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Il Libano, come Stato nazione moderno, è il risultato della divisione coloniale del Medio Oriente all'indomani della prima guerra mondiale. Per diversi decenni - e ancora oggi - molti osservatori hanno definito il Libano “la Svizzera del Medio Oriente”. L’espressione fu utilizzata da Alphonse de Lamartine e Gérard de Nerval per paragonare il paesaggio del Monte Libano con quello delle Alpi francesi.
Tale definizione venne tuttavia ripresa e trasformata in un nuovo significato politico, durante il mandato coloniale francese, tra il 1920 e il 1940, da un gruppo di intellettuali cristiani organici alla borghesia bancaria emergente che puntavano ad affermare una certa idea politica ed economica del Libano, quella “delle banche e di un Paese politicamente confessionale”, come riporta il professore e storico Fawaz Traboulsi nel suo “A History of Modern Lebanon”. In quegli anni, infatti, diversi intellettuali, principalmente cristiani maroniti, sostenitori del nuovo stato creato dalla spartizione decisa da Francia e Inghilterra, iniziarono a costruire l’identità nazionale del Libano attorno all’immaginario delle montagne, della Svizzera, del turismo, delle banche e del paese affacciato sul Mediterraneo per distinguerlo e distaccarlo dal resto del mondo arabo. Questo “immaginario” del Libano, però, nascondeva le reali condizioni in cui viveva la gran parte della popolazione libanese: in miseria e costretta ad emigrare. Cent’anni dopo l’inizio del mandato francese, il Libano è ancora oggi ostaggio di pochi gruppi di potere che controllano le risorse e che lasciano la maggior parte dei cittadini libanesi senza diritti e servizi, costretti a migrare altrove. E a sognare la Svizzera come luogo dove rifugiarsi.
Arianna Pagani - Sara Manisera