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La Svizzera potrà - in singoli casi - mettere a disposizione averi o risorse finanziarie a persone colpite da sanzioni. Questo allo scopo di tutelare gli interessi dell'economia nazionale. È questa la novità introdotta dal Consiglio federale nell'adottare, mercoledì, il decimo pacchetto di misure emanato dall'UE nei confronti della Russia per l'invasione in Ucraina. Una novità che è legata alla presenza fra i sanzionati - e non da ieri - del miliardario Viktor Vekselberg.
La lista degli individui e delle organizzazioni colpite si allunga di 120 nomi, ci sono modifiche all'obbligo di notifica in ambito finanziario, il divieto per cittadini russi di esercitare funzioni in organi direttivi di infrastrutture critiche e nuove limitazioni all'importazione di alcuni beni e all'esportazione di prodotti a duplice impiego o che possano contribuire all'industria della difesa, dell'aviazione o spaziale.
Le quote di Vekselberg
C'è anche l'introduzione di esenzioni a scopo umanitario, ma soprattutto per la prima volta figura la disposizione citata precedentemente e che va messa in relazione con una persona ben precisa: l'oligarca nato in Ucraina, considerato vicino al Cremlino e fino a poco tempo fa residente a Zugo. Il perché è presto spiegato: Vekselberg detiene infatti il 49% della Sulzer e il 41% di medmix, importanti aziende elvetiche in ambito tecnologico. Le quote azionarie sono state depositate a garanzia di un prestito presso due banche russe, sanzionate a loro volta. La Tiwel Holding di Vekselberg non poteva quindi più onorare il prestito ricevuto e le due partecipazioni rischiavano di finire nelle mani degli istituti russi.
In passato Vekselberg - che ha partecipazioni in cinque aziende elvetiche - deteneva la maggioranza di Sulzer, ma aveva accettato di ridurre la sua quota dopo essere finito in una lista nera statunitense nell'aprile del 2018. Il suo 63% era infatti una minaccia per l'intesa impresa.