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Il Gran Premio del centenario sull’asfalto di Monza porta la firma di Max Verstappen. In una domenica in cui l’olandese si rende autore di nuova rimonta, in una corsa in cui il leader del Mondiale si vede penalizzato in griglia di cinque posizioni per aver sostituito un pezzo della power-unit della sua Red Bull (dopo aver già deciso di rimpiazzarla completamente in Belgio, ciò che l’aveva costretto a scattare dalle retrovie), con Charles Leclerc che in avvio di pomeriggio riesce a difendere la ‘pole’ guadagnata la vigilia, ma al dodicesimo giro è costretto a cedere la leadership della gara al dodicesimo giro, dopo il passaggio ai box per il cambio delle gomme in regime di virtual safety car. Poi una ventina di giri dopo, il monegasco della Ferrari si ferma una seconda volta per montare le soft, ma davanti la vettura dello scatenato olandese non perde un colpo, e al giro numero 47 ha ancora una ventina di secondi sulla Rossa.
Il giro dopo, però, a cinque giri dalla fine, Daniel Ricciardo si ritrova appiedato tra le due curve di Lesmo, a bordo strada, in posizione anche pericolosa. La decisione è scontata: safety car. Dalle tribune di Monza si ode un boato, ma la speranza del pubblico che la gara possa improvvisamente riaprirsi dura solo qualche minuto. Infatti, dopo che tutti decidono di rientrare ai box per montare le soft, mentre però i commissari tardano nel liberare il tracciato dall’ingombrante presenza della McLaren dell’australiano, e alla fine la decisione dei giudici è quella di lasciare in pista la safety car fino alla fine, con un’Alfa Sauber e una Alpha Tauri, doppiate, tra il futuro vincitore Max Verstappen e la Ferrari di un delusissimo Charles Leclerc, mentre piovono i fischi di disapprovazione dei tifosi.