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BERNA - Sono 10 i cittadini elvetici che a causa dell'epidemia di coronavirus vogliono tornare in patria: il rientro avverrà nei prossimi giorni grazie alla collaborazione con la Francia, ha indicato oggi Hans-Peter Lenz, capo del Centro di gestione delle crisi del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) alla stampa.
Lenz ha precisato che il DFAE sta coordinando tutto quanto avviene a livello di ambasciate all'estero e si occupa anche della comunicazione tra i vari dipartimenti. Al momento, ha precisato, sono circa 500 i cittadini svizzeri in viaggio in Cina iscritti su "Itineris", il portale del DFAE su cui registrarsi quando si viaggia all'estero. Di essi una decina si trovano nella provincia di Hubei, dove si trova la città di Wuhan.
La Confederazione non dispone di personale in quella regione, ha indicato Lenz, precisando che questi cittadini svizzeri sono tuttavia in costante contatto via telefono, per email o via chat con gli specialisti del DFAE. Al momento sono tutti in buona salute e sono al sicuro.
Lunedì 26 gennaio uno di essi ha inoltrato alle autorità elvetiche una richiesta di rimpatrio e nel frattempo le persone interessate sono diventate 10. Tre di essi sono nella città di Wuhan, le altre sette ad alcune ore di macchina dall'epicentro dell'epidemia.
Il DFAE ha immediatamente reagito, prendendo contatto con altri paesi, ad esempio Germania o Francia, che hanno molti più cittadini nella regione di Wuhan e dispongono quindi di più mezzi. La Francia ha messo a disposizione degli svizzeri una decina di posti sul suo secondo volo di rimpatrio: un primo aereo ha già raggiunto Marsiglia questo pomeriggio. "Siamo estremamente grati a Parigi per questo aiuto", ha affermato il direttore dell'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) Pascal Strupler.
Lenz ha aggiunto che i 10 cittadini elvetici dovranno raggiungere entro domani in giornata il consolato francese a Wuhan: le sette persone che vivono fuori città devono organizzarsi autonomamente, anche se il DFAE ha fornito loro tutti i documenti e i lasciapassare necessari a certificare che hanno un volo pronto a portarli fuori dalla Cina. La situazione a livello di viabilità è al momento molto limitata, con check point e controlli ovunque.
Il volo, che è già stato posticipato due volte, dovrebbe partire da Wuhan nella notte tra sabato e domenica - "potremo dirlo con sicurezza solo quando sarà decollato", ha detto Lenz - e sarà presumibilmente diretto a Marsiglia. La quarantena, alla quale dovranno sottostare anche i cittadini svizzeri, verrà organizzata in una non meglio precisata località del Sud della Francia.
Interpellato da un giornalista in merito alla credibilità dei dati e delle informazioni fornite dalla Cina, il capo della Divisione malattie trasmissibili dell'UFSP Daniel Koch ha affermato «ci fidiamo di quanto ci dicono». Lenz ha dal canto suo aggiunto che le autorità cinesi sembrano davvero comunicare tutto quanto sanno. «Naturalmente - ha precisato - in una tale situazione di emergenza nessun paese al mondo è in grado di fornire dati corretti e aggiornati in tempo reale», ma Pechino sta facendo tutto il possibile.
Koch ha tenuto a precisare che se nel paese asiatico il coronavirus infuria, al di fuori dei suoi confini non si può ancora parlare di epidemia, in nessuno stato. Anche se dovesse prima o poi verificarsi un caso positivo in Svizzera non si potrebbe parlare di epidemia. Malgrado ciò tutti i paesi stanno lavorando e collaborando per prepararsi a questa eventualità. L'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ieri sera ha dichiarato l'emergenza globale.