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ZURIGO - Airbnb è una community che permette di affittare la propria camera o abitazione ai viaggiatori. Un modo più economico e “social” rispetto alla classica sistemazione in hotel. Julia, una ragazza di Zurigo, ha iscritto il suo appartamento sulla piattaforma, ma è stata bannata nel momento in cui ha preferito un’ospite femminile rispetto a un uomo. «Non ho semplicemente avuto feeling con lui», ha spiegato a 20 Minuten.
Quando la ragazza ha provato ad accedere al suo profilo, ha ricevuto un messaggio dalla società: «Purtroppo non possiamo riattivare il suo account, in quanto ha violato la nostra direttiva contro la discriminazione». Julia ha rifiutato un uomo, discriminandolo - secondo Airbnb - per il suo sesso.
Tolleranza zero - La ragazza zurighese era molto apprezzata sulla piattaforma, utilizzata più volte per affittare il suo appartamento di due camere. Aveva ricevuto dagli ospiti ottime recensioni.
Ma a Airbnb non importa: la società americana della Silicon Valley ha adottato una politica di tolleranza zero contro la discriminazione. Nelle linee guida è chiaramente specificato: «Aderire ad Airbnb come host o ospite significa entrare a far parte di una community basata sull'inclusione: agli host non è consentito rifiutare di affittare un alloggio a un ospite sulla base del genere, a meno che l'host non condivida con l'ospite determinati spazi abitativi (ad es. bagno, cucina o aree comuni)».
Nuove regole dal 2016 - Interpellato da 20 Minuten, un portavoce dell’azienda spiega: «Se vengono violate le linee guida - introdotte nel 2016 - , la società prende provvedimenti». Ciò include anche l’esclusione dalla piattaforma.
Martin Steiger, avvocato esperto di diritto dei media digitali, promuove il regolamento di Airbnb: «Le linee guida sono chiare e note a tutti gli utenti. E l’azienda è coerente con ciò che ha deciso di mettere nero su bianco».
Linea sottile - Il rifiuto di Julia poteva essere considerato non discriminatorio? Il veto a un ospite in base al suo genere può essere dato solo nel caso in cui sia presente una giustificazione precisa. «Se questa non esiste si può parlare di discriminazione». Ad esempio, un albergo che ha un target incentrato sul relax e sul riposo per persone adulte può rifiutarsi di accettare dei bambini. Tuttavia la linea di confine tra libertà contrattuale e discriminazione è molto sottile, spiega l’avvocato.
Condizioni non lette - Un altro grosso problema è che spesso i clienti non leggono le condizioni e i termini del contratto. «I clienti, che acquistano online a prezzi spesso più bassi, dovrebbero abituarsi a fare questo sforzo». Tuttavia Steiger ritiene sproporzionata la reazione della piattaforma che ha cancellato - senza avvertire - l’account dell’utente. Inoltre considera «non soddisfacente» la gestione delle domande tramite email. «Visto che Airbnb ha regole molto rigide, gli utenti dovrebbero avere la possibilità di spiegare i propri problemi».
Poca assistenza - Ma questa problematica non è tipica solo di Airbnb. Sono anzi molte le piattaforme che risparmiano sulla comunicazione diretta con i propri clienti. «Le grandi società online americane dovrebbero offrire un’assistenza migliore in caso di problemi e reclami», afferma Steiger. In definitiva rimane solo la via legale. Ma visto che si parla di diritto internazionale, la giurisdizione dovrebbe essere esaminata caso per caso e nazione per nazione.