Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01150.jsonl.gz/281

Tra la Svizzera e l’Unione europea non sussistono differenze politiche insormontabili. È questo il tenore del tweet diffuso venerdì al termine di un incontro a Rapperswill-Jona tra parlamentari svizzeri e la controparte europea.
Le discussioni sono riassunte in una dichiarazione congiunta in tredici punti, dove le parti sottolineano l’importanza di mantenere relazioni stabili e amichevoli. Al di là dei buoni propositi, nel documento viene rilanciata la cooperazione nell'ambito di programmi europei come Horizon Europe, Erasmus+, Euratom o Digital Europe. La decisione del Consiglio federale di conferire un mandato negoziale ai propri diplomatici rappresenterebbe "un segnale politico chiaro chiesto dall'UE come condizione per l'apertura di trattative per l'associazione della Svizzera ai programmi europei".
A livello di tribunali, altro nodo da sciogliere, le parti sostengono un approccio a due pilastri per la risoluzione delle vertenze: la Corte di giustizia europea interpreta e applica l'acquis comunitario mentre il Tribunale federale fa lo stesso col diritto svizzero.
La protezione dei salari
Le parti prendono atto della posizione elvetica secondo cui sono necessarie misure di accompagnamento e di protezione dei salari che vadano oltre l'attuale legislazione europea. Da parte sua, l'UE insiste sul fatto che nessuna misura deve essere discriminatoria.
Infine c’è intesa sul fatto che la Svizzera dovrebbe ridurre a cinque anni il periodo minimo di residenza richiesto per ottenere un permesso di dimora per i cittadini dei tredici Paesi che hanno aderito all'UE dal 2004 (a condizione che siano soddisfatti altri criteri come l'integrazione o le competenze linguistiche).
Più in generale la dichiarazione esprime l’aspettativa che "i contatti tra il Consiglio federale e la Commissione europea siano intensificati al fine di ottenere i chiarimenti e le garanzie necessarie per l'assegnazione di un mandato negoziale".
Lo spauracchio del dumping
Sempre venerdì, l’europarlamentare austriaco Lukas Mandl ha annunciato che il rapporto del Parlamento europeo sulla Svizzera, di cui è responsabile, sarà adottato la prossima primavera in assemblea plenaria a Strasburgo.
Il contenuto del documento è ancora riservato. Tuttavia Mandl ha dichiarato che il rapporto cercherà di individuare nuove aree di cooperazione, con un approccio globale.
L’europarlamentare ritiene che la Svizzera non debba preoccuparsi del dumping sociale in caso di avvicinamento all'UE. "In Austria, all'epoca, avevamo gli stessi timori. Ora sono stati superati”.
Secondo Mandl la relazione del Parlamento europeo potrebbe avere un'influenza positiva sui colloqui.