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Il termine socialismo indica nel contempo una dottrina e un movimento sociale, entrambi assai eterogenei. Poiché assume connotazioni contrastanti a seconda che venga utilizzato da sostenitori o avversari, è spesso accompagnato da attributi che ne precisano il senso (ad esempio socialismo scientifico, socialismo democratico). Fondamentalmente tutte le correnti socialiste partono dal presupposto che, al contrario di quanto sostenuto dalle teorie (neo)liberali, un'Economia di mercato capitalistica non regolata (regolamentazione del Mercato) conduce alla concentrazione e non alla ridistribuzione della ricchezza e al dominio del capitale (Capitalismo) sul lavoro. Per porre fine all'oppressione sociale, politica e ideologica e allo sfruttamento economico, secondo le correnti più radicali è necessario raggiungere l'uguaglianza sociale, mentre secondo quelle più moderate occorre quanto meno garantire pari opportunità di partenza. Quasi sempre si ritiene che per conseguire gli obiettivi socialisti sia necessario che lo Stato (non per forza quale proprietario diretto) o le cooperative (Cooperativismo) esercitino un certo grado di controllo sui mezzi di produzione. La concorrenza sfrenata e la sete di profitto degli imprenditori privati devono inoltre essere arginate. Al centro del discorso socialista vi sono sempre stati temi quali il ruolo dello Stato, le modalità del passaggio a nuovi rapporti di produzione (riforme o rivoluzione), il soggetto storico di riferimento (Operai, Classi popolari, Ceto medio) e la questione se l'evoluzione storica avrebbe condotto necessariamente a una società socialista (determinismo storico). Se il contributo sviz. allo sviluppo dell'ideologia socialista, avvenuto sul piano intern., fu di qualche rilievo solo nell'ambito di correnti marginali, come il socialismo religioso, quale movimento sociale il socialismo influenzò anche il contesto nazionale e regionale.
Autrice/Autore: Bernard Degen / frm
Già all'inizio del XIX sec. il Liberalismo in via di affermazione fu confrontato, oltre che con le critiche conservatrici, con un'opposizione di sinistra che raccoglieva consensi spec. tra i garzoni artigiani e non di rado si ispirava al cristianesimo. Fra i primi autori popolari vi fu il prete franc. Félicité de Lamennais. Il suo volumetto Parole di un credente fu pubblicato in Svizzera nelle tre lingue nazionali e contò numerose edizioni (ad esempio a Ginevra, Losanna, Berna, Zurigo e Herisau nel 1834 e a Lugano nel 1848). La sua aspirazione di ripristinare una presunta uguaglianza originale era condivisa da molti garzoni artigiani. Se l'opera di Lamennais si contraddistingue in particolare per il suo pathos, quella di Claude Henri de Saint-Simon, nobile decaduto, propone una visione più articolata della società, in cui l'"amministrazione delle cose" è destinata a sostituire il governo sull'uomo. Ciò presupponeva l'emancipazione della classe operaia, come spiegò con la massima chiarezza nella sua opera Nuovo cristianesimo (1825). In Svizzera il sansimoniano Philippe Buchez influenzò spec. Pierre Coullery, che si ispirò alle sue posizioni sulle soc. operaie.
Charles Fourier, ideatore dei cosiddetti falansteri (unità economiche fondate sull'uguaglianza e dedite all'agricoltura, cui erano aggregate attività industriali), trovò un sostenitore entusiasta in Karl Bürkli, che tentò di creare una simile comunità in Texas (1855). L'esperimento però fallì, contrariamente alla Cooperativa di consumo che quest'ultimo aveva contribuito a fondare a Zurigo. Bürkli risvegliò comunque in Herman Greulich l'interesse per le idee di Fourier. A Le Locle negli anni 1840-50 esistette un falansterio. Pierre Joseph Proudhon aspirava a modificare i rapporti sociali attraverso soc. di mutuo soccorso. Grazie a lui l'Anarchismo, considerato all'epoca una corrente socialista, si diffuse in particolare nella Svizzera franc. Dopo aver raccolto considerevoli consensi nei primi anni di vita dell'Ass. intern. dei lavoratori (AIL, Internazionale), alla fine degli anni 1860-70 il proudhonismo fu abbandonato. In seguito gli anarchici furono vieppiù influenzati da Michail Bakunin, che predicava il superamento della miseria sociale e dello Stato per mezzo di un movimento popolare guidato da un'avanguardia rivoluzionaria. Il britannico Robert Owen ebbe in Svizzera meno sostenitori diretti degli esponenti franc. del socialismo utopico. Le sue idee si diffusero principalmente grazie al cooperativismo e al movimento sindacale ai suoi esordi (Sindacati).
L'unico socialista utopico di rilievo attivo nella Conf. fu Wilhelm Weitling, garzone di sartoria ted. stabilitosi in Svizzera nel 1841. Nella regione del lago di Ginevra scrisse Das Evangelium des armen Sünders, opera in cui pose in relazione le sue idee protocomuniste con il Nuovo Testamento. Malgrado dal giugno del 1843 avesse scontato a Zurigo quasi un anno di carcere per le tesi ivi esposte, il libro fu stampato a Berna nel 1845. Ferdinand Lassalle trovò nella Conf. minore risonanza, anche se la sua rivendicazione di Cooperative di produzione sostenute dallo Stato e la sua "legge bronzea del salario" furono riprese in più occasioni. Gli opifici nazionali ("ateliers nationaux") ideati da Louis Blanc raccolsero consensi spec. nella Svizzera franc., mentre il diritto al lavoro da lui sostenuto divenne una delle principali rivendicazioni del socialismo sviz. nel tardo XIX sec. Attraverso l'AIL si diffusero nella Conf. anche le idee di Karl Marx e Friedrich Engels, che avevano il vantaggio di riallacciarsi a esperienze concrete del movimento operaio inglese e non ad astratti teoremi. Contrariamente a molte correnti del socialismo utopico, esse guardavano con favore agli Scioperi e alle azioni politiche. Tale posizione trovò una conferma pratica nell'ondata di agitazioni della fine degli anni 1860-70.
Socialisti sviz. come il giovane Johann Jakob Treichler, Albert Galeer nei suoi ultimi anni di vita e Herman Greulich non diedero contributi originali al dibattito intern. e furono strettamente legati al Movimento democratico (e a suoi esponenti, come Karl Bürkli o Friedrich Albert Lange). Tra la base la familiarità con i principi socialisti era ancora minore che fra i dirigenti. Nella maggioranza dei casi singoli elementi erano tratti da opuscoli, riviste o conferenze e combinati in modo eclettico.
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Se il socialismo utopico non era legato in modo esclusivo al Movimento operaio e quest'ultimo si richiamava solo in parte al socialismo, la situazione cominciò a cambiare con la creazione dell'AIL. In particolare i partiti di massa, comparsi attorno alla fine del XIX sec. e confluiti nella seconda Internazionale, necessitavano di una certa compattezza. In area germanofona il Marxismo si impose così come collante ideologico, mentre altrove in Europa altre correnti conservarono la propria importanza fino alla prima guerra mondiale. Ciò valse anche per le sezioni cant. del partito socialista nella Svizzera franc. e nel Ticino, la cui dirigenza fino al periodo tra le due guerre mondiali risultò molto più eterogenea di quella delle sezioni della Svizzera ted. Con la reazione che seguì la fallita rivoluzione del 1848-49, in Germania il concetto di socialismo acquisì una connotazione negativa. Nell'ambito della successiva ricostituzione del movimento operaio, esso fu perciò abbinato a quello di democrazia. Così l'Ass. generale dei lavoratori ted., di cui Lassalle pose le basi programmatiche, denominò il suo organo di stampa, creato nel 1864, Social-Democrat. Allo stesso modo il nuovo partito, fondato nel 1869 a Eisenach, fu battezzato partito socialdemocratico dei lavoratori. Analoghe motivazioni furono all'origine della scelta del nome ted. del Partito socialista (PS) sviz. (Sozialdemokratische Partei der Schweiz), nato nel 1888. Il primo programma, elaborato da Albert Steck, ex radicale che aveva scarsa familiarità con il socialismo intern., mescolava ancora gli approcci più diversi, come era tipico nel XIX sec. Nel secondo programma del 1904, concepito da Otto Lang, il marxismo assunse una posizione centrale. Accolto da alcuni dei leader in ascesa, come Robert Grimm, e ampiamente propagandato dalle pubblicazioni del PS sviz., esso fu per alcuni decenni la principale dottrina di riferimento per il socialismo. Se si dimostrò una valida ideologia d'integrazione, il marxismo nella sua corrente forma schematica non forniva però indicazioni concrete su questioni quali la riforma sociale e la rivoluzione. Né le precisazioni introdotte nei programmi del PS del 1920 e del 1935, né il dibattito teorico sulla rivista Rote Revue fondata nel 1921, su cui diversi leader del partito esponevano le loro posizioni, modificò sostanzialmente la situazione. Si sviluppò quindi una dicotomia tra le discussioni dottrinali ispirate al marxismo e l'azione politica di impostazione pragmatica, che doveva fare i conti con l'egemonia dei partiti borghesi. Come succedeva nel XIX sec., la maggior parte dei militanti veniva a conoscenza dei principi teorici del socialismo perlopiù attraverso opuscoli, riviste e conferenze.
Dalla fine degli anni 1870-80 si diffuse anche in Svizzera il concetto di socialismo di Stato, tratto dal dibattito scientifico e pubblicistico ted. attorno alla Politica sociale. A differenza di quanto avvenne nell'Impero ted., esso raccolse consensi non nelle cerchie conservatrici, ma in quelle radicali democratiche, le quali sottolinearono però che gli obiettivi erano molto diversi da quelli del socialismo vero e proprio. Quando all'inizio del XX sec. l'attenzione dei radicali alle questioni sociali diminuì, tale concetto fu abbandonato. Nel periodo fra le due guerre mondiali fu ripreso dalla destra conservatrice, che lo utilizzò però per screditare i politici borghesi sensibili ai problemi sociali (Statalismo).
A cavallo tra XIX e XX sec. guadagnò terreno una nuova corrente, il socialismo religioso, che sottolineava il carattere riformatore del messaggio biblico. Leonhard Ragaz, il suo principale teorico, acquisì notorietà anche al di fuori dei confini nazionali. Con il suo socialismo fondato su principi etici, nella prassi il movimento religioso-sociale era molto vicino alla socialdemocrazia.
Durante la prima guerra mondiale e spec. dopo il 1917 si produsse una profonda frattura tra socialismo e Comunismo. Già nella prima metà del XIX sec. vi erano state fasi in cui tale differenziazione si era accentuata. Marx ed Engels negli anni 1840-50 avevano ad esempio optato per la denominazione comunismo, per poi tornare in seguito al concetto di socialismo. Per buona parte del XX sec. i due orientamenti furono incompatibili.
Autrice/Autore: Bernard Degen / frm
Dopo la seconda guerra mondiale venne in gran parte meno uno dei problemi fondamentali che aveva alimentato il dibattito attorno al socialismo dall'inizio del XIX sec.: il capitalismo, accompagnato da ammortizzatori sociali, si rivelò in grado di sconfiggere la miseria di massa e persino di garantire una relativa Sicurezza sociale. Ciò disorientò molti socialisti. In alcuni Paesi - in Svizzera in forma meno accentuata - il movimento operaio cercò di abbandonare le rivendicazioni tradizionali quali l'abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione e la riduzione della dipendenza dei lavoratori in favore dei principi dell'Economia keynesiana, che mirava al riequilibrio dei cicli congiunturali e dunque alla riduzione della Disoccupazione. Non di rado la crescita del tenore di vita prese il posto dei vecchi ideali. Ai dibattiti ideologici non partecipava quasi più nessun esponente della sinistra tradizionale. Alla fine degli anni 1950-60 questo nuovo orientamento si rifletté anche nelle piattaforme dei partiti socialisti. Nel suo opaco programma del 1959, il PS sviz. sottolineò la centralità dell'uomo e avanzò rivendicazioni quali l'aumento della produttività, la piena occupazione, un'equa ripartizione della ricchezza e del carico fiscale, la democratizzazione, la sicurezza sociale, una politica congiunturale attiva e pari opportunità per tutti. Il testo, eterogeneo anche sul piano formale, non offriva un orizzonte ideale alternativo.
Alla fine degli anni 1960-70, il movimento giovanile e studentesco rivitalizzò il dibattito sul socialismo. Tornarono in auge correnti di pensiero tradizionali come il cooperativismo, l'anarchismo, il socialismo dei Consigli e, non da ultimo, il marxismo nelle sue diverse varianti. Testi di tutta la tradizione socialista, dal socialismo utopico al maoismo (Estrema sinistra), furono ampiamente dibattuti. Come conseguenza tardiva, nel 1982 il PS sviz. inserì nel proprio programma il superamento del capitalismo. Le questioni ambientali si imposero all'ordine del giorno in misura sempre maggiore (ecosocialismo). Questo rinnovato interesse attorno al socialismo non durò a lungo. Il Neoliberalismo, che godeva in Svizzera di un forte sostegno, portò al centro dell'attenzione la sua visione "fondamentalista" del mercato. La sua eco fu ulteriormente rafforzata dal crollo dei sistemi che si richiamavano al socialismo nell'Europa centrale e orientale alla fine degli anni 1980-90. Se in seguito il socialismo occidentale poté sempre meno essere accostato a regimi non democratici, d'altra parte il trionfo del mercato in Occidente costrinse sulla difensiva i critici del capitalismo in tutto il mondo. Il venir meno della concorrenza fra sistemi sociali antagonisti favorì inoltre gli attacchi alle conquiste sociali. Un modello economico alternativo sembrò più lontano che mai. Anche la sinistra non poté sottrarsi a questa pressione. Uno dei presupposti fondamentali del socialismo per quasi due sec., la convinzione che il capitalismo sfrenato avrebbe portato a una concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi, venne messo sempre più in discussione. Nel frattempo la tendenza a una crescita delle ineguaglianze ha potuto essere provata sul piano statistico, ma è ancora troppo presto per dire quali saranno le conseguenze di questa constatazione sul dibattito attorno al socialismo.
Autrice/Autore: Bernard Degen / frm
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