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“Non è dalla generosità del macellaio, del birraio o del fornaio che noi possiamo sperare di ottenere il nostro pranzo, ma dalla valutazione che essi fanno dei propri interessi.”
Lo scriveva Adam Smith 240 anni fa nel suo libro famoso “Indagine sulla natura e le cause della ricchezza delle nazioni”. Fin da piccoli ci hanno educati a non essere egoisti, a pensare al prossimo, a dividere con il prossimo. Ci hanno invece educati poco a capire cosa l’egoismo sia, e non ci hanno educati del tutto ad usarlo bene. In questa direzione ci hanno poi convinto che il miglior modo per non essere egoisti è di dividere una parte di ciò che si possiede con gli altri e che il miglior modo di farlo sia quello di dare questa parte (sempre più grande, in Svizzera il 40%) allo Stato che poi ci penserà lui a destinarla a chi abbisogna. Il birraio, il macellaio e il fornaio sono egoisti, e per fortuna nostra lo sono. Ma sono forti di un egoismo che non ci viene spiegato, perché scoprendolo, annienterebbe il pregiudizio generale verso l’egoismo tanto utile invece per alimentare e perpetuare l’interventismo statale. Se questi tre signori offrono carne, birra e pane è perché a monte avranno osservato che c’è un bisogno di queste merci. Hanno capito che loro stessi hanno questi bisogni, e che il prossimo ha pure bisogno di bere birra, mangiare carne e mordere pane. Potevano certo infischiarsene, e dire qualcun altro ci penserà. Invece no, a un certo punto uno ha scelto di metter su il suo negozio. L’egoismo profondo è geniale perché la soddisfazione di un tuo bisogno ti fa capire che anche il tuo prossimo potrebbe avere la stessa necessità e lo stesso desiderio. Se qualcuno intuisce che gli altri desiderano ciò desideriamo anche noi, ha tre possibilità: aggiungersi a chi ha lo stesso desiderio/bisogno e aspettare che qualcuno lo soddisfi, reprimere il bisogno e il desiderio; oppure attivarsi per produrre la soddisfazione del bisogno e del desiderio suo e degli altri. Non è la sciocca generosità da fiaba che con l’andar del tempo si consumerebbe a tener assieme il mondo, ma quel calcolo economico buono che con l’andar del tempo arricchisce chi ci si dedica. Perché dovrebbe essere egoistico far soldi e arricchirsi soddisfando i bisogni degli altri? Se il fornaio prendesse farina a credito, lavorasse senza rimunerazione, distribuisse il pane gratuitamente sarebbe un disastro per tutti. Perché un contadino dovrebbe piantare del grano se nessuno glielo paga, perché un mugnaio dovrebbe costruirsi un mulino per macinarlo se nessuno lo paga, perché un carrettiere dovrebbe trasportare la farina al forno se nessuno lo paga, perché il fornaio dovrebbe impastare il pane e accendere il forno se nessuno lo paga, perché il taglialegna dovrebbe faticare per il fuoco del fornaio se nessuno lo paga. La risposta è una sola: solo se fai del bene a te stesso puoi fare del bene agli altri. D’altronde lo sappiamo bene, pensateci: come possiamo aiutare gli altri se non siamo capaci di aiutare noi stessi, come possiamo piacere agli altri se non piacciamo a noi stessi, come possiamo amare gli altri se non amiamo noi stessi. Ecco cos`è l’egoismo, l’amor proprio al servizio degli altri. L’economia si regge su pochissime leggi umane sane di amor proprio: l’espressione del desiderio, la ricerca della sua soddisfazione, la produzione della risposta al desiderio, lo scambio perpetuo di desideri e di risposte, la fiducia tra chi domanda e chi offre. Il resto sono leggi artificiali introdotte da organismi che vogliono modificare geneticamente queste fondamenta umane. Troppi politici senza accorgersene e per il bene comune stanno annientando la cosa più preziosa e unica: l’iniziativa personale, e con essa l’egoismo di riuscire a fare qualcosa per gli altri.
Sergio Morisoli, presidente di Area Liberale
(pubblicato nel GdP e riproposto con il consenso dell’Autore)