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BERNA - Il fabbisogno energetico nell'agricoltura può essere ridotto e gli strumenti politici esistenti supportano il settore nello sfruttamento del potenziale disponibile. È la conclusione di un rapporto sul tema approvato oggi dal Consiglio federale.
Il documento adempie le richieste di un postulato del consigliere nazionale Jacques Bourgeois (PLR/FR), che ha incaricato il governo di analizzare la quota di combustibili fossili nell'agricoltura e di presentare soluzioni per ridurne la dipendenza.
Secondo il rapporto, possibilità di riduzione del fabbisogno energetico sono l'utilizzo di macchine agricole a basso consumo, standard energetici per stalle e un impiego efficiente di concimi e alimenti per animali, si legge in un comunicato odierno dell'esecutivo.
La mancanza di materie prime rende però la Svizzera totalmente dipendente dalle importazioni di fonti energetiche non rinnovabili quali il petrolio e di tutti i concimi minerali. Per questo motivo è necessario intrattenere buone relazioni commerciali con l'estero e poter accedere a riserve nei periodi difficili. La politica estera in materia energetica adempie tali requisiti, secondo il Consiglio federale.
Attualmente si ritiene che l'approvvigionamento sia relativamente sicuro. In considerazione del costante aumento della domanda mondiale di energia e dell'inquinamento derivante è tuttavia importante ridurre il consumo energetico, in particolare quello legato a fonti non rinnovabili.
In pratica, non essendo «né possibile né sensato» azzerare il fabbisogno energetico o aumentare a dismisura la produzione di energia da vettori energetici rinnovabili, la strategia ideale è muoversi contemporaneamente in entrambe queste due direzioni, viene sottolineato nel rapporto.