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<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Il Consiglio federale condivide l'opinione dell'interpellante secondo cui il Sudan, con la sua popolazione araba e nera, di religione islamica, cristiana o animista, potrebbe fungere da ponte, da un lato, tra il Mediterraneo e l'Africa nera e, dall'altro, tra le religioni. Le condizioni a tal fine sarebbero riunite se fossero risolti il problema della partecipazione delle diverse componenti etnico culturali del Paese (vale a dire i musulmani, soprattutto al Nord, i non musulmani e i non arabi) all'esercizio del potere politico e quello dell'integrazione regionale del nuovo Sudan in seno alle diverse regioni. Tali regioni lottano con ogni mezzo per resistere alle mire egemoniche del Nord arabo musulmano. Permane inoltre il fondamentale problema della ripartizione della ricchezza economica. Una soluzione duratura del conflitto Nord-Sud in atto nel Sudan - conflitto che per natura costituisce un problema di ripartizione equa e adeguata delle risorse e del potere in un immenso Stato multiculturale - potrebbe contribuire a consentire a questo Paese di esercitare la "funzione unificatrice" sopraccitata.</p><p></p><p>2. Come esposto dall'autrice dell'interpellanza nella motivazione del suo intervento, il conflitto in corso nel Sudan destabilizza l'intera regione del Corno d'Africa. La guerra civile che imperversa da molti anni nel Sudan e gli scontri armati tra l'esercito popolare, guidato dai Mujahiddin (People Defence Forces), e gli Stati limitrofi, Eritrea, Etiopia e Uganda, impediscono ai Paesi della regione di raggiungere un maggiore livello di intesa. A detta del nostro incaricato d'affari a Khartoum, l'affermazione dell'interpellante secondo cui la guerra nel Sudan sarebbe attualmente meno intensa e soprattutto meno crudele, non corrisponde al vero. L'interesse della Svizzera a una pacificazione e allo sviluppo non è quindi limitato al Sudan ma si estende anche agli Stati vicini.</p><p></p><p>Il Consiglio federale non intende assistere passivamente a questa guerra, di cui non è possibile percepire le reali dimensioni a causa della momentanea indifferenza della comunità internazionale. La Svizzera ha da lungo tempo stabilito contatti con rappresentanti dei gruppi più importanti del Sudan per contribuire al componimento del conflitto.</p><p></p><p>A livello multilaterale, il nostro Paese attribuisce inoltre particolare importanza all'IGAD (Intergovernmental Authority on Development). Questa coalizione di Stati della regione, cui hanno aderito Kenya, Uganda, Etiopia, Eritrea, Gibuti, Sudan e Somalia, mira a instaurare una cooperazione regionale in materia di approvvigionamento alimentare, protezione dell'ambiente, sviluppo dell'infrastruttura e soprattutto prevenzione e componimento dei conflitti. Nel 1995, l'IGAD ha posto l'accento su quest'ultimo aspetto, riprendendolo nel suo ambito di competenze sotto il titolo "revitalized IGAD". La Svizzera ha partecipato alla Conferenza ministeriale dell'IGAD che si è svolta ad Addis Abeba nel mese di giugno del 1995, impegnandosi a favore della creazione di una sorta di gruppo consultivo dei Paesi donatori, volto ad assicurare un dialogo costante con i Paesi membri dell'IGAD, segnatamente anche per quanto concerne la prevenzione e il componimento dei conflitti nella regione.</p><p></p><p>Nel frattempo, la cooperazione sopraccitata è stata instaurata grazie all'IGAD Partners Forum (solo Paesi donatori), al Joint IGAD Partners Forum (Stati membri dell'IGAD più un certo numero di Paesi donatori) e all'IGAD Partners Forum Committee on Sudan. Il nostro Paese è membro di tali organismi.</p><p></p><p>La Svizzera ha partecipato in veste di Paese donatore a tutti gli incontri dell'IGAD svoltisi dopo la Conferenza ministeriale di Addis Abeba del giugno 1995 (all'Aia nel novembre del 1995, al Vertice di Gibuti del 25/26 novembre 1996, all'IGAD Partners Forum di Roma, del 25 febbraio 1997, e infine, sempre a Roma, all'IGAD Partners Forum Committee on Sudan [IPF-S] del 7 maggio 1997).</p><p></p><p>Alla riunione di Roma del 7 maggio 1997, si è deciso di intensificare nell'ambito dell'IGAD il dialogo avviato per risolvere pacificamente il conflitto nel Sudan, coinvolgendovi tutti i partiti dell'opposizione. All'inizio di luglio, alti funzionari italiani, olandesi, statunitensi e canadesi si sono recati nella regione per compiervi una "Fact finding mission", pure decisa durante l'incontro di Roma e condotta con l'intenzione dichiarata di sostenere l'iniziativa promossa dall'IGAD. Com'è noto, il Vertice IGAD si è svolto a Nairobi dall'8 al 9 luglio 1997 ed è stato diretto dal presidente Arap Moi. Durante il Vertice è stato adottato un comunicato, definito "un importante progresso", in cui si prevedono nuovi negoziati sulla base della "Declaration of principles" dell'IGAD sul Sudan.</p><p></p><p>La DSC ha risposto all'appello della Segreteria dell'IGAD a Gibuti finanziando il nuovo IGAD Peace Fund con il versamento di 15'000 dollari US.</p><p></p><p>Inoltre, la Svizzera discute regolarmente con le autorità del Sudan questioni relative alla tutela dei diritti dell'uomo e all'obbligo di consentire l'aiuto umanitario.</p><p></p><p>3. Lo scorso mese di aprile, la Svizzera ha sottoscritto una risoluzione della Commissione dei diritti dell'uomo dell'ONU, in cui si esprime la profonda preoccupazione della comunità internazionale per le gravi violazioni dei diritti umani commesse da entrambi i belligeranti. La risoluzione raccomanda di accordare la priorità all'invio di osservatori nel Sudan. Le modalità dell'impiego di tali osservatori saranno definite dal relatore speciale per il Sudan della Commissione dei diritti dell'uomo. Gli osservatori potrebbero essere inviati nel Sudan o nei Paesi vicini, sempreché i Governi interessati dichiarino previamente di accettare la presenza di tali osservatori sul territorio dei loro Stati. La Svizzera sarebbe in principio disposta, nei limiti delle possibilità finanziarie attuali, a sostenere una siffatta missione, contribuendovi finanziariamente e/o con la messa a disposizione di personale. È chiaro che l'entità di un'eventuale partecipazione del nostro Paese dipenderà dalle proposte concrete di attuazione della risoluzione formulate dal Centro dei diritti dell'uomo delle Nazioni Unite.</p><p></p><p>4. Come esposto dal Consiglio federale nella risposta all'interpellanza Misteli del 18 dicembre 1992 (Conflitto nel Sudan), la decisione relativa all'eventuale avvio di una cooperazione allo sviluppo con il Sudan dipende in primo luogo dal miglioramento della situazione dei diritti dell'uomo in tale Paese. Questo atteggiamento è del resto condiviso anche da altri Paesi donatori. La Svizzera interpella regolarmente i servizi sudanesi per discutere in merito ai miglioramenti necessari. Qualora la situazione dovesse sensibilmente migliorare, l'avvio della cooperazione sopraccitata andrebbe esaminato in modo approfondito alla luce delle relazioni globali con il Sudan e l'intera regione. Attualmente è prioritario l'aiuto umanitario nel settore della ricostruzione.</p><p></p><p>L'IGAD Partners Forum può diventare uno strumento importante e flessibile della cooperazione regionale e della coordinazione tra i Paesi donatori e gli Stati membri dell'IGAD. La questione sollevata dall'interpellante in merito a un eventuale contributo della Svizzera all'instaurazione della società civile nei territori controllati dalle forze ribelli riveste grande importanza. Potrà tuttavia essere presa in considerazione soltanto se sarà garantito un livello minimo di pace anche tra i diversi gruppi etnici esistenti nel Sudan meridionale. A tal proposito, la Svizzera mantiene contatti anche con organizzazioni non governative.</p><p></p><p>5. Si rinvia alle risposte 2 e 4.</p>  Risposta del Consiglio federale.