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La Capra delle nevi
Rivista numero 97– Marzo 2012
La Capra delle nevi
Di Luca Bettosini
La Capra delle nevi si arrampica senza sforzo e senza fretta ed avanza senza fatica nella neve profonda. Lungo pareti verticali, si avventura in passi, dove nessuno Stambecco oserebbe seguirla.
La Capra domestica è senza dubbio uno dei primi animali che gli uomini appresero ad allevare. Non si conosce la data esatta in cui cominciò il suo addomesticamento, ma esso risale con ogni probabilità al 7000-6000 a.C., se non ancora prima. Intorno al VII millennio a.C. la Capra era già diffusa ad est fino al Pacifico e all’Oceano Indiano, ad ovest fino all’Atlantico e attraverso l’Africa. La classificazione della capra domestica risale al 1758 ad opera di Linneo. È scientificamente nota come Capra hircus Linnaeus (Minelli, 1993). Ci sono però altre specie di capre nel mondo, una tra queste è la Capra delle nevi.
Il capitano James Cook, visitando nel 1778 il territorio dell’Alaska, si accorse che gli indigeni indossavano delle vesti tessute con un tipo di lana candida che apparteneva ad un animale sconosciuto. Notizie di questo tipo furono riferite anche da altri viaggiatori, ma fino al 1880 nessuno ebbe informazioni piú precise. La specie di animale utilizzata era la Capra selvatica dell’America settentrionale, chiamata Capra delle nevi o di montagna dell’Alaska: Oreamnus americanus.
“La capra delle nevi è un ungulato appartenente alla famiglia dei Bovidi, che comprende antilopi, gazzelle e bovini domestici. Precisamente fa parte della sottofamiglia dei Caprini, gruppo di trentatré specie comprendente le capre vere e proprie, le pecore, il Camoscio e il Bue muschiato. La Capra delle nevi è l’unica specie del genere Oreamnos. Questo nome deriva dai termini greci oros (da cui ore), “montagna” (o, in alternativa, “Oreadi”, le ninfe dei monti), e amnos, “agnello”. La Capra delle nevi vive esclusivamente in Nordamerica, sulle Montagne Rocciose e sulla Catena delle Cascate, dalle regioni settentrionali di Stato di Washington, Idaho e Montana, attraverso Columbia britannica e Alberta, fino allo Yukon meridionale e all’Alaska sud-orientale. Gli studiosi ritengono che la popolazione piú settentrionale sia quella che vive lungo le pendici settentrionali dei monti Chugach, nell’Alaska centro-meridionale. Popolazioni introdotte si incontrano anche in alcune aree di Wyoming, Utah, Nevada, Oregon, Colorado, Texas e South Dakota, nonché nella Penisola Olimpica dello Stato di Washington. Generalmente la Capra delle nevi è di carattere docile. Si sposta camminando lentamente e non prende la corsa che quando è spaventata; allora galoppa per alcune decine di metri, riprendendo poi la sua abituale andatura. Si arrampica senza sforzo e senza fretta ed avanza senza fatica nella neve profonda. Lungo pareti verticali, si avventura in passi, dove nessuno stambecco oserebbe seguirla.
Questa specie vive in piccoli gruppi, ma sono stati osservati raggruppamenti che arrivavano fino a 100 capi. Le capre delle nevi frequentano i prati elevati e riparano fra le rocce, sotto le falesie a strapiombo. Molto ghiotte di sale, esse conoscono saline e affioramenti di rocce salate che visitano a intervalli regolari. Questi luoghi attirano le capre, che percorrono considerevoli distanze per recarvisi, seguendo sempre gli stessi percorsi, tanto che le loro tracce finiscono per formare dei sentieri profondamente marcati nel suolo.
La Capra delle nevi ha pochi nemici naturali oltre all’uomo, che l’ha cacciata nel passato e continua ancora oggi, sparando spesso all’animale senza scopo, perché la capra ferita o morta cade dalle rocce su cui si trova in burroni o crepacci dove il cacciatore non riesce a raggiungerla. Anche i lupi cercano di aggredirla, ma non è una preda facile perché cerca rifugio sui pendii rocciosi scoscesi dove il lupo non riesce a inseguirla. Questa Capra si difende bene anche dagli altri predatori, comprese le aquile, utilizzando le sue corna aguzze. Per i piccoli la vita è piú difficile perché sono prede piú facili per vari tipi di carnivori come i puma, gli orsi bruni, i lupi, i coyote e le aquile. Diversamente da quanto succede nei branchi delle altre specie, le capre delle nevi sono guidate dai maschi. Le capre delle nevi raggiungono la maturità sessuale a circa trenta mesi. L’attività riproduttiva comincia in ottobre, raggiunge il suo culmine in novembre per poi declinare e cessare ai primi di gennaio. All’inizio della stagione degli amori si formano gruppi misti di maschi e femmine e i maschi diventano piú intolleranti del solito verso i rivali. I primi tentativi di corteggiamento sono piuttosto timidi e le femmine, che non sono ancora ricettive, reagiscono alle avances dei maschi con minacce e cornate e li costringono spesso a battere in ritirata. Questi ultimi, da parte loro, occupano parte del tempo a scavare buche colpendo il suolo con gli zoccoli anteriori. Spesso urinano nelle buche e poi vi si sdraiano: il bel mantello bianco diventa rapidamente sudicio e comincia a puzzare. I maschi piú giovani non si dedicano a questa attività con lo stesso impegno degli adulti e il loro mantello resta quasi pulito. Poiché si è osservato che gli individui piú sporchi e puzzolenti sono quelli che hanno maggior successo presso le femmine, si suppone che tale comportamento serva per dimostrare agli altri componenti del gruppo, maschi e femmine, quali sono gli animali dominanti e in grado di riprodursi.
Quando le femmine vengono avvicinate dai maschi maleodoranti, sono molto piú sottomesse che agli inizi della stagione riproduttiva; il maschio controlla ogni femmina annusandole la zona genitale per sapere se è in estro. Quando due maschi adulti sono in competizione, si minacciano con un lungo rituale: si mettono uno di fianco all’altro con le teste che guardano in direzione opposta, tenendole abbassate fino quasi a nasconderle fra le zampe anteriori. Sollevano quindi le spalle per sembrare piú imponenti. A volte però nessuno dei due animali si arrende davanti all’ostentazione di tanta forza fisica ed essi passano quindi al combattimento vero e proprio, in genere a colpi di corna diretti al ventre e ai quarti posteriori. Le capre delle nevi hanno la pelle della parte posteriore del corpo molto spessa, che serve loro come protezione, ma, durante questi combattimenti, riescono a infliggersi ferite gravi o addirittura mortali. Sia i maschi che le femmine si accoppiano solitamente con piú partner durante la stagione degli amori, nonostante alcuni maschi tentino in tutti i modi di tenere lontani altri membri dello stesso genere dalle femmine del suo gruppo. Dopo il periodo della riproduzione maschi e femmine si separano e i primi si radunano in piccole bande di due o tre capi. I gruppi di femmine, invece, possono essere composti anche da 50 esemplari.
Le femmine partoriscono di solito un piccolo per volta, infatti i gemelli sono piuttosto rari. I capretti nascono in primavera (a fine maggio o ai primi di giugno), dopo una gestazione di sei mesi. Le femmine danno alla luce i piccoli dopo essersi appartate in un luogo isolato. Dopo il parto leccano il piccolo per pulirlo e ingeriscono la placenta. I capretti, che alla nascita pesano poco piú di 3 chili, iniziano a correre e arrampicarsi (o almeno provano a farlo) dopo poche ore. Sebbene vengano svezzati nell’arco di un mese, rimangono con la madre per tutto il primo anno di vita (o fino a che la femmina non partorisce di nuovo, se questo non avviene durante la stagione successiva”. (1)
Quando gli uomini bianchi scoprirono le capre delle nevi e si accorsero che le loro pellicce erano, se non di ottima, almeno di discreta qualità, iniziarono una caccia senza tregua e ne massacrarono un gran numero. In molte zone, dove erano comuni da incontrare, divennero sempre meno frequenti e per salvarsi si spostarono sempre piú in alto possibile scegliendo come dimora luoghi cosí impervi e inaccessibili all’uomo. La sua carne, compresa quella degli individui piú giovani, era rifiutata persino dalle popolazioni native che non erano troppo delicate in fatto di gusto, per il disgustoso odore di Caprone. Protetta dopo le forti cacce subite, sopravvive nei parchi nazionali del Montana e dello Stato di Washington (200 capi) e nelle Montagne Rocciose canadesi (circa 2’000 capi).
Morfologia
La Capra delle nevi somiglia alla Capra domestica; anche se veloce, ha un corpo dall’aspetto piú tozzo, questo grazie al pelo che è ricchissimo e lungo. Anche il collo appare piú corto di quello della Capra domestica. La sua lunghezza varia tra i 140 e 160 centimetri ai quali si devono aggiungere circa 10 spettanti alla coda. È alta al garrese sino ad oltre 120 centimetri. Il suo peso può arrivare a 140 chili. Le corna sono nere e appuntite e raggiungono i 30 centimetri.
Caratteristiche di questa specie sono il tipo ed il colore del mantello e le corna possedute sia dai maschi che dalle femmine; in queste ultime però con dimensioni minori. Il mantello è bianco candido su tutte le parti del corpo e composto di lanetta fittissima, di qualità forse non inferiore a quella delle pecore di buona razza. La lanetta ed i peli setolosi sono molto lunghi e cosí fitti che l’animale sembra molto piú grosso di quanto non sia realmente. Inoltre ha una criniera nella parte superiore del collo e sul dorso, una ricca barba pendente e una sorta di criniera sugli arti.
“Per la sua particolare conformazione anatomica, la capra delle nevi è capace di arrampicarsi fra rupi scoscese, inaccessibili agli altri ungulati. Infatti, i suoi piedi sono dotati di zoccoli corti e quadrati. Ogni unghia può adattarsi a un differente livello, il che permette all’animale di aggrapparsi ad asperità rocciose molto ineguali. I legamenti delle dita del piede sono molto elastici e facilitano il divaricamento degli zoccoli. Per discendere un rapido pendio, l’animale si serve dei suoi due speroni, cosa che non possono fare gli altri Bovidi. Il regime alimentare di questo ruminante è molto variato. La Capra delle nevi bruca praticamente ogni specie di vegetali a sua disposizione, fatto che le permette di sopravvivere in zone abbandonate dagli altri erbivori. Essa predilige i cespugli di Ceanothus, di Artemisia e di Shepherdia e non disdegna i germogli di conifere, che costituiscono il suo pasto consueto durante l’inverno, quando la spessa neve la costringe a discendere nelle zone boschive. Questa capra mangia, senza riceverne danno, piante di tossicità mortale per il bestiame domestico. In cattività la sua dieta comprende cereali, erba medica, frutta e verdura. In natura le capre delle nevi vivono solitamente 12-15 anni e la durata della loro vita è strettamente correlata all’indebolimento dei loro denti. Negli zoo, tuttavia, possono vivere fino a 16-20 anni”. (2)
La Capra è un ruminante
Le capre sono ruminanti; ciò significa che il loro apparato digerente è in diviso in tre stomaci aghiandolari, il rumine, il reticolo e l’omaso, e uno ghiandolare, l’abomaso.
“Il sistema digerente delle capre è costituito da un complesso tubo digerente, molto lungo e multicamerale, nel quale ha luogo il processo di fermentazione, migliorando cosí l’estrazione dei nutrienti. La digestione nei ruminanti è piú complicata dalla presenza di organi come il complesso rumino-reticolare a monte dello stomaco ghiandolare (abomaso). Frapposto a questi organi c’è un altro diverticolo, l’omaso, funzionale alla concentrazione del bolo. Il sistema funziona come un delicato insieme di reazioni metaboliche in cui operano micropopolazioni di batteri, protozoi e microfunghi”. (3)
Note:
1 e 2: http://it.wikipedia.org/wiki/Oreamnos_americanus
3: www.animalinelmondo.com, “Capra domestica”, di Myriam Cascina.
Fonti
“Enciclopedia Animali”, di Giuseppe Scortecci, Edizioni Labor-Milano.
“Il mondo degli animali”, Enciclopedia Rizzoli.
Wikipedia, l’enciclopedia libera: http://it.wikipedia.org
www.sapere.it