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"Le banche non hanno paura della FINMA"
Secondo un cattedratico dell'Università di Berna, gli istituti elvetici "non temono l'autorità di vigilanza" poiché sanno che ha le "armi spuntate"
Criticare la FINMA per la débâcle di Credit Suisse è ingeneroso poiché l'autorità di vigilanza dei mercati finanziari ha le armi spuntate - così hanno voluto i politici - e i banchieri non ne hanno paura: lo sostiene Peter Kunz, professore all'Università di Berna.
"Le banche svizzere non temono la FINMA", afferma il titolare della cattedra di diritto economico e comparato in un'intervista trasmessa venerdì da RTS. "Penso che gli istituti sappiano che l'autorità di vigilanza è sotto diversi aspetti un attore inferiore", aggiunge Kunz. "Vi sono troppo poche persone al suo interno per controllare veramente e seriamente: c'è sempre uno squilibrio fra l'autorità e una banca".
Un elemento importante su cui riflettere sono anche le numerose persone che saltano il fosso, cioè dipendenti della FINMA che vanno a lavorare per le banche e viceversa, cosa peraltro che non sorprende visti i profili: lo stesso direttore della FINMA Urban Angehrn ha lavorato ad esempio in passato per Credit Suisse First Boston.
"Lo critico da anni: l'autorità di vigilanza dei mercati finanziari è come un centro di formazione per giovani giuristi: sono formati dalla FINMA, ma il primo lavoro in cui guadagnano molto bene è in seguito a Ginevra o Zurigo in una banca", dice Kunz a questo proposito.
"Non credo che i funzionari dell'autorità di vigilanza siano più morbidi con le banche visto che queste rappresentano potenziali datori di lavoro, ma psicologicamente questa relazione di prossimità porta perlomeno ad essere più comprensivi, anche perché in primo piano vi sono discussioni sull'autoregolamentazione, più che approcci muscolosi", argomenta il giurista con studi a Berna e a Washington.