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<h2>SubmittedText<h2><p>Stando al parere del Consiglio Federale in merito all'interpellanza Munz (22.3117), l'Esecutivo si impegna a promuovere e ad armonizzare la rendicontazione sulla sostenibilità a livello nazionale e internazionale. A giugno 2022 l'UE è giunta a un accordo sulla nuova direttiva concernente la comunicazione societaria sulla sostenibilità (Corporate Sustainability Reporting Directive, CSRD). La direttiva sostituisce la Non-Financial Reporting Directive (NFRD) finora in vigore e modifica radicalmente la tipologia e la portata della rendicontazione. La CSRD dà quindi seguito al principio della doppia materialità, secondo il quale in futuro le imprese saranno tenute a rendere conto non solo dell'impatto economico dei fattori di sostenibilità ma anche degli effetti positivi e negativi dell'attività aziendale sulla società e sull'ambiente. Lo European Financial Reporting Advisory (EFRAG) sta ora mettendo a punto gli standard di sostenibilità[1]. Il nuovo obbligo di rendicontazione interessa circa 50 000 aziende dell'UE, il quadruplo di quelle attualmente soggette alle norme in materia di informativa sulla sostenibilità[2]. A partire dal 2028 l'obbligo dovrebbe essere esteso alle aziende extra-UE che sul territorio europeo generano un fatturato netto superiore a 150 milioni di euro e sono presenti con almeno una filiale o una succursale. </p><p>Alla luce di quanto precede, il Consiglio federale è invitato a rispondere alle seguenti domande.</p><p>1. Come giudica il rapporto tra la nuova CSRD e le disposizioni del Codice delle obbligazioni (CO) in vigore in Svizzera da gennaio 2022, che introducono l'obbligo di rendicontazione sulle questioni non finanziarie? </p><p>2. Ritiene necessario adeguare le disposizioni sulla rendicontazione non finanziaria introdotte nel Codice delle obbligazioni agli obblighi più ampi in vigore nell'UE? Se no, perché?</p><p>3. Come intende evitare una disparità di trattamento tra le imprese svizzere, considerato che le nuove prescrizioni della CSRD, a determinate condizioni, possono essere applicate anche a imprese extra-UE?</p><p>4. Come giudica gli sforzi internazionali tesi a creare standard di sostenibilità globali e che ruolo ha la Svizzera a questo proposito?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Domande 1-3: il 1° gennaio 2022 il Consiglio federale ha posto in vigore le nuove disposizioni del Codice delle obbligazioni concernenti la rendicontazione sulla sostenibilità e gli obblighi di diligenza e trasparenza in relazione a minerali e metalli originari di zone di conflitto e al lavoro minorile (CO; RS 220) come pure le relative disposizioni d'esecuzione (ODiT; RS 221.433). La Svizzera si è così dotata di una normativa di respiro internazionale e improntata principalmente sulla regolamentazione dell'Unione europea (UE).</p><p>Il 23 febbraio 2022 il Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP) ha incaricato l'Ufficio federale di giustizia (UFG) di analizzare, in collaborazione con gli uffici specializzati degli altri dipartimenti coinvolti, tra cui, in particolare, il Dipartimento federale dell'economia, della formazione e della ricerca (DEFR) e il Dipartimento federale dell'interno (DFI), la proposta di direttiva relativa al dovere di diligenza delle imprese ai fini della sostenibilità, presentata dalla Commissione europea il 23 febbraio 2022. Dall'analisi, che dovrebbe concludersi entro la fine del 2022, si evincerà se i cambiamenti in atto nell'UE richiedono anche un adeguamento del diritto svizzero. L'ambito della trasparenza concernente aspetti extra-finanziari, anch'esso regolamentato dalle nuove disposizioni del Codice delle obbligazioni (capo sesto, art. 964a - 964c CO), e la direttiva europea relativa alla comunicazione societaria sulla sostenibilità sono altri elementi presi in esame dal gruppo di lavoro. È chiaro quindi che il Consiglio federale potrà decidere se sia opportuno o meno adeguare il diritto svizzero solo dopo che l'analisi si sarà conclusa. Lo stesso dicasi per le valutazioni sulle ripercussioni delle direttive europee sulle imprese svizzere e per la messa a punto delle misure atte a impedire eventuali svantaggi concorrenziali o disparità di trattamento tra le imprese svizzere.</p><p>Domanda 4: i dipartimenti competenti monitorano costantemente gli sviluppi internazionali. Il Consiglio federale ritiene che per le aziende sia piuttosto complicato rispettare le numerose norme non sempre uniformi, mentre per gli investitori e i clienti è spesso difficile stimare quanto sostenibili siano i prodotti e i servizi offerti dalle aziende. La Svizzera si adopera pertanto affinché le norme in materia di reporting di sostenibilità vengano armonizzate a livello nazionale e internazionale e rispondano ad elevati standard di qualità. La Confederazione partecipa a varie iniziative di organizzazioni internazionali e attori privati. Una di queste è la Global Reporting Initiative (GRI), organizzazione con cui il nostro Paese collabora nell'ambito di un partenariato istituzionale per promuovere la rendicontazione sulla sostenibilità in Africa, America Latina e nel Sud-est asiatico. Il partenariato rafforza il ruolo della GRI quale organizzazione e la sostiene nel suo impegno per l'uniformazione degli standard di sostenibilità internazionali. Al momento la GRI, lo European Financial Reporting Advisory Group e l'International Sustainability Standards Board stanno collaborando all'armonizzazione dei rispettivi standard in materia di reporting di sostenibilità. Inoltre, nell'ambito dell'aggiornamento delle Linee guida OCSE per le imprese multinazionali, la Svizzera si sta impegnando affinché la raccomandazione sulla divulgazione di informazioni venga adeguata in conformità con altre norme internazionali.</p>  Risposta del Consiglio federale.