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King Lear è una delle più famose tragedie del Bardo, ma da dove Shakespeare prese la trama della giovane e saggia figlia del re di Britannia, dal tragico destino?
Sebbene sia maggiormente conosciuto per esser stato tra i primi storici/romanzieri a narrare le vicende di re Artù, Geoffrey of Monmouth scrisse anche – probabilmente per primo- di Cordelia, e fu da costui che il Bardo trasse maggior ispirazione per la propria tragedia.
Geoffrey tuttavia mise per iscritto le vicende di Re Lear, ma la storia del sovrano e della di lui figlia Cordelia era già ben nota nel vivaio di leggende della Britannia medioevale.
Infatti, nonostante siamo avvezzi ad immaginare Re Lear come un sovrano medioevale, il leggendario sovrano affonda le proprie radici nella mitologia britannica preromana,
Vediamo più da vicino la materia Leariana. Anzitutto, Lear potrebbe essere un personaggio della mitologia celtica, Lyr, dio del mare e creatore dell’isola di Man; ma Llyr è anche un sovrano presente nelle leggende della Cornovaglia e del Devon. Fu tuttavia Geofrey, nel 1136, il primo a metterne per iscritto le gesta. Nel libro II dell’Historia Regum Britanniae, Lear è il figlio di Bladud, che regna sulla Britannia per ben 60 anni. Giunto alla tarda età, decide di abdicare, dividendo il regno tra le sue tre figlie femmine Goneril, Regan e Cordelia. A ciascuna di queste il vecchio sovrano domanda quanto sia l’amore che esse provano per lui, ma mentre le prime due enfatizzano con fare adulatorio i propri sentimenti per ottenere una maggior parte di regno, Cordelia risponde che l’amore di una figlia per il proprio padre non è misurabile. Lear fraintende, s’infuria e condanna Cordelia a non avere alcun diritto all’eredità paterna, e tuttavia accetta la proposta di matrimonio per costei, avanzata da Aganippo, re di Gallia. Così, Cordelia diventa regina dei Franchi (anacronismo), mentre la figlia maggiore di re Lear, Goneril, sposa Maglaus duca d’Albany e la secondogenita Regan viene maritata a Henwinus, duca di Cornovaglia. Pochi anni dopo aver abdicato, Lear chiede ospitalità ai suoi due generi, ma entrambi lo respingono e le figlie tradiscono l’amore paterno per sostenere i propri consorti. Spogliato dei propri averi, il miserando re decide allora di chiedere ospitalità in Gallia, presso l’ultimogenita e costei, sorprendentemente misericordiosa, lo perdona e continua ad amarlo e, d’accordo col marito, offre al vecchio padre tutti gli onori possibili. Ma c’è di più: con il sostegno di Aganippo, Lear riesce a sconfiggere figlie e generi e a riprendersi il regno di Britannia. Tre anni dopo però, sia Learche Aganippo muoiono e Cordelia diventa così unica regina di un immenso patrimonio. A costei, tuttavia, dopo cinque anni di pace, muovono guerra i nipoti, figli delle sue sorelle (Gonerile Regan) e dei di loro rispettivi mariti (Maglarius e Henwinus), chiamati rispettivamente Marganus e Cungedagius. I nipoti sconfiggono la zia, e Cordelia, incarcerata, si suicida.
Una storia diversa, quella narrata da Geoffrey of Monmouth, da quella rielaborata da Shakespeare. Il Bardo, infatti, introduce la gelosia tra Regan e Goneril, entrambe innamorate e sedotte dal perfido Edmun, figlio illegittimo del conte di Glouchester e trasforma il dramma in uno scontro epocale traFrancia e Inghilterra, rievocando, forse, in senso lato e metaforicamente,la guerra dei Cent’Anni che nella memoria Shaskperiana non doveva essere certo lontana.
Appoggiato dal conte del Kent e dalla figlia Cordelia, Lear sbarca a DOver intento a riprendersi il suo regno, ma la famiglia che gli si rivolta contro è dilaniata essa stessa al suo interno da una tragica e autodistruttiva gelosia.
Il dramma shakesperiano diventa così ad intreccio quadruplo, poiché non narra soltanto della tragedia di un vecchio re abbandonato dalle sue due figlie maggiori e dai rispettivi mariti di costoro, ma anche della gelosia reciproca tra le due figlie maggiori (pur maritate ai medesimi re menzionati da Geoffrey) per Edmun; quest’ultimo, inoltre, agisce calunniosamente anche nei confronti del fratello Edgar e del proprio padre. Nella tragedia, Goneril avvelena, per gelosia, Regan, mentre Edmun uccide in duello il proprio fratello Edgar. Quindi, sempre Edmun condanna a morte Cordelia e Lear. Troppo tardi, ravvedutosi, ordina che la pena sia sospesa: Lear entra in scena tenendo tra le braccia il corpo di Cordelia che è stata impiccata ed anch’egli, dopo averne vendicato la morte, si uccide.
L’adattamento tragico shakesperiano vede, quindi, la trasformazione di Cordelia da donna saggia matura in fanciulla devota e innocente, e soprattutto la vede morire assieme al pafdre Lear, mentre in Geoffrey la figlia muore almeno cinque anni dopo il padre.
Shakespeare tuttavia non fu l’unico a trarre ispirazione da quanto narrato dal monaco di Monmouth, poiché prima di lui Raphael Holinshed nel 1587 aveva edito The Chronicles of England ispirandosi, sempre a Monmouth, così come Edmun Spencer che aveva chiamato un personaggio della regina delle Fate, Cordelia. Shakespeare aggiunse l’intreccio dei fratelloi Glouchester ispirandosi, probabilmente, all’opera “Arcadia” di Philip Sidney del 1590.
La prima edizione di Re Lear fu pubblicata nel 1608. Secondo Geoofrey of Monmouth la storia si collocava proprio quando “Isaia scriveva le sue profezie” e “Romolo e Remo si uccidevano per fondare Roma”: