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Il Tribunale penale federale (TPF) ha confermato oggi le sette assoluzioni e le due condanne pronunciate nel 2009 dopo il primo processo contro nove presunti membri della cosiddetta "mafia delle sigarette". Nel processo bis le pene per i due principali imputati, entrambi italiani, ritenuti colpevoli di sostegno a un'organizzazione criminale, sono state ridotte a causa della durata della procedura e della prescrizione per alcuni fatti.
Uno degli imputati è stato condannato a due anni e quattro mesi, di cui nove mesi da scontare, l'altro a un anno e nove mesi con la condizionale. Secondo la Corte i due dovevano sapere che con i loro affari arricchivano anche la camorra e la Sacra Corona Unita. Entrambi sono stati prosciolti dall'accusa di riciclaggio di denaro. Il pubblico ministero aveva chiesto pene detentive dai tre ai quattro anni e mezzo e il sequestro di oltre 100 milioni di franchi, come già aveva fatto al primo processo.
I fondi sono stati sbloccati. Anche nel caso dei due condannati non è stato provato che i soldi provenissero da attività criminali, ha detto il presidente della Corte Walter Wüthrich. Tutti gli imputati hanno guadagnato con il traffico di sigarette, ma si tratta di un arricchimento personale e i soldi non sono stati investiti in attività criminali. Il fatto che la merce provenisse dal mercato nero italiano non è rilevante dal punto di vista penale. Il procuratore federale Lienhard Ochsner ritiene deludente questa nuova sentenza. È incomprensibile che dopo le dure critiche emesse dal Tribunale federale, il TPF confermi le precedenti decisioni, ha detto alla stampa. Il MPC deciderà se inoltrare ricorso solo dopo aver letto le motivazioni della sentenza.