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Malgrado le forti limitazioni, la Farmacia dell’esercito ha rispettato il mandato di acquistare un numero sufficiente di maschere protettive. Gli errori commessi sono comprensibili, afferma il Consiglio federale in risposta a un rapporto della Commissione della gestione del Nazionale.
Fin dall’inizio sono state mosse critiche all’acquisto delle mascherine, affidato alla Farmacia dell’esercito: il loro prezzo eccessivo, la loro presunta scarsa qualità o le scorte eccessive. Al punto che l’anno scorso la consigliera federale Viola Amherd aveva commissionato un audit interno, che aveva sostanzialmente escluso qualsiasi sospetto di grave cattiva condotta da parte del Dipartimento della difesa (Ddps).
La Commissione della gestione del Consiglio nazionale non è dello stesso avviso. Fatica a capire "che Consiglio federale e Dipartimento della difesa non abbiano messo in discussione fin dall’inizio la decisione di affidare alla Farmacia un mandato di tale portata e per certi versi senza precedenti", aveva dichiarato in febbraio.
Il Consiglio federale ritiene che questa attribuzione sia stata corretta. A differenza di altre organizzazioni, la Farmacia dell’esercito dispone già della licenza commerciale necessaria per acquistare farmaci all’ingrosso.
Dividere le responsabilità tra varie organizzazioni avrebbe reso più difficile la loro definizione. Inoltre, avrebbe probabilmente portato a duplicazioni o ritardi nella consegna.
La Commissione ha messo in rilievo anche una negligenza nel controllo di qualità. All’inizio della pandemia, l’attenzione si è concentrata sull’acquisto di mascherine piuttosto che sulla loro qualità, riconosce il governo. Le condizioni per un controllo di qualità approfondito e sistematico sono state poste nell’aprile 2020. In questo modo è stato possibile identificare i lotti difettosi.
Su richiesta della Commissione, il Consiglio federale è disposto a valutare se la Svizzera debba dotarsi di un organismo accreditato per il controllo della qualità delle maschere in caso di future ondate pandemie. Il Dipartimento federale dell’interno e il Dipartimento federale della difesa (Ddps) dovranno presentare una proposta in tal senso entro la fine del 2022.
La Commissione ha anche criticato le informazioni "insufficienti o poco trasparenti". Il Consiglio federale se ne rammarica, ma ritiene che il Ddps abbia comunicato nel modo più trasparente possibile dall’inizio della pandemia. Ha però dovuto fare attenzione a non mettere a repentaglio l’attività fornendo informazioni troppo rapidamente.
Inoltre – sottolinea il governo – in un mercato estremamente volatile e per non mettere a rischio le acquisizioni per il sistema sanitario svizzero, non è stato possibile fornire dettagli sulle acquisizioni e sulle condizioni finanziarie.