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ZURIGO - Fine delle trattative tra Sunrise e il gigante statunitense Liberty Global per l'acquisizione di UPC Svizzera. Oggi l'operatore elvetico ha reso noto di aver annullato l'assemblea generale straordinaria prevista per domani.
L'assemblea avrebbe dovuto approvare l'aumento di capitale di 2,8 miliardi di franchi necessario per concludere l'operazione da 6,3 miliardi. In una nota odierna, Sunrise indica di aver preso questa decisione in accordo con Liberty Global - venditore di UPC Svizzera - e di aver modificato il contratto per l'acquisto delle azioni dell'operatore via cavo zurighese.
Sunrise aggiunge tuttavia che l'accordo di acquisto firmato con Liberty Global «rimane in vigore a meno che una delle parti non lo disdica entro il 27 febbraio 2020».
In un'intervista all'agenzia finanziaria AWP, il CEO di Sunrise Olaf Swantee dichiara che non ci sono ulteriori trattative con Liberty Global. Non si cercherà dunque di convincere il proprietario di UPC a fare ulteriori concessioni. «Il contratto di acquisto rimane in vigore in modo che entrambe le parti possano coordinare il lavoro di integrazione e la riservatezza delle informazioni è mantenuta», aggiunge dal canto suo il direttore finanziario (CFO) di Sunrise André Krause.
In caso di rescissione la multa si attesterebbe a 50 milioni di franchi, rileva Krause, cui si aggiungono «costi di finanziamento, consulenza e integrazione che non siamo ancora in grado di quantificare in modo definitivo». Per questo motivo, Sunrise non ha alcuna fretta di rescindere il contratto e di mettere la parola fine alla più grande acquisizione nella storia delle telecomunicazioni svizzere. Con l'acquisto di UPC, l'operatore avrebbe acquisito una propria rete fissa e sarebbe diventato un concorrente più forte per Swisscom.
Opposizione di Freenet - L'operatore tedesco Freenet, che detiene quasi un quarto delle azioni di Sunrise (24,5%), si era dichiarato contrario all'operazione: secondo il suo CEO, Christoph Vilanek, il prezzo è troppo alto e le modalità di finanziamento sono e rimangono sbagliate. Settimana scorsa Vilanek aveva poi aggiunto in un'intervista che riteneva «poco saggio» rilevare una rete via cavo a tale prezzo in un momento in cui sta decollando la tecnologia mobile di ultima generazione 5G.
«Alla luce delle chiare indicazioni ricevute dagli azionisti e dell'annuncio di Freenet di votare contro l'aumento di capitale nell'assemblea generale straordinaria», il consiglio di amministrazione di Sunrise ha concluso che «una netta maggioranza degli azionisti non sostiene l'aumento di capitale», scrive oggi il numero due svizzero delle telecomunicazioni.
«Il prezzo d'acquisto di 6,3 miliardi di franchi è troppo alto, la logica strategica non è convincente e la struttura dell'accordo è dannosa per gli azionisti di Sunrise», ribadisce oggi Vilanek ad AWP, accogliendo positivamente la decisione dei vertici dell'operatore elvetico.
Resistenza troppo forte - Oltre a Freenet, si sono schierati contro questa operazione anche l'influente agenzia statunitense di consulenza Institutional Shareholder Services (ISS) - la cui raccomandazione negativa è stata determinante - e l'azionista attivista tedesco Active Ownership Capital (AOC). Nel campo dei favorevoli vi era invece il fondo pensione canadese Canada Pension Plan Investment Board (CPPIB), spalleggiato dalla società di consulenza californiana Glass Lewis e dalle entità svizzere zRating ed Ethos.
La resistenza, tuttavia, è apparsa decisamente troppo forte: Sunrise avrebbe avuto bisogno dell'approvazione di più della metà dei voti dell'assemblea straordinaria degli azionisti per realizzare l'auspicato aumento di capitale. Una condizione che alla vigilia è apparsa un'utopia, nonostante le concessioni dell'operatore per alleviare la portata dell'operazione. Inizialmente, invece di 2,8 miliardi, l'aumento di capitale previsto sarebbe dovuto essere di 4,1 miliardi.
Inoltre, la settimana scorsa il venditore di UPC Liberty Global ha cercato di correre in soccorso di Sunrise con la promessa di partecipare con mezzo miliardo di franchi all'aumento di capitale dell'operatore elvetico. In caso di buona riuscita, il gruppo statunitense avrebbe posseduto una quota del 7,8% di Sunrise.
A metà ottobre il presidente del Cda di Sunrise Peter Kurer aveva sostenuto in un'intervista che un no degli azionisti all'assemblea generale straordinaria avrebbe portato a una destabilizzazione dell'azienda. Tuttavia, Sunrise non ha comunicato quali saranno i passi successivi da intraprendere e le conseguenze dopo la decisione odierna.