Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/189701

<h2>SubmittedText<h2><p>Quest'estate la Svizzera ha assistito a un vero e proprio teatrino politico del Consiglio federale. Dopo aver annunciato un completo "reset" della politica europea, toccando quindi i negoziati sulla cooperazione istituzionale con l'Unione europea, il nuovo ministro degli esteri ha fatto effettivamente tutto il possibile per sorprendere la Svizzera al riguardo.</p><p>I negoziati per la conclusione di un accordo quadro erano stati originariamente avviati dal nostro Paese. Ancora oggi la Svizzera non ha interesse a interromperli senza aver ottenuto risultati, né - costi quel che costi - a raggiungere, in violazione del mandato negoziale originario, una rapida conclusione che, senza dubbio, non otterrebbe la maggioranza politica nel nostro Paese. Il mandato negoziale originario, reso pubblicamente noto il 18 dicembre 2013 dal Consiglio federale a seguito delle consultazioni indispensabili delle Commissioni della politica estera (CPE) e dei Cantoni, sanciva chiaramente che "un futuro accordo istituzionale non può modificare la natura e il campo di applicazione degli accordi tra la Svizzera e l'UE. Nel caso dell'Accordo sulla libera circolazione delle persone, per esempio, non sarà ripresa la direttiva europea sulla cittadinanza dell'Unione. Alla Svizzera viene garantita totalmente la possibilità di mantenere le misure di accompagnamento nel campo della libera circolazione delle persone" (comunicato stampa del Consiglio federale, 18 dicembre 2013).</p><p>In questo contesto si pone una semplice domanda: il Consiglio federale è disposto a portare avanti i negoziati relativi a un accordo sulle questioni istituzionali con l'UE senza affrettare artificialmente i tempi, nel pieno rispetto del mandato originario, secondo il quale le misure di accompagnamento non costituiscono un elemento negoziabile dell'evoluzione dinamica del diritto?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>L'Unione europea (UE) ha dichiarato apertamente - l'ultima volta per il tramite del presidente della Commissione europea - di voler concludere un accordo con la Svizzera. Ha dato prova della necessaria flessibilità, ad esempio per quanto riguarda le concessioni relative ai termini di recepimento, il controllo indipendente o la competenza di un tribunale arbitrale paritetico. L'UE ha inoltre affermato che la sua disponibilità a concludere un accordo diminuirà dall'inizio della fase più delicata dei negoziati per la Brexit e a partire dall'anno elettorale 2019. Il Consiglio federale intende pertanto sfruttare l'attuale finestra temporale.</p><p>Il 4 luglio 2018 il Collegio ha ribadito la propria intenzione di portare avanti i negoziati con l'UE sulla base del mandato negoziale esistente e approverà la loro conclusione solo se si sarà tenuto conto degli interessi della Svizzera. La qualità di un accordo è in ogni caso più importante della rapidità della sua conclusione. Tuttavia, una ponderazione coerente degli interessi politici deve tener conto del fatto che il blocco o l'interruzione dei negoziati avrebbe molto probabilmente delle conseguenze negative. Le possibilità vanno dall'interruzione delle trattative su dossier come quello dell'energia, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare al mancato riconoscimento dell'equivalenza della regolamentazione borsistica svizzera secondo il MiFIR23, fino alle incertezze giuridiche nell'aggiornamento periodico degli accordi di accesso al mercato esistenti (come l'MRA) o alla mancata conclusione di un accordo sulla partecipazione della Svizzera al prossimo programma quadro di ricerca dell'UE a partire dal 2021.</p>  Risposta del Consiglio federale.