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In occasione della Coppa di Lega giapponese, il 53enne Miura ha giocato con la fascia da capitano: eterno, incredibile e oggi nuovo simbolo della cultura del Sol Levante.
Il secondo turno della Coppa di Lega giapponese non è normalmente una notizia che ruba le prime pagine dei quotidiani internazionali. Ma la sfida giocata dal Yokohama FC - team professionistico di J-League - è riuscita nell'intento. Perché?
Semplicemente perché il capitano del Yokohama, Kazuyoshi Miura, ha 53 anni suonati. La carriera infinita di questo calciatore nipponico da anni affascina gli appassionati di calcio di tutto il mondo. I suoi prolungamenti di contratto sono riportati dalla BBC e dalla CNN. Miura possiede, tra gli altri, il record de «il marcatore - professionista - più vecchio del mondo». Anche la sua inclusione nel gioco per computer FIFA 20 - dopo la sua prima apparizione in esso 24 anni fa - ha fatto notizia.
Chi è King Kazu
Miura è cresciuto in una famiglia di calciatori a Shizuoka. Anche suo fratello maggiore Yasutoshi è diventato un professionista, mentre il papà è un appassionato tifoso.
L'amore tra Miura e il calcio è sbocciato con i Mondiali di calcio del 1970, Pelé e una telecamera 8mm.
«Mio padre era in Messico nel 1970 per assistere ai mondiali di calcio», ha raccontato il 53enne alla BBC Miura. «Filmò le partite con una videocamera 8mm. A quel tempo giocava Pelé, e io sono cresciuto guardando i video girati da mio padre».
Miura aveva solo tre anni nel 1970, ma il video fatto in casa, che veniva proiettato in continuazione ha avuto un impatto duraturo.
«Sono diventato un fan del calcio brasiliano», ha raccontato colui che oggi è conosciuto come King Kazu. «Fin da quando ero un ragazzino, volevo diventare un giocatore professionista».
Il padre di Miura, che aveva legami con il Brasile, gli permise di inseguire il suo sogno. A 15 anni il giovane Kazuyoshi lasciò il Giappone per trasferirsi in Brasile.
La J-League giapponese esordì nel 1993 «quindi non c'era modo di diventare un calciatore professionista in Giappone». Il giovane giapponese firmò un contratto giovanile con la Juventus, una squadra professionistica di San Paolo. Il ragazzo viveva in un dormitorio con altri giovani giocatori e parlava poco il portoghese.
«Non riuscivo a capire la lingua e le abitudini erano diverse: mi sentivo solo", ha raccontato e Miura. «I primi tre mesi sono stati davvero difficili».
Determinato ad imparare, imparò la lingua, si fece degli amici e perseguì la sua strada ... l'unica, in quanto il giovane Miura non aveva un piano B.
«Tutto quello che volevo era essere un giocatore di calcio».
Professionista in Brasile, nel leggendario Santos
Nel 1986, tre anni dopo essersi trasferito in Brasile, Miura firmò per il Santos, dove Pelé aveva giocato per la maggior parte della sua carriera. Miura rimase in Brasile, in diversi club, per più di quattro anni.
Nel 1990 tornò in Giappone da vera superstar. Nel 1993, la prima stagione della J-League, Miura fu nominato il giocatore di maggior valore - battendo, tra gli altri, l'inglese Gary Lineker che aveva deciso di terminare la sua carriera nel neo-nato campionato professionistico giapponese.
Nel 1994, a 27 anni, arrivò la chimata dall'Europa. Come rinunciare. Si trasferì a Genova, diventando il primo giocatore giapponese in Serie A. In Italia Miura rimase solo un anno, segnò una sola rete, ma il suo status in patria non conosceva oramai rivali nel mondo del pallone.
Una persona simpatica
Oltre ad essere arciconosciuto in patria, Miura è molto noto per essere semplicemente una persona simpatica.
Il direttore della rivista J Soccer, Alan Gibson, è un suo profondo estimatore: «In campo è un vero gentiluomo. Tutti lo amano. Anche se è il 're' non ha mai partecipato alla fase finale della Coppa del Mondo».
Nonostante Miura abbia giocato gran parte della sua carriera per il Yokohama, a detta di Gibson la squadra più odiata del campionato, la sua popolarità fa sì che il numero di persone che seguono le partite del Yokohama è sempre maggiore.
«Se la gente sa che sta giocando Miura, si presentano 3'000 o 4'000 persone in più allo stadio», e questo di conseguenza non fa che incoraggiare un certo numero di sponsor.
Il suo segreto
La presenza di Miura è importante nello spogliatoio di Yokohama, quanto significativa è la sua storia per dare un quadro della società giapponese, in grandi linee.
L'aspetto gerarchico è ancora estremamente importante in Giappone, quindi gli esperti sono concordi nell'affermare che King Kazu potrà rimanere al Yokohama per tutto il tempo che vorrà.
I fan e i media nazionali puntualizzano regolarmente l'etica del lavoro di Miura e quanto lui agisca da ispirazione sulla popolazione nipponica.
«Tutto è possibile» un mantra che ben rispecchia la cultura di una nazione che diverse volte ha saputo rialzarsi dagli inferi per guadagnarsi un posto nell'Olimpo dei più grandi. Ma aldilà di questo, qual'è il segreto di un uomo che sa spingersi ancora oltre la barriera del dolore, giorno dopo giorno, all'età di 53 anni?
A Miura viene spesso chiesto quale sia il segreto della sua carriera. Lui, umile, insiste che non c'è nessun segreto, se non il duro lavoro e la dedizione.
«Mi piace ancora giocare a calcio, in ogni momento. Anzi, mi piace ancora di più di quando ero in Brasile». E forse il segreto sta racchiuso lì, nella voglia e nella passione del ragazzino.