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Yerevan. L’esodo è durato poco più di tre giorni durante i quali la strada che collega il corridoio di Lachin con la città armena di Goris ha pullulato di decine di migliaia di persone in fuga: interminabili file di automobili sovraffollate sui cui tetti erano legati grossi bagagli o valigie contenenti gli ultimi averi impacchettati in fretta e furia prima scappare; gruppi di persone, tra cui molti anziani, che si spostavano a piedi verso le tende della Croce Rossa posizionate sul lato della strada dove ricevevano acqua, cibo e cure mediche; bambini che correvano giocando.
L'esodo è durato poco più di tre giorni
- Nicolò Ongaro
Dietro di loro si vedevano all’orizzonte le montagne del Nagorno Karabakh, la regione montuosa da cui stavano fuggendo. Contesa per decenni tra Armenia e Azerbaijan, secondo il diritto internazionale fa parte del territorio azero ma fino a poche settimane fa era abitata quasi esclusivamente da 120’000 armeni governati dalla Repubblica dell’Artsakh, un autoproclamato Stato non riconosciuto ma molto legato all’Armenia.
Oggi l’Artsakh non esiste più. Dopo l’ennesima offensiva militare azera gli armeni hanno annunciato la capitolazione, lo scioglimento delle proprie istituzioni locali e del proprio esercito e la cessione del territorio agli azeri. Mentre i soldati di Baku prendevano il possesso della regione, la popolazione civile si è data alla fuga verso la vicina Armenia. Nell’arco di poche ore la presenza armena nel Nagorno Karabakh è stata quasi completamente cancellata.
In un centro di registrazione predisposto dal governo armeno
- Nicolò Ongaro
Oggi la strada è quasi completamente deserta. Dopo essere entrati in Armenia, i fuggiaschi sono andati a Goris, la principale città lungo il confine con il Nagorno Karabakh, dove si sono registrati presso un centro di accoglienza predisposto dal governo armeno. Chi lo ha voluto è entrato a fare parte di programmi di aiuto governativi che assegnano loro alloggi (sparsi su tutto il territorio nazionale) e forniscono aiuti. Chi non ha voluto ha continuato il viaggio autonomamente.
Molti fuggiaschi si sono riversati nella capitale Yerevan. Qualcuno dorme da amici o parenti, qualcun altro in albergo. Per le strade della città ci si imbatte in tanti gazebo sui quali sventolano bandiere armene e dell’Artsakh e che sono colmi di vestiti e coperte che i fuggiaschi possono ritirare per avere qualcosa con cui coprirsi. “È troppo tardi”, mormora uno sfollato guardando verso un gazebo: “L’Artsakh non esiste più. Ormai siamo tutti qui, di vista ci conosciamo più o meno tutti. Solo ora ci stiamo rendendo veramente conto che non potremo mai più tornare nelle nostre case”.
Dal Nagorno Karabakh giungono immagini di strade deserte pattugliate dai soldati azeri e di case abbandonate che verranno presto ripopolate da cittadini dell’Azerbaijan. Le autorità azere hanno annunciato di essere pronte a riaccogliere gli armeni che volessero fare ritorno, purché accettino le condizioni poste da Baku. Ad oggi nessun fuggiasco dice di volere tornare. La paura per il nemico è troppo alta.
Migliaia di persone in fuga dal Nagorno-Karabakh
Telegiornale 21:15 di giovedì 28.09.2023
- 28.09.2023
- 19:15