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Alonso, campione di ritorno
Quando assaggi la F1 difficilmente poi riesci a farne a meno. Peggio ancora però va a chi in F1 è riuscito a raggiungere l’apice. Nel 2021, all’alba dei suoi 40 anni, Fernando Alonso, due volte campione del mondo, sarà l’ennesimo fuoriclasse della monoposto a ritornare in quella che è notoriamente la massima espressione del motorsport.
Lo spagnolo non è il primo e non sarà l’ultimo. A fare da apripista ai ritorni di lusso ci pensò nel lontano 1953 Juan Manuel Fangio. L’argentino, dopo un campionato vinto in Alfa Romeo e un anno di stop dovuto ad un brutto incidente rimediato a Monza decise di tornare. Il primo anno in Maserati fu avaro di soddisfazioni e El Chueco fu costretto ad accontentarsi del secondo posto dietro la Ferrari di Ascari. Nei 4 anni successivi però arriveranno per lui 4 titoli iridati.
Passa qualche anno, è il 1982, e questa volta a tentare il rientro è Niki Lauda che nel ’79 dopo l’anno orribile alla Brabham contraddistinto da 11 ritiri aveva deciso di salutare il circus. L’austriaco al rientro in McLaren riesce subito a vincere delle gare e nel 1984 porta a casa anche il suo 3° ed ultimo Mondiale.
Alla fine del 1991, invece, dopo alcune infuocate dichiarazioni di Alain Prost all’indirizzo della propria vettura, ritenuta dal francese “un camion”, la Ferrari decise di metterlo alla porta prima della conclusione di quel campionato, sostituendolo con Gianni Morbidelli. Il professore però dopo due anni sabbatici tornò in F1 nel 1993 per un’ultima stagione in Williams riuscendo a conquistare il suo 4° titolo iridato.
Mansell e Schumi: ritorni poco fortunati
Clamoroso, invece, il caso Mansell. Dopo aver vinto il campionato nel 1992 l’inglese decise di ritirarsi. Nel 1994 però fu richiamato in Williams dopo la morte di Senna per aiutare Damon Hill nella corsa al titolo. Il leone d’Inghilterra riuscì a vincere anche una gara e si guadagnò così la chiamata della McLaren per l’anno successivo a 42 anni suonati. Vista la scarsa affidabilità della vettura di Woking però Mansell decise di sfruttare alcuni cavilli nel proprio contratto per correre solo due gare e poi ritirarsi definitivamente dalla F1.
Famoso poi anche il caso di Michael Schumacher. Il tedesco lascia la F1 alla fine del 2006 dopo una lotta pazzesca per il campionato proprio con Alonso. Nel 2009 accarezza l’idea di ritornare in Ferrari per sostituire l’infortunato Massa, ma un problema fisico glielo impedisce. Poco male perché nel 2010 firma per la Mercedes. Il suo ritorno in F1 è grigio e l’unico bagliore è dato dal 3° posto ottenuto a Valencia nel 2012, anno del suo definitivo ritiro.
Infine menzione speciale anche per l’ultimo, ad oggi, campione del mondo della storia Ferrari, Kimi Raikkonen. Il finlandese alla fine del 2009 lascia la F1 per fare spazio all’arrivo di Alonso a Maranello. Iceman si cimenta per qualche anno nei Rally salvo poi ritornare in F1 nel 2012. Per lui sono arrivate 3 memorabili vittorie e diversi podi. Al momento, impegnato a far progredire l’Alfa Romeo, fresco di record di pilota con il maggior numero di GP disputati, a 41 anni suonati, potrebbe decidere di continuare ancora per un altro anno.
Insomma i ritorni hanno portato quasi sempre fortuna a quei piloti che hanno voluto riprovare l’ebrezza di guidare una F1 e chissà che non possa accadere lo stesso anche a Fernando Alonso che dovrebbe trovare una Renault che in questa stagione ci ha dimostrato di poter essere competitiva quantomeno per la top-5.