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A seguito dell’approvazione della “legge Brexit” da parte della Camera dei comuni del Parlamento britannico, l’agenzia “Newsnet”, che approvvigiona diverse piattaforme Internet con notizie (o quelle che considera tali), ha annunciato a gran voce che d’ora in avanti “il diritto UE non è più prioritario rispetto al diritto nazionale”. Una notizia che avrebbe dovuto far piacere a tutti gli Svizzeri bramosi di libertà e d’indipendenza – se fosse stata corretta. Ma non lo era. In realtà, non è mai passato per la mente di una nazione fiera come la Gran Bretagna di porre il diritto UE, quindi il diritto internazionale, al di sopra del suo diritto nazionale. Dei giudici con la mentalità da sudditi e che sottomettono quindi il proprio popolo all’arbitrio di terzi (ciò che il nostro diritto civile considera contrario agli usi e quindi sbagliato), farebbero fatica a giustificarsi in qualsiasi paese normale del mondo. Perfino l’UE, di fronte alla quale molti giudici federali s’inginocchiano, non accetta ciecamente tutto ciò che prescrive il cosiddetto “diritto dei popoli”. Per esempio, la Corte di giustizia UE ha proibito a Bruxelles di aderire alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, perché rifiuta rigorosamente di cedere non fosse che una piccola parte delle sue competenze. La CGUE non accetta dunque dei giudici stranieri. La Svizzera è apprezzata in tutto il mondo per il suo rigoroso rispetto degli accordi che sottoscrive. La sua totale correttezza a questo riguardo è fuori di dubbio. Ma, come paese sovrano, la Svizzera deve anche difendere il proprio diritto. Nella cosiddetta “sentenza Schubert” del 2 marzo 1973, il Tribunale federale aveva sì ammesso la priorità di principio del diritto internazionale pubblico, ma sottomettendo questa regola alla seguente condizione: in caso di contraddizione fra un trattato di diritto pubblico (precedente) e una legge federale (più recente), il Tribunale federale è eccezionalmente legato alla legge federale se il legislatore ha ammesso coscientemente che il diritto nazionale che ha emanato è in contrasto con il diritto internazionale. Questo principio dovrebbe a maggior ragione valere per le iniziative popolari. Purtroppo, il Tribunale federale ha rotto nel 2012 con la prassi Schubert, affermando improvvisamente che la Costituzione federale svizzera in particolare, e il diritto nazionale in generale, erano sempre subordinati al diritto internazionale.
La Germania conferma la prassi Schubert elvetica
Ma la Svizzera è la sola ad adottare una prassi così coercitiva. La Germania, per esempio, non riprende automaticamente tutto ciò che arriva da Bruxelles. Uno dei compiti principali della Corte costituzionale tedesca è proprio quello di salvaguardare la sovranità del suo paese. Essa ha infatti precisato recentemente in una presa di posizione concernente una decisione della seconda camera del dicembre 2015, che i trattati internazionali di diritto pubblico hanno, all’interno dello Stato tedesco, il rango di una semplice legge (federale). E la Corte di Karlsruhe aggiunge che dei legislatori che intervengono ulteriormente devono poter rivedere degli atti legislativi di legislatori precedenti nei limiti imposti dalla Costituzione e conformemente alla volontà del popolo espressa al momento dell’elezione. Dunque, uno Stato che conclude un accordo con un altro o con più altri Stati, non rinuncia per questo alla sua sovranità. Conclusione: la Corte costituzionale tedesca contraddice la giurisprudenza del Tribunale federale svizzero.
È evidente che dei trattati stipulati devono essere rispettati. Chi conclude un trattato limita in qualche misura i suoi diritti, ma lo fa volontariamente e liberamente. È la cosa più normale del mondo. Ed è pure normale che la violazione di disposizioni fissate per contratto debba avere delle conseguenze. Il rispetto dei contratti è una questione d’onore. Ma ci sono dei casi in cui disonorevole è non modificare o rescindere un contratto.
Berna, 13.02.2018