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OTTOCENTO ANNI DELLA STORIA DELLA NOSTRA CORPORAZIONE:
DALLA TERRA AL PATRIZIATO DI FAIDO
Nel periodo precedente all'invasione francese del 1798, la Leventina era composta da 8 grandi comuni rurali, chiamati vicinanze (Bedretto, Airolo, Quinto, Prato, Faido, Chiggiogna, Chironico e Giornico). Prima del 1441 la Valle comprendeva anche le vicinanze di Iragna e di Lodrino. Esse si occupavano principalmente di eleggere i delegati al parlamento di Leventina, al Consiglio di Valle (tribunale di seconda istanza), alla Ragione (tribunale di prima istanza), di fare eseguire gli ordini del landfogto (il governatore urano) e quelli emanati da Altdorf. Inoltre, era nelle vicinanze che veniva prelevata la taglia (una tassa che ogni fuoco della Leventina a turno doveva pagare). Questa corporazione gestiva anche i boschi comuni.
Ogni vicinanza era composta da un certo numero di degagne, che avevano dei compiti di carattere economico: gestione degli alpi (boggia) e del diritto di soma (trasporto delle merci a dorso di mulo lungo la mulattiera che conduceva al Passo del San Gottardo).
La terra (o vicinato) si occupava dei problemi riguardanti un solo villaggio: orfani, acqua, sorveglianza contro i pericoli di incendio, coltivi, bosco protettore ed animali riproduttori. Faido era appunto un villaggio - e quindi una terra - ubicato al centro della Valle e formava con i nuclei abitati di Calpiogna e Campello la degagna di Fichengo. Quest'ultima disponeva degli alpi di Carico e Gera (attualmente Carì), di Venei nella Val Bedretto e di quella di Cornera (Val Medel).
Anticamente il centro principale della vicinanza di Faido era Mairengo, perché ospitava la chiesa parrocchiale, come testimonia una pergamena del 1171, e vi si riunivano sul cimitero i vicini. Alla fine del Medioevo l'importanza della terra di Faido aumentò con il passaggio dalla sovranità sulla Leventina dai quattro conti canonici del Duomo di Milano a quella di Uri. Infatti, nei pressi della Chiesa parrocchiale abitava il landfogto (governatore urano), sulla piazza del "piano di croce" (attuale piazza Stefano Franscini) si riuniva il parlamento della Valle ed inoltre anche le sedute del Consiglio si svolgevano spesso nel capoluogo leventinese. Le cariche di vicelandfogto, di landscriba (segretario) e caneparo (responsabile delle finanze) venivano ricoperte di padre in figlio all'interno di alcune famiglie di notabili della Leventina. A Faido le due più importanti casate furono quella dei Varesi, fra la seconda metà del XV secolo e la prima del XVII, e dei Bullo, che ricoprirono numerosi incarichi fra il XVII e XVIII secolo. La contiguità con il landfogto, che risiedeva nella stessa località, e la loro strategia matrimoniale, grazie alla quale si erano imparentati con alcune delle più importanti famiglie del Cantone di Uri, avevano permesso alle due famiglie di diventare le intermediarie per eccellenza della dominazione urana. Martino Varesi fra il 1614 ed il 1618 fece costruire a Faido l'ospedale di San Bernardino, un ospizio per poveri viandanti (attuale casa Lepori).
Il passaggio dal comune patriziale (in cui i compiti amministrativi erano uniti a quelli economici, legati alla gestione del territorio) a quello politico avvenne nel caso di Faido - come nelle altre terre della Valle - piuttosto lentamente nella prima metà del XIX secolo. La Legge organica patriziale del 23 maggio 1857 separò in modo chiaro le competenze dei comuni da quelle appunto dei patriziati. L'ospedale di Faido, che era di proprietà dei vicini della terra, venne chiuso per volere dell'arcivescovo di Milano. I fondi e i capitali, che servivano per il mantenimento dell'importante infrastruttura, servirono ad aumentare il numero degli alunni che frequentavano il seminario di Pollegio. A nulla valsero le reiterate proteste dei vicini. Infatti, il 19 aprile 1788 il governo urano confermò la chiusura dell'ospedale voluta dall'autorità ecclesiastica. Paradossalmente, furono proprio gli antichi proprietari dell'infrastruttura, i nuovi patrizi di Faido, a riacquistare l'edificio nel 1843 per un importo di 2'000 lire dell'epoca. Venne quindi creato un istituto, che entrò in funzione il 21 settembre 1845, destinato "al soccorso di poveri bisognosi patrizi del comune". Il nuovo ospedale rimase in funzione fino al 1917, quando i suoi beni, in base ad una decisione del patriziato di Faido del 1913, furono adoperati per l'erezione del nuovo Ospedale distrettuale della Leventina. Il patriziato di Faido fu particolarmente attivo nel periodo della cosiddetta "belle époque" (1895-1914), nel quale, con la realizzazione della linea ferroviaria del Gottardo, vi fu un importante sviluppo delle attività turistiche nel capoluogo della Valle, grazie soprattutto all'alta borghesia ed alla nobiltà milanese che vi trascorreva la villeggiatura estiva nei numerosi alberghi e nelle ville appositamente costruite. Un rappresentante dell' ufficio patriziale di Faido faceva parte del comitato della Pro Faido. Nel 1896 venne ristrutturata la vecchia segheria patriziale con l'installazione di una nuova sega, che funzionava con la forza idraulica della Piumogna. Negli anni Trenta per il suo funzionamento venne installato un motore elettrico. Questa macchina è stata recentemente rimessa in funzione, su iniziativa dall'attuale presidente Edo Tagliabue, grazie al volontariato di alcuni membri del patriziato. Nel 1908 il nostro ente aveva costruito l'attuale Palazzo patriziale, destinandolo - oltre agli uffici amministrativi - agli esercizi commerciali ed agli appartamenti.
Dr. phil. hist. Fabrizio Viscontini, vicepresidente e segretario del Patriziato di Faido