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Fu l'inizio di una grande avventura, che ancora oggi entusiasma gli appassionati di tutto il mondo. Per la cronaca: l'autodromo brianzolo è il terzo circuito permamente più vecchio del mondo dopo Brooklands e Indianapolis; con Montecarlo e Silverstone vanta il maggior numero di Gran Premi di formula 1 disputati. Ma non solo: nella sua prima configurazione era lungo 10 km e comprendeva l’anello per l’alta velocità che si estendeva per 4,5 km e le cui curve sopraelevate erano raccordate da due rettilinei. Il 23 giugno 1957 l’ovale ospitò la prima 500 Miglia di Monza ma poi a metà degli Anni Sessanta, l’anello ad alta velocità venne eliminato a causa della sua pericolosità. Nel corso degli anni subirà ancora delle modifiche, con l’introduzione delle varianti (nel 1972), per altro inizialmente contestate dai piloti. A Monza, si diceva prima, sono state scritte pagine di storia incredibili: e proprio oggi, nel giorno del Gran Premio d’ Italia 2022, il Mattino della Domenica ne ricorda le più famose. Alcune riguardano anche due piloti ticinesi: Clay Regazzoni e Silvio Moser. Il primo vinse due gran premi, il secondo perse purtroppo la vita proprio sul circuito lombardo.
Un pilota svizzero un Gran Premio d'Italia non lo aveva mai vinto. E quando il nostro Clay salì per la prima volta su una Ferrari di formula 1 nella primavera del 1970, nessuno avrebbe mai osato immaginare che il ticinese potesse riuscire nell' impresa. Il 6 settembre di 52 anni fa si corse in un clima surreale: il giorno prima, durante le qualifiche, era morto Jochen Rindt, leader del campionato. La sua Lotus finì fuori pista prima della curva Parabolica e l’austriaco perì all'istante. I suoi colleghi abbozzarono timidamente l'idea di non correre alla domenica ma alla fine prevalsero le ragioni degli organizzatori. La corsa fu, come al solito, caratterizzata dallo sfruttamento delle scie. Le grandi velocità permettevano anche alle macchine meno potenti di giocarsi la vittoria. Ma quel giorno Clay Regazzoni è intrattabile: grazie alle doti motoristiche della sua Ferrari prende 34 secondi di vantaggio negli ultimi giri ed evita di essere risucchiato dal gruppo degli inseguitori. Alle sue spalle finicono il campione del mondo Stewart e Beltoise. Poi ecco l'invasione: una marea di tifosi ebbri di gioia entra in pista a festeggiare Clay. È la prima della storia della formula 1.
Monza 5 settembre 1971: va in scena uno dei gran premi più veloci della storia, che si decide con una volatona vinta dall’inglese Peter Ghetin (BRM), compagno di squadra del nostro Jo Siffert. S'impone al fotofinish alla straordinaria media di 242,615 Km/h. Pazzesco! In virtù dell’effetto scie, che a Monza avevano un effetto predominante, la gara è apertissima sino alle ultime battute. Dopo la Parabolica, si presentano infatti allo sprint cinque piloti: le BRM di Ghetin e Ganley, la Tyrrell di Cevert, la March di Peterson e la Surtees di Hailwood. Il britannico è il più furbo di tutti e sfrutta al meglio la scia di Peterson, che viene battuto di 1/100 di secondo (il distacco più breve mai registrato); poi Cevert a 9/100, Hailwood a 18/100, Ganley a 61/100. Amon chiude a mezzo minuto. Gara fantastica, emozionante, straordinaria. E anche Regazzoni ne fu protagonista: schierato in quarta fila, anticipa lo starter e i colleghi e alla prima curva entra da leader. Poi si ritirerà. Quello risulterà anche l'unico gran premio vinto da Ghetin.
Il 20 marzo 1973 anche il motociclismo paga il suo tributo alla pericolosità del circuito monzese. Nella prova della 250 cm il finlandese Jarno Saarinen, campione del mondo in carica della 250 e vice campione nella 350, scatta in prima fila ma il suo rivale più accreditato Renzo Pasolini è pronto a dargli battaglia. Dopo la partenza si consuma il dramma: la moto dell' italiano perde aderenza all'ingresso del Curvone, e il campione romagnolo cade; la sua moto colpisce le vicinissime barriere e rimbalza in pista: nella carambola che ne segue cadono altri tredici piloti. Due di loro, Pasolini (34 anni), e Jarno Saarinen (27) muoiono in seguito alle ferite riportate. Poi si scatenano le polemiche: quella curva era troppo pericolosa e le barriere troppo vicine...
Ha solo 33 anni, Silvio Moser, quando muore in seguito alle ferite riportate in un incidente alla 1000 chilometri di Monza. È il 26 maggio del 1974. Per chi non ne conoscesse la storia, il pilota di Vaglio fu un grande campione della storia dell'automobilismo svizzero. Fu lui che introdusse Clay nel mondo della formula 1, una sorta di mentore. Moser spira all'ospedale La Carità di Locarno, dove era ricoverato in stato di coma, un mese e due giorni dopo l'incidente avvenuto alla Mille chilometri di Monza, una gara per prototipi e vetture sport valida per il campionato mondiale. Al volante di una Lola T294, della scuderia svizzera Bretscher Racing, esce di pista alla Curva Ascari cozzando con una vettura che era ferma da qualche giro e che i commissari di gara lasciano sciaguratamente sul tracciato senza spostarla. Un errore fatale al ticinese, che viene estratto gravemente ferito dai rottami. Non avrebbe mai più ripreso conoscenza. Moser compì 33 anni proprio nel giorno dell'impatto alla Ascari.
Dopo il flop del 1974 la Ferrari torna a Monza con due obiettivi: vincere il Gran Premio e strappare con due corse d'anticipo il titolo Mondiale che manca ormai da tanti anni, per la precisione dal 1964, quando a trionfare fu il britannico John Surtees. Il 7 settembre in prima fila ci sono Niki Lauda, in odor di iride, e Clay Regazzoni. Quest' ultimo parte spedito e non sarà più ripreso. Alle sue spalle l'austriaco prova a resistere ma alla lunga la voglia del pilota ticinese di riscattare la sconfitta dell’anno precedente ha la meglio. Regazzoni finisce da dominatore, con oltre sedici di secondi su Emerson Fittipaldi, che nella fase finale della corsa, supera platealmente Lauda, che gareggia in modo conservativo. Gli basta infatti il terzo posto per laurearsi per la prima volta campione del mondo.
Un altra tragedia, stavolta per un errore umano. Il 10 settembre del 1978 si corre il Gran Premio d'Italia in un clima polemico a causa della presunta irregolarità del turbo Alfa Romeo montato sulla Brabham di Niki Lauda, che ha lasciato la Ferrari dopo il titolo dell' anno prima. Il via viene dato mentre le monoposto delle ultime file non si sono ancora allineate. Tutto ciò crea un imbottigliamento alla prima chicane, nel passaggio della quale uno scarto improvviso della McLaren di James Hunt (che si trova chiuso tra Patrese e Peterson) causa la carambola. Lo svedese si schianta contro il muretto. I soccorsi sono lenti e caotici. Soltanto dopo 18 minuti arriva l’ambulanza. Lo svedese viene estratto dalla vettura ancora vivo e cosciente, ma con sette fratture alla gamba sinistra e quattro alla gamba destra. Viene poi trasportato all’ospedale Niguarda di Milano e ricoverato nel reparto di terapia intensa. Viene in seguito sottoposto ad un intervento ma la mattina seguente muore in seguito ad embolia lipidica.
ARNO LUPI