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Il Tribunale federale (TF) ha respinto il ricorso del direttore del periodico Le Pamphlet, una pubblicazione ultraconservatrice, contro la condanna per discriminazione razziale pronunciata nei suoi confronti dalla giustizia vodese.
Claude Paschoud, in diversi testi, aveva ripetutamente invitato a riflettere sull'esistenza del genocidio ebraico e delle camere a gas. In una sentenza dello scorso 8 gennaio, la Corte d'appello del Tribunale cantonale vodese ha considerato cinque articoli pubblicati sul sito del periodico nel 2015 e nel 2016, che fanno riferimento alle tesi del revisionista francese Robert Faurisson. I giudici cantonali hanno inflitto al losannese una pena pecuniaria sospesa con la condizionale di 90 aliquote giornaliere di 50 franchi ciascuna e una multa di 500 franchi.
In una sentenza del 29 maggio pubblicata oggi, il TF sottolinea che la giurisprudenza ammette un automatismo del movente discriminatorio nel caso della "menzogna di Auschwitz", cioè la messa in dubbio dell'esistenza delle camere a gas per suggerire che il regime nazista non è stato peggiore di altri. La Corte suprema ha in particolare ritenuto insufficiente un argomento invocato da Paschoud, e cioè che egli aveva pubblicato i testi non con lo scopo di recare offesa alla dignità delle vittime di un genocidio, ma unicamente con quello di informare i suoi lettori dell'attualità del revisionismo. Paschoud "ha ripetutamente manifestato la sua adesione alle teorie negazioniste di Robert Faurisson e le ha valorizzate", sottolinea il TF. Il ricorrente ha anche definito le vittime dei campi di concentramento e i testimoni delle camere a gas "bugiardi" e le loro dichiarazioni come "frottole".