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«Il filosofo aziendale dell'RCI»: L'incertezza: Cartesio sotto pressione.
È l'inizio di giugno. In questo periodo, di solito, i programmi per le vacanze estive sono già stati fatti da tempo. Le date sono riservate; la destinazione è prenotata.
Quest'anno non accade nulla di simile. L'incertezza ci impedisce di programmare le nostre vacanze a lungo termine. La maggior parte di noi deciderà a breve termine se e dove partirà in viaggio.
Lo stesso vale per l'economia. Un anno fa un economista poteva ragionevolmente sperare che la sua previsione a sei o dodici mesi in merito al tasso di cambio o al tasso d'interesse si sarebbe avverata con un margine d'errore limitato. Le previsioni attuali sono tanto varie quanto contraddittorie. Persino il trend generale è controverso. Scenario a V, a U, a L? Regna l'incertezza. Come pianificare il futuro della propria azienda su tali basi?
Il principio della ragione
Questa situazione è per noi spiacevole, visto che siamo profondamente improntati in modo razionalista. Il nostro paradigma di pensiero è oggettivo, scientifico e fondato sulla progettualità. Concepiamo una strategia, allestiamo un business plan, prepariamo un budget: è il tentativo sempre imperfetto di definire intellettualmente la realtà futura. È la riduzione dell'incertezza tramite la ragione.
Questa logica ha un'origine ben precisa: Renato Cartesio, filosofo francese del XVII secolo. L'autore del famoso «cogito ergo sum» (penso, dunque sono) si esprime nella sua opera «Regole per la guida dell'intelligenza» come segue: «Prima di tutto osserviamo che in noi solo l'intelletto è capace di scienza, ma che esso può esser aiutato o ostacolato da tre altre facoltà, ossia dall'immaginazione, dai sensi e dalla memoria.» La gerarchia è molto precisa: l'intelletto troneggia sulle altre facoltà umane. Cartesio crede nella ragione e nei suoi strumenti: logica, argomentazione, deduzione e induzione. Tutta la sua opera è il risultato della volontà di scoprire le leggi universali. Non è probabilmente un caso che si sia dedicato con successo alla matematica e alla fisica.
Questo paradigma di pensiero ci porta all'affermazione secondo la quale, se ci applichiamo a sufficienza, possiamo comprendere intellettualmente la realtà, derivarne principi di validità generale e, quindi, prevedere il comportamento di esseri e oggetti.
Dai tempi di Cartesio la scienza ha fatto progressi, penetrando nell'ambito dell'economia. Questa concezione razionalizzata dell'attività umana ci conduce a previsioni economiche e business plan.
In tempi recenti la ragione ha conquistato nuovi settori della vita economica dai nomi barbari quali «Predictive Analytics» e «Machine Learnings». Essa affronta il futuro. Delega se stessa all'IT. Il regno della ragione cresce. Perché ciò accade? Perché noi, sotto l'influenza di Cartesio, ci sforziamo costantemente di ridurre la parte di incertezza.
La teoria del caos
Il contrario del principio della ragione è la teoria del caos, secondo cui le cause più infime possono avere conseguenze di grande portata e indeterminabili. Per questo il termine «caos». Essa è nota in particolare grazie alle parole del suo autore, Edward Lorenz: «Può, il batter d'ali di una farfalla in Brasile, provocare un tornado in Texas?» Trasferita agli eventi attuali, l'affermazione potrebbe ad esempio essere: «Il problema digestivo di un pipistrello a Wuhan può causare un calo del 10% del PIL in Europa?»
La recente pandemia ci ricorda che la ragione umana manifesta evidenti limiti nella teoria del caos, da cui scaturisce l'incertezza. Il mondo è troppo complesso per essere spiegato o addirittura compreso dall'intelletto.
Ed è così che business plan, strategie e previsioni economiche vengono spazzati via da un virus. L'incertezza scalza la ragione. Io interpreto questo recente sviluppo come il momentaneo movimento inverso del pendolo della nostra percezione del mondo. Sotto l'influsso della pandemia esso si allontana dall'estremità razionalista per pendere verso l'estremità dell'incertezza.
La parte di incertezza
Cosa occorre fare in questo movimento inverso? Personalmente traggo due insegnamenti da questo momentaneo ripiego del razionalismo cartesiano.
In primo luogo un buon piano non è solo razionale. Esso tiene conto anche di quanto è ignoto. Guardiamoci da un'argomentazione del tutto logica e coerente: è inevitabilmente incompleta e inadatta a contemplare tutta la realtà. Nel concreto, un buon piano prevede riserve finanziarie, temporali, di personale e di altro tipo che possono essere impiegate in modo flessibile. Le riserve non sono segni di inefficienza. Esse dimostrano un'intelligente accettazione dell'incertezza.
In secondo luogo l'incertezza non è un invito all'improvvisazione: è uno stimolo alla flessibilità. Ci spinge a considerare diversi possibili scenari e a prepararci ad essi. Ci porta persino ad accettare che la realtà sia diversa dagli scenari previsti. Ma con i provvedimenti adottati e la flessibilità acquisita reagiamo meglio agli imprevisti.
Costituzione di riserve e flessibilità: queste due massime aiuteranno le nostre imprese a superare la prossima crisi, indipendentemente da come e quando si verificherà.
La serie dell’RCI «Il filosofo aziendale» affronta temi selezionati relativi alle imprese, per analizzarli da una prospettiva filosofica e, talvolta, storica. La serie ha l’obiettivo di offrire al lettore-imprenditore un ulteriore punto di vista e di aprire nuove prospettive. Le opinioni dell'autore in questa serie non riflettono necessariamente le opinioni dell’RCI o del Gruppo Raiffeisen.
Informazioni sull'autore: Louis Grosjean, lic. iur., titolare di una patente di avvocato, lavora da oltre 10 anni nel Gruppo Raiffeisen, e anche per l’RCI. Proveniente da una famiglia di imprenditori, si è specializzato negli ambiti dell’economia e della filosofia e ha fondato la propria azienda. Con l'RCI promuove l'imprenditorialità in Svizzera.