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Inaugurata 18 anni fa, l'opera di Mario Botta ha subito gravi danni tra martedì e mercoledì: «Diversi scalini divelti».
Nella regione regna la preoccupazione: «La torre è un simbolo del Giura bernese, proprio come il monte Chasseral. Sono molti i turisti che vengono qui per visitare quest'opera. Per noi questo è un danno d'immagine».
BERNA - La Torre del Moron presso Malleray (BE), progettata da Mario Botta e inaugurata 18 anni fa, perde gli scalini esterni. L'opera di 30 metri che svetta sulle montagne del Giura bernese è un'attrazione turistica regionale. L'incidente, avvenuto tra martedì e mercoledì notte, ha suscitato dispiacere e preoccupazione ma non ha provocato feriti.
Inaugurata il 9 di luglio del 2004 in presenza anche dell'allora presidente della Confederazione Joseph Deiss, la torre disegnata dall'architetto ticinese ha l'aspetto di un cilindro su cui si avvinghia una scala spiroidale di 209 gradini. In cima vi è un'ampia piattaforma dalla quale si gode un vasto panorama: dai Vosgi (Francia) al Monte Bianco (Francia/Italia), Dalla Foresta Nera (Germania) al Säntis (AI/AR/SG). È stata costruita a circa 1300 metri di quota da oltre 600 apprendisti muratori provenienti da tutta la Svizzera ed è servita alla loro formazione.
Un mese fa era già successo un incidente identico, ma i danni erano stati meno gravi. In quello di qualche giorno fa si sono staccate parecchie decine di scalini. Nessuno è rimasto ferito, anche perché l'aera circostante era stata messa in sicurezza dopo il primo incidente.
«La torre è un simbolo del Giura bernese, proprio come il monte Chasseral», spiega all'agenzia di notizie Keystone-ATS André Mercerat, segretario della fondazione Tour de Moron. I visitatori arrivano da tutta la Svizzera per ammirare l'opera, in particolare le famiglie dei circa 700 apprendisti che hanno partecipato alla costruzione.
Si tratta di un'attrazione turistica per l'intera regione. È anche circondata da pannelli didattici sulla fauna, la flora e la geologia regionali. «È essenziale preservare questa torre, e resto ottimista per il futuro», dice Mercerat, poiché ritiene che il nucleo della struttura alta 30 metri sia ancora solido.
In occasione del primo incidente - aggiunge - erano circolate diverse ipotesi: dai danni dovuti a un fulmine fino a un atto di vandalismo. «Ma in quel periodo non c'erano state tempeste», sottolinea il segretario della fondazione, che per altro esclude anche un dolo intenzionale.
Oggi gli osservatori sembrano privilegiare un problema strutturale o legato all'uso del calcare. La Procura regionale del Giura-Seeland bernese ha avviato un'indagine, e Mercerat preferisce attendere le conclusioni prima di commentare.
Intano in rete il crollo ha suscitato reazioni di stupore e costernazione: «Incomprensibile», «È terribile», «Impensabile», «Troppo triste», «È una catastrofe», «Un vero incubo», «Ho il cuore straziato», «Che peccato», «Fa male al cuore» sono alcuni dei commenti sulle reti sociali.
«Per la regione, questo è un danno d'immagine», dice a Keystone-ATS il direttore di Jura bernois Tourisme, Guillaume Davot. «È un luogo molto frequentato da coloro che amano la mobilità lenta; ed è presente in parecchi itinerari», precisa Davot. Il sito dell'ufficio regionale del turismo annuncia: «Chiusura eccezionale; questa attività è interrotta per il momento». E la visita del posto è anche stata tolta dai prospetti turistici.
All'origine del progetto della grande torre panoramica c'è la Halle des maçons de Moutier (BE), il centro di formazione comune per gli apprendisti muratori e costruttori di vie di comunicazione del Giura e del Giura bernese. Una scuola che accoglie un centinaio di giovani all'anno.
L'abilità di questi muratori nella lavorazione della pietra e la grande notorietà internazionale dell'architetto ticinese hanno consentito di racimolare i tre milioni di franchi necessari al progetto, somma in gran parte versata da benefattori.
Mario Botta a su tempo ha spiegato di aver partecipato benevolmente alla realizzazione del progetto per conferire dignità al lavoro dei giovani: «Ho voluto che questi apprendisti lascino un segno tangibile della loro giovinezza».
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