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La Russia eredita dall'Islanda la presidenza di turno del Consiglio dell'Artico, che si è riunito oggi (giovedì) a Rekjavik. Le potenze mondiali si impegnano a lottare contro il riscaldamento del pianeta ed esprimono la volontà di una cooperazione pacifica, ha dichiarato il segretario di Stato statunitense Antony Blinken. Ma nel contempo la regione suscita appetiti e tensioni geopolitiche ed economiche crescenti.
Il Consiglio dell'artico
Principale forum regionale, il Consiglio dell'artico creato nel 1996 riunisce Stati Uniti (grazie all'Alaska), Russia, Canada, Svezia, Finlandia, Norvegia, Islanda e Danimarca (grazie alla Groenlandia, suo territorio autonomo), oltre a sei organizzazioni rappresentanti i popoli autoctoni e 13 Stati osservatori, uno dei quali è la Cina. Incentrato sulla cooperazione, non ha potere giuridico ma adotta dichiarazioni. In occasione dell'ultimo vertice, nel 2019, per la prima volta non ce ne era stata una, impedita dal rifiuto dell'amministrazione Trump di citare nel testo il cambiamento climatico.
Il riscaldamento climatico e il conseguente ritiro dei ghiacci facilitano non solo il trasporto marittimo - e in questo ambito anche la Cina, che si autodefinisce Paese "quasi Artico" - ha già manifestato le sue ambizioni di una "Via della seta polare" che accorcerebbe i collegamenti fra Asia e Europa - ma anche l'accesso alle grandi ricchezze in materie prime, idrocarburi in particolare. La Norvegia, a dispetto di trivellazioni fin qui deludenti, valuta per esempio che il fondale del Mare di Barents nasconda ancora il 60% delle riserve che le restano. La Groenlandia, ricca di risorse minerarie, si appresta invece a bloccare un controverso progetto di miniera di uranio e terre rare.
L'Artico
Caratterizzato da temperature che possono scendere fino a -50° e da una debole luminosità per effetto delle notti polari, l'Artico si estende dal Polo Nord fino al Circolo polare artico (66° 33' di latitudine). Durante il periodo invernale la banchisa ghiacciata raggiunge i 14 milioni di km2, per poi scendere fra i 4 e i 5 in settembre. Gli abitanti sono 4 milioni, di cui 500'000 autoctoni: Inuit, Sami, Jacuti (Sakha) e altri piccoli popoli del Nord russo. La vegetazione è limitata alla tundra, le specie animali e vegetali sono 21'000, in parte minacciate dall'evoluzione delle temperature e dalle attività umane. Fra i pericoli legati al clima, non solo lo scioglimento dei ghiacci che potrebbe far crescere il livello dei mari, ma anche gli incendi in zone discoste e la diminuzione del permafrost .
Mosca non ha mai fatto mistero delle sue intenzioni e ha costantemente aumentato negli ultimi anni la sua presenza in quella che considera una sua area di influenza legittima: "È noto da tempo che questo territorio è nostro", ha dichiarato a inizio settimana a Mosca il ministro degli esteri Sergei Lavrov, ricordando la responsabilità di "rendere sicura la nostra costa artica" e giustificando così una rafforzata presenza militare.
In questi giorni la Russia ha messo in mostra - garantendo un accesso alla stampa - una sua base a soli 600 km dal Polo Nord, autosufficiente per quasi un anno e mezzo e dotata di una rete di collegamenti che permette a 150 militari di muoversi al suo interno senza uscire al freddo, ma anche di aeroporto e strutture per il tempo libero. "Come una stazione spaziale, ma fra i ghiacci invece che in orbita", secondo il generale Igor Churkin, fra i comandanti della flotta del Nord.
Gli Stati Uniti, al contrario, non vogliono una militarizzazione, ha detto il segretario di Stato Antony Blinken. Sotto la presidenza Trump aveva fatto scalpore la proposta del magnate di acquistare la Groenlandia, e si erano succedute le dichiarazioni "bellicose" nei confronti delle ambizioni altrui, cinesi e russe in particolare. Ma anche quella Biden, stando all'analisi di Mika Meed, specialista dell'Artico a Sciences Po a Parigi, condivide la prospettiva che "gli Stati Uniti sono di ritorno" nella regione. Accanto all'energia e alla sicurezza, sono tornati però sul tavolo anche altri aspetti, come per l'appunto quello climatico.
Il termometro preoccupa
L'Artico dal 1971 si è riscaldato tre volte più in fretta del resto del pianeta, secondo un rapporto del Programma di sorveglianza e valutazione della regione. L'ultima edizione del 2019 parlava di "oltre due volte". Ogni frazione di grado conta: le probabilità di una completa sparizione della banchisa d'estate, per poi riformarsi d'inverno, sono dieci volte superiori se la temperatura della Terra cresce di 2° invece di 1,5°, obiettivo dell'Accordo di Parigi. Entro fine secolo si stima ora che il riscaldamento sarà fra i 3,3 e i 10° rispetto alla media del periodo 1985-2014. Il valore esatto dipenderà dalle future emissioni di gas a effetto serra.