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BERNA - Il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) sta indagando in merito allo scandalo in Mozambico che ha coinvolto anche tre ex quadri di Credit Suisse oltre sei anni fa. Lo scorso febbraio è stato aperto un procedimento contro ignoti per sospetto riciclaggio di denaro.
L'incarto della Procura federale si basa, tra le altre cose, anche su segnalazioni da parte dell'Ufficio di comunicazione in materia di riciclaggio di denaro (MROS) e su una domanda di assistenza giudiziaria da parte del Mozambico, indica una presa di posizione dell'MPC inviata all'agenzia finanziaria AWP, confermando una notizia pubblicata oggi sul quotidiano svizzerotedesco "Neue Zürcher Zeitung".
Prestito da due miliardi di dollari
La vicenda giudiziaria è piuttosto complessa e riguarda un oneroso prestito al Mozambico che ha fatto precipitare in una grave crisi lo Stato africano: tra il 2012 e il 2014, tre società pubbliche collegate ai servizi segreti e al Ministero della difesa del Mozambico hanno preso segretamente in prestito due miliardi dal Credit Suisse e dal gruppo bancario russo VTB.
La somma - di cui né il Parlamento del Mozambico, né il Fondo monetario internazionale (FMI) erano a conoscenza - doveva servire ad esempio per acquistare attrezzatura per la sorveglianza marittima e navi militari. Tuttavia, secondo un'indagine della giustizia statunitense, almeno 200 milioni di questo credito sarebbero finiti nelle tasche di alcune persone, fra cui ex dipendenti della banca, e in quelle di funzionari sotto forma di tangenti.
Attualmente sono ancora pendenti diversi processi negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Mozambico. Gli ex banchieri di Credit Suisse coinvolti sono ancora in attesa del loro verdetto. Secondo il numero due bancario elvetico, gli ex impiegati hanno agito all'insaputa dell'istituto.
Credit Suisse nel mirino del Mozambico
Tuttavia, nel febbraio del 2019, secondo quanto riportato da Bloomberg all'epoca, il governo del Mozambico - in seguito a questa vicenda - ha citato in giudizio Credit Suisse presso un tribunale londinese.
Sempre lo scorso anno, anche l'ONG elvetica Public Eye ha presentato una denuncia penale nei confronti della banca presso l'MPC. L'obiettivo è di chiarire se il numero due bancario elvetico abbia adempiuto ai suoi obblighi di controllo della sua filiale e abbia fatto il necessario per prevenire comportamenti illeciti.
L'apertura di un procedimento da parte della Procura federale potrebbe indicare che i sospetti reati siano stati commessi anche in Svizzera, indica oggi la NZZ.
Il fatto che il Ministero pubblico della Confederazione abbia ora avviato un procedimento potrebbe almeno indicare che i sospetti di reato sono stati commessi anche in Svizzera, scrive oggi la NZZ. Tuttavia, l'MPC nella sua presa di posizione sottolinea che l'azione giudiziaria viene condotta contro ignoti e non contro specifiche persone fisiche e/o giuridiche.
L'istituto bancario - contattato dall'AWP - non si sbilancia sul caso, limitandosi ad aggiungere che sta attualmente collaborando con le autorità.