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“Queste persone possono ammalarsi nuovamente grazie ai batteri che persistono nel loro organismo, così come contagiare terzi”, ha dichiarato Aguilar Bultet, primo autore dello studio, in un comunicato stampa pubblicato oggi dall’Università di Basilea.
La ricerca, pubblicata sulla rivista “Nature Communications”, si è basata principalmente sull’analisi di campioni prelevati da oltre 70 persone, che erano state infettate con batteri resistenti quali Klebsiella pneumoniae ed Escherichia coli. Al centro dell’attenzione sono state poste persone anziane con malattie pregresse.
Come dimostrato dallo studio, anche dopo cinque o addirittura nove anni tali batteri erano ancora rilevabili in alcuni pazienti. Secondo l’università questa conoscenza è fondamentale per la scelta del trattamento: rivela infatti che le persone che sono state infettate da un batterio resistente rischiano che gli antibiotici standard non funzionino in caso di una nuova infezione.