Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/115946

<h2>SubmittedText<h2><p>La situazione concernente i migranti dall'Africa del Nord, in particolare dalla Tunisia, continua a peggiorare. L'accordo di Dublino non è più applicato o addirittura non sembra essere applicabile per l'Italia. Pare ormai che la Svizzera dovrà fare i conti da sola con la gestione di queste difficoltà. Con un'ammissione provvisoria dei migranti dall'Italia e con la libertà di movimento nello spazio Schengen la situazione si deteriorerebbe inviando all'Africa del Nord e ai passatori i segnali sbagliati. In questo contesto poniamo al Consiglio federale le seguenti domande:</p><p>- Come reagisce il Consiglio federale al mancato rispetto da parte dell'Italia dei suoi obblighi contrattuali? È fatta pressione sull'Italia? Se sì, in che modo? L'ambasciatore italiano è stato convocato dal Dipartimento degli affari esteri?</p><p>- Quante persone hanno già raggiunto la Svizzera dall'Africa del Nord? Quale è l'andamento delle cifre degli ultimi mesi e quali sviluppi si attende il Consiglio federale nel prossimo futuro? </p><p>- Nel caso in cui la situazione dovesse peggiorare, il Consiglio federale intende controllare sistematicamente le frontiere? Sono stati studiati scenari di questo tipo?</p><p>- È vero che la Francia ha di nuovo introdotto controlli sistematici alle sue frontiere con l'Italia e rinvia i migranti dall'Africa del Nord in Italia? Perché la Svizzera non adotta la stessa pratica alle sue frontiere?</p><p>- La ripartizione dei migranti dall'Africa del Nord tra gli Stati Schengen - che è chiaramente contraria all'accordo di Dublino - è già stata discussa? Qual è l'opinione del governo svizzero su questo argomento? Il Consiglio federale ha già dato una qualsiasi garanzia in tal senso?</p><p>- Fino ad ora il Consiglio federale ha inviato solo segnali univoci all'Africa del Nord, parlando di nuovi posti di lavoro e maggiori domande d'asilo. Quali misure di dissuasione sono state programmate e attuate per evitare un ulteriore aumento delle domande d'asilo?</p><p>- Dove intende alloggiare eventuali migranti dall'Africa del Nord? Prevede una soluzione centralizzata dopo che i cantoni si sono giustamente dichiarati contrari ad una ripartizione?</p><p>- Quali misure ha adottato il Consiglio federale per rinviare tempestivamente nel loro Paese d'origine i migranti che non soddisfano lo statuto di rifugiati? Sono già state avviate o sono pianificate trattative con i governi della Tunisia e dell'Egitto?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. L'applicazione dell'accordo di Dublino con l'Italia funziona bene, anche se non sempre senza intoppi. Fino al 30 aprile 2011 sono state accolte 1298 domande di presa in carico secondo Dublino (85 per cento delle domande indirizzate all'Italia). Da gennaio a fine aprile 2011 è stato possibile trasferire 617 persone, il che corrisponde in media a 155 trasferimenti al mese (114 nel 2010). Nel 2010 l'Italia ha dato una risposta positiva al 92 per cento delle domande di presa in carico, quota questa superiore a quella registrata negli altri Stati Dublino. Vista la sua posizione geografica, l'Italia è maggiormente esposta al flusso dei richiedenti l'asilo rispetto ad altri Stati Dublino. Ha pertanto limitato il numero di trasferimenti per ogni Stato Dublino. L'Italia ha tuttavia sempre accettato i trasferimenti dalla Svizzera che andavano oltre tale limitazione. Il Consiglio federale osserverà l'evolversi della situazione e, all'occorrenza, adotterà le misure necessarie a conseguire un miglioramento. Inoltre, il Consiglio federale sta discutendo con l'Italia dell'intensificazione di un dialogo strutturato in materia di migrazione, di eventuali misure di sostegno e di altri possibili ambiti di cooperazione.</p><p>2. I cittadini nord-africani hanno presentato 986 domande nel 2010 e già 747 domande nei primi quattro mesi del 2011. Sebbene le domande presentate da cittadini nord-africani restino poco numerose, si è osservato un sensibile incremento delle domande di cittadini tunisini da marzo 2011 (159), tendenza confermatasi in aprile (165) e in maggio (342). Il protrarsi dell'afflusso di migranti alle frontiere meridionali dell'Europa e, di conseguenza, in Svizzera è atteso, ma ancora imprevedibile.</p><p>3./4. Il Consiglio federale ritiene che la Svizzera - contrariamente alla Francia con la sua importante diaspora tunisina - non costituisca una destinazione particolarmente interessante per i migranti tunisini. La situazione alle rispettive frontiere non è dunque comparabile. Per reagire alla mutata situazione sono state tuttavia adottate misure: sono effettuati più controlli mirati nei pressi della frontiera e all'interno del Paese per verificare il rispetto delle condizioni di dimora; in caso di sospetto, anche nell'ambito dei controlli doganali. Le persone che non adempiono le condizioni di dimora in Svizzera e dispongono di un titolo di soggiorno di un altro Stato Schengen sono allontanate. Per questo motivo non appare opportuno introdurre un controllo sistematico alle frontiere, che ostacolerebbe considerevolmente il traffico, cagionando costi elevati. La Francia ha sì potenziato i controlli, ma non ha introdotto controlli sistematici delle persone alle frontiere interne.</p><p>5. Il sistema di Dublino definisce le competenze per l'esame delle domande d'asilo. Di principio non prevede alcun meccanismo di ripartizione dei richiedenti l'asilo. Un tale meccanismo è stato chiesto da alcuni Paesi particolarmente coinvolti, ma è stato respinto chiaramente dagli Stati Schengen.</p><p>Inoltre, il sistema Dublino non impedisce ai Paesi europei di procedere a una ripartizione su base volontaria. Malta è interessata in misura straordinaria dalla migrazione proveniente dal Nord Africa. Incoraggiati dalla Commissione europea, alcuni Stati membri dell'UE (tra cui Spagna, Olanda, Polonia, Danimarca) si sono offerti di accogliere rifugiati provenienti da Malta (relocation). Per solidarietà, anche la Svizzera si è detta disposta ad esaminare la possibilità di accogliere 10-20 rifugiati riconosciuti.</p><p>6./8. A metà aprile 2011 il segretario di Stato per gli affari esteri, Peter Maurer, e il direttore dell'Ufficio federale della migrazione (UFM), Alard du Bois-Reymond, si sono recati in Tunisia, rispettivamente in Egitto. Gli interlocutori incontrati hanno deciso di intensificare la loro collaborazione con la Svizzera nell'ambito della migrazione. Varie misure di sostegno saranno approntate conformemente alla strategia globale del Consiglio federale dell'11 marzo 2011, incentrata sull'aiuto umanitario, la migrazione, le riforme strutturali, lo sviluppo economico e la lotta contro la povertà. Peraltro, le domande d'asilo presentate da persone che adducono motivi economici o che manifestamente non adempiono le condizioni legali per la concessione dello statuto di rifugiato sono trattate in via prioritaria al fine di dare a questi migranti un segnale chiaro quanto all'esito della loro procedura e al loro obbligo di lasciare il territorio svizzero, in modo da limitare l'afflusso di nuovi migranti economici ed aumentare le partenze volontarie grazie alla concessione di un aiuto al ritorno.</p><p>7. I cantoni e la Confederazione collaborano strettamente nell'ambito del comitato d'esperti "Procedura d'asilo e alloggio". Hanno quindi ritenuto necessario ricorrere ad alloggi militari e, in via complementare, ad alloggi della protezione civile per agevolare l'adattamento delle strutture cantonali e per permettere all'UFM di portare a termine, nella misura del possibile, le procedure d'asilo prima che i richiedenti siano trasferiti nei cantoni. Il fabbisogno è stimato a 2000 posti. Secondo il DDPS, 1000 di questi possono essere messi a disposizione in tempi brevi, mentre 1000 posti supplementari saranno disponibili tra alcuni mesi. Il fabbisogno supplementare che non può essere garantito dai cantoni dovrebbe essere coperto ricorrendo ad alloggi della protezione civile, o persino edificando campi rifugiati.</p>  Risposta del Consiglio federale.