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Vedova rimasta sola con due figli adolescenti, Fausta Bardin-Strozzi portò avanti con determinazione sia la famiglia che le attività lavorative e associative. Nel 1956 aderì all’Unione delle Donne Socialiste Ticinesi (UDST), frangia politica affine ai suoi princìpi poiché il Partito Socialista Ticinese (PST) ambiva a creare un servizio sanitario gratuito e un’assicurazione maternità. Ella fondò il Gruppo delle Donne Socialiste di Biasca,
Il diritto di voto conquistato nel 1969 a livello cantonale e comunale premiò il suo impegno e, nel 1972, venne eletta prima donna Municipale a Biasca. A capo del Dicastero Previdenze Sociali, seguì le pratiche per la costruzione della casa per anziani. Nel 1973 entrò a far parte del Comitato cantonale del PST e, nel 1975, si candidò al Gran Consiglio e al Consiglio Nazionale. L’azione politica di Fausta Bardin-Strozzi fu intimamente legata alla sua sensibilità verso le problematiche sociali e femminili: maternità, terza età, aiuto domiciliare e ambiente.