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Il Partito Comunista Cinese non è compatibile con i valori americani. A pensarlo è il Segretario di Stato della Casa Bianca, Mike Pompeo, il quale invita gli alleati del campo atlantico ad “assicurarsi che il prossimo secolo sia governato dai principi democratici occidentali”, cioè secondo i diktat liberisti. In questo senso l’organizzazione che governa il paese asiatico è “la minaccia principale del nostro tempo”.
Pompeo ha pronunciato queste considerazioni nell’ambito della sua visita in Gran Bretagna dove ha negoziato un accordo di libero scambio fra Washington e Londra a seguito dell’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. L’occasione è stata un’apparizione congiunta con Dominic Raab, Segretario di Stato britannico per gli affari esteri e del Commonwealth.
Il ministro degli esteri americano ha contestato la decisione del governo britannico di consentire alla società cinese Huawei di fornire tecnologia per la sua rete di telecomunicazioni 5G. Il delegato del Presidente Trump ha affermato – in modo un po’ sinistro – che la Casa Bianca “avrebbe valutato” la decisione del Regno Unito. Pompeo ha poi definito la società di telefonia “un’estensione del Partito Comunista Cinese”, il quale “stabilisce i requisiti per questi affari, dicendo quello che devono fare, e non sono solo requisiti legali, sono investimenti finanziari importanti”. Inoltre, ha aggiunto che “ci sono alti funzionari in questa società che sono legati al Partito Comunista Cinese”.
Mike Pompeo, non è peraltro nuovo a questi pensieri: in un discorso ufficiale pronunciato parlando alla riunione dei ministri degli affari esteri dei paesi della NATO a Bruxelles nel novembre dello scorso anno, l’emissario della Casa Bianca ha affermato che “la nostra alleanza deve affrontare l’attuale e potenziale minaccia a lungo termine rappresentata dal Partito Comunista Cinese”, prevedendo quindi l’uso della forza militare contro il paese socialista asiatico. Una ulteriore conferma che la Svizzera dovrebbe rompere la sua cooperazione militare con la NATO se vuole evitare di indebolire i propri privilegiati rapporti con la Repubblica Popolare.
In sé Pompeo dice però qualcosa di corretto: come prescrive il marxismo-leninismo così agisce anche il Partito Comunista Cinese. Il socialismo di mercato prevede infatti che gli elementi capitalistici siano sfruttati nell’ottica dello sviluppo delle forze produttive per accumulare energie a favore del socialismo. Secondo i dati diffusi in modo assolutamente trasparente dall’Amministrazione Statale dell’Industria e del Commercio di Pechino, nel settore privato dell’economia cinese i comitati di base del Partito Comunista Cinese sono centinaia di migliaia e sono triplicati in dieci anni, coprendo tutte le grandi aziende private nel Paese e reclutando quasi quattro milioni di nuovi membri al Partito. Le cellule di Partito devono formare sia politicamente sia tecnicamente i lavoratori di queste aziende affinché tramite loro il mercato risponda alle esigenze della Rivoluzione, e non viceversa come invece accade nei paesi liberali in cui il mercato comanda sulla politica.
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