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Il controprogetto indiretto all’iniziativa per prezzi equi è realtà: oggi il Consiglio nazionale ha eliminato gli ultimi due punti di disaccordo con il Consiglio degli Stati. Il comitato dell’iniziativa ritiene che le modifiche di legge decise siano un mezzo efficace nella lotta contro i prezzi elevati in Svizzera e pertanto ritirerà l’Iniziativa per prezzi equi, se nella votazione finale di venerdì prossimo il Parlamento approverà il controprogetto e se il referendum non si terrà o fallirà.
Successo nella lotta contro i prezzi elevati in Svizzera: oggi il Consiglio nazionale ha risolto gli ultimi due punti di contrasto con il Consiglio degli Stati riguardo al controprogetto indiretto all’Iniziativa per prezzi equi. Il progetto è dunque pronto per la votazione finale di venerdì.
In futuro le aziende dipendenti potranno difendersi contro gli abusi
Il fulcro del controprogetto è un’integrazione alla legge sui cartelli: se le aziende in Svizzera dipendono da un determinato fornitore per l’approvvigionamento di un bene o di un servizio poiché non esistono alternative ragionevoli, ora possono rivolgersi alla Commissione federale della concorrenza se il fornitore abusa della sua posizione di mercato. È il caso, ad esempio, di un fornitore che si rifiuta di vendere all’estero a un’azienda dipendente svizzera ai prezzi e alle condizioni vigenti nel paese straniero, rimandandola all’importatore generale in Svizzera che vende soltanto a prezzi più alti. Questa pratica, attualmente molto diffusa, genera costi di produzione superiori per le aziende e quindi contribuisce ai prezzi elevati in Svizzera.
La riveduta legge sui cartelli non prevede soltanto miglioramenti per i richiedenti dipendenti ma anche per i fornitori dipendenti nei confronti di un acquirente dominante sul mercato nazionale o estero che abusa della propria posizione e attua pratiche illecite. Roland Goethe, Presidente di Swissmechanic Svizzera, accoglie favorevolmente questo passo: «Che siano richiedenti o fornitori, le piccole e medie aziende godono finalmente di una maggiore protezione contro le pratiche abusive dei grandi gruppi.»
Stop alla discriminazione nel commercio online
Il Parlamento intende anche procedere contro le discriminazioni dei prezzi nel commercio online. Chi desidera ordinare qualcosa in un online shop estero, spesso viene inoltrato al sito web svizzero del fornitore, su cui i prezzi sono spesso molto più alti. Questa pratica, cosiddetta geoblocking, ora viene fondamentalmente vietata. Il nuovo motto è «acquistare come i locali»: in futuro i consumatori e le aziende della Svizzera dovranno essere trattati dagli online shop esteri allo stesso modo dei richiedenti locali. Ad esempio, a chi noleggia un’auto online in Francia o in Italia, prenota una casa di vacanza o acquista un biglietto per un concerto, una manifestazione sportiva o un parco divertimenti, in futuro devono essere applicate le condizioni vigenti a livello locale. «Oggi i consumatori e le PMI della Svizzera pagano per gli stessi prodotti e servizi prezzi spesso molto più alti che all’estero. Il divieto del geoblocking garantisce finalmente prezzi equi nel commercio online», afferma Prisca Birrer-Heimo, Presidente della Fondazione per la protezione dei consumatori.
Ritiro condizionato dell’iniziativa popolare
I promotori dell’Iniziativa per prezzi equi accolgono con favore il controprogetto del Parlamento: «Riteniamo che le modifiche di legge previste siano un mezzo efficace nella lotta contro i prezzi elevati in Svizzera. Se il controprogetto sarà approvato dal Parlamento nella votazione finale di venerdì prossimo, ritireremo l’Iniziativa per prezzi equi», afferma Casimir Platzer, Presidente di GastroSuisse, rappresentante del comitato dell’iniziativa. Si tratterebbe tuttavia di un «ritiro condizionato», che avrebbe effetto solo in assenza di referendum contro il controprogetto indiretto del Parlamento o se il referendum venisse bocciato dalla votazione popolare. Se il controprogetto indiretto sarà approvato nella votazione finale e non si terrà alcun referendum, le modifiche della legge potranno entrare in vigore in tempi brevi: sarà il Consiglio federale a decidere quando esattamente.