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BERNA - Nel settore della formazione la Svizzera ha fatto molte scelte giuste durante la pandemia. È quanto sostiene Stefan Wolter, ricercatore specializzato in educazione, un anno e mezzo dopo la chiusura delle scuole.
Solo nel dicembre 2023 si saprà come si sono posizionate le scuole svizzere nel confronto internazionale durante la pandemia, ha detto Wolter in un'intervista pubblicata sulla NZZ. I test Pisa, previsti per l'anno scorso, sono infatti stati rinviati al 2022.
La breve chiusura delle scuole ha impedito divari di apprendimento più grandi, ha detto Wolter. E ha aggiunto: «Si sarebbero viste disparità se i test fossero stati condotti due o tre settimane dopo la chiusura delle scuole, ma a posteriori gli effetti sembrano relativamente esigui». La scuola, conclude, è un sistema «evidentemente resiliente».
Wolter sottolinea che nel 2020, il tasso di successo agli esami di maturità è migliorato di due punti percentuali e anche il tasso di fallimento agli esami finali dell'apprendistato è diminuito significativamente. Quindi ci sono stati vincitori in questa crisi, cioè i diplomati che non avrebbero superato gli esami in circostanze normali, ha concluso.
Wolter aveva previsto nel maggio 2020 che negli anni successivi alla pandemia sarebbero stati firmati migliaia di contratti di tirocinio in meno, una previsione che però non si è avverata. «L'economia ha resistito alla crisi molto meglio di quanto gli esperti federali avessero inizialmente previsto», afferma oggi.
La situazione economica nel maggio 2020 non è paragonabile a una normale recessione e le misure adottate dalla Confederazione, dai cantoni e dai vari settori hanno contribuito al buon risultato. Una vera recessione avrebbe un impatto sul numero di apprendisti sul mercato, nota l'esperto.