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La Corte europea dei diritti umani ha cominciato a esaminare nove ricorsi "che sono connessi direttamente o indirettamente alle decisioni prese dagli Stati durante la pandemia", cioè a misure restrittive della libertà personale. Lo ha detto il presidente dell'istituzione, l'islandese Robert Spano, durante la cerimonia di apertura dell'anno giudiziario.
I casi, che sono tutti in una fase preliminare riguardano questioni come il divieto a manifestare o l'impossibilità per un carcerato di recarsi in chiesa per sentire la messa, ha precisato Spano.
"Abbiamo deciso che i casi che sollevano delle questioni nuove in relazione alla crisi sanitaria saranno trattati in via prioritaria perché la Corte possa emettere delle sentenze su delle questioni di principio in tempi rapidi", ha detto il presidente della Corte.
"Non è accettabile che la Corte prenda troppo tempo per rispondere a questioni essenziali come queste e quindi spero che, nonostante il numero di casi pendenti, riusciremo a trattare questi ricorsi velocemente", ha concluso il presidente.