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11.09.2019
Notizie negative
La grande fusione della calotta glaciale della Groenlandia
Articolo del 18 marzo 2021
Ritrovati resti ben conservati di piante nei sedimenti congelati ricuperati sotto quasi 1,4 km di ghiaccio, il che significa che la Groenlandia è stata priva di ghiaccio almeno una volta nel corso dell’ultimo milione di anni
Finora era opinione condivisa dalla maggior parte dei climatologi che gran parte della calotta glaciale della Groenlandia si fosse già formata 45 milioni di anni fa. Ma, stando a una ricerca appena pubblicata nella rivista scientifica PNAS (Procedings of the National Academy of Sciences of the United States), le calotte glaciali dell’Antartide e della Groenlandia appaiono tutt’altro che stabili ed eterne. A fare vacillare questo assioma è la scoperta in un archivio glaciale di un carotaggio effettuato nel lontano 1966, in piena guerra fredda, fino a una profondità di 1,4 km nel ghiaccio che ricopre il nord-ovest della Groenlandia.
Il progetto Ice Worm
All’epoca gli americani avevano costruito in quel luogo, a 1'287 km dal Polo Nord, una base militare ultrasegreta, il Century Camp, camuffata da campo di ricerca scientifica polare. Il vero scopo del Century Camp era quello di realizzare il “Progetto Iceworm”, ossia un sistema di caverne nel ghiaccio, dove nascondere il più vicino possibile all’Unione Sovietica le rampe di lancio per 600 missili nucleari. Si trattava di un progetto gigantesco che prevedeva di scavare nel ghiaccio ventun gallerie orizzontali, di istallare un reattore nucleare per fornire l’elettricità necessaria all’impianto, di realizzare laboratori di chimica, alloggi per 200 inservienti con tanto di docce, un cinema e una cappella per le cerimonie religiose, il tutto ovviamente sotto il ghiaccio e fuori dalla vista dei satelliti spia.
La missione militare fallì, perché il ghiaccio si rivelò troppo instabile, ma la quadra scientifica riuscì a completare importanti ricerche, fra cui un carotaggio della calotta glaciale fino alla sua base, a 1'368 metri di profondità. All’epoca gli scienziati ingaggiati dall’esercito americano si erano concentrati sull’analisi del ghiaccio, trascurando gli ultimi 4 metri di carote di sedimenti, portate in superficie alla fine dell’operazione di carotaggio. Queste ultime non erano mai state analizzate ed erano finite dapprima in un congelatore dell’esercito, poi trasferite negli anni ’70 in uno dell’Università di Buffalo e infine negli anni ’90 in un congelatore dell’Università di Copenhagen, dove furono dimenticate per quasi 3 decenni.
La scoperta di piante sul fondo della calotta glaciale
Queste carote, fortunatamente sempre congelate, furono riscoperte casualmente solo nel 2018, quando si trattò di trasferire il materiale conservato nella cella frigorifera verso un nuovo congelatore. La sorpresa fu grande quando i glaciologi si apprestarono ad analizzarne il contenuto. Dette carote non contenevano solo sedimenti, come sabbia, argilla e sassi, bensì anche resti fossilizzati di vegetali perfettamente conservati, ossia una vera e propria capsula del tempo. La misurazione di rari isotopi di alluminio e berillio contenuti nei resti vegetali, isotopi che si formano solo quando i raggi cosmici colpiscono il suolo, hanno permesso di datare approssimativamente l’epoca in cui queste piante sono cresciute, ossia meno di un milione di anni fa. In chiaro ciò significa che all’epoca il clima era più caldo, la calotta glaciale non c’era e la regione era coperta da vegetazione.
Perché questa scoperta è di primaria importanza? Perché il mondo scientifico è concorde sul fatto che, se la calotta di ghiaccio della Groenlandia dovesse sciogliersi completamente, il livello del mare si alzerebbe di 7 metri, di che mettere sott’acqua Amsterdam, Londra, New York, Miami, Shanghai, come pure innumerevoli altre metropoli costiere. Le carote di sedimenti groenlandesi recuperate in Danimarca mostrano che questa calotta può sciogliersi molto più facilmente di quanto lo abbiano suggerito i modelli climatici utilizzati finora.