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Secondo l'Ong, la risposta alla pandemia ha avuto un impatto su una serie di diritti
BERNA - La risposta della Svizzera alla pandemia di coronavirus ha limitato «in modo sproporzionato» il diritto alla libertà di riunione. La chiusura delle frontiere con l'Italia ha inoltre avuto un impatto negativo sui richiedenti l'asilo, scrive Amnesty International (AI).
Tra marzo e giugno 2020, in risposta alla pandemia da Covid-19, il Consiglio federale ha governato con poteri d'emergenza, «con un impatto su una serie di diritti come la libertà di riunione e di movimento», sottolinea l'organizzazione per i diritti umani nel capitolo che riguarda la Svizzera del suo rapporto annuale pubblicato mercoledì.
All'inizio della pandemia, la polizia non ha ricevuto linee guida chiare. Sono stati imposti divieti generali alle manifestazioni pubbliche e in alcuni cantoni sono state comminate multe, ricorda AI.
L'Ong si rammarica inoltre del fatto che durante la chiusura della frontiera con l'Italia tra metà marzo e metà maggio, la Svizzera ha sospeso la registrazione delle domande d'asilo alle frontiere, con la sola eccezione delle persone vulnerabili.
Appello alla solidarietà - Ciò che è mancato, dal punto di vista dei diritti umani, è stato soprattutto uno sguardo sul quadro generale. «L'unica via d'uscita da questa situazione di stallo è la cooperazione internazionale. I paesi del G20 e le istituzioni finanziarie internazionali devono ridurre il debito dei 77 paesi più poveri così che possano mettere in atto le misure necessarie per arginare la pandemia e riprendersi dalle sue conseguenze», afferma, citata in una nota, Alexandra Karle, direttrice di Amnesty International Svizzera.
Gli Stati ricchi devono far sì che i vaccini siano disponibili rapidamente e gratuitamente, ovunque e per tutti. Anche la Svizzera deve mostrarsi solidale e «smettere di ostacolare una deroga alla proprietà intellettuale per i vaccini contro il Covid-19», sostiene Alexandra Karle.
Nel capitolo dedicato alla Svizzera, Amnesty International critica pure il rifiuto del Consiglio federale ad accogliere un importante contingente di rifugiati provenienti dalle isole greche. Ciò è avvenuto nonostante un numero di richieste d'asilo «storicamente molto basso» e «sebbene diverse grandi città offrissero luoghi di ricollocazione».
Misure antiterrorismo criticate - L'organizzazione per i diritti umani punta il dito anche contro le misure «draconiane» della legge contro il terrorismo che saranno sottoposte a votazione popolare il prossimo 13 giugno. Queste misure di polizia, approvate dal Parlamento in settembre, contengono una definizione vaga ed eccessivamente ampia di «terrorismo» e possono essere usate per limitare preventivamente la libertà di una persona senza accusa o processo, critica AI.
Fra i punti positivi, l'organizzazione per i diritti umani ricorda invece l'adozione della norma contro l'omofobia da parte del popolo svizzero in febbraio, così come il via libera, dato in dicembre dalle Camere federali, al matrimonio fra persone dello stesso sesso.
Si è meritata una valutazione positiva anche la decisione di una commissione parlamentare che nel gennaio 2020 ha incaricato il governo di presentare una proposta per ridefinire il reato di «stupro», che finora è applicato soltanto a vittime di sesso femminile e prevede l'uso della coercizione o della forza.