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Onorevole presidente,
onorevole vicepresidente,
onorevole consigliere di Stato,
gentili signore, egregi signori,
1. Il numero magico 19
Il Dono nazionale svizzero esiste da 100 anni: 1919-2019!
È la quarta volta, quest’anno, che mi capita di fare un discorso per una ricorrenza centenaria.
- Nel mese di marzo a Berna si sono svolte le celebrazioni per il centenario del Partito evangelico svizzero.
- Un mese dopo, a Zurigo, durante la festa del “Sechseläuten” si sono ricordati i 500 anni di Riforma protestante.
- Due settimane fa a Ginevra abbiamo commemorato i cento anni dalla fondazione dell’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL), che ha segnato l’inizio del multilateralismo.
- E oggi, qui a Tenero, vi porto i saluti del Consiglio federale in occasione del vostro centenario!
Lo vedete: il 19 è un numero magico.
Potrei addirittura elencarvi 19 avvenimenti che nel 1919 hanno fatto storia, ma mi limiterò a citarne solo alcuni:
- 100 anni fa veniva introdotto il sistema di elezione proporzionale in Consiglio Nazionale
Ventotto anni dopo la sua introduzione in Ticino, che in questo campo fu precursore. Una bella mostra in corso a Palazzo federale celebra questa progressiva conquista democratica. Resterà aperta fino alle elezioni federali del prossimo autunno.
- 100 anni fa l’autore basilese Carl Spitteler riceveva il premio Nobel per la letteratura, unico svizzero a ottenere questo riconoscimento
- 100 anni fa si riusciva finalmente a domare – dopo 24 000 vittime – l’epidemia di influenza spagnola
- 100 anni fa Elise Pfister era la prima donna a predicare nella chiesa di Neumünster a Zurigo
- 100 anni fa nasceva la repubblica di Weimar
- 100 anni fa Alcock e Whitten-Brown effettuavano il primo volo transatlantico senza scali
- 100 anni fa veniva siglato il trattato di Versailles
Per me è chiaro: l’annus mirabilis 1919 è un anno di svolta. Dopo l’atrocità della Prima guerra mondiale e lo sciopero generale, anche in Svizzera c’era la volontà di lasciarsi il passato e la sofferenza alle spalle e di guardare al futuro creando qualcosa di nuovo. E così è stato anche per il Dono nazionale.
2. Le grandi donne
Liebe Jubiläumsgemeinde
- Sagt Ihnen der Schweizer Konzernname SV Group etwas?
- Oder kennen Sie die Zürcher Firma ZFV- Unternehmungen?
Die SV Group beschäftigt 8.000 Mitarbeiterinnen und Mitarbeiter im Gastro- und Hotelgeschäft und erzielt einen Umsatz von 700 Millionen Franken.
Die ZFV-Unternehmungen erzielen einen Umsatz von gegen 240 Millionen Franken und beschäftigen 2.500 Mitarbeitende, ebenfalls ein Gastro-Riese. Was um Himmels Willen, fragen Sie sich, hat das mit unserem heutigen Thema zu tun? Sehr viel! Vielleicht alles!
Diese beiden Gastro-Konzerne sind untrennbar mit den Anfängen der «Schweizerischen Nationalspende für unsere Soldaten und ihre Familien» verbunden.
Die Gründerinnen der beiden Unternehmen legten den Boden für den «Dono Nazionale» – zusammen mit einer ganzen Reihe von starken Frauen und einigen wenigen Männern, die sich während und nach dem 1. Weltkrieg um das Wohl der Soldaten und ihrer Familien kümmerten.
a. Zum Beispiel die Zürcherin Else Spiller. Sie richtete über 1000 Soldatenstuben übers ganze Land verteilt ein. Sie entwickelte aus dieser Idee den Verband Schweizerischer Volkdienst, die heutige SV Group. Else Spiller bot den Soldaten preiswerte und gute Kost an und bekämpfte mit Soldatenstuben auch den damals grassierenden Alkoholismus. Sie gehörte zum ersten Stiftungsrat der «Dono Nazionale» und zählt zu den wichtigsten Frauen der Schweizer Geschichte. Sie haben sie in Ihrer schön gestalteten Festschrift entsprechend gewürdigt.
b. Nicht zu vergessen die Zürcherin Susanna Orelli-Rinderknecht. Sie schuf mit ihrem «Zürcher Verein für alkoholfreies Wirtschaften» den Boden für die späteren ZFV-Unternehmen. Das Vereinsziel war ebenfalls das Wohl der Soldaten und ihrer Familien.
Übrigens: Das Restaurant «Galerie des Alpes» im Bundeshaus ist auch ein ZFV-Unternehmen – es ist aber nicht mehr alkoholfrei…
c. Tra queste grandi donne c’era anche Marietta Crivelli-Torricelli. La «leonessa del Ticino» o «madre dei soldati», come veniva chiamata, è stata il pilastro ticinese del movimento per il benessere dei soldati. Lugano le ha dedicato una strada: via Marietta Crivelli-Torricelli.
d. Infine ricordo Emma Müller-Vogt, moglie del consigliere federale Eduard Müller, che nel 1914 fece costruire a Berna la prima lavanderia di guerra per soldati soli. Anche lei era membro del primo consiglio di fondazione del Dono nazionale.
I vertici dell’Esercito e della politica hanno accolto favorevolmente l’attività di queste grandi donne, altrimenti non sarebbe stato possibile arrivare a festeggiare il centenario dell’associazione.
Nel suo nuovo libro Nacht und Licht, lo storico Jürg Stüssi-Lauterburg descrive il Dono come «l’ultimo grande intervento umanitario» volto a sanare le profonde spaccature che nel 1919 attraversavano il Paese.
3. L’iniziativa femminile
Signore e signori
Il prossimo 14 giugno si svolgerà la giornata dello sciopero delle donne. Per alcune conquiste, in particolare per il suffragio femminile, ci è voluto molto tempo.
Possiamo ricordare, per esempio, che poco dopo la fine della Prima guerra mondiale molti Cantoni si sono opposti al diritto di voto per le donne. O che nel 1919 il Consiglio federale ha chiuso in un cassetto due postulati che chiedevano l’introduzione del suffragio femminile.
Ma le donne non si sono lasciate abbattere. Anche a quel tempo – come in ogni epoca – non sono mancate importanti iniziative femminili, come l’impegno disinteressato delle donne del Dono nazionale.
4. Solidarietà verso l’interno e verso l’esterno
Il Dono è un’associazione solidale rivolta verso l’interno. Ma il nostro Paese guarda anche al di là dei propri confini, e questo è un tema che mi sta particolarmente a cuore: la Svizzera si fonda sui principi di neutralità e solidarietà.
Solidarietà all’interno e all’estero. Questo è uno dei nostri maggiori punti di forza.
Vorrei ricordare ad esempio il “Dono svizzero alle vittime della guerra”, che durante e dopo la Seconda guerra mondiale ha contribuito ad alleviare la sofferenza nei Paesi europei segnati dal conflitto. In quel frangente la popolazione svizzera ha dato prova di grande solidarietà donando una somma esorbitante per quell’epoca: 50 milioni di franchi. Questa generosità si manifesta anche ai giorni nostri, come si può vedere per esempio nelle raccolte fondi della Catena della Solidarietà.
Concludo con un altro esempio, dedicato ai bambini. I bambini austriaci e tedeschi, che dopo la fine della guerra sono stati accolti per un certo periodo da famiglie svizzere, sono grati ancora oggi – benché siano ormai piuttosto attempati – per i soggiorni che hanno potuto fare nel nostro Paese. Infatti da decenni le riunioni della loro associazione a Vienna si aprono con un caloroso «Grüezi mitenand!»
Adesso è il mio turno di dirvi «Adie mitenand». Sono lieto di poter partecipare al resto dei festeggiamenti in programma per il centenario del Dono nazionale, il nostro pilastro nazionale della solidarietà. Un pilastro che sorregge le diverse componenti della Svizzera, come mostrano le celebrazioni previste nelle tre principali regioni linguistiche.
E ora basta con le parole, spazio alla musica: sono curioso di sentire l’opera «Betly» di Gaetano Donizetti, messa in scena per questa speciale occasione!
Buon anniversario!