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Quanto ricevono le lavoratrici e i lavoratori che producono le maglie delle nazionali di calcio, come quelle che hanno partecipato alla recente Coppa del mondo? Rispetto al prezzo di vendita di un centinaio di franchi, le lavoratrici e i lavoratori che le producono ricevono solo 10 centesimi!
L’associazione francese “Collectif éthique sur l’étiquette”, che si occupa di denunciare lo sfruttamento del lavoro nell’ambito della produzione di vestiti e abbigliamento, anche sportivo, denuncia le condizioni di lavoro e i salari delle lavoratrici e dei lavoratori. In questo caso, evidenziano il baratro tra i prezzi di vendita e gli enormi profitti delle marche che producono le maglie delle nazionali che hanno partecipato alla Coppa del mondo e i salari di chi le produce.
“Collectif éthique sur l’étiquette” denuncia una situazione per cui da un lato Nike e Adidas registrano utili inverosimili e dividendi che in dieci anni sono stati triplicati. Al contrario, i salari dei lavoratori e delle lavoratrici sono diminuiti del 30% dal 1995 al 2017! Il costo di produzione di una maglia in Tailandia è di soli 4 franchi! Queste marche hanno deciso di focalizzare la propria produzione là dove sfruttano il lavoro e hanno deciso di lasciare la Cina preferendo Tailandia, Indonesia o Vietnam dove i salari, anche a causa loro, sono del 45-65% inferiori al minimo vitale.
L’associazione continua perciò la campagna affinché le cose cambino e chiede di scrivere Hannah Jones, la direttrice della “responsabilità sociale” di Nike e a Frank Henke, vicepresidente di Adidas che si occupa della stessa questione. Agiamo e scriviamo affinché alle lavoratrici e ai lavoratori che producono i loro prodotti venga garantito un salario che permetta il minimo vitale!