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Varie aziende multinazionali con sede in Svizzera hanno ritirato i loro rappresentanti di spicco dalla controversa conferenza sulla Future Investment InitiativeLink esterno. Ma non si può certo parlare di un boicottaggio completo dell'evento.
L'Arabia Saudita ha aperto martedì la sua "Davos nel deserto" (chiamata così per analogia con il Forum economico mondiale nella località svizzera di Davos), nonostante il boicottaggio da parte di importanti rappresentanti politici occidentali, banchieri e dirigenti d'azienda in seguito all'uccisione del giornalista Jamal Khashoggi nel consolato saudita di Istanbul.
Il forum, ospitato nell'hotel Ritz Carlton di Riad, è considerato da molti osservatori un test cruciale per valutare se i governi e le aziende occidentali intendono continuare a fare affari con la monarchia petrolifera come se nulla fosse oppure se ritengono di dover rivedere le proprie relazioni con il paese arabo.
È certo una conseguenza della situazione delicata e del peso finanziario dell'Arabia Saudita il fatto che un portavoce di Credit Suisse si sia rifiutato di rispondere alla domanda se la grande banca svizzera abbia mantenuto il suo ruolo di sponsor dell'evento.
Credit SuisseLink esterno, che possiede una licenza emessa dall'autorità saudita di vigilanza sui mercati finanziari e che ha cercato di ottenere una licenza bancaria completa, si è anche rifiutata anche di rivelare se alcuni suoi dirigenti siano presenti o meno alla conferenza.
"L'unica cosa che confermiamo è che il CEO [Tidjane Thiam, che era nel comitato esecutivo della conferenza] non sarà presente", ha dichiarato il portavoce della banca Sebastian Kistner a swissinfo.ch. "Non commentiamo la presenza in Arabia Saudita, la nostra strategia commerciale nel paese e così via."
Nel suo rapporto 2017Link esterno, Credit Suisse Arabia Saudita riferisce tra l'altro della creazione di una piattaforma onshore che consente alla sua clientela di accedere ai mercati locali e internazionali, attingendo al contempo all'esperienza di Credit Suisse. La banca ha messo a bilancio 600 milioni di dollari destinati ai prestiti a potenziali clienti sauditi.
La concorrente UBS, leader mondiale nella gestione patrimoniale, non ha mai previsto di inviare alla conferenza dirigenti di alto livello, ma si è rifiutata di esprimersi sull'eventuale presenza di suoi rappresentanti, Alla fine di giugno 2018 la banca gestiva 518 miliardi di franchi svizzeri in beni patrimoniali provenienti dall'Europa, dal Medio Oriente e dall'Africa. UBS prevede di raddoppiare nei prossimi anni il numero di dipendenti in Arabia Saudita.
Altre grandi banche hanno invece preferito evitare il forum saudita. Il CEO di Softbank e uomo d'affari giapponese Mayasoshi Son ha disdetto per esempio all'ultimo minuto il suo discorso, nonostante circa 45 dei 90 miliardi di dollari del Softbank Vision Fund provengano da fonti saudite.
Ombre sulla conferenza
La conferenza si è aperta con un breve tributo al giornalista Jamal Khashoggi, dissidente saudita e collaboratore del Washington Post ucciso nel consolato dell'Arabia Saudita a Istanbul. Nonostante quasi nessuno in Occidente abbia preso per buone le spiegazioni di Riad sul caso, le misure di ritorsione sono state finora piuttosto limitate.
Neppure le multinazionali basate in Svizzera hanno fatto eccezione. La decisione di alcune aziende di cancellare la partecipazione dei loro CEO al forum è stata generalmente accompagnata da dichiarazioni concilianti.
L'azienda mineraria svizzera GlencoreLink esterno ha disdetto la partecipazione del suo presidente Tony Hayward, mentre la concorrente TrafiguraLink esterno ha inviato a Riad i suoi vertici. Durante il forum il CEO di Trafigura Jeremy Weir è salito sul palco per firmare un "mega-accordo" molto pubblicizzato per la realizzazione di un impianto di lavorazione di rame e zinco a Raz Al-Kair. Si è trattato di uno dei 25 accordi firmati il primo giorno del forum per un valore complessivo di 50 miliardi di dollari.
Boicottaggio e affari
Ulrich Spiesshofer, CEO di ABBLink esterno, ha deciso "alla luce delle attuali circostanze " di non partecipare alla conferenza sugli investimenti in Arabia Saudita. E il presidente di ABB Peter Voser ha preferito di sospendere la sua adesione al comitato globale di consulenza per il progetto di mega-città NEOM. La composizione del comitato era stata annunciata poche settimane fa, il 9 ottobre.
ABB è presente in Arabia Saudita con tre fabbriche e non è sorprendente che abbia inviato alcuni suoi rappresentanti al forum saudita sugli investimenti. "L'Arabia Saudita è un mercato importante nella regione", ha spiegato un portavoce dell'azienda a swissinfo.ch, che tuttavia non ha voluto fornire cifre più precise. "Al momento non abbiamo piani per modificare o interrompere il sostegno che forniamo ai nostri clienti in Arabia Saudita."
Se la lista di partecipanti svizzeri di alto livello alla conferenza è piuttosto breve, bisognerà vedere se le multinazionali e le banche svizzere cambieranno la loro strategia nei confronti della monarchia saudita. Il contesto rende l'ipotesi piuttosto improbabile.
I legami diplomatici, finanziari e commerciali tra la Svizzera e l'Arabia Saudita sono profondi. I due paesi hanno firmato all'inizio di quest'anno un accordo sulla doppia imposizione. Il volume di scambi ha raggiunto 2,5 miliardi di dollari, stando ai dati della Segreteria di Stato per l'economia (Seco).
La Svizzera ha inoltre offerto i suoi buoni uffici nel conflitto tra Iran e Arabia Saudita e rappresenta gli interessi consolari dei due paesi rivali nelle rispettive capitali.
Il vulnerabile settore turistico svizzero ha già sofferto le conseguenze delle tensioni negli Stati del Golfo. Quest'estate la crescita del turismo proveniente da quell'area si è arrestata. Il blocco contro il Qatar decretato dai suoi vicini ha avuto un effetto distruttivo e numerosi voli verso l'Europa sono stati cancellati. Altrettanto negativi sono stati gli effetti della messa in stato di arresto di vari membri della casa reale saudita lo scorso anno.
Traduzione dall'inglese: Andrea Tognina