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BERNA - Il diritto attuale è sufficiente per lottare contro i distributori svizzeri che si rifiutano di installare o di riparare un apparecchio fabbricato all'estero. Il Consiglio nazionale ha deciso oggi - con 94 voti a 84 e 2 astenuti - di stralciare una mozione dell'ex consigliere agli Stati Hans Hess (PLR/OW) che mirava a lottare contro i prezzi eccessivi in vigore in Svizzera (principio del Cassis de Dijon). Il Consiglio degli Stati deve ancora pronunciarsi.
Secondo l'autore del testo, accade troppo spesso che montatori si rifiutino di installare macchine da cantiere, apparecchi elettrici, cucine, caldaie, impianti sanitari e altri apparecchi perché sono stati acquistati nello Spazio economico europeo e non in Svizzera. Le conseguenze? Prezzi molto più elevati per i clienti.
Per questo motivo è necessario intervenire, ha spiegato Prisca Birrer-Heimo, secondo cui basta confrontare i prezzi praticati in un negozio di fai da te svizzero e tedesco per rendersi conto del problema.
A suo avviso, i fabbricanti esteri dovrebbero indicare nel contratto di distribuzione che autorizzano i loro distributori elvetici a installare e riparare i loro prodotti, come avviene nel settore dell'auto.
La destra si è opposta con successo alla mozione, con il sostegno del Consiglio federale. Secondo Toni Brunner (UDC/SG), non è sicuro che il problema esista realmente. Nessun ricorso è pendente presso la Commissione della concorrenza (COMCO).
Stando a uno studio condotto lo scorso anno dalla COMCO presso i settori economici interessati e le organizzazioni di protezione dei consumatori, pochi si rifiutano di fornire prestazioni.
Questi rifiuti non sono inoltre dovuti ad accordi di concorrenza tra fabbricanti o fornitori e imprese, ma al rimborso insufficiente dei servizi di garanzia da parte di fabbricanti o importatori, a eventuali rischi di responsabilità o a ostacoli tecnici al commercio.
Secondo la maggioranza, legiferando in questo ambito si correrebbe il rischio di generare oneri amministrativi e inutili controlli burocratici.