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Li, un pastore evangelico di Guangdong, una provincia nel sud della Cina, fu arrestato e condannato per “attività controrivoluzionarie” ai lavori forzati, in una miniera di ferro nella Cina nordorientale.
La moglie e i cinque figli, tra i quali un neonato, furono di colpo privati di qualsiasi forma di sostentamento quindi per stare vicino a Li decisero di unirsi al viaggio per Heilongjiang, un viaggio lungo più di 2000 miglia. In questo modo avrebbero almeno avuto la possibilità di visitarlo. Vendettero tutto ciò che possedevano, comprarono sette biglietti del treno e viaggiarono per una settimana. Non lontano dal campo di lavoro, sul ciglio di una strada, costruirono una capanna con un telone e delle vecchie assi.
La prigionia di Li era molto dura. Quattordici ore al giorno di duro lavoro, sette giorni su sette, cibo scarso, vento gelido e temperature che alcune volte raggiungevano i 20 gradi sotto zero. Purtroppo dopo tre mesi Li morì.
La notizia gettò la famiglia nella più profonda disperazione. La moglie di Li non vedeva più una via d’uscita e voleva soltanto morire, i figli vivevano ormai in condizioni pietose. Un giorno la mamma disse ai bambini che doveva cercare un lavoro nelle vicinanze.
La figlia maggiore, una ragazzina di dodici anni, replicò: «No, mamma, non puoi andare a lavorare. Il fratellino più piccolo ha bisogno di te e piange tutto il giorno. Cercherò io qualcosa.»
La ragazzina andò dal direttore della prigione e gli disse: «Mio padre è stato mandato in questo posto bruttissimo e abbandonato a causa del suo amore per Gesù Cristo. Questa è stata la sua unica colpa. Egli era un uomo di cuore che amava le persone e le aiutava. Ora è morto. Non abbiamo soldi né cibo e neppure un posto dove abitare. Non possiamo neanche ritornare a casa nel sud. Avrebbe un lavoro per me qui?»
Il direttore si ricordava della morte del pastore Li. Riconobbe la figlia ormai orfana, ebbe un briciolo di compassione e le disse: «Avrei un lavoro per te, ma è noioso e poco pagato.» Con gioia la ragazza esclamò: «Sì, lo accetto!»
Il direttore uscì con lei e la condusse in un posto dove 3000 prigionieri lavoravano sotto terra in una miniera di ferro.
Le disse: «Vedi questo pulsante rosso? Il tuo compito è di stare tutto il giorno vicino al pulsante e se qualcuno ti dice di premerlo, lo devi premere immediatamente. Questo pulsante fa scattare l’allarme della sirena sotto terra. Se la sirena suona, tutti lasciano rapidamente la miniera. Per questo motivo il pulsante non dev’essere mai premuto casualmente, ma solo quando te lo dice uno di noi.»
Così la piccola Li stava in piedi giorno per giorno vicino al pulsante rosso. Lei e la sua famiglia furono felicissimi quando ricevette la prima paga.
Un pomeriggio udì improvvisamente una voce che le disse: «Premi il pulsante!» Si voltò per vedere chi avesse parlato, ma non c’era nessuno. Dopo alcuni attimi sentì di nuovo la stessa voce: «Presto! Premi il pulsante. Ora!» Nuovamente non vide nessuno. Pensò che stesse perdendo la ragione. Non poteva premerlo se non in caso di emergenza, ma tutto sembrava completamente normale.
Sentì di nuovo la stessa voce, questa volta con grande enfasi: «Premi il pulsante. Ora!» In quel momento Li si rese conto che era Dio che le aveva parlato. Non capì perché avrebbe dovuto premere il pulsante, ma sapeva che doveva farlo.
La sirena suonò. Rapidamente 3000 uomini uscirono dalla miniera. Erano turbati e ansiosi di sapere cosa fosse successo. Il direttore della prigione corse fuori dal suo ufficio e chiese delle spiegazioni alla ragazza. Poi, solo pochi attimi dopo che l’ultimo minatore aveva lasciato la miniera, ci fu un forte terremoto che durò almeno 20 secondi. La miniera crollò e nessuno poté più entrarvi.
Quando il terremoto cessò ci fu un silenzio di tomba. Tutti gli occhi erano fissati su quella ragazzina vicino al pulsante rosso. Il direttore, sconvolto, balbettò: «Compagna Li, come… come facevi a sapere che era arrivato il momento di premere il pulsante?» Li disse a voce alta: «Il Signore Gesù Cristo mi ha detto di premerlo. Me l’ha detto tre volte e io l’ho fatto. Gesù Cristo è l’unica via per conoscere Dio. Egli vi ama tutti. Lo potete vedere dal fatto che vi ha salvato!»
Immediatamente il direttore e tutti i prigionieri si inginocchiarono, ringraziarono Dio e pregarono che li perdonasse.
Nonostante le autorità cinesi misero subito i media a tacere sull’accaduto, la loro decisione per Gesù Cristo fece molto scalpore in Cina.•