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Breve riassunto dei fatti, a beneficio di quei pochi che leggeranno questo testo tra qualche settimana, quando tutta la questione si sarà, finalmente, sgonfiata.
Durante la finale dei mondiali di calcio, disputata da Italia e Francia, quando mancano pochi minuti alla fine dei tempi supplementari, il difensore italiano Marco “Matrix” Materazzi dice qualcosa, verosimilmente degli insulti, all’attaccante francese Zinédine “Zizou” Zidane e quest’ultimo reagisce colpendo il primo con una violenta testata.
L’arbitro non ha visto ma, una volta informato sembra da un assistente, espelle il calciatore francese.
Sui risvolti sportivi della vicenda non ho molto da dire: nella assoluta ignoranza delle usanze e dei regolamenti calcistici, mi astengo da qualsiasi opinione.
Sugli aspetti non sportivi, invece, si possono fare un paio di osservazioni interessanti. Continua la lettura di Colpo di testa
A volte i filosofi si lasciano andare a considerazioni estemporanee, pretendendo di determinare i fatti con le parole: si aspettano che il loro sapere possa determinare il mondo, aiutare a scoprire la realtà. È come se un professore di italiano sentenziasse che le rane sono tutte femmine mentre i rospi sono tutti maschi, appunto perché “rana” è una parola femminile mentre “rospo” è maschile.
In questo caso la filosofia è effettivamente una inutile attività, forse dannosa e sicuramente criticabile.
A volte anche gli scienziati si lasciano andare a considerazioni estemporanee, pretendendo di determinare le parole a partire dai fatti, il significato dai dati di fatto. Come se un professore di biologia stabilisse che si deve dire “la rana” quando è femmina, “il rano” quando è maschio.
In questo caso è la scienza ad essere attività inutile e, forse, persino dannosa.
Le parole non devono e non possono determinare i fatti, ma cercare di descriverli; i fatti non devono e non possono determinare le parole, ma semplicemente resistere loro, rifiutando le descrizioni errate e permettendo quelle valide.
Ma questo quale dei due professori lo deve dire: quello di italiano o quello di biologia?
Come Searle ha ricordato recentemente, se nella seconda metà del secolo scorso la filosofia della mente ha preso il posto della filosofia del linguaggio nel ruolo di “filosofia prima”, è perché la maggior parte dei filosofi ha riconosciuto che la filosofia del linguaggio era solo una parte della filosofia della mente.
Così Maurizio Ferraris nel già ricordato discorso per il conferimento a Searle del premio “Mente e Cervello”. Continua la lettura di Mente, Cervello e Linguaggio
Comunicare significa condividere informazioni, legare o costruire insieme conoscenze.
Questa bellissima attività, alla quale l’uomo dedica una buona parte della propria esistenza, avviene esclusivamente attraverso il linguaggio. È tuttavia un errore concludere che il linguaggio serva principalmente o esclusivamente per comunicare, sono molti i fenomeni linguistici poco o per nulla comunicativi: per dirla in poche parole, dal momento che non solo i matti parlano da soli, il linguaggio non serve solo a comunicare.
Se la sua funzione essenziale non è comunicare, a cosa serve il linguaggio?
Una prima e poco soddisfacente risposta è: non serve a nulla, non ha uno scopo preciso. Si tratta semplicemente di un accidente, è il frutto del caso o dell’evoluzione: le ciliegie sono rosse, i cani scodinzolano e l’uomo parla. Continua la lettura di Dire la verità
Quando si scrive una parola, si tracciano sul foglio (o sullo schermo) un certo numero di segni: le lettere dell’alfabeto. La parola “testo”, ad esempio, è composta dalle lettere “t”, “e”, “s”, “t” e “o”. Le lettere sono i mattoni (grafici) delle parole.
Quando si pronuncia una parola, si emettono alcuni suoni distinti ed autonomi: le sillabe. La parola “testo”, per rimanere all’esempio di prima” è composta dalle sillabe “tes” e “to”. Le sillabe sono i mattoni (sonori) delle parole. Continua la lettura di Mattoni linguistici
Linguaggio e libertà, ma soprattutto interpretazione e repressione: Raffaele Ventura riflette sulla forza anarchica (in senso politico e non) dell’interpretazione.
L’uomo è un animale sociale: trascorre la sua vita in stretto contatto con altri individui.
La convivenza non sempre è pacifica e quasi mai priva è di problemi: quando le cose vanno bene si discute, quando vanno male si litiga, quando vanno molto male si combatte e quando vanno malissimo ci si ritrova soli, perché l’altro è stato eliminato.
La scala di valore qui proposta non è chiaramente vincolante: è perfettamente lecito preferire, anche solo in certe situazioni, la guerra ai dibattiti.
Credo tuttavia che anche i più agguerriti nemici delle discussioni avvertano la necessità di comunicare e di capirsi, fosse anche solo per organizzare i piani di battaglia con gli alleati. Continua la lettura di Nell’universo
Lo Newspeak o Neolingua è il linguaggio immaginato da George Orwell nel suo romanzo 1984. Lo scopo che il regime si prefigge, attraverso l’introduzione di questa nuova lingua, è quello di rendere impossibile anche solo pensare atti di ribellione: il vocabolario e la grammatica di questo linguaggio sono infatti ridotte all’essenziale, e i pensieri eretici risultano quindi non solo proibiti, ma anche privi di senso.
L’assunto che muove questa invenzione di Orwell è che l’uomo pensa attraverso le parole e quindi che senza parole non si possono neppure avere i pensieri. Continua la lettura di Io parlo. Io penso.
Winston Smith è un normale impiegato in un normale ministero. Normale, ovviamente, è riferito all’inquietante futuro tratteggiato da George Orwell in 1984: Winston lavora infatti per il Ministero della Verità, e il suo lavoro consiste appunto nel preservare e diffondere la verità, ossia l’opinione di Big Brother, alterando libri e giornali. Continua la lettura di Scritture e letture
Nel 1937 arrivò nelle sale il film Biancaneve e i sette nani, tratto dall’omonima fiaba dei fratelli Grimm. Walt Disney modificò leggermente la trama, e soprattutto diede un nome ai sette nani, di fatto creandoli come personaggi autonomi: Dotto (Doc), Gongolo (Happy), Eolo (Sneezy), Cucciolo (Dopey), Brontolo (Grumpy), Mammolo (Bashful) e Pisolo (Sleepy).
Il nano più curioso è Cucciolo, il cui nome originale significa addormentato, poco sveglio. È il nano più giovane e non parla.
Si narra che il motivo del suo silenzio sia l’insoddisfazione di Disney per i doppiatori: non si riusciva a trovarne uno adatto e perciò decise di renderlo muto.
La spiegazione narrativa è invece di una poesia notevole: non ha mai provato a parlare. Continua la lettura di La ricerca della parola