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È la reazione dei rappresentanti della comunità ebraica americana al rapporto finale della Commissione Bergier, che sostanzialmente conferma le posizioni da loro difese da tempo.
Adesso sperano che il rapporto non finisca a dormire in uno scaffale, ma animi dibattiti soprattutto tra i giovani e gli insegnanti. Non si tratta di capire solo il passato, affermano, ma anche trarre da questa vicenda una lezione per il futuro.
Corretto racconto della storia
Secondo il segretario generale del Congresso mondiale ebraico, Israel Singer, questo rapporto è importante perché riguarda il corretto racconto della storia. "Volevamo sapere quale capitolo della storia non era stato raccontato. A distanza di molti anni", ammette il rappresentante della comunità ebraica, "è difficile fare chiarezza su quanto avvenne e sul perché si sono commessi errori. Adesso", afferma Singer, "saranno gli storici a giudicare, ma potranno farlo alla luce anche di questi documenti".
"Non posso che congratularmi per il lavoro condotto", ha aggiunto Singer, ricordando che lo sforzo della commissione Bergier è uno dei tanti fatti in questi anni in Europa e altrove per cercare la verità storica di quanto veramente successe.
Conclusioni soddisfacenti per Eizenstat
Commentando le conclusioni del rapporto, Stuart Eizenstat, l'ex sottosegretario di stato durante l'amministrazione Clinton e mediatore per le questioni riguardanti l'olocausto, esprime soddisfazione per le conclusioni cui giunge la commissione. "Conferma quello che avevamo detto nel nostro rapporto, sia per quanto riguarda la politica dei profughi sia per quanto riguarda la cooperazione con il regime nazista, che non sempre è avvenuta in conformità con il principio della stretta neutralità".
"Il rapporto", aggiunge Eizenstat, "riconosce che il segreto bancario crea situazioni che non dovrebbero esistere". In particolare, riconosce che persone che hanno cercato i propri averi o quelli dei loro familiari non sono stati trattati adeguatamente.
Complessivamente ammette che quello della commissione Bergier è stato "un lavoro notevole. Pochi paesi hanno voluto guardare così accuratamente al loro passato. Adesso però questo rapporto non deve dormire negli scaffali, ma bisogna farlo conoscere soprattutto attraverso le scuole e gli insegnanti. Deve servire non solo a capire il passato, ma a trarre lezioni per il futuro" afferma, perché i paesi che imparano dal passato escono rafforzati.
Segnali positivi
Eizenstat è inoltre convinto che il confronto con il passato stia già producendo segnali positivi. Per esempio, è cambiata l'interpretazione del segreto bancario. I dittatori militari africani non possono più abusare del sistema bancario elvetico. Dopo l'11 di settembre, la Svizzera ha collaborato attivamente con gli Stati Uniti nella lotta al terrorismo e ha bloccato i conti di terroristi.
Anche la recente decisione di aderire all'ONU è un segnale sul ruolo positivo che il nostro paese vuole svolgere a livello internazionale.
Commentando il dibattito attualmente in corso in Svizzera per la creazione di un fondo di solidarietà per aiutare le vittime di catastrofi, Eizenstat spera che questo rapporto serva da impulso. Nessuno costringere gli svizzeri "a fare qualcosa che non vogliono".
A suo modo di vedere, comunque, "questo sarà piuttosto un test per vedere se si è capita la lezione che deriva dal rapporto Bergier".
Anna Luisa Ferro Mäder, Washington