Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/19326

<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>ad 1:</p><p></p><p>Nella tabella sono riassunti gli impegni finanziari contratti dal Fondo Monetario Internazionale (FMI) per le regioni enumerate dall'autore dell'interrogazione. Gli importi sono indicati in miliardi di franchi svizzeri; per la conversione in frs. di diritti speciali di prelievo (DSP) è applicato il tasso di cambio attuale di 1.88.</p><p></p><p>RegioneCrediti in frs.</p><p></p><p>Asia43 miliardi</p><p></p><p>Russia26 miliardi</p><p></p><p>Altri paesi di transizione 9 miliardi</p><p></p><p>America latina 24 miliardi</p><p></p><p>Africa 13 miliardi</p><p></p><p>(Stato: ottobre 98, fonte FMI)</p><p></p><p>Nella suddetta tabella sono indicati tutti i crediti che sono stati effettivamente versati nelle rispettive regioni. Ultimamente il FMI ha assegnato linee di credito soprattutto a Paesi che in tempi recenti sono caduti in crisi profonde, segnatamente l'Indonesia, la Corea, le Filippine, la Thailandia e la Russia. La linea di credito assegnata all'Indonesia ammonta a 16 miliardi di franchi, quella alla Corea a 30 miliardi di franchi, alle Filippine a 2 miliardi di franchi e alla Thailandia a 6 miliardi di franchi. Ad eccezione delle Filippine questi Paesi hanno finora rivendicato solo una parte delle linee di credito loro assegnate. A titolo d'esempio, la Corea, il Paese cui è stato assegnato il credito maggiore, ha sollecitato solo un quinto del possibile prestito.</p><p></p><p>ad 2:</p><p></p><p>Il FMI decide in modo autonomo in merito ai suoi sostegni finanziari. Tuttavia, coordina i propri impegni con altre istituzioni. Nel caso della crisi asiatica il FMI ha, ad esempio, operato in stretto contatto con la Banca mondiale e la Banca asiatica per lo sviluppo (BAS). Da questa collaborazione per il FMI non risulta però alcun costo supplementare, poiché queste istituzioni dispongono di mezzi finanziari propri. Come esempio di un simile intervento coordinato può essere considerato il caso del "pacchetto di sostegno" per la Corea. In questo contesto è stato predisposto un sostegno finanziario di complessivi 58,2 miliardi di dollari. Di questa somma, 20,9 miliardi di dollari sono stati assicurati dallo stesso FMI, 14 miliardi di dollari dalla Banca mondiale e dalla BAS e i rimanenti 23,3 miliardi di dollari dai Paesi del G10 e dall'Australia su base bilaterale. I contratti bilaterali non sono però mai stati firmati.</p><p></p><p>Nelle regioni colpite da crisi, la Banca mondiale è impegnata finanziariamente indipendentemente dal FMI. Così, nell'ultimo esercizio (fino al 30 giugno 1998) essa ha impegnato nel Sud-Est asiatico 5,8 miliardi di franchi, in Russia 2,4 miliardi di franchi, in America latina 9 miliardi di franchi e in Africa 4,3 miliardi di franchi.</p><p></p><p>Le Banche regionali per lo sviluppo sono anch'esse presenti nelle varie regioni colpite da crisi. Lo scorso anno la BAS ha impegnato 14,1 miliardi di franchi nelle regioni in crisi del Sud-Est asiatico, la Banca interamericana di sviluppo 9 miliardi di franchi nell'America latina e la Banca africana per lo sviluppo 2,7 miliardi di franchi in Africa.</p><p></p><p>ad 3:</p><p></p><p>La solvibilità degli averi scoperti del FMI può essere classificata buona nella maggior parte delle regioni in crisi. In passato, accadeva raramente che un Paese non potesse più rimborsare i suoi debiti. I casi eccezionali riguardavano per lo più zone in conflitto. Attualmente solo sette Paesi sono in ritardo con i loro rimborsi (Afghanistan, Congo, Irak, Liberia, Serbia/Montenegro, Somalia e Sudan). Dato che il FMI gode di uno statuto di creditore privilegiato, in caso di loro solvenza i Paesi interessati devono in primo luogo saldare i relativi debiti nei confronti del FMI. La migliore garanzia per i crediti del FMI è costituita però dalle severe condizioni politico-economiche connesse all'assegnazione dei crediti. L'osservanza di queste prescrizioni promuove a medio e lungo termine la prosperità economica dei Paesi interessati e consente loro di rimborsare i crediti.</p><p></p><p>ad 4:</p><p></p><p>La partecipazione svizzera al FMI, la cosiddetta quota, ammonta attualmente a 2470 milioni di DSP, corrispondenti a circa 4,7 miliardi di franchi. Finora il FMI ha sollecitato circa l'80 per cento dell'intera quota di partecipazione. Questo importo costituisce una voce di riserva della Banca nazionale svizzera (BNS) e non è perciò alcun onere finanziario per le finanze federali. Occorre inoltre evidenziare che la quota di partecipazione resta sempra di proprietà della Svizzera e che i crediti al FMI fruttano interessi. La quota svizzera corrisponde all'1,7 per cento della somma complessiva delle quote di partecipazione del FMI. Nel quadro della recente notifica della partecipazione svizzera all'aumento delle quote di partecipazione del FMI, la Svizzera aumenterà di 1 miliardo di DSP la sua quota, vale a dire di circa 2 miliardi di franchi a 3458 milioni di DSP, ciò che corrisponde a circa 6,5 miliardi di franchi. Oltre alla quota, la BNS può accordare al FMI anche crediti fruttiferi nel quadro degli Accordi generali di credito (AGC) e dei Nuovi accordi di credito (NAC ). La condizione necessaria per la concessione di questi crediti è che le risorse del FMI non siano sufficenti o che il sistema valutario internazionale sia minacciato da crisi. Questo impegno ammonta al massimo a 1557 milioni di DSP, vale a dire a circa 2,9 miliardi di franchi svizzeri. Finora il FMI ne ha sollecitato solo un piccola parte (vedi ad 6).</p><p></p><p>ad 5:</p><p></p><p>Il FMI decide in modo autonomo in merito ai suoi aiuti finanziari. Le parti contrattuali per questi crediti sono unicamente il rispettivo Paese e il FMI stesso. In questo senso non vi è nessuna altra organizzazione che partecipi ai crediti FMI. Per certi Paesi di regioni in crisi, il FMI ha concertato il suo aiuto finanziario con altre istituzioni come la Banca mondiale e le Banche di sviluppo regionali. La Svizzera partecipa al finanziamento di queste istituzioni, tuttavia indipendentemente dal suo impegno presso il FMI.</p><p></p><p>Complessivamente la Svizzera partecipa al finanziamento della Banca mondiale con 4,8 miliardi di franchi (di cui finora sono già stati versati 295 milioni di franchi, il resto è unicamente sottoscritto), con 417 milioni di franchi alla Banca asiatica per lo sviluppo, con 411 milioni di franchi alla Banca africana per lo sviluppo e con 540 milioni di franchi alla Banca interamericana di sviluppo. Queste partecipazioni restano di proprietà della Svizzera, fruttano interessi e costituiscono l'intera partecipazione svizzera a queste istituzioni. La partecipazione della Svizzera alla Banca mondiale è dell'1,72 per cento, quella alla Banca africana per lo sviluppo dell'1,23 per cento, quella alla Banca interamericana di sviluppo dello 0,4 per cento circa e quella alla Banca asiatica per lo sviluppo dello 0,6 per cento.</p><p></p><p>ad 6:</p><p></p><p>Attraverso la partecipazione svizzera agli AGC e ai NAC del FMI, la Banca nazionale svizzera si impegna a concedere una linea di credito di al massimo 1557 milioni di DSP, vale a dire di circa 2,9 miliardi di franchi svizzeri al FMI. Per quanto concerne questi crediti non si tratta tuttavia di somme in garanzia, poiché questi crediti non sono garantiti dalla Confederazione. Da quando la Svizzera ha aderito alle Istituzioni di Bretton Woods, i crediti nel quadro degli AGC sono stati attivati soltanto per la Russia. Dei complessivi 380 milioni di franchi circa, che la Svizzera ha vincolato nel quadro del "pacchetto di aiuto" per la Russia, il FMI ha pagato alla Russia soltanto 86 milioni di DSP, vale a dire circa 160 milioni di franchi svizzeri. Nel frattempo i pagamenti del FMI alla Russia sono stati sospesi, poiché da parte del Governo russo non è riconoscibile alcuna chiara volontà di riforma. Ci si attende che i NAC vengano attivati tra poco tempo nel quadro del "pacchetto di aiuto" per il Brasile.</p><p></p><p>ad 7:</p><p></p><p>Il Consiglio federale è convinto che il FMI presti un importante contributo alla stabilità del sistema valutario internazionale. Proprio una piccola economia nazionale aperta come quella Svizzera dipende da un sistema valutario internazionale funzionante. Per il Consiglio federale critiche gratuite contro il modo di operare del FMI, in particolare nelle regioni in crisi, non sono giustificate. Per contro, esso apporta una critica costruttiva alla politica del FMI attraverso il Consiglio dei direttori esecutivi e il Comitato ad interim. </p><p></p><p>Le recenti crisi economiche, specialmente in Asia, hanno sollevato molte questioni sul ruolo del FMI. Nell'ultima seduta del Comitato ad interim (ottobre 98), la problematica della struttura del sistema monetario internazionale e delle sue possibilità di miglioramento e di potenziamento attraverso il FMI ha beneficiato di assoluta priorità. La Svizzera è dell'opinione che la prevenzione delle crisi debba essere migliorata in modo risoluto. Per risolvere le crisi devono tuttavia essere cercati anche strumenti più perfezionati. La crisi asiatica ha mostrato quali ripercussioni disastrose possa avere, per i Paesi colpiti, un debole settore finanziario. Il FMI deve maggiormente considerare simili aspetti strutturali nella sua vigilanza. La Svizzera sostiene il FMI nel suo ruolo di manager delle crisi, perché proprio la crisi asiatica ha mostrato quanto sia importante una simile istituzione per coordinare le misure atte a superare le crisi.</p><p></p><p>Il Consiglio federale ritiene che il ruolo del FMI nella crisi asiatica sia assolutamente positivo. Anche il FMI non ha però potuto prevedere l'entità della crisi. Per questo motivo i programmi del FMI erano inizialmente con molta probabilità troppo poco espansivi dal punto di vista della politica di bilancio. Se si fosse potuta prevedere la vera dimensione della crisi, sarebbe stato opportuno adottare una politica finanziaria di più larghe vedute. Il Consiglio federale non vede però alternative alle raccomandazioni del FMI in materia di politica monetaria nelle regioni in crisi. Inizialmente un aumento dei tassi d'interesse era necessario per sostenere le valute nei Paesi colpiti che rischiavano forti svalutazioni. Una riduzione dei tassi d'interesse avrebbe eventualmente stimolato a breve termine l'attività economica interna, ma avrebbe in tal modo svalutato in misura maggiore le valute dei Paesi in questione. Il debito con l'estero, espresso nelle rispettive valute nazionali, avrebbe raggiunto proporzioni ancor più insopportabili. L'elemento centrale della politica del FMI nelle regioni in crisi è stato sin dall'inizio la politica strutturale soprattutto nel settore finanziario. Il Consiglio federale è del parere che a medio termine questa politica darà frutti.</p><p></p><p>La Svizzera partecipa attivamente alla realizzazione della politica del FMI. Il presidente del Direttorio della Banca nazionale svizzera e il Capo del Dipartimento federale delle finanze prendono parte alla riunione semestrale del Comitato ad interim, che è l'organo consultivo del FMI. Il nostro Paese è inoltre rappresentato nel Consiglio dei direttori esecutivi del FMI da un direttore permanente. La Svizzera ha quindi la possibilità di prendere posizione su tutte le questioni materiali e territoriali importanti. Ciò le consente di collaborare attivamente nel Fondo monetario e di influenzarne l'orientamento.</p><p></p><p>ad 8:</p><p></p><p>Con la sua importante piazza finanziaria internazionale la Svizzera necessita di una Banca centrale forte, dotata di abbondanti riserve valutarie. Per questo motivo, nel messaggio del 27 maggio 1998 concernente un nuovo articolo costituzionale sulla moneta, il Consiglio federale ha sottolineato espressamente che la BNS deve mantenere riserve monetarie in quantitativi più elevati di quelli delle banche centrali di paragonabili economie nazionali aperte. Nelle riflessioni espresse in questo messaggio riguardo all'ammontare dell'insieme delle riserve valutarie, è stata esplicitamente ritenuta la possibilità di crisi finanziarie internazionali (cfr. FF 1998 4063 segg.). Il Consiglio federale condivide sempre la valutazione della BNS espressa nel messaggio, secondo cui, accanto alle riserve di divise non garantite, basterebbero riserve valutarie supplementari per 10 miliardi di franchi o circa il 7 per cento degli impegni netti delle banche svizzere nei confronti dell'estero per fornire un contributo efficace alla stabilità della piazza finanziaria svizzera. Valutando con prudenza le riserve auree a 8'000 fr. al kg (circa il 60 per cento del prezzo di mercato) si costituiscono riserve aureee per 1'300 tonnellate. Poiché attualmente la Banca nazionale detiene circa 2'590 tonnellate di oro, dopo la soppressione del vincolo del franco all'oro, circa 1'290 tonnellate non saranno più necessarie alla politica monetaria.</p>  Risposta del Consiglio federale.