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Tutti gli abitanti della Svizzera quadrilingue hanno lo stesso diritto a usufruire di offerte radiofoniche, televisive e online per tenersi aggiornati, svagarsi, istruirsi, guardare sport e partecipare attivamente. La Svizzera e anche la SSR difendono questo principio.
La SSR ripartisce i proventi del canone in modo equo affinché tutte le unità aziendali possano produrre programmi di qualità e imporsi sulla concorrenza internazionale. Per questo motivo, la più grande comunità linguistica, ossia la Svizzera tedesca, trattiene solo 525 milioni di franchi degli 885 milioni raccolti tramite il canone; 360 milioni li assegna alla Svizzera francese, alla Svizzera italiana e alla Svizzera romancia. La popolazione italofona, per esempio, non potrebbe permettersi proprie reti radiofoniche e televisive a meno di sborsare oltre 2300 franchi per un'offerta simile a quella attuale.
Accesso senza barriere all'offerta SSR
Le persone con deficit visivi e uditivi consumano i media come le persone senza disabilità. Inoltre, anche i nostri concittadini con retroterra migratorio sono interessati all'informazione. Pertanto, anche in questo la SSR è solidale: alle persone con disabilità uditive offre circa la metà di tutte le trasmissioni SRF comprensive di sottotitoli. Entro il 2022 le trasmissioni sottotitolate raggiungeranno persino l'80 per cento.
In prima serata (tra le 19.00 e le 22.00) tutti i programmi televisivi sui primi canali sono accompagnati da sottotitoli e un'edizione giornaliera del «Telegiornale» è diffusa in lingua dei segni. E per le persone con deficit visivi la SSR produce audiofilm (film con audiodescrizione). Già oggi la SSR diffonde ogni anno 420 ore di audiofilm, che probabilmente diventeranno 900 entro il 2022.
Solidarietà verso i bisognosi in Svizzera e all'estero
La Catena della Solidarietà incarna da oltre 70 anni la solidarietà svizzera raccogliendo donazioni a favore delle vittime di catastrofi umanitarie in Svizzera e all'estero. Al lancio dell'operazione «Ogni centesimo conta», Tony Burgener, direttore della Catena della Solidarietà, spiega qual è lo scopo della fondazione e perché la SSR è un suo partner importante.
Interview Tony Burgener
Tony Burgener, ci sono numerose organizzazioni umanitarie. Perché la Svizzera non può rinunciare alla Catena della Solidarietà?
Lavoriamo all'estero con 25 organizzazioni umanitarie svizzere e in Svizzera con fino a 50 organizzazioni, che sosteniamo finanziariamente. Siamo quindi donatori, il che vuol dire che non partecipiamo ai progetti attivamente ma li finanziamo. La popolazione si fida della Catena della Solidarietà perché vede in essa un valore aggiunto senza eguali. Oltre a raccogliere fondi, valutiamo anche le organizzazioni umanitarie nazionali e internazionali, analizziamo i progetti presentati e ci accertiamo tramite esperti sul posto dell'utilizzo efficiente delle donazioni. Un altro valore aggiunto è il grande know-how che abbiamo acquisito negli ultimi 70 anni e che condividiamo con le organizzazioni partner. Pertanto, la Catena della Solidarietà non è solo una piattaforma di raccolta fondi, ma anche una piattaforma di conoscenze. Oggi l'innovazione è un tema cruciale nell'aiuto umanitario.
Quali sono i punti di forza della Catena della Solidarietà?
Quando si verifica una catastrofe, il sistema della Catena della Solidarietà ci permette di raccogliere fondi considerevoli nell'arco di poco tempo al fine di soccorrere rapidamente le vittime sul posto. È un sistema unico al mondo. Se non ci fosse la Catena della Solidarietà, ogni organizzazione umanitaria cercherebbe di raccogliere autonomamente quanti più fondi possibili. Ma tutte le organizzazioni umanitarie insieme otterrebbero un risultato ben al di sotto del nostro. La Svizzera è al primo posto in materia di donazioni e la Catena della Solidarietà esprime la solidarietà e la generosità dei suoi abitanti. La solidarietà è un valore svizzero, fa parte dell'identità ed è importante per gli svizzeri.
Qual è il contributo della SSR alla Catena della Solidarietà?
Grazie alle sue reti radiofoniche e televisive la SSR è in grado, durante una giornata di raccolta, di generare un'ondata di solidarietà in tutto il territorio nazionale facendo conoscere i problemi delle regioni e dei paesi colpiti tramite reportage, servizi e interviste, che vanno ad affiancare gli appelli alle donazioni. Abbiamo constatato che non appena il «Telegiornale» mostra un servizio su una zona di crisi, le linee telefoniche si intasano. Le immagini continuano a svolgere un ruolo importante, motivo per cui i servizi televisivi hanno un grande potere di mobilitazione. Le persone devono sapere quello che succede in altri paesi. La qualità dell'informazione è in proposito un aspetto importante.
Ora inizia nuovamente l'operazione annuale «Ogni centesimo conta». Negli anni scorsi l'operazione è stata accusata di ridurre il volume delle donazioni destinate ad altre organizzazioni umanitarie.
Il 2015 per esempio è stato un anno record per fondi raccolti; ha superato perfino il 2005, anno dello tsunami e di gravi intemperie in Svizzera. Negli ultimi anni le donazioni non sono aumentate solo in occasione di catastrofi umanitarie in Svizzera. I 7 milioni di franchi raccolti nell'ambito dell'operazione «Ogni centesimo conta» risultano pochi se paragonati a un volume complessivo di 1,7 miliardi di franchi. Per questo motivo non riesco a spiegarmi la critica. «Ogni centesimo conta» ha però il vantaggio di raggiungere un pubblico altrimenti difficilmente raggiungibile, ossia i giovani, che possono impegnarsi attivamente. Quando poi i giovani, fieri di sé, si recano a Lucerna per consegnare il denaro raccolto, sensibilizzano le generazioni future verso i problemi di questo mondo, dando così nuovo impulso alle operazioni di raccolta fondi.
È direttore della fondazione da quasi sei anni ormai. Qual è stata la Sua più bella esperienza?
Non sono i momenti più belli ma quelli più interessanti: le visite sul campo. Questo mio stato d'animo è anche legato al fatto che come ex delegato del CICR mi sento relativamente a mio agio nelle regioni di crisi. L'ultima visita in Iraq è stata per me entusiasmante per il suo significato politico e la sua complessità. Quando vedo come le organizzazioni umanitarie si sono sviluppate negli ultimi anni e come affrontano la complessità del mondo attuale, allora penso che vale la pena impegnarsi per sostenerle.
In 70 anni di vita la Catena della Solidarietà ha fatto tanto:
- 1,7 miliari di franchi raccolti
- 209 milioni di franchi spesi per vittime di intemperie in Svizzera
- 35 milioni di franchi investiti a favore di persone bisognose in Svizzera
- 195 appelli alle donazioni
- 3550 progetti umanitari; impegno attivo in 70 paesi
- collaborazione con 25 organizzazioni umanitarie svizzere