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Le unità investigative hanno individuato almeno due corpi delle 29 persone rimaste vittime di un'esplosione
GREYMOUTH - Un'esplosione in miniera, 29 vite spezzate e delle famiglie che cercano ancora giustizia. Emergono nuovi dettagli e nuovi corpi dalla catastrofe avvenuta nel 2010 in Nuova Zelanda. La polizia ha comunicato di aver trovato in un pozzo almeno due uomini.
A pochi giorni dall’undicesimo anniversario della morte di 29 minatori, arriva un risvolto nelle indagini. I corpi di almeno due uomini sono stati individuati dagli inquirenti. I patologi forensi hanno esaminato gli scatti che sono stati eseguiti in un pozzo della miniera di carbone Pike River e determinato che quelli immortalati sono proprio resti umani e che laggiù potrebbero esserci forse tre persone. I corpi, malgrado il ritrovamento, non possono essere recuperati a causa del luogo in cui si trovano, ovvero nell'area più lontana a dove era situato l'ingresso della miniera nel 2010. Per questo le unità investigative stanno cercando di capire in che modo poter risalire alle identità delle vittime.
Nonostante il fatto sia avvenuto più di dieci anni fa, in data 19 novembre, ancora oggi non è ancora stato trovato un responsabile. A ottobre, riporta Stuff, la polizia aveva comunicato in un aggiornamento che erano state trovate prove che mettevano in fallo la direzione della miniera: mesi prima dell'esplosione era stato scoperto un accumulo di gas e i piani alti ne erano al corrente, ma non avevano interrotto i lavori. L'ipotesi è che le misure di sicurezza sarebbero state ignorate volutamente. La trivellazione dei luoghi continuerà fino alla fine dell'anno nell'ambito di un'inchiesta penale. Il sovrintendente Peter Read ha affermato durante una conferenza stampa che non è escluso che vengano individuati altri corpi.
La vittima più giovane dell’esplosione aveva solo 17 anni. Dei 29, 24 erano neozelandesi, due scozzesi, due australiani e un sudafricano.