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Questo modesto contributo ricorda la figura del generale Raffaele Cadorna, capo di stato maggiore dell’esercito italiano 1945-1947 e figura importante della Resistenza, morto a Pallanza il 21.12.1973.
Raffaele Cadorna era il terzo della dinastia Cadorna (Raffaele, Luigi e Raffaele) a seguire la strada delle armi. Aveva preso il nome dal nonno, già attivo nella repressione dei moti borbonici a Palermo, e nel 1870 protagonista della spedizione per la presa di Roma.
Raffaele Cadorna nasce a Pallanza il 12 settembre 1889. Frequenta l’accademia militare e viene promosso a vent’anni al grado di sottotenente di Cavalleria. Ancora come giovane ufficiale ha il battesimo di fuoco in Libia, dove riceve la medaglia di bronzo. Partecipa alla prima Guerra Mondiale come capitano, raccogliendo altre medaglie di argento e combattendo sui diversi fronti.
Nel periodo prima del conflitto, è a Praga come addetto militare. Viene poi promosso a colonello, comandando il “Savoia Cavalleria”. L’unità che il 12 settembre 1943 farà poi un ingresso spettacolare in Ticino, nei pressi di Ligornetto, riuscendo a sottrarsi alla cattura da parte delle forze tedesche in Italia.
All’inizio del conflitto, Raffaele Cadorna, passa alle unità corazzate, comandando la Divisione Ariete. Truppe al suo comando partecipano attivamente ai combattimenti di Roma del Settembre 1943, riuscendo ad infliggere perdite alle forze tedesche. Riesce a sottrarsi alla cattura, passa al Sud, e verrà in seguito paracadutato dagli alleati nel Nord Italia.
Qui si attiva in maniera particolare per organizzare la resistenza contro le forze dell’Asse. Nonostante sia sulla lista nera fascista, riesce a passare il periodo 1944-1945 senza farsi catturare, ma organizzando in maniera precisa la Resistenza da Milano e Torino. Suo fido collaboratore e segretario è Vittorio Palombo. Il quale era stato responsabile della missione TAR/ORO paracaduta in Val Grande durante il rastrallemento del giugno 1944. Palombo termina la carriera militare con il grado di generale di divisione. Viene mominato nel dopoguerra da Enrico Mattei, come capo del personale dell’Agip. in seguito capo dell’Agip mineraria e responsabile dell’ufficio ispettivo del personale del gruppo Eni, dopo che Mattei era deceduto in un attentato, e la posizione rilevata da Eugenio Cefis.
Dopo il conflitto integra il nuovo esercito assumendo nel periodo 1945-1947 il grado di capo dello stato maggiore. Avrà anche una carriera politica al seno della Democrazia Cristiana, eletto al Senato nel periodo 1948-1963. Dopodiché si ritira a Pallanza, dedicandosi ancora alla realizzazione e ricerca di volumi di storia militare.
Il padre, Luigi Cadorna, aveva fatto costruire durante la prima Guerra Mondiale la famosa Linea Cadorna. Un’opera bellica tanto importante che va dal Sempione fino alla Valtellina, quanto militarmente non sensata. Costruita con manodopera proveniente essenzialmente dalla Toscana, fortifica il confine, per un improbabile quanto fantomatico attacco tedesco attraverso la Svizzera.
La Linea Cadorna usata molto raramente dalle formazioni partigiane durante il periodo 1943-1945, viene oggi recuperata a tratti e offre un’interessante meta escursionistica, mostando come un conflitto, nonostante il tempo passi, riesci a lasciare dei tratti indelebili sul territorio.