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Le donne cattoliche furono più progressiste di quanto si pensi
Per molto tempo le donne cattoliche sono state considerate antifemministe. Adesso giunge la rivelazione: sul tema del diritto di voto alle donne l’Unione svizzera delle donne cattoliche (SKF) era più progressista di quanto si pensasse. “Non è vero che 50 anni fa l’SKF fosse contro il diritto di voto ed eleggibilità per le donne”, afferma Sarah Paciarelli, responsabile della comunicazione dell’SKF. Nuovi documenti smentiscono il luogo comune: le donne cattoliche non erano così docili e conservatrici come si è finora supposto.
Nell’aprile del 1958 la schiacciante maggioranza delle delegate delle associazioni cantonali dell’SKF votò a favore del diritto di voto e di eleggibilità per le donne. Già dal 1957 l’SKF collaborava con l’“Arbeitsgemeinschaft der Frauenverbände für die politischen Rechte der Frau” (“Comunità di lavoro delle associazioni femminili per i diritti politici delle donne”).
Oggi l’Unione svizzera delle donne cattoliche è impegnata nell’associazione CH 2021, organizzatrice delle commemorazioni in occasione del 50. anniversario del suffragio femminile in Svizzera. Insieme con altre organizzazioni femminili l’SKF prepara anche l’imminente Sessione delle donne.
Pioniera della storia delle donne e di genere della Svizzera, Elisabeth Joris conferma il punto di vista dell’SKF: l’allora presidente Elisabeth Blunschy-Steiner era molto progressista a proposito di parità di diritti. Con lei, alla fine degli anni Cinquanta, l’Unione svizzera delle donne cattoliche si emancipò dai vescovi e dal Partito popolare democratico cristiano.
Sotto la guida di Blunschy-Steiner, che nel 1977 fu la prima donna presidente del Consiglio nazionale, il consiglio direttivo dell’associazione mantello introdusse dei corsi di educazione civica per favorire la maturazione delle donne cattoliche. Paciarelli commenta: “Mediante la formazione e l’approfondimento di vari argomenti, le donne avrebbero dovuto sviluppare una propria opinione e prendere decisioni autonome. Ma non sappiamo quante di loro si siano lasciate persuadere da questo pensiero progressista”.
Anche le successive presidenti Yvonne Darbre (dal 1961 al 1970) e Anne Marie Höchli (dal 1970 al 1982) si batterono per il suffragio femminile.
Secondo l'attuale presidente, Simone Curau-Aepli, tra l’associazione mantello nazionale e le associazioni locali sussiste ancora oggi una certa distanza. In altre parole, l’orientamento progressista del consiglio direttivo non è sempre condiviso da tutte le 130.000 iscritte, le quali tuttavia sostengono la causa dell’uguaglianza.
Ma ciò non significa che ci sia sempre consenso. Per esempio sul “matrimonio per tutti”. Il consiglio direttivo dell’SKF è favorevole, ma non tutti nella base condividono questa presa di posizione. Anche la partecipazione allo Sciopero delle donne, nel 2019, ha dato adito a discussioni. “Non tutte le donne volevano scendere in piazza, ancor meno con una mitra rosa in testa”, dice Curau-Aepli.
Probabilmente la storia non verrà completamente riscritta, ammette Sarah Paciarelli. Ma dagli anni Cinquanta a oggi, nella storia dell’Unione svizzera delle donne cattoliche si distingue chiaramente un filo rosso femminista. (da kath.ch; trad. it. G. M. Schmitt; adat. P. Tognina)