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Abolire i dazi doganali sui prodotti industriali? Tutti ne beneficerebbero
- Introduction L’essenziale in breve | Posizione di economiesuisse
- Chapter 1 La Svizzera, nazione esportatrice, è confrontata al protezionismo
- Chapter 2 Come ne potrebbero beneficiare le imprese?
- Chapter 3 Come potrebbero beneficiarne i consumatori?
- Chapter 4 Vantaggi per l’economia svizzera
- Chapter 5 La Svizzera indebolirebbe la sua posizione nei negoziati relativi ad accordi di libero scambio?
- Chapter 6 Conclusione e prospettive: i costi commerciali devono continuare a diminuire
Come ne potrebbero beneficiare le imprese?
Perché è necessaria questa misura unilaterale?
La Svizzera ha concluso oltre 30 accordi di libero scambio con 40 partner (febbraio 2019). Le imprese possono importare, da questi paesi partner e da paesi in via di sviluppo, dei beni industriali senza dazi doganali – a condizione che i prodotti siano stati sufficientemente trasformati nel paese d’origine (cf. riquadro sulle regole d’origine).
Le statistiche relative alle entrate doganali mostrano tuttavia che i tre quarti di tutte le entrate doganali sui prodotti industriali concernono importazioni provenienti da nazioni con cui è in vigore un accordo di libero scambio o da paesi in via di sviluppo (cf. grafico 1). Come spiegarlo? Da una parte, a seguito di regole d’origine restrittive. Ma la ragione principale è che le imprese ritengono che le spese occasionate dall’utilizzo di un accordo di libero scambio superino i possibili risparmi grazie ai dazi doganali preferenziali.
Le imprese svizzere pagano attualmente circa 500 milioni di franchi all’anno per i dazi doganali sulle importazioni di prodotti industriali (486,1 milioni nel 2016, 506,4 milioni nel 2017). E questo sebbene la maggior parte di questi dazi potrebbero essere evitati grazie agli accordi di libero scambio. Indipendentemente dal suo approccio bilaterale e multilaterale per ridurre i dazi doganali, la Svizzera ha interesse ad adottare misure unilaterali per quanto concerne i dazi doganali sui prodotti industriali.
Un approccio unilaterale è giudizioso, tra l’altro, poiché i negoziati nell’ottica della conclusione di un accordo di libero scambio (ad esempio con gli Stati Uniti, l’India e gli Stati del Mercosur) e quelli in vista dell’adattamento di un accordo esistente (ad esempio con il Giappone e il Messico) progrediscono lentamente con alcuni partner commerciali importanti. Questo è dovuto, in molti casi, al notevole protezionismo alle frontiere a favore dei prodotti agricoli (dazi doganali medi del 35%).
Regole d’origine negli accordi di libero scambio
Affinché un prodotto possa essere importato ad un’aliquota ridotta (“preferenziale”), esso deve essere interamente ottenuto o fabbricato nel paese d’origine, o esservi sufficientemente lavorato o trasformato. Il grado di trasformazione è stabilito sulla base della quota del valore aggiunto o di tappe di lavorazione e trasformazione specifiche. Queste regole d’origine, che figurano negli accordi di libero scambio e nell’ordinanza relativa alle regole d’origine che reggono la concessione di preferenze tariffarie ai paesi in via di sviluppo, sono più o meno liberali o, al contrario, restrittive. Quando un prodotto soddisfa le condizioni richieste, un importatore si procura il certificato d’origine presso il produttore. In seguito, esso presenta questo certificato alle autorità doganali competenti per le importazioni (in Svizzera si tratta dell’Amministrazione federale delle dogane) e archivia i documenti. Il certificato d’origine è controllato e le autorità doganali procedono talvolta ad una verifica. Pertanto, l’utilizzo di accordi di libero scambio comporta ancora degli oneri amministrativi.
Grafik 1
Nel 2016, i tre quarti delle entrate incassate per i dazi doganali sui prodotti industriali concernevano importazioni da paesi dell’UE/AELS e da altri partner di libero scambio.
Diminuzione delle spese per i dazi doganali: l’impatto varia da un settore e da un’impresa all’altra
Dall’abolizione unilaterale dei dazi doganali sui prodotti industriali sarebbero toccate il 20% delle importazioni di questi prodotti. Questo rappresenta un importo di circa 45 miliardi di franchi all’anno. La riduzione varia da un settore all’altro e da un’impresa all’altra.
Tabelle 2
I dazi doganali sui tessili, l’abbigliamento, il legno e la carta sono particolarmente elevati. Si costatano inoltre grandi differenze da un prodotto all’altro: la forchetta va dallo 0,3% sugli apparecchi elettrici all’8,6% nel settore dell’abbigliamento.
Si può affermare che con più i dazi doganali sono elevati in un settore, più gli sgravi avrebbero un impatto importante. Per i prodotti che ci interessano, i dazi doganali sono particolarmente elevati sui tessili (5,6% in media), l’abbigliamento (4,0%), il legno e la carta (3,7%). Si costatano però grandi differenze da un prodotto all’altro: la forchetta va dallo 0,3% per gli apparecchi elettrici all’8,6% nel settore dell’abbigliamento. Il peso dei dazi doganali in un settore o un’impresa dipende anche dalla quota delle importazioni effettivamente esonerate da questi dazi.
In cifre assolute, ecco ciò che risulta per diverse categorie di prodotti: 225 milioni di franchi sarebbero risparmiati sulle importazioni di tessili, di abbigliamento e di calzature (nel 2016 questo settore era all’origine di oltre la metà delle entrate doganali). Per le importazioni di vetture, moto e biciclette e altri veicoli, i risparmi potrebbero raggiungere i 50 milioni di franchi (cf. anche le spiegazioni sui certificati d’origine e le importazioni parallele). Inoltre, 50 milioni di franchi sarebbero risparmiati sulle macchine e gli apparecchi elettronici, 28 milioni sui prodotti in acciaio e altri metalli, 27 milioni sui prodotti in cuoio e in materie plastiche e 22 milioni sui prodotti chimici e farmaceutici.
Per le singole imprese, l'esenzione dai dazi doganali può essere ancora più significativa, soprattutto per quelle che commerciano piccole quantità (come nel settore tessile e dell'abbigliamento). I tre esempi presentati nel riquadro successivo mostrano cosa possono significare per una singola azienda i dazi attuali.
Grafico 3
I settori dei tessili, dell’abbigliamento e delle calzature nonché i veicoli, le macchine, gli apparecchi e l’elettronica realizzerebbero i risparmi più importanti.
Quali sono le conseguenze di dazi doganali elevati? Tre esempi dell’industria del tessile e dell’abbigliamento
- Un’impresa tessile con 200 dipendenti in Svizzera utilizza tutti gli accordi di libero scambio nonché le procedure speciali (compreso il traffico di perfezionamento attivo e passivo e i tassi preferenziali in funzione dell’utilizzo). Le sue spese doganali raggiungono comunque circa 170'000 franchi all’anno. Questo rappresenta l’8,5% dei suoi investimenti annui. Una somma che potrebbe essere utilizzata per importanti progetti d’investimento come la digitalizzazione di processi.
- A seguito del livello elevato dei dazi doganali, un’impresa di trasformazione acquista soltanto nell’UE. Essa rischia di essere regolarmente confrontata a problemi di capacità e di non potersi approvvigionare adeguatamente alle sue necessità. L’abolizione dei dazi doganali le conferirebbe maggiore flessibilità.
- Un’azienda tessile paga ogni anno decine di migliaia di franchi per dazi doganali. Non beneficia delle protezioni doganali: essa fabbrica tessuti altamente specializzati, non ha molto da temere dalla concorrenza estera.
Gli oneri amministrativi sono sproporzionati
L’OMC parla di “nuisance tarifs” quando gli oneri amministrativi legati alle formalità doganali sono superiori alle entrate generate. È il caso quando i dazi doganali sono inferiori al 3,0%. Considerato come quelli applicati sui prodotti industriali in Svizzera siano in media dell’1,8%, quasi tutti i dazi doganali industriali sono delle “nuisance tarifs”.
A quanto sono calcolati gli oneri amministrativi? Le imprese devono annunciare ogni transazione transfrontaliera alle dogane e stabilire il conteggio dell’IVA. Vi è spesso una certa attesa alla frontiera poiché gli uffici doganali non sono aperti ininterrottamente. Un’impresa che intende importare delle merci in franchigia doganale sulla base di un accordo di libero scambio deve inoltre fornire un certificato d’origine (cf. riquadro sulle regole d’origine). Secondo alcune stime, il certificato d’origine rappresenta circa il 20% degli oneri amministrativi (esclusi i dazi doganali) delle imprese per le importazioni.Le imprese che trasformano delle materie prime ed esportano in seguito i loro prodotti utilizzando un accordo di libero scambio dovranno continuare a fornire un certificato d’origine per le materie prime per poter beneficiare di una riduzione dei dazi doganali. Per contro, con l’abolizione dei dazi doganali sui prodotti industriali, il certificato d’origine scomparirebbe definitivamente per i prodotti di consumo venduti ai consumatori finali in Svizzera.
Per i partner commerciali nell’UE e nell’AELS, il certificato d’origine scomparirebbe per approssimativamente il 42% delle loro esportazioni (valore) verso la Svizzera. Per gli altri partner di libero scambio e i paesi in via di sviluppo, questa quota sarebbe più bassa (rispettivamente 23% e 18%).
Le procedure dette speciali, che provocano oneri pesanti, scomparirebbero quasi totalmente. Esse comprendono le tassazioni provvisorie (in ragione della mancanza del certificato d’origine o di un certificato d’origine non valido), il traffico di perfezionamento attivo, l’utilizzo temporaneo e le agevolazioni doganali in funzione dell’utilizzo.
Il grafico 3 mostra una catena logistica tipica nell’industria del tessile, per la quale le spese dovute ai dazi doganali raggiungono fino il 15%. Sapendo che le regole d’origine sono a volte molto restrittive, gli accordi di libero scambio non permettono sempre di ridurre questi costi. Alcune imprese ricorrono quindi alle procedure speciali, come il perfezionamento attivo. Il loro utilizzo è però molto complicato e ci si dimentica spesso che i prodotti trasformati non possono più beneficiare di tassi preferenziali all’importazione, a seguito del divieto del “drawback” previsto in importanti accordi.In caso di abolizione unilaterale dei dazi doganali, le imprese potrebbero importare senza procedura speciale ed esportare i loro prodotti trasformati beneficiando dell’origine preferenziale – sempre che le regole d’origine siano soddisfatte – che scompare con il divieto del “drawback”. Pertanto, l’impresa potrebbe essere esentata dai dazi doganali per l’insieme della catena di valore.
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Grafico 4
I dazi doganali possono raggiungere il 15% del valore di un prodotto. Sapendo che le regole d’origine sono alcune volte molto restrittive, gli accordi di libero scambio non permettono sempre di ridurre questi costi.
Secondo alcune stime, gli oneri amministrativi diminuirebbero per il 35% dei prodotti industriali importati in Svizzera in relazione all’abolizione dei dazi doganali industriali. Questo rappresenta minori spese per almeno 100 milioni di franchi per le imprese svizzere – sapendo che questa cifra non tiene in considerazione gli oneri indotti per determinare la buona procedura, il rischio di errore, le multe, la formazione dei collaboratori o la minore flessibilità (strategica) negli acquisti. Si tratta dunque di una stima prudente degli sgravi amministrativi, il volume effettivo è probabilmente superiore.
In caso di abolizione dei dazi doganali industriali, gli oneri diminuirebbero anche dal lato dell’AFD. Di fatto, quest’ultima riceverebbe meno richieste di informazione, rilascerebbe meno autorizzazioni, effettuerebbe meno controlli e meno verifiche dei certificati d’origine. Il potenziale di risparmio è stimato a 7 milioni di franchi. Queste risorse dovrebbero essere restituite alle imprese o alla collettività.
Infine, la scomparsa del certificato d’origine ridurrebbe gli oneri amministrativi delle imprese estere che esportano verso la Svizzera. I loro risparmi in relazione all’abolizione dei dazi doganali sui prodotti industriali sono stimati a 150 milioni di franchi.