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La nuova legge federale sugli appalti pubblici (LAPub) fornisce le basi per acquisti sostenibili
La revisione della legge federale sugli appalti pubblici (LAPub) si è finalmente conclusa nel 2019 dopo ben dieci anni d’impegno. Questa nuova legge sancisce almeno in parte criteri di sostenibilità sociale. Insieme alla coalizione delle ONG per gli acquisti pubblici [1], Swiss Fair Trade si è imposta con perseveranza dal 2008 al 2019 affinché i pilastri fondamentali di un acquisto sostenibile, (cioé condizioni di lavoro eque anche all’estero, garantite con prove e verificate da controlli casuali) abbiano una base giuridica. Durante le consultazioni sulla legge federale e sul concordato intercantonale sugli appalti pubblici (CIAP), la coalizioni di ONG ha proposto articoli di legge concreti che consentono un orientamento coerente verso acquisti sostenibili. La coalizione è stata presente alle udienze in parlamento, ha svolto un intenso lavoro di sensibilizzazione e ha fatto pressioni affinché la sostenibilità sociale venga sancita nella legge.
Queste sono le novità nella revisione della legge federale sugli appalti pubblici:
La legge federale sugli appalti pubblici (LAPub), approvata nel giugno 2019, contiene due importanti novità che forniscono una base giuridica per esigere la sostenibilità sociale nella produzione all’estero:
- Art. 2 stabilisce: „La presente legge persegue: a. un impiego dei fondi pubblici economico, nonché sostenibile sotto il profilo ecologico, sociale e dell’economia pubblica“ ancorando così la sostenibilità in tutte e tre le sue dimensioni per tutti gli acquisti pubblici. Nel Messaggio concernente la revisione totale della legge federale sugli acquisti pubblici viene in più specificato che „La sostenibilità ai sensi del disegno di legge va intesa in senso ampio. Questo concetto è delineato nella Strategia del Consiglio federale per uno sviluppo sostenibile 2016–2019. Secondo tale strategia la Confederazione stessa dà il buon esempio nel settore degli appalti pubblici, richiedendo prodotti e realizzando opere edili sostenibili da un punto di vista economico, ambientale e della salute, improntati al rispetto dei principi della responsabilità sociale” (44 p.1621).
- Nel capitolo „Principi generali“, sotto Art. 12 „Osservanza delle disposizioni in materia di tutela dei lavoratori, delle condizioni di lavoro, della parità salariale e del diritto in materia ambientale“ è stata integrata una disposizione aggiuntiva: „(…) il committente (…) può inoltre esigere che siano osservati altri standard internazionali importanti in materia di lavoro e che siano apportate prove in tal senso, nonché convenire che siano effettuati.“ Il Consiglio degli Stati ha così seguito e specificato la richiesta del Consiglio nazionale. Questa disposizione aggiuntiva crea la base giuridica per richiedere standard sociali minimi nei bandi di concorso, che vanno oltre le otto norme fondamentali obbligatorie dell’OIL in materia di lavoro, ad esempio per quanto riguarda la tutela della salute, l’orario di lavoro massimo o il salario. Precisa inoltre che l’autorità può esigere prove e controlli e escludere chi non rispetta le condizioni di partecipazione sopraelencate (art. 12).
Una novità problematica si trova tuttavia nell’articolo 29, che specifica i criteri di aggiudicazione. Mentre criteri come la qualità o i costi del ciclo di vita rafforzano la sostenibilità, il Parlamento ha anche aggiunto all’elenco dei criteri di aggiudicazione i diversi livelli di prezzo nei paesi produttori. L’enfasi posta sulla concorrenza dei prezzi è estremamente dannosa, in particolare per quanto riguarda l’acquisto di beni di consumo ad alta intensità di manodopera (come i tessili), e contraddice l’articolo sullo scopo della legge sugli appalti pubblici.
Nella presa di posizione delle ONG troverete informazioni più dettagliate sull’attuazione concreta della sostenibilità negli acquisti pubblici.
[1] Le seguenti organizzazioni fanno parte della coalizione delle ONG per gli acquisti pubblici: Brot für alle, Fastenopfer, Helvetas, Fondazione Max Havelaar (Svizzera), Public Eye, Solidar Suisse e Swiss Fair Trade.