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L'Austria divisa tra europeismo e populismo. Domenica, infatti, si vota per le elezioni presidenziali, la prima consultazione dopo la vittoria di Donald Trump negli Stati Uniti e, nel contempo, un'occasione per Norbert Hofer di diventare il primo capo di Stato europeo di estrema destra scelto in libere elezioni dopo la Seconda guerra mondiale.
I sondaggi (per quel che possono valere) danno lui (del partito nazionalista e populista FPOE) in un testa a testa contro Alexander Van der Bellen, esponente dei Verdi, liberale europeista, che da indipendente aveva vinto di misura (31 mila voti) il ballottaggio del 22 maggio, poi annullato in luglio per irregolarità nello scrutinio dei voti per posta (vedi articoli correlati).
Il candidato del Partito della libertà austriaco (formazione che fino a dieci anni fa era del defunto Jörg Haider) è dichiaratamente contro i migranti e i musulmani e — pur avendo ammorbidito la posizione negli ultimi giorni — ha avvertito che spingerà per un referendum di uscita dall'UE se questa dovesse diventare ancor più "centralista" in seguito alla Brexit.
ATS/px
- RG delle 12.30 del 4 dicembre 2016; le considerazioni di Flooh Perlot, politologo all'istituto di analisti strategiche di Vienna, al microfono di Thomas Paggini