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Stefano Togni: «Mai come quest'anno la finale era alla nostra portata. Alla Svizzera manca evidentemente ancora uno step a livello mentale».
«Contro la Germania è stata una sconfitta frustrante, ma è stato il Mondiale delle sorprese».
RIGA - La Coppa del Mondo di hockey è terminata domenica ed è tempo di bilanci per la Nazionale svizzera, uscita malamente nei quarti di finale per mano della Germania (1-3). I tedeschi hanno poi avuto il merito di raggiungere l'ultimo atto e di arrendersi soltanto al Canada (2-5), conquistando così la medaglia d'argento. Sul gradino più basso del podio è invece salita la Lettonia, capace di cogliere un bronzo storico contro gli USA all'overtime (4-3). «È stato il Mondiale delle sorprese, ma sono dell'idea che le medaglie siano ampiamente meritate da tutte e tre le squadre», ha analizzato l'ex attaccante di Lugano e Ambrì degli anni '90 Stefano Togni. «Al giorno d'oggi il gap fra le varie formazioni è notevolmente diminuito e sono i piccoli dettagli a fare la differenza. Anche le premature eliminazioni di Svezia e Finlandia lo dimostrano».
Malgrado sia partito in sordina, il Canada è stato in grado di portare a casa il 28esimo oro della sua storia. «All'inizio della rassegna iridata in pochi credevano nel potenziale dei nordamericani, un gruppo di giovani che non aveva disputato molti allenamenti insieme. È però risaputo che quando i giocatori indossano la maglia con la foglia d'Acero sul petto si trasformano e sono in grado di alzare costantemente il loro livello di gioco partita dopo partita».
La Svizzera ha dal canto suo sprecato l'ennesima ghiotta occasione per andare a prendersi una medaglia. «Mai come quest'anno la finale era alla nostra portata. La squadra era molto competitiva e composta da un buon mix di giocatori, ma purtroppo è andata male. La Germania era meno talentuosa sulla carta, ma è arrivata fino in fondo grazie alla compattezza e allo spirito di sacrificio che ha messo sul ghiaccio. È stata un'eliminazione frustrante, ai rossocrociati manca evidentemente ancora uno step a livello mentale».
Come lo vedi il futuro di Fischer? «Negli ultimi sette anni l'attuale head-coach ha lavorato davvero duramente. Bisognerà innanzitutto capire se è ancora disposto a seguire questo progetto e se ha sempre le stesse motivazioni. D'altro canto sono dell'idea che la Federazione dovrebbe rinnovargli la piena fiducia, nonostante abbia commesso qualche errore. Sarà necessario capire cosa non ha funzionato, per provare a proseguire quest'avventura insieme».