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Abolire i canoni radio e TV: è quanto chiede l'iniziativa popolare, soprannominata "No Billag", su cui il Consiglio nazionale (la Camera del popolo svizzera) ha iniziato oggi a discutere. In gioco ci sono il valore delle informazioni in una democrazia e delle tasse di ricezione di 451 franchi all'anno, che tutti in Svizzera devono pagare.
Che tasse sono?
La Società svizzera di radiotelevisione (SSRLink esterno) è finanziata al 75% attraverso il canone e al 25% con la pubblicità. Se si vive in Svizzera, si devono pagare le tasse di ricezione della radio e della televisione: si tratta di un obbligo legale, indipendentemente sia dai programmi che si ascoltano o si guardano, sia dal fatto che si disponga di cavo, satellite, antenna, Web o telefonia mobile. Queste tasse sono pari allo 0,74% di un reddito annuo svizzero medio (61'152 franchi): in totale il canone ammonta a 451 franchi all'anno, di cui 165 per la ricezione radio e 286 per la ricezione televisiva.
Dove vanno a finire questi soldi?
Il fatturato annuo della SSR è di circa 1,6 miliardi di franchi. Con questo bilancio, la SSR gestisce 17 reti radiofoniche e 7 televisive nelle quattro lingue nazionali, ossia tedesco, francese, italiano e romancio. Gli introiti sono principalmente destinati al finanziamento dei programmi radiofonici e televisivi. Una parte del canone va anche ad emittenti radiofoniche e televisive private.
La SSR è un'emittente statale?
No, la SSR non è un'emittente di stato e neppure un'emittente di diritto pubblico come la BBC in Gran Bretagna, bensì un'istituzione di diritto privato. Nessuno può intromettersi nel lavoro redazionale della SSR, nemmeno la politica. Questo principio è alla base dell'azienda, che è stata fondata come unione di associazioni e tale è rimasta fino ad oggi. Inizialmente, nel 1931 le società radiofoniche locali e regionali che esistevano all'epoca si unirono in un'associazione. Ecco perché il finanziamento non fu operato tramite tasse, bensì attraverso contributi degli ascoltatori.
Cosa significa "No Billag"?
L'ente incaricato di riscuotere i canoni radio-TV si chiama Billag. Per questo in Svizzera si parla di "tassa Billag" o "canone Billag". Cosicché, l'iniziativa popolare "Sì all'abolizione del canone radiotelevisivo (Abolizione del canone BillagLink esterno)" è comunemente chiamata "iniziativa No Billag". I promotori argomentano che si tratta di un balzello imposto a tutti, che limita la libertà di decisione del singolo cittadino, perché tutti devono pagare l'intera offerta, indipendentemente dal consumo.
Cosa dicono i politici?
Secondo la maggioranza parlamentare, il canone consente un buon servizio di base, con informazioni e trasmissioni in tutte le regioni linguistiche. In Svizzera viene chiamato "servizio pubblico".
La Camera dei Cantoni (Consiglio degli Stati) ha respinto l'iniziativa e vorrebbe che fosse semplicemente sottoposta al voto popolare con la raccomandazione di bocciarla. La Camera del popolo deve ancora decidere se allinearsi alla Camera dei Cantoni o se presentare un controprogetto, che verrebbe sottoposto al voto popolare contemporaneamente all'iniziativa.
Ad eccezione di alcuni politici di destra, tutti in parlamento ritengono che questo modello costituisca un valido modello per la Svizzera anche in futuro. Il sistema del canone è fondamentale per il funzionamento della democrazia e per la coesione della Svizzera, ha ad esempio rilevato la commissione preparatoria del Consiglio degli Stati. Tuttavia, c'è controversia sull'ammontare del canone e sulle prestazioni per le quali deve essere utilizzato.
L'elettorato elvetico sarà probabilmente chiamato ad esprimersi sull'iniziativa nella primavera del 2018. L'iniziativa non è stata lanciata da un partito, ma da un comitato composto di privati cittadini.
Cos'ha a che fare con lei tutto questo?
SWI swissinfo.ch – il portale di notizie sul quale si trova attualmente – è il servizio internazionale in dieci lingue della SSR.
Un progetto alternativo?
L'iniziativa popolare che chiede la soppressione pura e semplice dei canoni radio-tv non raccoglie i favori della maggioranza del parlamento, ma suscita aspri dibattiti. Questi ruotano ora attorno all'opportunità di presentare al popolo un progetto alternativo. È quanto chiede l'Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice), sostenuta da cerchie economiche, che propone di dimezzare l'importo del canone per le economie domestiche private ed esentare le aziende. Avviato oggi e durato tutta la mattinata, il dibattito alla Camera del popolo riprenderà il 25 settembre. Se la maggioranza dei deputati dovesse adottare il controprogetto all'iniziativa, l'oggetto tornerebbe alla Camera dei Cantoni.Fine della finestrella
(Traduzione dal tedesco: Sonia Fenazzi)