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Il tema è presente in ogni giornale, la paura di un’immigrazione sfrenata in Svizzera pure. Forse è opportuno volgere lo sguardo al passato, per constatare che, proprio nel nostro paese, l’immigrazione in grande stile è già avvenuta più volte. È tuttavia di particolare interesse chiedersi se allora l’immigrazione avrebbe potuto essere evitata e chi, in definitiva, abbia tratto vantaggio e chi ha perso da questa migrazione. Il termine per definire un popolo che emigra dal suo territorio d’origine per semplicemente cercare delle migliori condizioni di vita e un ambiente economico più attrattivo, è sempre stato „esodo“. I tre grandi territori linguistici della Svizzera risalgono a questo fenomeno. Solo che non dobbiamo immaginarci che migliaia di persone siano immigrate in un sol colpo. Il processo poteva estendersi su un arco di tempo piuttosto lungo.
Nella Svizzera centrale si parlò per secoli celtico e – con le truppe e gli amministratori romani – latino. In tutta la zona delle Alpi si parlava romancio. Come l’impero romano cominciò a mostrare le sue prime debolezze e allentò la sua rigida organizzazione, gli Alemanni (un popolo del sud della Germania) ne approfittarono per conquistare una grossa parte della Svizzera insediandovisi. La struttura politica esistente fu eliminata, il livello tecnico e di civilizzazione fu retrocesso di secoli. Delle opere magistrali realizzate in Svizzera durante il periodo romano (costruzione di città e di strade, ecc.) da allora si poté solo sognare.
Anche il fatto che nella Svizzera occidentale si parli francese è da attribuire a un popolo immigrato che portò con sè la propria lingua: i Burgundi. Là, dove i Burgundi immigrati scacciarono gli altrettanto immigrati Alemanni, si costituì l’odierna frontiera linguistica o, in altre parole, il nostro Röstigraben. Anche la Svizzera italiana ha in sé un’eredità d’immigrati. Il Ticino appartenne per lungo tempo al territorio lombardo, ossia alla regione che fu più influenzata dagli immigrati Longobardi. Questi erano originari del nord della Germania ma, durante il loro spostamento verso sud avevano avuto sufficiente tempo per imparare il latino, dimodoché parlavano una lingua romana destinata a diventare gradualmente l’odierno italiano.
È perciò il corso della storia, che le comunità benestanti siano soggette al pericolo di essere infiltrate da immigranti e che la nuova popolazione acquisti vieppiù potere politico? Almeno una volta nella storia, qualcuno ha opposto efficacemente resistenza: il condottiero romano Caio Giulio Cesare aveva osservato già a quel tempo come diversi popoli a nord del lago di Costanza premevano fortemente verso sud. Senza tante storie obbligò gli Elvezi (anche loro volevano emigrare, verosimilmente nel più caldo sud della Francia!) a tornarsene nella Svizzera centrale, dove dovettero assumere una funzione di cuscinetto impedendo alle popolazione del sud della Germania di proseguire verso sud. Cesare fece quindi affidamento militarmente sugli Svizzeri di allora. E funzionò: l’immigrazione poté essere arrestata per diversi secoli, fintanto che gli Alemanni riuscirono, ciò nonostante, a sopraffare la Svizzera. Lo sforzo è apparentemente valso la pena…