Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/160402

<h2>SubmittedText<h2><p>Il 15 gennaio 2015 la Banca nazionale svizzera (BNS) ha abolito il tasso di cambio minimo euro-franco e le esportazioni svizzere hanno subìto un improvviso rincaro del 15 a 20 per cento. La BNS sosteneva che l'economia svizzera avrebbe potuto compensare questo svantaggio concorrenziale con uno sforzo di razionalizzazione. Ora vediamo i risultati: molti settori sono stati spremuti come limoni. Si profilano riduzioni della crescita, perdite di posti di lavoro e delocalizzazioni. L'eccessiva forza del franco sta mettendo a rischio praticamente tutti i settori economici e tutte le regioni.</p><p>Invitiamo pertanto il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Quali sono i settori e le regioni maggiormente colpiti dall'abbandono del tasso di cambio minimo? Quanti sono concretamente i posti di lavoro in pericolo? La Svizzera rischia un'ulteriore delocalizzazione di imprese e una deindustrializzazione? Qual è l'entità del danno per l'economia dovuto all'abolizione del tasso di cambio minimo? Cosa fa il Consiglio federale per contrastare gli effetti negativi? Come giudica le conclusioni dell'OCSE?</p><p>2. Nelle regioni di confine le piccole imprese e i titolari di attività indipendenti del settore dei servizi, in particolare, non sono più in grado di far fronte alla crescente pressione concorrenziale esercitata dai Paesi vicini. In che modo possono essere sostenuti questi operatori economici?</p><p>3. Nel frattempo eminenti economisti chiedono che venga reintrodotto un tasso di cambio minimo euro-franco. Il Consiglio federale ne ha preso atto? È disposto ad appoggiare questa richiesta nei confronti della BNS?</p><p>4. La direzione della BNS non è evidentemente in condizione di garantire la stabilità dei prezzi né di tener conto degli sviluppi congiunturali. Cosa fa il Consiglio federale per correggere questa situazione pericolosa per l'economia? Ritiene che siano necessarie sostituzioni ai vertici della BNS?</p><p>5. In dicembre ci si attende un ulteriore allentamento della politica monetaria della Banca centrale europea. Quali possibilità hanno il Consiglio federale e la BNS, a prescindere dalla reintroduzione del tasso di cambio minimo, per reagire a questa situazione? Come giudica il Consiglio federale gli effetti macroeconomici di un inasprimento dei tassi negativi?</p><p>6. La situazione economica fa aumentare la pressione sui salari. Tra l'estensione del lavoro ridotto in determinati settori e il prolungamento della durata del lavoro senza un corrispondente aumento dei salari, c'è il rischio di innescare una spirale che trascinerà i salari reali verso il basso. Quali sono le conseguenze sull'andamento della domanda privata?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Da quando il tasso di cambio minimo è stato abrogato, il franco svizzero si è apprezzato soprattutto rispetto all'euro, mentre il suo apprezzamento rispetto ad altre divise (ad es. il dollaro) è stato meno accentuato. In rapporto al tasso di cambio reale ponderato secondo il volume degli scambi (rispetto alle divise di 40 partner commerciali e depurato dall'inflazione) l'apprezzamento del franco si attesta oltre il 5 per cento. Nel corso del secondo e terzo trimestre 2015 la Banca nazionale svizzera (BNS) ha effettuato un'indagine presso imprese svizzere sulle conseguenze dell'apprezzamento del franco. Secondo questa indagine, circa il 70 per cento delle imprese ha subìto effetti negativi in seguito all'apprezzamento del franco (il 32 per cento molto e il 38 per cento leggermente negativi), mentre il 22 per cento delle imprese non ha riscontrato effetti significativi e l'8 per cento ha osservato un effetto positivo. Per loro natura, i settori che hanno risentito maggiormente della forza del franco sono quelli esposti alle variazioni di cambio, vale a dire gran parte dell'industria d'esportazione, i fornitori nazionali, il turismo e il commercio al dettaglio (che risente del turismo degli acquisti). Questi settori sono costretti a comprimere fortemente i loro costi a causa della notevole riduzione dei margini. Dall'inizio dell'anno sono quindi confrontati con un calo dell'occupazione che rischia di protrarsi anche nei prossimi mesi. A livello regionale dovrebbero essere particolarmente colpiti sia i cantoni della Svizzera orientale dove i settori dei beni d'investimento, esposti alla forza del franco, occupano un posto importante sia i cantoni turistici come il Vallese, i Grigioni e il Ticino. Bisogna tuttavia tenere presente che oltre alla forza del franco intervengono anche altri fattori congiunturali e strutturali.</p><p>Quanto al rischio di un'eccessiva deindustrializzazione, va ricordato che la Svizzera fa tuttora parte dei Paesi più industrializzati d'Europa (ad es. se si considera il peso del settore industriale nell'economia generale) e che dispone tuttora di un settore industriale a forte valore aggiunto. Il Consiglio federale è comunque attento alle difficoltà in cui incorrono numerose imprese a causa della situazione del cambio ed è consapevole dei rischi che ne derivano per l'evoluzione dell'economia. È quindi tanto più importante rafforzare le condizioni quadro per offrire un ambiente affidabile alle imprese e mantenere l'attrattiva della piazza economica svizzera nonostante gli inconvenienti legati al tasso di cambio.</p><p>Dal punto di vista dell'economia in generale, l'abolizione del tasso di cambio minimo ha fortemente frenato la congiuntura svizzera e ha provocato un leggero aumento della disoccupazione. Non si segnalano tuttavia forti tendenze recessive. Secondo le previsioni attuali del gruppo di esperti della Confederazione (dicembre 2015), la congiuntura dovrebbe lentamente normalizzarsi. Per il 2015 ci si attende una crescita del PIL dello 0,8 per cento, che dovrebbe essere seguita nel 2016 da una progressiva accelerazione all'1,5 per cento. Anche se l'economia svizzera non attraverserà una grave crisi, dovrebbe tuttavia registrare una crescita inferiore alla media per un periodo di due anni (2015 e 2016). Secondo le previsioni, in un primo tempo la lentezza della ripresa congiunturale continuerà a gravare sul mercato del lavoro e nel 2016 determinerà un aumento del tasso di disoccupazione annuo medio, portandolo al 3,6 per cento (contro il 3,3 per cento del 2015).</p><p>Al di là delle misure di politica monetaria volte a influenzare il tasso di cambio, non esistono misure atte a compensare rapidamente gli svantaggi derivanti dalla forza del franco per il settore dell'esportazione. Il Consiglio federale reputa perciò più che mai importante offrire alle imprese indigene le migliori condizioni quadro possibili e migliorarle in modo mirato per consentire loro di rimanere competitive.</p><p>Il Consiglio federale condivide il parere espresso dall'OCSE nel suo ultimo rapporto sull'economia della Svizzera, secondo cui l'abolizione del tasso di cambio minimo ha comportato un offuscamento della congiuntura (cfr. sopra). Concorda inoltre con la valutazione dell'OCSE in merito alla produttività, che su alcuni punti importanti coincide con la politica di crescita del Consiglio federale.</p><p>2. La nuova politica regionale (NPR) della Svizzera offre una serie di strumenti di comprovata validità. Essa promuove in particolare progetti nei settori dell'innovazione aziendale e del turismo. La NPR è concepita in modo tale da poter reagire alla forza del franco rispondendo alle sfide delle regioni e delle imprese nel quadro della sua attività ordinaria.</p><p>Per quanto riguarda le implicazioni turistiche, il programma d'impulso a favore del turismo per gli anni 2016 a 2019, che intende sostenere la domanda turistica in Svizzera, è uno strumento cruciale. Questo programma si propone di rafforzare l'assistenza e il sostegno forniti al settore del turismo per affrontare le sfide esacerbate dalla forza del franco e dall'iniziativa sulle abitazioni secondarie. Nel quadro del programma d'impulso la Confederazione mette a disposizione 210 milioni di franchi per gli anni 2016 a 2019.</p><p>Inoltre, è attualmente all'esame del Parlamento la legge sugli orari di apertura dei negozi, che consentirebbe in particolare di migliorare le condizioni per il commercio al dettaglio nelle regioni di confine.</p><p>Infine, considerato che il tasso di cambio aumenta la differenza dei salari tra la Svizzera e i Paesi vicini, le misure collaterali alla libera circolazione delle persone rimangono importanti, soprattutto nelle regioni di confine. Le misure vigenti devono continuare ad essere applicate sistematicamente. Nella primavera del 2014 il Consiglio federale si era già dichiarato disposto a sbloccare se necessario per le regioni (di confine) e i settori particolarmente colpiti mezzi finanziari supplementari per il controllo delle condizioni salariali e lavorative.</p><p>3. Secondo l'articolo 99 capoverso 2 della Costituzione federale, la BNS conduce una politica monetaria indipendente nell'interesse generale del Paese. Nello svolgimento del suo compito principale, la BNS non può chiedere istruzioni al Consiglio federale (art. 6 della legge sulla Banca nazionale, LBN). La BNS decide in piena autonomia quali sono gli strumenti più adeguati per adempiere il mandato conferitole dalla legge. Nel mese di gennaio 2015 è giunta alla conclusione che il tasso di cambio minimo non era più sostenibile e che, nell'interesse generale del Paese, sarebbe stato meno svantaggioso abolirlo. In un regime di cambio flessibile e in presenza di mercati finanziari fortemente integrati, la Direzione generale deve adottare misure che, secondo la sua valutazione economica, le permettano di adempiere il suo mandato in materia di politica monetaria.</p><p>4. Secondo la LBN, la BNS garantisce la stabilità dei prezzi tenendo conto dell'evoluzione congiunturale (art. 5 cpv. 1 LBN). Entro questi limiti la Direzione generale è libera di decidere in modo autonomo di applicare gli strumenti di politica monetaria a sua disposizione. La stabilità dei prezzi è una condizione importante per garantire una crescita economica e una prosperità durature. LA BNS deve garantire la stabilità dei prezzi al consumo svizzeri a lungo termine. A breve termine possono tuttavia verificarsi variazioni di prezzo sulle quali la BNS può influire solo in modo limitato dato che la politica monetaria si ripercuote sull'economia solo a distanza di un certo tempo. Le variazioni di prezzo possono risultare tra l'altro da variazioni del tasso di cambio o dai prezzi del petrolio, come è il caso attualmente. La stabilità dei prezzi a medio termine in Svizzera è comunque garantita.</p><p>Il tasso di cambio è un parametro importante dell'evoluzione dei prezzi e della congiuntura in Svizzera, ragione per cui la BNS applica attualmente una politica monetaria che mira a contenere la sopravvalutazione del franco. Essa pratica a tale scopo tassi direttori negativi e, all'occorrenza, è disposta a influire sull'evoluzione del tasso di cambio.</p><p>I membri della Direzione generale sono nominati per un mandato di durata fissa e non possono in linea di principio essere revocati dalle loro funzioni nel corso del mandato. Un membro può essere revocato solo per motivi legati alla sua persona (art. 45 cpv. 1 LBN). Questa disposizione permette di garantire l'indipendenza dei membri della BNS: escludendo che un membro della Direzione generale o un suo supplente possa essere revocato dalla propria funzione per motivi politici o per divergenze di opinioni sulla politica monetaria da condurre, i responsabili delle decisioni beneficiano di una protezione personale contro l'ingerenza politica.</p><p>Attualmente sono anche in corso di redazione rapporti del Consiglio federale in risposta a diversi postulati che concernono più o meno direttamente la BNS e la sua politica monetaria. Si tratta in particolare dei postulati Bischof 15.3091, che chiede di esaminare le conseguenze della politica dei tassi d'interesse negativi, e Rechsteiner Paul 15.3367, che chiede di valutare la funzione economica del franco svizzero. Infine, il postulato Bischof 15.4053 solleva espressamente la questione della governance della BNS. Questi rapporti presentano ed esaminano in dettaglio, per la prima volta dal messaggio concernente la legge sulla Banca nazionale, le basi delle istituzioni attualmente competenti in materia di politica monetaria. In passato queste istituzioni si sono dimostrate in generale efficaci.</p><p>5. Occorre sottolineare che il contesto dei tassi d'interesse bassi, o negativi, rappresenta un fattore esterno che pone la BNS e l'economia di fronte a sfide importanti. La BNS dispone dei mezzi necessari per contrastare un'ulteriore sopravvalutazione del franco. Spetta alla stessa giudicare se, a tal fine, sia necessario abbassare ancora i tassi d'interesse negativi o ricorrere ad altri mezzi, ad esempio intervenendo sui mercati dei cambi. Il suo margine di manovra per un ulteriore abbassamento dei tassi d'interesse negativi è limitato poiché gli attori economici possono ripiegare sulle liquidità. I tassi d'interesse negativi sono tuttavia uno strumento importante per rendere il franco meno interessante e per contribuire a indebolirlo.</p><p>6. In Svizzera la negoziazione salariale è affidata alle parti sociali. Le riduzioni dei salari possono servire alle imprese che si trovano in estrema difficoltà per attutire lo shock valutario e contribuire così alla salvaguardia di posti di lavoro. Riduzioni salariali generalizzate comportano tuttavia il rischio di indebolire la domanda dei consumatori e, nel peggiore dei casi, di innescare un meccanismo di deflazione. Questo preoccupante scenario non sembra però per il momento profilarsi nel nostro Paese. I consumi privati registrano infatti una solida progressione che sostiene la congiuntura. Un abbassamento generale dei salari non si prospetta in Svizzera neppure per il 2016. Il sondaggio sui salari realizzato ogni anno da UBS prevede per quest'anno un aumento medio dei salari nominali dello 0,5 per cento.</p>  Risposta del Consiglio federale.