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LOSANNA - Rischia di andare ancora per le lunghe l'annosa vertenza tra Julius Bär e le autorità tedesche nella causa legata alla scomparsa di somme milionarie dell'ex Germania orientale comunista. Il Tribunale federale (TF) ha annullato la sentenza della giustizia zurighese, che aveva deciso in favore della banca e che dovrà ora tornare ad occuparsi dell'intricato caso.
Il 18 aprile 2018 il tribunale superiore di Zurigo aveva respinto in seconda istanza un'azione legale contro Julius Bär avviata nel 2014 dall'Istituto federale tedesco per i compiti speciali legati alla riunificazione (Bundesanstalt für vereinigungsbedingte Sonderaufgaben, BvS), che esige dalla banca zurighese la restituzione di oltre 100 milioni di franchi più interessi. In una sentenza pubblicata oggi, il Tribunale federale accoglie tuttavia nei punti principali le argomentazioni di quest'ultimo e rimanda la causa a Zurigo per una nuova valutazione.
Da oltre due decenni la Germania è alla ricerca di milioni spariti dopo la caduta del Muro di Berlino e che sarebbero stati occultati da membri del Partito di Unità socialista di Germania (SED, comunista), al potere dal 1949 al 1990. A quanto sembra una società della Repubblica democratica tedesca (RDT, o DDR nella sigla tedesca) attiva nel commercio estero avrebbe spostato grossi importi su conti di banche straniere perché non finissero nelle casse della Germania riunificata.
Si trattava di circa 97 milioni di franchi, cui si sono aggiunti gli interessi maturati dal 1994, per un totale che era stato calcolato in oltre 200 milioni di franchi. Il BvS è partito alla caccia di tali fondi. Il problema sta nel fatto che da tempo il denaro è stato rimosso dai conti in questione e che le tracce sono state cancellate. L'autorità tedesca vuole quindi rendere responsabili le banche che non hanno impedito i prelevamenti.
La disputa tra il BvS e Julius Bär riguarda l'ex banca Cantrade, che tra il 1989 e il 1992 non avrebbe bloccato numerosi ritiri di questo genere. Julius Bär aveva rilevato la Cantrade nel 2005 da UBS e quindi secondo l'autorità tedesca ha l'obbligo di restituire i milioni scomparsi. Ma Julius Bär si oppone con vigore, sostenendo che ai tempi in cui sono avvenuti i fatti l'istituto apparteneva a UBS.
Nella sentenza dell'aprile 2018, il Tribunale superiore di Zurigo aveva ritenuto la vertenza conclusa, essendo avvenuta nel 2009 una transazione tra il BvS e la direttrice della società della DDR, accordo in base al quale questa doveva versare al BvS 106 milioni di euro che teneva depositati su un conto della Banca cantonale di Zurigo. Il tribunale zurighese aveva dunque respinto le richieste dello stesso BvS nei confronti della banca Julius Bär.
Il Tribunale federale non è invece dello stesso avviso. I supremi giudici di Losanna rilevano che l'accordo è stato concluso tra la direttrice della società e il BvS, senza che la banca fosse coinvolta nella transazione. Le richieste nei suoi confronti da parte dell'autorità tedesca rimangono dunque legittime. Il TF rinvia così di nuovo il dossier al Tribunale superiore di Zurigo per un riesame.