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L'ex consigliere federale Didier Burkhalter ha svelato giovedì in un’intervista rilasciata alla RTS alcuni retroscena legati alla sua decisione di lasciare il Governo (è stato sostituito da Ignazio Cassis lo scorso 20 settembre, ndr.). "Su diversi temi, ho sentito di non essere sulla stessa lunghezza d’onda". Burkhalter ha poi rincarato la dose: "Non ero allineato su dei valori che considero essenziali" con "l’autorità collegiale" del Consiglio federale.
Tra i punti di disaccordo, "l’esportazione di armi nelle zone di conflitto" e la "questione dell’uguaglianza tra uomini e donne". Il Consiglio federale - ricordiamo - si è recentemente pronunciato sulla vendita di armi all’Arabia Saudita.
Burkhalter ha infine descritto la sensazione di "distanza" provata dopo il rientro dai suoi viaggi umanitari "in Ucraina ed in Giordania", in contrasto con le sedute del mercoledì del Consiglio federale: "Rientrando, sembra di andare a sbattere contro un vetro".
Negoziati Svizzera-UE
Durante l'intervista, Didier Burkhalter ha ribadito che non sono stati i negoziati tra la Svizzera e l'UE concernenti un accordo istituzionale a spingerlo a lasciare il Governo. La sua decisione riflette il suo "bisogno di fare altro" e la perdita del "fuoco sacro per essere al 200%" in Consiglio federale.
L'ex ministro non considera le sue dimissioni come una rottura. A suo avviso, è altrettanto difficile uscire dall’Esecutivo che entrare a farvi parte. Ma è importante non lasciare il Consiglio federale con un sentimento di amarezza, poiché vi si è rimasti troppo a lungo, quando non si hanno più le forze necessarie, ha sottolineato Burkhalter.
joe.p./ATS
- RG delle 12.30 del 20 aprile 2018; il servizio di Antonella Crüzer