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L'associazione di categoria Commercio Svizzera teme l'esito del referendum del 23 giugno sulla permanenza del Regno Unito nell'Unione europea.
Il sì alla Brexit sarebbe il peggior scenario possibile per il ramo del commercio elvetico, mette in guardia in un comunicato odierno il direttore dell'organizzazione Kaspar Engeli.
In caso di uscita dall'Ue il valore della sterlina e dell'euro crollerebbero e vi sarebbe una corsa al franco: le conseguenze sarebbero analoghe a quelle vissute il 15 gennaio 2015, quando la Banca nazionale abolì il cambio minimo con l'euro, sostiene Engeli. In poco tempo la valuta elvetica si rafforzerebbe del 15% o più. Oltre alle conseguenze pesanti per l'export il commercio dovrebbe far fronte a un'importante rivalutazione delle scorte.
Per Engeli la Brexit porterebbe inoltre a un indebolimento dell'intera Ue. Altri paesi potrebbero seguire l'esempio britannico. Proprio in un periodo difficile, caratterizzato ad esempio dalle ondate migratorie, è essenziale che il continente sia unito, aggiunge il direttore dell'associazione.
Nel 2015 la Svizzera ha esportato merci per 11,7 miliardi franchi verso la Gran Bretagna. Le importazioni - senza gioielli e metalli preziosi - si sono attestate a 6,6 miliardi. II Regno Unito è il quinto mercato per l'export elvetico.
Anche sul fronte dell'impiego le relazioni sono dinamiche. Sempre stando ai dati di Commercio Svizzera a fine 2013 193'700 persone lavoravano in aziende elvetiche su suolo inglese, mentre 26'800 persone erano attive nelle imprese britanniche con sedi nella Confederazione. Fra queste ultime possono essere citate HSBC, Vodafone, BP e Unilever.
SDA-ATS