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"Nessuno è al sicuro, nemmeno dentro casa. È una cosa atroce: come si può sopravvivere in quest'aria?": con queste drammatiche, ma realistiche osservazioni, la Corte Suprema indiana è intervenuta oggi con forza sull'inquinamento che sta soffocando la capitale indiana.
A conclusione di una lunga udienza sullo smog, che ieri in città ha toccato livelli da apocalisse, i peggiori da tre anni, la Corte ha messo al bando, fino a data da stabilirsi, tutti i cantieri in città, edilizi e stradali, ha proibito di bruciare a cielo aperto i rifiuti e ha bandito l'uso di generatori a diesel.
Per la prima volta, i magistrati della Corte Suprema hanno detto apertamente che i governi degli stati devono essere ritenuti legalmente responsabili dell'attentato alla salute dei cittadini e hanno sostenuto che "nessun contadino ha il diritto di bruciare i campi", sposando quindi la tesi del governatore di Delhi, secondo il quale la maggiore causa dell'emergenza in corso sono gli incendi delle stoppie.
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