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Il Consiglio federale sta valutando la regolamentazione delle piattaforme, poiché la popolazione teme le fake news
BERNA - In Svizzera è necessario un maggior controllo su internet dei discorsi d'odio e della dilagante disinformazione che circola in rete. È quanto sostiene il Consiglio federale, che sta valutando l'idea di regolamentare in futuro le piattaforme come Facebook e YouTube. L'obiettivo è anche quello di rafforzare i diritti degli utenti e affrontare le pratiche commerciali non trasparenti.
A tal proposito, l'Esecutivo ha incaricato il Dipartimento federale dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni (DATEC) di presentare entro la fine del 2022 un documento di discussione sull'opportunità di regolamentare queste piattaforme di comunicazione e sulle eventuali modalità, indica un comunicato governativo odierno.
Le piattaforme di comunicazione come i motori di ricerca (ad esempio Google), i social network (come Twitter e Facebook) oppure le piattaforme multimediali (pensando a YouTube) sono utilizzate da gran parte della popolazione in Svizzera e guadagnano sempre più importanza nella formazione delle opinioni, ma non sottostanno ad alcuno standard giornalistico. La disinformazione è quindi dilagante, poiché le piattaforme non hanno alcun obbligo di garantire la veridicità dei contenuti pubblicati. Dall'altro lato però questi nuovi media offrono opportunità per un'ulteriore democratizzazione della comunicazione pubblica.
«Stando ai sondaggi, la popolazione svizzera teme di essere confrontata con un numero crescente di notizie false - le cosiddette fake news - sui social network e sui portali video» spiega il Consiglio federale. Per arginare questo fenomeno, diversi studi commissionati dall'Ufficio federale delle comunicazioni (UFCOM) sono giunti alla conclusione che la popolazione ha diritto a una protezione efficace contro i discorsi di odio e la disinformazione, e che i diritti degli utenti devono essere meglio protetti anche nei confronti delle piattaforme. Nei confronti di queste ultime, già in Europa e negli Stati Uniti si sta vagliando l'ipotesi di imporre diversi obblighi di diligenza.