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BRUXELLES / LONDRA - Con il caso AstraZeneca sullo sfondo, si riaccende proprio sui vaccini lo scontro tra l'Unione Europea e il Regno Unito. Da una parte c'è Ursula von der Leyen, la presidente della Commissione europea, che attacca Londra facendo intendere che una stretta sull'export dei preparati potrebbe essere dietro l'angolo. Sul lato opposto c'è Boris Johnson, che assicura: «Stiamo rispettando gli impegni».
Ma andiamo con ordine. La presidente "europea" ha ricordato oggi che l'Unione è la regione che ha esportato il maggior numero di vaccini. Sono «41 milioni di dosi a 33 paesi», ma «vogliamo vedere una reciprocità», ha sottolineato von der Leyen, tirando così in causa la Gran Bretagna in quanto «primo paese per l'export dall'Ue», con 10 milioni di dosi.
«Stiamo ancora aspettando che arrivino dosi dal Regno Unito in modo che ci sia reciprocità», ha ribadito l'ex ministra tedesca. La replica da Londra non si è fatta attendere. Il governo britannico «sta rispettando il suo impegno», ha detto un portavoce di Downing Street, nel non imporre alcuna restrizione all'export verso i paesi dell'Unione di vaccini contro il Covid-19 prodotti nel Regno Unito.
«Mi rifaccio a una conversazione avuta dal primo ministro con Ursula von der Leyen a inizio anno - ha proseguito - in cui ella ha escluso restrizioni alle aziende che attuano le loro responsabilità contrattuali. Noi restiamo fedeli a questo principio e ci aspettiamo che l'Ue continui pure a rispettare i suoi impegni».