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Si ritorna quindi a parlare della pericolosità della variante: altri fattori avrebbero fatto la differenza
JOHANNESBURG - Si riaccende il dibattito sull'aggressività della variante Omicron. Uno studio condotto in Sudafrica e pubblicato sul "New England Journal of Medicine" mostra che, al momento della comparsa della nuova variante, quasi tre quarti della popolazione possedeva anticorpi contro il Covid, nonostante meno di un quinto fosse vaccinato.
Ciò potrebbe indicare, secondo i ricercatori, che la breve durata dell'ondata causata da Omicron in Sudafrica e il numero ridotto di casi gravi sia stato il risultato, più che della ridotta pericolosità della variante, di una precedente immunità conferita soprattutto dalle cellule T.
La ricerca si basa sui test sierologici effettuati su un campione di 7'010 persone rappresentative della popolazione del Gauteng. Il periodo in cui sono stati effettuati i test è quello compreso tra il 22 febbraio e il 9 dicembre, poco prima che esplodesse la variante Omicron.
L'analisi ha constatato che il 73,1% del campione possedeva già anticorpi contro Sars-CoV-2, benché solo il 18,8% fosse vaccinato. La presenza di anticorpi era, naturalmente, più alta tra i vaccinati (93,1%) ma era elevata anche tra i non vaccinati (68,4%).
Secondo i ricercatori, questi dati potrebbero spiegare le caratteristiche anomale della quarta ondata dovuta a Omicron in Sudafrica, caratterizzata da un'elevata impennata dei casi seguita da un’altrettanta repentina discesa. Soprattutto, sono stati registrati tassi di ricovero e morte molto inferiori rispetto a Delta: rispettivamente 4 e 10 volte più bassi (11,2 ricoveri per 100'000 contro 43,6 per i ricoveri e 3,9 per 100'000 contro 49,3 per i decessi).
Secondo i ricercatori, vista la capacità di Omicron di sfuggire agli anticorpi, «la base biologica di questo disaccoppiamento potrebbe essere l'ampia immunità cellulo-mediata nella popolazione che è stata indotta da precedenti infezioni naturali e dalle vaccinazioni».
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