Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01289.jsonl.gz/112

Urs Ernst Schwarzenbach, classe 1948, è un ricco finanziere svizzero ed uno dei più grandi collezionisti d’arte del mondo.
Ancor prima di compiere vent’anni, vinse un concorso di disegno. Aveva intenzione di diventare un artista vista la sua forte inclinazione verso la pittura, ispirato da Pablo Picasso. Scoprì in seguito di essere più bravo nel disegno tecnico che nella pittura artistica, ma alla fine abbandonò anche l’architettura e divenne un banchiere.
I suoi primi acquisti d’arte risalgono alla gioventù quando cominciò a percepire i primi stipendi dalla banca UBS. Attraverso speculazioni valutarie guadagnò molti soldi negli anni ’80 e ’90 che destinò prima all’acquisto di sculture e in seguito a foto e dipinti d’autore. Non si definisce un commerciante ma un collezionista. Le opere d’arte da lui acquistate non sono in vendita, così dice lui, ma fanno parte dell’arredamento nelle stanze delle sue varie case e date in prestito ai musei.
La sua collezione è stimata attualmente oltre 1 miliardo di franchi. Per gestirla, Schwarzenbach impiega alcune persone presso un family office nella Villa Falkenstein nel centro di Zurigo. Ed è qui che entrano in azione i riflettori delle autorità fiscali svizzere. Le sue opere d’arte sono diventate il bersaglio degli investigatori doganali che hanno accusato Schwarzenbach di averle importate illegalmente attraverso una galleria d’arte di Zurigo, dichiarando alla frontiera un valore troppo basso, o in certi casi nullo, al fine di evitare il pagamento delle tasse di importazione.
La Svizzera sotto la pressione internazionale nel 2005 ha imposto un controllo aggiuntivo sull’arte in movimento a seguito dello scandalo dei beni ebraici tolti dai nazisti e tenuti presso le banche svizzere. Le autorità doganali federali e il Dipartimento della cultura richiedono ora maggiori ricerche sulle origini delle opere d’arte che si trovano in territorio svizzero.
Nel 2012 Schwarzenbach venne fermato dai funzionati doganali all’aeroporto di Zurigo mentre stava passando la zona verde della dogana. Era in possesso di due opere d’arte che avrebbe dovuto dichiarare. A quel punto è nato il sospetto che altre opere d’arte possano essere state introdotte senza il pagamento dovuto delle imposte.
Nel 2013 l’Amministrazione federale delle dogane inizia una serie di perquisizioni presso Villa Falkenstein, Villa Meridiana a St. Moritz, Villa Küsnacht e presso il lussuoso albergo The Dolder Grand a Zurigo, tutte proprietà di Schwarzenbach, sequestrando documenti e dati elettronici della collezione privata per confrontarli con le dichiarazioni doganali.
Dopo varie perquisizioni e indagini sugli affari fiscali delle aziende di Schwarzenbach, gli ispettori doganali hanno accertato un valore non dichiarato per oltre 200 dipinti d’autore. La tecnica per aggirare le tasse d’importazione, in parte autorizzata dalla legge, è quella della procedura di trasferimento adottata dalle società che importano ed esportano frequentemente. La dichiarazione dei beni che transitano non viene fatta alla dogana ma successivamente, nelle dichiarazioni fiscali. Le autorità però contestano che le opere d’arte in realtà non si trovano presso la galleria d’arte, non essendoci documenti che provino la tentata vendita, ma a disposizione dello stesso Schwarzenbach. Dunque l’attività svolta alla Villa Falkenstein non riguarda la sola gestione patrimoniale ma un vero e proprio commercio d’arte che non è stato mai dichiarato. Circa 150 dipinti vengono esposti nelle pareti delle sale dell’hotel The Dolder Grand. Per il fisco, nonostante Schwarzenbach sia residente in Inghilterra, la sua attività è tassabile a Zurigo.
Nel 2014 e nel 2015 due richieste di pagamento di imposte arretrate nei confronti di Schwarzenbach per un totale di 11,4 milioni di franchi sono state avanzate dalle autorità doganali e fiscali. Nel 2015 viene emessa una richiesta supplementare di circa 14 milioni di franchi oltre ad una ammenda aggiuntiva di 7 milioni di franchi. In più, dopo gli accertamenti sulle aziende per i periodi fiscali che vanno dal 2005 al 2012, Schwarzenbach deve oltre 270 milioni di franchi in imposte dirette federali, cantonali e comunali.
La conclusione delle indagini autorizza le autorità fiscali a sequestrare alcune opere, “tolte” dalle pareti dell’albergo The Dolder Grand con un’azione spettacolare avvenuta alla presenza di alcuni ospiti e fotografi, per assicurare i crediti vantati dall’Amministrazione federale.
Gli avvocati di Schwarzenbach hanno tentato diverse volte di impugnare i sequestri delle opere e i successivi precetti esecutivi che sono stati spiccati. Ma i ricorsi presentati al Tribunale distrettuale e al Tribunale cantonale non hanno avuto successo. Schwarzenbach, che vuole continuare a combattere contro le autorità fiscali, ha presentato come ultima carta un nuovo ricorso al Tribunale federale.
Schwarzenbach ha fatto sapere che trova assurdo quanto sta accadendo. Fino ad ora, sostiene, la Svizzera è stata per il mondo intero il centro dell’arte, e potrebbe perdere tale reputazione se il comportamento dell’autorità fiscale continuerà ad essere questo. Lussemburgo e Londra non aspettano altro che ciò avvenga e il suo management potrebbe essere trasferito altrove.
La partita sembrerebbe ancora aperta dunque, ma per quanto riguarda almeno le imposte doganali il destino sembra segnato.