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Si è spento ieri, ad 98 anni, Pietro Costante Cardin, il famoso stilista francese di origini italiane. Nato il 2 luglio 1922 a Sant’Andrea di Barbarana, in provincia di Treviso, da una famiglia di facoltosi mercanti finiti in povertà dopo la prima guerra mondiale. Dopo questo sfortunato evento decisero di trasferirsi in Francia.
Questo paese portò molta fortuna a Pierre che già a quattordici anni iniziò l’apprendistato come sarto in una bottega a Saint’Etienne. Nel 1945 si trasferì a Parigi, dove fu chiamato a lavorare per Elsa Schiaparelli. Da qui il passo fu breve e in pochi anni divenne primo sarto per la maison Dior. Nel 1950 fondò il suo brand e nel 1953 si cimentò con l’alta moda. Cardin fece subito scalpore per le idee innovative, per il suo modo di vedere e pensare avanguardista, per le forme geometriche, spaziali, androgine e poco femminili per gli standard dell’epoca.
Fu l’ideatore del cosidetto “bubble dress”, che si ispira al Palais Bulles “Il palazzo delle bolle”, progettato dall’eccentrico architetto Lovag Antti. Dal carattere deciso e anticonformista, fu il primo stilista europeo ad aprire un negozio di haute couture in Giappone e nello stesso anno, il 1959, fu esonerato dalla Camera Sindacale francese per aver lanciato una collezione di “fast fashion” per i grandi magazzini parigini Printemps. Fu poi presto reintegrato.
Pierre Cardin ha legato il suo nome anche agli anni Sessanta: fu lui a rifare il guardaroba ai Beatles, con pantaloni aderenti e giacche senza collo e con Courrèges e Mary Quant fu tra i primi a disegnare minigonne e a farle sfilare in passerella. La sua modernità continuò ben oltre gli anni Sessanta: fu tra i primi a sperimentare con la moda genderless, uguale per tutti i sessi. Il suo stile si traduceva in forme geometriche, a cui dava vita giocando con tessuti e volumi: era in grado di creare gonne sferiche, pullover a bozzolo e abiti tridimensionali. La forma prendeva il sopravvento sul resto, perfino sul corpo.
In piena corsa allo spazio, quando tutto il mondo sognava ancora lo sbarco sulla luna, lo stilista lanciò collezioni che si ispiravano al mondo degli astronauti: cappelli bianchi che sembravano caschi, stivali altissimi argentati, gonne rigide dal taglio futuristico e occhiali avvolgenti come mascherine. I due modelli più apprezzati: i completi “Cosmocorps” e gli abiti a oblò, con intarsio tondo centrale. Sperimentò molto con i materiali, creando vestiti interamente in pvc e accessori in metallo, come cinture e intarsi.
Nemmeno nelle sue sfilate più recenti Cardin aveva perso il gusto per le forme e i volumi: in passerella le sue modelle hanno sempre indossato abiti ad elica, a spirale, a tronco di cono o con maxiruches. La sua donna fa un’affermazione precisa: sono io che porto l’abito, non il contrario.
Lo scorso anno, New York ha omaggiato la sua lunghissima e visionaria carriera con una mostra intitolata Pierre Cardin: la moda del futuro. Ed è proprio con questo appellativo che ricorderemo Pierre, per il suo genio, la creatività e la sua visione futuristica del mondo.
Marta Corti