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Menopausa, malattie cardiovascolari e terapia ormonale sostitutiva
La terapia ormonale sostitutiva (TOS) riduce le malattie degenerative dei vasi sanguigni del cuore nelle donne in menopausa.
Uno studio danese, pubblicato sul numero del British Medical Journal del 9 ottobre 2012, ci segnala che la terapia sostitutiva ormonale se iniziata tra i 45 - 58 anni, permette di dimezzare il rischio cardiovascolare (riduzione del 52%). Lo stesso studio mostra pure che la (TOS) non aumenta la probabilità di tumore alla mammella. Questi dati sono incoraggianti e permettono di portare giustizia alla terapia sostitutiva ormonale.
Ma che cosa dice esattamente lo studio?
Nella ricerca sono state coinvolte 1006 donne, che sono state seguite per ben 16 anni. La metà di loro è stata trattata con terapia ormonale, l’altra metà ha seguito invece l’invecchiamento naturale. Ecco cosa ci dicelo studio:
33 donne del gruppo di controllo (senza terapia ormonale) hanno avuto infarti, angine o insufficienze cardiache fatali, contro le 16 del gruppo trattato con TOS (OR= 0.48, P=0.015).
17, nel gruppo di controllo (senza terapia ormonale), sono state colpite da un tumore al seno, mentre 10 nel gruppo trattato (OR=0.58, P=0.17).
Questo studio significa che eventi cardiovascolari avversi vengono dimezzati, senza aumento di cancro al seno, né di altre neoplasie. Anche l’American Society for Reproductive Medicine ci segnala che questi dati dovrebbero rassicurare i milioni di donne che necessitano d’una terapia ormonale sostitutiva per curare i sintomi menopausali.
Il numero di persone studiate non è considerevole come nel WHI (vedi sotto), ma un follow-up di 16 anni è davvero molto, lungo, incoraggiante e rassicurante.
I pregiudizi sulla terapia sono molti, gonfiati in maniera spaventosa ed indecente dai media (che pur di vendere, vendono informazioni incomplete coscienti del fatto che più l'indice d'ascolto è grande e più si guadagna), dopo la pubblicazione, nel 2002, dell'esito parziale di uno studio in corso chiamato Women’s Health Initiative (WHI), che evidenziava un incremento dello 0,08% (8/10.000 donne) dei tumori alla mammella dopo 5 anni di terapia combinata con estrogeni e progesterone. Se solo avessero atteso l'esito finale dello studio non avrebbero generato tanta paura tra le donne e divulgato l'idea che gli ormoni sono i nemici delle donne. Il male é stato fatto e questo ha generato credenze, e le credenze sono indistruttibili. Così ogni donna ha la sua credenza, ma sulle credenze non si costruisce nulla. Infatti lo stesso studio evidenziava che la TOS dava una riduzione dello 0,07% di tumori al seno (meno 7/10.000), nelle donne isterectomizzate, cioè senza utero e trattate esclusivamente con estrogeni.
Il WHI del 2002 comprendeva un campione di bene 27’000 donne (poi pubbblicato sulla prestigiosa rivista JAMA) ed includeva nel suo studio donne molto più avanti con l’età (una media di 63 anni), a menopausa avverata e da tempo, che soffrivano di patologie dovute al fisiologico invecchiamento ed in particolare all’assenza di una copertura ormonale. Ma i risultati conclusivi e non parziali evidenziavano un dato molto chiaro: la terapia sostitutiva ormonale affinché possa avere dei sostanziali benefici, in termini di riduzioni dei sintomi e della vulnerabilità cardiovascolare, deve essere assunta o peri menopausa o all’inizio della stessa e questo è in linea con il recente studio danese. Di converso, la stessa terapia potrebbe essere controproducente se la terapia è iniziata tardivamente in donne anziane, dopo anni dalla menopausa. La ricerca danese riprende e conferma in pieno questo concetto. Dunque la terapia sostitutiva ormonale va iniziata subito, purtroppo molte donne preferiscono aspettare per vedere come va (ma come va cosa?) come se la sola sintomatologia fosse il solo criterio per instaurare una terapia. Che lo si dica, anche fra specialisti non vi è unità di dottrina, ma non ci sarà mai.
È comunque molto probabile che il futuro dimostri proprio grazie alla speranza di vita nettamente aumentata nelle donne (oggi si parla di 85 anni) che il corpo della donna necessita di ormoni non solo per la riproduzione, ma anche per tutto il resto, per una armonia con il proprio corpo. Non dimentichiamo che siamo confrontati a problematiche che in passato non abbiamo mai visto in quanto la mortalità materna era considerata come normale prima della menopausa. Dunque la medicina si trova confrontata a nuove tematiche che non ha mai affrontato in passato. A completare il quadro giunge inoltre la grande confusione che sta intorno alla parola natura, naturale. Ognuno di noi gli dà il significato che vuole. Certo abbiamo bisogno di un po’ di magia, di credere in qualcosa di magico, di credere in qualcosa non spiegabile. È giusto e fa parte della vita, purtroppo molti diventano prigionieri da questa credenza.
Ne riparleremo in altri capitoli, ma la terapia ormonale sostitutiva ha ben altri effetti positivi sul corpo della donna. Gli ormoni sono gli amici delle donne, non smetterò mai di sottolinearlo, in quanto la credenza popolare dice esattamente il contrario. Ad esempio la TOS se ben sopportata (purtroppo anche per donne motivate a volte è difficile trovare una soluzione confacente alle proprie necessità), riduce:
- il dolore legato all’artrosi del 36% secondo la ricerca di Framingham
- l’osteoporosi e quindi 34% di fratture in meno del collo del femore secondo la ricerca del WHI
- le micro e macro fratture delle ossa legate all’osteopenia e all’osteoporosi
- il dolore legato alla depressione ossia tutta quella serie di sintomatologie che la donna non sa che appartengono alla depressione. La donna è convinta di avere un dolore in una parte del corpo allora che questo è legato ai disturbi dell’umor
- la qualità del sonno con tutti i suoi effetti correlati, quali l’aumento dello stato infiammatorio generale della vulnerabilità a patologie cardiovascolari, tumorali e neurodegenerative
- la tonicità della cute della vulva ciò che contribuisce ad abbandonare i rapporti sessuali per la secchezza, il dolore che contribuiscono ad annientare il piacere della donna stessa di una stimolazione personale o di una relazione sessuale coitale, le implicazioni che questo porta in seno ad una coppia che sta bene insieme che nella sessualità riusciva a trovare una buona intesa e permetteva loro di sentirsi realizzati come coppia
- la tonicità della cute. Quella del viso spesso sottovalutata, non si tratta solo di bellezza anche se questa importante. Non tanto dal profilo estetico quanto dal profilo d’immagine che, guardandosi allo specchio riesce a dare al proprio cervello. Un aspetto depressivo,"triste non fa che rinforzare quest’immagine e rinforzerà la depressione allora che un aspetto più gioioso permette alla donna di sentirsi meglio nel proprio corpo e nella vita di tutti i giorni, ciò che terrà lontana la depressione
- la tonicità del sistema urinario. Si traduce con un aumento dei disturbi delle vie urinarie, compiute cistiti, con incontinenza. È chiaro disagio che questo provoca presso una persona, che rischia di non più uscire di casa solo per paura di…
- ecetera
Non si tratta di fare l’apoteosi della terapia ormonale sostitutiva, ma si tratta di eradicare un ignoranza così radicalmente diffusa nella popolazione generale, non abbiamo certamente scoperto l’elisir della vita, ma certo è che una terapia ormonale appropriata, iniziata all’età giusta, subito dopo la menopausa o in perimenopausa, associata a stili di vita corretti (e qui bisognerebbe aprire un grande capitolo, ma lo vedremo più tardi), permette alla donna di ritrovare la qualità di vita di prima, con più energia vitale e vede nella menopausa un periodo della sua vita e non come un processo inesorabile verso la fine della vita. La terapia sostitutiva ormonale può allungare la propria aspettativa di salute in sintonia con l’aspettativa della propria vita.
In questi ultimi anni assistiamo a una vera panoplia di prodotti per far fronte ai disagi legati alla menopausa, fra questi moltissimi prodotti naturali di cui molte donne vanno ghiotte. Fra questi sintomi possiamo annoverare la depressione, dolori articolari, dolori ai rapporti sessuali all’entrato in profondità, vampate, insonnia, ipercolesterolemia, ipertensione, osteopenia, osteoporosi… tutti indotti dalla carenza estrogenica menopausale non trattata. Per quanto se ne dica, la terapia sostitutiva ormonale costa meno che trattare le conseguenze della menopausa.
Business is business, e così antidepressivi, antiinfiammatori, analgesici, ipocolesterolemizzanti, lubrificanti, antibiotici, calcio, ipnotici, alendronati ai quali si aggiungono innumerevoli visite mediche, accertamenti radiologici e clinici vanno aggiunti in maniera esponenziale anche i costi di terapie alternative quali agopuntura, fitoterapia, omeopatia,… L’assenza di una terapia ormonale sostitutiva non è esente da problemi sul piano clinico, su quello della qualità della vita sotto tutti i suoi aspetti e ancora meno su quello economico. In un periodo di crisi economica come quello attuale (giugno 2013) forse vale la pena spendere meglio i propri soldi piuttosto che gettarli in prodotti che non hanno mai provato alcuna efficacia.
In definitiva possiamo concludere che lo studio danese conferma i dati della letteratura medica, compreso il famoso studio WHI, sull’età ottimale a partire dalla quale vale la pena iniziare una sostituzione ormonale riducendo al minimo i rischi di tali terapia. L’età ottimale si situa subito dopo la fine dell’età fertile. In altri termini la sostituzione ormonale viene iniziata a partire dal momento dove il ciclo incomincia a diventare irregolare. Se iniziata in queste condizioni, la terapia sostitutiva ormonale ben appropriata porta ad una riduzione del 52% il rischio cardiovascolare. Di fatto una donna dopo un anno di assenza di mestruazioni raggiunge il rischio cardiovascolare di un uomo il che è tutto dire. Questa diminuzione del rischio cardiovascolare non è associata ad un aumento dei tumori.
Si va sempre più verso una terapia ormonale sostitutiva personalizzata che consiste nel trovare la dose più bassa che permette di stare bene ciò permette di migliorare la qualità della vita sotto tutti i suoi profili (personale, sociale, progetti di vita, energia vitale, desiderio sessuale e qualità del rapporto sessuale) riducendo le conseguenze (molte volte drastiche) e quindi le patologie a breve e a lungo termine dall’assenza dell’impregnazione estrogenica nel corpo.
La terapia sostitutiva ormonale deve essere considerata proprio come lo dice il termine stesso sostituire gli ormoni che la donna non produce più. E siccome il corpo di una donna non era fatto per vivere più a lungo è necessario portare delle modifiche affinché alla speranza di vita allungata sia associata anche la qualità stessa della vita.