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Il monopattino esisteva già 100 anni fa
Questo «diabolico mezzo di trasporto» anteguerra era molto popolare tra i gangster e i postini. I «motorini» da pilotare in piedi non sono dunque un’invenzione recente. Nel 1915, percorrevano già rumorosamente le strade europee e statunitensi.
Sono sulla bocca di tutti. I monopattini elettrici invadono le città dell’Europa intera. E molte persone non si sono limitate ad apprezzare i modelli a noleggio: migliaia di svizzeri si spostano ormai con un mezzo di proprietà di questo tipo.
In realtà, tuttavia, il concetto del monopattino non è affatto nuovo. Al contrario risale a molto tempo fa. Gli antenati degli attuali monopattini percorrevano già le strade europee e statunitensi all’inizio del secolo scorso. E a tutta velocità: i veicoli di prima della Seconda guerra mondiale raggiungevano già i 30 km/h sul tachimetro.
Il primo modello fu lanciato sul mercato nel 1915 dalla società newyorkese Autoped Company di Long Island City. Tale monopattino era dotato di un motore a scoppio e funzionava a benzina. Autoped presentava all’epoca il mezzo come la soluzione ottimale per tutti i problemi di mobilità: si trattava infatti di un «veicolo ideale per le brevi distanze», che permetteva agli impiegati di recarsi sul posto di lavoro, alle casalinghe di fare i loro acquisti e ai postini di raggiungere i destinatari della corrispondenza. La società beneficiò di un sostegno importante: la pioniera statunitense dell’aviazione Amelia Earhart celebrò i meriti del monopattino attraverso alcuni annunci pubblicati sui giornali. Lo slogan recitava: «In futuro nessuno dovrà più correre».
Le poste di New York e di altre città americane rappresentavano dei clienti particolarmente importanti per Autoped. I postini utilizzavano tali veicoli per consegnare lettere e pacchi. Ma anche le gang criminali si servivano dei monopattini: per scappare dalla polizia nelle stradine più strette di New York.
I detrattori del «diabolico mezzo di trasporto» moderno lo consideravano tuttavia un problema. E lo etichettarono come ridicolo, pericoloso e fastidioso. Inoltre, l’invidia sociale finì per attizzare la collera dei più poveri. I monopattini costavano infatti parecchio – 100 dollari, l’equivalente di 2300 franchi di oggi – ed erano dunque accessibili soltanto per le élite. Il che non fu apprezzato.
Durante la prima guerra mondiale, la moda dei monopattini si estese all’Europa. Nel 1919, la società Krupp presentò un proprio modello, il «Motorläufer». Il veicolo era stato concepito al fine di «riempire un vuoto importante nel mercato, a metà strada tra una normale bicicletta e la moto», indicò all’epoca l’azienda. Con tale mezzo a trazione anteriore, era sufficiente spostare il manubrio verso di sé per ingranare e frenare, e spingerlo leggermente in avanti per accelerare.
Lo stop arrivò nel giro di qualche anno
Tutti quegli sforzi furono tuttavia vani. Con il passare del tempo, i primi monopattini si rivelarono un flop. Krupp interruppe la produzione del «Motorläufer» a partire dal 1922. L’apparizione del proprietario della società in persona, Alfried Krupp, alla guida di un monopattino in uno spot promozionale non cambiò nulla. Il mancato successo venne attribuito alle cattive condizioni della rete stradale. La crisi economica nel periodo della repubblica di Weimar fece probabilmente il resto.
Gli antenati degli attuali monopattini non riscontrarono successo neppure nel loro Paese di origine. Nel 1921, Autoped rinunciò a proseguire la produzione. Gli storici statunitensi sono unanimi: «Erano troppo cari per essere lasciati di fronte alla porta di casa e troppo pesanti per essere trasportati dentro».
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