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Il canapaio vallesano è stato di nuovo incarcerato giovedì. Il Tribunale federale ha respinto il ricorso presentato da Bernard Rappaz che chiedeva un'interruzione della pena.
I cinque giudici della più alta istanza giudiziaria svizzera hanno ricordato che una pena deve essere scontata in una volta sola e hanno giudicato che il canapaio vallesano non adempie le condizioni per un'eventuale interruzione della condanna, segnatamente per ragioni mediche.
Inoltre, la corte ha riconosciuto il diritto delle autorità cantonali di procedere all'alimentazione forzata qualora il condannato dovesse nuovamente ricorrere allo sciopero della fame. Dopo la sentenza, resa pubblica giovedì mattina, Rappaz ha dovuto lasciare la sua fattoria di Saxon, in Vallese, dove si trovava in detenzione domiciliare, per tornare in prigione.
Rappaz, ecologista, agricoltore e attivista per la depenalizzazione della cannabis, è stato incarcerato il 22 marzo. A maggio, in precarie condizioni fisiche in seguito a un sciopero della fame di una quarantina di giorni, ha ottenuto gli arresti domiciliari per due settimane, per poter ristabilirsi. Tornato in prigione il 21 dello stesso mese ha di nuovo rifiutato il cibo inoltrando una seconda richiesta di scarcerazione, istanza che il 9 luglio è stata respinta dal Tribunale cantonale vallesano.
A fine luglio, Rappaz è però tornato nella sua fattoria dove ha continuato a scontare la propria pena. La consigliera di stato vallesana Esther Waeber-Kalbermatten aveva infatti ordinato la detenzione domiciliare nell'attesa della decisione del Tribunale federale.
Rappaz è stato condannato nel novembre 2008 a cinque anni e otto mesi di carcere a per violazione grave della legge federale sugli stupefacenti e per amministrazione infedele aggravata. È stato riconosciuto colpevole di aver prodotto e venduto sull'arco di quattro anni 3,75 tonnellate di canapa e suoi derivati.
swissinfo.ch e agenzie