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I jihadisti condannati per atti a favore dell'ISIS non vanno espulsi se i loro Paesi di provenienza sono considerati poco sicuri.
Lo ha ribadito il Consiglio federale opponendosi a un cambiamento di prassi come chiesto dal consigliere nazionale Fabio Regazzi (PPD/TI) con una mozione.
Con il suo atto parlamentare, il ticinese domanda che venga data precedenza alla sicurezza interna. Del resto, sostiene Regazzi, "anche altri Stati europei stanno adottando misure di espulsione di rifugiati fiancheggiatori di attività di terrorismo nei rispettivi paesi (nella fattispecie Iraq e Siria) motivandole con ragioni di sicurezza interna".
Secondo il governo, invece, la Costituzione svizzera non permette nessun rinvio in uno Stato in cui la persona in questione rischia la tortura o un altro genere di trattamento o punizione crudele o inumano. La medesima garanzia, ricorda l'esecutivo, è inoltre sancita dalla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali.
Di conseguenza, il Consiglio federale sostiene di non disporre di alcun margine di manovra. Entro fine anno, il Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP) dovrebbe comunque presentare un progetto di legge su nuove misure preventive di polizia per la lotta al terrorismo.
SDA-ATS