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Si aggiunge un secondo nome nella corsa per la successione del dimissionario Michael Lauber alla testa del Ministero pubblico della Confederazione (MPC). Dopo il procuratore generale di Ginevra Olivier Jornot, anche il procuratore federale friburghese Andreas Müller, noto per il caso Tinner, ha reso pubblico il proprio interesse per l'incarico.
Müller ha confermato a Keystone-ATS un'informazione in questo senso divulgata oggi dai giornali del gruppo Tamedia. Il 57enne, che si definisce indipendente da qualsiasi partito politico, attualmente lavora presso l'assistenza giudiziaria dell'MPC. Jornot è invece affiliato al PLR.
Il procuratore non ha fornito ulteriori dettagli o indicazioni concernenti la sua candidatura, affermando di aspettare il colloquio con la Commissione giudiziaria (CG). L'organo parlamentare ascolterà Müller nel corso della giornata di domani.
I pretendenti in lizza saranno sottoposti a una procedura di valutazione esterna. La commissione si baserà sull'esito di essa per proporre un nome al Parlamento, sempre che sia soddisfatta e ritenga un aspirante idoneo alla carica: in caso contrario si procederà a un rinvio. Qualora tutto filasse liscio, l'elezione del nuovo procuratore generale della Confederazione da parte dell'Assemblea federale è prevista per la sessione invernale.
Dopo mesi di critiche per i suoi incontri segreti con il presidente della Federazione internazionale di calcio (FIFA) Gianni Infantino, Lauber ha annunciato le proprie dimissioni lo scorso luglio. Il procuratore generale era confrontato con una procedura di revoca e rischiava di essere comunque sollevato dalla sua funzione.
Müller lavora da tempo per la procura federale. Il suo nome è legato principalmente alla vicenda Tinner, un intricato caso di contrabbando atomico internazionale che ha visto Friedrich Tinner e i suoi figli Urs e Marco condannati - ma con pene patteggiate - nel 2012 tramite rito abbreviato per violazione della legge federale sul materiale bellico.
In qualità di giudice istruttore federale, Müller ha accusato la famiglia di ingegneri sangallesi di aver collaborato tra il 1998 e il 2003 con la rete del pachistano Abdul Qadeer Khan, che forniva segretamente alla Libia tecnologia per la bomba atomica. I tre imputati erano implicati in un traffico di elementi destinati alla fabbricazione di centrifughe a gas per ottenere uranio arricchito.
In realtà i rapporti sarebbero cominciati già negli anni '70, ma l'indagine considerò come punto di partenza l'entrata in vigore della legge svizzera sul materiale bellico, il 1° aprile 1998. Stando alla ricostruzione, i Tinner furono poi reclutati pure dalla CIA.
Proprio le relazioni con gli americani e le pressioni da Washington furono verosimilmente la ragione principale per cui nel 2007 il Consiglio federale, adducendo motivi di sicurezza, ordinò la distruzione di gran parte del dossier. Secondo Müller, all'epoca molto critico nei confronti dell'intromissione dell'esecutivo, il governo ha pesantemente intralciato l'inchiesta, facendo eliminare il 98% dei mezzi di prova.