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Gershwin: ode all'eleganza
Questo è l'ultimo articolo di questa rubrica, si è trattato di un percorso cominciato a marzo del 2013, un viaggio in musica ricco di soddisfazioni e scoperte. Nel salutare il lettore con quest'ultimo testo su George Gershwin, ringrazio quanti hanno apprezzato i miei articoli, i tanti che mi hanno scritto e gli artisti ticinesi che mi hanno fatto avere i loro lavori perché li recensissi. Mi auguro che leggere le righe di questa rubrica sia stato piacevole per voi, quanto lo è stato per me scriverle.
La musica di George Gershwin è un viaggio. Il percorso distintivo di un compositore americano che ha saputo miscelare sapientemente l'impostazione orchestrale tradizionale con il Jazz. Le opere musicali di Gershwin, come Rhapsody in Blue, Un americano a Parigi e Concerto in F sono solo le sue composizioni per orchestra più note. Poi ci sono i testi delle sue canzoni, molti dei quali sono scritti dal fratello, Ira. I contributi di Ira al mondo musicale come paroliere sono spesso trascurati a causa della grandezza compositiva di suo fratello. Ciò è comprensibile, tuttavia è bene ricordare il ruolo centrale di Ira come autore. Testi come “Embraceable You” e “Someone To Watch Over Me” chiariscono inequivolcabilmente l'inscindibilità artistica tra i due fratelli. George è uno straordinario compositore, Ira un eccellente paroliere, il loro talento artistico è frutto di una fusione quasi alchemica. Come accade per i metalli, la materia artistica prende nuova forma quando i talenti si fondono in armonia. Se poi, a tale fusione, si aggiunge la voce di Billie Holiday, otteniamo una lega preziosa, un'opera orafa di rara bellezza.
Gershwin attraversò molte fasi nella propria esistenza, quasi tutte legate al posto in cui viveva. Le musiche della “fase Broadway”, dal 1924 al 1929, sono caratterizzate dall'incessante balletto tra jazz e composizioni orchestrali, tenuto generalmente assieme da un carattere emotivo abbastanza malinconico. “Rhapsody in Blue” e “The Man I Love” ne sono l'esempio perfetto.
Bukowsky disse che “genio è l'uomo capace di comunicare cose profonde in modo semplice”, affermazione sensata che, nel caso di George Gershwin, descrive perfettamente l'enorme abilità evocativa del compositore. L'amore per la musica, anche quella fatta da altri, e la grande umiltà, contraddistinguono la carriera e la vita di Gershwin. Grande ammiratore di Maurice Ravel, riteneva che la propria musica non poesse nemmeno competere con quella del gran compositore francese. Interessante in tal senso fu il dialogo epistolare tra i due. Intorno alla metà degli anni Venti, Gershwin si trasferì a Parigi per un breve periodo, allo scopo di studiare composizione. Scrisse sia a Nadia Boulanger che a Maurice Ravel per ricevere delle lezioni sulla tecnica compositiva. Entrambi però rifiutarono di accettarlo ai loro corsi poiché convinti che un'impostazione classica avrebbe rovinato la freschezza del suo stile, denaturando le sue importanti influenze jazz. Maurice Ravel, nella sua lettera di risposta, domandò a Gershwin coma mai volesse diventare un “Ravel di secondo ordine, quando già era un Gershwin di prima classe”. Queste poche righe smossero ulteriormente il talento del Nostro, portandolo a comporre “Un americano a Parigi”, tema usato nel celeberrimo musical dal medesimo titolo, recitato da Gene Kelly.
Non è cosa facile terminare un articolo sulla maestria di Gershwin senza risultare banale, la sua abilità è nota anche ai profani, il suo nome suona di “già sentito” anche da chi non lo conosce direttamente. Tutto, o quasi, è già stato detto sulla musica di questo grande artista. Nondimeno mi trovo particolarmente d'accordo con le parole di Riccardo Chailly, noto direttore d'orchestra italiano, che di Gershwin disse:
“Gershwin, dell'armonia è stato il più grande creatore: in tutto il Novecento. Soltanto Puccini è alla sua altezza. Lo dico con tutto il dovuto rispetto per Debussy, Ravel, Stravinsky”.