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Da lunedì 09 a venerdì 13 settembre 2019
Claudio Sessa mette a fuoco in questa serie di trasmissioni quello che possiamo considerare il decennio della piena maturità di uno dei grandi protagonisti del jazz moderno, il trombettista Dizzy Gillespie.
Superati i furori del periodo del be bop - quando insieme a Parker, Roach, Powell e diversi altri diede fuoco alle polveri e contribuì a cambiare per sempre il corso della storia del jazz – Gillespie entra in una nuova fase creativa con la metà degli anni ’50.
Nel 1956 è incaricato dal Dipartimento di stato americano di far conoscere il jazz in Medio Oriente, in Sudamerica e in alcuni paesi al di là della cortina di ferro. Inutile dire che tale attività lo trasforma in uno dei musicisti afro-americani più popolari in assoluto. Lavora con Quincy Jones, rimette in piedi una grande formazione ed entrano nel suo giro musicisti come Phil Woods, Ernie Wilkins e Benny Golson.
Del 1957 è un suo concerto trionfale al Festival di Newport, mentre del 1965 è una storica esibizione a Monterey nell’orchestra di Gil Fuller.
In questo periodo lavora pure con suoi piccoli gruppi e collabora con colleghi di primissimo piano quali Rollins, Ellington, Basie, Getz, Peterson.
Ha inoltre la possibilità di sviluppare l’altro filone per il quale è entrato di diritto nella storia, la musica afro-cubano e latina: lavora con specialisti del genere quali Lalo Schifrin, Mongo Santamaria, Ray Barretto, Paulinho da Costa e molti altri.