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USABiden: «Un buon giorno per la democrazia. Nel 2024? Correrò di nuovo»
SDA
10.11.2022 - 07:36
«La mia intenzione è correre di nuovo» nel 2024 ha detto il presidente USA Joe Biden in una conferenza stampa alla Casa Bianca. «È sempre stata la nostra intenzione a prescindere dal risultato di queste elezioni», ha aggiunto rivolgendosi alla moglie Jill. E Trump s'arrabbia.
10.11.2022 - 07:36
SDA
I repubblicani non sfondano alle Midterm e i democratici tengono meglio del previsto. I primi sono sorpresi della loro debolezza, i secondi della loro resilienza, come se avessero pareggiato in trasferta su un campo difficile smentendo i pronostici della vigilia.
Con risultati che potrebbero cambiare anche la corsa per la Casa Bianca nel 2024, penalizzando Donald Trump proprio alla vigilia del suo «grande annuncio» martedì prossimo a Mar-a-Lago e rilanciando le quotazioni di Joe Biden.
Che in serata, dopo aver definito l'esito del voto «una vittoria», ha ribadito in una lunga conferenza stampa alla Casa Bianca la sua intenzione di ricandidarsi ma ha precisato di voler attendere il prossimo anno per confermarla. E se si dovesse ricandidare anche Trump, ha assicurato, «farò in modo che non vinca di nuovo».
«Un buon giorno per la democrazia»
«Abbiamo vinto le elezioni ieri, è stato un buon giorno per la democrazia e per l'America», ha poi affermato Biden parlando delle Midterm. «La gigantesca onda rossa non c'è stata». «Abbiamo perso meno seggi alla Camera di qualsiasi presidente democratico nella sua prima elezione di Midterm in almeno 40 anni», ha in seguito twittato.
«Abbiamo appena iniziato a lavorare sul nostro programma», ha dichiarato Biden ai giornalisti, ricordando tutte le misure e i provvedimenti approvati dalla sua amministrazione in questi mesi. «Abbiamo preso le decisioni giuste per il popolo americano».
«Tornato dal G20 chiederò al Congresso di continuare a lavorare con impegno bipartisan contro l'aggressione dell'Ucraina da parte della Russia», ha proseguito il presidente, sottolineando di essere pronto a «lavorare con l'opposizione repubblicana».
Ringraziata la generazione Z
Biden si è poi soffermato sulla Cina, dicendo che discuterà con il presidente Xi Jinping le «linee rosse» tra i due Paesi e che Washington non farà alcuna «concessione fondamentale» a Pechino, cercando tuttavia la competizione e non il conflitto. Biden ha anche detto che ribadirà al presidente cinese l'impegno Usa a difendere Taiwan.
Spazio anche per un commento su Elon Musk. La sua collaborazione con altri Paesi «va tenuta d'occhio», ha messo in guardia Biden.
«Voglio ringraziare i giovani di questa nazione che hanno votato con numeri storici, proprio come hanno fatto due anni fa. Hanno votato per continuare ad affrontare la crisi climatica, la violenza delle armi da fuoco, i loro diritti e le loro libertà personali, e la riduzione del debito studentesco» per l'università, ha poi reso noto su Twitter il presidente.
I democratici sono stati salvati infatti dall'onda rossa repubblicana dalla forte affluenza alle urne della ‹Generazione Z›, gli elettori tra i 18 e i 29 anni.
Niente onda rossa, ma molte gare in bilico
L'atteso tsunami rosso repubblicano non si è dunque abbattuto sulla sempre più spaccata democrazia americana, che resta però ancora col fiato sospeso per il grande numero di gare «too close to call», ossia così serrate da non poter essere ancora decise.
Il Grand Old Party avanza lentamente verso la riconquista della Camera: secondo una proiezione di Nbc, ai dem andranno 214 seggi (contro i 221 attuali) mentre i repubblicani ne avranno 221 (ora ne hanno 212), solo tre sopra il quorum di maggioranza, dopo aver strappato 13 posti ma con un guadagno netto di 9.
«Non è certamente un'onda rossa, questo è sicuro», ha ammesso l'influente senatore Lindsey Graham, tra i più stretti alleati di Donald Trump. «Ma è chiaro che ci riprenderemo la Camera», si è consolato il leader del partito alla House Kevin McCarthy, che dovrebbe succedere a Nancy Pelosi come speaker e che ha già promesso non solo una stretta sugli aiuti all'Ucraina ma anche indagini a tappeto sull'amministrazione Biden.
Senato sempre in bilico
Il Senato invece resta in bilico anche se la cruciale vittoria di John Fetterman in Pennsylvania contro il chirurgo Mehmet Oz, quel ‹dottor Oz› televisivo che Trump aveva imposto contro il volere del partito per difendere un seggio Gop, fa sperare ai democratici di poter conservare almeno quella parità spezzata a loro favore dal voto della vicepresidente Kamala Harris.
Ora il pallottoliere indica 49 a 48 per i repubblicani ma tutto dipenderà dall'esito di tre Stati: se non basteranno Arizona e Nevada a decidere le sorti della Camera alta, bisognerà attendere il ballottaggio del 6 dicembre in Georgia tra il reverendo dem Rafael Warnock e l'ex campione di football Herschel Walker, entrambi rimasti sotto il 50%.
Resta inoltre l'incognita delle contestazioni, dopo i primi sospetti di brogli agitati da Donald Trump in Arizona, dove c'è grande attesa anche per la sua candidata a governatrice Kari Lake dopo il fiasco di Doug Mastriano nel Keystone State.
Biden «sarà un vincente nei libri di storia»
Per ora comunque Biden può tirare un sospiro di sollievo per lo scampato pericolo e continuare ad accarezzare il desiderio di ricandidarsi, forte anche del bastione dem della Pennsylvania, decisivo nel 2020 per la sua elezione.
Del resto storicamente il partito che occupa la Casa Bianca perde a Midterm, a parte due eccezioni dal 1934, mentre i risultati provvisori suggeriscono che potrebbe trattarsi addirittura della migliore tornata di metà mandato per un presidente e per il suo partito dal 2002.
Per lo storico Joshua Zeitz, autore del libro ‹Lincoln's Boys›, non ci sono dubbi: «Basandosi su ciò che ha fatto con 50 senatori, il caos che ha sistemato dopo Trump, la sua leadership sull'Ucraina e il voto di ieri, posso dirvi come storico che Biden entrerà nei libri come un vincente».
Trump arrabbiato
Trump invece sembra uscire indebolito dal voto di Midterm, nonostante l'abbia definito «una grande serata» minimizzata dalle fake news e dai dem. E' vero che è riuscito a piazzare oltre 140 candidati negazionisti dei risultati delle presidenziali del 2020, tra cui il finanziere-scrittore Dj Vance in Ohio, ma molti hanno perso in duelli chiave.
Il suo entourage lo descrive «livido» e «furioso con tutti», in particolare con Oz ma anche con chi glielo ha consigliato, compresa la moglie Melania.
Il futuro dei repubblicani è Ron DeSantis?
Il vero vincitore in campo repubblicano è l'italo-americano Ron DeSantis, riconfermato a valanga governatore di una Florida sempre meno swing state e sempre più rosso Gop.
Un successo che rafforza le sue ambizioni presidenziali e con cui ha dimostrato di essere il «futuro» del partito repubblicano, come titola a tutta pagina il New York Post, il tabloid di Rupert Murdoch. E infatti il tycoon ha fatto sapere di essere pronto a spiattellare «cose non belle» su DeSantis perché lo conosce «più di chiunque altro, forse più di sua moglie».
«Ho appena cominciato a combattere», gli ha risposto a distanza Ron, orgoglioso di aver trasformato lo swing state della Florida nella «terra promessa» dei repubblicani. Il Grand Old Party è a un bivio e deve decidere su chi scommettere. Biden non teme nessuno dei due: «Sarà divertente vederli attaccarsi a vicenda», sorride ironico.