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Una fetta consistente dei circa 700 milioni di dollari dei fondi Abacha restituiti dalla Svizzera alla Nigeria, sarebbe finita nelle tasche di funzionari corrotti del paese africano.
I soldi dovevano servire a finanziare progetti di sviluppo nei settori della sanità e dell'istruzione, nonché alla creazione di nuove infrastrutture.
Citando una «fonte svizzera affidabile» il quotidiano «Basler Zeitung», che rivelato martedì la vicenda, parla di 200 milioni di dollari. Andreas Missbach dell'organizzazione terzomondista Dichiarazione di Berna, menzionato dal giornale basilese, giudica questa cifra «realistica».
Sulla base di un'inchiesta condotta da organizzazioni non governative (ONG) nigeriane, sembra «abbastanza chiaro che sono avvenute parecchie irregolarità» nell'uso di questi fondi, ha detto Missbach all'agenzia ATS.
Per un'analisi più precisa, egli rimanda tuttavia al rapporto che la Banca mondiale, incaricata di sorvegliare l'impiego dei soldi versati, ha redatto ma non ancora pubblicato.
Documento imbarazzante
La Dichiarazione di Berna si dice «inquieta» per la pubblicazione non ancora avvenuta. Missbach suppone che il ritardo si spieghi proprio nel fatto che il documento è «imbarazzante» sia per la Nigeria, sia per la Svizzera.
Secondo il Dipartimento federale degli affari esteri, la pubblicazione è prevista entro la fine dell'anno. Il DFAE attende questa scadenza per prendere posizione, ha detto all'ATS un suo portavoce. L'ambasciata nigeriana dal canto suo ha per ora rifiutato qualsiasi commento.
Secondo i servizi di Micheline Calmy-Rey, la Svizzera ha compiuto il suo «dovere morale» restituendo i fondi Abacha. Alla Confederazione stava a cuore sviluppare con il paese africano una procedura che permettesse il ritorno del denaro in modo trasparente, chiaro e implicante - per la prima volta - la società civile di entrambi i paesi.
Questo obiettivo è indipendente dal risultato della verifica della Banca mondiale, sottolinea il portavoce. Berna non ha peraltro fatto del processo di controllo da parte della BM una condizione per il rimpatrio dei fondi.
Paese depredato
Le autorità nigeriane rimproverano al defunto presidente Sani Abacha di aver sistematicamente depredato il paese. Il clan Abacha, che ha regnato sulla Nigeria dal 1993 sino alla morte del dittatore nel 1998, è sospettato di aver indebitamente sottratto e incamerato all'estero circa 2,2 miliardi di dollari.
Nelle banche elvetiche ne erano stati bloccati circa 700 milioni. Dopo un lungo contenzioso politico e giuridico, il Tribunale federale aveva ordinato nel 2005 di restituire circa 460 milioni di dollari alla Nigeria. In precedenza erano già stati versati al paese africano 200 milioni.
Secondo un accordo concluso tra la Svizzera, la Nigeria e la Banca mondiale, i fondi restituiti dovevano servire a finanziare progetti di sviluppo nei settori della sanità e dell'istruzione, nonché alla creazione di nuove infrastrutture.
Le ONG nigeriane hanno tuttavia denunciato il fatto che l'accordo non preveda una sorveglianza «a posteriori» dell'impiego del denaro.
La Nigeria smentisce
L'ambasciatore della Nigeria a Berna ha smentito qualsiasi irregolarità nell'impiego dei 700 milioni di dollari di "fondi Abacha" restituiti dalla Svizzera al paese africano. Il parlamento nazionale e la Banca mondiale controllano come il denaro viene speso, ha affermato il diplomatico in una conferenza stampa.
"Siamo fieri dell'utilizzo di questi fondi", ha dichiarato l'ambasciatore Joseph Ubaka Ayalogu. Le autorità di Abuja si sono impegnate a impiegare i soldi per progetti di sviluppo nei settori della sanità e dell'istruzione e per la creazione di nuove infrastrutture.
La somma restituita, ha aggiunto l'ambasciatore, è stata integrata "nel processo di bilancio normale, il che implica una sorveglianza da parte dell'Assemblea nazionale" nigeriana.
swissinfo e agenzie
In breve
Tra il 1993 ed il 1998, Sani Abacha aveva approfittato del suo potere per versare suoi propri conti circa 2,2 miliardi di dollari (2,8 miliardi di franchi) di fondi pubblici.
Abacha piazzò una parte del capitale, circa 700 milioni di dollari, nelle banche svizzere. Nel 1999, poco dopo la morte del dittatore, questi soldi furono congelati.
Nel dicembre 2003, la Svizzera ha restituito allo Stato nigeriano una prima fetta di 200 milioni.
Nel febbraio 2005, il Tribunale federale ha deciso la restituzione di ulteriori 458 milioni.
In settembre la Banca mondiale ha confermato il versamento di 290 milioni. Ad inizio novembre, è stata sbloccata l'ultima tranche di 170 milioni.