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Intitolato Hardship, Hope and Resettlement: Refugees from Syria tell their stories il rapporto racconta le storie mettendo in evidenza come il reinsediamento internazionale possa cambiare la vita dei rifugiati più vulnerabili. La sua pubblicazione segna il lancio della campagna di Amnesty International #OpenToSyria.
La campagna mira a mettere pressione sui paesi ricchi affinché accolgano un maggior numero di rifugiati vulnerabili dalla Siria attraverso programmi di ammissione umanitaria e di reinsediamento. Finora la risposta internazionale alla crisi è stata lacunosa e alcuni dei paesi più ricchi hanno fatto molto poco.
«Stiamo parlando di 4 milioni di rifugiati, una crisi umanitaria di proporzioni enormi. Dietro i numeri questo rapporto dà voce a tutte quelle persone che hanno dovuto sopportare prove strazianti e vivono tuttora un inferno. Il reinsediamento può contribuire a offrire loro un'ancora di salvezza, un barlume di speranza per un futuro migliore ", ha detto Sherif Elsayed-Ali, responsabile dei diritti dei rifugiati e dei migranti di Amnesty International.
Circa 380.000 rifugiati sono stati identificati come vulnerabili e bisognosi di reinsediamento da parte dell'Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR). Tra loro vi sono vittime di torture e stupri, bambini malati o non accompagnati. Solo una piccola frazione di rifugiati sono stati reinsediati finora.
«I leader mondiali non possono continuare a voltare le spalle ai rifugiati vulnerabili. È umano e comprensibile sentirsi impotenti di fronte a una crisi di questa portata, ma riuscire a convincere i leader mondiali a reinsediare i rifugiati più bisognosi può avere un impatto enorme sulla loro vita», ha detto Sherif Elsayed-Ali.
Oltre a permettere ai rifugiati di ricostruirsi la vita in un contesto di stabilità, di accedere alle cure e agli aiuti di cui hanno bisogno, il reinsediamento è un modo per condividere la responsabilità di questa crisi storica. Attualmente il 95% dei rifugiati è ospitato dai cinque paesi vicini alla Siria, una situazione d'emergenza che sta mettendo questi paesi in ginocchio.
Per persone come Yara, una donna di 23 anni, vedova con quattro figli, il reinsediamento farebbe una differenza enorme. O per la famiglia di Elias, 12 anni e da due malato di cancro, in un campo profughi in Iraq in attesa che il figlio venga curato adeguatamente.
Per queste persone, e per migliaia di altre, la prospettiva di reinsediamento offre una via d'uscita dalla sofferenza.
«I rifugiati sono persone comuni, come tutti noi, ma le loro vite sono state distrutte dai conflitti e ora si vedono costretti a ripartire da zero», ha detto Sherif Elsayed-Ali.
«È il momento di aprire i nostri cuori e le nostre comunità alle persone che scappano dalle atrocità del governo siriano e del gruppo armato dello Stato islamico e dimostrare che la compassione e l'umanità possono prevalere».
Complemento di informazioni
La guerra in Siria entra nel suo quarto anno e ha causato la morte di 190.000 e più di 11 milioni sono state costrette a fuggire dalle loro case. Di questi circa 7,6 milioni di persone sono sfollate all'interno della Siria, mentre gli altri (4 milioni) hanno lasciato il paese.
Circa il 95% dei rifugiati dalla Siria - 3,8 milioni di persone- sono ospitati nei cinque Paesi della regione: Turchia, Libano, Giordania, Iraq e Egitto. L'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) ha identificato 380.000 rifugiati come vulnerabili, quindi bisognosi di reinsediamento. Finora tuttavia solo 79.180 posti di reinsediamento sono stati offerti a livello globale da parte dei paesi più ricchi, un quinto di ciò che è necessario.
4 febbraio 2015