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TEL AVIV - Il premier più longevo della storia di Israele, più del padre fondatore della patria, David Ben Gurion. Fra una settimana esatta Benjamin Netanyahu - detto Bibi, classe 1949 - entrerà nei libri di storia con questo primato.
E non importa neppure il risultato delle elezioni del prossimo 17 settembre: qualunque cosa accada, vinca o perda, sarà difficile per chiunque in futuro battere il record di 13 anni e 128 giorni in carica lungo cinque mandati.
Una generazione di israeliani non ha memoria di altro primo ministro che non sia lui. Il 20 luglio, nonostante sia capo di un governo ad interim in attesa del voto, Netanyahu batterà di un giorno il leggendario Ben Gurion, l'uomo che Israele l'ha creata. Fatta eccezione per la laicità di entrambi, le differenze tra i due sono poderose: Ben Gurion è la sinistra, Netanyahu la destra. Il primo espressione del socialismo dei kibbutz, il secondo nazional-conservatore liberista, figlio del Likud di Menachem Begin che spodestò in una storica vittoria proprio la nomenclatura socialista.
Il Mago (Hu Kossem), come i suoi sostenitori hanno definito Netanyahu nelle incerte elezioni dello scorso aprile, è salito al potere nel 1996: politicamente, un secolo fa. Ed è riuscito a sopravvivere a tutti i cambiamenti che in 13 anni hanno stravolto la faccia politica ed economica del globo. Anche, ad esempio, ad un presidente Usa carismatico come Barack Obama che certo suo grande amico non lo è mai stato e dal quale lo ha diviso, quasi sempre, tutto.
Ora invece può contare su un super sodale come Donald Trump, che ha incastonato nella corona di re Bibi alcune delle gemme più importanti: il riconoscimento di Gerusalemme capitale di Israele, lo spostamento dell'ambasciata Usa da Tel Aviv, l'accettazione della sovranità israeliana sulle Alture del Golan strappate alla Siria nella Guerra del 1967. Ed è possibile che qualche altra sorpresa, gradita, gli possa arrivare dal piano di pace che il capo della Casa Bianca prima o poi si deciderà a diffondere.
Fratello di Yoni, l'eroe ucciso ad Entebbe nella missione per salvare gli ostaggi israeliani in Uganda, Netanyahu sarà con molta probabilità dopo il 17 settembre in lizza per un sesto mandato. A meno che il voto popolare (ma i sondaggi per ora gli sorridono) o la magistratura - che ha già condannato in un'altra causa la moglie Sarah - non decidano diversamente. Per la prima volta nella sua lunghissima carriera, Netanyahu si trova infatti a fronteggiare un'incriminazione per corruzione se non riuscirà a discolparsi nell'audizione di garanzia in programma ai primi di ottobre.
Intanto sabato prossimo potrà portare a casa il primato e mettere sulla sua scrivania l'ultima copertina che Time gli ha dedicato con il titolo evocativo 'Solo i forti sopravvivono'. Del resto una fulminante battuta dello storico e giornalista israeliano Tom Segev - citato da Nahoum Barnea su Yediot Ahronot - scolpisce molto bene le differenze tra Ben Gurion e Netanyahu: "Il primo minacciava ogni giorno di andarsene, Bibi di restare".