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Assolto in Pretura penale a Bellinzona un 51enne agricoltore accusato di maltrattamento di animali. Per il giudice Siro Quadri non regge l'impianto accusatorio
Per il giudice Sirio Quadri non vi sono elementi sufficientemente concreti per attestare che sia stato l’imputato a decidere di sospendere le cure prestate a una mucca malata al fine di procedere comunque alla macellazione (e percepire così il dovuto compenso economico) anziché alla sua eutanasia. È quindi stato assolto dall’accusa di maltrattamento di animali il 51enne agricoltore dell’Alto Ticino comparso oggi nell’aula della Pretura penale di Bellinzona.
Dopo aver acquistato l'animale nel maggio del 2018, un mese dopo l’agricoltore l’ha portata su un alpeggio, dandola in gestione al pastore operante in loco, senza tuttavia sapere – come accertato dal giudice – che la mucca fosse affetta da una malattia. Una visita sull’alpe di un veterinario – dopo la richiesta del pastore che si era accorto che l ‘animale si presentava in precarie condizioni di salute – aveva però rilevato la necessità di somministrare alla bovina antibiotici ed antidolorifici. Un trattamento inizialmente eseguito ma, secondo il decreto di accusa stilato dal procuratore pubblico Arturo Garzoni, sospeso dopo un paio di settimane al fine di poter disporre il suo trasferimento in un macello della Svizzera interna. Dove il personale si è accorto della malattia della bovina solamente dopo la macellazione, durante il controllo della carne (un aspetto che denota come la malattia non fosse così evidente). L'azienda ha quindi sporto denuncia contro ignoti, innescando così la macchina degli inquirenti.
L’accusa si è basata sostanzialmente sulla deposizione del pastore il quale, durante gli interrogatori, aveva puntato il dito contro l’imputato, sostenendo che fosse stato lui ad ordinare di interrompere le cure per permettere che l’animale venisse portato al macello. Di fronte a una vicenda non chiara e a un impianto accusatorio non ritenuto abbastanza fondato, il giudice ha ritenuto opportuno assolvere l’uomo. «Per emettere una condanna occorrono prove oggettive, che in questo caso non ci sono», ha affermato Quadri. Nei confronti del 51enne il procuratore pubblico aveva proposto una pena pecuniaria sospesa di 30 aliquote giornaliere da 140 franchi.