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La Commissione è stata consultata sulla modifica dell’ordinanza sul materiale bellico prevista dal Consiglio federale. Il nuovo testo contiene essenzialmente tre elementi: innanzitutto nelle procedure di autorizzazione occorre considerare il mantenimento della base industriale quale criterio indipendente. In secondo luogo in futuro deve essere possibile autorizzare eccezionalmente l’esportazione di materiale bellico in Paesi implicati in un conflitto armato interno se non vi è motivo di supporre che il materiale bellico da esportare sarà impiegato nel conflitto. Infine, la durata di validità delle autorizzazioni rilasciate deve essere prorogata.
La maggioranza della Commissione ritiene che la modifica proposta rispetti il principio sancito dalla legge sul materiale bellico, secondo il quale la Svizzera deve mantenere una capacità industriale adeguata alle esigenze della sua difesa nazionale. La situazione economica in questo settore è tesa e le esportazioni in calo, ciò che mette in pericolo il know-how e i posti di lavoro. L’Esercito svizzero deve tuttavia fare affidamento su conoscenze specialistiche adeguate e una base tecnologica e industriale efficiente, di conseguenza l’adattamento dei criteri di autorizzazione è essenziale anche per la sicurezza dei cittadini svizzeri. La maggioranza adduce inoltre che la prevista modifica di ordinanza rappresenta soltanto un limitato adattamento delle condizioni alla prassi in vigore in altri Paesi europei paragonabili. Anche con una modifica dell’ordinanza la prassi elvetica in materia di autorizzazione all’esportazione rimane più restrittiva. Inoltre, gli adeguamenti sono compatibili con gli obblighi della Svizzera derivanti dal diritto internazionale – in particolare anche con il diritto della neutralità, i principi di politica estera della Svizzera e la sua tradizione umanitaria.
Una minoranza è contraria alla modifica dell’ordinanza. Il mantenimento della base tecnologica e industriale locale per preservare la difesa nazionale, invocato dalla maggioranza, è un argomento specioso, tanto più che già ora gran parte dei progetti di armamento è acquisita all’estero. La maggioranza critica il modo in cui è stato illustrato lo stato dell’industria, senza basarsi a sufficienza sui fatti. E sostiene che non è possibile appurare con esattezza che il materiale di guerra esportato in Paesi con un conflitto interno non sarà utilizzato in tale conflitto, dato che non vi è la possibilità di effettuare i necessari controlli. Infine, la minoranza rileva il danno che ne deriverebbe per la reputazione della Svizzera se fossero allentate le autorizzazioni per le esportazioni.
La Commissione ha riassunto queste considerazioni in una lettera all’indirizzo del Consiglio federale. Con 13 voti contro 12 ha respinto la proposta di chiedere al Consiglio federale in modo vincolante mediante una mozione di commissione di rinunciare alla modifica dell’ordinanza.
Sempre con 13 voti conto 12 la Commissione ha respinto la proposta di presentare una mozione di commissione per incaricare il Consiglio federale di indire una procedura di consultazione su questa questione. Una maggioranza della Commissione rileva che una tale procedura di consultazione non è conforme alla prassi, visto che anche per precedenti modifiche dell’ordinanza sul materiale bellico si è rinunciato a una consultazione. Altri membri della commissione rilevano invece che, vista la portata della questione, che ha suscitato reazioni in ampie cerchie della popolazione, una procedura di consultazione è indispensabile.
Presieduta dal consigliere nazionale Werner Salzmann (UDC, BE), la Commissione si è riunita a Berna il 20 e il 21 agosto 2018. A parte della seduta erano presenti il consigliere federale Johann Schneider-Ammann, capo del DEFR, e il consigliere federale Guy Parmelin, capo del DDPS.