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Koch sull'Euro 2020
«Dobbiamo imparare di nuovo a organizzare eventi così grandi»
Nel ruolo di consigliere dell'UEFA, Daniel Koch, ex capo della sezione malattie trasmissibili all'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP), ha dovuto sopportare molte critiche. In un'intervista a «blue News» spiega perché gli stadi di calcio pieni non sono il problema.
L'Europeo di calcio è finito una settimana fa e Daniel Koch nello specchietto retrovisore vede un torneo ricco di eventi. Per lui però lo sport non era l'obiettivo principale. Come consulente dell'UEFA, l'ex capo della Divisione malattie trasmissibili all'UFSP ha messo a frutto la sua esperienza. Le immagini delle tribune piene negli stadi di calcio gli sono costate molte critiche.
Signor Koch, le immagini dei tifosi di calcio in festa in Italia una settimana fa hanno fatto il giro del mondo. In lei cosa hanno suscitato?
Daniel Koch: Dal mio punto di vista, queste folle non sono un problema. Perché se i visitatori sono stati testati o vaccinati in precedenza, il rischio di trasmissione è minimo. Come società, dobbiamo imparare di nuovo a organizzare eventi così grandi. Questo è molto importante.
I tifosi di calcio che si sono abbracciati per le strade di Roma difficilmente erano tutti vaccinati o testati. Queste immagini non le provocano disagio?
Disagio certamente no. Non siamo più nella stessa situazione di un anno fa. Inoltre, la stragrande maggioranza di coloro che festeggiano tendono a essere giovani e quindi hanno un rischio minore di contrarre una malattia grave. Certo, sarebbe meglio se tutti fossero vaccinati. Ciò che è più problematico sono gli sviluppi nelle zone turistiche, dove i giovani stanno festeggiando perché hanno dovuto farne a meno per più di un anno. I governi di Spagna, Portogallo o Cipro devono trovare soluzioni per il numero crescente di casi. Ma vietare tutto non è la soluzione.
I numeri sono in aumento non solo nelle aree dove si fanno party e feste, ma anche nel resto d'Europa. Che sviluppo si aspetta?
Non sono affatto preoccupato. Le cifre di incidenza in aumento dipendono da molti fattori, come la quantità o il tipo di test. Molto più importante è il numero di ricoveri. Attualmente però le capacità ospedaliere non sono superate da nessuna parte, tranne che in Russia, dove anche gli anziani e i pazienti ad alto rischio non vengono vaccinati. Per la Svizzera, penso che sia importante che il numero di vaccinazioni sia significativamente maggiore entro l'autunno e l'inverno.
Lei non è preoccupato: eppure i Giochi olimpici di Tokyo, che partono tra una manciata di giorni, si svolgono senza spettatori. Sono troppo prudenti?
Certamente no. Ogni Paese deve assumersi la responsabilità di proteggere la sua popolazione. Non ho la presunzione di poter giudicare la situazione in Giappone. Ma una cosa è certa: la popolazione lì è molto vecchia, quindi il pericolo è maggiore che in Europa. Inoltre, non sono molti i giapponesi che hanno contratto il virus, quindi l'immunità naturale è trascurabile. Inoltre, le vaccinazioni non sono ancora così numerose. Capisco che la gente in Giappone sia molto cauta. Ogni Paese deve valutare il proprio rischio.
In effetti, ci sono differenze da Paese a Paese. Ma decine di migliaia di spettatori a Londra o a Tokyo non sono la stessa cosa?
No, non è esattamente la stessa cosa. Gli organizzatori non si assumono in primis il rischio, ma aderiscono alle linee guida del governo, il quale deve stabilire quali misure hanno senso. Misure uniformi sarebbero completamente sbagliate, anche perché le culture sono diverse e le persone le percepiscono in modo diverso.
Lei ha dovuto subire molte critiche come consulente dell'UEFA. Come lo affronta?
Ci sono così tante opinioni diverse su questo argomento. Ma non a tutte si deve dar la stessa importanza. Devo dire però che i grandi eventi sono anche molto importanti per le persone poiché fanno nascere la motivazione per praticare sport. Se trascuriamo questo aspetto oggi, tra qualche anno avremo problemi enormi.
In cosa differiscono le sue funzioni all'UFSP e all'UEFA?
Sono cose molto diverse. All'UFSP ero responsabile e sono stato felice di assumermi le responsabilità. All'UEFA ho un mandato consultivo e metto la mia esperienza a disposizione di coloro che la richiedono.
Che peso ha avuto la sua opinione sulle decisioni dell'UEFA?
Non posso giudicarlo. Devono farlo coloro che usufruiscono delle mie consulenze.