Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01283.jsonl.gz/308

Per tutta la vita, l’ex arbitro francese Henri Delaunay aveva sognato di regalare agli europei una manifestazione che potesse catturare pubblico e stampa come faceva ad esempio la Copa America al di là dell’Atlantico. Da segretario della Federazione francese e membro della FIFA, già negli anni ’20 andava perorando questa causa. Ma ristrettezze finanziarie, guerre mondiali e cortine di ferro avevano impedito al sogno di realizzarsi. È solo nel 1954 -tornata la pace, ma soprattutto con la creazione della UEFA- che la sua vecchia idea può prendere forma. Come primo segretario del governo continentale del calcio, Delaunay ratifica la costituzione del Campionato Europeo per nazioni, e muore serenamente pochi mesi più tardi. Al vecchio dirigente viene intitolato il trofeo, assegnato per la prima volta nel 1960. Ad alzarlo al cielo a Parigi sono i sovietici, giunti alla fase finale -limitata a 4 squadre- senza nemmeno affrontare lo spareggio di qualificazione. La Spagna franchista si rifiuta infatti di andare a giocare nella capitale mondiale del comunismo, e viene punita con una doppia sconfitta a tavolino. Nell’atto conclusivo al Parco dei Principi, l’URSS supera al supplementare la Jugoslavia con un gol di Viktor Ponedelnik, che quella domenica sera di pioggia diventa un eroe nazionale. La sua rete giunge quando a Mosca, per via del fuso orario, la mezzanotte è già scoccata da un pezzo. Dunque, è già lunedì. E lunedì, nella lingua di Tolstoj, si dice proprio ponedelnik. Un segno del destino che contribuirà ad alimentare la leggenda di quell’attaccante che divenne poi giornalista apprezzato e consigliere per le questioni sportive -nella Russia di Yeltsin, Putin e Medvedev.