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Nel Canton San Gallo Confermati i 19 anni al macedone che uccise il nuovo partner della sua ex
Il Tribunale federale (TF) ha confermato la condanna a 19 anni di reclusione inflitta in seconda istanza a un macedone oggi 36enne che nel settembre del 2015 a Ganterschwil (SG) uccise un cittadino slovacco, reo di avere una relazione con la sua ex partner.
All'imputato è stata accordata una lieve riduzione della pena per il ritardo ingiustificato con cui si è giunti a giudizio.
L'uomo aveva presentato un ricorso davanti al TF, chiedendo la sua assoluzione. Il cittadino della Macedonia del Nord si lamentava del fatto che non era stato adeguatamente chiarito se il collega condannato per essere stato suo complice avesse sparato i colpi. Il 36enne aveva pure criticato il fatto che la sua ex avvocata non lo avesse adeguatamente difeso. È quanto emerge da una sentenza pubblicata oggi dal Tribunale federale.
Dal canto loro i giudici losannesi sono giunti alla conclusione che non si possono imputare alla difesa gravi inosservanze professionali. E neppure la strategia difensiva può essere considerata sbagliata, soltanto per il fatto che il nuovo avvocato ne avrebbe scelta una diversa.
Come l'istanza precedente, il TF ritiene le prove esistenti sufficienti anche per una condanna per rapina in una stazione di servizio che ha preceduto l'omicidio.
Lieve riduzione della pena
Perché tra l'apertura dell'inchiesta penale e la decisione di primo grado (nel marzo 2020) erano trascorsi circa quattro anni e mezzo, il tribunale cantonale sangallese aveva constatato una violazione dell'imperativo di celerità, che viene chiamata anche diniego di giustizia o ritardo ingiustificato. Al cittadino macedone viene quindi concessa una riduzione della pena di 9 mesi. Secondo il TF, questa decisione viene considerata adeguata.
Il delitto era avvenuto in una stradina di una zona rurale di Ganterschwil, nel Toggenburgo sangallese, non lontano dall'abitazione della donna. La vittima stava passeggiando con la sua fidanzata, quando davanti alla coppia si era fermata un'auto: ne era sceso il macedone, che dapprima aveva sparato contro il rivale, svuotando il caricatore della pistola, e poi si era accanito contro l'uomo ormai a terra con un coltello.
Alla sbarra, in seconda istanza, vi era anche un 56enne che ha fatto da autista per l'omicida e che gli aveva procurato l'arma del delitto. Nelle ore successive al fatto di sangue i due erano andati in un postribolo. I due erano poi stati arrestati poche ore dopo. Anche in questo caso, in secondo grado, il Tribunale cantonale sangallese aveva confermato la pena inflitta al 56enne, ossia quattro anni per complicità in omicidio.
mp, ats