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La corte suprema indiana, con un'attesissima sentenza, ha messo fine a una disputa decennale tra induisti e musulmani, attribuendo ai primi l'area di Ayodhya, luogo sacro della città dell'Uttar Pradesh. Il premier Narendra Modi, in un tweet, ha scritto che la decisione non deve essere vista da nessuno come una vittoria o una sconfitta e che l'armonia deve prevalere. La zona da giorni era presidiata dalle forze dell'ordine, per evitare nuovi scontri tra le due comunità.
Il verdetto che autorizza la costruzione di un tempio sul terreno conteso è stato festeggiato da milioni di indù con cerimonie religiose in tutto il paese. I giudici hanno deciso inoltre che i musulmani avranno un altro appezzamento per costruire una moschea.
La diatriba era in corso dalla fine del 19esimo secolo. Nel 1992 i nazionalisti indù, sostenendo che lì, nel presunto luogo di nascita di Rama, un tempo sorgeva un tempio dedicato al loro dio, assaltarono e distrussero la moschea Babri Masjid, costruita nel 1528. Ne scaturirono scontri interreligiosi che in soli 2 giorni provocarono oltre 100 morti.
Una precedenza sentenza aveva suddiviso l'area di oltre 11'000 metri quadrati tra le due comunità attribuendone un terzo al consiglio sunnita e due terzi alle congregazioni induiste.