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È morto Davide Rebellin
Il ciclismo italiano piange Davide Rebellin, 51 anni, travolto da un camion e morto lungo lungo la strada regionale 11 presso Montebello Vicentino, mentre si stava allenando come sua consuetudine.
Secondo una prima ricostruzione, il mezzo pesante uscendo da uno svincolo dell'autostrada avrebbe colpito e in seguito travolto l'ex ciclista professionista, deceduto all'istante. L'autista, riporta la Gazzetta dello Sport, non si è fermato. Allontanandosi.
La carriera di Rebellin, fra i professionisti, è stata lunga e prosperosa. Nel 2008 conquistò la sua prima Parigi-Nizza, terminando davanti a Rinaldo Nocentini per soli 3 secondi, distacco minimo nella storia della corsa a tappe francese. Il 9 agosto seguente, ai Giochi olimpici di Pechino, nel giorno del suo trentasettesimo compleanno, si aggiudicò la medaglia d'argento nella prova in linea, superato in volata a pochi metri dal traguardo dallo spagnolo Samuel Sánchez, al termine di una fuga durata una quindicina di chilometri che aveva coinvolto, insieme ai due, un ristretto numero di corridori, tra i quali l'elvetico Fabian Cancellara, terzo al traguardo. Il 28 aprile del 2009, però, Rebellin risultò positivo al CERA, in seguito a nuove e più rigorose analisi effettuate su campioni di sangue prelevati durante i Giochi olimpici e congelati. Il 17 novembre il CIO decise di revocare l'argento olimpico vinto dall'atleta e ne ordinò la restituzione. L'atleta il giorno successivo, tramite i suoi legali, annunciò di volere impugnare la sentenza. Il 23 dicembre Rebellin concesse un'intervista alla Gazzetta dello Sport in cui denunciava anomalie nelle procedure del CIO. Il 30 luglio 2010 il TAS confermò la sentenza del CONI. Durante il periodo di squalifica, nel 2009, venne reso pubblico un filmato, relativo al 2001, in cui Rebellin veniva ripreso da telecamere nascoste mentre cercava di procurarsi sostanze dopanti illegali da alcuni medici: il filmato non venne però usato per l'incriminazione di Rebellin a causa del ritardo con cui le autorità presentarono tale prova, ma contribuì a gettare ulteriore discredito sulla carriera del ciclista. Dopo sette anni, il 30 aprile 2015, venne assolto dalle accuse di doping ed evasione fiscale in quanto «il fatto non sussiste».