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I ventenni svizzeri preferiscono una Svizzera Sonderfall piuttosto che aperta sul mondo. Inoltre molti si aspettano un aumento eccessivo della popolazione straniera e sono contro lo smantellamento dello stato sociale.
È quanto risulta dai primi risultati dell'inchiesta federale «ch- x» compiuta fra la gioventù e le reclute dall'Istituto di ricerca zurighese «cultur prospectiv» per conto del Dipartimento della Difesa. Il Tages Anzeiger pubblica sabato parti dell'inchiesta, che si è svolta dall'inizio del 1998 all'autunno del 1999. Sono state intervistate 20'000 reclute, oltre 1000 donne svizzere di 20 anni e giovani che non devono prestare servizio militare e altre 660 persone, tra genitori e nonni.
Un studio pubblicato su internet dal titolo «Local global players - Wandel und Konstanz im Bild der Schweiz» (»Attori globali locali -Mutamento e costanza nell'immagine della Svizzera») mostra che i ventenni sono più critici dei loro genitori e nonni su questioni come l'adesione svizzera all'ONU o all'UE.
All'inizio degli anni '90, il 74 percento della popolazione si augurava per il futuro una «Svizzera aperta». Secondo ch-x, quasi dieci anni dopo ci sono cambiamenti di atteggiamento soprattutto fra i giovani. Oltre la metà dei ventenni interrogati (54 percento) preferisce la Svizzera «Sonderfall», il «caso particolare», a quella aperta. Anche fra i genitori c'è stato un indirizzo in tal senso, ma in maniera meno sensibile, tant'è che il 59 percento dei genitori e addirittura il 68 percento dei nonni privilegiano un'apertura.
È probabile - sottolinea lo studio - che la visione di una società sempre più senza confini abbia verosimilmente rafforzato la paura di perdere «il suo». I ventenni notano sovente il bisogno di una «propria via». Anche su un'adesione all'UE hanno nettamente più riserve che i genitori: sono favorevoli nella misura del 55 percento, contro un 66 percento dell'altra generazione.
I giovani interrogati preferiscono però una cooperazione prammatica (ad esempio tramite accordi bilaterali) piuttosto che un'integrazione completa. Le tre classi di età - giovani, genitori e nonni - sostengono il loro «sì» all'Europa non proprio per idealismo ma soprattutto per paura di un isolamento della Svizzera.
Situazione analoga anche per lo Spazio Economico Europeo (SEE). Il 29 percento dei ventenni sono d'accordo con il «no» all'adesione uscito dalle urne nel 1992, mentre il 42 percento avrebbe deciso diversamente. I «no» fra genitori e nonni sono rispettivamente del 20 percento e del 27 percento, mentre i sì» del 56 percento e 50 percento.
Stessa immagine per il rifiuto di adesione all'ONU del 1986: il 41 percento dei giovani intervistati avrebbe votato differentemente. Ancor più insoddisfatti del risultato di allora il 47 percento dei genitori. «Completamente d'accordo» risultano invece il 26 percento dei giovani, il 23 percento dei genitori e il 31 percento dei nonni.
Una «propria via» è ricercata dai giovani anche nei rapporti con gli stranieri, verso i quali risultano più intolleranti rispetto a genitori e nonni. Le maggiori preoccupazioni dei ventenni nel loro luogo di residenza riguardano le tensioni che potrebbero sorgere fra indigeni e chi viene dall'estero, e non i posti di lavoro o i danni all'ambiente.
Il 64 percento - un tasso maggiore che quello dei genitori - pensa che gli stranieri debbano integrarsi «il più presto possibile». Quasi un terzo degli interrogati trova addirittura che stranieri e svizzeri dovrebbero occuparsi soprattutto di curare le proprie tradizioni piuttosto che cercare contatti reciproci. Il 45 percento dei ventenni è anche preoccupato per una futura sovrappopolazione straniera, contro 28 percento di genitori e un 31 percento nonni.
Quando si tratta di politica sociale, la gioventù non è d'accordo con la deregulation. Oltre il 70 percento vuole che lo stato continui a svolgere un ruolo importanze in materia di pensioni, contratti di lavoro, politica familiare e sociale.
swissinfo e agenzie
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