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Per il momento, gli Svizzeri che si trovano all'estero devono contare sui propri mezzi per rimpatriare.
Quando possibile, tuttavia, il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) sfrutta ogni possibilità per facilitare i rientri, come accaduto col Marocco dove sono stati organizzati cinque voli commerciali.
Tale prassi è conforme alla Legge federale sugli svizzeri all'estero, ha affermato oggi ai media, Serge Bavaud, della cellula di crisi del DFAE, legge che pone l'accento in primo luogo sulla responsabilità personale, ma non esclude un intervento diretto di Berna.
Al momento, però, un programma come quello annunciato dalla Germania di rimpatrio dei propri cittadini mediante lo stanziamento di 50 milioni di euro non è previsto. Si tratta di una decisione politica, ha spiegato il funzionario.
Voli di ritorno sono stati tuttavia già organizzati anche dalla Confederazione quando si è trattato di far rientrare nella Confederazione i cittadini Svizzeri bloccati a Wuhan, epicentro dell'epidemia in Cina, dove tutto è cominciato.
Il DFAE, ha assicurato Bavaud, lavora a pieno regime assieme alle sue rappresentanze all'estero per aiutare i cittadini svizzeri, concentrandosi soprattutto sui punti caldi e mantenendo i contatti sia con le autorità estere, sia con gli operatori turistici. Già nei giorni scorsi il DFAE aveva esortato i propri cittadini a rientrare al più presto viste le restrizioni negli spostamenti decise dai diversi Stati e il progressivo disimpegno della compagnie aeree.
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