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Circa 20'000 impieghi sono minacciati in Svizzera a causa della forza del franco. A lanciare l'allarme dalle colonne della stampa domenicale è Hans Hess, presidente di Swissmem, l'organizzazione padronale che rappresenta l'industria meccanica, elettrotecnica e metallurgica. Dello stesso avviso anche Valentin Vogt, presidente dell'Unione svizzera degli imprenditori (USI).
In un'intervista al settimanale svizzerotedesco "SonntagsZeitung", Hess mette in guardia: una società industriale su cinque è sull'orlo del precipizio. A breve termine - aggiunge - "solo nel settore dell'industria meccanica, elettrica e metallurgica sono a rischio almeno 20'000 dei 400'000 posti di lavoro".
Particolarmente colpite dallo choc della forza del franco sono le piccole aziende, ma la situazione avrà ripercussioni anche per le società più grandi.
Circa un terzo delle aziende dell'industria meccanica sono attualmente in perdita a causa dell'apprezzamento della moneta elvetica: "questa volta in pericolo vi sono un numero maggiore di società rispetto all'ultimo choc provocato dalla forza del franco, nel 2011", rileva Hess.
Poco ottimista si mostra anche Vogt, in interviste rilasciate alla "SonntagsZeitung" e a "Finanz und Wirtschaft" di ieri: a suo parere il cambio attuale euro-franco potrebbe comportare danni strutturali per l'industria elvetica. "A un tasso di cambio di 1,10 franchi per un euro si rischia di perdere a breve termine 20'000 posti di lavoro".
Una riduzione dei salari è un rimedio estremo, a cui ricorrere solo qualora tutto il resto non dovesse avere successo, afferma Vogt, secondo cui tuttavia "provvedimenti di questo tipo possono, in alcuni casi, consentire alle aziende di evitare la cancellazione di impieghi in attesa che il tasso di cambio torni a livelli ragionevoli".