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Il Tribunale cantonale vallesano ha confermato in appello la condanna a due anni con la condizionale per infanticidio di una donna che nel 2015 soffocò il figlio appena partorito. Il Ministero pubblico aveva chiesto dieci anni di reclusione da scontare per assassinio.
Nella sentenza pubblicata oggi, il Tribunale cantonale, come già il Tribunale distrettuale di Sierre in prima istanza, ha giudicato la donna colpevole di infanticidio. L'articolo 116 del codice penale prevede che "la madre che, durante il parto o finché si trova sotto l'influenza del puerperio, uccide l'infante, è punita con una pena detentiva sino a tre anni o con una pena pecuniaria". Il Tribunale cantonale ha ritenuto che la donna era sotto l'influenza dello stato puerperale al momento dei fatti.
Il caso risale al dicembre 2015. La donna, allora 33enne ha soffocato il suo quarto figlio poche ore dopo averlo partorito da sola in casa, poi lo ha messo in un sacco della spazzatura e lo ha gettato in un cassonetto. Dopo il parto, era esausta, piangeva e aveva tremiti in tutto il corpo, non guardava il neonato, non lo accarezzava, non gli parlava mentre era sdraiata sul divano letto con lui. Nelle due ore successive alla nascita, non si è creato alcun rapporto personale.
Questi elementi, a cui si aggiungono i disturbi mentali dell'imputata, il brevissimo lasso di tempo tra la nascita e l'atto omicida, il particolare contesto della nascita, sono sufficienti a dimostrare che la donna era ancora sotto l'influenza del puerperio quando soffocò il figlio. Secondo il Tribunale cantonale, quindi, era colpevole di infanticidio e non di assassinio.
La donna apprese di essere incinta del suo amante durante un ricovero in ospedale per problemi alla vista, nell'ottobre del 2015. Nascose la gravidanza a tutti e disse ai medici di voler far adottare il nascituro. Nei mesi che seguirono non si presentò alle visite mediche previste. Il cadavere del bimbo, nato il 2 dicembre, fu scoperto il 23 dicembre.