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NAIROBI - Mogadiscio continua ad essere un vero e proprio campo di battaglia. Gli scontri tra le truppe dell'Unione africana (la missione di pace patrocinata dall'Onu), che supportano i soldati del governo di transizione, e i ribelli Shabaab legati ad al Qaida ai quali si aggiungono anche gli integralisti di Hizbul islam, hanno prodotto in sei giorni oltre 40 vittime tra i civili.
Nelle ultime settimane la zona centrale della città, quella di Hodan e del mercato di Bakara ancora in mano ai ribelli, è diventata l'epicentro del conflitto.
Le forze di pace Ua si mostrano però speranzose. "Controlliamo circa il 40% di Mogadiscio e entro la fine del mese il 50%", ha detto oggi il rappresentante speciale della Commissione dell'Unione africana per la Somalia, Wafula Wamunyinyi.
Con un contingente di oltre 7000 uomini, composto da militari ugandesi e del Burundi, ai quali potrebbero aggiungersi presto nuovi soldati da Kampala come promesso dal presidente Yoweri Museveni, i peacekeeper promettono di guadagnare nei giorni a venire nuove postazioni e sottrarre interi quartieri ai ribelli.
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