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Il sistema immunitario potrebbe giocare un ruolo molto più importante del previsto nell’insorgenza della demenza di Alzheimer. Lo suggerisce uno studio pubblicato sulla rivista Nature Neuroscience nell’ambito del quale, per la prima volta, i ricercatori del Brigham and Women’s Hospital di Boston (Stati Uniti) hanno dimostrato l’esistenza di un nesso tra una proteina importante per il sistema immunitario, la CD33, e un’altra proteina coinvolta nell’Alzheimer, chiamata TREM2, sulla quale si stanno concentrando molti studi per nuove terapie.
Da tempo i ricercatori sanno - grazie a una serie di studi genetici condotti soprattutto sulla popolazione islandese - che variazioni della proteina TREM2 sono associate alla demenza, ma finora non si era mai capito molto di più. Adesso, analizzando il DNA e alcune proteine del sistema immunitario di un centinaio di giovani sani, e di una sessantina di persone anziane, i ricercatori hanno scoperto - e riferito su Nature Neuroscience - che l’innalzamento della concentrazione di TREM2 (legato a un aumento del rischio di Alzheimer) va di pari passo con l’aumento della CD33, una proteina tipica dei processi infiammatori, prodotta dal sistema immunitario.
Insomma, questi dati lasciano pensare che i processi infiammatori cronici siano collegati all’insorgenza dell’Alzheimer stesso, e che l’origine di questa malattia vada cercata anche in una reazione immunitaria scorretta, innescata da un aumento della proteina CD33.
Gli studi continueranno, e tra gli obiettivi vi è anche il tentativo di capire se i dosaggi di CD33 e di TREM2 possano o meno essere utilizzati per la diagnosi della malattia, per la quale si cercano strumenti affidabili da decenni.
Agnese Codignola
Data ultimo aggiornamento: 07 ottobre 2015