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BERNA - Cantoni come il Ticino e Ginevra si sentono abbandonati dal Consiglio federale nella gestione della crisi legata al coronavirus. È quanto ritiene il presidente del PPD svizzero Gerhard Pfister. A suo avviso, il Governo federale non comprende bene la situazione.
«Constato un allontanamento crescente tra i Cantoni e le regioni linguistiche e, in generale, una diminuzione della volontà di raggiungere un consenso in politica», ha dichiarato Pfister in un'intervista pubblicata dai giornali del gruppo CH Media.
Il presidente del Partito popolare democratico svizzero teme una distanza insanabile e una polarizzazione crescente nel dibattito politico. «Ciò mette in pericolo l'esistenza stessa della coesione elvetica». Il consigliere nazionale di Zugo sottolinea tuttavia come la popolazione svizzera abbia dato prova di grande spirito collettivo durante la crisi. «I politici dovrebbero ispirarsene», ha aggiunto.
Fusione con PBD «logica» - Per quanto riguarda il futuro del PPD, Pfister ritiene che vi sia la consapevolezza del fatto che il partito deve fare qualcosa per svilupparsi. A suo avviso, la vittoria dei Verdi durante le elezioni federali del 2019 ha fatto evolvere le cose.
La fusione con il PBD è «logica», poiché quest'ultimo partito, come il PPD, riunisce elettori moderati della classe media, ovvero quelli che non si sentono più a proprio agio nell'UDC, constata lo zughese.
Pfister rileva inoltre che i quattro cantoni più popolosi, ovvero Zurigo, Berna, Vaud e Argovia, detengono 96 dei 200 seggi nel Consiglio nazionale. «In questi cantoni, abbiamo soltanto tre seggi, di cui due in Argovia», ha precisato. Con il presidente del PBD Martin Landolt siamo del parere che, «in questi cantoni, il potenziale di elettori per un partito borghese di centro non è sfruttato appieno».