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Non luogo a procedere né per i reati ipotizzati dal deputato MpS, né per la denuncia trasmessa dal Governo
BELLINZONA - Il caso Pronzini si sgonfia. Da ambo i lati. Il Ministero pubblico comunica infatti che, sulla base di ulteriori accertamenti e verifiche giuridiche, il Procuratore generale Andrea Pagani ha firmato un decreto di non luogo a procedere per la vicenda delle indennità e rimborsi spesa, doni e stipendi di fine mandato concessi ai membri del Consiglio di Stato e al Cancelliere segnalata dal deputato MpS.
«Un'attenta analisi dell'operato e delle procedure nel frattempo avviate dalle parti coinvolte» ha permesso di ritenere che non si configurassero i presupposti dell'articolo 312 CP (abuso di autorità) e, in particolare, l'elemento soggettivo del reato ipotizzato.
Parallelamente - lo scorso 5 settembre a margine della medesima vicenda - quattro membri del Governo cantonale avevano trasmesso una denuncia penale nei confronti del deputato del Movimento per il socialismo Matteo Pronzini. Anche in questo caso, non sono risultati adempiuti gli elementi soggettivi costitutivi dei reati penali ipotizzati (art. 174 CP, calunnia, e art. 303 CP, denuncia mendace). Il Procuratore generale Andrea Pagani ha di conseguenza decretato il non luogo a procedere anche di questo procedimento.
Sui rimborsi, già lo scorso 14 febbraio e rispettivamente il 9 marzo, l'allora Procuratore generale John Noseda aveva firmato due decreti d'abbandono. Successivamente, in data 27 agosto, il deputato del Movimento per il socialismo Matteo Pronzini aveva tentato la strada del Procuratore generale Andrea Pagani chiedendo di rivalutare dal profilo penale la situazione venutasi a creare dopo i citati decreti d'abbandono.
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