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LONDRA - La Camera dei Comuni britannica ha ripristinato ieri sera a larga maggioranza le clausole più contestate dall'Ue dell'"Internal Market Bill": il disegno di legge con cui Londra rivendica di poter modificare unilateralmente - e in barba al diritto internazionale - alcuni punti dell'intesa di divorzio già sottoscritta con Bruxelles, in particolare sui controlli doganali ai confini dell'Irlanda del Nord e sugli aiuti di Stato, in caso di mancato accordo nei negoziati commerciali attuali sul dopo Brexit.
Le clausole, che erano state bocciate dalla Camera non elettiva dei Lord, sono state ora reintrodotte dai Comuni con 357 voti contro 268: ossia senza defezioni fra le file della maggioranza Tory che sostiene il governo Johnson.
Si tratta di una prova di forza in attesa che l'iter parlamentare prosegua ora con un ulteriore passaggio ai Lord per tornare eventualmente di nuovo ai Comuni (destinati alla fine a prevalere, secondo la prassi).
Una prova di forza che tuttavia non cancella la mano tesa indirizzata nel pomeriggio all'Ue dal governo Tory con l'impegno a rivedere il testo e a stralciare prima dell'approvazione finale tutti i punti controversi rivotati stasera se nel frattempo si riuscirà a chiudere l'accordo di libero scambio fra le parti: accordo che le due squadre negoziali non sono riuscite a definire a causa di divergenze persistenti su tre dossier nodali (pesca, parità di condizioni e gestione delle dispute future) e il cui destino è affidato a questo punto a un ultimo incontro faccia a faccia a Bruxelles, entro i prossimi due giorni, fra la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e il premier britannico Boris Johnson.