Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/88077

<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di presentare un progetto di legge che obblighi i fornitori svizzeri di servizi Internet ad allestire un dispositivo tecnico d'identificazione automatica dei partecipanti ai forum di discussione.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Nonostante la mancanza di cifre dettagliate, si parte dal presupposto che la prostituzione volontaria dei minorenni tra i 16 e i 18 anni sia in aumento. Non ci sono tuttavia indizi che danno adito a credere che il diritto svizzero, che punisce solo in casi eccezionali i contatti sessuali a pagamento tra adulti e giovani tra i 16 e i 18 anni entrambi consenzienti (cfr. artt. 188 e 195 CP), renda effettivamente la Svizzera una meta prediletta dal turismo sessuale.</p><p>È invece vero che in Europa c'è la tendenza a obbligare i Paesi firmatari delle convenzioni internazionali a dichiarare punibili i clienti di minorenni dai 16 ai 18 anni. In questo contesto occorre menzionare la decisione quadro dell'UE, del 22 dicembre 2003, relativa alla lotta contro lo sfruttamento sessuale dei bambini e la pornografia infantile e la Convenzione del Consiglio d'Europa del 25 ottobre 2007 per la protezione dei bambini contro lo sfruttamento e gli abusi sessuali, che la Svizzera non ha tuttora ratificato. </p><p>Soluzioni tecniche che consentano di togliere l'anonimato dei chatter, come richiesto dall'autore della mozione, sarebbero poco efficaci sin dall'inizio. Bisognerebbe obbligare ogni sito di chat a verificare in modo appropriato la concordanza dell'identità virtuale di una persona con la sua identità reale prima di poterle acconsentire l'accesso alla chat. Un tale procedimento sarebbe tuttavia poco affidabile dato che un'identità è falsificabile, che sia effettiva o virtuale. Inoltre, l'identità virtuale può essere rubata grazie a un codice maligno (malware) e trasmessa a terzi per scopi illeciti. Dato che Internet è basato su un sistema internazionale, i siti di chat potrebbero facilmente eludere le regole nazionali affittando ad esempio un server all'estero.</p><p>Molti dei principali gestori di chat non hanno sede in Svizzera e pertanto non soggiacciono alla legislazione nazionale. I partecipanti alle chat sono liberi di far capo alle chat estere per sottrarsi alle regole del proprio Paese. Soluzioni tecniche su scala nazionale sarebbero quindi poco efficaci. Neppure all'estero ci sono regole così severe.</p><p>La Svizzera segue attentamente l'evoluzione in questo campo e s'impegna a mettere in atto soluzioni adeguate. Attualmente sono in corso i lavori per attuare la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla cibercriminalità.</p><p>D'altronde, i forum di discussione e le chat in quanto piattaforme di comunicazione non servono soltanto ad allacciare contatti sessuali tra gli individui, ma possono essere dedicati a numerosi argomenti quali politica, tecnica, sport, scienza, ecc. Inoltre, occorre tenere presente che un comportamento anonimo non è fondamentalmente vietato. In molti casi l'anonimato è importante per garantire la libera espressione delle opinioni; l'esperienza insegna che alcune idee non possono essere espresse apertamente per timore di ritorsioni di natura economica o sociale. Ciò che vale nella vita reale, vale in linea di massima anche in Internet. L'elaborazione di dati personali (tra cui si annoverano anche gli interventi in chat firmati con il vero nome dell'autore) viene quindi ugualmente disciplinata dalla legge sulla protezione dei dati. Esistono comunque dei limiti anche per l'anonimato. Chiunque riceve ad esempio chiamate telefoniche moleste o pubblicità di massa non autorizzata (spam), può richiedere al fornitore del servizio di telecomunicazione di fornirgli informazioni circa l'identità del chiamante o del mittente (articolo 45 della legge sulle telecomunicazioni).</p><p>A livello nazionale, una soluzione promettente risulta essere quella di sensibilizzare gli internauti ai rischi e ai pericoli nei quali incorrono in Internet e a informare maggiormente sui centri di consulenza già esistenti, quale il servizio di coordinazione per la lotta contro la criminalità su Internet (SCOCI). Inoltre, sarebbe bene documentare e analizzare più dettagliatamente la problematica della prostituzione dei minori in Svizzera: ciò consentirebbe di prendere misure adeguate per combattere questo fenomeno.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.