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La Cina ha presentato lunedì il suo primo rapporto davanti al Consiglio dei diritti dell'uomo nel quadro dell'esame periodico dei 192 stati membri. Pechino ha messo l'accento sui progressi compiuti e si è rammaricata delle dichiarazioni «politicizzate» di un piccolo gruppo di paesi.
L'espressione di rammarico era rivolta a una dozzina di paesi occidentali ha criticato la tortura, la repressione di militanti dei diritti dell'uomo e le violazioni della libertà d'espressione tuttora praticate in Cina,
La Svizzera, insieme ad alcuni altri paesi, ha invece chiesto a Pechino di adottare una moratoria sulla pena di morte e di pubblicare statistiche sulle esecuzioni.
«La Svizzera è preoccupata per la situazione delle minoranze nello Xinjiang e nel Tibet. Raccomandiamo alle autorità cinesi di rispettare i loro diritti fondamentali», ha dichiarato il rappresentante svizzero.
Il capo della delegazione cinese ha respinto alcuni interventi e ha annunciato un piano di azione nazionale di due anni sul tema dei diritti umani. Pechino ha anche invitato l'alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti dell'uomo, senza tuttavia fissare una data per la visita.
Le promesse sono state definite «vaghe» dalla ONG Human Rights Watch, che ha tuttavia accolto con favore il dibattito pubblico avvenuto in occasione dell'esame del rapporto cinese.