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Il Dipartimento di Stato americano aveva emesso martedì scorso, in occasione dell’anniversario della morte di Natalia Estemirova (rapita e uccisa a Grozny (Cecenia) nel 2009) e di Paul Khlebnikov (assassinato a Mosca nel 2004), una dichiarazione, del seguente tenore:
“Rendiamo omaggio alla memoria di Estemirova e di Khlebnikov e facciamo un appello affinché si ponga fine all’impunità e agli abusi nel Caucaso del Nord, come in tutte le altre regioni della Russia. Gli Stati uniti sostengono gli sforzi coraggiosi dei giornalisti e dei difensori dei diritti dell’uomo nel mondo intero, che smascherano la corruzione e le violazioni dei diritti umani. Rivolgiamo un appello alle autorità russe affinché difendano i giornalisti e i militanti dei diritti dell’uomo”.
La risposta dei Russi non s’è fatta attendere. Un commento del Ministero russo degli affari esteri pubblicato lo stesso giorno afferma: “Gli stessi rimproveri nei confronti della Russia sono triti e ritriti, anno dopo anno, il che non li rende tuttavia più obiettivi. Abbiamo già a più riprese dichiarato che l’aspirazione degli Stati uniti a svolgere il ruolo di arbitro mondiale in materia di diritti dell’uomo è priva di fondamento, soprattutto tenendo conto della situazione insoddisfacente che regna in questo campo negli stessi USA. Vorremmo invitare ancora una volta i nostri partner americani, invece di distribuire note arbitrarie e consigli agli altri, a concentrarsi sull’analisi e la correzione delle loro proprie lacune, molte delle quali hanno ormai acquisito un carattere sistemico”.