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Tanti auguri al floppy disk, che salvava dati in un computer Ibm per la prima volta giusto cinquant’anni fa. I primi dischi, da 8 pollici, avevano quasi le dimensioni di un foglio A4 e memorizzavano 242’944 byte. Nonostante i numeri, infinitamente piccoli rispetto alle capienze odierne dei supporti esterni, il floppy fu una rivoluzione, visto il poter memorizzare il volume di dati di tremila delle schede perforate comuni all’epoca, rendendo per la prima volta questa tipologia di dati facili da trasportare.
Le dimensioni dei floppy disc si sono ridotte rapidamente, aumentando progressivamente la capacità di dati memorizzabili. La sola versione 5 pollici poteva memorizzarne cinque volte in più rispetto al suo predecessore. Il più comune, negli anni Ottanta, era quello da 3,5 pollici, dalla capacità di 1,44 milioni di byte (1,44 MB), e ne servivano ben 32 per caircare un pacchetto completo di Microsoft Office. La successiva rivoluzione della memoria portò al cd, 650 MB di dati, masterizzabili dal 1992; la rivoluzione successiva ha visto l’avvento delle memory stick USB, nel 2000, con l’utilizzo della memoria flash e l’addio alle parti mobili. Le basi della tecnologia flash sono oggi utilizzate anche nei dischi rigidi (SSD) e nelle schede di memoria (MicroSD). Le piccole memorie microSD vengono utilizzate nei telefoni cellulari, nelle fotocamere e nei notebook.