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Behgjet Pacolli, presidente dell'Alleanza per un nuovo Kosovo, sarà il nuovo presidente del paese. Diventato multimilionario grazie alla sua multinazionale Mabetex basata a Lugano, Pacolli è un controverso uomo di successo.
Sabato è stato raggiunto un accordo per la formazione di un nuovo governo guidato dal premier uscente, Hashim Thaci. A firmare l'intesa sono stati il Partito democratico del Kosovo (Pdk) del premier Thaci, uscito vincitore dalle elezioni del 12 dicembre, e l'Alleanza per il nuovo Kosovo del ricco imprenditore.
L'accordo prevede che Pacolli sarà il nuovo presidente della repubblica, in sostituzione di Fatmir Sejdiu, dimessosi lo scorso settembre.
L'albanese del Kosovo di 59 anni dispone anche della nazionalità elvetica e ha mosso i primi passi in politica nel 2006. È stato uno dei promotori del partito Alleanza per un nuovo Kosovo. Nel 2007 viene eletto nel parlamento kosovaro.
L'elezione alla testa del giovane stato kosovaro, indipendente dal 2008, è il coronamento ideale per la breve carriera politica di Pacolli. Inoltre, una funzione di questo tipo si iscrive perfettamente nella biografia di un personaggio che dal nulla è arrivato molto in alto.
Infatti, Pacolli viene a buona ragione considerato il più abbiente cittadino del Kosovo. Stando alle dichiarazioni rilasciate da lui stesso durante la campagna elettorale, il suo patrimonio si eleva a 420 milioni di euro. Ma di fatto la somma potrebbe essere anche molto più elevata. Il gruppo Mabetex da lui fondato con sede a Lugano ha diverse filiali in tutto il mondo e impiega almeno 16 000 persone.
Prime esperienze ad Amburgo
Pacolli è cresciuto in una famiglia numerosa a Marevc nei pressi di Pristina. A 17 anni, la madre lo manda in Germania, dove lavora in una pizzeria ad Amburgo e contemporaneamente studia in una scuola di commercio. Quando rientra in Kosovo tre anni dopo, parla già sei lingue.
In un primo tempo lavora come interprete, poi – in Austria – per una fabbrica di macchine tessili. Da lì, nel 1977, si trasferisce in Svizzera dove è attivo in un'azienda di costruzione. Nel 1990 si rende mette in proprio fondando Mabetex, gruppo è specializzato in grossi progetti edili. Dopo pochi anni ottiene la cittadinanza elvetica.
L'azienda di Pacolli cresce in continuazione, realizzando utili dopo utili. Ma il proprietario non si interessa solo al settore edile: fonda anche una casa discografica e un canale televisivo.
Nel 2004 si impegna personalmente in Afghanistan per ottenere la liberazione di un ostaggio ONU di origini kosovare. Pacolli ha una rete di contatti molto fitta a livello internazionale: alle pareti del suo ufficio di Lugano-Paradiso, pende una ricca collezione di foto che lo ritraggono con personaggi influenti.
Sospetti ma nessuna prova
Durante la sua carriera Pacolli ha dovuto anche fare i conti con le autorità giudiziarie, che non sono però mai riuscite a trovare nei suoi confronti alcun elemento di colpevolezza.
Nel 1999 il nome dell'imprenditore è associato a uno scandalo internazionale: Pacolli avrebbe versato cospicue tangenti a membri del clan dell'allora presidente russo Boris Eltsin, per aggiudicarsi gli appalti di importanti cantieri nel paese, tra cui la ristrutturazione del Cremlino e la costruzione di altre grandi opere pubbliche.
Il ministero pubblico della Confederazione – guidato all'epoca da Carla del Ponte – aveva perquisito la sede della Mabetex a Lugano e indagato sulla vicenda, senza però trovare prove tali da giustificare una condanna. Il cosiddetto "Russiagate" è stato archiviato nel 2001.
Le accuse nei suoi confronti sono state nuovamente evocate dalla stampa in relazione agli affari di Mabetex nel Kazakistan, dove la multinazionale ha costruito il 40% degli edifici della nuova capitale Astana. Pacolli ha eccellenti rapporti con la famiglia del presidente Nazarbayev, che gli ha pure conferito la cittadinanza onoraria. Una figlia di quest'ultimo risultava inoltre domiciliata per qualche tempo in Ticino, in una villa di Pacolli nei pressi di Lugano.
Applausi e perplessità
Da oltre trent'anni Behgjet Pacolli vive nel Luganese, dove ha tra l'altro costruito un lussuoso albergo – lo Swiss Diamond Hotel, omonimo di un altro albergo edificato vicino a Mosca – particolarmente apprezzato dalla clientela dell'Europa orientale.
In Kosovo il giudizio su Pacolli non è unanime: il suo contributo umanitario non è messo in discussione, ma i critici gli rimproverano secondi fini e ricordano che le migliaia di posti di lavoro da lui promessi non sono ancora realtà.
In ogni caso, i tempi in cui Pacolli era anche un personaggio delle cronache mondane – quelli del matrimonio con la cantante Anna Oxa dal 1999 al 2002 – appartengono al passato. Ora il milionario, sposato con una cittadina russa e padre di cinque figli, ha passato le redini del comando di Mabetex ai propri famigliari e intende dedicarsi alla politica.
Nuovo Stato nei Balcani
1974: lo statuto di autonomia del Kosovo, riconosciuto dalla Seconda guerra mondiale, viene ancorato nella Costituzione della Federazione jugoslava
1989: il presidente serbo Slobodan Milosevic annulla lo statuto di autonomia e invia l'esercito in Kosovo per sedare le proteste.
1998: decine di migliaia di kosovari abbandonano le loro case in seguito ad un'offensiva condotta da Belgrado contro l'Esercito di liberazione del Kosovo (UCK).
1999: la Nato lancia una serie di attacchi aerei contro la Serbia per porre fine al conflitto tra le forze serbe e gli indipendentisti albanesi. Dopo oltre due mesi di bombardamenti, soldati della Nato vengono stazionati in Kosovo e la provincia viene posta sotto il protettorato dell'Onu.
2007: il leader separatista Hashim Thaci vince le elezioni parlamentari e preannuncia la proclamazione dell'indipendenza del Kosovo.
2008: diventato primo ministro, Hashim Thaci dichiara in febbraio il Kosovo uno Stato «indipendente, sovrano e democratico». Pochi giorni dopo, la Svizzera riconosce l’indipendenza del Kosovo e instaura relazioni diplomatiche e consolari con questo nuovo paese dei Balcani.
2010: il Partito democratico del Kosovo di Hashim Thaci vince le prime elezioni legislative dall'indipendenza del Kosovo.Fine della finestrella
Traduzione e adattamento: redazione italiana, swissinfo.ch