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Anche se l'economia giapponese dovesse soffrire a breve termine per le conseguenze del violento terremoto, l'impatto sarebbe limitato per la Svizzera, ritengono gli esperti dell'istituto BAKBASEL.
Il Giappone assorbe soltanto il 3,3% delle esportazioni elvetiche, rileva l'istituto in un comunicato odierno. A suo avviso, persino un calo massiccio delle vendite in questo paese sarebbe dunque sopportabile.
L'arcipelago del Sol Levante è il settimo mercato della Svizzera con 6,73 miliardi di franchi di esportazioni nel 2010 (-5,9% rispetto al 2009), stando alle ultime cifre disponibili sul sito internet dell'Amministrazione federale delle dogane (AFD). Macchine, impianti elettrici e metalli raggiungono un valore di 1,2 miliardi.
Il Giappone è pure al settimo posto fra gli sbocchi degli orologi svizzeri. Le esportazioni orologiere elvetiche vi hanno raggiunto gli 806,3 milioni di franchi, in aumento del 4,9%. Superavano ancora gli 1,15 miliardi di franchi nel 2008.
"I periodi agitati sono in generale negativi per le vendite di orologi. Inoltre il Giappone è un mercato difficile da alcuni anni", nota la Federazione orologiera svizzera (FH).
Sul piano economico, l'impatto per la Svizzera rischia di farsi sentire soprattutto nel settore della riassicurazione - il gruppo zurighese Swiss Re sta valutando il suo grado di esposizione - e il turismo. Per Svizzera Turismo, che sta esaminando la situazione con il suo ufficio a Tokyo, è tuttavia ancora difficile valutare gli effetti del terremoto sul settore in Svizzera.
Ai Giapponesi piace viaggiare nella Confederaziione, e soprattutto in primavera. Quello nipponico figura all'ottavo posto fra i mercati più importanti per l'industria alberghiera elvetica, con oltre 500'000 pernottamenti registrati l'anno scorso. Questa cifra rappresenta tuttavia soltanto l'1,3% del totale dei pernottamenti, relativizza BAKBASEL.
SDA-ATS