Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01036.jsonl.gz/528

Una città fantasma del vecchio West a venti miglia a ovest dell'Oceano Atlantico, cioè a metà strada tra la costa e Philadelphia è Ong’s Hat ed ha tutti gli ingredienti di una città fantasma: un nome strano, una origine ancora più bizzarra ma quello che è più strano è che ha un ruolo centrale nella prima teoria del complotto di Internet.
La città è in realtà formata dal solo edificio: lo Ong's Hut (letteralmente “la capanna di Hut”). Infatti, è possibile che Ong's Hut sia il nome corretto del luogo ma sulle mappe appare Ong's Hat (la "città" è apparsa sulle mappe nel 2006) da cui l’Ong's Hat Road nelle vicinanze.
Secondo la leggenda, la città prende il nome da un vero e proprio cappello (in inglese “hat” per cui in italiano il nome suonerebbe come “il cappello di Ong”). Un uomo con il cognome di Ong (un cognome comune nella zona in epoca coloniale) era famoso per corteggiare le donne grazie alla ricercatezza del suo abbigliamento, in particolare un cappello di seta. Un amante geloso calpestò il cappello e Ong, per la frustrazione, lo gettò in aria per cui rimase bloccato su un albero, così Ong's Hat divenne un punto di riferimento locale. In alcune versioni della storia, Ong possedeva invece una taverna, con il cappello come logo.
La storia vera è stata riportata nel 1968 da un membro della famiglia Ong che disse al New York Times che la sua famiglia aveva vissuto a Little Egg Harbor e trasportava grano. Costruirono una capanna a metà strada per riposare durante il loro viaggio, e Ong's Hut divenne Ong's Hat.
Tuttavia l’Ong’s Hat è famosa per essere stato il centro di una teoria della cospirazione. Wikipedia la definisce "una delle prime teorie cospirative di storia segreta basate su Internet", iniziata come un'opera di narrativa collaborativa. La teoria coinvolgeva i professori di Princeton che si pensava avessero costruito qui un laboratorio segreto di fisica quantistica per assemblare un dispositivo chiamato EGG, che permettesse viaggi interdimensionali. La teoria si ispirava chiaramente al film “Le avventure di Buckaroo Banzai nella quarta dimensione” che era uscito nelle sale proprio in quegli anni.
I creatori della teoria della cospirazione avevano voluto dare credito alla teoria diffondendola su più media, quindi su BBS (un primo sistema di comunicazione internet), radio, televisione ma soprattutto zine, cioè giornali prodotti con fotocopiatrici, e mail art. Quest'ultimo sistema è stato per lo più dimenticato, ma nell'era pre-internet, c'è stato un movimento per inviare opere d'arte attraverso la posta (spesso su buste o cartoline).
Per approfondire clicca qui
Per informazioni: www.wikimedia.ch/it/contatti