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Perché rompere uno specchi porterebbe 7 anni di sfortuna?
È probabile che questa superstizione sia legata al forte valore simbolico dello specchio: oggetto "magico" capace di duplicare cose e persone, o perfino di riflettere l’anima. Questa proprietà può aver dato luogo alla credenza che infrangere un'immagine riflessa equivalesse in qualche modo a uccidere la persona stessa o a farle del male. In Oriente, ogni superficie (vetro, acqua, metallo) in cui viene riflesso il corpo umano è sacra e misteriosa. Allo stesso modo è considerata anche pericolosa poiché, assieme all’immagine catturerebbe anche l’anima. Per la stessa ragione, gli indios della foresta amazzonica non accettano di essere fotografati, considerandolo un furto d’anima e nelle religioni come l'Islam o l'Ebraismo, invece, consigliano di capovolgere gli specchi durante la veglia funebre, per evitare che essi impediscano all'anima del defunto di lasciare il mondo terreno.
Fu Roma a battezzare la rottura d’uno specchio come “porta-sfortuna” visto che i Romani, primi a produrre specchi, ritenevano che la vita si rinnovasse ogni sette anni. L'anima danneggiata dalla rottura di uno specchio non troverebbe la rinnovata integrità se non alla fine di un ciclo completo.
Inoltre fino al XIV secolo gli specchi erano molto costosi e pregiati essendo composti da lamine d’oro, argento o rame puro, usato come riflettente sulla base prima di introdurne la lastra di vetro. Perciò romperne uno significava un’importante perdita, soprattutto economica, che causerebbe sette anni di sacrifici per riuscire a comprarne uno nuovo.