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<h2>SubmittedText<h2><p>L'Europa deve far fronte a un'inattesa ondata di rifugiati. Per il momento gran parte di queste persone è diretta in Germania, mentre la Svizzera non è destinazione primaria. Nonostante l'elevato numero di rifugiati in Europa, il numero delle domande d'asilo in Svizzera è stabile. Con la revisione della legge sull'asilo e la conseguente accelerazione delle procedure sono state adottate importanti misure a lungo termine, rispettando nel contempo la tradizione umanitaria della Svizzera. Nella situazione attuale è tuttavia possibile che il numero di rifugiati aumenti rapidamente anche da noi. È pertanto essenziale che il nostro Paese sia preparato e la popolazione informata. Il gruppo verde liberale esige pertanto dal Consiglio federale le misure seguenti:</p><p>1. Task force: un elevato numero di rifugiati impone che Confederazione e cantoni siano in grado di reagire rapidamente per registrare e accogliere queste persone. Il Consiglio federale istituisce una task force che gli permetta di reagire tempestivamente ai cambiamenti, vagliando, oltre al ricorso alle autorità migratorie e al corpo delle guardie di confine, anche un impiego sussidiario dell'esercito per interventi logistici e umanitari.</p><p>2. Comunicazione: il Consiglio federale comunica in maniera regolare e proattiva in merito agli sviluppi e alle misure preparatorie, aggiornando la popolazione sulla situazione attuale in Svizzera.</p><p>3. Potenziamento dell'aiuto umanitario: la situazione nei campi rifugiati nella regione di conflitto siriana continua ad aggravarsi. L'approvvigionamento delle persone non è più garantito. Il Consiglio federale è pertanto incaricato di sottoporre al Parlamento un credito aggiuntivo per aumentare di almeno 100 milioni di franchi i fondi destinati alla regione.</p><p>4. Offerta attiva di un ruolo di mediazione: il Consiglio federale offre attivamente i suoi servizi diplomatici per mediare tra le parti del conflitto siriano. Tale offerta si prefigge di risolvere il blocco internazionale dei negoziati tra i membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell'ONU.</p><p>5. Collaborazione in Europa: il Consiglio federale si adopera energicamente per una maggiore collaborazione, nonché per una ripartizione degli oneri e un'attribuzione dei rifugiati in Europa secondo criteri chiari.</p><p>6. Accoglienza di rifugiati: la Svizzera si dichiara disposta ad accogliere un maggior numero di rifugiati nel quadro della responsabilità comune europea.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Le competenti autorità federali e cantonali osservano costantemente gli sviluppi della situazione sul piano migratorio. A tal fine è stato costituito un gruppo peritale, composto da rappresentanti della Segreteria di Stato della migrazione, del corpo delle guardie di confine, del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport nonché dei cantoni, incaricato di valutare le informazioni e di pianificare e preparare le misure necessarie. All'occorrenza, può essere rapidamente convertito in uno Stato Maggiore speciale. Non è pertanto necessario istituire un ulteriore organo alla stregua della proposta task force.</p><p>2. Il Consiglio federale continuerà anche in futuro a informare attivamente in merito agli sviluppi nel settore migratorio e a possibili misure preparatorie.</p><p>3. Dal 2011 la Svizzera ha messo a disposizione 178 milioni di franchi per le vittime del conflitto siriano e, dal 2014, 20 milioni di franchi per quelle della crisi irachena. Il 18 settembre 2015 il Consiglio federale ha annunciato che avrebbe aumentato di ulteriori 70 milioni di franchi l'aiuto finanziario previsto per il 2015 e il 2016 in relazione alle crisi in Siria, Iraq e nel Corno d'Africa. L'esecutivo ha chiesto al Parlamento di autorizzare un credito aggiuntivo di 30 milioni di franchi, mentre 40 milioni di franchi saranno compensati nell'ambito dei crediti quadro della cooperazione internazionale.</p><p>4. La Svizzera sostiene gli sforzi di pace profusi nel confitto siriano, appoggiando i tentativi di mediazione dell'ONU in favore di una soluzione politica e le iniziative a livello locale. In qualità di Stato ospite, sostiene i lavori dell'inviato speciale dell'ONU in Siria e produce un apporto attivo fornendo contribuiti tematici e supporto metodologico. Il professore svizzero Nicolas Michel è stato chiamato a dirigere un gruppo di lavoro tematico nel quadro del quale le parti del conflitto siriano si riuniranno a Ginevra. La Svizzera prevede inoltre di avvalersi di due esperti supplementari per sostenere l'intervento dell'ONU.</p><p>5./6. Il Consiglio federale ha deciso già nel settembre 2013 di accogliere, nell'ambito di un progetto pilota di ricollocazione, 500 rifugiati particolarmente vulnerabili provenienti dalla regione colpita dalla crisi. Il 6 marzo 2015 ha pure deciso di accogliere, sull'arco di tre anni, 3000 vittime del conflitto siriano. Il 18 settembre 2015 ha annunciato la partecipazione della Svizzera al primo programma UE di ricollocazione di 40 000 persone bisognose di protezione registrate in Grecia e in Italia. La Svizzera accoglierà fino a 1500 persone provenienti da questi due Paesi, computate sul contingente deciso in marzo. Il 22 settembre 2015 Bruxelles ha deciso di ripartire ulteriori 120 000 persone bisognose di protezione registrate in Stati membri particolarmente sollecitati. Il nostro Paese ha manifestato l'intenzione di partecipare anche a questo secondo programma di ricollocazione. In tal modo la Svizzera fornisce un ulteriore contributo a un intervento solidale concertato in Europa. Nei dibattiti in seno all'UE continuerà inoltre ad adoperarsi per una condivisione solidale della responsabilità tra i Paesi europei come pure per un potenziamento durevole del sistema Dublino.</p><p>Il Consiglio federale constata che le richieste avanzate dagli autori della mozione sono già adempiute.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.