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È depresso e quindi non può essere rispedito in Iraq. Il Tribunale amministrativo federale (Taf) ha accolto il ricorso presentato dal signor Massimiliano Minì di Sos Ticino per conto di un cittadino iracheno che la Segreteria di Stato della migrazione (Sem) aveva deciso di rinviare al suo paese.
L’uomo, di etnia curda, era arrivato a Chiasso il 7 agosto scorso e aveva depositato una domanda d’asilo il giorno seguente. Allora aveva spiegato di essere espatriato a causa di “alcune problematiche consequenziali ad una relazione amorosa svoltasi all’insaputa delle rispettive famiglie”. Insomma, non esattamente un rifugiato politico…
Ecco che quindi l’iracheno ha furbescamente pensato di giocare la carta della malattia mentale. Già il 14 agosto è stato ricoverato all’Osc di Mendrisio, dove dopo una settimana gli è stato diagnosticato “un episodio depressivo grave con suicidalità attiva”. Gli sono stati quindi stati somministrate dosi giornaliere di Nozinan, Valium, Trittico e Quetiapine. Inoltre è stato preso in carica da uno psichiatra.
Il 2 ottobre la Sem ha comunque deciso di respingere la domanda d’asilo e di chiedere l’allontanamento dell’uomo, ritenendo che fosse “in buona salute”. Ma l’iracheno, tramite il signor Minì di Sos Ticino, ha presentato ricorso e ha ottenuto ragione al Taf. I giudici hanno bacchettato la Sem, sostenendo che avrebbe dovuto meglio delineare i problemi medico-psichiatrici del ricorrente. La Sem dovrà quindi rivalutare la situazione ed emanare una nuova decisione.