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Nei prossimi dieci anni un terzo della produzione economica mondiale sarà localizzata nei paesi più colpiti dal cambiamento climatico. E’ la conclusione a cui giunge uno studio dell’ufficio britannico di analisi dei rischi Maplecroft.
L’indice di vulnerabilità al cambiamento climatico che questo istituto pubblica dal 2008 identifica 67 paesi come i più esposti a eventi estremi legati al clima (tempeste, inondazioni, siccità, alzamento del livello del mare).
Nel 2025 questi paesi rappresenteranno il 31% del Pil mondiale, contro l’attuale 21%.
Per realizzare lo studio, Maplecroft ha valutato l’esposizione di 193 paesi alle conseguenze del riscaldamento, ma anche la sensibilità delle popolazioni al cambiamento climatico in termini di salute, educazione, dipendenza agricola e infrastrutture disponibili e la capacità delle istituzioni, dell’economia e della società di adattarsi e di lottare contro questi impatti.
I dieci paesi più esposti al pericolo climatico sono anche i più poveri : Bangladesh, Guinea-Bissau, Sierra Leone, Haiti, Sudan, Nigeria, Congo, Cambogia, Filippine e Etiopia.
Nella classifica, l’India si posiziona al 20.esimo posto, il Pakistan al 24.esimo, il Vietnam al 26.esimo (categoria rischio estremo); l’Indonesia si piazza al 38.esimo rango, la Thailandia al 45.esimo e la Cina al 61.esimo (categoria alto rischio).
Un recente esempio di questa vulnerabilità è il ciclone Phailin, che il 12 ottobre ha colpito le coste orientali dell’India, facendo 14 morti e causando danni per miliardi di dollari nella sola regione dell’Orissa, nei settori dell’alimentazione, dell’agricoltura e dell’industria mineraria.
Circa un miliardo di tonnellate di riso è stato distrutto, mentre le principali infrastrutture – strade, porti, ferrovie e telecomunicazioni – sono state danneggiate.
I paesi meno a rischio si trovano nell’Europa del Nord : Islanda, Norvegia, Irlanda, Finlandia, Lussemburgo e Danimarca.
Il sud dell’Europa conoscerà importanti cambiamenti climatici nei prossimi 50 anni, ma i paesi esposti hanno sviluppato una certa capacità di adattamento, grazie ai mezzi finanziari a disposizione, il che diminuisce la loro vulnerabilità.
E’ anche il caso degli Stati Uniti, paese considerato a debole rischio malgrado i lunghi tratti di costa esposti a uragani e cicloni e all’innalzamento del livello del mare.
I cinque centri urbani più minacciati dalle conseguenze del cambiamento climatico sono Dacca (Bangladesh), Bombay (India), Manila (Filippine), Calcutta (India) e Bangkok (Thailandia).
(Le Monde.fr)