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I posti nelle 19 case per donne vittime di violenza domestica distribuite sul territorio elvetico non sono sufficienti: lo scorso anno quasi una persona bisognosa di protezione su due ha ricevuto un rifiuto, in molti casi per mancanza di spazio o di personale qualificato. È quanto si legge nell'edizione odierna del domenicale svizzerotedesco "SonntagsZeitung". Nel 2018 le richieste d'aiuto sono state 1771: di esse 965 sono andate a buon fine e le persone che hanno ottenuto rifugio hanno trascorso in media 37 giorni in una delle case delle donne, riferisce il domenicale. I rifiuti sono invece stati 806. In certi casi giustificati: alcune vittime sono state indirizzate verso ospedali, oppure mandate in un'altra regione per evitare di essere rintracciate dal loro aguzzino. Nel 27% dei casi la causa sarebbe secondo la "SonntagsZeitung" invece da ricercare nella carenza di risorse: 478 donne non hanno ricevuto protezione per mancanza di spazio o di personale adeguato.
All'origine, come spesso accade, problemi finanziari: stando a un membro del comitato dell'Organizzazione mantello delle case per donne maltrattate della Svizzera e del Liechtenstein citato dal domenicale, nel 2018 una sola casa di accoglienza per le donne è stata interamente finanziata dal cantone in cui si trovava. Nella maggior parte dei casi queste strutture vengono invece finanziate mediante "tariffe giornaliere" attribuite ai singoli casi. Ciò non consente di gestire in maniera professionale un'attività che si protrae per 24 ore al giorno. Spesso - sottolinea la fonte citata dal domenicale - i rifugi per le donne vittime di violenze sopravvivono solo grazie a cospicue donazioni private.
Una situazione non compatibile con uno Stato che ha aderito alla Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (Convenzione di Istanbul). In Svizzera il testo è entrato in vigore il primo aprile di un anno fa. Il tema è noto: la Conferenza delle direttrici e dei direttori cantonali delle opere sociali ha infatti commissionato un'analisi della situazione dei rifugi di emergenza per le vittime della violenza domestica. "Le case per le donne sono spesso costretti a respingere donne che soddisfano i criteri di ammissione perché il rifugio è completamente occupato", rileva l'indagine.