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Storicamente, le zone del mondo in cui il calcio ha un peso maggiore sono Europa e Sudamerica. Ancora oggi, i campionati latino americani - soprattutto quello brasiliano e quello argentino - e del Vecchio Continente sono i più competitivi. I club e le nazionali che provengono da queste aree hanno il maggior blasone. In questo secolo, però, il calcio professionistico ha cominciato a crescere anche in altre fette del globo: dagli Stati Uniti ad alcuni paesi arabi, sino alla Cina.
Lo sviluppo del business del pallone fuori dai suoi tradizionali territori sta avendo un impatto sulla geopolitica del calcio. Dai mondiali di USA '94 - in un certo senso precursori del cambiamento - sino a quelli tenutisi in Giappone e Corea del Sud nel 2002 e al futuro evento di Qatar 2022 (di cui vi abbiamo già parlato qui), il calcio ha allargato il suo raggio. Anzi, la FIFA ha sostenuto e continua a sostenere questo tipo di sviluppo, consapevole degli introiti che esso può generare. Lo sviluppo che avrà il mondiale per club della FIFA, potrebbe essere un ulteriore elemento di questo processo.
Ad essere preoccupate, però, sono Uefa e Conmebol, le massime organizzazioni in Europa e Sudamerica. Queste federazioni sembra stiano cercando delle sinergie, per contrastare la graduale perdita delle proprie posizioni. Secondo quanto riportato da Pippo Russo, in un articolo pubblicato da calciomercato.com lo scorso 10 febbraio, gli sforzi comuni di Uefa e Conmebol si concentreranno "sull'espansione del calcio femminile, lo sviluppo del calcio di base, la messa in comune degli studi sui più avanzati programmi d'allenamento e dei sistemi per l'abilitazione degli allenatori, il coordinamento dei calendari stagionali, il futuro delle competizioni e il rafforzamenti della cooperazione istituzionale".
Intanto, però, i paesi del nuovo che avanza accelerano. In Cina, ad esempio, sono da poco partiti i lavori per la costruzione del nuovo stadio dell’Evergrande Guangzhou, la squadra allenata da Fabio Cannavaro. Come riportato dal Corriere della Sera, “sarà un megastadio”, con “100 mila posti a sedere (sarà il più grande stadio del mondo, ndr.), saloni per riunioni, sale stampa, area per i delegati FIFA, 152 stanze private per spettatori speciali e altre 16 suites per quello molto speciali”. Con questi grandi progetti la Cina cerca di cogliere l’opportunità di organizzare una futura coppa del mondo, oltre che al già citato mondiale per club.
Che i nuovi potentati calcistici cadano nel gigantismo è un rischio esistente. Lo è altrettanto, però, la possibilità che la geopolitica calcistica continui a mutare i rapporti di forza all’interno della FIFA, a svantaggio di Europa e Sudamerica. Non si tratta di una cosa negativa in sé, ma – forse – dobbiamo cominciare ad abituarci a nuovi scenari.
TM