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Dodici anni in Consiglio federale per il consigliere federale tradizionalmente più amato dagli svizzeri, ma anche il più chiacchierato
Un percorso vissuto in gran parte da beniamino, ma parzialmente rovinato dagli scandali sul finale. Così si può riassumere l'avventura lunga dodici anni di Alain Berset in Consiglio federale, che arriverà ai titoli di coda, come annunciato oggi dal diretto interessato, alla fine dell'anno.
Storicamente il preferito degli svizzeri fra tutti i consiglieri federali, il friborghese ha dovuto fare i conti con una popolarità in calo dopo una serie di vicende da prima pagina. L'ultima la più grave, ovvero la fuga di notizie dal Dipartimento federale dell'interno, di cui ha preso il comando nel 2012 al momento dell'elezione in Governo, all'editore Ringier riguardo alle decisioni dell'esecutivo durante la crisi del Covid.
Nel mirino è finito in primis il suo ex capo della comunicazione Peter Lauener, ma il fuoco incrociato delle critiche non ha certo risparmiato Berset. Ai colleghi del Consiglio federale ha sempre assicurato di essere all'oscuro di tutto. Tuttavia, i sospetti di una presunta collusione con la stampa hanno pesato non poco.
Berset si era già fatto notare l'anno scorso per una disavventura fra le nuvole in Francia: a bordo di un monomotore da lui stesso pilotato, si era ritrovato in uno spazio aereo chiuso al traffico. Caccia dell'esercito erano quindi intervenuti per farlo atterrare. Non vi erano comunque state conseguenze, anche perché, è emerso successivamente, all'origine dell'errore vi era stata una pessima comunicazione da parte delle autorità francesi.
Burrascosa anche la sua vita privata. Nel novembre 2020 la ‘Weltwoche’ ha riferito di un tentativo di estorsione subìto da parte di una donna con cui aveva avuto una relazione extraconiugale, che gli aveva chiesto 100'000 franchi per non divulgare la loro corrispondenza privata. Berset, sposato e padre di tre bimbi, ha sempre bollato la questione come un problema personale.
Forte dei favori di buona parte della popolazione, il 51enne ha sempre resistito di fronte a questi scandali. Diverso invece il suo gradimento a Berna sotto la Cupola, dove negli ultimi tempi l'aria si era fatta difficilmente respirabile, come dimostrato dal mediocre risultato ottenuto lo scorso dicembre al momento della sua seconda elezione a presidente della Confederazione. Dall'Assemblea federale erano giunti infatti solo 140 voti su 181 schede valide (nel 2018, in occasione della sua prima presidenza, erano stati 190 su 210).
Il bilancio in governo di Berset, che fonti interne al Dipartimento federale dell'interno descrivono come molto esigente, è piuttosto contrastato. Da un lato, resterà nell'immaginario collettivo come l'uomo che è riuscito a far accettare una revisione dell'Avs, una prima dal 1997. Le donne lavoreranno fino ai 65 anni, una decisione storica presa il 25 settembre 2022 dal popolo, seppur di misura.
Dall'altro, il destino del sistema di previdenza rimane incerto. Il Parlamento ha terminato i lavori sulla riforma del secondo pilastro, ma la sinistra ritiene che con questo progetto i lavoratori dovranno pagare di più per aver meno rendite e, spalleggiata dai sindacati, ha già lanciato un referendum per fare muro.
Un'altra spina nel fianco di Berset è sicuramente rappresentata dai costi della salute. Nonostante i vari progetti per frenare il rialzo delle spese sanitarie e l'aumento costante, se non vertiginoso, dei premi della cassa malati, l'argomento resta tuttora un cruccio per politica e cittadini.
Suo malgrado, il socialista è diventato una delle figure chiave e più note durante la pandemia. Proiettato sotto i riflettori, ha scelto una via di mezzo per affrontare la crisi, ma ciò non è bastato per evitare le critiche, talvolta feroci. In fin dei conti però, il triplo sì degli svizzeri alla legge Covid, l'ultima volta domenica, dimostra come la maggioranza della popolazione fosse dalla sua parte.
Il veterano del Consiglio federale ha regalato in questi dodici anni anche alcuni momenti cult. La sua massima in tempi di Covid «Il faut agir aussi vite que possible, mais aussi lentement que nécessaire» (Bisogna agire il più rapidamente possibile, ma lentamente quanto necessario) ha spopolato al punto di finire su delle t-shirt andate a ruba. Iconica pure la foto, era il 2018, che lo ritraeva seduto su un marciapiede a New York, dove si trovava per una visita all'Onu, intento a consultare dei documenti. Un'immagine da cittadino comune che aveva fatto il giro del mondo.