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Il diabete di tipo 1, autoimmune, ha forse qualche segreto di meno: un tassello che potrebbe portare a nuove cure. Così, almeno, sperano i ricercatori dell’Helmholtz Zentrum di Monaco di Baviera (Germania), che hanno pubblicato i risultati del loro lavoro sulla rivista scientifica Nature Medicine. Gli studiosi hanno descritto, per la prima volta, la delicata funzione di un piccolo frammento di materiale genetico chiamato miRNA142-3p, che - hanno scoperto - regola indirettamente una famiglia di protagonisti degli equilibri immunitari: i linfociti definiti "regolatori T reg", coinvolti nelle risposte autoimmunitarie. Come funziona questo complesso meccanismo? In estrema sintesi possiamo dire che quando miRNA142-3p è presente in eccesso, la sua azione inibisce fortemente altre cellule del sistema immunitario, che a loro volta modulano i T Reg. Alla fine, questi meccanismi si traducono in un’instabilità che ha come esito la formazione di autoanticorpi contro le cellule beta pancreatiche (all’origine del diabete di tipo 1).
A questo punto, trovare il modo per regolare miRNA142-3p e renderlo presente in quantità normali, facendolo funzionare a dovere (non troppo, e neppure troppo poco), potrebbe aiutare a combattere il diabete di tipo 1, o a rallentarne l’evoluzione. Negli animali da laboratorio questo approccio ha portato a primi, incoraggianti riscontri positivi. Gli studi - annunciano i ricercatori - proseguiranno a tutto campo, anche sui tratti del DNA (cioè sui geni) che "governano" questi intricati processi immunitari e regolatori.
A.C.
Data ultimo aggiornamento 9 jan 2020
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