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<h2>InitialSituation<h2><p><b>Comunicato stampa del Consiglio federale del 16.06.2017</b></p><p><b>Il Consiglio federale licenzia il messaggio concernente lo scambio automatico di informazioni con 41 Stati e territori </b></p><p><b>Nella sua seduta del 16 giugno 2017, il Consiglio federale ha licenziato il messaggio concernente l'introduzione dello scambio automatico di informazioni relative a conti finanziari con 41 Stati e territori. La raccolta di dati è prevista per il 2018 e il primo scambio di dati per il 2019. Grazie all'estensione della propria rete di Paesi partner per lo scambio automatico di informazioni a gran parte degli Stati membri del G20 e dell'OCSE nonché ad altre importanti piazze finanziarie del mondo, la Svizzera rafforza la propria posizione nel contesto internazionale. </b></p><p>I due progetti posti in consultazione hanno raccolto il consenso della maggioranza dei partecipanti alla consultazione. Nel concreto, questi consistono nell'attivazione dello scambio automatico di informazioni con ogni Stato o territorio mediante specifici decreti federali oggetto del presente messaggio. Lo scambio automatico di informazioni avviene sulla base dell'Accordo multilaterale tra autorità competenti concernente lo scambio automatico di informazioni relative a conti finanziari (Accordo SAI). Questo trattato fa capo a sua volta allo standard globale per lo scambio automatico di informazioni elaborato dall'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE).</p><p>Per dare seguito ai pareri pervenuti nell'ambito delle consultazioni, è stato concepito un decreto federale che stabilisce che il Consiglio federale allestisca un rapporto sullo stato di attuazione dello scambio automatico di informazioni prima che abbia inizio lo scambio di informazioni, previsto per l'autunno del 2019. Nel quadro di tale rapporto, l'Esecutivo verifica che gli Stati e i territori interessati soddisfino effettivamente i requisiti dello standard globale, in particolare per quanto attiene alla confidenzialità e alla sicurezza dei dati.</p><p>Il Consiglio federale auspica che tra gli Stati vi sia parità di condizioni ("level playing field"), soprattutto tra i centri finanziari più importanti. La Svizzera ha introdotto lo scambio automatico di informazioni nel 2017 con 38 Stati e territori, tra cui i Paesi membri dell'UE. Nel 2018 avrà luogo il primo scambio di dati con questi Stati e territori.</p><h2>Proceedings<h2><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito al Consiglio nazionale, 27.09.2017</b></p><p><b>Fisco, scambio automatico con 39 Stati, ma no Arabia Saudita </b></p><p><b>Nonostante l'opposizione dell'UDC, il Consiglio nazionale ha approvato oggi lo scambio automatico di informazioni bancarie (AIA) con 39 Paesi, che si aggiungono ai 38 Stati con i quali la Svizzera ha già siglato degli accordi in tal senso. Rispetto al progetto governativo, il plenum ha "congelato" l'intesa con la Nuova Zelanda e respinto - per un soffio - l'idea di un AIA con l'Arabia Saudita (95 voti a 92 a 4 astensioni).</b></p><p>Se l'iter parlamentare dovesse essere rispettato, a partire dal 2018 gli istituti finanziari dovrebbero incominciare a raccogliere le informazioni sui loro clienti esteri per essere pronti a trasmetterle a partire dal 2019. Tale trasmissioni interesserebbe anche i cittadini svizzeri residenti all'estero in quei Paesi con i quali Berna ha concluso un AIA.</p><p>Prima però dello scambio vero e proprio di dati, il Consiglio federale dovrà aver redatto per ogni singolo Paese un rapporto in cui si valuta il rispetto degli standard internazionali in merito a questioni fondamentali come il principio di specialità - ossia i dati devono essere usati solo per ragioni specificate nell'intesa, ossia fiscali - o il rispetto della protezione dei dati, ma anche il rispetto dei diritti umani. Su proposta dell'UDC, le autorità elvetiche dovranno anche tenere conto della situazione in materia di prevenzione della corruzione.</p><p>Sui rapporti in questione dovranno pronunciarsi le commissioni competenti di entrambe le Camere. Qualora dovessero esprimersi negativamente, lo scambio di informazioni verrebbe bloccato. Secondo il consigliere federale Ueli Maurer si tratta di un meccanismo di verifica unico nel suo genere a livello mondiale.</p><p>Esso dovrebbe rabbonire soprattutto quei deputati democentristi, ma non solo, preoccupati per i Paesi con i quali la Confederazione intende procedere allo scambio automatico di informazioni di carattere finanziario.</p><p>La lista comprende infatti Paesi come la Cina, la Russia, l'India, il Brasile, l'Indonesia, il Messico, la Colombia, l'Argentina, gli Emirati Arabi Uniti, tutti Paesi non certo ai primi posti per quanto riguarda il rispetto dei diritti umani oppure conosciuti per l'alto grado di corruzione.</p><p>Nel corso del dibattito, in relazione a questi Paesi gli esponenti democentristi avrebbero voluto che il via libera allo scambio di informazioni fosse stato possibile sono in presenza di un livello di corruzione nel settore pubblico accettabile e di uno Stato di diritto corrispondenti a quelle di una democrazia.</p><p>Il plenum ha tuttavia spazzato via questa richiesta a suo dire già soddisfatta dal meccanismo di controllo. Diversi oratori, compreso il ministro delle finanze, hanno poi fatto notare che le singole persone dispongono pur sempre di mezzi legali per opporsi alla trasmissione delle informazioni che li concernono, specie se temono ripercussioni gravi sulla loro persona.</p><p>Prima dell'esame particolareggiato di ogni singolo accordo, l'UDC ha tentato invano di convincere il plenum a non entrare in materia sulle intese in questione, venendo tuttavia sempre battuta, ad eccezione dell'accordo con l'Arabia Saudita, bocciato un po' per caso dalla Camera.</p><p>A nome del suo gruppo, il banchiere Thomas Matter (UDC/ZH) si è battuto per un periodo di riflessione, nell'attesa di conoscere come funzionano, e se funzionano, i 38 accordi- come quello con l'Ue - già in vigore. Egli ha espresso preoccupazione soprattutto per la situazione dei diritti umani in certi Paesi e il pericolo cui sarebbero esposti gli Svizzeri all'estero.</p><p>Magdalena Martullo Blocher (ZH), imprenditrice e figlia dell'ex consigliere federale Christoph Blocher, ha rimproverato al Consiglio federale di voler giocare al "primo della classe", sacrificando in questo modo la protezione dei "nostri connazionali" all'estero, i quali sarebbero esposti a ricatti e altre nefandezza qualora i loro dati bancari cadessero nelle mani di funzionari corrotti. In Russia è possibile trovare su Internet i dati fiscali di tutti, ha dichiarato Matter, seguito da Martullo Blocher che ha fatto un esempio analogo per il Brasile.</p><p>Vi anche chi, sempre tra i democentristi, ha accennato ai tentennamenti degli Stati Uniti, che si guardano bene dall'aderire agli standard internazionali in materia di scambio automatico di informazioni bancarie, benché siano la prima piazza finanziaria al mondo.</p><p>Rispondendo a queste critiche, il consigliere federale Ueli Maurer ha invitato i membri del suo partito a dar prova di pragmatismo. La Svizzera, ha poi sottolineato, non ha lo stesso peso degli Stati Uniti e nascondersi dietro questo Paese non porterebbe a nulla. Lo scambio automatico è un processo in corso cui la Svizzera ha volente o nolente dovuto adeguarsi per salvaguardare la reputazione della propria piazza finanziaria ed economica, ha poi spiegato il ministro delle finanze, secondo cui è "ingenuo" pensare di bloccare questa evoluzione.</p><p>Un concetto ribadito anche da PLR e PPD, mentre specie da sinistra si è insistito una volta di più sulla necessità di contrastare l'evasione e la frode fiscale. Non bisogna avere "compassione per i frodatori del fisco", ha sostenuto Lisa Mazzone (Verdi/GE), siano essi Svizzeri o stranieri.</p><p>Altri oratori hanno fatto notare che è nell'interesse della Svizzera avere buone relazioni con paesi economicamente importanti come la Cina con cui vige un accordo di libero scambio, oppure l'India, o altre piazze finanziarie.</p><p>Come indicato, il plenum ha rinviato all'esecutivo, nonostante l'opposizione dei campo rosso-verde, l'accordo con la Nuova Zelanda, Paese che ospita 7 mila Svizzeri. Quest'ultimi hanno diritto a una rendita di vecchiaia dopo dieci anni di residenza anche se non hanno pagato i contributi. Qualora ricevano anche una rendita dalla Svizzera, quest'ultima rischia di venir incamerata dal fisco locale. È probabile che qualcuno non abbia dichiarato tali rendite che vengono versate su conti bancari in Svizzera.</p><p>Per questo il plenum auspica che il Consiglio federale si attivi col governo di Wellington allo scopo di negoziare una convenzione di sicurezza sociale volta a proteggere i pensionati svizzeri che vivono in questo Paese.</p><p>La sinistra ha mostrato poca comprensione per questa argomentazione, sostenendo che gli Svizzeri all'estero devono adeguarsi alle leggi locali, così come si pretende dagli stranieri che vivono da noi. Finora Wellington, ha ricordato Louis Schelbert (Verdi/LU), si è sempre rifiutata di entrare nel merito per quanto attiene alla conclusione di accordi di sicurezza sociale.</p><p></p><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito al Consiglio degli Stati, 05.12.2017</b></p><p><b>Scambio automatico con 41 nuovi Stati, anche Arabia Saudita </b></p><p><b>Il Consiglio degli Stati ha approvato oggi all'unanimità i decreti federali che introducono lo scambio automatico di informazioni relativo a conti finanziari con 41 Stati partner a partire dal 2018/2019, compreso quello relativo all'Arabia Saudita, che era stato respinto dal Nazionale. La Camera del popolo dovrà occuparsi delle divergenze.</b></p><p>Le basi giuridiche necessarie per l'introduzione dello scambio automatico di informazioni sono entrate in vigore in Svizzera il primo gennaio di quest'anno.</p><p>Il progetto in questione è quindi un ampliamento e comprende Stati e territori firmatari dell'Accordo sullo scambio automatico di informazioni (SAI), fra i quali Paesi del G20 (come Argentina, Brasile, Cina e Russia), membri dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE, come Cile e Israele), Importanti partner economici quali Liechtenstein e Emirati Arabi Uniti, altri Stati europei (tra i quali Andorra e San Marino) e grandi piazze finanziarie strategiche di settore o regionali come Costa Rica, Isole Cayman e Uruguay.</p><p>Il Nazionale aveva rifiutato gli scambi con l'Arabia Saudita e aveva rinviato al Consiglio federale l'accordo con la Nuova Zelanda, allo scopo di meglio proteggere i pensionati elvetici che vivono in questo Paese. Martin Schmid (PLR/GR), a nome della commissione, ha invitato con successo i "senatori" ad approvare entrambi i progetti.</p><p>In particolare nel caso della Nuova Zelanda, una questione pensionistica non giustifica la decisione di non autorizzare lo scambio automatico di informazioni. I dati saranno infatti forniti a fini fiscali e non per motivi legati alla sicurezza sociale e non si tratta di una problematica pertinente al tema trattato. Il ticinese Filippo Lombardi (PPD) ha inizialmente tentato di far adottare la versione della Camera del popolo, in modo da eliminare le discriminazioni dei cittadini elvetici che vivono in Nuova Zelanda, ma ha poi rinunciato soddisfatto dalle garanzie del governo.</p><p>Nel caso dell'Arabia Saudita, si è sottolineata l'importanza di questo Stato come partner commerciale, con il quale la Confederazione intrattiene buoni rapporti. Se fosse l'unico Paese ad essere escluso dagli accordi in questione, queste relazioni potrebbero venire compromesse.</p><p>Diversamente dal Nazionale, gli Stati hanno inoltre stralciato il passo secondo cui occorre ottenere livelli soddisfacenti in materia di impedimento della corruzione. Secondo la commissione si tratta di una modifica puramente formale, poiché la lotta alla corruzione è già inclusa in altri punti del testo e non va ulteriormente specificata.</p><p>Il consigliere federale Ueli Maurer, parlando in generale, ha sottolineando il pericolo di seguire ciecamente i dettami di organizzazioni sovranazionali, in particolare riguardo ad argomenti che fino a pochi anni fa la Confederazione non avrebbe nemmeno preso in considerazione.</p><p>Tuttavia, ha spiegato che lo scambio automatico consente alla Svizzera di adempiere agli impegni internazionali contratti nel 2014. Inoltre, si tratta di una mossa in linea con la strategia del governo, volta ad attuare gli standard internazionali per rafforzare la reputazione e l'integrità della piazza finanziaria elvetica nonché la sua competitività. "In questo caso non ci sarebbero svantaggi concorrenziali, poiché tutte le realtà importanti aderiscono a questi trattati", ha detto.</p><p>I "senatori" hanno poi approvato - con 24 voti contro 17 - anche una mozione della sua Commissione dell'economia e dei tributi volta a migliorare l'effettiva protezione giuridica individuale, in modo da impedire uno scambio di informazioni nel singolo caso se è provata la plausibilità che sono stati violati beni giuridici fondamentali.</p><p></p><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito al Consiglio nazionale, 06.012.2017</b></p><p><b>Scambio automatico anche con Nuova Zelanda e Arabia Saudita </b></p><p><b>Lo scambio automatico di informazioni avrà luogo anche con Arabia Saudita e Nuova Zelanda. Lo ha deciso oggi il Consiglio nazionale. Il dossier torna agli Stati per una questione procedurale, ma le divergenze sono di fatto appianate.</b></p><p>La problematica legata ai dei due Paesi era inclusa nel quadro dei decreti federali che introducono lo scambio automatico di informazioni relativo a conti finanziari con 41 Stati partner a partire dal 2018/2019.</p><p>Il Nazionale aveva inizialmente rifiutato gli scambi con l'Arabia Saudita per questioni umanitarie e aveva rinviato al Consiglio federale l'accordo con la Nuova Zelanda, allo scopo di meglio proteggere i pensionati elvetici che vivono in questo Paese.</p><p>Gli Stati avevano però approvato entrambi i progetti. Nel primo caso perché il Paese arabo è un importante partner commerciale e, se fosse l'unico escluso dagli accordi, i rapporti si potrebbero deteriorare.</p><p>Nel secondo caso, invece, una questione pensionistica non giustifica la decisione di non autorizzare lo scambio automatico di informazioni. I dati saranno infatti forniti a fini fiscali e non per motivi legati alla sicurezza sociale e non si tratta di una problematica pertinente al tema trattato.</p><p>Ora le divergenze in questo senso sono state appianate. Se la questione saudita è stata risolta senza grandi dibattiti, per 117 voti contro 55 e 4 astenuti, quella sulla Nuova Zelanda ha fatto discutere. Una agguerrita minoranza, per la quale ha parlato Thomas Matter (UDC/ZH), ha cercato vanamente di convincere i deputati a mantenere la differenza. "Gli svizzeri discriminati in Nuova Zelanda, a causa del particolare sistema pensionistico, ve ne saranno grati. Il problema deve essere risolto", ha detto.</p><p>La maggioranza ha però deciso - con 115 voti a 68 - di eliminare la divergenza. "Non possiamo immischiarci nei sistemi pensionistici di altri Paesi", ha detto ad esempio Ada Marra (PS/VD) a nome della commissione, convincendo i colleghi della Camera.</p><p>Fra le altre divergenze appianate, vi è lo stralcio del passo secondo cui occorre ottenere livelli soddisfacenti in materia di impedimento della corruzione. Si tratta infatti di un punto puramente formale, poiché la lotta alla corruzione è già inclusa in altre parti del testo e non va ulteriormente specificata.</p><p>Approvata anche una mozione volta a migliorare l'effettiva protezione giuridica individuale, in modo da impedire uno scambio di informazioni nel singolo caso se è provata la plausibilità che sono stati violati beni giuridici fondamentali.</p><p></p><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito al Consiglio degli Stati, 12.12.2017</b></p><p>Il Consiglio degli Stati ha appianato - con 38 voti contro 5 - anche l'ultima divergenza sullo scambio automatico di informazioni relativo a conti finanziari con 41 Stati partner a partire dal 2018/2019: anche la Nuova Zelanda farà parte della lista. Il dossier è quindi definitivamente approvato.</p>