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Lo scrittore, poeta e regista dissidente iraniano Baktash Abtin è morto di Covid in carcere nel suo Paese, dov’era stato condannato per reati contro la sicurezza.
Lo annuncia l’Associazione degli scrittori iraniani, aggiungendo che nei giorni scorsi, dopo essersi ammalato, Abtin era stato posto in stato di coma indotto. L’ong Reporter senza frontiere (Rsf) ha confermato la notizia e ha condannato il regime iraniano per non aver salvato la sua vita.
Abtin “era stato ingiustamente condannato a sei anni di prigione ed era detenuto in ospedale, malato di Covid e privato dell’assistenza necessaria”, scrive Rsf su Twitter, allegando una foto che lo ritrae in uniforme a righe da carcerato incatenato per una caviglia a un letto d’ospedale.
Hadi Ghaemi, direttore esecutivo del Centro per i Diritti umani in Iran (Chri), con base a New York, scrive che “Baktash Abtin è morto perché il governo iraniano voleva mettergli la museruola in carcere” e chiede che il capo della giustizia iraniano, Gholam-Hossein Mohseni-Ejeie, sia ritenuto responsabile.
Diverse associazioni per i diritti umani e ong denunciano la frequenza delle morti per Covid nelle carceri iraniane. Amnesty International ritiene l’Iran colpevole inoltre di almeno 72 decessi come conseguenza di torture e altri abusi.
Abtin, 48 anni, che era anche un regista di documentari, fu arrestato nel 2019 con altri due colleghi membri dell’Associazione degli scrittori iraniani (Iwa) - non riconosciuta da Teheran e attiva a favore della libertà di espressione - Reza Khandan Mahabadi e Kayvan Bajancon, accusati di “assembramento e associazione contro la sicurezza nazionale”, “propaganda contro il sistema” e “Pubblicazioni illegali” , e fu rinchiuso nel carcere di Evin, a Teheran, nel 2020. Nel settembre 2021 fu insignito del premio Pen/Barbey Freedom to Write (libertà di scrivere) concesso dall’associazione Pen America.