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Il secondo miliardo di coesione dovrebbe essere versato all'Unione europea. Ne è convinta la Commissione della politica estera del Consiglio degli Stati che ha esaminato per la prima volta il progetto trasmessole la settimana scorsa dal Consiglio federale.
L'entrata in materia è stata approvata con 11 voti contro 2, hanno indicato oggi i servizi del Parlamento su Twitter. Le Camere federali si pronunceranno sul tema durante la sessione autunnale.
Il Parlamento aveva accolto nel dicembre 2019 il secondo contributo svizzero al fondo di coesione europeo, pari a 1,3 miliardi di franchi su dieci anni, a condizione che l'UE non adottasse misure discriminatorie contro la Confederazione.
Il Consiglio federale vuole ora togliere questa condizione e sbloccare il contributo. Berna vuole così mostrare a Bruxelles che, nonostante la fine dei negoziati sull'accordo quadro, la Svizzera intende rimanere un partner affidabile e contribuire in modo costruttivo al buon funzionamento di questo partenariato.
Per il Consiglio federale, lo sblocco del miliardo di coesione deve consentire di fare passi avanti in altri dossier trattati con l'UE, in particolare il riconoscimento dell'equivalenza borsistica da parte dell'Unione europea.
I fondi del credito quadro per la coesione possono essere impiegati soltanto a partire dal 3 dicembre 2024. Non sono direttamente versati ai Paesi partner ma attribuiti a progetti e a programmi specifici. Un processo che può durare tre anni.
Anche in caso di sblocco entro la fine dell'anno, sarà quindi difficile raggiungere un impiego totale dei fondi sulla base della legislazione