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Le concentrazioni di glifosfato nelle derrate alimentari non sono tali da giustificarne un divieto, secondo il Consiglio federale.
Le concentrazioni di glifosfato, classificato come “probabilmente cancerogeno” dall’Agenzia internazionale per la ricerca contro sul cancro (IARC), non sono tali da giustificarne un divieto. A dirlo è stato oggi il Consiglio federale, come riferisce Le Temps, che ha risposto a un postulato della Commissione scientifica del Consiglio nazionale. A dicembre il Governo si era già opposto a una mozione dei Verdi che chiedevano il divieto del glifosfato almeno fino al 2022.
Il Consiglio federale si è basato su uno studio dell’Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria (USAV), che ha analizzato 243 campioni di derrate alimentari provenienti dal commercio al dettaglio. Il 60% di esse erano prive di glifosfato, ha detto il Consiglio federale, mentre nel restante le concentrazioni erano al di sotto della soglia consentita e non presentano pertanto rischio cancerogeno.
Secondo l’USAV la soglia di pericolo per la salute sarebbe raggiunta con un consumo giornaliero di 72 chili di pasta, 655 chili di pane, 10 chili di ceci o 1600 litri di vino per persona.