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Si sapeva che gli antichi Egizi avevano conoscenze avanzate in molti settori. La scoperta di un papiro nel 1862 rivelò anche una certa padronanza della pratica medica.
A tutt’oggi, i manoscritti ritrovati sono una quindicina. Uno dei più completi e dei più famosi è quello di Edwin Smith. Scritto probabilmente nel 1600 a. C., enumera circa 50 tipi di lesioni con i relativi trattamenti.
Il sapere medico si trasmetteva di padre in figlio o veniva insegnato nelle scuole. La casta dei medici aveva una struttura gerarchica, che prevedeva anche degli specialisti. La malattia veniva allora interpretata come una manifestazione corporea di una possessione sovrannaturale. Per tale motivo agli atti terapeutici si associavano delle formule di incantesimi… Questo finché non si è capito che il medicinale poteva agire da solo.Nella borsa del medico c’erano strumenti che oggi fanno venire i brividi: coltelli, seghe e pinze. Le famiglie egiziane avevano spesso il necessario per far fronte ai piccoli problemi di salute della vita quotidiana.
Alcuni medicinali risultavano abbastanza efficaci. Per esempio, il pane ammuffito contrastava le infezioni (la muffa agiva come un antibiotico). Le emorragie venivano curate con la carne rossa, ricca di ferro. Tuttavia, è probabile che alcuni rimedi fossero nefasti. Tra questi, gli escrementi d’asino utilizzati contro le schegge di legno, che verosimilmente trasmettevano il tetano.