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Antichi mulini del Ticino
Rivista numero 91– Settembre 2011
Antichi mulini del Ticino
Di Ely Riva
«È piú facile studiare il moto dei corpi celesti infinitamente lontani che quello del ruscello che scorre ai nostri piedi» (Galileo Galilei 1564-1642)
Cominciando dal Ticino meridionale, dalla Valle di Muggio lungo la Breggia troviamo i ruderi di diversi mulini a partire da quello di Muggio e giú fino a Bruzella dove il mulino ora recuperato e di nuovo funzionante era già in azione nel 1298
La piú antica citazione di una ruota motrice ad acqua risale ai tempi dei Sumeri, attorno al 3000 a.C. In un documento in scrittura cuneiforme leggiamo che un mese era dedicato «per l’aumento delle ruote idrauliche» anche se non si sa a che scopo erano adibite….
La ruota idraulica era certamente conosciuta dai Cinesi a partire dal V secolo a.C. All’inizio della dinastia Han (202 a.C.-220 d.C.) la ruota idraulica era già utilizzata per azionare magli e mantici per la fusione del ferro. Non si conoscono per la Cina utilizzi diversi in quell’antico periodo. L’unica notizia certa per un mulino in Cina è la visita dell’imperatore Wu (482-493 d.C.) fatta al mulino costruito dal matematico e ingegnere Zu Chongzhi nel 488 d.C. Una fonte scritta del 612 d.C. tratta di una lite tra monaci buddisti per le entrate dei mulini ad acqua (Joseph Needham 1986). La piú grande concentrazione conosciuta di potenza meccanica del mondo antico sono l’Acquedotto e i mulini di Barbegal a Fontvieille vicino ad Arles in Provenza. Potevano macinare e produrre piú di 4 tonnellate di farina al giorno. Il complesso di tanti mulini in fila era stato probabilmente ideato dall’ingegnere gallo-romano Q. Candicius Benignus. Nel 310 d.C. erano usate per la macinazione del grano ben 16 ruote idrauliche verticali disposte a coppie su otto livelli, alimentate ad acqua, ruote che avevano un diametro di quasi tre metri e che facevano girare ben 32 mole!
Editto di Rotari del 643
L’Editto di Rotari è la prima raccolta scritta delle leggi dei Longobardi. Tra i 388 articoli ne troviamo diversi riguardanti il mulino. CXLVIIII: Dell’incendio di un mulino.
Se qualcuno avrà incendiato un mulino altrui per odio, cioè volontariamente, restituisca il triplo del valore della cosa con tutto quanto era in essa contenuto. CL: De mulino danneggiato.
Se qualcuno avrà danneggiato un mulino altrui o avrà rotto una chiusa senza l’autorizzazione del giudice, paghi dodici soldi al proprietario del mulino. E se avrà interpellato il giudice avrà mandato il giudizio, o avrà dato alla parte avversa l’autorizzazione ad abbattere il mulino, paghi venti soldi al palazzo del Re direttamente allo stolesaiz (tesoriere). CLI: Se qualcuno avrà costruito un mulino su un terreno altrui e non avrà potuto provare di essere il proprietario, perda il mulino e il frutto del suo lavoro e lo tenga colui che risulta essere il proprietario del terreno o della riva; perché ognuno deve sapere quel che è suo e quel che non lo è.
Bonvesin da la Riva
Bonvesin da la Riva (1240-1315 ca) (Da la Ripa di Porta Ticinese) scrittore e poeta italiano originario del quartiere di Porta Ticinese, ha scritto in «De magnalibus urbis Mediolani» che a Milano ogni ruota (sistema macinante) produceva ogni giorno farina per quattrocento uomini e ha scritto inoltre che piú di 900 ruote alimentavano gli «Ambrosiani».
Statuti di Minusio del 1313
In una pergamena di Minusio troviamo citato un mulino già a partire dal 1241. La cosa importante è che i mulini e la roggia molinara erano oggetto di articoli dei vecchi Statuti del 1313. L’originale è un piccolo volume pergamenaceo scritto in caratteri gotici con aggiunte di articoli a piú riprese. Già sette secoli fa alcuni articoli trattavano della Roggia dei Mulini.
Art. 19 (XIX) parla di un «Molandino Frassonorum» (Mulino dei frassini) all’entrata di Mergoscia. Art. 61: Non gettare putridume e marciume nella Roggia di Rimolino.
Parimenti è stabilito che nessuna persona di Minusio o da altro luogo possa porre o gettare carne, né marciume, né canapa a macerare, né lino nella Roggia di Rimolino… E se qualcuno è stato colto in flagrante paghi alla Comunità… E se qualcuno è stato calunniato da un vicino di Minusio con una menzogna deve giurare che non lo ha fatto contro il presente statuto…
(LXI: De non iactando aliquam putredinem in Rogia de Remolino. Item statutum est quod nulla persona de Menuxio nec aliunde debeat ponere nec iactare carnes nec putredinem aliquam nec canevum nec linum in Rozia de Rimolino a molandino quod fuit cuiusdam domini Henrici de Muralto superius hoc intelligatur a strata predicti (…) Et si quis contra hoc fecerit solvat pro banno ipsi Communi solidos Quinque novorum pro qualibet persona in qualibet vice et qualibet vicinus de Menuxio teneatur accusare per sacramentum. Et si quis calumpniatus fuerit per aliquem vicinum de Menuxio faciat predictam mendanciam nisi juraverit se non facisse contra presens statutum). Art. 62; La Roggia di Rimolino non deve essere deviata dal suo letto.
Parimenti è stabilito che nessuna persona di Minusio, né di Brione, né di nessun altro luogo possa deviare l’acqua del Rimolino dal suo letto… E se qualcuno viene calunniato di questo fatto da qualche vicino con una menzogna…
(LXIJ: De Rogia de Rimolino non extorquenda extra lectum suum.
Item statutum est quod nulla persona de Menuxio nec de Briono nec aliunde debeat torquere dictam roziam de Rimolino extra lectum suum a strata majore superius usque in rialem de Navegniam et ab ipsa strata inferius usque in lacum. Et si quis contra hoc fecerit solvat pro banno ipsi Communi solidos Duos novorum pro qualibet persona et in qualibet vice et qualibet vicinus de Menuxio et de Briono teneatur ex sacramento accusare et si quis calumpniatus fuerit de hoc per aliquem vicinum faciat similem mendanciam nisi juraverit se non facisse contra presens statutum (non abligatur). Da notare che la Roggia di Remolino (l’attuale Remorino) faceva funzionare ben 14 mulini, forse due «ressighe» e un torchio… quindi la protezione del torrente era piú che logica per la comunità di Minusio e Brione.
Il Medio Evo: i monaci pregano e lavorano
All’improvviso durante il Medio Evo ecco apparire in tutta Europa migliaia e migliaia di mulini. Dal Domesday book (Catasto inglese) sappiamo che nel 1086 esistevano in Gran Bretagna piú di 5624 mulini a sistema vitruviano! Erano usati per azionare segherie, follatoi, frantoi, magli, mantici, fornaci… e mulini da grano. Chi è che aveva scatenato questa autentica rivoluzione industriale circa mille anni fa? In quel tempo la Chiesa era l’unica organizzazione su larga scala che funzionasse e che cercasse la ricomposizione della cultura devastata dalla decadenza romana e dalle invasioni barbariche. Tra la desolazione generale, nei monasteri e nei conventi si accumulano informazioni che gradualmente si spargono in tutta Europa. I monaci pregano, ma devono essere autosufficienti e quindi alla preghiera affiancano il lavoro. Non solo scrivono, tramandando ai posteri i preziosi codici dell’antichità, ma lavorano nei campi e anche nei loro opifici. Per risparmiare tempo e fatica rispolverano l’efficientissimo sistema di ingranaggi e ruote di Barbegal con tutta la tecnologia allora a disposizione: mulini, magli, torchi, mantici per fonderie e piú tardi telai! I sistemi di lavoro dei Benedettini si diffusero presto anche nel mondo laico. La ruota ad acqua facilitò il lavoro dei contadini e portò un notevole incremento nell’artigianato, contribuendo a ripristinare un livello di benessere e prosperità sconosciuti da alcuni secoli, dall’inizio del Medio Evo, dal tempo dei cosiddetti «Secoli bui»! L’espandersi di questo rinnovamento tecnico ha raggiunto anche il nostro territorio, l’attuale Canton Ticino. Attorno all’anno Mille a Lugano erano già parecchi gli artigiani che utilizzavano l’acqua come forza motrice, come hanno dimostrato i ritrovamenti archeologici scaturiti negli anni ’80 dalla esplorazione del Legato Maghetti.
La relazione di Pierangelo Donati ci racconta che l’insediamento originario della zona risale a poco prima del Mille. Al periodo che va approssimativamente dal 900 al 1100, sono attribuibili ben quattro depositi per cereali. «L’identificazione è dovuta alla numerosa presenza di grani quasi certamente frumento». È stato trovato anche un complesso «contenente attività artigianali che usavano la forza idrica della rongia che scorreva in prossimità. Negli stessi vediamo un frantoio (…) al quale troviamo affiancata una struttura leggibile come una fucina quasi certamente dotata di un piccolo mantice» (Pierangelo Donati). Accanto al frantoio è stato scoperto ciò che dovrebbe essere un mulino con tanto di mola rotonda. È questo il ritrovamento piú antico riguardante il nostro territorio. Sappiamo che a partire dal XIII secolo quasi ogni vicinanza e ogni villaggio di una certa importanza erano dotati di un mulino. Nel Ticino agricolo tanto il mulino che la ruota ad acqua in generale per far funzionare anche altri opifici si sono conservati fino alla metà del secolo scorso.
L’ultima alluvione
Dopo un inverno con tanta neve e una primavera che non arrivava mai, nel mese di agosto del 1951, la furia e la violenza di temporali si sono scatenati sul Ticino. Nella notte tra martedí 8 e mercoledí 9 agosto sono scoppiati numerosi nubifragi. I torrenti si sono ingrossati, i fiumi a loro volta sono straripati in piú punti invadendo i campi, spazzando via ponti e strade, allagando villaggi… Secondo la Centrale Meteorologica Svizzera di Zurigo tra mercoledí alle 7 e 30 e giovedí alla stessa ora a Locarno e Muralto sono stati registrati 236 mm di acqua ed è stato superato di gran lunga il primato precedente che era di 178 mm registrato il 27 ottobre 1889. Dopo le valanghe i i morti del mese di febbraio l’alluvione di agosto che ha colpito tutta la Svizzera Italiana causò tanti danni che sembravano irreparabili. Alcune aree coltivate furono tanto devastate che furono abbandonate definitivamente. Quel giorno tutte le ruote ad acqua, tutte le piccole industrie che si trovavano vicino ai corsi d’acqua per sfruttarne la forza motrice, mulini, magli, segherie… smisero di funzionare. Le rogge che servivano per portare le giuste quantità d’acqua alle ruote idrauliche si trasformarono in torrenti con una massa rovinosa di fango, sabbia e pietrame che travolse chiuse, barriere, ruote di legno e di ferro, allagato mulini e un numero incredibile di case, distruggendo tonnellate e tonnellate di cereali, farine e altre derrate alimentari. Parecchi mulini furono asportati dalla furia delle acque senza piú lasciare traccia del loro passato… La maggior parte dei mugnai cambiò mestiere. Solo pochi si rimisero all’opera per riparare il loro mulino. Vent’anni dopo la tragica alluvione del 1951 ho visto in funzione gli ultimi mulini ad acqua e una segheria dei fratelli Bernasconi a Rancate…
Erano gli ultimi. Oggi, dopo dieci anni del terzo millennio, diversi mulini sono stati restaurati e di tanto in tanto rimessi in funzione almeno a scopo didattico. Erano piú di un centinaio tra le due grandi guerre e un migliaio nel XIX secolo. Come possiamo dedurre dalle pergamene e dagli scritti del passato, era l’alluvione il peggior nemico delle piccole industrie che utilizzavano l’acqua quale forza motrice. Quella stessa acqua cosí indispensabile per l’uomo poteva rivolgersi contro di lui in modo terribilmente crudele. Bisogna risalire alle cronache del 1178 per vedere un disastro paragonabile a quelli del 1868 e del 1951. Stefano Franscini ha scritto che il Verbano in quell’anno di piú di otto secoli fa si alzò di 9 metri e 62 centimetri sopra il livello di massima magra. Per noi sono solo cifre che servono alle statistiche. Ma per gli uomini di allora furono drammi e tragedie e per intere famiglie significarono fame e la miseria piú nera.
La legge sull’utilizzazione delle acque
Il Cantone Ticino è ricco di acqua e quindi anche di mulini e di altri opifici che utilizzavano l’acqua come forza motrice. Alla fine del XIX il Gran Consiglio ticinese sottopose l’utilizzazione delle acque pubbliche per scopi industriali o agricoli ad un permesso dell’autorità cantonale: la “Legge sull’utilizzazione delle acque” del 17 maggio 1894. Per conoscere quanti erano i diritti acquisiti nel momento dell’entrata in vigore della nuova legge, venne stipulato dai tecnici del Cantone (Giacomo Brentani e Rocco Gaggini per il Sottoceneri e Valle del Ticino, Giovanni Rusca per Locarnese e Vallemaggia, e Fulgenzio Bonzanigo per la Val di Blenio) un elenco dei proprietari dei diritti d’acqua e un elenco delle forze idrauliche presenti su tutti i fiumi e torrenti del cantone, comprese le planimetrie e i piani in dettaglio delle installazioni. Ne risulta un’immagine, anche se incompleta, dell’utilizzazione della forza idraulica (mulini, opifici, magli…) sul territorio cantonale alla fine del XIX secolo. Il censimento ha portato al seguente risultato: 654 mulini, 85 frantoi, 85 seghe, 25 magli, 72 peste o pile e 162 varie, per un totale di 1083 opifici!
Mulini del Ticino
Cominciando dal Ticino meridionale, dalla Valle di Muggio lungo la Breggia troviamo i ruderi di diversi mulini a partire da quello di Muggio e giú fino a Bruzella dove il mulino, ora recuperato e di nuovo funzionante, era già in azione nel 1298, a Caneggio, a Morbio dove il mulino del Ghitello è stato appena riattato, e Balerna…
Il Laveggio faceva girare le ruote della Segheria alla Tana di Rancate e a Genestrerio il Mulino del Pozzi. Dei mulini lungo il Roncaglia il Mulino del Daniello a Coldrerio è stato rimesso in stato di funzionamento. Ma ce n’erano altri tre solo sul Roncaglia. Ad Arzo esisteva una segheria per il marmo. La ruota ad acqua metteva in moto gli ingranaggi e la sega tagliava il marmo con un movimento orizzontale. Al mulino Guidali di Riva San Vitale durante l’ultima guerra si macinava una gran quantità di semi di lino per ottenere l’olio commestibile molto apprezzato per il pesce.
C’erano mulini a Rovio e ad Arogno dove rimangono ancora i ruderi e le mole. Quello di Maroggia era il mulino con la ruota piú grande del Ticino. La grande ruota motrice esterna in funzione fino al 1924 aveva un diametro di ben 12 metri. I mulini di Lugano erano fatti funzionare da due rongie che si staccavano dal Cassarate al Ponte di Valle. Quella di destra faceva funzionare una cartiera, il mulino Bossi, il mulino Ronchetto dello Spinzi, in Vignola quello di Battista Bernasconi, il Molino Nuovo, il mulino del Piona col torchio per l’olio di noci, a Trevano il mulini di Apollinare Bernasconi, il mulino della Croce, al Maghetti il mulino del Trefoglio che triturava tabacco per ottenere il famoso «rapé» da fiutare, e infine, prima di gettarsi nel lago di Lugano, il mulino delle Piode. La rongia di sinistra faceva funzionare il mulino Ruggí, alla Bozzoreda due mulini e un torchio per l’olio, la conceria di Pio Bordoni, il mulino Bernardoni, la folla a Scarpino, l’oleificio Ubaldo Bordoni, la conceria Beretta-Piccoli, il mulino di Carlo Bernasconi, la Filanda Toricelli…
Il mulino di Sonvico è conosciuto soprattutto dai suoi Statuti, ma è noto che esisteva già nel 1041!
Un mulino particolare è quello che esisteva a Garaverio vicino ad un imponente ammasso di rovine. Lungo la Magliasina ce n’erano parecchi. Famoso era il maglio di Aranno di Fedele Agostoni. A Quartino esiste ancora il bel mulino la cui ultima mugnaia Angiolina riusciva ad alzare sacchi da 90 kg. A Moghegno funzionavano 7 mulini e altrettanti a Someo. A Bosco Gurin c’erano quelli situati piú in alto ad oltre 1500 m di altezza. Alla Collinasca per poco piú di 70 abitanti ne funzionavano ben sette. Tutti i torrenti avevano i loro mulini. La Verzasca possiede ancora costruzioni di mulini a Corippo, Brione, Gerra, Frasco… Sulla trave del mulino di Gerra vi è incisa la data 1533! Nel villaggio di Frasco, all’inizio dell’Ottocento, esisteva un piccolo centro artigianale con diversi opifici che funzionavano ad acqua, completamente distrutti durante l’alluvione che ha colpito tutto il Ticino nel 1868. Pochi anni dopo, nel 1880 sul riale d’Efra sorse un mulino che dal 1927 fino alla fine degli anni ’50 fu l’unico autorizzato a produrre farine indigene di segale e mais. La potenza e la continuità dell’acqua ha poi permesso, nel 1925, anche la costruzione di una piccola centralina elettrica che bastava per il fabbisogno dei villaggi di Frasco e Sonogno. La piccola centralina ha smesso di erogare energia soltanto nel 1959. Questi due impianti, sul Riale d’Efra, sono ora stati restaurati a scopo didattico. A Vergeletto ce n’erano cinque in funzione. Val di Blenio e Leventina erano ricchi di mulini, magli, segherie…
A Faido ogni anno viene messa in funzione la segheria che un tempo funzionava ad acqua.
Diversi mulini sono stati riattati in questi ultimi anni come a Bruzella, Morbio (Ghitello), Palagnedra, Calonico, Cerentino, Dandrio, Loco, Rivera, Coldrerio…