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Per le banche estere attive in Svizzera è importante che vengano risolte una volta per tutte le vertenze fiscali che vedono impegnate la Confederazione, mediante accordi ad hoc, come quelli sui quali si sta dibattendo in questi giorni il parlamento. Quanto all'intesa con la Germania, la più importante delle intese negoziate finora, qualora quest'ultima dovesse essere bocciata non vi è alternativa: non è infatti pronto un piano B.
Per il ticinese Alfredo Gysi, uno dei padri ispiratori del cosiddetto "sistema Rubik" della tassazione forfettaria e presidente dell'Associazione delle banche estere in Svizzera, l'offerta negoziata con Berlino è senz'altro "generosa e va ben oltre gli standard internazionali in materia".
Durante un incontro oggi a Zurigo coi media, Gysi ha detto di essere fiducioso che l'intesa verrà approvata dai due Paesi, come anche quelle negoziate con l'Austria e con Londra. In Germania la sinistra, che ha la maggioranza alla Camera dei Länder (Bundesrat), critica un accordo che preserva l'anonimato degli evasori germanici con depositi nelle banche elvetiche.
Secondo Gysi, qualora un Paese non intenda avvantaggiarsi dell'offerta "generosa della Svizzera, allora si applicano gli standard internazionali". Con quest'ultimi, ha spiegato il banchiere ticinese, le autorità estere incasserebbero di meno". Gysi si è detto contrario a nuovi negoziati in caso di no germanico.
Per Alfredo Gysi - presidente del Cda della Banca della Svizzera Italiana, filiale dell'assicuratore italiano Generali - il modello negoziato da Berna è globalmente vantaggioso per gli Stati esteri. Quanto alle relazioni con gli Stati Uniti, secondo Gysi "rispetto ad alcuni paesi europei ci troviamo ancora lontani da una soluzione". Oltre alle considerazioni sulla tassazione degli averi non dichiarati presenti nelle banche svizzere, l'appuntamento odierno ha permesso di gettare uno sguardo sull'andamento degli affari per le banche estere. Quest'ultime hanno globalmente fatto registrare un utile netto di 2,04 miliardi di franchi, in crescita del 4% su un anno. Il numero di istituti è tuttavia calato da un anno all'altro da 154 a 145.
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