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Il raddoppio delle rendite dell'Assicurazione invalidità (AI) fra il 1990 e il 2005 è dovuto alla crescita di beneficiari con malattie psichiche e immigrati. È la conclusione di un programma di ricerca condotto fra il 2006 e il 2009 su mandato del Dipartimento federale dell'interno (DFI).
Queste due categorie presentano diversi fattori di rischio, ha indicato oggi l'Ufficio federale delle assicurazioni sociali (UFAS). Ad elementi biografici si aggiungono fattori socio-economici e rischi per la salute. Risultano "casi di invalidità molto complessi", davanti ai quali l'AI ha difficoltà a calcolare il grado d'incapacità, spiega l'UFAS. Di conseguenza, è difficile determinare la perdita di guadagno che ne risulta.
L'aumento delle rendite è imputabile anche alla filosofia portata avanti dall'AI nel periodo in questione. I trattamenti assicurativi erano infatti "insufficientemente orientati al reinserimento", spiega l'UFAS.
Tutto questo ha contribuito all'aumento della percentuale di rendite elevate e delle prestazioni a lungo termine. In futuro è auspicabile una migliore collaborazioni fra imprese e AI, sottolinea l'UFAS. Quest'ultima deve puntare al reinserimento professionale il più spesso possibile.
Dal 1990 al 2005 le rendite AI sono passate da 164'000 (di cui il 25% per patologie psichiche) a 290'000 (40%), ma dal 2006 la tendenza è al ribasso (283'000 nel 2009).
SDA-ATS