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Un declino in atto dal 2003 e culminato nella perdita del seggio al Consiglio degli Stati nel 2019 ha spinto il PLR ticinese a varare un progetto di rilancio in quattro fasi. I risultati della prima, un'indagine condotta su due focus group di 11 partecipanti nel Sopra- e Sottoceneri e un sondaggio fra i membri e simpatizzanti condotto con 1'006 interviste dall'istituto gfs di Berna tra il 31 agosto e il 22 settembre, sono stati presentati oggi, giovedì: evidenziano prima di tutto una base fedele ma anche una difficoltà a reclutare nuovi elementi, visto che solo il 5% è membro da meno di 5 anni il 78% da più di 9. Il coinvolgimento della base, insufficiente per oltre un terzo degli interrogati, è la principale critica evidenziata in una valutazione sull'operato del partito e dei suoi rappresentanti che è complessivamente positiva, anche se non entusiasta. "Statico" e "debole" sono fra i giudizi negativi formulati, insieme alle osservazioni sulle difficoltà a trovare una posizione unitaria e a capire i problemi della popolazione.
Sono questi i punti su cui dovrà riflettere il futuro presidente - Natalia Ferrara, Alessandro Speziali o Emilio Martinenghi - che sarà eletto il 22 novembre per succedere al dimissionario Bixio Caprara.
Entrando nel dettaglio, una grande maggioranza dei membri si posiziona nel centro-destra, il 69% è per una Svizzera aperta e, significativo visto il successo di Verdi e Verdi liberali alle ultime federali, il 53% mette l'ambiente prima della prosperità economica. Le questioni climatiche, la previdenza per la vecchiaia, il sistema educativo, l'assistenza sanitaria, la disoccupazione e le relazioni bilaterali sono i problemi che preoccupano maggiormente i membri. Sono dati che riflettono l'annuale barometro delle preoccupazioni dei cittadini.
Bocciata la congiunzione con il PPD
La campagna del 2019 era stata segnata dalla storica alleanza con il PPD: ebbene, se nei focus group non ne esce un'immagine negativa, due terzi della base la respingono più o meno nettamente, e questo in tutte le fasce di età, e si schierano contro future congiunzioni. È questo il motivo principale, stando al sondaggio, alla base della perdita del rappresentante alla Camera dei cantoni.
Dal sondaggio emerge anche una scarsa conoscenza dell'agenda 2030, con cui il PLRT vuole rafforzare l'economia e la società ticinese. Il 55% non ne ha mai sentito parlare, fanno eccezioni i giovani.
Il gfs si è concentrato infine sull'attualità e le priorità in tempi di pandemia: il sostegno alle imprese, la formazione e la creazione di impieghi sono indicati come le leve su cui agire per superare la crisi. Una riduzione del peso fiscale e l'evitare a ogni costo un ulteriore lockdown finiscono in fondo alla graduatoria.