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Il Centro Dürrenmatt è stato inaugurato sabato a Neuchâtel, nel luogo ove lo scrittore svizzero visse e creò per 40 anni. Opera dell'architetto Mario Botta l'edificio ospita gli archivi, la biblioteca e i dipinti dell'artista svizzero.
Arrivare al Centro Dürrenmatt è una gioia per gli occhi e per l'intelletto. Dapprima si vede la casa bianca dello scrittore, abbarbicata al pendio del Vallon de l'Hermitage, poi ci si accorge che accanto è stata eretta una torretta... e subito si riconoscono le strisce orizzontali tipiche dell'architetto Botta; infine si scopre, davanti ai due edifici, una terrazza semicircolare, con un parapetto a vetri e una vista sul lago mozzafiato.
La terrazza non è che il tetto del nuovo centro, immaginato da Botta, che la vedova dello scrittore - scomparso nel dicembre di dieci anni fa - aveva personalmente interpellato, per dar vita a un sogno: quello di poter esporre l'opera pittorica di Friedrich Dürrenmatt, come lui stesso avrebbe voluto. Il sogno s'è realizzato, non senza qualche polemica, ed è un centro da sogno. La torretta, infatti, è solo l'ingresso, perché l'architetto, ispirandosi all'opera dello scrittore, ha voluto scavare la terra, ed invitarci alla discesa nel labirinto del minotauro.
Così, piano dopo piano, seguendo la luce che continua a filtrare dal lucernario-terrazza, si scoprono i testi di Dürrenmatt, il suo teatro (rappresentato da un grande collage, che lo scrittore realizzò in una notte, inspirato dal vuoto lasciato in una parete da un quadro prestato), fino a giungere nel vero cuore del centro, la sala espositiva, in cui manoscritti e acquarelli, parole e pittura, stanno fianco a fianco e svelano risonanze e fraternità sotterranee.
Tanta bellezza non deve far scordare le polemiche: un costo molto alto (sei milioni) e la partenza del primo direttore, Walter Tschopp, in dissidio con la signora Kerr-Dürrenmatt. Ma dal momento in cui il centro - che è parte integrante degli archivi letterari svizzeri ma riceve un nutrito sussidio annuale anche dal canton Neuchâtel - diventa operativo, quel che importa è che infine l'opera dell'artista, le sue carte e i suoi dipinti, i suoi libri e le sue ossessioni, siano a disposizione degli studiosi (cui il centro è rivolto). Ma anche e soprattutto del pubblico. Il quale, di un tale centro, non potrà che incantarsi.
Pierre Lepori