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BERNA - Nessuna conseguenza penale nel canton Berna per le stazioni sciistiche che sono rimaste aperte al pubblico il 14 marzo, all'indomani della decisione del Consiglio federale d'imporre misure di semi-confinamento in tutta la Svizzera per limitare la diffusione del coronavirus.
Non si può infatti parlare di un atto volontario di renitenza, afferma la procura cantonale nel decreto di non luogo a procedere di cui l'agenzia Keystone-ATS ha preso conoscenza. Questo poiché in un primo momento vi erano stati interpretazioni divergenti riguardo alle misure imposte.
Questione d'interpretazione - Concretamente nella sua versione originale l'ordinanza federale sui provvedimenti per combattere il Covid-19 vietava le manifestazioni di oltre 100 persone: una proibizione che veniva estesa - così all'articolo 6 - «alle strutture ricreative e per il tempo libero, segnatamente musei, centri sportivi, palestre, piscine e centri benessere».
Il presidente del consiglio di Stato bernese Christoph Ammann aveva interpretato queste disposizioni affermando che le stazioni invernali non dovevano forzatamente chiudere, se rispettavano le direttive dell'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP). L'esecutivo aveva poi corretto tale posizione il giorno dopo, quando fra l'altro anche l'UFSP aveva richiamato all'ordine su questo tema. Ammann si era scusato per le «irritazioni» causate dal malinteso.
Oltre l'Oberland bernese - Peraltro nei concitati momenti di venerdì 13 e sabato 14 marzo anche altrove in Svizzera le disposizioni non erano state capite. Pure il governo retico aveva in un primo tempo dato il via libera agli sciatori, per poi tornare sui suoi passi.
Il ministero pubblico bernese si è attivato in seguito a una denuncia presentata da un privato contro le Jungfraubahnen, il gruppo che gestisce la ferrovia della Jungfrau e diversi impianti di risalita nell'Oberland bernese, nonché contro il consigliere di stato Ammann. La decisione di archiviazione può essere impugnata presso la camera dei ricorsi del tribunale d'appello.