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Al vertice del Partito dei Lavoratori (PT) brasiliano "c'è sempre stata disonestà, in tutte le sue strutture e con tutte le leadership": lo dice Antonio Palocci, ex ministro del Tesoro di Lula da Silva.
Palocci, che è stato anche capo di gabinetto di Dilma Rousseff, ora è diventato collaboratore della giustizia nell'inchiesta sulla corruzione politica nota come Lava Jato.
A sei giorni dal primo turno delle presidenziali, Sergio Moro - il magistrato simbolo della Mani Pulite brasiliana - ha reso noto una parte delle dichiarazioni di Palocci, che compromettono direttamente i due ex presidenti del PT.
Su mille decreti legge varati nei quattro governi successivi del partito, ha detto l'ex ministro Palocci, almeno 900 includevano "emendamenti esotici" negoziati in cambio di tangenti.
"Più tempo si rimane al potere e più corrotti si diventa", ha sottolineato Palocci, secondo il quale il 3% di tutti i contratti pubblicitari di Petrobras - la compagnia petrolifera statale - finiva nelle casse del PT e le due campagne presidenziali di Dilma Rousseff (2010 e 2014) sono costate, rispettivamente, 600 e 800 milioni di reais (circa 150 e 200 milioni di franchi), che erano in gran parte di origine illecita.