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BERNA - Dopo poco più di cinque ore di dibattito, il Consiglio degli Stati ha approvato oggi un aumento a 10 miliardi di franchi destinato alle imprese in difficoltà - "casi di rigore" - a causa del Covid-19.
Pur chiedendo maggiore attenzione per le esigenze dei Cantoni, il plenum ha deciso di non imporre veti al Consiglio federale nella gestione della pandemia.
Come ricordato in apertura delle discussioni dal presidente della camera Alex Kuprecht (UDC/SZ), l'esame della Legge Covid-19 è urgente e dovrà terminare obbligatoriamente entro la fine della sessione in corso. Per questo motivo, la seduta odierna è durata più del previsto, nell'attesa che lunedì prossimo il dossier venga trattato dal Consiglio nazionale. Per l'occasione è prevista una seduta open-end, con inizio alle 14.30.
Meno centralismo... - Durante la discussione sull'entrata nel merito, diversi oratori hanno stigmatizzato lo spirito centralista che spira dal Consiglio federale, come dimostrato secondo Heidi Z'graggen (Centro/UR) dalla polemica sulle terrazze dei ritrovi operanti sulle piste da sci.
Secondo Z'graggen, bisogna concedere maggiore fiducia ai Cantoni, accelerare il ritmo delle vaccinazioni e proporre test a tappeto per attenuare le conseguenze delle chiusure ordinate dal Consiglio federale sull'economia ed offrire prospettive alla popolazione. Proporzionalità e sussidiarietà dovrebbero guidare l'azione dell'esecutivo quando decide chiusure e restrizioni alla libertà personale. A tale riguardo, il plenum ha accolto una proposta di minoranza in tal senso della "senatrice" urana.
Il Governo è stato criticato per non aver tenuto nella debita considerazione l'opinione dei Cantoni, delle commissioni e della popolazione - vedi petizione nazionale, n.d.r - tutti favorevoli a maggiori aperture nel rispetto di rigidi piani di protezione. Fallimenti e disoccupazione di massa sono un incubo che si sta materializzando.
...ma niente veti - Seppur d'accordo nel concedere ai Cantoni un margine di manovra più ampio nell'affrontare la crisi, il plenum non è d'accordo nel mettere sotto tutela il Consiglio federale. Per 37 voti a 4 ha bocciato una proposta del "senatore" Thomas Minder (Indipendente/SH) che avrebbe voluto inserire nella legge un diritto di veto del Parlamento su eventuali chiusure totali o parziali decise dal governo.
Minder voleva che, in caso di situazione particolare, il Governo rinunciasse a pronunciare lockdown e coprifuoco totali o parziali, chiusure generalizzate delle frontiere e di settori economici importanti, se le competenti commissioni del Parlamento si fossero espresse contro simili provvedimenti.
Nessuna quarantena se sei vaccinato - Il plenum ha accolto invece, anche se con un solo voto di scarto (19 a 18 e 6 astenuti), un'altra proposta dell'imprenditore sciaffusano che vuole "liberare" dalla quarantena le persone immunizzate. Sarebbero previste eccezioni.
Respinta invece per 27 voti a 15 un'ennesima proposta Minder, il quale voleva iscrivere nella legge il divieto da parte del Governo di decretare un obbligo generalizzato di vaccinazione. Diversi "senatori" hanno fatto notare che tale obbligo è già stato escluso dal Consiglio federale.
Lavoro domenicale, niente esperimenti - Un po' a sorpresa, il plenum ha respinto per 23 voti a 18 una proposta - valida per il 2021 e 2022 - della sua commissione preparatoria che voleva concedere ai Cantoni la possibilità di tenere aperti i negozi per 12 domeniche all'anno senza aver bisogno di un'autorizzazione particolare.
Un'idea combattuta sia dal campo rosso-verde che dal Centro. Con questa proposta la destra invece intendeva dare fiato a un settore in difficoltà a causa della pandemia.
Eccezioni per cantoni "virtuosi" - Accolta invece per 30 voti a 13 l'idea portata in aula da Martin Schmid (PLR/GR) - probabilmente sulla scorta delle polemiche sulle terrazze dei ristoranti nelle stazioni sciistiche, n.d.r - che obbliga l'esecutivo a concedere alleggerimenti a quei Cantoni che registrano una situazione epidemiologica favorevole o stabile e che applicano una strategia di depistaggio o un'altra misura appropriata per gestire la pandemia di Covid-19.
Secondo il "senatore" grigionese, i lockdown non rappresentano la soluzione per contrastare il coronavirus. "Dobbiamo imparare a convivere col virus", ha affermato Schmid. A nome della commissione, Christian Levrat (PS/FR) ha fatto notare, invano, che una situazione simile ricorda quanto avvenuto in autunno, con provvedimenti che cambiavano da un cantone all'altro creando solo caos.
Casi rigore, Berna quota parte 80% - Affrontando il "cuore" della revisione all'esame, ossia i "casi di rigore", il plenum ha stabilito di voler aiutare anche le imprese fondate prima del 1° ottobre 2020, e non soltanto quelle istituite prima del 1° marzo 2020 come proposto dall'esecutivo.
In seguito, grazie al voto decisivo del suo presidente, Alex Kuprecht, la Camera ha innalzato dal 70 all'80% la quota a carico della Confederazione per i costi dei provvedimenti a sostegno delle imprese con un fatturato fino a 5 milioni, per spese supplementari stimata in 600 milioni. La somma massima cui avranno diritto le singole aziende non dovrà eccedere il milione.
Una minoranza consistente, in sintonia col ministro delle finanze Ueli Maurer, si è opposta all'aumento della quota parte della Confederazione per ragioni finanziarie. Maurer ha motivato la sua avversione col fatto che i Cantoni riceveranno per l'esercizio 2020 una quota supplementare degli utili distribuiti dalla Banca nazionale svizzera - 6 miliardi in totale, 164'387'402 milioni al Ticino e 92'685'020 milioni ai ai Grigioni - e che anche loro devono dare un contributo al superamento della crisi.
Grandi imprese - Le imprese più grandi potranno contare sull'aiuto della Confederazione. La somma massima per singola società non dovrebbe superare i 10 milioni, secondo il progetto governativo.
Ma il plenum, ha deciso su quest'ultimo aspetto anche importi maggiori se la società dovesse registrare un calo di oltre il 70% del fatturato. Le grosse imprese, in ogni caso, potrebbero essere obbligate a restituire i soldi a fondo perso ricevuti se per esempio realizzano un utile.
Disoccupati, più indennità - In merito all'assicurazione disoccupazione, il plenum ha sostenuto la proposta del governo di aumentare di 66 giorni il numero massimo di indennità giornaliere e di prolungare la norma applicabile ai redditi modesti in materia di indennità per il lavoro ridotto fino a fine giugno 2021 (e non soltanto fino a fine marzo).
Una proposta di Paul Rechsteiner (PS/SG) di aumentare a 107 le indennità giornaliere per la disoccupazione è stata respinta per 24 voti a 14 e 3 astensioni. Il Sangallese ha spiegato la sua proposta con la difficoltà che hanno molte persone nel ritrovare un impiego, specie per chi lavora nel settore della ristorazione, fortemente penalizzato dalle chiusure ordinate dall'esecutivo.
Oltre a ciò, la Camera ha deciso di stralciare il termine di attesa per il lavoro ridotto. Un'autorizzazione, inoltre, deve valere per 6 mesi. La Confederazione dovrà inoltre accollarsi il 33% dei costi che i Cantoni si sono dovuti sobbarcare dal 17 marzo 2020 al 17 giugno 2020 a causa della chiusura degli asili pubblici.
Agevolazioni a club sportivi - Per quanto riguarda i club sportivi professionistici e semiprofessionistici, il plenum ha deciso di agevolare il ricorso per le società ai contributi a fondo perso messi a disposizione della Confederazione.
Anche in questo caso grazie al voto decisivo del presidente della degli Stati, le società devono venir paragonate alle imprese che figurano tra i "casi di rigore". In concreto, i club non dovrebbero più abbassare i salari dei giocatori quando chiedono aiuti legati al coronavirus. Basterà invece che la somma globale delle remunerazioni non aumenti più dell'indice dei prezzi al consumo nei cinque anni seguenti l'ottenimento degli aiuti. Per i club promossi in una lega superiore, il Consiglio federale può prevedere eccezioni.
Aiuti a tivù private e a cultura - Senza opposizioni, il Consiglio degli Stati ha anche deciso che Berna potrà sostenere le imprese radiotelevisive private con mezzi provenienti dal canone radiotelevisivo.
Facendo sua una proposta della sua Commissione della scienza dell'educazione e della cultura, il plenum ha anche soppresso la menzione di importi massimi per i provvedimenti in ambito culturale.