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<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è invitato a rispondere alle seguenti domande: </p><p>1. Quale strategia persegue la Svizzera in seno alla Banca Mondiale e al FMI affinché le condizioni legate all'assegnazione dei crediti ai Paesi in sviluppo non violino i diritti dell'uomo? </p><p>2. Negli ultimi cinque anni in quali Paesi prioritari della cooperazione svizzera allo sviluppo si è dovuto ridurre, liberalizzare o privatizzare la messa a disposizione di beni pubblici? Di quali beni si è trattato? Quali conseguenze ha avuto tutto questo sulla realizzazione degli Obiettivi del Millennio? </p><p>3. La Svizzera come si assicura che l'approccio ai diritti umani nella sua collaborazione allo sviluppo non venga vanificato dalla politica commerciale e da quella economica (per es. dell'OMC)? </p><p>4. Il Consiglio federale è pronto a tematizzare pubblicamente la questione "Obiettivi di Sviluppo del Millennio. Approccio ai diritti umani in pericolo" in occasione del Vertice del Millennio+5 e ad adoperarsi a favore di un'efficiente strategia dei diritti umani?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale risponde come segue ai quesiti postegli:</p><p>1. La Banca Mondiale (BM) non possiede alcun mandato formale per la promozione dei diritti umani. Tuttavia l'approccio della Svizzera è orientato verso il mantenimento e il rafforzamento di tali diritti ed essa si serve di importanti strumenti della BM come gli standard sociali ed ecologici, le norme fondamentali di lavoro, le politiche inerenti popolazioni indigene o l'istanza di ricorso indipendente della Banca Mondiale (Inspection Panel). La Svizzera si sforza di tutelare i meccanismi per il mantenimento di questi diritti fondamentali e di controllare che ci sia il rispetto dei diritti umani nei progetti della Banca Mondiale. Recentemente si è riflettuto anche su come la Banca Mondiale possa rafforzare il suo impegno nella promozione dei diritti economici, sociali e culturali del Patto I dell'ONU. Dal canto suo, al FMI spetta sostenere i suoi membri cosicché questi possano acquisire e mantenere una stabilità macroeconomica. Di conseguenza i diritti dell'uomo vengono trattati come tali solo a margine delle discussioni sul mandato del FMI.</p><p>2. Praticamente tutti i Paesi prioritari della DSC e del Seco perseguono dei programmi in collaborazione con il FMI e/o la Banca Mondiale. Nell'ambito di questi programmi i Paesi spesso concordano anche passi verso la liberalizzazione del mercato e la privatizzazione. Le singole esperienze nell'ambito della privatizzazione nei Paesi prioritari della DSC e del Seco sono diverse e dipendono da svariati fattori. In Bolivia, per esempio, è fallita la privatizzazione dell'approvvigionamento idrico a causa dell'opposizione della popolazione. In Ecuador, gli sforzi impiegati per privatizzare servizi d'istruzione e di sanità si sono arenati dal 1998. Finora in Perù non si sono praticamente registrate privatizzazioni. Al contrario, il Mozambico ha avuto esperienze positive nell'ambito della privatizzazione dell'approvvigionamento idrico in diverse città. Anche in Tanzania la privatizzazione e i partenariati pubblici-privati nei trasporti e nel settore dell'elettricità hanno finora registrato risultati positivi.</p><p>Il successo delle privatizzazioni dipende dalle condizioni quadro favorevoli, in particolare dalla competenza regolatrice di servizi statali e dalla chiara ripartizione dei compiti tra settore privato e pubblico. Per quanto riguarda la realizzazione degli Obiettivi del Millennio, anche il settore privato, in queste condizioni, è in grado di fornire un contributo importante alla messa a disposizione di beni pubblici, ad esempio con il suo know-how in materia di gestione aziendale efficiente o di accesso a capitali privati. La DSC e il Seco, in collaborazione con la compagnia di riassicurazioni Swiss-Re, hanno così elaborato una guida per realizzare tali progetti in materia di approvvigionamento d'acqua. In generale le esperienze migliori nel campo delle privatizzazioni si sono avute con i cosiddetti "modelli misti" e i "multi-partenariati" (Stato, settore privato, organizzazioni della società civile).</p><p>3. In seno alla cooperazione allo sviluppo bilaterale e multilaterale, la Svizzera difende un approccio ai diritti umani che mette in primo piano i diritti e i bisogni dei più poveri. Questo comprende i diritti umani economici, sociali, politici e culturali. Il Consiglio federale intende prendere in considerazione i diritti umani anche nella sua politica commerciale ed economica in vista di una maggiore coerenza nella politica estera.</p><p>4. La terza parte del rapporto di riforma presentato dal segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan è dedicato ai temi dei diritti umani, dello Stato di diritto e della democrazia. Secondo quanto detto dal segretario generale, il successo di tutti gli sforzi per lo sviluppo e di tutte le agende di sicurezza dipende dat fatto che essi si fondano o meno sul rispetto della dignità dell'essere umano. La Svizzera si adopererà anche nell'ambito del Vertice del Millennio+5 affinché vengano tematizzati gli elementi chiave della Dichiarazione del Millennio e, in particolare, il rafforzamento dei diritti umani nella cooperazione allo sviluppo.</p>  Risposta del Consiglio federale.