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LOSANNA - Niente da fare per i genitori di una recluta morta nel 2012 a Bière, nel canton Vaud. Il Tribunale federale (TF) ha respinto un loro reclamo e confermato che l'azione penale nei confronti di due medici militari è prescritta. Entrambi avevano dichiarato il giovane valido per il servizio, malgrado un problema cardiaco.
Dopo una prima archiviazione, annullata dal TF nel 2017, lo scorso gennaio il Ministero pubblico vodese ha nuovamente archiviato il procedimento per omicidio colposo nei confronti dei medici. I due sono comunque stati condannati a pagare 16'000 franchi ciascuno quale risarcimento ai genitori della vittima.
In marzo il Tribunale cantonale vodese ha respinto il ricorso dei genitori contro l'archiviazione, considerando che il caso è prescritto dall'11 febbraio 2018, sette anni dopo gli esami medici svolti al momento del reclutamento della vittima.
In una sentenza pubblicata oggi, il TF conferma il punto di vista della giustizia vodese. Per la Corte losannese la prima decisione di archiviazione, dell'agosto 2017, non è da considerare come un giudizio di prima istanza. Non poteva quindi interrompere definitivamente la prescrizione, come preteso dai ricorrenti.
Il TF ha pure respinto la richiesta dei genitori, che volevano un risarcimento di circa 52'000 franchi. I giudici non vedono perché i querelanti dovrebbero sostenere maggiori spese rispetto alla difesa, dato che non devono occuparsi dell'istruttoria. A loro avviso la giustizia vodese ha fatto bene a proporne 32'000, pari alla retribuzione più elevata dell'avvocato di uno dei due imputati.
Il 19enne aveva avuto un arresto cardiaco la notte fra il 6 e il 7 luglio del 2012 nella caserma di Bière, quattro giorni dopo aver iniziato la scuola reclute. Trasportato in elicottero all'Ospedale universitario di Losanna (CHUV), era morto dopo una settimana. Sin dall'inizio dell'addestramento, il 3 luglio, aveva avuto disturbi e malessere.
Dall'inchiesta era emerso che, durante il reclutamento, il 10 febbraio del 2011, il medico incaricato della visita, aveva constatato anomalie nell'elettrocardiogramma del giovane. Aveva in seguito sottoposto il caso al medico capo del centro di reclutamento.
Visto che il ragazzo non aveva riscontrato problemi in precedenza, il medico capo aveva ritenuto che i risultati delle analisi rientrassero nella norma. Il giovane era quindi stato dichiarato abile al servizio. L'autopsia aveva in seguito evidenziato un grave disturbo del ritmo cardiaco. Per la giustizia vodese il medico incaricato della visita avrebbe dovuto avvertire la recluta del problema.