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Per la prima volta il Vaticano condanna un presidente dello Ior per condotte in danno dell'Istituto, obbligandolo anche al risarcimento.
Con la sentenza pronunciata oggi, nella 23/a udienza di un processo iniziato il 9 maggio 2018, il Tribunale vaticano (presidente Giuseppe Pignatone, a latere Venerando Marano e Carlo Bonzano) ha definito il processo a carico dell'ex presidente dello Ior Angelo Caloia, 81 anni, successore di mons. Paul Marcinkus alla guida della banca vaticana che ha presieduto per vent'anni, dal 1989 al 2009, e del legale Gabriele Liuzzo, 97, in relazione alla vendita di 29 immobili di proprietà dell'Istituto e della società controllata Sgir.
Secondo l'accusa, basata sulle indagini fatte nel 2014 dal gruppo Promontory, Caloia e Liuzzo, d'intesa con l'allora direttore generale dello Ior Lelio Scaletti, morto a fine 2015, avrebbero venduto tra il 2002 e il 2007 gli immobili a un prezzo di gran lunga inferiore al valore di mercato; si sarebbero poi appropriati della differenza, stimata in circa 59 milioni, che in parte avrebbero riciclato in Svizzera, anche con l'aiuto del figlio di Liuzzo, professor Lamberto.
Il Tribunale ha dichiarato oggi Caloia e Gabriele Liuzzo responsabili di più fatti di peculato in danno dello Ior e di altri di appropriazione indebita aggravata in danno della Sgir, oltre che del reato di autoriciclaggio, e li ha condannati alla pena complessiva di 8 anni e 11 mesi di reclusione e 12.500 euro di multa ciascuno.
Gli imputati - tutti e tre assenti nell'udienza di oggi - sono stati invece assolti dalle accuse relative alla vendita di quegli immobili per cui non è stata provata l'appropriazione di denaro da parte loro, anche se il prezzo di acquisto è risultato in molti casi nettamente inferiore al valore di mercato dell'epoca. Il Tribunale ha inoltre condannato Lamberto Liuzzo a 5 anni e due mesi di reclusione e 8.000 euro di multa per riciclaggio.
L'istruttoria dibattimentale, durata due anni e mezzo, ha consentito di chiarire, grazie anche alle perizie, i principali aspetti della vicenda; i periti hanno stimato nella misura di circa 34 milioni di euro la differenza tra quanto incassato dallo Ior e dalla Sgir e il valore di mercato degli immobili.
All'esito, il Tribunale ha ritenuto provato che in alcuni casi gli imputati si sono effettivamente appropriati di parte del denaro pagato dai compratori, o comunque di denaro dello Ior e della Sgir, per un importo complessivo di circa 19 milioni.
Gli imputati sono stati tutti interdetti in perpetuo dai pubblici uffici ed è stata disposta a loro carico la confisca di somme complessive pari a circa 38 milioni di euro. Infine, sono stati condannati al risarcimento dei danni nei confronti dello Ior e della sua controllata Sgir, costituiti parte civile, per una somma pari a circa 23 milioni.
Nella stessa giornata, il Tribunale ha confermato in sede di appello l'applicazione della misura di prevenzione nei confronti di Gabriele Liuzzo, ordinando la confisca di circa 14 milioni di euro depositati presso lo Ior e già da tempo in sequestro, nonché di altri 11 milioni di euro circa, depositati presso banche svizzere. Si tratta della prima applicazione della normativa introdotta nel dicembre 2018, nel quadro più generale dell'adeguamento della legislazione vaticana agli standard internazionali per il contrasto al riciclaggio e alla corruzione.
Intervenendo in apertura di udienza dopo un periodo di assenza per malattia - "questa aula mi è mancata", ha affermato -, il promotore di giustizia vaticano, Gian Piero Milano, ha espresso "vivo apprezzamento e gratitudine perché il giudizio è stato molto approfondito, condotto e guidato con grande scrupolo", tanto da essere "un processo destinato a restare nella storia", pur svoltosi nel "microsistema" del "minimo Stato" vaticano, "che nulla ha da invidiare ad altri sistemi più evoluti". "Un'esperienza proficua per tutti - l'ha definita il pm d'Oltretevere - e anche emblematica".
I difensori di Caloia - prof. Domenico Pulitanò e avv. Rosa Palavera - hanno già depositato dichiarazione di appello.