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Durante il periodo si semi-confinamento “i ticinesi sono stati i più stressati”. È quanto emerge da un sondaggio pubblicato venerdì scorso dall'Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria (Usav). L'indagine in realtà ha in particolare analizzato le abitudini alimentari della popolazione elvetica durante la scorsa primavera. I risultati mostrano che sono stati fatti più spuntini tra un pasto e l'altro e che molti svizzeri hanno dal canto loro riscoperto il piacere di cucinare. Concretamente, in Svizzera si è consumato più cibo, soprattutto frutta e verdura, ma anche pane fatto in casa e snack, ha sottolineato l'Usav sul suo sito web.
Per quanto riguarda i ticinesi, il 75% ha mantenuto un ritmo più regolare rispetto ai compatrioti delle altre due regioni linguistiche (69%) in ambito di alimentazione. A livello di approvvigionamento, il timore di non trovare alcuni alimenti nei supermercati riguardava il 48% dei ticinesi (il 10% di essi ha anche dichiarato di essere molto preoccupato), il 44% dei germanofoni e il 39% dei francofoni. Per il mangiar sano, il 36% dei ticinesi, il 28% dei germanofoni e il 26% dei francofoni erano preoccupati di non trovare determinati alimenti. Tuttavia, in media, a Sud delle Alpi sono finite nel piatto 1,8 porzioni di verdura (e 1,6 di frutta) al giorno, contro 2,0 della Svizzera tedesca e 2,2 della Romandia (entrambe hanno inoltre consumato 1,8 porzioni di frutta al giorno).
Alcune domande del sondaggio riguardavano però anche l’attività fisica e la salute in generale: “Nonostante il fatto che i ticinesi siano stati i più stressati, i risultati mostrano che sono state soprattutto le persone di 45 anni o meno, che vivono nelle aree urbane e che hanno visto cambiare le loro condizioni di lavoro a essere maggiormente colpite“, ha evidenziato l'Usav, aggiungendo che il lockdown ha avuto effetti negativi, ma non totalmente drammatici. In Ticino, rispetto al resto della Svizzera, si è rilevato anche un calo della salute mentale durante il periodo di semi-confinamento.