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Il premier israeliano Benyamin Netanyahu ha messo oggi fine ad una rottura di un anno e mezzo con il Consiglio dei diritti dell'uomo delle Nazioni Unite. Di conseguenza una delegazione del ministero degli esteri israeliano si recherà immediatamente a Ginevra dove martedì si metterà a disposizione della cosiddetta Upr: la revisione periodica universale, ossia una verifica del rispetto dei diritti umani in Israele e nei Territori. Lo ha reso noto in serata il quotidiano "Haaretz".
Nelle settimane scorse sia il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon sia paesi diversi fra cui Australia, Canada, Usa, Spagna, Francia e Germania avevano fatto appello ad Israele a non boicottare l'incontro con l'Upr: cosa che avrebbe creato un precedente nella storia del Consiglio. "Haaretz" ha rivelato oggi che in merito Netanyahu ha ricevuto nei giorni scorsi un'accorata lettera personale del ministro tedesco degli esteri Guido Westerwelle.
All'origine della rottura di Israele con il Consiglio vi era stato un episodio del marzo 2012, quando cioè l'organo delle Nazioni Unite aveva deciso di formare una commissione d'inchiesta sulle colonie ebraiche in Cisgiordania e sui rioni ebraici di Gerusalemme est.
Oggi responsabili del ministero degli esteri israeliano hanno aggiunto che nel Consiglio per i diritti dell'uomo Israele si è spesso sentito discriminato rispetto agli altri paesi membri. In questi mesi, hanno aggiunto, Israele ha ricevuto una serie di rassicurazioni che tale situazione sarà almeno in parte ovviata.
Alla luce di quelle rassicurazioni, a quanto pare, Netanyahu ha accettato in serata di riprendere la cooperazione con il Consiglio e di inviare a Ginevra in propri emissari. "Sulla situazione nei Territori - ha assicurato da parte sua il viceministro degli esteri Zeev Elkin - e sul rispetto dei diritti in quelle aree non abbiamo niente da nascondere".
SDA-ATS