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I dati sono peggiorati nel corso degli anni.
BERNA - Le piccole e medie imprese (PMI) svizzere guardano ancora per la gran parte con ottimismo al futuro, ma cresce la quota di aziende che vede addensarsi nuvole all'orizzonte: è l'indicazione che emerge dall'ultima edizione di uno studio periodico realizzato da Raiffeisen.
Il 62% delle ditte interrogate nell'ambito di un sondaggio valuta in modo positivo la propria situazione nei prossimi tre anni, il 30% dà una valutazione neutrale e l'8% negativa. I dati sono peggiorati nel corso degli anni: nel 2001 le rispettive quote erano infatti del 76%, del 21% e del 3%, nel 2022 del 67%, del 28% e del 5%. Solo la metà delle aziende intervistate prevede un aumento dei fatturati per quest'anno, mentre negli anni scorsi le relative percentuali erano del 63% (2022) e del 69% (2021).
«Il boom della domanda di beni dovuto alla pandemia si è appiattito, mentre i consumatori sono tornati a spendere di più per i servizi», commenta Roger Reist, responsabile clientela aziendale presso Raiffeisen Svizzera, citato in un comunicato. «Allo stesso tempo, sulla domanda dell'industria pesano un'inflazione ostinatamente elevata, soprattutto all'estero, e l'aumento dei tassi. Ciononostante, la ricerca conferma che la maggior parte delle PMI svizzere appare robusta».
Lo ricerca - che ha tenuto conto delle risposte di 382 imprese - ha anche analizzato come le PMI reagiscono alle situazioni di crisi e alle sfide. Per le imprese clientela e collaboratori soddisfatti sono indicatori fondamentali con i quali misurare la propria resilienza: gli indici finanziari sono invece meno decisivi. Nel periodo del sondaggio, le sfide concrete più percepite sono state i costi di materie prime, energia, trasporti e logistica. Volgendo uno sguardo agli anni a venire, tuttavia, le PMI si aspettano maggiori difficoltà soprattutto per quanto riguarda l'accesso alla forza lavoro qualificata: solo il 19% si ritiene ben preparato riguardo alla carenza di personale qualificato.
Viene anche citata la poca chiarezza delle relazioni bilaterali tra Svizzera e UE. Circa la metà delle aziende si aspetta che la politica risolva la questione europea, una richiesta che aumenta proporzionalmente alle dimensioni dell'impresa. In considerazione dell'aggravarsi della penuria di manodopera la domanda di migliori rapporti con l'UE è in aumento rispetto agli anni scorsi, come pure l'esigenza di condizioni quadro attraenti e di un'ulteriore promozione della piazza economica.
Per tagliare i costi, molte aziende hanno intanto ottimizzato le proprie catene di fornitura mantenendo uno stock di magazzino più basso possibile. "Questa strategia ha reso le imprese vulnerabili", osserva Claudia Moerker, direttrice dell'associazione Swiss Export, a sua volta citata nella nota. "Per alleggerire i sistemi, le aziende dovrebbero focalizzarsi su misure a lungo termine. La regionalizzazione della base di fornitura e l'impiego di tecnologie digitali e dell'intelligenza artificiale sono fattori chiave per aumentare la resistenza alle crisi e diventare più sostenibili".