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Friedrich Dürrenmatt – Per una Svizzera europea
A prima vista, la dimensione europea del pensiero di Friederich Dürrenmatt non è evidente. Allora, perché aggiungerlo alla nostra galleria di scrittori che hanno riflettuto sulla questione europea? Leggere l’opera dell’autore de La Panne vuol dire confrontarsi con l’immagine di una Svizzera provinciale e arcaica, vuol dire incontrare un Dürrenmatt visto come uno “svizzero a cuor leggero” [1] e che tuttavia non ha quasi mai varcato le forntiere del suo paese. Ora, malgrado questo provincialismo, Dürrenmatt è stato sempre presentato come un pensatore critico che vestiva con le sue “stoffe”, come si divertiva a chiamare le sue pièces di teatro, l’immagine di una Svizzera internazionalmente integrata e cosciente delle sue responsabilità. Una Svizzera che avrebbe potuto servire da modello all’Europa, come aveva affermato in una conversazione col diplomatico svizzero Alfred Defago :
“La Svizzera è una realtà che è emersa per delle ragioni molto specifiche, parlando da un punto di vista storico. […] La Svizzera è una confederazione e soprattutto uno Stato artificiale. Ma se la si comprende, allora è necessario convenire che la Svizzera è qualcosa di molto moderno, che potrebbe diventare qualcosa di molto moderno. Ad esempio, se considerate la questione europea odierna: l’Europa, che non può essere trasformata in una nazione, dovrebbe esserlo in una sorta di Svizzera” (Eine Schweiz zu feiern?, Entretien du 1er août avec Alfred Defago, p. 198)
Se analizziamo con attenzione i diversi testi di Dürrenmatt, una costante è particolarmente presente nel suo lavoro: a partire da piccoli avvenimenti, locali o cantonali, cerca sempre di stabilire legami con qualcosa di più grande, con l’Europa in qualche modo. Anche se Dürrenmatt sottolinea l’importanza del locale e del regionalismo, egli mette allo stesso tempo in guardia contro il provincialismo politico e il modo di deliberare svizzero.
“La Svizzera, che non è più in grado di darsi un significato nuovo, sta dissolvendosi, dato che la sua missione originaria ha perso gran parte del suo significato in un’Europa che sta cambiando. […] L’Europa si ricompatta. Senza un nuovo compito a cui adempiere, la Svizzera […] diventerà vittima della sua propria forza centrifuga, il Giura bernese essendo un indicatore di questa tendenza.” (Zur Dramaturgie der Schweiz, p.154)
Per Dürrenmatt, il lavoro politico è dunque innanzitutto una storia di chiaroveggenza. La politica ha bisogno di visione, essa deve battersi per il nuovo, non accontentarsi di conservare l’acquisito. Colui che si impegna troppo tardi nell’azione politica perde in libertà giacché le innovazioni devono essere necessariamente fatte proprie in un dato momento preciso. La democrazia è una forma politica decisiva per consentire il rinnovamento.
“In politica, non si cede alle necessarie novità che quando è già troppo tardi per il rinnovamento di ciò che è anziano. Una politica che arriva troppo tardi è una politica che arriva giusto in tempo per partecipare al proprio funerale. La nostra libertà consiste nel fatto di accettare liberamente il rinnovo indispensabile prima che siamo costretti a farlo. Ma ciò avviene liberamente solo se si ha la percezione di questa necessità; anche se la perspicacia in se stessa non è sufficiente, bisogna avere la determinazione di voler fare qualcosa liberamente. Il gradimento della democrazia è il gradimento della novità, giacché senza gradimento della novità, non vi è democrazia.” (Spass an der Schweiz, p. 47)
Un’altra asserzione chiave del pensiero politico di Dürrenmatt concerna la questione del federalismo. Egli percepisce che quest’ultimo porta numerosi vantaggi, ma ha potuto parimenti constatare – per mezzo della questione politica giurassiana, questione centrale nel suo cantone natale di Berna – i pericoli di questa forma di organizzazione politica.
“Il conflitto del Giura è in fondo una battaglia contro i mulini a vento, e questo tipo di battaglia non può essere ragionevole, al contrario, essa è del tutto irragionevole; nel conflitto del Giura il federalismo malato interpreta la parte del satiro sperando che essa non sia quella del canto del cigno.” (Die Schweiz als Wagnis, Entretien avec Alfred A.Hasler, p. 120)
Per Dürrenmatt, il federalismo non può funzionare che accoppiato al centralismo. La dialettica federalismo-centralismo è un concetto interessante, soprattutto al tempo delle discussioni sul “mostro burocratico di Bruxelles” e delle rivendicazioni per un’Europa federale. Ancora una volta, malgrado le difficoltà causate dal conflitto del Giura, Dürrenmatt vede la Svizzera come un modello politico.
“Il federalismo è un contrappeso necessario al centralismo. Ritengo che l’interazione tra federalismo e centralismo sia essenziale. Considerati l’uno slegato dall’altro, il federalismo è mortifero e il centralismo è noioso. Oggi la Svizzera propone un quadro politico che funziona, il cui terreno è ben delimitato.” (Die Schweiz als Wagnis, Entretien avec Alfred A. Hasler, pp. 121-22)
Un’altra questione interessa Dürrenmatt: quella della neutralità. Egli non ha mai cessato di esprimersi a proposito di questa “posizione politica di un piccolo Stato” (p.123). Per lui, la neutralità non è una forma di distanza politica, ma al contrario rivela una partecipazione attiva alla politica internazionale.
“Colui che è neutrale dev’essere tanto inoffensivo quanto utile. La neutralità è un accorgimento usato dal piccolo Stato per intrufolarsi nel vasto mondo. […] In realtà, la neutralità è una posizione politica fredda e calcolatrice. La Svizzera potrebbe agire anche in modo più determinato di come agisce generalmente. La neutralità permette di impegnarsi o di ritirarsi a seconda dei casi. […] Noi dovremmo essere un esempio. Non in senso generale, ma in senso particolare. Magari dovrei esprimermi in questo modo: il nostro dovere è quello di alimentare di idee la politica internazionale.” (Die Schweiz als Wagnis, Entretien avec Alfred A. Hasler, p.123)
La passività che domina in Svizzera fa riflettere Dürrenmatt: quando il compito è troppo difficile, la Svizzera brandisce l’argomento della neutralità. Essa si trasforma in agnello allorquando in realtà si tratta di un lupo, all’immagine di tutti gli altri Stati. L’autore di Il giudice e il suo boia trova questo inganno moralmente reprensibile.
“Ogni Stato dispone di un’ideologia che è la risultante della sua struttura economica, internazionale, storica ed emozionale. L’ideologia della Svizzera consiste nell’affermazione della sua passività. La Svizzera è un super-lupo che si dichiara neutrale, come se si trattasse di un super-agnello.” (Helvetisches Zwischenspiel, p.182)
Dürrenmatt è tuttavia convinto che la neutralità non dovrebbe impedire alla Svizzera di giocare un ruolo attivo nella politica europea. Inoltre, la neutralità non dovrebbe mai essere mal utilizzata, come un pretesto per una politica passiva. In quanto piccolo Stato neutrale, la Svizzera ha una responsabilità particolare, spiega Dürrenmatt, che riconosce che la neutralità svizzera è in qualche modo una concessione delle potenze europee nei suoi riguardi, una concessione che quindi dev’essere rinnovata continuamente.
“Ogni Stato ha un compito particolare da adempiere e occupa una posizione precisa fra gli Stati. […] Ciò che accade oggi in Europa, non possiamo ancora quantificarlo, ma la questione è quella di sapere se la Svizzera avrà sempre un ruolo da giocare in seno alla nuova Europa. […] Il compito storico della Svizzera, quello di proteggere i colli sulle montagne, non è più sufficiente per rendere la sua esistenza necessaria. […] Molti credevano che una Svizzera neutrale sarebbe sopravvissuta a ogni pericolo. […] Se gli Stati Uniti d’Europa saranno un giorno creati, la Svizzera dovrà aderire a questo grande Stato. La neutralità è una strategia politica e non un credo. La neutralità del cuore non esiste nell’uomo fatto di carne e sangue. I sistemi politici devono essere modificati se la situazione lo esige. Soprattutto, dobbiamo opporci fermamente a una neutralità che permette ai cittadini un’esistenza da pascià. […] La neutralità ha senso solo se essa è utile all’Europa.” (De la fin de la Suisse, pp. 238-241)
La neutralità come segno di fiducia delle potenze europee: quale idea eccitante nel momento in cui le rivendicazioni per l’entrata della Svizzera nell’UE si moltiplicano! Con questo modo di pensare Dürrenmatt ha infatti posto una domanda centrale davvero attuale:
“La neutralità è un privilegio che dobbiamo conquistare assumendoci le nostre responsabilità. È per questo che è nostro dovere venire in aiuto alle persone che arrivano alle nostre frontiere, anche se ciò implica minori risorse per noi. Solo una Svizzera che si impegna nell’aiuto e nella protezione dei rifugiati merita di esistere. Il nostro primo imperativo politico è di pensare dapprima agli altri e solo inseguito a noi stessi. […] Nessuno Stato è altrettanto basato sulla giustizia quanto lo è la Svizzera. La libertà, che non è arbitraria, è possibile solo in presenza della giustizia. La giustizia è la principale responsabilità della Svizzera . […] È dovere dello Stato quello di stabilire condizioni di giustizia. […] L’avvenire ci dirà se il nostro sarà uno Stato moderno o se declinerà fino a diventare obsoleto. Dobbiamo comprendere che ci troviamo al punto di svolta della Storia. La Svizzera del futuro non è concepibile che come lo Stato più sociale del mondo, sennò essa finirà per essere menzionata qua e là come una curiosità nelle lezioni di Storia delle generazioni future. Costruire una Svizzera sociale non è compito degli stranieri, come non lo è la vittoria di alcuni popoli sugli altri, nemmeno se parliamo dei Russi: ciò è responsabilità nostra.” (De la fin de la Suisse, pp 238-241)
C’è da sperare che la Svizzera accoglierà i suoi punti forti e il suo senso di responsabilità in seno a un comunità europea dei valori. Speriamo che la Svizzera cessi di seguire il modello della “stalle di Augias» nelle quali il letame si accumulava prima che Ercole fosse sollecitato ad allontanarlo. Senza dubbio Friedrich Dürrenmatt avrebbe applaudito un maggior coraggio nella conduzione della politica europea della Svizzera perché, come lo fa ben dire a Ercole:
“Questo paese è al di là della comprensione, non posso più sopportare questi vapori caldi che ricoprono tutto quanto.” (Von heiligen Güttern, p.94)
[1] Tutti i riferimenti citati appartengono al libro seguente: Arnold, Heinz Ludwig e al., Friedrich Durrenmatt. La mia Svizzera, un libro di lettura, Zurigo 1998. I titoli degli articoli e i numeri di pagina si riferiscono all’edizione tedesca. L’opera non è stata tradotta.