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I membri della Sezione svizzera di Amnesty International hanno respinto all’unanimità l’iniziativa sulle «naturalizzazioni democratiche» promossa dall’Udc che sarà sottomessa al giudizio popolare il prossimo 1. giugno. «Amnesty International non può accettare un’iniziativa che calpesta i valori fondamentali dell’organizzazione, le fondamenta della Costituzione federale e viola il diritto internazionale in vigore» ha affermato il Segretario generale della Sezione svizzera, Daniel Bolomey.
«Non possiamo accettare che un nome difficile da pronunciare, il fatto di indossare un copricapo, il colore della pelle o la religione diventino criteri decisivi per l’assegnazione della cittadinanza svizzera».
Non esiste un diritto assoluto alla naturalizzazione e Amnesty riconosce che in un certo numero di casi è del tutto giustificata una decisione di rifiuto alla richiesta di naturalizzazione.
Ma i criteri per un rifiuto devono essere rispettosi dei diritti umani di ciascun individuo e nessuno può venire discriminato a causa della sua origine, delle sue convinzioni, del suo sesso o dello status sociale.
Un processo decisionale democratico nonn costituisce una garanzia contro l'arbitrio e la disciminazione. Una procedura di ricorso è necessaria affinché tutti siano trattati in modo equo e imparziale, come prevede la Convenzione europea dei diritti umani.