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Il PBD ha visto la luce in seguito a un terremoto politico: il 12
dicembre 2007, il consigliere federale democentrista Christoph
Blocher non viene rieletto dall’Assemblea federale, che gli
preferisce la consigliera di Stato grigionese Eveline
Widmer-Schlumpf, pure dell’UDC.
Un tradimento per la formazione politica nazional-conservatrice,
che esclude la propria sezione retica. Quest’ultima sei mesi più
tardi fonda un partito chiamato in un primo tempo Bürgerliche
Partei Schweiz, allora reso in italiano con partito svizzero dei
cittadini o partito borghese svizzero.
Un anno più tardi una scissione si produce a sua volta nell’UDC del
canton Berna. Alcuni eletti, sostenitori del loro consigliere
federale Samuel Schmid, snobbato dall’UDC nazionale, creano la
Bürgerlich-Demokratische Partei, che sarà il marchio della
formazione svizzera.
Il PBD nazionale è istituito il primo novembre del 2008 a Glarona.
Si profila come partito di centro che intende distanziarsi da
quello che definisce il populismo dell’UDC. In particolare è
favorevole alla libera circolazione delle persone, allo scambio
automatico di informazioni per le autorità fiscali e alla
promozione delle donne.
Nei primi cinque anni di esistenza, il PBD sorprende i politologi:
ottiene 88 seggi nei Gran Consigli e, in occasione delle elezioni
del Consiglio nazionale dell’autunno 2011, raccoglie il 5,4% dei
consensi. Questi risultati rendono, allora, il presidente del
partito Martin Landolt particolarmente ambizioso. Il consigliere
nazionale glaronese non esita a formulare l’obiettivo di oltre il
10% dei voti alle elezioni federali del 2019.
Il partito è essenzialmente ancorato nei cantoni Grigioni, Berna e
Glarona e più in generale nella Svizzera tedesca. In totale conta
16 sezioni cantonali, di cui solo quattro latine a Friburgo,
Ginevra, Vaud e Vallese. Nessun rappresentante borghese democratico
siede più in un parlamento cantonale latino.
Per gli osservatori del mondo politico, il successo iniziale del
PBD è dovuto a un fattore decisivo: l’"effetto Widmer-Schlumpf". La
consigliera federale ha atteso il risultato delle elezioni del
Consiglio nazionale del 2015 prima di rassegnare le dimissioni.
Ciononostante il partito in quell’occasione ha dato segnali di
rallentamento, raccogliendo solo il 4,1% dei suffragi e perdendo
due seggi.
Attualmente il gruppo PBD alle Camere federali, presieduto dalla
consigliera nazionale zurighese Rosmarie Quadranti, conta otto
membri: il consigliere agli Stati bernese Werner Luginbühl e sette
deputati alla Camera del popolo (oltre a Quadranti, Landolt, il
grigionese Duri Campell, un argoviese e tre bernesi).
Sin dall’inizio al PBD è mancato un profilo politico chiaro. E con
la partenza di Widmer-Schlumpf, la sua presenza nei media è quasi
scomparsa, analizza il politologo Adrian Vatter, recentemente
interrogato da Keystone-ATS.
Dalle dimissioni dell’allora direttrice del Dipartimento federale
delle finanze, i borghesi democratici collezionano una sconfitta
elettorale dopo l’altra. Nei Gran Consigli nel 2015 occupavano
ancora 74 seggi, contro 58 attualmente. E il futuro non appare
roseo: secondo il "barometro elettorale" della Società svizzera di
radiotelevisione (SRG SSR) pubblicato lo scorso 4 ottobre, il PBD
raccoglierebbe il 3,2% dei suffragi.
Il politologo Georg Lutz, pure lui interrogato recentemente,
ritiene che la formazione non sopravviverà nei tre governi
cantonali - bernese, grigionese e glaronese - in cui è attualmente
rappresentato. Lo smarcamento dall’UDC è un fattore che ha perso
significato nel tempo. Secondo Lutz è difficile ridare smalto al
partito se questo non si focalizzerà su un tema capace di
raccogliere un determinato elettorato al centro.
Il presidente Landolt intende rinunciare al suo mandato all’inizio
del 2020, dopo le elezioni federali. Spiega che, a suo avviso, è
tempo che alla testa della formazione si profili una nuova
generazione.
Intanto alla festa per il decimo compleanno non si rinuncia: sarà
celebrata il 3 novembre a Zurigo.