Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/228240

<h2>SubmittedText<h2><p>L'estrazione mineraria sui fondali marini consiste nell'estrarre materie prime (metalli) a profondità che vanno fino ai 6500 metri. Il presunto obiettivo è quello di utilizzare le risorse estratte per sviluppare le energie rinnovabili e la mobilità elettrica (a batteria). Tuttavia, il potenziale impatto sull'ambiente marino è enorme: dalla distruzione di habitat su larga scala all'inquinamento causato dai sedimenti sospesi in acqua, fino all'inquinamento luminoso e, soprattutto, fonico generalizzato. Anche altri meccanismi sensibili, indispensabili allo stoccaggio di CO2 nel mare, potrebbero essere gravemente perturbati. Inoltre, i pescatori temono ripercussioni sulla fauna ittica. Sotto la pressione esercitata da una manciata di Stati e da alcuni grandi società minerarie, e nonostante l'assenza di basi scientifiche per creare regole efficaci di tutela dell'ambiente, l'Autorità internazionale dei fondali marini sta negoziando regolamentazioni che permetterebbero di passare dall'esplorazione all'estrazione di minerali sui fondali delle acque internazionali. </p><p>Alcuni scienziati, ONG e società (Samsung, BMW, Volvo e Google) e sempre più attori politici (come il Parlamento europeo) si oppongono a questa prospettiva e chiedono una moratoria sulle attività minerarie. Questo lasso di tempo verrebbe utilizzato per meglio studiare l'impatto sull'ambiente e valutare il reale fabbisogno di metalli, sapendo che i contributi apportati dall'economia circolare e dalla condivisione, dal riciclaggio e dallo sviluppo di nuove tecnologie meno esigenti in termini di risorse sono molto promettenti.</p><p>In virtù del principio di patrimonio comune dell'umanità, in qualità di Stato membro e contribuente dell'Autorità internazionale dei fondi marini, e nella sua funzione di importante nodo commerciale delle materie prime, la Svizzera detiene  una particolare responsabilità che la porta a impegnarsi per tutelare l'ambiente marino da attività potenzialmente dannose. </p><p>Per questi motivi chiedo al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:</p><p>1 Qual è la posizione del Consiglio federale sul tema dell'estrazione mineraria sui fondali marini? È favorevole a una moratoria?</p><p>2 Forte della sua competenza in materia di governance e viste le importanti sfide per il nostro pianeta, la Svizzera ha intenzione di impegnarsi nella governance dell'Autorità internazionale dei fondali marini?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Le risorse minerarie dei fondali marini sono considerate un patrimonio comune dell'umanità e sono amministrate dall'Autorità internazionale dei fondali marini (International Seabed Authority, ISA), creata come istituzione autonoma ai sensi della parte XI della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 10 dicembre 1982 (UNCLOS; RS 0.747.305.15) e ai sensi dell'Accordo relativo all'attuazione della parte XI dell'UNCLOS (RS 0.747.305.151). Entrambe le convenzioni sono state ratificate dalla Svizzera. La Svizzera si assume quindi le proprie responsabilità di diritto internazionale e sostiene il lavoro dell'ISA.</p><p>L'esplorazione e l'uso del fondale marino devono in linea di principio essere conformi alle prescrizioni internazionali esistenti (in particolare le norme applicabili dell'ISA, dell'UNCLOS, della Convenzione internazionale per la prevenzione dell'inquinamento da parte delle navi [MARPOL 73/78] nonché della Convenzione di Londra sulla prevenzione dell'inquinamento marino causato dallo scarico di rifiuti ed altre materie e del suo protocollo).</p><p>Domande 1 e 2. Ricerche recenti indicano in parte che lo sfruttamento commerciale del fondale marino, anche se svolto nel rispetto delle norme vigenti dell'ISA, potrebbe non garantire la protezione dell'ambiente marino indicata. Il Consiglio federale prende atto di queste nuove informazioni e sta vagliando provvedimenti. Sta anche valutando l'opzione di una moratoria a livello internazionale per studiare più in dettaglio gli impatti ambientali dell'estrazione in alto mare. Parallelamente incoraggia lo sviluppo di nuove tecnologie e di soluzioni alternative per l'approvvigionamento di materie prime.</p><p>Per ridurre l'impatto ambientale delle attività estrattive in generale, la Svizzera promuove inoltre, a livello multilaterale, il rafforzamento della regolamentazione dell'estrazione mineraria, soprattutto nel quadro del Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente (UNEP), dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) e della Commissione economica per l'Europa delle Nazioni Unite (UNECE) e sulla base dei lavori dell'International Resource Panel (IRP).</p>  Risposta del Consiglio federale.