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Il viaggio di una tartaruga marina attorno al mondo
Yoshi ha nuotato per 37'000 chilometri. Ricercatori marini e biologi l’hanno accompagnata grazie a un trasmettitore. Scopri di più su questo meraviglioso viaggio e sulla sua importanza per la tutela dei mari.
Nel corso dei secoli, le tartarughe sono sopravvissute a eventi quali impatti di meteoriti, disastri naturali e glaciazioni. La forza e la capacità di adattamento di questi rettili sono evidenti nella storia di una tartaruga marina a cui i pescatori hanno dato il nome di Yoshi. Yoshi era stata catturata nelle reti di alcuni marinai giapponesi dopo che una corrente l’aveva trasportata attraverso l’Oceano Indiano. «La tenevano a bordo in una piscinetta per bambini e la nutrivano di sardine», ricorda Maryke Musson, che gestisce l’acquario Two Oceans in Sudafrica: è qui che i pescatori hanno portato la tartarughina al loro arrivo nel porto di Città del Capo. All’epoca Yoshi pesava solo due chili. Tutto ciò accadeva 23 anni fa.
Una piccola tartaruga con una grande personalità
«Fin dall’inizio è stata una piccola tartaruga con una grande personalità», afferma Musson. Yoshi era curiosa e non ha mostrato alcuna paura, così il personale e i visitatori dell’acquario le si sono affezionati rapidamente. Fondamentalmente, tutte le specie di tartarughe marine sono classificate come in pericolo. Solo una o due giovani tartarughe su mille sopravvivono effettivamente fino alla maturità, che si presenta tra i 17 e i 30 anni. Questi animali possono arrivare a vivere fino a 80 anni o anche oltre. Avendo passato 20 anni nell’acquario di Città del Capo, Yoshi è sopravvissuta in sicurezza agli anni più rischiosi della vita di una tartaruga marina. «Grazie alla nostra esperienza con Yoshi, siamo riusciti a evitare la morte di molte altre tartarughe marine», racconta Musson, che nell’arco di dieci anni insieme alla sua squadra ha salvato oltre 600 esemplari, curandoli e rimettendoli poi in libertà.
Tartarughe marine: ambite, braccate, minacciate
Attualmente, sei specie su sette compaiono nella Lista rossa IUCN e sono escluse dal commercio internazionale in base alla Convenzione di Washington (CITES). Ciò malgrado, la domanda di carne, uova e gusci non è diminuita. Molte popolazioni di tartarughe marine si trovano sull'orlo dell'estinzione.
Pesca accidentale
Solo negli USA sono circa 250 000 le tartarughe marine che ogni anno rimangono impigliate nelle reti da traino. È la cosiddetta pesca accidentale: per la pesca industriale esse non hanno alcun valore. Oltre la metà delle tartarughe catturate annega nelle reti non potendo tornare in superficie per respirare.
Caccia e commercio illegali
In vari posti del mondo la carne e le uova di tartaruga sono considerate delle prelibatezze. Questi animali sono in serio pericolo in particolar modo nelle isole del Pacifico, in America Centrale nonché nelle acque e sulle coste africane. Nel solo Madagascar ne vengono cacciati e uccisi ogni anno tra i 10 000 e i 16 000 esemplari.
Turismo
In molti luoghi i territori di cova vengono cementificati e destinati a sviluppo turistico senza adeguati controlli. L'inquinamento marino e lo sfruttamento turistico portano anche alla distruzione delle zone in cui le tartarughe trovano il cibo: barriere coralline e praterie marine.
Cambiamento climatico
Il cambiamento climatico innalza il livello del mare. Anche questo fenomeno rende la vita più difficile alle tartarughe marine: le spiagge si assottigliano, e a lungo termine rischiano di scomparire. Di conseguenza, gli animali non trovano più il loro luogo di cova e non possono riprodursi.
Un programma di addestramento di 18 mesi
Tre anni fa è infine giunto il momento anche per Yoshi di dare prova di sé in libertà: era cresciuta diventando una tartaruga maestosa, pesava 183 chili e aveva completato un programma di addestramento di 18 mesi. Il team dell’acquario incoraggiava Yoshi a nuotare avanti e indietro tra i sommozzatori, e alla fine del percorso riceveva da mangiare. «Allora abbiamo capito che Yoshi sapeva badare a se stessa», commenta Musson. «È sempre brava a trovare il cibo». Così, dopo una grande festa d’addio, Yoshi ha iniziato la sua nuova vita a circa 20 miglia al largo delle coste del Sudafrica, con un dispositivo di localizzazione satellitare sulla schiena. Dapprima la tartaruga marina ha nuotato lungo la costa occidentale dell’Africa fino all’Angola ed è tornata a Città del Capo dopo circa 12 mesi. «Non avevamo ancora idea di dove volesse veramente dirigersi», dice Musson. «Le tartarughe marine femmine tornano sempre sulle spiagge dove sono nate per nidificare: ci chiedevamo quindi se ci avrebbe portato nel luogo della sua nascita».
Attraversare l’oceano in linea retta
Con grande sorpresa generale, Yoshi aveva deciso di fare proprio questo e si è messa in viaggio per attraversare l’Oceano Indiano, percorrendo in media 42 chilometri al giorno, e raggiungendo infine le acque al largo dell’Australia a febbraio 2020. Gli esperti sono particolarmente colpiti dal fatto che Yoshi abbia attraversato l’Oceano Indiano in linea retta senza deviazioni, come se sapesse esattamente dove stava andando. Nell’Australia occidentale, Yoshi è approdata direttamente in un’area di nidificazione delle tartarughe marine della sua specie: la tartaruga caretta. «Finora non abbiamo ancora effettuato alcun test genetico», precisa Sabrina Fossette, biologa marina del Dipartimento di Biodiversità, Conservazione e Attrazioni dell’Australia Occidentale. Perché ad oggi la tartaruga non è ancora stata trovata, anche se si sente il suono del trasmettitore satellitare. «Tuttavia, è molto probabile che sia nata in Australia e che ora sia tornata». Gli scienziati australiani ritengono che Yoshi rimarrà in Australia in modo permanente e vi deporrà le sue uova negli anni a venire. Durante l’inverno australiano nei mesi di giugno e luglio, Yoshi ha continuato a sguazzare nell’Australia occidentale. «Sembra che l’ormai famosa tartaruga marina si stia prendendo una piccola vacanza godendosi l’acqua calda della Eighty Mile Beach, in Australia Occidentale», scrive Maryke Musson in un’e-mail. Yoshi si è trattenuta nella regione per settimane.
Un habitat importante
Eighty Mile Beach è la più lunga spiaggia ininterrotta dell’Australia Occidentale, un habitat di importanza internazionale. Migliaia di uccelli migratori passano di qui durante i loro spostamenti annuali. Il parco marino di Eighty Mile Beach è altresì un rilevante sito di nidificazione per le tartarughe marine. Vi si trovano vari ecosistemi come le mangrovie, le zone intertidali, le praterie marine e le barriere coralline, dove anche altri animali marini come i dugonghi, i delfini e i pesci sega hanno trovato il proprio habitat. «Questa zona è sicura e remota, ha una temperatura dell’acqua di 24 gradi Celsius e fornisce agli animali marini cibo in abbondanza», dice Musson. «Sicuramente un posto perfetto per rilassarsi dopo un lungo viaggio».
Impegno del WWF per le tartarughe marine
Sin dalla sua fondazione, il WWF ha realizzato e sostenuto numerosi progetti di protezione per le tartarughe marine. Ci impegniamo per la conservazione delle cinque specie più minacciate.
Aree protette
Il Tun Mustapha Park, la più grande riserva marina della Malaysia, è stato fondato nel 2016 con il sostegno del WWF: 900 ettari nei quali sono salvaguardate le ricche risorse acquatiche, tra cui le tartarughe verdi e le tartarughe embricate. Proteggere il mare significa allo stesso tempo contribuire a conservare anche i mezzi di sussistenza delle popolazioni locali.
Sensibilizzazione
Tramite campagne di sensibilizzazione convinciamo gli abitanti delle regioni in cui vivono le tartarughe a non raccogliere e mangiare le loro uova. Li motiviamo anzi ad aiutarci, sorvegliando le spiagge di nidificazione e monitorando il territorio.
Impegno sul campo
I collaboratori del WWF operano in diversi progetti a livello globale per rilevare e sorvegliare le spiagge di nidificazione delle tartarughe marine. Esaminano e difendono le nidiate e fanno sì che le aree protette, sia di mare che di spiaggia, siano ben riconoscibili.
Metodi di pesca alternativi
Un successo considerevole è stato raggiunto nel Pacifico orientale, dove grazie all'impegno del WWF ben 700 navi battenti nove bandiere diverse si sono impegnate volontariamente a passare all'utilizzo di ami tondi. Questi ami non possono essere inghiottiti dalle tartarughe marine, che pertanto non rimangono vittime della cattura accidentale.
Cosa puoi fare tu
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