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In molti luoghi si svolgono in questo periodo gli incontri per la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Si usa fissare l’inizio del movimento ecumenico nel 1910. Dopo 100 anni qual è il percorso fatto e quali sono le prospettive? Il movimento ecumenico si è fermato? Ha senso continuare?
In occasione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani 2010
Edimburgo e i missionari
Premesse
A partire dalla seconda metà dell’ottocento, si hanno una serie di iniziative che avvicinano chiese anglicane ed evangeliche fra loro, e altre che cominciano a porre l’attenzione ad una visione globale del cristianesimo. I mezzi di comunicazione fanno conoscere e venire in contatto cristiani di tradizioni e confessioni diverse. Questa serie di contatti e alcune iniziative di singoli farà da premessa alla nascita del movimento ecumenico.
Edimburgo
L’inizio del vero e proprio movimento ecumenico viene fatto risalire alla Conferenza missionaria di Edimburgo del 1910 1. Quest’anno siamo quindi a 100 anni dalla nascita dell’ecumenismo.
Delegati da tutto il mondo si trovarono ad Edimburgo per discutere sulle missioni cristiane. Molti interventi sottolinearono che per essere missionari credibili di Gesù Cristo, si doveva avere fra missionari un atteggiamento di dialogo e di collaborazione. Per continuare ad essere missionari bisognava iniziare ad essere ecumenici 2.
Ecumenismo
Il termine di ecumenismo, detto per inciso, deriva dal greco e significa il mondo abitato, ma da allora cominciò ad essere usato per tutto ciò che riguardava i dialoghi e le azioni comuni di chiese cristiane di diversa tradizione.
Vita e Azione
Con lo spirito missionario che li contraddistingueva i missionari non rimasero alle sole parole. Si misero in azione sia nelle missioni, sia creando una “Commissione per la cooperazione e la promozione dell’unità”, che avrebbe lavorato fra una conferenza missionaria e l’altra.
Il movimento ecumenico nasceva quindi come unità nell’azione. E dopo dieci anni, passata la Grande Guerra, si creava il movimento “Vita e Azione” (1920) per proseguire in maniera più organica su questa via intrapresa.
Va sottolineato che usiamo la parola “movimento” perché non era qualcosa di statico o già definito, ma qualcosa dell’azione cristiana e nello stesso tempo in divenire.
Consiglio Ecumenico
Fede e Costituzione
Già a partire da Edimburgo fu chiaro che un’unità non sarebbe stata possibile senza ragionare sulle profonde differenze dottrinali delle chiese. In parallelo all’unità nell’azione serviva un’unità nella fede. Fu fondato così un altro movimento “Fede e Costituzione” (1927).
CEC
I due movimenti procedettero in maniera autonoma, ma in parallelo. Dopo la seconda guerra mondiale, sembrò importante una iniziativa di maggiore spessore, che potesse dare un segnale all’Europa e al mondo uscita dalla guerra.
Nel 1948 fu costituito il Consiglio Ecumenico delle chiese in cui confluirono i due movimenti, ma che si configurava come un organismo del tutto nuovo. Non una nuova chiesa, ma un’associazione fraterna di chiese.
Differenti, ma non divisi, con una collaborazione permanente e con una voce –il più possibile– unitaria.
I componenti del Consiglio furono le chiese evangeliche: luterane, riformate, metodiste. Le chiese ortodosse. Le chiese anglicane e vecchio cattoliche.
Chi non aderì
Alcune chiese evangeliche come quelli dei Fratelli o fondamentaliste non vi aderirono.
E non vi aderì neanche la Chiesa Cattolica Romana. Anzi nel 1928 e poi nel 1943 Pio XI e poi Pio XII scrivevano encicliche contro l’ecumenismo.
La svolta arrivò con il Concilio Vaticano II nel 1964 fu cambiata la valutazione dell’ecumenismo: “sorto per grazia dello Spirito santo”. E fu iniziata una collaborazione, sia pure esterna, con il Consiglio Ecumenico delle Chiese e colloqui con le altre chiese.
Frutti
Non saremmo giusti se non segnalassimo i grandi frutti che questo movimento ha portato nel novecento. Anzi, per quanto riguarda il cristianesimo, il novecento appare caratterizzato dall’ecumenismo.
Conoscenza
Il primo frutto è stato dato da una conoscenza migliore fra le chiese. Spesso dall’ignoranza dell’altro nasce il sospetto e il fraintendimento, quindi la conoscenza è il primo passo necessario.
Certo questo conoscersi non è ancora uniforme, come non sono uniformi i progressi ecumenici, ci sono zone che non sanno niente di questo processo, ma l’ecumenismo a smesso di essere un movimento di pionieri, per diventare movimento popolare, nel senso di popolo di Dio.
Battesimo
E da questa conoscenza reciproca che si è arrivati al riconoscimento del battesimo.
Azione umanitaria
C’è poi l’azione cristiana comune, come ad esempio Pane per tutti e Sacrificio Quaresimale, che lo scorso anno celebravano i 40 anni insieme, e come mostra in Bregaglia il nostro –sia pur piccolo– Gruppo Ecumenico di Azione Umanitaria.
Matrimoni ecumenici
C’è stata la questione dei matrimoni ecumenici, questione affrontata da parte delle chiese con spirito pastorale. Che le chiese cioè non frapponessero ostacoli e problemi alla giovane coppia di confessione diversa, ma anzi potessero dare un aiuto di comprensione reciproca.
Dal 1973 (con una nuova edizione del 1993, vent’anni dopo) abbiamo una liturgia comune (mostrarla) che ci guida sull’argomento e sopratutto non imponiamo ai coniugi la religione degli eventuali figli, ma chiediamo che non si disinteressino dell’educazione cristiana dei figli.
Oggi
Penso però che non va sottaciuto che oggi c’è una sensazione problematica. Sembra stiamo marciando sul passo. Non si va molto avanti nell’ecumenismo.
Nonostante la Charta ecumenica e le riunioni internazionali, alcuni nodi sono sempre all’ordine del giorno senza essere superati.
Ancora di più, l’assemblea di Sibiu che doveva essere una voce rinnovata delle chiese per l’Europa, si è chiusa con una dichiarazione che non era condivisa ed infatti non ha avuto risonanza.
Problemi ci sono fra le gerarchie delle chiese. Forse meno da parte della gente, ma certo singoli credenti non possono fare fughe in avanti.
Esempi di problemi
- La chiesa cattolica ha ribadito che mentre fra evangelici e cattolici si è fratelli e sorelle, le chiese evangeliche non sono chiese, sono comunioni ecclesiali, non vengono riconosciute come chiese.
- Uno dei patriarchi ortodossi non vuole incontrare ufficialmente la vescova della Chiesa evangelica di Germania perché è una donna.
- Polemiche laceranti ci sono all’interno della Comunione anglicana per via dell’omosessualità.
- Inoltre le chiese evangeliche che sono contro l’ecumenismo (e quindi fuori dal Consiglio ecumenico), hanno uno sviluppo notevole, anche per il loro particolarismo, mentre entrano in crisi proprio le chiese riformate.
- La celebrazione eucaristica in comune si è più che mai allontanata.
Crisi dell’idea di unità nella diversità
Non solo ci sono vari problemi, ma sembra sia entrata in crisi la stessa idea di una unità nella diversità, di un non essere uniformi, ma differenti, e riconoscere sempre cristiani l’un l’altro, non viene tanto accettata.
Prospettive
Quali prospettive ci sono in questa situazione?
Quello che mi preoccupa –personalmente– non è in primis l’ecumenismo, ma il fatto che ci sia una crisi del cristianesimo in Europa.
Anche la paura dell’Islam è in parte un riflesso di sentirsi deboli e insicuri rispetto ad altre aggressive religioni.
A questo punto allora, quello che mi sembra importante è che si arrivi a decidere se è necessario, per svolgere una missione verso l’Europa, essere ecumenici; come i missionari di Edimburgo 100 anni fa lo pensarono per le loro missioni, oppure no.
Se siamo sicuri di questo: che pur nella differenza di ognuno, c’è bisogno di un clima realmente ecumenico fra le chiese, allora celebriamo la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani veramente, e non stancamente.
E portiamo con questa il messaggio dell’evangelo di Gesù Cristo in Europa, dicendo che con tutte le differenze si può essere fratelli e sorelle in Cristo. L’evangelo così diviene in questo mondo diviso un messaggio di pace e dignità e di grande valore per ogni essere umano.