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Quando c’è inflazione serve più moneta per acquistare la stessa quantità di prodotto.
In questi ultimi mesi è tornato d’attualità un tema pressoché dimenticato da decenni: l’inflazione. Di cosa si tratta? Sui libri di testo economici alla voce inflazione troviamo: «misura percentuale del rialzo dei prezzi di beni e servizi osservata su base temporale». Ma anche: «misura della perdita percentuale del potere di acquisto della moneta osservata su base temporale». Questa doppia definizione è utile per comprendere la duplice natura dell’inflazione: fenomeno monetario e legato all’economia reale. La moneta è il bene attraverso il quale vengono scambiati tutti i beni e servizi, quindi l’inflazione è un fenomeno monetario: quando c’è inflazione serve più moneta per acquistare la stessa quantità di prodotto. Allo stesso tempo l’inflazione è il risultato di un processo legato all’economia reale: vi è una domanda crescente di un bene (o di un servizio) a parità di offerta, oppure vi è una diminuzione dell’offerta a parità di domanda. Cerchiamo di capire questi meccanismi calandoli nella realtà. Durante la pandemia si sono verificati due fenomeni a livello globale: il crollo della domanda e la contrazione dell’offerta. Entrambi causati dalle restrizioni agli spostamenti delle persone. Una volta superata la fase più critica, domanda ed offerta globale non hanno però seguito lo stesso cammino. La prima - la domanda dei consumatori di beni e servizi - ha recuperato velocemente i livelli ante pandemia grazie alla forza dell’economia cinese e alla forte ripresa americana, mentre la seconda - l’offerta degli stessi beni e servizi - ha continuato a subire dei ritardi, delle strozzature - dei veri e propri colli di bottiglia - determinate dalle difficoltà di ripristino delle catene di fornitura (bottlenecks). La conseguenza? I prezzi delle principali materie prime (agricole, energia e metalli industriali) hanno subito aumenti a doppia (in alcuni casi tripla) cifra percentuale, insieme ai noli marittimi (i costi di trasporto via nave del materiale). Ciò ha prodotto una crescita degli elementi alla base dell’attività delle aziende: i prezzi alla produzione. Le aziende in un primo tempo hanno assorbito tale processo internamente, con una diminuzione generale dei loro margini economici. Il trascorrere dei mesi, ed il perdurare degli aumenti, ha reso però impellente il trasferimento di tali incrementi di prezzo verso il consumatore finale. Il fenomeno inflativo è particolarmente acceso negli Stati Uniti, dove l’aumento dei prezzi ha raggiunto nel mese di giugno il 5.4% su base annuale. Anche escludendo i beni energetici ed alimentari (i cui prezzi oscillano con un cambiamento continuo), il dato inflativo è stato del 4.5% (core inflation). Per entrambi si tratta di rilevazioni decisamente elevate (la prima è la maggiore dal 2008; la seconda addirittura dal 1991!) che rappresentano una preoccupazione per i cittadini americani, che stanno subendo la shrinkflation. Di cosa si tratta? E’ un espediente attraverso il quale un numero sempre maggiore di aziende trasferisce l’aumento dei prezzi al consumatore finale. Si tratta di mantenere il prezzo identico, ma di diminuire la quantità del bene venduto. La confezione rimane uguale, ma il suo contenuto – in termini di prodotti – è inferiore. Così il numero degli strappi del rotolo di carta da cucina diminuisce, così come il peso delle patatine contenute nel sacchetto. Il consumatore non si accorge che di fatto sta acquistando allo stesso prezzo una quantità inferiore di prodotto: è una modalità astuta per occultare l’inflazione. Certo, la Svizzera non è gli Stati Uniti. Nel Paese elvetico la rilevazione più recente (giugno 2021) ha identificato un’inflazione allo 0.6% su base annua, ben lontana dai picchi d’oltre Oceano. Ma, dato che l’origine del fenomeno inflativo è globale, i suoi effetti nei prossimi mesi potrebbero farsi sentire anche nel cuore dell’Europa (l’inflazione in Germania è al 2.3% - giugno 2021). E in un certo senso ciò sta già colpendo anche i cittadini svizzeri. Come? Lo scopriremo presto, sempre su questa rubrica. Nel frattempo, quando fate la spesa, mi raccomando: attenzione alla shrinkflation!
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