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Il Consiglio nazionale lancia in campo la ratifica dell'accordo di Parigi sul clima
Il Consiglio nazionale approva la ratifica dell'accordo di Parigi. Una decisione importante per la politica climatica nazionale. La Svizzera è particolarmente colpita dai cambiamenti climatici: nel Paese, infatti, le temperature salgono il doppio rispetto alla media globale. Morti per il caldo, ghiacciai che si sciolgono, turismo invernale in calo o scarsità d'acqua in agricoltura sono le dirette conseguenze.
Con l'accordo sul clima di Parigi, la comunità degli Stati ha deciso di mantenere il riscaldamento globale nettamente al di sotto della soglia dei due gradi e, qualora possibile, entro 1,5 gradi. Per ottenere questo risultato, le emissioni di gas a effetto serra dovranno essere globalmente azzerate entro la metà del 21° secolo. Il Consiglio nazionale ha deciso di ridurre le emissioni svizzere del 50% entro il 2030 rispetto ai livelli registrati nel 1990.
La Svizzera è fra gli ultimi Paesi che ratificheranno l'accordo di Parigi. Per poter adempiere ai propri impegni, dovrà introdurre una serie di misure per la salvaguardia del clima. Il Consiglio federale intende procedere in questa direzione con la revisione della legge sul CO2; in tal senso dovrebbe seguire il modello di Paesi come la Svezia, la Germania, la Danimarca o la Gran Bretagna, nettamente avanti in materia rispetto alla Svizzera.
Morti per il caldo, assenza di neve, alluvioni o malattie delle piante
In Svizzera i cambiamenti climatici si avvertono distintamente. Dalla metà del secolo scorso, la temperatura media annua nel Paese è aumentata di 1,8 gradi Celsius, circa il doppio rispetto alla media globale che si attesta sui 0,85 gradi. Le conseguenze sono già evidenti: i ghiacciai si sciolgono, il limite delle nevicate cresce, con il verificarsi sempre più frequente di eventi meteorologici estremi come ondate di caldo, forti precipitazioni e alluvioni. L'ondata di caldo dell'estate 2003 ha provocato, secondo le stime, circa 1000 morti premature nel nostro Paese. Lo scioglimento del permafrost provoca un maggior numero di frane e cadute di massi. Con l'arretramento dei ghiacciai si perde inoltre un'importante riserva di acqua, rendendo necessaria la ricerca di alternative per far fronte alla crescente siccità nei mesi estivi. Il turismo ne sarà particolarmente colpito: entro la fine del secolo, la stagione invernale si ridurrà di 4-8 settimane e il limite delle nevicate sarà di 500-700 metri più alto rispetto a oggi. Anche l'agricoltura dovrà affrontare notevoli sfide: ad esempio, oltre alla scarsità d'acqua, anche le malattie delle piante diventeranno un problema. In generale, la vegetazione si abitua con scarsa rapidità a nuove condizioni climatiche e lo stesso vale per alcune specie animali, portando l'intero ecosistema in disequilibrio e causando gravi conseguenze per l'economia.
Contatto:
Susanna Petrone, responsabile della comunicazione WWF Svizzera, <email-pii> , 076 552 18 70