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Nell’ambito dell’esame della strategia Reti elettriche (16.035), la Commissione dell’ambiente, della pianificazione del territorio e dell’energia del Consiglio degli Stati si è pronunciata contro il metodo del prezzo medio che prevede che il beneficio che il gestore della rete trae dall’accesso al mercato (ad es. dall’acquisto a prezzi vantaggiosi effettuato in borsa) debba essere traslato proporzionalmente sui consumatori finali. Questo metodo implica che le imprese elettriche non possano ripercuotere integralmente i costi della produzione propria sui consumatori finali e le obbliga quindi a vendere la propria elettricità a un prezzo inferiore al costo di produzione. Ciò accentua le difficoltà finanziarie attuali di talune imprese elettriche. La soluzione proposta dalla Commissione permette di computare i costi della produzione propria soltanto ai consumatori fissi e quelli dell’acquisto di corrente sul mercato ai clienti liberi. In tal modo la Commissione ha seguito l’interpretazione data alla legge dal Tribunale amministrativo federale (sentenza A-1107/2013), interpretazione cassata dal Tribunale federale nel luglio 2016 (sentenza 2C_681/2015). A tale scopo, con 5 voti contro 4 e 3 astensioni la Commissione ha proposto di abrogare l’articolo 6 capoverso 5 della legge sull’approvvigionamento elettrico (LAEl). La Commissione ha inoltre proposto una disposizione transitoria secondo cui la nuova regola si applicherà in ogni caso a partire dal 1° dicembre 2016.
La Commissione si è espressa in favore delle reti intelligenti al fine di assicurare un esercizio stabile e di ottimizzare il consumo energetico. Da un lato ha proposto che i costi di talune misure innovative cruciali per lo sviluppo di reti intelligenti come pure quelli per la sensibilizzazione alla riduzione del consumo elettrico possano essere computati. Dall’altro, per incoraggiare l’impiego di sistemi di controllo e di regolazione intelligenti conformemente alle norme internazionali, ha proposto di adottare il principio secondo cui si presume il consenso del beneficiario del raccordo all’installazione di tali sistemi, concedendogli tuttavia il diritto di limitarne o rifiutarne l’installazione.
Inoltre la Commissione ha ritenuto che per l’installazione di impianti elettrici con una tensione pari o inferiore a 36 kV la procedura di approvazione dei piani debba essere applicata soltanto nel caso di progetti in cui ci si attende un’accelerazione della realizzazione o in cui si pongono questioni legate alla sicurezza o alla protezione dell’ambiente.
Infine la maggioranza della Commissione ha deciso di non obbligare i gestori a trasmettere all’Ufficio federale dell’energia tutti i geodati concernenti i loro impianti elettrici. Una minoranza della Commissione ha invece ritenuto che è indispensabile condividere tali dati che sono di vitale importanza per ottenere una visione d’insieme della rete.
La Commissione ha inoltre dato seguito con 5 voti contro 2 e 4 astensioni all’iniziativa del Cantone di Ginevra 15.313 «Salviamo le dighe e l’energia idraulica in Svizzera», che chiede di introdurre una tassa sull’elettricità proveniente da fonti non rinnovabili. La Commissione si è in linea di massima detta favorevole all’introduzione di una tassa sull’elettricità differenziata ma vorrebbe esaminare l’oggetto in modo più approfondito unitamente al disegno di sistema d’incentivazione nel settore del clima e dell’energia (secondo pacchetto di misure della Strategia energetica 2050; 15.072).
Presieduta dal consigliere agli Stati Werner Luginbühl (BD, BE), la Commissione si è riunita a Berna il 15 novembre 2016.