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Le tappe dell'inasprimento politico nei confronti degli eritrei
Un elenco dei fatti principali che hanno portato la Segreteria di Stato della Migrazione (SEM) a pianificare le domande di 3200 rifugiati eritrei in Svizzera, di cui circa 150 in Ticino, esponendoli al rischio di rimpatrio. Secondo le stime della SEM a circa il 4% di tali casi potrebbe essere revocato lo statuto dell'ammissione provvisoria.
Premessa: Le decisioni in merito alle richieste d'asilo vengono prese dalla Segreteria di Stato della Migrazione (SEM). Tali decisioni possono essere oggetto di un ricorso al Tribunale Amministrativo Federale (TAF), e talvolta anche al Tribunale Federae (TF). La SEM esamina tutte le domande individualmente e per poter prendere una decisione applica l'art. 3 della Convenzione dei diritti umani e delle libertà fondamentali (CEDU). Per quanto riguarda l'Eritrea, la SEM si avvale di tre fonti di informazioni: 1) Rapporti di organizzazioni internazionali, di esperti, giornalisti, etc. 2) Contatto con partner e altre persone in loco 3) Inchieste realizzate sul terreno (« Fact-Finding Missions »). Quest'ultima fonte in particolare presenta notoriamente importanti lacune.
Inizio 2016: Viene effettuata una « Fact-Finding Mission » in collaborazione con le autorità tedesche e i risultati vengono riportati sul rapporto « Focus Eritrea, Update Nationaldienst und illegale Ausreise »
Giugno 2016: Viene depositata una mozione del deputato UDC Thomas Burgherr nella quale si chiede al Consiglio federale di inasprire la prassi in materia di concessione dello statuto di rifugiato e di ammissione provvisoria applicata ai cittadini eritrei.
Luglio 2016: Il Tribunale amministrativo federale (TAF) stabilisce che l’espatrio illegale dall’Eritrea non costituisce più, di per sé, un motivo rilevante ai fini dell’asilo conformemente all’art. 3 della CEDU, ma deve essere connessa con una persecuzione. Tale sentenza modifica la prassi della SEM nella gestione delle domande. La sentenza non si esprime sulla diserzione o su questioni relative all’esecuzione dell’allontanamento.
Agosto 2016: Il Consiglio federale dichiara che in Eritrea "le sanzioni arbitrarie ed eccessive nei confronti di disertori e renitenti alla leva possono costituire torture e altri trattamenti crudeli, inumani o degradanti o pene ai sensi dell'articolo 3 della CEDU e sono in linea di massima inflitte per motivi politici" (parere del 24.08.2016).
Gennaio 2017: La sentenza del TAF del 30 gennaio 2017 conferma la prassi applicata dalla SEM dal giugno 2016 per l’emanazione delle decisioni riguardanti i richiedenti l’asilo. La conseguenza della sentenza è pertanto il proseguo della prassi adottata dalla SEM secondo la quale i cittadini eritrei che non sono mai stati convocati per il servizio nazionale oppure che sono stati esentati o congedati dal servizio nazionale non sono più riconosciuti quali rifugiati.
Marzo 2017: Il 13 marzo 2017 l'UDC inoltra presso il Consiglio nazionale una mozione chiedendo al Consiglio federale la riapertura di un'ambasciata in Eritrea. A marzo 2018 la richiesta viene respinta dal Nazionale tuttavia confermando una maggiore presenza diplomatica nel paese.
Agosto 2017: Il TAF - in merito al ricorso di una donna - precisa che il Paese attualmente non conosce una situazione di violenza generalizzata per cui un loro rimpatrio è possibile. Rimane aperta la questione di sapere se il servizio militare nazionale eritreo comporti una minaccia ai diritti umani, essendo qualificato dalle organizzazioni internazionali come lavoro forzato o talvolta come stato di schiavitù. D-2311-2016_MM_it_1.pdf
Marzo 2018: La SEM intende rianalizzare lo statuto di circa 3'200 eritrei con lo statuto di ammissione provvisoria. Vedasi Il servizio andato in onda al TG di Teleticino del 5 aprile 2018 (dal minuto 8'30'') e l'articolo redatto da Ticinonews, il 5 aprile 2018.
Maggio 2018: La prassi in vigore prevede che, sulla base dell’insieme delle informazioni disponibili, nel valutare le domande d’asilo di richiedenti eritrei, la SEM dia per acquisito che in Eritrea i disertori e i renitenti alla leva siano regolarmente giudicati e puniti in maniera arbitraria dai comandanti militari al di fuori di qualsiasi procedimento giudiziario. Inoltre si conferma come le sanzioni abbiano spesso carattere inumano e degradante e siano estremamente severe ai sensi dell'articolo 3 CEDU.
Settembre 2018: Il Consiglio degli Stati si è allineato con quanto deciso dalla SEM giudicando che le persone che hanno lasciato illegalmente l'Eritrea non sono per forza minacciate di persecuzione o di arruolamento forzato nell'esercito in caso di rimpatrio. La camera alta ha inoltre adottato una mozione del deputato PLR Damian Müller che chiede al governo di revocare il maggior numero possibile di permessi provvisori d'ammissione e di stilare entro il 2020 un rapporto sul riesame dei dossier dei richiedenti l'asilo eritrei.
La SEM ha per ora esaminato 250 dossier giungendo alla conclusione che a 20 persone il permesso F potrebbe essere ritirato. Entro la metà del 2019 verrà riesaminata la situazione di altri 2800 cittadini eritrei per stabilire se, per il momento, saranno autorizzati a rimanere in Svizzera Comunicato stampa SEM 03.09.2018