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Secondo uno studio della University of California di Los Angeles, l'industria audiovisiva è la seconda più contaminante del pianeta dopo l'estrazione petrolifera. In media, un produzione cinematografica crea 500 tonnellate di biossido di carbonio, consuma più di 600'000 bottigliette d'acqua e a fine lavori vengono gettate nell'immondizia tonnellate di cibo, decori, scenografie in plastica o legno e vestiti di scena. È anche per questo che nel mese di settembre il festival del cinema ambientale Planet On ha portato a Bogotà una selezione di film dal contenuto ambientalista e animato una serie di conferenze sulla contaminazione delle produzioni cinematografiche.
In Colombia, sono numerosi i difensori dell'ambiente e dei diritti umani che hanno ricevuto minacce di morte e aggressioni a causa del proprio attivismo civico. Con l'avvicinarsi delle elezioni municipali e regionali, previste per il prossimo 27 ottobre, le tensioni sono aumentate attorno ad argomenti come l'estrazione petrolifera e mineraria, spesso effettuata a discapito dell'ambiente e dei diritti dei popoli indigeni locali. La nascente industria cinematografica colombiana è quindi vista dai giovani come mezzo d'espressione ideale per far conoscere, anche all'estero, le difficoltà del proprio Paese, con l'obiettivo di farlo in modo ecosostenibile.
Samuel Bregolin