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L'"America First" di Trump spiegata da Steven Mnuchin. Il segretario al Tesoro americano, con toni più morbidi e conciliatori, illustra la politica economica americana e lancia il messaggio: una sostenuta crescita degli Stati Uniti è positiva per l'economia globale.
Sul fronte degli scambi commerciali la parola chiave è "reciprocità" e non protezionismo.
In una conversazione con Christine Lagarde, la direttrice generale del Fondo monetario internazionale (Fmi), Mnuchin cerca di rassicurare e spazzare via i timori di ministri delle finanze, governatori e analisti sull'amministrazione Trump.
Timori legati all'imposizione di dazi e che potrebbero tradursi in una decisa frenata della crescita globale, alla quale potrebbero essere sottratti fino a 2 punti percentuali di pil. Ma anche timori su potenziali conflitti, con un occhio rivolto soprattutto alla Corea del Nord.
Mnuchin non entra nel merito della politica estera, limitandosi a definire le sanzioni come uno "strumento nella lotta al terrorismo". Sugli scambi commerciali, e sul rischio protezionismo, il segretario americano spiega che "l'agenda di Trump spinge per un commercio libero e giusto".
"Gli Stati Uniti hanno pochi dazi. I nostri mercati sono aperti e ci deve essere reciprocità, nel senso di apertura allo stesso modo", mette in evidenza Mnuchin. "Il commercio non è libero e giusto se il nostro mercato è aperto e quello di un partner è caratterizzato da dazi elevati o barriere alle importazioni non tariffarie. Serve reciprocità", aggiunge.
Poi si rivolge alla Lagarde invitando il Fondo, di cui gli Stati Uniti sono il maggiore azionista e l'unico con diritto di veto, ad assumere a rafforzare la supervisione sulle politiche economiche, soprattutto sui tassi di cambio e sugli squilibri commerciali.
"Il commercio fa bene alla crescita ma deve essere bilanciato e appropriato, così crea vantaggi competitivi - spiega Mnuchin -. Ad esempio uno dei ruoli che voi del Fmi avete qui è fare in modo che il sistema valutario sia giustamente allineato così come il sistema dei capitali''.
Il messaggio che Mnuchin lancia alla Lagarde è chiaro: se gli Stati Uniti girano, l'economia globale gira, quindi quello che fa bene agli Usa fa bene al mondo. "Siamo ben posizionati per la crescita, riteniamo di poter raggiungere un +3%", dice Mnuchin. "Le nostre priorità per spingere la crescita sono la riforma delle tasse, semplificando l'attuale normativa a vantaggio della classe media, e un allentamento delle norme che sono troppe e si sovrappongono una all'altra".
Le rassicurazioni americane non stemperano però le polemiche sul Fmi che ha "scaricato" la parola "protezionismo" dal comunicato finale dell'Imfc, il suo braccio esecutivo, in quello che è visto come un cedimento alle pressioni americane.
SDA-ATS