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WASHINGTON - Il vaccino contro il coronavirus disponibile per «tutti gli americani entro aprile». Parola di Donald Trump che assicura: «la distribuzione inizierà nelle 24 ore successive all'approvazione». È una tabella di marcia serrata quella delineata dal presidente americano.
Si contrappone però a quella del Centers for Control and Disease Prevention statunitense che, nei giorni scorsi, ha precisato che un vaccino non sarà disponibile per il grande pubblico «prima della fine del secondo o del terzo trimestre del 2021».
Ma Trump dal palco della sala stampa della Casa Bianca non ha dubbi. Il vaccino aiuterà a «salvare milioni di vite» e a tornare alla «normalità», dice. I primi 100 milioni di dosi saranno a disposizione entro la fine dell'anno per le categorie più a rischio. «Arriverà a breve», ripete più volte, mettendo in evidenza che se al suo posto ci fosse stata un'altra amministrazione ci sarebbero voluti anni.
«Biden ha fallito miseramente con la febbre suina. Non avete idea. Noi abbiamo fatto un lavoro incredibile contro il virus cinese», aggiunge. Eppure il coronavirus sta presentando un conto salato agli Stati Uniti, ormai a un passo da quota 200.000 morti. «Troppe vite sono state perse perché il presidente è troppo concentrato su Wall Street», lo contrattacca Joe Biden, definendolo un «egoista» per non aver agito, «quasi un criminale» per la sua passività anche se sapeva della pericolosità del virus.
Le promesse di Trump arrivano mentre scoppia una nuova polemica sul virus nell'amministrazione. Dopo le rivelazioni del New York Times e le pesanti critiche, le autorità sanitarie americane invertono rotta e rivedono le linee guida sui test per il coronavirus: devono essere effettuati a tutti coloro che sono stati a contatto con una persona positiva anche se sono asintomatici. Un'inversione a U rispetto alle precedenti indicazioni secondo le quali i test andavano fatti a coloro che erano stati a contatti con una persona positiva ma solo se presentavano sintomi.
Linee guida, queste ultime travolte da un'ondata di critiche, e non approvate dagli esperti sanitari che, come rivelato dal New York Times, avevano sollevato «forti obiezioni» davanti alle quali l'amministrazione era andata poi avanti. Proprio la Casa Bianca, tramite alcuni dei suoi funzionari, ha cercato di esercitare pressione sugli esperti medici tentando di metterli a tacere e di mettere in dubbio la scienza dietro le loro affermazioni.