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di Catherine Buser
Pioniere nella riscoperta della musica antica, il direttore d'orchestra italiano Claudio Scimone, nato nel 1934, si è spento a Padova il 6 settembre 2018. Malgrado l'età avanzata, il maestro aveva ancora in programma una nutrita serie di concerti. Grande esperto del repertorio barocco italiano, il suo nome rimarrà indissolubilmente legato all'orchestra da lui fondata, I Solisti Veneti.
Scimone e Vivaldi
L'eredità musicale di Claudio Scimone è legata intrinsecamente al nome di Antionio Vivaldi. Scimone ne ha infatti esplorato l'immenso repertorio per tutta la sua vita. Oggi abbiamo forse dimenticato il ruolo pionieristico che lui e i suoi Solisti Veneti hanno svolto nella riscoperta e nell'interpretazione dell'opera di Vivaldi.
Scimone ha diretto tutte le opere strumentali pubblicate in vita dal compositore, a partire dalle celeberrime "Quattro stagioni", opera che ha interpretato in tutto il mondo. Se questi concerti godono oggi di fama mondiale, non bisogna dimenticare che sono stati registrati per la prima volta solo nel 1942.
È stata la voglia di esplorare questo repertorio denso e frizzante, ma totalmente sconosciuto all'epoca, che ha spinto Claudio Scimone a fondare un'orchestra nel 1959, iniziando così un'avventura proseguita per quasi mezzo secolo. I Solisti Veneti hanno tuttora la loro sede a Padova e si sono esibiti in oltre 5'500 concerti in tutto il mondo.
La rinascita della musica veneziana
Per tutta la sua carriera, Claudio Scimone si è dedicato con instancabile passione a riportare in auge la grande musica veneziana caduta nell'oblio. In particolare, con i suoi Solisti ha registrato l'opera omnia di Vivaldi, edita in vita dal compositore.
Dietro il corpus immenso della musica strumentale del compositore veneziano si nasconde anche un numero impressionante di opere e di drammi per musica. Vivaldi stesso affermava di aver scritto circa 94 opere. Per esempio, Scimone è stato uno dei primi a restituire il suo "Orlando Furioso".
Non è solo l'opera di Vivaldi ad aver conosciuto un nuovo slancio sotto la bacchetta del maestro Scimone. Il direttore, che è stato anche un musicologo di fama internazionale, non ha mai smesso di esplorare i tesori nascosti nelle biblioteche del suo paese. Le sue ricerche gli hanno infatti permesso di riportare alla luce numerose perle dimenticate.
Scimone e i compositori dell'Ottocento
Il repertorio de I Solisti Veneti non si è limitato al barocco italiano. Claudio Scimone ha saputo cogliere il vento nuovo che soffiava sulla musica italiana per accostarsi a compositori lirici dei secoli successivi, in particolare a quelli dell'Ottocento. Fra i tanti, tengo a ricordare Antonio Salieri, Luigi Boccherini, Gioachino Rossini e Francesco Paolo Tosti.
Esplorare e scoprire: questi due termini definiscono in un certo senso la filosofia del Maestro Scimone, che era dotato di una curiosità insaziabile come testimonia la sua grande discografia, che conta oltre 350 titoli.
Scimone il mistico
Claudio Scimone era profondamente credente, quasi mistico. Aveva una fede profonda e sincera e considerava Dio come un'istituzione. Secondo lui, il Padre Nostro è la più bella definizione che l'uomo ha di Dio. Inoltre, affermava che l'esperienza religiosa non deve essere subordinata alla logica, bensì bisogna sentirla.
Per il Maestro la religione era quindi un'esperienza prettamente personale. Considerava la musica come mezzo di trascendenza. La musica, diceva, è il messaggio più diretto, un linguaggio senza parole, che comunica una forma superiore di verità. La bellezza del messaggio cattolico è la semplicità: ama il tuo prossimo come te stesso e perdona e sarai perdonato. Il cattolicesimo era per lui una religione di generosità, carità e bontà.
Non deve dunque sorprendere che il maestro abbia incluso nel suo repertorio i capolavori sacri dei secoli passati, in particolare quelli dei suoi amati Vivaldi e Rossini.
Se rimarrà nella storia della musica come il fondatore e il direttore de I Solisti Veneti, Claudio Scimone è stato anche chiamato a dirigere altre orchestre, tra cui l'Orchestra sinfonica di Montecarlo, la Royal Philharmonic Orchestra di Londra e l'orchestra sinfonica Yomiuri in Giappone.
Infine, tra il 1979 e il 1986, è stato direttore principale dell'orchestra della Fondazione Gulbenkian di Lisbona, prima di diventarne direttore onorario.