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(15.05.2013) L'impiego di manodopera straniera da parte delle imprese svizzere non aggrava la disoccupazione del paese. Secondo uno studio commissionato dalla Federazione delle imprese romande (FER) Ginevra, le fluttuazioni del mercato del lavoro sono legate principalmente alla congiuntura.
Lo scopo dell'inchiesta era di sapere se la libera circolazione, così come l'assunzione di persone in possesso di permessi B e G, esercitano una pressione sui salari e contribuiscono ad un incremento della disoccupazione. Sotto la lente dell'Osservatorio dell'impiego dell'Università di Ginevra (OUE), incaricato dalla FER, sono finite in particolare le zone frontaliere.
L'OUE si è chinato su tre ipotesi, ovvero che certi settori dell'economia svizzera impiegano un'importante manodopera straniera in quanto l'offerta locale non è sufficiente; in quanto l'offerta locale è poco adeguata; ed anche nonostante l'offerta locale sia sufficiente ed adeguata.
I ricercatori sono giunti alla conclusione che il ricorso delle imprese elvetiche ai lavoratori stranieri deriva da una penuria di manodopera locale in certi settori o con certi profili. L'OUE conclude che non vi è un effetto di crowding out, ma piuttosto una complementarietà tra lavoratori svizzeri e stranieri.
Nel momento in cui i datori di lavoro dicono di non trovare facilmente le qualifiche di cui necessitano sul mercato del lavoro, non mentono, sottolinea la FER. Nel migliore dei casi, solo un impiegato straniero su dieci sarebbe sostituibile con un disoccupato svizzero.
Ultima modifica 10.09.2015