Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/212987

<h2>SubmittedText<h2><p>Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan sfrutta la crisi provocata dalla pandemia da coronavirus per reprimere brutalmente le minoranze e l'opposizione politica, come fanno molti dittatori in queste situazioni.</p><p>Vorrei ricordare che, nelle elezioni comunali della primavera 2019, il Partito democratico dei popoli (Halklarin Demokratik Partisi, HDP) ha ottenuto la vittoria in circa 65 province, soprattutto nelle zone orientali e sudorientali del Paese, senza che queste elezioni siano state contestate. Ma da allora 45 sindaci sono stati deposti e sostituiti da amministratori nominati da Erdogan. Inoltre 21 di questi sindaci si trovano attualmente in carcere.</p><p>Nelle ultime settimane il potere centrale ha ulteriormente inasprito gli interventi repressivi, a cui va ascritta la morte di due avversari politici, rinomati musicisti, deceduti in prigione dopo un prolungato sciopero della fame. Lo scorso 15 maggio altri quattro sindaci eletti democraticamente sono stati sollevati dal loro incarico e sostituiti con funzionari dal Governo islamico-conservatore senza che vi fosse alcuna sentenza giudiziaria. È di pochi giorni fa la notizia che due deputati curdi, Leyla Güven e Musa Farisogullari, sono stati privati del loro mandato e in seguito arrestati.</p><p>Il Consiglio federale è invitato a chiedere al Governo turco il rilascio di tutti i sindaci e i deputati eletti che sono stati imprigionati, spesso senza neanche un processo, e "colpevoli" solamente di aver difeso la democrazia turca.</p><p>Il Consiglio federale è intervenuto, a livello umanitario, a favore delle due persone arrestate che avevano deciso di portare avanti uno sciopero della fame e che nel frattempo sono decedute?</p><p>Il Consiglio federale intende fare qualcosa a favore della democrazia in Turchia? Intende anche adottare misure economiche contro l'attuale regime dittatoriale?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Come il Consiglio federale ha spiegato più volte nelle sue risposte a interpellanze parlamentari (cfr. in particolare interpellanze <a href="https://www.parlament.ch/it/ratsbetrieb/suche-curia-vista/geschaeft?AffairId=20184389">18.4389</a>, <a href="https://www.parlament.ch/it/ratsbetrieb/suche-curia-vista/geschaeft?AffairId=20193526">19.3526</a>, <a href="https://www.parlament.ch/it/ratsbetrieb/suche-curia-vista/geschaeft?AffairId=20193527">19.3527</a> e <a href="https://www.parlament.ch/it/ratsbetrieb/suche-curia-vista/geschaeft?AffairId=20194026">19.4026</a>), la Svizzera richiama puntualmente la Turchia al rispetto dei diritti umani, dei principi dello Stato di diritto e dei suoi obblighi internazionali. A livello bilaterale, le questioni relative ai diritti umani sono trattate nel quadro di un dialogo politico critico, ma al contempo costruttivo, come nel caso dell'incontro di lavoro tra il consigliere federale Ignazio Cassis e il ministro degli affari esteri turco Mevlüt Cavusoglu lo scorso 14 agosto 2020. A livello multilaterale, la Svizzera ricorda puntualmente alla Turchia i suoi impegni internazionali, come ha fatto anche lo scorso 27 maggio 2020 in seno al Consiglio d'Europa intervenendo sulla destituzione di diversi sindaci in Turchia.</p><p>L'Ambasciata di Svizzera ad Ankara e il Consolato generale a Istanbul sono in stretto contatto con persone e organizzazioni impegnate nella difesa dei diritti umani e le rappresentanze svizzere nel Paese monitorano costantemente i processi. La Svizzera sostiene inoltre progetti nel campo della tutela dei diritti umani realizzati in Turchia.</p><p>Consapevole delle difficoltà che si riscontrano attualmente in Turchia, il Consiglio federale continua a essere persuaso che il dialogo diretto con il Governo turco sia il modo più efficace per contribuire a migliorare la situazione nel Paese.</p>  Risposta del Consiglio federale.