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Buenos Aires e le principali città dell'Argentina si sono svegliate oggi con le strade deserte e le attività praticamente bloccate, a causa dello sciopero generale proclamato da tre delle cinque centrali sindacali del paese, in quella che si annuncia come la più importante mobilitazione contro il governo di Cristina Fernandez de Kirchner dal suo inizio, nel 2007.
Lo sciopero, a cui non aderiscono i sindacati peronisti filogovernativi, è stato convocato "contro la manovra e la svalutazione" e per esigere un aumento degli stipendi del 30% e un innalzamento della soglia minima per l'applicazione dell'imposta sul reddito, in un contesto economico difficile per l'economia del Paese.
Sebbene i principali sindacati industriali non partecipino alla protesta - perché hanno già ottenuto o stanno negoziando aumenti delle loro retribuzioni - si prevede che lo sciopero avrà un grande impatto a causa dell'adesione dei settori del trasporto: oggi non ci sono né autobus, né treni, né aerei e sono stati organizzati posti di blocco per rallentare il traffico automobilistico nei principali accessi di Buenos Aires.
Il governo ha respinto lo sciopero e ha fatto pubblicare ieri sulla stampa una nota intitolata "domani la maggioranza degli argentini vuole lavorare", mentre il ministro del Lavoro, Carlos Tomada, ha minimizzato l'importanza della misura, dichiarando che "questo è semplicemente uno sciopero del trasporto pubblico".
SDA-ATS