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Secondo Lenin, gli operai tedeschi, prima di occupare una stazione ferroviaria, acquistano il biglietto.
Come politico, attualmente Lenin non gode di buona fama, ma come sociologo, almeno a giudicare da questo aforisma, non è da disprezzare. I tedeschi amano stare in fila: la fila ha qualcosa di esteticamente, forse anche eroticamente, appagante.
Se, mentre i tedeschi sono in fila a una cassa del self-service, ne apre un’altra, loro non si spostano, rimangono dove sono. I nuovi arrivati, ovviamente, si accodano: la lunga e ordinata fila è molto più attraente della cassa vuota, pronta a farci pagare senza neppure un minuto di attesa.
La fila per andare alle toilette avanza con rigido ordine: tu entri se e solo se uno esce, altrimenti resti fermo. Così, se c’è un bagno libero ma c’è la fila, tu non entri, perché l’unico ordine previsto è “uno esce – uno entra”. La possibilità di entrare senza che nessuno sia uscito è, semplicemente, inconcepibile.
Pregiudizi? Sicuramente sì. È ingiusto, in tempi di Unione Europea, lasciarsi andare a simili generalizzazioni e affermare che tutti i tedeschi sono così. Diciamo che sono così i tedeschi incontrati in una area di servizio prima di Ulm il 28 luglio 2007. In tutta la Germania saranno sì e no 150 i tedeschi così. Ed erano tutti lì.