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I cosiddetti "whistleblower" devono essere meglio protetti in Svizzera. Lo chiede la sezione nazionale di Transparency International (TI). L'organizzazione impegnata nella lotta alla corruzione deplora anche la mancanza di regole per il finanziamento dei partiti.
Nel suo rapporto "National Integrity System" (NIS) pubblicato martedì, TI assegna voti complessivi "da buoni a molto buoni" alla Svizzera. Ci sono però anche aspetti che possono essere "chiaramente migliorati", si legge nella nota che lo accompagna.
Le persone che sul posto di lavoro sono testimoni di irregolarità e vorrebbero denunciarle in Svizzera sono troppo poco protette: "agiscono in un vuoto giuridico e incorrono in rischi quali il licenziamento o il perseguimento penale", rileva TI. Anche in Svizzera - aggiunge - sono importanti gli informatori, affinché gli atti di corruzione vengano alla luce e possano essere puniti dalla giustizia penale. Il recente caso che ha coinvolto il presidente della Banca nazionale Philipp Hildebrand lo dimostra: queste persone devono in futuro godere di garanzie contro le discriminazioni di ogni genere.
Con la revisione in corso del diritto delle obbligazioni la protezione di questi informatori potrebbe essere ancorata nella legge. Essenziale - sostiene TI - è che un licenziamento abusivo a causa di una denuncia interna o esterna sia dichiarata "non valida e impugnabile". I wistleblower devono inoltre avere il diritto di essere reintegrati nel loro impiego o in uno comparabile presso lo stesso datore di lavoro, oppure di ricevere un adeguato risarcimento. Infine vanno istituiti uffici di notifica indipendenti per whistleblower nelle imprese private e nella pubblica amministrazione.
L'organizzazione anticorruzione chiede maggiore trasparenza anche per quanto riguarda i partiti politici e i suoi esponenti. Concretamente, esige che le donazioni ai partiti, ai candidati al parlamento federale e ai comitati elettorali o costituiti in vista di votazioni siano rese di pubblico dominio.