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Quando le casse dello Stato sono piene, il parlamento riesce difficilmente a frenare il suo appetito finanziario.Questo contenuto è stato pubblicato il 29 ottobre 2001 - 16:08
La conseguenza di questa "generosità" è un debito pubblico della Confederazione superiore ai 100 miliardi, che costa 4 miliardi di interessi ogni anno. Il governo propone dunque un freno all'indebitamento pubblico, ma questo meccanismo costituisce secondo taluni una limitazione inaccettabile delle prerogative della politica.
Bisogna subito precisare che l'indebitamento della Confederazione non è un fenomeno recente. Alla fine della seconda guerra mondiale, i debiti dello Stato federale ammontavano già a 9 miliardi di franchi, pari a circa il 50% del PIL, il prodotto interno lordo.
Le quattro fasi dell'indebitamento dello Stato
Nel corso degli anni '60, la straordinaria crescita economica contribuì a far registrare eccedenti di bilancio, nonostante la forte crescita delle spese dello Stato. L'evoluzione degli ultimi 30 anni può essere suddivisa in quattro fasi.
Durante la prima fase, dal 70 al 73, l'indebitamento si è ridotto fino a un tasso di circa il 10% del PIL grazie al persistere di una crescita robusta, conclusa però brutalmente nel 1975.
La seconda fase, tra il 75 e il 1980, è stata caratterizzata da forti tassi di crescita dell'economia, da una forte inflazione e da un elevato aumento del tasso d'indebitamento. Nel 1980, il debito ha superato per la prima volta la sbarra dei 30 miliardi, pari al 17,6% del PIL.
Nel corso della terza fase, negli anni '80, il tasso d'indebitamento è calato e nel 1990 ammontava al 12,1%. Questa diminuzione non è dovuta a un calo delle spese, ma a una crescita piuttosto sostenuta dell'economia.
La quarta fase, tra il 90 e il 99 ha fatto registrare una vera e propria esplosione del debito, che all'inizio del 2000 aveva superato la sbarra dei 100 miliardi di franchi, pari al 26% del PIL. In nove anni l'indebitamento è triplicato e questo forte aumento può essere attribuito solo in parte alla cattiva situazione congiunturale. Una forte quota dei deficit annuali era di natura strutturale.
I tentativi passati di frenare l'indebitamento
Il freno all'indebitamento sul quale siamo chiamati a votare, rientra in un pacchetto di manovre che nel corso di questi decenni sono state tentate dal governo e dal parlamento con alterna fortuna per contenere il debito pubblico.
Risale al 1959 il primo tentativo riuscito del dopoguerra di contenere l'esplosione del debito pubblico, con l'accettazione da parte di popolo e cantoni dell'articolo costituzionale 42bis. Esso non ebbe comunque l'occasione di spiegare i suoi effetti, visto che negli anni '60 il disavanzo fu annullato dal miracolo economico di quel decennio. Nel 1975 passò in votazione un'altra manovra per frenare le spese, ma la sua validità era limitata a quattro anni.
Nel 1995, popolo e cantoni accettano la regolamentazione sul freno alle spese ancora oggi in vigore. Infine, nel 1998 passa il cosiddetto obiettivo di bilancio 2001, che prescrive un limite massimo del 2% dei disavanzi rispetto alle uscite. Lo scopo di queste misure transitorie erano la lotta contro il deficit strutturale, ovvero quella parte di debito dovuta a sovraccarico durevole del bilancio provocato da spese il cui finanziamento non è garantito.
Il decreto ora sottoposto in votazione popolare, con la sua relativa legge federale sulle finanze della Confederazione, costituisce il seguito logico dell'obiettivo di bilancio 2001.
Questo freno, che entrerebbe in vigore nel 2003, intende raggiungere l'equilibrio di bilancio sull'arco di un ciclo congiunturale. Esso non mira a pagare i debiti della Confederazione, ma vuole evitare che la situazione peggiori ancora. Il successo di una misura del genere, dipende da diversi fattori.
Innanzitutto bisogna stabilire un parametro di riferimento che si basi su regole semplici e trasparenti. L'importo massimo delle spese è dunque stato collegato con il totale delle entrate, ma è pure stato previsto un correttivo che tiene conto della situazione congiunturale. È importante prevedere sanzioni in caso di violazione delle regole, ma anche assicurare che il meccanismo tenga in considerazione le esigenze politiche e congiunturali.
Le eccezioni alla regola
Per tenere in considerazione eventi straordinari, come forti recessioni, guerre, o catastrofi naturali, sono previste eccezioni alla regola, che possono però entrare in vigore soltanto con il consenso della maggioranza qualificata in entrambe le camere del parlamento. Come ha reagito, dunque, il parlamento a questa proposta?
La destra favorevole
Le disposizioni hanno trovato l'appoggio dei partiti del centro-destra. Essi vedono in questo freno lo strumento adatto per condurre una politica finanziaria anticiclica e ne apprezzano la flessibilità in caso di emergenza. Certo, il freno limita le competenze del parlamento, che però in questi anni si è mostrato poco disciplinato nel controllo delle spese. E comunque, ha precisato un deputato liberale, talvolta "l'amputazione di un arto permette di salvare l'organismo."
Contraria la sinistra
La sinistra ha da parte sua cercato senza successo di attenuare la portata di questo freno, e ha dunque deciso di combatterlo. Per socialisti e verdi, l'aritmetica non può sostituire la politica. Questo freno limita pericolosamente le competenze del parlamento; il suo vero obiettivo -dicono- è la riduzione delle spese pubbliche e l'annullamento dei meccanismi di ridistribuzione della ricchezza.
Perplessità anche da parte dell'Istituto per gli studi congiunturali del Politecnico di Zurigo: se questo freno fosse stato in vigore negli anni '90, esso avrebbe accentuato la recessione. Secondo l'istituto, questo obiettivo di controllo delle spese potrebbe inoltre essere perturbato da fattori come una cattiva valutazione delle entrate o una loro troppo forte reazione alle fluttuazioni del prodotto interno lordo o al livello dei tassi d'interesse.
Il ministro delle finanze Kaspar Villiger ha da parte sua ricordato che il provvedimento eviterà il riprodursi del comportamento indisciplinato del parlamento negli anni '80 e ha aggiunto che oggi la Svizzera paga 4 miliardi di franchi all'anno per gli interessi del debito pubblico.
La camera alta del parlamento ha detto sì al decreto con 30 voti contro 4, mentre il consiglio nazionale l'ha accolto con 110 voti contro 59. Per essere approvato, il provvedimento deve ottenere la doppia maggioranza di popolo e cantoni.
Mariano Masserini
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