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Riuniti in assemblea straordinaria a Sempach, i delegati dell’Unione democratica di centro approvano l’aut aut della testa del partito.
Il dieci dicembre i popolari democratici o i socialisti dovranno cedere un seggio in Consiglio federale a Blocher.
L’assemblea dei delegati dell’Unione democratica di centro (UDC), che si è tenuta a Sempach nel canton lucerna ha confermato la strategia politica del partito in vista dell’elezione del Consiglio federale che avrà luogo il 10 dicembre.
Unica, ma non assoluta, novità: l’UDC non esiterà ad attaccare il seggio della socialista Calmy-Rey qualora la sinistra contribuisse a rieleggere entrambi i consiglieri federali del Partito popolare democratico (PPD).
Sì alla strategia dell’aut aut
L’assemblea straordinaria dei delegati UDC ha votato compatta per la strategia proposta dalla testa del partito: se Christoph Blocher non sarà eletto in Consiglio federale al posto di un popolare democratico o, perché no, di un socialista, l’UDC andrà all’opposizione:
L’UDC ha diritto a due seggi in Consiglio federale e deve essere libera di imporre i suoi candidati: su questo punto i 520 delegati presenti a Sempach si sono trovati tutti concordi, sostenendo senza riserve il loro attuale consigliere federale Samuel Schmid e il loro uomo più carismatico, quel Christoph Blocher che designano come «futuro consigliere federale».
L’assemblea si è dimostrata meno compatta quando si è trattato di discutere la strategia da adottare se il tribuno zurighese non dovesse riuscire a scalzare uno dei due consiglieri federali del PPD. Su proposta di quattro membri vodesi e di Toni Bortoluzzi, i delegati hanno deciso, con 448 voti contro 13, di prendere di mira anche il seggio della socialista Micheline Calmy-Rey.
Pronti all’opposizione
Il punto più controverso è stato l’eventuale passaggio all’opposizione qualora i parlamentari degli altri partiti si rifiutassero di seguire le proposte dell’UDC.
Gli interventi delle sezioni bernese, grigionese e turgoviese che hanno messo in guardia dai pericoli insiti in questa scelta non sono stati sufficienti a scoraggiare l’assemblea che ha accettato con 449 voti a favore, 7 contrari e 57 astensioni, l’ipotesi “opposizione”.
«Non possiamo immaginarci all’opposizione», ha dichiarato durante il suo intervento Hermann Weyeneth, presidente della sezione bernese dell’UDC, alla quale appartiene Samuel Schmid. «Oggi dovremmo limitarci ad accordare un sostegno senza riserve ai nostri due candidati. Se dovessimo fallire il 10 dicembre allora potremmo tornare a discutere della strategia da adottare».
Weyeneth ha continuato sottolineando che senza rappresentanti in governo è impossibile influenzare i dossier politici che sono di competenza esclusiva del Consiglio federale. Andando all’opposizione sarebbe difficile dare seguito al mandato affidato all’UDC dai suoi elettori.
Opposizione non significa dire sempre di no
Le parole di Weyeneth non hanno però convinto l’assemblea, che ha preferito respingere qualsiasi ipotesi di soluzione intermedia. «L’epoca delle mezze misure che ci è stata imposta finora è finita», ha affermato il consigliere nazionale zurighese Christoph Mörgeli. «Ci assumeremo una responsabilità di governo solo se la nostra politica potrà essere messa in atto dai candidati che noi riteniamo essere i più competenti e rappresentativi».
Accettare una soluzione di mezzo, come l’elezione di un altro UDC al posto di Blocher «nuocerebbe al partito». Andare all’opposizione è la sola alternativa credibile in caso di non elezione dei candidati ufficiali: questa è stata l’opinione della maggior parte degli oratori, tra i quali si trovavano il presidente del partito Ueli Maurer e il presidente del gruppo parlamentare Caspar Baader.
Mörgeli ha spiegato che per politica d’opposizione, l’UDC intende «denunciare le disfunzioni, proporre delle soluzioni migliori e ricorrere alle votazioni popolari». Ciò non significa però dire di no a tutto per principio.
Ammoniti gli altri partiti
Mörgeli e Baader hanno poi ammonito gli altri partiti. Se l’UDC andasse all’opposizione, al governo ci sarebbe una coalizione di centrosinistra. In questo caso liberali e popolari democratici dovrebbero fare i conti con il proprio elettorato ed è molto probabile che fra quattro anni i socialisti sarebbero costretti a lasciare il governo.
A nessuno però piace immaginarsi scenari carichi di tensione e i delegati dell’UDC sperano che da qui al 10 dicembre il PPD riconosca la propria sconfitta e ritiri spontaneamente uno dei suoi due consiglieri federali.
swissinfo e agenzie
In breve
Contemporaneamente ai delegati dell’Unione democratica di centro si sono riuniti anche i delegati socialisti.
I delegati della sinistra hanno ribadito che non solo non voteranno per Blocher ma che eviteranno di depositare nell’urna schede bianche. Queste infatti potrebbero favorire l’elezione del tribuno zurighese.
I socialisti non intendono inoltre in nessun caso cedere il seggio di Micheline Calmy-Rey. Visto il numero di mandati in parlamento, liberali e UDC, i due partiti di destra, non hanno diritto a più di quattro seggi in governo.
Per i socialisti infatti il successo dell’UDC è da attribuire ad una diversa distribuzione dei voti all’interno del blocco borghese.