Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/26651

<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>I media contribuiscono ampiamente alla formazione dell'opinione pubblica. Sono attori essenziali del dibattito democratico; la loro funzione non è solo quella di trasmettere informazioni, ma anche quella d'influenzare e strutturare la comunicazione politica. Dal punto di vista storico, questa funzione ha dato loro una protezione fondamentale che oggi è uno dei simboli dello Stato democratico e che nella nuova costituzione è stata tradotta in una vera e propria libertà dei media.</p><p>In quanto parte integrante della società, i media sono in costante evoluzione. La concorrenza sempre più aspra nel mondo dei media esige che la stampa fornisca un'informazione che risponda a criteri economici, a scapito delle esigenze redazionali. Del tutto simile è il mondo della pubblicità, nel quale si tenta di attirare l'attenzione del pubblico con mezzi spettacolari. Ne risulta a volte un trattamento dell'informazione esageratamente personalizzato, focalizzato principalmente sulla sfera privata o che favorisce gli aspetti scandalistici. I pericoli e le lacune che possono risultare da questa situazione devono essere neutralizzati dalla società e dai media stessi. Dunque, la critica dei media acquista una particolare importanza.</p><p>Lo Stato prende posizione a più livelli di fronte ai media. Innanzi tutto esso deve rispettare la loro indipendenza e garantire loro un margine di manovra imprescindibile per la libera trasmissione dell'informazione. Inoltre, deve elaborare delle strutture, ad esempio nel settore della radiotelevisione, che permettano un'informazione variata e una comunicazione dinamica, così come lo richiede la democrazia. Infine, lo Stato deve mettere a disposizione garanzie giuridiche nei settori in cui beni giuridici sono in pericolo.</p><p>Il Consiglio federale accoglie favorevolmente la discussione pubblica sul ruolo dei media e il loro sviluppo e si esprime come segue in merito alle diverse domande: </p><p>Domanda 1:</p><p>Da sempre i media si dibattono tra due opposti principi, vale a dire il diritto del pubblico alla trasparenza, da una parte, e la protezione della personalità, dell'altra. Il diritto offre criteri elementari che permettono di misurare gli interessi opposti, ma spetta al giudice valutare nei singoli casi l'importanza degli stessi. Le disposizioni di diritto privato sulla protezione della personalità e quelle di diritto penale relative alla lesione dell'onore, forniscono strumenti adeguati per tenere conto delle esigenze in materia di protezione della personalità. Inoltre, nel settore dei media elettronici, esiste la possibilità di agire contro le infrazioni inoltrando un ricorso presso l'Autorità indipendente di ricorso in materia radiotelevisiva. </p><p>Tuttavia, non si può dimenticare che ad una violazione della personalità, come a qualsiasi violazione dell'integrità corporale, e contrariamente ad un danno materiale, non può essere posto rimedio mediante una sentenza o indennità per torto morale. Inoltre, queste procedure si svolgono a loro volta in una ambito pubblico. Di conseguenza, il dibattito pubblico attorno ad un caso di violazione della personalità impedisce a volte alle persone in causa di sfruttare le possibilità di riparazione previste dalla legge. </p><p>È difficile valutare in che misure la protezione della personalità debba prevalere sul diritto del pubblico all'informazione; ogni caso deve essere esaminato singolarmente. Il Consiglio federale ritiene dunque problematico escludere, in generale, singoli aspetti della sfera privata dal principio di trasparenza mediatico, come chiesto dall'autore dell'interpellanza.</p><p>Il rispetto della dignità dell'uomo e della personalità in ultima analisi non può essere garantito unicamente dal diritto; esso deve far parte dei valori fondamentali della società ed essere oggetto di un processo di sensibilizzazione. I media, in quanto elemento della società, devono apportarvi il proprio contributo. In merito, occorre menzionare la "Dichiarazione dei doveri e dei diritti del giornalista del 21 dicembre 1999" la cui violazione può essere denunciata dinanzi al Consiglio della stampa. Inoltre, alla cifra 7, la dichiarazione esige dai professionisti del settore che rispettino la sfera privata delle persone "quando l'interesse pubblico non esiga il contrario".</p><p>Domanda 2:</p><p>Il Consiglio federale è preoccupato per l'aumento delle indiscrezioni il cui obiettivo è spesso quello d'influenzare i processi politici decisionali. Occorre tuttavia notare che questo tipo d'incidenti è da ricondurre in gran parte a comportamenti sbagliati in seno all'amministrazione stessa. Il Consiglio federale si sforza perciò di evitare le indiscrezioni in primo luogo mediante misure di formazione e disposizioni in materia d'organizzazione in seno all'amministrazione. </p><p>Secondo il Consiglio federale, proteggere l'amministrazione federale dai media non è assolutamente compatibile con la concezione moderna dello Stato e, nella pratica, non è nemmeno realizzabile. Inoltre, le misure da adottare a tale scopo sarebbero in contraddizione con la decisione del Consiglio federale d'introdurre un regime di trasparenza in seno all'amministrazione federale.</p><p>Il miglior modo di evitare le indiscrezioni, che spesso sorgono in modo isolato e fuori contesto, e che portano a una distorsione della realtà, è fornire un'informazione dettagliata e tempestiva. Secondo il principio della trasparenza, in futuro saranno tenute segrete solo le informazioni la cui pubblicazione lederebbe interessi pubblici o privati preponderanti. In questo modo si può ridurre il numero dei fatti da tenere segreti e si facilita, in seno all'amministrazione, l'introduzione di misure organizzative atte ad evitare le indiscrezioni.</p><p>Domanda 3:</p><p>Le norme etiche applicabili ai media s'ispirano ai valori fondamentali della società e sono strettamente legate alle funzioni che i media devono assumere in materia di comunicazione sociale. Dunque, esse procedono di pari passo con gli orientamenti e l'evoluzione della società. Se quest'ultima rifiuta che gli eventi vengano riportati in un modo eticamente discutibile, i media dovranno fare altrettanto. Di conseguenza, spetta in primo luogo alla società ricorrere alla comunicazione, all'educazione e alla formazione al fine d'incoraggiare lo sviluppo delle competenze necessarie come pure di un certo senso critico. </p><p>Lo Stato può intervenire unicamente dove i principi etici sono stati eretti a norme giuridiche. Così, l'Autorità indipendente di ricorso in materia radiotelevisiva ha sviluppato dei principi diversificati per rendere concreto l'obbligo di diligenza giornalistico che incombe a tutte le emittenti radiofoniche e televisive. </p><p>Tuttavia, i media non possono stare a guardare. Infatti, se non riescono a conservare la loro credibilità e dunque la loro partecipazione al dibattito sociale, mettono in pericolo la loro stessa esistenza. Il settore svizzero dei media ha riconosciuto l'urgenza della situazione ed ha adottato diverse misure. Nel mese di dicembre del 1999, il Consiglio della stampa, creato nel 1972, è stato riorganizzato e dotato di una base più ampia. A questa nuova struttura partecipano, oltre alla Federazione svizzera dei giornalisti (FSG), anche il Sindacato svizzero dei mass media (SSM), il sindacato dei media Comedia e l'associazione "Conferenza dei capiredattori" creata recentemente. Sei dei 21 membri del Consiglio della stampa rappresentano il pubblico. Grazie a quest'ampio sostegno, le decisioni del Consiglio della stampa saranno meglio legittimate e avranno un maggiore rilievo a livello pratico. </p><p>Nel marzo del 1999, il dibattito sulla qualità delle prestazioni giornalistiche ha portato alla creazione dell'associazione "Qualität im Journalismus", principalmente attiva nel settore della formazione e autrice di una carta della qualità del giornalismo. Infine, a questi sforzi contribuiscono i lavori scientifici realizzati in questo settore, i quali negli ultimi tempi si occupano maggiormente delle questioni relative all'autocontrollo e alla qualità giornalistici e hanno creato concetti specifici. Il Consiglio federale accoglie favorevolmente gli sforzi profusi dai media al fine di garantire la qualità giornalistica e considera che la discussione istituzionalizzata sulla qualità e le disposizioni sull'autoregolamentazione siano un mezzo efficace per ottenere una deontologia giornalistica.</p><p>Il Consiglio federale è convinto che, nel settore radiotelevisivo la SSR, in qualità di emittente del servizio pubblico essenzialmente finanziata dai proventi delle tasse, debba assumere un ruolo guida e fissare delle norme giornalistiche che gli altri attori sul mercato dei media non possano ignorare. Per questo motivo, con la revisione della legge sulla radiotelevisione, il Consiglio federale ha l'intenzione di creare un Comitato aggiunto indipendente alla SSR, il cui compito sarà sostenere l'emittente nazionale nell'ambito di un dialogo istituzionalizzato che verta sulle esigenze del servizio pubblico e sul modo di soddisfarle. Per rispettare l'indipendenza e l'autonomia della SSR, garantite dalla Costituzione, questo Comitato aggiunto non è concepito come un'autorità di sorveglianza classica con il potere di emanare istruzioni, ma come un organo che permette di garantire la qualità mediante il dialogo. Probabilmente si discuterà del progetto il prossimo autunno, nel quadro della procedura di consultazione sulla revisione della legge sulla radiotelevisione.</p>  Risposta del Consiglio federale.