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Mangiarsi le unghie è un’abitudine disgustosa ma generalmente innocua, che riguarda soprattutto il mondo degli adolescenti. Ma può essere anche il segnale di un disturbo psicologico più profondo a cui si dovrebbe prestare attenzione.
Molti genitori conoscono questo fenomeno per esperienza. A un certo punto, attorno ai tre-quattro anni di età, il loro pargoletto incomincia improvvisamente a mangiarsi le unghie. Gli esperti stimano che circa il 20 percento dei bambini nella fascia di età compresa tra sette e dieci anni soffra di questo disturbo. Altre fonti però riportano dati diversi: fino al 45 percento degli adolescenti sembrerebbe affetto da onicofagia.
Fortunatamente, con il passare degli anni - generalmente dopo la pubertà - l’abitudine di mangiarsi le unghie passa da sola. Il motivo va ricercato nel processo di maturazione della personalità. Eppure, ciò nonostante, una persona su dieci continua a mantenere questa pessima abitudine anche in età adulta.
Onicofagia è il termine scientifico che designa l’abitudine di mangiarsi (o mordersi) le unghie. Il sostantivo deriva dall’unione dei due termini greci «onychos» che significa unghia e «phagein» che significa «mangiare». Stando a quanto riportato dagli insegnanti, questo disturbo si manifesta con particolare frequenza soprattutto in due categorie: da un lato bambini iperattivi e irrequieti sotto l’aspetto motorio, e dall’altro bambini eccessivamente ansiosi.
Nel momento in cui i bambini vengono colti sul fatto mentre sono intenti a mangiarsi le unghie, gli esperti raccomandano ai genitori di non reagire subito in maniera esagerata. Se si tratta di un’abitudine passeggera che non rischia di danneggiare il letto ungueale, si può comunque chiudere un occhio.
Infatti non tutti i comportamenti hanno all’origine una causa profonda che richiede una terapia ad hoc. Spesso mangiarsi le unghie rappresenta una gratificazione sostitutiva o una conseguenza del nervosismo o dello stress, oppure di un momento difficile che il bambino sta vivendo a scuola o in famiglia. (continua a leggere qui di seguito...)
Se invece l’unghia viene morsicata talmente in profondità da intaccare l’integrità del letto ungueale, con conseguente ferita o addirittura infezione, i genitori non devono più limitarsi ad assistere passivamente. Lo psicoterapeuta Thorwald Dethlefsen, venuto a mancare anni fa, e il medico Ruediker Dahlke hanno dedicato all’onicofagia un intero capitolo del loro libro Krankheit als Weg – Deutung und Bedeutung der Krankheitsbilder(La malattia come percorso – Interpretazione e significato dei quadri clinici infantili). I due studiosi sono giunti alla conclusione che il background psicologico che sta dietro l’atto di mangiarsi le unghie è piuttosto chiaramente correlato alla tendenza all’autolesionismo. Divieti, minacce o punizioni sarebbero quindi sanzioni inappropriate.
Il corrispettivo delle unghie nell’uomo sarebbero gli artigli nell’universo animale, i quali fungerebbero in primis da mezzi di difesa e di attacco, veri strumenti di aggressione (si pensi all’espressione «mostrare le unghie»). Mordersi le unghie starebbe a significare la castrazione della propria aggressività. Chi si morde le unghie avrebbe paura del proprio potenziale di aggressività. I genitori quindi dovrebbero riflettere su quanto, con il loro metodo educativo, abbiano cercato di reprimere l’aggressività del proprio figlio e modificare la situazione. Nel momento in cui il bambino impara a opporre resistenza senza provare sensi di colpa, l’abitudine di mangiarsi le unghie con il tempo tenderà a scomparire automaticamente. Come sintetizzato dai due esperti, è vero che i genitori non hanno colpa per i disturbi dei figli, ma è altrettanto vero che i figli con i loro disturbi riflettono i problemi dei genitori.