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È arrivato il giudizio finale sulla disputa tra la SEC e la ICO di Kin
A settembre dello scorso anno Kik annunciò la chiusura a causa dell’imposizione della SEC di trasformare il suo token in una security per continuare ad operare.
La SEC ci mise 18 mesi ad arrivare a questa conclusione, e dopo altri sedici mesi è arrivata la sentenza definitiva.
Infatti un tribunale distrettuale federale ha emesso una sentenza in merito alla denuncia della SEC del 4 giugno 2019 contro Kik, accogliendo la mozione della SEC, e ritenendo che ci fossero fatti evidenti che dimostrassero che i token Kin fossero a tutti gli effetti dei contratti di investimento.
Kik pertanto ha violato le leggi federali sulle offerte non registrate di security, ed in particolare le disposizioni in materia di registrazione delle sezioni 5a e 5c del Securities Act del 1933.
La sentenza impone anche a Kik una penale di 5 milioni di dollari, e l’obbligo di fornire per i prossimi tre anni eventuali avvisi alla SEC nel caso di ulteriori emissioni, offerte, vendite e trasferimenti di asset digitali.
Il capo della Cyber Unit della SEC Enforcement Division, Kristina Littman, ha dichiarato:
“Gli emittenti che cercano di utilizzare i mercati pubblici per capitalizzare le loro attività non possono eludere i requisiti di registrazione delle leggi federali sui titoli. La decisione della corte ha riconosciuto che Kik era impegnato in un’unica offerta illegale di security”.
La ICO di Kin e la battaglia contro la SEC
Quando la SEC intimò a Kik di trasformare il suo token in una security, il CEO Ted Livingston dichiarò che preferivano chiudere non perché non fossero pronti ad affrontare la causa, ma perché temeva che la SEC avrebbe usato tattiche subdole per cercare di metterli in difficoltà.
Disse:
“Anche se siamo pronti ad affrontare la SEC in tribunale, abbiamo sottovalutato le tattiche che avrebbero usato. Il modo in cui avrebbero preso le nostre citazioni fuori contesto per manipolare il pubblico in modo da farci apparire come soggetti disonesti. Come avrebbero fatto pressione sugli exchange per non listare Kin. E come avrebbero ricorso ad un processo lungo e costoso per prosciugare le nostre risorse”.
La sentenza definitiva rivela come Livingston fosse decisamente fuori strada.
Il token Kin nel corso del tempo ha praticamente perso tutto il suo valore. Esordì sui mercati crypto a settembre del 2017 a 0,1 millesimi di dollaro, per poi schizzare ad oltre 1,4 millesimi in piena bolla speculativa, a gennaio 2018.
Da allora iniziò un lento declino, che lo riportò prima a 0,1 millesimi ad aprile del medesimo anno, e poi a 0,02 millesimi a marzo dell’anno seguente.
Ora vale poco più di 0,01 millesimi di dollaro.