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L'accordo sul clima concluso sabato a Parigi "non è così ambizioso come la Svizzera aveva sperato". Anche perché alcuni Paesi emergenti si sono opposti a impegni di trasparenza e a misure per verifiche concrete, dice il capo della delegazione elvetica Franz Perrez.
"Ci sarà ancora del lavoro da fare nelle prossime conferenze, tra cui quella in Marocco l'anno prossimo", prevede l'ambasciatore svizzero in un'intervista pubblicata oggi da "La Liberté".
Il negoziatore non ha esitato a puntare il dito verso i Paesi che hanno posto resistenza: "Sono i Paesi sviluppati del "Like Minded Group" che hanno sempre tentato di ampliare il divario Nord-Sud: l'India, la Cina, la Malesia, il Venezuela, l'Egitto e l'Arabia saudita".
Sulla trasparenza "certi Paesi emergenti hanno fatto di tutto per bloccare il passaggio a un regime efficace e resistente", deplora Perrez. "Hanno argomentato contro l'obbligo di fare rapporti trasparenti e verifiche concernenti il finanziamento ricevuto".
Il capo della delegazione elvetica ha spiegato le conseguenze dell'accordo per la Svizzera: questo "determinerà l'obiettivo per il periodo post 2020 durante il processo di ratifica della nuova intesa davanti al parlamento. Probabilmente l'anno prossimo".
"In principio, se la Svizzera continua in maniera ambiziosa la sua politica nazionale sul cambiamento climatico e rafforza passo passo le sue misure, sarà sulla buona strada", valuta Perrez.
SDA-ATS