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I prodotti alimentari in circolazione nello spazio europeo non dovrebbero essere commercializzati facilmente anche in Svizzera.
Per la maggioranza (15 voti a 9) della commissione dell'economia e dei tributi del Nazionale (CET-N) simili derrate andrebbero escluse dal principio del "Cassis de Dijon" - assioma che autorizza in Svizzera la vendita di merci legalmente commercializzate nell'Ue - per evitare di pregiudicare le elevate esigenze in fatto di qualità richieste alle merci indigene.
Nonostante la recente decisione del Consiglio degli Stati in favore del mantenimento del "Cassis de Dijon", la CET-N non vuole fare dietrofront. A suo avviso, questo principio non ha alcun effetto benefico né per i commercianti né consumatori, hanno indicato oggi i servizi del Parlamento.
Una minoranza propone invece di allinearsi agli Stati. La Camera dei cantoni avrà comunque l'ultima parola. Se si opporrà una seconda volta all'entrata in materia sul progetto, l'esclusione delle derrate alimentari dal campo di applicazione del "Cassis de Dijon" sarà definitivamente affossata.
No all'iniziativa anti-speculazione
La commissione del Nazionale condivide invece il parere del Consiglio degli Stati in merito all'iniziativa "Contro la speculazione sulle derrate alimentari". Con 17 voti contro 7 e 4 astenuti, raccomanda al plenum di respingere il testo di Gioventù socialista.
Il testo mira a vietare ogni investimento, diretto o indiretto, in strumenti finanziari legati alle materie prime agricole e alle derrate alimentari. Il divieto, che colpirebbe le società con sede o succursali in Svizzera, varrebbe anche per la vendita dei cosiddetti "prodotti strutturati".
SDA-ATS