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Il Consiglio nazionale ha adottato, con 123 voti contro 57, un'iniziativa parlamentare che chiede l'istituzione di una Commissione parlamentare d'inchiesta per far luce sul caso UBS. La palla passa ora alla camera alta.
A volere la Commissione parlamentare d'inchiesta (CPI) sono stati i socialisti, i verdi, i democentristi e una minoranza di popolari democratici. Contrari il Partito liberale radicale, il Partito borghese democratico e la maggioranza del Partito popolare democratico.
Per l'istituzione della CPI ci vuole però anche il sì della seconda camera, il Consiglio degli Stati, che dovrebbe pronunciarsi lunedì. L'approvazione è però tutt'altro che scontata: in questa camera PLR e PPD, i cui rispettivi gruppi parlamentari sono contrari alla CPI, sono infatti in maggioranza. Inoltre, l'Ufficio degli Stati ha raccomandato, con 4 voti contro 1, di rifiutare la commissione d'inchiesta.
Formalmente, il testo approvato dal Consiglio nazionale prevede che la CPI indaghi sull'operato del Consiglio federale, dell'amministrazione, dell'Autorità di vigilanza dei mercati finanziari (FINMA) e della Banca nazionale (BNS). Uno degli obiettivi è far luce sulle circostanze che hanno portato alla consegna dei dati di 285 clienti americani di UBS agli Stati Uniti nel febbraio 2009 e la firma, il 19 agosto 2009, dell'accordo di assistenza amministrativa tra Svizzera e Usa. La commissione d'inchiesta dovrà anche stabilire le responsabilità di ognuno e proporre misure per evitare che casi simili si ripetano in futuro.
Dieci giorni fa le commissioni della gestione del Parlamento avevano pubblicato un rapporto sulla crisi finanziaria e la trasmissione dei dati di UBS alle autorità fiscali americane. Le risposte contenute nel documento, pur lodevoli, sono però state giudicate insufficienti dalla sinistra e dall'UDC che per questo puntano ora all'istituzione di una CPI.
swissinfo.ch e agenzie