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Guerra in Ucraina
La proposta di Kiev a Mosca prevede la «neutralità rafforzata»
Secondo il capo negoziatore russo Vladimir Medinsky, nei colloqui di ieri a Istanbul «l'Ucraina per la prima volta ha mostrato di essere pronta a soddisfare le condizioni per costruire relazioni di buon vicinato con la Russia» e «discuterne le richieste di principio».
«Se questi impegni vengono onorati, la minaccia che la NATO abbia un punto di appoggio nel territorio ucraino verrà eliminato», ha aggiunto Medinsky. Comunque, «la posizione di fondo della Russia sulla Crimea e il Donbass non è cambiata», ha sottolineato il capo negoziatore di Mosca.
Dal canto suo, il capo della delegazione negoziale ucraina David Arakhamia in un'intervista a RBC ha detto che nei negoziati con la Russia, l'Ucraina ha proposto «un concetto di "neutralità rafforzata2, in base al quale è necessario fare affidamento sul proprio esercito, oltre che disporre di garanzie» di sicurezza.
«Cioè – ha precisato Arakhamia – come la Svizzera, o Israele, che hanno un esercito di riserva che può essere mobilitato in gran numero e dare la risposta necessaria in caso di aggressione». «Come si suol dire, confida in Dio, ma non sbagliarti su te stesso. Pertanto, il concetto di "neutralità fortificata" ci è molto vicino», ha aggiunto Arakhamia.
Intervento immediato in caso di attacco
Le garanzie di sicurezza chieste dall'Ucraina ad una serie di Paesi prevedono un intervento automatico in caso di un «attacco in qualsiasi forma», ha anche affermato Arakhamia nell'intervista a RBC.
Con la firma di un accordo di sicurezza, «i Paesi garanti devono essere obbligati, dopo consultazioni il cui tetto è di 72 ore, a fornire l'assistenza necessaria, sotto forma di armi e di intervento delle forze armate o altro», ha detto. E il «vincolo giuridico» a intervenire in difesa dell'Ucraina sarebbe garantito dalle ratifiche da parte dei parlamenti dei Paesi garanti.
La questione dello status del Donbass «è la più difficile» ha sottolineato il negoziatore ucraino all'indomani del round di colloqui con la Russia in Turchia.
Arakhamiya ha spiegato che l'argomento resta «tra parentesi» ed in Turchia «non è stato toccato». I due team «non avevano un mandato politico sufficiente per discuterne e quindi l'hanno tirato fuori prima dell'incontro dei leader e hanno lavorato su tutte le altre questioni», ha aggiunto.
Cooperazione militare con Ankara
Intanto delegati ucraini sono rimasti in Turchia per discutere di una cooperazione a livello «tecnico-militare» con Ankara dopo i colloqui al palazzo Dolmabahce di Istanbul – fa sapere il quotidiano turco Sabah.
Nel frattempo la Cina invita Mosca e Kiev «a continuare i colloqui di pace nonostante le difficoltà». E Pechino «sostiene i risultati positivi raggiunti finora nei negoziati, il raffreddamento della situazione sul campo il prima possibile e gli sforzi compiuti dalla Russia e da altre parti per prevenire una crisi umanitaria su larga scala».
Lo ha detto il ministero degli Esteri cinese Wang Yi nell'incontro bilaterale avuto oggi con il suo omologo russo Serghei Lavrov, sottolineando che la questione dell'Ucraina ha «origini complesse: non è solo lo scoppio dell'accumularsi a lungo termine di conflitti per la sicurezza in Europa, ma è anche il risultato della mentalità della Guerra Fredda e del confronto tra gruppi».
A lungo termine, ha aggiunto Wang nel resoconto fornito da Pechino, «dovremmo imparare le lezioni della crisi, rispondere alle legittime preoccupazioni in materia di sicurezza di tutte le parti sulla base dei principi del rispetto reciproco e dell'indivisibilità della sicurezza, e costruire un'architettura di sicurezza europea equilibrata, efficace e sostenibile attraverso il dialogo e il negoziato, in modo da raggiungere una stabilità a lungo termine in Europa».
Le due parti, infine, hanno anche scambiato opinioni e coordinato posizioni su affari multilaterali come la situazione nell'Asia-Pacifico, nella penisola coreana e il meccanismo dei Paesi Brics.
SDA