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Per la storia dello spettacolo Konstantin Sergèevic Stanislavskij può essere considerato a tutti gli effetti il creatore del primo metodo per attori. Ogni teatrante, che sia un attore, un regista, un autore o anche uno studioso di teatro, a un certo punto del suo percorso, ha la necessità di confrontarsi con Il lavoro dell’attore di Stanislavkij, il testo sacro, la bibbia dei teatranti, il manuale del “sistema” o method come lo chiamano in America all’Actors Studio di New York.
Un maestro che durante tutta la sua esistenza non smetterà mai di chiedersi: “Come si sta in scena? Che rapporto c’è tra finzione e realtà?” E più osserva i grandi attori, tra cui la divina Eleonora Duse, più ha la sensazione che tutti loro, non importa la provenienza o l’età, hanno un qualcosa che li accomuna, qualcosa che hanno solo i grandi artisti. Ma cos’è questo qualcosa? Non gli basterà tutta la vita per capirlo, per essere soddisfatto delle sue teorie.
Il bisogno di parlare di Stanislavskij nasce oggi dal bisogno non solo di ricordare un grande maestro, ma tutto ciò che il suo esempio rappresenta in termini di serietà, studio, ricerca, perseveranza, cura; di un’etica insomma che trascende l’ambito artistico, in un momento in cui sempre più spesso ci troviamo a fare i conti, con esempi di approssimazione, sciatteria e incompetenza.