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Il Consiglio europeo ha deciso a Bruxelles oggi, giovedì, di conferire a Ucraina e Moldova lo statuto di Paesi candidati all'ingresso nell'UE.
La decisione fa seguito alla raccomandazione in tal senso già formulata lo scorso 17 giugno dalla Commissione europea. Tutti i 27 Stati membri dell'UE si sono pronunciati a favore. Il presidente del Consiglio UE Charles Michel, in un messaggio diffuso via Twitter, ha parlato di un "momento storico". "Oggi è buon giorno per l'Europa", ha per parte sua twittato la presidente della Commissione UE Ursula von der Leyen.
Il presidente ucraino Zelensky ha salutato la decisione, ringraziando "i leader europei per il loro sostegno". "Questo è un giorno storico per la Moldova!", ha scritto invece in un post su Facebook la presidente moldava Maia Sandu.
'L'UE resta fortemente impegnata a fornire ulteriore sostegno militare per aiutare l'Ucraina ad esercitare il suo diritto intrinseco di autodifesa contro l'aggressione russa e a difendere la sua integrità territoriale e la sua sovranità", si legge inoltre nelle conclusioni del Consiglio europeo approvate oggi.
Per quanto concerne la Georgia, l'UE ha invece deciso di riconoscerle una "prospettiva europea", restando aperta a concederle lo status di Paese candidato, una volta affrontate le priorità in sospeso.
Delusione fra i Paesi dei Balcani occidentali
La celerità con cui Ucraina e Moldavia hanno ottenuto lo status di Paesi candidati ha tuttavia fatto emergere, durante il summit di Bruxelles, la viva frustrazione dei Paesi dei Balcani occidentali, che non hanno invece ottenuto risultati tangibili. "Più l'UE si asterrà dal dare un segnale chiaro e unitario ai Balcani occidentali, più elevato sarà il rischio di lasciare il vuoto e di lasciarlo riempire da fattori malefici", ha sottolineato il presidente del Kosovo Vjosa Osmani.
Ci sono quindi Albania e Macedonia del nord che, dopo anni di riforme, ancora non riescono a ottenere un'apertura dei negoziati per l'adesione a causa del blocco della Bulgaria, che sbarra la strada a Skopje per questioni identitarie. “È una vergogna che un Paese NATO, la Bulgaria, tenga in ostaggio altri due Paesi NATO, nel pieno di una guerra nel nostro cortile di casa, e che altri 26 membri dell'UE restino fermi e impotenti", ha dichiarato il premier albanese Edi Rama. "Se per la Serbia la condizione di avanzare più rapidamente verso l'UE è quella di stare in guerra con qualcuno, allora no grazie, non ne vale la pena", ha infine commentato con sarcasmo il ministro degli interni di Belgrado Aleksandar Vulin.