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Novemila bambini partoriti da madri nubili negli istituti che le accoglievano in Irlanda sono morti prematuramente fra il 1922 e il 1998, il 15% dei 57'000 venuti al mondo nello stesso periodo nelle case gestite dallo Stato e da religiose. Sono le conclusioni di una commissione di inchiesta, presentato oggi (mercoledì). Il rapporto - 3'000 pagine frutto di oltre cinque anni di lavori - evidenzia l'ostilità nei confronti di queste nascite ritenute illegittime, tanto che, fino al 1960, si ritiene che non solo le vite non siano state salvate ma che addirittura "la prospettiva di sopravvivenza sia stata significativamente ridotta".
"Tutta la società era complice", ha commentato il premier Michael Martin, chiamato in giornata a pronunciare in Parlamento le scuse dello Stato, si tratta di "un capitolo buio e vergognoso della storia del paese", che ne riflette "la cultura misogina" a lungo imperante e le conseguenti "discriminazioni nei confronti delle donne". "È difficile concepire l'ampiezza di questa tragedia e la sofferenza che si nasconde dietro questa cifra", ha detto da parte sua il ministro incaricato dell'infanzia, Roderic O'Gorman. Il tasso di mortalità molto elevato "era noto alle autorità e registrato nelle pubblicazioni ufficiali", rileva ancora il documento. Le cause delle morti, dove sono identificabili, erano soprattutto infezioni delle vie respiratorie e gastroenteriti non curate adeguatamente.
Questi istituti accoglievano ragazze madri che, per via della gravidanza fuori dal matrimonio, venivano respinte dalle loro famiglie e si ritrovavano "senza alternative". I bambini sopravvissuti venivano in genere separati dalla madre biologica e dati in adozione.
Il rapporto è stato redatto sulla scia della ricerca della storica Catherine Corless, che aveva portato alla luce il caso delle 800 vittime sepolte fra il 1925 e il 1961 in una fossa comune nel solo foyer di St. Mary nell'ovest dell'Irlanda, gestito da un ordine religioso. Dopo quello della pedofilia e delle cosiddette "Magdalene Sisters", il cui lavoro veniva sfruttato in lavanderie dalle suore, si tratta di un nuovo scandalo che va a colpire la Chiesa cattolica irlandese.
L'Irish First Mothers, associazione che raggruppa delle vittime di questi istituti, ha criticato il documento perché assolve "Stato e Chiesa da ogni responsabilità nell'incarcerazione di fatto delle donne incinte" e perché giudica che "tranne che in alcuni casi finiti davanti alla giustizia non c'è la prova che i bambini siano stati dati in adozione senza il loro consenso".
L'inchiesta ha pure permesso di appurare che in queste case sono stati condotti, fra il 1934 e il 1973, anche sette test di vaccini secondo procedure contrarie all'etica.