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È necessario far rivivere lo spirito di quella rivista, dove la polemica pubblica non genera sospetto ma moltiplica l’esercizio creativo di interpretare nuove realtà…
di Julio Cesar Sánchez Guerra
Fonte:
Traduzione: GFJ
Il pensiero critico sta riconquistando il suo spazio confrontandosi con non pochi freni di vecchi dogmi e zone di comfort intellettuale.
È possibile una rivoluzione profonda senza un’autocritica permanente delle proprie conquiste, senza il fondamento teorico della propria pratica rivoluzionaria, senza un’interpretazione radicale del tempo storico in cui si mescolano il particolare e l’universale?
La risposta a questa domanda è molto vicina alla necessità di fondare il Dipartimento di Filosofia dell’Università dell’Avana nel 1963.
Non si trattava solo di uno sforzo per portare l’Università nella complessità sociale di una rivoluzione che era di per sé un’eresia, ma anche di accompagnare la politica con uno sforzo intellettuale che ponesse le basi, teoriche e pratiche, per l’atto di creare una nuova società.
In un incontro che l’allora Presidente della Repubblica, Osvaldo Dorticós Torrado, tenne con i giovani professori di quel dipartimento fondatore, che erano conosciuti come “quelli di via K”, disse loro:
“…È un vostro dovere fondamentale cercare di dare un insegnamento molto vivace, strettamente legata alla realtà cubana, alla storia cubana… La cosa più importante è che insegniate agli studenti per creare in loro la capacità di pensare e ragionare con la propria testa, con senso critico… E io dico loro che l’oceano deve essere incendiato, e voi guardate e vedete come lo incendiate!” Era il 23 gennaio 1964.
Per questo atto straordinario non servirono né i manuali sovietici né le vecchie linee guida dell’Internazionale Comunista. Era necessaria la “creazione eroica” di cui parlò a suo tempo José Carlos Mariátegui.
All’interno di questa dinamica di trasformazione, essi proposero un programma per l’insegnamento del marxismo che bandiva la separazione tra Materialismo Dialettico e Materialismo Storico, per lasciare il posto a una Storia del Pensiero Marxista.
Pensamiento Crítico, la rivista della Rivoluzione cubana, è ora disponibile online in AméricaLee
Figlia di quel momento creativo della rivoluzione, nacque la rivista Pensamiento Crítico. Fu pubblicata per soli cinque anni, 53 numeri, fino al giugno 1971. Sulle sue pagine transitò il pensiero più avanzato, più vario e più polemico dell’epoca.
Per incendiare l’oceano, criticamente, si confrontavano con il pensiero unico del capitalismo e del socialismo che assumeva lo status di “reale“. Quei giovani sapevano, come avrebbe detto il Che in Bolivia, che “il 26 luglio era una ribellione contro le oligarchie finanziarie e i dogmi rivoluzionari“.
Nel 1971, la rivista fu chiusa e l’esercizio di pensare a partire da una critica rivoluzionaria lasciò il posto a un modo di pensare acritico, comodo e omogeneo che installò dogmi ed errori che indebolirono la cultura della polemica e della politica colta.
Tra il fallimento di un enorme raccolto e l’ingresso di Cuba nel Consiglio di Mutua Assistenza Economica dei Paesi Socialisti, si installò un marxismo da ricettario che guardava più ai manuali che alla vita stessa.
Il cosiddetto socialismo reale nell’Europa dell’Est sarebbe naufragato, tra l’altro per la mancanza di autocritica rivoluzionaria. E Cuba difende ancora il suo progetto socialista sotto la costante vessazione di forze esterne e sotto la pressione dei suoi stessi errori.
Oggi la situazione è diversa, il pensiero critico sta riconquistando il suo spazio, affrontando i freni dei vecchi dogmi e delle zone di comfort intellettuale. Abbiamo urgentemente bisogno di un pensiero collettivo ricco di diversità, di “creazione eroica” e di entusiasmo che riunisca la gioia e la profondità dell’essere cubani.
È necessario far rivivere lo spirito di quella rivista, dove la polemica pubblica non genera sospetto ma moltiplica l’esercizio creativo di interpretare nuove realtà, affinché il diritto di pensare e sognare sia inseparabile dalla piena emancipazione difesa giorno e notte in una rivoluzione dalla marcia difficile.
Dove mancano il pensiero critico e il dibattito, la verità viene dirottata e portata nel territorio opposto, e l’unità può essere coperta con i mantelli delle simulazioni.
Una rivoluzione profonda non può sostituire gli errori con zone di silenzio, è necessario approfondire la realtà in tutte le sue virtù e debolezze, affinché la verità che non accetta di violare i principi etici possa passare tra tutti.