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Nelle Filippine si avvicina il giorno del risarcimento per le vittime degli abusi e dei crimini perpetrati dal regime di Ferdinando Marcos. La complessa procedura di riparazione si basa sugli accordi conclusi con la Svizzera, che oltre una decina di anni fa aveva restituito i fondi nascosti dal clan dell’ex dittatore.
Quasi 47’000 richieste di risarcimento da parte delle vittime del regime Marcos sono state finora depositate, più del doppio di quanto si attendeva, e molte altre dovrebbero seguire fino al termine fissato del 30 maggio di quest’anno. I versamenti sono previsti nel 2016, esattamente trent'anni dopo che le autorità svizzere avevano congelato gli averi nascosti da Marcos nelle banche elvetiche.
La lunga attesa ha aggravato i problemi, rileva un post pubblicato sulla pagina Facebook di Human Rights VictimsLink esterno, l’ufficio filippino incaricato di valutare le denunce di violazione dei diritti umani e di accordare i risarcimenti.
"È già difficile di rivivere il passato ed è ancora più frustrante rispolverare continuamente queste esperienze per questioni tecniche", scrive Marlette Marasigan. "Siamo già delle vittime e ora siamo vittime di questa procedura". Una procedura lunga e penosa, come in quasi tutti i casi simili di riparazione nel mondo.
Secondo le stime della Banca mondiale, finora circa 5 miliardi di dollari sono stati restituiti in tutto il mondo agli Stati saccheggiati dai loro dirigenti politici. La Svizzera ha aperto la strada a livello mondiale, restituendo oltre un terzo di questa somma, ossia1,8 miliardi dollari, a diversi paesi, tra cui le Filippine.
La concorrenza tra i paesi buonisti, che hanno restituito dei soldi, è piuttosto debole, osserva Gretta Fenner, responsabile del Basel Institute on GovernanceLink esterno, che aiuta vari Stati a recuperare beni nascosti da ex potentati e a combattere la corruzione. “La Svizzera è rimasta un po’ isolata. E da sola non potrà concludere questa battaglia”, afferma Greta Fenner.
L’inizio di una nuova politica
Dopo aver difeso a lungo la tradizionale segretezza del suo settore bancario, la Svizzera ha compiuto grandi sforzi negli ultimi due decenni per togliersi l’immagine di un paese riciclatore di denaro sporco del mondo. Le pressioni da parte degli Stati Uniti e di altri paesi per combattere l'evasione fiscale e la criminalità dei colletti bianchi hanno contribuito a promuovere una maggiore trasparenza.
Nel 1986 il governo svizzero ha congelato gli averi depositati nelle banche elvetiche dall’ex dittatore filippino Marcos, proponendo per la prima volta di restituire dei fondi ai loro legittimi proprietari. "Da allora, con il caso Marcos, la Svizzera ha iniziato a sviluppare la sua politica di restituzione dei beni”, rammenta Greta Fenner.
"Non so se questo è stato fatto per coltivare le relazioni pubbliche o per un vero e proprio senso di responsabilità e di comprensione del ruolo che la Svizzera può assumere nella lotta contro la corruzione”, aggiunge la direttrice del Basel Institute on Governance. "Ma è chiaro che a quel momento gli svizzeri hanno capito che il recupero di averi nascosti era un problema che li riguardava".
Per la restituzione dei fondi Marcos è stata necessaria una grande volontà politica e una stretta collaborazione tra due paesi, le cui relazioni bilaterali risalgono a più di 150 anni.
I 685 milioni di dollari ritornati alle Filippine costituiscono “una delle più grandi somme mai restituite da un governo a un paese defraudato da un regime cleptocratico", fa notare Stefan von Below, portavoce del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE)Link esterno.
"Questo caso ha segnato l'inizio, a livello globale, dei programmi di recupero di beni nascosti da governanti e ha stabilito nuovi standard per la restituzione e l’impiego di fondi acquisiti illegalmente”, aggiunge von Below. "Ha avuto anche un impatto diretto sui negoziati della Convenzione delle Nazioni unite contro la corruzione (UNCAC), che dedica un intero capitolo al recupero di beni nascosti”.
Da allora, la restituzione di averi defraudati è ormai considerata una priorità della politica estera svizzera, sottolinea il portavoce del DFAE. "La Svizzera è addirittura diventata un leader mondiale in questo campo”.
La restituzione di fondi pubblici saccheggiati richiede in genere diversi anni, a seconda del grado di condivisione delle informazioni e della cooperazione tra i governi, dato che sono in gioco questioni legali e finanziarie complesse. Nuove leggi svizzere hanno cercato di accelerare le procedure.
Le ricerche continuano
Anche per il caso Marco ci sono voluti anni di negoziati e sentenze di tribunali in entrambi i paesi, prima di poter trovare un accordo su come le Filippine avrebbero potuto utilizzare i 685 milioni di dollari restituiti dalla Svizzera. Due terzi sono stati impiegati per promuovere le riforme agrarie, a beneficio di agricoltori senza terra, in linea con i principi della Costituzione filippina del 1987. L'altro terzo è stato destinato al risarcimento delle vittime.
Nel febbraio 2014 il presidente Benigno Aquino III ha istituito l’ufficio incaricato di occuparsi delle richieste di risarcimento presentate dalle vittime o dalle famiglie di coloro che hanno subito abusi e violenze durante i 20 anni del regime Marcos: torture, esecuzioni sommarie e sparizioni di oppositori.
Il governo svizzero ha offerto assistenza tecnica a questo ufficio, chiamato a verificare e autenticare le richieste, prima che il denaro venga versato.
L’attuale governo filippino spera di poter distribuire il denaro prima della fine del suo mandato, nel giugno 2016, ha indicato Andres Bautista, un giurista nominato da Aquino alla presidenza della commissione presidenziale sul buon governo, incaricata del recupero dei fondi Marcos.
Questa commissione era stata creata da Corazon Aquino, la madre dell’attuale presidente, lo stesso anno in cui era stato rovesciato il regime Marcos e la Svizzera aveva congelato i depositi bancari dell’ex dittatore. Marcos, che aveva imposto la legge marziale nelle Filippine tra il 1972 e il 1981, era poi morto in esilio alle Hawaii nel 1989, senza ammettere i suoi reati.
Il governo filippino ha recuperato finora 4 miliardi di dollari di averi nascosti da Marcos, ma è convinto che altri 6 miliardi siano ancora nascosti da qualche parte. Beni trafugati dal clan dell’ex dittatore continuano a venire a galla. L'anno scorso, per esempio, un’assistente della ex first lady Imelda Marcos è stata imprigionata, dopo aver tentato di vendere a un acquirente svizzero un dipinto di Claude Monet del valore di 32 milioni dollari.
"Ecco perché continuiamo ad essere alla ricerca di denaro in Svizzera e in altri paesi europei", ha spiegato Andres Bautista. Secondo il giurista, le autorità elvetiche avrebbero indicato al governo filippino che non ci sono più averi nascosti da Marcos in Svizzera.
Traduzione di Armando Mombelli, swissinfo.ch