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Il Partito liberale radicale (PLR), fondatore della Svizzera moderna, sostiene un ordinamento economico liberale e vuole alleggerire lo Stato. Dopo essere stato a lungo il maggiore partito svizzero, il PLR è sceso fino al 15,1% dei voti nel 2011. Il presidente Philipp Müller desidera invertire questa tendenza nelle elezioni di ottobre.
swissinfo.ch: In costante perdita di voti da oltre una ventina d’anni, il suo partito vuole aumentare il suo elettorato alle prossime elezioni. Come intende raggiungere questo obbiettivo?
L'intervista è stata realizzata in marzo.Fine della finestrella
Philipp Müller: Figura nella natura di ogni partito di voler conquistare nuovi voti. Disponiamo di diversi segnali, in base ai quali vi è da attendere un’inversione di tendenza. I dati dei sondaggi sono positivi e abbiamo conseguito buoni risultati nelle elezioni cantonali. Ora dobbiamo condurre una buona campagna elettorale e riuscire a mobilitare la gente.
Partito liberale radicale
Nato dalla fusione tra il Partito liberale radicale svizzero e il Partito liberale svizzero, il Partito liberale radicaleLink esterno (PLR) è l'erede dei movimenti riformisti e liberali che hanno segnato la nascita della Confederazione.
I liberali radicali hanno occupato tutti i seggi del governo svizzero dal 1848 al 1891 e hanno poi detenuto la maggioranza nell'esecutivo fino al 1943. Da allora sono presenti in Consiglio federale con almeno due ministri.
Da schieramento politico radicale e progressista, il PLR si è trasformato durante il secolo scorso in un partito su posizioni prevalentemente di centro-destra, molto vicine agli interessi del mondo economico.
Negli ultimi 30 anni i liberali radicali hanno sofferto una costante emorragia di voti. Alle elezioni al Consiglio nazionale del 2011, il PLR ha raccolto il 15,1% dei suffragi.Fine della finestrella
Non dobbiamo inventare nulla, dobbiamo andare incontro alle preoccupazioni e ai bisogni della gente. Abbiamo scelto tre principi: libertà, coesione, progresso. Per “coesione” non intendiamo ridistribuzione, come pretende la sinistra. Vogliamo, ad esempio, che le assicurazioni sociali siano finanziabili in modo durevole, ossia anche tra 10 o 20 anni.
swissinfo.ch: Per alcuni membri critici del suo partito, il PLR è diventato ormai un partner minore dell’Unione democratica di centro (UDC). Altri vorrebbero invece un’unione di liste con l’UDC. Come vuole posizionare il suo partito di fronte a queste tensioni?
Ph.M.: Non intravedo nessuna tensione. Alle nostre assemblee partecipano sempre molti delegati. Questa nostra base si impegna ed è molto attiva. Le decisioni vengono prese in queste assemblee e sono poi rispettate dalla direzione del partito e dal gruppo parlamentare.
Se vi sono delle critiche giustificate, le prendiamo in considerazione. Ma queste critiche non possono restare anonime.
swissinfo.ch: Ma in che modo intende dare un chiaro profilo al suo partito, affinché non venga confuso con l’UDC?
Ph.M.: Non dobbiamo cercare continuamente di distanziarci dall’UDC. Facciamo la nostra politica e vi sono enormi differenze tra noi e l’UDC. Ad esempio per quanto riguarda il futuro dei rapporti con l’UE, gli accordi bilaterali, che noi vogliamo salvaguardare ad ogni costo, o la politica d’immigrazione.
Su questioni legate alla sicurezza o alla politica finanziaria e fiscale votiamo spesso allo stesso modo dell’UDC. Non sentiamo il bisogno di distanziarci su ogni cosa. Cerchiamo di raccogliere, dove possiamo, maggioranze in parlamento. Su alcuni temi anche con i socialisti e i Verdi.
swissinfo.ch: Quali sono le principali priorità del suo partito per la prossima legislatura?
Ph.M.: I rapporti con l’UE svolgeranno un ruolo centrale. Penso in particolare all’attuazione dell’iniziativa sul freno all’immigrazione o l’ulteriore sviluppo dei rapporti bilaterali. Particolare importanza avrà anche il grande progetto di riforma della previdenza per la vecchiaia 2020.
swissinfo.ch: Un’attuazione in senso stretto dell’iniziativa sul freno all’immigrazione si scontra frontalmente con gli accordi bilaterali conclusi con l’UE. In che misura è disposto ad annacquare questa iniziativa per salvare gli accordi bilaterali?
Ph.M.: Ciò non può essere ancora definito. I negoziati con l’UE sono ancora in corso. Non mi faccio però illusioni e non credo che i tre concetti inseriti dal 9 febbraio 2014 nella Costituzione – contingenti, tetti massimi e priorità per la manodopera indigena – siano conciliabili con l’accordo sulla libera circolazione delle persone. Si tratta ora di ottenere tutto quanto possibile nei negoziati con l’UE. Ma per finire vale quanto figura nella Costituzione e dovremo quindi trovare una soluzione, che per il momento ancora non si intravede.
swissinfo.ch: Per uscire dalla situazione attuale è necessaria una seconda votazione su questo tema?
Ph.M.: Il parlamento deve approvare una legge di attuazione entro l’8 febbraio 2017, ossia entro tre anni dopo l’approvazione da parte del popolo dell’iniziativa sul freno all’immigrazione. L’ultimo termine per una votazione su questo tema, in caso di referendum, è il 27 novembre 2017. Non sappiamo ancora come si presenterà la nuova legge, ma in ogni caso si tratterà di una votazione fondamentale, dal momento che il testo avrà ripercussioni sugli accordi bilaterali.
swissinfo.ch: Negli ultimi anni l’Islam ha fatto colare molto inchiostro – minareti, velo, terrorismo. Quale posto deve avere la religione musulmana nella società svizzera?
Ph.M.: Viviamo in uno Stato secolare e vogliamo conservarlo anche in futuro. Chi rispetta la nostra Costituzione, le nostre leggi e i nostri costumi, è libero di praticare la sua religione e non ha problemi in Svizzera. Non vogliamo invece correnti fondamentaliste e eccessi. Siamo pronti a combatterli, da qualsiasi parte provengano.
Traduzione di Armando Mombelli, swissinfo.ch