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«La riesportazione di materiale bellico viola la neutralità»
Il trasferimento di materiale bellico di fabbricazione svizzera all'Ucraina da parte di un Paese terzo viola lo status di neutralità previsto dal diritto internazionale. Lo sostiene il professore di diritto Oliver Diggelmann, precisando che il principio di neutralità esige un trattamento equo delle parti in conflitto.
"Non forniamo armi alla Russia, quindi dobbiamo trattare l'Ucraina allo stesso modo", dichiara Diggelmann, professore di diritto internazionale ed europeo presso l'Università di Zurigo, in un'intervista pubblicata oggi dalle testate del gruppo Tamedia. "Se non si vuole sottostare a questi obblighi, bisogna allora pensare a un abbandono della neutralità permanente. L'alternativa sarebbe, ad esempio, la libertà di alleanza senza una neutralità permanente, ha aggiunto.
Violare deliberatamente il diritto sulla neutralità non sarebbe una novità per la Svizzera, osserva Diggelmann: ciò è avvenuto sia a favore della Germania e degli Alleati durante la Seconda Guerra Mondiale, sia a favore degli americani durante la Guerra Fredda.
Unicamente aiuti ai civili
Il principio della neutralità consente solo l'aiuto civile, sottolinea l'esperto. La Svizzera "potrebbe farsi carico della ricostruzione di scuole e asili o di case di riposo".
Quando si parla di neutralità della Svizzera, bisogna pensare al di là della situazione attuale, osserva. "Questa guerra è atipica per il nostro tempo. Non è certo rappresentativa del futuro". "I conflitti tra Stati sono oggi l'eccezione piuttosto che la regola ed è solo nelle guerre tra Stati che esistono questi obblighi legali dello Stato neutrale".
La Commissione della politica di sicurezza del Consiglio nazionale ha adottato martedì una mozione e un'iniziativa parlamentare che chiedono di autorizzare la riesportazione di materiale bellico in alcuni casi, anche per l'Ucraina.