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È nato in Svizzera e ha sempre vissuto in Svizzera. Ciononostante un 47enne italiano dovrà ora crearsi una nuova vita in Italia. Lo ha confermato il Tribunale federale, che con sentenza pubblicata oggi ha confermato la revoca del permesso C e l’espulsione dell’uomo, divorziato e senza figli.
Un’espulsione che era stata decisa nel febbraio 2019, mentre l’uomo si trovava in carcere a scontare una pena detentiva di cinque anni per una rapina a mano armata e una lunga serie di reati finanziari, oltre a reati contro la legge federale sulle armi e contro la legge federale sugli stupefacenti. Era la sua terza condanna penale, quella di troppo secondo le autorità vodesi che decisero quindi di obbligare l’uomo a traslocare in Italia non appena sarebbe uscito dal carcere.
Lui si è opposto, ma anche i giudici federali hanno ritenuto che le condanne, sommate alla dipendenza dell’assistenza sociale e a oltre 420mila franchi di debiti, fossero un motivo sufficiente per allontanarlo dalla Svizzera. “Il ricorrente non si è mai integrato in Svizzera né professionalmente né socialmente” scrivono i giudici, evidenziando i suoi ripetuti periodi in disoccupazione e il fallimento di tutte e tre le società da lui create, per altro utilizzate per i suoi fini criminali. “Pertanto – concludono i giudici - un suo trasferimento in Italia è esigibile, nonostante le difficoltà che potrà incontrare nel primo periodo”.