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La sorte dell'etnologo basilese Bruno Manser non è ancora stata chiarita 15 mesi dopo la sua scomparsa. Nel vuoto un secondo tentativo di rintracciare l'attivista che si batteva per la salvaguardia della popolazione Penan.Questo contenuto è stato pubblicato il 28 agosto 2001 - 16:01
Una seconda spedizione nell'isola del Borneo, condotta dal fratello del militante ecologista, non ha dato esito. John Künzli, segretario del Fondo creato da Bruno Manser a Basilea, ha precisato che la spedizione nello stato malese del Sarawak si è conclusa una decina di giorni fa. "È molto difficile per noi, gli amici, la famiglia e i compagni di lotta, credere che sia ancora in vita", ha aggiunto.
Bruno Manser, 46 anni, era malvisto dalle autorità malesi e dagli industriali del legno per la sua lotta a favore dei Penans. L'etnologo era tornato nel Sarawak nel maggio del 2000 e da allora non ha più dato notizie, a parte una lettera invita ad un'amica il 23 maggio. Aveva in progetto di scalare il Batu Lawi, una montagna di 2000 metri di altitudine con versanti molto scoscesi. "È possibile che Bruno abbia avuto un incidente. La nostra paura è che sia caduto sul Batu Lawi, ma non abbiamo ritrovato né il suo corpo né i suoi effetti personali", ha aggiunto Künzli.
L'ambasciata svizzera a Kuala Lumpur ha chiesto l'aiuto delle autorità del Sarawak per ritrovare l'etnologo ma senza risultato. "La regione del Sarawak è più grande della Svizzera, ci sono più di 40mila chilometri quadrati di giungla, per questo le ricerche sono vane. È come il mare... non c'è speranza", ha commentato Bernard Pillonel, consigliere d'ambasciata.
swissinfo e agenzie
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