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I ginevrini hanno scelto di non eliminare l'imposta sui cani. A voler mantenere la tassa, che porta nella casse cantonali e comunali 2,1 milioni di franchi, è stato il 67,3% degli aventi diritto. La partecipazione si è attestata al 43,1%.
Adottata dal Gran Consiglio, la soppressione dell'imposta era combattuta da un referendum. Secondo il comitato che l'ha lanciato, formato da PS, Verdi, PPD e alcuni membri del PLR, il pagamento di questo contributo è un atto civico e responsabile, un modo per i proprietari di partecipare ai costi della collettività.
L'imposta ammonta a 50 franchi per un cane, a 70 per un secondo e a 100 per i successivi. I padroni devono inoltre farsi carico di una tassa di 4 franchi per la lotta alle epizoozie e di 1 franco per coprire i danni causati dai randagi.
Il comitato per l'abolizione sosteneva invece che il balzello fosse ingiusto e discriminatorio, specie in rapporto ai proprietari di altri animali da compagnia. Invece che imporre tasse, riteneva che si sarebbe dovuto incoraggiare l'acquisto di un cane, dato il suo ruolo sociale.
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