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Il WEF di Davos si apre tra proteste, misure di sicurezza eccezionali e la frenesia dei media che l'hanno reso famoso.
Quest'anno ci sono seri dubbi che il gotha politico ed economico del mondo abbia il potere di fare la differenza.
"Si potrebbe dire che ci sono due gruppi di persone che nutrono illusioni attorno al convegno di Davos", analizza Beat Kappeler, una delle firme di prestigio del giornalismo svizzero.
"Al primo gruppo appartengono quei dirigenti che credono di poter determinare il cambiamento globale. Ed il secondo sono gli avversari che ci credono", dichiara a swissinfo.
Cappa d'incertitudine
Scetticismo comprensibile in un momento in cui il mondo è confrontato con i timori di una possibile guerra in Iraq, di un'economia globale depressa e di una minaccia nucleare dalla Corea del Nord.
Paola Ghillani, dirigente dell'organizzazione per il commercio equo Max Havelaar precisa "Davos è una eccellente occasione di familiarizzare per la maggior parte della gente importante".
Ma non ha illusioni: "Il WEF - precisa - è solo l'illusoria tribuna di un reale cambiamento, difficile da concretizzare", dichiara a swissinfo.
"Le decisioni concrete al summit sono rare. Magari giungiamo a completare l'azione in teoria, ma in pratica il giorno di chiusura del Forum i partecipanti tornano a casa e si dimenticano le buone risoluzioni adottate".
I punti di domanda
Klaus Schwab, il fondatore del WEF, riconosce l'ambiente di incertezza che aleggia sull'edizione di quest'anno.
In una recente dichiarazione ad un quotidiano svizzero, Schwab ha rivelato di non aver mai conosciuto un periodo in cui i massimi dirigenti mondiali avessero tante incognite sul futuro".
Queste preoccupazioni hanno spinto gli organizzatori del WEF ad annullare la serata di gala del sabato.
Un party del gotha finanziario e politico mondiale in una stazione di sport invernali svizzera blindata dalla polizia, non sarebbe stato un messaggio positivo.
Variabili incontrollabili
Alcuni osservatori ritengono che in conto a questa morosità bisogna mettere il fatto che molti dirigenti devono far fronte a problemi sui quali hanno poco controllo.
Tra i problemi, la guerra contro il terrorismo ed il movimento no-global. Un abbinamento che continua a produrre danni sui risultati della crescita economica.
Le minacce
Terrorismo di matrice islamica, Iraq, Corea del Nord: sono i punti cruciali della politica mondiale.
Su questi argomenti il WEF organizza dibattiti e workshop. I temi: la divisione tra mondo islamico ed Occidente, la minaccia nucleare quale arma di ricatto alla comunità internazionale.
Il tema centrale del Forum economico di Davos sarà però l'analisi delle cause della crisi di fiducia nei confronti delle istituzioni, in particolare pubbliche.
Secondo Paola Ghillani, della Max Havelaar, parte delle debolezze del WEF sono imputabili al fatto che molti dei partecipanti si prendono troppo sul serio.
"Certuni si credono dei - aggiunge, precisando - altrimenti non saremmo caduti così in basso".
Economia e politica
Il WEF è a Davos dal 1971 e dalla vocazione iniziale puramente economicista si è, via via, orientato verso la politica.
Le caratteristiche del vertice, la sua parte informale, l'atmosfera conviviale, sono elementi che hanno concorso, negli ultimi trent'anni, a far incontrare a quattr'occhi, proprio a Davos, molti nemici giurati tra i potenti della terra..
Tra i faccia a faccia passati alla storia, quello del 1994 tra Yasser Arafat e Shimon Peres, un incontro che ha aperto la strada agli accordi di pace di Oslo.
Passato alla storia, come prima tappa dell'abbandono della guerra fredda, anche il discorso pronunciato nel 1987 dall'allora ministro degli esteri tedesco Hans-Dietrich Genscher: un appello a sostegno di Mikhaïl Gorbatchev, all'epoca numero 1 dell'Unione Sovietica.
Ritorno alle origini?
Alcuni osservatori si chiedono se l'accento posto sulla politica non abbia finito per snaturare il ruolo vocazionale del WEF: l'economia.
"I primi anni si potevano incontrare al bar presidenti di consigli d'amministrazione, amministratori delegati e dirigenti delle multinazionali, ricorda Beat Kappeler.
"Un forum informale di discussione. Adesso, invece, con tutte le misure di sicurezza predisposte, il contatto personale diventa sempre più difficile".
Crocevia di potenti
Considerate le incertezze che pesano sulla situazione economica mondiale, l'edizione 2003 del Forum di Davos ha saputo attirare i grandi del pianeta.
Uno di loro è il segretario di Stato americano Colin Powell, che avrà anche un incontro con la neo-ministra svizzera degli esteri Micheline Calmy-Rey.
250 leaders politici, un migliaio di capi d'azienda, circa 200 editori, 200 attivisti: i numeri delle personalità presenti.
Davos è e rimane la migliore occasione per ampliare reti di conoscenza, partecipare ad uno spazio di discussione tra opinion makers del mondo intero, marcare presenza e ... perché no? Praticare dello sci, ovviamente.
swissinfo, Jakob, Greber
(traduzione e adattamento: Sergio, Regazzoni)
Fatti e cifre
33.esima edizione a Davos del WEF
Eccezionali le misure di sicurezza
Annullata la serata di gala di sabato
In breve
Una cappa di scetticismo e di insicurezza aleggia sul Forum economico mondiale di Davos.
Sull'avvenimento gravano le preoccupazioni economiche ed i venti di guerra.
250 leaders politici ed un migliaio di capi d'azienda presenti.