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<h2>SubmittedText<h2><p>Gli aiuti di Stato falsano la concorrenza, portano allo spreco di risorse e indeboliscono la competitività internazionale delle aziende. Sull'argomento sono stati presentati diversi interventi parlamentari (p. es. il postulato del gruppo liberale-radicale 15.3387) e attendo con impazienza le risposte del Consiglio federale, che dovranno dirci se la Svizzera è veramente un Paese favorevole alla concorrenza.</p><p>Attualmente si sottovaluta il fatto che gli aiuti di Stato non sono rilevanti solo a livello interno, ma influenzano anche i rapporti della Svizzera con i suoi partner commerciali. Un recente studio del professor Simon J. Evenett (Università di San Gallo) giunge alla conclusione che diversi Stati UE, per far fronte alla crisi, hanno adottato numerose misure politico-economiche a favore delle imprese nazionali - nella maggior parte dei casi sovvenzioni e aiuti di Stato -, che potrebbero però rivelarsi svantaggiose per quelle svizzere. Volendo difendere gli interessi delle imprese che operano sul suo territorio, la Svizzera deve inevitabilmente chiedersi se la sua politica è migliore. Nella risposta all'interpellanza 17.3107, "UE. Comportamento illecito e che viola gli accordi", del nostro collega e consigliere nazionale Hansjörg Knecht, il Consiglio federale spiega giustamente che "gli aiuti di Stato sono oggetto delle trattative bilaterali in corso miranti a un accordo sull'energia elettrica con l'UE e la questione di una rispettiva sorveglianza in vista di futuri accordi di accesso al mercato potrebbe essere discussa anche nel quadro delle trattative istituzionali. L'ampliamento di questo quadro normativo nell'ambito delle relazioni tra la Svizzera e l'UE permetterebbe di combattere in modo più efficace le misure adottate da determinati Stati membri dell'UE e che sono lesive per la Svizzera. Gli stessi obblighi sarebbero però validi anche per gli attori svizzeri e potrebbero incidere notevolmente sulla prassi delle autorità in materia di aiuti di Stato, anche a livello cantonale e comunale."</p><p>La Svizzera dovrebbe quindi fare un esame di coscienza e chiarire qual è la sua politica in materia di sovvenzioni e aiuti di Stato, notoriamente molto elevati. Recentemente nei media si è addirittura parlato della Svizzera come del "Paese delle sovvenzioni". L'anno scorso la Confederazione ha distribuito 38,8 miliardi di franchi, ovvero il 59 per cento delle spese complessive, e dal 2008 le sovvenzioni sono aumentate del 28 per cento. Bisogna comunque ammettere che alcune di queste sovvenzioni sono state istituite in seguito a interventi parlamentari. Occorre inoltre rilevare che i dati menzionati non comprendono quelle distribuite dai Cantoni e dai Comuni, né tantomeno i numerosi aiuti di Stato che pur non essendo di tipo finanziario hanno tuttavia gli stessi effetti.</p><p>Sulla base di quanto affermato in precedenza, invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Come giudica complessivamente gli effetti sull'economia esterna dell'attuale prassi svizzera relativa agli aiuti finanziari e non finanziari provenienti da ogni livello istituzionale?</p><p>2. Nell'ottica dell'economia esterna, quali misure occorrerebbe adottare per ridurre gli aiuti di Stato a favore della competitività della Svizzera? Sarebbe possibile limitare gli aiuti di Stato per mezzo di un organo di sorveglianza indipendente e quale organismo potrebbe assumere questo incarico? </p><p>3. Quali sono le difficoltà nei rapporti con l'UE derivanti dall'attuale prassi svizzera relativa agli aiuti di Stato non finanziari, nell'ambito degli accordi di libero scambio e di accesso al mercato previsti o delle organizzazioni internazionali come l'OCSE e l'OMC?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Negli ultimi tempi in Parlamento sono stati discussi diversi interventi sulla tematica del ruolo dello Stato nell'ottica della libera concorrenza. Per quanto riguarda la rilevazione degli aiuti di Stato, il 16 marzo 2017 il Consiglio nazionale ha adottato il postulato 15.3387, "Lottare contro le sovvenzioni statali che provocano una distorsione della concorrenza a favore di una competitività efficace", secondo cui il Consiglio federale dovrà quantificare e spiegare le tipologie degli aiuti di Stato e indicare le eventuali opzioni di intervento. In generale il Consiglio federale appoggia un mercato interno unico e si adopera a favore di una concorrenza libera ed esente da distorsioni, in particolare al fine di garantire anche in futuro la competitività delle imprese svizzere a livello internazionale.</p><p>Occorre precisare che i concetti "aiuti di Stato" e "sovvenzione" non hanno lo stesso significato. In Svizzera il termine sovvenzione è innanzitutto un concetto inerente alla gestione budgetaria, e secondo la legge federale sugli aiuti finanziari e le indennità (Legge sui sussidi, LSu, RS 616.1) interessa tutti i destinatari estranei all'amministrazione federale. Solo una minima parte di questi sono imprese pubbliche e private. I contributi alle assicurazioni sociali ammontano da soli a circa 16,6 miliardi di franchi, ovvero il 40 per cento dei 38,8 miliardi citati nell'interpellanza.</p><p>Nel diritto europeo e in qualsiasi legislazione in materia di sussidi che si rifà all'OMC il concetto di aiuti di Stato fa riferimento invece a interventi di appoggio mirato ad imprese pubbliche e private. Questi aiuti non si limitano a versamenti, ma possono anche assumere la forma di una rinuncia a importi dovuti allo Stato quali imposte o tasse, di una concessione di altri vantaggi materiali come l'offerta di garanzie, la cessione di terreni pubblici a condizioni preferenziali o l'accesso a miglior prezzo a prestazioni dell'ente pubblico.</p><p>In Svizzera gli aiuti di Stato non vengono né registrati in modo sistematico né sottoposti al controllo di un'autorità indipendente. Al momento non esiste dunque nessuna panoramica completa dell'attuale prassi svizzera in materia di aiuti, e perciò occorrerebbe rilevare questi dati su tutti e tre i livelli istituzionali, con tutte le difficoltà che una rilevazione di questo tipo può presentare.</p><p>Il Consiglio federale sta già elaborando un rapporto in risposta al postulato 15.3387 summenzionato, che nella misura del possibile traccerà un quadro generale su questo tema e fornirà al Parlamento e al Consiglio federale una base informativa e decisionale importante.</p><p>Vista la mancanza di trasparenza, per il momento è difficile valutare con la dovuta precisione le conseguenze che l'attuale prassi svizzera degli aiuti di Stato ha sull'economia esterna. Per questo motivo il Consiglio federale non si pronuncia su eventuali misure necessarie nell'ottica dell'economia esterna e nazionale (sorveglianza degli aiuti). In linea generale una migliore trasparenza, la regolamentazione e la sorveglianza favorirebbero la competitività anche in Svizzera, accrescendo allo stesso tempo le possibilità di accesso del nostro Paese ai mercati internazionali.</p><p>L'OCSE tratta in modo specifico la questione degli aiuti di Stato, emanando raccomandazioni agli Stati membri sui temi della neutralità concorrenziale e delle imprese parastatali. Nel settore della circolazione delle merci, la legislazione OMC (Accordo generale su le tariffe doganali e il commercio, GATT, RS 0.632.21; e Accordo sulle sovvenzioni e sulle misure compensative, RS 0.632.20) prevede disposizioni in materia di aiuti che la Svizzera è tenuta a rispettare. Nell'ambito dell'OMC gli aiuti di Stato e le misure compensative sono spesso oggetto di procedimenti di composizione delle controversie, nei quali la Svizzera non è tuttavia mai stata coinvolta.</p><p>Anche gli accordi di libero scambio della Svizzera riprendono le pertinenti regole OMC. Per quanto concerne le relazioni con l'Unione europea (UE) già l'accordo di libero scambio del 1972 (ALS 1972, RS 0.632.401) e l'accordo sul trasporto aereo del 1999 (RS 0.748.127.192.68) prevedevano disposizioni sugli aiuti di Stato. Nell'ambito del primo accordo si è verificato un solo caso in cui l'UE ha qualificato alcune modalità di imposizione cantonale per le imprese come aiuti di Stato non conciliabili con l'accordo (la cosiddetta "controversia fiscale"). La Svizzera non ha potuto associarsi alla valutazione giuridica dei fatti da parte della Commissione europea e ha ritenuto che la decisione non fosse giustificata. La soluzione a questa controversia è stata infine trovata con una dichiarazione comune sulla fiscalità delle imprese il 14 ottobre 2014. In vista di futuri accordi con l'UE sull'accesso al mercato, dalla Svizzera ci si aspetta tuttavia una maggiore trasparenza e la regolamentazione degli aiuti di Stato. La tematica è oggetto anche delle trattative con l'UE sull'accordo sull'energia elettrica.</p>  Risposta del Consiglio federale.