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Il leader del Cremlino Vladimir Putin è partito oggi per Pechino, facendo tappa nella città siberiana di Cità, per partecipare domani alla parata militare con cui la Cina ricorderà il 70/mo della vittoria alleata contro il nazismo.
Una visita di due giorni per rafforzare, anche sul piano mediatico, l'alleanza con Pechino dopo le sanzioni occidentali per la crisi ucraina ma che cade sullo sfondo di una crisi economica che colpisce, anche se in modo diverso, entrambi i Paesi.
Lo conferma anche il calo dell'interscambio nei primi sei mesi del 2015, scesi a 88 miliardi di dollari con una contrazione del 28,7%: l'obiettivo dichiarato di portarlo a 200 miliardi di dollari entro il 2020 appare sempre più difficile.
In ogni caso Putin sbarcherà a Pechino con un'ampia delegazione, che comprende i ministri degli esteri, dell'energia, della difesa, due vicepremier, dirigenti delle maggiori società energetiche, banchieri e oligarchi come l'amico Ghennadi Timchenko.
Il suo consigliere diplomatico, Iuri Ushakov, ha annunciato che sarà firmata una trentina di accordi ma ha fornito dettagli solo di uno: un memorandum tra Gazprom e la società petrolifera statale cinese per le forniture di gas tramite il far east. Putin ha in programma anche vari bilaterali: con il premier e il presidente cinese, nonché con i presidenti di Venezuela, Laos e Repubblica ceca.
SDA-ATS