Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01262.jsonl.gz/81

Domani è la festa del papà e vorrei dedicare queste righe a una persona speciale, a un individuo che è stato un grande esempio di papà e che è venuto a mancare proprio ieri all’età di 80 anni.
Questa persona risponde al nome di Dick Hoyt. Un nome che forse non tutti avranno sentito ma le cui straordinarie imprese sportive, nel mondo degli sport di resistenza, sono sicuramente da ricordare.
Questo perché Dick Hoyt ha partecipato a migliaia di eventi sportivi sempre in compagnia di suo figlio Rick, che dalla nascita soffre di paralisi cerebrale infantile dopo che il suo cordone ombelicale gli si è avvolto al collo procurandogli un’asfissia cerebrale con conseguenti danni cerebrali.
A causa di questo danno i medici comunicarono ai genitori che probabilmente il figlio avrebbe condotto una vita in stato vegetativo; ma i genitori non si diedero per vinti, anche perché un altro medico li spronò subito a trattare Rick come se fosse un bambino normale come tutti gli altri.
Ciò che permise loro di scoprire presto che Rick, pur non parlando e non potendo muoversi, era intelligente. Grazie ad una speciale apparecchiatura apprese dapprima tutto l’alfabeto così da poter frequentare la scuola che negli anni lo portò fino alla laurea universitaria ottenuta alla Boston University.
Oltre allo studio Rick manifesta subito anche la sua grande passione sportiva. La prima frase che riuscì a dire grazie a un dispositivo speciale fu infatti “Go Bruins!”, riferita alla squadra di hockey su ghiaccio della NHL di Boston.
Ma il vero cambiamento avvenne quando un giorno padre e figlio parteciparono ad una corsa di beneficenza di 5 miglia per un compagno di classe di Rick che era rimasto paralizzato giocando a “lacrosse”, uno sport molto diffuso in America e simile al nostro hockey su ghiaccio.
Dopo la gara Rick disse al padre: “Papà quando corriamo insieme non mi sento più un disabile”. Era l’anno 1977. Dick, a quel tempo ufficiale della Guardia Nazionale degli Stati Uniti e che non aveva mai corso in vita sua, inizia ad allenarsi e poco dopo si forma il Team Hoyt che per tanti anni e fino al 2014 gareggerà in tutto il mondo.
Insieme completano più di 1000 competizioni sportive tra cui maratone, triathlon (6 dei quali competizioni Ironman) e duathlon. Inoltre, nel 1992, attraversano gli Stati Uniti d’America in 45 giorni, completando un totale 3735 miglia tra bicicletta e corsa.
Padre e figlio uniti nello sport. Un’immagine indelebile, soprattutto negli Ironman, con Rick che dapprima nuota trascinando il canotto sul quale si trova il figlio, poi pedala con il carrello attaccato e infine corre spingendo la carrozzina.
Semplicemente perché da allora Dick Hoyt ha voluto vivere i suoi momenti più belli e di grande felicità sportiva condividendoli sempre con il figlio, ispirando così milioni di altre persone in tutto il mondo con il loro motto: “Yes, you can”.
Grazie Dick per il coraggio, la forza e soprattutto il grande insegnamento che ci hai lasciato e… buona festa a tutti i papà!
Simpatico, spontaneo e pure con quel pizzico di bella umiltà che non guasta mai nella figura del vero sportivo. Sasha Caterina è un ragazzo pieno di energia e vitalità, lo si intuisce subito dal tono della voce e dallo sguardo vivo. Il suo entusiasmo è contagioso, ma lo è ovviamente e soprattutto quando parla del suo sport prediletto, il triathlon.
Classe 2000, quindi appena 19enne, venerdì mattina (ore 10) il minusiense sarà ai nastri di partenza del Campionato mondiale Junior che si svolgerà a Losanna. Per Sasha non si tratta dell prima esperienza a un mondiale: già lo scorso anno fu presente alla rassegna iridata in Australia sulla Gold Coast, dove concluse al 13mo posto assoluto, malgrado fosse di un anno più giovane di molti concorrenti.
Quindi, le speranze di ottenere un buon piazzamento in terra vodese questo weekend aumentano anche in considerazione degli ottimi risultati stagionali, tra cui spiccano il 2. posto in Coppa Europa a Tiszaujvaros a metà luglio e il recente titolo di Campione svizzero U20 di Nyon. Senza dimenticare, sempre questa estate, l’ottima esperienza tra gli élite nella gara di Coppa Europa a Malmö, dove ha terminato al 18mo rango risultando il miglior svizzero.
Risultati di spessore che indicano i grandi progressi compiuti dal portacolori del TriUnion in questi ultimi anni, dove oltre a far parte dei quadri della Nazionale rossocrociata è oggi pure inserito nel programma di Swiss Olympic, forse per gareggiare già a Tokyo tra un anno nella staffetta, anche se l’obiettivo principale resta Parigi 2024.
Per il pupillo di Christophe Pellandini, che in questi ultimi due mesi ha intensificato la preparazione grazie ad un congedo dal lavoro ottenuto dal suo datore (la ditta De Bortoli di Losone), questi ultimi giorni sono dedicati alla rifinitura e alla preparazione mentale.
“È vero, in questi due mesi mi sono potuto concentrare sulla preparazione arrivando, ad esempio durante il campo di Davos, a 26 ore di allenamento, anche se in media sono rimasto sulle 18-20. Ho curato soprattutto la qualità, visto che ho gareggiato parecchio. In questi ultimi giorni si tratta di recuperare al meglio per essere al top venerdì mattina”.
Quest’anno gareggerai in casa, quindi…
“Per me è un grande stimolo. Me lo ero già detto lo scorso anno che avrei voluto fare bene. Certamente perché competo in casa, ma poi perché si tratta dell’ultima possibilità di ben figurare in un mondiale U20. Voglio quindi giocarmi le mie carte e darò sicuramente il massimo”.
Cosa ne pensi del percorso?
“È particolare e impegnativo. La tratta a nuoto di 750 m dovrà essere fatta “a tutta” per uscire con il gruppo dei migliori. Poi ci saranno i 20 km in bici di percorso cittadino con uno strappo di circa 750 metri al 10% da fare 4 volte. Infine i 5 km a corsa prevalentemente pianeggianti, ma con pure un piccolo e insidioso strappetto”.
Dove potrebbe decidersi la gara?
“Sicuramente già nei quattro giri in bici potrebbe esserci una prima selezione. In ogni caso prevedo che i migliori terranno un ritmo elevato nella bici per “sfiancare” gli avversari in vista della tratta finale a corsa. Sarà quindi importante arrivare al secondo cambio in buona posizione per non perdere il contatto con la testa della corsa”.
Hai svolto una preparazione particolare?
“Abbiamo fatto dei lavori specifici sul Ceneri, come pure su un rullo che riproduce il percorso in bici del Mondiale. Quest’ultimo test, in particolare, mi ha motivato e tranquillizzato perché sullo strappo ho ottenuto dei tempi molto vicini a quelli degli élite che si sono cimentati sulla medesima salita nelle passate edizioni”.
Per Sasha Caterina la sfida è dunque lanciata al meglio e pur se consapevole che la concorrenza sarà piuttosto agguerrita è giustamente ambizioso, puntando ad un piazzamento di valore.
Da notare, in conclusione, la presenza a Losanna tra gli élite di Nicola Spirig, campionessa olimpica a Londra nel 2012. Sia la Spirig che Sasha Caterina potremo ammirarli, tra l’altro, il 7/8 settembre a Locarno in occasione del triathlon.
FONTE: Corriere del Ticino, 28.08.2019
C’è un nome su tutti alla StraLugano di domenica. È quello di Sara Dossena, la campionessa italiana che in questi ultimi anni ha fatto sognare il mondo dell’atletica con le sue imprese straordinarie. Prima fra tutte il suo stupendo sesto posto assoluto alla NYC Marathon del 2017, dove esordiva sulla distanza classica. Domenica è tra le grandi favorite a Lugano e chissà che non riesca a ritoccare anche il suo personale nella “mezza” che adesso è di 1h10’10”. In occasione della StraLugano di due anni fa ebbi modo di intervistare subito dopo la gara questa grande atleta (v. sotto), quando ancora si divideva tra podismo e triathlon che mi colpì soprattutto per la sua straordinaria simpatia.
Qui sotto l’intervista a Sasha Caterina, in occasione della sua partecipazione ai Campionati del mondo di triathlon in Australia, apparsa sul Corriere del Ticino del 12 settembre 2018.
“Il Ticino è un fazzoletto di terra, ma è sempre stato una piccola e sorprendente fucina di atleti di alto livello negli sport di endurance. Nella disciplina del triathlon, ad esempio, da ormai quasi vent’anni a questa parte, c’è stato con regolarità un nostro rappresentante in una manifestazione iridata, in particolare ai Campionati del Mondo di Ironman delle Hawaii, ma sempre più spesso anche nella distanza “dimezzata” dell’Ironman 70.3. Proprio in questa competizione si sono appena tenuti, a inizio settembre, i Mondiali di Port Elizabeth, in Sud Africa dove hanno concluso, mettendosi in bella evidenza, ben quattro ticinesi: Carola Fiori-Balestra, brillante terza nella classe d’età 45-49 anni, Gabriella Picco, Larissa Zanovello e Daniele Mazzola. Sabato 15 settembre toccherà invece al giovane Sasha Caterina difendere i colori rossoblù in una competizione iridata. Il 18enne di Minusio sarà infatti al via dei Campionati Mondiali Junior che si svolgeranno sulla Gold Coast in Australia, a 60 minuti da Brisbane. Caterina, che con Adriano Engelhardt, fresco vincitore del triathlon di Locarno, è tra le più belle e concrete promesse non solo del triathlon cantonale, ma anche svizzero, ha centrato l’obiettivo ottenendo il 6. rango tra gli élite lo scorso 5 agosto nella National League di Nyon. Un risultato, questo, che per il pupillo di Christophe Pellandini, allenatore del team TriUnion, rappresenta la consacrazione di una stagione 2018 praticamente perfetta, risultando 6. sul circuito della National League élite e 1. in quello Juniori fino ad oggi. Lo si è visto anche fra i protagonisti ai Campionati Europei Junior che si sono svolti a Tartu, in Estonia, nel mese di luglio, con una gara, la sua, portata a termine con grande determinazione senza una scarpa nella tratta in bici, ma che malgrado questo disagio ha saputo cogliere un brillante 25. rango, rientrando nei criteri per accreditare alla Svizzera un posto per un suo rappresentante ai Mondiali Juniori. A Sasha, che si trova già da alcuni giorni in Australia con i quadri della nazionale che parteciperanno alla competizione, abbiamo chiesto anzitutto come si trova. “Molto bene”, assicura subito. “Il posto è bellissimo, l’ambiente e il paesaggio sono splendidi. Stiamo ancora smaltendo il fuso orario che è di 8 ore. Anche se qui siamo a fine Primavera fa già parecchio caldo. Ora ci troviamo a circa 6 km dal luogo della gara che raggiungeremo però martedì, dove con i miei compagni di nazionale (siamo in sei più i due allenatori) ci sistemeremo in appartamento”.
Partecipare a un Mondiale è naturalmente una bella soddisfazione. Te l’aspettavi?
“Ammetto che era il grande obiettivo di questa stagione. Quindi ci speravo veramente. Già lo scorso anno ci avevo provato a raggiungerlo, ma avevo sfiorato la qualificazione per poco”.
Tu e Adriano vi allenate insieme: una situazione ideale…
“Certo, è davvero una grande fortuna potersi allenare insieme. Ci stimoliamo molto a vicenda. Spesso ci alleniamo con delle sessioni aggiuntive, oltre a quelle abituali. Lui è fortissimo nella corsa e mi spinge sempre a migliorarmi. Io provo a “contraccambiare” cercando di stimolarlo nel nuoto dove sono un po’ più veloce. Tra di noi c’è sicuramente una bella amicizia ma anche una… piccola e sana competizione che ci sprona a dare sempre il meglio”.
Come hai impostato la preparazione in vista di questo importante appuntamento?
“In Ticino nelle ultime settimane sono arrivato ad allenarmi circa 15-16 ore a settimana. Ho quindi aumentato i carichi, come pure l’intensità negli allenamenti. Devo ammettere che in questo momento mi sento molto in forma. Questa mattina, ad esempio, ho fatto alcune ripetute a corsa e le sensazioni sono davvero ottime. Qui ci alleniamo due volte al giorno: al mattino alterniamo un giorno a corsa a un altro in bicicletta, mentre la sera c’è sempre la sessione di nuoto e di condizione fisica”.
I tuoi obiettivi per questa prima esperienza iridata?
“Direi che il primo obiettivo era esserci e quindi è già stato raggiunto. Ovviamente farò la mia gara dando il massimo per ottenere il migliore risultato possibile. Al via saremo circa una settantina di atleti e un posto attorno al 30mo rango sarebbe il mio obiettivo”.
Comunque vada sabato nella Gold Coast, per Sasha e per tutto il movimento della triplice disciplina si tratta indubbiamente di una bella soddisfazione, un’opportunità veramente unica che il giovane talento ticinese riuscirà sicuramente ad onorare al massimo.
INTERVISTA A CAROLA FIORI BALESTRA, FORTE TRIATLETA BELLINZONESE CHE CONTINUA AD OTTENERE IMPORTANTI RISULTATI NEGLI IRONMAN 70.3
Quello di Carola Fiori Balestra non è certo un nome nuovo nel panorama della triplice disciplina. La bellinzonese, classe 1970, si è infatti già messa in luce diverse volte, ottenendo dei prestigiosi podi internazionali, soprattutto negli Ironman 70.3, la sua specialità. I più recenti sono il primo posto di categoria di Marbella e il secondo di Barcellona. In tasca, grazie al risultato ottenuto in Andalusia, ha già la qualifica per i mondiali 70.3 che avranno luogo il 1. settembre in Sudafrica.
Sempre sulla breccia dunque…
“Si, c’è sempre la voglia di allenarsi e di gareggiare, malgrado a volte si faccia davvero fatica. Ma questo è il nostro sport! Sono però motivata dal fatto che ottengo dei buoni risultati e quindi sono sempre spronata a gareggiare e a migliorarmi. Malgrado la fatica, dunque, il risultato c’è. Devo anche dire che sono molto contenta del mio allenatore Fabio Vedana, uno dei migliori in Italia, che mi segue da vicino da due anni e mezzo preparandomi nel dettaglio ogni allenamento. Grazie ai suoi consigli sono riuscita a migliorarmi ma nel contempo anche ad evitare infortuni.”
Parlaci delle due gare di quest’anno
“A Marbella non sono arrivata in perfette condizioni a causa di un problema alla gamba dovuto all’assetto sulla nuova bicicletta. Inoltre non ho gradito molto il percorso in bicicletta e ho sofferto parecchio anche per il freddo. Era la prima volta che gareggiavo qui, ma credo che non ci tornerò più. Sono comunque contenta della mia prova che mi ha permesso di conquistare la slot per i mondiali. Il primo posto cade a pennello, anche perché me lo ero riproposto: sarei andata al mondiale solo vincendo nella mia categoria. E così è stato. A Barcellona, anche se ho chiuso al secondo rango, mi sono invece trovata meglio, soprattutto in bicicletta dove il percorso, che comprendeva 1250 metri di dislivello, l’ho trovato ideale.”
Quali sono i tuoi carichi in settimana?
“Dipende dai periodi, ovvero se sono nella fase di carico, di recupero o pregara. Per ognuno di questi periodi il mio allenatore mi prepara un piano preciso di allenamento. Questa settimana, ad esempio, mi sono allenata complessivamente per circa 15-16 ore, ma in certi periodi vado anche oltre. Per dare un’idea in settimana ho nuotato due volte per 6-7 km complessivi, sono uscita tre volte in bici con lavori differenti per un totale di circa 8 ore e ho corso 4 volte per circa tre ore e mezza.”
Cosa ti piace del triathlon?
“Amo soprattutto la bici. Ma non farei mai una gara di sola bici. Mi piace partire con il nuoto e poi affrontare le altre due discipline. Non essendo una forte nuotatrice, in genere la gara per me inizia proprio dopo il nuoto. Mi impegno al massimo sia in bici che a corsa, dove riesco sempre a recuperare parecchie posizioni. Al triathlon mi sono avvicinata 6-7 anni fa quando i miei figli gemelli hanno iniziato la scuola elementare. In famiglia, da giovane, ho sempre fatto molto sport, bicicletta, corsa, camminate in montagna con mio fratello che era guida alpina. Poi una volta mi è stato proposto di fare il Mini Tri a Locarno: ci sono andata ed è stata subito… folgorazione. Sono quindi passata agli olimpici, allungando le distanze, e infine ai 70.3 che, appunto, ritengo un po’ la mia distanza ideale, quella che sento più nelle mie corde.”
L’Ironman non ti fa gola?
“Devo essere sincera: nella mia testa non è ancora entrato. Temo un po’ le distanze e la sofferenza. Già nei 70.3 l’impegno è tanto: non mi potrei immaginare per il momento impegnata a raddoppiare le distanze, anche se è vero che il ritmo sarebbe più blando. Ma è così: per il momento non ci penso ancora.”
Le prossime gare in stagione?
“Il 26 giugno sarò al via del Triathlon Olimpico di Idro che sarà “no draft” (senza scia) e poi il 15 luglio farò sicuramente il TriStar a Rorschach sulla lunga distanza che comprende 1 chilometro a nuoto, 100 chilometri in bici e 10 chilometri a corsa. Non ci sarò invece a Locarno per la concomitanza con il Mondiale in Sudafrica, ma nelle settimane successive gareggerò sicuramente ancora da qualche parte, dove di preciso devo ancora decidere.”
Per il Mondiale hai un obiettivo particolare?
“Vado con l’intenzione di fare bene. Per fare un bel risultato di categoria e se possibile salire sul podio.”
Carola ha ancora un sogno da realizzare?
“Ci penso di volta in volta. Ora mi concentro su questa stagione. Il prossimo anno mi piacerebbe essere al via dei Mondiali 70.3 di Nizza dove ci saranno probabilmente altri ticinesi. Anche lì vorrei fare un buon risultato e il sogno è sempre quello di ottenere una medaglia.”
IL SOSTEGNO DEL MARITO-FOTOGRAFO
Carola è sicuramente un’atleta molto determinata. Un ottimo esempio di sportiva che riesce a primeggiare in uno sport molto esigente come il triathlon. Un livello di rendimento che è anche facilitato dalla presenza e dalla vicinanza del marito, Dani Fiori. Un supporto determinante a livello familiare, che garantisce equilibrio, ma non solo. Dani Fiori è infatti un conosciutissimo fotografo sportivo, di assoluto livello: sue sono tra l’altro, e non poteva essere altrimenti, le immagini che ritraggono Carola in questo post.
Di lui ho sentito parlare per la prima volta di recente, grazie a una bella intervista pubblicata sul “Corriere del Ticino” e realizzata dalla giornalista Chiara Nacaroglu. Mi riferisco a Yuri Monaco, 27enne operatore sociale di Vaglio, che mi è subito parso un personaggio interessante, da conoscere. La ragione? Semplice, ha avuto il coraggio, alla fine del 2017, di abbandonare l’auto per muoversi esclusivamente in bicicletta! Tutti i giorni. Con qualsiasi tempo. Per andare al lavoro e a scuola. Quindi fino a Barbengo, nel primo caso, e addirittura a Mendrisio nel secondo. Insomma, non proprio fuori casa… e da gennaio ad oggi ha già macinato ben 1800 chilometri!
Sapendo della sua frequenza alla Scuola per operatori sociali di Mendrisio, poco lontana dalla mia sede di lavoro, ho voluto approfittarne per proporgli di incontrarci. Cosa che è avvenuta puntualmente, venerdì 2 marzo, tra l’altro in una giornata imbiancata da una copiosa nevicata… Ci si poteva quindi aspettare che a causa delle condizioni “estreme”, Yuri avesse per una volta rinunciato alla sua bicicletta per un altro mezzo di trasporto. E invece, eccolo giungere proprio in sella alla sua bici… sorridente e pieno di energia…
Malgrado la neve non hai dunque rinunciato a scendere in bicicletta…
“Perché avrei dovuto? Non vedo nessun problema nello spostarsi in bici anche quando nevica. Le sensazioni, anzi, sono ancora più belle, basta solo fare un po’ di attenzione al fondo stradale e attrezzarsi in modo conveniente. La neve per me non è quindi una questione invalidante. Credo comunque che sia soprattutto una questione “mentale”: accettare che d’inverno fa freddo e ci può essere la neve, fa parte del gioco e non vi vedo nulla di male. Piuttosto avrei difficoltà a spostarmi in auto, magari inserendo il riscaldamento che per me provoca un ambiente non ideale.”
Quali sono per te i vantaggi dello spostamento in bicicletta?
“Sono parecchi. Anzitutto mi permette di vivere più pienamente lo spostamento. Mi piace anche fare fatica, per percepirmi, per sentirmi vivo. Spesso quando pedalo vivo un momento di contemplazione tutto per me. Ho tempo di elaborare i miei pensieri e le esperienze avute durante la giornata. Una situazione molto diversa dallo spostarsi in auto. Quando lo facevo fino a qualche mese fa ero spesso molto nervoso. L’ambiente chiuso dell’abitacolo, il traffico, le colonne non fanno per me.”
Quando ti sei reso conto che la bicicletta poteva essere per te un ideale mezzo di spostamento?
“È successo un po’ per caso. Tre anni fa con una mia amica abbiamo deciso di recarci in Val Bregaglia in bicicletta. Ci abbiamo impiegato due giorni, portandoci i sacchi in spalla e dormendo in tenda. Devo dire che non essendo abituato a pedalare (in effetti non sono mai stato un grande sportivo…) ho impiegato qualche giorno per recuperare lo sforzo. Ma è stata un’esperienza incredibilmente bella. Una vera e propria scoperta. Un nuovo modo di viaggiare e di vivere il paesaggio. Da allora la bicicletta è diventata parte integrante della mia vita e con essa condivido molte ore delle mie giornate.”
Pensi che il tuo esempio sarà presto seguito da altre persone?
“Francamente non lo so. Di certo è una scelta abbastanza “estrema” e quindi non evidente per tutti. Certo, sarebbe molto bello se aumentasse il numero di coloro che si spostano sulle due ruote, perché più gente si muove in bicicletta, più benefici per la comunità ci sarebbero. La gente si mantiene in salute, l’ambiente ne beneficia. Ma da noi è forse e soprattutto una questione di infrastrutture. Dobbiamo mettere a disposizione della gente delle condizioni favorevoli per pedalare. Prendiamo l’esempio della nuova ciclabile di Tesserete. Se prima i ciclisti che si spostavano sulla cantonale erano pochi, oggi grazie alla nuova ciclabile la situazione è cambiata radicalmente e constato che sono davvero sempre più numerosi i ciclisti che la utilizzano…”
Il fatto di percorrere parecchi chilometri in bici prima di raggiungere, ad esempio, la scuola non risulta stancante e quindi controproducente?
“Assolutamente no. Anzi, è vero piuttosto il contrario. Da casa mia, a Vaglio in Capriasca, fino a Mendrisio impiego circa un’ora. Un’ora di assoluto benessere visto che quando inizio la scuola mi sento sveglio, ragiono meglio, concentrato e molto reattivo mentalmente. Devo anche dire che la mia bicicletta attuale, che ho assemblato sulle mie esigenze, è molto comoda, mi permette di pedalare con grande agio anche se non è leggerissima, pesando circa 14 kg. È quindi un’esperienza che andrebbe anzitutto provata, perché in effetti si potrebbe pensare al contrario, ovvero che si inizi la giornata stanchi e quindi non nelle condizioni ideali.”
Con la bicicletta hai anche affrontato dei lunghi viaggi…
“È vero. Sono già stato in Islanda, in Spagna e l’anno scorso, viaggiando attraverso i Balcani, fino a Salonicco, in Grecia. Quest’anno ho già in programma un nuovo viaggio, ancora più impegnativo. Andrò fino in Iran per un percorso di circa 8 mila chilometri che mi impegnerà circa cinque mesi. Partirò a fine agosto con l’obiettivo di rientrare a febbraio. Come sempre mi organizzerò cercando di adattarmi alle situazioni e di spendere il minimo. La bicicletta è tuttavia un mezzo di trasporto che favorisce il contatto con la gente e quindi il mio obiettivo sarà quello di approfittarne, come ho fatto anche nel corso degli altri viaggi, per ricavarne un’esperienza significativa e arricchente, anche dal profilo umano.”
Buone pedalate allora, caro Yuri, ciclo-viaggiatore alla scoperta del mondo!
IL VIAGGIO IN IRAN
“From Switzerland to Iran”, questa la frase-simbolo che accompagnerà Yuri nel suo viaggio in Iran previsto per fine agosto, frase che si trova già ben stampata sul telaio della sua nuova bicicletta. Un viaggio che si potrà seguire, per chi lo vorrà, in “diretta” attraverso la sua pagina Facebook al seguente indirizzo:
Foto di apertura: Yuri Monaco in occasione del suo ultimo viaggio in Grecia (pagina FB di Y. Monaco)
Qui sopra le due immagini scattate venerdì 2 marzo che ritraggono Yuri con la sua bici (a sinistra) in un contesto ambientale piuttosto freddo e “imbiancato” e con il sottoscritto, in occasione dell’intervista.
“Nicola Pfund è stato definito il “filosofo del benessere” perché è riuscito a conciliare la passione per lo sport e il talento per la scrittura, la salute del corpo e quello della mente”.
Iniziava così un’intervista che mi fu fatta dal giornalista Roberto Roveda per la rubrica Vitae apparsa su “Ticinosette” del 31 ottobre 2014. Una definizione nella quale mi ritrovo pienamente e che posso confermare attraverso le mie pubblicazioni, tutte incentrate attorno a questa idea di fondo. Ecco, di seguito, l’intervista integrale come venne pubblicata sul settimanale in quell’occasione.
DUE GRANDI PASSIONI
“Un momento chiave nella mia vita è stato quando ho potuto unire le mie due grandi passioni, l’attività fisica e la scrittura, cominciando a scrivere storie che parlassero di sport. Ho trascorso una vita all’insegna dell’attività fisica e dei libri, della sapienza del corpo e di quella della mente. Penso che l’una si alimenti con l’altra. L’altro mio centro di interesse è l’insegnamento. Oggi che sono docente, giornalista e scrittore posso dire di aver fatto nella vita quello che ho voluto veramente e che era nella mia natura.
LO SPORT
Partiamo dallo sport. Questa passione è nata da bambino, quando la sera giocavo con gli amici per strada, nel quartiere. Si costruivano capanne, si giocava a calcio, si andava in bicicletta. Una vera scuola di vita, dove ci si organizzava da soli, tra ragazzi. In gioventù ho praticato diversi sport: judo, ginnastica, nuoto, pallacanestro e infine triathlon. C’è, o ci dovrebbe essere, una spinta interna che porta a un’evoluzione anche nello sport, verso una maggiore consapevolezza. Io l’ho trovata negli sport di resistenza, soprattutto nel triathlon, una disciplina che si suddivide tra nuoto, bicicletta e corsa. Se all’inizio lo sport per me era soprattutto gareggiare, con il tempo mi sono scrollato di dosso la competitività, per apprezzare altro: la soddisfazione di raggiungere un obiettivo e quel benessere indescrivibile che regala l’attività fisica. Lo sport mi ha dato tanto: soddisfazioni vere e sincere, essenzialità, un senso grande e profondo di libertà, ma soprattutto salute e benessere. E poi mi ha dato l’ispirazione per scrivere i miei libri.
LA SCRITTURA E LO STUDIO
Per quanto riguarda la scrittura e lo studio in generale, da ragazzo ho vissuto l’approccio alla cultura in maniera un po’ “meccanica”, più per dovere che per piacere. Dopo le scuole magistrali ho studiato Filosofia per diventare bibliotecario, ed è stato durante la preparazione del mio lavoro di diploma alla Biblioteca nazionale di Berna che è avvenuta la svolta: ho provato quel piacere fine a se stesso di conoscere, di confrontarsi con il pensiero degli altri per costruire la propria verità e individuarsi meglio come persone. In quel momento, da ricettore passivo nell’ambito del sapere, sono diventato insaziabile fruitore di dati, notizie e aneddoti di ogni tipo. Prima attraverso i libri e le enciclopedie, poi sempre di più attraverso la Rete. Da questa esperienza è nato il desiderio di aiutare i ragazzi nei loro studi e così ho preparato un manuale di consigli su come svolgere le ricerche a scuola (Fare ricerca a scuola): un’attività, quella della ricerca, che può dare ai ragazzi grandi soddisfazioni e dare un senso al loro studio. In seguito ho scritto altri libri, tra cui quello storico sul mio quartiere di Breganzona, e poi libri dedicati allo sport, primo fra tutti quello sul triathlon. In seguito sono usciti i libri dei racconti e delle descrizioni dei miei tour in bicicletta attraverso la Svizzera e infine sono arrivati la Filosofia del Jogger e A-Z fitness, un prontuario su salute e benessere che punta ad apprezzare il movimento al di là dell’aspetto competitivo. Due anni fa ho iniziato anche a tenere un blog che mi sta dando grandi soddisfazioni.
FILOSOFO DEL BENESSERE
Mi hanno definito il “filosofo del benessere”: una definizione nella quale mi ci ritrovo. Ma il benessere per me non significa semplicemente agiatezza, o assenza di malattia. È anche questo, ma il concetto è molto più ampio e comprende lo sforzo, la capacità di mettersi in gioco, l’impegno per ottenere un obiettivo davvero voluto. Alla base del benessere c’è un percorso consapevole che mira a tirar fuori il meglio di sé, un po’ come, nell’antica Grecia, la coltivazione dell’areté: l’eccellenza umana. Il termine “areté” tradotto indica la “virtù”, ma il significato è più vicino a “essere il meglio che puoi”. In altre parole, promuovere l’areté significa che ognuno deve assumersi la responsabilità di essere il meglio di sé, di esprimere al massimo le proprie potenzialità. A mio parere questo concetto dovrebbe essere il punto di riferimento nei programmi scolastici e nello sport. Io cerco di promuovere questa idea di fondo nei miei libri, anzi, tutto il mio percorso esistenziale si è mosso in questa direzione.”
Testimonianza raccolta da Roberto Roveda
Fonte: Ticinosette, 31 ottobre 2014
Foto: copyright © Nicola Pfund