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La Cina vara il nuovo sistema elettorale per Hong Kong, mandando in soffitta dopo 24 anni il modello 'un Paese, due sistemi' e stroncando definitivamente l'opposizione democratica a favore dell'avanzata dei 'patrioti' fedeli a Pechino. Con un voto unanime dei 167 componenti del Comitato permanente del Congresso nazionale del popolo, il ramo legislativo del parlamento cinese, è stata approvata la riforma che riduce drasticamente la rappresentanza democratica nella città mentre Pechino vuole garantire che i "patrioti" governino l'ex colonia. "È un principio che darà la solidità, la prosperità e la stabilità alla città", ha commentato il presidente del Congresso Li Zhanshu, numero tre della gerarchia del Partito comunista.
Le misure adottate fanno parte del pacchetto messo a punto dal governo centrale per consolidare la presa sempre più autoritaria sulla città dopo l'imposizione, a giugno 2020, della legge sulla sicurezza nazionale per schiacciare il dissenso. I cambiamenti porteranno il numero dei rappresentanti eletti direttamente a 20 dai 35 attuali, mentre il parlamentino locale (LegCo) vedrà i seggi salire da 70 a 90. Il Comitato elettorale, responsabile della scelta del governatore, avrà invece 1.500 componenti rispetto agli attuali 1.200. Spariranno invece i 117 seggi espressione dei consigli distrettuali, controllati dall'opposizione democratica dopo il voto del 2019 nella misura di quasi il 90%. I consigli distrettuali sono l'unica istituzione che beneficia del voto completamente democratico della città, occupandosi in prevalenza di questioni di base come i collegamenti con i trasporti pubblici e la raccolta dei rifiuti.
I candidati saranno inoltre tenuti a superare due turni di screening, con due organismi di sicurezza nazionale e un comitato controllato da Pechino che esamineranno il patriottismo e il sostegno di ciascuno alla politica nazionale prima di affrontare il giudizio degli elettori. È un modello sulla falsariga di quello seguito per la selezione delle cariche del Pcc. La governatrice Carrie Lam ha espresso il suo sostegno alla riforma, che "darà stabilità e aiuterà a focalizzare l'attenzione sui problemi", annunciando il rinvio per la seconda volta, a dicembre, del rinnovo del parlamentino locale. "A settembre si terrà il voto per il Comitato elettorale, con le elezioni per la LegCo rinviate da settembre a dicembre", ha detto Lam, precisando che l'attuale Consiglio legislativo resterà in carica "fino a metà o fine ottobre". Il voto di settembre 2020 era stato posticipato di un anno, ufficialmente a causa del Covid-19, ma più verosimilmente per scongiurare il rischio di una valanga democratica a bissare le distrettuali del 2019, La riforma ha causato molte critiche nell'Occidente.
La Gran Bretagna ha dichiarato che la Cina non era più conforme alla sua promessa "un Paese, due sistemi", con il ministro degli Esteri Dominic Raab che in un tweet ha denunciato che le modifiche erano una "chiara violazione della Dichiarazione Congiunta". Il presidente Usa Joe Biden ha descritto la stretta delle libertà della città come parte di un più ampio attacco della Cina alla democrazia e ai diritti, compreso il trattamento delle minoranze musulmane nello Xinjiang. Con decine di attivisti pro-democrazia di primo piano in carcere, sotto processo per la legge sulla sicurezza nazionale e a rischio ergastolo, la riforma dà di fatto a Pechino il pieno possesso dell'ex colonia prima del 2047, a dispetto degli impegni presi con Londra con il passaggio della sovranità dei territori del 1997.