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BERNA - La discussione sul Patto delle Nazioni Unite in materia di migrazione continua. Una commissione del Consiglio degli Stati vuole incaricare il Consiglio federale di sottoporre la proposta all'approvazione del Parlamento.
Con 6 voti contro 5, la Commissione della politica estera del Consiglio degli Stati (CPE-S) ha seguito le due commissioni delle istituzioni politiche delle Camere federali. Il Patto non dovrebbe quindi essere approvato dal Consiglio federale, ma dal Parlamento, si legge in una nota odierna dei servizi parlamentari.
Alcuni membri della commissione temono che la firma del patto possa costituire un precedente, poiché il testo contiene rivendicazioni incompatibili col diritto svizzero. La minoranza ritiene invece che la competenza spetti al Consiglio federale e che il patto costituisca una prima tappa non vincolante. Le sfide poste dalle migrazioni possono essere risolte solo a livello internazionale, hanno affermato.
La CPE-S ha inoltre adottato all'unanimità un postulato secondo cui il Consiglio federale dovrebbe riferire entro sei mesi sul ruolo crescente delle "soft laws" nelle relazioni internazionali. Si tratterebbe di decidere se la legge sul parlamento debba essere modificata. Le "soft law" sono norme politicamente vincolanti ma non giuridicamente.
A Marrakech
Dopo un'analisi dettagliata, il 10 ottobre il Consiglio federale ha annunciato che avrebbe firmato il Patto globale delle Nazioni Unite sulla migrazione. Il documento sarà approvato formalmente alla conferenza internazionale che si terrà a Marrakech il 10 e 11 dicembre.
Non vi è unanimità di opinioni in Parlamento. Con 14 voti contro 10, la Commissione per la politica estera del Nazionale invita il Consiglio federale a firmare il patto e, con 14 voti contro 11, si oppone alla mozione affinché il Parlamento sia invece competente per l'approvazione al posto del governo.
La fronda contro il testo è stata lanciata dall'UDC. Il partito lo ritiene incompatibile con la gestione indipendente dell'immigrazione. Secondo i democentristi, è solo questione di tempo prima che il patto diventi parte del diritto internazionale e abbia quindi la precedenza sulla Costituzione federale.