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La confusione delle lingue fu un tiro mancino ai danni dell’umanità. Dà la misura dell’incubo uno straordinario romanzo: "Epepe", scritto dal linguista ungherese Ferenc Karinthy. L’edizione italiana Adelphi ha una bellissima prefazione di Emmanuel Carrère, che puntualmente sottolinea ogni aspetto del terribile spaesamento.
Per via di un disguido, un professore diretto a un convegno finisce in una metropoli misteriosa. Nessuno parla la sua lingua, e ne conosce tante, perché insegna linguistica. L’indecifrabile alfabeto delle scritte stradali e delle insegne è un misto tra le rune gotiche e i caratteri cuneiformi dei Sumeri. Lo studioso si ritrova senza documenti e senza denaro. Per quanto sia abituato a trafficare con le lingue, non capisce una parola di quel che dicono gli abitanti. Tranne il nome della ragazza che manovra gli ascensori, Epepe (ma potrebbe essere anche Bebe o Tetete, chi lo sa?).
"Babel", il festival di letteratura e traduzione che si tiene a Bellinzona dal 12 al 15 settembre, quest’anno ha per titolo "Non parlerai la mia lingua". Ospiti di "Moby Dick" Elena Stancanelli, Eraldo Affinati, Mariapia Borgnini con i quali si parlerà delle lingue perse e ritrovate dai migranti.