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Berna-Lugano, 9 maggio 2012. Gli Stati membri dell’ONU si riuniranno nel luglio 2012 a New York per adottare un trattato globale il cui scopo è regolamentare il commercio delle armi. In occasione di una conferenza stampa organizzata oggi a Berna, la Sezione svizzera di Amnesty International ha dato il via a una campagna in favore di un trattato sul commercio delle armi solido. L’organizzazione si augura di indurre gli Stati membri dell’ONU ad adottare un trattato che regoli in modo rigoroso il commercio internazionale di armi, contribuendo così a impedire violazioni dei diritti umani.
“In almeno il 60% di tutte le violazioni dei diritti umani documentate da Amnesty International nel corso degli ultimi dieci anni sono state impiegate armi leggere e di piccolo calibro”, ha dichiarato Manon Schick, Direttrice generale della Sezione svizzera di Amnesty International, in occasione del lancio in Svizzera della campagna sul commercio delle armi. “Queste armi sono troppo facilmente accessibili e troppo spesso finiscono nelle mani sbagliate.”
Stando alle statistiche nazionali, nel 2010 il commercio transfrontaliero di armi ha raggiunto i 59,2 miliardi di dollari, senza tener conto dei trasferimenti non annoverati dalle statistiche o dei paesi che non pubblicano questo genere di dati. Il commercio delle armi è un mercato di dimensioni enormi, in gran parte al di fuori di ogni controllo.
“500’000 persone muoiono ogni anno, vittime della violenza armata, e milioni di persone sono costrette alla fuga a causa di conflitti armati, mentre migliaia di bambini soldato sono sfruttati dagli eserciti regolari e dai gruppi armati”, ha continuato Manon Schick. “La violenza armata frena inoltre l’accesso ai diritti economici, sociali e culturali. Un controllo più rigido del commercio internazionale delle armi è quindi urgente in una prospettiva dei diritti umani.”
Cornelio Sommaruga, ex-presidente del Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) ha da parte sua sottolineato come un trattato solido ed efficace sul commercio di armi sia urgente anche nella prospettiva del diritto internazionale umanitario. “Le armi convenzionali sono trasferite da entità statali o da commercianti senza scrupoli, che le mettono nelle mani di governi irresponsabili o gruppi armati,” ha dichiarato. “È necessario mettere fine alle numerose violazioni del diritto internazionali umanitario e dei diritti umani, e all’impiego senza discernimento delle armi per commettere violenze sessuali contro donne e bambini, come pure attacchi terroristici di ogni genere.”
Il professor Albert Stahel, Direttore dell’Istituto di studi strategici di Wädenswil, ha affrontato la questione dal punto di vista geopolitico. “Accanto agli Stati Uniti e la Russia, i principali esportatori sono dei paesi europei industrializzati”, ha dichiarato l’esperto. “Oltre agli introiti che generano i trasferimenti di armi permettono ai venditori di influenzare le regioni geo-politicamente significative del mondo. Le consegne più importanti di armi hanno luogo in zone in conflitto, dove i commercianti di armi alimentano la corsa agli armamenti. Il controllo internazionale del commercio delle armi si impone quindi anche dal punto di vista della politica di sicurezza”, ha aggiunto.
Con la sua campagna, Amnesty International esige un trattato che impedisca che armi o munizioni siano esportati quando esiste il rischio concreto che queste siano impiegate per commettere gravi violazioni dei diritti umani o del diritto internazionale umanitario. Il trattato dovrà inoltre avere un campo di applicazione più vasto possibile e includere dei meccanismi di controllo efficaci e trasparenti.
Nel corso delle prossime settimane la Sezione svizzera di Amnesty International raccoglierà delle firme in tutta la Svizzera. La campagna comporterà inoltre delle azioni di strada, delle manifestazioni e un incontro con dei rappresentanti del governo svizzero e dell’industria degli armamenti rossocrociata, come pure una petizione on-line, sostenuta da una campagna nei social-media.