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BERNA - I sostenitori dell'iniziativa "No Billag" sono convinti che la Società svizzera di radiotelevisione potrà continuare a sopravvivere senza canone. Una volta liberata dagli obblighi attuali, la SSR potrà infatti trasmette più pubblicità e vendere abbonamenti tematici (calcio, sci, lotta svizzera) o per alcune fasce orarie.
La SSR ha una posizione leader sia sul mercato che per quanto riguarda il pubblico e quindi potrà continuare a finanziarsi in gran parte offrendo i suoi servizi, secondo il comitato interpartitico "arti e mestieri" composto da rappresentanti UDC e PLR. Il loro "Piano B", presentato oggi in una conferenza stampa a Berna, prevede pure che gli introiti realizzati nella Svizzera tedesca continuino ad essere utilizzati per finanziare le emittenti nelle altre regioni linguistiche.
La SSR dovrebbe vendere abbonamenti di base per le ore di maggiore ascolto approfittando del fatto che i suoi programmi di informazione sono molto seguiti, ha spiegato il consigliere nazionale e direttore dell'Usam Hans-Ulrich Bigler (PLR/ZH). A questi, si aggiungerebbero altri abbonamenti tematici (calcio, sci, hockey, lotta svizzera, ecc.) visto che l'azienda radiotelevisiva ha una posizione dominante anche in questi settori. L'esperienza fatta con le Pay Tv all'estero dimostra che per l'acquisto di diversi abbonamenti risulta più costoso rispetto al canone, Bigler non lo nega ma sostiene che spetta al consumatore adattarsi in base alle sue disponibilità finanziarie.
Inoltre, anche se parte degli introiti andranno persi con l'abolizione del canone, la SSR potrebbe rifarsi trasmettendo più pubblicità, oggi limitata per legge, suggeriscono i sostenitori di No Billag. Quanto al rischio che in questo modo la SSR provochi una competizione ancora più aspra sul mercato pubblicitario per i media, Bigler si è limitato a dire che «è il principio della concorrenza».
In Svizzera tedesca, dove l'emittente pubblica fa ombra ai media privati, la SRF dovrebbe riesaminare l'opportunità di avere tre reti. Ticino e Svizzera romanda - spiega il comitato - sono mercati ristretti che non permettono di garantire le entrate. Attualmente il Ticino riceve infatti 265 milioni pagandone 45 di canone, la Romandia 400 milioni di cui solo 280 raccolti nei cantoni francofoni e le regioni romance versano 5 milioni e ne ottengono 25.
Queste sovvenzioni potrebbero continuare ad essere garantite comunque: basterebbe che solo la metà degli attuali 1,576 milioni di radioascoltatori svizzerotedeschi di SRF 1 pagasse un abbonamento di 365 franchi annui, pari al canone radio-tv proposto dal Consiglio federale a partire dal 2019. Se anche la metà dei telespettatori che seguono assiduamente il telegiornale in lingua tedesca facesse altrettanto, ci sarebbero altri 310 milioni di entrate, affermano.
Inoltre anche se l'iniziativa vieta alla Confederazione di sovvenzionare radio e televisioni, si potrebbe pensare di finanziare certi avvenimenti sportivi di portata nazionale o certi programmi, specialmente nelle regioni periferiche, afferma ancora Bigler. Sarebbe poi il Parlamento a decidere quali.