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BERNA - Giornata di votazione ricca di oggetti federali quella di oggi in Svizzera: ben cinque. Bisogna tornare indietro al 5 giugno del 2016 per trovare un'altra domenica così piena di quesiti nazionali.
Gli svizzeri, lo ricordiamo, si esprimono sull'"Iniziativa popolare per un'immigrazione moderata" promossa dall'UDC, sulla modifica della legge sulla caccia, sulla modifica della legge sull'imposta federale diretta (deduzioni per i figli), sul congedo di paternità di due settimane e sull'acquisto di nuovi aerei da combattimento. Consiglio federale e Parlamento raccomandano di accogliere tutte le proposte tranne la cosiddetta "Iniziativa per la limitazione" (Iniziativa popolare per un'immigrazione moderata).
Iniziativa per la limitazione: una strada in salita - E proprio l'Iniziativa popolare per un'immigrazione moderata ha davanti a sé una strada tutta in salita. Secondo l'ultimo sondaggio di 20 Minuti / Tamedia, la proposta verrebbe infatti respinta dal 65% degli aventi diritto contro il 33% dei favorevoli. A due settimane dal voto, gli indecisi si fermavano al 2%.
Leggermente tendente al "no" persino il Ticino, che il 9 febbraio 2014 aveva accolto con il 68,2% dei consensi l'iniziativa popolare "Contro l’immigrazione di massa", accettata anche a livello nazionale. Nel nostro cantone l'ultimo rilevamento prevedeva un 52% di "no" per la nuova proposta UDC.
L'iniziativa per la limitazione chiede l'abolizione della libera circolazione delle persone con l'Unione europea. Secondo i promotori, tale misura è necessaria perché la Svizzera è oggetto di un'immigrazione di massa che determina un aumento della disoccupazione e mette in pericolo il benessere, la libertà e la sicurezza dei cittadini. Secondo il Consiglio federale, invece, tale decisione è rischiosa perché farebbe scattare la cosiddetta "clausola ghigliottina", che determinerebbe la fine degli altri sei Accordi bilaterali I con l'UE, approvati dal Popolo svizzero vent'anni fa (ostacoli tecnici al commercio, appalti pubblici, agricoltura, trasporti terrestri, trasporto aereo e ricerca).
Modifica della legge sulla caccia combattuta - Molto incerto l'esito della modifica della legge federale sulla caccia. L'ultimo sondaggio 20 Minuti / Tamedia dava infatti un testa a testa 48% contro 49% tra, rispettivamente, favorevoli e contrari.
La modifica della legge sulla caccia prevede nuove regole su quali animali selvatici siano protetti, quali sia possibile cacciare e in quali periodi. Secondo le associazioni ambientaliste che hanno lanciato il referendum, la norma modificata permetterebbe di abbattere animali protetti senza motivo, ancor prima che commettano danni. A far discutere è stato in particolare il destino dei lupi, il cui numero si eleva a un'ottantina in Svizzera. Gli attivisti temono però anche per linci, castori, aironi cenerini e smerghi.
Il Consiglio federale e il Parlamento contestano le conclusioni dei referendisti. Da quando la legge è entrata in vigore nel 1986, il contesto svizzero è cambiato, in particolare per quanto riguarda la presenza di lupi, che allora erano assenti. Questi predatori si avvicinano ai villaggi e attaccano pecore e capre. Nell’ultimo decennio ne hanno uccise tra le 300-500 all’anno. Urge una modifica legislativa.
Deduzioni per i figli - Gli svizzeri si esprimono oggi anche sulla modifica della legge sull’imposta federale diretta. Le nuove regole alzano in particolare da 6'500 a 10'000 franchi le deduzioni generali per i figli e da 10'100 a 25'000 franchi le deduzioni per la custodia della prole da parte di terzi. L'ultimo rilevamento 20 minuti / Tamedia dava i favorevoli stabili al 51% e i contrari al 46%.
Per Consiglio federale e Parlamento, l’intento è di permettere di conciliare meglio famiglia e lavoro. Si adegua inoltre la deduzione fiscale alla spesa reale sostenuta dalle famiglie per baby sitter e simili. La misura favorisce infine la presenza sul mercato di personale qualificato.
Secondo i promotori del referendum, solo le famiglie con redditi elevati beneficeranno delle nuove deduzioni fiscali. Il progetto porterà a un calo delle entrate fiscali di cui risentiranno le prestazioni di cui potrebbe beneficiare anche il ceto medio-basso.
Il congedo di paternità piace - La modifica della legge sulle indennità di perdita di guadagno arriva alle urne sostenuta da un solido consenso. Il 70% degli svizzeri si dice infatti pronto a votare a favore di un congedo paternità di due settimane retribuito all'80% da prendere nei sei mesi che seguono la nascita del figlio. Ora ai padri sono solitamente accordati uno o due giorni.
Alla misura (un controprogetto indiretto all’iniziativa popolare "Per un congedo di paternità ragionevole") si oppone un comitato referendario convinto che la nuova assicurazione è troppo costosa e aumenta le trattenute sociali a danno di tutti i lavoratori.
Consiglio federale e Parlamento ritengono invece che il congedo di paternità sarebbe finanziariamente sostenibile, anche per le piccole e medie imprese.
Gli aerei da combattimento dovrebbero prendere il volo - Ultimo oggetto federale in votazione è il Decreto federale concernente l'acquisto di nuovi aerei da combattimento. Accorda un budget di 6 miliardi di franchi per acquistare nuovi caccia, il cui tipo e numero sarà stabilito successivamente dal Consiglio federale. Secondo l'ultimo sondaggio 20 Minuti / Tamedia, la spesa trova favorevole il 65% degli svizzeri contro un 34% di contrari (indecisi: 1%).
Secondo il comitato che ha lanciato il referendum contro la deliberazione parlamentare, la spesa è un lusso inutile. Al giorno d'oggi bisogna piuttosto prepararsi a catastrofi e ciberattacchi ed è necessario lottare contro il cambiamento climatico.
Per il Consiglio federale e il Parlamento, invece, i nuovi velivoli da combattimento servono al fine di garantire la sicurezza della Svizzera e rafforzarne la neutralità e l'indipendenza in caso di crisi. La commessa, inoltre, andrà a vantaggio dell’industria elvetica e le garantirà l’accesso a tecnologie di punta. Il progetto di acquisto dei nuovi aerei prevede infatti una clausola che impone al costruttore che si aggiudicherà l’appalto di assegnare in Svizzera ordinazioni pari al 60% della spesa, ripartendole tra le tre regioni linguistiche principali.