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Quadro primo.
Su un palcoscenico avvolto nella semi-oscurità, l’uomo ha la faccia rivolta a terra ed è sovrastato da un mostro che si presenta nelle fattezze di una iena con le ali da pipistrello. Il coro, quasi nascosto, è formato da uomini e donne di cui si vedono distintamente soltanto gli occhi, e ammonisce l’uomo a non cedere alle lusinghe dei sensi. Si ode una musica volgare e una risata beffarda.
Quadro secondo.
La luce gialla del finale del quadro precedente si muta in una azzurra al comparire della donna, esile, bellissima, adornata di fiori gialli e rossi tra i lunghi capelli sciolti. L’uomo non riesce a vederla ma ne sente la presenza; beve un filtro luminoso e cade in uno stato di rapimento estatico. La donna sembra ora ostile; giunge l’elegante gentiluomo che la trascina con sé. Ella, riapparendo, si inginocchia presso l’uomo, che allungando la mano sfiora appena quella di lei. La donna scompare, mentre l’uomo è ormai convinto di possederla.
Quadro terzo.
Luci che lasciano il palcoscenico nella semi-oscurità. Da un dirupo situato tra due grotte appare l’uomo, che brandisce una spada insanguinata. Egli entra nella prima grotta, nella quale alcuni operai cercano l’oro; indifferente all’aggressività degli operai, prende un pezzo d’oro e lo pone su un’incudine, alza al cielo la mano sinistra da cui si irradia una luce azzurro-argentea e colpisce con forza. L’incudine si spezza e l’oro sprofonda, rivelando un diadema pieno di gemme, che l’uomo scaglia addosso agli operai. La scena ora si trasforma di nuovo. Ritorna a dominare la luce gialla e si illumina la seconda grotta, nella quale la donna appare con le vesti lacerate; con lei è il gentiluomo, che lancia contro l’uomo brandelli della veste di lei. La donna si avvicina per recuperare le vesti, mentre l’uomo tenta disperatamente, ma invano, di raggiungerla. Sopra il capo di lui vi è una roccia verdastra che, spinta dalla donna, lo travolge nel buio.
Quadro quarto.
Situazione speculare a quella del primo quadro: stessa musica ‘volgare’, stessa risata beffarda e stesse luci. Il coro ammonisce l’uomo, sul quale si accanisce ancora il mostro a forma di iena: si rassegni, cerchi la sua pace in cose durature, se non vuole che gli restino solo tormento e infelicità: sulla scena scende frattanto la più completa oscurità.