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Le donne ricorrono più spesso degli uomini all'aiuto al suicidio. Lo rivela uno studio del Fondo nazionale svizzero, che ha analizzato i dati trasmessi da Exit e Dignitas relativi ai 1'301 casi in cui hanno fornito un aiuto tra il 2003 e il 2008 a persone in difficoltà residenti in Svizzera.
I ricercatori hanno tentato di scoprire se, come temono gli oppositori dell'eutanasia, esistono dei gruppi di persone vulnerabili, che con il trascorrere del tempo si sentono meno inibite e vengono quindi spinte a pianificare la fine della loro esistenza.
I risultati hanno mostrato che le persone che si sono rivolte a queste organizzazioni sono soprattutto donne, ma anche divorziati e persone che vivono sole. Le persone giovani con bambini chiedono raramente aiuto, ma tra le persone più anziane, i figli sembrano non essere più un fattore di protezione. Questa tipologia di persone è quindi più sensibile di altre, concludono i ricercatori, sottolineando che si tratta di fattori molto simili a quelli che portano a progettare il suicidio non assistito.
ATS/FM
La critica di Exit
Secondo Exit, lo studio del Fondo nazionale svizzero non svela niente di nuovo, ma conferma soltanto quanto già dimostrato da tempo in altri paesi. L'organizzazione critica una delle interpretazioni dei ricercatori, per i quali le persone più agiate hanno un accesso facilitato all'aiuto al suicidio e ha da ridire anche sulla distinzione fra gruppi "protetti" e "vulnerabili": Exit si chiede ironicamente se questi ultimi vogliano essere difesi contro il loro diritto all'autoderminazione.