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“Penso che annuncerò la nomina venerdì o sabato, in segno di rispetto, dopo le esequie della giudice Ginsburg”. Intervenendo alla trasmissione “Fox and Friends”, il Presidente Trump ha confermato l’intenzione di nominare celermente chi rimpiazzerà alla Corte Suprema Ruth Bader Ginsburg scomparsa venerdì all’età di 87 anni. Trump ha addirittura messo in dubbio la veridicità delle ultime volontà della giudice che aveva espresso il suo “più forte desiderio di non essere rimpiazzata finché non ci sarebbe stato un nuovo presidente”.
Tentazioni e promesse elettorali
Dopo gli annunci del leader repubblicano al Senato e i suoi tweet di sabato, Donald Trump ribadisce la volontà di nominare un nuovo giudice alla massima istanza giudiziaria prima delle Elezioni presidenziali del 3 novembre. È dai tempi di Ronald Reagan che un inquilino della Casa Bianca non nomina tre dei nove togati alla Corte. Trump potrebbe farlo in un solo mandato, mantenendo fede a una delle sue promesse elettorali del 2016: rafforzare la presenza conservatrice alla Corte Suprema. Sabato in North Carolina, i suoi supporter scandivano il coro “Fill that seat” (“Riempi quel posto”) come quattro anni fa urlavano “Build that wall” (“Costruisci quel muro”).
Il precedente del 2016
La tentazione per il Presidente e i repubblicani è quella di cambiare gli equilibri (da un rapporto di 5-4 a 6 conservatori a 3 progressisti) per generazioni. Dimenticando che nel 2016, i repubblicani pretesero e ottennero che la successione del giudice conservatore Antonin Scalia avvenisse dopo il voto. All’epoca il giudice nominato da Barack Obama – Merrick Garland - rimase in stand by per 10 mesi per poi essere sostituito da Neil Gorsuch, il primo dei due giudici alla Corte Suprema voluto da Trump.
Le favorite alla successione
Nel corso del fine settimana sono iniziate a circolare i nomi dei possibili sostituti di Ruth Bader Ginsburg. Sembra prevalere l'ipotesi che per rimpiazzare la defunta icona del progressismo e delle lotte di genere, Trump opti per una giudice donna. Le favorite sembrano essere due, la 48enne Amy Coney Barrett docente a Notre Dame in Indiana, e Barbara Lagoa, 53 anni, prima giudice d’origina ispanica alla Corte Suprema della Florida (tra gli stati chiave in ottica elettorale). Il nome della Barrett ha immediatamente suscitato la reazione democratica e dei movimenti femministi, poiché il suo essere cattolica e anti-abortista– ha tuonato da New York la deputata Alexandria Ocasio Cortez – metterebbe in pericolo i diritti conquistati negli ultimi 50 anni.
La partita scacchi del 3.11
I Democratici cercano di mobilitare l'opinione pubblica sull'importanza della successione alla Corte Suprema, anche se il loro margine di azione è ridotto. Nel novembre 2013, proprio loro sotto la Presidenza Obama, modificarono la Legge che prevedeva che per la ratifica di un giudice era necessaria la maggioranza qualificata del Senato. Ora è sufficiente la maggioranza assoluta e potendo contare su 53 dei 100 senatori, i Repubblicani si stanno contando. Le Senatrici di Alaska e Maine si sono dette contrarie a una nomina prima delle elezioni e pure l'eventuale appoggio a una prova di forza da parte di Mitt Romney (l'unico a votare l’impeachment) o del Senatore dell’Arizona sono in dubbio. La strada indicata da Trump e dal leader in Senato Mitch McConnell pare controversa e lacereante per il Paese e ognuno dei Senatori deve altresì valutare l’eventuale contraccolpo elettorale visto che in vista del 3 novembre anche la maggioranza repubblicana nella camera alta è a rischio. E una mobilitazione democratica al voto di novembre è quello che nessuno di loro vuole.