Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/166008

<h2>SubmittedText<h2><p>Quali misure di prevenzione il Consiglio federale ha attuato o intende attuare per prevenire la partenza di giovani a sostegno della jihad in Siria?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>In virtù della legge federale sulle misure per la salvaguardia della sicurezza interna (LMSI), il Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC) adotta misure preventive per rilevare e combattere tempestivamente i pericoli correlati ai viaggi con finalità jihadiste. Il SIC assiste inoltre le autorità di polizia e di perseguimento penale competenti, trasmettendo loro informazioni sui pericoli rilevati.</p><p>Al di fuori di un procedimento penale, in caso di presunti simpatizzanti e viaggiatori jihadisti si adottano misure preventive. Concretamente il SIC o la polizia cantonale competente prende contatto diretto con la persona se vi è motivo di ritenere che intenda recarsi all'estero per aderire a un'organizzazione terroristica ed eventualmente compiere atti terroristici. Durante un colloquio volontario la persona viene informata sulle conseguenze penali delle sue presunte intenzioni. Le esperienze maturate sinora hanno dimostrato che tale strumento preventivo consente di dissuadere queste persone dall'intraprendere simili viaggi.</p><p>Nell'ambito di procedimenti penali pendenti si sta attualmente valutando se il fatto di intraprendere un viaggio allo scopo di aderire a un'organizzazione terroristica costituisca già di per sé una violazione della legge federale che vieta i gruppi "Al-Qaïda" e "Stato islamico" nonché le organizzazioni associate (RS 122). Se la giurisprudenza dovesse avvalorare tale tesi, sarà possibile contrastare i viaggi con finalità jihadiste facendo ricorso agli strumenti del diritto penale e del diritto di procedura penale, ad esempio tramite il sequestro dei documenti di legittimazione.</p><p>Oltre alla già citata presa di contatto a fini preventivi, attualmente, a livello federale la legge non prevede ulteriori misure che consentano, al di fuori di un procedimento penale, di persuadere una persona a non intraprendere un viaggio con finalità jihadiste.</p><p>In tale contesto, l'11 settembre 2014 la consigliera nazionale Glanzmann-Hunkeler ha depositato la mozione 14.3711 con la quale incaricava il Consiglio federale di "integrare la legge federale sulle misure per la salvaguardia della sicurezza interna (LMSI) con una disposizione che consenta di emanare divieti di espatrio nei confronti di potenziali turisti della jihad o estremisti violenti simili".</p><p>Nel suo parere del 28 novembre 2014, il Consiglio federale ha approvato l'idea di base della mozione, pur proponendo di respingerla. Prima di istituire le basi legali per determinate misure, occorre effettuare un'analisi approfondita. Con decisione del 28 ottobre 2015 il Consiglio federale ha pertanto incaricato il DFGP di valutare entro la metà del 2016 la necessità di intervenire a livello legislativo nell'ambito della prevenzione dei viaggi intrapresi con finalità jihadiste nonché della segnalazione di persone ai fini della sorveglianza discreta nei sistemi di ricerca di polizia. Non appena saranno disponibili i risultati di tali valutazioni, il Consiglio federale deciderà in merito al seguito della procedura.</p><p>Tuttavia, l'adozione di misure volte a ostacolare i viaggi con finalità jihadiste intrapresi da giovani provenienti dalla Svizzera non è compito esclusivo delle autorità di sicurezza: spesso, infatti, quando un soggetto radicalizzato viene contattato dalle autorità di sicurezza è già (troppo) tardi.</p><p>Per dissuadere un giovane dal partire per la jihad occorre impedirne la radicalizzazione. L'attuazione di provvedimenti volti a prevenire la radicalizzazione rientra esclusivamente nella sfera di competenza dei cantoni, i quali sono chiamati a intervenire nel contesto familiare e sociale, per esempio nelle scuole o nelle aziende di tirocinio, nonché nel quadro dell'esecuzione delle pene e delle misure.</p><p>Al fine di fornire una panoramica delle misure e dei programmi già attuati nei cantoni, il delegato della Rete integrata svizzera per la sicurezza sta elaborando un rapporto che presenterà a metà del 2016. Tale rapporto fungerà da base per le conferenze cantonali per l'avvio di ulteriori lavori e la formulazione di raccomandazioni destinate alle autorità cantonali.</p><p>La questione sollevata in merito alla creazione di un servizio di consulenza telefonico per cittadini preoccupati e genitori di giovani in via di radicalizzazione è stata oggetto della mozione della Commissione della politica di sicurezza del Consiglio nazionale 15.3004 e in seguito respinta dal Consiglio nazionale durante la sessione estiva del 2015.</p>  Risposta del Consiglio federale.