Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01155.jsonl.gz/279

Contenuto esterno
Il seguente contenuto proviene da partner esterni. Non possiamo dunque garantire che sia accessibile per tutti gli utenti.
NEW YORK - Le immagini trasmesse dalla Nasa sono impressionanti: una gigantesca piovra iridescente che si stende sul mare per quasi duemila chilometri quadrati. Per la Louisiana si preannuncia un week-end di paura. La marea nera fuoriuscita da un pozzo di petrolio sottomarino dopo l'affondamento della piattaforma Deepwater Horizon arriverà a lambire le coste del Golfo del Messico nel fine settimana. Si teme il disastro ambientale anche in Mississippi, Florida e Alabama.
Visti dall'alto gli sforzi della piccola "armada" di navi e aerei della BP sembrano quelli di un Davide contro Golia. L'avvicinarsi della marea ha costretto il gruppo petrolifero ad evacuare una seconda piattaforma, Ocean Endevour, vicina a quella affondata giovedì scorso.
"Ci aspettiamo l'impatto costiero per sabato. A dispetto di quel che facciamo, non c'è modo di far sparire il greggio di qui a venerdì", ha detto Ed Levine, coordinatore della National Oceanographic and Atmospheric Administration.
La Guardia Costiera ha predisposto centri di difesa lungo le aree di costa più delicate dei quattro stati potenzialmente minacciati: a Biloxi e Pascagoula in Mississippi, Pensacola in Florida, Venice in Louisiana, Theodore in Alabama.
Il viscido velo arcobaleno sulla superficie dell'oceano, in cui sono rimasti invischiati già tre capodogli, è ormai lungo 130 chilometri a una sessantina di chilometri da terra. È alimentato dal pozzo a 1'500 metri di profondità che sputa greggio a un ritmo di mille barili al giorno. Finora circa 1'100 barili di petrolio misto ad acqua sono stati recuperati dalle navi della BP, il colosso petrolifero che affittava dalla società con sede in Svizzera Transocean la piattaforma affondata.
Gli sforzi di attivare con robot sottomarini le valvole di contenimento del pozzo, cominciati domenica, non hanno ancora avuto successo e potrebbero non averlo per giorni. È scattato così il piano B, la costruzione di una gigantesca cupola, da posizionare sul pozzo per assorbire la perdita: ci vorranno due settimane per metterla in posizione ed è comunque un punto interrogativo. Una cupola fu installata brevemente, ma in acque assai meno profonde, nel 1979 per contenere una marea nera del pozzo di Ixtoc al largo del Messico.
SDA-ATS