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Non esiste ancora un sistema di difesa efficace contro i droni di piccole dimensioni, mentre l’esercito è in grado si respingere quelli grandi. Malgrado ciò non è necessario un cambiamento di paradigma per quanto riguarda la valutazione di minacce e pericoli. È quanto sottolinea un rapporto approvato oggi dal Consiglio federale sulla sicurezza di fronte all’impiego di questi apparecchi.
In linea di massima, nella quotidianità la difesa da questi strumenti in Svizzera rientra tra i compiti dei corpi di polizia cantonali. Se sono soddisfatte determinate condizioni, i mezzi dell’esercito possono essere impiegati in via sussidiaria per dare sostegno alle autorità civili, ricorda l’Esecutivo in una nota.
In caso di tensioni o di conflitto armato l’esercito può difendersi da droni tattici e di grandi dimensioni ricorrendo a sistemi di difesa terra-aria e ad aerei da combattimento moderni.
Il loro uso combinato permette di garantire una sorveglianza pressoché continua dello spazio aereo tramite gli elementi di terra, mentre gli aerei da combattimento possono intervenire in maniera flessibile e in tempi brevi, precisa il Governo.
Più difficoltosa è la difesa da droni più piccoli, dato che al momento non esiste nessun sistema o nessuna rete per contrastarli con successo. A livello globale i sistemi di difesa affidabili si trovano ancora in fase sperimentale e non sono ancora pronti per essere impiegati o immessi sul mercato.
Il crescente impiego di droni da parte di una cerchia sempre più ampia di utenti continuerà ad avere un impatto sulla gestione dei conflitti. Impiegarli in guerra però non porta necessariamente al successo, secondo il Consiglio federale, il quale ricorda che di norma presuppone la sovranità sullo spazio aereo, garantita da aerei da combattimento. Proprio per questo motivo, i droni non comportano un cambiamento di paradigma nel settore della politica di sicurezza.