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Firmando un memorandum presidenziale, Donald Trump dichiara la crisi degli oppioidi una "emergenza sanitaria pubblica" ma non una emergenza nazionale, come aveva suggerito una commissione ad hoc da lui creata.
E come lui stesso si era impegnato a fare lo scorso agosto, quando aveva promesso che la sua amministrazione avrebbe speso "un sacco di tempo, di sforzi e di soldi" per affrontare questo problema.
La differenza riguarda i fondi a disposizione per combattere la piaga dell'abuso di farmaci anti dolorifici a base di oppiacei e delle cosiddette droghe di strada come l'eroina. Nel primo caso sarà utilizzabile un fondo che ha solo 57 mila dollari, anche se l'amministrazione si impegna a lavorare col Congresso per stanziare altri soldi.
Nel secondo invece sarebbe stato accessibile il ben più ricco fondo per i disastri naturali, anche se prosciugato recentemente dagli uragani che si sono abbattuti sugli Usa. L'ultima volta che fu dichiarata una emergenza sanitaria pubblica risale al 2009, contro l'influenza H1N1.
Secondo la Casa Bianca non e' appropriato dichiarare emergenza nazionale una crisi che dura da anni, ma per gli operatori del settore l'efficacia della lotta dipenderà dai fondi a disposizione. "Parole senza soldi", ha commentato la leader dem Nancy Pelosi dopo l'intervento di Trump.
La mossa del tycoon, secondo i suoi detrattori, solleva dubbi sulla reale volontà di combattere il fenomeno, nel quale sono in gioco enormi interessi economici da parte di Big Pharma. Dubbi aumentati dalla sua designazione come 'zar' dell'agenzia dei farmaci del deputato Tom Marino, costretto nei giorni scorsi a ritirare il suo nome dopo che alcuni media Usa avevano rivelato il suo sostegno ad una legge dettata dalle aziende farmaceutiche per frenare gli sforzi federali contro l'abuso di oppioidi.
Eppure quella degli oppioidi e' una vera e propria piaga, la più grande crisi sanitaria dell'America dalla diffusione dell' Aids negli anni Ottanta. I dati parlano da soli. Dal 1999 il numero delle vittime e' quadruplicato, raggiungendo le 33 mila nel 2015, secondo le autorità Usa.
Oggi per ogni milione di americani sono assunte ogni giorno quasi 50 mila dosi di oppioidi, quattro volte il tasso della Gran Bretagna, e l'abuso di oppiacei causa 140 morti al giorno, ossia oltre 50 mila l'anno: una cifra che, tenendo conto del passato e delle proiezioni future, e' di gran lunga superiore a quella di varie guerre sostenute dagli Usa negli ultimi decenni. Gli esperti stimano che gli oppiacei potrebbero uccidere 500 mila americani nel prossimo decennio.
La crisi e' stata dichiarata "epidemica' solo nel 2011 ma e' cominciata negli anni '90, quando si sono diffusi nuovi farmaci antidolorifici a base di oppioidi, più efficaci ma che creano dipendenza, alimentando anche il mercato dell'eroina, di cui sono state inondate le città americane. I nuovi antidolorifici sono entrati cosi' nella cultura e nella vita quotidiana degli americani.
Tra le cause le pressioni e i regali delle cause farmaceutiche ai medici: oltre 8 miliardi nel 2016, con oltre 630 mila dottori coinvolti. Ma anche la pubblicità in tv di questi farmaci (Usa e Nuova Zelanda sono i due unici Paesi a consentirla), il sistema sanitario Usa (non tutti hanno una assicurazione e non sempre terapie alternative agli anti dolorifici vengono pagate), la carenze formazione nella gestione del dolore e la mentalità americana di risolvere qualsiasi problema con le medicine.
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