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Cenni storici
A questa chiesetta edificata nella roccia che con i suoi strapiombi domina la parte settentrionale del Borgo è legata una leggenda. Ascoltiamola così come il popolo la raccontava:
"Ogni notte, sulla rupe di San Nicolao, si vedeva brillare una stelle; il vescovo di Como, appresa la notizia, salì sulla montagna a verificare e trovò, sopra una parete rocciosa, un'immagine dipinta della Madonna. Ordinò poi di staccarla e di collocarla sull'altare della chiesa sottostante, dove rimase, ma in condizioni sempre più precarie, fino al terzo decennio dell'Ottocento, quando la sostituì la statuina di plastica che ancor oggi si può vedere."
Accanto alla chiesa, nel 1413 Lotterio II Rusca, signore di Mendrisio, fece edificare un eremo; il luogo così fuori mano attirò i terziari francescani, che cercavano di appartarsi dal fragore del mondo. Sempre assiduo era l'esercizio della carità: come il Vangelo comanda, le porte si aprivano a chi bussava ed erano pellegrini o gitanti che potevano trascinarsi al coperto, dentro stanze spoglie dal tetto basso, a mangiare un pezzo di pane e a riposarvi dalla fatica del cammino.
Di tanto in tanto gli eremiti scendevano al piano per la questua, raccogliendo il poco che si poteva strappare alla miseria e offrendo in cambio aghi alle massaie o santini d'osso colorato ai ragazzi.
Spariti nel secolo scorso gli eremiti, resta a ricordarli la loro casa "che la vite a pergolato, nel giro perenne delle stagioni inghirlanda di pampini nuovi: motivo d'ingenua, georgica e pastorale bellezza; al cospetto di un superbo anfiteatro di monti e colli, come una vasta coppa del cui centro è adagiato il borgo di Mendrisio. E sopra il tetto dell'abituro, il piccolo campanile con l'unica campanella: voce argentina e squillante che l'ala dei venti porta lontano lontano". Così scrive Mario Medici, che nella liricità della sua prosa pare voler riflettere la pacevolezza idilliaca del luogo.
A cura del "Consiglio Parrocchiale di Mendrisio", gennaio 2004