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Sessanta parlamentari svizzeri della Camera del popolo e alcuni rappresentanti del parlamento cantonale di Ginevra hanno manifestato il loro sostegno al giudice spagnolo Baltasar Garzón, sospeso per aver indagato sui crimini del franchismo.Questo contenuto è stato pubblicato il 10 giugno 2010 - 18:15
In una dichiarazione pubblicata giovedì, i politici svizzeri, per la maggior parte di sinistra, evocano le «ultime manifestazioni in tutto il mondo in favore della verità, la giustizia e il risarcimento in Spagna».
Vogliono inoltre «rendere omaggio alle vittime della dittatura franchista che, dal 16 ottobre 2008, possono finalmente sperare di conoscere la verità sulle loro famiglie, vittime della repressione», indicano i deputati in un comunicato.
I politici elvetici fanno riferimento alle manifestazioni di sostegno a Baltasar Garzón organizzate in diversi paesi, in particolare in Argentina, Guatemala e Cile. Il giudice, che nell'ottobre 2008 si è dichiarato competente per aprire un'inchiesta sul franchismo, gode di un ampio sostegno per le azioni legali condotte contro le dittature che hanno segnato la storia di questi paesi latinoamericani.
I parlamentari svizzeri condividono pienamente il lavoro giuridico di Garzón sui crimini contro l'umanità. Sono inoltre concordi con il Comitato ONU dei diritti dell'uomo, che ha chiesto alla Spagna di abolire la legge di amnistia del 1977, in quanto violerebbe i trattati internazionali ratificati da Madrid.
Garzòn è stato accusato da organizzazioni di estrema destra di aver voluto indagare per la prima volta sulle persone scomparse della Guerra civile (1936-1939) e della dittatura franchista (1939-1975), infrangendo volontariamente la legge sull'amnistia generale del 1977.
Il magistrato spagnolo rischia di non poter più svolgere la sua funzione di giudice per 20 anni. È stato comunque provvisoriamente autorizzato a lavorare presso la Corte internazionale di giustizia all'Aia.
Alla guerra civile spagnola parteciparono anche circa 40'000 volontari di una cinquantina di paesi. Tra questi 800 svizzeri.
swissinfo.ch e agenzie
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