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L’accettazione dell’iniziativa per la limitazione significa la fine della via bilaterale
- Introduction L’essenziale in breve | Posizione di economiesuisse
- Chapter 1 L’iniziativa dell’UDC boicotta la via bilaterale
- Chapter 2 Forte crescita dell’economia svizzera grazie agli accordi bilaterali
- Chapter 3 Ogni accordo bilaterale apporta vantaggi alla Svizzera
- Chapter 4 Nessuna soluzione alternativa equivalente
- Chapter 5 I contingenti aggravano la mancanza di lavoratori qualificati
- Chapter 6 In conclusione: è indispensabile mantenere relazioni stabili con il nostro principale partner commerciale
I contingenti aggravano la mancanza di lavoratori qualificati
L'iniziativa UDC contro i bilaterali nuocerebbe gravemente all’economia ponendo degli ostacoli alla vendita di prodotti e di servizi svizzeri all’UE. Ma essa penalizzerebbe anche il mercato del lavoro. La Svizzera soffre di una penuria di manodopera qualificata, che non farà altro che aggravarsi in futuro. Gli analisti di UBS prevedono che il nostro paese avrà bisogno nei prossimi dieci anni di 300'000 lavoratori supplementari. Per coprire questo bisogno, le imprese devono, in futuro come in passato, poter reperire i loro dipendenti in maniera flessibile anche in Europa. L'immigrazione ha moltiplicato gli impieghi in Svizzera, ciò di cui beneficiano anche gli abitanti del nostro paese. Gli economisti hanno così costatato, ad esempio, che il reclutamento di una persona molto qualificata crea in un’impresa a valle fino a cinque impieghi supplementari. Inoltre, il 74% dei lavoratori recentemente giunti in Svizzera provenienti dall’UE sono occupati in categorie professionali dai profili di qualifica elevati o molto elevati. Dopo il 2002, sono stati creati in Svizzera oltre 700'000 nuovi impieghi, di cui quasi la metà sono stati occupati da cittadini svizzeri. Le persone attive dell’UE e dell’AELS completano dunque i nostri effettivi locali. Senza la libera circolazione delle persone, le imprese svizzere dovrebbero confrontarsi al sistema di contingenti e mobilitare un funzionario federale per ogni collaboratore straniero. Il reclutamento di specialisti dell’UE diventerebbe più dispendioso in termini di tempo e soldi.
L'amministrazione federale studia regolarmente l’impatto sul mercato del lavoro dell’immigrazione autorizzata nell’ambito della libera circolazione delle persone. E le sue costatazioni sono positive: esse non denotano nessuna pressione generale al ribasso sui salari e mostrano che l’immigrazione sostiene il primo pilastro della nostra previdenza sociale. In questi ultimi anni, di fatto, i salari svizzeri sono continuamente progrediti, ossia di circa l’1,1% all’anno. Durante questo periodo, gli immigrati provenienti dall’UE hanno finanziato il 26,1% delle entrate dell’AVS e dell’AI, percependo solo il 15,3% delle prestazioni di queste due assicurazioni. Solo nel settore dell’assicurazione contro la disoccupazione i cittadini dell’UE/AELS beneficiano maggiormente di quanto versano in contributi, con cifre di rispettivamente il 31,1% e il 24,4%.
Misure adeguate e mirate per i disoccupati con più di 50 anni
Per l'economia svizzera, la penuria di manodopera qualificata è una sfida importante. Mentre la soppressione della libera circolazione delle persone aggraverebbe il problema, il Consiglio federale ha recentemente definito varie misure che potrebbero, al contrario, attenuarlo. Una buona parte di queste concerne i lavoratori con più di 50 anni, ciò che ha la sua importanza a livello economico, poiché questo gruppo rappresenta circa il 30% della popolazione attiva. Per aiutare questi lavoratori a reintegrarsi al mercato del lavoro più rapidamente e più facilmente dopo la disoccupazione sono stati concepiti diversi programmi di formazione e d’informazione. Infatti è assodato che per ritrovare un impiego, i disoccupati che hanno più di 50 anni hanno bisogno di molto più tempo (in media nove mesi), rispetto ai collaboratori più giovani. Non bisogna perdere di vista il fatto che la situazione delle persone di oltre 50 anni sul mercato del lavoro svizzero non è precaria. In questa fascia d’età, il tasso di occupazione raggiunge di fatto il 73%, ossia uno dei livelli più elevati nel confronto internazionale. Secondo l’Organizzazione internazionale del lavoro, il tasso di disoccupazione è del 4,2% presso le persone di 40-54 anni e del 4% per coloro tra i 55-64 anni: questi tassi sono inferiori a quello relativo al gruppo in età tra i 25-39 anni (4,9%). Da qui la conclusione che anche gli ultracinquantenni beneficiano in Svizzera del successo della via bilaterale.
L'immigrazione è fortemente diminuita dopo l’anno record del 2013 (cf. grafico). Dopo tutto, è la dinamica economica - i datori di lavoro che hanno bisogno di lavoratori - che la determina, e se l'economia si sviluppa, l'immigrazione aumenta. Al contrario, essa diminuisce quando le imprese svizzere hanno meno ordinazioni. La libera circolazione delle persone ha mostrato la sua efficacia sia per i datori di lavoro sia per i lavoratori svizzeri. Il sistema dei contingenti applicato in passato ci ha lasciato altri ricordi: non solo esso richiedeva parecchia burocrazia in occasione dell’assunzione, ma non aveva affatto rallentato l’immigrazione. Un semplice ritorno alle cifre del passato basta per dimostrarlo: centinaia di migliaia di persone sono immigrate in Svizzera tra il 1950 e il 1971 e 300’000 tra il 1984 e il 1990, quando la Svizzera applicava i contingenti.