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Gli schieramenti di centro ottengono tuttora il maggior numero di successi nella Camera bassa. Negli ultimi anni non si è registrata una svolta verso destra a favore dell'Unione democratica di centro.
È quanto risulta da uno studio dell'Università di Berna, che ha preso in esame la formazione di maggioranze e coalizioni in Consiglio nazionale tra il 1996 e il 2005.
La forte progressione registrata negli ultimi anni dall'Unione democratica di centro (UDC) non ha fatto slittare le istituzioni politiche federali verso destra.
Nonostante una maggiore polarizzazione dei dibattiti, i processi decisionali all'interno della Camera bassa rimangono tuttora caratterizzati da un buon equilibrio e da una relativa spartizione del potere.
Secondo lo studio realizzato dall'Istituto di scienze politiche dell'Università di Berna, su incarico dei Servizi del Parlamento, l'atteggiamento "poco incline al compromesso" evidenziato dall'UDC avrebbe addirittura indebolito la maggioranza borghese.
In particolare, il Partito popolare democratico (PPD), il Partito liberale radicale (PLR) e l'UDC hanno evidenziato frequenti divergenze in ambito di politica estera. Nel corso dell'ultimo decennio, il numero di casi in cui i tre partiti borghesi hanno raggiunto un consenso su questioni internazionali è calato dal 63 al 38%.
Previsioni sbagliate
Lo studio dei politologi bernesi smentisce quindi le previsioni formulate negli ultimi anni, dopo i successi conseguiti dall'UDC nelle elezioni federali del 1999 e del 2003. Pur diventando la maggiore forza politica nazionale, l'UDC non ha scombussolato gli equilibri politici in Svizzera, accentrando il potere verso destra.
Dall'esame delle 7997 decisioni adottate in Consiglio nazionale dal novembre 1996 all'ottobre 2005 traspare che la formazione delle maggioranze parlamentari è diventata perfino più eterogenea e flessibile, rispetto a pochi anni orsono.
Anche nel decennio preso in considerazione, i due schieramenti governativi di centro hanno registrato la maggior percentuale di successi nelle decisioni adottate dalla Camera del popolo. Il PPD si è ritrovato nel 90,1% delle votazioni dalla parte della maggioranza, mentre il PLR nell'81,4%.
L'UDC ha conseguito invece soltanto un 67% di successi in Consiglio nazionale. Il numero dei casi in cui il partito di destra si è scontrato contro una coalizione formata delle altre tre forze politiche di governo è addirittura raddoppiato negli ultimi anni.
A lottare più spesso da solo contro gli altri tre schieramenti rappresentati in Consiglio federale è però il Partito socialista. I socialisti si sono trovati dalla parte della maggioranza soltanto nel 56,6% delle votazioni.
Il numero delle grandi coalizioni, in cui si vedono uniti tutti e quattro i partiti di governo, è sceso dal 18% nella 45esima legislatura al 14% nella 47esima, ossia l'ultima.
Ruolo chiave del Parlamento
Sempre secondo lo studio, gli spostamenti di forze avvenuti all'interno della Camera del popolo non hanno inoltre bloccato il processo legislativo. Il sistema politico svizzero favorisce per natura le formazioni del centro e quindi anche un'alternanza delle coalizioni, ha rilevato il professor Wolf Linder, che ha diretto la ricerca universitaria.
A detta dei politologi bernesi, i media avrebbero troppo spesso la tendenza di focalizzare la loro attenzione sulla nuova composizione del Consiglio federale, soprattutto da quando l'UDC ha strappato un secondo seggio nell'esecutivo al Partito popolare democratico, con l'elezione di Christoph Blocher.
Una maggiore attenzione dovrebbe invece essere dedicata alla formazione delle maggioranze politiche in Parlamento, dove vengono prese le decisioni più importanti in ambito di politica federale.
La composizione e il funzionamento delle Camere federali rimangono infatti l'elemento cruciale della democrazia svizzera, basata sul compromesso, sottolineano gli autori dello studio.
In particolare, l'indipendenza delle istituzioni parlamentari rispetto al Governo e all'Amministrazione federale rappresentano un elemento istituzionale fondamentale del regime di separazione dei poteri e del sistema di concordanza.
swissinfo e agenzie
Lo studio dell'Università di Berna
Lo studio "Formazione di maggioranze e coalizioni in seno al Consiglio nazionale" è stato commissionato dai Servizi del Parlamento dell'Assemblea federale svizzera (le due Camere riunite).
Realizzato dall'Istituto di scienze politiche dell'Università di Berna, lo studio si basa sull'analisi delle votazioni dei deputati, registrate dai sistemi elettronici del Consiglio nazionale tra novembre 1996 e ottobre 2005.
Secondo i ricercatori, due o più gruppi parlamentari formano una coalizione quando almeno due terzi dei deputati dei rispettivi partiti hanno votato allo stesso modo.
I risultati dei voti dei gruppi parlamentari che non fanno parte delle varie coalizioni non sono stati presi generalmente in considerazione.
Lo studio ha analizzato in alcuni casi anche i dati di voto all'interno delle coalizioni di opposizione, tenendo conto per queste ultime dei risultati della maggioranza assoluta dei votanti.