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Il fantasma dell’opera di Rocha
Negli ultimi anni Paulo Rocha aveva immaginato una sorta di "ultimo film", che portasse a compimento la sua opera. Basata sulle memorie della vita del padre, ambientato agli inizi del secolo a Porto e nel Furadouro, era anche un modo di tornare sui luoghi della sua infanzia, dove aveva girato Mudar de vida: il mondo contadino ancestrale, la vibrazione dei corpi nel paesaggio, il passaggio delle generazioni, il ciclo della nascita e della morte, la tensione escatologica verso un altro mondo. Vi aveva riunito i suoi attori (da Isabel Ruth a Luís Miguel Cintra, e la piu giovane Joana Barcia), insieme all'équipe degli ultimi film, da Rio do ouro a Vanitas, e la fotografia di Acacio de Almeida.
Terminato poco prima della morte del suo autore il film è un vero miracolo, una grande riuscita artistica, molto più che una ricapitolazione di tutto il suo cinema: piuttosto una nuova metamorfosi cosmica della sua mitologia poetica. Jorge Silva Melo lo definisce "un immenso addio", "un film estremamente commovente, doloroso, realizzato alla frontiera della morte, filmato in modo magistrale". Della sceneggiatura Rocha aveva girato solo una parte (con sequenze stupende, tra cui quelle con Isabel Ruth sulla stessa spiaggia di Mudar de vida che sembrano scaturire da un'esperienza spiritica). Ben presto nella sua mente si era fatta avanti l'idea di montare insieme al nuovo girato estratti dai suoi film precedenti secondo un'idea di rimontaggio operata sul corpo dei propri stessi film.
Questo film magnifico ed unico riunisce due pulsioni fondamentali del regista: la poetica visionaria del narratore, con le sue infinite storie popolate dai fantasmi e dalle memorie del luogo, e il "collage" modernista, plastico e pitturale dell' artista fiammeggiante. Inizia da Locarno la riscoperta di uno degli autori maggiori del cinema contemporaneo.Roberto Turigliatto
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