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Il Consiglio federale e il parlamento preferiscono regalare 4,6 miliardi all’estero, invece di aiutare gli abitanti della Svizzera
Non è tollerabile che la Svizzera regali all’estero oltre 11 miliardi di franchi dei contribuenti, mentre milioni di abitanti del nostro paese sono sull’orlo della rovina finanziaria. L’UDC ha perciò chiesto il rinvio di questo oggetto al governo e la riduzione di metà dell’aiuto allo sviluppo. Questo denaro, attinto ai contribuenti svizzeri, deve oggi andare a beneficio delle persone nel bisogno nel nostro paese.
La situazione economica è drammatica e le sue conseguenze sono catastrofiche per molti abitanti di questo paese che guadagnano meno o, addirittura, hanno perso completamente il loro salario, trovandosi spesso totalmente privi di mezzi di sussistenza. Nel frattempo, le imprese hanno chiesto il lavoro ridotto per 1,9 milioni di salariati e più di 780’000 persone lavorano già a questo titolo. Decine di migliaia di persone hanno perso il loro impiego e degli esperti annunciano che potranno essere soppressi fino a 100’000 posti di lavoro. Conseguenza: la povertà cresce e gli oneri sociali esploderanno mentre che, parallelamente, il gettito fiscale crollerà. La proposta del Consiglio federale di distribuire ciononostante all’estero 11,25 miliardi di franchi dei contribuenti è uno schiaffo a coloro che lavorano duramente per pagare le imposte.
La proposta dell’UDC porta a dei risparmi per oltre 4 miliardi di franchi
Per questa ragione, e anche perché il debito della Confederazione causato dalla crisi dovuta al Covid-19 raggiungerà probabilmente i 40 o 50 miliardi di franchi a fine 2020, il gruppo parlamentare UDC ha chiesto il rinvio di questo oggetto. La sinistra di tutti gli altri partiti si è opposta. Inoltre, l’UDC propone di ridurre della metà i crediti d’impegno pluriannuale per la cooperazione internazionale allo sviluppo dal 2021 al 2024, ad eccezione dell’aiuto umanitario.
Concretamente, la Svizzera spenderebbe così 4,6 miliardi di franchi in meno per l’aiuto allo sviluppo e potrebbe farne beneficiare gli abitanti del paese. Fra il 2000 e il 2019, le spese della Confederazione per la cooperazione internazionale sono passate da 1,5 a più di 3 miliardi di franchi l’anno. Riducendo della metà questo importo, i mezzi destinati alla cooperazione internazionale tornerebbero al loro livello del 2000. Purtroppo, in un Consiglio nazionale scivolato palesemente a sinistra dopo le ultime elezioni federali, queste proposte non hanno alcuna chance.
Di fatto, i contribuenti saranno così chiamati due volte alla cassa: da una parte, vedono come il denaro da loro duramente guadagnato viene distribuito senza condizioni all’etero; dall’altra, finanziano tramite l’aiuto sociale delle decine di migliaia di migranti economici provenienti dal mondo intero che, nonostante l’aiuto allo sviluppo, continuano ad affluire in Europa e, in particolare, in Svizzera.
Berna, 15.06.2020