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Marx sul piedistallo di Highgate. Immagine presa da Flickr
Chi prende in mano il primo volume del Capitale e inizia a leggere, si rende immediatamente conto che l’autore sta esponendo, su base scientifica, un colossale corpus di conoscenze economiche.
È noto che il monumento in cima alla tomba di Marx, sul piedistallo sotto la sua gigantesca testa, contiene la tesi che i filosofi avevano solo interpretato il mondo in svariate maniere; si trattava invece di trasformarlo.
Chi prende in mano il primo volume del Capitale e inizia a leggere, si rende conto subito che l’autore sta esponendo, su base scientifica, un colossale corpus di conoscenze economiche.
E come ogni impresa monumentale, inizia definendo l’epistemologia che guiderà il suo sforzo. Con ciò si intende stabilire le cosiddette categorie, che gli scienziati naturali chiamano variabili, rilevanti per l’oggetto di studio.
Dopo le definizioni vengono i teoremi. E Marx ha fatto tutto questo partendo dal presupposto che la realtà oggettiva determina il resto delle cose, e lo fa, la realtà, nella dinamica sempre mutevole della sua esistenza.
Questo è ciò che chiamiamo materialismo dialettico e, se siamo coerenti con esso, dovremo capire che, nella scienza, la verità si cerca nella realtà e si verifica in essa, non in dibattiti più o meno illuminati.
La scienza non si fa come gli antichi greci, quando il materialismo o l’idealismo, allo stesso modo, non andavano oltre l’ambito della speculazione, e le sorti del dibattito erano determinate dal carisma di chi vi discuteva, o dalla preparazione degli avversari. La verità è che, tutto sommato, la filosofia non era andata molto oltre questo stato di cose.
Chi gli era vicino racconta che Marx si immergeva giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, mese dopo mese, nella Biblioteca britannica, rovistando nei libri contabili delle aziende. Da scienziato qual era, cercava quella realtà oggettiva che era stata misurata e che si rifletteva nei libri, per arrivare a delle certezze analizzandola.
E Marx non era una persona che si sottraeva alle polemiche, anzi, queste servivano, nella loro funzione sociale corretta, a contrastare le ipotesi che emergevano e che alla fine dovevano essere nuovamente confrontate con i dati che riflettevano la realtà esterna alla soggettività degli individui.
Marx fu dichiarato morto il 14 marzo. Da allora, l’atto di ucciderlo si è ripetuto più volte, troppe volte, troppo poche per i suoi carnefici.
Ma la realtà è che, quando smettiamo di crederci, continua a rimanere di fronte a noi. L’atto consecutivo di eliminare Marx testimonia solo l’incapacità sistemica di farlo.
Oso affermare, contro l’evidenza dell’immagine, che la testa di Marx sul piedistallo di Highgate sorride.
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