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29.06.2020 | Lisa Bose | News WSL
Mentre le piante germogliano sempre prima a causa dei cambiamenti climatici, il momento della nascita dei caprioli cambia solo di poco. Ciò causa un’alterazione dell’offerta di cibo durante il periodo dell’allattamento. Tale fenomeno colpisce soprattutto le popolazioni di caprioli che vivono alle altitudini più basse: lo dimostra uno studio dell’Istituto federale di ricerca WSL.
Gli animali selvatici partoriscono la loro prole nel momento in cui le condizioni ambientali garantiscono un successo ottimale della riproduzione. I giovani caprioli vengono quindi al mondo all’inizio del periodo vegetativo. In questo periodo le capriole che allattano trovano erbe e piante aromatiche tenere, facili da digerire e con un alto contenuto energetico e proteico. Tuttavia, dal momento che con i cambiamenti climatici lo sviluppo della vegetazione inizia sempre più presto, nell’altipiano svizzero il periodo in cui è presente la migliore offerta di cibo e il periodo dell’allattamento dei caprioli, cioè quello delle nascite, si sovrappongono sempre con meno frequenza. Lo dimostrano i risultati di uno studio svolto sotto la guida di Kurt Bollmann, biologo esperto in fauna selvatica presso il WSL.
Dal 1971, in Svizzera i giovani caprioli vengono marchiati con marchi auricolari per rilevare informazioni sul luogo del ritrovamento. Per le loro ricerche, Maik Rehnus del WSL e Marta Peláez dell’Università politecnica di Madrid hanno confrontato i periodi dell’allattamento di 8983 giovani caprioli negli anni dal 1971 al 2015 con i dati a lungo termine dell’inizio del periodo vegetativo e del momento in cui il fieno dei prati era stato tagliato per la prima volta. In questa finestra temporale, le condizioni alimentari per le capriole che allattano sono ottimali.
In media il periodo vegetativo è iniziato ogni anno 0,45 giorni prima, il primo taglio del fieno 0,32 giorni prima. Nel corso dei 45 anni presi in esame, l’inizio della vegetazione si è quindi spostato in avanti di 20 giorni e il taglio del fieno di 14 giorni, mentre il periodo dell’allattamento (con 0,06 giorni all’anno) di soli tre giorni complessivi. Considerando tutte le altitudini, il periodo dell’allattamento è quindi cambiato da cinque a sette volte più lentamente rispetto alla vegetazione. Un motivo di questo lento adattamento del periodo dell’allattamento è la circostanza che la riproduzione del capriolo è guidata dal rapporto giorno/notte, che non varia in seguito ai cambiamenti climatici.
Oggi, alle basse altitudini il periodo dell’allattamento si trova sempre più spesso al di fuori dell’intervallo di tempo in cui l’offerta di cibo è ottimale, mentre alle altitudini più alte continua a rientrare nella finestra ideale. Secondo i ricercatori le conseguenze sono incerte. «Grazie alla gestione in piccole strutture e a mosaico delle varie colture agricole, che crescono in periodi differenti, il capriolo riesce a trovare nei prati cibo a sufficienza anche quando le condizioni non sono più ottimali», afferma Bollmann. Tuttavia è possibile che in futuro il capriolo diventi una specie sempre più rara nell’altipiano svizzero perché tenderà a spostarsi nelle zone collinari o montane, dove lo sviluppo vegetativo inizia più tardi e combacia quindi meglio con i periodi dell’allattamento.
È difficile prevedere quale impatto avrà la discrepanza tra il periodo dell’allattamento e lo sviluppo dei prati sulla popolazione: questo dipenderà non solo dalla gestione delle altre colture agricole, ma anche dalle condizioni meteo in inverno e nel periodo dell’allevamento. I ricercatori consigliano quindi di continuare il monitoraggio dei giovani caprioli e di intensificarlo alle altitudini più basse: «In questo modo sarà possibile rilevare tempestivamente i cambiamenti nella popolazione di caprioli e adattare di conseguenza la gestione della caccia», conclude Rehnus, autore principale dello studio.