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WASHINGTON - Il consigliere legale della Casa Bianca, Donald McGahn II, ha cooperato ampiamente con il procuratore speciale del Russiagate Robert Mueller, condividendo dettagliati resoconti di episodi al centro dell'inchiesta per accertare se il presidente Donald Trump ha ostruito la giustizia, incluse circostanze che altrimenti gli investigatori non avrebbero appreso. Lo scrive il "New York Times", citando come fonti (anonime) una dozzina di attuali ed ex dirigenti della Casa Bianca ed altre persone informate sulla vicenda.
McGahn sarebbe stato spinto a non nascondere nulla per due motivi: da un lato per l'orientamento del primo team legale di Trump a cooperare pienamente con Mueller senza barricarsi dietro il privilegio esecutivo; dall'altro per il timore che il presidente possa o voglia scaricare su di lui eventuali responsabilità legate all'ostruzione della giustizia. Evitando così di fare la stessa fine di John W. Dean, il consigliere legale della Casa Bianca all'epoca di Nixon, coinvolto e condannato anche lui nel Watergate.
In almeno tre interrogatori volontari per un totale di 30 ore negli ultimi nove mesi McGahn - secondo il giornale - ha descritto il furore del tycoon verso il Russiagate e i modi in cui gli chiese di rispondere.
Tra i vari episodi, il licenziamento del capo dell'Fbi James Comey, i ripetuti solleciti all'attorney general Jeff Sessions a prendere le redini dell'inchiesta e il tentativo di silurare lo stesso Mueller. La testimonianza di McGahn, secondo le fonti del Nyt, è stata utile.
La portavoce della Casa Bianca Sarah Sanders ha commentato al Nyt che «il presidente e Don hanno una grande relazione» e che Trump «apprezza tutto il duro lavoro che ha fatto, in particolare il suo aiuto e la sua esperienza con i giudici e i nominee alla Corte suprema».