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L'imbottigliamento dell'acqua ai fini commerciali da parte di Nestlé "non è un servizio pubblico essenziale". Lo ha stabilito una corte d'appello del Michigan pronunciandosi sul caso della piccola cittadina di Osceola, dove la multinazionale svizzera voleva potenziare un impianto portando da 1'000 a 1'500 i litri d'acqua al minuto estratti da un pozzo.
La corte ha bocciato il progetto, dando ragione alla comunità locale, che lo considerava in contrasto con il piano regolatore del comune. "La vendita privata di acqua non può essere considerata una fornitura pubblica paragonabile alla rete che eroga l'acqua dei rubinetti per case e aziende", spiega l'avvocato ambientale Jim Olson.
Ma la decisione apre nuovi interrogativi che vanno oltre il singolo caso. "Come può un privato vendere acqua che appartiene a tutti? E lo Stato può negare la licenza?", domanda ancora l'avvocato. La sentenza potrebbe infatti indurre le autorità statali a riconsiderare i permessi che consentono alla Nestlé di imbottigliare l'acqua in Michigan.
Dal canto suo, l'azienda - interpellata dalla RSI - si è detta rammaricata da questa sentenza, senza specificare se presenterà ricorso: "Valuteremo i prossimi passi a livello legale", ha dichiarato.
Non è la prima volta che la multinazionale con sede a Vevey viene contestata da una comunità locale negli Stati Uniti. Nel 2016, il 70% degli abitanti di una cittadina dell'Oregon aveva votato contro la privatizzazione dell'acqua, facendo sfumare un progetto della società per imbottigliare un miliardo di litri all'anno da una fonte pubblica.
Nestlé possiede numerosi marchi di acqua in bottiglia, tra cui Perrier, Acqua Panna, Vittel, S. Pellegrino, Poland Spring e, nel Michigan, Ice Mountain.