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Al ritmo di una pagina al minuto, un libro di 200 pagine viene letto in più di tre ore. Significa che in un giorno si possono leggere circa tre libri di media lunghezza: in sessant’anni fanno poco più di 60’000 testi.
La biblioteca Sormani, a Milano, ne contiene 600000: dieci volte. E al mondo vi sono biblioteche ancora più fornite.
Una vita umana è quindi troppo breve per leggere tutti i libri esistenti al mondo. Occorre una selezione. Il problema è: come effettuare questa selezione? Come stabilire, dalla copertina, se un testo merita di essere letto o no?
In altre parole: come distinguere la scienza dalla non-scienza?
Il primo a porsi una simile domanda fu Socrate, nonostante nel V secolo a.C. non vi fossero vaste biblioteche, dal momento mancavano ancora alcuni secoli alla pubblicazione del primo libro. Il suo problema non era infatti stabilire cosa leggere e cosa ignorare, ma difendersi dalle accuse di empietà e di corruzione della gioventù.
Nella Apologia di Socrate (da 20e in poi) narra della domanda che il suo amico Cherefonte pose all’oracolo di Delfi: “Esiste qualcuno più sapiente di Socrate?”. La Pizia rispose che no, non vi era nessuno più sapiente.
Socrate tuttavia sapeva di non essere un sapiente, né grande né piccolo. Pur convinto della sincerità dell’oracolo, si mise a cercare qualcuno più sapiente di lui.
Iniziò da alcuni politici. Un disastro:
Mentre dunque stavo esaminando questo tale, … , io provai questa esperienza: mi sembrava che quest’uomo avesse la fama e fosse sapiente per molti uomini e, in particolare modo,per se stesso, ma che in realtà non lo fosse; e allora tentai anche di fargli intendere che credeva di essere sapiente, ma che in realtà non lo era (21c).
Dopo i politici, Socrate interrogò i poeti, ottenendo purtroppo risultati simili: Costoro infatti dicono molte e belle cose, ma non sanno nulla di quello che dicono (22c).
Esaminando gli artisti, finalmente Socrate trova gente più sapiente di lui. Ma la loro sapienza era limitata alla loro arte: su altri temi, nonostante si credessero sapienti anche di questi, in realtà non sapevano nulla.
Socrate giunse dunque alla conclusione che l’oracolo aveva effettivamente ragione: nessuno è più sapiente di lui, dal momento che solo lui riconosce la propria ignoranza, mentre gli altri, pur non sapendo, si credono sapienti.
La riflessione di Socrate è applicabile al nostro problema iniziale, di scegliere quali libri leggere e quali invece è tranquillamente possibile (e magari raccomandabile non leggere)?
Solo se si è amanti delle lunghe passeggiate all’aria aperta: seguendo l’esempio socratico rimane ben poco da leggere.
Via tutti i libri scritti da politici, e questo non è un grave danno. Via anche i libri degli artisti, a meno che non si trattino solo della loro arte particolare. Via anche le poesia, perché non ci si può fidare troppo di qualcuno che non sa quello che scrive.
Praticamente solo l’Apologia di Socrate. Ottima lettura, ma anche a meditare bene ogni sillaba, più di un mese non ci si può mettere.
Occorre cercare ancora.