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I diritti personali della ragazza – che vorrebbe giocare con il capo coperto – subiscono una limitazione, ma per il tribunale distrettuale non c'è discriminazione.
La Federazione svizzera di pallacanestro proibisce ad una cestista 19enne di portare il velo islamico durante le partite del campionato svizzero, perché giudica tale comportamento contrario ai regolamenti internazionali. Per il Tribunale distrettuale di Lucerna Campagna non si tratta di discriminazione, ma soltanto di una limitazione giustificata dei diritti individuali.
Nello scorso novembre l'avvocato – e deputato dei Verdi – Daniel Vischer si era rivolto alla giustizia chiedendo una misura provvisoria che permettesse alla giovane di giocare con il capo coperto, perlomeno per tutta la durata del processo che la cestista reclama per violazione delle libertà personali.
Ma il tribunale lucernese ha risposto picche: a suo modo di vedere gli interessi della federazione svizzera di pallacanestro, tenuta a far giocare le partite nel rispetto dei regolamenti, sono prioritari rispetto agli interessi individuali della querelante.
È la prima volta che un tribunale svizzero si pronuncia in merito al fatto d'indossare il copricapo islamico in ambito sportivo. Per il giudice, la ragazza, svizzera di origini irachene, ha scelto di vivere in una società occidentale, società nella quale è bene integrata. Ci si può quindi aspettare che lasci il suo foulard nello spogliatoio prima delle partite.
Secondo il tribunale, chi pratica uno sport è spesso confrontato con la necessità di mettere da parte alcuni interessi personali. La cestista ha inoltre firmato un contratto con la federazione, in cui s'impegna a rispettare le regole ufficiali del basket.
Il suo avvocato non ha ancora deciso se ricorrerà in appello. Daniel Vischer sottoporrà ad ogni modo la questione al tribunale arbitrale dello sport: a suo avviso, i diritti della ragazza devono essere anteposti agli interessi della federazione.
swissinfo.ch e agenzie