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I filtri contro i raggi ultravioletti (UV) contenuti nelle creme solari sono un'importante forma di protezione contro il cancro della pelle. Alcuni prodotti possono tuttavia avere effetti collaterali dannosi. Uno studio realizzato al Politecnico federale (ETH) di Zurigo ha mostrato che nella Svizzera tedesca molte persone fanno un utilizzo eccessivo di queste creme.
Un team di ricercatori dell'ETH diretto da Konrad Hugenbühler ha realizzato un sondaggio rappresentativo su un campione di 1200 persone nella Svizzera tedesca, per sapere quali sostanze e in quali concentrazioni vengono utilizzate.
La sostanza maggiormente utilizzata è risultato essere il butil metossidibenzoilmetano, un prodotto che assorbe i raggi UV-A e che è considerato non dannoso per la salute. Al secondo e terzo posto si sono piazzati l'etilesil metossicinnamato (EHMC) e l'octorylene, due sostanze che schermano i raggi UV-B con possibili effetti dannosi.
L'octorylene è una sostanza che può provocare allergie. La quantità consigliata per evitare problemi varia dai 4,9 ai 14,9 microgrammi per centimetro quadrato di pelle. Il sondaggio ha rivelato che circa la metà della popolazione si spalma sulla pelle, nei giorni di sole, almeno 87 microgrammi per ogni centimetro quadrato di questa sostanza, ossia da 7 a 17 volte la quantità consigliata.
L'altra sostanza problematica, l'EHMC, è conosciuta per avere effetti sul corpo simili a quelli degli ormoni. Lo studio ha calcolato che il 5% della popolazione utilizza nei giorni di sole 0,43 milligrammi di UHMC per ogni chilogrammi di peso corporeo. Uno studio danese ha mostrato che questa quantità corrisponde alla metà del valore di riferimento oltre i quali la sostanza ha un "effetto ormonoattivo" sugli animali da laboratorio.
Ad essere maggiormente esposti a questa sostanza sono i bambini. Il problema è che "alcune creme solari che vengono pubblicizzate per i bambini contengono l'EHMC", afferma citata in una nota una delle autrici dello studio. Sulla base dei risultati ottenuti, gli autori della ricerca raccomandano di approfondire gli studi sugli effetti di queste sostanze. Già si sa che che possono penetrare nel corpo attraverso la pelle, ma non è ancora chiaro in quale misura esse vengono assorbite dal corpo, affermano i responsabili dello studio, che è stato realizzato con il sostegno finanziario dell'Ufficio federale della sanità.
SDA-ATS