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Le attività delle banche internazionali nell'investment banking nei prossimi due o tre anni subirà profondi cambiamenti. Gli istituti dovranno decidere se investire massicciamente in singoli comparti o se abbandonarli. È quanto emerge da uno studio effettuato dall'americana Morgan Stanley, assieme alla società di consulenza Oliver Wyman, pubblicato oggi.
Non è più sufficiente sperare in miglioramenti, stando agli specialisti. Le modifiche sono attribuite all'impatto dell'aumento dei costi di capitale e di rifinanziamento, alla marea di nuove regole, all'incremento dei costi fissi e alla flessione dei proventi.
Il settore soffre a causa dell'esubero di capacità, si legge nell'analisi. Una quota che va fino al 15% dev'essere eliminata; lo scorso anno tale passo è stato realizzato solo per la metà, osservano gli esperti. Se non ci fosse un rilancio del ciclo, la compressione sarebbe più incisiva, è stato rilevato. I tagli comunque non sono ritenuti una misura sufficiente. "Le società dovranno decidere in che campi dispongono di vantaggi competitivi per investire in tali settori e crescere oppure abandonarli", stando allo studio. Nei prossimi anni il 15-20% del mercato sarà sottoposto a una ridistribuzione.
In media un rendimento dei mezzi propri tra il 12 e il 14% potrebbe essere raggiunto nei prossimi anni, secondo gli autori. Nel 2011 è stato realizzato solo l'8% nelle attività di investment banking e con la grossa clientela. La distanza tra i vincitori e i perdenti diverrà però più grande e la cerchia degli istituti attivi nell'investment banking si ristringerà, è stato indicato.
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