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Il piano, approvato dal Gran Consiglio nello scorso maggio, designa "i paesaggi da preservare" e permette "il cambiamento di destinazione di circa 11 mila rustici situati fuori dalle zone edificabili". Il Cantone è autorizzato a prevedere tali mutamenti, a patto però - si legge in una nota dell'ARE - che "gli edifici e il paesaggio siano degni di protezione e che il Piano di utilizzazione contempli misure vincolanti atte a proteggerli".
L'ARE scrive nel suo comunicato che "il Piano di utilizzazione cantonale necessita di alcuni adattamenti". Bisognerà perciò "trovare soluzioni" - e l'Ufficio è pronto a collaborare con le autorità ticinesi - che "consentano di attuare il piano in conformità con la legislazione federale".
In particolare si tratterà di "verificare che le zone del PUC-PEIP in cui si trovano le infrastrutture, le zone edificabili e gli edifici abitativi di costruzione relativamente recente siano effettivamente ancora degne di protezione". Ma si tratterà anche di "garantire che i paesaggi contemplati nel PUC-PEIP non vengano deturpati da costruzioni e impianti, trasformazioni del terreno e dall'espansione dei boschi".
L'ARE afferma che il suo ricorso al Tribunale amministrativo "va inteso come un contributo volto a eliminare le lacune del Piano di utilizzazione affinché, entro breve, possano essere rilasciate le prime autorizzazioni per un cambiamento di destinazione dei rustici".