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INTERNAZIONALE / Nell’impossibilità di uscire dai confini dei campi profughi sovraffollati e fatiscenti situati su un lembo di terra a Cox’s Bazar, un distretto di confine del Bangladesh, per un milione circa di rohingya gli smartphone erano virtualmente l’unico collegamento con il resto del mondo.
Il 2 settembre il governo del Bangladesh ha però ordinato all’improvviso a tutte le compagnie telefoniche di interrompere i servizi di telefonia mobile e di non vendere più sim card nei campi. Alle aziende sono stati concessi solo sette giorni per adeguarsi.
La mossa a sorpresa è stata accolta con sgomento e rabbia nei campi e non solo. Contribuirà a far aumentare il senso di abbandono e disperazione provato dai rohingya musulmani, due anni dopo che in 750mila sono stati scacciati senza pietà dai loro villaggi nello stato del Rakhine, oltre il confine con la Birmania, con un’operazione che le Nazioni Unite hanno condannato come “genocida”.