Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01170.jsonl.gz/1491

Il percorso delle tre arbitre giunte fino alla selezione per la Coppa del mondo che si giocherà in Qatar dal 20 novembre
Stéphanie Frappart, Salima Mukansanga e Yoshimi Yamashita: una francese, una ruandese e una giapponese figurano fra i 36 arbitri selezionati per dirigere le gare del Mondiale 2022, e si tratta di una prima assoluta per quanto attiene al calcio maschile. Unitamente alla brasiliana Neuza Back, alla messicana Karen Diaz Medina e alla statunitense Kathryn Nesbitt – che in Qatar svolgeranno invece il ruolo di assistenti –, queste tre arbitre entrano nella storia grazie a un percorso netto, come riconosce la Fifa. «Da molti anni offrono prestazioni di alto livello», ha detto l’italiano Pierluigi Collina, leggenda dell’arbitraggio e oggi presidente della Commissione arbitri del governo del calcio mondiale.
Per la 38enne Frappart, il Mondiale arriva dopo una folgorante scalata: prima donna arbitro nella seconda divisione francese nel 2014 – e poi in Ligue 1 a partire dal 2019 –, è stata la prima donna a dirigere la gara di Supercoppa maschile nell’agosto 2019. In seguito, ha esordito in Champions League nel dicembre 2020 e ha fischiato nella finale di Coppa di Francia lo scorso mese di maggio. «Sono emozionata, la mia convocazione non era per nulla scontata: la Coppa del mondo è il massimo», ha detto Frappart, che in questa stagione sta arbitrando regolarmente in Ligue 1.
Due anni più giovane, la nipponica Yamashita ha avuto una parabola simile: nel 2019 è stata la prima donna a dirigere una gara della Champions League asiatica, e la scorsa estate è divenuta ufficialmente arbitro professionista, abbandonando l’attività di istruttrice di fitness, che svolgeva part-time. «Dirigere al Mondiale», ha detto la giapponese, «è una grande responsabilità, e sono contenta di poterlo fare: non avrei mai immaginato di poter arrivare fin qui». Convinta ad arbitrare da una compagna di studi universitari, è rimasta affascinata dal mondo del calcio e non l’ha mai più abbandonato.
Prima donna a dirigere in Coppa d’Africa maschile lo scorso gennaio, Salima Mukansanga (34 anni) – prima di darsi all’arbitraggio – sognava da ragazza di diventare giocatrice di basket professionista. Poi, a 20 anni, già dirigeva gare del massimo campionato femminile ruandese.
La Confederazione nordamericana, come detto, porterà invece in Qatar due assistenti donne: la statunitense Nesbitt e la messicana Diaz Medina, guardalinee che incarna l’emblema dell’eguaglianza di genere in un Paese in cui il machismo è ancora largamente diffuso, tanto che si calcola in 10 al giorno il numero di femminicidi che vi si compiono. A 38 anni, la messicana dimostra che tutto è possibile. «Il fatto che alcune donne arrivino ad arbitrare nel torneo più importante al mondo – e che possano realizzare i propri sogni – è figlio del nostro costante lavoro, ma anche di coloro che ci hanno aperto le porte per la prima volta», ha detto Diaz Medina ringraziando anche la sua famiglia, i media e la sua Federazione nazionale. Inoltre non dimentica di rendere omaggio a suo padre, un vero ‘fanatico’ del pallone che le ha trasmesso la passione. «Ho cominciato a giocare a calcio a 8 anni», dice Diaz Medina, che di formazione è ingegnere agronomo e che dirige dal 2016 gare della Lega di football messicana. Dice di aver rinunciato a un lavoro fisso: «La mia capa mi ha detto che dovevo scegliere fra il mio mestiere e l’arbitraggio, e io non ho esitato neanche un secondo: ho preferito l’arbitraggio pur sapendo che avrei rinunciato a un’entrata sicura».
Per queste pioniere, ad ogni modo, non si tratta di mettere il loro genere davanti a tutto e nemmeno di cercare visibilità. «Farò del mio meglio affinché il calcio possa mostrare la sua bellezza», ha detto Yamashita qualche mese fa. «Non mi interessano né il potere né il controllo».
Stéphanie Frappart, a sua volta, continua a ripetere che: «Dal 2019, quando diressi la gara di Supercoppa, le donne arbitro nel calcio maschile sono diventate la normalità. Non è più una questione di genere, bensì di competenza». Fare la Storia proprio in Qatar, Paese assai criticato per la scarsa considerazione mostrata per le donne, per queste arbitre non è certo un dettaglio banale. «Fare arbitrare delle femmine in un Paese simile è un forte segnale da parte della Fifa», ha detto la direttrice di gara francese. «Non sono femminista», ha aggiunto, «ma sono felice se ciò può contribuire a migliorare le cose».