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Il 35enne A.S. è sospettato di aver ucciso la moglie in un appartamento a Rapperswil-Jona.
Uno psichiatra forense analizza il delitto.
RAPPERSWIL-JONA - Questo sabato la polizia ha trovato una donna morta in un appartamento, a Rapperswil-Jona. Il marito A.S., un kosovaro di 35 anni, è stato arrestato.
La polizia cantonale sangallese non può ancora fornire informazioni sui fatti e sul movente. Quel che è noto è che in casa, al momento del delitto, c'erano tre bambini. Il figlio più piccolo è un neonato, il secondo figlio è in età scolare. La più grande avrebbe 15 anni.
Thomas Knecht, psichiatria forense, prova a fornire a 20 Minuten un'analisi del delitto.
Quale potrebbe essere lo sfondo di un atto del genere?
«In molti casi, si tratta di un conflitto all'interno della coppia che si protrae da tempo. Può riguardare problemi di denaro, questioni educative, comportamentali, sesso o gelosia. Le uccisioni di partner sono spesso un tentativo portato all'esasperazione, e ovviamente fallimentare, di risolvere dei conflitti. In situazioni simili, l'autore spesso si denuncia spontaneamente. Non cerca di scappare come farebbe un tipico criminale. In generale, ogni relazione include anche un rapporto di potere. Nel caso dei conflitti di coppia c'è una certa asimmetria in termini di mezzi di potere da parte dei soggetti coinvolti: le donne spesso sono psicologicamente e retoricamente più forti, l'uomo ha dalla sua la violenza, che usa per ottenere il controllo».
Come possono convivere con quanto accaduto i bambini presenti nell'appartamento?
«Fino all'età di circa tre anni, il cervello umano non è in grado di memorizzare. Bambini più grandi, invece, avranno bisogno di cure psicologiche. Ciò permetterà di verificare se possono elaborare l'evento normalmente o se stanno sviluppando un cosiddetto disturbo da stress post-traumatico, che richiede quindi un trattamento a lungo termine. È però fondamentale che trovino rapidamente un ambiente che trasmette loro sicurezza e gli dia la tranquillità necessaria».
Sembra che l'imputato soffrisse di problemi psicologici, tanto da aver spinto i parenti a chiederne il ricovero in un istituto psichiatrico. È difficile fare in modo che ciò avvenga?
«Se si è disponibili a farsi ricoverare non è un problema. In caso contrario, sono necessarie le cosiddette misure coercitive a scopo assistenziale. Per ottenerle deve esserci un disturbo mentale, una disabilità mentale o una grave negligenza, che non possono essere trattati con la terapia ambulatoriale».