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La difesa del principale imputato nell'attentato dinamitardo di Marrakech dello scorso aprile ha sostenuto oggi, davanti al tribunale di Salé, in Marocco, l'innocenza del suo cliente per il quale ha chiesto l'assoluzione. La sentenza sarà pronunciata domani.
Nell'esplosione, avvenuta nel caffè Agorà nel centro di Marrakech, erano morte 17 persone, tra cui tre giovani ticinesi, il 25enne Corrado Mondada di Sementina, il 23enne André da Silva (di nazionalità portoghese) e la 25enne Cristina Caccia, entrambi di Cadenazzo.
Chiedendo alla corte di essere "giusta", il legale ha affermato che l'accusa non aveva dimostrato la colpevolezza del suo cliente, il quale aveva respinto le accuse mosse nei suoi confronti.
La procura aveva chiesto giovedì scorso la pena capitale contro il principale accusato e uno dei suoi complici. Nell'arringa la difesa ha ricordato che la nuova Costituzione, adottata in luglio, stabilisce "il diritto alla vita". Prevista nel codice penale, la pena di morte non è più applicata in Marocco dal 1992.
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