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BERNA - Si tratta di una storia banale che non ha alcuna relazione con il mio mandato politico: lo afferma in un'intervista al quotidiano "Le Nouvelliste" la consigliera nazionale vallesana Viola Amherd, data per favorita nella corsa alla successione di Doris Leuthard in governo.
Mercoledì il giornale "Walliser Bote" aveva riferito che l'ex sindaca di Briga era stata condannata a restituire 250 mila franchi al termine di una vertenza che l'opponeva, assieme alla sorella, a una società del gruppo Alpiq.
Il tribunale distrettuale di questa cittadina è infatti giunto alla conclusione che le due sorelle hanno incassato affitti troppo elevati durante oltre otto anni su alcuni spazi commerciali - di proprietà della comunità ereditaria Amherd dopo la morte del padre Albert - occupati da una filiale del gigante dell'elettricità. Le dirette interessate hanno nel frattempo interposto ricorso.
Viola Amherd nell'intervista afferma che «la gente deve sapere con chi ha a che fare», ma nel contempo si interroga sulla tempistica della pubblicazione dell'articolo, tanto più che la condanna in sede civile risale allo scorso maggio. «Se vogliamo un paese diretto da persone che hanno esperienza significa che avranno lavorato per decenni e che si saranno necessariamente confrontati con litigi di questo genere».
La condanna di prima istanza, secondo la consigliera nazionale, non dovrebbe pesare sulle sue possibilità di successo nella corsa alla successione di Doris Leuthard, sempre che si presenti come candidata. A suo dire il presidente del PPD svizzero Gerhard Pfister e la presidente della sezione altovallesana del partito continuano ad appoggiarla. Franziska Biner, presidente della sezione, in dichiarazioni riportate da "Le Nouvelliste" conferma: «la nostra sezione la sostiene al 100%».
La vicenda, secondo ricostruzioni giornalistiche, risale al 1985 quando il padre Albert affitta diversi immobili di sua proprietà a una società, la Albert Amherd AG controllata da lui stesso, che dopo la sua morte, avvenuta nel 1999, viene inglobata dopo diversi passaggi in Alpiq. I contratti con la comunità ereditaria, diventata proprietaria degli immobili, rimangono in vigore.
Il tribunale distrettuale di Briga, lo scorso 2 maggio, è giunto alla conclusione che le sorelle Amherd dal 2006 al 2014 hanno continuato a incassare 7'030 franchi mensili, quando il contratto di locazione con Alpiq nell'agosto del 2005 era stato ridotto a 4'332 franchi. All'epoca la società stava attraversando un periodo di profondi cambiamenti sul piano organizzativo e avrebbe omesso di modificare l'ordine di pagamento permanente.
Quando Alpiq, scoperto l'errore, ha chiesto nel 2014 la restituzione della somma versata in eccesso si è scontrata con il rifiuto delle sorelle, secondo le quali il documento invocato dal gigante dell'energia per giustificare la sua rivendicazione non costituiva un nuovo contratto, visto che le parti non avevano raggiunto un accordo. Gli annessi al documento firmati da Viola Ahmerd di suo pugno, sui quali i magistrati hanno fondato la loro decisione, non avrebbero quindi nessun valore giuridico. Il giudice ha però deciso diversamente. A suo avviso il contratto esiste e regola le relazioni tra le parti. Del caso dovrà ora occuparsi il Tribunale cantonale vallesano.