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Le forniture avvengono grazie ai fondi di diversi Paesi del Golfo e al coordinamento degli Stati Uniti
Nelle ultime settimane, i ribelli siriani che combattono contro le forze del regime del presidente Bashar al Assad hanno iniziato a ricevere migliori e maggiori forniture di armi, grazie ai fondi di diversi Paesi del Golfo e al coordinamento degli Stati Uniti. Lo rivela oggi il Washington Post, citando attivisti dell'opposizione siriana e funzionari Usa e di altri Paesi.
Secondo le fonti, il materiale, che comprende armamenti anticarro, viene accumulato a Damasco, ma anche ad Idlib, vicino alla frontiera turca, e a Zabadani, vicino alla frontiera libanese.
Fonti dell'amministrazione Obama hanno tuttavia sottolineato che gli Stati Uniti non forniscono ai ribelli nè armi nè fondi, ma hanno aumentato i contatti con le forze militari dell'opposizione per dare ai Paesi del Golfo elementi validi sulla credibilità dei vari gruppi di ribelli e sulle loro strutture di comando e controllo.
"Stiamo aumentando la nostra assistenza non letale all'opposizione siriana, e continuiamo a coordinare i nostri sforzi con amici e alleati nella regione e oltre, per avere un maggiore impatto su ciò che stiamo facendo collettivamente", ha detto un alto funzionario del Dipartimento di Stato, citato in forma anonima dal giornale, così come le altre fonti.
In questo quadro, funzionari dell'amministrazione hanno avuto questa settimana dei colloqui a Washington con una delegazione di curdi della parte orientale della Siria, dove la violenza è stata finora limitata. Nel corso degli incontri si è parlato anche della possibilità di aprire in quella zona un nuovo fronte contro le forze di Assad, per costringere il regime ad indebolire la sua presenza nella parte Ovest del Paese.
Anche fonti dell'opposizione hanno confermato di aver avuto contatti diretti con il Dipartimento di Stato, mentre i funzionari americani hanno insistito sul fatto che, attualmente, gli Usa non hanno in Siria personale militare o di intelligence.