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Il filone principale dell'indagine sul cosiddetto dieselgate è approdata in aula penale tedesca, a circa sei anni dai giorni in cui lo scandalo fece tremare il gruppo Volkswagen che, pressato dall'Agenzia per la protezione dell'ambiente degli Stati Uniti, ammise di usare un software per alterare le emissioni dei suoi veicoli. Sui banchi di prova le auto con motore alimentato a gasolio rispettavano i limiti. Nell'uso quotidiano invece liberavano nell'aria molte più sostanze inquinanti (il CO2 reale era circa 35 volte maggiore del dato ufficiale per le immatricolazioni).
Giovedì mattina di fronte ai giudici della Camera economica del Tribunale regionale di Braunschweig, per l'occasione riuniti nel centro congressuale cittadino, si è aperto il primo grande processo penale contro gli alti dirigenti del più grande gruppo automobilistico europeo che ha la sua sede nella vicina Wolfsburg. Sono accusati principalmente di truffa per aver ingannato gli acquirenti essendo stati a conoscenza del sistema per aver partecipato alla sua realizzazione o di non fatto nulla per impedire che venisse sviluppato e usato.
Alla sbarra compaiono quattro manager e ingegneri, tra cui l'ex presidente del marchio VW, il responsabile dello sviluppo dei motori e quello dell'elettronica. Secondo l'accusa, avrebbero agito per lucro personale poiché i loro bonus dipendevano dall'andamento dei profitti dell'azienda. Nel corso dell'inchiesta gli imputati hanno o negato di sapere della manipolazione o affermato di aver informato i superiori.
Il Tribunale si attendeva un pubblico numeroso per il primo giorno del dibattimento che avrebbe dovuto tenersi già a febbraio, ma era stato rinviato a causa della pandemia. Alla Stadthalle i presenti invece non sono moltissimi. Anche perché l'indagato più importante, l'ex amministratore delegato Martin Winterkorn non è tra gli imputati. Il 74enne non è in grado di sostenere il processo (è in ospedale per sottoporsi a un intervento all'anca) e sarà giudicato separatamente. Secondo la procura, che ha ricorso contro la disgiunzione del processo, era al corrente della manipolazione almeno dal maggio 2014 e non fece nulla. Dovrà rispondere anche dell'accusa di aver mentito alla commissione parlamentare d'inchiesta del Bundestag.