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L’85% della produzione mondiale di succo d’arancia proviene dal Brasile. Qui, tre colossi si spartiscono il mercato: le aziende brasiliane Cutrale e Citrosuco, e la svizzera Louis Dreyfus Company (LDC). I tre giganti detengono insieme il 75% del mercato mondiale di succo d’arancia. LDC possiede 38 piantagioni nel paese sudamericano, nelle quali le mani di oltre 8000 raccoglitori lavorano duramente, senza che venga sempre loro pagato il salario minimo legale, vengano versati gli oneri sociali e mettendo a rischio la propria salute e la propria sicurezza, come mostra un’inchiesta di Public Eye.
La raccolta delle arance è un duro lavoro: ogni lavoratore deve raccogliere circa 3000 chili di arance al giorno sotto un sole cocente. Si tratta di un prodotto la cui richiesta è aumentata negli ultimi mesi: per via del nuovo coronavirus, molti consumatori si preoccupano maggiormente di avere una dieta sana. Le condizioni di lavoro dei raccoglitori sono tuttavia discutibili: negli ultimi 10 anni, l’ispettorato del lavoro brasiliano ha riscontrato circa 200 violazioni delle leggi sul lavoro, spesso in relazione alla sicurezza e alla salute dei lavoratori. Public Eye riporta che, per esempio, LDC ha ricevuto una multa di 120’000 franchi per aver fatto dormire 34 lavoratori in un pollaio. Oltre alle preoccupazioni legate alla salute, alla sicurezza e all’igiene, ci sono i salari al di sotto del minimo legale (malgrado questo corrisponda soltanto a 190 franchi al mese) e il mancato versamento degli oneri sociali.
“Tutto il mondo ha visto i fumi legati alla deforestazione della foresta amazzonica. Purtroppo, le violazioni dei diritti dei lavoratori sono meno visibili di un incendio”, ha affermato il procuratore del ministero pubblico del lavoro dello stato di San Paolo Rafael de Araujo Gomes.