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La Confederazione: «In caso di grave crisi di approvvigionamento l'accesso agli impianti di stoccaggio esteri non è scontato»
BERNA - La Svizzera mette le mani avanti per scongiurare eventuali difficoltà future nell'approvvigionamento di energie fossili: anche per il 2023/2024, l’industria del gas dovrà costituire una riserva di gas per l'inverno, come prevede una legge adottata oggi dal Consiglio federale assieme a un adeguamento dell’apposita ordinanza, che viene prorogata di un anno.
La Svizzera si rifornisce di gas quasi esclusivamente dall'estero - soprattutto per il tramite della Germania - e non dispone di impianti di stoccaggio stagionale propri, si legge in una nota governativa odierna.
Qualora si dovesse acquistare immediatamente gas, la riserva di oltre 6 TWh detenuta negli impianti di stoccaggio esteri rappresenta una buona copertura, corrispondendo a circa il 15% del consumo annuo in Svizzera (circa 35 TWh, n.d.r).
Le riserve di gas costituite per quest'inverno garantiscono al Paese un certo grado di compatibilità con l'UE, la quale obbliga gli Stati membri che non dispongono di propri impianti di stoccaggio a continuare a stoccare il 15% del loro consumo annuo in altri Stati dell'UE per l'inverno 2023/24. In pratica, la Svizzera continuerà a partecipare al riempimento degli impianti di stoccaggio europei su base solidale.
Anche secondo l'ordinanza modificata i cinque gestori regionali delle reti del gas - ossia Erdgas Ostschweiz AG (EGO), Gasverbund Mittelland AG (GVM), Gaznat SA, Erdgas Zentralschweiz AG (EGZ), Aziende Industriali di Lugano SA (AIL) - hanno l'obbligo di garantire la riserva di gas naturale. Per quanto riguarda la copertura dei costi non cambia nulla: i costi aggiuntivi sostenuti in ottemperanza a quest'obbligo potranno continuare a essere trasferiti sui corrispettivi per l'utilizzo della rete. Il Consiglio federale si aspetta che i costi continuino a essere trasferiti conformemente al principio di causalità e in modo non discriminatorio.
L'ordinanza sulle riserve 2022/23, entrata in vigore il 23 maggio scorso, contemplava anche una serie di opzioni per forniture supplementari di gas non russo. La nuova ordinanza prevede una deroga a questa regola dal momento che nel 2023/24 il gas russo non sarà probabilmente più disponibile sul mercato europeo. Viene quindi meno il rischio d'insolvenza. Qualora, contrariamente alle aspettative, questo strumento dovesse essere nuovamente necessario, si potrà rivalutare la situazione in un secondo momento e imporre rapidamente le misure necessarie.
È tuttavia probabile che la riserva ora prolungata fino all'inverno 2023/24 non copra completamente le mancate forniture. In caso di grave crisi di approvvigionamento l'accesso agli impianti di stoccaggio esteri non è scontato. Solo con la Francia le forniture sono garantite da un trattato internazionale (con l'Italia e la Germania si sta ancora discutendo, n.d.r). Quest'eventualità rimarrebbe un serio rischio in una situazione di grave crisi a livello europeo.
Ancora una volta la conferma che le riserve energetiche stano ancora e per molto tempo nelle centrali nucleari.Tutto il resto sempra un pò fufa, sia perchè irrealizzabili, sia perchè ci vuole una montagna di risorse con risultati mediocri o limitati dalla meteo.
Un conto e scriverlo e un conto e farlo perché oltre all'inchiostro ci vuole la materia prima e cioè il gas. Ma se dalla Russia non arriva più e gli altri produttori al mondo raggiungono i loro limite dove lo vanno a inventare. Penso che dovrebbero scendere in campo professionisti seri che rendano attenti i politici su affermazioni anche un poco sempliciste. Magari, e soprattutto lo auguro al popolo ucraino ma anche russo questa guerra cesserà e poi si vedrà. Il 2022 hanno succhiato gas dalla Russia fino a quando è stato possibile ma quest'anno per prepararsi per il prossimo inverno temo sia un'altra faccenda.