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Alberto Caruso
La figura dell’edificio di Mendrisio è intenzionalmente concepita per essere vista da chi transita in treno. La ripetizione delle lunghe finestre conferisce ai fronti una geometria longitudinale portata alle estreme conseguenze. La “monotonia” della figura architettonica - che Hans Schmidt considerava una qualità artistica – ha assunto il carattere specifico del sito.
Varcato l’ingresso, l’interno è inaspettato e sorprendente. Il lungo piano inclinato è una promenade architecturale che collega tutti i livelli dell’edificio, si estende dal fronte sud al fronte nord e determina la formazione del grande spazio a tutta altezza che separa le due fasce. La promenade e il suo grande spazio, ritmato dalle torri degli ascensori che ne interrompono la prospettiva, sono il nucleo espressivo di questa architettura.
Le torri ospitano i locali con la geometria diversa rispetto a quella della serie degli spazi didattici che, liberati dalle eccezioni, ritmano la sequenza dei muri trasversali.
La promenade è una strada urbana che penetra nell’edificio. La continua variazione della sua larghezza richiama le qualità spaziali dei nuclei storici cittadini.
Il riferimento architettonico più evidente è la scala della Alte Pinakotek di Monaco di Baviera (eretta nel 1836 da Leo von Klenze), la cui immagine rappresenta iconicamente un caposaldo del classicismo. Anche qui la scala collega i livelli occupando uno spazio longitudinale esteso quanto l’edificio.
Tra le opere più recenti, la scala-rampa è lo spazio rappresentativo dell’intera architettura nel caso della Cooper Union University a NYC, di Morphosis, e in quello di Toni-Areal a Zurigo, di EM2N, che ospita la Zürcher Hochschule der Künste. Qui i piani di sbarco e la larga gradinata sono occupati da piccole aree di ristoro e ospitano le attività libere degli studenti.
Negli esempi citati, tuttavia, lo spazio della scala è sempre un interno, circoscritto da pareti, e non consente di cogliere con lo sguardo l’interezza della machine à abiter. Mentre a Mendrisio lo spazio a tutt’altezza rivela ad ogni livello i ballatoi e gli ingressi delle aule e dei laboratori.
Questa singolare qualità spaziale rappresenta un’interpretazione appropriata e contemporanea del carattere dell’edificio pubblico, che mostra con trasparenza le parti in cui è articolato. Uno dei pochi edifici pubblici moderni che in Ticino la posseggono è la scuola media di Riva San Vitale di Giancarlo Durisch, articolata intorno ad un cortile coperto quadrato. Durisch ha insegnato a lungo alla Scuola Tecnica di Lugano, frequentata da Andrea Bassi, che lo considera un maestro importante della sua formazione.
E’ la realizzazione pienamente compiuta del Raumplan pensato da Adolf Loos, che ha rotto in modo radicale la prevalenza della rappresentazione in pianta ed ha reso necessaria la rappresentazione in sezione per comprendere lo spazio in tre dimensioni. E’ un progetto colto, che mette in gioco numerosi riferimenti storici prelevati dal giacimento della memoria. La densità delle analogie viene distillata, producendo un esito formale rotondo, comprensibile a tutti.
Da un lato le aule hanno un’altezza interna diversa da quella dei laboratori e degli atelier situati dall’altro lato: la promenade interseca e serve entrambe le quote, risolvendo facilmente un tema altrimenti tecnicamente arduo, quando è prevista una simile condizione all’interno del medesimo edificio. Dopo Loos, nei luoghi dove si è affermata la versione più funzionalista del Movimento Moderno la scala ha perso rilievo spaziale e potenzialità espressiva, si è ridotta in congegno utile allo spostamento da un livello all’altro.
La prefabbricazione pesante adottata come sistema costruttivo - che lo studio ginevrino ha sperimentato in diversi altri cantieri - ha consentito l’adozione dello stesso materiale all’esterno e all’interno, completamente colorato di rosso. La sensazione di unità dell’insieme e di solidità della costruzione riducono l’effetto di assemblaggio di componenti.
Il rapporto con il luogo è risolto in modo semplice: in asse con la promenade, uno spazio aperto è collegato direttamente alla stazione attraverso un sottopasso. La relazione con il contesto – povero espressivamente e in attesa di riqualificazione – è mediata dalla minore altezza del fronte posteriore rispetto a quello rivolto alla ferrovia. La forte urbanità dello spazio interno introduce nel contesto la qualità di un edificio pubblico importante.
Rispetto all’architettura ticinese e alla sua storia, si può parlare di una evidente appartenenza a questo territorio culturale. Uno dei denominatori comuni delle opere dei ticinesi è l’intelligibilità dell’architettura, la rappresentazione diretta e leggibile dei concetti spaziali, senza mediazioni da interpretare. E’ una qualità che caratterizza più di ogni altra l’architettura classica, nella quale ogni elemento della composizione ha un ruolo leggibile e chiaro, qualità che si riconosce pienamente nel lavoro di Bassi Carella Marello Architetti.
E’ la relazione forte con la storia, che alimenta le ragioni dell’edificio. E. N. Rogers affermava che “bisogna conoscere la storia per poterla dimenticare”, dove il dimenticare “non è un oblìo, ma l’atto di una cosciente attività critica”. Il “realismo” di quest’opera, la capacità di interpretare i bisogni del nostro tempo, esclude ogni invenzione arbitraria.
L’emozione che il visitatore prova quando inizia ad inoltrarsi nella promenade è prodotta soprattutto dal trattamento della luce, che filtra dagli spazi didattici e cade dall’alto attraverso i varchi aperti nella copertura, prima e dopo le torri che ritmano il percorso. La luce illumina la superficie della promenade in modo differenziato, come in una strada cittadina. L’atmosfera che ne deriva è palpabile. La qualità precisa e non diffusa della luce provoca una vera e propria tensione, che impronta di sé l’esperienza di tutti gli spazi. E’ questo l’esito più innovativo di questa architettura, destinata a diventare un punto di riferimento con il quale confrontarsi.