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In Svizzera si consuma ogni anno circa un milione di tonnellate di materie plastiche, con una produzione di rifiuti plastici pari a circa 790 000 tonnellate annue. Quasi la metà, come ad esempio gli imballaggi, viene utilizzata per meno di un anno. L’83 per cento dei rifiuti plastici (ca. 660 000 t) viene valorizzato termicamente negli impianti di incenerimento dei rifiuti urbani (IIRU) e il 2 per cento (ca. 10 000 t) nei cementifici. Circa 70 000 tonnellate, pari al 9 per cento dei rifiuti plastici prodotti in Svizzera, vengono trasformate in riciclati. Un ulteriore 6 per cento (50 000 tonnellate) viene riutilizzato; ne sono un esempio i tessuti.
In Svizzera si consuma ogni anno circa un milione di tonnellate di materie plastiche, con una produzione di rifiuti plastici pari a circa 790 000 tonnellate annue. Quasi la metà, come ad esempio gli imballaggi, viene utilizzata per meno di un anno. L’83 per cento dei rifiuti plastici (ca. 660 000 t) viene valorizzato termicamente negli impianti di incenerimento dei rifiuti urbani (IIRU) e il 2 per cento (ca. 10 000 t) nei cementifici. Circa 70 000 tonnellate, pari al 9 per cento dei rifiuti plastici prodotti in Svizzera, vengono trasformate in riciclati. Un ulteriore 6 per cento (50 000 tonnellate) viene riutilizzato; ne sono un esempio i tessuti.
Secondo i dati disponibili tratti da studi effettuati per la Svizzera, l’UFAM stima che ogni anno vengano immesse circa 14 000 tonnellate di materie plastiche (macro- e microplastiche) nei suoli, nelle acque superficiali e nei loro sedimenti. La maggior parte di queste immissioni proviene dall’abrasione degli pneumatici (ca. 8900 t), seguita dal littering (ca. 2700 t) e da numerose altre fonti.
Le principali fonti di immissione di materie plastiche nell’ambiente in Svizzera sono:
- l’abrasione degli pneumatici;
- il littering e i rifiuti di plastica abbandonati abusivamente;
- i frammenti di materiali plastici provenienti ad esempio dalla produzione, dallo smaltimento e dall’edilizia;
- i campi sportivi e i parchi giochi, soprattutto i campi da calcio in erba sintetica;
- le materie plastiche nel compost e nel digestato;
- l’agricoltura.
Le macroplastiche (particelle più grandi di 5 mm e rifiuti plastici) finiscono nell’ambiente soprattutto a causa dello smaltimento improprio (p. es. littering). Le microplastiche (particelle più piccole di 5 mm) vengono invece immesse nell’ambiente prevalentemente attraverso l’abrasione e la decomposizione di prodotti in plastica (p. es. l’abrasione degli pneumatici). Con il passare del tempo, le macroplastiche si decompongono in microplastiche. L’enorme quantità di particelle microplastiche crea problemi all’ambiente, poiché sono quasi invisibili a occhio nudo e possono essere rimosse soltanto con difficoltà.
In Svizzera, il sistema di gestione dei rifiuti ben funzionante consente di smaltire i rifiuti plastici nel rispetto dell’ambiente. I rifiuti di plastica vengono valorizzati termicamente negli IIRU o nei cementifici oppure materialmente attraverso il riciclaggio. Grazie alle misure di pulizia degli spazi pubblici (p. es. strade) e agli impianti di trattamento delle acque di scarico, gran parte delle materie plastiche può essere trattenuta e quindi non finisce nell’ambiente.
Oltre al littering, tra i problemi principali dell’impatto ambientale della plastica in Svizzera vi sono l’abrasione e la decomposizione di prodotti in plastica (p. es. l’abrasione degli pneumatici) come pure la lenta decomposizione delle macroplastiche in microplastiche.
Secondo le stime attuali, ogni anno in Svizzera finiscono nell’ambiente circa 14 000 tonnellate di materie plastiche. Poiché le materie plastiche si degradano poco o solo molto lentamente, tendono ad accumularsi nell’ambiente. Inoltre, gli effetti a lungo termine dell’esposizione alla plastica, in particolare alle microplastiche, sugli organismi viventi non sono ancora noti. Secondo il principio di precauzione, quindi, poiché le materie plastiche non devono finire nell’ambiente, la loro immissione deve essere ridotta il più possibile.
Nonostante in Svizzera il sistema di gestione dei rifiuti funzioni bene, alcuni prodotti monouso in plastica finiscono nell’ambiente a causa del littering o, in caso di forti piogge, della fuoriuscita da impianti di depurazione delle acque reflue, sfuggendo così alle misure di pulizia e ai meccanismi di ritenzione stabiliti.
Se smaltiti in modo ecocompatibile (p. es. non gettando i cotton fioc nel gabinetto o abbandonando i rifiuti), i prodotti monouso in plastica non rappresentano un problema diretto per l’ambiente. Tuttavia, per la loro produzione e smaltimento sono necessarie risorse ed energia, il tutto soltanto per un utilizzo breve. Per quanto possibile, i prodotti monouso dovrebbero quindi essere sostituiti da prodotti riutilizzabili. Per l’asporto, ad esempio, esiste già un’ampia offerta di bicchieri, stoviglie e posate riutilizzabili.
Le microplastiche vengono aggiunte intenzionalmente a determinati prodotti, come i prodotti per la pulizia, per la cura del corpo (p. es. dentifrici, prodotti per il peeling) o concimi. Usando questo genere di prodotti, le microplastiche in essi contenute finiscono nelle acque di scarico e in parte nelle acque superficiali.
A settembre 2018, il Parlamento europeo ha invitato la Commissione a introdurre un divieto per le microplastiche nei prodotti cosmetici, per la cura del corpo come pure in detersivi e detergenti. Su mandato della Commissione, a gennaio 2019 l’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA) ha pubblicato un rapporto sulla limitazione dei polimeri sintetici insolubili di grandezza inferiore ai 5 mm. Si tratta di additivi aggiunti a determinati prodotti per conferire loro le proprietà desiderate. Una loro limitazione consentirebbe di ridurre il pericolo che queste microparticelle costituiscono per l’ambiente acquatico. L’ECHA è giunta alla conclusione che l’utilizzo di particelle di polimeri sintetiche, che comportano immissioni nell’ambiente, rappresentano un pericolo per l’ambiente che non viene controllato adeguatamente. Per questo motivo, si rendono necessarie misure di riduzione del rischio in tutta l’UE. Ad agosto 2022, sulla base del rapporto dell’ECHA, la Commissione europea ha sottoposto ai Paesi membri dell’UE un progetto di regolamento per la limitazione delle particelle di polimeri sintetiche nell’allegato XVII del Regolamento REACH dell'UE sulle sostanze chimiche.
Per ulteriori informazioni sulle limitazioni previste nell’UE: microplastiche
L’UFAM sta esaminando l’opportunità di riprendere nel diritto svizzero in materia di prodotti chimici le limitazioni previste nell’UE. Nel momento in cui l’UE avrà adottato un regolamento definitivo, l’UFAM elaborerà una modifica corrispondente dell’ordinanza sulla riduzione dei rischi inerenti ai prodotti chimici (ORRPChim).
Nell’ambiente finisce un gran numero di tipi diversi di plastica. È assodato che le materie plastiche inquinano l’ambiente a causa della loro persistenza. Ciò nonostante, è necessario condurre ulteriori ricerche per migliorare la situazione dei dati e consentire alle autorità competenti di valutare meglio i rischi per le persone e gli animali.
I pezzi di plastica che si disperdono nell’ambiente o che galleggiano in acqua possono ferire gli animali, per esempio rimanendo impigliati nelle reti da pesca o venendo ingeriti e causando loro danni all’intestino. Se un animale ingoia troppa plastica, ciò provoca inoltre un falso senso di sazietà che può portarlo a morire di fame.
Le microplastiche vengono assorbite nell’organismo attraverso il cibo o la respirazione e si presume che in gran parte vengano anche espulse. Nei lombrichi sono state osservate reazioni di tipo infiammatorio. Non si possono escludere effetti nocivi anche su altri animali.
Grandi lacune di conoscenza sussistono ancora in tre ambiti: l’immissione di materie plastiche nell’ambiente; la permanenza, il comportamento e la degradazione delle materie plastiche nell’ambiente; gli effetti delle materie plastiche sugli organismi viventi e gli ecosistemi.
Sebbene per tutti e tre gli ambiti siano già disponibili singoli dati, questi sono spesso soggetti a un elevato grado di incertezza e sono difficili da confrontare e da interpretare a causa delle diverse metodologie e unità di misura impiegate. Inoltre, i metodi attuali non consentono di rilevare le particelle molto piccole, come accade ad esempio per l’abrasione degli pneumatici, una fonte molto significativa in termini di quantità.
In uno studio di modellizzazione commissionato dall'UFAM, il Laboratorio federale di prova dei materiali e di ricerca (Empa) ha identificato e quantificato le fonti e le vie di immissione nell’ambiente in Svizzera dei sette tipi di plastica più utilizzati. Le concentrazioni ambientali di micro e macroplastiche saranno modellizzate in uno studio successivo. Oltre allo studio di modellizzazione dell’Empa, sono in corso lavori volti a stimare l’immissione nelle acque dovuta all’abrasione degli pneumatici e ai campi da calcio in erba sintetici.
In collaborazione con diversi istituti di ricerca (Agroscope, Eawag, Empa) verranno sviluppati metodi standardizzati per provare la presenza di microplastiche nei diversi compartimenti ambientali (p. es. suoli, fanghi di depurazione, aria). In questo modo, sarà possibile anche confrontarli per ottenere in futuro un quadro completo dell’inquinamento ambientale da microplastiche.
Anche nell’ambito delle plastiche biodegradabili vengono effettuate ricerche. La Scuola universitaria di scienze applicate di Zurigo (ZHAW) illustrerà lo stato attuale (quantità e ambiti di applicazione) di prodotti in plastica biodegradabile e classificherà i materiali disponibili sul mercato sulla base della loro degradabilità. Inoltre, svilupperà ulteriormente anche dei metodi per determinare la presenza di materie plastiche biodegradabili nei campioni di suolo, compost e digestato.
L’UFAM sostiene anche il «Clean Cycle Project» del Politecnico federale di Zurigo (PFZ). Nell’ambito di questo progetto vengono identificate e quantificate le basi dei flussi di materiali in tutti i settori (imballaggi, edilizia ecc.) e gli inquinanti nel ciclo di vita della plastica. Scopo dei lavori in corso al PFZ è quello di prevenire proattivamente la concentrazione di inquinanti nei cicli dei materiali e di sfruttare in modo ottimale i benefici ambientali del riciclaggio della plastica.
Per ridurre l’immissione di materie plastiche nell’ambiente vi è già una serie di misure consolidate. Da un lato, la Svizzera dispone di un sistema di gestione dei rifiuti ben funzionante che, attraverso un corretto smaltimento, consente il riciclaggio (p. es. bottiglie di bevande in PET, bottiglie in plastica con il tappo) o la valorizzazione termica di materie plastiche, le quali non finiscono quindi nell’ambiente. Dall’altro lato, gran parte della plastica viene trattenuta grazie alle misure di pulizia degli spazi pubblici (p. es. strade) e agli impianti di trattamento delle acque reflue.
La lotta attiva contro il littering ha un ruolo centrale nel contenimento delle immissioni di plastica nell’ambiente (cfr. domanda 2.2 «Come si può contrastare il littering?»).
Nel 2016 è stato abbassato il valore limite per le materie plastiche ammesse nel compost e nel digestato dell’ordinanza sulla riduzione dei rischi inerenti ai prodotti chimici (ORRPChim) al fine di ridurne la quantità contaminata.
Dal 1° aprile 2022 in Svizzera sono vietati l’immissione sul mercato e l’impiego di plastica oxo-degradabile (cfr. domanda 2.7 «La Svizzera adotterà il divieto delle plastiche oxo-degradabili conformemente alla direttiva UE sulle plastiche monouso?»).
Nonostante il notevole e costoso impegno in termini di interventi di pulizia, il littering, ossia il gettare intenzionalmente o abbandonare piccole quantità di rifiuti urbani, è una delle principali cause dell’impatto ambientale dovuto alla plastica in Svizzera. È vero che la maggior parte dei rifiuti abbandonati viene raccolta e smaltita correttamente dai servizi municipali o da privati cittadini, ma ciò comporta comunque costi elevati e impegna risorse umane.
Spetta in primo luogo ai Cantoni o ai Comuni agire contro il littering. Con il sostegno della Confederazione e il coinvolgimento di organizzazioni private, essi hanno già adottato misure. Il littering deve essere contrastato con una serie di misure diverse, come ad esempio una buona infrastruttura di smaltimento negli spazi pubblici, misure di sensibilizzazione e sanzioni sotto forma di multe (cfr. link in basso). Tra le misure vi sono inoltre i Clean-Up-Days, il deposito cauzionale per i bicchieri di plastica, l’utilizzo limitato di stoviglie monouso in occasione di grandi eventi.
Zero Littering - Guida per un ambiente senza rifiuti (PDF, 7 MB, 18.10.2018)Su mandato dell'UFAM
Per essere ecologicamente vantaggioso ed economicamente sostenibile rispetto allo smaltimento di un prodotto in un IIRU o all’uso di materie prime primarie, il riciclaggio di rifiuti plastici deve soddisfare diversi requisiti, considerato che anche il riciclaggio necessita di materie prime sotto forma di energia, acqua e sostanze chimiche e che genera costi per la raccolta, il trasporto e l’esercizio degli impianti.
Alcuni requisiti per un riciclaggio ecologicamente ed economicamente sostenibile sono:
- garantire il finanziamento e l’organizzazione del riciclaggio;
- purezza e omogeneità del materiale raccolto;
- punti, infrastrutture e logistica della raccolta ben sviluppati;
- raccolta di rifiuti plastici selezionati per tipo (p. es. bottiglie di bevande in PET o bottiglie in PE separate come frazione), in modo da produrre un riciclato di alta qualità e commerciabile;
- garantire la trasparenza dei sistemi di raccolta, di trasporto e di valorizzazione, compreso il relativo finanziamento.
In futuro il riciclaggio della plastica potrebbe svilupparsi ulteriormente. Da un lato diversi Comuni, consorzi e fornitori privati stanno sperimentando in Svizzera servizi complementari di raccolta e riciclaggio, alcuni dei quali potrebbero soddisfare i suddetti requisiti. Per esempio, i recipienti in PE con tappo (bottiglie del latte, flaconi di shampoo) consentono di ottenere una buona qualità del materiale raccolto e un elevato tasso di riciclaggio. D’altro canto, la ricerca, le normative e gli interventi da parte della Svizzera e dell’UE stanno cambiando la riciclabilità delle nuove materie plastiche.
Maggiori informazioni sulla raccolta e il riciclaggio della plastica sono contenute nella Guida ai rifiuti > Materie plastiche.
In Svizzera esistono diversi fornitori di raccolte di plastica mista provenienti da economie domestiche e da piccole imprese. In queste raccolte, nello stesso flusso (p. es. in un sacchetto di raccolta) di solito solo la metà circa delle materie plastiche può essere valorizzata materialmente, cioè riciclata, con un tasso di riciclaggio che può variare notevolmente. Da un lato, ciò è dovuto alla grande eterogeneità delle materie plastiche e degli additivi: non esiste un processo di valorizzazione materiale per tutte le plastiche raccolte oppure il riciclaggio non è opportuno per motivi tecnici o economici e/o non esiste un mercato di sbocco interessante. Dall’altro lato, le sostanze estranee presenti nella raccolta e la forte contaminazione delle plastiche raccolte comportano una riduzione della quantità e della qualità valorizzabile del riciclato. Ciò richiede un trattamento molto oneroso in termini di energia, acqua e sostanze chimiche.
È importante distinguere tra le plastiche a base biologica e plastiche biodegradabili. Le plastiche a base biologica sono prodotte a partire da biomassa (p. es. amido di mais). Tuttavia, la materia prima non determina la degradabilità della plastica, dato che la plastica biodegradabile può essere sia a base biologica che di origine fossile. Le plastiche biodegradabili vengono scomposte da microrganismi naturali in acqua, anidride carbonica e biomassa. Possono essere riciclate rapidamente solo in impianti di fermentazione o di compostaggio, poiché solo questi impianti soddisfano le condizioni (p. es. temperatura) di completa decomposizione. In condizioni ambientali reali, le plastiche biodegradabili si decompongono nel tempo in microplastiche, che a loro volta si decompongono solo molto lentamente nei loro componenti chimici. Le plastiche oxo-degradabili sono state inoltre arricchite con additivi, i quali, con l’apporto di calore o con la luce del sole, si decompongono in particelle microplastiche, ma sono difficilmente degradabili.
No. La Svizzera non è membro dell’UE e quindi non è tenuta ad adottare la direttiva UE sulla plastica monouso (direttiva (UE) 2019/904). Tuttavia, è necessario agire anche in Svizzera. In virtù degli stretti legami economici con l’UE, l’UFAM segue gli sviluppi a livello europeo ed esamina continuamente possibili adattamenti in Svizzera. Nel quadro dei lavori in corso nell’Amministrazione e nel Parlamento, si stanno esaminando e attuando misure e strumenti per contrastare l’impatto ambientale della plastica.
A partire dal 1° aprile 2022, in adempimento della mozione Chevalley (19.4182) «Quando saranno vietate le plastiche oxo?», l’immissione sul mercato e l’impiego di plastiche oxo-degradabili sono stati vietati anche in Svizzera con una modifica dell’ordinanza sulla riduzione dei rischi inerenti ai prodotti chimici (ORRPChim).
La Svizzera dispone di un sistema di gestione dei rifiuti che funziona bene, in cui la plastica, se smaltita correttamente, è sottoposta a processi di valorizzazione materiale o termica. Nel nostro Paese i rifiuti che possono essere inceneriti (tra cui la plastica) non vengono più conferiti in discarica dal 2000. La politica svizzera dei rifiuti punta su una raccolta differenziata di alta qualità. Nella raccolta e nel riciclaggio delle bottiglie per bevande in PET, la Svizzera ha già superato gli obiettivi dell’UE con un tasso di riciclaggio di oltre l’80 per cento. La direttiva UE sulla plastica monouso richiede che almeno il 77 per cento delle bottiglie per bevande in PET siano raccolte per il riciclaggio entro il 2025. Inoltre, negli ultimi anni i commerci al dettaglio in Svizzera hanno introdotto la raccolta differenziata delle bottiglie di plastica con coperchio (p.es. bottiglie di latte e shampoo). Queste raccolte volontarie e consolidate sono in linea con l’idea di base che richiede che l’industria e il commercio costruiscano sistemi di raccolta efficaci sulla base di misure adottate autonomamente. Misure autonome sono state attuate anche nell’ambito di prodotti di plastica monouso, come gli accordi settoriali sulle borse di plastica (cfr. anche la domanda 2.9 «Perché i prodotti di plastica monouso non vengono semplicemente vietati?»). Anche la volontà politica è favorevole al carattere volontario delle misure, soprattutto dopo l’adozione della mozione CAPTE-N (18.3712) «Meno rifiuti plastici nelle acque e nei suoli». Per ridurre l’impatto ambientale della plastica, le misure principalmente autonome devono essere attuate in collaborazione con i settori interessati. Per ulteriori informazioni sulle prescrizioni nell’UE, si veda anche la domanda 2.7 «La Svizzera adotterà il divieto delle plastiche oxo-degradabili presente nella direttiva UE sulle plastiche monouso?».
In Svizzera come all’estero è in pieno svolgimento la discussione sul divieto di determinati prodotti monouso in plastica. Ad esempio, dalla metà del 2021 nell’UE sono stati vietati determinati prodotti monouso in plastica (p. es. posate, piatti, cannucce).
Per i prodotti monouso in plastica, anche in Svizzera vengono impiegate in misura sempre maggiore alternative alle plastiche convenzionali (p. es. legno, carta o plastiche da materie prime rinnovabili come il mais o le barbabietole da zucchero).
Tuttavia, spesso i prodotti in altri materiali sono meno sostenibili di quelli fabbricati con plastiche convenzionali, in quanto per essere prodotti necessitano anch’essi di energia e materie prime. I prodotti monouso in plastica non devono essere quindi sostituiti da materiali ecologicamente peggiori. In ogni caso, alla base deve esserci un ecobilancio che copra l’intero ciclo di vita di un prodotto usa e getta.
L’UFAM promuove l’economia circolare e intende abbandonare l’approccio «end of pipe». Al fine di migliorare la chiusura dei cicli dei materiali, è importante affrontare le questioni relative allo smaltimento già nella fase di progettazione del prodotto (il cosiddetto ecodesign). Anche la prevenzione dei rifiuti è un tema importante, dal momento che il rifiuto più ecologico è quello che non viene prodotto.
Per ridurre i prodotti monouso in plastica esistono altre soluzioni efficaci. Con l’introduzione, nel 2017, dell’obbligo di pagamento dei sacchettini di plastica monouso alle casse nel settore alimentare, il consumo di questi sacchetti è diminuito quasi del 90 per cento. Anche se si tratta di una parte esigua della quantità totale di plastica utilizzata in Svizzera, l’effetto di sensibilizzazione è comunque significativo. Inoltre, l’accordo intersettoriale in vigore è stato esteso per includere il pagamento obbligatorio per i sacchetti di plastica riutilizzabili nel settore non alimentare.
Il rapporto sulle materie plastiche nell’ambiente («Kunststoffe in der Umwelt») in adempimento dei postulati Thorens Goumaz (18.3196), Munz (18.3496), Flach (19.3818) e Gruppo PPD (19.4355) illustra il potenziale di miglioramento relativamente al modo in cui l’inquinamento ambientale da materie plastiche può essere ulteriormente ridotto. Secondo il rapporto, bisognerebbe porre l’accento soprattutto sulla riduzione dei rifiuti, sullo sviluppo di materiali riciclabili e su alternative rispettose dell’ambiente. Gli imballaggi e i prodotti monouso, il riciclaggio, la prevenzione del littering e delle materie plastiche nei rifiuti organici rappresentano i punti di partenza. Andrebbe inoltre incentivato anche l’impiego mirato ed ecologico delle materie plastiche nell’edilizia, nell’agricoltura e nella selvicoltura, come pure contenere ulteriormente le immissioni di microplastiche nell’ambiente (p. es. dovute all’abrasione degli pneumatici).
L’UFAM si impegna anche a livello internazionale. A tal proposito, sono degni di nota i lavori relativi alla plastica dell’Assemblea delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEA): la Svizzera parteciperà ai negoziati per un accordo giuridicamente vincolante sulle materie plastiche che inizieranno a fine 2022 e condurranno nel 2024 a una «Convenzione sulla plastica» volta a combattere l’inquinamento ambientale dovuto alle materie plastiche lungo l’intero ciclo di vita. La Svizzera si impegna per raggiungere un accordo ambizioso ed è membro della Coalizione degli ambiziosi (High Ambition Coalition, HAC).
In linea generale, per ridurre l’impatto ambientale dovuto ai rifiuti plastici, i consumatori dovrebbero attenersi al seguente principio a cascata: evitare, ridurre, riciclare.
Per i privati, la prevenzione dei rifiuti attraverso decisioni d’acquisto consapevoli e sostenibili e lo smaltimento ecocompatibile dei rifiuti è un approccio decisivo per evitare l’immissione di materie plastiche nell’ambiente.
Smaltire correttamente la plastica significa fare in modo che questa non finisca nell’ambiente ma che venga riciclata o valorizzata termicamente nel rispetto dell’ambiente negli IIRU o nei cementifici.
In Svizzera, il littering è una delle principali cause dell’impatto ambientale dovuto alle materie plastiche. Se smaltiamo tutti i nostri rifiuti, compresi i mozziconi di sigaretta, nei bidoni della spazzatura, diamo già un importante contributo alla riduzione dell’impatto ambientale della plastica. Allo stesso modo, i rifiuti contenenti materie plastiche non devono essere gettati nei gabinetti, in quanto possono sfuggire alle misure di ritenzione; ma devono essere smaltiti correttamente nei rifiuti.
Per chiudere il ciclo della plastica è importante sfruttare le raccolte differenziate di bottiglie di bevande in PET e di bottiglie in PE con tappo (p. es. bottiglie del latte e flaconi di shampoo).
Ultima modifica 22.11.2022