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Utilizzo di Internet nelle economie domestiche nel 2023 L'utilizzo generalizzato di Internet espone maggiormente la popolazione svizzera alla disinformazione e all'incitamento all'odio
07.12.2023 - Nel 2023, più di 9 persone su 10 hanno utilizzato Internet ogni giorno. Con la generalizzazione dell'utilizzo di Internet, usi problematici come la disinformazione o l'incitamento all'odio interessano un numero sempre maggiore di utenti. Più di mezzo milione di utenti dichiara di non avere le competenze necessarie per identificare contenuti sospetti e verificare se sono falsi. Il 60% dei giovani dai 15 ai 29 anni dichiara di essersi imbattuto in forme di incitamento all'odio sul web nei tre mesi precedenti l'indagine. Questi sono i risultati dell'ultima indagine sull'accesso a Internet e sul suo utilizzo realizzata dall'Ufficio federale di statistica (UST) presso le economie domestiche.
Con la diffusione degli smartphone, l'accesso a Internet è diventato universale. Nel primo trimestre del 2023, il 98% delle economie domestiche dichiarava di avere accesso a Internet a casa propria. Non sussistono più differenze regionali o in funzione della situazione finanziaria soggettiva delle singole economie domestiche.
Il 97% delle persone dai 15 agli 88 anni ha utilizzato Internet negli ultimi tre mesi: il 92% di queste ha dichiarato di usarlo ogni giorno o quasi e il 78% più volte al giorno. I dispositivi più utilizzati sono gli smartphone (96%), seguiti dai computer portatili (68%), da quelli fissi (47%), dai tablet (43%) e da altri dispositivi (37%). Si osserva un cambiamento significativo rispetto al 2021: l'aumento degli utenti di «altri dispositivi connessi», come smart tv, console di gioco, e-reader, smartwatch ecc., passati dal 33 al 37%, illustra l'estensione e la diversificazione di utilizzo dei dispositivi connessi.
Disinformazione online in aumento
Internet svolge un ruolo centrale nell'informare e nel formare l'opinione pubblica. Il rischio rappresentato dalla disinformazione online continua ad aumentare. In Svizzera, nel 2023 più della metà della popolazione (51%) ha dichiarato di aver visto informazioni o contenuti falsi o sospetti su siti web di notizie o sui social network nei tre mesi precedenti l'indagine.
I fenomeni che possono spiegare questo aumento pari a sei punti percentuali rispetto al 2021 sono tre. Il primo è che la generalizzazione dell'utilizzo di Internet espone alla disinformazione un numero più alto di persone e lo fa anche con maggiore frequenza. Il secondo riguarda il fatto che, sempre per via dell'intensificazione dell'utilizzo di Internet, è probabile che sul web vengano pubblicati e condivisi più contenuti falsi o sospetti rispetto a prima. Infine, poiché la problematica è ampiamente riportata dai media, lo sviluppo di una consapevolezza generalizzata può rendere più vigili gli utenti di Internet.
Rispetto al 2021, il comportamento nei confronti della disinformazione non è cambiato. Solo la metà degli utenti di Internet che hanno individuato tali contenuti ha dichiarato di averne verificato la veridicità o le fonti. Il 41% non l'ha fatto, ritenendo di sapere già che le informazioni erano false, e il 17% (oltre 600 000 persone su scala nazionale) ha dichiarato di non averlo fatto per mancanza di competenze o conoscenze.
Giovani molto esposti alle forme di incitamento all'odio
Più di un terzo delle persone intervistate dichiara di aver visto su Internet, nei tre mesi precedenti l'indagine, messaggi che considera ostili o degradanti nei confronti di gruppi di persone o individui, ad esempio in contenuti video, sui social o su siti web di notizie. Questa quota presenta grandi differenze in base all'utilizzo di Internet (il 47% degli utenti dei social ha dichiarato di essere incorso in messaggi di odio online) e soprattutto in base all'età (il 60% degli utenti dai 15 ai 29 anni contro il 30% di quelli dai 50 anni in su).
Le caratteristiche dei gruppi o degli individui prese di mira da tali messaggi sono, in primo luogo, le opinioni politiche o sociali, seguite dalle origini razziali o etniche e dalle questioni relative alla religione. Seguono poi l'orientamento sessuale, il genere e la disabilità.
Persiste il divario digitale
In termini di utilizzo di Internet, la popolazione è eterogenea. Mentre gli utenti di Internet sono il 97%, quelli assidui, ovvero coloro che ne fanno uso quotidianamente e stimano di trascorrere online almeno dieci ore alla settimana, sono poco meno della metà. La quota di utenti di Internet assidui varia notevolmente in base all'età, al livello di formazione, alla situazione finanziaria soggettiva dell'economia domestica in cui vivono e al grado di urbanizzazione del Comune di domicilio. Mentre gli utenti di Internet assidui rappresentano il 48% dell'intera popolazione, tale quota sale al 70% tra i giovani dai 15 ai 29 anni e al 59% tra chi è in possesso di un diploma di livello terziario.
Attività online: sviluppi postpandemici contrastanti
Da una parte, le forti variazioni nell'utilizzo legate alla COVID-19 si stanno invertendo o stabilizzando, segnando un ritorno alla normalità; la popolazione è infatti tornata a utilizzare maggiormente i servizi di viaggio e di alloggio. Dall'altra parte, le attività online che avevano registrato un aumento molto forte tra il 2019 e il 2021 (salute, formazione ecc.) stanno rallentando, ma senza tornare ai livelli prepandemici. Lo shock della pandemia ha quindi lasciato un segno sull'utilizzo, che rimane al di sopra dei livelli del 2019. Viceversa, alcune attività che caratterizzano il rafforzamento della trasformazione digitale (utilizzo di spazio di archiviazione e software online, dispositivi ed elettrodomestici connessi [IoT] o e-banking) continuano a espandersi, indipendentemente dal contesto pandemico.
Infine, si assiste a un livellamento o a un leggero calo delle attività già ampiamente praticate o che hanno raggiunto un certo livello di maturità, come la ricerca di informazioni o la lettura di notizie online.
Anche l'e-commerce è in fase di stagnazione: sebbene il 67% della popolazione faccia acquisti online, nel 2023 il 26% dichiarava, come nel 2021, di preferire gli acquisti in negozio e il 20% dichiarava di non sentire la necessità di fare acquisti online.
Informazioni complementari si trovano nel PDF seguente.
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