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La commissione elettorale centrale ginevrina non ha constatato irregolarità nei controlli supplementari successivi alla perquisizione effettuata giovedì scorso dalla polizia nei locali del Servizio delle votazioni ed elezioni (Sve) cantonale. Perquisizione seguita a una denuncia per una presunta frode elettorale.
La commissione, composta di un membro per partito rappresentato in Gran Consiglio e quattro membri indipendenti designati dal Consiglio di Stato, rileva in una nota diramata oggi che lo Sve ha rispettato le procedura "conformemente alla legge e alle raccomandazioni in vigore".
Le osservazioni fatte hanno permesso di appurare che "lo Sve lavora con l'attesa professionalità", prosegue la commissione, assicurando di aver agito "in completa indipendenza sia dall'amministrazione sia dal potere esecutivo".
La perquisizione effettuata dalla polizia giovedì 9 maggio aveva avuto l'effetto di una bomba nel canton Ginevra. Si era temuto che le asserite manipolazioni di schede da parte di un dipendente dello SVE - che è già tornato a piede libero dopo un breve fermo - potessero aver falsato l'esito di alcune votazioni degli ultimi anni che avevano avuto un risultato serrato.
Dubbi erano sorti anche per la votazione del prossimo fine settimana, nella quale sono sottoposti ai ginevrini ben nove oggetti. Ieri il procuratore generale Olivier Jornot e il governo cantonale hanno tuttavia calmato gli animi, sostenendo che non è stato trovato alcun indizio di manipolazioni fraudolente.