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L'obiettivo degli agricoltori moderni non è molto diverso da quello dei primi coltivatori 10000 anni fa. Oggi come ieri, l'agricoltore vuole piante resistenti e ad alta resa. Il ventaglio di tecniche disponibili per perseguire questi scopi si è invece ampliato nel corso degli anni.
Nel patrimonio genetico di tutti gli esseri viventi - e dunque anche delle piante - avvengono sempre delle mutazioni naturali. Nel corso del tempo, queste mutazioni portano le piante ad assumere nuove proprietà - o a perderne di vecchie. Da sempre l'uomo sfrutta queste mutazioni, sorte naturalmente, per coltivare nuove specie, scegliendo piante con le proprietà desiderate, riproducendole e incrociandole con altre piante. Ne consegue che, ad esempio, tutti i nostri cereali derivano da piante erbacee selvatiche e la prugna origina da un incrocio tra il prugnolo e l'amolo.
La mutazione naturale del patrimonio genetico è un processo molto lento. Per accelerarlo, le sementi vengono in parte trattate con agenti chimici o radioattività, così da aumentare la frequenza delle mutazioni e di conseguenza le probabilità che le piante assumano nuove proprietà desiderabili.
Oggigiorno, con l'ingegneria genetica, è possibile modificare i geni in modo mirato, trasferendo alle piante delle proprietà vantaggiose. Le si possono, per esempio, rendere più resistenti a un determinato insetto. Il gene trasferito non deve necessariamente derivare da un'altra pianta, ma può provenire anche da un batterio, da un fungo, da un virus o da un animale. Un simile inserimento di geni provenienti da specie differenti distingue l'ingegneria genetica verde dai metodi di coltivazione tradizionali.
Nel 1983 è stata coltivata la prima pianta geneticamente modificata - o transgenica. Al giorno d'oggi esistono sul mercato varietà transgeniche di numerose piante coltivate su larga scala, come mais, patata, colza, soia e cotone.
Tuttavia, in Svizzera per il momento non si possono coltivare piante geneticamente modificate. Lo ha deciso la popolazione in una votazione nel 2005. La moratoria è stata prorogata fino al 2017. Dal 2007 al 2011 il programma di ricerca nazionale "rischi e benefici delle piante geneticamente modificate" (NRP 59) ha esaminato i pro e i contro delle piante geneticamente modificate. Non è stato rilevato alcun rischio ambientale originato dalle piante ingegnerizzate. Inoltre, un'analisi della letteratura mondiale disponibile ha evidenziato che nessuna conseguenza negativa sulla salute è stata ancora riscontrata in seguito all'uso commerciale di piante geneticamente modificate. Maggiori informazioni si trovano sul sito del NFP59. All'interno del dibattito attorno alle piante geneticamente modificate vi sono, oltre ai rischi, anche riflessioni di tipo etico. Nel capitolo sull'etica sono presentati degli argomenti rilevanti in questo ambito.