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Molti Paesi stanno acellerando le tabelle di marcia per giungere rapidamente alla disponibilità di un vaccino per il covid. Tuttavia alcuni scienziati esprimono preoccupazione...
La tabelle stringenti e i tempi accelerati rischiano di rendere pericolosa la “corsa” per il vaccino al coronavirus? Attualmente il vaccino rappresenta per molti, assieme ad alcuni farmaci che sarebbero risultati efficaci nella cura, la principale prospettiva di contrasto al virus.
La Russia ha annunciato che intende lanciare una campagna di vaccinazione su scala nazionale già questo ottobre. Il timore è però che il vaccino sia usato sulla popolazione prima che i necessari test clinici siano completati. Inevitabilmente la disponibilità del vaccino assume un ruolo anche politico e di propaganda. La televisione di Stato russa negli scorsi mesi ha promosso l’idea che la Russia sia in testa nella corsa internazionale per il vaccino. A maggio, il Governo russo aveva riferito che la prima persona al mondo vaccinata contro il virus era un ricercatore russo che si era iniettato il vaccino, ancora all’inizio del processo di sviluppo. Secondo Kirill Dmitriev, un alto funzionario russo, citato dal Guardian, l’agenzia di regolamentazione russa dovrebbe approvare il vaccino entro questo mese.
"Spero che i cinesi e i russi stiano effettivamente testando il vaccino prima di somministrarlo a qualcuno", ha avvertito il dottor Anthony Fauci, direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases negli Stati Uniti in un'udienza al Congresso di venerdì.
La corsa al vaccino riguarda anche gli Usa. Con l’operazione “Warp Speed”, che finanzia innumerevoli progetti di vaccino, il presidente Usa Donald Trump ha deciso di imprimere un’accelerazione alla preparazione del vaccino. “Non è sfuggito a nessuno che la scadenza proposta si intersecava bene anche con la necessità del presidente Trump di contenere il virus prima delle elezioni di novembre”, scrive il New York Times in un articolo. “Quello che abbiamo ora è una raccolta di dati sugli animali, dati sulla risposta immunitaria e dati sulla sicurezza basati su prove precoci e su vaccini simili per altre malattie. Le prove che mi convincerebbero ad ottenere un vaccino Covid-19, o a raccomandare ai miei cari di farsi vaccinare, non esistono ancora”, scrive in un’opinione pubblicata sul New York Times Natalie Dean, ricercatrice presso l’Università della Florida. “Questi dati possono essere generati dalle grandi sperimentazioni che sono appena iniziate, conosciute come Fase III o prove di efficacia. Alcuni hanno sostenuto che abbiamo già abbastanza dati sulla sicurezza e sulla risposta immunitaria per iniziare a vaccinare le persone adesso. Ma questo sarebbe un grosso errore”.