Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/38395

<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il ravvicinamento dei paesi europei ha fatto dell'Europa un unico spazio geografico, e non più singole nazioni o regioni, all'interno del quale il crimine si muove e sempre più spesso i criminali agiscono a livello sopranazionale. Oggi una nazione da sola non può più garantire la propria sicurezza interna, e gli attentati dell'11 settembre 2001 lo hanno ampiamente dimostrato.</p><p></p><p>In base a questa consapevolezza, il Consiglio federale da anni ha intrapreso i passi necessari per promuovere la cooperazione con le autorità straniere sia a livello di polizia e di giustizia, sia nell'ambito dei servizi d'informazione mediante accordi bilaterali o multilaterali; anche se lo standard di sicurezza della Svizzera, paragonato alla situazione internazionale, è oggigiorno molto alto. </p><p></p><p>Il Consiglio federale prende posizione come segue sulle domande dell'interpellante:</p><p></p><p>Ad domande 1 e 2</p><p></p><p>Nel contesto della creazione di uno "Spazio di libertà, sicurezza e giustizia", l'UE da tempo mette l'accento sul rafforzamento della cooperazione nella lotta alla criminalità internazionale e in particolare al crimine organizzato. Così gli strumenti più disparati sono in corso di pianificazione o di realizzazione o allora sono già in funzione (per es. Europol, Ufficio di lotta anti-truffa OLAF, "Schengen", magistrato di collegamento, Rete giudiziaria europea, Eurojust, procuratore europeo). In seguito agli avvenimenti dell'11 settembre l'UE ha preso diverse misure supplementari con lo scopo particolare di lottare più efficacemente contro il terrorismo internazionale. </p><p></p><p>Non essendo membro dell'UE, la Svizzera non partecipa direttamente a questi strumenti e a queste misure. Tuttavia, nella lotta contro la criminalità internazionale, la Svizzera lavora già attualmente in stretta collaborazione con le autorità estere, a differenti livelli:</p><p></p><p>- Interpol: le basi legali dell'attuale cooperazione in materia di polizia sono raccolte in gran parte nello Statuto dell'Organizzazione internazionale di polizia criminale. La cooperazione con Interpol ha fatto le sue prove nel corso degli ultimi anni. Interpol è un canale a cui ricorrere per diffondere informazioni di polizia, domande di collaborazione, ma anche avvisi di ricerca e di assistenza giudiziaria. La cooperazione con Interpol permette inoltre di sviluppare nuove strategie di lotta contro il crimine, come ad esempio lo studio compiuto sul finanziamento del terrorismo concernente il "Gruppo islamico armato". La Svizzera intende proseguire e approfondire la sua cooperazione con Interpol. </p><p></p><p>- Agenti di collegamento: agenti di collegamento dell'Ufficio federale di polizia (UFP), previsti per facilitare il perseguimento penale, sono insediati in diversi paesi europei e d'oltre-atlantico. Attualmente la Svizzera possiede agenti di collegamento in Francia (Lione), Stati Uniti (Washington), Germania (Wiesbaden) e Repubblica Ceca (Praga). Si sta esaminando se estendere ad altri paesi questa rete di agenti di collegamento e in quali. </p><p></p><p>- Accordi bilaterali concernenti la cooperazione transfrontaliera in materia di polizia: la Svizzera ha concluso degli accordi bilaterali di cooperazione in materia di polizia con tutti i paesi a lei confinanti. Gli accordi conclusi con Italia (1° maggio 2000), Francia (1° ottobre 2000), Austria e Liechtenstein (1° luglio 2001) sono già in vigore. L'accordo concluso con la Germania dovrebbe parimenti entrare in vigore nel corso dei prossimi mesi. Gli accordi di cooperazione permettono di eseguire osservazioni transfrontaliere e di mettere in opera il diritto di seguito (in questo campo l'accordo concluso con l'Italia non va così lontano come con gli altri paesi). La creazione di centri comuni di cooperazione doganale e in materia di polizia di Chiasso e Ginevra costituisce l'elemento centrale degli accordi conclusi tra Francia e Italia. Gli agenti attivi in seno a questi centri comuni possono lavorare in gruppi e scambiare le informazioni ricevute nell'ambito della loro attività. Questi due centri di cooperazione saranno operativi a partire dalla primavera del 2002. </p><p></p><p>- Partenariato dei paesi alpini in materia di sicurezza (PAS): la Svizzera ha dato avvio a una cooperazione informale ma stretta in materia di sicurezza con la Germania, la Francia, l'Italia, l'Austria e il Liechtenstein. Questo "partenariato dei paesi alpini in materia di sicurezza" riunisce settori quali l'immigrazione clandestina, le reti di passatori, la tratta degli esseri umani, il riciclaggio di denaro e l'estremismo. Esso serve soprattutto a scambiare idee ed esperienze riguardanti questi settori, come pure a ottimizzare la cooperazione esistente sul piano operativo. </p><p></p><p>- Servizi d'intelligence: Un denso scambio d'informazioni è in atto da alcuni decenni tra il servizio svizzero d'informazioni interne, posto in seno al Servizio di analisi e prevenzione (UFP), e gli interlocutori europei. Questo scambio d'informazioni ha dato buone prove. </p><p></p><p>Parallelamente alle forme di cooperazione transfrontaliera esistenti in materia di lotta alla criminalità internazionale, sono attualmente in corso dei negoziati per la partecipazione diretta della Svizzera a determinati strumenti dell'UE nel campo della sicurezza interna. </p><p></p><p>- Europol: Europol è un ufficio centrale incaricato di lottare contro precise forme di criminalità internazionale e in particolare contro il terrorismo. Il suo compito principale è quello di riunire, registrare e analizzare informazioni e di trasmetterne i risultati ai servizi d'informazione degli Stati membri. La Svizzera e l'Europol hanno previsto di siglare un accordo di cooperazione.</p><p>- "Schengen": nell'ottica della libera circolazione delle persone all'interno dell'UE, "Schengen" prevede la soppressione dei controlli alle frontiere interne. La soppressione dei controlli è accompagnata da una serie di misure di sicurezza, in particolare il rafforzamento dei controlli alle frontiere esterne, una politica di visti e asilo comune, il miglioramento della cooperazione tra le polizie a livello transfrontaliero, il rafforzamento della collaborazione tra le autorità giudiziarie, nonché lo scambio di informazioni relative a persone o oggetti ricercati o a persone indesiderate, grazie al "Sistema d'informazione Schengen" (SIS). Il SIS è un sistema di ricerca di polizia internazionale computerizzato che permette la ricerca di persone e oggetti su tutto il territorio dell'UE. L'uso di un sistema di questo genere può rivelarsi utile anche nella lotta al terrorismo. Un'adesione a "Schengen" permetterebbe tra l'altro alla Svizzera di avere accesso ai dati del SIS. L'adesione a Schengen permetterebbe inoltre di ottimizzare la cooperazione transfrontaliera tra la polizia e di armonizzare la politica dei visti.</p><p>- La partecipazione del nostro paese al dispositivo di sicurezza di Schengen e alla politica d'asilo e d'immigrazione dell'UE permetterebbe di impedire che, all'interno dell'Europa, la Svizzera diventi una porta aperta all'immigrazione clandestina e il crocevia della criminalità organizzata transfrontaliera e del terrorismo internazionale. La partecipazione permetterebbe inoltre di garantire alla Svizzera di far parte di un sistema moderno ed esteso di lotta contro il crimine e di essere coinvolta nel suo futuro sviluppo. In linea generale, l'adesione a "Schengen/Dublino" costituirebbe senza ombra di dubbio un interesse per la sicurezza svizzera. Il 25 giugno 2001 il Consiglio dell'UE ha deciso di discutere con la Svizzera una possibile adesione a "Schengen". Il 27 giugno 2001 il Consiglio federale ha licenziato un mandato di negoziato preliminare. Da allora hanno avuto luogo i primi colloqui esplorativi presso la Commissione europea e alcuni Stati membri dell'UE. Al momento entrambe le parti stanno lavorando ad un negoziato definitivo.</p><p>- Affinché la Svizzera non perda l'opportunità di far parte del moderno ed esteso sistema di lotta contro il crimine dell'UE è indispensabile che sia rinforzata la sua collaborazione giudiziaria e di polizia con l'Unione. Tuttavia quasi tutte le possibilità di cooperazione bilaterale e multilaterale sono state in gran parte utilizzate. Va detto inoltre che gli accordi bilaterali di polizia non sono in alcun modo paragonabili alle prospettive offerte da un'adesione a "Schengen" e al SIS. Schengen va infatti molto più lontano nella lotta al terrorismo. Solo una partecipazione diretta della Svizzera al dispositivo di sicurezza dell'UE permetterà di migliorare ulteriormente la cooperazione a livello europeo.</p><p></p><p>Ad domanda 3</p><p></p><p>L'istituzione di un ordine di arresto europeo rientra fra le misure legislative prese dal Consiglio europeo in seguito agli avvenimenti dell'11 settembre. Quest'ordine permetterà alle autorità giudiziarie di uno Stato membro dell'UE di consegnare direttamente alle autorità di un altro paese membro una persona ricercata (procedura d'estradizione semplificata). Non si conosce ancora la forma di questo nuovo ordine di arresto europeo; le modalità sono in esame al Consiglio "Giustizia e interni".</p><p>L'introduzione di questo strumento sembra non avere ripercussioni importanti sulle relazioni tra l'UE e la Svizzera. Nell'ambito dell'estradizione e dell'assistenza giudiziaria, la Svizzera infatti intrattiene già buone relazioni con tutti gli Stati dell'UE, grazie agli accordi intervenuti con questi ultimi. L'assistenza giudiziaria a questi paesi è già garantita dal diritto interno svizzero. D'altro canto sembra poco probabile che l'introduzione di un ordine di arresto europeo apporti una miglioria significativa alle prestazioni di assistenza giudiziaria fornite dagli Stati membri dell'UE alla Svizzera. </p><p>È importante infatti notare che alcuni paesi europei, dato il loro diritto di procedura, oggi non possono rispondere alle domande d'assistenza giudiziaria o d'estradizione di altri paesi o di farlo entro termini ragionevoli.</p><p>Allo stato attuale, l'ordine di arresto europeo è previsto come un elemento indipendente da Schengen. Se la Svizzera aderisse a "Schengen", non dovrebbe quindi riprendere automaticamente l'ordine d'arresto europeo.</p><p></p><p>Ad domanda 4</p><p></p><p>Come abbiamo già detto, da decenni la cooperazione tra il servizio d'informazione interno svizzero e i suoi omologhi europei, è esaustiva e collaudata. Il Consiglio federale è convinto che l'intensificazione degli scambi d'informazione prevista dai servizi d'informazione degli Stati membri dell'UE non avrà conseguenze negative per la Svizzera; visto che i contatti tra l'UE e la Svizzera sono già intensi e data anche la già stretta cooperazione tra i servizi d'informazione.</p><p></p><p>Il Consiglio federale non teme che l'istituzione di squadre investigative comuni causi pregiudizi alla Svizzera. Già oggi, nell'ambito dell'assistenza amministrativa e giudiziaria internazionale, le indagini vedono coinvolti agenti di diversi paesi. Gli agenti svizzeri all'estero (sulla base dell'ordinamento giuridico del paese estero) e gli agenti esteri in Svizzera (sotto la direzione svizzera) continueranno ad essere operativi.</p><p></p><p>Il maggiore inconveniente è rappresentato dall'impossibilità della Svizzera di partecipare allo scambio automatizzato d'informazioni di polizia via SIS. Questo sistema è considerato dagli specialisti degli Stati membri come elemento portante e indispensabile nella lotta contro la criminalità internazionale. Anche i servizi di polizia giudiziaria svizzeri sono chiaramente a favore di una partecipazione al SIS. Tuttavia l'accesso al SIS può essere garantito alla Svizzera solo nell'ipotesi di un'adesione a "Schengen". A lungo termine, anche la non adesione alla task force composta dai capi di polizia europei e alla formazione comune delle forze di polizia (Scuola di polizia europea) potrebbero costituire per la Svizzera uno svantaggio.</p><p></p><p>Ad domanda 5</p><p>Su scala europea l'Europol assume un ruolo sempre più importante nella lotta contro il terrorismo. Nel suo programma annuale per il 2002, la lotta contro il terrorismo rappresenta uno dei compiti principali. In seno all'Europol nei prossimi mesi dovrebbe essere istituito un gruppo di esperti in materia di lotta al terrorismo. Inoltre dall'anno prossimo l'Europol dovrebbe creare delle squadre investigative comuni in collaborazione con i servizi competenti degli Stati membri.</p><p>Come abbiamo già menzionato, la Svizzera e l'Europol sono in procinto di firmare un accordo di cooperazione. I negoziati si sono conclusi con successo il 18 settembre. La firma dell'accordo di cooperazione dovrebbe avere luogo la prossima primavera. L'Assemblea federale dovrebbe trattare il testo nel corso del 2002.</p><p></p><p>La Svizzera può trarre vantaggio dall'accordo da diversi punti di vista. Europol funziona come centro di smistamento d'informazioni per gli Stati membri e per gli stati terzi che hanno firmato un accordo di cooperazione, nel campo della grande criminalità internazionale, ivi compreso il terrorismo.</p><p>Una volta in vigore l'accordo di cooperazione, la Svizzera avrà la possibilità di prendere parte a questo scambio di informazioni. L'accordo prevede tra l'altro lo scambio di agenti di collegamento. Infine la Svizzera sarà ampiamente informata in futuro dall'Europol sui nuovi metodi di lotta contro il crimine e avrà la possibilità di accedere ai diversi rapporti dell'Europol sulla situazione e l'analisi del pericolo.</p><p></p><p>Il sistema d'informazione dell'Europol non è paragonabile al SIS. Innanzitutto lo scambio d'informazioni in seno all'Europol si limita infatti a determinati ambiti della criminalità internazionale. In secondo luogo in seno all'Europol non è previsto l'accesso diretto alle banche dati. Le informazioni necessarie vengono comunicate dall'Europol su richiesta speciale. Ecco perché l'accordo di cooperazione con l'Europol non potrà sostituire un'adesione a "Schengen".</p><p></p><p>Ad domanda 6</p><p>Già prima degli attentati dell'11 settembre gli aeroporti svizzeri vantavano di elevati standard di sicurezza. I controlli dei passeggeri e dei bagagli a mano sono effettuati con apparecchi sofisticati, i bagagli registrati sono verificati al 100% da un sistema di controllo complesso e in gran parte automatizzato. Grazie a queste misure di sicurezza la Svizzera è all'avanguardia. In seguito agli attentati dell'11 settembre 2001 i controlli di sicurezza, effettuati in maniera standard, sono stati rinforzati sulla base della nuova situazione di pericolo.</p><p></p><p>Il programma nazionale di sicurezza dell'aviazione svizzera segue a grandi linee le raccomandazioni della Conferenza europea dell'aviazione civile (CEAC), alla quale appartengono, oltre al nostro paese in qualità di membro fondatore, 37 altri paesi europei. Le misure prese dall'UE nel campo dell'aviazione in seguito agli avvenimenti dell'11 settembre si basano in gran parte sulle raccomandazioni della CEAC. Tali raccomandazioni devono essere precisate e integrate nel diritto europeo per divenire vincolanti.</p><p></p><p>Il controllo reciproco delle misure di sicurezza negli aeroporti è nato da un'iniziativa svizzera presa nel quadro nella CEAC. Il metodo di questo programma di audit è stato sviluppato negli scorsi anni sotto la direzione svizzera. All'inizio di quest'anno è stato lanciato in seno alla CEAC un programma di sorveglianza la cui partecipazione è facoltativa. L'UE ha potuto agire rapidamente in questo campo grazie ai lavori preparatori e all'esperienza della CEAC. Dopo la decisione delle misure europee per il rafforzamento della sicurezza nell'aviazione, si tratta adesso di evitare che vi siano sovrapposizioni tra il programma CEAC già in funzione e l'analogo sistema dell'Unione.</p>  Risposta del Consiglio federale.