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«La sentenza attesta la violazione dell’articolo 34 capoverso 2 della Costituzione federale», spiega interpellata dalla Regione Sabrina Aldi, avvocato di Giorgio Ghiringhelli, dopo che è stata resa pubblica dal Guastafeste la sentenza del Tribunale federale che ha deciso di accogliere il suo ricorso e quindi annullare l'esito della votazione del 9 febbraio 2020 sull’iniziativa popolare ‘Le vittime di aggressioni non devono pagare i costi di una legittima difesa’, che vedeva come primo firmatario proprio Ghiringhelli. Un articolo 34 capoverso 2 che testuale recita: “La garanzia dei diritti politici protegge la libera formazione della volontà e l’espressione fedele del voto”. Condizioni che, va da sé, per il Tribunale federale non si sono verificate. «Come non c’è stata una libertà di formarsi un’opinione - riprende Aldi -. Le nostre eccezioni fondamentalmente sono state due: la prima è che il governo scrive che si crea una disparità di trattamento, la seconda che la proposta è contraria al diritto federale. Il punto è che entrambe le cose, ma soprattutto la seconda, sono scritte nell’opuscolo in maniera perentoria, come un dato di fatto acquisito. E il Tribunale federale dice che questo non si può fare, perché da un lato non c’è la certezza di questo assunto e dall’altro il Gran Consiglio ha votato la ricevibilità dell’iniziativa».
Questo genere di sentenze, sottolinea Aldi, prevede che «una volta accertata una violazione, occorre verificare se è stata determinante. Cosa che il Tf ha acclarato, dicendo che è stato influenzato l’esito: veramente molto grave, al di là delle opinioni sul tema in votazione». Per la legale «una violazione dell’articolo 34 da parte di un governo non è una cosa leggera» e «il Tribunale federale nella sua sentenza lascia sottintendere che se il Consiglio di Stato avesse pubblicato un comunicato stampa di rettifica come richiesto da Ghiringhelli l’esito sarebbe stato diverso». Una brutta figura, quindi? «Già mentre stavo scrivendo il ricorso al Tf mi stavo rendendo conto che le cose erano lampanti, quando ho letto quell’opuscolo sono saltata sulla sedia. D’accordo il dibattito, e le opinioni sono lecite, ma qui c’era stata una scorrettezza. Se quando si fa un opuscolo si sbaglia, per mille ragioni si può sbagliare in buona fede. Ma quando è stato fatto notare l’arroganza di tirare dritto mi ha dato un po’ fastidio. Sarebbe bastato un condizionale, scrivere cioè che forse ci sarebbe potuto essere un problema. Ho capito subito che avremmo avuto buone chances di vincere questo ricorso».