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Nuovo schiaffo per Donald Trump: il blocco al bando per gli ingressi negli Usa per chi proviene da sette Paesi a maggioranza musulmana resta in vigore.
KEYSTONE/AP/PABLO MARTINEZ MONSIVAIS(sda-ats)
Il blocco al bando per gli ingressi negli Usa per chi proviene da sette Paesi a maggioranza musulmana resta in vigore.
Una corte d'appello federale ha infatti respinto il ricorso del dipartimento di Giustizia con il quale l'amministrazione americana chiedeva di fatto che la sospensione disposta da un giudice federale di Seattle venisse revocata.
Ed è un nuovo schiaffo per il presidente Donald Trump, che pure si era mostrato determinato e sicuro nel contrattacco, in una battaglia legale che adesso sembra difficile risolvere in tempi rapidi.
"Vinceremo. Per la sicurezza del Paese, vinceremo", aveva detto poco prima il presidente degli Stati Uniti in smoking per il gala della Croce Rossa a Mar-a-Lago, mostrandosi fiducioso davanti ai giornalisti. Ignaro che da lì a breve la Corte d'Appello di San Francisco avrebbe inflitto un'altra battuta d'arresto al suo iper-decisionismo.
La corte d'Appello federale di San Francisco ha infatti chiesto sia allo Stato di Washington sia all'amministrazione Trump di presentare entro domani pomeriggio argomenti aggiuntivi a sostegno ognuno della propria causa. È un terreno pressoché inesplorato dal punto di vista giuridico e in pochi azzardano a questo punto previsioni. Si profila tuttavia la possibilità - per alcuni la certezza - che il caso giunga alla Corte Suprema, se e quando il fulcro della questione dovesse concentrarsi sulla costituzionalità del provvedimento voluto da Trump. Lasciando quindi ancora ampio spazio al dibattito tutto politico che fino ad ora è stato scandito dai tweet attraverso i quali il tycoon ha scatenato la sua ira contro i giudici.
James Robart in particolare, il magistrato di Seattle che ha bloccato l'ordine esecutivo firmato dal presidente, che prima Trump ha apostrofato come un "cosiddetto giudice" e poi ha accusato di "aprire il nostro Paese a potenziali terroristi e altri che non hanno a cuore i nostri interessi. I cattivi sono molto contenti!", ha scritto ancora nell'ultimo messaggio apparso su Twitter.
Il suo vice Mike Pence lo ha difeso: "Il popolo americano è ben abituato a questo presidente che parla fuori dai denti e in modo molto diretto", ha osservato. Cercando allo stesso tempo di attenuare i toni affermando che il riferimento di Trump al 'cosiddetto giudice' federale non mina la separazione dei poteri sancita dalla Costituzione. È questa infatti la critica adesso più diffusa, ovvero la facoltà di controllo del potere giudiziario sull'autorità del presidente. Al centro c'è però anche l'imbarazzo di un Congresso in difficoltà davanti a qualcosa che può sfociare in una crisi costituzionale.
La prima reazione dall'estero al congelamento del bando è stata quella di Teheran, che ha revocato il divieto di iscrizione degli atleti americani ai Mondiali di wrestling in programma a Kermanshah il 16 e 17 febbraio, deciso venerdì scorso in risposta all'ordine esecutivo di Trump. L'agenzia di stampa semi-ufficiale Fars ha citato il portavoce del ministero degli Esteri Bahram Ghasemi per spiegare che il divieto di ingresso degli atleti Usa è stato revocato dopo che le "restrizioni discriminatorie" che riguardavano i cittadini iraniani in viaggio verso gli Stati Uniti sono state sospese.
SDA-ATS