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La Svizzera vuole essere integrata in un sistema europeo di ripartizione geografica dei profughi in cerca di asilo in Europa.
Lo ha dichiarato oggi a Vienna la presidente della Confederazione Simonetta Sommaruga, che ha anche chiesto all'Austria di sostenere la Svizzera nel dialogo con l'Ue, reso difficile dal sì popolare all'iniziativa "contro l'immigrazione di massa".
La presidente della Confederazione ha incontrato l'omologo austriaco Heinz Fischer e il cancelliere Werner Faymann. Tutti "concordano nel giudicare eccellenti le relazioni bilaterali tra Svizzera e Austria", si legge in una nota diramata a Berna.
"È giunta l'ora di avere una chiave di ripartizione solidale in Europa. La Svizzera vi parteciperà", ha detto Simonetta Sommaruga dopo l'incontro con Fischer, evocando il problema dell'incontenibile afflusso di profughi sul continente. Sommaruga e Fischer "sono unanimi" riguardo alla necessità di questa chiave di ripartizione: "si presterebbe allo scopo un progetto pilota per l'accoglienza di profughi della guerra civile siriana", afferma il comunicato del Dipartimento di giustizia e polizia (DFGP) diretto dalla consigliera federale.
Lunedì il cancelliere austriaco aveva già perorato la causa di una ripartizione dei richiedenti asilo in seno all'Ue sulla base di quote stabilite secondo la popolazione di ogni paese. Questa misura dev'essere proposta il 13 maggio dalla Commissione europea e richiede l'approvazione del Consiglio europeo, che si riunirà il 25 e il 26 giugno.
"Austria aiutaci con l'Ue"
Simonetta Sommaruga ha anche colto l'occasione per informare i suoi interlocutori sullo stato dei lavori per l'attuazione dell'articolo costituzionale svizzero sull'immigrazione. "Ha ammesso che la situazione di partenza è difficile, sottolineando quindi l'importanza del sostegno austriaco alla via intrapresa, ossia il dialogo tra la Svizzera e l'Unione europea", afferma la nota del DFGP.
La consigliera federale ha inoltre parlato con i due interlocutori della situazione in Ucraina: l'Austria assumerà nel 2017 la presidenza dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE), tre anni dopo la Svizzera, che si è molto impegnata per una soluzione pacifica del conflitto.