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LOSANNA - Il Tribunale federale ha respinto i ricorsi contro l’imposizione legale di una retribuzione minima oraria di 20 franchi nel cantone di Neuchâtel. Questa misura di politica sociale, che punta alla lotta contro il fenomeno dei “working poor”, è risultata conforme al principio costituzionale di libertà economica e al diritto federale.
La sentenza del Tribunale federale consentirà l’entrata in vigore delle norme adottate dal Gran Consiglio di Neuchâtel.
Nel 2011 l’elettorato del cantone aveva accettato di introdurre nella Costituzione cantonale una nuova disposizione per la creazione di un salario minimo cantonale. In base a tale disposizione, tutte le persone che esercitano un’attività lavorativa deve poter disporre di un salario che gli garantisca delle condizioni di vita decenti.
A maggio del 2014 il Gran Consiglio ha modificato la Legge cantonale per l’occupazione e contro la disoccupazione. Il salario minimo è stato fissato a 20 franchi orari, a condizione che tale importo sia adeguato annualmente alle variazioni dell’indice svizzero dei prezzi al consumo.
Diverse associazioni professionali e imprese hanno presentato ricorso e il Tribunale federale aveva concesso l’effetto sospensivo. Con la sentenza del 26 luglio i ricorsi sono ora stati respinti. Il principio della libertà economica prevede infatti che i Cantoni hanno il diritto di adottare misure di politica sociale.
Il salario di 20 franchi è stato deciso considerando un reddito minimo annuo di 41’759 franchi, tenendo conto di 52 settimane lavorative da 41 ore.
Per evitare problemi legati all’applicazione retroattiva, il Tribunale federale ha deciso che la norma può entrare in vigore a partire dalla sentenza.