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Born to be free
L’articolo Inettocrazia, la parola che spiega tutto ma non troverete nei dizionari, prendeva lo spunto dalla teoria del ciclo storico di Alexander Tytler per giungere alla conclusione che esistono 3 opzioni: accettare il sistema, non accettarlo e tentare di cambiarlo con la violenza, lasciarlo spostandosi in una società che si trova ad un punto migliore del proprio ciclo naturale.
La stragrande maggioranza delle persone sceglierà la prima opzione, vinta dall’apatia o da altri vincoli personali. Un numero ristretto, ma rumoroso, di persone sceglieranno probabilmente la seconda opzione e andranno a scontrarsi contro un muro. Accettare la realtà è difficile.
Solo una piccola parte di persone opterà per la terza scelta. Chi la prende in considerazione, faccia attenzione a non sottovalutare la tempistica: assumere di poter rimandare la decisione finché le cose non si mettono davvero male, è un grave errore. Il momento giusto è precedente al momento in cui ci si rende conto che le cose si sono messe male.
Storicamente l’opinione pubblica e il governo hanno sempre affrontato il problema dell’espatrio dei cittadini seguendo una progressione che possiamo riassumere così:
Prima Fase: occasionalmente alcuni cittadini lasciano il paese e vengono ignorati completamente.
Seconda Fase: i produttori iniziano a preoccuparsi e a lasciare il paese in numero crescente. La delocalizzazione delle imprese e l’espatrio iniziano ad essere additati come reati e accusati di essere la causa delle condizioni economiche in peggioramento.
Terza Fase: gran parte dei produttori, nel panico, tentano di lasciare il paese. Additati come traditori della patria, si cerca di fermarli e di spogliarli della propria ricchezza.
[Non fatevi abbindolare da questa retorica. Chi lascia il paese salvaguardando la propria ricchezza è, a dirla tutta, il vero patriota, perché proprio queste persone prudenti, capaci e lungimiranti saranno capaci di fornire il capitale necessario per ricostruire il paese quando l’economia sarà devastata.]
Immaginate di viaggiare con altre persone su un bus che si dirige dritto dritto verso un burrone. L’autista è al proprio posto e non c’è alcuna possibilità di comunicare con lui. Dal vetro intravedete con chiarezza che il burrone si sta avvicinando. Non ci sono strade alternative e comunque l’autista non pare assolutamente intenzionato frenare.
L’importante è evitare di rimanere nel bus abbastanza a lungo da trovarsi nel mezzo della folla presa dal panico che blocca ogni via di fuga. Se si vuole, perché le scelte 3 e ognuno di noi è diverso, evitare il burrone occorre saltar fuori dal bus prima che “le cose si mettano davvero male”. Una decisione molto difficile. Richiede una lungimiranza non comune.
Riecho
Editor EconomiaeLiberta.com