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BERNA - Dopo il rilascio di Max Göldi, i principali partiti svizzeri mettono in rilievo l'operato e i possibili errori commessi dal Consiglio federale. Nessuno però avanza richieste di dimissioni.
"Il governo deve ammettere i propri sbagli", secondo Martin Baltisser, segretario generale dell'Unione democratica di centro. La strategia diplomatica svizzera non ha avuto successo e la colpa ricade in particolare sulla ministra degli esteri Micheline-Calmy Rey e sul suo collega Hans-Rudolf Merz.
Commenti analoghi dai Verdi e dal Partito borghese democratico, che chiedono un'indagine sul viaggio in Libia di Merz nell'agosto del 2009, quando era presidente della Confederazione. Da chiarire è anche il ruolo del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE).
Per il Partito liberale-radicale l'attenzione va puntata su Calmy-Rey. La domanda da porsi, secondo il segretario generale Stefan Brupbacher, è questa: "Merz, quando è volato in Libia, era stato informato dal DFAE di tutte le opzioni e le azioni intraprese fino ad allora da parte svizzera?". Brupbacher nota poi come il DFAE, dopo il rientro di Merz, abbia criticato quei contratti con la Libia che la ministra degli esteri aveva lei stessa preparato e anche firmato.
Toni più concilianti dal parte del Partito popolare democratico. "Molti paesi - parole del segretario generale Tim Frey - hanno avuto problemi con Libia". La questione è forse un'altra e riguarda la vicenda delle foto segnaletiche di Hannibal Gheddafi: bisogna capire come sono state trasmesse alla stampa. Da mettere in luce - secondo Verdi, PLR e Partito borghese democratico - sono inoltre le circostanze dell'arresto del figlio del leader libico.
Nessun partito giunge al punto di chiedere la rottura delle relazioni diplomatiche con Tripoli. "La Svizzera, ha detto Frey, non è mai stato un paese che chiude le porte". Ora come ora è però difficile dire come evolveranno i rapporti bilaterali. "La palla è nel campo della Libia" e non si può fare altro che aspettare.
SDA-ATS