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<h2>SubmittedText<h2><p>La Conferenza mondiale contro il razzismo organizzata dall'ONU a Durban nel 2001 è stata macchiata da un'ondata di odio antisemita e della condanna dei Paesi occidentali. Per il primo semestre del 2009 è prevista un'analoga conferenza intitolata Durban II. Tutto fa temere che la nuova conferenza sarà oggetto delle derive constatate nel 2001. Già sin d'ora alcuni Paesi, come il Canada, gli Stati Uniti e la Francia, hanno preso in considerazione di ritirarsi da questa conferenza, e a ragion veduta. Nell'ambito delle nuove iniziative e delle soluzioni pratiche previste in occasione di questa nuova conferenza, l'Iran intende far "cessare la diffamazione delle religioni". È inoltre previsto l'intervento del relatore speciale dell'ONU, Doudou Diène, secondo il quale qualsiasi critica all'uso del burqa sarebbe la manifestazione di un comportamento razzista. Le nuove norme antirazziste in gestazione nell'ambito di questa conferenza hanno un obiettivo chiaro: stigmatizzare i Paesi che, come la Francia, adottano leggi destinate a garantire la laicità o che, come la Danimarca, tollerano che la stampa pubblichi caricature di Maometto. In tal modo, minano la libertà d'espressione, ma anche la libertà religiosa che garantisce la possibilità di credere o non credere e di cambiare religione. Una conferenza che cerca di legittimare la posizione di simili criteri, assimilare la bestemmia al razzismo, mettere fuori legge il diritto di criticare la religione e intende inserire la legge religiosa nel diritto internazionale costituisce una regressione dalle conseguenze nefaste.</p><p>Alla luce di quanto esposto, il Consiglio federale, in considerazione della tradizione democratica e della neutralità della Svizzera, del suo impegno per la libertà d'espressione e la parità dei diritti, intende ritirarsi dalla Conferenza di Durban II?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Nel 2001, a Durban, la Svizzera ha partecipato attivamente alla Conferenza mondiale contro il razzismo, la xenofobia e l'intolleranza che ne deriva. Al termine della conferenza i 163 Stati partecipanti hanno approvato una dichiarazione e un programma d'azione. La delegazione svizzera si era fortemente impegnata per raggiungere un simile risultato consensuale. Il documento finale tratta le ragioni delle forme storiche e contemporanee di razzismo, incita all'aiuto alle vittime e propone sia misure per la prevenzione del razzismo, della discriminazione razziale, della xenofobia e dell'intolleranza, sia strategie a livello internazionale e nazionale per raggiungere la parità di trattamento tra tutti gli esseri umani. Il programma d'azione si rivela uno strumento concreto per la lotta contro il razzismo e comprende una serie di esigenti misure in quest'ambito.</p><p>Con la risoluzione 61/149 (§33), approvata consensualmente, l'Assemblea generale dell'ONU ha deciso di convocare nel 2009 una conferenza che esamini la messa in atto della dichiarazione e del programma d'azione di Durban. In primo luogo saranno esaminati i progressi compiuti nella lotta contro il razzismo e di seguito saranno discusse le misure ancora necessarie per attuare completamente gli impegni presi a Durban nel 2001. La lotta contro il razzismo costituisce una priorità per la Svizzera e per questa ragione il Consiglio federale ritiene necessaria una conferenza d'esame per valutare i progressi realizzati e le sfide ancora da affrontare.</p><p>Un comitato preparatorio, che ha già iniziato a lavorare nello scorso mese d'agosto, è incaricato di elaborare un progetto d'ordine del giorno e di documento finale per la conferenza d'esame. La Svizzera partecipa attivamente ai negoziati in corso e ritiene, come i suoi partner occidentali, che la Conferenza d'esame debba valutare i progressi compiuti e i passi ancora da compiere per adempiere gli impegni assunti nel 2001 a Durban. Non si tratta dunque di organizzare una nuova conferenza mondiale sul razzismo e di contrarre nuovi impegni in materia. La Svizzera ritiene prioritaria la messa in atto degli impegni presi nel 2001 e appoggia questa posizione in seno al comitato preparatorio.</p><p>La Svizzera si oppone pertanto alla presa in considerazione di nuovi temi e impegni che non figurano già nella dichiarazione e nel programma d'azione, come la diffamazione delle religioni, una tematica già ampiamente coperta dall'articolo 120 del Patto internazionale sui diritti civili e politici, che proibisce in particolare qualsiasi incitamento all'odio razziale o religioso. Inoltre, va tenuto presente che i diritti dell'uomo non proteggono la religione in quanto tale, ma il diritto alla libertà religiosa di ogni individuo e garantiscono la protezione di quest'ultimo contro ogni discriminazione, compresa quella religiosa. La libertà di opinione ed espressione è uno dei fondamenti essenziali di una società democratica ed è un importante indicatore del grado di garanzia dei diritti della persona e delle libertà fondamentali. Come affermato dal commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa, (Hammarberg Thomas, commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa, "Rapport annuel d'activités 2007", Strasburgo, aprile 2008) la libertà di opinione permette di mettere in luce problemi sociali, controllare le azioni di chi esercita il potere e favorire la tolleranza. Questi valori devono pertanto essere protetti e promossi, anche se ciò significa dover accettare commenti discutibili da parte dei media (Idem). La libertà di opinione può tuttavia sottostare a determinate restrizioni, definite negli articoli 19 e 20 del patto internazionale sui diritti civili e politici. La Svizzera non può perciò tollerare una limitazione alla libertà di opinione ed espressione basata su considerazioni non citate nel Patto.</p><p>Poiché i negoziati sull'ordine del giorno della conferenza d'esame e del suo documento finale sono ancora in corso, è per ora prematuro pronunciarsi sulla partecipazione della Svizzera. Al momento, quest'ultima prende parte attivamente ai lavori di preparazione e difende le summenzionate posizioni. La partecipazione della Svizzera alla conferenza e i suoi contributi in merito saranno decisi al momento opportuno.</p>  Risposta del Consiglio federale.