Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/178132

<h2>SubmittedText<h2><p>La causa perorata dall'iniziativa "Multinazionali responsabili" è nobile. Le modalità con cui le società domiciliate in Svizzera operano all'estero costituiscono una problematica reale; parlarne dovrebbe far compiere veri progressi. </p><p>Nessuno può negare che le nostre aziende debbano rispondere ai vincoli dello sviluppo sostenibile e del rispetto dei diritti umani nel mondo. Di fatto, molte società internazionali domiciliate in Svizzera sono consapevoli degli obiettivi dell'iniziativa e operano già in tal senso.</p><p>Questa problematica, tuttavia, merita di essere affrontata con serietà perché l'argomento è molto mediatizzato. In caso contrario, anziché suscitare una riflessione pacata, potrebbe diventare una campagna dai toni esacerbati. Né bisogna sottovalutare l'impatto negativo di un'applicazione alla lettera dell'iniziativa, soprattutto se dovesse rivelarsi più dottrinaria che pragmatica, senza ricercare soluzioni adeguate in collaborazione con le aziende.</p><p>Concretamente, sviluppare un'attività all'estero significa innescare in generale una dinamica economico-sociale nel Paese in questione. È importante, pertanto, che gli strumenti che favoriscono un maggior rispetto dell'ambiente e dei diritti umani siano in sintonia con la complessità del contesto locale. L'iniziativa "Multinazionali responsabili", prevede invece misure coercitive che rischiano di scoraggiare le nostre aziende che desiderano impiantarsi in certe aree del mondo: ciò sarebbe contrario agli interessi delle regioni e alla strategia del FMI. </p><p>La Confederazione ha risposto avviando un dialogo nazionale. È un passo giusto nella direzione giusta, ma attualmente le posizioni dei fautori e degli avversari di questa iniziativa sembrano un po' bloccate.</p><p>Stando così le cose, non bisognerebbe forse creare uno spazio di riflessione supplementare? </p><p>Potrebbe trattarsi di un gruppo di lavoro comprendente sia i rappresentanti dell'economia sia i fautori dell'iniziativa. Sarebbe un modo di integrare maggiormente le opinioni degli uni e degli altri, di approfondire la riflessione su questo argomento complesso e di avviare un processo per giungere a proposte più accettabili per gli uni e gli altri. Ciò stimolerebbe anche una collaborazione tra le aziende e le ONG, queste ultime con una ricca esperienza da condividere.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale concorda con l'autore dell'interpellanza: le attività delle imprese svizzere all'estero sono importanti per lo sviluppo economico e sociale dei Paesi in questione. Il Consiglio federale tiene in altissima considerazione il rispetto dei diritti umani e la tutela dell'ambiente e si impegna attivamente in tal senso. </p><p>Il Consiglio federale, tuttavia, ritiene che l'obbligo della dovuta diligenza e la responsabilità delle imprese voluti dall'iniziativa popolare "Per imprese responsabili - a tutela dell'essere umano e dell'ambiente" vadano troppo lontano. L'11 gennaio 2017, pertanto, ha raccomandato di respingerla e di sottoporre al Parlamento un messaggio al riguardo, entro quest'autunno. Il Consiglio federale si impegna per il rispetto dei diritti umani e la tutela dell'ambiente, anche in virtù del documento programmatico e del piano d'azione 2015-2019 sulla responsabilità sociale d'impresa (RSI), nonché del piano d'azione nazionale per l'attuazione dei principi guida dell'ONU su imprese e diritti umani. Entrambi gli strumenti sono stati elaborati d'intesa con i gruppi interessati (aziende, sindacati, organizzazioni non governative e ambienti scientifici) e approvati dal Consiglio federale. Per quanto riguarda l'attuazione dei principi guida dell'ONU, il Dipartimento federale degli affari esteri e il Dipartimento federale dell'economia, della formazione e della ricerca hanno istituito un gruppo di multistakeholder comprendente rappresentanti dell'amministrazione federale, dell'economia, della società civile e degli ambienti scientifici che si riunirà per la prima volta a settembre 2017. </p><p>Anche per quanto riguarda l'attuazione del piano d'azione RSI 2015-2019 il Consiglio federale lavora a stretto contatto con i diretti interessati. Per esempio, la Svizzera collabora con i rappresentanti dei gruppi d'interesse per attuare gli standard internazionali RSI, in particolare nel caso delle linee guida OCSE destinate alle imprese multinazionali o quando bisogna elaborare specifiche raccomandazioni settoriali (es. materie prime, finanze, settore tessile). Oltre a ciò, nell'ambito della cooperazione economica allo sviluppo la Confederazione sostiene diversi progetti multistakeholder (es. materie prime rinnovabili come caffè, cacao e olio di palma). Il Consiglio federale è anche favorevole alle iniziative del settore privato. Dal 2015, per esempio, la Confederazione partecipa al dialogo multistakeholder del Global Compact Network Svizzera delle Nazioni Unite, che si prefigge di incentivare l'applicazione dei principi del Global Compact e di altri strumenti per la gestione d'impresa responsabile. </p><p>Vi sono dunque già numerosi processi multistakeholder che la Confederazione sostiene per certe tematiche e certi settori economici (es. tutela dei diritti umani in relazione al settore delle materie prime e al settore finanziario) o per promuovere in generale la gestione d'impresa responsabile (es. Global Compact Network Svizzera delle Nazioni Unite). Secondo il Consiglio federale, pertanto, non è necessario istituire una piattaforma di dialogo supplementare con riferimento all'iniziativa popolare "Per imprese responsabili - a tutela dell'essere umano e dell'ambiente". Si impegnerà tuttavia affinché i contenuti dell'iniziativa vengano tematizzati nei suddetti organismi.</p>  Risposta del Consiglio federale.