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Almeno 12 esplosioni hanno devastato nel pomeriggio la base aerea di Saky, in Crimea, sulla costa occidentale della penisola che la Russia ha annesso nel 2014, sottraendola al controllo dell’Ucraina. Una persona è morta e diverse sono rimaste ferite.
Il ministero della difesa di Mosca ha ammesso la detonazione di alcuni depositi di munizioni, ma ha aggiunto che non si trattava di un attacco e che il materiale aereo nella base non è stato danneggiato.
In serata anche il ministero della difesa di Kiev ha smentito ogni attacco, dopo che in precedenza almeno un responsabile militare ucraino – protetto dall’anonimato – aveva lasciato intendere un’azione da parte ucraina. Le esplosioni potrebbero dunque essere dovute ad un incidente.
I danni sono comunque ingenti: secondo quanto sostenuto mercoledì da fonti ucraine, una decina di aerei da combattimento è andata distrutta.
Nel frattempo la compagnia russa per il trasporto di idrocarburi Transneft ha annunciato di aver interrotto dal 4 agosto le forniture a Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca attraverso l’oleodotto “Druzhba” (“Amicizia”) che attraversa l’Ucraina, e questo a causa di problemi nel pagamento del greggio dopo l’entrata in vigore di nuove sanzioni europee contro le banche russe.
I tre paesi dell’UE, fortemente dipendenti dalla Russia per il loro approvvigionamento petrolifero e sprovvisti di un accesso al mare, sono stati esentati dall’embargo europeo alle importazioni di petrolio russo per quanto attiene ai loro consumi interni.