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Il popolo non ha sempre l'ultima parola. Nemmeno in Svizzera, come illustra un recente articolo di swissinfo.ch. Come assicurare che le decisioni popolari vengano attuate conformemente alla volontà dei cittadini? Le soluzioni dello youtuber Pierre-Alain Bruchez.
Ogni legge adottata dal parlamento è sottoposta al referendum facoltativo e può quindi essere considerata come accettata dal popolo, sebbene il popolo non abbia votato su questa legge e abbia persino respinto una legge simile. Si dimentica però che le organizzazioni suscettibili di lanciare un referendum non possiedono risorse infinite per raccogliere le firme.
Qual è la reazione del cittadino comune che non è in grado di lanciare lui stesso un referendum? Constata solamente che viene attuata una legge simile a quella respinta dalla maggioranza, e questo senza una nuova votazione. Egli ritiene che gli eletti facciano ciò che vogliono a Berna. Ciò è assolutamente deleterio per la democrazia diretta. Per evitarlo, basterebbe che durante un determinato periodo dopo la bocciatura alle urne di una modifica legislativa, ogni ulteriore cambiamento di questa legge debba passare da un referendum obbligatorio.
Controprogetto cittadino
Un articolo costituzionale appena adottato può essere in conflitto con un altro articolo costituzionale esistente. Gli eletti possono allora sentirsi liberi di fissare le proprie priorità tra due decisioni contradditorie del popolo. Il cittadino non sa quindi più esattamente su che cosa vota.
Per risolvere questo problema, la Costituzione potrebbe prevedere che in caso di conflitto tra due articoli costituzionali, è il più recente a prevalere. In effetti, l'articolo adottato più di recente tiene conto di informazioni che non erano forzatamente disponibili in precedenza e a priori rispecchia meglio l'evoluzione delle mentalità.
Dare la priorità alla decisione più recente non è però possibile nel caso di un conflitto tra un articolo costituzionale e un accordo internazionale siccome la violazione di un accordo internazionale rende quest'ultimo superato. Olivier Meuwly ha proposto un'alternativa: il progetto di legge che concretizza un'iniziativa in contraddizione con un accordo internazionale deve essere sottoposto a un referendum obbligatorio, e non solo a un referendum facoltativo. In questo modo, si procederebbe per forza a una votazione sulla legge di applicazione.
Completerei la proposta di Olivier Meuwly dando ai cittadini la possibilità di proporre un controprogetto, sottoposto in votazione assieme al progetto di legge del parlamento. Il numero di firme e il termine di scadenza richiesto per questo controprogetto cittadino sarebbero gli stessi di un referendum facoltativo (50'000 firme in cento giorni). Queste proposte possono essere precisate, migliorate e mostrano che è possibile chiarire la procedura dell'attuazione delle decisioni popolari.
Formulare iniziative precise
È però necessario che le iniziative siano formulate in maniera sufficientemente precisa, per poter valutare senza troppe difficoltà se sono state pienamente attuate. Il fatto di non prevedere un termine di attuazione è ad esempio un errore da principianti. Un obiettivo fissato senza menzionare gli strumenti per raggiungerlo rischia di diventare una pia illusione.
Introdurre l'iniziativa legislativa permetterebbe al popolo di precisare le leggi esistenti quando i giudici ricorrono al potere d'interpretazione in un senso che non rispecchia la volontà popolare. Ciò permetterebbe anche di eliminare eventuali punti deboli. I cittadini potrebbero così, finalmente, proporre una legge di attuazione di un'iniziativa.
Sanzionare chi abusa del proprio potere
Le chiarificazioni proposte qui sopra tenderanno a rendere più manifesto un eventuale abuso di potere. Il mancato rispetto del risultato di una votazione popolare è altrettanto grave che ignorare il risultato di un'elezione. Ed è più grave di alcune malversazioni che oggigiorno indignano a giusto titolo i media. Se degli eletti dovessero abusare del loro potere, i democratici di ogni schieramento politico li sanzionerebbero in occasione delle elezioni.
Traduzione dal francese di Luigi Jorio