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Riportare le indicazioni nutrizionali sulle etichette di cibi e bevande incoraggia un’alimentazione più sana: riduce in media di quasi il 7% l’assunzione di calorie e di circa l’11% quella di grassi. A indagare l’effetto sui consumi, una ricerca che ha comparato 60 studi condotti in Europa, Usa, Asia e Australia.
Negli ultimi vent’anni, è stato fortemente promosso l’utilizzo di etichette apposte sugli alimenti confezionati e, in alcuni casi, sui menu dei ristoranti e dei fast food, al fine di promuovere scelte alimentari più sane.
La revisione sistematica di studi, condotta da ricercatori della Friedman School of Nutrition Science and Policy della Tufts University, negli Usa, ha valutato l’efficacia di questa scelta.
Dai risultati, pubblicati sull’American Journal of Preventive Medicine, è emerso che, a prescindere da dove sia posizionata nel packaging, l’etichettatura portava a una riduzione dell’assunzione di calorie del 6,6% e dei grassi del 10,6%, e aumentava il consumo di verdure del 13,5%. Al contrario, non ha avuto un impatto significativo sul consumo totale di carboidrati, proteine, grassi saturi, frutta. L’etichettatura inoltre, hanno verificato i ricercatori, ha anche ‘responsabilizzato’ l’industria alimentare, portando in media a riduzioni sia di grassi trans che di sodio contenuti negli alimenti confezionati, rispettivamente del 64,3% e 8,9%.