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In Oregon cercavo le fiamme, ho incontrato persone. Quando si parla del gigantesco incendio che da inizio luglio sta devastando il sud dello stato si parla subito della sua estensione. Sono bruciati 413'000 acri di boschi. Tanti quanti la città di Los Angeles, lo stato del Rhode Island o gran parte del canton Ticino. Il terzo incendio più grande nella storia dell’Oregon dal 1900, ha bruciato soprattutto una zona remota e scarsamente popolata attorno alla Foresta nazionale Fremont-Winema. Solo 161 case sono state distrutte, un numero basso per un rogo così immenso, ma quando ci si imbatte in chi – pompieri o abitanti – che hanno dovuto combattere le fiamme si intuisce come questi eventi possano cambiare la vita o il destino delle persone.
Quando si arriva al campo base di Bly dove i pompieri provenienti da oltre trenta stati stazionano, alternandosi a turni di dodici ore, colpisce la distesa di tende dove pernottano. Ci sono i pickup e le autobotti posteggiate. Una cucina per i pasti. C’è persino un negozio di vestiti e gadget. Un vero e proprio villaggio. Quasi duemila vigili del fuoco hanno raggiunto l’Oregon per aiutare a spegnere le fiamme. Finito in Oregon viaggeranno verso un nuova emergenza, probabilmente in California; la stagione degli incendi sulla costa ovest è appena iniziata. L’incendio di Bootleg (dal nome della sorgente dove il 6 luglio è caduto un fulmine) ora è perlopiù sotto controllo: l’addetto stampa dello Stato Maggiore viene dall’Alaska e assicura che dopo ventotto giorni di attività l’84% dei fuochi sono spenti.
La radio di Chris Crowl continua a gracchiare mentre lo intervisto. È il comandante dei pompieri attivi nel settore C dell’area devastata dai roghi e i suoi uomini stanno pattugliando il territorio a sud est. Sotto la cenere, alta fino a trenta centimetri, la brace spesso continua a bruciare e col vento il fuoco può riprendere in modo repentino. La maggior parte dei suoi uomini è ispanica e questo 43enne originario di Klamath Falls continua a spendere parole di elogio nei loro confronti: “In ventun’anni di carriera, non avevo mai visto un incendio così, abbiamo lavorato in condizione estreme, 15, 16, fino a 20 ore al giorno. Abbiamo dovuto cambiare ogni piano perché la direzione dell’incendio mutava in continuazione”. Chris afferra qualche ago di pino che si sbriciola tra le sue mani. “Quel che sembra rimasto è come “precotto, pronto a infiammarsi”, poi indica il terreno cinereo: “non c'è più terra, è stata bruciata anch’essa. Ci vorranno anni, aggiunge, perché la natura torni a rigermogliare". La prima cosa che tornerà sono ettari di cespugli che rischieranno ancora una volta di diventare il combustibile per i fuochi del futuro. Oggi son ben 97 gli incendi in corso negli Stati Uniti, nove – tutti nell’ovest – sono considerati grandi. Chris non ama parlare delle cause di questi roghi, non ama il termine “climate change”, ma altri pompieri non esitano a indicare il cambiamento climatico come il principale motivo dell’inizio anticipato della stagione degli incendi e della loro frequenza sempre maggiore. Quello che non cambia è la dedizione e il coraggio di questi uomini e donne.
La parola coraggio accanto a un po’ di ingenua follia mi sovvengono quando arrivò all’abitazione di Pam e Jim. Per raggiungerla attraversiamo miglia e miglia di boschi bruciati, un panorama in bianco e nero reso più funereo dalla cenere sollevata dal vento. La loro casa si trova in una radura dove tutto è stato divorato dalle fiamme. I loro vicini, che vivevano in un camper, hanno dovuto abbandonare lo stato e sono tornati in Arkansas dai genitori.
Raggiunta la pensione Pam e Jim hanno lasciato Portland ed investito i risparmi di una vita nella contea di Klamath per costruirsi il loro buen retiro. Miracolosamente le vampe hanno risparmiato la loro casa. Pam mostra ancora esterrefatta l’albero annerito dal fuoco a un metro dall’abitazione in legno, ma la casa è intatta.
Nel backyard distinguo gli utensili di lavoro, un piccolo spazzaneve, un frigo e un grill. Carbonizzati. La casetta di legno che faceva da deposito è andata in fumo, stessa sorte ha avuto la piccola serra. Più che un buen retiro nel verde il tutto pare spettrale, ma loro non hanno dubbi: “È casa nostra - ripete Pam - non abbia nessun altro posto dove andare... In un paio d’anni tutto tornerà verde", le fa eco Jim. "Già... basta un po’ d'acqua, un po’ di semenza - continua la compagna - e tutto ricrescerà”. A guardarsi intorno, in questo luogo che parrebbe uscire da una pagina del romanzo La Strada di Cormac McCarthy, si potrebbe azzardare siano intenzioni mosse da un po’ di stralunata follia, ma ci vuole tanta caparbietà e molta speranza per poter ricominciare. Anche se ha mandato in fumo progetti e aspirazioni, il grande fuoco ha messo a nudo quello che chiamano il sogno americano.