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Il capo degli insorti filorussi dell'autoproclamata Repubblica popolare di Donetsk, Denis Pushilin, ha dichiarato che le elezioni presidenziali ucraine del prossimo 25 maggio "non avranno luogo" nella regione di Donetsk. Pushilin ha quindi affermato che per la settimana prossima non è previsto alcun referendum per l'annessione alla Russia ipotizzato da alcuni osservatori. Intanto sarà già pubblicata oggi la lista delle nuove sanzioni concordata dai ministri degli esteri europei.
I filorussi della regione di Lugansk, nell'Ucraina orientale, sono contrari allo svolgimento delle elezioni presidenziali nel loro territorio perché dopo il referendum separatista di ieri "è cambiato lo status della regione". Ad affermarlo è un portavoce dei ribelli, Vasili Nikitin, secondo il quale "le autorità della Repubblica popolare di Lugansk stanno preparando una lettera indirizzata all'Onu per il riconoscimento di questo Stato".
L'ex presidente ha poi addirittura paragonato le azioni militari delle truppe di Kiev nelle regioni sud-orientali alle persecuzioni dei dissidenti nella Germania nazista.
Intanto i ministri degli esteri europei hanno concordato di ampliare la base legale delle sanzioni in modo da poter colpire con il congelamento dei beni anche le società confiscate a Crimea e a Sebastopoli e "le entità che traggono beneficio da tale confisca".
In base a tale decisione, nella lista che amplia ulteriormente le sanzioni e che secondo una nota del Consiglio sarà pubblicata già oggi sulla Gazzetta Ufficiale della Ue, compariranno non solo 13 persone responsabili di aver minato l'integrità territoriale dell'Ucraina o aver "ostacolato il lavoro delle organizzazioni internazionali", ma anche "due società confiscate in Crimea e a Sebastopoli". Secondo fonti diplomatiche si tratta di due società del settore energetico "non sistemiche".
Contemporaneamente l'ormai deposto presidente ucraino Viktor Ianukovich ha chiesto alle nuove autorità di Kiev di "ritirare immediatamente i mercenari e le truppe dal territorio delle regioni di Donetsk, Lugansk e Odessa e smetterla di uccidere il proprio popolo". Lo riporta l'Interfax citando un comunicato di Ianukovich, rifugiatosi in Russia dopo aver perso il potere.
SDA-ATS