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LOSANNA - Il Tribunale federale ha annullato la condanna di una donna che aveva ferito il marito ai genitali durante una lite violenta. Il caso è stato rinviato alla giustizia vodese affinché lo riesamini tenendo maggiormente in considerazione la legittima difesa.
Nell'autunno del 2017, la donna aveva presentato una richiesta di misure a protezione dell'unione coniugale. Il marito aveva reagito con violenza alla convocazione. Dopo aver sferrato un pugno in faccia alla moglie, rompendole un dente, l'aveva afferrata per il collo due volte. Lei era riuscita a liberarsi mordendolo sulla mano e sul braccio ma era stata scaraventata a terra ed era rimasta in mutande. A questo punto lui aveva estratto i suoi genitali, che la moglie aveva graffiato e lacerato.
La donna era stata condannata dal tribunale cantonale vodese per lesioni semplici a 180 aliquote giornaliere da 30 franchi sospese. Per lo stesso motivo, l'uomo era stato sanzionato con 90 aliquote giornaliere da 30 franchi sospese.
In una sentenza pubblicata oggi, il TF accoglie il ricorso presentato dalla moglie. Secondo la corte, il tribunale vodese ha certo tenuto conto della legittima difesa riguardo ai morsi durante i tentativi di strangolamento, ma ha considerato che questa finisse lì senza pensare che la donna potesse ancora sentirsi in pericolo quando il marito ha calato i pantaloni.
L'imminenza del pericolo che giustifica l'autodifesa deve essere considerata durante tutta l'azione, sottolinea il TF, precisando che non è necessario che si verifichi un reato sessuale. Toccherà alla giustizia vodese riesaminare il tutto.