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Interrogata nuovamente dalla difesa, la 29enne che ha seminato il panico alla Manor ha cambiato posizione.
«Lo rifarei, ma in un altro Paese», ha dichiarato oggi in aula.
LUGANO - «Lo rifarei, ma meglio». È quanto aveva dichiarato ieri al Tribunale penale federale di Bellinzona l'autrice del doppio accoltellamento avvenuto il 24 novembre 2020 alla Manor di Lugano. Parole, queste, che gelano il sangue e che sembravano corroborare in pieno il medio-alto rischio di recidiva stabilito dai due periti psichiatrici.
Oggi la difesa ha però ricordato che a verbale la giovane aveva detto il contrario, e ha chiesto un chiarimento.
Nuovamente interrogata dall'avvocato Daniele Iuliucci, la 29enne ha in effetti dato una versione un po' diversa. «In Svizzera non lo rifarei, ma in un altro Paese sì», ha dichiarato la donna, spiegando che, parlando con i suoi contatti in Siria, «avrei fatto lì quello che dovevo fare».
Il processo riprenderà giovedì, mentre la comunicazione della sentenza è prevista per il 19 settembre in mattinata, ha precisato infine la giudice Fiorenza Bergomi.