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Nel (vano) tentativo di formarmi una qualche opinione sulla
attuale crisi finanziaria1, mi sono imbattuto in questa citazione:
Però c’è un germe di verità nella critica alla deregolamentazione. Sebbene non sia un esperto in materia, mi dicono che una delle fonti dei problemi attuali sia stata il rilassamento, durante l’amministrazione Clinton, delle regole sui prestiti a cui era soggetta Fanny Mae. Questo ha permesso di prestare soldi a persone meno qualificate di prima, che offrivano meno garanzie. Questo a sua volta ha aumentato la quantità di affari fatti da Fanny Mae; ha soddisfatto la domanda politica di aumentare il numero di persone che possiedono una casa; ed ha aiutato a condurre al disastro attuale.
Vale la pena di trarre una morale. A mio avviso la situazione ideale, nel mercato immobiliare e per molte altre cose, sarebbe un mercato interamente libero in cui il governo non giocasse alcun ruolo. Ma una volta che il governo interviene, avere meno regolamentazione non è necessariamente meglio che averne di più.
Se Friedman non è un esperto in materia, io lo sono ancora meno: diciamo che di economia ne capisco quanto Platone ne capiva di fisica quantistica2; mi limito, pertanto, a una semplice e ingenua considerazione, da aggiungere a quella di qualche giorno fa.
Il liberismo è una idea pericolosa, e va maneggiata con cura. È quello che, se ho capito bene, afferma Friedman quanto ammette che, in determinate condizioni (che sono poi le condizioni nelle quali ci troviamo), avere meno regole può essere meglio che averne di più.
Possiamo pensare alla deregolamentazione come a un farmaco, ossia un veleno che, se assunto nelle giuste dosi, può far guarire, ma se assunto nelle dosi sbagliate, può anche portare alla morte. E temo che qualcuno abbia sbagliato le dosi.