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LONDRA - Da tempo attiva per l'empowerment delle donne e l'uguaglianza di genere con la sua organizzazione umanitaria HeForShe, l'attrice inglese Emma Watson ha voluto condividere con la rivista Usa Esquire alcune sue esperienze non proprio facilissime nell'industria cinematografica. Hollywood, non è una novità, non è mai distinta per femminismo.
«Noi attrici non dovremmo parlare mai di cachet, il rischio è quello di farsi etichettare come 'diva' o 'difficile'. Beh, io non sono d'accordo è tempo di iniziare a dire: 'Va bene, chiamatemi 'primadonna', 'complicata' o 'femminazista', fate pure come vi pare, ma le vostre parole e i vostri atteggiamenti non mi fermeranno dal fare la cosa giusta e a lottare per un salario equo. Che si tratti del mio lavoro di attrice o di un altro non fa differenza, è il principio che conta».
Posizioni, le sue, che non hanno mancato di crearle problemi sul set e fuori: «Me ne hanno dette di tutti i colori, ogni volta che lasciavo la stanza, lo so per certo. Ci sono state volte che ero spaventata mentre tornavo a casa, mi hanno anche seguita. Non sono cose che racconto volentieri, anche perché dopo può sembrare che io voglia fare del protagonismo, ma sono sicura che molte donne e ragazze sanno come mi sento e probabilmente hanno avuto esperienze anche peggiori delle mie».