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BERNA - All'indomani dell'annuncio delle sue dimissioni, la stampa svizzera non è molto tenera nei confronti di Hans-Rudolf Merz: il consigliere federale, benché sia stato un bravo ministro delle finanze, verrà soprattutto ricordato per la sua gestione del "caso Gheddafi" e per la vicenda UBS.
Merz lascia "finanze sane e conti che nel 2010 dovrebbero essere nuovamente nelle cifre nere. Ma non è per questo che Merz sarà ricordato", affermano i quotidiani neocastellani "L'Express" e "L'Impartial". Dell'appenzellese rimarrà il ricordo della sua "gestione calamitosa del salvataggio di UBS" e del "suo catastrofico e inutile viaggio a Tripoli" nell'agosto 2009.
UBS, allentamento del segreto bancario, attacchi da parte degli Stati a noi vicini, caso Gheddafi: "sette anni di ortodossia finanziaria e di estetismo contabile non controbilanciano quei pochi mesi quando, sotto pressione internazionale, la Svizzera ha cambiato epoca", afferma il friburghese "La Liberté".
"Non è per le sue qualità di statista che Merz è stato eletto nel 2003", afferma da parte sua "Le Temps". "Seguace ostinato dell'ortodossia budgetaria", l'appenzellese è stato scelto da una destra preoccupata unicamente di salvaguardare le finanze pubbliche. "Su questo piano, coloro che lo avevano sostenuto sono stati accontentati". "Avremmo però voluto che, confrontato con un mondo più duro di lui, imparasse a agire come un leader invece che come eterno consulente. Ciò non si è avverato. Peccato", afferma il quotidiano.
Il vodese "24 Heures" critica invece il momento scelto da Merz per annunciare le proprie dimissioni: lo stesso giorno nel quale la sua collega di governo Doris Leuthard ha lanciato la campagna per la votazione sull'assicurazione contro la disoccupazione. Più in generale, al quotidiano non piace la tendenza dei politici a voler "risuscire l'uscita di scena" piuttosto che lasciare un bilancio positivo.
La Neue Zürcher Zeitung (NZZ) si sofferma invece sugli aspetti tattici della partenza di Merz: scegliendo di andarsene in ottobre, il PLR potrà eleggere il suo successore prima del PS, ciò che permetterà al partito di Fulvio Pelli di "disciplinare" i socialisti.
"Se il PS non sosterrà il PLR dovrà aspettarsi una reazione dei liberali-radicali in dicembre", gli fa eco il "Tages-Anzeiger". Di conseguenza diminuiscono anche le probabilità dei Verdi di ottenere un seggio in Consiglio federale, aggiunge il foglio zurighese.
Da parte loro, la "Berner Zeitung" e la "Basler Zeitung" criticano il fatto che i due consiglieri federali dimissionali, Hans-rudolf Merz e Moritz Leuenberger, non abbiano scelto di partire nello stesso momento. Sarà un "autunno perso in mercanteggiamenti elettorali", afferma il giornale bernese. Il quotidiano basilese si rammarica che fino all'elezione del successore di Leuenberger a prevalere sulla scena politica saranno unicamente i tatticismi.
A più lungo termine, afferma da parte sua il "Blick", le dimissioni di Merz, che simboleggiava con l'ex-boss di UBS Marcel Ospel "un'ideologia radicale del mercato", tolgono un peso al PLR in vista delle elezioni federale del prossimo anno.
Decisamente fuori dal coro è invece il "Corriere del Ticino" che definisce Merz "un prezioso tesoriere per la Svizzera". Secondo il quotidiano ticinese il consigliere federale non verrà ricordato per il caso Gheddafi o per "aver sottovalutato le nubi nere che si addensavano sul segreto bancario", ma per aver contribuito a scongiurare il fallimento di UBS e per aver evitato un processo tra la banca e gli Stati Uniti.
Molto più critica è "La Regione": le cifre dei conti statali tornati in nero rappresentano solo una "cornice". Secondo il foglio bellinzonese ad essere stato "fatale" per Merz è stato l'anno presidenziale: Merz è stato "un presidente incapace di cogliere appieno la realtà". Ma per il quotidiano il suo errore più grande è stato il sottovalutare per mesi le difficoltà di UBS.
SDA-ATS