Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01072.jsonl.gz/1075

Respinte le proposte di rinvio della sinistra. Fra i punti in discussione l'innalzamento di un anno dell'età pensionabile per le donne
Il progetto di stabilizzazione dell'AVS (AVS 21) s'ha da fare adesso. Lo ha deciso il Consiglio nazionale entrando in materia sul dossier e respingendo nel contempo cinque proposte di rinvio presentate dalla sinistra. Le discussioni proseguono con il dibattito di dettaglio, in particolare sull'innalzamento dell'età pensionabile per le donne.
Le proposte di rinvio, depositate da verdi e socialisti, volevano rispedire il progetto al Consiglio federale o alla commissione per chiedere un aumento delle rendite; un aumento del contributo federale all'AVS; di associare l'ammortamento del deficit dell'AVS alla parità salariale; di rinunciare all'aumento dell'età pensionabile per le donne fin tanto che le rendite per le persone impiegate a tempo parziale e in professioni con salari bassi non vengano migliorate; o un finanziamento aggiuntivo dell'AVS mediante gli utili della Banca nazionale (BNS).
Quest'ultima proposta di rinvio, bocciata con 123 voti contro 61, potrebbe però essere ripescata in sede di discussione di dettaglio. Il gruppo UDC ha infatti depositato una proposta individuale che chiede alla BNS di versare all'AVS tutti i proventi dei tassi di interesse negativi dei suoi conti giro, pari a circa 1,5-2 miliardi all'anno. La misura sarebbe retroattiva al 2015, ciò porterebbe alle casse del Primo pilastro circa 12 miliardi. La sinistra potrebbe approvare tale emendamento.
Durante il dibattito d'entrata in materia il relatore commissionale Philippe Nantermod (PLR/VS) ha chiesto di bocciare tutte le proposte di rinvio. "Non c'è tempo da perdere", ha affermato sostenendo la necessità di proporre una riforma che permetterà di limitare rapidamente il deficit dell'AVS. "Aspettare significa far pagare alla generazione successiva le spese legate all'AVS della generazione attuale", ha detto il vallesano.
"Questa riforma, così com'è, si fa sulle spalle delle donne che sono già oggi penalizzate in seno all'AVS", ha replicato Pierre-Yves Maillard (PS/VD). Rinviando il progetto si potrebbe trovare modi per finanziare in modo sostenibile l'AVS, senza ridurre le prestazioni, ha aggiunto Léonore Porchet (Verdi/VD). "La soluzione intrapresa dalla maggioranza della commissione non sarà accettata dalla popolazione, perché significa penalizzare le lavoratrici quando esistono altre possibilità più giuste, più semplici, più efficaci e più consensuali", ha precisato la vodese non riuscendo però a convincere la maggioranza.
Lo scopo di AVS 21 è garantire il finanziamento del Primo pilastro fino al 2030. Per farlo è necessario trovare 26 miliardi di franchi. Diverse misure sono all'esame del Parlamento, come l'aumento dell'IVA. La commissione propone un incremento di 0,4 punti percentuali. L'innalzamento di 0,3 punti deciso dagli Stati è giudicato insufficiente, mentre con quello di 0,7 previsto dall'esecutivo si costituirebbero delle eccedenze non gradite.
Se l'aumento dell'IVA non dovrebbe suscitare grandi discussioni, grosse divergenze sono invece da prevedere sull'opportunità di aumentare a 65 anni l'età pensionabile per le donne (misura che permetterà di sgravare l'AVS di 1,4 miliardi di franchi nel 2030).
Nonostante le proteste del campo rosso-verde, l'aumento di un anno dell'età pensionabile di riferimento per le donne dovrebbe essere approvato. Tale misura permetterà di sgravare l'AVS di 1,4 miliardi di franchi nel 2030.
Per far passare la "pillola" sono previste compensazioni. La commissione chiede misure più generose di quanto previsto sia dal Consiglio federale che dal Consiglio degli Stati. Stando alla maggioranza della commissione, però, le donne dovrebbero poter smettere di lavorare a partire da 63 anni, come gli Stati, mentre il governo voleva che tale possibilità fosse consentita dai 62 anni.