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Il Consiglio nazionale ha approvato un postulato della deputata ticinese Greta Gysin sul tema.
Troppo spesso sui social vengono postati contenuti che violano le condizioni d'uso e che sono potenzialmente rilevanti in materia di diritto penale.
BERNA - Quanto sono diffusi sui social i contenuti potenzialmente rilevanti in materia di diritto penale? A questa domanda attualmente non si può dare una risposta in Svizzera non essendo disponibili le informazioni. Per questo motivo, il Consiglio nazionale ha adottato oggi (106 voti a 77) un postulato della consigliera nazionale Greta Gysin (Verdi/TI) che chiede al governo di chiedere questi dati ai social media.
Troppo spesso sui social - ad esempio Facebook, Instagram, Twitter e Youtube - vengono postati contenuti che violano le condizioni d'uso e che sono potenzialmente rilevanti in materia di diritto penale. Tra questi figurano, ad esempio, le molestie sessuali, l'incitamento all'odio, la pornografia, le notizie false, nonché terrorismo ed estremismo.
La società ignora però la portata reale del problema e se occorra inquietarsi o meno. La deputata ticinese chiede pertanto che il governo si faccia fornire dalle principali piattaforme le cifre sul numero di questi casi.
L'esecutivo - favorevole al postulato - è già attivo sul tema, ha poi spiegato la consigliera federale Simonetta Sommaruga: in novembre il governo aveva pubblicato un rapporto in cui venivano illustrati gli effetti sulla comunicazione pubblica e gli approcci di governance da parte delle piattaforme di comunicazione.
In seguito a ciò, il Consiglio federale aveva incaricato il dipartimento di Sommaruga di elaborare un documento di discussione che analizzi se e come regolamentare le piattaforme di comunicazione. Tale documento affronterà anche le preoccupazioni del postulato di Gysin e sarà pronto entro fine anno, ha indicato la ministra delle comunicazioni, ricordando che anche l'Europa si sta muovendo col cosiddetto "Digital Services Act".