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<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il 4 marzo 1955, il Myanmar (ex Birmania) ha ratificato la convenzione n. 29 (concernente il </p><p>lavoro forzato) dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL), vale a dire una delle otto </p><p>convenzioni cosiddette fondamentali. Per quasi 30 anni gli organi di sorveglianza dell'OIL hanno </p><p>constatato che il governo del Myanmar non adempiva gli impegni presi. In effetti il lavoro forzato </p><p>si è ampiamente e sistematicamente diffuso senza che il governo di quel Paese fosse disposto </p><p>a cambiare il proprio atteggiamento. </p><p>Infine una speciale commissione d'inchiesta istituita dall'OIL ha avanzato, il 2 luglio 1998, le </p><p>richieste seguenti.</p><p>1. A livello legislativo, i "village- and town acts" che autorizzano il lavoro forzato devono essere </p><p>adeguati alle esigenze della convenzione n. 29.</p><p>2. A livello pratico, il divieto del lavoro forzato deve essere effettivamente applicato, soprattutto </p><p>quando è imposto dai militari. Inoltre l'insieme della popolazione e tutti i livelli della gerarchia </p><p>militare devono essere pubblicamente informati sulle modifiche pratiche e giuridiche dagli </p><p>organi esecutivi.</p><p>3. A livello penale, il lavoro forzato deve essere severamente punito.</p><p>Tali richieste sono rimaste inascoltate. Di conseguenza la Conferenza internazionale del lavoro </p><p>(CIL) ha deciso, in occasione della sua 88a sessione tenutasi nel giugno 2000, di ricorrere per </p><p>la prima volta all'articolo 33 dei suoi statuti. Questo articolo permette all'organizzazione di </p><p>adottare le misure necessarie affinché un membro osservi le raccomandazioni emanate da una </p><p>commissione d'inchiesta o dalla Corte Internazionale di Giustizia. Con 257 voti favorevoli, 41 </p><p>contrari e 31 astenuti, il 14 giugno 2000 la CIL ha preso le seguenti misure: </p><p>1. sedute speciali della CIL sul tema del Myanmar fintantoché tale Paese adempia i suoi </p><p>impegni;</p><p>2. invito agli Stati membri dell'OIL e ai loro partner sociali a riconsiderare i rispettivi rapporti </p><p>con il Myanmar alla luce delle raccomandazioni della commissione d'inchiesta e ad adottare </p><p>le misure necessarie affinché i loro rapporti con questo Paese non incoraggino il lavoro </p><p>forzato ma, al contrario, inducano il governo dell'ex-Birmania a rispettare le </p><p>raccomandazioni della commissione d'inchiesta; </p><p>3. incarico al Direttore generale dell'OIL di informare le organizzazioni internazionali sulla </p><p>situazione nel Myanmar, invitandole a riesaminare la loro collaborazione con questo Paese </p><p>nell'ambito del loro mandato e a sospendere il più rapidamente possibile tutte le attività che, </p><p>direttamente o indirettamente, potrebbero contribuire ad incoraggiare il lavoro forzato;</p><p>4. incarico al Direttore generale dell'OIL di chiedere che il tema del Myanmar venga inserito </p><p>nell'ordine del giorno dell'ECOSOC e dell'Assemblea generale dell'ONU affinché questi due </p><p>organismi invitino i loro membri e le organizzazioni internazionali a prendere misure </p><p>conformi ai punti 2 e 3 della risoluzione della CIL.</p><p>Allo scopo di dare un'ultima opportunità al governo del Myanmar, l'entrata in vigore di dette </p><p>misure era stata differita al 30 novembre 2000, a meno che, in occasione della sessione di </p><p>novembre, il Consiglio d'amministrazione dell'OIL non fosse convinto che il governo del </p><p>Myanmar aveva applicato le raccomandazioni della commissione d'inchiesta.</p><p>In novembre, il Consiglio d'amministrazione ha preso atto con soddisfazione che, all'ultimo </p><p>minuto, sono state apportate modifiche determinanti ai testi legislativi. Tuttavia, i rappresentati </p><p>del Myanmar non hanno potuto documentare in maniera inconfutabile né l'applicazione pratica </p><p>delle raccomandazioni, ossia la cessazione del lavoro forzato nel loro Paese, né l'informazione </p><p>della popolazione e della gerarchia militare in merito alle modifiche legislative. Particolarmente </p><p>significativo è stato il rifiuto da parte del Paese asiatico ad autorizzare la presenza permanente, </p><p>con tutte le necessarie libertà, dell'OIL sul posto per sorvegliare questi progressi. Di </p><p>conseguenza le misure sono entrate in vigore il 30 novembre 2000.</p><p>Nel corso degli ultimi anni la Svizzera si è sempre dichiarata contraria al lavoro forzato nel </p><p>Myanmar e ha votato di conseguenza al Consiglio d'amministrazione dell'OIL e alla CIL. </p><p>Siccome il processo di democratizzazione non progredisce e i diritti umani nel Myanmar sono </p><p>sistematicamente violati, il Consiglio federale ha emanato, già il 2 ottobre 2000, un'ordinanza </p><p>che istituisce provvedimenti nei confronti del Myanmar (RS 946.208.2) sulla base della </p><p>corrispondente decisione dell'UE. L'ordinanza svizzera vieta la fornitura alla ex-Birmania di </p><p>materiale d'armamento e di beni che possono essere utilizzati per la repressione. Inoltre i </p><p>membri del governo e i loro famigliari sono colpiti da sanzioni finanziarie (congelamento dei </p><p>beni in Svizzera e divieto di mettere a disposizione fondi) e dal divieto di entrare in Svizzera o di </p><p>transitare sul territorio elvetico.</p><p>L'8 dicembre 2000, il Direttore generale dell'OIL ha chiesto ai suoi Stati membri di applicare i </p><p>provvedimenti precitati e di sottoporgli un rapporto entro febbraio 2001. Attualmente il seco sta </p><p>stilando, in collaborazione con gli organi interessati, un elenco di tutti i rapporti bilaterali e </p><p>multilaterali con il Myanmar. Le attività riportate in tale elenco saranno in seguito analizzate in </p><p>merito alla loro incidenza sul lavoro forzato e al loro promovimento. I partner sociali sono </p><p>convocati nell'ambito della Commissione federale tripartita per le questioni dell'OIL e pertanto </p><p>viene soddisfatta la struttura tripartita dell'OIL. Su questa base e tenendo conto della posizione </p><p>dei più importanti partner commerciali della Svizzera, il Consiglio federale deciderà se è </p><p>auspicabile e opportuno adottare misure supplementari nei confronti del Myanmar.</p>  Risposta del Consiglio federale.