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Archiviato il "sì" del Consiglio europeo allo status per Ucraina e Moldova di Paesi candidati all'ingresso nell'UE, resta più che mai aperta la questione dei Balcani occidentali, che rimangono sempre nell'anticamera dell'Unione e manifestano frustrazione. Oggi, venerdì, il Parlamento della Bulgaria si è tuttavia pronunciato a favore della rimozione del veto opposto dal Paese all'apertura di negoziati d'adesione all'UE per la Macedonia del Nord. La decisione è stata adottata con 170 voti a favore, 37 contrari e 21 astensioni.
Ora a doversi esprimere sarà il Governo guidato dal filoeuropeo Kiril Petkov, che ha intanto salutato la deliberazione come un "passo storico". Sulla carta la decisione parlamentare dovrebbe contribuire a rasserenare le relazioni fra Sofia e Skopje. Ma la Bulgaria si aspetta che la Macedonia del Nord si adoperi per modificare la sua costituzione, in modo da includere i bulgari del suo territorio fra i gruppi etnici riconosciuti e attuare un trattato d'amicizia del 2017 che ha l'obiettivo di sradicare gli incitamenti all'odio. La Bulgaria, va ricordato, fu il primo Stato a riconoscere la sovranità della Macedonia del Nord dopo la dissoluzione della Iugoslavia. In seguito, però, i rapporti fra i due Paesi confinanti sono divenuti tesi.
Inoltre, in base al testo approvato oggi, nulla nel processo di adesione di Skopje all'UE potrà essere interpretato come un riconoscimento della lingua macedone, che Sofia considera come un dialetto bulgaro. Con queste premesse, la posizione della Macedonia del Nord resta negativa: e infatti, già ieri, il premier macedone Dimitar Kovacevski ha dichiarato che la proposta "nella sua forma attuale" è "inaccettabile".