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<h2>SubmittedText<h2><p>Nel 2014 la Svizzera ha ratificato la Convenzione sui diritti delle persone con disabilità (CDPD), pronunciandosi così a favore delle pari opportunità a livello nazionale e internazionale per le persone con disabilità (art. 11 Situazioni di rischio ed emergenze umanitarie; art. 32 Cooperazione internazionale). Nel primo rapporto del Governo svizzero sull'attuazione della CDPD, adottato nel giugno del 2016 e destinato al Comitato per i diritti delle persone con disabilità dell'ONU, la Svizzera spiega tra l'altro in quale misura vengono attuati gli articoli 11 e 32. Nel commento all'articolo 11 non tocca tuttavia il tema dei diritti delle persone con disabilità nell'ambito degli aiuti d'emergenza umanitari internazionali e, in relazione all'articolo 32, illustra le attività della DSC solo in modo molto generico, senza menzionare le persone con disabilità. In merito all'articolo 32 la Svizzera afferma inoltre quanto segue: "Fino allo 0,4 per cento dei mezzi a disposizione è impiegato ogni anno per valutare la pertinenza e l'efficacia dei programmi. Rapporti d'efficacia informano regolarmente le cerchie politiche e l'opinione pubblica sui risultati raggiunti." Questo è importante anche e soprattutto nel particolare caso dei bambini e delle donne con disabilità, al fine di evitare discriminazioni multiple.</p><p>Invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande: </p><p>1. Con quali indicatori, conformemente a quanto affermato nel primo rapporto nazionale, si verifica se i progetti e i programmi della cooperazione svizzera allo sviluppo tengono conto anche dei diritti delle persone con disabilità?</p><p>2. Come si garantisce che il personale della DSC e del Dipatimento federale degli affari esteri (DFAE) disponga delle competenze necessarie per impostare i propri progetti e programmi in modo inclusivo e anche per valutarli in quest'ottica?</p><p>3. In che misura nei progetti e nei programmi (inclusi il monitoraggio e la valutazione) viene prestata un'attenzione particolare alle possibili discriminazioni multiple nei confronti dei bambini e delle donne con disabilità?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. La verifica del rispetto dei diritti delle persone con disabilità poggia in primo luogo su un approccio basato sui diritti umani, adottato per tutti i programmi e i progetti di sviluppo. La Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) del DFAE ha introdotto questo approccio già nel 2006. Di conseguenza, programmi e progetti sono orientati alla protezione dei diritti dei gruppi vulnerabili e marginalizzati. In seno al Gruppo Banca Mondiale, la DSC ha contribuito a elaborare un approccio di analisi che consente di verificare i progetti di riforma sul piano dei loro effetti sociali e del loro impatto distribuzionale (Poverty and Social Impact Analysis). Grazie a questo approccio è possibile vedere quali sono le conseguenze di una determinata politica per le persone più vulnerabili.</p><p>Se un progetto bilaterale o regionale della DSC si pone come obiettivo specifico la realizzazione dei diritti umani per le persone con disabilità, i progressi di tale progetto sono valutati sulla base di indicatori relativi a questi diritti. Tuttavia la verifica degli indicatori risulta spesso problematica, dato che nei Paesi partner, il più delle volte, mancano dati statistici attendibili relativi specificatamente alle persone con disabilità. Vi sono inoltre progetti che, pur non avendo un obiettivo espressamente rivolto alle persone con disabilità, le raggiungono poiché si concentrano sui gruppi vulnerabili. Ad esempio il progetto della DSC Sanitation Market Systems, condotto in Bangladesh con la partecipazione del settore privato, punta a garantire a 450 000 persone un migliore accesso a strutture e servizi igienico-sanitari di elevata qualità. Grazie alla collaborazione dell'organizzazione Handicap International, il team di progetto testa un modello di toilette il cui design offre un migliore accesso ai disabili. Il successo di questo progetto è misurato sulla base del numero di prodotti acquistati da persone indigenti o socialmente svantaggiate (in parte a prezzi sovvenzionati).</p><p>2. La DSC dispone di un documento strategico sulla povertà e l'integrazione sociale nel quale la formazione di collaboratori e collaboratrici costituisce una delle tre priorità. Tutti i collaboratori e tutte le collaboratrici ricevono formazioni mirate prima delle missioni sul campo. Il personale di nuovo reclutamento prende confidenza con la tematica nell'ambito della gestione del ciclo di progetto. Negli uffici di cooperazione vengono svolti appositi workshop. Infine, su uno dei siti Internet della DSC sono disponibili numerose informazioni e altrettanti strumenti di lavoro sul tema (https://www.shareweb.ch/site/Poverty-Wellbeing).</p><p>3. La DSC è consapevole delle sfide legate alle discriminazioni multiple. Gli oltre 70 progetti che porta avanti per la costruzione di sistemi nazionali di sicurezza sociale danno un sostegno attivo ai gruppi della popolazione maggiormente vulnerabili.</p>  Risposta del Consiglio federale.