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Il Consiglio federale, rispondendo a un'interpellanza del gruppo UDC, non vede particolari problemi derivanti dai flussi migratori in Svizzera e precisa che non esiste un limite massimo per l'accoglienza di persone bisognose di protezione nella Confederazione.
La Svizzera intende onorare il suo impegno a partecipare al programma di ricollocazione dell'Unione europea e accogliere le 1500 persone previste, indica il governo.
L'anno scorso la Confederazione ha registrato circa il 2% di tutte le domande d'asilo in Europa, la quota più bassa degli ultimi 20 anni, si legge nella riposta. Peraltro il 50-60% delle persone del settore dell'asilo che vivono in Svizzera da almeno 10 anni ha un lavoro. L'obiettivo è comunque di ridurre la dipendenza di questo gruppo dall'aiuto sociale, precisa l'esecutivo.
Circa l'85% dei migranti in situazione irregolare intercettati dal Corpo delle guardie di confine in Ticino entra in Svizzera in treno attraverso la stazione di Chiasso. Sarebbe quindi poco utile chiudere la frontiera, come chiesto nell'interpellanza, e una misura di questo tipo sarebbe possibile soltanto a prezzo di gravi perturbazioni del traffico regionale e internazionale di merci e persone.
Il Consiglio federale indica inoltre che nel 2015 il numero degli imputati del settore dell'asilo ha raggiunto il livello più basso dal 2009, secondo i dati della statistica criminale di polizia.
Il governo ammette che negli ultimi anni i costi legati al settore dell'asilo sono aumentati, ma ritiene che non sono fuori controllo. Per conseguire risparmi a lungo termine il Consiglio federale prevede in particolare tre misure: la velocizzazione delle procedure d'asilo, l'integrazione il più rapidamente possibile delle persone riconosciute come rifugiati o ammesse provvisoriamente in Svizzera e l'attuazione in modo sistematico delle misure adottate per evitare le domande d'asilo manifestamente infondate.
SDA-ATS