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LOSANNA - Accusato a torto di furto, un uomo ottiene la possibilità di un nuovo giudizio che riconosca la sua innocenza. Lo ha stabilito il Tribunale federale (TF), annullando una decisione della giustizia argoviese, che si era rifiutata di entrare in materia.
Nel maggio del 2018 l'interessato era stato accusato dall'impresa per la quale lavorava di aver sottratto 500 franchi. In settembre era stato condannato tramite decreto d'accusa a 30 aliquote giornaliere da 30 franchi, sospese. L'uomo aveva tardato a impugnare la condanna, che era diventata definitiva.
Un mese più tardi, l'azienda aveva annunciato alle autorità penali che un controllo della contabilità aveva messo in luce un errore e che non c'era stato nessun furto. Di conseguenza ritirava la sua denuncia.
Il Ministero pubblico aveva allora inoltrato una richiesta di revisione presso l'alta corte del canton Argovia, che non era entrata in materia. Aveva ricordato che la procedura in materia di decreto d'accusa prevede che l'imputato prenda posizione, sia lasciandolo entrare in vigore, sia contestandolo con un'impugnazione. I giudici sottolineavano inoltre che l'uomo doveva sapere di essere innocente e avrebbe dovuto ricorrere.
Nella sua sentenza pubblicata oggi, il TF sottolinea che quando il decreto d'accusa è stato pronunciato, né il protagonista della vicenda, né il Ministero pubblico sapevano che sul caso pesava un errore contabile. Quest'ultimo è stato scoperto solo dopo diverse verifiche, quando ormai la condanna era definitiva e l'impiegato non avrebbe potuto farvi riferimento nel suo ricorso.
La corte aggiunge che la procedura semplificata in caso di decreto d'accusa non dispensa il Ministero pubblico dal compito di stabilire i fatti. Una condanna può essere pronunciata solo se questi ultimi sono ammessi dall'accusato o se la situazione è sufficientemente chiara.