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Le disposizioni in materia di protezione delle acque non vanno allentate a favore della produzione di energia idroelettrica. Lo ha deciso il Consiglio degli Stati - con 26 voti contro 13 e 2 astensioni - chiamato ad esprimersi su una iniziativa cantonale del Vallese.
Attualmente, quando una centrale idroelettrica chiede il rinnovo della concessione deve adattare i deflussi minimi alle nuove prescrizioni legali decise nel controprogetto indiretto all'iniziativa popolare "Acqua viva". A causa dell'aumento dei deflussi residuali, si stima in un 6% la diminuzione della produzione di energia idroelettrica entro il 2050.
L'iniziativa del canton Vallese nasce però da un caso specifico: il rinnovo della concessione alla centrale Chippis-Rhône. Le organizzazioni ambientaliste ne hanno contestato il rinnovo denunciando lacune nello studio d'impatto ambientale e hanno vinto la causa dinanzi al Tribunale federale. Per il cantone, questo esempio illustra le difficoltà incontrate dai gestori di impianti idroelettrici.
Pur non negando l'esistenza di un conflitto d'interessi tra lo sfruttamento della forza idrica e la protezione ambientale, la maggioranza del "senatori" ha ritenuto poco opportuno rimettere in discussione il compromesso raggiunto nel 2009 che ha portato al ritiro dell'iniziativa popolare "Acqua viva" lanciata dai pescatori.
L'iniziativa è inoltre inutile anche nel caso concreto della centrale Chippis-Rhône: è infatti stato istituito un gruppo di lavoro con rappresentanti dei gestori, delle autorità cantonali e delle associazioni ambientaliste allo scopo di trovare una soluzione condivisa.
L'iniziativa cantonale va ora al Consiglio nazionale.
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