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Le grosse centrali idroelettriche pianificate in Svizzera o l'estensione di quelle esistenti, nell'odierno contesto energetico ed economico non genererebbero utili adeguati, soprattutto a causa dei prezzi troppo bassi della corrente e dei certificati di CO2. Per l'Ufficio federale dell'energia (UFE) è necessario correggere le distorsioni del mercato.
Il rendimento dei 25 progetti previsti nella Confederazione si situerebbe attorno al 3% all'anno, al di sotto del tasso del 4,63% atteso per gli investimenti.
Lo ha indicato oggi in una conferenza stampa a Berna lo stesso UFE, che si basa su uno studio. Quest'ultimo conferma le valutazioni che del mercato dell'elettricità danno gli operatori del settore.
Negli ultimi cinque anni, i prezzi della corrente sui mercati europei sono scesi da 70 a 40 euro per megawattora (MWh), e fino al 2019 non è prevista alcuna crescita. Il problema è in parte dovuto alle sovvenzioni accordate in certi Paesi, che influenzano il mercato. Ma vi è anche il costo troppo basso dei certificati di CO2 - ossia quanto le imprese devono pagare in contropartita delle emissioni che generano.
Per migliorare la posizione del settore idroelettrico di fronte alla concorrenza, l'UFE ritiene necessario correggere le distorsioni. E dato che nei Paesi limitrofi la situazione è comparabile a quella elvetica, la Confederazione auspica misure comuni a livello internazionale. L'UFE incoraggia pure aiuti agli investimenti.
Stando all'UFE, oltre la metà dell'elettricità prodotta in Svizzera proviene dai bacini idroelettrici: nel 2012 la quota era del 58,7%. Il settore idroelettrico è un elemento importante della strategia energetica 2050 della Confederazione per uscire dal nucleare.
SDA-ATS