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È iniziato mercoledì a Boudry, nel Canton Neuchatel, il processo contro una donna accusata di aver sottoposto a infibulazione entrambe le figlie, che all’epoca non avevano ancora 9 anni, quando si trovavano in Somalia e in Etiopia.
Nonostante le mutilazioni siano avvenute all’estero, il reato è giudicato in Svizzera poiché la donna vi risiede, come previsto dal codice penale. La pena massima richiesta dall’accusa è di 10 anni di carcere.
A denunciare i fatti, avvenuti tra il 2013 e il 2015, è stato il marito dell’imputata, il quale era stato condannato l’anno scorso per "violenze domestiche estreme" nei riguardi della moglie.
ATS/YR