Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/16791

<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>I contributi di gestione (contributi di pendenza e di estivazione) erano stati introdotti nel 1980 allo scopo di compensare le difficoltà, rispettivamente gli elevati costi di produzione nelle zone meno favorite e di ridurre il divario reddituale dell'agricoltura di montagna. Allora il Consiglio federale non aveva ritenuto necessario sostenere ulteriormente la viticoltura accordando contributi per terreni in pendenza e in forte pendenza. Considerate le condizioni economiche di quegli anni, gran parte delle superfici viticole in pendenza, protette dal catasto viticolo, potevano essere classificate più come zone favorite che sfavorite.</p><p></p><p>Oggigiorno in seguito alle mutate condizioni quadro (accordo OMC) e alla nuova politica agricola anche la viticoltura si trova confrontata con nuove sfide che richiedono una nuova valutazione specie per quelle regioni in cui la gestione del suolo è particolarmente difficile. Il Consiglio federale è perfettamente consapevole del significato della viticoltura e del suo contributo al mantenimento del paesaggio colturale nonché della funzionalità dello spazio rurale. L'articolo 71 capoverso 3 del disegno della nuova legge sull'agricoltura prevede la possibilità di graduare i contributi di pendenza a seconda del tipo di sfruttamento del suolo, il che rende possibile un sostegno alla viticoltura nelle zone in pendenza e in forte pendenza sempreché vi sia la prova che siano state fornite le prestazioni ecologiche giusta l'articolo 67 capoverso 2 del disegno. Il Consiglio federale prevede, se del caso, di applicare in tal senso la disposizione precitata.</p><p></p><p>Domanda 1</p><p></p><p>Una graduazione degli altri pagamenti diretti generali a seconda del tipo di sfruttamento dev'essere per principio respinta. Questi contributi servono in primo luogo a indennizzare prestazioni d'interesse generale ai sensi della Costituzione federale. Tali prestazioni non aumentano se una superficie viene gestita in modo più intensivo. I contributi vanno quindi strutturati indipendentemente dalla produzione, dal tipo di coltura nonché dalla sua intensità. L'impegno supplementare che comportano le colture speciali in lavoro e capitale va coperto con il ricavo di mercato.</p><p></p><p>Domanda 2</p><p></p><p>Una graduazione dei pagamenti diretti a seconda dell'"unità di manodopera standardizzata per ettaro" è pure da respingere per le medesime considerazioni di fondo. Includere il fabbisogno di manodopera favorirebbe non soltanto i settori aziendali della produzione vegetale molto impegnativi dal profilo del lavoro, ma anche quelli dediti alla detenzione degli animali. Nei casi di colture meno intensive e di forme di gestione maggiormente estensive (come lo sfruttamento estensivo degli erbai) l'indennizzo delle prestazioni d'interesse generale sarebbe inferiore. Oltre ad una minore trasparenza e semplicità vi sarebbero da temere indesiderati effetti di orientamento della produzione. Un allargamento dei settori aziendali che richiedono molto lavoro potrebbe portare a una sovraproduzione con corrispondente calo dei prezzi e di reddito che supererebbero i contributi supplementari. L'"unità di manodopera standardizzata" può costituire un criterio adeguato per definire le cosiddette aziende amatoriali e per limitare i pagamenti diretti impedendo le rendite, ma non come misura di riferimento per calcolare i contributi. E' anche per queste ragioni che, in occasione del dibattito concernente la Politica agricola 2002, il Consiglio nazionale ha chiaramente respinto proposte in questa direzione.</p>  Risposta del Consiglio federale.