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La Corte europea dei diritti umani si china mercoledì sulla denuncia sporta dal finanziere Youssef Nada, finito per anni sulla Black list per presunto finanziamento del terrorismo. Il cittadino italo-egiziano accusa le autorità elvetiche di aver violato la Convenzione europea dei diritti umani.
«È un momento importante per Youssef Nada: mercoledì il ricco finanziere, quasi 80enne, potrà esporre davanti alla Corte europea dei diritti umani le ragioni per le quali ha inoltrato una denuncia contro la Svizzera. Avrà a disposizione circa 30 minuti, come la controparte, un rappresentante del governo svizzero, poi è previsto un po' di tempo per le repliche. I giudici sono tuttavia già a conoscenza degli incarti.
Il caso non è solo importante per Nada, ma anche per la Svizzera e la Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu). Lo si può evincere dal fatto che la controversia è stata delegata alla Grande camera, composta di 17 giudici. Solo una piccola parte delle pratiche della Cedu finisce davanti a questo collegio giudicante.
Nada, già membro dei fratelli musulmani, ha fatto causa contro la Svizzera per violazione di tre articoli della Convenzione europea dei diritti dell’uomo:diritto alla libertà ed alla sicurezza (art.5), diritto al rispetto della vita privata e familiare (art. 8), diritto ad un ricorso effettivo (art. 13).
Conseguenze del 9/11
Il caso sta attirando già da una decina di anni l'attenzione non solo in Svizzera e in Italia, ma pure sulla stampa internazionale. Youssef Nada, la sua società finanziaria luganese Al-Taqwa e altre società erano stati inseriti nel 2001 nella lista nera dell'ONU dei soggetti collegati ai talebani e ad Al Qaida, poco dopo gli attentati del 9 settembre.
Nei giorni seguenti la Confederazione decideva di aggiornare la sua ordinanza sulle misure adottate contro i talebani. Di conseguenza vennero bloccati tutti i beni di Nada e venne decretato nei suoi confronti un divieto di entrata nella Confederazione: visto che l'interessato vive a Campione, questa disposizione equivaleva in pratica ad una sorta di arresto domiciliare.
L'enclave italiana sul Lago Ceresio può essere infatti raggiunta solo dal Canton Ticino – dunque esclusivamente passando dal territorio svizzero. Dopo l’avvio della procedura penale, i carabinieri italiani perquisirono la casa di Nada a Campione, mentre gli agenti della Polizia cantonale ticinese passarono al setaccio gli uffici di Nada a Lugano.
Nessun strumento di difesa
L’inchiesta avviata dal Ministero pubblico della Confederazione venne archiviata già nel 2005, così come le indagini parallele condotte dalla polizia. Gli inquirenti non poterono infatti accertare un legame fra Nada e il finanziamento del terrorismo.
Eppure Nada è apparso sulla famosa Black list del Consiglio di sicurezza del ONU – e di conseguenza sulla lista nera svizzera – fino al settembre 2009. I suoi averi sono rimasti inoltre bloccati. Tutto ciò è stato denunciato a più riprese, in particolare dal senatore ticinese Dick Marty del Partito liberale radicale, che ha portato la vicenda dinnanzi al Consiglio d’Europa. Marty ha criticato in particolare il fatto che Nada non disponesse di alcun strumento giuridico per difendere la sua posizione.
Il Consiglio federale e il Tribunale federale hanno respinto le richieste avanzate da Nada, tra cui quella di un risarcimento, riconoscendo soltanto un indennizzo per spese legali. Le autorità elvetiche ritengono infatti di aver agito nel rispetto degli accordi e del diritto internazionale, in base ai quali la Confederazione adotta l'elenco antiterrorismo dell'ONU.
L’onore perduto
Sicuramente questa linea difensiva segnerà l’intervento di Frank Schürmann dell’ufficio federale di giustizia, che rappresenterà la Confederazione dinnanzi alla corte di Strasburgo.
Nada ha intanto dichiarato di aver perso fra 200 a 300 milioni di franchi a causa della inchieste condotte contro di lui e le sue imprese. Ma a Strasburgo non chiede un risarcimento danni. “Chiedo che mi venga restituito l’onore”, ha detto al quotidiano Corriere del Ticino.
Il dibattimento davanti alla Grande camera ha il carattere di un’udienza. La decisione dei giudici non verrà comunicata immediatamente a Youssef Nada. “Fino all’emanazione della sentenza possono passare anche diversi mesi”, indica Nina Salomon, addetta stampa della Corte europea dei diritti umani.
Il caso Nada
7 novembre 2001: Youssef Nada, imprenditore egiziano con passaporto italiano e dimora nell’enclave di Campione, e le sue società luganesi sono iscritte nella “Black list” del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. In Svizzera e in Italia vengono aperte delle inchieste. Gli uffici a Lugano e l'abitazione a Campione vengono perseguiti. La Svizzera decreta contro Nada un divieto di ingresso nella Confederazione e i suoi averi vengono congelati.
31 maggio 2005: la Procura federale sospende e archivia l’inchiesta per mancanza di prove.
giugno 2005: Nada presenta alla Svizzera una richiesta di risarcimento: 27 milioni di franchi.
19 marzo 2007: il senatore Dick Marty critica dinnanzi al Consiglio d’Europa la Black list delle Nazione Unite, riferendosi in particolare al caso Nada.
26 giugno 2007: Il Tribunale penale federale (TP) respinge la richiesta di risarcimento di Nada. Nada ricorre al Tribunale federale (TF) – senza successo. Solo le spese per l’avvocato vengono riconosciute.
7 luglio 2007: pure in Italia le indagini contro Nada vengono archiviate
19 febbraio 2008: Youssef Nada fa ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo (Ced) contro la decisione del TF.
23 settembre 2009: Nada è stralciato dalla Black list dell’Onu. Una settimana dopo il suo nome viene pure tolto dalla Black list in Svizzera, gestita dalla Segreteria di Stato di economia (seco).
23 marzo 2011: udienza a Strasburgo davanti alla CEDU sulla causa che oppone Nada alla Svizzera.Fine della finestrella
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