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Il franco forte mette a rischio 15'000 impieghi in Svizzera nel settore alberghiero, nell'industria delle macchine e nella metallurgia, stando a uno studio condotto dal Centro di ricerca congiunturale del Politecnico di Zurigo (KOF). I sindacati chiedono misure "energiche" alla Banca nazionale svizzera (BNS) e alla politica.
"Sempre più datori di lavoro cercano di ripercuotere sul personale le conseguenze delle fluttuazioni dei tassi di cambio", ha dichiarato il co-presidente dell'Unia Renzo Ambrosetti in una conferenza stampa a Berna. Senza contromisure, tra tutti i settori bisogna attendersi la perdita di 120'000 posti di lavoro e un calo del 2,7 punti percentuali del tasso di occupazione.
Una svalutazione del 7% del franco permetterebbe di salvare 10'200 impieghi nell'industria metallurgica e delle macchine e 4'500 nel settore alberghiero, ha spiegato Ingve Abrahamsen, autore dello studio commissionato dall'Unia. Questo +7% corrisponde all'aumento del corso reale del franco nei confronti dell'euro dall'estate 2010. Dalla fine del 2007 la valuta svizzera si è apprezzata di oltre il 20% sulla moneta unica.
I sindacati chiedono alla BNS di non alzare i tassi d'interesse. La prossima decisione è prevista in giugno. Essi preconizzano anche l'introduzione di un tasso di cambio minimo tra il franco e l'euro. "Quasi tutte le piccole economie si sono protette da oscillazioni dei tassi di cambio", ha sostenuto l'economista dell'USS Daniel Lampart facendo riferimento a Singapore, Corea del Sud e Danimarca. In particolare con una limitazione del commercio di valute o l'agganciamento di queste ultime ad altre divise.
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