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Contro il razzismo si può fare di più
La Svizzera all'esame del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite
La Svizzera può migliorare in fatto di lotta al razzismo e alla discriminazione razziale. È l'opinione espressa venerdì mattina da diversi Paesi durante l'audizione della delegazione elvetica davanti al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite. L'ambasciatore svizzero Jürg Lauber ha parlato di "malintesi", ma anche la segretaria di Stato Livia Leu, pur sottolineando che il diritto penale offre una sufficiente protezione, ha ammesso che c'è ancora spazio per miglioramenti in particolare nell'accesso alla giustizia.
Come ogni quattro anni circa, la delegazione svizzera è stata ascoltata per diverse ore davanti al Consiglio, affrontando critiche e raccomandazioni. Molti hanno accolto con favore i progressi compiuti negli ultimi anni a livello di diritti umani in Svizzera, senza tuttavia esimersi dal formulare critiche e richieste. Dicendosi "preoccupata" per la discriminazione delle minoranze, la Cina ha chiesto modifiche legislative e amministrative. Pechino ha spesso messo in guardia la Svizzera da rappresaglie per le sue critiche alla situazione nello Xinjiang. La Russia ha espresso invece timori per la situazione dei suoi cittadini dall'inizio del conflitto in Ucraina. Ma Pechino e Mosca non sono state le sole a sollevare preoccupazioni per la situazione in Svizzera.
- SEIDISERA del 27.01.23 - L'intervista a Livia Leu realizzata da Lucia Mottini
Diversi Paesi hanno auspicato un piano d'azione nazionale contro la discriminazione razziale, come richiesto dalle ONG, o un meccanismo indipendente per raccogliere le denunce contro la profilazione razziale da parte della polizia. Berna nel 2021 era stata fortemente criticata da diversi membri del Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulle persone di origine africana, che avevano denunciato l'esistenza di un "razzismo sistemico". Anticipando queste critiche, Livia Leu ha dichiarato che "la Svizzera si impegna risolutamente per l'uguaglianza" con la nuova politica lanciata nel 2021 e il piano d'azione che l'accompagna.
Come spesso accade nelle audizioni che riguardano la Svizzera davanti agli organismi delle Nazioni Unite, sono state espresse preoccupazioni anche per la situazione dei richiedenti asilo, dei detenuti e delle persone con disabilità. La Confederazione non intende infine rispondere favorevolmente alla richiesta di ratificare la Convenzione internazionale sui lavoratori migranti. Ma un funzionario della Segreteria di Stato per la Migrazione (SEM) ha fatto capire che saranno difficili progressi significativi su questo tema, giacché Berna non intende rispondere favorevolmente a questa richiesta.