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Il «portaborse» o collaboratore personale dovrebbe venire in aiuto per far fronte al sovraccarico di lavoro.
La commissione delle istituzioni politiche del Nazionale, con un'iniziativa parlamentare, chiede che venga stanziato un credito di 14,4 milioni di franchi.
Facendosi forte dell'esito di un'indagine, la commissione mira a far assegnare ad ogni parlamentare una somma destinata ad assumere un aiutante capace di scaricarlo da tutta una serie d'incombenze, quali la corrispondenza, la consultazione di dossier particolarmente impegnativi e la cura del proprio elettorato. Lo ha detto lunedì il presidente della commissione Charles-Albert Antille (PLR/VS).
Salario annuo di 40mila franchi
Concretamente, l'attuale contributo forfettario annuo di 18mila franchi che il parlamentare percepisce a titolo di indennizzo per le spese generali e gli inconvenienti subìti, verrebbe sostituito con un credito annuo di 58mila franchi, 40mila dei quali per il salario del collaboratore personale.
Portaborse a tempo parziale o per più parlamentari
La decisione di assumere un portaborse spetta unicamente al parlamentare, il quale però non riceverebbe direttamente il denaro. Per prevenire abusi, la gestione dei contratti sarebbe affidata a Servizi del Parlamento i cui effettivi - per questa ulteriore incombenza - andrebbero aumentati di 10 unità.
Il credito proposto dalla commissione corrisponde ad un salario mensile di circa 3300 franchi, «e ciò permette soltanto di creare posti a metà tempo», ha ammesso Antille. Diversi deputati - ha aggiunto il vallesano - potrebbero raggrupparsi per assumere qualcuno a tempo pieno e non sarebbe una cattiva idea «tentare l'esperienza con gli eletti di altri partiti».
Il portaborse, sempre secondo Antille, durante le sessioni si trasferirebbe a Berna per assecondare il lavoro del suo assistito, mentre il resto del tempo lo trascorrerebbe «sul terreno, nella circoscrizione del deputato».
Parlamentari sempre più oberati
Il compito di chi viene eletto alle Camere si fa ogni giorno più stringente - ha proseguito il presidente della commissione - il carico di lavoro è cresciuto a tal punto da richiedere «pesanti sacrifici finanziari». Proprio per questo numerosi cittadini rinunciano a gettarsi nella corsa elettorale.
La rappresentatività del Parlamento - ha detto Antille - è minacciata, ma la commissione non vuol sentir parlare di deputati professionisti: ne soffrirebbero lo stretto rapporto con l'elettorato e l'esperienza derivante dalla pratica professionistica del parlamentare.
Anche l'UDC non è troppo contraria
Quest'idea di affiancare agli eletti dal popolo dei collaboratori personali figurava nel generoso pacchetto di aumenti delle indennità ai parlamentari, bocciato dal popolo nel settembre 1992. Allora l'UDC aveva combattuto la riforma, oggi la sua posizione appare meno rigida. Tre commissari UDC si sono infatti astenuti, senza fornire spiegazioni, ha rilevato Antille.
swissinfo e agenzie