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<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale condivide ampiamente le conclusioni contenute nell'eccellente studio effettuato dall'UIL. In particolare, il Consiglio federale condivide l'opinione secondo cui le conseguenze della crisi economica e finanziaria che ha colpito i Paesi del Sud-Est asiatico sono più profonde e di maggiore durata di quanto abbia supposto originariamente la maggior parte degli analisti.</p><p>Il Consiglio federale ha già illustrato nei suoi rapporti sulla politica economica esterna del 1997 e del 1998 i vari motivi e le conseguenze di questa crisi. Inoltre, tali motivi sono stati analizzati in modo approfondito in tutta una serie di studi effettuati da organizzazioni internazionali, fra l'altro anche nello studio summenzionato dell'UIL.</p><p>Come era lecito attendersi, tale crisi ha avuto effetti negativi sull'industria d'esportazione svizzera. Mentre nel 1997 le esportazioni verso i Paesi che fanno parte dell'ASEAN, verso la Corea del Sud e Hong Kong erano leggermente aumentate, l'anno scorso esse hanno subito un vero e proprio crollo: nei primi undici mesi, infatti, le esportazioni effettuate verso questi Paesi sono diminuite del 31%. Tale calo colpisce in misura nettamente superiore alla media le due industrie d'esportazione tradizionalmente più importanti in questa regione, vale a dire l'industria metalmeccanica e l'industria orologiera. Lo stesso vale per i prodotti agricoli, gli strumenti e gli articoli in metallo. I prodotti chimici e soprattutto i prodotti farmaceutici hanno invece registrato perdite inferiori alla media. In seguito alla citata diminuzione delle esportazioni verso le economie colpite direttamente dalla crisi - Hong Kong viene considerata in questi calcoli non soltanto a causa dei propri problemi economici, ma soprattutto per la sua funzione di piattaforma regionale - la loro percentuale sull'insieme delle esportazioni svizzere è diminuita, passando dal 7,5% (11 mesi nel 1997) al 5% (11 mesi nel 1998). Per quanto concerne le esportazioni di servizi, rivestono notevole importanza soprattutto le perdite nel settore del turismo. Nel 1997 i pernottamenti di clienti provenienti dall'Asia sono diminuiti del 2,3%. Per quanto riguarda il 1998, si prevede una contrazione ancora maggiore (di circa il 10%) delle esportazioni nell'ambito del turismo.</p><p>Oltre a questa flessione delle esportazioni verso i Paesi più colpiti dalla crisi, sono state interessate indirettamente anche le esportazioni verso la maggior parte delle altre regioni dell'economia mondiale, in seguito all'indebolimento della congiuntura a livello mondiale provocato dalla crisi asiatica. Se si prescinde dall'Europa occidentale, la cui congiuntura si è finora rivelata molto resistente alle conseguenze della crisi asiatica e alle turbolenze del mercato finanziario, la dinamica congiunturale e parallelamente la crescita delle esportazioni svizzere nella maggior parte delle regioni rimanenti si sono in parte nettamente indebolite, soprattutto nella seconda metà dell'anno scorso. Tuttavia, la crescita reale delle esportazioni globali svizzere, che nel 1997 aveva quasi raggiunto l'8%, nei primi undici mesi del 1998 si è situata al 5,3%.</p><p>La GRE è a disposizione dei mercati dell'Asia orientale e sudorientale, ad eccezione della sospensione temporanea del settore a medio e a lungo termine in Indonesia. Al momento non si impongono ulteriori provvedimenti speciali in favore dell'economia svizzera al fine di attenuare le conseguenze provocate dalla crisi economica menzionata. Tali misure sarebbero inoltre discutibili sotto l'aspetto politico.</p><p>Il Consiglio federale sostiene le attività delle organizzazioni internazionali - p. es. del Fondo monetario internazionale (FMI), della Banca mondiale e della Banca asiatica di sviluppo - che si prefiggono di aiutare efficacemente i Paesi asiatici colpiti a superare quanto prima e in modo durevole la crisi, le sue cause e le sue conseguenze sociali. In questo senso la Svizzera ha partecipato, per esempio, a un convegno in Tailandia concernente la ristrutturazione di crediti bancari e ha ulteriormente consolidato la cooperazione tecnica con la Banca centrale del Vietnam, allo scopo di soddisfare le nuove esigenze della Banca centrale dovute alla crisi asiatica.</p><p>Nell'ambito dell'OIL, il Consiglio federale condivide le tesi sostenute dallo studio dell'UIL concernenti l'utilità delle assicurazioni contro la disoccupazione nei Paesi colpiti dalla crisi nonché la necessità di promuovere una collaborazione con le parti sociali e di rispettare le norme fondamentali in materia di lavoro stabilite dall'OIL; esso è inoltre consapevole dell'importanza della cooperazione internazionale per mitigare le conseguenze sociali della crisi. Per quanto riguarda l'istituzione di assicurazioni contro la disoccupazione, il Consiglio federale ritiene che, nella misura in cui i Paesi interessati desiderano creare tali strumenti, occorra tenere conto delle condizioni specifiche di ogni Paese e che l'UIL sia l'istituzione competente per trasmettere le indispensabili conoscenze e per procurare eventualmente gli specialisti necessari. Il Consiglio federale sarebbe tutt'al più disposto, in seguito a una richiesta concreta in tal senso da parte dell'UIL, ad esaminare un cofinanziamento di studi o di inchieste oppure un distaccamento di esperti. Si attira infine l'attenzione sul fatto che il Consiglio federale sostiene il rafforzamento, richiesto nello studio dell'UIL, della dimensione sociale dello sviluppo economico e della globalizzazione: per questo motivo esso aveva invitato l'ONU, nel mese di aprile del 1998, a organizzare, nel mese di giugno del 2000, una conferenza successiva al vertice mondiale sullo sviluppo sociale per trattare questi temi presso il Palazzo delle Nazioni a Ginevra.</p>  Risposta del Consiglio federale.