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PARIGI - “Il calcio è un gioco semplice: ventidue uomini rincorrono un pallone per novanta minuti, e alla fine la Germania vince”.
Questa celebre frase di Gary Lineker potrebbe essere usata per raccontare quello che ormai è diventato il Pallone d'Oro: è un gioco semplice, c'è un pugno di candidati importanti ma alla fine vince sempre (o quasi) Messi. Il settimo trionfo della Pulce è stato tra i più contestati. Anche in passato c’era stato qualche mugugno, è vero; mai come in questo 2021 l’ondata di proteste è però stata grande. E questo non tanto per le qualità del giocatore - assolutamente fuori discussione - quanto perché almeno in questo caso c'era chi sembrava meritarlo di più.
«Messi è bravissimo, è un fenomeno, ma quest’anno il Pallone d'Oro non l'avrei dato a lui - ha detto Arno Rossini - Sgombriamo il campo dai dubbi: non c'è stato nessuno scandalo. Vedere Leo alla cerimonia tra i migliori al mondo è qualcosa di inevitabile: lui ha segnato il calcio dell’ultimo ventennio. Semplicemente, guardando agli ultimi dodici mesi, non è stato il più bravo».
I grandi rivali sono stati, a questo giro, Robert Lewandowski e Jorginho.
«Personalmente l'avrei dato al polacco del Bayern Monaco. Il motivo? L'anno scorso avrebbe meritato il premio, che invece non è stato assegnato, e quest’anno ha continuato a esprimersi a quei livelli. Si è confermato un bomber implacabile».
Jorginho ha vinto la Champions con il Chelsea e l’Europeo con l’Italia…
«Anche lui, secondo me, aveva “numeri” migliori di quelli di Messi. Almeno a livello di squadra. Forse il premio gli è sfuggito per il primo rigore fallito contro la Svizzera (quando ha sbagliato il secondo le votazioni erano già chiuse, ndr). Comunque, penalty o meno, tenuto conto dei suoi successi, anche la storiella del riconoscimento consegnato a chi si distingue con club e nazionale a questo punto non regge più».
Magari si è guardato alla classe.
«E allora come si spiega l’assenza di Cristiano Ronaldo dalla top-5? Forse il portoghese non ha vissuto la sua miglior stagione, va bene; con la Juventus e con la selezione del suo Paese è però quasi sempre stato decisivo. E poi ha qualità mostruose. Vale Messi? Se ne può parlare, ma di sicuro è tra i migliori cinque al mondo. La classifica del Pallone d’oro non ha troppo senso. Come spesso accade nel calcio, c’è tanta confusione, un po’ di nebbia...».
Non è quello che ha segnato più gol, non è stato decisivo con Barcellona e PSG, ha vinto la Copa America ma c’è chi ha fatto meglio, ha qualità indiscutibili ma se si fossero guardate quelle Ronaldo gli sarebbe almeno stato vicino… Perché dunque ha vinto Messi?
«Facile: politica, opportunismo. È fortissimo e in più ha un clan, chiamiamolo così, molto influente. Penso agli sponsor, ai possibili partner commerciali... Incoronare un simbolo conviene a tutti. Pensate alla riconoscibilità del campione e dell'uomo. Se chiedi di Messi in qualsiasi Paese del mondo chiunque saprà dirti chi è. Se fai la stessa cosa con Lewandowski e Jorginho non hai la medesima certezza. Nei Paesi nei quali il calcio non è il primo sport, il polacco e l'italiano non sono probabilmente spendibili sul mercato».
“Il calcio è un gioco semplice: ventidue uomini rincorrono un pallone per novanta minuti, e alla fine la Germania vince”.