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I ricercatori dell'Istituto federale per l'approvvigionamento, la depurazione e la protezione delle acque (Eawag) hanno sviluppato una linea di cellule di pesce che permette di valutare la tossicità delle sostanze chimiche senza l'uso dei pinnati vivi. Il processo è appena stato approvato dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) come la più recente linea guida nel campo della tossicologia ambientale, indica un comunicato odierno dell'Eawag. Il metodo sviluppato da Kristin Schirmer e Melanie Fischer è basato sulle cellule delle branchie della trota iridea, scelte perché, data la loro grande superficie, sono le prime che entrano in contatto con le sostanze chimiche. E se qualche sostanza le danneggia alcune funzioni vitali per il pesce, come l'apporto di ossigeno, non funzionano più. “Quindi, osservando gli effetti di una sostanza chimica sulle cellule branchiali, siamo in grado di prevedere l'impatto su un pesce vivo”, spiegano le ricercatrici.
Uno studio del 2013 aveva mostrato che il test con la linee di cellule arrivava agli stessi risultati di quelli sui pesci vivi per almeno 30 sostanze chimiche. Nel 2019 il metodo ha ricevuto la certificazione Iso (Organizzazione internazionale per la normazione). E adesso, con la raccomandazione dell'Ocse, secondo l'Eawag è aperta la strada per una procedura di approvazione delle sostanze chimiche senza test sugli animali vivi. Finora, le linee guida normative dell'Ocse richiedevano ancora esperimenti con pesci vivi.
Nel 2019, quasi 8000 pesci vivi sono stati utilizzati in Svizzera per test ecotossicologici, ma questo dovrebbe essere presto un ricordo del passato, auspica l'Istituto federale delle acque.