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La legge sul lavoro festeggia 50 anni
Da 50 anni la legge sul lavoro è uno degli strumenti più importanti per proteggere i lavoratori in Svizzera.
A questa legge, rivelatasi molto efficace, auguriamo la capacità di resistere a qualsiasi attacco contro le disposizioni sull’orario di lavoro, una migliore applicazione pratica, la capacità di adeguarsi alle esigenze attuali e all’home office. Auspichiamo infine che il burn-out venga riconosciuto quale malattia professionale.
Il 2 dicembre 2014 la Commissione federale del lavoro ha ricordato i 50 anni della legge sul lavoro con una piccola festa cui hanno presenziato tra gli altri il consigliere federale Schneider-Ammann e i partner sociali. Questa legge, introdotta grazie alla strenua lotta dei sindacati, è uno dei principali strumenti della protezione dei lavoratori: disciplina la protezione della salute in generale, gli orari di lavoro e di riposo, la protezione dei giovani, delle donne incinte e di quelle che allattano.
Il passato
La legge sul lavoro discende direttamente dalla cosiddetta legge federale sulle fabbriche del 1877, che tra l’altro limitava l’orario di lavoro a undici ore, vietava il lavoro notturno e fissava a 14 anni l’età minima dei lavoratori. L’introduzione di questa legge fu una vittoria importante per i movimenti dei lavoratori che all’epoca muovevano i loro primi passi e che, grazie all’alleanza con il movimento cattolico-conservatore, riuscirono ad affossare il referendum liberale contro la legge.
Dagli inizi del 20° secolo si sono intensificati gli sforzi volti ad estendere ad altri ambiti la legislazione sul lavoro che inizialmente si limitava alle fabbriche e alle imprese di trasporto. Invano. Nel 1935, ad esempio, l’USS presentò un proprio progetto per una legge sul lavoro più moderna che si orientava prevalentemente alle direttive e alle prescrizioni dell’Organizzazione internazionale del lavoro, cui la Svizzera aveva aderito già nel 1919. Finalmente, nel 1964 venne presentato un tentativo che andò a buon fine: quell’anno il Parlamento approvò la nuova legge sul lavoro.
Il futuro
Oggi si tratta, da un canto, di difendere le conquiste e di respingere i numerosi attacchi contro la limitazione e l’ordinamento dell’orario di lavoro. Dall’altro, però, bisogna adeguare la legge agli sviluppi tecnologici. Si tratta prima di tutto di tenere conto del fenomeno, sempre più diffuso, dell’home office, ad esempio accordando delle pause e regolamentando l’aspetto della responsabilità. Secondariamente, a tutela dei lavoratori, bisogna limitare nuovamente la raggiungibilità visto che con l’avvento degli Smartphone ha segnato un’impennata preoccupante. Gli ispettorati cantonali del lavoro devono inoltre controllare meglio il rilevamento del tempo di lavoro e prevenire i rischi psico-sociali imputabili allo stress, agli straordinari e al lavoro notturno. Infine, il diritto svizzero deve essere modificato in modo tale che il burn-out causato dallo stress sul posto di lavoro venga finalmente riconosciuto quale malattia professionale.
Luca Cirigliano, segretario centrale USS