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Nella storica visita di due anni fa, era carico di euforia per le inattese e rapide aperture del nuovo governo semi-civile. Stavolta, nel suo viaggio di due giorni, Barack Obama si ritrova davanti una Birmania in cui la novità delle riforme ha lasciato spazio ai dubbi sull'effettiva portata del cambiamento.
"C'è ancora lavoro da fare", ha detto il numero uno della Casa Bianca dopo un incontro con una decina di alti esponenti politici, tra cui la leader dell'opposizione Aung San Suu Kyi. Obama ha utilizzato un tono più ottimistico rispetto al giorno prima, quando in un'intervista al sito di informazione "Irrawaddy" aveva lamentato il rallentamento nonché i "passi indietro" nelle riforme lanciate dal presidente Thein Sein nel 2011.
Le due dichiarazioni racchiudono il dilemma in cui si trova l'amministrazione Obama sulla questione. Da un lato gli Usa corteggiano con insistenza la Birmania a livello diplomatico, anche per contenere l'influenza cinese. Dall'altro, non possono fare a meno di notare che il lieto fine della "nuova Birmania" è lungi dall'essere scritto: il potere reale nel Paese rimane infatti nelle mani dei militari, con un'economia dominata dagli uomini d'affari legati all'ex giunta.