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DELÉMONT - Dopo quattro anni di discussioni il parlamento giurassiano ha varato questa mattina la legge sul salario minimo, che comporta una retribuzione di almeno 20 franchi l'ora. In seconda lettura, hanno approvato il progetto 40 deputati, mentre 18 si sono astenuti.
Le astensioni sono arrivate dai partiti di destra, che auspicavano di sottoporre la legge a referendum obbligatorio. La votazione al riguardo si è conclusa con 25 voti favorevoli e 25 contrari. Ha in definitiva fatto pesare l'ago della bilancia a favore del referendum il presidente cristiano-sociale del parlamento Frédéric Lovis.
Rispetto alla prima lettura, il legislativo ha deciso con 44 voti contro 14 di portare il salario minimo da 19,25 a 20 franchi l'ora, un aumento riconducibile alla volontà del PPD di fare un passo in direzione della sinistra.
«Questo importo di 20 franchi corrisponde ai minimi sociali che permettono di coprire i bisogni vitali di una persona adulta che vive da sola», ha spiegato il deputato verde Ivan Godat. Nel progetto sottoposto al parlamento, il governo aveva proposto una retribuzione minima di 19,25 franchi l'ora.
Le disposizioni legali varate oggi non saranno applicabili al datore di lavoro, ai suoi famigliari, alle persone in formazione o attive nel quadro di misure di integrazione professionale. I datori di lavoro disporranno di due anni dall'entrata in vigore della legge per conformarsi al testo.
L'adozione del testo interviene dopo la decisione del Tribunale federale (TF) di dare il via libera ad un salario minimo di 20 franchi l'ora nel cantone di Neuchâtel, una remunerazione ritenuta conforme al diritto federale e al principio costituzionale della libertà economica.
Nel Giura, un'iniziativa popolare intitolata “Un Giura con salari dignitosi" era stata approvata in votazione popolare nel 2013, ma il parlamento si era rifiutato due volte di entrare in materia sul tema, nel 2015 e nel 2016. Sul caso era intervenuta la Corte costituzionale cantonale, chiamata in causa da un ricorso del partito socialista, che ha costretto il legislatore ad affrontare la questione.