Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01241.jsonl.gz/1058

"Un piccolo passo per un uomo, un grande balzo per l'umanità": parole entrate nella storia, pronunciate alle 22.56 (ora di Houston) del 20 luglio 1969 da Neil Armstrong, il primo a posare un piede sulla Luna seguito a ruota da Edwin "Buzz" Aldrin. Una frase non preparata, ma pensata dopo l'atterraggio, assicurò in una lunga intervista una ventina di anni fa. In Svizzera come nel resto d'Europa era piena notte, ma in molti erano incollati davanti al televisore: si calcola che 600 milioni di persone assistettero all'impresa dell'Apollo 11 di cui ricorre sabato il 50mo anniversario.
Il modulo lunare si era posato alcune ore prima, comandato manualmente da Armstrong, ignorando alcuni allarmi dati dal sistema di bordo e con carburante sufficiente ancora solo per una ventina di secondi.
L'equipaggio avrebbe dovuto riposare, ma decise di iniziare subito le operazioni per lo sbarco. Una volta sul suolo lunare, oltre a piantare la bandiera degli Stati Uniti, scattare oltre mille foto e compiere esperimenti scientifici (uno dei quali svizzero, ve ne parleremo nell'Oltre la News di domenica), gli astronauti raccolsero chili di campioni di roccia, che ancora oggi non hanno terminato di svelare lentamente i segreti del nostro satellite, come conferma l'astrofisico svizzero-statunitense Thomas Zurbuchen. Fra i massimi dirigenti della NASA, nell'intervista concessa a Emiliano Bos spiega anche gli obiettivi futuri dell'agenzia spaziale, oggi che Washington ha lanciato il progetto Artemis con orizzonte al 2024.
Ritornati sull'Eagle, Aldrin e Armstrong riposarono per sette ore, prima di essere svegliati e prepararsi al rientro. Il ricongiungimento con il modulo di contatto Columbia, sul quale il compagno Michael Collins li aveva attesi per quasi un giorno intero, riuscì. L'amministrazione Nixon aveva pronto un comunicato nel caso la missione si fosse conclusa in tragedia malgrado l'ottimismo del suo comandante, che prima di partire si era dato "almeno il 90% di possibilità di tornare vivo e il 50% di mettere piede sulla Luna". Il ritorno sulla Terra, con il "tuffo" nel Pacifico e il recupero, avvenne il 24 luglio, otto giorni dopo il lancio del razzo Saturno V da Cape Canaveral, sotto gli occhi di un milione di curiosi.
La corsa alla Luna era partita nove anni prima, un obiettivo fissato da John Fitzgerald Kennedy allora alla Casa Bianca e un tentativo di superare l'Unione Sovietica, che aveva già messo in orbita il primo satellite nel 1957 e il primo uomo, Iuri Gagarin, nel 1961.
Il progetto Apollo venne interrotto nel 1972. In tutto furono in 12 a mettere piede sulla Luna. Lukas Viglietti, pilota svizzero con la passione per questo argomento, ne ha conosciuti 10 e ha raccontato questi incontri nel libro "Apollo confidentiel" uscito di recente anche in inglese. Dalla scorsa settimana è in California, dove sta presentando il suo show multimediale, con cui spera di contagiare il pubblico di oggi.
In concomitanza con l'anniversario, da Sotheby's a New York finiranno all'asta rari filmati dei primi passi della Luna. Sono tre bobine, il cui valore è stimato a due milioni, trovate fra il migliaio di pellicole che un ex stagista della NASA acquistò una quarantina di anni fa per poche centinaia di dollari.
Immaginato prima che si realizzasse, raccontato in seguito, l'allunaggio ha fatto versare fiumi di inchiostro, riassunti da Fabrizio Farina nel suo "Viaggi sulla luna". L'introduzione è un racconto in cui l'autore immagina che, sbarcando, Armstrong e Aldrin vi trovano delle tracce. Sono quelle di tutti i personaggi che i protagonisti della letteratura, con la loro fantasia, avevano già mandato sulla Luna, da Luciano di Samosata prima di Cristo a oggi.
Sempre ammesso che Armstrong e Aldrin sulla Luna ci siano andati per davvero, direbbe qualcuno, perché a 50 anni di distanza la teoria del complotto secondo la quale sarebbe stato tutto inscenato in uno studio cinematografico (sotto la regia di Stanley Kubrick) è più viva che mai, basandosi su tutta una serie di indizi, dalle ombre a un tremolio della bandiera, passando per l'assenza di stelle nel cielo.