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Dopo i fasti di cinque o sei anni fa, il calcio cinese non fa più parlare di sé fuori dai suoi confini. Ma cosa è successo? Dov'è finito tutto il denaro che aveva ricoperto d'oro giocatori e allenatori europei?
Prima ci fu Damiano Tommasi, il primo grande giocatore che andò a svernare nel campionato cinese: era l'anno 2009. Nel 2012, lo seguì la star francese Anelka. Cinque anni dopo intrapresero la stessa strada in molti: tra i più conosciuti ci furono i belgi della generazione d'oro, Witsel, Carrasco e Fellaini, gli italiani Gilardino e Pellè, lo slovacco Hamsik, bandiera del Napoli. Giovani e maturi, avrebbero potuto giocare ovunque in Europa, ma scelsero il denaro cinese.
Nel 2019, il campionato cinese era diventato così grande che a Gareth Bale del Real Madrid - a un certo punto il giocatore più costoso del mondo - era stato proposto un trasferimento allo Jiangsu Suning con un contratto triennale da più di 1 milione di franchi a settimana.
Meno di due anni dopo, lo Jiangsu Suning ha cessato l'attività, con una situazione finanziaria così grave che ha persino dovuto mettere all'asta l'autobus della squadra per fare cassa.
Hamsik, dal canto suo, è scappato due anni dopo, trovando però posto solo in una piccola formazione svedese. Witsel ha invece avuto più fortuna, staccando un contratto in Bundesliga, Carrasco, ne LaLiga. Bale non è mai partito per l'impero del dragone... che con il calcio non ha certo chiuso, ma è diventato più Grisù, un draghetto.
La tassa sul lusso, il tetto salariale
Le cose sono precipitate quando la Federcalcio cinese, che aveva già introdotto una «tassa sul lusso» e rendeva proibitivi i trasferimenti con grandi somme di denaro oltre che vietare agli sponsor di dare il proprio nome alle squadre, ha annunciato un tetto salariale nel dicembre 2020.
All'epoca, la federazione cinese disse che sperava che la mossa avrebbe «frenato il calcio dei soldi», così da fare un favore alla squadra Nazionale cinese.
Da tempo l'amministrazione sportiva cinese era diffidente nei confronti delle spese del campionato. Nel 2017 ha promesso di frenare le spese e controllare gli «investimenti irrazionali», accusando i club di «bruciare denaro» e di pagare i giocatori stranieri con «stipendi eccessivi».
Il tetto salariale ha certamente avuto l'effetto desiderato. Il limite significava che i giocatori stranieri avrebbero potuto guadagnare solo un massimo di 52'000 sterline a settimana, molto più basso dei contratti precedentemente offerti a nomi di spicco.
Debiti precedenti e crisi immobiliare
Alcune squadre, nel frattempo, avevano già accumulato debiti a causa delle loro grandi spese. I problemi di molti club sono stati aggravati anche dalla crescente crisi nel settore immobiliare cinese, con diversi giganti della costruzione - alcuni proprietari di squadre di calcio - che hanno avuto problemi di liquidità.
Pandemia
A tutto ciò si è aggiunta la pandemia. Le rigide politiche di contenimento della Cina hanno ridotto i calendari degli incontri, giocando a porte chiuse per più di due anni. I ricavi delle trasmissioni e delle sponsorizzazioni sono di conseguenza crollati.
«Non hanno pagato i giocatori cinesi per mesi»
Il difensore della Bosnia-Erzegovina Samir Memisevic ha giocato per l'Hebei FC dal febbraio 2020. In un'intervista alla «BBC» ha raccontato di come nel 2021 aveva capito che vi erano grossi problemi.
«Dopo qualche mese sono iniziati i problemi finanziari. Poi hanno avuto grosse difficoltà con i giocatori cinesi: non li hanno pagati per molti mesi ed ero sicuro che alla fine di quell'anno l'Hebei non sarebbe più esistito».
L'Hebei ha dapprima smantellato le proprie squadre giovanili nel disperato tentativo di sopravvivere. Alcuni dipendenti, senza stipendio da mesi, si sono offerti di lavorare gratis per il club... ma è stato tutto inutile. Dall'inizio di quest'anno l'Hebei FC non esiste più.
L'Arabia Saudita come la Cina... ma il dragone non è morto
L'aggressiva acquisizione di giocatori da parte di diversi club dell'Arabia Saudita ricorda in parte il picco del tentativo di espansione cinese nel calcio.
«Molte squadre in Cina sono scomparse a causa di problemi finanziari», ha dichiarato Alberto Doldan a «La voz de Galicia». «Ma credo che il futuro sarà migliore perché hanno lavorato con giocatori giovani. Penso che nei prossimi cinque, sei o sette anni avremo più giocatori cinesi di livello superiore», ha aggiunto l'agente spagnolo che conosce bene il mercato del pallone cinese.
Ora, con un numero minore di superstar in entrata, l'attenzione si concentra sulla produzione di talenti locali. Il primo grosso obiettivo è centrare la qualificazione per la prossima Coppa del Mondo, torneo al quale la grande Cina si è qualificata solo una volta, nel 2002, in Corea del Sud e Giappone.