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Il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici contiene importanti garanzie volte a proteggere le libertà fondamentali di ogni individuo. È stato approvato dall’Assemblea generale dell’ONU il 16 dicembre 1966. La Svizzera vi ha aderito il 18 giugno 1992.
Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici
Il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici (Patto UNO II) garantisce le classiche libertà fondamentali, ossia il diritto di difendersi dall’ingerenza dello Stato. Insieme al Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali (Patto UNO I) colloca la protezione dei diritti umani nel quadro di un trattato internazionale vincolante, come previsto dalla Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948.
Nel Patto II sono menzionati i seguenti diritti:
protezione della vita:
diritto alla vita, proibizione della tortura, divieto del genocidio
divieto di ogni forma di discriminazione sulla base della razza, del sesso, della lingua, della religione, delle idee politiche, del patrimonio, della nascita ecc.
divieto della schiavitù, del lavoro coatto e dell’arresto arbitrario, tutela della dignità dei detenuti
diritto a un processo
libertà di opinione, di religione, di movimento, di associazione e di riunione
diritti politici:
diritto di voto attivo e passivo, accesso equo ai pubblici uffici
Il Patto II è stato approvato dall’Assemblea generale dell’ONU il 16 dicembre 1966 ed è entrato in vigore il 23 marzo 1976. La Svizzera vi ha aderito il 18 giugno 1992; il 18 settembre 1992 il Patto è entrato in vigore per il nostro Paese.
Meccanismo di controllo
Il Comitato dei diritti dell’uomo è l’organo di controllo incaricato di verificare che gli Stati parte rispettino i loro obblighi. Ogni quattro anni circa gli Stati parte devono sottoporre al Comitato un cosiddetto rapporto nazionale per informarlo sulle misure prese al fine di garantire la realizzazione dei diritti civili e politici (cfr. art. 40 del Patto ONU II).
Finora la Svizzera ha presentato al Comitato quattro rapporti sull’attuazione del Patto II – nel 1995, nel 1998, nel 2007 e nel 2015. Le raccomandazioni formulate dal Comitato in occasione di ogni rapporto mirano a far sì che la Svizzera possa assolvere ancora meglio gli obblighi assunti aderendo al Patto. Le raccomandazioni sul rapporto più recente non sono ancora state trasmesse.
Responsabile dei rapporti nazionali della Svizzera per quanto riguarda gli obblighi sanciti dal Patto ONU II è l’Ufficio federale di giustizia (UFG).
Procedura di comunicazione interstatale
Il Patto ONU II prevede inoltre una procedura di comunicazione interstatale facoltativa. Ogni Stato parte può liberamente riconoscere la competenza del Comitato a ricevere ed esaminare comunicazioni, ossia ricorsi inviati dagli Stati. Si tratta di comunicazioni nelle quali uno Stato dichiara al Comitato che un altro Stato parte non adempie gli obblighi derivanti dal Patto. Il Comitato può entrare nel merito di una comunicazione solo se gli Stati interessati non sono riusciti a giungere a una soluzione bilaterale soddisfacente. La Svizzera ha dichiarato di riconoscere tale procedura.
Protocolli facoltativi
Due protocolli facoltativi completano il Patto ONU II.
Protocollo facoltativo al Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici.
Privati cittadini soggetti alla giurisdizione di uno Stato parte possono indirizzare comunicazioni al Comitato per i diritti umani nel caso in cui ritengano che i loro diritti siano stati violati. L’ONU ha approvato il Protocollo facoltativo il 16 dicembre 1966. Il 23 marzo 1976 è entrato in vigore.
Protocollo facoltativo al Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici, volto ad abolire la pena di morte.
Il Protocollo esige dagli Stati parte l’abolizione della pena di morte. L’ONU ha approvato il secondo Protocollo facoltativo il 15 dicembre 1989; il testo è entrato in vigore l’11 luglio 1991.
La Svizzera ha ratificato il secondo Protocollo facoltativo il 16 giugno 1994; il Protocollo è entrato in vigore per il nostro Paese il 16 settembre 1994. La Svizzera non ha firmato il primo Protocollo facoltativo.