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DOHA - 100 lavoratori migranti impiegati nella costruzione di uno stadio per la Coppa del Mondo hanno lavorato fino a sette mesi senza retribuzione. Numerose lavoratrici domestiche continuano a lavorare circa 16 ore al giorno, senza alcun giorno di riposo, descrivendo abusi verbali e fisici.
Questi sono solo due esempi del purtroppo ancora attuale problema che riguarda le condizioni dei lavoratori in Qatar, abusi e sfruttamenti per i quali i datori di lavoro non sono stati chiamati a rispondere.
Le sezioni di Amnesty International di oltre 20 Paesi, tra cui la Svizzera, chiedono perciò al Qatar di mettere fine all'impunità dei datori di lavoro autori di abusi rafforzando l'applicazione delle riforme del lavoro promesse.
Le riforme - Nell'ambito dell'organizzazione della Coppa del Mondo di calcio del 2022, il Qatar ha dovuto riesaminare le proprie politiche in materia di diritti dei lavoratori migranti. A due anni dal calcio d'inizio, Amnesty nota con soddisfazione l'introduzione di una serie di riforme, tra cui una legge che regola gli orari di lavoro, l'introduzione di un tribunale del lavoro per le controversie, un fondo per il pagamento dei salari non pagati e la definizione di un salario minimo.
Il Qatar ha anche abolito determinati leggi che impongono ai lavoratori migranti di chiedere l'autorizzazione al datore di lavoro per poter cambiare lavoro o lasciare il paese, e ha ratificato due trattati internazionali chiave sui diritti umani, pur non riconoscendo il diritto di aderire a un sindacato.
Se attuate in modo adeguato e completo queste riforme potrebbero contribuire a eliminare gli aspetti più problematici, tuttavia...
Manca l'applicazione - ...Amnesty avverte che migliaia di lavoratori continuano a subire abusi, e che per molti lavoratori migranti la situazione rimarrà difficile se non verranno prese ulteriori misure per garantire i salari, assicurare l'accesso alla giustizia e proteggere i lavoratori domestici dallo sfruttamento.
«Molti lavoratori migranti non hanno ancora beneficiato delle riforme», spiega Steve Cockburn, responsabile del settore Giustizia economica e sociale di Amnesty International. «Fino a quando queste riforme non saranno pienamente attuate, molti rimarranno intrappolati in un ciclo di sfruttamento».
Infatti, i problemi sono diversi: «le riforme sono state troppo spesso minate da una debole attuazione e dalla riluttanza nel chiedere conto ai datori di lavoro abusivi. I sistemi di ispezione sono inadeguati per individuare gli abusi, e rimane difficile per i lavoratori presentare reclami senza rischiare il loro reddito e il loro statuto legale».
L'appello alle nazionali - Uno sguardo è rivolto anche alle associazioni nazionali di calcio, tra cui quella Svizzera, e alla FIFA, che vengono esortate ad avere un ruolo attivo nella protezione dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori migranti. La FIFA ha anche la responsabilità di garantire il rispetto dei diritti umani nel contesto della preparazione e dello svolgimento del torneo, per questo dovrebbe agire con più decisione.
«Il Qatar deve dimostrare ai datori di lavoro che commettono abusi che le loro azioni hanno delle conseguenze, monitorando l'osservanza delle leggi e penalizzando i datori di lavoro che le infrangono. È ora che il Qatar invii un chiaro segnale che gli abusi in materia di diritti dei lavoratori non saranno tollerati», conclude Steve Cockburn.
In conclusione, Amnesty sostiene quindi che Il Qatar abbia ancora molta strada da fare «per garantire che la legislazione abbia un impatto tangibile sulla vita delle persone».
100 lavoratori migranti impiegati nella costruzione di uno stadio per la Coppa del Mondo hanno lavorato fino a sette mesi senza retribuzione. Numerose lavoratrici domestiche continuano a lavorare circa 16 ore al giorno, senza alcun giorno di riposo, descrivendo abusi verbali e fisici.