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Accordo di Parigi sul clima
KEYSTONE/AP/FRANCOIS MORI(sda-ats)
La Svizzera deve rispettare gli impegni presi nel quadro dell'accordo di Parigi sul clima. Con 123 voti contro 62 e 8 astenuti, il Consiglio nazionale si è pronunciato a favore della ratifica del trattato da parte del Consiglio federale.
A nulla sono valsi i tentativi dell'UDC di non entrare in materia e del PLR di limitare l'obiettivo di riduzione dei gas ad effetto serra auspicato da Berna.
L'accordo di Parigi, approvato dalla comunità internazionale (oltre 190 Stati) nel dicembre del 2015, mira a proseguire gli sforzi per contenere l'aumento della temperatura del pianeta a 1,5 gradi centigradi. Obbliga tutti gli Stati firmatari a presentare ogni cinque anni obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra e ad adottare misure nazionali in merito.
La Svizzera lo ha firmato. Se il Parlamento (gli Stati devono ancora pronunciarsi) darà il suo via libera alla ratifica entro la prossima estate, la Confederazione potrà partecipare alla prima conferenza in programma nell'autunno del 2017.
Le modifiche legislative che l'accordo richiede saranno invece discusse nella revisione della legge sul CO2 che il governo presenterà alle Camere a fine anno.
L'UDC proponeva di non entrare nel merito del progetto poiché riteneva che la Svizzera potesse comunque adottare misure a protezione del clima e che dunque l'accordo fosse inutile. "La Confederazione si nasconde dietro questo trattato per sviluppare tutta una serie di tasse e di regolamentazioni", ha sottolineato invano Toni Brunner (UDC/SG).
Ma dopo due ore di discussioni la maggioranza del plenum non lo ha seguito e - con 130 voti contro 60 e 3 astenuti - è entrata in materia. "Non ratificare l'accordo, significherebbe negare 25 anni di impegni della Svizzera e prendere il rischio di mettersi al bando della comunità internazionale", ha rilevato Adèle Thorens (Verdi/VD) a nome della commissione.
SDA-ATS