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Un imprenditore lituano attivo in Romandia accusato di pagare compensi irrisori ai suoi operai in condizioni di lavoro illegali (ne parlavamo qui), rischia di rimanere in carcere per diversi anni.
Il secondo giorno del suo processo l'uomo, in detenzione preventiva dall'ottobre 2017, rischia una condanna di sei anni e mezzo di carcere e dieci anni di espulsione dal territorio svizzero.
Questa è la sanzione richiesta giovedì dal Ministero pubblico di Ginevra per i reati di traffico di esseri umani per mestiere, mancato pagamento degli oneri sociale, gestione difettosa o ancora abuso di fiducia.
Tra il 2013 e il 2017, l'imputato ha portato lavoratori dall'est e dal nord Europa a lavorare in cantieri di Ginevra, del canton Vaud e Vallese promettendogli salari "attraenti" di circa dieci euro orari. In realtà l'uomo li avrebbe pagati con compensi tra i 20 centesimi e 6,50 franchi all'ora. Inoltre, molti stipendi non sono stati interamente pagati e l'imprenditore non compensava le ore di straordinario.
L'uomo è anche accusato di aver esercitato violenza e pressioni su coloro che chiedevano una remunerazione migliore o minacciavano di sporgere denuncia. L'imputato, che è oggetto di venti denunce, contesta i fatti.
Il processo continuerà questo venerdì e il verdetto potrebbe essere reso in giornata.