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Premetto una cosa: nel caso in cui venissi eletto in Consiglio Nazionale non voterò Eveline Widmer-Schlumpf quando in dicembre si tratterà di rinnovare il Governo.
Il fatto che questa ministra, le cui qualità e la cui tenacia non discuto, rappresenti solo il 5% dell’elettorato è una grave distorsione per la nostra democrazia. È inaudito che la forza politica di cui fa parte dopo la scissione dell’UDC (il Partito borghese democratico) abbia un consigliere federale senza poter contare sul necessario sostegno popolare.
Sappiamo tutti com’è andata nel 2007: Eveline Widmer-Schlumpf è stata eletta dall’assemblea federale (grazie ai voti di PPD, PS e Verdi) per far fuori Christoph Blocher dal Governo.
Al di là delle opinioni che ognuno può avere su Blocher, quel “golpe” ha incrinato non solo le regole della democrazia e della concordanza, ma anche la fiducia del popolo svizzero nei confronti del Parlamento.
Un recente sondaggio indicava che Widmer-Schlumpf è tra i politici più graditi agli svizzeri. Ma di questi sondaggi “qualitativi” bisogna diffidare, perché sappiamo che le risposte dipendono in larga misura dalle domande che si pongono, e condizionare i risultati (non dico manipolarli) non è difficile.
Ritengo comunque che l’UDC abbia diritto a due seggi in Consiglio federale. Anche perché resterà sempre il sospetto che la linea politica di Eveline Widmer-Schlumpf sia condizionata dalle forze politiche che l’hanno sostenuta otto anni fa. Giustamente in una recente intervista Fulvio Pelli parlava di un Consiglio federale che segue una linea di centro-sinistra. Questa è la logica conseguenza della distorsione democratica di cui parlavo.
Non voterò (se sarò eletto) la signora Widmer-Schlumpf anche per le sue posizioni sul segreto bancario, che la maggioranza di questo Consiglio federale vorrebbe abolire per i cittadini svizzeri. Se posso comprendere gli accordi e le concessioni che Berna ha dovuto fare all’Unione europea e agli stati esteri per abbassare le pressioni sulla nostra piazza finanziaria, non posso accettare che lo Stato si trasformi in un poliziotto e vada a violare la sfera privata dei propri cittadini.
Il Consiglio federale ha raccomandato in questi giorni al Parlamento di respingere senza controprogetto l’iniziativa popolare “Sì alla protezione della sfera privata”, che chiede di ancorare il segreto bancario nella Costituzione. Secondo la signora Widmer-Schlumpf questa iniziativa ostacolerebbe la corretta riscossione delle imposte e comprometterebbe la lotta al riciclaggio di denaro.
Non siamo un popolo di evasori, a differenza di altri a noi vicini, proprio perché abbiamo sempre fondato la politica fiscale su principi di equità e di fiducia. E proprio non vedo cosa c’entri il segreto bancario con il riciclaggio, considerato che siamo uno dei paesi al mondo che ha le regole più severe ed efficaci contro i riciclatori!
Faccio dunque mie le parole dell’amico Fulvio Pelli: “È il cittadino che ha l’obbligo di dichiarare allo Stato la propria situazione fiscale e proprio per questa ragione il cittadino rispetta lo Stato. Se invece lo Stato diventa un poliziotto, la gente non lo rispetterà più”.
Oggi la politica federale sta giocandosi il patrimonio di fiducia che i cittadini le hanno finora concesso. Spero che questa fiducia verrà ripagata dai Partiti e dalle scelte dell’Assemblea federale.
Rocco Cattaneo, candidato PLR al Consiglio nazionale