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Il quinto obiettivo di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goal, SDG) mira a raggiungere l’uguaglianza di genere. Ma in Nigeria la disuguaglianza tra i due sessi è onnipresente e ostacola il progresso sociale e lo sviluppo. Anche se gli obiettivi di sviluppo del Millennio hanno dato un vero e proprio slancio alla scolarizzazione dei bambini nel settore primario, nel settore secondario le ragazze sono molto indietro rispetto ai ragazzi. Soprattutto nei villaggi rurali, le ragazze che provengono da famiglie povere sono molto svantaggiate.
Nessuno contesta che la parità di accesso delle donne e delle ragazze all’educazione, all’assistenza sanitaria, a un lavoro decente, e la loro rappresentanza nei processi decisivi politici e economici siano le condizioni necessarie allo sviluppo sostenibile di una società. Nel 2000, la Nigeria ha osato scommettere sull’allineamento della sua politica nazionale in favore delle donne alla Convenzione mondiale per l’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne (CEDAW); una decisione tradottasi poi in legge. Il Paese ha formulato delle politiche e dei programmi che puntano a ridurre le disuguaglianze di genere, sia nella sfera socio-economica, che in quella politica. Questo approccio si è però trasformato in una farsa. Per esempio, le nigeriane hanno dovuto affrontare una doppia pandemia durante il lockdown: oltre alle conseguenze economiche, hanno dovuto far fronte a un forte rialzo della violenza di genere. Come le donne di tutti i continenti e di tutte le culture, le nigeriane rivendicano il diritto di vivere la loro vita senza violenza, in pace e con dignità.
Più violenza
Degli studi recenti mostrano un legame diretto tra la protezione dei diritti delle donne e lo sviluppo sociale. L’ONU ha definito l’aumento della violenza specifica di genere durante il lockdown come una “pandemia ombra” che minaccia la vita e le basi dell’esistenza delle donne e delle ragazze. Per la Nigeria, alcuni studi attuali mostrano che questa crisi covava da tempo. Il 30% delle ragazze e delle donne tra i 15 e i 49 anni avevano già subito abusi sessuali prima della crisi del coronavirus. La mancanza di coordinamento tra i diversi servizi che dovrebbero vegliare sull’applicazione delle norme governative in merito alla discriminazione di genere, compromette una lotta efficace contro la violenza di genere. La pandemia di Covid-19 non ha fatto che accentuare questo fenomeno.
I dati raccolti da due giovani ricercatrici, Jessica Young e Camron Adib, mostrano che i casi di violenza di genere sono aumentati del 149% dall’inizio del lockdown di fine marzo. Ci sono però rilevanti differenze tra i diversi Stati federali, a dipendenza del grado di rigore applicato ai lockdown. Mentre nel territorio della capitale federale, a Lagos e a Ogun, il numero di casi è salito del 297%, negli Stati di Benue, Ebonyi e Cross River l’aumento è stato del 53%. In quest’ultimi, i governi locali avevano imposto dei lockdown meno rigidi.
Difficile accesso alla giustizia per le vittime
Il lockdown ha anche portato alla chiusura degli alloggi di emergenza, rendendo quindi molto più difficile l’accesso a servizi che salvano vite e al sistema giudiziario. Questo è successo nel momento in cui erano, invece, più necessari che mai. Certe ricerche fatte sulle crisi sanitarie antecedenti, come l’epidemia di Ebola nell’Africa occidentale, hanno mostrato che la perdita dei mezzi di sussistenza comporta anche il rischio che le donne siano costrette alla prostituzione. Dato che oltre l’80% delle donne attive in Nigeria lavora nel settore informale, con poca o nessuna protezione sociale e reti di sicurezza, questo rischio è particolarmente marcato durante la crisi del coronavirus.
In Nigeria, 18 milioni di allieve sono toccate dalla chiusura delle scuole. Questo espone le adolescenti a un maggiore rischio di matrimonio e gravidanze precoci. Il matrimonio precoce è già molto diffuso in Nigeria: il 44% delle ragazze si sposa prima dei 18 anni. Nel nord del Paese, dove la tradizione dell’educazione delle ragazze rappresenta già un problema in sé, le famiglie povere hanno costretto le figlie a sposarsi durante la pandemia, così da ricevere una dote o altri regali. Ma da tempo, prima del Covid-19, la Nigeria aveva in assoluto, a livello mondiale, il terzo maggiore numero di bambine sposate, un problema che rischia di accentuarsi ulteriormente.
Superare gli ostacoli
Le sfide che il coronavirus lancia alle donne esigono da loro impegno e fiducia. L’educazione si deve fondare su delle misure più globali, che permettano di superare la difficoltà di accesso all’educazione ed eliminino gli ostacoli con i quali le ragazze e le giovani donne sono confrontate per accedere ai servizi sociali di base. Il governo nigeriano deve per questo elaborare dei piani strategici per il periodo post-pandemia. I lockdown hanno mostrato che il governo deve investire nell’infrastruttura informatica delle scuole ovunque nel Paese, per garantire l’insegnamento in tempo di crisi; che deve sviluppare dei piani di gestione della crisi e mettere a disposizione i fondi necessari. I ministeri e le agenzie devono raccogliere dati disaggregati per genere, al fine di conoscere come gli allievi e le allieve siano stati colpiti dalle chiusure delle scuole. Giustizia va resa alle vittime di abusi sessuali nei 777 distretti della Nigeria; i dipartimenti delle autorità specializzate nelle questioni di genere devono essere ascoltati.
Nel periodo post-coronavirus, l’indipendenza finanziaria delle donne dovrà essere incoraggiata, poiché sono loro che gestiscono l’economia domestica e familiare. Gli eccellenti programmi governativi, come le iniziative di finanziamento per i commercianti e gli agricoltori, devono essere rafforzati con dei progetti di genere indirizzati alle ragazze e alle donne. In un mondo duramente toccato dal Covid-19, è urgente mettere in atto delle politiche concrete per lottare contro gli effetti tragici del virus sull’economia e sulle donne.
Pubblicato il 4.02.2021
Su Il Lavoro
(Traduzione Sonia Stephan)