Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/247470

<h2>SubmittedText<h2><p>Dal 2014 la Svizzera è esclusa dal programma europeo per gli scambi universitari Erasmus+, un'esclusione che secondo l'agenzia nazionale Movetia penalizza gli attori del sistema formativo e fa pesare sul nostro Paese il rischio di essere marginalizzato. Inoltre, sempre secondo Movetia, non solo diminuiranno i fondi messi a disposizione nel 2023 per i bandi in materia di mobilità e cooperazione internazionale ma questi fondi dovranno anche coprire il contributo per la partecipazione dei nostri atenei all'iniziativa delle università europee (finanziate nel 2022 con altri fondi). Questa situazione non si ripercuote soltanto sul sistema formativo svizzero ma anche sugli studenti. La mobilità, sia in ambito accademico sia nel campo della ricerca, è fondamentale per arricchire il know how del nostro Paese e per confermare nel tempo il prestigio della formazione elvetica. Quanto alla soluzione alternativa a Erasmus+, si tratta di una misura limitata che non offre alle organizzazioni giovanili, agli studenti e agli apprendisti svizzero lo stesso ventaglio di opportunità.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>L'associazione della Svizzera a Erasmus+ rimane un obiettivo dichiarato del Consiglio federale, che all'inizio del 2021 ha approvato un apposito mandato negoziale. Tuttavia, finora non è stato possibile avviare alcuna trattativa in quanto l'Unione europea (UE) valuta la questione alla luce del contesto generale delle relazioni con il nostro Paese.</p><p>Finché non sarà possibile firmare un accordo di associazione, sarà portata avanti la soluzione svizzera (SEMP). Secondo le previsioni, il finanziamento approvato per le attività in materia di scambi e mobilità dovrebbe crescere del 7 per cento all'anno (preventivo 2022: 47,9 milioni, preventivo 2023: 51,3 milioni). Probabilmente la partecipazione indiretta all'iniziativa delle università europee, decisa nel 2022 insieme alle scuole universitarie svizzere e su loro richiesta, comporterà un cambio di priorità nelle attività di promozione, con un calo dei progetti di mobilità e un aumento dei progetti di cooperazione. Gli effetti saranno misurabili soltanto in base alle domande che arriveranno nei primi mesi del 2023.</p><p>Le attività universitarie di mobilità sostenute nel quadro della soluzione svizzera sono riunite sotto la denominazione "Swiss European Mobility Programme" (SEMP), un programma che, se confrontato con Erasmus+, offre una minore varietà. Tuttavia, i contributi finanziari per i progetti e le attività sono paragonabili a quelli di Erasmus+. Inoltre, in fase di impostazione si punta a fare in modo che tutti gli istituti possano beneficiare di un accesso equo e possibilmente privo di ostacoli a queste attività. Infine, le basi legali sottoposte a revisione totale ed entrate in vigore ad aprile 2022 (legge federale e ordinanza sulla cooperazione e la mobilità internazionali in materia di formazione, RS 414.51 e RS 414.513) hanno permesso di aumentare il margine di manovra per la promozione dei progetti di mobilità e cooperazione con i Paesi extraeuropei e di semplificare le procedure amministrative.</p><p>Il Consiglio federale ritiene che l'esclusione della Svizzera dai programmi dell'UE nel campo della formazione, della ricerca e dell'innovazione sia controproducente per tutti e si impegna per stabilizzare e implementare la via bilaterale. Anche la questione dell'associazione a tali programmi rientra in questo approccio.</p>  Risposta del Consiglio federale.