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Si è aperto oggi a Bellinzona presso il Tribunale penale federale (TPF) il nuovo maxi processo contro nove presunti membri della cosiddetta "mafia delle sigarette", che fra il 1996 e il 2000 contrabbandarono 215 milioni di stecche dal Montenegro in Italia, riciclando in Svizzera, secondo l'accusa, il denaro guadagnato.
A dare il via ai dibattiti oggi è stata l'audizione dell'ex magistrato Paolo Bernasconi, in veste di teste dell'accusa. Lunedì alla sbarra sempre come testimone vi sarà l'ex Procuratrice della Confederazione Carla del Ponte. Il processo durerà fino a venerdì prossimo, mentre la sentenza è attesa per il 21 marzo.
Il nuovo processo si è reso necessario dopo che nel marzo del 2011 il Tribunale federale (TF) aveva cassato la sentenza del giugno 2009, che proscioglieva tutti gli imputati - quattro cittadini svizzeri, tre italiani, uno spagnolo e un francese - dall'accusa di riciclaggio e sette di essi da quella di sostegno ad un'organizzazione criminale. Per il TF la corte bellinzonese aveva operato in modo arbitrario, senza valutare nel dettaglio quello che viene considerato uno dei più importanti casi di criminalità organizzata in Svizzera.
Per il Ministero pubblico della Confederazione, gli otto uomini e la donna sotto processo, tutti domiciliati in Svizzera, hanno avuto un ruolo nelle attività criminali di organizzazioni mafiose come la Camorra napoletana e la Sacra corona unita pugliese.
In particolare sono accusati di partecipazione, eventualmente sostegno, a un'organizzazione criminale e riciclaggio di denaro. Avrebbero riciclato oltre un miliardo di franchi.
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