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di Mariarosa Mancuso e Giovanna Riva
In diretta da Bellinzona, dove è in corso Babel, Festival letterario dedicato alla traduzione, Moby Dick racconta gli incontri e gli scontri tra le lingue, i linguaggi artistici, le interpretazioni critiche, e perfino la comicità (si sa che il tragico è universale, mentre la risata, dallo scivolone in su, presuppone un background di riferimenti comuni). I critici spesso “traducono” un film rivelandone i legami con la società e la politica, come fosse un romanzo a chiave. Tra gli esempi recenti: il filosofo Slavoj Zizek che in un articolo su Internazionale fa una disanima di “Cavaliere Oscuro” di Christopher Nolan. David Malouf ha parlato dell’Australia come di “un’Europa tradotta”. Un’idea simile l’aveva Baudrillard, a proposito di Stati Uniti ed Europa. Altri spunti arrivano da un libro appena pubblicato in Inghilterra da David Bellos, che cerca di smontare alcuni luoghi comuni in materia. A partire dal fatto che le traduzioni non possono essere allo stesso tempo belle e fedeli: o riesce la prima impresa o riesce l’altra. Tra gli ospiti di Mariarosa Mancuso e Giovanna Riva, Francesco Cataluccio.
15.09.2012