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Cattedre universitarie soppresse, numero di parlanti in calo, presenza ridotta nell'amministrazione federale: nel 2005 "purtroppo" l'italiano ha fatto notizia.
L'amaro calice non è stato addolcito che di poco da una prestigiosa mostra dedicata alla lingua del sì. Qualche timido segnale positivo, però, c'è stato.
Il quadrilinguismo svizzero è un'illusione. Non era necessario attendere gli studi pubblicati in aprile dall'Ufficio svizzero di statistica per accorgersene. Anche grezzi, i dati del censimento 2000 parlano chiaro: sempre meno svizzeri – se si esclude la Svizzera italiana – parlano o studiano la lingua di Dante.
Via dalle scuole
Il punto dolente non è tanto il numero di parlanti, il cui calo è da addebitare ad un'ormai avvenuta integrazione dei nipoti degli immigrati arrivati dalla vicina Penisola, ma il numero di studenti. La riforma del sistema liceale, avvenuta qualche anno fa, ha spazzato via l'italiano dalle scuole della Svizzera tedesca e della Svizzera francese.
«L'italiano non è sexy»: l'espressione, coniata dal linguista Bruno Moretti, riassume bene il dramma di una lingua, nazionale sì, ma che difficilmente può tenere testa alle armi di seduzione dell'inglese o delle altre lingue presenti nei curricoli scolastici.
L'unico segnale in controtendenza arriva da Ginevra, dove l'italiano viene scelto da un numero sempre maggiore di liceali (attualmente il 30%) che lo preferiscono al tedesco. Colpo di fulmine per l'italiano e per la cultura che veicola? Forse, ma il criterio determinante per la scelta sembra essere piuttosto il tentativo di evitare il tedesco, lingua decisamente più difficile da imparare per un francofono.
Via dalle università e dall'amministrazione federale
Tra i vari sintomi di malessere dell'italiano c'è anche la sua perdita d'importanza a livello universitario. Il bubbone è scoppiato in marzo, quando nonostante le veementi proteste, il parlamento cantonale di Neuchâtel ha deciso di sopprimere la cattedra d'italianistica della locale università. Una scelta analoga era già stata annunciata dall'Università di Basilea e dal Politecnico federale di Zurigo.
Altra ferita dolorosa: la nomina Oswald Sigg – svizzero tedesco – a cancelliere della Confederazione. Con la partenza del suo predecessore, Achille Casanova, gli italofoni si sono ritrovati praticamente senza rappresentanti nei quadri superiori dell'amministrazione federale, amministrazione che parla sempre più tedesco.
Questa tendenza non ha lasciato indifferente l'associazione «Coscienza Svizzera» che ha intrapreso un giro del paese per promuovere l'italiano in nome del federalismo e del plurilinguismo.
In bella mostra
Poco presente nel quotidiano della Svizzera tedesca e francese, l'italiano ha però avuto due occasioni eccezionali per mettersi in mostra.
La prima al Museo nazionale di Zurigo, con l'esposizione «La dolce lingua» che da febbraio a maggio ha proposto un viaggio attraverso la storia della lingua italiana. La seconda al Salone del libro di Ginevra (fine aprile), dove l'Italia era ospite d'onore.
swissinfo, Doris Lucini
Fatti e cifre
Nel censimento 2000, il 6,5% della popolazione svizzera ha indicato di utilizzare l'italiano come lingua principale (1990: 7,6%).
Gli italofoni sono solo il 2% tra i dirigenti federali.
Si può studiare italiano alle università di Ginevra, Losanna, Friburgo, Basilea e Zurigo.
Il Politecnico di Zurigo e l'Università di Neuchâtel hanno soppresso le rispettive cattedre d'italiano, l'ateneo di Basilea ha dimezzato la cattedra di linguistica.
In breve
L'associazione Coscienza Svizzera ha inaugurato in gennaio del 2005 una serie di manifestazioni dal titolo «Italiano in Svizzera: agonia di un modello vincente?»
È stato così rilanciato il dibattito sul plurilinguismo svizzero e sulla necessità di insegnare le lingue nazionali prima di quelle straniere per salvaguardare il federalismo.