Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01192.jsonl.gz/411

Quando aprì il Canale di Suez (1869), molti facoltosi imprenditori europei si trasferirono in Egitto, specialmente ad Alessandria. Con loro varcarono il Mediterraneo anche migliaia di ragazze di umili origini, assoldate per lavorare come balie, cuoche, nutrici. Molte provenivano dalla Valle del Vipacco, in Slovenia.
Anche se le rimesse delle “aleksandrinke”, donne nubili o sposate da poco, permettevano di far sbarcare il lunario alle famiglie a casa, quando tornavano in patria dopo anni in Egitto, venivano spesso stigmatizzate dalle comunità che avevano lasciato.
Il fenomeno si intensificò dopo la prima guerra mondiale, per poi esaurirsi negli anni ’60, quando l’Egitto indipendente espulse la borghesia europea. Di questa migrazione trans-mediterranea oggi resta solo la memoria, custodita da un piccolo museo a Prvačina, vicino a Gorizia, e dai figli di queste donne, come Gilberto, nato e cresciuto ad Alessandria.
Simone Benazzo