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NUKU'ALOFA - In seguito alla catastrofica combinazione eruzione vulcanica-tsunami, la situazione nel piccolo Stato insulare di Tonga è molto difficile. Le conseguenze sono state particolarmente tragiche per le isole di Mango e di Fonoifua, dove non è rimasto pressoché nulla.
Lo ha annunciato il governo tongano nella prima comunicazione ufficiale in seguito al disastro che, lo ricordiamo, ha persino interrotto le vie di comunicazione tra Tonga ed il resto del mondo. Le autorità hanno parlato di «una catastrofe senza precedenti»: sull'isola di Mango non è rimasto nulla: tutte le abitazioni sono state distrutte, mentre a Fonoifua sono rimaste «solo due case».
Nella dichiarazione, il governo di Tonga ha poi spiegato che le onde dello tsunami che hanno colpito il gruppo di isole Ha'apai - dove si trova Mango - hanno raggiunto i 15 metri d'altezza. Anche la costa occidentale dell'isola principale, Tongatapu, è stata fortemente colpita, con almeno 56 case che sono state distrutte o danneggiate gravemente.
Gli aggiornamenti del Governo hanno infine confermato il bilancio attuale dei morti, che è fermo a tre: una donna tongana, un uomo tongano e una donna britannica.
Soccorsi: sono partite le prime navi
Sono nel frattempo iniziate le operazioni di soccorso, con le prime navi (dall'Australia e dalla Nuova Zelanda) che hanno intrapreso il viaggio per portare acqua e rifugi temporanei agli sfollati. Le navi della marina militare neozelandese dovrebbero riuscire ad arrivare «entro quattro giorni», ha spiegato il Ministro della difesa Peeni Henare, «la priorità numero uno è l'acqua».
«Le riserve d'acqua in tutta Tonga sono state gravemente danneggiate dalla cenere e dall'acqua dello tsunami. È vitale ripristinare l'accesso all'acqua potabile» ha ribadito Katie Greenwood, capo delegazione per il Pacifico della Federazione Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa (IFRC).
Le operazioni aeree sono invece per oggi ancora impossibili a causa della cenere. Seppur la situazione nei cieli sia migliorata, è necessario ripulire la pista d'atterraggio dell'aeroporto per permettere agli aerei di atterrare, un'operazione che dovrebbe venir conclusa domani.
«Non portate uno tsunami di Covid»
C'è però lo spettro del Covid: un alto diplomatico tongano sito a Canberra, Curtis Tuihalangingie, ha dichiarato all'emittente australiana ABC che sono alte le preoccupazioni relative alla possibilità che il soccorso umanitario possa portare «uno tsunami di Covid» a colpire Tonga. Generalmente, per entrare nel Paese bisogna isolarsi fino a tre settimane.
I gruppi che sono partiti in aiuto sono però consapevoli del rischio. «Stiamo davvero attenti che la nostra risposta non porti altri problemi», ha dichiarato a riguardo Sophie Ford, coordinatrice degli sforzi della Croce Rossa australiana.
Ford ha spiegato che ci saranno squadre tecniche che lavoreranno a distanza, da remoto, per sostenere la risposta locale della Croce Rossa tongana già presente sul territorio. «Sosterremo queste risposte locali assicurandoci di ascoltare ciò che la gente di Tonga ci dirà di aver bisogno».
In seguito alla catastrofica combinazione eruzione vulcanica-tsunami, la situazione nel piccolo Stato insulare di Tonga è molto difficile. Le conseguenze sono state particolarmente tragiche per le isole di Mango e di Fonoifua, dove non è rimasto pressoché nulla.