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BRUXELLES - L'export elvetico ha sì sofferto per la crisi, ma meno di quanto si potesse temere: l'analisi è del presidente della Banca nazionale (BNS) Philipp Hildebrand, che in un discorso tenuto oggi a Bruxelles in occasione dei 50 anni della missione svizzera presso l'Unione europea ha avanzato tre motivi che spiegano la situazione.
Innanzitutto il crescente orientamento delle esportazioni verso l'Asia, regione che si è risollevata più rapidamente; secondariamente il fatto che le vendite all'estero interessano sempre più prodotti di consumo, in particolare farmaci, che reagiscono in modo meno marcato agli sbalzi congiunturali; e in terzo luogo un ruolo importante è svolto dall'alta qualità dei prodotti, meno dipendenti dalle variazioni della domanda, perlomeno nel breve periodo.
Complessivamente quindi nonostante l'elevato livello del franco - solo uno dei parametri in gioco, secondo il banchiere - l'industria di esportazione elvetica è ben posizionata. "Ciò è rallegrante, poiché le sfide rimarranno difficili anche in futuro", ha aggiunto. Un forte rallentamento della crescita asiatica non passerebbe infatti inosservato in Svizzera. Ma problemi ancora maggiori potrebbero derivare da un indebolimento nel mercato europeo: l'UE rimane infatti di gran lunga il più importante partner commerciale.
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