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Il presidente catalano Carles Puigdemont ha annunciato un rimpasto del governo di Barcellona in vista del referendum di indipendenza previsto il primo ottobre nonostante il veto di Madrid.
Lasciano la portavoce del governo Neus Monte, i titolari di Interni Jordi Jané, Educazione, Meritxell Ruiz e il segretario dell'esecutivo Joan Vidal, sostituiti rispettivamente da Jordi Turull, Joaquim Font, Clara Ponsati e Victor Culell.
La stampa catalana rileva che Puigdemont in vista dello scontro finale con Madrid sul referendum ha sostituito i ministri che avevano dubbi sul voto e sulle responsabilità penali e patrimoniali cui potrebbero essere chiamati a rispondere i membri dell'esecutivo dalla giustizia spagnola.
Il governo di Madrid ha dichiarato "illegale" il referendum e la magistratura agisce sistematicamente contro ogni decisione presa per la sua organizzazione. Diversi dirigenti catalani sono stati condannati o incriminati per 'disobbedienza'. Una causa civile è stata avviata contro l'ex-presidente Artur Mas che potrebbe essere chiamato con due ex-ministri a pagare le spese del referendum consultivo del 2014 (circa 5 milioni di euro), i cui beni potrebbero essere posti sotto sequestro preventivamente.
Il vicepresidente catalano Oriol Junqueras, leader dei repubblicani di sinistra di Erc, secondo partito della coalizione con il PdeCat di Puigdemont, ha precisato che le decisioni saranno prese "in solidarietà" da tutto il governo. Secondo diversi analisti il rimpasto rafforza Junqueras nella coalizione di governo. I ministri sostituiti fanno parte del PdeCat del presidente.