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<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Considerando la ripartizione dei ruoli tra le imprese e lo Stato, quest'ultimo necessita di informazioni nei seguenti casi: </p><p>* lo Stato deve essere informato sulla situazione economica generale, per poter definire un orientamento a lungo termine (politica di crescita) e prendere decisioni a breve e medio termine (in particolare per quanto riguarda la politica congiunturale). Questo rappresenta il suo principale contributo alla prevenzione dei rischi legati alla sfera occupazionale. A tal fine esistono rilevazioni statistiche che si basano su criteri riconosciuti a livello internazionale. Il sistema statistico viene costantemente aggiornato e migliorato (programma pluriennale di statistica dell'Ufficio federale di statistica).</p><p>* Inoltre, in tutti i casi in cui la Confederazione è proprietaria di un'impresa o ne possiede quote considerevoli (La Posta, FFS, Swisscom, Swiss) e laddove, per garantire il buon funzionamento di sottosistemi economici, assume ampi compiti di vigilanza (vigilanza bancaria, ecc.), essa dispone di un accesso privilegiato alle informazioni dell'impresa necessarie all'adempimento dei compiti pubblici.</p><p>* Informazioni particolari sulle imprese sono necessarie per l'applicazione di determinate leggi o di altri atti legislativi. Tali richieste di informazioni vengono stabilite singolarmente nelle rispettive leggi o ordinanze. Tra queste vi sono anche le prescrizioni a livello fiscale e di opere sociali in caso di inadempienza nei pagamenti. </p><p>Con l'approvazione del postulato della Commissione della gestione S "Individuazione precoce a livello di economia nazionale" (02.3473), il Consiglio federale si è posto il seguente obiettivo: verificare se le basi legali sulla vigilanza di società che presentano interessi pubblici rilevanti siano adeguate o se non vi sia la necessità di nuova legislazione. </p><p>L'autore della mozione ritiene necessario un obbligo d'informazione generale e indifferenziato, che supera ampiamente queste richieste. Il Consiglio federale reputa ciò non opportuno per i seguenti motivi:</p><p>* L'ampliamento dell'obbligo d'informazione delle imprese richiesto nella mozione potrebbe minare l'attuale distribuzione dei compiti tra Stato ed economia privata. In altre parole: che motivo avrebbe lo Stato di richiedere informazioni generali sull'andamento commerciale di una ditta privata? Nella peggiore delle ipotesi potrebbe non limitarsi a raccogliere informazioni, ma prendere direttamente decisioni riguardanti l'impresa (ad esempio salvando ditte sulla via del fallimento e assumendosi il relativo rischio). </p><p>* Inoltre, è possibile che l'autorità statale non abbia le risorse finanziarie e di personale per garantire lo svolgimento di questi compiti. </p><p>* Va aggiunto che un obbligo generale d'informazione comporterebbe un notevole onere, soprattutto per le PMI. Questo sarebbe in contrasto con l'obiettivo del Consiglio federale di ridurre al minimo l'onere amministrativo per le imprese. Ulteriori obblighi d'informazione potrebbero influenzare negativamente l'attrattiva della piazza economica svizzera. </p><p>* Negli ambiti contraddistinti da rilevanti interessi pubblici (punto 2 della mozione), risultano sufficienti, da una parte, gli obblighi d'informazione delle società quotate in borsa e, dall'altra, i diritti di vigilanza della Confederazione in qualità di proprietario e di istanza di autorizzazione. </p><p>* In generale va considerato che la Confederazione dispone già di strumenti per far fronte alle conseguenze sociali delle crisi di imprese grandi e piccole: l'assicurazione contro la disoccupazione e l'assicurazione contro l'insolvenza. Un ruolo più attivo condurrebbe lo Stato in un ambito molto delicato dal punto di vista politico-economico e costituzionale: quello degli aiuti pubblici, e questo va assolutamente evitato.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.