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BERNA - Le spese per la sicurezza sociale continuano ad aumentare in Svizzera: nel 2017 hanno raggiunto i 175 miliardi di franchi, ovvero il 26,1% del Prodotto interno lordo (Pil). Lo rileva il terzo rapporto statistico sociale pubblicato oggi, precisando che l'incremento ha riguardato principalmente gli ambiti della vecchiaia e della sanità.
A titolo di confronto in Europa (Ue-28) le spese sociali sono nel complesso più elevate e rappresentano il 26,1% del Pil: anche nell'Ue come in Svizzera a contribuire alla progressione delle spese sociali sono soprattutto i bisogni e i rischi legati alla vecchiaia, a causa dell'invecchiamento della popolazione, e alla malattia.
In Svizzera gli ambiti vecchiaia e malattia hanno rappresentato nel 2017 rispettivamente il 42,4% e il 31,7% del totale delle prestazioni sociali.
Le spese relative alla disoccupazione, invece, non presentano una tendenza al rialzo, nonostante il numero sempre maggiore di persone disoccupate ai sensi dell'Organizzazione internazionale del lavoro (ILO). Dopo forti progressioni tra il 2001 e il 2003 e tra il 2008 e il 2010 il tasso si è stabilizzato per poi attestarsi al 4,7% nel 2018. La disoccupazione di lunga durata, tendenzialmente in rialzo negli ultimi anni, concerne in particolare i lavoratori più anziani, sottolinea il rapporto.
Povertà - Nel 2017, l'8,2% della popolazione e il 4,3% della popolazione occupata era colpito da povertà reddituale. Dal 2014 il tasso di povertà ha registrato un incremento: le persone più toccate erano le persone sole, quelle che vivevano in economie domestiche monoparentali - aumentate queste ultime di oltre il 50% dal 1990 - con figli minorenni, quelle senza una formazione post-obbligatoria e quelle che vivevano in economie domestiche senza persone occupate.
Allo stesso tempo la quota di aiuto sociale per l'insieme della popolazione è rimasta stabile dal 2005 e nel 2017 si attestava al 3,3%. Ha invece registrato un incremento nel caso dei bambini e delle persone tra i 46 e i 64 anni, precisa il rapporto dell'Ufficio federale di statistica (UST).
Il rapporto sottolinea che tra il 2008 e il 2017 è aumentata la durata di percezione di prestazioni dell'aiuto sociale e che la quota di aiuto sociale subisce soltanto in minima parte l'influsso dei periodi di crescita o contrazione economica.
Nel 2016, con una media di 4121 franchi mensili il 4,9% della popolazione soffriva di solitudine e il 6% non riusciva a incontrare amici o membri della famiglia nemmeno una volta al mese.
Allarmante, secondo Caritas - Caritas vede in queste cifre una "evoluzione allarmante". Con circa 670'000 persone toccate, la povertà si è estesa passando a interessare dal 7,5 all'8,2% della popolazione nel 2017, in aumento del 10% su base annua.
E Caritas mette in evidenza una nuova cifra ben più elevata del previsto. In questi quattro ultimi anni il 12,8% delle persone in Svizzera hanno vissuto in povertà almeno per un anno. In quest'ottica l'organizzazione assistenziale lancia un nuovo appello a Confederazione, Cantoni e Comuni in favore di un'azione determinata e di una politica vincolante ed efficace in materia di povertà.
Ciò è tanto più necessario dal momento che l'evoluzione constatata è in flagrante contraddizione con l'obiettivo che la Svizzera si è impegnata a raggiungere firmando l'Agenda mondiale 2030 per lo sviluppo sostenibile. Lo scopo è di ridurre della metà la povertà nel corso dei prossimi dieci anni: obiettivo principale di Berna e Caritas.
Dopo il ritiro della Confederazione dalla lotta contro la povertà, un anno fa, sembra che il problema non possa essere semplicemente respinto ai Cantoni e Comuni. Occorre urgentemente mettere in atto una strategia nazionale a tutti i livelli e in partenariato con la società civile, sostiene Caritas.