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Trilogia di Locarno - Arnaldo Alberti (2010)
"La città non è solo da amare; bisogna anche difenderla..." E' questo l'incipit del primo dei tre romanzi che Arnaldo Alberti ho voluto qui raccogliere in un unico volume. Un'apertura lapidaria che suggerisce l'auspicio e il senso generale più profondo dell'intera Trilogia di Locarno, comprendente, nell'ordine, Giusquiamo, ultimato nel 1962 ma finora inedito, La famiglia di Beatrice ("Premio Ascona" 1983) e Via Sant'Antonio, pubblicati rispettivamente nel 1984 e nel 1987.
Giusquiamo racconta i passi verso l'età adulta di un gruppo di giovani locarnesi, in particolare di Antonio e Francesco, costretti a mettere alla prova la fiducia in sé stessi, la pienezza dei sentimenti e la propria coscienza civica, sentendosi ostacolati da qualcosa di sfuggente e complesso che genericamente si chiama potere. Nell'affrontare, poi, la temporanea follia di Grazia, moglie di Antonio, l'autore esplora di messaggi che, di generazione in generazione, passano fra i protagonisti come implacabili e spietati ordini di rifiuto di una ragione umiliata e di una vita mortificata. Infine, nell'impossibilità di essere e di agire, il gruppo di giovani abbandona la città e migra sulle montagne, dove la resistenza e la dissidenza sembrano ancora possibili.
Con La famiglia di Beatrice Alberti porta inizialmente il lettore nella Locarno del 1855, dove una rissa sfociata in un omicidio diventa il pretesto per una rivoluzione. Dopo i fatti storici, cent'anni di quiete, e poi finalmente qualcuno si agita ancora: i giovani s'infuocano per la giustizia. Ma questa volta non scoppia la rivoluzione: quello scalmanarsi è, e rimane, un gioco. Le rivolte serie, quelle che contano, sono individuali, solitarie: quella di Trivina, la sorella maggiore di Beatrice, che istintivamente sa come far soldi in una Svizzera dove, si dice, la ricchezza è la sola possibilità di riscatto da una condizione di abiezione morale; quella del fratello che, in una famiglia di perdenti, resta orgoglioso e fiero. E a far da contrappunto, uina madre arresa al destino dei figli, un padre con "l'alcol nel sangue", e Beatrice stessa, giovane fragile e indifesa, con "l'eroina nelle vene", vittima ingenua di un'infelice relazione amorosa.
Via Sant'Antonio è il punto dal quale sembra simbolicamente diramarsi l'intera città. Lo scenario presenta una Locarno immaginariamente governata da uomini che esercitano un potere "sgangherato e malcucito", di cui finisce col fare le spese, vittima innocente e inconsapevole, Paolo, un cittadino comune, semplice e corretto.
Muovendosi tra cronaca e storia, la Trilogia si mostra tenera per i vinti e spietata per i vincitori, mettendo in evidenza gli aspetti tragicamente comici e grotteschi di chi cerca subdolamente di calpestare la libertà e i diritti dei cittadini.
I diversi impianti narrativi, la varietà dei temi e il felice incontro di differenti stili testimoniano lo straordinario talento creativo dell'autore e fanno dell'intera Trilogia un "classico moderno" nel suo genere, un'opera in grado di superare, in modo emblematico, i confini temporali e spaziali di un mondo solo apparentemente circoscritto.