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BERNA - Il Consiglio federale ha deciso di non prorogare la sospensione delle esecuzioni e neppure le ferie giudiziarie dei tribunali civili e amministrativi oltre il 19 aprile. Il Governo preferisce adottare ulteriori misure per proteggere le imprese svizzere da un fallimento dovuto al coronavirus.
Nella seduta di ieri l'esecutivo ha incaricato il Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP) di sottoporgli proposte adeguate entro una settimana, ha dichiarato in una conferenza stampa a Berna la consigliera federale Karin Keller-Sutter.
Utilizzando il diritto di necessità, il 18 marzo scorso il Governo aveva ordinato la sospensione delle esecuzioni e le ferie giudiziarie per sgravare aziende e tribunali elvetici. «Tale pausa temporanea è stata ben utilizzata», ha aggiunto la ministra di giustizia. Molte autorità giudiziarie hanno trovato soluzioni in questo lasso di tempo per riavviare l'attività. «Questo è essenziale in uno Stato di diritto durante una situazione di crisi», ha proseguito.
Non ripetere situazione del 1914 - In questo contesto, il Consiglio federale ha deciso di non prolungare i provvedimenti a partire dal 20 aprile. Stando a Karin-Keller Sutter, a lungo termine, la sospensione dei termini nel settore delle esecuzioni non è lo strumento adatto per contrastare le attuali difficoltà economiche. Il Governo ha già preso misure importanti per aiutare le imprese a superare i problemi di liquidità. Numerose società rischiano tuttavia un indebitamento eccessivo e quindi un fallimento dovuto al coronavirus, ha ammesso la ministra della giustizia.
Ma Karin Keller-Sutter ha detto che non bisogna commettere lo stesso sbaglio che si era fatto durante la mobilitazione del 1914, facendo riferimento alla sospensione delle esecuzioni per due mesi. «All'epoca ciò aveva avuto come conseguenza che nessuno ha più rimborsato i debiti, generando enormi problemi di liquidità». A suo avviso, occorre evitare che tale situazione, pericolosa per la stabilità economica del Paese si riproduca.
Riforma delle procedure - L'esecutivo ha pertanto incaricato il DFGP di proporre una riforma degli strumenti concernenti la protezione del capitale (CO) nonché il risanamento e la moratoria (legge sulla esecuzione e sul fallimento).
I servizi di Karin Keller-Sutter dovranno in particolare vagliare un regime transitorio che consenta alle imprese di differire il fallimento «in caso d'incombente sovraindebitamento riconducibile all'emergenza coronavirus e verosimilmente risolvibile a crisi terminata», ha precisato la ministra.
Il Consiglio federale intende inoltre modificare leggermente il diritto relativo alla procedura concordataria al fine di adeguarlo alla situazione attuale. Prevede altresì di introdurre una moratoria di durata limitata a favore delle piccole e medie imprese confrontate con difficoltà finanziarie dovute esclusivamente alla pandemia.
Eco favorevole - Grazie a questi provvedimenti, le imprese avranno il tempo necessario per riorganizzarsi e avviare misure di risanamento, ha rilevato Karin Keller-Sutter. L'Ufficio federale di giustizia (UFG) ha posto in consultazione queste proposte dal primo al 3 aprile 2020. Il centinaio di pareri pervenuti è sostanzialmente favorevole alla linea adottata.
Per contro, il Consiglio federale è giunto alla conclusione che la moratoria straordinaria già ora contemplata nella legge non costituisce uno strumento idoneo a proteggere le imprese minacciate dalla crisi attuale. Le eventuali domande dei Cantoni saranno quindi respinte.
Sgravare i tribunali - Al fine di sgravare i tribunali, il DFGP dovrà inoltre esaminare norme procedurali temporanee nell'ambito dei procedimenti civili. I tribunali hanno in particolare suggerito di ammettere le conferenze telefoniche o video negli affari civili, come è già il caso per i procedimenti amministrativi. Sarebbe così possibile eliminare le attuali incertezze e contribuirebbe a conseguire l'obiettivo di garantire il funzionamento della giustizia.
Ai media, Keller-Sutter ha infine sottolineato che in queste settimane i consiglieri federali ricevono molte domande e scritti di cittadini e associazioni varie, dalle quali traspare come l'accettazione delle misure prese a livello federale sia molto elevata. «Al momento c'è molta gratitudine e comprensione», ha rilevato.
Spazio alle domande:
Tanti non riusciranno a rimborsare i soldi. Queste misure non sono un cerottino sulla ferita?
Karin Keller-Sutter: «Non abbiamo soluzioni preconfezionate. Dobbiamo evitare i fallimenti non necessari. Bisogna dare respiro alle aziende. Non riusciremo a impedire tutto, ma vogliamo appoggiare le PMI in questa situazione difficile, anche se le misure non sono perfette e non forniscono ovunque delle soluzioni».
I Cantoni che ruolo hanno svolto per garantire le loro entrate?
Karin Keller-Sutter: «Prima di tutto bisogna dire che Abbiamo deciso una misura straordinaria, abbiamo anticipato le ferie giudiziarie. Sono misure giuste in questo momento di crisi e abbiamo dovuto adottarle. Ma non devono valere in eterno. Anche Germania, Spagna, Australia e Regno Unito hanno fatto lo stesso. Ciò è stato fatto per appoggiare l'economia e garantire i salari. Ma sono misure d'accompagnamento. È una boccata d'ossigeno per le aziende con una sostanza abbastanza sana. Abbiamo sentito anche gli uffici di esecuzione e fallimento e altri attori dei rispettivi cantoni e questa è stata l'unica soluzione possibile».
Quante aziende rischiano il fallimento senza queste misure. Esiste un numero?
Karin Keller-Sutter: «Difficile rispondere. I prestiti Covid, quando si valuta il sovraindebitamento vengono esclusi. A fine aprile la Seco presenterà dei dati sulle aziende. Al momento non è ancora chiara la situazione. Poi bisogna dire che il destino di molte aziende dipende da quello che succederà all'estero. Questo per la nostra vocazione all'export. Penso all'industria tedesca delle automobili. È tutto fermo, non possono lavorare. Il destino delle aziende dipenderà quindi dalla situazione non solo svizzera, ma anche estera».
Come capire se i fallimenti sono collegati alla crisi?
Karin Keller-Sutter: «Si parte dal presupposto che se a fine 2019 c'era un sovraindebitamento dell'azienda, vuol dire che non era dovuto alla crisi Covid-19».