Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01023.jsonl.gz/654

I bambini comunicano di pancia, almeno nella maggior parte dei casi. Non si fanno troppi problemi a chiamare le cose con il loro nome, senza diplomazia e senza ipocrisia, ma soprattutto senza cattiveria. Per questo per loro è naturale anche richiamare l'attenzione dei genitori sulla propria identità di genere, quando capiscono che qualcosa non è esattamente come appare.
Già intorno ai 3 anni, infatti, i bambini possono manifestare una disforia di genere, ovvero un disturbo dell'identità di genere per il quale sentono di appartenere al sesso opposto al proprio e lo dicono chiaramente. Si tratta di bambini transgender: maschietti che si sentono femminucce e viceversa, pronti a farsi chiamare con un nome diverso ed a presentarsi come appartenenti al sesso opposto al proprio.
Quello che rappresentano non è più un tabù e la raccomandazione professionale è sempre quella di assecondarli e farli sentire accettati ed amati in queste manifestazioni. Angelina Jolie ha lasciato che sua figlia Shiloh, che ha 8 anni e si fa chiamare John, indossasse giacca e cravatta in pubblico e ha scelto di assecondare le sue scelte del taglio di capelli e dell'abbigliamento, con l'unico intento di non forzare la sua creatura «ad essere quello che non è».
Charlize Theron ha adottato la stessa attenzione per Jackson, il suo bambino di 7 anni, che si sente una bambina e già dall'età di 3 anni aveva evidenziato questa realtà. L'attrice parla di Jackson come di una femminuccia ed invita chiunque a parlare di lei utilizzando pronomi al femminile per non ferirla.
Qualcuno potrebbe indicare le scelte di queste mamme come scelte particolarmente coraggiose, ma a ben guardare è lo stesso comportamento di un genitore che accetta che il proprio figlio non faccia il medico come sognava suo padre, semplicemente per non infelicitarlo costringendolo ad essere ciò che non vuole essere.
L'importante è capire se il bambino interessato è confuso o con disforia e l'unico modo per farlo è verificare la continuità con la quale si riferisce a se stesso come se fosse del sesso opposto. Stando agli studi condotti in materia, inoltre, è stato appurato che sono pochi i bambini con disforia di genere che diventano transgender da adulti: la maggior parte manifesta omosessualità e qualcuno si identifica come eterosessuale.
TMT (ti.mamme team)