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La Svizzera autorizza l'abbattimento di una lince, e l'Ente nazionale italiano protezione animali (ENPA) protesta con l'ambasciatore elvetico in Italia. La presidente dell'associazione, Carla Rocchi, ha scritto al ticinese Bernardino Regazzoni con l'obiettivo di scongiurare la soppressione dell'animale. La Rocchi ha chiesto all'ambasciatore "di farsi portavoce presso il proprio Governo per avere non solo delucidazioni al riguardo, ma per ottenere la revoca immediata del provvedimento, e salvare così la vita del felino".
"Se la lince dovesse essere soppressa - spiega - questo rappresenterebbe un episodio gravissimo: esistono infatti metodi ecologici incruenti, per dissuadere questi animali dall'interferire con le attività dell'uomo". Metodi che, come sottolinea la Protezione animali, oltre ad essere molto più efficaci della soppressione, permettono di evitare morti inutili e del tutto contrarie alle norme etiche.
"Auspico - conclude la presidente dell'ENPA - che il suo Paese abbandoni definitivamente politiche fondate sugli abbattimenti e ne promuova altre centrate esclusivamente su misure atte a regolare il naturale equilibrio della natura senza che l'uomo debba macchiarsi di crimini nei confronti del mondo in cui convive".
La decisione delle autorità svizzere
L'ispettorato della caccia del canton Berna ha autorizzato l'altro ieri l'abbattimento di una giovane lince nella Kandertal, malgrado non siano stati adempiuti tutti i criteri per procedere in questo senso. La decisione è stata presa in collaborazione con l'Ufficio federale dell'ambiente, le autorità di Vaud e Friburgo, dopo che il felino - una femmina - ha sbranato sei pecore fra il 22 giugno e il 4 luglio.
SDA-ATS