Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01182.jsonl.gz/1130

Economiesuisse «L'economia svizzera ha il freno a mano tirato»
L'economia svizzera viaggia con il freno a mano tirato, sulla scia delle conseguenze della guerra in Ucraina, dei problemi delle catene di rifornimento e della carenza di lavoratori qualificati.
L'analisi è di Economiesuisse, che vede all'orizzonte un secondo semestre impegnativo e carico di rischi.
La federazione delle imprese elvetiche pronostica una progressione del prodotto interno lordo (Pil) dell'1,8% quest'anno (contro il +2,5% dell'ultima valutazione, risalente a dicembre) e dell'1,6% nel 2023 (prima stima). Il tasso di disoccupazione, che era al 3,0% nel 2021, dovrebbe attestarsi al 2,2% nel 2022 e al 2,3% nei dodici mesi successivi.
Molteplici fattori stanno attualmente avendo un impatto negativo sull'economia globale, spiegano gli economisti dell'organizzazione. In primo luogo il forte aumento dei prezzi dell'energia e delle materie prime sta rendendo la produzione più costosa a livello mondiale; in secondo luogo vi sono colli di bottiglia nelle forniture; terzo, l'inflazione in molti paesi è più alta di quanto non sia stata per decenni.
«Questo cocktail velenoso si riflette anche sull'economia svizzera», sostiene Economiesuisse. È vero che la situazione sul fronte degli ordinativi è ancora buona, ma i prezzi stanno aumentando anche nella Confederazione, sebbene in misura minore rispetto all'estero. Fra le altre cose, la penuria di i lavoratori qualificati impedisce di sfruttare tutte le opportunità.
Il freno a mano è insomma tirato e la situazione non cambierà a breve: le prospettive per i prossimi mesi sono tutt'altro che positive. «Si deve presumere che le difficoltà nell'approvvigionamento persisteranno, che i prezzi delle materie prime e dell'energia rimarranno elevati e che l'inflazione si farà sentire maggiormente anche in Svizzera».
Ora che l'incertezza sulla pandemia è diminuita, altri rischi stanno guadagnando sempre più importanza, rivela un sondaggio condotto fra le imprese: oltre all'inflazione (citata dal 37% degli interrogati) e alle difficoltà di approvvigionamento (23%), vengono in particolare osservate con attenzione le carenze di elettricità (20%). È inoltre interessante notare come il tasso di cambio sia passato in secondo piano: solo il 3% circa ritiene che un apprezzamento del franco rappresenti un rischio economico importante per la Svizzera.
hm, ats