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Pandemia
L'esercito avvertì in tempo sul pericolo del Covid, ma non fu ascoltato
Documenti interni mostrano che l'esercito svizzero era preoccupato per il Covid fin dalle fasi iniziali - e che il pericolo è stato correttamente valutato. L'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) ha tuttavia ignorato gli avvertimenti dei militari.
I responsabili dell'UFSP hanno sottovalutato il pericolo del Covid all'inizio della pandemia, come mostrerebbero documenti interni. In questi dossier per la prima volta si capisce che l'esercito già all'inizio di febbraio 2020 ha valutato realisticamente come la pandemia avrebbe investito la Svizzera, scrive il «Tages-Anzeiger» lunedì.
Andreas Stettbacher, medico in capo dell’esercito, aveva già indicato all'inizio di febbraio 2020 in un bollettino interno, che il giornale zurighese ha potuto consultare, che la diffusione del coronavirus non poteva essere impedita ma al massimo solo ritardata.
Inoltre, aveva avvertito di un aumento parallelo o sulla scia dell'epidemia di influenza di altre patologie: «I casi gravi graveranno sul sistema ospedaliero», aveva scritto Stettbacher.
L'UFSP però era ancora in «modalità di tempo di pace» all'epoca, malgrado le accuse di sottovalutazione della minaccia posta dal virus da parte degli epidemiologi. Secondo il «Tages-Anzeiger», i bollettini del medico in capo all esercito erano indirizzati alla ministra della difesa Viola Amherd.
I bollettini proverebbero per la prima volta che «le valutazioni erano già disponibili all'interno del governo federale all'inizio di febbraio 2020, valutazioni che hanno descritto correttamente il successivo corso della pandemia nelle caratteristiche principali».