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Le mascherine di protezione sono l'arma migliore trovata finora contro il coronavirus. Ma danno un aspetto triste: le espressioni facciali scompaiono. Per il 2021 una start up ginevrina promette la soluzione: mascherine trasparenti (e traspiranti).Questo contenuto è stato pubblicato il 28 agosto 2020 - 18:00
La storia inizia molto prima della pandemia di Covid-19, con una narratrice. Diane Baatard visita quattro volte alla settimana i bambini del reparto di oncologia degli Ospedali universitari di Ginevra. Un giorno, si siede sul letto di un ragazzino in una stanza sterile e gli sorride. Ma il bambino, gravemente malato, non reagisce, perché non vede il sorriso dietro la mascherina.
Oggi si vedono mascherine protettive ovunque: nei trasporti pubblici, negli uffici, nei supermercati, per strada. Con quasi 24 milioni di persone infettate dal nuovo coronavirus e oltre 800'000 decessi dall'inizio della pandemia, l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ne raccomanda l'uso quotidiano e prescrive i materiali da utilizzare per la loro fabbricazione.
Ma che effetto hanno nelle relazioni sociali? "Pensate ai bambini dell'ospedale, che hanno già paura della propria situazione e iniziano a vedere tanti adulti nascosti dietro le mascherine. Se potessero vedere i loro volti, la situazione sarebbe un po' migliore", sottolinea Thierry Pelet, direttore della start-up HMCARE. "Abbiamo creato la prima maschera trasparente e traspirante al mondo", spiega il virologo, prima di raccontare il resto della storia.
"Abbiamo creato la prima maschera trasparente e traspirante al mondo."End of insertion
Diane è rattristata dall'esperienza in ospedale. Chiede ad amici ricercatori se ci sono mascherine trasparenti che possono essere utilizzate negli ospedali. Sacha Sidjanski, capo progetto presso la Facoltà di scienze della vita del Politecnico federale di Losanna (EPFL) trova l'idea eccellente. Nel 2016 presenta la proposta nell'ambito di un concorso organizzato dall'azienda farmaceutica Debiopharm e dalla Fondazione Inartis per migliorare la qualità della vita dei pazienti. Il suo team vince il concorso, dotato di un premio di 7'500 franchi, per un primo test dell'idea e del concetto.
Primi passi
Con l'idea ben impiantata nella loro mente, Sacha e Diane cercano un virologo. "Sono un ricercatore all'EPFL e all'epoca stavo lavorando anche a un'altra start-up nel campo biomedico. Quando sono venuti a parlarmi , ho spiegato loro che non esisteva una maschera del genere per un buon motivo: occorreva sviluppare un nuovo tipo di materiale", ricorda Thierry Pelet. "È la sua perfezione che dà trasparenza a un materiale, come il vetro. Appena vi sono imperfezioni, come i pori del tessuto di una mascherina, che lasciano passare l'aria, allora quella mascherina inizia a diventare opaca".
Sacha, Diane e Thierry creano quindi un gruppo di lavoro. Le ricerche sul nuovo materiale si svolgono parallelamente all'EPFL e al Laboratorio federale di prova dei materiali e di ricerca (EMPA) a San Gallo. Al contempo, 13 fondazioni filantropiche accettano di sostenere la realizzazione del progetto. Successivamente, il trio ottiene anche un finanziamento di ricerca dall'Agenzia svizzera per l'innovazione tecnologica (Innosuisse).
Trasparente e biodegradabile
Dopo più di due anni di test e prove, i ricercatori ottengono finalmente una perfetta combinazione di trasparenza, resistenza e porosità del materiale per realizzare le mascherine trasparenti. "Si tratta di una membrana composta di diversi polimeri [materiali costituiti da macromolecole utilizzate, tra le altre cose, per fabbricare bottiglie in PET o anche in plexiglas, NdR.], sviluppata appositamente per questi scopi. Le fibre del nuovo tessuto sono disposte in modo tale che i fori siano di soli 100 nanometri, la stessa dimensione di quelli delle mascherine convenzionali, per permettere il passaggio dell'aria, ma filtrare virus e batteri", spiega Thierry Pelet, sottolineando che il 99% della sua composizione è naturale e biodegradabile.
Per la fabbricazione del tessuto, il team ha sviluppato un nuovo procedimento, che utilizza la forza elettrica per allungare i micro e nanofilamenti dei polimeri. Sono necessari solo pochi adattamenti per la produzione su larga scala. Le macchine producono rotoli di questo nuovo materiale, con i quali vengono tagliate e assemblate le mascherine, chiamate "HelloMask". Nel marzo 2020 è stato depositato il brevetto per il nuovo tessuto e successivamente il trio ha fondato la start up HMCARE, con sede a Ginevra, per produrre e commercializzare le nuove maschere trasparenti.
Poi arriva la pandemia
L'apparizione della Covid-19 stravolge i piani della giovane azienda. "Abbiamo iniziato immediatamente a ricevere richieste da tutto il mondo, anche associazioni di sordomuti, che oggi vedono nelle mascherine convenzionali un ostacolo insormontabile nella comunicazione", spiega il virologo. Inizialmente, si prevedeva di produrre il nuovo prodotto in Cina, ma la crisi del coronavirus ha chiuso le frontiere di molti Paesi e sollevato il dibattito sull'autonomia di ogni Paese in termini di accesso agli equipaggiamenti di sicurezza.
Nei primi mesi dell'anno, molti Paesi hanno esaurito le maschere. "Abbiamo quindi deciso che HelloMask per il mercato elvetico sia prodotta in Svizzera. E, per ragioni di costo, la produzione per il mercato mondiale dovrebbe essere fatta in Europa, ma stiamo ancora negoziando con possibili partner", aggiunge Thierry Pelet. La mascherina trasparente dovrebbe costare circa il 20% in più rispetto si quella classica.
La produzione non è però ancora iniziata. Le nuove maschere dovrebbero arrivare sul mercato solo nel 2021. Nel frattempo, HMCARE dovrà affrontare le tradizionali sfide di una start-up. "Abbiamo ora avviato la fase industriale. Siamo sottoposti a una fortissima pressione", osserva Thierry Pelet, ricordando che per lui inizia un'altra vita: da ricercatore in virologia, diventerà imprenditore.