Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01040.jsonl.gz/1322

Lo scorso aprile, il cittadino newyorkese Alex Brola aveva presentato un’accusa agli sviluppatori di Nano.
Read this article in the English version here.
Brola aveva acquistato 50.000 dollari in token XRB nel dicembre del 2017 per mezzo dello studio legale Silver Miller. L’accusa contro il Nano core team era quella di aver infranto le leggi che regolamentano i titoli, vendendoli in modo non regolamentato e di aver negligentemente travisato l’affidabilità dell’exchange italiano BitGrail.
L’exchange in questione, infatti, era stato hackerato nel febbraio del 2018 e aveva perso 17 milioni di XRB, che ai tempi valevano 187 milioni di dollari. Nella causa, Brola richiedeva che fosse implementata una hard fork in modo da “ricompensare giustamente le vittime.”
Il giudice statunitense ha respinto la causa circa un mese dopo che Brola l’aveva volontariamente ritirata. La notifica di rigetto non cita la causa, ma Peter Scoolidge ha informato il sito di notizie legali Law 360 che la causa è stata ritirata “perché non era fondata.”
Prima della decisione di Brola di ritirare la propria accusa, i difensori avevano richiesto il rigetto alla corte federale di New York. La loro tesi era che i token non erano titoli e di conseguenza non erano soggette alle leggi che li regolamentano.
Nella richiesta di rigetto presentata a settembre, i sviluppatori di Nano hanno dichiarato che il token non può essere classificato come titolo perché l’azienda non ha investitori e non ha mai ricevuto soldi per la sua assicurazione.
Il documento inoltre dichiara che il valore della criptovaluta in questione “non deriva da un gruppo di manager e dirigenti che gestiscono proprietà altrui.” Il suo valore deriva piuttosto “dalla sua utilità e potenziale utilità come valuta.”