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Dall'inviata RSI in Ucraina, Paola Nurnberg
Dalla città vecchia di Kiev, appoggiata sulle colline che osservano scorrere sotto il fiume Dnepr, la crisi con la Russia sembra lontanissima. Eppure non si parla d'altro. All'antico monumento del Golden Gate, vicino alla cattedrale di Santa Sofia, i musicisti di strada trascorrono le giornate. Le persone intorno si muovono a passi veloci, facendo attenzione a non scivolare sui marciapiedi ghiacciati. Non tutti si fermano a parlare: "Tutto andrà bene e questa crisi finirà presto, senza problemi", si limita a dire un signore che appare, o vuole apparire, tranquillo.
"Io sono preoccupato", dice invece un giovane studente, "quando seguo le lezioni e penso che un bombardamento potrebbe iniziare in qualunque momento".
Chiedo all'interprete se sa qualcosa di un manuale di cui ho sentito parlare, in cui si spiega come comportarsi in caso di attacco, come ad esempio mettere del nastro adesivo alle finestre per evitare che i vetri diventino schegge, oppure di tenere con sé un biglietto con scritto il proprio gruppo sanguigno. Conferma che l'ha visto, è molto lungo, dice, e non ricorda tutto quello che c'è scritto.
Scorte di cibo lungo il confine
Lungo il confine intanto si fanno scorte di cibo, come avviene ormai da anni nell'est dell'Ucraina, nelle regioni sotto il controllo dei separatisti filorussi. L'ONG Ukraine Crisis Media Center tiene regolarmente il conto degli episodi violenti e degli attacchi con armi da fuoco, vietate dagli accordi di Minsk, a dimostrazione che la tensione resta elevata in alcune zone. Anche l'OSCE riporta numerose violazioni al cessate il fuoco e decine di esplosioni avvenute nei giorni scorsi.
"Contenti dell'aiuto degli americani"
Una preoccupazione che non si sente però in un centro commerciale del centro di Kiev, dove si passano le ore per ripararsi dal freddo. Qui una signora, alla cassa di una libreria, dice che se ci sarà bisogno "resisteremo".
Ma provi a immaginare un'invasione russa, le chiedo. Cosa pensa? "Non lo immagino perché non è quello che ci aspettiamo. Siamo contenti però dell'aiuto degli americani..."
E mentre proseguono gli sforzi diplomatici per la de-escalation nella regione, il presidente turco Erdogan si è detto disposto a ospitare i leader russo e ucraino in Turchia per realizzare un piano di pace.
La puntata di Modem dedicata alla crisi ucraina:
- Edizione del 25.1.2022
- RG 07.00 del 27.01.22 - Il reportage di Paola Nurnberg