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SCHÖNBERG PARLA DEI SUOI QUADRI

Il 22 gennaio dei 1950 al County Museum di Los Angeles si tenne un concerto di musica di Schönberg. Il programma, in onore del settantacinquesimo anniversano del compositore, comprendeva opere del primo e del recente periodo. Il Lieder op. 1 nr. 2 e op. 12 nr. 2 furono cantate da Scotte Sloan, con l'accompagnamento di Leonard Stein; Adolph Kodolisky, Cecil Figelski e Kurt Reher interpretarono il Trio d'archi op. 45 e la seconda rappresentazione della Fantasia per violino op. 47, composta solo nel 1949, fu interpretata da Kodolfsky con l'accompagnamento di Leonard Stein.[La prima rappresentazione della Fantasia per violino op. 47 si era tenuta ii 13 settembre 1949.] Anche una interpretazione dell'Ode a Napoleone Bonaparte op. 41 era compresa nel concerto, sotto la direzione di Wolfang Fraenkel.
Si era stabilito che in questa occasione fossero esposti al County Museum quadri di Schönberg, ma in effetti non furono messi in mostra. Che Schönberg fosse da molti anni un pittore era ignoto al pubblico americano, così che Schönberg fu intervistato su questo argomento nel corso del programma. La conversazione che segue fra Halsey Stevens e Schönberg è presa da una registrazione poiché non è disponibile alcuna versione scritta. [La versione scritta dell'intervista si attiene strettamente alla registrazione originale. Sono stati corretti trascurabili errori linguistici fatti da Schönberg durante la conversazione.]
Stevens: La musica che ascolteremo oggi è stata composta da un uomo la cui influenza sul pensiero musicale è stata riconosciuta in tutto il mondo. Cominciando con Verklärte Nacht e proseguendo fino ad oggi, la musica di Schönberg ha alimentato molte discussioni e controversie. Da parecchi anni egli vive ed insegna qui nel Sud della California, e noi siamo lieti di ascoltare in questa occasione della sua musica recente e passata. Di solito non si sa che Schönberg è un pittore oltre ad essere un compositore ed io penso che sia particolarmente adatto far rappresentare la sua musica nella atmosfera di un museo artistico. - Mr. Schönberg, so che in origine si pensava di esporre alcuni dei suoi quadri contemporaneamente ad una rappresentazione della musica. E' esatto?
Schonberg: Sì, è vero, ma devo fare una precisazione. Ero un pittore, forse, ma ora non lo sono più, non dipingo da moltissimi anni. Da almeno venti o trenta. Ma qui - per tutto il pomeriggio ho avuto l'impressione che mi sarebbero state fatte delle domande sui miei quadri, e che avrei dovuto parlare di essi. Così ho preparato un po' la mia abilità di improvvisazione. Pensando a questo argomento - o poiché tutte le mie idee si raggruppavano intorno a questo argomento, ho pensato di dirvi ciò che significava - significa - la pittura per me. Infatti per me era lo stesso che comporre musica. Per me era un modo dl esprimere me stesso, di rivelare emozioni, idee, e poi altri sentimenti e questo è forse il modo per capire questi quadri o per non capirli. Essi avrebbero subìto il mio stesso destino. Sarebbero stati criticati e rimproverati. Lo stesso sarebbe accaduto ad essi come accadeva alla mia musica. Sarebbero stati capiti o incompresi. Infatti, come dissi, esprimevo me stesso nello stesso modo in cui lo facevo in musica. Non sono mai stato molto abile nell'esprimere a parole i miei sentimenti o le mie emozioni. Non so se è questa la ragione di ciò che ho fatto in musica e anche perché lo feci in pittura, o viceversa. Poiché io avevo questo come uno sfogo, potevo fare a meno di esprimere qualcosa a parole. - Questo risponde a qualcuna delle sue domande?
Stevens: Sì, Mr. Schönberg. Mi chiedo se ha trovato nella pittura gli stessi problemi che trovava nella musica, naturalmente tenendo conto della totale differenza nei mezzi tecnici?
Schönberg: È una domanda molto buona. Devo rispondere che come pittore io ero del tutto un dilettante; e che non avevo nessuna educazione teorica - solo un po' di senso estetico - questo soltanto da una cultura generale, ma non da una cultura che riguardasse la pittura. In musica era diverso. Ero anche un autodidatta - ebbi sempre la possibilità di studiare le opere dei maestri e di studiarle in un modo del tutto professionale, così che la mia abilità tecnica cresceva in modo regolare. Questa è la differenza fra la mia pittura e la mia musica.
Stevens: Immagini di aver continuato la professione di pittore. Lei pensa che avrebbe incontrato problemi analoghi - lei ha già detto che si sarebbe aspettato lo stesso tipo di accoglienza, lo stesso tipo di sorpresa e di condanna occasionale che ha ricevuto nella sua musica. Ma pensa che la sua carriera di pittore potrebbe essere paragonata a quella di compositore?
Schönberg: Sì, sono sicuro di sì. Devo dire, tecnicamente possedevo un po' di talento; almeno temo di averlo perduto in parte. Per esempio, avevo un buon senso dei rapporti - dei rapporti di spazio, di misura. Ero capace di dividere - me lo lasci dire - piuttosto esattamente una linea in 3, 4, 5, 6, 7, persino 11 parti ed esse erano del tutto vicine alla esatta divisione. Ed avevo anche un buon senso di altre grandezze, di molte grandezze. Allora ero capace di disegnare un cerchio che deviava molto poco da quando veniva tracciato con un compasso. Potevo davvero disegnare molto bene. Penso di aver perso questa abilità. Ma avevo l'idea che questo senso delle misure fosse una delle capacità di un compositore, di un artista. Probabilmente è la base del corretto equilibrio e del ragionamento logico se si ha una precisa sensazione delle scienze e dei loro rapporti effettivi.
Stevens: Certamente il rapporto dl spazio, il senso della misura a cui lei si riferisce sono molto importanti nella musica ed è stato dimostrato così pienamente nella sua opera. Difficilmente qualsiasi compositore operante dl rilievo non è stato in qualche modo colpito dalla esplorazione tonale che lei ha condotto. Mi chiedo se lei sa che le tecniche che ha sviluppato nella composizione musicale diventano più significative con l'andar del tempo?
Schönberg: Penso che ci sia possibilità dl imparare qualcosa dal risultato tecnico che io ho raggiunto, ma penso che sia anche meglio risalire a coloro dai quali io li ho appresi. Mi riferisco a Mozart, Beethoven, Brahms e Bach. Posso davvero dire che devo moltissimo a Mozart e se si studia, per esempio, il modo in cui ho composto i miei quartetti d'archi, allora non si può negare che io ho appreso ciò direttamente da Mozart e ne sono orgoglioso.
Stevens: Quindi il suo consiglio ad un giovane compositore, Mr. Schönberg, sarebbe di farsi una base sugli stessi compositori.
Schönberg: Sì, sì. Naturalmente, non si possono imitare direttamente. Si deve prendere l'essenza e amalgamare le proprie idee con essi e creare qualcosa di nuovo.

IL PITTORE

Per me i colori hanno un unico
Schönberg al cavalletto. Caricatura di Rudolf Herrmann («Der Merker »' Vienna 1911, anno 2°, fascicolo 17). Collezione di documenti a stampa della Biblioteca municipale di Vienna.
Perché Schönberg negli anni fra il 1908 e il 1911 incominciò a dipingere con impegno, è destinato a restare una domanda aperta. Cominciò a disegnare assai presto, degno di nota un autoritratto riuscito molto bene, con cui illustrava, già durante il periodo scolastico, una lettera a suo zio. (Originale della Pierpont Morgan Library, New York). Non è da escludere che la seria crisi creativa menzionata da Webern nellie conferenze sui Wege zur neuen Musik, (Verso la nuova musica), e più tardi anche da Reich, lo abbia spinto momentaneamente alla pittura. (Le opere musicali nate dopo il superamento di questa crisi stanno in maniera significativa in una relazione totale con la pittura: il dramma Die glückliche Hand [La mano felice], i 5 pezzi per orchestra op. 16). Ciò che egli si proponeva con la pittura, lo disse alcuni anni dopo in una intervista riportata all'inizio del catalogo [vedi supra]: era per lui un mezzo per esprimere le sue senaaioni ed i suoi pensieri.
Con l'intenzione di attirare l'interesse pubblico su di sé anche come pittore, Schönberg si rivolse al «Rivoluzionario tra i secessionisti viennesi», a Carl Moll, che era in stretto rapporto con la galleria Miethke. Moll sconsigliò a Schönberg di tenere un'esposizione e spiegò che la mostra lo avrebbe danneggiato agli occhi della «piccolissima minoranza». «Dalla serie dei suoi lavori ho avuto l'impressione che lei sia dotato dal punto di vista coloristico in modo eccezionale ed è anche dimostrato da tempo che come uomo e come artista abbia qualcosa da dire. Ma la mia opinione di gretto borghese è però che ci si deve esprimere anche in forma artistica, quando si parla al pubblico. La sua forma di espressione artistica come pittore mi pare ad uno stadio ancora molto iniziale - temo anche, che dal punto di vista materiale le sue speranze non si realizzeranno se lei fa un passo falso. (Moll a Schönberg. 18.6-1910, Lascito). Schönberg si rivolse in seguito ad Hugo Heller.
Alban Berg,
Mathilde Schönberg,
Hugo Heller e altri non menzionati. Facevano parte di impressioni e fantasie caricature, pezzi notturni, gli studi per Die Glückliche Hand
e 5 quadri che si riferivano a Gustav Mahler.
Nel supplemento a questo elenco, che appare nella «Wiener Kunst und Buchschau» del 1910, l'allievo di Schönberg Karl Linke, scrisse un articolo sul suo maestro e spiegò i quadri come «volti interiori che prendono corpo nel dipinto, non più occhi, nasi, bocche, questo lo fa la luce sulle lastre fotografiche con la più assoluta precisione... colori si fissano ostinatamente in un modo che non si potrà più alterare, nemmeno con le obiezioni della ragione, la loro giustizia, possibilità, realtà. Così vengono dipinti finché l'esteriore combacia con l'interiore, con la più sacra veridicità».
e il grande ritratto di signora «Mia moglie»,
come il busto di Heller, indicano, un inizio rispettabile. Purtroppo Schönberg stesso sembra attribuire loro solo il valore di «esercitazioni», mentre pensa di poter esprimere completamente nei pezzi di fantasia...
in occasione dell'esposizione presso Heller era stato invitato Rosé per dare all'avvenimento anche una partecipazione musicale. L'esecuzione - il quartetto Rosé suonò i due quartetti per archi op. 7 ed op. 10 - ebbe luogo davanti agli ospiti invitati con biglietto d'ingresso personale. «Nel salone d'arte Heller sono esposti quadri di Arnold Schönberg... Tutto questo è nato dalla musica. Solo il musicista, solo chi conosce la musica di Schönberg e il suo segreto, dovrebbe vedere questi quadri, solo lui li sentirà come suoni trasposti nella forma più semplice e senza nulla dl casuale. Era dunque quasi necessario, far suonare in questa mostra musica di Schönberg... Grazie alla stupenda comunicativa del quartetto Rosé e della signora Gutheil-Schoder (che dopo gli indegni avvenimenti di due anni fa si dichiararono subito pronti a ripetere la disprezzata op. 10, presso l'Associazione d'arte e cultura), si poterono dunque riascoltare i due quartetti per archi... L'esecuzione in una piccola sala, una vera esecuzione di musica da camera, fu in sé una gioia, che solo questi artisti potevano regalare... (P. Stefan, Serata dedicata a Schönberg in: «Der Merker», anno 2°, Vienna 1910, fascicolo 20, pag. 79).
e Egon Wellesz, che nelle loro monografie si erano preoccupati tra l'altro di chiarire la controversa questione della pittura in Schönberg... «È necessario che io stesso chiarisca una serie di inesattezze che sono state diffuse sul mio conto! Comincio con la rettifica di una menzogna che il suo autore ha evidentemente diffuso per vendicarsi di me. Il dott. Paul Stefan... afferma che sono stato influenzato da un pittore [P. Gerstl] e il signor dottor Wellesz, l'altro biografo che ho la fortuna di avere, sostiene la stessa cosa in forma diversa, dicendo che ero influenzato da Kokoschka... basta solo guardare i miei quadri dipinti nel 1910 per immaginare che se dovevo essere influenzato sarei stato influenzato dai quadri di un pittore e precisamente come pittore... Se però si confrontano i miei quadri con quelli di Kokoschka, si deve senza indugio riconoscere la loro completa indipendenza. Ho dipinto sguardi che già altrove avevo dipinto. È qualcosa che solo io potevo aver fatto, poiché è scaturito dalla mia natura, ed è totalmente opposto alla natura di un vero pittore. Non ho mai visto volti ma, poiché ho visto gli uomini negli occhi, solo i loro sguardi. Da ciò ne deriva anche che posso imitare dipingendo lo sguardo di un uomo. Un pittore abbraccia però con uno sguardo tutto l'uomo - io solo la sua anima.