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VARSAVIA - Cinque cittadini polacchi hanno deciso di portare il loro governo in tribunale per aver «fallito» a proteggerli dagli impatti della crisi climatica.
Come riporta il Guardian, gli attivisti sostengono che lo Stato ha violato numerosi diritti: quello alla vita, alla salute, e alla vita familiare. In particolare, nel mirino, l'aver ritardato il taglio alle emissioni di carbonio a livello nazionale, sostenendo quindi l'industria del carbone.
Le conseguenze, per i cittadini, sono state diverse: Piotr Nowakowsi, che vive in una foresta, è preoccupato per le tempeste sempre più forti e per gli incendi boschivi, che minacciano la sua sicurezza. Piotr Romanowski, agricoltore, ha invece perso più di metà dei suoi introiti a causa del caldo estremo.
Monika Stasiak e Małgorzata Górska, invece, gestiscono attività turistiche che stanno soffrendo il cambiamento del clima, tra siccità intense e inondazioni improvvise. Infine, l'ultima, è una 18enne attivista climatica che teme per il proprio futuro.
Sarà la prima volta che la politica climatica nazionale viene discussa in un tribunale polacco. In tal senso, l'accusa chiede che il Governo si impegni a ridurre le emissioni di gas serra di almeno il 60% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990, per arrivare ad essere climaticamente neutrale entro il 2043: degli obbiettivi più ambiziosi di quelli in corso nell'Unione europea.