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La polizia cantonale bernese ha iniziato oggi un esperimento pilota con le bodycam: le micro-telecamere indossabili sulle divise che dovrebbero contribuire a documentare meglio i reati.
L'uso di questi strumenti fa discutere a livello nazionale per quanto concerne la tutela della personalità.
Il programma pilota non prevede l'uso di queste minuscole telecamere a scopo preventivo o durante manifestazioni. La ripresa viene avviata solo se un reato è imminente o se è appena stato commesso, precisa un comunicato odierno della polizia. In totale sono stati acquisiti 32 di questi apparecchi.
Prima dell'inizio del progetto è stato consultato l'incaricato cantonale della protezione dei dati, aggiunge la nota, in cui si rileva che già si usano le telecamere per la raccolta di prove nei casi penali. L'unica novità in questo caso è che sono indossate sul corpo.
L'idea del loro uso risale a un postulato che il Gran Consiglio bernese ha approvato nel 2016. L'esecutivo cantonale alla fine del 2020 è giunto alla conclusione che c'è una base legale sufficiente per l'uso delle bodycam. Possono essere impiegate in singoli casi specifici, in modo da non dover modificare l'attuale legislazione, e per un'istruzione preventiva, ossia l'acquisizione di prove anche senza che vi sia un procedimento pendente.
Finora in Svizzera non ci sono molte esperienze con queste telecamere. Una prova della polizia della città di Zurigo era stata valutata positivamente, ma non aveva mostrato effetti statisticamente significativi.
All'estero l'uso di questi apparecchi è motivato da varie ragioni: negli Stati Uniti per rendere più trasparenti le azioni della polizia, spesso accusata di eccessiva violenza, soprattutto contro gli afroamericani; nei paesi vicini, come Germania e Austria, l'attenzione è rivolta alla tutela degli agenti da attacchi violenti.