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Per Niklaus Blattner, membro della direzione della Banca Nazionale Svizzera (BNS), il segreto bancario non va toccato. Nemmeno di fronte all'Ue.
"Il segreto bancario svizzero protegge la sfera privata finanziaria senza costituire un ostacolo alla lotta contro la criminalità. Non ci sono quindi motivi che possano indurre il Consiglio federale a cedere alle pressioni dell'Unione europea".
A garantirlo è l'influente membro del direttorio della Banca Nazionale Svizzera, intervenuto martedì ad un simposio a Zurigo. Il numero tre della BNS ricorda che fra la Svizzera e l'Ue vi è, in generale, convergenza di punti di vista nella lotta contro la frode fiscale.
Ma Bruxelles insiste per un accordo sull'assistenza giudiziaria ed amministrativa estesa anche alle attività finanziarie, con l'obbligo di denunciare le infrazioni sospette. Nel suo interesse, la Svizzera deve quindi pretendere dalla controparte negoziale una definizione precisa dei presupposti di queste infrazioni. In campo fiscale, Berna potrà così evitare sgradevoli ripercussioni sul segreto bancario, osserva il responsabile dell'istituto di emissione elvetico.
Un principio irrinunciabile
Niklaus Blattner sottolinea poi che il Consiglio federale ha ripetutamente espresso la sua posizione sulla questione, dicendo chiaramente che il segreto bancario non è negoziabile. Ogni concessione su questo punto sarebbe contraria alla volontà popolare. Sempre per questo motivo il governo non è quindi disposto ad accettare lo scambio di informazioni richiesto da Bruxelles.
La Confederazione - ricorda ancora il banchiere centrale - propone in contropartita una tassazione alla fonte per i cittadini dell'Ue, sotto la forma di un'imposta anticipata che sarebbe poi in parte restituita agli Stati che ne hanno diritto.
swissinfo e agenzie