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PECHINO - La riforma della Costituzione è stata approvata: la Cina ha abolito il limite massimo dei due mandati alla presidenza della Repubblica popolare, spianando la strada a un incarico potenzialmente a vita per Xi Jinping che concentra nelle sue mani più poteri di quelli di Mao Zedong. Il Congresso nazionale del popolo, la sessione legislativa, ha deliberato pressoché all'unanimità (2.958 favorevoli contro 2 voti contrari e 3 astenuti) la rimozione della clausola inserita quasi 40 anni fa contro gli scenari di autoritarismo e a favore della "leadership collettiva".
La riforma interviene allo stesso modo anche sulla vice presidenza: con Wang Qishan, ex zar dell' Anticorruzione e fedelissimo di Xi, atteso come suo prossimo vice malgrado il pensionamento per limiti d'età dal Pcc a ottobre 2017, la coppia Xi-Wang è destinata a governare una nazione di 1,4 miliardi di persone per gli anni a venire, alle prese con un delicato processo di trasformazione e non solo economico.
I due mandati furono voluti nella Carta fondamentale del 1982 dall'allora leader riformista Deng Xiaoping per prevenire il ritorno dei 10 anni di caos della Rivoluzione Culturale lanciata da Mao per evitare di perdere il potere, iniziata nel 1966 e chiusa alla sua morte del 1976. La Costituzione è stata rivista nel frattempo quattro volte, in prevalenza per far avanzare la politica di "riforma e apertura" di Deng, con l'obiettivo almeno apparente di avvicinare la Cina ai valori dell'Occidente.
Xi, che nel primo quinquennio al potere ha accumulato più di una dozzina di cariche di vertice, ha voluto un riordino più organico che ha interessato 21 articoli rafforzando la guida del Partito comunista cinese. Il nuovo riferimento è il "Pensiero di Xi Jinping sul socialismo con caratteristiche cinesi per una nuova era", il blocco delle tesi del presidente, già iscritte nella Costituzione del Pcc a ottobre 2017 al 19/mo congresso: il nome di Xi è stato aggiunto nel preambolo che stabilisce che la Cina, sotto la leadership del Partito, è guidata da Marxismo e Leninismo, e dalle teorie politiche di leader Mao, Deng e Jiang Zemin. Insomma, un ingresso d'onore tra i Padri della Patria.
"Il Partito comunista s'è dimostrato flessibile ancora una volta adattandosi ai nuovi scenari: allungando il mandato presidenziale ha dato ad aziende e cittadini il segnale che il processo di riforme continuerà per altri 10 anni", ha osservato Michele Geraci, professore di Finanza alla NYU Shanghai.
"In economia, la certezza è fondamentale", ha aggiunto parlando con l'agenzia ANSA. Se in 40 anni 700 milioni di persone sono state tirate fuori dalla povertà, l'obiettivo di Xi è la "rinascita completa" attraverso l'ambiziosissima modernizzazione che porti la Cina entro il 2035 al livello degli Stati Uniti facendo leva su una crescita qualitativa e non quantitativa, attraverso innovazione e settori del futuro come l'intelligenza artificiale, i Big Data e i drive tecnologici, come per le auto elettriche e il comparto militare in fase di svecchiamento per le tensioni territoriale e il controllo del mar Cinese meridionale.
Un'accelerazione di passo rispetto anche al decennio di Hu Jintao e Wen Jiabao, considerato "perduto" da alcuni analisti per le mancate riforme e visione.
Ancora oggi, in conferenza stampa dopo l'approvazione della riforma accolta dai delegati con una ventina di secondi di applausi rivolti a Xi, Shen Chunyao, a capo della Commissione sugli Affari legislativi del Comitato permanente del Congresso, ha menzionato la spiegazione più usata sui due mandati: punta ad allineare la presidenza della Repubblica alla segreteria del Pcc e alla presidenza della Commissione centrale militare (cariche ricoperte da Xi, note come la "trinità") prive di limiti. "La leadership - ha continuato Shen - progredisce coi tempi e il Partito guida il popolo nell'attuazione della Costituzione e deve operare all'interno della Costituzione".