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Lanciata la campagna sulla nuova legge per liberalizzare il mercato dell'elettricità.
Per il governo, la Svizzera deve seguire la via intrapresa da altri paesi europei. Gli oppositori temono però il ripetersi del fiasco californiano.
La liberalizzazione del mercato dell'elettricità avverrà in ogni caso. Si tratta di regolamentarla.
È questa l'opinione di Moritz Leuenberger (ministro dell'energia) e di Pascal Couchepin (economia), che giovedì hanno dato avvio alla campagna a sostegno della nuova legge sull'elettricità, in votazione il 22 settembre prossimo.
Le legge prevede per i consumatori la libera scelta del fornitore di energia elettrica. L'apertura del mercato avverrà in maniera graduale, sull'arco di sei anni. Ne approfitteranno dapprima le imprese, quindi le economie domestiche.
Non c'è scelta
Per il Consiglio federale, la Svizzera non può restare un'isola monopolistica in mezzo a un Europa che opta, pur con qualche esitazione, per la liberalizzazione. Tanto più che la Svizzera è già strettamente legata al mercato europeo.
Dal momento che agli occhi del governo e dei fautori della legge il processo è inevitabile, il 22 settembre bisognerà solo decidere se la liberalizzazione dev'essere incontrollata o se sono necessarie delle misure di contenimento.
Secondo Moritz Leuenberger, la legge permette appunto di procedere ad un'apertura controllata del mercato, garantendo la salvaguardia del servizio pubblico e adottando criteri di sostenibilità sociale, economica ed ecologica.
Buona per l'economia
Per il ministro dell'energia, la legge permetterà di far diminuire del 25% circa la bolletta dell'elettricità.
Dal canto suo Pascal Couchepin ha osservato che la liberalizzazione va a vantaggio soprattutto delle piccole e medie imprese in Svizzera. Imprese che attualmente pagano per l'energia un prezzo superiore del 30% rispetto a quello pagato in altri paesi d'Europa.
I timori degli oppositori
La posizione del Consiglio federale gode del sostegno dei partiti borghesi e dei rappresentanti dell'economia.
Ma i sindacati hanno raccolto le firme per sottoporre la legge a referendum. È loro opinione che la liberalizzazione andrà a profitto solo delle grandi imprese, danneggiando il servizio pubblico e facendo aumentare i prezzi per i piccoli consumatori.
A sostegno delle loro preoccupazioni, gli oppositori alla legge citano l'esempio californiano. In California, la liberalizzazione ha condotto a una crisi dei rifornimenti energetici e a un'esplosione dei prezzi (cfr. l'articolo in "Altri sviluppi").
Per i partigiani della legge, l'argomento non è valido. La situazione svizzera è a loro avviso diversa da quella californiana. In più, la legge terrebbe conto proprio dei problemi conosciuti dalla California.
Un risultato incerto
La legge sull'elettricità, benché sia combattuta dalla maggioranza della sinistra, ha sostenitori anche nelle file dei partiti socialista e verde.
Per una parte degli ambienti ecologisti, le agevolazioni che la legge garantisce alle energie rinnovabili sono motivo sufficiente per sostenerla.
Il dibattito sulla votazione promette dunque di essere acceso. E il risultato è tutt'altro che scontato, poiché il numero di indecisi è ancora alto.
swissinfo
Fatti e cifre
Nel settore dell'elettricità in Svizzera lavorano 20'000 persone
Le centrali elettriche sono circa 1200
55% dell'energia svizzera proviene dalla centrali idroelettriche, il 40% dalle centrali atomiche
Le piccole e medie imprese svizzere consumano ogni anno elettricità per un valore di 3,5 miliardi di franchi