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Michele Mari
Tu, sanguinosa infanzia
Giulio Einaudi editore, 1997
Aus: Michele Mari. Tu, sanguinosa infanzia. Giulio Einaudi editore, 1997
Una sera d’estate del 2030, nel giardino di un ospizio, due vecchi incominciarono a ridordare.
Da piccolo credevo che le albicocche secche fossero orecchie, e mi domandavo a quali infelici fossero state tagliate. Quando fui costretto ad assaggiarne una, prelevandola da una composizione natalizia di datteri e frutta candita, mi dissi: «Di questo dunque sanno le orecchie».
Io invece credevo in una polvere magica che, disciolta nell’acqua e bevuta, avrebbe preservato dai brutti sogni: e sempre fiducioso ne bevvi. Dopo molt’anni, chiesto a mia madre di mostrarmela, mi sentii rispondere che, una volta vista nel suo stato naturale, la polvere avrebbe perso il suo potere. Mai più ne dimandai.
Io avevo un padre che si incastrava nell’orbita una sfera di ceramica riprodu-cente alla perfezione un bulbo oculare: presentatosi a me simulava sgusciarsela via, quindi la riponeva nel taschino. Io scappavo urlando: «L’occhio no! L’occhio no!»