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<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1.I negoziati relativi a un accordo multilaterale sugli investimenti (AMI) sono stati decisi nel 1995 dai ministri degli Stati membri dell'OCSE. Il tema centrale degli stessi è la non discriminazione (principio del trattamento nazionale e clausola della nazione terza più favorita). In un mondo sempre più interdipendente, nel quale gli Stati si sforzano di attirare gli investimenti esteri, non è generalmente opportuno trattare questi ultimi in modo meno favorevole degli investitori nazionali. Sin dall'inizio è apparso tuttavia chiaro a tutte le parti contraenti che il principio della non discriminazione non poteva essere applicato in modo assoluto. Per questo motivo, l'AMI conferisce alle parti contraenti la possibilità di formulare riserve nazionali a tale principio. L'AMI prevede inoltre alcune eccezioni generali che consentono agli Stati contraenti di distanziarsi dal principio della non discriminazione (ad es. per motivi di sicurezza nazionale, ordine pubblico, cultura). I negoziati si trovano ora in una fase molto avanzata. Sul principio della non discriminazione nelle sue diverse sfaccettature non vi sono praticamente più divergenze d'opinione e anche le singole parti contraenti hanno già presentato le loro liste provvisorie per le riserve nazionali. Attualmente i negoziati mirano a determinare se le riserve dei vari Paesi sono, per quanto concerne il numero e la portata economica, più o meno equivalenti. Sono ancora aperte sia la questione relativa alla portata esatta delle eccezioni generali, soprattutto per quanto attiene alle attività economiche legate alla cultura, sia singole questioni in merito alla procedura di composizione delle controversie. Non del tutto risolte sono altresì le eccezioni a favore degli accordi per l'integrazione economica regionale (UE) e la questione riguardante gli effetti delle misure di boicottaggio nei confronti degli investitori nei Paesi terzi (legge Helms-Burton degli Stati Uniti).</p><p></p><p>2.Per quanto riguarda il processo di formazione delle opinioni a livello OCSE, occorre sottolineare che ai negoziati partecipano tutti gli Stati aderenti a detta organizzazione. Ad essi si aggiungono numerosi Paesi in via di sviluppo o Paesi soglia, in particolare dell'Asia e dell'America latina, che seguono i negoziati in qualità di osservatori e che hanno così la possibilità di far affluire le loro considerazioni nel processo di formazione delle opinioni. Con altri Paesi in via di sviluppo desiderosi di aderire all'accordo vi è un dialogo continuo che consente di tenere conto delle loro esigenze. Sia i datori di lavoro che i lavoratori vengono regolarmente consultati sulle questioni che li riguardano da vicino, attraverso i loro rappresentanti presso l'OCSE (TUAC e BIAC). Contatti di questo tipo sono intrattenuti anche con i rappresentanti di altre organizzazioni non governative (ONG).</p><p></p><p>Per quanto riguarda il processo di formazione delle opinioni a livello svizzero, l'Ufficio federale dell'economia esterna (UFEE), responsabile dei negoziati, ha costituito, sin dall'inizio dei lavori, un gruppo di contatto che riunisce regolarmente, oltre ai Dipartimenti federali interessati, anche le organizzazioni mantello dell'economia, i sindacati e altre ONG. Periodicamente, i negoziati sono anche oggetto di discussione in seno alla Commissione consultiva di politica economica esterna. Le Camere federali vengono a loro volta tenute al corrente mediante i rapporti del Consiglio federale sulla politica economica esterna. Inoltre, le Commissioni di politica esterna delle due Camere vengono consultate in occasione di sedute speciali. I contatti con i Cantoni sono curati dai delegati cantonali all'informazione nonché, se necessario, dal Comitato direttivo della Conferenza dei governi cantonali.</p><p></p><p>3.Era previsto di concludere i lavori in occasione della riunione del Consiglio dei Ministri dell'OCSE del 27 e 28 aprile del 1998. Non sarà tuttavia possibile rispettare questo termine, per cui i negoziati proseguiranno ancora almeno sino all'autunno 1998, a condizione però che i Ministri OCSE prolunghino l'attuale mandato negoziale.</p><p></p><p>4.La delegazione svizzera ha già messo a disposizione delle cerchie interessate il primo progetto per un accordo multilaterale sugli investimenti, vale a dire la versione dell'inizio 1997 contenente ancora numerose questioni aperte. Nel frattempo l'Ufficio federale dell'economia esterna ha messo a disposizione dell'autore dell'interpellanza l'attuale progetto. Le cerchie interessate hanno sempre potuto disporre dei vari progetti.</p><p></p><p>5.La delegazione svizzera ai negoziati AMI è stata designata dal Consiglio federale ed è diretta dall'Ambasciatore M. Baldi, vicedirettore dell'Ufficio federale dell'economia esterna. Alla recente riunione dei viceministri degli Stati OCSE (16 e 17.2.1998) la Svizzera è stata rappresentata dal Segretario di Stato F. Blankart. La delegazione svizzera si compone di rappresentanti dell'Ufficio federale dell'economia esterna e del Dipartimento federale degli affari esteri (UFAE). A seconda degli argomenti trattati, essi sono affiancati da rappresentanti di altri Uffici federali (per es. dall'UFSEL per questioni attinenti al diritto del lavoro, dall'UFAFP per questioni ambientali, dall'IPI per questioni relative alla proprietà intellettuale, dall'AFC per questioni fiscali).</p><p></p><p>6.Il previsto accordo è di grande importanza per le imprese svizzere, in particolare per le PMI. Esso apre loro nuove possibilità di mercato e garantisce loro una maggiore sicurezza giuridica. Grazie al suo orientamento liberale, esso si inserisce ottimamente negli attuali sforzi intesi a migliorare la piazza economica svizzera. Gli investitori stranieri forniscono alla nostra economia non solo capitale, know-how nel campo della gestione e nuove tecnologie bensì contribuiscono in modo rilevante alla creazione di nuovi posti di lavoro.</p><p></p><p>La delegazione svizzera si adopera affinché venga elaborato un accordo che non sia soltanto liberale bensì anche sostenibile sotto l'aspetto sociale e ambientale. La Svizzera figura d'altronde fra i Paesi che, sin dall'inizio, si sono impegnati affinché l'AMI tenesse conto di vari aspetti legati alla protezione dell'ambiente e alle norme sociali. Questi sforzi hanno consentito, in particolare, di mettere a punto delle disposizioni, accettate ormai da quasi tutti i Paesi, che vietano agli Stati contraenti di allentare le loro prescrizioni ambientali o le loro norme sociali al fine di attirare gli investimenti stranieri.</p><p></p><p>L'atteggiamento progressista adottato fin dall'inizio dei negoziati dalla Svizzera in materia di ambiente e di norme sociali è stato ribadito con tutta chiarezza dal segretario di Stato F. Blankart in occasione della recente riunione dei viceministri degli Stati partecipanti ai negoziati. Questo fermo atteggiamento da parte della Svizzera si manifesta anche quando chiede con insistenza, e ciò dopo i colloqui esplorativi organizzati in vista dell'AMI, che vengano acclusi al futuro accordo i principi direttivi dell'OCSE all'attenzione delle imprese multinazionali, principi che hanno dato prova della loro efficacia (essi comprendono capitoli dettagliati riguardanti i rapporti tra i partner sociali e il comportamento nei confronti dell'ambiente).</p><p></p><p>Per quanto concerne le attività economiche inerenti alla cultura, bisogna sottolineare che la Svizzera ha già annunciato diverse riserve nazionali nel settore audiovisivo (leggi federali sul cinema e sulla radio e la televisione). Queste riserve potrebbero essere ridotte o anche ritirate prima della fine dei negoziati se la natura e la portata dell'eccezione culturale generale tuttora in discussione lo permette.</p><p></p><p>7.La risposta a questa domanda scaturisce dalle risposte alle domande 2, 5 e 6. In questo contesto occorre respingere il rimprovero mosso dai media, secondo cui il futuro AMI priverà gli Stati del loro diritto sovrano di dotarsi di nuove norme ambientali e sociali. I Paesi partecipanti all'AMI resteranno liberi di legiferare e di perseguire i propri obiettivi nazionali nei campi del diritto ambientale e sociale o in qualsiasi altro campo. L'AMI avrà il compito di evitare che le politiche o le normative nazionali in questione forniscano pretesti per discriminazioni abusive.</p>  Risposta del Consiglio federale.