Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01148.jsonl.gz/1304

Con sentenza del 19 ottobre 2009 la II Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale ha respinto il ricorso di Roman Polanski contro l’ordine d’arresto in vista d’estradizione.
Secondo la giurisprudenza svizzera la carcerazione dell’imputato costituisce la regola durante tutta la procedura d’estradizione. Nella procedura di ricorso contro un ordine d’arresto in vista d’estrazione si procede solo ad un esame limitato dei presupposti per l’estradizione. Questi ultimi sono esaminati in modo approfondito solo nel corso della procedura d’estradizione propriamente detta. Al riguardo, il Tribunale ha rilevato che, allo stato della procedura, l’estradizione di Roman Polanski agli Stati Uniti non è manifestamente inammissibile. Varie obiezioni sollevate dalla difesa contro l’estradizione non sono ammissibili durante questa fase della procedura.
Il Tribunale valuta come elevato il rischio di fuga in considerazione delle motivazioni e delle possibilità dell’interessato. La cauzione proposta dal ricorrente non soddisfa i requisiti di legge. La Corte non è quindi in misura di esaminare in modo concludente se il rischio di fuga possa essere scongiurato tramite la combinazione di diverse misure sostitutive (cauzione sufficientemente alta, arresti domiciliari e electronic monitoring). Dato che la durata della carcerazione rispetta il principio della proporzionalità, non viene al momento presa in considerazione la scarcerazione. Roman Polanski potrà inoltrare, se del caso, all’Ufficio federale di giustizia una proposta di cauzione concreta conforme ai requisiti legali.
Contro la presente decisione è data facoltà di ricorso al Tribunale federale.
Per ulteriori dettagli si rinvia alla sentenza RR.2009.308 (cfr. la homepage del Tribunale penale federale).
Non vengono rilasciate ulteriori informazioni, né su richiesta scritta né orale.
Il Tribunale penale federale comunica che, in data 29 settembre 2009, in seduta plenaria i membri hanno stabilito la composizione delle Corti e la Direzione per gli anni 2010 e 2011.
La II Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale conferma d'aver ricevuto in data odierna un ricorso da parte di Roman Polanski contro l’ordine d’arresto in vista d’estradizione emesso dall’Ufficio federale di giustizia. La sentenza sarà pronunciata nelle prossime settimane, concluso lo scambio degli allegati. Essendo la procedura attualmente in corso non possono essere comunicate altre informazioni.
In data 23 maggio 2008, la Repubblica di Haiti ha presentato presso l’Ufficio federale di giustizia (UFG) una domanda di assistenza a completamento di una richiesta del 1986 tendente al sequestro ed alla consegna degli averi depositati in Svizzera da Jean-Claude Duvalier (Presidente della Repubblica di Haiti tra il 1971 ed il 1986) e dai suoi parenti. Secondo questa richiesta Jean-Claude Duvalier ed i suoi complici sono oggetto di una procedura penale ad Haiti. È in particolare loro contestato di avere costituito un’organizzazione criminale dedita al saccheggio sistematico a proprio favore delle casse dello Stato e di avere depositato all’estero i fondi così sottratti. In data 11 febbraio 2009, l’UFG ha ordinato la consegna alla Repubblica di Haiti di una somma di circa CHF 7'000'000 detenuti da Jean-Claude Duvalier e i suoi parenti presso una banca svizzera.
Il 18 marzo 2009 una Fondazione di diritto del Liechtenstein ha interposto ricorso presso il Tribunale penale federale (TPF) contro la decisione dell’UFG. La II Corte dei reclami penali del TPF ha respinto questo ricorso con sentenza del 12 agosto 2009 (RR.2009.94). Riassumendo, essa ha considerato che la struttura posta in essere da Jean-Claude Duvalier e dai suoi parenti e consistente nel far uso del potere assoluto del Capo di Stato per fare regnare un clima di terrore ad Haiti e procurare ai suoi membri delle entrate considerevoli attraverso la sottrazione sistematica di fondi pubblici deve essere qualificata nel diritto svizzero di organizzazione criminale ai sensi dell’art. 260ter cifra 1 CP. Tenuto conto del fatto che la titolare del conto in oggetto non ha potuto apportare la prova che i fondi sequestrati non sono di origine criminale, la Corte ha concluso a che questi fondi siano consegnati in vista di confisca allo Stato richiedente. Questa sentenza è suscettibile di ricorso al TF entro dieci giorni a partire dalla sua notifica.
Nel procedimento penale „Montecristo“ concernente il sospetto di partecipazione o il sostegno ad un’organizzazione criminale in relazione con un contrabbando di sigarette, a seguito del dibattimento preliminare del 1°/2 aprile 2009 il Tribunale penale federale ha in sostanza preso le seguenti decisioni:
Il 18 marzo 2009 sono stati interposti due ricorsi davanti al Tribunale penale federale contro la decisione dell’Ufficio federale di giustizia (UFG), mediante la quale veniva ordinata la restituzione alla Repubblica di Haiti di una somma di CHF 7’000'000.-- circa detenuta in Svizzera da parte di Jean-Claude Duvalier (Presidente della Repubblica di Haiti tra il 1971 e il 1986) e i suoi familiari. Secondo la commissione rogatoria haitiana questi fondi sarebbero frutto di sottrazioni illegali commesse da parte del clan Duvalier in pregiudizio del popolo e della Repubblica di Haiti.
Il primo ricorso è stato depositato da parte di due persone fisiche domiciliate rispettivamente ad Haiti e negli Stati Uniti. I due ricorrenti si oppongono alla restituzione ad Haiti della totalità della suddetta somma invocando crediti personali di USD 1’000'000.--, rispettivamente di USD 750'000.--. Essi fondano le loro pretese segnatamente su di una sentenza resa in contumacia contro Jean-Claude Duvalier da parte di un tribunale dello Stato della Florida (USA).
Mediante sentenza del 7 aprile 2009, la II Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale ha respinto il ricorso presentato da parte di queste due persone fisiche in considerazione della mancanza di legittimazione ad agire nel quadro della procedura di assistenza giudiziaria internazionale (TPF RR.2009.91-92). Questa decisione può essere impugnata presso il Tribunale federale di Losanna entro 10 giorni a partire dalla sua notifica.
Per quanto riguarda il secondo ricorso esso è stato presentato da parte di una fondazione di diritto del Liechtenstein titolare di uno dei conti oggetto della decisione di consegna. Tale ricorso è attualmente all’esame della II Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale.
Nel suo quinto anno di esistenza il Tribunale penale federale ha compiuto un ulteriore passo avanti. Complessivamente, per l’anno in esame, si constata un notevole aumento della mole di lavoro. In seno alla Corte penale l’aumento è dovuto in particolare all’ampiezza di determinati procedimenti sui quali è stata chiamata a statuire, per la II Corte dei reclami penali all’incremento dei casi entrati. Anche presso la I Corte dei reclami penali, dopo la flessione dell’anno precedente, si è registrato nuovamente un sostanziale aumento di casi in entrata. L’inoltro da parte del Ministero pubblico della Confederazione di numerosi atti d’accusa concernenti procedure voluminose e complesse, che hanno richiesto una grande mole di lavoro, ha costretto il Tribunale, nel corso dell’estate, a proporre alla Commissione giudiziaria la creazione di tre posti supplementari a livello di giudici, due di lingua francese e uno di lingua tedesca. La Commissione giudiziaria ha accolto la proposta permettendo al Tribunale penale federale, nel corso del suo sesto anno di attività, di raggiungere la cifra minima di 15 posti di giudice prevista dal legislatore.
E’ positivo il fatto che l’Ufficio dei giudici istruttori federali, sottoposto alla vigilanza amministrativa e materiale del Tribunale penale federale, abbia potuto evadere il 20% delle pendenze, alcune di lunga data. Ciò è dovuto soprattutto alla diminuzione dei casi entrati. Il numero delle procedure evase è, come già nel 2007, superiore a quello delle entrate. La media delle pendenze per giudice istruttore è di 3,5 procedure (l’anno precedente 4), ciò senza tener conto dei casi sospesi provvisoriamente; questo dato deve essere considerato quale valore minimo per un carico di lavoro adeguato. L'esiguo numero di pendenze facilita comunque la formazione di team per procedure voluminose.
Sia l’Ufficio dei giudici istruttori federali sia il Ministero pubblico della Confederazione, i quali soggiacciono alla vigilanza materiale esercitata dalla I Corte dei reclami penali, hanno compiuto ulteriori progressi. L’inchiesta preliminare è in fin dei conti orientata alla ricerca di prove sulla base di un sospetto. Per quanto attiene alla valutazione della qualità della conduzione di una procedura, nella misura in cui le autorità di perseguimento penale sono in grado di chiarificare una fattispecie, fonte del loro sospetto iniziale, in un lasso di tempo ragionevole e con investimenti ragionevoli, ciò rappresenta sempre un successo, indipendentemente dal fatto che il procedimento in questione sia in seguito sospeso oppure si concluda con un rinvio a giudizio, rispettivamente con un proscioglimento oppure con una condanna. L’obiettivo costante deve essere quello di limitare la durata dell'inchiesta, tenendo conto della natura e dell’ampiezza di ogni procedimento.
Contatto: Tribunale penale federale, Mascia Gregori Al-Barafi, Segretaria generale
Tel. 091 822 62 62, E-Mail: <email-pii>
La I Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale comunica di aver respinto con decisione del 21 gennaio 2009 i reclami interposti dal Ministero pubblico della Confederazione e dall’imputato Marco Walter Tinner contro la decisione di scarcerazione dietro prestazione di una cauzione di fr. 10'000.-- pronunciata dall’Ufficio dei giudici istruttori federali. A differenza della decisione dell’istanza precedente la Corte ha fissato la cauzione a fr. 100'000.--.
All’imputato sono principalmente rimproverati la partecipazione in seno ad una rete illegale attiva in ambito internazionale nell’acquisizione di tecnologia nucleare ed il coinvolgimento nel programma nucleare libico. La I Corte ha ritenuto quale motivo di detenzione preventiva, oltre ai forti indizi di reato, anche il pericolo di fuga. Dopo che dall’ultima decisione della I Corte dei reclami penali sono già trascorsi quasi 8 mesi e a tutt’oggi non si prevede una rapida conclusione del procedimento, essa ha ritenuto la detenzione preventiva nei confronti dell’imputato sproporzionata. D’altra parte per scongiurare il pericolo di fuga ha mantenuto il versamento di una cauzione, la quale è stata aumentata in considerazione delle informazioni agli atti in merito alla situazione finanziaria dell’imputato.
La I Corte dei reclami penali non fornisce ulteriori informazioni in merito alla citata decisione.
Contestualmente al cambio di sistema relativo alla cassa pensione della Confederazione, il giudice istruttore federale Ernst Roduner decideva di andare in pensione anticipatamente per fine maggio 2008. Egli si dichiarava disponibile, a partire dal 1° giugno 2008, in qualità di giudice istruttore straordinario, a concludere due istruzioni preparatorie allora pendenti. A tale scopo, il Tribunale penale federale lo aveva eletto, il 29 aprile 2008, per il periodo dal 1° giugno al 30 settembre 2008, con possibilità di prolungamento, quale giudice istruttore straordinario. Il 9 luglio 2008 Ernst Roduner presentava le sue dimissioni rinunciando, per motivi di salute, a trattare i casi pendenti a lui affidati. Il Tribunale penale federale aveva accettato le sue dimissioni e informato della situazione.
In precedenza, il Tribunale penale federale era stato informato dal Ministero pubblico della Confederazione dell'esistenza del sospetto che Ernst Roduner si fosse inviato da solo, il 24 giugno 2008, un fax contenente minacce. Tenuto conto delle competenze del Ministero pubblico della Confederazione per quanto riguarda le indagini preliminari, questo Tribunale rinunciava in quel momento a dare informazioni su tale sospetto. Nel frattempo, il Tribunale penale federale ha accolto, mediante decisione dell'8 gennaio 2009, una richiesta di autorizzazione a procedere penalmente. In seguito alla spedizione della decisione e alla ricezione della stessa da parte delle persone interessate, è giunto ora il momento per il Tribunale penale federale, quale autorità elettiva e di vigilanza, di fornire al pubblico ulteriori ragguagli in merito alla vicenda. Questi sono contenuti nella decisione dell'8 gennaio 2009.
Non si forniscono ulteriori informazioni.
Al Tribunale penale federale, che ha iniziato la sua attività il 1° aprile 2004 a Bellinzona, al termine del 2009 si concluderà per i giudici il periodo di carica di 6 anni. Nell’interesse di una pianificazione tempestiva, i due membri seguenti hanno rese note in data odierna le loro dimissioni risp. la loro rinuncia alla rielezione:
Alex Staub riveste la carica di Presidente del Tribunale sin dall'inizio. I limiti temporali fissati dal legislatore non permetterebbero più una rielezione a questa carica. Nei primi tre anni Alex Staub è stato membro della Corte penale. Dal 2007 egli fa parte della I Corte dei reclami penali, collaborando all'attività giurisprudenziale e fungendo da referente per quanto attiene alla vigilanza materiale sul Ministero pubblico della Confederazione e sull’Ufficio dei giudici istruttori federali.
Barbara Ott, anche lei sin dall'inizio membro della Corte plenaria, è sempre stata attiva quale giudice presso la I Corte dei reclami penali, autorità la cui mansione principale è quella di statuire sui reclami contro atti o omissioni nell’ambito delle indagini di polizia giudiziaria e dell'istruzione preparatoria, esercitando inoltre, sempre in tale ambito, la vigilanza materiale sul Ministero pubblico della Confederazione e sull’Ufficio dei giudici istruttori federali.