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Spesso, si confonde la timidezza con l’introversione: in questo focus, spieghiamo le differenze sostanziali tra i due comportamenti.
“Sei introverso o timido?”:
di solito, è il timido a porsi questa domanda, a cercare risposte nei libri o su Internet. Il motivo è presto detto: il timido ha paura di essere giudicato negativamente dagli altri, l’introverso preferisce ambienti tranquilli e poco stimolanti. Il primo vive la sua situazione come un problema da affrontare e gestire, il secondo no. Questa distinzione deriva dalle teorie di Susan Cain.
L’introverso è un contemplatore silenzioso, un soggetto riflessivo, empatico, spesso ricopre posizioni di leadership, il che non succede di solito al timido.
Approfondiamo.
Sei introverso o timido? Scopri le differenze
Pur essendo diversi, il timido e l’introverso spesso vengono confusi perché visti dall’esterno possono sembrare simili. Ad esempio, in una riunione di lavoro, un timido e un introverso possono comportarsi allo stesso modo. Il comportamento dall’esterno è simile con la differenza che il timido se ne sta in disparte perché ha paura di essere giudicato male, mentre l’introverso non prova alcuna paura, è semplicemente infastidito dall’ambiente e preferirebbe trovarsi altrove.
In pratica, la differenza consiste nell’atteggiamento. L’introverso sta bene con se stesso, ama stare da solo e sceglie attività solitarie per preferenze personali, non per paura degli altri. Il timido soffre di ansia sociale, ha paura di commettere errori e delle critiche, si inibisce, si sente a disagio e preferisce restare in silenzio.
Nonostante le differenze nel vivere la propria condizione, timidi e introversi hanno qualcosa in comune: vengono considerati e percepiti dalla società come persone non dominanti.
C’è chi sostiene che l’introversione sia un normale tratto della personalità mentre la timidezza dovrebbe essere trattata come una malattia o un limite da superare. Non è corretto e non dimentichiamo mai che le persone non si possono classificare in ‘tipi’: ogni essere umano è unico e non può essere categorizzato da un libro di psicologia o da altro.
La persona timida non è ‘sbagliata’: dovrebbe semplicemente impegnarsi a superare la sua ansia, il timore del giudizio degli altri per smettere di soffrire.
La terza opzione: il timido introverso
Il timido si sente in ansia quando si trova a dover affrontare situazioni sociali. L’introverso si distacca da questo tipo di situazioni non per imbarazzo, paura o ansia ma perché non sono di suo interesse: preferisce magari il dialogo a due, luoghi poco affollati dove non si fanno chiacchiere inutili. Dopo un po’ di vita sociale, gli introversi sentono la necessità di ‘ricaricarsi’ di sana solitudine, dell’infinita riserva di energia, idee, emozioni, pensieri che si trova nella loro mente.
Ciò non toglie che, col passare del tempo, un introverso possa diventare timido (nel senso di ansioso per paura del giudizio degli altri). Allo stesso modo, un timido potrebbe diventare introverso, scegliere la solitudine ed ambienti poco stimolanti a livello sociale.
Esiste, quindi, una terza opzione: il timido introverso. Questo soggetto in parte vorrebbe relazionarsi con gli altri ma, in fondo, sta bene anche da solo.
Come scoprire se sei timido o introverso: i sintomi
E’ possibile capire se sei introverso o timido dai sintomi.
La persona timida manifesta:
- Ansia;
- Tensione;
- Nervosismo;
- Paura di una certa situazione;
- Silenzi imbarazzanti;
- Reazioni fisiche come tremare, sudare, arrossire;
- Forte disagio al punto tale da voler scappare.
Quando, in presenza di altre persone, non si manifestano i suddetti sintomi, ci si relaziona con gli altri facilmente pur preferendo la solitudine, allora si tratta di introversione.
Timidezza: come superare ansia e paura
La timidezza condiziona e peggiora la vita, l’introversione no. Il timido non riesce ad accettarsi al contrario dell’introverso. Magari vorrebbe avere più amici, una vita sociale migliore, ma la paura gli impedisce di farlo.
Come può il timido superare questa paura?
Può farlo iniziando un percorso (non facile ma neanche impossibile con l’aiuto della terapia o della consulenza, con persone capaci) in 4 step:
- Cambiare atteggiamento evitando di definirsi e di giudicarsi. Deve ripetersi che a volte può essere timido, altre volte no, senza metri di giudizio assoluti e condizionanti. Non esiste la perfezione per nessuno, ognuno di noi è un essere unico; Riconoscere le proprie capacita attraverso le azioni che già vengono messe in atto senza consapevolezza.
- Trasformare lo sbaglio in esperienza, imparare dagli errori passati cercando di capire perché, per non ripetere l’errore. Questo ‘insegnamento’ in fondo vale per tutti, non solo per il timido. L’obiettivo è trasformare i punti deboli in forza; (Con l´aiuto dell´ergoterapia o in Emodeling si resta nell´analisi delle situazioni concretamente vissute. Le attività a progetto svolte in ergoterapia permettono di avere in mano i passaggi da fare nel concreto e il continuo processo da monitorare riconoscendo gli errori e agendo immediatamente nel´agire nuove soluzioni vantaggiose).
- Imparare a gestire le situazioni ‘allenando’ il proprio autocontrollo ogni volta che si prova agitazione, ansia, rossori, sudorazione eccessiva. L’importante è prendere coscienza dei meccanismi della propria emotività ed imparare a non rispondere esageratamente a stimoli banali, a non dar loro più peso del dovuto; Questo può essere molto difficile da fare se non si ha mai fatto esperienza di una relazione accogliente in grado di far scendere la tensione. Diciamo che in un percorso è più facile raggiungere l´autocontrollo.
- Dare il giusto valore a se stesso imparando a conoscersi, ad analizzare difetti e virtù senza distorcere la realtà interiore ed esteriore per recuperare l’autostima. Conosci te stesso andando oltre ciò che gli altri (famiglia, società, insegnanti) ti suggerivano di dire o di fare.
Marijana Jufer