Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01146.jsonl.gz/1346

Dall'inviato a Porto Marcello Ierace
Highlights: quindici anni dopo quel Maracanazo dello Stadio da Luz, il Portogallo si è preso una piccola, piccolissima rivincita. Siamo tutti d'accordo, questa Nations League non conta forse nemmeno un decimo dell'Europeo, ma andateglielo a dire ai tifosi lusitani esplosi di gioia al Dragão... Tant'è, i portoghesi, sempre guidati da CR7 in campo e Fernando Santos in panchina, si son presi un altro trofeo. A farne le spese ancora una volta l'Olanda che non vuole togliersi di dosso l'etichetta di bella e incompiuta. Non era riuscita a vincere nulla l'Arancia Meccanica di Cruijff e Michels, e nemmeno quella di quel genio di Happel. Non c'erano riusciti Bergkamp e i De Boer e alla fine non c'è riuscita nemmeno l'Olanda di Robben, Van Persie e Sneijder. Gli unici a portare a casa un successo sono stati i ragazzi del 1988, Gullit, Van Basten, Rijkaard e proprio quel Koeman che allena oggi gli Oranje. Ma con il Cigno di Utrecht che faceva quelle cose lì - quel gol contro l'Unione Sovietica mio figlio di dieci anni se lo riguarda ancora un giorno sì e uno no - non si poteva far altro che vincere.
Top player: con tutti i gol che fa CR7 - per dire, quella contro la Svizzera, è stata la sua 53a tripletta in carriera, la settima in Nazionale! - è curioso che alla fine le segnature decisive per i trionfi del Portogallo non portino mai la sua firma. Agli Europei del 2016 la rete del titolo l'ha firmata Eder, quasi un carneade, poi scomparso di fatto dai radar della selezione lusitana. Stavolta è invece toccato a Gonçalo Guedes, 22enne del Valencia, inserito al posto dell'ancora acerbo 19enne Joao Felix, praticamente inesistente contro di noi. Perché una cosa è giocare - e segnare sì - contro Maritimo, Rio Ave o Santa Clara, un’altra è confrontarsi con questi palcoscenici.
Minuti di recupero: il Portogallo l'ha voluta sin da subito questa Final Four. E ci ha creduto, proponendo la doppia sede Porto-Guimarães, rivelatasi azzeccata dal punto di vista logistico (le due città distano quaranta minuti ed è stato possibile, ad esempio, assistere ad entrambe le finali di domenica senza troppi patemi) ma anche per quel che riguarda l'accoglienza. Non un fatto scontato se si considera che per una settimana si sono visti sequestrare di alcuni degli scorci più belli delle proprie città, come la zona del lungo Douro sotto il ponte Dom Luis a Porto o il Largo do Toural a Guimarães che, non va dimenticato, è una sorta di sacro villaggio per il popolo lusitano. Luoghi, dicevamo, invasi dalla barbara orda inglese che dietro di sé ha lasciato (fortunatamente) solo una marea di birre vuote e un notevole picco di incassi per gli esercenti locali.