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Le organizzazioni umanitarie svizzere scendono in campo in vista della votazione popolare del 3 marzo sull'adesione all'Onu.Questo contenuto è stato pubblicato il 04 dicembre 2001 - 12:42
L'ONU non è perfetta ma ha molti pregi, primo fra tutti il ruolo di mediazione e di confronto civile tra le nazioni. Solo aderendovi, la Svizzera potrà contribuire a migliorare «la più grande organizzazione di sviluppo del mondo». Per questi motivi le associazioni umanitarie elvetiche sostengono l'iniziativa popolare in votazione federale il prossimo 3 marzo.
In una conferenza stampa indetta a Berna dalla «Comunità di lavoro Swissaid - Sacrificio quaresimale - Pane per i fratelli - Helvetas - Caritas», il segretario centrale dell'Aiuto delle chiese evangeliche della Svizzera (ACES) Franz Schüle ha sottolineato che senza il sostegno e la coordinazione fornita dagli organismi dell'ONU l'aiuto umanitario delle ONG sarebbe impossibile.
Gli ha fatto eco Jürg Krummenacher, direttore di Caritas Svizzera e presidente della Comunità di lavoro, che ha illustrato la complessità dell'intervento umanitario in Kosovo in atto dal giugno 1999. Senza la coordinazione offerta dall'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, le varie organizzazioni umanitarie intervenute nella provincia jugoslava avrebbero perso tempo e denaro.
E Krummenacher ha rincarato: «se l'ONU non esistesse bisognerebbe crearla.» Anche il programma agricolo di rilancio dell'allevamento che Caritas ha avviato nel Kosovo nella primavera 2000 sarebbe stato inattuabile senza il sostegno logistico e la consulenza medica e veterinaria offerta dalla FAO, l'Organizzazione dell'Onu per l'alimentazione e l'agricoltura.
Le ONG sono consapevoli dei difetti, anche importanti dell'ONU, ha affermato la responsabile dell'ufficio regionale romando della Comunità Nadine Keim: «il diritto di veto delle grandi potenze nel Consiglio di sicurezza equivale ad un'istituzionalizzazione del rapporto di forza tra Nord e Sud del mondo, tuttavia va riconosciuto che all'ONU il diritto prevale sulla violenza». In sostanza, ha sottolineato, non si possono considerare solo i problemi ma vanno valorizzate anche le esperienze positive realizzate grazie alle Nazioni Unite.
Secondo la Keim, la rinuncia all'adesione «non è degna di un paese sovrano», tanto più per la Svizzera che «da sempre intrattiene un rapporto fruttuoso con l'ONU e vi versa un contributo simile a quello di uno Stato membro: manca solo il diritto di codecisione». Le Nazioni Unite potrebbero persino ridare lustro alla consolidata tradizione di buoni uffici della Confederazione.
Grazie alla neutralità elvetica - come già oggi avviene per i paesi scandinavi con lo stesso statuto - l'ONU potrebbe assegnare a Berna particolari compiti di mediazione, ha detto Krummenacher. Nell'applicazione di sanzioni internazionali la Confederazione conserverà tutta la propria indipendenza, ha affermato.
La Comunità di lavoro partecipa alla vita politica della Svizzera anche perché chiamata a farlo in modo consultivo in Commissioni federali: qualora la Confederazione dovesse divenire membro a pieno titolo dell'ONU, le ONG potrebbero far sentire maggiormente la loro voce anche nella politica estera, ha aggiunto Krummenacher. Proprio le sanzioni, aspetto su cui le ONG invitano alla massima prudenza, costituirebbero un tema dove le associazioni umanitarie avrebbero qualcosa da dire, ha affermato.
Vi è un precedente. Dall'adesione della Svizzera al Fondo monetario internazionale e alla Banca mondiale, le organizzazioni umanitarie hanno potuto essere ascoltate durante la definizione della posizione elvetica nelle grandi istituzioni economiche mondiali, ha detto il direttore della Comunità Peter Niggli. «Certo- ha riconosciuto - non abbiamo ottenuto un cambiamento del 'main stream' finanziario di Bretton Woods, cui la Svizzera aderisce completamente.»
swissinfo e agenzie
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