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Nei 100 ostacoli la bernese chiude con un discreto 12"70, mentre nel lungo pochi millimetri tolgono l'appenzellese dalla lotta per le medaglie
Ditaji Kambundji ha concluso in settima posizione la finale dei 100 ostacoli. La bernese non ha forse offerto la sua prestazione più brillante, ma la sua avventura mondiale è sicuramente da annoverare come positiva e incoraggiante per una carriera ancora molto lunga per la 21enne. Il 12"70 è di 23 centesimi più alto del suo recente record svizzero, mentre l'oro è andato alla giamaicana Danielle Williams in 12"43, in un finale molto equilibrato con il bronzo a 12"46. La 30enne conquista così il suo secondo oro iridato dopo quello di Pechino 2015, mentre la campionessa in carica, la nigeriana Tobi Amusan si è dovuta accontentare della sesta posizione in 12"62. Tutte le atlete in gara hanno peraltro pagato qualche decimo rispetto ai propri personali.
Kambundji si è poi dichiarata soddisfatta della sua corsa: «Va bene così, ancora poche settimane fa sarei stata felicissima per un tempo del genere. Una gara del genere fa venire voglia di affrontare subito il prossimo anno, olimpico. Ho ventun anni ed è pieno di settori in cui posso ancora migliorare».
C‘è invece delusione e frustrazione nell'ambito del salto in lungo, con Simon Ehammer che si è dovuto accontentare del nono posto. Dopo due nulli ha trovato un salto di 7,87 m, che per soli sette centimetri gli ha impedito di entrare tra i migliori otto e disporre di ulteriori tre salti. Ma la frustrazione è dovuta soprattutto al secondo salto, nullo per l'inezia di sette millimetri. Se quel salto fosse stato valido Ehammer sarebbe atterrato tra gli 8,20 e gli 8,30 metri, in piena zona bronzo (alla fine andato al giamaicano Tajay Gayle con 8,27 m) e con tre ulteriori possibilità per migliorarsi. Con il vecchio sistema di rilevamento nel quale era necessario lasciare un segno nella plastilina per vedersi annullato un salto, l'appenzellese se la sarebbe probabilmente cavata. Invece le telecamere gli si sono rivoltate contro. «È stata presa una linea chiara, che però va contro gli atleti. Se si guardano le immagini, un millisecondo dopo il mio piede si è già staccato da terra e se si fosse preso il primo contatto il mio salto sarebbe risultato valido e avrei potuto sicuramente lottare per una medaglia. Anche se fosse stato semplicemente un balzo da 8,15 metri, mi avrebbe dato la sicurezza necessaria. Per il terzo salto non posso rimproverarmi nulla, sono dovuto arrivare con il freno un po’ tirato dopo due nulli e poi è normale commettere qualche piccolo errore».
Il bronzo dello scorso anno di Eugene, non ha dunque trovato, almeno per ora un seguito: «Adesso ho bisogno di far passare qualche giorno per lasciare depositare il tutto. L'anno scorso tutto mi era riuscito con agio, cosa non evidente. Nella carriera di uno sportivo gli alti e bassi sono normali. Ci sono ancora due meeting, poi ci sarà il tempo di recuperare. Voglio dimostrare cosa sono in grado di fare, la forma fisica c'è».
Per la cronaca l'oro è andato al greco Miltiadis Tentoglou con 8,52 metri (sette centimetri in più rispetto al personale e record svizzero del 23enne), due centimetri in più rispetto al giamaicano Wayne Pinnock.
Per quanto riguarda invece gli altri svizzeri impegnati nella serata di mercoledì, William Reais e Jonas Raess hanno mancato la finale, nei 200 m e nei 5'000 metri. Il 24enne grigionese non aveva chance di entrare tra i migliori otto nel mezzo giro di pista, ma si è comunque dichiarato insoddisfatto del suo tempo di 20"67, rispetto a un personale di 20"24 e a un tempo di qualificazione di 20"20, valsogli la 21esima posizione. Il 29enne zurighese ha invece mancato il treno buono sui 5 km in una gara iniziata su un ritmo piuttosto lento, fermandosi in dodicesima posizione della sua serie (con otto qualificati) a quattro secondi da un posto in finale in 13'37"84, a fronte di un personale, firmato in giugno di 13'13"83.
Per quanto riguarda le altre gare, Femke Bol non ha avuto rivali sui 400 ostacoli, vinti dall'olandese in 51"70, a 25 centesimi dal suo record europeo, ma oltre un secondo meglio della seconda classificata, la statunitense Shamier Little. Decisamente più equilibrati i 400 piani maschili, vinti dal 21enne giamaicano Antonio Watson, che ha preceduto di nove centesimi il britannico Matthew Hudson-Smith.