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Investire negli studi superiori è necessario, ma nel contesto di rigore finanziario attuale bisogna soprattutto "ottimizzare" le risorse e "adattare" i sistemi educativi al mercato del lavoro. È quanto preconizza l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico in Europa in un rapporto pubblicato martedì.
"In un periodo di austerità è necessario conservare gli elementi essenziali che permettono di assicurare una crescita sostenibile, in particolare per quanto concerne l'educazione", ha dichiarato martedì il segretario generale dell'OCSE Angel Gurria, presentando il rapporto intitolato Sguardi sull'educazione 2010, nel quale viene analizzata la situazione in 31 paesi, tra cui per la prima volta la Cina e l'India.
"È però inquietante constatare che nel corso dell'ultimo decennio in molti paesi l'aumento significativo delle spese per studente non è andato di pari passo con un miglioramento della qualità dei risultati del processo d'apprendimento", ha aggiunto, senza però menzionare i paesi.
Malgrado queste note negative, vi sono stati anche dei progressi, in particolare per quanto concerne il tasso di persone con un titolo di studio superiore, tasso che è passato dal 20 al 38% in media tra il 1995 e il 2007. Questi diplomati hanno trovato facilmente lavoro, poiché in media il 75% di loro ha un impiego qualificato, sostiene l'OCSE.
Un'evoluzione, questa, constatata anche in Svizzera. Nel 2008 nella Confederazione il 34% delle persone di età compresa tra i 25 e i 64 anni aveva un diploma di livello universitario. Dieci anni prima il tasso era invece del 23%.
Questo aumento non ha avuto ripercussioni sui salari: in Svizzera chi ha un diploma universitario continua a guadagnare il 54% in più in media rispetto a chi ha un titolo di livello secondario.
swissinfo.ch e agenzie