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La Svizzera crede nella cooperazione internazionale e vuole un multilaterismo forte, concreto ed efficace. Queste le parole del presidente della Confederazione Alain Berset al vertice ASEM, in corso a Bruxelles con la partecipazione di 30 Stati europei e 21 asiatici compresi Russia, Cina e Giappone, in rappresentanza dei due terzi del PIL mondiale e dove venerdì mattina si è discusso molto di acciaio.
La produzione cinese a buon mercato è ritenuta ancora eccessiva, malgrado un taglio di 200 milioni di tonnellate. I dazi introdotti dall'amministrazione Trump negli Stati Uniti hanno spinto anche l'UE a fare altrettanto per i quantitativi che superano una determinata soglia, soglia che nel caso delle esportazioni svizzere è ormai quasi raggiunta per diversi tipi di prodotti. Presto quindi "queste misure potrebbero essere applicate", conferma il portavoce di Swissmem, l'associazione del settore metalmeccanico elvetico, con conseguenze importanti: i Ventotto sono la destinazione del 95% della produzione elvetica destinata ad altri mercati, per un totale di un miliardo di franchi annui. Con un costo maggiorato del 25%, non si troverebbero più acquirenti in Europa.
La SECO ha già avviato incontri in seno al comitato misto fra Berna e Bruxelles, che considera la Confederazione uno Stato terzo e quindi non intende fare marcia indietro. Non ci sono autorità preposte a risolvere il contenzioso, sono quelle che dovrebbero essere definite dall'accordo quadro negoziato da anni ma per ora senza soluzione.