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Fra i messaggi di fumo e i telefonini: per 150 anni la comunicazione è stata legata ad un filo.
Il Museo della Comunicazione di Berna dedica un'esposizione all'ingegno umano e alle banalità che sa trasportare.
"Pronto... dove sei?" - una frase entrata nella quotidianità di tutti. La telefonia mobile permette di collegarsi da qualunque posto e di reperire un po' tutti in tempo reale.
Ma l'avventura della comunicazione a distanza è cominciata molto prima. L'esposizione del giubileo di Berna, ripercorre le tappe dell'evoluzione tecnica con un percorso ideale.
Fumo e luce
Arrivano le truppe dell'imperatore? La cavalleria napoleonica sta per invadere il territorio svizzero? Un bel problema per gli strateghi del passato che dovevano organizzare la controffensiva.
Ma già al tempo degli antichi Romani esistevano soluzioni per lanciare dei messaggi a grandi distanze, superando la velocità del corriere a cavallo. I segnali di fumo, per esempio, non erano esclusivo appannaggio degli indiani d'America. Di notte ci si poteva inoltre sbracciare con le fiaccole.
Senza cambiare gli strumenti, col tempo si sono affinate le tecniche. Gli alfabeti simbolici permettevano di far arrivare delle informazioni molto più complesse. Ma solo intorno al 1850 sono arrivate le soluzioni tecniche a prova di condizioni meteo avverse.
Il telegrafo
Dapprima è arrivato il telegrafo. Con un sistema semplice di impulsi elettrici riusciva a portare informazioni da un capo all'altro della rete collegata. Un accorto signore americano offrì nel 1844 un sistema standard per codificare e decodificare i messaggi; si chiamava Samuel Morse e il sistema di punti e tiretti ha conservato il suo nome.
Ma per il benedettino di Einsiedeln pater Athanasius Tschopp, le lettere e le cifre Morse non bastavano. Unendo delle tecnologie conosciute, inventò per primo un apparecchio per trasmettere anche notizie scritte a mano e disegni; oggi si chiamerebbe fax.
Il primordiale rullo con un braccio scrivente simile a quello di un sismografo funzionava davvero. Ma il Consiglio federale non adottò la sua tecnica. Il governo preferì accordarsi agli standard internazionali. Il 5 dicembre del 1852 fu inaugurata la prima rete svizzera: 27 centrali telegrafiche erano collegate.
La Svizzera e il mondo erano più vicini e la comunicazione era cambiata. Lo dimostra il telegramma del settembre 1898 dell'anarchico Luigi Licheni. Lui stesso comunicò il suo gesto agli amici di Venezia prima di essere arrestato. Poco prima aveva ucciso a Ginevra la moglie dell'imperatore d'Austria, Elisabetta detta Sissi. Il suo messaggio politico rimbalzò per il mondo, senza essere filtrato dagli inquirenti.
La tua voce da lontano...
Ma al miracolo del telegrafo si aggiunse una nuova scoperta che avrebbe cambiato la carte in tavola. Grazie all'invenzione - che il signor Graham Bell voleva sua - si è poi arrivati a far passare anche la voce attraverso i soliti cavi; era il 1876. Una novità sensazionale che con il tempo avrebbe soppiantato il cablogramma.
Già nel 1881 le più importanti città elvetiche ottennero la loro rete urbana. Per salati 150 franchi d'allora, gli utenti avevano un tutto compreso con conversazioni illimitate. Il problema era semmai trovare l'interlocutore altrettanto attrezzato.
La mostra di Berna espone degli eleganti "modelli da tavolo" in legno pregiato: la tecnica doveva dimostrarsi all'altezza dell'arredo per diventare parte della quotidianità. Al momento dell'introduzione del telefono i numeri regionali erano a due cifre. Prolificandosi come le locuste bibliche, a marzo del 2002 i numeri telefonici hanno raggiunto le dieci cifre.
Sfide del futuro
Fino agli anni Trenta le PTT - l'ex-azienda pubblica dei servizi postali, telegrafici e telefonici - organizzavano anche dei corsi per imparare ad utilizzare correttamente il telefono. Adesso le cose sono cambiate. Un bambino non ha problemi a destreggiarsi con aggeggi elettronici capaci di tutto, non solo telefonare.
A queste nuove espressioni, è dedicata l'ultima sezione della mostra. Analogamente alla compattezza dei telegrammi, si possono infatti trasferire informazioni di 160 segni, immagini o suoni. Ma ormai anche senza cavo.
Inequivocabilmente si nota qui la matrice dell'ex Museo delle Poste, gestito ora dalla nuova Posta e da Swisscom. Gli eredi del monopolista di un tempo, piazzano felicemente e in retrospettiva i loro messaggi pubblicitari che fanno tanto nostalgia: "Pensaci - chiamami".
Ma c'è spazio anche per altro. La comunicazione a distanza e la trasmissione di dati hanno assunto forme ancora più complesse, fino ad essere un elemento caratterizzante della nostra civiltà. E se avete letto questo articolo, siete fruitori anche voi della nuova comunicazione globale. Complimenti.
swissinfo/Daniele Papacella
In breve
In un percorso ideale, in cui si susseguono spazi diversi, si ripercorre la storia della telecomunicazione.
Con nuovi esperimenti espositivi, cunicoli, specchi e superfici in pendenza si crea una tensione ludica, sostenuta dalla vocina incalzante di una specie Bianconiglio da "Alice nel paese delle meraviglie". Il coniglio è fedele guida virtuale su nuovi display portatili.
Simbolicamente la mostra vuole sottolineare come lo sviluppo delle telecomunicazioni ha cambiato la nostra percezione delle distanze e modificato i rapporti fra le persone.
La mostra "Telemagia" al Museo della Comunicazione di Berna è aperta dal 13 settembre al 27 luglio 2003.
Su prenotazione è possibile fruire di visite guidate e il personale del museo offre inoltre dei percorsi didattici per le scuole.