Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01220.jsonl.gz/1145

par Alessandra Antonini
Le indagini archeologiche nel castello vescovile si sono protratte per un lungo periodo di tempo. Nel 1986 fu consolidato il muro di sostegno (lato valle) della zona prativa «Turmmatte», mentre nel 1988/89 gli interventi di restauro hanno interessato gli interni del castello, la corte e la cinta muraria. A partire dal 2001 furono eseguiti alcuni sondaggi nel sottosuolo dei corpi di fabbrica, a cui nel 2005/6 seguì il restauro delle facciate. Nel 2007, con l’apertura di un’uscita di sicurezza sulla «Turmmatte», vennero alla luce anche i resti di un edificio annesso.
Questo articolo connette il complesso sviluppo architettonico del castello vescovile con il contesto storico. Le difficoltà maggiori si sono riscontrate nella correlazione delle varie fasi di costruzione dei singoli edifici (torre d’abitazione, palazzo, torri delle scale ed edifici annessi), e specialmente nei molti casi dove il collegamento cronologico non era evidente.
I resti archeologici più antichi riscontrati sul sedime del castello, ovverosia due sepolture, appartengono al cimitero della cappella di San Pietro, risalente all’Alto Medioevo. La costruzione della residenza vescovile risale probabilmente al XII secolo, periodo durante il quale cominciarono anche i lavori per la costruzione della torre. La residenza vera e propria, un edificio a due piani con una sala grande, coronato da una merlatura, risale probabilmente alla prima metà del XIII secolo. Allo stesso periodo appartiene anche il muro di cinta che racchiude la torre e la corte. Il palazzo e la torre erano riuniti da un corpo di fabbrica, mentre ad ovest della torre si ergeva un edificio annesso con focolare collocato in posizione centrale.
Dopo il danneggiamento del castello negli anni 1291/96 furono intrapresi nuovi interventi edilizi, che portarono alla costruzione di vari edifici sull’area della corte. A ciò si aggiunse, intorno al 1300 o nei primi decenni del XIV secolo, un ampliamento del palazzo. La parte nuova del palazzo fu provvista di un’imponente camino, mentre nella parte più antica fu aggiunta una bifora «romanica». Questi due elementi architettonici caratterizzano ancora oggi la facciata orientale e meridionale. I frontoni a gradoni, che caratterizzano il palazzo e gli edifici annessi, andarono a sostituire nel XIV secolo una struttura del tetto più antica. Caratteristici per questa fase sono l’inserimento di alcune volte in muratura nel palazzo e nella torre e la riduzione delle dimensioni delle finestre nell’edificio annesso al palazzo.
Agli inizi del XV secolo il castello vescovile, analogamente agli altri castelli esistenti nella regione, fu saccheggiato e dato alle fiamme. Gli edifici principali, risparmiati dalle demolizioni, furono restaurati nel 1475 sotto il vescovo Walter II Supersaxo. I focolari, le stufe e anche l’arredamento ligneo risalgono invece alla fase di ampliamento che il castello subì nel XVI secolo sotto il vescovo Adriano I di Riedmatten. A partire dal XVII secolo il castello perse sempre più la sua funzione originale. Nel 1805 diventò proprietà privata, mentre nel 1934 passò al comune. Dal 2005 si stanno susseguendo gli interventi di restauro. Il progetto della fondazione «Schloss Leuk» é firmato dall’architetto Mario Botta.
(Christian Saladin, Origlio/Basilea)
, Alessandra : Leuk, Bischofsschloss – Bauentwicklung im Lichte der jüngsten Untersuchungen
Mittelalter – Moyen Age – Medioevo – Temp medieval, Zeitschrift des Schweizerischen Burgenvereins, 15. Jahrgang 2010, Heft 1, 1 - 42.