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Quando entrò in funzione cinquant'anni fa, segnò l'inizio dello sfruttamento commerciale dell'energia atomica in Svizzera. Oggi la centrale di Beznau I è uno tra i più vecchi impianti termonucleari al mondo ancora in funzione.
Uscendo da Brugg, nel canton Argovia, l'autobus si accosta all'Aare e ne segue il percorso verso nord. È un paesaggio tipico dell'Altopiano svizzero, indeciso fra idillio campestre, agglomerato urbano e zona industriale. Ed è il centro nevralgico dell'industria nucleare svizzera, la Nuclear Valley, come la chiama qualcuno.
Dopo alcuni minuti, il bus sfila accanto dell'Istituto Paul ScherrerLink esterno, uno dei luoghi simbolo della ricerca nucleare in Svizzera. A pochi passi sorge il deposito temporaneo di scorie radioattive di WürenlingenLink esterno.
Poco più avanti, su un isolotto in mezzo al fiume, si scorgono i due grandi cilindri dei reattori di Beznau I e Beznau IILink esterno. Volendo continuare il viaggio verso il nord, si potrebbe proseguire lungo il fiume fino a Waldshut, dove l'Aare si getta nel Reno. Qualche chilometro più a ovest sorge la centrale di LeibstadtLink esterno, inaugurata nel 1984, la più recente fra le cinque centrali nucleari svizzere.
La Svizzera diventa un paese atomico
Il reattore di Beznau I è uno dei più vecchi reattori al mondo ancora in funzione : l'avvio del suo esercizio commerciale risale al 9 dicembre 1969. Solo alcuni impianti in India e negli Stati Uniti risultano di poco più vecchi (ma fino al 2017, prima di una revisione della dataLink esterno da parte della Confederazione, il primato spettava a Beznau).
All'epoca la Svizzera aveva ormai abbandonato i tentativi di realizzare un proprio reattore: il grave incidente nel reattore nucleare di Lucens, nel gennaio dello stesso anno, aveva definitivamente sepolto i sogni autarchici elvetici in ambito nucleare.
La messa in rete del reattore di Beznau I, di produzione statunitense, aprì una nuova stagione nella politica energetica svizzera. Nel giro di 15 anni, con la costruzione delle centrali di Beznau II (1972), Mühleberg (1972), Gösgen (1979) e Leibstadt (1984), l'energia nucleare arrivò a fornire il 40% della produzione elettrica del paese (dati 1985).
L'opposizione cresce
La centrale di Beznau era sorta al termine di due decenni in cui l'energia nucleare aveva goduto di ampi favori nell'opinione pubblica. Ovunque nel mondo la prospettiva di un uso pacifico della nuova fonte di energia aveva alimentato visioni euforiche di un futuro libero da preoccupazioni energetiche.
All'inizio degli anni Settanta cominciò però a formarsi un'opposizione organizzataLink esterno contro la costruzione di centrali nucleari, alimentata da dubbi crescenti sui rischi dell'energia atomica e dalla preoccupazione per il problema irrisolto dello stoccaggio delle scorie.
Nel 1975 migliaia di persone occuparono il cantiere della prevista centrale di Kaiseraugst, nel canton Argovia, per impedirne la realizzazione. Da quel momento, la questione nucleare divenne un elemento di frattura nella società elvetica.
Nei decenni successivi i cittadini svizzeri sono stati chiamati a più riprese a esprimersi sul tema, l'ultima volta nel 2017, quando i votanti hanno approvato una nuova legge sull'energia che prevede il progressivo abbandono del nucleare.
Altri dieci di questi anni
Se al momento della sua costruzione, la centrale di Beznau non era stata presa di mira da azioni di protesta, in anni più recenti l'impianto ha fatto parlare ripetutamente di sé. Nel marzo 2014 un gruppo di attivisti di Greenpeace ha occupato temporaneamente l'area "del più vecchio reattore del mondo", per chiederne la chiusura. Già nel 1993 attivisti della stessa organizzazione erano penetrati nel recinto della centrale.
Nel marzo 2015 il reattore Beznau I ha dovuto essere spento in seguito alla scoperta di irregolarità nel materiale del contenitore in pressione del reattore. Le verifiche compiute dal gestore della centrale, l'azienda Axpo, hanno escluso che le irregolarità comportassero problemi di sicurezza. L'Ispettorato federale della sicurezza nucleareLink esterno ha accettato queste conclusioni, approvando la rimessa in esercizio del reattore nel marzo 2018.
La decisione è contestata. Uno studioLink esterno commissionato da Greenpeace e daIla Fondazione svizzera dell'energia, pubblicato in novembre, mette in discussione le verifiche compiute da AXPO. In generale, gli oppositori all'energia nucleare ritengono che la sicurezza di una centrale nucleare così vecchia non possa più essere garantita.
Axpo ricorda dal canto suo gli investimenti milionari nella sicurezza e conta di poter mantenere la centrale in esercizio ancora per alcuni anni. In giugno il domenicale NZZ am SonntagLink esterno ha rivelato che gli esperti dell'Ufficio federale dell'energia (UFS) considerano ormai possibile che le centrali nucleari rimangano in esercizio per 60 anni.