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Pisa – Costruiti i primi robot viventi. Si chiamano xenobot, dal nome della rana Xenopus laevis, le cui cellule embrionali sono state utilizzate per realizzarli. Sono grandi qualche millimetro e sono stati programmati con un algoritmo per svolgere funzioni diverse da quelle che svolgerebbero naturalmente. In futuro potrebbero essere usati per somministrare farmaci nel corpo umano. Lo spiegano sulla rivista dell'Accademia americana delle scienze (Pnas) i ricercatori delle università del Vermont e di Tufts.
"Possiamo definirli robot viventi od organismi multicellulari artificiali, perché svolgono funzioni diverse da quelle naturali", precisa Antonio De Simone, professore dell'istituto di Biorobotica della Scuola superiore Sant'Anna di Pisa. Quello che hanno fatto i ricercatori, guidati da Joshua Bongard, è stato riprogrammare delle cellule viventi, grattate via da embrioni di rana, e assemblarle in una forma di vita completamente nuova, dove hanno iniziato a lavorare insieme.
"Sono aggregati di cellule che interagiscono tra loro, generando comportamenti collettivi complessi, diversi da quelli che avrebbero naturalmente. Qui hanno svolto comportamenti elementari, come muoversi insieme in una direzione o in cerchio", continua De Simone. La vera novità di questo lavoro, secondo De Simone, "è che queste funzioni sono state generate attraverso un algoritmo evolutivo". Tante le possibili future applicazioni di questi robot viventi, che vanno dal rilasciare farmaci in un determinato punto del corpo all'assemblare microplastiche negli oceani o eliminare placche dalle arterie.