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BRUXELLES - Dal 5 febbraio l'Europa smetterà d'importare prodotti petroliferi dalla Russia, in particolare carburanti raffinati, nel tentativo di punire Mosca per la guerra in Ucraina. Fa parte delle sanzioni decise dall’UE alle quali anche l’Italia si è adeguata. L’ammanco sarà di circa un milione di barili al giorno, metà dei quali di qualità difficilmente reperibile a livello internazionale. Il problema della loro sostituzione è reale e di una certa urgenza. È ragionevole aspettarsi una carenza di approvvigionamento di diesel che l’Europa dovrà in qualche maniera colmare. Come rimpiazzare tanto carburante russo - si immagini circa 14.000 piscine olimpioniche piene di gasolio-? Cosa succederà dopo? Quali sono i pericoli e le minacce? La Russia è da anni il principale fornitore di gasolio per l’Europa, dove le raffinerie non producono abbastanza per soddisfare la domanda interna del suo ampio parco auto diesel.
Anche se i Governi e le aziende hanno cercato di recidere i legami economici con la Russia dopo l’invasione dell’Ucraina, nel corso del 2022 l’Europa ha fatto affidamento sul Paese per quasi la metà delle sue importazioni di gasolio. Ora si rischia seriamente di pagare il conto di questa dipendenza energetica.
L’anno scorso l'UE ha importato circa 220 milioni di barili di diesel dalla Russia, secondo i dati di Vortexa Ltd compilati da Bloomberg. Il carburante è vitale per l'economia; alimenta auto, camion, navi, attrezzature per l'edilizia e la produzione e molto altro ancora. Qualche passo avanti è già stato fatto: nel 2021, più della metà di tutte le spedizioni via mare nell'UE e nel Regno Unito, che hanno già un divieto in vigore, provenivano dalla Russia. A dicembre dello scorso anno, tale percentuale era scesa a circa il 40%, in parte grazie agli aumenti di fornitura dall'Arabia Saudita e dall'India.
Guardando al futuro, c'è motivo di credere che le restanti forniture russe possano essere coperte da barili provenienti da altre aree. Ma quali?
I possibili fornitori
"Le forniture russe perdute verranno sostituite", ha affermato Eugene Lindell, responsabile dei prodotti raffinati presso la società di consulenza Facts Global Energy. Ma è tutt'altro che garantito.
La soluzione più logica, per l’Europa, è cercare di approvvigionarsi dal Medio Oriente; è relativamente vicino, in particolare ai Paesi che si affacciano sul Mediterraneo e - sempre che il Canale di Suez non venga bloccato - e ha dislocate sul territorio nuove enormi raffinerie di petrolio pronte a riversare sul mercato europeo milioni di barili di carburante.
Il Kuwait si è già fatto avanti, offrendo all’Europa circa 50 mila barili di gasolio al giorno. Ma non è sufficiente; la Russia ora ne dà più di dieci volte tanto. Anche l'Abu Dhabi National Oil Co.ha già concordato un accordo per rifornire la Germania. E India e Stati Uniti, entrambi fornitori a lungo termine dell'UE, hanno intensificato le spedizioni nelle ultime settimane. Ma il potenziale fornitore più importante, anche se indirettamente, potrebbe rivelarsi la Cina. "La politica cinese è il punto di svolta - ha affermato Mark Williams, direttore della ricerca presso Wood Mackenzie Ltd - Il paese detiene la chiave di tutta la capacità di raffinazione in eccesso a livello globale". Le spedizioni di gasolio dalla Cina sono aumentate notevolmente negli ultimi mesi. Sebbene solo una frazione di questi carichi raggiunga l'Europa, aumentano le forniture regionali, che poi liberano barili da altri produttori che possono, in teoria, dirigersi verso Ovest. Ancora, c'è in atto un progetto per costituire un hub internazionale del gas in Tracia, regione europea Tuchia, per il quale Putin ed Erdogan avrebbero già siglato un accordo lo scorso ottobre. Pur trattandosi in questo caso di gas, e non di gasolio, la creazione di questo polo energetico dovrebbe servire a regolare i prezzi.
Tutto quanto elencato sopra, tuttavia, sono per ora solo ipotesi. Alcune delle più grandi petroliere del mondo, con una capacità di due milioni di barili di petrolio, sono state noleggiate negli ultimi mesi per importare gasolio in Europa dall’Asia e dal Medio Oriente. Tuttavia, il trasporto via mare di carburante dalla Russia all’Europa nord-occidentale richiede in genere una settimana, mentre i carichi da Oriente impiegano in media fino a otto settimane, con conseguenti costi di trasporto più elevati. La domanda di navi cisterna per prodotti raffinati è destinata ad aumentare del 7,2% nel 2023, rispetto al terzo trimestre del 2022, a causa delle rotte marittime più lunghe. Viaggi più lunghi aumenteranno la domanda di navi per la consegna di diesel, ma si rifletteranno anche in prezzi dei carburanti più elevati.
In tutta questa incertezza è dunque logico attendersi spiacevoli conseguenze: penuria di carburante, rincari alla pompa, magari addirittura razionamenti.
Le previsioni: non solo caro benzina
Così come il rincaro del gas ha messo in crisi vari settori industriali energivori, la prevedibile impennata dei prezzi del gasolio affliggerà notevolmente le attività produttive che su di esso fanno affidamento, trasporti in primis. Ed ecco che la stangata, oltre a farsi dolorosamente sentire dal benzinaio, si ripercuoterà sulle merci, che non crescono spontaneamente sugli scaffali dei supermercati ma devono essere trasportate fin lì.
Finché il gasolio rimane reperibile in abbondanza, i commercianti europei si stanno affrettando a riempire i serbatoi di diesel russo, con le scorte regionali che hanno raggiunto il massimo da ottobre 2021 nella settimana fino al 12 gennaio, secondo i dati della società di consulenza olandese Insights Global. Le importazioni europee di gasolio dalla Russia ammontano finora a 770.000 barili al giorno (bpd), il massimo da marzo dello scorso anno, e gli acquirenti cercano d'importare quanto più diesel possibile prima del divieto. I contraccolpi di questa crisi non saranno dunque immediati, così come è ragionevole attendersi un aumento progressivo del costo del carburante.
Ma intanto si avvicina a grandi passi la fatidica data del 5 febbraio, quando entrerà in vigore l’embargo che dovrebbe restringere le forniture, ridisegnare le rotte marittime globali e aumentare la volatilità dei prezzi. E lo spettro della crisi del gasolio, dopo quella del gas, già aleggia in Europa, ed è probabile che perduri per tutto il 2023.