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|MESSEROTTI (MASSEROTTI) Vittorio |
Cementista-muratore
Soliera (MO) 8.5.1881 da Francesco e Aldegonda Camurri - Modena 11.10.1950.
Aderisce al movimento anarchico in Svizzera, dove si è recato nel 1903 a lavorare e dove rimane fino al 1908, partecipando attivamente alla vita del movimento sindacale locale [dove?]. Nel settembre 1908 è condannato per “molestie ai muratori non scioperanti”, cioè contro i crumiri.
Tra il 1909 e il 1912 risiede prima in Alsazia e Lorena, da dove è pure espulso, poi in Lussemburgo e nel Granducato di Baden.
Nell'agosto 1912 risulta a Basilea BS. Nel luglio 1913 è arrestato a Zurigo /ZH con l'accusa di svolgere propaganda anarchica e viene espulso immediatamente dalla Svizzera, con decreto del 12 agosto 1913.
Si trasferisce di nuovo nel Granducato di Baden, per poi far ritorno in Italia, dove nel 1914 diventa segretario del Gruppo anarchico modenese e membro della Commissione di controllo della Camera del lavoro sindacalista. Chiamato alle armi è inviato, per "pericolosità" in Libia. Nel marzo 1919 è segretario generale degli operai agricoli dell'USI, nonché direttore del settimanale La Bandiera operaia. Coinvolto in un furto di mitragliatrici del maggio 1920 organizzato da anarchici modenesi, viene condannato a 2 anni e 1 mese di reclusione. Scarcerato nel marzo 1922, emigra in Francia aderendo all'Union anarchiste e alla Fédération du bâtiment, è delegato alla propaganda presso gli stranieri dal congresso tenuto a Lione nel giugno 1925. Pure membro del Comitato d'emigrazione dell'USI a Parigi. Partecipa alla Legione garabaldina (manipolata da un provocatore fascista). Nel 1925 rientra in Italia, intenzionato ad organizzare un attentato contro Mussolini. Viene arrestato a Torino, trasferito a Modena, condannato nel novembre 1926 a 5 anni di confino, prima a Ustica poi a Ponza e Lipari.
Liberato nel novembre 1931 per estinzione della pena, torna Modena dove continua ad essere attentamente vigilato. È diffidato nel 1934. Nel 1935 scrive a Mussolini, conosciuto e frequentato in Svizzera anni prima, dichiarandosi “un vecchio libertario” lamentando gli ostacoli frapposti alla sua richiesta di andare a vivere in Africa Orientale. La domanda non è accolta in ragione dei limiti di età fissati per l’emigrazione, ma è però assunto come stradino comunale.
Con alcuni ex socialisti modenesi M. inizia a collaborare come “sindacalista libertario” ad una rivista sindacale di stampo fascista “Giustizia sociale”. Il periodico, organo dell’Unione lavoratori dell’industria di Modena, edito nel 1943-’44, sull’onda dei propositi di socializzazione e di un fascismo che dichiara di voler tornare alle sue origini “rivoluzionarie”, si pone l’obiettivo di rinnovare il sindacalismo fascista attraverso l’elezione dal basso dei dirigenti, il rafforzamento delle commissioni interne ed il riconoscimento del diritto di sciopero. L’esperienza sindacale non raccoglie consensi, non c’è spazio per posizioni che sono inevitabilmente ambigue ed osteggiata dalla Federazione fascista repubblicana viene infine soppressa dal Ministero della cultura popolare che ne ottiene la chiusura e l’arresto di alcuni dei suoi esponenti.
Nel dopoguerra è immediatamente isolato dagli anarchici modenesi che non gli perdonano certi suoi comportamenti. Si ritira definitivamente dalla vita politica trasferendosi in un ospizio.
FONTI:
GB /// DBAI // DIMA // decreto di espulsione del 12.8.1913 // Risv. 23.8.1913 // Andrea Pirondini, "Anarchici a Modena. Dizionario biografico", Zero in Condotta, Milano 2012 // Verzeichnis..., von Anarchistent & andernr verdächting oder gerährlichen Individuen die sich zruzeit in der Schweiz befinden, 12.8.1912 - E21/14565 - fonti da Werner Portmann //