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Il Consigliere di Stato grigionese Jon Domenic Parolini ha inaugurato oggi a Coira (GR) il luogo dedicato alla memoria delle vittime di misure coercitive a scopo assistenziale e di collocamenti extrafamiliari coatti nei Grigioni.
In questo modo, spiega in una nota il Dipartimento retico dell'economia pubblica e socialità, il Governo intende dare il proprio contributo affinché quanto accaduto non venga dimenticato.
Nel mese di novembre dell'anno scorso Parolini si era scusato a nome dell'esecutivo per le sofferenze causate alle vittime di tali misure. Nel corso della cerimonia era stato piantato un albero in segno di ricordo, simbolo del torto arrecato, e annunciato che in quel punto, quest'anno, sarebbe stato realizzato un luogo di commemorazione con panchine e una fontana.
Il Governo istituì quindi un gruppo di lavoro composto da persone direttamente interessate e da specialisti. In collaborazione con l'artista e architetto di Coira Gion Signorell il Cantone ha progettato e realizzato le opere inaugurate oggi a Coira, nei pressi del Fürstenwald, accanto alla stalla del Waldhaus. "L'ampia vista sulla valle grigione del Reno invita a rivolgere lo sguardo al futuro", si legge nella nota.
Il ruolo "pioniere" dei Grigioni
Lo studio che analizza il triste capitolo della storia grigionese, commissionato dal Cantone ad un team di ricercatori dell'Università di Berna, è stato pubblicato l'anno scorso, tra i primi a livello cantonale. Nel confronto con il panorama svizzero, i Grigioni hanno purtroppo svolto in questo senso un ruolo pioniere, regolamentando relativamente presto il concetto secondo il quale chi veniva considerato "dissoluto" "fannullone" o "vagabondo" dovesse essere internato nelle cosiddette case di lavoro.
Già nel 1840 fu aperto lo Zwangsarbeitsanstalt Fürstenau (casa di lavoro forzato), uno dei primi istituti di questo tipo della Svizzera, che nel 1855 fu trasferito nella "casa di correzione" di Realta a Cazis, dove lo studio stima che tra il XIX e il XX secolo gli internamenti amministrativi abbiano riguardato 1500 persone, spesso senza che avessero neppure commesso un reato.
Tuttavia, non è possibile determinare quante siano state effettivamente le vittime di misure coercitive nel cantone. Le stime parlano di migliaia di casi. In particolare, per quanto riguarda i collocamenti extrafamiliari di bambini, i numeri sono poco affidabili alla luce del fatto che fino a pochi decenni fa i genitori stessi decidevano tali misure senza la partecipazione delle autorità.
Sempre con l'intento di sensibilizzare su quanto accaduto, nel 2020 è prevista una mostra dedicata al tema della povertà e delle misure coercitive a scopo assistenziale presso il Museo d'arte dei Grigioni, affinché il tema possa essere elaborato insieme a studenti e specialisti.