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Mercosur: studi d’impatto frammentari e parziali
Dopo la conclusione dell’accordo di libero scambio, la Seco ha commissionato uno studio d’impatto su alcune questioni ambientali specifiche, omettendo le questioni sociali e di diritti umani. Eppure, una commissione parlamentare aveva chiesto di elaborare una metodologia inclusiva dei suddetti aspetti.
I negoziati dell’accordo di libero scambio fra l’Associazione europea di libero scambio (EFTA), di cui la Svizzera è membro, e il Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay) sono teminati il 23 agosto 2019. A distanza di più di un anno, l’accordo non è ancora stato firmato né pubblicato e l’EFTA si è accontentata di divulgare un riassunto di 7 pagine.
All’inizio dei negoziati, Alliance Sud aveva chiesto al Consiglio federale di effettuare uno studio d’impatto ex ante sui diritti umani – che però non è stato elaborato, con la motivazione che mancavano i dati. Eppure, il Consiglio federale aveva accettato un postulato della Commissione di gestione del Consiglio nazionale, che gli aveva richiesto di elaborare una metodologia.
Dal canto suo, la Seco ha commissionato uno studio d’impatto che è stato pubblicato il 30 giugno 2020, ben dopo la conclusione dei negoziati. Realizzato dal World Trade Institute, arriva alla conclusione che l’accordo sarebbe nettamente favorevole alla Svizzera: ci sarebbe un incremento delle esportazioni del 55% verso i paesi del Mercosur, mentre le esportazioni di questi ultimi verso il nostro paese aumenterebbero solo del 5%. A livello ambientale, l’aumento delle emissioni di gas a effetto serra dovuto all’accordo sarebbe dello 0,1% in Svizzera e dello 0,02% nei paesi del Mercosur. L’aumento della deforestazione nei paesi del Mercosur potrebbe andare dallo 0,02% allo 0,1%.
Questioni sociali e fondiarie eluse
Per Elisabeth Bürgi, consigliera scientifica al Centro per lo sviluppo e l’ambiente dell’Università di Berna, questo studio è parziale: “Esamina tre questioni ambientali: le emissioni di gas a effetto serra, la perdita della biodiversità dovuta alla deforestazione e l’eutrofizzazione. La conclusione è che l’impatto sulla deforestazione sarebbe minimo, visto che l’esportazione di oro, soia e carne bovina non cambierebbe quasi rispetto allo statu quo. In questo settore, verrebbero solo consolidate le concessioni già accordate ai paesi del Mercosur nell’ambito del Sistema generalizzato delle preferenze. Ad aumentare sarebbe soprattutto l’esportazione di frumento, mais, vino e pollo. Ma lo studio non esamina alcuni aspetti importanti: i pesticidi, la gestione del suolo, le questioni sociali – come i diritti fondiari – e i diritti umani. Non esamina neanche come migliorare lo statu quo dal punto di vista ambientale (soia, oro, carne)”.
Il secondo studio, commissionato dall’Ufficio federale dell’agricoltura ad Agroscope, arriva anch’esso alla conclusione che l’importazione di carne bovina non aumenterebbe, ma quella di frumento, mais, olio di soia, maiale, vino e pollo, sì.
La questione è quindi quella di sapere se bisogna conservare lo statu quo o migliorarlo. La Seco afferma che la Svizzera importa dal Brasile solo soia garantita senza OGM e che non contribuisce alla deforestazione – il che è confermato da uno studio commissionato dall’Ufficio federale dell’ambiente UFAM.
Soia senza OGM e deforestazione: non è redditizia
“Effettivamente, c’è una regione in Brasile da cui viene esportata la soia verso la Svizzera, che è garantita senza OGM e non incoraggia la deforestazione”, conferma Elisabeth Bürgi. “Ma lo studio dell’UFAM mostra anche che tutti i problemi ambientali non sono stati risolti – per esempio, l’utilizzo dei pesticidi è alto – e che una produzione di soia più sostenibile non è redditizia perché le differenze di prezzo rispetto alla soia convenzionale sono troppo basse. Per garantire la differenza di prezzo necessaria, la soia davvero sostenibile dovrebbe essere importata a condizioni più vantaggiose, ma sarebbe difficile visto che la soia viene già importata senza dazi doganali. Però, come ha mostrato l’accordo di libero scambio con l’Indonesia, che condiziona le riduzioni tariffarie per l’olio di palma al rispetto di criteri sociali e ambientali, tali possibilità esistono, e un certo margine di manovra è lasciato dall’Organizzazione mondiale del commercio (OMC). Ma questo approccio non è stato adottato per l’accordo con il Mercosur – né per la soia, né per nessun altro prodotto.”
Il postulato della Commissione di gestione del Consiglio nazionale esige che il Consiglio federale elabori una metodologia per la realizzazione degli studi di sostenibilità. Ma l’obiettivo non è ancora stato raggiunto, dichiara la scienziata: “Il processo è lento. Vari studi di diversi mandatari sono attualmente sul tavolo; essi rivelano diverse prospettive e applicano diversi metodi che o legittimano l’accordo, o lo rimettono in discusione. Anche se questi studi aiutano a capire meglio il contenuto dell’accordo e le sue possibili conseguenze, arrivano troppo tardi, visto che il dossier è già chiuso. L’obiettivo degli studi d’impatto sarebbe piuttosto di generare informazioni in tempo utile e permettere così agli attori di essere coinvolti nel processo. Le analisi dovrebbero permettere di rispondere a domande quali: “Qual è il processo lanciato dall’accordo? Come potrebbe essere formulato l’accordo in modo da tener conto non solo degli interessi economici, ma anche degli obiettivi ambientali e sociali? L’obiettivo dovrebbe essere un accordo che non si limiti a consolidare lo statu quo, ma che lo migliori – per esempio accordando preferenze tariffarie ai prodotti che rispettano certe norme o ai prodotti trasformati – sostenendo finanziariamente il processo di trasformazione nel paese partner.”
Proto-studio d’impatto sui diritti umani di Alliance Sud
Per essere chiari: un simile accordo rafforzerebbe ancora di più la situazione esistente, che vede i paesi del Mercosur esportare materie prime con poco valore aggiunto – con un impatto più o meno importante sulla deforestazione – e importare prodotti industriali e servizi. Senza contare il rafforzamento dei diritti di proprietà intellettuale previsto di solito da questo tipo di accordi, che renderebbe più difficile l’accesso alle sementi e ai medicinali, e altri problemi relativi ai diritti umani, come ha mostrato il proto-studio d’impatto commissionato da Alliance Sud.
Con questo studio, Alliance Sud ha voluto mostrare che esistono sia una metodologia che i dati necessari per effettuare un’analisi dei diritti umani. Sta adesso alla Seco usare il nostro studio o sviluppare un’analisi che includa i diritti umani, lo sviluppo sociale e l’ambiente – tutti aspetti che rientrano nella definizione dello sviluppo sostenibile. Prima che il dibattito cominci in Parlamento e in pubblico, l’impatto di questo accordo sulle popolazioni dei paesi del Mercosur deve essere conosciuto. L’Argentina e il Brasile sono fra i paesi più colpiti dalla pandemia del coronavirus e un accordo commerciale non dovrebbe aggravare una situazione economica e sociale già drammatica. Sarebbe l’occasione di completare e migliorare l’accordo con disposizioni innovative, oppure di rifiutarlo.