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La storia della mia vita, Vincenzo Contino 18.10.1930 - 9.11.2014
I suoi genitori Giuseppe e Grazia, dei semplici contadini hanno avuto 7 figli, di cui lui era il quinto, e l’unico maschio. Da piccolino aiutava nei lavori dei campi portando al pascolo le pecore, alcune capre e due mucche.
Da ragazzino ha vissuto la seconda guerra mondiale, esperienze particolari che non ha mai potuto dimenticare.
Al fratello Vincenzo piaceva andare a scuola e ha avuto il privilegio di frequentare il liceo classico e persino di studiare per qualche tempo a Napoli.
All’età di 22 anni durante il servizio di leva, trovandosi a casa in licenza, dei pastori Evangelici Pentecostali fecero visita a casa di suo padre. Dopo varie discussioni gli regalarono una Bibbia che lui portò con sé sotto le armi e leggendola con interesse scoprì che di tutto quello che gli era stato insegnato a scuola della religione, non vi era traccia nella Bibbia. Fu così che per grazia di Dio, ha accettato Gesù quale suo personale Salvatore.
Dopo un anno dalla sua conversione iniziò il suo ministero pastorale in Iripina, curando la chiesa di Sant’Angelo dei Lombardi fino al 1966.
Arrivò la prima volta in Svizzera nel 1957, esattamente a Spiez (BE). Lì rimase fino al 1960, lavorando come stagionale con dei contadini. Tornò in Italia per alcuni anni. In quel periodo conobbe Rosa, che sposò il 30 novembre 1964 (questo mese avrebbero fatto 50 anni di matrimonio). Certamente molti conoscono la storia di come lui e Rosa si sono fidanzati, a lui piaceva tanto raccontare come Dio lo aveva guidato in questa sua scelta (vedendo due sorelle scelse quella che Lui gli indicò).
Nel luglio 1965 nacque il primo figlio Giuseppe. Nell’ottobre 1965 emigrò definitivamente in Svizzera, prima lui e dopo alcuni mesi anche sua moglie con il figlio Giuseppe. Si stabilirono a Baar. Iniziò subito a parlare del Signore e a cercare una chiesa. Trovò un piccolo gruppo di credenti, 3 evangelici di fede battista che si incontravano a Zugo. L’anno dopo ha conosciuto a Zugo quattro credenti di fede pentecostale che la domenica pomeriggio andavano al culto a Zurigo dove c’era già una chiesa Pentecostale di lingua italiana. Insieme a questi credenti decisero di non andare più a Zurigo ma di iniziare a Zugo delle riunioni in lingua italiana. Così iniziò il suo ministero pastorale in Svizzera prima solo a Zugo e poi dopo alcuni anni prese anche la comunità di Lucerna, il cui pastore emigrò negli Stati Uniti. Così ebbe origine la Missione Evangelica Pentecostale Italiana di Zugo e Lucerna, che curò fino al 2005.
Dal 1974 fino al 1984 ebbe il privilegio di poter servire il Signore a pieno tempo, sostenuto dalle chiese Svizzere SPM. Nel giugno 1973 nacque la seconda figlia Daniela a Horgen, dove è vissuto per 4 anni, prima di ritornare di nuovo a Zugo, dove è rimasto fino alla sua dipartita.
A lui piaceva definirsi «predicatore ed evangelista». Aveva un grande amore per le anime perdute e questo spirito evangelista lo ha serbato fino alla fine. Quante volte dopo una lunga giornata di lavoro, andava a trovare delle anime per parlare loro dell’amore di Gesù, percorrendo anche tanti chilometri.
Attraverso la sua testimonianza tante anime sono venute a conoscenza dell’Evangelo. Certamente tanti presenti qui oggi possono dire che lui è stato per loro un Padre Spirituale.
Aveva un amore particolare per i giovani e per lui è stato un privilegio aver potuto collaborare nell’organizzazione dei Mini Campeggi in Svizzera per alcuni anni.
Il fratello Vincenzo Contino era una persona forte, precisa, esigente a cui non piacevano le cose «storte» e non sopportava le ingiustizie. Non era una persona che cambiava facilmente idea. Aveva una grande forza di volontà e una grande perseveranza. Se c’era da fare qualcosa, nulla e nessuno lo poteva fermare (neanche una gamba rotta). Era una persona sempre disponibile.
Con l’arrivo dei suoi nipotini Marco, Cloe, Luca e Flavio la sua vita è stata grandemente arricchita. Gli piaceva proprio essere nonno. Il grande amore che nutriva per i suoi nipotini lo ha portato a fare cose, che con i propri figli non aveva mai fatto (giocare, dare pappine e qualche volta anche cambiare pannolini).
Durante la sua vita ha fatto un po’ di tutto, il contadino, il manovale, il muratore, il capo muratore, ma la sua grande passione è stata sempre annunciare l’Evangelo.
Nel suo tempo libero, amava leggere e studiare la parola di Dio. Gli piaceva anche curare l’orto, seguire lo sport in TV (amava il calcio) e parlare di Gesù a chiunque incontrava. Doveva sempre essere in movimento, occupato a fare qualcosa.
Era un’amante della cioccolata e non si limitava a mangiarne un po’, ma spesso finiva tutta la tavoletta o tutto il pacco. In genere gli piaceva mangiare, soprattutto la buona e genuina cucina di sua moglie.
È stato un padre severo, ma disposto sempre a fare tanti sacrifici per i proprio figli per amore. Ha portato suo figlio da Zugo a Zurigo per mesi ogni settimana per delle lezioni di pianoforte. Ha accompagnato sua figlia in treno in Italia pur avendo una gamba rotta, per poterle permettere di frequentare un campeggio cristiano. In questo è stato un grande esempio.
Nel settembre 2003 a causa di un grave incidente iniziarono i suoi problemi fisici. Finora era stato sempre una persona forte, diceva di non sentire dolore… Ma le conseguenze di quell’incidente e dell’operazione che ha dovuto subire alla testa, hanno cambiato la sua vita. Sono seguiti anni non facili.
Il 2 gennaio 2012 poi ha avuto un arresto cardiaco, che miracolosamente ha sopravvissuto, ma che ha lasciato altri segni profondi nel suo fisico. Questi ultimi 3 anni della sua vita sono stati molto difficili per lui, il fatto di dover stare in una casa di cura, separato dalla moglie e le limitazioni fisiche che andavano sempre più aumentando e di cui lui purtroppo non si rendeva conto.
Fino a pochi mesi fa, prima di rompersi il femore con una caduta, ha frequentato sempre i culti. Non andare in chiesa la domenica era una cosa inimmaginabile per lui.
Chi lo ha visto gli ultimi giorni della sua vita, sa le condizioni nelle quali ormai si trovava e non può che essere felice che adesso le sue sofferenze sono finite e ha potuto andare a casa. Anche se il dispiacere e il dolore per la separazione sono grandi, la speranza di poterlo rivedere un giorno ci dà forza e coraggio.
Concludiamo la storia della sua vita con la sua frase e il suo verso preferito:
Una vita e presto passerà, solo quello fatto per Cristo resterà !
«Perché Dio ha tanto amato il mondo che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in Lui non perisca, ma abbia vita eterna». (Giovanni 3:1)