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Da editorialista e direttore del Guangming Daily aveva aiutato il mondo a conprendere la Cina
PECHINO - Dong Yuyu, noto ex editorialista e direttore del Guangming Daily, una delle testate di punta del Partito comunista cinese, è stato accusato di spionaggio per le interazioni avute con diplomatici e accademici giapponesi e statunitensi. Lo ha riferito la sua famiglia, commentando pubblicamente per la prima volta la vicenda, a più di un anno dall'arresto di febbraio 2022 suo e del diplomatico nipponico con cui stava pranzando in un ristorante nel centro di Pechino.
Sulla vicenda, che diede il via ad aspre tensioni con Tokyo, i familiari di Dong, 61 anni, hanno respinto le accuse. In sua difesa è intervenuto, tra gli altri, anche il National Press Club di Washington, ricordando che il giornalista aveva cominciato a lavorare per il Guangming Daily nel 1987.
«Era ben noto a molti giornalisti e diplomatici occidentali, ha collaborato con il New York Times e ha vinto molti premi e borse di studio completate in Giappone e negli Usa», si legge in una nota. Attraverso il suo lavoro, Dong «ha aiutato il mondo ad avere una migliore comprensione della Cina e ha riportato con sé da Giappone e da Stati Uniti una comprensione della vita in quei Paesi: un giornalista con un ottimo curriculum e queste azioni contro di lui non incoraggiano una percezione positiva della Cina. Esortiamo il governo a rilasciare Yuyu e a far cadere le accuse contro di lui».
Per decenni Dong, ha scritto invece il New York Times, ha regolarmente incontrato stranieri, inclusi diplomatici e giornalisti, in parte per dare conto della sua attività di scrittore. «Ma ora le autorità stanno osservando quelle interazioni come prova che stava lavorando come agente straniero, potenzialmente per il Giappone o gli Stati Uniti, secondo la famiglia di Dong». Dalla salita al potere del presidente Xi Jinping, queste interazioni hanno alimentato sospetti e diffidenze «nei confronti dei Paesi stranieri e soprattutto occidentali», viste come dirette a minare la Cina. Allo stesso tempo, «è stato praticamente eliminato lo spazio per visioni liberali come quella di Dong, in parte descrivendole come un altro sintomo d'ingerenza straniera».