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Il Tribunale penale federale (TPF) ha dato il nullaosta all'estradizione di un italiano implicato in un triplice assassinio mafioso commesso a Brescia il 28 agosto del 2006. L'uomo, un 58enne arrestato in un albergo di Chiasso lo scorso dicembre, era stato condannato a 20 anni di reclusione dalla corte d'assise d'appello di Brescia. Contro la decisione del TPF può ancora essere interposto ricorso al Tribunale federale (TF).
Le assise bresciane lo hanno riconosciuto colpevole dell'assassinio di un uomo di 51 anni, della moglie 41enne e del figlio 17enne. Nello stesso procedimento sono stati giudicati anche il figlio ed il nipote di un boss mafioso.
Il padre di famiglia ucciso avrebbe dovuto dare una cospicua somma di denaro ad uno degli assassini. Le vittime sono state trovate nella loro villa di Urago Mella alla periferia occidentale di Brescia. Erano legate con filo elettrico, sgozzate e colpite con armi da fuoco.
Il 58enne arrestato a Chiasso si è era opposto all'estradizione basandosi fra l'altro su decisioni della Corte europea dei diritti umani, che l'anno scorso aveva ritenuto disumane le condizioni di detenzione nelle prigioni italiane.
I giudici federali di Bellinzona osservano però che il Ministero italiano di grazia e giustizia ha dato garanzie che le persone estradate dalla Svizzera saranno incarcerate in conformità alla Convenzione europea sui diritti umani.
(sentenza RR.2014.148 e RP.201448 del 5 giugno 2014)
SDA-ATS