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Fonte: Libera Stampa
Data di pubblicazione: 1° gennaio 1914
Autore: Renato Ballerini
La storia dei movimenti e dei partiti socialisti è costellata di ferocissime lotte interne tra leader o tra fazioni, spesso per motivi futili o di ordine personale, dietro i quali è difficile scorgere motivazioni politiche valide.
La storia, recente e meno recente, del socialismo ticinese non fa certo eccezione. Il caso vuole che proprio le prime vignette pubblicate dal giornale Libera Stampa, nella sua edizione datata 1° gennaio 1914 si riferiscano proprio a uno di questi episodi, non certo molto gloriosi: la vertenza tra Giulio Barni e il pretore di Lugano Giacomo Alberti, sfociata in un processo dai toni farseschi nel dicembre del 1914. La vicenda si inseriva nello scontro dai toni spesso esasperati in seno al partito socialista ticinese: da un lato il gruppo vicino a Libera Stampa, capeggiato da Canevascini, dall’altro il vecchio gruppo dirigente legato all’Aurora, il cui leader era Mario Ferri.
Nell’ambito di accuse e sospetti, legati anche a un decreto d’espulsione contro Giulio Barni, rifugiato italiano, collaboratore dell’Aurora, passato a Libera Stampa, Barni e Canevascini scrissero, tra l’altro, che il pretore Alberti rendeva giustizia dietro “compensi carnali”. L’accusa, apparsa sul giornale italiano l’Avanti, innescò una vera e propria baruffa senza esclusione di colpi tra le due fazioni socialiste. L’Alberti, per difendere il proprio onore, querelò Barni e Canevascini, nonché altri due socialisti italiani residenti in Ticino: Giuseppe di Falco e Libero Tancredi.
Il processo, preceduto da innumerevoli articoli polemici sulla stampa, si svolse a Lugano il 9 dicembre 1913: gli avvocati difensori sollevarono con successo alcune eccezioni che indussero la corte a dichiararsi incompetente. Infatti, il querelante aveva denunciato gli imputati per articoli diffamatori nei suoi confronti apparsi su un giornale italiano, ma aveva dimenticato di sporgere querela per quelli pubblicati in Ticino; il procuratore pubblico non aveva prodotto nel suo atto d’accusa la prova materiale dei presunti reati a mezzo stampa. Gli imputati furono quindi prosciolti da ogni accusa.
Prima e dopo il processo, Libera Stampa pubblicò paginate intere sull’argomento, compresa la riproduzione quasi integrale dei dibattiti. Fu pure l’occasione, pur con qualche settimana di ritardo, per pubblicare le prime vignette apparse sul foglio socialista, con i ritratti dei protagonisti: imputati, avvocati, querelante, giudici. Libera Stampa si divertì inoltre a ridicolizzare l’avvocato Carlo Censi, patrocinare dal pretore Alberti, per gli strafalcioni pronunciati in aula; il giornale aprì addirittura una sottoscrizione, per offrire all’avvocato luganese una grammatica del noto linguista Basilio Puoti. Queste vignette, come quasi tutte quelle apparse su Libera Stampa in quegli anni, sono di Renato Ballerini.
Gli altri giornali commentarono severamente il processo finito in farsa, che non aveva certamente fatto onore alla giustizia ticinese. Eloquente il titolo del foglio conservatore Popolo e Libertà: Turlupineide.