Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/187177

<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di presentare un progetto di legge che preveda, analogamente all'obbligo di revisione per le imprese, la classificazione della partecipazione dei collaboratori in base a tre livelli, ossia quello delle aziende quotate in borsa, quello delle grandi imprese e quello delle PMI.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>In caso di successione d'impresa generalmente l'acquirente non dispone di mezzi sufficienti per finanziare da sé l'intero acquisto. In questi casi l'acquisto può essere finanziato in parte da terzi. I futuri redditi derivanti dall'impresa sono utilizzati per pagare gli interessi sul prestito e ammortizzarlo entro un termine utile. Le azioni dell'impresa possono inoltre essere costituite in pegno a titolo di garanzia. In siffatti casi non è necessario cedere l'impresa a un prezzo di favore, ovvero a un prezzo inferiore al valore di mercato.</p><p>Ciononostante esistono situazioni nelle quali un'impresa è venduta a un prezzo di favore. La successione d'impresa all'interno della famiglia o il "management buyout" rappresentano esempi tipici di queste situazioni. In questi casi sull'acquirente può ricadere l'imposta sulle donazioni (ad es. se si tratta di un membro della famiglia) o l'imposta sul reddito (se si tratta di un dipendente). Nell'apprezzamento della congruità del prezzo d'acquisto le autorità fiscali usano prudenza sicché le conseguenze fiscali menzionate dall'autore della mozione intervengono soltanto in caso di evidente sproporzione tra il valore dell'impresa e il suo prezzo d'acquisto. Per ottenere la certezza del diritto, le parti possono sottoporre previamente la transazione alle autorità fiscali affinché le conseguenze fiscali siano chiarite in anticipo in modo vincolante.</p><p>Alla luce di quanto precede, il Consiglio federale non ritiene opportuno intervenire. La prassi dimostra anche che le successioni d'impresa sono senz'altro fattibili e non falliscono a causa di ostacoli fiscali.</p><p>L'autore della mozione auspica una nuova regolamentazione legale per i casi in cui l'impresa è venduta a un prezzo di favore a collaboratori. Al riguardo, chiede l'introduzione di una distinzione tra i datori di lavoro, a seconda che si tratti di imprese quotate in borsa, grandi imprese o PMI, senza precisare quali regole debbano applicarsi a queste diverse categorie di imprese. A prescindere dalla sua impostazione concreta, una tale regolamentazione sarebbe contraria ai principi costituzionali dell'uguaglianza giuridica e dell'imposizione secondo la capacità economica poiché i dipendenti delle grandi imprese sarebbero svantaggiati. I criteri qualitativi di delimitazione tra grandi imprese e PMI sarebbero immancabilmente connotati da un certa arbitrarietà. Questa situazione non è paragonabile alle prescrizioni riguardanti l'obbligo di revisione, dove sono previste soltanto agevolazioni amministrative.</p><p>Per questi motivi, e in particolare alla luce dell'uguaglianza giuridica garantita dalla regolamentazione legale attuale, non vi è la necessità di elaborare un ulteriore atto normativo in questo ambito.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.