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BERNA - In futuro le bambine e le donne in Svizzera che rischiano di essere vittima della mutilazione di organi genitali saranno più protette. Lo ha indicato oggi il Consiglio federale, il quale ha adottato un rapporto che prevede varie misure in questo senso.
In Svizzera, ricorda un comunicato governativo odierno, vivono circa 22'400 bambine e donne che sono o rischiano di essere vittima di tali mutilazioni. Sebbene ciò dal 2012 costituisca un reato, finora è stata pronunciata una sola condanna.
Il rapporto - disponibile solo in francese e tedesco - adottato oggi mostra che i reati gravi si verificano all'interno della famiglia o del contesto sociale e che spesso le vittime sono bambine piccole o adolescenti.
A smuovere le acque ci ha pensato, tramite un postulato depositato nel 2018, l'ex consigliera nazionale Nathalie Rickli (UDC/ZH). L'Esecutivo, dal canto suo, oggi ha reso noto di voler puntare su un approccio globale che poggia su vari pilastri: il perseguimento penale e la prevenzione, l'istituzione di reti interdisciplinari, il rafforzamento della cooperazione nazionale e internazionale nonché l'assistenza e le cure sanitarie alle bambine e alle donne interessate.
La Confederazione partecipa in particolare al finanziamento della rete svizzera contro la mutilazione degli organi genitali delle bambine, sottolinea il Consiglio federale. Tra le altre cose, intende inoltre istituire un organo composto da rappresentanti dei settori della sanità, del perseguimento penale e della giustizia, ma anche dell'integrazione, dell'asilo, della parità dei sessi e della protezione dei minori, che avrà il compito di accompagnare le misure della Confederazione e dei Cantoni.