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di Elena Sopranzi
Questa è una storia vera, che risale all'inizio degli anni venti, e mi è stata raccontata da mio zio Bruno Gianinazzi di Ruvigliana. Suo padre (mio nonno) era Ippolito Gianinazzi, patrizio castagnolese, e si recava ogni tanto a prendere la legna da ardere o da costruzione che i boscaioli tagliavano nei boschi patriziali e che veniva incanalata e fatta scivolare sulle «ove» fino alla riva del lago. Per chi non lo sapesse l'ova è un solco longitudinale a modo di valloncello, praticato nel declivio del monte per far scendere la legna; lungo i fianchi del monte di Caprino esistono l'ova torta, l'ova aperta, l'ova Cozza, l'ova Minudra. Questi dati li ho ricavati dal libro «Castagnola e il suo patriziato». I quattro figli di Ippolito accompagnavano spesso il loro padre in barca fino a Caprino. Le sorelle di mio zio Ines, Cornelia (mia mamma) e Martina andavano nei boschi dove sapevano di trovare i rovi con more e lamponi (i fàmbros) da raccogliere e portare alla loro mamma Lena per fare la confettura. Ma Bruno, più sbarazzino, preferiva giocare a piedi e torso nudo i con i calzoncini corti, rincorrendo i suoi amici arrivati sul posto nei pochi spazi verdi pianeggianti ed erbosi che esistevano allora nelle vicinanze dell'ova. Un pomeriggio estivo Bruno, correndo inciampò in una radice e cadde a torso nudo in mezzo ai rovi pieni di spine. Non si fece male, ma si graffiò dappertutto: braccia, gambe, schiena, collo. Gli adulti presenti lo sollevarono e cercarono di medicargli i graffi e disinfettargli con un poco di grappa le punture con dentro le «teste» molli delle spine, veramente difficili da eliminare. Arrivato a casa a Ruvigliana, la mamma Lena cercò di lavare con energia tutti i graffi. Ma le piccole spine erano difficili da rimuovere. Così il giovinetto dovette passare il resto delle sue vacanze estive supino, con a turno una o l'altra parente di mia nonna Lena con le pinzette per togliere le piccole, noiose e dolorose spine che cominciavano ad infettarsi. Gli amichetti di Bruno e i compagni di scuola venivano spesso nella casa del nucleo a trovarlo, ma invece di consolarlo cominciavano a ridere a crepapelle ricordando la brutta caduta nei rovi capitata a Caprino. Una vacanza indimenticabile davvero!