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Comunicato stampa di Alliance Sud del 19 febbraio 2020
Cooperazione internazionale della Svizzera 2021-2024
Messaggi contraddittori
“Avanti in tutte le direzioni”: questa è la bussola della politica di sviluppo del Consiglio federale.
Alliance Sud si rammarica della mancanza di impegni chiari a favore di un orientamento coerente verso gli Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite (Agenda 2030) e l’Accordo di Parigi sul clima.
Il Consiglio federale ha adottato oggi due documenti importanti dal punto di vista della politica di sviluppo: il Messaggio relativo alla cooperazione internazionale (CI) della Svizzera per gli anni 2021-2024 e il Messaggio sugli aumenti di capitale della Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo (IBRD), della Società finanziaria internazionale (SFI) e della Banca africana di sviluppo (AfDB). Entrambi si concentrano sul settore privato come motore dello sviluppo, a scapito di una visione globale della sostenibilità in linea con l'Agenda 2030 e l'Accordo di Parigi sul clima.
A maggio 2019, il DFAE e il DEFR hanno messo per la prima volta in consultazione pubblica un rapporto esplicativo sulla CI. Hanno ricevuto un numero record di 249 risposte dal mondo politico, imprenditoriale, della scienza e della società civile. Alliance Sud apprezza il fatto che, da quanto scaturisce dal processo di consultazione, la riduzione della povertà sia tornata a essere il punto centrale del messaggio sulla CI. È altresì incoraggiante constatare che gli interessi della Svizzera siano stati chiaramente stabiliti come degli interessi a lungo termine per un mondo stabile, sicuro e sostenibile e non come interessi a corto termine in materia di migrazione o di politica economica.
Nel testo, l’Agenda 2030 diventa ancor di più il quadro di riferimento della CI della Svizzera, ma non vi è alcuna formulazione chiara di quello che lo sviluppo sostenibile globale voglia effettivamente dire conformemente alla stessa Agenda 2030. Una strategia ben definita non è visibile nemmeno nella maggiore cooperazione prevista con il settore privato. Non è quindi sempre chiaro cosa si intenda per “strumenti di finanziamento nuovi e innovativi”, quanti soldi dovrebbero essere stanziati per questa cooperazione e con quale scopo. È un peccato poiché diversi studi dimostrano che gli strumenti di blended finance previsti possono avere un certo impatto soprattutto nei Paesi a reddito medio, ma difficilmente nei Paesi più poveri. Questo tipo di finanziamento spesso non permette di controllare l’impatto sullo sviluppo a causa del numero di attori implicati. È per questo motivo che il Private Infrastructure Development Group (PIDG), menzionato come esempio positivo nel messaggio, è stato recentemente oggetto di critiche per aver continuato a investire massicciamente in progetti di petrolio e gas nei Paesi in via di sviluppo. Ciò è incompatibile con lo sviluppo sostenibile promosso dall'Agenda 2030 e dall'Accordo di Parigi sul clima.
Per quanto riguarda il quadro finanziario, i risultati della consultazione pubblica sembrano essere passati inosservati dal Consiglio federale. Sebbene 138 contributi abbiano domandato un aumento dei fondi per la cooperazione internazionale (due soltanto hanno domandato una riduzione, gli altri non si sono espressi in merito al quadro finanziario), il Consiglio federale riduce i fondi di 120 milioni rispetto alla proposta, portandoli a 11.25 miliardi di franchi.
Questa contraddizione è riscontrabile anche nel fatto che la parte di APS (aiuto pubblico allo sviluppo) deve essere aumentata dal 0.45% al 0.46% del reddito nazionale lordo (RNL). Senza le spese relative all’asilo, anch’esse contabilizzate nella cooperazione allo sviluppo, la percentuale cade al 0.41% del PIL. È ovvio che così facendo viene mancato non solo l’obiettivo internazionale, ribadito più volte, del 0.7%, ma anche l’obiettivo fissato dal Parlamento nel 2011 del 0.5%. Ciò è incomprensibile se si considerano le eccedenze di miliardi di franchi registrate più volte dalle casse federali e l’ampio sostegno della popolazione per la cooperazione internazionale.
Una visione del mondo giusta e sostenibile come intesa nell’Agenda 2030 e nell’Accordo di Parigi manca anche nel secondo messaggio pubblicato oggi dal Consiglio federale sugli aumenti di capitali delle due banche sorelle della Banca mondiale, la IBRD (International Bank for Reconstruction and Development) e la IFC (International Finance Corporation), e della Banca africana di sviluppo (AfDB).
Le tre istituzioni promuovono dei grandi investimenti dell’economia privata nei Paesi in via di sviluppo e nei Paesi emergenti e si impegnano affinché le condizioni quadro economiche “funzionino”. Quest’ultime corrispondono spesso alla privatizzazione della terra e delle sementi, con vantaggi fiscali per le imprese straniere e delle restrizioni nella protezione dell’economia locale.
Le imprese svizzere traggono grande beneficio dai crediti delle banche di sviluppo, soprattutto dalla IFC che, nel 2019, ha co-investito 1.3 miliardi di dollari con delle imprese svizzere. Essa è implicata anche nel Private Infrastructure Development Group sopra citato. La Banca mondiale e l’AfDB hanno fatto diverse promesse climatiche in questi ultimi anni, ciononostante continuano a difendere un modello di sviluppo chiaramente basato sulla promozione delle energie fossili. I grandi progetti infrastrutturali promossi da queste banche, così come la promozione dell’agrobusiness, sono spesso accompagnati da trasferimenti di popolazioni e repressioni massicce delle popolazioni locali.
La Svizzera dovrebbe utilizzare il suo diritto di voto in queste istituzioni per adeguarsi a uno sviluppo sostenibile e giusto, così come per spostare il focus. Ciò significa lasciar cadere i grandi progetti infrastrutturali e la promozione degli investimenti privati stranieri a favore delle PME locali nei Paesi in via di sviluppo, così come creare dei mercati locali e un approvvigionamento energetico sostenibile e decentralizzato. A questi si aggiunge anche la protezione sul posto delle organizzazioni della società civile poiché esse esercitano un ruolo fondamentale nella lotta contro la corruzione e le violazioni dei diritti umani.
Per maggiori informazioni :
Kristina Lanz, esperta di politica di sviluppo presso Alliance Sud, tel: 076 295 47 46