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<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Alla domanda 1</p><p>La Missione di osservazione TIPH è stata costituita nella sua forma attuale nel febbraio 1997 in seguito alla conclusione del Protocollo di Hebron del gennaio 1997, secondo cui l'esercito israeliano aveva accettato di ritirarsi dall'80 per cento della cosiddetta città dei Patriarchi. Il mandato della Missione TIPH, la cui creazione era stata decisa in seguito all'adozione della risoluzione 904 del Consiglio di sicurezza dell'ONU (del febbraio 1994) e sulla base di una referenza ancorata negli accordi di Oslo II, ha una natura puramente civile nella misura in cui incarica gli osservatori dei sei Paesi partecipanti (Norvegia, Svizzera, Danimarca, Svezia, Italia e Turchia) di cercare di contribuire, con la loro presenza fisica nella città e mediante le riunioni con le autorità israeliane e palestinesi locali, alla normalizzazione progressiva della situazione "apportando un sentimento di sicurezza ai Palestinesi". Ogni tre mesi il mandato della Missione TIPH è rinnovato di comune accordo tra il governo israeliano e l'Autorità palestinese. La Missione TIPH è stata creata durante il favorevole periodo del processo degli accordi interimari di Oslo II del settembre 1995. Essa non è pertanto stata istituita nell'ottica di operare nel contesto di violenza e d'assenza di dialogo politico che ha caratterizzato la situazione in Cisgiordania dopo il 28 settembre 2000 (data dell'inizio dell'Intifada II) sino ad oggi. In qualità di unica missione internazionale di osservazione attiva nei territori palestinesi occupati, la Missione TIPH continua a svolgere un ruolo preventivo che - anche se difficilmente quantificabile - non va sottovalutato poiché Hebron ha conosciuto un periodo di calma relativa per buona parte del 2001 e del 2002, mentre altre città palestinesi sono state teatro di combattimenti e di violenze praticamente ininterrotti. Uno degli indicatori che attestano l'utilità della Missione TIPH è la rinnovata volontà dell'autorità palestinese di vederla proseguire le sua attività nella città di Hebron.</p><p>Alla domanda 2</p><p>Conformemente al suo mandato, la Missione TIPH - la quale è coordinata sul piano diplomatico dalla Norvegia - ha per missione di redigere diversi tipi di rapporto relativi all'evoluzione della situazione all'interno del perimetro di sua responsabilità. Tali rapporti concernono un'analisi delle azioni delle parti in conflitto nei confronti ai vari accordi conclusi da Israele e dall'Autorità palestinese quali il Protocollo di Hebron del 1997. Talune pratiche incompatibili con il diritto internazionale, in particolare quello umanitario, vi sono pure rilevate e discusse in occasione degli incontri con i rappresentanti del Ministero degli affari esteri israeliano e dell'Autorità palestinese. Va segnalato che tali rapporti circostanziati sono trasmessi non soltanto alle capitali dei Paesi partecipanti alla TIPH, ma anche all'ambasciata degli Stati Uniti a Tel Aviv nonché al rappresentante speciale dell'UE per il Vicino Oriente. I rapporti rappresentano inoltre una base di informazioni preziose che consentono di documentare l'evoluzione della situazione a Hebron a lungo termine. Servono anche da fondamento per i diversi interventi ufficiali effettuati in modo collettivo o individuale dai ministeri degli affari esteri dei sei Paesi partecipanti alla Missione TIPH. L'ultimo intervento diplomatico collettivo è stato effettuato l'11 giugno scorso dagli ambasciatori dei Paesi partecipanti. Nel caso evocato dall'autrice della presente domanda va segnalato che proprio sulla base dei rapporti circostanziati della Missione TIPH, relativi alla volontà israeliana di distruggere varie abitazioni palestinesi a Hebron, il Capo della Missione TIPH e gli ambasciatori rappresentanti i sei Paesi associati alla stessa hanno potuto intervenire presso gli altri responsabili del Ministero israeliano della difesa. Non si può neppure escludere che proprio il lavoro svolto dalla Missione TIPH abbia contribuito a condurre la Corte suprema israeliana a sospendere l'ordine militare che ingiungeva la demolizione delle case e a imporre all'esercito di cercare un'alternativa.</p><p>Con la sua presenza permanente sul terreno e i suoi contatti stretti con varie ONG e rappresentanti della società civile locale che essa sostiene finanziariamente mediante piccoli progetti sociali, la Missione TIPH contribuisce a temperare certe tensioni e consente di accumulare solide esperienze e conoscenze in materia di monitoring internazionale nei territori palestinesi occupati.</p><p>Alla domanda 3</p><p>Il Consiglio federale desidera fornire una precisazione. Quando la Svizzera s'impegna per il rispetto del diritto internazionale umanitario lo fa sia in qualità di Stato Parte alle Convenzioni di Ginevra sia per la sua tradizione umanitaria nonché per l'importanza che attribuisce al rispetto e alla trasposizione effettiva di tale branca del diritto nella sua politica estera. I compiti incombenti al depositario di un trattato internazionale sono infatti essenzialmente di natura amministrativa.</p><p>La posizione della Svizzera e le sue preoccupazioni in merito alle violazioni del diritto internazionale umanitario sono chiaramente espresse nell'ambito di dichiarazioni pubbliche, come per esempio alla Commissione dei diritti dell'uomo dell'ONU e all'Assemblea generale. Inoltre la Svizzera, fondandosi sull'articolo 1 comune a tutte le Convenzioni di Ginevra che obbliga ogni Stato Parte " a rispettare e a far rispettare" dette convenzioni "in tutte le circostanze", ha recentemente intrapreso iniziative bilaterali presso le Parti in conflitto. In occasione di una di un'altra recente iniziativa presso le autorità israeliane, la Svizzera ha segnatamente sollevato la problematica della distruzione di case e infrastrutture palestinesi non giustificata dalle necessità militari.</p>  Risposta del Consiglio federale.