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La Deutsche Oper Berlin, situata sulla Bismarckstrasse nel quartiere di Charlottenburg e progettata da Fritz Bornemann, fu inaugurata nel 1961. Dei tre teatri d'opera berlinesi (Komische Oper e Staatsoper, quest’ultimo in restauro fino all'autunno del 2013 e provvisoriamente trasferito nello Schiller Theater) la Deutsche Oper è il più recente e il più vasto. Può infatti ospitare quasi 1900 spettatori. L'acustica è ottima ovunque. Inoltre la struttura della sala permette una visione completa del palcoscenico da ogni posto a sedere.
Nell'arco di una settimana, dal 14 al 21 aprile, ho assistito a quattro rappresentazioni di opere stilisticamente molto diverse tra loro: Don Carlo di Verdi, Jenufa di Janacek, Rienzi e Lohengrin di Wagner. Due nuove produzioni (Jenufa e Lohengrin) e due riprese dal repertorio del teatro. Un'esperienza sufficiente per rilevare l'ottima qualità attuale dell'ensemble (orchestra e coro) che si misura proprio confrontando le nuove produzioni (per le quali sono normalmente previste alcune settimane di prove) con le riprese di spettacoli precedenti (di solito riallestiti in pochi giorni).
L’attuale Generalmusikdirektor del teatro è Donald Runnicles, che ha diretto Don Carlo, Jenufa e Lohengrin. Il maestro britannico mi ha pienamente convinto poiché di ogni opera ha saputo cogliere le diversissime peculiarità stilistiche, grazie anche alla duttilità dell'orchestra del teatro. E il pubblico ha dimostrato in ogni occasione di essere molto soddisfatto del lavoro che sta svolgendo alla Deutsche Oper, dopo l’infelice parentesi della direzione musicale di Renato Palumbo nel 2006/07, costretto alle dimissioni per la mediocre concertazione del Freischütz di Weber. Come interprete wagneriano (magnifica la sua direzione - fluida, solenne, pulsante - di Lohengrin), Runnicles è il degno contraltare di Barenboim, direttore musicale della ‘rivale’ Staatsoper (dove, in questi anni, parallelamente alla Scala di Milano, si rappresenta il Ring des Nibelungen nella mise en scène di Guy Cassiers).
Di notevole interesse storico e culturale è stata la ripresa di un'opera giovanile di Wagner, Rienzi, di rarissima esecuzione anche perché il compositore ne vietò la rappresentazione - stesso destino toccò alle altre due opere giovanili, Le Fate e Il Divieto d'amare - nel tempio della sua musica a Bayreuth. Si tratta di un'opera composita, prolissa, magniloquente, assai disuguale nell'ispirazione, dai molteplici influssi (da Spontini al grand opéra di Auber e Meyerbeer...). Ma imprescindibile per comprendere il tormentato e complesso percorso artistico wagneriano. La figura centrale di Rienzi (tribuno libertario e rivoluzionario nella Roma del XIV secolo) come eroe liberatore sarà infatti ripresa e sviluppata in Lohengrin e Parsifal. Splendido l'allestimento multimediale di Philipp Stölzl (già pubblicato su dvd) con riferimenti, nel primo atto, ai dipinti metropolitani di Otto Dix, alle lotte tra bande armate (con maschere e vestiti pure alla Dix) durante la Repubblica di Weimar e successivamente (dal secondo al quinto) al periodo nazista, anche attraverso proiezioni in bianco e nero che ricostruiscono fedelmente la retorica e l'estetica del terzo Reich (vedi foto di scena). È noto, tra l'altro, che la figura del Rienzi wagneriano ebbe notevole influsso sulla formazione politica di Hitler. Sul piano musicale stilisticamente differenziata e coesa la direzione di Sebastian Lang-Lessing. Quanto al cast, strepitoso successo hanno ottenuto Daniela Sindram nel rôle en travesti di Adriano Colonna e Torsten Kerl (Rienzi).
Info: www.deutscheoperberlin.de