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Lodi alla Svizzera da parte dell'FMI
Il Fondo monetario internazionale (FMI) dà buoni voti alla Svizzera: la politica monetaria e finanziaria è vigile e ben adattata alle condizioni del momento, mentre la crescita - pur rallentando - dovrebbe fissarsi ad un livello sostenibile per il paese, pari al 2,0 e 2,5 per cento.
Pur dando una valutazione positiva sulla Svizzera, l'FMI invita a portare avanti con più decisione le riforme strutturali in settori come le telecomunicazioni, l'energia elettrica o l'agricoltura.
Tra i compiti dell'FMI vi è anche la sorveglianza della situazione economica e finanziaria degli stati membri. Per procedere all'esame annuale della Svizzera, una delegazione dell'FMI ha incontrato negli ultimi dieci giorni rappresentanti dell'amministrazione federale, della Banca nazionale e dell'economia privata.
Lunedì sono state presentate a Berna le principali conclusioni. Con una crescita del 3,5 per cento l'anno scorso, la Svizzera ha superato le aspettative, ha spiegato Robert Corker, capo della delegazione FMI. Vi è ora da attendersi un rallentamento: il pericolo maggiore sarebbe un atterraggio duro dell'economia USA, che avrebbe conseguenze anche sulla congiuntura elvetica.
Secondo l'FMI le buone prospettive non devono rallentare le riforme strutturali: il processo deve continuare per assicurare buone prospettive di crescita a lungo termine. «In questo campo c'è ancora lavoro da fare», ha detto Corker. Grazie alla buona congiuntura, il momento è favorevole per aprire maggiormente i mercati.
La Swisscom dovrebbe sottoporre a concorrenza l'ultimo miglio della sua rete telefonica, la liberalizzazione nel settore dell'elettricità va accelerata, la legge sui cartelli deve essere resa più incisiva: chi la viola va multato. Le riforme avviate nel settore agricolo sono sì lodevoli, ma rappresentano solo primi passi.
Positivo viene considerato il fatto che nonostante l'esplosione del prezzo del petrolio l'inflazione è stata tenuta sotto controllo. Alla fine del 1999 e nel primo semestre del 2000 la Banca nazionale ha agito con lungimiranza e ha azionato per tempo le leve della sua politica monetaria.
Miglioramenti - sempre secondo l'FMI - sono necessari nella comunicazione delle decisioni monetarie. Georg Rich, capo economista presso la BNS, ha preso atto della critica, assicurando che l'istituto prevede maggiore trasparenza per il futuro.
Anche la politica finanziaria dello stato ha ricevuto buoni voti. Il forte avanzo realizzato nel 2000 grazie all'aumento degli introiti fiscali e al periodo di alta congiuntura deve essere impiegato, secondo il Fondo monetario, per ridurre il debito. Secondo gli specialisti dell'FMI l'eccedenza è un fenomeno temporaneo, non deve quindi essere utilizzata per ridurre le imposte o per prevedere nuove uscite: ciò non farebbe che stimolare ulteriormente la già robusta congiuntura.
Il Fondo monetario raccomanda però di avviare una riflessione di fondo sull'intero sistema fiscale: andrebbe rivisto soprattutto il rapporto tra imposte dirette e indirette, ha detto Corker. Anche perché i margini di politica fiscale si faranno sempre più limitati con l'invecchiamento della società: un fenomeno che farà sentire i suoi effetti non prima del 2010, ma è comunque già avviato.
swissinfo e agenzie
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