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La decisione odierna della Banca nazionale svizzera (BNS) di non modificare la propria politica monetaria non è piaciuta all'Unione sindacale svizzera (USS) e a Swissmem, l'associazione dell'industria delle macchine, che chiedono interventi per indebolire il franco.
Reazioni positive invece da alcune banche, mentre Credit Suisse parla di occasione mancata.
In una nota, l'Unione sindacale svizzera (USS) definisce incomprensibile la strategia dell'istituto di emissione annunciata in mattinata. L'attività economica e il turismo soffrono sempre più a causa dell'apprezzamento del franco, scrive l'USS, ricordando che la disoccupazione aumenta, l'economia stagna e il rincaro è negativo.
A undici mesi dall'abbandono della soglia minima di cambio franco/euro, possiamo solo constatare che le speranze della BNS di un indebolimento sufficiente del franco nel 2015 non si sono avverate, indica il sindacato. Per l'USS le misure di politica monetaria adottate finora sono insufficienti. Il sindacato chiede pertanto all'istituto di emissione di riportare "il franco a un livello sostenibile che protegga i salari e gli impieghi".
Delusione anche da parte di Swissmem, secondo cui la decisione odierna non modifica la difficile situazione in cui si trova l'industria. Il franco continua ad essere sopravvalutato e ciò rappresenta "un enorme svantaggio concorrenziale" per il settore delle esportazioni. Swissmem si aspetta che la BNS utilizzi tutti gli strumenti utili a indebolire il franco.
Commenti positivi giungono da alcune banche. Finché l'euro resta fra 1,07 e 1,10 franchi, la BNS dovrebbe evitare ulteriori abbassamenti dei tassi, sottolineano gli economisti di UBS. Secondo BV Bank, la BNS ha avuto ragione ad agire in questo modo. Più critico Credit Suisse, per cui l'intervento odierno dell'istituto di emissione è un occasione mancata. Con un ulteriore abbassamento dei tassi, la BNS avrebbe potuto dimostrare di voler indebolire il franco a lungo termine, si legge in una nota.
SDA-ATS