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BELLINZONA - A otto mesi dalla vicenda dei permessi falsi, il filone principale dell'inchiesta è stato chiuso. Il procuratore pubblico Antonio Perugini - come riportato dalla RSI - ha prospettato il rinvio a giudizio per le cinque persone coinvolte nello scandalo che aveva travolto il Dipartimento delle Istituzioni l'8 febbraio scorso.
I cinque sono - ricordiamo - l'ex funzionario dell'Ufficio della migrazione, la sua compagna, il titolare della Aliu Big Team, suo fratello e il loro padre. Per loro - attualmente tutti a piede libero - si profila quindi il processo. Alla sbarra il 25enne titolare della ditta di Bellinzona dovrà rispondere (fra gli altri) dei reati di tratta di essere umani, corruzione attiva e falsità in certificati, per aver comprato e rivenduto agli operai sostituendone la foto originale vari permessi fasulli. L'ex impiegato dello Stato dovrà invece difendersi dalle accuse di corruzione passiva e falsità in certificati. Meno grave, per contro, la posizione della sua amica che è accusata di favoreggiamento. La donna - che ha ammesso i fatti - aveva in alcune circostanze fatto da "corriere" consegnando i permessi in una busta e ricevendo in cambio dei soldi. Il fratello del titolare è invece chiamato a rispondere di riciclaggio di denaro, mentre sono cadute le accuse più pesanti - quelle di tratta di esseri umani e corruzione.