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BERNA - «L'esercito svizzero semplicemente non ha bisogno di nuovi jet da combattimento», poche parole, ma lapidarie, quelle del ex-colonello dell'esercito svizzero Roger Schärer che ha recentemente preso posizione sull'acquisto della nuova flotta aerea a proposito del quale andremo a votare questo 27 settembre.
Schärer fa parte di un comitato civico del quale fanno parte diversi altri ex-militari contrari alla spesa da 6 miliardi per l'acquisto di velivoli ritenuto superfluo.
Fra questi c'è anche l'ex-ufficiale professionista Matthias Gräzer che nel suo curriculum ha diverse prese di posizioni dure sulle spese eccessive dell'esercito. Opinioni forte, le sue, che in passato hanno finito per costargli la carriera.
«Sei miliardi sono troppi, in ogni caso l'acquisto di quei jet è comunque largamente insufficiente a coprire il fabbisogno difensivo della Svizzera, sarà comunque sempre necessario appoggiarsi a paesi partner con importanti falle in altri settori».
Gli fa eco l'ex-capitano Andri Ventura che chiede che la faccenda sia meglio valutata «e si pensi a un concetto di difesa omnicomprensivo e al passo con i tempi».
Non riesce a capire le ragioni dei suoi ex-colleghi il colonnello di stato maggiore Matthias Zoller: «Con un attore bellicoso come la Turchia - che è comunque vicinissimo - che sta facendo pressioni incredibili sulla Grecia proprio in questi giorni, come si può davvero pensare che nei prossimi 30 anni non potranno esserci minacce di tipo militare?», si chiede.
«Si parla di droni, sì», continua Zoller che è a capo di Swissmem, «ma per ora è ancora materia sperimentale, potranno accompagnare i jet ma di sicuro non sostituirli. Certo, si tratta di un investimento elevato, ma ricordiamoci che resteranno in servizio per i prossimi 40 anni. Sono l'ultimo tassello del puzzle che ci manca per garantire la sicurezza dei cieli».
Rincara la dose il Dipartimento federale della difesa (Ddps): «L'intera flotta di aerei dell'esercito è obsoleta e deve essere urgentemente sostituita. Se non si procede si rischia di lasciare la popolazione vulnerabile alle minacce aeree dal 2030 in poi».
Il concetto di difesa omicomprensivo, inoltre, sarebbe solo un pretesto dei contrari perché «le minacce informatiche non si sostituiscono a quelle reali»