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Episodio 28: Cercatemi qui: Greina
Un caso per l’ex commissario Robbiani e Zaynab Hussain.
Zaynab abbracciò con lo sguardo la vastità del paesaggio. Era un mondo di pietra, erba, vento, un mondo silenzioso. Non si vedevano né tralicci, né condotte d’acqua, né fili dell’alta tensione. Solo le montagne.
Robbiani avrebbe voluto che si facesse accompagnare, ma Zaynab non ne aveva bisogno. Era nata nel deserto: anche se poi si era traferita a Tunisi, durante le vacanze tornava sempre al villaggio e aveva imparato a orientarsi fra le dune. Certo, le montagne svizzere non erano fatte di sabbia, ma di rocce forti, taglienti, che sembravano esistere dal principio dei tempi, da quando Allah al-Khāliq aveva creato i cieli e la terra.
Zaynab aveva camminato fra montagne grigie e montagne nere lucenti, poi aveva proseguito tra pinnacoli e spuntoni rocciosi bianchi o giallastri. Infine, era scesa nel fondovalle, dove si diramavano i meandri del fiume. Mentre avanzava sul terreno erboso, ripensava alla sua vita, al destino che l’aveva portata in Europa, ai suoi genitori, a suo marito Muhammad che era morto prima che potessero avere figli. Aveva meditato sul futuro, che era nelle mani del Signore, e aveva pensato al vecchio Robbiani e al suo caratteraccio. All’inizio Zaynab aveva temuto che fare da badante a un ex poliziotto avrebbe messo a dura prova la sua pazienza. Invece, in maniera inaspettata, aveva scoperto un uomo generoso, dal quale stava imparando molto. Un uomo che non le lasciava il tempo di annoiarsi.
Quando la famiglia Crivelli l’aveva chiamato per dirgli che papà Tobia era scappato di casa, Robbiani aveva consigliato loro di stare calmi. Non era una novità: una volta ogni tre o quattro anni, papà Tobia decideva di lasciare tutto – moglie, figli e podere nel piano di Magadino – per «ricominciare la vita daccapo», come scriveva nelle sue lettere di addio. Visto che Tobia aveva settant’anni, così come la moglie, e visto che le fughe si ripetevano da anni, con il tempo i famigliari avevano smesso di allarmarsi. Di solito Tobia se ne andava all’estero per un paio di giorni e poi tornava con la coda fra le gambe e i postumi di una sbornia.
– Ma stavolta è diverso – aveva detto sua moglie. – Ha scritto che vuole andare alla Greina! Su in montagna, dentro una tenda indiana, al freddo!
– Una tenda indiana? – aveva chiesto Robbiani.
– Alla sua età si piglierà un malanno, commissario! Perché non poteva scappare a Rimini, come l’ultima volta?
Così Robbiani aveva preso in mano la situazione. Tobia era robusto, abituato a camminare e, forse, in grado di costruire una tenda indiana, qualunque cosa fosse. Ma in effetti non gli avrebbe fatto bene restare all’addiaccio a duemila metri.
Ecco dunque che Zaynab, seguendo le indicazioni lasciate dallo stesso Tobia nella sua “lettera d’addio”, era arrivata al Crap la Crusch, un gigantesco masso erratico al centro dell’altopiano. Nei dintorni c’erano altri macigni, come se un gigante si fosse divertito a lanciare pietre. Ma non si vedeva anima viva, tranne qualche mucca che si faceva gli affari suoi. Nessuna traccia di papà Tobia. Zaynab seguì le istruzioni di Robbiani: prese il libro dalla scatola di metallo e ne sfogliò con cura le pagine, controllando i nomi degli escursionisti che avevano lasciato la loro firma. Verso la fine, trovò anche il messaggio di Tobia.
Cercatemi qui: Greina. In fede, Tobia Crivelli
Zaynab scattò una foto alla pagina. Mentre tornava verso la capanna Scaletta, si chiese a che cosa fosse servita quella sua escursione. Le parole di Tobia Crivelli erano perfino un po’ inquietanti, da leggere in mezzo al vuoto. Dove si era cacciato quel vecchio matto?
Appena giunse alla capanna, telefonò a Robbiani per aggiornarlo. L’ex commissario ascoltò senza interrompere, poi disse: – Forse ho capito.
Il giorno dopo Zaynab e Robbiani presero un treno che partiva alle 8.10 da Lugano. Cambiarono a Bellinzona, a Göschenen, ad Andermatt, a Disentis e finalmente, cinque minuti prima di mezzogiorno, arrivarono nel villaggio di Rabius, nel cuore dei Grigioni. Seguirono la via Principala fino a un edificio bianco, di quattro piani, con una scritta al centro della facciata: HOTEL GREINA.
Papà Tobia, con il vestito buono e le guance rubizze, stava mangiando. Quando avvistò il suo vecchio amico s’illuminò.
– Robbiani! Vieni, vieni, ti offro un kirsch! Allora, come va la vita?