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Scriveva Pietro Verri già nel 1789 sugli italiani:
«Siamo immaturi e non ancora degni di vivere sotto il regno della virtù. A forza di voler essere furbi siamo … il rifiuto dell’Europa dopo esserne stati i Maestri.»
Pietro Verri fra i maggiori illuministi italiani, scriveva così in “Pensieri sulla Rivoluzione accaduta in Francia”. Già a quel tempo, nonostante l’unità di Italia fosse considerata solo un’utopia, era iniziato uno spirito unitario che vedeva nell’unificazione l’occasione di progresso e di emancipazione degli italiani. Però c’era la questione dell’immaturità e soprattutto del voler esser furbi degli italiani.
Ricordo di aver sentito una testimonianza di Renzo Arbore, che raccontava di aver chiesto ad Henry Kissinger quale era il problema degli italiani. E che Kissinger rispose: la furbizia.
In effetti senza essere scienziati, sappiamo che un furbo per vivere ha bisogno di imbrogliarne cento. Ogni giorno. E, in fondo in fondo, anche gli italiani sanno che una nazione in cui la furbizia è giudicata una virtù non può vivere.
Però episodi di furbizia, a tutti i livelli, si sono succeduti nella Storia d’Italia, e gli italiani spesso li hanno applauditi, come se per quel furbo non ci fossero almeno cento fessi.