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BERNA - Il "no" di Trump all'accordo di Parigi sul clima ridà fiato a coloro che in Svizzera vorrebbero seguire l'esempio del presidente degli Stati Uniti.
Anche se il Consiglio degli Stati, dopo il Nazionale in marzo, dovrebbe dare via libera la settimana prossima alla ratifica dell'intesa da parte del Consiglio federale, l'UDC potrebbe lanciare il referendum contro la modifica della legge sul C02 volta all'applicazione dell'accordo.
Ratifica al sicuro - La ratifica non dovrebbe essere in pericolo: la primavera scorsa la Camera del popolo si era espressa per la ratifica con 123 voti a favore contro 62 e 8 astenuti. L'opposizione dura proveniva dalle fila dei democentristi. Visti i rapporti di forza alla Camera dei cantoni, il sì all'accordo non è in pericolo, anche se l'UDC voterà contro, come indicato all'ats dal presidente UDC Albert Rösti.
Diversa la situazione per quanto riguarda l'applicazione dell'intesa, che necessita una modifica della legge sul C02. Secondo Rösti, qualora la Svizzera dovesse inasprire le norme sulle emissioni nocive andando oltre i limiti decisi da altri Paesi vi è il rischio di una delocalizzazione delle industrie all'estero che potrebbero produrre secondo standard ambientali meno severi. Insomma, oltre al danno per l'economia anche la beffa giacché ciò non gioverebbe al clima.
Il partito non ha ancora affrontato il tema di un eventuale referendum contro l'accordo di Parigi. La questione si porrà, secondo Rösti, quando il Parlamento dovrà affrontare la legge sul C02, ossia quando si tratterà di decidere quali misure adottare per rispettare i criteri fissati dalla comunità internazionale. Di sicuro, secondo il consigliere nazionale bernese, ciò avrà conseguenze sull'economia.
Quanto agli altri partiti, il presidente del gruppo parlamentare socialista, Roger Normann (VD), crede che la decisione di Trump non influenzerà più di tanto il Consiglio degli Stati. A suo avviso, "non si può andare contro la storia: il consenso riguardante la necessità di proteggere il clima è sempre più forte e visibile. E il referendum? Nordmann non teme un'eventuale chiamata del popolo alle urne. A suo parere, l'UDC rischia una nuova sconfitta, come è stato il caso recente del voto sulla strategia energetica 2050. Secondo Nordmann, la Svizzera deve mostrare coi fatti il proprio disappunto agli Stati Uniti per la decisione di abbandonare l'accordo di Parigi.
Della stessa opinione anche la presidente del Verdi Regula Rytz, che propone addirittura al Consiglio federale di convocare l'ambasciatore americano a Berna per esprimere tutta la delusione della Svizzera. Dal canto suo, il Consigliere nazionale zurighese ecologista Bastien Girod intende presentare la settimana prossima in Parlamento una proposta volta a imporre una tassa sul C02 su tutti i prodotti provenienti da quegli Stati che non si attengono agli accordi internazionali per la protezione del clima.
Anche il PLR intende sostenere l'accordo di Parigi. Il riscaldamento climatico è un problema globale che va risolto a livello mondiale: la Svizzera deve dare il proprio contributo.