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Il Venezuela, fin dal 1914 quando iniziò l'estrazione industriale del petrolio, ha vissuto grazie ai proventi delle esportazioni all'estero di questo prodotto. Più del 90% dell'economia del paese dipende dalle vendite della PDVSA, la compagnia nazionale di estrazione petrolifera che agli inizi degli anni 2000 produceva più di 3 milioni di barili all'anno, contro gli attuali 800'000.
La crisi economica, l'iperinflazione e la corruzione dilagante hanno obbligato milioni di venezuelani ad abbandonare il proprio paese. Secondo l'UNCHR, sono più di 5 milioni le persone che dal 2015 ad oggi hanno abbandonato il Venezuela, delle quali quasi due milioni verso la vicina Colombia. Malnutrizione, denutrizione e malattie mal curate o non diagnosticate sono i problemi più comuni riscontrati tra i migranti che entrano in Colombia attraverso la città frontaliera di Cucuta.
I governi dei due Paesi rifiutano per motivi politici di aprire un dialogo serio sulla gestione della crisi migratoria. Durante la pandemia per il Covid-19, migliaia di venezuelani si sono ritrovati per strada, cercando di far ritorno nel loro paese a piedi. Nel frattempo, persi molti degli introiti del petrolio, il governo di Nicolás Maduro prepara un piano faraonico per l'estrazione mineraria dell'Arco Minerario dell'Orinoco, una zona amazzonica particolarmente ricca di diamanti, oro, ferro e altri minerali. Un piano che riporterà vigore alle casse dello Stato, ma dal quale si prevede la distruzione del 12% del territorio amazzonico venezuelano.
Samuel Bregolin
- Radiogiornale delle 12.30 del 09.02.2021: il servizio di Manjula Bhatia