Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01141.jsonl.gz/443

Il "quartetto tunisino per il dialogo e la riconciliazione" — vale a dire le quattro organizzazioni della società civile (sindacato generale dei lavoratori, il sindacato patronale, l’Ordine degli avvocati e la Lega per i diritti umani) che nel 2015 hanno vinto il premio Nobel per la Pace — reagiscono alle rivolte che si sono riaccese nel paese africano negli ultimi giorni (vedi articoli correlati) e denunciano: "È come essere tornati ai tempi del dittatore Ben Ali".
La Tunisia è stato l'unico paese ad aver instaurato una democrazia dopo la locale "primavera araba", la "Rivoluzione dei Gelsomini" tra il 2010 e il 2011. "La situazione di instabilità che vediamo oggi è un'espressione legittima dei giovani laureati che non trovano lavoro. Paradossalmente sono stati proprio loro ad aver innescato la rivoluzione", ha sottolineato il vice presidente della Lega per i diritti umani.
"Il Governo non solo non ha trovato soluzioni al problema della disoccupazione — ha detto sempre a Bruxelles il segretario generale aggiunto del principale sindacato della nazione ai microfoni della RSI, intervistato dall'inviato Tomas Miglierina —, ma non ha neppure onorato le sue promesse: tutto continua a funzionare come ai tempi di Ben Ali, compresi gli abusi di potere. La sola cosa che è cambiata in positivo è la libertà di espressione, che non è tuttavia sufficiente per dare una prospettiva alla popolazione.
Il rappresentante dell'organo dirigente del padronato, ha aggiunto: "L'impiego non può essere creato dal solo settore pubblico. Nel 2011 l'economia 'informale', che nutre anche il terrorismo, era il 27% del mercato tunisimo. Oggi è il 54%. E sono tutti guadagni mancati per lo Stato e posti di lavoro perduti. A questo si aggiunge pure il terrorismo che recluta con successo e attacca il settore turistico con l'attentato al Museo del Bardo a Tunisi e al resort di Sousse".
RG/px
Dal TG20