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LOSANNA - I documenti contenuti in una valigia affidata a un amico ginevrino da parte dell'uomo d'affari nigeriano Zubelum Chukwuemeka Obi verranno trasmessi all'Italia. Il Tribunale federale (TF) ha infatti giudicato irricevibile un ricorso da parte del mediatore africano, implicato nella vicenda della presunta tangente da un miliardo e 92 milioni di euro versata da Eni e Shell a politici e burocrati della Nigeria per l'acquisizione del giacimento petrolifero noto con la sigla Opl-245.
Da diversi anni, la giustizia italiana indaga su presunti atti illeciti, tra cui riciclaggio e corruzione internazionale in merito all'attribuzione a Shell ed Eni di una concessione petrolifera in Nigeria. Per questo caso, che potrebbe rivelarsi uno delle più importanti vicende di corruzione in Europa, è stata inoltrata al Ministero pubblico ginevrino una domanda di assistenza giudiziaria nei confronti di Zubelum Chukwuemeka Obi, noto anche come "Emeka" Obi.
Nell'aprile 2016, la giustizia ginevrina aveva sequestrato una valigia appartenente all'uomo d'affari nigeriano trovata presso un suo amico di Ginevra. Obi si è opposto a più riprese alla consegna all'Italia dei documenti e del contenuto della valigia, ma le sue richieste sono state respinte a due riprese - agosto 2018 e il mese scorso - dalla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale per mancanza di legittimazione a ricorrere.
Decisione confermata - In una sentenza pubblicata oggi, il TF ha confermato le decisione della Corte dei reclami penali di Bellinzona. I giudici supremi ricordano che i ricorsi in materia di assistenza giudiziaria internazionali sono possibili solo in casi particolarmente importanti.
Il Tribunale federale ricorda che una persona interessata da documenti sequestrati a terzi non ha la possibilità di presentare ricorso. In questa vicenda, la regola è chiara e non solleva questioni di principio: poiché le due decisioni della Corte dei reclami sono state ampiamente motivate - sottolinea il TF - il ricorrente non può invocare in questo caso una "motivazione insufficiente".
Quattro anni di reclusione - Nel settembre 2018 un Tribunale di Milano ha condannato Emeka Obi e Gianluca di Nardo - un uomo d'affari italiano - a quattro anni di reclusione per "corruzione internazionale". Inoltre, la giustizia italiana ha confiscato al nigeriano 98,4 milioni di dollari, mentre al mediatore italiano 21 milioni e 185mila franchi svizzeri ritenendo che questo denaro sia frutto del reato.
I due avrebbe avuto il ruolo di intermediari con il ministro del petrolio nigeriano per l'attribuzione dei diritti di prospezione e per l'ottenimento di licenze di perforazione e di sfruttamento per il ricco giacimento petroliero OPL 245 al largo delle coste della Nigeria, uno dei maggiori produttori di petrolio al mondo. Il processo principale contro i dirigenti di Eni e Shell è ancora in corso a Milano; le due società coinvolte negano le accuse di corruzione.