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<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Il Consiglio federale ritiene che la Dichiarazione di Bologna vada attuata nelle scuole universitarie svizzere secondo modalità coordinate. La riforma è infatti possibile unicamente grazie alla stretta collaborazione tra università, politecnici e scuole universitarie professionali. Ovviamente, l'attuazione della dichiarazione deve tener conto della missione specifica dei tre tipi di scuole, e quindi anche del fatto che, pur essendo diverse, sono equivalenti. </p><p>Mentre nelle università e nei politecnici i lavori progettuali esposti al punto 3 sono già stati avviati e sono stati mossi i primi passi concreti (Università di San Gallo, Basilea, Berna, Lucerna, Friburgo, Università della Svizzera italiana e Politecnico federale di Zurigo), per le scuole universitarie professionali occorre dapprima creare le basi legali che permettano di attuare i postulati della Dichiarazione attraverso la revisione della legge federale sulle scuole universitarie professionali. I lavori progettuali in corso spianano la via all'attuazione rapida della dichiarazione, non appena sarà entrata in vigore la nuova legge federale sulle scuole universitarie professionali (cfr. punto 3).</p><p>2. Il Consiglio federale ritiene che in questo processo di riforma la Svizzera non debba restare in disparte, bensì debba integrarsi nello spazio europeo dell'educazione superiore che si sta creando. L'integrazione implica che le misure proposte nel quadro del processo di Bologna (armonizzazione delle strutture di studio, introduzione di un sistema comune di trasferimento dei crediti didattici, sviluppo di un sistema di valutazione della qualità) vengano attuate anche nelle nostre scuole universitarie. Solo così potremo garantire la necessaria compatibilità e, di rimando, la competitività e l'occupabilità dei diplomati delle nostre scuole universitarie. Grazie alla riforma, i titolari di un diploma universitario svizzero potranno accedere più facilmente al mercato europeo del lavoro ed essere ammessi più rapidamente ad ulteriori cicli di studi nello spazio europeo dell'educazione superiore.</p><p>3. Come già esposto nelle risposte a precedenti interventi parlamentari (01.3337 Interpellanza Bieri, 01.3328 Mozione Zbinden), le autorità federali competenti hanno già adottato le necessarie misure organizzative, al fine di garantire un approccio coordinato in vista di portare a termine questa complessa missione. </p><p>Nel campo universitario, le strutture necessarie a pilotare il processo di Bologna sono state create già verso la fine del 1999 e la responsabilità per il coordinamento dell'attuazione della Dichiarazione di Bologna nelle università svizzere è stata affidata alla Conferenza dei rettori delle università svizzere. Nel campo delle scuole universitarie professionali, l'attuazione del processo di Bologna compete alla Conferenza svizzera delle scuole universitarie professionali. Oltre ai due gruppi guida delle università e delle scuole universitarie professionali, la Conferenza dei rettori delle università svizzere ha istituito un gruppo d'accompagnamento politico presieduto dal direttore dell'Ufficio federale dell'educazione e della scienza, che comprende anche le interfacce tra le scuole universitarie, gli studenti, il livello secondario II e i Cantoni.</p><p>Lo scopo dei lavori avviati in comune da queste strutture organizzative è la redazione di direttive per l'attuazione della Dichiarazione di Bologna. La Conferenza universitaria svizzera e il Consiglio svizzero delle scuole universitarie professionali prevedono, a tempo debito, di approvare queste direttive quale ordinamento quadro vincolante nel campo delle scuole universitarie professionali e su riserva della revisione della legge federale sulla scuola universitarie professionali. L'adozione delle direttive sarà preceduta da una procedura di consultazione che concernerà gli ambienti interessati, ovvero le direzioni, i docenti e gli studenti delle scuole universitarie.</p><p>A questo proposito va ricordato che nell'ambito universitario la Conferenza universitaria svizzera ha adottato il primo ordinamento quadro vincolante a livello svizzero sull'educazione universitaria, in particolare per quanto concerne la durata normale degli studi e il riconoscimento di unità di corsi e di diplomi finali, grazie alla nuova legge sull'aiuto alle università (LAU) entrata in vigore nell'aprile del 2000. Si sono così creati per tempo i presupposti istituzionali e giuridici per le questioni centrali della Dichiarazione di Bologna, grazie all'approccio coordinato tra Confederazione e Cantoni.</p><p>4. La mobilità degli studenti e dei docenti è uno degli obiettivi espliciti della Dichiarazione di Bologna, sostenuto anche dal Consiglio federale, che attribuisce grande importanza all'allargamento dell'orizzonte scientifico e culturale degli studenti e dei docenti. La tendenza a studiare in più sedi universitarie, in particolare a seguire una parte degli studi all'estero, s'integra perfettamente nel processo di Bologna, nella misura in cui tutte le misure definite nella dichiarazione sono aspetti importanti volti a promuovere la mobilità degli studenti e dei docenti. Solo l'armonizzazione delle strutture di studio, l'introduzione di un sistema di crediti didattici e lo sviluppo di cicli di studio comuni da parte di due o più atenei europei permetteranno di conseguire la compatibilità auspicata, che a sua volta è il presupposto indispensabile per il mutuo riconoscimento degli studi già frequentati in quello che diventerà lo spazio europeo dell'educazione superiore. </p><p>5. Non esistono dati attendibili che illustrino il confronto tra i costi delle scuole universitarie svizzere e quelli di altri Paesi. Nel settore delle scuole universitarie si potranno ottenere dati comparabili sui costi dell'insegnamento, della ricerca e dei servizi solo introducendo un sistema di contabilità analitica a livello nazionale. I primi dati sono attesi per la fine del 2003. Le scuole universitarie professionali svizzere dispongono già di una contabilità analitica armonizzata che garantisce la trasparenza e la comparabilità a livello nazionale. Non esistono invece dati comparativi a livello internazionale.</p><p>Nell'ambito universitario, vi sono già diverse cooperazioni importanti tra scuole universitarie svizzere e scuole universitarie e scuole universitarie professionali estere. Questi progetti di cooperazione che riguardano varie discipline e tutti i livelli di studio nell'insegnamento e nella ricerca mostrano che la collaborazione internazionale è possibile ed auspicata. Si è tuttavia notato che, vista l'eterogeneità dei regolamenti amministrativi, delle culture e delle abitudini, la creazione di tali programmi di cooperazione richiede grandi sforzi. Aiuti finanziari iniziali, come quelli previsti nel quadro dei contributi legati a progetti ai sensi della LAU, possono contribuire a facilitare i lavoro di coordinamento internazionale.</p><p>Il Consiglio federale condivide l'opinione dell'autore dell'interpellanza, secondo cui un sistema di borse di studio troppo restrittivo potrebbe compromettere il successo dei progetti di cooperazione. In questo senso, le varie possibilità di borsa di studio già esistenti rivestono una grande importanza. Nel contesto internazionale, ad esempio, vanno menzionate le borse di studio Erasmus, le borse versate agli studenti stranieri che studiano in Svizzera e le borse versate a determinati istituti universitari europei. Per quanto riguarda il sistema nazionale di borse di studio, va ricordato che l'impegno della Confederazione in questo settore è in discussione nell'ambito della nuova perequazione finanziaria tra la Confederazione e i Cantoni (cfr. punto 7).</p><p>6. La missione delle scuole universitarie è di creare e trasmettere la conoscenza, che in ambito economico è diventata il principale fattore produttivo. La creazione di posti di lavoro e di nuove professioni dipende direttamente dalla vitalità, dalla creatività e soprattutto dalla qualità delle scuole universitarie. La crescita economica e il benessere che ne deriva devono servire a consolidare la prosperità sociale. Per questo motivo, il Consiglio federale attribuisce la priorità al settore della ricerca e della formazione. Sottolinea tuttavia che ogni tipo di impegno nel settore dell'educazione superiore deve tener conto del principio della libertà d'insegnamento e della ricerca.</p><p>Tra le misure che favoriscono l'educazione superiore in quanto fattore produttivo ed economico vanno menzionate sostanzialmente tutte le iniziative che contribuiscono a migliorare la qualità dell'insegnamento e della ricerca nelle scuole universitarie. L'attuazione della Dichiarazione di Bologna assume una grande importanza soprattutto per quanto riguarda l'insegnamento accademico. Da un lato, infatti, l'armonizzazione delle strutture di studio - con gli aiuti supplementari connessi - permette la compatibilità e, quindi, una maggiore competitività delle scuole universitarie svizzere nello spazio europeo e mondiale della conoscenza. Dall'altro, questa riforma offre lo spunto per rinnovare i curricula e le forme d'insegnamento e d'apprendimento. Questo vale anche, ma non esclusivamente, in vista di soddisfare le nuove esigenze dell'economia e il bisogno d'apprendimento lungo tutta la nostra vita, in una società in continuo e rapido mutamento.</p><p>Le riforme e le misure necessarie per una maggiore competitività dell'educazione e della ricerca nelle scuole universitarie svizzere sono già state avviate con il messaggio sul promovimento della formazione, della ricerca e della tecnologia negli anni 2000-2003. Il Consiglio federale si pronuncerà su eventuali ulteriori riforme e misure nel quadro del messaggio sul promovimento della formazione, della ricerca e della tecnologia negli anni 2004-2007.</p><p>7. È un dato di fatto che le spese dei Cantoni per le borse di studio, sovvenzionate dalla Confederazione, sono diminuite costantemente negli ultimi anni. </p><p>Attualmente, l'impegno finanziario della Confederazione nel settore delle borse di studio è in discussione nel quadro della nuova perequazione finanziaria Confederazione-Cantoni. Il progetto discusso attualmente in seno alle Camere federali prevede che in futuro la Confederazione limiti il proprio impegno finanziario unicamente al livello terziario (soprattutto università e scuole universitarie professionali). Grazie ad una legge quadro, la Confederazione potrà tuttavia esercitare un grande influsso sull'impostazione dei sussidi alla formazione. Si tratterà in particolare di fissare standard minimi per tutta la Svizzera volti a portare avanti la necessaria e urgente armonizzazione delle borse di studio. </p><p>Le decisioni relative ad eventuali altre borse di mobilità saranno adottate nell'ambito del messaggio sul promovimento della formazione, della ricerca e della tecnologia negli anni 2004-2007.</p>  Risposta del Consiglio federale.