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A partire dall’inizio dell’era industriale, alla fine del XVIII secolo, la composizione dell’atmosfera ha subito importanti modifiche a causa delle emissioni di gas serra. Questi gas inaspriscono il naturale effetto serra e portano a cambiamenti climatici importanti. In particolare, l’aumento delle temperature globali di circa 0,65 gradi registrato a partire dal 1950 non è più imputabile alle variazioni climatiche naturali. La causa è molto probabilmente l’aumento delle emissioni di gas serra.
Queste vengono generate dalla combustione di vettori energetici fossili come carbone, petrolio e gas naturale nonché dalle modifiche importanti dell’impiego di vaste aree come ad esempio nel caso della distruzione della foresta tropicale. La Svizzera fa parte dei Paesi maggiormente interessati dai cambiamenti climatici. Secondo l'Ufficio federale dell'ambiente, il riscaldamento registrato dall’inizio delle misurazioni nel 1864 corrisponde in Svizzera a quasi 2°C ed è quindi il doppio rispetto alla media mondiale (0,9°C). Con la firma degli accordi climatici internazionali, la Svizzera si è impegnata a ridurre notevolmente le emissioni di CO2 pro capite. Lo scopo dell’accordo è limitare il riscaldamento medio globale di due gradi Celsius rispetto al periodo preindustriale. Entro il 2050, potranno essere prodotte al massimo 1,5 tonnellate di CO2 pro capite ogni anno. Nel 2019 in Svizzera sono state prodotte 5,6 tonnellate di CO2 pro capite.
La causa principale delle emissioni di CO2 in Svizzera è il traffico. Circa il 40 per cento di tutte le emissioni di CO2 possono essere ricondotte alla mobilità interna. Nel 2018 le emissioni di CO2 legate al traffico in Svizzera (escluso il traffico aereo internazionale) ammontavano a 14,8 milioni di tonnellate. Secondo l’Ufficio federale di statistica, il 94 per cento del fabbisogno di energia legato al traffico in Svizzera è coperto dai prodotti petroliferi e i veicoli con motori a combustione emettono CO2. Una buona parte di queste emissioni potrebbero essere annullate senza rinunciare in alcun modo al comfort. Circa un terzo di tutti gli spostamenti in automobile e due terzi dei viaggi effettuati con i mezzi pubblici ammontano a meno di tre chilometri. Utilizzando la bicicletta sarebbe possibile arrivare a destinazione più velocemente, senza stress e soprattutto senza produrre emissioni. La bicicletta non produce emissioni di CO2 e non richiede particolari sforzi fisici. Recandosi a scuola o al lavoro in bicicletta, in e-bike o con i mezzi pubblici è possibile dare un contributo importante alla protezione del clima e dell’ambiente.
Le nuove automobili immatricolate generano molta meno CO2 rispetto alle auto di dieci anni fa
L’auto andrebbe utilizzata solo quando non è possibile fare altrimenti a causa degli orari di lavoro o dell’accessibilità lungo tutto o parte del tragitto. Per le auto, la quantità di carburante consumato e di CO2 emesso dipendono, oltre che dal peso del veicolo, soprattutto dal tipo di motorizzazione. La dimensione dell’auto ha un ruolo secondario. Nel quadro della Strategia energetica 2050, gli obiettivi per le emissioni delle auto private sono stati ulteriormente inaspriti. Entro la fine del 2020, le emissioni di CO2 per le nuove auto immatricolate dovranno essere ridotte in media a 95 grammi di CO2 al chilometro. Un primo passo in questo settore è già stato fatto: se nel 2008 le emissioni si attestavano ancora a 175 grammi al chilometro, nel 2018 erano scese fino a circa 138 grammi di CO2 al chilometro. Anche il modo di guidare può influenzare il consumo di energia di un’automobile: cambiare marcia il prima possibile e guidare sempre con la marcia più alta possibile offre grossi margini di risparmio. Il contagiri è un indicatore importante del consumo di carburante: con l’aumento del numero di giri al minuto cresce automaticamente anche il consumo. Grazie allo start-and-stop automatico è possibile lasciare che il motore si spenga anche per soste brevi. Gli esperti ritengono che grazie a questo sistema il traffico cittadino potrebbe risparmiare quasi il 10 per cento di carburante se tutti i motori si spegnessero a tutte le soste.
Alcuni programmi della Confederazione sostengono i privati nei loro sforzi tesi al risparmio energetico e alla riduzione delle emissioni di CO2. Grazie al Programma Edifici viene ad esempio offerto un maggiore sostegno finanziario per i risanamenti che hanno come scopo l’aumento dell’efficienza energetica di un edificio. In Svizzera, gli edifici sono responsabili del 40 per cento del consumo di energia e di circa un terzo delle emissioni di CO2. Il programma di risanamento offre un sostegno finanziario ai proprietari che decidono di migliorare l’isolamento del proprio immobile, di sostituire le vecchie finestre o di installare un sistema di riscaldamento alimentato con energie rinnovabili. Secondo SvizzeraEnergia, oltre un milione di case non sono coibentate o lo sono solo in parte, e di conseguenza hanno urgente bisogno di essere risanate dal punto di vista energetico.
Aumentando l’efficienza energetica e rimpiazzando le energie fossili con quelle rinnovabili è possibile ridurre notevolmente le emissioni di gas serra. I risanamenti energetici aumentano inoltre il comfort abitativo grazie a un migliore isolamento termico e acustico.
#NOISIAMOILFUTURO
Il movimento nazionale #NOISIAMOILFUTURO è sostenuto da rinomate imprese svizzere e da SvizzeraEnergia. L’obiettivo è invogliare la popolazione svizzera ad organizzare le proprie giornate in maniera più efficiente dal punto di vista energetico e ad impegnarsi attivamente per i temi dell’energia e della protezione del clima. In qualità di partner media, 20 Minuti sostiene #NOISIAMOILFUTURO con approfondimenti, reportage e quiz.