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Nel quadro dei risultati ottenuti allo scadere della prima fase della ricerca, il nuovo progetto si pone un duplice obiettivo, per raggiungere il quale adotteremo una attenta metodologia corpus-based.
a. Si tratta anzitutto di verificare se, accanto alla punteggiatura standard, non se ne stia disegnando una neo-standard, nello stesso modo in cui negli ultimi decenni – come tutti gli studiosi sostengono e accettano – hanno preso forma un neo-standard morfologico, sintattico e lessicale. Nei testi che più facilmente assorbono il neo-standard, come paradigmaticamente i giornali, ci sono infatti indizi significativi che sembrano andare in questo senso: pensiamo alla cosiddetta virgola passepartout, che invade il campo dei segni superiori; o alla lineetta singola di origine inglese ecc. La spinta proviene da scritture più marcate in diamesia, come quelle che rientrano nella Computer Mediated Communication, o in diafasia, come quelle letterarie degli ultimi cinquant’anni (in quest’ultimo caso con uno scambio complesso di dare e avere), senza dimenticare alcuni effetti delle traduzioni di successo.
b. Si tratta in secondo luogo di delineare e spiegare la storia della punteggiatura italiana, e della sua concezione, dal Cinque-Seicento a inizio Novecento: l’analisi – che poggerà sulle grammatiche e su un ampio corpus di scritture rappresentative – porterà da una parte sull’intero sistema interpuntivo e dall’altra su ogni singolo segno di punteggiatura. Per quanto riguarda l’aspetto sistemico, l’ipotesi che abbiamo elaborato e che va verificata è che si sia passati da un uso che combinava il criterio prosodico con quello morfosintattico (Cinque-primo Seicento), a un uso più rigorosamente morfosintattico (Seicento-secondo Settecento), e infine a un uso comunicativo (che si è stabilizzato nel secondo Ottocento per raffinarsi sempre di più nel corso del Novecento).