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La sezione svizzera di Amnesty International e Caritas chiedono al Consiglio federale di agire dopo la tragedia del naufragio avvenuto il week end scorso al largo della Libia, in cui probabilmente hanno perso la vita oltre 800 migranti.
In una lettera inviata ieri alla presidente della Confederazione Simonetta Sommaruga, Amnesty chiede di facilitare la concessione di visti e di aumentare i contingenti per i rifugiati.
L'organizzazione vorrebbe che Berna partecipasse finanziariamente alla creazione di un sistema europeo di ricerca e salvataggio operante nel Mediterraneo. Amnesty auspica inoltre una maggiore solidarietà verso i Paesi del sud dell'Europa e dei Balcani, ai confini dello spazio di Schengen, dove giungono i grandi flussi di profughi.
In Svizzera, secondo l'ong, il ricongiungimento familiare deve essere ampliato e la Segreteria di Stato della migrazione (SEM, ex Ufficio federale della migrazione) deve sensibilizzare la popolazione per impedire atteggiamenti di rifiuto.
Alla vigilia del summit europeo d'urgenza convocato a Bruxelles, Amnesty chiede quindi ai capi di Stato e di governo di lanciare una "vera operazione" di salvataggio nel Mediterraneo e di sostenere l'Italia e Malta nell'attesa che venga applicata una tal misura.
Caritas rivuole richieste d'asilo in ambasciate
L'organizzazione umanitaria Caritas rivolge anch'essa oggi un appello a Consiglio federale e Parlamento, chiedendo di reintrodurre la possibilità, abolita nel 2013, di presentare richiesta d'asilo in un'ambasciata svizzera. Questo è "uno strumento efficace per salvare le persone perseguitate", ha indicato l'organizzazione in un comunicato odierno.
La Svizzera dovrebbe anche aumentare l'aiuto umanitario a livello finanziario per i profughi siriani ad almeno 100 milioni di franchi all'anno, così come gli altri Stati Schengen, per accogliere più rifugiati.
Sommaruga, da parte sua, si era espressa lunedì a favore di un'estensione del perimetro delle missioni di salvataggio, soprattutto nei pressi delle coste. La presidente della Confederazione vorrebbe una chiave di ripartizione dei rifugiati tra tutti gli Stati dell'UE, centri di accoglienza nel Nordafrica e una lotta più severa contro gli scafisti.