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Soltanto una minoranza della popolazione mondiale può disporre di sangue non infetto, mentre per milioni di persone, soprattutto nei paesi più poveri, le trasfusioni sono a rischio.Questo contenuto è stato pubblicato il 07 aprile 2000 - 14:51
La denuncia viene dall'Organizzazione Mondiale della sanità (OMS), che in occasione di questa giornata mondiale della sanità ha lanciato una nuova campagna per convincere le autorità sanitarie di molti paesi a migliorare i controlli sulle donazioni di sangue e sui derivati dal plasma.
Secondo i dati dell'Oms le trasfusioni sanguigne sono all'origine del 5-10 percento dei nuovi casi di infezioni da Hiv che ogni anno sono 5,6 milioni. Sarebbero inoltre la causa di altre malattie che si trasmettono con lo stesso veicolo, come le epatiti B e C , la sifilide o la malaria. Si stima anche che un quarto delle donne che ogni anno muoiono di parto potrebbero essere salvate con adeguate scorte di sangue non infetto.
La responsabilità è chiaramente dei governi che non applicano le raccomandazioni dell'Oms. Dei 190 stati membri dell'agenzia dell'Onu, solo 70 hanno un programma nazionale di controllo sulle banche del sangue e naturalmente sono i paesi industrializzati. In pratica, hanno calcolato gli esperti dell'Oms, delle 75 milioni di unità di sangue che sono donate ogni anno, il 20 percento non è stato sottoposto a test di controllo per verificare se è contaminato o meno.
Il controllo di una fialetta di sangue costa dai 40 ai 50 dollari. Ma spesso si rivela inutile perché è praticato da personale non esperto. Ma c'è anche un altro problema. Nei paesi in via di sviluppo la maggior parte delle riserve di sangue e plasma proviene da prelievi non volontari, cioè pagati. Ed è proprio questa categoria di donatori che ha la più alta percentuale di probabilità di trasmettere le malattie.
Maria Grazia Coggiola
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