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Un caricatore universale per tutti i dispositivi mobili con un'unica porta standard Usb-C, e stop alla vendita di cavi per ogni nuovo dispositivo acquistato. È quanto prevede la nuova proposta di direttiva della Commissione europea per ridurre i rifiuti elettronici. La misura potrebbe avere un impatto anche in Svizzera.
Questo progetto è stato lanciato nel 2009 dalla Commissione ed è stato oggetto, nel gennaio 2020, di una risoluzione del Parlamento europeo, ma finora ha incontrato una forte riluttanza da parte dell'industria. "Abbiamo dato all'industria tutto il tempo per trovare le proprie soluzioni, ora i tempi sono maturi per un'azione legislativa per un caricabatterie comune" per smartphone, tablet, fotocamere, cuffie, altoparlanti portatili e console portatili per videogiochi, ha spiegato la vicepresidente della Commissione europea Margrethe Vestager, responsabile per la concorrenza, sottolineando che si tratta di una "vittoria importante" per gli europei e l'ambiente.
Bruxelles prevede poi l'armonizzazione della tecnologia di alimentazione rapida per garantire la stessa velocità di ricarica sui diversi dispositivi, e la possibilità per i consumatori di acquistare un nuovo dispositivo elettronico senza un nuovo caricabatterie. Secondo le stime della Commissione, "la diminuzione della produzione e dello smaltimento di nuovi caricabatterie ridurrà la quantità di rifiuti elettronici di quasi mille tonnellate all'anno" e contribuirà ad aiutare i consumatori a "risparmiare 250 milioni di euro all'anno su acquisti di caricabatterie non necessari".
La protesta di Apple
La direttiva ha suscitato l'immediata reazione di Apple: "Siamo preoccupati che una regolamentazione severa che imponga un solo tipo di connettore soffochi l'innovazione anziché incoraggiarla, il che a sua volta danneggerà i consumatori in Europa e nel mondo". L'azienda, che lo scorso anno aveva stimato che tale normativa avrebbe generato "un volume senza precedenti di rifiuti elettronici" rendendo obsoleti alcuni dei caricabatterie in circolazione, è allarmata dalla proposta di transizione di 24 mesi, giudicata precipitosa, e dallo sconvolgimento dei suoi attuali canali di riciclaggio.