Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01151.jsonl.gz/504

ZURIGO - Chiedeva ad UBS 170 miliardi di franchi, sostenendo di agire a nome di eredi dell'ex presidente indonesiano Sukarno: l'uomo, un austriaco di 62 anni, è stato condannato oggi a Zurigo a una pena pecuniaria con la condizionale per falsità in documenti.
Il Tribunale distrettuale ha seguito quasi per intero le richieste della pubblica accusa e ha fissato una pena di 270 aliquote giornaliere da 70 franchi sospese per un periodo di prova di due anni. La sentenza non è ancora definitiva.
La corte è arrivata alla conclusione che l'imputato ha intenzionalmente falsificato dei documenti per cercare di ottenere l'esorbitante somma. È dal 2012 che l'uomo, un ex capitano navale che oggi si definisce "consulente aziendale", chiedeva alle banche svizzere di consegnargli i miliardi depositati dal primo presidente dell'Indonesia Sukarno (1901-1970).
I 150 miliardi sarebbero depositati su conti di UBS e in minima parte anche presso Credit Suisse. «Sukarno è stato un atroce dittatore, ha ucciso alcuni milioni di persone e per 20 anni ha incassato soldi da 500 milioni di persone», ha dichiarato l'imputato in aula.
L'austriaco - che nel 2015 si era anche candidato alle elezioni presidenziali nel suo Paese - sosteneva di agire per conto di un bosniaco che a sua volta rappresentava gli interessi di Seno Edy Soekanto, uno degli eredi dell'ex presidente.
L'uomo aveva utilizzato diversi documenti che sosteneva di avere ricevuto dal bosniaco, al quale aveva intenzione di affidare il 51% dei soldi che avrebbe ottenuto dalle banche svizzere. Per dar forza alle sue richieste, non aveva esitato a presentare dei precetti esecutivi, ma la sua insistenza aveva provocato l'intervento del Ministero pubblico. Dopo alcuni titoloni sui giornali, l'austriaco ha anche passato due mesi e mezzo in detenzione preventiva.
Per provare che quei documenti erano stati falsificati, il Ministero pubblico cita ad esempio nell'atto d'accusa numerosi errori ortografici, come "Paradeplate" al posto di "Paradeplatz" o "Natiuonal Bank" invece di "NationalBank". Tutte le firme attribuite a Sukarno sono inoltre risultate falsificate, come pure i timbri stampati sui documenti.
L'avvocato della difesa ha invano chiesto l'assoluzione del suo assistito. Il 62enne ha nel frattempo riconosciuto che una parte dei documenti erano falsi ed avrebbe per questo interrotto i contatti con il bosniaco. Per il legale, non può tuttavia essere dimostrato che il suo assistito abbia utilizzato quei documenti sapendo che erano stati falsificati.