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Niente tagli alle rendite del secondo pilastro: l'Unione sindacale svizzera (USS) ha criticato oggi un rapporto del Consiglio federale sul futuro della previdenza professionale, che propone di abbassare il cosiddetto tasso di conversione, ossia il meccanismo che serve a calcolare l'entità delle rendite.
Il documento, in consultazione fino al 30 aprile, parte dal principio che i tassi di interesse sui mercati finanziari continueranno a rimanere insolitamente bassi, ha detto in una conferenza stampa l'economista di USS, Daniel Lampart. Ma i rendimenti attuali, ha aggiunto, sono frutto di fattori temporanei e non possono essere proiettati tali e quali nel futuro.
Paul Rechsteiner, presidente di USS, ha spiegato al riguardo che la stessa amministrazione federale delle finanze prevede sul lungo periodo tassi ben superiori a quelli calcolati dal governo per il secondo pilastro. Se la Confederazione vuole proporre una riduzione delle rendite, ebbene che lo faccia, ma sulla base di un'analisi approfondita e di argomenti solidi, ha sottolineato Lampart.
L'USS ha puntato il dito anche contro i calcoli che sono stati fatti relativamente alla speranza di vita. Il rapporto prende in considerazione gruppi di soggetti - gli impiegati dello Stato - che vivono più a lungo di coloro che sarebbero effettivamente toccati da una riduzione delle rendite, in particolare le persone con bassi redditi.
Il rapporto governativo, ha concluso Rechsteiner, va quindi rinviato al mittente, senza contare che esistono margini di risparmio, segnatamente nella spesa amministrativa, che possono essere calcolati in 1,8 miliardi di franchi. Il rapporto del Consiglio federale propone che il tasso di conversione venga progressivamente abbassato entro il 2015 al 6,4%, sebbene il popolo svizzero, nel marzo del 2010, si sia opposto a larga maggioranza a tale eventualità.