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Colpevole. L'avvocato muraltese I. C. è stato condannato in prima istanza a un anno e 3 mesi di detenzione - interamente sospesi - in quanto riconosciuto colpevole di ripetuta appropriazione indebita qualificata. Il suo legale Diego Olgiati ha già dichiarato che andrà in Appello. Lo stesso potrebbe fare anche il procuratore generale Andrea Pagani in relazione alla quantificazione della cifra malversata, che la giudice Francesca Verda Chiocchetti ha ritenuto inferiore rispetto a quanto indicato nell'atto d'accusa.
Non ha quindi convinto la Corte la versione difensiva, secondo cui il legale aveva utilizzato i soldi di una cliente germanica poiché da lei completamente autorizzato a farlo. Ciò sarebbe avvenuto limitatamente a 30mila franchi, ma non per gli oltre 280mila franchi effettivamente utilizzati.
L'avvocato era come noto in una situazione finanziaria difficile, e basandosi sulla reciproca stima e l'amicizia che lo legavano alla cliente le aveva effettivamente chiesto un prestito di 30mila franchi. Tuttavia, prima di ottenere risposta, di soldi ne aveva utilizzati molti di più, sostanzialmente per coprire dei debiti con il fisco.
In corso d'inchiesta era prima emersa la versione della donazione, poi quella del prestito, presa infatti per buona dalla giudice ma soltanto fino a un certo punto.
"La questione centrale è sapere se la donna aveva concesso all'imputato di disporre dei suoi beni così come successo - ha ricordato Verda Chiocchetti -. Ma c'è stato accordo? Esisteva un contratto? Stima e simpatia non bastano per giustificare l'animus donandi. Occorre un accordo specifico".
Riflettendo sulla tempistica dei contatti fra le parti e i prelevamenti effettuati dall'imputato, la giudice ha notato che "lui sapeva di non avere il consenso; tuttavia, doveva disporre a brevissimo degli averi. E altri elementi minano la sua credibilità".
In conclusione la Corte ha quindi riconosciuto una malversazione per 227mila franchi, mentre per i 30mila franchi di prestito e gli onorari v'è stato il proscioglimento.
In merito alla commisurazione della pena, a svantaggio dell'imputato sono stati considerati l'importo e la circostanza che vi è stato un abuso della fiducia della cliente, in veste di notaio. A favore, il fatto di non aver agito per migliorare il proprio tenore di vita, ma solo per rispondere ad una situazione debitoria.
La colpa è "mediamente grave, ma il reato è già grave di per sè", ha infine commentato la presidente della Corte, che ha anche evocato circostanze personali quali il rimborso di 50mila franchi effettivamente avvenuto e "l'effetto della pena sulla vita" dell'imputato.
Vita professionale che potrebbe risentire in maniera durissima di questa vicenda, anche se come detto Olgiati ha intenzione di rivolgersi alla seconda istanza di giudizio.