Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01080.jsonl.gz/49

La società che gestisce su mandato della Confederazione il controllo aereo militare e civile si ritrova al centro del dramma aereo.
Lunedì, ore 23:30. Come al solito, a quell'ora il traffico è ridotto nel settore di cui è responsabile il centro di controllo aereo di Zurigo. Sono solo cinque gli aerei in aria in quel momento.
La situazione è dunque calma. Due sono gli uomini radar di Skyguide in servizio. Uno dei due si concede una pausa. Il suo collega resta solo al suo posto di lavoro. Sarà il testimone di una tragedia.
Mentre il Boeing della DHL si dirige verso nord, il tecnico svizzero prende la responsabilità di guidare il volo del Tupolev della Bashkirian Airlines verso le 23:30, riprendendo il controllo dai colleghi di Monaco. Da otto a dieci minuti prima aveva ricevuto da parte dei colleghi tedeschi le informazioni riguardanti questo volo.
Una reazione tardiva?
Passano alcuni minuti prima che il tecnico di Skyguide dia l'ordine al Tupolev di abbassare la quota per evitare una collisione. Un ordine dato un "buon minuto" prima dello scontro, secondo i responsabili di Skyguide.
L' esperto di aviazione Sepp Moser, si stupisce del comportamento del controllore di volo. "Ha aspettato troppo prima di fare qualcosa. Avrebbe potuto riconoscere la situazione di pericolo da 13 a 16 minuti prima della collisione".
"Nell'aviazione ci sono regole di separazione, 9 miglia laterali e 1000 piedi verticali", spiega a swissinfo il capo di Skyguide, Alain Rossier, "spetta al controllore fare in modo che questi limiti vengano rispettati".
"Quindi, ha deciso di far scendere il velivolo in quel momento e questo corrisponde alle regole", sottolinea il responsabile di Skyguide, "con le conseguenze che conosciamo".
Anton Maag, capo del centro di controllo di Zurigo, riconosce dal canto suo che la situazione in questione era "al limite", ma "assolutamente tollerabile".
Collaborazione tra Svizzera e Germania
Già da decenni, la Germania ha delegato il controllo aereo di una zona di diversi chilometri quadrati alla Svizzera. La ragione: la prossimità dell'aeroporto di Zurigo.
Una serie di accordi legano Skyguide al suo omologo tedesco, la Deutsche Flugsicherung (DFS) "Da anni collaboriamo molto bene con i nostri vicini tedeschi", dichiara Toni Maag, "le procedure messe in atto sono le stesse usate in tutto il mondo".
"Ogni aereo viene annunciato al centro di controllo limitrofo. Con i dati necessari sul momento e l'altitudine del volo dal punto esatto in cui si verificherà il passaggio del testimone. Eventuali correzioni vengono trasmesse in seguito, e il passaggio del testimone avviene generalmente alcuni minuti prima del sorvolo sul punto in questione.
Polemiche accese sullo spazio aereo
Alain Rossier precisa: "Questo drammatico incidente non ha nulla a che vedere con la discussione in corso sull'accordo aereo". Bisogna comunque ricordare che lo spazio aereo nel sud della Germania è al centro di vive polemiche in Svizzera.
Il nodo è rappresentato dai limiti che vuole imporre il governo tedesco ai sorvoli del suo territorio da parte degli aerei diretti a Kloten. La Camera bassa del parlamento svizzero il mese scorso ha addirittura rifiutato l'accordo firmato tra i due paesi.
Il dossier deve ancora essere sottoposto alla Camera alta (dei Cantoni) in autunno. Ma la Germania ha minacciato, in caso di rifiuto, di riprendere il controllo del suo spazio aereo fino alla frontiera.
Una misura tale, aveva avvertito all'inizio di giugno Skyguide, avrebbe conseguenze nefaste in termini di efficacia, per l'aeroporto di Kloten, ma anche per il traffico in generale. Questa regione è uno dei crocevia più importanti d'Europa.
Skyguide, che ha sede a Ginevra, è una società controllata al 99,85% dalla Confederazione. Dall'inizio dello scorso anno è incaricata di sorvegliare l'insieme del traffico aereo, militare e civile.
Occupa 1'400 persone negli aeroporti di Zurigo, Ginevra, Berna, Lugano e Sion nonché negli aerodromi militari di Dübendorf, Payerne, Emmen, Meiringen e Locarno.
swissinfo/Pierre Gobet, Zurigo