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Chi definisce il superiore «stronzo» rischia il licenziamento immediato
La città di Zurigo ha licenziato con effetto immediato un magazziniere che aveva definito i suoi capi «stronzi» e «teste di ca…». E il tribunale ha confermato il provvedimento.
Gli insulti giustificano il licenziamento immediato senza preavviso
In una sentenza pubblicata il 21 febbraio 2018, il tribunale amministrativo di Zurigo ha stabilito che gli insulti nei confronti dei superiori giustificano il licenziamento seduta stante anche senza preavviso. Ha ritenuto infatti grave la condotta di un magazziniere che in una riunione di gruppo aveva dato dello «stronzo» al superiore e al suo sostituto. Entrambi non erano presenti. All’origine del fatto, un’informativa in base alla quale i collaboratori del reparto logistico avrebbero dovuto continuare a pagare di tasca propria le scarpe di sicurezza con un contributo del datore di lavoro di CHF 80. All’insulto, il magazziniere aveva aggiunto che «a entrambi le scarpe gliele avrebbe ficcate.....» Poi si era alzato e se ne era andato nonostante il parere contrario del capogruppo. A sua discolpa, aveva affermato successivamente di essere stato provocato e che la decisone delle scarpe non gli era stata precedentemente comunicata. Si trattava quindi di violazione del «trattamento di riguardo» definito in precedenza.
Disposizione di servizio, nessuna provocazione
Il tribunale federale amministrativo non ha considerato plausibili gli argomenti del ricorrente, stabilendo che i superiori hanno semplicemente fruito del diritto di impartire disposizioni. Il magazziniere non può appellarsi ad alcun trattamento di riguardo né lasciarsi andare a insulti semplicemente adducendo il fatto che i superiori fossero al corrente della sua irritabilità. «Ciò significherebbe che dipendenti il cui atteggiamento inadeguato è stato già notato in precedenza possano permettersi di insultare più di quelli che si comportano correttamente».
Non la prima volta
Il magazziniere ha «insultato pesantemente i superiori per un nonnulla davanti ai membri del team» ha riassunto il tribunale, menzionando anche che l’uomo, tre giorni dopo l’accaduto, aveva detto al suo capogruppo: «Siete tutti delle teste di ca…, per cosa vi pagano?!» L’episodio del febbraio 2017 non è inoltre risultato isolato, ma si è rivelato espressione di un comportamento generalmente carente del collaboratore. Il tribunale ha respinto pertanto il ricorso contro il licenziamento senza preavviso.