Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01126.jsonl.gz/486

Come una variazione sul tema, si può immaginare una versione filosofica di Celebrities Deathmatch, il programma di Mtv nel quale i pupazzi animati di personaggi del mondo dello spettacolo si affrontano in spettacolari duelli all’ultimo sangue (qui il duello tra Angelina Jolie e Sandra Bullock).
Philosopher Deathmatch: Aristotele che rompe le costole a Platone immobilizzato dal terzo uomo, un duello con gli attizzatoi tra Popper e Wittgenstein, Abelardo che, a colpi di martello, trasforma Bernardo in mezzo uomo, Rousseau che tortura Voltaire con la ruota dei trovatelli, Schelling che aizza delle mucche nere contro Hegel, Kant che sottopone Schopenhauer a trattamento sanitario obbligatorio per demenza senile, e così via.
Alla spettacolarità di questi incontri si contrappone la sobrietà di “Jerry Fodor contro Charles Darwin”. Nonostante il titolo del forthcoming paper di Fodor, Against darwinism (Contro il darwinismo), suoni minaccioso, Fodor non vuole eliminare Darwin per sostituire all’evoluzionismo un qualche progetto intelligente di matrice divina.
Fodor contro tutti
Le obiezioni iniziali di Fodor riguardavano la psicologia evoluzionista, poi si è accorto che, più in generale, costituivano una critica al rapporto tra darwinismo e teorie intenzionali. A ben guardare, però, i problemi di compatibilità con il darwinismo non riguardano il concetto di intenzionalità, ma quello, più generale, di intensionalità (vedi più avanti). Infine, Fodor si è reso conto che il vero problema è il darwinismo, e per fortuna si è fermato qui, prima di coinvolgere tutta la biologia o la scienza in generale, filosofia inclusa.
Con intenzionalità possiamo intendere la capacità di riferirsi ad un oggetto immanente. Per quanto riguarda la intensionalità, è la possibilità di riferirsi ad un oggetto in base alle sue proprietà; intensionale si contrappone qui a estensionale. Un piccolo esempio spero chiarificatore: supponiamo che un uomo mascherato di nome Gottlob si stia avvicinando, io lo veda ma non riconosca chi si nasconde sotto la maschera: le affermazioni “Gottlob si sta avvicinando” e “Un uomo mascherato si sta avvicinando” sono estensionalmente equivalenti (l’uomo mascherato è Gottlob) ma intensionalmente diverse, dal momento che io posso credere falsa la prima ma vera la seconda.
Per Fodor un evento intenzionale è ovviamente anche intensionale, mentre possono esistere eventi intensionali che non sono intenzionali.
Psicologia evoluzionista
Che cosa è la psicologia evoluzionista? Vediamo come risponde Paola Bressan, psicologa intervistata da Giulietta Capacchione per Psicocafé:
La psicologia evoluzionistica è la teoria dell’evoluzione applicata al comportamento umano. Noi discendiamo tutti da progenitori che si sono riprodotti con successo, altrimenti non sarebbero i nostri progenitori. A contribuire al successo riproduttivo sono caratteristiche non solo somatiche, cioè relative al corpo, ma anche comportamentali. Dato che quasi tutti i comportamenti sono in qualche misura anche geneticamente determinati, abbiamo ereditato dai nostri progenitori quei meccanismi psicologici che favorivano il successo riproduttivo. La psicologia evoluzionistica si interessa alle cause ultime di un certo comportamento (come mai esiste); lo fa considerando il contributo alla riproduzione che quel comportamento ha, o ha avuto.
Perché questa impostazione è, secondo Fodor, problematica?
Prendiamo il caso di una rana che mangia le mosche. Per la rana è bene mangiare mosche: più mosche mangia maggiori sono le sue opportunità riproduttive. La selezione naturale ha così determinato, ad esempio, la particolare lingua “prensile” della rana: banalizzando, più in fretta mangia le mosche, più tempo può dedicare a corteggiare le femmine.
Tutto bene? No, perché la selezione naturale sarebbe anche responsabile dell’intenzione della rana di catturare le mosche (distinta, ad esempio, dall’intenzione di prendere il sole sopra una ninfea). Ma la selezione naturale non può distinguere tra l’intenzione di catturare mosche da quella di catturare piccoli oggetti neri volanti, perché le due intenzioni sono estensionalmente equivalenti (le mosche si presentano come piccoli oggetti neri volanti).
La selezione naturale è un processo estensionale, e come tale non può avere conseguenze intenzionali. Una rana che vuole cacciare le mosche ha le stesse possibilità di mangiare e di riprodursi di una che desidera cacciare pallini neri volanti, e non si può quindi affermare che la selezione naturale abbia selezionato questa intenzione.
Fodor contro la selezione naturale
La critica di Fodor non si limita alla intenzionalità, ossia alla capacità di una mente di riferirsi a qualcosa di esterno. Come accennato, si estende in generale ai processi intensionali, e quindi non riguarda più solo la psicologia evolutiva, ma tutto l’impianto darwiniano.
L’affermazione “l’evoluzione ha selezionato la lingua prensile della rana per cacciare le mosche” è infatti una affermazione intensionale. Per rimanere nell’estensionale si dovrebbe troncare la frase subito prima di quel problematico per: “l’evoluzione ha selezionato la lingua prensile della rana”. Però, a questo punto, si ha solo un empirico prendere atto della realtà: da Darwin si è tornati a Linneo.
Inserire quel per significa introdurre un controfattuale, ossia l’affermazione “Se non ci fossero state le mosche la rana avrebbe avuto una lingua diversa”. Come supportare questi controfattuali?
Due soluzioni: la prima è riferirsi ad una intenzionalità di livello superiore: madre natura, il gene egoista, Dio. Però Dio non esiste, madre natura nemmeno e anche il gene egoista è una invenzione, interessante, ma pur sempre una invenzione.
La seconda soluzione è introdurre il concetto di legge. Una legge è intensionale, non estensionale, e supporta i controfattuali. Purtroppo non è possibile trovare una legge per la selezione naturale: la famosa storiella delle maggiori opportunità riproduttive è, appunto, una storiella. Non funziona. Le opportunità riproduttive sono una questione di contesto e a volte le maggiori opportunità si ottengono emigrando, ossia cambiano contesto. Affermare che la caratteristica x è meglio della caratteristica y significa affermare che gli individui che godono di x hanno maggiori opportunità riproduttive di quelli che godono di y a parità di tutte le altre caratteristiche, ma in natura non si avvera mai quel “a parità di tutte le altre caratteristiche”, è impossibile isolare la caratteristica x da quella y.
Fodor contro la storia
Fodor ad un certo punto evoca la battaglia di Waterloo.
Pare che Napoleone abbia perso a causa della pioggia: il terreno umido non è adatto alla cavalleria. Ma quale storico si sentirebbe di affermare che esistono leggi che regolano il rapporto tra condizioni atmosferiche ed esito delle battaglie? Similmente avverrebbe per l’evoluzionismo.
Non si capisce se, per Fodor, la storia sia o no una scienza seria. Probabilmente sì, perché i controfattuali di Waterloo sono assicurati dalle intenzionalità di Napoleone e Wellington. Rimane però l’impossibilità di avere leggi storiche.
Darwin contro Fodor
Torniamo al nostro Philosopher Deathmatch. Fodor ha attaccato e preso a pugni, seppure con rispetto, Darwin, che è rimasto fermo e silenzioso. Finora.
La legge di gravità non è in grado di spiegare le valanghe. Non vi sono leggi per le valanghe: le relazioni tra le valanghe e le temperature, il tipo di neve eccetera sono solo probabilistiche. Eppure la legge di gravità è una legge, ed è pure una ottima legge della fisica.
E sicuramente è a causa della forza di gravità che ci sono le valanghe.
Fodor ha mostrato come un fenomeno intensionale non possa venire descritto estensionalmente. Ma qui si ha il contrario: si ha un fenomeno estensionale che viene descritto intensionalmente. Abbiamo un processo molto complesso, la selezione naturale, che agisce su più fattori, alcuni dei quali hanno anche la curiosa caratteristica di essere intensionali, alcuni persino intenzionali. Interessante, ma poco influente: quello che conta sono le conseguenze. E, per tornare alla rana che vuole caccia mosche o piccoli oggetti neri volanti, è facile immaginare che una rana che desidera mangiare mosche studierà sistemi per distinguere una mosca dalla fuliggine, contrariamente alla rana che desidera mangiare piccoli oggetti neri volanti. E non è difficile immaginare il risultato.
Il Philosopher Deathmatch arriva alla fine. Come Harrison Ford nella celebre sequenza dei Predatori dell’arca perduta, Darwin estrae con sguardo annoiato la pistola e si libera di Fodor in pochi secondi. Sipario.
Post Scriptum
Propongo agli editorialisti di Avvenire di citare l’articolo di Fodor come dimostrazioe dell’esistenza di una congiura darwinista: anche un noto e importante filosofo ha espresso dubbi sul darwinismo, ma il suo lavoro viene boicottato dalla comunità accademica. Il fatto che Fodor sia ateo potrebbe tornare utile per mostrare come i sostenitori dell’Intelligent Design non siano tutti bigotti credenti (eviterei, ovviamente, di citare la parte nella quale Fodor dice che credere in un disegno della natura è una fesseria).
29 commenti su “Fodor contro tutti”
Uffa, questa e’ un tipo di filosofia che non mi attrae per niente perche’ mi pare troppo in bilico sul crinale semantico.
La distinzione fra estensione/intensione e’ molto sfumata (ho in mente Quine, “la stella della sera”, “la stella del mattino” e “Venere”…), non ci si puo’ costruire sopra interi castelli filosofici!
Mah…
C’è qualcosa che mi sfugge.
Mi sembra di capire che questa venga considerata una pecca fatale. Ma che importanza ha che la selezione naturale non selezioni intenzioni? ovviamente non può farlo, e non ha bisogno di farlo. Semplificando: le rane che, a causa di una mutazione, cercano di catturare piccoli oggetti neri volanti hanno maggiori probabilità di sopravvivere e lasciare discendenti, perché nell’ambiente naturale in cui le rane vivono i piccoli oggetti neri volanti tendono a essere mosche (anziché particelle di fuliggine).
Non è vero, mi pare, che l’alternativa a “l’evoluzione ha selezionato la lingua prensile della rana per cacciare le mosche” (intenzionale) sia “l’evoluzione ha selezionato la lingua prensile della rana” (mero prendere atto della realtà). Direi piuttosto: “l’evoluzione ha selezionato la lingua prensile della rana per catturare piccoli oggetti neri volanti”. Dato che questi sono con alta probabilità mosche, tale comportamento aumenta le chances della rana ed entra a far parte del repertorio ranesco. Se viene spostata in un ambiente in cui gli oggetti neri volanti sono particelle di fuliggine (e le mosche sono immobili), la rana muore di fame, illustrando brillantemente la mancanza di intenzionalità della selezione naturale.
Dato che Fodor è dotato di un’intelligenza perlomeno media, sono certa che mi sfugge qualcosa. Che cosa?
La differenza è sfumata, certo, ma è comunque importante: la selezione naturale non conosce le intenzioni, non sa la differenza tra due azioni compiute per motivi diversi, “premia” o “condanna” entrambe alla stessa maniera.
Sono convinto che su questo punto Fodor abbia completamente ragione, e credo che gli psicologi evoluzionisti debbano fare attenzione a questo aspetto (se qualcuno di loro, magari proprio Paola Bressan, passa da queste parti, può ovviamente rispondere).
Fodor sbaglia su un semplice punto: è una difficoltà alla quale prestare attenzione, non un problema tale da dover abbandonare o comunque rivedere la psicologia evoluzionista o il darwinismo.
come vedi, Paola Bressan ha risposto ancor prima che tu ne esprimessi il desiderio. 😉
Mettendo la rana in un ambiente pieno di fuliggine, possiamo anche caratterizzare il grado di “riconoscimento” delle mosche da parte della rana. Se questa mangia le mosche e lascia stare la fuliggine, significa cha sa distinguere quelle da queste. Potremmo fare di piu’: potremmo creare delle mosche “finte” via via piu’ simili alle mosche vere e stabilire il punto di confine fra la capacita’ delle rane di distinguere le mosche.
Cosa mai otterremmo? Semplicemente che tipo di “cosa” e’ stata selezionata dall’evoluzione come obiettivo cibario della rana. Sarebbe, se volete, il concetto di “mosca-uhm-buona!” della rana. Ma se non ci fossimo noi umani ad avere un concetto di mosca piu’ articolato di quello della rana, la questione sarebbe una petitio principi!
Se ti danno, a te essere umano, una bistecca di plastica, non la mangi. Se migliorano la “somiglianza”, magari a un certo punto puoi anche mangiarla. Dov’e’ il confine? Ma cos’e’ “la carne in se'” distinta dal “sembra carne”?
Ripeto: fissare la distinzione sulla possibilita’ di referenziazione assoluta (la carne e’ la carne punto, la mosca e’ la mosca punto, e non “questo e’ quel che mi pare una mosca” checche’ io sia una rana o un essere umano) significa impostare una discussione ontologica continuando a scivolare sul linguaggio.
O no? (chiedersi “c’e’ qualcosa che mi sfugge” come fa PiBi e’ sempre ottima cosa!)
Penso anche io che Fodor sia dotato di una intelligenza media. Il suo discorso è però secondo me influenzato da anni di dibattito filosofico sulla intenzionalità come fenomeno irriducibile (vedi la stanza cinese di Searle).
Riassumendo: dire che la tal caratteristica (lingua prensile, intenzionalità eccetera) è stata selezionata “per” qualcosa (cacciare mosche, macchie nere volanti, eccetera), significa impegnarsi con un controfattuale: se quel qualcosa non ci fosse stato quella tal caratteristica mancherebbe.
Ma è impossibile dirlo: in caso di estinzione delle mosche, magari la lingua servirebbe a mangiare vespe, o a cacciare formiche.
Il discorso “intensionale / estensionale” non riguarda tanto la differenza tra “carne” e “sembra carne”, ma tra “è carne” e “a me sembra carne”.
È anche una questione di sopravvivenza: prendi il mio esempio di Gottlob, mascherato, che si avvicina, ma io non lo ho riconosciuto e penso che Gottlob sia in Australia.
Supponiamo che tu mi urli “Attento, l’uomo mascherato ti vuole uccidere!”. Io scappo. Ma se tu mi urli: “Attento, Gottlob ti vuole uccidere”, io non scappo, tanto Gottlob è in Australia! Per te le due affermazioni sono equivalenti, e lo sono realmente, ma per me no, e in un caso mi salvo, nell’altro vengo eliminato.
Insisto: la differenza che esemplifichi con l’esempio di Gottlob e’ fra “sembra per me” e “sembra per te”. Non esiste “e'” in assoluto, concordi? Pretendere che esista un modo assoluto di identificare gli “oggetti” nel mondo (ma gli oggetti sono gia’ loro un modo nostro, di esseri umani, di strutturare il mondo che ci circonda!) e’ consustanziale a pretendere di poter distinguere l’intensionale dall’estensionale.
Ma io e’ proprio questo che metto in discussione (io e, se ben ricordo, Quine et co.)
Bè, è possibile togliere la maschera e scoprire se l’uomo mascherato è Gottlob o Willard. Non è la verità assoluta e oggettiva: non sono fugati tutti i dubbi possibili (Gottlob si è sottoposto a un inervento di chirurgia estetica, ha tramesso la sue mente nel corpo di Willard eccetera), ma di sicuro si sono fugati tutti i dubbi ragionevoli (prevengo una possibile obiezione: no, non ho una definizione rigida di ragionevole. Mi accontento di decidere caso per caso, e ti assicuro che ce la si cava egregiamente così).
Sì, per un solipsista la distinzione non ha senso.
Per tutti gli altri ce l’ha: oggettivo è quello su cui non si hanno ragionevoli dubbi (vedi sopra).
No, non credo sia questione di essere solipsista (Quine, ad esempio, non lo e’). Il punto e’: siccome la distinzione e’ sfumata e pratica (Quine e’ americano, un buon pragmatico…!) non e’ il caso di metterci a fare ardite costruzioni filosofiche. Non almeno costruzioni ontologiche e rigorose se poi siamo sfumati gia’ a livello linguistico…
Del resto, sempre Quine insegna, la nostra immagine del mondo e’ strettamente invischiata con, e non (facilmente?) separabile da, il linguaggio…
Ivo, non mi pare che hronir confonda il Gottlob estensionale con quello intensionale. Sta solo dicendo, secondo me, che la distinzione non ci porta lontano in sede di valutazione dell’evoluzionismo.
Col debito rispetto, mi pare una fesseria. Allora:
Dire che ho preso l’ombrello “per” qualcosa (ho visto che stava piovendo), significa impegnarsi con un controfattuale: se la pioggia non ci fosse stata non avrei preso l’ombrello. Ma è impossibile dirlo: in caso di tempo asciutto, magari l’ombrello servirebbe a scopo di difesa (per esempio: a darlo sulla testa al maledetto Gottlob mascherato).
Il ragionamento mi pare tale e quale a quello sulla lingua prensile della rana. Se però la prossima volta che piove mi impedisci di prendere l’ombrello perché non ci vogliamo impegnare con controfattuali, ti chiedo di traslocare a casa di Fodor.
Ti dirò: anche a me pare una fesseria (anche se il tuo esempio non regge: il controfattuale, nel caso dell’ombrello, è retto dalla tua intenzionalità, assente nel caso dell’evoluzione).
Eppure Fodor ha scritto proprio questo:
E conclude:
Io una affermazione così la trovo molto impegnativa, e basata su una incomprensione del concetto di spiegazione.
Quanto a Quine: sì, la nostra immagine del mondo è intrisa di linguaggio, ma questo non implica che non si possa distinguere, almeno in linea di principio, tra una cosa e un riferimento a quella cosa.
In matematica, per dire, la distinzione va alla grande: un conto è dire che X={2,4,6,8}, un altro è dire che X={x|x è pari e 0
Ha! Che sai della mia intenzionalità? In realtà sai solo che fuori sta piovendo e io prendo l’ombrello per uscire. La mia intenzionalità è una tua assunzione, al massimo una tua proiezione. Strettamente parlando, non vedo perché la mia intenzionalità debba essere meno presunta di quella dell’evoluzione.
Oltretutto, ragazzi, quest’ultima gemma fodoriana dell’ “all else never is equal quindi…” mi ha steso definitivamente. Ma la conclusione ultima del Nostro sulla selezione naturale qual è? Ho l’impressione che alla fine si resti con un pugno di mosche (quelle ignorate dalle rane mentre queste si ingozzano di fuliggine). 😉
Siamo tutti d’accordo, la selezione naturale non conosce le intenzioni.
Ma i problemi dell’intensione/estensione e dei controfattuali sono problemi di per se’ (per questo citavo Quine etc etc…). Sono legati al darwinismo come sono legati alla cosmologia e in generale a tutta la scienza: perche’ mai usare questo “problema” circoscrittamente all’evoluzionismo?
Già, perché? Perché se sostieni che il sole gira attorno alla terra vieni guardato male (eppure, per la relatività, un sistema geocentrico alla Tycho Brahe è perfettamente lecito), ma se affermi che l’evoluzionismo è incompleto e problematico vieni preso sul serio?
Spero che tu intenda dire che dovrebbe essere guardato male in entrambi i casi… 🙂
Dipende…
Il sistema geocentrico di Tycho Brahe prevede che il sole giri intorno alla terra, mentre tutti gli altri pianeti girano intorno al sole: le posizioni relative sono LE STESSE del sistema eliocentrico e, per il principio di relatività, un punto di vista vale l’altro.
Similmente, ci sono ottimi motivi scientifici per sostenere che l’evoluzionismo ha dei problemi (vedi Stephen J. Gould).
Entrambe le affermazioni possono quindi essere legittime, però per la prima vieni guardato male comunque, anche se ti richiami a Brahe e Einstein, mentre per la seconda vieni guardato bene, anche se ti richiami al creazionismo più becero e ignorante.
Vabbe’, ma adesso stiamo deviando un po’ troppo, no? Jay Gould e’ (stato) uno “strenuo difensore” del darwinismo e le sue critiche “punteggiate” sono, se vuoi, dettagli tecnici, mentre parlando di Fodor si discuteva di critiche piu’ generali e “filosofiche”.
Quanto a sistema solare, appellarsi alla “relativita’ della descrizione del moto” per giustificare un relativismo sulla fisica che ci sta dietro, significa appunto non aver compreso il significato fisico della relativita’ dei moti…
Insomma, se stiamo parlando di filosofia (della scienza) e stiamo discutendo di controfattuali, di intensionale/estensionale, e’ un conto (e non tirerei in ballo il darwinismo se non come esempio, non come principale e unico bersaglio).
Se invece stiamo entrando nel merito scientifico del darwinismo, tirare in ballo sottigliette filosofiche come fa Fodor, mi sembra solo un arrampicarsi sugli specchi senza ventose.
Sì, stiamo deviando.
Non intendevo paragonare Fodor a Gould (ma neppure ai creazionisti), ma solo evidenziare un differente atteggiamento nei confronti di due diverse teorie scientifiche: almeno in certi ambienti, criticare anche intelligentemente l’eliocentrismo è visto male mentre criticare anche stupidamente il darwinismo bene.
E rigirare la domanda: come mai avviene questo? Come mai l’evoluzionismo non è una banale verità scientifica come lo è l’eliocentrismo?
Conoscete Michael Ruse? Si occupa a tempo pieno di critiche all’evoluzionismo, ho letto uno dei suoi libri qualche anno fa.
Comunque, a quanto pare nel suo ultimo libro ”The Evolution-Creation Struggle” Ruse sostiene che in gran parte l’evoluzionismo è controverso perché i suoi sostenitori lo hanno spesso presentato come un punto di partenza per filosofie materialistiche, che invariabilmente entrano in competizione con la religione. Personaggi popolari come Edward O. Wilson e Richard Dawkins hanno esacerbato la divisione fra evoluzionisti e creazionisti dichiarandosi atei in termini piuttosto aperti (Dawkins: “faith is one of the world’s great evils, comparable to the smallpox virus but harder to eradicate”).
Risponde il cardinale Schonborn: “Scientific theories that try to explain away the appearance of design as the result of ‘chance and necessity’ are not science at all, but, as John Paul put it, an abdication of human intelligence”.
Che la terra giri attorno al sole o il sole attorno alla terra è irrilevante dal punto di vista del progetto intelligente. Credo che quello che spaventa di più dell’evoluzionismo sia il fatto che stabilisce irreversibilmente la mancanza di senso e di scopo della natura e della stessa vita umana. La vita è fine a sè stessa, non serve a niente, non va da nessuna parte. Insomma il problema non è se deriviamo dalle scimmie, il problema è se la nostra esistenza ha un senso, se c’è un pascolo oltre questa valle di lacrime eccetera eccetera.
Sì, il problema è proprio lì. Secondo me non tanto perchè “i suoi sostenitori l’hanno presentato come”, ma proprio perchè “è” in conflitto con l’immagine del mondo presentata dalle grandi religioni.
E fanno sempre molto (sor)ridere le affermazioni di quei cardinali che vorrebbero insegnare cos’è la scienza e l’umana intelligenza, loro che, a 4 secoli di distanza, discutono ancora della “riabilitazione” di Galileo (e questo ci riporta dritti al confronto fra evoluzionismo ed eliocentrismo di cui si parlava…)
“Il sistema geocentrico di Tycho Brahe prevede che il sole giri intorno alla terra, mentre tutti gli altri pianeti girano intorno al sole: le posizioni relative sono LE STESSE del sistema eliocentrico e, per il principio di relatività, un punto di vista vale l’altro”
A livello di relatività ristretta,forse. Ma a livello di relatività generale no devi introdurre un “campo fantasma” per spiegare il moto del Sole attorno alla Terra, dato che il Sole ha molta più massa della Terra.
“Similmente, ci sono ottimi motivi scientifici per sostenere che l’evoluzionismo ha dei problemi (vedi Stephen J. Gould).”
In realtà le obiezioni di Gould non sono tanto sull’evoluzionismo quanto sul darwinismo originale
(delle origini).Una delle sue obiezioni(la principale, in realtà),ovvero la scarsità di materiale fossile,è in realtà una cattiva interpretazione di un fattore che costituisce una ptrova a FAVORE dell’evoluzionismo:
vedi:
http://lumerinnovato.blogspot.com/2007/10/i-salti-nei-fossili-non-falsificano-ma.html
Kirbmarc: io veramente pensavo alla relatività galileiana… Sai com’è, noi filosofi non sempre ci teniamo aggiornati sulle recenti scoperte scientifiche… 😉
Quanto a Gould, l’ho citato come esempio di critica interna, ossia a favore del darwinismo (considerando qui darwinismo ed evoluzionismo sinonimi).
Quoto:” La vita è fine a sè stessa, non serve a niente, non va da nessuna parte. Insomma il problema non è se deriviamo dalle scimmie, il problema è se la nostra esistenza ha un senso, se c’è un pascolo oltre questa valle di lacrime eccetera eccetera.”
Il senso alla nostra vita lo decidiamo noi, chi lo fa per la famiglia, chi per il lavoro, chi per il potere (…), tanto sappiamo tutti che dopo la morte il nulla. Ci sono pure quelli che vivono per la ricompensa dopo la vita, se sono felici loro…
Lo scopo della nostra specie è invece sopravvivere all’ambiente che ci circonda e soprattutto alla nostra ignoranza, la vera piaga dell’umanità.
@paolo energetico: Benvenuto.
Secondo la lezione darwiniana, è errato anche dire che la nostra specie ha lo scopo di sopravvivere all’ambiente circostante. Non è uno scopo, ma un semplice fatto – quelli che sono rimasti sono quelli, banalmente, che sono sopravvissuti.
vi consiglio di leggere se desiderate approfondire l’argomento:
what darwin got wrong
di fodor e piattelli-palmarini
tra poco sarà stampato anche in italiano credo…
@dfg: Che nome interessante hai scelto!
Vedremo quando il libro uscirà in Italia…