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Benessere e marketing
di Egidio Missarelli
"Il benessere generale richiederebbe soprattutto la più larga diffusione possibile del seme del discernimento."
Friedrich Nietzsche
La parola "benessere" è una parola composta da "bene" ed "essere". Nella nostra epoca è talmente inflazionata da aver perso il collegamento con la sua matrice composta.
Il pensiero umano, fin dalla notte dei tempi, si è sempre affaticato per comprendere questi due concetti, forse individuando in essi il perno dell'esperienza umana. La deviazione è tale che parlare di archetipi, nonostante l'apporto conoscitivo junghiano, significa porsi oggi nella situazione di non essere compres,i oppure derisi.
Cos'è il bene? Cos'è o, meglio, chi è l'Essere? Per l'esperienza umana non esiste altro bene se non quello umano, e il bene umano è l'uomo stesso; detto con estrema franchezza e senza sicumera, non esistono un bene e un male umani al di là dell'essere umano. Se non ci fossimo inoltre dimenticati l'antico adagio saturo di verità per aspera ad Astra, potremmo facilmente cambiare prospettiva, sollevare lo sguardo e aprire cammini di pensiero e di esperienza verso la realtà dell'Essere, non soggetta a corruzione e sorgente del bene che l'uomo, in accordo con l'evoluzione nel tempo, consegue gradualmente.
Il problema fondamentale lo ravviso nella superficialità della nostra cultura; nell'aforisma di Michel de Montaigne: "È meglio una testa ben fatta che una testa ben piena", trovo preconizzata un'intuizione che andrebbe perseguita per ovviare alle carenze di un'impostazione pedagogica orientata verso l'avere e non l'essere1. Edgar Morin ha approfondito molto questi aspetti, vox clamantis in deserto.
L'intossicazione pressoché permanente presente nei vari livelli dell'umana esperienza, preclude a noi tutti di avere una visione chiara e limpida; fortunato chi, in questo contesto così problematico, riesce comunque a comprendere, finalmente ed heideggerianamente, l'importanza di esercitare la facoltà del pensare fino in fondo, senza aspettarsi risposte preconfezionate e somministrate dalle "autorità", dagli "esperti" o dai libri. Se fossimo realmente il nostro "essere", il bene conseguirebbe, ne sarebbe la sua naturale manifestazione; il rinnovamento culturale sarebbe così il frutto maturo della creatività propria dell'"essere" di ciascun individuo e della gestione autonoma del relativo pensare.
Abbiamo bisogno di questo? Ognuno risponda da sé.
Quando leggo le cose a seguire, la falsificazione degli archetipi mi s'impone con virulenza tale che mi spiace non si riesca a leggerla così com'è; prendo a prestito il "mi fa male il mondo" di Giorgio Gaber perché rende bene l'idea della disumanità presente in questi inganni.
Nei dépliant informativi dei vari "Centri benessere" leggo che vengono praticati "massaggi e vari tipi di yoga, percorsi plantari vascolari, grotte sudatorie, floriterapia, digitopressione, sedute di cromoterapia, assunzione di pillole secondo il tipo metabolico Vata, Pitta o Kapha; attivazione dei flussi lipotropici con la riflessologia sotto-plantare, fasi intensive di coppettazione con interventi suppletivi di moxibustione; impiastri e cataplasmi, tisane, decotti, dulcamara..." e via dicendo.
Le strategie di marketing utilizzano abilmente le memorie e i simboli ancestrali che appartengono al sublime per costruirne un simulacro acquistabile con denaro, tanto denaro. L'illusione che comprando questi prodotti di marketing faccia stare meglio, in una vita super stressata come quella di oggi, pare sia epidemica: è un circolo vizioso e non si sa come uscirne.
Il sano buon senso, qualora lo considerassimo la nostra guida a guisa di un novello Virgilio, potrebbe suggerire a ognuno di noi tutte quelle azioni che contribuirebbero a eliminare molti piccoli e grandi disturbi dovuti al nostro modo sconsiderato di vivere, e dunque facilmente eliminabili con un po' di buona volontà. Sono sufficienti cose semplici, come, ad esempio, passeggiare in mezzo ai boschi o lungo un fiume, sentirne i profumi, ascoltare in silenzio il suono dell'acqua, il canto degli uccelli; alimentarsi in maniera frugale e considerando la qualità degli alimenti, privilegiando chi coltiva, oltre che in maniera naturale, anche con una certa consapevolezza del suo operare; eliminare intossicanti di vario tipo - non solo quelli fisici, ma anche quelli psichici e spirituali - e le varie dipendenze create dalla nostra civiltà dei consumi...
Ottima cosa sarebbe se ognuno formulasse la sua personalissima lista di ciò che lo fa stare bene, con sincerità e onestà. Non illudiamoci sul fatto che qualcun altro possa sapere meglio di noi stessi ciò che è bene per noi: ritengo sia immorale che una persona dica a un altra cosa deve fare, un anacronismo moralistico che non permette la nascita della nuova etica basata unicamente sulle creative e primigenie forze dell'individualità. La nostra cultura è così intrisa di paure che impedisce all'uomo di capire che la chiave di volta per un vero rinnovamento etico è possibile solo ponendo a fondamento dello stesso la totale fiducia nella natura umana: sono convinto che solo da questa assunzione di responsabilità segua il vero benessere.
"La mente non è un vaso da riempire, ma un legno da far ardere perché s'infuochi il gusto della ricerca e l'amore della verità".
Plutarco
Nota 1 Plutarco, qualche secolo prima, dice sostanzialmente la stessa cosa: "La mente non è un vaso da riempire, ma un legno da far ardere perché s'infuochi il gusto della ricerca e l'amore della verità".