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Génie du Christianisme (scelta antologica)

Génie du Christianisme, saggio di François-René de Chateaubriand (1768-1848). Iniziato a Londra nel 1798, terminato in Francia nel 1801, pubblicato a Parigi il 14 aprile 1802.
A Chateaubriand non interessa l'essenza (le génie) della religione cristiana cioè ciò che lo distingue dalle altre religioni, ma la natura del tutto eccezionale delle bellezze del cristianesimo. si tratta dunque di un'opera apologetica contro lo spirito anticlericale, scettico e materialista del XVIII secolo e il sarcasmo dei filosofi che avevano provocato le persecuzioni religiose della Rivoluzione e il tentativo di distruzione della fede cristiana, del suo culto e delle sue opere d'arte. Il titolo sarebbe dovuto essere "Genio del cattolicesimo", poiché Chateaubriand non parla affatto della fede ortodossa e solo di rado del protestantesimo, e sempre per esaltare le concezioni e le pratiche cattoliche come il sacramento della penitenza, il sacrificio della messa, il celibato ecclesiastico, il purgatorio, le preghiere per i morti, la processione, il culto mariano, gli ordini religiosi, ecc.
L'opera comprende quattro parti.
La prima è dedicata ai dogmi e alla dottrina. Chateaubriand si sofferma sui grandi misteri cristiani, sui sacramenti, sulle virtù teologali e sulla morale cristiana («il codice più perfetto della giustizia naturale»). Mette poi in rilievo la superiorità della cosmogonia biblica su tutte le altre e definisce lo stato di perfezione primitiva dell'uomo ed il peccato originale. L'ultima parte contiene i celebri brani sugli uccelli, i loro canti, i nidi, le migrazioni, meraviglie in cui si riflette la bellezza di Dio e che provano la sua Provvidenza. L'esistenza nell'uomo della coscienza e di una mai estinta sete di felicità è la prova per Chateautriand dell'esistenza di un'altra vita, una vita in cui la regnerà giustizia. Porta infine argomenti per la condanna dell'ateismo come assurdo ed inutile.
La seconda parte s'intitola "Poetica del cristianesimo". Chateaubriand vi celebra la superiorità del meraviglioso cristiano sulla mitologia antica e mette al primo posto, tra le epopee cristiane, la "Divina Commedia" e la "Gerusalemme Liberata". Per Chateaubriand il cristianesimo rende più intenso e vivo lo scontro delle passioni. Può divenire, anzi, essa stessa la più intensa passione, fonte inestinguibile di tesori per la creazione artistica. Nel capitolo "Le passioni indefinite" l'autore introduce l'episodio di René, che illustra le devastazioni causate in anime giovanili ed ardenti dalla «colpevole malinconia» che è legata a «passioni senza oggetto», passioni «che in un cuore solitario si consumano in se stesse».
La terza parte del "Génie" tratta delle belle arti e della letteratura. Chateaubriand esprime con emozione la sua meraviglia dinanzi agli innumerevoli capolavori che il cristianesimo ha prodotto in campo artistico. Il capitolo sulle chiese gotiche è divenuto un brano di antologia in cui già si profila l'immagine della cattedrale che tornerà in "Notre Dame de Paris" di Victor Hugo. Negli ultimi capitoli, dedicati alle « Armonie della religione cristiana con le scene della natura e le passioni del cuore umano» Chateaubriand ha collocato il racconto degli «Amori di due selvaggi nel deserto»: "Atala" è una specie di poema insieme descrittivo e drammatico che mette a confronto la passione amorosa e la religione cristiana: Chactas, il vecchio indiano cieco fa a René il racconto dei suoi infelici amori con Atala, figlia di un'indiana cristiana e di uno spagnolo. Caduto tra le mani di una tribù nemica, Chactas era stato sul punto di essere sacrificato e bruciato, quando, la sera prima del supplizio, era stato salvato da Atala. Insieme avevano errato per la foresta fino all'incontro di un missionario, il padre Aubry. Atala, consapevole della forza della sua passione per Chactas ma ritenendosi vincolata dal voto di verginità che la madre un tempo aveva pronunziato per lei, si era uccisa col veleno dopo aver fatto promettere a Chactas di diventare cristiano. Vegliata un'intera notte dall'eremita e dall'indiano, era stata sepolta all'alba.
La quarta ed ultima parte concerne il culto cattolico. Chateaubriand si rallegra che la lingua liturgica sia il latino, «il più bell'idioma della terra», e ritiene che la messa sia « il più bello, il più misterioso, il più divino dei sacrifici ». Dopo aver salvato la civiltà occidentale convertendo i barbari, la religione cristiana ha rigenerato l'umanità facendole compiere immensi progressi sulla via della perfezione materiale e morale.