Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01135.jsonl.gz/399

Cinque anni fa, a New York, gli Stati membri delle Nazioni Unite hanno adottato l'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. Riconosciuta in tutto il mondo come quadro comune di riferimento, presenta una visione del nostro pianeta nel 2030, basata su 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS): un pianeta pacifico, senza povertà e senza fame, in cui saremo riusciti a controllare gli effetti del cambiamento climatico e avremo frenato l'erosione della biodiversità. L'Agenda 2030 è stata celebrata come un cambiamento di paradigma: il «sotto-»sviluppo non è più considerato come un problema unicamente legato ai Paesi in via di sviluppo. Quanto allo sviluppo sostenibile, anche i Paesi ricchi dell'emisfero settentrionale devono trovare soluzioni sostenibili per l'economia e la società.
La Svizzera ha anch’essa festeggiato l'adozione dell'Agenda 2030 e l'ha riconosciuta come quadro di riferimento globale per le sue attività in patria e all'estero. Nel suo discorso a New York, la presidente della Confederazione Simonetta Sommaruga l'ha salutata come "un programma fatto dall'uomo per l'uomo", ma ha anche sottolineato l'importanza di concretizzarne gli obiettivi. Sono passati cinque anni da allora. Dove siamo oggi?
Anche la Svizzera deve agire
Uno sguardo alla situazione in Svizzera è sufficiente per constatare gli standard elevati in termini di infrastrutture, istruzione e assistenza sanitaria. Tuttavia, la crisi del coronavirus ha chiaramente dimostrato che la povertà e la fame nel nostro Paese sono ancora presenti. La crisi minaccia di aumentare ulteriormente le disuguaglianze. Le persone a basso reddito sono particolarmente colpite dalla riduzione dell'orario di lavoro e dalla disoccupazione. Se davvero vogliamo tenere fede alla promessa dell’Agenda 2030 e quindi "non lasciare indietro nessuno", è necessario stabilire delle chiare priorità.
La situazione diventa preoccupante non appena si guarda oltre i confini nazionali. Negli ultimi decenni abbiamo esportato metodi di produzione ad alta intensità di risorse. La maggior parte dei gas serra vengono emessi al di là dei nostri confini. Difatti, gli impatti negativi sull'ambiente e sulla biodiversità derivanti dalla produzione dei nostri beni di consumo si verificano in altre regioni del mondo. In questi luoghi vi sono persone che soffrono per condizioni di lavoro disumane, tanto nei campi di fragole in Andalusia quanto nelle officine clandestine (sweatshops) in Bangladesh.
Un'occasione persa
All'inizio di novembre, il Consiglio federale ha avviato la procedura di consultazione sulla Strategia per uno sviluppo sostenibile 2030. Le aspettative riposte in questo documento, annunciato già nel marzo 2019, sono notevoli. Nella sua introduzione, il Consiglio federale conferma la necessità di adottare approcci globali e sistemici e promette di attuare le linee guida e gli Obiettivi dello sviluppo sostenibile in tutti i settori politici e di rafforzare così la coerenza politica in questo ambito. Secondo il Consiglio federale, la Strategia ribadisce l'impegno ad attuare l'Agenda 2030 e i suoi 17 OSS.
Gli obiettivi fissati dal Consiglio federale nella sua Strategia per uno Sviluppo Sostenibile 2030 non sono però all'altezza delle ambizioni formulate nell'Agenda 2030. Per esempio, mentre l’OSS 1 mira a dimezzare la povertà secondo la definizione nazionale di povertà, il Consiglio federale parla solo di ridurre la povertà in Svizzera. L’OSS 12, invece, mira a eliminare gradualmente le sovvenzioni ai combustibili fossili. Il Consiglio federale, mediante formule complicate, intende semplicemente "evitare l’impatto negativo esercitato sull’ambiente dagli incentivi finanziari esistenti per l’utilizzo di combustibili fossili ". Per quattro dei 17 OSS il Consiglio federale non formula obiettivi specifici (OSS 9: industria, innovazione e infrastrutture; OSS 14: la vita sott’acqua; OSS 16: pace, giustizia e istituzioni forti; OSS 17: partnership per gli obiettivi).
Nel complesso, la Strategia per uno sviluppo sostenibile 2030 rimane un insieme di linee guida e obiettivi già esistenti. Anche l'ultima Strategia per gli anni 2016-2019 è stata deludente. Una valutazione esterna ha rilevato che ha avuto effetti "modesti". Si è trattato perlopiù di un documento che ha riassunto le misure già adottate dai vari dipartimenti nel campo dello sviluppo sostenibile. Nella nuova Strategia, il Consiglio federale non sembra cambiare linea, poiché non tiene conto dei risultati della valutazione. È quindi evidente che il Consiglio federale non coglierà l’occasione di formulare una Strategia 2030 ambiziosa e lungimirante, che possa sostenere efficacemente l'attuazione dell'Agenda 2030 - un programma "fatto dall'uomo per l'uomo", così come è stato elegantemente espresso dalla presidente della Confederazione Simonetta Sommaruga a New York.
Pubblicato il 25 febbraio 2021
Su Il Lavoro
(Traduzione di Jessica Grespi)