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La giudice Keller ha affermato a mezzo stampa sostanzialmente tre cose:
1. L’iniziativa non rispetta l’unità di materia;
2. Il parlamento ha chiuso gli occhi;
3. Le iniziative popolari sono diventate delle pericolose vacche sacre.
Sotto il profilo dell’unità della materia non è necessario perdere troppo tempo per rispondere al fumogeno della giurista. Il Consiglio federale ha confermato a chiare lettere nel suo messaggio del 5 luglio 2017 che, in merito a questo aspetto, non vi è nulla da eccepire. L’iniziativa rispetta l’unità della materia.
Un paio di parole in più meritano, al contrario, le considerazioni espresse sul Parlamento e sulle iniziative popolari. Un Parlamento che, a suo avviso, non ha volontariamente voluto vedere quello che lei pretende di aver visto. È grave che la giudice di Strasburgo lasci strumentalmente planare queste sue speculazioni di miopia sebbene lo stesso Consiglio federale sconfessi la sua tesi. Ed è gravissimo che spari a zero sul diritto d’iniziativa svizzero. Le iniziative popolari devono rimanere lo strumento a mezzo del quale Popolo e Cantoni possono autodeterminarsi e mantenere l’ultima parola. Grazie alla nostra democrazia diretta possiamo rimanere un Paese libero e indipendente. Non sono sorpreso tuttavia da questi atteggiamenti: sono tipici delle élites intellettuali ed economiche a cui la democrazia diretta svizzera non piace.
Marco Chiesa