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WASHINGTON - Il capo del Pentagono, il generale Jim Mattis, ha rassegnato le dimissioni e andrà in pensione alla fine di febbraio. L'annuncio, twittato dal presidente Donald Trump, segue di un solo giorno quello del ritiro delle truppe americane dalla Siria.
Jim Mattis ha espresso la volontà di dimettersi dopo un incontro faccia a faccia con Donald Trump nell'ufficio ovale, una discussione in cui i due uomini hanno espresso il loro disaccordo, ha detto un alto rappresentante della Casa Bianca.
La decisione di ritirare le forze statunitensi dalla Siria è stato l'ennesimo punto di attrito tra Mattis e Trump, così come il possibile ritiro di alcune delle truppe presenti in Afghanistan, rivelato da due rappresentanti statunitensi alla Reuters giovedì.
«Ho avuto il privilegio di servire questo Paese. Sono orgoglioso dei progressi degli ultimi due anni», ha scritto Mattis nella sua lettera di dimissioni, aggiungendo che «il presidente merita un segretario alla Difesa con idee che sono allineate alle sue». Il capo del Pentagono ritiene che «gli Stati Uniti debbano mantenere forti alleanze e rispettare i loro alleati», critica appena velata a Trump e alle sue politiche isolazioniste.
In un tweet il presidente ha assicurato che presto nominerà un successore di Jim Mattis. «Lui e il presidente hanno avuto divergenze di opinione su alcune questioni. Non so se questo è specificamente collegato alla Siria», ha detto un alto rappresentante della Casa Bianca. Mattis, nella missiva, afferma che gli Stati Uniti devono adottare una posizione "ferma e inequivocabile" nei confronti di Paesi i cui interessi strategici si oppongono sempre più a quelli di Washington, citando Russia e Cina.
Le dimissioni del capo del Pentagono sono state accolte con delusione dai parlamentari, sia nelle file repubblicane che in quelle democratiche. Il leader della maggioranza repubblicana al Senato, Mitch McConnell, ha detto di condividere il punto di vista di Mattis sulla Russia e sull'importanza delle alleanze internazionali degli USA. In un comunicato ha espresso "sconforto" per il fatto che Mattis si sia dimesso a causa di divergenze con Trump su questi temi.
La partenza di Mattis è «una perdita significativa e una chiara indicazione che l'agenda di politica estera del presidente Trump è fallita e continua a cadere nel caos», ha detto il democratico Bob Menendez, membro della Commissione Affari Esteri del Senato.
Le voci sulla partenza di Mattis sono diventate più insistente da ottobre quando, in un'intervista alla CBS, Donald Trump ha definito il generale «una specie di democratico» che poteva lasciare l'amministrazione.
«Questa è un'opportunità per l'intero Paese di avere un nuovo Segretario della Difesa le cui posizioni saranno allineate a quelle del Presidente su questioni importanti, che si tratti della Siria o del Medio Oriente», ha detto il consigliere Stephen Miller alla CNN. Mattis, come diversi consiglieri della Casa Bianca per la sicurezza nazionale, si erano detti contrari al ritiro delle truppe americane dalla Siria. Anche molti parlamentari hanno espresso la loro preoccupazione e hanno chiesto a Trump di riconsiderare la sua decisione.