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BELLINZONA - Nell'aprile del 2019 era stata condannata al carcere a vita per aver istigato il marito a uccidere la ex moglie. Ma nelle scorse settimane è tornata a giudizio, stavolta davanti a una Corte di appello e di revisione penale. Si tratta della cittadina russa - ora quarantunenne - protagonista del delitto di Monte Carasso del 2016.
Oggi alle 9.30 il processo in Appello si riapre a Giubiasco (per rispettare le misure anti-coronavirus, la Corte presieduta dal giudice Giovanna Roggero-Will - è riunita negli spazi del Centro di formazione della polizia cantonale). Lo scorso 9 settembre il dibattimento era infatti stato sospeso a data da definire a causa di una questione relativa le traduzioni di alcuni interrogatori videoregistrati effettuati in fase d'inchiesta: l'avvocato difensore Yasar Ravi aveva presentato un'analisi, secondo cui vi sarebbero state delle imprecisioni nelle traduzioni di alcune domande e risposte.
Quel 19 luglio 2016 - I fatti - come detto - risalgono a oltre quattro anni fa: era il 19 luglio del 2016, quando in un'abitazione di Monte Carasso si consumò il delitto: il marito della 41enne russa aveva tolto la vita all'ex moglie, inscenandone il suicidio (le aveva fatto perdere i sensi manipolandole il collo e poi le aveva tagliato le vene dei polsi). Secondo l'accusa - rappresentata dalla procuratrice pubblica Chiara Borelli - l'uomo avrebbe agito spinto dalla nuova consorte, la donna che aveva conosciuto online e aveva fatto arrivare in Svizzera dalla Russia. Lei era in cerca di una vita migliore, ma lui doveva pagare tremila franchi al mese di alimenti alla ex consorte.
Lei nega - Così come già durante il processo di primo grado, anche davanti alla Corte di appello, la russa 41enne ha negato il suo coinvolgimento: «Mi aveva detto che andava dal dottore, dall'avvocato e poi a parlare con la prima moglie» ha spiegato nelle scorse settimane in aula, affermando di non aver avuto nessun sospetto delle intenzioni del marito.
Le condanne - Nel processo di primo grado, che aveva avuto luogo nell'aprile del 2019, la 41enne cittadina russa era stata condannata al carcere a vita (sentenza che ha poi impugnato). Il marito, invece, sta attualmente scontando una pena detentiva di sedici anni.