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Lo dice il presidente della Confederazione, Adolf Ogi, in un'intervista pubblicata dalla "Südostschweiz". Il capo del dipartimento della difesa si rammarica pure per il sostegno dell'UDC al referendum contro la nuova legge militareQuesto contenuto è stato pubblicato il 29 settembre 2000 - 13:07
Dopo la sconfitta della cosiddetta "iniziativa del 18 per cento", il presidente della Confederazione, Adolf Ogi, si interroga sul ruolo del proprio partito. «L'UDC deve chiedersi se veramente rappresenta ancora il popolo, tutto il popolo», ha dichiarato il consigliere federale in un'intervista pubblicata dalla «Südostschweiz».
Il ministro della difesa esprime poi rammarico per il sostegno dell'Unione democratica di centro (UDC) al referendum contro la nuova legge militare, e quindi contro l'invio all'estero di soldati svizzeri armati per missioni di pace.
Se il referendum riuscirà, la votazione sarà difficile, pronostica Ogi. Egli si dice tuttavia convinto che la base dell'UDC e le sezioni cantonali non avalleranno la decisione del congresso straordinario del partito.
Altro motivo di amarezza per Ogi è stato il comportamento dei colleghi di governo, che hanno fatto pubblicamente trapelare informazioni confidenziali relative alla nomina del presidente della Banca nazionale svizzera.
Un comportamento che egli ha criticato nel corso dell'ultima seduta del Consiglio federale. Ciò nonostante, a suo giudizio, nei tredici anni che ha finora passato in governo, non c'è «mai stata una così bella atmosfera come ora».
swissinfo e agenzie
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