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USS chiede più impegno contro dumping salariale
L'Unione sindacale svizzera (USS) esige che cessino gli abusi salariali causati dalla libera circolazione delle persone. Per questo motivo i suoi delegati, riuniti oggi a Berna, hanno adottato una risoluzione che invita le autorità a rendere più incisive le misure accompagnatorie atte a lottare contro il dumping salariale.
Malgrado la corsa al ribasso dei salari sia molto diffusa in Svizzera, la Confederazione e i cantoni della Svizzera tedesca non vogliono fissare retribuzioni minime, osserva l'USS. Per il sindacato si dovrebbe creare una "task force" nazionale, che includa i sindacati, per risolvere i problemi d'applicazione della libera circolazione e delle sue misure accompagnatorie. Il testo della risoluzione è stata adottato all'unanimità dai circa 80 delegati presenti, ha detto all'ATS Peter Lauener, portavoce dell'associazione dei lavoratori.
Introdurre un quadro normativo non è tuttavia sufficiente: occorrono controlli per assicurarsi che gli accordi vengano rispettati. Rispondendo alle esigenze più volte ribadite dei sindacati e della sinistra, la Confederazione ha già aumentato i controllori. Per l'USS il loro numero è tuttavia ancora insufficiente. Vanno inoltre aumentate le sanzioni contro chi si rende responsabile di dumping salariale.
Il sindacato vuole anche proteggere meglio i lavoratori svizzeri contro i licenziamenti abusivi. L'allontanamento di un dipendente unicamente con lo scopo di assumerne un altro con un salario inferiore non dovrebbe essere ammesso. In questi casi il licenziamento deve poter essere annullato.
L'USS vuole inoltre che le società internazionali non possano più licenziare personale unicamente in Svizzera solo perché qui è più facile. Per evitare questa prassi Berna dovrebbe adottare le direttive in materia dell'Unione europea.