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Il 9 febbraio 2014 il Popolo e i Cantoni hanno deciso di contenere l'immigrazione prevedendo dei contingenti (sì all'iniziativa "contro l'immigrazione di massa"). Fine giugno il Consiglio federale ha presentato il piano d'attuazione del nuovo sistema migratorio. Al contempo ha deciso di puntare a negoziati con l'UE per modificare l'Accordo di libera circolazione delle persone, incompatibile con il nuovo sistema.
In questa delicata fase attuativa s'insinua ora l'iniziativa "Stop alla sovrappopolazione - sì alla conservazione delle basi naturali della vita" (iniziativa Ecopop), che chiede ulteriori e radicali cambiamenti al sistema d'ammissione della Svizzera. Accogliendo l'iniziativa Ecopop s'intralcerebbero pesantemente i lavori di attuazione in corso e un'eventuale intesa con l'UE. Il Consiglio federale vorrebbe invece fugare quanto prima l'incertezza sulla futura impostazione del sistema migratorio.
Quote troppo rigide - un rischio per la prosperità svizzera
L'iniziativa Ecopop prevede un rigido tetto massimo per l'immigrazione: la popolazione residente permanente in Svizzera può crescere, in seguito all'immigrazione, di massimo 0,2 per cento l'anno sull'arco di tre anni. Alla luce delle cifre attuali potrebbero immigrare meno di 17 000 persone l'anno - ossia tre quarti in meno rispetto all'immigrazione netta registrata negli ultimi anni (numero d'immigrati dedotto quello degli emigrati). Il tasso sarebbe sancito nella Costituzione, il che restringerebbe drasticamente il margine operativo dell'economia svizzera: le PME e le ditte di maggiori dimensioni, ma anche gli enti pubblici, gli ospedali e gli istituti non potrebbero più reagire con la massima flessibilità alle variazioni congiunturali reclutando all'estero un numero sufficiente di lavoratori specializzati. Anche se il potenziale di forza lavoro indigeno fosse sfruttato al massimo, sarebbe impossibile trovare tutti i lavoratori necessari in periodi di crescita economica - con tutte le conseguenze negative per la Svizzera che ciò comporta.
Un sostegno efficace ai Paesi in via di sviluppo
Oltre a chiedere un freno all'immigrazione, l'iniziativa impone di impiegare nella sola pianificazione familiare volontaria il 10 per cento dei fondi destinati all'aiuto allo sviluppo. Stando ai calcoli attuali si tratterebbe di circa 160 milioni di franchi. Un sì all'iniziativa costringerebbe la Svizzera a realizzare progetti di pianificazione familiare volontaria nei Paesi in via di sviluppo anche quando la scarsa efficacia di tali provvedimenti è comprovata. L'esperienza insegna che misure isolate non sono efficaci: ecco perché, nella cooperazione allo sviluppo, la Svizzera adotta un approccio globale anche in termini di pianificazione familiare, incentivando la salute, la formazione e l'autodeterminazione femminili affinché le donne siano in grado di decidere da sole se quando e quanti figli avere.
Determinante il consumo pro capite
In base al testo dell'iniziativa lo scopo delle richieste avanzate è di garantire a lunga scadenza le basi vitali naturali. Per l'impatto ambientale tuttavia l'immigrazione è d'importanza secondaria. Incide molto di più il consumo pro capite di acqua, suolo o energia - consumo decisamente più elevato in Svizzera ed altre nazioni industriali rispetto ai Paesi in via di sviluppo. Il Consiglio federale è della ferma opinione che non sia molto utile chiudere la porta in faccia agli stranieri: per proteggere l'ambiente in modo efficace, noi tutti dobbiamo ridurre il consumo pro capite. È un obiettivo che il Consiglio federale continuerà a perseguire anche in futuro, dopo che negli ultimi anni è riuscito, con svariate misure, a ridurre l'impatto ambientale nonostante la crescita demografica. Infatti, tanto per citare un esempio, il consumo di energia pro capite è diminuito in media di un per cento dal 2005.
Indirizzo cui rivolgere domande:Agnès Schenker, tel. +41 58 462 40 05
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