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NEW YORK (USA) – Forte, glaciale e preciso sul ghiaccio, Robin Lehner – portiere dei New York Islanders – ha voluto raccontare tramite un blog l’altro lato della medaglia, quello che lo ha colto lo scorso 29 marzo quando, vestendo la maglia dei Buffalo Sabres, ha avuto una crisi di panico totale.
“Quando è suonata la sirena che decretava la fine del secondo tempo, siamo tornati nello spogliatoio e mi sono seduto – ha detto Lehner – A malapena riuscivo a togliermi l’attrezzatura, ho avuto un grave attacco di panico, pensavo fosse un infarto… non sapevo cosa aspettarmi, ma sicuramente non potevo tornare sul ghiaccio”.
Lehner è stato così invitato dalla sua squadra a tornare a casa, ma sulla strada di ritorno ha comprato una cassa di birra che ha consumato la notte insieme alla moglie: “Devo andare via”, sono state le sue parole.
Quella è stata l’ultima partita giocata dal portiere con la maglia dei Sabres. A quella serata ha fatto seguito un lungo periodo di riabilitazione, dove è stato curato per la dipendenza da alcol e farmaci, e gli sono state riscontrate alcune forme maniacali, tra cui un trauma bipolare.
Lehner, inoltre, ha affermato che ci vollero tre settimane per disintossicarsi, e in seguito ha iniziato a occuparsi di una battaglia personale “in merito alle mie esperienze infantili di abuso, di dipendenza e di malattie mentali”.
Tramite il trattamento il goalie ha capito che i suoi problemi mentali non hanno solo influenzato il modo in cui ha vissuto fuori dal ghiaccio e con la famiglia, ma anche le sue prestazioni sportive. "Con quelle oscillazioni maniacali, ho potuto vedere lo schema – ha spiegato – Quando ero di buon umore, ero un portiere solido, durante lo stato depressivo, non tanto."
A 27 anni Lehner ha firmato da free-agent in estate con gli Islanders ed è pronto a disputare la sua nona stagione in NHL e a “combattere ciò che mi sta di fronte”.