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È passato praticamente un anno da quando il coronavirus ha fatto irruzione anche nel mondo dello sport ticinese, svizzero e mondiale. Un periodo nel quale lo sport si è fermato, ha aspettato, ha studiato e poi ha reagito, adattandosi continuamente e repentinamente all'evolversi della situazione. Il tutto in un contesto economicamente sempre più difficile. Riviviamo a grandi linee le tappe che hanno portato alla situazione attuale.
Il Consiglio federale vieta fino al 15 marzo tutte le manifestazioni con più di 1000 persone su suolo elvetico. La Lega svizzera di hockey decide di concludere la fase regular season di National League a porte chiuse, mentre la Swiss Football League rinvia alcune partite. Due giorni più tardi, le due leghe professionistiche interrompono i campionati per rispettivamente due e tre settimane.
Il giorno dopo che il Ticino ha dichiarato lo stato di necessità, l’hockey svizzero interrompe definitivamente i suoi due principali campionati e di fatto rende nulla una stagione che non avrà né campioni né compagini retrocesse o promosse. 24 ore dopo, in seguito alla decisione delle autorità federali di vietare le manifestazioni con più di 100 persone, il calcio rossocrociato sospende tutte le sue attività fino alla fine di aprile.
Gli Europei di calcio 2020, che avrebbero dovuto svolgersi dal 12 giugno al 12 luglio in forma itinerante in 12 città del Vecchio Continente, sono rinviati di un anno. I principali avvenimenti sportivi dell’estate fanno la stessa fine: quattro giorni più tardi sono i Campionati del mondo in programma a maggio a Zurigo e Losanna a venir annullati, mentre tre giorni dopo le Olimpiadi di Tokyo vengono posticipate al 2021.
Lo sport d’élite svizzero esce lentamente dal letargo. I club professionistici possono tornare ad allenarsi ma solo seguendo rigidi protocolli di protezione e rispettando le accresciute misure d’igiene (controllo della temperatura, mascherina fuori dal terreno, meno contatti possibili anche in campo, suddivisione in più spogliatoi, …). A livello individuale gli atleti possono tornare a organizzare i propri allenamenti più liberamente, mentre lo sport amatoriale rimane “imbavagliato” da condizioni rigidissime.
Il Consiglio federale va in soccorso dei club delle leghe professionistiche principalmente di calcio e hockey proponendo un pacchetto di aiuti per un totale di 350 milioni di franchi su due anni e sotto forma di prestiti (200 invece i milioni destinati allo sport di massa). Una somma parzialmente convertita in aiuti a fondo perso (ma legati a parametri ben precisi) in autunno, con i club sempre più in difficoltà in particolare per l’assenza di pubblico.
Proseguono gli allentamenti e sono nuovamente autorizzate le manifestazioni sportive che riuniscono fino a 300 persone. Anche lo sport amatoriale può riprendere gli allenamenti senza più restrizioni sul numero di persone in gruppo, ma sempre seguendo i protocolli di protezione. Le competizioni rimangono vietate per gli sport di stretto contatto come lotta, boxe, judo e danza.
Come i principali campionati di calcio europei (in primis la Bundesliga tedesca), le due principali categorie della Sfl (Super e Challenge League) ripartono per terminare la stagione più lunga della storia in agosto (e iniziare quella successiva nel weekend del 18-20 settembre).
Seppur a singhiozzo, lo sport mondiale riparte. Il circuito di Spielberg in Austria accoglie il primo Gran Premio di F1 post-lockdown e due settimane più tardi tocca al motomondiale (al via in Spagna).
Il World Tour di ciclismo si rialza sui pedali e tre mesi e mezzo vengono disputate le principali classiche (si inizia con la Strade Bianche), i grandi giri e i Mondiali (disputati a Imola invece che a Aigle/Martigny). Non sono per contro recuperati il Tour de Romandie e il Tour de Suisse. A fine mese riparte anche il tennis, con in particolare la disputa di Us Open, Roland Garros e Finals.
Le grandi manifestazioni con più di 1000 persone sono nuovamente autorizzate in Svizzera, anche se le condizioni sono molto rigide e i club di calcio e hockey possono riempire solo parzialmente i propri impianti.
Il rapido aumento dei casi di coronavirus spinge le autorità federali a fare dietrofront: si torna a un limite massimo di 50 spettatori, che per i club significa tornare a giocare a porte chiuse. Si ferma nuovamente lo sport amatoriale.
L’Ufficio federale dello sport conferma che a causa delle difficoltà economiche legate alla pandemia, 41 società professionistiche (o semi) hanno presentato domanda per beneficiare degli aiuti a fondo perso.
Il Consiglio federale lascia intravedere la possibilità che il pubblico possa tornare ad assistere agli eventi sportivi a partire dal primo aprile, sempre nell'ambito di misure di sicurezza molto strette e solo se la situazione epidemiologica lo consentirà.
Le autorità elvetiche annunciano la riapertura al primo marzo di impianti sportivi all’aperto quali piste di pattinaggio, campi da tennis e da calcio o stadi di atletica leggera (con limitazioni della capienza, obbligo della mascherina e del distanziamento). Saranno consentite le competizioni degli under 20, mentre resteranno vietate quelle degli adulti.