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(16.01.2013) Circa 52,6 milioni di domestici lavoravano nel mondo nel 2010, secondo un recente studio dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL). Questo nuovo dato attesta un incremento di questa manodopera di 19 milioni di persone dal 1995.
Questa categoria professionale rappresenta quindi da sola una popolazione attiva importante quanto quella di paesi come il Messico, la Nigeria o il Vietnam, afferma l'organizzazione, che per giungere a queste stime ha compilato le statistiche ufficiali di 117 stati e territori.
L'OIL invita comunque alla prudenza a proposito di queste cifre, che sottovalutano probabilmente l'ampiezza di questo fenomeno, dato che il numero di lavoratori domestici è spesso poco considerato nelle indagini sulla popolazione attiva. Inoltre, queste cifre escludono i lavoratori domestici di meno di 15 anni, il cui numero ammonta a 7,4 milioni.
La stragrande maggioranza dei lavoratori domestici sono donne: queste compongono oltre l'80% degli attivi di questa categoria. Sul piano globale, il lavoro domestico rappresenta il 3,5% degli impieghi delle donne, fino ad un impiego su cinque in Medio Oriente, ed un impiego su sei in Sud America e nei Caraibi.
Questa manodopera è spesso confrontata a difficoltà: salari molto bassi, orari di lavoro eccessivi, l'assenza di un giorno di riposo settimanale garantito, talvolta anche delle violenze fisiche, psicologiche e sessuali o delle restrizioni della libertà di movimento.
Per l'OIL, lo sfruttamento dei lavoratori domestici è in parte imputabile a lacune nella legislazione nazionale del lavoro. Si nota in particolare che soltanto il 10% di questi sono coperti da una legislazione generale del lavoro come lo sono gli altri lavoratori. Infatti, circa 15,7 milioni di lavoratori domestici si vedono interamente esclusi dall'applicazione della legislazione del lavoro nazionale.
Ultima modifica 10.09.2015