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<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Domande 1 a 3:</p><p></p><p>Per il Consiglio federale non vi è dubbio che il conflitto armato condotto dal settembre 1999 in Cecenia come pure i metodi di combattimento impiegati da ambedue le parti abbiano comportato gravi violazioni del diritto internazionale umanitario. Sebbene il governo russo non condivida quest'opinione, il Consiglio federale ritiene che le Convenzioni di Ginevra e i loro protocolli aggiuntivi siano applicabili in Cecenia. Le autorità russe sono d'altronde tenute al rispetto degli obblighi e impegni derivanti dalla ratifica della Convenzione europea dei diritti dell'uomo e di altre Convenzioni internazionali in materia e degli obblighi nell'ambito della dimensione umana dell'OSCE.</p><p></p><p>Sin dall'inizio del conflitto la popolazione civile cecena è stata costretta a fuggire dalla propria patria in condizioni drammatiche. Nei casi in cui non era possibile fuggire, i civili sono rimasti bloccati in mezzo a bombardamenti e combattimenti, come ad esempio a Grozny, dato che le truppe cecene si sono posizionate nelle città e nei villaggi. Da parte loro le autorità russe impiegano sin dall'inizio mezzi militari pesanti che non hanno loro permesso di limitare i danni a obiettivi strettamente militari.</p><p></p><p>Il Consiglio federale è a conoscenza delle innumerevoli accuse circa gli soprusi commessi dalle armate russe nei confronti della popolazione civile e dei prigionieri di guerra ceceni. A organizzazioni non governative russe e internazionali - tra cui Human Rights Watch e Médécins sans frontiéres - sono pervenute testimonianze di esecuzioni capitali sommarie, stupri, saccheggi e torture, commessi soprattutto dopo il ritiro dei ribelli ceceni verso le zone di montagna. Anche ai giornalisti russi e occidentali sul posto sono note testimonianze simili; lo stesso corrispondente speciale di Radio Svoboda in Cecenia, Andrej Babitski, arrestato in gennaio da truppe russe, ha subito maltrattamenti durante la sua detenzione. La Svizzera sostiene finanziariamente le due ONG che svolgono le loro ricerche sul posto. Il Consiglio federale non dispone tuttavia di altri elementi per poter trarre conclusioni definitive sull'esistenza, la natura e la portata delle violazioni commesse. Infatti le istanze internazionali con mandato di osservazione e di inchiesta in materia di diritti dell'uomo (in particolare i relatori speciali della Commissione dei diritti umani dell'ONU) nella maggior parte dei casi non hanno accesso diretto alle vittime. Il Comitato per la prevenzione della tortura del Consiglio d'Europa ha potuto visitare recentemente diversi campi di prigionieri, ma i suoi rapporti sono rimasti confidenziali.</p><p></p><p>Dopo aver inizialmente negato le violazioni, le autorità russe si sono ora dichiarate disposte ad avviare inchieste e a procedere in via giudiziale contro i responsabili. Il governo della Federazione Russa ha nominato un Rappresentante speciale per i diritti dell'uomo in Cecenia, Kalamanov, il quale ha il compito di investigare sulle presunte violazioni e di permettere a organizzazioni internazionali come il HCE, l'OSCE e il Consiglio d'Europa di avviare il loro lavoro nella regione colpita. Il 26 febbraio il Commissario dei diritti umani del Consiglio d'Europa, Gil-Roblès, si è recato in Cecenia per proseguire la sua iniziativa volta a creare una presenza internazionale in Cecenia per promuovere il rispetto dei diritti umani.</p><p></p><p>Il Consiglio federale considera molto preoccupante la situazione umanitaria sul posto. Si stima che 20'000 civili si trovino tuttora a Grozny. Nell'Inguscezia sono 180'000 gli sfollati a seguito del conflitto. Nonostante l'avanzata delle truppe russe, le condizioni minimali richieste per le attività di aiuto non sono ancora date in nessun modo.</p><p></p><p>Domanda 4</p><p></p><p>La Svizzera è intervenuta a più riprese sia tramite i canali diplomatici bilaterali sia a livello multilaterale, esortando le parti coinvolte nel conflitto non solo a porre fine alle ostilità e trovare una soluzione politica ma anche a provvedere al rispetto del diritto internazionale umanitario. Nell'ottobre 1999 la Svizzera è stato il primo Paese a prendere posizione in questo senso nel Consiglio permanente dell'OSCE, dove ha condannato ripetutamente le violazioni avvenute, esortato le parti al rispetto delle Convenzioni di Ginevra, chiesto la cessazione delle ostilità, chiesto la possibilità per le organizzazioni internazionali di accedere alle vittime e per il CICR di visitare i prigionieri di guerra ed esortato l'OSCE ad assumere un ruolo politico per una soluzione del conflitto. Gli interventi più recenti della Svizzera datano del 17 e 29 febbraio 2000. Sin dall'inizio delle ostilità la Svizzera si è impegnata per ricordare alle parti il rispetto delle Convenzioni di Ginevra e del Protocollo aggiuntivo II relativo alla protezione delle vittime dei conflitti armati non internazionali e delle convenzioni internazionali in materia di diritti dell'uomo, ratificate dalla Federazione Russa. Dal 26 ottobre 1999 il Dipartimento federale degli affari esteri ha criticato pubblicamente il carattere sproporzionato delle operazioni militari russe. In visita a Mosca all'inizio di dicembre 1999, il consigliere federale Deiss, capo del Dipartimento federale degli affari esteri, ha ribadito queste prese di posizione presso il ministro degli esteri russo, Igor Ivanov.</p><p></p><p>L'intervento più recente della Svizzera nei confronti di Mosca è la lettera del capo del DFAE al suo omologo Ivanov del 24 febbraio 2000. In essa il consigliere federale Deiss ha espresso la sua preoccupazione per le numerose informazioni su esecuzioni capitali sommarie di civili, saccheggi e atti di tortura apparentemente commessi dalle forze di sicurezza russe nei campi di prigionieri. Ha chiesto che sia condotta un'inchiesta e che le persone responsabili siano sottoposte a giudizio e punite conformemente agli standard internazionali in materia. Il consigliere federale Deiss ha esortato la Federazione Russa a far rispettare dalle sue truppe le regole del diritto internazionale umanitario applicabili a conflitti armati non internazionali e chiesto che le persone che non partecipano o non partecipano più al conflitto siano in ogni circostanza trattate con umanità e protette contro ogni atto di violenza o di rappresaglia. Ha inoltre appoggiato la richiesta del CICR di ottenere accesso alle persone nei campi di prigionieri e auspicato che le organizzazioni internazionali possano assistere le vittime ovunque ciò fosse necessario e in sufficienti condizioni di sicurezza.</p><p></p><p>Durante i colloqui dell'8 marzo a Berna con la Presidente in carica dell'OSCE, Benita Ferrero-Waldner, il consigliere federale Deiss ha espresso il suo appoggio agli sforzi intrapresi dalla Presidente per ottenere entro termini brevi una soluzione politica al conflitto. Dall'inizio di gennaio di quest'anno la Svizzera ha messo a disposizione della Presidente dell'OSCE l'ambasciatrice Heidi Tagliavini, nominata rappresentante personale per il Caucaso.</p><p></p><p>Domanda 5</p><p></p><p>La costituzione di una Corte penale internazionale sul modello di quelle costituite per la Jugoslavia o il Ruanda richiede una decisione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. In quanto membro permanente, la Russia dispone in seno al Consiglio di sicurezza di un diritto di veto di cui farebbe molto probabilmente uso nel caso in cui venisse proposta e votata la creazione di un tribunale di questo tipo. La Svizzera è dell'opinione che, prima di ricorrere a misure di ordine giudiziario, si debba esortare la Federazione Russa ad adottare essa stessa le misure urgenti necessarie. La Svizzera chiede che la Federazione Russa si conformi all'obbligo internazionale di identificare i responsabili dei soprusi commessi in Cecenia e di perseguire e punire penalmente queste persone.</p><p></p><p>Domanda 6</p><p></p><p>Il Consiglio federale è convinto che la situazione della popolazione in Cecenia potrà essere migliorata in modo durevole solo se le parti del conflitto si accordano su una soluzione politica. Continuerà il suo impegno concreto, in particolare appoggiando le attività dell'ambasciatrice Tagliavini nell'ambito dell'OSCE, e auspica anche un rapido ritorno delle truppe di supporto dell'OSCE per la Cecenia in questa repubblica. Attualmente la necessità più urgente riguarda l'organizzazione dell'aiuto umanitario per gli sfollati fuori dalla zona del conflitto e per gli abitanti di varie parti della Cecenia. La Svizzera ha sinora già versato un importo totale di 3,5 milioni di franchi come sostegno al lavoro delle organizzazioni umanitarie internazionali e si impegna affinché sia loro facilitato l'accesso alle vittime. Prevede attività di aiuto umanitario bilaterale e verifica tutte le possibilità di aiuto diretto alle vittime.</p>  Risposta del Consiglio federale.