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Secondo quanto conclude sul Journal of the American Heart Association uno studio multicentrico firmato da Kelsie Full, professore associato di epidemiologia al Vanderbilt University Medical Center e colleghi, Il sonno di durata variabile oppure interrotto più volte a notte può aumentare il rischio di aterosclerosi.
I ricercatori statunitensi hanno seguito 2.032 anziani di diverse etnie arruolati nel Multi Ethnic Study of Atherosclerosis (MESA) Sleep Ancillary Study, che includeva residenti di St. Paul (Minnesota); di Baltimora; di Chicago; della Contea di Forsyth (Carolina del Nord); della Contea di Los Angeles; di Manhattan e del Bronx a New York. «Le caratteristiche del sonno dei partecipanti sono state osservate per una settimana, e al termine del follow up è emerso che gli individui con una significativa irregolarità nella durata e nella struttura del sonno avevano maggiori probabilità di avere elevate quantità di placca carotidea e calcificazione coronarica, oltre a un’aterosclerosi sistemica e a un indurimento delle arterie più marcati. «Lo studio ha escluso i lavoratori turnisti, che potrebbero avere un sonno irregolare, e quelli con malattie cardiache esistenti e apnea ostruttive, noti fattori di rischio per malattia coronarica» spiega l’epidemiologa, ipotizzando che l’interruzione ripetuta del ritmo circadiano possa essere alla base del collegamento tra sonno irregolare e malattie cardiovascolari.
«Quasi tutte le principali funzioni cardiovascolari, tra cui la frequenza cardiaca, la pressione sanguigna, il tono vascolare e le funzioni endoteliali, sono regolate dai geni dell’orologio circadiano» si legge nell’articolo. E Full conclude: «L’interruzione o il disallineamento dei ritmi circadiani può interrompere queste importanti funzioni cardiovascolari, con conseguente promozione di uno stato infiammatorio cronico, di alterazioni del metabolismo del glucosio, di una maggiore attivazione del sistema nervoso simpatico e di un aumento persistente della pressione arteriosa, tutti fattori che aumentano le probabilità di progressione dell’aterosclerosi, accrescendo di conseguenza il rischio di eventi cardiovascolari come ictus e infarto miocardico».
JAHA 2023. Doi: 10.1161/JAHA.122.027361
http://doi.org/10.1161/JAHA.122.027361
Doctor33.it, 28.2.2023