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A cura di Mattia Mantovani
Formato 12.5x21, 320 pp.
"La Vita di un poveruomo é un libro meraviglioso, perché é nato dalla vita del popolo. In questo senso rappresenta il contrario della biografia di Goethe". Queste parole di Hugo von Hofmannsthal colgono alla perfezione il nucleo più profondo di una delle opere più strane e indefinibili della storia letteraria: l'autobiografie del piccolo agricoltore e filatore di Wattwil Ulrich Bräker, il cosidetto "poveruomo del Toggenburgo". Scritta in larga parte di notte e nei pochi momenti liberi concessigli da una vita grama, avara di soddisfazioni e sempre sul margine della miseria più nera, l'autobiografia di Ulrich Bräker rappresenta ancora oggi l'esempio unico e forse irripetibile di una vita che diventa immediatamente scrittura, senza filtri e mediazioni poetiche e soprattutto senza pose autoriali.
Quest'opera, originariamente non pensata per un'eventuale pubblicazione, costituisce il momento centrale dell'intera produzione letteraria dell'autodidatta Bräker, qui tradotta per la prima volta in versione integrale, viene presentata insieme a un immaginario Dialogo nel regno dei morti e a una scelta dal diario dell'ultimo anno di vita della stesso Bräker.