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Gli Stati Uniti non hanno intenzione di bannare le criptovalute ma molte di esse ricadono nella definizione di security e come tali vanno regolamentate: questo è quello che ha detto Gary Gensler, capo della SEC.
Gary Gensler: le criptovalute non saranno bannate
Il capo della SEC ha risposto ad un’interrogazione presentata da Ted Budd, deputato repubblicano del North Carolina. La domanda era semplice: gli Stati Uniti hanno intenzione di bannare le criptovalute in favore di una CBDC come avvenuto in Cina?
La risposta di Gary Gensler è stata chiara: no. O meglio, non starà alla SEC bannare le crypto, sarà una decisione del Congresso.
Tuttavia ha anche ribadito che c’è bisogno di regolamentazione, per le piattaforme DeFi e per gli exchange centralizzati, i quali dovranno avere le autorizzazioni della SEC. Infine, ha aggiunto che la maggior parte delle criptovalute ricade sotto la definizione di security.
Perché le criptovalute non sono security
A queste parole ha replicato il deputato Tom Emmer:
.@GaryGensler thinks that most cryptocurrencies are securities. Let’s indulge his line of thinking for a moment just so we can see how harmful it is to everyday investors.
— Tom Emmer (@RepTomEmmer) October 5, 2021
La sua tesi è che le criptovalute non possono essere considerate security. Una definizione simile sarebbe un danno per gli investitori.
Spiega Tom Emmer:
“Diciamo che qualcuno che ha emesso un token è d’accordo con il presidente Gensler e vuole registrarlo come un titolo presso la SEC. Una volta registrato, questo token può essere scambiato sul NYSE o NASDAQ? No”.
Il deputato entra nel dettaglio: a suo avviso non è possibile che un broker dealer come Charles Schwab possa gestire asset digitali e custodirli sotto la guida della SEC. E ancora:
“Se Gensler considera una moneta con un market cap di $1B e decine di migliaia di investitori un titolo, cosa succede a questi investitori? Il valore del token crollerà e gli investitori al dettaglio non saranno in grado di scambiarlo”.
La sua conclusione è che se le criptovalute fossero trattate come security, non ci sarebbe più posto per gli investitori retail. Questo porterebbe il valore di Bitcoin e delle altre crypto a crollare. Meglio che la SEC stia lontano dalle crypto:
“Chiaramente non c’è un percorso per i titoli di asset digitali per essere scambiati da nessuna parte, quindi è chiaro che gli investitori al dettaglio sarebbero danneggiati dalle azioni di Gensler. Gary Gensler togliti di mezzo”.
Criptovalute: security o commodity?
Negli Stati Uniti il dibattito sulla natura delle criptovalute non è secondario: stabilire se sono security o commodity implica trasferire l’autorità su di esse rispettivamente sulla SEC o sulla CFTC.
In realtà le criptovalute coinvolgono entrambe. Nel 2019 l’allora finance director della SEC William Hinman definy Ethereum una commodity, ovvero una sorta di materia prima, proprio come l’oro, e per questo regolamentata dalla CFTC. Le commodity hanno una caratteristica: il loro valore è determinato dalla legge della domanda e dell’offerta.
Al contrario quei prodotti “derivati”, tipo ICO, futures o ETF sono da considerarsi security. Nel loro caso chi li acquista si aspetta un ritorno economico. Per definire se un asset rientri nella definizione di security esiste il test di Howey. Basta rispondere a tre domande:
- C’è un investimento di denaro con l’aspettativa di profitti futuri?
- C’è un investimento di denaro in un’impresa comune?
- I profitti provengono dagli sforzi di un promotore o di terzi?
Se la risposta è sì, l’asset è una security. Una criptovaluta come Bitcoin, tradata sui classici exchange crypto non sembra affatto una security considerando la sua natura decentralizzata.
In attesa che le autorità trovino un’intesa sulla definizione delle crypto, appare chiaro che gli Stati Uniti sono intenzionati a dotare il settore di una regolamentazione. Resta da vedere l’esito e come questo impatterà sul settore.