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LOSANNA - Un padre di famiglia iracheno che obbligava una ungherese a prostituirsi deve essere espulso dalla Svizzera: il Tribunale federale (TF) accoglie il ricorso del Ministero pubblico zurighese e rinvia la causa al Tribunale cantonale affinché pronunci l'espulsione dell'uomo dal territorio elvetico.
Il 35enne aveva incontrato nel giugno 2017 una ungherese che veniva regolarmente in Svizzera per prostituirsi. Senza lavoro nel suo Paese, la donna provvedeva così al figlio e alla sua famiglia.
Rendendosi conto della vulnerabilità dell'ungherese, l'iracheno aveva finto di essersene innamorato costringendola rapidamente a prostituirsi dalla mattina alla sera e confiscandole tutti i guadagni. Nel giro di due mesi la donna era sull'orlo del crollo fisico e psicologico.
Espulsione annullata - Il Tribunale distrettuale di Zurigo ha condannato il curdo iracheno a tre anni di reclusione con parziale sospensione per promovimento della prostituzione e ottenimento abusivo di prestazioni sociali. Era stato inoltre espulso per sette anni.
In appello il Tribunale cantonale di Zurigo aveva ridotto la pena a 33 mesi e rinunciato all'espulsione. Aveva ritenuto che ci si trovasse di fronte a un caso di rigore in quanto l'uomo era padre di due bambini minorenni che vivono in Svizzera.
In una sentenza pubblicata oggi, il Tribunale federale annulla tale decisione e ordina ai giudici zurighesi di pronunciare l'espulsione dell'uomo. Per la corte di diritto penale, la presenza dei bambini non è sufficiente a realizzare un caso di rigore particolarmente grave che giustifichi il proseguimento del soggiorno del loro padre.
I giudici federali sottolineano che sebbene l'uomo abbia vissuto circa 20 anni in Svizzera, è divorziato dalla madre dei suoi figli dal 2013. Inoltre non ha alcun obbligo di mantenimento, non ha autorità parentale e vede i suoi figli solo tre giorni al mese.
Osservazioni sprezzanti - Inoltre il Tribunale federale sottolinea le osservazioni sprezzanti espresse dall'uomo durante il processo nei confronti delle persone e delle donne in particolare. Vista l'assenza di scrupoli di cui aveva dato prova nello sfruttamento di una prostituta, la sua presenza non è certo favorevole all'educazione dei figli, sottolinea il TF. In tali circostanze, il bene di questi ultimi non si oppone a una misura di espulsione, precisa il Tribunale federale.
I giudici riconoscono che il ritorno in Iraq del 35enne potrebbe essere difficile. Nello stesso tempo ha la padronanza della lingua e ha ancora una famiglia. Infine non era neppure integrato in Svizzera dove frequentava essenzialmente gli ambienti curdi, dove non ha mai lavorato e dove dipendeva dall'aiuto sociale o dal denaro anticipato da terzi.