Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/88407

<h2>SubmittedText<h2><p>Considerando la necessità di lottare contro la crisi finanziaria nei Paesi in via di sviluppo, il Consiglio federale è stato incaricato di studiare la possibilità di estendere i criteri di ammissione della garanzia dei rischi delle esportazioni ai fondi di garanzia attivi nella microfinanza e, a tale scopo, di dotare la garanzia di 30 milioni di franchi supplementari.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Mediante lo strumento dell'Assicurazione svizzera contro i rischi delle esportazioni (ASRE), la Confederazione persegue l'obiettivo di creare e di mantenere posti di lavoro in Svizzera nonché di promuovere la piazza economica svizzera; l'ASRE dovrebbe agevolare la partecipazione dell'economia di esportazione alla concorrenza internazionale. Per legge l'ASRE ha quindi il mandato di assicurare determinati rischi connessi all'esportazione di beni e di servizi svizzeri a titolo complementare rispetto all'economia privata, in modo autonomo dal profilo finanziario e a condizioni di competitività a livello internazionale. A tale obiettivo sono orientate le risorse materiali e in particolare di personale che sono a sua disposizione. Per contro l'ASRE non dispone né delle conoscenze specialistiche né delle risorse necessarie per fornire, in modo adeguato dal profilo economico e della politica di sviluppo, le prestazioni di garanzia richieste a favore dei crediti in ambito microfinanziario nei Paesi in via di sviluppo.</p><p>Tuttavia anche altrove non esiste un fabbisogno da parte della Svizzera di creare fondi di garanzia attivi nella microfinanza nuovi e autonomi. Nell'ambito della cooperazione allo sviluppo esistono a livello mondiale numerosi fondi di questo tipo, che all'occorrenza possono essere ulteriormente capitalizzati e ampliati. Sia la Segreteria di Stato dell'economia (SECO) che la Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC), infatti, sostengono già anche fondi di garanzia opportunamente scelti che concedono microcrediti. Tuttavia questo strumento è contestato sia nella scienza finanziaria che nella cooperazione allo sviluppo ed è oggetto di discussioni appassionate in merito ai suoi vantaggi e svantaggi. Per questo motivo la SECO e la DSC impiegano tale strumento in modo mirato e a seconda dei casi.</p><p>Oltre a ciò la cooperazione svizzera allo sviluppo sostiene attivamente da parecchi anni istituti di microfinanza nei Paesi in via di sviluppo e in transizione che hanno un fabbisogno di rifinanziamento e mette a loro disposizione linee di microcrediti e altre risorse. Il portafoglio della microfinanza della SECO ammonta a quasi 50 milioni di franchi e per quest'anno sono già in fase di preparazione - tramite il Swiss Investment Fund for Emerging Markets - ulteriori operazioni in tale ambito. Il portafoglio della microfinanza della DSC comprende 10 milioni di franchi di spese annuali per progetti in corso più 40 milioni di franchi di investimenti nelle più disparate istituzioni di microfinanza e in fondi che sono stati attivati da parecchio tempo. Basandosi sulla nuova strategia unitaria della politica di sviluppo della Confederazione approvata nel 2008 dal Consiglio federale e dal Parlamento, la DSC esaminerà un ampliamento dell'impegno nel settore micro-finanziario per stabilizzare ed aumentare i redditi nei Paesi in via di sviluppo nell'ambito del programma globale sulla sicurezza alimentare. Di conseguenza il Consiglio federale ritiene che sia poco opportuno creare nuovi strumenti, ma è piuttosto dell'idea che occorra ampliare le attività di rifinanziamento esistenti e aiutare gli istituti di microfinanza a migliorare le loro capacità e la loro gestione dei rischi mediante un'assistenza tecnica.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.