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All’inizio della pandemia di coronavirus, l’acquisto di mascherine da parte della Confederazione non si è svolta senza intoppi. La Commissione della gestione del Consiglio nazionale (CdG-N), nel corso di un’indagine, ha constatato lacune, negligenze e mancanza di trasparenza.
L’acquisto era stato affidato alla Farmacia dell’esercito e la commissione "fatica a comprendere che il Consiglio federale e il Dipartimento della difesa non abbiamo messo in discussione l’attribuzione", considerando anche che si trattava di un mandato "ampio e per certi versi inedito", si legge in un comunicato odierno.
Inoltre, il governo e il Dipartimento della difesa (DDPS) non hanno messo a disposizione della Farmacia mezzi supplementari per gestire al meglio la missione, scrive ancora la commissione. Tutto questo ha portato a negligenze a livello di controllo di qualità.
I servizi competenti non hanno così avuto modo di sporgere reclami o eventualmente di stralciare contratti una volta constatati problemi. Fra l’estate e l’autunno 2020, quando la pandemia ha rallentato, controlli sulla merce avrebbero dovuto essere effettuati.
La commissione lamenta anche una mancanza di trasparenza da parte del DDPS, che non ha accordato chiarimenti sufficienti in seguito alle critiche suscitate da tale acquisto. La CdG-N ha a più riprese ricevuto informazioni "insufficienti e opache".
Solo tardivamente il dipartimento ha rivelato di non aver consacrato risorse sufficienti al controllo di qualità delle mascherine e che per tale ragione si è persa l’occasione di reclamare. Le inchieste penali in corso permetteranno di fare luce su altre questioni in sospeso, come ad esempio l’adeguatezza del prezzo pagato, ha scritto ancora la commissione.
Il Consiglio federale dovrebbe prendere posizione sulla questione entro il 18 maggio.