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Torez è una cittadina del Donbass che si trova tra Donetsk e Luhansk. Qui si trova il più grande bacino carbonifero del Donbass ed è qui che, come ci raccontano Lorenzo Giroffi e Andrea Sceresini, si trovano, oggi, le miniere illegali. Le chiamano "Kopankas" e sono l'ultimo residuo di economia locale che ancora resiste alla guerra.
I minatori lavorano sei giorni su sette, con turni di otto ore. Si calano nel cuore della terra attraverso un piccolo foro, sdraiati dentro una vecchia vasca da bagno collegata a una fune. I metodi d'estrazione sono artigianali: lavorando a pieno ritmo, una squadra di quattro operai può produrre ogni giorno fino a cinque tonnellate di carbone, che vengono immediatamente rivendute sul mercato interno. I salari: circa settecento grivnie a settimana, pari a poco più di trenta euro. E poi: zero sicurezza sul lavoro, niente sindacati, nessuna alternativa percorribile.
"Il bacino carbonifero del Donbass era il più importante dell'Unione Sovietica - racconta Sergej, 31 anni, da sempre impiegato nelle cave -. Dopo lo scoppio della guerra, tutti i grandi impianti hanno dovuto chiudere. Noi minatori ci siamo trovati di fronte a un bivio: o arruolarci con la milizia separatista, oppure scendere nelle "Kopankas". Io ho optato per la seconda via. Probabilmente ci lascerò le pelle, perché questo è un inferno. Ma almeno i miei figli avranno di che mangiare".
Una vasca da bagno per la miniera - di Lorenzo Giroffi
Red. MM