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La nostra neutralità: un concetto quasi dimenticato, un po’ datato, polveroso, sta ora improvvisamente e inaspettatamente, vivendo un revival d’attualità nella discussione politica. Questo, dopo che il Consiglio federale ha dapprima respinto le sanzioni economiche della Svizzera contro una delle due o più parti in conflitto (la Russia) nell’attuale guerra in Ucraina, ma ha poi adottato pienamente le sanzioni imposte dall’Unione europea in una seconda decisione. Il direttore de “Il Paese” ha commentato questo nel suo editoriale (“La neutralità non è un menù alla carta”) del 18 febbraio. Come studioso di scienze politiche, vorrei commentare dal mio punto di vista in questo articolo le sue, secondo me corrette, riflessioni.
Cos’è e cosa significa la neutralità?
Sì, cos’è la neutralità in realtà? È una massima dello Stato elvetico (nel senso dei rapporti degli storici Bonjour e/o Bergier), è uno strumento di politica estera o di sicurezza (ex consigliere federale Villiger e altri), è un mero «modello di business» opportunisticamente adattabile o anche solo uno strumento di profiling politico? Cos’è questa neutralità? Secondo l’interpretazione attuale, è molto probabilmente un…
…articolo d’esportazione a doppio uso
Gli articoli a doppio uso sono mezzi, apparecchi e attrezzature che sono fabbricati per scopi civili ma che possono essere utilizzati anche per scopi militari. Questa delicata distinzione si pone costantemente e frequentemente quando i prodotti svizzeri vengono esportati (come nel caso dei piccoli aerei prodotti dalla fabbrica Pilatus di Stans). Anche l’interpretazione della neutralità svizzera è – in senso opposto – un articolo a doppio uso di questo tipo. Per giustificare questa affermazione, devo fare un passo indietro: nella neutralità, si fa una distinzione categorica tra diritto vigente in materia di neutralità e politica di neutralità.
Il diritto in materia di neutralità stabilito nella Convenzione dell’Aia del 1907 definisce la neutralità, in breve, come la non partecipazione a guerre, ossia a conflitti definiti esclusivamente sulla base di considerazioni militari, compreso il divieto di sostegno militare a una delle parti in conflitto. La Svizzera si è sempre attenuta strettamente (militarmente) alla legge della neutralità. Tuttavia, questo solleva una questione spinosa: al giorno d’oggi, le guerre non si combattono solo in termini puramente militari, ma sempre più spesso e più efficacemente anche in termini economici per mezzo di sanzioni economiche, che possono essere altamente rilevanti, persino decisive, per il rispettivo esito dei conflitti internazionali o delle guerre. Queste vere e proprie guerre economiche, come quelle militari, dovrebbero effettivamente essere integrate nel diritto internazionale di guerra vincolante. Quando la Svizzera impone unilateralmente sanzioni economiche a una delle parti di un conflitto, è già impegnata in una guerra economica. Modificare il diritto internazionale in materia di neutralità sembra impossibile al momento; ma nulla impedirebbe alla Svizzera di reinterpretare il diritto internazionale sulla neutralità in modo tale che anche la guerra economica vi rientri.
Bisogna fare una chiara distinzione tra la legge sulla neutralità e la politica della neutralità. Mentre la prima richiede regole chiare da seguire, la politica di neutralità è più una questione di interpretazione.
Quale politica di neutralità vogliamo veramente?
Già, quale? La domanda è giustificata, perché già i soli termini usati per essa sono fuorvianti e difficilmente superabili per ricchezza di sfumature. Vogliamo la tradizionale neutralità armata permanente (intesa come neutralità illimitata, assoluta, permanente, rigorosa nel senso della «neutralità incondizionata» del 1815), o deve essere solo «autonoma»? O dovrebbe piuttosto essere una neutralità sì armata e autonoma, ma «collettiva» (in quale collettivo, poi? Quello della NATO o dell’UE)? O la neutralità dovrebbe essere «differenziata» (un termine amorfo che circola dai tempi della Società delle Nazioni)? O vogliamo una politica di neutralità «attiva» secondo le indicazioni della nostra ex ministra degli esteri Calmy-Rey (con «licenza di uccidere» per qualsiasi avventuroso intervento politico all’estero)? Il concetto di neutralità «solidale» sembra diventare sempre più di moda nell’arena politica federale; i funzionari federali eurofili ci diranno poi esattamente con chi dobbiamo essere solidali, cioè chi sono i «buoni» e chi i «cattivi» di questo mondo. Christoph Blocher ha qualcosa in contrario al riguardo: intende lanciare un’iniziativa per una neutralità «integrale» garantita costituzionalmente. È un’ottima cosa.
È un’ottima cosa perché il concetto di neutralità …
- …deve essere chiarito; questo per quanto riguarda la nostra interpretazione del diritto in materia di neutralità e, soprattutto, la nostra politica di neutralità; dovrebbe affermare chiaramente che anche la guerra economica (sanzioni economiche) è considerata da noi come una guerra; la nostra eventuale politica di sanzioni, in quanto neutrale, deve essere coerentemente allineata con questa visione;
- … dovrebbe essere meglio ancorata nella nostra Costituzione federale (CF). Attualmente, la neutralità è menzionata solo di sfuggita, come appendice dei suoi articoli sulle competenze dell’Assemblea federale e del Consiglio federale (art. 173 e 185). A mio parere, la neutralità dovrebbe essere ancorata nell’articolo che sancisce lo scopo della Costituzione (CF Art. 2); almeno come principio nel primo paragrafo; meglio ancora in un nuovo paragrafo aggiuntivo, in cui siano chiarite anche le responsabilità per determinare la nostra politica di neutralità. Nota bene: di certo i principi della nostra politica di neutralità non possono essere lasciati unicamente nelle mani di un qualsivoglia ministro o ministra degli esteri fuori controllo, o di un Consiglio federale politicamente opportunista, o di un parlamento dominato dalla sinistra, o – ancora peggio – nelle mani di cosiddetti «esperti» (ossia circa 1’000 professori con 2’000 opinioni diverse) o addirittura di giudici federali (perché in questo caso, a decidere sulla nostra neutralità sarebbero i giudici della Corte europea); la neutralità del nostro paese dovrebbe essere decisa dal popolo e dai cantoni;
- …ed è determinante per sapere se il mondo ci considera ancora neutrali; una posizione neutrale inequivocabilmente chiara e credibile non solo gioca un ruolo decisivo nella credibilità delle nostre dichiarazioni di disponibilità ai «buoni uffici», ma è anche molto rilevante per il nostro paese in termini di politica di sicurezza. In ogni caso, è molto più rilevante di un seggio nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU, che si cerca per ragioni puramente politiche e smania nevrotica di profilo.