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PYEONGCHANG (Corea del Sud) - Domani, con la cerimonia d’apertura (alle 12.00 ora svizzera) inizieranno ufficialmente a Pyeongchang i 23esimi Giochi Olimpici invernali, anche se alcune qualifiche (Biathlon e salto con gli sci) sono già scattate nella notte.
La carica dei 171 (-1) - La fiamma olimpica arderà per 16 giorni (dal 9 al 25 febbraio) nel cielo della località sudcoreana, situata nella regione dei monti Taebaek, a circa 180 chilometri dalla capitale Seul. Il sacro fuoco olimpico coinvolgerà ben 170 atleti rossocrociati. Anche se, inizialmente, doveva essercene uno in più. Il 171° convocato era il nostro Marco Tadé - specialista nelle gobbe - che ha visto infrangersi il proprio sogno a causa di un infortunio al ginocchio patito in allenamento a fine gennaio. Nonostante la defezione del ticinese, quella presente a Pyeongchang è la delegazione svizzera più numerosa nella storia dei Giochi invernali e avrà come obiettivo minimo, fissato da Swiss Olympic, la conferma delle 11 medaglie conquistate a Sochi 2014 (furono 6 d'oro, 3 d'argento e 2 di bronzo). Il titolo olimpico è il sogno di ogni sportivo, è l'incoronazione di una carriera, è l'agognata ricompensa a tutti gli sforzi profusi da un atleta. A Pyeongchang molti svizzeri punteranno al podio e alla consacrazione olimpica. Ma chi tra di essi ha una reale possibilità di medaglia, chi sono i protagonisti attesi e quali potrebbero essere gli atleti a creare una sorpresa? Andiamo a scoprirli.
Feuz e i suoi fratelli - Nello sci alpino, la disciplina regina dei giochi che nella storia ha già regalato 59 medaglie (20 oro, 19 argenti e 20 bronzi) ai colori rossocrociati, la Svizzera ha carte da giocare in (quasi) tutte le discipline. In campo maschile ambisce sicuramente al metallo più pregiato Beat Feuz. Il bernese - campione del mondo della disciplina - ha vinto tre delle sei discese (Lake Louise, Wengen, Garmisch) disputate questa stagione in Coppa del Mondo, sfiorando l’impresa pure sulla mitica Streif (2° posto alle spalle della sorpresa Dressen). Tra i paletti stretti speranze di medaglia potrebbe averle anche Daniel Yule (due terzi posti a gennaio in Coppa del Mondo). Il vallesano dovrà però (presumibilmente) accontentarsi di lottare per il bronzo visto che i due metalli più pregiati dovrebbero finire al collo dei due autentici dominatori stagionali della specialità, ovvero Marcel Hirscher e Henrik Kristoffersen. Nelle discipline tecniche si giocherà le proprie chance di podio pure Ramon Zenhäusern che recentemente si è imposto (per la prima volta in carriera) nel City Event di Stoccolma. Possibili sorprese potrebbero essere Justin Murisier in gigante e Mauro Caviezel nella combinata.
Wendy e Lara - Lo sci femminile rossocrociato potrà invece contare su due punte di diamante: Wendy Holdener e la nostra Lara Gut. La svittese - campionessa mondiale di combinata l’anno scorso a St. Moritz - è reduce dall’ottima stagione in Coppa del Mondo dove ha già conquistato 8 podi. Ha ambizioni di medaglia sia in slalom che in combinata. Nelle discipline veloci le speranze di conquistare un alloro olimpico confluiscono praticamente tutte sulle spalle di Lara Gut. In fase di ripresa dopo il bruttissimo infortunio ai legamenti del ginocchio patito la scorsa stagione, la ragazza di Comano può ambire a una medaglia soprattutto in Super G, specialità nella quale quest’anno ha conquistato quattro podi (successo a Cortina). Partiranno invece come outsider Michelle Gisin e la promettente ma acerba Mélanie Meillard.
Cologna punta al poker - Un’altra sicurezza per rimpolpare il medagliere elvetico dovrebbe essere Dario Cologna. Il grigionese - campione olimpico in carica nella 15 chilometri (vinta sia a Sochi che a Vancouver) e nello Skiathlon - sa molto bene come si vincono le gare importanti. Non è quindi un caso che il nativo della Val Monastero arrivi all’appuntamento olimpico al massimo della forma, come dimostra il suo recente trionfo (il quarto in carriera) nel prestigioso Tour de Ski. Il fondo declinato al femminile fa affidamento su Laurien Van Der Graaff. La zurighese, che quest’anno ha timbrato il primo successo in carriera nello sprint a tecnica libera di Seefeld, punta a eccellere pure sulle nevi sudcoreane.
Si è rotto l’iPod - Lo snowboard svizzero resta con il fiato sospeso per le condizioni di salute del suo atleta più rappresentativo. La presenza ai Giochi di Iouri Podladtchikov - campione olimpico in carica nell’Halfpipe - rimane infatti incerta a causa di una commozione cerebrale subita agli X-Games. In attesa di notizie positive su iPod, buone chance di confermare le medaglie ottenute a Sochi le hanno Nevin Galmarini e Patrizia Kummer (argento, rispettivamente oro, nel gigante parallelo). Ripassando dalla tavola agli sci, nello Ski Cross alcuni svizzeri potrebbero rientrare nella rosa dei papabili vincitori, sia in ambito maschile (Alex Fiva) che femminile (Fanny Smith). Nel Biathlon tutti gli occhi sono riposti su Selina Gasparin che intende confermare l’argento di quattro anni fa.
Team di speranza - Nel bob, specialità che ha spesso regalato soddisfazioni ai colori rossocrociati, le speranze svizzere sono riposte sugli equipaggi di Rico Peter e Clemens Bracher. Il podio è difficile ma non impossibile. Ci vorrà invece un’impresa - nonostante l’assenza delle superstar della NHL - per ottenere una medaglia nell’hockey. La Nazionale di Patrick Fischer è infatti sulla carta inferiore alle principali contendenti (Russia su tutte). Anche per le ragazze (bronzo a Sochi) ripetersi sarà tutt’altro che evidente. Nel curling i team elvetici capeggiati dallo skipper ginevrino Peter de Cruz e dalla skipper zurighese Silvana Tirinzoni saranno degli outsider.
L’ultima magia di Harry Potter - Last but not least citiamo un’icona dello sport svizzero. Simon Ammann. Un autentico simbolo che a Pyeongchang probabilmente farà solo da comparsa. Lui che con la sesta presenza ai Giochi e le quattro medaglie d’oro conquistate (due a Salt Lake City nel 2002, altrettante a Vancouver nel 2010) è già nella storia del salto con gli sci. Un ulteriore alloro in Corea del Sud avrebbe il sapore di un autentico miracolo. E allora chissà che l’Harry Potter elvetico non compia la sua ultima magia.
Tutto può succedere - Queste sono le speranze elvetiche. I nomi più attesi. Ma nello sport, come nella vita, tutto può succedere. Basta una distrazione. Una caduta. E il campione finisce nella polvere. Mentre l’outsider viene incoronato (ricordate l’australiano Steven Bradbury che dal nulla vinse l’oro nello Short Track a Salt Lake City?). L’imprevedibilità è il sale e il pepe di ogni competizione. E i Giochi olimpici non fanno eccezione. Lasciamoci sorprendere...