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Alimenti per i figli
Riduzione del contributo di mantenimento per i figli in caso di diritto di visita più esteso rispetto alla prassi?
|Caso 285, 1 maggio 2012||<< caso precedente | caso successivo >>|
Nel calcolo del contributo di mantenimento per i figli, per la parte di alimenti a carico del genitore non affidatario si giustifica operare una riduzione qualora i figli dovessero pranzare o cenare con il medesimo in misura maggiore rispetto alla prassi?
In una sentenza del 15 marzo 2012 il Tribunale d'appello di Lugano ha deciso quanto segue:
Qualora i figli trascorrano tre pranzi e tre cene la settimana con il genitore non affidatario, il calcolo dell'onere alimentare a suo carico deve prendere in considerazione tale aspetto.
Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni
AP 1 (1967) e AO 1 (1973) si sono sposati il 13 ottobre 1995. Dal matrimonio sono nate E., il 18 febbraio 1997, e V., il 24 ottobre 2001. Il marito lavora all'80%, mentre la moglie lavora dall'inizio del 2011 al 40%. I coniugi vivono separati dal 17 aprile 2011, quando AO 1 ha lasciato l'abitazione familiare per trasferirsi con le figlie altrove.
Il 28 aprile 2011 AO 1 si è rivolta al Pretore con un'istanza a protezione dell'unione coniugale.
Con decisione del 29 settembre 2011 il Pretore ha autorizzato i coniugi a vivere separati dal 17 aprile 2011, ha attribuito l'abitazione coniugale al marito (suppellettili comprese), ha affidato le figlie alla moglie, ha regolato il diritto di visita paterno, e ha condannato AP 1 a versare dal 1° maggio 2011 un contributo alimentare per la moglie di CHF 1’355.00 mensili, uno per E. di CHF 1'985.00 mensili (assegni familiari compresi) e uno per V. di CHF 1’570.00 mensili (assegni familiari compresi).
AP 1 è insorto al Tribunale d’appello contro la decisione del 29 settembre 2011 con un appello del 17 ottobre 2011 nel quale chiede di ridurre i contributi alimentari per le figlie e rispettivamente per la moglie dapprima una riduzione e in seguito la soppressione.
In particolare l'appellante contesta i fabbisogni in denaro delle figlie, facendo valere che esse pranzano mediamente tre volte e cenano mediamente tre volte e mezzo la settimana da lui, ciò che giustifica di togliere un 40% alla posta che la tabella 2011 correlata alle raccomandazioni pubblicate dall'Ufficio della gioventù e dell'orientamento professionale del Canton Zurigo prevede per il costo del vitto. Il fabbisogno in denaro di E. si ridurrebbe così di CHF 144.00 mensili (40% di CHF 360.00) e quello di V. di fr. 114.00 mensili (40% di CHF 285.00).
Ora, se da un lato quest'ultima conclusione non è stata ritenuta pertinente, poiché il fabbisogno in denaro delle figlie non muta, che ai pasti sopperisca un genitore o sopperisca l'altro, dall’altro è stato ammesso che la questione è piuttosto di sapere in che misura il genitore affidatario si veda sgravare dai costi grazie all'intervento dell'altro.
Nell'ambito di un abituale diritto di visita (di norma, una fine settimana su due) il genitore non affidatario deve provvedere mediamente a un pranzo e a una cena la settimana, senza che ciò giustifichi – per principio – diminuzioni del contributo alimentare a suo carico. Nella fattispecie tuttavia la situazione è notevolmente diversa, giacché AO 1 si vede esonerare dal costo di ben tre pranzi e tre cene la settimana per entrambe le figlie. Ne segue che, pur a un sommario esame come quello che governa le procedure a tutela dell'unione coniugale, l'appellante afferma a ragione che la moglie provvede al vitto delle figlie unicamente nella misura del 60%. Ai fini del giudizio occorrerà tenere conto così che l'appellante (o i suoi parenti) ne assicurano il restante 40%.
Il quadro familiare delle entrate e delle uscite si presenta, dopo quanto si è visto, come segue:
- reddito del marito, CHF 8’815.00 mensili
- reddito della moglie, CHF 2’383.95 mensili
- somma dei redditi, CHF 11’198.95 mensili
- fabbisogno minimo del marito, CHF 3’437.85 mensili
- fabbisogno minimo della moglie, CHF 2’777.50 mensili
- fabbisogno in denaro di E., CHF 1’985.00 mensili
- fabbisogno in denaro di V., CHF 1’570.00 mensili
- somma dei fabbisogni, CHF 9’770.35 mensili
- eccedenza, CHF 1’428.60 mensili
- metà eccedenza, CHF 714.30 mensili
- spettanza del marito, CHF 3’437.85 + CHF 714.30 = CHF 4’152.15 mensili,
il marito deve pertanto:
- versare alla moglie CHF 2’777.50 + CHF 714.30 ./. CHF 2’383.95 = CHF 1’107.85 mensili, arrotondati a CHF 1’110.00 mensili,
- versare per E. CHF 1'985.00 ./. CHF 144. = CHF 1’841.mensili arrotondati a CHF 1’840.— mensili (conservando CHF 144.00 per il vitto della medesima),
- versare per V. CHF 1’570.00 ./. CHF 114.00 = CHF 1’456.00, arrotondati a CHF 1’455.— mensili (conservando CHF 114.00 per il vitto della medesima).
Un argomento analogo è stato trattato nel caso-160.
Da notare che il Tribunale d'appello nella sentenza ICCA 11.2009.95 del 30 marzo 2012 ha precisato che, in quel caso, sebbene il padre trascorra con il figlio quattro settimane di vacanza a fronte delle cinque e mezzo previste dall'usuale diritto di visita, egli ospita il figlio un giorno la settimana supplementare, ciò che consisterebbe in incontri nettamente più estesi di quelli abitualmente riconosciuti, nel Cantone Ticino, a un genitore non affidatario nel caso di figli in età scolastica (RTiD I-2005, pag. 778, sentenza 58c), per cui ha ritenuto ciò riconoscendo che una quota della posta "cura ed educazione" prevista dalle tabelle di Zurigo è assicurata dal padre; se la posta piena, nel caso concreto, ammonta a CHF 450.00 mensili per 30 giorni, visto il diritto di visita del padre più esteso, la quota parte da lui assicurata ammonterebbe a CHF 67.50 mensili (consid. 8.). Altra sentenza sull'argomento, cfr. I CCA 11.2011.85 dell'11 ottobre 2012, RTiD I 2013, N. 7c).
Data creazione: 1 maggio 2012
Data modifica: 13 novembre 2013
|Caso 281, 1 marzo 2012||<< caso precedente | caso successivo >>|
Esiste l'obbligo per le coppie conviventi non coniugate di sottoscrivere dinanzi all'autorità tutoria un contratto di mantenimento per i figli nati dalla loro relazione?
In una sentenza del 14 febbraio 2012 il Tribunale d'appello di Lugano ha stabilito quanto segue:
Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni
La situazione di fatto è la seguente:
- coppia eterosessuale non coniugata;
- figlio nato dalla loro relazione;
- il padre riconosce il figlio;
- la Commissione Tutoria Regionale (CTR) scrive ai genitori indicando che se non verrà sottoscritto un contratto per l'obbligo alimentare, avrebbe nominato un curatore per salvaguardarne il diritto al mantenimento;
- i genitori non si sono dichiarati disposti a sottoscrivere il contratto per l'obbligo alimentare;
- la CTR ha proceduto alla nomina del curatore;
- i genitori hanno impugnato la decisione all'Autorità di ricorso (l'Autorità di Vigilanza sulle Tutele): la decisione della CTR è stata confermata;
- i genitori hanno dunque impugnato in seconda istanza la decisione (al Tribunale d'appello): il ricorso loro è stato respinto;
- la decisione del Tribunale d'appello ad oggi non è ancora cresciuta in giudicato.
Giusta l'art. 309 cpv. 1 CC, l'autorità tutoria, a richiesta della donna nubile gravida o tosto che sia informata del parto, nomina al nascituro o all’infante un curatore che provveda all’accertamento della filiazione paterna e consigli e assista la madre nel modo richiesto dalle circostanze. Di regola il curatore è incaricato anche di far valere i diritti del nascituro o del minorenne al mantenimento, nel qual caso ci si trova di fronte a una curatela combinata (art. 308 CC e 309 cpv. 2 CC), sicché il curatore può promuovere un'azione di paternità combinata con un'azione di mantenimento (art. 280 cpv. 2 CC).
Poco importa che la madre nubile viva sola o in concubinato: la curatela di paternità va designata per legge "tosto che l'autorità tutoria sia informata del parto". Il concubinato della madre non garantisce al figlio gli stessi diritti che ha il figlio di genitori sposati (a cominciare dalla presunzione di paternità secondo gli artt. 255 e segg. CC).
Se il figlio di una donna non sposata è stato riconosciuto dal padre, l'autorità tutoria si adopera direttamente per salvaguardarne i diritti alimentari, invitando i genitori a sottoscrivere un contratto di mantenimento. Se non riesce o i genitori non collaborano essa nomina un curatore giusta l'art. 308 cpv. 2 CC, incaricato di far valere in giudizio i diritti del figlio (curatore "di mantenimento"). Il mero fatto che la madre versi in ottime condizioni finanziarie ancora non dispensa l'autorità tutoria dal promuovere un contratto di mantenimento, giacché il figlio ha un diritto proprio al mantenimento non solo nei confronti di lei, ma di entrambi i genitori. Anche il figlio di genitori che vivono in concubinato ha un diritto proprio al mantenimento nei confronti di entrambi i genitori.
Se i genitori dovessero separarsi il figlio si troverebbe anche in questi casi svantaggiato rispetto a un figlio di genitori sposati, poiché il concubinato è una semplice relazione di fatto e nessun giudice interviene a quel momento. Per garantire le pretese del figlio in simile eventualità occorre dunque un contratto di mantenimento approvato dall'autorità tutoria (art. 287 CC) o dal giudice (art. 279 CC) oppure una sentenza che fissi i contributi alimentari (DTF 111 II 6, consid. 6b).
Nel caso concreto i genitori, conviventi, si sono rifiutati di sottoscrivere un contratto di mantenimento invocando la loro privatezza, la difesa della loro personalità e la parità di trattamento nei confronti di coppie sposate ... ma sulla protezione del figlio non hanno speso una parola. Eppure il figlio ha un suo diritto proprio al mantenimento anche nei confronti del padre, non solo della madre (per quanto facoltosa possa essere), e va debitamente protetto nel caso in cui i genitori si separino.
Data creazione: 1 marzo 2012
Data modifica: 1 marzo 2012
Commisurazione del contributo per il mantenimento del figlio; reddito ipotetico del genitore debitore del contributo
|Caso 279, 1 febbraio 2012||<< caso precedente | caso successivo >>|
Quali sono i principi relativi alla presa in considerazione di un reddito ipotetico per il mantenimento del figlio minorenne?
In una sentenza del 3 febbraio 2011 il Tribunale federale di Losanna ha stabilito quanto segue:
Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni
Nel caso - 89 è stato trattato il concetto del redito potenziale e il fatto che il non aver più diritto alle indennità di disoccupazione non è un motivo sufficiente per far valere l'impossibilità di versare alimenti, anche se la circostanza che il debitore del contributo di mantenimento riceva regolarmente e senza ritardo indennità giornaliere dall'assicurazione contro la disoccupazione è un indizio che egli intraprende gli sforzi da lui esigibili per la ricerca di una nuova occupazione.
Il Tribunale federale indica che in presenza di doveri di mantenimento di un figlio minorenne, la messa a profitto della capacità di guadagno dev'essere ritenuta un'esigenza particolarmente severa. Questo concetto vale soprattutto in presenza di condizioni economiche modeste. I criteri applicabili all'assicurazione di disoccupazione non possono essere considerati senza una corretta valutazione. Il fatto che il genitore debitore dell'alimento sia disoccupato e che non abbia trovato lavoro nonostante adeguati sforzi, non è ancora una prova che dimostri la sua impossibilità ad intraprendere un'attività lavorativa. Si possono prendere in considerazione anche attività che non esigono una formazione professionale completa e che si situano nell'ambito dei salari bassi. Un genitore che seppur senza formazione professionale si descrive come in buona salute e pienamente abile al lavoro dimostra che può esercitare un'attività lavorativa così da poter adempiere ai suoi obblighi alimentari verso il figlio. Il giudice dovrà allora indicare concretamente quali attività potrebbe dover svolgere il genitore debitore alimentare (come ad es. lavori di segretariato o d'ufficio, la vendita al dettaglio, pulizie, ecc.) e quali posti potrebbe occupare in base allo stipendio che viene ipotizzato. Per calcolare un reddito potenziale non basterà che il giudice indichi teoricamente un reddito ipotetico, ma per evitare che la propria sentenza sia considerata arbitraria dovrà stabilire con esattezza quali attività concretamente avrebbe potuto svolgere.
Data creazione: 1 febbraio 2012
Data modifica: 1 febbraio 2012
|Caso 271, 30 settembre 2011||<< caso precedente | caso successivo >>|
A quali condizioni i genitori possono utilizzare redditi e sostanza del figlio minorenne?
In una sentenza del 6 luglio 2011 il Tribunale federale di Losanna ha stabilito quanto segue:
Tenuto conto che i genitori devono provvedere al mantenimento del figlio, incluse le spese d’educazione e formazione e delle misure prese a sua tutela, nonché del fatto che hanno il diritto e il dovere di amministrare la sostanza del figlio finché è soggetto alla loro autorità, solo a certe condizioni i genitori possono utilizzare i redditi e la sostanza dei figli minorenni.
Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni
Nel caso concreto siamo in presenza di una madre vedova che ha richiesto all'autorità tutoria di poter prelevare annualmente dal conto del figlio minorenne l'importo di CHF 15'000.00 per potere in particolare pagare le spese future ed eventuali del figlio studente di 15 anni, senza dover continuamente chiedere l'autorizzazione ogni anno all'autorità tutoria. La richiesta è stata respinta.
Ai sensi dell'art. 276 cpv. 1 CC i genitori devono provvedere al mantenimento del figlio, incluse le spese d’educazione e formazione e delle misure prese a sua tutela. I genitori hanno anche il diritto e il dovere di amministrare la sostanza del figlio finché è soggetto alla loro autorità (art. 318 CC). L'art. 319 cpv. 1 CC indica che i genitori possono impiegare i redditi della sostanza del figlio segnatamente per il suo mantenimento. Se i bisogni correnti del figlio lo esigono, i genitori possono anche attingere ai versamenti a tacitazione, risarcimenti e analoghe prestazioni di pertinenza del medesimo (art. 320 cpv. 1 CC). Sono questi i beni che corrispondono all'espressione "altri mezzi" di cui all'art. 276 cpv. 3 CC ("i genitori sono liberati dall’obbligo di mantenimento nella misura in cui si possa ragionevolmente pretendere che il figlio vi provveda da sé con il provento del suo lavoro o con altri mezzi"), vale a dire i mezzi che hanno quale scopo specifico di sostituire il mantenimento, come ad es. le rendite per orfani o gli assegni familiari. Se questi "altri mezzi" o altri beni liberi del figlio - come liberalità ai sensi dell'art. 321 CC, o beni ereditati ai sensi dell'art. 322 CC, oppure il provento dal lavoro e l'assegno professionale (art. 323 CC) - sopperiscono integralmente ai suoi bisogni, i genitori sono allora liberati dal loro obbligo di mantenimento (art. 276 cpv. 3 CC; DTF 123 III 161, consid. 4a).
Per contro i genitori in principio non possono utilizzare la sostanza del figlio salvo quella relativa all'art. 320 cpv. 1 CC ("Versamenti a tacitazione, risarcimenti e analoghe prestazioni"); in questo senso l'amministrazione della sostanza del figlio è puramente conservativa.
La regola appena citata, dell'intangibilità della sostanza del figlio, ha tuttavia delle eccezioni; ai sensi dell'art. 320 cpv. 2 CC, se necessario per provvedere alle spese di mantenimento, educazione o istruzione, l’autorità tutoria può permettere ai genitori di attingere in misura determinata anche alla rimanente sostanza del figlio. Le condizioni alla base dell'art. 320 cpv. 2 CC sono da un lato la necessità di attingere dalla sostanza del figlio e dall'altro l'utilizzo del denaro per le spese di mantenimento, educazione o istruzione del medesimo. Il termine "necessità" si definisce in funzione dell'obbligo, già citato, dei genitori di provvedere con i propri mezzi al mantenimento del figlio (art. 276 cpv. 1 CC), tenuto conto che l'obbligo del figlio di provvedere al proprio mantenimento è sussidiario rispetto a quello dei genitori. In questo senso l'utilizzo degli altri beni menzionati all'art. 320 cpv. 1 CC ("Versamenti a tacitazione, risarcimenti e analoghe prestazioni"), seppur nell'interesse diretto del figlio, è da ritenersi un'eccezione: si attua dal momento in cui i genitori non hanno le risorse sufficienti per far fronte ai costi del mantenimento del figlio, totalmente o in parte. Inoltre le risorse proprie del figlio, ai sensi dell'art. 323 cpv. 1 CC, così come i beni specificatamente destinati, vista la loro natura, al suo mantenimento, ai sensi dell'art. 320 cpv. 1 CC, devono essere stati consumati prima che i genitori possano utilizzare la sostanza del figlio.
Per poter valutare la necessità di un prelevamento rispetto alla situazione finanziaria dei genitori, l'autorità tutoria deve essere messa al corrente del costo delle necessità correnti del figlio o del costo della spesa straordinaria, così come dell'oggetto di tale spesa. Se le condizioni previste all'art. 320 cpv. 2 CC sono adempiute, l'autorità tutoria autorizza il prelevamento e ne fissa l'importo, così come pure l'eventuale frequenza del prelevamento e lo scopo.
Nel caso concreto l'istanza è stata respinta dato che è stata richiesta un'autorizzazione generale a prelevare un importo di CHF 15'000.00 annui sulla sostanza del figlio per spese straordinarie, future ed ipotetiche. La richiesta non adempiva la condizione della necessità prevista all'art. 320 cpv. 2 CC, tenuto conto che tale norma indica che la spesa deve riferirsi ad una necessità attuale e concreta, spesa che i genitori non sono in grado di coprire in mancanza di sufficienti risorse proprie.
Un'osservazione importante va fatta in merito alla prassi assai differenziata dei vari istituti bancari relativamente alla sostanza dei figli minorenni; nella realtà - per lo meno ticinese - si assiste a tutta una serie di prassi differenti e le più svariate: da istituti bancari che permettono il prelievo incondizionato del denaro di figli minorenni da parte dei genitori, ad altri che lo permettono tramite la presentazione dei giustificativi della spesa, ad altri ancora che per contro subordinano qualsivoglia richiesta all'autorizzazione dell'autorità tutoria. Orbene, ovviamente la prassi non deve andare contro le norme legali in materia e qualora i prelevamenti fossero erroneamente autorizzati la Banca rischia chiaramente un'azione di responsabilità, segnatamente se ciò cagionasse un danno al minore.
Data creazione: 30 settembre 2011
Data modifica: 30 settembre 2011
Alimenti a favore dei figli minorenni quando entrambi i genitori lavorano - computo dell'assegno famigliare di base
|Caso 258, 1 marzo 2011||<< caso precedente | caso successivo >>|
Come si calcola il contributo di mantenimento a favore dei figli minorenni quando entrambi i genitori svolgono un'attività lavorativa? Come vengono considerati gli assegni famigliari di base?
In una sentenza del 15 febbraio 2011 il Tribunale d'appello di Lugano ha stabilito quanto segue:
Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni
Sul calcolo del contributo di mantenimento dei genitori a favore dei figli minorenni abbiamo dedicato in particolare il caso 16, il quale tuttavia contempla un calcolo che risulta oggi superato.
Nel caso qui trattato la moglie ha rinunciato a postulare un contributo di mantenimento per sé; il metodo di calcolo utilizzato dal Tribunale d'appello per il mantenimento dei figli minorenni è dunque il seguente.
Esempio di contributo di mantenimento a favore di un figlio unico di 13 anni, affidato alla madre, la quale svolge un'attività lavorativa al 70%; la quota parte di 1/3 della pigione della madre è considerata, per semplicità, pari alla posta "Unterkunft" delle Tabelle di Zurigo (cfr. sull'argomento caso-157 e riferimenti):
- fabbisogno del figlio: CHF 2'026.00 mensili (Tab. ZH al 01.01.2011, parte in denaro di CHF 1'795.00 + 70% della parte in natura di CHF 231.00);
- reddito del padre: CHF 6'000.00 mensili netti;
- reddito della madre: CHF 3'800.00 mensili netti, compresi gli assegni famigliari di base (AF); *
- fabbisogno minimo del padre: CHF 3'500.00
- fabbisogno minimo della madre: CHF 3'000.00
- (eccedenza, in questo caso non ripartita: CHF 1'274.00 mensili)
Calcolo delle disponibilità dei genitori:
- disponibilità del padre: CHF 6'000.00 ./. CHF 3'500.00 = CHF 2'500.00 mensili
- disponibilità della madre: CHF 3'800.00 ./. CHF 3'000.00 = CHF 800.00 mensili
Calcolo dei rispettivi contributi di mantenimento:
- contributo alimentare del padre per il figlio:
fabbisogno del figlio x disponibilità del padre
(disponibilità del padre + disponibilità della madre)
in concreto: CHF 2'026.00 x CHF 2'500.00
CHF 2'500.00 + CHF 800.00
= CHF 1'534.85 mensili ./. AF (CHF 200.00 mensili incassati dalla
madre) = CHF 1'334.85 mensili
- contributo alimentare della madre per il figlio:
fabbisogno del figlio x disponibilità della madre
(disponibilità del padre + disponibilità della madre)
in concreto: CHF 2'026.00 x CHF 800.00
CHF 2'500.00 + CHF 800.00
= CHF 491.15 mensili + AF (CHF 200.00 mensili da lei incassati)
= CHF 691.15 mensili
Lo stesso metodo di calcolo si applica per tutte le altre fasce di età del figlio.
Premesso che le Tabelle di Zurigo comprendono già gli assegni famigliari di base (cfr. tra le altre RTiD I-2005, sentenza 54c, consid. 7), il Tribunale d'appello fissa i contributi di mantenimento per i figli includendo tali assegni.
Tuttavia, per il calcolo del contributo alimentare occorre distinguere: se il fabbisogno in denaro del figlio è coperto dal contributo erogato dal debitore (come nell'esempio sopra indicato), l'assegno famigliare riscosso dall'affidatario va in deduzione del contributo, non giustificandosi che il figlio riceva più del fabbisogno in denaro. Per contro, se il fabbisogno in denaro non è assicurato, l'assegno famigliare percepito dall'affidatario va in aggiunta al contributo alimentare stanziato dall'altro genitore (RTiD I-2010, pag. 704, no. 22c con riferimenti).
Per capire meglio quanto appena indicato, se nel caso sopra menzionato il padre avesse avuto un reddito di CHF 4'500.00 mensili al posto dei CHF 6'000.00 mensili indicati, avremmo avuto la seguente situazione:
- fabbisogno del figlio: CHF 2'026.00 mensili (Tab. ZH al 01.01.2011, parte in denaro di CHF 1'795.00 + 70% della parte in natura di CHF 231.00);
- reddito del padre: CHF 4'500.00 mensili netti;
- reddito della madre: CHF 3'800.00 mensili netti, compresi gli assegni famigliari di base (AF); *
- fabbisogno minimo del padre: CHF 3'500.00
- fabbisogno minimo della madre: CHF 3'000.00
- (eccedenza negativa: - CHF 226.00 mensili)
Calcolo delle disponibilità dei genitori:
- disponibilità del padre: CHF 4'500.00 ./. CHF 3'500.00 = CHF 1'000.00 mensili
- disponibilità della madre: CHF 3'800.00 ./. CHF 3'000.00 = CHF 800.00 mensili
Calcolo dei rispettivi contributi di mantenimento:
- contributo alimentare del padre per il figlio:
CHF 2'026.00 x CHF 1'000.00
CHF 1'000.00 + CHF 800.00
= CHF 1'125.55 mensili + AF (CHF 200.00 mensili, già incassati dalla madre);
tenuto conto tuttavia che il debitore alimentare ha il diritto alla
copertura del suo fabbisogno minimo, egli non potrà che versare
CHF 1'000.00 mensili
- contributo alimentare della madre per il figlio:
CHF 2'026.00 x CHF 800.00
CHF 1'000.00 + CHF 800.00
= CHF 900.45 mensili compresi gli AF (CHF 200.00 mensili);
tuttavia anche la madre ha diritto alla teorica copertura del
suo fabbisogno minimo, per cui potrà consacrare al figlio solo
CHF 800.00 mensili
E' dunque il figlio (e con esso il genitore affidatario, per cui
nel caso concreto la madre) a sopportare l'eccedenza negativa
di CHF 226.00 mensili.
Nel caso in cui vi fossero più figli e, come in quest'ultimo esempio, un'eccedenza negativa, occorrerà in seguito effettuare il riparto del mantenimento tra i figli in base al calcolo indicato nel caso 77.
Il Tribunale federale ha indicato in particolare che dopo la deduzione delle prestazioni di terzi, i bisogni non coperti dei figli dovranno essere ripartiti tra i genitori in misura della rispettiva capacità contributiva (cfr. sentenza TF 5A_792/2008, consid. 5.3.1 del 26 febbraio 2009, sentenza TF 5A_507/2007 consid 5.1 del 23 aprile 2008 pubblicato in FamPra.ch, pag. 992; sentenza TF 5C.127/2003, consid. 4.1.2 del 15 ottobre 2003).
* Sul computo degli assegni famigliari per il calcolo cfr. tuttavia caso-291, in fine.
Data creazione: 1 marzo 2011
Data modifica: 17 febbraio 2013
|Caso 257, 15 febbraio 2011||<< caso precedente | caso successivo >>|
Se il padre, non ancora accertato tale dal punto di vista giuridico, non paga i contributi di mantenimento per il figlio, può essere punito penalmente?
In una sentenza dell'8 giugno 2010 il Tribunale federale di Losanna ha stabilito quanto segue:
Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni
L'art. 217 cpv. 1 CP prevede che chiunque non presta gli alimenti o i sussidi che gli sono imposti dal diritto di famiglia, benché abbia o possa avere i mezzi per farlo, è punito, a querela di parte, con una pena detentiva sino a tre anni o con una pena pecuniaria.
Giusta l'art. 276 cpv. 1 CC, i genitori devono provvedere al mantenimento del figlio, incluse le spese d’educazione e formazione e delle misure prese a sua tutela. Una condizione essenziale per l'applicabilità di tale norma é l'esistenza di un rapporto di filiazione (DTF 129 II 646, consid. 4.1). La punibilità penale in caso di mancato pagamento degli alimenti presuppone il legame di filiazione: se i genitori del figlio non sono sposati, il legame di filiazione esiste in caso di riconoscimento di paternità o di sentenza giudiziaria accertante la paternità, cresciuta in giudicato. La punibilità avrà effetto da questo momento e poco importa che poi un eventuale giudizio di merito, accertante la paternità e l'obbligo alimentare, abbia effetto retroattivo; tuttavia il padre potrà essere punito anche per gli arretrati dal momento in cui alla crescita in giudicato della sentenza, pur avendone i mezzi, non vi adempia.
Pendente causa tuttavia l'art. 283 CC prevede che quando la paternità sia presunta e la presunzione non possa essere infirmata da prove rapidamente esperibili, il presunto padre, ad istanza della controparte, deve già prima della sentenza pagare adeguati contributi per il mantenimento del figlio.
Naturalmente il Giudice deve emanare una decisione provvisionale che preveda l'obbligo contributivo e, come tale, la decisione provvisionale potrà anche cadere al termine della procedura, qualora la paternità non fosse effettivamente accertata; tuttavia per il periodo in cui il decreto provvisionale ha esplicato i suoi effetti si è creato un obbligo alimentare e pertanto il presunto padre deve pagare; in caso di sua sottrazione al pagamento, egli potrebbe essere punibile ex art. 217 CP, in particolare qualora lo avesse fatto intenzionalmente e avesse o potesse avere i mezzi per farlo, a prescindere dal destino del merito dell'azione di paternità.
Da notare infine che il Tribunale federale precisa che un eventuale obbligo alimentare basato su una convenzione privata tra la madre e il padre biologico, dove tuttavia quest'ultimo non riconosce il figlio, non è sufficiente per rendere applicabile l'art. 217 CP, mancando il legame di filiazione che crea il diritto al mantenimento ex art. 276 CC.
Data creazione: 15 febbraio 2011
Data modifica: 15 febbraio 2011
|Caso 241, 31 maggio 2010||<< caso precedente | caso successivo >>|
Una sentenza di divorzio che regola gli alimenti a favore dei figli anche dopo la loro maggiore età è un titolo esecutivo sufficiente per poter ottenere la diffida ai debitori?
In una sentenza del 16 novembre 2009 il Tribunale d'appello di Lugano ha stabilito quanto segue:
Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni
Con la sentenza di divorzio era stata omologata una convenzione sulle relative conseguenze accessorie, in virtù della quale le figlie minorenni sarebbero state affidate alla madre, mentre il padre avrebbe versato un contributo alimentare fino alla loro rispettiva maggiore età "ed anche oltre nel caso in cui le figlie non avessero ancora a quel tempo terminato la formazione professionale o studentesca".
Raggiunta la maggiore età, una delle figlie con la madre ha postulato al Giudice la diffida ai debitori a seguito del fatto che il padre non adempirebbe ai propri doveri alimentari.
L'art. 291 CC stabilisce che se i genitori trascurano i propri doveri verso il figlio, il giudice può ordinare ai loro debitori che facciano i pagamenti – del tutto o in parte – nelle mani del rappresentante legale del figlio.
Nella fattispecie l'istanza di trattenuta è stata introdotta dalla madre insieme con la figlia divenuta nel frattempo maggiorenne.
Dal punto di vista della legittimazione attiva la madre non è più autorizzata a procedere dopo la maggiore età della figlia (Hegnauer in: Berner Kommentar, edizione 1997, n. 10 ad art. 291 CC) né, decaduta l'autorità parentale su quest'ultima, poteva agire in veste di sostituta processuale (DTF 129 III 417, 419 consid. 2.2.1; RtiD II-2005 pag. 709 consid. 1). Risulta per contro legittimata ad agire nei confronti del padre la figlia maggiorenne.
Nella convenzione sugli effetti del divorzio omologata dal Pretore il padre si era impegnato a versare un contributo alimentare per le figlie fino alla maggiore età "ed anche oltre nel caso in cui le figlie non avessero ancora a quel tempo terminato la formazione professionale o studentesca".
Orbene, è pacifico che i coniugi possano prevedere convenzionalmente contributi alimentari per i figli anche oltre la maggiore età dei medesimi (DTF 112 Ia 97, 102 consid. 4 con riferimenti; Bühler/Spühler in: Berner Kommentar, Zusatzband 1991, n. 245 ad art. 156 CC). Tuttavia, per formare oggetto di esecuzione (una trattenuta di stipendio è una misura di esecuzione sui generis: DTF 134 III 667, 668 consid. 1), nondimeno, la durata dell'obbligo prevista nella clausola deve essere sufficientemente definita (Hegnauer, op. cit., n. 43 ad art. 279/280 CC con richiami). Formulazioni del tipo "finché il figlio si trova in formazione" o "fino al termine della formazione" sono troppo generiche per costituire un titolo esecutivo (Hegnauer, op. cit., n. 44 ad art. 279/280 CC; Meier/Stettler, Droit de la filiation, vol. II, 4ª edizione, pag. 637 n. 1108).
Nel caso in esame la convenzione firmata dai coniugi all'epoca del divorzio non contiene date, termini né condizioni sull'eventuale formazione delle figlie. Dispone soltanto che il padre avrebbe continuato a versare il contributo di mantenimento anche "nel caso in cui le figlie non avessero ancora a quel tempo terminato la formazione professionale o studentesca". Se non che, tale locuzione è stata considerata dal Tribunale d'appello troppo vaga e generica per costituire da sé sola un titolo esecutivo suscettibile di giustificare una trattenuta di stipendio. È stata considerata unicamente una dichiarazione d'intenti di cui il Giudice tiene in debito conto nel quadro di una possibile azione di mantenimento dopo la maggiore età (art. 277 cpv. 2 CC), ma che non può essere interpretata come una sorta di cambiale in bianco a fini esecutivi. Tant'è che la dottrina raccomanda ai Giudici di non omologare, in convenzioni sugli effetti del divorzio, clausole declamatorie sulla formazione dei figli ove questi siano ancora piccoli, non essendo possibile in simili frangenti pronosticare ipotesi attendibili sul corso scolastico o professionale dopo la maggiore età (Breitschmid, Basler Kommentar, ZGB I, 3ª edizione, n. 14 ad art. 133 CC; ZR 80/1981 pag. 249 n. 103).
Per una giurisprudenza analoga relativamente alle spese straordinarie concernenti i figli cfr. caso-115 e riferimenti.
Per un caso di applicazione ad un figlio di 15 anni che segue il ciclo di orientamento cfr. sentenza TF 5A_18/2011 del 1° giugno 2011.
Data creazione: 31 maggio 2010
Data modifica: 12 dicembre 2012
|Caso 237, 15 marzo 2010||<< caso precedente | caso successivo >>|
Qualora, pronunciato il divorzio, un coniuge si risposa e dall'unione coniugale nascono altri figli, come vengono calcolati i vari contributi alimentari, segnatamente a favore dei figli di primo e secondo letto e a favore della ex moglie?
In una sentenza del 3 marzo 2010 il Tribunale d'appello di Lugano ha stabilito quanto segue:
Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni
Nel caso concreto siamo in presenza di due ex coniugi, i quali hanno avuto all'epoca del matrimonio un figlio; dopo il divorzio il marito si è risposato e con la nuova moglie ha avuto due altri figli. All'epoca della sentenza di divorzio il marito si è obbligato a versare alla ex moglie un contributo alimentare per sé e per il figlio minorenne. Con il nuovo matrimonio e la nascita di altri due figli si è dunque posto il problema del calcolo dei contributi alimentari a favore della ex coniuge e il figlio di primo letto, tenuto conto degli oneri della nuova economia domestica del marito.
Il Tribunale d'appello ha indicato che la disponibilità economica di una persona sposata si determina in base al metodo di calcolo abitualmente adottato dalla Prima Camera Civile del medesimo Tribunale, il quale consiste nel dedurre dal reddito complessivo dei coniugi i fabbisogni loro e dei figli minorenni, suddividendo l'eccedenza a metà.
Occorre quindi procedere con il calcolo del reddito e del fabbisogno minimo degli attuali coniugi. A ciascun coniuge pertoccherà l'eccedenza. Facciamo dunque un esempio concreto (le cui cifre, per praticità dell'esempio, differiscono dai dati effettivi contenuti nella sentenza qui commentata):
- reddito del marito: CHF 10'600.00 (con assegni famigliari di base)
- reddito dell'attuale moglie: CHF 0.00 (si occupa della cura e custodia dei figli comuni, in tenera età)
- fabbisogno famigliare (compreso quello dei figli comuni): CHF 7'500.00
- eccedenza: CHF 2'500.00
- metà eccedenza: CHF 1'250.00
Il marito disporrebbe così di un importo di CHF 1'250.00 mensili da destinare al mantenimento della ex moglie e del figlio minorenne di primo letto. A questo proposito evidenzio che la ex moglie beneficia di un contributo alimentare di cui alla sentenza di divorzio di CHF 1'100.00 mensili, mentre il figlio ha un fabbisogno di CHF 1'400.00 mensili. Di conseguenza la cifra di CHF 1'250.00 mensili non è sufficiente per mantenere la ex moglie e il figlio di primo letto. Dedicare loro solo la cifra di CHF 1'250.00 mensili complessivi privilegerebbe la copertura del fabbisogno in denaro dei figli di secondo letto, mentre nei confronti di un medesimo genitore il fabbisogno di figli comuni non è prioritario rispetto a quello di figli non comuni. Anzi, in ossequio alla giurisprudenza del Tribunale federale i figli minorenni che hanno un padre (o una madre) comune hanno diritto nei confronti di lui (o di lei) a un identico livello di vita e a contributi di mantenimenti proporzionalmente uguali per rapporto ai loro bisogni oggettivi (DTF 120 II 291, consid. 3b/bb e DTF 116 II 114, consid. 4a).
Dovendosi accertare la disponibilità economica di un genitore nei confronti di figli avuti da matrimoni diversi (o di figli avuti dal matrimonio e fuori dal matrimonio), il metodo di calcolo predetto va adattato, mettendo sullo stesso piano i figli minorenni di quel genitore (cfr. sentenza 11.2005.12 dell'8 settembre 2005, consid. 11; inc. 11.2008.66 del 23 dicembre 2009, consid, 12 e 13).
Non solo, sul medesimo piano va posto - dandosene il caso - l'ex coniuge, il cui contributo alimentare non va postergato a quello per i figli minorenni (DTF 128 III 415 in alto).
I contributi alimentari per figli maggiorenni vanno per contro posposti, in ogni caso, a quelli per i figli minorenni (comuni o non comuni) e per l'ex coniuge (DTF 132 III 211 consid. 2.3).
Quindi, nel caso concreto occorre rifare i calcoli prendendo in considerazione il fabbisogno famigliare (quello della nuova coppia) senza calcolare il contributo alimentare a favore dei figli comuni e togliendo dal reddito del marito gli eventuali assegni famigliari (AF) di base, che andranno aggiunti in un secondo tempo. Ecco dunque il calcolo:
- reddito del marito: CHF 10'000.00 (senza AF)
- reddito dell'attuale moglie: CHF 0.00
- fabbisogno famigliare (senza quello dei figli comuni): CHF 5'000.00
- eccedenza: CHF 5'000.00
- metà eccedenza: CHF 2'500.00
Con la sua mezza eccedenza (CHF 2'500.00 mensili) il marito deve così provvedere al fabbisogno in denaro del figlio di primo letto (CHF 1'450.00 mensili), a metà del fabbisogno in denaro dei due figli di secondo letto (CHF 600.00 + CHF 500.00 mensili) e al contributo alimentare a favore della ex moglie (calcolato a suo tempo nella sentenza di divorzio) di CHF 1'100.00 mensili. La seconda moglie del marito dal canto suo deve provvedere con la sua mezza eccedenza a metà del fabbisogno in denaro dei figli comuni (sempre CHF 600.00 + CHF 500.00 mensili).
Ora, dai calcoli di cui sopra si evince che il marito non ha però risorse economiche sufficienti per onorare tutti gli obblighi di mantenimento (complessivi CHF 3'650.00 mensili), la somma a sua disposizione (CHF 2'500.00 mensili) va dunque ripartita proporzionalmente fra i beneficiari come segue, tenuto conto del seguente coefficiente: 0.6849, coefficiente che si ottiene facendo CHF 2'500.00 : CHF 3'650.00.
- a favore della ex moglie: CHF 1'100.00 x 0.6849 = CHF 753.40 arr.
- a favore del figlio di primo letto: CHF 1'450.00 x 0.6849 = CHF 993.15 + AF arr.
- a favore dei due figli di secondo letto, rispettivamente CHF 600.00 x 0.6849 = CHF 410.95 + AF arr. e CHF 500.00 x 0.6849 = CHF 342.45 + AF arr.
Da notare infine che nel caso concreto il figlio di primo letto è divenuto ad un certo punto maggiorenne, con la conseguenza che non è stato più considerata nei calcoli di cui sopra, dovendosi consacrare la disponibilità di CHF 2'500.00 mensili (nella misura del necessario) al pieno mantenimento della ex moglie (CHF 1'100.00 mensili) e dei figli di secondo letto, ancora minorenni (CHF 600.00 + CHF 500.00 mensili); la parte rimanente, ossia CHF 300.00 mensili non va necessariamente e direttamente destinata al mantenimento del figlio divenuto maggiorenne, dato che occorre verificare se sono adempiute le condizioni per obbligare i suoi genitori al suo mantenimento (oltre tutto per il suo mantenimento il fabbisogno minimo dei genitori andrebbe aumentato del 20% - cfr. ad es. cfr. DTF 118 II 97, sentenza TF dell'8 maggio 2003, 5C.5/2003).
Sul computo degli assegni famigliari per il calcolo cfr. tuttavia caso-291, in fine.
Data creazione: 15 marzo 2010
Data modifica: 17 febbraio 2013
|Caso 235, 16 febbraio 2010||<< caso precedente | caso successivo >>|
Qualora i genitori godano di condizioni economiche particolarmente favorevoli, quale sarà il contributo alimentare a favore dei figli?
In una sentenza del 5 febbraio 2010 il Tribunale d'appello di Lugano ha stabilito quanto segue:
Ravvisandosi condizioni economiche particolarmente favorevoli, i fabbisogni in denaro previsti dalle raccomandazioni pubblicate dall'Ufficio della gioventù e dell'orientamento professionale del Canton Zurigo (le cosiddette "tabelle di Zurigo") possono essere anche maggiorati del 25%.
Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni
Nel caso-118 era già stato trattato l'argomento in base ad una sentenza del Tribunale federale.
Tuttavia non va dimenticato che il Tribunale federale interviene per modificare i contributi di mantenimento fissati dai Giudici cantonali con riserva ed in particolare quando questi ultimi eccedono nel loro, ampio, potere di apprezzamento (cfr. ad es. sentenza TF 5A_792/2008 del 26 febbraio 2009, consid. 5.3.1 e 5.3.2). Quindi risulta determinante conoscere la giurisprudenza cantonale e nel caso concreto quella del Canton Ticino.
Nella sentenza trattata in questo caso il Tribunale d'appello si china per la prima volta sulla questione a sapere se e a quali presupposti si giustifichi una maggiorazione dei fabbisogni in denaro indicati dalle tabelle di Zurigo.
Il Tribunale d'appello ha in particolare precisato che:
- non si giustificano tagli lineari ai fabbisogni in denaro previsti dalle tabelle di Zurigo solo per il minor costo della vita nel Canton Ticino;
- decurtazioni delle cifre indicate nella tabella sono possibili, ma - trattandosi già di fabbisogni riguardanti minori appartenenti a famiglie relativamente umili - devono giustificarsi alla luce di circostanze concrete (ad es. siccome il minore fruisca di vitto o alloggio a condizioni particolarmente favorevoli);
- diversamente dalle decurtazioni, le maggiorazioni possono essere lineari (e non solo puntuali) e ciò in particolare in condizioni economiche particolarmente favorevoli.
Orbene, la sentenza del Tribunale federale del 26 febbraio 2009 sopra citata (sentenza TF 5A_792/2008) indica per la prima volta la possibilità di maggiorare fino al 25% i fabbisogni in denaro previsti dalle tabelle di Zurigo; il concetto è stato ripreso in successive sentenze sempre del Tribunale federale (cfr. ad es. sentenza TF 5A_159/2009 del 16 ottobre 2009).
Ora occorre definire le "condizioni economiche particolarmente favorevoli" per capire in quali casi si giustifica una tale maggiorazione. Senz'altro possiamo definirle tali quelle condizioni economiche in cui:
- il padre debitore del contributo ha un reddito di CHF 10'559.00 mensili non soggetto ad imposta e i genitori hanno un reddito compressivo di CHF 25'000.00 mensili (cfr. sentenza TF 5A_288/2009 del 10 settembre 2009, consid. 4.2);
- il padre debitore del contributo ha un reddito di CHF 12'000.00 mensili e il reddito complessivo dei genitori è di CHF 19'000.00 mensili (sentenza 5A_159/2009 del 16 ottobre 2009, consid. 4.2);
- il padre debitore del contributo ha un reddito ca. 18'000.00 mensili e la madre vive nell'indigenza (sentenza oggetto del presente caso; cfr. tuttavia critica alla fine del presente commento).
Il Tribunale d'appello precisa inoltre che il fabbisogno in denaro del figlio può anche superare quello maggiorato del 25% previsto dalle tabelle di Zurigo, ma a tal fine occorre però che il fabbisogno effettivo sia partitamente quantificato nelle sue componenti e non solo stimato in una maggiorazione globale (cfr. sentenza TF 5A_127/2009 del 12 ottobre 2009, consid. 6.4).
Nel caso concreto - senz'altro utile per la quantificazione della percentuale del 25% - mi permetto tuttavia di criticare il fatto che il Tribunale d'appello non abbia sufficientemente preso in considerazione la precaria situazione economica della madre creditrice alimentare e dei di lei due ulteriori figli non comuni con il padre debitore alimentare, siccome ovviamente gli alimenti decisi nella sentenza qui trattata (CHF 1'340.00 mensili + assegni famigliari fino ai 6 anni; CHF 1'505.00 mensili + assegni famigliari fino ai 12 ani e CHF 1'890.00 mensili + assegni famigliari fino ai 18 anni) non saranno sicuramente consacrati al solo tenore di vita del figlio comune, essendo queste cifre (per di più indicizzate al costo della vita) palesemente superiori a quanto i figli non comuni e la loro madre potranno permettersi. D'altra parte il Tribunale federale (cfr. anche caso-118) ha già indicato che tra le varie considerazioni per quantificare correttamente gli alimenti occorre prendere in considerazione il tenore di vita di entrambi i genitori e non solo del genitore debitore degli alimenti (e ciò per motivi educativi: DTF 126 III 353), dovendosi anche evitare un'ampia differenza tra tenore di vita del figlio e quello del creditore degli alimenti.
Data creazione: 16 febbraio 2010
Data modifica: 27 maggio 2010
Delibazione di una trattenuta di stipendio italiana in materia di contributi alimentari per il figlio
|Caso 234, 1 febbraio 2010||<< caso precedente | caso successivo >>|
Quale è la procedura per delibare una sentenza estera di trattenuta di stipendio?
In una sentenza del 15 maggio 2009 il Tribunale d'appello di Lugano ha stabilito quanto segue:
La Camera civile di appello è competente per riconoscere e dichiarare esecutive le sentenze civili emanate all'estero. Trattandosi di delibare una trattenuta di stipendio, occorre che sia sentito anche il terzo cui è destinato l'ordine.
Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni
Il Tribunale di Como ha pronunciato il divorzio tra due coniugi domiciliati in Italia. Ha in particolare condannato il marito a versare alla moglie un determinato contributo alimentare per il figlio. La ex moglie si è in seguito rivolta sempre al Tribunale di Como, chiedendo di ordinare al datore di lavoro in Svizzera per cui l'ex marito lavora di trattenere dallo stipendio di lui la somma degli alimenti che egli non provvede a pagare e di riversarla a lei in favore del figlio. Accertato che l'ex marito non aveva adempiuto, se non in minima parte, l'obbligo di mantenimento nei confronti del minorenne, il Tribunale di Como ha accolto la richiesta di trattenuta salariale della ex moglie. Cresciuta in giudicato, la ex moglie si è rivolta alla Camera civile di appello per chiedere la delibazione della decisione italiana, convenendo in giudizio il datore di lavoro dell'ex marito.
La Camera civile di appello è competente per riconoscere e dichiarare esecutive, secondo le norme della legge federale sul diritto internazionale privato, le sentenze civili emanate all'estero (art. 511 cpv. 1 CPC combinato con l'art. 29 LDIP). Trattandosi di delibare una trattenuta di stipendio, in particolare, Schwander raccomanda che sia sentito anche il terzo cui è destinato l'ordine (Basler Kommentar, ZGB I, 3ª edizione, n. 19 ad art. 177). Il datore di lavoro dell'ex marito è stato invitato pertanto a presenziare alla discussione indetta dalla Camera civile di appello.
I criteri che disciplinano il riconoscimento e l'esecuzione di decisioni straniere in Svizzera figurano agli art. 25 segg. LDIP. I trattati internazionali – bilaterali o multilaterali – ratificati dalla Svizzera prevalgono tuttavia sui requisiti posti dalla citata legge ove contengano norme più favorevoli alla delibazione (art. 1 cpv. 2 LDIP). Ora, il riconoscimento e l'esecuzione in Svizzera di decisioni straniere relative a contributi di mantenimento è regolato da due trattati multilaterali: la Convenzione dell'Aia concernente il riconoscimento e l'esecuzione delle decisioni in materia di obbligazioni alimentari, del 2 ottobre 1973 (RS <ip-pii>), e la Convenzione di Lugano (“Convenzione concernente la competenza giurisdizionale e l'esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale”, del 16 settembre 1988: RS 0.275.11), entrambe ratificate anche dall'Italia.
Nessuno dei due trattati prevale, nel senso che la decisione emanata nello Stato firmatario di una convenzione va riconosciuta in Svizzera anche se adempie i presupposti dell'una e non quelli dell'altra (Hausheer/Reusser/Geiser in: Berner Kommentar, edizione 1999, n. 71d ad art. 163 CC).
L'ordine giudiziale italiano risulta senz'altro una “decisione” nel senso dell'art. 4 cpv. 1 della Convenzione concernente il riconoscimento e l’esecuzione
delle decisioni in materia di obbligazioni alimentari, la quale ritiene tali – del resto – anche decisioni non definitive o meramente provvisionali (art. 4 cpv. 2).
Occorre dunque esaminare se la decisione “è stata resa da un'autorità considerata competente giusta gli art. 7 o art. 8” (art. 4 cpv. 1 n. 1 della Convenzione) e “se non può più essere oggetto di un ricorso ordinario nello Stato d'origine” (art. 4 cpv. 1 n. 2), nonché verificare se non si sia in presenza delle ipotesi contrarie al riconoscimento e all'esecuzione enunciate all'art. 5 della Convenzione dell'Aia.
Il Tribunale d'appello indica inoltre che ci si può domandare se per essere riconosciuto e dichiarato esecutivo anche nei confronti del terzo, l'ordine non debba emanare cumulativamente da un'autorità “competente” secondo il rapporto giuridico che intercorre fra il debitore e il terzo datore di lavoro (cfr. Schwander, op. cit., n. 19 in fine ad art. 177 CC). La risposta del Tribunale d'appello è negativa, per lo meno nell'ipotesi in cui i coniugi (o ex coniugi) siano entrambi domiciliati all'estero. In tal caso, per vero, i Tribunali o le Autorità svizzeri non sono competenti per pronunciare trattenute di stipendio, né secondo l'art. 46 LDIP né secondo l'art. 7 della predetta Convenzione dell'Aia, salvo incondizionata costituzione in giudizio del debitore (cfr. caso-178). Il coniuge creditore dovendo far capo a Tribunali o Autorità esteri, il datore di lavoro non può pretendere dunque che l'ordine di trattenuta sia – cumulativamente – pronunciato nello Stato del suo domicilio o della sua dimora abituale (art. 149 cpv. 1 LDIP), poco giovando le eventualità prospettate sussidiariamente dall'art. 149 cpv. 2 LDIP.
Data creazione: 1 febbraio 2010
Data modifica: 28 febbraio 2014