Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01075.jsonl.gz/39

La seconda banca svizzera ha annunciato martedì mattina la partenza del suo ceo Brady Dougan, che si ritirerà a fine giugno. Sarà sostituito dal franco-ivoriano Tidjane Thiam, amministratore delegato delle compagnia di assicurazioni londinese Prudential Plc.
Per il presidente del consiglio di amministrazione Urs Rohner, il successore designato, Tidjane Thiam, è un leader rispettato e di valore, al beneficio di una riuscita impressionante nell'industria globale dei servizi finanziari. "La sua vasta esperienza internazionale costituisce una solida garanzia per dirigere Credit Suisse."
Nato in Costa d'Avorio e figlio di un diplomatico, Tidjane Thiam, 52 anni, è cresciuto in buona parte in Francia, dove ha studiato presso la Scuola politecnica di Parigi. Dopo essere entrato nel 1988 al servizio della società di consulenza McKinsey a Parigi e New York, nel 1994 ritorna in Costa d’Avorio, dove lavora per il governo ivoriano, diventando ministro dello sviluppo nel 1998.
Figura rispettata
Un anno dopo il presidente Henri Konan Bédié viene rovesciato dall’esercito e Thiam si vede costretto a trasferirsi in Francia. Per diversi anni non riesce più a trovare un lavoro a livello dirigenziale e si sposta quindi a Londra, dove dal 2002 al 2008 lavora presso l'assicuratore Aviva, prima di raggiungere la società concorrente Prudential. Vi assume dapprima l’incarico di direttore delle finanze e nel 2009 viene nominato direttore generale.
La compagnia di assicurazioni, che gestisce circa 500 miliardi di sterline a livello mondiale, ha conseguito l’anno scorso un utile di 2 miliardi di sterline (oltre 3 miliardi di franchi), raggiungendo un volume di affari di 60 miliardi. Un risultato che viene attribuito in buona parte alla gestione oculata del futuro ceo di Credit Suisse.
Secondo il Financial Times, Thiam non dispone di esperienza nel settore bancario, ma rappresenta una "figura tra le più rispettate" negli ambienti finanziari di Londra. Il suo arrivo alla guida di Credit Suisse è stato apprezzato dai mercati finanziari. In mattinata le quotazioni del titolo Credit Suisse hanno registrato inizialmente un balzo dell'8%.
Nomina inattesa
La notizia della nomina di Thiam ha sorpreso più di un osservatore, ma è stata accolta favorevolmente dagli esperti di finanza. Secondo Roger Degen, analista di Julius Bär, la scelta è stata giudiziosa. Andreas Venditti, analista di Vontobel, ha sottolineato che il futuro numero uno di Credit Suisse non proviene dal mondo bancario, ma quale capo della britannica Prudential, ha comunque esperienza dei mercati asiatici, una regione di massima importanza. Andreas Brun, analista della Banca cantonale di Zurigo, prevede che Thiam riorienterà le attività, puntando in modo più deciso sulla gestione patrimoniale, più stabile e più redditizia sul lungo periodo.
Nel corso di una conferenza stampa, Urs Rohner ha tenuto a sottolineare che l'avvicendamento ai vertici non provocherà nessun cambiamento strategico fondamentale. Gli obiettivi di Credit Suisse rimangono validi. "È chiaro che proseguiremo sulla via" di un rafforzamento della gestione patrimoniale e di una riduzione dei rischi, ma non sono previsti cambi di strategia. Il nuovo ceo, che si trasferirà in Svizzera, riceverà una retribuzione "usuale per una simile posizione", ha detto Rohner senza fornire cifre.
Dougan tra i pochi superstiti
Thiam, che ha la nazionalità francese e ivoriana, subentra quindi a Brady Dougan alla guida del Credit Suisse. Il banchiere americano aveva compiuto quasi tutta la sua carriera al servizio del Credit Suisse. Dopo aver cominciato nel 1990 presso la filiale americana First Boston, nel 2005 è diventato ceo della divisione Investment Banking, per poi salire al vertice di tutto il gruppo bancario nel 2007.
Dougan figura tra i pochi dirigenti di una grande banca sopravvissuti alla crisi che ha scosso dal 2008 il settore finanziario internazionale. Anche il ceo dimissionario era stato però al centro di pesanti critiche, in seguito alle numerose vicende in cui era stato implicato il Credit Suisse e alle inchieste aperte negli Stati uniti e in altri paesi a carico della banca A far discutere era stato anche il bonus da 71 milioni di franchi percepito dal ceo di Credit Suisse nel 2010.
Le sue dimissioni erano state evocate a più riprese in questi ultimi anni, in particolare dopo gli eccessi dell’Investment Banking, diretto dallo stesso Dougan poco prima della tempesta che ha colpito questo settore, e dopo la multa miliardaria inflitta dalla giustizia americana alla banca svizzera, accusata di aver aiutato migliaia di clienti ad evadere il fisco negli Stati uniti.
Urs Rohner ha espresso in una nota la sua riconoscenza al ceo dimissionario. "Brady Dougan ha modellato in modo significativo e con successo il nostro gruppo, ha mantenuto sulla buona strada la nostra banca in questi ultimi anni, malgrado un ambiente complesso e grandi sfide per l'industria finanziaria globale".
Il Credit Suisse è presente in una cinquantina di paesi e occupa oltre 45'000 persone. Nel 2014 ha ottenuto un utile di 6,7 miliardi di franchi
swissinfo.ch