Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/243719

<h2>SubmittedText<h2><p>Quali passi (e da parte di chi) occorrono affinché il pentobarbitale sodico (NaP) venga inserito il prima possibile nel diritto in materia di agenti terapeutici e/o di stupefacenti, in modo che i medici possano prescrivere la dose necessaria per l'eutanasia volontaria a qualunque persona capace di discernimento (secondo l'art. 16 CC) che abbia preso in piena libertà una decisione informata in tal senso?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Come già esposto nella risposta all'interpellanza Flückiger Sylvia 17.3845 ''Potenziamento delle offerte di aiuto al suicidio'', il Consiglio federale ritiene che, rispetto ad altri Paesi, la Svizzera abbia un disciplinamento liberale dell'aiuto al suicidio e che non sia necessario adeguare la normativa vigente. In particolare, non vede la necessità di emanare disposizioni specifiche per la prescrizione e la dispensazione di pentobarbitale sodico in dose letale.</p><p>L'utilizzo di questa sostanza è già retto dalle disposizioni della legge sugli stupefacenti (LStup; RS 812.121) e della legge sugli agenti terapeutici (LATer; RS 812.21). In virtù della LStup, un medico può prescrivere il pentobarbitale sodico nella misura ammessa dalla scienza (art. 11). Tenuto conto delle numerose situazioni terapeutiche quotidiane e dei costanti progressi della scienza medica, si rinuncia in generale a disciplinare in modo più dettagliato nella LStup la dispensazione e la prescrizione di sostanze da parte dei medici. Spetta pertanto alle associazioni specialistiche precisare l'approccio medico all'assistenza al suicidio. Il 19 maggio 2022 la Federazione dei medici svizzeri (FMH) ha accolto le direttive medico-etiche "Come comportarsi con il fine vita e il decesso" dell'Accademia svizzera delle scienze mediche (ASSM) e le ha recepite nel suo codice deontologico. Secondo queste direttive, l'assistenza al suicidio di persone sane è eticamente inaccettabile, in quanto la gravità della sofferenza dev'essere corroborata da una diagnosi e una prognosi appropriate.</p><p>L'autodeterminazione nel fine vita è importante e un diritto di ciascun individuo, come peraltro rileva l'autore dell'interpellanza rinviando anche alla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo (art. 8 cpv. 1 CEDU; RS 0.101). Per rafforzare questo diritto, il Consiglio federale si impegna affinché tutte le persone abbiano accesso alle informazioni sulle possibilità di gestire il fine della vita (offerte di trattamento, terapie palliative, possibilità di assistenza a domicilio, sostegno dei familiari curanti). Nel rapporto in adempimento del postulato CSSS-S 18.3384 ''Migliorare l'assistenza e le cure alle persone che si trovano alla fine della loro vita'' il Consiglio federale si propone di permettere a tutti i pazienti in fase terminale di accedere alle offerte di cure palliative (cure mediche e infermieristiche e supporto psicosociale) per preservare o migliorare la qualità della vita anche nella fase terminale.</p>  Risposta del Consiglio federale.