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MINNEAPOLIS - Dopo che, per mesi, l'opinione pubblica è stata confrontata con le suppliche, strazianti, di un George Floyd morente immobilizzato a terra per più di nove minuti, alla terza giornata del processo per il decesso del 46enne afroamericano è stata per la prima volta data testimonianza diretta del punto di vista del poliziotto incriminato. In un breve video registrato dalla sua microcamera di servizio, si sente Derek Chauvin spiegare le sue ragioni a un testimone che gli chiedeva conto di un arresto così muscolare.
«È la sua opinione», risponde nel filmato l'ex agente della polizia di Minneapolis all'uomo che questiona il suo operato. «Dovevamo contenere questo tipo perché è (di corporatura, ndr) considerevole - continua -. Sembra che sia fatto di qualcosa».
Il testimone, Charles McMillian, 61 anni, ha detto di aver voluto discutere con il poliziotto perché quello che aveva visto, in particolare il ginocchio tenuto premuto da Chauvin sul collo di Floyd per più di nove minuti, «era sbagliato». Nel filmato dell'arresto, si sente altresì McMillian invitare a più riprese la vittima a seguire gli ordini della polizia: «Non puoi vincere», gli dice.
Dopo le audizioni di martedì, a processo sono state sentite ieri le confessioni di altri testimoni. Ha in particolare espresso il suo grande «senso di colpa» il commesso del negozio in cui Floyd, poco prima dell'arresto, aveva pagato un pacchetto di sigarette con una banconota da 20 dollari falsa, circostanza che aveva fatto scattare il tragico fermo del 25 maggio 2020.
«Se semplicemente non avessi preso la banconota, tutto questo avrebbe potuto essere evitato», ha affermato Christopher Martin, 19 anni. L'ormai ex dipendente del Cup Foods ha spiegato di aver immediatamente capito che la banconota era falsa, ma, sul momento, ha deciso d'incassarla per poi farsela dedurre dallo stipendio. Floyd non sembrava infatti essere consapevole che il biglietto fosse contraffatto ed era in stato di alterazione, benché risultasse socievole e cordiale. Informato dei fatti, però, un collega ha successivamente chiamato la polizia.