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(30.10.2013) I direttori informatici (CIO) delle imprese elvetiche danno prova di prudenza riguardo alle nuove tecnologie. Secondo uno studio condotto da Deloitte, il 60% di questi ritiene che i rischi legati alla sicurezza informatica costituiscano una seria minaccia.
I CIO temono sia le fughe interne - cioè dovute a dipendenti o fornitori - sia gli attacchi esterni, quali quelli dei cyberattivisti o anche degli Stati. Quasi un terzo dei direttori informatici interrogati considera in effetti lo spionaggio governativo o industriale come un fattore di rischio importante.
Interrogati riguardo la loro prima priorità per i prossimi anni, i CIO svizzeri parlano di mantenimento dei servizi attuali. D'altronde, solo il 37% di questi ritiene che le tecnologie dell'informazione siano un motore d'innovazione per il proprio datore di lavoro. I loro omologhi stranieri menzionano al contrario la volontà di effettuare dei cambiamenti in seno alla loro unità come prima priorità.
Altra differenza importante tra direttori informatici elvetici ed internazionali: la predisposizione del cloud pubblico. In Svizzera, solamente il 10% dei CIO l'ha adottato, contro il 23% su scala mondiale. Più del 30% dei sondati spiega questa freddezza con la necessità più elevata di proteggere la confidenzialità nel paese, ed anche con la sua legislazione.
L'inchiesta, realizzata tra giugno e agosto 2013, mostra inoltre che la maggior parte delle società elvetiche (62%) ha difficoltà nel reclutare personale qualificato per il proprio settore informatico. Confrontati con queste difficoltà, i CIO ricorrono a diverse strategie, come ad esempio istillare ai futuri collaboratori l'idea di una partecipazione ai progetti migliori. Al contrario, solo il 5% promette maggiori remunerazioni ai candidati.
Ultima modifica 15.09.2015