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LUGANO - Una pellicola - in prima svizzera, alla serata di chiusura della rassegna - che si focalizza sulle 256 ore di registrazioni audio - finora inaccessibili -, effettuate negli anni 1963 e 1964, durante il processo a Nelson Mandela e ai suoi compagni, esponenti dell’African National Congress (Anc).
In tempi recenti il giornalista francese Nicolas Champeaux è entrato in possesso di quelle incisioni. Dopo averle accuratamente selezionate, con Gilles Porte (direttore della fotografia), ha sottoposto alcuni di quei frammenti sonori a diversi protagonisti del processo: parliamo di avvocati e di compagni del leader anti-Apartheid, ma anche della moglie, Winnie Mandela, che nella pellicola ricordano e descrivono quegli istanti. Altri estratti audio sono serviti invece a Champeaux per tracciare e ricostruire i passaggi salienti di quel momento storico, portandoli sul grande schermo con immagini animate in stile carboncino.
Il giornalista francese Nicolas Champeaux.
Nicolas, quando ha iniziato a lavorare a questo progetto?
«All’inizio del 2016. Nel mese di marzo sono stato contattato da Henri Chamoux, colui che ha inventato l’apparecchio in grado di digitalizzare l’intero archivio sonoro del processo, effettuato su un tipo di supporto oramai obsoleto, il DictaBelt, il cui sistema di registrazione avveniva attraverso l’incisione di un solco su di un nastro di plastica flessibile».
“The State Against Mandela and the Others”.
Chamoux come è entrato in possesso del materiale?
«Ha informato l'Istituto Nazionale dell'audiovisivo francese (Ina) di avere messo a punto il macchinario in grado di recuperare quel sonoro, fermo a prendere polvere da decenni. D’altra parte, nel 2000 era già stato fatto un tentativo di digitalizzazione del materiale nel Regno Unito, ma, a causa di una serie di errori, si è rivelato un insuccesso. Dopodiché, sulla base di un accordo di cooperazione tra l’Ina e il Sud Africa, ha iniziato a lavorare alla digitalizzazione».
Perché Chamoux ha preso contatto proprio con lei?
«Ascoltando le registrazioni è rimasto sconvolto dalle deposizioni dell’accusato numero 5, Ahmed Kathrada. Partendo da lì, ha effettuato alcune ricerche, scovando le interviste che feci anni fa a Kathrada per Radio France International. Dopodiché, mi ha inviato una mail, chiedendomi se fossi interessato a lavorare su una storia con a disposizione, per la prima volta, l’audio integrale del processo…».
Tutti gli intervistati della pellicola hanno accettato subito la sua proposta?
«Sì, per due ragioni: la prima, perché per una volta qualcuno ha mostrato interesse anche alla loro storia personale; la seconda perché, anche tutti loro, come noi, non avevano mai avuto modo di ascoltare quelle registrazioni…».
Mi racconti di Winnie Mandela…
«Credo sia l’ultima lunga intervista rilasciata prima della sua morte, avvenuta lo scorso mese di aprile. Anche lei, come gli altri, si è molto emozionata a riascoltare quelle voci, quegli istanti…».
Per realizzare le interviste quante volte si è recato in Sud Africa?
«Due. A gennaio e a dicembre 2017».
“The State Against Mandela and the Others”.
Mi racconti della scelta delle animazioni, che scorrono nella ricostruzione del processo...
«Come sa, del processo non esistono immagini, ma solo alcuni disegni della figlia di uno degli accusati. L’ispirazione è partita da lì, decidendo poi di affidare il lavoro a Urde, il quale, partendo dal sonoro, ha realizzato, secondo me, delle animazioni straordinarie…».
“The State Against Mandela and the Others”.
Info: festivaldirittiumani.ch