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Al di sopra del paese di Claro c’è l’alpe di Brogoldone, e dall’altra parte della montagna si trova Bùseno (in Val Calanca) con l’alpe “Memm”. Questi due alpi confinano sulla cima. Anni or sono tra le genti di questi due paesi, cioè di Claro e di Bùseno, nacque una controversia intorno alla proprietà dell’alpe di Brogoldone. Quelli di Bùseno assicuravano che l’alpe apparteneva a loro da secoli, mentre quelli di Claro si opponevano a questa affermazione e confermavano che l’alpe era di loro proprietà, facendo notare, quale ragione inoppugnabile, la posizione geografica di Brogoldone che si trova appunto dal versante ovest della montagna, ai piedi della quale c’è Claro.
La controversia durava da lunghi anni, ma non v’era possibilità di accordo tra i montanari di quei due paesi. Ad un certo punto, un giovanotto di Bùseno, che si era mostrato il più intransigente e più spinto per questa lite, affermò che egli poteva in modo assoluto accertare che Brogoldone era territorio di Bùseno. Disse pure che si sarebbe recato sull’alpe stesso e che lassù avrebbe giurato di porre i piedi sulla terra di Bùseno. Ciò l’avrebbe fatto davanti ai componenti delle due parti in lite.
Prima di partire dal suo paese, mise della terra di Bùseno nelle sue scarpe e si recò lassù. Giunto sul posto, giurò dinanzi a tutti i presenti di Bùseno e di Claro che egli posava i piedi in terra di Bùseno. Questo giuramento valse come soluzione definitiva della lite, e l’alpe di Brogoldone passò definitivamente in proprietà di Bùseno. Ma la discordia ed il malcontento regnavano ancora tra i montanari, i quali non sapevano adagiarsi a quella conclusione.
Nel paese di Claro, in una casetta solitaria vicino ai boschi, viveva una vecchia ch’era considerata quasi una strega. Essa aveva sempre affermato che Brogoldone era sempre stato terra di Claro. Appena venne a sapere del giuramento pronunciato sull’alpe e delle sue conseguenze, rabbiosa lanciò la sua maledizione a quel giovanotto ch’ella definiva spergiuro. Da quel momento il giovanotto scomparve. Si racconta che, recandosi di nuovo su quell’alpe, fu sorpreso da un temporale così forte che cadde in un burrone. Dopo la sua morte, ogni notte egli passava in groppa a un cavallo bianco su quell’alpe gridando la sua colpa.
In seguito, la giustizia apparve chiara a tutti. L’alpe di Brogoldone ritornò in possesso di Claro. Da quel giorno anche l’anima di quel giovane scomparve e non si vide più quel cavallo bianco. L’anima ebbe pace.