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"Queste mie rime sparte
Sotto dolci misure,
Raccolto hai tu ne le vergate carte,
E co’ tuoi dolci modi
Purghi le voglie impure,
Ove il mio stil talora
Ne la tua voce e ne l’altrui s’onora;
E più quando le lodi
Del bel Vincenzo, e i pregi
Canti degli avi gloriosi egregi."
Così scrive Torquato Tasso in un celebre madrigale in cui troviamo un esplicito riferimento a Vincenzo Gonzaga. Ma il madrigale è indirizzato principalmente ad un altro personaggio: "un musico che aveva posto in musica alcuni madrigali". Si tratta con ogni probabilità di Giaches de Wert, il celebre maestro di cappella del ducato dei Gonzaga, primo a mettere in musica alcune ottave della sua Gerusalemme liberata. I risultati musicali raggiunti da Wert dovettero sorprendere non poco lo stesso poeta quando nel 1586 vide il musicista pubblicare l’ Ottavo Libro a 5 vocidove sono presenti ben sei madrigali che mettono in musica dodici stanze della Gerusalemme. Nel 1590 si unisce alla cappella musicale dei Gonzaga un promettente compositore e suonatore di viola poco più che ventenne: Claudio Monteverdi che nel Terzo Libro del 1592 fa comparire accenti intensamente drammatici in particolare proprio nelle due terzine della Gerusalemme: Vivrò fra i miei tormenti (canto di disperazione di Tancredi per la morte di Clorinda) e Vattene pur crudel(l’ira di Armida respinta).
Anche Luca Marenzio, all’epoca unanimemente riconosciuto come il miglior compositore di madrigali, dedicò alla Gerusalemme il brano di esordio del Quarto Libro a 5 vocidel 1584. Furono dunque certamente i madrigali di Wert, Marenzio e Monteverdi che portarono nel 1594 Tasso a dire "possono i poemi eroici esser con quella sorte di musica ch’è perfettissima".