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Le tensioni internazionali (in particolare il confronto tra Iran e Stati Uniti ma pure quella sul fronte libico) mercoledì hanno spinto gli investitori a cercare qualche elemento di sicurezza acquistando i tipici beni rifugio: l'oro e i franchi svizzeri.
La moneta elvetica durante le ore successive all'attacco lanciato da Teheran per vendicare l'uccisione del generale Qassem Soleimani si è rafforzata nei confronti dell'euro il cui valore è sceso ai minimi da tre anni. La moneta unica nel pomeriggio veniva scambiata a meno di 1,08 franchi dopo aver toccato un minimo di 1,0785.
L'oro, il cui valore era subito salito a circa 50'000 dollari al chilo a seguito dell'operazione eseguita da Washington a Baghdad il 3 gennaio, si è ulteriormente apprezzatato. Subito dopo il lancio dei missili iraniani contro le basi della coalizione internazionale valeva circa 1'610 dollari all'oncia, il livello più alto registrato dal 2013, per poi attestarsi attorno poco sotto i 1'600. Il suo valore in franchi svizzeri nel giro di pochi giorni è passato da circa 47'500 a oltre 49'000.
Un andamento simile l'ha avuto il prezzo del petrolio. Il Brent nel corso del pomeriggio è sceso a 68,3 dollari al barile dopo che nelle ore precedenti aveva superato i 71 dollari.