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Ha riconosciuto interamente i capi d'accusa il 32enne della regione comparso questa mattina di fronte alla Corte delle Assise correzionali di Bellinzona presieduta dal giudice Mauro Ermani. Con procedura di rito abbreviato, l'uomo è stato giudicato colpevole di omicidio colposo per avere, a causa della sua negligenza, cagionato la morte di un 54enne padre di famiglia residente in Mesolcina durante la notte del 16 febbraio 2018 sulla strada cantonale in territorio di Claro.
Poco dopo la mezzanotte il 32enne (29enne ai tempi dei fatti), in stato psicofisico alternato dall'alcool, mentre procedeva in direzione di Preonzo aveva invaso la corsia in contromano, scontrandosi con la vettura che circolava in senso opposto guidata dal 54enne. Secondo l'atto d'accusa stilato dal procuratore pubblico Daniele Galliano, l'imputato guidava a una velocità di 110 km/h malgrado il limite vigente di 80 km/h. Nell'affrontare una curva, il 32enne ha perso il controllo del veicolo, urtando il cordolo di protezione per poi invadere la corsia di contromano proprio mentre sopraggiungeva il veicolo del 54enne; ricoverato in gravi condizioni all'ospedale Civico di Lugano, l'uomo era purtroppo deceduto una settimana dopo. L'urto è avvenuto tra la parte anteriore della vettura grigionese e la fiancata destra dell'auto ticinese la quale è finita nella sottostante scarpata.
«Sicuramente la velocità e lo stato di inettitudine», ha affermato l'imputato quando Ermani gli ha chiesto i motivi dell'incidente. «Ancora oggi mi sento malissimo», ha aggiunto il 32enne, rivolgendosi in seguito ai familiari della vittima presenti in aula: «per quanto possa servire, voglio chiedervi scusa ancora una volta. Sono mortificato che sia stato necessario un episodio del genere per farmi cambiare vita». Il 32enne ha infatti ammesso che in passato era solito ad assumere una guida spericolata e a consumare cocaina. Proprio il bisogno di comprare la droga era stato il motivo per cui quella notte di febbraio il 32enne aveva utilizzato l'auto. «In passato ho commesso tanti errori - ha aggiunto l'imputato - . Ora ho la consapevolezza che non li farò più». Al momento dell'incidente, sulla vettura guidata dal 32enne sedeva anche la sua compagna, la quale aveva rimediato fratture e lesioni (così come il 32enne). I medici aveva temuto anche per la loro vita. “Come al solito guidavi come un pazzo”, aveva scritto la donna al suo fidanzato all'indomani della tragedia.
«La colpa dell'imputato è estremamente grave - ha affermato Ermani prima di pronunciare la sentenza -. È grave perdere il controllo del veicolo; è grave mettersi al volante in quelle condizioni; è grave non osservare gli inviti della compagnia ad andare più piano; è grave il motivo per cui si è messo alla guida. Quella notte - ha continuato il giudice - ha inoltre messo in pericolo se stesso e la sua ragazza, che come lei se l'è cavata a buon mercato». Ermani ha giudicato «scarsa» l'elaborazione dell'accaduto da parte dell'imputato. «Soprattutto nei primi verbali c'è stata una certa banalizzazione di quanto successo», ha affermato il giudice, non ritenendo tuttavia necessaria l'espiazione della pena dal momento che l'uomo, col tempo, ha capito la gravità di quanto commesso.
La Corte ha quindi condannato l'uomo - patrocinato dall'avvocato Marco Robbiani - a una pena detentiva di 24 mesi di carcere sospesi condizionalmente per un periodo di 4 anni.