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Parte dei temi sui quali gli svizzeri sono chiamati a votare quattro volte l'anno sono molto complicati. I mass media hanno dunque un ruolo significativo nella formazione delle opinioni dei cittadini. Perlomeno è quanto si potrebbe supporre. Un'ipotesi che viene tuttavia decisamente relativizzata da recenti studi, presentati alle Giornate della democrazia di Aarau 2017.
La riforma III dell'imposizione delle imprese, bocciata dal popolo svizzero nell'ultima votazione federale, lo scorso 12 febbraio, è il perfetto esempio di un quesito molto difficile da decifrare. Al di fuori di esperti finanziari, probabilmente nessuno conosceva il contenuto esatto della riforma fiscale.
Nemmeno Peter Wanner, editore del gruppo AZ Media, che pubblica diversi giornali nella Svizzera tedesca. Egli ha votato sì: aveva inviato per posta la sua scheda di voto tre settimane prima dello scrutinio, ha raccontato alla tavola rotonda alle Giornate della democrazia di Aarau. Un sì di cui si è pentito, dopo aver letto in un domenicale un'intervista dell'ex-ministra delle finanze Eveline Widmer-Schlumpf, che aveva provocato una bufera nella campagna referendaria. "Sulla base dell'intervista, in cui Eveline Widmer-Schlumpf affermava che la riforma non era bilanciata, come pure di pareri di altri esperti, ho capito che quella proposta non andava bene", ha dichiarato Wanner.
Troppo complessa, molto sovraccarica, troppo sbilanciata verso le grandi compagnie internazionali: una pioggia di critiche si era abbattuta sulla riforma alla vigilia del voto. Le informazioni disponibili erano di fatto confuse: il pericolo di grosse perdite fiscali, a scapito dei cittadini, era un argomento utilizzato sia dai sostenitori sia dagli oppositori. Ogni campo presentava altri fatti. Per i cittadini, semplici profani, è stata una sfida enorme avere una visione chiara in mezzo a tanta confusione. Ed era anche un termometro per la democrazia diretta.
È proprio nelle questioni impegnative di questo tipo che i media svolgono un ruolo chiave nella comprensione, ha sottolineato il politologo Laurent BernardLink esterno, in un panel alla manifestazione di Aarau.
Il docente dell’università di Zurigo ha esposto le conclusioni di un'analisi di tre votazioni popolari: la modifica della legge sull'asilo (maggio 2006), la riforma II dell'imposizione delle imprese (febbraio 2008) e l'iniziativa popolare "per naturalizzazioni democratiche" (giugno 2008). La copertura mediatica ha influenzato maggiormente la decisione dell'elettorato sulla riforma II dell'imposizione delle imprese che quelle sull'asilo e sulla naturalizzazione.
Più polarizzazione, meno influsso dei media
Secondo il politologo, i media hanno un grosso influsso soprattutto su questioni con cui l'elettorato non ha molta familiarità e che sono piuttosto astratte. "Al contrario, su proposte il cui contenuto è di più facile comprensione, i cittadini resistono al potere dei media", ha affermato Laurent Bernard.
Tuttavia è esattamente sui temi emozionali che i media adorano lanciarsi. Sono infatti le questioni aspramente controverse che hanno una forte risonanza, ha rilevato il docente universitario di massmediologia Linards UdrisLink esterno. I media reagiscono quando vi sono campagne spettacolari di comitati d'iniziativa o referendari, ha osservato il vicedirettore dell'Istituto di ricerca sulla sfera pubblica e la società (fög), che ha passato al setaccio 42 temi nell'ambito del "Monitoraggio delle votazioniLink esterno".
La parte del leone in termini di presenza mediatica l'ha fatta l'iniziativa "contro l'immigrazione di massa", con 425 produzioni giornalistiche per tutta la fase di votazione. Ciò corrisponde a un'eco dodici volte superiore a quella del referendum contro l'autorizzazione di vendita 24 ore su 24 per i negozi annessi ai distributori di benzina su autostrade e arterie principali. In altre parole, più è elevato il contenuto di populismo e più una proposta ha a che vedere con gli stranieri, più vengono prodotti servizi giornalistici.
Opera di Sisifo
Tuttavia, quando sono in ballo questioni emozionali, solitamente i cittadini si sono già fatti le loro opinioni in anticipo. Questo solleva l'interrogativo se i media non fanno un lavoro di Sisifo, quando con i loro contributi non ottengono più nulla dagli elettori. Linards Udris relativizza: "Certo sarebbe una buona cosa se i media si dedicassero di più anche ad argomenti meno attraenti. Ma non si può nemmeno sottovalutare l'aspetto di mobilitazione degli elettori nei servizi giornalistici su temi in votazione, come l'iniziativa contro l'immigrazione di massa".
Questa discrepanza tra copertura e risonanza mediatica potrebbe però accentuarsi ulteriormente con il crescente consumo personalizzato dei media. Secondo il Digital News Report 2016Link esterno dell'Istituto di studi di giornalismo Reuters, il 35% degli svizzeri utilizza almeno una volta alla settimana dei social media come fonte di informazione. Questo ha delle conseguenze sulla selezione delle notizie: diversamente dalla home page di un portale multimediale, sui social media una redazione non può decidere il posizionamento e la ponderazione dei soggetti.
Agli svizzeri piacciono i portali dei loro media
Sono gli algoritmi che distribuiscono i contenuti secondo una determinata logica. Anche sui social media si delinea una predilezione per temi emozionali e temi riguardanti la politica degli stranieri. Da una valutazione del Barometro dei social media Themenpuls.chLink esterno, realizzato dal fög, è risultato che gli articoli maggiormente condivisi su Facebook erano quelli sull'iniziativa popolare "per l'attuazione dell'espulsione di stranieri che commettono reati".
Secondo Udris, "temi in cui si possono contrapporre buoni e cattivi, sui social media funzionano. Per esempio, un'iniziativa sulla protezione degli animali darebbe probabilmente luogo a grandi discussioni controverse, perché i difensori degli animali sono molto organizzati sulla rete".
Comunque in Svizzera siamo ancora lontani da una società mediatica organizzata attorno ai social. Oltre il 50% dei click sui portali dei media svizzeriLink esterno sono generati tramite l'accesso diretto al sito. Ciò significa che la maggior parte dei lettori prende la briga di digitare gli indirizzi web del proprio media. Rispetto ai colleghi americani, i giornalisti svizzeri sono coccolati. Negli Stati Uniti, infatti, la home page è considerata praticamente morta. La maggior parte dei visitatori arriva sugli articoli attraverso altri canali.
Cosa significherà questa evoluzione a lungo termine per il consumo mediatico e per la democrazia, nei prossimi tempi sarà oggetto di ulteriori ricerche scientifiche.
Cala il sipario
Con questo articolo, si concludono i contributi di #DearDemocracy sulle Giornate della democrazia di Aarau 2017. Tema della manifestazione - svoltasi il 16 e il 17 marzo al Centro della democrazia di Aarau (ZDALink esterno) - era: "Il ruolo dei media nella democrazia diretta".
#DearDemocray, la piattaforma di swissinfo.ch sulla democrazia diretta, era media partner della manifestazione.Fine della finestrella
(Traduzione dal tedesco: Sonia Fenazzi), swissinfo.ch