Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01253.jsonl.gz/1342

Nuovo episodio nel processo di smantellamento del segreto bancario elvetico. La Confederazione ha pubblicato in internet i nomi di evasori fiscali stranieri, anche estremamente noti e facoltosi, oggetto di domande di assistenza amministrativa.
Berna si giustifica con la volontà di garantire a queste persone, irreperibili secondo le autorità elvetiche, la possibilità di essere sentite prima di dar seguito alle pratiche che le concernono.
Nell'ambito di decine di domande di assistenza, l'Amministrazione federale delle contribuzioni (AFC) ha pubblicato in internet sul Foglio federale nome completo e talora data di nascita, nazionalità e l'ultimo indirizzo noto in Svizzera di presunti evasori fiscali che non è riuscita a rintracciare, ha rivelato domenica la SonntagsZeitung.
"Naturalmente è certo particolare che si renda pubblico il nome di una persona oggetto di una domanda di assistenza amministrativa", ha detto al domenicale Alexandre Dumas, dell'AFC. Lo scopo è però di garantire a tutti il diritto di opposizione. "Il Paese che richiede l'aiuto amministrativo non permette sempre all'interessato di essere contattato: il diritto di essere sentiti non è molto diffuso all'estero", giustifica Dumas.
L'argomentazione sorprende il domenicale che, facendo qualche esempio, fatica a credere che le persone in questione siano difficilmente reperibili. Nel Foglio federale del 21 aprile 2015 appare tra gli altri il nome di Francisco José Ortiz von Bismark, un pro-pronipote di Otto Eduard Leopold von Bismarck-Schönhausen, primo cancelliere del Reich tedesco. L'uomo, che secondo la SonntagsZeitung è spesso in Svizzera, dove alla fine del 2010 si è sposato, è un VIP che fa la felicità della stampa gossip. Un paio di click sul computer avrebbero permesso all'AFC di rintracciarlo, afferma il domenicale.
I nomi pubblicati sul Foglio federale riguardano richieste provenienti, oltre che dalla Germania, da Francia, Gran Bretagna, Paesi Bassi, Polonia, Repubblica Ceca, Norvegia, Svezia, Spagna, Israele, Russia e India. Sono menzionate anche varie aziende. "Dal 2011 ci giungono molte più domande di aiuto amministrativo dai Paesi limitrofi", ha affermato Dumas, che anche così giustifica la difficoltà per Berna di rintracciare le persone interessate.
Stando ai media, tutti questi Paesi hanno ottenuto le informazioni su evasori fiscali a partire dai dati rubati alla banca HSBC da Hervé Falciani. La Svizzera ufficialmente non concede assistenza amministrativa se le richieste di auto si fondano su informazioni ottenute illegalmente. "Evidentemente non possiamo escludere che si tratti di dati rubati", ha riconosciuto Dumas, ma "vale il principio della fiducia nelle autorità estere. Se dovessimo avere dubbi fondati, chiederemmo precisazioni".
La pubblicazione di nomi di presunti evasori del fisco tedesco sorprende la SonntagsZeitung per un'altra ragione. Dato che l'intesa fiscale tra Berna e Berlino è fallita, la materia è regolata da un accordo del 1971, che però non contempla l'evasione fiscale ma solo la frode.
Per le richieste relative agli Stati Uniti, il Foglio federale non pubblica i nomi, ma solo le iniziali. Berna indica che questo trattamento particolare è dovuto al fatto che Washington, non conoscendo i nomi dei detentori dei conti bancari, ha inoltrato domande di assistenza di gruppo. In questo caso la pubblicazione dei nomi completi renderebbe ridicolo il diritto di essere sentiti.
La rivelazione della SonntagsZeitung ha provocato reazioni di sconcerto in Germania. Ad esempio i ministri delle finanze dei Länder del Baden-Württemberg e della Renania Settentrionale-Vestfalia hanno denunciato la violazione del segreto fiscale garantito in Germania. "Nella lotta contro l'evasione fiscale non si tratta di mettere singole persone alla gogna, ma di garantire giustizia nei confronti della grande maggioranza dei contribuenti onesti", ha dichiarato ieri a Stoccarda Nils Schmid (socialdemocratico).
Per Sven Giegold, esperto di questioni finanziarie dei Verdi tedeschi, partito sempre in prima fila nella lotta contro gli evasori fiscali e tenacemente contrario all'intesa fiscale tra Confederazione e Repubblica Federale, la Svizzera "ha fatto un passo di troppo" che lede i diritti dei cittadini. Invece di pubblicare nomi, Berna "dovrebbe informare correttamente e compiutamente le autorità estere", ha detto l'eurodeputato in un'intervista pubblicata oggi dalla Berliner Zeitung.