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La decisione di Mitt Romney di non scendere in campo per la corsa alla Casa Bianca del 2016 riflette la "forza di Jeb Bush" e il suo lavoro dietro le quinte per attrarre l'appoggio del partito e dei donatori repubblicani. Lo scrive oggi il New York Times, sottolineando che Jeb Bush "nonostante le sue debolezze", legate fra l'altro al cognome, ha attirato la maggior parte del sostegno che Romney cercava.
La strategia di Bush dietro le quinte è stata efficace. Quando Romney ha ipotizzato di correre alle presidenziali all'inizio di gennaio, uno dei suoi maggiori sostenitori nei suoi precedenti tentativi, William Oberndorf, ha scritto ad altri 52 donatori con un messaggio chiaro. "Siamo fortunati ad avere in Jeb Bush un talentuoso e abile candidato che ritengo abbia migliori prospettive di vincere un'elezione generale rispetto a Mitt. Mitt ha corso due volte e ha avuto la sua chance di essere presidente. È il momento di cedere il campo ad altri" afferma Oberndorf. A Romney è venuto a mancare anche l'appoggio del manager di hedge fund Paul Singer e della sua schiera di contatti.
SDA-ATS