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Il suo Napoli ha battuto la Roma, mantenendo sette punti di vantaggio sull'Inter, seconda. I tifosi hanno festeggiato con grande calore e la macchina del presidente è stata accerchiata: lui ha danzato con loro.
1987 e 1990: Maradona porta e riporta lo scudetto a Napoli. Poi, piano piano, i partenopei scendono negli inferi del calcio, fino in Serie B. Nel 2004 falliscono e finiscono in Serie C. Qui entra in scena Aurelio De Laurentiis, che crede nel risorgimento di un sogno. Era il 2007, e da allora la società di De Laurentiis è prima tornata in A, poi, lentamente, ma non troppo, si è ripresa il suo posto di prima attrice: quattro secondi posti, quattro terzi posti, tre Coppe Italia vinte e due Supercoppe. Dal 2011 il Napoli non ha mancato la partecipazione alle coppe europee.
Questa stagione i record si accumulano, i fuoriclasse genuini si esaltano, i tifosi credono, che si possa rifare. La vittoria di domenica sera contro la Roma ha fatto esplodere il Maradona, una volta ancora. Era una sfida difficile e impegnativa: Osimhen e Simeone hanno ricordato Careca e Di Gennaro.
All'uscita dello stadio, la macchina del presidente De Laurentiis è stata accerchiata dal popolo azzurro in delirio: i tifosi lo stringono in un grande abbraccio e cantano: «La capolista se ne va».
Il presidente si lascia trasportare dalla gioia contagiosa, stringe i pugni e carica ancora di più i tifosi.
De Laurentiis si gode appieno il momento. Lui, la squadra e i tifosi ora ci credono: questo è solo un piccolo antipasto di quello che potrebbe succedere tra qualche mese: l'apoteosi. L'eternità.