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<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Nel rapporto di politica estera 2000, il Consiglio federale ha affermato che i buoni uffici da lungo tempo costituiscono un aspetto costante della politica estera svizzera. Il Consiglio federale intende dunque impiegare anche in futuro lo strumento dei buoni uffici nell'ambito della politica di pace globale ed esamina regolarmente quale sia la maniera più efficace di offrirli. Tuttavia, in linea di principio, contributi a negoziati possono essere presi in considerazione solo quando lo desiderino tutte le parti coinvolte direttamente nel conflitto.</p><p>Nel rapporto menzionato, il Consiglio federale ha sottolineato come il valore dei buoni uffici tradizionali abbia subìto una modifica dalla fine della Guerra fredda. Solo raramente i conflitti armati odierni scoppiano tra Stati: molto più spesso, si tratta di scontri tra uno Stato ed un gruppo per ragioni che riguardano la politica interna o questioni transfrontaliere. Gli Stati interessati considerano conflitti di questo tipo come affari interni e condannerebbero la mediazione di Stati terzi come offesa alla propria sovranità. I buoni uffici, nel senso tradizionale, presuppongono inoltre parti chiaramente definite ad un conflitto e non sempre le lotte tra gruppi soddisfano questa condizione.</p><p>Negli anni passati, i fatti ci hanno dimostrato come agli Stati che non fanno parte delle organizzazioni internazionali importanti non sono state affidate meno mediazioni di quelle chieste a Stati integrati. La stessa affermazione vale anche per gli Stati di piccole dimensioni. Stati meno integrati sul piano internazionale o di piccole dimensioni non hanno avuto più successo di altri mediatori nel persuadere i belligeranti a concludere trattati di pace. Dalla fine della Guerra fredda, inoltre, si può notare come spesso siano fattori politici a decidere nell'assegnazione di un incarico di mediazione. Le odierne attività di mediazione internazionali sono dominate da Stati economicamente e politicamente influenti. Tuttavia, anche le organizzazioni internazionali assumono un ruolo importante nello svolgimento di incarichi di mediazione e di altre forme di buoni uffici. Il Consiglio federale ritiene che una collaborazione più stretta con organizzazioni importanti come l'ONU o l'OCSE possa aumentare le probabilità di successo dei buoni uffici che offre. Come mostra l'esperienza, spesso solo nell'ambito di queste organizzazioni è possibile fare appello all'appoggio internazionale necessario per condurre a termine con successo un'iniziativa di politica di pace. </p><p>Il Consiglio federale è convinto che i buoni uffici della Svizzera abbiano un futuro nell'ambito di una politica di pace attiva e globale, a condizione che il nostro Paese li adegui alle nuove forme di conflitto e riesca a guadagnarsi la fiducia dei belligeranti odierni. Tuttavia, questa fiducia può essere conquistata solo impegnandosi a lungo termine ed in modo sistematico nella risoluzione di un conflitto. Fedele a questa convinzione, negli anni passati il Consiglio federale ha preso una serie di misure per ampliare e professionalizzare gli strumenti di politica di pace a sua disposizione, quali il pool di esperti per la promozione civile della pace o l'ambasciatore straordinario per l'esame di conflitti. Il Consiglio federale considera questi provvedimenti come contributi diretti al raggiungimento degli obiettivi che si è posto per la legislatura 1999-2003: assumere un ruolo attivo nella promozione della pace e mettere a disposizione gli strumenti necessari allo scopo. L'anno prossimo, le Camere federali dovranno decidere in merito ad una nuova legge federale su misure per la promozione civile della pace ed il consolidamento dei diritti umani. In questa occasione, il Consiglio federale spiegherà come intende impiegare in futuro lo strumento dei buoni uffici nell'ambito della sua politica di pace.</p>  Il Consiglio federale propone di trasformare la mozione in postulato.