Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01071.jsonl.gz/1404

Il Parlamento federale ha deciso durante la scorsa sessione di dicembre di consentire l’acquisto di nuovi aerei militari per un importo massimo di 6 miliardi di franchi svizzeri. Questo nonostante il popolo abbia respinto nel 2014 in modo netto l’acquisto dei Gripen per una spesa ben inferiore (3.1 miliardi di franchi).
L’acquisto dei nuovi velivoli militari sarebbe del tutto sproporzionato e andrebbe semplicemente ad ampliare un esercito già sovradimensionato, togliendo allo stesso momento importanti risorse finanziarie ad altri settori, quali la sanità o l’istruzione. Inoltre, la questione della sicurezza ha nel corso degli anni assunto nuove forme, difficilmente risolvibili tramite l’acquisto di nuovi aerei militari. D’altronde, la Svizzera possiede già un sufficiente numero di velivoli militari (basti pensare all’Austria, che ha un territorio doppiamente esteso rispetto al nostro, ma possiede soltanto la metà degli aerei) e non dovrebbe quindi puntare su questi per adempiere a dei semplici compiti di polizia aerea. Piuttosto che concentrarsi sul riarmo del proprio esercito, azione che peraltro rischia di inasprire le già alte tensioni internazionali, la Svizzera dovrebbe concentrarsi maggiormente sulla sicurezza informatica e sulla lotta al terrorismo.
Un ulteriore punto che assolutamente non va dimenticato è il grande impatto che le istituzioni militari e, quindi, anche gli aerei da guerra, hanno sul nostro ambiente. La guerra e le esercitazioni militari sono infatti uno dei maggiori fattori inquinanti. Promuovere l’acquisto dei nuovi aerei in un periodo nel quale ampie fette della popolazione e i giovani rivendicano delle politiche più sensibili dal punto di vista ambientale è un vero e proprio insulto nei confronti di quelle persone.
Per i motivi sopra elencati, la Gioventù Comunista, la Gioventù Socialista, i Giovani Verdi, il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti e il Coordinamento cantonale dello sciopero per il clima hanno deciso di riattivare il comitato referendario formatosi nel 2014 contro l’acquisto dei Gripen e di unirsi quindi in sostegno del referendum “No ai miliardi per gli aerei da combattimento” lanciato dal Gruppo per una Svizzera senza esercito.
Lo scorso 7 gennaio la Gioventù Comunista, la Gioventù Socialista, le Giovani Verdi e il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) si sono uniti in sostegno al referendum contro l’acquisto dei nuovi velivoli militari lanciato dal Gruppo per una Svizzera senza esercito, costituendo il Comitato giovanile contro l’acquisto di nuovi aerei da combattimento. Il Comitato giovanile si felicita di poter annunciare oggi che anche il movimento Sciopero per il clima ha deciso di aderirvi e, quindi, di sostenere il referendum, riconoscendo nell’acquisto dei velivoli una decisione insostenibile di fronte all’attuale situazione di emergenza climatica.
L’esercito e le guerre sono infatti responsabili di una grande quantità di emissioni. Basti pensare a tutte le esercitazioni militari svolte sul territorio svizzero e all’immenso spreco di carburante e munizioni legato ad esse, necessarie soltanto per far girare i meccanismi dell’industria bellica elvetica, ma anche all’esportazione di armi in Paesi di conflitto e non. È dunque particolarmente positivo che anche le numerose ed i numerosi giovani che da un anno lottano per delle politiche ambientali migliori identifichino nelle istituzioni militari un grande responsabile della problematica climatica.
In un periodo nel quale le tensioni internazionali continuano ad aumentare, come dimostrano gli ultimi avvenimenti, è fondamentale opporsi a una corsa agli armamenti nel nostro Paese. Per garantire la sicurezza del nostro Paese esistono delle opzioni molto più efficaci, nonché meno dannose dal punto di vista ambientale. Il Comitato giovanile ribadisce che la Svizzera dovrebbe concentrarsi sulla lotta al terrorismo e sulla sicurezza informatica, piuttosto che sprecare soldi delle finanze pubbliche per dei caccia militari, che oltre essere inquinanti non servono per queste minacce e anzi risultano superflui persino per i compiti di polizia aerea.
Il comitato centrale del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA), riunitosi sabato 25 gennaio a Bellinzona, oltre ad aver fatto il punto sulla campagna contro la nuova griglia oraria attualmente in corso nei licei ticinesi, si è anche chinato sui temi in votazione il prossimo 9 febbraio. Ad attirare l’attenzione dell’esecutivo sindacale è stato in particolare il referendum obbligatorio concernente l’introduzione nella costituzione cantonale del principio di sussidiarietà. Benché quasi assente dal dibattito pubblico di queste settimane, la votazione su questa modifica costituzionale è tutt’altro che di poco conto e una sua approvazione aprirebbe degli scenari decisamente preoccupanti.
Introducendo nella costituzione il principio di sussidiarietà (secondo il quale lo Stato dovrebbe erogare dei servizi solo qualora i privati o gli enti locali non siano in grado di farlo al suo posto), si rischia infatti una seria rimessa in discussione dei servizi pubblici attualmente forniti dall’ente pubblico, la cui privatizzazione godrebbe di una nuova e più ampia giustificazione. Applicando rigidamente il principio di sussidiarietà, potremmo ad esempio chiederci a che serva avere ancora delle scuole pubbliche, se esistono delle scuole private che dimostrano come il mercato sappia già rispondere alla domanda d’istruzione della popolazione. Non a caso, ricordiamo come la proposta di adottare il principio costituzionale giunga proprio dal deputato ultraliberista Sergio Morisoli, il cui costante impegno in favore dello smantellamento della scuola pubblica è ampiamente noto. Anche senza ipotizzare scenari così gravi come la privatizzazione del sistema educativo, appare del tutto evidente come varie conquiste del movimento studentesco potrebbero essere facilmente rimesse in discussione: le mense scolastiche, ricantonalizzate nel 2011 dopo una lunga battaglia condotta dal SISA, potrebbero ad esempio ritornare nelle mani dei privati (chi ha vissuto la pessima qualità e gli elevati prezzi dei pasti forniti a suo tempo dalla Comida sa cosa questo possa significare per gli studenti ticinesi).
Ma l’introduzione della sussidiarietà nella costituzione potrebbe provocare anche nuovi attacchi alle prestazioni sociali erogate dallo Stato: secondo tale principio, devono essere in primis i cittadini a soddisfare i propri bisogni e solo qualora non fossero in grado di farlo dovrebbe subentrare lo Stato in loro sostegno. Al di là del fatto che il dumping salariale, il precariato e la povertà dilaganti rendono sempre più difficile “vivere del proprio lavoro” senza nessun aiuto pubblico, ciò significherebbe che lo Stato smetterebbe di fungere da garante dei diritti sociali dei cittadini (quali il diritto allo studio, alla salute, all’alloggio, ecc.), ormai ridotto a semplice “assistente” da far intervenire nei casi più disperati. È certamente vero che tutto dipende da dove viene fissata l’asticella, ovvero da quando si considerano insufficienti le risorse proprie del cittadino, e tuttavia l’esperienza non può certo confortare in questo senso: se osserviamo dove il principio di sussidiarietà viene già oggi applicato, è facile notare come le prestazioni sociali siano state spesso oggetto di pesanti attacchi negli ultimi anni. Un esempio ben noto è quello delle borse di studio: tanto l’accordo intercantonale cui il Ticino aderisce dal 2011 quanto la Legge sugli aiuti allo studio del 2015 si basano sul principio della sussidiarietà, e ciò non ha affatto impedito a governo e parlamento di approvare negli scorsi anni numerosi tagli che hanno colpito duramente numerosi studenti e famiglie ticinesi. Solo le dure battaglie condotte dal sindacato studentesco hanno permesso di invertire la rotta e di rinunciare ad almeno alcune delle misure di risparmio che avevano fortemente indebolito il diritto allo studio.
Il principio di sussidiarietà, che a prima vista potrebbe apparire come perfettamente legittimo, non è quindi altro che un astuto strumento elaborato dai nemici del servizio pubblico per giustificarne lo smantellamento e indebolire il ruolo dello Stato nella tutela dei diritti dei cittadini. Il SISA, da sempre in prima linea in difesa della scuola pubblica e del diritto allo studio, si oppone quindi fermamente a questa modifica costituzionale e invita tutte/i le/i cittadine/i a votare un secco NO alla modifica costituzionale il prossimo 9 febbraio.
Il Sindacato Indipendente degli Studenti e degli Apprendisti (SISA) ha preso atto con soddisfazione del progetto “Obiettivo 95%” elaborato dal DECS, che riprende una proposta da noi avanzata già due anni fa (leggi qui) e che ricalca in larga parte la proposta contenuta in una mozione presentata lo scorso anno dal deputato Massimiliano Ay (PC). Tale progetto mira combattere l’abbandono scolastico giovanile attraverso l’inserimento dell’obbligo formativo fino a 18 anni.
Da diverso tempo il sindacato studentesco denuncia la situazione critica che colpisce una fascia sempre maggiore della popolazione giovanile ticinese. Il dato allarmante è l’enorme crescita del numero di giovani in assistenza e senza un’occupazione: i casi di assistenza o disoccupazione giovanile sono infatti cresciuti del 50% negli ultimi 6 anni e il rischio di cadere in questo circolo vizioso tocca maggiormente i giovani che non hanno ottenuto un diploma di grado secondario.
Il SISA prende atto della scelta semantica del DECS di chiamare l’obbligo di studio fino alla maggior età obbligo “formativo” anziché “scolastico”, rimane tuttavia una certa perplessità circa i percorsi formativi che il concetto di obbligo formativo comprende. Oltre alla frequenza di una scuola post obbligatoria, a tempo pieno o per apprendisti, potranno essere infatti intrapresi altri tipi di attività formative, che però non garantiscono l’ottenimento di un diploma di grado post-obbligatorio. Il carattere generale del concetto rischia di rendere inefficace la misura (senza un titolo formativo non si dispone infatti di un diploma “spendibile” sul mercato del lavoro), che potrebbe dunque non essere realmente incisiva nella risoluzione del problema giovanile presentato precedentemente.
Se si ritiene sicuramente soddisfatto del primo passo intrapreso dal DECS per contrastare l’abbandono scolastico, il sindacato studentesco sottolinea quindi a maggior ragione la necessità di estendere l’obbligatorietà scolastica fino all’ottenimento di un diploma di grado secondario superiore.
Il Sindacato Indipendenti degli Studenti e Apprendisti (SISA) ha preso atto con soddisfazione della recente decisione del Consiglio comunale della città di Lugano di aumentare da 29 a 40 il numero di posti di formazione nel proprio organico. Ricordiamo che la proposta, approvata nell’ambito della discussione del Preventivo 2020, è stata presentata con un emendamento dal consigliere comunale Edoardo Cappelletti (PC) e sostenuta all’interno del legislativo dall’area rossoverde e dal gruppo leghista.
Si tratta di un passo necessario verso la valorizzazione dei giovani in formazione, che risponde ad una necessità sociale estremamente chiara viste le incertezze occupazionali della popolazione giovanile. È dunque fondamentale che sia in primis l’ente pubblico, come da noi a più riprese richiesto, ad assumersi l’importante e strategico ruolo di preparare i giovani affinché possano entrare nel mercato del lavoro con una qualifica solida. Tale ruolo diviene ancor più necessario se si prende in considerazione la grave situazione in cui versa il mercato del lavoro ticinese, in cui il padronato approfitta della competizione tra i lavoratori, del basso costo della manodopera giovanile e della sua scarsa sindacalizzazione, mettendo quindi a repentaglio la qualità della formazione, il futuro dello stesso giovane e alimentando i conflitti intergenerazionali dovuti ai fenomeni di sostituzione e prepensionamento!
Tuttavia, tenuto conto dell’aspetto numerico, ci aspettiamo che le amministrazioni pubbliche curino nel dettaglio la formazione pratica di apprendisti e stagisti e garantiscano loro delle condizioni di lavoro dignitose. Frequenti ormai sono i casi di sfruttamento e di mancata attenzione alla qualità della formazione, casi che non si presentano purtroppo solo nell’ambito dell’economia privata ma che al contrario sembrano generalizzarsi anche all’interno delle amministrazioni pubbliche. Per quanto concerne la Città di Lugano, il sindacato studentesco è ad esempio a conoscenza di casi in cui degli stagisti sono stati pagati la miseria di 250 CHF al mese, pur svolgendo compiti di una certa responsabilità e di grande impegno, benché la Divisione della Formazione Professionale inviti già dal 2006 a versare agli stagisti un minimo salariale di 400 CHF!
Al fine di ampliare ulteriormente il numero di posti di qualità per persone in formazione e di garantire loro delle condizioni di lavoro e di studio realmente dignitose, il SISA richiede a tutte le amministrazioni pubbliche e a tutti gli enti parapubblici (sia a livello comunale che cantonale) di:
Portare ad un minimo del 5% il numero di posti di formazione sul totale del proprio organico;
Garantire un numero sufficiente di formatori per seguire apprendisti/e e stagisti/e nella loro formazione professionale;
Stabilire un minimo salariale di 500 CHF/mese per le/gli stagiste/i e di 1000 CHF/mese per le/gli apprendiste/i, da aumentare progressivamente sulla base degli anni di formazione già svolti.
Aumentare da 5 a 7 le settimane di vacanza annuali per le/gli apprendiste/i.
Il comitato centrale del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA), riunitosi questa domenica a Lugano, si è nuovamente chinato sul tema della nuova griglia oraria del liceo. Sulla base delle indicazioni dell’assemblea generale dello scorso 23 novembre, è stato discusso e approvato il testo di una petizione con cui verrà richiesta al Consiglio di Stato la sospensione del progetto e la riapertura della discussione in merito.
Come già segnalato a più riprese dal mondo scolastico (si veda la recente presa di posizione adottata dal Forum delle associazioni magistrali e della scuola, sottoscritta anche dal SISA), nell’elaborazione del nuovo piano settimanale del liceo è mancato un vero coinvolgimento di coloro che fanno e vivono la scuola tutti i giorni. Tutto ciò, senza considerare il fatto che per alcuni di loro, e in particolare per gli studenti, le conseguenze saranno tutt’altro che indifferenti: la nuova griglia prevede infatti un considerevole aumento del numero di ore settimanali, l’anticipazione alla fine della quarta media della scelta dell’indirizzo di studio, un’importante redistribuzione delle materie sull’arco del quadriennio, ecc. Vi è quindi il concreto rischio di passare dalla proverbiale padella (il liceo attuale, certo non privo di difetti) alla brace (il liceo futuro, potenzialmente ancor peggiore), senza che vi sia nemmeno stata la possibilità di discuterne: né concedere due mesi scarsi alla fine dell’anno per rispondere alla consultazione, né presentare alle assemblee studentesche il contenuto della riforma a giochi ormai già fatti possono essere infatti considerati dei veri tentativi di aprire un confronto con la comunità scolastica.
Nelle prossime settimane, il SISA sarà quindi attivo in tutti i licei del Cantone per raccogliere le firme delle studentesse e degli studenti che vogliono avere il tempo di approfondire la riforma ed esprimere il proprio parere al riguardo. Invitiamo però fin d’ora tutte/i coloro che condividono i nostri timori (studenti, docenti, genitori, ecc.) a sottoscrivere la petizione, disponibile anche online, e a sostenerci per riaprire un vero dibattito sul futuro del liceo ticinese e sulle sue priorità.
Nella giornata di sabato il Sindacato Indipendente degli Studenti e degli Apprendisti (SISA) si è riunito in assemblea a Locarno per fare un bilancio delle passate battaglie intraprese a livello studentesco e per discutere della strategia da intraprendere nel presente anno scolastico per rafforzare i diritti degli studenti e delle studentesse.
Lo scorso anno è stato caratterizzato da una forte mobilitazione studentesca legata ai temi del clima e delle disparità di genere, nell’organizzazione della quale il nostro sindacato ha svolto un ruolo importante: tale impegno ci ha purtroppo in parte allontanato dai temi strettamente legati alla scuola. Questo semestre il SISA dedicherà quindi la sua attenzione ad un tema direttamente legato al mondo della scuola, la nuova griglia oraria del liceo. Il DECS ha infatti deciso di implementare un nuovo piano settimanale a partire dall’anno scolastico 2020-2021, sul quale il dibattito è stato estremamente ridotto se non addirittura assente: la consultazione avvenuta lo scorso giugno non ha infatti preso minimamente in conto l’opinione del corpo studentesco e del sindacato. Per questo motivo l’assemblea ha deciso di lanciare una petizione e di riportare il dibattito nelle assemblee studentesche dei licei ticinesi, chiedendo al Dipartimento di riaprire la consultazione e di coinvolgere nel dibattito anche le studentesse e gli studenti.
L’importanza di rilanciare un dibattito pubblico e democratico risiede nella portata che la stessa riorganizzazione oraria comporta sull’impianto generale degli studi liceale: tale riforma comporta infatti un aumento delle ore settimanali, l’inserimento della materia di informatica (della quale ancora non si conosce il piano di studio) e una riorganizzazione della distribuzione delle materie sull’intero quadriennio.
Nel secondo semestre si avvierà invece una campagna sugli stages nell’ambito socio-sanitario, spesso vero e proprio strumento di sfruttamento delle studentesse e degli studenti, argomento a cui verranno dedicati i lavori della prossima assemblea.
Per riuscire a condurre con successo tali campagne è necessaria una maggior strutturazione del sindacato e allo stesso tempo una continua formazione dei militanti sui principi base del sindacalismo studentesco così come su tematiche più puntuali. L’assemblea ha dunque discusso e approvato un documento contenente vari spunti di lavoro volti al rafforzamento dell’organizzazione sindacale.
Infine l’assemblea ha eletto la nuova segreteria del sindacato: ai due coordinatori riconfermati Zeno Casella (studente all’università di Friborgo) e Rudi Alves (studente all’università di Ginevra) si aggiungono Lea Schertenleib (studentessa all’università di Friborgo) e Sarah Sbabo (studentessa alla SSPSS Giubiasco).
Il Comitato centrale del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA), riunitosi questo sabato a Bellinzona, ha adottato una risoluzione concernente il nuovo piano settimanale delle lezioni del liceo, posto in consultazione dal DECS a inizio estate e in via d’applicazione.
Il primo aspetto che ha attirato l’attenzione del sindacato studentesco è proprio quello della consultazione: il DECS sembra perdere il pelo ma non il vizio, costruendo riforme a tavolino nei propri uffici senza coinvolgere però la comunità scolastica (lo ricordiamo, composta da docenti, studenti e genitori) o facendolo solo parzialmente e a seconda dell’opportunità del momento. Su precisa richiesta del SISA, la sezione dell’insegnamento medio superiore si è infatti rifiutata di coinvolgere l’unica organizzazione studentesca attiva sul piano cantonale, dimostrando di non aver imparato nulla dagli errori del passato (si vedano le critiche emerse durante il dibattito sulla “Scuola che verrà”).
In merito al contenuto del piano orario, numerose sono le riflessioni emerse durante la discussione (per un’analisi dettagliata, rinviamo al testo integrale della risoluzione). Da un lato, si registrano alcune proposte interessanti, quali la volontà di limitare l’impatto delle materie scientifiche nel primo anno, di estendere i laboratori a classe dimezzata alla matematica e alle lingue o ancora di equilibrare il numero di ore settimanali tra i vari indirizzi. Dall’altro si riscontrano però numerosi interventi particolarmente problematici, quali il consistente aumento del numero di ore settimanali per alcuni indirizzi, una riallocazione a tratti superficiale delle materie sull’arco del quadriennio, la rimessa in discussione del carattere propedeutico del primo anno di liceo e la conseguente specializzazione degli studi di maturità (sempre più divisi fra un campo “scientifico” e uno “non scientifico”, con il rischio di un liceo a due velocità). La velocità con cui il DECS sta procedendo alla revisione dei piani di studio, in modo da poter iniziare l’introduzione del nuovo piano a settembre 2020, ci preoccupa fortemente, poiché il dibattito sul tema non sembra affatto essersi esaurito, al contrario sembra appena iniziato.
Il sindacato studentesco richiede quindi al DECS di:
Sospendere l’introduzione del nuovo piano settimanale delle lezioni e aprire un vero dibattito pubblico su di esso, coinvolgendo (e non solo informando!) direttamente anche il corpo studente e rendendo pubblica la relativa documentazione;
Rivalutare l’allocazione delle materie sull’arco del quadriennio e studiare le differenti possibilità di riequilibrio fra i vari settori di studio;
Compensare l’aumento del numero di ore settimanali prevedendo degli spazi obbligatori nell’orario scolastico dedicati al lavoro individuale (in modo da ridurre il carico di lavoro a casa) e garantendo un maggior equilibrio nella pianificazione del calendario semestrale (vietando che in una sola settimana di scuola possano ad esempio aver luogo più di 3 verifiche o interrogazioni);
Ripristinare il monte ore tagliato negli ultimi anni in modo da poter proporre più lezioni di recupero e ripetizioni (in particolare nelle materie scientifiche), garantendone l’omogeneità sul territorio e monitorando costantemente le necessità del corpo studente;
Ripristinare i fondi e le condizioni quadro per i corsi facoltativi e complementari tagliati per ragioni di risparmio nel 2015 e mai riconsiderati dal Consiglio di Stato.
Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) prende atto con viva preoccupazione di quanto sta accadendo allo studente del CSIA di origini ucraine. Occorre ricordare che l’intero nucleo familiare del ragazzo, provenienti dalla zona russofona del paese, si trova in stato di fermo a Zurigo, in attesa del rimpatrio forzato che dovrebbe avvenire in data odierna.
Quanto preoccupa il sindacato studentesco sono tanto le modalità con cui il ragazzo è stato prelevato quanto la grave situazione in cui versa il suo paese di origine: sono infatti ormai ben note le violenze e persecuzioni vissute dalla minoranza russofona in Ucraina, alle quali si uniscono le violenze inaudite e profondamente antidemocratiche nei confronti delle opposizioni politiche del paese e dei sindacati. In tal senso basta unicamente ricordare la strage di Odessa nella Casa dei Sindacati per comprendere le violenze consentite nel paese, nel quale la presenza di gruppi paramilitari e le modalità di eliminazione di vite umane ricordano lo squadrismo fascista e le violenze naziste.
Al contempo, il ragazzo in questione si è integrato con successo nel percorso formativo e nella realtà sociale della regione. Risultano perciò poco chiare le ragioni per le quali non è stato concesso il permesso di soggiorno e d’asilo alla famiglia, la cui situazione risulterebbe precaria, se non addirittura, seriamente in pericolo, qualora tornassero in Ucraina. Per il sindacato studentesco, tale decisione è quindi incomprensibile e lesiva dei diritti dello studente, in primis del suo diritto allo studio, un principio universale che deve valere per tutti i giovani, anche quelli provenienti da zone di guerra o da altri contesti socialmente fragili.
Per queste ragioni il SISA esprime tutta la propria solidarietà allo studente a rischio espatrio e alla sua famiglia, così come sostiene con decisione l’odierna mobilitazione degli studenti del CSIA. Allo stesso tempo, chiediamo che le autorità, facciano al più presto luce sulla vicenda, interrompendo la procedura di rimpatrio e adoperandosi per garantire i diritti dello studente e della sua famiglia.
Il Sindacato Indipendente Studenti e Apprendisti (SISA) appoggia la Manifestazione ciclopedonale per una #LuganoMigliore, che avrà luogo domenica 13 ottobre a Lugano. Al centro della stessa vi è infatti la mobilità sostenibile e la difesa dell’ambiente, tematiche che occupano l’agenda del SISA fin dalla sua nascita.
Seppure il corteo si concentri soltanto sulla mobilità lenta, ribadiamo tuttavia l’importanza di intervenire con politiche più incisive contro il riscaldamento climatico e soprattutto a favore del trasporto pubblico. In questo senso, non manchiamo di rivendicare con forza la gratuità del servizio per studenti e apprendisti, necessaria a incentivarne l’utilizzo e a ridurre le emissioni inquinanti. Un ragionamento analogo dovrebbe essere fatto per il servizio di bike sharing cittadino, da ampliare e rendere gratuito per i giovani in formazione. Ricordiamo come queste proposte siano state peraltro rivolte al Municipio della Città di Lugano già in occasione dello sciopero del clima dello scorso 15 marzo, senza ottenere fino ad ora un responso positivo.
Nell’auspicio che la questione ambientale possa venire affrontata in futuro con maggiore coraggio, il SISA invita dunque la popolazione a partecipare alla manifestazione in questione. A portare le rivendicazioni del SISA vi sarà infine Lea Schertenleib, la quale interverrà durante il corteo.
Share List
Essere istruiti è il solo modo per essere liberi. (José Martì)