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MOSCA - Scatta domani e durerà fino alla fine dell'anno l'embargo sulle esportazioni di grano dalla Russia deciso dal Premier Vladimir Putin in seguito ad un'ondata di caldo record e di incendi che ha distrutto di circa un quarto il raccolto russo, secondo le stime ufficiali di Mosca. Il blocco, tuttavia, potrebbe essere prorogato anche ai primi mesi del 2011 e, secondo indiscrezioni dell'ultima ora, i vertici russi ne discuteranno dopo il 1. ottobre.
Il ministero dell'agricoltura americano stima che le esportazioni russe di grano quest'anno precipiteranno a 3 milioni di tonnellate dai 18,5 milioni dell'anno scorso, affossando così la produzione mondiale, che tornerà ai livelli minimi da tre anni a questa parte a 645,7 milioni di tonnellate nella stagione 2010-11.
La decisione presa da Putin, volta a contenere i prezzi sul mercato interno, ha innescato immediatamente una serie di rialzi sui mercati mondiali. Negli ultimi dieci giorni a Chicago, il punto di riferimento delle contrattazioni internazionali, i contratti futures sul grano con consegna a dicembre sono schizzati del 6,5% a 8,68 dollari al bushel (un bushel equivale a 27,216 kg di grano), toccando i massimi da due anni a questa parte, prima di ripiegare e attestarsi intorno ai 7,50 dollari al bushel alla fine di questa settimana. E, a detta di diversi analisti, non è da escludere che si possa superare quanto prima la barriera dei 10 dollari al bushel, facendo di conseguenza lievitare i deficit di bilancio di tutti i paesi importatori.
Alcuni giorni fa Olivier Sonderegger, direttore della Federazione svizzera di produttori di cereali, aveva dichiarato all'ATS che il blocco delle esportazioni di cereali deciso dalla Russia non riguarda la Svizzera, i cui acquisti sono irrilevanti. Per quanto riguarda i cereali convenzionali, la produzione elvetica copre il "95% o il 100%" del fabbisogno, ha osservato Sonderegger, aggiungendo che solo per i cereali bio è necessario importare.
SDA-ATS