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50 anni di misura dei pollini in Svizzera
La misura continua delle concentrazioni di polline nell’aria è iniziata a Basilea nel 1969. Altre stazioni sono state installate in seguito su richiesta degli allergologhi, che necessitavano di dati per le diagnosi e il trattamento delle allergie in forte aumento nella popolazione. Questo compito è stato affidato a MeteoSvizzera nel 1993, la rete nazionale di misura del polline conta a tutt’oggi 14 stazioni.
Nel corso della seconda metà del 20° secolo le allergie al polline sono aumentate in modo considerevole nei paesi industrializzati, attualmente più del 20% della popolazione ne soffre. Per valutare l’esposizione al polline e permettere le diagnosi come pure i trattamenti alle allergie, gli allergologhi di tutte le regioni del Paese hanno messo in atto delle stazioni di misura e formato un gruppo di lavoro che è diventato la Società Svizzera di Aerobiologia.
I primi studi della presenza di polline nell’aria nel nostro Paese risalgono ai lavori di H. Bodmer (1921) e di W. Lüdi e V. Careschi (1936). Erano realizzati utilizzando dei sensori passivi. È stata la signora Dr. Ruth M. Leuschner (Fig. 2) che ha messo in funzione il primo sensore volumetrico a Basilea il 1° marzo 1969 strumento che è stato il prototipo per lo sviluppo di altri che sono stati in seguito installati a Davos nel 1972, a Ginevra nel 1979 e a Zurigo nel 1981. Le misure si effettuano ancora oggi sulle 14 stazioni che fanno parte della rete dal 1997 (Fig. 1).
Dal 1993 la rete di misura del polline è stata affidata a MeteoSvizzera, che ha sviluppato i metodi di previsione del polline e la diffusione delle informazioni polliniche. Ha ugualmente giocato un ruolo importante nella messa in moto della lotta contro l’ambrosia, una pianta invasiva il cui polline è molto allergenico. La lunga serie di dati permettono di studiare l’evoluzione delle concentrazioni di polline nell’aria e di metterle in relazione con i parametri meteorologici e climatologici.
Cambiamenti visibili
50 anni di osservazioni del polline a Basilea costituiscono una delle più lunghe serie di misure del polline al mondo. Queste sono molto importanti per mettere in evidenza l’evoluzione a lungo termine delle concentrazioni di polline nell’aria. Per ogni specie di pianta anemogama (il cui polline è trasportato dal vento), i cambiamenti possono essere osservati da una parte nella stagionalità (le date dell’inizio e della fine della fioritura) e dall’altra nell’abbondanza del polline nell’aria.
Il momento dell’inizio della fioritura è principalmente influenzato dalla temperatura nel corso dei due mesi precedenti. La Fig. 3 mostra la stretta relazione fra l’inizio della stagione pollinica della betulla e la temperatura media in febbraio e marzo.
Cambiamenti nella stagionalità
A Basilea è la stagione del polline di nocciolo che ha subito il maggior cambiamento : inizia 24 giorni più precocemente rispetto a 50 anni or sono, in media attorno al 20 gennaio, invece che verso la metà di febbraio, come all’inizio delle misure. Le stagioni polliniche della betulla e delle graminacee cominciano, esse, 10 giorni prima (Fig. 4). È interessante notare che la durata di queste stagioni varia per ogni tipo di polline. La durata della stagione del polline di nocciolo si è allungata, poiché inizia prima e la data della fine non è cambiata. La durata della stagione del polline della betulla è rimasta in media la stessa, anche se ci sono variazioni da un anno all’altro, perché inizia prima ma termina anche prima. La stagione delle graminacee si è nettamente accorciata. Questo è illustrato dalla data dell’ultimo giorno in cui sono misurate delle concentrazioni moderate di polline di graminacea. La causa di questo cambiamento potrebbe tuttavia non avere origine climatiche ma piuttosto risiedere nei cambiamenti delle pratiche agricole e dell’estensione delle zone abitate.
Cambiamenti nell’abbondanza di polline
L’intensità della stagione del polline di graminacea non ha subito evoluzione nel corso degli anni, se si considera il numero di giorni in cui se ne sono state misurate forti concentrazioni. Dal 1990, una riduzione del numero è stato anzi osservato (Fig. 5).
L’evoluzione delle concentrazioni del polline di alcune altre erbacee è ancora più estrema: il polline di acetosa, di piantaggine e di artemisia (assenzio) sono fortemente diminuite nelle misure nel corso dei 50 ultimi anni. Non si osservano praticamente più giorni con forti concentrazioni di questo tipo di polline nella città di Basilea. Anche qui bisogna ricercare le cause di questa riduzione nell’estensione della zona costruita, l’intensificazione dell’agricoltura e la diminuzione delle superfici occupate da prati e piante ruderali.
Per quel che concerne il polline degli alberi, la situazione è totalmente diversa. Tutte le specie mostrano un aumento. Il numero di giorni con delle concentrazioni forti di polline di nocciolo, ontano, frassino e platano è considerevolmente aumentato. La quercia e il faggio mostrano pure loro un aumento significativo. La betulla e il carpine mostrano ugualmente una tendenza all’aumento, ma in ragione delle variazioni da un anno all’altro, questa non è statisticamente significativa. Diverse ragioni possono essere addotte all’aumento della quantità dei pollini degli alberi. Con il rialzo delle temperature la crescita degli alberi è favorita, purché ci sia sufficientemente acqua disponibile nel suolo. Concentrazioni più elevate di CO2 favoriscono ugualmente la crescita vegetale. Inoltre l’attività umana influenza ancha l’intensità dell’emissione del polline, per esempio selezionando le specie piantate e permettendo l’estensione delle superfici boschive nel corso degli ultimi 50 anni.