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Il ministro della difesa elvetico è ritornato mercoledì sera da una visita di due giorni in Kosovo e in Bosnia-Erzegovina.Questo contenuto è stato pubblicato il 16 agosto 2006 - 21:47
Il consigliere federale Schmid ha avuto modo di seguire anche le attività dei militi svizzeri impegnati sul posto in missioni di pace, al servizio delle truppe internazionali.
La Svizzera, con le sue strutture federali, è "un modello politico" per la Bosnia, ha dichiarato a Samuel Schmid il ministro della difesa bosniaco Nikola Radovanovic, secondo quanto riferito da Sebastian Hueber, portavoce del Dipartimento federale della difesa (DDPS).
Radovanovic ha inoltre ribadito al suo interlocutore elvetico la volontà della Bosnia di accelerare il suo processo di integrazione nella comunità internazionale. Tra gli obbiettivi prioritari del paese balcanico figurano l'adesione all'Unione europea e alla Nato.
Lo scorso marzo i rappresentanti dei tre gruppi "etnico-religiosi" - serbi, croati e musulmani - hanno approvato un'estesa riforma costituzionale mirante all'avvicinamento all'UE. In ottobre sono in programma elezioni parlamentari.
Addestramento militare in Svizzera
Tema del colloquio tra Radovanovic e Schmid, giunto per la prima volta in Bosnia, è stato anche il futuro delle truppe di pace dell'Unione Europea (EUFOR), cui sono aggregati anche 26 militari svizzeri. Due elicotteri Cougar elvetici effettuano trasporti per l'EUFOR.
La Confederazione organizzerà un campo di addestramento per militari bosniaci nell'ambito del programma della Nato "Partnership per la pace". Anche la Bosnia vorrebbe aderire al programma, ma non è stata finora accettata quale membro.
La Nato e l'UE esigono dapprima che Sarajevo consegni al Tribunale internazionale dell'Aia per la ex Jugoslavia i responsabili della guerra nel paese, in particolare il leader serbo-bosniaco Radovan Karadzic, che si ritiene risieda tuttora nella parte serba della Bosnia, e il suo capo dell'esercito Ratko Mladic, che si troverebbe però attualmente in Serbia.
Schmid, che ha invitato il suo omologo bosniaco in Svizzera, ha pure incontrato il rappresentante dell'UE in Bosnia, Christian Schwarz-Schilling, e il comandante dell'EUFOR, David Leakey. Durante il pomeriggio di mercoledì il ministro della difesa ha reso visita ai militari elvetici al servizio dell'EUFOR.
Visita alla Swisscoy
Martedì Samuel Schmid ha invece compiuto una breve visita in Kosovo, dove si è informato sulla situazione in colloqui con i dirigenti politici locali, tra cui il presidente Fatmir Sejdiu e il primo ministro Agim Ceku, rappresentanti dell'Onu ed esponenti della forza di pace Kosovo Force (KFOR).
Tutti hanno sottolineato che la KFOR sarà ancora necessaria per anni. Nella provincia, posta dal 1999 sotto l'amministrazione dell'ONU, si temono infatti anche per il futuro minacce alla sicurezza da parte degli estremisti serbi e albanesi.
Anche Schmid condivide questa necessità, ha indicato il portavoce Sebastian Hueber. Il consigliere federale ha pure reso visita al 14esimo contingente della Swisscoy nel campo "Casablanca". Attualmente, nel quadro della forza KFOR sono impiegati in Kosovo 208 militari dell'esercito svizzero.
Fine del sostegno a Swisscor
Sempre mercoledì, il DDPS ha comunicato che in futuro l'esercito non sosterrà più il campo Swisscor, creato nel 2000 su iniziativa dell'allora presidente della Confederazione Adolf Ogi per aiutare bambini con traumi di guerra provenienti dai Balcani.
Il Dipartimento federale della difesa si ritrova con meno denaro e meno gente a disposizione e si dice dunque costretto a concentrarsi sui suoi compiti di base: l'organizzazione di un campo medicalizzato di questo tipo non rientra in tale categoria.
Lo Swisscor ha permesso ogni anno a un centinaio di bambini fra i 9 e i 13 anni di partecipare a un campo in Svizzera. Quest'anno il campo è organizzato al Glaubenberg, nel canton Obvaldo, dal 9 al 23 agosto. Ospita una novantina di ragazzi provenienti da sei paesi.
swissinfo e agenzie
In breve
Dopo la guerra del 1992-1995 tra le comunità musulmana, serba e croata, la Bosnia è stata suddivisa in due entità in parte indipendenti: la Repubblica serba di Bosnia (Republika Srpska) e la Federazione croato-musulmana.
In Bosnia si trovano attualmente distaccati anche 26 militari svizzeri, aggregati alle truppe di pace dell'Unione Europea (EUFOR).
Abitato da una popolazione a maggioranza albanese, il Kosovo fa ancora parte formalmente della Serbia. Dal 1999, dopo l'invasione delle truppe serbe e l'intervento delle forze della Nato, la provincia è stata posta sotto l'amministrazione dell'ONU.
208 militari dell'esercito elvetico sono ancora attualmente impiegati in Kosovo nel contingente Swisscoy, in sostegno alla forza multinazionale KFOR, diretta dalla Nato.
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