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Venticinque anni fa veniva fondata ufficialmente l’Associazione Interventi Umanitari Valposchiavo (IUVP). La necessità di dare un assetto istituzionale a questa forma di aiuto avviene con le guerre jugoslave. La dissoluzione della Jugoslavia di Tito, dopo la sua morte nel 1981, ha provocato una serie di conflitti tra il 1991 e il 2001 causando la fine della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia.
Le ragioni sono molte; nazionalismo nelle diverse Repubbliche Serbia, Croazia, Kosovo e in misura minore anche in Slovenia, ragioni economiche e le ambizioni personali dei leader politici, contrapposizione frontale delle diverse religioni e etnie, sono sfociate in conflitti brutali e complessi.
Con l'invasione delle truppe serbe nella Krajina in Croazia, 30'000 profughi cercarono rifugio nella città di Pula situata sulla punta meridionale della vicina penisola dell'Istria. Pula, una città di 80`000 abitanti, dato la sua posizione strategica, era una volta città di guarnigioni militari, possedeva perciò alcune grosse caserme adatte per accogliere in parte la fiumana di profughi giunti inaspettatamente. Evidentemente si creò un serio problema di sostentamento come pure di assistenza a tutti i profughi.
Riportiamo qui di seguito come Andrea Compagnoni senior, socio onorario di Interventi Umanitari Valposchiavo, ricorda il primo intervento a favore dei profughi di questa guerra:
“Lo Stato, le organizzazioni umanitarie, ma soprattutto le comunità ecclesiastiche lanciarono appelli di soccorso in molte direzioni. A noi l'appello ci giunse tramite le comunità della Val Bregaglia. All'inizio si trattava di procurare "pacchi di alimentari per famiglie. Così nelle nostre Valli non si iniziò a cercare la merce richiesta. A questa furono aggiunti abiti, coperte, come pure medicamenti offerti dall'ospedale Cantonale di Coira.
La mattina del 7 dicembre 1992 un convoglio di tre furgoni partì da Poschiavo alla volta di Vicosoprano, dove altri due camioncini stracarichi di merce ci aspettavano, per avviarci per la prima volta verso quei paesi.
Nel tardo pomeriggio arrivammo al confine croato. L'unica domanda da parte di un doganiere fu:" Potete darci qualcosa da mangiare?" Contenti di aver superato così a buon prezzo il valico, continuammo il viaggio sino al posto dove doveva essere scaricato il convoglio.
Qui incontrammo il nostro intermediario, Nevio Bacac, il quale, con la sua famiglia e alcuni collaboratori aveva assunto l'assistenza di 700 profughi alloggiati nelle caserme. Purtroppo, prima di scaricare, dovemmo presentarci in dogana per lo sdoganamento definitivo. Di questa operazione si occupò il Pastore Carlo Papacella, il quale, assieme a Franco Crameri e il Pastore Musto della Bregaglia, aveva organizzato in gran parte la raccolta dei viveri.
Ci fu una lunga attesa, perché vi erano problemi con i medicamenti. La merce venne finalmente scaricata nello scantinato di una caserma. La ripartizione ai rifugiati avvenne in modo scrupoloso.
Il nostro fratello Nevio Bacac, con in mano il registro dei suoi affidati, che già stavano in una lunga fila davanti ad una finestra del semi- interrato, consegnò ad ognuno il loro "pacco famiglia". Nevio approfittò della nostra presenza sul posto per presentarci alcune situazioni precarie della città di Pula. Fra la fiumana di profughi si trovavano pure parecchi bambini non accompagnati. Questi furono alloggiati in un orfanatrofio, il quale dovette velocemente essere ampliato. A questo progetto l’Associazione Interventi Umanitari contribuì finanziariamente.
In seguito si visitò una casa per anziani. Su una superfice ristretta vegetavano 105 persone anziane, in parte anche disabili. Solo due gabinetti, senza porte, erano a loro disposizione. L'aria era pressoché irrespirabile, i giacigli sembravano più adatti per animali che per persone, dal soffitto del refettorio penetrava l'acqua. La signora Milka, la direttrice, era molto preoccupata per la desolata situazione, ma i suoi ripetuti tentativi di migliorare lo stato di cose non ebbero successo per la mancanza di finanze da parte dello Stato, in quel momento ancora in assetto di guerra.
Lasciammo la casa sconvolti della situazione riscontrata, assicurando alla signora Milka che avremmo fatto tutto il nostro possibile per migliorare la situazione in quell’edificio. Ciò che ci impressionò fu pure vedere le scansie dei negozi di alimentari della città completamente svuotate come pure la trepidazione della gente per la paura di venir chiamata sotto le armi nel caso di un'ulteriore avanzata dell'armata serba.
Al nostro rientro, non tardammo a pianificare un adeguato intervento onde alleviare la situazione, sia ai degenti sia al personale in quella casa per anziani.
Un solo mese più tardi un nuovo gruppo di volontari dalle Valli Poschiavo e Bregaglia, fra i quali personale infermieristico di ambedue gli ospedali, si trovò sul posto e con tanta buona volontà curarono per quanto possibile i pazienti, pulirono l'ambiente, rimpiazzarono materassi e coperte, disinfettarono lettiere, imbianchirono le lavanderie, ripararono il tetto e, per interesse dell'amico Werner Wettstein, titolare dell'azienda di elettricità di Bivio, la ditta Regent AG di Basilea ci fornì gratuitamente il fabbisogno di lampade per l'intera casa anziani. Le lampade furono installate dai dipendenti dell'impresa elettrica comunale di Poschiavo. Difficile è descrivere il nostro stato d'animo alla fine del secondo giorno, sfilando per le camere e leggendo sui visi dei degenti la loro riconoscenza.
Quella metamorfosi sembrava un sogno, un miracolo. Dello stesso parere fu pure Milka la direttrice, la quale in una lettera di ringraziamento espresse profonda ammirazione per l'operato.”
Questo intervento fu l'inizio di un’opera di lunga durata, che si è estesa e ha portato alla creazione ufficiale dell’Associazione Interventi Umanitari Valposchiavo (IUVP), i cui statuti entrarono in vigore il 12 aprile 1993, creando basi solide dell’associazione IUVP, che oggi, 25 anni dopo sempre ancora, si avvale di affidabili volontari e collaboratori, di instancabili sostenitori, che con il loro prezioso contributo permettono di portare aiuto e sollievo alle persone in grande stato di emergenza e povertà.