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Derivato dal lat. praedicatio (proclamazione pubblica), il termine indica un discorso religioso, pronunciato generalmente nella Liturgia cattolica e durante il Culto evangelico. La predicazione si rivolge a un determinato pubblico in una situazione concreta e trasmette per lo più un messaggio biblico (Bibbia) nell'intento di consolidare le convinzioni religiose e l'impostazione data alla propria esistenza.
In origine orientata al culto sinagogale della religione ebraica del periodo postesilico, nella Chiesa antica la predicazione conobbe due forme fondamentali: il sermone, che sviluppa un tema in maniera articolata, e l'omelia, più sobria, che segue fedelmente il testo biblico. Le riforme carolinge del ME imposero al Clero l'obbligo di tenere prediche e ai laici di ascoltarle. Per argomento avevano i dieci comandamenti, la professione di fede, i sacramenti e il Padre nostro. La predicazione ad opera di laici generò conflitti tra le autorità ecclesiastiche e i movimenti che esortavano alla penitenza e alla povertà. Nelle scuole cattedrali e nelle univ. si coltivò uno stile di predicazione scolastico che in elaborati sermoni affrontava questioni teol. Le predicazioni popolari per contro cercarono di catturare l'uditorio attraverso numerosi esempi e racconti di miracoli esposti in un linguaggio semplice. Come ausilio per i predicatori vennero allestite raccolte di sermoni in lat. e in volgare. Prontuari come il Manuale curatorum di Johann Ulrich Surgant fornivano istruzioni per prediche ispirate alle Sacre Scritture.
Con l'avvento della Riforma la predicazione divenne l'elemento centrale di intermediazione della salvezza nel culto rif. Martin Lutero mantenne la predicazione basata su brevi passi del Vangelo, Ulrich Zwingli e Giovanni Calvino passarono all'interpretazione di interi libri della Bibbia in cicli di sermoni (lectio continua). Vi fu una moltiplicazione delle prediche; a Basilea ad esempio nell'arco di una settimana ne erano previste 48. L'ortodossia prot. trasmetteva in elaborati discorsi la vera dottrina nell'intento di promuovere una vita ispirata a tali principi religiosi. Il Concilio di Trento (1545-63) rafforzò il ruolo della predicazione della Chiesa catt. e impose al clero l'obbligo delle prediche. Carlo Borromeo promosse la formazione del clero e incoraggiò la chiamata di Gesuiti e Cappuccini, predicatori di ottima fama (Pietro Canisio, Michael Angelus Schorno), che istruirono sulle questioni di fede i membri delle parrocchie nell'ambito di estese Missioni interne.
Pietismo e Illuminismo miravano nel XVII sec. all'edificazione religiosa e all'educazione morale. I pietisti propagarono su basi bibliche i contenuti principali della fede catt. (Samuel Lutz, Daniel Willi, Hieronymus Annoni), mentre i teologi influenzati dall'Illuminismo dimostrarono l'importanza dei principi cristiani appellandosi alle conoscenze storiche e alla razionalità (Georg Joachim Zollikofer, Johann Kaspar Lavater). Nel XIX sec. la pratica della predicazione si sviluppò in varie forme. Gli esponenti del movimento del Risveglio e del confessionalismo si concentrarono nei loro discorsi sui temi tradizionali: peccato, redenzione, cristologia e condotta di vita. I sermoni di teologi della mediazione come Karl Rudolf Hagenbach tentarono di stabilire un nesso tra cristianesimo e cultura e tra le correnti teol. e di politica ecclesiastica. I teologi liberali posero l'accento sulle questioni storico-critiche e sui problemi del mondo moderno e si occuparono della vita quotidiana dei fedeli (Albert Bitzius, Heinrich Lang).
All'inizio del XX sec. gli esponenti del socialismo religioso affrontarono la questione sociale (Hermann Kutter, Gustav Benz, Leonhard Ragaz), mentre i rappresentanti della teol. dialettica impressero alle predicazioni un carattere più cristocentrico che antropologico (Karl Barth, Eduard Thurneysen, Emil Brunner, Walter Lüthi). Dopo la seconda guerra mondiale nelle prediche trovarono spazio anche temi politici quali l'armamento nucleare, la pace nel mondo o la protezione dell'ambiente. Nella Chiesa rif. le donne furono ammesse alla predicazione tramite l'ordinazione, in quella catt. della Svizzera ted. attraverso il conferimento della Missio canonica. Nuove forme di dialogo o di narrazione misero in discussione la predicazione tradizionale basata sul monologo; i nuovi media come la radio e la televisione costituirono un'ulteriore sfida. Il Concilio Vaticano II (1962-65) raccomandò l'omelia come parte della liturgia e pretese il riferimento alla Bibbia e alle condizioni sociali.
Bibliografia
– R. Pfister, Kirchengeschichte der Schweiz, 3 voll., 1964-1985
– Historisches Wörterbuch der Rhetorik, 7, 2005, 45-96
Autrice/Autore: Martin Sallmann / sma