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Incarto n. 12.2006.215 Lugano 8 novembre 2007 /rgc In nome della Repubblica e Cantone Ticino La seconda Camera civile del Tribunale d'appello composta dei giudici: Epiney-Colombo, presidente, Walser e Lardelli segretario: Bettelini, vicecancelliere sedente per statuire nella causa inc. n. OA.2004.9 della Pretura del Distretto di Vallemaggia promossa con petizione 27 maggio 2004 da AP 1, RA 1 contro AO 1 RA 2 con cui l’attore ha chiesto di accertare il suo diritto al libero passaggio – dall'assicurazione collettiva a quella individuale e alle medesime condizioni – per l'assicurazione di cui alla polizza KTG __________ conclusa tra la __________ (cui è poi subentrata “__________” Società di assicurazioni contro gli infortuni e, nel seguito, la convenuta) e la ditta __________, nonché di condannare la controparte al pagamento di fr. 116'127.45 oltre interessi (ridotti in sede di conclusioni a fr. 73'855.90 oltre interessi), a titolo di indennità giornaliere per perdita di guadagno; domande avversate dalla convenuta che ha postulato la reiezione della petizione e che il Pretore ha respinto con sentenza 7 novembre 2006; appellante l'attore, con atto di appello 30 novembre 2006, con cui chiede la riforma del querelato giudizio nel senso di accogliere la petizione con protesta di spese e ripetibili di entrambe le sedi; mentre la convenuta con osservazioni 10 aprile 2007 postula la reiezione del gravame pure con protesta di spese e ripetibili; letti ed esaminati gli atti ed i documenti prodotti ritenuto in fatto e in diritto: 1. AP 1 ha lavorato, dal 1° aprile 1998 al 28 febbraio 2003, alle dipendenze della ditta __________, __________, quale falegname qualificato; detto rapporto di lavoro è stato rescisso dal datore di lavoro con lettera 27 gennaio 2003 per carenza di lavoro. __________ aveva stipulato con la __________ – alla quale è poi subentrata “__________” Società di assicurazioni contro gli infortuni e, in seguito, la AO 1 – un'assicurazione collettiva di indennità giornaliera in caso di malattia a favore dei dipendenti [Polizza n. KTG 114047, alla quale sono state integrate le Condizioni Generali D'Assicurazione (CGA) 2002 (in seguito CGA)]. 2. In data 1° marzo 2003 AP 1 è stato assunto dalla falegnameria __________ di __________, la quale, impossibilitata a disporre di una polizza collettiva per perdita di guadagno, assicurava i propri dipendenti con polizze individuali. Essa ha in particolare tentato di assicurare AP 1 presso la __________, ma la Compagnia assicurativa ha rifiutato di sottoscrivere il contratto in ragione delle condizioni di salute del dipendente e del rischio ritenuto “nettamente troppo elevato” (doc. D). Con scritto 12 maggio 2003 la falegnameria __________ ha notificato AP 1 alla __________, nella sua qualità di assicuratore del precedente datore di lavoro, chiedendo la continuazione dell'assicurazione di indennità giornaliera in caso di malattia nella forma individuale (doc. 1). Con lettera 19 maggio 2003 la __________ ha tuttavia comunicato di non poter prendere in considerazione la richiesta, essendo il diritto di AP 1 di chiedere la continuazione dell'assicurazione nella forma individuale ormai “estinto”, non avendo egli formulato richiesta “entro 30 giorni dall'uscita dalla cerchia delle persone assicurate” come prescritto dall'art. 29 cpv. 3 CGA (doc. E). Tramite il medesimo scritto la __________ ha invitato la datrice di lavoro a verificare se la sua assicurazione aveva “aderito alle disposizioni di libero passaggio vigenti tra gli assicuratori”, in quanto avrebbe permesso di assicurare AP 1 alle precedenti condizioni. Ciò però non risulta essere avvenuto e la falegnameria __________ ha quindi comunicato il 27 giugno 2003 ad AP 1 che, essendo “impossibile concludere una copertura assicurativa perdita di guadagno in caso di malattia a causa del suo stato di salute” nel suo caso tornava “applicabile l'art. 324a cpv. 2 CO” (doc. G). Il 14 ottobre 2003 ad AP 1 è stata certificata un'incapacità lavorativa della durata di quattro giorni (doc. I), alla quale ha fatto seguito il licenziamento “per motivi interni” a far tempo dal 30 novembre 2003 (doc. V). Dal 4 novembre 2003 l'inabilità al lavoro dell'attore è diventata permanente, a causa di una “malattia di lunga durata”, che ha poi determinato l'attribuzione di una rendita d'invalidità a partire dal 1° novembre 2004 (doc. CCC). 3. Con petizione 27 maggio 2004 AP 1 si è rivolto alla Pretura di Vallemaggia per chiedere l'accertamento del suo diritto al libero passaggio – dall'assicurazione collettiva a quella individuale e alle medesime condizioni – per l'assicurazione di cui alla polizza KTG 114047 conclusa tra la __________ (cui è poi subentrata “__________” Società di assicurazioni contro gli infortuni e, in seguito, la AO 1) e la ditta __________, come pure la condanna della AO 1 al pagamento di fr. 116'127.45 oltre interessi, a titolo di indennità giornaliere per perdita di guadagno. Egli ha sostenuto che, secondo le condizioni generali della polizza assicurativa conclusa quando era dipendente della ditta __________, avrebbe maturato il diritto al “libero passaggio”, che gli consentirebbe di rimanere tra i beneficiari della polizza conclusa da __________ con la convenuta, ciò nonostante il cambiamento del datore di lavoro. AP 1 ammette che la sua richiesta avrebbe dovuto intervenire entro 30 giorni dalla fine del rapporto di lavoro; ritiene tuttavia irrilevante una simile circostanza in quanto la convenuta non avrebbe debitamente informato il contraente beneficiario “del suo precipuo diritto” di ottenere il libero passaggio”. Da ciò la sua richiesta di vedersi riconoscere il diritto al libero passaggio, alle medesime condizioni, dall'assicurazione collettiva a quella individuale e di condannare la convenuta al pagamento di un importo pari alle indennità giornaliere alle quali avrebbe avuto diritto durante il periodo d'invalidità lavorativa. AP 1 ha pure denunciato la lite alla falegnameria __________, che il 21 giugno 2004 ha comunicato di rinunciare ad intervenire. Con risposta 15 settembre 2004 la convenuta si è opposta alle richieste dell'attore. Con gli allegati di replica e di duplica e così con le conclusioni – dove l'attore ha comunque ridotto a fr. 73'855.90 oltre interessi le proprie pretese per le indennità giornaliere – ambo le parti hanno confermato le rispettive domande. 4. Statuendo il 7 novembre 2006 il Pretore ha respinto la petizione e ha posto la tassa di giustizia di fr. 2'200.– e le spese a carico dell'attore, con obbligo di rifondere alla controparte fr. 6'900.– a titolo di ripetibili. Il primo giudice si è dipartito dalla constatazione che quello venuto in essere tra la convenuta ed __________ è un contratto d'assicurazione ai sensi della LCA, come a suo dire per altro indicato dalle condizioni generali integrate al contratto d'assicurazione (art. 1 cpv. 3 CGA). Egli ha poi rilevato che nel caso in esame la disposizione di riferimento è l'art. 29 CGA, secondo la quale il diritto di proseguire nella copertura assicurativa può (e deve) essere esercitato entro 30 giorni dall'estinzione del contratto di lavoro, rispettivamente dall'uscita dalla cerchia delle persone assicurate, dopodiché si estingue; disposizione che prevede pure l'obbligo per il contraente “di informare per tempo le persone uscenti circa questa possibilità e circa il termine per l'esercizio del loro diritto”. Nella fattispecie, prosegue il Pretore, l'attore ha esercitato il proprio diritto con scritto del 12 maggio 2003, mentre il rapporto di lavoro è terminato alla fine del mese di febbraio 2003, per cui la notifica in questione è oggettivamente tardiva. Secondo il primo giudice la predetta norma delle CGA è a tal punto chiara ed inequivocabile che non vi è spazio per una diversa interpretazione; non si può pertanto, a suo dire, interpretare la norma tenendo conto della buona fede del lavoratore, che non avrebbe mai saputo del termine di 30 giorni contenuto nelle CGA. La validità delle CGA non può neppure essere contestata in quanto lesiva dei principi generali oppure perché contiene delle clausole illecite, immorali o insolite; secondo il Pretore le CGA fissano infatti l'usuale termine per il libero passaggio previsto nelle polizze assicurative per perdita di guadagno, circostanza che fa apparire quanto pattuito tutt'altro che insolito e il cui scopo è quello di evitare che il beneficiario uscito dalla cerchia degli assicurati si trovi sine die nella condizione di poter richiedere la sua riassicurazione. 5. AP 1 è insorto con appello 30 novembre 2006, con cui chiede di riformare il giudizio impugnato nel senso di accogliere la petizione, protestando spese e ripetibili di entrambe le sedi; la pretesa di indennità giornaliere è stata cifrata in sede d'appello a fr. 75'886.– oltre interessi. Nelle osservazioni del 10 aprile 2007 AO 1 postula la reiezione del gravame, con protesta di spese e ripetibili. 6. L'appellante sostiene rettamente che il contratto d'assicurazione concluso tra l'assicurazione convenuta, da una parte, e __________ dall'altra parte (cfr. doc. richiamati dalla __________ e doc. P), costituisce una stipulazione a favore di terzi (art. 18 cpv. 3 LCA). Egli fa dunque valere il suo diritto d'azione diretta contro la compagnia d'assicurazione garantito dall'art. 87 LCA. Detto articolo stabilisce in effetti che l'assicurazione collettiva contro gli infortuni e le malattie conferisce al beneficiario, tosto che l'infortunio sia accaduto o la malattia sopraggiunta, un diritto proprio contro l'assicurazione. AP 1 – che per sua esplicita ammissione (appello, n. 2 pag. 4 verso il basso) riveste il ruolo di assicurato non vincolato da una relazione contrattuale con l'assicurazione – nell'ambito di questa azione può prevalersi tuttavia solamente delle condizioni particolari (CPA) e generali (CGA) dell'assicurazione; non può per contro far valere la violazione delle disposizioni del Codice delle obbligazioni o la mancata conformità del contratto assicurativo al Contratto collettivo di lavoro o alla LAMal ( Carré, Loi fédérale sur le contrat d'assurance, ad. art. 87 LCA pag. 437). E' dunque a torto che l'appellante fa valere che “il diritto al libero passaggio” permarrebbe “indipendentemente dalla perenzione contrattualmente pattuita delle parti” (appello, n. 2 pag. 5 verso l'alto), in quanto sarebbe, a suo dire, garantito dalla LAMal e dalla LCAMal. D'altro canto, non essendo l'attore parte al contratto, le norme della CGA – segnatamente il termine di perenzione dell'art. 29 CGA – sono a lui opponibili indipendentemente dal fatto che le stesse siano o meno state portate a sua conoscenza da parte del datore di lavoro; per lo stesso motivo – l'estraneità dell'attore al contratto – la teoria della clausola insolita (per rapporto in particolare alla LAMal) a cui accenna l'appellante (appello, n. 3.6 pag. 7 verso il basso) non ha alcuna valenza pratica per il caso ora in esame (cfr. sentenza del Tribunale federale 4A.179/2007 del 12 settembre 2007, consid. 4.2). Le argomentazioni d'appello cadono dunque nel vuoto. 7. Neppure entra in considerazione la necessità di interpretare il contratto e le norme delle CGA – come erroneamente preteso dall'appellante (appello, n. 3 pag. 5-8) – alla luce del Contratto collettivo di lavoro (CCL) e delle norme della LAMal. Se è pur vero che le CGA evocano nel titolo la “conformità alle disposizioni relative al Contratto collettivo di lavoro”, i contraenti – __________ e __________ (ora AO 1 ) – hanno in realtà concluso un contratto di assicurazione collettiva ai sensi della LCA; nell'art. 1 cpv. 3 CGA appare in effetti chiara ed inequivocabile la volontà delle parti di ritenere il contratto disciplinato dalla “legge federale sul contratto d'assicurazione (LCA) del 2 aprile 1908”. Del resto in nessuno degli articoli delle CGA (tanto meno nel titolo) o del contratto d'assicurazione viene fatto riferimento agli articoli 67 e segg. LAMal e l'appellante medesimo ammette che “in specie non ci troviamo in regime LAMal, bensì in regime LCA” (cfr. appello n. 3.5 pag. 7 verso l'alto). Il rinvio al CCL fatto dal titolo delle CGA appare pertanto privo di portata pratica in relazione alle norme del libero passaggio. Il termine di 30 giorni (dall'estinzione del contratto, rispettivamente dall'uscita dalla cerchia delle persone assicurate) stabilito dall'art. 29 cpv. 3 CGA – entro il quale il lavoratore assicurato deve esercitare il diritto di proseguire a titolo individuale nella copertura assicurativa – non può dunque essere altrimenti interpretato o sostituito dal termine di 3 mesi previsto dall'art. 71 cpv. 2 LAMal. La mancata notifica entro il termine di 30 giorni previsto dall'art 29 cpv. 3 CGA comporta quindi la perenzione del diritto di AP 1 di passare dall'assicurazione collettiva a quella individuale. L'appello, a tratti visibilmente confuso nella misura in cui sovrappone concetti della LAMal a quelli della LCA, risulta nuovamente senza consistenza. 8. L'appellante parrebbe aggravarsi pure per il fatto che il datore di lavoro __________ non lo avrebbe informato “circa il suo diritto al libero passaggio e circa il termine per l'esercizio dello stesso (cfr. art. 3 e 29 cpv. 3 CGA)”. Egli sostiene che “la convenzione che vuole il dies a quo al momento dell'uscita del beneficiario dalla cerchia degli assicurati” deve “essere intesa esclusivamente nei confronti del datore di lavoro contraente in relazione e quale sanzione al suo obbligo di informare tempestivamente (obbligo che ha espressamente ed esclusivamente assunto), la cui violazione” permetterebbe, a suo dire, “all'assicuratore, qualora per il tardivo esercizio di sifatto diritto dovesse patire un danno, di rifarsi nei suoi confronti, in quanto controparte contrattuale”; in altri termini “il contratto qui analizzato” dovrebbe “essere interpretato nel senso che il termine di perenzione e l'obbligo di informare sono strettamente legati e possono valere solo nei confronti del datore di lavoro negligente, nei confronti del quale l'assicuratore potrà agire in via di risarcimento” (appello, n. 3.7 pag. 7 verso il basso e 8 verso l'alto). Il ricorso appare nuovamente molto confuso dal profilo concettuale e in relazione alla responsabilità delle due parti vincolate dal contratto d'assicurazione. L'appellante sembra in effetti sostenere la responsabilità dell'ex datore di lavoro per giustificare la propria azione nei confronti dell'assicurazione. E' quindi opportuno ricordare al ricorrente che l'art. 29 cpv. 3 seconda frase CGA dispone che “il contraente è tenuto ad informare per tempo le persone uscenti” circa la possibilità di passare dall'assicurazione collettiva all'assicurazione individuale e “circa il termine per l'esercizio del loro diritto”. Questa norma non instaura un obbligo per l'assicuratore, quanto piuttosto per il “contraente”, vale a dire per il datore di lavoro __________. Solo a quest'ultimo incombeva pertanto l'obbligo di informare il dipendente dei diritti che gli derivavano dal contratto di assicurazione concluso in base alla LCA ( Geiser, Lohnfortzahlungspflicht bei Krankheit, in AJP 3/2003, pag. 332 n. 2.59; Meier/Fingerhuth, Plädoyer 3/1999 n. 4.2.2 pag. 32; sentenza del Tribunale federale 4A.179/2007 del 12 settembre 2007, consid. 5.2). Ne consegue che, nella misura in cui il datore di lavoro __________ – che non solo non è parte al presente procedimento, ma neppure è stato sentito quale testimone – non avesse effettivamente informato il dipendente dei suoi diritti, dovrebbe lui solo essere convenuto in giudizio dal lavoratore, in applicazione dell'art. 97 CO, per il mancato adempimento dell'obbligazione in relazione, se del caso, anche a quanto disposto dall'art. 15 del CCL (II CCA 8 gennaio 2007 inc. 12.2006.3, 7 febbraio 2007 inc. 12.2006.55). Le argomentazioni d'appello, pretestuose e confuse, non meritano per il resto ulteriore disamina. Ritenuta la perenzione del diritto di AP 1 di passare dall'assicurazione collettiva a quella individuale, come pure l'assenza di una qualsivoglia responsabilità della convenuta nei confronti del lavoratore, le pretese d'indennizzo fatte valere dall'appellante (appello, n. 4 pag. 8-10) si avverano palesemente infondate. 9. In conclusione, l'appello in oggetto, infondato su ogni punto, deve essere respinto e la decisione del Pretore confermata. Gli oneri processuali seguono la soccombenza (art. 148 CPC) e restano dunque a carico dell’appellante, tenuto inoltre a rifondere alla controparte un’adeguata indennità per ripetibili di appello. Nella commisurazione della tassa di giustizia si è tenuto conto del valore di causa di fr. 75'886.–. Per questi motivi, richiamati per le spese l'art. 148 CPC e la TOA, pronuncia: 1. L'appello 30 novembre 2006 di AP 1 è respinto. 2. Gli oneri processuali, consistenti in a) tassa di giustizia fr. 1'100.– b) spese fr. 50.– fr. 1'150.– già anticipati dall'appellante, sono posti a suo carico, con l’obbligo di rifondere a controparte fr. 2'800.- di ripetibili. 3. Intimazione: -; -. Comunicazione alla Pretura del Distretto di Vallemaggia. terzi implicati Per la seconda Camera civile del Tribunale d’appello La presidente Il segretario Rimedi giuridici Contro la presente sentenza è dato ricorso in materia civile al Tribunale federale entro 30 giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF). Nelle cause a carattere pecuniario il ricorso è ammissibile se il valore litigioso ammonta a fr. 15'000.- nelle vertenze in materia di diritto del lavoro e di locazione e a fr. 30'000.- negli altri casi. Per valori inferiori il ricorso è ammissibile se la controversia concerne una questione di diritto di importanza fondamentale o se una legge federale prescrive un’istanza cantonale unica (art. 74 cpv. 2 LTF). Qualora non sia dato il ricorso in materia civile è possibile proporre negli stessi termini ricorso sussidiario in materia costituzionale (art. 113, 117 LTF).

Incarto n. 12.2006.215 Incarto n. 12.2006.215

Incarto n. 12.2006.215 Lugano 8 novembre 2007 /rgc Lugano

Lugano 8 novembre 2007 /rgc

8 novembre 2007 /rgc In nome della Repubblica e Cantone Ticino In nome della Repubblica e Cantone Ticino

In nome della Repubblica e Cantone Ticino La seconda Camera civile del Tribunale d'appello La seconda Camera civile del Tribunale d'appello

La seconda Camera civile del Tribunale d'appello composta dei giudici: composta dei giudici:

composta dei giudici: Epiney-Colombo, presidente, Walser e Lardelli Epiney-Colombo, presidente,

Epiney-Colombo, presidente, Walser e Lardelli

Walser e Lardelli segretario: segretario:

segretario: Bettelini, vicecancelliere Bettelini, vicecancelliere

Bettelini, vicecancelliere sedente per statuire nella causa inc. n. OA.2004.9 della Pretura del Distretto di Vallemaggia promossa con petizione 27 maggio 2004 da

sedente per statuire nella causa inc. n. OA.2004.9 della Pretura del Distretto di Vallemaggia promossa con petizione 27 maggio 2004 da AP 1, RA 1 AP 1,

AP 1, RA 1

RA 1 contro contro

contro AO 1 RA 2 AO 1

AO 1 RA 2

RA 2 con cui l’attore ha chiesto di accertare il suo diritto al libero passaggio – dall'assicurazione collettiva a quella individuale e alle medesime condizioni – per l'assicurazione di cui alla polizza KTG __________ conclusa tra la __________ (cui è poi subentrata “__________” Società di assicurazioni contro gli infortuni e, nel seguito, la convenuta) e la ditta __________, nonché di condannare la controparte al pagamento di fr. 116'127.45 oltre interessi (ridotti in sede di conclusioni a fr. 73'855.90 oltre interessi), a titolo di indennità giornaliere per perdita di guadagno;

con cui l’attore ha chiesto di accertare il suo diritto al libero passaggio – dall'assicurazione collettiva a quella individuale e alle medesime condizioni – per l'assicurazione di cui alla polizza KTG __________ conclusa tra la __________ (cui è poi subentrata “__________” Società di assicurazioni contro gli infortuni e, nel seguito, la convenuta) e la ditta __________, nonché di condannare la controparte al pagamento di fr. 116'127.45 oltre interessi (ridotti in sede di conclusioni a fr. 73'855.90 oltre interessi), a titolo di indennità giornaliere per perdita di guadagno; domande avversate dalla convenuta che ha postulato la reiezione della petizione e che il Pretore ha respinto con sentenza 7 novembre 2006;

domande avversate dalla convenuta che ha postulato la reiezione della petizione e che il Pretore ha respinto con sentenza 7 novembre 2006; appellante l'attore, con atto di appello 30 novembre 2006, con cui chiede la riforma del querelato giudizio nel senso di accogliere la petizione con protesta di spese e ripetibili di entrambe le sedi;

appellante l'attore, con atto di appello 30 novembre 2006, con cui chiede la riforma del querelato giudizio nel senso di accogliere la petizione con protesta di spese e ripetibili di entrambe le sedi; mentre la convenuta con osservazioni 10 aprile 2007 postula la reiezione del gravame pure con protesta di spese e ripetibili;

mentre la convenuta con osservazioni 10 aprile 2007 postula la reiezione del gravame pure con protesta di spese e ripetibili; letti ed esaminati gli atti ed i documenti prodotti

letti ed esaminati gli atti ed i documenti prodotti ritenuto

ritenuto in fatto e in diritto:

in fatto e in diritto: 1. AP 1 ha lavorato, dal 1° aprile 1998 al 28 febbraio 2003, alle dipendenze della ditta __________, __________, quale falegname qualificato; detto rapporto di lavoro è stato rescisso dal datore di lavoro con lettera 27 gennaio 2003 per carenza di lavoro. __________ aveva stipulato con la __________ – alla quale è poi subentrata “__________” Società di assicurazioni contro gli infortuni e, in seguito, la AO 1 – un'assicurazione collettiva di indennità giornaliera in caso di malattia a favore dei dipendenti [Polizza n. KTG 114047, alla quale sono state integrate le Condizioni Generali D'Assicurazione (CGA) 2002 (in seguito CGA)].

1. AP 1 ha lavorato, dal 1° aprile 1998 al 28 febbraio 2003, alle dipendenze della ditta __________, __________, quale falegname qualificato; detto rapporto di lavoro è stato rescisso dal datore di lavoro con lettera 27 gennaio 2003 per carenza di lavoro. __________ aveva stipulato con la __________ – alla quale è poi subentrata “__________” Società di assicurazioni contro gli infortuni e, in seguito, la AO 1 2. In data 1° marzo 2003 AP 1 è stato assunto dalla falegnameria __________ di __________, la quale, impossibilitata a disporre di una polizza collettiva per perdita di guadagno, assicurava i propri dipendenti con polizze individuali. Essa ha in particolare tentato di assicurare AP 1 presso la __________, ma la Compagnia assicurativa ha rifiutato di sottoscrivere il contratto in ragione delle condizioni di salute del dipendente e del rischio ritenuto “nettamente troppo elevato” (doc. D). Con scritto 12 maggio 2003 la falegnameria __________ ha notificato AP 1 alla __________, nella sua qualità di assicuratore del precedente datore di lavoro, chiedendo la continuazione dell'assicurazione di indennità giornaliera in caso di malattia nella forma individuale (doc. 1). Con lettera 19 maggio 2003 la __________ ha tuttavia comunicato di non poter prendere in considerazione la richiesta, essendo il diritto di AP 1 di chiedere la continuazione dell'assicurazione nella forma individuale ormai “estinto”, non avendo egli formulato richiesta “entro 30 giorni dall'uscita dalla cerchia delle persone assicurate” come prescritto dall'art. 29 cpv. 3 CGA (doc. E). Tramite il medesimo scritto la __________ ha invitato la datrice di lavoro a verificare se la sua assicurazione aveva “aderito alle disposizioni di libero passaggio vigenti tra gli assicuratori”, in quanto avrebbe permesso di assicurare AP 1 alle precedenti condizioni. Ciò però non risulta essere avvenuto e la falegnameria __________ ha quindi comunicato il 27 giugno 2003 ad AP 1 che, essendo “impossibile concludere una copertura assicurativa perdita di guadagno in caso di malattia a causa del suo stato di salute” nel suo caso tornava “applicabile l'art. 324a cpv. 2 CO” (doc. G).

, nella sua qualità di assicuratore del precedente datore di lavoro, chiedendo la continuazione dell'assicurazione ha tuttavia comunicato di non poter prendere in considerazione la richiesta, essendo il diritto di AP 1 di chiedere la continuazione dell'assicurazione nella forma individuale ormai “estinto”, non avendo egli formulato richiesta “entro 30 giorni dall'uscita dalla cerchia delle persone assicurate” come prescritto dall'art. 29 cpv. 3 CGA (doc. E). Tramite il medesimo scritto la __________ ha invitato la datrice di lavoro a verificare se la sua assicurazione aveva “aderito alle disposizioni di libero passaggio vigenti tra gli assicuratori”, in quanto avrebbe permesso di assicurare AP 1 alle precedenti condizioni. Ciò però non risulta essere avvenuto e la che, essendo “impossibile concludere una copertura assicurativa perdita di guadagno in caso di malattia a causa del suo stato di salute” nel suo caso tornava “applicabile l'art. 324a cpv. 2 CO” (doc. G). Il 14 ottobre 2003 ad AP 1 è stata certificata un'incapacità lavorativa della durata di quattro giorni (doc. I), alla quale ha fatto seguito il licenziamento “per motivi interni” a far tempo dal 30 novembre 2003 (doc. V). Dal 4 novembre 2003 l'inabilità al lavoro dell'attore è diventata permanente, a causa di una “malattia di lunga durata”, che ha poi determinato l'attribuzione di una rendita d'invalidità a partire dal 1° novembre 2004 (doc. CCC).

Il 14 ottobre 2003 ad AP 1 è stata certificata un'incapacità lavorativa della durata di quattro giorni (doc. I), alla quale ha fatto seguito il licenziamento “per motivi interni” a far tempo dal 30 novembre 2003 (doc. V). Dal 4 novembre 2003 l'inabilità al lavoro dell'attore è diventata permanente, a causa di una “malattia di lunga durata”, che ha poi determinato l'attribuzione di una rendita d'invalidità a partire dal 1° novembre 2004 (doc. CCC). 3. Con petizione 27 maggio 2004 AP 1 si è rivolto alla Pretura di Vallemaggia per chiedere l'accertamento del suo diritto al libero passaggio – dall'assicurazione collettiva a quella individuale e alle medesime condizioni – per l'assicurazione di cui alla polizza KTG 114047 conclusa tra la __________ (cui è poi subentrata “__________” Società di assicurazioni contro gli infortuni e, in seguito, la AO 1) e la ditta __________, come pure la condanna della AO 1 al pagamento di fr. 116'127.45 oltre interessi, a titolo di indennità giornaliere per perdita di guadagno. Egli ha sostenuto che, secondo le condizioni generali della polizza assicurativa conclusa quando era dipendente della ditta __________, avrebbe maturato il diritto al “libero passaggio”, che gli consentirebbe di rimanere tra i beneficiari della polizza conclusa da __________ con la convenuta, ciò nonostante il cambiamento del datore di lavoro. AP 1 ammette che la sua richiesta avrebbe dovuto intervenire entro 30 giorni dalla fine del rapporto di lavoro; ritiene tuttavia irrilevante una simile circostanza in quanto la convenuta non avrebbe debitamente informato il contraente beneficiario “del suo precipuo diritto” di ottenere il libero passaggio”. Da ciò la sua richiesta di vedersi riconoscere il diritto al libero passaggio, alle medesime condizioni, dall'assicurazione collettiva a quella individuale e di condannare la convenuta al pagamento di un importo pari alle indennità giornaliere alle quali avrebbe avuto diritto durante il periodo d'invalidità lavorativa. AP 1 ha pure denunciato la lite alla falegnameria __________, che il 21 giugno 2004 ha comunicato di rinunciare ad intervenire. Con risposta 15 settembre 2004 la convenuta si è opposta alle richieste dell'attore. Con gli allegati di replica e di duplica e così con le conclusioni – dove l'attore ha comunque ridotto a fr. 73'855.90 oltre interessi le proprie pretese per le indennità giornaliere – ambo le parti hanno confermato le rispettive domande.

3. Con petizione 27 maggio 2004 AP 1 si è rivolto alla Pretura di Vallemaggia per chiedere l'accertamento del suo diritto al libero passaggio – dall'assicurazione collettiva a quella individuale e alle medesime condizioni – per l'assicurazione di cui alla polizza KTG 114047 conclusa tra la __________ (cui è poi subentrata “__________” Società di assicurazioni contro gli infortuni e, in seguito, la AO 1) e la ditta __________, come pure la condanna della AO 1 al pagamento di fr. 116'127.45 oltre interessi, a titolo di indennità giornaliere per perdita di guadagno. Egli ha sostenuto che, secondo le condizioni generali della polizza assicurativa conclusa quando era dipendente della ditta __________, avrebbe maturato il diritto al “libero passaggio”, che gli consentirebbe di rimanere tra i beneficiari della polizza conclusa da __________ con la convenuta, ciò nonostante il cambiamento del datore di lavoro. AP 1 ammette che la sua richiesta avrebbe dovuto intervenire entro 30 giorni dalla fine del rapporto di lavoro; ritiene tuttavia irrilevante una simile circostanza in quanto la convenuta non avrebbe debitamente informato il contraente beneficiario “del suo precipuo diritto” di ottenere il libero passaggio”. Da ciò la sua richiesta di vedersi riconoscere il diritto al libero passaggio, alle medesime condizioni, dall'assicurazione collettiva a quella individuale e di condannare la convenuta al pagamento di un importo pari alle indennità giornaliere alle quali avrebbe avuto diritto durante il periodo d'invalidità lavorativa. AP 1 ha pure denunciato la lite alla fr. 73'855.90 oltre interessi le proprie pretese per le indennità giornaliere – ambo le parti hanno confermato le rispettive domande. 4. Statuendo il 7 novembre 2006 il Pretore ha respinto la petizione e ha posto la tassa di giustizia di fr. 2'200.– e le spese a carico dell'attore, con obbligo di rifondere alla controparte fr. 6'900.– a titolo di ripetibili. Il primo giudice si è dipartito dalla constatazione che quello venuto in essere tra la convenuta ed __________ è un contratto d'assicurazione ai sensi della LCA, come a suo dire per altro indicato dalle condizioni generali integrate al contratto d'assicurazione (art. 1 cpv. 3 CGA). Egli ha poi rilevato che nel caso in esame la disposizione di riferimento è l'art. 29 CGA, secondo la quale il diritto di proseguire nella copertura assicurativa può (e deve) essere esercitato entro 30 giorni dall'estinzione del contratto di lavoro, rispettivamente dall'uscita dalla cerchia delle persone assicurate, dopodiché si estingue; disposizione che prevede pure l'obbligo per il contraente “di informare per tempo le persone uscenti circa questa possibilità e circa il termine per l'esercizio del loro diritto”. Nella fattispecie, prosegue il Pretore, l'attore ha esercitato il proprio diritto con scritto del 12 maggio 2003, mentre il rapporto di lavoro è terminato alla fine del mese di febbraio 2003, per cui la notifica in questione è oggettivamente tardiva. Secondo il primo giudice la predetta norma delle CGA è a tal punto chiara ed inequivocabile che non vi è spazio per una diversa interpretazione; non si può pertanto, a suo dire, interpretare la norma tenendo conto della buona fede del lavoratore, che non avrebbe mai saputo del termine di 30 giorni contenuto nelle CGA. La validità delle CGA non può neppure essere contestata in quanto lesiva dei principi generali oppure perché contiene delle clausole illecite, immorali o insolite; secondo il Pretore le CGA fissano infatti l'usuale termine per il libero passaggio previsto nelle polizze assicurative per perdita di guadagno, circostanza che fa apparire quanto pattuito tutt'altro che insolito e il cui scopo è quello di evitare che il beneficiario uscito dalla cerchia degli assicurati si trovi sine die nella condizione di poter richiedere la sua riassicurazione.

4. Statuendo il 7 novembre 2006 il Pretore ha respinto la petizione e ha posto la tassa di giustizia di fr. 2'200.– e le spese a carico dell'attore, con obbligo di rifondere alla controparte fr. 6'900.– a titolo di ripetibili. Il primo giudice si è dipartito dalla constatazione che quello venuto in essere tra la convenuta ed __________ è un contratto d'assicurazione ai sensi della LCA, come a suo dire per altro indicato dalle condizioni generali integrate al contratto d'assicurazione (art. 1 cpv. 3 CGA). Egli ha poi rilevato che nel caso in esame la disposizione di riferimento è l'art. 29 CGA, secondo la quale il diritto di proseguire nella copertura assicurativa può (e deve) essere esercitato entro 30 giorni dall'estinzione del contratto di lavoro, rispettivamente dall'uscita dalla cerchia delle persone assicurate, dopodiché si estingue; disposizione che prevede pure l'obbligo per il contraente “di informare per tempo le persone uscenti circa questa possibilità e circa il termine per l'esercizio del loro diritto”. Nella fattispecie, prosegue il Pretore, l'attore ha esercitato il proprio diritto con scritto del 12 maggio 2003, mentre il rapporto di lavoro è terminato alla fine del mese di febbraio 2003, per cui la notifica in questione è oggettivamente tardiva. Secondo il primo giudice la predetta norma delle CGA è a tal punto chiara ed inequivocabile che non vi è spazio per una diversa interpretazione; non si può pertanto, a suo dire, interpretare la norma tenendo conto della buona fede del lavoratore, che non avrebbe mai saputo del termine di 30 giorni contenuto nelle CGA. La validità delle CGA non può neppure essere contestata in quanto lesiva dei principi generali oppure perché contiene delle clausole illecite, immorali o insolite; secondo il Pretore le CGA fissano infatti l'usuale termine per il libero passaggio previsto nelle polizze assicurative per perdita di guadagno, circostanza che fa apparire quanto pattuito tutt'altro che insolito e il cui scopo è quello di evitare che il beneficiario uscito dalla cerchia degli assicurati si trovi sine die nella condizione di poter richiedere la sua riassicurazione. 5. AP 1 è insorto con appello 30 novembre 2006, con cui chiede di riformare il giudizio impugnato nel senso di accogliere la petizione, protestando spese e ripetibili di entrambe le sedi; la pretesa di indennità giornaliere è stata cifrata in sede d'appello a fr. 75'886.– oltre interessi. Nelle osservazioni del 10 aprile 2007 AO 1 postula la reiezione del gravame, con protesta di spese e ripetibili.

5. AP 1 è insorto con appello 30 novembre 2006, con cui chiede di riformare il giudizio impugnato nel senso di accogliere la petizione, protestando spese e ripetibili di entrambe le sedi; la pretesa di indennità giornaliere è stata cifrata in sede d'appello a fr. 75'886.– oltre interessi. Nelle osservazioni del 10 aprile 2007 AO 1 6. L'appellante sostiene rettamente che il contratto d'assicurazione concluso tra l'assicurazione convenuta, da una parte, e __________ dall'altra parte (cfr. doc. richiamati dalla __________ e doc. P), costituisce una stipulazione a favore di terzi (art. 18 cpv. 3 LCA). Egli fa dunque valere il suo diritto d'azione diretta contro la compagnia d'assicurazione garantito dall'art. 87 LCA. Detto articolo stabilisce in effetti che l'assicurazione collettiva contro gli infortuni e le malattie conferisce al beneficiario, tosto che l'infortunio sia accaduto o la malattia sopraggiunta, un diritto proprio contro l'assicurazione. AP 1 – che per sua esplicita ammissione (appello, n. 2 pag. 4 verso il basso) riveste il ruolo di assicurato non vincolato da una relazione contrattuale con l'assicurazione – nell'ambito di questa azione può prevalersi tuttavia solamente delle condizioni particolari (CPA) e generali (CGA) dell'assicurazione; non può per contro far valere la violazione delle disposizioni del Codice delle obbligazioni o la mancata conformità del contratto assicurativo al Contratto collettivo di lavoro o alla LAMal ( Carré, Loi fédérale sur le contrat d'assurance, ad. art. 87 LCA pag. 437). E' dunque a torto che l'appellante fa valere che “il diritto al libero passaggio” permarrebbe “indipendentemente dalla perenzione contrattualmente pattuita delle parti” (appello, n. 2 pag. 5 verso l'alto), in quanto sarebbe, a suo dire, garantito dalla LAMal e dalla LCAMal. D'altro canto, non essendo l'attore parte al contratto, le norme della CGA – segnatamente il termine di perenzione dell'art. 29 CGA – sono a lui opponibili indipendentemente dal fatto che le stesse siano o meno state portate a sua conoscenza da parte del datore di lavoro; per lo stesso motivo – l'estraneità dell'attore al contratto – la teoria della clausola insolita (per rapporto in particolare alla LAMal) a cui accenna l'appellante (appello, n. 3.6 pag. 7 verso il basso) non ha alcuna valenza pratica per il caso ora in esame (cfr. sentenza del Tribunale federale 4A.179/2007 del 12 settembre 2007, consid. 4.2). Le argomentazioni d'appello cadono dunque nel vuoto. dall'altra parte (cfr. doc. richiamati dalla __________ e doc. P), costituisce una stipulazione a favore di terzi (art. 18 cpv. 3 LCA). Egli – che per sua esplicita ammissione (appello, n. 2 pag. 4 verso il basso) riveste il ruolo di assicurato non vincolato da una relazione contrattuale con l'assicurazione – nell'ambito di questa azione può prevalersi tuttavia solamente delle condizioni particolari (CPA) e generali (CGA) dell'assicurazione; non può per contro far valere la violazione delle disposizioni del Codice delle obbligazioni o la mancata conformità del contratto assicurativo al Contratto collettivo di lavoro o alla LAMal ( Carré, Loi fédérale sur le contrat d'assurance, ad. art. 87 LCA pag. 437). E' dunque a torto che l'appellante fa valere che “il diritto al libero passaggio” permarrebbe “indipendentemente dalla perenzione contrattualmente pattuita delle parti” (appello, n. 2 pag. 5 verso l'alto), in quanto sarebbe, a suo dire, garantito dalla LAMal e dalla LCAMal. D'altro canto, non essendo l'attore parte al contratto, le norme della CGA – segnatamente il termine di perenzione dell'art. 29 CGA – sono a lui opponibili indipendentemente dal fatto che le stesse siano o meno state portate a sua conoscenza da parte del datore di lavoro; per lo stesso motivo – l'estraneità dell'attore al contratto – la teoria della clausola insolita (per rapporto in particolare alla LAMal) a cui accenna l'appellante (appello, n. 3.6 pag. 7 verso il basso) non ha alcuna valenza pratica per il caso ora in esame (cfr. sentenza del Tribunale federale 4A.179/2007 del 12 settembre 2007, consid. 4.2). Le argomentazioni d'appello cadono dunque nel vuoto. Carré 7. Neppure entra in considerazione la necessità di interpretare il contratto e le norme delle CGA – come erroneamente preteso dall'appellante (appello, n. 3 pag. 5-8) – alla luce del Contratto collettivo di lavoro (CCL) e delle norme della LAMal. Se è pur vero che le CGA evocano nel titolo la “conformità alle disposizioni relative al Contratto collettivo di lavoro”, i contraenti – __________ e __________ (ora AO 1 ) – hanno in realtà concluso un contratto di assicurazione collettiva ai sensi della LCA; nell'art. 1 cpv. 3 CGA appare in effetti chiara ed inequivocabile la volontà delle parti di ritenere il contratto disciplinato dalla “legge federale sul contratto d'assicurazione (LCA) del 2 aprile 1908”. Del resto in nessuno degli articoli delle CGA (tanto meno nel titolo) o del contratto d'assicurazione viene fatto riferimento agli articoli 67 e segg. LAMal e l'appellante medesimo ammette che “in specie non ci troviamo in regime LAMal, bensì in regime LCA” (cfr. appello n. 3.5 pag. 7 verso l'alto). Il rinvio al CCL fatto dal titolo delle CGA appare pertanto privo di portata pratica in relazione alle norme del libero passaggio. Il termine di 30 giorni (dall'estinzione del contratto, rispettivamente dall'uscita dalla cerchia delle persone assicurate) stabilito dall'art. 29 cpv. 3 CGA – entro il quale il lavoratore assicurato deve esercitare il diritto di proseguire a titolo individuale nella copertura assicurativa – non può dunque essere altrimenti interpretato o sostituito dal termine di 3 mesi previsto dall'art. 71 cpv. 2 LAMal. La mancata notifica entro il termine di 30 giorni previsto dall'art 29 cpv. 3 CGA comporta quindi la perenzione del diritto di AP 1 di passare dall'assicurazione collettiva a quella individuale. L'appello, a tratti visibilmente confuso nella misura in cui sovrappone concetti della LAMal a quelli della LCA, risulta nuovamente senza consistenza.

7. Neppure entra in considerazione la necessità di interpretare il contratto e le norme delle CGA – come erroneamente preteso dall'appellante (appello, n. 3 pag. 5-8) – alla luce del Contratto collettivo di lavoro (CCL) e delle norme della LAMal. Se è pur vero che le CGA evocano nel titolo la “conformità alle disposizioni relative al Contratto collettivo di lavoro”, i contraenti – __________ e __________ (ora AO 1 hanno in realtà concluso un contratto di assicurazione collettiva ai sensi della LCA; nell'art. 1 cpv. 3 CGA appare in effetti chiara ed inequivocabile la volontà delle parti di ritenere il contratto disciplinato dalla “legge federale sul contratto d'assicurazione (LCA) del 2 aprile 1908”. Del resto in nessuno degli articoli delle CGA (tanto meno nel titolo) o del contratto d'assicurazione viene fatto riferimento agli articoli 67 e segg. LAMal e l'appellante medesimo ammette che “in specie non ci troviamo in regime LAMal, bensì in regime LCA” (cfr. appello n. 3.5 pag. 7 verso l'alto). Il rinvio al CCL fatto dal titolo delle CGA appare pertanto privo di portata pratica in relazione alle norme del libero passaggio. Il termine di 30 giorni (dall'estinzione del contratto, rispettivamente dall'uscita dalla cerchia delle persone assicurate) stabilito dall'art. 29 cpv. 3 CGA – entro il quale il lavoratore assicurato deve esercitare il diritto di proseguire a titolo individuale nella copertura assicurativa – non può dunque essere altrimenti interpretato o sostituito dal termine di 3 mesi previsto dall'art. 71 cpv. 2 LAMal. La mancata notifica entro il termine di 30 giorni previsto dall'art 29 cpv. 3 CGA comporta quindi la perenzione del diritto di AP 1 di passare dall'assicurazione collettiva a quella individuale. L'appello, a tratti visibilmente confuso nella misura in cui sovrappone concetti della LAMal a quelli della LCA, risulta nuovamente senza consistenza. 8. L'appellante parrebbe aggravarsi pure per il fatto che il datore di lavoro __________ non lo avrebbe informato “circa il suo diritto al libero passaggio e circa il termine per l'esercizio dello stesso (cfr. art. 3 e 29 cpv. 3 CGA)”. Egli sostiene che “la convenzione che vuole il dies a quo al momento dell'uscita del beneficiario dalla cerchia degli assicurati” deve “essere intesa esclusivamente nei confronti del datore di lavoro contraente in relazione e quale sanzione al suo obbligo di informare tempestivamente (obbligo che ha espressamente ed esclusivamente assunto), la cui violazione” permetterebbe, a suo dire, “all'assicuratore, qualora per il tardivo esercizio di sifatto diritto dovesse patire un danno, di rifarsi nei suoi confronti, in quanto controparte contrattuale”; in altri termini “il contratto qui analizzato” dovrebbe “essere interpretato nel senso che il termine di perenzione e l'obbligo di informare sono strettamente legati e possono valere solo nei confronti del datore di lavoro negligente, nei confronti del quale l'assicuratore potrà agire in via di risarcimento” (appello, n. 3.7 pag. 7 verso il basso e 8 verso l'alto).

8. L'appellante parrebbe aggravarsi pure per il fatto che il datore di lavoro __________ non lo avrebbe informato “circa il suo diritto al libero passaggio e circa il termine per l'esercizio dello stesso (cfr. art. 3 e 29 cpv. 3 CGA)”. Egli sostiene che “la convenzione che vuole il dies a quo al momento dell'uscita del beneficiario dalla cerchia degli assicurati” deve “essere intesa esclusivamente nei confronti del datore di lavoro contraente in relazione e quale sanzione al suo obbligo di informare tempestivamente (obbligo che ha espressamente ed esclusivamente assunto), la cui violazione” permetterebbe, a suo dire, “all'assicuratore, qualora per il tardivo esercizio di sifatto diritto dovesse patire un danno, di rifarsi nei suoi confronti, in quanto controparte contrattuale”; in altri termini “il contratto qui analizzato” dovrebbe “essere interpretato nel senso che il termine di perenzione e l'obbligo di informare sono strettamente legati e possono valere solo nei confronti del datore di lavoro negligente, nei confronti del quale l'assicuratore potrà agire in via di risarcimento” (appello, n. 3.7 pag. 7 verso il basso e 8 verso l'alto). Il ricorso appare nuovamente molto confuso dal profilo concettuale e in relazione alla responsabilità delle due parti vincolate dal contratto d'assicurazione. L'appellante sembra in effetti sostenere la responsabilità dell'ex datore di lavoro per giustificare la propria azione nei confronti dell'assicurazione. E' quindi opportuno ricordare al ricorrente che l'art. 29 cpv. 3 seconda frase CGA dispone che “il contraente è tenuto ad informare per tempo le persone uscenti” circa la possibilità di passare dall'assicurazione collettiva all'assicurazione individuale e “circa il termine per l'esercizio del loro diritto”. Questa norma non instaura un obbligo per l'assicuratore, quanto piuttosto per il “contraente”, vale a dire per il datore di lavoro __________. Solo a quest'ultimo incombeva pertanto l'obbligo di informare il dipendente dei diritti che gli derivavano dal contratto di assicurazione concluso in base alla LCA ( Geiser, Lohnfortzahlungspflicht bei Krankheit, in AJP 3/2003, pag. 332 n. 2.59; Meier/Fingerhuth, Plädoyer 3/1999 n. 4.2.2 pag. 32; sentenza del Tribunale federale 4A.179/2007 del 12 settembre 2007, consid. 5.2). Ne consegue che, nella misura in cui il datore di lavoro __________ – che non solo non è parte al presente procedimento, ma neppure è stato sentito quale testimone – non avesse effettivamente informato il dipendente dei suoi diritti, dovrebbe lui solo essere convenuto in giudizio dal lavoratore, in applicazione dell'art. 97 CO, per il mancato adempimento dell'obbligazione in relazione, se del caso, anche a quanto disposto dall'art. 15 del CCL (II CCA 8 gennaio 2007 inc. 12.2006.3, 7 febbraio 2007 inc. 12.2006.55). Le argomentazioni d'appello, pretestuose e confuse, non meritano per il resto ulteriore disamina.

Il ricorso appare nuovamente molto confuso dal profilo concettuale e in relazione alla responsabilità delle due parti vincolate dal contratto d'assicurazione. L'appellante sembra in effetti sostenere la responsabilità dell'ex datore di lavoro per giustificare la propria azione nei confronti dell'assicurazione. E' quindi opportuno ricordare al ricorrente che l'art. 29 cpv. 3 seconda frase CGA dispone che “il contraente è tenuto ad informare per tempo le persone uscenti” circa la possibilità di passare dall'assicurazione collettiva all'assicurazione individuale e “circa il termine per l'esercizio del loro diritto”. Questa norma non instaura un obbligo per l'assicuratore, quanto piuttosto per il “contraente”, vale a dire per il datore di lavoro __________. Solo a quest'ultimo incombeva pertanto l'obbligo di informare il dipendente dei diritti che gli derivavano dal contratto di assicurazione concluso in base alla LCA ( Geiser, Lohnfortzahlungspflicht bei Krankheit, in AJP 3/2003, pag. 332 n. 2.59; Meier/Fingerhuth, Plädoyer 3/1999 n. 4.2.2 pag. 32; sentenza del Tribunale federale 4A.179/2007 del 12 settembre 2007, consid. 5.2). Ne consegue che, nella misura in cui il datore di lavoro __________ – che non solo non è parte al presente procedimento, ma neppure è stato sentito quale testimone – non avesse effettivamente informato il dipendente dei suoi diritti, dovrebbe lui solo essere convenuto in giudizio dal lavoratore, in applicazione dell'art. 97 CO, per il mancato adempimento dell'obbligazione in relazione, se del caso, anche a quanto disposto dall'art. 15 del CCL (II CCA 8 gennaio 2007 inc. 12.2006.3, 7 febbraio 2007 inc. 12.2006.55). Le argomentazioni d'appello, pretestuose e confuse, non meritano per il resto ulteriore disamina. Geiser Meier/Fingerhuth Ritenuta la perenzione del diritto di AP 1 di passare dall'assicurazione collettiva a quella individuale, come pure l'assenza di una qualsivoglia responsabilità della convenuta nei confronti del lavoratore, le pretese d'indennizzo fatte valere dall'appellante (appello, n. 4 pag. 8-10) si avverano palesemente infondate.

Ritenuta la perenzione del diritto di AP 1 di passare dall'assicurazione collettiva a quella individuale, come pure l'assenza di una qualsivoglia responsabilità della convenuta nei confronti del lavoratore, le pretese d'indennizzo fatte valere dall'appellante (appello, n. 4 pag. 8-10) si avverano palesemente infondate. 9. In conclusione, l'appello in oggetto, infondato su ogni punto, deve essere respinto e la decisione del Pretore confermata. Gli oneri processuali seguono la soccombenza (art. 148 CPC) e restano dunque a carico dell’appellante, tenuto inoltre a rifondere alla controparte un’adeguata indennità per ripetibili di appello. Nella commisurazione della tassa di giustizia si è tenuto conto del valore di causa di fr. 75'886.–.

9. In conclusione, l'appello in oggetto, infondato su ogni punto, deve essere respinto e la decisione del Pretore confermata. Gli oneri processuali seguono la soccombenza (art. 148 CPC) e restano dunque a carico dell’appellante, tenuto inoltre a rifondere alla controparte un’adeguata indennità per ripetibili di appello. Nella commisurazione della tassa di giustizia si è tenuto conto del valore di causa di fr. 75'886.–. Per questi motivi,

Per questi motivi, richiamati per le spese l'art. 148 CPC e la TOA,

richiamati per le spese l'art. 148 CPC e la TOA, pronuncia:

pronuncia: 1. L'appello 30 novembre 2006 di AP 1 è respinto.

1. L'appello 30 novembre 2006 2. Gli oneri processuali, consistenti in

2. Gli oneri processuali, consistenti in a) tassa di giustizia fr. 1'100.–

a) tassa di giustizia fr. 1'100.– b) spese fr. 50.–

b) spese fr. 50.– fr. 1'150.–

fr. 1'150.– già anticipati dall'appellante, sono posti a suo carico, con l’obbligo di rifondere a controparte fr. 2'800.- di ripetibili. già anticipati dall'appellante, sono posti a suo carico, con l’obbligo di rifondere a controparte fr. 2'800.- di ripetibili. 3. Intimazione:

3. Intimazione: -; -. -;

-; -.

-. Comunicazione alla Pretura del Distretto di Vallemaggia.

Comunicazione alla Pretura del Distretto di Vallemaggia. terzi implicati terzi implicati

terzi implicati Per la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

Per la seconda Camera civile del Tribunale d’appello La presidente Il segretario

La presidente Il segretario Rimedi giuridici

Rimedi giuridici Contro la presente sentenza è dato ricorso in materia civile al Tribunale federale entro 30 giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF). Nelle cause a carattere pecuniario il ricorso è ammissibile se il valore litigioso ammonta a fr. 15'000.- nelle vertenze in materia di diritto del lavoro e di locazione e a fr. 30'000.- negli altri casi. Per valori inferiori il ricorso è ammissibile se la controversia concerne una questione di diritto di importanza fondamentale o se una legge federale prescrive un’istanza cantonale unica (art. 74 cpv. 2 LTF). Qualora non sia dato il ricorso in materia civile è possibile proporre negli stessi termini ricorso sussidiario in materia costituzionale (art. 113, 117 LTF).

Contro la presente sentenza è dato ricorso in materia civile al Tribunale federale entro 30 giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF). Nelle cause a carattere pecuniario il ricorso è ammissibile se il valore litigioso ammonta a fr. 15'000.- nelle vertenze in materia di diritto del lavoro e di locazione e a fr. 30'000.- negli altri casi. Per valori inferiori il ricorso è ammissibile se la controversia concerne una questione di diritto di importanza fondamentale o se una legge federale prescrive un’istanza cantonale unica (art. 74 cpv. 2 LTF). Qualora non sia dato il ricorso in materia civile è possibile proporre negli stessi termini ricorso sussidiario in materia costituzionale (art. 113, 117 LTF).