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Le raccomandazioni emesse lo scorso anno dalla Commissione della gestione del Consiglio degli Stati sulla sorveglianza dei legami di interesse in seno alle imprese vicine alla Confederazione sono state seguite: a prenderne atto, in un breve rapporto pubblicato venerdì, è il medesimo organo parlamentare, che raccomanda comunque a Governo e amministrazione di rafforzare ulteriormente i controlli, armonizzando per esempio le procedure di nomina dei vertici di queste società.
Per meglio capire l'importanza della questione bisogna risalire all'episodio all'origine dell'analisi, ovvero il mandato assunto dalla presidente del consiglio d'amministrazione delle FFS, Monika Ribar, presso Capoinvest, società tirata in ballo nella vicenda dei "Paradise Papers".
Era emerso che Ribar aveva in un primo momento omesso di comunicarlo all'azienda: una lacuna spiegata con il fatto che fino alla fine del 2017 alle FFS le dichiarazioni dei mandati dipendevano in gran parte dalla volontà individuale dei membri del CdA. Inoltre, il comitato interno incaricato dei controlli non si riuniva da diversi anni.
Autopostale e RUAG
Giovedì la Commissione aveva invece criticato il Governo per la scarsa vigilanza sulle attività della Posta, in pieno scandalo sovvenzioni. E in passato è stato criticato anche il controllo sulla RUAG, il gruppo d'armamento che sta per essere scorporato, con l'intenzione di privatizzarne una parte. Anche la nuova RUAG che resterà in mano alla Confederazione potrà tuttavia svolgere mandati esterni. E allora: non c'è il rischio di tornare a situazioni poco chiare, al rischio corruzione? "Assolutamente no - risponde la consigliera federale Viola Amherd ai nostri microfoni - perché gli affari con i terzi esterni non potranno superare il 30% e i costi dovranno essere trasparenti".