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YANGON - Ogni notte, da ormai più di una settimana, degli aerei non registrati volano tra la Cina e il Myanmar.
Un fatto curioso, in quanto dopo il Colpo di Stato dell'esercito sono stati vietati tutti i voli internazionali, con l'aeroporto di Yangon che è rimasto praticamente inutilizzato. Sebbene non fossero registrati da nessuna parte, alcuni dipendenti dell'aeroporto di Yangon e anche dei civili che abitano nelle vicinanze hanno però visto e immortalato gli arrivi e le partenze notturne degli aeromobili.
In risposta alle domande sempre più frequenti, l'ambasciata cinese e la Myanmar Airways hanno dichiarato che gli aerei in questione sarebbero dei «voli cargo» che trasportano merci tra cui «frutti di mare», una versione che però non ha convinto gli attivisti birmani, e nemmeno Kennet Roth, Direttore esecutivo di Human Rights Watch, che in un tweet odierno parla di trasporto poco chiaro di «merci e personale».
Il termine "frutti di mare" è diventato ben presto virale sui social media, mentre tra gli attivisti pro-democrazia del Myanmar aumentava il sospetto che la Cina stesse inviando esperti e attrezzature per assistere l'esercito del Myanmar, in particolare per ciò che concerne il blocco e la censura del web.
«Nonostante l'aeroporto sia chiuso, ci sono dei voli giornalieri da Kunming, in Cina a Yangon. Visto che l'ambasciatore cinese ha detto che questi voli trasportano frutti di mare dalla Cina, abbiamo deciso di cambiare il nome dell'ambasciata cinese in "mercato di frutti di mare"» ha scritto su Twitter, con ironia, Kyaw Win, fondatore e direttore esecutivo dell'associazione umanitaria Burma Human Rights Network (BHRN).
Ma non solo online, la risposta cinese ha fatto scatenare la creatività dei manifestanti - che protestano in massa ormai da settimane contro i militari, e che sono stati recentemente respinti con la forza - che hanno realizzato e posizionato un cartello davanti all'ambasciata cinese («Nuovo mercato di frutti di mare») e che hanno sfilato con dei cartelli con la dicitura «Ho fame: dove sono i frutti di mare?», per poi banchettare proprio davanti allo stabile dell'ambasciata.
Alla domanda sulle voci che la Cina stia inviando attrezzature ed esperti informatici in Myanmar, il portavoce del ministero degli esteri cinese Wang Wenbin ha detto di «non averne sentito parlare», aggiungendo che «ci sono state false informazioni e voci sulla Cina su questioni relative al Myanmar».
La Cina, nonostante le critiche, ha comunque accettato una dichiarazione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che domandava il rilascio della leader eletta Aung San Suu Kyi e di altri detenuti, e ha espresso preoccupazione per lo stato di emergenza nel paese.