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Ogni tanto, in qualche articolo sul ruolo pubblico della religione o durante qualche dibattito sulle radici religiose dell’etica e della politica, viene citato l’Eutifrone di Platone. In effetti in quel dialogo Socrate discute, appunto, di santità e giustizia con uno che di mestiere, se così si può definire, fa l’indovino.
In Platone la cornice dei dialoghi non è mai casuale, e infatti i due si incontrano davanti al tribunale: Socrate è lì perché denunciato da Meleto Eutifrone; invece, per accusare il padre di omicidio.
Sul tema della giustizia, Eutifrone si professa grande esperto, e Socrate, viste le accuse che pendono sul suo capo, è ben disposto ad ascoltarlo: diventando suo scolaro potrebbe apprendere come difendersi.
Eutifrone gli propone però una definizione deludente: giusto è ciò che è caro agli dei.
Obietta Socrate: gli dei litigano, e ciò che gradisce Zeus può dispiacere a Crono e Urano. Eutifrone abbozza: è giusto ciò che è caro a tutti gli dei, nessuno escluso.
E qui arriva l’affondo di Socrate: è l’uomo giusto, in quanto giusto, ad essere amato dagli dei, oppure è l’uomo amato dagli dei a essere giusto? In altre parole, una certa azione è approvata dagli dei perché buona oppure è buona perché approvata dagli dei?
Se è buona perché approvata dagli dei, allora gli dei approvano ciò che approvano, in un circolo vizioso privo di senso. Se invece gli dei approvano qualcosa perché buono, allora l’approvazione degli dei è, tutto sommato irrilevante.
Eutifrone, alla fine, si allontana con una scusa. Continua la lettura di Eutifrone→
Il rapporto con Dio non c’entra nulla col senso etico, che riguarda soprattutto la relazione con gli altri uomini. Molti dei grandi moralisti sono non credenti. Al contrario, diceva il grande filosofo Feuerbach, se ami Dio puoi non amare gli uomini.
Umberto Veronesi (con Alain Elkann), Essere Laico, Bompiani 2007, p. 37
Ultimamente in famiglia, a tavola, giochiamo al gioco delle parole. Si danno iniziale, finale, un aiuto e gli altri devono indovinare. E’ divertente anche perché i bambini ci si impegnano un sacco e io cerco di aiutare di nascosto Federico che ha cinque anni ed è il più piccolo. Oggi è capitata questa:
Federico: Comincia con D, finisce con O e non esiste.
L’ho guardato sbalordito pensando di avere in famiglia l’ateo più precoce del mondo. Ma c’è chi ragiona più in fretta:
Enzo Bianchi, priore della comunità di Bose, a proposito de L’illusione di Dio di Richard Dawkins:
Ma, prosegue [Dawkins], «la triste verità è che quella religione pacata e onesta è numericamente trascurabile». Frase molto indicativa dei criteri usati per valutare il cristianesimo.
In effetti si cercherebbe invano, nelle quattrocento pagine infarcite di riferimenti a predicatori ignoti al pubblico italiano o anche solo non anglosassone, una disamina attenta e critica al fenomeno religioso e alla testimonianza cristiana nella storia e nel mondo contemporaneo. No, vi si trova solo l’antico vizio di confrontare le proprie teorie (buone, ovviamente) con la prassi (cattiva) degli altri, imputando alla religione qualsiasi comportamento nefasto o incoerente dei suoi seguaci e ascrivendo invece a un inesistente ateo ideale tutti i pregi del libero pensatore.
Credo di averne già parlato: a me piace progettare mondi.
Chiamatela la sindrome di Darwin. Osservare come i sistemi si evolvono, come le creature in essi contenute vivano…
[…] Allora ero un darwinista convinto. Avevo anche realizzato una mappa delle isole Galapagos a china.
Crescevo. La teoria matematica dei giochi era una lettura affascinante. E poi era arrivato il computer.
Quello che fino ad ora avevo faticosamente imbastito con carta e fantasia poteva diventare una realtà virtuale.
[…] Se volevo una nuova opzione, questa non poteva uscire spontaneamente da quelle che già c’erano per aggregazione, mutazione o altro mezzo. La dovevo programmare, introdurre io. Se non scrivevo il codice per realizzare un fiore, il mio vegetale informatico non ne avrebbe mai avuto uno.
E se questo valeva per una pianta virtuale, cosa dire allora dell’infinitamente più complesso mondo reale?
Non c’è riuscito nessuno. Nessuno ha mai scritto un programma che realmente si evolva, che si faccia crescere pinne, poi gambe, occhi, mani, cervello partendo dal nulla. Neanche lontanamente. Se si vuole che qualcosa ci sia, quel qualcosa il creatore ce lo deve mettere dentro, deve scriverlo, intesserlo nell’essere.
Il giorno che ho realmente capito cosa ciò volesse dire, ho smesso di essere un darwinista.
Ricapitolando: Darwin era una sorta di demiurgo che progettava nuovi mondi; siccome in questi progetti, o simulazioni, non c’è possibilità che nascano nuove opzioni dal nulla, è impossibile che l’evoluzionismo neodarwiniano sia corretto. Continua la lettura di La sindrome di Dio→
Una precisazione importante: questo è un libro filosofico, ovvero interessato a influenzare niente altro che le riflessioni critiche delle persone. Perciò non ambisce a portare a termine l’impossibile cerimonia di seppellire Dio, né vuole assumere un ruolo diretto sul piano politico e giuridico.
Eugenio Lecaldano, Un etica senza Dio, Laterza, 2006
Letto oggi, venerdì santo, questo brano suona quasi paradossale: poco meno di duemila anni fa Dio l’impossibile cerimonia è realmente avvenuta: Dio è stato davvero sepolto.
Non è stato seppellito dai filosofi, però: impossibile non è quindi la cerimonia in sé, ma che gli officianti di questo funerale siano filosofi.
Meglio così: oltre che impossibile, la cerimonia sarebbe anche inutile: dopo tre giorni, risorge.
Partendo dalle ricerche di Frank Ramsey e G.E. Moore, David Chalmers, in un breve ma intrigante articolo scritto insieme a Alan Hájek, conclude che lui è Dio o, per essere più precisi, che ogni essere razionale possiede, almeno da un punto di vista epistemologico, i poteri di Dio.
La dimostrazione di Chalmers a Hájek parte da una semplice constatazione:
Una persona S accetta l’affermazione “Se p allora q” se, una volta accettato p, accetta anche q.
Considerando l’affermazione “Se p, allora io credo p“, è ovvio che il soggetto, se accetta p, accetta anche di credere p.
D’altra parte, considerando l’affermazione “se io credo p, allora p“, è altrettanto ovvio che il soggetto che accetta di credere p accetta anche p.
Un soggetto razionale non può quindi che accettare tutte le istanze delle affermazioni condizionali “Se p allora credo p” e “Se credo p allora p”, e ciò significa che un soggetto razionale è onnisciente e infallibile.
In una breve nota a piè di pagina Chalmers e Hájek spiegano dove stia l’inghippo, ma non voglio rovinare la sorpresa.
Maurizio Colucci dedica parte del suo tempo alla nobile opera di diffusione, sul suo Novissimo blog, di alcune opere di Richard Dawkins e Sam Harris dedicate alla religione.
Entrambi gli autori hanno una posizione decisamente critica. Harris, in particolare, si sofferma sui danni e i pericoli della fede, anche quella moderata e laica. (Personalmente, credo che ad essere pericolose siano le persone, non le idee o le fedi).
A Malvino è piaciuto soprattutto un passaggio effettivamente molto interessante, che non si può non citare:
Immaginate che il vostro vicino creda di avere, sepolto nel suo giardino, un diamante grande come un frigorifero. Gli chiedete perché, e lui risponde: «Ma non capisci? Questo diamante dà alla mia vita un enorme significato». Oppure: «La mia famiglia va matta per le riunioni che facciamo in giardino cercando di scavare per tirarlo fuori ogni domenica. E tu ci vuoi togliere questa cosa?». Oppure immaginate che risponda: «Non vorrei vivere in un universo in cui non ci fosse un diamante nel mio giardino grande quanto il mio frigorifero». Per me è chiaro, immediatamente chiaro, che queste risposte sarebbero inadeguate. Profondamente inadeguate. Sono in realtà le risposte di un pazzo. O di un idiota. Eppure, prendete lo stesso identico ragionamento e trasportatelo nel campo della religione, e queste risposte hanno immenso prestigio. Anzi, fino a che non sostieni un qualche ragionamento di questo tipo, è impossibile per te essere eletto in una carica politica nel nostro paese.