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Il parlamento sta per approvare un accordo di libero scambio con la Corea del sud. Un ulteriore tassello verso la liberalizzazione del commercio con l'estero.
La Svizzera ha già concluso 19 accordi del genere. I principali beneficiari della tendenza sono esportatori e consumatori. Alla cassa è invece sempre più chiamato il settore agricolo.
Macchine industriali, orologi, prodotti farmaceutici. Ma pure cioccolato e formaggio. La Svizzera deve più della metà della sua ricchezza alle esportazioni. Un'economia tanto orientata al mondo ha tutto l'interesse ad avere un accesso il più libero possibile ai principali mercati esteri.
Il Consiglio federale ha così definito tre pilastri per la sua politica a favore degli scambi internazionali: integrazione europea, partecipazione alle organizzazioni economiche multilaterali e conclusione di accordi di libero scambio. Un elemento, quest'ultimo, in gran voga.
Negli ultimi anni, a dispetto della zoppicante andatura dei negoziati del ciclo di Doha all'Organizzazione mondiale del commercio (OMC) che dovrebbero concludersi soltanto nel 2013, la Svizzera ha firmato numerosi accordi e ne sta studiando altrettanti.
Orizzonti allargati
"L'idea non è nuova: la convenzione dell'Associazione europea di libero scambio (AELS) esiste dal 1960. E sin dal 1972 disponiamo di un accordo di libero scambio sui prodotti industriali con l'Europa comunitaria", dice a swissinfo Christian Etter, ministro responsabile degli accordi di libero scambio con i paesi non comunitari presso il Segretariato di Stato dell'economia.
"È però vero che a partire dagli anni '90, abbiamo concluso un maggior numero di accordi", aggiunge.
Inizialmente si è trattato d'integrare nel sistema commerciale europeo gli Stati dell'est del continente e quelli dello spazio mediterraneo.
A partire dal 2000, l'orizzonte si è poi allargato al mondo. Ed allora sono stati conclusi accordi con Messico, Singapore, Cile e Corea del Sud. Altri negoziati sono già in corso con Canada, Thailandia e Egitto. E più avanti, forse, toccherà pure a Russia, Giappone, Cina e India.
"Quando Unione europea, USA e Giappone, i nostri principali concorrenti, concludono accordi preferenziali con altri Stati o gruppi di Stati, noi non possiamo stare a guardare: i nostri esportatori ne sarebbero penalizzati", spiega Etter.
E così, tra azioni e reazioni, gli accordi si sono moltiplicati. Ad esempio, il Messico ne ha inizialmente concluso uno di libero scambio con gli USA (1994), poi con l'Unione europea (2000) ed infine pure con l'AELS, di cui fa parte la Svizzera (2001).
Andare oltre l'OMC
"L'OMC è ormai un'organizzazione universale che comprende ogni tipo di paese. È dunque sempre più difficile trovare un compromesso che accontenti tutti", rileva Etter.
I negoziati multilaterali per tentare di ridurre gli ostacoli doganali al commercio durano anni e sono spesso al centro di vivaci proteste da parte del popolo no-global.
Gli Stati che vogliono avanzare più rapidamente optano quindi per soluzioni bilaterali o regionali. In effetti, la quasi totalità degli accordi di libero scambio conclusi dalla Svizzera sono stati negoziati e conclusi nell'ambito dell'AELS.
"È una questione pragmatica. L'AELS come gruppo si situa tra le prime 10-12 economie a livello mondiale ed i nostri partner hanno spesso interesse a coprire l'intera Europa con due accordi: UE e AELS", dice il ministro.
"Inoltre, gli accordi tra un ristretto numero di paesi permettono di considerare e rispettare i bisogni specifici dei diversi Stati".
Il dossier agricolo
Ma non sempre tutto va liscio. Alcuni progetti sono bloccati da resistenze e inquietudini.
Recentemente è stato ad esempio il caso dei colloqui esplorativi per un libero scambio completo (agricoltura compresa) con gli USA. In gennaio, l'idea è stata rimessa nel cassetto a causa delle proteste del settore primario svizzero, che non avrebbe potuto reggere il confronto con i grandi produttori americani.
La tregua per i contadini svizzeri, che a differenza del settore industriale continuano ad essere piuttosto protetti da dazi doganali e contingenti, è tuttavia di breve durata.
Il governo, cosciente del fatto che i prodotti alimentari in Svizzera costano in media il 40% in più rispetto all'Europa, ciò che frena i consumi e riduce il potere d'acquisto della gente, ha già commissionato un rapporto per valutare un eventuale allargamento dell'accordo del 1972 con l'UE ai prodotti agricoli.
Secondo Hans Burger, ex direttore dell'Ufficio federale dell'agricoltura, il progetto obbligherebbe il settore ad una profonda ristrutturazione: solo la metà delle 64'000 aziende agricole svizzere ce la farebbe. I produttori di cereali e verdure dovrebbero lottare per sopravvivere. Il settore della carne e del latte potrebbero al contrario beneficiare di un nuovo slancio.
swissinfo, Marzio Pescia
Fatti e cifre
Gli accordi di libero scambio "di prima generazione" contengono essenzialmente disposizioni sulla circolazione delle merci e sulla protezione della proprietà intellettuale.
Quelli conclusi con Messico, Singapore, Cile e Corea regolano anche i servizi, i mercati pubblici e gli investimenti.
I dazi doganali svizzeri sui prodotti industriali si situano tra il 2 e il 5%.
Il commercio di beni agricoli è regolato da contingenti liberi, al di fuori dei quali i dazi sono molto più elevati.
In breve
L'accordo di libero scambio con la Corea del Sud è stato concluso dall'Associazione europea di libero scambio (AELS), di cui la Svizzera è membro fondatore.
L'AELS promuove il libero commercio tra gli Stati e s'impegna per migliorare le loro relazioni economiche.
Nata nel 1960 quale alternativa alla Comunità economica europea (ora Unione europea), l'AELS comprende oggi soltanto quattro paesi: Svizzera, Norvegia, Islanda e Liechtenstein.
La Svizzera dispone al momento di 19 accordi di libero scambio. La convenzione AELS, 2 accordi bilaterali (Svizzera-Europa comunitaria, Svizzera-Isole Faröer), e 16 accordi conclusi in ambito AELS (con Bulgaria, Romania, Macedonia, Croazia, Turchia, Israele, Autorità palestinese, Marocco, Giordania, Tunisia, Libano, Messico, Singapore, Cile, Corea del Sud e Unione Sudafricana).
Trattative sono in corso con Thailandia, Egitto, Canada. Contatti esplorativi sono già stati effettuati o sono previsti con USA, Indonesia, Algeria, Stati del Golfo, Giappone e Russia.