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La pandemia di COVID-19 potrebbe lasciare un segno indelebile sulla mobilità nella Confederazione. È quanto emerge da un sondaggio condotto dalla società di consulenza Deloitte Suisse, secondo cui gli svizzeri in futuro vorrebbero utilizzare meno i trasporti pubblici a favore di mezzi privati e telelavoro, per paura di contrarre il coronavirus. L’inchiesta è stata effettuata a metà aprile su oltre 1’500 lavoratori residenti nella Confederazione.
Un terzo degli intervistati indica che in futuro utilizzeranno maggiormente la bicicletta, lo scooter elettrico oppure sceglieranno di andare a piedi. Un quarto afferma di voler usufruire meno spesso di treni, bus, tram o taxi, mentre il traffico individuale motorizzato segnerà un aumento generale. Da ciò emergeranno dunque nuove rivendicazioni legate a infrastrutture più adeguate, ad esempio nuovi passaggi pedonali, piste ciclabili oppure una regolamentazione del traffico motorizzato nelle città.
Ripensare la mobilità
Per la politica climatica della Svizzera, l'epidemia di coronavirus - e il conseguente aumento degli spostamenti con trasporti individuali a scapito dei mezzi pubblici - rischia di essere un vero e proprio schiaffo in faccia. Secondo Deloitte, alcuni progetti di infrastrutture dovrebbero essere ripensati o adattati alle nuove circostanze.
Per tener conto di queste mutevoli esigenze in materia di spostamenti, le autorità e gli attori economici sono invitati a sviluppare concetti di mobilità flessibili e incoraggiare forme alternative, sostiene Deloitte, citando ad esempio il noleggio di biciclette elettriche o il carsharing.
La tendenza a un maggior utilizzo dei mezzi privati a scapito dei trasporti pubblici "non dovrebbe tuttavia impedire alla Svizzera di raggiungere gli obiettivi di riduzione di CO2 previsti e di introdurre un'efficace tassa d'incentivazione", sostiene Reto Savoia, CEO di Deloitte Suisse.