Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/192146

<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di presentare un rapporto che indichi come possa essere garantito a tutti l'accesso alla contraccezione in Svizzera. Il rapporto dovrà identificare gli ostacoli e indicare possibilità e misure concrete per superarli, concentrandosi sui gruppi vulnerabili. Sono da considerare in particolare le persone colpite da povertà e che dipendono dall'aiuto sociale, gli adolescenti, i gruppi di migranti, come i profughi, e le persone con disabilità.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>La parità di accesso all'assistenza sanitaria è un aspetto centrale della sanità pubblica. Questo principio vale anche per la salute sessuale e riproduttiva. L'accesso ai contraccettivi non è soltanto una misura per prevenire le infezioni sessualmente trasmissibili, ma anche un elemento chiave di una pianificazione della vita e familiare autodeterminate.</p><p>Rispetto all'estero, la Svizzera ha un basso tasso di aborti e nei giovani (dai 15 ai 19 anni) questo è particolarmente esiguo. Tra le donne migranti, tuttavia, si registrano più interruzioni di gravidanza che non tra le donne svizzere. Il rapporto sull'assistenza sanitaria in materia di salute sessuale e riproduttiva delle donne e dei loro neonati nei centri per richiedenti l'asilo ("Sexuelle und reproduktive Gesundheitsversorgung von Frauen und ihren Säuglingen in Asylunterkünften"), elaborato dalla Scuola universitaria professionale di Berna nel 2017 e sostenuto dall'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP), spiega questa situazione con la difficoltà, per motivi diversi, di accedere al sistema sanitario e con i costi. Lo studio contiene anche un elenco di raccomandazioni per migliorare l'accesso alla contraccezione.</p><p>Il Consiglio federale è consapevole del fatto che la Svizzera si colloca al centro della classifica internazionale per quanto riguarda l'accesso alla contraccezione, una posizione che è riconducibile in parte alla mancanza di finanziamenti statali per i contraccettivi. Questi prodotti non rientrano infatti tra le prestazioni obbligatorie previste dalla LAMal. L'accesso ai contraccettivi resta quindi difficile specialmente per i gruppi a basso reddito.</p><p>È inoltre risaputo che i Cantoni sostengono in modi molto diversi l'accesso alla contraccezione per gruppi di popolazione vulnerabili come le persone colpite dalla povertà, i beneficiari dell'aiuto sociale, i rifugiati o i giovani. Ad esempio, l'assistenza sociale non è di norma tenuta a sostenere i costi dei contraccettivi per chi beneficia dell'aiuto sociale, ma in casi giustificati li rimborsa come "prestazioni specifiche" (cfr. sentenza del Tribunale federale 8C_824/2015, consid. 13.2). Inoltre nemmeno il rimborso della contraccezione per i richiedenti l'asilo è uniforme: alcuni Cantoni ne assumono i costi, altri no.</p><p>La legge federale sui consultori di gravidanza (RS 857.5) garantisce a tutte le donne incinte e ai loro partner l'accesso gratuito ai consultori finanziati dai Cantoni; in quest'ambito, il mandato legale di simili centri comprende, oltre al sostegno in caso di gravidanza, anche la consulenza in materia di contraccezione. La fondazione Salute sessuale Svizzera facilita, su incarico dell'UFSP, l'accesso ai consultori di gravidanza garantiti dalla legge e gratuiti.</p><p>Il Consiglio federale è a conoscenza della situazione, ma rileva anche che sono già note numerose sfide e possibili misure per migliorare l'accesso alle prestazioni nel settore della salute riproduttiva. L'attuazione di queste misure spetta tuttavia in primo luogo ai Cantoni. Ritiene infine che un ulteriore rapporto sull'accesso alla contraccezione in Svizzera non porterebbe nuove risposte e conoscenze in quest'ambito.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.