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L'attuale CEO di LafargeHolcim Eric Olsen non è responsabile di quanto successo in Siria, stando alle indagini interne sulle attività dell'allora Lafarge. Molti azionisti però hanno manifestato insoddisfazione.
KEYSTONE/SIGGI BUCHER(sda-ats)
Dopo i mal di pancia vissuti venerdì dai dirigenti di Credit Suisse, oggi anche i top manager di LafargeHolcim si sono confrontati con chiari segnali di insofferenza da parte degli azionisti.
Nell'assemblea generale di Zurigo il discarico dei membri della direzione e del consiglio di amministrazione (Cda) è stato accolto solo dal 61% dei votanti. Il 38% si è espresso per il no, un valore record per l'azienda, accusata di comportamenti non etici e illegali in Siria.
"Non è un bel risultato", ha ammesso Beat Hess, presidente del Cda del numero uno mondiale del cemento. Meno difficoltoso è stato il voto consultivo sul rapporto riguardante le remunerazioni, approvato con l'84% di sì.
Ethos, fondazione ginevrina attenta ai principi dell'etica e del buon governo di impresa, e la società di consulenza americana ISS avevano invitato gli azionisti a negare il discarico. Ethos si opponeva anche al documento sulle retribuzioni.
Il suo direttore, Vincent Kaufmann, ha detto di aver messo in guardia due anni or sono dai rischi della fusione fra Holcim e Lafarge. Oggi ha fatto presente come i procedimenti penali in corso per quanto successo in Siria potrebbero avere conseguenze finanziare per il gruppo e quindi per i suoi azionisti.
A questo intervento ha risposto il presidente del Cda Beat Hess: LafargeHolcim è oggi un'altra azienda, ha detto. Le vicende in questione risalgono a tre anni or sono. "Oggi nel Cda vi sono altre persone, che allora non erano presso Lafarge". Fra i dirigenti che non hanno sollecitato un rinnovo del mandato figurano il copresidente Bruno Lafont, che fra il 2007 e i 2015 è stato al vertice della società francese.
Hess ha anche ribadito che le indagini interne sulle attività dell'allora Lafarge in Siria hanno mostrato che l'attuale CEO di LafargeHolcim Eric Olsen non è responsabile di quanto successo. Il Cda voleva incaricare Olsen di adottare i provvedimenti correttivi che si impongono alla luce del caso emerso. Ma Olsen ha deciso di partire a metà luglio, secondo Hess perché dopo due anni di lavoro di integrazione era pronto per nuovi lidi. "Abbiamo accettato con rispetto questa decisione".
Da parte sua lo stesso Olsen ha detto che la vicenda siriana ha provocato forti tensioni e che personalmente si è sentito molto toccato dai rimproveri mossigli. "Visto che l'azienda è ben posizionata per il futuro, è ora di cambiare pagina".
Hess ha aggiunto che non è più possibile determinare chiaramente chi siano stati i destinatari dei pagamenti in Siria. Ma vi sono state valutazioni notevolmente errate, non in linea né con il codice aziendale, né con le regole internazionali.
Al centro del caso figurano le attività nello stabilimento di Jalabiya, nel nord della Siria, diretto da una filiale locale di Lafarge, nel 2013 e 2014 (prima quindi della fusione con la svizzera Holcim, avvenuta nell'anno successivo). Nel giugno del 2016, il quotidiano Le Monde svelò possibili accordi tra Lafarge e i jihadisti dello Stato islamico (Isis) per fare in modo che quel cementificio potesse continuare a lavorare nonostante la guerra.
L'assemblea generale odierna rappresenta un ulteriore piccola rivolta degli azionisti di una grande azienda elvetica. Venerdì il 40% degli azionisti di Credit Suisse si era opposto alla politica dei bonus miliardari.
SDA-ATS