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Il mondo politico è in ebollizione dopo la decisione di Micheline Calmy-Rey di sacrificare sull'altare della parità sei uomini prescelti per la carriera diplomatica.
In segno di protesta contro la scelta della ministra degli esteri, il parlamentare Dick Marty e altri due esperti si sono ritirati dalla commissione incaricata di selezionare i futuri diplomatici.
La decisione della ministra degli esteri Micheline Calmy-Rey di non accogliere le candidature di sei futuri diplomatici maschi sta sollevando un polverone nei corridoi di Palazzo federale.
Quest'anno, la commissione di ammissione su 150 candidati aveva selezionato come atte alla carriera diplomatica quattordici persone: dieci uomini e quattro donne.
La responsabile del Dipartimento federale degli esteri (DFAE), che ha sempre l'ultima parola, ha però deciso di non accogliere sei degli uomini prescelti per favorire la parità tra quote femminili e maschili e ha tenuto in considerazione solo quattro uomini e quattro donne.
«Un'ingiustizia flagrante»
Una decisione, questa, che ha spinto il consigliere agli Stati ticinese Dick Marty e i professori Pierre de Senarclens e François Hainard a ritirarsi dalla commissione.
Secondo Dick Marty, si è trattato di «un'ingiustizia flagrante nei confronti dei candidati maschi, che avevamo ritenuto molto validi».
Durante la procedura di selezione - ha proseguito il parlamentare del partito liberale-radicale - non è mai stato detto che si dovesse considerare la parità di quote femminili nei criteri di scelta.
Inoltre - ha aggiunto - non c'era nemmeno un numero maggiore di donne all'altezza dei requisiti richiesti. E anche il parlamento si è sempre opposto alla regola assoluta delle quote.
D'altro canto, secondo Marty la scelta degli aspiranti diplomatici è anche molto impegnativa e costosa: il solo esame dei dossier delle candidature è durato una settimana.
Il caso approderà in parlamento
«Se la responsabile del DFAE ha applicato una politica delle quote, sono inquieto», ha dichiarato al giornale domenicale Le Matin il liberale ginevrino Jacques-Simon Eggly, membro della commissione di politica estera del Consiglio nazionale.
Secondo la radicale bernese Christa Markwalder, la decisione di Micheline Calmy-Rey non aiuta sicuramente la causa femminile. «La Svizzera ha bisogno di diplomatici molto qualificati. Il fatto di essere donna non è sufficiente», ha aggiunto la consigliera nazionale.
«Tutto è stato fatto nelle regole. La commissione propone dei nomi e io scelgo. Ho scelto le quattro donne migliori e i quattro uomini migliori», ha dal canto suo affermato la ministra degli esteri ai microfoni della Radio della Svizzera romanda. «Non vi è stata nessuna discriminazione, ma è vero che bisogna dar un maggior rilievo alle donne nella diplomazia. Perché abbiamo così tante difficoltà a trovare delle donne per occupare dei posti chiave?», ha poi proseguito Micheline Calmy-Rey.
Attualmente sono solo 71 le donne che svolgono attività diplomatiche su un totale di 376 persone e ci sono solo 10 ambasciatrici su 116.
I candidati bocciati dalla ministra degli esteri potranno ripresentarsi alla fine dell'anno senza dover effettuare tutta la trafila di esami.
Il caso avrà comunque degli strascichi politici: i consiglieri nazionali dell'Unione democratica di centro Hans-Ulrich Mathys e Oskar Freysinger hanno già annunciato di voler portare il caso sui banchi del parlamento.
swissinfo e agenzie
Fatti e cifre
Attualmente il corpo diplomatico è composto da 71 donne (20%) e da 305 uomini; le ambasciatrici sono 10, mentre gli ambasciatori 106.
Quest'anno, su 150 candidati la commissione ha scelto 10 uomini e quattro donne.
La ministra degli esteri Micheline Calmy-Rey ha dal canto suo stralciato dalla lista sei uomini, che potranno comunque ripresentarsi alla fine dell'anno senza dover passare dalla trafila delle prove di selezione.
In breve
La commissione d'ammissione è stata creata nel 1956 dal ministro Max Petitpierre per democratizzare e professionalizzare la selezione dei candidati alla carriera diplomatica.
Fanno parte di questa commissione di 19 membri dei rappresentanti dell'amministrazione federale, dei politici e degli esperti di politica internazionale.
La commissione propone una lista di nomi al ministro degli esteri, a cui spetta l'ultima parola.
Per quanto concerne la questione delle quote femminili, nel marzo del 2000, il popolo svizzero aveva bocciato (82% di no) un'iniziativa popolare che chiedeva un'equa rappresentanza delle donne nelle amministrazioni pubbliche, nelle aziende della Confederazione e nelle università.