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Durante la seconda guerra mondiale, le famiglie svizzere consacravano il 35% del loro budget all'alimentazione. Nel 2008 questa percentuale è scesa al 7,2%. Tra i prodotti più consumati, vi sono il latte e i suoi derivati. È quanto emerge da uno studio dell'Ufficio federale di statistica (UST).Questo contenuto è stato pubblicato il 11 novembre 2010 - 15:47
Aggiungendo anche le bibite (comprese quelle alcoliche) e i pasti presi fuori casa, la percentuale raggiunge il 13%, si può leggere nella pubblicazione dell'UST intitolata «Dal campo al piatto, la filiera alimentare in Svizzera».
Nel 2008 per le derrate alimentari, le bibite e la ristorazione fuori casa sono stati spesi 55 miliardi di franchi, cinque in più rispetto al 2001. Non bisogna però dimenticare che nello stesso lasso di tempo la popolazione è aumentata del 6,1%.
In media le famiglie hanno speso ogni mese 660 franchi per il cibo e le bibite analcoliche, 460 per i pasti fuori casa e 70 franchi per le bibite alcoliche.
Per quanto concerne le abitudini alimentari, lo studio mostra che i 7,7 milioni di abitanti che vivevano in Svizzera nel 2008 hanno consumato nell'arco di un anno 5,5 milioni di tonnellate di prodotti alimentari e di bibite (senza contare l'acqua minerale e altre bevande rinfrescanti non alcoliche). Il latte e i prodotti derivati sono i più consumati (19,9% del totale).
Dalle statistiche emerge inoltre che in media ogni anno una persona consuma 140 chili di latte e prodotti lattiferi, 94 chili di verdura, 70 di cereali e 53 di carne. Infine, sempre nel 2008, una persona su otto aveva a che fare con i prodotti alimentari nel quadro della sua attività professionale.
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