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La Banca nazionale svizzera (BNS) dovrà fronteggiare una piccola rivolta di risparmiatori nell'assemblea generale in programma il 29 aprile. Alla luce della perdita secca di 21 miliardi di franchi subita dall'istituto nel 2010 un gruppo di azionisti chiede con veemenza il blocco dei versamenti a Confederazione e cantoni.
Già sapendo, però, di andare incontro a una sconfitta: i rapporti di forza non lasciano infatti alcun dubbio sull'esito dello scontro.
L'iniziativa è partita da un azionista, Ferdinand Moser, che ha scritto agli altri detentori di titoli BNS invitandoli a battersi contro i pagamenti previsti dalla convenzione conclusa fra la BNS, lo stato centrale e i cantoni: essa prevede elargizioni annue di 2,5 miliardi di franchi fino al 2017, tranne casi di forza maggiore.
Obiettivo dichiarato di Moser è avviare "una discussione sul saccheggio della BNS". A suo avviso la Confederazione e i cantoni non devono guardare alla banca come a una sorta di bancomat. "L'indipendenza dell'istituto è in pericolo", ha spiegato all'ATS. Moser non si associa invece alle critiche piovute da più parti al massiccio intervento della BNS sul mercato delle divise, all'origine delle perdite miliardarie: gli obiettivi della BNS erano assolutamente onorevoli e criticare il fatto compiuto è facile, argomenta l'azionista.
SDA-ATS