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Glencore, gigante delle materie prime con sede a Baar (ZG), intende lanciare una procedura di salvataggio e messa sotto sorveglianza delle sue filiali Optimum Coal Holdings e Optimum Coal Mine (Optimum) specializzate nell'estrazione e nella vendita di carbone.
Questa decisione, adottata dal Consiglio di amministrazione (Cda) della multinazionale, come indica una nota odierna di Glencore, è dovuta alle continue e insostenibili difficoltà finanziarie che attanagliano queste due entità.
I problemi di Optimum derivano da un'intesa - siglata nel 1993 - con la società sudafricana Eskom. Optimum deve fornire annualmente 5,5 milioni di tonnellate di carbone alla compagnia di produzione e distribuzione di elettricità a un prezzo inferiore ai costi di produzione degli ultimi anni. Eskom si è rifiutata di rinegoziare l'accordo come chiesto da Optimum e ha deciso di rescindere il contratto.
L'impresa sudafricana chiede anche indennizzi finanziari, che Glencore ritiene ingiustificati sostenendo che Optimum ha fatto il possibile per onorare gli impegni di fornitura sottoscritti.
Già nel 2014 gli azionisti di Optimum hanno avanzato una somma di 68,9 milioni di franchi per permettere alla loro società di onorare gli impegni con Eskom. Glencore fornisce dal luglio di quest'anno un finanziamento ulteriore che si aggiunge a un prestito bancario. Nonostante ciò, e le ristrutturazioni in corso, la situazione di Optimum rimane critica.
Il Cda di Glencore ha quindi deciso di avviare un'operazione di salvataggio. Stando alla multinazionale, un risultato positivo è ancora possibile a condizione che si possa rinegoziare un nuovo accordo con Eskom.
SDA-ATS