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MINSK / BRUXELLES - Nuovo turno nello "scontro" tra l'Unione europea e la Bielorussia. Questa mattina il Consiglio europeo ha annunciato la sospensione parziale dell'accordo tra l'Unione e il Paese dell'est europeo in «risposta all'attacco ibrido in corso lanciato dal regime bielorusso».
«Condanniamo con fermezza e respingiamo la continua strumentalizzazione della migrazione da parte del regime bielorusso», scrive il Consiglio. La sospensione decisa questa mattina riguardano le disposizioni che esonerano dall'obbligo dei documenti giustificativi, disciplinano il rilascio di visti per ingressi multipli e riducono i diritti per le domande di visto applicati ai funzionari bielorussi.
«È inaccettabile che la Bielorussia giochi con la vita delle persone a fini politici. La decisione di oggi dimostra ancora una volta il nostro impegno comune a continuare a contrastare l'attacco ibrido in corso», ha dichiarato Aleš Hojs, ministro dell'Interno della Slovenia e presidente del Consiglio "Affari interni".
Il contesto della decisione
L'accordo UE-Bielorussia relativo alla facilitazione del rilascio dei visti è entrato in vigore il 1º luglio 2020, parallelamente all'accordo di riammissione UE-Bielorussia. Scopo dell'accordo è facilitare il rilascio di visti per soggiorni di breve durata e contribuire in tal modo a promuovere i contatti diretti tra le persone e la condivisione di valori e principi democratici. A seguito degli sconvolgimenti politici in Bielorussia e delle misure restrittive adottate dall'UE, nel giugno 2021 la Bielorussia ha iniziato a organizzare voli e trasferimenti interni per agevolare il transito di migranti verso l'UE, prima verso la Lituania e poi verso la Lettonia e la Polonia. Il 28 giugno 2021 la Bielorussia ha inoltre annunciato di voler sospendere l'accordo di riammissione con l'UE. Queste azioni violano i principi fondamentali in base ai quali è stato concluso l'accordo di facilitazione del rilascio dei visti e sono contrarie agli interessi dell'UE.