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Una settimana dopo il Senato, anche la Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato giovedì la legge che aumenta temporaneamente il tetto del debito pubblico e che eviterà quindi allo Stato di ritrovarsi nell'impossibilità di onorare i suoi impegni. I democratici, che controllano il Parlamento, hanno votato a favore e i repubblicani contro: i "sì" sono così stati 219 e i "no" 206.
L'aumento approvato è di 480 miliardi di dollari, porta il tetto del debito a 28'900 miliardi ed è disponibile fino al 3 dicembre, data entro cui andrà trovata una nuova soluzione. Perché la norma entri in vigore manca ancora la (scontata) firma del presidente Joe Biden, che arriverà prima del 18 ottobre, giorno previsto dal Tesoro per quello che sarebbe il primo default della maggiore economia mondiale, con conseguenze a valanga sul resto del globo.
I repubblicani accusano i democratici di essere la causa del problema delle finanze pubbliche con i loro programmi miliardari per la socialità e contro i cambiamenti climatici. Il partito del presidente replica invece che è la conseguenza dei regali fiscali ai ricchi fatti sotto Donald Trump, in un quadriennio in cui il limite massimo era comunque stato innalzato tre volte.
I piani di spesa infrastrutturali e sociali di Biden valgono 3'500 miliardi di dollari e saranno oggetto della prossima battaglia. Potrebbero essere ridotti, probabilmente nella durata, così da costare attorno a 2'000 miliardi. La prima cifra è infatti considerata eccessiva da due rappresentanti democratici al Senato, il cui voto è necessario perché il programma passi quello scoglio. Senza la certezza che questo avvenga, nemmeno la Camera è disposta ad affrontare la questione. Sullo sfondo ci sono già le delicate elezioni di mid term nel 2022.