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L'entrata in carica di Ngozi Okonjo-Iweala alla testa dell'Organizzazione mondiale del commercio il 1° marzo segna l'inizio della convalescenza del gendarme del commercio mondiale. Affinché l'OMC possa affrontare le sfide che la attendono va però ristabilito il suo organo di risoluzione delle controversie.Questo contenuto è stato pubblicato il 22 febbraio 2021 - 13:00
È per consenso che i 164 membri dell'OMC hanno nominato Okonjo-Iweala, che possiede la doppia nazionalità nigeriana e statunitense. Questo consenso è stato reso possibile dall'arrivo di Joe Biden alla Casa Bianca. Il suo predecessore aveva fatto di tutto per paralizzare l'organizzazione, compresa la nomina della prima donna e della prima donna africana alla carica di direttrice generale dell'OMC.
Per consentire all'istituzione di ritrovare la sua piena capacità di riformarsi, va riattivata la riconferma dei giudici dell'organo di risoluzione delle controversie commerciali, bloccata anch'essa dall'amministrazione Obama.
Come Okonjo-Iweala ha dichiarato ai media nel giorno della sua nomina, "un'OMC forte è vitale" per la ripresa post pandemica. La dottoressa Ngozi, come preferisce essere chiamata, non ha mai nascosto la sua volontà di migliorare l'accesso dei Paesi in via di sviluppo al vaccino e alle tecnologie contro coronavirus. Una prospettiva che non è condivisa da tutti.
Molti Stati sono a favore delle esenzioni dai brevetti per facilitare la produzione dei vaccini, come richiesto da ONG quali Medici Senza Frontiere. Ma Paesi come la Svizzera sostengono le aziende farmaceutiche, ritenendo che l'accordo dell'OMC in materia (accordo TRIPS) sia sufficiente.
Citando un recente studio universitario, Okonjo-Iweala ha avvertito che mentre i Paesi ricchi saranno completamente vaccinati entro la metà di quest'anno, ai Paesi poveri continua ad essere negato un ampio accesso ai vaccini. Il costo per l'economia globale potrebbe superare i 9'000 miliardi di dollari.
Per la direttrice generale, è imperativo ricostruire l'OMC approfittando delle sue competenze. La sfida, ha detto, è quella di superare i problemi che stanno indebolendo il sistema commerciale multilaterale, in particolare la perturbazione delle catene di approvvigionamento causata dalla crisi del coronavirus. Okonjo-Iweala vuole anche alleviare i conflitti tra i Paesi in via di sviluppo e quelli sviluppati. Una tensione che si è manifestata con la guerra commerciale tra Pechino e Washington.
Dalla creazione dell'OMC nel 1995, lo sviluppo delle catene del valore globali ha portato a un aumento di quasi tre volte (2,7) del volume degli scambi, che ha totalizzato 18'000 miliardi di dollari nel 2019.
Secondo le statistiche dell'OMC e le prospettive commerciali pubblicate nell'ottobre 2020, il commercio mondiale di merci ha segnato una contrazione compresa tra il 13% e il 32% nel 2020. I volumi commerciali potrebbero però aumentare del 7,2% nel 2021. Secondo l'OMC si tratta di una "debole ripresa".
Di fronte al moltiplicarsi degli accordi bilaterali e regionali, la direttrice generale dovrà rilanciare l'unico sistema commerciale multilaterale dotato di un sistema di risoluzione delle controversie. Una sfida ancor più grande a causa del "patriottismo economico" invocato da numerosi Paesi.
Simon Evenett, professore di commercio internazionale e sviluppo economico all'Università di San Gallo, spiega a swissinfo.ch che Okonjo-Iweala è ben posizionata per sostenere il commercio aperto dei vaccini e dei loro componenti e per portare avanti iniziative commerciali e sanitarie a cui molti membri dell'OMC potrebbero voler aderire. "Se ci riuscirà, gli Stati membri vedranno il valore dell'istituzione. Questo a sua volta la aiuterà a riformare altri aspetti dell'OMC che devono cambiare".
Il professore pensa in particolare alla regolamentazione dell'economia digitale e all'integrazione in seno all'OMC degli sforzi in materia di cambiamento climatico. Simon Evenett aggiunge che l'esperienza africana della direttrice generale è "molto preziosa" per un sistema commerciale guidato prevalentemente dall'Occidente. "Gli interessi dei Paesi africani attireranno più attenzione".
Il mercato africano è enorme: secondo i calcoli della Commissione economica per l'Africa delle Nazioni Unite (UNECA), il prodotto regionale lordo è di circa 2,5 trilioni di dollari. Un accordo di libero scambio continentale (in inglese African Continental Free Trade Agreement, abbreviato AfCFTA), in vigore da maggio 2019, mira ad eliminare il 90% dei dazi doganali sulle merci.
"Questo accordo contribuirà anche al commercio globale, se i Paesi africani integreranno le loro economie e svilupperanno i loro scambi commerciali", prevede Simon Evenett. "E l'OMC è in grado di fornire assistenza tecnica ai Paesi africani per consentire loro di attuare le proprie politiche commerciali".
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