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A settembre 2020, il popolo svizzero decise, con il 50,1% dei voti, di acquistare nuovi aerei da combattimento. Un risultato politicamente pessimo per il governo e per lo Stato Maggiore Generale che, nonostante la propaganda allarmista, non aveva saputo davvero convincere il paese della reale necessità di rinnovare la flotta dell’aviazione militare. Nonostante ciò, il credito era stato approvato ed il Consiglio federale ha dunque deciso quali velivoli acquistare. Fra le scelte papabili vi erano il Rafale francese, l’Eurofighter della Airbus ed i due modelli statunitensi, ovvero l’F-35 della Lockheed Martin e l’F/A-18 Super Hornet della Boeing. Il governo elvetico ha infine preferito gli F-35, dei quali acquisterà 36 modelli.
Negli scorsi mesi non sono mancati gli scandali in relazione a questo appalto multimiliardario, di cui il nostro portale ha prontamente riferito: in gennaio è ad esempio emerso che svariati alti ufficiali dell’esercito elvetico erano stati assoldati dalle aziende produttrici dei velivoli (leggi qui), mentre in febbraio circolarono insistenti voci secondo cui i servizi segreti americani stavano spiando l’amministrazione federale per assumere informazioni (leggi qui). Tutte operazioni che avevano l’evidente obiettivo di favorire l’industria militare statunitense nell’aggiudicarsi la fornitura dei nuovi velivoli militari di cui si dovrebbe dotare l’esercito rossocrociato.
Per i comunisti, “è un acquisto sconsiderato che mina la sovranità”
Se prima della votazione nel 2020 soltanto pochi esponenti politici avevano messo in risalto il vincolo tecnologico ed informatico con gli USA in caso di acquisto dei modelli statunitensi, nelle scorse settimane era stata già annunciata una nuova iniziativa popolare nel caso in cui il Consiglio federale avesse deciso di optare per uno di essi, volta proprio ad impedirne l’acquisto. Il Partito Comunista, che già nello scorso autunno aveva più volte rimarcato tali aspetti, si è già detto “pronto a contribuire nuovamente a un’ampia coalizione per un’iniziativa popolare che impedisca alla CIA di entrare nei cockpit di aerei che presuntamente dovrebbero difendere la nostra sovranità” (leggi qui).
La questione della sovranità, per quanto centrale e di fondamentale importanza, non era però l’unico argomento dei contrari all’acquisto dei nuovi velivoli militari. Un aspetto più volte sottolineato era il sovradimensionamento dell’aviazione militare elvetica. L’Austria, ad esempio, il cui governo non è certamente anti-militarista, ha un territorio doppiamente esteso rispetto alla Svizzera, ma una flotta militare grande la metà rispetto alla nostra. Vienna dispone infatti di una flotta aerea di soli 15 jet, mentre la Svizzera ne ha il doppio e con i nuovi acquisti prevede di possederne fra i 30 ed i 40.
Secondo l’ex capo dell’esercito, la strategia del governo si basa su dei nemici inesistenti!
Se è normale che tali argomenti vengano messi in luce dai partiti e movimenti tradizionalmente contrari all’acquisto di nuovi velivoli militari, ancor più degne di nota sono le voci critiche che si sollevano da persone legate all’esercito. L’ex-capo dell’esercito svizzero André Blattmann, in una recente intervista al quotidiano NZZ (leggi qui), si è detto scettico nei confronti dell’attuale strategia dell’apparato militare elvetico e del Consiglio federale. Blattman ha affermato che il Governo svizzero dovrebbe giustificare meglio l’acquisto dei nuovi velivoli da combattimento e ha fortemente criticato il rapporto “Luftverteidigung der Zukunft” del gruppo di esperti per i nuovi aerei militari, una commissione interna del Dipartimento federale della difesa. Secondo Blattman, infatti, tale rapporto si baserebbe su degli scenari e dei nemici inesistenti! L’ex-capo dell’esercito svizzero preferirebbe dunque delle strategie militari differenti, ma soprattutto ritiene che la flotta elvetica sia inutilmente sovradimensionata e che andrebbe ridotta.
Non è la prima volta che esponenti legati al mondo dell’esercito svizzero si esprimono in modo critico nei confronti dell’aviazione militare elvetica. Qualche settimana prima della votazione di settembre 2020, il colonnello a riposo Roger Schärer (con alle spalle circa duemila giorni di servizio nelle forze armate rossocrociate) aveva affermato che i nuovi aerei da combattimento non fossero una priorità per l’esercito svizzero (leggi qui). Nonostante ciò, lo Stato Maggiore Generale ed il Consiglio federale continuano a spingersi nella stessa direzione e, allo stesso tempo, svendono la sovranità nazionale della Svizzera agli Stati Uniti (come dimostra nuovamente la scelta degli F-35), umiliando così la neutralità elvetica. Una strategia certamente poco lungimirante.
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