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Compie 100 anni Rhapsody in Blue di George Gershwin, una composizione che ha cambiato la storia della musica.
È una mattina del 1924, circa dieci giorni dopo il capodanno, quando Gershwin raccoglie dallo zerbino della sua casa a Manhattan, all’angolo tra la Amsterdam Avenue e la 110° strada, l’Herald Tribune, che apre con stupore alla pagina degli spettacoli: Paul Whiteman annuncia, per il 12 febbraio, un concerto all’Aeolian Hall. Il programma comprenderà la prima esecuzione di una nuova sinfonia di George Gershwin, alla quale il musicista sta lavorando da tempo. Sorpresa e sgomento per il buon George, che si deve mettere subito al lavoro per partecipare con la Rhapsody in Blue a quel concerto, lungo e articolato in undici sezioni, che si sarebbe intitolato “Un esperimento nella musica moderna”.
Racconta a “Voi che sapete” (qui uno stralcio della puntata) il musicologo Paolo Prato: «Il concerto fu organizzato dal maestro di cerimonie Paul Whiteman, direttore d’orchestra tra i più celebrati del tempo, che sarebbe passato alla storia come il re del jazz. Whiteman aveva deciso di lanciare un esperimento nella musica moderna. L’evento si svolse alla Elian Hall di New York. Era situata sulla 43esima strada West, tra la 5ª e la 6ª. Oggi non esiste più. Era un evento con intenti divulgativi: portare al grande pubblico i nuovi suoni che stavano caratterizzando l’America in quel momento, suono rivestiti però di abiti classici, nel tempio della musica classica. È stato un esperimento coraggioso che prevedeva una composizione originale affidata al compositore emergente dell’epoca, George Ketchum, già piuttosto famoso per musical e canzoni e con un piede nella classica e un piede nelle musiche popolari - diremmo popular music - di cui il jazz era naturalmente il fiore all’occhiello».
Il compositore e pianista Enrico Pieranunzi ha tenuto venerdì 9 febbraio 2024 un concerto alla Camera dell’Auditorium Nacional de Musica. Dice: Rhapsody in Blue «è un oggetto notissimo, ma è anche un oggetto misterioso. Qualche sera fa è venuto uno spettatore e che con innocenza mi ha chiesto: “Ma insomma, questa Rapsodia in blu come si definisce? È un pezzo jazz classico?”. Ho risposto: i classici non lo considerano un pezzo jazz, i jazzisti non lo considerano un pezzo jazz. Questo è il vero punto, perché è un’operazione talmente ben riuscita e geniale di fusione. Secondo me c’è molto blues, ma bisognerebbe entrare troppo nel tecnico…». E ancora: «La forza di Rhapsody in blu sono i temi, che sono di un impatto assolutamente incredibile»… In ogni caso «rimane un pezzo a sé stante e forse la sua grandezza, il suo mito, è proprio nel fatto che è un pezzo indefinibile».