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<h2>SubmittedText<h2><p>La Svizzera è alla vigilia di importanti votazioni. La decisione circa lo smantellamento dei controlli alle frontiere in seguito all'adesione a Schengen e l'estensione della libera circolazione delle persone è resa tanto più difficile in quanto ultimamente vi sono sempre più notizie che non fanno presagire nulla di positivo in caso di accettazione dell'oggetto.</p><p>Soprattutto l'affare dei visti scoppiato in Germania getta una cattiva luce sulla cosiddetta frontiera esterna sicura di Schengen. Nel 1999 il Ministero tedesco degli affari esteri stabilì che potevano ottenere un visto coloro che erano in grado di esibire un'assicurazione contro gli infortuni occorsi durante le vacanze, senza effettuare ulteriori esami, quali ad esempio quello relativo allo scopo del viaggio. La riflessione di fondo del ministro degli affari esteri Fischer era di far prevalere, in caso di dubbio, la libertà di viaggio. Nel 2002 la decisione fu abrogata; nel frattempo però il rilascio agevolato del visto aveva permesso a oltre un milione di Ucraini di entrare nello spazio Schengen.</p><p>Secondo alcuni rapporti provenienti dall'UE le disposizioni hanno favorito la criminalità organizzata, segnatamente il traffico di esseri umani, la prostituzione forzata e il lavoro nero. Gli avvertimenti delle ambasciate tedesche, soprattutto in Ucraina, nonché delle autorità preposte alla sicurezza sono stati ignorati.</p><p>Chiediamo pertanto al Consiglio federale di rispondere urgentemente alle seguenti domande:</p><p>1. condivide le preoccupazioni relative al potenziale d'abuso nell'ambito dei visti nello spazio Schengen dopo la scoperta dello scandalo in Germania? Anch'esso è del parere che sia soltanto la punta dell'iceberg?</p><p>2. Ha valutato le conseguenze che una tale falla nella cosiddetta frontiera esterna sicura di Schengen potrebbe avere per la Svizzera?</p><p>3. In caso di adesione allo spazio Schengen, sarebbe in grado di evitare l'entrata in Svizzera di persone con visti rilasciati abusivamente? In caso affermativo, con quali misure?</p><p>4. Quali misure ha predisposto per proteggere la Svizzera dalle conseguenze di tali abusi, quali la tratta di esseri umani, la prostituzione forzata e il traffico di stupefacenti?</p><p>5. Dopo questo scandalo, è ancora intatta la fiducia nelle autorità degli Stati membri di Schengen preposte al rilascio dei visti nonché nella politica armonizzata in materia di visti dell'UE?</p><p>6. Condivide il parere secondo cui la Svizzera sarebbe più sicura con una politica indipendente in materia di visti?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. La prassi tedesca in materia di visti è attualmente oggetto di indagini da parte dell'UE e della stessa Germania. L'esito di tali indagini avrà rilevanza per l'adozione di eventuali misure da parte dell'UE. Gli Stati membri di Schengen stanno rielaborando le condizioni per l'ottenimento di un visto. Attualmente la Svizzera non dispone di indizi relativi a pratiche simili seguite da altri Stati membri di Schengen.</p><p>2. La prassi tedesca in materia di visti non ha finora prodotto conseguenze tangibili in Svizzera. Negli ultimi anni il numero di visti rilasciati dall'Ambasciata di Svizzera a Kiev è rimasto stabile (circa 14 000 l'anno). Sulla base di questa situazione si è finora rinunciato a calcolare le eventuali conseguenze dello scandalo in materia di visti. La situazione continua tuttavia a essere costantemente controllata.</p><p>3. Nel caso di un'associazione a Schengen, la Svizzera dispone di diverse misure per proteggersi contro prassi abusive in materia di visti. Giusta l'articolo 17 capoverso 2 della Convenzione d'applicazione dell'Accordo di Schengen, la Svizzera può esigere che domande di cittadini di determinati Stati le siano sottoposte prima del rilascio di un visto Schengen. Se la Svizzera fa valere motivi inerenti alla sicurezza, giusta l'articolo 5 capoverso 1 lettera e della Convenzione d'applicazione dell'Accordo di Schengen, il visto rilasciato non è valido per l'intero spazio Schengen, ma è limitato al territorio dello Stato di rilascio.</p><p>Il titolare di un visto Schengen può essere controllato alla sua entrata in Svizzera attraverso la frontiera interna unicamente nell'ambito del controllo delle merci o di un controllo personale motivato da ragioni di polizia. Se dovesse risultare che la persona ha ottenuto il visto abusivamente, potrà essere allontanata dal nostro Paese sulla base della legislazione svizzera.</p><p>4. Nel caso di un'associazione a Schengen, la Svizzera potrà accedere al Sistema d'informazione Schengen (SIS). In questa banca dati sono registrate, tra l'altro, le persone ricercate per tratta e traffico di esseri umani o quelle contro cui è stato ordinato un divieto d'entrata. Questo scambio di dati e lo scambio di informazioni che avviene regolarmente nell'ambito della collaborazione di Schengen permetteranno alle autorità svizzere di essere meglio informate in questi ambiti. Le persone contro cui la Svizzera ha ordinato un divieto d'entrata non otterrano, inoltre, un visto per lo spazio Schengen.</p><p>5. Le attuali indagini sono la prova che la Commissione UE è interessata a lottare contro gli abusi nell'ambito dei visti. Il controllo della corretta applicazione delle prescrizioni di Schengen in quest'ambito ha infatti portato a un miglioramento dei controlli nella procedura di rilascio dei visti. Grazie allo scambio di dati relativi ai visti su scala europea mediante i sistemi tecnicamente più avanzati, in futuro dovrebbe essere più facile individuare gli abusi (p. es. il "visa shopping") o l'aumento sospetto del numero di visti concessi.</p><p>6. No. Già oggi la prassi elvetica in materia di visti non si discosta molto da quella seguita dagli Stati Schengen. Una politica comune in materia di visti facilita il traffico internazionale. Con il sistema d'informazione in materia di visti VIS verranno prese in considerazione le esigenze svizzere in materia di sicurezza.</p>  Risposta del Consiglio federale.