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Le piattaforme di streaming online come Netflix, HBO o Disney e le emittenti televisive straniere con programmi o finestre pubblicitarie dirette in Svizzera saranno obbligate a investire l'1% del loro reddito lordo elvetico nella produzione di film svizzeri e non il 4% (o pagare una tassa equivalente) come proposto dal Consiglio federale né tanto meno il 5% come auspicato dalla sinistra.
Il punto ha fatto molto discutere oggi, lunedì, al Nazionale. Da un lato chi, come Philipp Kutter (PPD/ZH), ricordava che altri paesi hanno preso provvedimenti simili, ma meno incisivi: chiedere troppo si ripercuoterebbe sui prezzi e quindi sui consumatori, ha affermato. Dall'altro, il verde neocastellano Fabien Fivaz ha ribattuto che in realtà all'estero i prezzi non sono aumentati affatto e che oltre tutto durante la pandemia le piattaforme straniere hanno generato importanti utili senza fornire alcun contributo al paese. Alla fine, con 97 voti contro 91 e 3 astensioni, l'ha spuntata la tesi del primo. La SSR e le emittenti regionali saranno come detto esentate.
Il campo borghese non è invece riuscito a bloccare la proposta di imporre a queste piattaforme l'obbligo di offrire almeno il 30% di pellicole europee: non un modo per creare "un mercato fittizio", come sostenuto da Christian Wasserfallen (PLR/BE), ma uno strumento per contrastare una monocultura e salvaguardare le specificità del nostro paese, come ha ribattuto Alain Berset.
Proprio il cinema elvetico è il principale beneficiario - con 209,1 milioni di franchi - del credito per la cultura al quale i deputati hanno dato il loro via libera nella prima giornata della sessione. Il pacchetto vale nell'insieme 956,9 milioni per il quadriennio 2021-2024, 22,4 in più di quanto aveva previsto il Governo.
In entrata di dibattito, l'UDC ha tentato di rinviare il progetto al mittente, affinché compensasse i crediti non rimborsabili versati in ambito culturale grazie all'ordinanza COVID. "Non dobbiamo privilegiare un settore rispetto agli altri", ha ammonito Peter Keller (NW). La maggioranza ha fatto valere però come il settore sia stato uno dei più colpiti dal periodo di semiconfinamento.
Il dossier passa ora agli Stati.