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I colossi svizzeri UBS, Credit Suisse e Julius Bär, nonché l'inglese HSBC e altri istituti, stanno effettuando verifiche sui loro clienti di Hong Kong per stabilire se hanno legami con il movimento che aspira a una maggiore democrazia nell'ex colonia britannica.
Le banche vogliono in tal modo evitare di finire nel mirino delle autorità di Pechino, afferma la Reuters basandosi su informazioni fornite da sei persone che hanno a che fare con il tema.
La nuova legge sulla sicurezza entrata in vigore all'inizio di luglio permette alla Cina di agire con maggiore severità contro chi vuole un maggiore rispetto della democrazia a Hong Kong. Le banche temono che, se dovessero tessere rapporti d'affari con persone esposte politicamente, la loro reputazione ne possa risentire o che vengano loro inflitte sanzioni. Stanno ora vagliando i clienti alla ricerca di possibili legami con il movimento democratico, affermano gli addetti ai lavori. I controlli concernerebbero la stampa e i media sociali, per risalire nel tempo sino al 2014, epoca del movimento degli ombrelli.
Ma non sono solo le autorità cinesi a rappresentare una minaccia per gli istituti finanziari. In risposta alla legge sulla sicurezza, gli Stati Uniti hanno promulgato una nuova normativa che prevede sanzioni contro individui e istituzioni che attuano le disposizioni a Hong Kong. Di conseguenza, le banche stanno pure esaminando quali clienti potrebbero essere interessati dalle sanzioni statunitensi.
Interpellati dalla Reuters, UBS, Credit Suisse e Julius Bär non hanno voluto prendere posizione sul tema.