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La Svizzera ha una lunga tradizione di mediazione; in situazioni di conflitto sa parlare con tutte le parti in causa e "creare fiducia". I mandati di "potenza protettrice" assunti dal paese sono quasi raddoppiati negli ultimi anni, da quattro a sette. Ma perché i buoni uffici della Svizzera sono nuovamente tanto ambiti?Questo contenuto è stato pubblicato il 06 giugno 2020 - 13:44
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"Vengono da noi e ci chiedono di mediare tra due paesi che non si parlano più", ha raccontato a swissinfo.ch Pascale Baeriswyl al termine del suo mandato a fine 2019. La segretaria di Stato uscente per gli affari esteri ritiene che si tratti della conseguenza di un'epoca di crisi, in cui "ci sono molti punti caldi nel mondo dove le relazioni bilaterali tra paesi si stanno deteriorando."
Al momento la Svizzera si occupa di sette mandati quale "potenza protettrice". In questo ambito la Confederazione è seconda solo alla Svezia, coinvolta in nove mandati, tutti però in relazione alla Corea del Nord.
In questo ruolo, Berna rappresenta gli interessi di stati che hanno interrotto le loro relazioni diplomatiche. Un mandato di potenza protettrice comprende generalmente lo svolgimento di alcune attività consolari, come la concessione di visti. Il paese a cui è conferito il mandato può anche favorire negoziati tra le parti.
Durante l'attività di Baeriswyl alla testa della diplomazia elvetica, la Svizzera ha rappresentato gli interessi diplomatici dell'Arabia saudita in Iran e viceversa. Ha curato inoltre gli interessi dell'Iran in Canada, mentre la rappresentanza del Canada in Iran è stata assunta dall'Italia.
Berna ha firmato anche un accordo relativo agli interessi degli Stati Uniti in Venezuela, ma il mandato attende ancora la conferma del governo di Caracas e non è quindi ancora compreso nell'elenco ufficiale.
Oltre a questi mandati più recenti, la Svizzera rappresenta l'Iran in Egitto dal 1979, gli Stati Uniti in Iran dal 1980, la Russia in Georgia del 2008 e la Georgia in Russia dal 2009.
La tradizione svizzera dei buoni uffici risale al XIX secolo. Il suo ruolo è cresciuto costantemente. Durante la Seconda guerra mondiale, Berna aveva 219 mandati e rappresentava gli interessi di 35 paesi, tra cui le maggiori potenze in guerra. All'epoca, la Svizzera e la Svezia emersero grazie alla loro neutralità come le potenze protettrici più importanti.
Nel dopoguerra, i diplomatici svizzeri ebbero un ruolo cruciale nel disinnescare la crisi dei missili a Cuba nel 1962 e la crisi degli ostaggi statunitensi in Iran tra 1979 e 1981.
Più di recente, nel dicembre 2019, la Svizzera ha facilitato lo scambio di prigionieri tra gli Stati Uniti e l'Iran, uno dei rari momenti di distensione nell'ambito di relazioni bilaterali sempre più tese.
Nell'aprile 2019, ha contribuito anche alla liberazione di cittadini statunitensi detenuti in Venezuela.
Cosa ne viene alla Svizzera?
La Svizzera è pagata per svolgere la sua funzione di potenza protettrice? Non proprio; i mandati prevedono solo il rimborso spese. Ma allora perché Berna è tanto interessata a offrire questi servizi complessi?
"Prima di tutto vogliamo essere utili", raccontava qualche anno fa l'ex ambasciatore svizzero in Iran Philippe Welti a swissinfo.ch. "Potrebbe sembrare ingenuo, ma è così".
Non è tutto, però: "Si tratta anche di una buona opportunità per non farsi dimenticare da altri governi, per rimanere nella loro memoria come qualcosa di utile. Di solito, quando dei paesi sono in guerra, i terzi sono marginalizzati. Nel caso della Seconda guerra mondiale la marginalizzazione era stata estrema, tanto da condurre a un'attitudine ostile verso la Svizzera."
Berna attualmente sembra in effetti approfittarne nei suoi rapporti con le grandi potenze. L'anno scorso la Svizzera ha lasciato un segnale forte sui radar diplomatici statunitensi, grazie all'incontro tra Donald Trump e Ueli Maurer, presidente di turno della Confederazione, nel maggio 2019.
Viste le tensioni in Iran, è probabile che la Svizzera mantenga questo ruolo particolare.
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