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È necessario che la Svizzera adotti una legge sugli averi non rivendicati? Il risultato della consultazione mostra un consenso sul principio, ma divergenza sull'impostazione.
La mancanza di un ordinamento sugli averi non rivendicati, in particolare conti bancari, di titolari deceduti o scomparsi, si è fatta sentire sin dai primi anni successivi alla seconda guerra mondiale. Per decenni, e fino alla crisi innescata dalle richieste d'indennizzo del Congresso ebraico mondiale risolta dagli istituti di credito con un accordo globale e con la creazione di un apposito ufficio presso l'ombudsman delle banche, agli eredi che si facevano avanti veniva opposto un atteggiamento legalista.
Le pressioni del Parlamento
Nel più rigido rispetto del segreto bancario, prima di fornire indicazioni sull'esistenza e sull'ammontare di un conto non rivendicato, le banche pretendevano la prova documentale (spesso impossibile) del decesso o della scomparsa del titolare, nonché la dimostrazione del diritto ereditario del richiedente o dell'esistenza di una procura in suo favore.
Così, molte domande venivano respinte e altre si trascinavano per anni inutilmente, col risultato che il comportamento delle banche in particolare, e della Svizzera in generale, venisse percepito all'estero come reticente ed approfittatore.
Con la crisi scoppiata a metà degli anni Novanta, si moltiplicavano alle Camere federali gli interventi parlamentari che chiedevano una definitiva regolamentazione della materia. In seguito a tali interventi, nel 1997 il Consiglio federale incaricava il Dipartimento federale di giustizia e polizia di allestire un apposito progetto di legge. Tale proposta veniva messa in consultazione nella seconda metà del 2000.
I contenuti del progetto di legge
I punti essenziali del progetto preparato da Berna sono due. Innanzitutto, si stabilisce l'obbligo degli attori finanziari (incluse le banche e gli istituti di assicurazione sottoposti alla vigilanza della Confederazione) di annunciare gli averi ad una centrale d'informazione istituita dallo Stato, qualora dopo dieci anni non siano stati rivendicati e se le ricerche sui rispettivi titolari abbiano dato esito negativo. Viene anche prevista la devoluzione alla Confederazione degli averi che dopo cinquant'anni non siano stati ancora rivendicati.
I risultati della procedura di consultazione sono stati resi noti mercoledì dal Consiglio federale. La necessità di una normativa legale sugli averi non rivendicati ha riscontrato un vasto consenso tra i cantoni, i partiti politici e le 31 organizzazioni economiche che hanno partecipato alla consultazione. Controversi sono stati invece i pareri sull'impostazione concreta di tale normativa.
Pareri discordanti
In particolare, le banche (il cui parere viene condiviso e sostenuto dai partiti di destra, come l'UDC) chiedono una legge che riconosca l'autodisciplina, peraltro intensificata negli ultimi anni, e rifiutano l'obbligo di annunciare gli averi non rivendicati ad una centrale statale e di renderli pubblici. I cantoni, da parte loro, desiderano partecipare all'assegnazione degli averi non rivendicati dopo cinquant'anni; mentre altri soggetti auspicano un'utilizzazione di tali averi a scopo vincolato.
Vi sono poi partecipanti alla consultazione che sostengono il diritto di far valere le pretese sugli averi non rivendicati anche dopo che questi siano stati devoluti alla Confederazione. E non manca chi esige un'estensione del campo d'applicazione della norma a settori non sottoposti a vigilanza da leggi specifiche. Le assicurazioni, infine, sono del parere che l'applicazione debba essere limitata alle assicurazioni in capitale sulla vita.
Accento sull'autodisciplina
Come si vede, i risultati della consultazione sono molto controversi, per cui al Consiglio federale non rimane che istituire una commissione di esperti che riesamini la proposta di legge alla luce della richiesta di prendere maggiormente in considerazione l'autodisciplina. Probabilmente, alla fine la nuova normativa servirà soltanto a definire le condizioni quadro per l'autodisciplina, mentre la destinazione ultima degli averi non rivendicati sarà decisa dal confronto in Parlamento.
Silvano De Pietro