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LOSANNA - Il detenuto che si procura e utilizza illecitamente un telefonino può essere sorvegliato in segreto e le intercettazioni venir utilizzate dagli inquirenti. Lo ha sentenziato il Tribunale federale (TF) in una vicenda di droga.
Come rivela oggi il Quotidien jurassien, il detenuto era stato arrestato nel maggio 2016 insieme a un complice nell'ambito di una vasta operazione antidroga nel Giura: i due trasportavano in auto 16 Kg di anfetamine.
Dal momento dell'arresto del trafficante gli inquirenti avevano ottenuto di poter mettere sotto sorveglianza le telefonate e avevano così scoperto che si era procurato un telefonino portatile tramite un altro detenuto. La sorveglianza aveva così permesso di ricostruire la vicenda e arrestare altri complici, smantellando così una vasta rete di trafficanti.
Nel febbraio 2017 l'accusato era stato informato di essere oggetto di misure di sorveglianza segreta, prima e durante la detenzione ed aveva inoltrato ricorso al Tribunale cantonale giurassiano, con l'intento di ottenere che le informazioni raccolte nel corso delle intercettazioni in carcere non figurassero nel capo d'accusa.
L'uomo non ha però ottenuto ragione e si è rivolto al Tribunale federale, dicendosi truffato dalle autorità inquirenti le quali, pur avendolo informato del divieto di possedere e utilizzare il portatile in carcere, lo hanno lasciato agire, con lo scopo di ottenere informazioni supplementari. Egli ha inoltre sottolineato che le intercettazioni non erano motivate in quanto aveva già ammesso di aver trasportato 16 kg di anfetamine.
In una sentenza resa nota nei giorni scorsi il TF ha rilevato che l'indagine non riguardava soltanto il trasporto ma l'intera vicenda e che la sorveglianza telefonica ha permesso di evidenziare il ruolo avuto dai vari protagonisti e le ramificazioni internazionali della banda di trafficanti.
Nel caso in esame la l'Alta corte losannese sottolinea che la situazione che ha portato alle intercettazioni contestate - ossia il possesso e l'utilizzo di un telefonino in carcere - deriva unicamente da azioni illecite compiute dal ricorrente. Quest'ultimo non può pretendere che le autorità gli sottraessero il telefono introdotto illegalmente nel momento in cui ne erano venute a conoscenza.
Nel caso particolare della detenzione - sottolinea inoltre il TF - non è ammissibile che vengano installati impianti di ascolto in una cella o nella sala delle visite. Le autorità penali giurassiane si sono limitate, senza un comportamento attivo, a lasciar credere al detenuto che era riuscito a ingannarle procurandosi il telefonino.
Le autorità non hanno esercitato alcuna pressione né influenzato le conversazioni telefoniche del detenuto, il quale ha chiamato i complici per dare loro istruzioni a proposito del traffico di droga. I mezzi di prova ottenuti grazie alle intercettazioni sono quindi leciti e devono essere mantenuti del dossier d'accusa.
Il TF conferma così, nei principi, una precedente sentenza del maggio 2017.