Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/179222

<h2>SubmittedText<h2><p>Quali provvedimenti prende il Consiglio federale per facilitare l'accesso di lavoratrici e lavoratori stranieri qualificati al mercato del lavoro svizzero attraverso un più semplice e trasparente riconoscimento dei loro titoli di studio ottenuti all'estero e un miglioramento del livello di formazione, contribuendo così anche a contrastare la crescente carenza di personale qualificato?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Nel caso dei cittadini UE/AELS, per quanto riguarda le professioni e le attività regolamentate in Svizzera il riconoscimento delle qualifiche professionali è disciplinato dall'Accordo tra la Confederazione Svizzera, da una parte, e la Comunità europea ed i suoi Stati membri, dall'altra, sulla libera circolazione delle persone che, nell'Allegato III, rimanda alla direttiva 2005/36/CE relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali. Ai cittadini di Paesi terzi si applicano l'ordinanza sulla formazione professionale e l'ordinanza concernente la legge sulla promozione e sul coordinamento del settore universitario svizzero.</p><p>L'esercizio di alcune professioni è regolamentato, ovvero richiede il possesso di un titolo di formazione. L'obiettivo è garantire la qualità delle prestazioni nei settori in cui ciò è d'interesse pubblico. La procedura per ottenere l'equipollenza delle qualifiche professionali mira a mantenere la qualità richiesta dalla regolamentazione. Quando l'esercizio di una professione non è regolamentato, è il mercato del lavoro a determinare liberamente le condizioni per l'assunzione; una maggiore ingerenza dell'Amministrazione federale non sarebbe giustificata.</p><p>1. Quando la formazione conseguita all'estero non permette di raggiungere gli standard qualitativi minimi richiesti in Svizzera, vengono disposte delle misure di compensazione che hanno lo scopo di permettere agli individui formatisi all'estero di raggiungere il livello formativo richiesto facilitandone così l'inserimento nel mercato del lavoro. Nel caso delle professioni regolamentate è in ogni caso molto raro che il riconoscimento venga negato.</p><p>2./3. Non è possibile redigere liste per il riconoscimento collettivo dal momento che i vari tipi di formazione cambiano molto rapidamente, sia in Svizzera sia all'estero. Non potendo essere precise, tali liste rischierebbero da una parte di creare condizioni di ammissione eccessivamente favorevoli a scapito degli standard minimi richiesti dal nostro Paese, dall'altra, al contrario, di causare respingimenti ingiustificati. Tenere aggiornate tali liste genererebbe proprio una di queste trafile burocratiche avulse dalla pratica; ciò vale a maggior ragione per le professioni non regolamentate per le quali un eventuale respingimento della domanda di equipollenza non produce alcun effetto formale, dal momento che è il mercato del lavoro a decidere liberamente le condizioni per l'assunzione. Per approfondimenti il Consiglio federale rimanda al postulato Fetz 15.3632.</p><p>4. L'ammissione agli studi è di competenza delle scuole universitarie. Queste ultime e i rispettivi servizi d'ammissione tengono in dovuta considerazione la questione dell'accesso semplificato per i cittadini di Paesi terzi che hanno iniziato o concluso la formazione terziaria. A tal proposito si ricorda la "Convenzione di Lisbona" il cui obiettivo è facilitare il reciproco riconoscimento dei titoli di studio rilasciati dai Paesi firmatari.</p><p>Per di più Swissuniversities (Swiss ENIC) fornisce gratuitamente valutazioni sul valore dei titoli di formazione terziaria esteri nel caso delle professioni non regolamentate. Nell'ambito del progetto "Sfruttare il potenziale dei migranti" della Segreteria di Stato della migrazione, si indaga inoltre su come semplificare l'accesso dei cittadini di Paesi terzi ai cicli di studio professionali riconosciuti. Il progetto si concluderà nel 2018 e i risultati saranno discussi assieme agli attori del settore della formazione.</p>  Risposta del Consiglio federale.