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BERNA - Ci sono elementi sufficienti per procedere contro la persona che nel gennaio 2017 avrebbe lanciato degli oggetti pirotecnici contro il consolato turco di Zurigo. È quanto ritiene la Camera dei ricorsi penali del Tribunale penale di Bellinzona che ha annullato una decisione di sospensione dell'inchiesta penale.
Nel gennaio 2017, la polizia aveva isolato tracce di DNA sul luogo del misfatto, riconducibili a un'attivista di sinistra, il cui profilo genetico era già stato registrato in precedenza.
Poiché la donna si era rifiutata di rispondere alle domande e in assenza di altri elementi, la Procura federale aveva sospeso l'indagine. La Turchia aveva reagito inoltrando ricorso e vincendolo.
In una sentenza pubblicata oggi con la data dell'11 settembre, la Camera dei ricorsi penali intravvede nella vicenda un caso simile accaduto nel 2002, quando ad essere preso di mira da fuochi pirotecnici fu il consolato generale spagnolo. All'epoca, la stessa attivista di sinistra era stata condannata, sempre sulla base di tracce genetiche lasciate sul posto.
Visto questo secondo caso, stando alla Camera dei ricorsi penali il Ministero pubblico non può semplicemente sospendere l'inchiesta, rimanendo a braccia conserte. Tale atteggiamento contraddice il principio di celerità: insomma, l'inchiesta deve andare avanti e concludersi con un'archiviazione, un'accusa o un decreto penale.