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Nell’anno appena trascorso tre protagonisti dei fumetti hanno festeggiato un importante anniversario raggiungendo un’età ragguardevole. Topolino ha compiuto novant’anni, Superman ottanta e Tex Willer settanta. Mi unisco ai festeggiamenti con qualche nota in margine in cui racconto due o tre cose che forse non sapete su queste tre “icone” che hanno segnato il nostro immaginario.
Il 18 novembre 1928, al Colony Theater di New York, si proietta Steamboat Willie il primo cartone animato sonoro (durata 8 minuti), prodotto da Walt Disney e disegnato da Ub Iwerks. Protagonista è un topo stilizzato e antropomorfo di nome Mickey Mouse, che somiglia molto al coniglio Oswald, al centro di una serie di cartoni animati che i due avevano realizzato l’anno precedente. All’inizio del 1928 avevano però perso i diritti su Oswald e ora ci riprovavano con un nuovo personaggio. Dopotutto era sufficiente cambiare nome a Oswald e rendere circolari le sue orecchie di forma allungata. Nei primi mesi dell’anno realizzarono due cartoni muti di Mickey Mouse, ma ormai per imporsi nell’industria del cinema occorreva il sonoro e così fu Steamboat Willie a essere distribuito per primo (gli altri due lo seguirono a breve, dopo essere stati sonorizzati).
Disney era coautore delle sceneggiature di questi film, ma nella creazione di Topolino Iwerks ebbe la parte più importante. Poiché Disney fin dall’inizio cercò di appropriarsi della paternità del personaggio sorsero subito dissapori tra i due. Si racconta che una volta un ragazzo chiese a Disney un disegno autografato di Topolino. Disney chiese a Iwerks di eseguirlo: lui poi lo avrebbe firmato. Ub rispose: «Disegnatelo da te, il tuo topo!» e se ne andò arrabbiato. Il 13 gennaio 1930 Mickey approdò alle pagine dei quotidiani sotto forma di fumetto. La storia era scritta da Disney, ma a firmare i disegni era ancora Iwerks, che però poco dopo lasciò la Disney Brothers Production e si mise in proprio. Non ebbe grande fortuna e nel 1948 tornò a lavorare con Walt come effettista per il cinema. Nel 1963 realizzò gli effetti speciali del film Gli uccelli di Alfred Hitchcock, per i quali ottenne una nomination all’Oscar.
Dal 1° aprile 1930 le strisce di Topolino furono firmate dal solo Walt Disney. Il vero autore era però Floyd Gottfredson, che con l’aiuto di altri artisti e in particolare del soggettista Bill Walsh, rimodellò il personaggio e ne adattò l’evoluzione ai veloci cambiamenti culturali e sociali dei successivi tre decenni. Fino alla metà degli anni Cinquanta, Gottfredson e Walsh sperimentarono tutti i generi narrativi, dall’avventura esotica al fantasy, dal poliziesco alla fantascienza, realizzando un’opera che resta uno dei capolavori assoluti del fumetto.
Purtroppo nel 1954 Gottfredson, su richiesta del King Features Syndicate che distribuiva le strisce ai quotidiani, smise di realizzare lunghe storie avventurose. Con la qualità delle sue storie, anche la popolarità di Mickey iniziò negli Stati Uniti a calare. Non così in Italia, dove anzi l’editore Mondadori per soddisfare la richiesta del mercato dovette supplire alla scarsezza di materiale proveniente dall’America facendo scrivere e disegnare storie da autori italiani. L’Italia divenne così tra gli anni Cinquanta e Sessanta il maggior produttore ed esportatore di storie disneyane al mondo. Poiché in America le ultime strisce di Topolino sono state pubblicate nel 1994, è grazie alla produzione italiana che il personaggio è arrivato alla bella età di novant’anni.
Il 10 giugno 1938 Superman fa la sua prima apparizione nel n. 1 del comic book “Action Comics”. È poco probabile che Jerome Siegel e Joe Shuster, creatori del personaggio e autori delle sue storie per i successivi dieci anni, non avessero pensato al superuomo di Nietzsche, che in inglese all’epoca era detto per l’appunto superman, ma le radici mitico-ideologiche del primo supereroe erano ben altre.
Nel 2006 il rabbino e studioso dei fumetti di supereroi Simcha Weinstein ha fatto notare nel suo libro Up Up and Oy Vey. How Jewish History, Culture and Values Shaped the Comic Book Superhero che Siegel e Shuster, come quasi tutti i grandi autori di supereroi (incluso Stan Lee, il creatore dell’universo Marvel), erano ebrei e che il loro eroe aveva un certo carattere messianico. In effetti Superman, venuto dal pianeta Krypton, cioè in sostanza dal cielo, e dotato di super-poteri, capace insomma di fare miracoli, si è addossato il ruolo “salvatore” del mondo. Weinstein ha fatto notare anche che il suo nome cryptoniano, Kal-El, potrebbe significare in ebraico “voce di Dio”. Occorre, è vero, cambiare la vocalizzazione abituale di kol, “voce”, per arrivare a Kal, ma el significa proprio “Dio”. Oltretutto questo termine entra in molti nomi biblici e in particolare nei nomi angelici (Gabriel, Mikhael…) occupando lo stesso posto che ha nel nome cryptoniano di Superman e dei suoi familiari, a cominciare dal padre Jor-El.
Il cinema ha sottolineato il carattere messianico di Superman e lo ha arricchito di connotazioni cristiane. Basti citare una scena del film Superman Returns diretto da Bryan Singer nel 2006, dove Jor-El dice al figlio prima di inviarlo sulla terra: «Possono essere un grande popolo, desiderano esserlo Kal-El. Manca loro solo la Luce, per questo ho inviato Te, mio Unico Figlio».
Il 30 settembre 1948 viene distribuito in edicola il primo albo “a striscia” (16,5 x 8 centimetri) della “Collana del Tex”, contenente il primo episodio delle avventure di Tex Willer. Certamente Gian Luigi Bonelli, che ne aveva scritto la sceneggiatura, e Galep (Aurelio Galleppini), l’autore dei disegni, avevano visto un episodio del fumetto americano Tex il cow-boy (titolo originale Tex Thorne), sceneggiato dal celebre scrittore di western Zane Grey e disegnato da Allen Dean, che era stato pubblicato tra il 1946 e il 1947 in “Topolino”: non solo il loro eroe ha lo stesso nome di quello di Grey, ma anche i suoi tratti somatici sono assai vicini a quelli del personaggio nei disegni di Dean.
Ma questo fu solo l’inizio, e nella sua settantennale carriera Tex ha saputo ampiamente dimostrare la sua originalità. In particolare, gli va riconosciuto di aver restituito dignità alle nazioni indiane ben prima dei western “revisionisti” Soldato blu, Un uomo chiamato cavallo e Il piccolo grande uomo, tutti del 1970. Già nell’episodio Il patto di sangue, pubblicato il 17 agosto del 1950 (“Collana del Tex”, serie II, n. 38), Tex sposa la principessa navajo Lilith da cui avrà presto un figlio, Piccolo Falco alias Kit Willer, che sarà uno dei suoi “pards”, insieme al suo fratello di sangue Tiger Jack, anche lui di nazionalità navajo, e al ranger a Kit Carson.
Il film di Delmer Davis L’amante indiana che ha un plot abbastanza simile e che fu il primo a liberare i nativi americani dal ruolo di cattivi, era uscito negli Stati Uniti il 20 luglio, meno di un mese prima. Un lasso di tempo troppo breve per pensare che l’amore indiano di Tex gli debba qualcosa.
Renato Giovannoli
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