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BERNA - La cosiddetta iniziativa dell'UDC per l'autodeterminazione (detta anche "Contro i giudici stranieri"), che mira a sancire nella Costituzione il primato del diritto costituzionale sul diritto internazionale, va respinta senza opporle un controprogetto. Ne è convinta la Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale (CIP-N). Tale proposta segue la decisione degli Stati adottata lo scorso mese di marzo.
Secondo la CIP-N, precisa un comunicato di oggi dei servizi parlamentari, un piccolo Stato in un contesto globalizzato come la Svizzera ha tutto l'interesse a rispettare le norme di diritto internazionale.
La commissione crede che l'iniziativa popolare potrebbe minacciare l'affidabilità della Svizzera quale partner nelle relazioni internazionali. Inoltre, l'iniziativa potrebbe comportare la disdetta di importanti accordi inerenti i diritti umani, «come per esempio la Convenzione europea dei diritti dell'uomo (CEDU)».
Una minoranza vuole invece raccomandare al Popolo di accogliere l'iniziativa, giudicando che il primato del diritto internazionale sul diritto nazionale minacci la democrazia diretta; i diritti umani, poi, sono già garantiti nella Costituzione federale.
Nel corso della discussione, con 14 voti a 11 è stata respinta la proposta di svolgere ulteriori audizioni per l'elaborazione di un controprogetto.
Come già il Consiglio degli Stati, la CIP-N ha esaminato una proposta volta a regolare in modo nuovo il rapporto tra diritto internazionale e diritto nazionale nella Carta fondamentale.
In casi eccezionali il legislatore deve poter consciamente scostarsi dal diritto internazionale. In caso di contraddizione tra diritto internazionale e nazionale prevarrebbe quest'ultimo, purché la norma internazionale non miri a proteggere i diritti umani.
La CIP-N ha respinto con 14 voti a 11 la proposta d'introdurre una simile regola di conflitto costituzionale mediante un controprogetto diretto all'iniziativa popolare.
Al pari della Camera dei Cantoni, per la CIP-N va preferito l'odierno modo pragmatico di affrontare i conflitti tra le norme a una rigida regola di conflitto. Una minoranza è invece convinta che la tensione tra diritto internazionale e nazionale debba essere risolta dal sovrano e non dai tribunali