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Pierre Maudet deve dimettersi e lasciare la carica di presidente del governo ginevrino. È quanto chiede il partito di sinistra Ensemble à Gauche dopo che il Ministero pubblico cantonale ha deciso di avviare un procedimento contro il politico, accusato di accettazione di vantaggi in relazione a un suo viaggio negli Emirati Arabi Uniti.
A causa delle comprovate e reiterate menzogne da parte di Maudet sul caso - scrive Ensemble à Gauche in una nota divulgata ieri in serata - il rapporto di fiducia nei suoi confronti è ormai rotto. "La gravità dei fatti" è tale da rendere impossibile per il consigliere di stato "continuare a esercitare il suo mandato".
La procura vuole interrogare Maudet sulla vicenda, ma, per farlo, ha bisogno dell'autorizzazione del Gran Consiglio. In una lettera inviata al Ministero pubblico, il presidente del governo ha fatto sapere attraverso il suo avvocato difensore che è disposto a rinunciare all'immunità.
A caldo, tutti gli schieramenti - compreso il PLR, il partito di Maudet - hanno auspicato che ciò avvenga. Il parlamento deciderà sulla questione verosimilmente durante una seduta a porte chiuse il 20 e 21 settembre. Dal canto suo il Consiglio di stato, che ieri sera si è riunito per una sessione straordinaria, ha comunicato di aver preso atto della volontà di Maudet di rinunciare all'immunità, ma di non voler prendere decisioni precipitose.
Ieri la procura ginevrina ha indicato di aver raccolto nel corso di un'indagine preliminare elementi di prova a carico di Maudet, già avversario di Ignazio Cassis nella corsa al Consiglio federale. Il liberale radicale, la sua famiglia e il suo capo di gabinetto sono stati formalmente invitati nel 2015 da un principe ereditario degli Emirati ad assistere al gran premio di Formula uno ad Abu Dhabi.
Volo, in business class, e alloggio sono andati a carico della casa regnante del principe - lo sceicco Mohamed Bin Zayed bin Al-Nahyan - per un importo di diverse decine di migliaia di franchi. Maudet, all'inizio delle indagini, aveva affermato nello scorso maggio che la fattura era stata saldata da un imprenditore libanese, "amico di un amico", ma per gli inquirenti l'uomo, Saïd Bustany, non ha avuto nessun ruolo nel finanziamento del viaggio.