Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/10073

<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Ad domanda 1</p><p>Il rallentamento della crescita economica dipende da vari motivi. Oltre alla rivalutazione del franco svizzero non bisogna dimenticare la debole situazione congiunturale di diversi nostri importanti partner economici come pure i processi di adeguamento ancora in corso nel settore immobiliare ed edile. Ma anche i risanamenti dei bilanci pubblici a tutti i livelli hanno lasciato tracce sulla domanda complessiva. Non è quindi opportuno mettere in relazione l'indebolimento solo con la politica monetaria della Banca nazionale. Nell'ultimo anno la mitigata congiuntura interna ha permesso alla Banca nazionale margini per un allentamento della politica monetaria. L'uso di questo margine con diverse riduzioni del tasso di sconto non ha potuto impedire lo scorso anno un altro aumento del franco rispetto a marco e dollaro. Dall'inizio dell'anno il franco svizzero si è comunque indebolito nei confronti delle più importanti valute. Non è però ancora certo che la tanto attesa correzione della sopravvalutazione sia definitivamente iniziata.</p><p>Rispondendo a diversi interventi il Consiglio federale ha esposto la sua strategia di politica economica che si fonda essenzialmente su quattro pilastri: su una politica finanziaria e monetaria che esplica effetti a medio termine, su misure per rafforzare la competitività nonché sulla sua politica di mercato del lavoro.</p><p></p><p>Ad domanda 2</p><p>Il patto sociale non è un concetto con contenuti ben definiti. Una parte della strategia governamentale si può comunque definire, indipendentemente da una designazione concreta, come segmento di un patto sociale. Nella formazione della sua politica, il Consiglio federale cerca regolarmente il colloquio con i partner sociali, anche nell'ambito di numerose commissioni.</p><p>Un patto sociale ha però anche limiti a cui Governo e partner sociali dovrebbero attenersi. Questi limiti vengono fissati dal confronto dei loro punti di vista sulle competenze e sull'influsso dello Stato nelle questioni concernenti il mercato del lavoro. A differenza di altri Paesi, da noi la regolamentazione di talune questioni spetta esclusivamente ai partner sociali. Il Consiglio federale non intende servirsi di un simile patto sociale per modificare le aree d'influenza del settore pubblico e dei partner sociali.</p><p></p><p>Ad domanda 3</p><p>Il Consiglio federale condivide l'opinione secondo cui l'occupazione riveste primaria importanza e la situazione dell'economia svizzera deve essere seguita attentamente. Perseguendo una politica monetaria che mira alla stabilità dei prezzi, la Banca nazionale tenta perciò, d'intesa con il Consiglio federale, di creare le condizioni quadro necessarie per avviare una crescita economica duratura possibilmente priva d'inflazione e con un basso tasso di disoccupazione. Con una politica monetaria espansiva non si può ottenere una crescita occupazionale a lungo termine. Se ci si vincola a lungo termine ad un obiettivo di massa monetaria, il cambiamento a breve termine su un obiettivo di corso dei cambi cela grandi rischi. Molto parla a favore del fatto che, se intende influire durevolmente sul corso dei cambi, la BNS deve aumentare considerevolmente la massa monetaria. A breve termine il corso del franco più basso così raggiunto potrà agevolare certi settori economici, mentre a lungo termine costituirà un potenziale inflazionistico difficile da controllare. Se questo diventa virulento l'inflazione dovrà allora essere combattuta aumentando i tassi d'interesse, ciò che si ripercuoterà negativamente sull'intera economia. Negli anni Settanta e Ottanta sono già state fatte cattive esperienze a tal proposito.</p><p>Pur perseguendo a lungo termine la stabilità dei prezzi, la BNS non trascura per la sua politica monetaria la situazione congiunturale e la situazione sul mercato delle divise. Lo scorso anno, visto il ristagno dell'evoluzione congiunturale, essa ha infatti allentato la sua politica restrittiva e sostenuto la riduzione generale dei tassi d'interesse diminuendo per quattro volte di mezzo punto il tasso di sconto fino a raggiungere l'attuale 1,5 per cento. Nel frattempo la massa monetaria ha reagito all'abbassamento dei tassi d'interesse ed è cresciuta in misura considerevole. Il Consiglio federale è convinto che la Banca nazionale proseguirà questo allentamento, fintantoché l'economia non si riprenderà come ci si attende.</p><p></p><p>Ad domanda 4</p><p>Nel contesto dell'Unione monetaria europea, a seconda degli scenari che si presenteranno, saranno possibili turbolenze valutarie e relative ripercussioni sulla realtà economica. È quindi opportuno affrontare preventivamente le probabili conseguenze. Come già annunciato in occasione della mozione Cottier "Unione monetaria. Progetto della Svizzera", il Consiglio federale ha incaricato la Commissione degli affari congiunturali di valutare le ripercussioni dei vari scenari sull'economia svizzera. Un gruppo di lavoro diretto dal professore Schips si occupa di questo tema. Alla luce delle numerose incertezze riguardo all'introduzione dell'Unione monetaria europea non è da escludere che la valutazione delle probabilità di realizzazione dei diversi scenari subisca nei prossimi anni aggiornamenti periodici. La reazione dei mercati a queste incertezze sono difficilmente pronosticabili. La politica federale da seguire di volta in volta dovrà pertanto essere fissata tenendo conto delle particolari condizioni del momento. A questo riguardo, Governo e Banca nazionale si consulteranno vicendevolmente.</p>  Risposta del Consiglio federale.