Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/134393

<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è invitato a sancire nell'ordinanza sul materiale bellico una prassi uniforme e trasparente per le autorizzazioni all'esportazione di componenti di armi. La nuova prassi deve avere un duplice obiettivo: ridurre sensibilmente la quota di esportazioni per cui non è richiesto un obbligo di attestazione da parte del Paese acquirente e tutelare la reputazione della Svizzera e il suo regime di controllo delle esportazioni, restrittivo e improntato a una politica di pace.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Per una trattazione esaustiva si veda la risposta alla mozione Galladé 13.3123.</p><p>Innanzitutto, per quanto riguarda i dati statistici citati nella mozione va precisato che il numero di autorizzazioni per componenti e assemblaggi è soggetto a forti oscillazioni. Nel 2001, ad esempio, la percentuale di materiale bellico sul totale delle autorizzazioni concesse era del 29 per cento mentre nel 2010 solo del 24 per cento. Non si tratta quindi di una tendenza chiara e lineare. Inoltre, per motivi tecnici nei dati relativi alle autorizzazioni confluiscono anche le forniture di parti staccate, componenti e assemblaggi usati come pezzi di ricambio per sistemi già esistenti in possesso di governi stranieri, ovvero casi in cui si conosce l'acquirente finale. Infine, non bisogna dimenticare che i dati menzionati si riferiscono unicamente al numero di operazioni autorizzate e non al volume delle esportazioni effettivamente eseguite. Mentre l'anno scorso sono state autorizzate esportazioni di materiale bellico per circa 2 miliardi di franchi, il valore delle esportazioni effettive è stato solo di 700,4 milioni di franchi.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.