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Giorno 11
Il 19 giugno 1945, a Yangon, nasce una bambina cui viene dato il nome del padre (Aung San), della nonna paterna (Suu) e della madre (Khin Kyi). Il nome significa “una brillante raccolta di strane vittorie”.
Nel 1947 il papà di Suu Kyi è stato assassinato quando lei aveva soli due anni. Quest’ultimo era un importante leader politico e principale artefice dell’indipendenza della Birmania dagli Inglesi, ottenuta nel luglio del 1947. L’attivismo politico dei genitori e l’esempio che diedero ponendosi al servizio del popolo ebbero un’enorme influenza su Suu Kyi. Nel 1960 la mamma è nominata ambasciatrice in India. Suu Kyi segue la madre a New Delhi, dove continua la propria istruzione. Nel 1964 Suu Kyi si trasferisce nel Regno Unito per studiare all’università di Oxford e vi incontra il futuro marito. Nel 1967 si laurea in filosofia, economia e scienze politiche mentre la madre rientra a Yangon. Tra il 1969 ed il 1971 si trasferisce a New York per gli studi post laurea, ma finisce per lavorare all’ONU.
Nel 1972 sposa l’inglese Aris e lo raggiunge in Bhutan. Lui è insegnante privato presso la famiglia reale, lei è assistente ricercatrice presso il ministero degli esteri del Bhutan. Tra il 1973 ed il 1977 la coppia torna nel Regno Unito per la nascita del primo figlio Alexander. Si stabilisce ad Oxford dove nel 1977 nasce il secondo figlio, Kim.
Nel 1988 torna a Yangon per accudire la madre, colpita da un infarto, e diventa segretaria generale del partito National League for Democracy (NLD). Nel 1989, al funerale della madre, giura di servire il suo popolo fino alla morte. Sempre in quell’anno viene posta agli arresti domiciliari ciò nonostante Suu Kyi sapeva che in qualsiasi momento avrebbe potuto prendere un aereo e raggiungere la sua famiglia nel Regno Unito; ma sapeva anche che, una volta lasciata la Birmania, il governo non le avrebbe più permesso di rientrare, costringendola ad un esilio permanente. Fu un grande sacrificio per lei che tuttavia trovò il sostegno dei suoi cari.
Nel 1990 si presenta, vincendole, alle elezioni popolari dopo oltre venticinque anni di dittatura. Il verdetto non viene accettato dalla giunta militare e viene posta agli arresti domiciliari. Nel 1991 vince il Nobel per la pace, ritirato a suo nome dai figli. S’impegna ad usare il premio da 1.3 mio di dollari per fondare un nuovo sistema sanitario e scolastico in Myanmar. Nel 1995 gli arresti domiciliari vengono revocati e Suu Kyi riprende la campagna per la NLD disponendo di poca libertà di movimento. Alla fine dell’anno vedrà il marito per l’ultima volta. Nel 1996 il corteo di auto che l’accompagna viene attaccato a Yangon, i finestrini dell’auto su cui viaggiava vengono ridotti in frantumi, nessuno viene arrestato! Nel 1999 il marito Aris si spegne a causa di in tumore alla prostata nel Regno Unito essendogli stato rifiutato il visto per la Birmania.
Nel 2000 inizia un secondo periodo di arresti domiciliari. Nel 2002 viene nuovamente liberata e riprende la sua campagna a Yangon, per la prima volta dal 1989, si reca a Mandalay dove fa un ingresso trionfale. Nel 2003 Suu Kyi e 250 membri della NLD vengono attaccati da sostenitori della giunta: almeno 70 i morti! La donna ritorna agli arresti domiciliari.
Nel 2010 il nuovo governo le concede la grazia per buona condotta e viene definitivamente liberata dagli arresti domiciliari. Nel 2011 intraprendere una serie di colloqui con i vertici statali che condurranno al rilascio dei prigionieri politici e al riconoscimento della NLD. Ad aprile del 2012 viene eletta nel parlamento del Myanmar e successivamente si reca ad Oslo per accettare personalmente il Nobel per la pace che ha ricevuto nel 1991. Nel 2015 vince le elezioni popolari senza però diventare, come norma, il presidente del paese giacché una nuova legge costituzionale prevede ora che il presidente non può aver sposato uno straniero …
Al momento in Myanmar vige un regime democratico ma, a detta della nostra guida, dietro le quinte vi sono ancora uomini potenti, ex generali militari, che condizionano il paese ed il travagliato e lento processo di democratizzazione tanto voluto e combattuto da Aung San Suu Kyi e dalla sua famiglia.
C’è chi ha paragonato questa straordinaria donna a Nelson Mandela o a Mahatma Gandhi … come dargli torto?
Terminato il sempre interessante angolo culturale, questa mattina buone nuove sul fronte interno, Elisa sta benino ed ha ricominciato a nutrirsi poco a poco, grazie anche ad una buona nottata e qualche ora di relax prima di lasciare il nostro bel albergo per trasferirci all’aeroporto di Heho, destinazione Yangon, e dove ci hanno atteso due notizie non troppo confortanti. La prima che l’aereo aveva un ritardo di oltre tre ore … anziché alle 16.30 alle 19.30 … vabbeh ci può stare ma la seconda che poco prima di pranzo abbiamo avuto la vittima intestinale numero due, la povera Nicole … cacchio non ci voleva proprio!
Un abbraccio a tutti.
Michele
DOD
Dopo la caduta di Elisa quella di Nicole
GOD
Rivedere il sole e qualche grado in più!