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Al pari di tutti gli altri accusati, anche l'ex consigliere d'amministrazione Lukas Mühlemann ha respinto le accuse venerdì durante l'udienza del processo Swissair.
Alla fine della terza settimana di processo gli interrogatori dei 19 accusati si sono conclusi. Solo quattro accusati hanno risposto finora alle domande della corte.
Dopo tredici giorni di udienze, si è conclusa a Bülach (Canton Zurigo) la prima parte del processo per il fallimento di Swissair. Le udienze riprenderanno fra due settimane. Venerdì è andato alla sbarra Lukas Mühlemann, ex membro del consiglio di amministrazione di SAirGroup, che prima di astenersi dal rispondere alle domande del tribunale ha respinto ogni addebito a suo carico.
«Le accuse formulate dal ministero pubblico nei miei confronti sono assolutamente prive di fondamento», ha dichiarato l'ex patron del Credit Suisse, che deve rispondere, al pari degli altri ex membri del consiglio di amministrazione, di diminuzione dell'attivo in danno ai creditori e di amministrazione infedele.
Secondo l'atto d'accusa, l'aver unito diversi reparti sani sotto la holding di SAirLines ha fatto perdere alla società madre somme immense, che sarebbero costate agli azionisti 1,177 miliardi di franchi. A ciò si aggiungono i 150 milioni versati nelle casse della compagnia belga Sabena senza alcuna contropartita.
Nell'interesse di SAirGroup
All'inizio dell'udienza, in una presa di posizione personale in dialetto svizzero-tedesco, Mühlemann ha spiegato che il consiglio di amministrazione non aveva altra scelta: «Se non avessimo agito in questo modo per i creditori vi sarebbero state conseguenze inimmaginabili».
Anche la ricapitalizzazione di Sabena - ha detto - era necessaria, per mantenere aperte tutte le opzioni. Le decisioni del consiglio di amministrazione si sono sempre rivolte unicamente a favore degli interessi di SAirGroup. «Per quale altra ragione, altrimenti?», ha chiesto retoricamente Mühlemann, membro del consiglio di amministrazione dal 1995 all'ottobre 2001. Poi ha concluso spiegando di non voler rispondere alle domande del giudice per tutelarsi contro i procedimenti civili ancora in corso.
Così, dopo che tutti i 19 imputati sono sfilati davanti alla corte, solo quattro hanno risposto alle domande del giudice: l'ex membro del consiglio di amministrazione Thomas Schmidheiny, i due ex presidenti del cda e della direzione Mario Corti e Eric Honegger, e l'ex amministratore delegato Philippe Bruggisser.
Senza sorprese
Fino ad oggi comunque, quello che è considerato il più importante processo economico della storia svizzera non ha riservato grandi sorprese. Tutti i principali imputati hanno tentato di riabilitarsi, primo fra tutti Mario Corti, che ha attaccato la procura e le banche, soprattutto l'Ubs e il suo amministratore delegato Marcel Ospel. Secondo Corti, all'origine del grounding ci sarebbe stato proprio il grande istituto bancario elvetico.
Dopo l'udienza di venerdì il processo si interromperà per una pausa di due settimane. Non si sa ancora quando sarà pronunciata la sentenza. All'agenzia ATS il presidente del tribunale di Bülach Gerhardt Fischer ha dichiarato: «Ci sforzeremo di procedere il più rapidamente possibile».
swissinfo e agenzie
In breve
Il processo, che è cominciato il 16 gennaio, proseguirà fino al 9 marzo davanti al Tribunale di distretto di Bülach, nel canton Zurigo.
Le udienze si tengono nella sala comunale di Bülach, che può contenere fino a 1500 persone.
Il ministero pubblico presenterà la sua requisitoria dal 15 al 20 febbraio, mentre dal 22 febbraio al 9 marzo sarà il turno della difesa.