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<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Le ostilità in Afghanistan sono state seguite con estrema attenzione da specialisti del LABOR SPIEZ, anche per quanto concerne l'eventuale impiego di munizioni con uranio impoverito (depleted uranium = DU). Per il momento le parti a questo conflitto - che dura da oltre vent'anni - non hanno fornito alcuna indicazione ufficiale sull'uso di munizioni DU.</p><p></p><p>Quanto al nuovo tipo di munizione menzionato nell'interpellanza, si tratta probabilmente del BLU-109/B di fabbricazione americana, equipaggiato con la testata "AUP-116 </p><p>Advanced Unitary Penetrator". Questa bomba è utilizzata per raggiungere obiettivi interrati in profondità o protetti da rocce (fortificazioni, bunker ecc.). Le caratteristiche tecniche di questa nuova munizione sono ancora poco note. Attualmente non si sa in particolare se esista già una versione munita di penetratore all'uranio impoverito. Il LABOR SPIEZ sta svolgendo, nei limiti delle sue possibilità, indagini a tal proposito.</p><p></p><p>2. Alcuni mesi or sono il Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente (PNUA) ha istituito, per il tramite della "Post-Conflict Assessment Unit" a Ginevra, una "Afghanistan Task Force". Questa task force si occupa esclusivamente dei problemi ambientali sorti durante il conflitto più recente. Sono già stati effettuati i primi esami preliminari. In tale occasione non si è rilevata alcuna contaminazione da DU.</p><p></p><p>Il LABOR SPIEZ collabora strettamente e in permanenza con il PNUA. Nell'ambito di questa cooperazione, periti del LABOR SPIEZ hanno partecipato alle precedenti missioni d'inchiesta relative al DU e contribuito a chiarire la questione di un'eventuale contaminazione dell'ambiente dovuta all'uranio impoverito (in Kosovo nel 2000 e in Serbia Montenegro nel 2001).</p><p></p><p>Oggi è impossibile valutare in che misura l'ambiente sia stato messo in pericolo in Afghanistan; si può farlo soltanto indirettamente attraverso un'estrapolazione fondata sulle ricerche svolte in precedenza nei Balcani e menzionate nelle righe che precedono. Allora non si era potuta accertare alcuna esposizione a pericolo diretta della popolazione. Era del resto ancora possibile trovare DU soltanto nelle immediate vicinanze dei punti d'impatto e i tenori di DU rilevati erano molto vicini a quelli dell'uranio normalmente presente in natura.</p><p></p><p>Il problema (per ora irrisolto) di un'eventuale contaminazione dell'acqua potabile causata dai penetratori DU depositati nel suolo è stato affrontato mediante un controllo periodico della falda acquifera. I rapporti d'inchiesta dimostrano chiaramente che la popolazione e i membri delle truppe internazionali di pace possono esporsi a pericolo raccogliendo munizioni e penetratori DU. Sono pertanto stati informati di conseguenza.</p><p></p><p>3./4. Nel mese di febbraio del 2002 la Direzione dello sviluppo e della cooperazione del DFAE (DSC) ha istituito un ufficio di coordinamento a Kabul. Tale ufficio è in stretto contatto con enti governativi afgani, altri Paesi donatori e organizzazioni internazionali presenti in loco. Il collaboratore dell'ufficio di coordinamento partecipa regolarmente ai briefing dell'ONU concernenti la situazione della sicurezza in Afghanistan. Anche il CICR tiene simili briefing.</p><p></p><p>Sinora non si è constatata alcuna contaminazione radioattiva degli alimenti e dell'acqua potabile in grado di mettere in pericolo i rappresentanti svizzeri e internazionali delle organizzazioni umanitarie. Per il momento nei rapporti e nei briefing dell'ONU sulla situazione in materia di sicurezza non si è mai affrontata la questione di eventuali contaminazioni causate dal DU.</p><p></p><p>Il DFAE (ufficio di coordinamento della DSC a Kabul) continuerà tuttavia a seguire tale questione con la massima attenzione. Qualora la situazione e i rischi dovessero mutare, i suoi contatti permanenti con organizzazioni partner (CICR, Terre des hommes, Médecins sans frontières) presso cui operano cittadini svizzeri consentiranno un rapido scambio di informazioni. L'ONU stessa esamina costantemente la situazione generale in materia di sicurezza ed emana le corrispondenti "Security Clearances". In caso di esposizione a pericolo immediata e grave della salute del personale svizzero e internazionale sarebbero prese le misure necessarie; con ogni probabilità si procederebbe a un ritiro parziale dalle zone fortemente contaminate.</p><p></p><p>Alla stessa stregua di quanto avvenuto nelle precedenti missioni DU del PNUA nei Balcani, anche in Afghanistan si potrebbe contare sulla partecipazione di periti svizzeri del LABOR SPIEZ.</p><p></p><p>5. Il diritto internazionale umanitario non prevede disposizioni che limitino o vietino espressamente l'impiego di armi all'uranio impoverito. Né la Convenzione del 10 ottobre 1980 sul divieto o la limitazione dell'impiego di talune armi classiche che possono essere ritenute capaci di causare effetti traumatici eccessivi o di colpire in modo indiscriminato né alcun altro trattato internazionale contemplano siffatte disposizioni. Neppure lo Statuto di Roma della Corte penale internazionale punisce espressamente l'uso di armi DU.</p><p></p><p>Secondo lo stato attuale delle conoscenze sugli effetti delle armi DU, non sono nemmeno adempiute le condizioni cui è subordinata l'applicazione delle norme fondamentali del diritto umanitario previste in diversi trattati di diritto internazionale pubblico, norme che rispecchiano del resto il diritto consuetudinario internazionale. In virtù del primo di questi principi, le parti a un conflitto non hanno un diritto illimitato per quanto concerne la scelta dei metodi e dei mezzi da impiegare nelle ostilità. Un altro principio vieta l'uso di armi e munizioni atte a provocare mali superflui e sofferenze inutili.</p><p></p><p>Se ci si fonda sulle informazioni attualmente disponibili circa gli effetti dell'impiego di armi DU, non si possono neppure applicare norme (quali per esempio l'articolo 55 del primo Protocollo aggiuntivo alle Convenzioni di Ginevra del 1949) che prevedono "il divieto di impiegare metodi o mezzi di guerra concepiti per causare o dai quali ci si può attendere che causino danni estesi, durevoli e gravi all'ambiente naturale, compromettendo in tal modo la salute o la sopravvivenza della popolazione".</p><p></p><p>Qualora ulteriori studi sull'impiego di armi DU dovessero tuttavia accertare effetti nocivi gravi sulle persone o l'ambiente, il Consiglio federale sarebbe disposto a riesaminare, sulla base di questi nuovi elementi, la questione della compatibilità di simili armi con il vigente diritto internazionale pubblico.</p>  Risposta del Consiglio federale.