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Il risultato di Luiz Inacio Lula da Silva alle presidenziali in Brasile non è stato il trionfo pronosticato da molti sondaggi, ma una vittoria di misura che evidenzia le grandi sfide del suo terzo mandato alla guida del Paese.
Il leader di sinistra dovrà mettere insieme tutte le sue capacità di conciliatore per unire una nazione profondamente divisa, e amministrare un Brasile dove non avrà la maggioranza nel Congresso e dove i conservatori controllano gran parte degli Stati federati. A sottolinearlo sono alcuni esperti intervistati in un articolo del Financial Times, che analizza le prospettive del nuovo governo di sinistra brasiliano.
Nell’articolo, si sottolinea come il risultato elettorale mostri quanto sia cambiato profondamente il Brasile negli ultimi vent’anni, con l’ascesa delle chiese evangeliche e il peso delle lobby dell’agrobusiness.
Lula vivrà poi un mandato "difficile, con il consolidamento dell’estrema destra al Congresso e nello stato maggiore di San Paolo", ha affermato Monica de Bolle, senior fellow presso il Peterson Institute for International Economics di Washington. "Le sue sfide sono enormi", ha sottolineato.
Il leader del Partito dei Lavoratori "è stato eletto con la promessa di rilanciare la spesa pubblica, ma non potrà" per mancanza di fondi, sostiene Matias Spektor, professore di relazioni internazionali presso la Fondazione Getulio Vargas. "E non avrà la maggioranza al Congresso. La sua coalizione è ideologicamente ampia e sarà un’enorme sfida tenerla unita per approvare la legislazione".
"La macchina dello stato è un disastro e dovrà essere ricostruita", ha affermato Miguel Corrêa do Lago, politologo brasiliano che insegna alla Columbia University. "C’è già un buco nero fiscale a causa del programma di welfare di Bolsonaro, e Lula dovrà affrontare un’opposizione molto organizzata al Congresso". Il lato positivo "è che l’Amazzonia sarà centrale per lui e una priorità per il suo governo. Questo potrebbe attirare molti soldi in Brasile".