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Dal Cremlino non sono arrivate reazioni particolari, spiega Ignazio Cassis
BERNA - La Russia non si è distanziata dalla Svizzera dopo la conferenza sulla ricostruzione dell'Ucraina tenutasi a Lugano. Non ci sono state reazioni particolari, ha dichiarato il presidente della Confederazione Ignazio Cassis a "Le Matin Dimanche".
«La nostra posizione è stata chiara fin dalla ripresa delle sanzioni dell'UE. Abbiamo scelto in che campo situarci, quello dei valori occidentali». L'ambasciata svizzera a Mosca è stata in contatto con il Ministero degli Esteri russo «prima, durante e dopo» la conferenza di due giorni, ha dichiarato Cassis nell'intervista. «I russi hanno preso nota di ciò che stava accadendo. Non ci sono state reazioni particolari».
Mosca ha annunciato di aver incluso la Confederazione nel campo dei "paesi ostili", ha ricordato Cassis. Non ha però messo in discussione il mandato di protezione che la Svizzera esercita per la Russia in Georgia. Inoltre il Cremlino non ha rifiutato sostanzialmente i piani per un mandato svizzero per l'Ucraina in Russia, ha detto Cassis in un'altra intervista alla NZZ am Sonntag.
Le reazioni della Russia nei confronti della Svizzera sarebbero moderate rispetto ad altri Paesi occidentali, secondo Cassis. A differenza della Germania, ad esempio, la Svizzera non ha espulso alcun diplomatico.
La Russia si rivolge alla Turchia - Con l'adozione delle sanzioni dell'UE, la Svizzera prevedeva che le relazioni fra i due paesi si sarebbero raffreddate, ha detto Cassis. Al momento, è più probabile che la Russia si rivolga alla Turchia per gli sforzi di pace. L'attuale linea nei confronti di Mosca non fa l'unanimità. «Le opinioni divergono anche in seno al Consiglio federale». "Ne sono felice. Il nostro sistema politico vive di opinioni diverse", ha aggiunto senza fornire altri dettagli.
I giornali del gruppo Tamedia avevano riferito in aprile che la ministra della difesa Viola Amherd, in una lettera inviata al presidente del Comitato Olimpico Internazionale (CIO), aveva chiesto di escludere i funzionari di Russia e Bielorussia dalle posizioni di vertice delle federazioni sportive internazionali. Cassis si sarebbe opposto.
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