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Alcune date vengono rimosse dalla piccola e della grande storia. È il caso del 24 aprile 1966. Una data infausta per le donne ticinesi. Quel giorno i maschi ticinesi rifiutarono loro nuovamente il diritto di voto a livello cantonale e comunale rivendicato da un'iniziativa popolare depositata il 4 gennaio precedente.
Era la seconda volta che gli uomini si recavano alle urne (allora del voto per corrispondenza non si parla neppure) sul tema e il risultato fu analogo a quello del 3 novembre 1946: un no. A far la differenza, due decenni dopo, furono poco più di mille voti. I sì raggiunsero il 48,2%. Non ancora sufficienti per far passare la proposta che sarebbe poi stata approvata il 19 ottobre 1969. Solo tre anni dopo il no del 1966, i favorevoli al suffragio femminile erano diventati il 63%. E ciò malgrado il parere contrario espresso in campagna da diverse ticinesi, alcune delle quali aveva dato vita al Comitato d’azione della Lega femminile svizzera contro il voto alla donna con sede a Lugano.
Il Ticino è stato il quinto cantone svizzero a riconoscere il suffragio femminile, due anni prima del voto nazionale, approvato il 7 febbraio nel 1971 dopo il fallimento del 1959. Il Ticino è però stato il primo in Svizzera a concedere il diritto di voto e di eleggibilità femminile nelle Assemblee Patriziali. Era il 1919. Appenzello interno è stato l'ultimo cantone a introdurre il voto alle donne. Era il 1990 e per sancire la parità dei sessi in politica (almeno in teoria) ci volle una sentenza del Tribunale federale.
Diem/CSI
La storia svizzera per i piccoli ma non solo
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