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L'ex ministra svizzera della sanità Ruth Dreifuss si è associata al movimento di protesta contro il processo intentato da Novartis in India.
Per proteggere uno dei suoi medicamenti, il gruppo farmaceutico basilese ha deciso di contestare la nuova legge indiana sui brevetti. Un attacco che secondo Ruth Dreifuss racchiude molte implicazioni. Intervista.
In un primo tempo, Novartis aveva depositato in India una domanda di brevetto per il Glivec, un medicamento anticancerogeno brevettato in circa 40 paesi. Ma l'India si è opposta, stimando che il prodotto non è altro che una nuova formulazione di un medicamento già esistente. Un'opzione resa possibile dalla sua nuova legge sui brevetti.
È questa decisione che Novartis ha scelto di contestare di fronte alla Alta Corte indiana nel maggio 2006. Un processo che è ripreso giovedì a Madras. Lo stesso giorno - su richiesta di Médecins sans frontières (MSF), Oxfam, Dichiarazione di Berna e di una cinquantina di altre organizzazioni non governative (ong) - Ruth Dreifuss ha annunciato il suo sostegno per far sì che Novartis ritiri la sua denuncia contro la legislazione indiana sui brevetti.
Un impegno assunto in quanto ex ministra elvetica della sanità pubblica, ma soprattutto in quanto presidente (fino al 2006) della Commissione sui diritti della proprietà intellettuale, l'innovazione e la salute pubblica dell'OMS (Organizzazione mondiale della sanità), un gruppo di lavoro che ha redatto un rapporto in linea con la legge indiana.
swissinfo: Quali sono gli elementi chiave e i riscontri di questo processo?
Ruth Dreifuss: L'azione condotta da Novartis prende di mira la legge indiana sui brevetti. Si tratta di un attacco contro la flessibilità concessa agli Stati del pianeta per rispondere ai loro bisogni in materia di sanità pubblica.
La legge indiana fa una distinzione tra le innovazioni che significano un passo avanti per i clienti e i cambiamenti che invece non portano ad alcun reale progresso in materia di salute.
Novartis è sicuramente abilitata a contestare la decisione dell'autorità indiana sul Glivec e il suo carattere innovativo. Il gruppo farmaceutico è tuttavia meno qualificato per attaccare la legislazione di un paese sovrano, che non fa nient'altro che usufruire delle possibilità offerte dagli accordi internazionali che regolano questi problemi.
swissinfo: Nel quadro del ciclo di Doha, gli Stati membri dell'OMC hanno autorizzato i paesi colpiti da una grave crisi sanitaria a produrre o ad acquistare medicamenti generici. Novartis tenta forse di rimettere in questione questo passo avanti?
R. D.: La legge indiana è un esempio per numerosi paesi del Terzo mondo. È senza dubbio per questo motivo che Novartis l'attacca: un modo di intimidire gli altri paesi che vorrebbero ugualmente trovare un equilibrio tra obiettivi di salute pubblica e protezione dei brevetti.
Bisogna inoltre precisare che l'India gioca appunto un ruolo nella produzione e la messa a disposizione di generici nei paesi più poveri, come lo dimostra la lotta contro l'Aids. L'attacco di Novartis è per questi motivi ancora più grave.
swissinfo: Le Ong accusano alcuni paesi di utilizzare gli accordi bilaterali di libero scambio per far accettare questo tipo di restrizioni. La Svizzera, che ha concluso numerosi accordi bilaterali con i paesi del Sud, è toccata da queste accuse?
R. D.: Molti di questi accordi sono ancora in fase di negoziazione e non li conosco tutti in dettaglio. Ma è chiaro che nel quadro dell'Associazione europea di libero scambio (alla quale partecipa anche la Svizzera) sono negoziati accordi di questo tipo. Accordi che prevedono una limitazione della flessibilità offerta dai trattati internazionali.
Questi accordi bilaterali rappresentano la più grande minaccia sulle possibilità dei paesi del Sud di tener conto delle esigenze di salute pubblica.
swissinfo, intervista di Frédéric Burnand, Ginevra
(Traduzione: Luigi Jorio)
In breve
Novartis assicura che il suo unico obiettivo è la protezione della proprietà intellettuale, la quale consente di finanziare la ricerca e lo sviluppo di nuovi medicamenti. Il gruppo farmaceutico assicura pure che il suo prodotto anticancerogeno è distribuito gratuitamente agli indiani poveri, via un programma umanitario.
Secondo le Ong, Novartis rimette in causa una disposizione specifica della nuova legge indiana sui brevetti, la quale stipula che la semplice scoperta di una nuova forma di una sostanza conosciuta, di una nuova proprietà o di un nuovo utilizzo di una sostanza non sono brevettabili.
Sempre secondo le Ong, questa disposizione permette di evitare il rinnovo a perpetuità della protezione di 20 anni offerta da un brevetto. Un unico cambiamento nella presentazione di un medicamento esistente è a volte utilizzato quale giustificativo per ottenere un nuovo brevetto, a scapito della produzione generica a prezzi inferiori nei paesi in via di sviluppo.
La disputa indiana
Glivec (o Gleevec) del gruppo farmaceutico elvetico Novartis, non è protetto dalla legge sui brevetti in India. Per questo Novartis ha intentato un processo.
La legge indiana protegge solo i prodotti nuovi, sviluppati dal 1995 in poi. Il Glivec è considerato invece una variazione di un farmaco già esistente e viene dunque catalogato come generico.
Spesso alla scadenza di un brevetto, dopo 20 anni, le compagnie farmaceutiche variano un prodotto per poterne ottenere uno nuovo. Una pratica che la legge indiana tenta ora di bloccare.
La posizione di Novartis
Novartis contesta la decisione delle autorità indiane, che non riconoscono un brevetto, valido invece per altri 40 paesi.
"Se il diritto dei brevetti viene calpestato come in India, non verranno più fatti altri investimenti in farmaci salvavita", sostiene il responsabile del settore ricerca di Novartis, Paul Herrling.
A Novartis interessa soprattutto la protezione della proprietà intellettuale e non vuole rendere più difficile l'accesso al farmaco: in India il 99% dei pazienti che hanno bisogno del Glivec lo ottengono gratuitamente da Novartis.