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Le dimissioni sono giunte a conclusione di una convulsa giornata culminata nell'incontro tra lo stesso Jebali e il presidente della Repubblica Marozuki, al quale il premier ha esposto le sue motivazioni, dicendo che aveva annunciato che, in caso di fallimento del suo tentativo di governo tecnico, avrebbe lasciato l'incarico.
Con una dichiarazione destinata a tenere banco, Jamadi Jebali ha annunciato che non si candiderà alle prossime elezioni, ma che resterà in politica. Annuncio da interpretare, viste le fortissime frizioni che lo hanno diviso dal suo partito, Ennahda, di cui è segretario generale, che di fatto ha creato le condizioni per il fallimento del suo tentativo.
Intanto è già partito il toto-premier. Potrebbe essere Ali Laarayedh, potente ministro dell'Interno ed esponente di primissimo piano di Ennahda, a ricevere dal presidente della Repubblica tunisina, Moncef Marzouki l'incarico di formare il nuovo governo, posto che tale incombenza ricada su qualcuno espressione del partito di maggioranza relativa.
È questa la voce raccolta in ambienti del partito, insieme a quella che vorrebbe, in alternativa, il ministro della Giustizia, Noureddine Bhiri. Sia Laarayedh che Bhiri, peraltro, sono da tempo nel mirino delle opposizioni, che ne chiedono la sostituzione con "laici" ritenendo la gestione dei due dicasteri assolutamente deficitaria.