Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01232.jsonl.gz/866

Sarà presentata a Poschiavo, domenica 1. ottobre, la biografia di Greti Caprez-Roffler
La giornalista Christina Caprez ha recentemente pubblicato la biografia della nonna, Greti Caprez-Roffler, pastora a Furna, in Prettigovia. Il libro, ora tradotto in italiano, si distingue per la franchezza che caratterizza tutte le sue pagine, da cui emerge un ritratto in chiaroscuro della teologa che il 13 settembre del 1931 venne nominata pastora del villaggio grigionese. All’epoca Greti Caprez-Roffler aveva venticinque anni, era madre di una piccola bambina e fu eletta malgrado le disposizioni contrarie del Consiglio ecclesiastico della Chiesa evangelica riformata nei Grigioni.
Pastora a Furna
“Se l’unico difetto del nostro pastore è quello di portare la gonna, ebbene, allora ce lo teniamo”, affermarono, con la sfrontatezza della gente di montagna, gli abitanti di Furna. La reazione delle autorità ecclesiastiche riformate di Coira non si fece attendere: dopo pochi anni, la parrocchia di Furna – a cui la chiesa cantonale smise di versare i contributi – dovette capitolare. Nei successivi tre decenni, Greti Caprez-Roffler e altre teologhe, che come lei ambivano al ruolo pastorale, lottarono contro i pregiudizi e l’attaccamento al potere delle autorità ecclesiastiche. Nel 1963, a Zurigo, nel Grossmünster, Greti e undici altre pastore furono finalmente ordinate. Rimase, per qualche tempo, una condizione: le donne possono essere elette nelle parrocchie in cui sono disponibili due sedi pastorali di cui la principale è destinata a un uomo.
Lotta per il riconoscimento
Tra il 1931 e il 1963 si collocano infinite vessazioni, promesse non mantenute, rifiuti, tentennamenti da parte del corpo pastorale riformato. In quegli anni Greti – madre di cinque figli – insiste, pretende, scrive sui giornali, tiene conferenze, smuove le coscienze, persegue il disegno di diventare pastora. In anticipo sui tempi porta con disinvoltura i pantaloni, parla di educazione sessuale con libertà, coltiva un’appassionata intesa con il marito, lavora come cappellana evangelica in diversi istituti, sostituisce di tanto in tanto pastori assenti per malattia o vacanze.
Le ombre del diario
Greti annota nei diari, nel corso di tutta la sua vita, pensieri ed esperienze. Da quelle pagine, rilette con franchezza dalla nipote Christina, emerge un profilo della nonna che in parte stona con questa bella storia di emancipazione.
A colpire non è in primo luogo ciò che Greti dice, quanto piuttosto ciò che tace. Negli anni della Seconda guerra mondiale non si trovano riflessioni sul conflitto, o sui crimini nazisti, o sulla persecuzione degli ebrei. Greti, che a un certo punto lavora presso alcuni istituti correzionali e un ospedale psichiatrico, non menziona le denunce e le inchieste che riguardano la sezione femminile, priva di luce, riscaldamento e acqua. Nei diari incontriamo così una donna che rivela coraggiosamente le sue preoccupazioni personali, ma che a volte non vede – o non vuole vedere – molte storture intorno a lei.
Una biografia appassionante
Uscita dapprima in tedesco, la biografia di Greti Caprez-Roffler, scritta dalla nipote Christina Caprez, è da poco disponibile in italiano, per i tipi di Armando Dadò editore (“La pastora illegale. Vita di Greti Caprez-Roffler”, prefazione di Daria Pezzoli-Olgiati). Il libro sarà presentato dalla sua autrice, a Poschiavo, presso l’Aula riformata domenica 1. ottobre, alle 16.30. In quell’occasione sarà proiettata la versione italiana di un breve docu-film, pure realizzato da Christina Caprez, dedicato alla prima pastora nei Grigioni.