Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01268.jsonl.gz/258

ZURIGO - Dovrebbe ricomparire dal ghiaccio già nei prossimi anni la carlinga dell'aereo militare statunitense "Dakota", precipitato nel novembre 1946 sul ghiacciaio del Gauli, nelle Alpi bernesi. Lo afferma un team di ricercatori dell'ETH e dell'Università Zurigo
Il pilota e gli undici occupanti del velivolo, un Douglas DC-3 nella versione militare, sopravvissero e furono portati in salvo a distanza di sei giorni dal brusco atterraggio. La notizia fece il giro del mondo: si trattò infatti del primo salvataggio aereo in alta montagna.
L'aereo, rimasto quasi intatto, fu invece abbandonato, scomparendo nel ghiacciaio. Solo alcuni pezzi del relitto sono riapparsi in superficie qualche anno fa (vedi foto).
Per arrivare alla loro conclusione, i ricercatori del Politecnico e dell'Università di Zurigo sono andati alla ricerca degli strati di ghiaccio che presentano residui di radioattività causati dai test nucleari effettuati dagli Usa e dall'Unione sovietica negli Anni '50 e '60.
In collaborazione con l'esercito, sono stati prelevati in 200 punti campioni di ghiaccio che sono stati in seguito analizzati dal laboratorio di Spiez (BE).
I risultati della seconda campagna di trivellazione, effettuata nell'estate del 2019, mostrano in modo chiaro «due picchi principali di contaminazione con elementi radioattivi del 1957 e del 1962, prima che la contaminazione si interrompa bruscamente dopo il 1963», afferma il responsabile della ricerca Guillaume Jouve.
I dati hanno permesso di perfezionare il modello di flusso delle masse all'interno del ghiacciaio del Gauli, che in base ai risultati pubblicati sulla rivista "The Cryosphere" si muovono verso il basso più velocemente di quanto si pensasse.