Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01052.jsonl.gz/788

"Ogni momento della vita di un compositore
Intervista a John Wolf Brennan
contiene un suo potenziale creativo"
di Luigi Santosuosso
"Brennan, nato in Irlanda ma ora residente in Svizzera, combina
perfettamente il romanticismo di quel primo paese con la precisione da
orologiai del secondo"
- Brian Morton "The Wire", London
Il pianista e compositore John Wolf Brennan - con la sua capacità di
spaziaredalle tessiture sonore atonali tipiche dell'avanguardia fino
alla musica classica orchestrale - è una specie di novello Wolfgang
Amadeus Mozart. Le magistrali composizioni classiche; la profonda creatività;
la sensibilità senza pari; le performance sperimentali e innovative;
i corsi estremamente interessanti ed educativi; i numerosi lavori che
non sono ancora stati pubblicati. Tutte queste caratteristiche fanno
venire in mente altrettanti paralleli con Mozart...
John Wolf Brennan, tuttavia, è solo se stesso. Bisogna ascoltarlo
per crederci. Buona parte dei suoi lavori hanno vinto l'equivalente svizzero
del Grammy Award. Gli amanti dell'avanguardia o del free jazz troveranno
di che dilettarsi in lavori come "Shooting Stars & Traffic Lights" con
la Creative Works Orchestra, gli innovativi "MinuteAge" e "Wake
Up Call – live in Italy" oppure "Momentum" ed "En.tropo.logy
- The Science of Sonic Poetry" che hanno fruttato a Brennan prestigiosi
riconoscimenti.
All About Jazz Italia: So che sei molto interessato all'archeologia
e stai studiando le tue radici celtiche. In che misura questi interessi
hanno influenzato il tuo stile musicale così personale?
Questa domanda è difficile da rispondere dal
mio punto di vista. Un osservatore esterno probabilmente riuscirebbe
ad essere più obiettivo ed accurato, o comunque meno parziale.
In altre parole, molto spesso nel mio lavoro di pianista e compositore
non sono del tutto conscio di come operino le mie fonti di ispirazione.
Può trattarsi di una poesia di Seamus Heaney, Paula Meehan, o
Theo Dorgan (com'è stato il caso per "Through the Ear of
a Raindrop" con l'HeXtet formato con Julie Tippetts, Evan Parker,
Chris Cutler, Paul Rutherford e Peter Whyman, un disco pubblicato dalla
Leo Records); in quel caso le mie radici celtiche appaiono con grande
evidenza. Lo stesso è accaduto quando ho usato le antiche danze
celtiche dell'Irlanda, Scozia, Bretagna o Galizia come fonte di ispirazione
per "Maulwürfe", una collezione di brani didattici per
certi versi simili alle cose che Béla Bartók ha fatto con
la musica folkloristica ungherese e
rumena.
Per quanto riguarda la mia passione per l'archeologia, credo che si manifesti
in maniere molto più sottili - delle quali non sono neppure cosciente
- visto che si tratta di un interesse che mi tocca nel profondo.
I tuoi lavori coprono un ampio spettro di metodi e concetti, passando
dai pezzi per pianoforte ai brani vocali e alle musiche per coro. Parlaci
delle tue "PaniConversations".
Mia madre, Una Wolf Brennan
era una cantante classica; mio padre Hans Wolf era un pianista classico.
Durante i suoi concerti in Irlanda
(subito dopo la mia nascita) e in Svizzera, mia madre inseriva sempre
a sorpresa qualche strano brano folkloristico irlandese con degli arrangiamenti
terribilmente sentimentali tipici d'inizio secolo (di quel tipo col
quale James Galway continua a vendere milioni di dischi). È stato
inevitabile per me assorbire questa musica a partire dalla mia infanzia
e questo
spiega la profonda influenza che essa ha avuto sulla mia produzione
musicale. Le "Paniconversations" sono una serie di 'crass songs'
composte con testi miei, molto espliciti dal punto di vista politico
e per nulla "politically
correct". Ce ne sono un paio sull'album “OrganIC VoICes” (Leo
LAB 003) con la cantante tedesca Gabriele Hasler ed il trombonista
austriaco Christian Muthspiel.
La diversità della tua attività musicale è confermata
dal fatto che hai composto anche musica da camera, come "Epithalamium" ispirato
a "Musica da camera" di James Joyce. Che tipo di lavori orchestrali
hai scritto per jazz ensemble?
JWB: Vorrei rispondere a questa domanda interpretando la parola 'orchestrale',
nelle sue due accezioni. In senso lato, questo termine denota la qualità della
maggior parte della mia musica, sia essa per pianoforte solo (ascoltate
ad esempio, "Prelude [Isle of View]", il brano d'apertura di
The Well-Prepared Clavier (Creative Works Records CW 1032) nel quale
il suono di uno Steinway d'epoca sembra quello di un'intera orchestra)
oppure per un piccolo ensemble come i Pago Libre (un quartetto che contiene
- in miniatura - la stessa strumentazione di un'orchestra sinfonica,
con Arkady Shilkloper al corno francese, Tscho Theissing al violino,
e Daniele Patumi al contrabbasso).
In senso più stretto, il termine 'orchestrale' si riferisce ai
miei lavori per orchestra jazz, come ad esempio "T.N.T/Twelfth Night
Tango" (basato sui versi di William Shakespeare con gli interventi
solistici della vocalist Corin Curschellas e del sassofono contralto
di Wolfgang Puschnig) e "Dance, you Monster, to my soft Song" ispirato
ad un dipinto di Paul Klee e registrato con la Creative Works Orchestra
(Creative Works Records, CW 1020). La musica per nonetto "Epithalamium",
poi, è stata suonata per la prima volta a Chicago al Chicago Cultural
Center nel settembre del 1999 durante la così detta 'settimana
svizzera', una celebrazione del gemellaggio fra Chicago e Lucerna. L'ha
interpretata l'Ensemble Noamnesia diretto da Michael Cameron e il pubblico
gli ha tributato un'accoglienza trionfale.
A confronto della mia vasta produzione 'jazz' la parte più classica
del mio lavoro non è adeguatamente documentato su CD, ma spero
che le cose miglioreranno nel futuro.
Suoni ancora con la formazione svizzera Groupe Lacroix?
Sì. Ultimamente siamo stati molto impegnati con concerti
in Irlanda, Russia e Germania. Il Moscow Rachmaninov Trio ha pubblicato
un album che costituisce un ritratto di questo gruppo di compositori
(Creative Works CW 1030) per il quale ognuno dei componenti del gruppo
ha scritto un apposito brano. Nell'estate del 1999 la stazione radiofonica
di Lipsia "Mitteldeutscher Rundfunk" ha commissionato sei brani
che fossero ispirati dal grande pittore svizzero Paul Klee e che sono
stati suonati per la prima volta dall'Ensemble Sortisatio e saranno tra
poco pubblicati in un CD dedicato a Klee.
Mi è veramente piaciuto l'ultimo disco dei Pago Libre, "Wake
Up Call - Live in Italy" [per leggerne la recensione clicca qui].
Com'è stata l'accoglienza che i Pago Libre hanno ricevuto nel
loro recente tour?
Siamo stati in giro per tre settimane con quasi venti concerti,
workshops o programmi radiofonici tra Italia, Svizzera e Germania; un
vero successo. Si trattava del decimo anniversario dei Pago Libre e quindi
era giunto il momento che il pubblico iniziasse a conoscere meglio questo
gruppo veramente unico nel panorama jazzistico; giusto per dare un'idea
di massima ai vostri lettori direi che i Pago Libre hanno le sonorità e
la libertà d'azione del Kronos Quartet combinata con quella dei “Charms
of the Night Sky“ di Dave Douglas; tuttavia voglio sottolineare
che noi questo discorso di 'jazz da camera' l'avevamo iniziato più di
un decennio fa.
Estremamente interessante è pure il tuo "Minute Age" con
Margrit Rieben and Reto Senn che è possibile trovare - nel contesto
della Creative Works Orchestra - sul disco dal vivo "Willisau and
More". Questo disco contiene due brani molto differenti, uno per
orchestra l'altro per trio. Li hai composti in momenti molto distanti
della tua carriera di compositore?
Ogni momento della vita di un compositore contiene un suo potenziale
creativo. La differenza principale tra un progetto come la Creative Works
Orchestra che comprende tredici musicisti e Minute Age non è di
tipo compositivo o cronologico ma - dispiace dirlo - puramente finanziario.
Per tenere insieme una big band come la Creative Works Orchestra ci vogliono
moltissimi soldi. In Europa ci sono solo rari esempi del genere: in Austria
la Vienna Art Orchestra, in Svizzera la Concert Big Band di George Gruntz,
in Inghilterra la London Jazz Composers Orchestra e in Italia l'Italian
Instabile Orchestra. Con, diciamo, ventimila dollari sul tavolo... potrei
essere abbastanza 'prolifico' da metter su un'orchestra pazzesca nel
giro di due settimane!
Parlaci del tuo modo di intendere l'orchestra
jazz.
I miei progetti più ambiziosi, come Wood Winds e Brass Breeze
sono rimasti nel cassetto di diversi anni, quindi oltre alla mia discografia
ufficiale c'è una lista ancora più lunga di storie non
raccontate, per lo più per ragioni puramente finanziarie. Con
i soldi che alcune persone riescono a guadagnare sul mercato azionario
nel giro di poche ore sarebbe possibile dare vita a formazioni di grandi
dimensioni che potrebbero finalmente interpretare musica che è finora
rimasta inascoltata. Per darti un'idea migliore basta dire che Roscoe
Mitchell si è offerto di scrivere un pezzo speciale per i Pago
Libre e per questo da tempo sto coltivando l'idea di una orchestra euro-americana
costruita attorno a Roscoe e ai Pago Libre che comprenderebbe il batterista
americano Alex Cline (che ha già lavorato con noi sull'album Shooting
Stars & Traffic Lights (Bellaphon L+R 45090), il flautista Robert
Dick (che è possibile ascoltare su Aurealis in trio con lui e
Daniele Patumi - Victo cd052), Herb Robertson alla tromba, Mark Dresser
al contrabbasso (sì, ci sarebbero due contrabbassi!) Mark Feldman
al violino, Guy Klucevsek alla fisarmonica, Dave Douglas alla tromba,
Ray Anderson al trombone, Ned Rothenberg al clarone e Tim Berne e John
Zorn ai sassofoni e, visto che mi sto facendo prendere la mano... mettiamoci
pure, come ingrediente addizionale il Rova Saxophone Quartet.
Parlaci di un altro tuo progetto molto stimolante, "Momentum" col
clarinettista Gene Coleman e Christian Wolfarth alle percussioni [per
leggere la recensione di Momentum 2 clicca qui - per quella di Momentum
3 clicca qui].
Momentum è stato pubblicato da poco dalla Leo Records (LR
CD 274) ed è stato premiato dalla radio svizzera con quello che è l'equivalente
svizzero di un Grammy Award. Lo faremo seguire da un Momentum 2, un lavoro
ancora più ambizioso per il quale inviteremo il violoncellista
svizzero Alfred Zimmerlin, per creare una specie di quadratura di un
circolo verticale... Questo quartetto verrà pubblicato dalla Leo
Records - che, a questo punto, è divenuta la mia etichetta principale
- nell'autunno del 2000.
Com'è nata la tua collaborazione con il tenorista Simon
Picard ed il batterista Eddie Prévost documentata in "En.tropo.logy"?
Nel 1997 ho vissuto per un po' di tempo a Londra grazie ad una
borsa della fondazione svizzera Landis & Gyr. Sono un estimatore
del lavoro di Eddie Prévost da quando faceva parte del trio AMM.
Per quanto riguarda Simon, invece, l'avevo notato per il suo lavoro con
la London Jazz Composers Orchestra di Barry Guy. In quello stesso periodo
stavo leggendo le "Lezioni di Harvard" di Italo Calvino...
quindi, uno più uno più uno fa tre... (o poco più).
Tra poco vedrà la luce il tuo primo lavoro come compositore
di musica per film. Di che si tratta?
È un progetto abbastanza anomalo nella mia carriera di
compositore. Nonostante abbia avuto la fortuna di aver studiato filmografia
e musica per film con alcuni grandi maestri come Ennio Morricone, non
avevo ancora avuto modo di fare uso di questo aspetto del mio talento.
Probabilmente la Svizzera è troppo lontana da Hollywood... Ad
ogni modo il nuovo album dei Pago Libre sarà pieno di allusioni
cinematografiche. Dovrebbe essere pubblicato verso la fine del prossimo
autunno. Il titolo provvisorio è “Cinema Paradiso”,
forse “cinémagique“. C'è poi un nuovo album
per la Leo Records, “pipelines” con Hans Kennel alla tromba
e Marc Unternährer alla tuba sul quale ci sono brani come “Kissing
Joy (as it flies)“ che seguono le ombre della musica di Miles Davis
per il film di Louis Malle "Ascensore per il patibolo".
Traduzione di Luigi Santosuosso
©
2002 Tutti i diritti su articoli, foto e disegni sono riservati
back
to top of page