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LONDRA - Theresa May spera di vedersi «confermata la fiducia stasera dai Comuni per attuare la Brexit nel rispetto della volontà popolare espressa del referendum del 2016»: lo ha detto lei stessa nel botta e risposta con il leader laburista Jeremy Corbyn nel Question Time del mercoledì.
Corbyn ha replicato accusando la premier Tory di essere «incapace di accettare la realtà della sconfitta» subita ieri e di rispondere alla richiesta del Labour di escludere un no deal e discutere di un accordo con l'Ue che mantenga Londra nell'unione doganale.
Come funziona il voto di sfiducia - E' un imbuto politico e cronologico quello che il Parlamento britannico si trova ad affrontare in queste ore dopo il voto negativo sulla ratifica dell'accordo sulla Brexit proposto dalla premier Tory, Theresa May, e alla luce del verdetto sulla mozione di sfiducia contro il governo promossa stasera dal leader dell'opposizione laburista, Jeremy Corbyn. Un imbuto su cui pesano anche le norme che regolano l'istituto della sfiducia nel Regno Unito.
Se respinta, la mozione non produce alcun effetto, ma lascia in sella un governo che sul dossier cruciale della Brexit ha appena dimostrato non solo di non avere una maggioranza, ma di averla persa con ben 230 voti di scarto: un record.
Se invece la sfiducia passasse, May dovrebbe dimettersi e scatterebbe un termine di 14 giorni per verificare l'esistenza di una diversa maggioranza a sostegno di un nuovo governo, guidato da un nuovo leader Tory o dal capo del principale partito di opposizione, cioè Corbyn. E quindi, laddove non vi fossero vie d'uscite, altri 25 giorni per arrivare ad elezioni politiche anticipate.
Uno sbocco che di fatto imporrebbe la richiesta a Bruxelles di un'estensione dei termini dell'articolo 50 e di uno slittamento della scadenza del 29 marzo fissata per l'entrata in vigore ufficiale della Brexit. Opzione considerata del resto assai probabile anche nel caso di bocciatura della mozione di sfiducia, tenuto conto che le sedute lavorative a disposizione del Parlamento di Westminster - escluso oggi ed esclusi i 10 giorni tradizionali di pausa invernale di febbraio - sono ormai solo 46 da qui al 29 marzo. E «le lancette - commenta la Bbc - corrono».
L'Ue: «L'accordo non si rinegozia» - «L'accordo sulla Brexit non può essere rinegoziato. Ora sta al Regno Unito dire cosa vuole fare. Aspettiamo di sapere da loro quali sono i prossimi passi». Lo ha detto Margaritis Schinas, portavoce della Commissione europea.
Ma se Schinas avverte che i 27 non sono disposti a rinegoziare l'intesa, lascia però intendere che c'è qualche margine per ritoccare la dichiarazione politica congiunta sulla partnership futura, sempre che Londra modifichi i suoi paletti. Ma occorre che la Gran Bretagna chiarisca cosa vuole fare.
Sturgeon scrive a May: «Serve un rinvio» - Una lettera aperta alla premier Theresa May per invocare un rinvio della data della Brexit e un dialogo trasversale fra i partiti e le nazioni del Regno Unito: l'ha scritta oggi Nicola Sturgeon, first minister della Scozia e leader dell'Snp, il partito indipendentista scozzese.
Sturgeon, indirizzandosi alla May con un familiare "cara Theresa", offre la disponibilità a discutere sul da farsi, dopo la bocciatura sonora ieri alla Camera dei Comuni della ratifica dell'accordo sulla Brexit. Ma insiste soprattutto sulla necessità di prendere tempo, non senza ribadire la contrarietà della maggioranza degli elettori della Scozia e del suo partito al divorzio dall'Ue e la sua posizione a favore d'un referendum bis.
Come prima mossa, Surgeon sollecita in ogni modo la premier a chiedere a Bruxelles "un'estensione" dei termini dell'articolo 50 del Trattato di Lisbona, per evitare lo sbocco di un'uscita senz'accordo di default (no deal) il 29 marzo. Poi, incontrando i deputati dell'Snp a Westminster, chiosa: «Mi sembra che lei (Theresa May) non abbia davvero idea di cosa fare ora».