Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/125811

<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di imporre ai gestori di impianti per il trasporto, lo stoccaggio, la distribuzione e la trasformazione degli idrocarburi la creazione di un apposito fondo per il loro smantellamento, così da garantirne sempre il finanziamento.</p><p>Occorre prevedere un'eventuale partecipazione della Confederazione, in particolare attraverso l'imposta sugli oli minerali.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>In Svizzera l'industria degli oli minerali conta numerosi impianti per la lavorazione, lo stoccaggio e il trasporto dei suoi prodotti. Non si distingue sostanzialmente da molti altri settori industriali, quali quello chimico, meccanico, elettrico, metallurgico e dei materiali da costruzione. In caso di fallimento, infatti, un'azienda appartenente a uno di questi settori può trasformarsi in una vasta area industriale dismessa, con costi di risanamento dei siti contaminati e di smantellamento degli impianti abbandonati di gran lunga superiori al valore del terreno e degli immobili.</p><p>La legge sulla protezione dell'ambiente stabilisce che i costi di risanamento dei siti contaminati vengano imputati secondo il principio di causalità. In sostanza, i costi delle misure di risanamento necessarie sono a carico di chi inquina. Se quest'ultimo non può più essere individuato o risulta insolvente, detti costi ricadono sull'ente pubblico competente. In tal caso la Confederazione può accordare ai cantoni un contributo massimo pari al 40 per cento del totale, attingendo a un fondo speciale denominato OTaRSi Fondo per i siti contaminati. L'iniziativa parlamentare 09.477, "Responsabilità aziendale dei costi di risanamento dei siti contaminati", potrebbe offrire maggiori garanzie di evitare i costi scoperti. Per contro, il diritto federale in materia ambientale non contiene alcuna regolamentazione dei costi di smantellamento degli impianti, sollecitata infatti nell'iniziativa parlamentare 09.490, "Aree industriali dismesse in siti contaminati. Promozione e finanziamento della riqualificazione", che però il Consiglio nazionale ha respinto a marzo 2011. Il Consiglio federale ritiene quindi inopportuno riprendere di nuovo i lavori per una regolamentazione intersettoriale, così come considera politicamente iniqua la proposta, avanzata nella presente mozione, di concentrarsi sul solo settore degli oli minerali. </p><p>Oltre ai dubbi di ordine politico, occorre interrogarsi sulla necessità di costituire un fondo speciale per il settore degli oli minerali, considerato che il rischio che gli eventuali costi siano imputati agli enti pubblici dovrebbe essere assai ridotto rispetto, ad esempio, al settore dell'energia nucleare, dove si è invece già provveduto a istituire dei fondi, visti gli elevati costi della disattivazione e dello smantellamento degli impianti.</p><p>Sulla base di quanto appena esposto, dovrebbero essere dapprima valutate alcune alternative al fondo proposto nella mozione. Va inoltre sottolineato che la proposta di costituire il suddetto fondo attraverso i proventi vincolati della tassa sugli oli minerali richiederebbe una modifica della Costituzione, che il Consiglio federale non intende appoggiare, non da ultimo per ragioni di politica finanziaria.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.