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LOSANNA - Il potenziamento della rete in fibra ottica di Swisscom con la nuova tecnologia rimane ancora bloccato. Il Tribunale federale (TF) ha infatti respinto una richiesta di effetto sospensivo da parte del gruppo di telecomunicazioni, nei confronti del quale la Commissione della concorrenza (Comco) sta conducendo un'indagine per possibile violazione della legge sui cartelli.
Nel dicembre 2020, la Comco ha aperto un'inchiesta sulla strategia di Swisscom in materia di fibre ottiche in seguito alla denuncia di un concorrente. La Commissione è al momento del parere che l'azienda telecom stia verosimilmente perseguendo una pratica abusiva ai sensi della legge sui cartelli, deviando dallo standard concordato tra le autorità federali e gli operatori. Di conseguenza la Comco ha ordinato una misura cautelare che vieta a Swisscom di continuare la costruzione della sua rete senza garantire ai concorrenti un accesso non discriminatorio (il cosiddetto accesso al livello 1). Questa misura è stata confermata dal Tribunale amministrativo federale (TAF) alla fine di settembre.
In una decisione pubblicata oggi, il TF ha ritenuto ingiustificata la richiesta di effetto sospensivo di Swisscom, sottolineando in sostanza che la misura precauzionale non compromette il funzionamento della rete esistente. Questa decisione non pregiudica però l'esito finale del ricorso contro la misura cautelare stessa.
La controversia tra Swisscom e gli altri operatori riguarda l'architettura della rete in fibra. Nei negoziati tra le parti e le autorità, tra il 2008 e il 2012, era stata concordata una struttura a stella (architettura punto a punto, P2P) con quattro fibre, in cui i concorrenti potevano averne una indipendente.
Nel febbraio 2020, Swisscom, che è l'unica responsabile della costruzione della rete, ha presentato la nuova strategia, che si basa su una cosiddetta struttura ad albero (Multipoint Architecture, o P2MP). L'obiettivo era quello di estendere la sua rete con un modello monofibra entro il 2025 e aumentare così la quota di famiglie e imprese connesse dall'attuale 32% a circa il 60%. Contro la deviazione dallo standard concordato, la società Init7, con sede a Winterthur (ZH), ha presentato una denuncia alla COMCO nel settembre dello scorso anno.