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Un gruppo di autorevoli esponenti del partito di governo indiano BJP saranno processati per i tumulti induisti che portarono nel 1992 alla demolizione della moschea Babri a Ayodhya, nello Stato di Uttar Pradesh. Lo scrive oggi l'agenzia di stampa PTI.
La Corte Suprema ha infatti dato il via libera alla denuncia frutto delle indagini della polizia criminale (CBI) e ristabilito l'accusa di associazione per delinquere nei confronti degli imputati. Fra di essi L.K. Advani, M.M. Joshi, Uma Bharti e Kalyan Singh, il quale però essendo attualmente governatore del Rajasthan gode di immunità e potrà essere processato solo alla fine del suo mandato.
I giudici del massimo tribunale indiano hanno stabilito che il processo dovrà cominciare entro quattro settimane e "concludersi entro due anni". E che per questo tutti i procedimenti che esistono in altri tribunali dovranno essere trasferiti a Lucknow, capitale dell'Uttar Pradesh. Qui le udienze si svolgeranno "con frequenza quotidiana" e "senza possibilità di rinvii".
Secondo la mitologia indù, nel luogo dove sorgeva la Babri Masjid, costruita dal generale islamico Moghul Mir Baqi e distrutta il 6 dicembre 1992 da una folla inferocita di decine di migliaia di persone che avevano partecipato ad un comizio di dirigenti del BJP ora rinviati a giudizio, nacque Rama, 7/o Avatar del dio Vishnu.
A quella distruzione seguirono molti mesi di disordini fra indù e musulmani che portarono alla morte di almeno 2000 persone.
SDA-ATS