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La Svizzera è il paese che ospita più multinazionali pro capite al mondo. Diverse imprese che vi hanno sede sono state accusate per violazioni dei diritti umani e per danni ambientali nei Paesi del Sud. Glencore sfratta violentemente i contadini dalle proprie terre, LafargeHolcim non si cura dei diritti sindacali, le raffinerie svizzere fanno fondere dell’oro di provenienza dubbiosa. Le imprese non sono però obbligate a rispondere legalmente delle azioni commesse dalle loro filiali o da qualsiasi altra società sotto il loro controllo.
La Svizzera s’impegna con determinazione a livello internazionale per lo sviluppo di standard in materia di diritti umani e protezione dell’ambiente. Ciononostante la Scizzera si oppone fino ad oggi ad assumere misure giuridiche di regolamentazione delle imprese con sede in Svizzera. Il Consiglio federale preferisce fare affidamento sulle iniziative volontarie delle imprese.
Cronologia dell’iniziativa popolare
Nel novembre 2011, alcune organizzazioni – fra cui Alliance Sud – con il sostegno di una cinquantina di organizzazioni non governative e sindacali, hanno lanciato la campagna “Diritto senza frontiere”.
Verso la metà del 2012, 135'000 persone hanno firmato una petizione chiedendo al Consiglio federale e al Parlamento di elaborare una legge che obbligasse le imprese con sede in Svizzera a rispettare i diritti umani e le norme ambientali ovunque nel mondo. La petizione chiedeva di introdurre nel diritto svizzero l’obbligo di dovuta diligenza (Mandatory Due Diligence) per le imprese in materia di rispetto dei diritti umani e protezione ambientale e di estenderlo anche alle loro filiali o alle imprese sotto il loro controllo all’estero. La petizione chiedeva inoltre di far accedere senza ostacoli le vittime di violazione dei diritti umani a delle richieste di risarcimento (“accesso al risarcimento”).
“Strategia Ruggie” per la Svizzera
Parallelamente alla petizione, cinque deputati hanno presentato delle interpellanze parlamentari, tra cui un postulato a giugno 2012 (von Graffenried, Po.12.3503) che chiedeva al Consiglio federale di elaborare una “strategia Ruggie” per la Svizzera, ovvero un Piano d’Azione Nazionale per l’attuazione delle Linee guida dell’ONU relative alle imprese e ai diritti umani, adottate all’unanimità nel giugno 2011. Il 14 dicembre 2012, il postulato è stato accettato a scarsa maggioranza dal Consiglio nazionale, ma la pubblicazione del Piano d’Azione Nazionale su Impresa e Diritti Umani (PAN) venne rinviata a dicembre 2016. Il PAN del Consiglio federale non proponeva nessuna nuova misura giuridicamente vincolante, bensì ha ribadito che è compito delle imprese rispettare i diritti umani e le norme ambientali nel quadro della loro responsabilità sociale (RSI).
L’11 marzo 2015, la coalizione «Diritto senza frontiere» raggiunse quasi un’importante vittoria. Al termine di un acceso dibattito, il Consiglio nazionale ha approvato, con il voto preponderante del presidente, una mozione dalla sua Commissione della politica estera (CPE-N) che chiedeva un progetto di legge sull’obbligo di dovuta diligenza delle imprese. A seguito di una proposta di nuova deliberazione del PPD ebbe luogo un secondo voto, durante il quale alcuni deputati cambiarono la loro opinione o si astennero.
Lancio di un’iniziativa popolare
A seguito di questa manovra del Consiglio nazionale, oltre 65 ONG hanno deciso di lanciare l’iniziativa per multinazionali responsabili. Alliance Sud, come per la campagna “Diritto senza frontiere”, per la quale ha coordinato il lobbying parlamentare, ha svolto un ruolo centrale in questa iniziativa. Il suo direttore è membro del comitato d’iniziativa e del comitato direttivo della nuova associazione creata e che coordina l’iniziativa.
Il 10 ottobre 2016, l’iniziativa popolare federale per imprese responsabili per la protezione dell’uomo e dell’ambiente è stata depositata con più di 120'000 firme valide. L’11 gennaio 2017, il Consiglio federale ha raccomandato al Parlamento di rifiutare l’iniziativa popolare senza opporli un controprogetto. Nel suo messaggio sull’iniziativa del 15 settembre 2017, il Consiglio federale ha riconosciuto la legittimità delle preoccupazioni dei promotori, ma ha giustificato il suo rifiuto affermando che l’iniziativa va troppo lontano in termini di regole di responsabilità.
Il Consiglio nazionale vuole un controprogetto, il Consiglio degli Stati si oppone
Al contrario del Governo, le Commissioni degli affari giuridici del Consiglio degli Stati (il 14 novembre 2017) e del Consiglio nazionale (il 20 aprile 2018), erano chiaramente favorevoli all’elaborazione di un controprogetto. Il Consiglio nazionale ha seguito la sua Commissione il 14 giugno 2018 e ha adottato un progetto di legge come controprogetto indiretto dell’iniziativa. Il comitato dell’iniziativa confermò che avrebbe ritirato l’iniziativa nel caso in cui la proposta fosse stata adottata tale e quale dal Consiglio degli Stati.
Con una maggioranza di 22 voti contro 20, il Consiglio degli Stati ha deciso, il 12 marzo 2019, successivamente al lobbying esercitato da Economiesuisse e Swissholdings, di non accettare né il controprogetto della Camera Bassa né il controprogetto della propria Commissione degli affari giuridici.
Il 13 giugno 2019, il Consiglio nazionale ha confermato con 109 voti contro 69 (7 astensioni) di volere un controprogetto indiretto all'iniziativa.
Prima che la questione fosse nuovamente discussa in seno al Consiglio degli Stati, in agosto 2019, il Consiglio federale ha confermato il suo rifiuto e ha incaricato la ministra della giustizia Karin Keller-Sutter di elaborare un controprogetto che si limiti a imporre alle imprese un reporting sulla sostenibilità. Il 26 settembre 2019, il Consiglio degli Stati ha rinviato la decisione sul controprogetto indiretto del Consiglio nazionale con il pretesto che voleva esaminare dapprima la proposta del Consiglio federale.
Il 18 dicembre 2019, il Consiglio degli Stati ha approvato a netta maggioranza di preferire la proposta a minima del Consiglio federale. Visto che questo progetto non permette il ritiro dell’iniziativa, è quasi certo che la votazione sull'iniziativa avverrà nell'autunno 2020.
Più di 120 ONG di tutti i settori della società civile (diritti umani, protezione dell’ambiente, associazioni dei consumatori e organizzazioni di sviluppo, comunità religiose e sindacati) sostengono l'iniziativa, così come un “Comitato d’imprenditori” composto da oltre 170 imprenditori e il "Comité bourgeois pour des multinationales responsables", composto da 120 politici del PBD, PPD, PEV, PVL, PLR e UDC. Inoltre, circa 300 comitati locali e migliaia di volontari contribuiscono a far conoscere al pubblico gli obiettivi dell'iniziativa in tutta la Svizzera.
Secondo un sondaggio indipendente, l'iniziativa avrebbe buone possibilità di mobilitare la maggioranza dei votanti svizzeri.