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Viveva molti e molti anni fa, a Morcote, un barcaiolo di nome Menico. Egli, tutti i giorni, trasportava gente da una sponda all'altra. Una brutta sera sentì come al solito una voce che dall'altra riva lo chiamava (anche di giorno si sentiva bene questo richiamo: le automobili strombettanti non c'erano ancora a quei tempi e su tutta la regione regnava un grande silenzio).
Menico attraversò il lago e giunse sull'altra riva, ove due pellegrini l'attendevano. Ma erano proprio due pellegrini? ... Fatto sta che quella sera il povero Menico non fece più ritorno al suo villaggio, alla sua misera casa, e non si seppe mai più nulla di lui.
Molti anni dopo, un nuovo barcaiolo che aveva preso il posto del povero Menico, sentì, all'imbrunire, una chiamata dall'altra sponda.
Egli vi si recò e vide, alla luce degli ultimi raggi del sole morente, un'alta figura d'uomo, un pellegrino, intabarrato in un ampio mantello nero, che l'attendeva. Imbarcatolo, lo trasportò alla riva di Morcote.
Ma appena approdato, mentre stava legando la sua barca, con suo grande stupore vide che il misterioso pellegrino, abbandonata in tutta fretta l'imbarcatura, si dirigeva a grandi passi verso la vecchia stretta morcotese che conduceva dietro il villaggio, verso il cimitero. Passato lo stupore, il barcaiolo cercò di inseguire questo misterioso personaggio i cui piedi facevano uno strano rumore: sembrava di sentire rumore di ossa sbattere sui ciottoli della stradicciola.
Vide lo sconosciuto continuare la salita verso Santa Maria, entrare nel camposanto e sparire come fosse stato inghiottito dalla terra. Nessuno potè spiegare lo strano fatto, e la leggenda affermò che si trattava sicuramente del povero Menico, il quale, assassinato dai malviventi, volle ritornare a riposare nel cimitero della sua Morcote.
Graziella Bernaschina
La Cooperazione, n. 27, 1956