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KUALA LUMPUR - Si è concluso con una condanna il terremoto giudiziario che dalla Malesia arrivò fino in Ticino, nel 2016, innescando la fine della Banca della Svizzera italiana (Bsi). L'ex premier del paese asiatico, Najib Razak, è stato dichiarato colpevole oggi di tutte le accuse mosse nei suoi confronti nel primo processo per lo scandalo multimiliardario del fondo sovrano malese 1MDB.
«In conclusione, dopo aver valutato tutte le prove in questo processo, ritengo che l'accusa abbia dimostrato con successo il caso», ha detto il giudice Mohamad Nazlan Mohamad Ghazali all'Alta corte di Kuala Lumpur. L'ex primo ministro rischia ora decenni di carcere.
Nel luglio del 2018, Razak - che venne sconfitto alle elezioni del maggio di quell'anno - venne incriminato con tre capi di accusa per abuso di fiducia nell'ambito dell'inchiesta sull'appropriazione indebita e il riciclaggio di denaro relativi al fondo, dal quale sparirono 4,5 miliardi di dollari dal 2009. Una buona parte dei soldi finirono su conti svizzeri, e per la precisione a Lugano. Per la vicenda sono già stati indagati e condannati alcuni ex quadri di Bsi.
Ciascuno dei capi di accusa prevede una pena massima di 20 anni di reclusione. L'ex premier non ha mai negato di aver ricevuto 700 milioni di dollari su conti bancari a lui intestati provenienti da enti controllati dal fondo, puntando il dito contro un presunto "sabotaggio politico" ed insistendo sul fatto di non avere mai utilizzato fondi governativi per scopi personali.