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LUGANO - Come ricorderete, negli ultimi decenni del ventesimo secolo, la grande competizione tra pubblico e privato portò alla completa decodifica del genoma umano. Questa conquista ebbe come naturale conseguenza una fibrillante attesa per i suoi possibili sviluppi. I media diedero voce alle più fantasiose previsioni e i titoli in borsa delle aziende del settore si gonfiarono ma, in assenza di risultati concreti, in breve tempo tutto venne ridimensionato e l’intero settore fu quasi dimenticato dalla stampa per lasciar spazio ad altre e più promettenti scoperte.
Nel 2012, senza clamori, tre gruppi di ricerca indipendenti misero a punto una specifica tecnologia di genome editing (modifica del genoma) che è la tecnologia che permette di rimpiazzare uno o più geni tra quelli che compongono la doppia elica del DNA umano oppure di qualunque essere vivente, vegetale o animale, conosciuto anche come CASPR-Cas9. Durante uno dei primi esperimenti, che aveva per obiettivo quello di creare una mutazione genetica che impedisse alla zanzara portatrice della malaria di trasmettere il virus, ne vennero chiuse in una gabbia ermetica 36000, la metà delle quali modificate geneticamente con la nuova tecnica. Per riconoscerle più facilmente, a quelle modificate, venne anche alterato il gene che esprime la proteina che dà origine al colore degli occhi affinché risultassero di colore rosso. Alla fine dell’esperimento, quando gli scienziati cominciarono a separare le zanzare con gli occhi rossi da quelle con gli occhi neri, con enorme stupore, si resero conto che tutte le zanzare avevano gli occhi rossi. Ciò stava a significare che questa tecnica non si limitava a produrre la modifica nel patrimonio genetico del discendente ma anche nel genoma dell’essere di partenza. Il mutamento ottenuto era equivalente alla mutazione che la natura impiega decine di migliaia di anni a realizzare, e il tutto viene compiuto nell’arco di una generazione a partire dalla generazione stessa: praticamente fantascienza.
Se da un lato questa tecnologia potrebbe essere la chiave per guarire da tutte le malattie genetiche e permetterebbe, appunto, di eliminare definitivamente un flagello come la malaria, che uccide più di duemilasettecento persone al giorno, dall’altro lato presenta caratteristiche dalle prospettive inquietanti. L’editing genetico ha infatti un’altra prerogativa: quella di essere una tecnologia estremamente semplice da impiegare ed è del tutto simile alla modifica di un testo sul computer tramite il comando taglia e incolla. Con un equipaggiamento di qualche centinaio di dollari qualunque studente al primo anno di biologia è in grado di utilizzarla. Così come il laboratorio-giocattolo del piccolo chimico, anche quello del piccolo ingegnere biochimico, è acquistabile su Kickstarter da chiunque per meno di 200 dollari americani. Le enormi potenzialità di questa tecnologia unite alla sua semplicità d’impiego non può che destare l’interesse di molti: dal semplice appassionato, alla multinazionale farmaceutica, passando per la ricerca in ambito militare e governativo, senza però dimenticare i diversi gruppi terroristici o chi, per svago o megalomania, un giorno decidesse di volersi elevare a Dio cambiando il corso della natura modificando o creando una nuova razza. Si pensi che gli stessi scienziati che hanno inventato questa tecnologia, impauriti dalle potenziali derive nell’utilizzo, hanno chiesto una moratoria internazionale per l’utilizzo dell’editing genetico. Le implicazioni, in sintesi, sono enormi e nessuno ha ancora idea di come la questione debba essere affrontata.