Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01050.jsonl.gz/593

Regista: Anne Charlotte Robertson
Se il cinema è vita, il cinema di Robertson è anima e viscere. Il pubblico dell'ultimo Secret Screening di Locarno 2020 ha potuto conoscere un'importante e silenziosa cineasta statunitense indipendente: Anne Charlotte Robertson, autrice di un'opera unica, perché tale va vista, o forse ancor più vissuta. Un diario del sé, tanto coinvolgente quanto penetrante, che mai come in questo caso costituisce un corpo cinematografico d'autore. Perché è lì, sul corpo, che tutto accade.
È stato Ulrich Köhler a parlarmi dei film di Anne Charlotte Robertson, quasi due anni fa a Città del Messico. Sapete cosa succede quando qualcuno vi dice che una certa cosa è importante: la annotate e aspettate che capiti anche a voi. Da allora, non ho avuto nessuna occasione di vedere i film di Robertson e, quando ho immaginato queste proiezioni segrete, mi sono detta che sarebbe stato bello sorprendere anche me stessa e offrire sia al pubblico che a me la possibilità di scoprire il lavoro di questa cineasta pioniera del cinema in prima persona statunitense. Molto influenzata dal movimento della body art, il pezzo principale della sua opera è il suo Five Years Diary, una cronaca di 36 ore della sua vita tra il 1981 e il 1997. Questo poema epico in prima persona, che comprendeva un totale di 83 parti completate (o “reels”, come preferiva chiamarle Robertson), è stato spesso proiettato come una performance: Anne Charlotte Robertson lo mostrava in spazi che riproducevano la sua camera di bambina e lei lo commentava in diretta registrando su cassette. L’Harvard Film Archive, che custodisce la sua opera, ha conservato le due piste sonore: una a destra, e una a sinistra. Ho scelto di presentare quattro cortometraggi in ordine cronologico perché, tra le bobine del suo diario, Robertson realizzava anche dei cortometraggi che testimoniano il suo impegno politico, giocando brillantemente con l’Americana istituzionale (le caramelle preferite da Ronald Reagan in Magazine Mouth), il machismo incosciente o la feticizzazione dei corpi delle donne e della bellezza (era estremamente bella, come si può vedere in Pixillation, il suo primo corto, che realizzò da sola prima di iscriversi al Massachusetts College of Art and Design). Quando il corpo è oggetto, la vita resta il soggetto di Robertson. Perché per lei questo corpo pensa.
Lili Hinstin