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No del governo di Dakar alla ratifica dell'accordo con la Svizzera per il rimpatrio dei richiedenti l'asilo africani.
La Confederazione voleva fare del Senegal una zona di transito per l'identificazione e il rimpatrio degli asilanti espulsi.
Il Senegal non ratifica l'accordo di transito per i richiedenti l'asilo dell'Africa occidentale respinti dalla Svizzera, firmato l'8 gennaio scorso a Dakar dalla consigliera federale Ruth Metzler.
Sommerso dalle critiche, il governo senegalese fa ora marcia indietro e si ritira completamente dal progetto.
Nessuna contropartita
«Avendo constatato che l'opinione pubblica non è in favore di un'intesa di questo tipo, il governo ha deciso di non avviare la procedura di ratifica e ritirarsi dall'accordo», si legge in un comunicato del ministero degli affari esteri senegalese.
L'intenzione del governo - ricorda la nota - era di contribure a rendere più umani i rimpatri, favorendo il rispetto dei diritti umani delle persone coinvolte.
Il ministero sottolinea ancora che la firma dell'accordo con Berna era avvenuta «senza contropartita finanziaria, né di altra natura».
Rammarico a Berna
La decisione del Senegal di non ratificare l'accordo è stata appresa con rammarico dalla consigliera federale Ruth Metzler.
L'accordo, indica un comunicato del Dipartimento di giustizia e polizia, avrebbe permesso di lottare in modo efficace «contro la tratta di esseri umani e la criminalità organizzata ad essa collegata ed avrebbe contribuito al rispetto dei diritti umani».
La Svizzera, prosegue la nota, auspica di poter raggiungere in un altro modo gli obiettivi perseguiti dall'intesa.
"Cercheremo delle nuove formule, innovatrici, di cooperazione bilaterale nell'ambito della politica d'asilo", ha dichiarato Ruth Metzler davanti ai rappresentanti dei mass media affluiti a Palazzo.
Il ritiro da parte del Senegal è avvenuto per motivi di politica interna, afferma il comunicato del dipartimento federale diretto da Ruth Metzler.
La Svizzera è convinta che le questioni inerenti alle migrazioni possono essere risolte soltanto grazie alla cooperazione internazionale.
Le posizioni politiche
Il fallimento dell'accordo di transito col Senegal era sulla bocca di tutti martedì sotto la cupola di Palazzo Federale, dove è in corso la sessione primaverile delle Camere.
Destra e sinistra, contrarie all'accordo, ne hanno subito approfittato per invocare un cambiamento della politica sull'asilo.
Le bordate contro il Dipartimento della consigliera federale Metzler sono partite dal consigliere nazionale UDC Hans Fehr, presidente dell'Associazione per una Svizzera indipendente e neutrale (ASIN), secondo il quale "l'accordo era un'illusione che sarebbe costata milioni di franchi per niente".
La revisione della politica d'asilo è stata esplicitamente chiesta dalla consigliera nazionale socialista neocastellana Valérie Garbani, secondo la quale "bisogna allargare le possibilità di accesso al mercato del lavoro per rendere la legge conforme alla realtà".
AAA, partner cercansi
Sopresi per il fallimento dell'accordo gli altri due partiti governativi. Il presidente del gruppo parlamentare popolare democratico Jean-Michel Cina rimpiange la mancata dimostrazione dell'efficacia del modello di rimpatrio approntato per gli asilanti africani espulsi dalla Svizzera.
Il radicale democratico vallesano Charles-Albert Antille, presidente della Commissione giuridica del Nazionale che ha trattato il progetto "l'idea di una piattaforma in Africa non deve essere abbandonata.
"Se non funziona con il Senegal, si dovrà cercare di negoziare un accordo di transito con altri Paesi dell'Africa occidentale", ha aggiunto Antille.
Le reazioni delle ONG
Soddisfazione per il fallimento dell'accordo col Senegal è stata espressa dalle organizzazioni non governative svizzere (ONG) per la difesa dei diritti umani sia in Svizzera che in Senegal.
Jürg Schertenleib, portavoce dell'Organizzazione svizzera d'aiuto ai rifugiati OSAR, non si mostra sorpreso dalla mancata ratifica dell'accordo: "La Svizzera è il primo Paese europeo che ha tentato di negoziare un accordo di transito con un Paese dell'Africa occidentale.
"Non ci sono precedenti esempi sui quali basarsi", conclude Jürg Schertenleib.
Problema irrisolto
Il fallimento dell'accordo di transito col Senegal non avrà grandi effetti immediati sul rimpatrio degli asilanti africani espulsi, secondo quanto ha dichiarato il direttore dell'Ufficio federale dei rifugiati Jean-Daniel Gerber. Il motivo invocato dal responsabile della realizzazione della politica d'asilo in Svizzera è che l'accordo aveva soprattutto un obiettivo di dissuasione.
L'intesa firmata dalla ministra Metzler a Dakar lo scorso 8 gennaio, prevedeva la possibilità di inviare per 72 ore i richiedenti l'asilo africani espulsi, ma dei quali non si riesce, in Svizzera, a stabilire la nazionalità.
Il dipartimento diretto da Ruth Metzler e l'Ufficio federale dei rifugiati si proponeva con questo viaggio di tre giorni Zurigo-Dakar-Zurigo di identificare i falsi rifugiati che Berna non riesce ad espellere.
swissinfo e agenzie
Fatti e cifre
26.125 le richieste d'asilo presentate nel 2002
26,6 %, l' aumento rispetto al 2001
1.062 i richiedenti l'asilo dalla Nigeria
1.020 le domande presentate da algerini
824 quelle di cittadini dell'Angola
751 i rifugiati dalla Guinea
746 dalla Repubblica democratica del Congo
590 provengono da Somalia ed Eritrea
394 gli asilanti della Sierra Leone
In breve
Rammarico a Berna per la decisione del governo del Senegal di non ratificare l'accordo con la Svizzera per il rimpatrio dei richiedenti l'asilo africani.
Il protocollo di intenti era stato sottoscritto a Dakar lo scorso 8 gennaio.
Contrastanti le reazioni politiche: sinistra e destra invocano una revisione della politica sull'asilo.