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Potrebbero esserci brutte notizie all'orizzonte per le tasche di UBS, Credit Suisse e altri giganti del settore bancario.
La giudice di un tribunale di Manhattan, Lorna Schofield, ha infatti autorizzato ieri una causa da parte di investitori istituzionali ai danni di numerosi istituti, compresi i due svizzeri, invischiati nello scandalo delle manipolazioni del mercato dei cambi.
Secondo la giudice, riportano i media statunitensi, l'accusa mossa dai quasi 1300 querelanti, fra cui BlackRock, la maggiore società di investimenti al mondo, è plausibile. Essi rimproverano alle banche di aver manovrato, fra il 2003 e il 2013, i tassi di riferimento, in modo da ottenere un profitto a loro spese.
Schofield ha tuttavia limitato l'azione legale in alcune parti e non ha permesso a tutti i denuncianti di intentare causa. Lo scorso settembre, una corte di New York aveva negato a un gruppo di commercianti di divise il diritto a una class action contro Credit Suisse in relazione alla stessa vicenda. Altre banche hanno già archiviato procedimenti analoghi con accordi extragiudiziali per complessivi 2,3 miliardi di dollari.
Molti i grossi nomi - più precisamente 15 - finiti nel mirino degli investitori. Tra questi vi sono colossi bancari americani come Bank of America, Goldman Sachs, Citigroup e JP Morgan Chase ed europei, fra cui la tedesca Deutsche Bank, la francese BNP Paribas e le britanniche HSBC e Barclays.
Essi controllano la quasi totalità del mercato globale dei cambi. Stando ai querelanti, le banche hanno condiviso in modo illegale informazioni confidenziali e utilizzato pratiche commerciali fraudolente. Addirittura si sarebbero organizzate in chat dagli eloquenti nomi: "Il cartello", "La mafia" e "Il club dei banditi".
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