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La vicenda riguarda un ex dipendente, licenziato dopo 40 anni di servizio.
All'uomo, allora 73enne, era stata accordata una buonuscita di 10mila franchi, che non corrispondeva a quanto stabilito dal contratto di lavoro.
LOSANNA - L'Arabia Saudita dovrà pagare ad un ex segretario presso la sua missione permanente all'ONU a Ginevra 300mila franchi di liquidazione. Il Tribunale federale (TF) ha respinto un ricorso presentato dalle autorità del Regno, che contestavano l'esistenza di un contratto di lavoro.
La vicenda riguarda un ex dipendente, licenziato dalla missione permanente saudita alle Nazioni Unite nel 2017 dopo circa 40 anni di servizio. All'uomo, allora 73enne, era stata accordata una buonuscita di 10mila franchi.
Questo importo non corrispondeva alle disposizioni del contratto di lavoro, che è stato modificato da ultimo nel 2009. L'intesa stabiliva che la liquidazione dovesse essere pari a un mese di stipendio per ogni anno di servizio. Inoltre, se il dipendente avesse raggiunto l'età pensionabile, aveva diritto a due mesi di stipendio in più.
Le autorità del Regno sostenevano di non aver mai firmato un tale contratto. L'ex dipendente si è allora rivolto alla giustizia ginevrina, ma non è stato in grado di produrre il contratto del 2009 perché non ne aveva mai ricevuto una copia. Sulla base della testimonianza di altri dipendenti e confrontando altri contratti di lavoro, i giudici ginevrini hanno tuttavia concluso che la missione saudita aveva effettivamente firmato un documento di questo genere.
In una sentenza pubblicata oggi, il TF giunge alla stessa conclusione e respinge il ricorso presentato dall'Arabia Saudita. Quest'ultima sosteneva che una liquidazione di 300mila franchi era "esorbitante", dato l'"ottimo stipendio" di 7500 franchi percepito dal segretario.
Come la giustizia ginevrina, anche il TF sottolinea che l'ex dipendente non ha mai pagato i contributi per la previdenza professionale durante i suoi 40 anni di servizio.
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