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Il gruppo editoriale Ringier intende rilevare la Jean Frey AG, impresa che pubblica titoli come "Beobacher", "Weltwoche" o "Bilanz".Questo contenuto è stato pubblicato il 27 dicembre 2001 - 15:30
Un accordo di massima in questo senso è già stato firmato, indicano giovedì le parti.
Prima dell'intesa definitiva deve però ancora giungere il via libera della commissione della concorrenza e dall'esame dei conti. La procedura durerà 4-5 mesi. Il prezzo della transazione non viene rilevato, e non sono nemmeno note le conseguenze sui posti di lavoro.
Ringier intende mantenere il progetto della nuova «Weltwoche», viene precisato. Il settimanale, fortemente deficitario, si sarebbe dovuto presentare nel nuovo formato rivista alla fine di gennaio, ma a causa del passaggio di proprietà la pubblicazione sarà ritardata di alcuni mesi. Un'altra testata con grande tradizione della Jean Frey - lo «Sport» di Zurigo - aveva chiuso i battenti già alla fine di ottobre 1999.
Jean Frey AG appartiene al 100 % alla Basler Mediengruppe (BM), editore fra l'altro della «Basler Zeitung» che impiega più di 2000 persone e ha realizzato nell'esercizio 2000/01 un fatturato di 512 milioni di franchi. Ringier ha un giro d'affari di 1,018 miliardi, di cui 625 realizzato in Svizzera. Il gruppo contava alla fine del 2000 circa 5000 dipendenti; oltre al «Blick» pubblica fra l'altro «Cash», la «Schweizer Illustrierte», «Glückpost», «L'Hebdo», «dimanche.ch» e «L'Illustré».
Con la vendita della Jean Frey AG, BM mette la parola fine ad un'avventura oltre i confini di casa costata ai basilesi perdite di circa 100 milioni di franchi. Il portavoce Walter Schäfer ha detto che ancora oggi la decisione del 1993 di rilevare la Jean Frey AG (da Werner K. Rey) appare giusta. Ora però la strategia deve essere adattata alla realtà: nel 1999 la BM ha avviato un processo di ristrutturazione che vede ora la fine.
Con la cessione della Jean Frey AG il gruppo perderà un fatturato di 90 milioni di franchi, ha precisato Schäfer. A suo avviso, la vendita alla Ringier rappresenta la migliore delle possibili soluzioni poiché il controllo rimane in mani elvetiche e perché l'operazione è sopportabile anche per il personale. Schäfer non è però stato in grado di dire quanti degli attuali 290 posti di lavoro saranno sacrificati nella ristrutturazione.
swissinfo e agenzie
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