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Volete avere una panoramica dell’ampiezza del dissenso in America durante la pandemia di coronavirus? Date un’occhiata alla copertura mediatica della scorsa settimana. La stampa ha prestato un’attenzione sproporzionata ad alcune centinaia di reazionari bianchi, in un piccolo numero di Stati, che si sono mobilitati contro le misure di distanziamento sociale – sostenuti, naturalmente, dai tweet del presidente Donald Trump. Nel frattempo, alcuni dei più radicali e giusti atti di resistenza di massa che questo Paese abbia conosciuto negli ultimi decenni – da un’ondata di scioperi operai a un’esplosione di reti di mutuo soccorso – ricevono solo una frazione dell’attenzione mediatica rivolta ai manifestanti minoritari della destra.
Se dovessi prendere in considerazione solo la copertura mediatica generale, per esempio, probabilmente non saprete mai che gli organizzatori e gli inquilini di New York City si stanno preparando per il più grande sciopero coordinato degli affitti da quasi un secolo, che comincerà il 1° maggio*.
Secondo Cea Weaver, coordinatrice della campagna HousingJustice For All, una coalizione di inquilini e di attivisti sulle questioni dell’alloggio con sede a New York, almeno 400 famiglie che vivono in edifici con più di 1’500 unità abitative ciascuno, stanno coordinando gli scioperi dell’affitto a livello di ogni immobile. Inoltre, più di 5’000 persone hanno garantito, tramite un impegno online, di rifiutare di pagare l’affitto del mese di maggio 2020.
Sarà impossibile tracciare con precisione il numero di scioperi, ma basta il numero di impegni sottoscritti ad indicare che siamo di fronte a un rinnovamento storico di questa tattica di resistenza degli inquilini. Scioperi coordinati di questa portata non si vedevano a New York dagli anni ’30, quando migliaia di inquilini di Harlem e del Bronx combatterono con successo contro i prezzi abusivi e la negligenza dei proprietari rifiutandosi in massa di pagare l’affitto.
Il numero di persone che si impegna per uno sciopero dell’affitto può sembrare insignificante rispetto ai milioni di persone che non considerano il mancato pagamento dell’affitto come uno sciopero, ma che semplicemente non saranno in grado di pagare l’affitto del mese successivo. Nella prima settimana di aprile, un terzo degli inquilini del paese – circa 13,4 milioni di persone – non aveva pagato l’affitto; da allora, 26 milioni di lavoratori sono entrati nelle fila dei disoccupati.
Nel frattempo, gli assegni personalizzati di 1’200 dollari emessi dal governo per stimolare i consumi, non arrivano a causa di una forte disorganizzazione, oppure arrivano in ritardo e sono comunque del tutto insufficienti. L’affitto mensile medio di un appartamento con una camera da letto a New York lo scorso anno si è attestato sui 2’980 dollari. La pietosa offerta del governo federale è, naturalmente, inaccessibile anche a molti immigrati. Poiché il mancato pagamento dell’affitto nel mese di maggio potrebbe comunque raggiungere livelli senza precedenti, l’idea di lanciare uno sciopero degli affitti, potrebbe a prima vista sembrare discutibile.
Tuttavia, gli organizzatori dello sciopero degli affitti insistono sulla pertinenza di tale azione. Lo slogan della campagna di sciopero degli affitti parla da solo: “Non riuscite a pagare? Non pagate!” Tradurre il mancato pagamento in uno sciopero – un atto di resistenza collettiva – rappresenta un potente atto di contestazione dell’etica capitalistica che considera un atto villania morale l’incapacità di un individuo di pagare un padrone di casa.
“Non abbiamo bisogno di organizzare uno sciopero degli affitti per poter affermare che milioni di newyorkesi non pagheranno l’affitto il primo maggio“, ci ha detto Cea Weaver. L’appello ad uno sciopero degli affitti pone quindi un interrogativo cruciale agli inquilini che in ogni caso non possono pagare l’affitto, sostiene Weaver: “Volete farlo da soli? Oppure volete farlo in collaborazione con un movimento di persone che si trovano nella vostra situazione e che chiedono una soluzione politica profonda e trasformatrice. È meglio se lo facciamo tutti insieme“.
Per le organizzazioni degli inquilini, in prima linea nella crisi immobiliare di New York che ha preceduto di gran lunga la pandemia, la risposta è chiara. “Lo sciopero degli affitti è un appello alla dignità: tutti noi meritiamo una casa, indipendentemente dal colore della nostra pelle, dalla nostra situazione finanziaria o dal nostro livello culturale“, ha affermano Donnette Letford, un immigrato giamaicano senza documenti e membro del gruppo New York Communities for Change.
Fino a un mese fa, Donnette Letford lavorava come aiuto domiciliare. Il suo datore di lavoro, per cui lavorava da più di 10 anni, è deceduto a causa del Covid-19. Ora è disoccupata e confinata, avendo curato il suo datore di lavoro fino alla morte. “Un perdita come questa è sempre difficile da sopportare, ma durante una pandemia è devastante“, ha osservato Donnette Letford, madre di un bambino, in una e-mail che invitava gli altri a partecipare allo sciopero degli affitti: “La crisi del Covid-19 mostra chiaramente ciò che molti inquilini sanno da tempo: siamo tutti sul punto di perdere la casa a causa di un singolo evento della vita – la perdita del lavoro o un’emergenza medica“.
Gli organizzatori chiedono a chi è in grado di pagare l’affitto di maggio, di rifiutarsi di farlo per solidarietà con chi non può. Questa iniziativa mira a fare pressione sui dirigenti politici delle città e dello Stato, affinché rispondano nell’unico modo appropriato all’esacerbata crisi degli alloggi: annullando l’affitto.
Prima che i difensori del diritto all’alloggio a New York lanciassero il loro appello per un massiccio sciopero degli affitti, insieme a un piccolo numero di eletti, avevano chiesto una sospensione temporanea degli affitti. E mentre il governatore dello Stato di New York, Andrew Cuomo, ha introdotto una moratoria cruciale sugli sfratti, senza però annulla l’obbligo di pagamento dell’affitto per lo stesso periodo, nel frattempo gli arretrati salariali si accumulano e la minaccia di futuri sfratti incombe su milioni di inquilini che hanno perso tutte le loro fonti di reddito. Lo sciopero degli affitti vede la sua popolarità crescere, in particolare nella richiesta di un forte intervento pubblico da parte di Albany, la capitale dello Stato di New York.
“Continuiamo a rivendicare il #CancelRent (l’annullamento dell’affitto) e a recuperare i nostri alloggi – questa è la richiesta di fondo dello sciopero degli affitti“, ha detto Cea Weaver. “Finora le nostre richieste di aiuto sono state ignorate ad Albany.Il governatore Cuomo ha imposto un budget di austerità che danneggia gli inquilini con basso reddito e i newyorkesi senza casa. Di fronte a un’elevata disoccupazione e a sfratti senza precedenti, le autorità non offrono quasi nulla”.
Come gli storici scioperi degli affitti del XX secolo, che hanno portato alle prime leggi sul controllo degli affitti di New York, lo sciopero che sta nascendo comporta rivendicazioni specifiche. Secondo una petizione di Housing Justice For All, gli scioperanti vogliono la cancellazione degli affitti in tutto lo Stato per quattro mesi, “o per tutta la durata della crisi sanitaria pubblica, se più lunga“; il congelamento degli affitti e l’assicurazione che ogni inquilino ha il diritto di rinnovare il contratto d’affitto per lo stesso importo; e che il governo “trovi urgentemente e permanentemente un alloggio per tutti i senzatetto newyorkesi e investa in alloggi pubblici e sociali in tutto lo Stato”.
Come ha ancora affermato Cea Weaver, “in un modo o nell’altro, puntiamo su una forma di intervento governativo…Ma dobbiamo fare in modo che l’intervento del governo avvenga sulla base delle nostre proposte. Stiamo intensificando la pressione fino al non pagamento collettivo degli affitti in modo da provocare una crisi”.
Le preoccupazioni per gli appelli al non pagamento dell’affitto e gli scioperi sono tanto prevedibili quanto infondate. La più comune è la pretesa che i piccoli proprietari, che sopravvivono e pagano l’ipoteca riscuotendo l’affitto, sarebbero rovinati. Eppure il governo è perfettamente in grado di fornire assistenza e sostegno ai proprietari in queste situazioni: anche i pagamenti degli interessi sulle ipoteche dovrebbero essere cancellati.
Alcuni dei più validi parlamentari del paese stanno cercando di far accogliere delle proposte di legge a livello nazionale che prevedano di combinare l’annullamento degli affitti e degli interessi sulle ipoteche. Negli scorsi giorni, il deputato Ilhan Omar (democratico del Minnesota) ha presentato un disegno di legge sull’affitto e la cancellazione degli interessi delle ipoteche. Prevede il condono degli affitti e degli interessi sulle ipoteche e offre assistenza ai proprietari di case in caso di perdita di reddito.
L’approvazione di una legge di questo tipo a Washington può essere sicuramente considerato come un lavoro di Sisifo, mentre vi sono più possibilità a livello dei singoli Staati. Il problema è la volontà politica. Se Andrew Cuomo, per esempio, fosse davvero il “buon padre della crisi” – come viene presentato fino alla nausea – potrebbe fare in modo, rapidamente, diventasse una realtà per lo Stato di New York. Nel frattempo, va da sé che le grandi società immobiliari e i potenti proprietari possono sopportare qualche mese di affitto annullato; non meritano certo di essere indennizzati dopo anni di sfruttamento e di accumulazione di capitale “estrattivo” a spese degli inquilini.
Lo scorso anno, prima dello scoppio della pandemia – e grazie all’instancabile lavoro dei sindacati degli inquilini, degli attivisti e di alcuni democratici progressisti eletti a New York nel 2018 – erano state state approvate alcune riforme legislative favorevoli agli inquilini. Queste leggi, pur essendo le benvenute, rappresentano solo un piccolo passo nella giusta direzione per annullare decenni di incontestabile complicità tra i politici di New York e la potente lobby immobiliare. Per gli organizzatori dello sciopero degli affitti, l’ideale non è affatto un ritorno allo status quo pre-crisi. Sentiamo ancora Cea Weaver, “chiediamo di non tornare nel mondo in cui vivevamo prima della crisi – un mondo con 92’000 newyorkesi senza casa e milioni di persone che vivono sull’orlo dello sfratto prima che il loro salario venga pagato”.
Phara Suffering Forrest, un’infermiera e attivista per i diritti degli inquilini, che attualmente sta facendo campagna per diventare membro del Parlamento dello Stato di New York, ha chiesto agli elettori del suo distretto di Crown Heights a Brooklyn, di firmare una petizione per l’annullamento degli affitti. “Abbiamo ricevuto un sostegno enorme per questa petizione, ma è stato come parlare a noi stessi, non stiamo ottenendo alcuna risposta“, ha detto, sottolineando la mancanza di azione da parte degli attuali rappresentanti nel parlamento dello Stato. Ha sottolineato che il 44% della popolazione che abita nel suo distretto viveva già “schiacciato dal peso degli affitti” prima della pandemia; il che significa che più di un terzo dello stipendio doveva essere consacrato alle spese per l’affitto e i servizi. Dei 43 milioni di inquilini che vivono nel paese, il 40% si trova nella stessa situazione.
Il Phara Suffering Forrest, insieme agli scioperanti dell’affitto, sta organizzando l’azione con l’obiettivo esplicito di ribaltare le strutture di potere che determinano l’attuale situazione abitativa, ora e anche dopo che la crisi del coronavirus sarà finita. “Dobbiamo sostenere quei candidati che credono che l’alloggio sia un diritto umano” ha detto. Sapendo che questi politici sono troppo pochi, l’infermiera e organizzatrice ha riunito i vicini per parlare con loro dello sciopero degli affitti.
“L’alloggio è un diritto umano” è stato a lungo il grido degli inquilini e di coloro che si battono per la giustizia sociale. Ma cosa significherebbe, concretamente, un sistema in cui l’edilizia abitativa fosse di fatto trattata come un diritto umano universale? Tanto per cominciare, non dovreste pagare per avere accesso a tale diritto. Uno sciopero degli affitti non è ancora una richiesta di riconoscimento del diritto all’alloggio, ma una richiesta immediata che parte dall’esigenza di un tale diritto.
*articolo pubblicato da The Intercept il 25 aprile 2020. Traduzione a cura del segretariato MPS