Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01150.jsonl.gz/286

L'uomo sarà inoltre espulso dalla Svizzera per 14 anni.
MURALTO - È stato un omicidio intenzionale a provocare la morte della 22enne britannica, nelle prime ore del 9 aprile 2019, all'Hotel La Palma au Lac di Muralto. L'ha stabilito oggi, annunciando la sentenza, la Corte di appello e di revisione penale di Locarno.
Aggravata, rispetto alla sentenza di primo grado, la pena inferta al 32enne tedesco accusato di aver deliberatamente ucciso la giovane compagna: da 18 anni di detenzione a 18 anni e mezzo. L'uomo sarà inoltre espulso dalla Svizzera per 14 anni, al posto dei 12 decisi in primo grado.
La pena comprende anche la condanna per appropriazione indebita in relazione alla carta di credito sottratta alla ragazza e nascosta dal 32enne nell'ascensore dell'hotel e le lesioni gravi relative all'aggressione di un giovane, precedentemente ai fatti di Muralto, a Sciaffusa.
Né assassinio, né omicidio colposo - Bocciata, dunque, l'ipotesi di reato di assassinio difesa dall'accusa e la richiesta di pena di 19 anni e sei mesi di detenzione, così come la tesi dell'omicidio colposo sostenuta strenuamente dalla difesa, che ha sempre parlato di un gioco erotico finito male.
La lite in camera - La ragazza, lo ricordiamo, era stata ritrovata senza vita nella camera 501 dell'Hotel La Palma au Lac il 9 aprile 2019, dopo che lo stesso 32enne aveva dato l'allarme. I due si frequentavano da qualche mese: si erano conosciuti in Thailandia e lei si era trasferita in Svizzera per lui. La sera dell'8 aprile erano usciti insieme per i locali di Ascona, per poi fare rientro in albergo. I vicini di camera avevano successivamente dichiarato di aver sentito la coppia litigare durante la notte.
Una questione di soldi - Il movente del delitto, per l'accusa, è stato economico. La 22enne era infatti ricca di famiglia e godeva di una grande disponibilità finanziaria, aveva sottolineato la procuratrice pubblica Petra Canonica Alexakis, mentre il tedesco, amante della bella vita, al momento dei fatti «aveva solo 7 franchi sul conto e 200 in mano».
«Non ho mai voluto la sua morte. È stato un incidente e per questo mi scuso», aveva dichiarato l'imputato in aula lo scorso 19 ottobre. Ma la tesi dell'asfissia erotica sfuggita di mano non ha convinto la corte neanche questa volta.