Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/22536

<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>L'interpellanza fa riferimento al Partito comunista e ad altri "movimenti di sinistra". Occorre far notare che i provvedimenti d'interdizione decisi dalle autorità durante la guerra non toccavano l'insieme dei movimenti di sinistra, ma il Partito comunista e i movimenti affiliati o considerati a lui vicini, come pure gli anarchici e, all'estremità opposta dello schieramento politico, i movimenti di estrema destra. Affinché questa distinzione sia chiara e la terminologia dell'epoca rispettata, il Consiglio federale preferisce utilizzare l'espressione "movimenti di estrema sinistra" piuttosto che "movimenti di sinistra", come fa l'interpellante. </p><p></p><p>Nel rapporto del 21 maggio 1946 all'Assemblea federale concernente le attività antidemocratiche esercitate da svizzeri e stranieri in relazione con il periodo bellico dal 1939 al 1945, il Consiglio federale rammenta che le autorità hanno iniziato tempestivamente la lotta contro le trame dell'estrema sinistra (Feuille fédérale 1946 II 203 segg., p. 225). Già nel 1922, nell'ambito di una legge che modificava il codice penale, l'Assemblea federale aveva approvato delle disposizioni particolari riguardanti la messa in pericolo dell'ordine costituzionale e della sicurezza interna nonché le mene contro la disciplina militare. Analoghe disposizioni si ritrovavano nella legge del 13 ottobre 1933 sulla protezione dell'ordine pubblico. Le due leggi furono tuttavia respinte in votazione popolare. Un decreto federale del 2 dicembre 1932 che escludeva i comunisti dall'amministrazione federale, vietava al personale federale di appartenere o di partecipare a un'organizzazione comunista. Nel 1937 questo decreto è stato completato da un altro che indicava diversi gruppi comunisti i cui membri non potevano esercitare alcuna funzione al servizio della Confederazione. Il 7 dicembre 1936 il Consiglio federale ha sottoposto alle Camere un disegno di decreto federale sulla protezione dell'ordine pubblico e della pubblica sicurezza, contenente diverse disposizioni rivolte contro movimenti comunisti. Il 2 giugno 1937 la commissione del Consiglio nazionale ha tuttavia deciso di rinviare la decisione fino a quando l'Assemblea federale e, se del caso, il popolo, non si fossero espressi sul nuovo codice penale svizzero. Citiamo ancora il decreto del Consiglio federale del 3 novembre 1936 per varare provvedimenti contro le mene comuniste in Svizzera e quello del 27 maggio 1938 che prevedeva misure contro la propaganda sovversiva. Altre disposizioni prendevano piú particolarmente di mira gli intrighi degli estremisti di destra, ma furono secondo i casi applicate pure ai movimenti di estrema sinistra, come il decreto federale del 21 giugno 1935 che mirava a garantire la sicurezza della Confederazione o il decreto federale del 5 dicembre 1938 per reprimere atti contrari all'ordine pubblico e per attuare misure di protezione della democrazia. </p><p></p><p>Per quel che concerne i Cantoni, molti di essi hanno deciso di vietare il partito comunista e i suoi organi. Tali divieti hanno ottenuto la garanzia federale e i ricorsi di diritto pubblico inoltrati in queste occasioni sono stati respinti dal Tribunale federale (cfr. DTF 63 I 281 e 61 I 264; cfr. altresí decisioni non pubblicate, citate in: J.-D. Perret, La liberté d'opinion face à l'Etat, Tesi, Neuchâtel, 1968, pag. 28 segg.).</p><p></p><p>Dall'inizio della guerra il Consiglio federale ha intensificato le azioni contro le mene dei movimenti di estrema sinistra. Il 5 luglio 1940 il Consiglio federale, riferendosi al decreto del 5 dicembre 1938 che reprimeva atti contrari all'ordine pubblico e che prevedeva misure per proteggere la democrazia, già citato in precedenza, vietava due giornali di obbedienza comunista, Le Travail e Le Droit du Peuple. Il 4 dicembre 1939 il medesimo promulgava un decreto che proibiva nell'esercito la propaganda contraria all'ordine pubblico, il cui articolo 1° reprimeva qualsiasi forma di propaganda comunista nell'esercito e nei confronti di persone appartenenti ai ranghi militari. Questo decreto era stato deciso su richiesta di autorità militari, a conoscenza di diversi casi di propaganda comunista in seno alla truppa.</p><p></p><p>Nel 1940 il Consiglio federale approvò parecchi decreti, in base ai poteri straordinari, contro le mene comuniste che riteneva pericolose per la sicurezza del Paese. Il 6 agosto 1940 è stato cosí approvato un decreto che vietava qualsiasi attività al partito comunista, ai suoi organi ausiliari o ad esso collegati e ai gruppi di anarchici o di affiliati alla IV Internazionale (trotzkisti). Il 26 novembre 1940 è stato poi approvato un decreto concernente lo scioglimento del partito comunista che dichiarava soppressi gli organi comunisti e vietava loro qualsiasi attività. Questo decreto stabiliva inoltre che nei ranghi delle autorità federali, cantonali e comunali non ci dovevano essere dei comunisti. Un decreto del Consiglio federale del 17 dicembre 1940 garantiva del resto l'esecuzione di queste prescrizioni. Da notare che questi due decreti sono stati approvati dalla stragrande maggioranza del Consiglio nazionale: solo tre deputati hanno fatto opposizione (cfr. Boll. uff. 1941 N 182). </p><p></p><p>Il 30 marzo 1943 il Consiglio nazionale ha respinto, con 107 voti contro 4, la petizione Léon Nicole per l'abolizione del divieto della "Federazione socialista svizzera" (Boll. uff. 1943 N 26). Pure respinto, l'anno successivo, il postulato Zellweger che chiedeva il ripristino delle libertà costituzionali e la revocazione dei divieti dei partiti (Boll. uff. 1944 N 263). </p><p></p><p>Nel suo rapporto del 21 maggio 1946 all'Assemblea federale concernente le attività antidemocratiche, il Consiglio federale giustifica le misure prese durante la guerra sia nei riguardi dei movimenti di estrema destra sia nei riguardi di quelli di estrema sinistra. Egli sottolinea che "la guerra fece nascere seri pericoli per la sicurezza esterna del Paese, persino per la sua indipendenza ed esistenza [...] I soldati in modo particolare, ma anche i cittadini di ogni ceto hanno fatto grandi sacrifici per difendere la neutralità contemplata dalla Costituzione e garantire al Paese la pace. Era possibile raggiungere questo scopo soltanto se un popolo unito era pronto a far fronte contro un pericolo esterno. Ragione per cui qualsiasi provocazione tendente a causare la disunione nella popolazione, poco importa l'autore o l'oggetto, rappresentava un pericolo non solo per la nostra sicurezza interna ma anche per quella esterna" (Feuille fédérale 1946 II 229). Il Consiglio federale temeva che i comunisti non approfittassero della miseria e della povertà causate dal prolungarsi della guerra per rovesciare l'ordine democratico e instaurare il comunismo con la forza e l'aiuto dell'Unione Sovietica. Per il Consiglio federale era necessario che le autorità fossero vigili con il movimento comunista date le sue tendenze rivoluzionarie e i suoi legami con l'estero: "Certi propositi tenuti da cittadini svizzeri di estrema sinistra permettono in ogni caso di concludere che quelle persone tenterebbero senza esitare di rovesciare il nostro ordine costituzionale con la violenza se l'occasione favorevole si fosse presentata. I legami degli estremisti di sinistra con l'estero consistono nella dipendenza ideologica, nella scelta di una tattica conforme alle direttive internazionali e nell'appoggio prestato a interessi stranieri, a scapito della Svizzera, da parte di capi del partito del lavoro. Simili relazioni con l'estero costituiscono, per la sicurezza del nostro Stato, un pericolo paragonabile a quello rappresentato dai legami dell'estrema destra con l'estero" (Feuille fédérale 1946 II 263). </p><p></p><p>Le interdizioni che colpivano organismi di estrema sinistra o di estrema destra furono abrogate con un decreto del Consiglio federale del 27 febbraio 1945 che instituiva misure di protezione dell'ordine costituzionale e abrogava i divieti di partiti.</p><p></p><p>Dopo questa nota storica liminare, il Consiglio federale risponde come segue alle tre domande poste:</p><p></p><p>1. Può il Consiglio federale affermare che la politica d'interdizione condotta dal governo nei riguardi del Partito comunista e di altri movimenti di sinistra tra il 1940 e il 1945 non è stata una violazione della Costituzione federale?</p><p></p><p>L'articolo 56 Cost. garantisce il diritto di formare associazioni "quando non sono illegali o pericolose allo Stato né pel loro scopo, né pei mezzi a questo impiegati". È difficile valutare il carattere pericoloso o illecito di un'associazione. L'illegalità o il carattere pericoloso può manifestarsi negli scopi dell'associazione o nei mezzi utilizzati. In ogni caso non si può considerare illecita o pericolosa un'associazione per la sola ragione che il suo scopo è di cambiare il regime in vigore. È invece illegale un'associazione che preconizza mezzi violenti o se ne serve per raggiungere i propri scopi (G. Malinverni, Commentaire de la Constitution, ad art. 56, n. 14; J.F. Aubert, Traité de droit constitutionnel suisse, Neuchâtel 1967, n. 2153 seg.). </p><p></p><p>Al Consiglio federale preme ricordare che in quell'epoca burrascosa tutte le autorità avevano ritenuto necessario prendere misure d'interdizione contro i movimenti di estrema sinistra: lo prova il fatto che l'Assemblea federale le hanno votate a stragrande maggioranza e che parecchi Cantoni avevano preso anch'essi simili misure, con l'accordo delle autorità federali. Nelle decisioni prese in questo periodo anche il Tribunale federale ammette la legittimità dei provvedimenti d'interdizione. Nella decisione Barraud del 3 dicembre 1937 (DTF 63 I 281) il Tribunale federale ha in particolare ritenuto che il carattere sovversivo e pericoloso del partito comunista giustificava l'interdizione pronunciata dal legislatore cantonale neocastellano contro questo movimento. Il Consiglio federale è convinto che le misure prese contro movimenti di estrema sinistra durante la guerra devono essere valutate nel loro contesto storico e non da un punto di vista attuale, improntato a una concezione piú ampia dei diritti fondamentali e fondandosi su una situazione completamente diversa in termini di minaccia incombente sul nostro Paese. </p><p></p><p>2. Non è il Consiglio federale del parere che la politica che ha colpito il Partito comunista e altri movimenti di sinistra, nonché le loro pubblicazioni durante la Seconda Guerra mondiale dovrebbero essere oggetto d'esame?</p><p></p><p>Nella motivazione l'interpellanza allude al rifiuto della Commissione peritale indipendente Svizzera-Seconda Guerra mondiale (CPI) di esaminare l'interdizione del Partito comunista e di altri movimenti di sinistra tra il 1940 e il 1945.</p><p></p><p>La CPI ha ricevuto dal Consiglio federale il mandato di ricercare la verità storica e di stabilire il volume e la sorte dei valori patrimoniali depositati in Svizzera in seguito alla dominazione nazional-socialista. La politica d'interdizione praticata dalle autorità durante la guerra merita certamente di essere studiata, ma il Consiglio federale è d'avviso che non ci sono motivi d'incaricare qualcuno con un mandato di Stato in questo campo. A differenza dei fondi in giacenza, gli archivi concernenti questo aspetto della nostra storia sono accessibili. Il Consiglio federale ha autorizzato la consultazione dei documenti del periodo 1938-1945 già nel 1973 (art. 11a del Regolamento per l'Archivio federale, RS 432.11). Gli ultimi ostacoli alla consultazione degli archivi relativi a questo periodo cadranno con l'entrata in vigore della nuova legge federale sull'archiviazione. Il Consiglio federale rammenta del resto che, in seguito alla CIP-DFGP, ha chiesto una valutazione scientifica della protezione dello Stato dopo il 1945, che tratta in modo approfondito le misure prese per lottare contro le mene dell'estrema sinistra (Georg Kreis, Jean-Daniel Delley, Otto Kaufmann, La protection politique de l'Etat en Suisse, Berna 1993, pp. 257-320). </p><p></p><p>3. È disposto il Consiglio federale a riabilitare le persone vittime di questa politica d'interdizione e di ritorsioni nel caso in cui questo esame apportasse la prova che le persone e le organizzazioni interessate non hanno in nessun modo esercitato attività ostili allo Stato e alla democrazia?</p><p></p><p>Nel diritto federale la riabilitazione giudiziaria è disciplinata dagli articoli 77 a 81 del codice penale. Questi articoli prevedono la radiazione dell'iscrizione nel casellario giudiziale o la sospensione delle pene provvisorie con il passar del tempo se il condannato ha scontato la pena e se ha fatto prova di buona condotta. La riabilitazione può essere pronunciata solo da un'autorità giudiziaria.</p><p></p><p>Il Consiglio federale non è competente per pronunciare una riabilitazione ai sensi degli articoli 77 e seguenti del Codice penale. Non gli sembra del resto appropriato portare un giudizio esaustivo sulle mene delle persone interessate pronunciando una riabilitazione generale di ordine politico.</p>  Risposta del Consiglio federale.