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Affinché sgorghi fresca, incontaminata e a disposizione di tutti, c'è bisogno di un continuo impegno per l'acqua. Una giornata internazionale richiama l'attenzione per la prima fonte di vita.
La Svizzera è privilegiata. Le sue riserve idriche sono enormi: nei fiumi, dai laghi, sui ghiacciai del paese delle Alpi, l'acqua dolce è trasportata o conservata in quantità pressoché illimitata. Si stimano circa 260 miliardi di metri cubi che, uniformemente distribuiti sul territorio costituirebbero una coltre azzurra di oltre sei metri.
Una situazione che permette sonni tranquilli a chi si occupa di distribuzione e ammette ancora un consumo spensierato da parte degli abitanti. Addirittura il dissesto della distribuzione non pone nessun problema.
Uno studio a livello nazionale ha dimostrato che il cinquanta per cento dell'acqua potabile e industriale va perso in canalizzazioni non ermetiche. Un dissesto poco consono al perfezionismo elvetico, ma reale. Quello che in Sicilia è denunciato come uno scandalo e un attacco alle limitate risorse idriche, non rappresenta un problema per la Svizzera. Di acqua ce n'è abbastanza per ogni rubinetto che conclude la rete di distribuzione. A mancare sono semmai i soldi, la volontà e la necessità politica di migliorare la gestione.
Dalle vette al mare
Ma l'eccedenza d'acqua che sgorga dalle Alpi non è a uso esclusivo della civiltà elvetica. Dal Massiccio Centrale, intorno al Gottardo, sgorgano il Reno, il Rodano, il fiume Ticino: le montagne svizzere sono il cuore del sistema idrico continentale.
Il 46 per cento dell'acqua che bagna l'Olanda proviene dalla Svizzera. Il bacino del Rodano, da cui dipende una vasta area del sud della Francia, dipende per il 21 per cento dalle sorgenti vallesane. Consegnare le risorse idriche in perfetto stato è dunque una responsabilità che travalica i confini nazionali.
Acque più pulite
Il successo delle misure per correggere i peccati ecologici degli ultimi trent'anni è inequivocabile. Soprattutto gli impianti di depurazione e il divieto dei fosfati nei detersivi hanno migliorato sensibilmente la situazione.
Eppure rimangono delle falle microbiologiche nella rete di protezione. I depuratori sono impotenti di fronte a molte sostanze, in particolare contro i medicinali che fuoriescono da ospedali, da industrie chimiche e anche dalle economie domestiche. Il problema è riconosciuto, ma non ci sono attualmente soluzioni a portata di mano.
In Germania è stato introdotto nel 1998 un esame per la biodegradabilità di antibiotici e compagni. Ma a Berna non si ritiene necessaria una reazione, prima di aver dimostrato la dannosità e il possibile ritorno delle immissioni nel ciclo alimentare.
Anche l'agricoltura ha le sue responsabilità per il suo impiego sistematico di concimi sia chimici, sia naturali carichi di nitrati. Grazie al sostegno pubblico è stato possibile riconvertire le aziende agricole di alcune zone dell'altipiano. Dalla coltivazione intensiva si è passati al biologico per salvaguardare la falda freatica. Con un contributo finanziario, lo Stato compensa la perdita di produttività di contadini della campagna zurighese e friburghese. Ma queste misure non bastano ad allentare l'allarme.
Laghi e pesci
Infatti la qualità dell'acqua dei grandi laghi elvetici è migliorata fino all'80 per cento negli scorsi anni, eppure rimangono le preoccupazione per la fauna ittica. Nel 2001 la pesca nei 15 maggiori laghi elvetici è diminuita del dieci per cento rispetto alla media degli anni precedenti.
E non ci sono risposte concrete alla diminuzione della vita nell'acqua. Anche nei laghi alpini si nota una diminuzione dei pesci che non è compensata dall'immissione di trote e coregoni da allevamento. Da una parte si cercano risposte nella mancanza d'ossigeno in profondità. Altri spiegano la diminuzione con i cambiamenti ambientali, l'inquinamento atmosferico che non migliora e lo sfruttamento a tutte le quote dell'acqua per la produzione idroelettrica.
Fiumi in condotta
Anche sui corsi d'acqua il tema della prepotenza umana si ripropone. Pur riconoscendo che la qualità dell'acqua nei fiumi è buona, il WWF denuncia: in Svizzera non esiste praticamente più un letto di fiume che non sia stato corretto, incanalato, deviato, affogato nel cemento.
Questo inibisce le capacità naturali di rigenerazione e si dimostra spesso controproducente nell'assorbire le piene e i dissesti idrogeologici di cui il paese soffre in maniera sempre più marcata. Negli ultimi dieci anni si è fatto qualcosa, ma gli investimenti sarebbero enormi. Il WWF riconosce almeno alle istituzioni di aver riconosciuto gli sbagli del passato e di intervenire sempre più in maniera adeguata.
Le alluvioni degli anni ottanta e novanta, ripetutesi con drammaticità e ingenti costi di ripristino hanno fatto scuola e offerto la possibilità d'intervento. Un po' ovunque si ripensa oggi alla necessità di biotopi e spazi protetti, alla necessità per la varietà della fauna e della flora di alveoli di sfogo. Interventi ancora minuti che offrono anche all'uomo nuovi spazi in cui incontrare la natura.
Ghiacci eterni?
Ma se la coscienza aumenta, i ghiacciai continuano a sciogliersi. Dal 1970 i ghiacci eterni delle Alpi hanno già perso un terzo della loro massa. Il freddo cuore del mitologico paesaggio elvetico si fa acqua e scorre a valle a causa delle temperature che aumentano.
Di questo ritmo, fanno notare gli esperti del Politecnico di Zurigo, in cinquant'anni il glorioso ghiacciaio del Rodano, dove lo studio dei ghiacci è nato su basi scientifiche nel 1894, sarà scomparso. E con lui e gli altri 900 ghiacciai delle Alpi, scompariranno le fonti dei fiumi.
Gli esperti sono concordi: almeno la metà del disastro annunciato è da imputare all'opera umana. Ma le conseguenze ancora sconosciute le riporteranno anche fauna e flora.
In un mondo in cui piove troppo o troppo poco, dove popoli e terra soffrono la sete e altri subiscono inondazioni sempre più torrenziali - questo il messaggio di molte organizzazioni terzomondiste unite nell'appello - la giornata dedicata all'acqua vuole riproporre un momento di riflessione per pensare veramente alle conseguenze dell'agire individuale.
Daniele Papacella