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Dal 2012 le cure alternative in Svizzera sono più accessibili: cinque metodi – tra cui la medicina cinese e l’omeopatia – sono infatti iscritti nel catalogo delle prestazioni riconosciute dall’assicurazione malattia. Il loro rimborso è però limitato al 2017. Ora la Confederazione vuole rendere definitiva questa prassi e ha posto un progetto in consultazione.
Il riconoscimento delle cure alternative in Svizzera ha avuto un percorso piuttosto tortuoso. Nel 2005, l’allora ministro liberale radicale Pascal Couchepin aveva deciso di stralciare dalla lista delle prestazioni rimborsate la medicina antroposofica, quella tradizionale cinese, l'omeopatia, la fitoterapia e la terapia naturale. Il motivo? L’efficacia di queste discipline non poteva essere scientificamente provata.
Quattro anni dopo, il popolo elvetico aveva però imposto un dietrofront al governo, accettando un’iniziativa popolare che chiedeva di tenere più in considerazione le medicine complementari.
Sulla base del nuovo articolo costituzionale, il Dipartimento federale dell’interno (DFI) aveva così deciso nel 2012 di riscrivere queste cure nel catalogo delle prestazioni rimborsate, per un periodo limitato di sei anni.
Vista l’impossibilità di condurre, entro il 2017, un’analisi approfondita dell’efficacia di queste cure, secondo i metodi scientifici e applicando gli stessi criteri che per le altre prestazioni, la Confederazione ha così deciso di applicare il principio della fiducia. Lo stesso vale d’altronde per la medicina classica, per la quale è altrettanto difficile verificare in modo costante l’impatto delle cure.
Il DFI ha così posto in consultazione un progetto che prevede il rimborso di queste cinque cure alternative a durata illimitata.
(Testo: swissinfo.ch e agenzie)