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swissinfo compie oggi vent'anni. Ma se da un lato è lecito affermare che ha saputo assicurare il mandato di Radio Svizzera Internazionale, dall'altro va precisato che lo ha fatto con strumenti di tutt'altri natura. Strumenti che esistevano a malapena vent'anni fa.
Immaginate l'epoca in cui non c'erano né telefonini, né tablet. Quando il computer era fuori dalla portata delle famiglie medie. Un tempo in cui non esistevano né facebook, né Twitter, né Istagram e in cui i più arditi "chattavano" sui forum di Yahoo, portale insostituibile negli anni in cui Google stava compiendo i primi timidi passi. A questo punto la tentazione di citare Aznavour è troppo forte. Sì, "io vi parlo di un'epoca che i minori di vent'anni non possono conoscere".
Le connessioni erano ancora piuttosto lente e assai care. Si pagava ogni minuto, a partire dal momento in cui il modem si degnava di collegarsi alla rete, spesso dopo parecchi tentativi, punteggiati dai famosi gorgoglii elettroniciLink esterno di due computer che cercavano di fare conoscenza tra loro. Non era rara l'attesa di parecchie decine di secondi per visualizzare una semplice foto. E i video? Se ne trovavano già ma bisognava essere molto, ma molto pazienti. Internet ad alta velocità si è diffuso solo a partire dal 2000 e Youtube è arrivato cinque anni dopo.
All'inizio del 1999 il 34% degli svizzeri (ma solo il 4% dei cittadini mondiali) aveva un collegamento web. Era già dieci volte di più rispetto alla loro quota nel 1995. Malgrado le imperfezioni e gli errori di gioventù internet era in piena fase di decollo. E nulla lo ha più fermato.
I momenti di gloria della radio
In quegli anni Radio Svizzera Internazionale (RSI) stava cercando una sua strada. La voce della Svizzera nel mondo aveva già una lunga e gloriosa storiaLink esterno. Dal 1935, il Servizio svizzero delle onde corte (SOC) diffuse i programmi delle radio nazionali per gli svizzeri sparpagliati nel mondo. La Seconda guerra mondiale accelerò le cose. Le onde corte cominciavano a diffondere anche programmi in inglese, spagnolo e portoghese. Le notizie erano apprezzate per la loro imparzialità. Nel 1954 il governo federale riconobbe il contributo del SOC al mantenimento delle relazioni tra la Confederazione e i suoi espatriati e "all'irraggiamento della Svizzera nel mondo". Ma ci vollero ancora dieci anni perché accettasse di finanziare la sua radio internazionale. Il 1964 vide la nascita del servizio in lingua araba.
Nel 1978 il SOC diventò ufficialmente RSI. L'offerta della radio era molto completa - 70 ore di programmi messe assieme ogni giorno, in sette lingue - che ne fecero una delle stazioni più ascoltate a livello internazionale, dopo le emittenti americane, britanniche, francesi e tedesche. Circa 1'000 lettere giungevano da ogni parte del mondo nella sede di Giacomettistrasse a Berna, ascoltatori entusiasti, critici, curiosi o semplicemente complici: ai tempi non si dibatteva ancora sulle reti sociali.
In anticipo sui tempi
Due decenni più tardi il successo restava costante ma lo scenario era mutato profondamente. Con la caduta dei regimi comunisti le radio internazionali avevano perso la loro missione di "voce del mondo libero" per i popoli che vivevano sotto dittatura. I grandi trasmettitori a onde corte hanno lasciato il posto ai satelliti, molto meno cari, ma la Confederazione - che finanziava allora metà del bilancio di RSI - voleva risparmiare ancora di più. Allo stesso modo della SRG SSRLink esterno, la società nazionale di radiotelevisione, che è la casa-madre di RSI dalla sua nascita.
La radio pensava in quel momento di lanciarsi nel mondo della televisione, ma tornò rapidamente sui suoi passi di fronte all'importo stimato della fattura finale. Si decise di investire sul media con il vento in poppa: internet. Arrivò alla direzione di RSI, dopo un periodo di interregno, Nicolas Lombard che affrontò con convinzione questa svolta strategica, imbarcando Peter Hufschmid nelle vesti di vicedirettore. Mentre i tecnici avevano già realizzato lo scheletro del nuovo sito (si chiamava swissinfo.org alla nascita) i due dirigenti richiamarono un anziano giornalista dell'azienda, Beat Witschi, partito nel 1995 per lavorare al sito della catena televisiva americana CNN. Sarà uno degli artefici del lancio di swissinfo.
"Finanziariamente subivano pressioni enormi, in particolare da Armin Walpen, l'allora direttore generale della SRG SSR, ma anche dal mondo politico", ricorda Beat Witschi. Penso che coscientemente o inconsciamente Nicolas Lombard fosse in anticipo sui suoi tempi. Sapeva che la radio era destinata a morire".
Forse lo sapeva ma non lo diceva. Nel 1999 swissinfo veniva presentata come un'estensione di RSI. E in effetti la radio andò spegnendosi progressivamente, fino alla sua ultima trasmissione nell'ottobre del 2004.
Data che coincise con una dolorosa ristrutturazione
A dire il vero RSI non ha atteso il 1999 per interessarsi delle tecnologie diverse da quella radiofonica. Nel 1995 l'emittente aveva già una pagina web ancora balbuziente, che non offriva altro che l'indicazione dei programmi e la lista delle frequenze. Tre anni più tardi le persone che usufruivano di una buona connessione potevano ascoltare anche la radio in rete, inizialmente in inglese e portoghese.
E c'era il video. A partire dal 1987 i giornalisti di RSI fornivano piccoli soggetti di qualche minuto in inglese sulla Svizzera a "CNN world report". E a partire dal 1991 i servizi firmati "Swiss World" erano diffusi su una trentina di canali televisivi nel mondo.
Multimedia
Ma quello che prese avvio il 12 marzo 1999 con la messa in rete di swissinfo fu del tutto inedito. Il nuovo sito aveva il testo, l'immagine, l'audio e molto rapidamente ci sarebbe stato il video. Doveva essere una vera porta d'entrata della Svizzera, anche con link utili, un servizio email gratuito, una chat, dei forum e ovviamente la sola informazione di cui nessuno può fare a meno: il meteo.
"Alcune persone mi chiedevano se internet sarebbe veramente durato, se non si trattava solo di una moda", rammenta Beat Witschi. "Da un lato mi sembrava una domanda stupida ma dall'altro capivo che ci si potesse porre il problema. Quello che stavamo facendo era in un certo senso assolutamente fantascientifico. Venivo dagli Stati Uniti e provavo una sorta di jetlag poiché oltre oceano tutto era andato più in fretta."
Swissinfo partecipò in prima persona alla prima ondata dei siti di informazione in Svizzera. Qualche mese prima dell'anno 2000 il Blick, il Tages-Anzeiger, Le Matin, 24heures e la maggior parte delle testate elvetiche erano già in rete, con siti molto rudimentali che mostravano solo brevi notizie e alcuni articoli della loro edizione cartacea. C'erano anche le televisioni e le radio, soprattutto con servizi successivi (o antecedenti) alla vendita dei loro programmi diffusi nell'etere o via cavo.
Che cos'è un CMS?
Multimedia e plurilingue, swissinfo non poteva accontentarsi degli strumenti tecnologici dell'epoca che permettevano solo di pubblicare blocchi di testo senza possibilità di impaginare niente. C'era bisogno di un vero CMS (content management system) e questo due anni prima che arrivassero sul mercato i primi programmi di gestione delle pagine elettroniche. Compito che sarà affidato a "xobix", completamente concepito e sviluppato da specialisti di swissinfo.
Alla CNN Beat Witschi ha potuto vedere all'opera uno strumento ben più efficace di tutto quello che poteva offrire allora il panorama europeo. "L'ho mostrato alla squadra di swissinfo e ho detto 'Fatemi la stessa cosa'. E l'hanno fatta. Anche in modo migliore visto che xobix era capace anche di gestire più lingue, compreso l'arabo, la cui scrittura da destra a sinistra non costituisce un'inezia per un programmatore".
"I nostri sviluppatori sono sempre stati di alto livello. Lo strumento che hanno saputo perfezionare allora nessun altro ce l'aveva", osserva Beat Witschi. "Era totalmente all'avanguardia". Al punto che swissinfo fu per parecchi anni il centro di competenza web della SRG SSR, ospitando nei suoi sotterranei il server di tutti i servizi delle radio e delle televisioni pubbliche del paese.
E la storia continua...
tradotto dal francese da Leonardo Spagnoli (l'articolo è stato aggiornato il 13/3 con informazioni sulle origini di swissinfo.org e Xobix)