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La difesa torna a discutere la tesi dell'inettitudine della ragazza coinvolta in vari atti sessuali a margine di una festa calcistica.
La sentenza è attesa per giovedì.
LUGANO - «Quell'alcol bevuto non c'è nelle testimonianze degli imputati, né in quelle dei testimoni e nemmeno nei racconti della giovane stessa». Per la difesa la ragazza che sarebbe rimasta vittima di un abuso di gruppo avvenuto a margine di una festa calcistica a luglio 2019 quella sera «era brilla, ma nulla di più». E per questo, secondo l'avvocato Niccolò Giovanettina, «non era inetta a resistere».
La difesa chiede quindi l'assoluzione anche del primo imputato, il 31enne che conosceva la ragazza già in precedenza, che l'avvocato descrive come «una persona perbene capitata dentro una serata storta». La sentenza è attesa per giovedì mattina.
«Un dato puramente teorico» - Giovanettina, in primis, mette in discussione il valore della perizia condotta per stabilire il tasso alcolemico della giovane al momento dei fatti. «Il risultato» sottolinea, «è frutto di un calcolo puramente teorico svolto dal perito sulla base delle informazioni fornitegli dal procuratore pubblico sul consumo di alcolici della ragazza». Lo 0 per mille rilevato alle 15.30 del giorno successivo, evidenzia l'avvocato, «è invece un dato oggettivo che per l'accusa pesa, certo, ma che non può essere fatto pesare sulle spalle degli imputati».
«Si riferiva al suo atteggiamento, non a uno stato di ubriachezza» - La difesa contesta poi l'interpretazione di una deposizione fatta da un testimone, citata dall'accusa come prova della forte ubriachezza della giovane al momento dei fatti: «"A un certo punto mi sono allontanato da lei perché non volevo più farmi vedere con una così fuori"». Giovanettina precisa che la persona che ha rilasciato questa dichiarazione ha specificato nel corso della sua seconda deposizione che in questa frase «non faceva riferimento allo stato di ebrietà di lei, ma al comportamento tenuto dalla giovane alla festa, che cercava continuamente l'approccio fisico con i ragazzi presenti».
«Nulla era pianificato» - La tesi della premeditazione dell'atto da parte del primo imputato, e quindi di una sorta di trappola, è inoltre stata giudicata come poco credibile. «Dato che conosceva la ragazza è stato supposto che fosse a conoscenza del rapporto che aveva lei con l'alcol. Ma in realtà», sottolinea Giovanettina, «lui l'aveva vista ubriaca solo una volta, a una cena di lavoro». Alla festa «era inoltre presente anche la fidanzata dell'imputato».
I messaggi - In aula viene infine approcciato il tema dei messaggi scambiati dalla ragazza e dall'oggi 31enne poche ore dopo i fatti. «Al "vaffanculo" della giovane lui aveva risposto con delle emoticon rappresentanti una risata», ricorda Giovanettina. Risposta, questa, giudicata dalla difesa come «alquanto strana per uno che ha la consapevolezza di aver appena compiuto un abuso».