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Gli assistenti del presidente Trump sperano che il presidente calmi la sua rabbia per le elezioni, ma gli sforzi sembrano inutili e sono preoccupati per il suo comportamento mentre il giorno dell’inaugurazione si avvicina.
Nessuno, tranne Trump e i suoi sostenitori, pensa che le elezioni siano state truccate. Né Chris Krebs, l’ex alto funzionario della sicurezza informatica, un repubblicano nominato dallo stesso Trump, né la trentina di giudici che hanno archiviato le cause elettorali promosse dagli avvocati di Trump. E neanche i 50 governatori e segretari di Stato che hanno tutti certificato vincitore Joe Biden. E non lo pensano nemmeno le migliaia di volontari e personale elettorale retribuito che ha condotto gli scrutini.
Trump non può produrre alcuna prova di illegalità nel processo elettorale. Eppure, indifferente alle ammonizioni dei giudici con più di 50 sconfitte in cause giudiziarie, continua a negare la sua sconfitta rifiutandosi di ammettere il risultato e prosegue con i suoi sforzi per ribaltare l’esito delle presidenziali. Domenica ha presentato una nuova petizione alla Corte Suprema degli Stati Uniti.
Il nuovo appello, chiede di annullare tre decisioni della Corte Suprema della Pennsylvania riguardanti la modifica della legge sul voto per corrispondenza che ha “ammorbidito” alcune delle regole elettorali relative alla verifica della firma, all’osservazione del giorno delle elezioni e alle dichiarazioni di voto per posta. In sostanza chiede di esprimersi in merito alla violazione dell’articolo II della costituzione degli Stati Uniti, per le modifiche apportate dal governo della Pennsylvania. “Queste tre decisioni hanno portato a contare circa 2,6 milioni di schede elettorali per corrispondenza in violazione della legge emanata dalla Legislatura della Pennsylvania”, ha scritto nel deposito dell’atto l’avvocato di Trump, John Eastman.
Il ricorso riporta come citazione il caso di un tribunale che ha espresso dubbi sulla costituzionalità della decisione del tribunale statale di estendere il termine legale per la ricezione delle schede per corrispondenza anche a tre giorni dopo quello delle elezioni. La decisione avrebbe importanza “nazionale” e potrebbe dunque violare la Costituzione degli Stati Uniti. La richiesta di provvedimenti ingiuntivi presentati da quel tribunale però è stata respinta dalla Corte Suprema.
In un tentativo sempre più disperato di mantenere il potere, è stato chiesto ai giudici di organizzare una rapida risposta entro mercoledì, in modo da dare abbastanza tempo prima dell’imminente scadenza del 6 gennaio quando il Congresso si riunirà per considerare i voti del Collegio elettorale.
Anche se appare improbabile che la Corte Suprema respinga la volontà degli elettori, il risultato in ogni caso non cambierebbe. Biden sarebbe ancora vincitore anche senza lo Stato della Pennsylvania visto il suo ampio margine di vittoria. Qualsiasi sfida alla certificazione richiederebbe un voto sia alla rinnovata Camera dei Rappresentanti che al nuovo Senato per eliminare i voti elettorali di uno Stato.
Alcuni Stati hanno avuto più margine di manovra nell’accettare i voti per corrispondenza rispetto ad altri, consentendo alle schede elettorali spedite con il timbro postale del giorno delle elezioni di arrivare anche più tardi. È questo periodo di “grazia” che è stato politicizzato da Trump e dai suoi alleati sfidando la Corte Suprema degli Stati Uniti a mettere in dubbio la legittimità del voto per corrispondenza. Secondo la Costituzione degli Stati Uniti però, soltanto i legislatori statali possono cambiare la legge elettorale, ed è per questo che i tribunali hanno archiviato i casi. In Pennsylvania la Corte Suprema degli Stati Uniti, ha permesso ai funzionari elettorali di continuare ad accettare schede con una proroga di tre giorni, facendo arrivare in quel periodo circa 10 mila voti. Ma più di 50 mila voti sono stati respinti perché arrivati troppo tardi.
I tentativi di Trump di ribaltare l’esito delle elezioni è ormai fuori controllo. Mentre negli USA infuria l’epidemia, l’unica cosa che sembra interessare il presidente uscente è la potenziale nomina di un consulente speciale. Pare abbia discusso della possibilità di nominare l’avvocato Sidney Powell, ex procuratrice federale, per indagare sulle presunte accuse di frode elettorali che, sono state ripetutamente ripudiate dai tribunali statunitensi, dal suo fedele procuratore generale William Barr, dall’FBI e dall’Agenzia per la Sicurezza nazionale.