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Un secolo fa Lugano non era la stessa di oggi. Molti luganesi emigrarono in cerca di migliori opportunità per sfuggire alla povertà e alla mancanza di opportunità che affliggevano l'Europa.
Sono il nipote di quella generazione emigrata. Fortunatamente la mia famiglia, come quella di tanti altri ticinesi, è arrivata in un paese di emigrati europei, che ha dato loro la possibilità di formarsi, crescere personalmente e professionalmente. Questo paese era definito la "Svizzera d'America" (ossia l’Uruguay); a quel tempo una nazione con una classe media forte e stabile.
Una società, quella uruguaiana, avanzata a livello economico e culturale, pioniera nelle leggi sociali (voto femminile nel 1927, divorzio per sola volontà della donna nel 1913, regolamentazione del lavoro di 8 ore nel 1915, istruzione gratuita e di qualità a tutti i livelli, salute pubblica per tutta la popolazione, tra molte altre cose).
Sono cresciuto in quella parte del mondo, ma in una realtà molto diversa da quella delle mie generazioni passate. Nonostante io sia cresciuto fisicamente lontano da Lugano, vi sono stato sempre molto vicino socialmente, vicino alla sua cultura e tradizioni, sognando sempre di tornare nella mia terra d'origine.
La realtà di un giovane in Uruguay è diversa dalla realtà di un giovane a Lugano. Durante il secolo scorso Lugano è progredita e avanzata, grazie anche all'importanza della sua piazza finanziaria, al tempo stesso l'Uruguay era in deterioramento come molti paesi dell'America Latina. La differenza socio-culturale è cresciuta enormemente e oggi è una società sempre più polarizzata in tutti gli aspetti, dove vengono condannate le opportunità dei giovani e delle generazioni future, dove la "Svizzera d'America" è rimasta solo nella memoria.
È fondamentale che Lugano come società non rimanga nella nostalgia dei bei tempi andati, ricordando che non molte generazioni fa la realtà era diversa. Siamo una città privilegiata ma non possiamo permettere che essa ipotechi il suo futuro, il non agire non è una soluzione.
Siamo in un mondo in crisi, vi sono continui cambiamenti, la geopolitica globale è cambiata. Oggi il valore di un paese e di una città sta nella conoscenza e nell'informazione. I giovani a Lugano non hanno il potenziale di crescita personale e professionale, questa pandemia ha semplicemente accentuato i problemi esistenti.
La Lugano del futuro non è quella del glamour, è quella, invece, che sa salvare e tutelare le cose buone e investire con efficacia, puntando sui giovani, sulla cultura e sull'istruzione.
Non costringiamo i giovani a lasciare questa città per mancanza di opportunità di lavoro e formazione.
Non voglio far parte di una città in declino, non addormentiamoci sui successi, non dimentichiamo il passato, ma occupiamoci del presente e investiamo nel futuro.