Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01147.jsonl.gz/716

Topo sta correggendo il dizionario, eliminando la parola fortnight. Secondo lui questa parola è inutile: le persone normali dicono “two weeks” (due settimane), non “fortnight” (che potremmo rendere con “quindicina”). Al suo posto, Topo introduce “pompuser”, più pomposo (sovrapomposo?).1
Capra ribatte che pompouser non è una parola, e Topo risponde che questo atteggiamento suona sovrapomposo.
Topo rivendica il diritto di inventare nuove parole, di avere un atteggiamento creativo nei confronti della lingua. Certo, lo fa in maniera curiosa – e in questo Capra ha ragione a criticarlo. Topo pretende di correggere il dizionario in base ai suoi desideri. Quasi che lui fosse un dittatore e la lingua una sistema legale con il dizionario quale codice.2
Le ambizioni di Topo non sono comunque vane: stando a Google, “pompouser” figurava, prima della pubblicazione di questo fumetto, 10 volte. Dopo, sono già una trentina le pagine che utilizzano questo termine3. Topo, o meglio il fumettista Stephen Pastis4, un po’ di autorità linguistica ce l’ha.
Sono curioso di leggere come Linus tradurrà questo fumetto. [↩]
Peraltro, grammatica e legge sono entrambi sistemi normativi. [↩]
Cercando senza limiti di data si trovato oltre duecento risultati: evidentemente il filtro per data esclude molte pagine. [↩]
Come dare torto al poliziotto che, colpito dal sostegno a favore delle locali forze dell’ordine, chiude un occhio e non multa Monty, il protagonista di questo fumetto?
Se lo scopo della polizia è quello di far rispettare la legge, fingendo di non vedere l’auto in divieto di sosta il poliziotto viene meno al suo dovere.
Tuttavia, se la ragion d’essere delle forze dell’ordine è invece tenere insieme la comunità, allora il buon cittadino che manifesta pubblicamente il proprio sostegno allo sceriffo vale una mancata multa.1
Monty, ovviamente, imbroglia applicando gli adesivi solo nel momento del bisogno, e in entrambi i casi meriterebbe una punizione. [↩]
Charles M. Schulz ha disegnato questa striscia nel gennaio del 1963.
Googol (10100) è stato scopertoinventato così dal matematico Edward Kasner in un libro divulgativo del 1940, con l’importante contributo del nipote di nove anni Milton Sirotta.
Non mi sorprende che Schulz abbia letto quel libro – mi lascia invece a bocca aperta la semplicità con cui è riuscito a mettere questo numero in un fumetto.
Ha dichiarato di non voler fomentare il razzismo e di voler soltanto incitare alla riflessione. Può essere.
Solo un dubbio: il creativo autore della campagna Bala i ratt… sui temi di ladri e lavoratori stranieri si è reso conto che rappresentare gli stranieri come topi è una inquietante citazione di Maus di Art Spiegelman?
Una infreddolita signora, costretta dalle basse temperature a vestire il suo adorato chihuahua con un delizioso golfino, si difende dal freddo bruciando alcuni libri sul riscaldamento globale, primo fra tutti Una scomoda verità (An Inconvenient Truth) di Al Gore. Continua la lettura di A proposito di una vignetta→
L’unica buona storia sul colore che mi viene in mente risale ai miei agguerriti e incessanti scontri con il Comic Code,1 all’inizio degli anni Ottanta. Andai nei loro uffici (conoscevo una tipa che ci lavorava), e dandomi un’occhiata intorno mi resi conto che quello che guardavano erano fotocopie in bianco e nero degli albi. Erano quelle che venivano approvate oppure no e i cambiamenti venivano richiesti sulla base di quelle. Non vedevano mai niente a colori, così cominciai a riempire le storie di sangue che si vedeva solo nelle guide-colore e il Comic Code non ne fermò mai nessuna!