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La Svizzera è pronta a restituire alla Repubblica del Congo i fondi in giacenza dell'ex dittatore Mobutu. Lo ha detto Micheline Calmy-Rey durante un incontro con il presidente Kabila a Kinshasa.Questo contenuto è stato pubblicato il 17 luglio 2007 - 16:21
Le organizzazioni non governative temono che i milioni in questione non saranno distribuiti al popolo congolese, bensì al clan dell'ex dittatore.
"Ci sono circa otto milioni di franchi bloccati da noi, in Svizzera. Il governo del mio paese è pronto a restituirli alla Repubblica democratica del Congo" (Rdc, ex Zaire), ha dichiarato Micheline Calmy-Rey alla stampa al termine dell'incontro avvenuto lunedì sera a Kinshasa con il presidente africano Joseph Kabila.
La presidente della Confederazione ha detto di aver invitato il governo congolese a designare un plenipotenziario in Svizzera affinché una soluzione possa essere rapidamente trovata. Ha poi sottolineato che il suo paese "non si tiene i soldi altrui".
Le discussioni tra Calmy-Rey e Kabila sono state incentrate sull'impegno della Svizzera a favore della pace e sull'aiuto umanitario, ha aggiunto.
ONG preoccupate
In linea di massima, le affermazioni della capa del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) riguardo la restituzione dei fondi in giacenza sono state accolte favorevolmente da alcune organizzazioni non governative (ONG).
Prima che gli 8 milioni in questione vengano restituiti, le ONG chiedono però alla Svizzera di fare luce sulla loro esatta provenienza: "Vogliamo che i soldi siano restituiti ai congolesi, ma attualmente la legislazione elvetica prevede che se non vi è una decisione giudiziaria in tal senso (in Congo) i soldi non possono essere restituiti alla popolazione", spiega a swissinfo André Rothenbühler, dell'Azione piazza finanziaria Svizzera, una ONG indipendente che analizza il sistema finanziario elvetico.
Senza una simile decisione giudiziaria, la Svizzera dovrà restituire i soldi alla famiglia di Mobutu entro la fine del 2008. Per evitare che ciò avvenga, Rothenbühler chiede una modifica delle normative elvetiche, attualmente in corso. Essa dovrà prevedere che - nel caso in cui si riesce a provare la provenienza illegale dei soldi depositati - essi dovranno essere restituiti alla popolazione del paese implicato.
Periodo di svolta
Lo scorso anno nella Rdc si sono tenute le prime elezioni libere da decenni. Da allora, Micheline Calmy-Rey è la prima presidente di un paese occidentale a recarsi in visita ufficiale nel paese africano.
Dopo la guerra civile che ha insanguinato il paese dal 1998 al 2003 la Rdc si trova in una fase di transizione. La maggior parte delle province dell'est sono ancora teatro di conflitti e la popolazione civile nella regione di Kivu è vittima di combattimenti fra i ribelli e le forze di governo.
La Svizzera vuole continuare ad essere presente nella Rdc. In futuro dovrà impegnarsi in un progetto di cooperazione regionale, al quale partecipano anche il Burundi e il Ruanda, ha precisato la ministra degli esteri elvetica.
La stabilizzazione e la ricostruzione della regione dei Grandi Laghi è al centro dell'ultima tappa del viaggio in Africa di Micheline Calmy-Rey. Dopo una visita in Burundi martedì, terminerà il suo soggiorno il 18 luglio in Ruanda.
swissinfo e agenzie
In breve
Dopo avere ottenuto l'indipendenza nel 1960, il Congo (ex colonia Belga) viene governato dal 1961 al 1997 dal dittatore Mobutu Sese Seko. Nel 1971 Mobutu ribattezza il paese con il nome di Zaire.
Nel 1997 il suo regime viene rovesciato da Laurent Désiré Kabila. Mobutu fugge in Marocco dove muore poco tempo dopo.
Dal 1996 al 2003 il paese è teatro di due sanguinose guerre civili, durante le quali muoiono oltre 3,5 milioni di persone. Dal 2003 in Congo sono presenti le Nazioni Unite con 16'000 caschi blu e un budget annuale di 1,5 miliardi di dollari: si tratta della più grande missione di pace dell'ONU.
Dopo l'assassinio di Kabila nel 2001, suo figlio Joseph Kabila prende il suo posto alla guida del paese. Nel dicembre del 2006 è rieletto nel corso delle prime elezioni democratiche da oltre 40 anni.
Nel 1997, nell'ambito di una commissione rogatoria avviata con il governo di Kinshasa, la Svizzera blocca i fondi depositati sul suo territorio dalla famiglia di Mobutu (circa 10 milioni di franchi). La villa dell'ex dittatore sul lago di Ginevra è venduta nel 2001 per 3 milioni di franchi.
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