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William era un giovane alto e imponente, dai capelli biondi tagliati corti come gli antichi romani, di venticinque anni. Nonostante la giovane età, alle sue spalle aveva una vita romanzesca fatta di guerre e di vittorie.
Suo padre era il secondogenito Robert, in contrasto con il fratello Richard, erede al trono del ducato di Normandia -terra di fatto nata pochi decenni addietro quando Carlo il Calvo l’aveva di fatto concessa agli invasori Vichinghi e al loro capo Rollo. Robert aveva avvelenato Richard, e poi era partito, pentitosi, per la Terrasanta, ma nel corso del viaggio era morto. Lasciava un figlio di otto anni, concepito con un’umile fanciulla di mare, Arlette. Quel bambino era William.
Edoardo il Confessore, re inglese fuggito da bambino con il padre dall’Inghilterra invasa dai Danesi (sua madre, Emma di Normandia, invece, aveva sposato in seconde nozze, alla morte del primo marito, il re dei Danesi, Canuto il Grande) vide il piccolo erede e decise di prendersene cura, vedendo in lui il giovane fiero che sarebbe diventato. Quattro tutori tennero il ducato, senza tuttavia impedire che questi cadesse nell’anarchia. Due tutori vennero assassinati, e il piccolo William dovette fuggire, di notte, per andare presso il prozio, il vescovo Roberto il Danese, e passare da protettore a protettore, prigioniero della sua stessa infanzia. All’età di diciannove anni, William, ormai adulto (soprattutto per l’epoca) venne rincorso da due feudatari del Bessin e del Cotentin che volevano ucciderlo per sostituirgli un cugino borgognone, ma William, alleato e distintosi per valore al fianco del re di Francia, Enrico I, ebbe la meglio e scampò al pericolo. Poco dopo andò in Inghilterra, dove nel frattempo era tornato Edoardo il Confessore e lì lo aiutò a combattere contro i sassoni, per poi ritornare nel suo paese natio: a venticinque anni, William vantava il potere della Normandia, riconosciuto anche dall’alleato re di Francia, Enrico I, per l’appunto.
Enrico I aveva una nipote, la ventunenne Matilde, figlia di Baldovino V re di Fiandra (cognato, per l’appunto, di Enrico I). Nobilissima e di bell’aspetto, vantava lunghe trecce bionde, e una lingua tagliente. William mandò una delegazione per chiederle la mano: quale migliore principessa avrebbe potuto condurre nel suo talamo, lui, un duca nato illegittimo? Matilda non acconsentì e senza mezzi termini rispose alla delegazione mandatale da William: “Sono troppo ben nata per sposare un bastardo!”
Avutane notizia, il giovane cavalcò fino a Bruges, dove trovatala che si avviava in chiesa, la chiamò per nome, indi scese da cavallo e le si parò contro: le afferrò le trecce e la gettò ai piedi degli stanti, tra lo sconcerto generale.
Il padre, l’anziano Baldovino, gettò iroso il guanto ai piedi di William, sfidandolo a duello per l’onta subita. Ma Matilde si rialzò, gridando che non avrebbe sposato nessun’altro che lui, tra la sorpresa ancor più generale dei presenti. Se era così temerario, da arrivare a colpirla, sarebbe stato il migliore dei mariti.
William e Matilde convolarono a nozze l’anno stesso, nonostante il parere contrario del Pontefice Leone IX che non voleva le nozze perché i due erano parenti, alla lontana. Per adempiere alla penitenza, fondarono due magnifiche abbazie, a Caen.
Dodici anni dopo, in Inghilterra, moriva il Confessore, non prima di aver “ceduto” alla parte normanna che vi era in lui (era figlio, appunto, di Emma di Normandia) e aver nominato, anziché un re sassone, il normanno William come suo erede.
William non se lo fece ripetere: salpò con una nave riccamente rifornita, donatagli dalla moglie e sbarcò nell’ottobre del 1066, e ad Hasting, nella battaglia campale e fulminea, ebbe la meglio. Il Natale di quello stesso anno fu incoronato re d’Inghilterra, e due anni dopo lo raggiunse la moglie, che nel frattempo aveva governato virilmente la Normandia, ora regina consorte di’Inghilterra.
La coppia ebbe dieci figli e non risulta che William concepì figli con altre concubine, restando sempre fedele alla principesa di Fiandra, ora regina consorte d’oltre manica. Matilde aveva visto giusto: dopotutto una tirata di capelli le era valsa la corona.