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Ecco le votazioni della giornata di oggi alle Camere federali. Grande attenzione alla causa femminile
BERNA - In concomitanza dello Sciopero delle donne le Camere federali hanno tenuto oggi una sessione straordinaria sul tema "uguaglianza". Durante i dibattiti sono stati esaminati tutta una serie di atti parlamentati, che hanno conosciuto fortune alterne.
Il Consiglio nazionale ha in particolare approvato - con 107 voti contro 77 e 2 astenuti - un postulato di Marianne Binder-Keller (Centro/AG) che incarica il Governo di presentare un rapporto che spieghi come si possa meglio considerare i lavori familiari, anche dal punto di vista fiscale. Approvato - con 141 voti contro 21 e 8 astenuti - anche un postulato di Marcel Dobler (PLR/SG) che domanda uno studio sulle ragioni delle differenze salariali tra i sessi in relazione allo stato civile.
"Sì", infine, anche alla mozione di Melanie Mettler (PVL/BE) - adottata con 120 "sì", 55 "no" e 10 astenuti - che chiede di precisare la legge sulla parità dei sessi. La bernese vorrebbe aggiungere l'orientamento sessuale quale caratteristica potenzialmente discriminatoria. "Oggi non assumere una donna perché donna non è lecito, mentre la legge non dice niente se ci si rifiuta di considerare una candidata perché lesbica", ha deplorato la verde-liberale. Questo atto parlamentare passa ora all'esame del Consiglio degli Stati.
Altri interventi sono invece stati bocciati, come il postulato di Greta Gysin (Verdi/TI) che chiedeva un rapporto sulla cosiddetta "tassa rosa". Non ha avuto miglior fortuna la mozione di Valérie Piller Carrard (PS/FR) che voleva introdurre l'educazione e la prevenzione contro le molestie sessuali sul posto di lavoro quali insegnamenti obbligatori nella formazione professionale di base e nella maturità liceale. Respinte pure altre mozioni, che chiedevano una analisi della parità salariale obbligatoria per le imprese con più di 50 dipendenti - ora 100 - o l'introduzione della settimana lavorativa di 35 ore. "No" anche alla proposta di Thomas Burgherr (UDC/AG) di fare in modo che chi presta cure o assistenza ai propri familiari più stretti non sia rimunerato a carico dell'assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie.
Anche il Consiglio degli Stati ha tenuto oggi sessione straordinaria sul tema "uguaglianza". Le mozioni esaminate sono state tutte respinte, tra cui quella dell'ex "senatrice" ticinese Marina Carobbio (PS) che chiedeva di sancire la prevenzione delle molestie sessuali sul lavoro nella formazione professionale di base e nella maturità liceale.
"No", come al Consiglio nazionale, anche alle mozioni che volevano ridurre le ore di lavoro settimanali portandole a 35 ore, e di realizzare la parità salariale fra uomini e donne obbligando le aziende con oltre 50 impiegati ad eseguire analisi annuali sulle remunerazioni versate a lavoratrici e lavoratori. Bocciato infine un postulato che chiedeva una ponderazione del minimo vitale in base al genere.