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Apple dovrà pagare 113 milioni di dollari a una coalizione di Stati americani. Si aggiungono agli oltre 500 milioni che il colosso californiano ha già dovuto pagare ai consumatori americani vittime dei rallentamenti causati ai loro smartphone da Apple stessa. I consumatori svizzeri, privi di uno strumento efficace per portare avanti azioni collettive, restano a bocca asciutta, proprio come nel caso Dieselgate.
Smartphone rallentati al fine di spingere i consumatori a comprare nuovi modelli e mascherare i problemi della batteria degli iPhone. Il conto che il gigante californiano dovrà pagare per questa scorrettezza non è ancora finito, dopo i 500 milioni già distribuiti ai clienti americani toccati. Un’occasione per ricordare una volta di più come invece i consumatori svizzeri non abbiano modo di farsi rispettare di fronte a grandi aziende di questo calibro. Proprio come nel caso Dieselgate, si assiste ai rimborsi che compagnie come Volkswagen o Apple sono costrette a versare ai consumatori statunitensi, ma anche tedeschi o francesi, che sono meglio tutelati. In Svizzera, questo tipo di pratiche scorrette non causano invece particolari problemi a queste aziende, visto che i consumatori elvetici non hanno modo di portare avanti azioni collettive efficaci a causa di una legislazione non al passo coi tempi.
L’Alleanza delle organizzazioni di difesa dei consumatori non smetterà di sottolineare queste lacune e di spingere affinché i consumatori svizzeri vengano dotati degli strumenti di cui dispongono i loro omologhi statunitensi ed europei.