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Il presidente brasiliano Jair Bolsonaro - che proprio in questi giorni è in isolamento e sta lottando contro la positività al Covid-19 - ha determinato una "moratoria del fuoco" in Amazzonia, consistente nel divieto di appiccare roghi nella foresta tropicale per quattro mesi.
Il decreto, pubblicato giovedì sulla Gazzetta ufficiale dell'Unione, consente comunque la combustione dei pascoli, per evitare gli incendi, e le cosiddette "queimadas", ovvero i focolai effettuati dalle comunità indigene nelle riserve dove vengono mantenute le coltivazioni per la loro sussistenza.
Ben 318'000 chilometri quadrati di area forestale brasiliana sono state consumate dagli incendi del 2019, secondo quanto riporta l'Istituto nazionale per le ricerche scientifiche (INPE): l'86% in più rispetto al 2018 (170'000 km²). L'anno scorso è stato il primo anno in cui l'INPE ha visto un aumento dell'area bruciata in tutti e sei i biomi misurati rispetto al periodo precedente, riporta il portale Uol.
Si tratta di un area più grande della Polonia e sette volte più estesa della Svizzera. Il totale raggiunto dai roghi nel 2019 è il terzo più grande del decennio, dietro solo al 2012 (391'000 km quadrati) e al 2015 (354'000).
Ed in base ai dati più recenti, tra gennaio e giugno di quest'anno, la deforestazione ha già consumato 3'070 chilometri quadrati nella regione amazzonica, con un aumento del 25% rispetto allo stesso periodo del 2019.
A maggio il capo dello Stato ha ordinato la mobilitazione delle forze armate per garantire "legge e ordine" in Amazzonia. Allo stesso tempo, il vicepresidente della Repubblica, Hamilton Mourao - che ha promesso un maggiore impegno del Governo nella preservazione ambientale - giovedì ha pure annunciato che il Brasile prolungherà la presenza dei militari nel territorio fino al 2022, anno in cui termina il mandato di Bolsonaro.
Dall'inizio del suo mandato si è registrata una crescita significativa della deforestazione in Amazzonia, che ha causato tensioni con i governi di Francia Germania e altri paesi dell'UE.
"Siamo accusati ingiustamente di maltrattare l'ambiente e una parte della stampa scrive bugie che la stampa estera ripete, soprattutto in Europa", ha dichiarato venerdì il presidente brasiliano. Che si è poi scagliato contro quella che ha definito la "setta ambientalista europea", assicurando che esiste una "guerra di informazione" perché il Brasile è "una potenza agroalimentare".
"E questa svolta - spiega Emiliano Guanella, collaboratore della RSI dal Brasile - non è una nuova coscienza ecologica brasiliana. E' solo un risposta alle pressioni internazionali, soprattutto economiche; ai grandi fondi che minacciano di disinvestire miliardi ed ai Governi europei che potrebbero non ratificare l’accordo con il Mercosur".
Joe Pieracci