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Di Nicoletta Barazzoni*
Sono andata in Italia, zona Porlezza, e in quattro occasioni diverse, degli automobilisti con targhe italiane mi hanno manifestato il loro disprezzo senza nessun motivo, presumo perché ho l'auto targata Ticino.
Un mio amico di Varese, con l'auto targata Italia, è venuto per tre volte, in tre momenti diversi, a trovarmi.
La prima volta gli hanno rigato il cofano dell'auto.
La seconda volta un gruppo di persone adulte e non ragazzi, che passava sul parcheggio, ha dato un calcio alla sua auto.
La terza volta stavamo posteggiando e un tizio, con l'auto targata Ticino, gli ha urlato contro perché stavamo facendo manovra.
Siccome il caso non esiste e siccome siamo già nella statistica, questo è il clima d'odio che serpeggia velenoso e palpabile di qua e di là dal confine.
Complimenti ai fomentatori dell'odio.
Ritengo tuttavia che, in maniera diversa e su questioni diverse, l'odio lo aizza la destra, la sinistra, il centro, il sottosuolo, quelli che stanno sopra e quelli che stanno sotto, perché le mani ce le sporchiamo tutti. Nessuno quando si tratta di odiare è incensurato.
*giornalista