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Finisce sotto la lente dell'Unione Europea il matrimonio tra le Borse di Londra e Francoforte.
La Commissione ha infatti aperto "un'indagine approfondita" per valutare se la futura fusione tra la Deutsche Boerse (DB) e il London Stock Exchange Group (LSE), società che controlla anche il listino di Milano, ridurrebbe la concorrenza visto che porterebbe alla nascita del più grande operatore di Borsa nel Vecchio Continente.
"I mercati finanziari svolgono una funzione essenziale per l'economia Ue. Dobbiamo assicurarci che i partecipanti continuino ad avere accesso alle infrastrutture in modo competitivo", ha spiegato la commissaria alla concorrenza Margrethe Vestager.
Bruxelles teme che la combinazione delle controparti eliminerebbe la concorrenza in molte aree, inclusi bond e derivati, e porterebbe alla concentrazione anche delle clearing house e dei servizi di compensazione.
Inoltre, la Commissione teme che la fusione possa portare ad una situazione di quasi-monopolio nei futures e opzioni su azioni basati su strumenti sottostanti italiani (securities), dove le parti sono di fatto gli unici concorrenti. Timori ci sono poi anche sulle operazioni di riacquisto e sugli scambi azionari tedeschi.
La transazione è stata notificata alla Commissione il 24 agosto scorso e ora l'Antitrust Ue ha 90 giorni lavorativi, cioè fino al 13 febbraio 2017, per prendere una decisione.
Intanto dalla Germania il settimanale tedesco Die Zeit scrive che "alti funzionari" a Berlino, Bruxelles e Francoforte starebbero lavorando ad "un piano di salvataggio" per Deutsche Bank, che dovrebbe "entrare in azione" qualora la più grande banca tedesca "avesse bisogno di capitale aggiuntivo per ricomporre le sue numerose dispute legali", e in particolare se il ministero della Giustizia americano dovesse "mostrarsi inflessibile" sulla multa da 14 miliardi di dollari per la vicenda dei mutui subprime.
"Il governo continua a sperare che la banca ce la faccia senza sostegno", aggiunge il settimanale tedesco, ma "in estremo caso di bisogno, lo Stato parteciperebbe direttamente" al capitale della Banca, spiega la Zeit, parlando di una quota del 25%.
Berlino però si è affrettata a smentire l'esistenza di un piano per salvare Deutsche Bank. "Questa notizia è falsa. Il governo non prepara piani di salvataggio", ha affermato il ministero delle finanze tedesco.
E sulla vicenda Deutsche Bank è stato interpellato anche il presidente della Banca centrale europea (Bce), Mario Draghi, a margine del suo intervento al Bundestag a Berlino, che ha però glissato sull'argomento. "Mi spiace ma non commento su singole istituzioni bancarie", ha detto.
SDA-ATS