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TEL AVIV - Decine di reporter e di diplomatici non hanno potuto seguire oggi la prima udienza del processo dell'attivista palestinese 17enne Ahed Tamimi dopo che il giudice della corte militare del Campo di Ofer (Cisgiordania) Menachem Lieberman ha deciso che si svolgesse a porte chiuse.
Ammessi in aula solo i parenti diretti della ragazza a cui il padre ha lanciato un saluto di incoraggiamento: «Sii forte, Ahed». La prossima udienza avrà luogo alla metà di marzo.
In seguito la legale della difesa, Gaby Lasky, ha polemizzato con la Corte osservando che di norma i dibattiti che riguardano minorenni si svolgono a porte chiuse per proteggere i loro diritti, «mentre in questo caso Ahed stessa ha chiesto che fosse aperto al pubblico». «La Corte - ha aggiunto - lo ha invece chiuso per i propri interessi», ossia perché il caso avesse la minore risonanza internazionale possibile. In seguito la difesa sosterrà che la stessa occupazione israeliana è illegale e che l'incriminazione dell'attivista è stata «gonfiata» allo scopo di scoraggiare altre proteste contro i militari.