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Il governo palestinese ha chiesto oggi a Israele di chiudere tutti i punti di valico con la Cisgiordania occupata al fine di combattere la diffusione del nuovo coronavirus, dopo un forte aumento del numero di casi da entrambe le parti.
L'Autorità palestinese (Anp) aveva già deciso la settimana scorsa di chiudere le aree che governa in Cisgiordania per cinque giorni a partire dal 3 luglio, ma la sua decisione non ha alcun effetto sulle zone sotto il controllo israeliano. Dal 1967 lo Stato ebraico occupa la Cisgiordania, territorio palestinese di cui controlla tutti gli ingressi.
"I tassi di contagio hanno raggiunto livelli senza precedenti in Palestina per diverse ragioni, tra cui il fatto che non controlliamo i nostri passaggi e i nostri confini", ha detto il primo ministro palestinese Mohammed Shtayyeh prima della riunione settimanale del governo.
Secondo l'ultima valutazione del Ministero della Sanità palestinese, oltre 4200 persone sono state contagiate dall'inizio della pandemia di Covid-19 in Cisgiordania, 16 delle quali sono morte. Una settimana fa, il numero di casi si attestava a 2015.
La maggior parte dei contagi è avvenuta dopo aver partecipato a matrimoni e funerali; il resto sono palestinesi che si sono recati in Israele, ha detto Shtayyeh.
Da parte israeliana, le autorità hanno ufficialmente registrato più di 30'000 casi di coronavirus, e almeno 330 morti. Rilevando un significativo aumento del numero di malati a seguito del deconfinamento, oggi Israele ha annunciato nuove restrizioni: bar, discoteche e palazzetti dello sport chiuderanno, mentre i ristoranti potranno ospitare solo 20 persone contro le 30 precedenti.