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Dalle dolci liriche dei Platters e di Domenico Modugno (che arrivò al numero 1 della classifica americana nel 1958) ai testi duri, crudi e arrabbiati di Childish Gambino, Travis Scott, Drake. Negli ultimi 60 anni la musica che ascoltiamo è cambiata, non solo a livello di suoni: i testi delle canzoni più ascoltate nel tempo sono diventati più rabbiosi e tristi e meno gioiosi.
Questo cambiamento non riflette necessariamente ciò che i musicisti e i cantautori hanno voluto esprimere, ma è più legato alle preferenze di chi ascolta. Lo rileva una ricerca della Lawrence Technological University, in Michigan, pubblicata sul 'Journal of Popular Music Studies'.
Per lo studio sono stati analizzati i testi di oltre 6mila canzoni, dagli anni '50 al 2016, inserite ogni anno nella Hot 100 di Billboard, la rivista musicale più autorevole negli Stati Uniti.
In passato le canzoni erano classificate principalmente in base alle vendite discografiche, alle trasmissioni radiofoniche e ai jukebox, ma negli anni più recenti ci si basa su altri indicatori di popolarità, come streaming e social media.
I brani pubblicati durante la metà degli anni '50 sono risultati i meno "arrabbiati" e questo sentimento espresso nei testi è aumentato gradualmente fino al picco nel 2015, con qualche eccezione che ha riguardato il 1982-1984. Verso la metà degli anni '90, le canzoni si sono poi stabilmente fatte più "rabbiose". Anche l'espressione di tristezza, disgusto e paura è aumentata nel tempo, sebbene l'aumento sia stato più moderato.
Infine, la gioia, che dominava nei testi della musica di fine anni '50, è diminuita nel tempo ed è diventata molto più mitigata negli ultimi anni. Unica eccezione è la metà degli anni '70, quando è aumentata bruscamente.