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BERNA - Il Consiglio federale oggi ha ammesso parziali carenze per le multe inflitte all'inizio della pandemia di Covid-19 al turismo degli acquisti, allora non autorizzato, e criticate dalla Commissione della gestione del Consiglio degli Stati (CdG-S) poiché ritenute senza sufficiente base legale.
Al fine di contenere la pandemia del virus SARS-CoV-2, il Consiglio federale aveva imposto delle restrizioni d'ingresso a metà marzo del 2020, ma che comunque non avevano fermato il turismo dello shopping. E a partire dal 23 marzo, l'Amministrazione federale delle dogane (AFD) ha sanzionato con multe coloro che non hanno rispettato i divieti. L'esecutivo aveva basato le sue sanzioni sulla legge sulle dogane; sanzioni amministrative che però sono state esplicitamente stabilite nell'ordinanza Covid 19 a partire dal 17 aprile.
In totale 1140 multe sono state emesse tra il 30 marzo e il 16 aprile del 2020 per sanzionare il turismo degli acquisiti. La AFD ne ha poi annullate 54 nei casi in cui le persone interessate hanno dimostrato che la multa era ingiustificata.
Nel Foglio federale pubblicato oggi, il Consiglio federale dichiara che intende attuare alcune delle raccomandazioni della CdG-S. Ad esempio, chiarire il campo di applicazione della Legge federale sulle dogane per i casi futuri. L'esecutivo nota che l'attuale revisione totale della legge offre l'opportunità di farlo, e «che una tale situazione non si ripeterà in futuro».
Le multe contestate - precisa - saranno esaminate dagli organi di ricorso federali o cantonali competenti. Quelle ingiustamente imposte saranno rimborsate nel caso di una decisione giuridicamente vincolante.
Il governo riconosce poi che la comunicazione all'interno e all'esterno dell'amministrazione «avrebbe dovuto essere più intensa». Ammette anche che una discussione più dettagliata sul tema del turismo degli acquisti avrebbe potuto essere tenuta nel contesto di una delle riunioni del Consiglio federale.
Allo stesso tempo, l'esecutivo sottolinea che la situazione nella prima fase della pandemia di coronavirus ha creato «un enorme carico di lavoro» per i dipartimenti interessati. È quindi «comprensibile» che i chiarimenti necessari fossero passati in secondo piano. Tuttavia, in futuro «ci impegneremo per una maggiore cooperazione».
Anche la Commissione del Consiglio degli Stati nel suo rapporto pubblicato in giugno ha sottolineato che «si trattava di una valutazione retrospettiva di decisioni che hanno dovuto essere prese dall'Amministrazione federale in un periodo di tempo molto breve e sulla base di una situazione informativa incerta». Non ha inoltre riscontrato «nessun problema fondamentale» per quanto riguarda il comportamento del personale delle dogane.