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BERNA - Fra i transessuali la disoccupazione è del 20%, vale a dire cinque volte la media svizzera. Uno dei motivi è rappresentato dalle condizioni sul posto di lavoro, che non permettono alle persone in questione di fare outing, afferma l'associazione Transgender Networks Switzerland (TGNS).
Le esperienze negative vanno dal mobbing al licenziamento, passando dalle indennità giornaliere negate in caso di cambiamento di sesso, dai certificati di lavoro stilati in modo erroneo e dalle molestie sessuali, ha affermato in una conferenza stampa a Berna Alecs Recher, responsabile della consulenza giuridica di TGNS.
Vero è che le reazioni iniziali dei datori di lavoro dopo che il transessuale si dichiara sono generalmente positive: ma in seguito il sostegno spesso diminuisce. Ad esempio per la persone interessate il fatto di venire chiamate con il nome sbagliato è un'esperienza difficile da sopportare.
Lo scorso anno TGNS ha ricevuto circa 300 richieste di aiuto individuali, un terzo delle quali relative alla situazione sul posto di lavoro. Praticamente tutte le mediazioni hanno avuto esito positivo, ha indicato Recher.
«Quasi sempre in errore era il datore d'impiego», prosegue l'esperto. Purtroppo gli indennizzi finanziari sono limitati. «Ma già solo sentirsi dire che hanno ragione è molto importante per queste persone».
Un sondaggio non rappresentativo effettuato da TGNS - cofinanziato dall'Ufficio federale per l'uguaglianza fra donna e uomo - presso 140 persone nella Svizzera tedesca e romanda mostra che un coming out su cinque non ha successo. Nel 25% dei casi gli interessati hanno perso il lavoro o hanno dovuto accettare un peggioramento della propria situazione professionale. Meno della metà sono stati accettati sul posto di lavoro con il loro nuovo genere e il 25% ha dichiarato aver ricevuto pochissimo o nessun sostegno dal datore di lavoro.
Secondo il copresidente del TGNS Henry Hohmann il successo di un coming out dipende in larga misura dal sostegno dei superiori, che hanno quindi una responsabilità particolare nei confronti dei transessuali.
Per sensibilizzare la popolazione TGNS ha quindi lanciato una campagna che porta lo slogan "trans welcome". È stato fra l'altro attivato il portale internet www.transwelcome.ch. Circa 50 aziende - tra cui Posta, FFS, Ikea, Tibits e Politecnico federale di Zurigo - hanno già firmato la dichiarazione per un ambiente di lavoro trasparente.
Il TGNS auspica che i datori di lavoro svizzeri svolgano un ruolo pionieristico nel migliorare l'integrazione professionale dei transessuali. A dare il buon esempio sono in particolare chiamati Confederazione, cantoni e comuni.