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A partire dalla fine della Seconda Guerra mondiale la Svizzera mette in opera una politica di accoglienza di giornalisti e intellettuali stranieri. Le iniziative di Pro Helvetia e di altre istituzioni trasformano il viaggio in un elemento fondamentale del dialogo della Svizzera con il mondo.
I visitatori stranieri giocano un ruolo importante nell'elaborazione dell'identità svizzera. Prima dell'avvento dei mezzi di comunicazione moderni e con essi la possibilità di trasmettere informazioni in modo istantaneo, le loro testimonianze e i loro resoconti costituiscono spesso per il pubblico straniero il solo mezzo per informarsi su altri paesi. Nel caso della Svizzera i viaggi sono un fattore ancor più importante per l’immagine del paese, poiché la maggior parte dei miti fondatori devono la loro origine ad apporti esterni.
Sin dalla fine del XVII secolo, il nostro paese suscita l'interesse dell'élite europea. Il paesaggio delle Alpi e le comunità montane, agli antipodi della civiltà urbana, sono percepiti come il riflesso di un'età d’oro perduta culla dell'egualitarismo primordiale e della democrazia. Idealizzando lo spazio politico e sociale, i racconti dei viaggiatori stranieri contribuiscono alla nascita del mito di un nuovo Eden elvetico, a cui conferiscono una portata universale. Nel XIX secolo persiste l'immagine idilliaca del mondo rurale elvetico e il mito di Guglielmo Tell, raccontato da Schiller, diventa un simbolo efficace della lotta per la democrazia e la libertà.
Oggigiorno, i racconti dei viaggiatori hanno ormai perso il loro monopolio in quanto vettore d’informazione tra la Svizzera e l’estero. Tuttavia, gli articoli pubblicati da giornalisti stranieri, i film e le emissioni radiofoniche sulla Svizzera rimangono degli elementi imprescindibili per la diffusione dell'immagine del paese. Un rapporto del 1974 constata addirittura come il contatto diretto e le esperienze fatte sul posto siano il modo più efficace per veicolare l'immagine della Svizzera all'estero. Peraltro, la promozione turistica continua a coltivare il mito alpino inventato dai viaggiatori dell’età dei Lumi.
Il ricorso al viaggio in quanto mezzo per gestire le relazioni pubbliche risale alla fine della Seconda Guerra mondiale. In questo periodo le autorità federali si rendono conto dell'importanza di una politica d’informazione sistematica. All'inizio degli anni Cinquanta, la creazione del Servizio stampa per l’estero da parte di Pro Helvetia conferisce alla politica di accoglienza un orientamento anche culturale attraverso la visita di musei e di istituti formativi. A partire dagli anni Settanta, il viaggio si trasforma in un mezzo di apertura sul mondo: i visitatori provengono quindi da paesi sempre più lontani, come la Cina, l'Arabia-Saudita o il Senegal.
La lunga tradizione del viaggio in Svizzera prosegue oggi sia in campo culturale che in quello della politica di informazione. Mentre Pro Helvetia opera in una prospettiva di dialogo culturale sostenendo gli scambi tra artisti, gli attori ufficiali come Presenza Svizzera si servono del viaggio nel nostro paese per migliorarne l'immagine.