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Gary Marcus ha scritto un libro molto bello: Kluge – L’ingegneria approssimativa delle mente umana. Lo scopo di questo saggio è mostrare i limiti della mente umana, mettendo in evidenza gli accrocchi (traduzione inefficace di Kluge) che l’evoluzione ha selezionato per la nostra mente.
L’idea è semplice: essendo l’evoluzione un processo cieco e non finalistico, le soluzioni trovate raramente sono le migliori: sono semplicemente quelle che la storia evolutiva ci ha dato e che funzionano un pochino meglio delle alternative possibili.
La memoria è un ottimo esempio di struttura rabberciata, soprattutto se confrontata con i fedeli sistemi di memorizzazione dell’informatica. Un qualsiasi cellulare ha in memoria un centinaio, o più, di numeri di telefono; molte delle persone che conosco non ricordano neppure il proprio.
Marcus, a pagina 24, fa un altro esempio:
Non sono mai riuscito a tenere a mente più delle prime dieci cifre del pi greco (3,1514926536) sebbene fossi quel genere di secchione che cercava disperatamente di farlo.
Senza mettere in dubbio gli sforzi di Marcus, posso dire che la sua memoria ha problemi già con la seconda cifra decimale: pi greco è 3,14159…, non 3.15149…!
Dell’inaffidabilità della memoria umana, si è già detto: colpa dell’evoluzione. Ma per la inaffidabilità della casa editrice? Anche gli editori pubblicano i propri libri affidandosi a ciechi processi non finalistici?