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Una pena, ha spiegato la Procura, che potrebbe gettare "discredito" sul sistema giudiziario del Paese e che è "sproporzionata" rispetto alla gravità del crimine.
È destinata quindi a continuare la saga dell'atleta disabile prima amato da mezzo mondo per il coraggio e la determinazione con cui aveva affrontato da pari a pari atleti 'normodotati' ai mondiali e alle Olimpiadi e poi odiato per il barbaro omicidio della fidanzata.
I sei anni a cui è stato condannato Pistorius il 6 luglio sono meno della metà del minimo della pena previsto dal Codice penale e un solo anno in più rispetto ai cinque comminati in primo grado, quando l'omicidio della notte di San Valentino del 2013, pur mai negato da Pistorius, era stato dichiarato "colposo".
Una sentenza che aveva sollevato un'ondata di indignazione nell'opinione pubblica e che potrebbe diventare ancora più lieve alla luce del fatto che dovrà essere scontata in carcere per almeno la metà, quindi solo per un minimo di tre anni.
I genitori di Reeva, Barry e June, hanno dichiarato in un comunicato che hanno sempre "sostenuto pienamente la battaglia per rendere giustizia a Reeva di Gerrie Nel (il procuratore capo) e del suo staff" ma che non c'è stato "alcun loro input nella decisione di ricorrere in appello".
Alla fine del dibattimento l'accusa aveva chiesto 15 anni di carcere, la pena minima prevista per il reato di omicidio volontario in Sudafrica. Tuttavia la giudice, Thozokile Masipa, aveva stabilito che il caso presentava circostanze tali da giustificare una sentenza più lieve.
Subito dopo la sentenza, la difesa e la famiglia di Pistorius avevano affermato di accettare quanto deciso dal giudice. Oggi, in una email inviata all'agenzia Ap, la portavoce della famiglia Anneliese Burgess ha detto che i parenti dell'atleta - che sta scontando la pena nel carcere di Pretoria - non intendono commentare il ricorso in appello da parte della Procura.