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Le pareti del vulcano non sono andate distrutte, pur trattandosi della più forte eruzione negli ultimi 30 anni
NUKU'ALOFA - Dopo l'eruzione si sono verificati tsunami, l'onda d'urto scatenatasi dal vulcano è arrivata fino al Ticino e nemmeno le correnti elettriche nella ionosfera sono rimaste illese. Eppure ora i ricercatori hanno scoperto, con non poca sorpresa, che l'Hunga Tonga-Hunga Ha'apai è rimasto intatto.
Il 15 gennaio scorso si è verificata la più forte eruzione degli ultimi 30 anni. Secondo i ricercatori, la forza dell'evento, sarebbe dovuta essere tale da distruggere le pareti del vulcano sottomarino.
Eppure un team di ricercatori del National Institute for Water and Atmospheric della Nuova Zelanda ha recentemente scoperto che la struttura «sembra essere rimasta intatta».
Effetti drammatici sono stati tuttavia riscontrati sul fondale circostante. «Ci sono fango sabbioso fine e profonde increspature di cenere fino a 50 chilometri dal vulcano, con valli scavate ed enormi cumuli di sedimenti».
I ricercatori che sono riusciti a mappare la zona, nonostante sia ancora impossibile avvicinarsi alla bocca del vulcano in quanto è ancora in attività, hanno scoperto, «senza sorpresa», che fino a 15 chilometri dal punto in cui si è verificata l'eruzione non ci sono forme di vita.
Al fondo marino si sono aggiunti circa 6-7 chilometri cubi di materiale e sembrerebbe, ma resta ancora da confermare, che la profondità dell'acqua sopra la caldera sia aumentata notevolmente. Come riportato dalla Bbc, prima dell'eruzione tra il cratere e la superficie del mare c'erano circa 150-200 metri di acqua. Ora sembrerebbero almeno 800.