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L'esodo dalla Libia è una crisi che per ora riguarda essenzialmente lavoratori migranti che desiderano tornare nei loro Paesi. Lo hanno detto oggi a Ginevra i responsabili dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) e dell'Organizzazione internazionale delle migrazioni (Oim).
Ma in futuro - hanno aggiunto - non possiamo escludere un "flusso misto" con la fuga dei libici che avrebbero diritto alla protezione internazionale.
Per ora poche migliaia di libici hanno lasciato la Libia dall'inizio delle rivolte contro il regime, ma in futuro non può essere esclusa "una fuga dei libici e il mondo deve essere pronto" affinchè queste persone possano ricevere la protezione prevista dal diritto internazionale, ha detto il capo dell'Unhcr Antonio Guterres in una conferenza stampa. "Se assisteremo a una fuga di massa di libici saremmo in una chiara situazione di rifugiati e il mio appello a tutti i paesi, non solo quelli confinanti, è di lasciare le porte aperte e di essere in grado di fornire assistenza se questo dovesse realizzarsi", ha aggiunto.
Ma per ora, una "lezione importante" della fuga dalla Libia è che le oltre 200 mila persone che hanno attraversato le frontiere "non volevano migrare nei Paesi ricchi ma tornare in Patria", ha aggiunto.
Per il direttore generale dell'Oim, William Swing, è necessario "restare vigili". Ad oggi, si stima che "circa il 15% della popolazione straniera in Libia abbia attraversato le frontiere per giungere" in Tunisia, Egitto, Niger, Algeria o Ciad. "Molti altri potrebbero fuggire", ha aggiunto, osservando che "non è ancora chiaro perchè il numero di persone che attraversava la frontiera dalla Libia alla Tunisia sia passato da un migliaio all'ora a poche migliaia al giorno negli ultimi giorni, ha aggiunto Swing. L'Onu può solo fare ipotesi, ha detto. La presenza di forze filo-Gheddafi nei pressi della frontiera è stata evocata tra le cause e alcune testimonianze, che non hanno potuto essere verificate, hanno riferito dell'esistenza di un campo sul lato libico.
Guterres e Swing hanno entrambi espresso grande preoccupazione per gli africani del sub-Sahara in Libia: finora - hanno osservato - solo in pochissimi sono giunti alle frontiere, probabilmente perchè terrorizzati.