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Due studi analizzano gli effetti sul lungo periodo di una pandemia e di una grave crisi economica nei comportamenti delle persone. Si va dalla minor propensione alla spesa e agli investimenti, fino alla sfiducia nelle istituzioni. Effetti questi che si osservano anche dopo decenni...
Gli effetti del coronavirus potrebbero sopravvivere ben più a lungo della sua reale portata sanitaria. A livello internazionale sono recentemente emersi due studi che indicano che la crisi del coronavirus lascerà una profonda “cicatrice psicologica”, che durerà per decenni.
Come spiega un articolo pubblicato sul Washington Post, a firma di Christopher Ingraham, uno studio condotto da Julian Kozlowski della Federal Reserve Bank of St. Louis, evidenzia che l'esperienza del coronavirus e la conseguente recessione potrebbero rendere meno probabile in futuro che le persone e le imprese riprendano i loro precedenti modelli di spesa e di investimento. Ciò avrebbe evidentemente un effetto ritardante sulla ripresa economica. Un'altra ricerca, condotta da Cevat Giray Aksoy della Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo, espone la tesi che le persone che subiscono una pandemia da giovani adulti tendano ad essere più diffidenti nei confronti delle istituzioni governative. E questo per il resto della loro vita. Evoluzione questa che renderebbe per altro più difficoltoso per gli Stati rispondere alle future pandemie. I due studi rafforzano la convinzione che, con la crisi del coronavirus, non ci sarà un ritorno alla normalità, ma un “prima” e un “dopo.
Nello specifico, nello studio di Kozlowski, si indica come la conseguenza della crisi coronavirus potrebbe essere un "persistente cambiamento nelle credenze sulla probabilità di uno shock estremo e negativo per l'economia". Già in passato, gravi eventi economici, quale la Grande Depressione, hanno indotto individui, istituzioni e imprese a modificare permanentemente il loro comportamento in ambito economico. Ad esempio l’aver vissuto una grave recessione rende più alta la convinzione che possa avvenirne un’altra (indipendentemente da quale sia il reale stato dell’economia).
Questo processo di “cicatrice”, come lo chiamano gli autori, potrebbe addirittura essere la parte più sostanziale del danno causato all’economia dal coronavirus, che non riguarderà il breve-medio termine, ma il lungo periodo. Kozlowski&Co ad esempio stimano che se la pandemia costerà all'economia statunitense nel 2020 tra il 6 e il 9% di PIL, le perdite a lungo termine derivanti da cambiamenti comportamentali (riduzione degli investimenti delle imprese, diminuzione della spesa dei consumatori, …) saranno da cinque a sei volte maggiori sul lungo periodo. Ciò indipendentemente dall’evoluzione sanitaria della crisi: ”Anche se un vaccino curasse tutti in un anno, la crisi di Covid-19 lascerà il segno sull'economia statunitense per molti anni a venire", hanno scritto gli autori.
Effetti altrettanto duraturi si avrebbero nella fiducia verso le istituzioni, secondo lo studio di Aksoy della Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo. La ricerca ha combinato i dati di un database globale sulle epidemie a partire dal 1970 a quelli di un sondaggio sulla fiducia nelle istituzioni. Emerge che "un individuo con la maggiore esposizione a un'epidemia (rispetto all'esposizione zero) ha 7,2 punti percentuali in meno di fiducia nell'onestà delle elezioni; 5,1 punti percentuali in meno di fiducia nel governo nazionale; e 6,2 punti percentuali in meno di fiducia nell'approvazione delle prestazioni del leader politico", scrivono gli autori. Un calo della fiducia che potrebbe essere “auto-rinforzante”, riducendo la rispondenza della popolazione alle raccomandazioni della autorità e aumentando la gravità di future epidemia.