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<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>a) Nonostante sia ancorata nel diritto privato, la vigilanza delle fondazioni è un compito di </p><p>diritto pubblico. La vigilanza federale su fondazioni che non perseguono scopi di lucro è </p><p>assunta dal Servizio giuridico della Segreteria generale del Dipartimento federale dell'interno </p><p>in virtù degli articoli 80 e seguenti CC.</p><p>Il potere di cognizione dell'autorità di vigilanza in quest'ambito è limitato: essa non è </p><p>equiparata all'autorità tutoria ed è perciò tenuta ad intervenire, se del caso, con ritenzione </p><p>nel potere discrezionale del consiglio di fondazione. Il suo compito principale consiste nel </p><p>sorvegliare che gli organi non prendano decisioni contrarie all'atto o al regolamento di </p><p>fondazione, alle disposizioni legali o che offendono il buon costume. La Vigilanza controlla </p><p>che la fondazione adempia al suo scopo come previsto dall'atto di fondazione. Nel caso in </p><p>cui si accorga che le disposizioni legali non sono state rispettate nel senso di cui sopra, </p><p>l'autorità di vigilanza ha il potere di emanare istruzioni vincolanti per gli organi della </p><p>fondazione e di stabilire sanzioni quando queste non vengano rispettate. L'autorità di </p><p>vigilanza non deve solo assicurarsi che lo scopo della fondazione venga rispettato, ma deve </p><p>anche controllare che gli organi funzionino a dovere, ad esempio valutandone la </p><p>composizione.</p><p>b) Nel caso in esame ne va anche dell'interesse della Svizzera. Da una parte perché la </p><p>fondazione del Dr. Rau, sottoposta alla Vigilanza federale, conserva nei propri magazzini nel </p><p>porto franco di Embrach, oltre a quadri di sua proprietà, anche tutta la collezione Rau per un </p><p>valore stimato a mezzo miliardo di franchi svizzeri e perché questi fondi dovrebbero essere </p><p>impiegati a scopi umanitari tramite la fondazione per il terzo mondo. Dall'altra perché questa </p><p>notevole collezione è famosa anche al di fuori della Svizzera e viene mostrata al pubblico in </p><p>vari musei all'estero. </p><p>c) Il caso in questione è molto complesso e si collega a varie procedure in parte in sospeso </p><p>tanto in Svizzera quanto all'estero e che riguardano la fondazione Rau. Il Tribunale federale </p><p>ha dovuto emettere, dall'estate 1998, più di dieci decisioni in questo caso. </p><p>Il Dr. Gustav Rau ha istituito tre fondazioni in Svizzera:</p><p>1971 la fondazione per la medicina (Dr. </p><p>Rau'sche Medizinalstiftung)</p><p>1971 la fondazione per l'arte (Dr. Rau'sche </p><p>Kunststiftung)</p><p>1986 la fondazione per il terzo mondo </p><p>(Stiftung Rau für die Dritte Welt)</p><p>La più famosa è la fondazione per l'arte che ha lo scopo di promuovere le arti plastiche, in </p><p>particolare creando una collezione di opere plastiche e artistiche in generale nonché </p><p>creando e conservando uno o più centri artistici in Svizzera e all'estero. Tuttavia, le misure </p><p>della Vigilanza federale si rivolgono a tutte le fondazioni svizzere del promotore. </p><p>Il 17 luglio 1998 un membro del consiglio della fondazione per l'arte ha inoltrato domanda di </p><p>misure di sicurezza a carico delle fondazioni Rau presso la Vigilanza federale delle </p><p>fondazioni, adducendo di essere confidente e avvocato del Dr. Rau e facendo valere una </p><p>possibile minaccia per il patrimonio della fondazione da parte di altri membri del consiglio di </p><p>fondazione. Inoltre, secondo quanto riportato dal richiedente, l'ufficio tutorio competente per </p><p>il fondatore residente a Monaco, il Tribunal de Première Instance de la Principauté de </p><p>Monaco, avrebbe designato un "administrateur des biens" per il Dr. Rau. L'EDI è partito dal </p><p>presupposto che le misure tutorie del tribunale monacense riguardassero solo la facoltà di </p><p>disporre degli introiti e del loro uso. Tuttavia, le conseguenze giuridiche della decisione per </p><p>quanto concerne la capacità di agire del promotore delle fondazioni restavano controverse. </p><p>Dato che il buon funzionamento degli organi della fondazione non era assicurato, la </p><p>Vigilanza federale ha fatto sigillare la camera di sicurezza affittata dalla fondazione per l'arte </p><p>al porto franco di Embrach-Embraport designando in un primo momento, per motivi </p><p>finanziari, un curatore solo per la fondazione per il terzo mondo. Nella camera di sicurezza si </p><p>trovavano 800 quadri della collezione Rau, oltre a 32 quadri di proprietà della fondazione per </p><p>l'arte. Poiché i membri dei consigli delle fondazioni per la medicina e per l'arte non </p><p>rispettavano le istruzioni della Vigilanza federale donando, senza prima averne discusso con </p><p>la Vigilanza federale, tutto il patrimonio della fondazione all'UNICEF tedesca, il 19 maggio </p><p>1999 venne designato un curatore anche per la fondazione per l'arte e quella per la </p><p>medicina. La donazione all'UNICEF e.V., contestata dalla Vigilanza, nel frattempo è stata </p><p>annullata.</p><p>Sulla questione della capacità di agire del promotore delle fondazioni, il Tribunale federale, </p><p>con decisione del 18 ottobre 1999, ha dichiarato l'incapacità giuridica e processuale del Dr. </p><p>Rau. Il Tribunale federale ha ritenuto nulla inoltre la procura che il Dr. Rau aveva conferito al </p><p>nuovo avvocato il 23 luglio 1998.</p><p>Il 22 maggio 2000 la Direzione del diritto internazionale pubblico ha informato la Vigilanza </p><p>federale del fatto che l'addetto stampa della missione in Tokyo era venuto a sapere che </p><p>l'organo che avrebbe prestato la collezione intendeva trasportare, nonostante gli impegni </p><p>contrattuali, 95 dei 106 quadri direttamente a Parigi per una successiva ordinazione. Il DFI </p><p>emanò, il 24 maggio 2000, un'ingiunzione per cui tutti i 106 quadri dovevano tornare nella </p><p>camera di sicurezza della fondazione per l'arte nel porto franco di Embrach-Embraport. Il </p><p>Tribunale federale ritenne nulla questa istruzione dell'autorità annullando l'ingiunzione del </p><p>DFI. Come motivo ritenne che la questione, se il promotore o terzi siano tenuti a riportare il </p><p>patrimonio in possesso della fondazione, non poteva essere oggetto di un'ingiunzione della </p><p>Vigilanza federale, bensì, in caso di controversia, la decisione sarebbe spettata al tribunale </p><p>civile. Ed effettivamente, esistono varie procedure di diritto civile pendenti in merito alla </p><p>questione della proprietà della collezione Rau.</p><p>Il 20 settembre 2000, l'ufficio tutorio competente per il promotore a Baden-Baden decise che </p><p>il Dr. Rau risultava essere in possesso delle sue piene facoltà di agire e che non era </p><p>necessario un curatore quale misura tutoria.</p><p>La decisione del 20 settembre 2000 del tribunale di Baden-Baden che attesta al fondatore </p><p>piena capacità di agire, prevale sul piano del diritto privato internazionale sulla decisione del </p><p>18 ottobre 1999 del Tribunale federale svizzero secondo cui il Dr. Rau non è in possesso </p><p>delle sue capacità giuridiche e processuali. Ne consegue che:</p><p>1. secondo il diritto di soggiorno tedesco il Dr. Rau è in possesso della sua capacità di </p><p>agire.</p><p>2. La decisione del 20 settembre 2000 del tribunale di Baden-Baden è vincolante anche in </p><p>Svizzera, risp. deve essere rispettata anche in Svizzera.</p><p>3. Tutte le procure del promotore delle fondazioni sono valide.</p><p>4. È necessario annullare tutte le interdizioni a decidere emesse dalle autorità svizzere.</p><p>Il 3 ottobre 2000 il Tribunale federale ha confermato in linea di principio le curatele delle </p><p>fondazioni per l'arte e per la medicina quale misura provvisoria al fine di permettere </p><p>all'autorità di sorveglianza di prendere i provvedimenti necessari per creare o migliorare </p><p>l'organizzazione, quando per far ciò sia necessario più tempo. Quando ha emanato la </p><p>decisione, il Tribunale federale non era a conoscenza di quella del 20 settembre 2000 </p><p>emessa dal tribunale di Baden-Baden secondo la quale il Dr. Rau deve essere ritenuto </p><p>capace di agire.</p><p>Seguendo le richieste del curatore della fondazione per l'arte, già il 24 settembre 1999 il DFI </p><p>aveva approvato, ponendo varie condizioni, il prestito di 95 opere d'arte della collezione Rau </p><p>e di 11 opere della fondazione per l'arte. Tra le altre, aveva posto la condizione che i quadri, </p><p>dopo la mostra in Giappone, non potessero essere trasportati in altro luogo se non alla </p><p>camera di sicurezza di Embrach-Embraport senza l'approvazione del curatore.</p><p>Resta controversa la questione se la fondazione per il terzo mondo potrà ereditare, alla </p><p>morte del fondatore, la raccolta il cui valore si stima possa raggiungere mezzo miliardo di </p><p>franchi svizzeri. Non è stato chiarito fino ad oggi quale tribunale civile sarà competente nel </p><p>litigio sui diritti di proprietà della collezione Rau.</p><p>d) Questo caso di difficile soluzione, caratterizzato da numerose procedure e sviluppi </p><p>imprevedibili, ha conosciuto un corrispondente interesse da parte dei media. A causa della </p><p>complessità del caso, le notizie sono in parte incomplete o non abbastanza precise. Per </p><p>quanto riguarda l'articolo del giornale "Figaro" di cui sopra, la Vigilanza federale delle </p><p>fondazioni aveva a suo tempo valutato, in collaborazione con l'Ambasciata svizzera in </p><p>Francia, quali potessero essere le reazioni adeguate. Per evitare che le difficoltà si </p><p>accrescessero gravando inutilmente sulle relazioni internazionali, si giudicò più adeguato </p><p>fornire informazioni con un certo ritegno. Le autorità federali, oggi, non hanno ragione di </p><p>comportarsi in modo diverso. Le informazioni vengono comunicate ai media tenendo conto </p><p>della situazione.</p><p>e) Dopo lunghe controversie, riportate al punto c), le autorità federali sono tenute </p><p>oggi a tenere conto della capacità giuridica del fondatore. Ne consegue che il Dr. </p><p>Rau può oggi affidare lui stesso ad avvocati la cura dei propri interessi. Deve essere </p><p>invece sottolineato che la Vigilanza federale delle fondazioni non ha mai voluto </p><p>designare un curatore o prendere provvedimenti tutori a scapito del fondatore, </p><p>nonostante le sue condizioni di salute siano precarie. La curatela riguardava </p><p>esclusivamente le fondazioni Rau, dato che a causa degli eventi di cui sopra il buon </p><p>funzionamento degli organi di fondazione era minacciato, risp. un membro del </p><p>consiglio di fondazione e antico confidente del fondatore aveva fatto valere la </p><p>possibilità che i mezzi a disposizione della fondazione venissero utilizzati per fini non </p><p>conformi allo scopo della stessa. Non appena saranno state prese le misure </p><p>necessarie per creare o migliorare l'organizzazione, le curatele delle fondazioni </p><p>potranno essere sostituite da un consiglio di fondazione ordinario.</p><p>f) Soprattutto dopo le complesse esperienze nel caso del prestito al Giappone e </p><p>dell'esposizione successiva al Musée du Luxembourg a Parigi, il DFI ed il DFAE, risp. la </p><p>missione svizzera a Parigi conducono una stretta collaborazione che ha dato fino ad oggi i </p><p>suoi frutti grazie anche allo scambio immediato di informazioni. La regolare collaborazione </p><p>tra le autorità svizzere, tedesche e francesi inoltre ha come scopo il ripristino dei diritti del </p><p>Dr. Rau, ormai di nuovo giuridicamente capace. </p><p>g) In conclusione si può ritenere che restano aperte ancora molte questioni giuridiche, tra </p><p>l'altro quella dei rapporti di proprietà riguardo alla collezione Rau ed al suo futuro uso. </p><p>Comunque finora è stato possibile mantenere intatta la collezione.</p>  Risposta del Consiglio federale.