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Il Cremlino, infatti, ha assicurato che i mancati permessi di accesso ad alcune aerolinee europee sono da imputarsi a "ragioni tecniche"
La guerra delle rotte pare evitata. Ma la situazione, nel triangolo Minsk-Mosca-Bruxelles, resta estremamente fluida. Il Cremlino, infatti, ha assicurato che i mancati permessi di accesso allo spazio aereo russo ad alcune aviolinee europee sono da imputarsi a "ragioni tecniche". Nessuna ritorsione dunque contro chi decide di aggirare la Bielorussia, come stabilito dal Consiglio Europeo. La Russia resta però sul chi va là e oggi Vladimir Putin ha fatto il punto della situazione con il presidentissimo Alexander Lukashenko - alleato sì, ma sempre più scomodo.
L'eterno leader bielorusso, in sella dal 1994, è volato per l'ennesima volta a Sochi (è il terzo incontro dall'inizio del 2021) avendo gioco facile nell'indicare l'Occidente come il nemico comune. Secondo Dmitri Trenin, direttore del centro Carnegie di Mosca, Lukashenko con Putin ha usato un argomento molto semplice: "O mi sostieni o alla fine perderai la Bielorussia". Un'eventualità che il Cremlino non vuole nemmeno considerare. "In questi giorni abbiamo assistito all'ennesima impannata di emozioni", ha detto Putin a Lukashenko. Ma le intese, al di là della retorica, finiscono qui.
Lukashenko, prima di salire in aereo, ai leader colleghi della Csi - quella comunità degli stati indipendenti che è sorta sulle ceneri dell'Unione Sovietica - l'ha detto chiaro e tondo: "Solo degli idioti possono pensare che al giorno d'oggi possa esistere una servitù coloniale tra nazioni amiche, ecco perché qualunque tentativo di annessione di uno Stato verso l'altro sarà respinto in modo feroce". Il messaggio, per chi sa decrittare le allusioni, è cristallino.
La Russia da tempo ha mire di rafforzare il Trattato dell'Unione con la Bielorussia e chi conosce il dossier assicura che l'integrazione proposta dal Cremlino equivarrebbe per Minsk a una perdita sostanziale di sovranità. Praticamente un'annessione, per l'appunto. Lukashenko si è sempre opposto. "Non è venuto a Sochi per scusarsi o per consegnare la Bielorussia: vuole continuare con il suo gioco di far pagare a Mosca qualsiasi cosa faccia", ha aggiunto Trenin. "Molti in Russia sono esasperati, ma non c'è un'opzione migliore". Lukashenko lo sa e ha scommesso forte. Ecco perché quando alle compagnie aeree che presentavano i piani di volo modificati sono stati negati i permessi d'ingresso si è temuto il peggio. La Rosaviatsia (l'Agenzia federale russa per il Trasporto Aereo) ha precisato però che dato l'alto numero di richieste "serve tempo" per approvare i nuovi piani di volo. Austrian, che era stata 'rimbalzata', oggi è entrata senza problemi. Così come il Lufthansa da Francoforte.
Niente da fare, invece, per il Parigi-Mosca di Air France, cancellato per la terza volta di fila. "Ciò che l'Occidente ha fatto, introducendo il divieto ai voli attraverso lo spazio aereo bielorusso per ragioni politiche, è completamente irresponsabile e mette a rischio la sicurezza dei passeggeri", ha comunque tuonato la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova. "Preferiremmo che non avvenisse", ha più mitemente notato l'omologo del Cremlino, Dmitry Peskov. Ma poi ha sottolineato che questo non è un motivo sufficiente per influenzare negativamente le relazioni con l'Ue, che hanno "già abbastanza problemi". La posizione di Mosca, ad ogni modo, è quella di volersi tenere fuori dal caso, assicurando che "né le autorità aeronautiche né altri servizi o enti russi hanno niente a che fare con quanto avvenuto col volo Ryanair in Bielorussia", tanto da accogliere "positivamente" la prospettiva di un'indagine dell'Organizzazione internazionale dell'aviazione civile (Icao). Certo, se poi l'Occidente dovesse applicare sanzioni dure a Minsk - magari colpendo davvero l'export del gas, che in gran parte viene dalla Russia - la musica potrebbe cambiare. Per convinzione o necessità.