Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01083.jsonl.gz/785

Non ho tempo per pensare alla vecchiaia
Il 24 febbraio il pastore Ernst Sieber ha compiuto 90 anni. E ha ancora un sogno che vuole assolutamente realizzare
in persone
(Sandra Hohendahl-Tesch) Il pastore occhieggia furbesco da sotto le folte sopracciglia. La stretta di mano con la quale ci accoglie nella sua casa di Uitikon, Zurigo, è vigorosa quanto la sua voce. Dappertutto nel suo salotto sono appesi quadri dai colori accesi dipinti da lui stesso. La madre di Dio che allatta, Gesù sulla croce. Sul pavimento, sui tavoli e sugli scaffali si accumulano pile di libri e nel bel mezzo, su uno sgabello, troneggia una grande Bibbia del 16. secolo.
La spada e l'aratro
Il pastore Ernst Sieber conosce un aneddoto per ognuno dei suoi oggetti. Ma ciò che gli sta particolarmente a cuore attualmente è la statuetta di Huldrych Zwingli che ha recentemente plasmato in gesso e quindi fuso in bronzo. Fa bella mostra di sé su un tavolino in terrazza. La scultura, alta una cinquantina di centimetri, presenta una particolarità: ha due facce contrapposte. Un lato mostra il riformatore zurighese con la spada, ma se la si gira compare l'altro Zwingli, il pacifista che regge un vomere.
Ernst Sieber
Zwingli ha lottato per la pace sociale e contro i ricchi
Da bracciante a pastore
“A differenza di ciò che si suol credere, Zwingli non era soltanto un guerriero”, dice Sieber con il dito indice alzato. “Era anche uno che ha lottato per la pace sociale e contro i ricchi”. Adesso, nell'anniversario della Riforma, bisognerebbe finalmente mostrarlo anche sotto questo aspetto. Il vomere che Sieber ha messo in mano al suo Zwingli di bronzo rappresenta simbolicamente la pace che secondo la promessa biblica verrà tra gli uomini.
Con il suo tipico pathos Sieber cita il profeta Isaia e passa all'alto tedesco: “Essi trasformeranno le loro spade in vomeri d'aratro, e le loro lance, in falci; una nazione non alzerà più la spada contro un'altra, e non impareranno più la guerra”. Il pastore si sente legato nel pensiero e nelle azioni al figlio di contadino Zwingli. Prima di studiare teologia, Sieber lavorava come bracciante. Nel 1956 assunse l'ufficio di pastore a Uitikon-Waldegg, per passare in seguito a Altstetten, in qualità di “bracciante di Dio”, come ama descriversi.
Sieber osserva teneramente la figura bifronte che adesso tiene tra le mani. “Zwingli era un benefattore. Uno che si è impegnato a favore dei poveri”, osserva e ricorda il “Mueshafe” istituito da Zwingli: ogni mattina nella città vecchia di Zurigo veniva allestito un grosso tino pieno di pappa per offrire un pasto caldo ai poveri.
Ernst Sieber, il viaggio continua (video Segni dei Tempi RSI La1)
Impegno sociale
Sieber si colloca in questa tradizione. Ha sempre avuto a cuore i poveri. Ha trascorso tutta la sua vita a fianco di tossicodipendenti e senzatetto, i suoi fratelli e sorelle, come lui li chiama.
Il carismatico pastore si fece notare la prima volta nel rigido inverno del 1963, l'anno del “Seegfrörni” di Zurigo, ossia quando il lago si ghiacciò completamente. In quell'occasione allestì in un vecchio bunker un ricovero per i senzatetto. Da lì nacque il centro comunitario autogestito Suneboge (“Wohn- und Arbeitsgemeinschaft Suneboge”).
Alla fine degli anni 1980 cominciò a prendersi cura dei tossicodipendenti al Platzspitz. Vennero creati centri di accoglienza, alloggi d'emergenza, ospizi per malati di AIDS e centri di riabilitazione. A volte anche Sieber ha dovuto lottare per ottenere ciò che voleva. Ha dovuto sbraitare per farsi ascoltare dalla città per i bisogni dei più poveri. Dice malizioso: “Ho regalato alla sindaca di Zurigo Corine Mauch un'immagine di Zwingli con spada e vomere”. La beneficiaria dice di lui: “Dove altri distolgono lo sguardo, lui lo rivolge. È un talento della comunicazione, un oratore potente, un uomo che crede nei grandi valori simbolici. E questi talenti li impiega sempre in maniera tanto straordinaria quanto efficace. Sempre per una buona causa, sempre legato al suo insuperabile amore per l'umanità”.
Sieber si è impegnato anche a livello federale per una politica della droga dignitosa: dal 1991 al 1995 è stato consigliere nazionale per il Partito popolare evangelico. Leggendari restano i suoi interventi dal podio degli oratori con la croce in mano.
È un oratore potente, un uomo che crede nei grandi valori simbolici
Con la stessa camicia
La politica quotidiana non era in realtà il suo mondo, ma non ha mai perso la passione per le discussioni. “Adesso l'occidente deve tenere alti i valori cristiani”, ammonisce con insistenza. Anche la chiesa deve immischiarsi attivamente, “insorgere in modo rivoluzionario avendo davanti agli occhi il Cristo contemporaneo”. E non atteggiarsi a “Dio misericordioso”; a ciò si era già opposto Zwingli.
Prima di rassegnare le dimissioni ha ancora una missione da compiere, sottolinea Sieber, che il 24 febbraio ha festeggiato il suo 90. compleanno: edificherà il suo villaggio. Un villaggio autogestito per persone bisognose con due o tre case e una chiesa nel mezzo.
Sebbene la vecchiaia non risparmi nemmeno lui, il pastore Sieber non sembra affatto stanco. “Non ho mica tempo per pensare alla vecchiaia!” Va a trovare regolarmente i suoi fratelli e le sue sorelle nello “Pfuusbus” o al “Sune-Egge”. Oggi però andrà a Horgen a mostrare le sue sculture di bronzo con il Salvatore sulla croce. Indossa un logoro cappotto e saluta la moglie Sonja con un abbraccio. L'arte è una compensazione importante: scrivere, dipingere, scolpire. A questo scopo indossa sempre una vecchia camicia da ospedale. Anche Zwingli ne indossava una simile, la “Tolggenhemd”, quando stava allo scrittoio e scriveva. (da reformiert.; trad. it. G.M.Schmitt)