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BERNA - Il patriottismo ha il suo prezzo, 1,5 miliardi di franchi per la precisione: questo è il costo del Primo d'agosto per l'economia svizzera, stando a un calcolo riportato dal Blick.
Il quotidiano ha chiesto a Patrik Schellenbauer, capoeconomista di Avenir Suisse, il laboratorio di idee del mondo economico elvetico, di quantificare quanto il Paese teoricamente perde rimanendo fermo un giorno per la festa nazionale. Questo perché il prodotto interno lordo (Pil) sale meno, visto che la gran parte dei lavoratori ha libero.
Stando a Schellenbauer partendo da un Pil nazionale di circa 650 miliardi e dividendolo per 230 giorni di lavoro effettivi si arriva a 2,8 miliardi per giorno. Visto però che il Primo agosto non tutti sono assenti dal proprio impiego e che prima e dopo si lavora di più e in modo più efficiente, l'esperto stima che l'ammanco si limiti a 1,5 miliardi, pari a 180 franchi a testa.
Il calcolo è naturalmente teorico. Se si tiene conto del tempo libero e della gioia per la festa la perdita è molto più limitata: "le persone di buon umore consumano di più e lavorano meglio", osserva Schellenbauer. Anche al di là degli aspetti concreti, la stessa coesione nazionale ha un valore secondo lo specialista, che mai quindi proporrebbe di abolire la festa nazionale. "In un giorno all'anno possiamo tranquillamente essere anche un po' patriottici", conclude il 53enne.