Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01227.jsonl.gz/643

BERNA - Il 49% della popolazione svizzera ritiene che chi si mantiene in forma e mangia sano dovrebbe pagare premi di cassa malattia inferiori rispetto a chi non lo fa. Il 46% è invece contrario a premi dipendenti dal comportamento. È quanto emerge da un sondaggio pubblicato oggi e realizzato nel febbraio scorso dal Centro di ricerca Sotomo per conto della Fondazione Sanitas Assicurazione malattia.
Il numero di sostenitori è quindi aumentato significativamente rispetto al 2018 (40%), indicano gli autori in un comunicato. La percentuale di indecisi è rimasta stabile al 5%. Solo il 13% degli intervistati ritiene che tutti i gruppi dovrebbero pagare gli stessi premi.
Addirittura il 63% delle persone che ritengono il proprio stile di vita più sano di quello dei loro coetanei accetterebbe il sistema di premi dipendenti dal comportamento. I due terzi di coloro che affermano di vivere in modo meno sano sono invece contrari.
Due persone su tre ritengono che raccogliere informazioni sulle loro attività e sullo stile di vita crei pressione e solo un terzo afferma che un monitoraggio completo dell'attività fisica può aumentare la responsabilità individuale. Quasi i tre quarti dei partecipanti registrano attivamente o hanno già registrato informazioni come la frequenza cardiaca, la qualità del sonno o il numero di passi compiuti giornalmente.
Secondo gli autori dello studio, in ambito sanitario aumenta dunque la pressione sulla solidarietà. I partecipati al sondaggio la considerano comunque fondamentale importanza, in particolare da parte dei ricchi verso i poveri (61%) e dai giovani per le persone più anziane (stessa percentuale). La solidarietà delle persone sane verso quelle malate viene descritta come molto importante (56%). Più della metà delle persone sondate (53%) ritiene che la digitalizzazione metterà alla prova questa solidarietà.
Complessivamente sono state interrogate 2074 persone. La scelta mirata dei sondati e la ponderazione garantisce un campione rappresentativo della popolazione svizzera a partire dai 18 anni di età, viene precisato. Il primo studio è stato svolto lo scorso anno.