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Il nodo delle batterie per auto elettriche. Bruxelles chiede deroghe. Swissmem
WASHINGTON / BERNA - Un nuovo pacchetto legislativo statunitense sulla protezione dell'ambiente, adottato di recente, ha sorpreso l'Ue e sta facendo discutere anche in Svizzera. Bruxelles teme che le regole concernenti le batterie per le auto elettriche abbiano un effetto protezionistico e chiede a Washington esenzioni per le proprie aziende. Da parte sua l'industria elvetica delle macchine, dell'elettricità e dei metalli (MEM) teme di essere tagliata fuori e guarda quindi con preoccupazione agli sviluppi in atto.
Con il complesso di norme denominato "Inflation Reduction Act" (IRA) il governo statunitense guidato dal presidente Joe Biden intende portare avanti la trasformazione climatica dell'economia americana e combattere l'elevata inflazione. Tra le altre cose il pacchetto legislativo prevede agevolazioni fiscali per chi acquista una vettura elettrica, ma solo se una determinata percentuale di componenti della batteria proviene dagli Stati Uniti. I costruttori dell'Ue - e soprattutto l'industria automobilistica tedesca - temono svantaggi sul mercato statunitense.
Pertanto la Commissione europea è intervenuta presso gli Stati Uniti, ottenendo un parziale successo: Biden ha accettato di istituire un gruppo di lavoro congiunto sull'IRA, per regolare eventuali problemi. In quest'ambito Bruxelles vuole fare pressione affinché ai produttori dell'Ue vengano concesse delle esenzioni.
Swissmem, l'associazione dell'industria meccanica, elettrotecnica e metallurgica elvetica, segue con attenzione quanto sta succedendo: se alle imprese dell'Unione europea fossero effettivamente concesse delle deroghe, gli esportatori svizzeri «si troverebbero in una posizione di svantaggio sul mercato statunitense non solo nei confronti delle aziende americane, ma anche di quelle dell'Ue», spiega l'organizzazione a Keystone-Ats.
L'organismo chiede quindi alla Confederazione di prendere posizione contro il «crescente protezionismo nel mondo occidentale». Inoltre, Swissmem auspica che Berna si muova per ottenere deroghe a favore degli esportatori svizzeri, come sta facendo l'Ue. Dopo tutto, gli Stati Uniti sono il mercato di esportazione più importante - «interessante e in rapida crescita», aggiunge Swissmem - per le industrie MEM elvetiche, dopo la Germania. Gli Stati Uniti ricevono il 14% delle esportazioni MEM svizzere, per un valore di 9,5 miliardi di franchi nel 2021.
Anche la Segreteria di Stato dell'economia (Seco) vede possibili effetti negativi per l'economia svizzera dall'IRA. Tuttavia, poiché la sua attuazione concreta non è ancora chiara in molti settori, non è possibile fare dichiarazioni definitive sulle conseguenze per le aziende elvetiche, spiegano a Berna. Ciò che è chiaro, tuttavia, è che le misure americane devono essere concepite «in conformità alle norme internazionali», in particolare al diritto dell'Organizzazione mondiale del commercio (WTO).
Secondo la Seco è necessario «tenere d'occhio gli elementi protezionistici dell'IRA e di altri provvedimenti statunitensi». Sempre stando ai funzionari bernesi è peraltro già in corso «un dialogo a vari livelli con gli Stati Uniti sui possibili effetti delle suddette misure». In dicembre una missione guidata dalla segretaria di stato Helene Budliger Artieda si recherà a Washington. Il tema sarà anche affrontato nell'ambito della commissione economica mista Svizzera-USA.