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Il terzo Forum mondiale dell'acqua si è chiuso domenica nell'antica capitale giapponese di Kyoto.
Oltre 100 Paesi sollecitano il mondo, ora con il fiato sospeso per la guerra in Iraq, ad agire per fronteggiare la drammatica emergenza delle risorse idriche.
Il Forum, il terzo dopo quelli di Marrackech nel 1997 e dell'Aja nel 2000, ha visto per una settimana quasi 10.000 rappresentanti governativi, di organizzazioni internazionali, esperti, operatori e volontari di organizzazioni non governative, dibattere i modi e le risorse per raggiungere gli obiettivi prefissati dal vertice di Johannesburg dello scorso anno sullo sviluppo sostenibile.
L'intento fissato è quello di ridurre della metà, da qui al 2015, il numero degli individui attualmente privi d'acqua potabile (1,4 miliardi) e di servizi igienici adeguati (circa tre miliardi). Una situazione che causa per malattie collegate 5 milioni di morti all'anno, di cui ben due milioni sono bimbi sotto i cinque anni di età.
Consenso, ma anche molte divisioni
La Conferenza ministeriale ha esaminato e accettato circa 400 programmi concreti di interventi. Su questo punto, il Forum sembra essere riuscito a creare tra i partecipanti la consapevolezza di dover passare all'azione.
Restano però le divisioni su alcuni temi chiave, come la privatizzazione o no delle risorse idriche, il raddoppio degli investimenti pubblici sull'acqua, e l'inserimento del diritto all'acqua tra i diritti umani fondamentali,.
Come trovare 180 miliardi di dollari l'anno?
Dove invece, soprattutto a causa della guerra in Iraq, il Forum non ha potuto fare passi avanti è stato su uno degli obiettivi dichiarati della vigilia: le modalità di reperimento delle risorse finanziarie necessarie per raggiungere gli obiettivi per l'acqua del pianeta fissati dal vertice di Johannesburg.
Occorrerebbero circa 180 miliardi di dollari l'anno, più del doppio di quegli 80 miliardi di dollari attualmente spesi nel mondo, e spesso in maniera disorganica e inefficace. E così il complesso di proposte per finanziamenti multilaterali presentato al Forum dall'ex presidente del Fondo monetario internazionale Michael Camdessus non ha ricevuto la dovuta attenzione. «Abbiamo notato con interesse il rapporto che propone il raddoppio degli investimenti nel settore dell'acqua», si limita a affermare la dichiarazione ministeriale.
E la Svizzera?
Il rappresentante di Berna, il capo dell'Ufficio federale dell'ambiente Philippe Roch, ha indicato a swissinfo la sua parziale soddisfazione. "Ci siamo concentrati sul problema acqua e la guerra in Iraq, pur molto presente, non ha monopolizzato l'attenzione dei partecipanti".
I partecipanti hanno riconosciuto che è necessario proteggere l'ecosistema per consentire l'accesso all'acqua potabile a milioni di persone nei paesi dove oggi questo non è ancora possibile. Per Roch, questo riconoscimento è un fatto positivo.
"La dichiarazione accenna alla complessità del problema, anche se gli organismi di aiuto allo sviluppo stanno soltanto ora cominciando a capire l'importanza dell'ecosistema", ha precisato Roch.
L'ottimismo prudente di Roch non è condiviso da Madeleine Bolliger, rappresentante a Kyoto della coalizione svizzera delle organizzazioni per lo sviluppo. "Volevamo che il diritto all'acqua fosse accolto tra i diritti fondamentali, ma la dichiarazione ministeriale ha ignorato questa esigenza. Si tratta di una sconfitta severa", ha detto a swissinfo.
L'eredità di Kyoto
Bolliger ritiene che la comunità internazionale abbia perso l'opportunità di un impegno in favore delle fasce più povere della popolazione mondiale. "L'acqua è una questione di vita o di morte: l'80% delle malattie nei paesi in via di sviluppo sono dovute all'acqua inquinata o alla mancanza di acqua".
Per Philippe Roch, se non si agirà concretamente le conseguenze saranno terribili: ci saranno più povertà e conflitti, con nuove ondate migratorie e la distruzione dell'ecosistema. "Se non si farà nulla, l'acqua diventerà la causa principale dell'insicurezza e dei conflitti nel mondo".
swissinfo
In breve
La Conferenza ministeriale ha esaminato e accettato circa 400 programmi concreti di interventi. Su questo punto, il Forum sembra essere riuscito a creare tra i partecipanti la consapevolezza di dover passare all'azione.
Restano però le divisioni su alcuni temi chiave, come la privatizzazione o no delle risorse idriche, il raddoppio degli investimenti pubblici sull'acqua, e l'inserimento del diritto all'acqua tra i diritti umani fondamentali,.