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Sotto accusa sono finite due delle 500 entità della holding e l’ex direttore finanziario Allen Weisselberg. Il tycoon non figura fra gli imputati.
Con la selezione della giuria, si è aperto oggi a Manhattan il processo penale contro la Trump Organization per frode fiscale, dove sono sotto accusa due delle 500 entità della holding e il 75enne Allen Weisselberg, ex direttore finanziario della società e da 50 anni uno dei più fidati luogotenenti della famiglia, tanto da dichiararsi colpevole senza però tirare in ballo il ‘boss’.
Il tycoon non è quindi imputato, ma per lui sarà uno spettacolo imbarazzante perché si tratta della compagnia che porta il suo nome e che ha gestito per decenni costruendo un brand di (controverso) successo planetario, il marchio iconico di un impero che gestisce hotel, campi di golf e immobili di lusso. Il dibattimento, che durerà oltre un mese, è inoltre un altro insidioso ostacolo giudiziario alla sua ricandidatura proprio alla vigilia del voto di Midterm, dove peraltro i sondaggi prevedono ora un’"onda rossa", il colore dei repubblicani.
Su di lui infatti pendono altre inchieste: da quella parallela della procuratrice generale di Ny Letitia James – che ha promosso una azione civile contro Trump e i tre figli adulti chiedendo 250 milioni di dollari di danni – alle indagini dell’Fbi sui documenti classificati sequestrati a Mar-a-Lago, dal procedimento in Georgia sulle pressioni per ribaltare il voto all’inchiesta parlamentare sull’assalto al Capitol, dove è stato convocato a testimoniare entro il 14 novembre ("ma non trasformerà la deposizione in un circo", ha assicurato la vicepresidente della commissione inquirente Liz Cheney). In caso di condanna nel processo penale iniziato lunedì, la sua holding rischia una multa sino a 1,7 milioni di dollari (noccioline se si considera quanto ha incassato durante la presidenza) e la sfiducia di banche e partner d’affari.
Ma il colpo più duro potrebbe essere quello alla sua immagine di uomo politico e d’azienda intoccabile, che finora è sempre riuscito a sopravvivere alle minacce della giustizia e ai controlli del Congresso. Per questo il suo team difensivo si prepara a demolire come un "bugiardo" anche Weisselberg, "testimone star" dell’accusa in un processo che sostanzialmente verte su bonus e benefit in nero ad alcuni dirigenti dell’azienda dal 2005 al 2021.
L’ex direttore finanziario è considerato il principale beneficiario dello schema, avendo ricevuto auto di lusso, appartamenti in leasing, costose rette scolastiche private per i famigliari, per un valore di 1,7 milioni di dollari, evadendo il fisco per 900mila. Gli inquirenti pensavano potesse essere l’anello debole per inchiodare Trump su questi e altri reati (ad esempio gli asset gonfiati per evadere le tasse) ma il fido Weisselberg si è rifiutato di cooperare e si è limitato ad ammettere la propria colpevolezza per evitare una pena sino a 15 anni.
Il patteggiamento gli riserva solo cinque mesi di cella (100 giorni in caso di buona condotta) ma prevede che testimoni al processo e ammetta il suo ruolo nella cospirazione per l’evasione fiscale. Una deposizione sul filo del rasoio, dove una qualsiasi scivolata rischia di compromettere la posizione del tycoon. Ecco perché i legali di Trump sono pronti a dargli del bugiardo, sostenendo che fece tutto alle spalle della famiglia.