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<h2>SubmittedText<h2><p>Invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. In che modo intende promuovere la ricerca sulle conseguenze delle sostanze ad effetto endocrino in Svizzera?</p><p>2. Quali sono gli sforzi intrapresi dall'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) e dall'Ufficio federale dell'ambiente (UFAM) per aumentare la consapevolezza della popolazione sul problema dei filtri UV chimici, in particolare per quanto riguarda i due gruppi a rischio donne in età fertile e bambini?</p><p>3. In che modo il Consiglio federale intende responsabilizzare maggiormente i fabbricanti di tali sostanze e far ricadere le eventuali conseguenze su coloro che le hanno provocate?</p><p>4. Qual è l'opinione del Consiglio federale in merito all'introduzione di un obbligo di dichiarare in modo comprensibile a tutti la presenza di filtri UV chimici nei prodotti?</p><p>5. In che modo è garantita l'indipendenza della ricerca dall'industria in questo settore?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. In Svizzera, la necessità di un approccio interdisciplinare coordinato per studiare i problemi di salute pubblica e ambientale causati dai perturbatori endocrini è largamente riconosciuta. Per questo motivo, il Consiglio federale ha lanciato nel 2000 un programma nazionale di ricerca ad hoc (PNR 50 "Perturbatori endocrini") volto a determinare l'impatto di queste sostanze su esseri umani, animali domestici, vita selvatica e ambiente in Svizzera. Lo scopo finale dei lavori di ricerca condotti è quello di consentire l'adozione di misure adeguate per proteggere l'essere umano e l'ambiente e salvaguardare la biodiversità. Nel quadro del PNR 50 sono state create diverse piattaforme per discutere dei problemi connessi con queste sostanze (ad es. "filtri UV nei prodotti per la protezione solare"). Attualmente il PNR 50 è in fase conclusiva.</p><p>2. La Svizzera figura tra i dieci Paesi al mondo con la più alta incidenza di tumori della pelle causati dal sole. Una delle misure di prevenzione è l'impiego appropriato di prodotti efficaci per la protezione solare. La sicurezza di questi prodotti è valutata tenendo conto della loro efficacia protettiva contro i raggi UV e dei possibili effetti indesiderati delle sostanze utilizzate per la loro fabbricazione (filtri UV). Allo stato attuale delle conoscenze non è noto alcun effetto indesiderato sull'essere umano, nemmeno con i pochissimi filtri UV che sviluppano un effetto endocrino sugli animali. Ciò nonostante, fondandosi sul principio precauzionale, l'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) e l'Ufficio federale dell'ambiente (UFAM) ritengono importante incoraggiare i fabbricanti a privilegiare i filtri UV che presentano un profilo favorevole.</p><p>3. Per quanto riguarda la salute dell'essere umano, rientra nella piena responsabilità dei fabbricanti accertare che gli oggetti d'uso, nell'impiego a cui sono destinati o in quello abitualmente presunto, non mettano in pericolo la salute (cfr. art. 14 cpv. 1 legge sulle derrate alimentari; RS 817.0).</p><p>A tutt'oggi, non si conoscono casi di danni all'ambiente la cui causa comprovata è da attribuire ai filtri UV. Misurazioni recenti indicano che in Svizzera la contaminazione ambientale provocata da questi filtri è in diminuzione.</p><p>La legge sulla protezione dell'ambiente (LPAmb; RS 814.01) sancisce il principio di causalità e prevede la possibilità di ripercuotere i costi delle misure ordinate per salvaguardare l'ambiente su chi ne è la causa. Tuttavia, l'obiettivo precipuo del diritto ambientale è quello di impedire a priori l'insorgere di effetti nocivi causati da prodotti chimici. I fabbricanti di tali prodotti - inclusi quelli di filtri UV - hanno l'obbligo, nell'ambito del cosiddetto controllo autonomo, di valutare se i loro prodotti possono costituire un pericolo per l'ambiente. In quest'ottica, l'UFAM ha a più riprese esortato i fabbricanti a verificare in particolare se i filtri UV sviluppano un effetto endocrino, se sono persistenti o se possono accumularsi nella catena alimentare. Questo lavoro di sensibilizzazione ha indotto diversi fabbricanti di prodotti solari a sostituire i filtri UV che presentavano caratteristiche sfavorevoli con altri più degradabili. Conformemente al principio di causalità, i costi per questi cambiamenti nella formulazione sono a carico dei fabbricanti.</p><p>4. In Svizzera, la dichiarazione dei filtri UV è obbligatoria per tutti i prodotti cosmetici. Si tratta di un'indicazione standardizzata e armonizzata con quella della Comunità europea e della maggioranza dei Paesi industrializzati. Una dichiarazione supplementare su tali prodotti renderebbe l'informazione meno comprensibile per i consumatori e potrebbe costituire un ostacolo tecnico al commercio.</p><p>5. L'Istituto federale per l'approvvigionamento, la depurazione e la protezione delle acque (IFADPA) sta creando, insieme al Politecnico federale di Losanna, un centro di ecotossicologia applicata nella sua sede a Dübendorf il cui compito principale sarà quello di elaborare le basi e i metodi scientifici che consentiranno alle autorità e a terzi di riconoscere e valutare i rischi connessi con determinati prodotti chimici.</p><p>Tra i progetti in cantiere figura anche la realizzazione di un centro di tossicologia applicata dedicato alla salute (umana) per colmare le lacune della ricerca in questo campo in Svizzera e garantire un elevato livello di protezione della salute contro i rischi chimici. Il centro dovrebbe sorgere presso un istituto universitario per sfruttare le sinergie con la ricerca fondamentale e le infrastrutture esistenti. In collaborazione con l'Ufficio federale dell'agricoltura, l'UFSP, la Segreteria di Stato dell'economia e l'Istituto svizzero per gli agenti terapeutici Swissmedic, la Segreteria di Stato per l'educazione e la ricerca ha preparato il relativo bando di concorso.</p><p>I ricercatori possono tuttavia presentare in ogni momento al Fondo nazionale svizzero una domanda di finanziamento ordinario per progetti di ricerca sul tema.</p>  Risposta del Consiglio federale.