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ADHD (DDAI) E DISTURBI DELLA COORDINAZIONE MOTORIA
La sigla ADHD sta per Attention Deficit Hyperactivity Disorder che in italiano viene siglato DDAI che sta per Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività. Quest’ultimo interessa dal 3 al 10% di bambini in età scolastica, persiste nell’adolescenza per l’85% dei casi e per il 31% nell’età adulta (Drew et al. 2004). Dagli studi fatti emerge che è un disturbo frequente e che sono più colpiti i maschi rispetto alle femmine (Pastor 2008). Per quanto riguarda la diagnosi della patologia possiamo riferirci alla classificazione fatta nel DSM IV (1994) nel capitolo dei disturbi da comportamento dirompente, insieme con i disturbi della condotta e oppositivi (Drew et al. 2004). In questo capitolo vengono proposti i criteri diagnostici per il disturbo da deficit di attenzione/iperattività. In particolare vengono elencati 9 sintomi, per quanto riguarda la disattenzione, 6 sintomi per l’iperattività e 3 per l’impulsività. Tra questi non figurano, come detto precedentemente, i disordini della coordinazione motoria. Per poter fare una diagnosi di ADHD, secondo il DSM IV (1994), per quanto riguarda i 9 sintomi della disattenzione, il bambino ne deve mostrare sei o più idem per quanto riguarda i 9 dell’iperattività-impulsività. I sintomi devono essere persistiti per almeno sei mesi con un intensità che provoca disadattamento e che contrasta il livello di sviluppo.(Drew et al. 2004).
Cause
Secondo studi fatti, con mezzi tecnologici come la risonanza magnetica, su bambini con ADHD i risultati evidenzano difetti genetici e di struttura cerebrale. Questi ultimi portano a quei comportamenti che caratterizzano il disturbo dell’attenzione associato a iperattività riducendo così la capacità di questi bambini di inibire comportamenti inadeguati, indesiderati e di autocontrollarsi (Barkley 2006). L’autocontrollo si caratterizza con la capacità di inibire le informazioni non pertinenti e le immediate risposte motorie a un evento, questo è un prerequisito importantissimo per qualsiasi compito. (Fischer et al 2004)
Secondo lo studio di Qiu et al. (2009) i bambini maschi con ADHD hanno un volume dei gangli della base significativamente minore rispetto ai bambini di pari sviluppo. Questo non è però risultato per le bambine. I gangli della base son responsabili della modulazione del movimento scheletromotorio e oculomotorio, delle funzioni cognitive ed emozionali. Queste ultime comprendono l’organizzazione di risposte comportamentali, l’elaborazione di risposte empatiche e socialmente appropriate, e l’apprendimento (Bear, Connors, Paradiso 2001). Aggiungendo uno studio fatto da Stins et al. (2004) dove attraverso la somministrazione del test di Sroop si è potuto studiare la concentrazione di ossigeno e di sangue in determinate zone del cervello nel momento in cui il soggetto preso in esame cerca di dare le risposte al test. In questo modo viene valutata l’attivazione di una serie di meccanismi tra cui troviamo anche l’attenzione. Si è osservato che nei soggetti normali si attivano il cervelletto, i nuclei della base e la corteccia prefrontale mentre nei soggetti con ADHD si attivano altre zone. Utilizzano vie neurologiche diverse che li portano ad avere una maggior probabilità di errore e un maggior sforzo.
In riferimento a quanto detto, Guareschi et al (1998) evidenziano che molti bambini con ADHD presentano all’esame clinico quelli che vengono chiamati “segni neurologici minori” come possono essere il persistere di sincinesie o di paratonie oltre all’età in cui dovrebbero sparire, sfumata asimmetria dei riflessi profondi, discinesie di modesta entità, adiadococinesia, ecc. Questi portano a difficoltà di coordinazione motoria.
In effetti Kadesjo e Gillberg (1998) in un loro studio hanno trovato una notevole sovrapposizione tra deficit di attenzione e difficoltà motorie (goffaggine). In seguito Pik (1999) ha dimostrato che la gravità della disattenzione è nelle Nazioni Unite predittore di difficoltà di coordinazione motoria e quando le due sono sovrapposte la prognosi è peggiore. In seguito in un ulteriore studio Kadesjo e Gilberg (1999) hanno dimostrato che il 50% dei bambini con disturbi evolutivi della coordinazione motoria presentano da moderati a gravi sintomi ADHD.
Discussione dei risultati
Secondo gli studi esposti possiamo dire che l’ADHD o il DDAI è una patologia frequente che colpisce più i maschi che le femmine. Inoltre viene evidenziata l’esistenza di difetti genetici e di struttura cerebrale degli organi responsabili della modulazione del movimento muscoloschelettrico e oculomotorio così come di quelli responsabili delle funzioni cognitive ed emozionali nei bambini colpiti da questa patologia. Queste strutture funzionano in maniera non efficiente. Ad esempio per poter dare una risposta adeguata alla richiesta dell’ambiente i circuiti neuronali che si attivano nel cervello di un bambino ADHD sono differenti da quelli che si attivano in un bambino non ADHD. Questo con il risultato che il bambino con ADHD arriverà a dare la giusta risposta ma con un tempo e uno sforzo molto maggiore rispetto al bambino non ADHD e una maggior probabilità di commettere errori. Tengo a sottolineare l’incapacità di autocontrollo che questi bambini presentano sia essa motoria, cognitiva o emozionale. In altre parole è come se sono bombardati da stimoli esterni e reazioni interne senza però essere in grado di controllarle. Questo richiede loro un grandissimo impiego di energie per riuscire a gestirsi nelle varie situazioni quotidiane.
Da qui si possono comprendere meglio i sintomi manifestati da bambini con ADHD.
In ultimo attraverso gli ultimi studi esposti si conferma la relazione esistente in alcuni casi tra la patologia e i disturbi della coordinazione motoria. Per quest’ultima abilità abbiamo la necessità che gli organi di controllo di essa, come ad esempio i gangli della base, siano performanti, mentre queste strutture nell’ADHD sono mal funzionanti.
Conclusione
A partire dall’evidenza che in questa patologia ci sono difetti strutturali a livello del sistema nervoso centrale e attraverso i risultati trovati in riferimento alla domanda di ricerca si può dire che esiste in alcuni casi una relazione tra ADHD e disturbi della coordinazione motoria.
In riferimento all’introduzione e alla pratica professionale sottolineo l’interessante studio che evidenzia il peggioramento della prognosi nella sovrapposizione dell’ADHD con disordini nello sviluppo della coordinazione motoria.
I limiti di questa ricerca riguardano in particolar modo la vastità dell’argomento scelto. Inoltre quando si entra nel campo delle neuroscienze ci si scontra con un’evoluzione velocissima. È il campo nel quale le scoperte sono ancora in evoluzione e ogni anno ci sono nuove definizioni che spiegano le patri del cervello studiate aggiungendogli nuove funzioni. Non esiste ancora una mappatura dettagliata delle funzioni di quello straordinario organo che è il cervello .
Bibliografia
Barkley, R. A. .2006. Attention- Deficit Hyperactivity Disorder, Third Edition: A Handbook for Diagnosis and Treatment, Guilford
Bear Mark F., Barry W. Connors, Michael A. Paradiso. 2001. Neuroscienze: esplorando il cervello. Milano: Masson
Drew H. Barzman, Lisha Fieler, Floyd R. Sallee. 2004. Attention Deficit Hyperactivity Disorder: Diagnosis and treatment, Journal of Legal Medicine, 25, 23 – 38
Fischer, M.,Barkley, R.A., Smallish, L., &Fletcher, K. .2004. Hyperactive children as young adults: Deficit in inhibition, attention, and response perseveration and their relationship to severity of childhood and current ADHD and onduct disorder. Developmental Neuropsichology, 27, 107-133.
Guareschi Cazzullo, A., Lenti, C., Musetti, L., e Musetti, M.C. .1998. Disturbi da deficit dell’attenzione/iperattività e disturbi della condotta, in ID., Neurologia e psichiatria dello sviluppo, Milano:McGraw-Hill
Kadesjo, B &Gillberg, I.C. (1998), Attention deficits and clumsiness in Swedish 7- year-old children. Developmental Medicine and Childr Neurology, 40: 796-804
Kadesjo, B &Gillberg, I.C. (1999),Developmental coordination disorder in Swedish 7- year-old children. Journal of the American Academy of Child and Adolescent Psychiatry, 38: 820-8
Pastor PN, Reuben CA. 2008. Diagnosed attention deficit hyperactivity disorder and lerning disability: United States, 2004-2006. National Center for Health Statistics. Vital Health Stat 10(237).
Pik, J. P., Pitcher, T. & Hay D. A. (1999), Motor coordination and kinaesthesis in boys with attention deficit-hyperactivity disorder. Developmental Medicine and Child Neurology, 41: 159-65.
Qiu A., Ph.D., Deana Crocetti, B.S., Marcy Adler, B.A., E. Mark Mahone, Ph.D., Martha B. Denckla, M.D., Michael I. Miller, Ph.D., and Stewart H. Mostofsky, M.D. .2009. Basal Ganglia Volume and Shape in Children With Attention Deficit Hyperactivity Disorder. Am J Psychiatry; 166 (1):74-82
Stins John F., G Caroline M van Baal, Tinca JC Polderman, Frank C Verhulst, Dorret I Boomsma. 2004. Heritability of Stroop and flanker performance in 12-year old children, Neuroscience, 5:49