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Il flusso migratorio in provenienza da Unione Europea e paesi dell'Associazione europea di libero scambio non ha subito grandi variazioni l'anno scorso e, come nel precedente lasso di tempo, non ha esercitato una pressione significativa sui salari, che hanno conosciuto una crescita equilibrata in tutte le classi della società.
- RG 12.30 del 01.07.19: la corrispondenza di Mattia Serena
Il saldo positivo di 31'200 persone, simile a quello del 2017, è per altro largamente inferiore alla media sul lungo periodo, si sottolinea nel rapporto, il quindicesimo della serie, dell'Osservatorio della libera circolazione, pubblicato lunedì dalla Segreteria di Stato dell'economia (SECO), nel quale si ricorda che nel 2013, anno da primato, la quota fu di 68'000 individui, ovvero più del doppio. Per quanto riguarda gli Stati terzi, la differenza tra partenze e arrivi è stata di 23'400, 800 in più. La cifra complessiva è dunque di 54'000 persone, al di sotto dei valori medi registrati dall'entrata in vigore degli accordi.
Inoltre, a un anno dall'introduzione della preferenza indigena, secondo la versione meno vincolante, il bilancio è generalmente positivo. Secondo la SECO le aziende hanno reagito bene e numerose persone in cerca di lavoro hanno potuto beneficiare di questa misura che impone l'obbligo di annuncio di posti vacanti per i settori dove la disoccupazione è del 5 o dell'8%, a seconda dei casi.
ATS/dg