Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01207.jsonl.gz/510

A tre quarti degli svizzeri non interessa il linguaggio inclusivo
Il linguaggio inclusivo non attecchisce in Svizzera: solo quasi un quarto dei partecipanti a un sondaggio dell'editore Tamedia e del giornale gratuito 20 Minuten ritiene che la questione sia importante e ammette di prestarvi attenzione durante la stesura di testi scritti o nel parlato.
Lo studio, pubblicato oggi, mette in evidenzia come la questione dell'uguaglianza di genere, nonché i dibattiti della «cancel culture» e del movimento «woke», non sembrino interessare che una piccola minoranza in Svizzera.
Il primo movimento, quello della «cultura della cancellazione», promuove la colpevolizzazione e il boicottaggio di personaggi pubblici o aziende che avrebbero detto o fatto qualche cosa di offensivo o politicamente scorretto. Il termine «woke» - che in inglese significa «sveglio» - caratterizza una cultura in voga in questo momento che pone l'accento sullo stare all'erta (o, appunto, svegli) nei confronti delle ingiustizie sociali o razziali.
Per la maggior parte dei cittadini elvetici - l'ottanta per cento circa -, tali tematiche sono ben distanti dall'essere dei problemi urgenti: preoccupano piuttosto i costi della salute, le pensioni e il cambiamento climatico.
Le donne sono più propense a porre attenzione all'inclusione sul piano linguistico quando scrivono o parlano: queste rappresentano il 18% che, nonostante sia meno di un quinto dei partecipanti, è una quota tripla rispetto a quella dei maschi. La fascia d'età che si è mostrata più aperta verso l'uso del linguaggio inclusivo è quella degli intervistati tra i 18 e i 34 anni d'età, quella più restia è invece rappresentata dagli «over» 65.
All'89% dei partecipanti al sondaggio non sembra piacere l'idea secondo cui l'uso di un linguaggio neutro dal punto di vista del genere debba influenzare la valutazione nelle scuole e nelle università.
Il maschile generico - che si trova, ad esempio, in formulazioni quali «l'essere umano» riferite sia a maschi che a femmine - resta ampiamente usato: il 23% delle persone che si sono prestate al sondaggio lo usa accanto alla denominazione di entrambi i generi, come nel caso emblematico di «signore e signori». A optare per la riformulazione, ovvero la scelta di un sostantivo che non sia declinato né al maschile né al femminile, è il 16% dei parlanti.
Al sondaggio sulla lingua, il sesso e la discussione culturale di marzo 2023 hanno partecipato 30'754 persone da tutta la Svizzera ed è stato svolto in collaborazione con l'istituto lucernese di indagini politiche e sociali LeeWas. Non sono presentati dati relativi alle regioni geografiche e linguistiche specifiche.