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Patrick Michel è una di quelle persone che ad un certo punto ha deciso di aprire il cassetto in cui teneva il suo sogno e non richiuderlo più: sapeva veleggiare, glielo aveva insegnato suo padre sul Lago Lemano quand'era solo un bambino, e non aveva mai smesso di sentire il richiamo del mare. Con gli anni era diventato un ingegnere informatico, aveva un mestiere ben pagato, ma non era felice. Così, un bel giorno, ha alzato il telefono e ha detto che non sarebbe più tornato a Ginevra. Aveva un piano: voleva circumnavigare il mondo.
«Incontro uno svizzero in ogni porto dove attracco. Non siamo in molti, ma il nostro Paese produce buoni marinai», racconta dall'approdo di Marina di Ragusa, in Sicilia, dove ha ormeggiato Ostrika, la sua barca a vela. In maggio, quest'anno, ha incrociato la sua prima rotta a sud di Antigua, ai Caraibi, e ha stappato una bottiglia di champagne per celebrare il traguardo. Erano passati quattro anni e mezzo da quando era salpato da New Port, negli Stati Uniti e aveva appena concluso il giro del mondo.
Patrick si è posto tante domande dopo aver portato a termine la sua missione. Era sul punto di tornare a casa, rientrare nei ranghi. Poi, si è guardato allo specchio e ha capito di avere ancora voglia di viaggiare. Presto, ripartirà su una nuova rotta: «Ci sono ancora tanti posti che devo visitare» ci dice sorridendo.
Filippo Fiorini