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La menopausa non costituisce un evento improvviso e imprevedibile e non è neppure nulla di patologico. È semplicemente il momento conclusivo di un processo fisiologico di esaurimento della funzione riproduttiva dell’ovaio, accompagnato da un progressivo calo della produzione dei suoi ormoni che, nella maggior parte delle donne, avviene attorno ai 50 anni. L’impatto socio-sanitario della problematica è piuttosto legato ai moderni trend demografici, che mostrano un progressivo invecchiamento della popolazione. Nel 1900 l’aspettativa di vita nei Paesi sviluppati era di 49 anni; alla fine del 1991, l’aspet-tativa media di vita era salita a 79 anni per le donne e 72 per gli uomini, mentre oggi gli uomini hanno superato gli 80 anni e le donne si avviano verso gli 85 di vita media.
Ne consegue che una donna che entra in menopausa ha di fronte a sé più del 40% della propria vita da trascorrere in tale condizione. A dispetto della maggiore longevità, però, fra le donne anziane si riscontra un’incidenza significativamente su-periore di malattie debilitanti, come fratture da osteoporosi, artrite reumatoide e osteoartrosi, ictus e infarto, incontinenza urinaria, depressione e tumori, rispetto agli uomini di pari età, che invece sono più colpiti in una fascia più precoce.
Fino ai 50 anni, infatti, la donna gode del privilegio biologico rappresentato dalla produzione endogena di estrogeni da parte dell’ovaio. Passati i 50 anni, ogni donna occidentale, secondo recente statistica, ha il 46% di probabilità di ammalarsi di malattie cardio-vascolari, il 20%di probabilità di ictus cerebrale, il 15% di incorrere infrattura del femore ed il 25% di frattura vertebrale, il 10% di ammalarsi di carcinoma mammario.
In questa particolare stagione della vita femminile vengono da sempre riferiti una molteplicità di sintomi oggettivi e soggettivi. Vampate, disturbi dell’umore come depressione e insonnia, e varie forme di sindrome uro-genitale colpiscono oltre il 50% delle donne, ma sono troppo spesso sottovalutati e non curati, anche se una terapia efficace esiste da tempo. Si tratta della terapia ormonale sostitutiva, che si basa su un principio molto semplice: somministrare estrogeni a chi ne è carente.