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A fine 2009, l'organizzazione di assistenza al suicidio Exit contava 2'000 nuovi membri, per un effettivo totale di 53'000 nella Svizzera tedesca e in Ticino.
Quella registrata è una «crescita straordinaria», ha affermato martedì l'associazione in occasione della presentazione del rapporto annuale. Secondo Exit – fondata nel canton Zurigo nel 1982 – si è trattato di una reazione all'«attacco del governo svizzero contro il diritto di autodeterminazione».
L'esecutivo ha lanciato nell'ottobre 2009 una procedura di consultazione su due proposte di legge relative al suicidio assistito: la prima prevede il divieto puro e semplice, mentre la seconda chiede di ancorare nel codice penale chiari obblighi di diligenza; dell'accompagnamento alla morte potrebbero beneficiare solo gli ammalati incurabili.
Le risposte di partiti e organizzazioni pervenute a Berna entro il termine del 1° marzo sono state però per lo più negative e favorevoli allo status quo. L'associazione sorella Exit Suisse Romande, con sede a Ginevra, conta circa 17'000 membri, ha indicato Bernhard Sutter, membro del comitato di Exit.
L'anno scorso l'organizzazione svizzerotedesca ha accompagnato alla morte 217 persone «in situazione di grave sofferenza». Nel 2008 erano state 167, l'anno prima 179. Altri 377 membri hanno chiesto chiarimenti in vista di un eventuale suicidio assistito. Sutter ha precisato che – in base alla sua esperienza – «un po' più della metà» di chi si informa sceglie poi di passare all'atto.
L'età media delle persone che si fanno aiutare a suicidarsi è stata di 76 anni nel 2009 (74 nel 2008). Il più delle volte chi sceglie la morte assistita è malato di cancro. Con la sua fondazione Palliacura, Exit si batte da oltre 20 anni anche per le cure palliative, scrive l'associazione.
swissinfo.ch e agenzie