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Bon vent, Claude
Tutto in una notte. Dire addio a Claude Goretta una manciata di giorni dopo averlo detto a Bruno Ganz chiude una parentesi davvero unica e bizzarra. Una parentesi del cinema - e del cinema svizzero in particolare - e una parentesi del Locarno Film Festival, di cui Claude e Bruno condivisero la notte. La notte di Piazza Grande, la notte per eccellenza del Festival, quando il pubblico osserva e applaude le stelle. Nel 2011 le stelle erano loro, Bruno Ganz e Claude Goretta, Pardi alla carriera di quella splendida 64° edizione. Due giganti diversi del cinema svizzero, uniti una volta appena sul set de La provinciale (1980), insieme a Nathalie Baye e Angela Winkler.
Claude Goretta sapeva vederli, i talenti. Sapeva osservarli, avvicinarli, interrogarli e farli fiorire. Fiorire come la Pomme di La dentellière (1977), una Isabelle Huppert appena diciottenne che accese una luce nuova, internazionale, o il Pierre di Pas si méchant que ça (1975), un Gérard Depardieu che solo qualche mese più tardi avrebbe varcato la soglia di Novecento (1976, Bernardo Bertolucci). Talenti intuiti e talenti conquistati, come quel Gian Maria Volonté che nel 1983 con La Mort de Mario Ricci conquistò il Prix d'interprétation masculine a Cannes. Un Festival che non mancò di accorgersi di Goretta dieci anni prima, quando nel 1973 per L'invitation gli assegnò il Premio della giuria e poi nel 1977, per La dentellière, il Premio della giuria ecumenica.
Claude Goretta non ha soltanto percorso il cinema svizzero, lo ha solcato. Lo ha segnato con il suo estro narrativo tinto a sentimenti, lo ha tracciato con l'impegno di un messaggio dichiarato e un'indagine sociale raffinata; lo ha scandito in un'epoca - il '68 - in cui insieme a Alain Tanner, Jean-Louis Roy, Michel Soutter e Jean-Jacques Lavange (e in seguito Yves Yersin, altro recente addio) fondò Group 5, la cui "filmografia condivisa" fece sconfinare il cinema svizzero.
In quelle giornate dell'agosto 2011 Claude Goretta non arrivò a Locarno64 solo. Arrivò insieme ovviamente ai suoi film, a Isabelle Huppert (che di quell'edizione fu l'Excellence Award) e a Bon Vent Claude Goretta, il documentario firmato Lionel Baier che raccontava e racconta proprio lui, quell'occhio svizzero-francese che osservava il mondo e restituiva immagini. E allora bon vent, Claude.
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