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In California una siccità storica ha costretto il governatore Jerry Brown a ordinare, per la prima volta nella storia dello stato, il razionamento obbligatorio dell'acqua.
In piedi su una spoglia distesa della Sierra Nevada che usualmente sarebbe stata coperta di neve, scarpe da trekking e leggera giacca a vento al posto di quello che in altri anni sarebbe stata una tenuta da sci, Brown ha imposto a città e villaggi del Golden State di tagliare del 25% l'erogazione dell'acqua.
La direttiva arriva a un anno dalla raccomandazione dello stesso governatore di ridurre volontariamente del 20% i consumi. Sprechi dei cittadini e riscaldamento globale sono finiti sul banco degli imputati per una siccità che da quattro anni ormai asseta le campagne dello Stato.
"Siamo in piedi sull'erba secca dove dovrebbero esserci due metri di neve", ha detto Brown invitando i californiani a cambiare abitudini: "Il mondo è cambiato. Dobbiamo agire diversamente". Il messaggio del governatore è andato al cuore di una delle fonti dello spreco di acqua, che indirettamente simbolizza il sogno americano, il prato all'inglese della casetta unifamiliare: "L'idea del vostro praticello annaffiato ogni giorno è cosa del passato".
In California tre quarti dell'acqua usata è a scopi agricoli ma l'ordinanza del governatore riguarda i consumi urbani. Le città dovranno smettere di annaffiare gli spazi verdi spartitraffico: lo stato collaborerà con le municipalità per rimuovere l'equivalente di mille campi di football di erba e sostituirli con paesaggi desertici.
Sarà inoltre imposto un calmiere sull'irrigazione dei parchi. Campi da golf, campus universitari e cimiteri dovranno ugualmente ridurre i consumi, per scoraggiare i quali le agenzie dell'acqua hanno ricevuto il permesso di alzare le bollette.
SDA-ATS