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Fermare la proliferazione incontrollata delle zone edificabili e proteggere il paesaggio: è con questo obiettivo che 16 organizzazioni ambientaliste hanno lanciato l'iniziativa «Spazio per l'uomo e la natura».
L'iniziativa chiede di bloccare per 20 anni l'introduzione di nuove zone edificabili nei piani regolatori. I promotori hanno tempo fino a gennaio 2009 per raccogliere le firme necessarie.
Basta con il cemento, basta con la proliferazione incontrollata delle zone edificabili: sedici organizzazioni ecologiste e di protezione del territorio hanno lanciato martedì a Berna un'iniziativa popolare che chiede alla Confederazione e ai cantoni di intervenire per garantire un uso parsimonioso e ordinato del paesaggio.
Per i primi 20 anni dopo l'accettazione della modifica costituzionale la superficie totale delle zone edificabili non potrebbe essere aumentata, a meno di deroghe speciali del Consiglio federale.
Sparisce un metro quadrato di verde al secondo
Ogni secondo in Svizzera un metro quadrato di verde va perso sotto un'abitazione, un centro commerciale, una strada o un posteggio, ricorda il comitato d'iniziativa, cui aderiscono anche politici di quattro partiti (socialisti, popolari democratici, verdi e evangelici) e l'ex direttore dell'Ufficio federale dell'ambiente Philippe Roch.
I paesi e le città divorano ogni anno una superficie pari a 3000 campi di calcio: bisogna agire, prima che lo spazio di rigenerazione necessario a uomini e animali venga completamente a mancare.
L'iniziativa «Spazio per l'uomo e la natura (Iniziativa per il paesaggio)», pubblicata sul Foglio federale, chiede quindi uno sviluppo «centripeto» degli insediamenti, volto a limitare al massimo la diminuzione delle attuali aree non ancora edificate. Per raccogliere le 100'000 firme necessarie i promotori avranno tempo fino al 10 gennaio 2009.
Non fare tabula rasa
L'iniziativa vuole fungere anche da contrappunto alla revisione della legislazione sul territorio che verrà trattata dal parlamento. Durante la conferenza stampa indetta per il lancio dell'iniziativa, la senatrice socialista Simonetta Sommaruga si è detta preoccupata: vi sarebbero persone che intendono fare tabula rasa delle leggi attuali, e questa idea avrebbe dei sostenitori sia nella camera bassa, sia nella camera alta del parlamento.
Un atteggiamento incomprensibile per i promotori dell'iniziativa, che parlano di bilancio catastrofico: oggi al posto degli alberi da frutta e dei pascoli delle mucche spuntano come funghi i centri commerciali e le strutture della grande distribuzione, ha deplorato la deputata popolare democratica Kathy Riklin.
Dal canto suo, il verde Luc Recordon ha ricordato quanto si sia dimostrata debole la politica nella vicenda Galmiz, la località friburghese in cui il gruppo biotecnologico americano Amgen voleva costruire una mega-fabbrica in piena zona agricola.
Non uno stop, ma un ripensamento delle costruzioni
Accogliere l'iniziativa non significherebbe bloccare automaticamente le costruzioni, ha affermato Enrico Riva, professore di diritto pubblico all'Università di Basilea.
Oltre ai 160'000 ettari di terreno edificabile già usati attualmente ve ne sono infatti altri 60'000 ancora disponibili: uno spazio sufficiente ad ospitare 2,5 milioni di persone, ha spiegato Riva.
L'importante, a suo avviso, è però che la Confederazione e i cantoni si assumano congiuntamente il compito di salvaguardare lo spazio disponibile, invece di lamentarsi ciascuno dell'inattività della controparte.
swissinfo e agenzie
Iniziativa «espulsione»
Contemporaneamente all'iniziativa per il paesaggio è stata lanciata quella dell'Unione democratica di centro (destra nazionalconservatrice) «Per l'espulsione degli stranieri che commettono reati».
Il testo chiede che gli stranieri condannati per omicidio intenzionale, stupro, rapina, traffico di droghe o esseri umani, ma anche per aver approfittato abusivamente delle assicurazioni e dell'assistenza sociale siano privati del diritto di dimora o soggiorno in Svizzera ed espulsi dalla Confederazione.
Voci critiche sostengono che il testo è incompatibile con il diritto internazionale. Se gli iniziativisti dovessero riuscire a raccogliere le 100'000 firme richieste entro il termine stabilito (10 gennaio 2009), il parlamento dovrà pronunciarsi sulla questione. La Cancelleria federale si è limita ad esaminare il testo da un punto di vista formale.