Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/92383

<h2>SubmittedText<h2><p>Le famiglie contadine dei cosiddetti Paesi in sviluppo subiscono la pressione dei mercati mondiali, le oscillazioni dei prezzi e lo sfruttamento degli intermediari locali. Indebitamento, disoccupazione e miseria ne sono le conseguenze. Spesso vi sono poche alternative alla produzione agricola tradizionale, e tra queste figurano purtroppo anche la coltivazione di stupefacenti, la prostituzione, il lavoro minorile, la fuga verso le baraccopoli delle grandi città o l'emigrazione. Efficace strategia di lotta alla povertà, il commercio equo e solidale rappresenta per oltre un milione di persone una via d'uscita da questa spirale negativa. Offre infatti redditi regolari ai piccoli contadini dei Paesi in sviluppo stabilendo prezzi minimi per i loro prodotti e assicura condizioni di lavoro dignitose ai lavoratori delle piantagioni garantendo loro indumenti protettivi, vacanze pagate e forme di previdenza sociale.</p><p>La Confederazione deve perseguire in modo coerente l'obiettivo di ridurre la povertà formulato nell'ambito del messaggio sull'aiuto al sud 2009 a 2012, tenendone conto anche nell'ambito degli appalti pubblici e acquistando dunque prodotti del commercio equo e solidale. Potrebbe ad esempio comprare caffè e succo d'arancia per le mense del personale della Confederazione o capi d'abbigliamento in cotone per l'esercito.</p><p>A questo proposito domando al Consiglio federale:</p><p>1. Quali e quanti prodotti alimentari e tessili (cotone) acquista la Confederazione da Paesi in sviluppo?</p><p>2. Quale percentuale di ogni categoria di prodotti dispone di un certificato Max Havelaar o è conforme a standard equivalenti?</p><p>3. Prevede di aumentare la percentuale di prodotti del commercio equo e solidale? In caso affermativo, in che misura e con quali tempi?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1./2. L'acquisto di generi alimentari e di tessili è retto dalla legge federale sugli acquisti pubblici (LAPub; RS 172.056.1) e dalla relativa ordinanza (OAPub; RS 72.056.11). Di conseguenza, l'amministrazione è tenuta a promuovere un impiego economico dei fondi pubblici (art. 1 cpv. 1 lett. c LAPub). La presa in considerazione di criteri di sostenibilità è sostenuta anche dal Consiglio federale. Le condizioni quadro legali pongono però dei limiti alla considerazione di criteri del commercio equo che vanno oltre la sostenibilità. Occorre pertanto esaminare nel singolo caso se i criteri del commercio equo possono essere presi in considerazione.</p><p>Le statistiche attuali sugli acquisti non consentono di effettuare valutazioni dettagliate sull'esatta provenienza di beni, prodotti, materie prime e semilavorati. Al riguardo non sono nemmeno possibili affermazioni sulle percentuali di marchi e di altri certificati relativi al commercio equo.</p><p>Per quanto concerne i prodotti offerti nelle mense del personale si rimanda alla risposta del Consiglio federale del 10 giugno 2005 alla mozione Berberat 04.3494, "Prodotti del commercio equo nelle mense della Confederazione": le mense della Confederazione sono gestite da ditte indipendenti, che sono tenute a osservare le norme specifiche del settore e a seguire i principi imprenditoriali. Le ditte esercenti non sono però contrattualmente tenute a offrire una determinata percentuale di prodotti del commercio equo.</p><p>3. Nel quadro della sua strategia di sviluppo sostenibile (2002 e 2008) il Consiglio federale sostiene la domanda da parte dello Stato di beni, servizi e costruzioni che soddisfino elevate esigenze economiche, ecologiche e sociali sul loro intero arco di vita. L'applicazione di questa strategia si ripercuote anche sulla revisione in corso della legislazione sugli acquisti pubblici. L'avamprogetto di revisione totale della legge sugli acquisti pubblici (AP LAPub) prevede per gli offerenti che fabbricano i loro prodotti all'estero l'obbligo di garantire nel Paese di produzione le norme cogenti nazionali e internazionali di protezione dei lavoratori. Si richiede, inoltre, che gli offerenti si attengano almeno agli otto accordi di base dell'OIL, garantendo così uno standard minimo indipendentemente dalle regolamentazioni specifiche in vigore nei singoli Paesi. Per quanto riguarda l'ambito ecologico si prevede che gli offerenti che violano la propria legislazione sull'ambiente siano esclusi dalla procedura di aggiudicazione (art. 25 AP LAPub). Anche per quanto riguarda le regole sulle specificazioni tecniche e i criteri di idoneità e di aggiudicazione, il concetto di sostenibilità è confluito nell'avamprogetto. Esso prevede pertanto diversi strumenti che permettono un acquisto sostenibile; l'amministrazione non sarà però obbligata ad acquistare prodotti del commercio equo.</p><p>La Commissione degli acquisti pubblici della Confederazione ha istituito un gruppo di lavoro incaricato di elaborare un codice di condotta per gli acquisti sostenibili con l'obiettivo di elaborare raccomandazioni per gli uffici acquisti pubblici su come effettuare gli acquisti in maniera sociale ed ecologica.</p>  Risposta del Consiglio federale.