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Nell'era digitale in cui i media vengono sempre più diffusi via internet, questi devono essere sostenuti finanziariamente e il mandato della SSR rinegoziato. È quanto sostiene la Commissione federale dei media (COFEM) in un rapporto pubblicato oggi.
Per la COFEM - commissione di esperti extraparlamentari e indipendente con funzione consultiva per le autorità in merito ai media - la concorrenza nel settore è auspicabile in quanto garantisce uno sviluppo libero della capacità innovativa. Ma, nell'era di internet, un mercato totalmente sprovvisto di regolamentazione non è sufficiente a fornire servizi giornalistici necessari alla società e alla democrazia. La propensione del pubblico a pagare per contenuti giornalistici è infatti limitata, indica la COFEM. Inoltre le entrate pubblicitarie - trasferite ai motori di ricerca, ai media sociali e ai portali di piccole inserzioni - diminuiscono di anno in anno. Questa pressione spinge le redazioni a fondersi, ciò che nuoce alla diversità mediatica, sostiene la COFEM.
Per mantenere un paesaggio mediatico performante in Svizzera è necessario disporre di un aiuto per i media online, sottolinea la COFEM. Ad eccezione di alcune offerte di nicchia, il giornalismo online potrà difficilmente finanziarsi unicamente tramite la pubblicità e i pagamenti degli utenti. Una perizia economica della COFEM afferma che, a causa del funzionamento del mondo digitale, il giornalismo in rete socialmente responsabile rischia di essere soppiantato da offerte pseudo-giornalistiche. Solo un sostegno con fondi pubblici permetterebbe di mantenerlo.
I progetti innovativi (piattaforme online, start-up giornalistiche) che contribuiscono alla diversità dell'offerta devono essere sostenuti sotto forma di un finanziamento di partenza. Questo senza distorcere in modo eccessivo la concorrenza. Anche progetti, iniziative o prodotti che forniscono servizi giornalistici eccezionali e contribuiscono al dibattito sociale dovrebbero beneficiare di un sostegno, precisa la COFEM.
Rinegoziare il mandato della SSR
La SSR deve adattarsi alle nuove realtà digitali per poter continuare a raggiungere un pubblico giovane, sostiene la COFEM. Il suo mandato deve essere rinegoziato. Ciò non significa che debba offrire tutto. In quanto servizio pubblico, deve piuttosto smarcarsi dai media puramente commerciali, indica la COFEM. Ciò è anche importante per la sua legittimazione.
Così la metà delle entrate del canone deve essere assegnata all'informazione. Inoltre l'offerta di intrattenimento attuale deve essere rivista e il dialogo con il pubblico sulle prestazioni del servizio pubblico istituzionalizzato.
Il finanziamento attraverso la pubblicità non è forzatamente necessario. Occorrerebbe riesaminare la sua pertinenza e la sua fattibilità. Ci si può anche domandare se sia giusto limitare il servizio pubblico a un solo fornitore, aggiunge la COFEM nel suo rapporto. L'introduzione di regole sull'accesso al web, la neutralità della rete e gli algoritmi dovrebbero anche garantire che la popolazione continui a beneficiare di un'offerta completa e diversificata.
Infine occorre incoraggiare un utilizzo responsabile dei media per distinguere le prestazioni giornalistiche dalle comunicazioni commerciali, dalla propaganda e dalle "fake news". Queste nuove competenze permetterebbero ad esempio anche agli utenti di partecipare alla produzione di contenuti e a processi legati alla politica dei media.
(Ats)