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Financial Times racconta un viaggio nella metropoli statunitense, dove Trump non esiste e #MeToo ha avuto un impatto maggiore della crisi del 2008.
Nella rassegna stampa odierna dell'edizione digitale del Corriere della Sera, curata da Gianluca Mercuri, viene ripreso un reportage su New York, firmato da Simon Kuper, per il Financial Times (FT). Il punto di partenza della riflessione sulla Grande Mela è che "New York genera i trend sociali globali".
Kuper, innanzitutto, ritiene che la vita sociale di New York sia profondamente cambiata, con l'esplosione - nel 2017 - del movimento #MeToo, contro le molestie sessuali. Da allora, secondo il giornalista del FT, "un gran numero di maschi newyorchesi altolocati è sparito: non solo licenziati, ma nemmeno più visti ai brunch che contano. La crisi finanziaria del 2008 aveva avuto un impatto minore sull'élite della città". A differenza del passato, ad esempio con le vicende legate al finanziere Jeffrey Epstein, "crimini sessuali e molestatori non hanno futuro nella società newyorchese".
L'approfondimento sulla vita di New York spiega come gli effetti di #MeToo siano particolarmente profondi. A cambiare sono i codici verbali, ovvero quel che è possibile dire e quel che, invece, non lo è. Secondo Kuper, certe cose - a New York - non le si possono nemmeno più pensare. L'autore dell'inchiesta rivela le parole di un amico, che dovrebbero rappresentare i timori degli uomini di mezza età: "un giorno dirò la cosa sbagliata a una riunione e la mia carriera finirà, dopo tre giorni di tempesta su Twitter". La generazione di #MeToo sembrerebbe aver riscritto nuovi codici comportamentali, che solo loro sono in grado di utilizzare.
Secondo Kuper, la maggioranza della popolazione di New York ha dato vita a una "secessione emotiva" dagli Stati Uniti di Donald Trump. L'attuale inquilino della Casa Bianca sembra sia "a malapena citato nelle conversazioni. In una città che nel 2016 ha votato al 79% per Hillary, la maggior parte dei suoi abitanti non incontra mai sostenitori del presidente". Il dibattito politico, a New York, è tra "liberals" e "socialists".
Osservando gli USA con le lenti di quanto pubblicato dal FT, si può "immaginare un Paese parallelo e armonioso, in cui Trump è rimasto un immobiliarista newyorchese alle prese con le sue bancarotte".