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Balthasar Burkhard è morto il 16 aprile a mezzogiorno nella sua Berna. Aveva 65 anni. Il decesso è stato annunciato da suo nipote, nonché assistente, Beat Burkhard.
L'artista, un maestro del bianco e nero, nato il 24 dicembre 1944, si è interessato sin da bambino alla fotografia e ha fatto un apprendistato presso il fotografo bernese Kurt Blum. Per il suo primo lavoro da indipendente, "Die Alp" (l'alpeggio), ha ricevuto la prima borsa federale per le arti applicate. Ne sono seguite altre due.
È entrato in contatto con il mondo dell'arte contemporanea circa 40 anni fa, quando documentava ufficialmente le mostre della Kunsthalle di Berna, diretta allora da Harald Szeemann. Le sue immagini sono state esposte in importanti musei svizzeri e stranieri.
Dal 1965 ha ritratto numerosi artisti, anche filmandoli. Alla fine degli anni Settanta ha vissuto a Chicago e New York, insegnando in particolare all'università dell'Illinois. Dopo il suo rientro in Svizzera nel 1982, ha lavorato con vari artisti ed esposto in famosi musei a Ginevra, Tokyo, Parigi e Milano. Dal 1990 al 1992 ha insegnato all'École des Beaux-Arts di Nîmes.
Nel 1998 inizia a fotografare le maggiori metropoli del pianeta, specialmente dall'alto, e realizza la pellicola "Ciudad". Dall'inizio degli anni 2000 intraprende vari viaggi in Namibia, Brasile, Cuba e Giappone.
I riferimenti pittorici sono svariati: tra gli altri Edward Hopper (le cui atmosfere rieccheggiano nelle prime fotografie di Chicago), Gustave Courbet (citato esplicitamente da Burkhard in "Les origines du monde"), Ferdinand Hodler, Caravaggio.
A differenza di altri fotografi, Burkhard si è occupato personalmente di ogni stadio della realizzazione delle sue fotografie, compreso lo sviluppo e la stampa.
swissinfo e agenzie