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La Corale Santa Cecilia
I pionieri
Nella chiesa parrocchiale di Airolo il canto popolare dei fedeli non doveva essere dei migliori. Lo fece notare senza mezzi termini il vescovo Peri-Morosini ai parroci Müller e Brentini dopo la sua visita all'inizio di agosto del 1908 in cui li ammoniva riguardo "all'andamento parrocchiale e la sconvenienza delle funzioni per mancanza di decoro, anche per il canto".
Fu a seguito di questo giudizio sconveniente che nel 1909 sorse la Corale Santa Cecilia, composta per lo più da giovani ragazze che "col consenso dei loro genitori, intendono istruirsi nella musica e prestare il loro concorso per la riuscita del canto in Chiesa" (cit.1).
Lo scopo che la nuova società si prefiggeva era di "dare alle funzioni parrocchiali lustro e decoro mediante un canto veramente liturgico e ben eseguito" (cit.2).La direzione del coro fu affidata a Suor Giovannina Conza che, dall'autunno 1908, era diventata direttrice dell'asilo infantile (a tale scopo si affittava un locale in casa Camponovo).
A lei spettavano i compiti di scegliere i canti, previa intesa con il parroco anziano, di fare la prova delle voci, di assegnare a ciascuno la propria parte, di combinare l’orario per le prove e arruolare le candidate per la Corale.
Quale organista fu scelto Giuseppe Zanetti (1888 - 1980), originario di Poschiavo, che giunse alla scuola tedesca di Airolo nel 1909 quando fu nominato dalla direzione delle FFS maestro di lingua italiana e tedesca.
Un buon numero di giovani aderì alla nuova società. Per essere ammessi erano richieste anche doti morali e l'adempimento dei doveri religiosi. L'articolo 19 dello statuto raccomandava alle coraline di usare "tra loro carità e rispetto vicendevole evitando soprattutto le derisioni e lo scherno, come pure le simpatie personali, che sono la distruzione di ogni società"(cit.3).
Il battesimo ufficiale si tenne nel giorno di Pasqua del 1909. Durante il primo anno la Corale dovette cantare nella cappella laterale dedicata alla Madonna, in seguito si trasferì in cantoria.
Del primo anno di attività una socia scrisse che "dopo varie peripezie - buone riuscite ed insuccessi - l'anno trascorse" (cit.4). Si ricordano anche l'armonia e l'unione che regnavano in Corale, favorite dalla suora che, alla fine di ogni prova, offriva alle giovinette caramelle (i canimei) e una bibita calda.
La maestra poteva "servirsi di coloro che si intendono di musica, onde aver aiuto nel ricopiar le singole parti"(cit.5).
Il tempo delle fotocopiatrici era ancora lontano ! Ma quanto ben scritti erano i quaderni delle coraline, specialmente quelli opera di Clementina Eusebio e Alfonsina Vigliano, esempi di certosina precisione.
Anna Forni
Con il mese di giugno del 1917 la signorina maestra Anna Forni iniziava la sua pluridecennale attività con la Corale Santa Cecilia. Nacque il 28 gennaio 1897 e conseguì, in soli tre anni (invece di quattro) il diploma di pianoforte al Conservatorio di Basilea sotto la direzione del professor Hans Huber. Nel 1916 è incaricata di insegnare il canto nelle scuole di Airolo mentre nel 1917 è nominata organista nella chiesa parrocchiale di Airolo e direttrice della Corale. Fu una maestra che dedicò tutta la sua vita all'educazione musicale: era di un'umanità squisita, che accattivava la simpatia delle coraline e riusciva ad infondere loro l'amore verso il canto corale.
A tre voci femminili si cantavano brani liturgici, messe cantate, messe da morto, pezzi d'opera, canti popolari; dunque un repertorio molto vasto ed impegnativo.
Il 20 agosto 1922, nel Salone Olimpia, si tenne un concerto vocale-istrumentale, offerto dalle signorine Forni in concorso con la Corale Santa Cecilia a favore del progettato impianto di riscaldamento elettrico nella chiesa parrocchiale. Costo dell'entrata : platea 1 franco, loggione 80 centesimi. Il 18 dicembre 1927 si inaugurarono i restauri della chiesa parrocchiale. Per l'occasione, la sera prima, con una temperatura di 19 gradi sotto zero, la Corale cantò l'Ecce Sacerdos Magnus in onore di monsignor vescovo Bacciarini.
Il giorno dopo "sono giunti molti sacerdoti della Valle e fra i concerti dell'organo poderoso, magistralmente suonato dal professor Galliera del conservatorio di Milano e fra i canti classici della S. Cecilia, sotto l'espertissima direzione della maestra Forni, si svolge il rito grandioso" (cit.6).
Dal Giornale del Popolo apprendiamo che "ognuno tende l'orecchio quando le due corali locali (Santa Cecilia e Corale del Gottardo), dirette con valentia dalla Sig.na A. Forni, si accingono ad eseguire dei pezzi scelti (...). È dovere confessare che la Signorina Forni sa trarre dalle due Corali degli effetti sorprendenti: e ben giustamente si merita l'elogio che il prof. Galliera ha fatto : - La vostra Maestra è un'artista." (cit.7).
Alla corale sono spesso indirizzate parole di riconoscenza e si sottolinea la necessità della Corale per condecorare le funzioni solenni. Pare poi che molti turisti presenti ad Airolo d'estate ammirassero la Corale e l'esecuzione artistica del canto.
I numerosi impegni scolastici e le non sempre ottime condizioni di salute impedivano talvolta alla maestra Forni di suonare l'organo e dirigere la Corale. Fra coloro che sempre si prestarono per supplirla ci piace ricordare il già citato Giuseppe Zanetti e Romano Boscolo.
La Corale rischia di scomparire
Nel 1937 monsignor Angelo Jelmini, con un decreto, ribadiva "l'assoluta proibizione di ammettere nelle loro Chiese cori misti e cori di sole donne". Il decreto del vescovo non aveva trovato consenziente il parroco Gianini, il quale, con una telefonata a monsignor Jelmini, aveva ottenuto il permesso che la Corale poteva cantare ancora qualche festa, ma che poi avrebbe dovuto cessare l'attività rispettando il decreto sopraccitato. Il vescovo affermava inoltre che sarebbe stato energico e risoluto nel reprimere gli abusi. Proponeva, in alternativa, alla corale femminile, di provare a formare un coro di ragazzi. Il consiglio parrocchiale, riunito il 24 maggio 1937, con voto unanime decide di scrivere al vescovo "le ragioni vagliate e ponderate che dimostrano come, ad Airolo, la corale femminile non possa essere sostituita. Con ciò non si vuol fare atto di ribellione al vescovo (...)". Da questa lettera si traggono importanti notizie sulla Corale di quel tempo.
"Sono una quarantina di giovani, escluse le sposate, che da quasi trent'anni prestano un servizio decoroso e diligente, senza mai dare nessun motivo di lamento (...). La corale ha un'ora di istruzione settimanale : ha un repertorio di venti Messe in canto figurato e alcune messe gregoriane, e circa duecento mottetti ed inni per le varie occasioni (...)."
Le motivazioni recapitate al vescovo partono dalla convinzione che ad Airolo il popolo "non ha nè voce nèvolontà di cantare. Neppure le reclute airolesi cantano, "mentre bastano tre Mendrisiotti per fare un concerto (...)". Ci si chiede poi se cantare nei banchi o essere associate a una Corale significa "mutar forse il sesso?". In merito alla costituzione di una corale maschile si sottolinea "la scarsità di elementi adatti" e si precisa che "nelle scuole i tre quarti dei ragazzi sono dispensati dal canto". Don Gianini temeva di andare contro il voto "unanime e prudente" del consiglio parrocchiale e alle simpatie della popolazione, perchè si sarebbe creata una situazione disastrosa e lui sarebbe stato la vittima. "A meno che V.E. abbia qualche bel posto, dopo quasi 14 anni che mi trovo qui a godere gli otto mesi d’inverno!..." (cit.8).
Non abbiamo la risposta del vescovo: dev'essere comunque stata positiva, visto che la Corale Santa Cecilia continuà la sua attività e la continua tutt'ora.
Per i 40 anni del sodalizio don Gianini elogia le coraline per "l'opera disinteressata, che si impongono sacrifici e rinuncie per condecorare le funzioni religiose e rendere l'estremo omaggio di affetto e di preghiera ai nostri Morti" e la maestra che "nulla ha tralasciato perchè in questi lunghi anni la Corale avesse a realizzare miglioramenti sia dal lato tecnico che artistico".
Più avanti il parroco constatava che "le Socie della Corale sono diminuite. Alcune sono morte, altre si sono dovute ritirare per malattia, molte sono passate a matrimonio, e prestano l'opera loro soltanto quando gli impegni della famiglia lo permettono. Abbiamo bisogno di nuove Socie (...)" (cit.9).
Quale incoraggiamento e premio per le nuove venute, già nell'autunno del 1943 don Gianini aveva organizzato una passeggiata al Santuario di Caravaggio. Nel 1949 ci fu la visita della Madonna Pellegrina che, anche ad Airolo, fu accolta trionfalmente. La Corale continuò la sua opera sotto la direzione della maestra Anna Forni fino al mese di ottobre del 1962, quando dovette lasciare Airolo per recarsi a Caracas, in Venezuela, ad assistere nella malattia sua sorella Fina.
Molti anni di transizione
La partenza della maestra Anna Forni rappresentò, di fatto, la rottura di un legame che durava da 45 anni: l'armonia e l'affiatamento fra le coraline, ma specialmente la completa assimilazione del metodo d'insegnamento, il rispetto e la quasi devozione verso la maestra - che se li era guadagnati con impegno, dedizione encomiabile e dispiego di di energie incalcolabile - non potevano essere facilmente cancellati.
Provvisoriamente alla direzione della Corale fu chiamato l'organista Giuliano Giulini che sin dal 1949 prestava il suo servizio accompagnando il canto del popolo la seconda e la quarta domenica del mese. Nell'autunno del 1964 la maestra Forni rientrò ad Airolo, ma le sue condizioni di salute non le permettevano di continuare gli impegni con la Corale.
Nel 1968, con l'arrivo di don Klaus Janner, si costituì un piccolo coro di giovani delle scuole elementari e delle scuole maggiori diretto dal nuovo vicario.
Il tentativo durò quattro anni e venne riproposto, con poco successo nel 1975 e nel 1976. In tutti questi anni Suor Maria Pacis Sargenti (fungeva da solista durante le messe), Gemma Lombardi, Lina Gut e Roberto Carpani si assunsero l'impegno di portare un minimo di decoro alle celebrazioni eucaristiche.
La rinascita
Nel 1981, su iniziativa di alcune socie, dell'organista Giulini e con la fattiva collaborazione del nuovo parroco don Pierino Cavalleri, la Corale riprendeva l'attività. Così si esprimeva il nuovo parroco : "Anch'io condivido il sentimento di rammarico per l'estinzione di un organismo che mantiene la sua importanza liturgica e mi auguro di vederlo ricostituirsi e consolidarsi velocemente con l'adesione di numerosi appassionati del canto (...). Invito non solo le donne a farne parte, ma anche gli uomini, i giovani e i ragazzi che amano la musica: non sottovalutate le vostre capacità: come si impara a camminare, così si impara anche a cantare" (cit.10). Le coraline che vissero gli ultimi anni nella Corale diretta da Anna Forni aderirono entusiasticamente alla rinascita: il ricordo di quegli anni anni era ancora lì, nitido e la speranza di rivivere un'esperienza così intensa le accomunava nel dire il loro sì alla nuova Santa Cecilia. Più difficile fu reperire gli uomini: all'inizio ci si accontentò di unire tenori e bassi in una sola voce, poi con l'arrivo di un paio di rinforzi, ci fu la definitiva separazione. Le abili mani dell'organista Giulini suonavano il maestoso organo e dirigevano le quattro voci del coro polifonico. Fu una rinascita riuscita e la Corale migliorava di esibizione in esibizione meritando numerosi elogi. Anche i vacanzieri degli anni ottanta che trascorrevano i fine settimana ad Airolo apprezzavano il lavoro, l'impegno e le artistiche esibizioni della rinata Corale Santa Cecilia.
Già il 19 settembre 1982, assieme alle altre corali liturgiche della Leventina, i coralini della Santa Cecilia si recarono ad Andermatt per celebrare la festa del digiuno federale. La messa fu teletrasmessa dalla televisione Svizzera romanda. Un bella foto ritrae i partecipanti leventinesi davanti al monumento dell'aviatore, 1. ten Guex, caduto in servizio della Patria nei pressi dell'Ospizio San Gottardo nel 1928.
Il 16 maggio 1986 la Corale si recò nella chiesa dei Santi Pietro e Paolo a Biasca per festeggiare il cinquantesimo di sacerdozio di don Lino Stabarini. Durante la celebrazione della messa la Corale si distinse per l'esecuzione curata di canti di una certa difficoltà, tant'è vero che il festeggiato, alla fine, richiese il bis per il canto "Offerimus" eseguito all'offertorio.
Nello stesso anno cantò in onore di Monsignor Eugenio Corecco, nominato vescovo da Papa Giovanni Paolo II.
Nella primavera del 1987 Raimondo Peduzzi di Faido prese il timone della Corale coadiuvato, all'organo, da Annamaria Sensibile.
Il 24 maggio la Corale era presente a Morbio in occasione del convegno delle corali liturgiche. Durante la messa del mattino, celebrata da Monsignor Eugenio Corecco, fu cantata la messa di don Felice Rainoldi "Verrà all'altare di Dio". Per la rassegna del pomeriggio la Corale cantò l'Ave verum di Mozart.
Airolo partecipò a diverse edizioni del convegno delle corali liturgiche perchè l'occasione costituiva un'opportunità per arricchire il repertorio, migliorare la qualità dell'esecuzione, consolidare lo spirito di servizio e gioia che anima tutti coloro che cantano le lodi al Signore.
Il 14 maggio 1988, su invito di don Dante, parroco di Cevio, nell'ambito della festa per il 250.o anniversario della traslazione di San Giuliano martire, la Corale ebbe l'onore di dare il suo primo concerto; il programma prevedeva due parti distinte per un totale di dodici brani.
Nel 1990 ci fu il gemellaggio con la corale Concordia di Giubiasco.
Non mancarono le gite sociali che, abbinando momenti culturali ad altri più religiosi e a quelli ricreativi, permisero di rinsaldare l'amicizia e l'armonia fra i componenti della Corale. Le destinazioni raggiunte furono Mantova, Firenze, l'Alsazia e Assisi.
Livio Berti è stato maestro dall'aprile 1998 fino alla sua morte, avvenuta nel luglio 2012. Gli è subentrato il maestro Claudio Pontiggia di Rovio.
Con il nuovo millennio l'erosione dell'effettivo della Corale continuò, non impedendo comunque al gruppo di sempre onorare egregiamente gli impegni durante le principali celebrazioni liturgiche.
Dal 2004, durante la notte di Natale, un coro di voci bianche esegue alcuni brani prima dello scoccare della mezzanotte e, in seguito, collabora con la Corale nell'esecuzione del programma. Il loro contributo è molto apprezzato perchè permette di creare un'atmosfera quasi surreale e far entrare tutti i fedeli nello spirito autentico di Natale.
Da qualche anno è pure diventata una consuetudine ricordare i defunti della Corale durante una messa che si svolge nelle frazioni di Airolo o in valle Bedretto. È un momento sempre molto intenso che fa passare, come una pellicola di un film, decine di fotogrammi con care persone che, dopo aver dato tanto alla Corale, hanno raggiunto il coro degli angeli in cielo.
100 anni
A causa dell'esiguo numero di cantori e del prossimo pensionamento, non obbligato e neanche auspicato!, degli "over 80" la Corale non potrà avere ancora una lunga vita. Per questo ci permettiamo di lanciare un pressante grido d'aiuto affinchè donne e uomini di buona volontà e amanti del canto liturgico (non professionisti...) vengano a rimpolpare le fila del coro. L'impegno che ogni coralina/o offre alla Corale è quantificabile in circa 35 partecipazioni fra prove ed esecuzioni: non è un impegno oneroso anche perchè si concentra in soli sette mesi (da dopo Carnevale al Corpus Domini, da settembre alla notte di Natale). Le prove si tengono al martedì e durano al massimo un'ora e mezza, dalle 8.15 ca. alle 9.30 - 9.45.
Che Santa Cecilia vi doni la forza per intraprendere questo stupendo servizio a Dio.
Bibliografia
1- Regolamento della Corale Santa Cecilia in Airolo, articolo 1.
2- idem, articolo 2.
3- idem, articolo 19.
4- Bollettino Parrocchiale del 18 dicembre 1927, pag. 37.
5- op. cit. 1 , articolo 6.
6- Bollettino Parrocchiale del gennaio 1928, pag. 6.
7- idem, pag. 10.
8- Lettera di don Emilio Gianini del 25 maggio 1937.
9- Bollettino Parrocchiale Ottobre - Novembre 1948, pag. 3.
10- Lettera di don Pierino Cavalleri del 30 settembre 1981.