Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/77055

<h2>SubmittedText<h2><p>In occasione della tavola rotonda organizzata il 13 dicembre 2002 dalla piattaforma per i "sans papiers", Francis Matthey, presidente della Commissione federale degli stranieri, ha suggerito di creare un gruppo di lavoro per aiutare i cantoni a proporre regolarizzazioni. Tale gruppo è stato costituito nel 2005, con la collaborazione della piattaforma, e ha presentato il suo primo rapporto nel marzo 2006. Quest'ultimo riporta alcune difficoltà, ragione per cui invitiamo il Consiglio federale a rispondere alle domande seguenti:</p><p>1. Nel suo parere del 26 novembre 2003 sulla mia mozione che concerneva le disparità tra i cantoni e chiedeva di creare un centro di consulenza nazionale, il Consiglio federale annunciava già l'istituzione di tale gruppo di lavoro della CFS, lasciando intendere che esso avrebbe potuto svolgere tale ruolo. È sempre del medesimo avviso? Apprezza e appoggia il lavoro di tale gruppo?</p><p>2. Il Consiglio federale è disposto a sostenere il progetto pilota, elaborato dal gruppo di lavoro e da undici cantoni nonché volto a esaminare congiuntamente le domande di regolarizzazione sulla base di una serie di criteri al fine di armonizzare le pratiche, e a dare seguito alle raccomandazioni di tali cantoni?</p><p>3. Il gruppo di lavoro ritiene che le direttive figuranti nella circolare dell'UFM del 17 settembre 2004 permetterebbero di regolarizzare un numero di "sans papiers" di gran lunga superiore a quello attuale. Esso constata tuttavia che un certo numero di dossier che soddisfano i criteri hanno poche possibilità di successo, poiché l'UFM applica la giurisprudenza del Tribunale federale, che contraddice i criteri da esso definiti. Come giustifica il Consiglio federale tale pratica contraddittoria? Esso comprende che il gruppo di lavoro abbia l'impressione di trovarsi in un'impasse?</p><p>4. Pur riconoscendo che il popolo ha accolto la legge sugli stranieri, che non comporta disposizioni a favore della regolarizzazione dei "sans papiers", il gruppo di lavoro ha insistito presso l'UFM sul "bisogno urgente di agire". Esso constata che il nostro Paese "ha manifestamente bisogno di tale apporto di manodopera" e ritiene che ignorare questo problema "faccia apparire poco credibile, se non addirittura ipocrita, l'atteggiamento della società civile e dello Stato nei confronti dei "sans papiers". Il Consiglio federale condivide tale punto di vista? Che cosa propone per consentire a queste persone di uscire dalla clandestinità?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Il Consiglio federale accoglie con favore l'istituzione, da parte della Commissione federale degli stranieri (CFS), del gruppo di lavoro "sans papiers". Su iniziativa del gruppo di lavoro, sostenuto anche dalla Conferenza dei direttori cantonali di giustizia e polizia (CDCGP), dieci governi cantonali e la città di Berna si sono detti disposti a collaborare più strettamente, nell'ambito di un progetto pilota, in occasione dell'esame delle domande per casi di rigore presentate da "sans papiers". Con questa misura mirano a ottenere, a lungo termine, un'applicazione uniforme dei criteri vigenti da parte dei cantoni. Il Consiglio federale appoggia tale iniziativa, che ha comportato una maggiore trasparenza nell'ambito dei "sans papiers". Esso rammenta tuttavia che i compiti del gruppo di lavoro si limitano alla mediazione e all'informazione, e che esso non ha nessun poter decisionale. In tale contesto non deve essere creato nessun nuovo gruppo di lavoro. In virtù del sistema federalistico svizzero, le competenze in materia di diritto degli stranieri spettano in primo luogo alle autorità cantonali. Le autorità federali decidono soltanto dopo una decisione preliminare positiva del cantone competente. </p><p>2. Il Consiglio federale sostiene misure volte ad armonizzare le diverse procedure cantonali, tra cui figura anche l'elaborazione di un progetto pilota nell'ambito del quale i cantoni esaminano congiuntamente le richieste di regolarizzazione. L'Ufficio federale della migrazione (UFM) segue le raccomandazioni fornite nel quadro del progetto pilota, nella misura in cui consentono di riconoscere un caso di rigore personale grave ai sensi delle pertinenti disposizioni legali. </p><p>3. La circolare UFM del 17 settembre 2004 è stata sostituita dall'istruzione dell'UFM del 21 dicembre 2006 relativa alla prassi delle autorità federali per il regolamento del soggiorno di persone straniere in casi personali particolarmente rigorosi. Tale istruzione stabilisce i criteri determinanti affinché le autorità possano, nel singolo caso, entrare nel merito della domanda ed esaminare se sussiste o no un concreto caso di rigore. Le condizioni per il riconoscimento di un caso di rigore sono applicate in modo restrittivo, in modo da non favorire persone che non rispettano le vigenti disposizioni del diritto in materia di stranieri. La prassi dell'UFM non è in contraddizione con la giurisprudenza del Tribunale federale e del Tribunale amministrativo federale, che non mettono in discussione i criteri fissati dall'UFM per esaminare le richieste di non sottostare alle misure limitative. Non si prevede di riesaminare tali criteri, poiché la prassi attuale si è rivelata valida. </p><p>4. Il Consiglio federale è contrario a un'amnistia per i lavoratori in situazione illegale. Non esclude tuttavia un esame del singolo caso se la persona in questione si trova in una situazione di rigore personale grave. Ha difeso tale posizione nel quadro di numerosi interventi parlamentari presentati sul tema, ribadendola anche nel corso dei lavori relativi alla legge sugli stranieri (LStr). Popolo e Parlamento hanno approvato la politica del Consiglio federale. La nuova legge sugli stranieri vuole limitare l'ammissione di persone straniere che non sono cittadini UE o AELS ai lavoratori qualificati effettivamente necessari al mercato svizzero del lavoro e in grado di integrarsi in modo duraturo. Una posizione indulgente delle autorità nei confronti dei lavoratori in situazione illegale sarebbe in contraddizione con tale obiettivo; indurrebbe gli stranieri a eludere la legislazione vigente per ottenere una regolarizzazione a posteriori della loro situazione. D'altro canto, il Consiglio federale lotta contro il lavoro nero; la nuova legge sugli stranieri prevede d'altronde sanzioni più severe per i datori di lavoro che procurano un'attività lucrativa a persone straniere sprovviste di un permesso di dimora. Tali misure non mirano soltanto a combattere il mercato del lavoro nero, ma anche a proteggere i lavoratori stranieri dagli abusi.</p>  Risposta del Consiglio federale.