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La scomparsa di Jean Starobinsky, avvenuta lunedì 4 marzo, è un duro colpo per il mondo della critica letteraria e per la cosiddetta Scuola di Ginevra. Saggista di fama mondiale, il ginevrino di origini polacche ha pubblicato saggi memorabili come Ritratto dell’artista da saltimbanco, La solitudine allo specchio (su Baudelaire), Tre furori e il più recente Azione e reazione, opere che hanno profondamente influenzato la critica del secondo novecento. Grazie alla sua doppia formazione come medico-psichiatra e come storico della letteratura, Starobinski ha saputo fondere indagine filologica e sensibilità scientifica, sulle orme del suo grande predecessore, Diderot: quasi un ideale, una figura a specchio di una filosofia in azione, di una morale dell’energia, che sa fondere immagine e parola, riflessione e musicalità. Dove il saggio entra a pieno titolo nella storia della letteratura mondiale.
Pierre Lepori aveva incontrato il pensatore ginevrino nella sua casa del Plateau-de-Champel nel 2010 quando, in occasione dei suoi novant’anni, la Biblioteca Nazionale (che ha ricevuto il lascito dei suoi manoscritti e della sua biblioteca personale) e l’Università di Ginevra (dove Starobinski ha insegnato a lungo), gli avevano consacrato un convegno internazionale di due giorni.