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Comprare un piccolo coltello al figlio di 10 anni è costato caro a Barbara (nome di fantasia), una madre ginevrina, che, a causa del suo acquisto, è finita in un'odissea giudiziaria che le è valsa una condanna per infrazione della legge sulle armi. Ma poteva andarle peggio, visto che inizialmente la Procura aveva ritenuto il possesso dell'oggetto come “di natura intenzionale e professionale”.
La vicenda, riportata oggi da “20 minutes”, inizia in Corsica nell'estate del 2017. Barbara durante il soggiorno sull'isola compra un coltello a farfalla a suo figlio. Ritorna a Ginevra in aereo con l'oggetto nella borsa del piccolo, senza preoccupazioni. Ma un anno dopo, mentre la donna s'imbarca in direzione dell'Ucraina, cominciano i guai. Il bagaglio del bambino, che contiene sempre il coltello, viene perquisito dalla sicurezza aeroportuale di Cointrin. Scoperta la lama, Barbara viene denunciata alla Procura. La condanna quindi a delle aliquote giornaliere, una condanna che le vale l'iscrizione al casellario giudiziario. "La sproporzione rispetto alla colpa è enorme", sostiene l'avvocato della donna, Benjamin Grumbach.
Grumbach critica severamente l'operato della giustizia. "Affermare che il mio cliente ha agito in modo professionale è, nella migliore delle ipotesi, una grave negligenza, nella peggiore delle ipotesi un malfunzionamento preoccupante del nostro sistema giudiziario. E mantenere l'intenzionalità viola qualsiasi buon senso." Ricorso dopo ricorso, infine il tribunale di polizia ha deciso a favore di Barbara: la condanna per infrazione alla legge sulle armi è rimasta, ma per colpa negligente. "Questo cambia tutto: è stata multata (500 franchi), il che non ha dato luogo a nessuna registrazione sul casellario. Ma è un peccato che abbiamo dovuto andare in tribunale per ottenere una corretta applicazione della legge. Cosa sarebbe successo se la mia cliente non fosse stato in grado di difendersi?” s'interroga l'avvocato.