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La Svizzera vuole prendere parte a pieno titolo ai programmi di educazione per la gioventù. Il Consiglio federale ha approvato il mandato per negoziare un accordo bilaterale con Bruxelles.
Il negoziato dovrebbe iniziare ufficialmente entro la metà di quest'anno, non appena l'Unione europea (Ue) si sarà espressa sul mandato.
La Svizzera vuole dunque ufficializzare la sua partecipazione ai programmi europei di educazione per la gioventù, quali lo scambio di studenti "Erasmus". Il negoziato dovrebbe iniziare entro l'estate e la delegazione elvetica sarà guidata dal segretario di Stato all'educazione e alla ricerca, Charles Kleiber.
Kleiber sarà accompagnato dai rappresentanti di altri uffici federali interessati e della Conferenza svizzera dei direttori cantonali della pubblica educazione.
Interpellata da swissinfo sul clima attuale tra Bruxelles e Berna a causa della controversia fiscale, Verena Weber - del Segretariato di Stato all'educazione e alla ricerca - ritiene che essa non avrà un impatto sugli imminenti negoziati.
Migliori possibilità di scambio
Con la nuova generazione di programmi di educazione e per la gioventù per gli anni 2007-2013, approvata dall'Unione europea nel novembre scorso, vengono consolidate e migliorate le iniziative condotte con successo da diversi anni quali lo scambio di studenti - rileva in un comunicato il Dipartimento degli affari esteri (DFAE).
Bruxelles e Berna avevano ribadito, nel quadro degli Accordi bilaterali bis, l'intenzione di giungere a una partecipazione ufficiale della Svizzera a questa nuova generazione di programmi. Per ragioni giuridiche non era però stato possibile condurre negoziati.
Dopo l'approvazione da parte del Consiglio d'Europa e del Parlamento europeo alla fine del 2006 dei programmi "Istruzione e formazione durante l'intero arco di vita" (formazione generale e professionale) e "Gioventù in azione" (progetti extrascolastici), può essere dato il via alle trattative.
L'Europa deve ancora adottare il mandato
Oltre a Kleiber la delegazione svizzera comprende i rappresentanti degli uffici federali interessati e della Conferenza dei direttori cantonali della pubblica educazione (CDPE). Il mandato negoziale dovrà ancora essere sottoposto per consultazione alle due commissioni parlamentari di politica estera.
Da parte sua l'Unione europea non ha ancora adottato il relativo mandato. Si prevede tuttavia che i negoziati potranno iniziare ancora nel corso del primo semestre 2007. Dopo la conclusione delle trattative, il Consiglio federale sottoporrà al Parlamento un messaggio sul finanziamento della partecipazione ufficiale della Svizzera.
Nel frattempo Berna continuerà a prendere parte ai programmi comunitari di educazione per via indiretta, ossia sulla base di accordi stipulati per ogni singolo progetto con i relativi coordinatori o le istituzioni partner.
Stanziati 14 milioni di franchi
Nel 2006 la Svizzera ha stanziato 14 milioni di franchi per la partecipazione indiretta ai programmi comunitari, che sono tra l'altro stati utilizzati per finanziare i soggiorni di studio o di praticantato di circa 5400 giovani (per metà svizzeri che si sono recati nell'UE e per metà cittadini di Paesi dell'UE venuti in Svizzera).
Diversamente da oggi - conclude il DFAE - la partecipazione ufficiale dovrebbe consentire ai partner svizzeri di prendere parte alle decisioni sull'orientamento strategico dei programmi e di lanciare e dirigere progetti propri.
swissinfo e agenzie
In breve
La Svizzera prosegue la sua politica europea sulla via bilaterale. Le modalità concrete di tale cooperazione sono definite con l'UE tramite accordi bilaterali in determinati settori.
Dall'Accordo di libero scambio del 1972, la rete di accordi è stata ampliata continuamente in particolar modo con la conclusione degli Accordi bilaterali I e II.
Quest'ultimi consentono un accesso reciproco ed esteso al mercato di entrambe le parti e costituiscono le fondamenta di una stretta collaborazione nei settori della ricerca, della sicurezza, dell'asilo, dell'ambiente e della cultura.
Il popolo svizzero ha reiterata e appoggiata la "via bilaterale" in occasione delle recenti votazioni federali.
Va comunque considerato che attualmente c'è un certo gelo nei rapporti tra l'Unione europea e la Svizzera, a causa della controversia sulla politica fiscale. E, in particolare, sui privilegi accordati da alcuni cantoni alle holding.