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Non più i dischi da parare, ma 'tetto salariale', stranieri e licenze saranno il pane quotidiano di Jonas Hiller, ex portiere di grande successo e oggi presidente del sindacato svizzero dei giocatori di hockey.
L'hockey svizzero è in odore di grandi cambiamenti: numero di squadra in NL, permeabilità tra le due leghe maggiori - National League e Swiss League - numero di stranieri in NL e la situazione di coloro che giocano con 'licenza svizzera'. Entro agosto i club dovrebbero creare le premesse per rimodellare l'hockey nostrano sulla base di questi punti.
La questione dei salari secondo Domenig
Il passo più radicale, tuttavia, riguarda l'introduzione di un tetto salariale, che vorrebbe arginare i costi dei salari in costante aumento da diversi anni a questa parte.
L'idea di un 'Salary Cap' ha molti sostenitori. Gaudenz Domenig, presidente dell'HC Davos suggerisce un provvedimento del genere da diversi anni. Per ragioni di diritto della concorrenza, Domenig non parla però di tetto salariale basato sul modello nordamericano, ma bensì di un 'fair play finanziario'.
«Ogni club può continuare a spendere ciò che vuole. Tuttavia, se supera un certo totale di salari, allora dovrebbe pagare una tassa per questo, che aumenta progressivamente e va a beneficio dei club economicamente meno potenti.»
Il presidente del Davos pensa a quella che molti hanno denominato 'tassa di lusso'.
Steinegger sostiene il 'tetto salariale'
Martin Steinegger, il direttore sportivo dell'EHC di Bienne, è uno dei sostenitori del 'tetto salariale'.
«È l'unico modo per tenere sotto controllo i costi salariali sempre più elevati - ha commentato Steinegger sulle righe della NZZ. - L'obiettivo di massima è arrivare ad una massa salariale complessiva di 7 milioni di franchi a stagione, senza contributi sociali, da introdurre gradualmente nei prossimi tre anni.»
Finora, gli unici a non essersi espressi in merito sono i maggiori interessati.
Quando due mesi fa la Lega chiese ai giocatori di avanzare delle proposte di per affrontare la presente crisi generata dalla pandemia, gli stessi - tramite l'associazione nazionale che li rappresenta - avevano sottolineato che le trattative su eventuali riduzioni salariali rientravano nelle competenze dei singoli club e dovevano essere condotte individualmente.
Steinegger bacchetta la posizione poco decisa dei giocatori, ricorda che lo spessore del salario è un aspetto, tra gli altri, da prendere in considerazione.
«Io come giocatore ho sempre cercato di ottimizzare la mia situazione. È qualcosa di diverso dal massimizzare il proprio salario. Ho rifiutato offerte migliori perché ero convinto che il pacchetto complessivo che il Berna metteva sul piatto fosse il migliore per me».
Sindacato dei giocatori nell'ombra
Il sindacato dei giocatori professionisti di hockey in Svizzera fino ad oggi si è occupato di questioni marginali. Quando si è trattato di questioni importanti, come l'enorme divario retributivo nella lega, i risarcimenti degli agenti, le prestazioni assicurative o i regimi pensionistici professionali, la parola dei giocatori non ha quasi mai avuto alcun peso. Molte volte l'associazione di categoria ha faticato a trovare un consenso generale.
Anche recentemente, nel corso della crisi legata alla pandemia, il sindacato ha perso un'altra buona occasione per attirare l'attenzione su di sé con un parere chiaro.
Il neo-presidente Jonas Hiller
Una settimana fa, Jonas Hiller ha sostituito Gianni Ehrensperger come presidente dell'associazione dei giocatori.
Hiller è molto conosciuto, ha una personalità forte e potrebbe oggi fare la differenza. Il 38enne appenzellese è oggi dunque la figura di punta su cui si orientano i ex compagni e avversari.
Hiller conosce bene l'associazione dei giocatori di NHL, della quale ha fatto parte per ben nove anni. In Nordamerica la National Hockey League Player Association (NHLPA) è un organo potente che ha la forza di annullare un'intera stagione, com'è già capitato in passato.
«Non si possono confrontare i due sistemi - ha detto Hiller in un'intervista alla NZZ - a differenza del Nordamerica, molte cose sono regolate dal normale diritto del lavoro. Eppure ci sono degli ambiti in cui la NHLPA può essere un modello per noi, per esempio quando si tratta di questioni relative alla previdenza professionale».
Hiller vede la necessità del sindacato di uscire dall'ombra, di attirare l'attenzione su di sé. «Finora non abbiamo mai cercato la visibilità. Ma abbiamo capito che è importante per la nostra causa che tutti sappiano chi siamo e cosa rappresentiamo».