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Le montagne svizzere sono state un perno di attrazione sin dai tempi del naturalismo. Ghiacciai, gole, laghi e cascate hanno esercitato un fascino irresistibile, soprattutto in epoca romantica. I pittori, votati alla ricerca del sublime, hanno trovato nei paesaggi alpini una realtà in cui il possibile e l’impossibile si compenetravano, alludendo all’infinito. Realtà di cui il romanticismo andava alla ricerca.
Sono indimenticabili in questo senso le opere di William Turner, che frequentò a più riprese la Svizzera, in particolare la regione di Lucerna ai piedi del Rigi, dove il sublime gli sembrava bussasse alla porte del continente. Sublime inteso come il luogo in cui la bellezza e l'infinito si uniscono in un’immagine potente e inquietante.
Le montagne svizzere furono, dunque, innanzitutto, una meta d'élite, frequentata da artisti, scienziati e scrittori. Molti naturalisti vi trascorsero soggiorni votati allo studio di quarzi, pietre e piante (tra cui anche Goethe, nella sua veste scientista).
Ben presto, però, le Alpi si trasformarono da "luoghi di studio” in luoghi di turismo. I primi ad avventurarvisi furono i membri della borghesia inglese, affascinata dalla scoperta del mondo (sotto il motto del Grand Tour). Mete privilegiate erano l’altopiano bernese e la regione del Rigi, dove sorsero le prime strutture alberghiere (tra il 1815 e il 1840). Gli alpinisti costituivano una grande fetta di questo primo assalto turistico. Dopo il 1800 si registrarono le prime ascese ai giganti alpini (nel 1811 fu agguantata la Jungfrau, nel 1812 il Faulhorn). A partire da metà XVIII si dispiegò poi l’"epoca d’oro" dell’alpinismo, grazie soprattutto agli alpinisti inglesi che scalarono le vette elvetiche in modo temerario.
A questo assalto sportivo fece da controcanto quello terapeutico. A partire dal XIX secolo sorsero infatti i primi sanatori, indirizzati soprattutto a persone affette da malattie respiratorie e polmonari. Nel 1841 a Davos aprì i battenti un ospedale pediatrico per bambini colpiti da tisi. La località grigionese si impose poi, dal 1853, come centro per la cura della tubercolosi. I centri di cura e riabilitazione si estesero poi a molte regioni alpine. Il clima, l'aria pulita, il siero di latte e i bagni Kneipp erano i principali ingredienti per la cura delle malattie respiratorie. Fra le numerose località che assistettero al sorgere dei complessi terapeutici, Davos restò la più blasonata, grazie anche alla descrizione che ne fece Thomas Mann ne La montagna incantata.
Il turismo di massa arrivò tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, con l’incremento delle vie di transito. Le diligenze e le vie ferrate resero le mete alpine sempre più accessibili. L’invenzione della cremagliera (la prima fu a Vitznau, vicino al Rigi, 1871) portò il turismo a quote sempre più elevate, sino a raggiungere le pendici della Jungfrau a quota 3454m.Questa opera mastodontica durò 16 anni e ifu inaugurata nel 1912.
Dopo queste opere pionieristiche, le montagne diventarono fra le mete privilegiate del turismo di massa, dedito all’attività del pattinaggio, del bob e di altri sport invernali. Lo sci divenne lo sport più popolare a partire dal 1900. Nel 1902 furono organizzate le prime gare di sci e nel 1928 i primi campionati del mondo (a Mürren nel Canton Berna, località che nel 1969 offrì l’ambientazione al film di James Bond, “Al servizio di sua maestà”, il cui successo fece della località bernese una meta privilegiata del turismo internazionale).
La diffusione delle vie di transito favorì poi una propagazione sempre più capillare del turismo alpino. Strutture alberghiere e residenze secondarie si insediarono vieppiù diffusamente. Da allora la fortuna delle località alpine fu inarrestabile. Le seggiovie e gli impianti di risalita proliferarono (a volte anche oltremisura) sulle vette montuose. Il turismo da invernale si estese su tutto l’arco dell’anno.
Questa crescita è a tutt'oggi inarrestabile, sebbene i cambiamenti climatici impongano talvolta una riformulazione dell’offerta, nonché l'abbandono delle località sorte a quote troppo basse.