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A Mosul, nelle zone ancora sotto il controllo dello stato islamico (IS), è vietato comunicare o ricevere notizie dal mondo esterno. Chi viene scoperto con un cellulare infatti, rischia la morte. E severe punizioni sono previste per coloro che vengono sorpresi ad ascoltare radio e televisione.
Nel 2014, poco dopo la presa della città da parte dei miliziani di Abu Baqr al Baghdadi, un esule come tanti, Mohammad al Moslawi (il nome vero non è rivelato per motivi di sicurezza) decide di aprire un programma all'interno di radio al Ghad, emittente di Erbil, nel Kurdistan iracheno, dedicato ai residenti di Mosul. Un microfono aperto dove si possono mandare richieste di aiuto e raccontare quello che avviene all'interno della città. La stessa radio nasce dalla volontà di altri esuli come il governatore in esilio della città, Atheel Nujaifin e il figlio Abdullah. “Un giorno abbiamo raccolto 1700 messaggi di persone che volevano partecipare al programma - ha raccontato Bashar Abdullah, il direttore della stazione radio -. Messaggi spesso disperati di chi non ce la fa più a vivere in mezzo a terrore e bombardamenti". Alcune voci da Mosul nel reportage.
Cristiano Tinazzi