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La regolamentazione adottata a livello europeo il 26 febbraio 2014, vale a dire la classificazione dei vaporizzatori personali e dei liquidi come prodotti del tabacco è estremamente deplorevole [1]. Essa deriva da trattative a porte chiuse sotto la probabile pressione delle lobbies dell’industria del tabacco e dell’industria farmaceutica.
I punti principali di questa regolamentazione, che deve ancora essere recepita nel diritto nazionale dei paesi dell’Unione, riguardano il tasso massimo di nicotina nei liquidi fissato a 20 mg/ml, la limitazione a 10 ml della capacità dei flaconi di liquidi, la limitazione a 2 ml dei serbatoi di ricarica degli atomizzatori, l’obbligo di rilascio di nicotina a livello costante, l’obbligo di notificare con 6 mesi di anticipo l’immissione sul mercato dei nuovi prodotti, il divieto di pubblicità e la possibilità di vietare le vendite transfrontaliere. Regole aberranti che dimostrano la mancanza di informazione e di riflessione dei politici europei. Gli errori scientifici di questo regolamento sono stati rimarcati in una lettera sottoscritta da quindici esperti e indirizzata al Commissario europeo per la salute e alle altri parti interessate [2].
Il livello massimo di nicotina di 20mg/ml non si basa su alcun fondamento scientifico. È stato fissato arbitrariamente senza consultazione preliminare. Alcuni fumatori hanno bisogno di un livello di nicotina più elevato per abbandonare il consumo di tabacco fumato. Successivamente, molti svapatori scelgono spontaneamente di ridurre il tasso di nicotina nei liquidi che utilizzano.
La limitazione del volume dei flaconi dei liquidi contenenti nicotina a 10 ml è probabilmente un goffo tentativo di ridurre i rischi di ingestione accidentale da parte dei bambini. Tuttavia, le sostanze nocive per ingestione abbondano nel nostro ambiente e a nessuno viene la folle idea di limitare la capacità delle bottiglie a 10ml. Il liquido contenente nicotina deve essere trattato allo stesso modo delle altre sostanze tossiche: un contenitore con un tappo di sicurezza e una dichiarazione sull’etichetta indicante la tossicità e le misure da adottare in caso di ingestione o contatto con la pelle. Va da sé che le sostanze chimiche tossiche devono essere tenute fuori dalla portata dei bambini e degli animali domestici. Va notato che i farmaci, alcuni dei quali sono potenzialmente letali in caso di ingestione massiccia, sono venduti senza chiusura di sicurezza. Inoltre, la dose di nicotina letale per un essere umano non è nota con precisione. La quantità di 60mg, generalmente accettata come fatale se assorbita in una volta sola da un adulto, è il risultato di alcuni esperimenti scientifici risalenti al 19° secolo. Nella letteratura scientifica sono riportati diversi casi di assorbimento di quantità ben superiori di nicotina che non hanno causato la morte [3].
Un’altra possibile ragione per i limiti di capacità dei flaconi dei liquidi di ricarica e dei serbatoi degli atomizzatori può essere il tentativo delle lobbies dell’industria del tabacco di stroncare il mercato dei liquidi di ricarica per lasciare il campo libero alla commercializzazione di sistemi proprietari con cartucce non ricaricabili.
L’obbligo di rilascio di nicotina in modo costante e la notifica con 6 mesi di anticipo prima dell’immissione sul mercato di un nuovo prodotto ridurranno in modo significativo l’offerta di dispositivi e l’innovazione. I piccoli produttori di materiale di alta qualità, che sono numerosi in Europa, non riusciranno a rispettare queste regole. Solo le grandi aziende potranno applicare norme così restrittive. Saranno quindi notevolmente avvantaggiate l’industria del tabacco e l’industria farmaceutica.
Il divieto di pubblicità mette in pericolo le principali fonti di informazione e promozione dello svapo che sono rappresentate dai forum degli utenti, dai blog e dalle video recensioni. Infine, il divieto di vendite transfrontaliere va contro le regole europee di libero scambio.
Riferimenti:
[3] Bernd Mayer (2013): How much nicotine kills a human? Tracing back the generally accepted lethal dose to dubious self-experiments in the nineteenth century, Archive of Toxicology. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3880486/?report=classic