Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/155308

<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di diminuire l'aliquota IVA per le imprese del settore alberghiero al 2,5 per cento. Inoltre l'attuale aliquota IVA speciale per servizi di alloggio (art. 25 cpv. 4 della legge federale concernente l'imposta sul valore aggiunto) dovrebbe essere soppressa e ridotta parimenti al 2,5 per cento.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il miglioramento delle condizioni quadro per le imprese turistiche rimane l'obiettivo prioritario della politica del turismo della Confederazione. In questo senso il 18 febbraio 2015 il Consiglio federale ha adottato il messaggio concernente la promozione della piazza economica negli anni 2016-2019, che contiene diverse misure nel settore del turismo.</p><p>Per quanto riguarda il settore della ristorazione, la mozione corrisponde in ampia misura all'iniziativa popolare "Basta con l'IVA discriminatoria per la ristorazione!", che il Consiglio federale e il Parlamento hanno raccomandato di respingere e che è poi stata respinta dal 71,5 per cento dei votanti e da tutti i cantoni nella votazione popolare del 28 settembre 2014. La differenza consiste nel trattamento delle bevande alcoliche alle quali, secondo il testo della mozione, si applicherebbe un'aliquota d'imposta ridotta.</p><p>Dalla votazione il settore della ristorazione non è cambiato. L'abbandono del corso minimo dell'euro lo tocca solo marginalmente, dato che la maggior parte della clientela è domiciliata in Svizzera. La riduzione dell'aliquota d'imposta corrisponderebbe a un sussidio "ad annaffiatoio" perché ne approfitterebbero anzitutto le imprese al di fuori delle regioni turistiche che non sono toccate dalla forza del franco o che traggono vantaggio acquistando derrate alimentari, vino o anche oggetti d'arredamento a un prezzo più conveniente all'estero.</p><p>Il Consiglio federale continua a ritenere che sia materialmente ingiustificato assoggettare le prestazioni della ristorazione all'attuale aliquota d'imposta ridotta del 2,5 per cento, volta a diminuire il prezzo dei cosiddetti beni di prima necessità. Per motivi di politica sanitaria, non si terrebbe conto di un'aliquota d'imposta ridotta sulla vendita di bevande alcoliche nel settore della ristorazione.</p><p>È invece direttamente toccata dalla forza del franco il settore alberghiero. Una riduzione dell'aliquota d'imposta dal 3,8 al 2,5 per cento si ripercuoterebbe però in misura minima e non aumenterebbe la domanda né accrescerebbe in maniera incisiva il margine del settore alberghiero.</p><p>Un'imposizione all'aliquota ridotta del 2,5 per cento delle prestazioni del settore alberghiero e delle prestazioni della ristorazione (senza bevande alcoliche) determinerebbe complessivamente minori entrate annue a titolo di imposta sul valore aggiunto di 760 a 810 milioni di franchi. Di questi, 700 a 750 milioni di franchi riguarderebbero le prestazioni della ristorazione e 60 milioni di franchi le prestazioni del settore alberghiero. La maggior parte sarebbe a carico della cassa generale della Confederazione. Sarebbero colpiti anche il fondo AVS e il fondo AI, che vedrebbero ridursi il loro gettito di 80 rispettivamente 40 milioni di franchi. Minori entrate di questa entità necessiterebbero di un controfinanziamento.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.