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|FLECCHIA Vittorio |
Magnano (No) 18.4.1890 da Giovanni e Orsola Bello - Torino 19.4.1960
Trasferitosi a Torino, dove lavorò come decoratore, nel 1908 «richiamò su di sé l’attenzione della Questura perché professava apertamente idee socialiste rivoluzionarie antimilitariste e frequentava la compagnia degli anarchici» ed era socio del circolo rivoluzionario “Guerra sociale”. «Disciolto tale gruppo, per più di un anno non diede luogo a rimarchi di sorta, ma poi entrò nel Fascio giovanile socialista e si diede alla propaganda antimilitarista».
Nel 1910 fu arruolato e fu sempre sottoposto alla «massima vigilanza». Nel mese di febbraio del 1913 fu congedato e tornò al paese natale, da cui, due mesi dopo, partì per Losanna VD, in cerca di lavoro. Il 29 maggio il Ministero pubblico federale chiese informazioni sul suo conto alla Direzione generale della Pubblica sicurezza, che rispose che risultava di buona condotta morale e giudiziaria, ma era socialista rivoluzionario antimilitarista. Il 14 luglio 1914 fu notato in un gruppo di operai che «vivamente parteciparono a [una] manifestazione ostile» contro l’agente consolare. Il 6 settembre 1916 fu riformato per endocardite dall’Agenzia consolare di Losanna, ma non si presentò alla visita di revisione per cui, alla revisione generale, fu dichiarato renitente.
Nel mese di marzo del 1918 il servizio informazioni del Comando supremo dell’esercito riferì che, secondo notizie avute dalle autorità francesi, era «oggetto di speciale vigilanza come anarchico militante e come uno dei fondatori della Union des sans Patrie di Losanna, associazione di disertori, renitenti e anarchici di tutte le nazionalità». Nel mese di agosto fu schedato nel novero dei sovversivi come anarchico e la Prefettura di Novara ne compilò la scheda biografica: «Al paese di nascita è poco conosciuto perché assente da molti anni [...] ma è [ritenuto] un cattivo soggetto perché di carattere violento, male educato, poco amante del lavoro e della famiglia e dedito alla propaganda d’idee esaltate e rivoluzionarie. È d’intelligenza vivace, sa tenere conferenze ma non ha mai ricoperto in patria cariche pubbliche e non risulta se collabori a giornali sovversivi e se ne riceva».
Il 25 dicembre il Consolato generale di Lione comunicò che negli ultimi tempi si era «addimostrato elemento turbolento e politicamente pericolosissimo, sia per la violenza del carattere, sia per l’efficacia della propaganda rivoluzionaria che [andava] facendo nell’ambiente operaio del cantone di Vaud e di altre località della Svizzera», che era presidente del Sindacato degli stuccatori e decoratori e collaboratore dell’“Avvenire del Lavoratore” di Bellinzona e che, durante le agitazioni operaie in Svizzera, che avevano avuto «carattere completamente rivoluzionario» e che «per poco non [avevano portato] alla guerra civile», aveva tenuto «discorsi violentissimi incitando alla rivolta armata, al sabotaggio, alla distruzione». Il 24 marzo 1919 il Consolato generale di Lione riferì che prendeva parte «a qualsiasi manifestazione suscettibile di produrre disordini» e che a Losanna era considerato «il leader degli anarchici militanti».
Il 6 aprile fu espulso dalla Svizzera «per la sua attivissima propaganda rivoluzionaria»: arrestato a Chiasso, fu accompagnato dai carabinieri al Distretto militare di Vercelli e arruolato in fanteria. Congedato nel mese di agosto, tornò al paese natale.
In seguito aderì al Partito comunista e fu denunciato al Tribunale speciale per la difesa dello Stato e condannato a quindici anni e quattro mesi di reclusione. Scarcerato nel mese di marzo del 1934, si rese irreperibile. Rimpatriato dalla Francia, il 20 marzo 1942 fu condannato al confino.
Liberato il 18 agosto 1943, riprese l’attività politica: fu segretario delle Federazione comunista di Novara e tra gli organizzatori della Resistenza in Piemonte, nonché ispettore delle brigate “Garibaldi”. Nel dopoguerra fu segretario della Camera del lavoro di Torino e successivamente di quella di Venezia, dirigente nazionale del Pci, deputato alla Costituente e poi senatore per due legislature.
FONTI:
GB / scheda di Piero Ambrosio tratta in parte dal CPC Roma.