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Questa sera all'Usi di Lugano si terrà la conferenza "Fake news come arma della persuasione, dalla Grande Guerra a oggi", che vedrà quali relatori Pier Paolo Pedrini, autore del libro "I manifesti nella Grande Guerra" e l'Amministratore delegato del Gruppo Corriere del Ticino, cofondatore dell’Osservatorio europeo di giornalismo (EJO) all’USI e autore del saggio "Gli stregoni della notizia".
Già lo scorso anno, alla Biblioteca Cantonale di Bellinzona, gli stessi relatori avevano tenuto una conferenza incentrata sulle tecniche di persuasione di massa, sulla propaganda e sulla manipolazione delle notizie. Ecco cosa si era detto in quell'occasione.
28 aprile 2016
Ieri sera, presso la Biblioteca cantonale di Bellinzona, si svolgeva la conferenza "Come vendere la guerra?". L'evento vedeva la presenza quali relatori, moderati da Stefano Vassere, di Pier Paolo Pedrini, autore del libro "I manifesti nella Grande Guerra. Tecniche persuasive alle origini della comunicazione contemporanea" e Marcello Foa, giornalista e amministratore delegato del gruppo editoriale MediaTi.
Al centro della conferenza c'erano le tecniche persuasive utilizzate nella propaganda di guerra, sviluppate a partire dal primo conflitto mondiale e poi riprese anche in altri ambiti e che sono all'origine della moderna comunicazione.
Pier Paolo Pedrini, riprendendo molti dei manifesti illustrati nel suo libro, ha sottolineato l'importanza (riconosciuta da molti esperti del settore, da Chomsky a Goebbels) della propaganda durante un conflitto, sia per motivare i soldati a partire per il fronte, sia per ottenere il sostegno dell'opinione pubblica per la guerra. Il periodo preso in considerazione da Pedrini, quello appunto della Grande Guerra, vede come principale vettore della propaganda il manifesto. In esso sono utilizzate una moltitudine di tecniche di persuasione, volte sia a spingere i volontari ad arruolarsi per il fronte che a spingere i cittadini ad impegnarsi, soprattutto finanziariamente per sostenere il conflitto: idealizzare e raffigurare in modo idilliaco la realtà del fronte, far leva sul senso di colpa e sulla vergogna per non essersi arruolati mettendo in campo una retorica patriotica, l'utilizzo della figura femminile nelle immagini, quella dei bambini, la promessa di un riscatto sociale ed economico. Tutte tecniche, ha constatato Pedrini, che oggi sono ampiamente utilizzate nell'ambito della retorica politica e della promozione commerciale.
Marcello Foa ha constatato come le grandi masse siano facili da manipolare, sfruttando meccanismi presenti nel cervello umano, come il desiderio di non essere esclusi e la sua tendenza a conformarsi agli altri. Prova ne è, ad esempio, la convinzione che ancora oggi sussiste nella maggioranza dell'opinione pubblica statunitense sulla validità della guerra in Iraq, nonostante la propaganda che l'ha giustificata sia basata su molte bugie. Ma proprio quando c'è una convinzione dominante e una propaganda martellante, ha detto Foa, i giornalisti e gli uomini liberi devono dubitare e verificare se l'opinione in questione sia suffragata dai fatti.