Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/25413

<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale riconosce pienamente il contributo che le emittenti televisive locali e regionali forniscono alla promozione della molteplicità del paesaggio mediatico svizzero. Il collegio constata che le stazione televisive regionali private si stanno conquistando sempre più pubblico e, soprattutto nell'ambito delle informazioni locali, forniscono programmi che completano in modo ideale quelli della SSR. Fintanto che non vi sarà alcun collegamento tra emittente ed editore, queste stazioni televisive possono, in una certa misura, evitare il pericolo proveniente dagli editori di giornali che dispongono di una posizione dominante sul mercato nella rispettiva zona di distribuzione.</p><p></p><p>1. Già da molto tempo la Confederazione garantisce alle emittenti televisive regionali private un sostegno finanziario. Dal 1993, anche le emittenti televisive locali e regionali ricevono una quota degli introiti dei canoni di ricezione. Questo sostegno finanziario ha permesso di promuovere, anche al di fuori delle grandi città, il sorgere di stazioni regionali. </p><p>2. Nella sua recente decisione relativa ai canoni di ricezione, il Consiglio federale ha anche tenuto debitamente conto delle nuove condizioni vigenti nell'ambito della televisione regionale: a partire dal 2000, verranno aumentati i mezzi finanziari a disposizione delle emittenti televisive regionali economicamente deboli. In questo modo, l'attuale contributo totale, pari a 3 milioni di franchi, dovrebbe superare i 5 milioni di franchi.</p><p>3. Inoltre, occorre far notare che non tutte le stazioni televisive regionali possono esigere una quota degli introiti dei canoni di ricezione come invece sostiene l'autore dell'interpellanza. Per poter esigere un sostegno finanziario da parte della Confederazione, le emittenti televisive private devono adempiere determinate condizioni. Ad esempio, le stazioni televisive che diffondono i loro programmi in una zona con più di 250'000 abitanti per più di 15 anni, in linea di principio non possono pretendere alcuna quota nella ripartizione degli introiti dei canoni. Inoltre, la supposizione secondo cui il numero di concessioni rilasciate è in "costante" aumento, appare poco fondata. Infatti, dopo che le reti Tele Top e Tele Ostschweiz hanno ricevuto le rispettive concessioni, permettendo così all'ultima grossa regione della Svizzera di ottenere le proprie stazioni televisive private, non vi è stato un aumento significativo del numero di questo tipo di emittenti. </p><p></p><p>Il Consiglio federale rifiuta di equiparare la quota degli introiti dei canoni destinata alle stazioni televisive locali e regionali a quella prevista per le radio locali. In questo contesto il collegio fa notare la chiara posizione assunta dal legislatore durante la preparazione della legge sulla radiotelevisione. Secondo la volontà del Parlamento, la ripartizione degli introiti dei canoni dovrebbe innanzitutto servire a promuovere le stazioni radiofoniche locali e regionali e a finanziare le reti televisive private solo in modo parziale. Questa decisione del Parlamento illustra la sua presa di posizione secondo cui la promozione di un servizio universale di tipo federalistico per il pubblico, con programmi radiofonici indigeni privati di diritto pubblico dovrebbe avvenire soprattutto in ambito radiofonico. Il Consiglio federale si attiene tuttora a questa linea di condotta. In considerazione della forte concorrenza proveniente dall'estero a cui la SSR deve far fronte in ambito televisivo e il ruolo trainante che quest'ultima ha assunto nel garantire un'identità nazionale e regionale della Svizzera, il Consiglio federale non ritiene opportuno aumentare considerevolmente la quota d'introiti dei canoni distribuita ai diversi attori. Esso ritiene che una diversa assegnazione dei mezzi finanziari alle diverse categorie di emittenti può essere fatta solo nell'ambito di un dibattito di fondo. La prossima revisione fondamentale della legge sulla radiotelevisione permetterà d'iniziare un simile dibattito.</p>  Risposta del Consiglio federale.