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Venerdì, cinque svedesi hanno perso la vita in un fuoripista nel comprensorio sciistico di Ischgl, al confine con la Svizzera. Lo stesso giorno un uomo di 60 anni e la moglie di 61 anni che facevano scialpinismo sono morti nel comune di Auffach. Sabato un austriaco di 58 anni è stato ucciso da una valanga a Schirmn, non lontano da Innsbruck mentre altre quattro persone che erano con lui sono rimaste ferite. Un altro incidente mortale si è verificato venerdì nell’estremo ovest del paese, nel Vorarlberg, dove la passione per la montagna è costata la vita a uno sciatore veterano di 43 anni.
Da venerdì i soccorritori sono dovuti intervenire su un numero eccezionale di valanghe, a causa delle abbondanti nevicate: “Negli ultimi tre giorni si sono verificati circa 100 incidenti causati da valanghe, che hanno richiesto 70 interventi", un dato "senza precedenti”, hanno affermato le autorità tirolesi, avvertendo di un alto “pericolo” che dovrebbe persistere nei prossimi giorni.
Negli ultimi anni le valanghe hanno ucciso in media 20 persone all’anno in Austria anche se le ultime due stagioni sono state meno letali, poiché la pandemia ha ridotto il numero di sciatori.
Un morto anche in Svizzera, l’italiano Piercarlo Cesati, 68 anni, travolto nel Canton Vallese. A Livigno, nell’alta Valtellina (Sondrio), un’altra vittima, lo snowboarder Alessandro Piali, 23 anni di Breno (Brescia) colpito da una massa di neve nel canalone dove stava scendendo fuori pista e morto poi in ospedale.
Cesati era invece impegnato in un’escursione di sci alpinismo, con tre compagni, nella zona di Reckingerm. Secondo la ricostruzione fornita dalla polizia del Canton Vallese, il gruppo è stato travolto mentre affrontava la discesa: il 68enne è morto, un altro escursionista ha riportato numerose fratture ed è ricoverato nell’ospedale elvetico di Sion, un terzo è stato solo sfiorato, l’ultimo, più lontano, non è stato coinvolto.