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Sono emerse varie irregolarità a livello di dividendi, ma anche per le indennità di lavoro ridotto o perdita di guadagno
BERNA - Nonostante il divieto, 219 aziende che hanno beneficiato di un credito Covid hanno versato dividendi agli azionisti per una somma complessiva di 43,12 milioni di franchi. È quanto scoperto, e messo nero su bianco da un rapporto, dal Controllo federale delle finanze (CDF).
Alla fine di marzo 2021, 125'479 imprese avevano fatto ricorso a un prestito garantito dalla Confederazione per un totale di 14,55 miliardi. Le ditte che hanno versato un dividendo hanno ottenuto crediti per un totale di 50,12 milioni.
Lavoro ridotto - I revisori del CDF hanno anche esaminato 1,1 milioni di pagamenti per lavoro ridotto versati tra il mese di marzo 2020, momento culminante della prima ondata pandemica, e il marzo 2021. Durante questo intervallo, sono stati pagati circa 10,86 miliardi a 159'445 società. Secondo il rapporto, 2'483 ditte che hanno annunciato fallimento o sono finite in liquidazione hanno continuato a ricevere questa manna.
Quattro denunce penali per frode - Tra il maggio 2020 e il marzo 2021, 360 casi di frode sono stati segnalati al CDF, 69 dei quali nel primo trimestre del 2021. In quattro casi è stata presentata una denuncia penale e sono stati restituiti 664'096 franchi. In sette casi non è stata presentata alcuna denuncia, ma 147'255 franchi sono stati comunque rifusi.
IPG troppo alta - I cani da guardia del CDF hanno ancora scovato irregolarità nel pagamento delle indennità per perdita di guadagno nel primo trimestre del 2021. In 87 casi, la somma massima giornaliera di 196 franchi è stata superata. Diciassette di queste persone hanno inoltrato più richieste e altre 67 hanno ricevuto il doppio dell'importo consentito per lo stesso periodo.
Il 26 marzo 2020 le PMI hanno potuto accedere ai prestiti Covid garantiti dalla Confederazione per sopperire alla mancanza di risorse dovuta al coronavirus. All'operazione hanno partecipato oltre 300 banche. Presentando il provvedimento davanti ai media, il ministro delle finanze aveva escluso abusi su larga scala.
Il 1. aprile 2020, il direttore del Controllo federale delle finanze, Michel Huissoud, aveva però annunciato, sui giornali del gruppo Tamedia, di voler in ogni caso verificare che il denaro non venisse utilizzato impropriamente. A suo modo, affermava Huissoud, il pericolo si annidava nell'autodichiarazione che i petenti avrebbero sottoposto alle banche.
Il CDF, precisava, intendeva procedere a verifiche confrontando i dati presenti sulle dichiarazioni con le informazioni disponibili, in particolare per quanto attiene a procedure di fallimento in corso o eventuali richieste multiple, oppure confrontando l'Iva versata col fatturato dichiarato. L'obiettivo di questo lavoro? Scovare eventuali abusi prima che fosse impossibile chiedere la restituzione del credito. Per false informazioni, ricordava il funzionario, era prevista una multa fino a 100'000 franchi; il carcere per la falsificazione di documenti o la truffa.
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