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<h2>InitialSituation<h2><p><b>Comunicato stampa del Consiglio federale del 15.09.2017</b></p><p><b>Fondo per la sicurezza interna: adottato l'accordo aggiuntivo </b></p><p><b>La Svizzera intende partecipare al Fondo europeo per la sicurezza interna (ISF Frontiere), che mira ad aumentare la sicurezza nello spazio Schengen, impedire l'entrata illegale e agevolare quella legale e sostiene gli Stati Schengen che devono assumersi costi elevati per proteggere le frontiere esterne dello spazio. Le modalità di partecipazione della Svizzera sono stabilite in un accordo aggiuntivo che il nostro Paese ha negoziato con l'Unione europea. Nella riunione del 15 settembre 2017, il Consiglio federale ha adottato il messaggio concernente l'approvazione di tale accordo. La Svizzera potrà pertanto partecipare al Fondo a partire dalla seconda metà del 2018. </b></p><p>L'ISFFrontiere è stato istituito per il periodo 20142020 ed è lo strumento che subentra al Fondo per le frontiere esterne, giunto a scadenza alla fine del 2013, a cui aveva aderito anche la Svizzera. Si tratta di un fondo di solidarietà a favore degli Stati membri di Schengen che, a causa delle loro estese frontiere marittime o terrestri o della presenza sul proprio territorio di importanti aeroporti internazionali, devono sostenere costi elevati per la protezione delle frontiere esterne dello spazio Schengen. </p><p>Il Fondo intende contribuire a migliorare la protezione delle frontiere esterne e a impedire l'entrata illegale nello spazio Schengen, agevolando e velocizzando al contempo l'entrata legale. Anche la Svizzera trae profitto da queste misure tese a migliorare la sicurezza in tutto lo spazio Schengen. Nei sette anni della durata del Fondo, il nostro Paese vi contribuirà presumibilmente con un importo di 20,6 milioni di franchi all'anno e riceverà circa 20 milioni di franchi per finanziare misure nazionali.</p><p>Lo scorso dicembre, il Consiglio federale e il Parlamento hanno creato le basi legali per la partecipazione al Fondo e il termine di referendum è scaduto inutilizzato il 7 aprile 2017. Come nel caso del Fondo per le frontiere esterne, per la partecipazione della Svizzera è necessario un accordo aggiuntivo che ne fissa le modalità e costituisce pertanto il presupposto affinché la Svizzera possa essere parte del nuovo Fondo in quanto Stato associato a Schengen. </p><h2>Proceedings<h2><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito al Consiglio degli Stati, 13.12.2017</b></p><p><b>20 milioni per Fondo sicurezza Schengen </b></p><p><b>Bisogna contribuire al Fondo europeo per la sicurezza interna (ISF Frontiere) con un importo pari a 20,6 milioni di franchi all'anno. Lo ha deciso oggi - con 33 voti contro 1 e 5 astensioni - il Consiglio degli Stati. Il dossier passa al Nazionale.</b></p><p>L'ISF (Internal Security Fund) è un fondo di solidarietà per il periodo 2014-2020, istituito in favore degli Stati Schengen particolarmente sollecitati, ossia gravati da costanti costi elevati per la protezione delle frontiere esterne a causa di confini terrestri e marittimi estesi o di importanti aeroporti internazionali.</p><p>"Si tratta di proteggere le frontiere esterne e impedire le entrate illegali nello spazio Schengen", ha spiegato Isidor Baumann (PPD/UR) a nome della commissione preparatoria, invitando i "senatori" ad approvare il testo.</p><p>La dotazione finanziaria per l'attuazione del Fondo ammonta a 2,76 miliardi di euro. I contributi finanziari degli Stati associati non sono compresi in tale importo e andranno ad aumentare ulteriormente le risorse. Nei sette anni di validità del Fondo, si prevede che la Svizzera - che potrà parteciparvi dalla seconda metà del 2018, ma retroattivamente dal 2014 - verserà una media di 20,6 milioni di franchi all'anno.</p><p>Secondo il governo, per il quale ha parlato la consigliera federale Simonetta Sommaruga, anche la Svizzera trae profitto da partecipazioni di questo tipo. "Riuscire ad aumentare la circolazione legale di persone, diminuendo quella illegale, non può che essere positivo", ha detto.</p><p></p><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito al Consiglio nazionale, 07.03.2018</b></p><p><b>Schengen, approvato Fondo europeo per la sicurezza interna </b></p><p><b>La Svizzera contribuirà al Fondo europeo per la sicurezza interna (ISF Frontiere) con un importo pari a 20,6 milioni di franchi all'anno. Lo deciso oggi il Consiglio nazionale ratificando, con 107 voti contro 74 e 9 astenuti, l'accordo concluso con l'Ue concernente le modalità di partecipazione elvetiche.</b></p><p>L'ISF (Internal Security Fund) è un fondo di solidarietà per il periodo 2014-2020, istituito in favore degli Stati Schengen particolarmente sollecitati, ossia gravati da permanenti costi elevati per la protezione delle frontiere esterne a causa di confini terrestri e marittimi estesi o di importanti aeroporti internazionali.</p><p>Il Fondo ha un budget di 3,8 miliardi di euro per sette anni ed è composto di due strumenti, ISF Frontiere (2,76 miliardi) e ISF-Polizia (1 miliardo circa), ha ricordato Jean-Paul Gschwind (PPD/JU) a nome della commissione. A ISF Frontiere partecipano tutti gli Stati Ue (salvo Gran Bretagna e Irlanda) cui si aggiungono i quattro Paesi extra Ue associati a Schengen (Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera).</p><p>Il Fondo intende contribuire a migliorare la protezione delle frontiere esterne e a impedire l'entrata illegale nello spazio Schengen. Secondo il governo, anche la Svizzera trae profitto da queste misure volte a migliorare la sicurezza. Per i sette anni della durata del Fondo, oltre a versare un contributo annuo, riceverà in totale circa 20 milioni di franchi per finanziare misure nazionali, ha precisato Gschwind.</p><p>La Svizzera - ha ricordato il giurassiano - è tenuta ad aderire all'ISF, pena l'esclusione dallo spazio Schengen. Le conseguenze sarebbero gravi: il numero di richiedenti asilo aumenterebbe del 40%, senza contare le ripercussioni per il turismo, ha sostenuto Gschwind. I visitatori provenienti da Paesi extra-Ue avrebbero infatti bisogno di un visto specifico per la Svizzera. "È semplicemente impensabile", ha aggiunto Beat Flach (PVL/AG).</p><p>I Verdi hanno tentato invano di bocciare l'accordo sostenendo che il Fondo contribuirà a rafforzare la cosiddetta "fortezza Europa". Siamo vivendo una grave crisi umanitaria, i soldi impiegati per la sorveglianza e la repressione potrebbero essere meglio utilizzati per esempio per creare rotte sicure per i migranti, ha sottolineato Lisa Mazzone (Verdi/GE) ricordando che 3000 persone hanno perso la vita nel Mediterraneo lo scorso anno.</p><p>Anche l'UDC ha espresso scetticismo, ma per altri motivi: il progetto in discussione non contiene nessuna misura concreta per proteggere le frontiere di Schengen. Non sarà quindi possibile fermare l'immigrazione illegale, ha sostenuto Adrian Amstutz (UDC/BE) che si è anche lamentato per il continuo aumento dei costi legati allo sviluppo dell'acquis di Schengen.</p>