Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01026.jsonl.gz/1469

A pochi giorni dall’inizio del secondo processo a carico dei due svizzeri trattenuti in Libia, Amnesty International denuncia nuovamente le condizioni processuali, definendole non «eque».
Dopo la condanna il 1° dicembre a 16 mesi di carcere e una multa pari a circa 1'600 franchi, i due uomini d’affari elvetici saranno nuovamente processati dal 19 al 20 dicembre a Tripoli.
L’organizzazione di difesa dei diritti umani segnala che né gli avvocati né i due svizzeri hanno finora ricevuto l’atto d’accusa del secondo processo. Amnesty International (AI) ricorda che il diritto a un processo equo è fissato nell’articolo 14 del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici, patto firmato anche dalla Libia.
AI ha ribadito che la prima condanna è stata motivata da «ragioni politiche». Il fatto che non è ancora stata formulata un’accusa concreta nei confronti di Max Göldi e Rachid Hamdani non fa presagire nulla di buono nemmeno per il secondo procedimento, si legge nella nota dell’organizzazione di martedì.
Amnesty International ha chiesto quindi alle autorità libiche di sospendere il secondo processo contro i due uomini d’affari svizzeri e di permettere loro l’immediato ritorno in Svizzera.
Göldi e Hamdani sono trattenuti in Libia dal 19 luglio 2008. Quattro giorni prima, a Ginevra, la polizia aveva arrestato il figlio di Muammar Gheddafi, Hannibal, che insieme alla moglie Aline era stato denunciato per maltrattamenti da due domestici. Hannibal Gheddafi ha passato due notti in guardina.
swissinfo.ch e agenzie