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Dopo lo scandalo
Louis C.K. a Basilea: «Bisogna essere forti»
Nel 2017, in seguito allo scandalo #MeToo, il famoso comico statunitense è caduto nel dimenticatoio. Ora, Louis C.K. ritorna a piccoli passi con una tournée all’estero. È legittimo oggi ridere delle battute del discusso umorista, che si è di recente esibito a Basilea?
Nel novembre 2017, Louis C.K. ammette di essersi masturbato davanti a diverse donne. Subito il movimento #MeToo si scaglia contro la star della comicità. Viene subito annullata l’anteprima del film che ha appena girato. Le sue serie e gli speciali su di lui scompaiono dai programmi, mentre i canali e i gestori delle sale cinematografiche prendono le distanze dall’artista. Louis C.K. cade nel dimenticatoio. O almeno questo è quello che si potrebbe credere.
Tuttavia, a due anni dallo scandalo, il comico è di nuovo impegnato in una tournée mondiale. Il 26 novembre ha fatto tappa a Basilea, dopo che il Volkshaus di Zurigo ha annullato la sua esibizione all’ultimo momento, invocando lo scandalo. Stando ad alcune voci pare che, per il timore di proteste di massa, anche altre location per spettacoli, come la Maag Halle di Zurigo, abbiano rifiutato di offrire un palcoscenico al comico.
In questo scenario, emergono alcune domande fondamentali: Louis C.K. ha bisogno di un’autorizzazione per esibirsi? Dopo tutto quello che è accaduto, ha ancora diritto a un palcoscenico per divertire gli spettatori? È ragionevole ridere delle sue battute? Oppure il suo pubblico si rende complice?
Come si dovrebbe porre la società nei confronti di tale artista e della sua opera? La questione si era già posta nel caso di Michael Jackson, ed è ancora attuale: qual è la relazione tra la sua eredità musicale considerevole e le oscure scoperte in materia di pedofilia che il documentario «Leaving Neverland» ha svelato al pubblico?
Louis C. K.?
Louis C.K.? Un uomo rosso e sfuggente con un po’ di pancia, un messicano di cuore racchiuso in un corpo da gringo. Preferisce sconvolgere piuttosto che scendere a compromessi. Il suo stile è rude, diretto e, a volte, politicamente scorretto.
Il suo modo di pensare può essere dedotto dalle dichiarazioni che ha fatto nel 2010 alludendo al suo divorzio. L’artista condivide con la sua ex moglie la tutela delle due figlie. «In scena, parlavo di tutti gli aspetti della mia vita. Dei miei figli e anche di mia moglie. Avrei forse dovuto chiedere il permesso più esplicitamente», ha rivelato al magazine «Vulture».
Ha anche parlato della sua famiglia: «Se è difficile averne una, è perché è importante. Se non amassi i miei figli, sarebbe facile farli crescere. Ma li amo, allora bisogna essere forti.»
Una confessione completa
Alcuni aspetti depongono in favore del comico: all’indomani delle rivelazioni del «New York Times» riguardo i suoi gravi atti, Louis C.K. ha concesso al «Washington Post» un’intervista nella quale ha riconosciuto tutte le accuse.
Il produttore Harvey Weinstein, a sua volta travolto dall’ondata #MeToo nel 2017, ha per esempio cercato a lungo di venir fuori da questo scandalo con l’aiuto dei suoi avvocati. L’attore Spacey, dal canto suo, ha deciso di eclissarsi dopo essere stato accusato di abusi dal suo collega Anthony Rapp.
Per poter tornare sulle scene, oltre a rilasciare delle confessioni complete, è anche importante distanziarsi sinceramente dai propri atti. E sicuramente tutto dipende anche dalla gravità delle azioni imputate.
«Credo che provi dei rimorsi», ha dichiarato ad esempio la comica Sarah Silverman, amica di lunga data di Louis C.K. Si è masturbato anche davanti a lei, ma la collega afferma di averlo autorizzato. «Quando è diventato potente, pensava che sarebbe stata la stessa cosa, ma la dinamica era differente e questo non andava bene», ha dichiarato Sarah Silverman a «Vanity Fair» l’anno scorso.
Numerosi umoristi hanno criticato il 52enne quando è tornato discretamente in scena in un club newyorkese nell’agosto 2018. In compenso, i comici che hanno lavorato con lui si sono schierati al suo fianco: Jerry Seinfeld e Chris Rock hanno infatti chiesto che gli venga concessa una seconda chance.
Anche la star di «Saturday Night Live» Michael Che difende Louis C.K.: «È stato coperto di vergogna, umiliato, ha perso milioni di dollari, tutti i suoi progetti, il rispetto di numerosi fan e amici e tutto ciò che si può perdere dopo aver fatto ciò che ha fatto», ha dichiarato Michael Che al portale statunitense «The Daily Beast».
«Ma se un anno dopo riesce ad esibirsi gratuitamente in un club da 200 posti, ciò significa che ne sia venuto fuori bene (agli occhi di alcuni dei suoi detrattori)», ha proseguito. Secondo lui, non si può rimproverare a Louis C.K. la sua notorietà e l’artista deve ben vivere di qualcosa: «Ogni uomo libero ha il diritto di parlare e di guadagnarsi da vivere».
Il pubblico può tanto perdonare quanto detronizzare chiunque: all’età di 16 anni, Mark Wahlberg ha commesso un crimine xenofobo in seguito al quale un vietnamita ha perso un occhio, ma alcuni dei suoi film restano dei successi al box-office.
Per concludere, è sempre necessario ammettere i propri errori, dimostrare dei rimorsi credibili, pentirsi, ma anche mostrare la propria volontà nel rimediare al passo falso commesso.
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