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26.03.2020 | Beate Kittl | News WSL
Nell’estate calda e siccitosa del 2018, dai faggi non sono cadute prematuramente solo le foglie secche, ma anche i frutti, le faggiole. Questa reazione a siccità e calore, finora mai documentata nei faggi, è stata ora descritta dai ricercatori dell’Istituto federale di ricerca per la foresta, la neve e il paesaggio WSL nella rivista «Scientific Reports».
In base alle conoscenze acquisite finora, il 2018 avrebbe dovuto essere un anno ricco di semi di faggio o «faggiole», una cosiddetta pasciona. Nella primavera la dispersione di pollini era stata rigogliosa e i faggi avevano prodotto molti frutti. Tuttavia, a metà estate le capsule si erano aperte facendo cadere i frutti non ancora completamente sviluppati. Molte faggiole erano finite negli imbuti cattura-lettiera situati nei siti sperimentali usati nel programma di ricerca a lungo termine su ecosistemi forestali (LWF) che il WSL gestisce in 19 località della Svizzera. Questo fatto ha richiamato l’attenzione degli specialisti.
Presso tre siti LWF, che sono sotto osservazione già da 15 – 19 anni, i ricercatori hanno prima di tutto studiato i dati climatici e verificato se dall’inizio delle osservazioni era già capitato qualcosa di simile. Verificando i dati climiatici osservarono che durante l’estate del 2018, nei siti in cui le faggiole erano cadute prematuramente, aveva piovuto il 45% in meno e la temperatura media estiva era risultata più alta di 1,5 °C. Anche nell’estate torrida da record del 2003 si era verificata un’interruzione prematura della fruttificazione.
In tre siti LWF, che sono sotto osservazione già da 15-19 anni, i ricercatori hanno prima di tutto esaminato i dati relativi alla lettiera e ai pollini per verificare se qualcosa del genere fosse mai accaduto prima. Se si osservano i dati climatici in anni comparabili, si scopre che è caduto il 45% in meno di pioggia e che la temperatura media estiva è stata di 1,5°C superiore alla media a lungo termine. Anche nella caldissima estate del 2003 si era registrata una precoce cessazione della formazione di frutta.
I ricercatori hanno concluso che durante le grandi ondate di calore e siccità lo sviluppo dei frutti subisce un arresto di emergenza, cioè una specie di «veto ambientale», come hanno riferito nella rivista «Scientific Reports». «I faggi interrompono lo sviluppo dei frutti prima che vengano investite troppe risorse», spiega la prima autrice Anita Nussbaumer del WSL. In tempi difficili, i frutti sarebbero quasi un «lusso» per gli alberi, che devono invece investire le loro risorse soprattutto nelle strutture di importanza vitale come foglie, legno e radici. «In questa graduatoria, i frutti si trovano molto in basso», prosegue Nussbaumer.
Finora il fenomeno della caduta dei frutti in condizioni ambientali sfavorevoli o in caso di infestazioni era noto solo negli alberi coltivati, ma non in quelli forestali. Anche il gelo o condizioni molto umide durante la dispersione di pollini possono impedire la fruttificazione dei faggi, ma il fatto di far cadere le faggiole già nate non era mai stato descritto prima. Delle querce è noto che in caso di gelate tardive possono far cadere le ghiande sottosviluppate.
La caduta prematura dei frutti è un ulteriore indizio del fatto che i faggi non sono ben attrezzati contro le estati sempre più torride e siccitose che si prevedono in Svizzera in seguito ai cambiamenti climatici. «Queste conoscenze sono importanti per i servizi forestali, perché questi ultimi devono decidere già oggi quali specie arboree promuovere nei loro boschi nei prossimi 50 - 100 anni», conclude Nussbaumer. E il faggio, attualmente la latifoglia più frequente, probabilmente non rientra tra queste.