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Nell’ambito della sua Strategia di cooperazione internazionale 2021-24 – così come approvata dal Parlamento la scorsa estate – il Consiglio federale ha indicato di voler “ampliare e approfondire” la sua collaborazione con i diversi attori del settore privato.
La cooperazione con il settore privato non è nuova. Negli ultimi decenni, sia a livello multilaterale che bilaterale, i donatori hanno sviluppato strumenti per “coinvolgere il settore privato” nella cooperazione allo sviluppo.
Per Alliance Sud – impegnata da 50 anni per promuovere relazioni Nord-Sud eque e uno sviluppo sostenibile – la cooperazione con il settore privato presenta opportunità ma anche una serie di rischi che devono essere gestiti per garantire che i partenariati con il settore privato abbiano un dimostrato impatto sullo sviluppo.
La FOSIT discuterà dei Partenariati Pubblico-Privato il 9 ottobre, in occasione del suo prossimo simposio. Inoltre, il prossimo 12 ottobre la Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC), in presenza del Consigliere federale Ignazio Cassis, ha invitato i rappresentanti del settore privato per presentare i suoi “Principi guida relativi al settore privato” da poco adottati. Alliance Sud è stata invitata per presentare la sua posizione. La nostra richiesta è che ogni tipo di collaborazione con il settore privato deve sostenere di più gli sforzi dei paesi, delle regioni e delle popolazioni in via di sviluppo più svantaggiati, come richiesto dalla “Legge federale su la cooperazione allo sviluppo e l'aiuto umanitario internazionali”. In altre parole, qualsiasi forma di cooperazione con il settore privato deve avere l'obiettivo primario di ridurre la povertà e “non lasciare nessuno indietro” nel senso degli Obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS/SDG).
Quindi, chiediamo la definizione di un quadro credibile per l'impegno con il settore privato, con una lista di criteri sociali e ambientali rigorosi, e che questi partenariati siano soggetti a misure di impatto credibili.
La nostra posizione nei confronti di tutte le attività del settore privato nei Paesi in via di sviluppo è chiara: una condotta d’impresa responsabile degli affari (Responsible Business Conduct) deve essere integrata non solo come condizione preliminare per impegnarsi alla creazione di un partenariato specifico con la DSC ma nell’insieme delle loro catene di valore. A tal fine, le Linee Guida dell'OCSE destinate alle imprese multinazionali e i Principi guida dell'ONU su imprese e i diritti umani – entrambi il loro decimo anniversario nel 2021 – devono essere pienamente ed efficacemente implementati dalle imprese: è una condizione sine qua non per contribuire alla realizzazione degli Obiettivi di sviluppo sostenibile.
Laurent Matile, dossier Imprese e sviluppo, Alliance Sud
Pubblicato il 7 ottobre 2021
Su Il Corriere del Ticino online
(Traduzione di Valeria Matasci)