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Primo rapporto sulla situazione di minaccia secondo la nuova legge federale sulle attività informative
Berna, 03.05.2019 - Nella sua seduta del 1° maggio 2019 il Consiglio federale ha approvato il primo rapporto pubblicato in forma separata sulla valutazione della situazione di minaccia. Conformemente all’articolo 70 della nuova legge federale sulle attività informative (LAIn), la valutazione ha luogo ogni anno e verte sulle minacce menzionate nella LAIn e sui fatti all’estero rilevanti sotto il profilo della politica di sicurezza. Nel primo rapporto pubblicato in tale forma si constata che le minacce per la Svizzera non sono sostanzialmente mutate, ma hanno assunto in parte contorni più precisi rispetto al Rapporto sulla politica di sicurezza 2016.
Nel quadro della nuova legge federale sulle attività informative (LAIn; art. 70), il Consiglio federale valuta ogni anno la situazione di minaccia per la Svizzera e informa le Camere federali e il pubblico in merito. Sinora la valutazione della minaccia era eseguita in virtù della legge federale sulle misure per la salvaguardia della sicurezza (LMSI) e figurava nel Rapporto di gestione del Consiglio federale. Per la prima volta il Consiglio federale pubblica la valutazione della situazione di minaccia in un rapporto separato nel Foglio federale.
Il rapporto sulla valutazione della situazione di minaccia, allestito dal Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC), verte sulle minacce menzionate nella LAIn e sui fatti all’estero rilevanti sotto il profilo della politica di sicurezza. Sono inoltre state verificate le principali dichiarazioni confluite a suo tempo nel Rapporto del Consiglio federale del 24 agosto 2016 sulla politica di sicurezza della Svizzera.
Le minacce non sono sostanzialmente mutate dalla pubblicazione dell’ultimo rapporto sulla politica di sicurezza della Svizzera, ma hanno assunto in parte contorni più precisi. Al centro della politica di sicurezza figurano tuttora l’elevata minaccia terroristica di stampo jihadista, in particolare da parte dello «Stato islamico», l’impiego intenso e aggressivo di mezzi di intelligence, cibermezzi compresi, da parte di numerosi Stati e le crescenti tensioni regionali con conseguenze globali.
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