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Un solo dettaglio distingue il profilo di Dante da quello di Mandel’štam; un particolare che vi sorprenderà non poco, essendo assente nei ritratti del poeta fiorentino: la barba nera e crespa, arsa e “affumicata” dalle fiamme infernali. È questa la ragione che adduce Boccaccio nel Trattatello in laude di Dante, riportando quanto detto da un gruppetto di donne vedendo il poeta a Verona: «Non vedi tu come egli ha la barba crespa e il color bruno per lo caldo e per lo fummo che è là giù?», commenta ingenuamente una di loro. Tra i curiosi aneddoti riportati da Boccaccio nella biografia del Sommo poeta, che oscilla tra fedeltà documentaria e tensione apologetica, è inoltre contenuta una dettagliata descrizione fisica di Dante: «Fu adunque questo nostro poeta di mediocre statura. […] Il suo volto fu lungo, e il naso aquilino, e gli occhi anzi grossi che piccioli, le mascelle grandi, e dal labbro di sotto era quel di sopra avanzato; e il colore era bruno, e i capelli e la barba spessi, neri e crespi». Confrontando questa descrizione con quella di Mandel’štam, resa dall’amica Lidija Ginzburg, scopriremo che i profili dei due poeti sono assai similari: «Non è molto alto di statura, è magro, con una fronte stretta, un naso piccolo e ricurvo, con l’aguzza parte inferiore del viso coperta da una barbetta mal curata e quasi bianca».
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