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Diventa definitiva la condanna all’ergastolo dell’unico membro ancora in vita del commando che compì gli attentati del 2015
Non ci sarà un secondo processo per gli attentati che il 13 novembre 2015 causarono la morte di 130 persone tra lo Stade de France, il Bataclan e i locali del centro di Parigi.
Dopo la condanna all’ergastolo, l’unico superstite ancora in vita del commando terroristico che quella notte insanguinò la capitale di Francia, Salah Abdeslam, ha fatto sapere che non intende ricorrere in appello e lo stesso hanno deciso gli altri imputati in questi mesi alla sbarra nel processo di primo grado a Parigi.
"Nessuno dei venti imputati ha presentato appello"; ha annunciato oggi alla France Presse il procuratore generale di Parigi, Rémy Heitz. Il verdetto pronunciato a fine giugno dalla corte d’assise speciale di Parigi ha "acquisito oggi un carattere definitivo e non ci sarà dunque un processo in appello", ha precisato. Il termine di dieci giorni per ricorrere al secondo grado è scaduto ieri a mezzanotte. La scelta di Abdeslam "non significa che egli aderisca al verdetto e alla pena all’ergastolo senza sconti, ma che si rassegna ad essa", commentano i suoi legali Olivia Ronen e Martin Vettes, in un comunicato pubblicato su Twitter.
Il 29 giugno, al termine del maxi-processo cominciato a settembre al Palazzo di Giustizia di Parigi, Abdeslam è divenuto la quinta persona in Francia a essere condannata all’ergastolo senza possibilità di sconti, la pena più pesante prevista dal codice penale francese. Trentadue anni, il francese nato a Bruxelles da genitori di origini marocchine è stato riconosciuto come "coautore" degli attentati che hanno fatto 130 morti e 350 feriti.