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WASHINGTON - Gli Stati Uniti sono ora diventati il primo Paese al mondo per casi di coronavirus: secondo i dati forniti ieri dal New York Times sono 81.488, più di Cina e Italia, con oltre 1.200 morti in tutto il Paese.
Nella giornata di ieri si contano altri 237 morti, mai così tanti dall'inizio dell'epidemia.
«Ho appena concluso un'ottima conversazione con il presidente Xi della Cina. Discusso in dettaglio il CoronaVirus che sta devastando gran parte del nostro Pianeta», ha scritto su Twitter il presidente Usa Donald Trump, secondo cui «la Cina ha molta esperienza e ha sviluppato una forte conoscenza del virus. Stiamo lavorando a stretto contatto insieme. Molto rispetto!».
La Cina e gli Usa dovrebbero «unirsi nella lotta» contro la pandemia letale del coronavirus che sta avanzando a livello globale. Il presidente Xi Jinping, nella telefonata avuta con Trump, ha espresso l'auspicio che Washington prenda «azioni reali» per migliorare i rapporti bilaterali, in base a quanto riferito dalla tv statale Cctv. Le relazioni tra i due Paesi, ha aggiunto Xi, «sono arrivate a una congiuntura importante».
Xi ha detto a Trump di sperare che «gli Usa prenderanno azioni reali per migliorare le relazioni» tra i due Paesi, sollecitando la collaborazione congiunta contro il coronavirus nella prospettiva che vede Pechino «desiderosa di continuare a condividere tutte le sue informazioni e la sua esperienza con gli Stati Uniti», ha continuato la Cctv.
La cooperazione sino-americana di reciproco beneficio «è l'unica opzione corretta», ha aggiunto il presidente cinese, nel giorno in cui Washington ha superato Pechino per numero di casi accertati di nuovo coronavirus.
Xi ha assicurato che la Cina ha condiviso le informazioni in suo possesso sulla pandemia con l'Organizzazione mondiale della sanità e altri Paesi, inclusi di Usa, «in modo tempestivo. Le malattie infettive - ha osservato - sono un nemico comune del genere umano e non conoscono confini o razze».
Il presidente ha ricordato che alcune province, città e compagnie cinesi, hanno già provveduto a dare forniture mediche e sostegno agli Usa.
New York la più colpita - «Dobbiamo cominciare al più presto a riportare l'America al lavoro», ha inoltre detto Trump, spiegando come bisogna individuare le aree del Paese che non sono così colpite dal virus e dove si possono riprendere il prima possibile le normali abitudini.
Il presidente statunitense ha anche annunciato che una nave ospedale militare sarà dispiegata nella baia di New York sabato, tre settimane prima del previsto. La Usms Comfort avrà il compito di alleviare l'affluenza record negli ospedali della Grande Mela a causa dell'epidemia del coronavirus.
Oramai è un bollettino di guerra quello che ogni mattina attende al risveglio i newyorchesi, che in diretta tv vengono aggiornati su una curva dei contagi che è ben lungi dall'aver raggiunto il suo picco. «Forse a settembre», azzarda il sindaco della Grande Mela Bill de Blasio, che profetizza: «Metà della popolazione della metropoli sarà colpita dal coronavirus», quasi 4 milioni di persone. «È preoccupante, ma bisogna cominciare a dire la verità». Mentre il governatore Andrew Cuomo parla di almeno 38.000 casi e 385 decessi nell'intero Stato e lancia l'allarme ospedali, dove medici e infermieri descrivono «una situazione apocalittica».
Contagiati 25 marinai a bordo della Roosevelt - Almeno 25 marinai a bordo della portaerei americana Theodore Roosevelt sono positivi al coronavirus. Due giorni fa il Pentagono aveva annunciato che i positivi erano tre. Lo riferisce un ufficiale della Marina alla Cnn secondo cui si attende l'esito di altri test positivi per cui il numero dei contagiati potrebbe salire.
La Roosevelt, a bordo della quale si trovano 5mila persone, sta per raggiungere il porto di Guam, nell'Oceano Pacifico, ma a nessun membro dell'equipaggio sarà permesso di scendere tranne che sul molo, ha spiegato Thomas Modly, segretario della Marina.