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L'accusa di evasione fiscale contro l'artista dissidente cinese Ai Weiwei verrà affrontata da un tribunale cinese a porte chiuse, senza dibattimento e testimoni in aula e sulla sola base dei documenti presentati dalle parti in causa.
Si tratta di un tipo di processo "scritto" a volte celebrato in Cina, ma che lo stesso Ai Weiwei ha definito "inconcepibile". "Com'è possibile che un Paese non abbia il coraggio di affrontare i suoi contribuenti?" si è chiesto infatti l'artista, che ha ricevuto ieri la comunicazione dalle autorità.
L'anno scorso, Ai Weiwei è stato detenuto segretamente per 81 giorni, dopo essere stato prelevato da agenti in borghese all'aeroporto di Pechino. L'accusa di evasione fiscale è in seguito stata rivolta ad una società chiamata Fake Cultural Development, che è presieduta dalla moglie dell'artista.
Ai Weiwei, 54 anni, è forse il più noto artista cinese. Il suo blog su Twitter, che in Cina è bloccato ma che è accessibile attraverso i software di tipo VPN, è seguito da oltre centomila persone. Secondo i suoi sostenitori, l'artista viene perseguitato a cause delle sue opinioni critiche verso il regime a partito unico.
Pu Zhiqiang, uno dei suoi avvocati, ha detto di ritenere "negativa" la decisione di procedere ad un processo "scritto", perché "in genere finiscono sempre per sposare le tesi dell'accusa".
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