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GINEVRA - L'epidemiologa e membro della task force Covid-19 della Confederazione, Olivia Keiser, chiede che la Svizzera adotti rapidamente nuove misure per fronteggiare l'avanzare del coronavirus.
«La situazione è molto allarmante» secondo l'esperta, interpellata dal quotidiano 20 Minuten, che sostiene come «Il Consiglio federale debba assumere nuovamente la guida», in quanto l'aumento significativo della percentuale di tamponi positivi presuppone l'arrivo della seconda ondata.
Ma quali fattori hanno causato questo boom dei contagi? «Con un certo aumento dei casi gli eventi "superdiffusori" diventano più frequenti», sostiene l'esperta, «ma anche il clima più fresco, che spinge le persone all'interno» è una possibile spiegazione per la situazione attuale.
Uno sguardo all'estero - Keiser critica «la riluttanza di alcuni Cantoni, ad esempio per quanto riguarda l'obbligo di indossare le mascherine, che è incomprensibile dal punto di vista epidemiologico».
Gli esempi provenienti dall'estero, secondo la donna, dovrebbero servire da modello per la Svizzera, «che ha uno dei regimi meno severi in Europa, con misure troppo blande». Continuando così, c'è però il rischio di sovraccaricare il sistema sanitario, «più si aspetta, più sarà difficile e costoso contenere l'aumento delle infezioni», e «un secondo lockdown va evitato».
Delle nuove misure - Keiser chiede l'introduzione, rapida, di nuove misure, come ad esempio «l'obbligo generale di indossare la mascherina in tutti i luoghi chiusi, tra cui gli uffici, dove è importante un aumento della ventilazione e dove potrebbe aver senso anche l'utilizzo di contatori di CO2, viste le numerose infezioni che avvengono tramite aerosol».
L'esperta sostiene anche «l'abbassamento dell'età in cui i bambini devono indossare la mascherina». Secondo l'epidemiologa, infatti, «si potrebbe renderle obbligatorie a partire da circa sei anni».
Da non dimenticare, sottolinea Keiser, anche l'importanza dell'home office e della ricerca dei contatti, «che deve essere assolutamente mantenuta».
Bar e ristoranti - Una misura sicuramente efficace per rallentare la diffusione del virus efficace è quella di limitare i contatti, al punto che secondo Keiser, «dal lato epidemiologico, avrebbe anche senso chiudere i ristoranti».
Tuttavia, è una decisione complicata in quanto «questo colpirebbe duramente il settore». Perciò, alternativamente, «si potrebbe, almeno, tentare di aggiornare al meglio i sistemi di ventilazione».
Test rapidi in arrivo - La Confederazione ripone grandi speranze sui test rapidi, che saranno presto disponibili: «aiuterebbero a individuare le infezioni in anticipo, permettendo anche di contrastare eventuali situazioni di sovraccarico del sistema dei tamponi» conferma il membro della task force.
Infatti, isolando più velocemente le persone positive, e avvertendo più rapidamente le persone che vi sono entrate in contatto, «la velocità di diffusione del virus potrebbe essere ridotta».
Nonostante l'ottimismo, bisogna però anche tenere in considerazione che i test rapidi «sono leggermente meno accurati dei classici test PCR» conclude Keiser.