Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01179.jsonl.gz/1105

Con un discorso dell'ex-ministro delle finanze tedesco Oskar Lafontaine è iniziato giovedì il forum alternativo "Public Eye on Davos".
Mentre il WEF dibatte sul tema "costruire la fiducia", le ONG chiedono regole vincolanti per le aziende globali.
"Sappiamo che al Forum economico mondiale si parla volentieri solo degli aspetti positivi della globalizzazione", ha esclamato in una sala gremita di spettatori e giornalisti Oskar Lafontaine, aprendo giovedì la quarta edizione di "Public Eye on Davos", la conferenza alternativa al Forum economico mondiale (WEF) organizzata dalla Dichiarazione di Berna, Pro Natura e altre organizzazioni non governative (ONG)
"Ma il bilancio senza trucchi della globalizzazione lacera il velo dei discorsi che ne tessono gli elogi", ha proseguito l'ex-ministro delle finanze tedesco. "Come in passato, anche oggi la vera posta in gioco sono soldi, armi, materie prime e mercati."
Con slancio retorico, Lafontaine ha riassunto così lo scetticismo con cui il movimento new global - a cui l'ex-ministro dice di sentirsi molto vicino - guardano al vertice dei leader economici e politici globali nella cittadina grigionese di Davos.
Costruire la fiducia?
Da questo scetticismo non sia salva neppure il motto dell'edizione 2003 del Forum economico mondiale: "Costruire la fiducia". Dopo i fallimenti e gli scandali degli ultimi mesi, dopo l'esplosione della bolla speculativa degli anni Novanta, i leader economici e politici riuniti nella cittadina grigionese vogliono ridarsi una credibilità.
"Il WEF non è però il luogo dove le aziende possano costruire la fiducia", osserva il portavoce della Dichiarazione di Berna Matthias Herfeldt. "Fino all'anno scorso nel consiglio di fondazione del WEF c'erano ancora i dirigenti della Enron!"
Secondo Herfeldt, per costruire un clima di fiducia sono necessarie piattaforme in cui tutta la società civile sia rappresentata. In altre parole, serve qualcosa come il Forum sociale mondiale di Porto Alegre. "Lì si elaborano concetti nuovi".
Regolamentare l'economia globale
Alcuni concetti, magari non nuovi, ma di certo chiari, circolano anche fra gli organizzatori e i relatori di Public Eye. Per le ONG che organizzano la manifestazione, la fiducia non basta. Servono regole vincolanti per le aziende.
"Noi puntiamo alla realizzazione di una convenzione che fissi criteri per la tutela dell'ambiente e dei diritti dei lavoratori e che, a differenza del programma Global Compact dell'ONU, che si basa su un'adesione volontaria delle aziende, preveda una possibilità di controllo e di sanzione", dice Silva Semadeni, presidente di Pro Natura.
Ma quali istituzioni dovrebbero farsi carico dei controlli e delle eventuali sanzioni? "Per ora un governo mondiale non c'è", risponde con un pizzico di ironia Silva Semadeni. "Bisogna creare strutture in grado di esercitare il controllo a livello internazionale. Per questo bisognerà democratizzare istituzioni come l'Organizzazione mondiale per il commercio, la Banca mondiale e le stesse Nazioni unite."
Mathias Herfeldt concorda: "L'ONU sarebbe una piattaforma legittimata all'elaborazione e all'imposizione di regole vincolanti." Tentativi in questo senso erano già stati compiuti negli anni Settanta, ma invano. In ogni caso, "la politica deve definire le regole per l'attività economica."
I limiti del dialogo
Per non limitarsi ad una discussione teorica, i responsabili di Public Eye avevano invitato anche gli amministratori delegati della BP e della Nike, per confrontarli con gli effetti concreti sull'ambiente e sulla popolazione della loro attività.
Ma dai due dirigenti alla fine è giunto un no, diplomaticamente giustificato con la mancanza di tempo, ma che appare indicativo dei limiti di un dialogo ad armi pari fra aziende e ONG. Lo stesso WEF, confida Miriam Behrens, portavoce di Pro Natura, ammette di non avere molto influsso sulle scelte dei propri membri.
Il WEF risponde con l'Open Forum
D'altro canto, il WEF tenta di offrire all'interno del proprio "Open Forum", una prima dell'edizione 2003 del forum, un dialogo critico tra leader economici e ONG.
I rappresentanti di Public Eye rimangono scettici. "Le ONG presenti all'Open Forum non si sono messe in luce finora per un atteggiamento critico sulla globalizzazione", osserva Miriam Behrens.
A dire il vero, anche Public Eye era fra gli invitati. "Non siamo contrari per principio", dice ancora Miriam Behrens, "ma l'invito è arrivato tardi. E poi vogliamo prima vedere come la manifestazione si sviluppa."
swissinfo, Elvira Wiegers e Andrea Tognina
In breve
Public Eye on Davos, manifestazione alternativa al Forum economico mondiale, è giunto alla sua quarta edizione.
La manifestazione è organizzata da Pro Natura, Dichiarazione di Berna, Friends of the Earth International, Asociacion Latinoamericana de Organizaciones de Promocion, Corporate Europe Observatory, Focus on the Global South, International South Group Network, Tebtebba Foundation, Women in Development Europe, World Developement Movement.