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E sono lacrime. Dolcissime per la nuova campionessa olimpica di slalom Petra Vlhova (e per il suo allenatore, il ticinese Mauro Pini). Dolci (anche se solo in un secondo momento) per Wendy Holdener, che ha regalato alla Svizzera la quarta medaglia a Pechino 2022. Amare per Michelle Gisin, che ha accarezzato persino il metallo più prezioso, per poi rimanere a mani vuote. Amarissime per Mikaela Shiffrin, rimasta seduta a lungo a bordo pista dopo essere uscita subito pure tra le porte strette, come capitato due giorni prima in gigante.
Sì, alla fine ha vinto lei, Petra Vlhova, strafavorita della vigilia di una disciplina che sta dominando in Coppa del mondo (si è già messa in tasca il globo di cristallo della specialità grazie a 5 vittorie e 2 secondi posti nelle sette gare disputate in stagione), ma se l’è dovuta sudare, eccome.
In una gara che ha visto la clamorosa eliminazione dopo poche porte della sua principale rivale – ancora più incredibile se si pensa che prima di questi Giochi la Shiffrin non era mai stata eliminata nelle 18 gare a cui aveva preso parte tra Olimpiadi e Mondiali –, la 26enne slovacca ha infatti dovuto rimontare dall’ottavo rango della prima manche (accusava un ritardo di 0”72 dalla vetta) e alla fine, grazie al miglior crono nella seconda discesa, si è imposta con 8 centesimi di margine sull’austriaca Katharina Liensberger (in rimonta pure lei, dal settimo posto) e 12 su una splendida Holdener, a sua volta capace di risalire dal quinto rango e di precedere di 7 centesimi la migliore della prima manche, la tedesca Lena Duerr. Delusione per contro per l’obvaldese Gisin, seconda a 0”03 dalla vetta sul primo tracciato ma alla fine solo sesta a 0”60, giusto davanti alla connazionale Camille Rast (+0”77). Top 10 anche per la quarta rossocrociata in gara, Aline Danioth, proprio decima a 1”66 dalla vetta. Quanto alla ticinese Mida Jaiman, la 19enne di Catto che corre per la Thailandia come nel gigante non è purtroppo riuscita a portare a termine la sua prova.
Sono passate ormai diverse ore dal termine della gara che ha incoronato la sua protetta quando, attorno alle 22 in Cina, raggiungiamo Mauro Pini. La giornata è stata lunga e intensissima, sull’euforia ha preso il sopravvento la stanchezza, ma rimane una grande, grandissima soddisfazione ... «Sì, soddisfazione è proprio la parola giusta – afferma l’allenatore airolese –. In particolare perché questo risultato, che rappresentava il nostro obiettivo primario, è frutto di un bel lavoro di squadra e non era per nulla scontato. La settimana è infatti stata dura per tutti, eravamo piuttosto preoccupati per le condizioni in cui ci siamo dovuti muovere a livello di neve e temperature, ogni giorno la situazione cambiava e non nego che ci siamo trovati in difficoltà, come d’altronde si è visto nel gigante. Siamo però stati bravi a trasformare quella delusione e a sfruttarla per fare bene oggi, alla fine a parte i primi 10-12 secondi della prima manche, Petra è andata molto bene. Come team la nostra forza è stata mantenere la fiducia e trasmetterla a lei. Prima della seconda manche ci siamo detti: “C’è un minuto a disposizione, mettiamoci il cuore” ed è andata bene».
Sensazioni confermate anche da un’incredula Vlhova... «Dopo la prima manche ero un po’ delusa, ho provato a riprendermi e se ci sono riuscita è anche grazie alle persone del mio team, che mi hanno detto che sono forte e che devo solo pensare a sciare come so fare. In primis Mauro, è grazie a lui che scio con il cuore e ora sono campionessa olimpica, è incredibile – ha confessato alle televisioni la vincitrice dell’ultima Coppa del mondo generale, la quale ha approfittato anche dell’eliminazione nella seconda prova della fresca campionessa di gigante, la svedese Sara Hector, terza sul primo tracciato e che probabilmente sarebbe finita davanti alla slovacca –. Sono anche stata fortunata, certo, ma a volte serve anche quello per realizzare qualcosa di grande».
Un successo storico per un’intera nazione, finita per la prima volta sul podio di una prova olimpica di sci alpino... «In Slovacchia c’è il Primo ministro e poi c’è Petra – ha proseguito Pini –. È amatissima nel suo Paese, lo sentiamo e posso solo immaginare l’esplosione di gioia in patria».
L’impressione è che con la sua atleta, Pini sia riuscito a trovare la sintonia ottimale… «Abbiamo instaurato un rapporto straordinario sin dal primo giorno, trovandoci in sintonia e in chiaro sugli obiettivi e sull’impostazione del progetto. Non voliamo troppo in alto, anche quando i risultati sono importanti come quello di oggi, ma nemmeno nascondiamo le nostre ambizioni. Ripeto, la sintonia è totale e penso che in questi mesi si sia visto, anche dalla serenità con la quale va in pista».
Il ticinese non dimentica però le sue radici... «Il cuore ha battuto forte per Petra ma anche per i nostri colori (rossocrociati, ndr), quella svizzera è una squadra magnifica, danno sempre tutto e non a caso sono lì davanti. Meritavano una medaglia, stavolta è toccato a Wendy e Michelle ora è delusa, ma tra qualche giorno c’è la combinata (la prova che aveva regalato l’oro olimpico all’obvaldese quattro anni fa è in programma il 17 febbraio, ndr) e le faccio un grande in bocca al lupo».
Quanto all’eliminazione di Mikaela Shiffrin, l’ex tecnico tra le altre anche di Lara Gut assicura che «sinceramente ha cambiato poco per noi. Non voglio sembrare supponente, ma la nostra filosofia è rimanere sempre focalizzati su di noi. Anche la tracciatura (della seconda manche, ndr) non è stata fatta contro qualcuno, bensì per Petra. Devo inoltre dire che se una volta il rapporto tra i due team (quello di Vlhova e quello di Shiffrin, ndr) era piuttosto conflittuale, oggi le cose sono migliorate e c’è perlomeno rispetto reciproco. In ogni caso oggi è toccato ancora a Mikaela, ma sarebbe potuto capitare anche a Petra».
I Giochi cinesi della coppia svizzero-slovacca non sono ancora finiti… «Senza clamorosi ripensamenti, Petra farà il superG (domani, ndr) e la combinata (il 17, ndr), mentre per la discesa… vedremo».
«Ho dato tutto, ma al traguardo ho pensato che non sarebbe stato il mio giorno, non pensavo che sarebbe bastato – ha dal canto suo affermato Wendy Holdener, passata dalle lacrime di delusione a quelle di gioia per la sua seconda medaglia olimpica tra le porte strette dopo l’argento (a soli 5 centesimi dall’oro) di quattro anni or sono a Pyeongchang, dove si era messa al collo anche il bronzo in combinata e l’oro nel team event –. Poi ho visto Michelle (Gisin, ndr) mancare il podio e mi sono detta che saremmo ancora una volta rimaste fuori dalle medaglie, invece così non è stato».
In totale, sono sette le medaglie individuali raccolte ai grandi eventi dalla duplice campionessa del mondo di combinata (2017 e 2019), otto contando anche le prove a squadre. E anche se pure questa volta il successo è stato solo sfiorato e l’etichetta di eterna seconda dello slalom sembra proprio non volerla abbandonare (29 podi in Cdm ma appunto nessuna vittoria), il bronzo di Pechino ha un sapore decisamente dolce per la 28enne di Unteriberg… «È vero, alla fine non è mancato molto per vincere, ma visto com’è andata e considerato che in pista non mi sono sentita a mio agio non mi lamento, sono contenta che la mia prestazione sia stata sufficiente per ottenere una medaglia».
Discorso diametralmente opposto per un’inconsolabile Michelle Gisin... «Non sono riuscita a osare come avrei dovuto ed è un peccato, sarebbe stato un sogno – le parole, lacrime agli occhi, della 28enne di Engelberg –. Nella seconda manche non sono riuscita a lasciare andare gli sci, fa davvero male. Forse è stata la mia ultima occasione in slalom, non so se ce la faccio a fare altri quattro anni. Però sono contenta per Wendy».
Molto lucida anche l’analisi della Shiffrin, che solo tre volte negli ultimi dieci anni (l’ultima però lo scorso 9 gennaio a Kranjska Gora) non era arrivata in fondo nella disciplina in cui ha conquistato quattro titoli iridati e sei coppette di specialità… «È terribile, ma non sarà terribile per sempre. Certo, ho bisogno di capire che cosa non va, devo analizzare i miei errori e ripartire. La giornata era perfetta per sciare, stavo spingendo e volevo seguire una linea aggressiva, ma sono scivolata un po’ in una curva. Queste due uscite mi fanno ripensare ai miei 15 anni sugli sci, mi fanno rimettere in discussione tutto ciò che pensavo di sapere sul mio sci. Sono giù. Sono stata meglio, ma sono stata anche peggio».
Shiffrin e Gisin (terza a Cortina giusto prima dei Giochi) avranno la possibilità di rifarsi già domani in un superG (in programma alle 4 del mattino ora svizzera, le 11 in Cina) che vedrà tra le favorite Lara Gut-Behrami e Corinne Suter, rispettivamente campionessa e vicecampionessa del mondo in carica (la quarta rossocrociata al via sarà Jasmine Flury). La ticinese ha un conto in sospeso con la sua disciplina di riferimento, visto che sia ai Giochi di Sochi sia a quelli di Pyeongchang si era piazzata ai piedi del podio. In Corea addirittura per un solo centesimo di ritardo sulla Weirather, terza nella gara vinta da un’Ester Ledecka ancora in agguato dopo aver conquistato, martedì, l’oro nel gigante parallelo. Esattamente come quattro anni or sono…
E sono lacrime. Dolcissime per la nuova campionessa olimpica di slalom Petra Vlhova (e per il suo allenatore, il ticinese Mauro Pini). Dolci (anche se solo in un secondo momento) per Wendy Holdener, che ha regalato alla Svizzera la quarta medaglia a Pechino 2022. Amare per Michelle Gisin, che ha accarezzato persino il metallo più prezioso, per poi rimanere a mani vuote. Amarissime per Mikaela Shiffrin, rimasta seduta a lungo a bordo pista dopo essere uscita subito pure tra le porte strette, come capitato due giorni prima in gigante.