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Le campane di tutto il Canton Vaud hanno risuonato ieri fra le 13:30 e le 14 per segnare l’inizio della Fête des Vignerons. Infatti, fra il 18 luglio e l’11 agosto la piazza del mercato della bella città vodese di Vevey, sulle rive del lago Lemano, ospita la dodicesima edizione di questa festa.
La manifestazione, che si svolge ogni 20-25 anni, è organizzata dalla Confrérie des Vignerons e celebra, da oltre 200 anni, il mondo della vigna ed il lavoro dei viticoltori sull’arco delle 4 stagioni.
Alla manifestazione sono attese un milione di persone.
La storia
L’esistenza della Confrérie des Vignerons, risale già all’inizio del XVII secolo ed era composta da religiosi e persone rispettabili della zona. Al termine della loro assemblea, veniva organizzato un corteo che partiva dalla chiesa di Saint Martin; la confraternita conduceva lungo le vie della città di Vevey i suoi membri seguiti dai vignaioli e numerosi curiosi fino al lago dove veniva servito un frugale banchetto. Canti, musiche e danze accompagnavano festose il corteo che si fermava sulle piccole piazze e sotto le finestre dei notabili.
Nel corso del XVII e del XVIII secolo, il corteo si arricchisce di musicanti e alcuni partecipanti portano in processione delle piccole figurine chiamate “marmoussets” e alcuni giovani che vi partecipano impersonificano i ruoli di Bacco (Dio del vino) e di Cerere (Dea del grano e del raccolto). Dapprima la processione veniva organizzata ogni anno, poi si optò per organizzarla ogni 3 e in seguito ogni 6 anni per contenere i costi.
Verso la metà del XVIII secolo, la Confrérie decide di riconoscere il lavoro e gli sforzi dei vignaioli, valutando e giudicando il loro operato per incoraggiarli a fare sempre meglio, implementando le tecniche della cura della vite e della produzione del vino; i vignaioli più bravi venivano premiati e sfilavano anch’essi in processione. L’ultimo corteo di questo genere è stato organizzato nel 1791.
Il 9 agosto 1797, sulla piazza del mercato di Vevey viene costruito un palco in legno con più di un migliaio di posti a sedere, in cui per sottolineare la cerimonia di premiazione dei migliori vignaioli, oltre alla consueta processione, viene presentato per la prima volta al pubblico sotto forma di rappresentazione teatrale, la storia della vite durante le 4 stagioni dell’anno sotto la protezione degli Dei pagani Cerere, Bacco e Pales. Possiamo dire che le basi della Fête des Vignerons sono state gettate.
Solo 22 anni più tardi, nel 1819, si riuscirà ad organizzare una seconda edizione della Fête des Vignerons, poiché gli anni precedenti furono scossi dalla rivoluzione vodese e dalla presenza delle truppe napoleoniche sul territorio. Alla rappresentazione (il 5 e 6 agosto) presero parte oltre 700 figuranti in un’arena con 2000 posti a sedere. Siccome il Canton Vaud era appena entrato a far parte della Confederazione, il tema della festa glorificava la tradizione e il patriottismo; la “Ranz des vaches” viene cantata per la prima volta e da quel giorno è parte integrante dello spettacolo, così come i Cento Svizzeri.
Ci si rende ben presto conto che la Fêtes des Vignerons stava diventando una manifestazione sentita e di rilievo nel mondo della tradizione Svizzera e infatti la terza edizione viene organizzata l’8 ed il 9 agosto 1833 davanti a 4000 persone, con la partecipazione di circa 800 attori. Si iniziano a curare i dettagli e quella del 1833 è stata la prima festa con costumi confezionati su misura (da Theophile Steinlen) e sotto la direzione del maestro di danza David Constantin; il musicista Samuel Glady musicò lo spettacolo, senza però tralasciare le canzoni della tradizione popolare svizzera.
Nel corso del XIX secolo vennero organizzate ancora 3 edizioni della Fête des Vignerons (1851, 1865 e 1889): l’arena ospitava ormai oltre 12.000 posti a sedere e lo spettacolo era sempre più curato. Grazie alla costruzione della ferrovia a Vevey nel 1865 e dei battelli a vapore (1883) ad assistere alle rappresentazioni arrivano sempre più spettatori.
La prima edizione del XX secolo (la settima) si svolge fra il 4 e il 9 agosto 1905, sotto la presidenza del consigliere nazionale Emile Gaudard; la direzione artistica è di René Morax e lo spettacolo è musicato da Gustave Doret. Fu la prima volta che venne pubblicato il libretto della rappresentazione; inoltre la processione passò in secondo piano e da sottolineare vi è che, a partire da questa edizione anche le ragazze e le donne poterono prendere parte come attrici nello spettacolo.
Nel 1927 si svolse l’ottava edizione, davanti a 14.000 persone, in un’arena inspirata a una città medioevale circondata da mura e torri.
La seconda guerra mondiale ritardò la realizzazione di una nuova festa; i tempi erano cambiati. L’edizione del 1955 introduce gli spettacoli serali, i posti a sedere sono 16.000 e gli attori sono quasi 4.000. La manifestazione, sempre più professionalizzata, inizia a farsi conoscere anche oltre i confini nazionali e a coinvolgere anche artisti internazionali come i ballerini dell’Opera di Parigi.
La decima edizione venne organizzata fra il 30 luglio ed il 14 agosto 1977. Al centro dell’arena vi era una meridiana attorno ai 4 punti cardinali che indicavano le 4 stagioni.
L’ultima edizione del XX secolo si è tenuta dal 29 luglio al 15 agosto 1999. Lo spettacolo è stato pensato e diretto da François Rochaix e musicato da Jean-François Bovard, Michel Hostettler e Jost Meier. Gli attori erano 5.000 e ad ogni spettacolo si esibirono davanti a 16.000 spettatori. Particolarità di questa edizione fu che l’11 agosto, lo spettacolo si svolse durante l’eclissi totale di sole.
Il 1o dicembre 2016 la Fête des Vignerons viene riconosciuta come bene del patrimonio culturale e materiale dell’UNESCO ed è stata la prima manifestazione svizzera di questo genere a farne parte.
Dal 18 luglio al 19 agosto di quest’anno, ha luogo la dodicesima Fête des Vignerons conosciuta ormai in tutto il mondo. Presidente dell’edizione 2019 è François Margot e il direttore artistico è il ticinese Daniele Finzi Pasca. La musica è composta da Jérome Berney, Maria Bonzanigo e Valentin Villard; il libretto è curato da Stéphane Blok e Blaise Hofmann. La scenografia è diretta da Hugo Gargiulo, la coreografia da Brin Wolters e i costumi sono stati disegnati da Giovanna Buzzi.
L’arena a cielo aperto, uno spazio di 14000 metri quadri per 30 metri di altezza, ospita 20.000 spettatori e gli operai hanno iniziato a costruirla già nell’ottobre 2018, in modo da essere pronta e a disposizione degli artisti già a partire dal mese di maggio. Questa costruzione ricorda un po’ quella del 1955, integrando però le più recenti innovazioni tecnologiche: basti pensare che al suo interno vi sono 400 altoparlanti, una piattaforma LED di 870 metri quadrati, 4 schermi LED da 50 metri quadrati e 2.000 proiettori. La scena principale è di 1.200 metri quadrati e in più vi sono ancora 4 scene sopraelevate che offrono un’ottima visibilità agli spettatori.
La prima delle 20 scene dello spettacolo si apre con una donna libellula che scende nel mezzo dell’arena che viene subito raggiunta da un gruppo di formiche e di cavallette. Le prime cantano raccogliendo l’uva, le seconde accompagnano a ritmo la raccolta con le loro percussioni.
Finzi Pasca ha voluto narrare un anno di vita della vigna iniziando e chiudendo la rappresentazione con la vendemmia. Le scene illustrano i vari momenti di lavoro nelle vigne, passando a momenti più sociali, come il Matrimonio e la festa di Saint-Martin, fino a toccare temi più generali come le stagioni, l’acqua, la luna e il cosmo. Affronta temi come il legame tra l’uomo e la natura e rende omaggio all’antica competenza degli operai delle vigne. Nel cuore dello spettacolo spicca l’Incoronazione degli operai delle vigne ricompensati per l’eccellenza del loro lavoro dalla Confrérie des Vignerons. Finzi Pasca ha voluto che il filo della storia fosse raccontato attraverso un commovente dialogo tra una bimba di nome Julie (il nome della sua defunta moglie) e il nonno che accompagna la nipote a scoprire le tradizioni e il lavoro nella vigna. Tre personaggi, i «dottori», commentano con ironia e impertinenza la rappresentazione.
La musica si alterna tra brani d’insieme, orchestrali e piccole formazioni, accompagnata dal vivo dal Coro della Fête (500 coristi, 300 percussionisti, 150 voci bianche), dalle melodie della Fête (120 musici e fanfare), dalla Big Band (16 musicisti jazz), dai Percussionisti (40 elementi) dai Cori delle Alpi (36 cori) da un Piccolo Insieme (20 musicisti) e dai Pifferi e Tamburi (36 musicisti basilesi). Una base musicale è stata registrata in studio nella primavera del 2019 dall’Orchestra della Fête e il Gstaad festival Orchestra.
Le coreografie delle scene sono interpretate da 5.500 attori, attrici e comparse in costume, tutti abitanti della regione.
Questo spettacolo completo, magico, grandioso, dinamico e poetico concepito a 360 gradi, fonde musica, canti, poesia, danza e tecnologia: durante lo spettacolo vengono infatti proiettate immagini e video, sia su schermi giganti che su immense piattaforme LED.
Per creare una settantina di costumi diversi indossati da attori, attrici, comparse e coristi, la costumista Giovanna Buzzi si è ispirata sia alle precedenti edizioni della Fête des Vignerons, con particolare attenzione agli acquarelli di Ernest Biélier del 1905 e 1927, sia ai costumi della tradizione vodese e friborghese. I costumi di animali, insetti e uccelli sono una delle novità legate alla drammaturgia dello spettacolo di Daniele Finzi Pasca.
Il 18 luglio, la Prima della rappresentazione è stata anticipata nel pomeriggio dal corteo dei 5.500 attori ed è stata seguita, si stima, da 40.000 persone.
La confraternita “des Vignerons”
Nonostante oggi si possa pensare che la Confrérie des Vignerons di Vevey abbia come compito unicamente quello di organizzare la Fête des Vignerons, essa si occupa ancora degli obiettivi per cui era stata creata. Tre volte all’anno rende visita ai viticoltori che lo desiderano in una zona compresa fra Pully (a est di Losanna) e Lavey (ai confini con il Vallese) ed incoraggia e sostiene i viticoltori nel loro lavoro e il perfezionamento delle tecniche vinicole e la diffusione della cultura della vigna.
La confraternita conta circa 1700 membri e dal 2008 è aperta anche alle donne. Ogni 3 anni vengono date delle note ai viticoltori e stilata una classifica in base agli appunti presi durante le visite e si organizza una cerimonia nel corso delle quali vengono distribuiti dei premi (le medaglie d’argento e di bronzo). La cerimonia si chiama appunto Triennale; una volta per generazione questa cerimonia diventa la Fête des Vignerons. Anche se la cerimonia dell’incoronazione è spesso offuscata dallo spettacolo, essa è molto importante per la confraternita ed i suoi membri e avviene durante il primo spettacolo della festa.
Nel periodo che precede la Fête vengono valutate le note prese durante le visite degli ultimi 5 anni. La commissione lavora a porte chiuse valutando fascicoli anonimi e numerati e il risultato resta segreto fino alla sera della premiazione.
Il 18 luglio 2019 sono stati premiati i primi 6 vignaioli vincitori e per la prima volta fra di essi c’è anche una donna: la vodese Corinne Buttet; il titolo di Re della festa è stato assegnato a Jean-Daniel Berthet. Oltre ai 6 riconoscimenti speciali, sono state distribuite 19 medaglie d’argento e 49 medaglie di bronzo.
La Fête des Vignerons, oltre ad essere un evento che da oltre 200 anni intreccia storia, tradizione e arte, coinvolge tutte generazioni di una regione e funge da cassa di risonanza portando la Svizzera e le sue tradizioni al di fuori dei confini nazionali. Per questo, durante tutto il periodo della festa, vengono organizzate tutta una serie di eventi come conferenze, mostre e appuntamenti enogastronomici. Ai cantoni dela Svizzera viene data, ogni giorno la possibilità di presentarsi al pubblico. Al Ticino è stata dedicata la giornata di sabato 27 luglio.
Corinne Bianchi