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Caso 506 del 16/11/2021
Qualora l’accordo tra coniugi era quello che ciascuno di essi avrebbe esercitato un’attività lavorativa e partecipato alle spese dell’economia domestica, si può derogare al calcolo delle eccedenze?
In una sentenza del 5 maggio 2021 il Tribunale federale di Losanna ha stabilito quanto segue:
Se non c’è più alcuna prospettiva seria di riprendere la vita insieme, anche n base alla nuova giurisprudenza del Tribunale federale (v. caso 491), l’art. 163 CC rimane la base legale dell’obbligo di mantenimento. Il giudice può dover modificare il contenuto dell’accordo dei coniugi che vigeva durante la convivenza per tenere conto delle nuove circostanze in essere dalla vita separata. D’altra parte, il giudice delle misure cautelari non deve decidere le questioni di merito che sono oggetto della procedura di divorzio, in particolare la questione a sapere se il matrimonio ha avuto un’influsso concreto sulla situazione finanziaria del coniuge.
Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni
La moglie (1988), cittadina svizzera, ed il marito (1986), cittadino peruviano, si sono conosciuti in Perù nella tarda primavera 2017. Si sono sposati il 20 giugno 2018, sempre in Perù. Il marito ha raggiunto la moglie in Svizzera nel dicembre 2018 ed ha ottenuto un permesso di soggiorno nel gennaio 2019. La coppia vive separata dal 24 aprile 2019.
Nell’ambito della procedura di nullità del matrimonio presentata dalla moglie, il giudice si è occupato preliminarmente di una procedura cautelare del marito, con cui egli ha chiesto la corresponsione di un contributo alimentare. In prima e seconda istanza i giudici hanno respinto la pretesa del marito. Egli ha dunque ricorso al Tribunale federarle.
Il principio e l'importo del contributo di mantenimento dovuto ai sensi dell'art. 176 cpv. 1 CC sono determinati in funzione della capacità economica e dei rispettivi bisogni dei coniugi. Anche se non c'è più alcuna prospettiva seria di riprendere la vita insieme, l'art. 163 CC rimane la base legale dell'obbligo di mantenimento (DTF 145 III 169, consid. 3.6; DTF 140 III 337, consid. 4.2.1; DTF 138 III 97, consid. 2.2; DTF 137 III 385, consid. 3.1). Per determinare il contributo di mantenimento secondo l'art. 176 cpv. 1 CC, applicabile per analogia ai provvedimenti provvisionali durante la procedura di divorzio (art. 276 cpv. 1 CC) – che si applica per analogia anche alle azioni di annullamento del matrimonio (art. 294 cpv. 1 CC DTF 145 III 36, consid. 2.4) –, il giudice deve prendere come punto di partenza l'accordo concordato dai coniugi durante la vita comune. Deve poi considerare che, in caso di sospensione di questa comunità, lo scopo dell'art. 163 CC, cioè il debito mantenimento della famiglia, esige che ogni coniuge partecipi, in misura delle sue forze, alle spese supplementari derivanti dal vivere separati. Il giudice deve quindi esaminare se e in che misura, alla luce di questi nuovi fatti, ci si possa attendere che il coniuge dispensato dall’occuparsi dell’economia domestica a causa della sospensione della convivenza, investa in altro modo la sua capacità lavorativa e riprenda o estenda la sua attività lavorativa, tenendo conto in particolare della sua formazione, della sua età e del suo stato di salute. Il giudice potrebbe quindi modificare il contenuto del contratto che vigeva durante la convivenza per tenere conto di queste nuove circostanze. D'altra parte, il giudice delle misure cautelari non deve decidere, nemmeno dal punto di vista della verosimiglianza, le questioni di merito che sono oggetto della procedura di divorzio, in particolare la questione a sapere se il matrimonio ha avuto un'influsso concreto sulla situazione finanziaria del coniuge (DTF 137 III 385, consid. 3.1 a precisazione della DTF 128 III 65; sentenza TF 5A_776/2019 del 27 ottobre 2020 consid. 9.1, sentenza TF 5A_904/2015 del 29 settembre 2016 consid. 5.1 non pubblicato in DTF 142 III 617; sentenza TF 5A_651/2011 del 26 aprile 2012 consid. <ip-pii> non pubblicato in DTF 138 III 374).
Nel caso concreto il tribunale cantonale ha ritenuto che il ricorrente fosse in grado di esercitare un'attività lucrativa e di percepire un adeguato reddito mensile a partire dal 1° aprile 2019 e pertanto, a partire da tale data, ha considerato conforme all'accordo tra le parti che ciascun coniuge debba sostenere le proprie spese. Nella misura in cui il reddito del ricorrente è sufficiente a coprire il suo debito mantenimento, il pagamento di un contributo di mantenimento a suo favore non è stato ritenuto giustificato.
Il Tribunale federale ha indicato che dal momento che il ricorrente non contesta il fatto che la coppia aveva concordato, durante la loro vita comune, che ognuno di loro avrebbe contribuito finanziariamente alle spese della coppia una volta trovato dal marito un lavoro, né contesta che il reddito mensile imputatogli sarebbe stato sufficiente per provvedere al suo debito mantenimento senza l'aiuto della moglie, nonostante l'aumento delle spese causato dalla vita separata, ha stabilito che quanto deciso dal tribunale cantonale non è insostenibile nel suo risultato e quindi non è arbitrario.
Data modifica: 16/11/2021