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Casagrande , 2020
In una torrida estate del 1921 Jakob Studer, commissario della polizia di Berna, è in vacanza con la moglie ad Ascona, un tranquillo villaggio di pescatori affacciato sul Lago Maggiore.
Nulla sembra guastare la quiete sonnolenta del posto, fino al momento in cui Studer viene avvicinato da uno scrittore, come lui svizzero tedesco, che gli chiede aiuto. Non lontano dalla sua precaria abitazione, sul sentiero ai margini del bosco, è stato ritrovato senza vita il corpo di una giovane donna, e la polizia locale è convinta che il colpevole sia lui.
Tra le camelie in fiore, commercianti annoiati e bonari poliziotti con i quali è facile incappare in malintesi, Studer comincia svogliatamente a indagare sulla vittima, una danzatrice straniera amica di un vecchio barone caduto in disgrazia e vicina agli eccentrici artisti del Monte Verità.
«Studer stava per rispondere che non bisogna lasciar raffreddare un’indagine, nemmeno quando è raffreddato il poliziotto. Poi però si ricordò che non stava conducendo nessuna indagine: era un commissario di polizia in vacanza nel Sud, in una delle estati più calde a memoria d’uomo. Il fatto che il giorno prima fosse andato a pescare con un assassino era incongruo. Così come il fatto che si fosse preso l’influenza».