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La Sandovelia che si presentò agli occhi di Theoson e suo padre quando vi si trasferirono, nei primi secoli della Terza Era, era una città profondamente diversa dalla monumentale capitale imperiale in cui trascorse l'infanzia Domenir, nei primi anni dell'Ottava Era. Non esistevano ancora i colossali palazzi di marmo grigio e le cupole dal caratteristico blu smeraldino, gli ordinati quartieri urbani e le statue immacolate, così come il porto capace di ospitare centinaia di navi. Al loro posto, bisogna immaginare un castello dal mastio in pietra, grumi di case dai tetti coperti di paglia, e un'area cinta da mura molto meno estesa rispetto alle epoche successive. Si trattava comunque di una città dalle dimensioni più che rispettabili, ma proporzionata alla potenza che i re di Sandovelia rivestivano a quel tempo: monarchi di una città stato, e non di un vasto impero.
L'architettura, che altrove (a Lothriel, ad esempio) è rimasta pressoché immutata attraverso i secoli, a Sandovelia ha subito, invece, numerose trasformazioni, adattandosi di volta in volta ai gusti dei popoli e delle dinastie che hanno detenuto il potere sulla città lacustre.
L'aspetto sicuramente più caratteristico dello stile costruttivo, nella Terza Era, sono le torri che circondavano il mastio reale, dai tetti conici coperti di terra bruna, su cui erano incastonate decine di corna d'ariete (animale simbolo della dinastia regnante in quell'epoca, i Bòmgal) forgiate in ottone. Statue d'ariete, sempre in ottone, erano poste ai due lati dell'ingresso al mastio, così come sul tetto del tempio situato sul lato meridionale. In quel luogo venivano venerate, infatti, le reliquie di un ariete sacro, animale fatato che governava la città prima dell'insediamento dei re degli Uomini, nella Seconda Era.