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Granate a mano svizzere in Siria: terminata l’inchiesta e adottate varie misure
Berna, 21.09.2012 - La Svizzera e gli Emirati Arabi Uniti (EAU) hanno terminato l’inchiesta sulle granate a mano di provenienza svizzera ritrovate in Siria. Come conseguenza, il Dipartimento federale dell’economia (DFE) ha inasprito il controllo delle esportazioni di materiale bellico verso gli EAU e ha deciso di sottoporre a verifica, con il sostegno di altri Dipartimenti, una serie di esportazioni precedenti in diversi Paesi. In data odierna, inoltre, il Consiglio federale ha incaricato il DFE di preparare, insieme al DFAE, una modifica dell’ordinanza concernente il materiale bellico in relazione alle dichiarazioni di non riesportazione. Il Collegio ha infine deciso che la procedura di autorizzazione per domande d’esportazione di materiale bellico verso gli EAU, provvisoriamente interrotta, può essere ripresa.
All’inizio di luglio 2012 alcuni media svizzeri avevano riferito del ritrovamento in Siria di granate a mano di fabbricazione svizzera. Per far luce su questo caso, il nostro Paese e gli Emirati Arabi Uniti (EAU) hanno istituito una commissione d’inchiesta comune. Dalle sue indagini è emerso che le granate a mano svizzere ritrovate in Siria erano state esportate verso gli EAU negli anni 2003/2004. Nel 2004, gli EAU avevano donato una parte della merce alla Giordania, con l’intenzione di sostenere il Paese nella lotta contro il terrorismo. Da lì le granate a mano devono aver fatto rotta per la Siria. Questo caso precede dunque l’inasprimento ordinato dal Consiglio federale nel 2006 nel campo delle dichiarazioni di non riesportazione. Dal 2006 in poi la dichiarazione di non esportazione esclude esplicitamente ogni trasferimento sotto forma di donazioni, prestiti o fattispecie simili.
Gli EAU hanno assicurato alla Svizzera per iscritto di non aver riesportato altri beni d’armamento al di fuori, appunto, delle suddette granate.
Intenzionati ad assicurare in modo più efficace che il materiale bellico di provenienza svizzera non sia riesportato, il DFE e il Consiglio federale prevedono di adottare le seguenti misure supplementari:
- le nuove domande d’esportazione verso gli EAU devono contenere una dichiarazione di non riesportazione che conferisca alla Svizzera il diritto di effettuare una verifica in loco del materiale esportato (post-shipment inspection). Le dichiarazioni di non riesportazione, inoltre, devono recare la firma di un funzionario governativo altolocato. In casi importanti il carattere vincolante della dichiarazione di non riesportazione dev’essere avvalorato da una nota diplomatica
- con il sostegno di altri Dipartimenti, la Segreteria di Stato dell’economia (SECO) – organo responsabile all’interno del DFE – sottoporrà a verifica nei prossimi mesi una serie di esportazioni di materiale bellico precedenti in diversi Paesi (post-shipment inspection). Il DFE informerà il Consiglio federale sui risultati di tali verifiche
- il Consiglio federale ha incaricato il DFE di preparare, in collaborazione con il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE), una modifica dell’ordinanza concernente il materiale bellico. L’obiettivo è quello di sancire nell’ordinanza l’inasprimento nel campo delle dichiarazioni di non riesportazione che il Consiglio federale aveva deciso nel 2006.
Alla luce di queste misure d’immediata applicazione, il Collegio ha infine deciso che la procedura di autorizzazione per domande d’esportazione di materiale bellico verso gli EAU, provvisoriamente interrotta, può essere ripresa.
Prossimamente, il Consiglio federale informerà la Commissione della gestione del Consiglio nazionale in una presa di posizione sui dettagli dell’inchiesta relativa alle granate a mano svizzere ritrovate in Siria e illustrerà le misure adottate.
Nel recente passato la Svizzera ha autorizzato le esportazioni di materiale bellico verso il Nord-Africa e gli Stati del Vicino e Medio Oriente in misura molto restrittiva in termini sia quantitativi che di genere d’armamento (operando, tra l’altro, una distinzione tra armi offensive e armi difensive). Questa prassi sarà mantenuta.
Indirizzo cui rivolgere domande
Ruedi Christen,
capo della comunicazione DFE,
tel. 031 324 39 60 / 079 317 24 09
Erwin Bollinger,
capo Controlli all’esportazione e sanzioni,
SECO,
tel. 031 322 23 46
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Ultima modifica 12.02.2020
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