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<h2>SubmittedText<h2><p>L'erosione dei prezzi dell'energia elettrica in atto in tutta Europa, causata fra l'altro dalle sovvenzioni e dai costi irrisori delle emissioni di CO2, durerà ancora a lungo, con il rischio di essere ulteriormente aggravata dalle possibili esportazioni di carbone e di gas dagli Stati Uniti. Per contro, l'energia idroelettrica svizzera ha perso ampiamente in termini di redditività, e dovrebbe continuare a restare sotto pressione anche nel prossimo futuro, come ammette lo stesso Consiglio federale. Non è più possibile effettuare i necessari investimenti nei mezzi d'esercizio esistenti e, quindi, anche nella sicurezza di approvvigionamento. Sussiste un serio rischio che, in futuro, l'energia idroelettrica svizzera, pulita e rinnovabile, non possa più fornire il suo fondamentale contributo, pari al 60 per cento, all'approvvigionamento elettrico del nostro Paese. Per quanto riguarda l'energia idroelettrica, la strategia energetica mirava a un incremento di 2 terawattora entro il 2035; quest'obiettivo rischia di essere in larga misura mancato. Chiedo quindi al Consiglio federale:</p><p>1. Che cosa comporterà per l'energia idroelettrica indigena l'eventualità che fra dieci anni i prezzi dell'energia elettrica continuino a non essersi ripresi in modo significativo?</p><p>2. Ha fatto delle riflessioni per il caso in cui, nei prossimi dieci anni, le attuali capacità di produzione di energia idroelettrica in Svizzera debbano essere ridimensionate di un fattore compreso fra il 10 e il 20 per cento per ragioni economiche?</p><p>3. Che cosa significherebbe tutto ciò per la strategia energetica 2050?</p><p>4. In un simile scenario, quali modelli consentirebbero di garantire l'attuale livello di approvvigionamento di energia idroelettrica indigena, esente da emissioni di CO2?</p><p>5. Il modello delle quote, applicato con successo in Svezia e in Norvegia e nel quale non vi sono sovvenzioni che distorcono il mercato, sarebbe una via praticabile anche in Svizzera?</p><p>6. È disposto a prendere in considerazione altri modelli praticati con successo all'estero, basati su incentivi e che contribuiscono a rafforzare le energie rinnovabili indigene?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Oltre ai motivi dell'erosione dei prezzi dell'energia elettrica in Europa menzionati nel testo dell'interpellanza, anche altri fattori esercitano una pressione sui prezzi del settore elettrico: eccedenze di capacità delle centrali, diminuzione della domanda di energia elettrica dovuta alla congiuntura e miglioramento dell'efficienza energetica. A ciò si aggiunge che l'evoluzione del tasso di cambio dell'euro in questi ultimi anni ha ulteriormente inasprito la situazione delle centrali idroelettriche svizzere.</p><p>Il Consiglio federale risponde alle domande come segue:</p><p>1. Nell'estate 2014, l'Ufficio federale dell'energia (UFE) ha redatto, su mandato della Commissione dell'ambiente, della pianificazione del territorio e dell'energia del Consiglio nazionale (CAPTE-N), il rapporto "Rentabilität der bestehenden Wasserkraft" (disponibile in tedesco e in francese all'indirizzo <a href="http://www.energiestrategie2050.ch">www.energiestrategie2050.ch</a> &gt; Studien zur Grosswasserkraft). Questo rapporto sulla redditività delle centrali idroelettriche esistenti mostra che i costi di produzione delle centrali idroelettriche variano in misura significativa a seconda del tipo (ad acqua fluente, ad accumulazione, ad accumulazione con impianto di pompaggio) e dell'ubicazione. Gran parte degli impianti presenta ancora costi di produzione inferiori ai prezzi di mercato, attualmente bassi. Inoltre, una parte consistente dell'energia elettrica consumata in Svizzera in regime di servizio universale è tuttora venduta a prezzi di costo. Se i prezzi dovessero rimanere stabili al livello attuale, senza un sostegno da parte dello Stato, probabilmente non verrebbe costruita nessuna nuova centrale idroelettrica e nessuna di quelle esistenti verrebbe potenziata. Dal momento che il potenziale di risparmio ancora realizzabile sul versante dell'efficienza è minimo, le centrali esistenti potrebbero ridurre in misura significativa i costi di produzione soltanto riducendo le attività di manutenzione e rinviando i grossi lavori di revisione. Tuttavia, per gli impianti, ciò significherebbe una perdita in termini di affidabilità, sicurezza e flessibilità.</p><p>2. Il Consiglio federale non prevede che le capacità di produzione di energia idroelettrica saranno ridimensionate in tale misura. Questa situazione si verificherebbe soltanto se i costi variabili, che sono bassi, non potranno più essere coperti. Una parte importante dei costi di produzione è rappresentata dai costi del capitale connessi agli investimenti già realizzati. Quando i prezzi di mercato sono inferiori ai costi di produzione, si riduce in primo luogo il rendimento per gli investitori di capitale proprio. Indipendentemente dal risultato dell'attività d'impresa, gli esercenti di impianti devono pagare gli interessi sul capitale di prestito. Se la situazione attuale di mercato dovesse persistere, è possibile che alcuni investitori di capitale proprio abbiano problemi di liquidità. Ciò potrebbe comportare cambi di proprietà per le centrali idroelettriche. Inoltre, nella prospettiva di una possibile ripresa dell'economia dell'UE, del prevedibile arresto degli impianti convenzionali di produzione di energia termoelettrica e di un inasprimento della politica climatica dell'UE, si può ritenere che la competitività delle centrali idroelettriche svizzere migliorerà a medio termine.</p><p>3. Con la strategia energetica 2050 il Consiglio federale intende potenziare la produzione di energia idroelettrica nazionale. Questo obiettivo resta un punto saldo. Inoltre, nell'agosto 2014, la CAPTE-N ha deciso di promuovere nuovi impianti come pure di rinnovare e ampliare in misura considerevole le centrali idroelettriche con contributi d'investimento e premi d'immissione (cfr. comunicato stampa della CAPTE-N del 25 agosto 2014; consultabile all'indirizzo <a href="http://www.parlament.ch">www.parlamento.ch</a> &gt; stampa e servizi vari &gt; comunicati stampa).</p><p>4. Su mandato della CAPTE-N, l'UFE ha redatto il rapporto sulla promozione della costruzione di nuove centrali idroelettriche e sull'aumento della produzione ("Förderung neuer Wasserkraftwerke, Zubau"; disponibile in tedesco e francese all'indirizzo <a href="http://www.energiestrategie2050.ch">www.energiestrategie2050.ch</a> &gt; Studien zur Grosswasserkraft). Il Consiglio federale rimanda in questa sede ai modelli presentati nel rapporto e in particolare alle valutazioni di diritto.</p><p>5. Con il modello delle quote, la Svezia e la Norvegia promuovono l'incremento della produzione di energie rinnovabili. Un simile modello non ha alcun influsso sulla situazione attuale delle centrali idroelettriche. In linea di principio, un modello di quote sarebbe anche ipotizzabile per promuovere le centrali idroelettriche esistenti. Uno strumento di promozione che persegue due obiettivi, ovvero la promozione dell'aumento della produzione e il sostegno alle centrali idroelettriche esistenti, non è però opportuno. Se venisse concluso l'accordo sull'energia elettrica tra la Svizzera e l'UE bisognerebbe pure verificare se il sostegno alle centrali idroelettriche esistenti è compatibile con l'accordo stesso.</p><p>6. Il Consiglio federale rimanda al rapporto dell'UFE "Effetti dei regimi di promozione della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili", approvato dal Consiglio federale il 20 giugno 2014. Il documento può essere scaricato dall'indirizzo <a href="http://www.bfe.admin.ch">www.ufe.admin.ch</a> &gt; temi &gt; approvvigionamento elettrico &gt; energia proveniente da fonti rinnovabili &gt; rimunerazione a copertura dei costi per l'immissione in rete di energia elettrica&gt; rapporti.</p>  Risposta del Consiglio federale.