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Un documentario della Televisione svizzera di lingua italiana svela aspetti inediti della vertenza che ha offuscato l’immagine della Svizzera.
Una guerra condotta “senza esclusione di colpi”, come dichiarato dall'ex-senatore Alfonse D'Amato, grande accusatore delle banche.
Cinque anni dopo la firma dello storico accordo tra i rappresentanti della comunità ebraica e delle banche svizzere, nuovi risvolti della complessa vicenda vengono portati alla luce da un’inchiesta della Televisione svizzera di lingua italiana (TSI), in programma lunedì 8 settembre alle 21.00.
Nel documentario, realizzato dall’ex-corrispondente della TSI a Washington Mario Casella, diversi protagonisti del braccio di ferro raccontano in dettaglio aspetti inediti di una crisi che minacciato di compromettere seriamente i rapporti tra Stati uniti e Svizzera.
Tra questi l'ex-senatore Alfonse D'Amato, grande accusatore delle banche svizzere, Israel Singer, il segretario generale del Congresso ebraico mondiale, e l'ottantenne Greta Beer, una delle prime superstiti dell'Olocausto ad aver sollevato il caso dei fondi in giacenza nelle banche elvetiche.
Hanno inoltre accettato di parlare gli avvocati americani che hanno attaccato le banche svizzere, Edward Korman, il giudice federale che ha risolto la vertenza, Thomas Borer, l'ex-ambasciatore svizzero ed ex-capo della Task Force, e Christoph Meili, l'ex-guardia notturna dell'UBS di Zurigo, tra coloro che hanno sollevato il polverone.
Pretese per 20 miliardi di dollari
"La guerra è stata brutale, senza esclusione di colpi" sostiene Alfonse D'Amato, raccontando i dettagli delle trattative segrete condotte tra il 1995 e il 1998 da banche svizzere, organizzazioni ebraiche e avvocati delle parti civili americane.
L’ex-senatore, che lavora attualmente come consulente finanziario a New York dopo la mancata rielezione nel 1998, afferma che soltanto la verifica dell'esistenza o meno di fondi ebraici, in 60 banche svizzere, costò un miliardo di dollari pagati dagli stessi istituti finanziari.
D'Amato racconta anche ai microfoni della TSI che, in sede di trattative, le pretese americane arrivarono a 20 miliardi di dollari.
L’accordo finale, siglato il 12 agosto 1998, per un importo di 1,25 miliardi di dollari, fu reso possibile dalla mediazione dell'allora sottosegretario di Stato Stuart Eizenstat - il cui famoso rapporto ha sollevato un polverone in Svizzera - e del giudice federale Edward Korman.
Molte vittime aspettano ancora i risarcimenti
A cinque anni dai fatti, l'ex-capo della Task Force ed ex-ambasciatore svizzero a Berlino Thomas Borer, è ironico e scettico: "la maggior parte delle vittime non vedrà un solo centesimo" ha detto alla TSI. Infatti, sinora, poco più di un terzo della somma soltanto è stato distribuito alle parti civili.
Tra loro l’ultra ottantenne Greta Beer. D'origine ungherese, reclamava i soldi lasciati nelle banche svizzere prima del 1940 dal padre, un facoltoso industriale. Oggi residente a Boston, in una casa per anziani, Greta Beer fu la prima a sollevare la questione dei fondi dimenticati. Fino ad oggi ha ottenuto soltanto 100'000 dollari.
Lo smarrimento di Christoph Meili
Il documentario della TSI ricorda anche il ruolo-chiave di Christoph Meili, l'ex-guardiano notturno dell'UBS di Zurigo. Fu lui, nel 1997, a trovare e salvare dal macero documenti che la banca voleva distruggere. Provavano l'esistenza dei fondi neri.
Il trentaquattrenne Meili, che vive negli Stati Uniti da sei anni, era stato osannato e coccolato dalle organizzazioni ebraiche mondiali, ma anche dato in pasto alla stampa e alle TV. Attualmente, l’esule svizzero non nasconde il proprio smarrimento: "Ho perso tutto", dice, "famiglia, amici, patria. Non rifarei mai quello che ho fatto, il prezzo da pagare è stato troppo alto".
L'ex-eroe vive in California con una nuova compagna. La moglie ha chiesto il divorzio e si è stabilita altrove coi figli. "Sono stato manipolato dal Congresso ebraico, da D'Amato e da Ed Fagan" (l'avvocato delle vittime), afferma Meili.
Utilizzato come un burattino
"Quando sono giunto negli Stati Uniti non sapevo una parola d'inglese. Alla mia prima audizione davanti alla commissione bancaria del Senato a Washington ho dovuto leggere, parola per parola, delle frasi scritte da D'Amato e Fagan".
A Meili e all'ex-consorte Giuseppina, sono stati versati 325'000 dollari ciascuno dalla corte federale di New York nell'ambito della transazione giudiziaria. "Non ho ricevuto nulla più, benché gli ebrei mi abbiano promesso mare e monti. Mi hanno utilizzato come un burattino, ma non hanno mantenuto le promesse" dice lo zurighese.
Primo svizzero ad aver ottenuto l'asilo politico negli USA, gode oggi dello statuto di "resident" ma non è ancora cittadino americano. E forse non lo diverrà mai. "Vorrei tornare in Svizzera", racconta, "qua sono isolato, sto male."
Meili però teme che la giustizia militare svizzera gli chieda dei conti sul suo impegno, come riservista, nel corpo dei marines degli Stati Uniti. Per intanto ha rivelato alla TSI che un suo libro di memorie sarà presto pubblicato nella Svizzera tedesca.
swissinfo, Gemma d'Urso
Fatti e cifre
1995: primo incontro tra rappresentanti della comunità ebraica e delle banche svizzere
1997: creazione di un Fondo speciale in Svizzera per le vittime dell'Olocausto (280 milioni di franchi)
1998: firma dell'accordo globale che pone fine alla vertenza (1,25 miliardi di dollari versati dalle banche svizzere)
In breve
L'indennizzo di 1,25 miliardi di dollari è già stato pagato dalla banche svizzere e viene ora gestito dall'avvocato americano Judah Gribetz, incaricato dalla corte federale di New York di procedere alla distribuzione del denaro.
Per ora 125 milioni sono andati ai detentori di conti bancari in giacenza, 200 milioni ai lavoratori forzati del nazismo (o a loro discendenti), 145 milioni alle organizzazioni ebraiche e 3,5 milioni agli esuli (o a loro discendenti) respinti al confine svizzero durante la Seconda guerra mondiale.
Per la distribuzione completa del denaro, occorrerranno ancora anni.
"Il prezzo della pace" di Mario Casella verrà diffuso lunedì 8 settembre alle 21.00 dalla TSI (1° canale).