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LONDRA - La grande sete che svuota i granai della Dust Bowl negli Stati Uniti «fa bene al business»: l'ONU e le grandi agenzie umanitarie internazionali hanno fatto a gara per criticare le affermazioni di Glencore, il colosso globale delle commodity, il cui direttore dei prodotti agricoli Chris Mahoney si è «fregato le mani» davanti alla siccità peggiore negli Stati Uniti da 50 anni a questa parte.
«È un ottimo ambiente per gli affari. Prezzi alti, grande volatilità», ha commentato Mahoney di fronte alla crisi agricola americana e alla prospettiva che una simile emergenza alimentare in Russia possa magari indurre il governo di Mosca al bando delle esportazioni granarie: «Glencore può offrire al mondo soluzioni e questo può essere buono per Glencore.
Gli scenari prospettati dal colosso svizzero, imperniati sulla deregulation che dal 2000 ha garantito la vertiginosa espansione di «soft commodities» come caffè e grano, hanno scandalizzato la FAO: l'agenzia dell'ONU impegnata contro la fame ha infatti censurato il gruppo svizzero accusandolo di fare milioni su chi muore di fame.
Secondo Conception Calpe, economista capo della FAO, società private come Glencore «stanno facendo un gioco che produrrà enormi profitti» ed è solo «illusorio» aspettarsi che il gigante svizzero, banche e altre multinazionali come ADM e Monsanto si astengano dagli scambi «per ragioni etiche».