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BANGKOK - Dai suoi arresti domiciliari, che scadranno la settimana successiva, Aung San Suu Kyi avrà comunque il diritto di votare nelle elezioni birmane in programma il 7 novembre. Lo ha chiarito oggi un ufficiale della giunta militare all'agenzia France Presse, rovesciando l'interpretazione delle leggi esistenti data in precedenza da altri funzionari.
Suu Kyi, 65 anni e in detenzione per 15 degli ultimi 21, potrà votare insieme alle due governanti che vivono con lei, "ma non avrà il permesso di uscire nel giorno delle elezioni", ha spiegato l'ufficiale chiedendo di rimanere anonimo. All'inizio di questa settimana, un'altra versione fornita dalla giunta escludeva l'inserimento della donna nel registro elettorale, in quanto la Costituzione introdotta nel 2008 non concede il diritto di voto ai prigionieri.
La motivazione alla base della nuova interpretazione consiste nel fatto che Suu Kyi è detenuta in casa, e non in carcere, in seguito all'ultima estensione dei suoi arresti domiciliari a causa dell'ospitalità data a un intruso americano nel maggio 2009. La leader dell'opposizione non avrebbe comunque potuto candidarsi, in quanto "criminale condannata" e vedova di uno straniero.
Il suo partito, la Lega nazionale per la democrazia (Lnd), ha deciso di boicottare il voto in protesta con le norme elettorali imposte dai generali, andando così incontro allo scioglimento forzato. Il partito di Suu Kyi trionfò nelle ultime elezioni, tenute nel 1990: un risultato tuttavia mai onorato dalla giunta.
Il voto del 7 novembre è largamente considerato una farsa per dare una facciata democratica al regime. Il ritorno in libertà di Suu Kyi è previsto per il 13 novembre.
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