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PECHINO - La presa del potere dei militari in Myanmar, con la detenzione di Aung San Suu Kyi, è stato solo «un importante rimpasto di governo»: i media ufficiali cinesi, evitando ogni riferimento al colpo di Stato, condannato dai leader democratici di tutto il mondo, hanno seguito l'approccio morbido della leadership comunista cinese.
Pechino, infatti, ha chiesto a tutte le parti in Birmania di «risolvere le loro divergenze» e l'agenzia di stampa ufficiale Xinhua ha descritto la sostituzione dei ministri eletti dopo il colpo di Stato come un «grande rimpasto di governo».
Il "Global Times", il tabloid nazionalista del Quotidiano del Popolo, ha citato esperti secondo cui la presa di potere dei generali potrebbe essere vista come «un aggiustamento alla struttura di potere disfunzionale del paese».
Il quotidiano ha anche colto l'occasione per criticare l'ex presidente americano Donald Trump, scrivendo che il tycoon, "che ha rifiutato di ammettere la sua sconfitta elettorale e, secondo quanto riferito, ha incitato le rivolte del Campidoglio, potrebbe essere stato d'ispirazione all'esercito del Myanmar".
Pechino ha respinto le interferenze nei suoi «affari interni», incluse le critiche sui diritti umani, assumendo una posizione neutrale sulla maggior parte degli affari esteri. La Birmania è però una parte vitale dell'enorme iniziativa infrastrutturale della "nuova via della Seta", avendo effettuato nel paese investimenti per circa 20 miliardi di dollari. Il presidente Xi Jinping ha visitato il Myanmar in gennaio e ha promesso di sostenere il governo locale in un percorso di sviluppo «adatto alle proprie condizioni nazionali».