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I residui di munizioni dell'ex deposito militare di Mitholz, nel canton Berna, devono essere sgomberati. Lo ha deciso venerdì il Consiglio federale incaricando il Dipartimento della difesa (DDPS) di progettare i lavori, misure di protezione comprese, e di sottoporgli entro l'autunno del 2022 un messaggio relativo al finanziamento.
I costi totali sono stimati a 500-900 milioni di franchi. Fino a quando non sarà disponibile un apposito decreto federale, il DDPS metterà a disposizione 40 milioni di franchi che verranno impiegati in particolare per la pianificazione, l'attuazione delle misure preliminari, indagini tecniche e per effettuare le prime espropriazioni.
Il DDPS dovrà anche valutare, a titolo preventivo, la possibilità di procedere con una copertura dei residui di munizioni come soluzione di ripiego, qualora per motivi tecnici o di sicurezza lo sgombero non fosse possibile o dovesse essere interrotto. Per proteggere la strada nazionale che dà accesso alla galleria del Lötschberg, collegamento importante tra Berna e Vallese, l'attuale tunnel di Mitholz verrà prolungato.
A causa della pandemia di coronavirus, indica l'esecutivo in una nota, non si sono potuti organizzare incontri informativi con la popolazione locale. La consigliera federale Viola Amherd ha pertanto inviato una lettera personale ai residenti e si è rivolta a loro con un videomessaggio.
Il governo ha oggi illustrato anche le prossime tappe: nel 2021 si procederà a una valutazione degli immobili di Mitholz interessati dalle misure, affinché si possano trovare soluzioni con i residenti che dovranno traslocare. Il DDPS cercherà il dialogo con le singole persone e le famiglie.
Il deposito di munizioni, costruito durante la Seconda Guerra mondiale sotto una montagna nei pressi di Mitholz, è parzialmente saltato in aria nel 1947. Secondo le stime, nel deposito ci sono ancora 3500 tonnellate di munizioni inesplose. Stando a un rapporto pubblicato nel giugno del 2018, il rischio di nuove esplosioni è più elevato del previsto.
I lavori di sgombero dovrebbero durare una decina di anni, con inizio previsto non prima del 2031. Il progetto avrà quindi un grande impatto sulla popolazione del luogo - circa 170 persone - che dovranno decidere se partire definitivamente o prevedere un futuro ritorno.
Secondo un sondaggio effettuato dalle autorità, con uno sgombero decennale l'80% degli intervistati intende trasferirsi. La maggioranza vorrebbe comunque rimanere nella regione.