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Un bambino su cinque vive in un'area colpita da conflitti e il numero di Paesi coinvolti in guerre interne o internazionali è il più alto degli ultimi 30 anni. La denuncia è dell' Unicef che in un comunicato sottolinea che le conseguenze dei conflitti hanno continuato a intensificarsi nel 2018. Sempre l'anno scorso l'Unicef ha risposto a 285 emergenze umanitarie in 90 paesi nel mondo, fornendo supporto salvavita a milioni di bambini.
Per il 2019 il Fondo delle Nazioni Unite per l'Infanzia chiede 3,9 miliardi per supportare il suo lavoro per i bambini nelle crisi umanitarie. Ad oggi, c'è una forte carenza di fondi: al 31 maggio, l'appello d'emergenza dell'Unicef aveva ricevuto solo il 24% dei fondi richiesti, cosa che potrebbe colpire gli aiuti umanitari nei luoghi in cui sono maggiormente necessari. I bisogni in alcune aree sono aumentati a causa degli effetti del cambiamento climatico, come si è visto recentemente in Mozambico in seguito ai cicloni e dove l'Unicef e i partner sono impegnati. Uno sfollamento diffuso, la distruzione di infrastrutture civili e impatti devastanti sul benessere fisico e psicologico dei bambini sono avvenuti soprattutto in Paesi in cui i conflitti e le conseguenti crisi umanitarie sono durati per anni, come in Afghanistan, Repubblica Centrafricana, Repubblica Democratica del Congo, Iraq, Libia, Mali, Myanmar, Nigeria, Somalia, Sud Sudan, Siria, Ucraina e Yemen. La durata media delle crisi umanitarie è di oltre 9 anni.
L'Unicef nel 2018 ha risposto a diverse crisi, fra le quali 87 crisi sanitarie come l'epidemia di ebola in Repubblica Democratica del Congo; 68 crisi sociopolitiche come i conflitti violenti in Siria, Yemen e Nigeria nordorientale; 80 calamità naturali, come terremoti ed eventi meteorologici estremi quali siccità e inondazioni; 22 crisi nutrizionali, fra cui livelli d'emergenza di malnutrizione infantile in paesi come Sud Sudan e Yemen.