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Comunicato stampa di Alliance Sud del 16 agosto 2016
La Commissione di politica estera del Consiglio degli Stati (CPE-S) sostiene la proposta del Consiglio federale sul futuro della cooperazione svizzera allo sviluppo. Per fortuna, l’esigenza di accordare prioritariamente quest’ultima ai paesi d’origine dei richiedenti asilo è stata ritirata.
Nel dibattito sull’orientamento futuro della cooperazione svizzera allo sviluppo, una richiesta è ricorrente: che la cooperazione allo sviluppo sia attuata innanzitutto nei paesi d’origine degli asilanti. Questa esigenza si basa sul presupposto, errato, che la Svizzera fornisca soprattutto aiuto budgetario ai paesi stranieri. Invece, sostiene organizzazioni della società civile per permettergli di esigere dai loro governi una politica responsabile e favorevole allo sviluppo. Questo tipo di cooperazione allo sviluppo assennata incoraggia una consultazione e partecipazione più ampia alla costruzione del futuro di un paese, che non è sempre ben vista dai dirigenti. Quindi non può servire da moneta di scambio nei negoziati di politica migratoria con i capi di Stato. Alla CPE–S è stata quindi ritirata una mozione in questo senso del consigliere agli Stati Thomas Minder (UDC/SH).
Ma purtroppo la CPE–S ha perso l’occasione di riaffermare, a fronte dell’aumento delle sfide nel mondo, la decisione presa precedentemente dal Parlamento di mantenere la parte di aiuto pubblico allo sviluppo allo 0.5%. Viste le crise internazionali attuali, la Svizzera dovrebbe fare tutto il possibile per aumentare i mezzi della cooperazione allo sviluppo allo 0.7% del reddito nazionale lordo, come deciso sul piano internazionale. Con l’Appello contro la fame e la povertà, più di 75 organizzazioni esigono che il Parlamento tenga parola, finalmente.