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Le procedure d'asilo devono essere più rapide e più giuste: è quanto chiede il Partito evangelico svizzero (PEV), la cui assemblea dei delegati ha approvato oggi a Berna (con 89 voti contro 1) dieci tesi sulla politica migratoria.
Il PEV punta su un termine di sei mesi per decidere sulle singole domande d'asilo: un'accelerazione da realizzare fra l'altro attraverso un potenziamento della polizia e dell'amministrazione. Secondo gli evangelici va inoltre garantito il rimpatrio di persone la cui richieste è stata respinta e l'applicazione dell'accordo di Dublino.
La situazione dei cristiani perseguitati nelle regioni di crisi deve essere riconosciuta come motivo di accoglienza. In generale per arginare il fenomeno della povertà a livello mondiale il partito vuole aumentare l'aiuto allo sviluppo, portandolo allo 0,7% del prodotto interno lordo. Per quanto riguarda la libera circolazione occorre invece usare lo spazio di manovra esistenze per arginare l'immigrazione.
Con una festa sulla Waisenhausplatz di Berna il PEV ha lanciato la fase finale della campagna elettorale. Obiettivo primario è la conferma delle consigliere nazionali Maja Ingold (ZH) e Marianne Streiff (BE). Ma il partito - che si presenta con circa 250 candidati in 13 cantoni - accarezza l'idea di raggiungere cinque mandati, per poter costituire un gruppo parlamentare autonomo.
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