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È stato un addio spettacolare, quello del Discovery, il più anziano dei tre shuttle ancora in servizio.
Partita dal Kennedy Space Center di Cape Canaveral (Florida), la navetta ha festeggiato con un lancio perfetto la missione Sts 133, l'ultima della sua lunghissima carriera. Entrata in servizio nel 1984, ha giocato un ruolo decisivo nella costruzione della Stazione Spaziale Internazionale (Iss) e adesso corona il suo contributo portando su l'ultimo componente della parte non russa della stazione orbitale: il modulo Leonardo dell'Agenzia Spaziale Italiana (Asi).
Nella stiva del Discovery c'è anche un passeggero insolito. Si chiama Robonaut 2 ed è il primo robot umanoide progettato dalla Nasa e dalla General Motors per aiutare gli astronauti nel lavoro sulla Stazione Spaziale e, in futuro anche nelle passeggiate spaziali, fino all'esplorazione di Marte. Il lancio, che ha radunato una folla di spettatori da record, è avvenuto dopo numerosi rinvii che hanno fatto accumulare più di tre mesi di ritardo per scoperta di quattro crepe nel serbatoio principale della navetta. I tecnici hanno lavorato giorno e notte, ma alla fine tutto è stato risolto e il Discovery ha affrontato in piena efficienza la sua 39/ma e ultima missione.
Il Discovery è la navetta che ha portato in orbita il più celebre dei telescopi spaziali, Hubble, e che ha rotto il ghiaccio dopo i disastri del Columbia, nel 1986, e del Challenger, nel 2003. In questa sua ultima missione non poteva non essere accompagnata un equipaggio di veterani. Tutti e sei i componenti, cinque uomini e una donna, hanno al loro attivo almeno un volo. Sono il comandante Steve Lindsey, il pilota Eric Boe e gli specialisti di missione Al Drew, Steve Bowen, Mike Barratt e Nicole Stott.