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Il Consiglio federale e il Parlamento raccomandano di approvare il prossimo 19 di maggio la revisione parziale della legge sulle armi che traspone nel diritto elvetico direttive emesse dall'Ue. Un "no" avrebbe conseguenze gravi sulla sicurezza del Paese.
Il testo sottoposto in votazione permette di lottare contro l'abuso di armi per scopi criminali e rimanere associati a Schengen e Dublino, aspetto di centrale importanza per la Svizzera, affermano il Consiglio federale e il Parlamento.
La revisione della legge sulle armi si prefigge di limitare la diffusione di quelle semiautomatiche, come richiesto dalla direttiva Ue decisa dopo gli attentati terroristici di Parigi. In futuro, in base al testo della normativa riveduta, nulla cambierà per i militari, i cacciatori e chi pratica il tiro sportivo.
Limitazioni sono state poste per quanto attiene ai caricatori, ora in vendita libera. In futuro, solo chi è autorizzato ad acquistare un'arma potrà anche procurarsi un caricatore di grande capacità (oltre 10 colpi per le armi semiautomatiche lunghe e oltre 20 colpi per quelle corte). Chi possiede un'arma semiautomatica con un caricatore di grande capacità non iscritta in un registro cantonale delle armi, dovrà annunciarsi alle autorità preposte entro tre anni dall'entrata in vigore della legge.
Secondo la consigliera federale Karin Keller-Sutter, eletta nel dicembre scorso al posto del dimissionario Johann Schneider-Ammann, la Svizzera è riuscita a mitigare alcuni aspetti della direttiva europea e a preservare alcune sue peculiarità legate alle armi in quanto Stato membro di Schengen. Nell'attuazione nel diritto svizzero il Consiglio federale e il Parlamento hanno sfruttato il margine di manovra concesso dalla direttiva salvaguardando in questo modo la tradizione svizzera del tiro.
La ministra sangallese ha sottolineato che un "no" alla revisione rischia di mettere in forse la cooperazione con gli Stati Schengen e Dublino. In caso di voto negativo, la cooperazione cessa automaticamente, a meno che la commissione UE e tutti gli Stati UE siano disposti a venire incontro alla Svizzera entro 90 giorni.