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Il Tribunale penale federale (TPF) di Bellinzona ha dato il via libera alla trasmissione agli inquirenti italiani di documenti bancari concernenti il figlio del presunto capo di una rete di contrabbando d'oro che operava fra la Svizzera e l'Italia.
L'interessato si era opposto alla rogatoria presentata nel marzo 2013 dalla procura di Arezzo.
L'indagine era sfociata nell'ottobre 2012 nel blocco di 500 conti bancari e in perquisizioni in 250 indirizzi.
Secondo le autorità la banda contrabbandava l'oro con delle vetture verso la Svizzera, dove il metallo prezioso veniva dotato di certificati ufficiali e rivenduto.
Fra gli indagati vi sono anche persone residenti in Ticino.
SDA-ATS