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Il drammatico calo di introiti pubblicitari causa un'ondata di licenziamenti nel settore dei media.
Senza prospettive di una ripresa economica fino al 2003, molti esperti preannunciano altri tagli e ristrutturazioni.
"La situazione è in gran parte dovuta al fatto che tra il 1997 e il 2001 la forte crescita della pubblicità, ha permesso alle compagnie di espandersi", dice Roger Blum, docente di comunicazione all'università di Berna.
Con il prosciugarsi degli introiti della pubblicità molti media hanno reagito con tagli di personale, specialmente nel settore on-line.
Uno dei quotidiani più prestigiosi in Svizzera, la Neue Zürcher Zeitung, ha annunciato questa settimana la soppressione di 80 posti - il 10% della sua forza lavoro - che permetterà un risparmio di 20 milioni di franchi.
Il principale concorrente della NZZ, il Tages Anzeiger, aveva recentemente già ridotto del 15% il personale nella divisione on-line.
Jean Frey ha cancellato 25 posti per risparmiare 9 milioni di franchi, e il trend vale anche per il più importante editore svizzero, la Ringier. Secondo voci ricorrenti dovrebbe annunciare riduzioni di posti di lavoro nelle prossime settimane.
All'inizio di settembre infatti la Ringier ha annunciato di voler tagliare le spese per l'anno prossimo di circa 30 milioni di franchi.
La rivista "Cash" e il domenicale di lingua francese "dimanche.ch", affiliate a Ringier, hanno già spedito una decina di lettere di licenziamento.
La morsa della pubblicità
La riduzione degli introiti della pubblicità è un fenomeno che si osserva ormai da tempo: dopo cinque anni di crescita costante, il 2001 ha visto scendere il fatturato pubblicitario del 2% rispetto all'anno precedente, a 5,6 miliardi di franchi.
Da allora la situazione non ha fatto che peggiorare: in particolare nel settore Internet, in cui la pubblicità è scesa del 40% dal luglio 2000. Un calo ulteriore del 10% nella pubblicità su quotidiani e riviste è stato registrato a partire da luglio di quest'anno.
Nessun licenziamento per ora in Ticino o in Romandia
Nei tre quotidiani ticinesi, il Corriere del Ticino, la Regione e il Giornale del Popolo non si sono avuti licenziamenti, ma è chiaro che con un bacino di lettori limitato se la concorrenza dovesse diventare più dura ne uscirebbe vincente il più forte, il Corriere del Ticino.
Anche in Romandia la situazione non sembra così drammatica come nella Svizzera tedesca, e nessun licenziamento è stato annunciato.
La crisi nel bel mezzo di una metamorfosi
Secondo uno studio recente oltre alla crisi economica globale, il problema dei media svizzeri è che hanno reagito troppo tardi al cambiamento nello stile di lettura delle nuove generazioni.
Si consumano più media ma si leggono meno i giornali: pensando di trovare uno sbocco in Internet molti editori si sono lanciati con un po' troppa euforia su quel mercato.
"Abbiamo più media in Svizzera rispetto a 30 anni fa", dice il Prof. Blum. Ci sono è vero meno giornali locali, ma più riviste, più giornali domenicali e più giornali gratuiti.
In questo panorama, in cui alla crisi economica generale si sovrappone una crisi strutturale, sembra quasi inevitabile che si vada verso un consolidamento del settore. Ciò potrebbe significare altre fusioni o nuove acquisizioni.
swissinfo
Fatti e cifre
La stagnazione economica ridimensiona il settore pubblicitario;
Da inizio anno, inserzioni in calo del 13,8% sui giornali e dello 0,9% sulle riviste;
Calo del 40% delle offerte d'impiego sui giornali;
Aumentano le inserzioni sui giornali gratuiti.
In breve
Gli annunci e la pubblicità sui giornali diminuiscono. Le conseguenti misure di risparmio riguardano anche il personale, soprattutto nel settore on-line.
Al contrario di quelli a pagamento, i giornali gratuiti hanno aumentato il fatturato pubblicitario del 5%.
I giornali dei "pendolari" sono soprattutto un fenomeno delle agglomerazioni della Svizzera tedesca. Il Tages Anzeiger potrebbe lanciarsi su questo mercato.