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La strategia europea per arginare i flussi migratori punta ora sulla cooperazione allo sviluppo; il piano presentato a Strasburgo
La strategia europea per arginare il flusso migratorio si arricchisce di un nuovo tassello: a Strasburgo, è stato presentato un piano di investimenti economici pensato soprattutto per il continente africano, che possa intervenire alla radice delle cause che spingono alla migrazione.
Si tratta di progetti, dunque, mirati ad incentivare l'aiuto allo sviluppo e a disincentivare nuove partenze. Il piano prevede anche delle sanzioni per quei paesi che non rispetteranno gli accordi.
Il bastone e la carota: si potrebbe riassumere così il nuovo piano dell'Unione Europea per limitare il flusso di migranti dall'Africa.
"La proposta prevede un misto di incentivi negativi e positivi per ricompensare i Paesi terzi che collaboreranno con noi e di assicurarci che ci siano delle conseguenze per quelli che invece non lo faranno."
Gli incentivi positivi sono aiuti e investimenti che Bruxelles sbloccherebbe per migliorare la situazione negli Stati da cui partono o transitano i migranti. Le sanzioni prevederebbero invece restrizioni nella concessione dei visti o la revoca di agevolazioni economiche e commerciali. Misure che colpirebbero i Paesi che non trattengono i migranti o non li riaccolgono quando vengono respinti.
La proposta solleva già diverse critiche. La prima è che l'Africa non avrebbe bisogno di più soldi, ma di uno stop allo sfruttamento da parte dei Paesi più sviluppati. L'altra è che non necessariamente incentivi o sanzioni convinceranno Stati che già accolgono milioni di profughi a prendersene a carico altri.
I 28, già schierati tra coloro che vorrebbero che la crisi dei migranti fosse gestita dai Paesi di partenza e chi sostiene che ogni Stato dell'Unione dovrebbe fare la sua parte, restano così divisi anche perché non tutti sono disposti a contribuire al fondo che intende raccogliere 8 miliardi di euro in 5 anni.
I primi Paesi destinatari del nuovo piano sono Giordania, Libano, Senegal, Mali, Niger, Nigeria ed Etiopia. Infine, Tunisia e Libia, da dove la maggior parte dei disperati prende la rischiosa via del mare.
Migranti che continuano a morire, rendendo delle misure efficaci sempre più necessarie: dall'inizio del 2014 sono oltre 10 mila le persone morte nei viaggi della speranza.