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Ahimè, non basta un über (v. Übermensch nietzschiano) per trasformare l’uomo, da quel povero verme che è, in un semidio! Per quanti prefissi gli si avvitino addosso, per quanti progressismi anche si predichino, egli somiglierà ancora e sempre alla formica caduta nella buca del formicaleone: annaspa e annaspa, la poveretta, sulla terra fine e friabilissima che ricopre le pareti della buca a forma di imbuto, e ha anche la sensazione di andare avanti; ma poi si ritrova sempre nello stesso punto e, quando il formicaleone si è ben divertito a vederla armeggiare, l’afferra e la inghiotte.
Nel notevole libro “La catastrofe di Nietzsche a Torino” Anacleto Verrecchia ricostruisce con minuzia i giorni – tra la fine di dicembre 1888 e il gennaio 1889 – in cui il filosofò letteralmente crollò, cadendo in una pazzia, a tratti furiosa, dalla quale non si sarebbe mai più ripreso.