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È la quarta volta che per Troy Davis, il 42enne condannato a morte negli Usa per l'omicidio di un poliziotto nel 1989, si avvicina l'ora della morte. L'esecuzione capitale, attesa per oggi in Georgia, è stata già rinviata tre volte, una volta addirittura solo un paio di ore prima che il boia entrasse in azione.
Il 16 luglio del 2007 l'esecuzione di Davis fu rinviata appena un giorno prima della data fissata, quando il Board of Pardon and Paroles accolse la domanda di grazia - negata ieri dallo stesso Board - fissando in 90 giorni il limite per valutare le prove a sostegno della sua innocenza. La seconda volta - era il 23 settembre del 2008 - la mano del boia fu fermata appena due ore prima da una decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti che, però, riconfermò la condanna a morte poche settimane dopo. E così solo un mese dopo, il 24 ottobre, Troy Davis, che si è sempre proclamato innocente, stava per ripercorrere la strada del braccio della morte per la terza volta, ma anche in quel caso l'esecuzione fu rinviata, tre giorni prima della data prevista, da una Corte d'appello federale.
Oggi Davis aspetta dunque la morte per la quarta volta. "Il trattamento di Troy Davis si può comparare alla tortura, soprattutto quando più volte si è trovato a poche ore dalla morte, dopo aver già dato i suoi ultimi addii", sostiene Brian Evans, un esperto del braccio della morte nella sezione americana di Amnesty international, citato dalla Bbc online.