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Lo statuto di protezione S permetterà agli sfollati di evitare la normale procedura d'asilo.
In questo modo ai profughi sarà garantito un diritto di soggiorno di un anno, prorogabile a seconda della durata del conflitto. Il permesso viene concesso a «gruppi di individui esposti a un grave pericolo generale».
BERNA - Le persone in fuga dall'Ucraina a causa della guerra riceveranno lo statuto di protezione S. La misura, preannunciata già settimana scorsa, è stata confermata oggi dal Consiglio federale dopo aver incassato ampio sostegno in fase di consultazione. I profughi otterranno così rapidamente un diritto di soggiorno, senza dover percorrere una strategia d'asilo ordinaria. «È importante che i profughi possano partecipare alla vita sociale in Svizzera», sottolinea la consigliera federale Karin Keller-Sutter, «dovrebbero poter lavorare, e i loro figli andare a scuola».
Sempre più persone in arrivo - Sull'arco di due settimane, comunica il Governo, oltre due milioni di persone hanno lasciato l'Ucraina in direzione dello spazio Schengen, nel quale i cittadini ucraini possono entrare senza visto e muoversi liberamente per 90 giorni. Nel futuro prossimo potrebbero essercene fino a 15 milioni. Un crescente afflusso di persone che cercheranno rifugio in Svizzera è dunque da mettere in conto. Il 70% degli sfollati in arrivo sono donne, spiega Keller-Sutter.
Lavori adeguati alla formazione - A San Gallo, sottolinea il consigliere di Stato sangallese Fredy Fässler, sono già arrivati 750 rifugiati. «È un gran numero. È importante consentire a queste persone di condurre una vita quotidiana normale». L'idea è che «le persone possano essere attive professionalmente in lavori che corrispondono alla loro formazione», aggiunge Fässler. «È importante che non siano costretti a svolgere lavori a basso salario».
Per chi è esposto «a un grave pericolo generale» - Per poter offrire una protezione rapida e semplice, l'esecutivo ha dunque attivato per la prima volta lo statuto S, valido da domani. Esso consente di accordare protezione collettiva a un determinato gruppo di individui esposti a un grave pericolo generale, in particolare durante un conflitto. Tale statuto corrisponde in ampia misura alla soluzione adottata dagli Stati dell'Ue. Permette di conferire agli interessati un diritto di soggiorno di un anno, prorogabile, e prevede il ricongiungimento familiare.
Forte appoggio dai Cantoni - Già venerdì scorso, il Consiglio federale si era pronunciato a favore dell'attivazione dello statuto S, fermo restando l'approvazione dei Cantoni, che sono stati consultati questa settimana insieme ai comuni, alle città, alle istituzioni di soccorso e all'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (ACNUR). Il provvedimento è stato approvato a grande maggioranza.
Non solo ucraini - Oltre ai cittadini ucraini e ai loro familiari, riceveranno lo statuto S pure i cittadini di Stati terzi costretti a scappare a seguito dell'invasione russa, a condizione che prima della loro fuga fossero in possesso di un titolo di soggiorno valido in Ucraina e che un rimpatrio sicuro e durevole non sia possibile. Le persone che hanno già ottenuto protezione in un Paese dell'Unione europea non possono beneficiare dello statuto S.
Lavoro e scuola fin da subito - Il Consiglio federale ha inoltre apportato, a livello di ordinanza, qualche adeguamento allo statuto S definito nella legge sull'asilo, abolendo ad esempio il periodo d'attesa di tre mesi per l'esercizio di un'attività lucrativa e autorizzando l'attività indipendente. È garantito anche l'accesso completo al mercato del lavoro e all'educazione scolastica. «Si tratta comunque di una sfida, in quanto sono pochi i docenti che hanno conoscenze ucraine» afferma Fässler.
Il fattore linguistico - La Segreteria di Stato della migrazione (SEM) sta da parte sua vagliando con i Cantoni se occorrano misure per incentivare l'apprendimento delle lingue. I titolari di uno statuto S potranno tra l'altro viaggiare senza autorizzazione.
Partecipano all'odierna conferenza stampa:
Karin Keller-Sutter, consigliera federale e capo del dipartimento federale di giustizia e polizia
Landammann Marianne Lienhard, vicepresidente della Conferenza dei direttori cantonali della sanità
Fredy Fässler, presidente della Confederenza dei direttori cantonali di giustizia e polizia