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BERNA - Per lottare contro il terrorismo è necessario estendere le misure preventive di polizia. È quanto ritiene il Consiglio degli Stati che è oggi entrato nel merito su due progetti in materia. Dubbi sono però stati espressi sulla cooperazione internazionale, tanto che entrambi i dossier sono stati rispediti in commissione.
Con 33 voti contro 12, i "senatori" hanno così seguito la proposta di Beat Rieder (PPD/VS) di rinviare la ratifica della Convenzione del Consiglio d'Europa per la prevenzione del terrorismo. La commissione preparatoria, quella della politica di sicurezza, dovrà ora chiedere un parere a quella degli affari giuridici.
Per il vallesano le misure di cooperazione internazionale previste dalla convenzione si spingono oltre la lotta al terrorismo. Il "senatore" teme che i procuratori siano obbligati a fornire ai loro omologhi stranieri informazioni diverse da quelle relative al terrorismo.
Per la ministra di giustizia e polizia Karin Keller-Sutter i timori di Rieder sono infondati: le autorità giudiziarie svizzere non saranno obbligate a fornire dati all'estero, decideranno da sole quali informazioni trasmettere.
La minaccia terroristica, inoltre, è ancora ben presente, ha affermato la consigliera federale ricordando il recente attacco a una sinagoga e a un ristorante turco ad Halle, in Germania. Non possiamo combattere efficacemente il terrorismo senza cooperazione internazionale, ha sottolineato, invano, Keller-Sutter. A differenza delle legislazioni nazionali, infatti, il terrorismo non conosce frontiere, ha aggiunto il il relatore commissionale Daniel Jositsch (PS/ZH).
Per prevenire e lottare più efficacemente contro il terrorismo, il governo propone l'introduzione di una nuova norma che punisce il reclutamento, l'addestramento e i viaggi a fini terroristici, incluse le relative operazioni di finanziamento. Le modifiche attuano pure la Convenzione e il Protocollo addizionale del Consiglio d'Europa per la prevenzione e la lotta al terrorismo.
La revisione comporta anche un adeguamento dell'attuale norma penale sull'organizzazione criminale (art. 260ter CP) che era stata introdotta negli anni Novanta soprattutto per lottare contro le organizzazioni di stampo mafioso. Grazie alla modifica apportata ora la norma penale si applica anche alle organizzazioni terroristiche, ha precisato la consigliera federale.
Dopo aver rispedito in commissione questo primo pacchetto legislativo, gli Stati hanno rinviato (con 34 voti contro 10) anche un secondo dossier, che mira a concedere alla polizia maggiori strumenti per contrastare, al di fuori di un procedimento penale, le persone potenzialmente pericolose. Il motivo è presto detto: i due dossier vanno trattati insieme, ha sostenuto Jositsch.
Qui il disegno di legge propone un catalogo di misure nei confronti di individui che rappresentano una minaccia, ma che non possono essere oggetto di un procedimento penale. Sarà per esempio possibile obbligare un sospetto a presentarsi a un posto di polizia a determinati orari, vietargli di lasciare la Svizzera confiscandogli il passaporto, confinarlo in un perimetro determinato o proibirgli l'accesso a un luogo o il contatto con talune persone.
Come ultima ratio, e solamente contro le persone particolarmente pericolose, è prevista la possibilità di pronunciare un divieto di lasciare un immobile ("arresti domiciliari"). Questa misura, oltre all'autorizzazione dell'Ufficio federal di polizia (Fedpol), necessita anche dell'approvazione di un'autorità giudiziaria.