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Si torna a parlare degli anni di piombo, si torna a parlare di Alvaro Baragiola. Dopo l'estradizione dal Brasile all'Italia dell’ex Pac Cesare Battisti, la Lega dei Ticinesi aveva chiesto che l'ex BR Alvaro Lojacono Baragiola – arrestato nel giugno del 1988 a Lugano e condannato nell'ottobre dell'anno successivo – venisse riconsegnato alle autorità italiane. E venerdì con un'intervista online l'ormai 63enne Baragiola ha rotto anni di silenzio.
L'ex brigatista - che partecipò al rapimento del presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro - ha concesso un'intervista ai colleghi di TicinoOnline in cui si dichiara disposto a essere giudicato in Svizzera e pronto a scontare tutte le pene inflitte in Italia, anche l'ergastolo cui è stato condannato nel 1996 per il Moro Quater. Toccherebbe però all'Italia presentare una richiesta di esecuzione della pena in Svizzera. Almeno così, spiega Baragiola, si metterebbe la parola fine alla vicenda visto che – ribadisce – sebbene siano “passati 40 anni l'Italia si è sempre mossa in una logica di vendetta”.
Nel 1986, lo ricordiamo, l'oggi assistente all'Università di Friburgo ottenne la cittadinanza svizzera e riuscì a cambiare il suo nome da Lojacono a Baragiola, il nome della madre. Processato a Lugano nell'autunno del 1989, difeso dagli avvocati Noseda-Verda-Salmina Baragiola, venne condannato a 17 anni di carcere per l'omicidio del giudice Girolamo Tartaglione avvenuto a Roma nel 1977. Ne scontò 11 per buona condotta. Da allora una vita lontano dai riflettori, prima la semi-libertà, poi la ricerca di normalità e anonimato. Un arresto in Corsica nel 2000 e un'estradizione negata. Ciclicamente interrogativi e polemiche – anche dopo la riapertura di un’indagine per proseguimento di attività sovversiva – sino all’intervista odierna.