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La crisi del coronavirus non ha risparmiato nemmeno il comparto delle fusioni e delle acquisizioni aziendali: nel primo semestre ne sono state osservate 130, il 28% in meno dello stesso periodo dell'anno scorso.
Per tornare a valori così bassi bisogna risalire al 2010 (125 transazioni), sottolinea la società di revisione e consulenza KPMG in un cominciato odierno. Anche il valore dei "matrimoni" è sceso nettamente, passando da 87 miliardi a 28 miliardi; ed era dal primo semestre 2008, in piena crisi finanziaria, che non si registrava un volume così contenuto.
Nella prima parte del 2020 sono state portate a termine operazioni avviate prima che si diffondesse la pandemia: il secondo trimestre è stato logicamente meno attivo del primo. "Constatiamo che vi è un clima di enorme insicurezza sul mercato", commenta Timo Knak, responsabile delle cosiddette mergers and acquisitions (M&A) presso KPMG, citato nella nota. "Molte transazioni sono state sospese perché il potenziale di guadagno degli obiettivi di acquisizione e di fusione è diventato poco chiaro, a causa della particolare situazione. Allo stesso tempo, molti acquirenti sono impegnati ad affrontare problemi interni".
Alcune operazioni sono state rinviate anche per motivi organizzativi: ad esempio le restrizioni di viaggio globali e il confinamento in atto in molti paesi hanno rallentato negoziati internazionali già di per sé complessi. Un settore poco colpito dal rallentamento è stato però quello della tecnologia, dei media e delle telecomunicazioni: nel primo semestre 2020 il comparto ha rappresentato circa un quinto delle transazioni, contro il 13% di gennaio-giugno 2019.
KPMG prevede che sia il numero di transazioni che i volumi in gioco aumentino leggermente nella seconda metà dell'anno, a condizione che la situazione sul fronte Covid-19 non peggiori ulteriormente, generando ulteriore incertezza.