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Lo Stato continua a crescere. Dal 1990, le spese della Confederazione sono raddoppiate. Il settore pubblico assume sempre più compiti. E poiché politicamente manca la volontà di affrontare l’esplosione delle spese, si aumentano tasse, imposte e prelievi. La fattura la paga soprattutto il ceto medio. Bisogna porre fine a questa dinamica, perché da un ceto medio florido dipende il benessere di tutto il paese. Ogni franco speso deve dapprima essere prodotto.
Con un’iniziativa parlamentare, il gruppo UDC alle Camere federali chiede, per la terza volta dal 2003, l’introduzione del referendum finanziario facoltativo a livello federale. Quando il popolo svizzero può dire la sua su importanti progetti di politica finanziaria, le spese e le imposte sono sempre più basse. Gli effetti positivi della democrazia diretta sull’equilibrio delle finanze pubbliche sono conosciuti da molto tempo in Svizzera.
di Franz Grüter
Nel 19° secolo, la Svizzera era ancora uno dei paesi più poveri d’Europa. Contrariamente ad altre regioni, essa non possiede un sottosuolo ricco di materie prime. La prosperità acquisita grazie al lavoro di diverse generazioni non è quindi un regalo caduto dal cielo. È il risultato di uno spirito innovatore, del coraggio degli imprenditori e anche di condizioni-quadro favorevoli fissate dallo Stato. Quest’ultime comprendono in particolare una fiscalità interessante per le aziende e competitiva a livello internazionale. Uno degli elementi di questa attrattività fiscale è attualmente ancora una modalità d’imposizione speciale che favorisce le società di domicilio e le holding.