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Il governo svizzero non vuole rivedere la legge sul servizio civile. La cosiddetta prova dell'atto è una garanzia sufficiente della motivazione dei candidati. Per una penuria di soldati, il governo intende tuttavia adottare dei provvedimenti.
Dal primo aprile 2009, i candidati al servizio civile non devono più sottoporsi all'esame di coscienza. Da allora il numero di domande è notevolmente aumentato: fino al 2008 si situavano tra 1'200 e 2'000 all'anno, da inizio aprile 2009 a fine marzo 2010 sono invece state 8'589.
Con varie mozioni le due Camere del parlamento hanno chiesto al governo di rivedere la legge per evitare che l'elevato numero di domande di ammissione al servizio civile minacci l'obbligo generale di servire nell'esercito e, di conseguenza, la stabilità degli effettivi delle forze armate.
Basandosi su un rapporto pubblicato mercoledì dal Dipartimento federale dell'economia (DFE), il Consiglio federale non giudica però necessario modificare la Legge sul servizio civile (LSC). Un nuovo rapporto più approfondito sugli effetti della prova dell'atto – la disponibilità ad impegnarsi per un periodo 1,5 volte più lungo del servizio militare – dovrà essere stilato entro la fine del 2012. Per tale ragione il governo intende aspettare al minimo fino al 2013 prima di procedere a un'eventuale revisione della LSC. Vi è anche il vantaggio che in quella data "compiti e dimensioni dell'esercito del futuro saranno stati chiariti", indica il documento del DFE, competente in materia di servizio civile.
Inoltre sono già stati adottati alcuni provvedimenti, che danno i primi frutti. Ad esempio, i soldati che inoltrano una domanda di ammissione al servizio civile durante un periodo di servizio militare non sono più immediatamente liberati dall'esercito.
Il rapporto fornisce anche una serie di idee per rendere un po' meno attrattivo il servizio civile. Tra le altre cose dovrebbe essere modificata la procedura di ammissione andrebbe modificata ed eventualmente allungato il periodo minimo di servizio.
swissinfo.ch e agenzie