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NEW YORK / MAGONZA - Sarà necessaria un terza dose del vaccino anti-Covid di Pfizer/BioNTech? Le due aziende chiederanno prossimamente ai principali enti regolatori - in primis la Food and Drug Administration (FDA) statunitense e l'Agenzia europea per i medicinali (EMA) - l'autorizzazione per includere una dose di richiamo nel proprio programma vaccinale, con l'obiettivo di incrementare il livello di protezione in considerazione dell'aumento del numero di varianti in circolazione.
In un comunicato, le due aziende parlano di «dati incoraggianti» riscontrati nei test attualmente in corso sulla somministrazione di un richiamo del vaccino attuale a sei mesi di distanza dalla prima dose, che aumenterebbe il livello di anticorpi da cinque a dieci volte. Sulla base dei risultati preliminari, Pfizer e BioNTech ritengono del tutto probabile che, per mantenere alti livelli di protezione contro l'infezione, «una terza dose potrebbe essere necessaria tra i 6 e i 12 mesi dopo aver ricevuto la seconda».
Ma in quale grado le difese immunitarie decrescono con il passare dei mesi? Le due aziende rispondono citando quanto osservato in Israele. «La protezione contro le forme gravi della malattia rimane alta sull'arco dei primi sei mesi», ma poi «con il tempo si riduce l'efficacia contro forme sintomatiche».
Infine, va ricordato «il continuo emergere di possibili nuove varianti». E in questo senso, Pfizer e BioNTech hanno annunciato che ad agosto saranno avviati una serie di test clinici per una nuova versione del proprio siero, aggiornata per prendere di mira in modo specifico la proteina spike della variante Delta del virus SARS-CoV-2, che a breve dovrebbe diventare la variante dominante del virus in circolazione a livello globale.