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Tra il 27 gennaio e il 25 febbraio, - si legge sul sito
dell’istituto - in soli trenta giorni, in molti punti del versante
nordalpino sono caduti oltre 5 metri di neve, più di quanta ne cade
normalmente durante un inverno intero. Le nevicate intense e
persistenti con basse temperature hanno provocato sulle Alpi
svizzere il distacco di circa 1’400 valanghe catastrofiche a fronte
di una media di 136 all’anno. Per la prima volta dopo
l’introduzione nel 1993 della scala europea del pericolo valanghe a
5 gradi, nel febbraio 1999 sono stati raggiunti per un lungo
periodo di tempo i gradi di pericolo 4 e 5 ("forte" e "molto
forte").
Tragedie di Evolène e Galtür
Le zone più colpite furono nel Vallese e nei Grigioni, in
particolare nella aree da Klosters-Davos a Zernez. In quel periodo
si verificarono i due incidenti da valanga più gravi e con la
maggiore eco mediatica, quelli di Evolène e Galtür.
Domenica 21 febbraio 1999, verso le ore 20.30 a Evolène, nel Canton
Vallese, si staccarono diverse valanghe: otto abitazioni, quattro
chalet, cinque fienili e diversi rifugi alpini furono completamente
distrutti. Sette chalet rimasero gravemente danneggiati, due
abitazioni e uno chalet solo leggermente. Diverse linee telefoniche
ed elettriche furono travolte e almeno nove auto distrutte. Anche i
boschi hanno subito danni e le strade sono state colpite dalle
valanghe in più punti. In totale sono rimaste sepolte 13 persone e
12 hanno perso la vita.
Il 23 febbraio, a pochi chilometri dalla frontiera svizzera, si è
verificato un devastante distacco a Galtür (Tirolo austriaco). La
valanga ha investito con grande violenza il quartiere di Winkl.
Complessivamente sono state 31 le persone che hanno perso la vita.
Il giorno dopo una valanga ha colpito il borgo di Valzur situato
più a est, causando altre 7 vittime.
Gli insegnamenti del tragico inverno 1999
Il Sistema intercantonale di preallerta e d’informazione in caso di
crisi IFKIS, lanciato nel 2002, ha migliorato il flusso di
informazioni tra i circa 200 osservatori dell’SLF sulle condizioni
meteo e sulla situazione valanghiva in Svizzera, mentre i dati
messi a disposizione dei servizi di avviso valanghe sono stati
migliorati: la ricerca e i modelli numerici forniscono un
contributo fondamentale per la delimitazione della zone pericolose
e il dimensionamento delle misure di protezione, spiega l’SLF sul
proprio sito. Inoltre, il numero di stazioni IMIS (Sistema
intercantonale di misurazione e informazione) è stato quasi
raddoppiato rispetto al 1999, riducendo così le lacune presenti
nella rete di osservazione.
Uno dei punti deboli della gestione della crisi del 1999 si rivelò
il differente livello di organizzazione e formazione tra i vari
servizi di avviso valanghe. In collaborazione con l’Ufficio
federale dell’ambiente (UFAM), l’SLF ha quindi elaborato un
programma di formazione unico. Dal loro lancio nel dicembre 2000, i
nuovi corsi, su due livelli e in tre lingue, sono stati frequentati
da oltre 1000 persone. In quanto a previsione, inoltre, oggi
vengono pubblicati due bollettini delle valanghe al giorno in
quattro lingue sul sito dell’SLF e sull’app White Risk, così come
su vari media.
Tutte queste misure si sono rivelate efficaci, come dimostra
l’analisi degli eventi del 2018, constatano gli esperti: a gennaio
dell’anno scorso sono caduti localmente fino a 3 metri di neve. Per
due giorni è stato previsto il più alto grado di pericolo 5.
Quell’importante banco di prova ha dimostrato l’efficacia delle
misure adottate dall’inverno catastrofico 1999. Tuttavia, conclude
l’SLF, "non esiste una sicurezza assoluta: ancora oggi non è
possibile prevedere né la posizione esatta né l’ora esatta di una
singola valanga".