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Il lago di G., detto anche Lemano, si estende su una superficie di 582 km2, di cui 239 (41%) appartengono alla Francia. Si suddivide in tre parti: l'Haut-Lac (da Villeneuve nel cant. Vaud alla trasversale Losanna-Evian), il Grand-Lac (fino alla trasversale Nyon-Yvoire) e il Petit-Lac (parte occidentale fino a G.). Con un volume di 89 miliardi di m3, costituisce la più grande riserva d'acqua dolce dell'Europa continentale. Il suo perimetro misura 156 km, di cui 113 sulla sponda sviz. La sua altezza media (372 m) non ha subito importanti variazioni in epoca storica, ma è soggetta a oscillazioni stagionali di ampiezza variabile. La convenzione intercant. del 1884 e lo sbarramento del ponte della Machine a G. (1892) garantiscono il mantenimento di un livello regolare dell'acqua, che in primavera negli anni bisestili viene abbassato di 0,5 m per pulire le rive ed effettuare lavori di manutenzione di porti e dighe. Nel 563 il franamento del monte Tauredunum provocò un'ondata che si estese fino a G.
Il nome "Lemano" rimanda a una radice indoeuropea che significa "lago". La designazione ufficiale "lago Lemano", di fatto dunque pleonastica, venne adottata già dai geografi dell'antichità e da Cesare, che menz. un lacus lemanus. Dal II sec. a.C. prevalse la denominazione "lago di Losanna" ("lacus lausonnius" nell'Itinerarium Antonini; "lacus Losanete" nella Tavola peutingeriana), caduta in disuso nel XVII sec. Gli umanisti e i cartografi del XVI sec. (Sebastian Münster nel 1552 e Mercatore verso il 1575) ripresero il nome "Lemano", che venne utilizzato anche dall'amministrazione bernese e in seguito dalle autorità rivoluzionarie (Repubblica lemanica, Dip. del Lemano). I Ginevrini presero presto l'abitudine di chiamare il lago con il nome della loro città. François Bonivard (1529) parlò del lac Lemanne precisando però che era "nostre lac de Genesve". Con la crescente notorietà della città, il toponimo si impose soprattutto nelle lingue straniere: in ted. entrò in uso Genfersee (già attestato nel XV sec.), in inglese lake of Geneva; in it. si mantenne invece la doppia nomenclatura (Lemano e lago di G.).
Autrice/Autore: Jean-François Bergier / mve
La regione del lago di G., da sempre crocevia di comunicazioni, fu sovente teatro di contese di frontiera. La presenza umana sulle rive è attestata già nel Paleolitico (Veyrier, Etrembières) e nel Mesolitico, ma i reperti si limitano a rare tracce. I villaggi lacustri risalenti al Neolitico (Allaman, Corseaux, Gland, Lutry, Pully, ecc.) e all'età del Bronzo (Aigle, Corsier, Losanna, Morges, Thonon, la rada di G., ecc.) vennero per lo più sommersi o distrutti da successive edificazioni. All'epoca della cultura di La Tène, la colonizzazione celtica si intensificò nelle vicinanze del lago.
Quando i Romani giunsero nella regione, alla fine del II sec. a.C., il lago di G. separava due popoli: gli Allobrogi, insediati sulla sponda meridionale tra G. e Thonon, e gli Elvezi, sulla riva settentrionale; questi ultimi divennero un popolo ricco sotto l'Impero romano, traendo profitto dalle vivaci relazioni commerciali che si erano sviluppate sul lago di G. e attraverso l'Altopiano e i valichi alpini. All'epoca il lago dipendeva da tre entità amministrative: l'antica Allobrogia faceva parte della Gallia Narbonensis, l'Elvezia della Gallia Belgica, poi della Germania superior, mentre l'estremità superiore del lago apparteneva alla provincia delle Alpi Graie e Pennine. Nyon era una colonia romana (Colonia Iulia equestris), Losanna e G. vici galloromani. Alla fine del III sec. G. divenne una civitas. Furono creati dei porti e a G. venne costruito un ponte sul Rodano. Le numerose villae rinvenute attorno al lago attestano un'intensa occupazione della zona. La regione fu presto cristianizzata; sedi episcopali sorsero dapprima a G. e a Octodurus (Martigny), poi a Losanna (VI/VII sec.). I Burgundi si stabilirono nella regione dopo il 443, ma nel 534 il loro regno passò sotto la dominazione dei Merovingi, poi dei Carolingi.
Nell'alto ME la regione lemanica visse un periodo di discreto equilibrio e relativa stabilità, per quanto lontano dalla prosperità che aveva contraddistinto l'epoca romana. Dall'888 al 1032 essa fece parte del secondo regno di Borgogna, in seguito del Sacro Romano Impero. Da allora le rive del lago furono governate dai vescovi di G., Losanna e Sion, principi delle loro città e delle terre circostanti, oltre che da diversi signori feudali, fondatori di numerosi borghi (Versoix, Rolle, Morges, La Tour-de-Peilz, Hermance) e fortificazioni (Chillon, Evian, Thonon, Ripaille). Nell'XI sec. i conti di Savoia si stabilirono sulla riva meridionale e nel 1207 occuparono anche la riva settentrionale, acquisendo il potere su tutto il bacino del lago di G., eccettuate le città episcopali, e sulle varie vie d'accesso. La dinastia regnò indisturbata per quasi tre sec. Costruito nel XIII sec., il castello di Chillon - oggi emblema turistico della regione - divenne simbolo del suo potere. La ripresa delle attività commerciali a lunga distanza favorì lo sviluppo dei porti: tra i principali, quelli di Villeneuve (sede di un importante pedaggio), Vevey, Morges e G., dove dalla metà del XIII sec. si svolsero fiere intern. Dal XII sec. l'impianto di vigneti sui pendii a solatio digradanti verso il lago portò a un incremento demografico lungo le rive.
Traendo profitto dalle guerre di Borgogna, Berna si appropriò dello Chablais, situato sulla riva destra del Rodano (1476). Nel 1536 i Bernesi conquistarono il Paese di Vaud, lo Chablais savoiardo (tra Monthey e Thonon) e il Pays de Gex. I duchi di Savoia, forti del sostegno di Filippo II di Spagna, tornarono in possesso della riva meridionale, da Saint-Gingolph alle porte di G., e del Pays de Gex (trattati di Losanna del 1564 e di Thonon del 1569); il Vallese, per contro, conservò il baliaggio di Monthey e il segmento di riva compreso tra la foce del Rodano e la Morge di Saint-Gingolph, che ancora oggi gli appartiene. Il clima di tensione tra la Savoia da un lato e G. e i Conf. dall'altro perdurò ben oltre il conflitto militare che li oppose nel 1589 e nel 1591 e l'Escalade di G. (1602). Le tensioni erano determinate, oltre che da motivazioni religiose, dalle ambizioni egemoniche degli Svizzeri e dei duchi di Savoia nei confronti del bacino lemanico e degli interessi economici che questo rappresentava. Enrico IV si intromise nella questione e nel 1601 ottenne il Pays de Gex con l'accesso al lago a Versoix (trattato di Lione). A partire da quel momento, soprattutto il Petit-Lac divenne teatro di una lunga guerra economica tra i differenti poteri. Tra le sponde del lago si sviluppò inoltre un intenso contrabbando.
La ripartizione delle rive del lago di G. non fu più modificata fino alla Rivoluzione, quando il Paese di Vaud divenne cant. sviz. (1803). Nel 1815 furono creati anche i cant. di G. e Vallese, in precedenza annessi alla Francia. Le frontiere furono così fissate definitivamente nel loro assetto attuale. G. ottenne territori su entrambe le sponde del lago, a scapito della Savoia sulla riva meridionale, e della Francia (Versoix) sul versante a settentrione, in modo da essere collegata alla Svizzera da uno stretto corridoio. Un ultimo mutamento di sovranità avvenne nel 1860, anno in cui la Savoia fu separata dalla Sardegna e annessa alla Francia.
Dalla metà del XIX sec. fino ai giorni nostri le rive dovettero far fronte a una crescita demografica sempre più pronunciata, inferiore comunque alla media sviz. o franc., accompagnata da una progressiva urbanizzazione del paesaggio e da uno sviluppo agricolo, viticolo e in particolare turistico (Montreux, Clarens, Vevey, Losanna, G., Evian) che segnarono il paesaggio in modo più incisivo rispetto agli insediamenti industriali. Il lago ne subì gli effetti diretti: le rive furono oggetto di un'ampia attività edilizia, al punto che oggi non rimangono che 30 km allo stato naturale, distribuiti spec. sul versante franc., meno urbanizzato e protetto da una legislazione più severa, detta "legge litorale" (1986).
Una collaborazione franco-sviz. per la gestione delle acque del lago divenne pertanto indispensabile. Si dovettero dapprima organizzare i diritti di pesca, la polizia di navigazione (convenzione del 1887 e del 1902) e le Zone franche, poi si affrontò la lotta all'inquinamento. Fino alla metà del XX sec. il notevole grado di purezza del Lemano consentì alla pop. costiera di rifornirsi di acqua potabile nel lago. Soltanto verso il 1950 si individuò una tendenza all'eutrofizzazione della falda. Il degrado derivava dall'incremento demografico (ca. 700'000 ab. stabili) e dall'uso di fertilizzanti e pesticidi drenati verso il lago. Il suo stato (eccesso di fosforo e di cloruri, insufficienza d'ossigeno) si fece critico nel decennio 1970-80, minacciando l'equilibrio ecologico del bacino. Gli Stati coordinano le misure di bonifica attraverso la commissione intercant. per la protezione delle acque del Lemano, creata nel 1962 e con sede a Losanna. Attualmente sono in funzione 158 stazioni di depurazione. Il lago si sta riprendendo ma è un organismo ancora fragile. In un quadro più ampio, dal 1987 il Consiglio del lago di G. sostiene la collaborazione delle collettività della regione (G., Vaud, Vallese, Dip. dell'Ain e dell'Alta Savoia) in campo economico, sociale, culturale, ecologico e infrastrutturale.
Autrice/Autore: Jean-François Bergier / mve
Rispetto ad altri laghi, le specie di pesci presenti in quello di G. sono sorprendentemente poco numerose e soggette a mutazioni. Nel XIX sec. se ne contavano appena una ventina, in parte divenute poi rare (anguilla, gambero autoctono). Tradizionalmente si praticano la pesca con la rete (di notte), la nassa e la lenza. Nel ME la pesca era un diritto signorile generalmente concesso a chi la esercitava come mestiere; dopo la Rivoluzione lo Stato subentrò ai signori nella concessione dei permessi di pesca. Dal XVI sec. il pescato e le condizioni delle reti furono sottoposti a controlli per evitare uno sfruttamento eccessivo delle risorse ittiche. Ciononostante, la regolamentazione della pesca continuò a costituire un motivo di contrasto tra i diversi Stati coinvolti. Un accordo soddisfacente tra Francia e Svizzera fu firmato solo nel 1981.
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Crocevia dei grandi assi di comunicazione tra l'Italia e il mare del Nord, tra l'Europa centrale e il sud della Francia o la penisola iberica, il lago conobbe fino all'avvento della ferrovia un'intensa navigazione commerciale. Malgrado le interruzioni di carico nei porti di Villeneuve, Vevey, Morges e G., la via d'acqua aveva costi vantaggiosi ed era rapida nei tempi. Costituiva inoltre una comoda via di transito per il traffico locale di merci pesanti come il legno (in parte tramite fluitazione), le pietre da costruzione (cave di Meillerie) e la sabbia del delta del Rodano, ma anche per grano, vino, sale e formaggio. A causa della perdita del Rodano a valle di G. si dovettero trasbordare le merci tra la città e il porto fluviale di Seyssel (Ain). Nel XVII sec. la vicinanza dei canali di collegamento tra Orbe e il lago di Neuchâtel e tra Bienne, l'Aar e il Reno portò a progettare il canale di Entreroches, che però rimase incompiuto.
Sul lago circolavano imbarcazioni di diverso tipo. Fino al XVIII sec., tuttavia, predominò la Nau (o Naue), una barca rudimentale con fondo piatto e un'unica vela quadrata, priva di timone e di difficile conduzione (mediante remi di direzione). La grande barca a vela lat. (triangolare), raffigurata di frequente, comparve solo nel XIX sec., contemporaneamente alla navigazione a vapore. Oggi la vela è più che altro un divertimento e uno sport: nel 1939 è stata istituita la regata del Bol d'Or, il cui tragitto prevede un'andata e ritorno da G. a Le Bouveret. Per difendere la loro sovranità sul lago e garantire l'ordine, le autorità rivierasche mantennero modeste flotte militari (Flotta da guerra). I duchi di Savoia fecero armare da costruttori genovesi quattro o cinque galere, attestate dal 1288. Nel XVII sec. Berna ne costruì due poi divenute famose, il Grand-Ours e il Petit-Ours. Anche G. si munì di una galera equipaggiata con dieci pezzi di artiglieria. Oggi la polizia, le dogane e l'esercito sviz. (dal 1940) dispongono di vedette. In caso di naufragio intervengono i volontari delle soc. di salvataggio create nella maggior parte delle località rivierasche.
L'avvento del turismo all'inizio del XIX sec. portò a creare un servizio di navigazione per i passeggeri. Il 18.6.1823 fu inaugurato per iniziativa dell'americano Edward Church il primo battello a vapore in Svizzera, il Guillaume Tell (200 passeggeri). Il suo successo presso la pop. e sul piano commerciale indusse alla fabbricazione di altre barques à feu. Le soc. che le gestivano, inizialmente concorrenti, nel 1840 cominciarono a stipulare accordi commerciali e nel 1873 si fusero nella Compagnia generale di navigazione sul lago Lemano. Durante la Belle Epoque la soc. - con una flotta di 19 battelli, di cui 11 battelli salone (1914) - visse un periodo di fioritura. Nonostante alcune innovazioni tecniche (motore diesel-elettrico) volte a ridurre i costi di gestione (1934), la compagnia fu messa in difficoltà dalla guerra e dalle crisi. Una ripresa si ebbe solo dal decennio 1960-70. Nel 2004 la flotta contava otto battelli a ruota (di cui cinque a vapore) e otto a elica.
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Prima dell'avvento del turismo, la pop. rivierasca considerava il lago per lo più da un punto di vista utilitario e strategico. Fino all'inizio del XIX sec. le facciate delle case signorili edificate sulle rive non furono rivolte verso il lago. Ouchy e la rada di G. non erano ancora zone residenziali borghesi. Soltanto nel decennio 1830-40, a G., si procedette ai primi lavori di sistemazione dei quai. I primi a sottolineare le qualità estetiche del paesaggio lacustre, incorniciato da montagne e colline, vigneti e castelli (Chillon), furono i visitatori stranieri. Grazie all'industria del turismo (trasporti, industria alberghiera, gastronomia), divenuta in breve tempo l'attività più redditizia della regione, il lago di G. acquisì notorietà sul piano mondiale, come attestano i numerosi impianti alberghieri, la presenza di ospiti illustri e l'organizzazione di conferenze intern., congressi, festival e manifestazioni sportive e culturali a G., Losanna, Montreux ed Evian. Il settore conobbe il momento di maggiore fulgore verso il 1900 (turismo di lusso). Da allora gli ab. della regione hanno imparato ad apprezzare il lago, oltre che per il suo valore sul piano materiale, anche per il suo significato ideale. Dal 1891 il lago ha un proprio emblema: il getto d'acqua della rada di G. Ideato in origine per riequilibrare gli eccessi di pressione delle forze motrici della Coulouvrenière, fu portato dapprima a 90 m per poi raggiungere nel 1947 un'altezza di 145 m.
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Nel XIX sec. il lago risvegliò l'interesse scientifico dei limnologi e dei naturalisti, in particolare di François-Alphonse Forel.
Per gli artisti il lago non ha costituito in genere una fonte di ispirazione particolarmente significativa, se si esclude la magnifica Pesca miracolosa del retablo di Konrad Witz (1444). Gli incisori, i disegnatori e i pittori del XVII e XVIII sec. privilegiarono quasi unicamente gli aspetti di utilità del lago, legati ai porti e alle barche. Nel XIX sec. esso divenne parte integrante del paesaggio, ma soprattutto per valorizzare la montagna, il vero soggetto del dipinto, per esempio in Ferdinand Hodler. Solo il losannese François Bocion, in varie tele di piccolo formato, riuscì a cogliere l'atmosfera delle acque del lago nella sua unicità.
Il lago di G. fu evocato nelle chansons de geste e nei romanzi cortesi (Chrétien de Troyes) e sommariamente descritto da viaggiatori del XVI e XVII sec., che però focalizzarono la loro attenzione sulle rive. Divenne soggetto letterario soltanto con La nuova Eloisa di Jean-Jacques Rousseau (1761), testo alla base di un'immagine idillica e di una simbologia lacustre delle emozioni. Questa sensibilità si riscontra in vari scrittori del sec. successivo. Nel XX sec., Charles Ferdinand Ramuz in diversi suoi romanzi celebrò il lago, le sue genti, i pescatori, i barcaioli e i viticoltori. Lo scrittore attinse a tutte le immagini simboliche legate all'acqua, quali la vita, la morte, la dolcezza, la violenza, la libertà, l'evasione e l'incontro con il divino. Guy de Pourtalès nelle opere Marins d'eau douce (1919) e La Pêche miraculeuse (1937, riferita al retablo di Witz) descrisse il lago come luogo d'iniziazione e di rivelazione dei valori spirituali. Più recentemente Etienne Barilier, nel volume Journal d'une mort (1977), ha capovolto i valori comunemente sentiti e denunciato i cliché legati al lago di G.
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