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Ci si immagina che il genio che ha avuto l’intuizione di creare la Croce Rossa non possa che essere una personalità stimata e amata da tutti, un solido e rispettato gentiluomo, un benefattore senza scheletri nell’armadio.
Invece, grazie allo storico Gérard A. Jaeger e al suo “alter ego” narrativo, il giovane giornalista Georg Baumberger, scopriamo un uomo solo, depresso, amareggiato e rancoroso. La vita di Henry Dunant è infatti contrassegnata in gran parte dal dolore e dall’umiliazione, più che dalla gloria e dal benessere.
Nasce in una famiglia benestante e fin da subito la sua sensibilità lo porta a occuparsi degli altri. Visto il periodo si getta nell’avventura coloniale, non sempre limpidissima, che lo conduce alla perdita di tutti i suoi averi e della rispettabilità. Il fallimento sarà così grande, accompagnato dal voltafaccia di numerosi amici, da far dimenticare che è stato lui, in un giorno del 1859 a Solferino, a concepire il concetto di aiuto umanitario alle vittime di guerra e a portare la sua idea davanti a tutte le corti e i governi.
Ciononostante, non perde mai la speranza che il seme di pace che ha gettato possa dare frutti numerosi, e che gli venga riconosciuto il merito per una vita spesa al servizio del suo ideale. Riconoscimento arrivato tardi, ma in tempo utile, con il premio Nobel per la pace nel 1901, il primo in assoluto mai assegnato.
Gérard A. Jaeger, "Henry Dunant. L’uomo che inventò la Croce Rossa" - Collana I Cristalli - Prefazione di Flavio Del Ponte, Traduzione di Christine Fornera Wuthier - Armando Dadò Editore, 26 Fr.-