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La compravendita di bebè, nelle zone più povere della Cina, è diventata un buon affare. Da neonate servono a poco ma da adolescenti diventeranno spose da 'piazzare' in cambio di ricche doti.
E i maschietti possono tornare ancora più utili, dopo decenni di politica del figlio unico e conseguente squilibrio demografico.
Sono 78 i presunti trafficanti di bambini fermati dalla polizia cinese che ha salvato 15 neonati - riporta l'agenzia Nuova Cina - dopo l'individuazione, a settembre, dello strano andirivieni di una coppia tra Liangshan, città tra le montagne del Sichuan, e il centro costiero di Linyi, nella provincia dello Shandong.
"La moglie acquistava neonati a Liangshan e li trasportava a Linyi. Il marito era responsabile per la ricerca di acquirenti nella città", ha affermato la polizia citando fonti investigative. I prezzi variavano in base al sesso. Tra gli 8'000 e i 10'000 dollari per un bambino, all'incirca la metà per una bambina. Ora i piccoli sono affidati alle cure di un centro locale per gli affari civili ed è stato prelevato loro un campione di sangue per tentare di risalire ai genitori biologici.
Il traffico di bambini nelle province più povere della Cina non è nuovo e la politica del figlio unico - istituita negli anni '70 e 'abrogata' a fine ottobre - l'ha alimentato. Già un anno fa in una maxi operazione la polizia aveva arrestato oltre 100 persone e messo in salvo 37 neonati che stavano per essere venduti nella provincia dello Shandong. Furono arrestate anche donne pagate dai trafficanti per liberarsi dei piccoli appena dati alla luce. La banda le faceva partorire in una fabbrica abbandonata nella città di Jining, poi 'saldava' il conto e le neo mamme venivano fatte allontanare.
Nel febbraio 2014 erano stati salvati 382 neonati e arrestati più di mille trafficanti che appartenevano a gang basate a Pechino e nella provincia dello Jiangsu e pagavano 350 euro a chiunque fornisse loro falsi certificati governativi che autorizzavano a dare i bambini in adozione.
SDA-ATS