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Si avvia alla conclusione l'inchiesta del procuratore pubblico Antonio Perugini sulla tragedia nel tunnel del San Gottardo del 24 ottobre scorso.
«Non ci sono elementi per individuare responsabilità penali al di fuori di quelle dell'autista». Parola del magistrato ticinese, titolare dell'indagine sull'incidente. Dopo la tragedia, il sistema di ventilazione attivato nel tunnel era stato messo sotto accusa, avendo contribuito ad alimentare le fiamme. Ma gli esperti, incaricati delle perizie, sono giunti alla conclusione che la ventilazione ha sì inciso, ma in misura irrisoria rispetto alla forza dell'incendio. Dunque non c'è stata nessuna negligenza.
Molto probabilmente l'inchiesta si concluderà con un decreto di abbandono, dato che Sefy Aslan Ufacik - il camionista turco, che alla guida di un camion belga ha provocato l'incidente e la morte di 11 persone - è deceduto nel rogo. All'origine del sinistro le sue condizioni psico-fisiche: l'autopsia aveva difatti individuato una quantità elevata di alcol nel suo corpo. Dunque non c'è stato nessun malore, e nemmeno nessun guasto tecnico ai mezzi coinvolti nell'incidente, anche se non sono state trovate tracce di frenata da parte del Tir belga.
Giovedì a Bellinzona sono stati presentati i risultati dell'inchiesta e del lavoro del team internazionale di esperti, chiamato a ricostruire la dinamica dell'incidente. Gli investigatori sono riusciti a risalire anche ai movimenti di Sefy Aslan Ufacik. Sulla base della documentazione rilasciata in dogana e dei tabulati telefonici, gli inquirenti hanno stabilito che il camionista quel giorno è entrato in Svizzera, da Chiasso, alle 6.06. Tra le 8 e le 8.52 si è fermato nell'area di sosta di Personico, da dove ha effettuato alcune telefonate. In particolare ha avuto una conversazione con una ragazza dei Paesi dell'Est, residente in Belgio, che corteggiava con una certa insistenza, senza essere corrisposto.
Condizioni psico-fisiche difficili
Una circostanza, che può avere influito sul suo stato d'animo, insieme al fatto che avesse alzato il gomito. «La sua capacità di condurre il Tir - ha aggiunto Perugini - era compromessa». Secondo alcune testimonianze, il camion guidato dal turco procedeva zigzagando già prima dell'ingresso nel tunnel. Dopodiché intorno alle 9.40 il Tir, ad una velocità di circa 40 chilometri all'ora, ha sbandato sulla destra, è finito contro il marciapiede e ha divelto un cartello segnaletico. Ha poi invaso la corsia di marcia opposta, su cui stava procedendo il camion, guidato da Bruno Saba. L'autista italiano ha tentato inutilmente di evitare l'impatto, spostandosi sul lato opposto.
Gli inquirenti hanno ricostruito al computer tutta la dinamica dell'incidente. L'incendio è divampato un minuto dopo lo scontro tra i due mezzi pesanti: il diesel di un serbatoio è colato sulla strada prendendo fuoco e innescando una reazione a catena, con esplosione anche dei pneumatici. In 5 minuti i due camion, coinvolti nell'incidente, sono stati avvolti dalle fiamme, che hanno poi raggiunto altri sette rimorchi, mentre la temperatura all'interno del tunnel raggiungeva livelli elevatissimi.
L'emergenza traffico continua
Intanto proseguono le polemiche sull'emergenza traffico. Giovedì si è svolto un incontro tra rappresentanti di Confederazione, Canton Ticino e provincia di Como. Quattro le proposte allo studio per allentare la morsa dei Tir: la creazione di un sistema di prenotazione per accedere alla rete stradale elvetica, così come si riservano treni, aerei e traghetti; la realizzazione di aree di sosta per i camion in Lombardia; maggiori controlli dei mezzi pesanti nel Nord Italia per fermare chi non è in regola, e la posa di segnali sull'Autolaghi, in territorio italiano, per informare i camionisti sulla presenza o meno della fase rossa, ovvero il blocco temporaneo dei Tir nella Confederazione.
Elisabetta Pisa