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La commissione di politica estera del Consiglio degli Stati ha introdotto alcune condizioni nei mandati fissati per la seconda serie di negoziati bilaterali con l'UE.
Solo Carlo Schmid (PPD/AI) si è opposto all'apertura di nuovi negoziati. Il deputato appenzellese chiede una «pausa di riflessione» per conoscere gli effetti dell'applicazione degli accordi bilaterali, nel frattempo ratificati da tutti i paesi. È inoltre convinto che i tre nuovi settori di negoziato siano molto «problematici e controversi sul piano interno».
Il Consiglio federale ha sottoposto alla commissione di politica estera i mandati previsti per i negoziati sull'adesione allo spazio di Schengen e di Dublino, la liberalizzazione del settore dei servizi, nonché la fiscalità del risparmio.
Dopo aver ascoltato i pareri della commissione del Nazionale e dei cantoni, la commissione degli Stati dovrebbe approvarli definitivamente alla fine di gennaio. Il contenuto preciso dei tre mandati negoziali resta confidenziale.
In merito a Schengen/Dublino (lotta contro la criminalità organizzata e l'immigrazione clandestina), la commissione degli Stati chiede di tener conto della ripartizione delle competenze tra la Confederazione e i cantoni. In sostanza, si tratta di non ostacolare le polizie cantonali.
Circa l'imposizione del risparmio, tema imposto da Bruxelles, la maggioranza della commissione ritiene che sia «fuori discussione» introdurre una procedura di notifica sistematica all'UE delle informazioni fiscali. Anche il Consiglio federale è di questo parere, ma afferma d'essere pronto ad adottare provvedimenti per non attirare in Svizzera transazioni fraudolente.
Infine, il dossier della liberalizzazione del settore dei servizi, la commissione degli Stati chiede di privilegiare le regole del WTO. Desidera pure che la Svizzera sia esonerata dall'obbligo di riprendere automaticamente le future modifiche del diritto comunitario. A suo modo di vedere si tratta della conditio sine qua non affinché il popolo approvi i futuri accordi.
swissinfo e agenzie