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Serata di riflessione, Locarno 15 dicembre 1997
L'idea di una scuola pubblica nasce con l'età moderna ed è tipica del nuovo e moderno modo di concepire l'individuo.
Sappiamo che l'inizio di questa ideologia, moderna e sostanzialmente democratica, ha luogo con la Riforma protestante: Lutero affermava che, se lo Stato ha il diritto di obbligarci alle amú e di mandarci alla guerra, tanto più ha il dovere di fornirci le armi spirituali con l'istruzione.Ma è nell'Illuminismo che questa ideologia si afferma. I suoi legami con la concezione democratica sono chiaramente visibili nella Rivoluzione francese.L'Assemblea Costituente fu spinta ad occuparsi subito del progetto di un nuovo sistema di educazione pubblica. Una delle disposizioni fondamentali del Titolo primo della Costituzione del 1791 contiene già un'indicazione precisa della necessità di garantire a tutti i cittadini un'istruzione elementare gratuita. In questo senso fu istituito un Comitato di istruzione pubblica dell'Assemblea Legislativa: il 20 aprile 1792 Condorcet presentò un nuovo progetto che tuttavia non potè essere discusso perché proprio lo stesso giorno l'Assemblea fu indotta precipitosamente dagli eventi a votare la dichiarazione di guerra all'Europa. Ma il Rapporto e il Progetto di Condorcet meritano che li si esamini brevemente, perché quegli ideali e quegli scopi li vedremo tornare. Un brano del testo di Condorcet spiega esaurientemente i legami che annodano le sorti dell'istruzione pubblica a quelle della democrazia rivoluzionaria. Questi gli scopi del progetto redatto da Condorcet: "Offrire a tutti gli individui della specie umana i mezzi per provvedere ai propri bisogni, per assicurarsi il benessere, per conoscere ed esercitare i propri diritti, intendere ed adempiere i propri doveri; assicurare a ciascuno l'opportunità di perfezionare la propria abilità, di divenire capace di esercitare le funzioni alle quali ha diritto di essere chiamato, di sviluppare nelpiù ampio modo le doti che ha ricevuto dalla natura; e in tal modo stabilire tra i cittadini un'uguaglianza di fatto e rendere reale l'uguaglianza politica riconosciuta dalla legge; tale deve essere il primo scopo di un'istruzione nazionale; sotto questo punto di vista essa è, per il potere politico, un obbligo di giustizia. " Due, dunque, gli scopi e gli aspetti principali dell'istruzione: essa è necessaria al cittadino per la conoscenza e l'esercizio dei suoi diritti e doveri; è strumento del benessere individuale e della prosperità della nazione. Teniamoli presenti: essi costituiscono anche il convincimento dell'Illuminismo lombardo dell'Ottocento e dello stesso Franscini.Non c'è dubbio, dunque, che la concezione dell'istruzione pubblica obbligatoria nasce con l'ideologia democratica e ne è parte essenziale.Elevare le condizioni materiali e morali delle classi inferiori: chi altro ci pensava, nel Settecento e nell'Ottocento?Emancipare i servi della gleba, fame cittadini liberi e responsabili: chi altro lo voleva, nel Settecento e nell'Ottocento?Non la Chiesa cattolica, di sicuro: basta leggersi gli attacchi costanti della "Civiltà Cattolica" (la rivista dei Gesuiti) ai progetti e alle iniziative di istruzione pubblica dell'Ottocento. Un solo esempio: nel settembre 1851, i Gesuiti segnalavano i rischi di mettere l'insegnamento in mano a un corpo di professori laici, e li illustravano in questo modo: "[l'istruzione pubblica], i cui effetti per lo più non si conoscono, se non quando, giunta la corruzione all'estremo, comincia a produrre irresistibilmente i suoi sintomi esteriori. Andate allora a toglier di mente ad un popolo intero la sua sovranità inalienabile, il suo diritto al lavoro, la sua indipendenza di ragione... Dite loro coi moderati che la sovranità è buona ma non deve usarsi, che il lavoro è un dovere e non un diritto, che la ragione è indipendente quando è illuminata; e vedrete! Ci vuol altro a contenere una massa di invasati! Lo sa la Francia!....... )Lo so, i tempi sono cambiati. Cito questo passaggio (se ne potrebbero citare a centinaia, e di tutte le componenti della reazione cattolica) non per riportare il dibattito all'Ottocento, ma per stabilire una cosa: del diritto all'istruzione pubblica, dell'emancipazione intellettuale e materiale delle classi povere si fecero inizialmente promotori prima i movimenti liberali e poi lo Stato liberale - nessun altro. Il che, credo, costituisce un punto di merito per la scuola pubblica e definisce un'ideologia e degli scopi che sono tipicamente suoi.L'inizio della battaglia liberale per l'istruzione pubblica coincise dunque con l'affermazione del diritto all'istruzione.Ma nel secondo dopoguerra la scuola pubblica si è battuta principalmente su un altro tema, tipicamente e solo suo: l'eguaglianza delle possibilità.Nell'Ottocento si pensava che per garantire il diritto all'istruzione occorresse soltanto aprire delle scuole e formare degli insegnanti (è, come sapete, quel che fece il liberalismo ticinese dell'Ottocento, e in primo luogo Stefano Franscini). Ma se la miseria spinge i ragazzi lontano dalle scuole, sugli alpi (come accadeva, appunto, nel Ticino ottocentesco, ma anche in tutti i Paesi nei quali si introdusse la scolarizzazione obbligatoria); se la mancanza di denaro toglie ai poveri la possibilità di studiare a livelli superiori: a che serve quel diritto teorico?Si procedette allora, alla fine dell'Ottocento e nella prima metà del nostro secolo, a creare mezzi per ridurre gli svantaggi creati dalla disparità economica. Sembrava che il diritto all'istruzione sarebbe stato realizzato quando: a) fossero create scuole adeguatamente distribuite nel territorio e aperte a tutti indiscriminatamente; b) fosse garantita ad ognuno, attraverso borse di studio o forme simili di aiuto, la possibilità di frequentare la scuola voluta.In realtà, negli anni Sessanta, si vide che così non era. L'indagine sociologica e statistica (molti ricorderanno l'opera famosissima di Bourdieu e Passeron, tra i tanti studi al riguardo) mostrava che la possibilità di carriera scolastica - e della successiva carriera professionale era fortemente condizionata dalla classe sociale di provenienza e dal sesso. L'America di Kennedy, ad esempio, reagì con programmi di compensazione: furono intraprese numerose e costose iniziative a favore delle categorie sfavorite, dai corsi di recupero alle innovazioni didattiche; per inciso, i risultati furono deludenti.Da noi, la volontà di raggiungere l'uguaglianza del diritto all'istruzione ha portato a molte innovazioni, anche dispendiose, e soprattutto alla scuola media. Si critichi pure quanto si vuole questa scuola, ma non si dimentichi il principio che ha indotto lo Stato (non certo i privati) ad affrontare spese ingentissime per decentrare le sedi, in modo da servire equamente tutte le regioni del Cantone, comprese le valli periferiche; per aggiornare gli insegnanti a una concezione pedagogica e didattica finalizzata al recupero degli svantaggi di partenza; per dotare l'istituzione scolastica di tutti quei servizi aggiuntivi che dovrebbero contribuire a ridurre le difficoltà di apprendimento.Infine, non si può chiudere questa breve rassegna dell'ideologia della scuola pubblica senza un accenno al pluralismo e ai valori della società d'oggi che trovano espressione nell'insegnamento pubblico:L'art. 1 della Legge della scuola, al cpv. 3, recita: "L'insegnamento è impartito in lingua italiana e nel rispetto della libertà di coscienza ". La scuola statale e comunale non intende e non può trasmettere insegnamenti che violino la libertà di coscienza e il principio della libera scelta dei singoli individui.Per sintetizzare in breve il convincimento che ispira l'insegnamento pubblico: la verità è affidata alla ricerca personale. Nessuno la può trasferire né imporre ad un altro. L'insegnante dà, per quanto può, i mezzi intellettuali e culturali perché ognuno decida da sé quale verità abbracciare.Questi intendimenti della scuola pubblica sono illustrati bene dalla Legge della scuola del 1 febbraio 1990, art. 2, cpv. 2:"In particolare la scuola, interagendo con la realtà sociale e culturale e operando in una prospettiva di educazione permanente:a) educa la persona alla scelta consapevole di un proprio ruolo attraverso la trasmissione e la rielaborazione critica e scientificamente corretta degli elementi fondamentali della cultura in una visione pluralistica e storicamente radicata nella realtà del Paese;b) sviluppa il senso di responsabilità ed educa alla pace, al rispetto dell'ambiente e agli ideali democratici ". Credo che questi valori, indicati come obiettivi dell'educazione pubblica, non possano essere sconfessati o rifiutati da nessuna componente responsabile della nostra società e della nostra cultura. Questi sono valori generalmente condivisi dalla società del nostro tempo, nel nostro Paese e nelle altre nazioni democratiche dell'Occidente. Una scuola pubblica ha il dovere di svilupparli nei suoi allievi, ma ha anche il dovere di non aggiungerne altri, più specifici o propri di una tendenza, un credo o. una chiesa particolari.Questo rispetto delle coscienze individuali degli allievi, della loro libertà di pensiero e dei valori comunemente condivisi è un cardine dell'ideologia della scuola pubblica. Non lo è altrettanto necessariamente di una scuola privata o confessionale.
Franco Zambelloni