Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/33085

<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Il Consiglio federale condivide l'opinione dell'interpellante, secondo cui l'iscrizione di </p><p>un sito nel catasto dei siti inquinati equivale per il titolare a un passo sovente </p><p>decisivo. Per questo motivo sono stati regolati a livello d'ordinanza anche i principi </p><p>necessari per l'allestimento del catasto nonché una procedura a tappe, basata sulla </p><p>cooperazione (cfr. allegato). L'art. 5 cpv. 3 dell'ordinanza sui siti contaminati (OSiti) </p><p>chiede che le autorità cantonali iscrivano nel catasto i siti per i quali è accertato che </p><p>siano inquinati, oppure con grande probabilità è prevedibile che lo siano. Una </p><p>grande probabilità d'inquinamento è data ad esempio per i siti sui quali per lungo </p><p>tempo si sono svolti processi lavorativi in cui venivano utilizzate grandi quantità di </p><p>sostanze nocive senza che fossero adottate sufficienti misure di protezione, ciò che </p><p>ha portato a importanti contaminazioni del sottosuolo (p. es. trasbordo di oli minerali, </p><p>lavanderie chimiche, trattamento delle superfici, ecc.). L'OSiti chiede inoltre che, </p><p>nell'esecuzione, le autorità collaborino con i diretti interessati e perseguano soluzioni </p><p>comuni (cfr. art. 23 OSiti). Giusta l'art. 5 cpv. 2 OSiti, i Cantoni devono in ogni caso </p><p>informare preventivamente i titolari dei siti di una prevista iscrizione nel catasto e </p><p>dare loro la possibilità di pronunciarsi in merito. Se ad esempio il titolare di un sito </p><p>può provare di avere adottato delle misure di sicurezza - che hanno impedito una </p><p>contaminazione (p. es. mediante una vasca di contenimento) - andando contro la </p><p>prassi vigente all'epoca, allora l'autorità può rinunciare all'iscrizione nel catasto. </p><p>2. L'aiuto all'esecuzione dell'UFAFP, menzionato dall'interpellante, ha lo scopo di </p><p>limitare a un numero ragionevole i siti da iscrivere nel catasto sulla base di criteri </p><p>pragmatici. In collaborazione con i Cantoni e con le principali associazioni </p><p>economiche interessate, sono stati elaborati numerosi criteri decisionali. In </p><p>quest'ambito sono state naturalmente tenute in debito conto anche misure di </p><p>protezione dell'ambiente e di sicurezza adottate in passato per impedire una </p><p>contaminazione del sottosuolo mediante sostanze nocive. Si ritiene ad esempio che </p><p>con l'entrata in vigore e l'attuazione, alla metà degli anni Ottanta, di una serie di atti </p><p>legislativi nel settore ambientale, in linea di massima non si sono più verificate </p><p>contaminazioni del sottosuolo presso le aziende. Con la maggior parte dei settori </p><p>consultati è stato possibile trovare delle soluzioni soddisfacenti. </p><p>3. Data la varietà e la complessità dei processi lavorativi e artigianati impiegati nei </p><p>cento anni di storia industriale, non è tuttavia possibile e nemmeno ragionevole </p><p>indicare un elenco definitivo delle attività che hanno con certezza provocato delle </p><p>contaminazioni. In questo ambito deve rimanere un certo margine di manovra per la </p><p>valutazione dei singoli casi da parte dell'autorità competente. L'aiuto all'esecuzione </p><p>deve però servire a ridurre al minimo la valutazione dei singoli casi per escludere </p><p>possibilmente casi di poca importanza.</p><p>4. Giusta l'articolo 5 cpv. 3 OSiti, per un'iscrizione nel catasto non è sufficiente il </p><p>semplice sospetto di una contaminazione, ma è necessario provare che si sia </p><p>verificata con grande probabilità. In alcuni casi isolati, ad esempio quando il </p><p>detentore del sito ha omesso di consegnare la presa di posizione, è possibile che, </p><p>vista la complessità dell'attività da svolgere, siano stati iscritti nel catasto siti che in </p><p>realtà non sono contaminati. In questi casi, l'art. 6 cpv. 2 lett. a OSiti prevede la </p><p>cancellazione di un'iscrizione se indagini future dimostrano che il sito non è </p><p>contaminato con sostanze nocive. D'altro canto non si può nemmeno escludere che </p><p>le procedure pragmatiche proposte dall'aiuto all'esecuzione dell'UFAFP non </p><p>riconoscano effettivamente alcuni siti contaminati. Una valutazione individuale da </p><p>parte dell'autorità, integrata dalla presa di posizione del detentore, dovrebbe però </p><p>consentire di ridurre al minimo simili casi.</p><p></p><p>Il Consiglio federale è perciò del parere che i numerosi criteri di valutazione specifici del </p><p>settore non vadano trattati nell'ordinanza sui siti inquinati, ma in un aiuto all'esecuzione </p><p>tecnico. In questo modo è possibile tenere conto in modo ottimale delle molteplici </p><p>attività che nel corso del passato industriale della Svizzera hanno provocato delle </p><p>contaminazioni. Inoltre, può essere rispettata l'esigenza espressa da ampie cerchie del </p><p>mondo economico di creare un catasto unitario entro il termine prescritto (31 dicembre </p><p>2003, art. 27 OSiti).</p>  Risposta del Consiglio federale.