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Giornata cruciale oggi per UBS: il Tribunale federale (TF) deve decidere se la banca debba consegnare o no alla Francia i dati personali riguardanti oltre 40mila clienti. La seduta a cinque giudici è pubblica: dei due magistrati che si sono espressi stamane, uno si è detto contrario, l’altro favorevole.
Il giudice relatore si è opposto alla consegna, sospettando Parigi di voler condurre una "fishing expedition", ossia una ricerca generica su un gruppo esteso di persone nella speranza che qualcuno rimanga impigliato nella rete, e di volere utilizzare i dati ottenuti nel procedimento penale tuttora in atto in Francia (UBS ha ricorso in appello contro la multa di 3,7 milioni di euro inflittale per reclutamento illecito di clienti e riciclaggio dei proventi di frode fiscale).
L’altra giudice federale espressasi ha invece respinto questi argomenti e giudicato che le garanzie fornite da Parigi siano sufficienti.
La richiesta francese di assistenza fiscale era stata presentata l’11 maggio 2016, sulla base di liste di conti cifrati fornite dalla Germania dopo le perquisizioni fatte nel 2012 e nel 2013 in succursali di UBS oltre Reno. L’Amministrazione federale delle contribuzioni (AFC) l’aveva accolta il 9 febbraio 2018.
A fine luglio 2018 il Tribunale amministrativo federale (TAF), accogliendo il ricorso di UBS, l’ha invece respinta. Nella sentenza, i giudici sangallesi hanno indicato di ritenere che Parigi non abbia precisato in quale modo i contribuenti nel mirino avrebbero violato i propri obblighi. Contro questa sentenza, l’AFC ha presentato ricorso al TF.