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Flavio Cotti, nato nel 1939 a Prato Sornico, in Vallemaggia di cui è originario e cresciuto a Locarno, è stato il settimo consigliere federale ticinese dopo Stefano Franscini, Giovan Battista Pioda, Giuseppe Motta, Enrico Celio, Giuseppe Lepori e Nello Celio.
Flavio Cotti ha fatto parte del governo federale dal 1986 al 1999. E’ stato presidente della Confederazione due volte; la prima nel 1991, in concomitanza con i grandi festeggiamenti per il 700mo ella Confederazione; la seconda nel 1998, anche qui con una coincidenza: quella del 150mo della Costituzione federale e della Svizzera moderna. Accadde così che il ticinese Flavio Cotti, proveniente da una delle minoranze culturali del nostro paese e presidente di tutti gli Svizzeri, assunse il ruolo di simbolico ed effettivo riferimento di autorità e unità, soprattutto in occasione delle varie celebrazioni, dove ebbe modo di esplicare in circostanze d’eccezione (anche con i suoi discorsi) la portata civile e morale della sua funzione.
Flavio Cotti fu attivo in politica sin da giovanissimo: prima nelle associazioni giovanili del suo partito (partito conservatore democratico ticinese, poi partito popolare democratico), poi nella vita comunale e in Gran Consiglio, dove sedette dal 1967 al 1975. Nel 1975 fu eletto Consigliere di stato e, avendo assunto la direzione del dipartimento dell’Economia Pubblica, fu il primo presidente del nuovo Ente Ticinese per il Turismo, ETT, cui diede impulso forte di progettualità e di sguardo nuovo, assieme al primo direttore dell’ente, il giovane Marco Solari (attuale presidente dell’ETT).
Nel 1983 Flavio Cotti non si ripresenta più alle elezioni cantonali e lascia il governo ticinese; nell’ottobre dello stesso anno viene eletto al parlamento federale quale consigliere nazionale. Vicepresidente del partito democristiano svizzero, ne diventa presidente nel 1984. Due anni dopo, nel 1986, l’assemblea federale lo elegge consigliere federale, assieme al suo compagno di partito Arnold Koller (i due sostituiscono i dimissionari Kurt Furgler e Alphons Egli).
Flavio Cotti dirigerà dapprima il dipartimento federale dell’interno, in seguito quello degli affari esteri. Gli analisti ne sottolinearono il pragmatismo concreto, la lunga esperienza politica, la forte capacità di lavoro e l’esame approfondito dei dossier. Proverbiali sono diventate le levatacce che faceva fare ai suoi collaboratori, quando li convocava per riunioni mattutine prima delle 7 (lui ogni giorno arrivava in ufficio poco dopo le cinque…).
Uscito a 60 anni dal governo, ha sempre tenuto fede alla regola non scritta dei consiglieri federali che, una volta lasciato l’esecutivo, si ritirano in silenzio pubblico, di rigore di rispetto per i loro successori (tale regola viene oggi talvolta superata da più recenti ex ministri che si esprimono pubblicamente su temi anche di politica nazionale). Padre di una figlia e ormai anche nonno di due nipoti, Flavio Cotti, che ha 74 anni, vive con la consorte a Brione sopra.