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BERLINO - Il consiglio di gestione di Wirecard «ritiene sulla base di ulteriori verifiche che c'è una prevalente probabilità che i saldi di conto corrente di ammontare di 1,9 miliardi di euro (2 miliardi di franchi) non esistano». È quanto ha comunicato il gruppo tedesco, al centro di uno scandalo contabile, in una nota emessa nella notte.
Wirecard, società tedesca, dichiarava di avere due miliardi di liquidità in cassa. Ma a quanto sembra, questi fondi non ci sono, e forse non sono mai esistiti.
Come sostenuto dal Sole24ore, Il caso ricorda quello italiano di Parmalat, che aveva falsificato i bilanci dichiarando di avere fondi liquidi depositati nei paradisi fiscali dei Caraibi.
Wirecard spiega che questi conti «trust» erano stati istituiti «a beneficio della società in relazione al business cosiddetto Third Party Acquiring e contabilizzati come un asset nei prospetti finanziari». «Quanto precede - si legge nella nota - spinge anche la società a mettere in discussione le precedenti considerazioni riguardanti l'affidabilità della relazione con il trustee».
Alla luce di quanto sopra, Wirecard «ritira» i risultati preliminari del 2019 e del primo trimestre 2020 e le previsioni per il 2020 in termini di Ebitda e quelle al 2025 in termini di ricavi ed Ebitda, aggiungendo che «potenziali effetti sui risultati finanziari degli anni precedenti non possono essere esclusi».
La fintech tedesca informa anche di essere in «negoziati costruttivi» con le banche creditrici «in relazione alla continuazione delle linee di credito e per ulteriori relazioni di business». Inoltre «sta valutando», assistita dalla banca d'investimento Houlihan Lokey, «opzioni per una strategia finanziaria sostenibile» come pure «un ampio range di possibili ulteriori misure per assicurare la continuazione delle attività, compreso il taglio di costi, ristrutturazioni, vendita o la terminazione di attività e segmenti di prodotto».