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Aiuto al suicidio alla sbarra
Una dottoressa basilese è accusata di aver dato la morte a una donna incapace di giudizio
Il Tribunale penale di Basilea Campagna processerà da mercoledì per omicidio intenzionale a Muttenz la dottoressa Erika Preisig, che offre un servizio di assistenza al suicidio. L'accusa è di aver dato la morte a una donna in stato depressivo incapace di giudizio. La sentenza è attesa per il 9 luglio dopo quattro giornate di dibattimenti.
L'accompagnamento al suicidio nel mirino della Procura era avvenuto nel giugno 2016. La donna di 67 anni, che viveva in una casa per anziani del cantone renano, si era rivolta alla fondazione Eternal Spirit della 61enne dottoressa, dopo che, tre anni prima, la più nota associazione Exit si era rifiutata di aiutarla a togliersi la vita.
Secondo il pubblico ministero la donna, che rifiutava tutti i suggerimenti terapeutici e ripeteva il suo desiderio di morire, soffriva di uno stato depressivo recidivo e di disturbi somatici, malattie "puramente psichiche" e non mortali. Inoltre non era capace di discernimento.
Erika Preisig l'ha accompagnata al suicidio nel locale ad hoc di Eternal Spirit a Liestal senza richiedere prima una perizia psichiatrica indipendente, afferma l'atto d'accusa, ma redigendo lei stessa in qualità di medico un rapporto destinato alla fondazione da lei presieduta. Inoltre, aveva ordinato soltanto "un breve referto a un medico di famiglia che conosceva". Ha così coscientemente deciso, su una base insufficiente, che la donna era in grado di intendere e di volere.
ATS/Swing