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Il settore turistico svizzero teme la reazione dei ricchi turisti provenienti dai paesi arabi dopo l'approvazione una settimana fa da parte dei ticinesi del divieto di portare il burqa. Il presidente dell'Usam Jean-François Rime ritiene invece che la decisione non avrà nessuna influenza.
"Questa minaccia è esagerata", spiega il consigliere nazionale UDC sul domenicale "SonntagsBlick". Non pensa che turisti dei paesi arabi diserteranno la Svizzera.
Il friburghese ha visto poche donne portare il burqa nei paesi arabi. "Per questo non credo che le turiste velate di questi paesi portino molti soldi in Svizzera. Burqa e niqab non sono un tema importante per l'economia, né un problema economico", ha aggiunto.
La direttrice della Federazione svizzera del turismo, Barbara Gisi, pensa esattamente il contrario e sullo stesso giornale afferma che "i turisti degli stati del Golfo persico si chiedono se devono venire in Svizzera in futuro", afferma preoccupata. "Un divieto nazionale del burqa potrebbe avere un impatto negativo", aggiunge. Secondo la federazione, gli arabi spendono particolarmente molti soldi in Svizzera.
Dopo l'accettazione da parte dei ticinesi dell'iniziativa popolare che chiede di inserire nella Costituzione cantonale il divieto della dissimulazione del viso nei luoghi pubblici adesso spetta all'Assemblea federale verificare se la norma cantonale è conforme alla costituzione federale. La procedura dovrebbe durare due anni.
SDA-ATS