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Il tribunale distrettuale di Dietikon (ZH).
KEYSTONE/WALTER BIERI(sda-ats)
Una donna accusata di aver dato il seno da succhiare alla figlia di 7 anni è stata assolta oggi dall'accusa di atti sessuali. Il tribunale distrettuale di Dietikon (ZH) ha espresso seri dubbi sulla versione del padre.
Contro la sentenza è ancora possibile un ricorso. La donna era accusata di atti sessuali con persone incapaci di discernimento e atti sessuali con fanciulli. La pubblica accusa chiedeva una pena pecuniaria di 280 aliquote giornaliere da 30 franchi con la condizionale.
In base all'atto d'accusa, la donna avrebbe cercato "una vicinanza malsana con la figlia, permettendole di succhiare un seno e di accarezzare l'altro". I fatti sarebbero avvenuti fra l'autunno 2011 e la fine del 2014. Non si trattava di allattamento vero e proprio: la figlia era già stata svezzata, ma - secondo l'accusa - la madre le permetteva di attaccarsi al suo seno anche per circa 20 minuti al giorno.
Il tribunale non ha però creduto alla versione fornita dal padre. Questi aveva denunciato la donna dopo che nel periodo di Natale del 2014 lei lo aveva lasciato e aveva cercato rifugio assieme alla figlia in una casa per donne vittime di violenze.
La fuga dall'appartamento comune era stata preceduta da un lungo periodo di difficoltà all'interno della coppia. Dopo la separazione, è iniziata fra i due coniugi una battaglia per ottenere la custodia della bambina. Il tribunale competente l'aveva assegnata ad entrambi i genitori, ma il padre non ha accettato la decisione e un suo ricorso è tuttora pendente davanti al Tribunale federale.
È soltanto nel corso di questa vertenza che l'uomo ha denunciato la moglie per i presunti atti sessuali. Così facendo il padre è anche andato incontro ad una condanna ad una pena pecuniaria sospesa emessa lo scorso mese di aprile con un decreto d'accusa: il Ministero pubblico lo ha condannato per aver tollerato i presunti atti sessuali e non essere intervenuto per mettervi fine.
Oggi però il Tribunale è arrivato alla conclusione che le accuse del padre contengono "troppe contraddizioni" e che la sua versione "non può reggere".
"Mi vuole annientare perché l'ho lasciato", ha dichiarato in aula l'accusata. La madre non vede più la figlia dalla metà del 2015 e la può sentire soltanto per telefono. La donna ha negato gli atti sessuali. È successo che la figlia le si sedesse in braccio per cercare conforto e ricevere delle coccole e qualche volta è anche capitato che la bimba le appoggiasse una mano sul seno, ma sopra la maglietta.
La legale della donna ha ammesso che in passato la madre ha avuto problemi con l'alcol, ma li ha ormai superati. È anche vero che ha avuto una relazione extraconiugale, ma ciò non giustifica le accuse di aver abusato della figlia. La bambina oggi è traumatizzata, anche a causa degli articoli di stampa pubblicati in vista del processo, ha aggiunto l'avvocata.
La sentenza non è ancora passata in giudicato. È ancora possibile un ricorso all'istanza superiore, il Tribunale cantonale.
SDA-ATS