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La riforma della Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU) non piace ai parlamentari dello stesso consiglio d’Europa che deplorano il fatto di non essere stati consultati.
L'Assemblea del Consiglio si rammarica di non aver potuto partecipare al processo che ha portato alle riforme, ha detto giovedì in un dibattito pubblico Marie-Louise Bemelmans-Videc, autrice di un rapporto sulle riforme di Interlaken.
Secondo Bemelmans-Videc, i parlamentari hanno un ruolo fondamentale da svolgere per l'attuazione del principio di sussidiarietà: i paesi membri dovrebbero applicare la giurisprudenza della CEDU, permettendo così di alleviare il lavoro dei giudici di Strasburgo.
Rispondendo alle critiche, la consigliera federale Eveline Widmer- Schlumpf, pure presente al dibattito, ha affermato che la scelta di avviare il processo a livello esecutivo è stato concordata con il presidente della CEDU Jean-Paul Costa. «Visto il successo della conferenza di Interlaken, questa opzione non si è poi dimostrata così sbagliata», ha aggiunto la ministra svizzera di giustizia.
L'obiettivo delle riforme è di sveltire le procedure affinché l'istituzione possa far fronte al crescente numero di ricorsi. Si punta in particolare a comprimere il numero dei reclami irricevibili, che costituiscono il 90% di tutte le pratiche.
Le prime misure, quelle che non richiedono emendamenti alla Convenzione europea dei diritti dell'uomo, dovrebbero essere attuate entro il 2011 e un primo bilancio dell'intera operazione dovrebbe essere fatto al più tardi nel 2015.
L'istituzione di Strasburgo è attualmente sommersa da 120 mila casi pendenti, in crescita del 23% rispetto al 2008, e ogni anno è oberata da quasi 2000 nuovi ricorsi. Oltre la metà delle richieste provengono da Russia (28,1%), Turchia (11%), Ucraina (8,4%) e Romania (8,2%).
swissinfo.ch e agenzie