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Prometeo, la Torre di Babele, i particolarismi locali... Per il battesimo di Expo.02, François Rochaix chiama l'uomo e gli dei, la realtà e i simboli
Il regista lo ammette: è impossibile trovare delle leggende regionali abbastanza forti per uno spettacolo di questo genere. Attingendo alla mitologia classica invece, dispone invece di un materiale presente nella memoria collettiva di tutto il paese, indipendentemente dalla lingua.
Undici sequenze
Nello spettacolo si susseguono undici sequenze, "collegate fra loro come i numeri al circo". In apertura interviene Petaso, simbolo del tempo. Poi segue un inno alla notte, interpretato contemporaneamente sulle quattro arteplage, con le parole di Morce Chappaz. Il primo atto può iniziare: la costruzione della Torre di Babele, un'immagine per la realtà elvetica.
A guisa d'intermezzo, delle sirene appaiono nell'acqua e ai lati della scena. Poi il secondo atto, dedicato a Prometeo padre dell'umanità. Ma ognuno dei quattro luoghi vive un'altra interpretazione del mito.
Il terzo atto è nel segno del "genio dei luoghi", dividendo dunque lo spettacolo nelle particolarità delle quattro località. Altri momenti forti: la coppia inedita Pascal Auberson/Youssou n'Dour che decanta il Giura, o l'umorista Philippe Cohen che con i suoi "Burattini dell'Expo" desacralizza la manifestazione.
Ci sono musicisti, attori, cantanti, ma anche mangiafuoco, mimi, giocolieri, nuotatori, acrobati... Nel frattempo la televisione, da "strano lucernario" si fa "grande finestra" e trasforma quattro spettacoli diversi in una cosa unica.
Il piacere degli occhi...
La scenografia sui quattro lidi dei laghi è stata concepita da Jean-Claude Maret che ha già collaborato con Rochaix in occasione dell'ultima Festa della vendemmia di Vevey. Le scene rievocano "il porto" a Yverdon, "l'alto mare" a Morat, "l'isola" a Neuchâtel e "la Baia" a Bienne.
I costumi sono firmati da Francine Lecoultre, una vodese attiva a Hollywood: ha partecipato tra l'altro film come "Batman e Robin", "Star Trek Insurrection", "Mission to Mars" o "The Cell".
... e delle orecchie
La chiave di volta della costruzione: la musica. Ma come unire la Svizzera e il mondo, la tradizione e la modernità, toccando al contempo gli intellettuali e il grande pubblico? Rochaix ha optato per la diversità dei registri. I musicisti arrivano dalle diverse regioni e dalle scuole più diverse: dalla musica classica al jazz, dal rock alla canzone melodica.
Dei nomi? Bertrand Roulet, Guy Bovet, Sina e molti altri. Il difficile ruolo di coordinazione è andato al musicista neocastellano Valentin Reymond.
Autoflagellazione o orgoglio ritrovato?
C`è di tutto e c'è anche troppo, forse, nello spettacolo d'apertura. Ma probabilmente è la prima volta che uno spettacolo svizzero si annuncia tanto opulento. Delirante. Persino folle.
Ma come afferma Pascal Auberson, nel suo ruolo di Ulisse: "Basta con questo paese che si mortifica continuamente dicendo 'siamo cattivi', 'la Svizzera non esiste'. Siamo fantastici quando seminiamo".
Bernard Léchot