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Una delegazione parlamentare svizzera si reca in Turchia per rilanciare le relazioni bilaterali, dopo la crisi di un anno fa.
In seguito al dibattito aperto in Svizzera sul genocidio armeno, il governo turco aveva perfino disdetto una visita ad Ankara della ministra elvetica degli esteri.
Un “affronto”, una “provocazione”: così alcuni rappresentanti politici svizzeri avevano definito, un anno fa, la decisione delle autorità turche di disdire la prevista visita ad Ankara di Micheline-Calmy-Rey.
La ministra svizzera degli affari esteri (DFAE) – che durante il suo viaggio avrebbe voluto affrontare anche la questione del rispetto delle minoranze e dei diritti umani – si era diplomaticamente limitata a definire “eccessiva” la decisione delle autorità turche.
A suscitare l’irritazione del governo turco vi era ancora una volta la questione del genocidio armeno, “troppo” spesso evocata in Svizzera negli ultimi anni agli occhi del governo di Ankara.
Da 800 mila a 1,8 milioni di armeni, a seconda delle fonti storiche, sarebbero stati sistematicamente deportati e uccisi tra il 1915 e il 1918 dall’Impero ottomano.
Piccola crisi diplomatica
Sempre negato dalla Turchia, secondo la quale sarebbero morti “solo” 200 mila armeni nel corso di operazioni di guerra, il genocidio era stato riconosciuto nel 1998 dal parlamento del canton Ginevra.
Nel 2001, seppure con soli tre voti di scarto, il Consiglio nazionale aveva invece respinto un postulato in questo senso.
Ma l’anno scorso, la questione armena era ritornata di nuovo alla ribalta: il 23 settembre il parlamento del canton Vaud aveva riconosciuto a sua volta il genocidio.
Pochi giorni dopo, il governo turco annunciava la decisione di disdire il viaggio di Micheline Calmy-Rey, aprendo una piccola crisi diplomatica che ha raffreddato le relazioni tra i due paesi.
Tanto più che, nel dicembre dell’anno scorso, il genocidio del popolo armeno veniva riconosciuto anche dal Consiglio nazionale, chiamato ad esprimersi su un nuovo postulato.
Una decisione deplorata, in gennaio, anche dal nuovo primo ministro turco Recep Tayyp Erdogan, durante un breve incontro con Micheline Calmy-Rey e il presidente della Confederazione Joseph Deiss, in margine al Forum di Davos.
Nuova disponibilità al dialogo
Cancellata nell'ottobre 2003, la visita in Turchia dei membri della Commissione di politica estera del Consiglio degli Stati può essere quindi considerata come un passo importante per rilanciare il dialogo e migliorare le relazioni tra i due paesi.
“L’anno scorso abbiamo preferito rinunciare alla nostra visita, poiché le relazioni bilaterali erano contrassegnate da una certa irritazione e non avremmo potuto trovare interlocutori disponibili al dialogo in Turchia”, spiega Peter Briner, presidente della Commissione e capo della delegazione.
“Il tempo ha ora permesso di superare questa irritazione. I nostri colleghi del Parlamento turco e lo stesso ambasciatore turco a Berna ci hanno assicurato che siamo benvenuti in Turchia”.
Tra il 30 agosto e il 3 settembre, la delegazione parlamentare svizzera sarà infatti accolta ad Ankara da diversi rappresentanti politici di alto rango del parlamento e del nuovo governo turco, tra cui il ministro degli esteri Abdullah Gül.
Al centro delle discussioni vi sarà soprattutto la cooperazione economica e tecnica, ma dovrebbe figurare anche la questione del rispetto delle minoranze e dei diritti umani, oggi, in Turchia.
“Vogliamo pure verificare le riforme che la Turchia intende attuare e i passi che ha già compiuto concretamente nell’ambito dei suoi preparativi per aderire all’Unione europea”, aggiunge Briner.
Interessi contrapposti
Secondo il presidente della Commissione di politica estera della Camera alta, la delegazione svizzera non intende invece risollevare la scottante questione del genocidio armeno, tuttora tabù in Turchia.
“Non vogliamo giudicare questo terribile periodo storico, con un atteggiamento da moralisti. Questo compito spetta agli storici. Ogni paese deve confrontarsi da solo con il proprio passato”, ritiene Briner.
Una posizione probabilmente non condivisa da molti suoi colleghi in Parlamento: il dibattito tenuto nel dicembre scorso al Consiglio nazionale aveva lasciato emergere ancora una volta due visioni contrapposte della politica estera.
Da un lato, la volontà di privilegiare l’impegno della Confederazione in favore dei diritti dell’uomo e delle minoranze. Oltretutto, pochi mesi dopo l’adesione della Svizzera alla Corte penale internazionale, la nuova istanza mondiale chiamata a giudicare i casi di genocidio.
Dall’altro, invece la volontà di salvaguardare il dialogo e di non compromettere le relazioni con un partner economico importante, come la Turchia.
Nel 2003, la Svizzera figurava al sesto posto tra gli investitori in Turchia e al settimo per quanto concerneva invece le esportazioni, che hanno raggiunto 1,6 miliardi di franchi.
Momento favorevole
Anche se non toccherà forse tutte le questioni più delicate, la visita in Turchia della delegazione parlamentare elvetica è accolta positivamente dai rappresentanti della comunità armena in Svizzera.
“Se non si basa sulla menzogna, la ricerca del dialogo è fondamentale affinché la Turchia sia chiamata a spogliarsi di questo atteggiamento di ostruzionismo che ha assunto da sempre”, ritiene Sarkis Shahinian, vice presidente dell’Associazione Svizzera-Armenia.
E il momento sembra particolarmente favorevole, viste le ambizioni della Turchia di aderire all’UE e di svolgere un ruolo anche strategico di ponte tra il mondo occidentale e quello islamico.
“È il momento per la Turchia di fare chiarezza sul suo passato e adeguarsi finalmente ai criteri di rispetto dei diritti umani indispensabili per poter aderire all’Unione europea”, aggiunge Sarkis.
swissinfo, Armando Mombelli
Fatti e cifre
Da 800 mila a 1,8 milioni di armeni sono stati uccisi dall’Impero ottomano tra il 1915 e il 1918.
Sempre negato dalla Turchia, il genocidio è stato riconosciuto negli ultimi anni dai Parlamenti di 15 paesi, tra cui Russia, Francia e Italia.
Il 16 dicembre 2003, anche la Camera bassa del Parlamento svizzero ha riconosciuto il genocidio.
In breve
Una delegazione della Commissione di politica estera del Consiglio degli Stati si reca in visita in Turchia dal 30 agosto al 3 settembre.
Scopo del viaggio è di riallacciare il dialogo con le autorità turche, raffreddato da circa un anno.
In Svizzera vivono oltre 80'000 cittadini turchi e circa 6'000 persone di origine armena.
Nel 2003, la Svizzera è stata il sesto paese investitore in Turchia, con oltre un miliardo di franchi, e il settimo paese esportatore, con 1,6 miliardi di franchi.