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A processo oggi a Mendrisio, il 39enne ha respinto ogni accusa davanti al giudice
MENDRISIO - «No, non è mai successo». Di poche parole, e in un italiano di difficile comprensione, il 39enne kosovaro del Luganese, accusato tra le altre cose di violenza carnale, sequestro di persona, coazioni ripetute, e lesioni semplici, ha oggi negato tutto alla Corte delle assise criminali di Lugano, a Mendrisio.
Alla domanda del Presidente della Corte Amos Pagnamenta se abbia violentato la moglie, ha dichiarato che «lo facevamo solo quando voleva». Ma perché la moglie dice il contrario? «Non lo so».
Risposte simili anche in relazione agli altri capi d'accusa: l'imputato ha detto di non aver mai picchiato la moglie, di non averla mai minacciata, che «poteva uscire dove e quando voleva» e che la accompagnava dal medico «perché non parlava bene italiano». Incalzato un'altra volta sul perché moglie e figlia mentano, l'imputato non ha saputo dare una risposta chiara.
In alcune occasioni, l'accusa non ha mancato di ricordare l'incoerenza di determinate dichiarazioni rispetto ad alcune affermazioni fatte in passato, durante gli interrogatori. L'accusa ha poi chiesto la carcerazione di sicurezza per pericolo di fuga, ma la difesa si è opposta. L'imputato - a piede libero - «si è presentato al dibattimento come si è presentato a tutti gli appuntamenti in polizia e davanti al Ministero pubblico. Non ha mai dato cenni di voler lasciare la Svizzera» ha chiarito l'avvocato Yasar Ravi.
Nel frattempo - è stato ricordato nelle prime fasi del processo - l'imputato ha divorziato dalla moglie. A breve avranno luogo gli interventi dell'accusa e della difesa, e in seguito verrà pronunciata la sentenza.