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Per procedura di esportazione si intende
comunemente l'insieme di pratiche che permette il trasporto delle
merci prodotte all'interno dell'Unione Europea al di fuori del suo
territorio doganale.
Un esportatore che opera all'interno dell'UE, per instaurare
scambi commerciali con clienti che risiedono in Paesi
esterni all'Unione, oltre che degli aspetti logistici e
contrattuali della vendita deve necessariamente essere a conoscenza
delle pratiche doganali che regolamentano
l'esportazione delle merci.
Nonostante sia possibile - e consigliabile - avvalersi di
esperti nel settore dell'assistenza doganale, è importante
conoscere almeno i tratti essenziali delle procedure di
esportazione, poiché è comunque diretta responsabilità
dell'esportatore il saper fornire la documentazione completa e le
informazioni esatte che costituiranno parte integrante dei
documenti doganali da esibire al momento dell'esportazione. E'
interesse del soggetto esportatore che le merci viaggino con tutta
la documentazione necessaria, compresi i
certificati di origine, le
autorizzazioni e le licenze, ed è
altresì importante essere a conoscenza dei rapporti di politica
commerciale con lo Stato destinatario, per potersi avvalere di
riduzioni o esenzioni dal pagamento dei dazi previsti dal diritto
commerciale internazionale.
Due sono gli aspetti fondamentali del processo di esportazione:
quello doganale e quello
fiscale.
Per quanto riguarda il primo aspetto, i riferimenti normativi
sono l'articolo 16, l. h del Codice Doganale
Comunitario (regolamento Cee 2913/1992), che definisce
l'esportazione, e gli articoli 161 e 162 del suddetto codice, che
la disciplinano. Le disposizioni attuative del regime di
esportazione sono invece illustrate dagli articoli 788 e seguenti
del regolamento Cee 2454/1993. Le varie definizioni sono state
attualizzate nel cosiddetto Codice Doganale Aggiornato in vigore
dal 2008 (regolamento Ce 450/2008).
Per quanto riguardal'aspetto fiscale,
l'esportazione è regolamentata dal Decreto Iva D.P.R.
633/72 (articolo 8). Tra le varie norme, il decreto
dispone che l'esportazione debba risultare da un documento
doganale: grazie all'informatizzazione della procedura, il
documento è oggi sostituito da un messaggio elettronico contenente
un codice alfanumerico univoco, detto Movement Reference
Number (MRN).
Ma chi sono i responsabili della procedura di
esportazione? Naturalmente, il responsabile
principale è l'esportatore stesso, definito dall'art. 788 delle
disposizioni attuative del già citato regolamento Cee 2954/1993
come "la persona per conto della quale viene presentata la
dichiarazione di esportazione": questa persona deve
necessariamente coincidere con il proprietario della merce
esportata. Ma la merce può essere presentata in dogana anche da un
rappresentante incaricato dall'esportatore; questa figura può o
meno coincidere con il trasportatore, cioè con chi trasporta la
merce dal luogo di origine fino alla dogana.
La figura del dichiarante, che materialmente
svolge le formalità amministrative e doganali in vista
dell'esportazione, può coincidere con quella del proprietario della
merce oppure può essere una persona incaricata di agire per conto
dell'esportatore: si tratta quindi un "doganalista" abilitato a
"rappresentare i terzi nei confronti della dogana".
Dunque, se il proprietario/esportatore sceglie di delegare a un
suo rappresentante l'espletamento delle pratiche doganali, è bene
che sappia che il rappresentante designato deve essere stabilito
nel territorio dell'Unione Europea.
Inoltre, ci sono due tipi di rappresentanza doganale previsti
dal codice: la più diffusa è la rappresentanza diretta, riservata
ai doganalisti abilitati (ovvero agli spedizionieri doganali) che
possono anche operare all'interno di un Centro di
Assistenza Doganale (CAD). Questi professionisti devono
essere iscritti all'albo degli spedizionieri doganali e possedere
l'apposita patente rilasciata dall'Agenzia delle Dogane.
Per il proprietario/esportatore, questa è la soluzione più
semplice: sarà infatti il doganalista a incaricarsi della
compilazione delle dichiarazioni doganali, sempre naturalmente in
nome e per conto del proprietario, che rimane l'unico titolare
dell'operazione doganale, con tutti i diritti e i doveri del
caso.
La seconda tipologia di rappresentanza doganale
è quella indiretta, nella quale il rappresentante
agisce sempre per conto dell'esportatore, ma in nome proprio. In
questo caso per il rappresentante non c'è alcun obbligo di
abilitazione o iscrizione all'albo professionale, ma d'altronde
egli risponde personalmente delle dichiarazioni doganali
effettuate, insieme naturalmente al mandante.
Il regolamento Ce 450/2008 modifica comunque
sensibilmente queste impostazioni di rappresentanza, in quanto
ammette per la prima volta la possibilità di liberalizzare i
servizi doganali (con l'articolo 106).
Tuttavia - in attuazione del regolamento Ce
312/2009 - a partire dal 1º luglio 2010,
per effettuare operazioni doganali si deve
necessariamente essere in possesso del codice alfanumerico
di massimo 15 caratteri denominato EORI (Economic Operator
Registration and IdenTification). Il suo scopo è identificare a
livello comunitario chi effettua operazioni doganali. In Italia
questo codice è composto dal numero della partita IVA o del codice
fiscale dell'esportatore/dichiarante, preceduto dal codice ISO alfa
2 "IT".
L'assegnazione di questo codice si ottiene con la prima
operazione doganale effettuata, ma può anche essere richiesta
preventivamente; esso dovrà comparire nella casella con la dicitura
"speditore/esportatore" della dichiarazione doganale o del
Documento Amministrativo Unico (DAU).