferimento agevolato di tecnologie nei Paesi in via di sviluppo, la promozione di nuovi modelli di finanziamento misto pubblico-privato e il rafforzamento della cooperazione internazionale in materia di questioni fiscali. La Svizzera ritiene che queste misure costituiscano una buona base per attuare lo sviluppo sostenibile, finanziamento compreso.</p><p>Il contributo dei nuovi quadri di riferimento allo sviluppo sostenibile dipenderà da come gli Stati applicheranno le misure in funzione delle loro rispettive possibilità. In futuro, la cooperazione internazionale della Svizzera dovrà attenersi agli obiettivi per uno sviluppo sostenibile e al quadro di finanziamento, ai quali si orienterà il messaggio relativo alla cooperazione internazionale 2017-2020. Anche la strategia 2016-2019 del Consiglio federale per uno sviluppo sostenibile si occuperà dell'attuazione dell'Agenda 2030 in Svizzera. Inoltre, la Svizzera continuerà a partecipare attivamente al processo internazionale di verifica per l'attuazione dell'Agenda 2030.</p><p>4. Il piano d'azione di Addis Abeba prevede un maggiore coinvolgimento del settore privato per il finanziamento e l'attuazione dello sviluppo sostenibile, che comprenda la promozione di una migliore trasparenza nell'ambito delle decisioni d'investimento e misure volontarie che riflettano il contributo di investimenti privati riguardo ad aspetti sociali, ambiente e governance. L'Agenda 2030 rimanda esplicitamente alle linee guida dell'ONU per l'economia e i diritti dell'uomo e rivolge un appello alla responsabilità delle imprese per la protezione dei diritti umani. In Svizzera è in fase di elaborazione il piano d'azione nazionale per l'attuazione di questi principi. Con il suo piano d'azione Economia verde dell'8 marzo 2013 il Consiglio federale intende, fra l'altro, rafforzare la responsabilità ecologica del settore delle materie prime. Nel suo rapporto di base sulle materie prime del 26 marzo 2013 raccomanda inoltre che le imprese svizzere, nel quadro di una conduzione aziendale responsabile, rispettino gli obblighi di diligenza in materia di diritti umani e legati all'ambiente. Il 1° aprile 2015 il Consiglio federale ha approvato un documento programmatico sulla responsabilità sociale delle imprese comprendente un piano d'azione 2015-2019, il cui scopo è quello di promuovere la responsabilità globale delle imprese che, accanto ai diritti umani, includa anche aspetti quali le condizioni di lavoro, l'ambiente, la prevenzione della corruzione e la concorrenza leale.</p><p>5. La parità tra i sessi e la promozione delle donne sono aspetti importanti che la Svizzera, unitamente ad altri Paesi, ha introdotto nei negoziati relativi al piano d'azione di Addis Abeba e all'Agenda 2030. Le misure proposte sono esaustive e tengono conto dei differenti contesti nazionali. L'agenda per il finanziamento raccomanda ad esempio che nell'ambito delle finanze pubbliche i sistemi fiscali e di trasferimento finanziario nonché le politiche di spesa tengano conto anche degli effetti prodotti sulla parità dei sessi. Esorta inoltre il settore privato a creare sistemi d'incentivazione per l'integrazione delle donne nel mercato del lavoro, l'abolizione di discriminazioni legali e sociali (p. es. disparità di salario, disparità di diritti sulla proprietà fondiaria) nonché il miglioramento dell'accesso delle donne a prestazioni finanziarie, formazione professionale e mercato.</p>  Risposta del Consiglio federale.