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Nelle elezioni locali affossati i partiti di governo. Lo schiaffo egli elettori porta a un terremoto politico: si voterà il 23 luglio
In Spagna si avvicina un'estate ancora più rovente del solito. All'indomani della batosta elettorale subita dal centrosinistra alle amministrative di domenica, il premier socialista Pedro Sánchez ha reagito con una mossa a sorpresa: fine della legislatura anticipata di sei mesi, il 23 luglio si torna a votare. Una decisione che porterà il Paese iberico di nuove alle urne appena tre settimane dopo l'inizio del proprio turno di presidenza del Consiglio dell'Unione Europea.
Lo schiaffo politico di molti elettori al modello di gestione territoriale promosso dai socialisti e dai loro alleati è risuonato forte e chiaro dalle parti della Moncloa, la residenza ufficiale del primo ministro spagnolo a Madrid. E proprio da lì, attraverso una dichiarazione istituzionale annunciata con una sola ora di anticipo, Sánchez si è assunto personalmente la responsabilità della sconfitta. "Anche se il voto di ieri era regionale e locale, l'orientamento del risultato trasmette un messaggio che va oltre", ha commentato.
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Un cartellone elettorale danneggiato con la foto del premier
Evidentemente, nei calcoli del primo ministro, le sconfitte subite dal centrosinistra in diverse piazze cruciali a vantaggio dei conservatori — come nella regione di Valencia o nel comune di Siviglia — sono state troppo sanguinose per pensare di portare la legislatura fino alla scadenza naturale di fine 2023.
"Dopo il voto di ieri, diverse istituzioni passeranno a essere amministrate da nuove maggioranze, formate dal Partito popolare e da Vox", ha sottolineato il premier socialista. Che non ha invece fatto riferimento ai trionfi con maggioranza assoluta dei popolari nella Comunità autonoma di Madrid e nel comune della capitale, dove potranno continuare a governare senza doversi preoccupare di scendere a patti con la destra più radicale.
La batosta per i progressisti ha complicato la strategia elettorale di Sánchez, il quale, in vista delle politiche, aveva impostato il proprio messaggio su due linee principali: l'attuazione di misure sociali espansive, in contrapposizione con le politiche di austerity del suo predecessore Mariano Rajoy, e la messa in risalto di risultati ottenuti sul piano internazionale, come l'autorizzazione europea per applicare la cosiddetta ‘soluzione iberica’ in ambito energetico. Anche in virtù della buona sintonia manifestata con diversi leader internazionali, tra i quali la presidente della Commissione Ursula Von der Leyen, il semestre di presidenza europea era letto come un'occasione in questo senso. Ma ora l'interruzione anticipata della legislatura porterà gioco forza il premier a dover rivedere i programmi.
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Una cabina elettorale
La notizia della convocazione elettorale è stata salutata con soddisfazione dai principali avversari interni del premier. "Il nostro Paese ha iniziato un cammino di rinnovamento ormai inarrestabile", ha commentato il leader del Pp Alberto Núñez Feijóo, pronto a cogliere la palla al balzo per proiettarsi come prossimo inquilino della Moncloa. "Questa è l'unica buona notizia che ci ha dato Sánchez in quattro anni", ha invece sostenuto il numero uno di Vox, Santiago Abascal.
Da parte sua, l'attuale vicepremier e ministra del Lavoro Yolanda Díaz si è detta pronta ad "accettare la sfida" di raccogliere i cocci di una sinistra depressa e frammentata, puntando a darle nuova linfa con il suo nuovo progetto Sumar: "Di fronte alla Spagna nera di Feijóo, andiamo a vincere. La gente ci sta aspettando”, ha twittato.
Secondo la Costituzione spagnola, dopo le elezioni l'attuale governo rimarrà in carica ad interim fino all'investitura di un nuovo esecutivo da parte del Parlamento, che deve avvenire entro due mesi. In caso contrario, si tornerebbe al voto.