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La Camera del popolo ha inoltre ribadito di voler limitare l'offerta web della Ssr
Esaminando a livello di divergenze il pacchetto di misure a sostegno dei media, il Consiglio nazionale ha ribadito oggi (115 voti a 81) di voler limitare l'offerta online della SSR. Quanto alla durata del sostegno ai media online, la camera ha insistito affinché tale periodo non oltrepassi i cinque anni.
Su quest'ultimo aspetto del progetto, il Consiglio degli Stati si è espresso per un periodo di 10 anni. La commissione del Nazionale proponeva come compromesso 7 anni, ma si è dovuta inchinare alla proposta di minoranza di Katja Christ (Verdi liberali/BS) - sostenuta dal campo borghese - per un lasso di tempo inferiore, ossia cinque anni, come in prima lettura. Il voto è stato serrato: 99 a 96.
La maggioranza di destra crede che un periodo di cinque anni sia più che sufficiente per farsi un'idea dell'efficacia dei provvedimenti a sostegno del settore, che tra l'altro evolve molto in fretta. È importante anche lasciare spazio al mercato, evitando eccessive distorsioni alla concorrenza.
Circa le restrizioni imposte alla SSR in materia di presenza sul web, anche su questo aspetto la Camera del popolo ha optato per la sua versione iniziale della legge, in contrasto con gli Stati che hanno stralciato questa parte del progetto. Inutile l'esortazione di Jon Pult (PS/GR) di lasciare perdere; tale restrizione è inutile a suo dire, poiché la concessione della SSR include già limiti alla presenza sul web dell'emittente pubblica, tra cui il divieto di pubblicità.
Un appello caduto nel vuoto: una maggioranza "borghese" ha ribadito di voler inserire nella legge dei paletti, affinché la SSR non faccia concorrenza ai privati, tanto più che dispone di un vantaggio considerevole essendo finanziata col canone. Per Christian Wasserfallen (PLR/BE), è vero che all'emittente pubblica sono già imposti dei limiti alla presenza online, ma purtroppo tali restrizioni non sempre vengono rispettate.
Il plenum ha poi confermato due altri punti del progetto, rintuzzando senza grossi problemi altrettante proposte di minoranza: la camera ha ribadito di non voler imporre restrizioni alle agenzie di stampa nazionali, come Keystone-ATS, circa la collaborazione con l'estero. Il timore della destra era che i mezzi concessi venissero spesi per progetti con partner attivi fuori dai confini nazionali. La maggioranza ha sostenuto che una simile limitazione avrebbe impedito eccessivamente la cooperazione con partner stranieri (come nel campo dell'informatica). La legge vieta in ogni caso il versamento di dividendi per tutta la durata degli aiuti e ciò dovrebbe bastare, ha rimarcato la maggioranza.
Il plenum ha anche respinto (138 voti a 54) una proposta di Martin Candinas (Centro/GR) che avrebbe voluto escludere dagli aiuti per i media online anche i nuovi arrivati, adeguandosi a quanto stabilito dal Consiglio degli Stati.
Nel corso delle discussioni, diversi deputati hanno evocato il periodo difficile, di profonda trasformazione, che sta attraversando il mondo dei media, con la pandemia che ha reso la situazione ancora più difficile.
Negli ultimi anni si è assistito a una diminuzione drammatica delle entrate pubblicitarie, assorbite perlopiù dai grandi attori del web, come Facebook e Google. Il pacchetto proposto dal governo deve accompagnare e aiutare il settore ad adeguarsi alla trasformazione digitale, garantendo un giornalismo di qualità, indispensabile per la libera formazione delle opinioni e, quindi, per una democrazia che funzioni.