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Il governo spagnolo ha deciso di bloccare la riapertura delle dighe a causa della siccità che ha colpito il Paese.
LISBONA / MADRID - Dopo aver garantito che avrebbe fatto rispettare la convenzione di Albufeira (un accordo che regola i flussi idrici dei grandi fiumi iberici firmato tra Spagna e Portogallo nel 1998 ed entrato in vigore nel 2000) il governo spagnolo ha fatto marcia indietro, bloccando la cessione di acqua che, proprio secondo quanto stabilito dalla convenzione, dovrebbe completare entro il 30 settembre.
Nei giorni scorsi migliaia di agricoltori delle province di León, Zamora e Salamanca, nella regione del fiume che gli spagnoli chiamano Duero e i portoghesi Douro, avevano protestato contro l'obbligo di riaprire le dighe. E il Ministero per la transizione ecologica di Madrid ha già dato ordine di richiuderle, ammettendo che il rispetto di Albufeira potrebbe essere messo in causa dalle difficili condizioni in cui versa l'agricoltura spagnola, provata dalla grave siccità di quest'anno.
Una siccità che certamente non è stata meno grave sull'altro lato della frontiera. E l'attuale battaglia sul Douro, a nord della Penisola iberica, potrebbe presto spostarsi anche sulle acque del Tago, il fiume che taglia la penisola e sfocia a Lisbona. Il piano che il governo Sánchez dovrebbe far approvare tra circa un mese prevede una riduzione dei flussi del 40% per far fronte alla scarsità di risorse. Il quotidiano spagnolo El Mundo, lunedì scorso, parlava di una vera e propria «guerra dell'acqua».