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"Rain on the Scarecrow" di John Mellencamp
11.05.2010
Una canzone per i contadini d'America
Negli anni ’40 in America uscì un disco destinato a fare storia. Si intitolava “Dust bowl ballads”, le ballate della tempesta di sabbia, ed era firmato da un autore e cantante che diverrà il modello dei folksinger della generazione degli anni ‘60: Woody Guthrie.
In questo disco si narravano le vicende delle centinaia di migliaia di disperati che, durante gli anni ’30, furono costretti dalla siccità ad emigrare dalle loro terre d’origine verso la California. Era gente che aveva perso tutto: la casa, una terra da coltivare, le proprie radici. Ciò che ancora non sapevano è che avevano già perso anche il loro futuro, perché in California trovarono soltanto sfruttamento e violenza. Woody Guthrie era stato uno di questi disperati, emigrato dall’Oklahoma verso gli aranceti della California. Come molti suoi conterranei patì la fame e subì ogni sorta di umiliazione. È questa una delle epopee più dolenti della storia d’America, narrata con grande umanità anche da John Steinbeck nel romanzo “Furore”, e documentata in canzone, appunto, da Woody Guthrie.
Più di quarant’anni dopo, un cantautore dell’Indiana, incide un disco che per molti versi ci riporta direttamente a quel lavoro epocale di Woody Guthrie. Il cantante è John Cougar Mellencamp, e il disco è “Scarecrow”. L’anno di uscita è il 1985. Si tratta di un disco che è diventato una sorta di inno dell’America rurale, schiacciata dalla politica di rilancio economico di Ronald Reagan. Siamo in provincia, la provincia profonda, il Midwest agricolo, e Scarecrow si pone come una sorta di manifesto della nuova depressione agricola che innalza il suo autore ad ambasciatore delle popolazioni rurali, quarantacinque anni dopo Woody Guthrie. John Cougar Mellencamp, pur utilizzando un linguaggio musicale molto diverso, quello del rock, un rock genuino, quasi primario, sentirete, riallaccia i fili di una tradizione che appunto ci rimanda direttamente a Woody Guthrie e alle sue ballate folk sui disperati della Grande Depressione.
A rappresentare questa nuova Depressione agricola, John Cougar Mellencamp immagina uno spaventapasseri in agonia sotto la pioggia. “È questo il destino che ci attende?”, sembra chiedere Mellencamp ai politici. E allora non possono che riecheggiare le parole di John Steinbeck in “Furore”: “Tutto quello che vive è sacro”, scriveva. Cambiano i tempi, verrebbe da dire, cambiano i modi di dire le cose, ma la sostanza, mi sembra, rimane la stessa.
11.05.2010
Shake your money maker, 11.05.2010 -
A cura di Corrado Antonini