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LONDRA - Anche il compleanno. L'ultima rivelazione sul "partygate" ha fatto arrabbiare ulteriormente il Regno Unito e il suo parlamento. Fino a un terzo del libro paga ministeriale sarebbe pronto a dare a Johnson un voto di sfiducia. Entro la fine di questa settimana, l'alta funzionaria Sue Gray, incaricata delle indagini, chiuderà il fascicolo.
Una festa a sorpresa, torta e candeline. Il 19 giugno del 2020, la moglie di Johnson, Carrie, avrebbe organizzato per il marito un momento per festeggiare il suo compleanno. Gli invitati, ha riferito Itv ieri sera, ripreso dal Guardian, sarebbero stati una trentina che, rimasti per poco più di mezz'ora, avrebbero cantato tutti insieme "Happy Birthday". Tra i dettagli che sono trapelati dopo l'incontro di Sue Gray con Johnson, ci sarebbe anche il fatto che la sorpresa fosse stata allestita con cibo per feste Marks & Spencer e una torta di compleanno.
Se le altre feste a cui il primo ministro era sospetto di aver partecipato avevano, stando alle dichiarazioni dello stesso, uno sfondo lavorativo, questa volta il fine ultimo era puramente personale. Inoltre, quel 19 giugno, erano in vigore misure sanitarie particolarmente rigide. Ad esempio, gli incontri all'aperto potevano svolgersi alla presenza massima di sei persone. Il numero 10 di Downing Street ha dichiarato che il primo ministro è rimasto alla festa per dieci minuti.
Questa, l'ultima annunciata, è una delle quindici feste finora rivelate. La prima avrebbe avuto luogo il 15 maggio 2020, il famoso aperitivo a base di vino e formaggio nel giardino del numero 10. L'ultima si sarebbe svolta il 16 aprile 2021: in quel caso il Telegraph aveva riportato che il personale si era recato al supermercato dove aveva riempito di alcol delle valigie e, tornato in sede, avrebbe fatto festa fino alle prime ore del mattino.
Il rapporto di Gray si concluderà alla fine di questa settimana, ma la rivelazione di questa festa ha già fatto montare ulteriormente la rabbia dei parlamentari. Uno dei portavoce alla Camera dei laburisti ha dichiarato che il numero in crescente aumento di "franchi tiratori" potrebbe costare il posto al premier, in caso di un eventuale voto di sfiducia.