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Cronologia
Riassunto:
- 1854 – Stefano Somazzi, iniziò a lavorare come apprendista orologiaio nel negozio del signor Greco.
- 1860 – Stefano Somazzi comprò il negozio alla vedova Greco e fondò l’orologeria Somazzi.
- 1892 – Emilio Somazzi subentrò nel negozio del padre defunto e continuò l’attività commerciale e si mise a fabbricare pendole ed orologi.
- 1923 – Salvatore Somazzi iniziò a lavorare con il padre Emilio dopo aver terminato gli studi come ottico.
- 1930 – Remo Somazzi si mise a lavorare come orologiaio con il fratello Salvatore.
- 1932 – Emilio Somazzi vende la sua attività commerciale nonché il laboratorio di orologeria ai figli Salvatore e Remo.
- 1970 – Massimo Somazzi, riprende l’attività del padre.
- 1981 – Roy Somazzi, dopo aver terminato il tirocinio come orologiaio riparatore e lavorato nelle più prestigiose fabbriche d’orologeria svizzere, raggiunse il padre e gestisce attualmente il negozio.
- 2007 – Fabio Somazzi, dopo aver effettuato 4 anni di tirocinio come orologiaio riparatore e degli stage, affianca il padre Roy.
Via Nassa nell’800
Il tempo dei Somazzi
L’anno di nascita dell’Orologeria Somazzi viene fissato nel 1860, l’anno della spedizione garibaldina dei Mille, un tempo che conta ormai oltre 150 anni, e vede susseguirsi, sempre allo stesso indirizzo di Via Nassa 36, ben sei generazioni della famiglia Somazzi, maestri orologiai e commercianti.
Oggi, la Somazzi SA è concessionaria dei più prestigiosi brand dell’orologeria elvetica, basti citare Patek Philippe, Jaeger-LeCoultre e Omega.
L’impegno nell’orologeria dei Somazzi è precedente di almeno un ventennio rispetto alla titolarità del negozio. Nella prima metà dell’Ottocento, infatti, nel settore lavora il giovane Stefano Somazzi, nato il 7 novembre 1840 da Bernardino Somazzi ed Emilia Polar, che nel 1854 ha la ventura di entrare per il tirocinio di apprendista dall’orologiaro, come si diceva allora, Greco, che aveva un negozio laboratorio in Contrada di Nassa 69, strada il cui nome, come quello dell’adiacente Via Pessina, ricorda il carattere preminente della pesca e del lago nella vita della Lugano antica. Oggi, l’attuale, centralissima Via Nassa 36, con un parziale aggiornamento burocratico di nome e numero, è la storica sede ininterrottamente occupata dall’Orologeria Somazzi.
Scomparso il titolare Greco, Stefano Somazzi continua a lavorare per la vedova e nel 1860 compera il negozio per Frs. 550.- fondando l’Orologeria Somazzi. Orologiaio e gioielliere, Stefano avvia anche la fabbricazione di orologi e pendole.
Nel negozio di Via Nassa hanno fatto bella mostra di sé due pendole da lui costruite in stile antico. Ai tempi, un problema tecnico era il pendolo che, per evitare ritardi o anticipi, non doveva subire gli effetti della temperatura nelle oscillazioni. Stefano Somazzi riuscì a combinare il pendolo con materiali diversi le cui differenti dilatazioni si compivano in modo da neutralizzarsi a vicenda. Inoltre, realizzò una pendola con carica unica di un anno.
Ancor più onore all’impegno professionale di Stefano va dall’aver saputo individuare un settore avanzato; infatti, durante tutto l’Ottocento, il Cantone, produttore essenzialmente di prodotti agricoli come paglia, tabacco, seta, formaggi, soffre di una grave arretratezza economica, che si esprime in una forte emigrazione cui Stefano sa sfuggire.
Stefano si sposa con Orsola Allegrini, nata nel 1866, e dal matrimonio nascono otto figli. Il ‘cursus honorum’ di Emilio Somazzi, nato il 17 dicembre 1871, dopo le scuole comunali di Breganzona, lo vede seguire i corsi commerciali e, cresciuto alla scuola laboriosa e intelligente di Stefano, subentra nel negozio del padre che muore nel 1892. Non era solo un artigiano, Emilio, ma uno studioso e geniale lavoratore; così, continua non solo l’attività commerciale, ma introduce accanto all’orologeria anche articoli d’oreficeria e argenteria, dando un impulso decisivo per lo sviluppo del negozio.
Emilio, ancor giovane, convola a nozze con Emilia Antonietta Beretta-Piccoli, del 1878, appartenente a una delle prime famiglie di commercianti in pelle di Lugano, da cui nascono Stefano, il 27 gennaio 1897, Battista Salvatore detto Dorino, il 26 settembre 1902, Remo Francesco Battista, nato il 22 settembre 1906, oltre a tre sorelle.
Dopo aver abbracciato la carriera paterna, sostituendolo alla scomparsa, Emilio porta il suo negozio all’apogeo dello sviluppo, da uomo intelligente quale era. È interessante notare come l’attività commerciale non impedisce la partecipazione attiva alle vicende storiche dell’epoca. I Somazzi, infatti, nella loro storia sono sempre stati partecipi, con equilibrio e saggezza, delle vicende che hanno interessato Lugano e il Cantone.
Di principi liberali radicali, Emilio, che partecipa ai moti risorgimentali in Italia, si arruola tra gli armati della rivoluzione liberale dell’11 settembre 1890.
In quegli anni, il Ticino è sorvegliato da Berna e spesso anche occupato militarmente. La Confederazione doveva badare a quanto succedeva in un cantone geograficamente periferico, ma strategico perché confinante con il Regno d’Italia. Per questo, la presenza e l’azione degli esuli italiani in Svizzera influisce non solo sulla politica cantonale, ma sulle relazioni tra Confederazione e Regno. Sullo sfondo di spionaggi, tumulti anarchici, insurrezioni politiche, connivenze tra polizia ticinese e consolato italiano, scandali finanziari, logge massoniche attive politicamente, la Svizzera deve scegliere tra necessità internazionali, il buon vicinato con l’Italia e il principio radicato del diritto all’asilo.
A seguito dell’esito delle elezioni per il Gran Consiglio del 3 marzo 1889 – sono eletti 75 conservatori e 37 liberali – scoppiano gravi scontri tra le due fazioni: i liberali imputano ai conservatori una serie di illecite cancellazioni dalle liste di candidati liberali. L’11 settembre 1890 scoppia la cosiddetta Rivoluzione del 1890: i rivoltosi Rinaldo Simen, Romeo Manzoni e altri prendono d’assalto il palazzo governativo e proclamano un governo provvisorio liberale.
Senza incontrare resistenza arrestano Gioachimo Respini, che si trova a Lugano con il collega Agostino Bonzanigo, e prendono in ostaggio gli altri consiglieri di Stato all’interno della residenza governativa. Emilio Somazzi monta la guardia alle Cinque Vie, nodo stradale chiave per Lugano, e alla camera del vecchio Ospedale dove viene rinchiuso il valmaggese Respini. Somazzi lo descrive così: “non faceva che passeggiare con passo concitato, tanto da sembrare un leone in gabbia quando allora dei pasti si avvicina il guardiano. Era un uomo fiero anche in prigione”.
In seguito al colpo di stato i liberali, guidati da Rinaldo Simen, costituiscono un governo provvisorio che, però, ha vita breve: il Consiglio federale fa intervenire la truppa e il 12 settembre il commissario federale colonnello Künzli lo dichiara sciolto e impone un governo di transizione composto di liberali e conservatori. Il nuovo Consiglio di Stato è composto da Agostino Soldati, personalità considerata al di sopra delle parti, dai conservatori Felice Giannella e Fedele Moroni, e dai liberali Luigi Colombi e Filippo Rusconi e si insedia in ottobre dando vita al primo “governo misto”.
Emilio Somazzi, grazie al successo del suo lavoro, è considerato il ‘principe’ della piazza commerciale di Lugano. La “Emilio Somazzi Orologeria – Oreficeria Ottica” come si legge sulla carta intestata dell’epoca, è rappresentante di Patek Philippe, Vacheron et Constantin, Ulysse Nardin, Omega, Longines, Zenith, “si eseguono occhiali” e vende “Cannocchiali – Binocoli, Servizi da tavola, Posateria”. È anche appassionato di agricoltura e caccia sui monti di Medeglia e Isone. Nel terreno avito di Breganzona pianta un vigneto che coltiva con cura.
Negli anni della Prima guerra mondiale aumentano le richieste di orologi da polso. È principalmente l’esercito a spronarne la produzione, i modelli militari vengono molto richiesti, mentre dal 1919 parte la corsa alla precisione.
Nel 1920, il periodo in cui nascono i primi cronografi da polso, suo figlio Dorino va due anni in Germania per studiare da ottico, rientrando poi in Svizzera nel 1922 a lavorare con il padre. Agli orologi si aggiunge, quindi, un nuovo settore d’attività, l’ottica, che si rivela una novità anche per la Città di Lugano.
Nel 1930, a Dorino, che nel 1929 aveva sposato Henriette Augusta Maggi, nata nel 1903, si affianca il fratello Remo, orologiaio. Sono gli anni della Crisi del 1929 che si ripercuotono anche sul settore dell’orologeria, ma la corsa a migliorare sempre di più i propri movimenti, specialmente per i grandi orologi complicati, ridà ben presto un nuovo impulso al mercato. Solo con l’affermarsi del turismo e di una prima industrializzazione, nei primi decenni del Novecento, la situazione economica del Ticino comincia a mutare. Nel 1935 circa, Emilio, che scomparirà nel 1946, vende il negozio ai due figli che lo gestiscono insieme fino al 1964.
La Seconda guerra mondiale costituisce una fase molto difficile, dal punto di vista della produzione di strumenti di precisione e di meccanica fine, per l’approvvigionamento e per la problematicità dei trasporti, con una linea ferroviaria del Gottardo monopolizzata dai convogli tra Germania e Italia. Tuttavia, quegli anni tragici sono superati e, anzi, vedono episodi curiosi come generali germanici prima e poi americani che visitano il negozio per acquistare orologi svizzeri di alta qualità.
A partire dalla fine degli anni cinquanta, si innesca in Germania e soprattutto in Italia una fase di rapida trasformazione delle strutture economiche e sociali che in dieci anni trasforma la Penisola da paese prevalentemente agricolo in un moderno paese industrializzato. Ed è proprio a partire dagli anni 1960, in concomitanza con il boom italiano e quello immobiliare nel Cantone, che il Ticino si afferma come importante piazza finanziaria e di servizi, in particolare con riferimento alla vicina Italia.
La crescita diviene notevole, soprattutto nei settori dell’industria e del terziario, pur a scapito del settore agricolo ed è in parte dovuta alle opportunità della congiuntura internazionale, sulla scia degli stimoli iniziali del Piano Marshall.
Oltre all’intraprendenza e alla lungimirante abilità degli imprenditori italiani, ha un effetto di moltiplicatore l’incremento del commercio internazionale e il conseguente scambio di manufatti che lo accompagna, con la fine del tradizionale protezionismo e un esponenziale aumento della produttività. Il risultato di questo processo fu l’imponente movimento migratorio interno e all’estero, avutosi negli anni Sessanta e Settanta, specie verso Svizzera e Germania.
Va osservato che il ‘miracolo economico’ non avrebbe avuto luogo senza il basso costo del lavoro che viene poi meno dopo i rivolgimenti politico-sociali del 1968 con lo strapotere dei sindacati, attivati dall’influsso di Mosca e Pechino, nel quadro della Guerra fredda.
Ma gli anni della grande espansione furono anche teatro di straordinarie trasformazioni degli stili di vita, del linguaggio e dei costumi degli italiani. La cultura media cresce grazie alla televisione che ha un ruolo connettivo e socializzante tra nord e sud; iniziativa imprenditoriale, grandi aziende, ditte familiari e lavoro fanno registrare un deciso aumento del tenore di vita delle famiglie italiane, con le prime lavatrici, frigoriferi e automobili e le autostrade che consentono spostamenti rapidi ed economici alle famiglie. Tutto questo porta ad un aumento della clientela per i prodotti di qualità, tra i quali l’orologio svizzero, che sintetizza utilità pratica quotidiana, prestigio e stile, e assume un carattere di preminenza tra gli status symbol. La gita e lo shopping a Chiasso e Lugano diventano così un must per le famiglie italiane, mentre aumenta massicciamente anche l’afflusso dei turisti tedeschi. Sono anche gli anni che vedono la nascita degli orologi elettronici e gli inizi della grande diffusione di massa dell’orologeria industriale.
Nel 1970, Remo scompare; lo stesso anno, il primo ottobre, suo nipote Massimo Somazzi, di professione commerciante, compera il negozio da suo padre Salvatore.
Massimo Elvezio Emilio, nato il 1 agosto 1931, ha una sorella, Antonietta Ernestina, nata nel 1930, e due fratelli, Stefano Uberto, nato nel 1939, di professione medico dermatologo e Raffaello Augusto, del 1946, noto artista e gioielliere. Entrambi non intervengono nelle attività dell’Orologeria, seguendo occupazioni indipendenti.
Il lavoro si sviluppa in linea con le mutate esigenze imprenditoriali e aziendali, mentre sul versante tecnico nascono gli orologi al quarzo e la concorrenza industriale giapponese. Massimo Somazzi conferisce al negozio dal 1980 la struttura societaria di S.A.
Nel 1981, dopo aver terminato il tirocinio come orologiaio riparatore e lavorato nelle più prestigiose fabbriche d’orologeria svizzere, al padre Massimo viene ad affiancarsi il figlio Roy, nato nel 1959.