Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01287.jsonl.gz/709

GINEVRA - Il licenziamento immediato di un agente della polizia municipale ginevrina per messaggi inappropriati scambiati tramite WhatsApp tra aspiranti poliziotti e istruttori è definitivamente sospeso: il Tribunale federale (TF) ha respinto il ricorso della Città contro la decisione della Corte di giustizia del cantone che il TF appoggia non considerandola arbitraria.
L'uomo in questione era stato assunto nel 2002 come agente della sicurezza municipale e poi promosso nel 2015 al grado di sergente maggiore istruttore. Nel marzo 2017 in occasione di uno scambio di messaggi tramite WhatsApp del gruppo di aspiranti e istruttori, alcuni partecipanti avevano fatto commenti sessisti e razzisti. Il sergente maggiore aveva inviato sette messaggi di cui due ritenuti inappropriati e per questo, quasi un anno e mezzo dopo, licenziato con effetto immediato. La Città riteneva che il suo dipendente non fosse più degno di fiducia.
Nell'aprile 2019, la Corte di giustizia del Cantone aveva ammesso parzialmente il ricorso del sottufficiale e annullato il licenziamento ritenendolo sproporzionato. La Città - aveva sostenuto la Corte di giustizia del cantone - poteva prendere altre misure come per esempio sanzioni disciplinari o l'assegnazione ad altre funzioni.
Il TF in una sentenza pubblicata oggi sostiene la posizione della Corte e respinge il ricorso della città. Un licenziamento per giusti motivi è ammesso solo a restrittive condizioni, ha sottolineato.
L'istruttore ha commesso un grave errore, tuttavia i magistrati ginevrini non hanno dato prova di arbitrarietà considerando che il licenziamento immediato fosse sproporzionato rispetto all'insieme delle circostanze. La Corte di giustizia aveva sottolineato che questo "scivolone" era stato un atto isolato durante una carriera fino ad allora esemplare.