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Berna – Dopo la riforma dell’AVS, un altro grande cantiere attende il parlamento: la riforma della previdenza professionale (LPP 21) che prevede, in particolare, la riduzione dell’aliquota minima di conversione dal 6,8 al 6%.
Per attenuare questo “salasso”, la Commissione della sicurezza sociale del Nazionale (CSSS-N) ha previsto un sistema di compensazione che dovrebbe interessare il 35-40% circa dei pensionati toccati dalla riforma. Nella votazione sul complesso la CSSS-N raccomanda al plenum di accogliere la riforma del Consiglio federale, emendata, per 14 voti a 8 e 2 astensioni.
Alla luce della riduzione dell’aliquota minima di conversione (l’aliquota mediante la quale calcolare l’avere di vecchiaia) per 14 voti a 11, la CSSS-N vuole compensare in modo mirato le risultanti diminuzioni delle rendite. La rendita prevista secondo il regolamento della cassa pensioni sarà confrontata con l’importo minimo legale maggiorato del supplemento di rendita. Il calcolo del supplemento di rendita finale terrà conto delle prestazioni sovraobbligatorie della cassa pensioni.
Il supplemento ammonta al massimo a 2’400 franchi l’anno per le prime cinque classi d’età, al massimo a 1’800 franchi per le cinque successive classi d’età e al massimo a 1’200 franchi per le ultime cinque classi d’età.
Diversamente da quanto previsto in precedenza, la maggioranza propone che il supplemento di rendita venga finanziato solidalmente da tutti gli assicurati soltanto nella misura in cui gli eventuali accantonamenti costituiti dalle singole casse pensioni non siano sufficienti. A tale scopo il fondo di garanzia deve riscuotere dalle casse pensioni importi pari allo 0,15% dei salari assicurati secondo la LPP.
Due forti minoranze della CSSS-N propongono altri modelli di compensazione. Una sostiene il modello del Consiglio federale, che prevede un supplemento di rendita per tutti i nuovi pensionati. L’altra minoranza prevede un supplemento di rendita, che sarebbe versato per le prime 20 classi d’età e che diminuirebbe di classe d’età in classe d’età, soltanto per gli assicurati con un avere di vecchiaia fino a poco più di mezzo milione di franchi. Questo modello ingloberebbe attorno al 70% dei pensionati.
La Commissione è ritornata sulla questione di come debbano essere assicurati i lavoratori a tempo parziale al servizio di vari datori di lavoro. Propone ora che tutti coloro che hanno un salario annuo complessivo superiore a 12 548 franchi debbano affiliarsi a una cassa pensione (13 voti a 11 e 1 astensione).
Stando al Consiglio federale, la diminuzione dell’aliquota di conversione minima si tradurrà in una riduzione del 12% delle rendite.
Per attenuare tale effetto, il progetto governativo – che riprende il modello elaborato su sua richiesta dall’Unione svizzera degli imprenditori, dall’Unione sindacale svizzera e da Travail.Suisse – prevede parallelamente un meccanismo di compensazione per almeno i prossimi 15 anni: nei primi cinque anni dopo l’entrata in vigore della riforma, chi va in pensione riceverà a vita un supplemento mensile di 200 franchi. Poi, chi finirà in pensione nei cinque anni successivi ne otterrà 150 e coloro che inizieranno a percepire una rendita nel terzo lustro dall’entrata in vigore della riforma ne intascheranno 100.
In seguito, il governo stabilirà annualmente l’ammontare dell’importo per i neo-pensionati. Questo supplemento, indipendente dall’importo della rendita, sarà finanziato con un contributo pari allo 0,5% del reddito annuo soggetto all’AVS fino a 853’200 franchi (nel 2020).
La proposta dell’esecutivo contempla miglioramenti anche per i dipendenti a tempo parziale e per i lavoratori a basso reddito. La cosiddetta deduzione di coordinamento, che determina il salario assicurato nella cassa pensioni, sarebbe dimezzata da 24’885 a 12’443 franchi.
Ciò significherebbe più contributi, ma anche una pensione più elevata per piccoli redditi. In questo modo, secondo il Consiglio federale, un numero significativo di donne, di lavoratori a tempo parziale e di assicurati con redditi modesti beneficerebbero di una migliore sicurezza sociale per la vecchiaia e l’invalidità.
Il progetto prevede inoltre di ridurre il divario contributivo tra giovani e anziani assicurati: i nuovi accrediti di vecchiaia sarebbero pertanto meno graduati rispetto a oggi. Sul salario soggetto alla LPP, per la fascia di età dai 25 ai 44 anni, si applicherà un’aliquota del 9%, mentre per i lavoratori oltre i 45 anni la quota sarebbe del 14%.
Al giorno d’oggi gli accrediti di vecchiaia si attestano al 15% per le fasce di età 45-54 anni e al 18% per i lavoratori sopra i 55 anni. In questo modo gli oneri salariali per i lavoratori anziani dovrebbero diminuire.