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Quattro anni di carcere dedotto il periodo di carcerazione preventiva (l'imputato è in detenzione dal mese di novembre): la corte ha quantificato la pena per il patrigno ritenuto colpevole di ripetuti atti sessuali con fanciulli, sebbene abbia agito in stato di scemata imputabilità. Nei confronti del patrigno è stato inoltre disposto il trattamento ambulatoriale. Per il reato di coazione, l'imputato è stato parzialmente prosciolto.
Una colpa «medio grave» ha dichiarato la presidente della Corte delle assise Criminali di Locarno riunita a Lugano Francesca Verda Chiocchetti. «È una storia che ha avuto dei risvolti in chiaro scuro, disarmanti» anche pensando agli abusi del passato, «rimasti tristemente sommersi». L’imputato «ha agito senza scrupoli», ha dichiarato la giudice. Nella figliastra vedeva un «semplice oggetto sessuale», prova ne è che non ha esitato ad approfittarne quando lei stava dormendo, e «il danno causato è grande: ha leso il diritto all’ambito sessuale il diritto naturale allo sviluppo della minorenne». La Corte, inoltre, non ha visto «un pentimento sincero».
«Sconcertanti le intenzioni dell’imputato sulle prospettive di vita» ha aggiunto la giudice: aveva dichiarato in fase precedente che, una volta scontata la pena, si sarebbe visto vivere ancora nella famiglia con la moglie e le due ragazze. Il procuratore pubblico Nicola Respini aveva invece chiesto una pena severa di 6 anni e 6 mesi di detenzione, mentre l'avvocata Chiara Buzzi ha proposto una pena più mite.