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BOSTON - Esiste un collegamento tra l'inquinamento dell'aria che respiriamo e il tasso di mortalità del Covid-19? Secondo uno studio effettuato da un gruppo di ricercatori della Harvard TH Chan School of Public Health la risposta è sì.
Dai risultati, raccolti fino al 4 aprile scorso in circa 3000 contee degli Stati Uniti, è emerso che all'incremento di un solo microgrammo per metro cubo di PM 2.5 è legato un aumento del tasso di mortalità del 15%.
In altre parole, un lieve aumento a lungo termine dell'esposizione a questa tipologia di polveri sottili incrementa fortemente le possibilità di un decorso infausto della malattia provocata dal nuovo coronavirus SARS-CoV-2.
L'ipotesi, formulata a più riprese nelle primissime fasi dell'epidemia, risulta secondo gli autori consistente anche in termini di un confronto con quanto rilevato in occasione dell'epidemia di SARS nel 2003, che risultava nettamente più letale in presenza di aria inquinata.
*PM 2.5
La classificazione PM 2.5 identifica le particelle di materiale particolato aerodisperso con un diametro inferiore o uguale ai 2.5 micrometri (µm). Rispetto alle particelle di dimensioni maggiori, sono in grado di penetrare l'apparato respiratorio umano in maggiore profondità.