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Del materiale sanitario di protezione destinati alla Svizzera sono sempre bloccate in Francia e Germania e questo nonostante l'istruzione impartita dall'UE di non sottoporre più tali esportazioni ai paesi dell'Associazione europea di libero scambio (EFTA) a un'autorizzazione speciale.
Un distributore francese ha comunicato a un gruppo di acquirenti svizzeri che non è possibile consegnare maschere attualmente stoccate a Lione essendo il divieto di esportazione francese ancora in vigore, riportavano mercoledì le testate del gruppo CH media.
Un problema simile è stato segnalato in Germania. Dopo essere stata bloccata per due settimane al confine, una consegna destinata alla Svizzera è stata riportata all'ufficio doganale centrale di Mönchengladbach, tra Düsseldorf e il confine olandese, secondo la stessa fonte. Dall'inizio della crisi del coronavirus, in Europa si sono verificati numerosi incidenti di questo tipo, anche tra paesi membri dell'UE.
Il Segretariato di Stato dell'economia (SECO) è a conoscenza di queste difficoltà, riporta l'agenzia Keystone-ATS. La SECO assicura di essere in contatto con le aziende e i paesi interessati per sbloccare la situazione.
Per quel che riguarda parte del materiale sanitario, la Svizzera dipende dalle importazioni da Francia e Germania. Per l'economia, è della massima importanza che il commercio continui a funzionare, ha detto la SECO. Quest'ultimo aggiunge tuttavia che, in generale, la comprensione tra Svizzera e UE rimane buona, nonostante la difficile situazione attuale.
Il ministro dell'economia Guy Parmelin aveva annunciato venerdì scorso una svolta nella consegna di equipaggiamento protettivo in Svizzera. L'intervento è seguito all'annuncio, pochi giorni prima, del presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, secondo cui le maschere e altri prodotti necessari per la lotta contro la pandemia potevano essere esportati in paesi terzi solo con l'autorizzazione esplicita del governo interessato.
Dopo diversi contatti con il commissario commerciale Phil Hogan, il 21 marzo Bruxelles aveva finalmente incaricato i paesi membri di non bloccare le esportazioni di questo materiale sensibile ai paesi EFTA (Svizzera, Norvegia, Liechtenstein, Islanda), data la loro "profonda integrazione nel mercato comune".