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Nel suo sgrammaticato scritto (CdT del 19 gennaio scorso), il massagnese consigliere comunale della Lega Philippe Bouvet dice alcune cose giuste, ma magicamente salta a conclusioni sbagliate, populiste e al limite del ridicolo.
Bouvet è noto a Massagno per le sue interrogazioni e i suoi interventi puntigliosi.
Un consigliere comunale attento e preciso come lui, dovrebbe sapere (e così sembra essere) che una domanda di naturalizzazione, prima di arrivare al vaglio dell'intero consiglio comunale, deve affrontare diversi passaggi.
Per prima cosa bisogna riempire un formulario e allegargli diverse attestazioni relative all'integrazione, alle finanze, alla condotta ecc. Su tutta questa documentazione, l'amministrazione comunale effettua un controllo accurato. Se i requisiti per la cittadinanza sono ottemperati, la procedura continua, altrimenti no.
Il secondo passo è il colloquio/esame con una commissione di nomina municipale, che a Massagno è composta da tre membri: due ppd (tra cui la municipale capodicastero) e un socialista (io). Se il candidato ha frequentato almeno un intero ciclo di scuola dell'obbligo, l'incontro è un colloquio che serve per conoscere il richiedente e per verificare nuovamente la completezza della documentazione presentata e il rispetto dei requisiti. Se invece il ciclo di scuola è incompleto, il candidato viene sottoposto a un esame durante il quale deve dimostrare di conoscere l'italiano, la storia, la geografia e la civica svizzera, ticinese e locale.
Dopo aver effettuato il colloquio o aver superato l'esame, la richiesta di naturalizzazione, per il tramite della capodicastero, passa al vaglio del municipio che decide se licenziare il relativo messaggio municipale o no.
Ecco che la domanda di naturalizzazione ha già affrontato tre passaggi di verifica.
Il quarto spetta alla commissione delle petizioni, dove sono rappresentati tutti i gruppi politici del consiglio comunale, compreso quello di Bouvet, e che ha a sua disposizione l'intera documentazione relativa a ogni singola richiesta di naturalizzazione. La commissione è libera di fare, all'indirizzo del consiglio comunale, un rapporto favorevole o, se lo ritiene giustificato, anche contrario.
È qui che Bouvet inizia a sbagliare. Lui dice che il consiglio comunale deve votare una naturalizzazione basandosi unicamente sul rapporto della commissione delle petizioni, ignorando che la richiesta ha già superato precedenti e approfondite verifiche. Non si capisce per quale motivo un consigliere comunale della sua esperienza debba fare affidamento unicamente su di un semplice rapporto commissionale e ignorare il parere dei tre livelli precedenti.
Ma non pago dell'errore, il Nostro si spinge nelle paludi fangose del populismo della domenica, arrivando addirittura a dichiarare che concedendo “l’attinenza si sarebbe configurato un pericoloso precedente, in quanto non mancano esempi di persone che una volta concessa la naturalizzazione si sono radicalizzati diventando anche foreign fighters”. Con questa sua conclusione, il nostro paladino dimostra di aver negato la naturalizzazione in base a pregiudizi politici (per modo di dire) e non per l'eventuale mancanza di requisiti da parte dei due fratelli bocciati a Massagno.
Nell'ambito della commissione municipale ho avuto il piacere di conoscere questi due fratelli. Sono due ragazzi normalissimi, come molti se ne incontrano nelle nostre città. Ragazzi semplici, costretti a “spogliarsi” difronte a degli adulti che hanno il compito istituzionale di conoscerli, di interrogarli e in qualche modo anche di giudicarli.
Complimenti a Bouvet, sempre pronto a dare lezioni di svizzeritudine dimenticando forse la sua storia che lo ha visto nascere svizzero in un paese straniero, dove ha vissuto per molti anni, che ha fortemente influenzato la sua cultura.
Metto le mani avanti, e ricordo che io sono nato italiano a Zugo, che quando ero piccolo bevevo nesquik e che uno dei miei piatti preferiti è il bratwurst con la salsa alle cipolle e rösti.