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Lo si deduce dalle dichiarazioni del giudice d'istruzione Ruslan Tamaiv, secondo il quale la magistratura di Ginevra non gli ha comunicato alcun elemento nuovo che possa giustificare una riapertura dell'inchiesta contro l'ex tesoriere del Cremlino.Questo contenuto è stato pubblicato il 08 febbraio 2001 - 12:48
Tamaiev era stato a Ginevra lo scorso 6 febbraio, per discutere del caso Borodin con il procuratore generale Bernard Bertossa e consegnargli documenti relativi alle società luganesi Mabetex e Mercata, sospettate di aver versato tangenti a Borodin per gli appalti di ristrutturazione del Cremlino. Borodin era stato arrestato lo scorso 17 gennaio a New York su mandato di cattura della Svizzera, che ne ha chiesto formalmente l'estradizione il 5 febbraio.
«Nelle mie conversazioni con Bertossa, non ho appreso alcun elemento né informazione nuovi in grado di giustificare la riapertura dell'inchiesta» da parte della Procura russa, ha dichiarato Tamaiev in una intervista pubblicata giovedì dal quotidiano moscovita «Segodnia». Il caso era stato archiviato dalla Procura russa lo scorso dicembre.
Secondo la legge russa, la giustizia svizzera deve fornire alla Procura «una dichiarazione della parte lesa e una stima dei danni subiti. Non c'è nulla di simile», sottolinea Tamaiev, che aggiunge: «La Corte dei conti russa, che ha lavorato durante sei mesi su questo dossier e ha controllato tutti i contratti conclusi con la Mabetex negli anni 1993-98, ha concluso che non c'è stata violazione della legge alla conclusione dei contratti e neppure durante i lavori» di ristrutturazione del Cremlino.
Pavel Borodin, attualmente segretario dell'Unione russo-bielorussa, è indagato dal giudice istruttore ginevrino Daniel Devaud per appartenenza a organizzazione criminale e per il riciclaggio di oltre 25 milioni di dollari, frutto delle presunte commissioni versate da Mercata e Mabetex.
Martedì scorso, al termine dell'incontro con Tamaiev, Bertossa aveva dichiarato all'agenzia stampa francese Afp di aver convenuto con il magistrato russo di non divulgare il tenore della loro conversazione sul caso Borodin.
swissinfo e agenzie
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