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La Svizzera ha ribadito giovedì che i privilegi fiscali accordati da alcuni cantoni non hanno nulla a che vedere con il trattato di libero scambio Svizzera-UE.
Rispondendo alle critiche dell'Unione Europea, Berna ha trasmesso a Bruxelles un documento di spiegazioni giuridiche.
Le agevolazioni fiscali concesse da numerosi cantoni alle holding straniere non costituiscono – come sostiene Bruxelles – una violazione dell'accordo di libero scambio del 1972 tra la Svizzera e l'Unione Europea.
È quanto ha ribadito Berna, rispondendo giovedì per iscritto alle critiche mosse dall'UE.
L'ambasciatore Bernhard Marfurt, capo della missione elvetica presso l'UE, ha trasmesso alla Commissione europea un documento di dieci pagine in cui si spiegano il punto di vista svizzero e le relative basi giuridiche.
«Abbiamo consegnato un documento solido e trasparente ed ora siamo in attesa di una risposta da parte dell'UE», ha detto l'ambasciatore in un incontro con i giornalisti.
Aiuti statali?
La Commissione europea sostiene che le agevolazioni fiscali siano da considerare aiuti statali, che direttamente o indirettamente ostacolano il buon funzionamento dell'accordo di libero scambio. Già in settembre e successivamente in dicembre Bruxelles aveva chiesto informazioni dettagliate sulle pratiche fiscali cantonali, citando esplicitamente i cantoni di Zugo e Svitto.
Se casi analoghi dovessero verificarsi in uno dei paesi comunitari, la Commissione avrebbe facoltà di appellarsi alla Corte europea di giustizia, tanto più che tutti gli stati membri - che sottostanno al diritto europeo - si sono impegnati a rispettare un codice di condotta nella lotta all'evasione fiscale.
L'accordo con la Svizzera non prevede però tribunali arbitrali. Per dirimere la vertenza e chiarire i punti ancora oscuri Berna ha proposto la convocazione di una riunione a livello di esperti. Se dall'incontro non dovessero scaturire dei risultati, la questione dovrebbe essere affidata al comitato misto Svizzera-UE.
In mancanza di un'intesa la Commissione potrebbe raccomandare agli stati membri di avviare misure di ritorsione contro Berna, ma per il momento nessuno si sbilancia.
«Studieremo il documento» svizzero, si è limitato a dire un portavoce dell'esecutivo UE.
Ritorsioni, un'ipotesi remota
Florent Roduit, rappresentante a Bruxelles di economiesuisse, la federazione mantello delle imprese svizzere, ha dichiarato che le ritorsioni sono un'eventualità abbastanza remota, dato che limitazioni al commercio penalizzerebbero anche gli stati UE.
L'organizzazone degli imprenditori condivide peraltro la posizione delle autorità svizzere, secondo cui non c'è contraddizione tra agevolazioni fiscali e accordo di libero scambio: l'argomentazione della Commissione dal punto di vista giuridico è debole, ha detto Roduit.
La controversia non favorisce di certo le relazioni, ma non bisogna prevedere «conseguenze drammatiche», ha commentato Roduit.
Jean Russotto, avvocato e rappresentante di alcune imprese svizzere a Bruxelles, invita però a non sottostimare il dossier: «Vi è il 90% di probabilità che diventerà un problema politico». Lo scorso febbraio, del resto, Eneko Landaburu, capo della Direzione generale delle relazioni estere della Commissione Europea, aveva detto che le agevolazioni costituiscono un «problema politico».
Secondo Russotto, ci sono diversi modi per fare pressione. Non è escluso, ad esempio, che la Commissione Europea limiti le relazioni con la Svizzera «al minimo indispensabile». Inoltre, Bruxelles potrebbe vincolare un eventuale prossimo pacchetto di accordi bilaterali alla sottoscrizione da parte della Svizzera del codice di condotta osservato dagli stati membri.
swissinfo e agenzie
Fatti e cifre
L'Accordo di libero scambio tra la Svizzera e la Comunità europea è uno dei pilastri delle relazioni economiche tra Berna e Bruxelles.
Adottato il 3 dicembre 1972, è un sottoprodotto politico del passaggio della Gran Bretagna e della Danimarca dall'Associazione europea di libero scambio ad un'unione doganale più ampia, l'allora Comunità economica europea.
Il campo di applicazione dell'accordo si estende soltanto ai prodotti industriali.
In breve
La disputa tra Svizzera e Unione europea concerne le politiche fiscali in vigore in alcuni cantoni elvetici: secondo Bruxelles, violano l'accordo di libero scambio concluso dalle due parti nel 1972.
La questione era stata sollevata dalla Commissione europea, che nel settembre 2005 aveva spedito una lettera alla Svizzera chiedendo chiarimenti in merito ai vantaggi fiscali proposti dai cantoni di Zugo e Svitto.
Berna ha risposto che la concorrenza fiscale che vige tra i 26 cantoni è benefica ed attrae gli investitori stranieri.
L'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico stima questa differenza tra i regimi fiscali dei cantoni "non nociva".