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Il termine bannalitÓ designa in generale dal ME al XIX sec. l'obbligo fatto agli ab. di una Signoria fondiaria di ricorrere a concessionari del signore per esplicare alcune attivitÓ di primaria utilitÓ. Il ted. Ehaften (dal medio alto ted. ehafte, ovvero diritto, legittimitÓ, consuetudine) designa attivitÓ artigiane indispensabili alla comunitÓ, incluse le attrezzature e i fabbricati che esse occupavano. In origine, diritti speciali e servit¨ di questo tipo potevano essere attribuiti a Beni comuni, fuochi e Case coloniche. In ogni signoria fondiaria erano dotati di tali prerogative Mulini, taverne (Alberghi), fucine, forni per il pane e torchi; nelle cittÓ e nei centri pi¨ popolosi le bannalitÓ riguardavano pure Bagni termali, Panetterie, Macellerie, Tintorie e la Concia.
Nelle sue terre il signore fondiario aveva il diritto di istituire bannalitÓ, obbligando i suoi sudditi a utilizzarle e vietando ogni forma di concorrenza (Banno e giurisdizione). La gestione delle attrezzature sottoposte a bannalitÓ era affidata ad artigiani del ramo. Dal XVI sec. i signori territoriali (cittÓ e cant. rurali) rivendicarono gradualmente il diritto esclusivo di autorizzare e sopprimere le bannalitÓ sul proprio territorio, spesso violando diritti di altri signori fondiari; di qui i frequenti processi, che duravano anni, in cui di solito l'autoritÓ superiore prevaleva sul signore fondiario.
Di norma le bannalitÓ si legavano agli impianti idraulici (soprattutto mulini per cereali, cartiere, polverifici) e alle attivitÓ con diritto di fuoco (fonderie, fucine di fabbri e maniscalchi). Gli impianti annessi ai mulini (tra cui raspe, pestelli, frantoi, macine da spezie, seghe, e gli impianti per sfibrare legna, sbiancare, follare, produrre chiodi ecc.) pur soggiacendo a una concessione che li proteggeva dalla concorrenza, non assumevano in genere il carattere di bannalitÓ.
La bannalitÓ era anche considerata un diritto reale, legato a un particolare edificio nel quale era permesso compiere una data attivitÓ. Oltre a godere del monopolio nel loro settore, gli artigiani che sfruttavano edifici e attrezzature avevano un diritto prioritario sui mezzi di produzione (forza idraulica, carbone di legna, paleria ecc.) e anche sulle materie prime (cereali, animali da macello, ferro, coloranti ecc.). I titolari delle bannalitÓ sottostavano peraltro anche a obblighi precisi: essi erano infatti tenuti a servire la collettivitÓ, a gestire l'attivitÓ in modo affidabile e a garantire un'offerta di prodotti sufficiente, di buon livello e a prezzi fissi; le taverne erano obbligate a fornire alloggio e a vigilare sui loro ospiti. Mugnai e locandieri (comprese le loro fam.) prestavano un apposito giuramento; chi non adempiva al suo incarico poteva essere rimosso dall'autoritÓ.
La concessione di nuove bannalitÓ era subordinata a una dimostrata esigenza sul piano locale; i titolari di bannalitÓ delle localitÓ vicine avevano tuttavia diritto di ricorso. Durante l'ancien rÚgime avvenne frequentemente che interessi privati si opponessero alla creazione di bannalitÓ necessarie e che venissero creati esercizi pubblici non autorizzati (bettole ecc.). Le autoritÓ preferivano perci˛ concedere licenze di esercizio la cui validitÓ cessava con la morte del detentore invece di creare nuove bannalitÓ, che comportavano un diritto reale e irrevocabile. Oltre a una tassa unica iniziale, i titolari di bannalitÓ erano tenuti a versare un canone annuo; per ogni cambiamento (ampliamento dell'attivitÓ, trasferimento in un'altra localitÓ) occorreva una concessione.
Le bannalitÓ garantivano in genere ai titolari delle stesse una base economica sicura. Tuttavia fornivano redditi elevati solo le bannalitÓ che godevano di una posizione di monopolio (mulini, taverne situate lungo strade molto frequentate, stabilimenti termali ecc.) e che permettevano di integrare gli introiti soggetti a tariffa con l'esercizio di attivitÓ accessorie, come il commercio di materie prime, l'agricoltura o altro (locande autorizzate a vendere pane e carne).
Dopo il 1800 la situazione delle bannalitÓ inizi˛ a cambiare: molte attivitÓ soggette a banno (come le officine per la produzione di attrezzi, le cartiere ecc.) dovettero cedere il passo alla fabbricazione industriale, altre ancora (come i mulini) vennero invece sostituite da esercizi la cui attivitÓ era libera. In molti cant. varie bannalitÓ sopravvissero fino al 1874: benchÚ inconciliabili con la libertÓ di industria, la legislazione in materia di arti e mestieri ne ammetteva infatti l'esistenza, in virt¨ di diritti acquisiti o perchÚ tali attivitÓ (ad esempio le locande) permettevano di tutelare l'ordine pubblico e la moralitÓ. Le bannalitÓ furono definitivamente abolite solo con l'affermazione della piena libertÓ di commercio e di industria (Costituzione fed. del 1874). Furono mantenute le autorizzazioni necessarie per la gestione di particolari esercizi pubblici (bar e ristoranti) e le patenti per l'esercizio di determinate professioni (commercianti ambulanti, osti); in questi casi si tratta per˛ di diritti personali e non pi¨ di diritti reali.
Bibliografia
– Idiotikon, 1, 8 sg.
– Deutsches Rechtsw÷rterbuch, 2, 1932-1935, 1221-1226
– A.-M. Dubler, Handwerk, Gewerbe und Zunft in Stadt und Landschaft Luzern, 1982, 288-316
Autrice/Autore: Anne-Marie Dubler / vfe