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<h2>SubmittedText<h2><p>L'ottimo rapporto della Commissione della gestione del Consiglio nazionale in merito all'"aiuto all'Europa dell'Est" rileva a pagina 23 (testo italiano) che fino al 31 ottobre 1994, per il secondo credito di programma, 52 ditte della Svizzera tedesca (80 percento) e della Svizzera romanda (20 percento) hanno venduto ai paesi dell'Est, nel quadro dell'aiuto finanziario deciso dall'UFEE, merci per un valore pari a 160 milioni di franchi. La ditta meglio "piazzata", fra le altre concorrenti, ha staccato, da sola, circa il 19 percento della totalità dei crediti UFEE concessi. Di fronte al 100 percento di comande suddiviso tra la Svizzera di lingua tedesca e la Svizzera di lingua francese, mi pongo la domanda: e la Svizzera di lingua italiana (il Ticino in particolare) che parte svolge?</p><p>La Commissione della gestione sottolinea d'altra parte, al punto 10.2 del rapporto, "Realtà della politica finanziaria" (p. 26 della versione in italiano), che i mezzi a disposizione non sono sufficienti.</p><p>Visto quanto precede, si chiede al lodevole Consiglio federale:</p><p>1. di provvedere ad assicurare un equilibrio sostanzioso nel riparto delle "comande", o meglio, commesse nelle tre regioni svizzere (di lingua tedesca, di lingua francese e di lingua italiana) per i paesi dell'Est europeo;</p><p>2. di aumentare e meglio coordinare le funzioni dell'UFEE e dell'UCEOC, unitamente ai mezzi finanziari a loro disposizione;</p><p>3. di provvedere alla creazione di un'autorità di sorveglianza per l'attuazione dei giusti riparti delle commesse.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il quesito posto dall'autore della mozione va esaminato nel contesto generale degli acquisti e dei mandati della Confederazione in tutte le regioni del Paese. Secondo le statistiche, la ripartizione regionale degli acquisti e dei mandati non è equilibrata e determinate regioni periferiche (p. es. il canton Giura e la Svizzera italiana) ne sono quasi escluse.</p><p>L'aiuto svizzero all'Europa dell'est si avvale in particolare dei due strumenti "cooperazione tecnica" e "aiuto finanziario". Del primo è competente la "Divisione cooperazione con l'Europa dell'est e la CSI" (DCE) della Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) in seno al DFAE; del secondo si occupa il "Servizio misure economiche per l'Europa centrale e orientale" dell'Ufficio federale dell'economia esterna (UFEE) in seno al DFEP. Entrambi gli strumenti sono concepiti per rispondere anzitutto alle esigenze dei paesi in transizione. Quanto all'assegnazione di commesse all'economia - sia che si tratti di forniture di merci o di servizi -, questi strumenti presentano tuttavia particolarità proprie. Mentre ai nostri partner nell'Europa dell'Est e nella CSI la cooperazione tecnica è fondamentalmente priva di vincoli, ciò non avviene nel caso dell'aiuto finanziario. Qui di regola - anche se non esclusivamente - le forniture di merci e i servizi sono legati a ditte commissionarie elvetiche. La Svizzera segue in questo modo la prassi di altri paesi donatori.</p><p>Il Consiglio federale veglia costantemente affinché il più importante criterio d'appalto sia la finalità dell'aiuto e venga osservato il principio della competitività dei beni e dei servizi che devono essere procurati in Svizzera. Nel suo rapporto, la Commissione della gestione del Consiglio nazionale ha d'altronde confermato la correttezza delle procedure seguite nell'impiego dei mezzi finanziari da parte di tutte le unità dell'amministrazione federale. Le commesse assegnate alle ditte sono dunque il risultato sia dei progetti prioritari fissati sul posto assieme ai nostri partner sia del concorsi di appalto, che di regola sono pubblici e si svolgono in Svizzera.</p><p>Il Consiglio federale è consapevole che l'aiuto all'Europa dell'Est in sé non costituisce uno strumento della politica regionale, ritiene però auspicabile che ai concorsi partecipi una pluralità di ditte delle diverse regioni e non ci si concentri su un numero limitato di esse. Un adattamento o addirittura una subordinazione dell'aiuto svizzero alle potenzialità d'esportazione di una determinata regione non è né pensabile né attuabile. Ciò comporterebbe una neutralizzazione del principio di concorrenza e non rispetterebbe i criteri dell'aiuto all'Europa dell'Est approvati dal Parlamento. Inoltre, una ripartizione delle commesse pubbliche secondo criteri regionali contravverrebbe anche allo spirito dell'accordo dell'OMC sugli acquisti pubblici, ratificato dal Consiglio federale nel dicembre 1995. Il Parlamento e il Consiglio federale hanno creato altri strumenti per la correzione di squilibri regionali (decreto Bonny).</p><p>Pur se notevolmente sottorappresentate, le ditte ticinesi non sono state del tutto ignorate nell'avvenuta assegnazione di commesse. Non è inoltre escluso che per effetto di forniture a grandi ditte nazionali siano affluiti indirettamente mezzi all'economia ticinese. L'UFEE ha ad esempio concesso, nel marzo e nell'ottobre 1995, due garanzie di credito per commesse d'esportazione in Croazia e in Bielorussia (del valore di circa 1,6 milioni di franchi) che dovrebbero permettere a ditte ticinesi di esportare i propri prodotti. Un contratto (0,3 milioni di franchi) è in fase di attuazione, l'altro (1,3 milioni di franchi) non ha finora potuto essere concluso. Per due missioni in Bielorussia, l'UFEE si è pure avvalso (per circa 0,3 milioni di franchi) delle prestazioni di consulenti ticinesi, che lavoravano assieme a ditte della Svizzera tedesca. Anche nell'ambito della cooperazione tecnica, singoli piccoli incarichi sono andati a ditte domiciliate in Ticino. Dall'esperienza fatta finora, la risposta dalla Svizzera italiana ai concorsi (per merci e servizi) è stata alquanto modesta. Il 26 gennaio 1996 si è pertanto svolto a Lugano un seminario, organizzato dalla Società svizzera degli ingegneri e degli architetti (SIA) assieme alla DSC e all'UFEE, per informare dettagliatamente le ditte ticinesi interessate circa le possibilità e le modalità dell'assegnazione di commesse all'estero della Confederazione.</p><p>In merito alle richieste dell'autore della mozione, va rilevato quanto segue:</p><p>1. Le ordinazioni dagli stati dell'Europa orientale, finanziate dall'aiuto svizzero, avvengono fondamentalmente seguendo i principi della concorrenza, della trasparenza, dell'impiego economico dei mezzi e dell'uguale trattamento degli offerenti. La legge federale sugli acquisti pubblici, entrata in vigore il 1 gennaio 1996, e la relativa ordinanza d'esecuzione devono guidare l'osservanza di questi criteri. Le condizioni risultano così uguali per tutti i produttori in Svizzera ed è escluso che una regione venga privilegiata. Il Consiglio federale ha incaricato l'UFEE e la DSC di trovare mezzi e modi per migliorare, tramite le associazioni economiche del canton Ticino, l'informazione alle ditte interessate circa le possibilità di forniture all'Europa orientale nel quadro dell'aiuto svizzero all'Europa dell'Est.</p><p>2. Nel rapporto del 21 novembre 1995 sull'aiuto all'Europa dell'Est, citato dall'autore della mozione, la Commissione della gestione ha rilevato che potrebbero essere rafforzati la cooperazione e il coordinamento tra la Divisione per la cooperazione con l'Europa dell'Est e la CSI (DCE)/DSC e l'UFEE. Relativi provvedimenti sono già stati adottati. Nell'ambito del resoconto alla Commissione della gestione, il Consiglio federale entrerà approfonditamente in materia su questo aspetto. Un aumento significativo dell'aiuto, chiesto dall'autore della mozione, non può nell'ottica del Consiglio federale essere preso in considerazione al momento attuale, a causa delle difficoltà finanziarie della Confederazione.</p><p>3. La legge federale sugli acquisti pubblici ha introdotto - se applicabile - con gli articoli 26sgg. un efficace meccanismo di controllo sotto forma di rimedi giuridici. Nei casi regolati dalla legge viene pertanto creata la possibilità di rivolgersi a una commissione di ricorso indipendente. La ripartizione delle commesse tra le regioni deve quindi avvenire mediante concorso e garantendo a ogni concorrente uguali opportunità. La creazione di un ulteriore organo di controllo non è né necessaria né opportuna tenuto conto dell'alta vigilanza parlamentare sull'attività dell'amministrazione, e con ciò anche sull'impiego dei mezzi destinati alla cooperazione con l'Europa dell'Est, del resoconto annuo al Consiglio federale e al Parlamento, chiesto nel decreto federale del 24 marzo 1995, nonché della commissione di ricorso indipendente creata nel quadro della citata legge. Il Consiglio federale condivide l'opinione secondo cui è importante che agli appalti concorrano offerenti non appartenenti alle tradizionali cerchie di fornitori e che questi si sottopongano alla concorrenza. Una distribuzione più equilibrata delle commesse è realizzabile solo mediante un'informazione migliorata e una costante partecipazione ai concorsi.</p>