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La legge federale sui diritti politici non contemplerà disposizioni speciali sul monitoraggio delle elezioni. Il Consiglio degli Stati ha rinunciato oggi, con 23 voti contro 21, ad inserire nella legislazione la possibilità che osservatori internazionali assistano agli scrutini. La versione del Nazionale di non introdurre una base legale specifica ha avuto la meglio. Il dossier è pronto per le votazioni finali.
A un anno dalle elezioni federali, non possiamo permetterci di perdere ancora del tempo e mettere in pericolo la revisione della legge andando in conferenza di conciliazione, ha sottolineato Peter Föhn (UDC/SZ) con il sostegno della Cancelliera della Confederazione Corina Casanova. Entrambi hanno fatto valere che le disposizioni sul controllo delle elezioni non sono indispensabili, visto che già oggi osservatori dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) possono assistere agli scrutini.
Dal canto suo, il "senatore" Raphaël Comte (PLR/NE) ha tentato invano di convincere i suoi colleghi che la Svizzera, in qualità di presidente dell'OSCE, non può permettersi di dare lezioni agli altri senza disporre di standard chiari in merito.
La settimana scorsa era stato il Nazionale ad allinearsi agli Stati su un punto essenziale della legge sui diritti politici, ovvero che le liste convalidate dopo la scadenza del termine di referendum - 100 giorni - non vanno prese in considerazione. Se si dovesse tenere conto anche delle firme depositate nei comuni ma non ancora convalidate si creerebbe incertezza: la Cancelleria federale, allo scadere del termine referendario, non sarebbe infatti più in grado di comunicare la riuscita o meno del referendum, aveva spiegato la Cancelliera della Confederazione Corina Casanova.
SDA-ATS