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LUGANO - Non sono molti i giocatori svizzeri che hanno avuto l'onore di giocare nella stessa squadra di Valeri Kamensky nella loro carriera, ma Stefano Togni è uno di questi.
Correva la stagione 1994/1995 e l'allora stella dei Nordiques Québec approdò in Leventina per due mesi, dove realizzò la bellezza di 13 reti in 12 partite (19 punti). «Quando è arrivato ad Ambrì ero molto giovane e lui era uno dei giocatori di hockey più conosciuti al mondo», è intervenuto proprio Togni che all'epoca aveva vent'anni. «Ero emozionato e per me era un sogno poter giocare con un campione che - a soli 28 anni - aveva già vinto tre Mondiali e un'Olimpiade con l'ex Unione Sovietica. Ammirandolo durante gli allenamenti ho imparato moltissimo da lui, anche se la maggior parte delle sue finte era impossibile da imitare. Ricordo inoltre che - nonostante fosse una stella - aveva un'umiltà incredibile».
Ricordi qualche aneddoto? «La prima volta che ci incontrammo alla Valascia mi presentai e lui ovviamente fece la stessa cosa con me. A quel punto però pensai: ma che cosa me lo dice a fare? So esattamente chi ho di fronte, è lui che non sa chi sono io (ride, ndr). Oltre a questo una mattina - durante un allenamento - stavamo giocando una partitella a campo ridotto in tre contro tre (bago-bago) e ricordo che in pista faceva quello che voleva: controllava il disco tenendo il bastone con una mano sola ed era impossibile sottrarglielo».
Nei due mesi che restò in Ticino, aiutò i biancoblù a vincere tutte le partite in cui è sceso sul ghiaccio, ovvero dodici consecutive... «In quel momento - insieme a Bykov e Khomutov - era il giocatore più forte in Svizzera, soltanto che Kamensky - al contrario dei suoi due connazionali del Friborgo - giocava da solo ed era sempre in grado di risolvere le partite. A quei tempi era due spanne sopra gli altri e ricordo una "cravatta" allucinante che fece a Egli del Davos sulla linea blu, per poi andare a insaccare il disco sotto l'incrocio dei pali. Oppure come dimenticare il famoso derby in cui stavamo perdendo 5-2 contro il Lugano, ma che andammo a vincere 6-5 nel terzo tempo grazie alle sue giocate e a quelle di Peter Jaks. Era un piacere ammirare le sue gesta».
E com'era fuori dal ghiaccio? «Era un personaggio molto riservato, non parlava molto. Osservava e analizzava le differenti situazioni in silenzio, ma quando apriva la bocca noi stavamo zitti in segno di rispetto e per ascoltare quello che diceva. Si faceva volere bene da tutti e non ha mai rinunciato a firmare autografi o a farsi fotografare con i tifosi. Ha ricevuto un grande calore dal pubblico, per questo motivo penso che anche lui abbia beneficiato di questa esperienza ticinese».
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LUGANO - Non sono molti i giocatori svizzeri che hanno avuto l'onore di giocare nella stessa squadra di Valeri Kamensky nella loro carriera, ma Stefano Togni è uno di questi.