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Julian Assange non tornerà in libertà su cauzione in attesa che la giustizia britannica esamini in appello la questione della sua estradizione negli Stati Uniti, negata in prima istanza.
La sua richiesta di rilascio è stata infatti respinta oggi, mercoledì, dalla giudice Vanessa Baraitser, per la quale ci sono "seri motivi per credere che, in caso di liberazione, non si ripresenterebbe in tribunale".
L'udienza si è tenuta alla Corte di Westminster, dove il fondatore di Wikileaks è giunto dopo essere stato trasferito dalla prigione di Belmarsh. L'accusa ha evidenziato come il 49enne australiano abbia le risorse per sottrarsi alla giustizia in caso di rilascio, come fece già nel 2012 trovando riparo, per sette anni, nell'ambasciata dell'Ecuador a Londra. Dopo il primo "no" all'estradizione, il Messico gli aveva per esempio offerto asilo politico.
A quei sette anni nella sede diplomatica ecuadoregna hanno fatto seguito quasi due anni di carcere: Assange non è un uomo libero, quindi, da oltre 8 anni.
Oltre Atlantico, rischierebbe 175 anni di prigione per aver diffuso, a partire dal 2010, oltre 700'000 documenti classificati relativi alle attività diplomatiche e militari statunitensi, in particolare in Iraq e Afghanistan. Fra questi, anche un video del luglio 2007 in cui si vedeva un elicottero aprire il fuoco contro dei civili, uccidendoli.