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È infatti capitato che nazionali non propriamente favorite siano riuscite a salire sul gradino più alto del podio: nazionali che sono arrivate al massimo della forma al momento giusto. Prendiamo ad esempio l’Uruguay del 1950 oppure la nazionale italiana del 1982, brave per altro a superare avversari di maggiori qualità. Come diciamo nel titolo il calcio riserva paradossi, appunto: l’Ungheria nel 1954 piuttosto che l’Olanda nel 1974 e il Brasile nel 1982 sono infatti rimaste a mani vuote; calciatori di medio livello quali Dunga e Materazzi sono diventati iridati mentre Zico o Baggio hanno dovuto accontentarsi delle briciole. Il bello dello sport? Mah... Tornando alle nazionali più belle e mai vincenti: quali sono state le più famose? Ne ricordiamo tre. Leggendarie.
LA GRANDE UNGHERIA: aveva tutto per vincere i Mondiali svizzeri del 1954. Classe, forza e mentalità vincente. Capitanata da Puskas, giunse nel nostro paese reduce da una imbattibilità che durava 5 anni. Prima dell’evento in terra rossocrociata, i magiari vinsero due volte contro i sedicenti maestri inglesi: 6-3 a Wembley e 7-1 a Budapest. Fu quella la consacrazione definitiva: al Mondiale, raccontavano le cronache, non ci sarebbe stata partita. E il dominio era talmente evidente che sfociò in quattro goleade nelle prime quattro sfide: 9-0 alla Corea, 8-3 alla Germania Ovest, 4-2 al Brasile ai quarti, 4-2 all’Uruguay in semifinale. In Ungheria si preparava la festa per quello che avrebbe dovuto essere il primo titolo iridato. Ma sul più bello Puskas e soci persero la finale contro la Germania Ovest (3-2), una finale fra le più avvincenti di sempre e sulla quale aleggiano ancora oggi i dubbi per un presunto caso di doping fra i tedeschi. Due anni dopo i russi invaderanno l’Ungheria e i grandi campioni magiari saranno costretti a fuggire all’estero.
IL CALCIO TOTALE: secondo gli esperti, la nazionale olandese del 1974 è stata la più grande squadra di sempre a non aver mai vinto un titolo iridato. Gli oranges, diretti dal santone Rinus Michels, sconvolsero il mondo pallonaro con un gioco a tutto campo, in cui i terzini facevano le ali e le ali facevano i terzini. Tutti attaccavano, tutti difendevano. Una grande rivoluzione chiamatacalcio totale. Grazie anche alla classe immensa di Johann Cruyff e alla verve di giocatori qualiNeeskens, Rep e Rensenbrink (fra gli altri) l’Olanda dominò il Mondiale. O quasi. Sì, perché dopo aver stravinto il girone di semifinale, mandando al tappeto grandi squadre come il Brasile campione del mondo in carica e l’Argentina, si arenò sullo scoglio Germania. Non aveva fatto i conti con lo spirito battagliero dei tedeschi, che giocarono da provinciale e vinsero il titolo (in casa).
PABLITO IL TERRIBILE: il Brasile di Telé Santana si presenta ai Mondiali di Spagna 1982 nel ruolo digrande favorito. Ha dominato le eliminatorie sudamericane e presenta in rosa un numero eccezionale di campioni: Zico, Socrates, Junior, Falcao, tanto per citare i più famosi. In giro non si vedono grandi antagonisti, anche l’Argentina, che schiera il giovane Maradona, non sembra a livello. Nel gruppo eliminatorio i brasiliani mettono sotto senza problemi Scozia, Nuova Zelanda e Unione Sovietica. Nel girone di semifinale si incrociano perciò con Italia e Argentina. Visto quanto successo in precedenza non ci dovrebbero essere problemi. E di fatti nel derby sudamericano il Brasile vince facile. Poi arrivano gli azzurri, il Sarrià e...Pablito Rossi: quest’ultimo affossa le ambizioni auriverde con una memorabile tripletta. Il Brasile è casa. Zico non vincerà mai il titolo. Dunga sì (nel 1994). Un campione defraudato e una mezza tacca osannata. Così va il calcio.
JACK PRAN