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Le lesioni della sfera privata praticate in Internet dai servizi di piattaforme sociali richiedono un rafforzamento della cooperazione internazionale. L'incaricato federale della protezione dei dati e della trasparenza (IFPDT) è preoccupato degli eccessi e delle pratiche di certi fornitori di prestazioni in rete.
"Essenzialmente, si tratta di sapere se si possono chiedere conti in virtù delle leggi elvetiche a un'azienda che gestisce dati al di fuori della Svizzera quando gli abitanti di questo stesso paese sono lesi nei loro diritti", scrive il preposto alla protezione dei dati Hanspeter Thür, nel rapporto d'attività 2010/11, pubblicato oggi.
Il braccio di ferro giuridico tra i servizi di Thür e Google Street View ha lasciato tracce. La vicenda è ancora in sospeso, dato che l'impresa ha impugnato la sentenza del Tribunale amministrativo federale (TAF) che l'obbliga a offuscare tutti i volti e le targhe delle automobili che figurano nel suo servizio proposto in Internet.
A prescindere dalle sentenze, secondo Thür il problema della competenza nazionale resta cruciale. A suo modo di vedere si dovrebbe prevedere di sottoporre servizi e prodotti con grande impatto sulla sfera privata a un controllo di conformità con la protezione dei dati.
Si tratta anche di migliorare il coordinamento e la cooperazione internazionale. Lo scopo è di evitare che le imprese che diffondono i loro prodotti in paesi in cui incontrano poche resistenze o non ne incontrano affatto ne approfittino per mettere sotto pressione altri Stati, invocando una situazione di fatto compiuto.
L'incaricato federale si è anche occupato delle nuove tecnologie e dei relativi sviluppi, che pongono nuove sfide alla protezione dei dati. Al riguardo, ha richiamato l'attenzione sui cookie eterni ("evercookie") che si moltiplicano nel computer, annidandosi in diversi luoghi e rendendosi in tal modo pressoché ineliminabili.