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BERNA - La colombiana di 23 anni arrestata all'inizio di novembre nell'ambito di una vasta operazione francoelvetica contro il terrorismo islamico potrebbe essere espulsa dalla Svizzera. L'Ufficio federale di polizia (fedpol) ha preso una decisione in questo senso all'inizio della settimana. Il legale della donna intende fare ricorso, che però non ha effetto sospensivo.
La 23enne è stata arrestata il 7 novembre 2017 in Svizzera contemporaneamente a diversi fermi in Francia, tra cui quello di suo marito, un cittadino svizzero di 27 anni. La colombiana è accusata di aver violato la legge federale che vieta i gruppi Al-Qaida e Stato islamico nonché le organizzazioni associate e di aver sostenuto un'organizzazione criminale.
Posta in detenzione preventiva per tre mesi, avrebbe dovuto ritrovare la libertà ieri, ma così non è stato. Fedpol ha infatti ordinato l'espulsione della donna, ha indicato oggi la portavoce Anne-Florence Débois, confermando un'informazione di 24 heures e della Tribune de Genève.
«Fa assolutamente parte delle competenze di fedpol quella di adottare a titolo preventivo misure amministrative parallele al procedimento penale», ha precisato Débois. Fedpol è persuaso che la colombiana costituisca una minaccia per la sicurezza interna della Svizzera. L'Ufficio federale di polizia è in stretto contatto con il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) per coordinare le misure di polizia amministrativa con il procedimento penale.
La 23enne è dunque tuttora in carcere in attesa della decisione del giudice dei provvedimenti coercitivi del Canton Vaud che, entro la fine della settimana, dovrà confermare o no la detenzione in vista del rinvio. «Ci opporremo a questa nuova detenzione», ha indicato ai due quotidiani romandi il legale della colombiana, Nicolas Bornand.
Nella fattispecie, che riguarda la sicurezza interna, la procedura giuridica passa da autorità politiche e non da un tribunale. In prima istanza il ricorso della colombiana va inoltrato al Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP) e, in un secondo tempo, al Consiglio federale.
Interrogato su un eventuale effetto sospensivo, fedpol indica che «un'espulsione può entrare in vigore immediatamente», anche se i ricorsi non sono stati trattati.
Le persone arrestate lo scorso novembre in Francia e in Svizzera - complessivamente dieci individui di età compresa tra 18 e 65 anni - partecipavano a un gruppo di discussione del servizio di messaggistica istantanea Telegram, frequentemente utilizzato da jihadisti, nell'ambito del quale si sono espressi su progetti di azioni violente. Nessuno di questi ultimi riguardava la Svizzera, aveva assicurato il MPC. In Francia sono state incriminate otto persone. In Svizzera, oltre all'arresto della colombiana, si era proceduto a diverse perquisizioni nei cantoni di Vaud e Neuchâtel.