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Il conflitto fra l'UBS e l'erario americano sembra ormai destinato ad approdare sui banchi di un tribunale. Il Dipartimento di giustizia statunitense non ritira la causa civile contro la grande banca elvetica, che a sua volta esige garanzie dal fisco USA. Tuttavia, Berna ritiene ancora possibile un'intesa extragiudiziale.Questo contenuto è stato pubblicato il 01 luglio 2009 - 18:19
Se le parti non si accorderanno prima, il contenzioso sarà giudicato dal tribunale della Florida a Miami il 13 luglio. Qualora in quella sede non fosse raggiunta un'intesa, l'ultima parola spetterebbe alla Corte federale.
A meno di due settimane dall'apertura del processo, il Dipartimento di giustizia USA ha annunciato martedì che non lascia cadere le accuse rivolte all'UBS, di avere aiutato cittadini americani ad aggirare il fisco negli Stati Uniti. Il Dipartimento esige che l'istituto elvetico fornisca all'erario americano i dati di 52mila clienti sospettati di frode fiscale, relativi al periodo 2002-2007.
Il Dipartimento di giustizia respinge la motivazione della "buona fede" avanzata dall'UBS e sostiene che Washington cerca "di ottenere informazioni da parte di una banca svizzera che ha fatto affari negli Stati Uniti violando consapevolmente il diritto americano".
"È stato necessario che il Dipartimento di giustizia la contattasse, prima che l'UBS riconoscesse i suoi torti e ponesse fine alle attività illecite", sottolinea il Ministero USA. Perciò "è ora che l'UBS tragga le conseguenze dei suoi atti" e riveli "l'identità di ogni cliente americano che ha un conto segreto" nella grande banca.
Nemmeno l'argomento secondo cui l'UBS violerebbe la normativa sul segreto bancario svizzero se consegnasse i dati richiesti ha fatto leva sul Dipartimento di giustizia. Quest'ultimo replica che il segreto bancario non è "un muro impenetrabile": ciò è già stato dimostrato lo scorso febbraio, quando l'autorità svizzera di vigilanza sui mercati finanziari Finma ha ordinato all'UBS di consegnare dati di clienti alle autorità americane.
Le ragioni dell'UBS
Nelle contro argomentazioni, rese pubbliche mercoledì, l'UBS insiste invece sulla necessità di risolvere il problema sul piano politico, affermando di non poter trasgredire il diritto svizzero e i trattati internazionali. Secondo la banca, il problema dello scambio di informazioni fiscali dev'essere negoziato a livello governativo. Ma il Ministero americano non condivide tale interpretazione.
L'UBS vuole inoltre ottenere la garanzia che le autorità fiscali americani non siano già in possesso delle informazioni reclamate: perché, se così fosse, il diritto USA non consentirebbe loro di esigere altro.
Gli avvocati americani della banca hanno indicato in una deposizione che l'International Revenue Service (IRS) - l'autorità fiscale USA - ha già raccolto numerose informazioni sui conti sospetti attraverso altre vie.
L'istituto spera di poter dimostrare che la richiesta americana di informazioni sui 52mila clienti non è altro che una "fishing expedition", ossia una raccolta abusiva di dati. Sostiene inoltre di essersi sforzato di rispondere onestamente alle esigenze USA, senza violare il diritto svizzero, e rivolge un appello ai clienti americani affinché si rivolgano a consulenti fiscali e regolarizzino la loro situazione.
Compromesso in extremis?
L'UBS si dice comunque ancora pienamente disposta a negoziare un'intesa extragiudiziale. Anche il tesoriere e presidente della Confederazione Hans Rudolf-Merz non esclude che le parti possano trovare una soluzione all'ultimo minuto. In una conferenza stampa al termine della seduta settimanale del governo svizzero, il ministro delle finanze ha osservato mercoledì che solitamente "questo genere di accordi è sempre possibile negli Stati Uniti".
Quanto alla decisione del Dipartimento di giustizia americano di non ritirare la denuncia, Merz ha detto che il governo svizzero non è rimasto sorpreso. Si tratta di una "procedura normale per gli Stati Uniti": è un gioco di forze fra le parti.
Seppur deluse, nemmeno l'Associazione svizzera dei banchieri e la Federazione delle imprese svizzere economiesuisse si sono dette colte completamente alla sprovvista. Anche nelle due organizzazioni regna la speranza che nonostante l'atteggiamento apparentemente inflessibile, il Dipartimento di giustizia americano stia cercando altre vie per raggiungere un'intesa.
Chi giocherà la carta migliore
Anche gli analisti elvetici interrogati mercoledì dalle agenzie di stampa non hanno dubbi che dietro le quinte si continui a lavorare per patteggiare un accordo vantaggioso per entrambe le parti. Sulle probabilità che sia concluso prima del 13 luglio, però, gli specialisti non si sbilanciano. Tutto dipende da quanto l'UBS può pagare, rilevano. "La partita di poker continua", ha commentato un analista della Banca cantonale di Zurigo.
Domenica scorsa il settimanale "Sonntag" ha sostenuto che per appianare la vertenza l'UBS si sarebbe detta disposta a pagare dai 3 ai 5 miliardi di dollari. Ma la banca mercoledì ha smentito con fermezza: si tratta di "speculazioni" e le somme citate sono "prive di fondamento", ha fatto sapere.
Un'unica cosa è certa: il procedimento giudiziario - che si preannuncia lungo - comporterebbe seri inconvenienti sia per l'una, sia per l'altra parte.
swissinfo.ch e agenzie
Un grande dilemma
Nella vertenza che la oppone alla giustizia e al fisco degli Stati Uniti, l'UBS si trova davanti a un dilemma.
Se l'istituto elvetico dovesse perdere il processo e consegnare i dati, violerebbe il segreto bancario svizzero. Se dovesse rispettare il diritto elvetico, potrebbe eventualmente essere costretta a rinunciare alle attività americane. In entrambi i casi la grande banca rischia di vedere la propria immagine danneggiata.
Le autorità USA pretendono la consegna dei dati di 52mila clienti americani dell'UBS, finora protetti dal segreto bancario, sospettati di avere depositato 14,8 miliardi di dollari sui conti della banca svizzera, evadendo il fisco statunitense.
Il grande istituto elvetico è già stato costretto a rivelare l'identità di 300 clienti e a pagare una multa di 780 milioni di dollari. Somma che peraltro il Dipartimento federale di giustizia americano ha giudicato insufficiente.
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