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La Libia ha chiesto al Consiglio di sicurezza dell'Onu la revoca delle sanzioni imposte contro il regime di Muammar Gheddafi il 27 febbraio scorso per la repressioni delle proteste messe in atto dai suoi oppositori.
In una lettera indirizzata al Consiglio, si sottolinea che il ricorso alla forza contro i manifestanti è stato "minimo" e che il governo è rimasto "stupefatto" per le misure varate sabato scorso. La lettera reca la data del 2 marzo ed è stata firmata da Musa Mohammed Kousa, il responsabile del Comitato popolare per le relazioni esterne (ministero degli esteri).
Nella missiva, Tripoli chiede che l'interdizione all'espatrio e il congelamento dei beni di Gheddafi e del suo "entourage" vengano "sospesi fino a quando la verità non verrà accertata".
La lettera è la prima comunicazione diretta tra Libia e Consiglio di Sicurezza dopo il varo delle sanzioni. In un'intervista rilasciata alla TV serba 'Pink' poche ore dopo, Muammar Gheddafi aveva affermato che la risoluzione "non ha alcun valore". In una seconda intervista concessa il giorno successivo a Tripoli alla ABC, alla BBC e al Sunday Times, Gheddafi aveva invitato l'ONU ed altre organizzazioni internazionali ad effettuare una missione in Libia per chiarire la situazione.
La risoluzione 1970, approvata all'unanimità dai Quindici, prevede tra l'altro il blocco dei beni di Muammar Gheddafi e di alcuni suoi familiari e dignitari del regime, un embargo sulle forniture di armi, oltre a un deferimento alla Corte penale internazionale dell'Aja (CPI).
SDA-ATS