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Lo afferma, senza portare nessuna prova, un deputato russo ed ex agente dei servizi segreti
MOSCA - Il deputato russo Andrei Lugovoi, un ex agente dei servizi segreti russi accusato dell'uccisione a Londra con una tazza di tè al polonio dell'ex spia Aleksandr Litvinenko, ipotizza, senza alcuna prova, che l'oppositore russo Alexei Navalny sia stato contaminato con la neurotossina Novichok nella clinica Charité di Berlino dov'è attualmente ricoverato.
Si sospetta che Navalny sia stato avvelenato con una sostanza mescolata in una tazza di tè che ha bevuto il 20 agosto all'aeroporto di Tomsk, in Siberia, prima di collassare a bordo di un aereo.
Un laboratorio tedesco ha individuato la sostanza tossica come appartenente al gruppo Novichok e ciò rafforza i sospetti su un coinvolgimento del Cremlino nel caso. Le sostanze nervine del gruppo Novichok furono sviluppate in Unione Sovietica negli anni '70 e '80 e, secondo le autorità britanniche, una tossina di questo tipo fu usata nel 2018 dai servizi segreti russi per tentare di assassinare a Salisbury l'ex spia doppiogiochista Sergey Skripal.
«Una volta che hanno trovato qualcosa legato al Novichok, molto probabilmente» Navalny «è stato esposto a questa sostanza in questa clinica», ha detto Lugovoi. «Un infermiere o un medico potrebbero averlo fatto se veramente volevano per qualche motivo esporre Navalny a una sostanza tossica», ha detto l'ex ufficiale dei servizi segreti russi. «Sono sicuro che questo è ciò che è avvenuto veramente».
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