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In Arabia Saudita va in scena una nuova puntata del duello fratricida tra Perez e Verstappen: il messicano vince, ma l’olandese resta in testa al Mondiale
Al sedicesimo giro Max Verstappen ha inclinato il casco verso sinistra. Con lo sguardo ha seguito Charles Leclerc che imboccava la corsia dei box per il suo cambio gomme. Verstappen ha così visto sfumare il sorpasso su uno dei suoi più antichi rivali, il ragazzino monegasco che lo annoia dai tempi dei kart. Era partito dalla quindicesima posizione, Max, a causa della rottura del semiasse posteriore durante le prove ufficiali del sabato. In gara la sua rimonta è stata lenta ma inevitabile. Troppo forte la sua Red Bull rispetto alle altre macchine sulla griglia, compresa la Ferrari. Leclerc era spacciato, se fosse rimasto in pista non avrebbe potuto far nulla per scongiurare il sorpasso. Verstappen dev’esserci rimasto male, una delle regole non scritte dei piloti è: infliggi una lezione ai tuoi rivali ogni volta che puoi.
Se Verstappen vuole degli avversari non deve guardare troppo lontano. Chi ha davvero la possibilità di contrastare il suo dominio è l’unico pilota che è a bordo della stessa macchina. Sergio Perez ha guidato da campione e ha meritato la vittoria. Fernando Alonso, terzo al traguardo, lo ha fatto tribolare, infilandolo alla prima curva dopo i semafori. Ma il messicano ci ha messo solo quattro giri per riprendersi la testa della corsa, e mentre Verstappen infilava un pilota dietro l’altro, davanti Perez teneva a distanza di sicurezza lo spagnolo della Aston Martin. Alonso è stato poi retrocesso dal terzo al quarto posto dai commissari di gara dopo la fine della corsa, per un’irregolarità nella posizione di partenza in griglia costata quindici secondi.
Quando al venticinquesimo giro Max si è issato in seconda posizione, tra i due piloti Red Bull è cominciata un’altra gara, fatta di giri veloci uno dopo l’altro, di decimi di secondo aggiunti o pelati a ogni passaggio. È stata una lotta tra accelerazioni vertiginose e sbandate, ma anche di tante parole volate tra i due attraverso la radio. Ognuno chiedeva conto del ritmo dell’altro, entrambi hanno lamentato noie meccaniche che poi hanno scelto d’ignorare. Verstappen sentiva un fastidio al retrotreno, qualcosa di simile a ciò che aveva sperimentato al sabato, poco prima della rottura del semiasse. Perez ha sentito il pedale sinistro allungare la corsa e ha temuto per i suoi freni. A entrambi è stato consigliato di rallentare, nessuno dei due ha ascoltato. Anzi, Verstappen all’ultimo respiro, mentre Perez già festeggiava con le braccia alzate, ha messo a segno il giro veloce che dà un punto addizionale. Punto che permette al campione del mondo di mettere il naso davanti nella classifica mondiale. Verstappen e Perez non si amano, almeno non più. L’idillio della prima stagione si è dissolto appena a Perez sono andati stretti i panni del gregario. Si preannuncia una sfida monomarca e fratricida, come quelle tra Lewis Hamilton e Nico Rosberg che hanno caratterizzato gli anni d’oro della Mercedes.
Anonima la prestazione dei piloti della Alfa Romeo. Guanyu Zhou ha chiuso al tredicesimo posto, mentre Valtteri Bottas è scivolato nella diciottesima e ultima piazza. La gara di Zhou è stata rovinata da una safety car improvvida e arrivata dopo il suo pit stop, da lì in avanti il pilota cinese è sparito nelle retrovie della corsa. Bottas non è stato mai in palla per tutto il weekend. Non ha trovato il feeling con la sua monoposto né il ritmo con il circuito cittadino arabo. In gara le ha tentate tutte, ha provato ognuna delle mescole a disposizione, fino ad alzare bandiera bianca a cinque giri dalla fine: «La macchina scivola da tutte le parti», è stato il suo messaggio per gli ingegneri consegnato all’etere. A proposito: c’è un tema trasversale a tutte le scuderie, i team principal non si fiderebbero più dei loro ingegneri. Lo ha detto Toto Wolff della Mercedes due settimane fa, lo ha sottolineato sabato scorso Franz Tost della Alpha Tauri. Chissà cosa ne pensa il Ceo della Sauber Andreas Seidl, visto che i suoi ingegneri gli avevano giurato che l’efficienza aerodinamica delle monoposto rossonere sarebbe migliorata di molto rispetto alla scorsa stagione. La prova del nove, sul primo circuito veloce, è stata fallita, con l’Alfa Romeo che ha fatto segnare velocità di punta in rettilineo tra le più basse.
Anonima anche la prova dei ferraristi. Leclerc ha fatto quanto ha potuto, risalendo dalla dodicesima alla settima posizione finale. Avrebbe potuto guadagnare altre posizioni con la collaborazione di Carlos Sainz, ma il pilota spagnolo non ha voluto dare strada. Come tanti altri, i piloti della Ferrari hanno “pittato” prima della safety car e hanno perso tempo nei confronti di chi è rimasto in pista. Senza le bandiere gialle, causate dal ritiro di Lance Stroll per noie al motore, avrebbero potuto finire la corsa davanti a Hamilton, in quinta posizione, ma poco sarebbe cambiato. Alla Ferrari hanno tanto da lavorare. A Sakhir, quindici giorni fa, non avevano potuto spingere perché avrebbero rovinato le gomme. Qui a Gedda l’asfalto era completamente diverso e non c’erano problemi di usura. Non ci sono più scuse: la macchina è lenta e di circuito in circuito se la batterà con Mercedes per le posizioni di rincalzo dietro a Red Bull e Aston Martin.
Il circo della Formula 1 smonta i tendoni. Ci si ritrova a Melbourne su un altro tracciato cittadino, dove il Mondiale faceva il suo esordio prima che arrivassero i soldi dei principati della penisola araba. Niente fa pensare a qualcosa di diverso da un monologo targato Red Bull. Anche se, come si è visto ieri, con due piloti di personalità persino una lotta in famiglia può regalare tante emozioni.