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Aveva 102 anni Ieoh Ming Pei, il maestro modernista autore della piramide di vetro del Louvre, a Parigi. Secondo il figlio Chien Chung Pei, il padre sarebbe morto nella notte.
Era nato a Canton, in Cina, nel ’54 aveva ottenuto la cittadinanza americana, e un anno dopo aveva aperto il suo primo studio a New York; si era trasferito negli USA a 18 anni. Laureato al Mit, con un master in architettura ad Harvard, allievo di Gropius e Breuer, vinse il prestigioso premio Pritzker nel 1983 e l’11 dicembre del 1992 ottenne il conferimento della medaglia presidenziale della Libertà, la più alta onorificenza americana conferitagli dall’allor presidente USA Bush.
Per l’America, tra le sue più famose opere, aveva disegnato l’ingresso della East Building a Boston e della National Gallery di Washington. Poi a Berlino, città per la quale aveva disegnato il Deutsches Historisches Museum e persino il Qatar, dove, per Doha, disegnò l’ Islamic-Museum-of-Art, nonché la natia Cina, alla quale progettò, nel 2006, il Museo d’arte nella città di Suzhou.
Fu Mitterrand a volere la sua opera più famosa, la piramide del Louvre, inaugurata nel 1989, che tuttavia fu osteggiata non poco dall’opinione pubblica, ma che fece scuola. Fu il presidente a commissionarla nell’83, e fu finita nell’89, al centro del cortile di Napoleone. Un atrio luminoso, che servisse da ingresso al Museo più importante del mondo. Il progetto di realizzazione della piramide, tuttavia, non fu inventato da Pei: già Bernard-Francois Balssa, padre del più famoso (Honoré de Balzac), nel 1809 fu il primo a ipotizzare una piramide di gusto egizio al centro del cortile, in netto contrasto con gli edifici circostanti, e il progetto fu ripreso nel 1889, per il centenario della Rivoluzione. Fu tuttavia solo Pei, cento anni dopo, a realizzarla: 105 tonnellate di alluminio per il telaio e altre 95 tonnellate di acciaio, che reggono 70 triangoli di vetro, spessi 23 cm l’uno. Alta 22 metri, per 1254 metri quadri, divenne l’opera più apprezzata del XXI secolo.
A riguardo sorse addirittura una polemica in termini di esoterismo: non già per la piramide, per la sua forma mistica e polisemica, rimandante a un Egitto mitico e esoterico, quanto per il numero del pannelli di vetro: 673, un numero vicino al 666, il numero satanico: l’ipotesi fu ripresa anche da Dan Brown nel Codice da Vinci.
Per il New York Times Pei fu il maestro di un disegno dalle linee pulite e spigolose, da geometrie semplici e monumentali.