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Immagina di essere un giornalista nel 2027. Sali sulla tua auto che si guida da sola e mentre il tuo assistente virtuale personale ti legge i titoli del giorno, i sensori della macchina rilevano un deterioramento nella qualità dell’aria. Una veloce analisi statistica determina che la cosa è inusuale e significativa. Come risposta, lanci il tuo programma di mappatura dei social media e scopri che in un particolare quartiere della tua città si sta discutendo dei problemi respiratori dei bambini. Scarichi delle immagini dalle telecamere dell’area interessata, mentre consulti i registri pubblici con un’analisi automatizzata del testo.
Per monitorare la situazione, a questo punto invii dei droni con fotocamere e li segui in collegamento diretto con i tuoi occhiali per la realtà virtuale. Quando intervisti una fonte ufficiale sul tema, le tue tecnologie di analisi vocale interpretano i toni “esitanti” o “nervosi”. Dopo aver concluso le tue ricerche, detti la storia ad una app che esegue un controllo ortografico e formatta il testo in automatico. Ed è a questo punto che realizzi che il giornalismo automatizzato è dovunque intorno a te.
Questo esempio è basato sui risultati di un report dell’Associated Press, “The Future of Augmented Journalism: A Guide for Newsrooms in the Age of Smart Machines“, dedicato al ruolo dell’intelligenza artificiale nel giornalismo. L’agenzia di news è sul punto di sviluppare nuovi strumenti potenziati con questa tecnologia per aiutare i suoi giornalisti nel fare il loro mestiere. “Certamente tre o quattro anni fa, se avessimo sollevato la questione nelle redazioni, la maggior parte di noi l’avrebbe inserita nel file ‘macchine volanti’ e sarebbe andata avanti con la propria giornata”, ha detto Dwayne Desaulniers di Ap, durante un recente webinar per manager e redattori delle redazioni statunitensi. “Ma oggi questo sarebbe un errore”.
Le redazioni stanno sperimentando con il giornalismo automatizzato
Le redazioni stanno già ampiamente sperimentando queste nuove tecnologie. Il Washington Post, ad esempio, ha usato il software per la scrittura automatizzata di notizie Heliograf per seguire le elezioni Usa lo scorso novembre. Durante la campagna presidenziale, invece, il New York Times ha introdotto un newsbot per Facebook Messenger. La crescente popolarità degli assistenti virtuali come Amazon Echo e Google Home ha ispirato anche diverse organizzazioni mediatiche come Ap, Wall Street Journal, Npr, Bbc, Economist e Hearst a sperimentare con le interfacce audio. Infine Quartz ha ricevuto un finanziamento di 193mila sterline dalla Knight Foundation per creare un Bot Studio.
Chiaramente, l’industria dell’informazione ha preso man mano confidenza con l’idea che alcune tra le maggiori aree di produzione delle notizie potrebbero essere potenziate dall’apporto dell’intelligenza artificiale. I giornalisti tendevano a essere “esitanti quando si parlava di contenuti creati da intelligenze artificiali”, ha detto in un’intervista Zohar Dayan, co-fondatore della piattaforma video integrata dall’intelligenzaartificiale Wibbitz, “ma abbiamo assistito a un importante cambiamento, un’evoluzione nel mercato caratterizzata da una maggior accettazione nei confronti dell’intelligenza artificiale come strumento di raccomandazione e di scrittura di articoli sulla base di dati, infografiche generate automaticamente usando i flussi di dati, e nel nostro caso, di contenuti video prodotti automaticamente”.
Cinque modi in cui l’intelligenza artificiale può giovare al giornalismo
Il report dell’Ap ha identificato cinque aree in cui questa tecnologia può essere giornalisticamente rilevante: machine learning, linguaggio naturale (processamento e generazione), discorso (dal testo alla lingua e dalla lingua al testo), visione (riconoscimento delle immagini e computer vision) e robotica. Prese tutte insieme, si legge nel report, “l’intelligenza artificiale può permettere ai giornalisti di analizzare dati, identificare gli schemi e le tendenze e i contenuti che possono essere ottenuti da molteplici fonti, di vedere cose che non possono essere notate a occhio nudo, di tradurre i dati e le parole in testo e il testo in audio e video, di capire le emozioni, di analizzare le immagini di oggetti, facce, testo o colore – e altro ancora”.
I sostenitori dell’intelligenza artificiale in redazione spesso enfatizzano due benefici in particolare: questa tecnologia libererebbe i giornalisti dalle mansioni più noiose e potrebbe migliorare la capacità dei reporter di dare un senso ai dati in continua crescita. Ma ovviamente l’intelligenza artificiale solleva anche una serie di questioni fondamentali. Capire e controllare i sistemi automatizzati è prima di tutto un territorio inesplorato per le aziende mediatiche. Questo potrebbe portare a un nuovo sconvolgimento nel modo in cui si intende il lavoro e a un crescente gap nelle capacità e competenze in redazione, come ha sottolineato anche il report di Ap. Inoltre, il giornalismo automatizzato dipende intrinsecamente “dalla chiarezza, dall’accuratezza e dalla struttura dei dati”.
Dalla “fantascienza” a un “meraviglioso rinascimento”
Alla luce di questi rapidi sviluppi, Bill Keller, ex Executive Editor del New York Times, invita a un “sano scetticismo” riguardo alla datafication del giornalismo. “Io sono a favore dei dati”, ha detto, “ma non dovremmo essere sottomessi a essi”. Il giornalismo è solo uno dei campi in cui l’intelligenza artificiale si sta progressivamente espandendo. Come Jeff Bezos, Ceo di Amazon e proprietario del Washington Post, ha recentemente detto alla conferenza dell’Internet Association, “ci troviamo ora a risolvere problemi con il maschine learning e l’intelligenza artificiale, cose che sono state nel reame della fantascienza per molti decenni. La comprensione del linguaggio, i problemi di computer vision, sono ora davvero un meraviglioso rinascimento”.
Per i manager delle redazioni, l’espansione dell’intelligenza artificiale porta sia opportunità che sfide. “In questo nuovo ecosistema, i vertici dell’informazione possono costruire alleanze strategiche con altri player che non si occupano solo di diffondere contenuti”, ha scritto Amy Webb per Nieman Reports: “possono quindi dare ai propri staff il tempo e le risorse per sperimentare e possono inserirsi nel dibattito pubblico. In sostanza, sta a loro scegliere se partecipare direttamente in ciò che sta arrivando, piuttosto che esserne solo consumati”.
Questo articolo è il primo di una serie dedicata allo sviluppo dell’intelligenza artificiale nel giornalismo. Articolo tradotto dall’originale inglese da Giulia Quarta