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L'economia svizzera non entrerà in recessione: lo affermano gli economisti di Credit Suisse, che confermano le previsioni di una crescita del prodotto interno lordo dello 0,8% per quest'anno e dell'1,2% per il 2016 avanzate pochi giorni dopo l'abolizione del cambio minimo euro/franco, nel gennaio scorso.
Focalizzando l'attenzione sull'export, in alcuni settori industriali il franco era già troppo forte quando l'euro aveva un corso di 1,20, scrivono gli specialisti della grande banca nell'edizione primaverile della pubblicazione trimestrale "Monitor Svizzera". Invece in altri comparti - come quello farmaceutico e degli strumenti di precisione - anche il livello attuale del cambio presenta scarse ricadute negative.
A dispetto dello shock del franco, grazie alla situazione comparativamente robusta dell'economia mondiale la Svizzera dovrebbe riuscire ad evitare una recessione. Anche se appare in esaurimento, continua infatti a mostrare i suoi effetti il cosiddetto "superciclo" che alimenta i consumi, costituito da flussi immigratori, tassi d'interesse modesti e boom immobiliare. E comunque la sola flessione dell'1,3% del livello dei prezzi attesa quest'anno dovrebbe accrescere di quasi cinque miliardi di franchi il potere d'acquisto dei redditi salariali.
La grande incognita rimane quella rappresentata dall'euro. Stando alle stime degli economisti di Credit Suisse prima dell'abbandono della soglia minima deciso dalla Banca nazionale svizzera (BNS) il cambio definito equo si attestava a 1,24. Per cui in un'ottica macroeconomica a fine 2014 il franco non era più sopravvalutato.
In un'analisi per singoli settori gli specialisti giungono però alla conclusione che per alcuni segmenti industriali già un tasso di cambio di 1,20 era eccessivamente costoso. Con un modello basato sulla parità di potere d'acquisto semplice hanno calcolato per l'industria tessile, della plastica e degli strumenti di precisione una sopravvalutazione del franco rispetto all'euro del 20%-30% nel 2014. Nei segmenti dell'elettronica, della farmaceutica e della metalmeccanica la sopravvalutazione si aggirava attorno al 10%-20%. Nel 2015 questi valori potrebbero aumentare fino a 15 punti percentuali, qualora il cambio dovesse attestarsi a 1,05 nella media annuale.
Il franco forte penalizzerà soprattutto i settori che già negli scorsi anni hanno lamentato una contrazione degli affari. Gli economisti giudicano nettamente sotto pressione soprattutto i comparti industriali tradizionali come quello tessile, cartaceo e metallurgico, per i quali prevedono un ulteriore calo della produzione o una delocalizzazione dell'attività all'estero.
Diversamente vengono invece valutate le prospettive per l'industria farmaceutica e degli strumenti di precisione. Sebbene per questi settori il modello fondato sulla parità del potere d'acquisto evidenzi una sopravvalutazione della moneta elvetica, di fatto negli scorsi anni i comparti in esame sono riusciti a realizzare un crescente avanzo commerciale. La domanda di farmaci brevettati o di apparecchi altamente specializzati presenta infatti un'elasticità di gran lunga minore rispetto a quella dei prodotti dell'industria tradizionale.
La pubblicazione di Credit Suisse affronta anche il tema della politica monetaria. Secondo gli esperti acquisti di divise o un ulteriore taglio del tasso d'interesse già negativo sui depositi che le banche detengono presso la BNS dovrebbero essere considerati solo in caso di apprezzamento del franco fino a raggiungere la parità con l'euro. Gli economisti sostengono inoltre che la stabilità del sistema finanziario non sarebbe compromessa qualora gli investitori, visto il perdurare dei tassi negativi, volessero convertire in contanti i loro depositi.