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La Cina sta mirando a vincere la nuova corsa allo spazio.
È stato il primo paese ad atterrare sulla Luna dall’ultimo volo spaziale con equipaggio umano compiuto nel dicembre del 1972 e il primo ad atterrare sul soffice suolo del lato opposto della Luna (l’emisfero non osservabile dal nostro pianeta) piantando una bandiera e riportando sulla Terra dei campioni.
La navicella spaziale Tianwen-1, da 5 tonnellate, è la nuova visitatrice del Pianeta Rosso arrivata due giorni dopo la sonda Hope degli Emirati Arabi Uniti e precedendo di una settimana il rover Perseverance della NASA.
Sviluppata dalla China National Space Administration e interamente guidata dagli scienziati spaziali cinesi, è stata catturata dalla gravità marziana il 10 febbraio entrando regolarmente in orbita attorno al pianeta dopo 14 minuti di controspinta del suo propulsore. Con una grande ellisse iniziale che arriva fino a 400 km dalla superficie e si estende fino a 180 mila km, nel tempo, l’orbita diventerà sempre più circolare.
La Cina si è avvicinata con questa missione al Pianeta Rosso dopo il fallimento della sonda Yinghuo-1 lanciata nel 2011, diventando la sesta agenzia spaziale (senza partner internazionali) dopo gli USA, la Russia, l’India, l’ESA e gli Emirati Arabi Uniti, la cui sonda Hope è in orbita per studiare il clima marziano.
Tianwen-1, che significa “ricerca della verità celeste”, pone le basi per qualcosa di più ambizioso.
A bordo vi è un modulo spaziale rover accompagnato da un lander (veicolo che effettua la discesa e la sosta sulla superficie), che a maggio dovrebbero – il condizionale è d’obbligo in quanto la Cina non pubblicizza mai in anticipo i dettagli delle sue missioni – atterrare sulla superficie di una vasta distesa pianeggiante, chiamata Utopia Planitia, che ha un diametro centrale di 3’200 km ed è caratterizzata dalla presenza di sassi e rocce provenienti da vicini crateri provocati da impatto meteorico nell’emisfero settentrionale di Marte. La stessa regione in cui il lander Viking 2 della NASA è atterrato nel 1976.
Dopo un periodo di ricognizione, la sonda lascerà il lander precipitare verso la superficie marziana rallentando con l’aiuto di uno scudo termico a forma di cono e di un paracadute, prima che una serie di razzi lo faccia posare dolcemente. In seguito il lander rilascerà il rover ad energia solare per muoversi sulla superficie polverosa per circa 90 giorni marziani (92,5 giorni terrestri), andando alla ricerca di sacche di acqua liquida. Queste sacche, potrebbero ospitare fiorenti comunità microbiche, rappresentando un passo importante nella ricerca di vita su altri pianeti.
Il rover è dotato di telecamere e radar, per scattare foto e aiutare la navigazione, e di altri strumenti per valutare la mineralogia del terreno, come strumenti di perforazione in grado di rilevare strati geologici a decine di metri di profondità e strumenti per analizzare la composizione chimica della polvere e delle rocce, un rilevatore di campo magnetico e una stazione meteorologica.
La sonda che rimarrà in orbita attorno al pianeta, oltre che studiarlo dall’alto utilizzando strumenti scientifici come una fotocamera ad alta risoluzione, uno spettrometro, un magnetometro e un radar per la mappatura del ghiaccio, monitorerà gli spostamenti del rover sulla superficie di Marte fungendo da piattaforma. Le trasmissioni radio impiegano 11 minuti per percorrere i 190 milioni di km che separano Marte dalla Terra.
Nel 2030 la missione mira a riportare sulla Terra campioni incontaminati di materiale prelevato, per poter esaminare in dettaglio gli indizi sulla transizione avvenuta molto tempo fa su Marte da pianeta caldo e umido a pianeta desertico quale è oggi.
Alla fine della missione, se tutto andrà secondo i piani, la Cina diventerà la seconda nazione dopo gli USA, ad aver fatto funzionare con successo un veicolo spaziale sulla superficie del Pianeta Rosso per un periodo di tempo apprezzabile. Tianwen-1 dovrebbe infatti funzionare per almeno un anno marziano, ovvero circa 687 giorni terrestri.
L’India, paese concorrente diretto della Cina nello spazio (ma anche sulla Terra), ha già raggiunto Marte nel 2014 con la missione spaziale Mangalyaan. L’esito positivo della missione Tianwen-1 è una delle ragioni importanti perché la Cina possa riaffermare il suo dominio spaziale e il suo status sul vicino paese confinante che ha ambizioni diverse visto gli investimenti. I programmi indiani danno una maggiore importanza alla commercializzazione di servizi di lancio a prezzi accessibili per i paesi desiderosi di inviare i propri satelliti in orbita. La missione indiana su Marte è costata ad esempio dieci volte meno della missione Maven della NASA del 2014. Si parla di “soli” 74 milioni di dollari.
La Cina considera lo spazio come uno strumento di competizione geopolitica e diplomatica. Gli Stati Uniti sono il principale ma non unico avversario. Anche se le guerre commerciali sono importanti nello schema generale delle cose, in realtà sono diventate secondarie. Lo sforzo di sviluppo del settore spaziale cinese è in gran parte finanziato dal governo e guidato dai militari. I piani cinesi prevedono una nuova stazione spaziale orbitale e una missione esplorativa per il pianeta Giove.
L’ex Unione sovietica era riuscita a far atterrare la sonda Mars 3 sul pianeta Marte nel 1971, ma smise di funzionare meno di due minuti dopo aver toccato la superficie. Il Pianeta Rosso potrebbe sembrare vicino alla Terra, ma rimane un obiettivo impegnativo. Su 49 missioni avviate fino al 2020, solo 20 hanno avuto successo.