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Dal 19 settembre, il pozzo è stato sigillato. Transocean pubblicherà presto un rapporto sulle cause dell'esplosione della piattaforma petrolifera che affittava alla società britannica BP. Ma nel Golfo del Messico, la società americano-svizzera è accusata di essere corresponsabile.
David McCoy, un surfista abbronzato, fa il bagno tutti i giorni alla spiaggia di Pensacola ignorando i cartelli che lo sconsigliano da quando l'esplosione della piattaforma affittata da Transocean a British Petroleum (BP) ha causato la marea nera nel Golfo del Messico.
«La qualità dell'acqua non mi preoccupa, alla superficie non vedo niente di sospetto», dice il texano che è in formazione alla base della marina militare della zona.
«È assolutamente fuori discussione che io e i miei figli andiamo a fare il bagno», ribadisce invece dal canto suo Amanda Traudt, cameriera in uno dei migliori ristoranti della regione che, con il suo panorama mozzafiato sul mare e sui ripari per contenere il greggio, è stato poco frequentato quest'anno.
Migliorare la regolamentazione
«Mia figlia è nata con la marea nera», racconta Amanda Traudt accennando al suo bebè di 5 mesi, e aggiunge «Si vede meno petrolio in superficie qui che altrove, ma è quello che non si vede che ci farà ancora più male».
La chiusura definitiva con un tappo di cemento riduce completamente il rischio di nuove fuoriuscite, ma non risolve la catastrofe ecologica ed economica che continua a colpire il golfo e il suo litorale. E se BP è nella mira degli americani, anche Transocean non sfugge al marchio d'infamia.
Nonostante Transocean abbia cambiato rotta nel suo comportamento, mentre BP non l'ha fatto, agli occhi di Amanda Traudt e David McCoy la società americano-svizzera è corresponsabile e la regolamentazione per le trivellazioni offshore deve essere migliorata.
«Sono le decisioni di BP ad avere causato il disastro, ma Transocean si assume una parte delle responsabilità e dovrà pertanto aiutare la nostra regione a riprendersi», ha dichiarato Aaron Viles, responsabile di Gulf Restoration Network, un gruppo di associazioni ambientali della costa.
«No comment» di Transocean
Transocean, colosso mondiale delle trivellazioni offshore con sede a Zugo, ha rifiutato di rispondere alle domande di swissinfo.ch. «Non effettuiamo interviste registrate», ha affermato il portavoce Guy Cantwell.
Pensacola, che vive soprattutto di turismo, si trova a centinaia di chilometri dal luogo dell'esplosione. Ma quest'anno le spiagge, gli alberghi, gli appartamenti di vacanza e i ristoranti sono rimasti deserti.
«Anche se il petrolio non ha toccato tutte le spiagge in egual misura, la paura generalizzata della marea nera ha decimato la nostra economia», constata con rammarico Matthew Villmer, avvocato che rappresenta una trentina di vittime.
«Tra i miei clienti figurano un negozio di equipaggiamento per surfisti, due pescatori, un grossista di prodotti ittici, proprietari di appartamenti sul lungomare che hanno visto crollare il valore dei loro immobili, agenzie turistiche e addirittura dei fiorai che lavorano soprattutto in occasione di matrimoni celebrati sulle spiagge. La marea nera ha colpito profondamente la nostra economia in tutti i settori», sottolinea Matthew Villmer.
Far risarcire i clienti
Come i suoi colleghi, che gestiscono centinaia di denunce simili, anche Matthew Villmer deve innanzi tutto far risarcire i suoi clienti tramite il fondo speciale di 20 miliardi di dollari promessi dalla società britannica BP.
Questo fondo però «tratta male le vittime indirette della marea nera poiché prevede solamente un risarcimento massimo di 12'000 dollari indipendentemente dai danni subiti» spiega l'avvocato di Pensacola.
Per questo, le vittime decidono di sporgere direttamente denuncia senza nemmeno aspettare l'assegno del fondo speciale. E senza nemmeno aspettare i risultati delle infinite inchieste sulla marea nera.
A inizio settembre, BP ha pubblicato un'inchiesta interna che, per riassumere, fa ricadere la responsabilità su Transocean.
Dal canto suo, a breve anche Transocean presenterà il suo rapporto. Il contenuto dovrebbe essere simile all'inchiesta di della società britannica. Infatti, in maggio, il CEO ha dichiarato che BP è responsabile della catastrofe sottolineando che Transocean affittava la piattaforma.
Non essendoci una parte responsabile stabilita da un'inchiesta indipendente, quella del Congresso in particolare, le denunce sono state sporte sia contro BP sia contro Transocean.
Nessuna fiducia nelle inchieste
«Finché non sapremo cos'è accaduto, dobbiamo depositare denuncia contro entrambe le aziende per essere sicuri di ricevere un risarcimento», afferma Matthew Villmer.
Matthew Villmer sottolinea che «nelle settimane precedenti l'esplosione, alcune riparazioni non sono state fatte sulla piattaforma di Transocean. Occorre stabilire chi, se BP o Transocean, ha deciso di posticipare questi lavori».
Sul litorale la rabbia è tanta che tutte le inchieste sono criticate e considerate dubbie, anche quelle effettuate dalle autorità federali.
«Non ci fidiamo di nessuna di queste inchieste, siamo delusi dalla reazione del governo alla marea nera e da quella di BP. Di tutte le inchieste analizzeremo meticolosamente quella della commissione presidenziale e quella del ministero di giustizia» sostiene Aaron Viles di Gulf Restoration Network.
La società transocean
La società americano-svizzera di trivellazioni petrolifere offshore è il numero uno mondiale del settore e ha sede a Zugo .
La sede è stata trasferita dalle isole Cayman in dicembre 2008.
La maggior parte degli uffici di Transocean sono a Houston in Texas.
L'azienda è stata fondata negli Stati uniti nel 1973 ed è diretta dall'americano Steven Newman da marzo 2010.
Transocean è presente in una trentina di paesi, impiega 40 persone in Svizzera e circa 20'000 nel resto del mondo.
DENUNCE
Finora sono state sporte circa 250 denunce contro Transocean e BP.
Le denunce sono state presentate in diversi fori statunitensi. Saranno raggruppate da un magistrato federale a New Orleans.
Il ministero di giustizia americano, che continua le inchieste, intende anch'esso sporgere denuncia contro Transocean e BP.
Transocean ha chiesto a un tribunale americano di limitare la sua parte di responsabilità finanziaria a 27 milioni di dollari.
(Traduzione e adattamento Michela Montalbetti), swissinfo.ch