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Il parlamento ha approvato un credito di 869 milioni di franchi per la partecipazione della Svizzera al 6° programma di ricerca dell'UE. Ma Berna dovrà prima negoziare con Bruxelles.
Dal punto di vista finanziario, la partecipazione della Svizzera al sesto programma quadro di ricerca (PQR) 2003-2006 dell'Unione europea è assicurata. Il Consiglio nazionale ha approvato giovedì il credito di 869 milioni di franchi svizzeri con 138 voti a 5. Il Consiglio degli stati aveva già approvato il credito in precedenza.
Nuove trattative
Ma prima che la Svizzera possa partecipare a pieno titolo al programma di ricerca europeo, saranno necessarie nuove trattative con l'Unione europea. L'accordo bilaterale tra Svizzera e UE sulla ricerca riguarda infatti solo il quinto PQR.
Il termine ultimo per la partecipazione al programma scadeva il 1° gennaio 2002. Ma poiché i bilaterali sono entrati in vigore solo il 1° giugno scorso, la Svizzera ha perso il treno del quinto PQR. Ciò significa che la Svizzera e UE dovranno tornare al tavolo delle trattative per il sesto programma.
È vero che non bisogna più cominciare da zero. L'accordo bilaterale sulla ricerca contempla la possibilità di un rinnovo. Nel dibattito di mercoledì al Consiglio nazionale, la consigliera federale Ruth Dreifuss si è detta in questo senso ottimista.
L'Unione europea ha già preso le decisioni necessarie perché le trattative possano essere avviate rapidamente. "Abbiamo delle buone possibilità che l'accordo sul sesto programma quadro possa entrare in vigore nel primo semestre del 2003, appena prima della conclusione dei contratti per i progetti di ricerca", ha detto Ruth Dreifuss.
Il segretario di Stato Charles Kleiber ha già preso contatto con il commissario europeo responsabile della ricerca, Busquin. Ma non mancano i dubbi sulla possibilità che i negoziati avvengano senza ostacoli.
Negoziato ad ostacoli?
La consigliera nazionale socialista Vreni Müller-Hemmi teme che l'UE possa abbinare le trattative sul PQR con la richiesta di concessioni nell'ambito dei "Bilaterali 2" e in particolare nel dossier sulla lotta all'evasione fiscale.
Possibilità che il Consiglio federale aveva escluso nella risposta ad un'interpellanza parlamentare della stessa Müller-Hemmi lo scorso dicembre, ma che la consigliera nazionale ha di nuovo evocato, parlando della via delle trattative bilaterali come di un percorso "sempre più spinoso."
Voto largamente positivo
I dubbi non hanno tuttavia impedito che la richiesta del credito per la partecipazione svizzera al programma europeo di ricerca abbia incassato il sostegno di tutte le maggiori frazioni parlamentari: socialisti, radicali, democratici di centro, democristiani, verdi ed evangelici si sono espressi a favore.
Se l'accordo sul sesto PQR andrà in porto, ricercatori, università e imprese svizzere potranno essere integrate per la prima volta a pieno titolo nei progetti di ricerca dell'Unione europea. Finora la Svizzera finanziava per conto proprio la partecipazione ai programmi UE e agli svizzeri non era data la possibilità di lanciare o dirigere un progetto di ricerca.
Si tratta, come ha sottolineato la consigliera nazionale democristiana Kathy Riklin, a nome della commissione per la scienza, la formazione e la cultura, di un dossier di primaria importanza per la ricerca e il mondo universitario svizzero.
Gli ambiti di ricerca contemplati nel programma UE vanno dalle biotecnologie alla tecnologia dell'informazione, comprendendo anche temi come la sicurezza alimentare o le tecniche di governo in una società complessa.
Andrea Tognina