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Storia
Il Museo dei Patti federali (fino al 1992: Archivio dei Patti federali) fu costruito nel 1936 essenzialmente per un unico reperto: il Patto federale del 1291. All’epoca, il documento era ritenuto l’atto fondatore della Confederazione e nell’edificio eretto per custodirlo veniva venerato come una reliquia nazionale ammantata di sacralità. Negli ultimi decenni, il Museo dei Patti federali si è trasformato in un moderno Museo di storia. Oggi questo luogo non racconta solo la storia del Patto federale, ma anche la sua influenza sulla storia nazionale.
L’ARCHIVIO DEI PATTI FEDERALI: COSTRUITO PER RAFFORZARE L’IDENTITÀ NAZIONALE
Negli anni 1930, l’Europa era scossa da gravi crisi politiche ed economiche. L’avvento al potere di Hitler fu percepito anche nella Svizzera neutrale come una minaccia esistenziale. Fu in questo periodo di crisi che in Svizzera fece la sua comparsa la «Difesa spirituale», improntata verso un intenso orientamento alla "peculiarità svizzera" nella storia, nella politica e nella cultura. Valori ritenuti tipicamente svizzeri come la molteplicità culturale, la democrazia, la volontà di libertà e l’indipendenza venivano contrapposti ai totalitarismi quali il fascismo e il nazionalsocialismo.
Il Patto federale del 1291 incarnava e simboleggiava tutti questi valori. Pertanto non sorprende che nel periodo della Difesa spirituale venisse venerato e ammantato di una sorta di sacralità nazionale. E anche l’architetto del Museo dei Patti federali Josef Beeler dichiarò come fosse animato dall’intenzione di erigere una cattedrale per questa reliquia nazionale della Svizzera. Nella sala d’esposizione, il Patto campeggiava in una vetrina denominata «Altare della patria». Il Patto federale e il suo museo erano divenuti il centro della Difesa spirituale.
ARTE, SIMBOLISMO, FINALITÀ
Espressione dello spirito del tempo degli anni 1930 è anche l’arte a decorazione degli esterni e degli interni del Museo. Il «Fundamentum» di Heinrich Danioth ammirabile sulla facciata principale così come il «Giuramento del Grütli» affrescato da Walter Clénin ritraggono la fondazione della Confederazione sulle alture del Grütli, mentre la statua monumentale di Hans Brandenberger intitolata «Volontà di difesa» simboleggia il dinamismo, la forza, la potenza e l’attitudine alla difesa della Svizzera – valori peculiari della Difesa spirituale.
Oltre al suo ruolo simbolico, l’edificio serviva anche per una finalità pratica. L‘ala retrostante dell’Archivio dei Patti federali era adibita alla conservazione dell’Archivio di Stato. Ma ben più importante era senza dubbio l’area museale del nuovo edificio, dove l’Archivio di Stato esponeva i documenti più significativi della propria raccolta.
Ad oggi, tutti i documenti esposti all’interno del Museo – e quindi anche il Patto federale del 1291 – sono di proprietà dell’Archivio di Stato e pertanto del Cantone di Svitto.
LO SPIRITO DEL 1968: LA DISCESA DAL SACRO ALTARE
Sulla scia dei radicali mutamenti sociali alla fine degli anni 1960, anche la visione storica tradizionale della Svizzera iniziò a vacillare. Presto il Patto federale del 1291 smise di essere considerato l’atto fondatore della Confederazione e tale sentimento andò a rispecchiarsi nell’esposizione del Museo del Patti federali, rinnovata nel 1979. Il Patto federale del 1291 fu privato del suo significato eccezionale. Rimosso dalla propria teca e fatto scendere così dal sacro «Altare della patria», fu collocato in una vetrina circolare accanto ad altre alleanze e documenti – come uno fra tanti.
MITO E STORIA
Già negli anni 1990, ma in via definitiva col riallestimento del Museo nel 2014, occorreva far confluire nella concezione espositiva i più recenti sviluppi della ricerca storiografica. Se da una parte il Patto federale del 1291 non è un atto fondatore, soprattutto nel periodo della Difesa spirituale esercitò una grossa influenza sull’identità nazionale della Svizzera e dei suoi cittadini. Proprio quest’influenza del documento sulla storia, il significato del mito che avvolge il Patto federale del 1291, è oggi un aspetto importante dell’esposizione. E in veste di monumento della Difesa spirituale, il Museo è finito col diventare esso stesso parte dell’esposizione.