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CARUGO - Il movente dell'omicidio dell'architetto Alfio Molteni a Carugo, nel Comasco, va ricondotto alla tormentata separazione con la moglie Daniela Rho, in particolare in relazione ai contrasti sull'affidamento delle figlie che la donna voleva ottenere in via esclusiva.
La Rho avrebbe anche usato gli atti intimidatori precedenti l'omicidio e lo stesso delitto per descrivere Molteni come persona con frequentazioni equivoche e pericolose così che all'uomo fosse impedito dal Tribunale di Como di vedere le figlie per tutelare la loro incolumità.
Il 17 giugno del 2015 il Tribunale di Como aveva stabilito che le figlie minorenni trascorressero il fine settimana nell'abitazione del padre e, la notte stessa fu appiccato l'incendio della finestra dell'abitazione dell'architetto da due degli arrestati nei mesi scorsi che agivano su richiesta di Brivio e della Rho. A luglio - hanno ricostruito i carabinieri - furono sparati colpi di arma da fuoco verso la finestra della casa di Molteni.
La moglie aveva presentato tramite i suoi legali un'istanza per chiedere l'interruzione dei rapporti e dei pernottamenti delle bambine dal padre, motivata con l'esistenza di un grave pericolo per l'incolumità per le piccole causato proprio dagli atti intimidatori subiti dall'architetto.
In agosto il Tribunale di Como aveva rigettato la richiesta di incontri protetti avanzata da Daniela Rho e aveva ripristinato gli incontri delle bambine con il padre nella casa di famiglia senza la presenza della madre e di altri operatori.
Due giorni prima dell'omicidio, Daniela Rho aveva presentato un nuovo ricorso d'urgenza per ottenere la sospensione di quest'ultimo provvedimento ma il ricorso era stato rigettato il 13 ottobre dell'anno scorso.
Il giorno dopo Vincenzo Scovazzo e Michele Crisopulli, arrestati nei mesi scorsi, uccisero l'architetto per un compenso di 10 mila euro.