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E' terminato mercoledì l'esame della politica commerciale elvetica davanti ai membri dell'Organizzazione Mondiale del Commercio. L'ambasciatore Wasescha ha difeso la politica di sussidi all'agricoltura dalle accuse di protezionismo.Questo contenuto è stato pubblicato il 06 dicembre 2000 - 17:30
Il governo elvetico ha difeso mercoledì la sua politica di aiuti al settore agricolo considerata una delle più elevate al mondo. L'ambasciatore Luzius Wasescha, rappresentante del governo per gli accordi commerciali, ha detto che "ogni paese ha il diritto ad avere un settore agricolo" e che "la Svizzera ha compiuto grandi sforzi per liberalizzare il mercato e non urtare gli interessi dei partner commerciali".
Tuttavia alcuni Stati, come Australia, Canada e Brasile, che non hanno sovvenzioni all'agricoltura e che si sentono penalizzati dalle politiche protezionistiche (attuate anche da Unione Europea e Giappone), ritengono che queste riforme non sono sufficienti.
L'ambasciatore Wasescha, in una conferenza stampa mercoledì all'Onu, ha aggiunto che "anche se aprissimo interamente il nostro mercato, che è di 7 milioni di consumatori, questo non sarebbe comunque sufficiente per soddisfare tutti quanti".
Nel voluminoso rapporto sull'esame delle politiche commerciali di Svizzera e Liechtenstein ( per la prima volta l'esame è congiunto per i due paesi), l'Omc riconosce da una parte che "le riforme intraprese nel 93 e proseguite nell'ambito dell'iniziativa "Politica agricola 2002 (adottata dal parlamento nel 98) "hanno permesso di ridurre l'intervento dello Stato in questo settore"; dall'altra però ricorda che tre quarti degli introiti agricoli derivano ancora dallo Stato: "nel 99 gli aiuti garantiti agli agricoltori sono stati del 73 per cento le loro entrate lorde, una cifra è la stessa dalla metà degli anni 80 e che è ben superiore al 40 per cento registrato per i paesi dell'Ocse".
Le sovvenzioni destinate all'agricoltura - nota ancora l'Omc - è intorno ai 4 miliardi di franchi nel 2000, in diminuzione del 4,5 per cento rispetto al 99, e rappresenta l8,5 per cento del budget totale dello Stato (contro il 9,1 per cento del 99). Oltre la metà di questa somma è costituita da pagamenti diretti ai coltivatori.
Oltre al sostegno diretto all'agricoltura, l'Omc critica anche le massicce sovvenzioni alle esportazioni di latte e carne. A questo va aggiunta la mancanza di concorrenza interna in certi sottosettori, come quello dello zucchero e dell'olio, i vari programmi di sostegno dei prezzi e il complesso meccanismo dei contingenti alle importazioni.
Il risultato di questo esteso sistema di aiuti e sovvenzioni, è "che i prezzi dei prodotti agricoli e quindi dei beni alimentari rimangono elevati rispetto ad altri paesi con conseguenti ripercussioni in particolare sul settore turistico". L'agricoltura elvetica è un settore superprotetto: i dazi doganali applicati alle importazioni di beni agricoli sono in media del 34 per cento, quattro volte la media generale "con un massimo del 678 per cento applicato al pollame importato al di fuori della quota annua e del 400 per cento per la carne bovina e di maiale, per certi prodotti del latte e per certi tipi di verdura".
Rispetto al 96, data dell'ultimo esame della politica commerciale elvetica, qualche progresso però c'è stato anche se non ha interessato l'agricoltura. Grazie all'applicazione degli accordi multilaterali che si sono tenuti in seno all'Omc, i dazi doganali sono scesi al 9 per cento.
Il settore dei servizi e l'industria manifatturiera, che sono i motori dell'economia elvetica, sono stati aperti alla concorrenza. "Rimangono dei monopoli nel settore delle assicurazioni contro gli incendi - nota il rapporto - del trasporto ferroviario e aereo e del servizio postale".
Passi avanti, invece, sono stati fatti per quanto riguarda la liberalizzazione dei servizi finanziari e delle telecomunicazioni. Mentre l'apertura del mercato dell'energia - i cui prezzi sono più alti rispetto agli altri paesi europei - è in via di discussione.
L'Omc ricorda poi i sette accordi bilaterali che dovranno entrare in vigore nel 2001 e che permetteranno di eliminare i dazi su alcuni prodotti agricoli, per esempio il formaggio, di liberalizzare progressivamente i trasporti su strada e su ferro e gli appalti pubblici. Inoltre potranno essere eliminati alcuni - ma non tutti - ostacoli tecnici al commercio grazie al riconoscimento reciproco di normative tecniche concernenti i beni industriali.
Maria Grazia Coggiola
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