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Miocarditi, meglio il vaccino
L’UFSP sulle infiammazioni cardiache: gli ammalati di Covid 4 volte più a rischio (11 su 100'000) rispetto a chi riceve la vaccinazione (2,7 su 100'000)
La miocardite è quattro volte più comune dopo un'infezione da coronavirus rispetto a quando si presenta come effetto collaterale dopo la vaccinazione, secondo uno studio pubblicato lunedì dall'Ufficio federale della sanità pubblica. L'UFSP ribadisce pertanto il suo appello alla vaccinazione, anche se ci possono essere effetti avversi.
"Come ogni medicina, i vaccini contro il Covid-19 possono causare effetti collaterali. Normalmente, questi sono lievi e non durano a lungo. I vaccini autorizzati sono ancora molto efficaci contro le forme gravi di Covid", scrive l’UFSP nel suo ultimo bollettino settimanale.
In casi molto rari, l'infiammazione del muscolo cardiaco (miocardite appunto, che provoca ad esempio palpitazioni e dolore al petto) è stata osservata entro 14 giorni dalla vaccinazione ed è quindi possibile che sia legata al vaccino. "Questi casi sono per lo più lievi e possono essere trattati con successo” si legge nella nota.
Rapporto di uno a quattro
L'UFSP cita uno studio recentemente pubblicato e condotto in Israele sul vaccino Pfizer/BioNTech, in cui si rileva che "combinando tutti i gruppi di età, 2,7 su 100’000 persone vaccinate hanno sviluppato una miocardite. Per le persone positive al virus, il numero di casi di miocardite è invece in media di 11 su 100’000".
Anche altri problemi di salute si sono verificati molto meno frequentemente dopo la vaccinazione che dopo l'infezione, hanno osservato i ricercatori. Naturale la conclusione degli scienziati: "Per tutti i gruppi di età, i vaccini mRNA offrono una forte protezione, sia contro le forme gravi della malattia che contro le conseguenze a lungo termine".