Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/211463

<h2>SubmittedText<h2><p>L'articolo 10b capoverso 2 dell'ordinanza 2 COVID-19 del Consiglio federale descrive cosa si deve intendere per "persone particolarmente a rischio". Sono previste due grandi categorie: le persone a partire dai 65 anni e le persone che soffrono di alcune patologie particolari, come ipertensione arteriosa, diabete o malattie croniche delle vie respiratorie.</p><p>Il 17 aprile 2020 il Consiglio federale ha adottato un allegato (allegato 6) che stabilisce i criteri per determinare se e in quale misura le patologie menzionate all'articolo 10b capoverso 2 dell'ordinanza 2 COVID-19 rendono una persona particolarmente a rischio.</p><p>Le persone a partire dai 65 anni, invece, continuano a essere considerate particolarmente a rischio senza alcuna eccezione, distinzione o sfumatura. Con il risultato che tutte le persone a partire dai 65 anni vengono trattate allo stesso modo, senza distinzione, sebbene le loro condizioni di salute possano variare notevolmente. Questa generalizzazione può essere vista come una forma di discriminazione nei loro confronti.</p><p>Nella seduta del 24 aprile 2020, la Commissione delle finanze del Consiglio nazionale (CdF-N) ha esaminato la questione della definizione delle persone particolarmente a rischio, concludendo che il Consiglio federale dovrebbe definire in modo differenziato e sulla base di criteri chiaramente stabiliti questa categoria di persone, indipendentemente dalla loro età. Questo punto è menzionato nella lettera della CdF-N al Consiglio federale del 30 aprile 2020.</p><p>1. Il Consiglio federale è disposto a precisare nell'ordinanza 2 COVID-19 la definizione di persone particolarmente a rischio nel senso indicato dalla CdF-N?</p><p>2. È disposto a precisare la definizione di persone particolarmente a rischio, nel senso indicato dalla CdF-N, nel disegno di legge di trasposizione COVID-19 che sottoporrà in giugno a una procedura di consultazione e poi, in settembre, al Parlamento?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>L'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) ha definito la categoria delle persone particolarmente a rischio sulla base dello stato attuale delle conoscenze scientifiche e delle valutazioni delle società mediche specialistiche della Svizzera.</p><p>In linea di principio, un trattamento diverso in base all'età è ammesso se si fonda su un obiettivo legittimo e rispetta il principio di proporzionalità. Gli obiettivi della Confederazione nel contesto dell'attuale pandemia sono: (1) contenere l'epidemia, (2) proteggere le persone particolarmente a rischio e (3) non sovraccaricare il sistema sanitario affinché possa continuare a trattare i casi gravi anche in terapia intensiva.</p><p>I dati attuali dell'epidemia provenienti dalle regioni e dai Paesi colpiti, fra cui anche la Svizzera, mostrano che la malattia ha un decorso nettamente più grave nelle persone con più di 65 anni. Un decorso è considerato grave quando comporta il ricovero in terapia intensiva, il ricorso alla ventilazione meccanica o porta alla morte. Anche considerando statisticamente le malattie preesistenti, il rischio di un decorso grave aumenta con l'avanzare dell'età.</p><p>Inoltre, oltre un quarto dei pazienti con più di 70 anni ospedalizzati in Svizzera, pur non affetto da una malattia preesistente documentata, ha presentato un decorso così grave da richiederne l'ospedalizzazione. Non è dunque possibile identificare le persone particolarmente a rischio soltanto sulla base di malattie preesistenti.</p><p>L'articolo 10b capoverso 2 dell'ordinanza 2 sui provvedimenti per combattere il coronavirus (ordinanza 2 COVID-19; RS 818.101.24) poneva in primo piano la protezione nel mondo del lavoro. Al di fuori di questo ambito, la definizione di "persone particolarmente a rischio" non comportava conseguenze giuridiche, ma era vincolata unicamente a raccomandazioni per la protezione di queste persone (cfr. art. 10b cpv. 1 ordinanza 2 COVID-19; RS 818.101.24). Sta alla responsabilità di ciascuno seguire o meno le raccomandazioni.</p><p>Per questi motivi e viste le conoscenze scientifiche certe che indicavano effettivamente un rischio più elevato di decorso grave nelle persone con più di 65 anni, la definizione delle persone particolarmente a rischio nel contesto dell'attuale epidemia non costituiva una discriminazione, bensì una misura proporzionata e di durata limitata. Di conseguenza, l'articolo 10b capoverso 2 dell'ordinanza 2 COVID-19, che, fuorché essere una misura di protezione nel mondo del lavoro, era una mera raccomandazione, non poteva essere utilizzato per giustificare discriminazioni in altri ambiti (p. es. partecipazione a corsi, manifestazioni culturali o sportive).</p><p>Inoltre, l'UFSP aggiorna costantemente le raccomandazioni per le persone particolarmente a rischio in base alla situazione attuale dell'epidemia e le ha allentate l'11 maggio 2020 in varie fasi.</p><p>Con la decisione del Consiglio federale del 19 giugno 2020, la definizione delle persone particolarmente a rischio non è più disciplinata a livello di ordinanza. Ciò nonostante, è ancora valida nel contesto dell'attuale epidemia. L'UFSP continuerà a pubblicare raccomandazioni per proteggere queste persone da un contagio da nuovo coronavirus.</p>  Risposta del Consiglio federale.