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Nel corso dei colloqui, il Consiglio federale ha informato sul decorso dei lavori per l'attuazione dell'articolo costituzionale adottato il 9 febbraio 2014. L'Esecutivo federale ha ribadito la propria intenzione di mettere in atto un controllo più rigoroso dell'immigrazione quale compito conferitogli dal Popolo. Nel contempo il Consiglio federale è altresì intenzionato a preservare e consolidare la via bilaterale e intende pertanto negoziare con l'Unione europea (UE) una modifica dell'Accordo sulla libera circolazione delle persone. Come annunciato a giugno e fatte salve le consultazioni necessarie, il Consiglio federale ha deciso di avviare i negoziati con l'UE e ha adottato la bozza di un corrispondente mandato negoziale.
Mediante i negoziati il Consiglio federale persegue due obiettivi di pari importanza. Da una parte, si tratta di adeguare l'Accordo di modo che in futuro la Svizzera possa controllare e limitare l'immigrazione tutelando gli interessi globali dell'economia, dall'altra di assicurare la via bilaterale quale base dei rapporti con l'UE. Il Consiglio federale ha stabilito tali obiettivi già nel piano di attuazione delle disposizioni costituzionali sulla regolazione dell'immigrazione, del 20 giugno 2014. La bozza del mandato negoziale è ora in consultazione presso le competenti commissioni del Parlamento, nonché presso i Cantoni e i partner sociali. L'avvio vero e proprio dei negoziati richiede tuttavia il consenso dell'UE.
Nel corso dei colloqui von Wattenwyl i partiti di governo e il Consiglio federale hanno affrontato il dossier in tutti i suoi vari aspetti. In tale contesto, i partiti hanno ribadito la necessità che in futuro l'immigrazione sia gestita meglio a livello nazionale, dando seguito in tal modo a quanto espresso dai cittadini nella votazione dello scorso 9 febbraio 2014. I partiti ritengono che in futuro l'economia debba adoperarsi per sfruttare meglio il potenziale interno della forza lavoro. Per questo sono necessarie ulteriori misure.
Informazione sull'epidemia di ebola
Venerdì il Consiglio federale ha informato anche in merito all'epidemia di ebola che, principalmente in Guinea, Liberia e Sierra Leone, ha portato finora a 13 000 casi di malattia con quasi 5000 decessi. La Svizzera ha potenziato il suo aiuto internazionale, che ha raggiunto ora 9 milioni di franchi sotto forma di contributi finanziari o forniture di materiale. Il 29 ottobre 2014 il Consiglio federale ha inoltre annunciato ulteriori misure di sostegno per un importo di 20 milioni di franchi. Oltre a ciò, attualmente si sta vagliando la possibilità di sostenere l'ONU, nei suoi sforzi in loco, con l'invio di un contingente dell'esercito per la logistica e il trasporto aereo.
Il Consiglio federale ha poi informato in merito ai provvedimenti necessari che sono stati adottati in Svizzera, in particolare negli ospedali, nei centri d'accoglienza per richiedenti asilo e negli aeroporti. Gli ospedali sono attrezzati per possibili casi di ebola e le misure prese nel settore dell'asilo si sono rivelate efficaci. Negli aeroporti, l'Ufficio federale della sanità pubblica ha intensificato la comunicazione ai passeggeri degli aerei. Da fine ottobre è inoltre a disposizione della popolazione un'infoline sull'ebola. Nell'ambito della lotta contro l'ebola, l'Ospedale universitario di Losanna (CHUV) e gli Ospedali universitari di Ginevra (HUG) prendono parte attualmente a studi clinici internazionali. Si continua a considerare esiguo il rischio che si verifichi un caso di ebola nel nostro Paese, il che collima con la valutazione della situazione nell'UE.
Indirizzo cui rivolgere domande:André Simonazzi, portavoce del Consiglio federale
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