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NEW YORK - Mike Manley, il nuovo ceo di Fca, si trova davanti la sfida di risolvere il nodo delle attività europee del gruppo, incluso l'eccesso di capacità negli impianti e l'elevata forza lavoro nel Vecchio Continente. Lo riporta il Wall Street Journal, sottolineando che l'Europa rappresenta il 36% dei dipendenti del gruppo ma solo un decimo dei profitti.
«Fca avrebbe bisogno di una fusione per migliorare la redditività in Europa», afferma Martino De Ambroggi, analista di Equita. L'Europa è un nodo per Fca e per le altre sorelle di Detroit. Le auto piccole dominano il mercato europeo in parte perché il carburante è più costoso, le strade più strette e perché diversi Paesi impongono tasse maggiori sugli sport-utility vehicles, che sono una grande fonte di profitto per le case automobilistiche.
A questo si aggiungono gli elevati costi di produzione e la concorrenza delle case asiatiche come la Kia specializzate in auto piccole.
La morte si Sergio Marchionne ha alimentato fra i lavoratori di Fca i timori sull'impegno della società in Europa, soprattutto in Italia. Marchionne ha spostato la sede legale del gruppo in Olanda e la residenza fiscale in Gran Bretagna. Ma era nato in Italia e aveva un buon rapporto con alcuni politici italiani, tanto che la gente lo vedeva come legato al Paese. Manley è invece inglese.