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<h2>SubmittedText<h2><p>Evidentemente, il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) intende abbandonare la politica sin qui perseguita in materia di diritti umani, rinunciando al dialogo sui diritti umani e facendo dei diritti umani un elemento stabile di tutti i settori della politica estera svizzera.</p><p>A tale riguardo il gruppo liberale-radicale invita il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. In concreto, quale strategia intende perseguire il Consiglio federale in avvenire nell'ambito dell'attuazione della politica federale in materia di diritti umani, giacché il DFAE rinuncia al dialogo sui diritti umani e quindi abbandona l'attuale politica sinora perseguita in questo campo, segnatamente nei rapporti con l'Iran?</p><p>2. Il Consiglio federale intende abbandonare la prassi sin qui seguita e integrare la questione dei diritti umani come elemento stabile anche nell'ambito degli accordi di libero scambio?</p><p>3. In avvenire toccherà ai diplomatici responsabili dei rapporti commerciali risolvere le questioni di diritti umani con i Paesi terzi nel quadro dei negoziati concernenti gli accordi di libero scambio?</p><p>4. Il Consiglio federale pensa di poter imporre ai nostri partner commerciali la nostra politica in materia di diritti umani senza che questo ci penalizzi o addirittura impedisca la conclusione di accordi di libero scambio? Non crede che così facendo concede ai Paesi nostri concorrenti un decisivo vantaggio concorrenziale a detrimento di un Paese esportatore come il nostro?</p><p>5. Non pensa, data l'enorme forza del franco, che una simile politica dei diritti umani metta a repentaglio il nostro settore delle esportazioni rispetto a Paesi economicamente molto più forti e di conseguenza molti importanti posti di lavoro e che la rapida conclusione di nuovi accordi di libero scambio rappresenti una misura importante per mitigare le ripercussioni negative del franco forte?</p><p>6. Non reputa che il libero scambio sia di per sé un mezzo per promuovere l'imprenditorialità all'estero, fondamentale per la democratizzazione di Paesi quali ad esempio la Cina?</p><p>7. Il nuovo assetto per l'attuazione della politica in materia di diritti umani è una decisione condivisa dal Consiglio federale in corpore?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Ai sensi dell'articolo 54 capoverso 2 della Costituzione federale, il rispetto dei diritti dell'uomo è uno dei cinque obiettivi della politica estera della Svizzera. Il nostro Paese è quindi obbligato a tener conto dei diritti dell'uomo per tutte le attività che svolge all'estero. Per adempiere ancora meglio a tale obiettivo universalmente valido, il DFAE ha recentemente ridefinito la sua politica in materia di diritti dell'uomo. Il dialogo sui diritti dell'uomo era uno strumento isolato e correva il rischio di venire emarginato e di perdere la sua efficacia a lungo termine. Si è quindi deciso di affrontare più sistematicamente la questione dei diritti dell'uomo a livello governativo e di presentarla nelle istanze internazionali. L'attuale quadro della politica svizzera in materia di diritti dell'uomo dovrà essere ampliato e reso più flessibile al fine di rafforzarlo e fornire così un contributo per un maggior rispetto dei diritti dell'uomo in tutto il mondo.</p><p>2. Il Consiglio federale vigila affinché venga attuato un approccio coerente, su tutti i livelli, della sua politica economica, sociale, ambientale e relativa ai diritti dell'uomo, elementi interdipendenti di una politica di sviluppo sostenibile (postulato Rennwald 07.3639). Alla stregua degli altri strumenti della politica economica estera, gli accordi di libero scambio (ALS) si fondano in primo luogo su criteri economici, tenendo comunque presente il rispetto delle norme sociali e ambientali e in generale dei diritti dell'uomo. Per la negoziazione di ALS, la Svizzera si impegna in favore di disposizioni per uno sviluppo sostenibile. Nel dialogo con i suoi partner di negoziazione, il Consiglio federale continuerà anche in futuro a sostenere l'inclusione nei trattati di libero scambio di disposizioni riguardanti aspetti sociali, ambientali e dei diritti dell'uomo.</p><p>3. La missione principale della diplomazia commerciale non cambia: coltivare le relazioni economiche. Come illustrato nel capitolo introduttivo del rapporto del Consiglio federale sulla politica economica estera del 2009, la Svizzera tiene conto degli obiettivi di sostenibilità anche nella sua politica economica estera. La diplomazia commerciale fornisce così un importante contributo a tutte le dimensioni dello sviluppo sostenibile.</p><p>4. Il Consiglio federale non ha l'intenzione di imporre ad altri Stati la nostra politica in materia di diritti dell'uomo. Si tratta invece di fare in modo che il diritto internazionale venga rispettato. Come menzionato alla cifra 2, il Consiglio federale privilegia una politica del dialogo costruttivo e cerca in primo luogo di convincere i suoi interlocutori. Da sola, la Svizzera non è in grado di imporre le norme vigenti in materia. Gli ALS stipulati dalla Svizzera favoriscono la crescita economica, la prosperità e la creazione di posti di lavoro, che peraltro integrano maggiormente i partner nel sistema di diritto internazionale e nella cooperazione economica internazionale. La rinuncia ad accordi di libero scambio non migliorerebbe la situazione della popolazione, ma penalizzerebbe unicamente le nostre imprese rispetto a quelle dei Paesi concorrenti e ostacolerebbe la creazione di nuovi posti di lavoro in Svizzera e nel Paese partner. Al tempo stesso gli sforzi profusi nell'ambito dei diritti dell'uomo mirano a migliorare le condizioni sociali a lungo termine: l'estensione del libero scambio comporta spesso un ampliamento dei diritti fondamentali riconosciuti dalla comunità internazionale nonché della libertà di commercio e di industria. Gli accordi di libero scambio hanno comunque dei limiti. Non esistono infatti standard o norme riconosciuti a livello internazionale per l'integrazione negli accordi commerciali di disposizioni in materia di ambiente, diritti dell'uomo e lavoro.</p><p>5. Gli accordi di libero scambio migliorano le condizioni economiche delle imprese svizzere che operano all'estero e facilitano loro l'accesso a nuovi importanti mercati. Sono quindi uno strumento non trascurabile per mantenere e migliorare la competitività della piazza economica svizzera orientata all'esportazione, in particolare alla luce dell'attuale difficile contesto nell'ambito della politica monetaria. Gli accordi di libero scambio sono molto utili e contribuiscono quanto meno a mitigare le ripercussioni negative del franco forte. Gli ALS non permettono tuttavia di combattere le conseguenze dell'apprezzamento del franco a breve termine, in quanto essi coprono solo un determinato periodo di tempo.</p><p>6. Il Consiglio federale è convinto che, grazie al rafforzamento degli impegni bilaterali e multilaterali, gli accordi di libero scambio contribuiscono a favorire lo Stato di diritto, lo sviluppo economico e la prosperità, in particolare grazie al sostegno del settore privato e dell'economia privata. Gli ALS rafforzano le relazioni fra i diversi attori e permettono di intensificare gli scambi, due importanti premesse per promuovere i nostri valori, in particolare la democrazia e il rispetto dei diritti dell'uomo.</p><p>7. Il 23 maggio 2011 la presidente della Confederazione Micheline Calmy-Rey ha informato la Commissione della politica estera del Consiglio nazionale sul nuovo orientamento della politica svizzera in materia di diritti dell'uomo.</p>  Risposta del Consiglio federale.