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Una decina di genitori si sono rivolti alla giustizia civile riguardo alla somministrazione a donne incinte del farmaco epilettico Depakin, già in passato al centro di polemiche.
L'accusa nei confronti dei loro neurologi e del produttore, la società francese Sanofi, è di non averli avvisati in merito ai rischi per il feto, riportano oggi i domenicali "Le Matin Dimanche" e "SonntagsZeitung".
Il medicamento, prescritto anche per combattere le emicranie, è ancora largamente utilizzato, nonostante sia da tempo molto controverso. In effetti, da oltre 15 anni gli esperti sostengono che il principio attivo del farmaco, l'acido valproico (o valproato), provochi disturbi nello sviluppo psicomotorio, cognitivo e mentale nel 30-40% dei casi.
Le future madri non sarebbero state informate di questi pericoli. Inoltre, l'Istituto svizzero per gli agenti terapeutici Swissmedic avrebbe sì formulato un avvertimento, ma tardivamente. Stando a un rapporto commissionato dal Consiglio federale gli episodi accertati di bambini nati con danni cerebrali legati all'assunzione del Depakin sono 39.
Tuttavia secondo Thierry Buclin, professore al servizio di farmacologia clinica dell'Ospedale universitario di Losanna (CHUV), la cifra reale sarebbe nettamente più elevata. A suo dire, si legge sulla stampa odierna, lo studio è lacunoso, in quanto non tiene conto dell'effetto transgenerazionale del Depakin, recentemente portato alla luce da alcuni ricercatori.
Autorizzato in Svizzera dagli anni '70, il medicamento al centro dello scandalo non menzionava sul foglietto illustrativo gli effetti collaterali fino al 2015. In Francia, dove i bambini colpiti sarebbero addirittura 6500, alla fine del 2016 l'associazione delle vittime ha avviato un'azione collettiva contro Sanofi per ottenere un risarcimento.
Nella Confederazione, la prima denuncia presentata è stata quella di una vodese, venuta a galla nell'aprile 2017. I due bimbi della donna, che prendeva il Depakin fin dall'adolescenza, soffrono di gravi disturbi cognitivi e di autismo. Il suo neurologo le aveva persino aumentato la dose dopo che, stando al personale medico, l'ecografia dei tre mesi nel corso di una delle due gravidanze non aveva rilevato problemi nel feto.
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