Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01021.jsonl.gz/239

Alla guida della sua auto di alta cilindrata a otto posti ha trasportato stranieri senza documenti validi dall’Italia alla Svizzera consentendo loro di varcare illegalmente il confine: una coppia irachena con due figli, un altro connazionale e una cittadina siriana. Salvo poi farsi arrestare, poco dopo la frontiera, a Genestrerio. Lui, iracheno 41enne, richiedente l’asilo con permesso C, domiciliato a Neuchâtel, ha ammesso l’episodio avvenuto lo scorso 21 gennaio, ma non di aver agito per denaro, bensì «per cuore». Un’attenuante, questa, alla quale la Corte delle Assise correzionali di Mendrisio non ha creduto, pronunciando nei suoi confronti una pena di 4 mesi di detenzione, posti al beneficio della sospensione condizionale per un periodo di prova di due anni. La giudice Francesca Verda Chiocchetti ha invece prosciolto l’imputato, in virtù del principio ‘in dubio pro reo’, per altri trasporti attinenti a un imprecisato numero di stranieri senza documenti che sarebbero avvenuti alla fine del 2020.
Per la Corte il 41enne ha agito a scopo di lucro. «Non ha preso coscienza del suo agire illecito. Non ha imparato nulla dalle precedenti pene, ridimensionando il suo agire». La Corte ha intanto disposto il dissequestro dell’auto usata per il trasporto. La giudice ha rinunciato a pronunciare l’espulsione dell’imputato dalla Svizzera, ma lo ha ammonito:se dovesse ricadere in un qualsiasi altro reato sarà decretato l’allontanamento.
Perché lo ha fatto?, ha chiesto la giudice, Francesca Verda Chiocchetti, durante l’istruttoria processuale. «Ero andato a trovare mia sorella vicino a Milano, dove avevo incontrato queste persone che mi avevano chiesto di accompagnarle in auto a Zurigo e che poi a Basilea, vicino alla dogana con la Germania, sarebbero venuti a prenderli dei loro parenti. Non li conoscevo». Ha ricevuto compensi per questo? «No». Ma la giudice ha prospettato quanto hanno dichiarato in interrogatorio le persone trasportate, interrogatorio dal quale è emerso chiaramente come il trasporto fosse già pattuito e che il 41enne è stato indicato come passatore, tanto che il gruppo di persone ha dovuto pagare 800 euro a testa. L’imputato non ha mai avuto un lavoro fisso. Era in assistenza e ha dichiarato di avere per i prossimi giorni un impiego in una ditta per l’asfaltatura di strade.
Il 41enne ha alle spalle due precedenti condanne: una pena pecuniaria per prestazioni sociali ottenute in maniera illecita: aveva svolto un commercio illecito di un’auto con sua moglie, conseguendo un guadagno di 11mila franchi; e nell’ottobre 2019, sempre a Neuchâtel, era stato condannato per aver fatto guidare la sua auto priva di targhe a una terza persona, costatagli una pena pecuniaria di 10 aliquote, che la Corte ha comunque deciso di non revocare. Titolare dell’inchiesta, il procuratore pubblico Pablo Fäh che tuttavia non ha presenziato al processo, una sua facoltà dal momento che la pena proposta nel decreto d’accusa dal magistrato – 120 aliquote – è inferiore a un anno di detenzione. L’avvocato d’ufficio, Marcello Baggi, si è visto confermare le proprie richieste formulate durante l’arringa difensiva: aveva evidenziato che l’episodio di aiuto all’ingresso illegale è avvenuto in un solo episodio lo scorso 21 gennaio e aveva chiesto alla Corte di rinunciare all’espulsione del proprio assistito, richieste assecondate dalla presidente.