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Statistiche alla mano, l'UDC ha tentato di dimostrare il fallimento dello spazio di Schengen/Dublino. Dall'entrata in vigore degli accordi, i reati sono in continuo aumento e "il nostro Paese è spennato come un tacchino a Natale", ha esclamato Adrian Amstutz (UDC/BE). Il sistema di scambio d'informazioni non funziona, ha sottolineato Andrea Geissbühler (UDC/BE), a sua volta agente di polizia.
"La frontiera è diventata un colabrodo", ha rammentato Pierre Rusconi (UDC/TI). La soppressione dei controlli alle frontiere interne e le lacune alle frontiere esterne fanno di Schengen una vera e propria libera circolazione dei criminali. Il Ticino è una cavia di questo esperimento veramente mal riuscito, ha aggiunto Rusconi. Nelle regioni di confine avvengono con inquietante regolarità crimini, attacchi agli uffici cambi e ai distributori di benzina, ha sottolineato. Le statistiche - ha proseguito - dimostrano che a livello svizzero, dopo Schengen, le rapine sono aumentate del 22% dal 2008 al 2009 e del 16% dal 2011 al 2012.
Pierre Rusconi ha anche denunciato la "beffa dei costi", nettamente superiori a quelli preventivati. Ha ricordato che nell'opuscolo elettorale del 2004 il Consiglio federale tranquillizzava il popolo, stimando i costi a 7,4 milioni di franchi all'anno, mentre ora lo stesso governo ha dovuto ammettere che tra il 2008 e il 2011 sono stati spesi in totale circa 268 milioni di franchi, ossia 67 milioni di franchi all'anno, una cifra quasi dieci volte superiore.
Disdire gli accordi - ha replicato Marco Romano (PPD/TI) - non eliminerà la criminalità straniera. Per fare maggiori controlli - ha proseguito - servono più agenti: nei corpi di polizia cantonali, comunali e soprattutto, delle Guardie di confine.
Il Consiglio nazionale si è anche pronunciato su una trentina di interventi in discussione. Con 170 voti contro 14, ha accolto la mozione di Marco Romano per aumentare gli effettivi del Corpo delle guardie di confine a un numero almeno uguale a quello in servizio prima dell'entrata in vigore di Schengen/Dublino. Pure accolta la mozione di Hans Fehr (UDC/ZH) che chiede un aumento rapido da 100 a 200 guardie.
Con 127 voti a 55, la Camera ha invece respinto la mozione di Pierre Rusconi che invitava il Consiglio federale a rescindere l'accordo di Schengen. Pure respinta, con 126 voti contro 58, la mozione di Lorenzo Quadri (Lega/TI) con cui chiedeva al governo di stabilire, in considerazione anche della decisione del 7 giugno dei Consiglio dei ministri europei, un sensibile potenziamento dei controlli al confine.
Con 92 voti contro 85, il Nazionale ha quindi approvato una mozione PPD che vuole sottoporre certi richiedenti l'asilo a un test del DNA, nell'intento di lottare contro la criminalità straniera, aumentata dopo la primavera araba, ha detto Christophe Darbellay (PPD/VS). Secondo il Consiglio federale, eseguire test a titolo preventivo e in modo sistematico su certe categorie di asilanti è contrario al principio della proporzionalità ancorato nella Costituzione.