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Chissà chi di voi si ricorda dai giorni del catechismo la storia di Mosè e il roveto ardente.
Mosè stava pascolando il gregge al di là del deserto ed ecco che vede bruciare un arbusto ma questo non si consumava. Allora disse: mi voglio avvicinare per vedere questo spettacolo: perché il roveto non brucia? Il Signore vide che si era avvicinato per vedere e lo chiamò dal roveto.
Bene, voglio offrirvi questa interessante riflessione di Lawrence Kushner.
Di solito questo racconto viene presentato come un miracolo fatto da Dio per attirare Mosé.
Ma, insomma: Dio aveva aperto il mare, fatto scendere dal cielo la manna, le quaglie per nutrire gli ebrei nel deserto, colpito l’Egitto con 10 flagelli, aveva fermato il sole… questo miracolo qui sembra in realtà molto banale.
Pensiamo però un po’ meglio: quanto tempo si deve osservare del legno che brucia prima di essere sicuri che si sia veramente consumato? Anche del legno asciutto ci impiega un po’ per bruciare tutto.
Quindi Mosé ha dovuto osservare attentamente il roveto per un po’ di tempo per essere sicuro di stare assistendo ad un miracolo!
Chi si occupa di pubblicità e ha studiato quanto possa durare l’attenzione visiva degli esseri umani sembra essere d’accordo su una durata massima di un minuto.
Allora il roveto ardente non fu un miracolo, fu una prova: Dio voleva vedere se Mosè fosse stato capace di attenzione a qualcosa per più di un minuto. Quando Mosè lo fece, Dio parlò.
Il trucco allora sta forse nel prestare attenzione a quel che succede intorno a noi per un tempo sufficiente a notare il miracolo.
Cominciare a conoscere Dio, in altre parole, vuol dire semplicemente prestare attenzione, essere pienamente presenti dove si è, insomma, svegliarsi. Per la maggior parte di noi, per la maggior parte del tempo, le luci sono accese ma nessuno è in casa.
Proprio ora, tu che leggi, stai assimilando le parole e le idee che esse portano con sé. Ma supponiamo che tu sia un tipografo, noteresti allora anche la forma delle lettere. Oppure un poeta, un fabbricante di carta, un cieco o un compositore.
Noi troviamo quel che cerchiamo e cerchiamo a seconda di chi siamo.
Non accorgersi dei miracoli
La tradizione ebraica dice che la separazione del Mar Rosso fu il maggior miracolo fra quanti furono mai fatti. Eppure, si racconta che due israeliti, Reuven e Shimon fecero un’esperienza diversa. Il popolo d’Israele usciva dall’Egitto e dalla sua schiavitù, lasciandosela alle spalle.
Il fondo del mare, anche se era sicuro per chi camminava, non era a quanto pare completamente asciutto ma un po’ fangoso, come una spiaggia con la bassa marea.
Camminando, Reuven storceva la bocca: “Cos’è ‘sta schifezza?”
Shimon aggrottò le sopracciglia: “C’è fango dappertutto!”
“E’ proprio come stare in mezzo al limo in Egitto!” replicò Reuven.
“Che differenza c’è?” si lamentò Shimon. “Fango qui, fango là, è proprio la stessa cosa”.
E così i due proseguirono brontolando per tutta la strada lungo il fondo del mare. E dato che neppure una volta guardarono verso l’alto non capirono mai perché lontano, sulla spiaggia, tutti stessero cantando inni di gloria.
Per Reuven e Shimon il miracolo non era mai avvenuto.
Dio è il grembo in cui la creazione avviene giorno dopo giorno. Per questo sei già là dove hai bisogno di essere. Non hai bisogno di andare da nessun’altra parte.
E in ogni luogo è possibile ridestare la santità di Dio.
Basta prestare attenzione. E questo viene ribadito più volte nelle Scritture.
Ad esempio, perché Dio nel libro dell’Esodo dice a Mosè:
“Sali verso di me sul monte e rimani lassù?” (Es 24,12)
Perché specificarlo? In quale altro luogo dovrebbe rimanere?
Il rabbi di Kokz ci risponde suggerendo che in realtà spesso facciamo un grande sforzo per scalare una montagna, ma una volta arrivati non siamo più là ma da qualche altra parte.
E se siamo altrove, non ci accorgiamo più dei miracoli intorno.
(da Lawrence Kushner, In questo luogo c’era Dio e io non lo sapevo. Sette commenti a Genesi 28,16. Giuntina)
Roveto ardente e Passaggio del Mar Rosso – Chagall