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<h2>InitialSituation<h2><h2 class="Titel_d"><strong>Comunicato stampa del Consiglio federale del 01.03.2024</strong></h2><p class="Standard_d"><strong>Il Consiglio federale crea una base legale nazionale per l’imposizione dei lavoratori frontalieri che prestano telelavoro</strong></p><p class="Standard_d"><strong>Berna,&nbsp;01.03.2024&nbsp;-&nbsp;Durante la seduta del 1° marzo 2024 il Consiglio federale ha adottato il messaggio concernente l’imposizione del telelavoro in ambito internazionale. Il relativo disegno crea le basi legali necessarie a imporre i lavoratori frontalieri anche quando prestano telelavoro dall’estero. Le soluzioni già negoziate con Francia e Italia realizzano in modo concreto tale obiettivo.&nbsp;</strong></p><p class="Standard_d">A seguito della pandemia di COVID-19 in Svizzera è aumentato fortemente il ricorso al telelavoro, una tendenza che, insieme alla digitalizzazione, lascerà un segno duraturo sul mondo del lavoro. Nel contesto transfrontaliero, l’intensificarsi del telelavoro si ripercuote anche sul diritto fiscale.</p><p class="Standard_d">Le convenzioni per evitare le doppie imposizioni (CDI) prevedono generalmente che le entrate derivanti da attività lucrativa dipendente siano assoggettate nello Stato in cui l’attività è svolta fisicamente. Con il telelavoro il diritto di imposizione si sposterebbe dallo Stato della sede del datore di lavoro a quello di domicilio del lavoratore.</p><p>&nbsp;</p><p class="Standard_d">Mantenere le entrate fiscali in Svizzera</p><p class="Standard_d">Per contenere il più possibile la perdita di entrate fiscali per la Svizzera, il disegno di legge sull’imposizione del telelavoro dei lavoratori frontalieri senza domicilio fiscale in Svizzera crea una base legale nazionale nell’ambito dell’imposizione alla fonte per il telelavoro prestato in uno Stato confinante per un datore di lavoro svizzero.</p><p class="Standard_d">Il progetto è strettamente correlato agli sviluppi degli accordi internazionali riguardanti l’attribuzione del diritto di imposizione alla Svizzera nel quadro delle CDI e degli accordi sull’imposizione dei frontalieri. Concretamente, gli Accordi conclusi con la Francia e l’Italia (Accordo aggiuntivo alla CDI con la Francia e Protocollo di modifica dell’Accordo sui frontalieri con l’Italia) fanno sì che in questi due Stati il telelavoro prestato per un datore di lavoro svizzero possa continuare a essere imposto in Svizzera fino a un certo limite anche se il lavoro non è svolto fisicamente nel nostro Paese (Francia: fino al 40 % del tempo di lavoro annuale; Italia: fino al 25 % del tempo di lavoro annuale). La base legale proposta assicura l’attuazione di queste nuove disposizioni internazionali in Svizzera.</p><p class="Standard_d">La Svizzera conta molti più lavoratori frontalieri provenienti dall’estero che non lavoratori svizzeri che svolgono un’attività lucrativa in uno Stato confinante. Nel complesso, lavorano in Svizzera circa 400 000 frontalieri; la maggior parte è domiciliata in Francia (220 000) o in Italia (90 000).</p><h2>Proceedings<h2><h4 class="SDA_Meldung_d"><span style="color:black;">Notizia&nbsp;ATS</span></h4><h3 class="Debatte_sda_linksbündig_d"><span style="color:#221E1F;"><strong>Dibattito al Consiglio nazionale, 15.04.2024</strong></span></h3><p class="Standard_d"><strong>Nuova base legale per imposizione telelavoro frontalieri</strong><br><strong>A causa della diffusione del telelavoro anche fra i frontalieri è necessaria una base legale solida che impedisca l'erosione delle entrate fiscali spettanti alla Confederazione. Un obiettivo condiviso dal Consiglio nazionale che ha approvato a larghissima maggioranza una legge ad hoc che applica le soluzioni già negoziate separatamente con la Francia e l'Italia. Il dossier va agli Stati.</strong></p><p class="Standard_d">Come noto, ha esordito in aula Céline Amaudruz (UDC/GE) a nome della commissione, in seguito della pandemia in Svizzera è aumentato fortemente il ricorso al telelavoro, specie nel settore terziario. Si tratta di una tendenza destinata a durare, secondo la consigliera nazionale ginevrina, che riguarda in particolare i frontalieri. Tale situazione, tuttavia, cozza contro il diritto fiscale.</p><p class="Standard_d">Le convenzioni per evitare le doppie imposizioni, ha specificato Amaudruz, prevedono infatti che l'attività lavorativa dipendente venga tassata nello Stato in cui si è svolta fisicamente. Con il telelavoro sarebbe dunque competente il Paese di residenza dell'impiegato e non quello dove ha sede il datore di lavoro, ha fatto notare la democentrista, secondo cui la Svizzera rischia di perdere ghiotte entrate fiscali alla luce anche delle centinaia di migliaia di frontalieri che ogni giorno attraversano il confine per motivi di lavoro.</p><p class="Standard_d">Per risolvere il problema, la Svizzera ha negoziato accordi con l'Italia e la Francia, due degli Stati confinanti che contano il maggior numero di frontalieri, ha aggiunto la deputata democentrista. Grazie a queste intese il telelavoro di un frontaliere può continuare a essere imposto in Svizzera fino a un certo limite (in Italia fino al 25% del tempo di lavoro annuale, in Francia fino al 40%). La nuova Legge federale sull'imposizione del telelavoro in ambito internazionale permetterà di creare le relative basi legali a livello nazionale.</p><p class="Standard_d">&nbsp;</p><p class="Standard_d">Marittimi</p><p class="Standard_d">Seppur d'accordo sulla necessità della legge e degli obiettivi perseguiti, il plenum si è diviso su un aspetto particolare del progetto che riguarda l'imposizione dei marittimi, ossia di quelle persone che lavorano sulle navi. Il progetto governativo prevede infatti un'aggiunta alla normativa attuale in cui si precisa che i marinai a bordo di navi d'alto mare registrate nella confederazione - quindi che battono bandiera svizzera come spiegato in aula dalla consigliera federale Karin Keller-Sutter - siano esentati dall'imposta alla fonte.</p><p class="Standard_d">La commissione avrebbe voluto rimanere alla versione della legge attuale, dove non si fa distinzione sull'origine del battello, sostenendo che tale cambiamento non era solo "cosmetico", bensì di fondo e che quindi avrebbe dovuto essere trattato in altra sede. Stando al PLR, tale modifica avrebbe danneggiato gli armatori: pare che un Cantone non prelevi infatti alcuna imposta per la navi che non battono bandiera svizzera.</p><p class="Standard_d">Al voto, tuttavia, l'ha spuntata - anche se per poco, 92 voti a 90 - una minoranza della commissione rappresentata in aula da Cédric Wermuth (PS/AG), e sostenuta anche dalla "ministra" delle finanze, secondo cui la precisazione non fa che confermare la prassi attuale, così come specificato anche dai Cantoni dove hanno sede la maggior parte degli armatori (Ginevra e Zugo)</p><p class="Standard_d">&nbsp;</p><h2 class="Titel_d"><strong>Informazioni</strong></h2><p class="Auskünfte_d">Katrin Marti, segretaria della commissione,&nbsp;</p><p class="Auskünfte_d">058 322 94 72,</p><p class="Auskünfte_d"><a href="mailto:wak.cer@parl.admin.ch">wak.cer@parl.admin.ch</a></p><p class="Auskünfte_d"><a href="https://www.parlament.ch/it/organe/commissioni/commissioni-tematiche/commissioni-cet">Commissione dell’economia e dei tributi (CET)</a></p>