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«Il governo danese pensa che sarebbe vantaggioso per tutti i paesi rappresentati nel Consiglio d’Europa se anche la Svizzera ne facesse parte. (…) Ho risposto al signor Hansen che la nostra politica di neutralità non permette un’adesione.»
Ciò è quanto notava nel 1949 l’allora ministro degli esteri, Max Petitpierre. Ma la Svizzera cambierà idea: dopo un lungo processo di avvicinamento, nel 1963 decide di aderire – e non senza entusiasmo – al Consiglio d’Europa. A oltre 50 anni da quella decisione, il bilancio si presenta per tutti molto positivo. La Svizzera ha potuto e saputo far sentire meglio la propria voce in campo internazionale e ha partecipato attivamente alla cooperazione europea in materia di diritti umani, stato di diritto e democrazia. Quell’adesione ha avuto inoltre un influsso non trascurabile anche sull’evoluzione dei diritti fondamentali nella stessa Confederazione.
Il documento storico
Appunto del Consigliere federale Max Petitpierre (Dipartimento politico federale), Berna, 7 luglio 1949
Originale in francese nella banca dati Dodis: dodis.ch/5020
Traduzione
Il capo del Dipartimento politico federale
Colloquio con il signor Hansen, ministro di Danimarca.
Giovedì, 7 luglio 1949, ore 17.45
Il signor Hansen è stato incaricato dal suo ministro degli affari esteri, signor Rasmussen, di rendere attento il Consiglio federale sulla riunione del Consiglio d’Europa che si terrà a Strasburgo nel mese di agosto.
Il governo danese pensa che sarebbe vantaggioso per tutti i paesi rappresentati nel Consiglio d’Europa se anche la Svizzera ne facesse parte. Ci tiene a farci sapere che se il nostro paese chiedesse di aderire, il governo danese gli darebbe il suo appoggio più totale. Pensa che questa attitudine sarebbe anche quella di altri paesi membri del Consiglio d’Europa.
Ho risposto al signor Hansen che la nostra politica di neutralità non permette un’adesione. Ho osservato che la Svezia aveva supposto che non ci fosse incompatibilità tra la neutralità e la partecipazione al Consiglio d’Europa, ma che la nostra neutralità aveva un carattere più assoluto. Ho inoltre rilevato che la questione dovrebbe essere sottoposta eventualmente alle Camere federali, poi al popolo e ai cantoni e che molto probabilmente una proposta di adesione non sarebbe approvata.
Il signor Hansen mi ha detto che vivendo in Svizzera si rendeva perfettamente conto delle ragioni che al momento impedivano al nostro paese di partecipare al Consiglio d’Europa.
Per finire ho segnalato il nostro interesse per l’azione del Consiglio. Non siamo né ostili né indifferenti nei suoi confronti. Ho ricordato anche che dirigenti dei nostri principali partiti politici facevano parte del comitato svizzero che si occupa di federalismo europeo su un piano puramente privato e che avevo avuto l’occasione di informare le Commissioni degli affari esteri, nel corso di una delle loro ultime riunioni, sul Consiglio d’Europa, la sua organizzazione e i suoi scopi.
Per approfondire il tema:
Altri documenti: Lettera di Willy Spühler a Lodovico Benvenuti, Segretario generale del Consiglio d’Europa, dodis.ch/30487; Appunto del Dipartimento federale degli affari esteri del febbraio 1968, dodis.ch/32085; Intervista televisiva di Willy Spühler in occasione del «Giorno dell’Europa» del 5 maggio 1966, dodis.ch/31607