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Pubblichiamo di seguito la traduzione integrale dell’interessante articolo storico di Pierre Jeanneret, apparso nell’edizione del 24 giugno 2016 del settimanale svizzero romando Gauchebdo.
Quando l’isteria anticomunista regnava nell’hockey elvetico
Storia – Dalla fine della seconda guerra mondiale la Lega Svizzera di Hockey su Ghiaccio (LSHG) mostrò reticente a ogni contatto con il blocco dell’Est. Nel 1962 l’allenatore della squadra nazionale, fu escluso per la sua appartenenza al Partito Svizzero del Lavoro.
Nell’ultimo numero della Rivista svizzera di storia, un contributo è stato dedicato al Röstigraben nell’hockey svizzero. Scritto dallo storico zurighese Christian Koller, esso è basato su consistenti fonti archivistiche e sulla stampa dell’epoca, compresa la Voix Ouvrière (vecchio organo di stampa del Partito Svizzero del Lavoro, oggi Gauchebdo, NdT). Negli anni cinquanta tale fossato concerneva la questione della professionalizzazione di questo sport, alla quale la Lega Svizzera di Hockey su Ghiaccio (LSHG) – dominata dagli svizzeri-tedeschi – era contraria. Essa mostrava la sua ostilità anche contro l’impiego di giocatori o di allenatori canadesi.
Vietata la partecipazione di una squadra di Mosca
Ma quello che ci interessa è il fossato politico. La LSHG era estremamente reticente ai contatti sportivi con il blocco dell’Est. Si è dovuto attendere il 1954 per vedere svizzeri e sovietici opporsi in una partita. In seguito un certo numero di incontri ha avuto luogo.
Tutto si spense nel 1956, dopo l’intervento sovietico in Ungheria. Numerose partire con le squadre dell’Est furono annullate. All’inaugurazione della pista di pattinaggio artificiale di Vernets a Ginevra, la LSHG vietò la partecipazione di una squadra di Mosca. In Svizzera romanda, dove regnava comunque un certo anticomunismo, questa decisione sollevò delle critiche. Nel Journal de Genève del 23 ottobre 1958 i Giovani Liberali, poco sospettabili di simpatie verso Mosca, parlarono di « decisione stupide, che fanno ridere della Svizzera in tutto il mondo ».
Nuova escalation nella primavera del 1962 con l’« affare Delnon ». Reto Delnon (1924-1983), di origine grigionese, era un giocatore di alto livello. Fra il 1945 e il 1954 aveva portato il magliore della squadra nazionale svizzera 74 volte. Alla fine del 1961 la LSHG lo ingaggiò come allenatore di questa squadra. Ma due mesi più tardi essa lo congederà con effetto immediato. La causa : nel frattempo il Dipartimento di Giustizia e Polizia aveva comunicato a svariati giornalisti l’appartenenza di Delnon al Partito Svizzero del Lavoro. La stampa zurighese in particolare, dalla ben a destra Neue Zürcher Zeitung alla Volksrecht socialista, si scatenò. La qualità di membro del « partito di Mosca » era incompatibile con la funzione di allenatore nazionale svizzero !
I romandi contro gli svizzero-tedeschi
Tutt’altra fu la reazione in Svizzera romanda malgrado, ripetiamolo, un’opposizione diffusa al Partito Svizzero del Lavoro e al comunismo in generale. Tutta la stampa borghese, ad eccezione dell’ultra-reazionario Nouvelliste vallesano, prese la parte di Delnon. Si poté persino leggere nel Journal de Genève del 17 gennaio 1962 : « Il fanatismo vince pericolosamente i dirigenti sportivi svizzero-tedeschi ». Otto anni più tardi l’inenarrabile opera Défense civile continuava però comunque a mettere in guardia contro tale sport, quale strumento di « grandi potenze aggressive » in riferimento all’Est…
Malgrado ciò i contatti sportivi ripresero poco a poco, con la DDR, la Cecoslovacchia e infine l’URSS. Questo non impedì al pubblico del campionato del mondo di hockey del 1971 a Berna di fischiare l’inno sovietico. Tale deprecabile gesto fu commentato nel Journal de Genève del 29 marzo dal liberale Jacques-Simon Eggly con il titolo « La brutta Svizzera ». Non si potrebbe dire di meglio. E, per consolarci, si può rimarcare come la Svizzera romanda seppe salvaguardare una certa dignità e preservarsi dall’isteria anticomunista.
Fonti: Christian Kolller, “Kanadier, Kommerz und Kommunismus – Der Röstigraben im Schweizer Eishockey al kulturhistorisches Prisma der Nachkriegszeit”, Revue suisse d’histoire, Vol. 66 / 2016 Nr 1, pp. 31-48
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