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All’inizio degli anni Ottanta la sponda rossonera di Milano si trovava in un momento di crisi. Il Milan arrivava da due retrocessioni in serie B, la prima a causa dello scandalo del Totonero, mentre la seconda per demeriti sportivi. Felice Colombo, il presidente del decimo scudetto rossonero era stato coinvolto nello scandalo del Totonero, la società era quindi passata in mano al “presidente-agricoltore”, Giuseppe Farina. Il magnate vicentino si era posto l’obiettivo di riportare il club di via Turati sul tetto d’Italia, ma non aveva fatto i conti sulle possibilità economiche della società e sui grandi capitali che investivano le altre squadre.
Nel 1984 fu richiamato ad allenare “il Barone” Nils Liedholm, storico ex giocatore-allenatore dei rossoneri. Grande uomo di sport, che si differenziava dagli altri per classe e ironia. «Io schiero la mia squadra in modo perfetto. Il problema è che quando l’arbitro fischia l’inizio della partita i giocatori si muovono».
Nel frattempo in Inghilterra un giovane attaccante stava facendo le fortune del Porthsmouth, squadra di terza divisione inglese, il suo nome è Mark Wayne Hateley. Originario del Derbyshire, Mark era cresciuto nelle giovanili del Coventry City, dopo soltanto due stagioni venne ceduto in prestito ai Detroit Express, squadra militante nella NASL, la prima lega statunitense. L’avventura americana non fu molto fortunata, al termine della stagione 1980, la squadra chiuse i battenti e Mark fu costretto a tornare a Coventry. Durante la stagione ’83-’84 Mark passò ai Pompey di Porthsmouth, militanti nella terza categoria inglese. Mark era uno specialista nel gioco aereo, la sua forza e la sua aggressività contribuirono a salvare i Pompey. Le sue doti attivarono gli scout di mezzo Regno Unito, la maggior parte della squadre di Premier iniziarono a seguirlo, fino a quando non irruppe Giuseppe Farina. Il presidente-agricoltore pagò ai Pompey un milione di sterline. Insieme alla punta inglese, arrivò anche un altro giocatore, Ray Wilkins, regista basso di Chelsea e Manchester United.
Mark Hateley qualche anno più tardi commenterà con queste parole il suo passaggio al Milan: “Quando sono arrivato in Italia ero semisconosciuto. Le altre squadre prendevano Maradona, Platini, Zico e Socrates. Il Milan, che veniva da stagioni a dir poco infelici, puntava su di me. Roba da non credere”.
L’esordio
16 settembre 1984, alla prima di campionato il Milan di Hateley sfida l’Udinese di Zico. I rossoneri passano in svantaggio quasi subito, ma è il ragazzo di Derby a dare una scossa ai diavoli. Recupero sulla metà campo, nonostante i suoi 191 centimetri la sua progressione è inarrestabile, passaggio filtrante per Virdis, che deve solamente appoggiare la palla in rete. 1 a 1. Altra azione del Milan, Evani crossa una palla lenta in mezzo all’area, il portiere dell’Udinese esce tranquillo di porter recuperare la palla, in quel momento Hateley sale in cielo e tocca il pallone che finisce lentamente dentro la rete. San Siro esplode in un boato, il Milan aveva trovato la sua nuova punta.
Tra i tifosi milanisti cominciò a circolare il soprannome per Hateley: “ATTILA”. All’inizio degli anni ’80 era uscito il film di Diego Abatantuono, “Attila flagello di Dio”, i milanisti trovarono simpatico il paragone tra Diego e lo strapotere fisico di Mark.
Poi arrivò il Derby di Milano e si scatenò l’inferno.
28 ottobre 1984, il Milan non batteva l’Inter da sei anni, i milanisti erano reduci da due retrocessioni nell’arco di pochi anni. Tra le fila dei nerazzurri giocava Fulvio Collovati, ex capitano dei rossoneri nella stagione della retrocessione, al termine della quale passò all’altra sponda del Naviglio, guadagnandosi il soprannome di “ingrato transfuga”. I nerazzurri passarono subito in vantaggio, con un gran goal di Altobelli. Il pareggio dei rossoneri non tardò ad arrivare, grazie a combinazione Wilkins-Virdis. La partita rimase invariata fino al diciottesimo della ripresa, quando Mark decise di chiuderla. Su un cross dal fondo di Pietro Virdis, Hateley saltò mezzo metro sopra la testa di Collovati, colpendo con forza il pallone e bucando la porta difesa da Walter Zenga.
San Siro esplose ancora.
Dopo sei lunghi anni il Milan era riuscito a interrompere il dominio nerazzurro sulla città di Milano. Molti tifosi, di entrambe le squadre ricordano quella partita come il momento in cui il Milan è rientrato nel calcio che conta. Il goal di Hateley è stato solamente uno dei diciassette segnati da Mark nei suoi tre anni in rossonero. Durante i quali fu colpito da una serie di infortuni che ne minarono la carriera in Italia. Quando nel 1986, Silvio Berlusconi comprò il Milan da Farina, Hateley era solamente una comparsa all’interno della squadra. L’anno in cui arrivarono gli olandesi, Mark venne ceduto al Monaco, voluto fortemente da un certo Arsenè Wenger, nel suo primo anno nel principato vinse la Ligue 1, ma gli infortuni lo tennero fermo nei due anni successivi al Monaco. Nel 1990 sbarcò ai Rangers, e una volta superati i problemi fisici, guidò la squadra di Glasgow alla vittoria di sei campionati consecutivi. Chiuse la carriera pellegrinando tra QPR, Leeds, Hull e Ross County.
Hateley rimase nel cuore della tifoseria milanista, quel colpo di testa nel derby lo fece entrare nella leggenda del club rossonero, anche dopo le vittorie del Milan di Sacchi. Nella sua ultima partita in maglia rossonera, Hateley andò sotto la Curva Sud tenendo tra le mani uno striscione sul quale era scritto un suo personale ringraziamento ai tifosi: “Grazie a tutti. I love you Milan. Mark Hateley”.
Grazie a te Attila per aver sovrastato Collovati.