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Dal primo di gennaio entreranno in vigore le convenzioni sull'imposizione alla fonte negoziate con l'Austria e il Regno Unito. Lo ricorda una nota odierna del Dipartimento federale delle finanze (DFF), dove si precisa che Londra riceverà un anticipo di 500 milioni di franchi. Vienna non ha chiesto un analogo trattamento.
Le due convenzioni riguardano tutti i contribuenti britannici e austriaci con un conto bancario o un deposito di titoli in Svizzera, precisa il DFF. I clienti possono scegliere di pagare un'imposta alla fonte, dedotta direttamente dal conto e trasmessa in forma anonima al proprio Stato di domicilio, o rivelare i dati relativi al proprio conto. La soluzione negoziata con i governi di Vienna e Londra permette di regolarizzare il problema degli averi non dichiarati preservando, nel contempo, il segreto bancario.
Al più tardi entro febbraio 2013, le banche dovranno aver informato i clienti interessati. Quest'ultimi dovranno indicare entro fine maggio se intendono pagare l'imposta alla fonte o rivelare i dati riguardanti il proprio conto.
Sempre in gennaio, il Regno Unito "riceverà un pagamento anticipato di 500 milioni di franchi, versato dalle banche conformemente all'accordo". Tale importo sarà rimborsato alle banche a poco a poco mediante i pagamenti incassati da metà anno a titolo di ricupero anonimo d'imposta, ricorda il DFF.
L'esecuzione degli accordi è regolata dalla legge federale sull'imposizione alla fonte in ambito internazionale (LIFI), posta in vigore dal Consiglio federale il 20 di dicembre scorso.
L'Azione per una Svizzera neutrale e indipendente (ASNI) ha inoltrato un ricorso relativo al fallimento del referendum indetto contro l'accordo con il Regno Unito. Nell'attesa di esprimersi, il Tribunale federale si è rifiutato di sospendere l'entrata in vigore del testo.
Il 18 di dicembre scorso, il TF aveva già respinto in via definitiva un ricorso di un privato cittadino che contestava la non riuscita del referendum sull'accordo fiscale tra la Svizzera e l'Austria.
Il 30 ottobre, la Cancelleria federale aveva dichiarato non riusciti i referendum contro gli accordi fiscali con l'Austria, la Gran Bretagna e la Germania - quest'ultimo affossato definitivamente dal parlamento tedesco n.d.r -, per i quali non erano state riunite, anche se per poco, le 50'000 firme necessarie.
Secondo il TF, le carenze fatte valere dal ricorrente in materia di validazione delle firme non hanno avuto influsso alcuno sull'esito del referendum contro l'accordo con l'Austria. Stando alla Cancelleria la soglia delle 50'000 sottoscrizioni non sarebbe stata raggiunta neppure se fossero state considerate valide tutte le firme giudicate irregolari.