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Tra le conseguenze della Brexit, l'innalzamento dei dazi per la Gran Bretagna. I collezionisti starebbero espatriando, mentre le mostre cercherebbero di anticipare i loro eventi.
In Gran Bretagna vige un favorevole regime fiscale, il quale ha contribuito ha rendere Londra uno dei centri del mercato globale dell'arte, assieme a New York e Hong Kong. La Brexit, però, sembrerebbe aver creato il panico nella City, tanto da innescare la cosiddetta Artexit.
Il Regno Unito, oggi, è il paese dell'Unione Europea con le tasse d'importazione più basse, per le opere d'arte: il 5%. Come spiegato dal Financial Times, però, "la realistica possibilità di un’imminente traumatica uscita dall’Unione Europea con il salto nel buio del «No Deal» ha fatto sì che il mondo londinese dell’arte si stia organizzando in anticipo, per tutelare i propri interessi e i propri consistenti margini".
Secondo il Corriere della Sera, "le gallerie che hanno programmato mostre da novembre in poi cercano invece di portarle a Londra in largo anticipo per aggirare il rischio di nuove regole doganali post Brexit". Inoltre, il medesimo quotidiano italiano riferisce che le "aste di Sotheby’s e Christie’s, in calo rispettivamente del 10% e del 22% nel primo semestre del 2019 rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso".