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I Verdi hanno diritto a un seggio in Governo? "Sì e no" è la risposta di Urs Altermatt, autore del libro di riferimento sulla storia del Consiglio federale. Sì alla luce del risultato sensazionale delle elezioni, no perché "secondo le regole della concordanza affermatesi negli ultimi 50 anni questa richiesta non può essere esaudita immediatamente", afferma l'esperto. Regole non scritte che dicono che un consigliere in carica che si ripresenta ed è sostenuto dal suo partito va rieletto, che i nuovi rapporti di forza vanno riconfermati su più legislature e che i seggi non dipendono dalla percentuale di voti ma dai rappresentanti in Parlamento. "Aritmeticamente ne servono quindi circa 35", precisa Altermatt. I Verdi sono saliti a 28 al Nazionale, più 5 agli Stati.
Sembrerebbe così che gli ecologisti debbano piuttosto attendere. Lo storico concorda però anche sul fatto che i liberali-radicali oggi siano sovrarappresentanti. Di fatto, sostiene, ci sono quattro gruppi di forza simile, contando anche PPD e PS. E addirittura, il gruppo centrista formato dai popolari-democratici è più grande di quello del PLR. Chi dunque dei due dovrebbe avere una doppia rappresentanza nell'Esecutivo?
La formula magica a sette "è ormai superata e viene strumentalizzata a seconda degli interessi", afferma Altermatt, da anni sostenitore di un Governo a nove membri: permetterebbe di rappresentare meglio non solo le regioni linguistiche, ma anche i rapporti di forza, afferma, e forse stavolta, con la spinta degli ecologisti, potrebbe fare breccia. In ogni caso la discussione sulla ripartizione del potere non può più essere rinviata, come prova a fare il PLR che cerca di "tirare avanti" per altri quattro anni. Il rischio è che altrimenti qualcuno "perda la pazienza".