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Il 13 settembre 2022 la ventiduenne Mahsa Amini veniva arrestata dalla polizia religiosa a Teheran, dove si trovava in vacanza con la sua famiglia, a causa dell'inosservanza della legge sull'obbligo di portare il velo (l'hijab sulla test della ragazza lasciava uscire una ciocca di capelli). Tre giorni dopo il suo arresto Mahsa Amini muore. Testimoni oculari del suo arresto hanno subito dichiarato che la ragazza è stata brutalmente picchiata e che la morte sarebbe intervenuta a seguito di un trauma cranico e non per un infarto, come dichiarato dalla polizia. Era il 16 settembre e nelle strade di Teheran dilagano le proteste le donne iraniane bruciano i loro hijab per le strade e chiedono giustizia e libertà.
A un anno da quei fatti, ricordiamo chi lotta per la difesa dei diritti umani e la democrazia in Iran.
L'attivista e avvocata iraniana Shirin Ebadi (Hamadan, 1947) ha ispirato e continua ad ispirare milioni di persone nel mondo. In grado di essere la voce di chi non ha voce. Prima donna avvocata e giudice in Iran, viene allontanata dalla professione con la rivoluzione islamica del 1979. Da allora è in prima linea per la difesa dei diritti civili e dei diritti umani, per una società più equa e rispettosa delle donne, delle minoranze religiose e delle fasce sociali più deboli.
Un impegno che le vale il premio Nobel per la Pace nel 2003, prima donna musulmana ad ottenere questo riconoscimento.
Da quasi quindici anni vive all’estero e non ha più fatto ritorno in patria dopo le minacce di arresto da parte dei servizi segreti iraniani, e da allora è la voce di chi non ha voce, punto di riferimento di chi spera in una società più giusta e laica in Iran e nel Medio Oriente e per chi nel mondo combatte per le libertà individuali e i diritti universali.