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Caso 560 del 16/03/2024
Fino a quando va versato il contributo alimentare per l’ex coniuge in caso di un matrimonio che ha concretamente influenzato la vita coniugale (“lebensprägend”)? Vi è un diritto all’aumento del contributo alimentare per l’ex coniuge dal momento in cui i figli cessano di essere a carico dei genitori?
In una sentenza del 5 dicembre 2022 il Tribunale federale di Losanna ha stabilito quanto segue:
È adeguato prevedere un contributo alimentare per l’ex coniuge fintanto che il secondo raggiunge l’età AVS. Per prevedere un aumento già nella sentenza di divorzio di un contributo alimentare per l’ex coniuge quando i figli non saranno più a carico dei genitori è necessaria una certa vicinanza temporale al momento della separazione e anche una certa relazione con la durata della convivenza coniugale, nonché con le circostanze più dettagliate che hanno caratterizzato il matrimonio specifico.
Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni
Le parti, il marito del 1971 e la moglie del 1966, si sono sposate nel 2006 e nel 2007 è nata la loro figlia. I coniugi si sono separati il 30 maggio 2015. Il 29 agosto 2017 il marito ha presentato una domanda di divorzio. Il 2 giugno 2020 è stato pronunciato il divorzio dal Tribunale di prima istanza. La figlia è stata affidata alla madre, è stato previsto il mantenimento della bambina da parte del padre e agli alimenti a favore della moglie, oltre alle altre conseguenze accessorie che qui non interessano.
Tra le varie censure, vi è anche quella relativa all’aumento del contributo alimentare muliebre per il periodo dal termine degli studi della figlia al pensionamento dei coniugi, ritenuto che il Tribunale federale, in presenza di un matrimonio che ha concretamente influenzato la vita coniugale (“lebensprägend”), ritiene adeguato stabilire gli alimenti per il coniuge non solo fino al pensionamento dell’avente diritto, vale a dire in casu la moglie, più giovane, ma fino al pensionamento del debitore alimentare, in concreto il marito (v. anche DTF 141 III 465, consid. 3.2.1).
Tornando alla questione dell’aumento del contributo alimentare richiesto dalla moglie una volta che la figlia avrà terminato gli studi, con tale richiesta la moglie sembra fare tacitamente riferimento alla giurisprudenza del Tribunale federale, secondo la quale se da un lato l'ultimo tenore di vita comune costituisce il limite massimo degli alimenti dovuti (da ultimo DTF 147 III 293, consid. 4.4), dall’altro si può presumere che i fondi liberati dall'interruzione degli alimenti per i figli sarebbero stati presumibilmente utilizzati a beneficio delle spese della vita coniugale e quindi il coniuge obbligato a versare gli alimenti non può in genere semplicemente rivendicarli per sé (DTF 134 III 577, consid. 8; sentenza TF 5A_112/2020 del 28 marzo 2022, consid. 6.2 con ulteriori riferimenti). Questo orientamento giurisprudenziale mira ad evitare le iniquità che possono derivare dalla mera coincidenza del fatto che i figli diventeranno economicamente indipendenti poco prima o dopo la separazione dei coniugi; nel caso di calcoli schematici, ciò può avere un'influenza decisiva sull'importo dell'eccedenza e quindi sul contributo di mantenimento (post) matrimoniale. In questo contesto, il Tribunale Federale ha sottolineato nella citata sentenza TF 5A_112/2020 del 28 marzo 2022, consid. 6.2, che le eccedenze non devono essere semplicemente divise schematicamente a metà e che, di norma, deve essere rispettato il principio della limitazione degli alimenti dovuti in base allo standard vissuto in comune. Tuttavia, il coniuge che si occupa dei figli non deve essere semplicemente defraudato dei frutti del suo contributo al mantenimento, se i figli diventano economicamente indipendenti poco dopo la separazione. Per l'ipotesi che i fondi così liberati a livello genitoriale sarebbero stati utilizzati per un tenore di vita più elevato, che sarebbe poi determinante per il mantenimento dovuto in sede di separazione o divorzio, è necessaria una certa vicinanza temporale al momento della separazione e anche una certa relazione con la durata della convivenza coniugale, nonché con le circostanze più dettagliate che hanno caratterizzato il matrimonio specifico, al fine di evitare l'approccio schematico, che deve essere respinto come sopra menzionato, nel senso dell'equità nel singolo caso. Anche la DTF 134 III 577, consid. 8, che ha stabilito la giurisprudenza in oggetto, si riferiva a una coppia sposata che aveva vissuto insieme per 30 anni e aveva tre figli; per questa costellazione, il Tribunale federale ha ipotizzato, in relazione ai fondi svincolati, che la moglie dovesse avere diritto allo stesso tenore di vita del marito per il periodo post-matrimoniale.
Nel caso in esame, si tratta di fondi che si libereranno ben oltre dieci anni dopo la separazione, a causa dell'interruzione degli alimenti per la figlia quando avrà completato gli studi. Si tratta di un periodo più lungo della durata della convivenza coniugale. In questo contesto, non vi è alcuna giustificazione per aumentare il mantenimento dovuto alla moglie al di sopra dello standard di vita in comune in un momento così lontano. Su questo punto il ricorso della moglie deve quindi essere respinto.
Data modifica: 16/03/2024