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Statuto speciale sì – ma non si ripeta gli errori del passato
L’UDC ritiene giusto che i rifugiati di guerra dall’Ucraina ricevano uno statuto di protezione in Svizzera – ma è in ogni caso preferibile un aiuto sul posto nei paesi limitrofi.
In linea di massima, la volontà generale di aiutare non deve portare a decisioni sbagliate che poi il Popolo svizzero deve pagare. Altrimenti si ripeteranno gli stessi errori commessi negli anni ’90 con i conseguenti problemi riscontrati con i rifugiati balcanici.
Il Consiglio Federale deve quindi assicurare che lo statuto di protezione S sia concesso solo a:
- a persone con cittadinanza ucraina. Gli stranieri che vivono in Ucraina devono essere esclusi. Possono far rientro al loro paese d’origine;
- a persone ucraine la cui identità è stata stabilita al di là di ogni dubbio. Questo è nell’interesse della sicurezza interna e della popolazione svizzera;
Inoltre, l’UDC esige che:
- lo statuto di protezione venga revocato immediatamente in caso venga commesso un reato penale;
- Le famiglie ucraine non siano mescolate con migranti maschi, prevalentemente musulmani, che chiedono asilo;
- le persone bisognose di protezione siano sostenute con il minimo di sussistenza secondo la Costituzione Federale, se non hanno beni sufficienti (alloggio, salute, aiuto d’emergenza);
- non sia introdotto alcun diritto all’assistenza sociale secondo le direttive COSAS;
- lo statuto sia limitato a 1 anno;
- il Consiglio Federale sia chiamato a rivedere lo statuto di protezione ogni 3 mesi e revocarlo se necessario;
- non sia usato denaro dai programmi d’integrazione cantonali (PIC);
- lo statuto di protezione non possa essere esteso ad altre persone/nazionalità;
- il Consiglio Federale elabori un concetto per l’assistenza al rientro in Patria dei rifugiati ucraini.