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In un Paese dai rilievi scoscesi come il Nepal, costruire ponti e strade facilita gli spostamenti delle popolazioni locali, il loro accesso ai servizi di base (educazione, sanità, amministrazione) e la commercializzazione dei loro prodotti. E non è tutto: sostenendo un progetto ambizioso d'infrastrutture stradali tra il 1999 e il 2014, la DSC ha voluto dare ai gruppi socialmente ed economicamente marginalizzati maggiori possibilità di essere integrati nello sviluppo del Paese.
Le popolazioni locali sono state coinvolte direttamente nella pianificazione dei lavori da realizzare. Nei cantieri è stato loro offerto un lavoro rimunerato su una base giornaliera ed equa, indipendentemente da casta, etnia o sesso. In quanto garanzia di sicurezza finanziaria, queste opportunità d'impiego hanno costituito per molti Nepalesi un'alternativa economica alla migrazione.
Questo approccio inclusivo privilegiato dalla DSC è stato premiato nel 2011 dalla Federazione stradale internazionale. In 15 anni sono stati costruiti o ripristinati 600 chilometri di strade. In futuro, la popolazione continuerà ad assistere le autorità locali nei lavori di manutenzione delle vie di comunicazione e nella loro pianificazione.
Raggiungere la giustizia sociale in un contesto fragile
La DSC ha sempre fondato il suo intervento in Nepal su un'analisi approfondita del contesto di conflitto sociale specifico del Paese, contemporaneamente alle iniziative di promozione della pace sostenute dalla Divisione Sicurezza umana del DFAE. La Svizzera ritiene che, negli Stati fragili come il Nepal, la giustizia sociale sia una condizione necessaria per una pace duratura. L'esclusione di gruppi sociali specifici su una base etnica, religiosa o sessuale può, invece, essere causa di conflitto. Nei Paesi interessati la Svizzera sostiene l'elaborazione di riforme politiche e sociali con l'appoggio delle popolazioni beneficiarie.