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Il Consiglio federale deve sospendere i negoziati con l'Ue in vista di un accordo di libero scambio agricolo. Un po' a sorpresa, contro il parere della sua commissione e del Consiglio federale, il Consiglio degli stati ha accolto oggi una mozione in tal senso - già approvata nel giugno 2011 dal Nazionale - per 26 voti a 16.
La mozione presentata da Christophe Darbellay (PPD/VS) vuole la sospensione delle trattative finché non sarà noto l'esito dei negoziati (tutt'ora in alto mare, n.d.r.) del ciclo di Doha sull'agricoltura, avviati in seno all'Organizzazione mondiale del commercio.
Sono state invece bocciate due altre mozioni. Per 29 voti a 10, la Camera dei cantoni ha respinto la proposta del consigliere nazionale Rudolf Joder (UDC/BE) per la rottura pura e semplice dei negoziati agricoli con l'Ue. Archiviata anche la mozione di Laurent Favre (PLR/NE), con la quale si proponeva di escludere il settore del tabacco dai negoziati con Bruxelles.
Al termine del dibattito hanno quindi prevalso i timori di coloro che considerano un accordo di libero scambio una minaccia esiziale per l'agricoltura elvetica. Secondo alcuni studi, infatti, il reddito dei contadini in caso di apertura del mercato agricolo potrebbe ridursi della metà, obbligando molti di loro - già in difficoltà - a chiudere i battenti. Per gli scettici, i prospettati vantaggi di un'apertura verrebbero chiaramente superati dagli svantaggi (calo della qualità dei prodotti, abbandono del paesaggio, ecc.).
A nome della commissione, Pankraz Freitag (PLR/GL) ha fatto notare che la chiusura al mercato non è la soluzione ai problemi di questo settore, "che negli ultimi anni sta subendo una cura dimagrante che ha causato la scomparsa di migliaia di aziende agricole, e ciò anche in assenza di un accordo di libero scambio".
In ogni caso, ha precisato il glaronese, "un no alle trattative non impedirà agli Svizzeri di recarsi all'estero per fare acquisti, soprattutto di alimentari, vista la convenienza di prezzo". Anita Fetz (PS/BS) ha invitato i colleghi ad attendere i risultati dei negoziati, unico modo per esprimersi con cognizione di causa. Luc Recordon (Verdi/VD) ha ribattuto sostenendo che è meglio fare marcia indietro adesso, piuttosto che vedere l'intesa fatta a pezzi in votazione popolare.
Konrad Graber (PPD/LU) si è battuto per la continuazione dei negoziati. "Non è giusto interferire nelle competenze del governo", ha detto. "Ritirarsi ora darebbe un colpo alla nostra credibilità, tanto più che siamo stati noi a volere l'inizio delle trattative".
Nonostante le esortazioni del ministro dell'economia Johann Schneider-Ammann, alla fine lo scetticismo si è imposto. Votando per la mozione Darbellay - che chiede la sospensione e non la rottura delle trattative - la Camera non ha voluto in ogni caso chiudere del tutto la porta in faccia a Bruxelles.
I "senatori" hanno anche adottato la mozione della loro commissione preparatoria con la quale si chiede all'esecutivo di fare il punto sui negoziati e sulla loro compatibilità con la politica agricola 2014-2017 entro la fine di settembre. Il Consiglio federale dovrà inoltre presentare altre soluzioni rispetto a quelle attualmente in discussione, in modo che il libero scambio venga messo in atto a tappe e in modo controllato.
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