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Walking Shoes
25.08.2009
Ricordo di Gerry Mulligan
Newyorchese di nascita ma californiano di adozione, il sassofonista Gerald Joseph Mulligan (in arte Gerry) fu uno dei protagonisti della stagione del cool e del west coast jazz. Musicalmente, al pari di molti musicisti della sua generazione, era nato nelle orchestre da ballo (quella di Sammy Correnti dapprima, poi sedette nell'orchestra radiofonica di Johnny Warrington, in quella di Elliott Lawrence, in quella di Tommy Tucker fino ad arrivare nel ruolo di sassofonista e di arrangiatore in quella del batterista Gene Krupa). Ma fu soprattutto la vicinanza con musicisti e direttori d'orchestra del calibro di Gil Evans e Claude Thornhill che Gerry Mulligan maturò le prime esperienze di prestigio.
Il suo lavoro di arrangiatore e di compositore fu in particolare sfruttato al meglio da Miles Davis all'epoca delle leggendarie Birth of the Cool Sessions (Mulligan siglò brani poi divenuti celebri come Jeru - il soprannome con cui lo chiamava lo stesso Miles - Venus de Milo e Rocker). Lavorò poi al fianco di Georgie Auld, Chubby Jackson, Stan Getz e Kai Winding, fino alla decisione di trasferirsi sulla costa occidentale. In California Gerry Mulligan diede vita a un non meno celebre quartetto senza pianoforte al fianco del trombettista Chet Baker. Dal dialogo lieve e garbato fra Baker e Mulligan nacque una nuova sensibilità che influenzerà in modo determinante il jazz degli anni '50, in particolare dando il via alla felice stagione del west coast jazz.
Spesso definito, in modo anche poco lusinghiero, "musica per pipa e pantofole", il jazz di Gerry Mulligan, al pari di tanto jazz californiano, era un jazz melodicamente lineare e dal tono sereno, formalmente improntato a una grande pulizia sonora che rappresentò per molti anni il punto d'incontro più avanzato fra ricerca jazz e musica cameristica di estrazione colta. Poi superata dalle declinazioni più avanguardistiche del movimento californiano (Jimmy Giuffrè, la rivoluzione free di Ornette Coleman), la musica di Mulligan non ha mai rotto i ponti col passato pur non avendo l'ambizione di rivolgersi con troppa audacia sulle strade della sperimentazione tout court. Fu un musicista vitale e sempre disposto all'incontro con altri stili e altre scuole (pensiamo alle collaborazioni con Thelonious Monk o con Charles Mingus, fino ad arrivare, in fine carriera, a quella con Astor Piazzolla), uno dei talenti più poliedrici e versatili che il jazz abbia mai conosciuto.
25.08.2009
Birdland, 25.08.2009 -
a cura di Franco Fayenz