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L’origine dell’apicoltura è ricondotta ai Greci di 5’000 anni fa. A quel tempi si avviò la “domesticazione” delle api selvatiche sfruttando la capacità di adattarsi a una nuova dimora messa a disposizione dall’uomo.
Le specie “domestiche” iniziarono ad accumulare caratteristiche differenti rispetto a quelle selvatiche. L’uomo infatti selezionò, inconsapevolmente prima ed artificialmente poi, le famiglie con una maggior produzione e docilità.
La prima selezione iniziò con la cattura degli sciami selvatici e in seguito con quelli prodotti dalle famiglie allevate. Si diede così una nuova dimora nello stesso apiario e si creò in questo modo un gruppo chiuso. Con la scoperta dei metodi di allevamento artificiali, molti allevatori hanno tentato la strada degli incroci e degli ibridi tra api di sottospecie diverse. Le caratteristiche positive riscontrate nelle prime generazioni si sono perse purtroppo in seguito.
La visione moderna del rapporto fra apicoltore e ape sarà di riconoscere un ecotipo come elemento importante per le future selezioni. Si aumenterà di conseguenza la varietà di ecotipi presenti, oggi minacciati dall’aumento delle importazioni di nuclei per compensare le perdite invernali. Queste famiglie importate forniranno purtroppo, durante la stagione degli accoppiamenti, una quantità di fuchi diminuendo la probabilità che una giovane regina venga fecondata da fuchi appartenenti a famiglie ben ambientate.