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L'iniziativa COSA "Utili della Banca nazionale per l'AVS" è insidiosa. Essa promette niente meno che la garanzia finanziaria a lungo termine dell'AVS. A tale scopo occorrerebbe unicamente modificare la chiave di ripartizione degli utili della Banca nazionale. Da sempre questi utili sono distribuiti ai titolari della Banca centrale, ovvero 1/3 alla Confederazione e 2/3 ai Cantoni. L'iniziativa vuole invece destinare un miliardo di questi utili ai Cantoni e il resto al Fondo AVS. Nella leggerezza di questa formulazione si cela un focolaio. L'iniziativa crea infatti una pericolosa passerella tra la Banca nazionale e la nostra opera sociale più importante!
Sebbene condivida la richiesta di poggiare l'AVS su basi finanziarie solide, il Consiglio federale è del parere che l'iniziativa imbocchi la strada sbagliata e offra all'AVS solo una soluzione fittizia. Infatti, i conti degli autori dell'iniziativa non tornano! Essi sostengono che la Banca centrale possa conseguire annualmente da 2 a 3 miliardi di utili. Tuttavia le loro aspettative non reggono il confronto con un'analisi più approfondita della situazione. A lungo termine, dopo l'abbattimento della riserva per la distribuzione, la Banca nazionale potrà versare ai Cantoni solo circa un miliardo all'anno, ossia molto meno di quanto sostengono gli iniziativisti. La mera modifica della chiave di ripartizione non contribuirebbe dunque a ricucire lo strappo sempre più grande delle finanze dell'AVS. A tale scopo occorrono le riforme previste che, in caso di accettazione dell'iniziativa, sarebbero tuttavia unicamente rinviate.
L'abbinamento diretto della politica monetaria della Banca nazionale con uno scopo sociopolitico centrale, che peraltro non esiste in nessun Paese, apre un'ampia breccia all'influsso politico. Dato che l'iniziativa formula aspettative non realiste in fatto di utili, la Banca nazionale verrebbe sottoposta alla pressione politica ad aumentare i propri utili. Al riguardo dovrebbe ad esempio intensificare la coniatura di banconote o investire le sue riserve in modo più rischioso. La Banca centrale non è però un hedge fund. Al contrario, per sostenere il corso del franco essa deve essere libera di subire, se del caso, perdite considerevoli. Grazie alla Banca nazionale la nostra moneta gode di grande fiducia a livello mondiale e l'inflazione è bassa. Le continue discussioni sugli utili che risulterebbero dall'accettazione dell'iniziativa pregiudicherebbero questa situazione. L'obiettivo della stabilità dei prezzi sarebbe in conflitto con quello di conseguire i più elevati utili possibili. Ciò danneggerebbe la credibilità della politica monetaria e renderebbe instabile il franco.
L'iniziativa non crea nuove fonti finanziarie, ma chiede unicamente di destinare i mezzi esistenti ad altro scopo. Se vengono impiegati in un determinato ambito, i mezzi finanziari non sono più disponibili in un altro. La Confederazione perderebbe una fonte di finanziamento e dovrebbe pertanto compensare questi mezzi mediante altre entrate o attraverso misure di risparmio con gravi ripercussioni. Anche nelle casse cantonali si creerebbero nuove lacune di finanziamento. Infatti, conformemente alla vigente regolamentazione la Banca nazionale verserà nei prossimi anni 2,5 miliardi di franchi all'anno: 833 milioni alla Confederazione e 1,666 miliardi ai Cantoni. Questa distribuzione è elevata solo perché la Banca d'emissione sta attualmente abbattendo le sue riserve costituite tramite utili del passato. L'iniziativa COSA non fornisce risposte su come debbano essere compensate le perdite sul fronte delle entrate.
L'iniziativa COSA non solo non risolve il problema della garanzia di finanziamento dell'AVS, ma crea tre nuovi problemi: per la nostra moneta, per la Confederazione e per i Cantoni. Invece di proporre soluzioni adeguate, l'iniziativa solleva molti dubbi.