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Per l'ente radiotelevisivo mancherebbero dal 2027 fino a 240 milioni di franchi e circa 900 posti di lavoro
Si dice contraria alla riduzione del canone proposta dal Consiglio federale. È questa la presa di posizione della Ssr in merito alle contromisure all’iniziativa “200 franchi bastano!” recentemente presentate dal governo. Secondo l'ente radiotelevisivo svizzero “questa riduzione avrebbe delle pesanti ripercussioni sul programma e sul personale. Con il calo delle entrate pubblicitarie e l’annullamento dell’adeguamento al carovita, alla Ssr mancherebbero dal 2027 fino a 240 milioni di franchi. Circa 900 posti di lavoro dovrebbero essere gradualmente tagliati in tutte le regioni”.
Per la Ssr occorre continuare “a proporre un’offerta forte, che crei un valore aggiunto per ogni singola persona e per l’intera società”. La riduzione del canone proposta dal Consiglio federale “va dunque in senso opposto. Questa riduzione avrebbe conseguenze molto importanti: la cancellazione dell'adeguamento al carovita e il calo degli introiti pubblicitari. Questo accumulo di sfide finanziarie avrebbe un impatto drastico sul programma e sul personale”.
Jean-Michel Cina, presidente del Consiglio di amministrazione della Ssr, ha dal canto suo sottolineato che "una democrazia dipende dal fatto che le cittadine e i cittadini siano ben informati. In un momento in cui i media lottano con crescenti problemi di finanziamento e posti di lavoro vengono tagliati, è un errore indebolire massicciamente la Ssr”. Diretto anche il direttore generale della Ssr Gilles Marchand: “L'intera piazza mediatica svizzera beneficia di un'azienda mediatica pubblica sana e correttamente finanziata. La Ssr sta già facendo tutto il possibile per compensare il forte calo delle entrate commerciali. Un ulteriore indebolimento avrebbe certamente un impatto negativo sulla qualità dei programmi offerti e in tutte le regioni. A scapito del pubblico”.