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Il 26 e il 29 marzo all’Opernhaus di Zurigo si sarebbe dovuta esibire la famosa soprano russa Anna Netrebko, che nel 2014 era apparsa in una fotografia con la bandiera della autoproclamata (e già estinta) federazione delle repubbliche popolari di Donetsk e di Lugansk e che l’anno scorso, per il cinquantesimo compleanno, era stata lodata da Putin per le sue "chiare posizioni di cittadina". La sua imminente apparizione era fonte di imbarazzo per l’istituzione operistica: pur essendo chiaramente contraria all’invasione dell’Ucraina, non voleva forzare una dichiarazione da parte della star, che si sarebbe poi potuta trovare in difficoltà al momento del ritorno in Russia. In gioco vi era anche la perdita di 200’000 franchi, come si era premurata di comunicare la direzione. Dopo qualche giorno di incertezza, l’Opernhaus a inizio marzo ha comunicato la cancellazione degli spettacoli, più o meno in contemporanea con la decisione della star di rinunciare lei stessa a qualsiasi esibizione nell’immediato futuro. È invece stato bandito dalle più prestigiose istituzioni musicali il direttore musicale Valery Gergiev, scopritore del talento della Netrebko, grande amico di Putin e tra i firmatari di una lettera a sostegno dell’invasione della Crimea. In passato è successo molto spesso che artisti siano caduti in disgrazia a causa delle loro idee politiche. Basti pensare al pittore svizzero Hodler, attivo in Germania, che nel 1914 si attirò le ire tedesche per la critica al bombardamento della cattedrale di Reims; al grande romanziere Céline, che con le sue affermazioni antisemite si è scavato la fossa letteraria; o a Wagner, bandito per anni dalle sale da concerto israeliane per la stessa ragione. È giusto stigmatizzare un artista per le sue idee politiche sbagliate? Occorrerebbe interrogarsi su come si giudicano gli errori, se in base all’opinione della maggioranza, o in base alla morale (e se sì, quale), e se e quanto si possa scandagliare nella coscienza di un artista. Bisognerebbe stabilire se il peccato di pensiero degradi automaticamente l’artista in quanto persona affossando la sua arte. Sono tanti i quesiti, di non facile risposta. Una possibilità potrebbe essere quella di lasciare che gli artisti si esprimano liberamente, e di contestualizzare e criticare poi in quanto fruitori le loro affermazioni e le loro opere. Aggiungere una legenda a un quadro, una nota a piè di pagina a un libro, una targa a una statua è sicuramente più positivo che non applicare una bieca censura. In fondo anche gli artisti, come tutti noi, sono umani e come tali imperfetti.