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di Niccolò Salvioni *
L’Ordinanza svizzera sul mantenimento della neutralità del 14 aprile 1939 prevedeva che era vietato “preparare, intraprendere, sostenere, o favorire come che sia, dal territorio della Svizzera atti ostili contro un belligerante”.
A Davos, su suolo svizzero, in questi giorni il premier ucraino Vladimir Zelensky ha chiesto, da parte della finanza e dei leader politici mondiali ivi riuniti, carri armati e missili. Dal canto suo, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha promesso sempre maggiori finanziamenti e forniture di armi critiche all’Ucraina quale belligerante, mentre il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg ha chiesto la consegna di equipaggiamenti militari a un belligerante poiché “le armi sono la via per la pace”.
L’altro belligerante, la Russia, era bandita da Davos ed assente al forum, sebbene il tema dell’anno dell’evento fosse “Impegnati a migliorare lo stato del mondo”. Ma, evidentemente, nel forum mondiale privato che si tiene in Svizzera, la Russia non ha più diritto di parola. Il Consiglio federale, invece, era presente quasi in corpore.
Pochi giorni prima la Confederazione, tramite il suo presidente, il consigliere federale Ignazio Cassis, nel discorso di apertura della quale membro non permanente del Consiglio di sicurezza ONU, ha denunciato la violazione della carta delle Nazioni Unite da parte della Russia, attualmente belligerante, spiegandole cosa sia lo “Stato di diritto”.
Se la partecipazione al Consiglio di sicurezza, come sostenuto dai suoi fautori, non era un ostacolo alla neutralità elvetica, non poteva esserci un momento storico - e un discorso di apertura - peggiori per la neutralità del paese, poiché schierato a favore di un belligerante. Nel preambolo all’Ordinanza del 1939, il Consiglio federale aveva deciso che “la Svizzera si farà onore di agevolare, come già fece nel corso delle ultime guerre, l’attività imparziale delle opere umanitarie che possono lenire le sofferenze cagionate dal conflitto”. Dove è finita l‘attività umanitaria imparziale della Svizzera?
Tale riflessione si basava sulla premessa che la Confederazione svizzera manterrà e difenderà con tutti i mezzi di cui dispone, l’inviolabilità del suo territorio e la neutralità dei trattati del 1815 e gli impegni che li completano hanno riconosciute corrispondere ai veri interessi della Europa intera. La bivalenza dei trattati di Vienna e di Parigi del 1815, ratificati anche dalla Russia quale grande potenza d’Europa, è rimasta inalterata. La guerra, anche nel XXI secolo, si palesa ancora con le storiche, tradizionali, tristi e tragiche dinamiche di conquista di sovranità territoriale su popolazioni tra due o più parti, anche conquistando e attraversando con rapidità spazi strategici.
La Svizzera, come lo era nel 1815, oggi è ancora di più un crocevia geostrategico importante, anche e sempre dal profilo militare. Diventando neutrale internamente ed essendo stata neutralizzata esternamente unitamente ai Cantoni dalle Grandi potenze firmatarie dei trattati del 1815 la Svizzera è stata “disattivata” quale territorio di passaggio per eserciti, ed è stata così resa garante della pace in Europa. Garanzia a sua volta assunta dagli impegni delle grandi potenze neutralizzanti d’Europa. Tra le quali la Russia stessa, oggi belligerante, oltre che membro permanente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (con diritto di veto) e superpotenza nucleare. Gli impegni assunti nel 1815 oggi vengono ignorati non solo dal Consiglio federale, dai suoi storici e dal Parlamento federale, ma anche della Commissione europea.
La Svizzera, atipicamente, oggi si trova sostanzialmente allineata con una parte belligerante, con una cordata, anche militare, guidata da alcuni tra i suoi principali partner di esportazione commerciale. Sulla base della Legge svizzera sugli embarghi, dopo le risoluzioni delle Nazioni Unite, curiosamente è la vicinanza commerciale che giustifica il congelamento dei beni di un belligerante che non fa parte dell’Unione europea, a differenza dell’altro che è invece sostenuto da quest’ultima. Dunque, il principio politico svizzero di diritto pubblico internazionale della neutralità, nella formula attuale, viene oppresso dal potere economico della finanza. La necessità di rispetto dello “Stato di diritto” per la Svizzera non è che l’alibi per schierarsi a favore del proprio partner commerciale principale del momento.
Dopo la ricostruzione dell’Ucraina discussa a Lugano, l’evoluzione al riarmo dell’Ucraina anche discusso a Davos lo dimostra. Altri tempi. Altri consiglieri federali. Altro parlamento federale. Altra Europa. Altra neutralità. Stiamo assistendo purtroppo ad un inizio di “indebolimento” del tradizionale multilateralismo e internazionalismo elvetico. Ad un ripensamento dell’universalismo, nella tradizionalmente piccola, multiculturale, multilingue e multireligiosa Svizzera liberale.
La neutralità politica, per la Svizzera, non ha solo una funzione di politica internazionale, ma serve anche per garantire la stabilità interna del paese di fronte alle periodicamente risorte tendenze centrifughe di taluni Cantoni. Cosa significherà questo sembiante inizio di cambiamento di paradigma per la neutralità Svizzera, solo la storia lo saprà dire. Va considerato che entrambe le ordinanze sulla neutralità, analoghe sia per la II che per la I Guerra mondiale nel loro richiamo ai trattati del 1815 e relativi impegni, sono state promulgate contemporaneamente alle rispettive mobilitazioni generali dell‘esercito svizzero.
Ad oggi il conflitto in essere non ha - ancora - reso necessaria tale misura da parte del Consiglio federale. Forse è l’apparente lontananza nello spazio delle attuali ostilità e nel tempo dei trattati post-napoleonici del 1815, che impediscono a parte del Consiglio Federale, del Parlamento federale e alla signora von der Leyen di considerare l’immutata importanza geostrategica svizzera cristallizzata di tali trattati, mai denunciati, per la stabilità politica e la sicurezza di tutto il continente europeo, comportandosi come se non esistessero e dimenticando così la storia, non solo quella Svizzera, ma anche quella europea.
Mentre su suolo svizzero sempre più leader politici stranieri esprimono proclami e condanne di principio a favore di un solo belligerante, avulsi dalle tradizioni svizzere, facendo sempre più adepti anche tra partiti storici e i media di stato locali, così la Neutralità perpetua elvetica quale collaudato meccanismo imparziale per mediare la Pace tra i popoli e per favorire l‘applicazione imparziale del diritto internazionale umanitario di guerra tra belligeranti, di cui la Svizzera è depositaria a Ginevra, sfortunatamente, viene sempre meno rispettata. La tragedia dell’attuale stato della neutralità svizzera viene aggravata dal fatto che, a parte rare voci discordanti libere, non allineate - che contano nulla - purtroppo non sembra intravvedersi all‘orizzonte, neppure in Svizzera, un leader politico attivo capace di raddrizzare la rotta, né a Zurigo, né a Ginevra, né a Berna.
* Municipale PLR di Locarno