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Che cosa è una opera d’arte?
È questa una delle domanda più difficili a cui rispondere.
In realtà, ce la si potrebbe cavare abbastanza facilmente: l’arte non è una attività determinata, ma una tradizione o,meglio, un insieme di tradizioni che si superano e si ricomprendono, in un eterno percorso vecchio come l’umanità. Se l’arte è questo insieme eterogeneo, e sembra proprio esserlo, è chiaro che non è possibile rispondere alla domanda in maniera definitiva: sono possibili sono risposte settoriali, limitate.
Il rischio di una risposta del genere è la fucilazione (si spera metaforica) per alto tradimento: il filosofo non può fuggire così di fronte alle domande, ma deve affrontarle sempre, anche quando la risposta è impossibile.
Raccogliamo dunque la sfida.
Cosa unisce i canti gregoriani, la quarta sinfonia di Brahms e 4’33” di John Cage?
Il canto gregoriano è unione, simbiosi tra testo sacro e melodia. È un cantare che non si contrappone al parlare, ma lo ricomprende in una azione, la preghiera, che è parte essenziale della liturgia.
La quarta sinfonia di Brahms è il vertice della musica tonale: la grandiosità di una intera orchestra al servizio della tonalità e, soprattutto, dell’ascoltatore.
4’33” è la prima composizione, divisa in tre movimenti, senza neppure una nota: non c’è musica, ma non è puro silenzio, dal momento che il silenzio non esiste, è una astrazione (gli impressionisti scrissero qualcosa del genere in riferimento al bianco).
Il canto gregoriano sembra essere solo incentrato sull’esecutore, che è forse errato chiamare interprete, dal momento che non interpreta nulla. La sinfonia di Brahms è invece un dialogo tra il compositore e gli interpreti, dialogo concepito per degli ascoltatori. John Cage, infine, distrugge tutta la distinzione tra compositore, interprete e ascoltatore.
Il canto gregoriano si ascolta in silenzio: si deve avverte il sacro della preghiera, e se non lo si avverte, non c’è nulla da fare. Anche Brahms va ascoltato in silenzio, ma si può criticare la composizione o la sua esecuzione. Come già detto, 4’33” non si può ascoltare in silenzio, ma chiaramente si può ascoltare questa composizione solo perché prima ci sono già stati il canto gregoriano e Brahms.
Il canto gregoriano è senza tempo: ogni esecuzione, in quanto momento di preghiera, è essenzialmente senza tempo. La sinfonia n. 4 di Brahms è invece temporale, c’è un passato, al quale garda con nostalgia, e un futuro. 4’33” è infine un evento irripetibile, dal momento che ogni esecuzione è irripetibile.
Alla fine, non si è trovata la risposta. Attendo la fucilazione per tradimento.