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Il Parlamento di Taiwan ha legalizzato i matrimoni tra persone dello stesso sesso. La decisione è stata festeggiata da centinaia di attivisti dei diritti civili, riunitisi fuori dalla sede dell'assemblea. I parlamentari hanno discusso tre differenti proposte di legge sul tema, dando il via libera a quella più "progressista e a più ampio spettro", coinvolgendo temi come tasse, assicurazione e figli in custodia.
Taiwan diventa così il primo paese in Asia a superare il concetto di matrimonio definito come quello "esclusivamente celebrato tra un uomo e una donna".
Il paese ha avuto già dagli anni '90 un ruolo di leadership in Asia nella tutela dei diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali e transessuali (LGBT) e la capitale Taipei è stata tra le prime città a ospitare la "gay pride parade". Un segnale in netta controtendenza rispetto alle norme del vicino Brunei, tra i casi di lapidazione per omosessualità e adulterio, congelate con la moratoria sulla pena di morte per le proteste internazionali.
La presidente taiwanese Tsai Ing-wen, in carica dal 2016, si era spesa a favore delle leggi sui matrimoni gay con il sostegno del partito Democratico progressista, di cui è stata leader fino a pochi mesi fa. Tuttavia, un percorso che sembrava in discesa è diventato accidentato per le resistenze emerse nella società, tra frange conservatrici e gruppi religiosi. In più, i referendum del 2018 sul tema si erano risolti in una forte opposizione alla svolta, cosa che aveva spinto il mondo politico alla prudenza in vista delle elezioni del 2020.
Ansa/ATS/M. Ang.