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Infanzia: i bimbi che parlano più tardi sono i più capricciosi
I ricercatori individuano un disturbo comportamentale già dai 12 mesi di vita.
I bambini che tardano a parlare hanno più probabilità di essere capricciosi, rivela un nuovo studio effettuato presso la Northwestern University, USA. La cosa più sorprendente è che alcuni tratti comportamentali problematici sono già visibili dai primi 12 mesi di vita del bimbo: secondo la leader dello studio Elizabeth Norton, questi bambini potrebbero sviluppare un problema mentale più grave in futuro.
«È normalissimo che i bambini piccoli facciano i capricci», dice la dottoressa Norton. «Se sono stanchi, se sono irritati, e la maggior parte dei genitori è in grado di riconoscere subito un capriccio quando lo vede. Ma non tutti i genitori sanno che certi tipi di capricci, se sono frequenti o se sono particolarmente forti, possono indicare il rischio di un problema mentale futuro, come l’ansia, la depressione o il disturbo da deficit di attenzione/iperattività e disturbi del comportamento».
Lo studio ha preso un campione di oltre 2.000 genitori negli Stati Uniti con un figlio di un'età compresa tra i 12 e i 38 mesi. Ai partecipanti sono state poste varie domande relative alle abilità linguistiche dei loro bambini e sulla frequenza dei capricci.
Per «parlare tardi» in questa fase di vita, gli esperti considerano un vocabolario inferiore alle 50 parole, mentre una frequenza di capricci «grave» si evidenzia se il bimbo trattiene il respiro, scalcia o colpisce.
«I genitori non dovrebbero preoccuparsi solo perché il bimbo della porta accanto parla di più, oppure se nostro figlio ha passato una giornata intera a fare i capricci», avverte la professoressa Lauren Wakschlag, co-autrice dello studio. «La chiave di riconoscimento per entrambe le questioni è un pattern di problemi o di ritardo persistente».
La statistica fa parte di una ricerca più vasta che gli studiosi stanno attualmente svolgendo presso l’università americana; i partecipanti verranno interpellati dagli scienziati una volta all’anno fino al compimento del 4° anno dei bambini».
La ricerca è stata pubblicata nella rivista scientifica Journal of Applied Developmental Psychology.Tornare alla home page
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