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La Svizzera sta affrontando la più grande ondata migratoria dopo la seconda guerra mondiale, con oltre 50'000 rifugiati ucraini accolti dall'inizio della guerra, con un costo valutato finora a circa 1,2 miliardi di franchi.
La consigliera federale Karin Keller-Sutter, in conferenza stampa a Berna, ha tirato un bilancio positivo della gestione della crisi, e ha voluto ringraziare tutti gli attori coinvolti nell'accoglienza dei rifugiati, dai privati alle autorità a livello federale e locale, così come le scuole, che hanno accolto 12'000 ragazzi.
La consigliera federale ritiene positiva anche la collaborazione tra Confederazione e Cantoni, che devono affrontare una grande sfida. Una sfida in cui le autorità cantonali hanno potuto contare sull'aiuto della popolazione, ha affermato Nathalie Barthoulot, presidente della Conferenza delle direttrici e dei direttori cantonali delle opere sociali. Barthoulot ha però sottolineato che la situazione va affrontata a lungo termine, con tre punti principali da considerare: l'iscrizione dei bimbi a scuola, l'integrazione degli adulti nel marcato del lavoro e un'integrazione sociale dei rifugiati.
Keller-Sutter ha poi affrontato alcune critiche sull'accoglienza, in particolare il fatto che la maggior parte dei rifugiati vuole essere collocata nei centri urbani. La consigliera federale ha spiegato che la diaspora ucraina si trova in particolare nelle città e i rifugiati vogliono vivere vicino ai loro connazionali.
Statuto di protezione sociale sotto la lente
La Confederazione ha attivato per la prima volta lo statuto di protezione speciale per i rifugiati ucraini e la sua applicazione presenta continuamente nuove sfide. Keller-Sutter ha quindi deciso di istituire un gruppo incaricato di individuare le sfide legate permesso S e valutare la sua attuazione nel contesto del sistema d'asilo svizzero.
La consigliera federale ha dichiarato che l'eventualità di concedere lo statuto di protezione S solo a chi arriva dall'Ucraina orientale (Donbass per esempio), dove sono concentrati i combattimenti, non è un'opzione e che, se del caso, la cosa andrebbe concordata con l'Europa. Rispondendo a una domanda ha spiegato di non capire su quale analisi di sicurezza si basi una tale idea apparsa in alcuni domenicali usciti la settimana scorsa. I rapporti giornalieri del Servizio delle attività informative, ha spiegato, non parlano dell'esistenza di zone sicure in Ucraina. Solo pochi giorni fa, bombe sono cadute vicino alla frontiera con la Polonia.