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Le false promesse dell’iniziativa «Moneta intera»
- Introduction L’essenziale in breve | Posizione di economiesuisse
- Chapter 1 Il latte e il miele
- Chapter 2 Cos’è la moneta intera?
- Chapter 3 Un esperimento estremo con esito sconosciuto
- Chapter 4 False promesse che aumentano l’incertezza
- Chapter 5 Sono i piccoli risparmiatori a pagarne le conseguenze
- Chapter 6 Uno tsunami di normative all’orizzonte
- Chapter 7 Il sistema a moneta intera sovraccarica e ostacola la Banca nazionale
Un esperimento estremo con esito sconosciuto
La Svizzera usata come cavia
I vantaggi del sistema a moneta intera descritti dai promotori dell’iniziativa non sono affatto garantiti, mentre i rischi e gli svantaggi di un cambio di sistema di questo tipo vengono per lo più ignorati. L’approvazione dell’iniziativa trasformerebbe la Svizzera in un enorme laboratorio e sarebbe la popolazione elvetica a fare da cavia e a pagare le conseguenze. Un passaggio alla moneta intera potrebbe avere ricadute imprevedibili e compromettere la crescita e il benessere del nostro paese. Nessun altro paese ha la moneta intera, né ha mai sperimentato questo sistema. La Svizzera fungerebbe quindi da cavia e si troverebbe di fronte a un futuro incerto.
Comparare l’incomparabile
I promotori dell’iniziativa evocano spesso la Louisiana per tentare di dimostrare il buon funzionamento del sistema della moneta intera. Tuttavia, questo confronto non resiste ad un’analisi dettagliata. Nel migliore dei casi, è come confrontare mele con pere.
A seguito della crisi bancaria americana del 1837 la competenza per la regolamentazione delle banche venne trasferita da Washington ai singoli Stati, e mentre il Texas e l’Iowa vietarono completamente l’esistenza delle banche, altri Stati (primo tra tutti quello di New York) instaurarono il cosiddetto «free banking», ossia un sistema bancario privo di regolamentazione. Anche la Louisiana, con la legge del free banking del 1853, optò per una soluzione compatibile con l’economia di mercato, ma già dal 1842 obbligò le banche a coprire i loro depositi e le banconote per un terzo con denaro contante e per due terzi con titoli a breve termine. Il sistema di New York si rivelò un vero successo, ma anche la soluzione adottata in Louisiana a partire dagli anni ‘50 del 1800 diede risultati buoni e stabili.
L’esempio della Louisiana però non è calzante nel nostro caso, poiché a quel tempo non vi era una banca centrale con il monopolio dell’emissione di moneta, ma diverse banche in concorrenza tra loro che mettevano in circolazione banconote. Tale sistema assomigliava piuttosto a un mix tra il periodo del free banking svizzero del XIXo secolo e il Chicago Plan, e funzionava perciò in modo molto diverso dalla moneta intera ipotizzata dai promotori dell’iniziativa.
Nemmeno quello con la moneta metallica è un paragone calzante. Il franco svizzero, al tempo della sua introduzione nel 1851/52, fu fissato a 5 grammi di argento con titolo 900/1000. La moneta da 1 franco era una moneta corrente e il suo valore reale corrispondeva quindi al valore nominale. Le banconote iniziarono a diffondersi notevolmente solo a partire dagli anni ‘70 del 1800, e neppure la moneta scritturale a quel tempo rivestiva l’importanza che ha oggi. I franchi metallici, insieme ad altre monete correnti straniere, erano molto diffusi e ampiamente utilizzati. Tuttavia i primi franchi metallici non erano una moneta intera ma avevano un valore intrinseco che corrispondeva al valore nominale (fatta eccezione per le monete con valore nominale pari o inferiore a 20 centesimi). Quindi, in tale contesto, battendo moneta era possibile realizzare un signoraggio solo molto limitato.
Oggi il valore intrinseco delle monete metalliche svizzere corrisponde solo a una minima parte del loro valore nominale, di conseguenza la Confederazione può ottenere un signoraggio dalla stampa di moneta. Tuttavia non è possibile fare un paragone con il sistema a moneta intera. Da un lato, la Confederazione costituisce accantonamenti pari al 65% delle monete in circolazione, e dato che in base ai valori empirici è previsto un calo del 35%, anche in caso di rientro completo della moneta la Confederazione deve scambiarla con banconote o moneta scritturale senza trarne guadagno, attingendo al proprio accantonamento. D’altro lato, la percentuale di moneta metallica rispetto alla massa monetaria totale corrisponde mediamente a meno dell’1%. I consumatori hanno preferito per lo più sostituire le monete, simili alla moneta intera, con banconote o moneta scritturale.
Due rischi fondamentali dovuti alla mancanza di situazioni paragonabili
Possiamo quindi affermare che l’iniziativa «Moneta intera» mira a instaurare un sistema monetario completamente nuovo, senza precedenti nella storia. Nonostante alcuni sistemi monetari presentino delle somiglianze con la moneta intera non è possibile fare delle analogie. Di conseguenza possiamo prevedere due rischi fondamentali: innanzitutto non è assolutamente garantito che il passaggio dal sistema attuale alla moneta intera non porti con sé gravi danni politico-economici. In secondo luogo è molto improbabile che il sistema a moneta intera ottenga i risultati sperati, e che essi siano superiori alle conseguenze negative. Perciò la moneta intera può essere considerata un enorme esperimento socioeconomico, il cui esito è estremamente incerto.
Passaggio al monopolio dell’emissione di banconote
Con l’assunzione da parte della neonata BNS del monopolio dell’emissione di banconote, quasi una quarantina di banche, tra private e cantonali, dovette rinunciare al diritto di emettere moneta. Nel 1907, la quota di banconote in circolazione corrispondeva in media al 12% circa della somma di bilancio. Per concedere alle banche il tempo sufficiente per reperire la liquidità necessaria venne fissato un periodo di transizione di tre anni, così che entro la fine di giugno del 1910 le banche dovevano consegnare il valore equivalente delle banconote da loro emesse per almeno il 40% in moneta legale, e per il resto in contanti, cambiali o titoli presso la BNS. Siccome le banconote erano coperte per circa il 50% da moneta metallica e c’era la possibilità di trasmettere titoli, cosa che alcune banche sfruttarono notevolmente, il passaggio fu piuttosto indolore,
pur comportando per alcune singole banche dei notevoli cambiamenti. Dato che la loro area di attività era ormai vietata, le banche emittenti private vennero liquidate o fecero una fusione con altre banche.Per le banche cantonali e le altre banche private la revoca di una possibilità di finanziamento ebbe ripercussioni negative sulla redditività.Con la revoca del diritto di emettere banconote, le banche dovettero sostituire i capitali di esercizio privi di interessi, cosa che fecero nella maggior parte dei casi attraverso aumenti di capitale azionario. Questo accelerò il processo di concentrazione del settore bancario svizzero.