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Alcuni manifesti delle votazioni
KEYSTONE/SALVATORE DI NOLFI(sda-ats)
Gli svizzeri decidono oggi la sorte della Strategia energetica 2050. Si saprà tra poche ore se l'esito è una doccia fredda per la consigliera federale Doris Leuthard o se una maggioranza aderisce al suo piano per voltare gradualmente le spalle all'energia atomica.
Per attuare la Strategia energetica 2050 il Parlamento ha adottato la revisione totale della legge sull'energia. La prima tappa di questo programma di misure volto a ridurre il consumo di energia, aumentare l'efficienza energetica e promuovere le energie rinnovabili (idrica, solare, eolica, geotermica e da biomassa) mira ad aumentare la produzione delle energie verdi a 11'400 gigawattore (GWh) entro il 2035 (rispetto ai 3000 GW di adesso).
Il consumo annuale di energia dovrà essere ridotto del 43% rispetto al 2000 e quello dell'elettricità del 13%. Le automobili dovranno diventare meno inquinanti e gli edifici meno energivori. Le grandi centrali idroelettriche beneficeranno di un sostegno temporaneo perché, a causa dei bassi prezzi, la loro produzione di energia non copre i costi. Sarà infine vietata la costruzione di nuove centrali nucleari.
Gli svizzeri devono votare perché l'UDC ha lanciato il referendum contro il progetto passato in Parlamento. Sostenuta da una forte minoranza del PLR e da una parte dell'economia, l'UDC ha condotto una campagna denunciando un progetto che minaccia il benessere e che pesa sulle tasche dei cittadini. Gli oppositori affermano che ogni famiglia dovrà sborsare 3200 franchi all'anno per sostenere le energie alternative.
I partigiani rilevano però che questa cifra include la seconda parte della strategia energetica non sottoposta a votazione oggi e ancora in discussione in Parlamento. Secondo il Consiglio federale l'importo sarà di 40 franchi all'anno per economia domestica. I sostenitori ritengono inoltre che la Strategia incoraggerà la produzione locale e permetterà di creare impieghi in Svizzera.
Oltre al Ticino, dove si vota sulla tassa cantonale sul sacco della spazzatura, temi locali saranno in consultazione anche in 12 cantoni della Svizzera tedesca e in tre della Romandia. Nel canton Zurigo si vota un'iniziativa lanciata da un'associazione di insegnanti che chiede di ridurre da due a una le lingue "straniere" insegnate nella scuola primaria. Il testo, sostenuto soltanto da UDC e UDF, non precisa quale idioma spostare dopo il sesto anno di scuola.
SDA-ATS