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La sentenza emessa dalla Corte di Giustizia della Comunità economica degli Stati dell'Africa occidentale (CEDEAO) costituisce una svolta nel riconoscimento delle responsabilità di governi e imprese in fatto d'inquinamento.
Venerdì 14 dicembre 2O12, nel caso SERAP vs. Nigeria, la Corte ha sentenziato unanimemente che il governo nigeriano è responsabile per le violazioni commesse dalle compagnie petrolifere e ha indicato chiaramente che l'esecutivo deve chiedere conto alle imprese e agli altri responsabili del loro operato.
«La qualità dell'ambiente concorre a determinare la qualità di vita delle persone. Pertanto, il governo è venuto meno al proprio dovere di mantenere un ambiente salubre e propizio allo sviluppo (...)»
Inoltre, la Corte ha considerato che la Nigeria ha violato gli articoli 21 (sulla disponibilità dei popoli delle loro ricchezze e risorse naturali) e 24 (sul diritto a un ambiente consono) della Carta africana dei diritti dell'uomo e dei popoli, in quanto non ha protetto i propri abitanti dalle operazioni delle compagnie petrolifere che, per diversi anni hanno devastato la regione.
Secondo la Corte, il diritto all'alimentazione a alla vita sociale dei popoli del delta del Niger è stato violato a causa del deterioramento del loro ambiente, facendo venir meno le possibilità di guadagnarsi da vivere e di godere di un tenore di vita sano e confacente. La Corte ha altresì dichiarato che il governo e le compagnie petrolifere hanno violato i diritti fondamentali e culturali dei popoli della regione.
I giudici hanno statuito che l'incapacità del governo di promulgare norme efficaci e d'istituire istituzioni capaci di regolamentare l'attività delle imprese, unita alla sua incapacità di citare in giudizio i responsabili dell'inquinamento, equivale a una violazione degli obblighi e impegni internazionali della Nigeria in materia di diritti umani.
I magistrati hanno sottolineato come «la qualità della vita delle persone sia determinata da quella dell'ambiente. Pertanto, il governo è venuto meno al proprio dovere di mantenere un ambiente salubre e propizio allo sviluppo della regione del delta del Niger».
Un precedente per la CEDEAO - «La sentenza indica chiaramente che il governo nigeriano non è riuscito a impedire alle compagnie petrolifere responsabili dell'inquinamento attuale di proseguire nelle loro attività dannose. Si tratta di un grande progresso per la responsabilizzazione del governo e delle compagnie petrolifere colpevoli di anni di devastazioni e miseria», ha dichiarato Michael Bochenek, direttore del programma Diritto e politica ad Amnesty International.
«Si tratta di un precedente di rilievo per la difesa del diritto a un ambiente salubre, che (…) chiarisce come le compagnie petrolifere debbano rendere conto ai governi».
«La sentenza è stata emessa allorché dei giacimenti petroliferi sono stati scoperti in vari Stati membri della CEDEAO. È indispensabile che gli altri Stati tengano conto di tale decisione, che fissa i parametri minimi per i governi e le compagnie petrolifere implicate nello sfruttamento delle risorse energetiche (petrolio e gas) della regione», hanno aggiunto Femi Falana e Adetokunbo Mumuni a nome del Projet pour la responsabilité et les droits socio-économiques (SERAP)
Porre fine a una lunga impunità - La Corte ha respinto le obiezioni del governo, che sosteneva che la SERAP non fosse legittimata a intervenire in giudizio, che la Corte stessa della CEDEAO non fosse competente e che il caso fosse prescritto. La Corte ha altresì respinto il tentativo del governo di escludere il rapporto del 2OO9 di Amnesty International, che si basava su di un'inchiesta approfondita sull'inquinamento provocato dalle compagnie petrolifere internazionali, e dalla Shell in particolare, e il fallimento dell'esecutivo nigeriano nel tentativo di prevenire l'inquinamento o perseguirne i responsabili.
Ora, il tribunale chiede al governo di agire senza indugio per eseguire la sentenza e ristabilire la dignità umana dei popoli della regione.
«Per il governo nigeriano è giunto il momento di far fronte alle potenti compagnie petrolifere, che per decenni hanno leso i diritti fondamentali dei popoli del delta del Niger», ha dichiarato Michael Bochenek.