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Più di 3mila donne ucraine si sono registrate nelle ultime settimane sui portali online della società JobCloud in cerca di lavoro. Cosa sorprendente in un’ottica svizzera: praticamente tutte cercavano esclusivamente impieghi al 100%.
"Anche con bambini piccoli, è naturale per le donne ucraine lavorare a tempo pieno", spiega alla SonntagsZeitung la portavoce di JobCloud Rebekka Hänggi. Questa è anche un’opportunità per le aziende, aggiunge.
Secondo Reto Föllmi, professore di economia all’Università di San Gallo "l’ondata migratoria dall’Ucraina potrebbe diventare una storia di successo". A suo avviso è realistico pensare che potranno trarre beneficio dalla situazione entrambe le parti in gioco, le donne ucraine e il mercato del lavoro elvetico, prosciugato dopo la pandemia. "Alcune torneranno in patria, ma le crisi precedenti hanno mostrato che c’è sempre qualcuno che rimane". E costoro potrebbero dare nuova linfa al mercato del lavoro locale.
Secondo le stime federali, finora solo circa 300 rifugiati ucraini hanno trovato un impiego, perlopiù in settori ad alta fluttuazione come quello alberghiero e della ristorazione. "La difficoltà per le aziende è che non sanno per quanto tempo le lavoratrici resteranno: tre mesi, sei mesi, o più a lungo?", osserva Matthias Mölleney, responsabile del centro ricerche umane presso la Scuola universitaria professionale di economia di Zurigo (Hwz). "Le imprese si stanno chiedendo: vale la pena investire?".