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I contratti d'integrazione, previsti dalla legge sugli stranieri in vigore dal 2008, non sono adatti a tutti i migranti. È quanto emerge da un bilancio stilato dai cinque cantoni svizzero-tedeschi che hanno preso parte a un progetto pilota.
La Scuola universitaria professionale del Nord-Ovest, che ha accompagnato il progetto pilota di Basilea Città, Basilea Campagna, Argovia, Soletta e Zurigo, raccomanda ai cantoni di firmare contratti d'integrazione soltanto con i migranti che hanno importanti deficit integrativi e con gli stranieri da poco arrivati in Svizzera.
Gli autori dello studio propongono inoltre di organizzare colloqui d'informazione preliminare con tutte le persone che si trasferiscono in Svizzera. L'obiettivo è di chiarire la situazione dei singoli individui e decidere cosa si possa fare per favorirne l'integrazione.
I cantoni interessati dal progetto pilota si dicono pronti a valutare l'introduzione dei colloqui preliminari. Per il presidente del governo di Basilea Città, Guy Morin, questi incontri dovranno tuttavia avvenire a titolo volontario. «Non possiamo e non vogliamo imporre un simile colloquio, per esempio, al Ceo di Novartis Joe Jimenez», ha detto Morin.
I contratti d'integrazione, che prevedono in particolare corsi obbligatori di tedesco, interessano i migranti provenienti da Paesi esterni all'Unione europea e all'Associazione europea di libero scambio. Il mancato rispetto del contratto, concordano i responsabili cantonali, non può essere un motivo sufficiente per il ritiro del permesso di soggiorno.
La Svizzera è uno dei paesi europei con la quota più alta di stranieri rispetto alla popolazione complessiva: oltre il 21%, pari a 1,7 milioni di persone.
swissinfo.ch e agenzie