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Gli azionisti di UBS, Credit Suisse e Nestlé potranno pronunciarsi sui salari mirabolanti dei loro manager. Lo ha annunciato la fondazione Ethos, precisando che ABB e Novartis hanno rifiutato di esporsi a questa forma di controllo.
Le due principali banche svizzere e il gruppo alimentare di Vevey hanno dunque accolto la richiesta della fondazione per uno sviluppo sostenibile Ethos e di otto casse pensioni per un maggior diritto di controllo da parte degli azionisti. Si tratta di un passo importante verso una migliore autoregolamentazione e un rafforzamento della democrazia azionaria in Svizzera, ha dichiarato Ethos.
UBS chiederà ai suoi azionisti di esprimersi sul nuovo modello di remunerazione in vigore dal 2009, che non prevede soltanto dei bonus, ma anche dei malus. Credit Suisse e Nestlé proporranno invece all'assemblea generale di passare sotto la lente i rapporti relativi alle ricompense elargite lo scorso anno.
Anche se il voto degli azionisti non ha carattere vincolante, rappresenta un segnale chiaro a favore di una maggior trasparenza nelle retribuzioni dei dirigenti, ha sottolineato Ethos. Questa forma di controllo, denominata «say-on-pay», è sostenuta da 30 istituzioni svizzere e internazionali che gestiscono fondi per 250 miliardi di franchi.
Contro i salari faraonici dei manager potrebbe pronunciarsi, presto o tardi, anche il popolo svizzero. L'iniziativa federale «Contro le retribuzioni abusive», depositata il 26 febbraio 2008, è infatti formalmente riuscita.