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Arrestato in Svizzera un anno fa, l'ex ministro dell'Interno del Gambia Ousman Sonko rimarrà in detenzione preventiva per altri sei mesi. Il Tribunale federale (TF), dal canto suo, ha confermato un precedente periodo di detenzione, scaduto il 25 gennaio 2018.
La detenzione preventiva di Sonko - arrestato il 26 gennaio 2017 a Lyss (BE) - è stata prolungata a più riprese. L'ultima decisione è recente: il giudice dei provvedimenti coercitivi del canton Berna, in risposta a una richiesta in questo senso del Ministero pubblico della Confederazione (MPC), ha nuovamente disposto che Sonko resti in carcere sei mesi supplementari, a partire dal 25 gennaio 2018.
In una sentenza pubblicata oggi, il TF conferma d'altro canto un precedente periodo di detenzione di sei mesi. Il 49enne ex ministro (è nato il 9 gennaio 1969) è accusato di essere responsabile di atti di tortura commessi dalle forze di polizia e dal personale carcerario a lui sottoposti, oppure da gruppi ad essi legati, sotto il regime del presidente Yahya Jammeh. È stato denunciato da Trial, la ONG con sede a Ginevra che si occupa di lottare contro l'impunità per crimini internazionali.
Gambia non interferirà con le indagini
L'attuale governo del Gambia, democraticamente eletto, ha da parte sua affermato di non voler interferire con le indagini svizzere nell'ambito del processo che si sta delineando a carico di Sonko. Lo ha precisato il ministro della giustizia Abubacarr Tambadou in un'intervista che verrà diffusa stasera nel corso di "Rundschau", trasmissione della televisione svizzero tedesca SRF.
Le autorità gambiane sono grate del fatto che Berna si assuma una così grande responsabilità e si assicuri che non ci siano nascondigli sicuri in nessun angolo del pianeta per i delinquenti. "Vogliamo rispettare l'integrità del procedimento elvetico e non intendiamo immischiarci in alcun modo", ha ribadito Tambadou.
Per Sonko non è stata dunque chiesta l'estradizione, che comunque difficilmente sarebbe stata concessa, ha precisato alla SRF Folco Galli dell'Ufficio federale di giustizia. Per ottenerla, il Gambia avrebbe dovuto garantire un processo equo, così come l'assenza di torture e punizioni degradanti, nonché il ricorso alla pena di morte, che invece è ancora prevista nella legge locale.
(Ats)