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Il parlamento elvetico abborderà presto il dossier della rappresentanza politica degli svizzeri dell'estero, che potrebbe assumere la forma di un 27esimo cantone.
Il professore Jean-Pierre Gaudin teme che questa nuova circoscrizione elettorale non sia ben accetta in Svizzera. Quale alternativa, propone che il Consiglio degli svizzeri dell'estero elegga i parlamentari della Quinta Svizzera.
Anche se non è del tutto convinta che la creazione di un 27esimo cantone sia la soluzione ideale per migliorare la rappresentanza della diaspora elvetica, l'Organizzazione degli svizzeri dell'estero (OSE) farà di tutto affinché il parlamento accetti di entrare in materia su questo tema.
Di strettissima misura la commissione delle istituzioni del Consiglio nazionale (camera bassa) ha deciso di chiedere al plenum di bocciarla: 9 membri hanno sostenuto il progetto, mentre altri 9 si sono opposti. L'ago della bilancia è stato fatto pendere per il no dal voto preponderante del presidente della commissione, il popolare democratico zughese Gerhard Pfister.
Il tema è approdato sui banchi del parlamento grazie ad una mozione del deputato socialista Mario Fehr e ad un'iniziativa del suo compagno di partito Carlo Sommaruga.
Recentemente questa scadenza è stata ricordata dal presidente dell'OSE Jacques Simon Eggly in occasione di una riunione organizzata a Marsiglia dal console generale Michel Faillettaz e alla quale hanno partecipato i presidenti delle associazioni svizzere nel sud della Francia.
Nel corso di questa giornata, Jean-Pierre Gaudin – professore di scienze politiche all'Istituto di studi politici di Aix-en-Provence – ha spiegato ai partecipanti il progetto di un 27esimo cantone, paragonandolo con le soluzioni adottate in Francia e in Italia.
Questo franco-svizzero, che da più di dieci anni partecipa attivamente alle votazioni che si svolgono nella Confederazione, propone un rafforzamento del ruolo politico del Consiglio degli svizzeri dell'estero, l'organo supremo dell'OSE.
swissinfo: Sia in Svizzera, che in Francia o in Italia, il dibattito sulla presa in considerazione del voto della diaspora è recente. Come mai?
Jean-Pierre Gaudin: Nelle democrazie più avanzate, all'inizio degli anni '90 ci si è resi conto che la democrazia non era qualcosa di acquisito e che bisognava lavorare per continuare a svilupparla e a consolidarla.
Lo dimostrano in molti paesi le discussioni sulla democrazia partecipativa e le preoccupazioni di dare la parola ai cittadini che vivono all'estero. Una presa di coscienza – questa – che è stata pure influenzata dal peso economico più o meno forte della diaspora.
swissinfo: Cosa ci insegna il paragone tra i sistemi francese, italiano e svizzero?
J.-P. G.: Ciò che appare in modo molto netto è la scelta possibile tra una rappresentanza diretta e una rappresentanza indiretta.
Nel caso della rappresentanza diretta, come in Italia, si organizza in modo fittizio una circoscrizione elettorale supplementare e si fanno votare i cittadini dell'estero secondo i medesimi criteri di quelli adottati in patria.
Per quanto concerne la rappresentanza indiretta in vigore in Francia, si tratta di eleggere in un primo tempo dei rappresentanti, che poi a loro volta eleggono dei parlamentari. Questo sistema stempera i divari politici ed è meno soggetto alle fluttuazioni del momento.
Ciò permette pure di evitare l'ostacolo della circoscrizione elettorale ad hoc, un problema che si pone in Svizzera poiché il territorio pertinente è il cantone.
Certo, la formula del 27esimo cantone è un'idea forte, che potrà servire ad aumentare il numero degli svizzeri dell'estero che sono iscritti nei registri elettorali e che partecipano agli scrutini.
Temo però che una simile circoscrizione non sia molto ben accetta nella Confederazione. Quando sono in Svizzera, mi giungono all'orecchio molte critiche. Ad esempio che la diaspora non paga le sue imposte in Svizzera o che non è implicata nella vita politica locale.
Bisogna fare attenzione affinché una formula sicuramente molto valida all'esterno non susciti un movimento di rigetto in Svizzera. Per essere accettato, questo progetto dovrà godere di un ampio sostegno all'interno del paese.
swissinfo: Che cosa inducono queste due varianti della rappresentatività politica?
J.-P. G.: Il voto diretto è piuttosto l'incarnazione dell'espressione politica, mentre il voto indiretto favorisce soprattutto l'espressione di interessi. La soluzione ideale sarebbe che le due dimensioni – l'espressione politica e la difesa di interessi particolari - possano entrambe manifestarsi.
swissinfo: Ragion per cui lei propone come soluzione alternativa al 27esimo cantone un rafforzamento delle prerogative del Consiglio degli svizzeri dell'estero...
J.-P. G.: In effetti questo consiglio potrebbe diventare un gradino intermedio dell'espressione delle scelte degli svizzeri dell'estero. Sarebbe incaricato di eleggere su basi più politiche dei rappresentanti del Consiglio nazionale.
swissinfo, intervista di Frédéric Burnand, Marsiglia
(traduzione di Daniele Mariani)
L'OSE
L'Organizzazione degli svizzeri dell'estero (OSE) rappresenta nella Confederazione gli interessi degli espatriati elvetici.
Informa i circa 670'000 svizzeri dell'estero e offre loro un'ampia gamma di prestazioni di servizi. Il segretariato dell'OSE si trova a Berna.
L'organizzazione può appoggiarsi su circa 750 società ed istituzioni svizzere nel mondo intero. Creata nel 1916, è riconosciuta dalle autorità come portavoce della Quinta Svizzera.
L'organo supremo dell'OSE è il Consiglio degli svizzeri dell'estero (CSE), denominato anche "Parlamento della Quinta Svizzera".
Il CSE si riunisce due volte all'anno ed è composto da delegati provenienti dall'estero, nonché da membri che abitano in Svizzera. Si occupa di tutte le questioni politiche che riguardano gli svizzeri dell'estero.