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<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è invitato a valutare l'efficacia del dialogo bilaterale sui diritti umani con la Cina e a pubblicare i risultati in un rapporto.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Da quasi 30 anni la Svizzera e la Cina conducono un dialogo sui diritti umani. Il nostro è stato uno dei primi Paesi, nel complesso pochi, a impegnarsi in un simile dialogo con le autorità cinesi. Oggi, ad aver avviato questo tipo di contatti sono anche, per esempio, la Germania, i Paesi Bassi e la Nuova Zelanda, oltre all'UE. Il dialogo si inserisce nell'attuale strategia della Svizzera nei confronti della Cina che prevede un dialogo politico-strategico annuale a livello di ministri degli esteri. Le relazioni politiche con la Cina sono caratterizzate da un vivace scambio tra tutti i dipartimenti che ne mette in evidenza l'importanza.</p><p>La Svizzera si avvale di tale dialogo, condotto in un contesto confidenziale, per affrontare apertamente e in maniera critica la situazione dei diritti umani in Cina, compresi i diritti delle minoranze nelle regioni del Tibet o nella provincia dello Xinjiang. In questo quadro si trattano anche casi concreti.</p><p>Un incontro, originariamente previsto per il 15 agosto 2019, è stato rinviato a tempo indeterminato a seguito della condanna da parte della Svizzera della situazione nello Xinjiang nell'ambito del Consiglio dei diritti umani dell'ONU. In occasione della visita del ministro degli esteri cinese Wang Yi, il 22 ottobre 2019 a Berna, il tema "diritti umani" è stato discusso approfonditamente. In seguito la Cina ha deciso di riprendere il dialogo. Lo svolgimento di un nuovo ciclo, previsto per il 25 febbraio 2020, è stato rinviato a causa delle misure adottate dalla Cina in relazione al COVID-19.</p><p>Oltre agli scambi bilaterali, la Svizzera dispone di un'ampia gamma di strumenti per affrontare le questioni relative ai diritti umani con la Cina. Gli organismi multilaterali - per esempio il Consiglio per i diritti umani a Ginevra - offrono inoltre l'opportunità, a titolo individuale o insieme ad altri Stati, di esprimere la preoccupazione del nostro Paese per la persecuzione delle minoranze etniche e religiose. Intraprendiamo anche azioni diplomatiche ad hoc relative a casi singoli e seguiamo, nella misura del possibile, i processi intentati contro i difensori dei diritti umani.</p><p>Il Consiglio federale riferisce regolarmente al Parlamento sulla politica svizzera in materia di diritti umani, da un lato informando le commissioni parlamentari sulla situazione attuale e rispondendo a interventi parlamentari (p. es.: 20.5002 domanda Molina, 19.5571 domanda Molina, 19.5061 domanda Molina, 19.4408 Po. Gruppo S, 19.3853 Ip. Graf, 18.4269 Ip. Barrile). Dall'altro tratta in modo approfondito tali questioni nel rapporto sulla politica estera svizzera in materia di diritti dell'uomo, che viene pubblicato ogni quattro anni in allegato al Rapporto sulla politica estera (pubblicato l'ultima volta nel gennaio 2019) e può essere discusso in Parlamento. I punti contenuti nel postulato saranno presi in considerazione nel prossimo rapporto. Il Consiglio federale non ritiene necessario un ulteriore rapporto.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.