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Le nuove disposizioni sull'espulsione degli stranieri criminali, in vigore dal primo ottobre 2016, hanno comportato un aumento dei costi e un prolungamento dei procedimenti penali. Lo afferma oggi in una nota la Conferenza dei procuratori della Svizzera (CPS).
Le modifiche al Codice penale relative all'espulsione - decise dal parlamento dopo il sì popolare del 28 novembre 2010 all'iniziativa dell'UDC sulla questione - comportano disposizioni più severe per l'allontanamento degli stranieri che delinquono. Una clausola per i casi gravi di "rigore personale" permette tuttavia ai giudici di tenere conto delle situazioni particolari, ad esempio degli stranieri di seconda generazione.
È prematuro stilare un primo bilancio delle nuove disposizioni, perché non esiste ancora praticamente alcuna giurisprudenza cantonale o federale al riguardo, afferma la CPS nella nota, pubblicata dopo la riunione annuale dei procuratori generali dei Cantoni e della Confederazione tenutasi a Basilea il 27 aprile. La Conferenza rileva nondimeno che, "come ci si aspettava", la nuova legislazione "conduce a più spese di difesa d'ufficio, a un allungamento dei procedimenti, talvolta per casi di poca importanza, e a una maggiore difficoltà a condurre procedimenti semplificati".
Dal primo ottobre 2016 al 30 marzo 2017 - scrive la CPS - i Ministeri pubblici hanno emesso circa 50 decreti d'accusa in cui rinunciavano all'espulsione in base alla "clausola di rigore". Davanti ai tribunali sono d'altro canto pendenti diverse centinaia di procedimenti implicanti una possibile espulsione. Inoltre i tribunali hanno anche deciso "espulsioni non obbligatorie", riguardanti cioè reati non figuranti nella speciale lista di reati elencata nell'articolo 66a del Codice penale.
SDA-ATS