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SEATTLE - All'origine delle dimissioni di Bill Gates da Microsoft potrebbe non esserci la sua volontà, dichiarata, di dedicarsi alla filantropia quanto la paura di un possibile scandalo legato al #metoo.
La storia, pubblicata dal Wall Street Journal, parla di una serie di email di carattere assai inappropriato - con avances e una richiesta a uscire insieme - inviate a una sua sottoposta quando era ancora un membro della board di Microsoft. Anni dopo le email si erano poi convogliate in di un'indagine interna più ampia che potrebbe aver portato alla tacita rimozione di Gates.
Sempre stando al Journal, il fondatore di Microsoft aveva iniziato a inviare le email fra il 2008 e il 2009 e - per queste - era già stato richiamato all'ordine dall'allora capo della sezione legale e capa dell'ufficio del personale. In quel frangente Gates, che era ancora sposato, aveva riconosciuta come inappropriata la corrispondenza e aveva confermato che ci avrebbe dato un taglio.
Le dimissioni dal Cda, avvenute a marzo 2020, sarebbero invece frutto di un pressing da parte della dirigenza in seguito all'apertura di un'indagine interna nel 2019 legata a una relazione sessuale intrecciata sul posto di lavoro con un'altra dipendente e altre voci di corridoio, comprese, è lecito immaginare, quelle relative ai sopracitati scambi.
Un portavoce di Gates ha negato la veridicità di quanto affermato dal quotidiano americano parlando di «pettegolezzi riciclati presi da fonti che non hanno una conoscenza diretta e spesso un evidente conflitto d'interesse». Microsoft, invece, ha se non altro confermato l'esistenza del carteggio in questione.
Bill e la moglie Melinda, lo ricordiamo, hanno divorziato a maggio di quest'anno.