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WASHINGTON - L'agente Derrel Wilson getta la spugna: cinque giorni dopo che il Gran giurì ha stabilito che non deve essere processato per l'uccisione del diciottenne afroamericano Michael Brown, ha presentato una formale lettera di dimissioni dalla polizia di Ferguson. "Non voglio che qualcuno si faccia male a causa mia", ha detto.
Una decisione accolta subito con favore da molti dei manifestanti che volevano vedere l'agente Wilson punito, ma giudicata invece come insufficiente da molti altri.
Wilson "è in ritardo, di 112 giorni", ha affermato una manifestante di Ferguson, Monica Chambers, citata dalla Cnn, secondo la quale l'agente "doveva dimettersi sin dal primo giorno", il 9 agosto, quando ha ucciso Michael Brown. Altri sono invece meno duri. Le sue dimissioni "non solo erano una delle richieste di coloro che protestano, ma rappresentano anche uno dei necessari passi in avanti verso la ricostruzione delle forze di sicurezza a Ferguson", ha detto al New York Times Adolphus Pruitt, della Naacp, la maggiore associazione per la difesa dei diritti degli afroamericani. E la Naccp ha peraltro organizzato anche una marcia di protesta "per la giustizia". Un gruppo di manifestanti sono partiti da Ferguson per raggiungere a piedi la residenza del governatore del Missouri, Jefferson City, la capitale dello stato, distante circa 200 km. Si ispirano alle marce per i diritti civili promosse da Martin Luther King nel 1965.
Ma decidere di dare le dimissioni è stato difficile per l'agente Wilson, che ha 28 anni. "Mi dimetto per mia libera scelta", ma "è stata la cosa più dura che abbia mai dovuto fare", ha affermato in una intervista telefonica al St. Louis Post-Dispatch, che ha pubblicato anche il testo della lettera alla polizia in cui Wilson ha scritto di di sperare che le sue dimissioni consentiranno alla comunità di riprendersi.
"Mi è stato detto che la continuazione del mio impiego potrebbe mettere a rischio i residenti e gli agenti di polizia della città di Ferguson, e questa è qualcosa che non posso permettere", ha scritto Wilson nella lettera. "Per ovvi motivi - precisa poi nel testo - ho voluto aspettare fino a dopo la decisione del Grand giurì prima di prendere ufficialmente la decisione di dimettermi". Una decisione presa dunque per motivi di sicurezza. Del resto, già aveva avuto minacce di morte, ha detto alla Cnn il suo avvocato, Neil Bruntrager. Un giorno ha avuto una telefonata in cui lo si avvisava che il suo indirizzo girava su internet. "Ha letteralmente lasciato il prato di casa sua falciato a metà. Si è dovuto nascondere, perché ci sono minacce di morte, ci sono taglie sulla sua testa", ha detto l'avvocato.
Secondo alcune fonti, le trattative per arrivare alle dimissioni sono andate avanti per settimane, mentre Wilson afferma di non aver avuto alcuna liquidazione dalla polizia di Ferguson, in cui lavorava da sei anni. Ma frattanto, scrive la Cnn, è riuscito anche a sposarsi, il 24 ottobre, con una collega della polizia di Ferguson, Barbara Lynn Spradling, di 24 anni.
ats