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L'importante aumento di iniziative popolari crea qualche difficoltà. Le cause principali non sono gli ostacoli formali troppo bassi, bensì la mancanza di fiducia nella politica, sostiene Dieter Freiburghaus nel suo contributo, pubblicato per la prima volta sulla NZZ am Sonntag.
Come quest'estate piovosa sono spuntate le malerbe negli orti elvetici, così negli ultimi mesi sono sbocciate teorie di complotto: documenti segreti, accordi nascosti, gruppi di lavoro clandestini, macchinazioni segrete. I politici populisti li diffondono nel mondo, i media compiacenti ci guadagnano e le persone ingenue ci credono. Non dovremmo prendere troppo sul serio i contenuti di simili storie, tuttavia va preso sul serio il fenomeno del loro successo, poiché indica una perdita di fiducia tra la popolazione e la classe politica.
Nato nel 1943 a Laupen, nel canton Berna, Dieter Freiburghaus ha studiato scienze economiche e politiche a San Gallo e Berlino.
Dal 1988 al 2007 è stato professore ordinario presso l'Istituto di alti studi in amministrazione pubblica (IDHEAP) a Losanna, dove ha insegnato questioni istituzionali della politica svizzera e integrazione europea.
Ha diretto gli Europaseminare Solothurn, un sistema di brevi corsi di formazione europea per gli impiegati della Confederazione e dei cantoni.
Ha tenuto dei corsi sull'integrazione europea e sulla globalizzazione presso l'istituto di scienze politiche dell'università di Berna.Fine della finestrella
Ogni sistema politico funzionante si fonda sulla fiducia, ancor di più in una democrazia diretta di tipo elvetico. Con circa otto votazioni popolari a livello federale ogni anno, senza fiducia si insinua qualche sassolino negli ingranaggi della politica.
Interessati non sono tanto i referendum, poiché poche leggi federali sono respinte dal popolo, ma piuttosto le iniziative volte a cambiare la costituzione.
Queste ultime servono a inserire questioni in agenda, che stando agli promotori delle iniziative non godono della giusta considerazione nell'attività politica. Tra il 1951 e il 1980 ne sono state lanciate 38 e tutte e 38 sono state rifiutate. Tra il 1981 e il 2010 ne sono state presentate 98 e 11 sono state accettate dal popolo. Dal 2001 al 2014, si sono tenute 53 votazioni, di cui 11 sono state approvate alle urne.
Dal dopoguerra, il numero per anno di iniziative è triplicato, la percentuale di approvazioni è passata dallo 0 al 20 per cento. Dal punto di vista quantitativo, questi sono importanti cambiamenti che fanno supporre un calo di fiducia nella politica.
Ciò favorisce la messa in discussione dei diritti popolari: dobbiamo aumentare il numero di firme? Dobbiamo abolire la maggioranza dei cantoni? Dobbiamo verificare già dopo la consegna se l'iniziativa non è in contraddizione con il diritto internazionale? Dobbiamo stabilire misure più severe riguardo l'unità della materia? Queste riflessioni sono seguite con una certa sfiducia dai votanti, perché questi ultimi temono di perdere i loro diritti politici. Tuttavia è poco saggio non voler vedere i problemi della democrazia diretta o rifiutare ogni cambiamento. Ogni istituzione politica si deve adeguare ai tempi per svolgere le sue funzioni in un contesto mutato.
Quali problemi creano l'aumento delle iniziative popolari e la crescente approvazione di queste ultime da parte del popolo? Prima di tutto l'elevata frequenza di simili votazioni causa una frenesia e un'agitazione non proprio produttive nell'attività politica. In alcuni ambiti non è più possibile fare delle previsioni sul lungo termine poiché ci si deve concentrare sulla prossima consultazione popolare. Il secondo problema è legato al fatto che le iniziative sono sfruttate dai partiti politici per profilarsi e sono usate come strumenti per le campagne elettorali. Il contenuto concreto è spesso soppiantato dall'esasperazione polemica dell'argomento. Sono temi che chiamano alle urne gli elettori scontenti o quelli che vogliono dare un segnale e che non si curano delle conseguenze di simili progetti di legge. Il terzo problema sono le sempre più frequenti contraddizioni tra il testo dell'iniziativa e il vigente diritto internazionale.
«Punto di vista»
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Il legislatore, che dovrebbe rispettare entrambi, si trova così confrontato con un dilemma. O non viene soddisfatta la volontà popolare oppure non vengono osservati o vanno disdetti validi accordi internazionali.
Questi problemi non si risolvono apportando dei correttivi ai diritti popolari poiché queste difficoltà indicano una perdita di fiducia tra i cittadini e le autorità.
Anche solo il tentativo di limitare il diritto di iniziativa riduce ulteriormente questa fiducia – a parte il fatto che simili cambiamenti non hanno alcuna possibilità di successo in un referendum popolare. In questo Stato ci sono forze politiche che seminano zizzania tra il popolo e l'élite. E poi ci sono alcune iniziative che, a causa della loro quasi impossibile applicazione, fomentano ancora di più la sfiducia. Oggi è semplice far leva su questo sentimento poiché la sovranità di uno Stato è sempre più limitata dalla globalizzazione economica e dall'internazionalizzazione del diritto, mentre la democrazia diretta suscita un'idea di sovranità illimitata. Ma questo è solo una parte del problema. L'altra è che nei partiti del centro e della sinistra scarseggiano i programmi chiari, le energiche volontà progettuali e le personalità convincenti. Solo così è possibile riguadagnare la fiducia.
(traduzione di Luca Beti)