Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/145245

<h2>SubmittedText<h2><text><p>L'Ufficio del Consiglio degli Stati è pronto a esaminare se non sarebbe ragionevole o addirittura necessario ispirarsi alle regole adottate dalla Società svizzera di Public Affairs (SSPA) in materia di attività di lobbying emanando un'ordinanza dell'Assemblea federale o istituendo una base legale che permetta di dichiarare vincolanti queste regole?</p></text><h2>FederalCouncilResponseText<h2><text><p>In occasione della fondazione della Società svizzera di Public Affairs (SSPA), il 31 maggio 1999, l'Assemblea generale ha aggiunto ai propri statuti un breve codice deontologico, secondo il quale le attività svolte nel settore degli affari pubblici, in particolare il lobbying, vanno esercitate in modo trasparente. Esse devono cioè essere facilmente identificabili in quanto tali, devono essere ricollegabili in modo chiaro alle fonti utilizzate e non comportare inganni a danno di nessuno (cfr. n. 4 del codice). Il codice prevede inoltre che la SSPA pubblichi una lista dei suoi membri, i quali sono tenuti a rispettare il "Codice di Lisbona" della Confederazione europea delle relazioni pubbliche (cfr. n. 3 del codice). Tale codice, adottato nel 1978, è costituito da varie sezioni. A un capitolo dedicato agli obblighi professionali generali (art. 25, l'art. 4 ad es. corrisponde al n. 4 del codice della SSPA), seguono diversi capitoli concernenti gli obblighi professionali specifici. Il primo, relativamente dettagliato (art. 6-13), è dedicato agli obblighi professionali nei confronti dei datori di lavoro; il secondo (art. 14-16) concerne l'opinione pubblica e i mezzi d'informazione (il rispetto costante del diritto all'informazione e l'obbligo di trasmettere informazioni, il rispetto dei diritti e dell'indipendenza dei mezzi d'informazione, il divieto di agire in maniera ingannevole); il terzo (art. 17) e il quarto (art. 18 e 19) trattano degli obblighi nei confronti dei colleghi e dell'ordine professionale.</p><p>L'11 marzo 2014, l'Assemblea generale della SSPA ha adottato un nuovo codice deontologico che entrerà in vigore il 1° luglio 2014. Un po' più dettagliato rispetto a quello del 1999 - si passa da sette numeri a undici articoli -, anche il nuovo codice rimanda al "Codice di Lisbona". Alla luce delle recenti discussioni sul lobbismo parlamentare, è soprattutto l'articolo 5 che richiama l'attenzione: il registro dei membri della SSPA, pubblicato sul sito Internet della società, menziona il nome del datore di lavoro e la funzione professionale relativi a ogni membro che svolge un'attività lucrativa dipendente; quanto ai lavoratori indipendenti, viene riportato il nome di tutti i mandanti in relazione diretta con il membro, ma non i differenti incarichi o progetti. La portata di queste regole è tuttavia in parte limitata dal fatto che il membro deve fornire le informazioni richieste entro sei mesi dall'inizio del rapporto di lavoro o dell'incarico conferitogli, nonché pubblicare e aggiornare tutte le modifiche nell'arco di un mese. Dal canto suo, la SSPA aggiorna il registro una volta all'anno.</p><p>Di norma, l'Ufficio accoglie favorevolmente gli sforzi di autoregolazione del settore: la trasparenza è nell'interesse sia degli specialisti degli affari pubblici che del Parlamento e dei parlamentari. Tenuto conto delle recenti e continue decisioni del Consiglio degli Stati in materia (cfr. più sotto), l'Ufficio non ritiene tuttavia opportuno realizzare l'esame richiesto dall'interpellante. Gli organi parlamentari competenti, in primo luogo la Commissione delle istituzioni politiche, continueranno a seguire da vicino i prossimi sviluppi in questo settore, in particolare il modo in cui la SSPA applicherà il nuovo codice deontologico.</p><p>Allegato: decisioni recenti del Consiglio degli Stati</p><p>Il 14 marzo 2012, con 19 voti contro 17, il Consiglio degli Stati ha deciso di non dare seguito all'iniziativa parlamentare Berberat 11.448, "Trasparenza e regolamentazione delle attività di lobbying nel Parlamento". Il 24 settembre 2012, con 22 voti contro 17, ha deciso di non dare seguito all'iniziativa parlamentare Minder 12.401, "Meno lobbisti a Palazzo federale". Il 27 novembre 2012, di nuovo con 22 voti contro 17, ha respinto definitivamente la mozione del Consiglio nazionale 11.4029, "Regole di trasparenza applicabili anche agli ex parlamentari lobbisti". L'11 novembre 2013, con 8 voti contro 3 e 1 astensione, la Commissione delle istituzioni politiche (CIP) del Consiglio degli Stati ha deciso di non allinearsi con la decisione della sua Commissione omologa di dar seguito all'iniziativa parlamentare Caroni 12.430, "Rappresentanza di interessi a Palazzo federale". La CIP-N "rimasta impressionata dal chiaro verdetto della CIP-S" (comunicato stampa del 16 maggio 2014), con 10 voti contro 9 e 1 astensione, è ritornata sulla sua prima decisione (presa con 16 voti contro 6) e ha proposto di non dare seguito all'iniziativa. Il 2 giugno 2014, con 113 voti contro 66, il Consiglio nazionale ha deciso di non dare seguito all'iniziativa parlamentare.</p></text>