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<h2>SubmittedText<h2><p>1. Il Consiglio federale conferma che la fondazione Gottfried Keller ha subito un tracollo finanziario in seguito alla cattiva gestione?</p><p>2. Quali misure prende in considerazione per rianimare la fondazione Gottfried Keller, di fatto fallita?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Con lettera del 6 settembre 1890 la signora Lydia Escher offrì alla Confederazione una generosa donazione. Il 16 settembre 1890, il Consiglio federale dichiarò di accettare la donazione consistente in titoli (63,5 per cento azioni, 24,9 per cento obbligazioni e 11,6 per cento altri) e terreni il cui valore complessivo ammontava a 3,46 milioni di franchi alla fine del 1890. Dal 1890 la donazione è gestita quale fondo speciale della Confederazione e porta il nome di fondazione Gottfried Keller. Da allora il suo capitale è amministrato dal Dipartimento federale delle finanze (attualmente dalla Tesoreria federale dell'Amministrazione federale delle finanze). Secondo la volontà della donatrice, gli utili della donazione sono destinati all'acquisizione di importanti opere d'arte svizzera. L'obiettivo consiste nell'impedirne la dispersione all'estero e nel mantenerle fruibili alla collettività. </p><p>La collezione d'arte della fondazione comprende attualmente circa 8500 opere d'arte, di proprietà della Confederazione, e tra queste anche numerosi capolavori. Le opere della collezione sono depositate presso circa 120 musei svizzeri quali prestiti permanenti e costituiscono un elemento importante delle mostre permanenti. Il valore di mercato della collezione è quantificabile solo approssimativamente. Stando agli esperti, l'attuale valore di mercato oscilla tra 500 milioni e 1,5 miliardi di franchi. Alla fine del 2007, il patrimonio finanziario della fondazione investito alla Confederazione ammontava a 4,5 milioni di franchi. </p><p>Le accuse sollevate dall'autore dell'interpellanza rifacendosi allo storico Joseph Jung richiedono un approccio differenziato. Il Dipartimento federale delle finanze ridusse fino al 1903 al 3,8 per cento la quota di azioni originariamente alquanto elevata (63,5 per cento del totale dei titoli nel 1890), che conteneva in particolare una consistente partecipazione al Credito Svizzero, aumentando la quota di obbligazioni. Nel 1922 furono cedute anche le rimanenti azioni. A posteriori è difficile stabilire se questa strategia d'investimento sia stata eccessivamente conservatrice. I responsabili non potevano né prevedere la crisi economica mondiale del 1929 né l'ottimo sviluppo economico del XX° secolo. Dal raffronto tra il valore attuale della collezione d'arte menzionato precedentemente e il valore originale della donazione di 3,46 milioni di franchi risulta un incremento nominale annuo situabile tra il 4,3 e il 5,3 per cento (base: calcolo degli interessi composti). È pertinente invece la critica dell'autore dell'interpellanza in merito all'evoluzione del capitale di fondazione. In effetti il mantenimento a lungo termine del valore reale del capitale di fondazione avrebbe richiesto un aumento di capitale pari al rincaro. A posteriori risulta poco lungimirante l'aver destinato praticamente tutti gli utili annui del fondo speciale all'acquisto di opere d'arte. Inoltre, l'acquisto del convento di St. Georgen a Stein-am-Rhein da parte della fondazione, avvenuto nel 1926, ha rappresentato un grave onere finanziario che perdura fino ad oggi a causa degli elevati costi d'esercizio.</p><p>2. Con il capitale di fondazione di circa 4,5 milioni di franchi oggi disponibile è praticamente impossibile soddisfare la volontà della donatrice. Gli utili ordinari annui della fondazione ammontanti a circa 215 000 franchi (provento d'interessi sul capitale e entrate da canoni d'affitto) sono appena sufficienti per coprire le spese di personale (segreteria: 0,9 posti; convento di St. Georgen: 1,4 posti). Solo eccezionalmente la fondazione realizza ulteriori entrate. Considerata la situazione finanziaria, al momento le acquisizioni sono possibili solo sporadicamente e con mezzi molto limitati. </p><p>Per ritornare a adempiere in misura significativa il suo mandato, la fondazione deve poter disporre di un margine di manovra finanziario. L'Ufficio federale della cultura e l'Amministrazione federale delle finanze provvederanno a vagliare le possibilità di ampliare questo margine di manovra consultandosi anche con il nuovo presidente della fondazione, che entrerà in carica il 1° gennaio 2009. Al centro delle riflessioni figurano, per quanto riguarda le entrate, misure volte a rafforzare la base di capitale, nuove soluzioni di gestione patrimoniale e la verifica dei compiti amministrativi della fondazione. Il Consiglio federale deciderà sul da farsi entro la metà del 2009.</p>  Risposta del Consiglio federale.