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Sabato 23 gennaio, il ciclone Eloise ha colpito duramente il Mozambico con raffiche di vento fino a 160 km/h. A poco più di una settimana dal disastro, la portata della tragedia comincia a delinearsi.
Il 23 gennaio, il ciclone Eloise ha travolto il Mozambico e provocato gravi inondazioni soprattutto nella città portuale di Beira e nelle regioni rurali.
Si stima che 176 000 persone, tra cui 90 000 bambini, siano colpite direttamente dalle conseguenze del disastro. Almeno 26 centri sanitari e 85 aule scolastiche sono andati distrutti, 8400 persone hanno perso tutto, più di cinquemila sono state evacuate preventivamente. Il timore è che l’acqua contaminata possa ora favorire la diffusione di malattie come il colera.
L’UNICEF è sul posto per aiutare i bambini colpiti e le loro famiglie. In collaborazione con i suoi partner, distribuisce acqua potabile, cibo e farmaci.
Gravi cicloni e altri eventi meteorologici estremi sono fenomeni molto ricorrenti in Mozambico. Nel marzo 2019, il paese era stato messo in ginocchio dal ciclone Idai, a cui era seguito di lì a poco il ciclone Kenneth. Gli abitanti non si erano ancora ripresi dalle conseguenze di questi due disastri, considerato che buona parte del raccolto era andata distrutta.
Conflitti nel mondo: sono state quasi 300 mila le violazioni gravi verificate sui bambini, tra il 2005 e il 2020
Rapporto annuale 2021
L’interesse dell’opinione pubblica converge sulla situazione attuale in Ucraina e sulla crisi alimentare globale, eppure le conseguenze della pandemia di coronavirus continuano a essere tangibili.