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Il 48enne africano era stato arrestato lo scorso gennaio a Lyss (BE), dove soggiornava in un centro di transito per richiedenti asilo, con l'accusa di crimini contro l'umanità.
Il TPF ha così confermato la decisione del giudice dei provvedimenti coercitivi del canton Berna. Lo scorso 24 febbraio lo stesso tribunale di Bellinzona aveva già respinto un primo ricorso di Sonko riguardante la carcerazione fino a fine aprile, rilevando il pericolo di fuga e collusione. Il TPF non esclude che Sonko, nel caso di una scarcerazione, possa far pressione sugli eventuali testimoni e intimorire le eventuali vittime, che per paura potrebbero rifiutare di testimoniare.
Ousman Sonko, ministro dell'Interno gambiano tra il 23 ottobre 2006 e il 19 settembre 2016, si è rifugiato in Svizzera lo scorso novembre. Il 26 gennaio è stato arrestato su denuncia di Trial, l'Ong con sede a Ginevra che si occupa di lottare contro l'impunità per crimini internazionali. L'organizzazione lo accusa di essere stato un elemento chiave nel regime repressivo del presidente Yahya Jammeh: Sonko sarebbe responsabile di aver ordinato torture, arresti e omicidi nei confronti di oppositori al regime. L'interessato nega su tutta la linea.
Nel frattempo il nuovo governo del Gambia ha indicato che desidera far giudicare l'ex ministro da un tribunale del suo paese. Se l'estradizione non fosse ritenuta possibile da Berna, la Svizzera lo dovrebbe consegnare a una corte penale internazionale, auspica l'esecutivo di Banjul. Il paese dell'Africa occidentale non ha tuttavia finora chiesto formalmente l'estradizione, ha precisato all'ats il servizio stampa dell'Ufficio federale di giustizia.