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Veleno per topi, mele marce, brandy, cani randagi, sperimentazione scientifica, un’autovettura. No, non sono indizi di un libro giallo, ma tutti elementi che fanno parte della più assurda gara olimpica della storia.
Per mettere tutto assieme però, conviene ovviamente partire dall’inizio di questa vicenda. Siamo nel 1904, alla terza edizione dei Giochi Olimpici moderni. Dopo il revival del 1896 ad Atene e la fastosità dell’edizione del 1900 a Parigi (anche se in realtà integrata in maniera stravagante all’Expo universale), nel 1904 le Olimpiadi attraversarono per la prima volta l’oceano, ma non arrivarono nelle grandi e strutturate New York o Los Angeles e neppure a Chicago (che in realtà avrebbe dovuto organizzarle), bensì a… St.Louis. Sebbene ospitasse l’esposizione internazionale di quell’anno, la cittadina del Missouri era letteralmente in mezzo al nulla, il che limitò di parecchio l’arrivo di atleti da tutto il mondo e, inoltre, non era nemmeno particolarmente attrezzata per coordinare un evento del genere.
Confusione e disorganizzazione erano all’ordine del giorno, ma una gara più di tutte rasentò, anzi, superò abbondantemente il limite dell’assurdo: la maratona. Anche se il buonsenso già allora faceva sì che queste gare sulla lunga distanza di norma si svolgessero al mattino presto per approfittare delle ore più fresche del giorno, gli organizzatori a St.Louis pensarono bene di piazzarla invece alle 3 di pomeriggio. Al 30 di agosto! Ad esacerbare ulteriormente i 32 gradi misurati alla partenza vi era il fatto che, dopo qualche giro di pista in uno stadio, il percorso si sarebbe snodato per delle polverose strade sterrate (a tratti pure trafficate) e che ad accompagnare gli atleti vi fosse la macchina degli ufficiali che sistematicamente faceva alzare grandi nubi di polvere. E qui cominciarono i primi drammi.
A disposizione degli atleti per rinfrescarsi d’acqua vi erano solo due postazioni lungo l’intero percorso: una torre dell’acqua dopo una decina di chilometri e un pozzo a circa metà gara. La mancanza di rifornimenti però non era un caso, ma era anzi voluta dagli stessi organizzatori, i quali avevano pensato di condurre un esperimento “scientifico” allo scopo di verificare la credenza secondo la quale la disidratazione avrebbe migliorato le performance degli atleti. Inutile dire che, come ovvio, si verificò l’esatto contrario. Le condizioni estreme della gara fecero sì che dei 32 atleti al via conclusero la prova appena in 14. Uno dei corridori, William Garcia, a causa della quantità di polveri ingerita collassò sputando sangue a circa metà percorso e fu salvato solo grazie al pronto intervento di uno spettatore che ne permise il trasporto in ospedale!
Il suo caso non fu però l’unico, anche perché tra i partecipanti molti non avevano mai affrontato gare di lunga distanza e alcuni erano dei veri e propri personaggi folkloristici più che degli atleti. Tra di loro vi erano per esempio due sudafricani facenti parte della tribu dei Tsuana e presenti in città per la fiera internazionale, che arrivarono alla linea di partenza… scalzi. Uno di loro, Ta Lau, si dimostrò capace e avrebbe potuto anche competere per delle medaglie, se non fosse che durante la gara si imbattè in dei rabbiosi cani randagi che lo costrinsero ad una fuga per alcuni chilometri fuori dal tracciato.
E come non menzionare Antonin Carvajal, cubano arrivato all’ultimissimo minuto dopo aver perso a dadi a New Orleans tutti i soldi del proprio viaggio e che giunse a St.Louis in autostop. Presentatosi al via in vestiti normali, con i pantaloni lunghi tagliati con delle forbici all’altezza del ginocchio, Carvajal non aveva mangiato per quasi due giorni e quindi, affamato, riuscì, grazie all’aiuto di alcuni spettatori, a rubare due pesche ad un giudice di gara. Con l’appetito non ancora del tutto placato, si fermò durante il percorso in un frutteto dove mangiò alcune mele che si rivelarono però marce. I conseguenti dolori di stomaco lo obbligarono a fermarsi per schiacciare un pisolino risolutore. La cosa incredibile è che malgrado tutte queste disavventure Carvajal concluse la gara al quarto posto!
Uno dei favoriti alla partenza era l’americano Fred Lorz, il quale fu effettivamente il primo ad arrivare al traguardo e venne accolto con tutti i fasti del caso. Ma anche qui non tutto è come sembra. Il 20enne aveva infatti avuto dei problemi di stomaco e si era ritirato dopo una quindicina di chilometri, facendosi dare un passaggio in macchina per raggiungere lo stadio. A pochi chilometri dall’impianto però, l’autovettura che l’accompagnava subì un danno e Lorz decise allora di riprendere la gara come se niente fosse. Fu pure a un passo dal mettersi al collo la medaglia d’oro, consegnata nientemeno che da Alice Roosevelt, figlia del presidente degli Stati Uniti, ma per fortuna alcuni spettatori si accorsero del misfatto e avvertirono i giudici.
A vincere per davvero fu Thomas Hicks, ma anche in questo caso non senza colpi di scena. A una decina di chilometri dall’arrivo infatti, esausto dallo sforzo, l’atleta originario di Birmingham fu sul punto di rinunciare, ma per aiutarlo un allenatore gli fece inghiottire un mix di bianco d’uovo e stricnina. Sì, stricnina, un veleno usato per i topi che tra i vari effetti ha anche quello di fungere da stimolante. Tutto ciò non bastò comunque a fargli terminare la gara, e infatti poco più tardi fu necessaria un seconda dose della “prelibata miscela”, questa volta con tanto di brandy per digerirlo. Hicks arrivò allo stadio quasi camminando e in preda ad allucinazioni. I suoi allenatori dovettero praticamente accompagnarlo sino alla linea del traguardo, dopo la quale crollò a terra per rialzarsi solo un’ora più tardi con l’aiuto di alcuni medici. Il suo commento riguardo alla gara fu abbastanza laconico: “Mai nella mia vita ho corso una gara così dura“. Non solo dura però, questa gara è infatti entrata di diritto nella storia delle Olimpiadi come la più folle di sempre!