Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/68747

<h2>SubmittedText<h2><p>Uno studio della geografa Monika Jäggi, commissionato dalla Dichiarazione di Berna e pubblicato in settembre 2006, esamina gli effetti dell'Accordo generale sugli scambi di servizi dell'OMC (GATS) sull'ambiente, sul paesaggio e sullo sviluppo del turismo in Svizzera. Il nostro Paese ha aderito al GATS nel 1995.</p><p>Il Consiglio federale è invitato a valutare le conclusioni dello studio e a rispondere in particolare alle seguenti domande:</p><p>1. Quali effetti hanno le disposizioni del GATS sulle legislazioni dei singoli Paesi, nella regolamentazione autonoma delle proprie disposizioni di tutela del paesaggio, della natura e dell'ambiente?</p><p>2. Quale libertà di azione resta ai comuni e ai cantoni turistici per promuovere lo sviluppo di un turismo sostenibile nell'ambito del GATS?</p><p>3. È vero che le deroghe come quella concessa dal Consiglio federale nel caso dell'investitore Sawiri ad Andermatt possono essere accordate anche a tutti gli altri investitori (stranieri) in virtù del principio di non discriminazione?</p><p>4. In generale, cosa pensa il Consiglio federale delle conclusioni dello studio della Dichiarazione di Berna?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. L'obiettivo principale del GATS (General Agreement on Trade in Services; RS 0.632.20) è garantire ai fornitori stranieri di servizi un accesso al mercato su base non discriminatoria, preservando allo stesso tempo la facoltà degli Stati membri di disciplinare i settori interessati o di introdurre nuove regolamentazioni. Le autorità competenti sono inoltre tenute a non interpretare in modo arbitrario il margine di manovra legale. I piani direttori e i piani regolatori, le direttive in relazione alla protezione del paesaggio e alla costruzione si applicano anche ai fornitori e agli investitori stranieri. L'impatto del GATS sulla regolamentazione della Svizzera in materia di ambiente, natura e paesaggio si limita essenzialmente a evitare, da un lato, che le normative nazionali siano fonte di discriminazioni tra i membri dell'OMC e, dall'altro, che siano applicate restrizioni quantitative, riguardo ad esempio al numero di prestatori o al fatturato. Il divieto di applicare restrizioni quantitative non vale tuttavia per le restrizioni all'uso non discriminanti previste dalla legge (ad es. limitazione del numero di turisti in una zona a rischio).</p><p>2. Il GATS non intacca la libertà d'azione dei comuni e dei cantoni turistici per promuovere lo sviluppo di un turismo sostenibile.</p><p>3. Il principio della non discriminazione o del trattamento della nazione più favorita sancito dal GATS implica che la Svizzera accorda ai servizi e ai fornitori di servizi di un altro membro dell'OMC un trattamento non meno favorevole di quello accordato ad analoghi servizi o fornitori di servizi di un altro Paese. In altri termini, non possono essere applicate misure specifiche a un determinato Paese. Nel caso menzionato è evidente che la deroga non è stata concessa in funzione della nazionalità dell'impresa ma quanto piuttosto delle caratteristiche del progetto sottoposto. La clausola della nazione più favorita non può essere interpretata nel senso che l'eccezione all'obbligo di autorizzazione di cui nella lex Koller debba essere concessa anche agli altri investitori stranieri. Se il GATS stabilisce che simili decisioni non debbano essere prese in modo arbitrario e non debbano basarsi sulla nazionalità, esso non prevede che le deroghe, come quella recentemente concessa dal Consiglio federale per il caso di Andermatt, debbano essere accordate anche ad altri investitori.</p><p>4. Il Consiglio federale non condivide le conclusioni dello studio della Dichiarazione di Berna; la sua interpretazione dei testi dell'OMC, come risulta nelle risposte alle domande 1 a 3, non corrisponde infatti a quella dello studio. Per quanto riguarda l'impatto del GATS sulle regolamentazioni interne, si rinvia alla risposta del Consiglio federale all'interpellanza Müller Geri 06.3868 del 20 dicembre 2006. Riguardo al rapporto tra gli accordi multilaterali sull'ambiente e gli accordi dell'OMC, la Svizzera si impegna attivamente, nell'ambito dei negoziati di Doha in corso, affinché si tenga conto dello sviluppo sostenibile (cfr. risposta del Consiglio federale alla mozione Bugnon 05.3560).</p>  Risposta del Consiglio federale.