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Un'obiezione ricorrente fra i teorici della messinscena lunare è che tutte le fotografie scattate sulla Luna sono sorprendentemente nitide, correttamente esposte e ben inquadrate, nonostante gli astronauti non fossero in grado di portare la macchina fotografica agli occhi per mirare (nelle prime missioni la fotocamera era infatti fissata al petto degli astronauti) e nessuno prima di loro avesse mai scattato fotografie sul suolo lunare. Come è possibile?
E' la domanda che pone il documentario della Fox Did We Land On the Moon a 22 minuti circa: "If the cameras were so difficult to manipulate, how were thousands of photos taken with crystal clarity, precise framing?" Dice Bill Kaysing: "The pictures that we see, that allegedly were taken on the Moon, are perfect!"
In realtà non è affatto vero che tutte le foto sono perfette. Oltre alle foto comunemente pubblicate, infatti, ci sono centinaia di foto sottoesposte, sovraesposte, mosse, sfocate e mal inquadrate, che però non vengono quasi mai mostrate, proprio perché fanno schifo. Sono comunque disponibili per la consultazione presso gli archivi su Internet indicati nella colonna di destra di questo blog. Qui sotto ne vedete alcuni esempi, scelti soltanto fra le foto scattate sulla superficie lunare: ce ne sono molte altre di questo genere anche nelle altre fasi delle varie missioni.
E' vero che gli astronauti delle prime missioni lunari avevano la fotocamera agganciata sul petto e quindi miravano "a spanne", ma è altrettanto vero che usavano un obiettivo grandangolare, con il quale è difficile sbagliare la mira. Nelle missioni successive le fotocamere furono dotate di mirino e di un teleobiettivo da 500 mm, e gli astronauti potevano impugnarle e comporre agevolmente l'inquadratura.
Inoltre la buona illuminazione sul suolo lunare riduce i problemi di messa a fuoco, perché consente di chiudere molto il diaframma, cosa che come i fotografi ben sanno crea una profondità di campo (intervallo di distanze tutte contemporaneamente a fuoco) molto estesa.
Per quanto riguarda il fatto che si trattasse delle prime foto scattate sulla Luna, le condizioni d'illuminazione al suolo erano abbastanza facili da dedurre (la quantità di luce che illumina la Luna è nota e non ci sono nubi che possono alterarla) e furono stimate in anticipo. Le successive missioni fecero tesoro dell'esperienza delle prime e affinarono queste stime. Infatti si nota chiaramente il miglioramento della qualità generale delle foto man mano che aumentava l'esperienza.