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BERNA - La rottura dei negoziati sull'accordo quadro istituzionale tra la Svizzera e l'Unione europea (Ue) continua a suscitare reazioni tra i partiti. Verdi liberali (PVL) e PS vogliono un dibattito durante l'imminente sessione delle Camere e, assieme al PLR, chiedono che la Commissione della gestione indaghi su quanto avvenuto.
Di tutt'altro tenore gli auspici dell'UDC, che ribadisce la sua opposizione alla concessione all'Ue del cosiddetto miliardo di coesione.
I capigruppo del PVL, Jürg Grossen, consigliere nazionale bernese, e del PS, Roger Nordmann, deputato vodese, hanno confermato al SonntagsBlick di oggi la loro volontà di discutere della questione durante la sessione che si apre domani. Assieme al PLR, i due partiti esigono che sia fatta luce sulle ragioni che hanno condotto il Consiglio federale ad abbandonare le trattative.
La conclusione dell'intesa istituzionale tra Berna e Bruxelles è inclusa negli obiettivi della legislatura, ha sottolineato Nordmann, facendo notare che tali obiettivi sono iscritti in un decreto federale che solo il parlamento può modificare.
Dal canto suo, l'UDC, da sempre contraria a un accordo quadro istituzionale, che a suo avviso avrebbe compromesso la sovranità nazionale, non vede alcuna ragione per trasferire rapidamente il cosiddetto miliardo di coesione a Bruxelles e guadagnare così la benevolenza dell'Ue.
In un'intervista, sempre al SonntagsBlick, il presidente del partito Marco Chiesa sottolinea che il secondo contributo elvetico al fondo di coesione europeo, di 1,3 miliardi di franchi su dieci anni, è direttamente legato all'equivalenza della borsa svizzera. Finché l'Ue discrimina la Confederazione su questo e altri punti, sarebbe ipocrita per il parlamento pagare rapidamente, aggiunge.
Il consigliere agli Stati ticinese ha anche annunciato che l'UDC terrà una grande festa il 26 giugno per celebrare il fallimento dell'accordo quadro. Falò saranno accesi in tutti i cantoni e un evento centrale avrà luogo a Morschach (SZ), di fronte al praticello del Grütli (UR).