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La Nigeria ottiene assistenza giudiziaria dalla Svizzera nella vicenda dei fondi depositati dall'ex dittatore deceduto nel 1998.Questo contenuto è stato pubblicato il 01 maggio 2003 - 17:45
Respingendo gli ultimi ricorsi, il Tribunale federale ha chiesto alle autorità di Lagos di garantire il rispetto dei diritti umani dei famigliari.
Il via libera dei giudici losannesi è vincolato ad una sola condizione: il dossier potrà essere trasmesso solo se le autorità di Lagos garantiranno una procedura rispettosa dei diritti umani ai famigliari dell'ex capo di stato nigeriano, in particolare alla vedova e ai due figli Abba e Mohammed.
La palla è ormai nel campo dell'Ufficio federale della giustizia, che non potrà inviare gli incartamenti richiesti dalla Nigeria prima di aver ottenuto le garanzie necessarie. Dovrà inoltre ritirare dal dossier i documenti anteriori al 1993, non coperti dalla richiesta di assistenza giudiziaria.
I ricorrenti - tra i quali figurano i famigliari di Sani Abacha e numerose società domiciliate alle Isole Vergini Britanniche, nel Liechtenstein e a Panama - hanno visto le loro conclusioni respinte o, in certi casi, addirittura dichiarate irricevibili.
Ricorsi respinti
Avvalendosi di un decreto che aveva messo definitivamente fine alle azioni legali promosse nei loro confronti, i ricorrenti sostenevano che in Nigeria non sarebbe mai stata avviata nessuna procedura penale. Pretendevano anche che un'inchiesta condotta nel paese africano da un gruppo investigativo speciale avesse messo termine agli sforzi volti a recuperare i fondi Abacha.
Nella sua sentenza, diffusa giovedì, il TF respinge tali argomentazioni. Dopo aver esaminato il decreto invocato dai ricorrenti, giudica che il testo garantisce l'impunità solo sul piano civile, ma non esclude procedure penali contro le persone interessate.
L'inchiesta del gruppo investigativo speciale, secondo il TF, non ha carattere legale e le sue conclusioni non possono quindi essere invocate. Stando ai giudici losannesi, inoltre, la convenzione, relativa a finanziamenti di un complesso siderurgico, conclusa tra la famiglia Abacha e lo Stato nigeriano nell'agosto del 1999, non ostacola ulteriori azioni legali.
Oltre 2 miliardi di dollari dirottati
Tra il 1993 e il 1998, stando ad alcune stime, l'ex capo di Stato e i suoi famigliari avrebbero sottratto 2,2 miliardi di dollari (circa tre miliardi di franchi) alla Banca centrale della Nigeria. In Svizzera la procedura è sfociata nel congelamento di 680 milioni di dollari.
Un'inchiesta della Commissione federale delle banche ha stabilito che sei istituti avevano violato l'obbligo di diligenza in questa vicenda. Il Credit Suisse, in particolare, è stato multato per aver accettato 317 milioni di franchi appartenenti a uno dei figli dell'ex dittatore.
L'anno scorso la famiglia Abacha e la Nigeria sono stati sul punto di giungere a un accordo extra giudiziale. Il progetto è però fallito e il TF è quindi stato costretto a riprendere la procedura.
La Svizzera non è il solo paese coinvolto nella vicenda dei fondi dell'ex dittatore. La Nigeria ha chieste assistenza giudiziaria anche a Gran Bretagna, Jersey, Lussemburgo, Liechtenstein, Germania e Stati Uniti.
swissinfo e agenzie
In breve
Ex generale dell'esercito nigeriano, Sani Abacha ha assunto le redini del potere nel 1984, in seguito ad un colpo di Stato.
La sua dittatura è durata fino al 1998, l'anno della sua morte, attribuita ufficialmente ad un arresto cardiaco.
Durante il suo regime, Abacha avrebbe sotratto cira 2,2 miliardi di dollari alla banca centrale e alle casse statali.
Oltre 600 milioni sono stati congelati in Svizzera, in attesa di una decisione sulla richesta di assistenza giudiziaria avanzata dalle attuali autorità nigeriane.
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