Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01213.jsonl.gz/979

Zacatarì significa piccole merci, cose da poco. Il vocabolo deriva dallo spagnolo zacatìn e dall’arabo çacatìn, definizione per piazza o strada dove si vende roba, mercatino. L’intrigante ipotesi è che la parola sia approdata nel dialetto di San Vittore accompagnando le peregrinazioni degli ebrei sefarditi scacciati dalla Spagna nel 1492. Implicita nel titolo la sfida dell’autrice a cercare e vedere altro nella piccolezza di una poesia e al di là della parola. Annamaria Pianezzi-Marcacci, originaria mesolcinese vive a Lugano con la gatta Oliva, musa e maestra. Ritiene il dialetto di San Vittore la sua lingua madre. Manifesta il suo amore attraverso la poesia e mantenendo nel quotidiano le espressioni antiche trasmesse dai nonni e i genitori. Ha vinto diversi premi di poesia in italiano e dialetto in patria e all’estero. Il libro di liriche «Kapok» ed.Eldorado 2005 ha vinto nel 2006 il «Premio Internazionale della Critica Cinque Terre» e nel 2007 il 3. Premio al «Concorso Internazione di Poesia Europa». Collabora alla Rivista «Terza Età» con le rubriche «Tivedotivù» e «Sforbiciatte». Sta lavorando da tempo a una ricerca particolare sul dialetto di famiglia.