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Tutti i progetti per realizzare centri d'asilo in paesi extra Ue si sono finora dimostrati inattuabili. Nulla quindi lascia supporre che il progetto danese in tal senso, annunciato nei mesi scorsi dal governo di Copenaghen, sarà attuato.
È il parere del Consiglio federale espresso in risposta a una mozione di Lorenzo Quadri (Lega-UDC/TI), che raccomanda di respingere. Il governo giudica infatti poco realistico, per il momento, che paesi extra Ue vogliano accogliere sul proprio territorio strutture del genere.
Per l'autore della mozione, la decisione del parlamento danese di delocalizzare le strutture d'asilo in Africa avrebbe un effetto dissuasivo sui potenziali migranti e sarebbe più economica. Il consigliere nazionale leghista si domanda se, alla luce della decisione danese, la Svizzera non debba seguire l'esempio di Copenaghen.
Nella motivazione scritta in cui chiede al plenum di bocciare la mozione, il Consiglio federale rammenta che, in passato, sia Paesi europei sia l'Unione europea hanno sviluppato progetti per il trattamento delle domande d'asilo al di fuori dell'Europa, ma che all'atto pratico si sono rivelati inattuabili.
I motivi? Da un lato, si pongono complesse questioni di diritto internazionale, dall'altro, nessun Paese extraeuropeo ha finora sostenuto concretamente questo tipo di iniziativa. La questione, tra l'altro, era già stata oggetto di studio da parte del Consiglio federale il quale è giunto alle medesime conclusioni.
La realizzazione di progetti di questo tipo richiederebbe la volontà degli Stati terzi ad accogliere centri di procedura sul proprio territorio. Questi Paesi dovrebbero poter fornire garanzie sufficienti in materia di diritto procedurale e di rispetto dei diritti umani. Il Consiglio federale non giudica, per il momento, realistici accordi di questo tipo.
Inoltre, aggiunge l'esecutivo, tali centri non risolverebbero necessariamente il problema delle entrate illegali nello spazio Schengen e della migrazione economica.
Quanto al piano danese, esso non è ancora stato attuato e nulla lascia supporre che lo sarà in un prossimo futuro. La sua efficacia non può dunque essere valutata.