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Le banche estere in Svizzera appoggiano Berna nei negoziati fiscali con l'Unione europea.
Per le banche estere in Svizzera, la protezione della sfera privata nelle trattative bilaterali tra Svizzera e Unione europea è un punto centrale. La posizione della Confederazione deve rimanere flessibile, ha rilevato venerdì a Zurigo Alfredo Gysi, presidente dell'Associazione delle banche estere in Svizzera.
Un atteggiamento di «prendere o lasciare» è privo di possibilità di successo nei confronti dell'UE e a lungo termine non può che essere controproducente, ha aggiunto.
Bruxelles mira a giungere a un'intesa su uno scambio automatico di informazioni fiscali in materia di tassazione dei redditi dei risparmi, richiesta respinta da Berna per non compromettere il segreto bancario. La Svizzera è però disposta a prelevare un'imposta alla fonte sugli interessi versati a cittadini comunitari, proposta sostenuta dalle banche estere attive nella Confederazione.
"Difendere la competitività della piazza finanziaria elvetica"
Occorre riconoscere le rivendicazioni legittime provenienti dall'estero, ma bisogna respingere «energicamente» le pretese volte a ridurre la competitività della piazza finanziaria elvetica, secondo l'associazione. L'UE chiede un'estensione dell'assistenza amministrativa all'evasione fiscale.
La difesa della posizione svizzera in materia fiscale dà molto lavoro, ha detto dal canto suo Daniel Zuberbühler, direttore della Commissione federale delle banche (CFB). Il paese non si può permettere di offrire spunti per attacchi ai suoi danni.
"Modificare le legge sulle borse"
Zuberbühler ha rinnovato così il suo appello per una modifica della legge sulle borse, in modo da dare rapidamente assistenza amministrativa alle autorità estere di sorveglianza in caso di indagini.
A cinque anni dalla sua introduzione, la legge in vigore si è rivelata lacunosa e inadatta alla cooperazione internazionale, ha aggiunto il direttore della CFB. Nei sospetti di reati insider, il Tribunale federale ha dato un'interpretazione molto restrittiva della legge e impedito l'assistenza amministrativa ad autorità straniere.
Utili in calo per le banche estere
D'altro canto Gysi ha anche comunicato alcuni dati sull'andamento del settore: l'anno scorso le banche estere presenti in Svizzera hanno subito un calo degli utili, passati a 2,02 miliardi di franchi dai 2,89 miliardi del 2000. L'utile lordo è diminuito di un quarto, attestandosi a 3,69 miliardi di franchi. Le spese d'esercizio hanno invece segnato una progressione dell'11 per cento.
Per la prima volta l'associazione ha effettuato un sondaggio per valutare l'entità dei fondi in gestione. Hanno partecipato all'inchiesta 117 istituti (su 162). Sei banche gestivano più di 25 miliardi di franchi, nove tra 10 e 25 miliardi e la maggior parte meno di 10 miliardi.
swissinfo e agenzie