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Il tema assegnato a Lidia dalla sua insegnante - una religiosa - rimanda in un certo senso all’accordo tra l’Italia e il Vaticano, che mise fine alla questione romana, risalente all’epoca risorgimentale. Come ricorda Candeloro, "il fascismo della prima ora tenne per circa due anni un atteggiamento fieramente anticlericale, condiviso dallo stesso Mussolini" (1). Dopo il suo avvento al potere, egli cercò tuttavia di operare un avvicinamento al Vaticano, sfociato appunto nei Patti lateranensi del 1929. Questa operazione politico-diplomatica ebbe l’indubbio effetto di avvicinare le masse cattoliche al fascismo.
Il clima di distensione inaugurato dalla Conciliazione conobbe tuttavia momenti difficili, che emersero con particolare vigore nel 1937, quando le attività dell’Azione Cattolica furono turbate da frequenti provocazioni e minacce da parte dei fascisti, e nel 1938, con la promulgazione delle leggi razziali invise alle gerarchie ecclesiastiche.
Il titolo di questo componimento mostra però l’altra faccia della medaglia: quella che indica come, al di là delle scaramucce e dei dissidi più o meno profondi tra gerarchie ecclesiastiche e vertici del PNF, il clero continuasse fino all’ultimo a considerare opportuno assecondare il regime, o almeno non mostrarsi ostile, e ritenesse utile infondere nei giovani sentimenti in un certo senso « religiosamente patriottici ».
Le considerazioni sulla fiducia che il duce e il re si adopereranno per mantenere l’Italia in pace (il componimento è dell’inizio del 1940: l’Italia entrerà in guerra unicamente nel maggio di quell’anno) illustrano una volta di più l’efficacia della propaganda.

Sale, 2 febbraio 1940
Perché nelle nostre preghiere quotidiane non dimenticate il Re, il Duce e la Patria?
Nelle mie preghiere non dimentico il Re, il Duce perché il Signore li aiuti sempre. Essi per il bene della Patria darebbero se stessi. Essi fanno di tutto per mantenere in pace la Patria nostra, perché sanno che quando in uno Stato c’è la pace non manca niente.
I giovani appena sono chiamati al servizio militare, corrono subito al campo con il moschetto in mano, ma noi Piccole Italiane, per fare vedere al Re e al Duce la nostra benevolenza e riconoscenza non possiamo vestire l’uniforme del soldato; possiamo però accorrere in loro aiuto con la preghiera perché il Signore salvi e benedica sempre la nostra cara Patria, perché salvi ed esalti sempre il Re ed il Duce, e dia giusta gloria e potenza alla nostra bandiera. Leggendo l’Odissea, vidi come Ulisse tornato alla sua terra natìa, dalla guerra di Troia, per la commozione si chinò e piangendo baciò la sua cara terra.
[1] . Candeloro, Storia dell'Italia moderna. Il fascismo e le sue guerre, Feltrinelli, Milano, 1988, pag. 237.