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La RSI è ridotta a portavoce del governo cantonale e non assume il suo ruolo di guardiano della democrazia, come dovrebbe fare ogni giornalista e testata mediatica. A sostenerlo è il quotidiano zurighese NZZ che in un articolo pubblicato il 25 aprile e intitolato "In Ticino domina la televisione di stato" si accusa l'emittente di Comano di fungere da portavoce del governo senza alcuna capacità di critica sulla condotta dell'esecutivo e della politica. In causa è un presunto accordo tra la RSI e il Consiglio di Stato, dove l'emittente di Comano avrebbe concordato con il governo cantonale di avere una "delegazione", composta di 7 redattori a palazzo delle Orsoline per sostenere la comunicazione dell'esecutivo in questo periodo di pandemia. Addirittura, sostiene il foglio zurighese, chi volesse prendere contatto con la cellula di crisi allestita per far fronte alla crisi in corso, verrebbe messo in contatto con un redattore della RSI.
Questa vicinanza tra emittente pubblica e governo, per la RSI e la SSR non sarebbero un problema per "l'indipendenza e l'autonomia" dei giornalisti. Ma non la pensa così la NZZ, secondo cui è quantomeno difficile che un media che supporta attivamente la comunicazione di un governo allo stesso tempo possa essere critico della sua condotta. "Quella della RSI", continua il foglio zurighese, "non è altro che una forma di giornalismo incorporato", che ricorda i media americani in tempo di guerra, dove l'unica funzione dei giornalisti è di amplificare e diffondere il messaggio dell'esecutivo, senza mai mettere in discussione la sua azione. "Un tale incorporamento dei giornalisti", conclude la NZZ, "è diametralmente opposta al ruolo di guardiano che dovrebbe avere il cosiddetto quarto potere".