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Chiunque ponga la domanda: «Adamo ed Eva avevano l’ombelico?», oppure: «Come ha fatto Caino a prender moglie?», ha fondamentalmente frainteso il significato delle scritture bibliche.
Traduzione dal tedesco: Italo L. Cherubini
Nel nostro mondo occidentale, la maggior parte delle persone ha difficoltà ad avvicinarsi e comprendere i testi biblici. E la domanda sorge spontanea: perché? Perché la Bibbia non è più compresa? Perché le sue narrazioni sono respinte come «non vere»? E perché le profonde narrazioni bibliche sono interpretate da altri in modo fondamentalista?1
Cosa intendiamo per «veror»?
Una delle ragioni più importanti della mancata comprensione dei testi biblici è, secondo me, che noi nel mondo occidentale non abbiamo più accesso alla narrazione, alla teologia del racconto e al linguaggio simbolico del Medio Oriente antico, e quindi anche alla Bibbia. Questo è soprattutto perché noi oggi, consciamente o inconsciamente, abbiamo una rappresentazione esclusivamente storica e scientifica della verità: «Vero» è per noi ciò che storicamente è accaduto in un determinato modo. «Vero» è ciò che può essere provato scientificamente.
Quasi automaticamente leggiamo anche i testi biblici attraverso questi «occhiali», con questa comprensione della verità. Cioè, leggiamo la Bibbia come se fosse un resoconto storico o un trattato scientifico. Questo ci porta a un conflitto tra le nostre conoscenze storiche e scientifiche e numerose affermazioni nella Bibbia: per esempio, con l’affermazione che Dio ha creato il mondo in sette giorni, che c’è stato un diluvio universale, che Mosè ha diviso il mare o che Gesù ha camminato sulle acque. Per questo motivo, la Bibbia è liquidata da molte persone come «falsa», come una «pia favola».
«Tu sei il mio sole»
In altre aree della vita, tuttavia, ci è chiaro che la «verità» non può essere determinata solo storicamente o scientificamente. Per esempio, quando gli innamorati si scrivono in una lettera d’amore: «tu sei il mio sole», capiamo intuitivamente cosa si intende con questo. Nessuno ha l’idea di comprendere scientificamente questa affermazione. Una tale comprensione non sarebbe molto lusinghiera. «Tu sei il mio sole» significherebbe, tra le altre cose: a) sei composto dal 92,1% di idrogeno e dal 7,8% di elio; b) sei a 149,6 milioni di chilometri da me c) la tua circonferenza è di 4,4 milioni di chilometri, ecc. Con una lettera d’amore è «chiaro come il giorno» per noi che non si tratta di una realtà scientifica naturale, ma di un’altra dimensione, di un’altra verità rispetto alla verità scientifica naturale.
La Bibbia: un libro recente
Per quanto riguarda la Bibbia, tuttavia, dobbiamo prima essere consapevoli che la stragrande maggioranza dei testi della Bibbia non sono resoconti storici e certamente non sono trattati scientifici. Sono piuttosto testi teologici: testi che riflettono sulla nostra vita umana, che chiedono un senso, che formulano convinzioni etiche e che raccontano la fede in Dio. Non dobbiamo dimenticare che la gente al tempo della Bibbia non era meno intelligente di noi: i crani di Homo sapiens (homo sapiens idaltu) trovati in Etiopia hanno circa 160.000 anni, i reperti nella grotta di Misliya sul Monte Carmelo sono stimati a 177-194.000 anni fa, e nel 2017 ci sono stati persino reperti in Marocco (Djebel Irhoud) stimati a 300.000 anni fa.2 In confronto, solo un periodo piuttosto breve di 2000-3000 anni è passato dalla redazione della Bibbia ad oggi, periodo durante il quale il cervello umano non è che sia migliorato significativamente. In altre parole, le nostre capacità intellettuali non sono superiori a quelle delle persone che hanno scritto la Bibbia.
Questioni sull’umanità
Certamente, c’è stato un enorme aumento delle conoscenze scientifiche e storiche dopo l’Illuminismo e l’industrializzazione. Ma in altri campi, l’uomo non è certo diventato più saggio, per esempio in questioni che riguardano la risoluzione pacifica dei conflitti, le relazioni interpersonali, la giustizia sociale, l’uso delle risorse, il superamento delle crisi esistenziali, la ricerca di significato, l’amore e la felicità, e così via. Sono questioni sociali, etiche, filosofiche e teologiche, in breve questioni sull’umanità. Questo è esattamente ciò di cui parla la Bibbia con grande profondità, varietà, saggezza e abbondanza. Alcuni esempi lo illustreranno di seguito.
Creazione in «sette giorni»
Così, quando la Bibbia parla di una creazione in «sette giorni» non deve essere inteso storicamente come 7×24 ore. Vuol dire piuttosto che esiste un mondo pieno di vita, estremamente sorprendente, vuol dire che si deve credere in un Dio come potenza creatrice buona, una potenza creatrice che è al lavoro tutti i giorni («ogni giorno della settimana») cioè sempre (cfr. in dettaglio André Flury: La creazione – oppure sulla fiducia nel bene).
Adamo ed Eva
Quando l’umanità viene fatta risalire ad Adamo ed Eva (la «la madre di tutti i viventi»), questo non significa che storicamente nella storia dell’evoluzione ci sia stata una sola coppia umana all’inizio. Piuttosto, chi ha scritto il libro biblico della Genesi ha voluto formulare con esso la convinzione che tutte le persone sono unite insieme come una «famiglia», indipendentemente dal colore della pelle, dalla religione, dall’etnia e dovrebbero comportarsi di conseguenza. Tutte le persone hanno la stessa dignità, e nel linguaggio biblico questo vuol dire che tutti gli esseri umani sono fatti a immagine di Dio (cfr. in dettaglio André Flury: L’immagine di Dio – l’essere umano nella creazione).
Nessun diluvio universale
Il racconto di Noè e del diluvio (Genesi 6–9) non cerca di affermare che un tempo ci fu un diluvio universale che cancellò dalla faccia della terra tutte le persone tranne Noè e la sua famiglia. Piuttosto, la narrazione affronta la domanda: cosa fa Dio di fronte alla violenza umana? Una prima possibilità, che Dio possa distruggere il popolo violento, è interpretata narrativamente, ma respinta come una visione troppo limitata. L’umanità non può essere educata ad essere migliore con la violenza. Il racconto biblico del diluvio vuol quindi affermare che Dio non risponde alla violenza con altra violenza, ma con un’alleanza di pace. Questo viene suggerito a noi umani come modello per la risoluzione dei conflitti. (cfr. a riguardo André Flury: Il diluvio o la trasformazione dell’immagine di Dio).
Gesù «cammina» sulle acque
Quando si afferma che Gesù abbia camminato sulle acque (Vangelo di Marco 6,45-52), non si vuole dire che Gesù abbia così annullato la gravità fisica. Piuttosto il «mare di Galilea/Genezaret» rappresenta il caos originario. È in questo caos primordiale che la potenza occupante romana, una «legione di maiali» , sarà un giorno affogata (cfr. Vangelo di Marco 5,1-20). Gesù, tuttavia, non perisce in questo caos, ma sta in piedi e trova la sua strada perché si fida completamente di Dio, perché è completamente riempito con lo Spirito di Dio. Le persone che seguivano Gesù erano arrivate a questa convinzione, perciò credevano in lui come Messia (Cristo, unto di Dio), credevano che Dio fosse presente in Gesù di Nazareth e perciò lo chiamavano Figlio di Dio.
Racconti veri
Chi impara a capire i racconti biblici in questo modo riconosce la dimensione profonda, il vero significato di questi racconti. Sono narrazioni autentiche nel senso che ci danno la conoscenza della nostra umanità e del mistero che chiamiamo Dio. Sono storie vere perché ci portano anche oggi nella vita con tutti i suoi alti e bassi, perché ci incoraggiano a fare il bene, perché mantengono viva in noi la fiducia in Dio.
- Cfr. su quanto segue André Flury: Erzählungen von Schöpfung, Erzeltern und Exodus (STh 1,1), Zürich 2018, p. 11-13ss.
- Per una panoramica sulla filogenesi degli esseri umani cfr. per esempio Winfried Henke / Hartmut Rothe: Stammesgeschichte des Menschen, Berlin 1999; stessi: Menschwerdung, Frankfurt a. M. 2003.
Crediti immagine:
Copertina: iStock, RoterPanther / Immagine 1: iStock, talgart / Immagine 2: Untitled (1965) by Jannis Kounellis. Giallo, vernice rossa su alluminio. Mostra alla Galleria Giorgio Franchetti alla Ca’ d’Oro, Venezia 2019 / Immagine 3: Camminare sull’acqua. Biennale d’Arte di Venezia 2019, Padiglione Italiano Italia / Immagine 4: photocase.de, Leonard