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Per garantire a lungo termine i rapporti bilaterali con l'Unione, la Svizzera potrebbe puntare alla conclusione di un accordo quadro.
Vantaggi e svantaggi di un simile patto, così come di un'eventuale adesione, saranno valutati dal Governo elvetico nel prossimo rapporto sull'Europa.
L'adesione all'Unione Europea non è una questione all'ordine del giorno in Svizzera e non lo sarà verosimilmente per diversi anni. L'ultima iniziativa popolare che chiedeva di rilanciare immediatamente i negoziati d'adesione era stata sommersa nel marzo del 2001 da una valanga di no (il 76% della popolazione l'aveva respinta).
Sulla base di questa constatazione, le autorità federali stanno esaminando diverse possibilità per regolare i rapporti futuri con l'Unione Europea nei prossimi anni. A patto però che il prossimo 25 settembre gli svizzeri accettino l'estensione della libera circolazione delle persone ai nuovi Stati membri dell'UE. In caso contrario, tutto l'edificio pazientemente costruito dalla diplomazia elvetica sarebbe in pericolo: Bruxelles ha infatti già fatto sapere che non tollererà discriminazioni tra i suoi cittadini e minaccia di abrogare gli accordi fin qui in vigore.
Secondo quanto indicato in un'intervista alla «SonntagsZeitung» da Michael Ambühl, segretario di Stato del Dipartimento federale degli esteri (DFAE), tra le opzioni prese in considerazione vi è pure il progetto di stipulare con l'UE un accordo quadro.
Istituzionalizzare la via bilaterale
In sostanza, un simile patto dovrebbe istituzionalizzare la strada bilaterale scelta finora dalla Svizzera.
«Un accordo quadro potrebbe alleggerire notevolmente l'amministrazione dei contratti già conclusi», sostiene Ambühl, ricordando che con l'UE oggi sono ben 20 i concordati in vigore.
Inoltre, un accordo di questo genere potrebbe permettere di incoraggiare ed intensificare il dialogo politico tra la Svizzera e l'UE. In politica estera, ad esempio, potrebbe gettare le fondamenta per determinare in che maniera la Svizzera può impegnarsi a fianco dell'UE nelle zone di crisi.
Base per futuri accordi
Infine, il patto potrebbe servire da base per altri contratti bilaterali. Nei prossimi anni, ad esempio, si porrà la questione della liberalizzazione del mercato dell'elettricità, che dovrà essere regolamentata con l'UE o la partecipazione della Svizzera, auspicata da Bruxelles, allo sviluppo del sistema satellitare Galileo (GPS).
Secondo il segretario di Stato del DFAE, vantaggi e svantaggi di un simile accordo quadro, ma anche di un'eventuale adesione all'UE, saranno valutati nel prossimo rapporto sull'Europa, che il Governo elvetico ha promesso di presentare prima della fine della corrente legislatura, nel 2007.
swissinfo e agenzie
In breve
Il Dipartimento degli affari esteri (DFAE) sta valutando diverse opzioni per regolare i rapporti tra la Svizzera e l'UE dopo la votazione, prevista il 25 settembre, sull'estensione della libera circolazione ai nuovi Stati membri dell'Unione. Tra i progetti vi è quello di stipulare con i Venticinque un accordo quadro.
Il segretario di Stato del DFAE Michael Ambühl conferma in un'intervista alla "SonntagsZeitung" che un simile patto è concepibile. In tal modo, i numerosi accordi bilaterali tra la Svizzera e l'UE verrebbero garantiti e l'intesa fungerebbe da base per una collaborazione futura più stretta.