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Con questo regolamento viene organizzato un settore di scuole postelementari che dovevano contribuire a dare una possibilità di istruzione superiore (in parte con finalità professionalizzanti) a molti giovani (di sesso maschile: l’istruzione professionale per le donne vedrà la luce solo alcuni decenni più tardi). Il regolamento contiene dettagliate disposizione sul funzionamento delle direzioni, sul ruolo dei docenti, su diritti e doveri degli studenti e sulle condizioni di ammissione alle scuole. Infine indica anche le materie d’insegnamento.
Con questi programmi prende avvio un’importante riforma della Scuola normale (che con l’occasione cambia denominazione).
Dopo il decreto del 19 maggio 1840, questa legge è il secondo importante atto legislativo sulle scuole di disegno. Essa istituisce in particolare le scuole distrettuali di disegno, scuole che dovrebbero garantire a chi le frequenta una buona formazione professionale. La legge regolamente numerosi dettagli, dalla durata delle scuole alle materie d’insegnamento sino alla paga dei maestri. Anche se la legge in realtà non lo menziona, è sottinteso che la scuola è aperta ai soli giovani di sesso maschile.
Questo documento non è senza importanza per la storia dell’educazione in Svizzera italiana. Ad esempio, determina le modalità di accesso alla Scuola politecnica in un’epoca storica in cui non esistono ancora le ordinanze federali di maturità. Definisce anche le lingue d’insegnamento e le possibilità di recupero del tedesco e del francese per i giovani che vogliono iscriversi nella scuola. Infine definisce anche le materie del “corso preparatorio” di un anno. Peraltro, sebbene il regolamento non lo dica esplicitamente, sono ammesse anche le donne (la prima iscrizione di una donna risale al 1871).
Il documento dà una buona idea di quella che era la cultura scolastica e professionale prevista per i giovani che affrontavano le formazioni nelle professioni dell’artigianato e dell’industria.
Il documento dà una buona idea di quella che era la cultura scolastica e professionale prevista per i giovani che affrontavano le formazioni nelle professioni dell’industria grafica e dell’artigianato.
Questo programma dà una buona idea di quella che era la formazione culturale e professionale prevista per impiegati di commercio e venditori negli anni ’70 del secolo scorso.
Il documento sostituisce quello precedente del 1886. Da notare che il programma è pensato organicamente per questi tre tipi di scuole del secondario I e II, come a indicare che esse formano in comune un settore di scuole non obbligatorie e postobbligatorie, distinte dalle scuole elementari elementari minori e maggiori, ma anche dalle scuole di disegno.
Questi programmi sono gli ultimi prima del passaggio alla Scuola magistrale postliceale nel 1986.
Questo documento è una traccia della stabilizzazione dell’esperienza dei Corsi di metodica in seguito all’approvazione della relativa legge nel 1842. E’ una patente di maestro. Il suo interesse sta nel fatto che oltre alla materie studiate dall’aspirante maestro contiene anche, in appendice, il Regolamento e la Bibliografia di riferimento del corso di metodica, che di indicano con molta precisione che i Corsi di metodica seguivano il modello di formazione dei docenti in auge nel Vicino Impero Austriaco. La bibliografia è rimasta stabile all’incirca per il decennio successivo all’emissione di questa patente, cioè il periodo durante il quale il direttore del corso era il Canonico Ghiringhelli (nominato direttore del corso dopo che negli anni 1837, 1838 e 1839 i corsi erano stati diretti dal Parravicini).
Della forte impronta del modello della Metodica lombardo-austriaca sulla formazione dei docenti in Ticino, e della continuità nell’impianto dei corsi di metodica per tutto il periodo in cui i corsi erano sotto la responsabilità del Ghiringhelli, testimonia anche un efficace riassunto “compilato da un Allievo del XV corso di Metodo” (che si è tenuto nel 1859) conservato nella Biblioteca del DFA.