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Il comitato dell'iniziativa Ecopop ha risposto oggi in una conferenza stampa a Berna alle forti critiche suscitate dalla sua posizione in favore della pianificazione famigliare volontaria nei paesi in via di sviluppo. Questo punto del testo, sulla quale il popolo si esprimerà il 30 novembre, suscita l'indignazione di alcune organizzazioni umanitarie.
Nella sua iniziativa popolare "Stop alla sovrappopolazione - sì alla conservazione delle basi naturali della vita", Ecopop chiede che almeno il 10% dei mezzi destinati all'aiuto allo sviluppo, che corrisponde circa a 200 milioni di franchi all'anno, siano investiti in provvedimenti volti a promuovere la pianificazione famigliare nei paesi poveri.
A fine agosto, le sei organizzazioni umanitarie raggruppate in seno alla comunità di lavoro Alliance Sud avevano definito questa richiesta "assurda".
Il comitato dell'iniziativa ha respinto le accuse di colonialismo, razzismo ed eugenia. La pianificazione famigliare volontaria è un diritto fondamentale riconosciuto già nel 1968 dall'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), hanno ricordato gli iniziativisti. Questo diritto implica l'educazione sessuale e l'accesso a mezzi di contraccezione, cose scontate per gli svizzeri ma che costituiscono una lacuna nei paesi poveri. Citando l'ONU Ecopop ha poi aggiunto che 220 milioni di donne nel mondo non hanno accesso a sufficienti contraccezioni e 80 milioni di gravidanze all'anno sono involontarie.
La promozione di questo diritto, che non ha nulla a che vedere con delle prescrizioni ma al contrario consente alle persone di determinare loro stesse la pianificazione famigliare, rinforza - secondo quanto affermato dal comitato - l'autodeterminazione delle donne, migliora la salute delle madri e dei bambini, accelera lo sviluppo economico dei paesi più poveri e frena, a lungo termine, l'aumento dell'inquinamento dell'ambiente.
SDA-ATS