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Il Forum economico mondiale (WEF) di Davos ha aperto qualche spiraglio nella crisi diplomatica che da mesi oppone Svizzera e Libia. Saif al-Islam Gheddafi – che giovedì ha incontrato la ministra svizzera Micheline Calmy-Rey – ha comunque precisato che spetterà al padre, il leader libico Muanmar, decidere se appianare o meno le divergenze.
Le speculazioni si susseguono ormai da diversi giorni quanto a un accordo imminente tra la diplomazia elvetica e quella libica a margine del Forum economico di Davos. Uno scenario che non si è tuttavia avverato, nonostante i colloqui definiti positivi tra la consigliera federale Micheline Calmy-Rey e Saif al-Islam Gheddafi, considerato un moderato.
Da parte elvetica, il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) ha indicato che ulteriori discussioni saranno necessarie per trovare un'intesa volta a normalizzare le relazioni bilaterali tra i due paesi. Giovedì, al termine di un incontro di 45 minuti con Saif al-Islam Gheddafi, la ministra svizzera aveva parlato di un contatto positivo, senza però fornire ulteriori dettagli.
Da parte libica, invece, Saif al-Islam Gheddafi ha dichiarato alla stampa che in cuor suo spera che una soluzione venga trovata «molto rapidamente». In un'intervista a Le Matin ha poi precisato che la decisione è nelle mani di suo padre, che analizzerà la nuova posizione della svizzera assieme agli altri membri del governo.
Stando a Saif al-Islam, inoltre, Berna avrebbe riconosciuto che l'arresto di Hannibal Geddafi e di sua moglie, nel mese di luglio a Ginevra, è stato un atto «inadeguato e inutile».
«Si tratta del punto di vista di Gheddafi», ha tuttavia precisato a swissinfo Jean-Philippe Jutzi, portavoce del DFAE. «Per la Svizzera non c'è nulla di nuovo».