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Dalla ex stazione dei treni di Bobigny, nella periferia di Parigi, più di 20.000 ebrei furono deportati verso i campi della morte tra il 1943 ed il 1944, senza mai fare ritorno. Quella stazione, in disuso ormai da anni, sarà ora restaurata per diventare un luogo di memoria della Shoah. Ed è anche il luogo dove oggi, la Sncf, la società ferroviaria francese, ha riconosciuto le sue responsabilità nelle deportazioni naziste.
Il "mea culpa" del presidente della Sncf, Guillaume Pepy, era da alcuni mesi diventato inevitabile. Minacciato di venire escluso dalle gare d'appalto per la costruzione di linee ad alta velocità in Florida ed in California, il gruppo, già dallo scorso novembre, ha fatto un gesto di apertura nei confronti di chi l'accusa di aver partecipato alla deportazione di 76.000 ebrei. I due Stati americani hanno di fatto preteso che l'azienda francese facesse luce sulla questione prima di partecipare alle gara d'appalto, la cui posta in gioco economica è notevole.
Oggi Pepy, sottolineando che l'azienda aveva agito all'epoca sotto il giogo dell'occupante tedesco, ha ammesso che la Sncf fu "un ingranaggio della macchina nazista sterminatrice". "Sotto costrizione, certo - ha detto il presidente della SNCF - la nostra azienda ha condotto questi treni alla frontiera. Lo ha fatto".