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BELLINZONA - Inizia oggi, lunedì, davanti al Tribunale penale federale di Bellinzona, il processo a un italiano di 63enne alla sbarra per legami con la 'Ndrangheta.
L'uomo è accusato di avere ripetutamente sostenuto l’organizzazione criminale, in Svizzera e in Italia (dal marzo 2012 e fino al 17 dicembre 2017), «in qualità di persona di fiducia e di riferimento per specifiche questioni finanziarie che toccano in particolare la Svizzera».
L'uomo, che vive a Vacallo, è accusato assieme a un fiduciario ticinese residente a Zugo e alla moglie di un membro della 'Ndrangheta (già condannato a Milano), di avere intenzionalmente compiuto atti di riciclaggio di valori patrimoniali, sapendo (o dovendo presumere) che tali soldi provenivano da attività criminali.
Le accuse vanno dal riciclaggio di denaro all'organizzazione criminale, falsità in documenti e infrazione alla Legge federale sugli stranieri (i due uomini sono accusati di avere, a due riprese, ingannato l’Ufficio della migrazione del Cantone Ticino, fornendo dati falsi in due domande di rilascio di permesso di dimora B).
Si tratta di uno di quei casi in cui il TPF si è opposto al Ministero pubblico della Confederazione (MPC): l'imputato e la Procura in un rito abbreviato due anni fa si erano accordati per una pena detentiva di quattro anni per sostegno a una organizzazione criminale e riciclaggio qualificato di denaro, ma il MPC si è opposto e ha insistito su un procedimento ordinario.