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Il risanamento della Cassa pensioni dello Stato ticinese doveva passare da un anticipo di 700 milioni di franchi da finanziare con l'emissione di obbligazioni trentennali. Una soluzione che era stata approvata quasi all'unanimità dal Gran Consiglio ma che ora ha incontrato un ostacolo: per la richiesta di offerta a giugno per un primo prestito di obbligazioni da 200-250 milioni di franchi ci sono stati due offerenti, che però non rispondevano ai criteri richiesti.
L'operazione come era stata votata dal Parlamento non è quindi potuta partire, ma in futuro si proverà con un'altra asta, quando le condizioni del mercato saranno più favorevoli, afferma Christian Vitta. Il responsabile del Dipartimento delle finanze e dell'economia sottolinea che al momento gli istituti finanziari sono molto prudenti a impegnarsi su 30 anni, vista la grande instabilità dei mercati. I rischi, spiega ancora Vitta, se li assumono coloro che fanno il prestito.
I soldi che andrebbero dati in gestione alla Cassa pensioni, per farli fruttare sui mercati e coprire il buco creatosi nel 2012, al momento non ci sono. Il Consiglio di Stato ha designato una sua delegazione che discuterà con partner sociali e l’istituto di previdenza per valutare le possibili soluzioni.
La soluzione, secondo Raoul Ghisletta, che ha presentato un'interpellanza sulla situazione dell'operazione avallata dal Parlamento, è quella di tornare al piano che prevedeva un versamento di una dozzina di milioni di franchi all'anno per finanziare le rendite. Il granconsigliere socialista, in caso non vi sia un intervento, paventa una riduzione della metà delle rendite su 10 anni.