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Nonostante non manchi chi si interroga sul senso dell'attuale impegno militare elvetico in Kosovo, il Consiglio nazionale è d'accordo di prorogare l'impiego della Swisscoy fino a fine 2023 e di approvare un aumento degli effettivi. Il dossier passa ora agli Stati.
Prima della dell'interruzione dei lavori e della deliberazione di dettaglio, la Camera del popolo ha oggi respinto una proposta di non entrata in materia di Verdi e democentristi. Il plenum ha inoltre bocciato una proposta degli ecologisti di rinviare il progetto al Consiglio federale, al fine di ritirare tutta la Swisscoy entro fine 2020. Marionna Schlatter (Verdi/ZH), ha tentato invano di convincere il plenum di trasferire le corrispondenti risorse alla promozione civile della pace per destinarle a progetti di aiuto allo sviluppo in Kosovo.
La maggioranza, ha sottolineato François Pointet (PVL/VD) a nome della commissione, ritiene che la situazione politica e di sicurezza in Kosovo continui a richiedere la presenza della Forza multinazionale per il mantenimento della pace (KFOR) e che l'impiego della Swisscoy sia ragionevole, necessario e non ponga problemi dal profilo del diritto della neutralità.
La Svizzera ha fra l'altro un certo interesse nel contribuire alla stabilità del Kosovo, ha spiegato Priska Seiler-Graf (PS/ZH), anche considerando la forte presenza nella Confederazione di persone di origine kosovara.
Il deterioramento delle relazioni tra Belgrado e Pristina avvenuto negli ultimi anni ha determinato, secondo la consigliera federale Viola Amherd, una recrudescenza delle tensioni e degli incidenti provocati da entrambe le parti potrebbero avere conseguenze immediate sulla Svizzera, in particolare dal punto di vista migratorio.
Una minoranza, composta come detto da UDC e Verdi, era invece di parere opposto: secondo Erich Hess (UDC/BE), è sbagliato mantenere un impiego militare all'estero in quanto la Svizzera è un Paese neutrale. Per gli ecologisti, l'impiego della Swisscoy non deve diventare un compito permanente e che dopo vent'anni esso dovrebbe concludersi.
Nella deliberazione di dettaglio, vi sono stati soltanto un paio di punti controversi: è stata respinta - con 102 voti contro 80 e 3 astenuti - una richiesta di limitare gli effettivi massimi del contingente a 165 militi (invece di 195). Con le medesime proporzioni è stata anche bocciata una proposta volta ad impedire che il Consiglio federale possa aumentare a breve termine il contingente di 50 militi per la manutenzione e di 20 militi per la sicurezza in caso di aggravamento della minaccia.
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