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«Kingmaker Midterm»?
«Kingmaker Midterm»? Trump domina la raccolta fondi dei repubblicani
In barba a chi lo dava per finito dopo le sue accuse di brogli elettorali e l'assalto dei suoi fan al Congresso, Donald Trump ha raccolto 122 milioni di dollari nel 2021, una somma che è oltre il doppio di quella incassata dal comitato nazionale del Grand Old party.
Una cifra record, che conferma la sua popolarità e il suo dominio incontrastato nel partito repubblicano, proiettandolo come kingmaker nelle elezioni di Midterm di novembre (dove i Gop sono dati in vantaggio dai sondaggi) e in pole position per una ricandidatura alla Casa Bianca nel 2024.
La raccolta via i social
La traiettoria potrebbe tuttavia essere cambiata dalle inchieste in corso, da quella della procura di New York sulla sua holding a quella della commissione della Camera sull'attacco al Capitol, da cui spuntano carte sempre più compromettenti.
Il tycoon ha rastrellato oltre 51 milioni nella seconda metà dello scorso anno tramite oltre 1,6 milioni di donazioni con una media di 31 dollari l'una, sollecitate in particolare attraverso Facebook (nonostante il suo account sia stato bandito), sms e altri appelli online.
Trump ha mantenuto quindi quella rete di piccoli donatori che aveva coltivato quando era presidente e che potrebbe continuare a sostenerlo se dovesse scendere nuovamente in campo.
Gran parte dei soldi – oltre 105 milioni – sono nel Pac (comitato di azione politica) Save America.
Potrebbe condizionare le Midterm
Un tesoro che per ora non può spendere in vista di una futura corsa alla Casa Bianca ma che può usare per condizionare le elezioni di Midterm, pagando i propri comizi, la cerchia dei suoi collaboratori, gli spot tv, le campagne dei suoi candidati, le spese legali dei suoi ex dirigenti convocati nell'inchiesta parlamentare su Capitol Hill, e persino girando indirettamente dei soldi ai suoi Trump Hotel quando ospita eventi e riunioni.
Finora ha staccato assegni per un totale di 1,35 milioni di dollari e dato circa 100 endorsement in vista del voto di metà mandato. In particolare ai candidati che sfidano quelli anti Trump, come Liz Cheney, che lui ora vuole anche cacciare dal partito (insieme ad Adam Kinzinger) tramite la mozione di un alleato.
Significativo che l'ex presidente George W. Bush abbia invece fatto donazioni proprio per la rielezione della Cheney (figlia del suo ex vice Dick Cheney) e della senatrice Lisa Murkowski, anche lei non allineata al tycoon.
Complessivamente comunque i repubblicani stanno battendo i dem nella raccolta fondi, invertendo la tendenza del 2019: i comitati elettorali del Grand Old Party per la Camera e il Senato, insieme ai super Pac affiliati alla leadership Gop di entrambe le camere, hanno raccolto quasi 220 milioni di dollari a fine dicembre 2021, contro i 176 dei rivali.
C'è comunque una spada di Damocle
Ma la resurrezione di Trump è minacciata dagli sviluppi dell'indagine sull' assalto al Capitol.
La commissione della Camera ha acquisito documenti che – secondo gli Archivi Nazionali – sono stati strappati dallo stesso Trump prima di essere riattaccati, nonché le bozze di due versioni di un ordine esecutivo per sequestrare le macchine elettorali, uno per il Pentagono e l'altro per il dipartimento della sicurezza interna: un'idea da regime autoritario partorita da due suoi collaboratori esterni, l'ex colonnello Phil Waldron e l'ex generale Michael Flynn, già suo consigliere per la sicurezza nazionale.
Aumentano infine i testimoni cruciali che collaborano, tra cui Marc Short, l'ex capo di gabinetto di Mike Pence, che era con lui nelle ore dell'attacco al Campidoglio e nella riunione del 4 gennaio alla Casa Bianca in cui Trump sollecitò il suo vice a cambiare l'esito delle elezioni.
SDA