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Non è ancora stato stabilito se esiste la possibilità di trasmissione attraverso superfici infette
NEW YORK - Le persone affette da vaiolo delle scimmie possono lasciare particelle di virus sulle superfici dell'ambiente in cui vivono. A oggi non è però chiaro se queste tracce siano capaci di infettare altre persone. Sono i dati che emergono da un'indagine condotta da ricercatori dei Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) americani e dal dipartimento della salute dello Utah (UDHHS) che ha rilevato materiale genetico del virus del vaiolo delle scimmie sulle superfici della casa di due pazienti. Il lavoro è stato pubblicato sul bollettino settimanale dei Cdc.
I ricercatori hanno identificato 21 superfici, sia porose (come tessuti) sia non porose (come maniglie), positive al virus. Ciò è avvenuto nonostante i due pazienti avessero riferito di fare «la doccia una o due volte al giorno, di lavare le mani circa 10 volte al giorno, la biancheria da letto e gli indumenti settimanalmente e di eseguire le pulizie domestiche di routine, per esempio usando spray sulla maggior parte delle superfici ad alto contatto», si legge nel rapporto.
Il team ha cercato di «coltivare» il virus in laboratorio; ma senza successo. Ciò fa pensare che l'agente infettivo, al momento del ritrovamento, non fosse vitale e infettivo. «L'incapacità di rilevare virus vitali suggerisce che la vitalità del virus potrebbe essere diminuita nel tempo», scrivono i ricercatori, secondo cui servono altri studi per chiarire la possibilità di trasmissione attraverso superfici infette. Nel frattempo, i ricercatori invitano alla cautela.
«Le persone che vivono o visitano la casa di qualcuno con il vaiolo delle scimmie dovrebbero seguire le precauzioni appropriate contro l'esposizione indiretta e la trasmissione indossando una maschera ben aderente, evitando di toccare superfici eventualmente contaminate, mantenendo un'adeguata igiene delle mani, evitando di condividere stoviglie, vestiti, lenzuola o asciugamani e seguendo le raccomandazioni per la disinfezione domestica», concludono i ricercatori.