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La legge sulle epidemie non prevede indennizzi per effetti collaterali comuni, ma solo per danni prolungati con gravi conseguenze sanitarie ed economiche
Sono 90 le domande ricevute dall’Ufficio federale della sanità pubblica (Ufsp) per presunti “danni da vaccino", tutte respinte. Lo riporta oggi 20Minuten citando cifre esclusive dello stesso Ufsp, la cui portavoce Emma Brossin ha comunicato che le richieste hanno avuto tutte esito negativo in quanto "le domande non soddisfacevano i requisiti formali”.
Le domande di risarcimento o soddisfazione in seguito a una vaccinazione avvenuta in Svizzera e raccomanda o ordinata da un’autorità della Confederazione, sono previste dalla legge sulle epidemie e possono essere presentate entro cinque anni. È considerato, però, ‘danno da vaccino’ “solo un danno prolungato o a lungo termine con gravi conseguenze sanitarie o economiche per la persona vaccinata", come dichiarato da Brossin, che fra i criteri presi in considerazione ai fini del risarcimento, che dipende da quanto è grave la sofferenza causata dal danno subito, cita "la disabilità, la durata del ricovero, la gravità delle operazioni e i profondi cambiamenti nella vita professionale o privata”.
Gli effetti collaterali comuni e attesi, invece, come il dolore al braccio e l’arrossamento, mal di testa, dolori muscolari e febbre, non sono considerabili “danno da vaccino”: la maggior parte delle 90 persone che lamentavano di essere state danneggiate dal vaccino pretendeva dallo Stato il rimborso dei costi in franchigia o deducibili sostenuti dopo la vaccinazione, che non sono invece coperti dalla legge. Nè, come ha sottolineato Emma Brossin, è stato possibile provare che l’effetto collaterale grave lamentato dai 90 ricorrenti era direttamente attribuibile alla vaccinazione, e che nessuna assicurazione copre il danno.
"Prima che il governo federale paghi per i danni da vaccinazione, il danno alla persona malata deve essere estremo" ha dichiarato a 20Minuten l’ex vicedirettore dell’Ufsp Andreas Faller, che fra i casi per i quali può essere previsto un risarcimento cita a titolo di esempio un lavoratore indipendente costretto a letto per una settimana dalla febbre a 40 gradi causata dalla vaccinazione e che non ha percepito nessuna indennità giornaliera di malattia per la perdita di ore di lavoro. Inoltre, aggiunge Faller, si ha diritto al risarcimento se la sofferenza causata dal danno dura per un lungo periodo di tempo. “Il risarcimento è ancora meno probabile perché il sistema giuridico svizzero è estremamente avaro di risarcimenti” conclude Faller.
Dall’introduzione del risarcimento per danni da vaccino nella legge per le epidemie, la Confederazione non ha dovuto sostenere alcun costo. Ad oggi, tre domande sono in sospeso in relazione ad altre vaccinazioni, chiarisce 20Minuten.