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I genitori di bambini in età scolastica non hanno il diritto costituzionale di educare i figli esclusivamente con corsi privati a domicilio. Lo ha deciso il Tribunale federale (Tf), che ha respinto il ricorso di una madre basilese, ribadendo come sul tema la competenza sia dei Cantoni, che possono imporre regole severe e interdizioni.
Nel 2017, una madre si era rivolta alle autorità competenti di Basilea Città, depositando una domanda di insegnamento privato a domicilio per il figlio di otto anni. La richiesta era però stata bocciata, così come il suo appello presso il Tribunale amministrativo cantonale.
La donna non si è però arresa, portando il caso davanti al Tf. A suo avviso, la regolamentazione basilese rappresentava una violazione del diritto costituzionale alla vita privata e famigliare.
Mon Repos è però stato di altro avviso, allineandosi ai precedenti gradi di giudizio. La suprema corte ha ricordato che a Basilea Città l'insegnamento a domicilio è regolato dalla Costituzione cantonale e dalla legge sull'istruzione pubblica, secondo cui l'opportunità di seguire lezioni direttamente a casa può essere concessa solo se viene dimostrata l'impossibilità di andare in classe.
Come già indicato in una sentenza antecedente, stando al Tf la Costituzione federale non accorda il diritto di frequentare corsi privati a domicilio. I giudici losannesi hanno riconosciuto ai Cantoni la libertà di prevedere tale diritto, a condizione di rispettare le disposizioni federali relative a un'istruzione di base sufficiente. Nemmeno la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo si smarca da tale posizione.
Il Tf sottolinea quindi che anche delle norme cantonali molto restrittive non intaccano il diritto al rispetto della vita privata e famigliare. La competenza di decidere se e in quale misura approvare le domande riguardo lezioni a domicilio appartiene ai Cantoni.