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In Italia niente assoluzione per chi, durante una accesa discussione, rivolge al 'rivalè la frase "non hai le palle". Nonostante l'evoluzione del linguaggio verso la "volgarizzazione delle modalità espressive", per la Cassazione, chi pronuncia queste parole commette il reato di ingiuria perchè mette in dubbio non tanto la virilità dell'avversario quanto la sua determinazione e coerenza, "virtù che a torto o a ragione continuano a essere individuate come connotative del genere maschile".
Con la sentenza, la Suprema Corte italiana ha accolto il ricorso di un avvocato potentino, contro il cugino, giudice di pace a Taranto, che in tribunale durante una lite gli aveva appunto rivolto la frase ora incriminata. Anche i magistrati di primo grado avevano ritenuto offensive quelle parole, ma poi, in appello, il verdetto fu di innocenza e venne decretato che l'accusa di ingiuria "non sussisteva" perchè "mancava una effettiva carica offensiva alla espressione utilizzata dall'imputato" in quanto proferita "nell'ambito di una contesa familiare".
SDA-ATS