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Nel mirino degli investigatori sulle manipolazioni del Libor vi sarebbero operatori di tre grandi banche europee, tra cui UBS. È quanto riferisce l'agenzia di stampa Reuters, che ha ottenuto documenti sulla vicenda. Accanto al numero uno bancario elvetico, al centro delle indagini ci sono Barclays e Royal Bank of Scotland.
Finora l'attenzione era rivolta essenzialmente contro la banca britannica Barclays. Questa ha trovato un accordo con le autorità di vigilanza del Regno Unito e degli Usa ed è stata sanzionata con una multa di quasi mezzo miliardo di dollari.
Secondo il materiale consultato da Reuters, i tre istituti di credito hanno impiegato oltre una decina di operatori che intendevano influenzare i tassi di riferimento in dollari, euro e yen. Dato che più di uno di loro è stato dipendente di varie banche coinvolte nello scandalo, si è costituita una rete durata nel tempo.
Nessuno degli operatori menzionati nella documentazione ha potuto essere raggiunto per una presa di posizione. Anche le banche hanno rifiutato di esprimersi in merito. Peter Hartmeier, capo della comunicazione presso UBS, contattato dall'ats, ha riferito che l'istituto di credito non intende esprimersi su questo dossier.
Nella vicenda della manipolazione tra il 2006 e il 2010 dei tassi di riferimento Libor e Tibor (Tokyo Interbank Offered Rate) allo scopo di guadagnare di più con la compravendita di derivati sono implicate una dozzina di banche tra cui, oltre a UBS, anche Credit Suisse.