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Sono disponibili sottoforma di vari colori (verde, blu, marrone, rosso, beige), possono avere aspetto diverso (pellet, rettangoli, grani) e possono contenere sostanze tossiche molto diverse.
Per questo motivo, se un animale ingerisce un'esca rodenticida, l'identificazione del principio attivo è cruciale per impostare il corretto piano terapeutico.
I tre tipi principali rodenticidi sono quelli che contengono anticoagulanti (Warfarin, Brodifacoum, Diphacinone), quelli che contengono brometalina, una neurotossina, e quelli contenenti colecalciferolo, un analogo della vitamina D.
ANTICOAGULANTI
Si dividono in quelli di prima generazione (Warfarin) che hanno solitamente breve durata d'azione rispetto a quelli di seconda generazione (Brodifacoum, Bromadiolone) che sono quelli attualmente più utilizzati nelle esche rodenticide.
Piccole dosi di anticoagulante possono causare coagulopatia inibendo il riciclo della vitamina K1 e la sintesi di alcuni fattori della coagulazione. Questo provoca sanguinamenti incontrollabili all'interno e all'esterno dell'organismo.
I segni clinici insorgono da 2 a 7 giorni dopo l'ingestione quando si esauriscono i fattori della coagulazione circolanti. Certe specie, come i gatti, sono più resistenti agli effetti di queste esche e solo raramente possono avvelenarsi. Al contrario, i cani possono essere piuttosto sensibili e spesso necessitano di intervento da parte del veterinario.
La dose necessaria a causare avvelenamento può essere molto diversa a seconda del principio attivo: ad esempio, nel caso di ingestione di Brodifacoum sono sufficienti piccole dosi a causare avvelenamento, mentre nel caso di Bromadiolone sono necessarie dosi di molto superiori per avere lo stesso effetto. L'età e lo stato di salute di ciascuno animale sono altri fattori che possono determinare la necessità di iniziare la terapia; animali molto giovani e molto anziani, così come soggetti con problemi gastrointestinali o epatici sono esposti a rischi maggiori.
Segni di avvelenamento: il sanguinamento può avvenire in qualsiasi localizzazione per cui i segni possono essere vaghi e poco specifici. Inizialmente la perdita di sangue è interna e può comparire letargia, intolleranza all'esercizio, tosse e difficoltà respiratoria (dovuta al sanguinamento nei polmoni), debolezza e pallore delle mucose. Sintomi meno frequenti sono vomito, diarrea (con o senza sangue), sanguinamento dal naso, ematomi, sangue nelle urine, gonfiore delle articolazioni con dolore e zoppia, inappetenza e sanguinamento dalla bocca.
Antidoto e trattamento: la decontaminazione dello stomaco, attraverso l'induzione del vomito, eseguita entro 2 ore dall'ingestione dell'esca e associata alla somministrazione di carbone attivo è efficace nel ridurre l'assorbimento del tossico. La vitamina K1 è l'antidoto. Se si verifica l'avvelenamento, gli animali sono trattati con vitamina K1 per 15 giorni nel caso dei rodenticidi di prima generazione o 21-30 giorni per quelli di seconda generazione. Dopo 2 giorni dall'ultima somministrazione di vitamina K1 il tempo di protrombina (PT) deve essere controllato per accertarsi che la coagulazione sia normale.
Quando gli animali si presentano con emorragia in corso il trattamento è di supporto e consiste nella stabilizzazione, somministrazione di ossigeno e trasfusione di sangue intero o plasma.
BROMETALINA
É una sostanza contenuta in alcune esche con effetti neurotossici, causa di edema cerebrale.
I gatti sono più sensibili rispetto ai cani a questa sostanza tossica.
Poiché questo veleno ha un basso margine di sicurezza le cure mediche veterinarie sono sempre necessarie.
Segni di avvelenamento: i sintomi possono essere molto variabili; si distingue la sindrome convulsivante caratterizzata da tremori e crisi convulsive dalla sindrome paralitica caratterizzata da atassia, debolezza e paralisi, in base alla dose assunta.
Maggiore è la dose ingerita, più veloce sarà l'insorgenza dei sintomi e la loro gravità. I segni clinici possono comparire dopo 2 ore dall'ingestione ma possono essere ritardati fino a 3 o 4 giorni se la dose ingerita è bassa.
Antidoto e trattamento: poiché non vi è un antidoto specifico per questa intossicazione la decontaminazione dello stomaco è il trattamento più importante.
Quando i segni clinici si manifestano questi sono difficili da trattare e la prognosi è riservata. A causa della lunga emivita del tossico e degli effetti di lunga durata il ricovero in ospedale può durare diversi giorni. Il trattamento include fluidoterapia endovenosa, dosi ripetute di carbone attivo, anticonvulsivanti e farmaci per ridurre l'edema cerebrale.
COLECALCIFEROLO
É il rodenticida in vendita nei supermercati più pericoloso per cani e gatti.
Questa sostanza ha un margine di sicurezza molto basso e sono sufficienti piccole dosi a causare grave tossicità e morte.
L'ingestione di esche contenenti questo tossico causa l'aumento di calcio e fosforo nel siero che può portare a insufficienza renale acuta e mineralizzazione dei tessuti di diversi organi.
Segni di avvelenamentoaumento della sete e della produzione di urina, debolezza, letargia, diminuzione dell'appetito e alito “uremico”.
L'insufficienza renale acuta si sviluppa 2-3 giorni dopo l'ingestione.In seguito ad avvelenamento occorre monitorare strettamente le concentrazioni degli elettroliti e i parametri renali per 72-96 ore.
Antidoto e trattamento: è uno degli avvelenamenti più difficili da trattare, dove esami frequenti e terapie costose spesso sono necessarie per avere una buona prognosi.
Non esiste un antidoto specifico ma l'avvelenamento generalmente risponde bene dopo 2-3 giorni di fluidoterapia aggressiva e farmaci specifici.
In caso di comparsa di segni di tossicità la stimolazione della diuresi è fondamentale attraverso la somministrazione di steroidi, diuretici ed agenti che legano il fosforo.
Il pamidronato, un bifosfonato utilizzato in medicina umana per il trattamento dell'iperalcemia di origine maligna, è il farmaco di scelta poiché spesso è sufficiente una sola somministrazione per abbassare le concentrazioni di calcio abbastanza per permettere all'animale di tornare a casa senza terapia aggiuntiva.