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Impatto della predazione di lince e dell‘attività venatoria sul camoscio
Oltre al capriolo, il camoscio è la preda più importante per la lince in Svizzera. Nell’ambito del progetto “Nordwestalpen III”, abbiamo scoperto che la predazione della lince è particolarmente concentrata sui capretti di camoscio in primavera e in estate. In alcune parti della Svizzera e dei paesi limitrofi, gli effettivi di camoscio sembrano essere diminuiti drasticamente negli ultimi anni. Tuttavia, le cause esatte dei cali osservati sono in gran parte sconosciute. I possibili fattori sono ad es. condizioni climatiche sfavorevoli, disturbi da attività ricreative, eccessiva pressione venatoria, predazione da parte della lince o competizione con altre specie (p. es. cervo). Nelle regioni in cui è presente la lince e si caccia contemporaneamente il camoscio, sorge la domanda su quale influenza abbiano entrambi i fattori sullo sviluppo della popolazione del camoscio.
Obiettivo(i)
Lo scopo del nostro progetto era quello di esaminare più in dettaglio l’influenza della lince e dell’attività venatoria sul camoscio e di valutarla in relazione ad altri fattori (es. mortalità invernale). Il Canton Berna è servito come area campione di studio, ma i risultati dovrebbero essere rilevanti anche per altre regioni.
Metodi
Per rispondere alle nostre questioni, abbiamo scelto tre diversi approcci:
1) Nell’ambito di una ricerca di campo, le linci in varie zone dell’Oberland bernese sono state munite di radiocollari tra il 2016 e il 2018 per trovare il maggior numero possibile di prede. Allo stesso tempo, diversi branchi di camosci sono stati monitorati più volte all’anno nelle stesse aree per misurare la crescita annuale. Inoltre, sono stati raccolti dati su altre cause di mortalità del camoscio (es. malattia, inverno) e fattori legati all’uomo (es. caccia, disturbo).
2) Sono stati utilizzati i dati disponibili delle statistiche sulla caccia e del monitoraggio della lince. Sulla base di questi dati, sono stati ricostruiti gli effettivi di camoscio provenienti da diverse aree di caccia del Canton Berna e confrontati con altre regioni (ad es. cantoni senza presenza di linci). L’influenza a lungo termine della lince, della caccia e di altri fattori (ad esempio il clima) sullo sviluppo della popolazione del camoscio sarà valutata retrospettivamente.
3) Con l’aiuto di modelli di popolazione teorici, sono stati analizzati gli scenari di gestione con diversi obiettivi e ipotesi. I modelli dovrebbero servire come base per il processo decisionale al fine di ottimizzare, se necessario, la gestione della caccia nelle aree con presenza di linci.
Risultati e pubblicazioni
I risultati del progetto sono stati pubblicati nel seguente rapporto:
Il progetto lince-camoscio è stato realizzato parallelamente al progetto di genetica della lince in accordo con i cantoni interessati e i guardiacaccia. La parte lince del progetto è stata coordinata da KORA e finanziata da una fondazione privata. La parte camoscio è stata diretta dal Dr. Christian Willisch e supportata dall’Ispettorato della caccia del Canton Berna, dalla Fondazione Stotzer Kästli e dalla Fondazione Zigerli Hegi.
Durata del progetto: 2015-2018
Area di studio: Alpi nordoccidentali
Partner:
Dr. Christian Willisch, FIWI, Università di Berna
Ispettorato di caccia/Guardiacaccia Canton Berna
Università di Basilea
Contatto KORA: Dott.ssa Kristina Vogt
Luchsforschung 1983-2015
All’inizio il KORA ha dedicato la maggior parte del lavoro di ricerca alla lince, che era stata reintrodotta nel 1971 nelle Alpi e nel 1974 nel Giura. La ricerca e la sorveglianza delle popolazioni in evoluzione ebbero inizio con la marcatura di due linci nel marzo 1983 nell’Oberland bernese. La radiotelemetria aprì una nuova dimensione nella ricerca sugli animali selvatici, specialmente per un animale così raro ed elusivo come la lince.
Dal 1983 al 2015, abbiamo studiato la lince in diverse parti della Svizzera come anche in diverse condizioni ecologiche. Abbiamo accompagnato più di un centinaio di linci durante una parte della loro vita grazie alla radiotelemetria. Fino al 2015 la ricerca sulla lince in Svizzera può essere divisa in sei progetti che hanno risposto a diverse questioni:
1) 1983-88 Alpi nordoccidentali I
2) 1985-88 Vallese
3) 1988-98 Giura
4) 1997-2001 Alpi nordoccidentali II
5) 2001-2009 Svizzera nordorientale LUNO
6) 2012-2015 Alpi nordoccidentali III
Svizzera Centrale e Alpi nordoccidentali I
Il primo grande studio di telemetria sulla lince eurasiatica ha fornito risultati all’avanguardia riguardanti la sua struttura spaziale, sociale e la strategia alimentare da un totale di 11 linci. A quei tempi la popolazione di lince e quella delle sue prede erano stabili e l’impatto della lince sulle sue prede era basso.
Vallese 1985-1988
In Vallese, sei linci sono state dotate di radiocollare tra il 1985 e il 1988, in una fase in cui la popolazione di lince stava colonizzando questa regione. Le autorità si lamentarono di una rapida diminuzione di caprioli e camosci. Nella bandita di caccia del Turtmanntal, Haller (1992: Zur Ökologie des Luchses Lynx lynx im Verlauf seiner Wiederansiedlung in den Walliser Alpen) aveva documentato una predazione intensiva su entrambe le due specie da parte della lince. Per un certo periodo, il capriolo sparì persino dalla zona. Queste constatazioni erano fortemente in contrasto con i risultati ottenuti nelle Alpi nordoccidentali.
Giura 1988-1998
Le ricerche sulle popolazioni di lince reintrodotte nel Giura hanno iniziato 14 anni dopo la prima reintroduzione, e sono durate fino al 1998. Questo primo studio a lungo termine su 29 linci ci ha permesso di raccogliere informazioni sulla stabilità della struttura spaziale e sociale, sulla demografia e sulle dispersioni dei giovani individui. La grande quantità di dati ci ha inoltre permesso di calcolare i primi modelli di distribuzione spaziale. Gli studi sulla selezione alimentare ci hanno mostrato delle preferenze stagionali con diverse categorie di prede. Per questo motivo, l’impatto sulle prede restava costante durante gli anni.
Alpi Nordoccidentali II 1997-2001
Dalla metà degli anni ’90 in poi, le predazioni a carico degli animali da reddito e il numero di osservazione delle linci sono aumentati notevolmente. Durante gli anni di ricerca siamo stati in grado di catturare 44 linci e dotarle di trasmettitori. Abbiamo trovato una densità significativamente più alta rispetto agli anni ’80. L’influenza sulle popolazioni di prede è stata maggiore di quanto osservato in precedenza. La popolazione di caprioli era sotto forte pressione a causa della caccia intensiva e di una serie di inverni rigidi. Oltre alla struttura spaziale e sociale, alla dispersione e alla demografia, l’attenzione si è concentrata sulle indagini degli attacchi agli animali da allevamento. Nel 1998 abbiamo iniziato a utilizzare trappole fotografiche per la stima della popolazione utilizzando il metodo della cattura-ricattura.
Svizzera nordorientale LUNO 2001-2009
A seguito della situazione di tensione intorno alla lince nelle Alpi nordoccidentali alla fine degli anni ’90, il governo federale ha sviluppato un nuovo Piano di gestione per la lince, che consentiva un allontanamento degli animali nocivi e prevedeva la riduzione dell’alta densità di lince attraverso traslocazioni o abbattimenti. Dopo la posizione favorevole del governo cantonale, nel novembre 2000, il parlamento di San Gallo ha votato in favore del postulato Trionfini, permettendo quindi la reintroduzione della lince nel Canton San Gallo. Quindi la Confederazione (UFAM) e i cinque cantoni di Zurigo, San Gallo, Turgovia, Appenzello Interno e Appenzello Esterno hanno avviato il progetto Luchsumsiedlung Nordostschweiz LUNO (traslocazione della lince in Svizzera nordorientale). Le linci provenivano dalle Alpi nordoccidentali e dal Giura. KORA e l’Istituto di patologia animale (FiWi) si sono occupati delle operazioni di cattura delle linci, della traslocazione e della sorveglianza delle linci dopo la loro liberazione in Svizzera nordorientale. L’accompagnamento degli animali rilasciati mediante radiotelemetria ha permesso di indagare l’evoluzione delle nuove strutture spaziali, delle strategie alimentari e di caccia. Nel 2009, la sorveglianza della piccola popolazione di linci in Svizzera nordorientale è stata integrata nel monitoraggio su scala nazionale. Ogni tre/quattro anni ripetiamo uno studio sistematico di monitoraggio per mezzo delle trappole fotografiche.
Metodi
Catture e rilasci
Tra 2001 e 2008, in Svizzera nordorientale sono state liberate 7 linci provenienti dalle Alpi nordoccidentali e 5 linci dal Giura. Tutti gli animali sono stati poi portati in una stazione per la quarantena. I collaboratori del FiWi si sono occupati delle linci durante la quarantena. Prima del loro rilascio, sono state esaminate da un veterinario e dotate di un radiocollare.
Risultati e pubblicazioni
Territori e migrazioni
Gli animali traslocati alcuni mesi dopo il rilascio hanno sviluppato un sistema di territori vicini e confinanti, come è tipico per una popolazione di linci. Hanno fatto eccezione una femmina che ha attraversato la piana di Lindt in direzione sud-ovest e si è instaurata nei cantoni Glarona e Svitto, e un maschio che si è unito alla popolazione nella Svizzera nordorientale solamente dopo essere migrato per più di un anno. In quell’anno si è spinto fino alla città di Zurigo e si è trattenuto per 4 mesi sulla Zürichberg (il Monte Zurigo) in prossimità della città. La grandezza media dei territori di una femmina era di 100 km² e quella di un maschio di 172 km².
Prede
Durante la fase di monitoraggio della lince, abbiamo potuto documentare, grazie alla telemetria, 206 prede: 150 caprioli (73%) e 45 camosci (22%). Altre prede occasionali erano rappresentate da volpi (4), lepri comuni (5) e due marmotte. Tra le prede trovate in modo fortuito da terzi (poi accertate da noi o dai guardiacaccia) c’erano caprioli (127), camosci (17), una lepre comune, una volpe, una marmotta e due capre. Undici conigli e due porcellini d’India sono stati probabilmente uccisi da due giovani linci orfane che hanno cercato di sopravvivere uccidendo prede facili. Almeno uno di questi giovani è sopravvissuto all’inverno, ma è stato poi investito da un’auto nella primavera seguente.
Riproduzione
Tra la prima cucciolata del 2002 nella zona di traslocazione e la fine del monitoraggio sistematico tramite trappole fotografiche nell’inverno 2011/2012, abbiamo osservato 16 cucciolate con almeno 31 cuccioli. Dei giovani nati nella Svizzera nordorientale, 11 erano ancora vivi a fine aprile 2012. Mancano tuttavia informazioni riguardo a 20 linci nate in Svizzera nordorientale. Almeno una lince subadulta ha lasciato il compartimento e si è installata a 200 km più a sud, nel Parco Naturale italiano Adamello Brenta. Nel 2008, un altro giovane è stato investito a Landquart nel Canton Grigioni. Tre femmine e due maschi nati nel la Svizzera nordorientale si sono già riprodotti. Siamo sicuri che delle 12 linci introdotte dalle Alpi nordoccidentali e dal Giura, 4 femmine hanno avuto una cucciolata (da 3 maschi differenti). Tra il 2011 e il 2012, un maschio subadulto è migrato dal Giura, passando dal Canton Turgovia lungo la riva occidentale del Lago di Costanza, fino alla valle del Reno, arrivando quindi nella Svizzera nordorientale.
Il destino delle linci traslocate
Delle 12 linci traslocate, conosciamo la sorte di 4 di esse. A inizio 2012, ALMA con certezza e probabilmente NOIA erano ancora vive e presenti nel nord-est della Svizzera. VINO è morto nel 2003, AYLA è stata investita nel 2004 e WERO è stato trovato morto nel 2010. Le rimanenti 7 linci sono sparite senza lasciare alcuna traccia. AURA, BAYA, ROCO e ODIN non sono state più rintracciate dopo il silenzio dei loro radiocollari; mentre TURO, NURA e AIKA sono stati fotografati rispettivamente ancora per tre, quattro e sei anni dopo la perdita del loro radiocollare.
Valutazione della traslocazione
Il fatto che durante il monitoraggio intensivo del 2012 nella Svizzera nordorientale, quindi 12 anni dall’inizio del progetto, abbiamo potuto provare la presenza di 10 linci adulte e di 4 giovani (di due femmine differenti), ci rende ottimisti. È stato creato così il nucleo di una nuova popolazione. La popolazione della Svizzera nordorientale è però ancora debole, e alcuni eventi fortuiti possono avere un grande impatto sullo sviluppo della popolazione. La prospettiva a lungo termine dipende anche dalle condizioni degli eventi nelle regioni circostanti: l’immigrazione di un giovane maschio dal Giura bernese o la migrazione di due giovani linci verso i Grigioni indicano che esistono delle interazioni.
In questo senso, il progetto LUNO dovrebbe essere compreso in un contesto più ampio, persino internazionale. Negli ultimi 10 anni, la lince ha potuto ingrandire il suo territorio nello spazio alpino solo tra i confini della Svizzera nordorientale. La popolazione LUNO potrebbe figurare come pietra miliare di una popolazione nell’est delle Alpi, tuttavia, ci mancano indicazioni chiare che provino un tale sviluppo.
Benché il progetto LUNO sia modesto e coinvolga pochi animali, ha un grande valore se inteso come progetto di gestione e conservazione della lince in Svizzera e nelle Alpi. Reintroduzioni piccole e ripetute potrebbero essere decisive per il futuro della lince nelle alpi.
É possibile trovare più informazioni sui risultati e le conoscenze in questi due rapporti:
Ryser A., von Wattenwyl K., Ryser-Degiorgis M.-P., Willisch Ch., Zimmermann F. & Breitenmoser U. 2004. Luchsumsiedlung Nordostschweiz 2001-2003. Schlussbericht Modul Luchs des Projektes LUNO. KORA Bericht Nr. 22, 59 pp.
Robin K. & Nigg H. 2005. Luchsumsiedlung Nordostschweiz LUNO. Bericht über die Periode 2001 bis 2003. Schriftenreihe Umwelt Nr. 377. Bundesamt für Umwelt, Wald und Landschaft, Bern; 53 S.
Alpi Nordoccidentali III 2012-2015
Basi per la conservazione e la gestione della popolazione di lince nelle Alpi nordoccidentali
La popolazione di lince presente nel nord-ovest delle Alpi si è sviluppata dalla reintroduzione di linci, provenienti dai Carpazi slovacchi, nel Canton Obwaldo e Vaud nei primi anni ’70. A tutt’oggi, l’Oberland bernese e le vicine Prealpi del Canton Friburgo e Vaud ospitano la più importante popolazione di linci di tutte le Alpi. La lince è protetta dalla legge, ma rimane oggetto di una controversia con il mondo venatorio in merito all’impatto della lince sulle specie preda, e ciò frena lo sviluppo di una popolazione pan-alpina. Inoltre, studi recenti hanno dimostrato come la popolazione di lince nelle Alpi nord-occidentali non sia abbastanza grande, né sufficientemente diversificata geneticamente per sopravvivere a lungo termine. La base genetica dei pochi animali fondatori della popolazione nelle Alpi nord-occidentali di 40 anni fa è ridotta. Tenendo conto dell’alto tasso di consanguineità, le circa 50 linci residenti nel compartimento VI delle Alpi nord-occidentali vengono stimate, sulla base della variabilità genetica, a solamente 20 individui. A tutt’oggi non vi sono segni di una reale depressione di consanguineità, ma la base dei dati attuali e a distanza dall’ultima ricerca di campo nel 2001 è debole. Inoltre, va tenuto in considerazione che un nuovo aumento della popolazione – auspicato per ragioni biologiche – potrebbe di nuovo scatenare il conflitto con i cacciatori in merito al numero massimo tollerabile di linci.
È a causa di queste premesse che volevamo esaminare per la terza volta lo stato sanitario e genetico della popolazione di lince nel Nord-ovest delle Alpi Svizzere (dopo le fasi di progetto 1983-1986 e 1998-2001). Abbiamo collaborato con il progetto capriolo dell’Università di Zurigo, che aveva munito di radiocollare dei caprioli per studiare l’impatto della lince su questa specie e con il progetto dell’Università di Basilea che esaminava la comunicazione olfattiva della lince nel nord-ovest delle Alpi Svizzere (SMEL).
Obiettivo(i)
L’obiettivo del nostro progetto era quello di contribuire alla conservazione della popolazione di lince, sfruttando nuovi metodi di ricerca per far luce sui seguenti aspetti:
La condizione demografica, sanitaria e genetica
L’impatto della lince sulla popolazione di capriolo
La distribuzione spazio-temporale dell’habitat tramite tracce olfattive
La comunicazione tra diversi portatori di interesse (ad es. ambientalisti e cacciatori).
Metodi
Abbiamo utilizzato un approccio interdisciplinare e moderne tecniche di campo e di laboratorio: grazie alla telemetria GPS-GSM e al fototrappolaggio, abbiamo potuto determinare il comportamento e la distribuzione spaziale della lince. Le prove genetiche sono state raccolte al fine di stabilire la discendenza e la parentela delle linci e per determinare la salute generale e il fattore di consanguineità della popolazione.
Risultati e pubblicazioni
I risultati del progetto, tra gli altri, sono stati pubblicati nei seguenti lavori:
Comportamento di marcatura olfattiva della lince eurasiatica nelle Alpi svizzere nordoccidentali
I felini solitari occupano vasti territori dove non tollerano alcun individuo adulto dello stesso sesso (solo i territori di due partner si sovrappongono). I contatti diretti tra individui sono rari, ad eccezione delle femmine con i loro cuccioli. La marcatura odorifera sembra essere uno dei mezzi più importanti per scambiarsi informazioni. La lince eurasiatica (Lynx lynx) è un modello ideale per esaminare l’organizzazione sociale e spaziale dei felini selvatici e la loro comunicazione olfattiva con marcatura d’urina. Una popolazione di lince è generalmente costituita da maschi e femmine residenti (partner sessuali o vicini), da linci subadulte provenienti dall’esterno che non occupano ancora un territorio fisso, e di giovani linci o subadulti discendenti dalle linci residenti. Per tutti i membri di una popolazione, è essenziale ottenere e condividere informazioni concernenti lo stato sociale, il sesso e la condizione fisiologica dei propri vicini. Tuttavia, nessuno studio si è ancora svolto per determinare l’importanza delle marcature odorifere per la stabilità e il mantenimento del sistema socio-spaziale.
Per la conservazione e la gestione di una popolazione animale, è essenziale capirne i suoi funzionamenti di base. Le popolazioni di lince eurasiatica hanno generalmente una bassa densità, ma il loro numero può variare considerevolmente secondo le fluttuazioni del numero di prede disponibili, ciò che in certe circostanze può scatenare dei conflitti con l’uomo. Il Parlamento svizzero e il Governo hanno permesso interventi nelle popolazioni dei grandi predatori. Tuttavia, i potenziali effetti di questi interventi sulla struttura socio-spaziale delle popolazioni di lince non sono tuttora molto chiari. Benché avessimo osservato delle considerevoli fluttuazioni della popolazione, la sua espansione spaziale rimane limitata. Ciò è probabilmente dovuto alla mortalità causata dall’uomo e dalla frammentazione dell’habitat da egli causata (in parte), ma anche secondo modelli naturali di distribuzione e colonizzazione della lince. Per la conservazione e la gestione della lince, è perciò essenziale capirne la sua organizzazione sociale e il ruolo delle marcature olfattive.
Obiettivo(i)
In questo studio esaminiamo l’influenza delle tracce olfattive sulla distribuzione spaziale e sul comportamento riproduttivo della lince eurasiatica in una data popolazione. Inoltre, abbiamo esaminato in che modo le potenziali prede reagivano alle tracce odorifere della lince. Quindi abbiamo analizzato le componenti chimiche dell’urina e testato il modo in cui le linci reagivano alle marcature odorifere.
Metodi
Abbiamo utilizzato un approccio interdisciplinare applicando delle tecniche moderne sul campo e in laboratorio. Grazie alla telemetria GPS-GSM e alle trappole fotografiche, abbiamo potuto quantificare la distribuzione spaziale e il comportamento della lince. Grazie alla cromatografia in fase gassosa e alla spettrometria di massa abbiamo anche potuto identificare e quantificare le componenti chimiche dell’urina prelevata.
Risultati e pubblicazioni
I risultati del presente studio sono stati pubblicati nelle seguenti tre pubblicazioni:
Fondazione Basler Stiftung für Experimentelle Zoologie
Progetto Rockethub Crowdfunding
Fondazione Basler Stiftung für biologische Forschung
Contatto KORA: Kristina Vogt
Partner per l’equipaggiamento:
TRANSA
SCOPES 2010-2012
Status, ecology and land tenure system of the critically endangered Balkan lynx
Il progetto di ricerca “Status, ecology and land tenure system of the critically endangered Balkan lynx” nell’ambito di SCOPES (Scientific cooperation between Eastern Europe and Switzerland) rappresentava la parte scientifica del programma sulla lince dei Balcani dal 2010 al 2012.
Il progetto era una collaborazione tra ricercatori delle Università di Berna, di Skopje (Macedonia del Nord) e di Tirana (Albania). Ha generato conoscenze biologiche ed ecologiche come base per il progetto di conservazione con tre temi specifici:
Distribuzione, sistema sociale e preferenze dell’habitat della lince dei Balcani,
Ecologia alimentare della lince dei Balcani e raccomandazioni per la gestione sostenibile delle specie preda e
formazione di studenti nei due paesi in materia di ecologia animale e di monitoraggio scientifico.
Metodi
I metodi utilizzati sul campo per studiare la lince erano la telemetria GPS-GSM, così come il fototrappolaggio per le stime di cattura-ricattura (lince) e per gli „occupancy models“ (prede).
Risultati e pubblicazioni
Nel Parco Nazionale di Mavrovo (Sud-Ovest della Macedonia del Nord), sono state equipaggiate 3 linci con il sistema GPS-GSM. Le prede trovate per mezzo della telemetria erano principalmente caprioli, camosci e qualche lepre. La grandezza del territorio determinato era di 300–400 km², ciò che indica una densità molto debole. Questo fatto è stato confermato anche grazie alle trappole fotografiche piazzate nella stessa zona, che hanno portato a una densità di solo 0.82 ± 0.29 linci per 100km². In Albania, si è dovuto attendere 3 anni prima di avere la prova di presenza della lince nelle 2 regioni grazie alle trappole fotografiche: nei Monti Munella e nel Parco Nazionale Shebenik-Jabllanica. La presenza di una piccola popolazione (4-5 animali) nei Monti Munella è stata successivamente confermata nell’ambito del “Balkan Lynx Recovery Programms”. A causa di un volume di dati troppo esiguo, non è stato possibile effettuare una stima sulla presenza e abbondanza delle specie preda. Tuttavia, presumiamo che le densità di caprioli e camosci siano basse, perché le loro popolazioni non sono gestite in modo sostenibile.
Il progetto ha chiarito che la popolazione della lince balcanica è molto piccola e può essere preservata solo con lo sforzo concentrato di tutti i partner e le istituzioni.
Nell’ambito del progetto sono state effettuate quattro tesi di laurea:
Trajçe A. 2010. Conservation planning for guilds or individual species? The relative perceptions of wolves, bears and lynx among the rural Albanian public. Master thesis, University of Oxford, UK, 86 pp.
Tesho L. 2011. Qëndrueshëmeria e gjuetisë dhe menaxhimi I kafshëve të egra në Shqipëri [Sustainable hunting and management of wildlife in Albania]. Master thesis, University of Elbasan, Albania, 52 pp.
Melovski D. 2012. Status and distribution of the Balkan Lynx (Lynx lynx martinoi MIRIC, 1978) and its prey. Master thesis, Faculty of Natural Sciences, University of Montenegro, 82 pp.
Ivanov G. 2014. Spatially explicit model for habitat suitability and potential distribution of the critically endangered Balkan lynx (Lynx lynx balcanicus Bures 1941). Master thesis, Institute of Biology, Faculty of Natural Sciences and Mathematics, Ss. Cyril and Methodius University, Skopje, Macedonia, 73 pp.
Informazioni sul progetto
Durata del progetto: 2010-2012
Luogo: Parte occidentale della Macedonia del Nord e Albania orientale e settentrionale.
Partner:
Istituto di Veterinaria-Virologia, Università di Berna, Svizzera
Facoltà di Scienze Naturali e Matematica, Università di Skopje, Macedonia del Nord
Macedonian Ecological Society (MES)
Facoltà di Biotecnologiae Alimentazione, Università Agraria di Tirana, Albania
Protection and Preservation of Natural Environment in Albania (PPNEA)
Sponsor: Fondo nazionale svizzero per la ricerca scientifica (FNS) insieme alla Direzione per lo Sviluppo e la Cooperazione (DEZA) in ambito di SCOPES (Scientific co-operation between Eastern Europe and Switzerland)
Contatto: Università di Berna e KORA: Urs Breitenmoser, Manuela von Arx
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