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Sono superficialmente convinti che i propri giocatori siano come gli asini, stupidi e cocciuti.
L’unico modo per ottenere dai propri atleti quello che si vuole e’ la carota, ovvero la ricompensa (finire prima la sessione di allenamento, partitella, premi, stipendio, ecc) e il bastone, ovvero la punizione (il gridare, arrabbiarsi, insultare, mettere in ridicolo e ogni sorta di abuso fisico e psicologico).
Un altro approccio e’ quello della cicogna.

Un allenatore motivato pensa sia possibile trasmettere, come un bagaglio, la propria motivazione ai giocatori, come alla cicogna viene consegnato il bambino da trasportare. Spesso fa uso di discorsi motivazionali decisamente esagerati, con frasi esortative, parolone piene di entusiasmo che dovrebbero smuovere e trasmettere questa carica ai giocatori che lo ascoltano.
Chi segue questo approccio capisce che, giustamente, ogni giocatore abbia un proprio obiettivo.. ma pensa che basti un’iniezione di gioia ed entusiasmo per soddisfare il bisogno di raggiungere tale risultato.
Alcuni allenatori pensano che quei giocatori che sbuffano o si dimostrano annoiati abbiano un problema di motivazione oppure, se fanno di testa propria, vengono giudicati come indisciplinati, soprattutto da mister che amano la loro posizione di controllo e autorità.
Esempio pratico:
seguiamo per un periodo di qualche settimana un allenatore che allena una squadra di calcio di boys, 16-17 anni. Gli allenamenti sono qualitativamente molto ben strutturati, intensi e fisicamente impegnativi.
Notiamo però come alcuni giocatori siano visibilmente annoiati e poco attenti, tanto da causare il continuo intervento dell’allenatore che li riprende spesso, esercitando su di loro autorità e pressione.
Spesso alla fine della sessione notiamo la frustrazione dell’allenatore che si sfoga con il proprio assistente sulla mancanza di motivazione dei ragazzi, spesso anche davanti ai giocatori.
Quando l’allenatore se ne va, alla fine dell’allenamento, molti dei ragazzi restano sul campo e cominciano una partitella. L’atmosfera cambia completamente: vediamo grinta, eccitazione, divertimento, attimi di intenso gioco, qualità.
Dove sbaglia l’allenatore?
Si è scordato il perché un giocatore entra a far parte di una squadra di calcio.. per giocare, per divertirsi e non solo per esercitare tecnica e fare condizione fisica tutto il tempo, ne per farsi gridare alle spalle dall’allenatore.
Cosa insegna sulla motivazione questo semplice esempio?
Intensità e direzione
La motivazione si basa su due dimensioni fondamentali: l’intensità e la direzione.
L’intensità è il quanto una persona si attiva, quanta energia ci mette nel fare qualcosa, quanto impegno ci mette per raggiungere l’obiettivo. Un’atleta deve essere in grado di gestire questa energia poiché un eccesso o una mancanza di intensità possono influenzare negativamente la performance.
La direzione è relativa alla scelta dell’obiettivo. Ci si chiede spesso come mai nello sport alcuni atleti di talento lascino le competizioni o perché certi giocatori, chiaramente inadatti a praticare un certo sport, continuino lo stesso a sforzarsi anche in assenza di risultati o quando, evidentemente, sarebbe meglio facessero altro.
La risposta è: tutto dipende dagli obiettivi personali dell’atleta! Capire i bisogni dell’atleta, che stanno alla base dei propri obiettivi, e’ l’aspetto più importante della motivazione
Le basi della motivazione
La motivazione può essere influenzata da moltissimi fattori, sarebbe impensabile descriverli tutti, ma tra questi ne possiamo selezionare 4, i più importanti da conoscere: