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Lee Jae-yong (foto d'archivio)
Keystone/AP/LEE JIN-MAN(sda-ats)
La Corte centrale distrettuale di Seul ha respinto la richiesta d'arresto nei confronti di Lee Jae-yong, leader de facto del gruppo Samsung e vice presidente di Samsung Electronics, richiesta dalla procura speciale.
Quest'ultima sta indagando sullo scandalo che ha travolto la presidente della Repubblica Park Geun-hye e la confidente Choi Soon-sil.
È un duro un colpo al lavoro del team investigativo che indaga su Lee per corruzione e spergiuro: "È difficile capire la ragione, la necessità e l'appropriatezza dell'arresto in questa fase".
La procura speciale incaricata di fare luce sullo scandalo partito da Choi, accusata di influenza "nefasta" sulla presidente a fini anche economici oltre che di potere, aveva avanzato lunedì la richiesta d'arresto verso Lee per corruzione e spergiuro in base al pagamento da 18 milioni di dollari autorizzato a favore di una società di Choi in cambio - secondo i piani accusatori - del voto favorevole del National Pension Service, in fondo pensione pubblico, in una fusione societaria del 2015 di riordino intragruppo.
Un'operazione senza fini industriali e utile a trasferire i poteri, anche quanto ai pacchetti azionari, allo stesso Lee, ultima generazione della famiglia fondatrice del gruppo.
"È difficile trovare la ragione, la necessità e la appropriatezza per l'arresto in questa fase", ha motivato la Corte rigettando la richiesta della procura, osservando che sono da chiarire fattori chiave quali se il denaro fosse veramente al servizio di "favori reciproci".
Insomma, un duro colpo al lavoro probatorio svolto finora dalla procura, che evita l'arresto dell'erede del primo gruppo industriale e tecnologico del Paese.
Dopo la decisione, Lee ha lasciato in piena notte il carcere di Uiwang, a sud di Seul, dove ha atteso per 14 ore il responso della Corte. Nessuna dichiarazione all'uscita, ha riferito l'agenzia Yonhap, ma è data per certa la sua presenza in ufficio nel quartier generale del colosso sudcoreano.
SDA-ATS