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È passato un quarto di secolo da quando la ragazzina di Trübbach vinse sull'erba inglese, diventando la più giovane tennista della storia, dal 1887, a vincere il Grande Slam più prestigioso di tutti.
Mentre Bill Clinton aveva giurato per il suo secondo mandato come presidente degli Stati Uniti d'America, nel 1997 i ragazzini di tutto il mondo impazzivano per le inglesi Spice Girls e per gli americani Backstreet Boys. Ma la colonna sonora di quell'anno fu femminile: «Barbie Girl» del gruppo danese Aqua fu il tormentone udibile ai quattro angoli del pianeta.
Nello sport invece era comparso un certo Tiger Woods, che aveva piazzato la sua prima vittoria in un Masters e avrebbe da lì monopolizzato il golf per anni a venire. Filippo Inzaghi - sempre sul filo del fuorigioco - portò la Juventus a vincere l'ennesimo scudetto, mentre in NHL fu il leggendario Mario Lemieux a segnare più reti di tutti. Nel ciclismo fu l'anno di Jan Ullrich al Tour, mentre Mario Cipollini, in volata, sembrava l'unico ad avere la dinamite nelle gambe. Nel tennis maschile il grande dominatore era l'americano Sampras, mentre in Svizzera, si faceva strada un giovanotto di Basilea, dal cognome Federer.
Martina Hingis
Nel tennis femminile la giovanissima elvetica Martina Hingis aveva trionfato a Melbourne vincendo il suo primo Grande Slam. La ragazzina nata a Kosice - nell'allora Cecoslovacchia e cresciuta a Trübbach nel Canton San Gallo - aveva da poco compiuto i sedici anni. La più giovane vincitrice di sempre in un torneo del Grande Slam - dell'era Open per capirci - arrivò in finale anche a Parigi, cinque mesi dopo, dove dovette cedere però alla più esperta Iva Majoli.
Ma la storia di oggi riguarda la sua apparizione sull'erba di Wimbledon.
Wimbledon 1997
Se il duo danese stava impazzando nel chart musicali con il singolo «Barbie Girl», la ragazzina elvetica sembrava essere discesa dalle montagne dopo aver lasciato solo il nonno per andare a giocare a tennis, con la promessa di tornare subito dopo, per aiutarlo con le capre e le mucche.
A Londra le varie Majoli, Kournikova, Seles, Davenport, Novotna e la spagnola Sanchez avevano i calli di chi alcuni Grand Slam li aveva già giocati. Martina sorrideva, come si fa in montagna, guardando dal basso all'alto le sue famose avversarie. Martina e le altre, avevano intuito però, che quel sorriso ingenuo nascondeva la potenza, l'ambizione e la ferocia racchiusa nel suo slogan: «Colpire velocemente e in modo duro».
Dopo aver faticato oltremodo al primo turno per avere ragione della modesta olandese Kremer (6-4, 6-4), la Hingis arrivò fino ai quarti di finale lasciando solo briciole alle avversarie. La Chládková, nei quarti, non poté molto contro la brillantezza della ragazzina di Trübbach che in semifinale incontrò l'altra giovanissima stella del tennis femminile, la statuaria e biondissima russa Anna Kournikova: 6-3, 6-2 il severo verdetto del campo in favore di colei che aveva già trionfato a Melbourne alcuni mesi prima.
L'ultima avversaria
L'avversaria della svizzera in finale fu Jana Novotna, tennista di grande esperienza, che era già arrivata in finale quattro anni prima quando aveva affrontato la divina Steffy Graf. Allora la Novotna finì il torneo in lacrime, consolata dalla duchessa di Kent, mentre la tedesca alzava al cielo il trofeo più prezioso.
La finale tra la Hingis e la Novotna vide la seconda vincere il primo set per 6-2. Forse la ceca credeva di avercela fatta, forse Martina si ricordò del nonno e affrettò i tempi: l'elvetica fece suoi gli altri due set (6-3, 6-3).
La ragazzina svizzera conquistò così la sua prima e ultima vittoria a Wimbledon, stabilendo un altro record: diventò la più giovane vincitrice del torneo dal 1887. Forse di sempre, perché è vero che Lottie Dod vinse sull'erba inglese a 15 anni e 282 giorni, ma lo fece giocando solo un paio di partite. Erano altri tempi, era un altro tennis.
Dopo quel successo a Wimbledon, il 1997 conobbe dapprima la tragedia della morte di Lady D e in seguito anche la scomparsa di Madre Teresa. Martina Hingis vinse ancora tre volte un torneo del Grande Slam (1997, 1998 e 1999), prima del suo primo ritiro, seguito da alcuni ritorni che brillarono più che altro per il riflesso di quello straordinario inizio di favola... «C'era una volta una prodigiosa bambina...».