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In Parlamento siedono molti imprenditori e politici di professione e pochi salariati. Non si tratta di una novità emersa dalle ultime elezioni, dal momento che poco è cambiato dalla composizione del primissimo Consiglio nazionale svizzero nel 1848. Allora solo il 5,4% degli eletti apparteneva alla categoria dei dipendenti del settore privato o pubblico. Una percentuale è aumentata fino a raggiungere il 18,5% durante l'ultima legislatura. Ma le ultime elezioni federali hanno frenato questa tendenza: tra i deputati che siederanno nella Camera bassa dal 4 dicembre, solo l'11% proviene da questa categoria socio-professionale. Tuttavia, come rileva uno studio dell’Università di Losanna (UNIL), si tratta di una rappresentazione marginale rispetto al peso demografico dei dipendenti in Svizzera. E gli autori dello studio si interrogano, nelle loro conclusioni, “sulla capacità degli eletti di tradurre i problemi quotidiani della popolazione nell'arena federale”.
Più della metà dei prossimi membri del Consiglio nazionale sono indipendenti, categoria che comprende imprenditori (17%), agricoltori (10%) e libere professioni (24%). Nella scorsa legislatura gli indipendenti erano in totale il 45%.
Secondo i dati dello studio UNIL, dal 1848 la quota degli imprenditori e degli eletti che esercitano una professione liberale è rimasta relativamente stabile. La quota degli agricoltori è invece cresciuta, passando dal 2% all'attuale 10%. Lo studio rileva un'evoluzione inversamente proporzionale al loro peso economico: nel 1848, il settore agricolo impiegava quasi il 50% delle persone attive in Svizzera mentre oggi ne rappresenta meno del 3%.
L'andamento della quota degli indipendenti nel futuro Consiglio nazionale dipende “in gran parte dal successo dell'UDC” nelle ultime elezioni, ma anche dalla composizione della delegazione degli eletti del Centro, precisano gli autori dello studio. Si noti inoltre che è aumentata anche la percentuale degli avvocati rispetto al numero dei professionisti eletti.
Nella composizione del Consiglio nazionale pesa un'altra categoria, quella dei parlamentari di professione, cioè di coloro che vivono del proprio mandato politico. Dal 4 dicembre rappresenteranno il 37% degli eletti, quota che comprende gli impiegati delle associazioni padronali, i segretari sindacali e i membri di esecutivi comunali. D’altro canto, i membri degli esecutivi cantonali, che nel 1848 rappresentavano quasi un quarto del Parlamento, sono completamente scomparsi, sia perché i Cantoni hanno vietato il cumulo dei mandati, sia perché il carico di lavoro di queste due funzioni è troppo importante per essere in grado di affrontarli in contemporanea.
La presenza sempre crescente di parlamentari “a tempo pieno” si spiega con il miglioramento della remunerazione dei consiglieri nazionali. Va notato che il mandato politico federale costituisce l'attività principale per più di un terzo delle deputate elette domenica scorsa, mentre solo il 21% degli uomini si accontenta di questo reddito.