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Tutela del lupo, riesame in autunno
La Convenzione di Berna esaminerà la richiesta presentata dalla Svizzera di rendere meno rigorosa la protezione della specie
La riduzione della tutela del lupo chiesta dalla Svizzera sarà valutata dal Comitato permanente della Convenzione del 1979 per la conservazione della vita selvatica e dei suoi biotopi in Europa (comunemente "Convenzione di Berna") il prossimo autunno. Lo ha anticipato la consigliera federale Simonetta Sommaruga, rispondendo alla sollecitazione ad intervenire con decisione per affrontare la questione giuntale lo scorso mese dall’Associazione svizzera per la protezione del territorio dai grandi predatori. I due copresidenti (Germano Mattei e Georges Schnydrig) si erano appellati alla direttrice del Dipartimento federale dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni esortandola a prendere "ulteriori misure urgenti per arginare il libero dilagare dei lupi in Svizzera".
Nella sua lettera Simonetta Sommaruga, ricordati i molti interventi in materia degli ultimi tempi e anticipando che si stanno "valutando ulteriori modifiche all'ordinanza sulla caccia per la stagione alpina 2023" , afferma che il Consiglio federale è consapevole della difficile situazione causata dalla rapida crescita della popolazione di lupi in Svizzera, ma al contempo "non ritiene che la situazione sia abbastanza grave da giustificare un'ordinanza d'emergenza". Nella risposta della consigliera federale, oltre a ricordare che è in corso la revisione della legge sulla caccia, si afferma che: "già oggi è possibile che i cantoni utilizzino persone autorizzate a cacciare per eseguire gli ordini di uccisione".
Nell'agosto del 2018 la Confederazione aveva chiesto alla Convenzione di rendere meno rigorosa la protezione del lupo declassando la specie da "assolutamente protetta" a "protetta", in modo da assicurare agli Stati membri un margine di manovra più ampio per la gestione sostenibile del predatore. La domanda finora è rimasta inevasa. Allora in Svizzera c'erano 3-4 branchi (il primo era apparso nel Calanda nel 2012) e una cinquantina di esemplari. Nel frattempo sono cresciuti così come le predazioni di animali da reddito (l'ultima in ordine di tempo quella avvenuta sull'Alpe d'Antabia, in Val Bavona, dove nove pecore sono state trovate morte e diverse altre non sono ancora state ritrovate). Attualmente si calcola che i branchi nel territorio elvetico siano 16 (più diverse coppie e esemplari singoli) per un totale di oltre 150 lupi.
Il comitato permanente era già stato chiamato a pronunciarsi su un'analoga richiesta elvetica nel 2006. L'aveva respinta a larga maggioranza ritenuto che le attuali disposizioni previste sono sufficienti per far fronte ai problemi legati al lupo. L’articolo 9 in particolare prevede la possibilità di abbattimenti per prevenire, tra l’altro, danni importanti al bestiame o nell’interesse della sicurezza pubblica. Le deroghe sono possibili in presenza di determinati presupposti, purché non vi sia altra soluzione soddisfacente e a condizione che l'abbattimento non nuoccia alla sopravvivenza della popolazione interessata.