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– Policy Brief –
Aspetti etici, legali e sociali del trattamento differenziato per soggetti vaccinati o non vaccinati contro il COVID-19
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Sommario
Le campagne vaccinali contro il COVID-19 sollevano la questione se sia opportuno o meno eliminare talune restrizioni per le persone vaccinate e se sia più o meno appropriato esigere un certificato di vaccinazione per lo svolgimento di alcune attività, come ad esempio prendere l’aereo o entrare in un’altra nazione.
Qualsiasi differenza di trattamento tra persone vaccinate e non vaccinate presuppone tuttavia la riduzione del contagio grazie alla vaccinazione. Al momento non è certo che le cose stiano così. Se fosse dimostrato che la vaccinazione limita in maniera rilevante la trasmissione del SARS-CoV-2, allora esisterebbero argomentazioni a favore di un trattamento differenziato tra individui vaccinati e non vaccinati. A quel punto il mantenimento delle restrizioni per i vaccinati non sarebbe più giustificato, e ciò permetterebbe un’intensificazione delle attività sociali ed economiche. Un trattamento differenziato potrebbe aiutare a proteggere le persone vulnerabili in cura nelle strutture sanitarie, nonché quelle che si trovano nelle case di cura e nelle scuole, incoraggiare l’accettazione della vaccinazione e ridurre il numero di contagi d’importazione.
Tuttavia, un trattamento differenziato comporta rischi di stigmatizzazione, alcuni ingiusti svantaggi nonché un aumento delle tensioni sociali e potrebbe rendere più difficile la verifica del rispetto delle misure messe in atto contro la pandemia. Richiedere un certificato vaccinale potrebbe penalizzare ulteriormente alcuni gruppi di soggetti già in svantaggio che hanno accesso limitato alla vaccinazione o alla certificazione.
Per giustificare un regime differenziato è indispensabile soddisfare un certo numero di condizioni. Occorre dimostrare che i vaccini limitano effettivamente la trasmissione del SARS-CoV-2, cosa tuttora non verificata. È necessario garantire a tutti l’accesso alla vaccinazione e alla certificazione della stessa. I diritti fondamentali devono essere rispettati e alle persone non vaccinate devono essere garantiti l’accesso ai beni essenziali e la possibilità di condurre una vita dignitosa. Proibire un’attività soltanto alle persone non vaccinate può essere giustificato solo qualora non sia possibile implementare altre misure di riduzione del rischio meno restrittive.
Nel caso in cui fosse dimostrata la riduzione del contagio mediante il vaccino, individueremmo tre situazioni diverse. Finché i vaccini rimangono riservati a determinati gruppi, l’accesso differenziato a un’attività richiede una giustificazione solida, incluso il fatto che non esista alcuna alternativa in grado di rendere l’attività abbastanza sicura da mantenerla accessibile a tutti. Quando tutti gli individui intenzionati a farsi vaccinare potranno effettivamente farlo, il rischio per una persona non vaccinata diventa un rischio che essa si assume in maniera consapevole. Se un numero sufficiente di persone è stato sottoposto a vaccinazione per evitare rischi al sistema sanitario, non sarà più necessario richiedere il certificato di vaccinazione, tranne in casi molto specifici in cui tali requisiti esistono già per altre malattie (come ad esempio l’ingresso in alcune nazioni o talune attività professionali). Se il tasso di vaccinazione dovesse rimanere troppo basso, per evitare qualsiasi rischio per il sistema sanitario i certificati vaccinali potrebbero essere giustificati in virtù del contributo che forniscono al raggiungimento degli importanti obiettivi in materia di salute pubblica. Quest’ultimo è lo scenario in cui la giustificazione di tali misure sarebbe più fondata.