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La Recensione di Reteduecinque
Da lunedì 11 a venerdì 15 settembre 2017 alle 16:00
Su richiesta del Sacconi Quartet, il compositore Jonathan Dove ha scritto un brano per tenore e quartetto d’archi utilizzando una parte del poema in prosa "Una nuvola nera in un plumbeo cielo bianco" del poeta siriano Ali Safar, tradotto dall’arabo in inglese e intonato da Mark Padmore. Nella sua stringente essenzialità "In Damascus" amplifica e riverbera il testo che rispecchia la tragedia della guerra e la sofferenza del popolo siriano in modo tagliente e privo di retorica.
L’ensemble Pygmalion, guidato da Raphaël Pichon, esalta l’avvento della monodia accompagnata in stile rappresentativo intrecciando arie, cori e balli delle prime favole pastorali in musica con alcune composizioni scritte per i celebri intermedi posti fra gli atti della commedia "La Pellegrina" del 1589. Il ritratto musicale della nascita dell’opera alla corte medicea intitolato "Stravaganza d’amore!" risulta così strutturato per quadri tematici, suggerendo attraverso la giustapposizione e riorganizzazione di composizioni di fine Cinquecento e inizio Seicento, tre intermedi immaginari dedicati ad Amore, Apollo e Orfeo, e un quarto che fonde il primo e il sesto intermedio de La Pellegrina.
Il titolo scelto dall’ensemble Aurora "The Fiery Genius" si riferisce all’aneddoto raccontato da Charles Burney nella sua "General History of Music" pubblicata in quattro volumi tra il 1776 e il 1789, e riguarda il violinista Pietro Marchitelli detto Petrillo che grazie al suo talento avrebbe fatto sfigurare Corelli nel corso di una sua visita a Napoli. La specificità della scuola napoletana e dei suoi violinisti e violoncellisti emerge dalle musiche manoscritte di autori quasi sconosciuti, tranne Leonardo Leo, come Giovanni Carlo Cailò, Francesco Carlo Supriani e Nicola Fiorenza, che operarono nelle principali istituzioni musicali partenopee, tra il Conservatorio di Santa Maria di Loreto, il Teatro San Bartolomeo e la Cappella Reale.
Farida Parveen è una delle più significative voci legate al repertorio dei canti devozionali di una tradizione che è frutto del sincretismo fra credo religiosi e discipline esoteriche diverse, che vengono intonati anche da menestrelli itineranti, i Bauls, in Bangladesh e nel Bengala Occidentale. La principale fonte di questi canti proviene dal mistico e poeta del XIX secolo, Lalon Shah, particolarmente amato e venerato dai bengalesi, e fonte di ispirazione per Tagore.
La percussionista giapponese Kuniko è nota per i suoi molteplici interessi musicali, per le sue esecuzioni di autori contemporanei e per il suo virtuosismo. Il suo strumento principale è la marimba con la quale ha recentemente registrato delle trascrizioni da composizioni di Johann Sebastian Bach, che vanno dal Clavicembalo ben temperato alle Suites per violoncello solo.
Jonathan Dove, In Damascus - Signum
- La Recensione 11.09.17
Pygmalion, Stravaganza d’amore! – Harmonia Mundi
- La Recensione 12.09.17
The Fiery Genius, Neapolitan Instrumental Music (1650-1750) – Arcana
- La Recensione 13.09.17
Farida Parveen – Bangladesh. Chants de Laon Shah – Ocora
- La Recensione 14.09.17
Kuniko – J.S. Bach. Solo works for marimba – Linn
- La Recensione 15.09.17