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Nel 1815 la Svizzera è stata ufficialmente riconosciuta neutrale. Questa neutralità, a seguito di svariati dibattiti, è evoluta nel tempo, convergendo verso un significato più giusto e coerente del termine. Ma possiamo dire di avere raggiunto il nostro obiettivo?
Ogni anno istituti finanziari svizzeri come la Banca Nazionale o le casse pensioni finanziano con miliardi di franchi la produzione di materiale bellico nel mondo: soldi pubblici vengono usati per sostenere direttamente la costruzione di armi che poi causano distruzione, morti, inquinamento e fughe. La nostra neutralità non ha mai toccato la piazza finanziaria svizzera. Questo è semplicemente vergognoso e inammissibile e va fermato votando un chiaro sì all’iniziativa popolare «Per il divieto di finanziare i produttori di materiale bellico».
Chi investe nel settore bellico lucra di fatto sulla distruzione e le sofferenze causate dalle guerre. Questa pratica ipocrita del nostro sistema fa sì che l’1% più ricco si arricchisca ancor più, a scapito di vite umane, povertà e sofferenza. Inoltre, la guerra ha un grande impatto ambientale e contribuisce ingentemente alla crisi climatica, a causa per esempio dell’alterazione di paesaggi urbani e rurali, della degradazione di ecosistemi e della perdita di specie. Le macchine da guerra e la produzione di esse causano molto inquinamento ed emissioni di gas serra. Basti pensare che un F/A-18, in un minuto di volo, consuma più di 80 litri di carburante (4850 litri all’ora) ed emette più di 200 kg di CO2 (12 220 kg all’ora). Investire nel settore bellico significa dunque contribuire ingentemente alla distruzione del pianeta e lucrare sul futuro delle prossime generazioni. Per lottare contro i cambiamenti climatici è essenziale che la piazza finanziaria non si orienti verso settori come quello bellico, ma verso investimenti sostenibili, che sono comunque economicamente molto vantaggiosi e in grande crescita e non speculano sul futuro del pianeta. Inoltre, per affrontare i cambiamenti climatici è d’importanza primaria agire su chi veramente causa tonnellate di emissioni di gas serra, come per esempio le banche, che causano 22 volte più emissioni della popolazione svizzera, in modo da non far pesare troppo il problema sulle tasche di tutti gli individui.
Un’ulteriore questione per cui bisogna sostenere l’iniziativa è quella delle cause di migrazione. Finanziando la produzione di materiale bellico si incentivano le guerre e con esse i rifugiati di guerra. Una politica migratoria che auspichi a perdurare deve agire sulle cause della fuga di milioni di persone: è incoerente e malfunzionante voler limitare l’immigrazione di massa senza andare a capo del problema. Attualmente la piazza finanziaria svizzera è responsabile di incentivare i conflitti e la migrazione e questo va cambiato!
L’iniziativa propone un miglioramento a due enormi problemi della nostra società moderna, la crisi climatica e le migrazioni, non proponendo una politica volta a pesare sugli individui ma agendo sulle vere cause di essi, come per esempio gli investimenti in settori per nulla sostenibili da parte della piazza finanziaria svizzera.
Per questi e altri motivi, è necessario votare sì all’iniziativa!
Siro Fadini, membro di Comitato della Gioventù Socialista Ticino