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Svizzera, 08 maggio 2021
Niente terza ondata, task force covid accusata di fare "terrorismo sanitario"
Anche con 100'000 dosi di vaccino al giorno, la Svizzera deve aspettarsi una terza ondata. Questa era l'ipotesi fatta dalla task force Covid alla fine di marzo. Sulla base di questo modello, la task force aveva anche messo in guardia dagli allentamenti e si era detta contraria a eventuali riaperture. Per l'inizio di maggio, prevedeva 5'000 nuovi casi al giorno e in luglio, anche più di 10'000 al giorno.
Tuttavia, la realtà è stata tutt'altra e i numeri sono molto più bassi di quanto previsto dalla task force. «Dobbiamo rivedere i nostri parametri» ha dichiarato Urs Karrer, vicepresidente della task force Covid al portale "20 minuten". Tuttavia, preferisce essere sorpreso positivamente. Fattori come la vaccinazione, il tempo e il rispetto dei concetti di protezione hanno contribuito all'attuale sviluppo positivo.
Ma le previsioni mancate hanno anche suscitato critiche dalla politica. Come il consigliere nazionale UDC Thomas Aeschi, il cui partito da tempo chiede maggiori allentamenti al Consiglio federale. Aeschi sostiene che la popolazione si è dimostrata responsabile e che le misure drastiche del Consiglio federale non erano necessarie.
Il suo collega PLR Marcel Dobler ha invece lanciato un appello: "Da molto tempo desidero che il gruppo di lavoro Covid lavori su scenari più realistici
e che non basi le sue raccomandazioni sullo scenario peggiore. Questo crea paura tra la popolazione". Secondo Dobler la task Force non dovrebbe più parlare pubblicamente ma limitarsi a dare consigli all’interno del Consiglio federale.
"La comunicazione parallela tra il Consiglio federale e la Task Force non fa altro che provocare un danno a entrambi. Questo è un errore che non verrebbe mai commesso nel settore privato o in un team di professionisti durante la gestione di una crisi".
Anche l’ex vicedirettore dell’Ufficio Federale della salute, Andreas Faller ha ammesso che le dichiarazioni contraddittorie non fanno altri che creare timori e sfiducia. "Forse è meglio se gli esperti riferiscano le loro valutazioni direttamente ai consiglieri federali, e arrivino a parlare in pubblico solo con il consenso di Berna. Se non sono d’accordo possono tranquillamente abbandonare la Task Force e rilasciare dichiarazioni liberamente".
I diretti interessati invece, pur ammettendo l'errore non sanno spiegarsi come le loro previsioni possano essere state così disattese. "Gli esperti della task force devono ancora esaminare in dettaglio perché i modelli tendevano a un aumento quando il numero di casi è attualmente in calo", dice Martin Ackermann, presidente della task force.