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Il Premio Nobel per l’Economia 2022 è stato assegnato agli statunitensi Ben Bernanke (ex presidente della Fed), Douglas Diamond e Philip Dybvig. Lo ha annunciato l’Accademia reale delle scienze in Svezia spiegando che “le loro scoperte hanno migliorato il modo in cui la società affronta le crisi finanziarie”.
Ben Bernanke riceve il Premio Nobel per l’economia
Proprio mentre si profila all’orizzonte una crisi economica molto simile, se non peggiore di quella del 2008, anche se con caratteristiche assai differenti, la giuria del Nobel decide di assegnare il prestigioso riconoscimento per l economia a chi di quella crisi fu uno dei protagonisti assoluti: l’allora Presidente della Fed Ben Bernanke.
BREAKING NEWS:
The Royal Swedish Academy of Sciences has decided to award the 2022 Sveriges Riksbank Prize in Economic Sciences in Memory of Alfred Nobel to Ben S. Bernanke, Douglas W. Diamond and Philip H. Dybvig “for research on banks and financial crises.”#NobelPrize pic.twitter.com/cW0sLFh2sj
— The Nobel Prize (@NobelPrize) October 10, 2022
L’ex capo della Fed ha vinto il premio insieme ad altri due economisti americani Douglas Diamond e Philip Dybvig, rispettivamente ordinari delle Università di Chicago e Washington, grazie alle loro ricerche sulle banche e sulla crisi finanziarie:
“Perché l’economia funzioni i risparmi devono essere indirizzati agli investimenti. Tuttavia, c’è un conflitto: i risparmiatori vogliono avere accesso immediato ai loro soldi in caso di spese impreviste, mentre le imprese e i proprietari di case devono sapere che non saranno costretti a rimborsare i loro prestiti prematuramente.
Nella loro teoria, Diamond e Dybvig mostrano come le banche offrano una soluzione ottimale a questo problema. Agendo come intermediari che accettano i depositi di molti risparmiatori, le banche possono consentire ai depositanti di accedere al loro denaro quando lo desiderano, offrendo al contempo prestiti a lungo termine ai mutuatari”.
Per quanto riguarda nello specifico il contributo offerto da Bernanke all’economia e alla risoluzione della gravissima crisi del 2008, la giuria del premio Nobel spiega che:
“Ben Bernanke ha analizzato la Grande Depressione degli anni ’30, la peggiore crisi economica della storia moderna. Tra le altre cose, ha mostrato come le corse delle banche fossero un fattore decisivo nella crisi che diventava così profonda e prolungata. Quando le banche sono crollate, informazioni preziose sui mutuatari sono state perse e non hanno potuto essere ricreate rapidamente. La capacità della società di incanalare i risparmi verso gli investimenti produttivi è stata quindi gravemente diminuita.
Bernanke ha analizzato la Grande Depressione degli anni ’30, la peggiore crisi economica della storia moderna. Tra le altre cose, ha mostrato come le corse delle banche fossero un fattore decisivo nella crisi che diventava così profonda e prolungata. Quando le banche sono crollate, informazioni preziose sui mutuatari sono state perse e non hanno potuto essere ricreate rapidamente. La capacità della società di incanalare i risparmi verso gli investimenti produttivi è stata quindi gravemente diminuita.”
La storia dell’ex Presidente della Fed
Ben Bernanke, 68 anni, è stato Presidente della Fed tra il 2006 e il 2014, sotto le presidenze di George W.Bush e Barack Obama, si è trovato ad affrontare una delle crisi finanziarie peggiori della storia, iniziata in USA ed allargata a tutto il mondo.
Ha continuato la poltica suoereslansiva di uno del suo predecessore Alan Greenspan, nominato a capo della Fed per ben cinque mandati, la cui politica economica espansiva, paradossalmente, viene citata come una delle concause dello scoppio della bolla dei mutui subprime all’origine della crisi finanziaria del 2008.
Bernanke ha dato avvio ad una politica di tassi vicino allo zero e di acquisti massicci di titoli del tesoro, in quella che viene definita come quantitative easing, grazie alla quale riuscì ad evitare una depressione finanziaria simile a quella degli anni 30.
Importante anche se discusso fu il suo ruolo nel salvataggio di alcune banche il cui fallimento avrebbe potuto provocare un effetto a catena di tutto il sistema finanziario a stelle e strisce. Molti considerano il “sacrificio”, facendo fallire Lehman Brothers, un inutile azzardo secondo molti osservatori. La sua politica espansiva e il suo intervento nell’economia reale ha comunque sicuramente evitato un vero e proprio Armageddon finanziario, ma ha dato l’avvio ad una politica espansiva che ha generato un grande dibattito sul ruolo delle Banche Centrali e su quelle della grandi banchi ed istituzioni finanziarie nell’economia reale.
Un dibattito che ha portato anche alla creazione nel 2009 di Bitcoin la prima valuta digitale, completamente disintermediata e libera da vincoli di qualsiasi tipo, creata proprio per evitare che si potesse ripetere una crisi come quella del 2008.