Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/70096

<h2>SubmittedText<h2><p>Nel corso di questi ultimi anni, lo spazio di sicurezza europeo si è sviluppato in maniera importante a causa dell'allargamento ai Paesi dell'Est, ma anche in virtù della volontà politica manifestata nel quadro della politica europea di sicurezza e di difesa. È il caso, in particolare, dell'istituzione, nel 2003, di una strategia europea di sicurezza, avente quale obiettivo missioni civili o militari di sostegno alla pace. Inoltre, non va dimenticata l'istituzione, nel 2004, di un'agenzia europea operativa nel settore della difesa, in particolare per la collaborazione in materia d'armamento.</p><p>Questa evoluzione verso una politica europea di sicurezza sempre più attiva e completa deve essere integrata nell'analisi della situazione attuale e futura per i Paesi che non sono membri dell'Unione europea. Per quest'ultimi, la situazione è ancora più favorevole dal momento che la politica europea di sicurezza resta un settore intergovernativo, ciò che consente agli Stati partner di conservare pienamente la propria sovranità.</p><p>La Svizzera, la cui sicurezza in senso stretto dipende direttamente dalla stabilità e dalla solidità a lungo termine dello spazio europeo, è particolarmente interessata da tali considerazioni. Inoltre, e in un'ottica più ampia, essa partecipa già, in quest'ambito, a parecchie missioni civili e militari, in particolare in Bosnia Erzegovina. Alla luce di quanto esposto, invitiamo il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande: </p><p>1. Il Consiglio federale condivide il parere secondo cui la politica di sicurezza e la politica estera della Svizzera sono già e saranno sempre più influenzate dall'evoluzione della politica europea di sicurezza e di difesa?</p><p>2. Il Consiglio federale condivide la valutazione secondo cui la situazione sopraesposta costituisce un'opportunità notevole per realizzare più pienamente e più concretamente la strategia elvetica in materia, formulata già nel 1999 nel rapporto sulla politica di sicurezza, cioè la "Sicurezza attraverso la cooperazione"? Dal momento che questa strategia, definita ormai sette anni or sono, implicava la chiarificazione e la sistematicizzazione di tale collaborazione pragmatica con l'Unione europea, non sarebbe giunto il momento di passare infine dalle parole ai fatti?</p><p>3. In questo contesto, come giudica il Consiglio federale un'eventuale accentuazione della partecipazione della Svizzera a missioni europee?</p><p>4. Qual è l'opinione del Consiglio federale in merito al progetto politico di realizzare un accordo quadro con l'Unione europea nel settore della politica di sicurezza e di difesa? Quali sarebbero, a suo parere, i principali vantaggi e i principali inconvenienti in materia di politica di sicurezza e, più in generale, per quanto concerne la politica europea della Svizzera?</p><p>5. Secondo il Consiglio federale, la Svizzera ha interesse a ottenere uno statuto di osservatore nel quadro dell'agenzia europea di difesa? Procedere in tal senso non è forse urgente e indispensabile per garantirsi la possibilità di realizzare una difesa credibile e a lungo termine, in particolare nel settore della politica d'armamento?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale condivide l'opinione degli autori dell'interpellanza secondo cui, nel corso degli ultimi anni, grazie all'ampliamento della politica europea di sicurezza e di difesa (PESD), l'UE è diventata un attore di importanza sempre maggiore in materia di politica di sicurezza. Lo stato attuale della cooperazione in materia di politica di sicurezza tra la Svizzera e l'UE è illustrato nel rapporto Europa 2006, approvato dal Consiglio federale il 28 giugno 2006. Il rapporto analizza le prospettive della Svizzera in questo settore, in considerazione degli strumenti principali di cui essa può disporre in materia di politica europea (bilateralismo, multilateralismo, adesione all'UE). </p><p>Alla luce delle considerazioni formulate nel rapporto Europa 2006, il Consiglio federale risponde alle domande come segue:</p><p>1. Il Consiglio federale condivide la valutazione secondo cui tra la Svizzera e l'UE vi sono numerosi punti comuni in materia di politica di sicurezza e che le rispettive analisi delle minacce e delle misure necessarie sono ampiamente convergenti. Come l'UE, anche il Consiglio federale intende ampliare l'impegno a favore del promovimento civile e militare della pace. Proprio in questo ambito, l'UE sta diventando un partner sempre più importante per il nostro Paese. </p><p>2. Nel 1999, con la strategia della "Sicurezza attraverso la cooperazione", il Consiglio federale ha posto le basi concettuali per la cooperazione internazionale in materia di politica di sicurezza. Da allora, tale cooperazione con l'UE, ma anche con altri attori, è stata costantemente ampliata, in particolare mediante la partecipazione della Svizzera a singole operazioni civili e militari dell'UE per il promovimento della pace nel quadro della PESD. Un accordo quadro nel settore della PESD tra Svizzera e UE sarebbe pertanto ovvio. In tal modo potrebbero essere disciplinati i principi della partecipazione svizzera a future operazioni civili e militari nel quadro della PESD, senza tuttavia compromettere la libertà di decisione della Svizzera in merito alla partecipazione o meno a una missione concreta nell'ambito della PESD. Un accordo quadro semplificherebbe considerevolmente e accelererebbe di conseguenza le procedure amministrative per la partecipazione della Svizzera a nuove operazioni di questo tipo. A questo proposito, il Consiglio federale rinvia anche alla sua risposta alla mozione del gruppo socialista del 21 giugno 2006 (06.3290, Accordo quadro con l'UE concernente le operazioni di pace).</p><p>3. La Svizzera partecipa già dal 2003 a singole operazioni civili e militari nel quadro della PESD (attualmente le missioni EUPM ed EUFOR Althea in Bosnia e Erzegovina, nonché la "Aceh Monitoring Mission" a Aceh, in Indonesia). Il Consiglio federale deciderà caso per caso in merito alla partecipazione a future missioni dell'UE per il promovimento della pace, in considerazione degli interessi della Svizzera in materia di politica estera e di politica di sicurezza. A causa della crescente necessità a livello mondiale di tali impieghi e dell'ampliamento deciso dal Consiglio federale delle capacità svizzere per impieghi di promovimento della pace, è ipotizzabile che le partecipazioni del nostro Paese a missioni multilaterali tenderanno ad aumentare. </p><p>4. Il Consiglio federale è di principio favorevole all'idea di un accordo quadro nell'ambito della PESD; si veda al riguardo la risposta alla domanda 2. </p><p>5. Con l'istituzione dell'agenzia europea per la difesa (European Defence Agency, EDA), l'UE ha assunto un ruolo importante anche nella cooperazione in materia di politica d'armamento; di conseguenza, la Svizzera sta attualmente esaminando la possibilità di avviare una cooperazione puntuale con l'EDA, sulla base di un accordo amministrativo senza impegni giuridici. Una cooperazione di questo tipo potrebbe completare la cooperazione bilaterale svizzera in materia d'armamento, creare sinergie e contribuire al rafforzamento della base tecnologica e della base industriale svizzera nel campo dell'armamento.</p>  Risposta del Consiglio federale.