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Gli hotel devono poter offrire sui rispettivi siti web offerte più vantaggiose di quelle presenti sui portali di prenotazione per vacanze.
È l'opinione della Commissione dell'economia e dei tributi del Consiglio degli Stati (CET-S) che chiede al plenum di adottare una mozione del "senatore" Pirmin Bischof (PPD/SO) che chiede di vietare esplicitamente le cosiddette clausole di parità tariffaria.
Nel suo atto parlamentare, il solettese ricorda che la Francia e la Germania hanno già vietato tali clausole e che l'Austria e l'Italia ci stanno pensando. Da qui l'urgenza di agire: per Bischof è necessario infatti evitare che gli albergatori elvetici siano svantaggiati rispetto ai concorrenti esteri.
Dal 2015, in seguito a una decisione della Commissione della concorrenza (COMCO), gli albergatori non sono infatti più autorizzati ad offrire sul proprio sito prezzi più convenienti di quelli offerti su una piattaforma on line.
Tale decisione, spiega la CET-S, "lede in maniera palpabile la libertà commerciale degli albergatori e, rispetto al mercato europeo, aggiunge un altro svantaggio concorrenziale al settore alberghiero elvetico, che deve già fare i conti con la sua immagine di isola dai prezzi alle stelle".
Per questo motivo, dopo aver sentito rappresentanti della COMCO, di Hotelleriesuisse e di Booking.com (leader del mercato in Svizzera con una quota del 70%, ndr), la commissione, con 9 voti contro 1 e 2 astensioni, raccomanda l'adozione della mozione Bischof.
SDA-ATS