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<h2>SubmittedText<h2><p>Bisogna combattere la criminalità in prossimità della frontiera svizzera. Il Consiglio federale è perciò sollecitato:</p><p>- a potenziare la presenza di guardie di confine nelle regioni più esposte al rischio enunciato, così da consentire che venga organizzato un controllo ancora più intenso delle zone più vicine alla frontiera;</p><p>- a esaminare la possibilità di partecipare al finanziamento della dotazione supplementare di agenti di polizia, reso necessario nelle regioni interessate dai compiti di controllo e di lotta contro questa delinquenza;</p><p>- a estendere la collaborazione con gli organismi incaricati del controllo del territorio negli Stati limitrofi (in particolare l'Italia) e a intensificare la collaborazione con i nuovi Stati inseriti nell'accordo sulla libera circolazione, nell'intento di attuare più efficaci interventi di prevenzione e di lotta contro questa delinquenza.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>La prevista estensione della libera circolazione alla Bulgaria e alla Romania può suscitare in una parte della popolazione un certo numero di interrogativi e inquietudini in materia di sicurezza.</p><p>Il Consiglio federale ha analizzato in profondità tutte le possibili ripercussioni - positive e negative - dell'estensione della libera circolazione. Dalle esperienze maturate dalla maggior parte degli Stati dell'UE in seguito all'entrata in vigore, il 1° gennaio 2007, della libera circolazione con la Romania e la Bulgaria si evince che la sua realizzazione non ha causato né un aumento né un calo della criminalità rispetto alla situazione precedente. Non è stato rilevato neppure un incremento dell'immigrazione clandestina. Tutto porta dunque a credere che l'estensione dell'accordo sulla libera circolazione a questi due Paesi non inciderà in modo significativo sulla situazione in materia di criminalità e immigrazione in Svizzera. Tale valutazione corrisponde anche alle esperienze maturate in Svizzera con la soppressione, nel 2004, dell'obbligo di visto per i cittadini bulgari e rumeni.</p><p>Le attuali analisi della situazione indicano che i reati transfrontalieri sono commessi da persone dalle nazionalità più disparate. Nessuna statistica indica che le persone provenienti dalla Romania o dalla Bulgaria compiano in Svizzera reati transfrontalieri in misura superiore ai cittadini di altri Paesi. L'attuale dispositivo di sicurezza è pertanto incentrato sulla problematica della criminalità transfrontaliera in quanto tale e non sui criminali provenienti in particolare da determinati Paesi.</p><p>Un elemento importante di tale dispositivo è la stretta collaborazione del corpo delle guardie di confine (Cgcf) con le autorità di polizia cantonali. Il Cgcf ha concluso con diversi cantoni accordi di collaborazione nelle zone di confine. Altri elementi sono i centri comuni di cooperazione di polizia e doganale a Ginevra e a Chiasso nonché il consolidamento, realizzato già da anni, della cooperazione operativa in materia di sicurezza con i Paesi limitrofi nell'ambito di accordi bilaterali di polizia. L'imminente entrata in vigore a livello operativo di Schengen e la relativa cooperazione per le ricerche nell'ambito del sistema di informazione SIS di Schengen potenzieranno ulteriormente il dispositivo di sicurezza esistente nella zona di frontiera. Tra i vari compiti, il SIS fornisce in permanenza alle autorità di polizia, doganali e competenti in materia di visti informazioni aggiornate riguardanti persone ricercate dalla polizia, scomparse o indesiderate, come pure oggetti rubati. Per quanto concerne la collaborazione con la Romania, la Bulgaria e gli altri Paesi dell'Europa orientale e sud-orientale, esiste già oggi una stretta cooperazione, che si svolge in seno a Interpol, Europol, ma anche tramite gli accordi bilaterali in materia di cooperazione di polizia. Inoltre entrambi questi Stati UE saranno integrati in un prossimo futuro nella cooperazione di Schengen.</p><p>Il Consiglio federale prende molto seriamente le minacce poste dalla criminalità transfrontaliera. Il rafforzamento della cooperazione internazionale in materia di polizia e doganale rappresenta dunque un obiettivo (obiettivo n. 6) del programma di legislatura 2007-2011. In base a tale programma l'Ufficio federale di polizia, fungendo da servizio centrale di polizia svizzero, continua a perfezionare le possibilità di cooperazione con diverse misure (ampliamento della rete di addetti di polizia nello spazio Schengen, conclusione di nuovi accordi bilaterali di polizia ecc.). Questi lavori avvengono in stretta collaborazione con i cantoni e il Cgdf. Inoltre la situazione nelle zone di frontiera è monitorata costantemente. Se dovesse peggiorare, il Consiglio federale prenderebbe contromisure adeguate in collaborazione con cantoni e partner stranieri.</p><p>Tenuto conto della situazione attuale, il Consiglio federale ritiene che un aumento della presenza del Cgdf su tutta la zona di frontiera svizzera non sia necessario, ma debba eventualmente avvenire in misura puntuale sulla base di esperienze e di analisi specifiche e concrete in materia di migrazione e politica di sicurezza. Un eventuale potenziamento delle forze di polizia cantonali in seguito all'estensione della libera circolazione compete ai cantoni, che devono procedere a una relativa valutazione. La Confederazione non è responsabile del finanziamento delle polizie cantonali.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.