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<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Dal 1990 l'evoluzione dei prezzi dei prodotti alimentari agricoli è caratterizzata da una leggera tendenza al rialzo dei prezzi al consumo e da una marcata tendenza al ribasso dei prezzi alla produzione. L'indice dei prezzi alla produzione, eccezion fatta per il picco intermedio registrato nel 2000, ha segnato un calo continuo negli Anni '90 pari complessivamente al 25 per cento. Particolarmente significative per i produttori sono state le riduzioni dei prezzi di cereali, mosto, latte, suini da macello, pollame da macello e uova. Grazie alla diminuzione dei prezzi alla produzione agricoli, il rincaro dei prodotti alimentari è stato notevolmente più contenuto se paragonato agli altri prezzi al consumo.</p><p>In Svizzera la quota del produttore sulla spesa in consumi è costantemente in calo da decenni. In uno studio1 è stata analizzata la quota del valore della produzione agricola sulle spese in consumi. Le nuove abitudini alimentari - in particolare la richiesta di prodotti freschi su tutto l'arco dell'anno, la domanda crescente di derrate alimentari lavorate e pronte per il consumo nonché le prestazioni di comodo - determinano un incremento della trasformazione dei prodotti agricoli. Altre prestazioni supplementari sono la garanzia della tracciabilità e una migliore dichiarazione. Esse rappresentano un valore aggiunto e hanno favorito lo smercio delle materie prime agricole. I risultati dello studio rispecchiano le esperienze in merito raccolte in ambito internazionale. </p><p>2. Con l'avvento della Politica agricola 2002, la differenza tra prezzi svizzeri e dell'Unione europea (UE) si è ridotta. Questa evoluzione dei prezzi alla produzione ha contribuito in maniera determinante affinché l'agricoltura potesse mantenere le proprie quote di mercato. Ciò si riflette nel grado di autoapprovvigionamento di derrate alimentari, che da anni rimane stabile attorno al 60 per cento. È stato possibile raggiungere questo risultato positivo grazie non soltanto ai prezzi più bassi delle materie prime, bensì anche al ruolo svolto, a tutti i livelli, dagli attori del mercato, i quali hanno usufruito dei margini di manovra più ampi per conservare l'innovazione e la competitività agricole. </p><p>L'evoluzione, tuttavia, prosegue. Con la graduale apertura del mercato caseario all'UE e, con tutta probabilità, con i risultati del ciclo di negoziati OMC in corso, s'intensificherà la concorrenza nei confronti dei prodotti indigeni. Per poter tenere il passo sono necessari ulteriori provvedimenti intesi a promuovere la capacità concorrenziale. A tal proposito la Politica agricola 2007 svolge un ruolo basilare.</p><p>3. Senza l'adeguamento dei prezzi alla produzione dei principali prodotti agricoli ai livelli europei, la loro capacità concorrenziale sarebbe fortemente pregiudicata. Tuttavia, sia i prezzi al consumo che quelli alla produzione si trovano ancora a livelli alti rispetto ai valori internazionali. </p><p>Prezzi alla produzione della Svizzera rispetto all'UE</p><p>Dal confronto dei prezzi di singoli gruppi di prodotti, emerge che le differenze di prezzo rispetto all'UE sono eterogenee. Ciò è riconducibile alle diversità tra Svizzera e UE in materia di tributi doganali e di misure di sostegno al mercato. Per la competitività dell'agricoltura svizzera il prezzo è un fattore importante, tuttavia non è il solo: qualità, sicurezza e fama dei prodotti, pubblicità, rete di distribuzione e prestazioni di servizio legate ai prodotti sono tutte componenti essenziali per il successo di mercato. </p><p>La competitività internazionale del primario svizzero è parzialmente limitata dai costi elevati che insorgono al primo livello di trasformazione (fabbricazione di farina, olio, grassi, latte in polvere o burro). Rispetto al panorama internazionale, le aziende di questo livello hanno minori possibilità di incrementare la propria competitività grazie a maggior volumi di trasformazione o alla specializzazione. Al secondo stadio di trasformazione (fabbricazione di cioccolata, biscotti, ecc.) la legge sull'importazione ed esportazione dei prodotti agricoli trasformati (legge sul cioccolato) fa sì che le aziende dedite alla trasformazione siano confrontate fortemente alla concorrenza internazionale, alla quale è possibile far fronte grazie ad una qualità differenziata e a volumi di produzione ottimizzati in funzione delle opportunità di esportazione.</p><p>4. La differenza di prezzo tra la Svizzera e i Paesi confinanti nel periodo 2000/2002 è stata pari mediamente al 33 per cento dei prezzi svizzeri. Ciò ha comportato il fenomeno del cosiddetto turismo del consumo. Tuttavia il volume degli acquisti all'estero nel settore alimentare è notevolmente diminuito negli ultimi anni. Tra il 1998 e il 2001, secondo un recente studio della Coop, il valore delle importazioni dirette di prodotti alimentari acquistati all'estero è calato di 200 milioni raggiungendo quota 1,4 miliardi di franchi.</p><p>Migliore sarà la capacità del settore agroalimentare di far fronte alla concorrenza più serrata e maggiori saranno le possibilità di mantenere con successo la posizione di mercato, riconquistando, inoltre, le quote di mercato perse a causa del turismo del consumo.</p><p>La capacità concorrenziale del settore alimentare svizzero è stata rafforzata grazie a numerosi provvedimenti a livello di ordinanze e leggi. La concorrenza sul mercato interno svizzero è stata disciplinata mediante la nuova legge sui cartelli (LCart), la legge sul mercato interno e la legge sugli ostacoli tecnici agli scambi. Queste leggi prevedono una serie di istanze di vigilanza cui spetta il compito di prevenire eventuali abusi. Giusta l'articolo 45 capoverso 1 LCart, la Commissione della concorrenza osserva continuamente le condizioni di concorrenza. In virtù dell'articolo 27 Lcart, essa esegue periodicamente delle inchieste, laddove sussistano gli spunti per limitazioni non consentite della concorrenza, che possano causare aumenti dei margini. </p><p>Il Consiglio federale ritiene che le istanze di vigilanza e di intervento esistenti siano sufficienti. Il diretto intervento della Confederazione nella fissazione dei prezzi dei prodotti agricoli, siano essi alla produzione o al consumo, non è più giustificata. Il mercato deve assumersi questa funzione. </p><p>5. Con la Politica agricola 2007 viene promossa la capacità concorrenziale dell'agricoltura e dei settori a monte e a valle in vista della progressiva apertura del mercato, con l'obiettivo di poter mantenere l'agricoltura nello stesso contesto malgrado la crescente pressione dei costi. In particolare sono previste ulteriori riforme importanti nel settore della trasformazione della carne e nel settore lattiero. </p><p>Onde poter mantenere le quote di mercato, si deve aumentare la produttività dell'agricoltura e del settore della trasformazione nonché gli sforzi volti alla commercializzazione dei prodotti. La problematica della Svizzera quale isola dai prezzi elevati deve essere affrontata in modo attivo. Per poter continuare ad essere una piazza economica di rilievo, la Svizzera, da un lato, deve mantenere elevato il livello delle prestazioni e, dall'altro, ridurre i prezzi. Ciò alla luce di una probabile ulteriore diminuzione dei prezzi dell'UE in seguito all'apertura verso l'Est, segnatamente nel settore agricolo, di un possibile aumento della pressione sui prezzi in seguito agli accordi bilaterali, nonché di un tendenziale abbattimento degli ostacoli nazionali dovuto alla liberalizzazione del commercio mondiale. </p><p>La Confederazione intende tutelare l'agricoltura, creando le condizioni ideali per un processo d'adeguamento socialmente sostenibile, avvalendosi delle condizioni quadro e degli strumenti di politica agricola. Anche in futuro il primario dovrà poter fornire le prestazioni auspicate dalla società, così come ancorate nell'articolo della Costituzione dedicato all'agricoltura.</p><p>Gli interventi che contengono grafici o tabelle possono essere scaricati da: Attività parlamentare / Curia Vista / Interventi che contengono grafici o tabelle.</p>  Risposta del Consiglio federale.