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Plastic growing production and pollution
Plastic, as it is now well known, is one of the most polluting materials on our planet, which has seen an exponential growth of its production in the last 60 years, thanks above all to its multiple functions capable of supporting the needs of modern society.
Plastic is everywhere and, while we are increasingly becoming aware of the harmful environmental impact that follows in every phase of its production cycle, this poison is also worsening the health of humans.
In fact, it may seems strange to imagine, but precisely this quality of immortality of plastic, shows its dark side when it comes to lasting in time, when its chemical particles end up in places like land, where our food is grown, or in the marine waters where flora and fauna live or aquifer from which we take our water.
Whether we like it or not, plastic is outside us, but also inside us and, despite this awareness, it seems that plastic production does not slow down.
In this regard, the European Commission report describes the consequences on the growth of plastic production worldwide on the basis of recorded data:
“The reuse and recycling of end-of-life plastics are very low, especially compared to other materials such as paper, glass and metal. Every year about 25.8 million tons of plastic waste is generated in Europe, of which less than 30% are collected for recycling purposes. Plastic production and incineration of plastic waste generate a total of around 400 million tons of CO2 per year “
The pollution deriving from the production and disposal of plastic
In the productive sector, it is the PET or polyethylene terephthalate, the material of the plastic defined as the finest, since it is synthetic, recyclable and produced almost entirely from oil or methane.
Essentially, if you think that to create 1 kg of PET you need 1.9 kg of oil, 7 liters of water with the consequent emission in the air of more than 2 kg of carbon dioxide and smaller quantities of other atmospheric pollutants, it is already possible to identify the first harmful impact of plastic in the environment.
Besides, let’s imagine we want to proceed with the disposal of plastic.
In this case, PET is recyclable but the problems of world organization regarding the separate collection of waste cannot keep pace. In fact, it is estimated that not even 30% of the collected plastic is destined for recycling. For the remaining 70%, instead, we talk about disposal.
The pollution deriving from the disposal of plastic has different faces: while on one hand the incinerated plastic produces toxic gases and releases large quantities of methane that contribute to global warming, on the other hand the same can be buried or left in the water, thus releasing chemical substances in soil or in water sources.
Furthermore, plastic, if it is not biodegradable, will tend over time to photodegrade, that is to divide into very small particles that persist in the environment.
EarthBi and initiatives on the production of an alternative plastic
The theme of environmental sustainability has also pervaded the plastics sector, finding alternative solutions that prove to be beneficial for human health and for the entire planet.
Currently, out of a world production of 400 million tons of plastic per year, only 2% is dedicated to biodegradable plastic, that is able to dissolve over time.
This is bioplastic.
EarthBi is the new Italian solution that, thanks to the combination of its own bioplastic and the innovative blockchain technology, promotes the movement dedicated to environmental sustainability.
In fact, with the aim of reducing the pollution caused by plastic materials, EarthBi bioplastics are realised using patented and innovative production processes, which include the use of blockchain to ensure transparency in the traceability of the entire production chain.
EarthBi: https://earthbi.io
Leggi l’articolo in lingua italiana:
Il problema ambientale della plastica
La crescente produzione di plastica e l’inquinamento
La plastica, come ormai ben noto, è uno dei materiali più inquinanti del nostro pianeta, che ha visto negli ultimi 60 anni una crescita esponenziale della sua produzione, questo grazie soprattutto alle sue molteplici funzioni in grado di sostenere le esigenze della società moderna.
La plastica è in ogni dove e, mentre ci stiamo sempre più rendendo conto dell’impatto ambientale nocivo che ne consegue in ogni fase del suo ciclo produttivo, questo veleno sta logorando anche la salute stessa dell’uomo.
Infatti, sembrerà strano da immaginare, ma proprio questa qualità di immortalità della plastica, mostra il proprio lato oscuro di permanere nel tempo, quando le sue particelle chimiche finiscono nei luoghi come terreni, dove vengono coltivati i nostri cibi, o nelle acque in cui vivono flora e fauna o da cui partono le falde acquifere da cui prendiamo la nostra acqua.
Che ci piaccia o no, dunque, la plastica è fuori da noi, ma anche dentro di noi e, nonostante questa consapevolezza, sembra che la produzione di plastica non rallenti.
A tal proposito, il comunicato della Commissione Europea descrive attraverso i dati registrati, le conseguenze sulla crescita della produzione di plastica a livello mondiale:
“Il riutilizzo e il riciclaggio della plastica a fine vita sono molto bassi, soprattutto rispetto ad altri materiali come la carta, il vetro e il metallo. Ogni anno vengono generati in Europa circa 25,8 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica, di cui meno del 30% sono raccolti a fini di riciclaggio. La produzione di plastica e l’incenerimento dei rifiuti di plastica generano complessivamente circa 400 milioni di tonnellate CO2 l’anno”
L’inquinamento derivante dalla produzione e smaltimento della plastica
Nel settore produttivo, è il PET o polietilentereftalato, il materiale della plastica definito pregiato, in quanto sintetico, riciclabile e prodotto quasi interamente da petrolio o metano.
In sostanza, se si pensa che per creare 1 kg di PET sono necessari 1,9 kg di petrolio, 7 litri d’acqua con la conseguente emissione nell’aria di più di 2 kg di anidride carbonica e quantità minori di altri inquinanti atmosferici, è già possibile individuare il primo impatto nocivo della plastica nell’ambiente.
Non solo, immaginiamo di voler procedere allo smaltimento della plastica.
In questo caso, il PET è sí riciclabile ma le problematiche di organizzazione mondiale riguardo la raccolta differenziata dei rifiuti non può tenere il passo. Infatti, si stima che neanche il 30% della plastica raccolta viene destinata al riciclaggio. Per il restante 70%, invece, si parla di smaltimento.
L’inquinamento derivante dallo smaltimento di plastica ha diverse facce: se da un lato la plastica incenerita produce gas tossici e rilascia grandi quantità di metano che contribuiscono al riscaldamento globale, dall’altro la stessa può essere interrata o lasciata nelle acque, rilasciando quindi sostanze chimiche o nel suolo o nelle fonti d’acqua.
La plastica, inoltre, se non è biodegradabile tenderà col tempo a fotodegradarsi e cioè a dividersi in piccolissime particelle che persistono nell’ambiente.
EarthBi e le iniziative sulla produzione di una plastica alternativa
Il tema della sostenibilità ambientale ha pervaso anche il settore della plastica, trovando soluzioni alternative che risultano essere vantaggiose per la salute dell’uomo e dell’intero pianeta.
Attualmente, su una produzione mondiale di 400 milioni di tonnellate di plastica all’anno, solo il 2% è dedicata alla plastica biodegradabile, ovvero in grado di dissolversi nel tempo.
Si tratta della bioplastica.
EarthBi è la nuova soluzione italiana che, grazie alla combinazione della propria bioplastica e la tecnologia innovativa blockchain, promuove il movimento dedicato alla sostenibilità ambientale.
Infatti, con lo scopo di ridurre l’inquinamento dei materiali plastici, la bioplastica EarthBi è realizzata attraverso processi di produzione brevettati ed innovativi, che includono l’utilizzo della blockchain per la trasparenza sulla tracciabilità dell’intera filiera produttiva.
EarthBi: https://earthbi.io