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Cuba e gli Stati Uniti hanno raggiunto un nuovo accordo sulla via della graduale normalizzazione delle relazioni bilaterali fra i due paesi. Dopo aver liberato i cinque prigionieri politici cubani rimasti ingiustamente in carcere per quindici anni negli USA per aver sventato attentati terroristici contro l’Isola, e dopo aver riaperto le rappresentanze diplomatiche all’Avana e a Washington, il governo statunitense ha ceduto ora a un’altra richiesta della controparte cubana.
Il governo rivoluzionario guidato da Raul Castro ha infatti conquistato una nuova vittoria riuscendo a raggiungere un accordo per garantire una migrazione regolare, sicura e ordinata fra i due paesi. La proposta era già stata avanzata nel 2002, ma fu rifiutata allora dall’amministrazione di George W. Bush. Il presidente americano Barack Obama ha ora accettato di rinunciare alla politica imperialista che favoriva l’immigrazione clandestina di cubani: una prassi che non solo serviva a rubare cervelli (soprattutto medici) all’Isola socialista, ma che provocava un vergognoso traffico di esseri umani con una conseguente proliferazione di organizzazioni criminali e terroristiche che lucravano dalle crisi migratorie e che avevano in passato portato al dirottamento di aerei e al sequestro di navi.
Dall’Avana fanno sapere che si tratta di decisioni corrette ma che, per normalizzare realmente e completamente le relazioni migratorie fra i due paesi, sarà necessario un altro passo, e cioè che il Congresso degli Stati Uniti proceda con l’abrogazione della cosiddetta “Ley de Ajuste Cubano” del 1966, la quale favorisce i cittadini cubani – e solo loro, per motivi esclusivamente politici – nell’ottenere rapidamente la residenza permanente negli USA.