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Dallo scoppio della crisi finanziaria, le autorità di regolamentazione e di vigilanza delle principali piazze finanziarie internazionali stanno cercando di appianare la problematica too big to fail. Per la Svizzera è estremamente importante risolvere la questione, in quanto il suo settore finanziario, e segnatamente le due grandi banche, hanno dimensioni particolarmente elevate in rapporto al prodotto interno lordo. La Svizzera è quindi prontamente intervenuta al riguardo, disciplinando gli standard nazionali in materia di too big to fail già dal 1° marzo 2012 nella Legge sulle banche. Fin dall’inizio era previsto che il Consiglio federale sottoponesse a verifica le disposizioni too big to fail al più tardi tre anni dopo la loro entrata in vigore, raffrontandole con gli standard internazionali vigenti. Sulla base delle raccomandazioni formulate dal gruppo di esperti33 sotto la guida del Prof. Dr. Aymo Brunetti, nel febbraio 2015 il Consiglio federale ha pubblicato un rapporto di valutazione34, da cui si evince che il vigente regime too big to fail è sostanzialmente giudicato adeguato, ma nel contempo il Consiglio federale ha constatato una necessità di adeguamento a livello di esigenze di capitale e di attuabilità dei piani di emergenza. Dopo la pubblicazione del rapporto, il Consiglio federale ha incaricato il DFF, in collaborazione con la BNS, la SFI e la FINMA, di elaborare entro la fine del 2015 una serie di proposte per l’adeguamento degli standard svizzeri in materia di too big to fail. A inizio ottobre 2015 il gruppo di lavoro ha pertanto presentato al Consiglio federale i parametri di riferimento individuati al riguardo.
Su tale base, il 21 ottobre 2015 il Consiglio federale ha deciso che, in futuro, le grandi banche svizzere UBS e Credit Suisse dovranno disporre di un livello significativamente più elevato di capitale in grado di sopportare le perdite. L’innalzamento delle esigenze di capitale per entrambe le banche di rilevanza sistemica globale presenti in Svizzera persegue un duplice scopo: con il capitale going concern devono essere assorbite le possibili perdite a livello di attività operative correnti, al fine di evitare l’insolvenza di una grande banca, mentre con il capitale gone concern deve essere garantita la prosecuzione delle funzioni di rilevanza sistemica anche nell’eventualità di una liquidazione o di un risanamento della banca. I requisiti gone concern possono essere adempiuti anche integralmente mediante capitale di terzi, il quale può essere convertito in capitale proprio in caso di dotazione di capitale insufficiente (c.d. bail-in).
Il processo di indagine conoscitiva pubblica in merito alle nuove disposizioni dovrebbe concludersi presumibilmente nel primo trimestre del 2016.
Concretamente, nell’ottobre 2015 il Consiglio federale ha deliberato l’adozione di esigenze più stringenti per le banche di rilevanza sistemica globale, sia per la quota di fondi propri non ponderata (leverage ratio), sia per gli attivi ponderati in funzione del rischio (Risk-Weighted Assets – RWA). Entrambi questi parametri sono stati innalzati in misura significativa rispetto al regime too big to fail varato nel 2012. Ora entrambe le grandi banche dovranno prevedere una capacità di assorbimento totale delle perdite (Total Loss-Absorbing Capacity – TLAC) complessivamente pari al 10% dell’esposizione totale. Il leverage ratio funge da rete di sicurezza destinata a intervenire soprattutto qualora le aliquote di rischio dovessero, in un secondo momento, risultare inadeguate. Il leverage ratio ammonta ora al 5% per gli strumenti going concern e a un ulteriore 5% per il capitale di bail-in in caso di risanamento o di liquidazione (gone concern). La percentuale specificata per i RWA deve riflettere i diversi livelli di rischio dei vari investimenti. Le esigenze ponderate in funzione del rischio ammontano ora al 14,3% per gli strumenti going concern e a un ulteriore 14,3% per quelli gone concern. Per questi ultimi è quindi prevista un’esigenza complessiva del 28,6%.
Oltre ai requisiti quantitativi minimi posti al capitale, dovrà essere migliorata anche la qualità degli strumenti di capitale utilizzati. Per esempio, l’esigenza del going concern leverage ratio per i fondi propri di base di qualità primaria aumenterà ora di quasi il 50% rispetto al regime precedente.
Nell’ottica di un approccio basato sui principi, in caso di crisi la Svizzera intende garantire la prosecuzione delle funzioni di rilevanza sistemica di UBS e Credit Suisse con l’ausilio di piani di emergenza mirati (recovery and resolution plans), la cui configurazione rientra nella sfera di competenza delle grandi banche. Oltre alla definizione di esigenze di capitale più stringenti, nell’ottobre 2015 il Consiglio federale ha quindi fissato un termine per l’attuazione dei piani di emergenza. Mediante gli adeguamenti alla propria struttura di gruppo, le grandi banche hanno già compiuto i primi importanti passi per poter garantire modalità più agevoli di risanamento o di liquidazione in caso di crisi. Internamente al gruppo sussistono tuttavia ancora profonde interrelazioni che, nell’eventualità di una crisi, renderebbero attualmente difficoltosa l’agevole prosecuzione delle funzioni di rilevanza sistemica. Il Consiglio federale ha colmato questa lacuna prescrivendo l’attuazione dei piani di emergenza obbligatoriamente entro la fine del 2019.
on le disposizioni introdotte nel 2015 dal Consiglio federale, le due grandi banche disporranno, dal 2019, di una dotazione di capitale nettamente migliore grazie a un capitale di copertura delle perdite complessivamente pari al 10% del totale di bilancio. La decisione assunta nell’ottobre 2015 dal Consiglio federale riflette i rischi superiori derivanti, per la Svizzera, dalle dimensioni delle sue grandi banche in rapporto alla performance economica. La FINMA accoglie favorevolmente tale decisione, in quanto rafforza la capacità di resistenza delle grandi banche e la stabilità della piazza finanziaria. Con l’ulteriore sviluppo del regime too big to fail, la Svizzera pone esigenze di capitale all’avanguardia nel raffronto internazionale.
Costituzione delle unità giuridiche svizzere di UBS e Credit SuisseNel corso del 2015 le due grandi banche elvetiche hanno compiuto un importante passo in avanti per quanto concerne il trasferimento delle attività nazionali e delle funzioni di rilevanza sistemica all’interno di unità giuridiche autonome di diritto svizzero.
UBS Switzerland AGNel secondo trimestre del 2015, la FINMA ha concesso a UBS Switzerland AG un’autorizzazione a operare come banca, commerciante di valori mobiliari e banca depositaria. Oltre all’esito della verifica dei classici requisiti di autorizzazione ai sensi della Legge sulle banche e della Legge sulle borse, la decisione di autorizzazione stabilisce anche i requisiti particolari nei confronti delle banche svizzere di rilevanza sistemica per quanto concerne fondi propri, liquidità, ripartizione dei rischi e piani di emergenza. Nel frattempo, UBS Switzerland AG ha avviato la propria attività operativa. Attraverso lo scorporo delle attività bancarie contabilizzate in Svizzera con la clientela privata e commerciale, vengono accorpate le funzioni di rilevanza sistemica all’interno dell’unità di diritto svizzero. È stata inoltre operata una separazione delle attività più rischiose di investment banking, che continueranno invece a essere gestite da UBS. Il passaggio a una struttura di gruppo modulare migliora considerevolmente la capacità di liquidazione dell’intero gruppo finanziario.
Credit Suisse (Schweiz) AGAnche Credit Suisse prevede di scorporare le proprie attività svizzere da Credit Suisse AG in un’unità giuridica separata di diritto svizzero, Credit Suisse (Schweiz) AG. Separando soprattutto le funzioni di rilevanza sistemica già ex ante, la capacità di liquidazione della banca ne risulterà migliorata.
Nella nuova calibrazione delle esigenze svizzere sono confluiti i valori storici delle perdite, i raffronti con gli standard internazionali e il profilo di rischio delle grandi banche elvetiche.
(Dal Rapporto annuale 2015)