Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01114.jsonl.gz/1074

Quando sento parlare di cultura, metto la mano sulla pistola.
In un commento ho erroneamente attribuito questa affermazione a John Wayne. In realtà l’autore di questa perla di saggezza non è l’attore di Ombre Rosse, bensì Hermann Göring, comandante in capo dell’aviazione da guerra tedesca.
Trattandosi di una frase attribuita, forse mai pronunciata nella realtà, l’errore è tutto sommato veniale: nonostante le enormi differenze tra i due personaggi, quella affermazione si adatta bene ad entrambi. Anche se assume significati differenti, tragicamente differenti.
Göring fu ministro e presidente del Reichstag: un uomo di stato le cui scelte e azioni sono scelte e azioni dello stato, della collettività. Il rifiuto della cultura non è dunque una idiosincrasia personale, ma un atto politico.
L’affermazione di Göring è ancora più terribile per le modalità di questo rifiuto: la pistola. Göring, militare nazista, con le armi doveva avere una certa dimestichezza. Il ricorso alle armi, alla violenza, non ammette discussioni: è una imposizione assoluta, definitiva, finale.
E la memoria corre appunto alla soluzione finale, allo sterminio degli ebrei: la pistola di Göring assume le sembianze di un campo di concentramento e sterminio, di Dachau, di Auschwitz. La memoria corre anche ai Khmer Rossi di Pol Pot, che uccidevano chiunque portasse gli occhiali in quanto intellettuale pericoloso.
È questo il tragico orizzonte di senso di questa frase, quando a pronunciarla è Göring.
Ma se a dichiarare la propria diffidenza nei confronti della cultura fosse stato John Wayne, l’orizzonte di senso assumerebbe toni decisamente meno tragici. La biografia di Duke, il soprannome del popolare attore, è infatti molto diversa da quella di Göring. Un attore, anche se politicamente attivo (nel 1944 contribuì a fondare la MPA, Motion Picture Alliance for the Preservation of American Ideals, un’associazione nata per difendere l’industria cinematografica dalle pericolose infiltrazioni comuniste e molto attiva durante il maccartismo), rimane un privato cittadino, e le scelte dei privati cittadini ammettono ed esigono discussioni.
La pistola di John Wayne è una colt caricata a salve, incapace di uccidere o ferire, se non nella finzione cinematografica: ed è appunto il cinema l’ambito nel quale si manifesta questo rifiuto della cultura. A Ingmar Bergman e a Orson Welles John Wayne contrappone un bel western pieno di indiani e duelli. Un film rilassante, come Ombre rosse, nel quale non vi sono dubbi su chi siano i cattivi, i buoni e gli spregevoli (certo, anche qui c’è un po’ di cultura: la storia è tratta da un racconto di Maupassant, ma sono dettagli).
È impressionante come la stessa frase, a seconda del contesto, rimandi all’orrore di Auschwitz o agli indiani ingenuamente cattivi di John Ford. Il significato è funzione del contesto: conviene tenerlo a mente, quando si giudicano affermazioni appartenenti al passato.