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"L'attuale presidente ha tenuto nelle tenebre l'America per troppo tempo. Troppa rabbia, troppa paura, troppe divisioni".
"Ma uniti supereremo questa stagione di tenebre e ricostruiremo un'America per tutti, più inclusiva e solidale: sono in gioco il carattere della nazione, la compassione, la moralità, la scienza e la democrazia".
Dopo aver accettato "con grande onore e umiltà" la nomination per la Casa Bianca alla convention dem, Joe Biden attacca duramente Donald Trump senza mai nominarlo una volta ma nello stesso tempo infonde ottimismo e speranza, promettendo una sorta di nuovo New Deal sulle orme di Roosevelt cercando di parlare col cuore. Tanto che il suo intervento, un discorso che corona una carriera politica lunga mezzo secolo, 47 anni dopo la sua prima corsa per il Senato e 33 anni dopo la sua prima candidatura alla presidenza, piace anche a molti repubblicani e persino ad alcuni commentatori della Fox come Chris Wallace e Laura Ingraham.
Sicuramente non piace a Donald Trump, che ha cercato di offuscare Biden prima con un comizio a due passi dalla sua città natale in Pennsylvania (Stato in bilico) e poi con un'intervista alla sua adorata Fox in contemporanea con la convention. "Se Joe Biden vince avremo una depressione economica, vi strapperà il Secondo Emendamento e quadruplicherà le tasse", ha ammonito, attaccando poi anche Barack Obama e Michelle. "In 47 anni Joe non ha fatto nulla delle cose di cui ha parlato. Non cambierà mai, solo parole!", ha infine twittato in diretta. Contrattacco ribadito oggi dal suo vice Mike Pence.
Ma mentre il tandem repubblicano arranca, il ticket dem sta già pensando alla squadra di governo. E sui media Usa è già partito il toto-ministri per un'amministrazione di centrosinistra che potrebbe essere la più progressista di sempre, mettendo insieme ex obamiani ed ex rivali delle primarie per garantire unità e consenso a sinistra.
I nomi più gettonati, secondo Politico, sono quelli della ex consigliera per la sicurezza nazionale Susan Rice (segretario di Stato) e di due ex candidati presidenziali: l'ex sindaco di South Bend ed ex veterano di guerra Pete Buttigieg (ambasciatore all'Onu o segretario agli Affari per i veterani) e la senatrice progressista Elizabeth Warren (Tesoro). La scelta di quest'ultima potrebbe dipendere anche dall'esito delle elezioni al Senato perché se la Warren si dimettesse, a nominare il suo provvisorio sostituto sarà il governatore repubblicano del Massachusetts. Il sindaco di Los Angeles Eric Garcetti, tra i primi a sostenere Biden, è in corsa per i Trasporti. O il ministero della Casa e dello Sviluppo urbano, dicastero conteso con la deputata Karen Bass, tra le finaliste per la vicepresidenza e papabile anche per la Sanità. Rimbalza anche il nome della governatrice del New Mexico Michelle Lujan Grisham.
Persino il senatore socialista Bernie Sanders si è detto pronto a considerare un ruolo nel governo ma a certe condizioni: "È una cosa che prenderei in considerazione? La risposta è sì, ma ci sarebbero molti fattori da tenere in conto. In altre parole, che tipo di posizione è e, in secondo luogo, quanta libertà di azione avrei per implementare le politiche che ritengo importanti". Nella rosa figurano anche Jared Bernstein, come consigliere economico, e Tony Blinken, come consigliere per la Sicurezza nazionale, dopo essere stato il numero due dell'ufficio nell'amministrazione Obama.
Resta aperta la possibilità di includere un repubblicano, in linea con l'obiettivo di allargare la coalizione ai conservatori ostili a Trump: la casella potrebbe essere legata alla lotta al cambiamento climatico. Biden inoltre si sta coordinando con i leader dem al Congresso per gettare le basi di un'agenda legislativa per ricostruire l'America e che possa creare ampi consensi. "Sarò il presidente di tutti", ha detto, promettendo di traghettare l'America fuori dalle sue crisi, a partire dalla pandemia.