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La sinistra e i sindacati si rallegrano della bocciatura odierna della terza riforma dell'imposizione delle imprese. Ma tutti, vincitori o perdenti, auspicano che si cominci al più presto a lavorare a una nuova versione del progetto.
Secondo l'Unione sindacale svizzera (USS) la popolazione ha mostrato il cartellino rosso alla politica bocciando sonoramente la riforma: ne ha abbastanza degli sgravi a favore delle aziende che pesano sulle spalle dei contribuenti. Ora serve una riforma mirata che elimini i privilegi attuali senza che vengano a mancare introiti fiscali, afferma l'USS in una nota.
Anche secondo Unia la disfatta rappresenta un "inequivocabile rifiuto nei confronti di una politica fiscale intesa a tutelare unicamente gli interessi dei grandi gruppi e degli azionisti". Ora, afferma il sindacato in un comunicato, occorre ritornare all'idea originaria del progetto, ossia l'abolizione dei privilegi fiscali accordati a determinate imprese straniere. Per il sindacato, spetta al Consiglio federale presentare quanto prima un nuovo progetto di legge che sia in grado di eliminare efficacemente le attuali scappatoie fiscali per le imprese internazionali senza crearne di nuove.
Per il Partito socialista (PS) "non bisogna riprendere il lavoro da zero": "numerosi elementi (legati alla riforma) sono già stati trattati in commissione e dall'amministrazione", ricorda il presidente del PS Christian Levrat in un comunicato, il quale auspica che il nuovo progetto si orienti alla versione originale del governo. In modo da "concretizzare una tabella di marcia per un'attuazione rapida", il partito depositerà una nuova iniziativa parlamentare nel primo giorno della sessione primaverile delle Camere federali, il 27 febbraio. Il presidente del gruppo socialista in Parlamento Roger Nordmann ritiene realistico mettere sotto tetto un nuovo progetto "nei sei mesi che seguono il messaggio del Consiglio federale".
Deplorando la bocciatura odierna la Società svizzera degli impresari costruttori (SSIC) ritiene che ora sia i perdenti che i vincitori debbano riunirsi subito per elaborare una nuova riforma che sia accettata dalla maggioranza. Infatti solo un rapido adeguamento del sistema svizzero alle esigenze estere permette di impedire la delocalizzazione delle imprese internazionali e dei loro posti di lavoro.
Per il direttore dell'Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM) e consigliere nazionale (PLR/ZH) Hans-Ulrich Bigler la disfatta della terza riforma dell'imposizione delle imprese creerà una grande incertezza giuridica invece che accrescere la competitività della piazza economica elvetica. Per trovare rapidamente una soluzione, l'organizzazione delle piccole e medie imprese svizzere si dice pronta al compromesso.
Disposti al compromesso anche i Cantoni: il chiaro "no" non lascia scelta. Occorre allontanare "al più presto (...) il rischio ancora maggiore" che pesa sull'economia nazionale, afferma il presidente della Conferenza dei direttori cantonali delle finanze (CDF) Charles Juillard. A suo avviso, non è realistico chiudere il dossier entro la fine dell'anno, "come pretende la sinistra".
Interrogato sulla possibilità di tornare, come punto di partenza per un nuovo progetto, alla versione presentata dall'allora ministra delle finanze Eveline Widmer-Schlumpf, Juillard ha tuttavia risposto di sperare "che non sarà il caso": "quella versione della riforma era ancora più carica di quella sottoposta oggi ai cittadini svizzeri", e avrebbe quindi poche probabilità di ottenere un consenso. Da parte sua l'Unione delle città svizzere vorrebbe che la nuova bozza preveda esplicitamente che anche i Comuni - e non soltanto i Cantoni - beneficino delle compensazioni versate dalla Confederazione.
Anche il PPD, dispiaciuto per la bocciatura, chiede il rapido avvio di una nuova riforma. In una nota afferma che la popolazione e il ceto medio in primis si attende al contempo misure per il rafforzamento del potere d'acquisto.
SDA-ATS