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Le legislative venezuelane del prossimo dicembre inquietano la Svizzera che, tramite una sua rappresentante presso il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, ha chiesto di stabilire condizioni "libere ed eque".
Il clima non si prospetta dei più sereni, dato che l'opposizione ha già annunciato l'intenzione di boicottare l'appuntamento elettorale.
Oggi all'ONU, la Svizzera ha denunciato le limitazioni alla democrazia nel Paese guidato dal presidente Nicolas Maduro, in particolare nel quadro dello stato d'allarme decretato dalle autorità. Milioni di venezuelani non hanno sufficiente accesso a quello di cui hanno bisogno, come le cure, ha affermato la rappresentante della missione elvetica a Ginevra.
Berna è preoccupata per i procedimenti penali contro parlamentari, oppositori, difensori dei diritti umani e manifestanti. Di recente, anche l'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, la cilena Michelle Bachelet, ha criticato alcune decisioni della Corte suprema venezuelana. Tra queste la nomina di membri del Consiglio nazionale elettorale senza il consenso di tutti i partiti e l'interferenza con questioni interne a due schieramenti dell'opposizione.
La Svizzera ha inoltre chiesto al governo di Caracas di permettere all'Alto commissariato per i diritti umani di accedere a tutti i centri di detenzione. La Confederazione auspica la creazione sul posto di un ufficio permanente di questa agenzia dell'ONU.
L'Alto commissariato ha dal canto suo presentato un rapporto in cui mette in guardia contro la notevole riduzione dell'indipendenza del sistema giudiziario in Venezuela, sottoposto a pressioni politiche. Ciò contribuirebbe all'impunità e alle violazioni dei diritti dell'uomo.
Le legislative per il rinnovo dell'Assemblea nazionale dello Stato sudamericano, da anni confrontato con una grave crisi politica, economica e sociale che lo ha fatto sprofondare nel caos, sono in calendario per il prossimo 6 dicembre. Dopo un tentativo fallito da parte di Maduro di anticiparle al 2018, sono infine state fissate alla fine dell'anno a causa della pandemia di coronavirus. Ritenendo l'intero processo elettorale una farsa, l'opposizione, che ha la maggioranza in Parlamento, ha comunicato di non voler parteciparvi.