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Il mandato d'arresto internazionale per il presidente Vladimir Putin è oggi sul tavolo del Parlamento europeo
STRASBURGO - «Il fatto che la Corte penale internazionale (Cpi, ndr) abbia definito crimini di guerra gli atti di deportazione forzata illegale e trasferimento di bambini ucraini come base per i primi mandati di arresto dall'inizio dell'invasione russa, mostra sia l'urgenza che la gravità attribuite alla questione». Lo ha detto la vice presidente della Commissione europea, Vera Jourova, intervenendo in plenaria al Parlamento europeo in un dibattito sul mandato d'arresto spiccato dalla Cpi nei confronti del presidente russo, Vladimir Putin.
«Gli incidenti individuati dall'Ufficio del Procuratore della Cpi su cui si basano i mandati d'arresto includono la deportazione di almeno centinaia di bambini prelevati da orfanotrofi e case di cura. In molti casi sarebbe seguita l'adozione di questi bambini da parte dei russi» ha spiegato Jourova, aggiungendo che secondo il procuratore «questi atti dimostrano l'intenzione di allontanare definitivamente i bambini dal proprio paese».
La vice presidente ha ricordato, inoltre, l'iniziativa congiunta di Commissione europea e Polonia, in collaborazione con l'Ucraina, che mira a far ritornare i bambini ucraini deportati in Russia. «Il punto di partenza - ha aggiunto - sarà una conferenza per raccogliere le pressioni internazionali al fine di prendere tutte le misure possibili per stabilire dove si trovano questi bambini e riportarli a casa».
«Secondo la piattaforma ucraina Children of War, finora solo 361 bambini sono tornati in Ucraina», ha proseguito la vice presidente, auspicando l'avvio di «un meccanismo di rimpatrio».