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Il governo cinese ha affermato di aver preso provvedimenti contro 57 funzionari colpevoli di demolizioni e requisizioni forzose di terre nelle quali hanno perso la vita undici persone. Lo scrivono oggi i mezzi d'informazione cinesi.
La scorsa settimana i residenti di Lufeng, una città di 1,7 milioni di abitanti nella ricca provincia del Guangdong, hanno protestato per quattro giorni, in alcuni casi ricorrendo alla violenza, contro le requisizioni di terra da parte del governo locale.
Le proteste popolari contro le requisizioni e le demolizioni forzate, ordinate spesso dai governi locali per favorire le grandi imprese edili, sono aumentate esponenzialmente in Cina negli ultimi anni, passando dalle circa 8000 del 1993 alle 90'000 del 2006.
L'agenzia Nuova Cina cita un comunicato del ministero per la Supervisione secondo il quale degli undici casi considerati di demolizione, sei erano stati condotti illegalmente, mentre negli altri cinque erano stati impiegati "mezzi violenti".
Il comunicato ricorda che, in base ad una regolamentazione in vigore dall'inizio dell'anno, i governi locali non possono procedere alle requisizioni e alle demolizioni se la decisione non è prima stata approvata dalla magistratura.
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