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Le ci vorranno oltre 18 anni per restituire il maltolto. Il caso è quello di una contabile 43enne italiana che, tra il 2014 e il 2017 a causa di difficoltà economiche, aveva sottratto alla società per la quale lavorava 34'500 e 78'400 mila franchi, per un totale di quasi 113mila franchi, cui si devono aggiungere una decina di migliaia di franchi che l'ex datore di lavoro rivendica quale copertura delle spese per la ricostruzione delle transazioni fraudolente.
"So di avere sbagliato, mi dispiace e voglio scusarmi", è stata la dichiarazione resa in aula penale dalla donna al termine dell'istruttoria dibattimentale svoltasi stamattina a Lugano. Di fronte al giudice Amos Pagnamenta, presidente della Corte della Assise correzionali di Lugano, si è impegnata a restituire il maltolto a rate di 550 franchi al mese. Fatto un breve calcolo, tenuto conto che la donna ha già nel frattempo restituito qualche migliaio di franchi e posto che la rata rimanga uguale, a questo ritmo il saldo sarà a zero non prima del 2037, quando le mancheranno pochi anni alla pensione.
L'impegno a restituire il maltolto, provato appunto dai primi pagamenti effettuati, non le ha comunque evitato la condanna a 11 mesi di reclusione sospesi con la condizionale per due anni e un multa di 500 franchi. La commisurazione della pena è il frutto di un accordo fra il procuratore pubblico Andrea Maria Balerna e l'avvocato Giacomo Fazioli.