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Il principio dell'accesso al servizio universale non sarà ancorato nella Costituzione. Lo ha deciso oggi il Consiglio federale prendendo atto dei risultati della procedura di consultazione.
A chiedere l'inserimento di questo concetto nella Carta fondamentale era stato il parlamento. Ora le Camere dovranno decidere se aderire agli argomenti del governo o se sottoporre comunque al popolo una modifica costituzionale.
L'esecutivo, specifica una nota del Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP), ha deciso di lasciar cadere il progetto dato il parere negativo espresso dalla maggioranza dei cantoni, dei partiti e delle cerchie interessate, che non ritengono necessaria, né opportuna una disposizione di questo tipo. Il governo aveva comunque espresso scetticismo già un anno fa, al momento del lancio della procedura di consultazione.
La nuova disposizione, formulata in risposta a una mozione della Commissione dei trasporti e delle telecomunicazioni, avrebbe imposto a comuni, cantoni e Confederazione l'obbligo di adoperarsi "a favore del migliore servizio universale possibile". L'articolo costituzionale dovrebbe elencare in maniera non esaustiva i settori interessati: formazione, approvvigionamento in acqua ed energia, eliminazione delle scorie, depurazione delle acque, trasporti pubblici e privati, servizi postali, telecomunicazioni e sanità.
Il servizio universale - che peraltro funziona egregiamente, sottolinea il governo - è già sufficientemente contemplato nelle costituzioni federale e cantonali, nonché disciplinato nelle varie leggi. Una nuova disposizione appare dunque superflua, puntualizza l'esecutivo. Criticato è anche il carattere simbolico del nuovo articolo costituzionale che è privo di effetti concreti.