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La decisione è stata del procuratore generale dello stato di New York, Barbara Underwood; l’accusa è di aver aver rifiutato di fornire le informazioni richieste dagli USA.
Il procuratore ha affermato che i cittadini del suo Stato hanno diritto allo stesso grado di trasparenza sia che investano in borsa, sia nella criptovalute e che “Molte piattaforme basate sulle valute virtuali non hanno le procedure necessarie per garantire la correttezza, l’integrità e la sicurezza delle proprie transazioni”.
Per il procuratore, di particolare gravità è la mancanza di protezione per gli investitori da pratiche distorsive del mercato, dato che pochi hanno fatto sforzi seri per limitare le pratiche manipolative, l’uso di bot e il trading algoritmico.
Il procuratore ha inoltre messo in evidenza come i fondi dei risparmiatori siano in pericolo e che il loro modus operandi degli exchange come Binance e Kraken non consenta di tutelare il denaro in modo adeguato, soprattutto a causa delle attività di trading degli exchange stessi.
Il procuratore aveva chiesto informazioni in modo ufficiale a questi exchange fin da aprile scorso.
Il fondatore e CEO di Kraken, Jesse Powell, ha definito un insulto le osservazioni del procuratore, facendo notare che Kraken non opera nello Stato dal 2015 proprio a causa di un atteggiamento ostile verso le criptovalute e verso il business.
Inoltre il CEO ha attaccato direttamente l’ufficio del procuratore con un tweet, facendo maliziosamente notare che la comunicazione delle indagini è stata fatta proprio il giorno prima della scadenza dei contratti future del CBOE, insinuando quindi la possibilità che vi siano state delle manovre sui prezzi.
Lo Stato di New York è stato fra i primi a creare una normativa ad hoc per gli exchange e le attività che coinvolgono le valute virtuali, la BitLicence, entrata in vigore nel 2015.