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Le formalità alle frontiere generano costi per 3,8 miliardi di franchi all'anno. È quanto rileva uno studio presentato lunedì da Avenir Suisse.
Secondo la fondazione delle grandi aziende elvetiche, il prezzo dei prodotti potrebbe diminuire se tali formalità venissero sopresse. Le dogane contestano questa tesi.
Le formalità doganali costano all'economia elvetica 3,8 miliardi di franchi all'anno. Ossia il quadruplo rispetto a quanto fanno guadagnare. A causa di queste procedure, le esportazioni svizzere sono più care dell'1,9%. Le importazioni addirittura del 2,3%.
È quanto indica lo studio pubblicato lunedì da Avenir Suisse, il gruppo di studio ("think thank") a sostegno dell'economia di mercato finanziato dalle multinazionali svizzere.
Secondo la fondazione, l'abolizione dei controlli alle dogane permetterebbe di aumentare il prodotto interno lordo (PIL) della Svizzera dello 0,85% all'anno e eviterebbe inoltre allo stato costi amministrativi per un importo compreso tra 200 e 400 milioni di franchi.
Costi troppo elevati
I costi calcolati da Avenir Suisse vanno dalle formalità amministrative alla riscossione dell'imposta sul valore aggiunto (IVA), dai tempi d'attesa alle frontiere alle autorizzazioni per alcuni prodotti.
Circa la metà dei costi doganali sono dovuti allo sdoganamento delle merci e alla riscossione dell'IVA. La chiusura di alcuni valichi di frontiera la notte e i fine settimana intralcerebbe inoltre il regolare svolgimento di alcune attività commerciali.
I costi doganali non avrebbero conseguenze solo sulla commercializzazione e il prezzo finale dei prodotti, ma anche sulla competitività e l'impiego. Le piccole e medie imprese sarebbero le più colpite.
Entrate insufficienti
I dazi prelevati alla frontiera – pari a 1,054 miliardi di franchi lo scorso anno – permettono di coprire appena un quarto dei costi generati dai controlli doganali.
Secondo Avenir Suisse, i costi per le formalità doganali potrebbero essere ridotti adottando alcune misure, come ad esempio l'apertura 24 ore su 24 delle dogane. Un'ulteriore riduzione si potrebbe negoziare con l'Unione europea (UE), nell'ambito dei negoziati bilaterali.
La soluzione più radicale sarebbe quella di creare un'unione doganale con l'UE. In questo caso la Confederazione dovrebbe modificare il proprio sistema d'imposizione, sopprimendo ad esempio le tasse sui prodotti agricoli comunitari. La Svizzera sarebbe inoltre costretta ad aumentare l'IVA dall'attuale 7,6% al 15%. In compenso potrebbe ridurre altri dazi.
Conclusioni contestate
L'Amministrazione federale delle dogane (AFD) respinge le tesi avanzate da Avenir suisse. Quest'ultima si concentrerebbe unicamente sui costi e non terrebbe conto dei vantaggi dei controlli doganali.
Limitando l'utilità delle frontiere all'incasso dei dazi, lo studio dimentica che il totale delle entrate dell'amministrazione ammonta a 20 miliardi all'anno, si legge in un comunicato.
Per quanto concerne la possibile unione doganale con l'UE, lo studio di Avenir Suisse non prenderebbe in considerazione i costi e le conseguenze politiche di una tale apertura, sostiene l'AFD.
La quale cita a proposito un altro studio, realizzato da economiesuisse, l'organizzazione mantello dell'economia svizzera, il quale dimostra che un'unione doganale con l'Unione europea non sarebbe un'opzione vantaggiosa per la Confederazione.
swissinfo e agenzie
In breve
Avenir Suisse è stata creata nel 1999 da quattordici grandi imprese svizzere (UBS, Credit Suisse, Nestlè, Novartis, etc.) sul modello dei gruppi di lavoro (detti "think-tank") anglosassoni.
La fondazione si definisce come un difensore dell'economia di mercato che sostiene una visione liberale del mondo e della società.
Per le sue analisi, Avenir Suisse confida dei mandati a esperti e istituti scientifici svizzeri ed esteri.