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Doveva essere un processo con rito abbreviato. Ma i tempi si allungheranno. La Corte delle assise criminali di Lugano stamane ha infatti rispedito in Procura alla pp Petra Canonica Alexakis per una nuova istruzione l'atto d'accusa che contemplava una proposta di pena di 3 anni di detenzione, dei quali solo 6 mesi da espiare e la rimanenza posta al beneficio della sospensione condizionale per un traffico di quasi 1 chilo di cocaina (966 grammi, per la precisione) compiuto a Lugano e ammesso da un cittadino dominicano di 35 anni.
Il giudice Amos Pagnamenta, presidente della Corte, ha spiegato che secondo la giurisprudenza il caso prevede condanne oscillanti dai 3 ai 3 anni e mezzo di detenzione da espiare. Pertanto la pena proposta dal magistrato è stata ritenuta inadeguata, perché «troppo mite». Non solo. L'imputato ha ammesso di aver spedito parte del provento della vendita della droga - elevato il guadagno illecito: «quasi 15 mila franchi», ha indicato l'imputato in aula - ma nell'atto d'accusa non è stato contemplato il reato di riciclaggio di denaro.
Imputato, un 35enne dominicano domiciliato a Cantù ed estradato in Ticino lo scorso gennaio, dopo che per tre anni, dal 2016 al 2019, in correità con altri connazionali già tutti condannati, aveva trafficato complessivamente quasi un chilo di cocaina. «La droga? La compravo in Ticino e la vendevo qui, e una parte dei soldi l'ho spedita all'estero. Venivo due o tre volte al mese in Svizzera per trovare i miei parenti e poi spacciavo» - ha dichiarato il 35enne, interrogato dal giudice Pagnamenta. Che ha rinviato il fascicolo al Ministero pubblico. Il caso tornerà dunque in aula, dopo che il magistrato avrà istruito nuovamente il caso o proporrà un rito abbreviato con una pena adeguata - ha disposto il giudice.