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Per la prima volta da quando nel 1974 sono stati banditi dalla politica egiziana, i Fratelli musulmani sono stati oggi ascoltati al Cairo nella "stanza dei bottoni" dal vice presidente Omar Suleiman, assieme agli altri gruppi dell'opposizione.
Il risultato è un principio di accordo, per la formazione entro marzo di un Comitato congiunto per le riforme costituzionali che la confraternita giudica "insufficienti"; mentre il Paese intanto tenta sin da oggi di tornare alla normalità, innanzitutto con la riapertura delle banche.
Per ora prove di dialogo, nella sede della presidenze del consiglio, impensabili solo fino a due settimane fa; in cui Suleiman si è anche visto rivolgere un appello dall'opposizione a prendere il posto del presidente Hosni Mubarak. Che però ha respinto. Sicuramente, sono stati fatti passi in avanti verso l'uscita dalla crisi, ma intanto la protesta contro il Rais è comunque continuata.
In serata, il governo ha diffuso un comunicato per affermare che tutte le parti coinvolte nei colloqui di oggi con Suleiman concordano su una "transizione pacifica del potere in linea con la Costituzione" e sulla necessità di una "seria, urgente e onorevole gestione della crisi che la Nazione sta affrontando, considerando le legittime richieste dei giovani del 25 gennaio e delle forze politiche nazionali".
SDA-ATS