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È stato un summit "appassionato e difficile", ha dichiarato May ai cronisti fuori da Downing Street dopo il via libera del governo all'accordo con l'UE, "ma sono sicura che questa sia la soluzione migliore per il Regno Unito, è stato fatto un buon passo in avanti e ora bisogna andare avanti. Ci sono giorni difficili davanti a noi, ma l'accordo è nell'interesse nazionale e mantiene la promessa del referendum. Credo fermamente con la testa e il cuore che questa sia una decisione che è nell'interesse di tutto il Regno Unito".
Anche se la versione definitiva non è ancora stata resa ufficialmente di pubblico dominio diverse fonti parlano di un'unione doganale per la Gran Bretagna fino al 2030, un pagamento di 39 miliardi, la continuazione della libera circolazione e una sorta di mercato unico per l'Irlanda del Nord senza limiti di tempo, cosa che ha allarmato decisamente i conservatori più euroscettici e il partio unionista irlandese DUP, decisivo per il governo di minoranza May in Parlamento. I critici temono di rimanere "vassalli" dell'Europa e la spaccatura del Regno Unito.
Fra i più critici c'è la figura storica del movimento euroscettico britannico, Nigel Farage, il quale all'emittente radio LBC non ha lesinato le parole e ha definito l'accordo "il peggiore della storia". Ma, superato l'ostacolo del governo, per Theresa May la vera sfida sarà al parlamento dove, tra conservatori euroscettici e la sinistra pro-UE che non ha mai accettato il voto dei britannici, l'accordo rischia di schiantarsi. Dopo l'approvazione del consiglio dei ministri di oggi, nelle prossime settimane, probabilmente il 25 novembre, si dovrà tenere un summit UE per approvare a livello politico l'intesa tra Regno Unito e Unione europea. Ma l'ora della verità sarà agli inizi di dicembre quando il parlamento britannico dovrà decidere se approvare o respingere il testo.