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STORIA DI UN’ARCHITETTURA INSOLITA
Alla fine del XIX secolo, Gustave Revilliod decise di costruire un museo dove esporre la sua vasta collezione, fino ad allora conservata nella sua residenza nel centro storico. La scelta del luogo cadde sul vasto podere di famiglia di Varembé. Il Musée Ariana, così chiamato in memoria della defunta madre Ariane De la Rive (1791-1876), fu la seconda istituzione museale di Ginevra dopo il Musée Rath (1826), ma la prima in cui trovò spazio una collezione di carattere enciclopedico, poiché per l’inaugurazione del Musée d’art et d’histoire bisognerà aspettare il 1910.
Revilliod si affidò in un primo tempo al giovane architetto Émile Grobéty. Dopo un viaggio di formazione in Francia e in Italia, Grobéty elaborò un progetto in uno stile eclettico tra il neorinascimentale e il neobarocco, in cui domina l’influsso dell’architettura dei palazzi signorili italiani.
Il cantiere venne aperto nel 1877. Considerate le difficoltà nel dirigere un’opera di tale importanza, Grobéty venne presto sostituito da un architetto con più esperienza, Jacques-Élysée Goss (1839-1921), autore a Ginevra di alcune opere di spicco quali il Grand Théâtre (1875-1879) e l’Hôtel National, oggi noto come Palais Wilson (1875-1876). I lavori si conclusero nel 1884 e il museo aprì i battenti, ma i costi per il suo completamento erano quasi raddoppiati. Mancando i mezzi necessari, alcuni elementi previsti nel progetto iniziale, come la scalinata monumentale e una parte dell’arredo, non furono eseguiti.
La pianta dell’edificio è costituita da due ali simmetriche separate da una grande sala con un maestoso colonnato su due piani e un’insolita cupola ellittica.
L’iconografia dei soffitti, opera del pittore ginevrino Frédéric Dufaux (1852-1943), è costituita da soggetti mitologici e allegorici d’ispirazione italiana. Il museo è inoltre arricchito da vetrate integrate nella struttura dell’edificio. La realizzazione delle sculture del tetto e delle nicchie ovali fu affidata all’italiano Luigi Guglielmi (1834-1907). Nel 1898 lo scultore Émile Leysalle (1847-1912) completò i busti mancanti. Le due sfingi che vigilano l’entrata principale che dà sul lago sono opera di Émile-Dominique Fasanino (1851-1910).
L’aspetto sontuoso e originale dell’Ariana lo rendono un importante monumento dello stile eclettico della fine del XIX secolo. Si tratta di un’architettura che si distingue dalle altre costruzioni dell’epoca e che rompe con la tipica austerità della Ginevra protestante. L’edificio viene spesso associato alla glorificazione personale del suo committente, un filantropo impegnato in una missione educativa.