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Nessun "passo indietro". Perchè a questo governo "non c'è alternativa", la maggioranza "è coesa", le elezioni anticipate non risolverebbero i problemi del paese, un governo tecnico non avrebbe l'autorità per fronteggiare la crisi. Ma se il governo perdesse la maggioranza alla Camera, allora non ci sarebbero alternative: "la parola deve tornare agli elettori".
Silvio Berlusconi, nell'aula di Montecitorio, riconosce la "gravità " dell'"incidente parlamentare" di martedì scorso, quando la Camera ha bocciato l'articolo uno del rendiconto generale dello Stato; ma si tratta appunto di un "incidente" che non può avere "improprie conseguenze sul piano istituzionale" .
Il Cavaliere precisa che "non si farà lapidare". Il governo "porrà rimedio" all'incidente dsul rendiconto con la presentazione di un nuovo rendiconto da presentare al Senato e con il voto di fiducia, che servirà a "sanare" la "situazione anomala che si è creata".
Il premier, nel suo discorso pronunciato in aula per metà vuota per la decisione dell'opposizione di non essere presente, si mostra duro con chi lo attacca ma tende la mano a chi vorrà invece cominciare a "discutere di proposte concrete dando prova di responsabilità civile" : chi accetterà di confrontarsi, aggiunge, sarà considerato come "un interlocutore utile valido".
Il premier si assegna una buona pagella per quanto fatto finora: la manovra estiva garantirà il pareggio di bilancio nel 2013. Ma ora bisogna dedicarsi allo sviluppo, e Berlusconi promette un provvedimento che farà uscire l'Italia dalla crisi. Si coglie una sfumatura antitremontiana quando il premier dice che "una politica di rigore senza la crescita rischia di condurre alla stagnazione e al peggioramento dei conti pubblici". "Noi - insite il premier - vogliamo sconfiggere la strategia della paralisi e del pessimismo, e con il decreto sviluppo metteremo un mattone nel muro contro la sfiducia".
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