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Aïcha (11 anni)
ha bisogno di imparare di nuovo ad essere una bambina
«Mi domando come le persone riescano ancora a resistere», si chiede un’educatrice incontrata al Centro San Alberto Hurtado, finanziato da Caritas Svizzera, nella periferia di Damasco. Che cos’altro se non la speranza? Dopo otto anni di guerra in Siria, l’entità della distruzione e della sofferenza è difficilmente immaginabile. Ciononostante, milioni di sfollati interni e di rifugiati nei paesi vicini si svegliano ogni mattina per cercare soluzioni per sopravvivere e perché il domani sia migliore. Fra le tante vittime innocenti di questa guerra ci sono i bambini. È urgente permettere ai bambini siriani di immaginare un futuro. Caritas fornisce loro sostegno scolastico e aiuto psicosociale in Siria e in Libano.
Aïcha privata della madre
Aïcha ha 11 anni. Il suo sguardo è serio, interrogativo. È fuggita da un giorno all’altro dalla sua casa di Aïn al-Arab (Kobane in curdo) insieme al padre, ai fratelli e alla nonna anziana. Era il 2015, e i combattimenti infuriavano. La casa è stata distrutta. Peggio ancora, sua mamma è stata uccisa.
La lotta quotidiana contro la miseria
Tutta la famiglia è arrivata a Jaramana, una periferia di Damasco dove vivono ammassati quasi due milioni di sfollati interni. In due anni, hanno traslocato quattro volte, per cercare un affitto più economico oppure dopo essere stati sfrattati per aver pagato con qualche giorno di ritardo. Il padre non ha un lavoro fisso e ogni giorno deve trovare un modo per nutrire la sua famiglia. È inverno. Mancano sia il gas per la cucina sia l’olio combustibile per il riscaldamento.
Fra speranza e paura
Aïcha non è potuta ritornare subito a scuola, ma adesso frequenta regolarmente le lezioni. Deve recuperare il ritardo accumulato, imparare ad avere fiducia in se stessa e osare fare degli sbagli; semplicemente, tornare ad essere una bambina. Per qualche ora a settimana frequenta anche il Centro San Alberto Hurtado, dove riceve un sostegno scolastico e psicosociale. Un’oasi di pace, dove 300 bambini imparano giocando, parlando con delle animatrici e degli animatori premurosi, e dove un pasto caldo li attende a mezzogiorno. Aïcha vi si reca due volte alla settimana e riceve un sostegno scolastico per le sue materie principali (matematica, arabo, scienze). L’aiuto passa anche attraverso diverse attività (disegno, canto, film e discussioni ecc.).
Giorno dopo giorno, Aïcha crede un po’ di più nel futuro. E il suo viso appare più sorridente.
A proposito di Aïcha
Età:
11 anni
Famiglia:
Aïcha ha perso la madre nel 2015 in un bombardamento. Ha molti fratelli e sorelle. Sua nonna, 89 anni, è molto malata.
Luogo di residenza:
Tutta la sua famiglia si è rifugiata a Jaramana, nella periferia di Damasco. Abitano in un appartamento situato in un edificio in costruzione. L’affitto è di 50 franchi al mese, una cifra non facile da trovare.
Situazione attuale:
Aïcha è potuta finalmente ritornare a scuola. Contemporaneamente, frequenta due volte alla settimana il Centro San Alberto Hurtado, dove riceve un sostegno scolastico e psicosociale.
Contesto:
A Jaramana, la famiglia ha trovato una sicurezza relativa, ma la vita quotidiana è molto difficile. Il padre non ha un impiego regolare. Le carenze sono continue: mancano gas, olio combustibile, acqua corrente.