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<h2>SubmittedText<h2><p>Terre des Femmes Germania ha lanciato la petizione "Den Kopf frei haben!" <a href="https://www.frauenrechte.de/online/images/downloads/kinderkopftuch/TDF-Unterschriftenaktion-Den-Kopf-freihaben.pdf">https://www.frauenrechte.de/online/images/downloads/kinderkopftuch/TDF-Unterschriftenaktion-Den-Kopf-freihaben.pdf</a>, che chiede di emanare una legge che vieti a tutte le minorenni di indossare il velo in pubblico, in particolare negli istituti scolastici.</p><p>Qual è il motivo invocato da questa ONG a sostegno di questa azione? Il velo costituisce un fattore di discriminazione e di sessualizzazione delle minorenni.</p><p>1. Il Consiglio federale ritiene che il fatto di indossare il velo (hijab o altro) in pubblico, in particolare negli istituti scolastici, sia compatibile con l'ordinamento giuridico svizzero (si pensi soprattutto al principio dell'uguaglianza tra uomo e donna) e internazionale (in particolare alla Convezione sui diritti del fanciullo)?</p><p>2. Non sarebbe opportuno che la Svizzera si ispiri all'iniziativa presa da Terre des Femmes Germania?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Tribunale federale si è già chinato in maniera dettagliata e differenziata sulla compatibilità di un divieto del velo con la Costituzione federale e con la Convenzione europea dei diritti dell'uomo (CEDU). In diverse decisioni si è occupato del velo islamico nelle scuole pubbliche. In un caso ginevrino del 1997 (DTF 123 I 296) ha difeso un divieto di portare il velo durante le lezioni, pronunciato dalle autorità nei confronti di un'insegnante di scuola elementare adducendo come motivo la tutela della neutralità religiosa della scuola nel Cantone, contraddistinto dalla laicità. In un caso sangallese del 2016 (DTF 142 I 49) il Tribunale federale ha invece riconosciuto il diritto di un'insegnante di scuola elementare di portare il velo islamico a scuola. Questo diritto è tutelato dalla libertà di credo e di coscienza di cui agli articoli 15 della Costituzione e 9 CEDU. Il Tribunale federale ha ritenuto che i motivi a sostegno di un divieto del velo addotti nel ricorso dal Comune scolastico (tra cui l'esercizio didattico senza interferenze, la funzione integrativa della scuola, la neutralità statale in materia religiosa, l'uguaglianza fra uomo e donna) non costituissero interessi pubblici ai sensi dell'articolo 36 capoverso 2 della Costituzione sufficienti a giustificare una limitazione dell'articolo 15 della Costituzione. Il Tribunale federale non ha mai dovuto pronunciarsi su un divieto generale di portare il velo in pubblico. Tutto porta tuttavia a credere che non giungerebbe a una conclusione diversa per quanto riguarda un divieto generalizzato per le minorenni di portare il velo in pubblico, la cui portata sarebbe molto più ampia rispetto a un divieto concernente unicamente la scuola. Finora la Corte europea dei diritti dell'uomo ha sempre confermato i divieti di indossare il velo in università e scuole emanati dagli Stati in virtù della loro legislazione laica, concedendo loro un ampio margine di manovra in tali questioni. La Convenzione ONU sui diritti del fanciullo non porta a nessun altro resultato. </p><p>Nel suo rapporto del 9 giugno 2017 su segni e simboli religiosi indossati e affissi negli edifici pubblici, stilato in adempimento del postulato Aeschi Thomas 13.3672, il Consiglio federale ha constatato che di norma le autorità cantonali e comunali come pure le istituzioni trovano situazioni praticabili e appropriate per i conflitti in questo ambito. Nei rari casi portati davanti al tribunale, il giudice riesce a trovare senza difficoltà un equilibrio tra i diritti fondamentali individuali e l'interesse della società. Il Consiglio federale non ha pertanto ritenuto necessario un intervento legislativo riguardo al fatto di indossare simboli religiosi in pubblico.</p><p>Terre des Femmes Germania è un'organizzazione della società civile che si propone di promuovere una discussione sui vantaggi e gli svantaggi di un divieto del velo per le minorenni. Il Consiglio federale è favorevole a questo genere di discussioni.</p>  Risposta del Consiglio federale.