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|La notizia o il metodo|
Erano le 4 del mattino di mercoledì 3 dicembre 1941, quando l’ufficiale Kermit Tyler dell’Aeronautica Militare degli Stati Uniti, iniziò il suo turno di sorveglianza al sistema radar, collocato all’Hawaiian Interceptor Command.
Era un nuovo sistema, una nuova tecnologia da apprendere: non un buon momento, come poi la Storia ci avrebbe dimostrato.
Era il suo primo turno di quattro ore al Centro Informazioni. Il suo lavoro era assistere i controllori nel veicolare gli aerei da inseguimento per far fronte a qualsiasi minaccia nemica in arrivo.
Aveva ricevuto un primo orientamento sulla nuova tecnologia a metà novembre. Nondimeno, non aveva ricevuto nessuna specifica formazione, né prima, né durante, né dopo il suo primo turno di servizio. Se vogliamo dirla tutta, era totalmente inesperto.
In quella mattina non accadde assolutamente nulla di rilevante.
Il suo secondo turno era previsto per le ore 4 del mattino di domenica 7 dicembre 1941: turno a cui si presentò puntualmente, pensando che quella mattina non sarebbe stata diversa dalla precedente.
Purtroppo, si sbagliava.
Con lui, quella mattina c’erano sei soldati semplici, e lui era l’unico ufficiale.
Alle 7.15, Tyler ricevette una chiamata dalla stazione radar situata all’estremità nord dell’arcipelago delle Hawaii. I soldati semplici Joseph Lockard e George Elliott Jr (sì, proprio Elliott) lo avvisavano che nel loro oscilloscopio radar c’era il “blip più grande che avessero mai visto”.
Tyler sapeva che era previsto un volo di bombardieri americani da San Francisco verso la base del nord delle Hawaii e disse ai colleghi Lockard ed Elliott di non preoccuparsi di quello che stavano vedendo. E i due lasciarono il servizio, tranquillamente, essendo arrivata la loro fine turno.
Alle 7.55, circa 53 minuti dopo il “blip” che era comparso sul radar di Lockard ed Elliott e 40 minuti dopo che Tyler li aveva rassicurati di non preoccuparsi, l’attacco giapponese a Pearl Harbour ebbe inizio.
Volenti o nolenti, gli Stati Uniti d’America erano entrati, loro malgrado, a viva forza, nella seconda Guerra Mondiale. Il corso della storia cambiava drammaticamente in quell’istante.
Sui mercati, avvengono spesso dei “blip”. È difficile realizzare se siano importanti o meno. È difficile dire se ciò che vediamo sui radar è un bombardiere amico, un attacco nemico, una nuvola passeggera, un aereo da turismo.
Il mercato ha ragione e noi abbiamo spesso torto.
Sentiamo più che mai dentro di noi quell’essere come Tyler, in quella mattina drammatica, in cui tutto sembrava calmo e niente appariva all’orizzonte e qualche cosa accadeva di così importante, che il mondo, da quel momento, non sarebbe stato più lo stesso.
L’impatto sui mercati di qualcosa di importante può cambiare il loro corso.
Ora, siamo di fronte alla grande paura di una variante del virus Covid-19. Un altro virus di fatto, che ha modificato la proteina spike e che inganna i vaccini. La storia cambia il suo corso, rapidamente, come l’attacco a Pearl Harbour da parte dei giapponesi.
È una nuvola passeggera? È un attacco nemico che può essere mortale? Che cosa comporta nello scenario globale?
Come sai, poco credo alle notizie che influenzano i mercati e molto credo alla probabilità statistica, che è l’unico modo che abbiamo per difendere il nostro patrimonio come trader o investitori.
Non sappiamo esattamente se quello che vediamo nel radar avrà importanza e quanta nei prossimi giorni, settimane, mesi, anni.
Con certezza, sappiamo che seguire i metodi di trading che hanno avuto successo è la strada giusta. Guadagneremo sempre? No, certamente no, e non credere a chi dice che guadagna sempre.
Non credere alle frasi del tipo “qualche volta guadagniamo tanto, qualche volta un po’ meno” (tratta da una email promozionale di un presunto blasonato del trading che irresponsabilmente si è affidato ad una mandria di copywriters di dubbia competenza, ma che costituisce per lui l’unico modo per non pensionarsi, come farebbe bene a fare). Non crederci.
Il trading è rischio, e sopravvive chi calcola bene quel rischio. Chi è attento ai radar, sì, ma è attento prima di tutto al metodo e alla probabilità.
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|P.S.: Pearl Harbour, sui mercati, arriva per tutti. Nella tua vita di trader o di investitore non può non capitarti. Alle volte dirai: l’avevo visto sui radar, oppure no, non me l’aspettavo. Poco conta. I radar non sono la realtà ma un modo per rappresentarla e conta solo la tua interpretazione della realtà e non altro.|
Essere informati è un dovere in finanza, pesare le notizie per quello che valgono è un’arte da imparare, essendo contro-corrente rispetto ai media e alla stampa finanziaria che cerca di convincerti che solo le notizie pesano.
Contano i metodi, non le notizie. Le probabilità. E la tua disciplina nell’applicare i metodi.
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Maurizio Monti
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