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Le “campane di Maria” per l’Angelus
È da supporre che il culto mariano sia entrato in Svizzera con il cristianesimo tra la fine del III secolo e l’inizio del IV, per opera di mercanti e soldati provenienti dall’Italia, anche se il primo documento mariano sicuro è dato dalla consacrazione di una chiesa dedicata alla Vergine il 24 giugno del 587, nella località di Payerne, per opera di san Mario, vescovo d’Avenches, città gallo-romana e capitale degli Elvezi, sede nel secolo X di un’importante abbazia.
A partire dal secolo VIII sorsero e si moltiplicarono fino al XV le fondazioni di abbazie, monasteri e conventi di benedettini, cistercensi, premostratensi, certosini, francescani, domenicani, agostiniani, che facevano a gara nel costruire chiese e santuari in onore di Maria e nel diffondere tra il popolo una vigorosa pietà mariana. Einsiedeln, Disentis, Coira, Payerne, San Gallo, Rheinau, Muri, Engelberg, ecc. brillarono per la loro grande forza di attrazione mariana e di “marianizzazione” dei costumi e delle istituzioni pubbliche. Le feste mariane venivano protette con leggi e si prescrivevano anche le regole dello svolgimento e della partecipazione. A una processione ogni famiglia doveva mandare un uomo adulto e onorato; i sacerdoti dovevano pregare ad alta voce. Nel colmo di una battaglia, un gruppo di donne era destinato a pregare in tutte le ore del giorno e della notte fino alla vittoria. Inoltre, chi profanava il nome di Maria veniva severamente punito e a chi aveva commesso un atto d’ingiustizia s’imponeva un pellegrinaggio di penitenza. Queste prescrizioni, avvalorate dall’esempio di chi le promulgava, contribuivano alla crescita e al fervore del culto mariano popolare.
Difesa mariana cattolica all’epoca della riforma
La storia svizzera registra una svolta significativa all’inizio del 1500, con il Trattato di Basilea del 1499 che sancì definitivamente l’indipendenza dei Cantoni svizzeri dall’Impero germanico.
Anche la vita spirituale del Paese, abbastanza fiorente anche se forse troppo formalistica, sarebbe stata ben presto soggetta a dei cambiamenti e influenzata dalla Riforma protestante, che ebbe i suoi massimi esponenti soprattutto in Zwingli a Zurigo e Calvino a Ginevra.
A quel tempo la decisione sulla religione da adottarsi non spettava alle singole coscienze, ma alle varie assemblee cittadine che spesso, o per timore o perché interessate, passavano alla Riforma; e ciò comportava anzitutto la distruzione di altari e di immagini sacre. In tal modo, le principali cattedrali mariane vennero occupate dai protestanti con la conseguente distruzione delle immagini della Madonna. Molte statue però vennero sottratte per tempo alla furia iconoclasta dei protestanti; in tanti casi il clero o i fedeli stessi, per non abbandonare la fede dei padri, andarono in esilio, portando con sé le venerate immagini. La lotta era furiosa, i cattolici riuscirono a difendere alcune delle proprie posizioni e nel 1531sconfissero i riformisti a Kappel; inoltre stabilirono la propria egemonia nel Ticino, dov’era ben presente l’influsso della vicina Lombardia e della grande figura di san Carlo Borromeo, vescovo di Milano. Ed è proprio nei cantoni rimasti cattolici che la vita cristiana rifiorì, e parallelamente sorsero numerosi nuovi santuari mariani: solo nel Ticino, circa duecento!
Nel 1600 e nel 1700 la Svizzera, grazie alla sua neutralità nei confronti degli altri Paesi, riuscì a garantirsi un periodo di relativa tranquillità. Nel 1600 i nuovi santuari furono ancora più numerosi che nel secolo precedente: forse un terzo circa dei santuari mariani svizzeri risale a tale epoca. Sorsero per iniziativa dei cittadini e più spesso degli ordini religiosi, dei francescani in particolare, che contribuirono molto a ridare vitalità al cattolicesimo svizzero.
Anche nel 1700 si costruirono molti santuari mariani. Fu in questo periodo che si diffuse il caratteristico barocco nordico, dalla fantasiosa ed esuberante decorazione interna.
La maggior parte dei santuari svizzeri si presenta con questo stile, il cui esempio più significativo è la grandiosa abbazia di Einsiedeln.
Le basi del moderno Stato elvetico furono gettate nel 1798 con la proclamazione di una repubblica modellata su quella francese. Le riforme nella Costituzione svizzera imposte da Napoleone garantirono una certa tolleranza religiosa. Così fu possibile, pur fra peripezie e ritorni violenti di intolleranza, ricostruire la gerarchia cattolica anche nei cantoni protestanti.
La “campana di Maria”
La preghiera d’intercessione alla Vergine era spesso richiamata dalla “campana di Maria”, che suonava l’Angelus dall’alto delle chiese dei monasteri a mezzogiorno e sul calar del sole, quando si interrompeva ogni lavoro e perfino le sedute ufficiali dei consigli cantonali.
I pastori, poi, che si trovavano sulle montagne dove non arrivava il suono della campana, sceglievano uno tra loro perché su di un’altura, con il rustico megafono di un imbuto da latte, annunziasse il momento della preghiera e l’invocazione da rivolgere a Maria, l’ «amabile Madre di Dio e nostra», come la chiamavano. Del resto, in Svizzera, ancora prima che si diffondesse in Europa l’uso del suono dell’Angelus, si dedicavano alla Madonna le campane.
Hinterrhein nei Grigioni aveva già la sua campana di Maria al XIII secolo; a Zurigo nel 1331 il Grossmünster e nel 1340 il Fraumünster avevano anche la loro campana consacrata a Maria. Nel secolo XV nelle città e nelle campagne, in montagna e in pianura, dappertutto, si volevano avere campane ornate con un’immagine di Maria e con le parole dell’angelo dell’Annunciazione, perché si riteneva che la Vergine prendesse così sotto la sua protezione l’intera contrada sulla quale si diffondeva il suono della campana a lei consacrata.
Punti di richiamo della preghiera a Maria erano anche le sue immagini venerate nelle case, lungo le strade, le siepi, sui ponti, sulle fontane dove, specie nella Svizzera tedesca, risaltavano statuine della Vergine con scettro e corona o i simboli della sua Immacolata Concezione.
La preghiera più in uso dopo l’Angelus era la Salve Regina, che nei sabati e nei giorni di festa della Vergine veniva cantata dal clero nelle chiese e, a volte, in qualche chiesa, i fedeli ne facevano richiesta come si chiede l’applicazione di una messa. Seguiva la recita del rosario e, infine, una devozione particolare, chiamata “Trentina” o “Quarantina di Nostra Signora”, che consisteva nel recitare delle preghiere dopo la festa dell’Assunta per trenta o quaranta giorni, accompagnandole con esercizi di mortificazione.
Molti fatti stanno a testimoniare come la presenza di un santuario mariano in una determinata area, al tempo delle lotte fra cattolici e riformati, abbia costituito un efficace baluardo, soprattutto nel cuore dei fedeli, contro l’avanzata del protestantesimo. In alcuni casi, anzi, apparizioni o fenomeni prodigiosi sono stati determinanti per il ritorno alla fede cattolica. Cosicché la sopravvivenza del cattolicesimo in Svizzera è molto spesso dovuta alla presenza di santuari particolarmente venerati o alla tensione spirituale suscitata nei fedeli da qualche fenomeno prodigioso.
Articolo pubblicato sul mensile insieme di maggio 2019.