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Come è fatto l’aratro?
L'aratro è composto da diverse parti, ognuna delle quali svolge una funzione specifica ed essenziale.
Il vomere, realizzato in ferro, è la componente principale che taglia orizzontalmente la striscia di terreno, rovesciandola. La sua struttura varia in base alla natura del suolo, assumendo forme a punta, triangolo, trapezio, pala o lingua.
Il ceppo costituisce la base massiccia dell'aratro, fornendo stabilità e contribuendo allo sminuzzamento del terreno.
Il versoio è responsabile di rovesciare la zolla di terra tagliata, invertendo gli strati del suolo. Negli aratri simmetrici, troviamo due versoi, a destra e a sinistra del ceppo, mentre in quelli asimmetrici c'è un unico versoio.
La bure funge da timone principale, a cui viene applicato l'aratro. La sua lunghezza può variare, terminando in un timone a due stanghe per l'attacco di animali da tiro o, se più corta, con un dispositivo di attacco per mezzi meccanici. La bure consente anche di determinare la profondità del solco e può essere regolata per influenzare l'angolo di penetrazione del vomere nel terreno.
La stiva o stegola è un'asta posta nella parte posteriore della bure, utilizzata dall'aratore per guidare l'attrezzo. Può essere singola o doppia e spesso è dotata di un'impugnatura all'estremità.
Il profime è una stecca di legno o ferro che collega la bure al ceppo, regolando l'angolo tra queste due parti e stabilizzando l'aratro, contribuendo a controllare la profondità di scavo.
Il coltro o coltello è una lama inclinata in avanti, fissata alla bure. Questa componente divide la terra davanti al vomere e taglia lo strato erboso, facilitando l'aratura.