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di Alessandro Tamburini
"Mark Pavelich era l’incarnazione vivente di tutte le idee creative che Herb Brooks aveva nella sua testa, ha addestrato gli altri per nove mesi per fare quello che Pav aveva già fatto". John Gilbert descrisse con queste parole, lui che aveva scritto il libro "Miracle in Lake Placid" seguendo il Team USA alle Olimpiadi del 1980, l'autore dell'assist dello storico gol di Mike Eruzione contro l'URSS.
Approdato a Lugano anticipando di qualche settimana il compagno John Harrington, grazie anche ai contatti del collega alla RSI Andreas Wyden, voce inimitabile dell'hockey su ghiaccio cantonale, Pavelich dopo una stagione da 49 punti in 28 partite, col suo carattere enigmatico, solitario, eccentrico e talentuoso, ma anche sorprendentemente scherzoso, andò in NHL sospinto proprio da Herb Brooks, allenatore a Davos a cui confidò le sue ambizioni nel corso della stagione. Ai Rangers ammaliò il Madison Square Garden di New York, nella prima stagione, con 76 punti da rookie. Il cambio di allenatore dopo tre grandi stagioni col mentore Brooks e del sistema di gioco lo portò poi a rincorrere a lungo se stesso sul ghiaccio.
"Chiedere a Mark Pavelich di giocare a dump and chase è come chiedere a Rembrandt di dipingere la sua staccionata", disse John Gilbert.
Rincorrere se stesso e quella maledetta staccionata. La vita di Pav è un mix tra il miracolo sul ghiaccio ed il costante dolore. A 15 anni, durante una partita di caccia, uccide involontariamente il compagno della sorellina. Attraverso l'hockey prova a superare la morte di Ricky, ma l'hockey non è più sufficiente dopo i due anni a Bolzano ed il divorzio nel 1989. Il secondo matrimonio con Kara e la fede cattolica di mamma Anne ritrovata nella sua nuova vita a Cook County nel Minnesota sembrano finalmente dargli pace. Sembra. Il 6 settembre 2012 la staccionata è assente sul balcone, Kara cade, muore.
Dal Paradiso del Miracolo all’Inferno senza ritorno. Il calvario di Pav è senza fine: l’assalto al vicino Jim con una spranga di ferro dopo una giornata in barca nel 2019, il processo, il ricovero in un centro specializzato per aiutarlo, devastato dalla depressione. E la famiglia che parla apertamente della CTE (l’encefalopatia traumatica cronica che affligge gli sportivi vittime di ripetute commozioni cerebrali).
Il 4 marzo il calvario è finito, nella sua casa di cura. Per lui, famigliari, amici. Resta il ricordo di un Miracolo sportivo, quella maglia bianconera qui in Ticino, quell'artista unico e senza pace. Ora trovata laddove non servono miracoli, ma solo fede, l'unica a cui si è aggrappato nella sua solitudine sconfinata lontano dal ghiaccio. Riposa in pace Mark.