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|Frattanto, fra Ciajkovskij e Nicolai Rubinstein si è delineato un aperto conflitto.

Rubinstein si atteggia a protettore ed ha interesse che Petr, come celebre insegnante nel suo Conservatorio, partecipi all'esposizione universale di Parigi; Ciajkovskij informa del dissidio la signora Nadezna:
Oggi ho ricevuto da Rubinstein una risposta a quella mia lettera in cui gli dichiaravo di non poter esaudire il suo desiderio e rifiutavo la rappresentanza all'esposizione universale. Dalle sue righe spira una collera furibonda. Ma questo non sarebbe ancor nulla, se la lettera non rivelasse una mancanza di cuore e una caparbietà infinite. Egli dice che la mia malattia non sarebbe altro che finzione e inganno, che io preferisco «il dolce far niente» al lavoro. Rimpiange di aver avuto finora tanta comprensione nei miei riguardi, poiché, in tal modo, non ha fatto altro che favorire la mia pigrizia. Alla fine esprime la speranza che io abbia ancora a riflettere e che mi decida ad andare a Parigi. E incredibile il tono di questa lettera! In un modo simile può parlare soltanto un supoeriore, invasato da collera furibonda, a un povero tremante subalterno!... Ciò che più mi urta è come egli non si lasci mai sfuggire l'occasione per sottolineare che è il mio benefattore. Anche se lo fosse in realtà, comportandosi così, perde il diritto a qualsiasi riconoscenza.
Lo stesso giorno scrive ad Anatol:
Come ho ragione di non provare alcuna simpatia per quell'uomo! Gli ho dichiarato una volta per tutte che non gli sono affatto obbligato da tutta quella riconoscenza che immagina gli sia dovuta. Il pensiero che al ritorno dovrò ancora, andare a finire sotto la sua frusta mi è estremamente molesto.
Tuttavia a Petr non sfuggono alcune qualità notevoli in Rubinstein:
Lei ha ragione, Rubinstein non è per nulla quell'eroe che si va dicendo. È però straordinariamente dotato, intelligente, anche se alquanto ignorante, energico e abile. Ma riesce insopportabile quella sua smania di sentirsi al centro dell'ammirazione di tutti e quella puerile propensione al servilismo e all'adulazione. La sua capacità quale direttore di un istituto e la sua abilità nel trattare coi potenti di questo mondo sono stupefacenti... Gli va poi dato atto che è onesto e disinteressato in sommo grado, sicché, nella realizzazione dei propri obiettivi, non mira al vantaggio materiale... Non sopporta assolutamente che lo si contraddica, e vede avversari segreti in ogni persona che non sia della sua opinione. Difetti, tutti questi, che dipendono dalla sua sfrenata ambizione e dalla sua folle brama di dominio.
Ma quanti servigi ha reso alla musica, Nadezna Filaretovna! Per tali meriti tutto può essergli perdonato. È vero che il suo Conservatorio è stato impiantato sul suolo moscovita grazie a un certo artificio; è però anche vero che esso si è rivelato fonte di sane concezioni e di educazione del gusto. Vent'anni fa, per quel che si riferisce alla musica, Mosca era un deserto. Spesso vado in collera pensando a Rubinstein; ma se considero tutto quello che è riuscito ad ottenere grazie alla sua infaticabile attività, mi sento disarmato.
Petr, originariamente (1874), avrebbe voluto dedicare il Concerto in si bemolle minore per pianoforte e orchestra al suo severo direttore Nicolai Rubinstein; ma questi aveva giudicato l'opera come un lavoro mancato e pressoché ineseguibile. Particolari a questo proposito, e non privi di sapore, sono riferiti con spirito dal nostro musicista in una lettera da Sanremo del 21 gennaio 1878:
Nel dicembre del 1874 composi un Concerto per pianoforte. Poiché non sono un pianista, dovetti chieder consiglio a un virtuoso dello strumento per farmi dare ammaestramenti circa la tecnica dell'esecuzione e apprendere che cosa sia più gradito a un pianista concertista e che cosa renda più effetto. Mi occorreva un critico severo e, nello stesso tempo, cordiale.
Una voce interiore mi metteva in guardia dall'affidare tale incarico a Rubinstein. Avevo il presentimento che costui non si sarebbe lasciata sfuggire un'occasione così buona per attaccarmi. Rubinstein è tuttavia il miglior pianista di Mosca, oltre che un artista insigne. Poiché non ignoravo neppure che si sarebbe sentito oltraggiato nel caso mi fossi rivolto a qualcun altro, gli proposi di ascoltare il Concerto e di darmi consigli circa l'eseguibilità, della parte pianistica.
Alla presenza di Hubert (insegnante al Conservatorio di Mosca) gli suonai il primo «tempo».
Nikolay Albertovich Gubert
Non una parola, non un'osservazione! Lei può immaginare come sia insopportabile sottoporsi espressamente al giudizio di un amico e trovare che questi si limita invece ad ascoltare e a tacere. Avesse almeno detto qualcosa, fosse uscito in un sermoncino amichevole o in un'espressione di compatimento se non di elogio! Invece, nulla di tutto questo: Rubinstein si apprestava a fulminarmi, mentre Hubert aspettava che la situazione si chiarisse per poi prender partito per una parte o per l'altra. Io però non tenevo affatto a un giudizio circa il valore artistico della composizione, bensì ad avere indicazioni sui problemi tecnici di quel lavoro. L'eloquente silenzio di Rubinstein era già un presagio. Sembrava voler dire: «Carissimo amico, come posso esprimermi sui particolari, quando questa musica nel suo insieme mi riesce insopportabile?»
Tuttavia mi armai di pazienza e suonai il Concerto sino alla fine. Il silenzio continuava. Mi alzai e dissi: «Allora, cosa ne pensa?». Ma ecco che dalle labbra di Nicolai Grigorievic cominciò a sgorgare un profluvio di parole, dapprima in mormorio sommesso, quindi in tono fragoroso come il tuono di Giove.
Il suo Concerto non vale assolutamente nulla, disse, non è possibile suonarlo, i passaggi sono volgari, goffi, e così mal scritti che non si vede neppure un modo per correggerli. La forma è cattiva, banale: non ci si imbatte altro che in episodi rubacchiati un po' qua un po' là. Ci sono soltanto due o tre pagine che potrebbero forse sussistere: tutto il resto va distrutto o rifatto da cima a fondo. Questo, per esempio, che cosa vuol mai dire questo? (e intanto suonava un passaggio sfigurandolo completamente). E quest'altro? Si può forse tollerare simile roba?
Andò avanti su quel tono per un bel pezzo. Ma il più importante non si può riferire, vale a dire l'accento con cui tutto ciò veniva enunciato. Per farla breve: un estraneo che fosse capitato per caso in quella stanza avrebbe avuto l'impressione che un qualsiasi autorello privo di talento si fosse presentato ad un celebre artista per importunarlo con le sue bazzecole.
Hubert, accorgendosi che io tacevo ostinatamente, sorpreso da quella filippica, cercava di chiarire il giudizio di Rubinstein e, senza contraddirlo minimamente, di moderare le troppo drastiche espressioni di «Sua Eccellenza».
Da una tale scenata rimasi non soltanto ferito, ma anche offeso. Non sono un giovincello vanesio che vada in giro coi suoi primi tentativi di composizione e non desidero lezioni, meno che mai, poi, impartite con quel tono di asprezza e di ostilità. Quello di cui ho bisogno, ora e sempre, sono consigli amichevoli.
In silenzio abbandonai la stanza e me ne andai di sopra. Per l'agitazione e il furore non fui in grado di profferire neppure una parola. D'un tratto comparve Rubinstein, si accorse della mia irritazione e mi disse di seguirlo in uno studiolo appartato dove cominciò a ripetermi che il Concerto così com'era non poteva assolutamente andare e mi indicò alcuni punti che dovevano esser rifatti di sana pianta. Aggiunse che mi avrebbe fatto l'onore di suonare la mia composizione in uno dei suoi concerti se avessi apportato quei cambiamenti che mi suggeriva. «Non cambierò neppure una nota, risposi io, e lascerò il pezzo nella sua forma attuale». Infatti, così feci.
Petr lijic rimase profondamente ferito da quella brutale accoglienza. Cancellò la dedica a Rubinstein e la sostituì con una a Hans von Bülow
grande ammiratore della sua musica. Il musicista tedesco gradì moltissimo quell'omaggio e inserì ripetutamente l'opera di Ciajkovskij nei programmi dei suoi concerti in America e in Germania.
Alcuni anni più tardi Rubinstein doveva cambiare opinione e riportare grandi trionfi eseguendo proprio il Concerto a Parigi e a Mosca.