Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/197944

<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di sottoporre all'Assemblea federale le basi legali necessarie affinché in futuro essa possa decidere mediante decreto federale in merito all'impiego di eccedenze straordinarie non preventivate nel bilancio della Confederazione.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il principio del freno all'indebitamento esige un bilancio equilibrato in termini strutturali. Nel preventivo e nel consuntivo le uscite non possono superare le entrate strutturali, ossia corrette in funzione della congiuntura. Un'eccedenza o un disavanzo strutturali vengono iscritti nel conto di compensazione, il cui saldo a fine 2018 ammonta a 27,5 miliardi di franchi. Il meccanismo sanzionatorio del freno all'indebitamento prevede che un saldo negativo del conto di compensazione debba tornare in pareggio entro termini utili, mentre il Parlamento ha esplicitamente deciso che un eventuale saldo positivo possa essere impiegato in un secondo tempo unicamente per compensare risultati negativi.</p><p>Circa la metà del saldo del conto di compensazione è riconducibile a maggiori entrate rispetto al preventivo, soprattutto a entrate derivanti dall'imposta preventiva, l'altra metà a uscite inferiori rispetto ai valori preventivati. Per ridurre gli errori di stima, dal 2012 l'imposta preventiva viene calcolata con l'ausilio dell'analisi delle serie storiche. Tale metodo di stima permetterà in futuro anche in questo ambito di compensare gli errori, come già avviene per le altre entrate. La situazione è diversa sul fronte delle uscite, poiché dall'introduzione del freno all'indebitamento sono rimaste sempre sotto i valori preventivati. Questi scostamenti permarranno anche in futuro, tuttavia in grado minore perché dal 2017 gli interessi passivi vengono conteggiati in base al corrispondente periodo di rendiconto. </p><p>Nel 2012 il Consiglio federale ha sottoposto il principio del freno all'indebitamento a un esame e in un rapporto approfondito è giunto alla conclusione che esso ha dimostrato la propria validità e che non occorrono modifiche. In particolare è stato possibile mostrare che l'introduzione di questo strumento non ha rallentato le attività di investimento della Confederazione.</p><p>Nel 2016 il Consiglio federale ha incaricato il Dipartimento federale delle finanze (DFF) di affidare a un gruppo di esperti il compito di valutare un'integrazione del freno all'indebitamento sotto l'aspetto dell'economia pubblica e di formulare raccomandazioni al riguardo. Nella sua perizia, il gruppo di esperti è giunto alla conclusione che probabilmente anche in futuro si riscontreranno avanzi sistematici, anche se a un livello leggermente inferiore rispetto al passato. Ritiene inoltre che il fatto di poter continuare ad effettuare una riduzione non preventivata del debito non sia problematica. Il gruppo di esperti è critico riguardo all'integrazione del freno all'indebitamento. Eventualmente potrebbe essere presa in considerazione nel caso in cui la differenza tra le uscite preventivate e quelle effettive dovesse permanere ed essere di importo considerevole anche nei prossimi anni.</p><p>Alla luce delle menzionate uscite sistematicamente inferiori alle previsioni, il Consiglio federale ha incaricato il DFF di elaborare un rapporto sull'evoluzione delle rimanenze per decidere sull'ulteriore modo di procedere. Tale rapporto è in fase di allestimento e verrà sottoposto al Consiglio federale verosimilmente nella prima metà del 2019.</p><p>Il 12 giugno 2018 il Parlamento ha accolto una mozione della Commissione delle finanze del Consiglio nazionale (16.3634) che chiedeva di non apportare cambiamenti al principio del freno all'indebitamento. L'adesione della presente mozione equivarrebbe a un ritorno del Parlamento sui propri passi rispetto alla decisione del 12 giugno 2018.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.