Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01230.jsonl.gz/626

Nessun annuncio di dimissioni è uscito dal Comitato cantonale del Plrt dello scorso 28 novembre (vedi qui), nonostante quella vissuta alle federali si tratti di una sconfitta storica per i liberali radicali. Una sconfitta seconda forse solo a quella conosciuta nel 2011, quando il Plrt perse il suo secondo seggio in Consiglio di Stato. Allora l’Ufficio presidenziale del Plrt, guidato da Walter Gianora, si dimise. Come vede la situazione attuale chi allora era nella dirigenza Plrt? Lo abbiamo chiesto a Stefano Steiger, municipale asconese, già granconsigliere, e membro dell’Ufficio presidenziale del Plrt durante la presidenza di Gianora.
Stefano Steiger, lei era vicepresidente e membro dell'Ufficio presidenziale durante la presidenza del Plrt di Walter Gianora. È stata una presidenza molto difficile per il Plr, visto che ha coinciso, nel 2011, con la perdita del secondo seggio in Consiglio di Stato. In quell'occasione l'Ufficio presidenziale si dimise. All'ultimo comitato cantonale del Plrt, invece, non c'è stata nessuna decisione in materia di dimissioni. Ritiene che sia un messaggio giusto da dare alla base?
Non credo che sia giusto cambiare le presidenze dopo ogni risultato elettorale. Abbiamo cambiato troppe presidenze in 10 anni.
Nel 2011 era la scelta giusta. Il partito usciva da una fase molto differente da quella attuale, dove c'erano lotte intestine e situazioni che richiedevano una nuova presidenza.
In questo momento credo che pretendere le dimissioni dell'attuale ufficio presidenziale sia un segnale sbagliato. È giusto dare fiducia a questo gruppo e fare un bilancio alla fine delle tre tornate elettorali (cantonali, federali e comunali) e non focalizzarsi solamente sul risultato delle federali, dove ci sono stati vari elementi che hanno inciso, elementi non facilmente controllabili da parte del partito.
Al comitato cantonale del Plr in diversi interventi è stato messo a confronto il risultato di Marco Chiesa con quello di Giovanni Merlini. A portare alla sconfitta di Merlini è stata più la destra liberale che si è allontanata dal Plr, preferendo Chiesa, o sono mancati i voti di alcuni radicali nel Sopraceneri?
La destra rappresenta all'incirca il 30% dell'elettorato, la sinistra altrettanto, mentre al centro abbiamo circa il 40% dell'elettorato. Dopo il primo turno chi era giunto secondo nella coalizione di destra e di sinistra lasciava il campo (Greta Gysin e Battista Ghiggia, ndr), mentre per ovvie ragioni il blocco di centro ha portato i propri due candidati al secondo turno. I due blocchi di sinistra e di destra avevano la possibilità, presentando un solo candidato, di una maggiore crescita al secondo turno di ballottaggio. È uno dei tanti elementi che mi fa dire che determinate dinamiche non sono così controllabili o di facile lettura. C'è bisogno di "calma e gesso”. Bisogna lavorare, impegnarsi e dare risposte chiare. Lo ha detto bene Fulvio Pelli: bisogna avere chiarezza nelle risposte che si danno e non fare sempre la politica del compromesso. Il compromesso se è sano va bene, ma quando diventa un miscuglio, e troppo spesso lo è stato, non sa più di nulla.
Il Plr dal 1991, con l'elezione di Sergio Salvioni al Consiglio degli Stati, dal 1995 con Dick Marty e poi negli ultimi otto anni con Fabio Abate, ha sempre avuto indirettamente l'appoggio dell'elettorato di sinistra per far eleggere i propri candidati al Senato. Senza questa "sponda" a sinistra il Plr può far eleggere qualcuno al Consiglio degli Stati?
Sì. Lo potrà fare in futuro, anche se dipenderà dalle dinamiche che si creano. Questa volta c'era una dinamica particolare. In futuro bisognerà fare delle riflessioni su come arrivare agli obiettivi. La chiave però è fare un discorso chiaro e convincente. Bisogna ascoltare le preoccupazioni della popolazione, con modestia, umiltà, analizzando, costruendo e con una linea riconoscibile.
È da nove anni però che il Plrt perde posizioni. Vuol dire che negli ultimi anni non c'è stata una linea sufficientemente chiara?
Sicuramente abbiamo possibilità di migliorare.