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Lo scorso 10 aprile sono stati resi disponibili i risultati dell’indagine sui redditi e sulle condizioni di vita (SILC) ed è uscita la nuova pubblicazione dell’Ufficio federale di statistica (UST), “La dinamica delle povertà in Svizzera”.
Le informazioni presentate si basano sull’indagine sui redditi e sulle condizioni di vita (Statistics on Income and Living Conditions, SILC), svolta annualmente in più di 30 Paesi che ha lo scopo di studiare la distribuzione dei redditi, la povertà, l’esclusione sociale e le condizioni di vita.
Le persone che partecipano all’indagine sono intervistate per quattro anni consecutivi
Dai dati emerge che nel 2016, nella Confederazione, il 7,5% della popolazione residente che viveva in economie domestiche versava in condizioni di povertà reddituale ed il tasso di povertà della popolazione occupata ammontava al 3,8%. Come era già stato dimostrato negli anni precedenti, le persone che vivono sole o in famiglie monoparentali con figli minorenni, quelle senza formazione scolastica post-obbligatoria e quelle che vivono in economie domestiche in cui nessun membro è occupato, sono molto spesso classificate come povere.
Per la prima volta, le nuove analisi longitudinali dell’indagine SILC, grazie alle quali la stessa economia domestica è stata interpellata per i quattro anni dell’indagine, hanno consentito di analizzare per quanto tempo le singole persone sono colpite dalla povertà reddituale: dal 2013 al 2016 il 12,3% della popolazione è risultato povero in almeno un anno su quattro ma per la maggior parte di loro la povertà è stata un’esperienza passeggera e sono tornate, in tempi relativamente brevi, a percepire un reddito al di spora della soglia di povertà.
La povertà finanziaria può essere individuata in base a due definizioni: il concetto assoluto e quello relativo. In entrambi i concetti viene presa in considerazione unicamente la situazione reddituale, senza quella patrimoniale cioè la povertà reddituale.
Il tasso di povertà si basa su una soglia “assoluta”: sono considerate povere le persone che non dispongono di risorse finanziarie sufficienti per acquisire i beni e i servizi necessari a un vita integrata socialmente mentre il tasso di rischio di povertà si basa su di una soglia “relativa”, cioè sono considerate a rischio povertà le persone che dispongono di un reddito sensibilmente inferiore al livello abituale dei redditi del Paese in cui vivono.
Dai dati raccolti emerge che la media europea si attesta al 27,2% e La Svizzera si trova con il 23,5% nel primo terzo della classifica europea; la Confederazione è tra i Paesi con la quota più bassa di persone a rischio di povertà a lungo termine.