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BERNA - L'idea che le imprese con oltre 100 lavoratori siano obbligate in futuro a far svolgere un'analisi sulla parità salariale tra i sessi ogni quattro anni, facendola verificare da un organismo indipendente, divide il Parlamento.
La legge sulla parità dei sessi, dove è inclusa questa proposta, è stata accolta infatti dalla Commissione della scienza, dell'educazione e della cultura del Consiglio nazionale (CSEC-N) solo grazie al voto decisivo della sua presidente, Christine Bulliard-Marbach (PPD/FR).
Il progetto è già stato approvato dal Consiglio degli Stati per 27 voti a 15 e 3 astenuti durante la scorsa sessione estiva delle Camere federali. Affrontando a sua volta il dossier, la CSEC-N si è adeguata al progetto della Camera dei Cantoni, specie su uno dei punti più delicati, ossia la verifica della parità salariale tra i sessi nelle società.
La proposta dei 100 dipendenti è stata approvata dopo diverse votazioni su proposte che andavano da un massimo di 250 a un minimo di 10 impiegati, precisa oggi una nota dei servizi parlamentari. Diverse minoranze chiedono di fissare il limite a 250, 50 o 10 collaboratori. Un'altra minoranza invece propone di esprimere sempre il numero di collaboratori in equivalenti a tempo pieno.
La CSEC-N propone inoltre di esonerare le imprese da un ulteriore esame, qualora l'analisi sulla parità salariale riveli che quest'ultima è rispettata. Anche su questo punto la Commissione segue la decisione del Consiglio degli Stati.
Con 13 voti contro 12, la CSEC-N ha poi respinto l'esenzione di società quotate in borsa dal pubblicare i risultati dell'analisi sulla parità salariale in allegato al conto annuale. Una minoranza intendeva stralciare questo obbligo dal progetto.
Infine la CSEC-N ha esaminato la proposta che intende aumentare in modo progressivo l'età di pensionamento delle donne a 65 anni. Con 12 voti a 12 e il voto decisivo della presidente, la proposta è stata respinta.