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Mi sembra che stiamo perdendo di vista il vero punto dolente della storia. Io leggo Tex da quando ho imparato a leggere, più o meno. Ho iniziato quando c'era il Bonelli, il Nolitta e poi il primo Nizzi. Si comprava l'albo (lo faceva mio zio, di solito, e finita la lettura ce lo lasciava nel divano perché sapeva benissimo che eravamo in trepida attesa) che aveva come logo quello di Tex e dentro l'albo, quando lo si leggeva, c'era il Tex. La storia poteva piacere o non piacere, ma la storia era una storia di Tex, su Tex, che faceva questo o quello in maniera canonica e alla fine erano dolori per gli altri. Oggi vado in edicola, guardo la copertina, c'è una gigantografia del volto di Tex (con degli occhi troppo piccoli), c'è il logo Tex e c'è un titolo "Johnny il selvaggio" che ci presenta il personaggio della storia con cui Tex ha a che fare, come sembre è avvenuto. Apro l'albo, personaggi inespressivi, lo leggo, arrivo all'ultima pagina, la storia non è di Tex, che è del tutto secondario, che subisce tutto senza incidere un bel niente, la scena è tutta per un personaggio che dovrebbe legargli le scarpe (se le avesse) è invece fa la primadonna (che poi compie scelte assurde e incomprensibili, almeno apparentemente). Ora, quando vado in edicola e spendo 3,50 euro per un albo con la scritta TEX voglio leggere una storia di TEX, con Tex e di tutto il resto me ne infischio. Tex può anche sbagliare, come in "Caccia all'uomo", ma Nolitta ne faceva il personaggio principale, insolitamente sbirro, ma quello era un'altro problema.