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Oltre un terzo delle aziende svizzere si vedono confrontate alla criminalità economica. Nella metà dei casi gli autori fanno parte dei quadri dirigenti.
Secondo uno studio della società di consulenza PriceWaterhouseCoopers, le ragioni di questi reati vanno ricercate soprattutto nella cupidigia dei membri del management.
Il fenomeno della criminalità economica non ha praticamente segnato alcuna variazione nell'ultimo biennio in Svizzera. In base ai risultati del sondaggio pubblicato martedì da PriceWaterhouseCoopers (PwC), il 37% delle imprese è stato vittima di un reato economico, la stessa percentuale registrata nel 2005.
"Purtroppo, dall'ultima indagine il numero dei reati non è diminuito, malgrado i miglioramenti degli strumenti di controllo e delle procedure di sorveglianza", osserva John Wilkinson, membro associato dell'agenzia di consulenza aziendale.
"Questo fatto può soprendere. Paradossalmente, però, è anche chiaro che un rafforzamento delle misure di controllo si traduce in un aumento del numero di casi criminalità economica portati alla luce", spiega John Wilkinson a swissinfo.
Da notare che in Europa occidentale il numero di aziende colpite dalla criminalità economica è sceso dal 42 al 38% negli ultimi due anni, mentre a livello mondiale è calato dal 45 al 42%. A detta di John Wilkinson, molte imprese non avrebbero tuttavia rivelato ogni caso emerso in questo periodo.
Maggiore trasparenza
Secondo gli autori dello studio, le aziende svizzere cominciano a gestire in modo più trasparente i casi di criminalità economica scoperti al loro interno. A portare alla luce la maggior parte dei misfatti sono le rivelazioni fatte da informatori.
"Questo fatto dimostra la necessità di progettere meglio i whistle-blowers (informatori). Dagli studi condotti da PwC negli ultimi 8 anni risulta che per motivare queste persone a parlare bisogna offrire loro delle garanzie di conservare il posto di lavoro", dichiara John Wilkinson.
Nella metà dei casi gli autori sono membri del management delle ditte colpite: 36% quadri e 14% direttori superiori e proprietari. A tale proposito la società di consulenza aziendale considera che i consigli di amministrazione dovrebbero esaminare in modo più approfondito le attività dei loro dirigenti.
Il personale temporaneo è invece all'origine del 27% dei reati. Le attività di questi collaboratori non attirano molto spesso l'attenzione, dal momento che non sono continuamente o direttamente integrati nella gestione aziendale. Al personale fisso viene addebitato solo il 23% dei reati di natura economica.
Sete di denaro
I reati più frequenti, pari al 22% dei casi, concernono l'appropriazione indebita di fondi. Seguono le falsificazioni (15%), il riciclaggio di denaro sporco (8%) e la corruzione (5%).
Secondo gli autori dello studio, tra i moventi figurano in particolare la cupidigia che spinge gli autori ad oltrepassare le frontiere legali per migliorare il loro livello economico di vita. Tra le altre ragioni vi sono soprattutto frustrazioni e delusioni in ambito lavorativo, come pure l'incapacità di resistere alla tentazione.
Dall'inchiesta risulta inoltre che molte persone non sono neppure coscienti di aver commesso un delitto. PwC raccomanda quindi alle aziende di rafforzare le misure di prevenzione, pubblicando chiare direttive etiche e un codice di comportamento rigoroso per tutto il personale.
swissinfo e agenzie
Fatti e cifre
Autori di crimini di carattere economico nelle aziende:
14% proprietari e direttori,
36% quadri,
23% collaboratori,
27% personale temporaneo.
PricewaterhouseCoopers
La società PricewaterhouseCoopers (PwC) è attiva in oltre 140 paesi nel settore della consulenza aziendale e della revisione contabile.
Lo studio Economic Crime Survey 2007 è il quarto realizzato da PwC sul fenomeno della criminalità economica in Svizzera e a livello mondiale.
Per questa inchiesta sono state interrogate 5'400 aziende in tutto il mondo, di cui 84 in Svizzera.