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LONDRA - Nuovo botta e risposta sulla data della Brexit fra i due contendenti alla successione di Theresa May come leader Tory e premier britannico: in interviste separate concesse oggi ad Andrew Neil della Bbc, il favorito Boris Johnson ha insistito sulla scadenza del 31 ottobre, «succeda quel che succeda»; mentre lo sfidante Jeremy Hunt non solo non ha escluso proroghe, ma si è limitato a dire di «aspettarsi» l'uscita dall'Ue entro Natale e di «non credere» che il Regno sarà ancora uno Stato membro nel 2020.
«Io sono onesto con la gente», ha detto Hunt, rivendicando le sue asserite qualità di «negoziatore» - sperimentate nel business, da ministro della Sanità e ora a capo della diplomazia - come la garanzia migliore per poter portare a termine la Brexit «nel più breve tempo possibile»: ma con un accordo.
Johnson al contrario ha ribadito che ulteriori rinvii al di là del 31 ottobre causerebbero «un'enorme erosione della fiducia nella politica». E che «è molto, molto importante» esser «pronti» a uscire per quella data: deal o no deal.