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Impronta ecologica pro capite
L’«impronta ecologica» (secondo il Global Footprint Network GFN) è la misura più conosciuta per stabilire l’impatto ambientale globale dei consumi. Misura l’utilizzo delle risorse naturali ed esprime in ettari globali (gha) la superficie necessaria per la produzione di tali risorse. L’impronta ecologica permette di stimare in modo approssimativo (espresso in valore assoluto o in numero di pianeti Terra) se e in che misura l’utilizzo delle risorse naturali supera la capacità rigenerativa della biosfera (biocapacità). Se l’impronta ecologica dell’uomo supera la biocapacità del pianeta, si è di fronte a uno sfruttamento eccessivo della natura a livello globale.
L’attuale «impronta ecologica» della Svizzera corrisponde a circa 4,9 ettari globali (gha) pro capite. La biocapacità a livello mondiale corrisponde a 1,7 gha pro capite (GFN 2018). Ciò significa che se ogni persona nel mondo consumasse la quantità di risorse naturali pari a quella consumata da ogni abitante della Svizzera occorrerebbero le risorse prodotte da più di tre pianeti Terra. La situazione viene quindi valutata in modo negativo.
Lo squilibrio tra l’impronta ecologica della Svizzera e la biocapacità mondiale esiste da diversi decenni, ed è in continua crescita. La situazione viene quindi valutata in modo negativo.
- Indicatori correlati
- Impatto ambientale complessivo riconducibile ai consumi
A livello mondiale, la Svizzera fa parte dei Paesi con la più elevata impronta ecologica pro capite (33esimo posto su 150).
L’«impronta ecologica» considera tutte le fasi della fabbricazione di una merce, vale a dire dall’estrazione della materia prima all’utilizzo e allo smaltimento della merce, passando per la produzione e il trasporto. Rientrano nel calcolo non solo le risorse consumate e le emissioni generate nel nostro Paese bensì anche quelle consumate e generate all’estero. Rimane invece escluso l’inquinamento prodotto dalle merci e dai servizi esportati, in quanto non attribuibile al consumo interno.
L’impronta ecologica somma tutte le superfici necessarie per il nostro consumo: da una parte, ad esempio, le superfici agricole coltivate per produrre il cibo di cui ci nutriamo e le superfici edificate con impianti industriali, strade e insediamenti abitativi, dall’altra parte le superfici boschive destinate alla produzione di legname o all’assorbimento delle emissioni di CO2 prodotte dalle energie fossili. Ai fini del raffronto internazionale, le superfici vengono convertite in superfici produttive medie (ettari globali o gha).
Il metodo utilizzato è soggetto a un costante affinamento scientifico. Per il calcolo dell’impronta ecologica dell’agricoltura, il Global Footprint Network (GFN) ricorre ai dati della Food and Agriculture Organization delle Nazioni Unite (FAO) e ai valori medi globali dell’utile ricavato dalla produzione agricola. Tali utili, validi a livello mondiale, sono talvolta notevolmente inferiori rispetto a quelli ricavati in Svizzera.
Dal punto di vista del consumatore, l’«impronta ecologica» riassume in una cifra l’utilizzazione diretta del suolo, la cattura selvaggia di pesce e le superfici boschive (teoricamente) necessarie per compensare le emissioni di CO2 generate da fonti fossili. Non si tratta di un indicatore ambientale completo. Non si tiene conto del consumo di acqua dolce e di altre risorse naturali rinnovabili e non rinnovabili, della perdita di biodiversità o dell'impatto ambientale di inquinanti atmosferici, metalli pesanti, azoto e inquinanti difficilmente degradabili.
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