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La perdita semestrale della Banca nazionale svizzera (BNS) di oltre 95 miliardi di franchi è gigantesca. Si tratta di un fatto storico che non deve essere banalizzato, come vorrebbero i media svizzeri. La BNS deve urgentemente invertire la rotta. Non si può più permettere che i responsabili di questo sfacelo rimangano al potere. Mettono in pericolo l’indipendenza economica e politica della Svizzera. Vogliamo introdurre l’euro e quindi aprire la strada all’UE? No.
L’articolo 99, cpv 2, della Costituzione federale recita: «La Banca nazionale svizzera, in quanto banca centrale indipendente, conduce una politica monetaria nell’interesse generale del Paese.»
Ogni camera di commercio e ogni ente di sviluppo economico vogliono portare nel paese il maggior numero possibile di investimenti per rilanciare l’economia locale e creare posti di lavoro in patria, non così la nostra BNS.
Questa BNS va al contrario: vuole creare posti di lavoro in Svizzera investendo all’estero. Come, scusi? Come diavolo possono degli investimenti della BNS in canapa degli USA o in azioni di Tesla o Netflix o in debito pubblico degli Stati Uniti, ecc. creare posti di lavoro in Svizzera?
La BNS non è mai stata in grado di spiegarcelo. Essa ci ha tradito.
«Sogna a occhi aperti»
Già in occasione dell’Assemblea generale della BNS nel 1996 ho cercato di far capire alla BNS che i suoi investimenti in dollari non stavano favorendo l’economia svizzera, ma quella statunitense, e che erano anche altamente rischiosi. Ma la BNS non vuole sentirsi dire qualcosa da nessuno. Si considera indipendente e infallibile.
Oltre qualsiasi discernimento, la BNS ha investito circa 884 miliardi di franchi all’estero (Stati Uniti ed Eurozona). A fronte di investimenti nazionali di circa 19 miliardi. Ciò corrisponde a circa il 2% dei suoi investimenti esteri. La BNS investe quindi 50 volte di più all’estero che in patria – e vuole in questo modo stimolare l’economia nazionale? La BNS «sogna a occhi aperti».
I politici di tutto il Paese si lamentano perché gli Svizzeri vanno a fare shopping all’estero invece che in Svizzera. Siamo onesti: cosa crea posti di lavoro in Svizzera? Quando i clienti Svizzeri comprano il loro latte da un allevatore svizzero o da un allevatore tedesco? Naturalmente: dagli Svizzeri. Allo stesso modo, la BNS non crea posti di lavoro quando investe all’estero, ma quando lo fa in Svizzera.
Ora, a causa della sua politica monetaria sbagliata, la BNS ha subito anche una perdita semestrale di 95 miliardi di franchi, pari a 12.000 franchi per ogni residente in Svizzera. Il debito netto della BNS ammonta a oltre 878 miliardi di franchi. Il PIL (prodotto interno lordo), o più precisamente la produzione totale o il valore aggiunto della Svizzera, ammonta a circa 750 miliardi.
Se un padre di famiglia dovesse contrarre debiti per più di uno stipendio annuo e speculare con essi sui mercati valutari, probabilmente interverrebbe l’autorità di tutela. Non è così per la BNS. La BNS compra, compra e compra e dice di voler continuare a comprare.
Inoltre, la BNS afferma di sostenere il dollaro e l’euro. Quanto sarebbero più bassi i tassi di cambio della BNS senza i suoi acquisti di sostegno? La BNS probabilmente dichiarerebbe: 20 per cento più bassi e il franco sarebbe del 20 per cento più alto.
«Perdite occulte»
Che cosa vuol dire ciò? Significa che se la BNS dovesse vendere la sua valuta estera, che oggi vale oltre 880 miliardi, perderebbe altri 180 miliardi. In altre parole, la perdita semestrale della BNS non è di circa 80 miliardi, bensì di 260 miliardi.
Il capitale proprio della BNS a fine giugno 2022 è ora di soli 103 miliardi (dopo i 182 miliardi del mese precedente). Correttamente, tuttavia, si dovrebbero detrarre altri 180 miliardi di franchi di sopravvalutazione (a seconda di quanto il franco aumenterebbe se tutte le valute estere fossero vendute).
La BNS ha quindi «Perdite occulte» per quasi 180 miliardi di franchi. Il capitale proprio della BNS – se la contabilità fosse corretta dal punto di vista legale – è così già svanito oggi e la BNS ha un’eccedenza passiva di quasi 80 miliardi di franchi.
Se tale valutazione è corretta dal punto di vista legale, la BNS dovrebbe ora depositare il proprio bilancio. Il deposito del bilancio protegge i creditori (in ultima analisi i contribuenti svizzeri) da ulteriori perdite.
La Confederazione e i Cantoni dovranno ricapitalizzare la BNS? Sì o no?
Sì, ma il presidente della BNS afferma di no.
«Liquidità»
E arriviamo alla continuazione della teoria del caos della BNS. La BNS sostiene ingenuamente di poter semplicemente stampare banconote in caso di capitale proprio negativo, e quindi di ricostituirlo (si vedano varie conferenze del presidente della BNS).
Questa falsa dottrina ha portato persino il nostro Consiglio federale a sostenere che la BNS non potrebbe diventare illiquida in franchi perché, avendo il monopolio della banca centrale, potrebbe stampare lei stessa la propria liquidità (si veda il messaggio del Consiglio federale al Parlamento).
Tutt’altro. Liquidità è una forma abbreviata del termine «mezzi liquidi». Questi rappresentano le attività. Le banconote, tuttavia, non sono attività, ma al contrario debiti della BNS. La liquidità della BNS è costituita da valuta estera e oro. Tuttavia, la BNS non può né stampare dollari, né euro, né estrarre oro.
In altre parole, la BNS può benissimo diventare illiquida e fallire. Il nostro Consiglio federale dovrebbe smettere di ripetere pedissequamente ciò che sostiene la BNS. E il Parlamento dovrebbe finalmente imparare a leggere un bilancio e cominciare a mettere in discussione le eresie della BNS.
Sconvolgente: qualche giorno fa, il caporedattore del principale quotidiano economico svizzero (Finanz und Wirtschaft) ha scritto: «La BNS potrebbe stampare denaro per pochi centesimi e poi venderlo alle banche al valore nominale».
Ciò si tradurrebbe in un profitto per la BNS. E significherebbe che anche il capitale proprio aumenterà di conseguenza. La BNS potrebbe quindi realizzare profitti stampando moneta e aumentare così il suo capitale proprio.
In concreto: se la BNS stampasse una banconota da 1.000 franchi per 50 centesimi, potrebbe venderla a una banca per 1.000 franchi. La BNS otterrebbe così un utile di 999,50 franchi e il suo capitale proprio aumenterebbe di 999,5 franchi.
La BNS diffonde eresie
Il principale quotidiano economico svizzero e la BNS avrebbero ragione se le banconote rappresentassero attività della BNS, ossia se fossero contabilizzate sul lato sinistro negli attivi. In questo caso si avrebbe un utile sul lato destro del bilancio o un aumento del capitale proprio di 999,50 franchi.
Di transenna, gli apostoli delle criptovalute commettono lo stesso errore.
Ma le banconote sono contabilizzate a destra. Rappresentano quindi un debito della BNS. Pertanto, con una politica monetaria espansiva, non aumenta il capitale proprio della BNS, bensì il suo capitale di prestito (debito). Da dove nascono queste palesi eresie dei media, del Consiglio federale e del Parlamento sulla creazione di moneta?
La stessa BNS diffonde queste eresie.
Un ex vicepresidente, ora presidente della BNS, in occasione dell’introduzione del tasso di cambio minimo aveva affermato in una conferenza: «Le banche centrali non possono diventare illiquide in franchi». In questo modo ha confuso le banconote con il «patrimonio liquido» della BNS, non comprendendo quindi il nocciolo della politica monetaria, così come non l’ha compreso nemmeno il Consiglio federale.
Inoltre, nella stessa presentazione ha affermato: «Oltre a ciò, non esiste alcun obbligo né per gli azionisti (privati e cantonali) né per la Confederazione di compensare il capitale proprio negativo tramite l’obbligo di effettuare contributi aggiuntivi o misure simili».
Ed è proprio qui che il presidente della BNS continua a sbagliare: in caso di capitale proprio negativo, la BNS è incapace di agire perché non può più eseguire gli ordini di pagamento ad essa indirizzati.
Tutti sono felici
Ma, nella sua conferenza alla Società Economica di Zurigo, il Presidente della BNS ha affermato che la Banca nazionale potrebbe ripagare interamente i suoi debiti in qualsiasi momento con denaro creato da lei stessa. Questo vale dall’abolizione del gold standard.
Ma qui non si tratta assolutamente dell’abolizione del gold standard e dell’obbligo di riscatto dell’oro. Si tratta della solvibilità della BNS nelle operazioni di pagamento: la BNS deve essere in grado di eseguire gli ordini di pagamento ad essa indirizzati in qualsiasi momento. Ma non può farlo con un capitale proprio negativo, perché non c’è sufficiente patrimonio.
Supponiamo che la BNS abbia acquistato un miliardo di euro da una banca commerciale al tasso di cambio di 1,2 : 1. In pagamento, ha accreditato alla banca commerciale 1,2 miliardi di franchi sul suo conto corrente presso la BNS. I depositi a vista delle banche presso la BNS sono strumenti di pagamento legali delle le banche. Con questi, esse possono effettuare un pagamento in qualsiasi momento. E la BNS deve eseguire questo pagamento.
Allo stesso tempo, la banca commerciale ha dato istruzioni alla BCE, dove detiene gli euro, di addebitare 1 miliardo di euro dal suo conto presso la BCE, accreditandolo sul conto della BNS presso la BCE. La banca commerciale ha ora 1,2 miliardi di franchi di credito presso la BNS e la BNS ha 1 miliardo di euro di credito presso la BCE. E tutti sono felici.
Supponiamo che l’euro scenda a 1:1. La banca commerciale vuole ora effettuare un investimento in euro e cambiare di nuovo i suoi franchi in euro. Al tasso di uno a uno, 1,2 miliardi di franchi equivalgono a 1,2 miliardi di euro. La BNS deve quindi dare istruzioni alla BCE di trasferire (bonificare) 1,2 miliardi di euro dal suo conto presso la BCE al conto della banca commerciale presso la BCE. Allo stesso tempo, può cancellare il credito della banca commerciale presso la BNS di 1,2 miliardi di franchi come pagamento.
Stallo degli scambi
Ma il problema è adesso che la BNS ha solo 1 miliardo di euro presso la BCE, non gli 1,2 miliardi di euro richiesti. La BNS non è quindi in grado di eseguire l’ordine di pagamento impartitole dalla banca commerciale. È insolvente – anche se l’attuale presidente della BNS sostiene ripetutamente nei suoi discorsi che la BNS non può diventare insolvente perché può sempre stampare la propria liquidità in franchi. La liquidità della BNS è costituita da valuta estera (e oro) e non può essere stampata.
Se la BNS rifiutasse di eseguire l’ordine di pagamento ad essa indirizzato, ciò dimostrerebbe ancora di più la sua insolvenza. Inoltre, violerebbe gli accordi internazionali sul trasferimento di capitali. E se le banche centrali si rifiutassero di scambiare le valute in entrambe le direzioni, il commercio internazionale si bloccherebbe.
Inoltre, va sottolineato che i lati destro e sinistro di un bilancio devono sempre essere in equilibrio. Questo vale anche per la BNS. Se una banca concedesse a un proprietario di una casa un prestito di 1,2 milioni, anche se l’immobile vale solo 1 milione, si tratterebbe di una frode ai danni dei fornitori di capitale della banca. Allo stesso modo, la Banca nazionale froderebbe le banche commerciali prestatrici e, in ultima analisi, il popolo svizzero, se effettuasse un trasferimento ai depositi a vista non coperto dagli attivi della BNS.
Teoria del caos
Anche la creazione di moneta da parte delle banche commerciali è stata insegnata in modo errato per decenni (teoria del moltiplicatore). Solo dopo che il sottoscritto aveva corretto il tutto con scritture contabili in un noto blog, anche la Banca d’Inghilterra ha corretto questa eresia 4 mesi dopo (vedi: Money Creation in a Modern Economy, Bank of England, aprile 2014). Successivamente, la BNS ha anche rimosso dalla sua homepage la sua errata teoria sulla creazione di moneta.
La popolazione svizzera, i politici del Consiglio federale e del Parlamento farebbero bene a mettere in discussione, una buona volta, la teoria del caos della BNS. La voragine del «capitale proprio negativo della BNS» si sta aprendo sempre di più. E il ministro delle finanze e i direttori delle finanze cantonali dovrebbero finalmente affrontare la questione a sapere come vogliono finanziare l’obbligo di versare contributi aggiuntivi in caso di capitale proprio negativo della BNS.
Infine, vanno sottolineati altri due punti della teoria del caos della BNS.
Primo: con i suoi acquisti di sostegno di dollari ed euro, la BNS ha aumentato direttamente l’inflazione – esattamente ciò che non dovrebbe fare.
In secondo luogo, la BNS vuole aumentare i tassi di interesse per combattere l’inflazione. Lo fa insieme alle banche centrali di tutto il mondo.
Come, scusi? Perché i tassi d’interesse più alti dovrebbero combattere l’inflazione? Tassi d’interesse più alti non portano a una diminuzione dell’inflazione, ma al contrario a un suo aumento.
Ostinata BNS
I fattori di produzione sono tre: «suolo», «lavoro» e «capitale». Questi sono necessari per poter produrre qualcosa. Il petrolio e il gas appartengono al fattore di produzione «suolo». L’aumento del prezzo della benzina fa salire l’inflazione. Non è così? Lo stesso vale quando il salario del fattore di produzione «lavoro» aumenta. Non è vero?
Ora, perché l’aumento dei tassi di interesse, cioè l’aumento dei costi del fattore di produzione «capitale», dovrebbe ridurre l’inflazione? L’aumento dei costi del capitale crea inflazione tanto quanto l’aumento dei costi del lavoro e della suolo. Ma probabilmente, pure questo dovrà essere prima ripreso dalla Banca d’Inghilterra, affinché anche la BNS ci creda.
È giunto il momento di diradare la nebbia nelle caotiche teoria e politica monetaria.