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Un'analisi di Amnesty International punta il dito contro i principali sviluppatori dei preparati anti-Covid.
Nel 2021 sono state prodotte dieci miliardi di dosi di vaccino. «Un quantitativo più che sufficiente per raggiungere l'obiettivo del 40% di vaccinazione globale entro fine 2021». Ma la percentuale di vaccinati nei Paesi a basso reddito supera a malapena il 4% della popolazione.
LONDRA - Appelli caduti nel vuoto; una sfida - quella posta dalla crisi pandemica di Covid-19 - mai colta seriamente e, più in generale, un monopolio delle tecnologie orientato al solo fatturato e del tutto cieco verso quei Paesi a basso reddito in cui la proverbiale luce in fondo al tunnel resta a oggi ancora un miraggio. Possono essere riassunte così le conclusioni dell'ultimo rapporto stilato da Amnesty International sull'attività dei principali sviluppatori di vaccini anti-Covid nel 2021.
Il titolo dell'analisi - un aggiornamento di quanto già era stato pubblicato dall'ong lo scorso settembre - è doppiamente eloquente. "Money calls the shots"; che tradotto con il dizionario alla mano significa "il denaro prende le decisioni". Ma qui si parla in modo specifico di vaccini e "shots" è un chiaro sinonimo di quelle dosi distribuite a due velocità. L'indice di Amnesty International è puntato contro i colossi del settore farmaceutico per aver «contribuito a una catastrofe dei diritti umani». E l'appendice - come si legge in un comunicato - porta con sé una serie di cifre in dote alla propria tesi.
La più rilevante è quasi certamente quella che tratteggia la cornice della situazione internazionale. Dieci miliardi di dosi di vaccino prodotte durante lo scorso anno. «Un quantitativo più che sufficiente per raggiungere l'obiettivo del 40% di vaccinazione globale entro fine 2021 fissato dall'Organizzazione mondiale della sanità», rammenta l'ong, sottolineando però che alla scadenza solo «poco più del 4% di coloro che vivono in Paesi a basso reddito erano stati completamente vaccinati». «Più di 1,2 miliardi di persone nei Paesi a basso e medio reddito avrebbero potuto essere vaccinate entro la fine del 2021 se i Paesi ad alto reddito e i produttori di vaccini avessero preso a cuore i loro obblighi e le loro responsabilità in materia di diritti umani», afferma la responsabile economia e diritti umani per Amnesty International Svizzera, Danièle Gosteli Hauser.
«Potevano essere gli eroi del 2021. E invece...»
E prosegue: «Mentre i paesi ad alto reddito si sono accaparrati i vaccini, soffocando insensibilmente le forniture alle parti più povere del mondo, le aziende farmaceutiche hanno giocato un ruolo fondamentale in questa catastrofe dei diritti umani - lasciando i più bisognosi a cavarsela da soli». I destinatari principali delle accuse mosse da Amnesty sono gli sviluppatori dei due vaccini "principi" a mRna, Pfizer (con la tedesca BioNTech) e Moderna - che «hanno previsto entrate fino a 54 miliardi di dollari, ma hanno fornito meno del 2% dei loro vaccini ai paesi a basso reddito» -, e le cinesi Sinovac e Sinopharm, che «hanno fornito rispettivamente solo lo 0,5% e l'1,5% dei loro vaccini ai paesi a basso reddito». Un'occasione persa, per il mondo intero ma anche per la loro immagine, secondo Gosteli Hauser. «Queste aziende avrebbero potuto essere gli eroi del 2021. Invece, hanno voltato le spalle a chi aveva più bisogno di vaccini, continuando a fare affari come di consueto, dando priorità ai profitti invece che alle persone. Se vogliamo che il 2022 sia l'ultimo anno di questa pandemia, dobbiamo cambiare rotta ora per raggiungere l'obiettivo del 70% di vaccinati entro luglio, come stabilito dall'OMS».
Il 2021 dei vaccini in cifre
Fonte: Dati (al 31.12.2021) di Airfinity, riportati nel rapporto "Money calls the shots: Pharma’s response to the Covid-19 vaccines crisis".
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