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Le banche non devono avere la possibilità di dedurre le multe dalle imposte. In linea di principio quasi tutti i partiti seguono il Consiglio federale esprimendosi sul progetto di modifica legislativa messo in consultazione, fino ad oggi, lo scorso dicembre.
Concretamente UDC e PLR tuttavia si oppongono per quanto riguarda le multe inflitte dall'estero, sostenendo che hanno spesso una motivazione politica.
Il progetto governativo prevede che le multe, le pene pecuniarie e le sanzioni amministrative di natura finanziaria che perseguono uno scopo penale, nonché le relative spese processuali, non siano più fiscalmente deducibili. A far sollevare la questione sono state in particolare le multe milionarie inflitte dalle autorità americane a banche elvetiche accusate di aver aiutato cittadini statunitensi ad aggirare il fisco del loro paese. Per contro, continuerebbero a essere deducibili le sanzioni che incidono sull'utile e che non perseguono uno scopo penale.
Ma come distinguere precisamente fra i due diversi tipi di sanzione? La cosa non è sempre possibile quando a sanzionare sono autorità di paesi stranieri, riconosce la maggior parte dei partiti, da destra a sinistra. Il Partito socialista chiede dunque al Consiglio federale maggiori dettagli per chiarire i casi di sanzioni miste, appoggiando nel contempo il progetto del governo, che a suo avviso corrisponde al senso e allo scopo delle norme internazionali di lotta alla corruzione. Nello stesso senso si esprime il PPD, favorevole senza riserve alla modifica legislativa, di cui auspica una rapida messa in pratica.
UDC e PLR sono invece assai critici e si oppongono al progetto di modifica, che avrà dunque vita difficile in parlamento, nell'attuale versione perlomeno: all'estero, affermano i due partiti di destra, le multe sono spesso motivate politicamente. La non deducibilità non deve dunque essere automatica. Migliore è secondo i due partiti il sistema vigente in Germania, dove le multe inflitte da autorità nazionali o dell'Ue sono trattate diversamente rispetto a quelli di stati terzi.
In modo analogo argomenta Economiesuisse, secondo cui le sanzioni finanziarie estere non di rado sono appioppate in base a procedure che non rispettano i principi dello stato di diritto vigenti in Svizzera. Quale esempio la federazione delle imprese svizzere cita proprio il caso della vertenza tra Dipartimento di giustizia americano e banche elvetiche.
Contraria è anche l'Associazione svizzera dei banchieri, secondo la quale la non deducibilità delle sanzioni finanziarie e delle relative spese processuali va contro il principio costituzionale dell'"imposizione secondo la capacità economica" (art.127).
La revisione proposta trae origine da una mozione del consigliere agli Stati Werner Luginbühl (PBD/BE) approvata nel marzo 2015 dal Parlamento. Già oggi la Confederazione non consente di dedurre dalle imposte sanzioni finanziarie a carattere penale. Manca tuttavia una base legale e alcuni cantoni seguono una prassi diversa. Con l'adeguamento della Legge sull'imposta federale diretta (LIFD) e di quella sull'armonizzazione delle imposte dirette dei Cantoni e dei Comuni (LAID) il Consiglio federale vuole creare le basi giuridiche per regolare la questione.
SDA-ATS