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L'affondamento della stazione orbitante russa, venerdì mattina, ha portato anche alla chiusura di un capitolo delle ricerche del Politecnico federale di Zurigo (SPFZ), che dalla fine degli Anni ottanta ha effettuato esperimenti sulla stazione russa per conto delle agenzie spaziali europea ESA e statunitense NASA.Questo contenuto è stato pubblicato il 23 marzo 2001 - 09:11
La stazione orbitante russa Mir «ha concluso il suo volo trionfale». Con queste parole un portavoce del centro spaziale russo di Koroliov, alle porte di Mosca, ha annunciato venerdì mattina la conclusione dell'operazione controllata di affondamento della base, i cui ultimi frammenti sono caduti in un tratto remoto dell'Oceano Pacifico.
Il portavoce ha ricordato che «nei suoi 15 anni di attività la Mir ha compiuto 86'331 giri attorno alla Terra». Su tutti gli schermi del centro - affollato di tecnici, giornalisti e ospiti, in un clima di tristezza, ma anche di orgoglio per l'ultima missione compiuta - è quindi apparsa una scritta: «La missione della Mir, dopo 15 anni, si è conclusa».
Ultimo simbolo della stagione eroica delle imprese spaziali, la stazione Mir, la prima base umana permanente mai realizzata nello spazio, fu lanciata nel 1986. Avrebbe dovuto resistere per soli cinque anni, ma è rimasta in orbita per il triplo del tempo inizialmente previsto. In totale ha ospitato 106 cosmonauti, di cui oltre 60 stranieri. A bordo sono stati realizzati migliaia di esperimenti e battuti tutti i record di permanenza umana in orbita e di durata delle passeggiate spaziali.
La sua distruzione è stata decisa dal governo russo, per ragioni tecniche e finanziarie. Mosca rinuncia così a una presenza autonoma nello spazio, ma la sua industria spaziale manterrà comunque un ruolo. Il paese resta impegnato nel lancio di numerosi razzi vettori e, dopo gli Usa, fornisce il contributo più rilevante al progetto della costruenda, grande stazione orbitante internazionale Iss.
Fra i moltissimi studi svolti a bordo della Mir, vi erano anche quelli sulle conseguenze della mancanza di gravità sulla muscolatura e sulle ossa umane, effettuati grazie a un apparecchio sviluppato dal Laboratorio di biomeccanica del Politecnico di Zurigo. Lo strumento per misurare l'attività dei muscoli nello spazio era stato utilizzato per la prima volta nel 1995, in un progetto dell'Ente spaziale europeo (ESA) e della Russia. Nel 1996 era entrato in azione un altro apparecchio di misurazione dei muscoli, nell'ambito di una missione congiunta dell'ESA e della NASA.
Un gruppo di lavoro del Politecnico di Zurigo aveva già effettuato, alla fine degli Anni Ottanta, esperimenti a bordo della stazione russa. I risultati di queste ricerche hanno fornito importanti conoscenze sulle possibili conseguenze sull'uomo dei soggiorni prolungati nello spazio.
L'impegno del Poli di Zurigo nella ricerca spaziale continuerà anche dopo l'affondamento della Mir. L'ateneo zurighese ha infatti sviluppato un laboratorio per la ricerca biotecnologica, che entrerà in azione sulla nuova stazione spaziale internazionale ISS e si occuperà in particolare della coltivazione, in assenza di gravità, di cellule animali o umane destinate ai trapianti.
swissinfo e agenzie
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