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I richiedenti avevano criticato che, in base al diritto vigente, i fornitori di servizi di telecomunicazioni sono tenuti a conservare per sei mesi i dati relativi alle comunicazioni e alla fatturazione (i cosiddetti dati marginali o metadati) di tutti gli utenti, per poterli eventualmente mettere a disposizione delle autorità di perseguimento penale. Al Servizio SCPT avevano chiesto in sei istanze identiche, datate 20 febbraio 2014, di ordinare ai fornitori di servizi di telecomunicazione di non salvare e non trasmettere più alle autorità i loro dati marginali, nonché di cancellare quelli già disponibili. Il Servizio SCPT ha esaminato approfonditamente le richieste e, dopo aver consultato l’Ufficio federale di giustizia, le ha respinte.
Severe restrizioni legali
La legislazione vigente prevede la conservazione dei dati marginali affinché, nel singolo caso, i fornitori di servizi possano trasmettere alle autorità competenti i dati necessari nell'ambito di procedure penali o della ricerca di persone scomparse. Non si tratta dei contenuti, ma esclusivamente dei dati riguardanti i partecipanti, il momento, la durata, il luogo e i mezzi tecnici della comunicazione. Queste informazioni possono aiutare a chiarire un comportamento punibile o a individuare il luogo di permanenza di una persona scomparsa (ricerca in casi urgenti).
La polizia e i pubblici ministeri non hanno libero accesso a questi dati marginali e possono consultarli soltanto a determinate condizioni. Nei procedimenti penali e nelle procedure d’assistenza giudiziaria la sorveglianza può essere in particolare ordinata soltanto se sussiste il sospetto fondato che sia stato commesso un crimine o un delitto. Inoltre, la gravità del reato deve giustificare la sorveglianza. Infine, è necessario che le operazioni d’inchiesta già svolte non abbiano dato esito positivo o che altrimenti le indagini risulterebbero vane o eccessivamente difficili. Per la ricerca in casi urgenti devono sussistere seri indizi che fanno supporre che la salute o la vita della persona dispersa sia in grave pericolo.
Questi requisiti sono verificati d'ufficio, per ogni singolo caso, da un giudice. Secondo le statistiche si ricorre alla sorveglianza in circa l’1 per cento dei reati. A fronte dei 725 678 reati commessi nel 2013 sono state ordinate solo 10 860 misure; inoltre, per un solo reato sono di regola ordinate più misure.
L’ingerenza nei diritti fondamentali…
Ogni operazione di sorveglianza del traffico delle telecomunicazioni, anche l’accesso delle autorità ai dati salvati dai fornitori di servizi, costituisce un'ingerenza nei diritti fondamentali degli interessati, nella fattispecie nel diritto fondamentale al segreto delle comunicazioni. Il salvataggio dei dati marginali ingerisce indirettamente anche nella libertà di opinione e di espressione, poiché può pregiudicare la fiducia riposta dalle persone nei mezzi di comunicazione e di conseguenza influire sul loro modo di comunicare.
In base alla Costituzione federale, un’ingerenza nei diritti fondamentali è giustificata solo a determinate condizioni: le restrizioni devono avere una base legale sufficiente, essere giustificate da un interesse pubblico o dalla protezione dei diritti fondamentali altrui ed essere proporzionate allo scopo.
…è nel complesso giustificata
Nel caso in esame, la base legale è data dalla legge federale sulla sorveglianza della corrispondenza postale e del traffico delle telecomunicazioni, dall'ordinanza sulla sorveglianza della corrispondenza postale e del traffico delle telecomunicazioni e dal Codice di procedura penale. Il pubblico interesse risiede nell'intento di chiarire reati o di salvare persone disperse in casi urgenti.
La proporzionalità dell’intervento è garantita soprattutto dal fatto che il legislatore ha disciplinato in dettaglio tutti gli aspetti della sorveglianza della corrispondenza postale e del traffico delle telecomunicazioni affinché l’ingerenza nei diritti fondamentali si limiti alla misura necessaria. Non solo i requisiti sopra indicati devono essere soddisfatti e verificati da un giudice, i fornitori di servizi sono anche tenuti a trattare in maniera confidenziale i dati salvati, che per motivi commerciali e di fatturazione sono comunque conservati, e a proteggerli da accessi non autorizzati.
Con queste misure contro l’accesso abusivo ai dati, il legislatore tiene conto della gravità della restrizione dei diritti fondamentali. Questa soluzione fa sì che l'interesse pubblico e privato a una lotta alla criminalità efficiente risulti preponderante rispetto all'ingerenza nei diritti delle persone i cui dati sono salvati. Nel complesso la restrizione dei diritti fondamentali è pertanto giustificata.
Per tutti questi motivi il Servizio SCPT, dopo approfondita verifica e consultazione con l'Ufficio federale di giustizia, ha respinto le richieste con una decisione impugnabile dinanzi al Tribunale amministrativo federale.
Ultima modifica 01.07.2014