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<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il colloquio dedicato all'africanità e all'universalità di Sant'Agostino è scaturito da un'idea che risale all'ottobre 1999 e che fu proposta al consigliere federale Joseph Deiss, all'epoca in visita in Algeria, dal Presidente Abdelaziz Boutefilka. Il progetto non si è limitato all'ambito accademico ma si è aperto alla popolazione per mezzo di un'esposizione itinerante e di conferenze aperte al pubblico, tenute in arabo e francese, in varie città dell'Algeria, dai relatori del colloquio.</p><p>Le reazioni del pubblico e dei media di diverse tendenze sono state in genere molto positive. Questo progetto culturale ha avuto notevole impatto politico, anche nella società civile e negli ambienti critici nei confronti del governo. Le problematiche sollevate dal colloquio - riconciliazione con il passato, apertura al mondo, la pace secondo la concezione di Sant'Agostino - presentano parecchi legami con i problemi dell'Algeria contemporanea e non si prestano affatto a distogliere l'attenzione da essi. Questi problemi sono stati menzionati dallo stesso consigliere federale Joseph Deiss nel suo discorso d'inaugurazione, in cui ha sottolineato l'importanza del pluralismo e ricordato che "sebbene le vittime odierne della violenza in Algeria non debbano sopportare l'occupazione di una potenza straniera, il loro destino non è meno tragico e suscita nel mondo intero eguale commozione e rabbia. (...) Uscire dalla violenza richiede grande saggezza e perseveranza; ottenere una riconciliazione duratura e profonda richiede la capacità di trovare il giusto equilibrio tra la forza e la clemenza e di decidere il peso da accordare, di volta in volta, alla giustizia e alla verità."</p><p>Le accuse in merito a un'implicazione dell'esercito algerino in "massicce violazioni dei diritti dell'uomo e massacri collettivi" sono gravi e preoccupanti e potenzialmente destabilizzanti, a prescindere dal fatto che possano essere provate o meno. In Algeria come in altri contesti la Svizzera persegue una politica volta a favorire e appoggiare molto concretamente il pluralismo e i diritti dell'uomo. Queste tematiche sono d'altronde state al centro dei colloqui bilaterali svoltisi all'inizio di aprile 2001 tra il consigliere federale Joseph Deiss e il presidente algerino Bouteflika. A seguito della visita del consigliere federale in Algeria sono attualmente al vaglio progetti concreti nell'ambito della pedagogia dei diritti dell'uomo, segnatamente nel campo dei diritti delle minoranze e delle popolazioni autoctone. La tematica dei diritti dell'uomo è parte integrante dei colloqui bilaterali del nostro Paese con l'Algeria, sia in genere che negli ultimi tempi. In questo contesto la recente visita del capo del Dipartimento federale degli affari esteri in Algeria è certamente stata opportuna.</p><p>Per quel che concerne la situazione dei Berberi in Cabilia, occorre ricordare che il DFAE si impegna da molto tempo in favore dei diritti delle minorità e delle popolazioni autoctone, un ambito che concerne quindi anche questa popolazione. La delegazione svizzera alla Commissione dell'ONU dei diritti dell'uomo ha menzionato gli Amazigh (di cui i Berberi fanno parte) il 12 aprile scorso. Le cause primarie dei violenti disordini che hanno colpito la Cabilia a partire dal 20 aprile di quest'anno sono di natura sociale ed economica, cioè la disoccupazione e la mancanza di alloggi; la questione dell'identità (riconoscimento della lingua e della cultura dei Berberi) è un elemento piuttosto legato al sentimento di frustrazione diffuso soprattutto tra i giovani.</p><p>Per poter fornire un contributo utile alla pace e alla riconciliazione, il DFAE deve potersi fare un quadro della problematica nel suo assieme e assumere un atteggiamento aperto nei confronti di tutti gli interlocutori disposti al dialogo, apertura che non contrasta con una linea credibile e coerente nella questione del rispetto dei principi dello Stato di diritto. Nell'ottica del dialogo tra le civiltà la collaborazione tra la Svizzera e l'Algeria, pur non essendo volta direttamente a offrire i Buoni Uffici del nostro Paese in vista di una soluzione politica del dramma algerino, non contrasta quindi in alcun modo con gli obiettivi e gli interessi della nostra politica di pace. Nell'assieme l'approfondimento delle relazioni bilaterali con l'Algeria negli ambiti della politica, della cultura, delle tematiche umanitarie e dell'economia corrisponde a tali obiettivi e interessi.</p><p>Per quel che concerne il discorso del presidente della Confederazione di fronte alla Commissione dell'ONU dei diritti dell'uomo, occorre precisare che la menzione di soli tre Paesi (Stati Uniti, Russia, Cina) non va in alcun modo considerata una conseguenza negativa del viaggio del consigliere federale Deiss in Algeria. Sarebbe stato possibile menzionare tutta una serie di altri Stati: d'accordo con il DFAE il presidente della Confederazione ha quindi deciso di limitarsi a citare tre grandi potenze, membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell'ONU, e di affrontare i numerosi e gravi problemi legati alla questione dei diritti dell'uomo secondo criteri tematici, con precisione e imparzialità, nell'intento di sottolineare che la Svizzera condanna qualsiasi tipo di violazione di questi diritti, indipendentemente dal Paese in cui sono commessi.</p>  Risposta del Consiglio federale.