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Gli animali svizzeri non sono più cose: la revisione legislativa ha trovato il consenso anche della seconda Camera del Parlamento.
I deputati sono tornati sui loro passi, dopo aver affondato un primo progetto nel 1999.
"La sensibilità della popolazione verso gli animali è cambiata negli ultimi anni e anche la legislazione deve tenerne conto", ha riaffermato mercoledì la consigliera federale Ruth Metzler di fronte ai consiglieri nazionali. Negli scorsi mesi la sua affermazione "il mio cane non è un tavolo" aveva fatto il giro della Svizzera.
E con 96 voti contro 11 la Camera del popolo ha dunque modificato alcune disposizioni di una legge ormai quasi centenaria che parificava gli animali domestici alle cose. In caso di divorzio o di morte gli animali avranno dunque diritto al rispetto delle loro necessità. Ma per arrivare a questo risultato c'è voluta una massiccia pressione popolare.
Due iniziative al collo
Già nel 1999 il Parlamento aveva bocciato la revisione, dopo un iter parlamentare di sette anni. Un tiro mancino della lobby agricola che temeva ulteriori restrizioni nell'allevamento ha avuto la meglio.
Dare dei diritti agli animali, si affermava a Berna, avrebbe messo ulteriormente sotto pressione i contadini. Le disposizioni svizzere già in vigore sono più rigide di quelle dei paesi limitrofi; ulteriori concessioni avrebbero compromesso ulteriormente la concorrenzialità dell'allevamento elvetico.
La gestazione di più anni è stata quindi annientata in un voto delle camere: un affronto alle organizzazioni ambientaliste. Il segnale chiaro è arrivato immediatamente dopo. In pochi mesi ben due iniziative popolari hanno raccolto oltre 250'000 firme per un articolo costituzionale.
È stata la società civile con un cuore anche per gli animali ad aver smosso le acque. Ma con l'intervento del senatore ticinese Dick Marty si sono salvate le misure già progettate. Il Consiglio degli Stati ha plebiscitato la proposta senza voti contrari in primavera.
Adesso anche il Nazionale ha seguito il buon esempio: il consigliere nazionale UDC Ulrich Siegrist, relatore della commissione, ha affermato: "Questa è la strada giusta". Meglio, comunque, di un articolo costituzionale che vincolerebbe ulteriormente.
Una iniziativa ritirata
Già in primavera Dick Marti ricordava a swissinfo: "Questa revisione non è che un adeguamento giuridico alla realtà e alla sensibilità della società moderna, in opposizione al buon vecchio diritto romano che riteneva gli animali alla stregua delle cose".
A molti sembra bastare. Dalla consigliera nazionale grigionese Brigitta Gadient è arrivata immediatamente la rassicurazione che una delle due iniziative, che aspettano di passare alle urne, sarà ritirata grazie alla modifica delle disposizioni giuridiche.
Non cambia invece opinione l'attivista Franz Weber, che intende mantenere la sua iniziativa popolare. Per lui è necessario seguire l'esempio americano, che prevede il ricorso a un avvocato per difendere un animale.
Ma nel frattempo il Parlamento, sostenuto dal ministro della giustizia Ruth Metzler, ha fatto la sua parte, ritornando su un progetto affossato troppo frettolosamente.
swissinfo, Daniele Papacella
In breve
Dopo aver affossato repentinamente una revisione della legge sullo statuto degli animali, il Parlamento si è ricreduto. Accettando la mozione del ticinese Dick Marti le due Camere del Parlamento hanno ridefinito il carattere giuridico degli amici dell'uomo.
La modifica è stata accompagnata dalla pressione dell'opinione pubblica. Due iniziative popolari avevano raccolto 250'000 firme, reagendo alla prima bocciatura del 1999. Una delle due iniziative popolari con lo stesso traguardo è già stata ritirata immediatamente dopo il voto del Consiglio nazionale.