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Da nove anni mai così bassi i ricavi come nel secondo trimestre 2020 per UPC: l'azienda attiva nei settori della tv via cavo, di internet e della telefonia ha visto il fatturato scendere a 288 milioni di franchi, con una contrazione del 9% su base annua.
La flessione è dovuta alla crisi del coronavirus e all'intensa concorrenza, spiega l'impresa in un comunicato odierno. Le misure di confinamento del Consiglio federale hanno ridotto le vendite in aprile e maggio a causa della chiusura di negozi partner. Ma con l'allentamento del mese di giugno i proventi sono poi tornati a crescere, anche al di sopra del livello dell'anno precedente, assicurano i vertici.
A causa della pandemia UPC ha offerto anche gratuitamente determinati servizi ai clienti commerciali e ha aumentato la larghezza di banda. Per la clientela privata sono stati attivati gratuitamente alcuni canali televisivi a pagamento ed è stata aumentata anche le velocità di navigazione in Internet. Questo ha avuto anche un probabile effetto sui conti: tuttavia quanto successo si è riflesso pure nella soddisfazione dei clienti, che ha raggiunto un livello record.
Per ritrovare un fatturato trimestrale più basso bisogna risalire al 2011. All'inizio di quell'anno il gruppo si chiamava ancora Cablecom, nome cambiato poi in UPC Cablecom e - dal 2016 - in UPC. Nel 2015 la società - le cui origine possono essere fatte risalire al 1931, quando venne fondata Rediffusion - ha perso il primato quale maggiore fornitore di televisione in Svizzera, superata da Swisscom.