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KABUL - Muoiono per il dolore, perché non c'è cibo e la corrente salta di continuo. È la storia delle donne afghane che mettono al mondo i loro figli, e che soccombono per la mancanza di fondi e di accesso alle cure, così come i bambini non vengono alla luce, ma al buio.
Erano stati fatti progressi da quando nel 2001 gli Stati Uniti avevano invaso i territori afghani. C'erano meno morti nei reparti maternità. Ma da quando i Talebani hanno preso il potere il 15 agosto, l'Afghanistan è tornato a essere uno dei peggiori posti in cui avere un figlio. Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, su 10'000 nascite, 638 donne perdono la vita.
Con il caos che permane sull'aeroporto di Kabul, è difficile per le organizzazioni inviare medicine e fondi. Così non ci sono ambulanze e antidolorifici, una mancanza che si aggiunge a una corrente elettrica discontinua e alla carenza di cibo.
Secondo la direttrice esecutiva del Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione c'è «urgenza e disperazione». Secondo i dati raccolti dall'organizzazione, se non verrà dato un supporto immediato ai reparti maternità in Afghanistan, ci saranno 51'000 morti in più, quasi 5 milioni di gravidanze indesiderate e le persone che non possono accedere alle cliniche raddoppieranno entro i prossimi quattro anni.
«Poche notti fa una donna era vicina al travaglio e ha richiesto un'ambulanza perché aveva dei dolori troppo forti», così racconta alla Bbc il dottor Wahid Majrooh, direttore della Sanità pubblica. «Abbiamo dovuto dirle di trovarsi un taxi, ma non ce n'erano disponibili». Majrooh è l'unico ministro rimasto dalla caduta di Kabul.
«Quando è riuscita a trovare una macchina, era troppo tardi. Ha messo al mondo la bambina sui sedili posteriori ed è rimasta incosciente per diverse ore a causa dei dolori troppo forti. Anche la neonata si trovava in condizioni gravi, e non avevamo nessuno strumento per provvedere alla loro salute».
Sono rimaste in ospedale, e dopo tre giorni stavano entrambe meglio. Un caso eccezionale, in una nazione in cui ogni due ore, già prima dell'ascesa dei Talebani, una donna perde la vita partorendo.
A questa situazione, si aggiunge l'onnipresente coronavirus. E secondo il dottor Majrooh non ci sono gli strumenti e la preparazione necessaria «per far fronte a un'eventuale quarta ondata».