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Il prossimo 9 giugno l'elettorato elvetico sarà chiamato alle urne per esprimersi sull'iniziativa per un'"elezione del Consiglio federale da parte del popolo" e sulla recente revisione urgente della Legge sull'asilo (LAsi) contro cui è stato promosso con successo un referendum. Lo indica il governo in un comunicato diffuso oggi.
L'iniziativa lanciata dall'UDC prevede un'elezione popolare del Consiglio federale secondo il sistema maggioritario, che si svolgerebbe ogni quattro anni assieme alle elezioni del Consiglio nazionale. Spetterebbe al governo scegliere ogni anno il presidente della Confederazione e il vicepresidente del Consiglio federale. All'Assemblea federale toccherebbe invece l'elezione del cancelliere della Confederazione.
La Svizzera formerebbe una sola circoscrizione elettorale. L'iniziativa contempla però una clausola, in base alla quale la Romandia (Ginevra, Vaud, Neuchâtel, Giura nonché le regioni francofone di Friburgo, Vallese e Berna) e la Svizzera italiana (Ticino e Grigioni italiano) hanno diritto complessivamente ad almeno due seggi in Consiglio federale. Il testo non contempla invece alcuna disposizione per la Svizzera romancia.
L'iniziativa è stata depositata il 7 luglio 2011 con 108'826 firme valide (100'000 quelle richieste). Il Consiglio federale e le Camere l'hanno bocciata senza opporvi alcun controprogetto.
Dal canto suo il referendum contro le misure urgenti della revisione della LAsi, entrate in vigore lo scorso settembre, ha raccolto 63'666 sottoscrizioni (50'000 quelle necessarie) depositate alla Cancelleria federale lo scorso 17 gennaio.
Il referendum è stato lanciato dai Giovani Verdi e da varie organizzazioni non governative. I Verdi, il Partito cristiano sociale (PCS), la Gioventù socialista (GS) e varie sezioni locali del Partito socialista (PS) l'hanno pure sostenuto, diversamente dal PS svizzero.
Gli oppositori alla revisione, adottata dal parlamento il 28 settembre 2012, contestano la soppressione della possibilità di depositare domande d'asilo nelle ambasciate svizzere, il mancato riconoscimento della diserzione quale motivo d'asilo e l'introduzione di centri speciali per richiedenti recalcitranti. La misure urgenti sono limitate a tre anni. Resteranno comunque in vigore per un anno.
SDA-ATS