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Bern (ots) - Parti: X. c. «Tages-Anzeiger» / «NZZ am Sonntag»
Tema: Presunzione di innocenza / Identificazione
Reclamo respinto
Riassunto:
Lecito citare il nome del co-pilota della «Germanwings»
Tutti ricordano l'incidente dello scorso marzo nelle Alpi francesi, nel quale persero la vita gli occupanti del volo Germanwings, come pure che l'attenzione si concentrò subito sul ruolo del co-pilota dell'areo, il cui comportamento risultò finalmente all'origine della tragedia. Al Consiglio svizzero della stampa, da parte di una lettrice, è pervenuto un reclamo contro la decisione dei media di pubblicare il nome del co-pilota. Il Consiglio lo ha respinto.
Il Consiglio della stampa ritiene anzitutto che l'enormità e l'eccezionalità del caso ampiamente giustificavano l'interesse pubblico che ha destato. Nel caso specifico il co-pilota poteva bene essere definito «persona pubblica», per cui l'interesse del pubblico all'informazione prevaleva sul rispetto della sua privacy. Questa la ragione principale per la quale il Consiglio della stampa respinge il reclamo presentato contro gli articoli pubblicati dal «Tages-Anzeiger» e dalla «NZZ am Sonntag». Si trattava cioè di un evento eccezionale che come tale giustificava la menzione del nome.
In ogni singolo caso è tuttavia dovere delle redazioni valutare con attenzione se la pubblicazione è eticamente giustificata. In tale valutazione va considerata anche la sfera privata dei congiunti. La menzione del nome non sarebbe giustificata, per esempio, solo per il fatto che altri organi di stampa l'abbiano già fornito, e neppure che tali generalità siano state fornite dall'autorità inquirente.
Anche la presunzione di innocenza è stata rispettata
Nel reclamo si faceva valere inoltre che sia il «Tages-Anzeiger» sia la «NZZ am Sonntag» avevano mancato, nel caso del co-pilota della Germanwing, al rispetto della presunzione di innocenza. Secondo il Consiglio della stampa, invece, i due articoli, pubblicati alcuni giorni dopo l'incidente, tengono conto di tale principio fin dalle prime righe: per esempio, nel caso della «NZZ am Sonntag» scrivendo che il co-pilota aveva causato la sciagura «probabilmente in modo intenzionale», oppure - come il «Tages-Anzeiger» - citando una dichiarazione del procuratore pubblico secondo cui l'uomo «avrebbe agito intenzionalmente». Al lettore era dunque chiaro in entrambi i casi che l'inchiesta su questo punto non era giunta a conclusioni definitive. Per il Consiglio della stampa, i due giornali hanno dunque tenuto conto della presunzione di innocenza.
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