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Una città e un popolo al disopra della loro fama
Una miniguida della capitale elvetica scritta da una connazionale, dopo la visita alla città, in cui passato, tradizione e modernità si incontrano in perfetto equilibrio
Può apparire un po’ strano che un popolo disciplinato come quello svizzero abbia eletto a suo eroe nazionale Guglielmo Tell, che si rese colpevole di non aver riverito il cappello imperiale esposto nella pubblica piazza di Altdorf per essere appunto omaggiato da chiunque passasse da lì. Si tramanda che, il 18 novembre 1307, Gugliemo Tell avesse ignorato completamente quello strano simbolo dell’autorità. Per questo motivo, il balivo Gessler (amministratore locale degli Asburgo) lo condannò alla prova della mela, che fu posta sul capo del suo figlioletto Gialtierino per essere centrata dalla freccia della sua balestra. La prova riuscì a Tell, il quale pero’, nel caso qualcosa fosse andato storto, aveva nascosto sotto la giacca una seconda freccia, pronta per il tiranno. Guglielmo fu arrestato, ma riuscì a liberarsi e, tre giorni dopo, nascosto dietro ad un albero sulla strada da dove doveva passare il perfido Gessler, si vendicò uccidendolo con una delle sue infallibili frecce.
A seguito delle gesta di Guglielmo Tell, il popolo ebbe ilcoraggio di ribellarsi. Assediò i castelli e cacciò per sempre i balivi dalle proprie terre. Così, il 1 gennaio 1308, avvenne la liberazione della Svizzera originaria. Alla Confederazione Elvetica nata nel 1291 Berna si unisce nel 1353.
A quel tempo, Berna aveva già un secolo e mezzo di storia, essendo stata fondata da Berchthold V, duca di Zaringen, nel 1191. Pare che il duca avesse deciso di dare alla città il nome del primo animale che avrebbe ucciso. Questo animale fu un orso (Bär, in tedesco, da cui Bern). Leggenda o no, gli orsi sono presenti a Berna dal 1513. Fino al 1857, nel fossato della città, poi in speciali fosse costruite per loro e, dal 25 ottobre 2009, nel parco che la città, spendendo 25 milioni di franchi, ha allestito su un terreno di 6.000 mq. di superficie, sulle sponde del fiume Aare. Lì, la coppia di orsi scorrazza sullo scosceso pendio, molto visibile dal ponte e quindi fruibile dai visitatori della città. Gli organizzatori del “BaerenPark” hanno fatto sul serio, creando un luogo attraente per i turisti, con un grande bar-shop, e inserendo numerosi cartelli illustrativi con didascalie in tedesco, francese e italiano, le tre lingue ufficiali della Svizzera e in inglese.
Il fiume Aare e’ il cuore di Berna, perché è sulla piccola penisola formata dal fiume che nacque il primo nucleo della città, che costituisce una delle piu’ importanti testimonianze di architettura medievale in Europa e venne dichiarato patrimonio dell’umanità dall’Unesco nel 1972. Camminando per le sue strade, si ammirano i bei palazzetti costruiti in pietra arenaria. È il loro colore “sabbia” che, ad uno sguardo distratto, fa sembrare Berna monotona. Ma l’architettura, pur similare, varia da un edificio all’altro e tutta la città è percorsa da sei chilometri di porticati, sui quali si affacciano negozi con attraenti vetrine e ristoranti e caffè per ogni gusto, ma tutti democraticamente carissimi. Capita spesso che ci si sieda ad un caffè che si trova difronte una delle undici fontane figurative in stile rinascimentale, sorte in citta’ nella meta’ del XVI secolo per onorare la memoria del fondatore. Scolpite in pietra e bronzo, con magnifiche colonne e figure dai colori vivaci, si inseriscono perfettamente nell’ambiente. Oltre alla “Zäringer brunnen” dedicata al fondatore ed eseguita, come la maggior parte delle altre, da Hans Gieng nel 1535, si possono ammirare “la giustizia”, “il suonatore di cornamusa” , “l’araldo”, oltre alla fontana piu’ curiosa, quella chiamata del “mangiatore di bambini”, che rappresenta un orco che tiene fra le fauci splalancate un neonato e ne ha diversi altri attaccati al corpo, per i pasti successivi.
Lungo la Kramgasse si incontrano ancora due belle fontane e, al numero 49, la casa in cui abitò Albert Einstein al tempo in cui lavorava come impiegato all’ufficio brevetti di Berna. Pare che proprio lì il grande fisico tedesco iniziasse ad elaborare la Teoria della relatività, nel 1905. Quello che è sicuro è il fatto che il suo tempo sarà stato scandito dal celebre orologio “Zytglogge” che, quattro minuti prima dello scoccare di ogni ora, mette in moto il meccanismo delle sue statuine animate. È una delle più grandi attrazioni di Berna che, in una superficie non molto grande, ha edifici imponenti come il “Palazzo Federale”, il “Teatro Comunale”, con una stagione operistica piuttosto interessante, e il “Museo di Belle Arti” che raccoglie oltre 3.000 opere. Ma l’edificio storicamente più significativo è la “Cattedrale di S. Vincenzo”, iniziata nel XV secolo in stile tardo gotico e ultimata con la cupola e l’ottagono alla fine del secolo XIX.
La facciata è riccamente decorata da statue, mentre l’interno offre splendide vetrate, gli stalli rinascimentali del coro, il fonte battesimale e l’organo barocco.
Si può dire che Berna sia la quintessenza del carattere svizzero: solido, affidabile, senza troppi svolazzi, come quello dei suoi abitanti, che sono considerati un po’ a “scoppio ritardato” dai loro connazionali. una barzelletta ad un bernese, ride il giorno dopo> Così amano dire... Ma si ha l’impressione che i bernesi si curino poco di questa diceria. A loro piace abitare in una città che sa unire la salvaguardia della tradizione con la ricerca del nuovo, che possa attirare l’attenzione del mondo circostante.
Ne è una prova la scelta di affidare a Renzo Piano la progettazione e quindi la realizzazione del “Centro Paul Klee”, il Museo che la città ha voluto dedicare al suo artista più famoso. Il grande architetto italiano ha saputo cogliere in pieno il carattere e le aspettative dei bernesi e, sullo spiazzo verde circondato da armoniose colline della periferia di Berna, ha collocato tre colline artificiali a forma di onda, collegate da una passerella. che da architetto>, lo definisce Renzo Piano. Nelle tre colline di acciaio e vetro in cui sono accolte piu’ di 4.000 delle 10.000 opere di Paul Klee (1879-1940), Piano ha cercato di riflettere la poliedricità del pittore svizzero della Bauhaus, di cui Klee fu uno dei maestri più importanti, è il concetto del fecondarsi reciproco delle varie espressioni artistiche> spiega ancora il grande architetto.
Su questa scia, è stata inaugurata (giugno-settembre 2010) la Mostra “Klee incontra Picasso”. Oltre 180 opere provenienti da collezioni pubbliche e private per illustrare questo incontro-scontro, tra divergenze, somiglianze e legami intrecciati fino ad oggi poco conosciuti. Un confronto tra due universi artistici a volte agli antipodi, ma accomunati dalla natura innovatrice e sperimentale del lavoro di entrambi. I due artisti ebbero probabilmente due incontri personali e, a settant’anni di distanza, sono tornati ad incrociarsi, destando la curiosità e il piacere visivo dei visitatori.
Il popolo svizzero è - a mio parere - molto più sfaccettato di quel che si creda. E la “neutrale” Confederazione Elvetica ha un esercito ben addestrato e concede ai suoi cittadini di conservare in casa le armi che hanno in dotazione durante il servizio militare. Di modo che, in caso di attacchi da parte di altri Paesi, il popolo possa insorgere e, a imitazione dell’eroe nazionale Guglielmo Tell, cacci l’invasore dal patrio suolo!
Articolo pubblicato sul mensile insieme di aprile 2019.