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- La Svizzera ritiene che una sospensione dell’Accordo TRIPS dell’OMC, e quindi del quadro giuridico internazionale che garantisce la protezione dei diritti di proprietà intellettuale, sarebbe la mossa sbagliata.
- La Svizzera si impegna per garantire globalmente un accesso abbordabile, giusto e rapido a vaccini, medicinali e dispositivi diagnostici per contrastare il Covid-19.
- Per raggiungere questo obiettivo è necessario disporre rapidamente di un gran numero di agenti terapeutici efficaci e sicuri.
- A questo fine è indispensabile che gli attori interessati collaborino tra di loro.
Le aziende, sia pubbliche, sia private, devono investire tempo e denaro nella ricerca e nello sviluppo e per farlo devono disporre del capitale di rischio necessario,
oltre che di un quadro giuridico internazionale che regoli i diritti e i doveri relativi ai risultati della ricerca. Questa esigenza è soddisfatta dall’Accordo TRIPS dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC).
- La sospensione dell’Accordo TRIPS invaliderebbe le regole che disciplinano la protezione brevettuale (e le sue eccezioni) applicate da 164 Paesi da ormai più di 25 anni. Per gli attori che attualmente stanno collaborando per sviluppare e produrre i nuovi vaccini contro il Covid-19 su larga scala una sospensione dell’Accordo TRIPS comporterebbe grande incertezza giuridica.
- La sospensione dell’Accordo TRIPS potrebbe minare gli sforzi tesi a raggiungere l’obiettivo comune di garantire in tempi brevi un accesso abbordabile e giusto a vaccini, farmaci e dispositivi diagnostici contro il Covid-19 in tutto il mondo.
- È verosimile che la pandemia in corso non sarà l’ultima. Se in questo momento si segnalasse che in caso di crisi le regole internazionali possono semplicemente essere sospese, l’impatto sulle future attività di ricerca e sviluppo delle aziende private, che continueranno a essere importanti per affrontare le sfide di salute pubblica e le malattie, potrebbe essere pesante. Ciò non è nell’interesse né della Svizzera né degli altri Paesi, inclusi quelli più poveri. La ricerca e lo sviluppo di medicinali pandemici è fondamentale per contrastare la pandemia in corso, ma anche per affrontare quelle future.
- La sospensione del quadro giuridico internazionale sarebbe problematica anche per la comunità internazionale: non sarebbe facile affrontare insieme le sfide mondiali, come per esempio i cambiamenti climatici, la povertà e i flussi migratori se ci fosse il rischio che, nei momenti di crisi, singoli Stati potessero sospendere le regole accettate da tutti. Si rischierebbe così che, anziché collaborare, i singoli Stati facessero ognuno i propri interessi. Anche questo non andrebbe a vantaggio né della Svizzera, né degli altri Paesi.
Il motivo dell’attuale scarsezza di vaccini non sono i brevetti, ma le scarse capacità produttive a fronte dell’enorme domanda mondiale e il poco tempo a disposizione per aumentare tali capacità. Costruire e gestire un impianto di produzione costa un miliardo e mezzo di dollari (in inglese), che i titolari dei brevetti devono mettere a disposizione prima ancora di sapere quali saranno i risultati dei test clinici. Si tratta quindi di investimenti molto rischiosi. Anche nei Paesi in via di sviluppo come l’India i costi non sono molto inferiori.
La sospensione dei brevetti non consentirebbe di produrre i vaccini necessari più rapidamente. I vaccini, in particolare quelli basati sulla biotecnologia, sono estremamente complessi e il processo per portarli dal laboratorio alla produzione di massa è difficile e delicato. Un vaccino di qualità ed efficace non può semplicemente essere prodotto da un’altra azienda e il know-how necessario non si acquisisce con la rinuncia al brevetto. La via da percorrere è invece quella dello scambio e del trasferimento tecnologico tramite contratti di licenza tra le aziende proprietarie dell’invenzione di base e i potenziali produttori. Una sospensione della protezione brevettuale metterebbe a rischio questa importante modalità di cooperazione.
No. Il brevetto conferisce al titolare unicamente il diritto di vietare a terzi l’utilizzo commerciale della sua invenzione per un periodo di 20 anni o di consentirlo per esempio tramite un contratto di licenza. La pandemia di Covid-19 dimostra che brevetto non significa monopolio: sulla base della ricerca precedente, in meno di un anno dall’inizio della pandemia sono stati sviluppati e commercializzati diversi nuovi vaccini (tra gli altri quelli di Pfizer-Biontech, Oxford University Astra-Zeneca, Moderna, Sputnik V, Sinopharm, Novavax ecc.).
È importante distinguere brevetti e prezzi. Come menzionato in una risposta precedente, il brevetto si limita a conferire al suo titolare il diritto di vietare a terzi l’uso commerciale della propria invenzione. Non gli conferisce invece il diritto di fissare il prezzo dell’invenzione. In Svizzera, per esempio, (anche) i prezzi dei nuovi medicinali brevettati sono negoziati e fissati dai produttori e dall’Ufficio federale della sanità pubblica (e iscritti nel cosiddetto «Elenco delle specialità»).
- La Svizzera sostiene le istituzioni internazionali che appartengono al cosiddetto «Access To Covid-19 Tools Accelerator» (ACT-Accelerator) e partecipa per esempio alla sua «Covax-Facility». L’iniziativa si prefigge si accelerare lo sviluppo e la produzione di vaccini anti Covid-19 e di garantirvi un accesso equo e giusto a tutti i Paesi del mondo.
- La Svizzera si impegna inoltre nel quadro della Coalition for Epidemic Preparedness Innovations (CEPI), che riunisce Stati, organizzazioni internazionali, istituti di ricerca, produttori di vaccini e investitori privati allo scopo di costruire una rete che promuova la ricerca e lo sviluppo di nuovi vaccini contro le infezioni virali quali il Covid-19.
- Infine la Svizzera appoggia l’alleanza per i vaccini Gavi, un partenariato pubblico-privato attivo a livello mondiale con sede a Ginevra, che si propone di migliorare l’accesso dei Paesi più poveri ai vaccini infantili contro le malattie mortali prevenibili.
- La Svizzera è dunque molto attiva nella lotta mondiale contro il Covid-19. Nel quadro di un credito aggiuntivo ha complessivamente messo a disposizione 400 milioni di franchi svizzeri per sostenere varie iniziative internazionali tese a contrastare la pandemia e le sue conseguenze economiche e sociali.
- È vero che la ricerca fondamentale si fa prevalentemente nelle università,
ma non solo lì: quando si parla di ricerca, mondo accademico e industria privata si stimolano a vicenda. Nel 2017, per esempio, oltre un quarto degli investimenti per la ricerca delle aziende svizzere del settore privato è andato alla ricerca fondamentale (in tedesco).
- Il settore privato dispone del know-how e dell'esperienza necessari per concretizzare i risultati della ricerca fondamentale sviluppando prodotti utilizzabili come farmaci, mezzi diagnostici o vaccini, verificarne l’efficacia e la sicurezza e ottenerne l’omologazione, quindi per produrre farmaci o vaccini commercializzabili. Gli investimenti pubblici nella ricerca fondamentale vanno così a vantaggio della collettività.
- I brevetti non sono una prerogativa delle aziende private. Anche le università e gli istituti di ricerca privati brevettano i risultati della loro ricerca fondamentale. I brevetti consentono loro di collaborare con le aziende farmaceutiche e di concordare condizioni di licenza e compensazione finanziaria adeguati. La University of Pennsylvania e il National Institute of Health americano, per esempio, hanno concesso licenze nell’ambito della tecnologia mRNA a Moderna e Biontech.
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