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Un'assemblea urgente del Sindacato dei giornalisti egiziani ha varato una serie di richieste sulla libertà di stampa in Egitto che includono le dimissioni del ministro dell'Interno Magdy Abdel Ghaffar.
Se non saranno soddisfatte entro martedì, potrebbero far scattare uno "sciopero". È quanto emerge da un comunicato dell'organizzazione diffuso al Cairo.
Oltre alle dimissioni del ministro, il documento varato dall'assemblea chiede "scuse chiare a tutti i giornalisti da parte della presidenza" egiziana e "del governamento per il crimine dell'incursione" nella sede del sindacato. Inoltre viene chiesta la "scarcerazione di giornalisti" detenuti e il varo di una legge "che vieti la prigione nei processi sui reati di stampa".
Fra l'altro, è stato deciso di indire per martedì una "conferenza generale per esaminare l'organizzazione di uno sciopero di tutti i giornalisti". Il nesso fra richiesta di dimissioni e sciopero viene sottolineato da una sintesi del documento fatta dal sito Al-Ahram.
L'assemblea inoltre ha deciso di "proibire" l'uso del nome di Ghaffar e di pubblicare solo "sue foto negative", fino a ignorare qualsiasi notizia del ministero dell'Interno "se il ministro non sarà licenziato". L'assemblea poi chiede a quotidiani egiziani ed arabi di pubblicare le prime pagine di domenica senza colori, usando solo il nero, e di listare a lutto i propri siti internet apponendovi "bande nere".
L'assemblea era stata indetta per affrontare la situazione dall'arresto di due giornalisti presi dalla polizia all'interno del Sindacato della stampa, edificio in cui le forze dell'ordine non avevano mai eseguito misure cautelari nei 75 anni dell'istituzione. La Procura generale, in un proprio comunicato, ha difeso la legittimità degli arresti sostenendo che "non hanno nulla a che fare col loro lavoro di giornalisti" e che sono stati compiuti per violazioni "del codice penale e della legge sul terrorismo".
SDA-ATS