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BRUXELLES - Oggi, per la quarta volta da quando, il 26 maggio, si sono svolte le elezioni europee, i leader dei 28 si ritrovano a Bruxelles per cercare di trovare un accordo e sciogliere il nodo nomine per i vertici dell'Ue.
Dopo il fallimento di ieri, il presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk ha dato appuntamento ai suoi colleghi per le 10 con l'obiettivo di superare l'impasse prima che il Parlamento Ue domani dia il via alle votazioni per scegliere il successore di Antonio Tajani. Tusk appare deciso, se necessario, ad andare alla conta dei voti per strappare una decisione ai leader.
È soprattutto l'individuazione del candidato o della candidata per la guida della Commissione a spaccare i 28 nell'ambito di un pacchetto che potrebbe anche saltare in quanto tale, ma che per ora comprende anche il nuovo presidente del Consiglio Europeo e l'Alto rappresentante Ue. Mentre pare accantonata, almeno ufficialmente e per il momento, la discussione sul successore di Mario Draghi alla Bce.
Un tema, quello della guida della Bce, che molti leader vorrebbero tenere separato dalle scelte prettamente politiche che caratterizzano le altre nomine. Ma che inevitabilmente è destinato a fare parte, volenti o nolenti, di un insieme in cui pesano gli equilibri politici, geografici e di genere.