Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/179187

<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di creare entro due anni almeno un centro d'identificazione in un Paese africano.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale constata che il numero di domande d'asilo depositate in Svizzera è diminuito sensibilmente negli ultimi due anni (2015: 39 523; 2016: 27 207; 2017 fino a fine ottobre: 15 444). Inoltre, nel 2014 la percentuale delle domande d'asilo presentate in Svizzera in rapporto a quelle depositate in Europa è scesa per la prima volta al di sotto del 4 per cento e dal 2015 è sempre stata inferiore al 3 per cento.</p><p>Negli ultimi anni la quota di protezione (proporzione di concessioni dell'asilo e ammissioni provvisorie in base a decisioni di prima istanza) è aumentata e dal 2014 oscilla tra il 48 e il 58 per cento. Ciò mostra che il numero di migranti che presentano una domanda d'asilo anzitutto per motivi economici non è aumentato, bensì diminuito.</p><p>I migranti asiatici provengono in primo luogo dal Bangladesh. Negli ultimi anni e decenni hanno lavorato soprattutto in Libia. Vista la catastrofica situazione in materia di sicurezza in questo Paese hanno cercato una via d'uscita. Secondo le informazioni del Ministero dell'interno italiano, dal 2015 ne sono giunti in Italia 22 000.</p><p>I negoziati con il Senegal e altri Paesi citati dall'autore della mozione sono falliti nel 2003. È impossibile creare unilateralmente un centro d'identificazione, a prescindere dalla sua impostazione, senza l'accordo dello Stato partner. Di conseguenza, sono finora falliti anche tutti i tentativi analoghi da parte di altri Paesi europei.</p><p>Non è chiaro che cosa intenda l'autore della mozione per "centro d'identificazione". Già oggi l'Alto Commissariato dell'ONU per i rifugiati (ACNUR) esamina le domande d'asilo in loco e si occupa dei rifugiati. Per i rifugiati particolarmente vulnerabili di cui nemmeno esso è in grado di garantire la protezione cerca uno Stato terzo sicuro. In sintonia con la tradizione umanitaria della Svizzera, negli ultimi anni il Consiglio federale ha autorizzato l'ammissione di parte di questi rifugiati. Con il sostegno finanziario dell'ACNUR (pari a circa 35 milioni di franchi per il 2017), la Svizzera contribuisce inoltre a proteggere e assistere i rifugiati nella regione. Appoggiando il lavoro dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni con un importo pari a circa 13 milioni di franchi per il 2017, aiuta i migranti arenatisi in Libia o in altri Paesi nordafricani a ritornare volontariamente in patria.</p><p>Nel suo rapporto in adempimento del postulato Pfister Gerhard 15.3242, "Ridefinizione di Schengen-Dublino, coordinamento europeo e ripartizione degli oneri", il Consiglio federale ha peraltro già esaminato a fondo l'idea di creare centri d'asilo al di fuori dello spazio Dublino.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.