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Il Tribunale Federale conferma l'archiviazione, per la morte dell'autista, dell'azione penale sull'incidente di pullman del 2012 a Sierre (VS), che fece 28 morti, di cui 22 bambini. Alcuni genitori auspicavano chiarezza sulla disgrazia, a prescindere da ogni accusa.
La tragedia risale al 13 marzo 2012 quando il pullman che trasportava due classi scolastiche delle città fiamminghe di Lommel e Heverlee e i loro accompagnatori si era schiantato nella galleria dell'autostrada A9 a Sierre, poco dopo la sua partenza dalla valle di Anniviers (VS), dove i bambini avevano trascorso una settimana bianca.
Quando la messa sotto accusa è subito esclusa - in questo caso per la morte dell'autista - e nessuna altra responsabilità penale può essere chiamata in causa, la sola scoperta di indizi relativi ad eventuali motivi dell'incidente - in questo caso suicidio - non basta per giustificare il proseguimento dell'azione penale, sottolinea il Tribunale Federale (TF) pubblicando oggi la sentenza. Rimane comunque il diritto di un procedimento di diritto civile. Il TF ricorda che "lo scopo dell'azione pubblica è strettamente limitato all'identificazione degli autori di infrazioni in vista della loro comparizione davanti alla giustizia penale".
Il Ministero pubblico vallesano aveva deciso di chiudere l'inchiesta penale contro ignoti per omicidio colposo e lesioni personali colpose il 30 giugno 2014. Dopo aver esaminato tutti gli aspetti della disgrazia, gli inquirenti avevano indicato che l'unico possibile responsabile del dramma era l'autista del pullman, forse vittima di un malore o di un attimo di disattenzione.
Undici genitori, convinti che il conducente si fosse suicidato, avevano ricorso contro l'archiviazione e chiesto una ricostruzione dell'incidente, nonché una perizia sulla conformità della galleria di Sierre.
Nel marzo scorso, il Tribunale cantonale vallesano ha respinto il ricorso dei genitori, rilevando che il decesso del conducente "dispensa da investigazioni supplementari riguardo a un'ipotesi che non potrà mai sfociare in una condanna penale". Le perizie condotte nel quadro dell'inchiesta hanno dimostrato che l'autista di 34 anni era affetto da una patologia coronaria, ma nessun elemento concreto ha permesso di attribuire a quest'ultima un eventuale malore.
L'autista assumeva inoltre un antidepressivo contenente paroxetina, una sostanza che può favorire pulsioni suicide agli inizi del trattamento. L'uomo era però in cura da due anni e la dose standard era stata dimezzata agli inizi del 2012 in vista di un arresto completo. Il medico che l'aveva in cura ha indicato di non aver alcun motivo per pensare che il paziente fosse soggetto a tendenze suicide. Gli inquirenti vallesani hanno dunque scartato questo elemento fra le cause possibili dell'incidente.
SDA-ATS