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Secondo la Segreteria di Stato della migrazione (SEM), una decina di richiedenti l'asilo la cui domanda d'asilo in Svizzera è stata respinta si rifiutano di sottoporsi al test PCR e quindi non possono essere rinviati nel loro paese d'origine. Secondo quanto riferisce la "SonntagsZeitung" sempre più paesi ammettono solo viaggiatori che si sottopongono ad un test PCR e il cui risultato è negativo. È probabile, secondo il domenicale svizzerotedesco, che ce ne saranno ancora di più.
"Non c'è una base legale per i test obbligatori", afferma Reto Kormann, portavoce della SEM. La legge sull'uso della coercizione permette l'uso di "costrizioni non letali, irritanti e dispositivi destabilizzanti", ma non di sottoporre una persona espulsa ad un esame medico.
La questione sta prendendo una piega politica. La consigliera nazionale Martina Bircher (UDC/AG) dice che "farà tutto ciò che è in mio potere per assicurare che il governo federale crei una base per i test coercitivi". Ha intenzione di presentare una mozione entro la fine di maggio: "Sarebbe scioccante se la popolazione fosse praticamente costretta a sottoporsi a test e vaccinazioni per riacquistare le sue libertà fondamentali e se, allo stesso tempo, il governo federale rimanesse inattivo nel caso dei richiedenti asilo respinti".
Il presidente dei Verdi, Balthasar Glättli, ha invece una visione diametralmente opposta: "Siamo fondamentalmente contro le deportazioni forzate, per questo siamo anche critici nei confronti dei test forzati".