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LUGANO - Parte tutto da un ragazzino che salva un anziano pasticciere dal gesto estremo, sullo schermo, e finisce con un prestigioso premio a un regista e sceneggiatore svizzero, nella realtà.
Si tratta del cortometraggio "Bittersweet", diretto da Lorenzo Fedon, che ha vinto il premio del pubblico al noto Film festival NFFTY (National Film Festival for Talented Youth).
Abbiamo fatto due chiacchiere con Fedon, che con duro lavoro e determinazione si è fatto un nome nel palcoscenico cinematografico svizzero, e non solo.
Ciao Lorenzo, che riconoscimento per Bittersweet! Come ti senti?
«Molto bene, il NFFTY è tra i festival giovanili più importanti al mondo e proprio domenica Bittersweet ha vinto il primo premio del pubblico! Come altri festival a cui Bittersweet ha partecipato e vinto, l'edizione attuale si è svolta per forza di cose online e prevedeva diversi eventi in live streaming per farci sentire più presenti possibile: qualche giorno fa c’era una sorta di camminata virtuale sul red carpet con tutti gli altri cineasti!».
Di cosa parla il cortometraggio? Come ti è venuta quest'idea?
«Bittersweet mostra la storia di un uomo anziano che dopo aver perso la moglie e la sua pasticceria si ritrova sull'orlo di fare un gesto estremo quando all'improvviso viene salvato da un ragazzino che insiste per farsi preparare la sua torta di compleanno. Avevo da qualche anno l'idea di mettere in relazione un personaggio scorbutico e poco amichevole con un ragazzino pieno di gioia e di curiosità per farne una commedia nera. Il mio amico Max Mir, con cui ho studiato a Londra, cercava un'idea e uno sceneggiatore per il suo progetto di diploma così gliel'ho proposta. L’idea l’ha subito colpito e ho sviluppato questa sceneggiatura prima di dedicarmi alla stesura del mio primo lungometraggio per il mio progetto di diploma».
Com'è essere un regista svizzero, c'è la possibilità di emergere a livello internazionale?
«Sono all'inizio di un sentiero, Bittersweet mi avrebbe in effetti dato l'opportunità di viaggiare e conoscere persone di altri paesi ma questo non è stato possibile. Ho le mie ambizioni anche se il mio obiettivo è evolvermi come regista e sceneggiatore, vivere di questo, trovare sempre l'ispirazione per scrivere ed esserne felice. Il duro lavoro è scontato ma non mi ha mai spaventato, anzi, mi ha sempre motivato a dare il massimo. Sono convinto che il Ticino, come anche la Svizzera, abbia un potenziale cinematografico notevolissimo tutto da scoprire e magari, con le grandi produzioni americane che ora hanno rallentato la marcia, è proprio adesso il momento per investire in questo settore e renderci conto di quanto talento abbiamo in casa nostra. In questo credo molto e mi piace ambientare diverse delle mie storie in Svizzera cercando di mostrare degli scorci e degli elementi della nostra società».
C'è un regista o sceneggiatore, in particolare, a cui ti ispiri?
«Il mio idolo è Takeshi Kitano, mi piace il suo stile pulito e semplice, con silenzi che valgono più di mille parole e che riesce a scavare nelle profondità delle relazioni tra i suoi personaggi con un tocco naïve e comico. Altri registi e sceneggiatori che mi piacciono particolarmente sono Fellini, Bergman e i fratelli Coen mentre alle nostre latitudini apprezzo molto Ursula Meier e Daniele Finzi Pasca in ambito teatrale».
Il coronavirus ha avuto un forte impatto sul tuo lavoro?
«Abbastanza: sono tornato dai miei studi a Londra con tanta voglia di iniziare una nuova avventura ma l’epidemia si è messa in mezzo. Penso che la cosa peggiore sia stato rinunciare a partecipare di persona ai festival in giro per il mondo dove io e Max avremmo potuto stringere nuovi contatti, di certo in questi giorni sarei a Seattle per il festival, ad esempio. Qui, invece, ho avuto difficoltà a mantenere una tabella di marcia che non continuasse a subire slittamenti e a raggiungere quelle persone potenzialmente interessate ai miei lavori. Rimango comunque entusiasta di poter dare tutto me stesso non appena le occasioni si presenteranno.».
Hai già in mente qualche progetto per il futuro?
«Molti! Durante il lockdown non ho smesso di darmi da fare: ho continuato a scrivere e, tra poesie e racconti, ho terminato il mio secondo lungometraggio ambientato in Val Verzasca e un nuovo cortometraggio che sarà prodotto da Alberto Meroni con la sua casa di produzione Immagine di cui sarò anche regista. Sono molto contento di questi lavori perché sono riuscito a mettere davvero me stesso nelle storie e questo è il piccolo segreto per costruire qualcosa di unico e genuino».