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La ministra degli esteri elvetica continua a difendere l'idea di inviare soldati svizzeri nel golfo di Aden, per difendere la navi battenti bandiera rossocrociata contro i pirati che imperversano al largo della Somalia. In un'intervista pubblicata sabato dai quotidiani romandi "La Tribune de Genève" e "24 Heures", Micheline Calmy-Rey considera insoddisfacente la proposta di contribuire solo finanziariamente alle missioni dell'Unione europea.
"Una volta erano gli svizzeri ad essere pagati per servire negli eserciti stranieri, ha ricordato la consigliera federale. "Ora mi vergognerei se la Svizzera pagasse soldati stranieri per difendere le proprie navi". Dal momento che la Confederazione dispone a sua volta di truppe di élite, "sarebbe perlomeno strano constatare che questi soldati non siano in grado di prender parte ad un'operazione militare alla quale partecipano i militi dei paesi vicini", ha sottolineato Micheline-Calmy-Rey. A suo avviso, se si vuole il miglior esercito del mondo (come auspicato dal nuovo ministro della difesa Ueli Maurer, ndr.), bisogna essere in grado di difendere gli interessi della Svizzera "anche all'estero".
Mercoledì, il Consiglio federale aveva chiesto ulteriori delucidazioni prima di decidere in merito all'invio di truppe a protezione della flotta mercantile. In alternativa il governo sta esaminando la possibilità di contribuire finanziariamente all'operazione "Atalante" dell'Unione Europea contro i pirati somali. Calmy-Rey è cosciente che per la Svizzera "non è una pratica abituale mandare soldati all'estero" e ammette che "occorrono ancora chiarimenti".