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Sono oltre 83 mila gli svizzeri di Lione. Tra di essi Henri Rusconi, un pensionato di destra, e Cécile Emery, una giovane donna di sinistra. Entrambi seguono con attenzione la campagna per le elezioni presidenziali.
Incontro nella città francese con i rappresentanti della comunità più numerosa degli svizzeri all'estero.
"Mio padre giunse a Lione nel 1923. Aveva lasciato Chiasso, in Ticino, perché desiderava raggiungere lo zio. All'epoca - racconta Henri Rusconi - lavorare al sud delle Alpi come orologiaio era davvero molto difficile. Non aveva altra scelta che quella di partire".
Di madre francese, Henri è nato a Lione tre anni dopo, nel 1926. Trascorreva spesso le vacanze con i nonni a Chiasso, così ha imparato bene il dialetto, che non ha dimenticato. Terminata la scuola di orologeria a Lione, Henri Rusconi ha trascorso due anni a La Chaux-de-Fonds per perfezionarsi, prima di rilevare il commercio paterno.
"Sono nata a Ginevra: mio padre è svizzero, mentre mia madre è francese. Ho frequentato le scuole in Francia, a Annemasse – spiega Cécile Emery – a pochi passi da Ginevra". Ottenuta la maturità, la giovane donna si è iscritta all'Università di Lione nel 2000.
"Dopo un periodo di adattamento, a Lione mi sono sentita davvero bene e ora vivo la mia vita qui". Completata la sua formazione, Cécile Emery lavora attualmente per il "Festival Hors Ecran" di Lione, cerca un impiego a tempo pieno e vive con il suo compagno francese.
Ricordando la Svizzera
"Alla fine della guerra, per evitare di dove andare in Germania, come i miei amici, ho ripudiato la mia nazionalità francese". All'epoca, parliamo degli anni 1946-1947, Henri Rusconi era addirittura stato bloccato in Svizzera: l'ambasciata francese aveva aspettato un anno prima di accordargli un visto. "Poi le cose sono rimaste così".
Henri Rusconi è presidente dell'Associazione Pro Ticino di Lione, suo padre aveva ricoperto la carica di vicepresidente. "Seguo molto da vicino l'attualità svizzera ed esercito regolarmente il mio diritto di voto". Un attaccamento alla Svizzera che si manifesta anche attraverso il suo impegno di delegato in seno all'Organizzazione degli svizzeri all'estero (OSE).
"Tutta la mia famiglia – precisa Rusconi – trascorre ancora le vacanze in Svizzera. Uno dei miei nipoti ha pure deciso di viverci. Del resto i giovani che tornano in Svizzera non sono pochi, perché la congiuntura è più favorevole".
Cécile Emery ha la doppia nazionalità, ma ha preso molte distanze dalla Svizzera, soprattutto dalla sua mentalità. "E' vero, la vita è più facile, ma mi sento meno a mio agio. Secondo me i cittadini di Lione sono più aperti. E in ogni caso ho deciso di fare la mia vita qui. Nella vita, prima o poi, bisogna compiere delle scelte".
A Ginevra torna a votare solo nel caso in cui ci sono argomenti "importanti". Essendo ora residente a Lione, Cécile si interessa di più alla politica francese. "E' difficile non essere coinvolti dalle presidenziali. Persino in Svizzera, come ho potuto constatare, si segue da vicino questo appuntamento elettorale".
"Sarkozy ha i piedi per terra"
"Mia moglie – spiega Henri Rusconi – ha la doppia nazionalità e quindi può votare in Francia. Da parte mia, seguo attentamente le vicende della politica francese e, naturalmente, la corsa all'Eliseo... e da un'ottica di destra. E quando dico destra – puntualizza - non dico estrema-destra".
Henri Rusconi parla molto di politica con i suoi amici. "Onestamente – commenta – Ségolène la consideriamo un po' troppo fantasiosa, promette la luna mentre occorre avere i piedi ben per terra. Io punto piuttosto su Sarkozy, perché secondo me è molto più realista".
Basti pensare, per esempio, al problema della pensione. "In tutti i paesi, cominciando proprio dalla Svizzera, si lavora sempre più a lungo. Quando vediamo – sottolinea Rusconi - che in Francia si va nella direzione opposta, non è possibile non porsi delle domande. Secondo me si confonde troppo spesso il sociale con il socialismo. Ritengo che si possa perfettamente avere una sensibilità sociale senza essere socialisti".
I cittadini di Lione sono allora di destra? "Sono piuttosto conservatori – evidenzia Cécile Emery, il cui cuore batte a sinistra – amano le loro comodità e hanno molta paura dell'ignoto. Ho l'impressione che giovani abbiano voglia d'altro, ma quando si tratta di passare all'atto, votano in effetti a destra. Forse perché credono troppo a quanto si dice in TV".
"Ho voglia di credere in Ségolène"
Nel 2002 Cécile Emery non aveva votato. "Dopo quanto successo a Lionel Jospin, ho provato imbarazzo nel confessare di non essermi iscritta. Me la sono presa molto con me stessa. So bene che il mio voto non avrebbe cambiato il corso della storia, ma questa volta darò il mio contributo e voterò!".
All'inizio era piuttosto schierata dalla parte dell'ex ministro Dominique Strauss-Kahn, poi ad essere designata candidata del Partito socialista è stata Ségolène Royal.
"Cerco di non farmi influenzare. Nel suo discorso di febbraio – racconta Emery – mi è sembrato che Ségolène rispondesse davvero a delle attese. Per una volta avevo l'impressione che ci si rivolgesse a me in quanto persona. E' vero che restano sospesi molti aspetti problematici legati al budget: dove troverà il denaro per finanziare tutti i suoi progetti? Comunque sia – conclude – io ho voglia di crederci".
swissinfo, Isabelle Eichenberger, Lione
(traduzione e adattamento dal francese Françoise Gehring)
Svizzeri di Francia
Alla fine del mese di dicembre del 2006, su 645'010 svizzeri all'estero, 171'732 vivevano in Francia, di cui 142'672 cittadini con la doppia nazionalità.
Sono 83'656 gli svizzeri residenti a Lione; la città francese è così la patria della comunità degli svizzeri all'estero più numerosa al mondo.
Lione
Lione è la terza città di Francia; in termine di agglomerato urbano rappresenta la seconda aera metropolitana della Francia dopo Parigi e prima di Marsiglia.
Lione, che si situa dove confluiscono il Rodano e la Saona, è il capo luogo della regione Rodano-Alpi.