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NEW YORK - Allarme di JpMorgan sul prezzo del petrolio: senza un accordo mercoledì prossimo a Vienna il corso del greggio potrebbe crollare fino a 35 dollari al barile, contro i 45 dollari a cui viaggia oggi.
Secondo la banca d'affari sono in calo le probabilità di un'intesa, al 60% dal 75-80% di un mese fa. Un fallimento a Vienna potrebbe riaccendere una battaglia fra i produttori di petrolio del Medio Oriente per il controllo di maggiori quote di mercato, con effetti depressivi sui prezzi.
L'Arabia Saudita, nel frattempo, pone le sue condizioni per trovare un accordo sul taglio delle quote di produzione di petrolio.
Riyad si dice pronta a ridurre del 4,5% la sua produzione di circa 10,5 milioni di barili di petrolio al giorno a patto che l'Iran congeli la sua a circa 3,8 milioni di barili al giorno, mentre tutti gli altri membri del cartello Opec devono accettare una maggiore trasparenza sulle quote di produzione, secondo fonti vicino al dossier, citate dal Financial Times. Le stesse fonti aggiungono che anche altri Paesi che non fanno parte dell'Opec, come la Russia, devono partecipare al piano.
L'Iran dal canto suo replica che solo quei Paesi che hanno aumentato la produzione negli ultimi due anni, come la stessa Arabia Saudita e i Paesi del Golfo, devono ora tagliare.
A soli due giorni dalla riunione di Vienna, dove l'Opec dovrebbe finalizzare i termini del suo primo taglio della produzione petrolifera in otto anni, l'Arabia Saudita ha lasciato intendere che potrebbe anche non esserci un accordo.
«Ci aspettiamo che la domanda si riprenda nel 2017, i prezzi si stabilizzeranno e tutto ciò avverrà senza un intervento dell'Opec», ha detto il ministro del petrolio saudita, Khalid Al-Falih, secondo quanto riferisce la stampa saudita. «Penso che sia giustificato mantenere gli attuali livelli di produzione», ha aggiunto.