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Credit Suisse ha fatto tutto il possibile per appianare la vertenza fiscale negli Usa, ma la soluzione non dipende solo dalla banca, bensì anche dai governi di Berna e Washington: lo afferma il presidente del consiglio di amministrazione Urs Rohner, senza però prendere posizione né sui tempi necessari all'accordo, né sull'entità di un'eventuale multa.
"Da tre anni stiamo cooperando intensamente con le autorità americane per trovare una soluzione: il processo dipende pure dalle posizioni dei due governi", spiega Rohner in un'intervista alla "Handelszeitung" che sarà pubblicata domani e di cui è stato anticipato il testo.
"Naturalmente una risoluzione più rapida sarebbe stata nel nostro interesse. Penso che abbiamo fatto tutto il possibile per cooperare pienamente e per trovare una soluzione. È però un fatto che la soluzione non dipende solo da noi", insiste il manager 54enne.
Riguardo alla possibile sanzione pecuniaria - la stampa ha parlato di una multa compresa fra 1 e 3 miliardi di dollari - Rohner non commenta: "su questo non posso e non voglio avanzare speculazioni", afferma, aggiungendo che la banca ha proceduto ai dovuti accantonamenti - circa 900 milioni franchi - nel quadro delle regole contabili applicabili.
Un tema importante rimane anche quello dei fondi propri. A questo riguardo il presidente di Credit Suisse spiega di non essere contrario a standard internazionali che valgono per tutti. "Abbiamo però un problema se dobbiamo fare più della concorrenza all'estero, perché questo distorce la concorrenza".
Posizione analoga anche riguardo allo scambio automatico delle informazioni: sì, se rappresenta uno standard globale. Visto che secondo Rohner diventerà tale, "non vi sono motivi per la Svizzera di non essere coinvolta fin da subito". Si tratta di una ragionevole continuazione della strategia del denaro pulito proposta dal Consiglio federale, aggiunge. Nell'introduzione dello scambio automatico vi saranno velocità differenti fra l'UE e il resto del mondo. In Svizzera deve essere trovata una soluzione per il passato, con la possibilità di un'amnistia o di un'autodenuncia, sostiene Rohner.
Comunque prima o poi tutti parteciperanno ai nuovi standard e il successo della piazza finanziaria elvetica non dipenderà da differenze minime. "I clienti vengono da noi perché offriamo un quadro stabile, un sistema giuridico funzionante, una valuta stabile e soprattutto servizi di qualità superiore alla media", osserva il banchiere.
Il processo di riorganizzazione in corso comunque continuerà. "Il numero delle banche in Svizzera tendenzialmente diminuirà ancora". Per gli istituti sotto una certa grandezza sarà infatti difficile far fronte all'aumento dei costi sul fronte normativo, mentre nel contempo i margini diminuiscono.
SDA-ATS