Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01252.jsonl.gz/127

Berna – Le persone che dopo la loro morte non intendono donare gli organi devono dichiararlo. Pur bocciando un'iniziativa volta a favorire i trapianti, il Consiglio federale ne sostiene la richiesta centrale con un controprogetto indiretto, in modo da cambiare il sistema attualmente in vigore in Svizzera.
Al momento, ricorda l'esecutivo tramite una nota odierna, vige infatti il modello del consenso. Una donazione è presa in considerazione solo se la persona deceduta vi ha acconsentito quando era in vita. Se non esiste una dichiarazione di volontà, vengono interpellati i congiunti. Ciò crea una situazione delicata, che porta una donazione a essere rifiutata nel 60% dei casi e fa sì che questa pratica nella Confederazione avvenga meno spesso di quanto succede in media nel resto d'Europa. Tale dato è in contrasto con diversi sondaggi, secondo cui la maggioranza degli svizzeri è favorevole a mettere a disposizione i propri organi.
Due tipi di consenso presunto
Pertanto, nel marzo 2019, la Jeune Chambre Internationale (Jci) Riviera ha depositato l'iniziativa popolare "Favorire la donazione di organi e salvare vite umane", che chiede di sancire nella Costituzione il modello del consenso presunto in senso stretto, allo scopo di aumentare il numero di donazioni. Una richiesta che il governo appoggia in linea di principio, ritenendo che sia necessario ridurre i tempi d'attesa per un trapianto, più di una volta lunghi e fatali per i malati.
Tuttavia, il Consiglio federale raccomanda di bocciare l'iniziativa, opponendosi al modello del consenso presunto in senso stretto - che non prevede di implicare obbligatoriamente i parenti - ma propone, dopo aver preso atto dei risultati della procedura di consultazione, di introdurre nella legge sui trapianti un modello del consenso presunto in senso lato.
In tal modo, si dice convinto l'esecutivo, i diritti dei congiunti saranno tutelati e il loro coinvolgimento resterà garantito. Essi potranno, anche in futuro, rifiutare una donazione di organi se ciò corrisponde alla volontà della persona deceduta. Il Consiglio federale sottopone dunque al Parlamento un'apposita modifica di legge sotto forma di controprogetto indiretto all'iniziativa popolare.
Secondo il modello del consenso presunto, in linea generale ogni persona con più di 16 anni è considerata potenziale donatrice, a meno che non vi si sia opposta in vita. Le condizioni restano quelle vigenti: gli organi possono essere ceduti solo da chi muore in seguito a lesioni cerebrali o ad arresto cardiocircolatorio. Inoltre, se il decesso avviene a domicilio o comunque al di fuori di un ospedale, la donazione non è ammessa.