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Tramite numerose riforme interne e l'auspicata adesione all'OMC, il Vietnam si sta aprendo sempre più. Un processo del quale anche il mondo economico svizzero vuole beneficiare.Questo contenuto è stato pubblicato il 11 settembre 2006 - 12:06
In concomitanza con il 35esimo anniversario delle relazioni diplomatiche tra i due paesi, una delegazione elvetica si è recata in Vietnam.
"Mi sembra di assistere a qualcosa di simile a ciò che, una quindicina di anni fa, avveniva in Cina", dice a swissinfo Catherine Kellerer, responsabile delle relazioni bilaterali con il Vietnam presso il Segretariato di Stato dell'economia (seco).
Gli attori economici internazionali stanno infatti attribuendo una rinnovata attenzione ad un paese che, dopo l'indipendenza e la tormentata riunificazione conquistate attraverso lunghi decenni di guerra, era un po' "sparito" dalle mappe del pianeta.
"Passo dopo passo, con una miscela di prudenza e intelligenza, seguendo a grandi linee l'esempio cinese, le autorità vietnamite stanno mettendo in atto una serie di riforme favorevoli al mercato per attirare società e investitori esteri", spiega la Kellerer.
Ed i risultati sono evidenti. Nel 2005, il paese asiatico ha ricevuto investimenti diretti dall'estero per l'equivalente di 5.8 miliardi di dollari (4.2 miliardi nel 2004) e, sulla scia di un boom ormai pluriennale, ha registrato un incremento del Prodotto interno lordo (Pil) del 8.4%. Un tasso di crescita straordinario che, a livello mondiale, è inferiore soltanto a quello del grande vicino cinese.
"Il momento giusto"
Nella sua corsa verso lo sviluppo, il Vietnam dispone di un mercato interno di 83 milioni di persone, per dimensione paragonabile a quello tedesco, che non lascia certo indifferente un'economia tanto aperta al mondo come quella svizzera. L'interesse cresce, i contatti s'intensificano e l'invio di delegazioni nei reciproci paesi si moltiplica.
In questo senso, nel corso di una missione organizzata tra inizio e metà settembre dalla Camera di commercio Svizzera-Asia (SACC), Ho Chi Minh City (l'ex Saigon) è stata teatro di un Forum economico bilaterale Svizzera-Vietnam durante il quale numerosi oratori, tra i quali l'ambasciatore svizzero ad Hanoi Bénédict de Cerjat e il presidente della SACC Werner Berger, hanno sottolineato come sia "il momento giusto per investire in Vietnam".
All'incontro hanno assistito un centinaio di rappresentanti di aziende, sia svizzere che vietnamite, oltre ad autorità politiche dei due paesi.
Clima favorevole
Nonostante continui ad essere guidato da un governo "comunista", il paese asiatico aveva avviato già nel 1986 il "doi moi", la sua politica di riforma verso il libero mercato.
Ma, aldilà di alcuni evidenti vantaggi strutturali presenti da tempo (manodopera giovane, motivata, ben formata e a basso costo), secondo Daniel P. Keller, direttore della società di consulenza Swiss Consulting di Hanoi, è soprattutto negli ultimi anni che le condizioni quadro offerte agli investitori internazionali si sono fatte sensibilmente più favorevoli.
Fra qualche settimana entrerà ad esempio in vigore una nuova legge che equiparerà gli imprenditori stranieri a quelli locali. I costi dei servizi base (telecom, trasporti, elettricità) sono inoltre stati ridotti in modo considerevole e le norme legali alla protezione della proprietà intellettuale sono state rinforzate.
Piccolo è ...trascurato
Ciò nonostante, come in molti paesi in via di sviluppo, anche il Vietnam è confrontato con problemi quali la corruzione ed un sistema burocratico spesso confuso e kafkiano.
Ma c'è di più. Forse proprio a causa della sua ritrovata capacità seduttiva, anche il dinamico dragone si è fatto economicamente ...snob. Grazie ai suoi atout, il Vietnam riesce infatti ad attirare enormi investimenti produttivi di multinazionali come Intel o Nike, di fronte ai quali le autorità mostrano interesse, supporto e disponibilità.
Questo atteggiamento costruttivo ed aperto è invece meno certo nei confronti delle piccole e medie imprese (PMI). Questa è la sensazione dell'imprenditore svizzero Andrea Kalberer, proprietario di ABPromotions, una società tessile di medie dimensioni (350 impiegati) attiva nei pressi di Ho Chi Minh City.
Secondo Kalberer, il governo vietnamita "non presta sufficiente attenzione alle PMI. Ho spesso l'impressione che le autorità ritengano che tutti gli investitori stranieri debbano essere dei 'global player'. E pensare che in Svizzera il 99.7% delle aziende ha meno di 250 impiegati...".
swissinfo, Marzio Pescia, Ho Chi Minh City
Relazioni economiche Svizzera-Vietnam
A fine 2005, la Svizzera ha raggiunto la quota di 720 milioni di dollari d'investimenti diretti in Vietnam, figurando così tra i 15 maggiori Stati investitori a livello mondiale ed al 4. posto tra quelli europei (alle spalle della Francia, dell'Olanda e della Gran Bretagna).
La novantina di aziende svizzere attive nel paese asiatico, tra le quali pure giganti come Holcim (cemento), Nestlé (alimentazione), ABB (produzione d'energia) o Syngenta (agrochimica), vi impiegano circa 2'500 persone.
Nel 2005 il valore degli scambi bilaterali ha superato i 240 milioni di dollari. La Svizzera esporta principalmente macchinari e prodotti chimici o farmaceutici ed importa scarpe, tessili, pesce e prodotti agricoli.
Ogni anno, 15'000 turisti svizzeri trascorrono le vacanze in Vietnam, facendo così della Svizzera il 6. paese europeo in ordine d'importanza per quel che riguarda il settore turistico vietnamita.
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