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Il responsabile delle finanze dell'HC Davos ci ha parlato dei mancati introiti a causa del coronavirus, dei salari svizzeri e del nuovissimo e modernissimo centro d'allenamento per giovani talenti.
Lo avevamo già incontrato in occasione dell'intervista sui Ticino Rockets. Lui è Ivan Fanconi, originario di Poschiavo nel Canton Grigioni e da alcuni anni responsabile delle finanze dell'HC Davos, oltre che vicepresidente della Spengler Cup, altro fiore dell'occhiello dell'hockey del leggendario club grigionese.
Stagione 2019-2020
Al termine della scorsa Regular Season il Davos aveva terminato sorprendentemente al terzo posto, a un solo punto, rispettivamente due dalle due grandi potenze Zugo e Zurigo. Un risultato inaspettato, per certi versi, dopo la difficilissima stagione 2018-2019 e il cambio della guardia tra il leggendario Del Curto e il neo appuntato Chris Wohlwend.
Ai quarti di finale dei playoff che non si sono mai giocati il Davos avrebbe impattato il Losanna, lasciando buon sperare per un passaggio alle semifinali. La formazione grigionese era in piena corsa, anche grazie all'ottimo mix tra giocatori d'esperienza e giovani promettenti e all'ottima vena di tre dei suoi stranieri: Lindgren, Tedenby e Palushaj insieme hanno totalizzato 112 punti.
La perdita economica causata dalla mancanza di introiti durante i Playoff inciderà sugli investimenti per la prossima stagione?
Assolutamente sì. A causa dell'incerta situazione attuale, diversi investimenti materiali fondamentali nel settore degli eventi sono stati rinviati. Si tratta comunque di investimenti che possono essere rinviati ma non cancellati.
Per quanto riguarda gli investimenti nella squadra invece, l'HCD è una squadra giovane con contratti per lo più in corso e con l'obiettivo di poter essere di nuovo altamente competitiva nei prossimi 2 o 3 anni. Pertanto, sono stati necessari pochi investimenti drastici nella squadra.
Nello sport in generale si parla di tagli salariali eccezionali, magari anche di un ridimensionamento degli stessi anche in futuro. Lei pensa che si debbano abbassare i salari dei giocatori e allenatori?
In Svizzera abbiamo un livello salariale molto elevato rispetto alle altre nazioni. Su questo punto vengono fatte continue riflessioni, ma il sistema giuridico svizzero non è concepito per una riduzione globale. Negli ultimi anni si sono discussi diversi modelli e approcci. In definitiva, ci sono due questioni decisive: anche in Svizzera l'hockey su ghiaccio è diventato sempre più importante negli ultimi anni. In genere i salari sono determinati in base alla domanda e all'offerta. Se si vogliono ottenere riduzioni salariali, è responsabilità dei singoli club trovare soluzioni con i singoli giocatori.
A Davos vi siete regalati un nuovissimo e modernissimo centro d'allenamento: un fiore all'occhiello invidiato in tutta la Svizzera e anche all'estero. Dopo la Cattedrale dell'Hockey (stadio del ghiaccio di Davos), ora avete anche il Duomo del Fitness-preparatorio. Davos vuole continuare ad essere un faro dell'hockey svizzero. Cosa bolle d'altro in pentola?
L'HC Davos vuole continuare ad offrire un hockey su ghiaccio di alta qualità e affermarsi come un club di sviluppo per giovani talenti attraente. Inoltre, l'organizzazione deve essere professionalizzata e adattata alle condizioni internazionali. Guardando il panorama internazionale dell'hockey su ghiaccio, dobbiamo concludere che l'hockey su ghiaccio svizzero non deve in nessun caso perdere la sua importanza.
Come raggiungere questo obiettivo?
Con una strategia sostenibile e chiara a tutti i livelli; con la nomina di professionisti ad ogni livello funzionale, ovvero nella gestione sportiva, nell'ambito del marketing, del catering e dell'amministrazione.
Rientra nelle vostre intenzioni attirare sempre più giovani da tutta la Svizzera, 'depredando' magari anche le vostre avversarie di giovani talenti?
Si potrebbe pensare che con il nuovo centro per gli allenamenti possa diventare centro guida nazionale per i giovani giocatori talenti. Sì, è il nostro obiettivo dichiarato che i giovani si rivolgano a Davos per migliorare le loro capacità. Tuttavia, non credo si debba adottare un approccio aggressivo, che non aiuta di certo l'hockey Svizzero. No, questo è il modo sbagliato! Una sana competizione è sempre positiva, e spesso mostra dove è necessario migliorare e in quali aree si dovrebbe investire.
Aldilà della fede hockeystica, vien dunque da dire: «Hopp HCD!».