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L'UDC, esprimendo preoccupazione per le ripercussioni economiche della crisi del coronavirus, chiede la fine dello stato di necessità a partire dal 20 aprile. In questo senso il gruppo parlamentare del partito ha definito oggi, martedì, una serie di rivendicazioni rivolte al Consiglio federale.
Per il consigliere nazionale Thomas Aeschi, capo della "frazione" democentrista, le misure restrittive disposte dal Governo rappresentano una lesione ai diritti di libertà dei cittadini, nonchè interventi di natura grave nell'economia. Secondo il parlamentare zughese, la libertà economica non esiste più in numerosi comparti.
L'Esecutivo, a detta del partito, deve quindi ristabilire dal 20 aprile il regime costituzionale ordinario, sempre continuando a tutelare le persone vulnerabili. Il Consiglio federale viene intanto invitato dai democentristi a non prendere più impegni finanziari nel quadro del diritto d'urgenza. L'UDC ritiene che lo stanziamento di risorse supplementari debba ormai essere deciso dal Parlamento, e non più dalla sola Delegazione delle finanze.
La posizione del PPD
Sollecitazioni al Governo arrivano anche dal PPD. Il partito, pur condividendo i provvedimenti decisi dal Consiglio federale, non indica una data per il loro allentamento ma chiede che il collegio governativo presenti dopo Pasqua scenari di uscita dalla crisi.
Per i popolari democratici è ormai tempo, dopo le misure immediate, di adoperarsi in funzione del medio e lungo termine per consentire alla società e all'economia di risollevarsi e affrontare le conseguenze economiche della crisi, ha spiegato ai media il presidente del partito Gerhard Pfister.
ATS/ARi