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Le delegazioni presenti alla conferenza dell'Onu di Durban contro il razzismo hanno accettato di adottare una proposta della Svizzera: la dichiarazione finale chiederà quindi agli Stati di creare istituzioni nazionali indipendenti per lottare contro le discriminazioni razziali.Questo contenuto è stato pubblicato il 05 settembre 2001 - 15:07
La proposta faceva parte dei temi considerati prioritari dalla delegazione elvetica: «siamo soddisfatti che la conferenza abbia adottato il nostro suggerimento» ha indicato all'ats la rappresentante della Commissione federale contro il razzismo Cécile Bühlmann.
Nel suo discorso davanti ai delegati, Claudia Kaufmann, capo della delegazione elvetica e segretaria generale del Dipartimento federale dell'interno (DFI), ha insistito sulla necessità di proteggere le vittime del razzismo ed ha chiesto l'introduzione di impegni vincolanti e di misure efficaci a lungo termine. Kaufmann ha chiesto che gli Stati vengano in futuro giudicati in base alla serietà con cui si impegneranno - dopo la conferenza di Durban - nella lotta contro il razzismo.
«Aderire a una convenzione internazionale non basta: è necessario creare leggi pertinenti e farle applicare affinché le vittime del razzismo vengano protette. Bisogna creare e mantenere luoghi di accoglienza, trovare i fondi per finanziarli e formare specialisti», ha dichiarato.
Kaufmann ha invitato a combattere ogni pratica discriminatoria all'interno della polizia e degli istituti di pena, ha chiesto che venga interrotta la diffusione di messaggi razzisti, che le donne vengano protette con maggiore efficacia e che tutti abbiano accesso alle stesse possibilità di educazione.
«La Svizzera ha fatto ottime esperienze in materia di perseguimento d'ufficio di atti razzisti. I testimoni e le organizzazioni interessate possono denunciare episodi di questo tipo alle autorità, che sono obbligate ad intervenire», ha aggiunto. Per quanto riguarda internet e la propagazione di siti di tipo razzista vi è ancora un vuoto giuridico, ha sottolineato la delegata elvetica: «la rete non deve restare un luogo in cui atti discriminatori rimangono impuniti».
swissinfo e agenzie
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