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A condizione che i referendum annunciati riescano, il 15 di maggio, come deciso oggi dal Consiglio federale, si voterà su tre oggetti: la cosiddetta “legge Netflix”, la legge federale sul trapianto di organi e l’ulteriore sviluppo dei Schengen. La data di scadenza per l’inoltro delle firme è il 20 di gennaio.
Il primo oggetto riguarda la modifica della legge federale sulla produzione e la cultura cinematografiche. Il comitato che ha lanciato il referendum giudica una “truffa” nei confronti dei consumatori il fatto che le piattaforme di streaming, come Netflix o Disney, debbano investire il 4% del loro reddito lordo generato in Svizzera nella produzione di film elvetici indipendenti. Alla revisione della legge sul cinema si oppongono le sezioni giovanili dell’UDC, del PLR, dei verdi liberali e anche diversi esponenti del Centro, spalleggiati dall’associazione svizzera delle televisioni private e da Suissedigital, l’associazione che riunisce gli operatori via cavo.
La revisione della legge prevede, tra l’altro, che le società di streaming - tra cui anche emittenti private come 3+, Sat 1 o Pro7 - dovranno garantire che almeno il 30% della loro programmazione sia dedicata a film europei, che devono essere designati come tali e facili da trovare.
Consenso presunto
Contro la revisione della legge sui trapianti è stato lanciato un referendum da un comitato apolitico composto di medici, esperti di cure, giuristi e specialisti in questione etiche. Stando ai contrari della modifica legislativa, imporre la donazione di organi a persone che non hanno dato il loro consenso significa agire in modo disonesto e indegno di uno stato democratico.
Poiché in Svizzera mancano organi e donatori, per porvi rimedio il Parlamento ha adottato un cambiamento di paradigma: chi non intende donare i propri organi dopo la morte dovrà dichiararlo formalmente quando è ancora in vita. In mancanza di una dichiarazione, la facoltà di prendere una decisione andrà conferita agli stretti congiunti o a una persona di fiducia.
Schengen
Il terzo referendum prende di mira il recepimento del regolamento UE riguardante la guardia di frontiera e costiera europea (sviluppo dell’acquis di Schengen). Stando alle associazioni di migranti, il nuovo regolamento europeo Frontex non fa che complicare l’ingresso in Europa delle persone in viaggio, compresi coloro che necessitano di protezione. Al fine di controllare meglio le frontiere esterne di Schengen, e sulla scorta delle ondate migratorie degli ultimi anni, come nel 2015, l’Ue ha deciso di rafforzare il mandato dell’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera (Frontex) istituita nel 2004.
Il nuovo regolamento mira, tra le altre cose, a migliorare il rimpatrio dei migranti illegali, a sostenere i ritorni volontari e a ottenere documenti di viaggio. Il Parlamento ha approvato il progetto nel settembre scorso. I contributi finanziari della Svizzera a Frontex aumenteranno, passando dai 24 milioni di franchi del 2021 a 61 milioni nel 2027.
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