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<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>In relazione con l'introduzione del freno all'indebitamento il Consiglio federale ha esaminato a fondo la questione di una valutazione generale delle mansioni e vagliato differenti possibilità di messa in atto della stessa.</p><p>I risultati di questo esame possono essere riassunti come segue:</p><p>1. Il freno all'indebitamento, che verrà applicato per al prima volta il 1° gennaio 2003, intende impedire deficit strutturali nel quadro di una politica finanziaria adeguata alla congiuntura. Questo strumento non permette più nessun deficit strutturale. Nell'ambito dell'elaborazione e dell'approvazione delle direttive per un preventivo 2003 conforme alle disposizioni del freno all'indebitamento, il Consiglio federale ha previsto misure di riduzione delle spese pari a circa un miliardo di franchi, mantenendo queste indicazioni di taglio anche nel piano finanziario. </p><p></p><p>2. Negli anni a venire gli sforzi del Consiglio federale in materia di politica finanziaria si concentreranno sull'obiettivo di stabilire un budget e un piano finanziario conformi alle indicazioni del freno all'indebitamento. Mentre già negli anni passati l'allestimento dei budget e dei piani finanziari si è sempre basato anche su un controllo dei compiti federali e su un programma di rinunce, in futuro saranno necessari sforzi ancora maggiori poiché mansioni nuove o più complesse potranno essere svolte solo nel quadro di un tetto massimo di spese considerato accettabile nell'ottica del freno all'indebitamento. Già nel giugno 2002 il Consiglio federale ha annunciato la sua intenzione di effettuare una valutazione della situazione dopo il termine della sessione autunnale 2002 delle Camere federali, intenzione confermata in occasione dell'adozione del budget definitivo nell'agosto di questo anno. Tale valutazione sarà volta a identificare il margine d'azione a livello di politica finanziaria nonché a proporre possibili soluzioni. Decisive per il margine d'azione saranno le deliberazioni del Parlamento in merito alla quota di partecipazione della Confederazione alle percentuali dell'imposta sul valore aggiunto destinate all'AVS e all'AI. Il Consiglio federale è certamente intenzionato ad ampliare il margine d'azione in ambito finanziario, tuttavia non auspica a tale scopo l'avvio di un progetto separato di grandi dimensioni volto all'esame globale delle mansioni della Confederazione. Le esperienze fatte sinora con progetti e programmi analoghi a livello federale (EFFI-QM, CCF, riforma del Governo e dell'amministrazione 97) indicano che il dispendio è notevole mentre le conseguenze sui compiti federali sono modeste se paragonate a quelle di un programma di risparmio. Confronti a livello internazionale mostrano inoltre che solo raramente i controlli dei compiti rappresentano l'unico scopo: in genere sono compresi in progetti e processi politici di maggiori dimensioni (riforme amministrative, programmi di risparmio, audit, ecc.). Per quel che riguarda la riforma austriaca, bisogna rilevare che è stata chiesta dalla nuova maggioranza in governo dopo il cambio della guardia nella democrazia parlamentare e che perciò può essere applicata soltanto in misura limitata alla Svizzera con il suo sistema basato sulla concordanza e la democrazia diretta. Il 3 luglio 2002 il Consiglio federale ha deciso che l'esame delle mansioni federali sarà svolto in massima parte dalle singole unità amministrative interessate, con la partecipazione della Conferenza dei segretari generali (CSG) in funzione di coordinatore. </p><p></p><p>3. a) La questione della riduzione dei compiti deve essere affrontata soprattutto nell'ambito delle decisioni relative al budget, rispettivamente dell'assegnazione dei fondi nel quadro della pianificazione finanziaria. Il Consiglio federale comunicherà le sue proposte in merito con il budget 2003, rispettivamente con il piano finanziario 2004-2006. </p><p></p><p>b) La questione del decentramento deve essere affrontata nell'ambito del modello dei quattro cerchi della gestione amministrativa. Gli uffici assegnati al secondo cerchio, i cosiddetti uffici GEMAP (o FLAG), non vengono decentrati ma dispongono di una maggiore autonomia di esercizio. Il terzo cerchio comprende gli istituti distaccati dall'amministrazione centrale che dispongono di organi propri e di una propria personalità giuridica. Come ha sottolineato il Consiglio federale nel rapporto di valutazione GEMAP, le esperienze fatte hanno portato alla conclusione che il sistema GEMAP debba essere portato avanti e semplificato sia dal punto di vista quantitativo, sia da quello qualitativo. Tuttavia si rinuncia all'introduzione di tale sistema in tutta l'amministrazione federale. Un obiettivo a medio termine prevede che la sua portata possa essere raddoppiata, o addirittura triplicata nel migliore dei casi. Inoltre la valutazione ha evidenziato l'esigenza di definire in maniera più unitaria il terzo cerchio e di migliorare il margine di azione dell'amministrazione federale decentrata. Al momento, quali forme organizzative per il terzo cerchio sono elaborati due modelli generali, il modello "autorità di sorveglianza" e quello "azienda con mandato pubblico". La questione di ulteriori decentramenti deve essere decisa caso per caso ed affrontata in una cornice più ampia. </p><p></p><p>c) Nelle sue direttive di politica finanziaria il Consiglio federale ha stabilito che gli enti statali che non svolgono più alcun compito pubblico devono essere privatizzati. La privatizzazione implica una trasmissione intera o parziale della proprietà dallo Stato a privati con lo scopo di ridurre o eliminare l'influenza della politica sulle decisioni aziendali. Ma non bisogna fare di ogni erba un fascio: le modalità di privatizzazione dipendono dal funzionamento del mercato in questione dopo la liberalizzazione. Ogni singolo progetto di privatizzazione deve pertanto essere esaminato a parte, come mostra l'esempio della Swisscom. La privatizzazione parziale di quest'azienda non avrebbe mai avuto successo senza la contemporanea entrata in vigore della nuova legge sulle telecomunicazioni. Non esistono strategie di privatizzazione applicabili in modo generale ma solo strategie parziali da adeguare al caso concreto. Le privatizzazioni effettuate finora (ad esempio Swisscom e RUAG) riflettono disposizioni costituzionali e legali che assegnano alla Confederazione determinate mansioni e condizionano soluzioni istituzionali ed organizzative. Al momento non si prevedono altri progetti di privatizzazione di maggiori dimensioni. </p><p></p><p>d) Nell'ambito dei programmi di risparmio degli ultimi 12 anni il Consiglio federale ha identificato possibilità di pianificazione di rinuncia e proposto misure corrispondenti e ha ripetutamente effettuato i relativi esami nell'ambito della pianificazione finanziaria. Attualmente non si intravedono possibilità di rinunce ulteriori senza ripercussioni massicce sulle prestazioni. </p><p></p><p>4.-6.Non è stato pianificato un programma di controllo separato e dunque non esistono stime in merito; parimenti non sono previste modifiche di legge o misure concrete. Come riportato al punto 1, il Consiglio federale ha previsto misure di risparmio nel settore delle spese nell'ambito dell'elaborazione e dell'approvazione del preventivo 2003 conforme alle disposizioni del freno all'indebitamento. Per raggiungere tali obiettivi il Governo presenterà alle Camere federali, parallelamente al messaggio concernente il budget, anche un messaggio concernente talune modifiche di legge. Dopo la fine delle deliberazioni delle Camere federali in merito al finanziamento dell'AVS e dell'AI e alla riduzione dei contributi alle casse malattia, il Consiglio federale esaminerà se vi è necessità o no di un vero e proprio programma di risparmi. L'elaborazione e l'attuazione di un programma di questo genere comporterebbero in ogni caso conseguenze incisive.</p>  Risposta del Consiglio federale.