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Nel conflitto per il rinnovo del contratto collettivo di lavoro (CCL) dell'edilizia, gli impresari costruttori hanno deciso per la prima volta di raccogliere firme tra i lavoratori. Oggi il pacchetto di 23'800 sottoscrizioni è stato consegnato a Berna alla Direzione del lavoro presso la Segreteria di Stato dell'economia (Seco). Si chiede di prolungare l'obbligatorietà generale dell'accordo di lavoro scaduto alla fine del 2011 fino a quando sarà varato il prossimo contratto.
Oltre la metà dei lavoratori dell'edilizia presenti sui cantieri prima di Natale hanno firmato il testo, ha precisato oggi la Società svizzera degli impresari costruttori (SSIC). L'azione è durata circa 10 giorni.
Una delegazione della SSIC ha consegnato le firme al capo della Direzione del lavoro alla Seco Serge Gaillard. In questo modo sarà possibile combattere il dumping salariale sui cantieri, ha spiegato il direttore della SSIC Daniel Lehmann.
Gaillard si è dimostrato comprensivo. "Se fossi un lavoratore avrei firmato anch'io", ha affermato l'ex sindacalista all'ats riconoscendo che la situazione di vuoto contrattuale non giova a nessuno. Nello stesso tempo però ha mitigato le attese del padronato. Giuridicamente non è possibile dichiarare di obbligatorietà generale un contratto scaduto. Il Consiglio federale può farlo solo se tutte le parti sociali hanno firmato il nuovo CCL. Spetta quindi ai sindacati e al padronato trovare una soluzione comune.
Gaillard si è mostrato ottimista. "Finora le parti hanno sempre trovato un accordo", ha affermato. Dal canto suo il direttore della SSIC Lehmann ha precisato all'ats che il padronato è aperto a nuovi colloqui con i sindacati. Ma a due condizioni: "Non ci devono essere azioni di disturbo o scioperi durante le trattative", ha affermato. Chiede inoltre riservatezza sui negoziati.
Dal canto loro in un comunicato i sindacati Unia e Syna ricordano che il padronato ha recentemente respinto la loro proposta di prolungare il contratto di tre mesi. Giudicano "assurdo" il tentativo degli impresari costruttori di "concludere un contratto senza i sindacati, ma con il Consiglio federale". Rilevano inoltre che molti membri dei sindacati hanno firmato le rivendicazioni e che anche rappresentanti dei lavoratori sono "decisamente contro un vuoto contrattuale". Invitano quindi il padronato a ritornare al tavolo delle trattative, in caso contrario vi è il rischio di sciopero.
Dopo nove mesi i negoziati per il rinnovo del CCL sono falliti il 2 novembre scorso. Alla fine di novembre i sindacati avevano organizzato una giornata di protesta alla quale hanno aderito migliaia di lavoratori. All'inizio delle trattative i sindacati avevano presentato un catalogo di rivendicazioni chiedendo in particolare più protezione per i lavoratori anziani e in caso di malattia e misure contro il dumping salariale, ma anche un aumento generale delle retribuzioni.
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