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BERNA - Nel 2020 il mercato svizzero della musica ha generato un fatturato di 191 milioni di franchi, il 3,9% in più rispetto all'anno precedente. Nonostante le difficoltà dovute alla pandemia, la ripresa avviata nel 2016 sta proseguendo, commenta la sezione elvetica della Federazione internazionale dell'industria fonografica (IFPI). Ma per il futuro serve maggiore sicurezza in materia di pianificazione.
La crescita è stata guidata dal segmento dello streaming (+16% a 145 milioni), mentre i download e i supporti fisici, come i CD e i dischi in vinile, continuano a generare meno introiti, spiega in un comunicato odierno la IFPI, che riunisce una quarantina di etichette elvetiche. Le vendite di compact disc sono scese a un decimo di quanto fossero quindici anni prima, nel 2005.
Nonostante la lieve progressione del giro d'affari l'impatto dell'epidemia di Covid-19 sull'industria musicale è estremamente grave, constata l'associazione. Il ramo si trova «nel momento più difficile da anni», sostiene il presidente di IFPI (e direttore di Universal Music Switzerland) Ivo Sacchi, citato nella nota.
«Va da sé che la nostra associazione sostiene le misure pandemiche della Confederazione e dei cantoni, anche se sono particolarmente drastiche per l'industria musicale svizzera», afferma da parte sua il direttore di IFPI Lorenz Haas. «Inoltre apprezziamo gli sforzi fatti per ammortizzare l'onere finanziario per chi opera nel ramo. Tuttavia il settore è privo di qualsiasi certezza di pianificazione da quasi un anno: il Consiglio federale è chiamato ora a presentare urgentemente una strategia che mostri l'uscita dai lockdown e dalle restrizioni a livello nazionale sulla base di condizioni misurabili», conclude Haas.