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La revisione dell'Ordinanza sulla radiotelevisione non convince. Quanto a un sostegno finanziario all'ats, chi lo condivide (fondamentalmente la sinistra) vuole subordinarlo a severe condizioni per evitare che denaro pubblico finisca nelle tasche degli azionisti.
Il Dipartimento federale delle comunicazioni (DATEC) ha posto la modifica della norma in consultazione fino a oggi. La principale novità è costituita dalla possibilità per la Società svizzera di radiotelevisione (SRG SSR) e le emittenti private titolari di una concessione di trasmettere réclame in modo orientato in base alla categoria di pubblico.
I gruppi bersaglio potranno essere composti di persone con gli stessi interessi - ad esempio sportivi o appassionati di gastronomia - oppure stabiliti sulla base di criteri demografici, per esempio gli ultracinquantenni. La diffusione di pubblicità mirata prima, dopo e durante trasmissioni per bambini non è invece ammessa. Sulle reti della SSR, inoltre, sui dodici minuti di pubblicità massimi all'ora attualmente consentiti, non più di quattro potranno essere di spot mirati.
Tali réclame risultano assolutamente indigeste a destra. Per Verdi liberali (PVL), PLR e UDC si tratta di una distorsione della concorrenza ai danni dei media privati, che vedrebbero diminuire le loro entrate pubblicitarie. A loro avviso infatti le emittenti private, a causa della loro dimensione modesta, non riuscirebbero a trarre beneficio da una tale pubblicità, di cui per finire approfitterebbe solo la SSR, che già gode di una posizione dominante.
Il PPD non critica fondamentalmente questo modello pubblicitario ma, preoccupato dalla situazione finanziaria dei media regionali, chiede che gli effetti della riforma siano studiati in modo approfondito.
L'Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM), che rappresenta gli interessi delle piccole e medie imprese, è molto critica: "Il Consiglio federale promette che la SSR sarà ridimensionata e contemporaneamente propone un progetto che le affida più compiti e dunque più soldi", deplora il presidente e consigliere nazionale Jean-François Rime (UDC/FR) sulla piattaforma Moneycab.
A sinistra, i Verdi sono estremamente scettici. Temono, come l'Unione sindacale svizzera (USS), violazioni della sfera privata, dato che le aziende al beneficio di una concessione utilizzerebbero i dati dei loro telespettatori per definire meglio i gruppi bersaglio della pubblicità. Inoltre, sostengono gli ecologisti, i programmi finanziati con il canone non vanno "commercializzati": ciò contraddirebbe il mandato di servizio pubblico che è rivolto ai cittadini e non ai consumatori.
Il PS non è fondamentalmente opposto alla pubblicità mirata, ma propone, "per non minacciare le nicchie commerciali delle emittenti regionali", di modificare l'ORTV in modo che non sia possibile mirare gruppi di pubblico costituiti su base geografica. Il PPD su questo aspetto ha lo stesso parere.
Neppure il Consiglio di Stato ticinese è per principio contrario a un nuovo modello pubblicitario. Caldeggia la limitazione a quattro minuti all'ora della réclame per la SSR per tutelare le emittenti private ed esprime preoccupazione per potenziali violazioni della sfera privata.
Ad ogni modo per la maggior parte dei partiti la consultazione è stata condotta prematuramente. Prima sarebbe stato necessario condurre una riflessione di fondo sul servizio pubblico e attendere l'esito della votazione sull'iniziativa popolare"Abolizione del canone Billag" del prossimo 4 marzo.
Diverse formazioni politiche considerano che le modifiche proposte a livello di ordinanza avrebbero dovuto trovare posto nella futura legge sui media elettronici, attualmente in preparazione.
Il sostegno finanziario (due milioni di franchi all'anno) all'Agenzia telegrafica svizzera (ats) attraverso un accordo di prestazione è un altro aspetto rilevante della revisione dell'ORTV. Vari Cantoni, in particolare Ticino, Vaud, Friburgo, Berna e Soletta lo condividono.
L'agenzia di stampa elvetica sta attualmente attraversando una crisi: la direzione ha annunciato una ristrutturazione della redazione accompagnata dalla soppressione di 36 posti di lavoro a tempo pieno su 150.
"Alla luce dei tagli del personale e della riorganizzazione delle redazioni annunciate dalla nuova dirigenza dell'agenzia, ci sembra ancora più importante che si preveda un finanziamento diretto all'agenzia e la sottoscrizione di un accordo di prestazione", scrive il Consiglio di Stato ticinese nella sua presa di posizione, aggiungendo che "in particolare ci preme che venga ancorato il dovere di un servizio che serva tutte le realtà culturali e linguistiche del paese e in particolare il mantenimento di una redazione in lingua italiana".
Consultata, l'ats non ha preso posizione. I partiti hanno visioni divergenti su un sostegno finanziario: a destra si va da un "no" dell'UDC a un "evidentemente sì" del Partito borghese democratico passando da un "piuttosto no" del PLR e un "se necessario" del PVL.
Sinistra e sindacati accettano che l'agenzia sia sostenuta nell'ambito di un mandato di prestazioni, ma quest'ultimo deve essere chiaramente definito. Si tratta di garantire che i fondi siano destinati al mantenimento e allo sviluppo dell'offerta giornalistica e non finiscano nelle tasche degli azionisti.
La revisione dell'ORTV prevede altre modifiche, ampiamente sostenute: concernono in particolare la protezione dei minorenni e la proporzione di trasmissioni sottotitolate, che dovranno essere ampliate.