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“Nel 2011 il nostro veterinario ci comunicava che per Lolabelle non c’era più nulla da fare e che sarebbe stato meglio sopprimerla perché, altrimenti, avrebbe dovuto vivere sotto una tenda a ossigeno quel poco che le restava da vivere. Ricordo che Lou a quel punto mi disse: «Dove si compra una tenda a ossigeno?»” (Laurie Anderson)
Se si vuole andare in ordine alfabetico, con sostantivo omnicomprensivo, allora è ‘A’ come (The) Animals. Nessun riferimento al regno animale e nemmeno agli animali da palcoscenico, bensì tributo a Animal Hogg, “delinquentello” di Newcastle che delinqueva con il fedele cane al suo fianco. Hogg era membro della stessa gang (gli Squatters) di Eric Burdon e compagni. “Ci siamo chiamati The Animals in onore del suo libero spirito animale”, dice il fondatore di una delle band di riferimento della Swingin’ London.
Alla ‘B’ c’è Buddy Holly, che i suoi Crickets (grilli) li stava per chiamare Beetles (scarafaggi), ma l’ufficio marketing gli sconsigliò di legare l’immagine di una backing band a esserini così ripugnanti. Come si sarebbe chiamata la Beatlemania se il 17 agosto del 1960, giorno amburghese del primo utilizzo del nome ‘Beatles’, i quattro di Liverpool avessero dovuto trovarsi un altro nome per cambiare la storia della musica? Alla ‘B’ c’è pure Bowie con i suoi Ragni da Marte, che sono in realtà Ragni da Firenze: gli Spiders from Mars che accompagnano l’ascesa e la caduta di Ziggy Stardust nascono infatti da un avvistamento ufo nei cieli toscani nel lontano ’54 durante il derby Fiorentina-Pistoiese, evento fantascientifico derubricato poi a scientifico trattandosi di migrazione di agglomerati di ragni portati dal vento sotto forma di ‘palle’, prodotte da una concentrazione straordinaria dei noti filamenti grazie ai quali Spiderman ancora s’appende ai grattacieli.
Ezio Guaitamacchi con Dylan
Antonio Bacciocchi con Grimm
Quanto sopra è un sunto infinitamente piccolo della sezione ‘Call me animal’ che apre i temi prettamente e ovviamente rock del libro ‘Crocodile Rock’, sottotitolo ‘Storie, aneddoti, curiosità e tutto ciò che unisce musica e animali’. Un libro “finito di stampare nel mese di ottobre 2021”. Iniziato quando, per farci stare tutto? «Ti risponderò con un aneddoto», spiega uno dei due autori. «Nella ridente Provenza si trova un paese che si chiama Mougins, scelto da Picasso come buen retiro. Nel vieux village c’è il bellissimo Restaurant des Artistes. Una sera, mi disse il simpatico proprietario del locale, il maestro si fermò a cena: “Maestro, poi le chiederò se gentilmente potrà lasciarmi un ricordo del suo passaggio nel mio locale”, gli disse il ristoratore, che subito dopo avergli portato da bere si ritrovò nelle mani un piccolo schizzo. Ecco, il ristoratore di Mougins, come hai fatto tu con me, gli chiese: “Ma quanto tempo ha impiegato?”. E Picasso: “Due minuti e 72 anni”».
“Chi andrebbe a cercare il nuovo album di Steven Demetre Georgiou?, pensavo. Poi mi sono detto: tutti amano i gatti” (Cat Stevens)
La saggistica del rock, anche quella abbastanza articolata, presuppone l’avere la materia dentro di sé, laddove del rock si voglia (uno) raccogliere la summa dei riferimenti diretti, indiretti, intesi e sottintesi che intercorrono tra il rock, appunto, e il mondo animale, per poi (due) pressarli in un volume corredato d’immagini di artisti e gruppi insieme a bestie e bestiole in foto ufficiali e casalinghe, dentro o fuori copertine di album e singoli, (tre) rubare il titolo a una canzone di Elton John e (quattro) pubblicare il tutto per Hoepli. L’operazione così elasticamente mastodontica si deve a Ezio Guaitamacchi, musicologo-musicista-intrattenitore che di Hoepli dirige la collana musicale e con quell’aneddoto spiega i suoi 20 e più saggi sul rock scritti da decano del giornalismo musicale. Il libro nasce insieme ad Antonio Bacciocchi, scrittore-musicista-blogger, già batterista di Not Moving, Link Quartet e Lilith.
“Quando non ho idee, vado in cortile a guardare le galline” (Zucchero)
«Tutti i meriti per questo libro vanno ai miei cagnolini», specifica Guaitamacchi. Ovvero Joni (da Joni Mitchell), Taylor (da James Taylor) e Dylan (da Dylan, è ovvio). «Antonio Bacciocchi venne da me due anni e mezzo fa proponendomi alcune idee letterarie, nessuna delle quali mi parve adatta alla collana. Con la coda tra le gambe, siamo in tema, all’uscita dal mio studio Antonio fu avvicinato dai miei cagnolini, che annusarono l’avere anch’egli un cane. “Ho raccolto un sacco di materiale sul rapporto tra musica e animali”, mi disse. Pensai che quella fosse una buona idea. M’inondò di dati, riaccendendo in me i giorni di ‘Musica & Natura’, festival da me organizzato a Milano nel ’91, e il mio impegno per Greenpeace Italia, dandomi modo d’intervenire sui contenuti del libro in modo ‘ingombrante’». E dall’idea di Bacciocchi s’arriva a ‘Crocodile Rock’, firmato da entrambi.
Laurie Anderson con Lolabelle
«Dylan purtroppo non c’è più – racconta l’autore – ma era sul palco con Laurie Anderson nel ‘Concerto per i cani’ che fece a Milano nel 2016. Dylan era innamorato di lei, bravissima nell’entrare in sintonia con l’animale ma anche nel cogliere scientificamente le frequenze che provocano nello stesso un certo tipo di reazione». Laurie Anderson, ‘narratrice di storie’ e vedova Reed (Lou, icona), a ‘Crocodile Rock’ scrive la prefazione intitolata ‘Il grande cuore di un cane’, dove il cane è la rat terrier Lolabelle, al centro del film ‘Heart of a Dog’ (anche cd), ricordi dell’amata pittrice (con le zampette) e pianista (sempre con le zampette), oltre che più ampia riflessione sulla vita e sulla morte in concorso a Venezia 72.
Lolabelle diventata cieca che ritrova fiducia e controllo di sé nel pianoforte è la bella storia della prefazione, chiusa da un quadretto familiare: “Nel 2011 il nostro veterinario ci comunicava che per Lolabelle non c’era più nulla da fare e che sarebbe stato meglio sopprimerla perché, altrimenti, avrebbe dovuto vivere sotto una tenda a ossigeno quel poco che le restava da vivere. Ricordo che Lou a quel punto mi disse: «Dove si compra una tenda a ossigeno?»”.
Guaitamacchi: «Sono un amante dei cani da una decina d’anni, per un’occasione puramente terapeutica. La madre di mia moglie, donna molto attiva, si era ammalata, subendo un momento di défaillance anche psicologica. Pensammo per lei alla pet therapy e arrivò Dylan, che in poco tempo divenne parte della famiglia, allietando gli ultimi dieci anni di vita di questa signora, come impegno, preoccupazione, fonte d’affetto, un produttore d’amore incondizionato come solo i cani o alcuni animali sanno essere».
Guaitamacchi membro del Consiglio direttivo di Greenpeace, organizzazione non governativa e ambientalista pacifista fondata a Vancouver nel 1971, apre a una delle tante storie di animali e di rock di ‘Crocodile Rock’. Quando, alla fine degli anni Sessanta, l’avvocato Irving Stowe decide di emigrare in Canada, lo fa non solo per fuggire alla poca elasticità dell’era nixoniana, ma anche per dare vita al progetto ecologista ‘Don’t Make A Wave’, nato in opposizione agli esperimenti nucleari statunitensi a nord dell’Alaska. Con in testa “un’idea meravigliosa” (cit. Cesare Ragazzi) – noleggiare una barca a vela per andare a dimostrare nelle acque che bagnano Amchitka, teatro degli esperimenti – Stowe pensa che un concerto rock possa servire a raccogliere i 18mila dollari necessari per l’operazione, affidando il compito di organizzarlo alla figlia Barbara.
Con Joan Baez non disponibile perché lontana in tour, qualcuno fa il nome di Joni Mitchell, fresca autrice di ‘Ladies Of The Canyon’ oltre che fresca fidanzata di James Taylor: Joni porta James, Joni e James portano la band canadese Chilliwack e, come in ‘Alla fiera dell’est’ (restiamo in tema), Joni, James e i Chilliwack portano il folksinger Phil Ochs. Il 16 ottobre del 1970, Vancouver potrebbe essere stata teatro del primo fundraiser della storia del rock, 10mila persone grazie alle quali il veliero Phyllis Cormack ribattezzato ‘Greenpeace’ può salpare, seguito in scia da anni di battaglie per preservare specie animali in via d’estinzione o proteggere balene (‘Save The Whales’), cuccioli di foca, colonie di pinguini e molto altro, con gli U2 e molti altri a far da cassa di risonanza. Questo si racconta ne ‘I guerrieri dell’arcobaleno’, il capitolo dedicato alle stelle del pop e del rock che in favore degli animali si sono date da fare.
Per quanto gli aneddoti regalino perle come il criceto che diede il nome a Sid Vicious (di Ozzy Osbourne che mangiò un pipistrello vivo abbiamo detto nei giorni scorsi, per tutto il resto c’è la sezione ‘Curiosity killed the cat’), sempre in ambiti non aneddotici il libro è aperto da una lunga introduzione di carattere scientifico affidata a Walter Maioli, ricercatore, paleorganologo, polistrumentista e compositore italiano che si spinge ‘Alle origini del suono’. «Volevo incrementare il peso del contenuto, cercando di restare divulgativo. Per quanto ci è dato di sapere dalle nostre ricerche, non esiste un libro che racconti tutte le relazioni tra il mondo della musica e quello animale in maniera che noi riteniamo completa, anche a scapito d’informazioni e curiosità che ho avuto il difficile compito di eliminare. Non volevo fare un’enciclopedia, ma un libro che contenesse storie musicali, sì, ma storie importanti».
“Non c’è nulla che mi faccia più piacere di chiamarmi come una medusa“ (Zappa e la Phialella zappais)
Restando in ambiti scientifici. “Alzi la mano chi non è stato tentato di chiamare Elvis il proprio cane, Janis la gattina o Jagger il pappagallo...” (o Elton il pesce rosso, ndr) è l’incipit della sezione ‘Rock’n’Roll Animal’, dalla quale si evince che la cosa vale anche per il mondo della scienza. Ecco dunque l’Aegrotocatellus jaggeri e il Perirehaedulus richardsi, due trilobiti che onorano Jagger e Richards; ecco l’Aleiodes gaga e l’Aleiodes shakirae (il collegamento è rapido), ma anche l’Alviniconcha strummeri (la lumaca dei Clash), la Phialella zappai, medusa della quale “Frank andava assai orgoglioso”, l’Aphonopelma johnnycashi (ragno scoperto dalle parti del carcere di Folsom, sede di uno storico concerto di Cash) e altri aracnidi tra cui l’Apostichus bonoi (da Bono Vox). Quanto all’Heteropoda davidbowie, alla Bumba lennoni e al ragno vellutato Loureedia, c’è poco da spiegare.
«I cultori del rock stanno anche nel mondo della scienza. Sono uomini che hanno tale stima e curiosità verso i propri idoli che aggiungono il nome dell’artista a fianco del nome scientifico dell’esemplare, in latino. Anche questo – chiude Guaitamacchi – è un segno del nuovo status artistico e culturale che questa musica è finalmente riuscita a ottenere. Si guardi alla cronaca che si cala sulla scomparsa di grandi artisti: se Charlie Watts fosse morto nel 1978, in Italia ne avrebbe parlato, forse, al massimo una rivista specializzata. Si guardi soltanto al Nobel a Dylan» (il cantautore, non il cagnolino, ndr).