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Il vescovo di Sion, Jean-Marie Lovey, ha annunciato mercoledì che si dimetterà nel caso in cui l'inchiesta interna dovesse ravvisare sue colpe.
Si susseguono le reazioni dei vertici episcopali elvetici dopo le rivelazioni del rapporto che ha evidenziato oltre 1'000 casi di abusi sessuali commessi in Svizzera all'interno della Chiesa cattolica dal 1950 a oggi. "Non ho distrutto nessun documento negli archivi", ha sottolineato Lovey, che il Sonntagsblick ha accusato di occultamento. Il monsignore ha parlato di un totale di 19 casi di abusi sessuali in Vallese dal 2015, di cui "quattro o cinque" sono passati dalla Diocesi di Sion. Lovey ha confermato che il suo predecessore, Brunner, ha eliminato degli archivi.
È invece un "mea culpa" quello proferito in un'intervista da Markus Buechel. Il vescovo di San Gallo ha ammesso errori in relazione ai due casi di abusi sessuali avvenuti a San Gallo e citati nello studio dell'Università di Zurigo pubblicato martedì. Durante una conferenza stampa ha presentato le sue scuse e ha annunciato di aver sporto una denuncia penale contro un sacerdote e aperto un'indagine interna preliminare.
I due casi di San Gallo riguardano abusi ripetuti in un istituto per bambini di Lütisburg avvenuti fino al 1988 e abusi sessuali compiuti dal 2002 per i quali è accusato un sacerdote. Per quanto riguarda il secondo caso, Büchel ha affermato che quando è entrato in carica nel 2006, il vescovo uscente non gli ha trasmesso alcun caso aperto di abuso. Oggi, il vescovo Büchel considera un "grande errore" da parte sua non aver controllato le verifiche effettuate dal suo predecessore.
Le conclusioni dello studio sono invece scioccanti per il vescovo di Losanna, Charles Morerod, che sottolinea l'impegno per "un cambiamento di cultura" all'interno del clero. "Questo rapporto - ha dichiarato a Keystone-ATS - evidenzia ancora una volta la cattiva gestione dei casi di abuso nella Chiesa".
RG 12.30 del 13.09.2023 L'intervista di Francesca Calcagno a monsignor Alain De Raemy
- 13.09.2023
- 11:15