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Nella gestione contabile delle squadre di calcio, la parola magica è plusvalenza. Uno degli elementi più importanti per una società calcistica, infatti, è il possesso dei cartellini dei giocatori, contabilmente trattati come se fossero un attivo fisso. Una plusvalenza, quindi, può essere realizzata quando il valore di cessione di un giocatore è maggiore del valore d'acquisto dello stesso giocatore, al netto degli ammortamenti.
Con l'avvento del Fair Play Finanziario, voluto dalla Uefa, le società di calcio dovrebbero essere aziende sostenibili e, quindi, capaci di non generare perdite. Qualora un club non riuscisse a raggiungere un livello di ricavi sufficiente a coprire tutti i costi, non può più essere lautamente foraggiato dal proprietario della squadra, come facevano Massimo Moratti e Silvio Berlusconi con Inter e Milan. Per le regole contabili Uefa, quindi, è necessario colmare i buchi con dei ricavi straordinari: le plusvalenze sulle cessioni dei giocatori.
La caccia alla plusvalenza sta diventando qualcosa di sistematico, perché permette di innalzare il livello dei ricavi, altrimenti composti dalle attività commerciali, dai diritti televisivi e dai biglietti venduti per le partite. Questa ricerca al ricavo straordinario, però, non è sempre al di sopra di ogni sospetto.
Per realizzare una plusvalenza, infatti, è sufficiente fare uno scambio tra due giocatori, valutandoli paritariamente, ma a un livello più alto dei rispettivi valori d'acquisto netti. Ad esempio, la squadra A potrebbe avere a bilancio il cartellino del giocatore Tizio, con un valore netto di 3 milioni di franchi. Parallelamente, la squadra B potrebbe avere a bilancio il cartellino del giocatore Caio, con un valore netto di 2 milioni di franchi. Scambiandosi i giocatori, con una valutazione di 5 milioni, la squadra A realizzerebbe una plusvalenza di 2 milioni di franchi, mentre la squadra di B di 3 milioni. Un'operazione positiva per tutti.
Capita, però, che i valori dei cartellini scambiati siano volutamente gonfiati, così da generare laute plusvalenze. Ciò avviene soprattutto parlando di giovani calciatori, in quanto la loro valutazione è difficile da oggettivare. Un ragazzo potrebbe essere valuatato molti soldi, non a fini meramente contabili, ma perché si ritiene possa essere un campione di domani. Solo il tempo potrà dire se il cartellino venduto sia quello di un nuovo fenomeno, o se il valore attribuitogli sia fuori mercato.
Aspettando che i ragazzi crescano, però, il sospetto che circolino molte plusvalenze gonfiate, rimane.