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Autore
Lea Bloch è responsabile supplente della comunicazione e dell’informazione della FSCI.
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Likrat è un termine ebraico che significa «venirsi incontro». L’intento dell’omonimo progetto di dialogo della Federazione svizzera delle comunità israelite (FSCI) è proprio questo: fare in modo che adolescenti ebrei e non ebrei si vengano incontro per eliminare i pregiudizi e gli stereotipi nei confronti degli ebrei e dell’ebraismo, acquisire esperienze interculturali e interreligiose, e promuovere la tolleranza.
Appositamente formati dalla FSCI, i giovani ebrei – chiamati likratini – che partecipano a questo progetto visitano classi di scuole medie o licei e durante gli incontri assumono il ruolo di peer educator. Il concetto di peer education, ossia di scambio tra membri di un gruppo sociale, si presta particolarmente bene per Likrat.
L’incontro alla pari tra adolescenti facilita l’apprendimento e aumenta le probabilità di successo dell’iniziativa. E nel migliore dei casi entrambi i gruppi condividono le conoscenze acquisite con altri coetanei: gli alunni delle classi prescelte con alunni di altre classi e i likratini con altri adolescenti ebrei.
Agli incontri Likrat vale il principio secondo cui ogni domanda è lecita. Durante l’ora di lezione in cui si svolgono niente è giusto o sbagliato. «Cos’ha di diverso una scuola ebraica?», «Perché gli ebrei praticanti si vestono sempre di nero?» o ancora «Cosa ti piace in particolare della tua religione?» sono domande frequenti, ma capita anche che qualcuno chieda «Vorresti che la tua ragazza o il tuo ragazzo fosse ebreo?». Nella stragrande maggioranza degli incontri Likrat, gli studenti sono molto interessati e non esitano a rivolgere anche domande critiche e personali. I likratini raccontano l’ebraismo come lo vivono in prima persona. Alla domanda «Mangi kosher?» spesso i giovani ebrei danno risposte diverse. Gli studenti si accorgono quindi che non esiste un solo ebraismo. Soprattutto quelli più giovani non esitano a dire quello che pensano e pongono anche domande che gli adulti si guarderebbero bene dal formulare per timore di essere tacciati di antisemitismo.
Il progetto Likrat spiega l’ebraismo in modo vivo e incisivo. I giovani ebrei gli danno un volto, cosa che un libro non è in grado di fare. Gli studenti che li accolgono constatano spesso con stupore che i likratini tifano per le loro stesse squadre di calcio e ballano la loro stessa musica. Oppure – riprendendo l’affermazione di un’alunna che prima di allora non aveva mai parlato con un’ebrea – si accorgono che «gli ebrei sono persone assolutamente normali» e che, fatta eccezione per pochi elementi che li distinguono, condividono le loro stesse preoccupazioni, i loro stessi timori, i loro stessi sogni e le loro stesse speranze.
Il progetto di dialogo è in corso da 14 anni. In questo lasso di tempo, i likratini hanno visitato oltre 400 classi. Nel frattempo, gli incontri sono approdati anche nella Svizzera francese e addirittura in Austria e Germania. In futuro, la FSCI estenderà la rosa di destinatari del progetto alle imprese che hanno contatti regolari con clienti ebrei.