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"La creatività è di scena nella Svizzera tedesca″
"Edipresse", il più grande gruppo editoriale della stampa romanda, ha appena annunciato la soppressione di cinquanta impieghi. Colpa della crisi pubblicitaria? Non solo, secondo Philippe Amez-Droz, per il quale le ventate d'aria nuova vengono a Zurigo.
Ex giornalista, fondatore di una propria agenzia di consulenza, Philippe Amez-Droz, è collaboratore scientifico all'Università di Ginevra. Le sue ricerche riguardano i cambiamenti nella stampa scritta.
swissinfo: Il contenimento dei costi e i licenziamenti decisi da Edipresse, si possono spiegare con il calo della pubblicità?
Philippe Amez-Droz: Le cifre fornite da "Publigroupe" [numero uno del mercato pubblicitario] sul crollo violento e brutale della pubblicità poco prima dell'annuncio, confermano le motivazioni di Edipresse.
Non bisogna però omettere un altro elemento e per di più non trascurabile: la diffusione dei giornali gratuiti, che hanno deviato la pubblicità verso nuovi supporti, al centro di una guerra commerciale a colpi di tariffe pubblicitarie.
swissinfo: Questa evoluzione costringerà la stampa svizzera ad intervenire in modo energico?
P.A-D.: In realtà il processo di concentrazione della stampa svizzera non è un fenomeno nuovo. È una marcata tendenza iniziata dalla fine della Seconda guerra mondiale, che segna la perdita d'importanza della stampa scritta come mezzo di comunicazione.
Occorre inoltre ricordare, per esempio, che con i suoi sette milioni di abitanti, il bacino Rodano Alpi [regione francese Rhône-Alpes] dispone di tue testate. Nel mercato della svizzera francofona, vicino al milione di persone, circolano una decina di testate, comprese quelle gratuite. Le paure legate al numero dei giornali e alla diversità vanno pertanto relativizzate.
Anche se Edipresse è confrontata con delle difficoltà, la diversità esiste all'interno stesso del gruppo editoriale, che propone diverse testate di qualità. Insomma l'offerta è molto ricca e anche se dovesse perdere una o due testate sul bacino romando, ciò non costituirebbe la morte della stampa a pagamento.
swissinfo: Quali le possibili conseguenze sulla professione?
P.A-D.: In realtà è aumentata la pressione sui giornalisti in termini di polivalenza attraverso l'uso delle loro prestazioni su diversi supporti e canali: internet, telefono, riviste, ecc. Questa pressione, che comporta esigenze di rapidità, cambia completamente la professione. Una riflessione sull'etica del giornalismo e sui contenuti è dunque più che mai necessaria.
Una delle grandi sfide del XXI secolo è quella di evitare di cadere nella trappola di un giornalismo in stile "relazioni pubbliche". Ecco perché si tratta di salvaguardare un giornalismo di qualità, totalmente indipendente, che possa poter contare sul tempo necessario per verificare la qualità delle fonti.
Il problema più grande che interessa lo sviluppo dei nostri organi di informazione è quello di conciliare prestazione economica e necessità di concentrazione – l'esempio del quotidiano "Le Temps" è positivo – evitando di compromettere l'immagine del giornalismo, che costituirebbe un fatto molto negativo per la democrazia e le nostre istituzioni.
(...) Sono dell'idea che occorra difendere questa professione, poiché la comunicazione ha tendenza a "divorare" i giornalisti. Molti lasciano infatti la professione per entrare nel mondo della comunicazione. Ciò significa che il giornalismo non sa tenere i propri professionisti.
swissinfo: Quali sono i nuovi orizzonti della stampa svizzera?
P.A-D.: Si osserva uno spiccato fermento creativo nella Svizzera tedesca, nel campo dei fogli domenicali, che si fanno una concorrenza spietata [il mercato domenicale è più attrattivo e le tariffe pubblicitarie più elevate].
In Svizzera romanda la scomparsa dell'unico concorrente del "Matin Dimanche" ha un impatto negativo sulla qualità. Questo monopolio permette forse a Edipresse di captare il mercato pubblicitario domenicale. L'assenza di concorrenza, tuttavia, non è mai positiva in termini di contenuto.
D'altra parte i giornali gratuiti e l'effetto della concorrenza, alimentano una nuova creatività, compreso nel settore delle tariffe pubblicitarie. Questa evoluzione è stata dettata dalla stampa svizzero tedesca, che ha preso delle misure di fronte alla crescita esponenziale di internet.
Internet, in campo pubblicitario, fa rima con "dumping", anche se questo mercato resta di dimensioni lillipuziane. La carta stampata parte da altissimi livelli in termini di volumi pubblicitari e sono convinto che la stampa a pagamento di qualità, abbia un avvenire, su basi che sono comunque in piena rivoluzione strutturale.
Non si sa ancora quando sarà raggiunto il punto di equilibrio che permetterà ai giornali di frenare l'arretramento in termini di diffusione e di lettorato. Saranno necessarie ancora un paio di fusioni? Difficile dirlo. Le ristrutturazioni non sono ancora completate, ma la stampa di qualità ha un sicuro avvenire.
swissinfo: Lei afferma che la creatività è svizzero tedesca...
P.A-D.: Con i giornali serali, per esempio, sì. La creatività, insomma, non è romanda e questo è il problema principale di Edipresse, minacciato sul suo territorio da società di respiro nazionale.
Finora ha regnato una sorta di modus vivendi: Ringier regnava incontrastata nella Svizzera tedesca (eccezion fatta per le riviste L'Hebdo e L'Illustré in Svizzera romanda), Edipresse aveva il suo impero in Romandia. Ed ecco che il gruppo Tamedia appare sulla scena, sconvolgendo questo bel equilibrio.
L'avvenire sarà probabilmente composto da nuove alleanze e dal possibile arrivo di nuovi attori. Specialmente se i gruppi delle grandi famiglie Edipresse e Ringier proseguiranno la loro apertura verso un azionariato finanziario, alla ricerca di profitti.
Alla guida delle testate giornalistiche, inoltre, vengono issati sempre più professionisti del marketing o delle ristrutturazioni. Un'evoluzione riscontrabile su scala nazionale. Basta consultare gli organigrammi del gruppo Ringier, Tamedia e di Edipresse per rendersene conto.
L'assunzione dell'ex dirigente di Easyjet Svizzera nel gruppo dirigente di Edipresse è un segnale inconfutabile. Occorre sempre prestare attenzione alla composizione dell'azionariato e al reclutamento dei membri del consiglio di amministrazione o della direzione generale. L'esempio anglosassone lo dimostra: il futuro è nelle mani degli amministratori ai vertici dei gruppi editoriali e legato alle dinamiche di finanziamento.
Intervista swissinfo, Pierre-François Besson
(traduzione e adattamento dal francese Françoise Gehring)
Calo pubblicitario
In Svizzera la pubblicità copre, in media, i due terzi degli introiti dei giornali.
Iniziato in giugno, il calo delle spese pubblicitarie in Svizzera è stato confermato in luglio, con entrate in calo dell'1,8% rispetto al mese di luglio dell'anno precedente.
Il bilancio 2008 resta ancora favorevole, con una progressione del 6,2% delle entrate pubblicitarie sui sette primi mesi.
In Svizzera (dati del 2005), il 63% degli investimenti pubblicitari va alla carta stampata, 16% alla televisione e 1% a Internet.
Queste cifre raggiungono il 65%, 24% e 2% in Germania, 46%,32% e 2% in Francia e 32%, 55% e 1% in Italia.
Panorama mediatico
In Svizzera ci sono circa 44 giornali per milione di abitante, rispetto ai 23 in Germania, 21 in Gran Bretagna, 2 in Francia e Italia (in base ai dati dell'Associazione mondiale dei giornali).
La tiratura dei giornali a pagamento, che in Svizzera è raddoppiata tra il 1930 e il 1985, si è stabilizzata per in seguito calare a partire dal 2005.
I giornali gratuiti hanno fatto la loro apparizioni negli anni Duemila. Sono letti dal 30% della popolazione che ha più di 14 anni.
I principali gruppi editoriali privati svizzeri sono Ringier (Zofingen), Tamedia (Zurigo), Edipresse (Losanna) e NZZ (Zurigo).
In Ticino il panorama delle pubblicazioni è molto variegato; ecco i principali prodotti editoriali: tre quotidiani, due domenicali gratuiti, tre settimanali di partito, un settimanale dell'area di sinistra, un quindicinale politico e un mensile economico-finanziario.
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