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<h2>SubmittedText<h2><p>L'aiuto sociale è sotto pressione. Non solo il numero di beneficiari è in costante aumento, ma in più le situazioni di bisogno individuali si complicano e il periodo di assistenza si allunga. Parallelamente, i budget dell'aiuto pubblico subiscono regolarmente tagli a causa delle misure di risparmio dei Cantoni e dei Comuni, il che costringe i servizi sociali a fare sempre di più con mezzi in continuo calo.</p><p>Uno studio condotto di recente da Caritas Svizzera, dalla Croce Rossa svizzera e dall'Esercito della salvezza mostra le conseguenze di questa evoluzione: l'aiuto sociale rinuncia in parte alla sua missione, indirizzando i suoi beneficiari verso le opere caritative private. Poiché non ha più il tempo di spiegare il suo funzionamento e di accompagnare le persone interessate, i suoi versamenti tardano ad arrivare, il che spinge le persone in situazione di bisogno a rivolgersi agli enti caritativi privati. Lo studio mostra inoltre che, in assenza della consulenza e dell'accompagnamento sociale, le persone in situazione di povertà sono vieppiù costrette a ricorrere alla consulenza giuridica delle opere caritative private per accedere alla prestazioni cui hanno diritto. Secondo l'articolo 12 della Costituzione federale chi è nel bisogno ha diritto d'essere aiutato e assistito e di ricevere i mezzi indispensabili per un'esistenza dignitosa. Il mandato conferito alla Confederazione e ai Cantoni è dunque chiaro. Garantire la copertura del fabbisogno vitale è una competenza statale che va oltre la semplice prestazione finanziaria.</p><p>Sulla base di quanto precede, chiedo al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. È consapevole della gravità della situazione in cui si trova l'aiuto sociale?</p><p>2. Visto il numero crescente di rinunce alla consulenza e all'accompagnamento sociale, è anch'esso dell'avviso che i Cantoni non assumano in misura sufficiente le loro responsabilità, contravvenendo all'articolo 12 della Costituzione federale?</p><p>3. Come intende rimediare a questa situazione e alle conseguenze a volte drammatiche cui sono esposte le persone interessate? Prevede di riprendere i lavori per elaborare una legge quadro sull'aiuto sociale, al fine di rimediare a questa preoccupante evoluzione?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Il Consiglio federale è consapevole della pressione finanziaria e politica cui è sottoposto l'aiuto sociale nei Cantoni, essendo già stato interpellato a più riprese al riguardo, in particolare nel quadro dell'interrogazione Feri Yvonne 13.1066, "Aiuto sociale", e del postulato della medesima autrice 14.3706, "Aiuto sociale materiale. Rispetto della Costituzione".</p><p>2. La complementarità e la collaborazione tra l'aiuto sociale pubblico e le opere caritative private, le fondazioni e le chiese sono assolutamente auspicabili e conformi al principio di sussidiarietà (art. 5a della Costituzione federale; RS 101). È vero che lo studio "Hilfswerke und öffentliche Sozialhilfe - von der Komplementarität zur Subsidiarität", cui si riferisce l'autrice dell'interpellanza, rileva che la complementarità tende a concretizzarsi sempre più spesso nell'abbandono, da parte dell'aiuto sociale pubblico, di compiti che finiscono per essere assunti dagli organismi privati, ma non si tratta di un trasferimento sistematico e massiccio di casi dai servizi sociali pubblici alle opere caritative. Sulla base di queste constatazioni, pur comprendendo la preoccupazione espressa dall'autrice dell'interpellanza, il Consiglio federale non può giungere alla conclusione che i Cantoni vengano generalmente meno alle loro responsabilità, contravvenendo all'articolo 12 della Costituzione.</p><p>3. Il Consiglio federale ribadisce la posizione presentata nel suo rapporto del 2015 sull'impostazione dell'aiuto sociale e delle prestazioni cantonali versate in funzione del bisogno ("Ausgestaltung der Sozialhilfe und der kantonalen Bedarfsleistungen. Handlungsbedarf und -möglichkeiten", disponibile in tedesco e in francese): riconosce l'importanza di un'impostazione uniforme dell'aiuto sociale, con le sue componenti di sostegno economico e personale, e dell'adozione di principi comuni, in particolare in materia di diritti, doveri e sicurezza giuridica dei beneficiari, ma ritiene che spetti ai Cantoni rafforzare l'applicazione di norme armonizzate. D'altra parte, tramite la Conferenza delle direttrici e dei direttori cantonali delle opere sociali (CDOS) i Cantoni si sono impegnati ad andare in questa direzione adottando le direttive riviste della Conferenza svizzera delle istituzioni dell'azione sociale (COSAS). Spetta ora alla CDOS seguire gli sviluppi.</p><p>Il Consiglio federale ritiene inoltre che l'evoluzione problematica cui è riferita l'interpellanza non sia imputabile a lacune del diritto in materia di aiuto sociale, bensì principalmente a una mancanza di risorse a disposizione dei servizi sociali. La pressione finanziaria sull'aiuto sociale dipende sostanzialmente dal modo in cui viene gestita la ripartizione delle risorse e degli oneri all'interno dei Cantoni. Si tratta quindi di un compito cantonale per il quale non esiste una soluzione unica che possa essere imposta da una legge quadro.</p><p>Per questi motivi, il Consiglio federale non prevede di riprendere l'incarto della legge quadro sull'aiuto sociale.</p>  Risposta del Consiglio federale.