Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01056.jsonl.gz/947

Uno degli artefici della nascita della Monteverdi Hai 650 F1c, come di tutte le vetture del marchio svizzero che l’hanno preceduta è stato Enzo Ferrari. Era l’inizio degli anni ’60 e Peter Monteverdi era un rivenditore delle auto del cavallino rampante, oltre che di BMW e Lancia, attività avviata dal padre che lui stava portando avanti.
Fu un alterco con il Drake a convincere, nel 1963, l’allora 29enne nativo di Binningen, di lasciarsi alle spalle il prestigio del cavallino rampante, per andare in cerca di gloria personale. Tutto era nato dalla richiesta, fattagli dalla casa di Maranello, di pagare in anticipo la fornitura di 100 vetture.
Erano gli anni della 250 GTO, forse l’auto più iconica mai prodotta dalla Ferrari e, secondo alcune voci non confermate, le 100 macchine comprendevano anche diversi esemplari di quel modello, costituendo una parte o addirittura l’intero ordinativo di quell’anno di Monteverdi.
Le vetture non furono pagate in anticipo ed il sodalizio con il marchio modenese s’interruppe bruscamente. Monteverdi non si perse d’animo e sfruttò l’esperienza che aveva accumulato dalla fine degli anni ’50, quando aveva iniziato a vendere delle kit car a marchio MBM (Monteverdi Binningen Motors), realizzate in piccola serie acquistando la componentistica nel Regno Unito.
Monteverdi Hai 650 F1: DNA da Formula 1
Decise però di chiamare le vetture con il suo nome ed iniziò la produzione, senza dimenticare le gare, visto che era egli stesso un pilota e, con una sua auto, corse anche in Formula 1. Anni dopo, era il 1992, proprio da una successiva esperienza in questa categoria, nacque la Monteverdi Hai 650 F1.
Realizzata attorno al telaio della dismessa Monteverdi-ONYX e dotata di propulsore Ford DFR che equipaggiava la stessa vettura nella massima formula, era una supercar estrema, che deve il suo nome al numero di cavalli, 650 appunto (ed una coppia di 390 Nm), che il motore era in grado di sviluppare.
Per quella che, di fatto, era forse la vettura dell’epoca che più si avvicinava ad una Formula 1, ne fu prevista una piccola serie. Tra il 1992 ed il 1995 vennero realizzati due prototipi, oggi esposti al Museo Monteverdi di Lucerna e che spesso si vedono nei padiglioni del Salone dell’Auto di Ginevra.
La vettura, accreditata di una velocità massima teorica di 335 km/h, di uno scatto 0-100 km/h in 3.0 secondi e dello 0-200 km/h in 8.0 secondi, è lunga 4,55 metri, larga 1,96 ed alta soltanto 1,05 metri, poteva vantare un peso estremamente ridotto, 850 kg, decisamente più contenuto delle supercar dell’epoca, che erano parecchio più pesanti, oltre che meno potenti.
Monteverdi Hai 650 F1: le rivali e la fine del marchio
Quelli furono gli anni della Ferrari F40 (478 cv per 1235 kg) e della Lamborghini Diablo (492 cv per 1500 kg) che però, a differenza della Monteverdi Hai 650 F1, andarono in produzione, risultando protagoniste del mercato, al punto che l’auto di Maranello è inserita nella classifica delle vetture più iconiche di tutti i tempi.
I due prototipi, entrambi con la carrozzeria di colore rosso, furono affiancati da una terza vettura grigio-viola, non marciante però, in quanto priva di motore, realizzata probabilmente utilizzando componenti presenti in azienda e mostrata a scopo promozionale, di cui oggi sembrano essersene perse le tracce.
Con la scomparsa del fondatore dell’azienda, avvenuta nel 1998, si è scritta la parola fine all’avventura del brand svizzero, di cui la Monteverdi Hai 650 F1 fu l’ultima vettura ad essere realizzata.