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BERNA - Nella sua seduta odierna, il Consiglio federale è stato informato sui progressi riguardanti un futuro accordo istituzionale con l'Unione europea (Ue). Si delinea un consenso circa la soluzione delle vertenze mediante il ricorso a un tribunale arbitrale, indica una nota odierna del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE). Il Governo ha però ribadito che le misure di accompagnamento non si toccano.
L'esecutivo ha infatti discusso gli aspetti ancora aperti riguardanti la libera circolazione delle persone e confermato le "linee rosse" - riguardanti la protezione dei lavoratori per esempio - che non intende oltrepassare.
Il conferenza stampa, il responsabile del DFAE, Ignazio Cassis, ha rammentato che i negoziati in vista di un accordo istituzionale coinvolgono cinque settori (come l'accordo sui trasporti terrestri e aerei, sulla libera circolazione delle persone o sul reciproco riconoscimento in materia di valutazione della conformità). Escluse sono però le misure di accompagnamento e tutto ciò che attiene alla direttiva europea sulla cittadinanza e i suoi sviluppi.
Il responsabile della diplomazia elvetica ha tuttavia dichiarato di recente di essere pronto a fare un passo verso l'Ue sulla questione delle misure di accompagnamento. Dichiarazioni che hanno suscitato sconcerto tra i partner sociali e in diversi Cantoni, specie di frontiera.
In conferenza stampa, il ministro degli esteri, accompagnato dal responsabile per i negoziati Roberto Balzaretti, ha però voluto fugare ogni dubbio affermando chiaro e tondo che la Svizzera non intende cedere sulla protezione dei salari e sulla regola degli otto giorni.
Tuttavia, a suo parere su quest'ultimo aspetto, che riguarda per esempio quei lavoratori cosiddetti "distaccati" che vengono inviati in Svizzera a lavorare per un periodo di 90 giorni al massimo, vi è «una finestra di opportunità» per parlarne con i partner sociali e i Cantoni, tenuto conto anche del fatto che l'Ue ha nel frattempo adottato nuove direttive in materia.
Non è un mistero per nessuno, ha detto Balzaretti, che l'Ue considera certe nostre misure sproporzionate, se non esagerate. Ad ogni modo non abbiamo ceduto di un millimetro. Tuttavia, ha spiegato Cassis, si tratta di discutere con le parti interessate in Svizzera su come preservare la protezione dei nostri lavoratori tenendo conto delle direttive europee. Con l'Ue siamo d'accordo sui principi, ma vi sono ancora divergenze per quanto attiene ai meccanismi di applicazione, ha aggiunto dal canto suo Balzaretti.
Le discussioni con i partner sociali e i Cantoni coinvolgeranno, oltre al DFAE, anche il Dipartimento dell'economia di Johann Schneider-Amman (PLR, responsabile dell'applicazione delle misure collaterali) e il Dipartimento di giustizia e polizia di Simonetta Sommaruga (PS).
Cassis ha poi ribadito la volontà del Governo di giungere ad un accordo in autunno, ossia prima delle elezioni in Svizzera e in seno all'Ue. Da qui il bisogno di accelerare il processo di chiarificazione interno. «Tuttavia - ha sottolineato Cassis - non siamo disposti ad accettare qualsiasi accordo». Meglio nessuna intesa, che una cattiva intesa.
Quanto ai meccanismi per risolvere le future vertenze con l'Ue, secondo Balzaretti, molto sollecitato dai giornalisti su questo aspetto tecnico, sono stati fatti dei progressi. Anzi, a suo dire, l'intesa che si delinea è migliore di quella esistente tra l'Ue e l'Ucraina.
Il futuro tribunale arbitrale, composto da tre giudici - uno nominato dall'Ue, uno dalla Svizzera e un giudice terzo - deciderà in maniera autonoma e si rivolgerà alla Corte europea di giustizia se e quando riterrà che un determinato problema tra Berna e Bruxelles riguardi l'interpretazione del diritto europeo. Escluso il diritto sui generis, ossia quel diritto particolare presente negli accordi bilaterali, come il divieto di circolazione per i camion di oltre 40 tonnellate o la clausola di salvaguardia. Secondo Cassis, su questo aspetto sono stati fatti dei progressi, di cui il Consiglio federale si è detto soddisfatto.
In materia di aiuti di Stato, il Governo ha poi ribadito l'intenzione di definire una soluzione che includa disposizioni di carattere non giustiziabile - ossia non giudicabili da un tribunale - nell'accordo istituzionale e di negoziare le disposizioni materiali vincolanti nel quadro specifico di un futuro accordo sull'accesso al mercato, per esempio quello dell'energia elettrica.
Nel corso della seduta, il Consiglio federale ancora riaffermato la propria posizione, ossia che la Svizzera soddisfa tutte le condizioni per un riconoscimento illimitato dell'equivalenza della regolamentazione svizzera in materia di mercati borsistici da parte dell’UE e auspica quindi un riconoscimento illimitato di tale equivalenza (e non solo limitata a un anno come deciso in dicembre da Bruxelles, n.d.r).