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I monasteri
di Claro e Rosano venticinque anni insieme
Di Gianni Ballabio
Nel pomeriggio del 13 maggio 1971, dunque, il piccolo drappello delle monache di Santa Maria di Rosano salì il monte di Claro, mentre gli ultimi raggi del sole al tramonto traevano verdi riflessi dalle fronde dei castagni rivestiti del loro abito primaverile. (...) All'interno della clausura le nuove arrivate furono accolte con fraterna esultanza dalla comunità che, radunata dal suono della piccola campana del chiostro, spalancò loro la porta e più ancora il cuore in un festoso abbraccio". Questa la breve cronaca (tolta dal volume "Dal cavo della rupe", Monastero di S.Maria sopra Claro, 1978), dell'arrivo a Claro delle monache di Rosano, un monastero benedettino vicino a Firenze. La "collaborazione", meglio l' "unione" fra Claro e Rosano fu provvidenziale. Leggiamo ancora nel libro citato: "Nell'ottobre 1966 si tenne a Roma il primo convegno delle abbadesse dei monasteri benedettini italiani, al quale prese parte anche la madre M. Agnese Bernasconi, abbadessa del monastero di S.Maria sopra Claro. Durante il convegno la madre M. Agnese ebbe occasione di incontrarsi con la madre M. Immacolata Fornasari, abbadessa del monastero di S.Maria di Rosano presso Firenze. Fin dai primi contatti ella intuì di avere incontrato nella madre Fornasari la persona alla quale avrebbe potuto svelare la pena che da tempo le pesava sul cuore. Il noviziato di S.Maria era, infatti, vuoto da tredici anni e la comunità, priva dell'indispensabile 'ricambio' con cui si rigenera ogni vita, sembrava fatalmente avviata verso il declino". Così "osò chiedere timidamente se la comunità di S.Maria di Rosano, che il Signore benediceva con sempre nuove vocazioni, avrebbe potuto dare un aiuto fraterno al monastero di Claro". Ma non fu subito possibile, perché in quell'autunno del 1966 "il monastero di Rosano si trovava alla vigilia della fondazione di un nuovo monastero, fondazione che ebbe luogo il 13 novembre a Marinasco presso La Spezia". Negli anni successivi, però "a Rosano le vocazioni continuavano ad affluire numerose (...). Tutto quindi concorreva a indicare chiaramente la via tracciata dalla divina volontà per la salvezza del monastero di Claro". Così il 13 maggio 1971, come indicato all'inizio, le monache di Rosano giunsero a Claro.
Ma un altro giovedì 13 maggio è importante, anzi determinante, nella storia di questo luogo di preghiera e di spiritualità. Leggiamo infatti nel libro che ne ripercorre la vita: "il giovedì 13 maggio 1490, nella chiesa di S.Maria sul monte di Claro, distretto della Leventina, alla presenza dei reverendi signori Beltramino de Nova, vice-domino e ordinario della Chiesa ambrosiana, e Paolo de Rainoldi, ordinario della stessa Chiesa, si riunirono conventualmente le monache 'discrete', suor Gerolama de Birago, suor Caterina de Roveredo, suor Battista de Milieli di Blenio e suor Madalena de Scheggia, pure di Blenio, ed elessero la prima abbadessa del monastero di S. Maria nella persona di suor Scolastica de Vicemali dell'Ordine di S. Benedetto". Iniziava la storia del monastero, perché "erano allora trascorsi appena cinque giorni da quando, in data 4 maggio 1490, i quattro canonici cardinali della Chiesa milanese, Beltramino de Nova, Lodrisio del Maino, Paolo de Rainoldi e Giovanni Stefano de Olgiate, signori e conti della valle di Blenio ed esercitanti una completa giurisdizione spirituale sulla valle Leventina, avevano eretto e creato il monastero con dignità abbaziale".
I venticinque anni dell' unione fra Rosano e Claro sono stati sottolineati le scorso lunedì 13 maggio durante la Celebrazione Eucaristica, presieduta da padre Mauro Lepori, abate di Hauterive. La chiesetta era affollata di fedeli, il canto gregoriano delle monache diveniva cornice preziosa, la lode esprimeva gratitudine. Con padre Mauro hanno concelebrato diversi sacerdoti, provenienti in particolare dalle parrocchie delle Tre Valli, ai quali si è unito mons. Manfulli, vicario generale della diocesi di Fiesole, nel cui territorio giurisdizionale si trova il monastero di Rosano. Il Vescovo di Lugano, impossibilitato a partecipare e rappresentato dal cappellano del monastero, don Adelio Martinoli, ha sottolineato questo importante anniversario, con il seguente messaggio inviato alle monache: "la vostra presenza è per la nostra Chiesa un richiamo importante di preghiera; ricorda a tutti noi 'i cieli nuovi e la terra nuova', verso i quali siamo incamminati in questo nostro tempo, che prepara nei nostri cuori e nella storia l'Avvento del Regno. A nome della nostra Chiesa vi sono grato per la vostra testimonianza e per la vostra preghiera, mentre invoco sulla vostra Comunità la Benedizione del Signore".