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BELLINZONA - E' ripresa puntuale alle 14.00 l'arringa dell'avvocato Pietro Pellegrini, difensore della principale imputata del delitto di Daro, Mitra Djordjevic.
L'annuncio dell'omicidio a Mitra - Un documento riguardante il rapporto di segnalazione, datato 23 novembre 2011, descrive in dettaglio i momenti in cui Mitra ha saputo del delitto. La nipote temeva del crollo della zia Mitra, consapevole delle condizioni di salute delicate della donna. Sarebbe stata la nipote stessa a informare Mitra della morte del marito. Alla notizia la donna avrebbe reagito con un urlo
I soldi di Arno dilapidati dalla moglie - In Serbia Mitra avrebbe fatto dei prelevamenti per andare a mangiare in ristoranti di lusso, dove una cena costerebbe almeno 100 euro. Spese, sottolinea l'avvocato, concordate con il marito. In merito al denaro prelevato, Pellegrini dice: "Ma quante mogli di questo mondo spendono i soldi dei mariti?"
L'interrogativo sulla successione degli avvenimenti - Quale dei procedimenti giudiziari, si chiede il difensore di Djorddjevic, doveva avere la precedenza? Quello del minorenne o quello degli altri imputati coinvolti nella vicenda? Un quesito che secondo l'avvocato è lecito porsi. "Ci troviamo di fronte a due tribunali diversi, quello dei minorenni e quello delle assise criminali. E' ammissibile che ci possano essere due sentenze contrastanti riguardanti lo stesso caso?" Il processo contro il minorenne sarebbe dovuto essere stato celebrato per primo, aggiunge Pellegrini. Questo sarebbe stato funzionale per il reato principale del quale la donna è accusata, quello di istigazione all'omicidio.
"Colui che è gia intenzionato a compiere un reato non può essere considerato istigato da una terza persona" aggiunge l'avvocato, che insiste a lungo su questo punto. La vedova Garatti deve essere condannata per il reato meno pesante, ossia di omicidio, qualora la corte la ritenga colpevole.
D.D., il figlio della donna reo confesso dell'omicidio, avrebbe agito in stato "anormale" di rabbia, e il colloquio tra madre e figlio, nel quale sarebbe stato deciso l'assassinio di Garatti, non sarebbe mai avvenuto. D.D. avrebbe ucciso non per volontà della madre, bensì in un momento di rabbia. La madre non c'entrerebbe niente. Anche perché il giovane avrebbe detto in sede di interrogatorio: "So che lo volevo molto". Perche mai D.D. avrebbe avuto la ragione di uccidere Arno? Un mistero secondo Pellegrini. Forse un ragazzo con problemi psicologici, con una mente disturbata.
Chiesto il proscioglimento - "Non vi è nessuna prova che la mia cliente abbia svolto un qualsiasi ruolo in questa vicenda" conclude il difensore di Mitra Djordjevic "pertanto richiedo il proscioglimento dalle accuse. In caso di condanna il reato va derubricato da omicidio ad assassinio".
Richieste di pena ribadite - Subito dopo la conclusione dell'intervento il procuratore pubblico Marisa Alfier ribadisce la richiesta di pena nei confronti degli imputati: Kenny Fila, Mario Paiva e Mitra Djordjevic. Su Mitra Marisa Alfier ribadisce il ruolo di istigatrice della madre. Il ritorno di Mitra è dato dal fatto che era tranquilla per il fatto che lei era in Serbia e che il figlio si era preso tutte le colpe. Un alibi di ferro che la rendeva tranquilla. E per quanto riguarda la rendita di vedovanza, la donna avrebbe comunque ricevuto 1.600 franchi e non avrebbe più avuto un marito che richiedeva attenzioni, da lei sgradite.
La sentenza venerdì - E' stato poi il turno Daniel Ponti, il legale di Mario Paiva, che ribadisce la richiesta di assoluzione il suo cliente, il negoziante accusato di avere venduto l'ascia usata da D.D.uccidere Arno Garatti. Paiva ha preso poi la parola, dicendo di non aver mai creduto alle parole di D.D., ed aver sempre pensato che fosse uno scherzo.
Alle 16.00 di venerdi la sentenza.