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Si è spento lo scorso 15 marzo Larry Kwong, un nome che i tifosi bianconeri di lungo corso non potranno mai dimenticare.
Nato il 17 giugno 1923 a Vernon nella British Columbia (Canada), quattordicesimo figlio di un papà che nel 1884 aveva lasciato la Cina per fare il cercatore d’oro, il piccolo sino-canadese (168 cm. x 68 kg.) fu allenatore dell’Hockey Club Lugano tra il 1959 e il 1961.
Era l’epoca in cui il Club bianconero, presieduto da Gigi Bellasi affiancato da un attivissimo “Cuccio” Viglezio, militava in prima divisione. Era l’epoca in cui la Federhockey elvetica aveva chiuso le porte ai giocatori stranieri, consentendo il loro ingaggio soltanto quali allenatori.
Proveniente da Ambrì dove era rimasto una stagione, Kwong divenne così il protagonista soprattutto delle partite amichevoli organizzate per propagandare l’hockey su ghiaccio a Lugano e dintorni come quella in cui il Lugano rinforzato piegò 10-2 il blasonato team della Royal Canadian Air Force di stanza in Germania, campione olimpico nel 1948 con la maglia del Canada.
Ma la notorietà di Kwong va ben oltre. Il 13 marzo 1948 fu il primo cinese e il primo asiatico a infrangere la barriera razziale della NHL. Al Forum di Montréal scese in pista con la maglia dei New York Rangers che avevano messo gli occhi sul piccolo goleador con gli occhi a mandorla. Un unico cambio che durò all’incirca un minuto, sufficiente però per entrare a far parte della Hall of Fame.