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LOS ANGELES - Kirk Douglas era l'ultima vera superstar del cinema, un simbolo di quella Hollywood anni Cinquanta che seppe unire intrattenimento e qualità in maniera scintillante e irripetibile.
Per la costruzione del suo personaggio partì dal nome. Nato Issur Danielovitch Demsky, lo trasformò prima in Isadore Demsky e poi, consigliato saggiamente, lo mutò in Kirk Douglas - unendo il nome di un personaggio dei fumetti a quello della sua insegnante di dizione.
Douglas arrivò al cinema a trent'anni, dopo aver fatto - come molti della sua generazione - la Seconda Guerra Mondiale e dopo la gavetta teatrale. Debuttò nel 1946 ne "Lo strano amore di Marta Ivers" e si barcamenò per un paio d'anni, fino a "Il grande campione" del 1949, riconosciuto oggi come uno dei migliori film sulla boxe di sempre. Il 1951 fu l'anno della sua esplosione, con "Pietà per i giusti" di William Wyler e soprattutto "L'asso nella manica" di Billy Wilder, autentico capolavoro che lo proiettò nel firmamento di Hollywood.
Negli anni Cinquanta e Sessanta Douglas fu sia estremamente popolare che rispettato dalla critica. Passò dall'Ulisse italiano al Van Gogh di "Brama di vivere", ma soprattutto lavorò per due volte con Stanley Kubrick: prima nel film antimilitarista per eccellenza "Orizzonti di gloria" e poi in Spartacus, kolossal del quale Douglas era produttore e che affidò al geniale cineasta americano dopo le difficoltà iniziali di produzione. Fu anche un ottimo interprete di film western, ad esempio "Sfida all'O.K. Corral" al fianco di Burt Lancaster.
Douglas non abbandonò mai il teatro. Portò in scena "Qualcuno volò sul nido del cuculo" dal romanzo di Ken Kesey e ne acquisì anche i diritti cinematografici, ma poi si accorse di essere diventato troppo vecchio per interpretare il ruolo del protagonista, R.P. McMurphy. Passò quindi il tutto al figlio Michael che ne produsse un film leggendario, con Jack Nicholson che fu un McMurphy da Oscar.
Kirk ha continuato a recitare al cinema fino ai primi anni Duemila, dopo aver progressivamente diradato gli impegni dagli anni Settanta in poi. Nel 1996 gli fu assegnato l'Oscar alla carriera dopo che per tre volte aveva fallito l'assalto alla statuetta (nel 1950, nel 1953 e nel 1957). Il suo impegno civile gli valse la Medaglia presidenziale della libertà nel 1981 e il Kennedy Center Honors nel 1993.
Insomma, Kirk Douglas è stato un divo amato e rispettato. Con lui è sparito un pezzo della vecchia, grande Hollywood. Che il Locarno Film Festival ha deciso di ricordare così, con questa video-dedica del 2011.
We remember him like this, from thousands of kilometers away entering our Piazza telling tales about directors; Vincent Minnelli, the cinema. Douglas himself who embodied cinema from top to toe. Goodbye Spartacus. See the full video here: https://t.co/WsAnuhxa78 pic.twitter.com/xCHc4Ioy7b— Locarno Film Festival (@FilmFestLocarno) February 6, 2020
LOS ANGELES - Kirk Douglas era l'ultima vera superstar del cinema, un simbolo di quella Hollywood anni Cinquanta che seppe unire intrattenimento e qualità in maniera scintillante e irripetibile.