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BERNA - Dieci anni di domicilio minimo in Svizzera per chi aspira al passaporto elvetico. Con 111 voti contro 74 il Consiglio nazionale ha deciso oggi di mantenere la linea dura per quanto riguarda questo aspetto della legge sulla cittadinanza, compiendo tuttavia un passo in favore dei giovani fra i 5 e i 15 anni: gli anni che trascorreranno nella Confederazione conteranno doppio.
In settembre il Consiglio degli Stati aveva accolto l'idea del Consiglio federale di concedere la possibilità di richiedere la nazionalità elvetica solo a coloro che sono in possesso di un permesso di domicilio (C) e di ridurre parallelamente da 12 a 8 gli anni trascorsi in Svizzera per poter compiere questo passo.
La sinistra non è riuscita a convincere il plenum ad allinearsi alla Camera dei cantoni e al governo."Abbiamo bisogno che i cittadini che vivono e lavorano qui abbiano accesso alla vita politica", ha sostenuto invano Andy Tschümperlin (PS/SZ), sottolineando come molte istituzioni dipendano dal sistema di milizia.
Da parte sua la destra ha fallito nel tentativo di mantenere la soglia agli attuali 12 anni. "Una riduzione non è giustificata", ha affermato Heinz Brand (UDC/BE), "poiché il tempo trascorso in Svizzera non deve essere considerato come un ostacolo amministrativo, ma come qualcosa di indicativo, che dice tanto sulle caratteristiche della persona che vuole la cittadinanza".
Un'altra divergenza discussa stamane riguarda il cantone competente per l'ottenimento della cittadinanza: per il Nazionale esso potrà esigere una durata di soggiorno minima fra i 3 e i 5 anni, mentre gli Stati hanno fissato la soglia a 3.
La Camera ha invece deciso di fare una concessione in favore dei giovani. Dopo aver respinto l'idea che gli anni trascorsi in Svizzera per chi ha fra i 10 e i 20 anni contino doppio, ha sostenuto (97 contro 77) un compromesso proposto da Martin Bäumle (PVL/ZH) che fissa l'età fra i 5 e i 15 anni, ossia il periodo della scolarità obbligatoria.
Nessuna concessione invece per quanto riguarda i requisiti sulle conoscenze linguistiche. La maggioranza ha fissato la padronanza orale e scritta di almeno una lingua nazionale fra i criteri d'integrazione. Seguendo il Consiglio degli Stati, la sinistra ha tentato invano di limitare la questione alle sole conoscenze orali, ricordando che in Svizzera ci sono 800'000 illetterati, ossia persone scolarizzate che non padroneggiano la lettura, la scrittura e il calcolo.
La Camera ha infine ribadito la sua opposizione alla concessione, in caso di annullamento della naturalizzazione, di una seconda possibilità dopo due anni.
Il dossier torna al Consiglio degli Stati.