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Per ridurre le differenze di salario tra uomini e donne, il Consiglio federale propone delle analisi sui salari nelle imprese. Concludere automaticamente che una «differenza di salario inspiegabile» secondo le valutazioni dell’Ufficio federale di statistica sia una «discriminazione salariale» non è legittimo. Poiché con il metodo di analisi statistica utilizzato non è possibile registrare in modo sufficiente fattori importanti che incidono sui salari, come i risultati effettivi, le interruzioni dell’occupazione o il settore specifico di attività.
Anziché cadere nell’interventismo dello Stato sulla base di valutazioni statistiche inadeguate, si dovrebbero prendere in considerazione altri fattori. Nella loro presa di, i datori di lavoro formulano i seguenti postulati:
- operare una chiara distinzione tra le nozioni di «discriminazione salariale» e «differenze salariali»
- riconoscere i limiti dei metodi di analisi statistiche alfine di constatare eventuali discriminazioni salariali
- esaminare le ragioni che sono all’origine delle differenze salariali esistenti tra i sessi. Le donne dovrebbero poter restare maggiormente attive durante gli anni di assistenza dei figli in modo tale che vi siano meno interruzioni nell’evoluzione delle loro carriere e di conseguenza meno differenze salariali. Inoltre, s’impone un cambiamento di mentalità in materia di organizzazione nell’ambito familiare, considerato che i modelli familiari che prevalgono possono rendere più difficile per le donne e in particolare per le madri una partecipazione paritaria al mercato del lavoro
- fare in modo che la Confederazione riconosca la validità degli strumenti esistenti per l’esame delle differenze di salario da parte delle imprese e dei risultati ottenuti. Gli strumenti esistenti sono in particolare considerati superiori al programma di analisi standard che la Confederazione stessa mette a disposizione.