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Il Tribunale arbitrale dello sport di Losanna ha confermato la sospensione per quattro anni dell’ex preparatore atletico americano Alberto Salazar, accusato (tra l’altro) di traffico di testosterone, assieme all’endocrinologo Jeffrey Brown. Ex allenatore del quattro volte campione olimpico britannico Mo Farah, Salazar era stato sanzionato nell’ottobre 2019: un enorme scandalo che aveva portato alla chiusura dell’Oregon Project, un gruppo di allenamento di altissimo livello creato nel 2001 nel Nord-Ovest degli Stati Uniti e finanziato da Nike.
Salazar, oggi 63enne, secondo chi ha indagato avrebbe iniettato ai suoi atleti l’aminoacido L-carnitina in dosi eccessive rispetto a quelle consentite, tentando di opporsi alla raccolta d’informazioni da parte dell’Usada, l’Agenzia antidoping statunitense. Il tecnico aveva contestato le accuse, chiedendo appunto al Tas di annullare la sospensione, al pari di quella del dottor Brown, mentre invece l’Usada aveva proposta pene ancora più dure. Il tribunale sportivo di Losanna oggi ha respinto entrambe le richieste, stabilendo che, visti i reati accertati dall’indagine, le sanzioni erano conformi al Codice mondiale antidoping. Tuttavia, il collegio arbitrale ha criticato «il modo in cui il caso è stato condotto dall’Usada», critiche che vanno dalla lunghezza delle udienze alle accuse sollevate e poi ritirate.
Tuttavia, nessuno dei reati addebitati ai due uomini «ha influenzato direttamente la competizione sportiva» sottolineano i giudici losannesi, argomentando che al Tas non è stata presentata alcuna prova «di un qualunque effetto sugli atleti che gareggiano ad alto livello nel Nike Oregon Project».