Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01113.jsonl.gz/787

Contenuto esterno
Il seguente contenuto proviene da partner esterni. Non possiamo dunque garantire che sia accessibile per tutti gli utenti.
Con un passo definito "una pietra miliare" dall'amministrazione Obama, tutti e 53 i prigionieri politici che Cuba aveva promesso di liberare come parte di un accordo di normalizzazione dei rapporti con Washington sono stati rimessi in libertà. L'annuncio di alti funzionari al seguito del segretario di Stato John Kerry in Pakistan ha coinciso con il primo commento ufficiale di Papa Francesco sul disgelo del 17 dicembre tra Stati Uniti e l'isola di Fidel Castro.
Le fonti Usa non hanno diffuso i nomi dei prigionieri che la Casa Bianca renderà noti ai membri del Congresso. L'annuncio americano è stato accolto con scetticismo dai dissidenti cubani nell'isola: Berta Soler, leader del gruppo Damas de Blanco, ha parlato della liberazione di soltanto 41 oppositori: "Dove sono finiti gli altri 12?". Nel corso del fine settimana il governo cubano aveva informato l'amministrazione Obama che gli ultimi prigionieri nella lista erano stati messi in libertà vigilata. La sezione di interesse americana all'Avana, che tratta gli affari consolari e altri contatti con Washington, aveva confermato.
Gli Stati Uniti continueranno a far pressione su Cuba per la liberazione di altri prigionieri politici ancora in carcere: "Ci sono altri individui detenuti per aver affermato i loro diritti universali il cui caso abbiamo sollevato in passato", ha detto una fonte al seguito di Kerry auspicando che "si proceda anche per loro in futuro". Il governo cubano ha sempre negato di incarcerare gli oppositori e usualmente definisce i dissidenti come mercenari pagati dagli Usa.
Parlando al corpo diplomatico in Vaticano, il Papa ha definito la decisione di Stati Uniti e Cuba di "rompere il reciproco silenzio durato mezzo secolo un esempio di come il dialogo può costruire ponti". Il prossimo esempio tangibile di questo dialogo sarà la prossima settimana, quando Roberta Jacobson, assistente segretario di Stato per l'America Latina, guiderà all'Avana la delegazione Usa di più alto livello in decenni per colloqui sulla migrazione e la normalizzazione dei rapporti.
L'annuncio è stato salutato come "rincuorante" per le famiglie degli ex prigionieri dall'ambasciatrice all'Onu Samantha Power che però ha sottolineato come "il più ampio problema dei diritti umani a Cuba" non è ancora risolto. L'amministrazione sperava che il rilascio degli ex detenuti potesse essere completato nel corso della settimana, prima dei colloqui della Jacobson nell'isola. Adesso, mentre repubblicani vicini agli esuli come il senatore della Florida Marc Rubio denunciano un accordo "in cui Cuba ha avuto più di quanto abbia dato", si aspettano gli ordini esecutivi della Casa Bianca per la normalizzazione dei commerci e dei viaggi: secondo il Washington Post i Dipartimenti del Tesoro e del Commercio potrebbero pubblicare già in settimana i primi regolamenti.
SDA-ATS