Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01235.jsonl.gz/223

Presentando martedì i risultati trimestrali, la più grande banca svizzera ha annunciato che si dividerà in tre unità autonome. Scelti pure in quattro nuovi membri del consiglio d'amministrazione.
Il riposizionamento ha quale obiettivo di "conseguire la massima flessibilità strategica per il suo sviluppo futuro", ha affermato martedì il presidente di UBS Peter Kurer.
Nell'aria da diverse settimane, questo cambiamento di orientamento strategico, deciso per uscire dalla crisi innescata dai crediti a rischio negli Stati Uniti, consiste nella scissione in tre unità autonome (gestione patrimoniale, investment banking e asset management) e dotate di maggior potere e responsabilità.
Fine della banca integrata
L'UBS continuerà a investire nelle attività di gestione patrimoniale, sua attività centrale, con l'obiettivo di rafforzare la propria presenza sui mercati internazionali in crescita, in particolare in Asia, e affermare la leadership in Svizzera, si legge nel comunicato.
Per quanto riguarda l'Investment Bank, l'UBS intende trarre insegnamenti dagli errori passati. L'unità sarà riposizionata a favore di una crescita incentrata sulle attività con la clientela e saranno ulteriormente ridotti il bilancio e le posizioni di rischio. Peter Kurer ha detto chiaramento che attualmente non ci sono piani specifici per la vendita di questo settore o di altri parti del gruppo. Per il futuro non ha però voluto escludere alcuna possibilità.
Il riorientamento strategico, che dovrebbe essere realizzato entro il 2009, segna la fine del modello di banca integrata, voluto dal predecessore di Kurer, Marcel Ospel. "La nostra revisione – ha dichiarato il nuovo CEO – ha chiaramente rivelato i punti deboli relativi all'approccio del modello di affari integrato".
Perdite per 358 milioni
Sempre martedì, la più grande banca elvetica ha pure annunciato i risultati del secondo trimestre, che ancora una volta si chiudono con un bilancio negativo.
L'istituto ha registrato una perdita netta di 358 milioni di franchi, contro un utile record di 5,55 miliardi lo stesso periodo dello scorso anno. Per l'intero semestre le perdite ammontano a 11,89 miliardi.
A inizio luglio la banca aveva indicato di prevedere di chiudere il secondo trimestre "probabilmente in pareggio oppure a livelli lievemente inferiori", soprattutto grazie a crediti fiscali per tre miliardi di franchi. Gli analisti interrogati dalla Reuters avevano pronosticato un rosso trimestrale di 270-280 milioni.
Sul risultato hanno inciso perdite complessive per 5,5 miliardi miliardi di franchi su posizioni di rischio residue, legate al comparto immobiliare statunitense e ad altre posizioni creditizie.
La maggiore banca elvetica ha subito le conseguenze della perdita d'immagine: il denaro ritirato dalla clientela ha superato di 17,3 miliardi i nuovi depositi per quanto riguarda le due unità di gestione patrimoniale. Si aggiunge un deflusso netto negli affari in Svizzera per 2 miliardi, mentre nella gestione istituzionale (Global Asset Management) i prelievi netti hanno raggiunto i 24,5 miliardi.
Prospettive poco rosee
Gli effettivi dell'UBS sono scesi a 81'452 persone a fine giugno, 2'387 in meno rispetto a tre mesi prima. I tagli sono stati operati soprattutto nella divisione banca di investimenti.
Le prospettive non sono certo rosee. Per il secondo semestre l'UBS "non prevede alcun miglioramento per quanto concerne le sfavorevoli tendenze economiche e dei mercati finanziari che hanno inciso sui risultati di questo trimestre". L'istituto porterà avanti il suo programma di riduzione dell'organico, dei costi e della concentrazione del rischio.
Quattro volti nuovi
Infine, la banca ha reso noti pure i nomi dei quattro nuovi amministratori che proporrà all'assemblea generale straordinaria del 2 ottobre.
Fra questi figura Bruno Gehrig, 62 anni, presidente dell'assicuratore Swiss Life e vicepresidente della Roche nonché ex vicepresidente della Banca nazionale svizzera. Gli altri candidati sono l'economista americana Sally Bott, lo svizzero Rainer-Marc Frey e l'americano William G. Parrett.
Essi apportano una rilevante e specifica esperienza all'UBS, soprattutto nei settori dei servizi finanziari globali, della gestione dei cambiamenti, della regolamentazione e delle prospettive degli azionisti istituzionali, rieva l'UBS in una nota.
Con la nomina dei nuovi amministratori la banca - si legge nel comunicato - ha optato per un nuovo quadro di "corporate governance" che ha rafforzato la funzione di sorveglianza del consiglio d'amministrazione (Cda) e chiarificato la demarcazione dei ruoli e delle responsabilità del CdA e della direzione esecutiva. Sono state infine annunciate novità anche nella direzione della banca.
swissinfo e agenzie
I problemi all'UBS
L'UBS è nata nel dicembre 1997 in seguito alla fusione tra la Società di banche svizzere e l'Unione di banche svizzere. È oggi la più grande banca elvetica e la settima al mondo in ambito di capitalizzazione borsistica.
Nel 2000, la prima grande acquisizione di UBS è stato il gruppo Paine Webber. Questa operazione ha colmato un vuoto strategico e regionale negli affari di gestione del patrimonio della banca elvetica.
Per contro, le acquisizioni degli "hedge founds" Long Term Capital Managemet e Dilllon Read Capital Management si sono rivelate disastrose. Entrambe sono fallite.
Nel luglio del 2007, due mesi dopo il crollo di Dillon Read, il direttore generale di UBS Peter Wuffli si è ritirato con effetto immediato senza fornire chiaramente le ragioni della sua partenza.
Nell'aprile scorso ha pure rassegnato le dimissioni il presidente del Consiglio di amministrazione della grande banca, Marcel Ospel, criticato per le scelte strategiche che hanno portato l'UBS ad esporsi eccessivamente sul mercato immobiliare americano.
In seguito alla crisi dei mercati subprime, l'istituto bancario svizzero è stato costretto a cancellare oltre 37 miliardi di dollari.
Sempre negli Stati Uniti, la banca è sotto inchiesta per frode fiscale. UBS è sospettata di aver aiutato facoltosi cittadini ad evadere il fisco.
In conformità con gli standard di JTI
Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative