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Stando ad un sondaggio, tre persone su quattro si preoccupano per il fatto che i loro dati personali possano esser pubblicati su internet. Quasi una persona su cinque ritiene inoltre che la propria sfera privata non sia sufficientemente tutelata dalla legislazione attuale.
I risultati del sondaggio sono stati presentati martedì a Zurigo dall'associazione degli incaricati svizzeri della protezione dei dati "privatim", in occasione è stata la terza giornata europea della protezione dei dati che ricorre mercoledì.
Secondo "privatim", il "primo sondaggio rappresentativo" realizzato in Svizzera sull'argomento confuta l'idea generale che gli svizzeri non si preoccupino per la protezione dei dati. Il 26% degli intervistati dà infatti "molta importanza" e il 52% una "certa importanza" a ciò che succede con i dati personali che finiscono su internet. La fascia d'età a cui questo aspetto sta maggiormente a cuore è quella fra i 15 e i 34 anni.
Il 22% giudica "molto importante" e il 69% "importante" l'uso che fanno le imprese e l'amministrazione dei dati che li riguardano. La fiducia è particolarmente alta per quanto riguarda gli enti pubblici: l'87% si ritiene tutelato dalla polizia, l'82% dagli ospedali e l'81% dagli uffici comunali del controllo abitanti.
Il 22% degli intervistati dice invece di non fidarsi delle casse malattia, il 44% non si fida delle società che gestiscono carte di credito e il 54% non si ritiene tutelato dagli operatori telecom. Complessivamente il 18% degli svizzeri non si ritiene tutelato a dovere e il 15% afferma di avere subìto almeno una violazione della propria sfera privata. Un dato quest'ultimo che gli incaricati della protezione dei dati definiscono "preoccupante".