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La Repubblica di Cina intrattiene rapporti con oltre 70 Stati. Ma solo 14 di questi la riconoscono come Stato sovrano
TAIPEI - «Taiwan, in quanto democrazia e potenza tecnologica, è un partner chiave degli Stati Uniti nella regione dell'Indo-Pacifico. E nonostante gli Stati Uniti non abbiano rapporti diplomatici con Taiwan, manteniamo un solido rapporto non ufficiale». È così che Washington - citando quanto compare sul sito del Dipartimento di Stato americano - descrive la sua relazione con la Repubblica di Cina, fronte di tensioni che hanno subito un'impennata dopo la visita della speaker della Camera, Nancy Pelosi. Ma quanti - e quali - sono i Paesi che riconoscono il governo di Taipei?
Taiwan e i suoi 14 "amici"
L'elenco non è molto lungo. Se ne contano infatti solamente quattordici e nessuno di questi occupa un posto di primo piano tra le cosiddette potenze economiche del pianeta. Ci sono, seguendo l'ordine alfabetico, Belize; Città del Vaticano; Guatemala; Haiti; Honduras; le Isole Marshall; Nauru; Palau; Paraguay; Saint Kitts e Nevis; Saint Vincent e Grenadine; Saint Lucia, eSwatini (noto fino al 2018 come Swaziland) e Tuvalu.
Washington e Taipei, una relazione ambigua
Gli Stati Uniti fanno invece parte del gruppo di Paesi che sono entrati e usciti dalla lista; in questo caso nel 1979, dopo il riconoscimento diplomatico di Pechino e la conseguente interruzione di ogni liaison diplomatica con Taipei. E in quello stesso anno, il Congresso americano ha dato luce verde al "Taiwan Relations Act" con gli obiettivi di «mantenere la pace, la sicurezza e la stabilità del Pacifico occidentale» e «promuovere la politica estera degli Stati Uniti, autorizzando il proseguimento dei legami commerciali, culturali e di altro tipo» tra i due popoli. Una posizione, quella di Washington, da quel momento inevitabilmente considerata ambigua.
A oggi, oltre agli Stati Uniti, ci sono altri 57 Paesi riconosciuti dall'Onu - che salgono a 58 includendo anche la Repubblica del Somaliland - che intrattengono rapporti non ufficiali, sul piano culturale ed economico, con Taiwan.
Un'emorragia di "amicizie" dall'Africa
Un durissimo colpo la sfera d'influenza dell'isola di Formosa l'ha subita - dagli ultimi anni Novanta - dall'Africa. Dal 1998 al 2018, i governi di Sudafrica, Liberia, Senegal, Ciad, Malawi, Gambia e Burkina Faso hanno tagliato le loro relazioni diplomatiche con Taipei, lasciando l'isola con un solo "amico" nel continente: l'ex Swaziland. E la situazione è rimasta tale dal 24 maggio di quattro anni fa.
Quel giorno, il governo di Ouagadougou ruppe formalmente con Taiwan per poi, due giorni dopo, riallacciare i rapporti con Pechino che, come noto, non consente - in virtù della politica dell'Unica Cina - di mantenere relazioni diplomatiche sia con la Repubblica Popolare Cinese che con l'isola di Formosa. In quell'occasione, in un articolo pubblicato dall'Institute For Security Studies, Taiwan venne definito come «una vittima quasi dimenticata» della «spinta» che Pechino aveva attuato in tutto il continente africano nel corso delle due precedenti decadi. Il (quasi) epilogo di un effetto domino che si era innescato nel 1971, quando Taipei perse il proprio seggio in seno alle Nazioni Unite, poi occupato da Pechino.
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