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Nationalrat Roland Rino Büchel verlangt Moratorium bei Konsulatsschliessungen
veröffentlicht am Freitag, 17.08.2012
Swissinfo, diverse Medien
Im letzten, in diesem und im nächsten Jahr wird das Schweizerische Aussenministerium fast drei Dutzend konsularische Anlaufstellen für die Auslandschweizer schliessen. Das ist ein unhaltbarer Zustand für die 700'000 Auslandschweizerinnen und Auslandschweizer.
Deshalb verlange ich mit einer Motion, dass es bis ins Jahr 2015 zu einem "Schliess-Moratorium" kommt. Bevor eine saubere Analyse über die (allfälligen) Kosteneinsparungen vorliegt, ist von weiteren Schliessungen abzusehen.
Hier die komplette Medienmitteilung der ASO zum Auslandschweizer-Kongresses, der in Lausanne stattfand:
Am Freitag trafen sich die Delegierten der Auslandschweizerinnen und Auslandschweizer zu ihrer Sommersitzung. Im Mittelpunkt der Diskussionen der „Fünften Schweiz“ standen die Revision des Gesetzes über die Schweizer Schulen im Ausland und das Auslandschweizergesetz. Zum Erbschaftssteuerabkommen zwischen der Schweiz und Frankreich wurde eine Resolution gefasst.
92 Mitglieder des Auslandschweizerrates (ASR) aus der ganzen Welt trafen sich am vergangenen Freitag im Saal des Waadtländer Grossen Rates im Palais de Rumine in Lausanne zu ihrer zweiten Sitzung in diesem Jahr. Dieses „Parlament der Auslandschweizer“, das zweimal jährlich zusammentritt, ist das legislative Organ der Auslandschweizer-Organisation (ASO), welche die Interessen der Auslandschweizerinnen und Auslandschweizer gegenüber den Behörden vertritt.
Die Delegierten legten an der Sitzung das Augenmerk auf die Vernehmlassung zur Revision des Auslandschweizer-Ausbildungsgesetzes (AAG) und auf das Auslandschweizergesetz, das zurzeit ausgearbeitet wird. Die beiden Punkte überschneiden sich mit dem Thema des Auslandschweizer-Kongresses: „Mobilität und Innovation: Die Schweiz in Zeiten internationaler Herausforderungen“. Der Kongress fand am leetzten Wochenende in Lausanne statt.
Zu einem weiteren Thema, das in den letzten Tagen die Medien beschäftigt, hat der Auslandschweizerrat eine Resolution gefasst: Diese verlangt, dass das Erbschaftssteuerabkommen zwischen der Schweiz und Frankreich neu verhandelt wird und die Interessen der Schweizer in Frankreich, welche von Verwandten in der Schweiz erben, verteidigt werden.
Revision des Auslandschweizer-Ausbildungsgesetzes
Die Mitglieder des ASR hiessen die Vernehmlassung der ASO zur Totalrevision des AAG gut. Mit dieser Revision sollen die Rolle der Schweizer Schulen im Ausland gestärkt und neue Fördermöglichkeiten geschaffen werden. Die Schweizer Schulen sollen vermehrt als Repräsentanten der Schweiz im Ausland wahrgenommen werden. Sie erhalten zudem grössere betriebliche Freiheit.
Die Position der ASO entspricht grösstenteils derjenigen des Bundesrates. Vor dem Hintergrund des künftigen Auslandschweizergesetzes empfiehlt die ASO, dass die Schweizer Schulen administrativ dem EDA und nicht wie bisher dem EDI unterstellt werden – dies als Beitrag zu einer kohärenten und globalen Politik der Schweiz bezüglich der internationalen Mobilität der Schweizer Bürgerinnen und Bürger.
Auslandschweizergesetz
Ständerat Filippo Lombardi (CVP/TI) informierte über den Stand des Auslandschweizergesetzes, das zurzeit von einer Subkommission der Staatspolitischen Kommission des Ständerates ausgearbeitet wird. Er ist Mitglied der Subkommission und Urheber der parlamentarischen Initiative, welche die Schaffung dieses Gesetzes verlangte. Lombardi betonte, dass die Schweiz mit diesem Gesetz die Grundlage für eine richtige „Politik gegenüber ihren Auslandbürgern“ schaffe. Das Auslandschweizergesetz soll über dreissig verstreute Gesetze, Verordnungen und Reglemente ersetzen. Laut Filippo Lombardi hat die Subkommission zum Ziel, das Gesetz Anfang 2015 in Kraft treten zu lassen.
In seinem Bericht brachte der Präsident der ASO, alt Nationalrat Jacques-Simon Eggly, das Auslandschweizergesetz ebenfalls zur Sprache und betonte, dass es bei dem Gesetz nicht einfach nur um „das Verwalten“ der Landsleute im Ausland und das konsularische Netz gehe. Vielmehr gelte es auch, der internationalen Mobilität der Schweizerinnen und Schweizer mit allen ihren Folgen Rechnung zu tragen. Dabei erinnerte er an die Bedeutung der politischen Partizipation der Schweizerinnen und Schweizer im Ausland und an die Notwendigkeit, via Internet abstimmen zu können.
Er betonte, dass das Gesetz unter anderem „den Geltungsbereich und die Grenzen der konsularischen Tätigkeit“ regeln müsse. In diesem Zusammenhang erinnerte er daran, dass die vom EDA unternommene Umstrukturierung des konsularischen Netzes seit 2011 zur Schliessung von 12 regionalen konsularischen Vertretungen geführt habe. Und das EDA plane bis 2014 weitere Schliesslungen. Eggly erklärte dazu, dass diese Abbaupolitik beim konsularischen Netz nicht nur die Beziehungen zu den Auslandschweizerinnen und Auslandschweizern betreffe, sondern auch die Wahrnehmung unseres Landes im Ausland verändere.
Nationalrat Roland Büchel (SVP/ SG), Mitglied des ASO-Vorstands, hatte im März eine Motion eingereicht, welche ein Moratorium für Konsulatsschliessungen bis Ende 2015 verlangt.
Hier ein Bericht auf swissinfo:
Di Daniele Mariani, Losanna, swissinfo.ch
Il Consiglio degli svizzeri dell’estero ha preso atto venerdì che la riorganizzazione della rete diplomatica nei paesi limitrofi è conclusa. Il «parlamento» della Quinta svizzera ha anche espresso un sì unanime alla revisione della legge sull’istruzione dei giovani svizzeri all’estero.
«Attualmente ci troviamo nella seconda fase e dopo la terza, che sarà portata a termine entro la fine del 2014, non ve ne sarà una quarta». L’ambasciatore Gerhard Brügger, responsabile della direzione consolare del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE), ha comunicato venerdì ai rappresentanti del Consiglio degli svizzeri dell’estero (CSE), riuniti nella sala del Gran Consiglio vodese per il loro tradizionale congresso estivo, che le chiusure recentemente annunciate di consolati e ambasciate saranno le ultime.
Nella lista presentata da Brügger di consolati generali e ambasciate che chiuderanno nei prossimi mesi (tra cui Los Angeles e Chicago o l’ambasciata in Guatemala) e di nuove rappresentanze che apriranno (come in Qatar e Myanmar) non figurano inoltre più rappresentanze nei paesi limitrofi. Un annuncio che il presidente dell’Organizzazione degli svizzeri dell’estero (OSE) Jacques-Simon Eggly ha accolto con un sorriso un po’ amaro: «La buona notizia è che non c’è più un programma di chiusura negli Stati vicini, ma del resto non vedo bene dove si potesse ancora tagliare», ha dichiarato.
Non tutto è negativo
Lo «smantellamento» della rete diplomatica, come lo definisce l’OSE, o l’«ottimizzazione», se si adotta il punto di vista del DFAE, ha però lasciato il segno tra gli svizzeri dell’estero. In Italia, ad esempio, sono rimasti solo due consolati (erano nove fino a una cinquantina d’anni fa). Molti dei 92 membri dell’OSE presenti venerdì hanno fatto presente a Brügger i problemi pratici a cui vanno incontro nei loro paesi d’adozione, in particolare per i lunghi tragitti che spesso devono compiere per arrivare al consolato da cui dipendono. Roberto Engeler, membro del Consiglio degli svizzeri dell’estero, ha ad esempio sottolineato che per il 15% circa delle persone che fanno capo al consolato di Milano è impossibile espletare le pratiche in una sola giornata se devono utilizzare dei mezzi pubblici.
Alcuni hanno anche sollevato questione di ordine più sociale. Un espatriato in Arabia Saudita ha ad esempio criticato la chiusura del consolato generale di Djeddah, «l’unico luogo della regione dove gli svizzeri possono ritrovarsi per una partita di carte», talmente sono severe le leggi del regno wahabita, in particolare per riunioni tra rappresentanti dei due sessi.
«Per la presenza internazionale della Svizzera, la sua immagine e la coesione della comunità elvetica, la presenza di un ambasciatore o di un console generale è molto importante», ha ribadito dal canto suo Eggly, ricordando che è tuttora pendente una mozione parlamentare, presentata due mesi fa dal consigliere nazionale Roland Büchel, che chiede al governo una moratoria sulla chiusura delle rappresentanze consolari.
«Vorrei potervi dire che avete tutti ragione. Ma cercate di mettervi al nostro posto. Bisogna risparmiare e non possiamo certo tagliare fondi all’aiuto allo sviluppo», ha risposto Gerhard Brügger, invitando i membri del CSE a guardare quello che fanno altri paesi europei, come l’Olanda o la Svezia.
La riorganizzazione, eseguita su mandato del parlamento come ricordato più volte da Brügger, ha però anche portato tutta una serie di miglioramenti, ha riconosciuto il Consiglio degli svizzeri dell’estero. «La riunione delle competenze e delle risorse in una direzione consolare ha dato più peso a questo settore. La helpline – aperta 24 ore su 24 – è un servizio efficace e benvenuto», ha sottolineato il presidente dell’OSE.
A tal proposito, Brügger ha indicato che questa linea telefonica nel solo mese di luglio ha ricevuto circa 9'000 chiamate e in nove casi su dieci il problema ha potuto essere risolto subito.
Sì alla nuova legge sulle scuole
I rappresentanti della Quinta Svizzera si sono anche soffermati sull’ormai annosa questione del voto elettronico (che dovrebbe generalizzarsi entro il 2015, come promesso da Barbara Perriard, direttrice della sezioni diritti politici della Cancelleria federale) e su tutta una serie di altri problemi a cui sono confrontati i cittadini elvetici espatriati. A preoccupare gli svizzeri dell’estero sono soprattutto le crescenti difficoltà per aprire un conto in un istituto elvetico a causa delle pressioni fiscali degli Stati in cui vivono. «Negli Stati Uniti, ha ricordato Eggly, le banche elvetiche scacciano letteralmente i loro clienti svizzeri»
Il cosiddetto «parlamento» della Quinta Svizzera si è inoltre espresso a favore della revisione della legge sull’istruzione dei giovani svizzeri all’estero, la cui procedura di consultazione si concluderà il 30 settembre 2012.
Il progetto di legge, ha sottolineato Rudolf Wyder, direttore dell’OSE, permetterà «maggiore flessibilità» e un’«ottimizzazione economica» grazie alla soppressione del numero minimo di allievi di nazionalità svizzera. Attualmente, per essere riconosciuta dal governo e ottenere un sussidio, una scuola all’estero deve tra l’altro contare almeno 12 allievi svizzeri (25 per le prime richieste) La proporzione di giovani elvetici deve inoltre essere di almeno il 30% (20% nelle scuole con oltre 60 studenti).
Queste scuole – ha aggiunto Wyder – sono «un investimento produttivo e contribuiscono alla mobilità internazionale degli svizzeri». Roberto Engeler, presidente della Scuola svizzera di Milano (che conta circa 370 allievi più una sessantina nella ‘succursale’ di Como), è convinto che la revisione legislativa apra più possibilità alle scuole svizzere, in particolare per attirare un maggior numero di allievi internazionali. In quest’ottica, la Svizzera ha una buona carta da giocare, poiché in materia di formazione ha «una tradizione di prima classe, ha indicato Wyder.
L’unico punto da correggere riguarda la questione del dipartimento di competenza. Secondo l’OSE, le scuole svizzere dovrebbero passare sotto l’egida del Dipartimento degli affari esteri e non più del Dipartimento degli interni. La politica estera della Svizzera sarebbe così più coerente e globale.