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Le immagini riprese da una dashcam non sono ammissibili come mezzo di prova, se non si tratta di un reato grave. Con questa motivazione il Tribunale federale ha annullato la condanna inflitta a un’automobilista per ripetute violazioni del codice stradale. Cyrill Senn, esperto legale di AXA-ARAG, si esprime su questa sentenza controversa.
«L’automobilista è assicurata presso AXA-ARAG. Abbiamo sostenuto il rischio di spese processuali in ragione di circa CHF 20 000 e siamo riusciti ad aiutarla a ottenere giustizia.»
«Assolutamente sì. L’uso di prove raccolte da privati in violazione della legge è ammissibile solo se avessero potuto essere acquisite legalmente dalle autorità penali. Con questa sentenza il Tribunale federale si allinea alla decisione del tribunale cantonale di Svitto del 20.06.2017, precludendo di riflesso che gli utenti della strada si denuncino a vicenda.»
«I giudici di Mon Repos hanno argomentato come segue: Siccome i reati in oggetto – classificati in istanze precedenti come semplici e gravi violazioni del codice stradale – non erano reati gravi, bensì contravvenzioni e infrazioni, le immagini riprese dalla dashcam non possono essere ammesse come mezzi di prova.
Nel caso in esame le riprese della dashcam sono state realizzate illecitamente: ai sensi della legge sulla protezione dei dati si tratta nella fattispecie di un trattamento segreto dei dati.»
«La sentenza pronunciata dal Tribunale federale preclude che sulle nostre strade circolino ancora più vicesceriffi e investigatori dilettanti.»
«Nella ponderazione degli interessi sussiste un conflitto tra l’interesse pubblico all’accertamento della verità e l’interesse privato della persona accusata a non essere punita.
Una cosa è certa: secondo il CPP (Codice di procedura penale), le prove acquisite illegittimamente dalle autorità penali possono essere utilizzate solo se sono indispensabili per far luce su reati gravi, come ad esempio un omicidio. Rimane aperto il quesito se a fronte di un reato grave l’utilizzo di video realizzati con dashcam sarebbe effettivamente ammissibile, in quanto il Tribunale federale non doveva risolvere questo interrogativo.»
«Se altre persone non possono rendersi conto di essere filmate da una dashcam, si configura un trattamento segreto dei dati, e quindi una violazione della personalità. Per gli altri automobilisti non è facilmente ravvisabile che sono filmati da una dashcam, poiché la loro attenzione è rivolta al traffico.»
«La violazione della personalità non può essere giustificata da un interesse privato del proprietario della dashcam. Il procedimento penale verte sull’interesse dello Stato alla sua pretesa punitiva e sull’interesse della persona accusata ad avere un processo equo. Quanto anticipato prevale sugli interessi di chi tratta i dati personali ovvero del proprietario della dashcam.»
«Secondo il CPP, l’utilizzo di mezzi di prova privati è consentito in primis se anche le stesse autorità avrebbero potuto acquisirli. Secondo, deve sussistere un grave atto criminoso che giustifichi il ricorso ai mezzi di prova.»
Nel 2018 il tribunale distrettuale di Bülach condannò in prima istanza, sulla base di un video girato da una dashcam, un’automobilista 47enne per una manovra di sorpasso azzardata a una pena pecuniaria sospesa e a una multa di CHF 4000.
La donna era stata filmata da una dashcam mentre sull’autostrada nei pressi di Bülach (ZH) effettuava dapprima un sorpasso a destra per poi rientrare nella corsia, costringendo l’automobilista munito di dashcam a ridurre la sua velocità.
Il tribunale distrettuale di Bülach utilizzò le riprese video come materiale probatorio per la sentenza, poi confermata dal Tribunale d’appello di Zurigo. L’automobilista fece ricorso contro questa decisione – con la motivazione che le immagini riprese dalla dashcam erano una prova acquisita illegittimamente e che di riflesso era stata infranta la legge sulla protezione dei dati ed erano stati violati i diritti della personalità.
I giudici di Mon Repos diedero ragione all’automobilista e annullarono la condanna.
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