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BELLINZONA - Di recente, i ministri responsabili della sicurezza sociale degli Stati membri dell'Unione Europea hanno deciso di modificare le regole riguardanti il versamento delle indennità disoccupazione dei lavoratori frontalieri.
Se adottate anche nel nostro Paese, le modifiche avrebbero un impatto oneroso anche sul nostro Paese. Attualmente, infatti, i lavoratori residenti dell'UE in possesso di un permesso G per frontalieri ricevono un’indennità da parte dell’assicurazione svizzera contro la disoccupazione solo in caso di disoccupazione parziale mentre se vi è la perdita totale del posto di lavoro, le indennità sono versate dal loro Paese di residenza.
La Confederazione rimborsa in seguito ai Paesi di residenza un importo pari a tre mesi di disoccupazione per i frontalieri che hanno lavorato meno di un anno o a cinque mesi per chi ne ha lavorati di più. A titolo indicativo, nel 2015 sono stati versati ai disoccupati residenti all'estero 193 milioni di franchi, di cui 13,7 milioni in Italia.
Con 320'000 frontalieri attivi sul suo territorio, la Svizzera è estremamente interessata a questa direttiva. Secondo Cornelia Luethi, vicedirettrice della Segreteria di Stato della migrazione «i costi potrebbero aumentare di centinaia di milioni di franchi» e alcuni commentatori stimano la fattura molto vicina al miliardo di franchi.
In teoria, spiega la Segreteria di Stato dell'Economia, la Svizzera non facendo parte dell'UE non è giuridicamente obbligata ad adottare queste regole, qualora entrassero in vigore. Ed è proprio ciò che chiede con un’iniziativa cantonale il gruppo UDC-LaDestra: «Il Consiglio di Stato si deve attivare presso la Confederazione affinché la stessa non adotti le regole europee riguardanti le indennità di disoccupazione per i lavoratori frontalieri».