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Nicole si alza presto la mattina seguente, si è rigirata praticamente tutta la notte senza prendere sonno. Si veste coprendosi bene ed esce dall’albergo: l’aria fresca e frizzante sembra svegliarla e darle nuove energie. Cammina fino alla chiesa e si siede dietro su una panchina in pietra. In tarda mattinata deve partire per Zurigo e per la prima volta non ne ha tutta questa voglia. Quando le sarebbe ricapitato un uomo così interessante della sua età che non fosse sposato? D’altro canto, come possono avere una storia? A distanza, lui in valle e lei a Zurigo? Difficile. Trasferirsi in valle? Non può immaginare quale sarebbe la reazione di sua madre. Tira fuori lo smartphone e apre la mail; una cosa la può fare: prendere tempo. Scrive una mail a Markus Herbert, il suo capo: avrebbe prolungato di una settimana la sua permanenza. Forse così avrebbe avuto modo di fare mente locale e capire cosa fosse giusto fare. Intanto il sole è sorto, riscaldandole il viso con i suoi dardi. Si alza e si dirige verso casa di Giovanni, vuole comunicargli la sua decisione di restare ancora una settimana in valle. Quando si trova davanti al portone in legno, bussa due volte e attende. Bussa nuovamente dopo qualche minuto. Si chiede se stia ancora dormendo, poi nota in quel momento che la macchina non c’è. Una vecchietta la osserva da una panca con aria da impicciona.
«Cerca Giovanni?» chiede con un colpetto di tosse.
«L’ha visto?»
«Oh sì, questa mattina presto è arrivata una donna e sono ripartiti poco dopo in auto».
Nicole sente il cuore accelerare bruscamente. «Com’era questa donna? Era giovane?»
«Avrà avuto la sua età. Credo l’abbia chiamata Irene».
La vecchietta sembra avere un’aria divertita, ci gode a fare la spia. Lei invece è incazzata.
Tira fuori il telefono. “Dove sei?” Scrive a Giovanni furiosa, ma sperando al tempo stesso che ci sia una spiegazione.
Torna a fare colazione in albergo, e poi sale in camera. Attende, ma Giovanni non si fa vivo. Lo chiama senza ottenere alcuna risposta. Lo sapeva che lei quel giorno sarebbe partita e non si era fatto vivo, anzi se ne era andato con la sua ex, pensa con un’ondata di rabbia che le monta dentro. D’istinto si tira su e inizia a ficcare tutto in valigia alla rinfusa. Non aveva cancellato il biglietto dell’autopostale, quasi si volesse lasciare una via d’uscita. Era stata una sciocca a pensare di prolungare la sua vacanza. È ancora in tempo a prendere il Palm Express. Salda il conto dell’albergo e si avvia trascinando la sua valigia sulla strada innevata verso la fermata dell’autopostale. Da lì sarebbe scesa a Promontogno e avrebbe preso il Palm Express fino a St.Moritz, e poi il treno per Zurigo.