Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01181.jsonl.gz/455

Contenuto esterno
Il seguente contenuto proviene da partner esterni. Non possiamo dunque garantire che sia accessibile per tutti gli utenti.
La Commissione svizzera per la lealtà (CSL), organo di autocontrollo del settore pubblicitario, ha esaminato l'anno scorso 95 reclami - 24 in più rispetto al 2015 - e ne ha accettati quasi la metà. Tredici reclami sono sfociati in una procedura di ricorso.
La tendenza al ribasso dei reclami degli ultimi anni si è interrotta, scrive oggi in una nota la commissione, che nel 2016 ha festeggiato i 50 anni di attività. I motivi principali delle lamentele rivolte alla CSL hanno interessato anche l'anno scorso i metodi di vendita aggressivi (circa un quarto di tutti i reclami).
Seguono i reclami per discriminazione sessuale (12% del totale) e quelli legati all'onere della prova, che sono cioè ispirati al principio che "ogni inserzionista deve poter provare la correttezza delle affermazioni contenute nelle pubblicità". I reclami contro la pubblicità comparativa sono da parte loro più che raddoppiati, passando da 5 a 11.
Il settore di attività all'origine del maggior numero di reclami è stato l'anno scorso quello delle bevande e dell'alimentazione (12% dei reclami), che ha soppiantato le banche e le assicurazioni (scese in un anno dal 16,6 al 7,6%). Seguono la casa e il giardinaggio (9%).
Il fatto che alcuni settori mostrino forti oscillazioni da un anno all'altro non è in generale legato agli sviluppi sociali o politici, scrive la CSL in una nota. Fa eccezione il settore alcol e tabacco, che fra il 2013 e il 2014 aveva registrato un notevole incremento dei reclami, legato al dibattito sulle nuove leggi sui prodotti del tabacco (LPTab), ma che nel frattempo è tornato in secondo piano.
SDA-ATS