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La Conferenza dei Vescovi svizzeri rinnova l’invito a parlarne
Mentre la procedura per favorire la donazione d’organi viene attualmente discussa in Svizzera, la Commissione di bioetica della Conferenza dei Vescovi svizzeri (CBCES) ricorda in un messaggio del mese di settembre che questo gesto è un atto di fraternità che deve essere incoraggiato. La Chiesa cattolica svizzera non giudica il valore di coloro che rifiutano di donare i propri organi, ma incita a parlarne con i propri famigliari e a farli parte della propria decisione.
75 persone sono decedute in Svizzera nel 2018 per mancanza di organi compatibili. Per trovare una soluzione a questo problema, l’associazione politica «Jeune Chambre Internationale Riviera» ha lanciato nel 2017 un’iniziativa popolare intitolata «Favorire la donazione di organi e salvare vite umane». Il testo chiede un cambiamento nel sistema. Oggi colui che vuole donare degli organi deve indicarlo espressamente, riempiendo una “carta del donatore” o iscrivendosi nel registro nazionale. In caso di mancata dichiarazione, la decisione ricade sui famigliari. L’iniziativa domanda, invece, che il modello del consenso presunto sia introdotto in senso stretto. Questo modello suppone che tutte le persone siano potenziali donatori, a meno che non vi si oppongano esplicitamente per iscritto.
Il Consiglio federale, che ha introdotto un dibattito sul soggetto il 13 settembre, intanto ha messo in consultazione un “contro-progetto”. L’esecutivo federale propone un consenso largo, nel quale, in caso d’incertezza sulla volontà del defunto, si ritorni a prendere in considerazione l’avviso dei famigliari.
Un dibattito sul quale la Chiesa cattolica è chiamata a posizionarsi e che la Commissione di bioetica della Conferenza dei Vescovi svizzeri giudica necessario. “Il dibattito deve coinvolgere la popolazione. Per questo abbiamo pubblicato un documento per permettere a tutti di inquadrare la questione”, sottolinea Stève Bobillier, collaboratore scientifico della Commissione etica. Egli ricorda anche che la Chiesa cattolica, sia a livello svizzero che universale, incoraggia il principio della donazione degli organi.
“La donazione degli organi è a tutti gli effetti in accordo con la dottrina della Chiesa. Gli ultimi tre Papi hanno sostenuto attivamente questo gesto, descritto come meritorio, segno di carità e fraternità”. La donazione di organi è prevista dallo stesso Catechismo della Chiesa cattolica (1992).
Tuttavia, alla luce di questo giudizio positivo, è importante per la CES non formulare alcun giudizio morale sulle persone che rifiutano la donazione di organi. La Chiesa considera che decidere al riguardo è una libertà fondamentale e che, come un “dono”, deve essere gratuito e liberamente consentito.
La donazione di organi esige altresì che le condizioni etiche, giuridiche e mediche siano rispettate. Per la Commissione di bioetica della CES, questi criteri sono tutti rispettati in Svizzera, la quale possiede al riguardo uno dei regolamenti più stretti al mondo. Secondo Stève Bobillier, le derive utilitaristiche, allo stato attuale delle cose, non sono da temere.
La Svizzera, ha rinforzato anche le direttive per lottare contro il traffico d’organi all’estero.
Pur tuttavia, se la Commissione etica della CES è convinta della necessità di incoraggiare la donazione di organi, rimane perplessa sulla questione del “consenso presunto”.
“Non si tratta – indica Bobillier – di un problema etico insolvibile. Ma nessuno studio finora ha dimostrato la sua reale efficacia”. In certi Paesi, la sua introduzione sembrerebbe essere anzi stata controproduttiva.
Circa il controprogetto del Consiglio federale, la Commissione etica sarebbe più favorevole a percorrere una “terza via”. Ad esempio, potrebbe essere una soluzione fare inmodo che la domanda circa il consenso a donare i propri organi venga riproposta al soggetto interessato ogni volta che si iscrive in una nuova assicurazione malattia o prima del rinnovo della carta d’identità. Tra le opzioni rese disponibili, bisognerebbe inoltre prevederne una anche per chi non vuole prendere posizione in materia, per lasciare le persone veramente libere.
Il messaggio ultimo della Commissione di bioetica della CES è: “osate parlare della vostra morte, così da non mettere i vostri famigliari nella situazione delicata di dover scegliere per voi”.
Articolo pubblicato sul mensile insieme di novembre 2019.