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Il cimitero, dal lat. tardo coemeterium e dal greco koimētērion, che significa "dormitorio", è un luogo adibito alla sepoltura dei morti (Riti funerari) contraddistinto da un'aura particolare. Nella tarda antichità e nell'alto ME i defunti venivano inumati prevalentemente nelle necropoli o nelle chiese, come attestano reperti archeologici rinvenuti a Sion (Sous-les-Scex) e a Coira (S. Stefano). In epoca carolingia la sepoltura ad sanctos, vale a dire in prossimità di altari con reliquie, divenne una pratica corrente; da allora chiesa e cimitero sono strettamente connessi. Dai santi ci si aspettava l'intercessione nel giorno del Giudizio universale. Mentre nell'antichità le necropoli erano ubicate fuori dalle città, nel tardo ME la chiesa e il cimitero erano situati all'interno degli insediamenti. Chiesa e cimitero sorgevano su terreni consacrati e godevano dell'immunità, non sottostavano cioè al potere secolare. I defunti venivano seppelliti soprattutto nei campisanti delle chiese parrocchiali; sono però attestati anche cimiteri regolari collocati presso cappelle filiali di campagna. I conventi avevano il diritto di inumare laici accanto ai morti appartenenti al loro ordine; di regola anche gli ospedali e i cronicari disponevano di propri campisanti.
Dell'impianto cimiteriale faceva parte un'alta croce - nel cui piede talvolta venivano custodite delle reliquie - che segnalava la sovranità cristiana sul luogo. Il perimetro del cimitero era delimitato da un recinto o da un muro e una griglia orizzontale posta sul suolo (in lat. curifraga, "spezza gambe"; in svizzeroted. Gätteri) impediva l'accesso agli animali. Spesso i cimiteri, risp. i muri di cimiteri e chiese, venivano decorati con raffigurazioni del monte Calvario e della danza macabra o da un S. Cristoforo più grande del vero. I cimiteri tardomedievali comprendevano inoltre ossari, lampade votive, acquasantiere e cassette delle elemosine ed erano luoghi animati, dove si esercitava la giustizia, si allestivano mercati, si ballava e suonava. Non di rado il piano superiore degli ossari serviva da granaio, mentre le mura di cinta rafforzate fungevano da punto di appoggio militare (a Muttenz, ad esempio). I cimiteri del tardo ME e dell'epoca moderna presentavano una spiccata Topografia sociale, come attestano, ad esempio, i piani del camposanto di Svitto, nei quali si rileva una forte presenza di tombe gentilizie numerate, mentre gli ab. privi di diritto alla tomba risultano sepolti in posizione discosta. Luoghi di sepoltura appartati erano inoltre attribuiti a poveri, stranieri, boia, suicidi e giustiziati.
La Riforma modificò radicalmente il culto dei morti. I segni commemorativi e gli ornamenti tombali dovettero essere rimossi dai cimiteri e in parte anche dall'interno delle chiese. Di fatto, il tentativo dei riformatori di separare le chiese dai campisanti e di costruire nuovi cimiteri all'esterno del villaggio ebbe scarso successo, ma nel XVI sec. il propagarsi delle epidemie, in particolare di peste, condusse in singoli casi all'edificazione di cimiteri fuori dagli abitati. La riorganizzazione del camposanto della Hofkirche di Lucerna, bruciato nel 1633, segnò un'importante tappa nello sviluppo della cultura cimiteriale sviz. in quanto le tombe dei notabili erano integrate in una serie di arcate. Nel XVII sec. nelle regioni rif. della Svizzera riapparvero i monumenti funerari dei membri del patriziato cittadino. L'Illuminismo produsse grandi cambiamenti in entrambi gli schieramenti confessionali. Sotto l'influsso delle riforme attuate in Francia e Austria, molte città sviz. collocarono per motivi di igiene i cimiteri fuori dalle mura.
Dalla seconda metà del XIX sec., sotto l'influsso inglese, anche in Svizzera si realizzarono cimiteri basati su un'organizzazione a parco, la cui pianificazione era affidata ad architetti paesaggisti, a igienisti e urbanisti. Ne costituiscono un esempio i cimiteri di Kannenfeld e di Wolf a Basilea (1868 risp. 1872), il cimitero centrale di Sihlfeld a Zurigo (1877) e di Bois-de-Vaux a Losanna (1919). A Sciaffusa (1914) e a Davos (1918) furono creati "cimiteri silvestri" ispirati alle idee di Hans Grässel, di Monaco. Poiché il suo modello non corrispondeva alla concezione tradizionale di una comunità di vivi e di morti, Grässel cercò di ovviare a questa mancanza con rimandi al linguaggio simbolico cristiano dell'alto ME e all'Heimatstil ted. La rigorosa disposizione geometrica dei cimiteri che si è affermata dopo la prima guerra mondiale è andata attenuandosi a partire dagli anni 1980-90. Al tempo stesso è stato riconosciuto il valore architettonico, paesaggistico, artistico e sociale dei cimiteri del XIX e XX sec. Per questo motivo è stato avviato anche in Svizzera un inventario dei cimiteri, sfociato nell'elaborazione di adeguate misure di tutela in seno alla conservazione dei monumenti storici.
In tempi recenti, si è rafforzata la tendenza da un lato a preferire sepolture semianonime in tombe collettive, dall'altro ad attribuire maggiore importanza all'individualismo nei riti funebri, negli ornamenti e nella forma delle tombe. La società multiculturale esige una revisione della legislazione sui cimiteri e sulla sepoltura, che risale all'epoca del Kulturkampf. A Berna e in altre grandi città sviz., ad esempio, per i defunti musulmani vengono al momento allestiti cimiteri orientati verso la Mecca. In caso di Cremazione, il diritto sviz. non impone la collocazione delle ceneri dei defunti in un cimitero e ne consente la conservazione in un colombario privato.
Gli impianti cimiteriali inseriti in un contesto naturale godono di crescente popolarità. Il cosiddetto progetto Friedwald (foreste di pace) di Mammern è già protetto da un brevetto. Le ceneri vengono deposte fra le radici di un albero di bosco e così reintrodotte nel ciclo naturale. In questi cimiteri privati vengono rispettati desideri individuali che nei cimiteri pubblici restano un tabù, come ad esempio l'inumazione insieme ai propri animali domestici. Nell'ultimo decennio, a partire dagli Stati Uniti e dal Canada, sono nati in Internet cimiteri e spazi commemorativi virtuali, aperti dunque a una fruizione globale.
Bibliografia
– B. Happe, Die Entwicklung der deutschen Friedhöfe von der Reformation bis 1870, 1991
– M. Illi, Wohin die Toten gingen, 1992
– A. Hauser, Tod, Begräbnis und Friedhöfe in der Schweiz 1700-1990, 1994
– AA. VV., Sterben in Schwyz, 1995
– Last minute, 1999
– G. Brandys, Nécrobiopolis, mem. lic. Neuchâtel, 1999
– S. Burkhalter, La question du cimetière musulman en Suisse, 1999
– C. Krüger (a cura di), Kultur des Erinnerns, 2001
Autrice/Autore: Martin Illi / sma