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La proposta del presidente Kais Saïed preoccupa la popolazione per il carattere autoritario, la democrazia trema.
TUNISI - I tunisini alle urne per il referendum sulla nuova Costituzione proposta dal presidente Kais Saïed, una carta che rafforza i poteri del Capo dello Sato con il rischio di un ritorno al passato e una deriva autoritaria per il Paese.
Il nuovo testo, se approvato, concederà infatti ampi poteri al presidente che eserciterà la funzione "esecutiva" con l'aiuto di un governo e avrà altresì una forte influenza su legislativo e giudiziario. È molto probabile che la Costituzione passi, visto che non è stato fissato un quorum, che basterà quindi l'attesa maggioranza dei sì con le opposizioni che hanno invitato i loro sostenitori al boicottaggio.
L’affluenza alle urne - Contrariamente alle previsioni della vigilia, il tasso di affluenza alle 13 è stato dell'11,8%, un dato definito «incoraggiante» dal presidente della Commissione elettorale Farouk Bouasker in vista della chiusura dei seggi in tarda serata. Il sistema delineato nella nuova costituzione è un presidenzialismo puro, con il presidente che nomina capo del governo e ministri potendoli revocare unilateralmente, e un esecutivo per il quale non è richiesta neanche la fiducia dei deputati.
Con un parlamento composto da due camere, l'Assemblea dei Rappresentanti del Popolo, eletti a suffragio universale diretto, e un nuovo «Consiglio delle Regioni e dei Distretti» i cui membri sono indicati dai consiglieri locali. Per far cadere il governo, il parlamento può votare una mozione di censura ma occorre una maggioranza di due terzi, circostanza considerata molto difficile.
Le polemiche - Nella nuova Costituzione, che non prevede una procedura di impeachment del presidente, due articoli in particolare hanno suscitato polemiche: uno sul ruolo dell'Islam e l'altro sulle possibili restrizioni alle libertà.
Secondo l'articolo 5 «la Tunisia appartiene alla comunità islamica (oumma)» e «spetta esclusivamente allo Stato adoperarsi per il raggiungimento degli scopi dell'Islam in termini di rispetto della vita umana, dignità, proprietà, religione e libertà».
Una nuova versione corretta da Saïed l'8 luglio ha aggiunto al testo sopra descritto la menzione «all'interno di un sistema democratico», ma i difensori della laicità hanno bollato tale formulazione come ambigua, mentre altri hanno chiesto un ritorno alla formula vaga ma consensuale delle Carte del 1959 e del 2014 secondo cui «la religione della Tunisia è l'Islam», integrata da un articolo che garantisce la libertà di coscienza e di culto.
L'articolo 55, poi, prevede che «l'esercizio dei diritti e delle libertà può essere limitato, in un quadro democratico, dalla legge o in nome della difesa nazionale, della pubblica sicurezza, della salute pubblica, della tutela dei diritti altrui o dei costumi». Un disposto che preoccupa la società civile, che ritiene insufficienti le garanzie date sull'indipendenza della giustizia.
I contrari - Opposizioni e società civile, contrarie fin dal principio al progetto del presidente, si sono mostrate tuttavia incapaci di trovare un terreno comune per sbarrare la strada al processo avviato da Saied esattamente un anno fa e il voto sulla Costituzione sembra delinearsi come un plebiscito a suo favore.
Ma a prescindere dal risultato molti osservatori ritengono che la nuova Carta non risolverà affatto la crisi politica ed economica della Tunisia, che proprio in queste settimane sta negoziando un nuovo fondamentale piano di aiuti con il Fondo monetario internazionale per evitare il default.
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