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|Ciad

DARATT - DRY SEASON
Daratt - Stagione secca
di Mahamat-Saleh Haroun
Sceneggiatura: Mahamat-Saleh Haroun; fotografia: Abraham Haile Biru; montaggio: Marie-Hélène Dozo; musica: Wasis Diopi; interpreti: Ali Bacha Barkaï, Youssouf Djaoro, Aziza Hisseine, Djibril Ibrahim, Fatimé Hadje, Khayar Oumar Defallah; produzione: Abderrahmane Sissako, Mahamat-Saleh Haroun per Chinguitty Films / New Crowned Hope / Entre Chien et Loup, Ciad 2006.
A 15 anni, Atim parte alla ricerca dell'assassino di suo padre. Arriva a N'Djaména, la capitale del Ciad, e lo trova nella persona di Nassara, che ora è un uomo di una sessantina d'anni, padrone di una piccola panetteria. Atim riesce a farsi assumere come apprendista. Una strana relazione si instaura tra i due, reciprocamente attirati: Atim ritrova in quest'uomo la figura paterna che gli è sempre mancata, Nassara scopre in lui un figlio potenziale.
Se Bamako di Abderrahmana Sissako (che qui figura tra i produttori) chiama in causa il Fondo Monetario Internazionale e la Banca mondiale, svelando un'ipocrisia ormai insostenibile, Daratt cerca di fornire una via d'uscita allo stato di devastazione in cui versa il Ciad dopo la guerra che lo ha sconvolto. A differenza della frontalità quasi brechtiana di Bamako, il film di Haroun non rompe la barriera della fiction, anzi, innesta la riflessione su un racconto che recupera il respiro della scrittura antica.