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NANTES - L'idea era quella di realizzare una mostra sul condottiero Gengis Khan e l'impero mongolo in un'esposizione allo Château des ducs de Bretagne di Nantes con la collaborazione del Museo della Mongolia Interna di Hohot, in Cina. Il progetto ha però dovuto fare i conti con un'interferenza inattesa: l'Ufficio dei Beni culturali di Pechino.
Fra le richieste sottoposte al comitato scientifico al lavoro, quello di togliere le parole «Gengis Khan», «mongoli» e «Impero» dalla mostra. Agli studiosi, come riferisce l'AFP, sono arrivate anche proposte di testi alternativi così come la richiesta di poter intervenire sul materiale grafico presente nelle sale.
La presa di posizione è l'ultima di una serie di misure portate avanti da Pechino nei confronti della minoranza etnica mongola nella regione autonoma della Mongolia Interna.
In precedenza, riporta il Guardian, il governo cinese aveva già bandito la lingua mongola dalle scuole e chiuso un social network regionale. La motivazione addotta dalle autorità era quella di creare «una maggiore omogeneità culturale».
Le pressioni sono state condannate dai ricercatori che hanno parlato di «censura» di fronte alle proposte «di testi con riscritture evidenti, e di parte, della storia e della cultura mongola». Per questo motivo hanno deciso di congelare i lavori, in corso da ormai tre anni: «In nome dell'integrita umana, scientifica ed etica».
L'ambasciata cinese di Parigi, interpellata, non ha commentato.