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La legge che regola l'aborto ha oltre 60 anni e non corrisponde più alla realtà. Tutti d'accordo: un cambiamento s'impone, ma le opinioni divergono sul modo.
Da un lato troviamo chi vorrebbe una maggiore liberalizzazione, con la soluzione cosiddetta dei termini. L'aborto, a certe condizioni, sarebbe depenalizzato se praticato entro la dodicesima settimana dopo le ultime mestruazioni. È questa la proposta che ha trovato un consenso in parlamento.
Sul fronte opposto, i promotori dell'iniziativa denominata "per madre e bambino", che propongono un testo estremamente restrittivo. Per loro, l'aborto dovrebbe essere praticato unicamente nel caso in cui la nascita di un bambino comporti un pericolo acuto per la vita della madre. Un pericolo non altrimenti evitabile e dovuto esclusivamente a cause fisiche. Ad esempio, una donna vittima di uno stupro o affetta da AIDS non potrebbe abortire.
Un dibattito centenario
In Svizzera, il dibattito politico sulla questione dell'aborto risale al 1893, quando il Consiglio federale incaricò il professor Karl Stooss di elaborare un progetto di Codice penale dove figurasse una norma. Allora, l'aborto era proibito in tutti i cantoni. Nel testo proposto, l'interruzione della gravidanza era consentita in caso di pericolo di vita per la madre. Il progetto subirà poi ancora numerose modifiche, entrerà in vigore soltanto nel 1942 ed è ancora alla base delle disposizioni attuali.
A partire dagli anni '70, si succedono tre iniziative popolari di diverso tenore, ma nessuna supera l'ostacolo della votazione.
Nel 1993, la lotta per la legalizzazione dell'aborto imbocca un'altra via, con l'iniziativa della parlamentare socialista Barbara Häring-Binder, che sfocia appunto nella soluzione dei termini. Una soluzione attaccata però addirittura con due referendum, lanciati dal Partito popolare democratico e da altri gruppi ultraconservatori.
La situazione attuale
Oggi, il codice penale svizzero autorizza l'interruzione della gravidanza soltanto su indicazione medica. È necessaria l'opinione di due medici e l'aborto è possibile solo se la gravidanza mette in pericolo la vita o la salute della donna. Con il tempo, la nozione di salute, riferita inizialmente soltanto all'aspetto somatico, si è però estesa. Oggi, come stabilisce l'Organizzazione mondiale della sanità, per salute si intende uno stato di completo benessere fisico, psichico e sociale.
Non si può dunque imporre a una donna di portare a termine una gravidanza derivante da un atto criminale come lo stupro. Lo stesso vale nel caso in cui l'educazione del bambino sia ostacolata da difficoltà insormontabili, ad esempio di carattere finanziario, o se è prevedibile che il bambino nasca con lesioni fisiche o psichiche. In quest'ultimo caso si parla di indicazione genetica. Diversi cantoni interpretano oggi il codice penale in modo piuttosto liberale.
La Svizzera e gli altri Paesi
Nel contesto legislativo europeo, la Svizzera, insieme a paesi cattolici conservatori come Spagna, Portogallo, Polonia e Irlanda, non dispone ancora di un modello dei termini, introdotto già da parecchi anni nella maggior parte degli altri paesi sviluppati. In Irlanda, paese confrontato con una delle legislazioni più severe, il popolo ha però bocciato in marzo una proposta del governo di inasprire ancora la legge.
La maggior parte dei paesi europei, gli Stati Uniti, la Cina e altre nazioni in via di sviluppo conoscono a volte da più di un quarto di secolo la soluzione dei termini. Il Canada ha abrogato dal suo Codice penale tutte le disposizioni relative all'aborto.
In Svizzera, una gravidanza su sei è interrotta volontariamente. Secondo il medico cantonale vodese Jean Martin, si tratta di una situazione molto soddisfacente. Soltanto l'Olanda conosce una proporzione inferiore.
Il dottor Martin ricorda inoltre che a qualsiasi atto medico è legato un certo rischio e che un'interruzione di gravidanza può comportare complicazioni somatiche o perturbazioni psichiche. Ma è anche stabilito che un aborto compiuto in tempo, con buone condizioni tecniche e nell'ambito di una relazione umana adeguata lascia raramente tracce negative. Per il dottor Martin, "sono invece molto più elevati i rischi fisici e psichici per la madre (e in seguito per i figli) quando la gravidanza è stata portata a termine in condizioni di disagio personale e in un ambiente sfavorevole." La Federazione dei medici svizzeri approva d'altronde la soluzione dei termini.
Le prospettive del voto
Il fatto che la revisione del Codice penale e l'iniziativa degli ambienti integristi giungano contemporaneamente in votazione preoccupa i fautori di una maggiore liberalizzazione. Si teme la confusione o un amalgama indesiderato che sfoci nel rifiuto di entrambe le proposte. Gli autori dell'iniziativa per la madre e il bambino sono invece soddisfatti, perché con il loro testo intendevano combattere proprio la soluzione dei termini e - per loro - l'iniziativa costituisce un controprogetto alla revisione.
Altri osservatori della vita politica fanno però notare che la revisione del Codice penale avrà bisogno soltanto della maggioranza del popolo e non di quella dei cantoni. Le donne del PPD si sono d'altronde espresse - a sorpresa e contro l'opinione del loro partito - in favore della soluzione dei termini. In definitiva, il peso del PPD, dell'Unione democratica di centro e degli ambienti ultraconservatori non dovrebbe bastare a far pendere la bilancia. L'elettorato cittadino potrebbe fornire la spinta decisiva per fare accettare la riforma.
Mariano Masserini