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Progetto: La raccolta di autografi Bodmer
Inizio: Dicembre 2015
Status: In corso
Finanziato da: swissuniversities
Descrizione del progetto: Nel quadro della continua digitalizzazione delle sue collezioni, la Fondazione Martin Bodmer, insieme ad e-codices, mette a disposizione una ulteriore sezione dei suoi fondi, quella degli autografi moderni e contemporanei (XVI-XX secolo). Questa collezione, composta da varie migliaia di pezzi raccolti nel corso di mezzo secolo, contiene insieme manoscritti di opere letterarie o scientifiche complete, degli articoli, delle epistole scritte da uomini di lettere, da scienziati o da politici, con numerosi pezzi prestigiosi e / o inediti. Vi si trovano inoltre molti documenti raccolti all’inizio del XX secolo dal celebre scrittore Stefan Zweig, un grande collezionista di autografi.
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Le Lettres écrites de la montagne costituiscono l'ultima opera di Rousseau pubblicata quando egli era ancora in vita. Per la prima volta, il filosofo interviene direttamente negli affari di Ginevra. Esse contengono, oltre alla proposta costituzionale sugli sviluppi sullo spirito della Riforma, una difesa del Contrat Social. La lettera VII, dalla quale è tratto questo foglio, sostiene il diritto di rappresentazione quando si tratti di correggere gli abusi del Piccolo Consiglio, e consiglia ai Borghesi riuniti nel Consiglio Generale di rifiutare ogni nuova elezione di magistrati se questi si intestardiscono ad oltrepassare i diritti loro attribuiti dalla Costituzione. Queste Lettres furono censurate sia a Ginevra che a Parigi. Il presente documento proviene dalla collezione Ch. Vellay (acquistato da Martin Bodmer nel 1926) e costituisce la minuta di due passaggi delle Lettres, il primo che figura nell'edizione originale (Amsterdam, M. M. Rey, 1764), il secondo nell'edizione delle Œuvres complètes della Bibliothèque de la Pléiade.
Online dal: 22.06.2017
Il testo Mémoire présenté à M. de Mably sur l’éducation de M. son fils costituisce il primo scritto di Rousseau inerente la sua esperienza di educatore. Nel 1740 a Lione egli fu incaricato di un difficile incarico da precettore presso la famiglia del notabile Jean Bonnot de Mably, prevosto generale della polizia militare di Lione. Questo incarico terminò bruscamente già dopo un anno. Gli furono affidati due bambini poco inclini agli studi: François-Paul-Marie Bonnot de Mably, soprannominato M. de Sainte-Marie, di cinque anni e mezzo, e Jean-Antoine Bonnot de Mably, soprannominato M. de Condillac, di quattro anni e mezzo. Il lungo testo del Mémoire, consacrata al primo, mette in rilievo una "commande éducative" e una esperienza di educazione applicata: si presenta come un progetto ed una sintesi, e la sua redazione viene collocata intorno al dicembre del 1740. Il giovane precettore si rivolge a M. de Mably annunciandogli il piano e l'ordine di una educazione per il figlio atta a "formare il cuore, il giudizio e lo spirito". Non si tratta dell'educazione naturale che venne più tardi preconizzata nell'Émile. Rousseau ha veramente consegnato questo Mémoire a M. de Mably? Si sa solamente che egli offrì questo manoscritto col testo Mémoire a Mme Dupin, sua datrice di lavoro nel 1743, e che da quel momento si conservò tra le "carte di Mme Dupin". Fu pubblicato per la prima volta nel 1884 a Parigi da G.de Villeneuve-Guibert ne Le portefeuille de Madame Dupin. Il manoscritto della Fondazione Bodmer è il solo esistente. Un Projet d’éducation molto più breve, di costruzione più chiara e di data sconosciuta, era stato dapprima trovato nelle carte di Rousseau al momento della sua morte (questo manoscritto oggi perduto era stato pubblicato a Ginevra nel 1782). E' molto vicino al Mémoire e sembra essere più tardo (non vi è tuttavia alcuna certezza in quanto all'ordine di successione cronologica dei due testi).
Online dal: 23.06.2016
Questo «paperolle» proviene dal celebre «Codice Gonzaga» (conservato presso la Biblioteca Ariostea di Ferrara) e costituisce un manoscritto di lavoro, per un passaggio aggiunto al grande poema di Tasso, completato l'anno precedente. Dopo aver sottoposto il suo manoscritto originale a molti umanisti e letterari di alto livello, il poeta tenne conto di alcune di queste critiche o consigli, facendo una revisione dei versi nell'estate 1576. Alcune strofe furono profondamente ritoccate, o addirittura completamente riscritte. La strofa 42 fu una delle più rilavorate, a tal punto che il Tasso dovette incollare nel manoscritto questa piccola striscia di carta contenente la versione definitiva del testo. Il testo stesso descrive l'attitudine e i pensieri della principessa mussulmana Armida che si appresta ad arringare il califfo e le sue armate per incitarle a combattere fino alla morte i crociati e a vendicarsi in questo modo dell'eroe cristiano Rinaldo che l'ha abbandonata.
Online dal: 22.06.2017
Autore di numerose comedias de santos, Felix Lope de Vega y Carpio (1562-1635) finì questa Historia de Barlán y Josafat, comedia in tre atti e in versi, nella sua casa "En Madrid a primero de febrero de 1611". Completo, questo manoscritto autografo presenta ancora numerose correzioni e ritocchi dell'autore. Più che di un'autentica leggenda cristiana (allora attribuita a s. Giovanni Damasceno), questa storia di una conversione è soprattutto un racconto cristianizzato. In questo principe, che dapprima abbandona il suo palazzo per scoprire le piaghe del mondo, poi il suo trono per abbracciare una vita meditativa di asceta, si riconosce bene la figura del Budda. L'edificante storia cristiana, peraltro collocata sulle rive del Gange, non è altro che la trasposizione della Via del bodhisattva, testo in sanscrito del II-IV secolo, tradotto ed adattato nel corso dei secoli, dapprima dai manichei, poi dagli arabi, dai georgiani, dai bizantini, prima di toccare infine i popoli del lontano Occidente: l'opera di Lope de Vega si inserì dunque (senza che l'autore ne avesse coscienza), in una delle più impressionanti catene di trasmissione intellettuale della storia.
Online dal: 17.12.2015