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GNOSCA - È stata chiusa l'inchiesta sull'incidente mortale di Gnosca, in cui il 29 settembre scorso persero la vita padre e figlio di appena 13 mesi. La Procura ha optato per un non luogo a procedere, anche se restano aperti diversi interrogativi, ha riferito la Rsi.
Due tra i tanti: come mai il bambino era stato posizionato davanti, al posto del passeggero e senza seggiolino né cintura, e non sui sedili posteriori? E perché il conducente 43enne, che circolava a 108 km/h sulla cantonale, ha aumentato gradualmente e progressivamente la velocità fino a schiantarsi contro la chiesetta?
Al momento dell'impatto, hanno appurato le perizie condotte sull'auto, il veicolo viaggiava a 129 km/h. Gli accertamenti condotti dalla Procura, hanno permesso di escludere il coinvolgimento di terzi: l'auto insomma non sarebbe uscita di strada per evitare animali, oggetti o persone. Né è possibile che il bambino abbia distratto il conducente alla guida. La traiettoria del veicolo infatti non ha mostrato deviazioni, ma ha proceduto diritta verso la chiesa.
Tra le ipotesi sul tavolo resta dunque quella di un gesto volontario, un omicidio-suicidio. Oppure di un omicidio colposo compiuto sempre dall'automobilista, per negligenza. Il procuratore Pablo Fäh non trae conclusioni.