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BASILEA - In materia di retribuzioni dei manager UBS gode di un appoggio da parte dei suoi azionisti sensibilmente maggiore rispetto a quello ottenuto dal concorrente Credit Suisse: l'assemblea generale svoltasi oggi a Basilea ha approvato a titolo consultivo con l'88% dei voti il rapporto sulle remunerazioni.
Il dato è superiore a quello dell'anno scorso, quando si era fermato all'85%, ma soprattutto è ben migliore del 58% raccolto venerdì da Credit Suisse.
La situazione di partenza era anche differente: nell'esercizio 2016 UBS ha conseguito un utile, seppur in calo, di 3,2 miliardi. Credit Suisse ha invece chiuso l'anno con una perdita di 2,7 miliardi. Inoltre, il CEO di UBS Sergio Ermotti ha guadagnato 13,7 milioni, una cifra enorme - facendo due calcoli, 2 minuti dopo che è entrato in ufficio il manager luganese ha guadagnato tanto quanto un ticinese normale a fine giornata - ma inferiore ai 14,3 milioni dell'anno prima.
Gli azionisti di UBS hanno approvato anche più o meno nel medesimo modo (89-91% di sì) le retribuzioni della direzione per il 2016, i compensi per i vertici nell'anno in corso nonché gli stipendi fissi massimi per il 2018. Contro la pioggia di milioni si era espressa Actares, associazione di azionisti per un'economia sostenibile.
Il presidente del consiglio di amministrazione Axel Weber ha difeso la politica dell'azienda: le retribuzioni di un gruppo attivo a livello internazionale come UBS devono essere in linea con il mercato, per poter assicurare il successo dell'azienda a lungo termine, ha detto.
Il manager ha affermato di capire che le cifre assolute degli stipendi e dei bonus possano dare adito a discussioni. Presso UBS però l'andamento degli affari si riflette nella componente variabile dei compensi: nel 2016 i bonus sono diminuiti del 17%.
Al di là degli stipendi d'oro il secondo grande tema sollevato dagli azionisti è stato l'impegno della società, giudicato da taluni insufficiente, nei riguardi della protezione del clima. UBS - lamentano i critici - continua a finanziare centrali a carbone e fracking. Weber ha risposto che l'azienda ha ridotto l'impegno in questi settori e che ai nuovi progetti vengono imposti requisiti più impegnativi.
Da parte sua Ermotti ha parlato di un possibile aumento dei versamenti agli azionisti nei prossimi tempi. «Se i costi giuridici e normativi scenderanno dovremmo essere in grado di rimborsare più capitale a voi quali azionisti, sotto forma di dividendi o di riacquisto di azioni».
Per il 2016 sarà versato un dividendo di 60 centesimi, il 71% dell'utile netto. «Per il terzo anno consecutivo abbiamo rispettato la promessa di elargire agli azionisti almeno il 50% del guadagno», ha affermato Weber.
Riguardo all'andamento degli affari, Ermotti ha detto che alla luce dei risultati ottenuti nel primo trimestre si può essere fiduciosi. Ma le sfide estreme che hanno caratterizzato gli ultimi anni permangono. Quindi purtroppo non è possibile calcolare risultati annuali moltiplicando il primo trimestre per quattro, ha osservato il dirigente.
Gli azionisti hanno comunque mostrato fiducia nell'operato della società. Superiore al 99% è stato infatti il consenso nei confronti del rapporto d'esercizio e del dividendo. I consiglieri di amministrazione sono stati eletti senza problemi: il presidente Axel Weber ha ottenuto il 97% dei voti. Nell'organo di sorveglianza ha fatto la sua entrata Julie Richardson, che prende il posto di Joseph Yam, ritiratosi per motivi personali.