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Il consigliere di Stato zurighese del PS Mario Fehr non sarà indagato in relazione all'acquisto del controverso software spia della società milanese Hacking Team. L'ufficio presidenziale del Gran consiglio ha deciso di non togliere l'immunità al membro del governo.
A chiedere l'apertura di un'inchiesta penale era stata la Gioventù socialista (GISO) zurighese, che in seguito all'attacco informatico subito il 6 luglio scorso dalla società milanese aveva sporto denuncia contro l'esponente del suo stesso partito.
In settembre il Ministero pubblico zurighese aveva fatto sapere di non aver trovato indizi che facessero pensare ad atti di rilevanza penale. L'autorità inquirente aveva perciò chiesto al Gran consiglio di non autorizzare l'apertura di un procedimento penale. La decisione dell'ufficio presidenziale, presa su richiesta della commissione di giustizia, non dovrà essere sottoposta al parlamento.
I giovani socialisti chiedevano di indagare il capo del Dipartimento cantonale della sicurezza per abuso di autorità e acquisizione illecita di dati, perché ritengono che in Svizzera manchi una base legale per l'acquisto e l'impiego di cosiddetti "cavalli di Troia di Stato".
La vicenda ha spinto il consigliere di Stato socialista a sospendere la sua iscrizione al PS. In una presa di posizione diffusa oggi, Mario Fehr dice si sperare che la decisione dell'ufficio presidenziale metta fine alla vertenza e convinca la GISO a non più "abusare del diritto penale per motivi politici".
La Gioventù socialista non si ritiene però soddisfatta e scrive in una nota che la sua denuncia era rivolta anche contro le autorità che a suo tempo avevano richiesto a Fehr l'acquisto del software, ossia il Ministero pubblico e il tribunale per le misure coercitive.
SDA-ATS