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Politica monetaria
La svolta sui tassi d'interesse è dietro l'angolo anche in Svizzera
Anche in Svizzera la svolta sui tassi di interesse è dietro l'angolo: l'unico interrogativo riguarda quando la Banca nazionale svizzera (BNS) opererà il primo intervento.
«Non esiteremo a inasprire la nostra politica monetaria», ha detto qualche giorno fa Andréa Maechler, uno dei tre membri della direzione generale dell'istituto, guardando con attenzione allo sviluppo dell'inflazione. In precedenza il numero uno Thomas Jordan aveva affermato che la BNS non è ostaggio di altre banche centrali. e che persegue una «politica autonoma che si concentra sulla stabilità dei prezzi».
L'inflazione è fortemente salita quest'anno in tutte le economie avanzate. In Svizzera il rincaro in aprile si è attestato al 2,5% e ha raggiunto il livello più alto dal 2008, pur rimanendo sensibilmente inferiore a quello osservato in altre regioni quali gli Stati Uniti ed Eurozona, alle prese con valori che non si vedevano da diversi decenni.
Numerose banche centrali, come la Federal Reserve negli Usa, la Banca d'Inghilterra, gli istituti di Canada, Nuova Zelanda, Svezia, Norvegia e Australia, hanno già iniziato ad aumentare i tassi di interesse. Obiettivo: cercare di fermare la tendenza al rialzo dei prezzi.
Finora, tuttavia, la Banca centrale europea (Bce) ha esitato quando si è trattato di fornire informazioni più concrete sulla possibile fine dell'era dei tassi di interesse negativi. Ma negli ultimi giorni qualcosa è cambiato anche a Francoforte: la presidente Christine Lagarde ha parlato di una prima possibile stretta in luglio. La Bce potrebbero uscire dal territorio negativo alla fine del terzo trimestre.
Margine di manovra per la BNS
Questo, stando agli esperti, lascia alla BNS un certo margine di manovra. Karsten Junius di J. Safra Sarasin è addirittura favorevole a una maggiore emancipazione della Banca nazionale in questo contesto. «Da mesi sostengo che la BNS dovrebbe rendersi indipendente dalla Bce e quindi alzare i tassi di interesse per la prima volta già in giugno», ha dichiarato di recente ad Awp.
A suo avviso una scelta di tal tipo si giustifica da un lato con la forza dell'economia svizzera, che si trova in una posizione assai migliore rispetto a quella europea, dall'altra con il fatto che l'inflazione al livello attuale è alta: la stessa BNS ha come obiettivo un corridoio compreso fra lo 0 e il 2%.
Se la BNS dovesse così procedere probabilmente il franco in un primo tempo dovrebbe rafforzarsi, in quanto il differenziale dei tassi di interesse rispetto all'Eurozona si ridurrebbe. Comunque nel caso in cui dovesse apprezzarsi troppo la BNS potrebbe semplicemente intervenire sul mercato dei cambi come faceva prima, si legge in un'analisi della banca Valiant.
Si ipotizza uno scenario diverso
La maggioranza degli specialisti però ipotizza uno scenario diverso. La tendenza globale dei tassi d'interesse è chiaramente orientata al rialzo e non è detto che i fattori inflazionistici scompaiano così rapidamente come si pensava l'anno scorso, puntualizza Thomas Stucki, della Banca cantonale di San Gallo (SGKB). Malgrado ciò la pressione sulla BNS ad agire è bassa rispetto a quella di altre banche centrali: l'istituto di Jordan potrebbe quindi ancora aspettare.
La maggior parte degli esperti ritiene che la BNS lascerà andare avanti la Bce e ritoccherà il tasso guida subito dopo o con un leggero ritardo. Gli analisti di Raiffeisen, ad esempio, vedono «crescenti possibilità che la BNS approfitti dell'azione più rapida della Bce per iniziare ad allontanarsi dai tassi di interesse negativi già quest'anno, forse già in settembre». Altri osservatori, come Stucki della SGKB o gli esperti di Credit Suisse, invece, non si aspettano il primo passo sui tassi di interesse prima di dicembre.
Indipendentemente dalla data esatta, tuttavia, una cosa è chiara: la fase dei tassi di interesse negativi dovrebbe appartenere al passato a partire dal prossimo anno, a meno che non si verifichi una recessione globale, come temono peraltro alcuni specialisti.
hm, ats