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BERNA - Il Consiglio federale deve lavorare per un accordo quadro con l'Unione europea (Ue) che sia in grado di ottenere la maggioranza. È quanto ha sostenuto oggi la Commissione della politica estera del Nazionale. Per le questioni in sospeso il governo dovrebbe trovare soluzioni creative.
Questa presa di posizione, che valuta il testo come sostanzialmente a favore degli interessi della Svizzera, è stato approvata per 16 voti contro 9, ma questo non deve essere visto come un invito a firmare subito l'intesta. L'esecutivo deve "continuare a lavorare", ha detto ai media a Berna la presidente della commissione Elisabeth Schneider-Schneiter (PPD/BL).
Ulteriori trattative sono state escluse dall'Ue. La commissione vede però margine di manovra, almeno per quel che riguarda spiegazioni e precisazioni. Diverse questioni vanno chiarite in modo che il testo possa avere una possibilità di essere approvato dal popolo. In particolare, non si può permettere che la protezione dei salari venga indebolita.
Una proposta di respingere l'accordo è stata bocciata con 17 voti contro 8. La commissione ha così voluto schierarsi con il Consiglio federale, sostenendolo in questo modo in vista delle trattative, ha spiegato Schneider-Schneiter.
«Sono cadute le maschere» - Sull'esito della riunione della Commissione ha preso posizione l'UDC ticinese. «Le maschere sono immediatamente cadute. PLR, PPD, PS e Verdi, tutti insieme appassionatamente, hanno chiesto al Consiglio federale di concludere l’accordo quadro entro al massimo un anno», si legge in un comunicato.
«Evidentemente coloro che vogliono svendere il Paese usando la calcolatrice dell’economia d’esportazione sono ben rappresentati in Parlamento. Con l’accordo istituzionale cediamo la nostra sovranità. Questo è chiaro. Diamo una spallata alla nostra democrazia diretta e ci mettiamo alla mercee di giudici stranieri e delle loro sentenze» hanno affermato i democentristi ticinesi.