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Parla André Helfenstein, direttore dell'entità elvetica dell'istituto: «con i 2000 posti in meno nessun cambiamento radicale»
ZURIGO - L'annunciata soppressione di impieghi in seno a Credit Suisse non avrà grandi ripercussioni sulle attività svizzere della banca. A dirlo, in un'intervista alla "Neue Zürcher Zeitung", André Helfenstein, direttore dell'entità elvetica dell'istituto e responsabile di 6000 dei 16'000 dipendenti a libro paga nella Confederazione.
Il taglio di 2000 posti in Svizzera entro il 2025 «non provocherà cambiamenti radicali nella mia area di competenza», ha dichiarato Helfenstein all'edizione in edicola oggi del giornale svizzerotedesco. La misura riguarda tutte le unità con sede in Svizzera, tra cui numerose funzioni di gruppo.
Secondo il manager, è importante fare un distinguo fra i posti di lavoro e le persone. «Grazie ai nostri piani sociali, siamo sempre riusciti a dare una nuova possibilità ai collaboratori colpiti dai tagli occupazionali», assicura Helfenstein.
Entro la fine di febbraio, la grande banca chiuderà i battenti di 14 filiali nella Confederazione. Al momento, non se ne aggiungeranno altre, prosegue Helfenstein, secondo cui inoltre Credit Suisse sta continuando sulla strada dell'aumento dell'efficienza per i clienti, ad esempio tramite la digitalizzazione dei processi.