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Il Governo cinese ha detto alle aziende che chi si rifornisce nel Paese baltico sarà escluso dal mercato cinese
«Non ci piegheremo alla pressione», ha commentato il Viceministro degli esteri lituano
PECHINO / VILNIUS - La Cina ha trascinato anche le aziende nella disputa in corso con la Lituania, chiedendo alle multinazionali di tagliare i legami con il Paese baltico, pena l'esclusione dal mercato cinese.
Lo hanno confermato fonti ufficiali all'agenzia di stampa Reuters.
È dal mese scorso che i rapporti tra Cina e Lituania sono deragliati, dopo che il Governo lituano ha acconsentito all'apertura di un ufficio di rappresentanza di Taiwan nella capitale, Vilnius. Una mossa che ha fatto infuriare la Cina, che considera Taiwan come parte del suo territorio.
Giovedì scorso, il portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Wang Wenbin, ha nuovamente criticato la Lituania, rea di aver «creato la falsa impressione che Taiwan sia separato dalla Cina, danneggiando gravemente la sovranità e l'integrità territoriale cinese». «La Cina salvaguarderà fermamente la sua sovranità, l'integrità territoriale e i suoi interessi fondamentali», ha poi aggiunto.
Il commercio diretto tra Lituania e Cina è modesto, ma l'economia lituana è basata sull'esportazione e ospita centinaia di aziende che forniscono componenti alle multinazionali che vendono anche in Cina. «Abbiamo visto alcune aziende annullare i contratti con i fornitori lituani» ha dichiarato a Reuters Mantas Adomenas, Viceministro degli esteri lituano: «La Cina ha detto alle multinazionali che se usano parti o forniture dalla Lituania, non saranno più autorizzati a vendere al mercato cinese o a rifornirsi lì».
La Lituania sta ora cercando di correre ai ripari, istituendo un fondo per proteggere le aziende locali dalle ritorsioni cinesi. Il Governo lituano ha anche mandato una lettera alla Commissione europea per un sostegno: «Una forte reazione è necessaria a livello di Ue per inviare un segnale alla Cina, la pressione economica politicamente motivata è inaccettabile e non deve essere tollerata», si legge nella lettera.
«Non ci piegheremo a questa pressione» ha poi concluso Adomenas, «quello che decidiamo di fare, chiamando Taiwan Taiwan, spetta alla Lituania, non a Pechino».
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