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WASHINGTON D.C. - Oggi, per la prima volta nella storia, un ex presidente degli Stati Uniti si trova ad affrontare un processo per impeachment. Donald Trump, a un mese e tre giorni dal gravissimo assalto al Campidoglio, dovrà rispondere - di fronte al Senato - dell'accusa d'incitamento all'insurrezione.
Al via oggi, il processo dovrebbe avere una durata abbastanza breve e il voto decisivo - secondo l'accordo tra le due parti - potrebbe arrivare già nel corso della prossima settimana. Per prima cosa, i senatori dovranno però esprimersi sulla costituzionalità della procedura, dato che Trump non è più in carica.
Cosa succede dopo il via?
Una volta iniziato il processo, la parola andrà a turno alle due parti, che avranno - da domani, secondo le nuove regole - sedici ore a testa per illustrare alla Camera alta le proprie motivazioni.
Si arriverà quindi, come minimo, alla giornata di venerdì solo per questa prima fase. Poi, secondo la tradizione, ai senatori verrà lasciato almeno un giorno intero per porre le proprie domande (e chiamare eventuali testimoni). La conclusione del processo avverrà poi con la votazione finale.
Argomentazioni e obiettivi
A supporto delle proprie tesi, l'accusa intende mostrare al Senato le immagini del 6 di gennaio, con l'obiettivo di stabilire un legame diretto tra quanto avvenuto a Capitol Hill e le parole dell'ex presidente. L'obiettivo dei manager della Camera è quello di ottenere una condanna che, di fatto, taglierebbe la strada alla possibilità di ricoprire un'altra carica elettiva federale per Trump.
Un'assoluzione già scritta?
L'eventualità più probabile all'orizzonte è però quella di un processo che, come già accaduto durante il primo impeachment, si concluderà con l'assoluzione di Donald Trump, la cui difesa sembra voler puntare forte sui cavilli tecnici e non su quanto accaduto, spostando i riflettori dall'assalto al Campidoglio statunitense - in cui hanno perso la vita cinque persone - al fatto che la Costituzione americana non preveda la possibilità di processare per impeachment un presidente il cui mandato è già scaduto.
Negli scorsi giorni, 45 senatori repubblicani hanno espresso il voto a favore di una mozione (che è stata poi respinta) che bollava come «incostituzionale» il processo. E per condannare Trump servono i voti dei due terzi del Senato, quindi tutti e 50 i senatori democratici e almeno 17 (su 50) tra i repubblicani.