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Come il Nazionale, anche il Consiglio degli Stati vuole una compensazione totale del rincaro per i pensionati nel 2023. Lunedì, in una sessione straordinaria dedicata al tema ‘potere d’acquisto’, ha approvato due mozioni in questo senso provenienti dai ranghi del Ps e del Centro. Il Consiglio federale era contrario. Idem Plr e Udc.
Paul Rechsteiner (Ps/Sg) e Pirmin Bischof (Centro/So) chiedevano, con mozioni identiche, che le rendite Avs e Ai e le prestazioni complementari (Pc) venissero adeguate in base all’indice nazionale dei prezzi al consumo al più tardi entro l’inizio del 2023. Inoltre, il Consiglio federale dovrà presentare al Parlamento un concetto su come adeguare regolarmente le pensioni in futuro in caso di inflazione superiore al 2%.
Attualmente, la Confederazione determina le rendite Avs secondo il cosiddetto indice misto. Questo si basa per metà sull’inflazione e per metà sull’evoluzione dei salari.
Il Consiglio degli Stati ha adottato le proposte con 24 voti favorevoli, 17 contrari e due astensioni (Bischof) e 24 voti favorevoli, 16 contrari e due astensioni (Rechsteiner). La scorsa settimana, il Nazionale aveva approvato con pochi voti di scarto una mozione del gruppo del Centro che aveva lo stesso intento. Poiché la formulazione delle mozioni non è identica, la Camera del popolo dovrà occuparsi delle mozioni Bischof e Rechsteiner.
L’Unione sindacale svizzera (Uss) intanto si dice "sollevata". La decisione era "più che necessaria e avrà un impatto positivo anche sui beneficiari di rendite Ai, prestazioni complementari e prestazioni transitorie [per disoccupati anziani, ndr]", si legge in una nota. L’organizzazione sindacale attende ora dal Consiglio federale che attui questa misura "senza indugio".
Il Consiglio degli Stati ha invece rinviato la decisione di aumentare del 30% il contributo federale alla riduzione dei premi di cassa malati per il prossimo anno. Due mozioni corrispondenti – di Marina Carobbio (Ps) e Isabelle Chassot (Centro/Fr) – sono state rispedite in commissione per ulteriore esame.
Anche in questo caso, la scorsa settimana il Nazionale aveva adottato di misura una mozione del gruppo Ps con la medesima richiesta. Centro e Ps avevano allora unito le forze per farla approvare. Cosa che non è avvenuta lunedì alla Camera dei cantoni.
Il plenum ha accolto una mozione d’ordine di Charles Juillard (Centro/Ju), intenzionato a capire se una misura del genere sarebbe davvero utile a chi ha bisogno di aiuto. Marina Carobbio si è opposta invano, adducendo l’urgenza della misura. Isabelle Chassot invece s’è detta d’accordo col rinvio in commissione. L’Uss giudica "incomprensibile" una decisione che a suo dire "dimostra una totale mancanza di comprensione della realtà della vita delle persone".
Fra le altre mozioni sul tavolo, il Consiglio degli Stati ha accolto quella con cui Pirmin Bischof chiede al Consiglio federale di adottare un calcolatore online dei prezzi di benzina e diesel. Questo strumento, già in uso in Austria dal 2011, obbligherebbe le stazioni di servizio ad annunciare i loro prezzi in tempo reale allo Stato. L’atto parlamentare passa ora al Nazionale.
Tutte le altre soluzioni per aiutare la popolazione sono state respinte. Marco Chiesa (Udc), ad esempio, invocando un rifiuto "alle rivendicazioni socialiste per più Stato", proponeva di abbassare i prezzi della benzina abolendo l’imposta sugli oli minerali, di dedurre i premi di cassa malati dall’imposta federale diretta, o ancora di sopprimere l’imposizione del valore locativo per i pensionati. Non lo hanno seguito nemmeno tutti i suoi colleghi di partito. La sinistra non ha avuto più successo con l’idea di un’indennità annuale contro il caro energia o di un ‘assegno federale’ per i meno abbienti. Carlo Sommaruga (Ps/Ge) ha invano messo in guardia dal rischio di un aumento della povertà in Svizzera, che colpirà anche la classe media.
«Qualsiasi cosa decidiate oggi porterà a misure di austerità», aveva avvertito il ministro delle Finanze Ueli Maurer (Udc). L’inflazione in Svizzera è solo un terzo di quella dell’eurozona, ha ricordato il ministro dell’Economia Guy Parmelin (Udc). Il Consiglio federale, ha ribadito il vodese, è dell’opinione che al momento misure di sostegno dirette per le economie domestiche e le aziende non si giustifichino. Il Parlamento la pensa diversamente. E ora il Governo dovrà darsi da fare.