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Rivive in un'aula di tribunale la macchina di morte dei Khmer rossi in Cambogia. A più di trent'anni di distanza. È iniziato a Phnom Penh il processo contro tre alti dirigenti del regime marxista totalitario che, tra il 1975 e il 1979, provocò oltre due milioni di morti in tutto il Paese, quasi un quarto della popolazione.
Davanti ai giudici e agli occhi di centinaia di cambogiani che hanno affollato l'aula dell'udienza, così come ai molti incollati davanti alla televisione, è comparso Nuon Chea, 85 anni, il "fratello numero due", braccio destro del numero uno Pol Pot, morto nel 1998 a 73 anni; ma anche l'ex capo di Stato di 'Kampucea democratica', Khieu Samphan, 80 anni, nonchè l'allora ministro degli Esteri, Ieng Sary, 86 anni.
Manca invece all'appello, Ieng Thirith, la 'first lady' del sanguinario regime. La donna, che oggi ha 79 anni, la settimana scorsa è stata dichiarata incapace di intendere e di volere dal tribunale anche se è tuttora sotto custodia, dopo l'appello presentato dalla procura.
I tre esponenti del regime, che respingono ogni accusa, dovranno rispondere di genocidio, crimini di guerra e contro l'umanità.
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