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Accusato di falsità in documenti e di truffa in ambito fiscale, il viticoltore vallesano Dominique Giroud è stato condannato a una pena di 150 aliquote giornaliere di 300 franchi, sospese per due anni.
A ciò si aggiungono una pena pecuniaria di 7200 franchi e i costi procedurali (amministrativi e giudiziari) per complessivi 3600 franchi. Lo indica oggi il Tribunale di Sion (VS) in una nota.
Dispensato dal presentarsi al dibattimento, il negoziante di vini è stato rappresentato da tre avvocati. Il Ministero pubblico vallesano e l'Amministrazione federale delle contribuzioni (AFC) rimproverano al vallesano di aver omesso di versare circa 300'000 franchi all'IVA per gli esercizi dal 2007 al 2009 della società Giroud Vins SA.
Nel periodo in questione, il viticoltore ha diminuito il giro d'affari dell'azienda vinicola per complessivi 5,8 milioni di franchi (IVA compresa) tramite tredici fatture false, allestite dallo stesso Giroud e intestate ad altre ditte. Nel frattempo, il viticoltore ha rimborsato all'IVA la somma in causa, più gli interessi cumulati, ma l'infrazione permane.
L'accusa aveva chiesto contro Giroud 180 aliquote giornaliere di 120 franchi l'una, sospese per tre anni, nonché il pagamento di una multa di 6600 franchi, una pena identica a quella inflitta dal Servizio penale dell'IVA.
I legali di Giroud, dal canto loro, avevano evocato una violazione del principio "ne bis in idem", secondo cui chi è stato condannato o assolto con decisione passata in giudicato non può essere nuovamente perseguito per lo stesso reato. Il loro assistito era infatti già stato condannato nel canton Vaud nel luglio 2014 per violazione della legge sull'imposta federale diretta (IDF) a 180 aliquote giornaliere di 300 franchi, sospese per due anni.
SDA-ATS