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Al termine di una lunga seduta notturna di una commissione interministeriale, il premier Benyamin Netanyahu ha approvato una "sanatoria" di tre avamposti ebraici in Cisgiordania: Bruchin, Rachelim e Sansana.
Questa decisione - che potrebbe ancora essere contestata in sede legale in Israele - è stata subito condannata dall'ANP secondo cui per rilanciare negoziati è necessario al contrario che Netanyahu congeli le attività di colonizzazione.
Fondato nel 2000, Bruchin ha oggi 100 famiglie; Rachelim (1991) ne conta 50, e a Sansana (2000) ne vivono altrettante.
Cedendo alle istanze dei coloni, Netanyahu ha inoltre detto oggi alla radio militare che si rivolgerà alla Corte Suprema dove spera di ottenere una proroga per impedire lo sgombero del rione "Ulpana" nell'insediamento di Beit El (Ramallah). Cinque edifici, popolati da 30 famiglie, risultano essere stati là costruiti su terre private palestinesi e - per volere della Corte Suprema - dovrebbero essere rasi al suolo la settimana prossima. Ma secondo Netanyahu è ancora possibile trovare una soluzione di compromesso.
Agli occhi dei palestinesi questi sviluppi appaiono molto negativi. "Si tratta, nella sostanza, della risposta di Netanyahu - ha detto un portavoce dell'ANP - alla lettera inoltratagli la settimana scorsa da Abu Mazen", in cui il presidente palestinese illustrava le condizioni necessarie per la ripresa di trattative di pace.
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