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CHISINAU - La Moldavia è nel pieno di una crisi del gas, che va però oltre all'aspetto energetico.
Finora, quasi la totalità del gas moldavo arrivava dalla Russia, mediante degli accordi con la società Gazprom, ma le due parti sono entrate in un braccio di ferro senza precedenti. Come mai? In poche parole, l'azienda energetica ha aumentato i prezzi, e la Moldavia si è rifiutata di pagare il gas al nuovo prezzo, definito «ingiustificato e irrealistico». Gazprom ha quindi tagliato le forniture di un terzo, minacciando il Paese est-europeo che avrebbe chiuso del tutto i rubinetti. Ben presto le autorità moldave hanno quindi dichiarato uno stato d'emergenza di 30 giorni.
I negoziati continuano, con la società russa che ha accusato la Moldavia di «provocare una crisi», chiedendole di pagare anche i debiti accumulatisi, mentre i funzionari moldavi si dicono disposti a contrattare con Gazprom, ma vorrebbero dei termini più favorevoli.
«Il tempismo è pessimo»
Se non arrivasse un accordo con la Russia, la Moldavia, uno dei paesi più poveri d'Europa, sarebbe in grado di comprare abbastanza gas altrove? Sembra un'impresa titanica, seppur il Ministro degli Esteri Nicu Popescu stia rimanendo positivo.
«È il momento peggiore per avere una crisi del gas» ha ammesso all'emittente BBC Popescu. «I prezzi sono più alti che mai e viviamo una crisi di mercato su scala globale. Ma abbiamo del sostegno: negli ultimi anni la Romania ha costruito un nuovo gasdotto in Moldavia che ci dà una valvola di sicurezza, e abbiamo anche avuto dei consigli dall'Unione europea».
Poi «lunedì il nostro paese ha fatto la storia» acquistando un milione di metri cubi di gas dalla Polonia, «per la prima volta la Moldavia ha comprato del gas da una fonte che non fosse Gazprom, dalla Russia».
Tuttavia, seppur entusiasta, Popescu deve fare i conti con la dura realtà: ridurre l'influenza della Russia non sarà facile. La Moldavia è infatti strettamente legata a Mosca, oltre a dipendere dal gas russo, la compagnia statale Moldovagaz è di proprietà maggioritaria di Gazprom, e più dell'80% dell'elettricità proviene da una centrale elettrica di proprietà russa nella Transnitria, una regione separatista della Moldavia, sostenuta economicamente, politicamente e militarmente da Mosca.
Economia...politica
Internamente, lo ricordiamo, l'ex repubblica sovietica è divisa tra i sostenitori di un riavvicinamento con Mosca e quelli che vogliono entrare nell'Unione europea. I critici del Cremlino sostengono che Mosca abbia aumentato le tariffe per punire i moldavi in seguito all'elezione (l'anno scorso) della Presidente pro-europea Maia Sandu. «Il Cremlino vuole punire il popolo moldavo per aver votato contro un partito filorusso. È pura politica», secondo Sergiu Tofilat, ex consigliere presidenziale moldavo.
La Russia, dal canto suo, ha dichiarato di non voler intromettersi nei negoziati. «Tutto questo è totalmente commerciale. Non c'è nessuna politicizzazione» ha detto ai giornalisti il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov.
Nelle città moldave, intanto, gli automobilisti iniziano a sentire gli effetti della diminuzione del gas, con lunghe file ai distributori. Disagi che, in combinazione con una prolungata carenza di gas e un aumento delle bollette energetiche, potrebbe instillare dei dubbi sulla direzione europeista verso cui si sta muovendo il Paese.