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E’ con queste parole che una conoscenza mi ha spiegato, un anno fa, le ragioni che l’avevano spinta a lasciare la sua patria in Nordafrica per venire in Svizzera. Qualche mese fa, è stato espulso.
Da allora, diverse centinaia di rifugiati, tra cui numerosi minorenni non accompagnati, tentano quasi ogni giorno di attraversare la frontiera svizzera a Como, nella speranza di trovare rifugio in Svizzera o di continuare il loro viaggio verso la Germania o verso i paesi scandinavi. Come sappiamo tutti, rari sono coloro che riescono ad attraversare la frontiera.
A metà 2016, si trovavano in Svizzera 33'000 richiedenti l’asilo. A questi si aggiungono poco più di 73'000 persone che hanno ottenuto lo statuto di rifugiato e le persone ammesse a titolo provvisorio. Queste persone rappresentano attualmente una percentuale di circa lo 0.9% della popolazione residente in Svizzera.
Nonostante questo, la «crisi dei rifugiati» scalda gli animi. Il richiamo di qualche cifra dovrebbe permettere di calmare questa discussione.
In primo luogo: Secondo i dati dell’ONU, ci sarebbero oggi nel mondo oltre 65 milioni di persone che fuggono la guerra, la persecuzione politica o un’assenza di prospettive economiche. Tra questi, 40 milioni sono «sfollati interni» che sono rimasti nel loro paese. Per le regioni dei paesi che sono stati finora risparmiati dai conflitti, questo rappresenta una sfida enorme. Senza sostegno esterno, l’instabilità e la povertà minacciano anche queste regioni.
In secondo luogo: tra gli oltre 20 milioni di rifugiati che hanno lasciato il loro paese, meno di un quinto è fuggito nei paesi sviluppati. Oltre l’80% ha trovato rifugio in altri paesi in sviluppo, un quarto anche nei paesi che sono tra i più poveri del pianeta. Per esempio, oltre 350'000 rifugiati vivono attualmente in Ciad, e questo rappresenta circa il 2.6% della popolazione di questo paese. In Libano, i 1.2 milioni di rifugiati rappresentano il 18.3% della popolazione residente, una cifra 18 volte maggiore della Svizzera.
In terzo luogo: Alcuni paesi in sviluppo sembrano avere meno difficoltà di noi ad integrare i rifugiati stranieri. Per esempio, l’Uganda ospita attualmente mezzo milione di persone rifugiate. Dopo l’Etiopia ed il Kenya, è il terzo paese d’accoglienza in Africa. Le persone con statuto di rifugiato ottengono un appezzamento di terreno agricolo, lo stesso accesso ai servizi pubblici della popolazione indigena, un permesso di lavoro ed il diritto di creare la loro propria impresa. Anche in questo caso, il paese ha bisogno del sostegno della comunità internazionale per far fronte alla pressione che rappresenta l’immigrazione sull’infrastruttura pubblica.
E’ difficilmente comprensibile che una gran parte del Parlamento svizzero voglia finanziare le crescenti spese per i richiedenti l’asilo nel nostro paese con le riduzioni della cooperazione allo sviluppo. Dovrebbe invece essere chiaro che i paesi poveri che accolgono decisamente più rifugiati di noi, avrebbero più bisogno che mai del nostro aiuto.
Traduzione Anna Rizzo Maggi
Pubblicato sul Corriere del Ticino il 24.09.2016
I rifugiati tra emotività e dati reali
E’ con queste parole che una conoscenza mi ha spiegato, un anno fa, le ragioni che l’avevano spinta a lasciare la sua patria in Nordafrica per venire in Svizzera. Qualche mese fa, è stato espulso.