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Circa uno fino a tre milioni di uiguri sono tenuti/e in campi forzati in Cina. Secondo recenti rivelazioni e ricerche, circa 80’000 di loro sarebbero stati/e deportati/e dai campi direttamente in altre parti della Cina, dove lavorano in fabbriche per fornitori di marchi internazionali.
L'attuale accordo di libero scambio tra la Svizzera e la Cina offre una protezione troppo scarsa contro i prodotti provenienti dal lavoro forzato che raggiungono anche il nostro Paese e ricevono addirittura concessioni doganali.
Chiediamo pertanto al Consiglio federale di rinegoziare un nuovo accordo di libero scambio con la Cina e assicurarsi che:
- il rispetto dei diritti umani, del lavoro e delle minoranze siano esplicitamente garantiti;
- siano incluse clausole vincolanti in materia di diritti umani per garantire che nessun prodotto derivante dal lavoro forzato o associato ad altre gravi violazioni dei diritti umani entri nel mercato svizzero;
- le controversie in materia di lavoro e di occupazione siano sottoposte ad un procedimento e che siano stabiliti solidi meccanismi di revisione. Questi sono completamente assenti dall'attuale accordo.
Dobbiamo agire adesso!
Diverse ricerche hanno portato alla luce la crudele realtà dei campi forzati cinesi:
- I China Cables hanno dimostrato l'esistenza di campi di lavoro forzato nel Turkestan orientale (Xinjang in Cina), in cui da uno a tre milioni di uiguri sono detenuti contro la loro volontà.
- Secondo il China Files, nello Xinjiang sono attualmente attive 68 società europee - tra cui anche aziende svizzere.
- Secondo un rapporto dell'Australian Strategic Policy Institute (Aspi), tra il 2017 e il 2019, più di 80’000 membri della comunità uigura sono stati portati dai campi di lavoro forzato in altre parti della Cina, dove devono lavorare sotto stretta sorveglianza per i fornitori di aziende internazionali.
- Secondo Aspi, queste fabbriche appartengono alle catene di fornitura di almeno 83 noti marchi internazionali e cinesi come Samsung, Sony, Microsoft, Nokia, Adidas, H&M, Lacoste e Volkswagen.
L'attuale trattato di libero scambio con la Cina contiene troppo pochi accordi efficaci per impedire che i prodotti provenienti dal lavoro forzato o da altre gravi violazioni dei diritti umani entrino nel mercato svizzero e siano premiati con concessioni doganali. Per questo motivo esortiamo il Consiglio federale a rinegoziare l'accordo di libero scambio con la Cina.
Ulteriori informazioni sono disponibili sul sito della Société pour les peuples menacés (solo in francese).