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Un accordo di massima sull'aumento del tetto del debito c'è ma si continua a trattare a oltranza per sciogliere gli ultimi nodi. In una corsa contro il tempo per evitare il default: la scadenza del 2 agosto si avvicina e il mondo guarda agli Stati Uniti con "trepidazione, ansia e preoccupazione" afferma il direttore generale del Fondo Monetario Internazionale (Fmi), Christine Lagarde.
La Gran Bretagna e il Giappone mettono in guardia dal "severo impatto" che un mancato accordo potrebbe avere sull'economia mondiale. "Siamo molto vicini" afferma il leader dei repubblicani in Senato, Mitch McConnell. "Sono cautamente ottimista" gli fa eco il leader dei democratici in Senato, Harry Reid.
Le negoziazioni vanno avanti alla Casa Bianca per raggiungere un accordo in extremis e rassicurare i mercati, che domani potrebbero innervosirsi sull'impasse di Washington. Un accordo rappresenterebbe un "sollievo" evidenzia l'amministratore delegato di Pimco, Mohamed El-Erian, avvertendo che non scongiura comunque il rischio di un downgrade.
Un accordo farebbe bene all'economia: allontanerebbe l'incertezza - mette in evidenza Mark Zandi, capo economista di Moody's Analytics - e aiuterebbe il mercato del lavoro. Secondo indiscrezioni, l'accordo di massima prevede tagli alle spese per 2.800 miliardi di dollari in 10 anni e un aumento del tetto del debito di uguale entità in due fasi, la prima immediata da 1.000 miliardi di dollari. Le spese saranno ridotte di 1.000 miliardi nella prima fase.
Una commissione sarà creata per determinare ulteriori 1.800 miliardi di dollari di tagli. Le sue raccomandazioni dovranno essere avanzate in Congresso entro il Giorno del Ringraziamento (il quarto giovedì di novembre). E il Congresso dovrà approvare entro dicembre. Se non saranno approvate scatteranno dei tagli automatici alle spese anche per la difesa e il Medicare. Il piano non prevede aumenti delle tasse almeno per il primo anno e mezzo. Il Congresso dovrà votare un emendamento alla Costituzione per un budget bilanciato, ovvero che consenta al governo di spendere solo quanto raccolto con le entrate fiscali.
Il Senato è riunito ma in pausa dopo il voto sul piano di riduzione del deficit e del debito da 2.400 miliardi di dollari di Reid. Il Senato lo ha respinto ma lo stop è temporaneo e, se un accordo definitivo sarà raggiunto, potrebbe essere usato come veicolo per avanzarlo in Congresso.
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