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Il signor Hostettler e il fotovoltaico
Un commento all'edizione 2019 del Premio Solare Svizzero
Il 18 ottobre 2019 il 29° Premio Solare Svizzero e il Norman Foster Solar Award sono stati assegnati a edifici, infrastrutture, personalità e istituzioni che promuovono l'energia solare.
Bello o brutto? Il dibattito sul fotovoltaico – arricchimento per gli edifici o imposizione alla Baukultur? – passa al secondo livello. La Solar Agentur Schweiz ha assegnato ancora una volta premi a costruttori e architetti che utilizzano edifici residenziali e commerciali per la produzione di energia. Tuttavia, nessuno ha ricevuto il primo premio: i membri della giuria, tra cui molti architetti e ingegneri, hanno preferito raddoppiare i piazzamenti. Degna di nota è stata la scelta di due case plurifamiliari PlusEnergy a Küsnacht e Weinfelden: entrambe sono edifici in legno che riprendono l'immagine classica del nuovo moderno. Ma l'edizione di quest'anno include anche molti altri progetti riusciti e curati.
Qui è pubblicato l'elenco dei premiati
Nel complesso, le opere dell'annata architettonica insignite di riconoscimenti e diplomi rivelano tendenze precise: il fotovoltaico di solito è confinato sul tetto, con l'edificio che torna così in primo piano; e se la cella in silicio fa da ornamento alla facciata, è utilizzata in modo da non risultare facilmente riconoscibile.
Dobbiamo quindi ancora preoccuparci della bellezza della costruzione solare? In linea di principio, no: persino i parcheggi per biciclette pensati per essere coperti con moduli fotovoltaici nel nostro paese sono progettati da architetti. E tuttavia, le scelte della giuria possono ancora essere considerate discutibili: dell'estetica dell'architettura fotovoltaica si può e si deve discutere. Ma ciò su cui la Solar Agentur ha urgente bisogno di riflettere è: come ci si deve confrontare, in quanto promotori di una nuova tecnologia, con dati e fondamenti scientifici?
Una nota dolente è rappresentata da un saggio poco appariscente nella relazione della giuria. Jonas Hostettler, presentato senza ulteriori precisazioni come "dottore in scienze", parla di «compatibilità ambientale della produzione fotovoltaica» e della lavorazione innocua della materia prima silicio (Si), componente essenziale di ogni pannello solare. La cosa irritante è che nel farlo non fornisce alcuna informazione su quanto influisca realmente sull'ambiente il ciclo di vita di una cellula di silicio monocristallino o amorfo. Nel mondo degli addetti ai lavori e persino dei media è uso invece citare bilanci ecologici in cui la sua catena di produzione è associata ad una potenziale minaccia per l'ambiente.
Ricerche ufficiali condotte in Svizzera per l'Agenzia internazionale dell'energia o per l'Ufficio federale dell'ambiente mettono in guardia, ad esempio, contro le emissioni di sostanze inquinanti e il ricorso a metalli pesanti. E non tacciono nemmeno sul fatto che il riciclo è una questione ecologica ancora in sospeso, o meglio che la produzione di impianti fotovoltaici porta spesso con sé uno strascico problematico: le fabbriche cinesi d'energia solare, che coprono circa due terzi del mercato mondiale, consumano molta elettricità generata da combustibili fossili, cosa che influenza l'impronta ecologica di molti sistemi fotovoltaici installati in Svizzera.
Ma il dilemma può essere risolto, ad esempio a condizione che il passaggio alle risorse energetiche rinnovabili venga rafforzato e raggiunga gli angoli più remoti del mondo. Tuttavia, è l'industria fotovoltaica stessa che deve agire, se vuole contribuire attivamente a risolvere il problema del clima. E qui è necessario uno sforzo aggiuntivo da parte degli utenti. La Solar Agentur Schweiz non potrebbe fare il primo passo e offrire un premio per il progetto più rispettoso dell'ambiente? Solleverebbe così un dibattito sulle prossime sfide tecniche ed ecologiche da affrontare – dibattito senz'altro necessario, così come già quello sull'estetica. Che non è stato vano, e ha prodotto recentemente risultati interessanti.
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