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PECHINO - La Cina «è l'unico grande Paese al mondo che non ha ancora completamente raggiunto l'unificazione ed è qualcosa che nessuna forza può fermare»: per questo, ha detto il ministro della Difesa Wei Fenghe, Pechino non potrà mai ammettere «l'indipendenza di Taiwan», perseguita poi «dagli atti sconsiderati di forze separatiste ed esterne».
«Il separatismo porterà solo in un vicolo cieco», ha notato Wei nella cerimonia d'apertura dello Xiangshan Forum, la piattaforma di dialogo voluta dalla Cina sulla sicurezza e che alla sua nona edizione annovera la presenza di oltre 530 partecipanti da 76 delegazioni, tra cui 23 ministri della difesa e sei capi militari.
Considerata dalla Cina provincia ribelle malgrado l'autonomia di cui ha goduto dal 1949 dopo la guerra civile, Taipei «è destinata a riunirsi alla madrepatria» anche con la forza, se necessario, ha ripetuto più volte il presidente Xi Jinping.
Le relazioni sono drasticamente peggiorate dalla salita al potere nel 2016 di Tsai Ing-wen, eletta presidente e rifiutatasi di accettare che Taiwan sia parte della "Unica Cina".
Wei, tuttavia, ha detto di voler promuovere i rapporti pacifici tra le due sponde dello stretto di Taiwan, ribadendo però che Pechino «non permetterà mai ai separatisti dell'isola di fare mosse insensate e mai resterà inerte guardando le interferenze delle forze esterne».
I suoi commenti sono maturati a pochi mesi dalla vendita di nuove armi degli Usa a Taiwan e a poche settimane dalla grande parata militare dei 70 anni della fondazione della Repubblica popolare in cui gli esperti hanno individuato armi, tra cui i missili, tarati per le manovre su un bersaglio come Taipei e le forze americane, a partire da quelle del Pacifico.
Wei ha anche detto di ritenere a pieno titolo le Diaoyu, l'arcipelago di otto isolette disabitate nel mar Cinese orientale e amministrate dal Giappone, «parte connaturata del territorio» della Cina. «Non possiamo perdere neanche un singolo centimetro di territorio che ci è stato lasciato dai nostri antenati», ha aggiunto Wei, citando una frase più volte usata da Xi.
Pechino, che rivendica circa il 90% del mar Cinese meridionale, ha dispute con Paesi quali Vietnam, Filippine, Malaysia, Brunei e Taiwan, avendo da diversi avviato il processo di rafforzamento dell'area con la costruzione di isole artificiali dotate di fortificazioni militari.
Malgrado i contenziosi, Wei ha insistito che le ambizioni militari del Dragone non sono aggressive: «lo sviluppo della Cina non costituisce alcuna minaccia nei confronti di alcuno».