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RANGUN - La corte suprema della Birmania ha mantenuto in stato di detenzione la leader dell'opposizione Aung San Suu Kyi, confermando la sua condanna a 18 mesi di arresti domiciliari. Lo si è appreso da fonti ufficiali.
I magistrati hanno respinto il ricorso presentato dai suoi legali che avevano sollevato eccezioni costituzionali. "Il ricorso è stato rigettato", ha detto un responsabile birmano che ha voluto rimanere anonimo.
La Premio Nobel per la pace, 64 anni, era stata condannata a 3 anni di reclusione e di lavori forzati per aver ospitato brevemente un americano che aveva nuotato fino alla sua abitazione situata sulle rive di un lago. La condanna era stata poi commutata in un prolungamento degli arresti domiciliari ed era stata confermata in appello nell'ottobre scorso.
Agli avvocati della leader d'opposizione birmana non rimane altro che fare ricorso al presidente della corte suprema, la più alta autorità giudiziaria del paese. La conferma della condanna odierna esclude la "Dama di Rangun" dalle elezioni in programma quest'anno. Aung San Suu Kyi ha trascorso oltre 14 degli ultimi 20 anni in prigione.
SDA-ATS