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Il DFAE ritiene che si tratti di un processo penale con motivazioni politiche, sostanzialmente inconciliabile con le norme giuridiche internazionali. Questa sentenza mette seriamente in dubbio la volontà, più volte annunciata dal Governo birmano, di organizzare elezioni democratiche nel Paese nel 2010.
Il DFAE è assai preoccupato del fatto che in Myanmar delle persone continuino a essere arrestate e tenute prigioniere unicamente per avere esercitato il proprio diritto a manifestare liberamente la propria opinione, alla libertà di associazione e di riunione o per essersi dedicate ad attività politiche pacifiche. La Svizzera deplora che negli ultimi due anni sia aumentato il numero dei prigionieri politici, oggi giunto a oltre 2000 persone.
Il DFAE sostiene perciò le richieste espresse dal Segretario generale delle Nazioni Unite nei confronti del Governo birmano: rilasciare immediatamente tutti i prigionieri politici, inclusa Daw Aung San Suu Kyi, aprire un dialogo sostanziale con l’opposizione e stabilire condizioni quadro per elezioni giuste e attendibili.
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