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La Federazione dei medici svizzeri (FMH) non adotterà le nuove direttive dell'Accademia delle scienze mediche nel suo Codice deontologico.
Giudica infatti che l'estensione dell'aiuto a morire includendo il criterio di "sofferenza insopportabile" implichi troppe incertezze.
Oggi il suicidio assistito è unicamente autorizzato in fin di vita, mentre secondo le nuove direttive dell'Accademia svizzera delle scienze mediche (ASSM) esso dovrà rispondere al criterio di "sofferenza insopportabile", scrive la FMH in una nota diramata oggi. Ora - rileva - "questa formulazione rimanda a una nozione giuridicamente indeterminata che porta molta incertezza per il corpo medico".
Le nuove direttive, rese note lo scorso giugno, "hanno suscitato una viva discussione" alla Camera medica - il 'parlamento' della FMH composto di 200 delegati - che ha infine deciso "a netta maggioranza" di non far sue, includendole nel proprio Codice deontologico, le direttive rivedute dell'ASSM, intitolate "Come confrontarsi con la fine della vita e il decesso".
In Svizzera, rammenta la FMH, l'aiuto al suicidio è unicamente regolamentato nel Codice penale e non tramite una legislazione specifica come è il caso, per esempio, nei paesi del Benelux. Per questa ragione - aggiunge - il Codice deontologico della FMH riveste una importanza particolare in questo ambito.
A seguito della decisione comunicata oggi, le direttive del 2012 dell'ASSM, intitolate "Presa a carico dei pazienti in fin di vita" conservano la loro validità per la Federazione dei medici, anche se l'Accademia le ha soppresse per sostituirle con le nuove.
Le direttive dell'ASSM
Lo scorso 6 giugno, l'ASSM ha pubblicato le nuove direttive nelle quali un capitolo separato è dedicato al comportamento che i professionisti della sanità devono tenere di fronte al desiderio di morte espresso da pazienti in fin di vita sofferenti.
Esso tratta della rinuncia volontaria all'alimentazione e all'idratazione (digiuno terminale), un'alternativa al suicidio di cui si parla regolarmente. Le direttive tengono conto della crescente tendenza a praticare una sedazione palliativa in fin di vita e precisano chiaramente i punti da tenere in considerazione in caso di somministrazione di sedativi e in quali casi possa essere applicata una sedazione profonda continua fino alla morte.
Secondo queste norme, l'assistenza medica al suicidio di pazienti capaci di discernimento è ammissibile. Ma devono essere in preda a una sofferenza insopportabile dovuta a sintomi di malattia e/o a limitazioni funzionali. Inoltre è necessario che tutte le altre alternative siano fallite o escluse in quanto considerate inaccettabili. Il desiderio di morire deve essere frutto di una riflessione approfondita e non deve risultare da una pressione esterna.
Il medico deve essere in grado di capire il desiderio del paziente di non voler vivere in una condizione diventata insopportabile, prendendo in considerazione gli antecedenti della persona e facendo ripetuti colloqui. Ma le direttive sottolineano anche che i pazienti non possono pretendere un'assistenza al suicidio e che ogni medico è libero di considerare o meno un tale atto.