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L'industria farmaceutica continua a versare somme enormi ai medici, una prassi che crea corruzione nel settore sanitario e che può rivelarsi letale per il paziente, alla prese con medicamenti non adatti: lo sostiene lo specialista danese Peter Gotzsche.
L'anno scorso in Svizzera 60 aziende farmaceutiche elvetiche hanno versato oltre 187 milioni di franchi a dottori, farmacisti, ospedali, associazioni di pazienti e altre organizzazioni del settore sanitario. "A mio parere, questi trasferimenti di denaro sono una forma di corruzione", afferma Gotzsche in un'intervista pubblicata sull'ultimo numero del bimensile Beobachter.
"Mi spaventa il numero di medici che si trovano sul libro paga delle aziende farmaceutiche", prosegue il professore di ricerca clinica all'università di Copenaghen. "Il solo fatto che così tanti dottori siano consulenti o siedano in un comitato consultivo di un'impresa del ramo rende chiaro il fatto che queste società stanno cercando di corrompere i camici bianchi. Le ditte farmaceutiche non hanno certo bisogno di così tanti consigli e servizi di consulenza da parte dei medici".
Conseguenze mortali
Ma la collaborazione fra le parti non è indispensabile per promuovere le conoscenze? "No, certo che no. La sponsorizzazione di un congresso medico non ha nulla a che vedere con il trasferimento di know how. Il problema della corruzione nel sistema sanitario è enorme. Le conseguenze sono drammatiche: i farmaci sono attualmente la terza causa di morte, dopo le malattie cardiache e il cancro".
"Questo tipo di corruzione è mortale per i pazienti", insiste il 70enne autore di diversi libri su questi temi. "Ecco perché questa spirale deve avere termine. I medici devono poter consigliare le aziende, ma senza ottenere un compenso finanziario. Quando affrontano un problema nell'ambito di un trattamento, condividono le loro conoscenze: questo è perfettamente normale e giusto. Ma appunto, senza pagamenti".
Secondo Gotzsche, che è stato fra l'altro direttore del Nordic Cochrane Center, una piattaforma di ricerca indipendente del settore sanitario, i medici dovrebbero rifiutare qualsiasi indennizzo da parte dell'industria farmaceutica: "guadagnano già abbastanza bene". "Il denaro delle società in questione corrompe l'intero sistema sanitario e causa grandi danni ai pazienti, compresi molti decessi. L'intero sistema è rovinato da queste enormi somme di denaro che vengono trasferite ai dottori".
Per lo specialista non conta se i numeri in gioco siano bassi (ad esempio un compenso spese di 150 franchi) o elevati (un professore che incassa un onorario da 100'000 franchi). "I conflitti di interesse non dipendono dall'importo". Già la prima pizza rende dipendente, osserva.
Guadagni extra
A suo avviso i dottori sostengono che non vi siano problemi solo perché per loro è molto semplice guadagnare questi extra. "Ma anche loro lo sanno: se qualcuno è gentile con te, vuole in cambio gentilezza. Questo è nel profondo dei nostri rapporti sociali. Così, quando un medico viene invitato a pranzo da un'azienda, si sente obbligato a rispondere in modo amichevole: il modo più semplice di farlo è quello di utilizzare i prodotti di quella società".
"La sponsorizzazione farmaceutica stimola il consumo di medicinali, può essere dimostrato", prosegue Gotzsche. "Alcuni anni or sono fa ho condotto uno studio su come la pubblicità influenza il mercato dei medicamenti: la conclusione è stata che, in definitiva, porta alla somministrazione di più farmaci. In altre parole, i medici sono guidati dalla pubblicità invece che da una diagnosi medica".
Nel frattempo le aziende rendono pubblici i loro versamenti a dottori e ospedali. Ma presentano i loro dati in modo tale che per un non esperto è difficile capire se il proprio medico ha percepito soldi. "Questa prassi ha un unico obiettivo: l'industria farmaceutica vuole impedire ai media di scrive sul tema", sostiene Gotzsche. "Chiunque voglia scoprire se un determinato medico ha ricevuto denaro da un'azienda finisce per arrendersi, la ricerca è troppo faticosa, L'industria del ramo è riuscita a rendere inutile il proprio sistema di trasparenza."