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Le leggi in vigore non bastano per tutelare i più giovani: la Commissione degli affari giuridici degli Stati sconfessa il rapporto governativo
L’iscrizione dell’educazione non violenta nel Codice civile costituisce un segnale forte contro tutte le forme di violenza (schiaffi, sculacciate, pacche ecc.) nei confronti dei minori ed è quindi auspicabile. La Commissione degli affari giuridici del Consiglio degli Stati (Cag-S) ha quindi accolto una mozione in questo senso con 8 voti contro 3 e 2 astensioni.
Prima di esprimersi sulla mozione presentata da Christine Bulliard-Marbach (Centro/Fr) la Commissione ha atteso un rapporto in merito – sollecitato da un postulato della stessa deputata – elaborato dal Consiglio federale. La consigliera nazionale intende incaricare il governo di inserire nel Codice civile un articolo che sancisca il diritto dei figli a un’educazione non violenta.
In una nota odierna diffusa dai Servizi del parlamento, la Cag-S rileva di aver preso atto del rapporto governativo ma di non condividerne le conclusioni secondo cui le leggi in vigore sono sufficienti per proteggere i fanciulli e gli adolescenti dalla violenza nell’educazione.
Secondo la Commissione, invece, l’introduzione di un tale diritto nel Codice civile rappresenterebbe un segnale forte contro tutte le forme di violenza nei confronti dei minori e contribuirebbe a far evolvere le consuetudini e gli schemi di pensiero tradizionali in questo ambito. Chiede quindi che si faccia qualcosa di più di una norma programmatica come suggerito dal Consiglio federale.
Essa ricorda che un recente studio dell’Università di Friborgo stima che in Svizzera quasi un minore su due subisce delle violenze fisiche o psicologiche nella sua educazione. La Cag-S ritiene che questa sia ancora una quota nettamente troppo elevata e ricorda che la Svizzera ha sottoscritto la Convenzione sui diritti del fanciullo dell’ONU. Facendolo si è impegnata ad adottare le necessarie misure legislative per tutelare il fanciullo contro ogni forma di maltrattamento per tutto il tempo in cui è affidato ai genitori.