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Va subito premesso che con l'entrata in vigore del nuovo diritto del divorzio il 1° gennaio 2000, non vi sono state grosse novità sotto il profilo delle misure urgenti, nel senso che nel suo contenuto l'art. 145 vCC è molto simile al successivo art. 137 CC. Dal 1° gennaio 2011 anche tale articolo è stato abrogato e risultano ora applicabili gli art. 261 e segg. CPC.
Le misure urgenti sono dunque quelle decisioni che il giudice prende per la salvaguardia della famiglia. I coniugi possono decidere di separarsi di fatto già prima della decisione del giudice, senza che vi sia la possibilità di essere accusati di abbandono del tetto coniugale. Il giudice avrà il compito di decidere altri aspetti conseguenti a tale separazione di fatto. In particolare dovrà decidere sull'affidamento dei figli, sui contributi alimentari, sui rapporti patrimoniali in genere della famiglia.
Prendiamo un caso concreto, assai diffuso: i coniugi sono sposati da 5 anni, hanno due figli di 2 e di 4 anni, la madre è casalinga e il padre lavora con uno stipendio sufficiente a mantenere la famiglia. A seguito di divergenze divenute insormontabili, il marito lascia l'abitazione coniugale e si trasferisce momentaneamente in un monolocale: non vuole versare un solo centesimo di alimenti alla moglie, siccome la ritiene responsabile dei loro litigi. A questo punto la moglie, senza risorse, non potrà far altro che chiedere l'intervento del giudice ed in particolare chiederà verosimilmente l'attribuzione formale dell'abitazione coniugale, l'affidamento dei due figli e un adeguato contributo di mantenimento sia per i figli che per sé.
Evidentemente queste sono le misure più urgenti e comuni, ma non si deve pensare che siano le uniche che l'interessato possa chiedere. Vi possono infatti essere ben altri motivi che possono spingere i coniugi a chiedere altre misure urgenti, quali ad es. il blocco dei conti bancari, la diffida ai debitori (imponendo ai creditori del coniuge che deve gli alimenti di versare il dovuto al creditore e non all'altro), la proibizione ad avvicinarsi all'abitazione coniugale, la sospensione del diritto di visita, ecc. Il tutto dipenderà dalle circostanze concrete.
Ricordiamo schematicamente quali sono le misure urgenti che un coniuge può chiedere al giudice:
Esistono naturalmente anche problemi urgenti che non necessitano l'intervento del giudice, ma piuttosto altri tipi di autorità o di aiuti: in tal senso cfr. gli indirizzi utili.
Proceduralmente il vecchio diritto (in vigore fino al 31 dicembre 1999) poneva una formalità essenziale prima di permettere la richiesta di domande urgenti: esigeva infatti che fosse introdotta preliminarmente l'istanza per l'esperimento di conciliazione. Solo dopo tale necessario passo (o nello stesso tempo) si potevano chiedere al giudice le misure cautelari necessarie.
Con il nuovo diritto tale formalità non è più necessaria, già per il fatto che l'istanza per l'esperimento di conciliazione obbligatorio viene soppressa definitivamente. Prima che il giudice possa tuttavia adottare delle misure urgenti, la legge nuova impone che tra le parti sia già pendente la lite, ciò che significa che per richiedere misure d'urgenza è necessario avere già in chiaro che si vuole divorziare o separarsi legalmente. Orbene, tale esigenza è molto severa e potrebbe forzare una decisione che senz'altro è prematura. Esiste allora un'altra via di diritto che permette di chiedere l'adozione di misure urgenti: la via della cosiddetta protezione dell'unione coniugale (o tutela dell'unione coniugale), ossia quella via procedurale che permette ai coniugi di far intervenire il giudice da subito, appena vi fossero difficoltà, a tutela della famiglia.
E' vero che la via della protezione dell'unione coniugale non tende né al divorzio, né alla separazione legale; ma non è importante, siccome una volta che l'uno o l'altro coniuge o tutt'e due avranno deciso la loro strada, la nuova procedura non farà altro che dar seguito a quella precedentemente avviata.
Facendo un esempio pratico; prendiamo il medesimo caso sopra esposto: i coniugi sono sposati da 5 anni, hanno due figli di 2 e di 4 anni, la madre è casalinga e il padre lavora con uno stipendio sufficiente a mantenere la famiglia. A seguito di divergenze divenute insormontabili, il marito lascia l'abitazione coniugale e si trasferisce momentaneamente in un monolocale: non vuole versare un solo centesimo di alimenti alla moglie. La moglie non sa ancora se vuole divorziare o se vi sarà una concreta possibilità di riconciliazione a breve, medio o lungo termine. A questo punto potrà iniziare una procedura di protezione dell'unione coniugale, chiedendo al giudice misure che tendono alla protezione della famiglia e in particolare che le permettano di ottenere dal giudice immediatamente delle misure urgenti; avrà in seguito tutto il tempo per riflettere se procedere con il divorzio, la separazione legale o riconciliarsi con il marito. Nel caso dovesse chiedere il divorzio, le misure urgenti chieste nell'ambito della procedura di protezione dell'unione coniugale continueranno a rimanere in vigore e diventeranno formalmente delle misure cautelari nell'ambito del divorzio; per contro, se la moglie dovesse riconciliarsi con il marito, la procedura di protezione dell'unione coniugale decadrà.