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Articolo redatto da Antonio Fontana
Stop a seguire, due-tre tocchi per preparare lo sprint e poi palla lunga, così da avere il tempo di seminare in velocità il difensore avversario prima di andare a riprendersela. Una mossa in campo aperto che ha reso Romelu Lukaku un incubo per tutte le difese che si è trovato davanti nell’ultimo anno. Perché se un gigante di 191 cm per 94 kg viaggia col pallone fra i piedi scattando come un centometrista, serve l’intervento di Schwarzenegger nelle vesti di Terminator per riuscire a fermarlo. Tuttavia, dietro la possente corazza del colosso belga si nasconde una persona di vastissima squisitezza, forgiatasi nella povertà di una famiglia congolese emigrata in Belgio.
Il padre, Roger, era anch’egli un calciatore professionista, ma la sua carriera non fu abbastanza redditizia per potergli garantire un futuro sereno dopo il ritiro. È per questa ragione che le condizioni a casa Lukaku erano più che precarie. La madre Adolphine cercava di gestire le faccende domestiche come poteva. Talvolta era costretta ad allungare il latte per poterlo razionare, talvolta a scaldare l’acqua sul fornello per concedere ai figli una doccia calda. Malgrado fosse solo un bambino, Romelu non poteva sopportare la miseria che inghiottiva la sua famiglia, perciò quando aveva sei anni promise alla madre che avrebbe sistemato lui le cose, andando a giocare nell’Anderlecht. Ha rispettato la sua promessa, diventando il miglior centravanti nella storia della nazionale belga.
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Articolo redatto da Antonio Fontana