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Nel 1957, quando l’America era certa di avere il primato culturale, scientifico, tecnologico sull’Unione Sovietica, avvenne il primo lancio di un satellite artificiale in orbita attorno alla terra: lo Sputnik 1.
A lanciarlo fu, però, l’Unione Sovietica, la quale fece poi seguire il lancio dello Sputnik 2, la prima sonda con a bordo un essere vivente, la cagnolina Laika.
Fu un momento di grande crisi per l’America e gli americani, si ebbe la percezione che fossero venute a mancare le sicurezze. Il popolo americano scoprì di essere inferiore tecnologicamente e questo mise in crisi, per una cultura che ha sempre fatto dei risultati un valore, l’intero modello di vita. I dubbi furono molti: l’Unione Sovietica aveva forse ragione? Il loro modello sociale, la loro cultura, le loro strutture educative, la loro capacità di raggiungere risultati era forse migliore di quanto si era sempre creduto? Forse l’America e gli americani si erano sino a quel momento illusi di poter costruire una società migliore? Lo sconforto fu profondo e pervasivo.
Fu un vero e proprio momento di crisi.
Poi accadde qualcosa di inaspettato: invece di accusarsi l’un l’altro o dare la colpa ai governi precedenti, l’America e gli americani reagirono. Fu una reazione primariamente psicologica, tuttavia le azioni che ne seguirono ebbero effetti concreti e misurabili: nacquero, con grande sforzo, la NASA e il DARPA, l’agenzia governativa incaricata dello sviluppo di nuove tecnologie che diede il via ad ARPAnet (precursore dell’attuale Internet) e agli strumenti di navigazione. Furono avviati importanti rinnovamenti nei programmi scolastici e nella società.
Questa reazione è oggi nota con il nome di “Sputnik Moment”.
Qualche anno dopo lo “Sputnik Moment”, nel 1965, Martin Seligman (University of Pennsylvania) diede il via a una serie di ricerche che portarono, nel 1990, alla prima pubblicazione dell’opera “Learning Optimism”, una sistematizzazione degli studi sull’impotenza appresa in cui dimostrava, scientificamente, come l’atteggiamento psicologico contribuiva a determinare il corso della vita, specialmente nei momenti di crisi.
Questa sistematizzazione porterà allo sviluppo del filone “positivo” della cosiddetta seconda generazione della psicologia cognitiva comportamentale, il cui orientamento si distingue dalla classica psicologia clinica di Beck e Ellis (di cui Seligman fu collaboratore e collega) per la ricerca e lo studio dei fattori “abilitanti”, degli “strengths”, della caratteristiche “positive” che rendono le persone particolarmente “solide” nel perseguire i propri obiettivi e resistere alle avversità della vita.
Qualche decennio dopo cominciava una nuova “era” delle scienze cognitive-comportamentali, la cosidetta “terza generazione”.
Esponente di spicco di questa generazione è S. Hayes (Professor al Department of Psychology – University of Nevada) che sistematizzando decenni di ricerca in ambito comportamentale e cognitivo promuove la metodologia ACT (Acceptance and Commitment Training).
L’obiettivo fondamentale dell’ACT è quello di sviluppare un costrutto psicologico denominato “flessibilità psicologica positiva” costituito da 6 processi base che, graficamente, vengono rappresentati ai vertici di un esagono denominato “exaflex”. L’applicazione delle tecniche ACT ha avuto rilevanza scientifica da almeno 20 anni, e recentemente sono state estese all’ambito organizzativo.
Positività e flessibilità entrano quindi di diritto nelle strutture organizzative. Si tratta, infatti, di vere e proprie skills psicologiche, che possono essere acquisite con training e allenamenti e la cui efficacia è “evidence-based”, ovvero dimostrata a livello scientifico da moltissimi studi e ricerche.
Il modello di intervento che proponiamo è basato sui modelli teorici della Positive Psychology (sviluppata principalmente da M. Seligman presso la University of Pennsylvania) e dell’ACT -Acceptance and Commitment Training (fondato principalmente da S. Hayes presso la Association for Contextual Behavioral Science).
Il nostro Training è rivolto sia agli aspetti Manageriali-psicologici dell’agire organizzativo (Leadership, Comunicazione efficace, Creatività, Assertività, Negoziazione) sia dagli aspetti più tecnici e organizzativi. Infatti, l’applicazione in ambito organizzativo delle scienze psicologiche richiede che esse siano “actionable” ovvero che esistano strumenti e metodologie concrete che possono essere applicate immediatamente dopo la training. Per questo motivo i nostri coach e le nostre training prestano particolare attenzione a fornire ai partecipanti conoscenze e strumenti operativi per poter applicare efficacemente le più innovative tecniche in risposta alle esigenze del management: Presentazione di Numeri e Grafici, Time Management, Project Management, Mind Mapping, etc.