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Meno tasse per la classe media; pensioni minime a mille euro e indicizzazione all’inflazione per quelle fino a duemila; nessuna chiusura di scuole e ospedali fino al 2022; quota proporzionale al 20% nel sistema elettorale. Queste le concessioni annunciate da Emmanuel Macron nella presentazione di "un nuovo atto della Repubblica" dopo la protesta dei gilet gialli e il ‘Grande dibattito nazionale'.
Nella conferenza stampa di oggi all'Eliseo – rinviata 10 giorni fa per l'incendio di Notre-Dame, ma già preceduta da vaste anticipazioni – il presidente francese ha limitato l'autocritica e non ha accettato né il ripristino della patrimoniale – che aveva limitato alle proprietà immobiliari “per agevolare gli investimenti” – né il Referendum d’iniziativa cittadina: si potrà semmai abbassare da 4,5 a 1 milione di firme la soglia per attivare l’attuale istituto referendario, che richiede comunque il consenso di un quinto del Parlamento.
I gilet gialli? Una protesta "che ha espresso un profondo senso di ingiustizia fiscale, territoriale, sociale" e che ha "rivelato alcuni angoli morti della società". Ma che poi è stata "strumentalizzata dalla violenza". Le principali concessioni riguardano il taglio delle imposte sul reddito. “Ho chiesto al governo di farlo sopprimendo alcune nicchie fiscali e tagliando la spesa". Ma per finanziare tutto questo, ha aggiunto con un ritornello a lui caro, "dovremo lavorare di più". Dicendo di anteporre la responsabilità alla popolarità, Macron giura che per ora “non importa” il suo destino nel 2022, e che vorrebbe tagliare un quarto dei parlamentari e introdurre un 20% di quota proporzionale. Ha infine promesso di riformare l’École nationale d’administration, storica fucina di superfunzionari pubblici divenuta simbolo dei privilegi del potere.