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Fresco di Premio Nobel per la fisica, Michel Mayor è stato l'indiscusso protagonista dell'odierno Dies academicus dell'università di Ginevra (UNIGE).
Insignito martedì del prestigioso riconoscimento insieme al collega Didier Queloz per aver scovato il primo pianeta extrasolare nel 1995, l'astronomo 77enne ha ricordato come in passato il suo campo non fosse molto rinomato.
Negli anni '90 si trattava di una disciplina addirittura disprezzata, ha sottolineato a una platea entusiasta Mayor durante il suo discorso all'ateneo ginevrino, dove è professore onorario. Gli astrofisici erano infatti rimasti scottati da numerose disillusioni dovute a presunte scoperte, poi rivelatesi buchi nell'acqua, e preferivano dedicarsi ad altre attività.
"Venticinque anni fa eravamo quattro gruppi di due persone a lavorare nel settore", ha rievocato il nativo di Losanna. Ma la scoperta da parte dei due scienziati romandi di 51 Pegasi b, un gigante gassoso simile a Giove ma soprattutto il primo pianeta esterno al Sistema solare, ha cambiato tutto. Si è scatenata una vera e propria caccia agli esopianeti e il pubblico è andato in delirio, ha affermato Mayor.
Il vincitore del Nobel non ha dimenticato di esprimere la propria gratitudine nei confronti dell'UNIGE e del Fondo nazionale svizzero per la ricerca scientifica (FNS) per il sostegno ricevuto durante decenni. Mayor si trovava in Spagna al momento dello storico annuncio: "Non vi era motivo di aspettare a Ginevra, quest'anno i pettegolezzi relativi a un nostro successo erano stati meno del solito".
Prima di imbarcarsi su un volo, Mayor, che non possiede un cellulare, si è connesso rapidamente sul web tramite il suo portatile. È allora che - "con enorme sorpresa" - ha saputo della decisione dell'Accademia delle scienze di Stoccolma. "Non ho ancora avuto modo di leggere tutte le mail, che mi hanno sommerso", ha ammesso il professore.
Mayor, rientrato nella città di Calvino per il Dies academicus su sollecitazione del rettore dell'università Yves Flückiger, è convinto che in futuro la sua disciplina si concentrerà sull'individuazione di forme di vita sugli esopianeti. "Non sarà domani, ma forse fra 10-20 anni", ha concluso.