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Chi è
Fulco Pratesi è scrittore, fondatore e presidente onorario di Wwf Italia
Fulco Pratesi
L'orso sopravvive
in un mondo ostile
Non hanno mai avuto una vita facile i poveri orsi bruni delle Alpi.
Da sempre la presenza di questo mite plantigrado era considerata inaccettabile in tutta la Catena. E le uccisioni si moltiplicavano, sia per evitare eventuali danni al bestiame ed agli alveari, sia per utilizzarne le carni.
Il Bollettino del Naturalista del 1984, infatti, riportava: "La carne dell'orso si mangia, ed i macellai la smerciano a 2 lire il chilogrammo". Oltre a ciò si offrivano taglie sulla loro uccisione. Nel 1897, un orso venne abbattuto in Trentino e "fu condotto trionfalmente a Cles, facendo l'ingresso fra gli evviva e gli spari di fucile e da quell'Imperial Regio Capitanato, il bravo cacciatore ottenne il prescritto premio legale". La taglia legale in quegli anni era di 31,50 fiorini. Cui si aggiungevano 25 fiorini del Consiglio Provinciale di Agricoltura e 5 fiorini della locale Società dei cacciatori. Si può ben capire come, a poco a poco, il nobile bestione si avviasse verso l'estinzione in tutti i Paesi delle Alpi. Solo in Trentino, dal 1764 al 1935 si hanno dati certi dell'uccisione di ben 190 orsi. E dal 1935 al 1971 vennero abbattuti 29 esemplari , almeno quelli di cui si ha notizia certa.
Con questa progressione non ci si può meravigliare se, nonostante fosse ormai protetto da anni, nel 1990 l'orso alpino risultasse ormai estinto in tutta la Catena e solo due (due) esemplari si aggirassero per le foreste della Provincia di Trento.
Ma i trentini non si rassegnarono per la imminente estinzione. E numerosi tentativi furono organizzati per recuperare la specie. A iniziare dal 1960, quando due giovani orsi provenienti dallo zoo di Praga furono rilasciati in natura, ma dovettero essere ricatturati perché troppo confidenti e disinvolti. Altri tentativi dello stesso genere vi furono, da parte di naturalisti, scienziati e amministratori, nel 1969 e nel 1974. Tutti falliti, però, perché basati su esemplari allevati in cattività.
Finalmente, nel 1999, il sogno di riavere orsi sulle Alpi iniziò a concretizzarsi grazie a un finanziamento dell'Unione europea al Parco Naturale Adamello Brenta e alla Provincia di Trento.
Dopo i primi due orsi, Masun e Kirka, prelevati in riserve di caccia della Slovenia, altri negli anni successivi ne vennero rilasciati in Trentino. Oggi la loro popolazione - formata per lo più di individui, come M13, nati in natura - è di circa 40 esemplari. Un successo importante che fa il paio - per quanto riguarda la ricostituzione di specie ormai estinte sulle montagne alpine - con la reintroduzione dell'avvoltoio barbuto (estinto nel 1913) e della lince, i cui ultimi esemplari autoctoni scomparvero negli anni '30 dello scorso secolo.
Di tutti gli orsi oggetto dell'importante operazione, due (compreso l'ultimo) furono uccisi in Svizzera e uno in Baviera. Un cucciolo nato in libertà è stato predato in Italia da un'aquila reale.
Ora bisogna che i Paesi (sono quattro, più quattro regioni italiane) si rendano conto del valore insostituibile del ritorno di questo patrimonio della biodiversità, e consentano alla natura e ai suoi personaggi di sopravvivere in un mondo così ostile.
24-02-2013 01:00