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La prima bozza di accordo finale della COP26 di Glasgow, pubblicata nella notte su mercoledì dalla presidenza britannica, conferma l'obiettivo di contenere entro i 2°C, ma se possibile 1,5°C, il riscaldamento del globo entro il 2100 e invita i Paesi a presentarsi il prossimo anno con piani compatibili con l'accordo di Parigi negoziato nel 2015. Un tentativo, questo, di uscire dalla logica unicamente del lungo termine.
Le emissioni di CO2 andranno ridotte del 45% per il 2030 rispetto al 2010 e il traguardo della neutralità carbonica (o emissioni zero) è fissato per il 2050. Paesi come Cina, Arabia Saudita o India, tuttavia, durante i lavori hanno già spostato più in là questa scadenza: al 2060 Pechino e Riad e al 2070 New Delhi. I sauditi, con l'Australia, lavorano inoltre per annacquare se non addirittura eliminare il passaggio che invita ad accelerare l'abbandono delle sovvenzioni alle energie fossili: un obiettivo "per il quale abbiamo esercitato pressioni a lungo", ha dichiarato Patrick Hofstetter, esperto climatico del WWF e membro della delegazione svizzera.
"C'è ancora molto da fare", ha commentato dal canto suo la consigliera federale Simonetta Sommaruga, presente in Scozia e presidente di uno dei gruppi negoziali. Ci sono ancora forti divergenze in particolare sui calendari di annuncio degli sforzi, con una variante a scadenze quinquennali e prospettive decennali e un'altra più flessibile. "Siamo ancora in una fase in cui gli interessi dei singoli Stati vengono messi davanti alle concessioni", ha affermato la responsabile del Dipartimento dell'ambiente elvetico.
I prossimi due giorni di lavoro - la COP26 si concluderà venerdì a meno che venga prolungata - serviranno ora ad affinare il testo, che non soddisfa se non in parte le ONG attive in ambito ambientale. È un approccio "minimo" per il citato WWF e "non abbastanza" per Greenpeace, che denuncia la mancanza di soluzioni per il finanziamento dell'operazione: la promessa dei Paesi ricchi di investire 100 miliardi l'anno in quelli in via di sviluppo non è stata fin qui onorata. Il testo è "debole" anche per Oxfam, che sottolinea come non si dia "una risposta all'emergenza climatica che minaccia già ora milioni di persone costrette a vivere in una condizione di caldo senza precedenti e spinte verso un'ulteriore povertà".
Le emissioni oggi non solo non stanno diminuendo, ma stanno aumentando, ricorda l'organizzazione. Stando alle valutazioni degli sforzi attuali annunciati dai vari Stati, al massimo si conterrà l'aumento della temperatura a 1,8°C, ma lo studio più attendibile ne calcola 2,4. Lunedì l'ONU era giunta alla conclusione che quanto previsto finora non basta a ritoccare la stima di qualche mese fa: ci si dirige ancora verso un incremento considerato catastrofico di 2,7°C entro la fine del secolo.