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BERNA - Sul rapporto complicato tra la Confederazione e i test rapidi verte l'interpellanza che il consigliere nazionale Lorenzo Quadri ha postato sul tavolo del Consiglio federale.
«Il CF - spiega Quadri - ha acquistato test rapidi che vengono messi a disposizione dei cantoni nel quantitativo di 70'000 pezzi al giorno. Questo a partire da novembre 2020 con Roche, dove Roche risulta essere non produttore bensì distributore di un prodotto coreano o cinese (SD Biosensor). Il costo medio di un test è di Fr. 9.00. Il Consiglio federale acquista dunque dei lotti che permettano di restare sotto i valori soglia e così sfruttare la possibilità di assegnare appalti diretti a fornitori scelti dal governo stesso».
Qui di seguito gli interrogativi posti al Governo federale:
- La scelta di cui sopra mira ad escludere dal mercato attori e prodotti che invece sono presenti e certificati nel resto d’Europa, e che dovrebbero essere fruibili ed acquistabili anche in Svizzera?
- Come mai in altri Stati europei, non da ultima l’Austria, vengono, rispettivamente verranno svolti test rapidi a tappeto, mentre la Svizzera non sceglie questa via che permetterebbe di ridurre il rischio di focolai dovuti alle persone asintomatiche?
- Cosa pensa di fare il Consiglio federale nel concreto per ridurre il rischio di focolai generati da persone asintomatiche?
- Il Consiglio federale non reputa opportuno verificare cosa viene fatto nel resto del mondo per ottenere delle zone “Covid-free”?
- Se l’esempio della Cina dimostra che in 5 giorni possono essere testate 9 milioni di persone, come mai in Svizzera dopo mesi non si riesce a garantire una verifica a tappeto della positività o meno della popolazione?