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Nel 1936, all’epoca dell’incontro in un caffè con Pablo Picasso e Dora Maar che portò alla creazione della scultura Déjeuner en fourrure (Colazione in pelliccia), Meret Oppenheim aveva 23 anni. La giovane donna, che aveva abbandonato la scuola all’età di 18 anni e si era trasferita a Parigi per diventare artista, raggiunse la notorietà quasi da un giorno all’altro grazie all’acquisto di quest’opera da parte del New York Museum of Modern Art. Ancora oggi, la “colazione in pelliccia” è considerata un’icona del surrealismo.
Questo primo successo dell’artista, che apparteneva alla scena parigina di Alberto Giacometti, Jean Arp e Max Ernst, la portò, alla fine degli anni Trenta, a una profonda crisi creativa. Per guadagnarsi da vivere Oppenheim si dedicò al restauro di dipinti e alla creazione di gioielli per Elsa Schiaparelli, prima di riprendere la sua attività artistica nel 1954, quando aprì il suo atelier a Berna. Come nei suoi primi lavori, anche le opere nate allora testimoniano una grande sensibilità e un’intuizione infallibile per la ricerca di forme sia dense che sottili all’interno dell’informe. Già a 14 anni Oppenheim teneva un diario dei sogni, che trasformò più tardi in poesie, oggetti e immagini. Alla sua attenzione per l’inconscio, per le zone d’ombra tra natura e cultura, tra uomo e donna, esperienza e memoria fa eco un interesse ricorrente per soggetti effimeri come la nebbia, le nuvole, l’acqua o la proliferazione incontrollata di erbe e muschi, per le stalattiti e le efflorescenze calcaree come quelle della sua famosa fontana, eretta alla Waisenhausplatz a Berna nel 1983, un anno dopo la partecipazione a documenta 7 a Kassel. Oltre al Granatapfelblüte (Fiore di melograno) del 1932, uno dei primi gouache creati poco dopo il suo arrivo a Parigi, la collezione della Mobiliare comprende il dipinto Verborgenes im Nebel (Nascosto nella nebbia, 1974) e il disegno a matita ad olio Wolken und Stern (Nuvole e stella, 1980). Entrambe le opere possono essere intese come il risultato di una ricerca mentale di immagini dell’inconscio.
Con la sua esuberante immaginazione artistica, non vincolata da mezzi, materiali o stili ben precisi, e con il suo impegno per un maggiore riconoscimento delle donne nell’arte, è diventata una figura di riferimento per intere generazioni di future artiste.
Meret Oppenheim è nata a Berlino-Charlottenburg (DEU) nel 1913; è morta a Basilea (CHE) nel 1985.
Ambiti d’attività: Scultura, arte degli oggetti, pittura, disegno, collage, xilografia, fontane