Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/109751

<h2>SubmittedText<h2><p>1. Come valuta il Consiglio federale la sicurezza dell'approvvigionamento di gas del nostro Paese in caso di crisi?</p><p>2. Come giudica l'eventualità che, in caso di crisi, gli Stati limitrofi coprano in primo luogo il proprio fabbisogno di gas e che, solo in un secondo momento, diano un contributo per coprire il fabbisogno del nostro Paese?</p><p>3. I governi dei Paesi limitrofi hanno la facoltà, in caso di crisi, di dare ai propri fornitori di gas delle direttive che potrebbero penalizzare la Svizzera?</p><p>4. Come valuta il Consiglio federale il fatto che il nostro Paese non può far sentire la propria voce in seno ai principali organi dell'UE preposti alle decisioni in questo settore? È previsto che, nel quadro dell'accordo sull'energia con l'UE, la Svizzera possa occupare un seggio fisso in seno al Gas Coordination Group?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Il sistema di acquisto e di approvvigionamento del settore svizzero del gas funziona senza intoppi o interruzioni di rilievo dal 1970. Esso poggia su un portafoglio d'acquisto ampiamente diversificato della società Swissgas, che importa circa il 75 per cento del gas naturale, in particolare sulla base di contratti a lungo termine stipulati con alcuni grossi fornitori dell'Unione europea.</p><p>Stando a dichiarazioni rilasciate dai rappresentanti di Swissgas, in generale questi contratti, in caso di crisi, garantiscono anche l'accesso ai depositi di gas naturale dei fornitori. La società E.ON Ruhrgas, ad esempio, si è impegnata a mettere a disposizione delle quantità di emergenza nel caso le forniture di gas naturale risultassero perturbate.</p><p>La società regionale Gaznat, attiva nella Svizzera romanda, si è inoltre assicurata contrattualmente delle capacità di stoccaggio nel deposito di gas naturale di Etrez (presso Lione, F), da essa cofinanziato. La Svizzera e la Francia hanno regolato in un apposito accordo la questione della parità di trattamento dei clienti svizzeri in caso di crisi.</p><p>A ciò si aggiunge il fatto che, in presenza di penurie di approvvigionamento, gli impianti "bicombustibili" cambiano vettore energetico (petrolio), trasformandosi in impianti "monocombustibili". Gli impianti "bicombustibili" possono essere tenuti in servizio sia con combustibili gassosi che liquidi. Per questi impianti è obbligatorio prevedere delle riserve (olio da riscaldamento) pari a 4,5 mesi di consumo normale. Se i circa 7500 grandi consumatori dotati di impianti "bicombustibili" cambiano vettore energetico, è possibile ridurre rapidamente del 40 per cento circa il consumo di gas, a tutto vantaggio dei piccoli consumatori. Alle luce di questi fatti, il Consiglio federale ritiene che la sicurezza di approvvigionamento sia garantita.</p><p>2./3. In virtù dell'articolo 122 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (nella versione del trattato di Lisbona), il Consiglio dei ministri dell'Unione europea (UE) può decidere di adottare delle misure di solidarietà tra gli Stati membri in presenza di difficoltà di approvvigionamento, segnatamente nel settore energetico. Paesi terzi, quali la Svizzera, non sono direttamente integrati in questo dispositivo di crisi. D'altra parte, l'UE ha tratto i dovuti insegnamenti dalla crisi del gas verificatasi nel gennaio 2009 tra l'Ucraina e la Russia, constatando che nello spazio UE le riserve di gas, pur essendo sufficienti, non sono distribuite a tutti gli Stati membri, causa infrastrutture carenti. Di conseguenza, per quanto riguarda i gasdotti di transito, i gestori sono ora tenuti a equipaggiare le proprie infrastrutture in modo tale da consentire flussi bidirezionali. Inoltre, nell'ottobre 2010, il Parlamento europeo e il Consiglio dei ministri hanno adottato un "Regolamento concernente misure volte a garantire la sicurezza dell'approvvigionamento di gas e che abroga la direttiva 2004/67/CE/ del Consiglio (regolamento UE n. 994/2010)"; il documento prevede l'adozione di diverse misure in materia di sicurezza dell'approvvigionamento. Nel corso del primo trimestre 2011, l'Ufficio federale dell'energia (UFE) studierà insieme all'industria del gas questo nuovo regolamento UE, al fine di individuare il suo influsso sulla sicurezza di approvvigionamento di gas in Svizzera in caso di crisi e di trarne le dovute conclusioni.</p><p>4. La Svizzera, in quanto Paese terzo, non ha il diritto di sedere nel Gas Coordination Group (GCG); essa può tuttavia tentare, per via negoziale, di ottenere un seggio in seno a quest'organo. Il 17 settembre 2010, il Consiglio federale ha confermato l'estensione del mandato negoziale in vista della conclusione di un accordo sull'energia con l'UE. Di conseguenza in futuro, nel quadro di nuovi negoziati condotti sulla base di un ulteriore mandato, in questo accordo potranno essere integrati nuovi settori energetici, quali ad esempio l'efficienza energetica, le tecnologie e l'infrastruttura energetiche nonché la partecipazione della Svizzera ai meccanismi europei di gestione delle crisi di approvvigionamento di gas, compreso il seggio svizzero in seno al GCG. Poiché, tuttavia, l'UE mette in atto i meccanismi di crisi soltanto a titolo sussidiario, una volta adottate tutte le misure orientate al mercato, la partecipazione della Svizzera potrebbe essere subordinata all'apertura del suo mercato del gas e, con essa, all'introduzione di una legge sul mercato del gas.</p>  Risposta del Consiglio federale.