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Eravamo in molti a profetizzare il funerale del calcio italiano, diventato fragile economicamente nel contesto delle cinque leghe calcistiche più importanti d’Europa, periodicamente toccato da scandali e scandaletti, incapace di valorizzare i suoi talenti con grave pregiudizio della nazionale guidata da Roberto Mancini. Sono numerosi i libri che, conti alla mano, prevedevano il crollo dell’industria del pallone tricolore.
Invece succede che nemmeno ai tempi del grande splendore, quando la Serie A era l’Eldorado del calcio mondiale nel decennio tra il 1990 e il 2000, l’Italia era riuscita a portare cinque squadre nelle semifinali delle coppe europee e addirittura tre in finale, l’Inter in Champions, la Roma in Europa League e la Fiorentina nella Conference. Come nel 1990, l’Italia può dunque sognare il successo in tre coppe europee (allora il Milan si impose in Champions, la Sampdoria in Coppa delle coppe e la Juve in Coppa Uefa contro la Fiorentina).
Alzi la mano chi è in grado di fornire una spiegazione razionale su questo ritorno in grande stile del calcio tricolore, dopo tante stagioni di anonimato.
Forse una chiave di lettura potrebbe essere individuata nella constatazione che la squadra campione d’Italia, il Napoli, e la Lazio che per il momento occupa il secondo posto in campionato, sono state eliminate nelle competizioni europee allo stadio dei quarti e rispettivamente degli ottavi di finale. Vuoi vedere allora che i grandi club del Nord, come l’Inter, il Milan e la Juve, cammin facendo si siano un po’ disinteressate ai destini del campionato per varie vicende, concentrando i loro sforzi unicamente sulle competizioni continentali?
È evidente a tutti che contrariamente ai club inglesi e spagnoli, quelli italiani non possiedono la forza economica per allestire praticamente due rose, ciò che oggi è necessario per poter coltivare l’ambizione di far bella figura sia in campionato, sia in Europa. Quando la differenza di valore tra titolari e sostituti è molto grande, giocando ogni tre giorni da qualche parte si finisce per soffrire: o si esce dall’Europa, oppure si paga dazio in campionato.