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La rivoluzione Francese, abbattendo il sistema monarchico, ha distrutto quello che per Adam Smith è stato uno dei sistemi economici più funzionali della storia dell’umanità, ovvero la Fisiocrazia. L’economia della Francia monarchica era fondata sulla natura, cioè le ricchezze provenienti dalla terra che garantivano l’autarchia alimentare della nazione. Un paese fondato su un’economia di tipo mercantilista, che dipende dal commercio con gli altri paesi, non è in grado di sfamarsi. Ecco perché contro alla Rivoluzione Francese sono insorti i contadini e gli aristocratici, uniti dal legame con la propria terra, nella guerra di Vandea.
Durante il regno di Re Luigi XV la Francia diede vita ad una delle teorie economiche più importanti e funzionanti della storia dell’umanità, ossia la fisiocrazia. Il mercantilismo internazionale venne ostacolato grazie all’avvento delle teorie fisiocratiche di Francois Quesnay (1694-1774), il marchese Victor de Mirabeau (1715-1789) e Pierre Samuel Du Pont de Nemours (1739-1817). Fisiocrazia, dal greco, significa “Potere dalla natura” e si ritrova nel testo di Pierre Samuel Du Pont de Nemours intitolato Physiocratie ou constitution naturelle du gouvernement le plus avantageux, del 1767. Secondo questa teoria l’unico settore dell’economia in grado generare un prodotto netto (produit net) non era il commercio ma l’agricoltura, in quanto fonte di cibo e lavoro. Solo l’agricoltura, infatti, è in grado di generare vera ricchezza, e persino la Banca Mondiale nel 2008 ha riconosciuto che la crescita del settore agricolo contribuisce a ridurre la povertà in misura maggiore rispetto a qualsiasi altro settore. Quesnay, che era il medico personale della Marchesa di Pompadour a Versaille, nel suo Tableau économique dimostrò che il lavoro e l’agricoltura fossero la base di ogni progresso della nazione, di ogni forza e di ogni virtù della società. In questa visione aristocratica dell’economia, in cui la ricchezza era garantita dal possedimento della terra e dai suoi frutti, non vi era spazio per le teorie mercantilistiche di commercio con l’estero. Quesnay, che era figlio di contadini, ipotizzò che la ricchezza non dipendesse dalla quantità di oro e argento posseduti ma fosse generata dalla produzione, ossia il lavoro del contadino o dell’artigiano. Secondo tale teoria i mercanti non generano alcuna ricchezza giacché si limitano a spostare merce da una parte all’altra arricchendosi comprandola a poco prezzo e rivendendola a prezzo maggiore. Allo stesso modo i prestiti in denaro ad interesse non generano ricchezza complessiva, perché semplicemente la rispostano dai fondi di chi ha richiesto il prestito a chi l’ha erogato. Questi pensatori francesi, che si definirono Les économistes, resero florida la monarchia di Re luigi XV.
La tabella economica di Quesnay è il primo modello macroeconomico basato su dati empirici derivante da uno studio approfondito del sistema economico francese: ciò rende questo testo anticipatore di ogni metodologia moderna di studio dell’economia e anche Adam Smith di questo sistema dirà che “è forse l’approssimazione più vicina alla realtà che sia mai stata pubblicata sul tema dell’economia politica”. Conseguentemente a questo studio Quesnay affermò che i proprietari terrieri avrebbero dovuto investire nell’agricoltura almeno la metà delle loro entrate, in modo da mantenere il settore agricolo sempre produttivo. Inoltre disse che i contadini, primo pilastro della società, non dovevano essere oppressi con un carico fiscale eccessivo, sia diretto che indiretto, in modo da poter investire i loro capitali in tecnologie agricole per incrementare la produzione. Altro punto fondamentale della dottrina fisiocratica, oltre agli sgravi fiscali, era la non intrusione dello stato: il laissez-faire, poi diventato il mantra delle scuole liberali e liberiste, non voleva essere l’invito all’egemonia del privato sul pubblico, bensì era la semplice constatazione che la natura e l’agricoltura, sebbene possano subire dei periodi di crisi, tendano generalmente a riequilibrarsi da sole quindi lo stato non deve intervenire con normative adatte alla contingenza. Chi possiede ed è in grado di coltivare un campo ed usare l’aratro, infatti, può attraversare momenti di carestia, ma non morirà mai di fame. Come affermano les économistes, che erano perlopiù aristocratici, tutte le classi sociali eccetto quella del contadino sono “sterili” in quanto non sono in grado di produrre nulla. Questa teoria trovò presto sostenitori anche in Svizzera: la società economica di Berna, fondata nel 1759, creò una fitta rete di corrispondenti in tutta la nazione per promuovere la fisiocrazia. Vi aderirono la commissione economica della Società di scienze Naturali di Zurigo (1759-1831) e la Società Elvetica (1761-1797), in cui vi erano esponenti di spicco del “patriottismo economico” di stampo illuminista come Isaak Iselin e Niklaus Emanuel Tscharner. Il libro di Iselin, Träume eines Menschenfreundes (1776) e la rivista mensile da lui pubblicata, Ephemeriden der Menschheit (1776-82), insieme agli scritti dell’economista Jean Herrenschwand, sono le opere concettualmente più raffinate della fisiocrazia svizzera.
Oggigiorno limitare l’economia al valore prodotto dalla terra risulterebbe anacronistico in quanto la ricchezza generata dall’industria e dai servizi è basilare per il funzionamento degli stati, ma trarre da questa esperienza del passato alcune buone riflessioni per contrastare l’attuale dipendenza economica da paesi stranieri non può che essere un bene. Ogni nazione, per poter far fronte a qualsiasi tipo di crisi, dalle pandemie alle crisi economiche, dovrebbe essere in grado di prodursi e lavorarsi da sé almeno i beni primari. La Svizzera, ad esempio, per ciò che riguarda la produzione di scarpe dipende dall’estero: nonostante la possibilità di produrre calzature in cuoio di qualità in modo artigianale, promuovendo posti di lavoro locale e sfruttando le pelli dei bovini presenti sul territorio, le scarpe vengono prevalentemente prodotte in paesi del terzo mondo e con materiali sintetici. Se ancora oggi la Francia gode di una pregiata tradizione enogastronomica e di un’attenzione così particolare per le aziende che producono eccellenti vini, formaggi, ortaggi e carni è merito della teoria Fisiocratica. La Rivoluzione Francese ha versato sangue in nome della Libertà, ma di fatto la Francia abbandonando la fisiocrazia è diventata schiava del commercio internazionale e dei mercanti.
- Il libro dell’economia, Gribaudo, Milano, 2018.
- Storia dell’economia, John Kenneth Galbraith, ed. Bur, Milano, 2018.
Liliane Tami