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<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Secondo il libro bianco redatto dalla Commissione, la politica energetica dell'Unione europea mira ad un raddoppio dell'impiego delle energie rinnovabili (compresa l'energia idraulica), per raggiungere il 12% del totale nel 2010. Nel 1995 tale percentuale era solamente del 5,3% nei Paesi Ue. Il libro bianco chiede ad ogni Stato membro di attuare le proprie strategie di promozione sfruttando i suoi potenziali. La maggiore utilizzazione prevista di energia eolica, in particolare in siti off-shore, con un aumento di 37,5 GW nel 2010, dovrebbe contribuire notevolmente al raggiungimento dell'obiettivo globale rispetto al 1995, tuttavia essa è possibile solo lungo le coste adatte allo scopo. In altre regioni dovrebbero infatti essere impiegate in particolare biomassa e energia idroelettrica, mentre nei Paesi del sud bisognerebbe continuare a sfruttare l'energia solare attraverso la fotovoltaica.</p><p>Anche la Svizzera vorrebbe potenziare il settore nell'ambito di Energia 2000 e del successivo programma. La quota di energie rinnovabili inclusa l'energia idroelettrica era pari al 15,2% del consumo finale nel 1998 e al 57,4% rispetto alla produzione interna di elettricità. In base al progetto relativo al programma di politica energetica dopo il 2000, la quota di energie rinnovabili (esclusa l'energia idroelettrica) rispetto alla produzione di elettricità dovrebbe aumentare ulteriormente dello 0,5% nel 2010 fino a raggiungere l'1,5% e questo a seconda delle basi giuridiche esistenti, ovvero legge sull'energia soltanto o legge sull'energia e decreto sulla tassa di incentivazione. In caso di accettazione di quest'ultimo, si potrebbe dare un contributo supplementare del 3% alla produzione di elettricità, grazie al mantenimento e al potenziamento delle centrali idroelettriche esistenti.</p><p>La Svizzera continua a stabilire i propri obiettivi di incentivazione delle energie rinnovabili in base alla produzione indigena. Attualmente infatti non esistono ancora strumenti giuridici o statistici che permettano di imputare la produzione estera di elettricità al bilancio energetico o di CO2 di un Paese. Non esiste quindi una "corrente elettrica svizzera", prodotta ad esempio negli impianti off-shore danesi, anche quando questi impianti sono di proprietà di imprese o privati svizzeri.</p><p>La legge sul CO2 e il protocollo di Kyoto prevedono tuttavia meccanismi flessibili (Joint Implementation, Clean Development Mechanism e Emission Trading). Essi mirano alla riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra e, nel caso della legge sul CO2, di emissioni di quest'ultimo. Il loro scopo non è quello di aumentare la quota di energie rinnovabili nella produzione di corrente elettrica. Le modalità di impiego di questi nuovi strumenti devono ancora essere chiarite, in particolare la questione dell'imputabilità della riduzione dei gas ad effetto serra o dei contributi di investitori privati nel quadro della legge sul CO2. La Joint Implementation e l'Emission Trading possono avvenire tra i cosiddetti Stati dell'Annex 1 (Paesi occidentali industrializzati e Paesi dell'Europa dell'est), mentre il Clean Development Mechanism è limitato alla collaborazione tra gli Stati dell'Annex 1 e i Paesi in via di sviluppo. Se l'Emission Trading (ossia la commercializzazione dei diritti di emissione) avviene all'interno dell'Unione europea, essa dovrebbe riguardare innanzitutto gli scambi all'interno dell'Unione. Una commercializzazione tra l'Ue e la Svizzera richiederebbe infatti una regolamentazione speciale.</p><p>Il mercato interno europeo dell'energia elettrica dovrebbe stimolare anche il commercio di corrente elettrica proveniente da fonti di energie rinnovabili. Finora il Consiglio dei ministri europei dell'energia non è riuscito ad accordarsi su una politica comune, poiché non sono da escludere possibili distorsioni della concorrenza dovute a 15 diverse strategie di promozione (tariffe di immissione in rete, quote, certificati, sovvenzioni). La direttiva citata nel postulato relativa ad un mercato comune per l'"elettricità verde" e che la Commissione voleva proporre al Consiglio alla fine del 1998, non è ancora pronta. Un presupposto fondamentale per il commercio di elettricità prodotta dalle energie rinnovabili è la certificazione degli impianti di produzione. In diversi Paesi, compresa la Svizzera, si stanno esaminando gli aspetti procedurali in materia. Tuttavia, nel prossimo futuro non sarà ancora possibile parlare di basi adeguate per un mercato internazionale di "elettricità verde" riconosciuto e trasparente.</p><p>Il Consiglio federale continuerà ad esaminare le possibilità di promovimento delle energie rinnovabili a livello nazionale e all'estero. Il DATEC informerà sugli sviluppi nel settore anche nei rapporti annuali di Energia 2000 e del successivo programma e proporrà eventualmente al Consiglio federale e al Parlamento le nuove misure da adottare. Tuttavia, il rapporto richiesto nel postulato concernente le possibilità di partecipazione della Svizzera a impianti eolici off-shore non contribuirebbe ad un maggiore e più intenso promovimento delle energie rinnovabili, sostenuto anche dal Consiglio federale.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.