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Lotta contro i demoni
Nel 1948 la parrocchia di Meilen decise di costruire una chiesa. Il progetto venne affidato a Otto Glaus (1914-1996), un architetto legato d’amicizia a Mario Comensoli. La chiesa venne inaugurata il 10 giugno 1951 e Comensoli ne dipinse una parete nelle settimane successive. Il pittore aveva chiesto l’appoggio di una figura importante del mondo culturale molto tempo prima: nel novembre del 1950 in una lettera nella quale aveva esposto il suo progetto accompagnandolo con una «fotografia malfatta» come la definiva nel suo scritto. A Birchler, professore al Politecnico federale ed esponente di rilievo della Società per la protezione dei monumenti storici, Comensoli spiegava che intendeva realizzare un dipinto sul battesimo di Cristo e collocare vicino alla vasca battesimale una scultura di San Giovanni Battista di un metro d’altezza. Birchler poteva spendere una buona parola ai parrocchiani essendo originario della regione. L’interlocutore di Comensoli che pure conosceva il pittore e apparentemente ne apprezzava le qualità, non diede l’impressione di innamorarsi del progetto e gli fece notare in una lettera che la parrocchia di Meilen non disponeva di mezzi finanziari adeguati.
Un mecenate comunque venne trovato. Fu infatti lo stesso Glaus a finanziare l’opera. Forse seguendo i suoi consigli Comensoli concepì una scena (La lotta contro i demoni) che si distanziava di molto dal progetto iniziale. E l’artista rinunciò a completare l’opera con la scultura di San Giovanni Battista che finì in un deposito senza che dal gesso fosse ricavata la figura in bronzo.
Poco dopo l’esecuzione del dipinto, nel mese di settembre, l’avversione latente di alcuni parrocchiani si trasformò in un violento conflitto. Ferdinand Pfammatter, che era stato assistente di Glaus nella costruzione della chiesa aprì le ostilità con una lettera a Comensoli nella quale rivelava per la prima volta che anche il professor Birchler era contrario al dipinto e lo considerava «un’offesa per gli occhi e per i sentimenti religiosi». E aggiungeva che «ogni domenica aumentano a Meilen l’opposizione della gente e il desiderio di eliminare la causa del diffuso malcontento».
Né poteva tardare in quella circostanza la reazione del professor Birchler. Interpellato mentre si trovava in un congresso a Losanna senza troppo pesare le parole si abbandonò a uno scatto d’ira condensato in una lettera velenosa: «Il dipinto di Comensoli è il prodotto più estremo, più assurdo realizzato per fini religiosi in una chiesa. Pagate l’artista, fotografate il lavoro, lasciate che Max Bill e i suoi amici vadano in estasi davanti ad esso – e fatelo sparire sotto la calce, ma in fretta, il più presto possibile…»
Il 4 ottobre 1951 Mario Comensoli spedì una lettera alle autorità parrocchiali di Meilen protestando contro gli atti vandalici compiuti sulla sua opera. Pochi giorni dopo il dipinto venne coperto con una struttura in legno per evitare nuovi oltraggi. Soltanto molti anni dopo l’opera venne, per così dire, rivalutata e le polemiche si assopirono. Va detto che in quegli anni furono costruite in Svizzera e altrove numerose chiese e che gli artisti che furono chiamati a decorarle non incontrarono spesso sorte migliore di quella toccata a Comensoli. Il conflitto tra tradizionalisti e conservatori non sempre si è risolto nel migliore dei modi per la libertà d’espressione. Il dipinto della chiesa di Meilen in questo senso ha valore emblematico.