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Nuove prospettive nella lotta, non sempre vittoriosa, contro il cancro arrivano da un team dell'Università e dell'Ospedale universitario di Ginevra. Un tumore ai reni sviluppatosi su un organo trapiantato da un donatore, metastatizzato, per il quale alla paziente erano stati lasciati solo cinque mesi di aspettativa di vita, è stato sconfitto attaccandolo con una "spinta drammatica" ("dramatic boost") del sistema immunitario. La donna ha avuto salva la vita, e a distanza di sette anni sta bene e non presenta recidive: i risultati dello studio pubblicati sulla rivista Transplantation, dimostrano l'importanza dello sviluppo dell'immunoterapia.
Come spiega Raphaël Meier, ricercatore a Ginevra presso il Dipartimento di Chirurgia della Facoltà di Medicina e l'Ospedale universitario, la paziente, 41enne diabetica e in predialisi, era stata sottoposta a un trapianto rene-pancreas con un organo ricevuto da un donatore maschio di vent'anni. Questi trapianti, spiega Meier, permettono di migliorare la qualità di vita, ma presentano un problema di possibile insorgere di tumori a causa dei farmaci immunosoppressivi necessari ad evitare il rigetto dell'organo.
Il tumore, con metastasi nell'intestino, al fegato e ai polmoni, era stato scoperto nove anni dopo, operando immediatamente dopo aver notato un nodulo al rene durante il controllo annuale. "Questo tipo di tumore, chiamato cancro Bellini, ha un'aspettativa di vita di circa cinque mesi con il trattamento, è uno dei più aggressivi", dice Raphael Meier.
L'analisi del genotipo del tumore ha permesso poi di scoprire che esso era di origine virale e conteneva il cromosoma Y, ed era quindi di origine maschile, pertanto proveniva dal donatore.
Data la causa e l'origine del tumore, gli scienziati si sono affidati a un trattamento potente per cercare di salvare questa donna. "Abbiamo optato per l'interleuchina 2. Questo trattamento si basa su una molecola che attiva il sistema immunitario in modo estremo", spiega Raphaël Meier. Tuttavia, questo trattamento è difficile da controllare e gli effetti collaterali sono numerosi e difficili da tollerare per il paziente, ed è per questo che non viene prescritto di routine. "Questo ci ha permesso di effettuare un triplo attacco che ha portato alla distruzione del tumore", continua Meier. Il sistema immunitario potenziato ha attaccato le cellule tumorali non-self, ovvero estranee all'organismo, in modo molto aggressivo. Inoltre, le cellule "ammazza-tumore" naturali erano particolarmente attive nella paziente. Infine, dato che la causa del tumore era di origine virale, i globuli bianchi specializzati nello sradicamento dei virus hanno spazzato via il cancro. La paziente ha sostenuto il trattamento per tre mesi, così che sei mesi dopo, non c'era più traccia del tumore e delle sue metastasi. "Tuttavia, è stata costretta a tornare in dialisi in quanto l'impossibilità di prendere i farmaci anti-rigetto le è costato il trapianto di rene e pancreas, ma dato che ora, sette anni dopo, non c'è più traccia di questo cancro aggressivo, un nuovo trapianto potrebbe ora essere preso in considerazione", dice Raphael Meier.
Questo caso dimostra il ruolo essenziale del sistema immunitario nella gestione dei tumori. "La storia di questa donna ci ha mostrato che c'è sempre la speranza di una cura, anche quando sembra impossibile. Sottolinea il coraggio dei pazienti che lottano per sopravvivere, e, infine, osserva che la ricerca sulle immunoterapie deve continuare. L'angolo d'attacco giusto può permettere al nostro corpo di sconfiggere i tumori, e soprattutto di impedire che ricompaiano a distanza di anni", conclude Raphael Meier.