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RI 1RI 1RI 1PA 1RI 3RI 2RI 1 Incarto n. 52.2021.328 Lugano 13 settembre 2024 In nome della Repubblica e Cantone Ticino Il Tribunale cantonale amministrativo composto dei giudici: Flavia Verzasconi, presidente, Matea Pessina, Sarah Socchi cancelliera: Sonja Dobrijevic statuendo sul ricorso del 18 agosto 2021 di RI 1 RI 2 RI 3 patrocinati da: PA 1 contro la decisione del 23 giugno 2021 (n. 3169) del Consiglio di Stato che respinge la loro impugnativa contro la risoluzione del 26 ottobre 2020 con cui il Municipio di Lugano ha rilasciato a CO 1, CO 2 e CO 3 (componenti la comunione ereditaria fu __________) la licenza edilizia per sostituire il tetto del loro edificio (part. __________, sezione Sonvico); ritenuto, in fatto A. CO 1, CO 2 e CO 3 sono proprietari, in comunione ereditaria fu __________, di un fondo (part. __________) situato nel comune di Lugano, a Sonvico, in località __________. Sul terreno, assegnato alla zona agricola, vi è un edificio (sub A) articolato su tre piani, che era contiguo verso nord allo stabile (part. __________ sub A) appartenente ad RI 1RI 3 ESTRATTO MAPPA N I due edifici formavano un tempo un'unica casa colonica (eretta nel XIX secolo), che è stata fisicamente divisa negli anni '90, contestualmente a una successione ereditaria. L'edificio sulla part. __________ - già in cattivo stato di conservazione e d'abbandono - è stato demolito nel 2005 e non ha in seguito ottenuto il permesso per la sua ricostruzione in base all'art. 24 c della legge sulla pianificazione del territorio del 22 giugno 1979 (LPT; RS 700) e all'art. 42 cpv. 4 della relativa ordinanza del 28 giugno 2000 (OPT; RS 700.1; cfr. STA 52.2009.338-52.2013.178 del 1° ottobre 2014). Lo stabile sulla part. __________ (che aveva già subito delle trasformazioni prima del 1972) è tuttora destinato al secondo piano a un appartamento (con ingresso separato a monte). I piani inferiori, collegati internamente da una scala, sono invece utilizzati come depositi o cantine, accessibili dal pian terreno (cfr. STA 52.2021.23 del 14 febbraio 2023 consid. A). B. Con domanda di costruzione del 30 novembre 2017, CO 1, CO 2 e CO 3 hanno chiesto al Municipio la licenza edilizia per ristrutturare e ampliare il loro stabile (part. __________ sub A), formando un nuovo appartamento di ca. 6 locali ai piani inferiori. Raccolto l'avviso cantonale favorevole (n. 105216), il 16 aprile 2019 il Municipio ha rilasciato il permesso richiesto. Tale autorizzazione è stata tuttavia annullata il 25 novembre 2020 dal Governo, che ha accolto un ricorso interposto dai proprietari della confinante part. __________, già opponenti. Adito dagli istanti in licenza, con la citata sentenza del 14 febbraio 2023 il Tribunale cantonale amministrativo ha tutelato il giudizio governativo, ritenendo a sua volta che l'ampliamento fosse contrario all'art. 24 c LPT, in quanto travalicante i limiti posti dall'art. 42 cpv. 3 della relativa ordinanza. C. a. Nel frattempo, con domanda di costruzione del 9 gennaio 2020 gli stessi membri della comunione ereditaria hanno chiesto al Municipio il permesso di rifare il tetto in tegole dell'edificio di cui al sub A della part. __________, mantenendo le quote e le pendenze esistenti, ma con una leggera estensione delle gronde. Il progetto prevede di integrare l'isolamento nella stratigrafia della copertura, che avrà una nuova travatura. b. Nel termine di pubblicazione, anche questa domanda ha suscitato l'opposizione di RI 1, RI 2 e RI 3. c. A richiesta dell'autorità dipartimentale, la domanda è stata successivamente completata. Preso atto dell'avviso cantonale favorevole (n. 112611), che ha ritenuto l'intervento conforme all'art. 24 c LPT, il 26 ottobre 2020 il Municipio ha concesso la licenza edilizia richiesta, respingendo nel contempo l'opposizione dei vicini. D. Con giudizio del 23 giugno 2021, il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso interposto da RI 1, RI 2 e RI 3 avverso quest'ultima decisione. Il Governo ha anzitutto rigettato un'obiezione inerente alla completezza della domanda e ad una sporgenza sul loro fondo. Ha poi a sua volta considerato che il progetto, che comporta unicamente un modico ampliamento della superficie del tetto (per l'estensione delle falde), non fosse atto a sovvertire l'identità dell'edificio esistente e potesse essere autorizzato in base all'art. 24 c LPT, disattendendo infine una censura riguardante la formazione di una terrazza, ritenuta estranea all'oggetto della lite, siccome non prevista dai piani. E. Contro il predetto giudizio governativo, RI 1, RI 2 e RI 3 si aggravano ora davanti al Tribunale cantonale amministrativo, chiedendo che sia annullato insieme alla licenza edilizia del 26 ottobre 2020. Riproponendo la censura riguardante la terrazza, che il Governo non avrebbe considerato, i ricorrenti contestano il rifacimento del tetto nella misura in cui ricoprirà anche un corpo al secondo piano, che sarebbe stato eretto senza permesso al posto di una terrazza aperta, negli anni '70 (in data imprecisata). Da questo profilo, affermano, la sostituzione del tetto costituirebbe un aggravamento illecito di una situazione contraria al diritto. Poiché tale ampliamento sarebbe privo di una licenza edilizia, secondo gli insorgenti non potrebbe neppure beneficiare della tutela delle situazioni acquisite ex art. 24 c LPT (e ciò indipendentemente se sia stato realizzato prima o dopo il 1972). F. All'accoglimento dell'impugnativa si oppone il Consiglio di Stato, senza formulare particolari osservazioni. A identica conclusione prevengono l'Ufficio delle domande di costruzione, il Municipio e gli istanti in licenza con argomentazioni di cui si dirà, all'occorrenza, nel seguito. G. Con la replica e le dupliche, le parti si sono essenzialmente riconfermate nelle rispettive posizioni. H. Il 6 ottobre 2022, la procedura è stata sospesa a richiesta dei ricorrenti, con l'accordo degli istanti in licenza. Il 1° luglio 2024 questi ultimi ne hanno poi richiesto la riattivazione. Considerato, in diritto 1. 1.1. La competenza del Tribunale cantonale amministrativo è data dall'art. 21 cpv. 1 della legge edilizia cantonale del 13 marzo 1991 (LE; RL 705.100). Certa è la legittimazione attiva degli insorgenti, vicini già opponenti, personalmente e direttamente toccati dal giudizio impugnato di cui sono destinatari (art. 21 cpv. 2 LE, 65 cpv. 1 legge sulla procedura amministrativa del 24 settembre 2013; LPAmm; RL 165.100). Il ricorso, tempestivo (art. 68 cpv. 1 LPAmm), è dunque ricevibile in ordine. 1.2. Il gravame può essere evaso sulla base degli atti, senza istruttoria (art. 25 cpv. 1 LPAmm). La situazione dei luoghi e dell'oggetto del contendere emerge in modo sufficientemente chiaro dai piani e dalle fotografie agli atti. A una valutazione anticipata (cfr. DTF 141 I 60 consid. 3.3 e rinvii), le prove offerte dai ricorrenti (sopralluogo, richiamo atti) non appaiono idonee a portare ulteriori elementi ai fini del presente giudizio. 2. 2.1. Secondo l'art. 24 c LPT, fuori delle zone edificabili, gli edifici e impianti utilizzabili in base alla loro destinazione ma non più conformi alla destinazione della zona, sono per principio protetti nella propria situazione di fatto (cpv. 1). Con l'autorizzazione dell'autorità competente, prosegue la norma (cpv. 2), tali edifici e impianti possono essere rinnovati, trasformati parzialmente, ampliati con moderazione o ricostruiti, purché siano stati eretti o modificati legalmente. Lo stesso vale per gli edifici abitativi agricoli e gli edifici annessi utilizzati a scopo di sfruttamento agricolo, eretti o trasformati legalmente prima che il fondo in questione diventasse parte della zona non edificabile ai sensi del diritto federale. Il Consiglio federale, prevede ancora il disposto (cpv. 3), emana disposizioni al fine di evitare ripercussioni negative per l'agricoltura. L'aspetto esterno di un edificio, conclude la norma (cpv. 4), può essere modificato soltanto se ciò è necessario per un'utilizzazione a scopo abitativo conforme agli standard attuali o per un risanamento energetico, oppure per migliorare l'integrazione dell'edificio nel paesaggio. In ogni caso è fatta salva la compatibilità con le importanti esigenze della pianificazione territoriale (cpv. 5). 2.2. L'art. 41 cpv. 1 OPT precisa che l'art. 24c LPT è applicabile a edifici e impianti costruiti o trasformati legalmente prima che il fondo in questione diventasse parte della zona non edificabile ai sensi del diritto federale (edifici e impianti secondo il diritto anteriore). Al riguardo di regola fa stato il 1° luglio 1972, data che coincide con l'entrata in vigore della legge federale contro l'inquinamento delle acque dell'8 ottobre 1971 (LCIA; RU 1972 I 1120 segg.), che ha esplicitamente introdotto il principio di separazione del territorio edificato da quello inedificato (cfr. DTF 129 II 396 consid. 4.2.1). 2.3. L'art. 42 OPT dispone che una trasformazione è considerata parziale e un ampliamento è considerato moderato se l'identità dell'edificio o dell'impianto, unitamente ai dintorni, rimane conser-vata nei tratti essenziali; sono ammessi miglioramenti volti a cambiare l'aspetto esterno (cpv. 1). Stato di riferimento determinante per la valutazione dell'identità è quello in cui si trovava l'edificio o l'impianto al momento dell'assegnazione a una zona non edificabile (cpv. 2). Il quesito se l'identità dell'edificio o dell'impianto rimanga sostanzialmente immutata va valutato tenendo conto di tutte le circostanze (cpv. 3 primo periodo). In ogni caso non è più garantita qualora siano superati i limiti quantitativi prescritti dall'art. 42 cpv. 3 lett. a e b OPT per gli ampliamenti all'esterno e all'interno del volume esistente dell'edificio. I lavori di trasformazione non devono inoltre consentire una modifica rilevante dell'utilizzazione di edifici abitati in origine solo temporaneamente (art. 42 cpv. 3 lett. c OPT). 2.4. In concreto, il progetto prevede il rifacimento del tetto in tegole dell'edificio esistente sulla part. __________, mantenendo le quote e le pendenze esistenti, ma una leggera estensione delle gronde, così come indicato in narrativa. Sia l'autorità dipartimentale, che il Governo hanno ritenuto che tale intervento rientrasse nei limiti delle possibilità d'intervento date dall'art. 24 c LPT e potesse essere approvato. A giusta ragione. 2.4.1. Certo è anzitutto che lo stabile in oggetto, che formava un tempo un'unica casa colonica eretta nel XIX secolo, può essere considerato un edificio costruito e trasformato legalmente prima che il fondo in questione diventasse parte della zona non edificabile ai sensi del diritto federale (con l'entrata in vigore della LCIA, il 1° luglio 1972; art. 41 cpv. 1 OPT; supra consid. 2.2). Non ne va diversamente per il censurato corpo ampliato al secondo piano, ricavato al posto di una terrazza aperta (ca. 4 x 6 m). In assenza di concreti indizi contrari, non vi è alcun motivo di dubitare che anche questo corpo sia coperto dalla tutela delle situazioni acquisite ex art. 24 c LPT (cfr. STF 1C_303/2022 del 12 giugno 2023 consid. 4). Seppur realizzato in data imprecisata, anch'esso risale infatti a un periodo antecedente il 1° luglio 1972, come chiaramente dimostra la fotografia del settembre 1970 prodotta dai resistenti davanti al Governo (cfr. duplica, allegato doc. 4). Non porta ad altra conclusione il fatto che non sia stata reperita rispettivamente prodotta anche la relativa licenza edilizia. Questa circostanza non permette in effetti di escludere che tale corpo sia stato costruito a suo tempo in conformità al diritto materiale (cfr. in tal senso art. 41 OPT, nella versione in vigore fino al 1° nov. 2012; ARE, Rapporto esplicativo dell'ottobre 2012 alla revisione parziale dell'OPT, commento all'art. 41 pag. 8; STA 52.2010.63 del 15 marzo 2011 consid. 3 in RtiD II-2011 n. 45; 52.2016.257-258 del 16 novembre 2018 consid. 5.3; cfr. pure Jonas Alig/Kristin Hoffmann, in Griffel/Liniger/Rausch/Thurnherr, Fachhandbuch Öffentliches Baurecht, Zurigo 2017, n. 3.175). Sino al 1° luglio 1972 nel Cantone Ticino l'edificazione era infatti retta dal solo diritto cantonale e comunale, segnatamente dalla legge edilizia del 15 gennaio 1940 (LE 1940; BU 1940, 242) nonché, qualora esistenti, dai regolamenti edilizi comunali e dai piani regolatori. Sennonché l'allora Comune di Sonvico non disponeva di alcuna regolamentazione edilizia (cfr. risoluzione n. 723 dell'8 febbraio 1983 del Governo che ha approvato il primo piano regolatore, pag. 6), mentre la LE del 1940 - pur subordinando le costruzioni, ricostruzioni, riattazioni e in genere tutti i lavori edili all'ottenimento di una licenza municipale (art. 5) - non contiene alcuna disposizione materiale (cfr. art. 9-21), che risulta porsi in contrasto con l'opera in questione. Del resto, nemmeno i ricorrenti spiegano perché questo ampliamento non avrebbe a suo tempo potuto essere autorizzato. Su questo punto, seppur per motivi diversi da quelli addotti dal Governo, le obiezioni generiche degli insorgenti vanno quindi respinte. 2.4.2. Ferma questa premessa, non v'è dubbio che il rifacimento del tetto, così come previsto dal progetto, è un intervento piuttosto contenuto, che può senz'altro essere autorizzato in base all'art. 24 c cpv. 2 LPT. Al di là delle nuove leggere sporgenze di gronda, esso mantiene infatti essenzialmente inalterate le caratteristiche della copertura esistente. Non altera quindi l'identità dallo stabile protetto nella situazione di fatto, che rimarrà senz'altro conservata nei suoi tratti essenziali (cfr. art. 42 cpv. 1 OPT). 2.5. In conclusione, il giudizio impugnato che ha tutelato la licenza edilizia va pertanto confermato. 3. 3.1. Sulla base delle considerazioni che precedono, il ricorso è respinto. 3.2. Dato l'esito, la tassa di giustizia (art. 47 cpv. 1 LPAmm) è posta a carico dei ricorrenti, soccombenti. Essi rifonderanno inoltre ai resistenti, assistiti da un legale, un identico importo a titolo di ripetibili (art. 49 cpv. 1 LPAmm). Per questi motivi, decide: 1. Il ricorso è respinto. 2. La tassa di giustizia di fr. 1'800.-, già anticipata, resta a carico dei ricorrenti, i quali sono tenuti a versare complessivamente un identico importo a CO 1, CO 2 e CO 3 a titolo di ripetibili di questa sede. 3. Contro la presente decisione è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale a Losanna entro il termine di 30 giorni dalla sua notificazione (art. 82 segg. della legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005; LTF; RS 173.110). 4. Intimazione a: Per il Tribunale cantonale amministrativo La presidente La cancelliera

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Incarto n. 52.2021.328 Incarto n. 52.2021.328

Incarto n. Lugano 13 settembre 2024 Lugano

Lugano 13 settembre 2024

In nome della Repubblica e Cantone Ticino In nome della Repubblica e Cantone Ticino

Il Tribunale cantonale amministrativo Il Tribunale cantonale amministrativo

Il Tribunale cantonale amministrativo composto dei giudici: composto dei giudici:

composto dei giudici: Flavia Verzasconi, presidente, Matea Pessina, Sarah Socchi Flavia Verzasconi, presidente,

Flavia Verzasconi, presidente, Matea Pessina, Sarah Socchi

Matea Pessina, Sarah Socchi cancelliera: cancelliera:

cancelliera: Sonja Dobrijevic Sonja Dobrijevic

Sonja Dobrijevic statuendo sul ricorso del 18 agosto 2021 di

RI 1 RI 2 RI 3 patrocinati da: PA 1 RI 1

RI 1 RI 2

RI 2 RI 3

RI 3 patrocinati da: PA 1

patrocinati da: PA 1 contro contro

contro la decisione del 23 giugno 2021 (n. 3169) del Consiglio di Stato che respinge la loro impugnativa contro la risoluzione del 26 ottobre 2020 con cui il Municipio di Lugano ha rilasciato a CO 1, CO 2 e CO 3 (componenti la comunione ereditaria fu __________) la licenza edilizia per sostituire il tetto del loro edificio (part. __________, sezione Sonvico); la decisione del 23 giugno 2021 (n. 3169) del Consiglio di Stato che respinge la loro impugnativa contro la risoluzione del 26 ottobre 2020 con cui il Municipio di Lugano ha rilasciato a CO 1, CO 2 e CO 3 (componenti la comunione ereditaria fu __________) la licenza edilizia per sostituire il tetto del loro edificio (part. __________, sezione Sonvico);

la decisione del 23 giugno 2021 (n. 3169) del Consiglio di Stato che respinge la loro impugnativa contro la risoluzione del 26 ottobre 2020 con cui il Municipio di Lugano ha rilasciato a CO 1, CO 2 e CO 3 (componenti la comunione ereditaria fu __________) la licenza edilizia per sostituire il tetto del loro edificio (part. __________, sezione Sonvico); ritenuto, in fatto

A. CO 1, CO 2 e CO 3 sono proprietari, in comunione ereditaria fu __________, di un fondo (part. __________) situato nel comune di Lugano, a Sonvico, in località __________. Sul terreno, assegnato alla zona agricola, vi è un edificio (sub A) articolato su tre piani, che era contiguo verso nord allo stabile (part. __________ sub A) appartenente ad RI 1RI 3

ESTRATTO MAPPA N I due edifici formavano un tempo un'unica casa colonica (eretta nel XIX secolo), che è stata fisicamente divisa negli anni '90, contestualmente a una successione ereditaria. L'edificio sulla part. __________ - già in cattivo stato di conservazione e d'abbandono - è stato demolito nel 2005 e non ha in seguito ottenuto il permesso per la sua ricostruzione in base all'art. 24 c della legge sulla pianificazione del territorio del 22 giugno 1979 (LPT; RS 700) e all'art. 42 cpv. 4 della relativa ordinanza del 28 giugno 2000 (OPT; RS 700.1; cfr. STA 52.2009.338-52.2013.178 del 1° ottobre 2014). Lo stabile sulla part. __________ (che aveva già subito delle trasformazioni prima del 1972) è tuttora destinato al secondo piano a un appartamento (con ingresso separato a monte). I piani inferiori, collegati internamente da una scala, sono invece utilizzati come depositi o cantine, accessibili dal pian terreno (cfr. STA 52.2021.23 del 14 febbraio 2023 consid. A).

ESTRATTO MAPPA N B. Con domanda di costruzione del 30 novembre 2017, CO 1, CO 2 e CO 3 hanno chiesto al Municipio la licenza edilizia per ristrutturare e ampliare il loro stabile (part. __________ sub A), formando un nuovo appartamento di ca. 6 locali ai piani inferiori. Raccolto l'avviso cantonale favorevole (n. 105216), il 16 aprile 2019 il Municipio ha rilasciato il permesso richiesto. Tale autorizzazione è stata tuttavia annullata il 25 novembre 2020 dal Governo, che ha accolto un ricorso interposto dai proprietari della confinante part. __________, già opponenti. Adito dagli istanti in licenza, con la citata sentenza del 14 febbraio 2023 il Tribunale cantonale amministrativo ha tutelato il giudizio governativo, ritenendo a sua volta che l'ampliamento fosse contrario all'art. 24 c LPT, in quanto travalicante i limiti posti dall'art. 42 cpv. 3 della relativa ordinanza.

C. a. Nel frattempo, con domanda di costruzione del 9 gennaio 2020 gli stessi membri della comunione ereditaria hanno chiesto al Municipio il permesso di rifare il tetto in tegole dell'edificio di cui al sub A della part. __________, mantenendo le quote e le pendenze esistenti, ma con una leggera estensione delle gronde. Il progetto prevede di integrare l'isolamento nella stratigrafia della copertura, che avrà una nuova travatura. b. Nel termine di pubblicazione, anche questa domanda ha suscitato l'opposizione di RI 1, RI 2 e RI 3. c. A richiesta dell'autorità dipartimentale, la domanda è stata successivamente completata. Preso atto dell'avviso cantonale favorevole (n. 112611), che ha ritenuto l'intervento conforme all'art. 24 c LPT, il 26 ottobre 2020 il Municipio ha concesso la licenza edilizia richiesta, respingendo nel contempo l'opposizione dei vicini.

D. Con giudizio del 23 giugno 2021, il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso interposto da RI 1, RI 2 e RI 3 avverso quest'ultima decisione. Il Governo ha anzitutto rigettato un'obiezione inerente alla completezza della domanda e ad una sporgenza sul loro fondo. Ha poi a sua volta considerato che il progetto, che comporta unicamente un modico ampliamento della superficie del tetto (per l'estensione delle falde), non fosse atto a sovvertire l'identità dell'edificio esistente e potesse essere autorizzato in base all'art. 24 c LPT, disattendendo infine una censura riguardante la formazione di una terrazza, ritenuta estranea all'oggetto della lite, siccome non prevista dai piani.

E. Contro il predetto giudizio governativo, RI 1, RI 2 e RI 3 si aggravano ora davanti al Tribunale cantonale amministrativo, chiedendo che sia annullato insieme alla licenza edilizia del 26 ottobre 2020. Riproponendo la censura riguardante la terrazza, che il Governo non avrebbe considerato, i ricorrenti contestano il rifacimento del tetto nella misura in cui ricoprirà anche un corpo al secondo piano, che sarebbe stato eretto senza permesso al posto di una terrazza aperta, negli anni '70 (in data imprecisata). Da questo profilo, affermano, la sostituzione del tetto costituirebbe un aggravamento illecito di una situazione contraria al diritto. Poiché tale ampliamento sarebbe privo di una licenza edilizia, secondo gli insorgenti non potrebbe neppure beneficiare della tutela delle situazioni acquisite ex art. 24 c LPT (e ciò indipendentemente se sia stato realizzato prima o dopo il 1972).

F. All'accoglimento dell'impugnativa si oppone il Consiglio di Stato, senza formulare particolari osservazioni. A identica conclusione prevengono l'Ufficio delle domande di

costruzione, il Municipio e gli istanti in licenza con argomentazioni di cui si dirà, all'occorrenza, nel seguito.

G. Con la replica e le dupliche, le parti si sono essenzialmente riconfermate nelle rispettive posizioni.

H. Il 6 ottobre 2022, la procedura è stata sospesa a richiesta dei ricorrenti, con l'accordo degli istanti in licenza. Il 1° luglio 2024 questi ultimi ne hanno poi richiesto la riattivazione.

Considerato, in diritto

1. 1.1. La competenza del Tribunale cantonale amministrativo è data dall'art. 21 cpv. 1 della legge edilizia cantonale del 13 marzo 1991 (LE; RL 705.100). Certa è la legittimazione attiva degli insorgenti, vicini già opponenti, personalmente e direttamente toccati dal giudizio impugnato di cui sono destinatari (art. 21 cpv. 2 LE, 65 cpv. 1 legge sulla procedura amministrativa del 24 settembre 2013; LPAmm; RL 165.100). Il ricorso, tempestivo (art. 68 cpv. 1 LPAmm), è dunque ricevibile in ordine. 1.2. Il gravame può essere evaso sulla base degli atti, senza istruttoria (art. 25 cpv. 1 LPAmm). La situazione dei luoghi e dell'oggetto del contendere emerge in modo sufficientemente chiaro dai piani e dalle fotografie agli atti. A una valutazione anticipata (cfr. DTF 141 I 60 consid. 3.3 e rinvii), le prove offerte dai ricorrenti (sopralluogo, richiamo atti) non appaiono idonee a portare ulteriori elementi ai fini del presente giudizio.

2. 2.1. Secondo l'art. 24 c LPT, fuori delle zone edificabili, gli edifici e impianti utilizzabili in base alla loro destinazione ma non più conformi alla destinazione della zona, sono per principio protetti nella propria situazione di fatto (cpv. 1). Con l'autorizzazione dell'autorità competente, prosegue la norma (cpv. 2), tali edifici e impianti possono essere rinnovati, trasformati parzialmente, ampliati con moderazione o ricostruiti, purché siano stati eretti o modificati legalmente. Lo stesso vale per gli edifici abitativi agricoli e gli edifici annessi utilizzati a scopo di sfruttamento agricolo, eretti o trasformati legalmente prima che il fondo in questione diventasse parte della zona non edificabile ai sensi del diritto federale. Il Consiglio federale, prevede ancora il disposto (cpv. 3), emana disposizioni al fine di evitare ripercussioni negative per l'agricoltura. L'aspetto esterno di un edificio, conclude la norma (cpv. 4), può essere modificato soltanto se ciò è necessario per un'utilizzazione a scopo abitativo conforme agli standard attuali o per un risanamento energetico, oppure per migliorare l'integrazione dell'edificio nel paesaggio. In ogni caso è fatta salva la compatibilità con le importanti esigenze della pianificazione territoriale (cpv. 5). fuori delle zone edificabili, gli edifici e impianti utilizzabili in base alla loro destinazione ma non più conformi alla destinazione della zona, sono per principio protetti nella propria situazione di fatto (cpv. 1). Con l'autorizzazione dell'autorità competente, prosegue la norma (cpv. 2), tali edifici e impianti possono essere rinnovati, trasformati parzialmente, ampliati con moderazione o ricostruiti, purché siano stati eretti o modificati legalmente. Lo stesso vale per gli edifici abitativi agricoli e gli edifici annessi utilizzati a scopo di sfruttamento agricolo, eretti o trasformati legalmente prima che il fondo in questione diventasse parte della zona non edificabile ai sensi del diritto federale. Il Consiglio federale, prevede ancora il disposto (cpv. 3), emana disposizioni al fine di evitare ripercussioni negative per l'agricoltura. L'aspetto esterno di un edificio, conclude la norma (cpv. 4), può essere modificato soltanto se ciò è necessario per un'utilizzazione a scopo abitativo conforme agli standard attuali o per un risanamento energetico, oppure per migliorare l'integrazione dell'edificio nel paesaggio. In ogni caso è fatta salva la compatibilità con le importanti esigenze della pianificazione territoriale (cpv. 5). siano stati eretti o modificati legalmente. Lo stesso vale per gli edifici abitativi agricoli e gli edifici annessi utilizzati a scopo di sfruttamento agricolo, eretti o trasformati legalmente prima che il 2.2. L'art. 41 cpv. 1 OPT precisa che l'art. 24c LPT è applicabile a edifici e impianti costruiti o trasformati legalmente prima che il fondo in questione diventasse parte della zona non edificabile ai sensi del diritto federale (edifici e impianti secondo il diritto anteriore). Al riguardo di regola fa stato il 1° luglio 1972, data che coincide con l'entrata in vigore della legge federale contro l'inquinamento delle acque dell'8 ottobre 1971 (LCIA; RU 1972 I 1120 segg.), che ha esplicitamente introdotto il principio di separazione del territorio edificato da quello inedificato (cfr. DTF 129 II 396 consid. 4.2.1). 2.3. L'art. 42 OPT dispone che una trasformazione è considerata parziale e un ampliamento è considerato moderato se l'identità dell'edificio o dell'impianto, unitamente ai dintorni, rimane conser-vata nei tratti essenziali; sono ammessi miglioramenti volti a cambiare l'aspetto esterno (cpv. 1). Stato di riferimento determinante per la valutazione dell'identità è quello in cui si trovava l'edificio o l'impianto al momento dell'assegnazione a una zona non edificabile (cpv. 2). Il quesito se l'identità dell'edificio o dell'impianto rimanga sostanzialmente immutata va valutato tenendo conto di tutte le circostanze (cpv. 3 primo periodo). In ogni caso non è più garantita qualora siano superati i limiti quantitativi prescritti dall'art. 42 cpv. 3 lett. a e b OPT per gli ampliamenti all'esterno e all'interno del volume esistente dell'edificio. I lavori di trasformazione non devono inoltre consentire una modifica rilevante dell'utilizzazione di edifici abitati in origine solo temporaneamente (art. 42 cpv. 3 lett. c OPT). 2.4. In concreto, il progetto prevede il rifacimento del tetto in tegole dell'edificio esistente sulla part. __________, mantenendo le quote e le pendenze esistenti, ma una leggera estensione delle gronde, così come indicato in narrativa. Sia l'autorità dipartimentale, che il Governo hanno ritenuto che tale intervento rientrasse nei limiti delle possibilità d'intervento date dall'art. 24 c LPT e potesse essere approvato. A giusta ragione. 2.4.1. Certo è anzitutto che lo stabile in oggetto, che formava un tempo un'unica casa colonica eretta nel XIX secolo, può essere considerato un edificio costruito e trasformato legalmente prima che il fondo in questione diventasse parte della zona non edificabile ai sensi del diritto federale (con l'entrata in vigore della LCIA, il 1° luglio 1972; art. 41 cpv. 1 OPT; supra consid. 2.2). Non ne va diversamente per il censurato corpo ampliato al secondo piano, ricavato al posto di una terrazza aperta (ca. 4 x 6 m). In assenza di concreti indizi contrari, non vi è alcun motivo di dubitare che anche questo corpo sia coperto dalla tutela delle situazioni acquisite ex art. 24 c LPT (cfr. STF 1C_303/2022 del 12 giugno 2023 consid. 4). Seppur realizzato in data imprecisata, anch'esso risale infatti a un periodo antecedente il 1° luglio 1972, come chiaramente dimostra la fotografia del settembre 1970 prodotta dai resistenti davanti al Governo (cfr. duplica, allegato doc. 4). Non porta ad altra conclusione il fatto che non sia stata reperita rispettivamente prodotta anche la relativa licenza edilizia. Questa circostanza non permette in effetti di escludere che tale corpo sia stato costruito a suo tempo in conformità al diritto materiale (cfr. in tal senso art. 41 OPT, nella versione in vigore fino al 1° nov. 2012; ARE, Rapporto esplicativo dell'ottobre 2012 alla revisione parziale dell'OPT, commento all'art. 41 pag. 8; STA 52.2010.63 del 15 marzo 2011 consid. 3 in RtiD II-2011 n. 45; 52.2016.257-258 del 16 novembre 2018 consid. 5.3; cfr. pure Jonas Alig/Kristin Hoffmann, in Griffel/Liniger/Rausch/Thurnherr, Fachhandbuch Öffentliches Baurecht, Zurigo 2017, n. 3.175). Sino al 1° luglio 1972 nel Cantone Ticino l'edificazione era infatti retta dal solo diritto cantonale e comunale, segnatamente dalla legge edilizia del 15 gennaio 1940 (LE 1940; BU 1940, 242) nonché, qualora esistenti, dai regolamenti edilizi comunali e dai piani regolatori. Sennonché l'allora Comune di Sonvico non disponeva di alcuna regolamentazione edilizia (cfr. risoluzione n. 723 dell'8 febbraio 1983 del Governo che ha approvato il primo piano regolatore, pag. 6), mentre la LE del 1940 - pur subordinando le costruzioni, ricostruzioni, riattazioni e in genere tutti i lavori edili all'ottenimento di una licenza municipale (art. 5) - non contiene alcuna disposizione materiale (cfr. art. 9-21), che risulta porsi in contrasto con l'opera in questione. Del resto, nemmeno i ricorrenti spiegano perché questo ampliamento non avrebbe a suo tempo potuto essere autorizzato. Su questo punto, seppur per motivi diversi da quelli addotti dal Governo, le obiezioni generiche degli insorgenti vanno quindi respinte. 2.4.2. Ferma questa premessa, non v'è dubbio che il rifacimento del tetto, così come previsto dal progetto, è un intervento piuttosto contenuto, che può senz'altro essere autorizzato in base all'art. 24 c cpv. 2 LPT. Al di là delle nuove leggere sporgenze di gronda, esso mantiene infatti essenzialmente inalterate le caratteristiche della copertura esistente. Non altera quindi l'identità dallo stabile protetto nella situazione di fatto, che rimarrà senz'altro conservata nei suoi tratti essenziali (cfr. art. 42 cpv. 1 OPT). 2.5. In conclusione, il giudizio impugnato che ha tutelato la licenza edilizia va pertanto confermato.

L'art. 41 cpv. 1 OPT precisa che l'art. 24c LPT è applicabile a edifici e impianti costruiti o trasformati legalmente prima che il fondo in questione diventasse parte della zona non edificabile ai sensi del diritto federale (edifici e impianti secondo il diritto anteriore). Al riguardo di regola fa stato il 1° luglio 1972, data che coincide con l'entrata in vigore della legge federale contro l'inquinamento delle acque dell'8 ottobre 1971 (LCIA; RU 1972 I 1120 segg.), che ha esplicitamente introdotto il principio di separazione del territorio edificato da quello inedificato (cfr. DTF 129 II 396 consid. 4.2.1). 2.3. 5.3; cfr. pure Jonas Alig/Kristin Hoffmann, in Griffel/Liniger/Rausch/Thurnherr, Fachhandbuch Öffentliches Baurecht, Zurigo 2017, n. 3.175). Jonas Alig/Kristin Hoffmann 3. 3.1. Sulla base delle considerazioni che precedono, il ricorso è respinto. 3.2. Dato l'esito, la tassa di giustizia (art. 47 cpv. 1 LPAmm) è posta a carico dei ricorrenti, soccombenti. Essi rifonderanno inoltre ai resistenti, assistiti da un legale, un identico importo a titolo di ripetibili (art. 49 cpv. 1 LPAmm).

Per questi motivi,

Per questi motivi, decide:

1. Il ricorso è respinto.

2. La tassa di giustizia di fr. 1'800.-, già anticipata, resta a carico dei ricorrenti, i quali sono tenuti a versare complessivamente un identico importo a CO 1, CO 2 e CO 3 a titolo di ripetibili di questa sede.

3. Contro la presente decisione è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale a Losanna entro il termine di 30 giorni dalla sua notificazione (art. 82 segg. della legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005; LTF; RS 173.110).

4. Intimazione a: 4. Intimazione a:

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Per il Tribunale cantonale amministrativo La presidente La cancelliera

La presidente La cancelliera