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Non ci sono più speranze di ritrovare in vita l'alpinista svizzero, e i suoi due compagni di scalata di nazionalità austriaca e pachistana, scomparsi in Pakistan il 9 marzo mentre tentavano di conquistare il Gasherbrum-1, una vetta che culmina a 8048 metri. L'annuncio è stato dato dalle autorità pachistane, che proprio oggi hanno deciso di interrompere le ricerche.
Le operazioni di soccorso sono state ostacolate dalle cattive condizioni atmosferiche, ha detto all'agenzia afp il colonnello Manzoor Ahmed, presidente del Club alpino pachistano. "Gli elicotteri dell'esercito hanno fatto una nuova ricognizione giovedì scorso, quando la meteo è migliorata, ma poi il tempo è peggiorato, rendendo impossibile l'invio di soccorritori".
"Purtroppo non ci sono più speranze di ritrovarli, è impossibile che siano rimasti in vita così a lungo e per questo motivo le ricerche sono state interrotte", ha aggiunto.
L'ultimo contatto con gli alpinisti, che erano dotati di telefoni satellitari, risale al 9 marzo quando si trovavano a 450 metri dalla vetta. Secondo Ahmed, i tre potrebbero essere rimasti vittima dei forti venti oppure di una valanga.
Il colonnello ha anche indicato che tre alpinisti polacchi, che due settimane erano riusciti nell'impresa di scalare la stessa montagna, sono stati nel frattempo evacuati: erano stati ritrovati, dopo l'ascensione, in un accampamento a 5'100 metri di quota e soffrono in modo grave di congelamento. I tre polacchi avevano seguito la via consueta lungo la parete nord, mentre il trio svizzero-austro-pachistano aveva percorso una nuova via sul versante sud-ovest.
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