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Salute
Rianimazione cardiopolmonare: insegnarla significa salvare vite
Secondo i dati della British Heart Foundation, circa un terzo della popolazione non cercherebbe di salvare una vita in pericolo.
Una persona su tre, di fronte ad un arresto cardiaco, non si appresterebbe a tentare una rianimazione polmonare. Lo conferma una statistica commissionata dall’associazione inglese British Heart Foundation (BHF), effettuata presso la University of Warwick Out of Hospital Cardiac Arrest Outcome (OHCAO), in collaborazione con YouGov, che ha intervistato circa 1.000 individui adulti sulla questione della rianimazione di una persona priva di sensi.
«Questi dati indicano che ci sono vite in pericolo ogni giorno a causa di persone che non sono abbastanza sicure di riuscire a rianimare un individuo che ne ha bisogno», ha dichiarato il team della BHF in uno statement.
Un corso di primo soccorso
A questo proposito l’organizzazione britannica ha lanciato un’iniziativa chiamata Restart a Heart Day, che ha l’obiettivo di sensibilizzare la popolazione sul tema e diffondere l’importanza della rianimazione polmonare, e offrirà un training a circa 200mila persone in tutto il Regno Unito.
Secondo i dati, il 96% delle persone chiamerebbe un’ambulanza nel caso si trovasse in una situazione del genere, ma secondo gli esperti, il tempo che intercorre tra il collasso di una persona e l’arrivo dei soccorsi, spesso si rivela fatale: il tessuto cerebrale inizia a morire tre minuti dopo che il cuore smette di battere. Nell’attesa dei medici, agire con prontezza e fare la rianimazione aumenta di più del doppio le probabilità di sopravvivenza dell’individuo.
«Forse non ci sentiamo in grado di farlo, non abbiamo mai ricevuto un training o non ricordiamo come si faccia, ma senza prendere questa iniziativa, le probabilità che una persona sopravviva dopo un arresto cardiaco sono praticamente pari a zero», ha aggiunto Simon Gillespie, capo esecutivo dell’ente di ricerca britannico.
«La BHF si propone di aumentare queste probabilità attraverso la creazione di programmi di training sulla rianimazione, Nation of Lifesavers… Speriamo che sempre più persone si rendano conto che la rianimazione può fare la differenza tra la vita e la morte di una persona, e che fare qualcosa è sempre meglio di non fare niente».Tornare alla home page
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