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Wegelin assente alla prima udienza a New York
(Keystone-ATS) Nessun rappresentante della banca Wegelin si è preasentato ieri comparso davanti al giudice newyorchese Jed Rakoff per una prima udienza. L’istituto privato sangallese è accusato di aver aiutato almeno 70 facoltosi clienti americani a nascondere oltre 1,2 miliardi al fisco.
La banca ha giustificato l’assenza affermando che le “condizioni giuridiche per l’avvio di un procedimento penale non sono soddisfatte”, precisa un comunicato diramato ieri sera. L’atto d’accusa non è ancora in possesso dell’istituto. “Secondo la legge americana, una caso penale non può essere avviato finché alla persona interessata non è stato consegnato il mandato di comparizione”. Visto che la Wegelin non ha ancora ricevuto il suo, “non è tenuta a presentarsi e il procedimento nei suoi confronti non può iniziare” aggiunge la banca precisando di aver esposto questi argomenti in una lettera al procuratore.
“Non è sorprendente che Wegelin abbia preferito non presentarsi”, ha dichiarato dal canto suo il giudice Rakoff. D’intesa con il Dipartimento americano della giustizia, la procura esaminerà ora in che modo la banca possa essere comunque costretta a comparire davanti alla Corte.
All’inizio di gennaio tre dipendenti della banca sangallese erano già stati incriminati per aver dato una mano a celare conti fra il 2002 e il 2011. La giustizia americana sta prendendo in considerazione la possibilità di emettere mandati d’arresto contro di loro.
In un’intervista pubblicata oggi Patrick Odier, presidente dell’Associazione svizzera dei banchieri, ha definito “incomprensibile” il fatto che alcune banche abbiano accolto i clienti dell’UBS dopo i tutti problemi sorti con gli USA. Questi istituti – ha detto – “devono assumersi le loro responsabilità”.