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L'Ufficio federale della migrazione (UFM) ha trattato in modo eccessivamente speditivo il caso di un richiedente l'asilo afghano, al quale non è stato accordato il diritto di ricorso contro la decisione di non entrata in materia. È quanto ha stabilito il Tribunale amministrativo federale (TAF).
La vicenda risale allo scorso anno. Invocando gli accordi di Dublino, l'UFM aveva decretato una sentenza di non entrata in materia nei confronti di un richiedente l'asilo afghano, giunto in Svizzera dalla Grecia. Quest'ultimo era poi stato rapidamente rispedito verso il paese ellenico, senza ottenere nemmeno la possibilità di inoltrare un ricorso contro la decisione dell'UFM.
Secondo quanto stabilito dal TAF, le autorità hanno però commesso un errore, violando il "diritto di accesso ai tribunali" garantito dalla Costituzione elvetica e dalla Convenzione europea dei diritti umani. Il caso non è isolato. Andrea Arcidiacono, portavoce del TAF ha infatti indicato che vi sono attualmente 146 procedure pendenti, relative all'applicazione degli accordi di Dublino.
Che fine abbia fatto l'afghano non si sa. L'UFM dovrà tuttavia modificare la propria prassi e concedere una effettiva possibilità di ricorso ai richiedenti l'asilo provenienti dall'area Schengen. La sentenza è stata accolta con soddisfazione dall'Organizzazione svizzera di aiuto ai rifugiati: servirà da punto di riferimento, ha detto l'OSAR, affinché gli accordi di Dublino vengano applicati nel rispetto dei diritti umani.
swissinfo e agenzie