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Il tribunale penale, per la seconda volta giovedì, è tornato ad affrontare la triste e delicata vicenda del decesso del 27enne, affetto da importanti disturbi psichici, ritrovato senza vita, nel maggio del 2014, legato a un letto della Clinica psichiatrica cantonale con in corpo alti livelli di otto psicofarmaci.
Sul banco degli imputati i quattro medici, a cui il giudice Siro Quadri in un primo processo aveva deciso di rinviare il decreto d'accusa che accomunava tutti gli imputati, chiedendo che venissero specificate, per ciascuno, le reali responsabilità.
Per il procuratore pubblico Zakaria Akbas, in Aula giovedì, al giovane sarebbero stati somministrati cinque neurolettici, tre benzodiazepine e uno stabilizzatore dell'umore in un mix e in dosi, che sull'arco di una settimana si sono rivelate tossiche e mortali.
Le difese dei quattro medici hanno fermamente rigettato la loro responsabilità specificando che la terapia farmacologica, per altro valutata da un equipe di specialisti, era seguita da tempo dalla vittima, anche se variava nelle dosi a secondo della gravità delle crisi. Per contro è stato sottolineato come dagli esami tossicologici, effettuati durante l'autopsia, sia risultata evidente la presenza di medicamenti non prescritti e non somministrati dagli imputati.
L'accusa ha chiesto una condanna a 90 aliquote giornaliere. Pieno proscioglimento, perché non vi è stata alcuna negligenza, lo chiedono invece le difese. La sentenza sarà resa nota a inizio settembre.