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BOGOTA' - «Addio alle armi, addio alla guerra. Benvenuta la pace!»: con queste parole Rodrigo Londono, nome di battaglia Timochenko, ha messo fine ufficialmente oggi alle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (Farc), dopo 53 anni di lotta armata contro lo Stato.
In una cerimonia dal forte valore simbolico col presidente Juan Manuel Santos, svoltasi in una delle zone di disarmo della guerriglia nella regione di Mesetas, 242 km a sud di Bogotà, Londono ha sottolineato che «d'ora in poi continueremo ad esistere come movimento legale e democratico, che porterà avanti la sua proposta ideologica e politica senza armi e in modo pacifico».
La cerimonia di oggi, infatti, segna la fine della fase di consegna delle armi da parte delle Farc, certificata dalla missione speciale delle Nazioni Unite in Colombia, il cui responsabile, Jean Arnault, era presente per l'occasione.
Arnault ha indicato alla stampa che 7.132 armi «di alta qualità ed operatività sono state consegnate dalla guerriglia», un numero superiore ai combattenti stessi delle Farc registrati durante il processo di pace, che sono 6.803.
Da parte sua Santos, che ha ricevuto il Nobel della Pace nel 2016 per aver lanciato il processo di pace che culmina in questi giorni, ha risposto al comandante delle Farc che «io raccolgo la sua promessa, così come lo fa l'intera Colombia, con la comunità internazionale come testimone: questa è la migliore notizia per il nostro paese negli ultimi 50 anni».
«Non sarà mai d'accordo con voi riguardo al modello politico ed economico per la nostra nazione, ma difenderò il suo diritto ad esprimere le sue idee, all'interno di un sistema democratico», ha sottolineato il presidente colombiano.
Gli ex combattenti delle Farc rimarranno ora nelle 26 zone definite nell'accordo di pace, che diventeranno le basi per la loro transizione verso la vita civile. Il prossimo 1 agosto l'Onu preleverà le armi raccolte alla guerriglia, che saranno usate per la costruzione di monumenti in Colombia, Cuba e gli Stati Uniti.