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Quali saranno gli effetti del coronavirus sulla distribuzione del reddito in Svizzera?
All'inizio del 2021 ci troviamo ancora in piena crisi. Recentemente il Consiglio federale ha annunciato un nuovo lockdown per la Svizzera e la proroga delle misure almeno fino a fine febbraio 2021. Che effetto avrà dunque la pandemia del coronavirus sulla distribuzione del reddito in Svizzera? Contribuirà anch'essa a ridurre la disparità reddituale o questa volta le conseguenze saranno diverse? I dati non sono ancora disponibili, neanche per quanto riguarda la prima ondata della primavera 2020. Tuttavia si possono già formulare anticipazioni: è infatti già chiaro che si tratta di una crisi «atipica», almeno per quanto riguarda l'impatto sulla distribuzione del reddito in Svizzera.
I lavoratori risentono della diminuzione della domanda di lavoro, associata a una corrispondente riduzione del reddito. Ciò si riflette nel lavoro ridotto e nella disoccupazione. Particolarmente colpiti dalla crisi del coronavirus sono i redditi degli indipendenti e delle piccole imprese. Le perdite sono tuttavia attenuate dai sistemi delle assicurazioni sociali, ulteriormente rafforzati durante la crisi. Lo Stato si assume quindi una parte rilevante delle perdite di reddito dei lavoratori. Una perdita sostanziale rimane però a loro carico. Nel primo semestre del 2020 i redditi dei lavoratori sono diminuiti di circa l'1 %, anche tenendo conto della compensazione tramite le indennità per perdita di salario e di reddito del 2020.
Durante la crisi del coronavirus, i settori penalizzati in una misura ampiamente superiore alla media sono il commercio, il turismo, la ristorazione, i servizi alla persona e i trasporti. Il lavoro nell'industria, dopo alcune interruzioni della produzione iniziali, si svolge in larga misura normalmente. Anche i servizi ad alta intensità di conoscenza sono penalizzati solo marginalmente grazie all'home office e alla digitalizzazione. A subire le maggiori perdite sono dunque i rami dell'economia i cui il reddito dei lavoratori, anche senza perdite, si colloca nella fascia più bassa della curva di distribuzione. Un certo contrappeso può risultare dalla rinuncia «volontaria» ai compensi dei top manager, com'è avvenuto in varie aziende nel 2020. Tuttavia ciò potrebbe non essere sufficiente a compensare la vasta diminuzione nelle fasce reddituali più basse.
Questa non è solo una considerazione teorica, come confermano i primi dati di un sondaggio condotto in Germania e i dati sul reddito della Spagna : in entrambi i paesi risulta evidente che, nella crisi del coronavirus, i redditi bassi subiscono contrazioni sovraproporzionali.
Nelle normali crisi congiunturali, i soggetti direttamente e maggiormente colpiti dalle diminuzioni di reddito sono i possessori di capitale, anche perché il loro reddito è di norma determinato in via residuale in base all'andamento degli affari. In linea di principio, ciò vale anche nella pandemia del coronavirus. Tuttavia, in questo caso, le perdite sono limitate da due fattori: da un lato, i settori dell'economia più colpiti dalla crisi del coronavirus sono caratterizzati non solo da un'elevata intensità di lavoro e da salari piuttosto bassi in media, ma anche da una bassa intensità di capitale. Di conseguenza, in questo caso, i redditi da capitale svolgono un ruolo marginale e tali settori rappresentano una quota proporzionalmente bassa della totalità del reddito da capitale. Dall'altro lato, una parte delle perdite di reddito da capitale deriva dalla necessità di ammortizzare anticipatamente investimenti precedenti. La speranza è riuscire a superare la pandemia del coronavirus, soprattutto grazie ai vaccini, e poter tornare ai nostri stili di vita precedenti. Nella vita economica non si prevedono quindi cambiamenti strutturali rilevanti e duraturi che richiedano un considerevole ammortamento straordinario di capitale. Ciò si riflette anche nei corsi di borsa che, dopo il breve e brusco crollo della fase iniziale, caratterizzata da una forte incertezza, hanno registrato una ripresa molto rapida. I mercati finanziari non si aspettano quindi una flessione brusca né tanto meno duratura del reddito delle imprese. Nel complesso, la crisi del coronavirus sembra aver colpito i redditi da capitale in misura minore rispetto a quanto tipicamente avviene nelle crisi congiunturali. Poiché i redditi da capitale sono percepiti in maniera sovraproporzionale da persone con reddito elevato, la crisi del coronavirus avrà perlomeno un effetto meno riequilibrante rispetto a una tipica crisi congiunturale.
Resta lo Stato. Anch'esso subisce una diminuzione delle entrate a seguito del minore gettito fiscale, ma per lo Stato sono determinanti le spese supplementari, con cui compensa la maggior parte delle perdite di reddito dovute alla pandemia del coronavirus. Tuttavia, essendo tali spese attualmente finanziate con nuovo indebitamento, non dovrebbero avere alcun impatto sulla distribuzione del reddito in Svizzera, almeno nel breve periodo.
In sintesi, molti elementi indicano un aumento della disparità dei redditi nel breve periodo: un effetto atipico per una crisi economica. Normalmente sono maggiormente colpiti settori come l'industria o la finanza, caratterizzati da redditi mediamente più elevati, mentre i servizi orientati al mercato interno fungono spesso da ancora di stabilità. In tal senso, l'impatto della crisi del coronavirus sulla distribuzione del reddito è inusuale. Nel complesso la pandemia del coronavirus non determina in alcun modo un allineamento dei redditi che risulterebbe generalmente da una crisi di questa portata. La disparità nella distribuzione del reddito aumenterà quanto meno per i redditi inferiori, colpiti dall'impatto della crisi in modo sovraproporzionale.
Rispetto agli effetti di breve termine, appare meno chiaro stimare in che misura questo impatto sarà compensato nel medio e soprattutto nel lungo termine. A tale proposito, da un lato è importante valutare se, una volta superata la crisi del coronavirus, vi sarà un ritorno su larga scala allo status quo precedente. In tal caso, si dovrebbero recuperare anche i posti di lavoro persi e quindi il corrispondente reddito. Conseguentemente, dovrebbero ridursi anche gli effetti sulla distribuzione del reddito. Tuttavia, non si può escludere (e questo è il secondo aspetto da considerare) che la crisi del coronavirus determini anche cambiamenti duraturi in termini strutturali e delle abitudini, ad esempio per quanto riguarda turismo e nei viaggi. A questo proposito, tuttavia, occorre considerare anche altre tendenze in atto da tempo, come la digitalizzazione, l'individualizzazione o le conseguenze dei cambiamenti climatici. Anch'esse, per ragioni simili alla crisi del coronavirus, possono incidere negativamente sulla distribuzione del reddito. La crisi del coronavirus può aver accelerato alcune tendenze, ma difficilmente può essere ritenuta il fattore scatenante.
Infine, il terzo punto da considerare consiste nei debiti pubblici accumulati durante la crisi del coronavirus. In un modo o nell'altro, prima o poi dovranno essere saldati, che sia sotto forma di rimborso esplicito o riducendo il margine per altre spese pubbliche. Considerata la natura progressiva del sistema fiscale nel suo complesso, una riduzione del debito avrà probabilmente l'effetto di ridurre le disparità reddituali.
Quindi, se a breve termine si verificherà un aumento della disparità reddituale, è improbabile che la pandemia del coronavirus determini un effetto analogo a medio e lungo termine. È soprattutto grazie al sistema di sicurezza sociale e agli ulteriori provvedimenti adottati dallo Stato che verranno scongiurati altri cambiamenti significativi nel breve termine. A lungo termine, anche questo dovrebbe contribuire a evitare un aumento durevole della disparità reddituale conseguente alla crisi del coronavirus.
Le considerazioni precedenti sono limitate all'effetto della disparità reddituale. Tuttavia, non si possono tralasciare altri importanti aspetti distributivi associati alla crisi del coronavirus, in ultima analisi più rilevanti o maggiormente colpiti rispetto alla distribuzione del reddito. Ad esempio, è già stato più volte rilevato che la pandemia del coronavirus colpisce in misura sovraproporzionale le donne, poiché esse sono maggiormente impegnate nell'accudimento dei figli, ma anche perché molto spesso lavorano nei settori più colpiti. Tale sviluppo minaccia di annullare i progressi compiuti negli ultimi anni in materia di parità di genere.
Passi indietro sono da temere anche a livello di distribuzione globale del reddito, ad esempio perché il superamento della pandemia in molti paesi meno sviluppati richiede più tempo che da noi.
Tuttavia, la principale minaccia per la «distribuzione» riguarda probabilmente l'istruzione: questo vale per la Svizzera, ma anche a livello globale. La chiusura delle scuole e l'homeschooling hanno conseguenze fortemente asimmetriche e penalizzano chi ha già meno opportunità nell'ambito del sistema formativo. Ciò mette a rischio uno dei fattori di successo della Svizzera, che contribuisce in modo significativo a una distribuzione più equa del reddito: il sistema di istruzione e formazione. Esso consente infatti a un'ampia fascia della popolazione di partecipare al benessere e contribuisce significativamente al miglioramento delle pari opportunità in Svizzera.