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Truffa
Chiesti sette anni per il sedicente principe etiope
In una requisitoria di circa un'ora e mezza mercoledì la procuratrice pubblica Chiara Borelli ha descritto il raggiro da quasi 13 milioni del sedicente principe etiope.
La truffa del 66enne che sostiene di essere un discendente dell'ultimo imperatore etiope Hailé Selassié è durata dal 2007 al 2017 alle spese di tre imprenditori del Mendrisiotto, riporta la RSI.
Si tratta di un raggiro raffinato. L'imputato si è vantato di avere un patrimonio di 175 miliardi di dollari in titoli tedeschi e statunitensi. Ha anche costruito un'intera storia - rafforzata da documenti falsi, avvocati finti e reali - da presentare alle vittime. Emergevano continuamente degli ostacoli che gli impedivano di accedere al denaro, e quindi per superarli chiedeva fondi agli imprenditori ticinesi.
Una storia che Borelli ha descritto «bellissima per chi la legge, bruttissima per chi la patisce». Vengono chiesti 7 anni di carcere.
Una truffa anche in Italia
La procura ha fatto anche emergere un'altra truffa effettuata dal 66enne nei confronti di tre imprenditori italiani. Il raggiro ha seguito le stesse modalità messe in atto con le vittime ticinesi.
Uno dei tre industriali italiani crede ancora che quei titoli siano realmente esistiti, nonostante abbia perso l'azienda per colpa degli affari intrapresi con il sedicente principe.
Un legame di fiducia con la vittima
Secondo la procuratrice i tre imprenditori ticinesi hanno fatto passare dieci anni prima di rivolgersi alla procura, sollecitati dai loro legali, perché l'autore della truffa aveva legato a lui le vittime con un forte rapporto di fiducia.
A metà degli anni '90 il sedicente principe si è avvicinato a un fiduciario di Chiasso, e con questo ha creato un rapporto di amicizia profonda, intraprendendo anche viaggi insieme, soprattutto in Etiopia, dove il 66enne veniva accolto con fastosità da politici, professori e imprenditori.
Il chiassese pensava veramente che si trattasse di un reale in lotta con i Governi di vari paesi che non volevano sbloccare per lui il denaro a cui aveva diritto. Il fiduciario era «affascinato dal personaggio». Ha anche garantito per lui davanti a due amici, un ex banchiere e un noto imprenditore, facendoli finire nella rete dell'imputato.
L'imputato nega la truffa
Il 66enne dichiara che la sua storia è vera, che i titoli esistono e nega di aver truffato gli imprenditori.
Afferma di essere un principe, anche se ha ammesso, come ricorda l'emittente di Comano, che «qualche bugia negli anni l’ha detta».
Giovedì prende la parola il legale dell'imputato, Andrea Minesso.