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<h2>SubmittedText<h2><p>La problematica del franco forte riguarda l'intera economia svizzera. Tra i settori più colpiti rientra l'industria della grafica, che sta pagando le conseguenze del franco forte. Dal 2010 le esportazioni in questo settore sono diminuite del 34 per cento. In Svizzera per risparmiare, le imprese pubbliche, le organizzazioni di diritto pubblico nonché l'amministrazione pubblica assegnano sempre di più i mandati all'estero.</p><p>Numerosi sono gli esempi: Local.ch, una filiale della Swisscom, ha delocalizzato gran parte della produzione di elenchi telefonici in Germania, i cantoni hanno trasferito la produzione di materiale scolastico come quaderni e libri all'estero, numerosi comuni mandano in stampa i calendari dei rifiuti in Germania o in Austria. Anche l'industria dei beni di lusso è toccata da questo fenomeno: le imprese che conferiscono particolare importanza alla Swissness hanno delocalizzato l'attività di stampa nella zona euro con l'intento di compensare gli effetti negativi del franco forte. Questo fenomeno colpisce in pieno le aziende di subfornitura dell'industria grafica. Praticamente non hanno più alcun margine di manovra. </p><p>In tale contesto, invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Il Consiglio federale ritiene che tutti i settori dell'economia abbiano avuto tempo a sufficienza per prepararsi al franco forte? Ritiene che lottino ad armi pari contro questo problema?</p><p>2. Prevede forse di lanciare una campagna di sensibilizzazione "buy swiss" rivolta principalmente alle ex imprese pubbliche nonché all'amministrazione federale e a quelle cantonali e comunali? </p><p>3. È pronto a trovare una soluzione affinché le prestazioni fornite dalle imprese svizzere possano essere meglio paragonabili a quelle dei concorrenti esteri, soprattutto per quanto concerne il prezzo e l'impatto ambientale? </p><p>4. Pensa di intervenire, in collaborazione con le associazioni economiche, per far sì che il marchio "Svizzera" non sia solo una semplice promessa nel vuoto ma un valore comune all'intera economia svizzera?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Nel contesto del tendenziale apprezzamento del franco svizzero rispetto all'euro in corso dal 2008, la Banca nazionale svizzera ha introdotto in via temporanea, da settembre 2011 a gennaio 2015, un tasso minimo per permettere alle imprese di adattarsi a questa situazione. La rivalutazione del franco ha tuttavia comportato e comporta ancora diverse conseguenze a seconda del settore. Uno studio recente dell'Istituto per la ricerca congiunturale del Politecnico federale di Zurigo (KOF) mostra l'impatto dell'apprezzamento del franco svizzero rispetto all'euro sul fatturato e sui costi delle imprese. I risultati indicano che l'industria presenta una riduzione della cifra d'affari e degli utili maggiore rispetto al comparto dei servizi e delle costruzioni. I settori maggiormente colpiti sono quelli che esportano soprattutto nella zona euro.</p><p>2. No. Il Consiglio federale esercita la sua funzione di controllo sulle imprese parastatali assegnando loro obiettivi strategici. Non esercita in linea di massima alcuna influenza sulle attività operative e rispetta la loro autonomia in materia di gestione aziendale. La scelta del luogo in cui acquistare gli stampati è di loro competenza. D'altra parte, per l'acquisizione di beni, gli enti aggiudicatori della Confederazione e delle imprese parastatali devono rispettare, conformemente alla legge sugli acquisti pubblici e all'ordinanza d'esecuzione, il principio di non discriminazione dei fornitori. Tale principio è sancito negli accordi internazionali sugli acquisti pubblici e permette ai fornitori svizzeri di accedere alle gare pubbliche d'appalto all'estero senza essere discriminati. Inoltre, l'accordo intercantonale sugli acquisti pubblici si applica ai cantoni, ai comuni e alle imprese da questi controllate e contiene gli stessi obblighi di non discriminazione nei confronti dei fornitori.</p><p>Infine, le statistiche dell'Ufficio federale delle costruzioni e della logistica hanno rilevato che l'amministrazione federale (escluse le aziende parastatali) assegna agli offerenti esteri solo pochi mandati. Nel 2013 è andato all'estero il 6 per cento delle aggiudicazioni, nel 2012 il 7 per cento. In base ai pagamenti effettuati emerge che nel 2012 e 2013 sono stati versati ogni anno alle imprese locali 4,8 miliardi di franchi, vale a dire il 90 per cento circa di tutti gli acquisti pubblici.</p><p>3. Non spetta al Consiglio federale effettuare confronti tra i prodotti svizzeri e quelli esteri.</p><p>4. Il progetto Swissness è volto a preservare il valore del marchio "Svizzera" a lungo termine, rafforzando l'indicazione di provenienza "Svizzera" e la croce svizzera sia a livello nazionale che all'estero. In un primo momento il Consiglio federale e il Parlamento hanno creato le basi giuridiche necessarie: il 21 giugno 2013 il Parlamento ha approvato le modifiche ad hoc della legge per la protezione degli stemmi e della legge sulla protezione dei marchi. In un secondo momento, nel quadro di una procedura di consultazione, le cerchie interessate sono state interpellate in merito alle disposizioni esecutive del progetto Swissness e la maggior parte delle richieste esposte è stata presa in considerazione.</p>  Risposta del Consiglio federale.