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Il termine persona, in latino, indicava originariamente la maschera teatrale, il personaggio di una recita.
Successivamente il termine assunse il significato odierno di individuo. Per i giuristi romani la persona è il soggetto di diritti, in contrapposizione alle cose e, purtroppo, agli schiavi che, pur essendo uomini, non sono persone.
Persona viene anche usato, in teologia, per indicare una particolare ipostasi della trinità cristiana: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono tutte persone, ovviamente non da intendere in contrapposizione alle cose o agli schiavi.
Persona indica dunque un agente, un soggetto autonomo e indipendente. Ma persona, con la parziale eccezione del significato teologico, è anche e soprattutto un termine sociale, morale e politico.
L’orizzonte di significato del termine rimane infatti quello etimologico: il teatro, la recitazione. Una persona è un ruolo, una parte che è definita da e nel rapporto con gli altri personaggi, con le altre persone.
Essere una persona significa poter e dover interagire con gli altri, assumendosi la responsabilità di questa interazione.
Essere una persona, infine, significa anche agire e modificare gli eventi, contribuire alla sceneggiatura da recitare.
L’uomo è un animale sociale, ma non si esaurisce nella socialità. Affermare “sono una persona, non un numero” significa rivendicare il proprio ruolo attivo nella società, identificarsi come un attore della recita, non come una comparsa o, peggio, una parte della scenografia.
Rimane tuttavia aperta la domanda: tolta la maschera, dismesso l’abito di scena, cosa resta?