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WASHINGTON - «Il vaccino contro il coronavirus arriverà nel giro di tre-quattro settimane»: galvanizzato da un sondaggio Rasmussen che lo indica in testa per la prima volta su Joe Biden (47% a 46%), Donald Trump si gioca la carta di un vaccino prima delle elezioni. «Penso che la distribuzione del vaccino contro il coronavirus possa iniziare in ottobre, forse già a metà ottobre», ha affermato il presidente americano, prevedendo la «distribuzione di 100 milioni di dosi entro la fine del 2020»: «La più grande distribuzione di vaccini nella storia americana», ha sottolineato.
«Non appena l'Agenzia per gli alimenti e i medicamenti (FDA) approverà il vaccino, saremo in grado di partire il giorno stesso con la distribuzione, già da ottobre, forse già a metà ottobre», ha dichiarato Trump illustrando il piano per la distribuzione, che coinvolgerà anche l'esercito per le sue risorse logistiche.
«Mentalità di gregge» - La promessa arriva nel corso di un incontro con la popolazione trasmesso dalla Abc da Philadelphia, dove il presidente ha incontrato una ventina di elettori indecisi della Pennsylvania, uno degli Stati in bilico. È il primo dibattito del presidente con un pubblico che non sia quello dei suoi osannanti fan ai comizi o degli ostili giornalisti alle conferenze stampa. Un confronto dove ha potuto "riscaldarsi" in vista del primo duello tv con Joe Biden a fine mese, dimostrando poca empatia, manipolando la realtà ma rivelandosi sempre un efficace comunicatore.
Il presidente ha rassicurato che il virus «andrà via» anche senza vaccino perché «si svilupperà una mentalità da gregge», un riferimento probabilmente alla cosiddetta immunità di gregge, che richiede però il contagio di almeno il 70% della popolazione: quindi un numero enorme di morti, che negli Stati Uniti stanno già raggiungendo quota 200mila e che nelle ultime 24 ore hanno toccato il numero giornaliero più alto dal 19 agosto: 1'293.
Mascherine pomo della discordia - Non solo. Incalzato da un elettore, Trump ha rimesso in discussione l'uso delle mascherine, raccomandato dagli stessi esperti della sua unità d'intervento: «Ci sono persone che pensano non siano una cosa buona», ha risposto, spiegando che chi la usa tocca costantemente altre cose.
La CDC smentisce - Ma Robert Redfield, direttore dei Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie (Cdc), l'agenzia federale per la tutela della salute, ha smentito il presidente sui tempi del vaccino proprio mentre la Casa Bianca annunciava che avrebbe puntato a 100 milioni di dosi entro fine anno. Testimoniando al Senato, ha detto di non aspettarsi che un vaccino contro il coronavirus possa essere largamente disponibile per gli americani prima della fine del secondo/terzo trimestre del 2021. E lo ha contraddetto anche sull'uso delle mascherine, sostenendo che potrebbe essere più efficace di un vaccino.
Questa volta però, a sorpresa, il noto immunologo americano Anthony Fauci è arrivato in soccorso di Trump dicendosi «ancora pronto a scommettere» che si possa arrivare a un vaccino sicuro ed efficace entro novembre/dicembre.
Nell'incontro con la popolazione Trump non solo ha negato di aver minimizzato il pericolo del virus, come ammesso in un'intervista registrata dal leggendario giornalista del Watergate Bob Woodward, ma ha sostenuto il contrario. «Non l'ho sminuito, anzi per molti versi l'ho enfatizzato in termine di azione», ha affermato, vantandosi di aver fatto «un buon lavoro». A partire dal bando sulla Cina, che però con le sue eccezioni ha consentito l'arrivo di 40 mila cinesi tra gennaio e aprile; e sull'Europa, ma dopo che il virus si era diffuso a New York.
Incline a interrompere i suoi interlocutori, il presidente è stato messo in riga da una elettrice che gli chiedeva dell'Obamacare: «Per favore, si fermi e mi lasci finire la domanda», gli ha detto perentoria. Trump invece è apparso privo di empatia di fronte alle lacrime di una portoricana che gli chiedeva lumi sull'immigrazione per conto della madre morta di cancro.
Popolarità - Ma è sul virus che il presidente americano rischia di perdere più terreno. La sua popolarità e quella degli Stati Uniti a livello globale sono scese a nuovi minimi record proprio per la cattiva gestione della pandemia. Secondo un sondaggio del Pew Research Center, in 13 Paesi, tra cui vari alleati chiave degli Stati Uniti, Trump gode della fiducia solo del 16% degli intervistati, meno di Xi Jinping (19%), Vladimir Putin (23%) e Boris Johnson (48%), mentre la capa di Stato più affidabile resta la sua 'nemica' Angela Merkel (76%). Eppure Trump insiste sulla riapertura dell'America e oggi ha esultato per l'annuncio della ripresa della stagione di football da parte della Big Ten Conference, storica associazione sportiva tra università americane.
Biden intanto ha replicato a distanza con una conferenza stampa, denunciando che il fallimento del presidente nella gestione della pandemia lo «squalifica totalmente» per la presidenza. «Mi fido dei vaccini, degli scienziati, ma non di Donald Trump», ha ammonito.