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Un processo d'appello simbolico e importante. È quello cominciato, nel Canton Vaud, contro i 12 attivisti pro-clima che nel 2018 avevano occupato una filiale di Credit Suisse a Losanna. In primo grado erano stati assolti, ma il procuratore generale vodese ha fatto ricorso.
Nel novembre del 2018 i 12 militanti, vestiti da giocatori di tennis, avevano occupato alcuni locali di una filiale Credit Suisse a Losanna, denunciando l'ipocrisia della banca: pretendere di avere un'immagine positiva, come quella del suo atleta sponsorizzato, Roger Federer, ma al tempo stesso sostenere investimenti nocivi per l'ambiente.
Condannati a pagare una sanzione di 21600 franchi si erano opposti e nel gennaio 2020, in primo grado, scagionati. Lo stato di necessità, ovvero la crisi climitatica, secondo il giudice, aveva giustificato l'azione di protesta. In attesa del verdetto, atteso per giovedì prossimo, Miriam Mazou, avvocato di Crédit Suisse, ha dichiarato che: "Credit suisse rispetta la libertà di espressione degli attivisti, ma si aspetta che i manifestanti rispettino i suoi locali".
Dal canto suo Beate Thalmann, attivista a processo, ha replicato così: "Personalmente trovo scandaloso che oggi sia il ministero pubblico, lo Stato, che ci accusa, quando noi stiamo difendendo i nostri diritti fondamentali, come quello alla vita, che lo stesso Governo non ci assicura".