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All'Assemblea generale del CS Group gli azionisti lo hanno accusato di aver commesso gravi errori di gestione.
Attaccato, anche duramente, ma riconfermato nelle sue funzioni. Lukas Mühlemann, numero uno di Credit Suisse Group, ha dovuto subire una raffica di critiche durante l'assemblea degli azionisti svoltasi venerdì all'Hallenstadion di Zurigo: ma la proposta volta a revocargli il doppio mandato di presidente della direzione e di presidente del consiglio di amministrazione è stata nettamente respinta.
All'assemblea hanno partecipato 2'700 persone e alcuni investitori non hanno usato mezze parole. «Le chiedo di seguire l'esempio del signor Rolf Hüppi (ex presidente del gruppo della Zurich) e di rassegnare le dimissioni dal consiglio di amministrazione», ha detto un piccolo azionista.
Un errore dopo l'altro
A rincarare la dose ci ha pensato l'avvocato Hans-Jacob Heitz, presidente della federazione svizzera per la protezione degli investitori, il quale ha affermato che nella direzione del gruppo vi sono disfunzioni. Sono stati commessi errori, come dimostrano i cattivi risultati di CS First Boston e Winterthur, il «flop» nel rilevamento dell'istituto americano DLJ, nonché il coinvolgimento nel tracollo della Enron e nello scandalo che ha avuto per protagonista in Argentina il Banco General de Negocios. «Signori, voi costituite un problema», ha detto un altro azionista agli amministratori. «La credibilità del gruppo è stata messa a dura prova».
Lo stesso Heitz, assieme alla fondazione di investimenti Ethos,hanno sostenuto che il doppio mandato di Lukas Mühlemann non corrisponde per niente ai moderni criteri di «corporate governance». Il presidente del consiglio di amministrazione deve rimanere fuori dalla direzione. Solo la suddivisione delle cariche tra due persone distinte permetterebbe al consiglio d'amministrazione di esercitare pienamente e in modo indipendente la sua funzione di controllo.
Un compromesso salva Mühlemann
Mühlemann ha controbattuto che il consiglio di amministrazione ha predisposto per CS Group il modello dirigenziale «più adeguato». Per diminuire i rischi relativi al doppio mandato, ha aggiunto,sono inoltre stati introdotti precisi meccanismi di sorveglianza.
Al momento del voto, la proposta di revocare a Mühlemann il doppio incarico è stata spazzata via con una proporzione di circa l'80 per cento. Con il 68 per cento dei voti è invece stata approvata la proposta del consiglio d'amministrazione volta a ridurre il periodo in cui gli amministratori rimangono in carica dagli attuali quattro a tre anni soltanto.
L'avvocato Heitz ha criticato anche l'evoluzione «miserabile» del titolo CS e Mühlemann ha ammesso che negli ultimi due anni il corso dell'azione non è stato per niente buono. Ma CS Group, ha aggiunto, non è ammalato. Il gruppo ha avuto problemi, che sono in via di soluzione grazie alle misure intraprese.
Nel complesso il risultato dello scorso anno è stato insoddisfacente: l'utile netto è sceso del 73 per cento a 1,59 miliardi di franchi e il patrimonio amministrato è salito del 2,4 per cento a 1'400 miliardi.
Dopo una perdita di 830 milioni di franchi subita nell'ultimo trimestre del 2001, CS Group ha generato nei primi tre mesi di quest'anno un utile di 368 milioni. Il 2002 - ha detto Mühlemann - sarà nuovamente un'annata che richiederà molto lavoro.
Mühlemann non si sbilancia
Il top management di CS Group ha ricevuto l'anno scorso retribuzioni complessive per 135,5 milioni di franchi e al consiglio di amministrazione, escluso il presidente Mühlemann, sono andati in totale 2,6 milioni di franchi.
Mühlemann, contrariamente al presidente del consiglio d'amministrazione di UBS, Marcel Ospel, non ha voluto rivelare la somma che ha incassato.
Si tratta di un fatto privato, ha detto. Alcuni azionisti sono andati su tutte le furie, ma il loro intervento per obbligare Mühlemann a mettere le carte in tavola è stato bocciato dall'assemblea con l'80 per cento dei voti.
swissinfo e agenzie