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"I governi devono agire adesso" contro il traffico internazionale di armi, "minaccia sempre più grave per l'umanità". Lo scrivono, in un intervento sul quotidiano francese "Libération", i ministri degli esteri di Francia, Laurent Fabius, Germania, Guido Westerwelle, e Gran Bretagna, William Hague, e la ministra svedese del commercio estero, Ewa Bjorling, a poche ore dalla ripresa delle trattative all'Onu su un trattato universale per la regolamentazione del commercio di materiale bellico.
"Negli ultimi dieci anni - affermano - i governi sono diventati sempre più coscienti di questa minaccia e hanno deciso di affrontarla. Parallelamente, la società civile, dei rappresentanti democraticamente eletti dalle popolazioni e l'opinione pubblica mondiale hanno tutti reclamato che fossero intraprese delle azioni".
Da questo è nata la trattativa alle Nazioni Unite, che ora, sottolineano i ministri, deve essere portata a termine, "elaborando di comune accordo un trattato solido, efficace e giuridicamente vincolante", che tenga conto dell'esistenza di un "commercio internazionale legittimo di armi" ma allo stesso tempo "fare in modo che le armi non siano utilizzate in modo incompatibile con gli obiettivi umanitari del trattato o contrario al diritto internazionale".
È necessario inoltre, proseguono, "tenere a mente l'applicazione di questo trattato, che dovrà comprendere misure destinate a rendere i dispositivi trasparenti, giuridicamente applicabili e fondati sulla realtà dell'industria di difesa del XXI secolo". "Chiamiamo - conclude il messaggio - gli altri governi, la società civile, l'industria di difesa e ciascun cittadino a sostenerci in quello che, speriamo, sarà un ultimo sforzo decisivo".
SDA-ATS