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I consumatori svizzeri acquistano sempre più carne all'estero, approfittando della debolezza dell'euro. È l'allarme lanciato dall'Unione Professionale Svizzera della Carne (UPSC), che ha presentato oggi uno studio in merito.
Markus Steiner, autore dell'analisi, ha detto che nel 2009 è stata acquistata al di fuori dei confini carne per un controvalore di 600 milioni di franchi. Tale cifra, tra il maggio 2010 e l'aprile 2011, è passata a 800 milioni. Per l'intero 2011 è atteso un volume fino a 1 miliardo di franchi.
Il "turismo degli acquisti" è dovuto soprattutto all'ingente differenza di prezzo tra il mercato elvetico e quelli dei paesi confinanti, ha osservato Ruedi Hadorn, direttore dell'UPSC. La disparità, ha aggiunto, è anche una conseguenza dei costi elevati a carico delle macellerie svizzere, in parte dovuti alle disposizioni più severe in materia di protezione degli animali, di allevamento e di sicurezza alimentare. Senza contare i salari, che nella Confederazione sono più alti.
Per comprimere gli oneri, occorre ridurre la burocrazia, ha rilevato dal canto suo il consigliere agli Stati Rolf Büttiker (PLR), presidente dell'UPSC, che ha chiesto a Berna di abolire l'asta delle licenze per l'importazione della carne. Esse costano ai membri dell'UPSC fino a 150 milioni di franchi all'anno. Le importazioni, inoltre, dovrebbero di nuovo essere agganciate alle "performance" delle macellerie e l'esportazione di carne e prodotti derivati dovrebbe essere agevolata.
In mancanza di cifre sul "turismo degli acquisti", l'autore si è basato su dati dell'istituto di ricerca Bak Basel, elaborati per la Coop, e sulle statistiche dell'ufficio doganale di Lörrach.
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