Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/147820

<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è pregato di rispondere alla domanda seguente:</p><p>Che cosa fa per consentire alla Svizzera di aderire al sistema d'informazione del mercato interno europeo (IMI)?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Secondo il Consiglio federale, il sistema d'informazione del mercato interno (IMI) sarebbe utile alle autorità federali e cantonali incaricate del riconoscimento delle qualifiche professionali. A tal fine la Segreteria di Stato per la formazione, la ricerca e l'innovazione (SEFRI), nella sua funzione di capofila nell'attuazione dell'allegato III all'Accordo sulla libera circolazione delle persone (ALCP), ha già notificato nel novembre del 2012 alla Commissione europea la sua intenzione di aderire al sistema IMI. Quest'ultima ha accolto positivamente la richiesta, ma le pratiche hanno subito una battuta di arresto dopo la votazione del 9 febbraio 2014 sull'iniziativa popolare "contro l'immigrazione di massa".</p><p>Per quanto riguarda le professioni mediche universitarie (tra le quali rientra anche quella del medico), la verifica delle qualifiche professionali (ossia dei diplomi) è un compito ben distinto dal rilascio dell'autorizzazione all'esercizio della professione. La verifica e il riconoscimento delle qualifiche professionali incombono alla Commissione delle professioni mediche (Mebeko), mentre il rilascio dell'autorizzazione al libero esercizio della professione medica spetta ai cantoni. Una persona che non è più autorizzata a praticare subisce di fatto il ritiro dell'autorizzazione al libero esercizio della professione, ma non la revoca dei suoi diplomi. Spetta quindi in primo luogo ai cantoni, eventualmente coadiuvati dall'Ufficio federale della sanità pubblica e dalla SEFRI, verificare che sui professionisti intenzionati a stabilirsi sul loro territorio non gravi un divieto all'esercizio della professione nel Paese d'origine.</p><p>Per tutte le persone che praticano la professione in modo dipendente, il controllo in merito a eventuali divieti disposti nel Paese d'origine incombe ai datori di lavoro, segnatamente agli ospedali. Questo controllo rientra nei loro obblighi di diligenza.</p><p>Va osservato che, per i prestatori di servizi che lavorano per 90 giorni al massimo nel nostro Paese, la verifica se la persona è autorizzata a praticare la professione nel suo Paese d'origine è effettuata in modo sistematico. Per tutti coloro che intendono stabilirsi in Svizzera, l'articolo 56 della direttiva 2005/36/CE (recepita nell'allegato ALCP) permette già di verificare se una persona è autorizzata all'esercizio della professione nel suo Paese d'origine; a tal fine non è necessario avere aderito al sistema IMI. Le autorità competenti svizzere possono già ora chiedere informazioni su sanzioni disciplinari o penali o su fatti gravi e precisi suscettibili di ripercuotersi sull'esercizio della professione in questione.</p><p>La legge sulle professioni mediche è attualmente sottoposta a revisione. Il progetto è stato dibattuto in Consiglio nazionale come seconda Camera. Si tratta ora di eliminare le divergenze con il Consiglio degli Stati. La revisione proposta prevede che qualsiasi persona esercitante una professione medica sia iscritta nel Registro delle professioni mediche (MedReg). Il Consiglio nazionale ha inoltre deciso che nel registro siano riportate eventuali misure disciplinari, basate sul diritto cantonale, disposte nei confronti di un dato professionista. Questa soluzione semplifica il compito delle autorità cantonali e concorre a migliorare la sicurezza dei pazienti.</p>  Risposta del Consiglio federale.