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In Sudan, l’87 per cento delle bambine e delle donne tra i 15 e i 49 anni hanno subìto mutilazioni genitali. Le ragazze ancora integre vengono considerate impure e sovente emarginate. È fondamentale creare i presupposti per un graduale cambiamento di mentalità, affinché ogni bambina sia accettata così com’è.
La situazione
Tra tutti i paesi africani, il Sudan spicca per il radicamento particolarmente profondo nelle tradizioni e nella cultura di cui gode ancora oggi la pratica delle mutilazioni genitali femminili, fortemente legata anche alle norme sociali. L’87 per cento delle donne tra i 15 e i 49 anni ha subìto mutilazioni genitali, la maggior parte prima di compiere undici anni. Le donne integre sono considerate «qulfa», un termine che indica vergogna ed esclusione sociale. L’UNICEF ha introdotto la parola «saleema», che esprime il concetto di integra, intatta, sana, incolume e si è largamente diffusa per indicare le donne che non hanno subìto la mutilazione. Ogni bambina viene infatti al mondo intatta e perfetta.
Lotta alle mutilazioni genitali femminili in Sudan
L’operato dell’UNICEF
La campagna Saleema conduce a un cambio di mentalità in seno alla società sudanese e dozzine di villaggi hanno già rinunciato ufficialmente alle mutilazioni genitali femminili. La norma sociale secondo la quale solo le ragazze escisse sono belle e sposabili si trasforma in stima nei confronti dell’integrità e della perfezione al momento della nascita. Misure concrete:
- programmi di sensibilizzazione alla radio e in televisione;
- prese di posizione ufficiali di rappresentanti del governo;
- dichiarazioni di cantanti, scrittori, attori famosi;
- prese di posizione di personalità religiose.
Aiutate anche voi!
Sostenete la lotta contro le mutilazioni genitali femminili! Grazie di cuore.