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Il gelo tra Russia e Unione europea si trasforma in scontro aperto. Dopo lo sgarbo dell'espulsione di diplomatici europei durante la visita di Josep Borrell a Mosca e il nulla di fatto sulla richiesta di liberazione dell'oppositore Alexey Navalny, l'Alto rappresentante Ue per la politica estera passa al contrattacco. E il rischio di nuove sanzioni, più che una minaccia, diventa un'ipotesi concreta sul tavolo dei ministri degli Esteri europei che si riuniranno il 22 febbraio. "Starà agli Stati membri decidere i passi da fare, ma sì, questo potrebbe includere le sanzioni. Farò proposte concrete", ha scandito Borrell alla plenaria dell'Europarlamento, difendendo le ragioni della sua missione in Russia. Le motivazioni sono impeccabili. L'Alto rappresentante ha parlato di "china autoritaria pericolosa" da parte del governo russo, denunciando che "si restringe lo spazio per la società civile e per le libertà di espressione". Nel caso di Navalny, ha rincarato Borrell, le autorità russe hanno dimostrato come siano "spietate". In poche parole, è la sintesi di un deluso Alto rappresentante, la Russia è ben lontana dall'essere una "democrazia moderna", provocando così una "crescente sfiducia" nei rapporti con l'Ue. Di più, l'atteggiamento "aggressivo" dei russi durante la visita di Borrell "dimostra che la Russia non è interessata al dialogo", ha fatto sapere il presidente del Consiglio Europeo Charles Michel per bocca del suo portavoce.
Intanto 81 europarlamentari di diversi schieramenti politici hanno sottoscritto la lettera dell'europarlamentare del Ppe Riho Terras, in cui si chiede alla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen di "intervenire qualora Borrell non si dimetta di propria iniziativa", a seguito del recente viaggio in Russia.