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Episodio 49: Il grande cielo
Un caso per l’ex commissario Robbiani e Zaynab Hussain, scritto da Andrea Fazioli.
Pietro, uno dei nipoti di Robbiani, aveva affittato per una settimana un appartamento nel villaggio di San Bernardino. Il programma prevedeva anche una visita del bisnonno, con badante al seguito. Nel pomeriggio, quando Robbiani terminò la siesta, Zaynab gli disse che era stata con Pietro e i bambini alla pista da sci. Gli propose di andarci di nuovo. Robbiani le fece notare che stava nevicando e le chiese perché mai dovesse uscire al freddo e che cosa diavolo ci fosse da vedere.
– Vedrai, ci sono persone che salgono in alto dov’è tutto bianco e poi di colpo scendono in silenzio…
– È uno ski-lift? Perché dovrei vedere uno ski-lift?
– È bello – lo ignorò Zaynab. – È come una ruota, un giro senza fine. Salgono e scendono, come se per loro il tempo fosse fermo…
Robbiani provò a protestare, ma Zaynab gli ricordò che non aveva ancora fatto la sua passeggiata. Lui si rassegnò e la seguì adagio lungo le strade innevate. Quando arrivarono c’erano ormai pochi sciatori. Un bambino sui dieci anni arrivò come un fulmine proprio davanti a loro, frenando all’ultimo momento e sollevando uno sbuffo di neve. Robbiani s’innervosì.
– Ehi, bambino, che cosa fai?
– Sì… – mormorò il ragazzino. – Sì… devo prendere l’ancora…
Stava per allontanarsi, quando Zaynab lo fermò e, guardandolo negli occhi, si accorse che non stava bene. Provarono a interrogarlo. Il ragazzino ignorava il suo nome, quello dei genitori, il luogo dove abitava. Zaynab gli levò il caso e notò una contusione sulla nuca.
– Dev’essere caduto – disse a Robbiani. – È caduto, si è rialzato e poi è arrivato fin qui. Ma ora ha… come si dice?
– Una commozione cerebrale.
Il bambino sapeva soltanto che doveva salire e scendere. Aveva scordato tutto il resto. Lo accompagnarono alla stazione d’arrivo, dove Robbiani allertò i resposabili della sicurezza. Qualcuno si ricordava di avere visto il bambino, ma nessuno sapeva il suo nome.
Fuori, intanto, la neve scendeva sempre più fitta, tanto che quasi non si distingueva più la terra dal cielo. Era un mondo bianco, omogeneo. Robbiani cercò d’immaginare come sentisse e pensasse il ragazzino. Anche la sua mente doveva essere un grande cielo, libero da nozioni, legami, ricordi. Come quella di un bambino piccolo. O come quella di un uomo vecchio, che piano piano sta dimenticando ogni cosa. Forse un giorno sarebbe toccato anche a lui. Avrebbe scordato la sua giovinezza, sua moglie Lucia, decenni di lavoro, di crimini e inchieste, i nomi dei suoi famigliari, quello di Zaynab. Lontano da tutto, come un vasto cielo sempre uguale… finché arriva la notte.
– Robbiani! – Zaynab attirò la sua attenzione. – Mi senti?
Lui si riscosse. Dovevano decidere che cosa fare con il ragazzo. Qualcuno propose di portarlo da un medico, ma l’ex commissario stabilì che prima era meglio trovare i suoi genitori.
– E come facciamo? – chiese uno degli addetti all’impianto di risalita.
– Facciamo che siano loro a trovare lui – rispose Robbiani.
Lo portarono nel bar principale del villaggio e fecero in modo che tutti lo vedessero. Dopo nemmano un minuto una donna lo riconobbe: si chiamava Renato ed era il figlio dei suoi vicini di casa. Nelle set- timane seguenti il bambino venne curato e, dopo un periodo di assoluto riposo, ritrovò le sue facoltà in- tellettive.
Ma al commissario rimase un dubbio. Chissà se Renato aveva memoria del grande cielo? Forse, da qualche parte dentro di lui, avvertiva di essere stato in quel vuoto immenso, in quella radura fuori dal tempo e dallo spazio, nella quale abitano solo i neonati, i vecchi svaniti, forse i matti.
Robbiani ci pensava qualche volta la sera, prima di prendere sonno.