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Una poesia del filosofo, scrittore, giornalista e drammaturgo brasiliano Mario de Andrade (1893-1945) e un mio sonetto, recitati come intermezzo del discorso nella cappella di Santa Margherita in Val Fex in occasione dell’incontro dell’amicizia il 22 ottobre 2021.
La tavola era ormai sparecchiata. Si stava aspettando il dolce, qualcosa di semplice, giusto un pezzetto di torta di mele o qualcosa del genere, e il caffè, certamente. Magari uno dei signori avrebbe gradito pure un grappino, però poi… poi finalmente era fatta.
‹Tramonto› è un racconto del ‹Bestiario bucolico-urbano›, libro non ancora completato.
Quinto sono; la quinta ruota del carro, la ruota di scorta. Quando serve però, la ruota di scorta, diventa una ruota vera. Allora non è più di scorta, rimane incastrata, bullonata, non so se mi spiego.
In questi giorni mi sembra di ritrovarmi allʼimprovviso nello stupendo romanzo di Lewis Carroll ‹Alice nel paese delle meraviglie›, un mondo in cui, fra le tante altre stranezze, anziché festeggiare i compleanni, si preferisce festeggiare i non-compleanni, essendo questi, ovviamente, assai più frequenti!
Non so se amavo la matematica perché volevo bene al professore o se volevo bene al professore perché amavo la matematica , comunque qualcosa di particolare fra me e lui ci doveva essere, dal momento che amavo anche la musica
Un tempo tutti gli esseri umani parlavano la stessa lingua, ovvero usavano la stessa grammatica, le stesse frasi e le stesse parole benché dietro di esse si celassero concetti assai diversi. Così gli uomini si illudevano di capirsi, senza rendersi conto dell’abissale incomprensione che li divideva.
Tante sono le insidie cui va incontro un giovane artista che si accinge, esplorando con veracità il proprio animo, a solcare le acque dell’ignoto a vele spiegate e ad affrontare ostacoli che affastellano sacrifici economici, crisi d’identità, difficoltà tecniche, insicurezze, esitazioni e via dicendo.
Non è certo un portento di eloquenza, un architetto di leziosi e contorti periodi involuti a doppio senso, né è particolarmente virtuoso nel difendere i propri princìpi di estetica e né tanto meno è uno di quegli ispidi provocatori la cui arte per lo più consiste nel saper scegliere l’eccentricità…