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Martedì è cominciato, davanti al Tribunale penale della Gruyère (Friburgo), il processo a Stéphane Breitwieser, accusato del furto di 239 oggetti d'arte in sette paesi europei.
Il 32enne deve rispondere innanzitutto dei 69 furti commessi in Svizzera.
Per sette anni il ladro d'arte Stéphane Breitwieser ha tenuto musei, gallerie e chiese con il fiato sospeso.
Spinto dalla sua smodata passione dell'arte, fra il febbraio 1995 e il 20 novembre 2001, l'alsaziano ha percorso i musei, le chiese, le gallerie d'arte e le vendite all'asta di tutta Europa per procurarsi gli oggetti destinati al suo «museo» personale, allestito nell'abitazione della madre Mireille, nelle vicinanze di Mulhouse.
Portano la sua firma 174 furti in Francia, Belgio, Germania, Olanda, Danimarca, Austria e Svizzera. 239 gli oggetti rubati. Il bottino nella sola Svizzera ammonta a più di un milione di franchi.
L'alsaziano è stato fermato nel novembre 2001 a Lucerna, dopo aver rubato uno strumento musicale del XVII secolo del valore di centomila franchi al Museo Richard Wagner. Lucerna, d'altronde, non gli porta fortuna: nel 1997 era stato condannato ad otto mesi con la condizionale per reati analoghi, ma di minore portata.
Il «ladro collezionista», che ha passato 15 mesi in detenzione preventiva, sarà giudicato a Bulle perché il suo primo furto in assoluto era stato commesso al castello della Gruyère.
Una volta scontata la pena inflittagli in Svizzera sarà estradato in Francia, dove lo aspetta un secondo processo per i furti attribuitigli negli altri paesi.
Piccoli oggetti
Breitwieser ha rubato molto, ma con lo spirito del collezionista e non per sete di guadagno.
Mostrava una predilezione per le antichità del XVII e del XVIII secolo, di piccole dimensioni perché più facili da dissimulare in una borsa o sotto il cappotto. Ogni tanto - ma raramente - Breitwieser si è appropriato di oggetti di poco valore, dei quali si è sbarazzato senza pietà.
E' il caso di un dipinto del quale l'alsaziano afferma non ricordare nulla. Il fatto contrasta con la meticolosità dimostrata nell'allestire il suo museo personale: ogni oggetto era catalogato in base alla data del furto, il luogo, il modus operandi e la sua sorte. Occasionalmente, il «conservatore di museo» ha fatto restaurare un'opera.
I furti sono avvenuti tutti in pieno giorno, durante l'orario di apertura dei musei. Senza scasso, ma alle volte con l'aiuto di un piccolo coltello tascabile.
Un ladro colto
Breitwieser si informava accuratamente sugli oggetti in suo possesso. Ogni volta che tornava con una nuova preda, passava ore in biblioteca e nelle librerie specializzate di Strasburgo per raccogliere tutte le informazioni storiche ed artistiche ad essa relative.
Una volta arrestato non ha esitato a contestare, mostrando i documenti in suo possesso, il valore attribuito agli oggetti. Secondo lui, le antichità rubate in Svizzera valgono non più di un milione di franchi e non 1,6 milioni come sostenuto dalle parti civili.
L'arte nel canale
Buona parte del suo «museo» è stata irrimediabilmente distrutta: la madre Mireille si è sbarazzata di una sessantina di quadri facendoli a pezzetti e gettandoli nella spazzatura dopo aver appreso dell'arresto del figlio.
Un centinaio di altri oggetti sono stati gettati dalla donna nel canale Reno-Rodano, dal quale sono stati ripescati in cattivo stato. Una distruzione che ha reso «triste» - sono parole sue - il ladro collezionista.
swissinfo e agenzie
In breve
Accompagnato dalla fama di "ladro gentiluomo", Stéphane Breitwieser è cresciuto tra gli oggetti d'antiquariato. Il padre aveva ereditato una ricca collezione di armi antiche.
Ma quando i genitori di Stéphane hanno divorziato, il padre ha portato con sé la collezione, ignorando le preghiere del figlio di lasciargliene una parte.
Qualcuno pensa che la passione criminosa dell'alsaziano per gli oggetti d'arte sia nata da questo episodio. Di più si saprà nel corso del processo.
Fatti e cifre
174 furti in sette paesi
69 furti in 16 cantoni svizzeri, per un valore di più di un milione di franchi
239 oggetti rubati