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Uno nuovo studio rivela i tempi entro i quali è necessario fare attenzione, che si siano avuti sintomi acuti o meno
LONDRA - Fino a sei mesi. Che si abbia contratto una forma acuta o lieve di infezione da Coronavirus, il rischio aumentato che nel corpo si vadano a formare dei coaguli di sangue permane per quasi 200 giorni dalla guarigione. Una ricercatrice: «È importante esserne consapevoli».
Covid e coaguli sanguigni erano già stati associati. Ma non era ancora chiaro per quanto fosse necessario restare vigili. Ora, grazie a una ricerca pubblicata questo giovedì sul British Medical Journal, è stata stabilita una tempistica, che vale sia per chi ha avuto sintomi acuti durante un'infezione e chi no. L'unica cosa che cambia è la probabilità di rischio.
Anne-Marie Fors Connolly dell'Università di Umeå in Svezia, insieme ad alcuni colleghi accademici, ha misurato il rischio di trombosi venosa profonda (Tvp), embolia polmonare e altri svariati tipi di sanguinamento, tra cui quello gastrointestinale e cerebrale. I valori sono stati esaminati in un milione di pazienti affetti da Covid e quattro milioni negativi. Ecco cosa hanno scoperto: in chi presentava sintomi acuti, il rischio di contrarre un'embolia polmonare è aumentato di 33 volte, quello di una Tvp di cinque e il rischio di sanguinamento di quasi due, ma quest'ultimo solo nei 30 giorni successivi all'infezione. Per l'embolia polmonare il rischio rimane aumentato per sei mesi e per la Tvp da due a tre.
Anche in chi presentava sintomi lievi è stato riscontrato un aumento di rischio: tre volte maggiore della media per una Tvp e sette volte per un'embolia polmonare. A livello di sanguinamento non è stato rilevato alcun aumento. Connolly ha spiegato al Guardian che «l'embolia polmonare può essere fatale, quindi è importante essere consapevoli di questo rischio. Se ti trovi improvvisamente senza fiato, e non passa, e sei stato infettato dal coronavirus, allora dovresti cercare aiuto».
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