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"Si può stare vicino uno accanto all'altro e ciò nonostante vivere bene insieme, se si usano in modo oculato le risorse": lo afferma la consigliera federale Simonetta Sommaruga, che per far fronte alla crescita della popolazione chiede alle città svizzere di farsi "più urbane" e agli abitanti di imparare a convivere maggiormente.
Cercare di affrontare il problema dal lato dell'immigrazione è invece un atteggiamento xenofobo, afferma la ministra di giustizia in un'intervista pubblicata oggi dal "Tages-Anzeiger".
"Mi dispiace, ma mirare agli stranieri partendo da motivazioni ecologiche è xenofobo", sostiene la ministra di giustizia, aggiungendo che questo deve essere detto chiaramente in relazione all'iniziativa Ecopop, in votazione il 30 novembre. Sommaruga non si spinge però a giudicare xenofobo anche il voto dello scorso 9 febbraio all'iniziativa sull'immigrazione di massa: allora - argomenta la donna politica socialista - vi era sì una componente di tal tipo, ma in discussione era soprattutto un nuovo sistema di immigrazione.
Per Sommaruga determinante non è il numero degli abitanti del paese. "La qualità della vita non è direttamente in relazione con una determinata grandezza massima della popolazione", sostiene. "Mi capita a volte di dover rimanere in piedi in bus. Ma per questo non mi sento male nel nostro paese".
Secondo l'ex direttrice della Fondazione per la protezione dei consumatori il concetto di "condensamento urbano" (Verdichtung in tedesco) in Svizzera ha ingiustamente una cattiva fama: domina l'errata convinzione che significhi vivere in spazi più angusti pestandosi i piedi. Al contrario, abitare in modo confortevole con sufficiente sfera privata ed elevata qualità della vita non è solo possibile nelle case unifamiliari.
Per Sommaruga le città devono farsi più urbane, ad esempio salendo in altezza od offrendo forme di alloggio in cui le persone si dividono alcuni spazi mantenendo però la loro sfera privata. Allo stesso tempo vanno protetti meglio gli spazi agricoli e la natura nel suo complesso. In passato, ammette la ministra di giustizia, si sono fatti degli errori, cementificando troppo il territorio in alcuni luoghi.
Il mondo economico e i cantoni - prosegue - possono fare di più affinché le aziende reclutino personale in Svizzera invece che ricorrere all'immigrazione, che non è diminuita dal 9 febbraio. Purtroppo si sono "svegliati troppo tardi" e non si sono accorti di alcuni sviluppi in atto. Troppo spesso - afferma la ministra bernese - le donne devono scegliere fra impiego e famiglia, i lavoratori di una certa età sono penalizzati sul mercato del lavoro e vi sono rifugiati che vorrebbero lavorare, per esempio nell'agricoltura, e non possono farlo.
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