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LONDRA - Il capitano Tom Moore è stato, fino alla sua morte, uno dei simboli del Regno Unito che affrontava la pandemia di coronavirus.
Ma il veterano della Seconda guerra mondiale (e noto filantropo), morto lo scorso 2 febbraio all'età di 100 anni proprio per le conseguenze del Covid-19, era stato vittima di insulti online nelle settimane precedenti al decesso. A renderlo noto è stata la figlia Hannah Ingram-Moore, che ha spiegato ai canali televisivi della Bbc che le offese di una «vile minoranza» non sono state rese note a Moore, che ne avrebbe avuto il cuore spezzato.
Da quando, la scorsa primavera, Moore si era cimentato in una 'maratona' solidale nel suo giardino di casa, contribuendo a raccogliere quasi 39 milioni di sterline (oltre 48 milioni di franchi svizzeri) per la sanità pubblica britannica, l'interesse su di lui di media e social è stato sempre elevato. I messaggi di sostegno sono arrivati a decine di migliaia, ma non è mancato chi lo ha offeso o deriso. «Ha fatto davvero male ed è davvero difficile affrontarlo, ma l'abbiamo fatto e loro non vinceranno, non renderanno mai negativa questa cosa straordinaria» ha spiegato Ingram-Moore.
La decisione di non dire nulla a Moore è stata presa tenendo conto dell'impossibilità di un centenario di capire «che qualcosa di così incredibilmente buono potesse attirare un tale orrore». Nei giorni successivi al decesso il capitano era stato preso di mira pubblicamente anche da un religioso, il reverendo Jarel Robinson-Brown, che aveva condannato il «culto del capitano Tom Moore» come «culto del nazionalismo bianco britannico». Una presa di posizione che era stata ampiamente criticata e aveva portato all'apertura di un'inchiesta da parte della Chiesa d'Inghilterra.
Il capitano Tom Moore è stato, fino alla sua morte, uno dei simboli del Regno Unito che affrontava la pandemia di coronavirus.