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Sette persone su dieci sono favorevoli all'obbligo di mascherine negli spazi pubblici chiusi e vorrebbero regole uniformi per tutta la Svizzera, ma solo il 41% intende farsi vaccinare appena possibile contro il Sars-CoV-2, secondo un nuovo sondaggio pubblicato oggi. Nella Svizzera italiana la percentuale di chi teme il contagio e le conseguenze economiche risulta più elevate che nelle altre regioni
Il sondaggio è realizzato a metà settembre su incarico della rivista ‘Migros Magazine’. Il 68% delle 1'031 persone intervistate nelle tre regioni linguistiche sostiene l'obbligo di portare una maschera negli spazi pubblici chiusi; a sud della Alpi addirittura l'80%. Il 67% è confuso dalle diverse regolamentazioni cantonali.
La percentuale di scettici per quanto riguarda la vaccinazione contro il nuovo coronavirus è estremamente elevata: solo il 41% a livello nazionale si è detto pronto a vaccinarsi non appena l'Ufficio federale della sanità pubblica rilascerà un'autorizzazione. Fra gli italofoni la percentuale scende al 36%.
Solo una persona su due ritiene che le autorità stiano agendo correttamente e in modo proporzionato e appena una su cinque stima che la crisi finirà presto. Il 20% - soprattutto uomini - pensa al contrario che la reazione sia stata eccessiva e per il 28% mette a rischio i diritti democratici. In Ticino, duramente colpito dalla pandemia, solo il 12% trova esagerata la risposta della autorità e il 27% pensa che la soluzione sia vicina.
La paura del contagio e delle conseguenze è avvertita dal 37% degli intervistati, ed è molto più marcata nella Svizzera latina (45% nella Svizzera italiana e 47% in Romandia). Le donne hanno più timori rispetto agli uomini e gli abitanti delle città più di quelli delle zone rurali.
A livello nazionale il 28% è colpito dalle conseguenze economiche della crisi o le teme, e anche in questo caso gli italofoni si piazzano al primo posto con un tasso del 40%, contro 36% in Romandia e 25% nella Svizzera tedesca. Il 36% degli intervistati, soprattutto persone con un alto livello di istruzione, ha l'opportunità di lavorare a domicilio. Le differenze regionali sono marcate anche in quest'ambito perché si va da 38% nelle regioni di lingua tedesca a 28% a sud della Alpi.