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Una imprenditrice napoletana accusata alle Correzionali di Lugano di reati patrimoniali ha inviato alla Corte un certificato medico 'incomprensibile'
«Un certificato medico in fotocopia poco comprensibile e che oltretutto non spiega i motivi della impossibilità a presenziare al processo». Così stamane alle Assise correzionali di Lugano il giudice Amos Pagnamenta ha qualificato la giustificazione esibita via fax da una imprenditrice napoletana di 49 anni, accusata di reati patrimoniali, che non si è presentata a processo. La Corte ha ritenuto il motivo addotto dall'imputata «ingiustificato. Il giudice ha quindi ritenuto questo primo dibattimento contumaciale e - ha avvertito - se l'imputata, alla prossima convocazione che sarà presto comunicata diserterà nuovamente l'aula, il processo si celebrerà lo stesso in sua assenza.
L'avvocatessa di difesa, Melissa Bernasconi, ha spiegato che la sua assistita ci tiene a presenziare al processo. Dal canto suo, il procuratore pubblico, Daniele Galliano, ha affermato che il certificato medico non spiega né giustifica l'impossibilità dell'imputata di prendere parte al dibattimento pubblico, posizione accolta dalla Corte dopo essersi brevemente ritirata in camera di consiglio.
L'imprenditrice, a capo di una sedicente società di editoria ed eventi e che negherebbe ogni addebito, deve rispondere di ripetuta falsità in documenti, amministrazione infedele, cattiva gestione, inganno nei confronti delle autorità, sviamento della giustizia e denuncia mendace.