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La Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU) del 1950 è parte integrante di quella che Heinrich August Winkler definiva «universalizzazione dei diritti umani», ovvero del «Progetto normativo dell'Occidente» (con l'Europa come punta di diamante). Il progetto trova la sua massima espressione nella rivoluzione francese e nel relativo principio di inalienabilità dei diritti umani. Gli orrori perpetrati in epoca coloniale e durante la Seconda guerra mondiale non devono ripetersi mai più.
Una della priorità del Consiglio federale era promuovere i diritti dell'uomo e la solidarietà internazionale. Il 4 marzo del 1974 esso propose quindi al Parlamento di aderire alla CEDU [cfr. messaggio], allo scopo di potenziare le istituzioni di Stato e accelerare la revisione della Costituzione federale.
La Svizzera al Consiglio d'Europa
La Svizzera era già membro del Consiglio d'Europa dal 1963 ed era pertanto logico che aderisse anche alla CEDU, uno dei principali ambiti di attività del Consiglio. Tuttavia il processo di adesione, il quale comportava tutta una serie di adeguamenti dell'ordinamento giuridico svizzero, incontrò alcuni ostacoli: da un lato, l'assenza del suffragio femminile, l'articolo sui Gesuiti e le restrittive disposizioni sugli stranieri e dall'altro i timori legati alla perdita della sovranità. L'influente consigliere agli Stati di Appenzello, Raymond Broger, riferendosi ai rapporti internazionali intrattenuti dalla «potenza commerciale svizzera» [cfr. fonte audio] dichiarò tali paure infondate: in un mondo globalizzato sono necessari nuovi aggiustamenti internazionali degli ordinamenti giuridici (nazionali).
Tuttavia la questione fu oggetto di discussione in Parlamento [cfr. dibattito in Consiglio nazionale]. Molti politici chiedevano l'indizione di una votazione popolare in quanto l'adesione imponeva importanti modifiche dell'ordinamento giuridico svizzero, dettate tra l'altro dalla possibilità di impugnare le decisioni adottate dal Consiglio federale o dal Tribunale federale dinanzi alla Corte europea dei diritti dell'uomo. Il Consiglio federale rinunciò a una votazione popolare affermando che gran parte dei diritti della CEDU erano già contemplati dalla Costituzione federale. Allo stesso modo si astenne dal sottoporre la decisione a referendum facoltativo dato che la Convenzione poteva essere denunciata dalle Parti in qualunque momento. Aderendo al Consiglio d'Europa la Svizzera dimostrò di voler far parte del patrimonio politico e giuridico europeo. Secondo l'allora consigliere federale Pierre Graber era impensabile che la Svizzera, con i suoi elevati standard in materia, potesse essere condannata per una violazione dei diritti dell'uomo.
Finalmente il 28 novembre 1974 la Svizzera ratificò la Convenzione. Le sue disposizioni, ormai parte integrante del diritto federale e pertanto vincolanti, sono da alcuni anni oggetto di crescenti critiche suscitate dalle decisioni della Corte di giustizia. Si ritrovano alcuni esempi in politica estera: come la negazione del diritto al ricongiungimento familiare per gli stranieri [Lavori della Corte di giustizia europea].
CEDU: bilancio e prospettive
Negli ultimi dieci anni la Corte di giustizia ha condannato la Svizzera in media di cinque volte l'anno, relativamente poche se si considerano i 250 ricorsi presentati. Tuttavia le conseguenze sono notevoli, in quanto la Svizzera deve ogni volta garantire, ad esempio attraverso modifiche di legge, che questi fatti non vengano reiterati. Molti esperti, tra cui la giudice Brigitte Pfiffner, riscontrano una certa mancanza di ritegno da parte dei giudici di Strasburgo: si contesta soprattutto la limitazione dei diritti nazionali.
Da un progetto di ricerca conclusosi 10 anni fa all'Università di San Gallo è emerso che «nessun altro trattato stipulato da quel momento in poi ha influito in misura così importante sull'ordinamento giuridico svizzero» [Università di San Gallo, 30 anni dall'adesione della Svizzera alla CEDU: esperienze e prospettive, progetto di ricerca 2004]. Aumentano le richieste di riforma della Corte di giustizia. Ad esempio si chiede che le sentenze possano essere pronunciate solo con la chiara maggioranza dei voti dei giudici. Anche il Consiglio federale ha analizzato in modo critico la CEDU. Nel pertinente rapporto di recente pubblicazione scrive che il riconoscimento dell'importanza di questa Convenzione non esclude un impegno a favore di riforme. Denunciarla non è tuttavia un'opzione poiché la CEDU costituisce un elemento portante di "un'Europa fondata su valori fondamentali comuni" [Comunicato dal 19.11.2014].