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<h2>SubmittedText<h2><p>Per godere di una buona rendita di vecchiaia occorre disporre di almeno due dei tre pilastri, di regola l'AVS e la cassa pensioni. Nell'AVS valgono le stesse regole per tutti, ma le sue prestazioni sono perlopiù insufficienti a garantire la copertura del fabbisogno vitale. Le casse pensioni offrono una moltitudine di soluzioni diverse, ragion per cui l'offerta dovrebbe teoricamente coprire tutti i modelli di vita. Attualmente, però, sono i datori di lavoro a determinare la soluzione assicurativa per tutti i loro dipendenti. Se la soluzione scelta non conviene a un lavoratore, quest'ultimo ha soltanto l'"opzione", poco soddisfacente, di cambiare datore di lavoro.</p><p>Invito pertanto il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Quali possibilità vede per migliorare le opzioni previdenziali degli assicurati il cui datore di lavoro ha un partner assicurativo con un regolamento non confacente alla situazione di vita dei diretti interessati?</p><p>2. Come intende migliorare la situazione degli assicurati la cui previdenza peggiora in seguito a cambiamenti professionali?</p><p>3. Come intende eliminare l'attuale inefficienza del sistema nel caso dei lavoratori con un'alta flessibilità sul mercato (p. es. con contratti stagionali), il cui capitale di previdenza viene talvolta trasferito più volte all'anno da un istituto all'altro?</p><p>4. Quali possibilità vede per contrastare i tentativi delle casse pensioni, contrari al principio di solidarietà, di scaricare i rischi su operatori meno interessanti (p. es. l'istituto collettore)?</p><p>5. Come intende rafforzare la vigilanza sulle casse pensioni, affinché i lavoratori che si trovano in situazioni particolari e complesse possano effettivamente esercitare i diritti di cui teoricamente dispongono invece di essere respinti dai professionisti del ramo assicurativo con il pretesto dei regolamenti interni?</p><p>6. Quali condizioni quadro andrebbero modificate per rendere possibile l'esercizio di questi diritti da parte dell'esiguo numero di assicurati che presumibilmente farebbe uso della libertà di scelta nel 2° pilastro?</p><p>7. Come intende contrastare il fallimento del mercato dovuto al fatto che i diretti interessati, a causa dell'assenza di libertà di scelta, non possono scegliere né il rendimento né le spese o le prestazioni connessi alla loro assicurazione di capitali? Si possono trarre lezioni dall'estero (p. es. dai Paesi Bassi)?</p><p>8. Ha altre idee per compensare lo squilibrio nella previdenza basata sulla capitalizzazione, finanziata dalle parti sociali, nella quale una parte stabilisce per così dire il menu, mentre l'altra deve subirne eventuali effetti collaterali sgradevoli?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1./2./8. Il sistema della previdenza professionale si fonda sul partenariato sociale. In quest'ambito la legge federale sulla previdenza professionale per la vecchiaia, i superstiti e l'invalidità (LPP; RS 831.40) assicura una previdenza minima, che deve essere garantita da ogni istituto di previdenza. Gli istituti di previdenza hanno una struttura paritetica: il loro organo supremo deve essere costituto in parti uguali da rappresentanti dei datori di lavoro e dei lavoratori. Questo garantisce che gli interessi degli assicurati siano presi in considerazione, per esempio quando si tratta di decidere sul tasso d'interesse applicato agli averi di previdenza o di stabilire i principi per l'amministrazione del patrimonio. I datori di lavoro devono versare almeno il 50 per cento dei contributi e, in caso di copertura insufficiente, partecipare agli oneri di risanamento. Non sarebbe giustificato che i lavoratori, senza l'accordo del datore di lavoro, potessero scegliere individualmente piani di previdenza che causano a quest'ultimo oneri finanziari supplementari. Molti datori di lavoro provvedono tuttavia volontariamente a stipulare soluzioni previdenziali che garantiscono ai salariati una copertura assicurativa migliore di quella minima e ad assumere una parte maggiore delle spese. La legislazione vigente prevede la necessaria flessibilità a tal fine.</p><p>Uno dei principi fondamentali del 2° pilastro è la collettività: i datori di lavoro assicurano collettivamente i loro dipendenti presso un istituto di previdenza di loro scelta. Questo garantisce che non vi sia alcuna selezione dei rischi.</p><p>Un miglioramento individuale della previdenza è oggi possibile per esempio tramite riscatti volontari degli assicurati volti a colmare lacune previdenziali. Inoltre nei cosiddetti piani di previdenza 1e sono previste possibilità di scelta della strategia d'investimento; questi piani non contemplano però il versamento di rendite ma soltanto una liquidazione in capitale. Questa opzione può tuttavia essere proposta soltanto da istituti di previdenza che assicurano esclusivamente le parti del salario eccedenti quelle coperte dal fondo di garanzia, poiché occorre evitare che il collettivo degli assicurati debba rispondere di eventuali perdite sugli investimenti. Con l'accordo dei datori di lavoro, alcuni istituti di previdenza offrono ulteriori possibilità di opzione individuali. Una configurazione individuale della previdenza è prevista anche nel 3° pilastro.</p><p>3. L'attuale sistema, che prevede una previdenza collettiva vincolata al datore di lavoro, comporta che in caso di cambiamento del datore di lavoro si debba anche trasferire l'avere di previdenza al nuovo istituto di previdenza. Le prestazioni della previdenza professionale coprono i rischi vecchiaia, invalidità e morte e il nuovo istituto di previdenza non potrebbe garantirle se non gli fosse trasferito l'avere di previdenza. I vantaggi di questo sistema sono maggiori rispetto all'onere amministrativo che ne deriva, che può inoltre essere ridotto migliorando la collaborazione tra gli istituti di previdenza, per esempio tramite la piattaforma BVG Exchange per lo scambio dei dati d'uscita, allestita dalla Fondazione istituto collettore LPP. Oltretutto, anche la libera scelta dell'istituto di previdenza genererebbe un onere amministrativo perlomeno identico, se non addirittura superiore, a causa dei cambiamenti d'istituto probabilmente frequenti.</p><p>4. Il miglior modo per evitare la desolidarizzazione è quello di stabilire correttamente i parametri attuariali. La riduzione dell'aliquota minima di conversione prevista nel quadro della riforma della previdenza professionale appena approvata dal Parlamento è un passo importante per ridurre il finanziamento trasversale delle prestazioni dei beneficiari di rendita da parte degli assicurati attivi e quindi per contrastare la tendenza alla selezione dei rischi.</p><p>5. I regolamenti degli istituti di previdenza, emanati dall'organo supremo paritetico, non sono ad uso interno e gli istituti di previdenza hanno l'obbligo di fornire ampie informazioni agli assicurati. Le controversie sono esaminate dalle autorità di vigilanza o dai tribunali delle assicurazioni sociali. Le procedure sono di regola gratuite per gli assicurati.</p><p>6./7. In passato, il Consiglio federale e la Commissione federale della previdenza professionale hanno già discusso più volte sull'opportunità d'introdurre la libera scelta dell'istituto di previdenza, respingendola sempre per i motivi summenzionati.</p><p>La previdenza professionale è un'assicurazione sociale. Le prestazioni sono versate in primo luogo sotto forma di rendite (vitalizie). In caso di introduzione della libera scelta della cassa pensioni si dovrebbe modificare radicalmente l'intero sistema, poiché non sarebbe possibile introdurre un'individualizzazione della previdenza soltanto per chi la desidera espressamente. Il secondo pilastro garantisce oggi la copertura assicurativa collettiva dei rischi vecchiaia, invalidità e morte. In caso di libera scelta dell'istituto, l'assicurazione dovrebbe esternalizzare la copertura dei rischi invalidità e morte. Il rischio vecchiaia potrebbe eventualmente continuare ad essere assicurato, ma in ogni caso a condizioni nettamente peggiori. La lunghezza dell'orizzonte temporale degli investimenti e degli impegni derivante dall'affiliazione obbligatoria a un determinato istituto di previdenza consente agli istituti di previdenza di avere un'elevata capacità di rischio, senza la quale l'attuale assicurazione sociale diventerebbe una mera assicurazione di capitali ("lump sum"). Gli averi di previdenza varierebbero in funzione dell'andamento dei mercati finanziari e i rischi d'investimento dovrebbero quindi essere sostenuti dai singoli assicurati. È molto improbabile che mediamente ne risultino rendimenti degli investimenti più elevati. Una tale libertà di scelta causerebbe inoltre maggiori spese amministrative ai datori di lavoro e una loro minore partecipazione finanziaria, il che si tradurrebbe in prestazioni previdenziali inferiori per gli assicurati. Questo è dimostrato dalle esperienze fatte all'estero (v. p. es. lo studio di fattibilità sulla libera scelta della cassa pensioni, disponibile in tedesco con riassunto in italiano sul sito www.ufas.admin.ch &gt; Pubblicazioni &amp; Servizi &gt; Ricerca e valutazione &gt; Rapporti di ricerca). La libera scelta presuppone inoltre un alto grado d'informazione e di conoscenze, nonché un interesse altrettanto elevato da parte degli assicurati. Per la stragrande maggioranza degli assicurati, queste condizioni non sono adempiute.</p>  Risposta del Consiglio federale.