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Il Dizionario storico della Svizzera (DSS), di cui è uscito di recente il primo volume, è fra le più grandi operazioni storiografiche mai intraprese in Svizzera.
Andrea Tognina a colloquio con Marco Jorio, dal 1988 caporedattore del DSS.
swissinfo: Lei lavora al DSS da molti anni. Come ha vissuto la pubblicazione del primo volume?
Marco Jorio: L'uscita del libro è stata naturalmente una grande soddisfazione. È una tappa importantissima, ma non la prima. Altre tappe fondamentali sono state l'approvazione del progetto dal parte delle Camere federali, nel 1987, e la presentazione nel 1998 della versione su internet del DSS.
Si dice che tutti gli articoli passino dal suo tavolo e un giornalista l'ha definita "una fra le persone meglio informate della Svizzera". Che idea si è fatto della storia di questo paese in anni di letture tanto dettagliate?
Ovviamente non leggo tutto in maniera approfondita. Tuttavia in questi ultimi 10-15 anni ho imparato molte cose. Adesso ho una visione generale su tutte le epoche e su tutte le regioni del paese.
Posso dire che la storia svizzera è veramente affascinante, multiforme, ha degli aspetti tristi, ma anche degli aspetti piacevoli, sorprendenti e spesso sconosciuti. Però sia chiaro: non ho tutto nella testa. Io faccio un dizionario, non sono un dizionario!
La parola "dizionario" evoca l'idea di completezza. Eppure la ricerca storica è in continua evoluzione...
Non si può parlare di completezza assoluta, ma soltanto di completezza relativa. È impossibile trattare veramente tutta la storia svizzera. Possiamo cercare di essere completi solo all'interno di quanto abbiamo deciso di trattare. I dati sono infiniti e noi li dobbiamo ridurre a una misura limitata: un milione di righe, 55 milioni di caratteri... Questa è la sfida della lessicografia.
È possibile scrivere la storia di un paese, cioè di un'entità in qualche modo conclusa?
Per noi il termine Svizzera corrisponde a un'entità territoriale, che pian piano ha ottenuto una struttura politica. Naturalmente è possibile fare la storia di questo territorio, ma non è possibile considerarlo in maniera isolata. Dunque questa storia è aperta sul resto del mondo, sull'Europa, sui paesi vicini.
Per questo ci sono articoli su tutti i paesi del mondo, nelle loro relazioni con la Svizzera, e anche sulle regioni e sui comuni limitrofi, per esempio su Como e Varese. Il dizionario include una microstoria regionale che supera le frontiere. Svizzero per noi non significa né federale - nel senso di relativo alla Confederazione - né nazionale.
Il DSS, caso unico al mondo, è stato scritto ed edito in tre lingue (più un volume in romancio). Questa pluralità linguistica e culturale ha influito sui contenuti?
Chiaro. Ed è proprio questa la cosa interessante. Abbiamo un confronto tra tradizioni storiografiche diverse, non legate solo alla regione linguistica. Questo può causare dei problemi, ma credo che si debba evitare di voler sposare a tutti i costi concezioni contrastanti. Abbiamo tentato a volte, ma senza successo.
Coordinare il lavoro di più di 2000 autori è possibile solo se si lascia una certa autonomia ad ogni autore, non nella forma - il dizionario vive dell'uniformità - ma nell'approccio a un problema. Perciò ogni articolo è firmato.
Un dizionario è una scelta di voci, di parole. E le parole mutano nel tempo. Ci sono voci che ora aggiungerebbe volentieri al DSS?
Il problema non sono le voci che mancano. A cambiare è piuttosto il contenuto. Le faccio un esempio: la Seconda guerra mondiale. La lista delle voci era stata preparata prima della discussione sul ruolo della Svizzera durante la guerra. L'abbiamo verificata con il professor Bergier (presidente della Commissione indipendente di esperti Svizzera-Seconda guerra mondiale) e abbiamo constatato che le voci c'erano quasi tutte. Occorreva però rivederne il contenuto.
In generale vorremmo evitare le parole di moda. Il dizionario deve riflettere le concezioni assodate. Abbiamo una sorta di regola: ciò che è accettato da 10 anni lo prendiamo in considerazione.
Del dizionario esiste anche una versione elettronica, consultabile via internet. Le nuove tecnologie hanno cambiato il modo di lavorare degli storici?
La decisione di costruire il dizionario su base informatica è stata presa fin dal 1987. Si trattava allora di una prima mondiale. Senza informatica non sarebbe stato possibile gestire simultaneamente l'edizione in tre lingue.
Nel 1990 abbiamo fatto una buona scelta, mi verrebbe da dire per ispirazione dall'alto, optando per il linguaggio Sgml, una nuova norma ISO per i documenti. Eravamo i primi in Svizzera. Più tardi Sgml è diventata la madre del linguaggio Html, facilitando enormemente la messa in rete della nostra banca dati. E oggi Sgml si sta sviluppando verso Xml, il nuovo standard per la comunicazione testuale elettronica.
Il DSS è il più grande progetto di ricerca storica mai finanziato dalla Confederazione. Alla fine costerà forse attorno agli 80 milioni di franchi. Soldi ben investiti?
Sì, senza dubbio. Per costruire edifici di cemento ed acciaio si spendono milioni, senza pensarci troppo. Ma quando si costruisce un edificio storico come questo, molti hanno l'impressione che non debba costare niente. Ogni anno si spendono 120 milioni di franchi per la ricerca spaziale. Non ho nulla in contrario. Ma noi per 80 milioni scriviamo tutta la storia svizzera!
swissinfo-intervista: Andrea Tognina
In breve
Nell'ottobre del 2002 ha visto la luce il primo volume del Dizionario storico della Svizzera (DSS), in tre edizioni nelle principali lingue nazionali (tedesco, francese e italiano). Sono previsti altri 11 volumi, più un'edizione ridotta in romancio. Il secondo volume uscirà nel settembre del 2003.
Il progetto del DDS ha preso forma a metà degli anni Ottanta. Dal 1991 più di 2000 autori hanno lavorato alla stesura dei 36'000 articoli che comporranno l'opera e che saranno tradotti nelle tre lingue. Quasi un quarto degli articoli è già consultabile su internet.
Marco Jorio, di origini ticinesi ma nato nella Svizzera tedesca e con studi a Friburgo e Poitiers, si è occupato della stesura del progetto tra 1985 e 1987 e nel 1988 ne è diventato caporedattore.