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Ci sono molti modi per produrre e realizzare un film e le Giornate del cinema di Soletta di quest'anno ne sono l'ulteriore riprova. Hans Kaufmann, giovanissimo regista, era in corsa per il Prix de Soleure con un film da lui stesso prodotto, intitolato Der Büezer, ("L'operaio") girato con pochissimi mezzi finanziari. Il risultato è tuttavia notevole e ha raccolto i favori del pubblico festivaliero. swissinfo.ch ha incontrato e intervistato la giovane promessa del cinema elvetico.Questo contenuto è stato pubblicato il 20 febbraio 2019 - 10:19
swissinfo.ch: Hans Kaufmann, parliamo della tua carriera finora...
Hans Kaufmann: Ho iniziato a lavorare come assistente fotografo e mi sono appassionato al cinema. A 18 anni, giovanissimo, ho passato l'esame per entrare alla scuola di cinema di Zurigo (ZHdK). Per mantenermi agli studi ho cominciato a girare video pubblicitari, che sono stati per me una sorta di palestra. Il mio vero obiettivo era però girare un film come Der Büezer.
Produzione cinematografica svizzera
Questo articolo fa parte di una serie di ritratti di produttori cinematografici svizzeri - alcuni dei quali sono anche registi - che mettono in luce le sfide e le passioni che mantengono viva l'industria cinematografica svizzera.End of insertion
swissinfo.ch: Come hai trovato i finanziamenti per il tuo film?
Come esordiente è molto difficile ottenere soldi dall'Ufficio federale per la cultura o da altri grandi finanziatori. Non mi sono dato per vinto e ho fondato la casa di produzione Milieu pictures. Mi sono poi rivolto alla Burger collection, istituzione di sostegno all'arte contemporanea, che mi ha donato 100'000 franchi per girare il film. Questi sono stati i soldi spesi per le riprese. Migros mi ha poi sostenuto durante la fase di postproduzione con un contributo.
swissinfo.ch: Come sei riuscito a portare a termine la tua opera?
Molte persone hanno lavorato gratis. Sono riuscito però a pagare i tecnici, mentre gli attori hanno firmato contratti legati ai risultati economici futuri del film. Per me ovviamente non è rimasto nulla. Abbiamo avuto anche fortuna: avevamo calcolato 20 giorni di riprese e tutto è filato via liscio, senza imprevisti. Le diverse scene relative alla comunità di adepti della chiesa libera, con un centinaio di comparse, dovevano essere girate tutte in un giorno. È stato difficile ma ce l'abbiamo fatta. Quando si gira con così pochi soldi si è costretti a lavorare con un gruppo ristretto di persone, con luce naturale e scenografia ridotta al minimo, questo però aiuta a velocizzare i tempi.
swissinfo.ch: Hai lavorato solo con professionisti?
I tecnici erano tutti professionisti, gli attori invece no. I personaggi sul cantiere, ad esempio, erano interpretati da veri lavoratori edili. Anche il personaggio della giovane ragazza di colore è stato interpretato da un'attrice non professionista. Per il ruolo di protagonista mi sono affidato invece a un attore zurighese molto conosciuto anche a livello internazionale, Joel Basman, che ha partecipato al film anche in qualità di produttore esecutivo.
swissinfo.ch: Perché hai scelto un lavoratore edile come protagonista?
Zurigo è una città ricca, patinata, le persone sono chic, ma dietro questa facciata ci sono molte contraddizioni. Ci sono strati sociali che non riescono a permettersi una vita in città a causa degli affitti proibitivi. Poi c'è anche molto classismo: molti miei amici sono lavoratori edili e in città si sentono emarginati; da alcune donne, ad esempio, o dagli altri concittadini, soltanto perché svolgono una professione considerata non di tendenza. Per me il Büezer è il vero lavoratore, lo svizzero più autentico che lavora con le sue mani, una figura simbolica.
swissinfo.ch: Contrariamente allo stereotipo, questo lavoratore edile è però molto fragile ...
Volevo proprio andare contro lo stereotipo, volevo rappresentare una mascolinità fragile, in contraddizione con l'immagine dell'uomo forte o, ancor di più, con l'immagine dell'uomo emersa dal recente dibattito intorno al movimento #metoo . Questa fragilità si scontra con una certa arroganza, ravvisabile soprattutto in alcune parti della città di Zurigo e in alcuni luoghi di ritrovo della città, e pure con molta superficialità. In alcuni ambienti di Zurigo sei accettato soltanto se possiedi un certo status.
swissinfo.ch: Il film è girato soprattutto nel quartiere 4. Non è questo un po' il quartiere cinematografico per antonomasia di Zurigo?
È vero ha una lunga tradizione. Pensiamo, ad esempio, a Bäckerei Zürrer un film che presenta personaggi simili rispetto al mio protagonista: il panettiere Zürrer e il venditore di castagne di origini italiane interpretato da Ettore Cella. Potremmo dire che Der Büezer è un po' la variante moderna del film di Kurt Früh uscito nelle sale nel 1957. Da qualche anno a questa parte il quartiere però è cambiato drammaticamente e forse in dieci anni avremo solo appartamenti a caro prezzo e locali patinati e di tendenza.
swissinfo.ch: Ci sono sale cinematografiche o distributori interessati al tuo film?
Non sono riuscito ancora ad occuparmi di questo aspetto, non ho davvero avuto tempo di farlo. Dopo il festival cercherò sicuramente il modo di far circolare quanto più possibile il mio film.
swissinfo.ch: Quali sono i tuoi piani per il futuro?
Der Büezer è un film molto personale e per realizzarlo ho fatto più cose, non solo regia e produzione. Il prossimo film è in cantiere. Mi piacerebbe continuare a lavorare con Joel Basman e con la troupe che ha collaborato con me finora. Vorrei poi che fosse una produzione Milieu pictures, vorrei insomma produrlo ancora io personalmente. Come dice il nome della casa di produzione, si tratterebbe di un altro film girato in un determinato milieu, dedicato quindi a un gruppo sociale o a un contesto specifico. Di più non posso dire.
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