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<h2>SubmittedText<h2><p>L'Autorità Palestinese (AP) sembra prevedere una pratica di "Pagamento per l'uccisione", ossia un sistema formalmente regolato in cui paga uno stipendio mensile ai Palestinesi detenuti nelle carceri israeliane (molti dei quali sono stati condannati per accuse di terrorismo e per aver ucciso israeliani innocenti) o un'indennità alle famiglie dei Palestinesi deceduti, compresi noti terroristi. Questa pratica è ancorata alla legislazione palestinese, è assicurata da funzionari governativi ed è pubblicamente rappresentata come una questione di orgoglio nazionale. Secondo i dati del National Bureau for Counter Terror Financing (NBCTF), relativi al periodo 2019-2022, l'importo totale pagato ogni anno dall'Autorità Palestinese in relazione al terrorismo è di almeno 167 milioni di dollari, che è storicamente il 7 % del suo bilancio totale (e una quota molto maggiore degli aiuti esteri ricevuti dall'AP). In alcuni anni, l'AP ha speso più denaro per il welfare dei terroristi che per il sostegno alle famiglie palestinesi che vivono sotto la soglia di povertà. Questi pagamenti sono ancorati alla legge palestinese e ai decreti governativi. Il sistema di pagamento dei detenuti si basa sul principio "maggiore è il crimine, maggiore è la ricompensa". Questi pagamenti incentivano in modo significativo gli atti di terrorismo e spesso sono direttamente proporzionali al numero di persone ferite o uccise durante l'attacco. Quindi, non si tratterebbe solo di incitamento alla violenza; si tratterebbe di finanziare e garantire un ambiente favorevole al terrorismo. "Pay-for-Slay" è in diretta violazione delle leggi internazionali sul finanziamento del terrorismo, come la Convenzione ONU del 1999 per la soppressione del finanziamento del terrorismo e diverse Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza ONU. La base giuridica principale per combattere il finanziamento del terrorismo è la Convenzione internazionale per la soppressione del finanziamento del terrorismo (adottata nel 1999 ed entrata in vigore nel 2002). Questa Convenzione è stata redatta in seguito alla Risoluzione 51/210 dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che invitava gli Stati ad adottare misure per prevenire e contrastare, attraverso adeguate misure nazionali, il finanziamento dei terroristi e delle organizzazioni terroristiche. La Convenzione obbliga gli Stati a criminalizzare il finanziamento del terrorismo. Secondo la Convenzione, gli autori dei reati di finanziamento del terrorismo sono coloro che con qualsiasi mezzo, direttamente o indirettamente... forniscono o raccolgono fondi... sapendo che saranno utilizzati, in tutto o in parte, per compiere atti terroristici. La Convenzione definisce i "fondi" in modo ampio, includendo "beni di ogni tipo, materiali o immateriali, mobili o immobili". Oltre alla Convenzione, il Consiglio di Sicurezza ha adottato diverse risoluzioni riguardanti il terrorismo e il finanziamento del terrorismo ai sensi del Capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite. Pochi esempi sono le risoluzioni 1373 e 2133 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che riconoscono il ruolo strumentale degli Stati nella lotta e nella prevenzione del terrorismo, e la risoluzione 2462 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che invita gli Stati membri a prevenire e reprimere il finanziamento del terrorismo, tra l'altro criminalizzando il finanziamento del terrorismo e istituendo meccanismi offensivi per prevenire e congelare i reperti o i servizi finanziari di persone coinvolte o associate al terrorismo. Anche l'Unione Europea ha una legislazione dedicata alla lotta contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo, di cui uno dei pilastri è la Direttiva (UE) 2015/849. Inoltre, l'Unione Europea, tramite il Consiglio d'Europa, ha adottato nel 2019 delle priorità strategiche per rafforzare ulteriormente il suo quadro di riferimento nella lotta al finanziamento del terrorismo. Nel maggio 2020, l'UE ha dato seguito a un piano d'azione di misure per una migliore applicazione, supervisione e coordinamento delle norme UE in materia. </p><p>Nel merito: cosa sta facendo la Svizzera, in quanto membro del Consiglio di Sicurezza e Paese donatore dell'AP, per impedire all'AP di incoraggiare il terrorismo promettendo incentivi finanziari? </p><p>Quali ulteriori misure intende adottare il Consiglio federale nei confronti dell'AP per far rispettare il diritto internazionale?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale condanna con fermezza qualsiasi istigazione o incitamento al terrorismo, qualsiasi attività terroristica e qualsiasi finanziamento al terrorismo, indipendentemente dalla forma e della nazionalità. Il Consiglio federale ricorda che la Svizzera non finanzia l’Autorità palestinese.</p><p>In merito alle violazioni del diritto pubblico internazionale da parte dell’Autorità palestinese come di qualsiasi altra autorità o Stato, la Svizzera le tematizza regolarmente nelle relazioni bilaterali come in seno alle organizzazioni multilaterali, compreso il Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Il nostro Paese lotta contro il riciclaggio e partecipa inoltre agli sforzi internazionali per lottare contro queste attività.&nbsp;</p>