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L’autopsia del corpo del ricchissimo dissidente russo Boris Berezovski, trovato morto sabato 23 marzo nella sua casa vicino a Londra, ha rivelato che l’uomo è morto a seguito di un’impiccagione. Non è ancora chiaro se si sia impiccato o se qualcuno lo abbia appeso al cappio.
Il medico legale non ha trovato tracce di lotta prima del decesso. Altri esami devono ancora essere condotti, in particolare quelli tossicologici, ma i risultati non saranno resi noti prima di settimane, ha precisato la polizia.
Ardente critico del presidente russo Vladimir Putin, il 67enne Berezovski è stato rinvenuto cadavere da uno dei suoi collaboratori, steso al suolo nella sala da bagno. Un ritrovamento che non spiega la presunta morte per impiccagione, a riprova di come le notizie giungano imprecise e confuse.
Persone vicine al miliardario hanno messo in evidenza il suo stato depressivo negli ultimi mesi ma tutti scartano l’ipotesi del suicidio.
Berezovski affermava di aver ricevuto minacce di morte. Era sfuggito a diversi tentativi di assassinio, tra cui l’esplosione di una bomba che aveva ucciso il suo autista.
Era molto amico dell’ex agente segreto Alexander Litvinenko, avvelenato con il polonio nel 2006 in un hotel di Londra, una vicenda che aveva provocato una viva tensione nelle relazioni fra Londra e Mosca e acuito ancora di più i dissapori tra Berezovski e il Cremlino.
Di recente Berezovski aveva perso un procedimento giudiziario che lo opponeva al miliardario Roman Abramovitch, proprietario del club londinese Chelsea, in una vicenda che metteva in gioco una cifra vicina ai 4,6 miliardi di euro.