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Scuola svizzera in Bangkok: RIS Swiss Section
Relazioni bilaterali Svizzera–Myanmar
Nell’ottobre del 2012 la Svizzera ha aperto un’ambasciata a Yangon e ha lanciato una strategia di cooperazione Myanmar 2013–2017, che è stata rivista e prolungata fino al 2023. Fino al 2020 le relazioni in materia di sviluppo, commercio e politica tra i due Paesi si sono intensificate. Dopo il colpo di Stato da parte dell’esercito il 1° febbraio 2021, i contatti con le autorità de facto sono stati limitati e i programmi della cooperazione allo sviluppo e dell’aiuto umanitario hanno subito cambiamenti.
Priorità delle relazioni diplomatiche
Dall’apertura dell’ambasciata nel 2012 la Svizzera ha sostenuto sia il processo di transizione e di pace sia lo sviluppo socioeconomico del Myanmar. Fino al 2020 tra i due Paesi si sono svolte consultazioni politiche su base regolare e si sono tenuti anche periodici incontri ad alto livello. Nel settembre del 2014 il presidente U Thein Sein è stato il primo capo di Stato del Myanmar a recarsi in visita ufficiale in Svizzera.
Il 1° febbraio 2021 l’esercito ha preso il potere ponendo bruscamente fine a un decennio di apertura politica ed economica. Da allora il Paese attraversa una profonda crisi politica, economica, sociale e umanitaria.
La Svizzera ha condannato fermamente il golpe e ha interrotto la cooperazione tecnica e finanziaria con la giunta militare, chiedendo la ripresa del processo democratico.
L’impegno della Svizzera in Myanmar è proseguito e nell’ultimo anno è cambiato notevolmente per tener conto delle nuove realtà. Per esempio, il portafoglio della strategia di cooperazione è stato adattato per concentrarsi maggiormente sui bisogni fondamentali della popolazione e sulla riduzione dei conflitti. Inoltre sono stati ampliati i partenariati con i fornitori di servizi etnici, la società civile, le Nazioni Unite e il settore privato.
Nel 2022 si punta soprattutto a contrastare l’emergenza umanitaria, a rafforzare la resilienza della popolazione locale, a ridurre le violenze e a promuovere il dialogo. Questi obiettivi sono perseguiti attraverso la diplomazia, l’aiuto umanitario, la cooperazione allo sviluppo e la promozione della pace.
Tutti gli affari consolari sono di competenza del Centro consolare regionale di Bangkok (Thailandia).
Cooperazione economica
Nel maggio del 2012 la Svizzera ha revocato gran parte delle sanzioni introdotte a causa delle violazioni dei diritti umani. È tuttavia rimasto in vigore l’embargo sugli armamenti e sui beni che potrebbero essere utilizzati a scopi repressivi. Nel 2018 il Consiglio federale, preoccupato per le sistematiche violazioni dei diritti umani, ha nuovamente inasprito le sanzioni contro il Myanmar. In risposta al golpe militare del 1° febbraio 2021, il Consiglio federale, in linea con le decisioni dell’UE, ha anche imposto sanzioni finanziarie e limitazioni di viaggio nei confronti di persone singole e di grandi società controllate dall’esercito.
Nel 2020 la Svizzera ha esportato in Myanmar merci per un valore di 14 milioni CHF (principalmente prodotti farmaceutici e di orologeria). Nello stesso anno le importazioni dal Myanmar sono ammontate a quasi 140 milioni CHF e hanno riguardato soprattutto tessuti, pietre e metalli preziosi. Con il golpe militare del 1° febbraio gli scambi economici sono in tendenziale diminuzione.
Cooperazione nel settore della formazione, della ricerca e dell’innovazione
Le ricercatrici e i ricercatori come anche le artiste e gli artisti provenienti dal Myanmar possono candidarsi per una borsa di studio d’eccellenza della Confederazione Svizzera presso la Segreteria di Stato per la formazione, la ricerca e l’innovazione (SEFRI).
Promozione della pace e sicurezza umana
Dal 2012 la Svizzera può contare su un consulente per la sicurezza umana di stanza in Myanmar, responsabile di un programma per la promozione della pace e della sicurezza umana. Nell’ambito di questo programma la Svizzera sostiene processi volti ad aiutare le parti a gestire i conflitti pacificamente e a ridurre le violenze promuovendo il dialogo e il rispetto dei diritti umani.
La Svizzera lavora direttamente con le parti interessate e le sostiene nei negoziati di cessate il fuoco e di pace. Grazie alla sua tradizione di mediatrice imparziale, gode di un’accettazione generale. Ove necessario, la Svizzera lavora con esperte ed esperti esterni oppure con terzi.
Dal golpe militare del 1° febbraio 2021 la Svizzera mantiene contatti con tutte le parti interessate per trovare una soluzione pacifica al conflitto, ridurre le violenze, riprendere il dialogo e promuovere il ritorno al processo democratico.
Cooperazione allo sviluppo e aiuto umanitario
L’Aiuto umanitario della Direzione per lo sviluppo e la cooperazione (DSC) opera in Myanmar dal 1994. Dal 2012 la Svizzera è impegnata nel Paese con un approccio combinato di cooperazione allo sviluppo, aiuto umanitario, promozione della pace e diplomazia, riassunto nel programma di cooperazione svizzero Myanmar 2019–2023. Il programma si concentra sui seguenti settori:
- la pace, il buongoverno e la protezione delle persone bisognose
- la formazione professionale e lo sviluppo del mercato
- la salute
Tematiche trasversali sono la parità di genere, il buongoverno, la riduzione del rischio di catastrofi e l’adattamento ai cambiamenti climatici. Dal golpe militare del 1° febbraio 2021 il programma di cooperazione si concentra maggiormente sui bisogni fondamentali della popolazione.
Le svizzere e gli svizzeri in Myanmar
In base alla Statistica sugli Svizzeri all’estero, alla fine del 2021 in Myanmar risiedevano 82 persone con cittadinanza svizzera.
Storia delle relazioni bilaterali
Il Myanmar (Birmania), un Paese composto da vari regni a partire dall’XI secolo, è una colonia britannica dal 1824 al 1948. La Svizzera riconosce il nuovo Stato subito dopo la proclamazione dell’indipendenza. I due Paesi intrattengono relazioni diplomatiche dal 1956. Dal 1957 al 1965 è attivo a Rangoon (ora Yangon), la capitale, un consolato onorario. Nel 2012 la Svizzera apre a Yangon un’ambasciata in risposta alla transizione democratica del Paese e alla sua apertura al mondo.