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L'ammissione del caposervizio della funivia su cui hanno perso la vita 14 persone
Secondo Gabriele Tadini, non ci sarebbero stati collegamenti tra i problemi ai freni e la fune: «Non sono un delinquente. Non avrei mai fatto salire persone se avessi pensato che la fune si spezzasse».
STRESA / VERBANIA - Ha ammesso di aver messo il ceppo blocca freno, e di averlo fatto altre volte, Gabriele Tadini, il caposervizio della funivia del Mottarone, interrogato questa mattina nel carcere di Verbania dalla giudice per le indagini preliminari (gip) Donatella Banci Buonamici.
L'uomo ha spiegato che le anomalie manifestate dall'impianto non erano collegabili alla fune ed ha escluso collegamenti tra i problemi ai freni e quelli alla fune. «Non sono un delinquente. Non avrei mai fatto salire persone se avessi pensato che la fune si spezzasse», ha detto Tadini secondo quanto riferito dal suo avvocato.
«Porterò il peso per tutta la vita, sono distrutto perché sono morte vittime innocenti», avrebbe detto in sostanza Tadini, sempre stando a quanto spiegato fuori dal carcere di Verbania dal suo legale. «Sono quattro giorni che non mangia e non dorme», ha aggiunto il difensore.
Al termine dell'interrogatorio il legale ha chiesto al gip la misura degli arresti domiciliari, non la libertà. Il difensore ha chiarito di non aver chiesto al giudice che non venga applicata una misura cautelare; per contenere le esigenze cautelari bastano i domiciliari.