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LOSANNA - La Svizzera non dovrà risarcire un rifugiato turco per non averlo informato del mandato d'arresto emesso nei suoi confronti dalle autorità di Ankara. Lo ha stabilito il Tribunale federale approvando un ricorso del Dipartimento delle finanze (DFF) contro una precedente decisione del Tribunale amministrativo federale (TAF).
L'uomo era stato arrestato dalle autorità tedesche a Lörrach (D), dove si era recato per fare delle compere, e posto in detenzione per 261 giorni in una prigione tedesca, fino a che il Tribunale regionale di Karlsruhe ne aveva decretato il rilascio.
L'uomo, oggi 52enne, era fuggito dalla Turchia nel 1998 e si era recato in un primo tempo in Italia, per poi trasferirsi nel 2003, in Svizzera, dove nel 2000 si erano già rifugiate anche la moglie e la figlia. Tutti e tre hanno ottenuto l'asilo.
Nei confronti del turco, l'Interpol di Ankara aveva spiccato nel 1982 un mandato di cattura internazionale, ritenendolo coinvolto in tre assassinii commessi tra il 1978 e il 1982. Già l'Italia, prima della Germania, aveva respinto la sua estradizione per mancanza di prove.
Nel 2004 l'Ufficio federale di giustizia (UFG) aveva informato l'Interpol di Ankara che l'uomo si trovava Svizzera. Le autorità turche avevano rinnovato allora il mandato di cattura, ma la Svizzera non aveva messo al corrente il diretto interessato.
Dopo la sua liberazione in Germania, ritenendo l'Ufficio federale di giustizia responsabile della sua incarcerazione, per non averlo informato, il turco aveva chiesto danni e interessi alla Confederazione. Dopo essere stato sconfessato dal DFF, l'uomo aveva ricorso al TAF che gli aveva dato ragione.
Il TF ha ora accolto il ricorso del DFF e negato il risarcimento al rifugiato turco. Secondo i giudici di Losanna non esiste alcun nesso di causalità tra la detenzione e la mancata trasmissione d'informazioni all'interessato.
Contrariamente a quanto sosteneva il TAF, per il TF il turco era consapevole del pericolo. Data la sua esperienza personale, doveva essere a conoscenza che il suo paese d'origine dà la caccia ai ricercati anche all'estero. Inoltre all'epoca i media svizzeri avevano pubblicato notizie su due casi simili a questo. Ciò non può essere sfuggito all'uomo che si è quindi recato in Germania cosciente del rischio.
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