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Le differenze salariali in Svizzera sono aumentate più a causa di fattori interni che della globalizzazione.
Uno studio presentato lunedì a Berna analizza le cause delle ineguaglianze sociali.
«L'accrescersi delle ineguaglianze sociali negli anni '90 è dovuto innanzitutto ai premi delle casse malattia, alle imposte e agli affitti», afferma André Müller, specialista di Ecoplan (Ufficio di studi e ricerche economici e politici, Berna), nel numero di settembre di «La Vie Économique», rivista del Dipartimento federale degli affari esteri.
I problemi sono interni alla Svizzera e si riscontrano in settori che non sono esposti alla concorrenza internazionale, nota l'esperto, che lunedì si è espresso a Berna in un seminario sulla globalizzazione e la redistribuzione organizzato dal Segretariato di stato dell'economia (seco).
L'immigrazione ha inoltre generato un flusso di lavoratori poco qualificato. Ne è risultato un ribasso dei salari per l'insieme di questa categoria di personale.
Globalizzazione, causa minore
In linea generale, un ottavo soltanto dei mutamenti strutturali subiti dall'economia elvetica nell'ultimo decennio si spiega direttamente con la globalizzazione, ossia la riduzione delle tariffe doganali, la diminuzione dei costi di trasporto e l'integrazione dei mercati.
L'introduzione dell'imposta sul valore aggiunto (IVA) ha avuto un impatto ben più importante. Essa ha spinto l'insieme dei prestatori di servizi, fino ad allora risparmiati dall'imposta, ad aumentare i prezzi o a diminuire i salari, una misura che ha colpito innanzitutto la manodopera meno qualificata.
Ma il motore principale dei cambiamenti sopravvenuti non può essere spiegato direttamente e deve essere attribuito al progresso tecnico, afferma Müller. Questo fenomeno induce un accrescimento della produttività, di cui i lavoratori più qualificati sono i primi a trarre profitto.
Diminuzione del personale meno qualificato
Focalizzandosi unicamente sui settori chimico-farmaceutico e delle banche, Walter Ott, dell'ufficio zurighese di consulenza Econcept, osserva che su dieci anni, «la manodopera è diminuita a livello nazionale nelle due branche».
Essa è invece aumentata all'estero, proprio a causa dello sviluppo tecnologico, che ha reso in particolare le comunicazioni molto più efficaci.
Questa evoluzione ha portato a una diminuzione del 45-50 per cento del personale meno qualificato in Svizzera nel corso dell'ultimo decennio nelle banche e nei gruppi chimico-farmaceutici.
Nello stesso tempo, il numero dei dipendenti «altamente qualificati» è progredito del 10-20 per cento.
Globalizzazione e prezzi al consumo
«La mondializzazione non è all'origine di questa evoluzione. Essa svolge piuttosto un ruolo di catalizzatore», analizza Ott. La globalizzazione delle nuove tecnologie facilita e accelera la diffusione del know-how e delle tecniche stesse.
La mondializzazione presenta inoltre pure un lato positivo. Facendo cadere le barriere doganali ed esacerbando la concorrenza, essa ha permesso di diminuire i prezzi, per esempio nelle telecomunicazioni e nell'abbigliamento, e di ciò «beneficiano maggiormente le classi a basso reddito», rileva Müller.
In conclusione, gli specialisti ritengono che sia possibile impedire, o in ogni caso attenuare, un nuovo aumento delle disparità salariali, semplicemente puntando sulla formazione professionale.
Parallelamente, sostiene Ott, la Svizzera dovrebbe fermare l'immigrazione di lavoratori non qualificati e favorire nel contempo l'arrivo di esperti altamente qualificati.
swissinfo e agenzie