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Gli studi sul divario salariale valgono il Nobel all’economista Claudia Goldin
Il Premio Nobel per le Scienze economiche 2023 è stato assegnato a Claudia Goldin dell'Università di Harvard «per aver migliorato la nostra comprensione dei risultati del mercato del lavoro femminile». Storica ed economista del lavoro, Goldin ha scritto numerosi articoli e libri, tra cui quello del 1990 Understanding the Gender Gap, nel quale ha esaminato duecento anni di dati e analizzato il cambiamento delle condizioni di lavoro delle donne nel passaggio dall’economia rurale a quella industriale a quella dei servizi.
«Claudia Goldin ha studiato il lavoro femminile in molte sue sfaccettature descrivendo come è cambiata la forza lavoro femminile nel tempo, ma anche descrivendo bene il “parental gender gap” nei salari», spiega al CdT Giulia Savio, professoressa assistente all’Università di Torino.
Nel suo lavoro di ricerca, Goldin ha messo in discussione l’assunto che le donne abbiano costantemente, o avrebbero inevitabilmente, ridotto le disparità salariali. Utilizzando dati fino ad allora poco considerati, ha stabilito che molte meno donne lavoravano in impieghi retribuiti all’inizio del 1900 rispetto al 1800, mentre la quota è aumentata progressivamente nel XX secolo, seppur lentamente.
Il divario retributivo tra lavoratori e lavoratrici è stato a lungo attribuito alle differenze nel livello di istruzione, con le donne meno formate. Ma questa spiegazione non può più essere valida in molti Paesi sviluppati, dove le donne sono ora in media più istruite degli uomini. Invece, il lavoro di Goldin indica che il «pay gap» si verifica con la nascita del primo figlio, poiché le donne dedicano di solito più tempo alla cura dei figli.
«Dopo aver avuto figli - prosegue Savio - le donne hanno uno svantaggio (“motherhood penalty”) che perdura, mentre gli uomini al contrario hanno addirittura un vantaggio (“fatherhood premium”)».
Goldin è conosciuta anche per il suo contributo a uno studio in cui sono stati analizzati i dati relativi a decenni di assunzioni da parte delle orchestre, sia prima che dopo l’introduzione delle audizioni cieche, dimostrando che circa un quarto dell’aumento delle donne nelle orchestre nel corso del tempo era dovuto alle audizioni cieche, suggerendo un pregiudizio di genere.
Goldin è solo la terza donna a essere stata premiata con il Nobel per l'Economia (che viene assegnato dal 1969), dopo Esther Duflo nel 2019 ed Elinor Ostrom nel 2009.
«In generale, questo Nobel è una buona notizia per tutti gli studiosi del tema di genere. Negli ultimi anni sempre più nelle conferenze accademiche c’è un panel equilibrato dal punto di vista del genere, ci sono appositi lab e gruppi di ricerca che si dedicano al tema e ci auguriamo che questa comunità scientifica cresca e possa contribuire a segnalare le giuste politiche per arginare le disuguaglianze di genere», conclude Giulia Savio.