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Oltre 340 bambini, costretti a lavorare in condizione di schiavitù, sono stati salvati dalla polizia negli ultimi dieci giorni nella città di Hyderabad, nel sud dell'India. Lo riferisce oggi il quotidiano "The Hindu". I minori, alcuni di otto anni, erano impiegati in laboratori artigianali di "bangle" (i tradizionali bracciali indiani), di abbigliamento e di pelletteria. Sono stati sorpresi in tre diversi raid condotti dalla polizia a fine gennaio nel centro storico della città, famosa per essere uno dei poli dell'informatica.
Erano tenuti in piccole stanze e costretti a lavorare per oltre 12 ore in condizioni disumane per un salario mensile di 5 mila rupie (circa 70 euro) che inviavano alle famiglie. Diversi presentavano ferite e infezioni per l'uso di prodotti chimici. I bambini provengono da povere famiglie dell'Uttar Pradesh, Rajasthan e Bihar, che sono gli stati indiani più arretrati, oltre che da Bangladesh e Myanmar.
Alcuni sono stati mandati nei loro villaggi di origine in treno, mentre altri si trovano in centri di riabilitazione in attesa di rintracciare i genitori. La polizia ha arrestato una ventina di persone con l'accusa di sfruttamento di minori e impiego in condizioni di schiavitù.
Secondo l'ultimo censimento del 2011, ci sono circa 5 milioni di "baby lavoratori" in India impiegati come domestici, manovali, sguatteri e in diversi settori, come quello della produzione di sigarette, fuochi di artificio e mattoni.
Il fenomeno è ritornato di stretta attualità dopo l'assegnazione del premio Nobel per la pace all'attivista Kailash Satyarthi, fondatore di Bachpan Bachao Andolan, una delle più famose organizzazioni non governative che da anni si batte contro il lavoro minorile.