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Non è la prima volta che il Consiglio federale promette molto, ma poi mette in pratica poco o niente: «La Svizzera appoggia il sistema di finanziamento ampiamente condiviso del Piano d’azione di Addis Abeba, che prevede la mobilitazione di flussi finanziari sia nazionali sia internazionali e menziona tra i capisaldi della sua azione la coerenza tra le diverse politiche legate allo sviluppo sostenibile. All’insegna dello slogan “leaving no one behind” (“non lasciare nessuno indietro”), come l’Agenda 2030 anche la Svizzera riserva particolare attenzione alle persone più svantaggiate.» Ecco ciò che scrisse il Consiglio federale nel suo Rapporto nazionale 2018 sull’attuazione dell’Agenda 2030 per uno sviluppo sostenibile in Svizzera. Ciononostante, non ha fornito una spiegazione riguardo al modo in cui il nostro Paese avrebbe contribuito al finanziamento pubblico degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (OSS) dell’ONU che, secondo le stime di quest’ultimo, necessiterebbero un totale di 7'000 miliardi di dollari all’anno fino al 2030. Si sperava che il Consiglio federale colmasse questa lacuna con l’elaborazione della Strategia per uno sviluppo sostenibile (SSS), pubblicata a inizio novembre. Invece il testo della strategia, inviato in consultazione, è la prova che il Consiglio federale ha completamente disatteso le aspettative.
Il documento della Strategia per uno sviluppo sostenibile contiene esattamente due frasi su ciò che la Svizzera potrebbe fare, quale principale piazza finanziaria offshore del mondo nonché stato ospitante di rilievo delle multinazionali, per lottare contro la frode fiscale, il riciclaggio di denaro e la corruzione, tutti pregiudizievoli per lo sviluppo. A pagina 29, il Consiglio federale scrive: «La Svizzera s’impegna (...) nella lotta contro i flussi finanziari illegali. Sul piano nazionale e internazionale favorisce lo sviluppo e l’attuazione di norme che permettano una maggiore trasparenza, e che allo stesso tempo evitino e combattano gli elementi fondanti illegali sui quali si basano tali flussi finanziari.»
È ancora meno di quanto il Consiglio federale scrisse due anni fa sull’attuazione dell’Agenda 2030. Nell’ottica di uno sviluppo sostenibile, che si focalizzi non soltanto sull’attuazione dell’Agenda 2030 nel nostro Paese ma che si preoccupi anche dell’influenza mondiale della Svizzera quale piazza finanziaria e commerciale, questa è solo una farsa.
La Svizzera attira i capitali in fuga...
Il nostro Paese non si è ancora dotato di una strategia per prevenire la fuga delle entrate fiscali dai Paesi in via di sviluppo. Miliardi di franchi continuano a fuggire dai Paesi in via di sviluppo attraverso la frode e l’ottimizzazione fiscale. La Svizzera continua ad essere il più grande centro finanziario offshore del pianeta: a fine 2019, le banche elvetiche gestivano il 25% di tutti gli attivi del mondo. Secondo i dati dell’Associazione svizzera dei banchieri, il totale degli averi esteri ammonta a 3'742,7 miliardi di franchi. Inoltre, grazie alla bassa imposizione fiscale delle imprese, il nostro Paese ospita centinaia di sedi sociali di multinazionali. La Svizzera ha quindi una parte importante di responsabilità nella fuga di attivi privati dai Paesi in via di sviluppo e nei trasferimenti di utili delle multinazionali dai Paesi produttori del Sud ai paradisi fiscali del Nord: infatti, lo scambio automatico di informazioni tra i dati bancari di clienti e i dati contabili delle multinazionali non funziona (non ancora?) con la maggior parte dei Paesi in via sviluppo. Inoltre, con la sua politica finanziaria e fiscale attuale, la Svizzera è un potente motore della concorrenza mondiale: spinge ad aliquote d’imposta sempre più basse, in particolare nell’ambito dell’imposizione delle imprese, e costringe svariati Paesi ad effettuare dei tagli sempre più sostanziosi dei loro budget. Ancora una volta, sono le persone più vulnerabili che risentono degli effetti di tali pratiche.
...invece di combatterli
Se la Svizzera in futuro desidera essere considerata una piazza finanziaria il cui modello d’affari non ostacola gli obiettivi dell’Agenda 2030, non può accontentarsi di mettere in atto le nuove norme minime in materia di trasparenza dell’OCSE e del G20. In quanto attore mondiale di primo piano del settore finanziario, sarebbe opportuno da parte sua assumere il ruolo di pioniera, favorendo una redistribuzione mondiale equa delle ricchezze di privati e degli utili delle imprese. Dimostrerebbe così di operare per una reale applicazione mondiale della trasparenza fiscale, sia nell’ambito dei conti finanziari (diverse forme di scambio di informazioni tra autorità fiscali) sia per quanto concerne il reporting d’impresa (Country-by-Country-Reporting). Anche i Paesi in via di sviluppo ne beneficerebbero. In tal modo disporrebbero perlomeno di una parte dei dati necessari a fare in modo che le autorità fiscali possano impedire l’evasione della loro ricchezza verso i paradisi fiscali. Un simile approccio è altrettanto necessario se si desidera permettere ai Paesi dell’emisfero sud di utilizzare sempre più le proprie entrate fiscali per lo sviluppo sostenibile.
Pubblicato il 22 aprile 2021
Su Il Lavoro
(Traduzione: Letizia Bernaschina)