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Non tutti, probabilmente, collegano il don Francesco Alberti del Popolo e Libertà, amico di Sturzo, all’autore de “Il Voltamarsina”, al primo predicatore religioso della neo-nata radio della Svizzera italiana o, ancora, al fratello della famosa pedagoga montessoriana Maria Boschetti Alberti. E invece si tratta proprio della stessa persona. Don Francesco Alberti nacque a Montevideo nel 1883. Il padre, Giuliano, dovette emigrare per trovare il necessario sostentamento per sé e per la numerosa famiglia nata dal matrimonio con Teofila Ferretti di Banco. Francesco fu infatti il quinto di 14 figli. La famiglia tornò nel Malcantone quando Francesco aveva un anno. La sua formazione fu curata dapprima nel collegio Sant’Anna a Roveredo, poi nel Seminario di Monza. Appena ventitreenne, nel 1905, l’Alberti venne consacrato sacerdote il 17 giugno. In quell’anno gli fu affidata la parrocchia di Bioggio che resse fino al 1917: «il periodo più bello della mia vita», ebbe a scrivere.
Dal 1915 don Alberti ricevette anche il beneficio Maricelli di Bedigliora, che in quegli anni gli chiedeva di celebrare due messe settimanali per i defunti della famiglia. Il forte legame famigliare - e perfino linguistico, vista la sua passione per il dialetto locale - con Bedigliora si mantenne anche dopo la morte dei genitori. I frequenti ritorni a casa causarono addirittura alcuni problemi con l’allora prevosto di Bedigliora che non apprezzava la sua libertà di movimento e la sua frequentazione dell’osteria Unione del paese, con memorabili partite a carte, a scopa e tressette, e le immancabili cantate con diversi amici. Più difficile fu invece, per don “Cecch”, il deteriorarsi della salute. Già nel 1921 dovette curare a Baden i sintomi di un’artrite che poco alla volta gli avrebbe reso difficili i movimenti delle gambe. Soprattutto negli ultimi anni il focoso sacerdote dovette imparare a scrivere con la mano sinistra a causa dei dolori alle mani e infine, talvolta, rassegnarsi a dettare i suoi articoli.
Dopo la partenza da Bioggio don Alberti fu a Pollegio come insegnante. Il passaggio decisivo avvenne nell’ottobre 1919, con il suo trasferimento definitivo a Bellinzona quale redattore del Popolo e Libertà e insegnante presso il Collegio Francesco Soave. Nel 1920 don Alberti si sarebbe occupato anche della nascita de “Il Lavoro”, il nuovo foglio dell’organizzazione cristiano-sociale. Nel primo editoriale scrisse della linea del sindacato: «Non rivoluzione, risurrezione. Noi cristiano sociali vogliamo la elevazione degli umili, vogliamo il benessere, ma nella giustizia, ma per raggiungere il trionfo dell’umana fratellanza. È il programma di Cristo». Nel 1921 diventò direttore del Popolo e Libertà, carica che conservò fino al 1928, e poi, ancora dal 1935 al 1939 fino al momento della sua morte.
Corrispondente e sodale di don Sturzo, particolarmente netta fu fin dall’inizio la sua denuncia del fascismo. La sua fu una delle voci più libere e coraggiose del periodo tra le due guerre mondiali, in un’epoca in cui diversi intellettuali della Svizzera italiana evitavano di schierarsi o addirittura avevano un atteggiamento accondiscendente nei confronti del fascismo. Durante i suoi ultimi anni don Alberti si impegnò anche nella scrittura, con la pubblicazione del suo primo romanzo, il popolarissimo “Il Voltamarsina”. Non si possono poi non menzionare le sue prediche a Radio Monteceneri: dal 1933 una voce libera in un mondo avvolto dal turbinio delle ideologie. Per i suoi commenti si basò sul Vangelo, cercando di risvegliare la curiosità dei non praticanti e di dar ragione della fede. La sua morale era piuttosto equilibrata, poco portata a eccessivi rigori ma comunque attenta alle sofferenze dei più deboli. Don Francesco Alberti morì il 16 settembre 1939.
(Red)
Mercoledì 14 marzo alle 18 nella sala di lettura della Biblioteca Salita dei frati si terrà un incontro su don Francesco Alberti organizzato nell’ambito degli eventi de “Il Giardino dei Giusti” di Lugano. Interverranno gli storici Davide Adamoli, Guido Formigoni e l’avvocato Alberto Lepori