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No a un reddito minimo e no a limitazioni dei salari più elevati: le imprese non devono avere alcun obbligo in tal senso. Lo sostiene l'Unione svizzera degli imprenditori (USI) che respinge le iniziative in proposito lanciate dalla sinistra e dai sindacati.
L'USI si oppone anche all'inasprimento della protezione contro i licenziamenti previsto nel progetto di revisione del diritto del contratto di lavoro. Non si deve permettere che attacchi contro la libertà contrattuale nella determinazione dei salari e contro la libertà di licenziamento minacci la competitività delle imprese svizzere, ha comunicato oggi.
Concretamente l'organizzazione rifiuta l'iniziativa sui salari minimi lanciata dall'Unione sindacale svizzera (USS) che prevede di fissare nella legge un reddito minimo di 4000 franchi al mese. "Spetta per principio al mercato e ai partner sociali stabilire gli stipendi", hanno affermato in una conferenza stampa il presidente dell'USI Rudolf Stämpfli e il direttore Thomas Daum.
Questa respinge qualsiasi limitazione dei salari chiesta dall'iniziativa "1:12 - Per salari equi" dei Giovani socialisti, secondo la quale in un'impresa lo stipendio più elevato non deve superare il più basso di oltre dodici volte.
Rifiutata anche l'iniziativa di Travail.Suisse che chiede "6 settimane di vacanza per tutti". Un diritto ancorato nella legge non è necessario: limiterebbe il margine d'azione per soluzioni concordate tra i partner sociali e comporterebbe aumenti dei costi.
SDA-ATS