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Striglia la Cina sullo yuan e la supercommissione anti-deficit sulla mancanza di un accordo. Il presidente Barack Obama, dalle Hawaii per l'Apec (Asia-Pacific economic cooperation), non dimentica però l'Europa: una recessione nel Vecchio Continente avrebbe un impatto sull'economia americana e mondiale. Da qui l'invito a tutti i paesi, Cina compresa, a fare ognuno la propria parte per ribilanciare la crescita.
Ribadisce la propria preoccupazione anche la direttrice generale del Fondo Monetario Internazionale (Fmi), Christine Lagarde: sulla ripresa globale gravano "rischi", "senza una soluzione della crisi dell'area euro, l'economia rischia di scivolare in una spirale negativa di calo della fiducia, crescita debole e poca occupazione". "Dobbiamo lavorare insieme - è l'augurio della Lagarde rivolto all'Apec, al quale ha partecipato - a sostegno di una crescita che crei occupazione, sia inclusiva, e porti benefici a tutti".
La Cina deve "giocare secondo le regole", anche sulla politica valutaria, avverte Obama. Pechino non ha fatto abbastanza per l'apprezzamento dello yuan, anche se - evidenzia - c'è stato un "lieve miglioramento" dall'inizio dell'anno. Uno yuan sottovalutato mette in una situazione di "svantaggio" le aziende americane: sulla politica valutaria cinese "saremo fermi perchè quando basta basta".
Obama non risparmia critiche neanche per la supercommissione anti-deficit, che ha come obiettivo determinare ulteriori 1.200 miliardi di dollari di risparmi in dieci anni. La supercommissione deve presentare le proprie proposte entro il 23 novembre ma un accordo al momento sembra lontano. Serve un "approccio bilanciato" ribadisce Obama, secondo il quale i tagli alle spese andrebbero accompagnati da un aumento dell'imposizione fiscale ai più ricchi. "Se altri paesi che si trovano a fare scelte più difficile delle nostre riescono, possiamo farcela anche noi. Non c'è una formula magica, dobbiamo fare quello che è responsabile".
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