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Il Tribunale federale (TF) richiede a Confederazione e cantoni una certa celerità nell'evadere le pratiche di rimpatrio, in caso contrario la persona incarcerata in attesa di rinvio deve essere liberata anche se rappresenta un rischio per la sicurezza. In una sentenza pubblicata oggi, l'Alta Corte ha ordinato la scarcerazione di un magrebino a causa delle lungaggini accumulate nella procedura.
L'Ufficio federale della migrazione (UFM) non era entrato in materia sul caso del richiedente l'asilo, che aveva fornito false informazioni riguardo alla sua nazionalità. L'uomo era stato arrestato lo scorso febbraio e posto in detenzione in attesa del rimpatrio. Un tribunale del canton Berna ha prolungato a più riprese la detenzione.
Il TF ha ordinato ora la scarcerazione immediata perché ritiene che le autorità cantonali e federali non abbiano evaso il caso con sufficiente celerità.
L'interessato ha dovuto attendere oltre un mese in carcere prima del colloquio preliminare in vista del rinvio. Le autorità hanno giustificato il ritardo affermando che era dovuto alla ricerca di un interprete, ma secondo il TF queste motivazioni non sono accettabili visto che l'uomo parla francese. Inoltre il magrebino aveva subito annunciato durante il colloquio che non intendeva tornare di sua spontanea volontà in patria.
La procedura però ha accumulato nuovi ritardi e solo il 22 maggio l'UFM ha contattato la Tunisia per tentare di stabilire la vera nazionalità dell'uomo. Quest'ultimo quindi è rimasto in carcere tre mesi, prima che le autorità avviassero le pratiche necessarie.
Una simile violazione per principio di celerità, secondo il TF impone la scarcerazione dell'interessato anche se quest'ultimo costituisce un rischio per la sicurezza. Nel caso in esame, il nordafricano era stato accusato di spaccio di canapa, un reato che non pregiudica la liberazione.
SDA-ATS