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26.07.2022 | Majken Grimm | News WSL
Un'indagine sullo stato dei castagni monumentali in Ticino rivela i cambiamenti intervenuti sull’arco di un ventennio in termini di salute e in relazione con l’evoluzione dell’ambiente circostante. Lo studio è stato condotto dalla studentessa di master Caterina Beffa presso l'Istituto federale di ricerca sulla foresta, la neve e il paesaggio WSL.
I castagni sono parte integrante della cultura ticinese della Svizzera meridionale e sono importanti per la biodiversità. Gli alberi possono avere età anche superiori ai 500 anni e un diametro del tronco fino a tre metri e oltre. Intorno al 2000, il ricercatore del WSL Patrik Krebs ha raccolto dati sulla distribuzione, lo stato di salute e la stabilità strutturale di oltre 300 grandi castagni in Ticino e nel Moesano e ha redatto un inventario molto apprezzato. Caterina Beffa ha rivisitato circa un terzo di questi alberi inventariati (101 alberi per l’esattezza) per studiare come è cambiata la loro salute da allora e da cosa dipendono tali cambiamenti. Grazie a questo studio abbiamo per la prima volta a disposizione un insieme di dati che documenta l’evoluzione nel tempo di una popolazione di castagni senescenti.
Per valutare lo stato di salute degli alberi, Beffa ha raccolto dati quantitativi e qualitativi in particolare sul volume e il vigore della chioma come pure sulle condizioni della corteccia. La stabilità strutturale dell’albero è stata stimata considerando un insieme di aspetti indicativi quali la presenza di crepe e cavità, la verticalità o inclinazione del tronco, il grado di equilibrio o simmetria assiale delle branche principali, e il rapporto tra l’altezza dell’albero e la robustezza del pedale. Beffa ha inoltre preso in considerazione le condizioni dell'area circostante e confrontato i nuovi dati con quelli raccolti in occasione del primo inventario.
Oltre due terzi degli alberi (67%), hanno subito un declino della salute generale rispetto al primo inventario, il 26% ha conservato lo stato di salute iniziale e solo il 7% ha beneficiato di qualche miglioramento in tal senso. Quasi un quinto degli alberi, ossia 19 individui sui 101 alberi esaminati sono morti, perlopiù a seguito di gravi cedimenti strutturali. La mancanza di gestione delle selve castanili è certamente una delle cause principali di questi crolli. Infatti, i vecchi alberi abbandonati subiscono la concorrenza di quelli più giovani, perdono quindi vitalità, e non beneficiando di alcuna potatura hanno sovente chiome troppo alte e sbilanciate che possono facilmente crollare con la spinta del vento o il peso della neve.
Mentre la maggior parte dei castagni monumentali sopravvissuti mostra un lento accrescimento della circonferenza con un valore medio di circa 1 cm all’anno, vi sono anche parecchi individui che hanno perso volume. Questo soprattutto a seguito di scosciamenti delle branche inferiori che cedendo hanno divelto e squarciato le parti di tronco sottostanti.
Lo studio di Beffa fu condotto sotto la supervisione di Patrik Krebs (WSL Cadenazzo) et del Prof. Andreas Rudow (ETH Zurigo). Esso dimostra che la competizione con altre piante può influire sulla stabilità e la salute dei castagni più vecchi. La rimozione di alberi concorrenti ha un effetto positivo. Anche la potatura selettiva dei rami morti o destabilizzanti può incrementare notevolmente le speranze di sopravvivenza dell’albero poiché permette di ridurre il pericolo di cedimenti strutturali. Inoltre queste potature, se ben eseguite, possono concentrare e risvegliare le forze vitali dell’albero soprattutto a livello delle parti strutturali più sane e più basse.
Soprattutto gli alberi sui pendii o lontani dai villaggi sono spesso lasciati a se stessi. È importante adottare misure tempestive in modo che la protezione degli alberi sia meno costosa in seguito, scrive Beffa. Raccomanda di non abbandonare la cura degli alberi di castagno per preservarli come patrimonio culturale e promuovere la biodiversità.
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