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BERNA - La revisione della legge sulla sorveglianza della corrispondenza postale ed elettronica non piace: i partiti di ogni schieramento e gli ambienti interessati sono scettici riguardo alla proposta governativa posta in consultazione fino al 9 settembre.
Il Consiglio Federale intende rinnovare la legge sulla sorveglianza della corrispondenza postale e del traffico delle telecomunicazioni (LSCPT) perché la ritiene non adeguata agli sviluppi tecnologici. Modificando la legge, il governo vuole garantire che i presunti autori di reati possano essere sorvegliati e non riescano a sfuggire alle autorità penali. Nel suo campo di applicazione rientra esplicitamente anche Internet, la posta elettronica e la telefonia in rete.
In particolare, agli inquirenti verrebbe autorizzato l'uso di programmi cosiddetti trojan (o cavallo di troia) per rubare informazioni personali, ad esempio spiando cosa viene digitato o cosa c'è sul disco rigido del sistema preso di mira. In Germania, l'uso sistematico di questo genere di sorveglianza è stato dichiarato anticostituzionale dalla competente corte suprema tedesca.
Dalle indicazioni finora raccolte dall'ATS l'insoddisfazione dei partiti sembra corale, sia da destra che da sinistra. Il PS critica fra l'altro "i prevedibili pesanti interventi nella sfera privata". Per Giuristi e giuriste Democratici Svizzeri (GDS) e per dirittifondamentali.ch, la revisione di legge consentirà "un salto quantico nel livello dello spionaggio segreto".
Nello schieramento borghese, il PLR teme le "pesanti conseguenze" per i computer infettati dai programmi di spionaggio. Il PPD esprime "alcune riserve". Secondo l'UDC "non sussistono sufficienti esigenze per l'utilizzazione di cavalli di troia". Mentre per l'Associazione svizzera utenti telecomunicazioni (asut) l'introduzione dei trojans "non è né lecita né realista".
Il Partito Pirata, fondato un anno fa dalla "generazione digitale", minaccia un referendum contro la revisione della (LSCPT). La polizia - ha detto all'ATS il vice presidente Pascal Gloor - deve avere i mezzi per combattere la criminalità ma bisogna fare attenzione a non andare troppo lontano: "Accettiamo molti piccoli passi in nome della sicurezza e poi d'un tratto ci troviamo uno Stato di alta sorveglianza". Gli ambienti dei blogger parlano di "svuotamento dei diritti fondamantali" e di un'evidente "mania della sorveglianza da parte dei funzionari a Berna".
Da più parti vengono anche criticati l'estensione da sei a dodici mesi del periodo di conservazione dei dati, il dovere di identificare tutti gli utenti internet e la mancanza di protezione giuridica. Non è poi tralasciato nemmeno il capitolo costi. In concreto, le misure di sorveglianza devono essere attuate dalla posta e dai fornitori di servizi su internet e di telecomunicazione. A loro carico vanno quindi le spese per l'infrastruttura necessaria e per la conservazione di dati; costi che possono raggiungere rapidamente centinaia di migliaia di franchi e quindi risultare una spesa insostenibile per i piccoli provider.
SDA-ATS