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È quanto chiede la Commissione dell'economia e dei tributi del Consiglio nazionale
La maggioranza ritiene che la situazione epidemiologica del paese lo permetta. Si parla anche del sostegno alla cultura, che deve essere «immediato» e «adeguato»
BERNA - I ristoranti, chiusi da dicembre a causa della pandemia, dovranno riaprire il prossimo 22 marzo: la Commissione dell'economia e dei tributi del Consiglio Nazionale (CET-N), con 12 voti contro 11 e 1 astensione, raccomanda alla sua Camera di accogliere una modifica in questo senso della legge Covid-19 suggerita dalla Commissione della sicurezza sociale e della sanità del Nazionale (CSSS-N).
Oltre alle aperture menzionate a partire dal 22 marzo 2021, la regola delle riunioni con un massimo di 5 persone dovrà essere abrogata anche per gli spazi chiusi; l'utilizzo delle terrazze per il take-away dovrà essere consentito e occorre una pianificazione sicura per i grandi eventi culturali e sportivi.
La maggioranza della CET-N ritiene che la situazione epidemiologica del paese consenta la riapertura di bar e ristoranti: «Non è responsabile tenere ulteriormente sulle spine la vita sociale ed economica», si precisa in una nota. Una minoranza propone di respingere queste disposizioni ritenendo che esse impedirebbero al Consiglio federale di reagire in modo flessibile all'evolvere della pandemia.
Sostegno alla cultura - Con 17 voti contro 6 e 2 astensioni la Commissione ha approvato una lettera indirizzata al Consiglio federale che lo invita a modificare le direttive relative al Fondo Suisseculture Sociale e l'ordinanza Covid-19 cultura in modo da consentire un sostegno immediato e adeguato dei bisogni degli operatori culturali nella situazione di crisi.
Con 14 voti contro 9 e 1 astensione, la Commissione ha pure deciso di trasmettere al governo una dichiarazione del Consiglio nazionale che lo invita ad adeguare la sua strategia e a intraprendere ulteriori allentamenti. Un maggior numero di test e una buona campagna vaccinale dovranno permettere di aumentare le aperture e di diminuire i divieti.
Sempre con 14 voti contro 9 e 1 astensione la Commissione propone una disposizione che autorizza il Consiglio federale a ordinare misure quali la chiusura d'infrastrutture pubbliche o l'obbligo del telelavoro in casi eccezionali motivati per al massimo 90 giorni.
Autonomia ai cantoni in buona situazione - Con 15 voti contro 10 la Commissione propone una nuova disposizione secondo la quale il Consiglio federale può concedere ai cantoni che presentano un'evoluzione epidemiologica positiva e una buona strategia vaccinale e in materia di test agevolazioni rispetto alle misure restrittive.
Riguardo all'assicurazione contro la disoccupazione, la proposta del Consiglio federale di aumentare di 66 giorni il numero massimo delle indennità giornaliere non solleva contestazioni. Per quanto concerne la disoccupazione parziale la Commissione auspica, con 17 voti contro 7, che il disciplinamento applicabile ai redditi modesti sia prorogato non fino alla fine del mese di giugno 2021, come proposto dalla Commissione omologa del Consiglio degli Stati, bensì fino a fine dicembre 2021.
In materia di aperture domenicali dei negozi la CET-N si è allineata, con 15 voti contro 10, alla proposta della Commissione omologa del Consiglio degli Stati di permettere ai cantoni di fissare nel 2021 e nel 2022 un numero massimo di 12 domeniche all'anno.
Proteggere aziende elvetiche - Al fine di evitare che imprese o privati stranieri agiati possano sfruttare le difficoltà finanziarie delle aziende elvetiche acquistando a prezzi bassi gli immobili di queste ultime, la Commissione ha pure approvato, con 13 voti contro 11 e 1 astensione, una proposta intesa a modificare la Lex Koller in modo da sottoporre ad autorizzazione simili acquisti fino a due anni dopo la fine della situazione particolare o straordinaria ai sensi della legge sulle epidemie.
Con 14 voti contro 9 la Commissione propone infine di sancire in un nuovo articolo che, per ricevere i contributi finanziari della Confederazione, è necessario produrre una prova dettagliata delle perdite finanziarie subite. In particolare la Confederazione non fornisce alcun contributo finanziario al reddito di base cantonale.
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