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Dodici istituti bancari, tra cui figurano anche UBS e Credit Suisse, hanno accettato di pagare 1,87 miliardi di dollari (circa 1,81 miliardi di franchi svizzeri) per risolvere una vertenza giuridica negli Stati Uniti.
Le banche sono accusate da investitori di pratiche contrarie alla concorrenza sul mercato dei prodotti derivati di credito. L'accordo con la giustizia USA dovrebbe essere portato a termine entro una settimana circa, ha indicato ieri sera in una nota uno degli avvocati dei querelanti.
Il legale, che poco prima di informare la stampa ha notificato la decisione a un giudice di New York, non ha precisato a quanto ammontano le quote versate dai singoli istituti.
Le banche interessate sono, oltre a UBS e Credit Suisse, le americane Bank of America, Citigroup, Goldman Sachs, JPMorgan Chase e Morgan Stanley, le britanniques Barclays, Royal Bank of Scotland e HSBC, la francese BNP Paribas e la tedesca Deutsche Bank.
La vertenza riguarda titoli CDS ("credit default swap") - titoli finanziari derivati sul rischio di credito, che offre la possibilità di coprirsi dall'eventuale insolvenza di un debitore contro il pagamento di un premio periodico.
Un gruppo di investitori guidato dal fondo pensionistico degli operai metallurgici di Cleveland (Sheet Metal Workers Local No 33 Cleveland District Pension Plan) aveva presentato nel maggio 2013 una denuncia collettiva contro 12 banche e contro la società britannica Markit, principale fornitore di informazioni finanziarie sul mercato dei prodotti derivati CDS. Gli investitori ritenevano di essere stati penalizzati da un cartello illegale costituto da questi istituti attorno ad alcuni titoli CDS.
I querelanti chiedevano un risarcimento, sostenendo che il mercato dei CDS era "fondamentalmente diviso tra coloro che controllano e distorcono (le banche in questione) e coloro che, per poter partecipare al mercato, sono tenuti a sottostare alle condizioni".
Il Dipartimento di Giustizia USA e la Commissione europea hanno avviate inchieste nei confronti delle stesse banche, della Markit e l'Associazione Internazionale che riunisce le imprese operanti nel settore dei derivati (ISDA).