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BERNA - A meno di colpi di scena dell'ultima ora - una decisione della Corte europea dei diritti dell'uomo - martedì sarà espulso verso l'Italia il poliziotto cinese che ha denunciato un sordido traffico di organi che verrebbero prelevati ai condannati a morte in Cina. L'Ufficio federale della migrazione (UFM) infatti non ha voluto neppure entrare in materia sulla sua domanda di asilo.
Nijati Abudureyimu, questo il nome del poliziotto, dopo la sentenza negativa dell'UFM venerdì scorso ha ricevuto la lettera dell'ufficio neocastellano di soggiorno con cui gli si annunciava l'espulsione dal territorio elvetico. Una decisione a cui l'interessato ha reagito molto male, stando a quanto dichiarato oggi all'ATS dal suo avvocato Philippe Currat. Il cinese ritiene che la propria vita sia in pericolo; si sente minacciato dai servizi segreti del suo paese che operano in Italia e sa che i famigliari in Cina sono sotto pressione. Già in passato si era rifiutato di farsi accompagnare in Italia, da dove era giunto.
La sua vicenda ha suscitato un certo clamore, dopo la denuncia di un traffico di organi umani prelevati dai condannati a morte. "Un vero e proprio business in Cina", ha dichiarato in varie interviste. "Ognuno riceve la sua parte: il dottore che opera, i poliziotti che chiudono un occhio. Tutti!". Ha detto di voler raccontare alle Nazioni Unite le atrocità di cui è stato testimone. "Cuori, reni e occhi sono venduti a buon prezzo". Un rene, ad esempio, costa 300'000 yuan (46'000 franchi).
SDA-ATS