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In base alla decisione di Durban, i grandi emettitori di gas serra come i Paesi emergenti Cina, Brasile, India e Sudafrica, compresi gli Stati Uniti, sono disposti ad avviare un processo che si concluderà nel 2015 e sfocerà in un trattato sul clima giuridicamente vincolante.
Il cambio di paradigma è un successo
Questo trattato non farà più una distinzione tra Paesi industrializzati e Paesi in via di sviluppo, come finora, ma obbligherà tutti i Paesi a ridurre le proprie emissioni in base alle quantità di gas serra emesse e alle proprie possibilità. «Con questo cambio di paradigma le trattative hanno fatto un grande passo avanti», ha dichiarato il direttore dell'UFAM Bruno Oberle, che ha sostenuto la posizione svizzera fino alla conclusione della Conferenza (avvenuta domenica di primo mattino).
L'adesione dei Paesi emergenti e degli Stati Uniti è stata la condizione che ha spinto l'Unione europea, la Nuova Zelanda, l'Australia e la Svizzera a sostenere un secondo periodo di impegno del Protocollo di Kyoto. Il trattato può quindi essere prorogato senza restrizioni a partire dal 2013.
Un risultato simile era atteso già nel 2009, alla Conferenza di Copenhagen. Ma, evidentemente, allora i tempi non erano ancora maturi. Grazie a un'accorta direzione dei lavori alla Conferenza di Cancún (in Messico) nel 2010 è stato possibile ristabilire la fiducia nei negoziati internazionali e gettare le basi per il successo di Durban.
Accordo anche sul Fondo verde per il clima
Alla loro 17a Conferenza le 194 Parti alla Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici sono riuscite a trovare un accordo anche sulle modalità relative al Fondo verde per il clima (Green Climate Fund), adottato nel 2010. Questi fondi sono destinati a sostenere le misure di mitigazione e di adattamento previste dai Paesi in via di sviluppo. Un aumento di tali fondi non era all'ordine del giorno a Durban.
Nel quadro della Convenzione sui cambiamenti climatici a Durban è stato istituito anche uno strumento per gestire le sfide a cui sarà confrontato il settore agricolo. È stato infine stabilito il processo per ridurre la deforestazione, che contribuisce per quasi un quinto alle emissioni di gas serra.
RIQUADRO
Un problema globale richiede una risposta globale
Dal 1992, quando a Rio de Janeiro è stata adottata la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, sono stati compiuti diversi passi avanti nella protezione del clima globale. Grazie al Protocollo di Kyoto tutti i Paesi industrializzati, ad eccezione degli Stati Uniti, si sono impegnati a ridurre le proprie emissioni di gas serra. Queste misure non sono tuttavia sufficienti per risolvere il problema del riscaldamento climatico. A livello globale le emissioni di gas serra continuano ad aumentare. Occorre quindi che anche gli Stati Uniti, i Paesi emergenti come la Cina, il Brasile e l'India o i Paesi produttori di petrolio come l'Arabia Saudita e il Qatar si impegnino per una riduzione delle emissioni di gas serra.
A fronte del rapido aumento delle concentrazioni di gas serra nell'atmosfera, il processo multilaterale nell'ambito della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici appare spesso molto lento e macchinoso. I negoziati sono comunque utili: il problema del riscaldamento climatico è globale e richiede quindi una risposta globale. Per un Paese piccolo come la Svizzera il processo negoziale nel quadro dell'ONU è il contesto ideale per difendere i propri interessi. Il sistema di lotta contro il riscaldamento climatico messo in atto dall'ONU non è l'unica soluzione del problema, ma contribuisce a dare un notevole impulso alle innovazioni nell'ambito di Cleantech e delle tecnologie per il clima.
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