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Il Consiglio della stampa critica La Regione
Il quotidiano ticinese avrebbe infranto le regole giornalistiche, gonfiando titolo e sottotitolo di un articolo, al punto da far apparire già colpevole una persona indiziata. Per il Consiglio della stampa si tratterebbe di un eccesso intollerabile.
Nel marzo scorso, La Regione aveva definito a grossi titoli «boss della canapa» una persona tratta in arresto dalla polizia ticinese. Nel sottotitolo aveva aggiunto che, secondo gli inquirenti, si trattava di un grosso importatore di canapa indiana e aveva precisato nome e cognome dell'indiziato nell'articolo.
Il settimanale satirico «Il Diavolo» si era quindi rivolto al Consiglio della stampa per criticare la violazione del principio della presunzione d'innocenza. Nella sua risposta, il Consiglio ha ritenuto inammissibile di presentare nel titolo semplici accuse come verità acquisite. È un modo di camuffare la realtà invece di renderla più chiara e trasparente al lettore, sottolinea l'organo di controllo della stampa.
Il fatto poi che la gravità dei fatti e le responsabilità emerse siano ridimensionate dal contenuto dell'articolo non cambia nulla: «simili esagerazioni nel titolo non permettono al lettore di farsi un'idea conforme alla realtà dei fatti», osserva il Consiglio della stampa.
Nel presentare tali fatti, un articolo che si riferisce a indizi ed accuse formulate dalle autorità inquirenti deve evitare di fare anticipazioni sui risultati dell'inchiesta penale, afferma ancora il Consiglio. Da parte sua, La Regione ha respinto le critiche, sottolineando tra l'altro che la parola «boss» non ha necessariamente una connotazione negativa.
L'organo preposto alla sorveglianza ed al rispetto delle regole deontologiche ha peraltro respinto le critiche del Partito cattolico popolare (KVP) che accusava i giornali del gruppo editoriale turgoviese «Tagesspiegel» di boicottare sistematicamente i suoi comunicati. La stampa ha il diritto, ricorda il Consiglio della stampa, di non diffondere affermazioni infondate.
Durante la campagna per la votazione sugli accordi bilaterali con l'Unione europea, nei suoi comunicati il partito aveva accusato Bruxelles di «eurofascismo» o di «allineamento su posizioni marxiste-leniniste», asserzioni ritenute palesemente infondate e quindi non pubblicate dai giornali del «Tagesspiegel».
Per il Consiglio della stampa, la decisione presa dalle redazioni interessate è pienamente giustificata sotto il profilo giornalistico, dato il carattere «insostenibile» delle critiche del KVP. Sarebbe stato peraltro auspicabile - sottolinea il consiglio - ricordare sommariamente la posizione e la raccomandazione di voto del KVP. I giornali avrebbero potuto anche commentare queste accuse per dimostrarne l'assoluta infondatezza.
swissinfo e agenzie
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