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Le autorità nazionali verranno dotate dei poteri di ritirare dal mercato le merci non conformi
BRUXELLES - L'Ue vieterà sul proprio territorio i prodotti realizzati con il lavoro forzato, sia realizzati all'interno della Ue per il consumo interno e sia importati. Lo propone la Commissione su un fenomeno che stima riguardi 27,6 milioni di persone nel mondo. «Questa proposta farà la differenza nell'affrontare la schiavitù moderna, che colpisce milioni di persone in tutto il mondo», dice il vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis. Il commissario per il mercato interno Thierry Breton evidenzia la volontà di essere «più assertivi nel difendere i nostri valori» andando a «promuovere una maggiore sostenibilità in tutto il mondo».
Le autorità nazionali verranno dotate dei poteri di ritirare dal mercato i prodotti realizzati con il lavoro forzato, in base a quanto emergerà dalle indagini. Le autorità doganali degli Stati membri saranno poi le responsabili dell'applicazione della legge ai confini della Ue.
Per 'lavoro forzato' si considereranno le definizioni e gli standard concordati a livello internazionale, dando un ruolo importante alla stretta collaborazione con i partner globali. La nuova regolamentazione dovrebbe richiedere 24 mesi per entrare in vigore, considerando il confronto necessario con Parlamento europeo e il Consiglio, spiega la Commissione.
Entro 18 mesi dall'entrata in vigore, poi, la Commissione intende fornire delle linee guida sulla due diligence relativa al lavoro forzato e informazioni sugli indicatori di lavoro forzato. Un nuovo 'Network Ue sui prodotti del lavoro forzato' servirà poi da piattaforma per un coordinamento strutturato e la cooperazione tra le autorità competenti e la Commissione.
L'annuncio segue l'impegno preso nel discorso del 2021 sullo Stato dell'Unione dalla presidente dell'esecutivo europeo, Ursula von der Leyen. Più nel dettaglio, l'implementazione del divieto avverrà con una valutazione preliminare del rischio di lavoro forzato sulla base di diverse fonti d'informazione, inclusi i contributi della società civile, e un database sui rischi del lavoro forzato focalizzato su prodotti specifici e aree geografiche, oltre alla due diligence svolta dalle aziende.
Le autorità avvieranno quindi le indagini sui prodotti per i quali vi siano sospetti, chiedendo informazioni alle aziende e svolgendo e ispezioni, anche in paesi extra Ue, ordinando quindi il ritiro o il divieto d'ingresso di prodotti realizzati con il lavoro forzato. Le aziende saranno tenute a smaltire la merce. In mancanza di tutte le prove necessarie, per la scarsa collaborazione di una società o di una autorità statale non comunitaria, possono prendere la decisione sulla base dei fatti disponibili.
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