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Il missile spaziale slanciato e aerodinamico che atterra intero e verticalmente sulle zampette è un classico della fantascienza. La realtà ha proposto atterraggi ben differenti e meno cinematografici: di solito si salvano sotto dei paracadute soltanto piccole capsule contenenti l'equipaggio e il resto dell'enorme missile viene buttato via e lasciato a precipitare nell'oceano dopo il decollo. Le eccezioni sono state pochissime: lo Shuttle statunitense, il Buran russo e l'X-37B, per esempio, rientrano (o rientravano) planando come alianti, ma comunque i loro lanciatori venivano scartati, in tutto o in parte, dopo un solo uso (i booster laterali dello Shuttle cadevano in mare con paracadute e venivano riutilizzati).
Di lanciatori veramente riutilizzabili, che atterrino in piedi come nei film di fantascienza, non se ne sono visti, a parte il progetto DC-X (Delta Clipper) degli anni Novanta. Stavolta ci riprova SpaceX, che ha già al proprio attivo il primo volo commerciale di rifornimento della Stazione Spaziale Internazionale. A dicembre scorso il suo Grasshopper, che vedete nei video qui sotto, si è sollevato dalla rampa di lancio e poi è atterrato verticalmente in un solo pezzo.
Certo, quaranta metri sono solo un piccolo passo rispetto all'intento finale, che è quello di creare un lanciatore multistadio in cui almeno il primo stadio atterra intatto e viene riutilizzato, riducendo fortemente i costi rispetto agli attuali lanciatori usa e getta. Ma riuscire a tenere in equilibrio una matita alta trenta metri è già una sfida tecnica notevole.
Questa è un'animazione delle intenzioni finali di SpaceX: staremo a vedere per scoprire quanto siano realistiche. Il consumo di propellente per il rientro a motore del secondo stadio e della capsula sembra perlomeno stravagante.