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Tra gli effetti collaterali dell’invasione russa dell’Ucraina, vi è anche l’incertezza a proposito della pronuncia del nome di questo paese e dell’aggettivo ucraino/a. La mia generazione li ha sempre pronunciati con accento sulla penultima sillaba. Nell’uso radiotelevisivo è affiorata invece negli ultimi tempi la variante con accento sulla /i /: Ucraìna e ucraìno. I dizionari dell’uso accettano entrambe le dizioni, proponendo tuttavia come prima scelta quella tradizionale. A rigore di dizionario, entrambe possono dunque considerarsi "corrette", ma non è impossibile cercare di capire come mai una delle due accentazioni sembri attualmente imporsi.
A sostegno dell’accento sulla /a/ vi è la tradizione, rimasta a una pronuncia che non risuonava spesso nelle nostre orecchie, perché le occasioni di usarla in concreto erano assai rare. Certo, sapevamo che l’Ucraina era una porzione della vecchia Urss e che Kruscev era ucraino, conoscevamo i nomi di qualche famoso sportivo ucraino ma, al di fuori di tali occasioni, la realtà ucraina si iscriveva per intero nella sfera sovietica. Le opportunità di ascoltare o pronunciare parole come Ucraina o ucraino erano perciò rarissime. Con la dissoluzione dell’Urss, è nata però una nuova Ucraina. Cioè uno Stato indipendente, membro dell’Onu e di altre istituzioni internazionali, nonché il più esteso paese europeo, Russia a parte. Di conseguenza, le necessità di citare e pronunciare il nome del Paese, dei suoi abitanti e della loro lingua nazionale, si sono perciò moltiplicate. Da qui, le oscillazioni constatate nell’uso attuale e il diffondersi della "nuova" pronuncia. Bruno Migliorini, padre della storia della lingua italiana, avrebbe parlato di "uso incipiente".
L’argomento, l’unico, proposto dai sostenitori della nuova dizione è che in ucraino e in russo, dette voci si pronunciano con accento sulla /i/. Questo non è però un criterio decisivo. Sappiamo che la maggior parte delle parole italiane hanno pronuncia con accento tonico sulla penultima sillaba. Il che porterebbe a propendere per una pronuncia Ucràina e ucràino/a. Del resto, noi diciamo correntemente Rùssia, e non Russìa, come suggerirebbe l’uso russo. Ma, per convincersi che il criterio del modello straniero non sia determinante, basterebbe pensare a un esempio banalissimo: quello di Itàlia, accento sulla prima /a/. In inglese, infatti, si dice Ìtaly, accentata sulla prima sillaba, mentre in francese abbiamo Italìe, sull’ultima.
Resta allora da capire le ragioni dell’irrompere nei media delle pronunce Ucraìna e ucraìno/a/. Probabilmente è una semplice moda contingente, innescata da qualche addetto ai lavori, magari provvisto di un’infarinatura di lingue slave, che avrà orecchiato da qualche parte l’uso locale, adattandolo poi alla propria parlata. E, una volta immesso nel circuito radio-televisivo, tale uso si è diffuso a macchia d’olio nella nostra lingua.
Anche se, in ambito linguistico, è sempre difficile fare previsioni, siamo però ben consapevoli di quanto la macchina multimediale sia assai più potente e pervasiva di qualsiasi dizionario o illustre accademia. Perciò, quello che potrebbe sembrare solo un vezzo passeggero o un uso incipiente finirà alla lunga per prevalere. Io però, non dispiaccia agli ultimi arrivati del linguisticamente corretto, continuerò a pronunciare tali parole come sempre fatto: Ucràina e ucràino/a.