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Altri 2,5 miliardi di franchi a disposizione del programma per i casi di rigore e l'assicurazione contro la disoccupazione. Così il Consiglio federale ha deciso di potenziare gli aiuti alle attività economiche colpite dalla pandemia e dalle restrizioni ad essa legate. La modifica di legge sarà proposta dal Consiglio federale al Parlamento nella sessione primaverile del 2021, e risponde all'esigenza di potenziare ulteriormente i programmi cantonali per i casi di rigore, nel momento in cui i Cantoni stanno lavorando a ritmo sostenuto per attuare tali programmi e il fabbisogno potrebbe aumentare se tutte le imprese colpite ricorreranno agli aiuti o se le misure sanitarie dovessero essere prorogate oltre la scadenza prevista. In molti Cantoni le imprese ricevono già oggi aiuti finanziari e le richieste possono essere inoltrate in quasi tutti i Cantoni. L'importo complessivo, dunque, delle cifre a disposizione salirà a 5 miliardi di franchi, due terzi dei quali a carico della Confederazione e il terzo restante a carico dei Cantoni.
In vista di un eventuale peggioramento del mercato creditizio, il Consiglio federale sta tuttavia collaborando con il settore bancario per preparare a titolo preventivo un rinnovo del sistema delle fideiussioni solidali COVID-19 incentrato sulle piccole e medie imprese (PMI) che durante la prima ondata non hanno ottenuto crediti COVID-19. Oltre a elaborare la relativa ordinanza del Consiglio federale, sarebbe necessario stanziare un nuovo credito d’impegno.
Per quanto riguarda l'assicurazione contro la disoccupazione, il Consiglio federale ha incaricato il DFF, in collaborazione con il DEFR, di presentare nella legge COVID-19 la base per prolungare di tre mesi l’indennità giornaliera, affinché i disoccupati non vengano penalizzati in seguito alla difficile situazione sul mercato del lavoro svizzero. Inoltre l’Esecutivo propone che la Confederazione assuma, come nel 2020, i costi dell’assicurazione contro la disoccupazione (AD) per finanziare le indennità per lavoro ridotto versate nel 2021, a prescindere dal raggiungimento del limite di debito massimo del fondo AD. Questo consente di rafforzare la fiducia nell’affidabilità delle prestazioni dell’AD nonché la sua capacità di agire quale stabilizzatore congiunturale. I costi per le finanze federali sono stimati a circa 6 miliardi. Il 3 febbraio 2021 il Consiglio federale adotterà il messaggio concernente le modifiche di legge necessarie per il potenziamento dei programmi per i casi di rigore e le misure nell’ambito dell’AD. Il Parlamento lo vaglierà nella sessione primaverile.
Ueli Maurer: «Non siamo seduti su una miniera d'oro, stiamo comunque facendo dei debiti, anche se ci muoviamo su livelli di punta fra le varie nazioni per quanto riguarda il sostegno all'economia»
Alain Berset: «L'evoluzione dei casi è più lenta, così come rallenta il numero dei decessi, ieri per la prima volta dall'ottobre scorso siamo stati sotto i 2'000 casi la settimana. Occorre comunque cautela perchè il tasso di riproduzione continua a restare alto. Questa diminuzione dei casi nasconde in realtà un raddoppio ogni due settimane dei casi relativi alle nuove varianti, giunti la settimana scorsa al 10% sul totale dei casi segnalati»
Il consigliere federale ha sottolineato come attualmente ci siano più test a disposizione per testare le persone asintomatiche più a rischio, ad esempio chi lavora nelle case anziani o nel settore sanitario, negli alberghi e in generale nelle aziende. Nelle ultime settimane lo strumento è stato utilizzato troppo poco, per cui ora la Confederazione pagherà il costo dei test rapidi sulle persone asintomatiche. I test potranno essere eseguiti sul posto dal personale stesso e i risultati negativi non dovranno essere notificati. Chi risulta positivo dovrà sottoporsi a un test PCR il cui risultato dovrà invece essere notificato. L’estensione della strategia di test ha anche lo scopo di contribuire a identificare e contenere per tempo i focolai locali, per esempio nelle scuole. Non da ultimo perché le nuove varianti del coronavirus, più infettive, si stanno ulteriormente diffondendo in Svizzera. La Confederazione assume i costi dei test sulle persone senza sintomi anche in questi casi. Il Cantone deve presentare all’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) un piano che riporti dove sono eseguiti, su chi e con che frequenza e il tipo di test impiegato. I criteri di test dell’UFSP sono adeguati di conseguenza. L’estensione della strategia richiede una modifica dell’ordinanza 3 COVID-19, che entrerà in vigore domani giovedì 28 gennaio.
Sulla proposta di testare i frontalieri, non contemplata nelle nuove misure, Berset ha sottolineato come ciò comporterebbe «un caos organizzato» a causa delle migliaia di persone che attraversano la frontiera ogni giorno e sarebbero quindi da testare, quindi è un approccio non praticabile.
Circa l'obbligo dei test per i visitatori delle case di cura, tale decisione ricade ancora sulle direzioni dei singoli istituti.
Le disposizioni sulla quarantena dopo un contatto stretto sono integrate da una strategia di «test e rilascio». Secondo le regole vigenti, bisogna stare in quarantena per dieci giorni a decorrere dall’ultimo contatto con una persona contagiata. D’ora in poi, con il consenso dell’autorità cantonale competente, la quarantena potrà essere terminata prima, a condizione che la persona interessata risulti negativa a un test antigenico rapido o a un’analisi biomolecolare (test PCR) eseguiti al più presto il settimo giorno. I costi del test sono a carico della persona interessata. Fino al termine ordinario della quarantena (dieci giorni), la persona interessata deve continuare a indossare una mascherina facciale e tenersi a una distanza di 1,5 metri dalle altre persone, salvo che si trovi nella propria abitazione o nel proprio alloggio (p. es. casa di vacanza, albergo). In caso di test positivo, la persona interessata deve mettersi immediatamente in isolamento.
La nuova strategia di «test e rilascio» vale anche per chi entra in Svizzera in provenienza da uno Stato o una regione con rischio elevato di contagio. All’entrata in Svizzera queste persone dovranno presentare un test PCR negativo eseguito non più di 72 ore prima. Dopodiché si dovranno mettere in quarantena per dieci giorni, come finora. Possono però concludere la quarantena a partire dal settimo giorno se risultano negative a un test antigenico rapido o a un test PCR. Anche chi giunge in aereo da Paesi o regioni non considerati a rischio deve presentare un test PCR negativo. Il controllo è eseguito prima dell’imbarco.
Attualmente vengono registrati soltanto i dati di contatto delle persone in provenienza da un Paese o da una regione a rischio. In futuro, anche chi giunge in Svizzera in aereo, battello, autobus o treno da un Paese o una regione che non presenta un rischio elevato di contagio dovrà fornire i propri dati di contatto. Questi dati saranno registrati mediante un modulo di entrata elettronico. In questo modo si potranno tracciare più facilmente e rapidamente i contagi e interrompere tempestivamente le catene di infezione. Le regole di quarantena e di entrata in Svizzera decise dal Consiglio federale rendono necessario un adeguamento delle pertinenti ordinanze COVID-19. Le nuove disposizioni entreranno in vigore l’8 febbraio.
Dal 1° febbraio le violazioni dei provvedimenti per combattere l’epidemia saranno esplicitamente considerate come infrazioni e in alcuni casi potranno essere sanzionate con multe disciplinari. L’importo della multa sarà compreso tra 50 e 200 franchi, a seconda della gravità dell’infrazione. Può per esempio essere multato chi non porta una mascherina sui mezzi pubblici e alle fermate, nelle stazioni oppure all’interno o nelle aree esterne di strutture accessibili al pubblico. Sono inoltre previste multe disciplinari per chi partecipa o svolge manifestazioni private vietate. Lo scopo della punizione immediata e rapida mediante multa è di promuovere il rispetto dei provvedimenti nella società e di sgravare le autorità di perseguimento penale.
Dal 1° febbraio la Confederazione assume anche i costi delle vaccinazioni effettuate dai farmacisti, alle stesse condizioni previste per le vaccinazioni nei centri di vaccinazione. Questo consente ai Cantoni di integrare le farmacie nel proprio piano vaccinale.
Nella sua seduta odierna, il Consiglio federale ha inoltre deciso di chiedere al Parlamento che gli operatori culturali possano beneficiare retroattivamente dal 1° novembre 2020 di indennità di perdita di guadagno. In questo modo si intende garantire la continuità del sostegno. Gli operatori culturali potranno presentare domanda non appena i Cantoni, cui compete l’attuazione, avranno introdotto le necessarie basi legali.