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ZURIGO - Contrariamente a quanto si afferma comunemente, nell'ambito del secondo pilastro non è in corso una ridistribuzione delle risorse a beneficio dei pensionati e a scapito dei lavoratori attivi. Lo sostiene Marc Fournier, esperto presso la società di consulenza Pittet & Associés.
Secondo lo specialista questa percezione si basa su una metodologia dubbia, riferisce oggi Le Temps all'indomani di un evento dedicato alla previdenza professionale organizzato a Losanna. Il quotidiano non esita a parlare della fine di una certezza finora condivisa nel settore e della trasgressione di un tabù.
Stando alla Commissione di alta vigilanza della previdenza professionale (CAV PP) la ridistribuzione fra "giovani" e "anziani" è di 7 miliardi dii franchi all'anno, calcolata sul periodo 2014-2017. L'importo riflette la differenza tra gli interessi accreditati ai dipendenti (2,75%) e il tasso tecnico dei fondi pensione (2,2%). Quest'ultimo determina l'ammontare degli impegni di una cassa in base alla performance che prevede di ottenere nel lungo termine (25 anni).
«Possiamo confrontare i due tassi? No», risponde in modo categorico Fournier. A suo avviso si tratta di realtà di natura diversa. La prima è il risultato di una decisione della cassa pensione basata sull'andamento del patrimonio dell'anno precedente e la seconda è una valutazione a lungo termine. «Questa discrepanza è scioccante», sostiene Fournier.
Secondo l'esperto, visto che il metodo è dubbio le misure previste per ridurre questa ridistribuzione sono sbagliate. Queste mirano a ridurre il tasso tecnico per avvicinarlo all'altro. Ma questo meccanismo spinge verso il basso il tasso di conversione, ossia il saggio con cui gli averi di vecchiaia vengono trasformati in rendita. Si mescolano aspetti congiunturali e strutturali, si lamenta Fournier.
Al momento di ideare la legge sulla previdenza professionale, nel 1975, il Consiglio federale non aveva escluso elementi assicurativi e quindi di solidarietà nel secondo pilastro, ricorda lo specialista. Che si dice quindi sorpreso dalla volontà di eliminare ogni elemento di solidarietà e di rafforzare l'individualismo del sistema. A suo avviso i trasferimenti esistono, ma non sempre vanno a beneficio della stessa categoria.
L'obiettivo iniziale era quello di fornire una pensione corrispondente al 60% dello stipendio e di garantire la stabilità del sistema. Per Fournier questo obiettivo può essere raggiunto solo se viene rispettata la regola secondo la quale il tasso accreditato agli assicurati corrisponde al tasso di aumento del salario. Dal 1985 ad oggi, il tasso accreditato ha però superato di 2 punti percentuali la crescita degli stipendi. Negli ultimi trent'anni abbiamo quindi assistito a una ridistribuzione dai pensionati ai lavoratori, sottolinea Fournier.