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Secondo la presidente del Plr svizzero Petra Gössi, la legge sul Co2 è sostenuta da ampie cerchie dell'economia. In un'intervista pubblicata oggi dal Blick, afferma che molte aziende e federazioni fanno parte del comitato a favore del testo, contro cui è stato lanciato il referendum.
Gössi menziona l'Associazione svizzera dei banchieri, l'Associazione svizzera d'assicurazioni, l'associazione nazionale che fa gli interessi dell'edilizia ConstructionSuisse nonché il Touring club svizzero.
Il referendum è stato lanciato da un'alleanza composta dell'industria petrolifera, associazioni di trasportatori stradali e spazzacamini. Alla fine di ottobre i delegati del PLR avevano sostenuto il testo.
Per Gössi, è legittimo che la lobby del petrolio difenda i propri interessi ed è comprensibile che le organizzazioni stradali sostengano la loro strategia. Il PLR deve però tener conto dell'interesse generale della popolazione, spiega.
La consigliera nazionale di Svitto ricorda che l'industria automobilistica si era già opposta quando è stato introdotto il catalizzatore, prevedendo la scomparsa del settore. Ma, aggiunge, è successo il contrario: il catalizzatore è diventato un motore di innovazione. Gössi si aspetta lo stesso fenomeno con la nuova legge sul CO2. Vi saranno investimenti massicci nella ricerca, nell'innovazione e nello sviluppo, facendo della piazza svizzera un riferimento in ambito climatico, prevede l'avvocata 44enne.
La legge premia il comportamento rispettoso dell'ambiente attraverso tasse incentivanti, sottolinea la presidente dei liberali radicali, respingendo le critiche sull'aumento dei costi - un massimo di dodici centesimi in più per litro di benzina, una tassa più alta sul gasolio da riscaldamento e una tassa sui biglietti aerei.
La maggior parte del denaro sarà restituita alla gente, osserva. Per la benzina e il diesel, il parlamento ha introdotto un tetto massimo all'aumento, attualmente di cinque centesimi. Gli importatori possono aumentarlo non oltre i dodici centesimi.
La nuova legge non piace invece per nulla al presidente dell'Udc Marco Chiesa. Per il consigliere agli Stati ticinese, che si esprime in un'intervista pubblicata oggi dalla Neue Zürcher Zeitung, la norma è troppo interventista, in realtà troppo poco efficace per il clima, e riduce il reddito della popolazione attiva.
"Dobbiamo invece puntare sul progresso tecnologico e creare incentivi adeguati". Il mondo non può essere salvato da una politica della sinistra ecologista, afferma.