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Tuttavia, la scelta di Sundblom è tutt’altro che evidente. Nel XVII secolo gli emigranti olandesi portarono la tradizione del loro «Sinterklaas» a Nieuw Amsterdam (New York). Negli anni, Sinterklaas diventa Santa Claus e anche il suo aspetto cambia: di volta in volta è rappresentato come un folletto tondeggiante, come un uomo più anziano, barbuto con una lunga pipa, pantaloni enormi e un cappello imponente con un'ampia tesa. L’immagine del «Babbo Natale tipico» si impone solo verso la metà del 20° secolo, anche grazie agli sforzi profusi da Coca-Cola.
Significa che i diritti di Lindt & Sprüngli si sono persi in un mare di limonata marrone, o meglio che l’azienda è stata vittima dell’interpretazione di Babbo Natale del colosso delle bevande zuccherate? Non si può certo dire che Coca-Cola sia al di sopra di qualsiasi sospetto. Nella sua decisione, il Tribunale, pur facendo riferimento a talune differenze culturali nei Paesi di lingua tedesca, cita solo i vari nomi come Babbo Natale, San Nicolao o «Samichlaus» e le relative tradizioni. Ciò che accomuna evidentemente questi personaggi è tuttavia il loro aspetto: «Gli elementi bidimensionali e tridimensionali della forma depositata corrispondono al cliché di un Babbo Natale tradizionale».
Morale della storia? Chi volesse dar prova di senso dell’umorismo potrebbe cimentarsi con un’altra filastrocca:
Babbo Natale, dalla barba bianca,
dammi una Coca-Cola che mi manca!
Ma ai bambini non interessa il perché e per come dell'aspetto di Babbo Natale, l’importante sono la magia e le prelibatezze che nasconde nel sacco! E per una volta questo può anche bastare.
Auguriamo a tutti buone feste e un magico Natale.