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Impronta sulla perdita di biodiversità
La produzione, l’utilizzo e lo smaltimento dei beni consumati in Svizzera sono strettamente legati all’utilizzo del suolo, il quale può provocare danni alla biodiversità. L’impronta sulla perdita di biodiversità mostra l’estensione di tali danni. Si basa sul potenziale di perdita delle specie (ossia la possibilità che una specie si estingua), dovuto determinate forme di sfruttamento del suolo, come agricoltura o insediamenti, rispetto ad uno stato di riferimento naturale. Viene calcolato diversamente a seconda del Paese: se in Europa un bosco viene trasformato in un campo coltivato, la perdita potenziale di biodiversità è più ridotta rispetto a una foresta pluviale
L’indicatore include l’utilizzo del suolo all’estero provocato dai prodotti importati (prospettiva dell’impronta ecologica).
Tra il 1996 e il 2015, l’impatto pro capite del consumo svizzero sulla perdita di biodiversità è aumentata di circa il 14 per cento. Nel 2015 ammontava a 7,44 specie-anni per miliardo di specie (Pico-PDF∙a). L’impatto all’estero aumenta inoltre in maniera significativa e costante mentre la percentuale interna dell’impatto sulla biodiversità è diminuita dal 49 al 35 per cento. I prodotti di origine animale e vegetale (in particolare le derrate alimentari e i mangimi) rappresentano, con circa il 70 per cento, i prodotti con la maggiore impronta importata sulla perdita di biodiversità.
Un confronto con il tasso di estinzione naturale mostra che l’impronta sulla perdita di biodiversità è ben al di sopra dei valori limite, basati sulla popolazione mondiale, compatibili con i limiti di resistenza del pianeta. A causa di tale aumento vengono valutati in modo negativo sia lo stato che lo sviluppo.
L’impronta assoluta sulla biodiversità è cresciuta in maniera ancora più notevole rispetto all’impronta pro capite a causa dell’aumento della popolazione permanente in Svizzera. È passata da 46,1 a 61,6 Micro-PDF∙a.
Nel 2015 l’impronta sulla biodiversità causata dai consumi svizzeri è stata generata principalmente in Europa (Svizzera, Italia, Francia, Germania), Sud America (Ecuador, Colombia, Brasile, Costa Rica) e Asia (India, Indonesia). Non si lasciano dedurre informazioni in merito allo sviluppo della biodiversità in Svizzera mediante l’impronta sulla biodiversità (cfr. metodo).
In confronto ad altri impatti come ad esempio le emissioni di gas serra o il consumo di energia, l’impronta sulla biodiversità è cresciuta in maniera proporzionale alla domanda finale svizzera. Non ha quindi avuto luogo il disaccoppiamento tra benessere e impatto. O per meglio dire: la cosiddetta efficienza relativa alla biodiversità non ha mostrato miglioramenti.
Il presente calcolo dell’impronta sulla perdita di biodiversità è il primo del suo genere a livello nazionale. Non è quindi attualmente possibile un confronto internazionale. Il confronto è possibile indirettamente sulla base dell’impronta ecologica sulla superficie secondo Tukker et al. (2014). Tale impronta ammonta a 0,029 km2 pro capite ed è quindi elevata nel confronto internazionale.
Il metodo corrisponde alle «interim recommendation» dell’UNEP-Life Cycle Initiative. Basato su Chaudhary et al. (2016), quantifica il potenziale di perdita atteso a lungo termine causato da un determinato utilizzo del suolo (p. es. agricoltura o insediamento) rispetto ad uno stato di riferimento naturale e indisturbato e tiene quindi in considerazione il fatto che differenti utilizzi del suolo hanno effetti estremamente differenti sulla biodiversità. Considera inoltre la vulnerabilità delle specie convertendo la regressione regionale delle specie presenti e la scomparsa delle specie endemiche in «specie scomparse completamente a livello globale». Riassume inoltre – proprio come per i gas serra il cui potenziale viene riassunto in «kg CO2 equivalenti» – differenti intensità di effetti in un unico indicatore. Gli equivalenti di specie potenzialmente scomparse a livello mondiale vengono integrate anno dopo anno (a) e quantificate per milione di specie (Micro‑PDF∙a) o per miliardo di specie (Pico-PDF∙a).[1] Descrive la possibilità di un’estinzione definitiva delle specie causata dallo sfruttamento del suolo rispetto ad uno stato naturale.
Correlazione con le liste rosse svizzere:
L’impronta sulla perdita di biodiversità indica la perdita di biodiversità potenziale a lungo termine a livello globale. Questa visione si discosta totalmente da quelle applicate nelle liste rosse e nei corrispondenti dati sulla biodiversità in Svizzera. L’impronta sulla perdita di biodiversità non è quindi comparabile con questi ultimi. Inoltre, l’impronta sulla perdita di biodiversità tiene in considerazione solo la causa principale della perdita di specie ossia l’utilizzo del suolo. Non vengono quindi calcolate altre cause della perdita di biodiversità come i cambiamenti climatici o le quantità eccessive di azoto o pesticidi.
[1] 1 Piko-PDF·a = 10-12 PDF·a (also ein Billionstel PDF·a); PDF = potentially disappeared fraction of species
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