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Dieci anni fa moriva Walter Bonatti, che tra qualche giorno avrebbe compiuto 91 anni. Alpinista ed esploratore, le imprese dell'italiano Bonatti sono legate anche alla Svizzera, come racconta un libro uscito da poco, "Apparire o essere", di Donato e Maria Sperduto.
La scalata della parete nord del Cervino in inverno, in solitaria. E' così che Walter Bonatti decise di terminare la sua carriera di alpinista nel 1965, accolto da pubblico e giornalisti dopo la discesa, ma questo non è l'unico legame di Bonatti con la Confederazione. Come raccontato anche nel libro, il nostro Paese fu decisivo per smentire le accuse che i suoi compagni di scalata del K2 nel 1954 gli mossero al rientro dalla spedizione. Alcune fotografie, pubblicate l'anno dopo dalla fondazione svizzera per la ricerca alpina, smentirono, appunto, quella versione dei fatti.
Ingiustizie e false accuse che pesarono però sulla vita dell'alpinista italiano, per il quale la morale era una qualità imprescindibile dalle spedizioni. Morale e rispetto che per l'autore del libro, Donato Sperduto, oggi insegnante di italiano presso il liceo di Sursee, nel canton Lucerna, sono state di ispirazione nell'affrontare la sua vita dopo il terremoto dell'Irpinia, quando aveva solo 11 anni e dovette trasferirsi in Svizzera con la famiglia. La figura di Walter Bonatti come ispirazione e guida morale: qualità che hanno ispirato generazioni di giovani alpinisti, ma non solo.