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Il Brunei è un piccolo Stato situato all’interno dell’isola di Borneo, quasi interamente confinante con la Malesia. Con poco più di 400'000 abitanti, il piccolo paese affacciato sul mare cinese è guidato da un sultano, Hassanal Bolkiah (nella foto), al potere dal 1967. Ricco di petrolio e politicamente stabile, raramente sale agli onori della cronaca se non per la crescente islamizzazione dell'isola per mano dello stesso sultano.
Già nel 2014 il governo aveva annunciato l'introduzione graduale della legge islamica nel paese, la sharia, e lo scorso 29 dicembre, in una nota pubblicata sul sito ufficiale del governo, l'introduzione di un nuovo codice penale che include, fra le altre cose, i reati di adulterio e di omosessualità. Dal prossimo 3 aprile, data in cui entra in vigore il nuovo codice, chiunque viene scoperto a praticare rapporti sessuali al di fuori del matrimonio o con persone dello stesso sesso rischia l'incriminazione. La pena prevista per questi reati, come prevede appunto la sharia, è la lapidazione.
Ispirata alla sharia è anche la pena riguardante i ladri: chi viene trovato a rubare subirà il taglio di una mano e di un piede. Inoltre complessivamente, nel nuovo codice penale aumentano i casi in cui deve essere applicata la pena capitale. L’impianto generale dell’ordinamento del piccolo sultanato sembra quindi applicare un’interpretazione molto rigida sia del ruolo dell’Islam nella società, la cui popolazione è composta per due terzi da musulmani, sia dell’Islam stesso.
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