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Domenica 2 febbraio l'Hard Rock Stadium di Miami sarà monocromatico e sugli spalti al posto del tradizionale turchese (aqua) dei Dolphins spiccherà il rosso dei tifosi di Kansas City e San Francisco. Saranno infatti Chiefs e 49.ers a giocarsi il 54° Super Bowl. Ieri hanno vinto, come pronostico imponeva, le rispettive finali di conference, a spese di Tennessee (Afc) e Green Bay (Nfc). Rispetto alla finale di un anno fa, quando New England si era imposta contro i Los Angeles Rams al termine di una sfida soporifera (13-3), quest'anno lo spettacolo non dovrebbe mancare. Anche perché di fronte si troveranno due concezioni opposte di football: da una parte Kansas City basa la sua fase offensiva sulle straordinarie capacità del quarterback Patrick Mahomes, dall'altra Frisco si appoggia sul buon vecchio gioco palla a terra e su una difesa da “mamma li turchi”. Le due finali di conference non hanno avuto grande storia. Da una parte Green Bay è stata incapace di trovare una soluzione al gioco di corsa dei 49.ers (220 yarde per Raheem Mostert, record per la finale Nfc), dall'altra Tennessee, dopo un'ottima partenza (17-7), ha progressivamente ceduto sotto i colpi di Mahomes.
Andy Ried, l'head coach di Kansas City che torna al Super Bowl per la seconda volta, ha preparato un “game plan” eccellente, capace di fare ciò che in stagione non era riuscito a nessuno: fermare le corse di Derrick Henry. Il miglior runner della regular season (oltre 1'500 yarde) è stato limitato a 69 yarde (3,6 a corsa), ciò che ha spostato il peso della partita sulle spalle del quarterback Ryan Tannehill. Il quale non se l'è cavata affatto male (21 su 31, 209 yarde e 2 Td) ed ha tenuto in partita la squadra per quanto gli è stato possibile. Ma nulla ha potuto contro un Patrick Mahomes che pur senza postare numeri eccezionali (23 su 35, 294 yarde, 3 Td e, soprattutto, 53 yarde di corsa) ha diretto alla perfezione l'orchestra dei Chief, prendendosi nel contempo la rivincita sulla malasorte (e sul regolamento) che un anno fa l'aveva bloccato a un passo dal Super Bowl, sconfitto all'overtime dai Patriots di Brady, senza aver avuto la possibilità di scendere in campo con il suo attacco (New England aveva segnato al primo possesso del prolungamento). Quella di Kansas City è una franchigia storica della Nfl, tant'è che agli albori dell'era Super Bowl aveva raggiunto due volte la finale, perdendo la prima 35-10 contro Green Bay nel 1967, ma vincendo la seconda 23-7 contro Minnesota nel 1970. Era dunque da mezzo secolo esatto che la squadra del Missouri sognava il ritorno all'appuntamento più esclusivo dello sport statuntiense.
Sull'altro fronte, San Francisco al Super Bowl è abituata. La compagine della Baia, infatti, disputerà a Miami la sua sesta finale. L'ultima volta, nel 2012 era stata sconfitta da Baltimore e a guidarla in campo aveva quel Colin Kaepernick diventato famoso per la sua protesta a favore dei diritti civili della gente di colore (protesta costatagli il posto di lavoro). Contro Green Bay, i 49.ers non hanno mai tremato, nonostante l'infortunio di Tevin Coleman che ha spostato tutto il peso del reparto corse sulle spalle di Raheem Mostert. Il quale, per altro, ha risposto presente, con 220 yarde e, soprattutto, una media di 7,6 yarde a portata. A poco più di un'ora dalla sconfitta di Tennessee, incapace di dare sfogo alle corse di Henry, San Francisco ha ribadito l'importanza di un potente reparto corse, anche in una “passing league” come è diventata in questi anni la Nfl. Una bella dimostrazione di buon vecchio football, con un attacco che corre e una difesa che distrugge. Non a caso, il quarterback Jimmy Garoppolo non ha dovuto dar fondo al suo talento: una volta capito che il “game plan” funzionava, l'head coach Kyle Shanahan ha battuto il ferro finché era caldo ed ha permesso al suo Qb di lanciare appena 8 volte. San Francisco è così diventa la terza squadra della Nfl (dopo Detroit nel 1935, Miami due volte nel 1973) a concludere una partita di playoff con meno di dieci lanci effettuati. San Francisco ha distrutto Green Bay già nel primo tempo, chiuso in vantaggio 27-0 e durante il quale ha limitato l'attacco avversario alla miseria di 93 yarde (contro 225). Aaron Rodgers ha chiuso con numeri accettabili (31 su 39 per 326 yarde, 2 Td e altrettanti intercetti), ma soltanto perché negli ultimi due quarti si è ritrovato nella necessità di lanciare ad ogni costo, ciò che gli ha consentito, ad esempio, di centrare Devante Adams con una fucilata da 60 yarde. Non ha però mai dato l'impressione di poter trascinare i suoi alla rimonta.
Un'ultima constatazione che dovrebbe sollevare il morale a tutti i tifosi di quelle squadre che in questa stagione hanno chiuso nei bassifondi della classifica. San Francisco lo scorso anno aveva vinto soltanto 4 partite, ma una conduzione dirigenziale basata su un progetto condiviso da tutti, un general manager (John Lynch) dalle decisioni oculate (è stato eletto miglior Gm della stagione), acquisti mirati nella free agency e almeno tre star azzeccate nelle scelte (su tutti Nick Bosa) hanno permesso una repentina e per molti versi sorprendente inversione di marcia. Per i miracoli la Nfl si è attrezzata da tempo...
Risultati
Kansas City - Tennessee 35-24
San Francisco - Green Bay 37-20
Super Bowl
Lunedì 3 febbraio (ora svizzera)
00.30 Kansas City - San Francisco