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In occasione dei 60 anni dalla fine della guerra, il presidente della Confederazione Samuel Schmid ha ricordato l'importanza di non dimenticare il passato.
Schmid ha inoltre rammentato che accanto ai profughi accolti dalla Svizzera nel periodo nazista vi sono anche numerose persone che, per ordine di Berna, sono state respinte.
L'8 maggio segna la liberazione dell'umanità dopo il crollo del regime totalitario di Adolf Hitler e la fine di una delle più grandi catastrofi della storia recente dell'uomo.
«Questa data non deve essere dimenticata e i capitoli oscuri dell'antisemitismo, del razzismo e del totalitarismo non devono più ripetersi. Mai più», ha ammonito il presidente della Confederazione Samuel Schmid.
Nel suo discorso per i 60 anni della fine della Seconda guerra mondiale, Schmid ha voluto in particolare ricordare le vittime - ebrei e non - dei nazionalsocialisti e coloro che hanno sacrificato la loro vita «affinché noi potessimo vivere nella libertà».
Per Schmid, la Svizzera può essere orgogliosa per come ha affrontato quegli eventi, anche se in alcuni ambiti, come nel caso dei profughi, si poteva fare di più.
Nel mirino di Hitler
Nella sua allocuzione radiotelevisiva, Schmid ha voluto ringraziare i veterani del servizio attivo «che si trovano ancora tra noi».
Questa generazione, «ha fatto in modo che ogni giorno del sanguinoso XX secolo, la Svizzera sia rimasta fedele alla sua eredità democratica e di Stato di diritto».
Il responsabile del Dipartimento federale della difesa ha inoltre ricordato anche la determinazione alla lotta in caso di aggressione. «Oggi sappiamo dell'esistenza di piani di aggressione nei confronti del nostro Paese. Hitler riteneva che la nostra popolazione e il nostro Stato fossero i più ripugnanti e miserabili del mondo».
Respinti migliaia di profughi
La Svizzera può volgere con orgoglio il suo sguardo agli anni del secondo conflitto mondiale, ha detto Samuel Schmid.
Non sono però mancati i lati oscuri. «Oggi preferiremmo - ha ammesso - che nel 1942 il Consiglio Federale non avesse delegato all'Amministrazione la competenza di chiudere le frontiere svizzere. Gli interventi correttivi delle autorità dell'epoca furono infatti tardivi e poco incisivi».
Benché centinaia di migliaia di perseguitati abbiano trovato accoglienza e protezione in Svizzera - tenendo fede alla tradizione umanitaria del paese - «alle nostre frontiere vennero respinti anche migliaia di profughi», ha rammentato il presidente della Confederazione.
Festeggiamenti a Mosca
Lunedì, Schmid si renderà a Mosca per rappresentare la Svizzera alle celebrazioni del sessantesimo della fine della guerra.
Assieme a numerosi capi di Stato, sarà ricevuto al Cremlino dal presidente russo Vladimir Putin, prima di assistere, sulla celebre Piazza Rossa, ai festeggiamenti e ad una grande parata.
swissinfo e agenzie
Fatti e cifre
Una settantina gli attacchi subiti dalla Svizzera neutrale durante la Seconda Guerra mondiale.
Il bilancio più grave fu quello di Sciaffusa, il 1. aprile 1944. Sotto le 371 bombe sganciate dagli americani nella città elvetica morirono 40 persone.
In breve
La Seconda guerra mondiale rappresenta uno dei conflitti più sanguinosi della storia recente dell'umanità.
I primi scontri avvennero in Asia, quando il 7 giugno 1937 Cina e Giappone si dichiararono guerra.
In Europa, il conflitto iniziò con l'invasione della Polonia da parte della Germania nazista il 1. settembre 1939.
La fine della Seconda guerra mondiale in Europa è sancita l'8 maggio 1945, mentre il Giappone capitola il 14 agosto, dopo le bombe atomiche americane.
Secondo le stime, circa 60 milioni di persone, di cui 20 milioni di civili, persero la vita durante il conflitto.