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L’Istituto federale della proprietà intellettuale ha imposto a giusta ragione alla società di gestione ProLitteris di recuperare in parte i supplementi di stipendio che aveva versato a tre membri della direzione. Così ha giudicato il Tribunale amministrativo federale.
Nel 2007 il consiglio d’amministrazione di ProLitteris aveva deciso di versare un supplemento di stipendio ai tre membri di allora della direzione della società. Con il supplemento versato, gli interessati avevano operato un riscatto presso una fondazione collettiva della previdenza professionale, beneficiando così di un aumento della rendita spettante loro dopo il pensionamento. L’assemblea generale di ProLitteris aveva approvato i versamenti.
Nell’ambito di una revisione effettuata nel 2014, il Controllo federale delle finanze (CDF) ha censurato in particolare il fatto che la società avesse assunto a suo carico anche la quota del 30 per cento dovuta dal lavoratore. Richiamandosi alle raccomandazioni formulate dal CDF, l’Istituto federale della proprietà intellettuale (IPI) ha quindi deciso che ProLitteris avrebbe dovuto chiedere la restituzione di tale quota. La società ha impugnato la decisione dell’IPI e ora il suo ricorso è stato respinto dal Tribunale amministrativo federale.
A giudizio del tribunale, i versamenti straordinari sono contrari agli interessi dei soci della cooperativa, quando invece quest’ultima ha il dovere di assicurare una gestione oculata della società. Inoltre, la società non ha informato in modo trasparente in merito agli importi versati.
Questa sentenza può essere impugnata dinanzi al Tribunale federale.