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L’anno scorso è stato triplicato il numero dei pascoli alpini in
cui sono stati utilizzati i cani per la protezione delle greggi,
raggiungendo quota 22. In 14 di questi sono stati uccisi tre o più
capi di bestiame, in genere pecore. Nove alpeggi si trovano nei
Grigioni, due in Vallese, due Ticino e uno a San Gallo. Agridea,
l’Associazione svizzera per lo sviluppo dell’agricoltura e dello
spazio rurale, ha esaminato da vicino la protezione delle greggi.
Il risultato dimostra che solo in un terzo dei pascoli alpini
esaminati sono state soddisfatte le condizioni per un uso
efficiente dei cani. In due alpeggi su tre i cani da protezione
erano presenti sul posto, ma non c’erano le premesse per far
svolgere loro un lavoro efficace.
Sembra che su questi alpeggi "la gestione delle greggi sia la
grande sfida", concludono gli esperti per la protezione delle
greggi di Agridea. La maggior parte degli sbranamenti si sono
verificati quando il gregge era troppo sparso e non a causa
dell’incompetenza dei cani. Inoltre spesso i requisiti federali per
l’espansione delle greggi non sono stati rispettati.
L’analisi dello studio ha individuato due ragioni principali di
cattiva gestione: o il lavoro dei pastori non era abbastanza
professionale oppure il terreno rendeva difficile o addirittura
impossibile la gestione delle greggi in modo compatto. Anche il
maltempo, magari con la nebbia, ha avuto un effetto negativo.
L’impegno paga
Nei casi in cui i responsabili degli alpeggi si sono sforzati per
migliorare la protezione dei loro animali, quasi sempre le
operazioni sono state coronate da successo. In quattro pascoli
alpini la sostituzione dei pastori demotivati, l’acquisizione di un
maggior numero di cani oppure una gestione più coerente del gregge
hanno portato a una rapida e marcata riduzione degli attacchi dei
lupi.
Agridea non ha approfondito lo studio in quelle aziende in cui sono
stati uccisi soltanto uno o due animali. Secondo i risultati della
ricerca, in singoli casi possono verificarsi attacchi di lupo anche
alla presenza di cani pastore. Agridea ritiene che il basso numero
di animali uccisi indica che la protezione delle greggi su questi
alpeggi abbia sostanzialmente funzionato.
Più lupi, stesso numero di vittime
Secondo Agridea, sulle Alpi svizzere l’anno scorso sono stati
utilizzati 297 cani pastore, un numero sette volte maggiore
rispetto a 20 anni fa. Altri 170 cani stavano in fattoria oppure
erano in addestramento.
Sebbene nello scorso anno il numero di lupi sia aumentato di oltre
il 50 percento, attestandosi tra i 140 e i 150 esemplari, la
quantità di animali da allevamento uccisi dal grande predatore
(867) è rimasta pressoché stabile. La maggior parte delle vittime
erano pecore e capre, oltre a 4 vitelli e 17 bovini.
In media, ogni lupo ha ucciso circa sei animali. Come già riportato
dal Gruppo Lupo Svizzero (GLS), si tratta di un numero di uccisioni
per lupo cinque volte inferiore rispetto alla fase iniziale del suo
ritorno sulle nostre Alpi. A cavallo del millennio bastarono sei
lupi per uccidere più di 200 animali da reddito. "Questo bilancio
positivo è senza dubbio dovuto al potenziamento della protezione
delle greggi", sottolineano gli ambientalisti.
Agridea è un centro di conoscenza e competenza neutrale e cerca di
mettere in rete tutti gli attori dell’intero settore agricolo e
alimentare svizzero.