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Si chiude con l'amaro in bocca la quarta Olimpiade per Deborah Scanzio, rimasta esclusa della finale delle gobbe alla quale hanno avuto accesso le migliori venti delle qualificazioni. Ebbene, la 30enne ticinese ha chiuso nella posizione in assoluta più dolorosa, ventunesima, a pochi centesimi di punto dal diciannovesimo e dal ventesimo rango che le avrebbe spalancato le porte della finale. A Scanzio, abile nel salto iniziale e nella fluidità lungo il tracciato, per sua stessa ammissione sono mancati un po' di velocità e di serenità, per coronare quello che era diventato il sogno di fine carriera. «Ci ho provato – ha riferito al traguardo ai microfoni della Rsi –. Ho dato tutto, senta però, riuscire a esprimere quello di cui sono capace. Spero di farmi passare presto la delusione. Lo devo al mio team che ha fatto di tutto per mettermi nelle condizioni migliori, e a tutti quelli che mi hanno sostenuto, in tutti i modi. Fa male, ci avevo lavorato tanto, sognavo un altro epilogo. Era la prima Olimpiade con i colori della Svizzera. L'ultima cosa che volevo era che fosse la peggiore delle quattro. Non ero poi così lontana, avrei dovuto essere più veloce, più libera».