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Folgorante fu l’inizio. Il ragazzo morto e le comete (1951), romanzo d’esordio di Goffredo Parise, rivela da subito uno scrittore di grande talento, in cui il crudo realismo si apre ad afflati poetici e a considerazioni ironiche. Ad esso fa seguito La grande vacanza (1953) romanzo pure dall’ambientazione provinciale e d'impianto realistico, ma in cui si delinea una crescente penetrazione psicologica e un maggior nitore nella prosa. Tra gli ammiratori del primo Parise ci sono Montale e Carlo Bo, ambedue affascinati dalla venatura poetica e crepuscolare dei testi.
Nato a Vicenza l'8 dicembre 1929, nel 1953 Parise si trasferisce a Milano, dove lavora alla casa editrice di Livio Garzanti. Con il romanzo Il prete bello (1954), Parise manifesta una maggiore maturità stilistica. Con questo libro, a tratti scandalistico, lo scrittore acquisisce grande notorietà non solo in Italia, ma anche all'estero.
Dopo altri due romanzi ambientati nella provincia veneta, Il fidanzamento (1956) e Amore e fervore (1959; dal 1973 col titolo Atti impuri), Parise diede una svolta al suo filone: Il padrone (1965) ci consegna infatti una caustica satira dell'industria culturale e una denuncia dell'alienazione neocapitalistica.
Cominciano gli anni di spostamenti e viaggi. Tornando a Vicenza incontra Guido Piovene, del quale diventa amico, scoprendo però di non volere più tornare nella sua città. Dopo una vacanza a Capri è indeciso se tornare a Milano o a Venezia o andare a Roma, dove vive un altro amico, Carlo Emilio Gadda, del quale diventerà nel 1964 vicino di casa.
Autore di sceneggiature e di testi teatrali (L'assoluto naturale, 1967), raggiunse i suoi risultati più maturi con i racconti (Il crematorio di Vienna, 1969; Gli americani a Vicenza e altri racconti, 1952-1965).
La lingua di Parise riesce a rendere tutte le sfaccettature della realtà quotidiana, la sua ripetitività, ma ne fa emergere, al tempo stesso, gli esiti più inattesi. Questo connubio di realismo e tendenza alla deformazione grottesca trova un risultato significativo nel romanzo Il padrone (1965), parabola di un impiegato che finisce per essere plagiato dalla personalità del suo capoufficio (pare che Garzanti vi si riconoscesse).
In Sillabario n. 1 (1972) e Sillabario n. 2 (1982), con cui si aggiudica il premio Strega, lo scrittore dedica un breve racconto a ogni sentimento, in ordine rigorosamente alfabetico, riscoprendo in questo modo, dopo tanti viaggi e tante esperienze, il valore più autentico delle emozioni. In quest'ottica va interpretato anche l'ultimo, discusso romanzo L'odore del sangue, tanto sensuale e violento quanto affascinante, apparso postumo nel 1997.
Capitolo a parte merita una riflessione sul Parise giornalista che emerge da alcuni vivacissimi reportage di viaggio, tra i quali Cara Cina (1966), frutto di diciannove articoli pubblicati sul Corriere della Sera e poi assemblati a formare i capitoli del libro. Successivamente a Cara Cina, Parise scrive Due o tre cose sul Vietnam (1967), Guerre Politiche. Vietnam, Biafra, Laos, Cile (1976) e il libro dedicato al Giappone L'eleganza è frigida (1982). Caratteristica peculiare di tutti i reportage è l’assenza di giudizi politici e ideologici.
Legato a una tradizione letteraria vicentina che parte da Antonio Fogazzaro e arriva a Guido Piovene, di cui fu grande amico, Parise è riuscito a raccontare la realtà in cui fin dall'infanzia, come figlio illegittimo, si è trovato a vivere: una realtà fatta spesso di pregiudizi, di piccole e grandi viltà che i suoi personaggi si trovano a vivere con sarcasmo e una tenace voglia di vivere.