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L'ombrello e l'essere
08.07.2011
di Francesca Rigotti e Margherita Coldesina
Piove a dirotto, nell'Atene del V secolo a.C., e la levatrice Fenarete si ripara sotto una tettoia con la figlia, la sorella di Socrate. Non hanno ombrello perché ai loro tempi tale oggetto veniva usato per scopi religiosi e non per scopi utili, come ripararsi dalla pioggia (che in greco si dice ombros ma è un caso). Fenarete sa però, e lo racconta alla bambina, che un filosofo tedesco del Novecento, Heidegger, si servì dell'ombrello per parlare dell'essere. L'ombrello infatti rappresenta la cosa che più di ogni altra ha come destino l'essere dimenticata; e la dimenticanza e l'oblio godono di una posizione centrale nella filosofia, perché contribuiscono a definire uno dei suoi concetti fondamentali, la verità, se essa è davvero a-letheia, non-dimenticanza.
08.07.2011