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Gigli d'oro
Il poeta russo Joseph Brodsky una volta scrisse: “un essere umano è una creatura estetica, prima ancora che etica”.
Mai affermazione fu più veritiera se si considera il caso dei piccoli gigli d’oro, i minuti piedi delle giovani donne cinesi che venivano avvolti in strettissimi bendaggi, poiché la donna dal piede piccolo era considerata bella, affascinante e preziosa.
L’antica usanza, bandita nel 1911, ha però avuto una risonanza anche in epoca moderna, tant’è che, ancora oggi, esistono un centinaio di donne che ne portano le conseguenze fisiche. La pratica consisteva nell’applicare una bendatura talmente stretta da costringere tutte le dita a piegarsi verso la pianta del piede, ad esclusione dell’alluce, unica parte libera. Nel giro di qualche anno, si ottenevano piccoli piedi arcuati lunghi non più di sette, otto centimetri. Come immaginabile, nei primi mesi, tutto ciò causava notevoli sofferenze alle bambine.
Quest'usanza cominciò a svilupparsi in Cina tra il Quarto e il Settimo secolo, ma è durante il Decimo e Undicesimo secolo che ebbe la sua maggiore diffusione. In questo periodo i piccoli gigli d'oro, cominciarono a essere apprezzati come segno di bellezza ed eleganza femminile.
Da un lato questa tradizione era legata alla questione estetica, dall’altro aveva lo scopo di limitare i movimenti femminili per poter più facilmente relegare la donna al proprio emisfero privato. La menomazione degli arti, inevitabilmente, riduceva la presenza fisica femminile negli ambienti pubblici, considerati prerogativa degli uomini. Con il tempo l’usanza di fasciare i piedi assunse anche un aspetto sociale. Basti dire che soprattutto le famiglie più facoltose imponevano la bendatura alle proprie figlie, dato che la conseguente deformazione degli arti tendeva a ridurne le capacità lavorative.
Prendendo spunto dalla riflessione di Brodsky verrebbe da domandarsi quanto ancora l’essere umano sarà creatura estetica e, all’occorrenza, quando comincerà a dare maggiore valore all’etica. Poiché bellezza e violenza non possono coesistere.
Immagine: www.pixabay.com