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Ha sollevato perplessità, fra i Verdi di Bellinzona, la decisione del locale Municipio di chiudere le fontane (per la maggior parte nel frattempo riaperte) e i bagni pubblici di fronte all'emergenza sanitaria Covid-19. In un periodo in cui risulta fondamentale mantenere un'igiene impeccabile, per i Consiglieri comunali Ronald David e Marco Noi pare singolare che l'esecutivo impedisca di proteggersi in modo ottimale a chi si trova per strada. "Considerando che la gente normalmente in bagno ci va da sola - si legge nell'interpellanza inoltrata al Municipio - non si può certo invocare il rispetto delle distanze sociali quale elemento per la chiusura dei bagni pubblici", che saranno riaperti a partire da lunedì 27 aprile. "Possono essere disinfettati una o più volte al giorno. Operazione - aggiungono i membri del legislativo - molto più semplice ed igienicamente efficace che obbligare chi non può fare altrimenti ad urinare nei cespugli, senza poi potersi lavare le mani".
Essendo chiusi i ritrovi pubblici, continuano Noi e David, "chi deve recarsi in bagno e non può andare a casa o in sede (postini, taxisti, impiegati comunali, ecc) cosa può fare se non urinare in una bottiglia - pratica adottata da molti autisti che allo scopo si portano da casa una bottiglia di PET - o in un cespuglio?". Al Municpio si chiede "per quale motivo i bagni pubblici e le fontane sono stati chiusi in un momento in cui lo stesso Consiglio federale raccomandava accresciute norme igieniche?". E ancora: "Il Comune non è in grado di garantire l'igiene dei suoi servizi pubblici? Da chi viene svolta di norma la pulizia di questi bagni? È stata delegata a ditte private? Se si per quali ragioni?"