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WASHINGTON D.C. - Un'altra tegola - l'ennesima verrebbe da dire - sulla testa di Rudy Giuliani, ormai caduto in disgrazia dopo i quattro anni trascorsi a fianco dell'ex inquilino della Casa Bianca, prima come consulente e poi come rappresentante legale. La licenza di avvocato dell'ex sindaco di New York è stata sospesa dal Distretto di Columbia.
In altre parole, Giuliani non potrà più esercitare la sua professione nei confini della capitale statunitense. Solo poche settimane fa, l'ex Procuratore federale si era visto sospendere temporaneamente la licenza anche nello stato di New York per le sue «dichiarazioni fuorvianti e chiaramente false» a proposito delle elezioni del 2020, per aver sostenuto le accuse di una presunta frode elettorale sollevate dall'ex presidente Donald Trump.
In quell'occasione, la corte newyorkese scrisse che la condotta di Giuliani «minaccia l'interesse pubblico e giustifica quindi la sospensione dalla pratica legale».
Se da un lato la decisione non stravolgerà l'esistenza di Giuliani, che raramente ormai svolge la professione in aula - e l'ultima occasione fu proprio per sostenere l'ex presidente nel tentativo di rovesciare l'esito deciso delle urne -, dall'altro le due decisioni mettono a segno un pesante "uno-due" morale nei confronti dell'uomo un tempo conosciuto come il "Procuratore di ferro" per i suoi brillanti successi contro Cosa nostra negli States.