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<h2>SubmittedText<h2><p>Gli ultimi giorni ci hanno rammentato una realtà terribile, ossia che il Mediterraneo è il cimitero di centinaia di persone. Le ultime stime parlano di 1800 morti dall'inizio dell'anno. L'Organizzazione internazionale per le migrazioni stima a 22 000 le persone decedute in 15 anni cercando di raggiungere l'Europa. Nel 2014 oltre il 75 per cento dei migranti che hanno perso la vita nel mondo sono periti nel Mediterraneo.</p><p>Secondo l'UNHCR, dal gennaio 2015 36 390 persone sono giunte via mare nei Paesi del sud dell'Europa, che invocano da mesi la solidarietà europea. Non hanno le infrastrutture per poter gestire tutte queste domande né possono far fronte da soli al salvataggio in mare di queste imbarcazioni di disperati.</p><p>Dinanzi a tali tragedie e alle centinaia di morti, l'Unione europea ha finalmente deciso di essere solidale con questi Paesi.</p><p>La Svizzera non è restata indietro, in quanto per voce del Parlamento e della presidente della Confederazione, Simonetta Sommaruga, ha proposto, già prima degli ultimi tragici eventi, di accogliere 3000 rifugiati siriani.</p><p>La Svizzera ha reagito alla sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo, che il 21 gennaio 2011 aveva condannato il Belgio e la Grecia per violazione dei diritti umani (art. 3 e 13 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo). Come indicato dall'UFM nel comunicato stampa del 26 gennaio 2011, "la situazione in Grecia necessita un adeguamento per quanto concerne l'esecuzione della procedura Dublino". L'UFM ha pertanto rinunciato nella maggior parte dei casi e fino a nuovo avviso ad applicare alla Grecia il sistema Dublino, in quanto questo Paese non era più in grado di offrire una procedura d'asilo equa.</p><p>Alla luce dei numerosi sbarchi in Italia - a metà aprile se ne contavano 15 000 - pongo le domande seguenti:</p><p>1. Il Consiglio federale non ritiene che l'Italia non sia più in grado di offrire una procedura d'asilo equa ai migranti?</p><p>2. Non occorrerebbe sospendere, anche temporaneamente, gli allontanamenti verso l'Italia, tanto più che il governo ha manifestato solidarietà dichiarandosi disposto ad accogliere un maggior numero di contingenti?</p><p>3. Non vede una contraddizione tra la volontà di accogliere più persone per sgravare l'Italia e nel contempo rinviare le persone (3000 per il 2013)?</p><p>4. Il caso dell'Italia non è analogo a quello della Grecia?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Il Consiglio federale è consapevole che i numerosi sbarchi in Italia mettono a dura prova il sistema d'accoglienza e d'asilo italiano. Le lacune nel sistema di accoglienza italiano sono comprensibili alla luce dei moti migratori. La Svizzera ritiene tuttavia che l'Italia sia tuttora in grado di garantire ai richiedenti l'asilo una procedura equa e corretta. Nella sentenza "Tarakhel contro la Svizzera" (ricorso n. 29217/12 del 4 novembre 2014), la Corte europea dei diritti dell'uomo (Corte EDU) ha constatato che la procedura italiana di accoglienza e asilo non presenta lacune sistematiche. Il Tribunale amministrativo federale ha finora seguito questa giurisprudenza della Corte EDU.</p><p>2. Il Consiglio federale ritiene che gli obblighi derivanti dal regolamento Dublino III debbano essere onorati da tutti gli Stati Dublino. L'attuale situazione degli sbarchi nel Mediterraneo evidenzia l'importanza di un approccio coordinato su scala europea. La Svizzera è pertanto favorevole alle misure previste nell'agenda europea sulla migrazione del 13 maggio 2015. L'agenda e la conseguente proposta della Commissione europea prevedono tra l'altro un meccanismo d'urgenza per reinsediare in altri Stati europei, secondo una chiave di ripartizione, determinati richiedenti l'asilo provenienti da Italia e Grecia. In linea di massima il Consiglio federale sostiene gli sforzi profusi per una ripartizione equa dei richiedenti l'asilo all'interno dello spazio Dublino. Non essendo membro dell'UE e non essendo vincolata a tutte le basi legali del Sistema europeo comune sull'asilo (CEAS), le possibilità di influenza della Svizzera sono tuttavia limitate. Il 6 marzo 2015 il Consiglio federale ha inoltre deciso di permettere in linea di principio di entrare in Svizzera ad altre 3000 vittime del conflitto siriano sull'arco di tre anni. Nella fattispecie non si tratta tuttavia di persone che sottostanno alle disposizioni del regolamento Dublino III. Si prevede di accogliere al massimo 1000 persone ancora nel corso del 2015. Nell'autunno 2015 il Consiglio federale valuterà nuovamente la situazione.</p><p>3. L'Italia e la Svizzera sono vincolate agli obblighi risultanti dal regolamento Dublino III. Il Consiglio federale reputa quindi tuttora adeguato continuare a trasferire le persone in Italia nel quadro della procedura Dublino. La Svizzera ha offerto sostegno all'Italia nell'ambito dell'accoglienza e dell'alloggio.</p><p>4. Nella sentenza citata dall'autrice dell'interpellanza "M.S.S. contro Belgio e Grecia" del 21 gennaio 2011, la Corte EDU ha constatato una violazione dell'articolo 3 CEDU (divieto di trattamenti inumani) da parte della Grecia, a causa delle condizioni di detenzione cui era stato sottoposto in Grecia un richiedente l'asilo proveniente dall'Afghanistan, nonché a causa delle condizioni di vita del ricorrente in Grecia. È stata infine constatata anche una violazione dell'articolo 13 (diritto ad un ricorso effettivo) in combinato disposto con gli articoli 2 (diritto alla vita) e 3 CEDU da parte della Grecia, a causa di lacune sistematiche nella procedura d'asilo. Dopo tale decisione, la Svizzera ha di norma rinunciato ad eseguire procedure Dublino con la Grecia. Attualmente la situazione in Italia non è tuttavia comparabile, come confermato di recente dalla Corte EDU nella decisione di ricevibilità "A.M.E. contro i Paesi Bassi" (ricorso n. 51428/10 del 13 gennaio 2015).</p>  Risposta del Consiglio federale.