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Il coronavirus avanza, ma la Corea del Nord rifiuta i vaccini
La Corea del Nord ha riportato altri 21 decessi per la COVID-19 e ulteriori 174.400 persone «in stato febbrile» a livello nazionale, segnalando uno scenario in peggioramento.
Lo indica l'agenzia stampa Kcna che ieri ha diffuso i dati aggiornati della crisi pandemica dopo che il leader Kim Jong-un ha presieduto una riunione del Politburo, definendo il coronavirus «un grande tumulto dalla fondazione del Paese».
Un totale di 524.440 persone ha mostrato sintomi di febbre tra fine aprile e il 13 maggio, secondo la Kcna, di cui 243.630 guarite e circa 280.810 in cura. Giovedì la Corea del Nord ha ufficializzato il primo focolaio in oltre due anni di pandemia.
Nella sessione del Politburo sono state principalmente discusse le modalità per la rapida fornitura e la distribuzione di materiale medico destinato ad affrontare l'emergenza per «ridurre al minimo le perdite di vite umane», ha precisato la Kcna. La Corea del Nord ha un sistema sanitario rudimentale, con la carenza cronica di medicinali e attrezzature essenziali.
La Corea del Nord ha rifiutato le offerte di vaccini anti-COVID da Cina, Russia e dal programma Covax dell'Organizzazione mondiale della sanità. Pechino, nel frattempo, ha rinnovato la sua disponibilità a fornire aiuti a Pyongyang, così come la Corea del Sud che ha offerto l'invio di vaccini e altro materiale sanitario.
Nonostante la crisi del coronavirus, le nuove immagini satellitari hanno indicato che Pyongyang ha ripreso la costruzione di un reattore nucleare a lungo inattivo che gli esperti stimano circa 10 volte più grande di quello esistente a Yongbyon, mentre venerdì Seul ha lanciato l'allarme perché il Nord «sembra pronto per un nuovo test» atomico.