Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01233.jsonl.gz/1492

Dall’ultima era glaciale, i maestri dell’arrampicata hanno colonizzato altitudini sempre più elevate, ma il cambiamento climatico pone ostacoli sempre più grossi a questi animali. Lo riferisce l’Istituto federale di ricerca per la foresta, la neve e il paesaggio (WSL), spiegando che questo problema è stato dimostrato grazie a un loro studio, in cui i ricercatori hanno combinato le informazioni genetiche degli animali con modelli computerizzati. Inoltre, grazie alle simulazioni ottenute potrebbero anche mostrare come gli animali reagiranno al progressivo surriscaldamento terrestre.
Una migrazione verso l’alto
Se oggi il camoscio lo ritroviamo nel Giura, nelle zone dell’Altopiano centrale e soprattutto nella regione alpina, fino a 20’000 anni fa questo non era possibile per via della totale copertura dei ghiacciai. A quel tempo i camosci vivevano infatti a bassa quota dove erano presenti ripidi pendii, sia a nord che a sud dell’enorme massa di ghiaccio.
Uno sguardo al passato per prepararsi al futuro
Il ricercatore ambientale Flurin Leugger ha focalizzato le sue ricerche su come l’habitat degli animali si sia modificato negli ultimi 20mila anni, nonché quali fattori abbiano giocato un ruolo in questo senso. Per prima cosa, Leugger, assieme ad altri ricercatori, ha studiato quanto le varie popolazioni di camoscio della regione alpina siano geneticamente legate fra loro. In questo senso, i ricercatori hanno utilizzato campioni di sangue o ciuffi di pelliccia raccolti da varie amministrazioni venatorie, parchi naturali e ONG: in totale hanno analizzato le informazioni genetiche di 449 camosci provenienti da Svizzera, Francia, Austria, Italia, Slovenia e Croazia. I risultati hanno mostrato che la popolazione id camoscio alpina è composta da due gruppi genetici principali: un gruppo vive nelle Alpi occidentali fino alla Valle del Rodano (VS), l’altro a est della Valle del Rodano.
Distribuzione attuale
In una seconda fase dello studio, Leugger si è concentrato sulla ricostruzione delle caratteristiche dell’habitat ideale dei camosci, partendo dalla loro distribuzione attuale e dai dati climatici e topografici. Secondo il ricercatore, sono soprattutto la pendenza, la temperatura e la quantità di precipitazioni ad influenzare il benessere di questi animali. I dati ottenuti sono stati poi applicati alle condizioni climatiche di 20’000 anni fa, ottenendo così una mappa dettagliata della possibile distribuzione del camoscio alla fine dell’ultima era glaciale. La terza e ultima fase ha implicato una simulazione della distribuzione delle popolazioni di camosci nei successivi 20’000 anni, quindi fino ai giorni nostri, sulla base delle mutevoli condizioni climatiche. Queste hanno dimostrato come i camosci abbiano colonizzato sempre di più la regione alpina con il riscaldamento climatico e il ritiro dei ghiacciai. Nella ricerca, Leugger ha variato alcuni parametri delle simulazioni, quali velocità media di migrazione, e ha anche aggiunto ostacoli geografici artificiali.
I risultati
I risultati hanno parlato chiaro: i camosci migrano solo su brevi distanze, trascorrendo la maggior parte della loro vita in prossimità del luogo di nascita. È stato inoltre osservato che i camosci non superano alcuni ostacoli geografici naturali, come grandi fiumi e valli ampie e pianeggianti. Quest’ultimi vengono da loro evitati in quanto sono troppo esposti ai predatori, come lupi e linci. Un possibile motivo, questo, che spiega il fatto che i camosci raramente si diffondano oltre questi confini geografici. I risultati ottenuti possono anche venir utilizzati per studiare gli sviluppi futuri, anche grazie al fatto che i modelli di Leugger si avvicinano molto al clima dell’era glaciale, quindi applicabili anche a previsioni di dati climatici per mostrare come i camosci potrebbero reagire al riscaldamento climatico.
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata