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In Vietnam, oltre alle grandi agenzie umanitarie elvetiche, sono attive pure tutta una serie di piccole ONG private che, con tanta buona volontà, cercano di fare del loro meglio per sostenere i più poveri.
Uno di questi progetti, sostenuto dall'associazione ticinese Espérance ACTI, è dedicato a degli anziani abbandonati, le cui condizioni di vita restano tuttavia molto difficili. Reportage.
Pensate ad una normale casa per anziani all'occidentale. Corsie asettiche, luci al neon, infermiere in camice e pulsanti d'emergenza per i pazienti. Bene, dimenticate tutto. La casa per anziani di Espérance, nel villaggio di Dong Nai, una cinquantina di chilometri ad est di Ho Chi Minh City, tutti questi servizi se li sogna.
Diversi cani randagi si aggirano per il cortile sterrato dove sono disordinatamente ammassati assi di legno e attrezzi vari. Un paio di poltrone sfondate sono il punto di ritrovo per alcuni uomini in pigiama. Un forte odore di urina fuoriesce da un locale dove un'anziana donna giace silenziosa su una branda di ferro.
Pham Van Ngu, l'ingegnere locale che come occupazione parziale gestisce l'istituto con il sostegno di un gruppo di volontarie e di Espérance ACTI, ci accoglie con un ampio sorriso che contrasta con la desolazione circostante.
"Benvenuti, benvenuti", esclama accompagnandoci verso la camera che funge da ufficio e da magazzino per i (pochi) medicinali disponibili. "Non fatevi ingannare dalle apparenze: solo cinque anni fa qua c'era solo una capanna di legno dove 7-8 anziani poveri e soli vivevano abbandonati da tutti. Ora la situazione è migliorata di molto".
"In sostanza, se il centro non esistesse, queste persone sarebbero sulla strada. Non avrebbero alternativa alcuna", aggiunge.
Verso l'autofinanziamento?
Nel 2002, l'associazione Espérance ACTI, in collaborazione con la Croce rossa locale, aveva messo a disposizione un primo contributo di 8'000 franchi per rimettere a nuovo lo stabile e costruirne uno simile di fronte al primo. "Continuiamo a versare circa 150 franchi al mese per il cibo", dice a swissinfo Ivan Schick, il volonteroso presidente di Espérance.
Oggi il centro dispone di due ali (la terza è in costruzione) dove, in sette camere (tre per gli uomini e quattro per le donne) vengono ospitate e nutrite gratuitamente una ventina di persone. Alcune di loro sono malate, altre sono cieche. Tutte hanno in comune la povertà e l'assenza di una famiglia che si prenda cura di loro.
"Oggi la casa per anziani è conosciuta a livello locale e la gente del luogo comincia ad aiutare il centro, mettendo a disposizione soldi o cibo", aggiunge Schick. "Si sta sviluppando un certo grado di autofinanziamento".
Poche forze, molti progetti
Come trascorrete le giornate, chiediamo ad alcuni ospiti della casa. "Preghiamo, mangiamo e dormiamo", mi risponde un uomo dallo sguardo triste e malinconico. "Non facciamo nulla di speciale, ma almeno abbiamo cibo e un letto per dormire", commenta uno dei suoi compagni di camera.
In effetti il centro non offre molte possibilità di svago: niente TV, niente libri o centri d'incontro. E anche le cure per i malati sono scarse. Pham Van Ngu e le volontarie fanno quello che possono, ma non sono né infermieri né dottori. I servizi igienici sono basilari, la pulizia scarsa e le brande non dispongono di materassi. Condizioni inimmaginabili alle nostre latitudini.
Accanto a questo progetto, Espérance ACTI ne sostiene numerosi altri. Scuole, pozzi d'acqua, infermerie, ponti... Ma non sarebbe meglio concentrare le forze e focalizzarsi su alcuni progetti specifici, ottenendo risultati migliori, paragonabili a quelli dell'aiuto allo sviluppo "ufficiale"?
"Mi pongo costantemente questa domanda", risponde Ivan Schick. "Certo, potessimo lavorare su pochi progetti otterremmo grandi cose. Il problema è che riceviamo così tante richieste d'aiuto, a volte da regioni poverissime, e facciamo fatica a dire di no. E sia il tempo che i soldi sono comunque limitati".
La nebulosa degli aiuti privati
"In generale, tutte le azioni di solidarietà da parte della popolazione nei confronti del sud del mondo sono benvenute", commenta Nicolas Randin, responsabile della Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) per il Vietnam. "In certi casi esistono dei problemi di qualità, di efficacia e di massa critica, ma penso che la buona volontà e l'impegno alla base di queste iniziative vadano sostenuti".
Il numero esatto di iniziative private svizzere in Vietnam è sconosciuto. "Non esistono statistiche, le informazioni non passano attraverso nessun canale ufficiale", rileva l'esperto della DSC. È tuttavia immaginabile che siano decine e decine.
A volte si tratta di semplici turisti che, venuti a conoscenza di situazioni difficili, tornano in patria e raccolgono qualche fondo. In altre occasioni ci si imbatte in associazioni "quasi" professionali come Espérance ACTI ("Il mio è e rimane un hobby", ripete Ivan Schick).
Gli sviluppi di questi approcci possono tuttavia essere significativi: "Penso ad esempio alla cooperazione con il Bhutan. Tutto è nato negli anni '50 grazie all'iniziativa privata di un industriale zurighese", ricorda Randin. "Ed oggi, grazie a questi sforzi, lo Stato himalayano è uno dei paesi prioritari dell'azione della DSC".
swissinfo, Marzio Pescia, Dong Nai
Espérance ACTI
La piccola associazione umanitaria è nata nel 2000 ed ha sede a Balerna, nel sud della Svizzera italiana. Dispone di un budget di circa 30'000 franchi all'anno, raccolti prevalentemente grazie a tornei sportivi, concerti, mostre d'arte e mercatini promossi in Ticino e in Svizzera.
In collaborazione con associazioni locali, si occupa di vari interventi come la costruzione di pozzi d'acqua, scuole, infermerie o ponti in Vietnam, Laos e Cambogia.
Nel 2006/2007 Espérance ACTI prevede di finanziare 100 operazioni di cataratta (60 franchi l'una) e la costruzione di 2 scuole elementari (costo medio: 12'000 franchi), 20 pozzi d'acqua (160 franchi l'uno), 4 ponti in cemento (3500 franchi l'uno).
Paese prioritario
Sin dal 1992, il Vietnam è uno dei paesi prioritari dell'azione della Direzione dello sviluppo e della cooperazione svizzera (DSC). In collaborazione con il Segretariato di Stato dell'economia (seco), la DSC investe annualmente circa 30 milioni di franchi nel paese asiatico.
I principali accenti dei progetti di aiuto allo sviluppo svizzeri in Vietnam riguardano lo sfruttamento sostenibile delle risorse naturali, lo sviluppo urbano, la riforma dell'amministrazione e delle istituzioni ed una buona gestione di governo.