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sabato 28 gennaio 2017.

NO ALLA FORZATURA OLIMPICA
Alla conferenza stampa del comitato “No ai giochi olimpici 2026” Silva Semadeni, Philipp Wilhelm, Jacqueline von Arx e Nicolas Zogg hanno esposto gli argomenti per dire “no” alla votazione del prossimo 12 febbraio. Il comitato è unanime nel definire questa ulteriore votazione una forzatura, dato che il popolo ha già respinto le Olimpiadi non molto tempo fa. È stato inoltre sottolineato che con il diktat del CIO non è possibile organizzare i giochi olimpici in modo sostenibile. Il progetto di massima è stato molto criticato anche perché il Cantone dei Grigioni, dopo il rifiuto di Zurigo, non ha partner per l’organizzazione dei giochi.
Per uno sviluppo autonomo dal CIO
Secondo la consigliera nazionale Silva Semadeni con il diktat del CIO non è possibile organizzare giochi olimpici in modo sostenibile. Alla raccomandazione 9 della molto decantata “Agenda 2020”, per esempio, è fissato il numero massimo di 2’900 atleti e di 100 discipline sportive. Queste due cifre sono addirittura superiori a quelle realmente registrate a Sotschi. “Le Olimpiadi invernali restano una manifestazione gigantesca; il CIO è un partner che mira al guadagno e incline alla corruzione”, aggiunge Semadeni. Anche il modo in cui il CIO gestisce il problema del doping mostra il valore assai limitato dell’“Agenda 2020”. Quello che più disturba è il fatto che il CIO non si assuma nessun rischio per il disavanzo finanziario. Mentre il CIO approfitta di entrate miliardarie, alla regione organizzatrice dei giochi resta il deficit. “C’è una sola risposta alle pressioni delle organizzazioni economiche e del Governo in favore dei giochi olimpici”, dice Silva Semadeni. “Un chiaro no ribadisce la nostra volontà per un futuro autonomo, senza eseguire ordini dal CIO, senza avventure olimpiche ”.
Un dossier incompleto
Il presidente del PS Grigioni Philipp Wilhelm ha criticato aspramente il dossier di candidatura. Innanzitutto la denominazione: “Grigioni & Partner” non esiste. Zurigo ha chiaramente detto di non voler partecipare. Inoltre, prima della pubblicazione del concetto di massima, i promotori hanno asserito che tutte le infrastrutture fossero già presenti. Adesso sappiamo che non è così. Non c’è un palazzetto per il pattinaggio e per il curling; altre infrastrutture necessitano di costosi risanamenti. A Wilhelm disturbano in particolar modo i 220 milioni di franchi previsti per infrastrutture temporanee. “È molto denaro per impianti che dovranno poi essere smontati”. Nel concetto di massima sono inoltre previste cifre alquanto fantasiose, per esempio i 7’500 spettatori per la consegna delle medaglie sulla piazza del teatro di Coira (durante il public-viewing del campionato mondiale di calcio solo 2’000 spettatori vi hanno trovato spazio). I costi per la sicurezza restano comunque la grande incertezza del concetto. Ciò che è certo è che sarà il contribuente a dover pagare. “Senza partner e senza un’organizzazione degna di fiducia, nulla funziona”, dice Wilhelm. “I contribuenti dovranno pagare mentre il CIO, un’organizzazione potente e incline alla corruzione, deciderà tutto. Perciò diciamo chiaramente no a questa avventura, no ai giochi olimpici”.
La festa durerà poco, mentre i postumi si faranno sentire a lungo
Per la natura e il paesaggio una manifestazione sportiva di grandi dimensioni non può avere aspetti positivi. La responsabile di Pro Natura Grigioni, Jacqueline von Arx, riassume le proprie perplessità: “Perché avere per 10 anni cantieri per infrastrutture di una manifestazione sovradimensionata che dura poche settimane? C’è da temere che, a causa della pressione del CIO e dei tempi stretti, numerosi progetti vengano realizzati senza la cura che la legislazione sulla protezione della natura richiede”.
Costi giganteschi a fronte di vantaggi limitati
Nicolaus Zogg della “Verda” sottolinea come già nella stesura del concetto di massima i promotori abbiano sforato sul preventivo, passato da 400’000 a 600’000 franchi. Non è un caso, ma una situazione ricorrente nell’organizzazione di giochi olimpici. Alla fine pagano sempre i contribuenti, perché alle regioni organizzatrici rimangono i debiti. I giochi olimpici non avranno effetti positivi duraturi per i Grigioni: se così fosse, anche i privati sarebbero interessati agli investimenti. Ma già oggi non è così: è lo Stato a pagare tutto quanto. Infatti chi vuole fare una politica economica al passo con i tempi nei Grigioni, non investe miliardi nel turismo invernale. “Tutti gli specialisti – afferma Zogg – confermano che il potenziale di crescita sta nel turismo su tutto l’arco dell’anno, specialmente in estate”.
Comitato “No ai giochi olimpici 2026”