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La situazione sui mercati finanziari sta migliorando, ma è "troppo presto per abbassare la guardia". È l'opinione di Fritz Zurbrügg, membro del direttorio della Banca nazionale svizzera (BNS), secondo cui le condizioni possono di nuovo cambiare repentinamente. Un monito che interessa anche le due grandi banche elvetiche UBS e Credit Suisse (CS), le cui riserve sono valutate come "troppo esigue".
Nel corso della presentazione oggi a Berna del resoconto sulla situazione finanziaria attuale, Zurbrügg ha rilevato come non si debba dimenticare che l'atmosfera positiva sui mercati azionari non è solo dovuta ai miglioramenti delle prospettive di crescita, ma anche - e in misura significativa - alle politiche monetarie espansive delle banche centrali.
In relazione all'evoluzione dei tassi di cambio, Zurbrügg ha osservato che le riserve tendono ad ampliarsi anche senza nuove acquisizioni. A fine settembre 2013 il portafoglio delle riserve in valuta estera della BNS ammontava a 443 miliardi di franchi. La politica monetaria - ha ricordato - deve prevalere su quella degli investimenti e gli utili non devono costituire l'obiettivo primario.
Zurbrügg si è espresso anche sull'evoluzione del franco svizzero, che continua a godere di notevole fiducia: la moneta si è mantenuta negli ultimi mesi all'interno di una fascia ristretta sopra al tasso fisso dell'1,20 franchi per un euro. Tenendo conto dei progressi registrati nell'Eurozona, alcuni osservatori si aspettano una svalutazione.
Sotto la lente della BNS è passato anche l'operato di Credit Suisse e UBS, le due maggiori banche elvetiche, che negli ultimi sei mesi "hanno migliorato la situazione" per quanto riguarda i fondi propri. Entrambe - ha sottolineato Jean-Pierre Danthine, vicepresidente della BNS - possono tuttavia fare meglio, soprattutto per la quota di fondi propri non ponderati.
Le due grandi banche hanno aumentato le rispettive quote di fondi propri ponderati in funzione dei rischi: a livello internazionale vantano ora quote superiori rispetto a istituti di dimensioni analoghe, ha sottolineato Danthine. Credit Suisse ad esempio dispone di fondi propri superiori al 13% degli attivi ponderati in funzione dei rischi: il tasso ha quindi raggiunto la quota che sarà obbligatoria dal 2019, ha sottolineato il vicedirettore della BNS.
UBS, numero uno del settore in Svizzera, dovrebbe dal canto suo raggiungere questo traguardo entro la fine dell'anno prossimo. Per quanto riguarda il totale dei fondi propri, le due grandi banche hanno quindi registrato progressi "considerevoli".
Danthine ha espresso tuttavia una riserva circa le quote di fondi propri non ponderati in funzione dei rischi, ovvero le "leverage ratios". In questo settore sono stati compiuti progressi, ma le quote continuano ad essere inferiori alla media nel raffronto internazionale.
Il vicedirettore della BNS ha infine ricordato che è al momento "priorità assoluta" procedere a un'esecuzione "rigorosa e rapida" della regolamentazione "too big to fail" per UBS e Credit Suisse. L'obiettivo è sia quello di rafforzare la credibilità, sia di adottare misure per garantire, se necessario, una liquidazione ordinata delle grandi banche in caso di crisi.