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Dal primo novembre l'ex ambasciatore svizzero Mirko Manzoni dovrà contribuire, in qualità di inviato dell'ONU in Mozambico, alla realizzazione del "suo" accordo. Dopo elezioni caotiche, secondo alcuni l'intesa di pace è però a rischio.
Le elezioni di metà ottobre sono state cariche di tensione non solo per i quasi 30 milioni di cittadini mozambicani. Anche l'ambasciatore svizzero a Maputo ne ha seguito da vicino l'esito. Negli ultimi anni, Mirko Manzoni e il suo piccolo team hanno mediato tra le parti per trovare una via d'uscita al conflitto che attanaglia il paese. Una mediazione che ha portato a un accordo di pace, definito "il più grande successo della diplomazia svizzera degli ultimi anni". Poche settimane dopo la firma, gli ex nemici si sono affrontati alle urne.
Opposizione divisa
Per tutti è chiaro che queste elezioni erano una prova decisiva per l'accordo di pace. Sul processo elettorale ci sono valutazioni contrastanti. Nella sua relazione preliminare, la missione d'osservazione dell'UE è giunta alla stessa conclusione dell'ambasciata statunitense: le elezioni sono state caratterizzate da "violenza diffusa" e "irregolarità".
Le missioni di osservazione delle istituzioni africane non hanno invece riscontrato problemi. La Comunità di sviluppo dell'Africa meridionale ha parlato di elezioni "pacifiche" e "ordinate".
Mirko Manzoni sembra condividere la versione "africana": "Rispetto alle due precedenti elezioni che ho vissuto, questa è stata tranquilla". Certo, ci sono stati casi di violenza e di irregolarità, che non vanno però generalizzati, sostiene il ticinese. In ogni caso, non hanno influenzato in modo decisivo il risultato.
La dirigenza del più importante partito d'opposizione – la Resistenza nazionale mozambicana (Renamo) – non è dello stesso avviso e ha chiesto che le elezioni siano invalidate e ripetute a causa "delle violenze e intimidazioni da parte del partito al potere".
Il Fronte di liberazione del Mozambico (Frelimo), il movimento di ispirazione socialista all'origine dell'indipendenza del paese e che da allora è rimasto ininterrottamente al potere, ha conquistato una chiara maggioranza sia per la presidenza che per il parlamento, nonché nella maggior parte delle regioni.
Per Manzoni, il partito di opposizione è però l'unico responsabile della sconfitta: dalla morte del suo leader Afonso Dhlakama, la Renamo è "divisa e indebolita". La sua ala armata non riconosce la leadership di Ossufo Momade. Anzi lo ha persino combattuto nella sua candidatura alle presidenziali.
Un accordo sopravvalutato?
Il primo novembre Mirko Manzoni si trasferisce dall'Ambasciata di Svizzera all'ufficio delle Nazioni Unite di Maputo. Il 51enne ticinese è infatti stato nominato inviato personale del Segretario generale dell'ONU in MozambicoLink esterno, allo scopo di garantire l'attuazione del "suo" accordo di pace.
Ma questo accordo è riuscito almeno a superare la prima prova? Anche su questo punto le opinioni divergono.
"Nonostante l'intesa di pace, queste elezioni potrebbero essere state le più violente dalla democratizzazione avvenuta 25 anni fa", afferma Zenaida Machado, esperta dell'organizzazione internazionale Human Rights Watch. Anche la ricercatrice Corinna Jentzsch, dell'Università di Leida, parla di un passo indietro: "Per superare le nuove tensioni che si sono create, è ora probabilmente necessario un processo di riconciliazione".
Lo stesso Manzoni sottolinea che "sarebbe arrogante" affermare che l'accordo ha superato il test. Il diplomatico svizzero rimane però fiducioso: "L'unica cosa su cui tutti sono d'accordo è il trattato di pace". Poco dopo il giorno delle elezioni, Manzoni ha ricevuto un segnale positivo anche dall'ala armata della Renamo: "Anche i combattenti si riconoscono nell'accordo".
Sin da prima delle elezioni, alcuni osservatori ed esperti, ad esempio Corinna Jentzsch, hanno però avvertito che l'accordo di pace è stato sopravvalutato negli ambienti diplomatici. Non da ultimo perché negli ultimi due decenni due intese sono già naufragate. Il conflitto in Mozambico è uno dei più lunghi e persistenti in Africa. È scoppiato 44 anni fa, poco dopo l'indipendenza, diventando una guerra per procura delle grandi potenze della Guerra fredda. Nella guerra civile ha perso la vita più di un milione di persone.
Il test decisivo deve ancora arrivare
Perché allora questo nuovo accordo dovrebbe avere più successo dei due precedenti? Prima di tutto – rileva Manzoni – poiché prevede una decentralizzazione politica. "Da queste elezioni, l'opposizione ha l'opportunità di governare delle singole province". In secondo luogo, gli attuali combattenti della Renamo possono essere integrati nell'esercito e occupare anche posizioni di rilievo. "Per la Renamo sarò così difficile tornare alla lotta armata".
"Le elezioni sono state importanti", afferma ancora il diplomatico. "Tuttavia il test decisivo per l'accordo arriverà tra sei mesi". In quel momento tutti i combattenti dovranno essere smobilitati e disarmati. "È fondamentale affinché possano poi essere reintegrati nella società e possa essere avviato un processo di riconciliazione nazionale. C'è ancora molto da fare".
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