Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01099.jsonl.gz/461

BRUXELLES - Potrebbe essere giunto il momento di dire addio al Premio Nobel, in favore di altri riconoscimenti che premiano di più la collaborazione alla base della scienza moderna: lo sostengono in un articolo sulla rivista Clinical Chemistry and Laboratory Medicine Clare Fiala e Eleftherios Diamandis, che aprono il dibattito descrivendo il Nobel come troppo "egoista".
Secondo i due autori il famoso premio non è un fattore che influenza significativamente il progresso scientifico, perché i lavori che ottengono questo riconoscimento risalgono a 10, 20 o anche 30 anni prima, quando l'impatto delle ricerche era ancora sconosciuto. Inoltre il Nobel vede un solo vincitore: i premiati diventano subito delle celebrità, percepiti come più intelligenti degli altri e meritevoli di posizioni prestigiose anche nell'industria e nel governo.
Alcuni vincitori usano il loro prestigio per influenzare le politiche in campo scientifico, ma sono molte le occasioni in cui è capitato loro di andare in una direzione completamente sbagliata, magari sottostimando il valore di campi lontani dal proprio. Ad esempio Linus Pauling, Premio Nobel per la Chimica nel 1954, verso la fine della sua carriera cominciò a sostenere con forza che alte dosi di vitamina C potevano curare il cancro, facendo sprecare molti anni di ricerche solo per screditare questa teoria.
Per tutti questi motivi Fiala e Diamandis concludono che sarebbe meglio abbandonare questo premio così prestigioso in favore di alternative che promuovano la collaborazione e l'umiltà.