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I due semicantoni di Basilea festeggiano il 500° anniversario dell'aggregazione della città alla Confederazione svizzera. Il 13 luglio 1501, giorno di S. Enrico patrono della città, sulla piazza del mercato i contraenti suggellarono con il giuramento il patto di alleanza che faceva di Basilea un membro a pieno titolo della Confederazione svizzera.Questo contenuto è stato pubblicato il 13 luglio 2001 - 08:41
"Qui tutto è svizzero, anche i sassi del selciato"; è con queste parole spudoratamente lusinghiere che i basilesi accolsero i delegati dei cantoni. Un canto popolare svizzero tedesco dice invece che con l'aggregazione di Basilea i Confederati avevano finalmente trovato "la chiave per chiudere il paese".
Questo dimostra quanto l'integrazione di Basilea nella Confederazione sia stato soprattutto un matrimonio d'interessi. I Confederati si assicuravano il concorso di una città strategicamente determinante per il controllo della frontiera settentrionale e acquisivano altresì un nodo commerciale e un centro culturale d'importanza continentale.
Anche per Basilea l'entrata nella Confederazione rappresentava la miglior carta da giocare in quel momento. Le elite cittadine avevano lottato per liberarsi dal potere del principe-vescovo e assumere il controllo del proprio destino politico. Oggetto di lusinghe e di ambizioni da parte di vari Stati e signorotti europei in ragione della sua posizione chiave, la città aveva a lungo diffidato dalle alleanze durature, per conservare il più ampio margine di manovra. Con l'aggregazione alla Confederazione rinunciava a condurre una propria politica estera, ma otteneva in cambio sicurezza militare e una forte autonomia. La Confederazione si era di fatto emancipata da qualsiasi obbligo verso l'impero germanico.
Ma Basilea, che contava meno di 10 000 abitanti alla fine del XV secolo, era e rimase una città internazionale per la sua posizione sul Reno, che ne fa una piattaforma per lo scambio di merci, uomini e idee. Ancora oggi Basilea svolge un ruolo pionieristico nella collaborazione transfrontaliera. La città possedeva dal 1460 un'università, ma i basilesi hanno soprattutto capito l'importanza della tipografia: diventando un centro di produzione libraria la città renana assunse un ruolo eminente in campo scientifico e intellettuale. Le stamperie hanno attirato scienziati, storici, filosofi, medici, teologi, artisti. Basilea era all'epoca una specie di Silicon Valley dell'Europa rinascimentale e ha in seguito saputo far convivere interessi economico-commerciali e vocazione culturale.
Nelle questioni interne, pur aderendo alla riforma religiosa Basilea si mantenne su posizioni prudenti e in generale piuttosto conservatrici. I nobili e i borghesi che dominavano la città si mostrarono intransigenti nel difendere i loro privilegi contro gli abitanti delle campagne, che con l'entrata nella Confederazione avevano sperato di approfittare della leggendaria "libertà svizzera". Il conflitto si acuì nel XIX secolo, fino alla secessione cruenta di Basilea Campagna nel 1833. Una separazione che ha sicuramente indebolito il peso politico della Regio Basiliensis nella Svizzera moderna.
Marco Marcacci
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