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A causa dei bassi prezzi delle materie prime Glencore riduce di 500'000 tonnellate la produzione annua di zinco in Australia, Perù e Kazakistan. Circa 1'500 persone perdono il lavoro.
Le 500'000 tonnellate rappresentano circa un terzo dell'estrazione annua di tale metallo di Glencore, scrive il gruppo in un comunicato odierno. Ciò corrisponde inoltre a circa il 4% della produzione mondiale. Nel quarto trimestre 2015 la diminuzione sarà di 100'000 tonnellate.
L'annuncio ha comportato la maggiore progressione della quotazione dello zinco da quattro anni, ma il prezzo si situa ancora nettamente al di sotto dei livelli di inizio 2015. Proprio il prezzo è il motivo della misura adottata da Glencore: il gruppo vuole preservare il valore delle riserve presenti nelle miniere, spiega la nota, secondo cui il prezzo attuale non corrisponde al valore di queste scarse risorse.
Nella miniera australiana Lady Loretta e quella peruviana Iscaycruz la produzione sarà sospesa completamente, mentre nelle miniere George Fisher e McArthur River in Australia e in diversi siti in Kazakistan verrà ridotta. Interessata dalla misura è anche l'estrazione di piombo, che scenderà di 100'000 tonnellate all'anno.
Trattandosi di una misura temporanea è possibile che il personale interessato venga nuovamente assunto più avanti. Per il futuro Glencore si mostra infatti ottimista quanto all'evoluzione a medio e lungo termine del prezzo dello zinco, del piombo e dell'argento.
Sempre a causa del calo dei prezzi, appena mercoledì il colosso delle materie prime - sotto pressione in Borsa negli ultimi mesi - aveva annunciato la sospensione delle attività nella sua miniera di platino Eland in Sudafrica, con la soppressione di 818 impieghi.
SDA-ATS