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Axpo ha annunciato oggi di voler rinunciare all'uranio proveniente dall'impianto di trattamento russo di Majak. Il gruppo energetico zurighese motiva la decisione con la mancanza di trasparenza nella catena di distribuzione del combustibile proveniente dalla regione situata a 2000 chilometri ad est di Mosca.
L'azienda chiederà al fornitore francese Areva di non più utilizzare uranio di Majak finché la situazione non cambierà. Al suo posto si affiderà all'impianto russo di Seversk.
Le condizioni di produzione del combustibile a Majak non sarebbero invece problematiche, secondo Axpo. Le prescrizioni internazionali sono rispettate sia a Majak che a Seversk, afferma l'azienda. Non c'è alcun indizio di un superamento dei valori limite di contaminazione, spiega il gruppo zurighese, che non vede alcuna ragione per rifiutare i contratti di distribuzione attuali.
Ad inizio ottobre una delegazione di Axpo aveva visitato l'impianto siberiano di Seversk per esaminare le condizioni di fabbricazione del combustibile. L'accesso a quello di Majak gli era stato invece rifiutato. L'azienda russa Rosatom aveva motivato il suo "no" con il fatto che la fabbrica si trova in un'area militare.
Gli impianti di produzione di Seversk e Majak sono molto contestati. Greenpeace li accusa di contaminare fortemente l'ambiente e la popolazione. Secondo l'organizzazione a Majak le acque radioattive dell'impianto vengono scaricate direttamente nel fiume Techa e altri liquidi radioattivi sono depositati a cielo aperto senza alcun dispositivo di sicurezza.
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