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BERNA - Le università e gli istituti di ricerca sono contrari all'iniziativa popolare dell'UDC "per la limitazione", in votazione il prossimo 27 settembre.
A loro avviso una sua approvazione metterebbe in pericolo le condizioni quadro fondamentali che rendono la Svizzera un centro di pensiero e lavoro.
«Grosso impatto» - La fine della libera circolazione delle persone e degli accordi bilaterali con l'UE ad essa legati, avrebbero un grosso impatto sull'istruzione, la ricerca e l'innovazione in Svizzera, hanno ammonito oggi in conferenza stampa a Berna rappresentanti del Consiglio dei Politecnici federali, del Fondo nazionale svizzero, delle università, di Innosuisse e dell'Accademia svizzera di scienze naturali.
«Conseguenze devastanti» - Se l'iniziativa sarà accettata, decadrà anche l'accordo di ricerca con l'UE. Le conseguenze per la Svizzera come sede di istituti di punta in questo ambito e in quello dell'innovazione, e quindi anche per i posti di lavoro, sarebbero devastanti, hanno aggiunto. Molte conoscenze, una rete internazionale insostituibile e la concorrenza con i migliori centri del mondo andrebbero persi.
Chi opera in questi settori ha già iniziato a sperimentare sei anni fa cosa potrebbe significare un "sì" alla proposta democentrista. Dopo l'adozione dell'iniziativa contro l'immigrazione di massa, la Svizzera è stata infatti prima completamente e poi parzialmente esclusa dai programmi di ricerca dell'UE.
I ricercatori attivi in Svizzera sono stati coinvolti in un numero nettamente inferiore di progetti internazionali e hanno ricevuto meno fondi da Bruxelles. Inoltre, l'attrattiva della Confederazione come centro di conoscenza è diminuita a livello internazionale.
«I danni alla scienza elvetica sono stati molto gravi e gli effetti si fanno sentire ancora oggi. Una situazione del genere non deve ripetersi in nessun caso», hanno sottolineato davanti ai media.