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Collasso economico
La crisi in Libano mette in fuga professionisti e studenti
Il Libano al collasso economico affronta un esodo di professionisti e studenti come non si vedeva da almeno cinquant'anni, durante la guerra civile (1975-90), e da più di un secolo, quando la prima ondata della diaspora libanese invase l'Europa e le due Americhe.
Secondo una relazione dell'Osservatorio Crisi dell'Università americana di Beirut, «il Libano perde e perderà il suo capitale umano più necessario alla rinascita del paese» messo in ginocchio dalla sua peggiore crisi economico-finanziaria registrata negli ultimi decenni, e i cui effetti si sono palesati già due anni fa.
La Banca mondiale stima che ci vorranno almeno 12 anni perché il prodotto interno lordo del Libano torni ai livelli precedenti al 2019. Ma le stime più realiste parlano di almeno un ventennio – attorno al 2040 – e questo nel caso che le autorità libanesi comincino oggi a occuparsi seriamente di trovare una via d'uscita alla crisi.
Quello che viene definito «il terzo esodo» nella storia del Libano contemporaneo dopo le migrazioni avvenute prima e dopo la Grande Guerra e dopo la fuga causata dalla guerra civile, non è caratterizzato da ondate di migranti disperati che rischiano la vita a bordo delle carrette del mare verso Cipro o la Turchia o che si addentrano nelle gole dell'Anatolia e dei Balcani sperando di raggiungere le capitali europee.
Gli analisti dell'Aub sottolineano infatti che a fuggire dal Libano che cola a picco sono un esercito di professionisti anche molto qualificati come medici, avvocati, infermieri, insegnanti, docenti universitari, architetti, ingegneri, imprenditori, tecnici informatici, e poi moltissimi studenti universitari e ricercatori in materie scientifiche.
Il fallimento del sistema bancario e il crollo della lira locale rispetto al dollaro statunitense ha creato un effetto a cascata che ha determinato un'inarrestabile e senza precedenti impennata dei prezzi delle merci al consumo e dei servizi essenziali, tra l'altro sempre più carenti.
Il potere d'acquisto garantito dai salari di dipendenti pubblici e liberi professionisti pagati in lire libanesi è crollato. Chi nel 2019 guadagnava l'equivalente di mille dollari oggi non arriva a 50 dollari. Le banche, di fatto fallite, hanno prima razionato l'accesso ai risparmi in valuta pesante e ormai da mesi hanno di fatto precluso l'accesso ai conti correnti da parte dei risparmiatori, rimasti sul lastrico. A questo si aggiunge che le autorità non hanno le risorse per importare combustibili, utili ad alimentare le centrali elettriche.
All'ombra delle minacciose varianti del covid e in un paese in cui mancano medicinali e strumentazioni mediche, molti ospedali hanno chiuso per mancanza di elettricità, le scuole non si sa se riapriranno e se lo faranno non si sa in quali condizioni ospiteranno gli studenti. Moltissime aziende hanno trasferito le loro sedi all'estero, molte altre hanno abbassato le saracinesche, così come alberghi, ristoranti, catene di supermercati e negozi, lasciando senza stipendi i loro dipendenti.
All'estero – conclude la relazione dell'Aub – il libanese che emigra è sempre ben accolto come migrante specializzato e capace. Ma lascia un paese moribondo, destinato alla carestie a e nuove guerre.
SDA