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Gli impianti di lavorazione del petrolio e del gas "perdono" una grande quantità dell'inquinante.
Con pochi accorgimenti si potrebbe ridurre il tasso di riscaldamento globale, mostra una ricerca
PASADENA - Nella lotta ai cambiamenti climatici si parla sempre più dell'importanza del metano, che possiede un potenziale climalterante superiore di 25 volte a quello del CO2. Tuttavia il metano è un inquinante climatico di breve durata, e si degrada in una decina di anni. Se si procede quindi ad un drastico taglio alle emissioni del gas, il tasso di riscaldamento globale diminuirà di conseguenza.
Uno dei grandi responsabili delle emissioni di metano nell'atmosfera sono gli impianti petroliferi e di estrazione del gas. Ora un team internazionale di scienziati che lavora per l'organizzazione no profit Carbon Mapper ha elaborato alcune mappe che evidenziano queste perdite di metano. «Queste emissioni hanno un impatto climatico significativo, ma spesso non vengono contabilizzate nelle stime totali» si legge nel rapporto.
L'analisi - Il team di ricercatori ha analizzato migliaia di immagini prodotte quotidianamente dalla missione satellitare Sentinel 5P per stabilire la quantità di metano rilasciata nell'atmosfera dalle attività di estrazione del petrolio e del gas. In due anni sono stati rilevati circa 1'200 "ultra emettitori", compresi alcuni tratti lungo i principali gasdotti.
La maggior parte dei super inquinanti aveva tuttavia vita breve, dovuta probabilmente a lavori di manutenzione, mentre altre si crede che siano perlopiù involontarie. Ma ciò contribuisce comunque all'aumento del gas nell'atmosfera.
I risultati - Lo studio si è concentrato su sei principali paesi produttori di petrolio e gas in cui le attività ultra-emittenti sono particolarmente frequenti, e ha rivelato che in totale questi rilasci non dichiarati contribuiscono a circa il 10% di tutte le emissioni di metano dalle operazioni di petrolio e gas di questi paesi.
«Queste emissioni di metano rappresentano anche miliardi di dollari di costi successivi, se si considera il loro impatto sul clima e la perdita di gas naturale. La mitigazione di queste emissioni equivale a togliere dalla strada 20 milioni di veicoli all'anno. E senza queste perdite si eviterebbero circa 1'600 morti premature all'anno dovute all'esposizione al calore» si legge nello studio.
I prossimi passi - Cosa si può fare dunque per ridurre le fughe di metano provenienti dagli impianti? Stando alle conclusioni dello studio, esistono soluzioni facilmente disponibili ed economiche, come l'applicazione di strategie di rilevamento, la riparazione delle perdite e la riduzione dello sfiato durante la manutenzione, o ancora procedere con le riparazioni di routine. Tutte misure che riducono significativamente il numero di "ultra emettitori" nel breve periodo.
«Catturare il metano da questi ultra-emettitori fornisce enormi benefici, come il rallentamento del cambiamento climatico e il miglioramento della qualità dell'aria. La società ne uscirebbe con miliardi di dollari risparmiati», ha dichiarato il dottor Drew Shindell della Duke University. «Poiché il metano è un bene prezioso, le aziende o i paesi che "catturano" il gas sprecato ne escono doppiamente vincenti».
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