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Il 26enne nato a Johannesburg e cresciuto in Nuova Zelanda è diventato il beniamino del pubblico di casa. Gli inglesi attendevano un proprio rappresentante nei quarti dal 2017, loro, inventori del gioco del tennis.
Non molti avrebbero previsto che il ragazzo nato a Johannesburg in Sudafrica sarebbe diventato la principale speranza britannica nel tour maschile.
Il 26enne, che gioca con passaporto inglese, è oggi la 12esima forza al mondo. Una scalata costruita piano piano, come i punti conquistati sul campo. Norrie rappresenta il Commonwealth come pochi: nato in Sudafrica da papà scozzese e mamma gallese, è cresciuto in Nuova Zelanda prima di spostarsi a Londra.
«Le mie radici sono britanniche», dice di sé il mancino allenato da Lugones.
Della mamma, che era un corridore di lunghe distanze, il 26enne ha preso sicuramente una delle qualità che più di altre definiscono il suo gioco: un motore implacabile.
Sostenuto dalla solidità dalla linea di fondo e da un dritto beffardo e a volte violento Norrie ha così archiviato la pendenza Paul, diventando ora il beniamino del pubblico inglese.
Il suo ottavo di finale
Proprio il dritto si è rivelato una delle chiavi di volta in una battaglia avvincente con lo statunitense Paul. Il mancino inglese ha conquistato il suo primo punto con un vincente di dritto lungo linea e ha proseguito con un break nel gioco d'apertura, senza più lasciarlo. Il singolo break è stato sufficiente per aggiudicarsi il set d'apertura.
Nel secondo ne ha avuto bisogno di due, non riuscendo a servire per il match sul 5-4, ma facendo nuovamente il break per vincere 7-5 il secondo set. Dopo aver ottenuto un altro break a inizio di terzo set, Norrie ha controllato il match servendo in maniera controllata e precisa, così da raggiungere il suo primo quarto di finale del Grande Slam al 19esimo tentativo.
Per la prima volta nei quarti di un Grande Slam
Norrie, in genere composto come si addice a un membro di sua maestà, si è concesso un salto sull'erba mentre tirava due pugni in aria. «Sono rimasto paziente con me stesso e ho accettato la superficie erbosa: probabilmente non è la mia superficie preferita, ma questo mi dà molta fiducia», ha detto l'unico inglese ad aver centrato i quarti di finale in questa edizione di Wimbledon.
«Purtroppo sono l'ultimo britannico a rimanere in piedi», ha detto il 26enne, che oggi affronterà il belga David Goffin nei quarti di finale. «Ma credo che questo sia un motivo in più per tutti per sostenermi». I due, finora, si sono affrontati una volta sola, l'anno scorso a Barcellona sulla terra, dove l'inglese uscì vincente a causa del ritiro del belga nel corso del secondo set. Un conto ancora aperto insomma.
La Gran Bretagna attendeva dal 2017
Il ventiseienne mancino, oltre a essere l'ultimo rappresentante britannico a Wimbledon nel tabellone singolare maschile, è anche il primo a raggiungere i quarti di finale in singolare dopo il 2017, quando vi riuscì Andy Murray.
Murray è l'unico inglese ad aver vinto a Wimbledon nell'era Open, nel 2013 e 2016. Solo altre nove volte un giocatore britannico ha raggiunto le semifinali - nell'era Open - nel torneo più longevo e popolare del pianeta, lì, in Inghilterra dov'è nato il gioco del tennis.
Quattro coloro che sono riusciti a rimanere sul Centre Court tanto a lungo: Murray, Henman, Rusedski e Taylor. Nulla di strano dunque, che ogni qualvolta un rappresentante di Sua Maestà avanza nel torneo, il pubblico lo saluta e sostiene con grande partecipazione.
«Credo che fin dal primo turno tutti mi abbiano sostenuto e supportato», ha detto lo stesso Norrie al termine della sua sfida contro Paul. «Si è visto nei momenti difficili delle partite, soprattutto nel servire per il match».
Vedremo se lo stesso pubblico saprà spingere il 26enne oltre i quarti fino alla semifinale, dove incontrerebbe il vincitore della sfida tra Djokovic e Sinner.