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Il Consiglio federale ha deciso di lasciare invariato all’1,0 percento il tasso d'interesse minimo LPP per il 2019. Con questa decisione, per la prima volta dopo oltre dieci anni, non tiene conto della raccomandazione degli esperti, che avevano proposto una riduzione allo 0,75 percento. Il Consiglio federale ha ignorato tutti gli indicatori finora determinanti, prendendo una decisione politica non comprensibile dal punto di vista oggettivo.
Il Consiglio federale ha diminuito il tasso d'interesse minimo LPP l’ultima volta a inizio 2017. Da quel momento ammonta all’1,0 percento. Le due formule, utilizzate allora dagli esperti della Commissione LPP per la raccomandazione al Consiglio federale, indicavano un valore pari allo 0,74 e allo 0,90 percento. A inizio 2018 il Consiglio federale ha rinunciato a una verifica del tasso d'interesse minimo LPP, sebbene le formule citate fornissero valori pari a solo lo 0,48 e lo 0,56 percento. Per il 2019 le due formule danno addirittura risultati pari allo 0,35 e allo 0,36 percento.
A inizio novembre 2017 il Consiglio federale aveva comunicato che entro l’estate 2018 avrebbe analizzato le basi decisionali per la fissazione del tasso d'interesse minimo LPP e che anche la Commissione LPP avrebbe discusso le modalità di elaborazione della sua raccomandazione all'attenzione del Consiglio federale. A inizio settembre 2018 la Commissione LPP ha informato in modo dettagliato sul risultato delle sue analisi. Ha deciso di raccomandare al Consiglio federale un tasso d'interesse minimo LPP pari allo 0,75 percento per il 2019, basandosi su una nuova formula che ha introdotto con la motivazione che le due formule utilizzate finora producevano valori di regola sempre più bassi a prescindere dall’andamento dei mercati finanziari, visto il tasso d’interesse medio tendenzialmente in calo. Con la nuova formula a fine luglio 2018 si è ottenuto un risultato pari allo 0,78 percento per il 2019. L’ASA respinge fermamente questa formula perché reagisce in maniera troppo marcata alle modifiche del livello dei tassi d’interesse e perché, in caso di aumento dei tassi d’interesse, essa porterebbe a una crescita del tasso d’interesse minimo, sebbene si registrerebbero al contempo perdite di valore sul portafoglio delle obbligazioni.
Fino a oggi l’analisi prevista dal Consiglio federale non è ancora stata presentata. Risulta quindi ancora più incomprensibile che, per la prima volta dopo oltre dieci anni, il Consiglio federale non segua la raccomandazione della sua Commissione di esperti. Il Consiglio federale sfrutta la volatilità non appropriata, contestata dall’ASA, della nuova formula della Commissione LPP, rifacendosi a un valore in un momento per lui apparentemente opportuno (fine settembre 2018).
Nota per la redazione
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