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TOKYO - Il governo giapponese si appresta a rivedere alcune pratiche consolidate nel modo di condurre gli affari nel Paese per meglio fronteggiare l'emergenza del coronavirus a livello nazionale. Lo anticipa una fonte dell'esecutivo all'agenzia Kyodo, riferendosi al tradizionale utilizzo dei timbri (Hanko), sui quali vengono solitamente incisi il nome della persona o dell'azienda in sostituzione della propria firma, per l'approvazione e convalida di documenti ufficiali.
Il premier nipponico Shinzo Abe informerà i relativi ministeri per riesaminare alcune procedure che impediscono di fatto lo svolgimento del telelavoro ad un'ampia categoria di impiegati, costretti a recarsi in ufficio essenzialmente per apporre dei timbri sui contratti legali. Una usanza che riguarda una vasta fascia di attività lavorative anche nel settore privato e che sarà soggetto di discussione alla prossima riunione del Consiglio di Politiche economiche e fiscali al quale presiederà Abe nella giornata di lunedì.
Sotto esame anche altre prestazioni nei vari servizi forniti dai comuni che richiedono la presenza fisica dei cittadini, riferisce la fonte, considerati un ostacolo all'avviso delle autorità ai residenti di restare a casa. Lo scorso 10 aprile un'indagine di una società di consulenza aveva rivelato che circa il 60% degli impiegati d'ufficio a Tokyo e in altre sei prefetture si recavano ancora alla sede di lavoro, malgrado lo stato di emergenza già in vigore da diversi giorni. La dichiarazione è stata poi allargata a tutte le 47 prefetture dell'arcipelago e ha come obiettivo quella di ridurre il contatto da persona a persona dell'80%.