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VIENNA - In visita a Vienna, il consigliere federale Ueli Maurer ha espresso oggi dubbi riguardo a una rapida intesa su un accordo quadro istituzionale tra la Svizzera e l'Unione europea. Il presidente della Confederazione ha messo in guardia da una guerra economica tra Berna e Bruxelles e ha chiesto all'Ue un po' di pazienza.
Parlando ai giornalisti insieme al presidente austriaco Alexander Van der Bellen, il responsabile del Dipartimento delle finanze ha ricordato che quest'anno sia la Svizzera che l'UE eleggono i loro parlamenti.
«Forse non sarebbe male esaminare le questioni dopo le elezioni, con nuove persone», ha affermato. «Nella nostra concezione delle cose in una situazione di pressione non nasce qualcosa di buono, perché appunto abbiamo bisogno di più tempo». Il politico UDC ha chiesto comprensione per il sistema decisionale elvetico. Tuttavia, ha riconosciuto che la pazienza di Bruxelles è stata messa a dura prova.
Per Maurer - che come vuole l'uso effettua la prima visita da presidente in Austria: una tradizione peraltro recente, perché sino agli anni 90 il presidente non effettuava viaggi ufficiali all'estero - il risultato dei processi in corso è che il dossier scivolerà al 2020.
È vero che l'Ue ha fissato un ultimatum a metà 2019 (il riconoscimento dell'equivalenza della borsa elvetica è stato prolungato solo fino ad allora), ma secondo Maurer se si entra in un ottica prendere o lasciare «si rischia di rompere i piatti».
A suo avviso se la borsa elvetica non verrà riconosciuta sullo stesso piano vi è il pericolo di scatenare una vertenza commerciale. «Dobbiamo cercare di evitare di infilarci in un vicolo cieco», ha detto il 68enne, che ha fra l'altro criticato il fatto che al momento non vi siano contatti fra Berna e Bruxelles a livello personale.
Da parte sua il presidente austriaco Van der Bellen ha mostrato comprensione per le esigenze elvetiche. «Sono dell'idea che sia necessaria un po' di pazienza», ha chiosato. L'esponente dei Verdi si aspetta che il tema torni di attualità a inizio 2020. Tanto più che la questione è differente dalla Brexit, dove senza una soluzione ci si troverebbe davanti al nulla.
Van der Bellen si è rammaricato del fatto che la Confederazione non faccia parte nell'Ue. Maurer ha però fatto notare che un paese come la Svizzera in cui per tre anni si discute se mantenere o no le corna delle mucche non ha spazio nel sistema decisionale di Bruxelles. «Non siamo adatti all'Ue», ha tagliato corto l'ex presidente UDC. «Io almeno non vedrò nella mia vita un'adesione». Sono seguite poi le tradizionali attestazioni di stima fra i due paesi.
Come noto la Commissione europea preme affinché venga sottoscritto un accordo quadro istituzionale che regoli i rapporti fra la Svizzera e i 28. Il Consiglio federale ha avviato un'ampia consultazione sul progetto di testo concordato con l'Ue, che finora ha raccolto scarso consenso. Il governo, che non si è espresso sul risultato negoziale, ha fatto sapere che farà il punto in primavera.