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Sì, Novak Djokovic andrà in Australia
«Novak Djokovic ai prossimi Australian Open? È possibile». Così titolava un nostro articolo di esattamente un mese fa. E oggi è arrivata la conferma, perlomeno stando ai media australiani. Novak Djokovic otterrà infatti un visto per partecipare agli Australian Open 2023, che si terranno nel Paese dal 16 al 29 gennaio. Il Guardian Australia fa sapere che il ministro dell'immigrazione, Andrew Giles, concederà un visto a Djokovic, ribaltando il divieto di ingresso di tre anni che era stato emesso quando era stato espulso dall'Australia lo scorso gennaio.
Cosa era successo
Se ne è parlato e riparlato. A metà novembre dello scorso anno gli Australian Open hanno fatto sapere che tutti i giocatori avrebbero dovuto essere vaccinati contro il coronavirus per partecipare al torneo. Il 16 dicembre (ma si saprà in seguito), il campione del tennis è risultato positivo al COVID-19 in Serbia. Il 17 dicembre ha partecipato a un evento a Belgrado in onore di giovani tennisti. I genitori hanno postato una foto sui social che mostrava Djokovic e i giovani giocatori senza mascherine. Il serbo in seguito affermerà di essere stato asintomatico, di essersi sottoposto a un test antigenico prima dell'evento (negativo) e di avere ricevuto il risultato positivo del PCR solo dopo l'evento. Il 18 dicembre Djokovic ha realizzato un'intervista e un servizio fotografico per il quotidiano francese L'Equipe, che gli conferiva il premio di Champion of Champions 2021. «Un errore di giudizio», dirà in seguito. L'ultimo giorno dell'anno (dopo essersi negativizzato) si è recato a Marbella, in Spagna, per allenarsi (ma l'accesso al Paese dalla Serbia era consentito solo ai vaccinati). Il 4 gennaio la foto su Instagram: «Sto andando in Australia con un permesso di esenzione medica». A cui è seguita una dichiarazione di Tennis Australia che ha confermato che l'esenzione era stata concessa «a seguito di un rigoroso processo di revisione che coinvolge due distinti gruppi indipendenti di esperti medici». Il 5 gennaio il campione era all'aeroporto di Melbourne. Lì resterà per circa otto ore, fino a quando il suo visto verrà cancellato. Djokovic è stato mandato al Park Hotel, dove resterà per quattro notti. Poi, il tweet dell’allora primo ministro australiano Scott Morrison: «Le regole sono regole, soprattutto quando si tratta dei nostri confini». Seguirà l'appello dei legali del tennista. 11 gennaio: nella sua deposizione in tribunale, Djokovic ha presentato una dichiarazione giurata in cui affermava di non essere vaccinato contro il COVID-19. Il giudice del tribunale del circuito federale Anthony Kelly ha ripristinato il suo visto, dichiarando che al giocatore non era stato concesso sufficiente tempo per parlare con i suoi avvocati prima di negargli l'ingresso nel Paese. Il giorno successivo Djokovic ha ammesso: «Il mio agente ha sbagliato a compilare i documenti di viaggio». Ed è stato inserito nel tabellone come testa di serie. 14 gennaio: il ministro dell'Immigrazione Alex Hawke ha annullato il visto di Novak Djokovic. «Oggi ho esercitato il mio potere ai sensi della sezione 133C (3) della legge sulla migrazione per annullare il visto detenuto dal sig. Novak Djokovic per motivi di salute e buon ordine, sulla base del fatto che ciò era nell'interesse pubblico. Nel prendere questa decisione, ho considerato attentamente le informazioni fornitemi dal Dipartimento degli affari interni, dall'Australian Border Force e dal signor Djokovic». La decisione è stata impugnata. 16 gennaio. Alle 7.45 ora svizzera la Corte Federale ha respinto all'unanimità l'appello di Djokovic contro la cancellazione del visto. Confermata dunque l'espulsione: dovrà lasciare l'Australia e non potrà partecipare alla prima prova dello Slam 2022. Il tennista ha lasciato l'Australia su un volo di Emirates Airways.
Tre anni... o forse no
Una vicenda che ha scatenato ampie polemiche, dicevamo. E ha comportato una conseguenza ancora più pesante: l'espulsione dall'Australia per tre anni, secondo la legge australiana sull'immigrazione. Particolare non di poco conto per un tennista di 34 anni. Già il 17 gennaio, il premier australiano Scott Morrison ha dichiarato alla radio australiana 2GB che in base a specifiche circostanze avrebbe potuto entrare prima. «Il divieto dura per un periodo di tre anni, ma c’è la possibilità di tornare alle "giuste condizioni" e questo verrebbe valutato in quel momento». La legge del Paese prevede la possibilità di esenzione dal divieto di visto in caso di motivi stringenti o compassionevoli.
Ecco il punto. Secondo quanto scrivono i media locali, il governo australiano ha deciso di concedere un visto al serbo, nove volte vincitore dell'Australian Open. Diciamolo: nel frattempo l'Australia ha revocato l'obbligo per i visitatori di presentare prova della vaccinazione anti-COVID. Ma al giocatore era stato anche vietato l'ingresso nel territorio per tre anni. Una misura che può essere annullata dal premier Anthony Albanese, il cui governo progressista è meno rigido rispetto quello conservatore che era al potere a inizio anno. Nole potrà arrivare in doppia cifra a Melbourne, torneo vinto da lui già nove volte. E vincendo eguaglierebbe Rafa Nadal a quota 22 Slam. I legali del tennista serbo hanno negoziato con il governo locale la revoca del divieto d’ingresso e Andrew Giles, ministro dell'Immigrazione, concederà il tanto agognato visto all'ex numero 1 al mondo. Questo stando ai media locali (la CNN parla di «una fonte certa). La decisione ufficiale è attesa.
Una reazione è già arrivata dall'opposizione. Karen Andrews, ex ministro dell'Interno che firmò l'espulsione di Djokovic, ha avvertito che concedere il visto all'ex numero uno del mondo «sarebbe uno schiaffo per tutti gli australiani che si sono vaccinati».