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Dopo un anno da record, calano le nubi sull'industria orologiera elvetica. La ripresa è legata alla congiuntura internazionale. L'attesa degli operatori.
L'orologeria svizzera ha ottenuto un risultato da record nel 2001. Le esportazioni si sono infatti attestate al nuovo primato di 10,654 miliardi di franchi, segnando una progressione del 3,5 per cento rispetto al 2000.
Ma il 2002 si annuncia meno roseo. La debolezza dell'economia si è fatta già sentire sulle forniture di orologi al di fuori dei confini elvetici: per dicembre risulta un calo del 13,7 per cento rispetto allo stesso mese del 2000, rileva la Federazione orologiera (FH) in una nota di venerdì.
Le previsioni indicano un calo duraturo sul fronte delle ordinazioni che continuerà nei prossimi tempi. Gli imprenditori del ramo si aspettano un miglioramento sulle esportazioni di orologi con la ripresa congiunturale dell'economia. Ma gli effetti positivi saranno visibili solo verso la fine dell'anno.
I mercati
Molto dipenderà dal comportamento dei consumatori americani. Il mercato americano è infatti il più importante per l'industria orologiera svizzera, con un totale di vendite pari a 1,585 miliardi di franchi registrato nel 2001.
Le forniture agli USA sono però in drastico calo dal mese di marzo in poi. Nel primo trimestre la contrazione si è fissata al 14,1 per cento.
Hong Kong segue da vicino gli USA, con 1,508 miliardi di franchi, in crescita del 6 per cento nello scorso anno. Il Giappone, in terza posizione, ha acquistato orologi elvetici per 1,052 miliardi di franchi, pari a una crescita del 13,3 per cento.
Seguono l'Italia (-4,9 per cento a 840 milioni di franchi), la Germania (+9,4 per cento a 783,2 milioni), la Francia (+10,3 per cento a 720,3 milioni) e la Gran Bretagna (+18,7 per cento a 509,8 milioni). Il prezzo medio degli orologi esportati è progredito del 17,4 per cento a 367 franchi, rileva la FH.
swissinfo e agenzie