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24.06.2019
In occasione dell’odierna conferenza stampa, l’ATE ha presentato le sue richieste per l’attuazione del decreto federale sulle biciclette. L’ASC respinge categoricamente queste rivendicazioni, in quanto identiche a quelle originali dell'Iniziativa per la bici e non attinenti all'effettivo decreto federale che – lo ricordiamo – è stato chiaramente approvato dalla popolazione svizzera con il voto del 23 settembre 2018, a controproposta dell'Iniziativa per la bici.
Esattamente come la maggior parte della popolazione, anche l’ACS riconosce le preoccupazioni relative alla mobilità dolce. Per motivi di sicurezza, l’ACS si impegna a favore di una separazione quanto più netta possibile dei flussi di traffico. Nonostante questo, le affermazioni dell'Iniziativa per la bici ci sono sembrate esagerate. Il Parlamento era dello stesso parere e aveva redatto una controproposta all'iniziativa. Come sappiamo, il 23 settembre 2018 la popolazione svizzera ha approvato questa controproposta in larga maggioranza.
Le richieste avanzate oggi dall’ATE per l'attuazione del decreto federale risultante vanno ben oltre il contenuto del controprogetto e corrispondono al testo originale dell’Iniziativa per la bici. Si sostiene che l’atmosfera sia cambiata e che le rivendicazioni iniziali hanno conseguentemente riacquistato legittimità. Sollevando questo argomento, l’ATE si pone chiaramente contro la volontà popolare. Ciò è ovviamente inaccettabile in termini generali e anche da un punto di vista istituzionale. La decisione popolare dev’essere rispettata.
Per questo motivo, l’ACS respinge chiaramente le richieste di attuazione del decreto federale sulle biciclette presentato oggi dall’ATE. I timori di chi si opponeva all’iniziativa di allora temendo che la regolamentazione federale avrebbe portato ad una maggiore burocrazia e a problemi di delimitazione tra Confederazione e cantoni, sono stati oggi confermati. In più, l’ETA chiede nuovamente un finanziamento iniziale per l’attuazione del decreto federale sulle biciclette, la garanzia di un numero sufficiente di posteggi per le biciclette e così via. Con tutte queste richieste, i ciclisti non sarebbero nemmeno obbligati per legge ad utilizzare la necessaria e vasta rete di piste ciclabili disponibili.