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BERNA - Nonostante un lieve calo delle emissioni di CO2 da combustibili fossili registrato l'anno scorso, la contrazione del 31% rispetto al 1990 significa aver mancato l'obiettivo del -33% entro il 2020. Lo comunicato oggi l'Ufficio federale dell'ambiente (UFAM), annunciando il conseguente aumento della tassa sul CO2.
L'anno scorso, tenendo conto dell'inverno mite, le emissioni da combustibili come l'olio da riscaldamento o il gas naturale sono diminuite solo leggermente. Rispetto al 2019 c'è stato un calo di circa 0,3 milioni di tonnellate di CO2 (1 punto percentuale).
Il calo è legato soprattutto alla migliore efficienza energetica degli edifici, oltre all'uso di energie rinnovabili. Non si riscontra invece alcun legame con le misure di lotta alla pandemia di coronavirus.
La tassa aumenta
Come già accennato, l'obiettivo del 33% di riduzione rispetto al 1990 è quindi stato mancato. Per questo motivo, la tassa sul CO2 aumenterà da 96 a 120 franchi per tonnellata di CO2 a partire dal primo gennaio 2022. Si tratta dell'ultimo incremento possibile nell'attuale legislazione.
La tassa aumenta infatti automaticamente quando gli obiettivi intermedi di riduzione delle emissioni non vengono raggiunti. Il balzello viene riscosso sui combustibili fossili e due terzi dei proventi vengono ridistribuiti alla popolazione e all'economia, ricorda l'UFAM. Parte dei fondi viene investito in un programma edifici e in uno per le tecnologie.
Meno emissioni da carburanti
Le emissioni di CO2 da carburanti sono dal canto loro diminuite di circa 1 milione di tonnellate, ovvero dell'8%, rispetto all'anno precedente. Ciò equivale a una diminuzione del 5% rispetto al 1990%. In questo caso, il dato annuale è fortemente influenzato dalle misure di lotta alla pandemia.