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Si utilizza per il trattamento del linfoma follicolare a cellule B. L’ibritumomab tiuxetano, comunemente noto con il nome commerciale di Zevalin®, è una sostanza che appartiene alla classe di farmaci antitumorali che prendono il nome di anticorpi monoclonali. Si differenzia, però, dagli altri anticorpi monoclonali perché è marcato con un radioisotopo [ittrio 90 (90Y)]. La loro funzione è quella di riconoscere determinate proteine (recettori) presenti sulla superficie di alcune cellule tumorali. L’Ittrio 90 associato all’ibritumomab eroga una radiazione β- che agisce sulle cellule neoplastiche. L’ibritumomab si diffonde in circolo, riconosce ed attacca la proteina CD20 permettendo l’azione del radioisotopo. Il trattamento si articola in due sedute, distanziate tra loro di circa una settimana, in cui si somministrano prima il rituximab e poi l’ibritumomab. Come effetti collaterali comuni si potrebbe osservare una temporanea riduzione della produzione di cellule ematiche da parte del midollo osseo. La ridotta funzionalità del midollo osseo può manifestarsi circa sette giorni dopo la somministrazione del farmaco, raggiungendo usualmente i valori minimi 10-14 giorni dopo la chemioterapia per poi normalizzarsi entro 21-28 giorni.