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L'Ufficio federale dei rifugiati ha presentato a Berna un bilancio della sua attività negli ultimi dodici mesi.
I profughi accolti in Svizzera sono diminuiti di un buon 5,2 per cento nel corso del 2001. In compenso, è aumentato il numero di coloro che hanno ottenuto l'asilo (+4,1%) e che ne hanno fatto domanda (+17,2%). Per il 2002, le previsioni, benché difficili, parlano di 23.000 nuove domande d'asilo.
Sans-papiers: creare la trasparenza
Le cifre sono state fornite venerdì dall'Ufficio federale dei rifugiati (Ufr), che ha presentato alla stampa il bilancio della sua attività durante l'anno scorso. Ad incidere sulle cifre sono stati i casi di asilo concesso per motivi umanitari (il doppio rispetto al 2000: da 5.556 a 11.012) ed i programmi d'aiuto al rimpatrio volontario (32.000 persone dal 1999 al 2000, contro le diecimila tra il 1996 e il 1998).
Sul piano politico, il direttore dell'Ufr, Jean-Daniel Gerber, ha segnalato innanzitutto il problema dei "sans-papiers", di cui solo la metà sono casi trattati dall'Ufr medesimo. La scelta del Consiglio federale di non procedere a sanatorie collettive ma esaminare caso per caso, è condivisa dall'Ufr. "Non si tratta di un atteggiamento intransigente delle autorità federali", ha commentato Gerber, poiché queste hanno chiesto ai cantoni di "creare la trasparenza auspicabile per migliorare la prassi da seguire nei casi personali d'estrema gravità".
L'impegno a livello internazionale
A tale scopo, molto utile si è rivelato l'incontro, chiamato "Berne Initiative" e promosso nel 2001 dall'Ufr, tra i rappresentanti di diversi paesi per esaminare insieme le nuove sfide poste dalla migrazione, in particolare "la commistione dei flussi". Pari successo ha raccolto la riunione, presieduta dalla Svizzera, di 140 stati firmatari della Convenzione di Ginevra sui rifugiati, che "ha permesso di riaffermare solennemente il valore fondamentale di questo testo".
Quanto alle prospettive per l'anno in corso, "è molto aleatorio fare previsioni in materia d'asilo", ha detto ancora Gerber, poiché il numero delle domande fluttua a dipendenza di nuove crisi regionali, della modifica degli itinerari clandestini e della ripartizione dei flussi migratori su altri paesi, quando uno stato inasprisce la propria legislazione in materia.
Clandestini e "giochini" europei
A questa regolarizzazione, vanno aggiunte le necessarie misure contro il lavoro nero. "Bisogna considerare la presenza di clandestini come una componente inevitabile dei flussi migratori dovuti alle differenze tra paesi ricchi e paesi poveri", ha detto Gerber. A tal proposito, il direttore dell'Ufr ha aggiunto che è indispensabile la collaborazione internazionale. A livello europeo, la tendenza è, teoricamente, quella di conferire la competenza nella politica d'asilo alle istituzioni dell'Ue.
Ma nella realtà, gli stati europei continuano a modificare le rispettive politiche nel senso di un crescente rigore, come hanno fatto nel 2001 i Paesi Bassi. "Personalmente, deploro questi "giochini", spesso sottili, che non frenano efficacemente i flussi migratori, ma tendono sovente a rifilare ai paesi vicini gli immigrati "non desiderati", ha detto Gerber. Tuttavia, anche se l'accordo di Dublino (che prevede criteri comuni nelle procedure d'asilo) funziona male, "non vi è dubbio che esso costituisca un passo decisivo verso l'armonizzazione in questo campo".
Cifre stabili, minori spese
Comunque, l'Ufr prevede per il 2002 circa 20.500 domande d'asilo, a cui vanno aggiunte 2.500 nascite da donne la cui richiesta è in corso, per un totale di 23.000 persone. Si tratta quindi di "un effettivo relativamente stabile", che fa prevedere al direttore Gerber una diminuzione ulteriore della spesa a 900 milioni di franchi (nel 1999 era di un miliardo e mezzo di franchi).
Sul piano legislativo, quest'anno si attende la pubblicazione del messaggio del Consiglio federale sulla revisione parziale della legge sull'asilo, e l'attuazione del progetto "Duo" che prevede l'aumento delle audizioni condotte direttamente nei centri di registrazione. Tale progetto consentirà "di ridurre i tempi morti della procedura, permettendo di scartare immediatamente i casi più flagranti d'abuso".
Silvano De Pietro