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La vittima di un reato e la sua famiglia hanno diritto di essere informati al momento della liberazione dell'autore di un crimine: chiamato per la prima volta a pronunciarsi in materia, il Tribunale federale ha respinto giovedì il ricorso di una donna che era stata condannata a 6 anni di detenzione nel 2015 per complicità nell'assassinio del genero, giustiziato nel sonno da un killer a pagamento nel 2008 a Cointrin.
La madre della vittima aveva chiesto al servizio di esecuzione delle pene del canton Ginevra di venire a conoscenza di un eventuale rilascio. Intendeva così evitare qualsiasi incontro fortuito.
Le autorità cantonali avevano dato il loro assenso e la detenuta, informata, aveva deciso di opporsi. La sua azione giudiziaria non aveva avuto successo in prima istanza e ora si conclude con una sconfitta definitiva. Per Mon Repos, il codice penale è chiaro e contiene dal 2016 una disposizione in proposito. Solo in caso di interesse preponderante del condannato ci si può esimere dall'informare le parti interessate della liberazione, ma nella fattispecie in esame l'ipotesi che le due persone si imbattano una nell'altra per caso non è affatto campata in aria, visto che i rispettivi domicili distano pochi chilometri. L'avvocato della ricorrente argomentava invece che la sua cliente non ha mai avuto un comportamento ostile nei confronti della madre. A suo avviso la norma in vigore è una "falsa buona idea", perché comporta il rischio di rappresaglie violente.