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La regola della sopravvivenza: pigrizia
Ho imparato, negli anni di pratica e studio, che il nostro organismo reagisce rispetto ai cambiamenti delle condizioni ambientali in cui vive nel rispetto di tre principi che valgono per ogni essere umano:
• Equilibrio/allostasi (mantenimento dell’equilibrio rispetto all’ambiente interno ed esterno)
• Economia (minor consumo di energia possibile)
• Comfort (assenza di dolore)
Per spiegare questo sistema utilizzo spesso, durante i miei corsi, l’esempio dell’aereo. Se questo dovesse andare da Buenos Aires in Argentina fino a Vladivostok, nella parte di Russia che dà sul Pacifico, traccerebbe un’ideale linea in diagonale che passerebbe sopra l’Oceano Atlantico, parte dell’Africa, la penisola araba e l’Asia Centrale. Questo sarebbe il percorso che, in una retta linea d’aria, gli permetterebbe di fare il minimo dei chilometri per raggiungere l’obiettivo.
Eppure… bisogna contare la necessità di rifornimento, le correnti d’aria, il maltempo e così via. In tal caso, per evitare rischi, il pilota sceglierà una rotta alternativa, che richiederà un numero maggiore di chilometri da percorrere, più consumo di carburante e delle ore aggiuntive di volo rispetto a quelle previste.
Questo principio vale anche per il nostro corpo. Il nostro cervello predispone tutta una serie di automatismi in varie funzioni vitali come la respirazione, la deglutizione, la fonazione (traducibile nel come moduliamo il suono, quindi anche il parlare). Questi sono movimenti continui, ripetitivi, che vengono prodotti migliaia e migliaia di volte al giorno e assolutamente fondamentali per la sopravvivenza .
Facciamo due calcoli assieme, giusto per farci un’idea.
1) Respirazione: 12/16 respiri al minuto = 720/960 respiri all’ora = 17.280/23.040 respiri al giorno.
2) Deglutizione: circa 150 volte durante i pasti; una volta ogni 45 secondi durante la veglia; circa ogni 20 minuti, incoscientemente, durante il sonno = più di 1.000 volte ogni 24 ore.
Ora provate a pensare se, per un problema fisico (es. un frenulo corto, i denti storti o l’osso che non si è sviluppato in modo corretto) o per un trauma (cicatrici, fratture) avessimo difficoltà a respirare o a deglutire bene. Cosa farebbe il nostro corpo?
Seguendo i tre principi che ho descritto prima (equilibrio, economia e comfort) il nostro organismo andrebbe a cercare un nuovo modo di funzionare (schema motorio) che, per quanto apparentemente scorretto e patologico, consentirebbe comunque di svolgere queste vitali funzioni nel miglior modo possibile.
Questo avviene perché il cervello garantisce in prima battuta i bisogni primari (respirare e deglutire), mettendo in secondo piano funzioni importanti ma non primarie come il movimento coordinato. Tradotto in soldoni questo vuol dire che il corpo assume una postura scorretta per poter mantenere comunque le funzioni più importanti (respirazione e deglutizione). In pratica, a livello inconscio, viene preferita ad esempio una schiena storta o un collo spinto in avanti o indietro piuttosto che una difficoltà respiratoria (percepita pericolosa per la sopravvivenza).
Se la causa che ha generato questo atteggiamento non corretto non viene compresa e corretta subito (meglio ancora quando si è bambini) la posizione scorretta diventa la norma, andando nel tempo a generare poi tutta una serie di problemi secondari di varia natura. Tra questi riscontriamo apnee notturne, russamento, asma, enuresi, sonno non riposante, sonnolenza, difficoltà a concentrarsi, alta predisposizione alle infezioni delle prime vie respiratorie, otiti e via dicendo.
La T.M.N.S. opera, in collaborazione con altri professionisti, per individuare l’origine vera di questi problemi, ricercando la causa prima per cui, secondo la regola della “pigrizia” nella sopravvivenza, il cervello ha individuato una strategia alternativa scorretta per affrontare problematiche funzionali e che oggi porta il paziente a lamentare i disturbi di cui si diceva sopra.
Walter Riscossa