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Un sequestro annunciato nel fine settimana ha riacceso il dibattito sulle sanzioni e sul comportamento della Svizzera
Per l'esperto Mark Pieth, ad esempio, la Confederazione ha agito male e troppo lentamente
BERNA - Le autorità svizzere hanno sequestrato un lussuoso appartamento di montagna a Saanen, nell'Oberland bernese, poiché di proprietà dell'oligarca Petr Aven, uno dei principali azionisti della banca russa Alfa e uno stretto confidente di Vladimir Putin, oltre che uno degli uomini più ricchi della Russia.
La notizia, data inizialmente dalla NZZ al Wochenende, ha fatto presto a varcare i confini nazionali, e ha riacceso il dibattito sul comportamento della Svizzera in relazione alle sanzioni.
Dopo un'esitazione iniziale, lo ricordiamo, la Svizzera ha deciso il 28 febbraio di adottare le sanzioni dell'Unione europea contro centinaia di personalità russe, tra cui proprio Aven. Da allora ha ampliato la sua lista, per conformarsi pienamente alle misure dell'UE.
Uffici sommersi dal lavoro
Tuttavia, trovare effettivamente le proprietà e i beni da congelare si è rivelato più complicato del previsto. Le banche stanno infatti setacciando i loro registri per assicurarsi che nessuno riesca a sfuggire alle sanzioni. Per questo, però, ci vogliono tempo e risorse: ad esempio Credit Suisse ha di conseguenza chiesto il permesso di far lavorare parte del personale anche la notte, nei fine settimana e nei giorni festivi.
Anche la Segreteria di Stato dell'economia (SECO), che è responsabile dell'applicazione delle sanzioni, è stata sommersa dalle segnalazioni di beni e immobili russi, spesso segnati con grafie diverse o con errori.
«Incompetenza o...?»
Una gestione inaccettabile, secondo Mark Pieth, esperto di anticorruzione e professore di diritto penale all'Università di Basilea. Secondo Pieth, la Svizzera ha agito troppo lentamente, e ha dato un carico di lavoro eccessivo ad un'agenzia governativa con poco personale. Alla SECO «sembrano sopraffatti», ha commentato all'agenzia di stampa Reuters. Il problema è poi che la lentezza rispetto all'Ue potrebbe aver dato tempo ad alcuni oligarchi di sfuggire alle sanzioni.
In tal senso, Pieth ha citato «almeno un caso» in cui un oligarca russo con una società in Svizzera ha sfruttato il fatto di essere stato inserito nella lista delle sanzioni svizzere una settimana dopo essere stato colpito dalle sanzioni dell'Ue per spostare i suoi interessi dalla Svizzera. «O è una forma di incompetenza o volevano permettere a questi russi di fuggire con i loro interessi dal Paese...», ha commentato, lapidario, l'esperto.
Intanto, l'immobile di Aven è stato sequestrato. Quanto è importante per l'imprenditore? Non è chiaro. Il Direttore del resort nel quale si trova l'appartamento di lusso - di proprietà russa da oltre 30 anni - ha però detto al giornale locale "Anzeigen von Saarnen" che «non è stato qui per diversi anni, non abbiamo alcun contatto con lui». È dunque possibile che la Svizzera sia una questione secondaria per Aven, con molti dei suoi investimenti che sono concentrati nel Regno Unito, dove possiede una tenuta di lusso nel Surrey.
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