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Per compensare i miei dubbi sulla logica dei "cavalli freschi", devo fare i complimenti a Boselli per una finezza... sperando che l'abbia messa apposta e non sia una cosa che mi sto immaginando solo io...
Nel dialogo a pagina 50, Carson dà per scontato che Nantan non abbia davvero avuto visioni profetiche, ma abbia semplicemente paura delle responsabilità di una famiglia, e che di fronte alla prospettiva di diventare padre, cerchi qualunque scusa per partire e andare via all'avventura. Nella prima parte del dialogo sembra sia comprensivo verso questa debolezza che attribuisce a Nantan. Subito dopo però ha parole molto dure verso l'apache, che "non capisce la fortuna che gli è capitata".
Me lo sto immaginando solo io, o Carson sta proiettando su Nathan sia le sue motivazioni, che lo spingono da decenni a fare il giramondo avventuriero che non ha tempo per farsi una famiglia... sia i rimpianti e la rabbia verso sè stesso per la sua "immaturità" da eterno ragazzino in cerca di avventure?
Perchè "nel 1880"? Secondo te all'epoca non sapevano nulla della cacca dei cavalli, rispetto a noi che siamo espertissimi?
Credo tu non sia mai vissuto in campagna. Quando ero bambino vedevo comunemente i "lasciti" sulle strade sterrate dei cavalli (non è che sono nato nel 1800, è che c'era un maneggio nei dintorni e andavo a giocare con i miei amici a cowboy e indiani in aperta campagna...), e si vedeva bene (come credo possa immaginare chiunque abbia mai visto i lasciti degli erbivori, che si dissolvono molto in fretta) se erano stati appena lasciati o se risalivano a due giorni prima. Certo, non avrei saputo indicare LE ORE, ma io a 6 anni non ero Tiger Jack...
Però anch'io ho notato una cosa che mi ha lasciato perplesso: Quando i 4 rurales si accampano, fanno riposare i cavalli più di 4 ore (visto che non vengono svegliati e quando si svegliano dicono che avrebbero dovuto essere gia`in cammino "da un pezzo", probabilmente hanno dormito 6-8 ore), più il tempo del campo prima di andare a dormire. Gli Apaches li raggiungono il giorno dopo ben presto, perchè NON SI SONO FERMATI e hanno cavalcato tutta la notte.
Com'è possibile che i cavalli dei rurales, che si sono riposati per tante ore e hanno percorso poi "otto o nove miglia, non di più", siano tanto stanchi da stramazzare morti di fatica, mentre i cavalli degli Apaches che corrono da almeno 12 ore senza sosta sono "cavalli freschi"?
La storia in questione è l’esempio lampante di come si possa cucinare una squisita pietanza western, utilizzando i soliti ingredienti. Boselli d’altronde si è rivelato un ottimo cuoco in questo senso e non a caso, allora come adesso, è l’autore che meglio riesce a coniugare innovazione e tradizione. La rivalità fra compagnie ferroviarie è un classico nella narrativa western, tuttavia la sceneggiatura di Borden non corre mai il rischio di apparire troppo scontata o prevedibile. La gara a costruire per primi lungo lo stretto passo, tra sabotaggi, pallottole e colpi bassi costituisce un ottimo contorno alla vera pietanza scodellata ai lettori, ovvero la criminosa attività dell’ATS, che agli ordini della bella “dark lady” Bethanie Marsh è disposta a tutto pur di sconfiggere la compagnia concorrente. Eclatante l’eccidio di Gleen Plains che emerge dalle indagini dei nostri e chiarisce da quale parte si annidi il marcio. Non manca il classico personaggio boselliano, ovvero Mondego, un killer prezzolato ma con il senso dell’onore ben radicato. Stavolta però Borden spiazza il lettore, visto che sui titoli di coda invece del consueto ramoscello d’ulivo fra Tex e simile antagonista, pone un duello serrato che porrà la parola fine alla carriera del professionista della colt messicano. Molto ben caratterizzato pure Norton, che col proseguo della trama scopriamo sia il vero committente di Mondego per vendicare i genitori uccisi dagli spietati piani dei Marsh. Bethanie è un villain che lascia il segno: affascinante, fredda come il ghiaccio e decisamente spietata. Un’antagonista valida a cui l’autore dedica una fine a effetto e che mostra pure segni d’umanità nel suo rapporto d’attrazione con il piacente Norton. Non entro affatto in merito a eventuali critiche sulla scena galante fra i due, visto che è sceneggiata con classe da Boselli e non essendo minimamente volgare e fuori le righe, la reputo adattissima pure a una saga troppo “puritana” come quella del ranger. Proprio Tex e Carson sono comunque il valore aggiunto della prova, sempre in prima linea, spumeggianti, decisivi e molto ironici. Piccola divagazione: visto la quantità di bistecche ingurgitate da Carson nella storia, il rischio di un’indigestione fu alto, ma a parte le battute, Borden ci mostra due ranger affiatati, granitici e senza sbavature e questo giova molto alla riuscita dell’episodio. Buoni i disegni del debuttante Leomacs, non trascendentali ma efficaci alla narrazione. Qualche lieve incertezza nelle fattezze di Tex ma pecche veniali che non inficiano un buon debutto. Nel bellissimo prologo, mi par di notare che il ricco messicano e il pistolero nemico di Mondego, che cadono nella trappola di quest’ultimo, sembrano essere un omaggio che il disegnatore fece a Zaniboni, visto che somigliano molto a Slattery e Coburn del texone “Piombo rovente”. Il mio voto finale è 8
Dai, Mauro... A parte il fatto che ho precisato di essere pignolo e ficcanaso - altrimenti non avrei fatto il giornalista - ma davvero uno nel 1880 e dintorni sa stabilire una traccia grazie alla cacca? Odore, consistenza, forma? Poi, davvero, ho scritto che era solo un inciso e vorrei davvero chiuderla qui e così. Anche se il bello di Tex è che provoca confronti anche solo sui dettagli. Grazie dell'attenzione.