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I quattro zampe usano due zone diverse del cervello per distinguere intonazione e significato. Un aspetto che deriva da una convivenza lunga 10.000 anni.
Ricevere un complimento, si sa, è sempre piacevole. Questo non vale solo per noi esseri umani, ma anche per i nostri amici a quattro zampe. La conferma viene da due studi della Eotvos Lorand University di Budapest, in Ungheria, uno presentato nel 2016 e l’altro più recente (con quest’ultimo che è stato pubblicato sulla rivista «Scientific Reports»). Secondo i ricercatori, il cervello dei cani si comporta come il nostro: quando si viene elogiati, viene elaborata prima la componente emozionale del messaggio – avvalendosi di quella che potrebbe essere definita la parte più «antica» dell’organo cerebrale, la regione subcorticale – e poi il suo significato. Per decifrare quest’ultimo si adotta invece la corteccia, ovvero l’area più «antica». Per eseguire l’esperimento gli studiosi hanno lavorato con 12 cani - tra Border Collie, Golden Retriever e Pastori Tedeschi -, ai quali sono stati fatti ascoltare messaggi di lode pronunciati da un addestratore con diversi toni di voce, finché gli esemplari si trovavano all’interno di un macchinario per la risonanza magnetica funzionale. Inizialmente, sentendo le parole, gli animali mostravano un aumento di attività cerebrale; una volta che le intonazioni venivano ripetute più volte, a prescindere che i termini fossero conosciuti o nuovi, le reazioni tendevano però a diminuire velocemente nella regione subcorticale. Questo fatto dimostra che l’intonazione viene elaborata nella zona più «antica» del cervello canino. Nell’area più recente avviene invece un fenomeno diverso: il livello di attività calava in modo graduale nel momento in cui i cani ascoltavano parole note, mentre, se queste ultime erano sconosciute, ciò non accadeva. Un elemento che ha fatto intuire ai ricercatori come la corteccia cerebrale sia utilizzata in fase di elaborazione dei termini da parte dei nostri amici a quattro zampe. Si tratta quindi di un aspetto sorprendente, soprattutto se si considera come i cani non hanno un linguaggio, almeno nel senso più stretto. Questo farebbe pensare che non riescano a comprendere la differenza tra il significato e l’intonazione, ma nella realtà le cose sembrano funzionare diversamente. È probabile che la capacità derivi dall’interazione diretta con l’uomo, che secondo numerosi studi scientifici ha circa 10.000 anni di storia. L’evoluzione parallela tra le due specie permette ai quattro zampe di comprendere le emozioni degli uomini semplicemente attraverso le nostre parole. Un aspetto davvero affascinante, che ce li fa amare ancora di più.
A Fido basta pensare che il padrone stia dando affetto e attenzione a un suo rivale per scatenare la sua reazione infastidita
Le nicchie ecologiche estremamente selettive di alcuni animali li rendono più sensibili ai cambiamenti del loro ambiente.
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Uno spettacolo suggestivo che si deve al processo della bioluminescenza e che serve come rituale amoroso.
Gli amici a quattro zampe non si fidano dei nostri consigli quando li reputano poco onesti e preferiscono seguire il loro intuito.