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Negli uomini affetti da cancro della prostata in stadio avanzato, gli urologi normalmente asportano la prostata e le vescicole seminali, a volte anche i linfonodi pelvici. Ma non sempre, poiché se questa procedura sia effettivamente utile per i pazienti non è ancora stato dimostrato scientificamente. Uno studio sostenuto dalla Lega svizzera contro il cancro punta ora a fare chiarezza.
Negli uomini colpiti da forme aggressive di cancro della prostata gli urologi dovrebbero asportare non soltanto la prostata, ma anche i linfonodi pelvici. Così stabiliscono le più importanti linee guida urologiche. L'asportazione e l’analisi dei linfonodi permettono di saperne di più sull’estensione del cancro. Non è però stato dimostrato scientificamente che la rimozione dei linfonodi pelvici sia vantaggiosa anche per la sopravvivenza. In un 50 per cento dei casi, a seguito dell'asportazione dei linfonodi i pazienti soffrono di complicanze transitorie, quali edemi nelle gambe, infezioni pelviche e raramente lesioni dei vasi sanguigni e dei nervi attorno ai linfonodi.
«Sorprende davvero che questa raccomandazione sia stata inserita nelle linee guida» afferma l’urologo Cyrill Rentsch dell’Ospedale universitario di Basilea. Pertanto ha avviato uno studio insieme a George Thalmann dell’Inselspital di Berna, Richard Cathomas dell’Ospedale cantonale grigionese e il Gruppo svizzero di ricerca clinica sul cancro (SAKK 09/18) con l’obiettivo di determinare se l'asportazione dei linfonodi pelvici sia utile per i pazienti. «La comunità urologica è divisa. Una parte crede che sia utile, l'altra no. È giunto il momento di fare finalmente chiarezza» ritiene Rentsch.
Lo studio è iniziato nell'estate 2019. I ricercatori intendono includere oltre 900 pazienti affetti da cancro della prostata con rischio di recidiva da moderato a elevato (classificazione del rischio di D’Amico). Tutti i partecipanti allo studio sono sottoposti a prostatectomia radicale, con l’asportazione della prostata e delle vescicole seminali. A metà dei pazienti saranno asportati anche i linfonodi pelvici, mentre nell'altra metà rimarranno al loro posto. I ricercatori vogliono così capire se l'asportazione dei linfonodi pelvici contribuisca a prevenire le recidive e a prolungare la sopravvivenza dei pazienti.
Per il cancro del seno l’utilità dell'asportazione dei linfonodi è provata scientificamente da molti anni. Nel cancro della prostata, invece, solo dopo vari tentativi si è riusciti ad avviare uno studio del genere. «Questa ricerca non offre praticamente alcun incentivo economico, per questo è stato difficile trovare i finanziamenti», spiega Rentsch. Il sostegno finanziario è ora garantito dalla Lega svizzera contro il cancro e da altre organizzazioni come la SAKK e la «Rising Tide Foundation». «È magnifico che in Svizzera si possano realizzare questi studi», esulta Rentsch: è molto importante per i pazienti.
La sua convinzione è corroborata dalle reazioni dell’ambiente specialistico. Molti urologi dei grandi ospedali svizzeri sono, infatti, interessati a partecipare allo studio. Se l'asportazione dei linfonodi pelvici si rivelerà utile, in futuro tutti i pazienti potranno godere di un vantaggio in termini di sopravvivenza. Se, invece, emergerà il contrario si potranno forse evitare le inutili complicazioni associate all’asportazione dei linfonodi pelvici. Ma per conoscere la verità ci vorranno ancora almeno sette anni, quando saranno disponibili i primi risultati dello studio.