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AUTORE: Mario De Martino
CASA EDITRICE: Casini Editore
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2011
Nell'estate del 1938, nella Valle di Anahuac, nell'America del Nord, un archeologo, Clinton Covenat, fa una scoperta molto interessante.
Nel 2011, la vita di tre ragazzi viene sconvolta per sempre. Ivan, Sara e Seiji provengono da tre zone differenti del mondo: Londra, New York e Tokyo. Non si sono mai incontrati, ma sarà il destino ad unirli per sempre. Quando viene recapitato loro un invito a partecipare ad una conferenza sulle civiltà perdute dall'archeologo Matthew Morgan, le loro vite cambieranno per sempre.
E' lo stesso archeologo che fa in modo che i tre entrino in possesso di un medaglione raffigurante un occhio, chiamato "L'Occhio di Atlantide": un amuleto che permetterà ai giovani di trovare le pietre di Atlantide, ma soltanto se essi lo vorranno veramente.
Riusciranno " i nostri eroi", alla fine, ad impedire che il Nuovo Ordine Mondiale venga instaurato sulle ceneri del vecchio mondo?
Innazitutto, la parte iniziale è piuttosto confusionaria, non si riesce a capire subito di cosa si stia parlando. Così il finale, benché in questo caso la questione sia più chiara anche se è come se qualcosa "non tornasse". Insomma, ciò che accade lascia piuttosto perplessi, o forse sono semplicemente io a non essere riuscita a capirlo appieno.
Altri ( piccoli) difetti sono questi: i Figli di Atlantide sono tre, ma l'autore sembra concentrarsi molto di più su due di loro, e precisamente Ivan e Sarah, mentre il povero Seiji deve accontentarsi di un ruolo quasi marginale. I pensieri dei personaggi sono un po' ripetitivi, è facile che nel giro di un paio di pagine lo stesso personaggio ripensi alle stesse cose e si ponga le stesse domande... il che, ad essere sinceri, annoia un po'. La storia non è male e l'autore riesce a svolgerne le fila con destrezza, ma alcuni passaggi, benché piuttosto verosimili, sono un po' improbabili e quindi difficilmente credibili. Sembra quasi che tutto venga semplificato, mentre a parer mio qualche volta qualcosa avrebbe anche potuto andare storto, giusto per aumentare un po' la tensione.
Il libro di Mario De Martino, infatti, è lineare, ma sotto tutti i punti di vista: non mi pare di aver trovato incongruenze, ma nemmeno passaggi particolarmente coinvolgenti, che obbligano il lettore a tenere gli occhi incollati alle pagine e a trattenere il respiro per sapere come andrà a finire. Certo è un libro che prende e spinge ad andare avanti, ma che a mio parere non porta ad immedesimarsi nei personaggi nè ad affezionarsi ad essi, come succede invece con altri libri. Anche i personaggi non sono granché caratterizzati, hanno sì delle differenze che li distinguono gli uni dagli altri, ma manca "quell'analisi psicologica approfondita" che porta a comprendere pienamente i personaggi e tutto ciò che essi fanno.
Lo stile asciutto ed essenziale, ma non banale, rende semplice e piacevole la lettura, aiutato in questo dallo svolgersi dei vari episodi, che, anche se non entusiasmanti, sono comunque interessanti e talvolta sorprendenti.
Alla fine dei conti, Mario De Martino ha sicuramente una buona scrittura, ma mi pare esagerato definirlo " a buon titolo l'enfant prodige": non basta scrivere un buon libro a 17 anni per essere degli "dei della scrittura". Ci vuole di più, ma penso che questo giovane autore potrebbe, alla fine dei conti, arrivare là dove molti scrittori agognano di arrivare. Di sicuro, il suo è stato il miglior libro della Casini Editore che abbia letto fino ad adesso.