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«L’abilità politica è l’abilità di prevedere quello che accadrà in futuro. E di essere così abili, più tardi, da spiegare perché non è accaduto.» Citando Winston Churchill, il Consigliere federale Alain Berset ha esordito con una retrospettiva il suo esposto sul progetto di riforma «Previdenza per la vecchiaia 2020», durante l’Annual Dinner di Avenir Suisse. Il fatto che tutte le riforme delle pensioni degli ultimi 15 anni siano fallite è principalmente dovuto al loro carattere puntuale. Delle azioni isolate, come la riduzione del tasso di conversione o l’armonizzazione dell’età pensionabile per gli uomini e le donne, hanno permesso troppe manovre tattiche da parte degli oppositori politici. Bisogna dunque cambiare strategia. In questo senso, il Consiglio federale ha elaborato consapevolmente un pacchetto di misure includendo il primo e il secondo pilastro per la «Previdenza per la vecchiaia 2020». Questo insieme favorirebbe nuovi compromessi politici. La Svizzera molto semplicemente non può permettersi altri 15 anni di immobilità.
Oltre il periodo della legislatura
Secondo Alain Berset, l’appellativo «Previdenza per la vecchiaia 2020» ha un doppio significato. Da una parte, esso rappresenta una spada di Damocle. A partire dal 2020 al più tardi – tutti i modelli di previsione sono unanimi –, la pressione finanziaria sulle istituzioni di previdenza aumenterà drasticamente a causa dell’invecchiamento della popolazione. Senza riforme, il deficit annuale ammonterà nel 2030 a 8-10 miliardi di franchi soltanto per l’AVS. D’altra parte, la «Previdenza per la vecchiaia 2020» è un messaggio destinato al mondo politico che sottolinea la necessità di uno sguardo oltre il periodo della legislatura, anche se un’applicazione più rapida di questa riforma sarebbe benvenuta. Secondo Alain Berset il progetto dovrebbe idealmente essere sottomesso al Parlamento prima della fine del 2014.
«Per quale motivo è così fiducioso?» ha chiesto Gerhard Schwarz. Infatti, il popolo sovrano non ha mai dimostrato particolare apprezzamento per i pacchetti di riforme. Il 66 % dei votanti ha ad esempio rifiutato il pacchetto fiscale. Jérôme Cosandey ha ugualmente criticato alcuni aspetti della riforma. Egli si chiede se quest’ultima non sia troppo generosa – in particolar modo con la compensazione per gli over 40 anni di una riduzione del tasso di conversione LPP o con il miglioramento del livello delle prestazioni previsto per i redditi medio – bassi – e, d’altra parte, troppo lenta.
Meglio un cambiamento qualsiasi che l’immobilità
Il Consiglio federale, ha risposto Alain Berset, ha un solo e unico obiettivo: sconfiggere l’inamovibilità in materia di riforme. In caso contrario, i problemi potrebbero raggiungere una grandezza considerevole. È perciò indispensabile elaborare un pacchetto di misure equilibrato e interrogare tutti gli attori coinvolti, cantoni compresi. Alain Berset ha inoltre precisato che alcuni parametri considerati fondamentali, come l’età pensionabile, hanno soltanto un’importanza relativa poiché poco rappresentativi della realtà. Oggi in Svizzera gli uomini vanno in pensione mediamente a 64,1 anni, e le donne a 62,6. È dunque importante stimolare la motivazione dei cittadini affinché vogliano e possano restare volontariamente più a lungo nel mondo del lavoro. L’aumento dei contributi dai 55 anni non sarebbe dunque d’aiuto. Alain Berset ha inoltre spiegato per quale motivo secondo lui il finanziamento parziale della riforma attraverso l’aumento dell’IVA sarebbe la meno peggio delle soluzioni, sicuramente migliore dell’aumento dell’imposta sul reddito o dei contributi sociali. In effetti, si tratterebbe di mantenere la pace sociale nel paese. Per quanto concerne il calendario, il Consigliere federale riconosce che le negoziazioni intensive che accompagnano la stesura di una riforma richiedono diverso tempo, ma che il sistema politico svizzero, nel quale il popolo ha l’ultima parola, rende questo fastidioso processo inevitabile.
«Un buon film deve essere girato fino alla fine, altrimenti è di pessima qualità», ha dichiarato Alain Berset, il quale è pure a carico della promozione del cinema all’interno del suo dipartimento. Il capo del DFI ha dato l’impressione di aver redatto il proprio scenario sulla «Previdenza per la vecchiaia 2020» con una spiccata cura per i dettagli. Vi è ancora da scoprire se tutti, l’équipe di realizzazione, gli attori e soprattutto i produttori, saranno pronti ha girare il film fino alla fine, con lo scopo di riunire una maggioranza dei votanti. A diverse riprese, Alain Berset ha fatto capire che questo è il suo obiettivo principale, e che è in tal senso ancora disposto ad apportare alcune modifiche allo scenario.