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"L’economia americana è in espansione: la disoccupazione è scesa e gli investimenti stanno aumentando. Il mondo funziona e la terza guerra mondiale non è ancora iniziata. E' passato solo un anno ed è presto per tracciare un bilancio. Ma anche sulla politica estera, se all’inizio sembrava un eccentrico, in verità si è più o meno focalizzato sugli interessi americani". E' con queste parole che Morris Mottale, professore statunitense di scienze politiche alla Franklin University of Switzerland di Sorengo, commenta il primo anno di presidenza degli States di Donald Trump.
"Ha cambiato le carte in gioco in Medio Oriente, nella politica commerciale in Asia e nella riforma del NAFTA. La sua politica è discussa. Ma ad eccezione dei mullah iraniani, in Asia ed in Medio Oriente sono contenti di vederlo. E neanche i russi per ora non hanno detto niente di male...".
Trump comunque divide, sia negli States che in Europa. Ed esattamente un anno fa, il giorno dopo l'inattesa vittoria del tycoon repubblicano contro Hillary Clinton, quando parecchi osservatori nel Vecchio continente si chiedevano come fosse potuto accadere, Mottale commentò alla RSI: "La stampa e gli intellettuali europei interpretano gli USA più che altro tramite CNN e NY Times, che raramente hanno un’idea di quello che capita oltre lo Hudson River". E oggi ribadisce: "Qualche osservatore ora ha colto, ma c’è un’America profonda che l’Europa non ha mai capito molto bene".
Comunque è passato un anno e diverse promesse fatte in campagna elettorale sulla politica interna non sono (ancora) state mantenute. L'Obamacare resiste e la costruzione del muro al confine con il Messico è bloccata. "Ha avuto problemi", ammette Mottale. "Ma in parte già c’è, ora va completata. Ed il flusso emigratorio dal Messico ha rallentato". E sulla preoccupazione per l’escalation dei toni nella crisi dei missili della Corea del Nord, Mottale afferma: "C’è chi fa notare che, da quando Trump ha alzato la voce, la Corea non fa più esperimenti nucleari. Ma forse sono i cinesi che, dopo le pressioni americane, sono riusciti a convincere la Corea a rallentare".
Trump in ogni caso va avanti: ha quaranta milioni di follower e anche da presidente una delle sue attività preferite è quella di twittare i suoi punti di vista, spesso privi di filtri. Talvolta pure con cinguettii sparati a raffica contro il malcapitato di turno. "Più che una questione di bene o male, bisogna invece chiedersi se funziona con i suoi sostenitori. E la risposta è si. Trump - conclude Mottale - si sta preparando per le elezioni amministrative del 2018. E alle prossime presidenziali".
Joe Pieracci
Trump anno primo: