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Un gruppo di studenti intende organizzare una cena per festeggiare la fine dell’anno. Alcuni studenti propongono di andare in un ristorante, mentre altri preferiscono una grigliata al fiume dove ognuno cucinerà il cibo portato da casa. Il gruppo deve decidere fra queste due varianti. Questa decisione può influenzare il Prodotto Interno Lordo (PIL) del paese? Per quale motivo? Per rispondere a questa domanda occorre comprendere cos’è il PIL e come si calcola.
Il PIL misura il valore aggiunto complessivo che gli attori economici generano durante un determinato periodo all’interno di un preciso territorio. Prendiamo l’esempio della produzione di formaggio destinato al consumo delle economie domestiche (schema 1). Per produrre il latte sono necessarie delle risorse naturali (come il terreno e l’erba per le mucche), una forza lavoro (le attività svolte dall’agricoltore) e dei capitali (ad esempio la stalla e i macchinari per la mungitura). Per la trasformazione del latte in formaggio vengono ancora utilizzati i tre fattori di produzione (terra, lavoro e capitali). Lo stesso vale per la distribuzione e la vendita del formaggio ai consumatori.
Schema 1 – La vendita alle economie domestiche di formaggio

L’erba è…
|TERRA|

Il latte viene prodotto dagli animali grazie …
|LAVORO,CAPITALE|

Il latte, in questo caso, è…
|BENI DI PRODUZIONE|

Il formaggio, in questo caso, è…
|BENI DI CONSUMO|
La catena di valore può quindi essere suddivisa in tre fasi (schema 2):
Il valore aggiunto realizzato in ogni fase corrisponde a:
|Valore aggiunto = cifra d’affari – acquisto beni intermedi|
Ad esempio, l’industria vende il formaggio per 70, ma ha acquistato del latte per 20 (bene intermedio). L’industria è creatrice di valore solo per la trasformazione del latte in formaggio (70 - 20 = 50) e non per la produzione del latte (realizzata dall’agricoltore). La corretta presa in considerazione dei beni intermedi evita l’errore del doppio conteggio: il valore creato dalla produzione di latte viene così conteggiato, giustamente, una sola volta.
Schema 2 – La catena del valore
La creazione di valore da parte di un’azienda comporta la distribuzione di redditi ai fattori di produzione (lavoro, capitale e terra) che hanno contribuito alla produzione dei beni e servizi creati. Questi redditi, corrispondenti al valore aggiunto, saranno utilizzati (spesi) per l’acquisto finale dei beni e servizi prodotti.
Per una visione a livello di sistema economico nel suo insieme, occorre estendere il singolo caso a tutte le attività e a tutti i settori economici. Si giunge alla contabilità nazionale che registra l’insieme delle transazioni economiche di un paese permettendo di determinare il Prodotto Interno Lordo (PIL). Per il calcolo del PIL vengono utilizzati i seguenti tre metodi.
Il totale dei valori aggiunti generati dalle aziende è equivalente ai redditi distribuiti che a loro volta saranno interamen te spesi. Infatti, considerando che il valore aggiunto corrisponde alla produzione, possiamo affermare che:
|Produzione = Reddito = Spesa finale|
Il calcolo del PIL attraverso i tre metodi giunge ad uno stesso ed unico risultato.
Per calcolare il PIL secondo il metodo della produzione occorre sommare i valori aggiunti creati dalle aziende: gli acquisti di beni intermedi vengono quindi dedotti dalla loro cifra d’affari. Inoltre, si neutralizza l’impatto delle imposte e dei contributi fiscali sui prodotti.
|PIL = Somma dei valori aggiunti|
La contabilità nazionale scompone il PIL, secondo il metodo basato sul reddito, nei seguenti elementi:
|PIL = salari + redditi del capitale + rendite|
Il PIL calcolato secondo il metodo della spesa è composto da:
In altri termini, secondo il metodo della spesa, il PIL corrisponde a:
|PIL||=||C + I + ∆ stock + G||+||(X-M)|
|Domanda interna||Domanda esterna|
Verificate l’utilizzo dei tre metodi di calcolo nella contabilità nazionale della Svizzera www.bfs.admin.ch > Trovare statistiche > Economia nazionale > Conti nazionali > Prodotto interno lordo
Il Prodotto Interno Lordo (PIL) indica la produzione creata all’interno di un paese indipendentemente dalla residenza dei soggetti economici. Mentre il Prodotto Nazionale Lordo (PNL) equivale alla produzione realizzata nel paese ma anche all’estero dai soggetti economici residenti nel paese in oggetto. Così, ad esempio, l’attività svolta in Svizzera da una multinazionale con sede nel Canton Vaud rientra nel PIL e nel PNL, mentre l’attività che svolge in un paese dell’Unione Europea rientra nel PNL ma non nel PIL della Svizzera. Analogamente, i redditi percepiti da frontalieri attivi in Ticino rientrano nel PIL ma non nel PNL della Svizzera.
Il PIL misura quindi il valore economico generato durante un periodo all’interno di un paese o territorio. L’aumento e il calo della produzione, dei redditi e della spesa finale permettono di identificare le fasi del ciclo economico. La variazione annuale del PIL viene così utilizzata come indicato re della crescita economica e dell’andamento congiunturale. Nel calcolo del PIL si tiene ora conto anche di una parte del le attività illegali (come il commercio di droga e il contrabbando) il cui valore, in Svizzera, viene stimato dall’Ufficio federale di statistica che sta pure provvedendo per ottenere una stima delle attività in nero. Le attività illegali ed in nero rientrano quindi nel calcolo del PIL il quale presenta alcuni limiti che occorre ritenere.
In primo luogo, nel PIL rientrano esclusivamente transazioni monetarie. La produzione e le attività economiche che non sono remunerate (come il lavoro domestico) non rientrano nel PIL.
In secondo luogo, il PIL non può essere assimilato ad un indicatore di benessere. Infatti, nel calcolo del PIL rientra no anche attività inquinanti o socialmente dannose. Così, ad esempio, la spesa per abbattere una foresta rientra nel calcolo del PIL, mentre sfugge dal calcolo la distruzione di questa risorsa naturale.
Gli economisti hanno sviluppato degli indicatori complementari al PIL per potere quantificare il benessere di un paese. Un esempio molto noto è costituito dall’Indice di Sviluppo Umano (ISU) che prende in considerazione l’aspettativa di vita, il PIL pro-capite e il livello di istruzione (dal 2010 quest’ultimo risulta dagli anni medi e previsti da destinare all’istruzione dei singoli).
La classifica può essere consultata al sito: https://hdr.undp.org/en/data
Amartya K. Sen, economista e Premio Nobel per l’economia nel 1998, pur avendo contribuito allo sviluppo dell’ISU ha ribadito che lo sviluppo umano è un concetto multifattoriale e non lineare. Per questo, l’intento di ridurlo a un valore numerico è riduttivo. Meglio conviene raccogliere e analizzare più dati economici e sociali distinti.
Gli istituti nazionali di statistica hanno, a loro volta, sviluppato degli indicatori concernenti lo sviluppo sostenibile. Per la Svizzera, l’Ufficio federale di statistica (UFS), in collaborazione con altri uffici federali, dispone del sistema di indicatori MONET 2030 per una visione d’assieme dello sviluppo sostenibile nel nostro paese. Questo sistema permette di osservare il raggiungimento o meno dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 dell’ONU. Fra questi indicatori rientrano, ad esempio, il tasso di povertà, le differenze salariali secondo il genere, le energie rinnovabili, il totale dei rifiuti urbani prodotti, le emissioni di gas serra e altri.
Per un approfondimento in merito, si rimanda al sito dell’UFS: https://www.bfs.admin.ch/bfs/it/home/statistiche/sviluppo-sostenibile/monet-2030.html