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L'Algeria, che ieri ha celebrato la vittoria dell'alleanza presidenziale (Fln e Rnd) nelle delicatissime legislative, oggi si trova davanti ad uno scenario scontato, con l'euforia di chi è finito primo e lo scontento e la rabbia degli altri.
Il quadro generale vede i due partiti della vecchia maggioranza sommare i loro seggi (220 per il Fronte di liberazione nazionale, 68 per gli alleati dell'Rnd, su un totale di 462), che consentono loro di potere rivendicare la continuità nella guida del Paese.
Ma, sia pure timidamente, qualcosa sembra muoversi rispetto alla cristallizata liturgia politica dell'Algeria, perchè da parte del partito vittorioso, l'Fln, ci sono state delle aperture, non rivoluzionarie, ma significative, perchè ipotizzano che in Parlamento ci possano essere delle alleanze allargate rispetto a quella del passato.
Più che prove di dialogo, sembra esserci un tentativo di fare un restyling di una classe politica alla quale la maggioranza degli algerini (l'astensionismo è stato del 57,64 per cento) non ha dato segno di volere credere.
La frammentazione del panorama politico (44 partiti; 183 liste indipendenti) ha in qualche modo avuto conferma dal voto, perchè quattro dei primi dieci partiti, in termini di seggi (Front National Algérien; Parti de la justice; Mouvement Populaire Algérie e Al Fedjr al Djadid) non hanno il numero minimo di deputati per costituirsi in gruppo e quindi, in qualche modo, dovranno trovare tra di loro modi e argomenti per alleanze.
Realisticamente, la prossima maggioranza resterà disegnata sulla vecchia, con possibili inserimenti di partiti minori, che, per definizione, non potranno condizionare Fln e Rnd, ma rischiano di dover essere loro a piegarsi.