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INS - Gli agricoltori sono favorevoli a una diminuzione dell'utilizzo dei pesticidi, ma si dichiarano contrari a due iniziative volte a proibirli completamente. L'Unione svizzera dei contadini (USC) vuole inoltre limitare i prodotti fitosanitari e chiede alla Confederazione di non effettuare tagli alla ricerca che tocchino il settore dell'agricoltura.
"Abbiamo un problema e lo ammettiamo" ha affermato nel suo discorso scritto il presidente dell'organizzazione Markus Ritter a Ins (BE), facendo riferimento a uno studio dell'Ufficio federale dell'ambiente sulle sostanze microinquinanti presenti nei corsi d'acqua svizzeri, secondo cui le acque di dilavamento provenienti dai drenaggi delle superfici agricole trattate con dei pesticidi sono responsabili dell'inquinamento nella misura del 40%.
I prodotti fitosanitari sono molto costosi, provocano sconcerto tra i consumatori e possono mettere in pericolo l'ambiente e la salute, ha sottolineato oggi l'USC nel corso di una conferenza stampa. Bisogna impegnarsi a farne un uso limitato e in maniera più mirata.
Ritter tuttavia esclude una rinuncia totale a queste sostanze, come chiedono le due iniziative "Per una Svizzera libera dai pesticidi sintetici" e "Acqua potabile pulita e cibo sano - No alle sovvenzioni per l'impiego di pesticidi e l'uso profilattico di antibiotici", attualmente nel pieno della fase di raccolta delle firme necessarie che si concluderà nel 2018.
La prima iniziativa, lanciata lo scorso novembre, chiede di vietare l'utilizzo di pesticidi sintetici nell'agricoltura, nella trasformazione dei prodotti agricoli e per la manutenzione del paesaggio. Gli iniziativisti, alcuni cittadini di Neuchâtel tra cui persone attive nel settore "bio", vorrebbero inoltre vietare in Svizzera alimenti contenenti pesticidi e alimenti nei quali sono state utilizzate queste sostanze nel processo di produzione.
La seconda iniziativa auspica invece che vengano tagliati i pagamenti diretti agli agricoltori che ricorrono a pesticidi o antibiotici.
Senza queste misure fitosanitarie, le rendite diminuirebbero dal 20% al 40%. L'industria alimentare svizzera ha però bisogno di un approvvigionamento garantito e continuo di materie prime. Senza contare che anche "la produzione biologica non può rinunciare ai prodotti fitosanitari", ha precisato il presidente dell'USC, che mette in guardia in merito a un approvvigionamento all'estero e un forte aumento dei prezzi alimentari.
L'organizzazione a difesa degli agricoltori si affida al piano d'azione nazionale del Consiglio federale per ridurre gli apporti di pesticidi provenienti dall'agricoltura, i trattamenti delle acque di dilavamento e la depurazione dei siti contaminati, che il governo intende adottare questa estate.
L'USC inserisce la problematica in una visione globale e incita i commercianti, il settore della trasformazione e i consumatori, così come gli altri attori in gioco, ad assumersi le loro responsabilità.
Il piano d'azione deve inoltre assicurare "che le misure previste siano corroborate scientificamente" ha sostenuto Ritter, ricordando che la Confederazione non deve risparmiare nella ricerca. L'USC è inoltre a favore di una formazione continua e migliorata riguardo all'applicazione di prodotti fitosanitari.