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L'aumento della quota dell'Eni «viola la disciplina giuridica», secondo il ministero del Petrolio e del Gas libico
TRIPOLI - Il ministero del Petrolio e del Gas libico, guidato da Mohamed Aoun, continua a ribadire la sua contrarietà all'accordo con Eni firmato ieri a Tripoli, in occasione della visita della premier Giorgia Meloni, perché «portando la quota del partner estero al 37% invece dell'attuale 30%» «viola la disciplina giuridica prevista dalla Legge del Petrolio e dalla legge istitutiva della National Oil Company (Noc)».
«Il Ministero del Petrolio e del Gas afferma che l'accordo è stato concluso in una completa violazione della legislazione giuridica che richiede l'approvazione preventiva del Ministero del petrolio e del gas per aumentare la quota del partner straniero, e a sua volta, la trasmissione al governo, ma questo non è avvenuto» si legge in un comunicato del ministero di Aoun, che ieri non era presente agli incontri perché aveva già dichiarato precedentemente che l'intesa sarebbe «sbilanciata» a favore dell'Italia.
Anche l'esperto legale Othman Al-Hudhairi, interpellato sulla questione dal media LibyaPress, dichiara che l'accordo della National Oil Company con Eni è illegale per via della «mancata presentazione al governo dell'accordo da parte del Ministro del Petrolio e del Gas secondo la normativa vigente».