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Lo schieramento di destra che fa capo al Likud ha 56 seggi e quello di centrosinistra attorno al partito Blu e Bianco 55 stando ai risultati parziali delle elezioni di martedì in Israele. È quanto affermano i media locali, secondo i quali lo spoglio è arrivato al 91% delle schede, mentre per i dati ufficiali si è fermi al 35%.
Il premier uscente Benjamin Netanyahu sarebbe dunque riuscito a ribaltare gli exit poll, che lo davano in leggero ritardo rispetto alla coalizione del rivale Benny Gantz, ma non a conquistare la maggioranza dei 120 seggi della Knesset. L'ago della bilancia potrebbe essere Yisrael Beitenu del nazionalista laico Avigdor Lieberman (9 poltrone per ora). Likud e Blu e Bianco avrebbero 32 poltrone a testa, la lista araba unita 12 (che fanno di lei il terzo partito del paese), i laburisti 6 e Campo democratico 5. A destra, i nazionalisti di Yemina 7 e i due partiti ortodossi insieme 17.
La pubblicazione dei risultati è attesa nel corso della giornata ma è già chiaro che "Netanyahu non ha vinto le elezioni e non le ha vinte facendo meno bene rispetto alle precedenti, quando gli era mancato un pelo. Però non le ha vinte nemmeno Gantz", sottolinea Sergio Della Pergola, professore emerito all'Università ebraica di Gerusalemme. "Siamo al pareggio assoluto", afferma l'esperto. Per Della Pergola, ci sono diversi scenari possibili: "Nell'interesse del paese, la formula adatta sarebbe quella di una grande coalizione", ma bisognerà vedere se non prevarranno interessi personali e in particolare quelli di Netanyahu, oggetto di diverse inchieste. E Gantz ha già detto di non voler governare con il Likud a meno che l'attuale primo ministro si faccia da parte.
Le prospettive
Il presidente Reuven Rivlin dovrà ora decidere, dopo consultazioni, a chi assegnare l'incarico di formare un nuovo Governo. Il prescelto avrà fino a sei settimane di tempo per costituire una coalizione maggioritaria. In caso di insuccesso, Rivlin potrebbe poi affidare il compito a un altro candidato, che avrebbe quattro settimane. Altrimenti, ci sarebbe il rischio di nuove elezioni, scenario che il capo dello Stato ha detto di voler evitare a ogni costo. Un'altra ipotesi avanzata in Israele e ricordata da Della Pergola è quella della rotazione, con una legislatura divisa a metà fra i leader dei due schieramenti principali, come avvenuto negli anni '80 con Yitzhak Shamir e Shimon Peres.