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La Corea del Nord valuta di sospendere i colloqui sulla denuclearizzazione con gli Stati Uniti e la moratoria "volontaria" su test nucleari e di missili.
Dopo il nulla di fatto del secondo summit con il presidente Donald Trump in Vietnam, Kim Jong-un prova a sparigliare le carte: la minaccia di nuovi scenari turbolenti è affidata alla viceministra degli Esteri, Choe Son-hui.
In un inconsueto meeting a Pyongyang con diplomatici e media stranieri, tra cui l'americana Associated Press, Choe ha assicurato che il Nord "non ha intenzione di fare compromessi o continuare i colloqui, a meno che gli Usa non prendano misure proporzionate" ai cambi di politica adottati dallo Stato eremita, tra cui lo stop "volontario" di 15 mesi su test nucleari e missilistici, cambiando i "calcoli politici".
La diplomatica ha preannunciato la decisione a breve sul tema del "comandante supremo", proprio quando a Pechino il premier cinese Li Keqiang, quasi in simultanea, diceva nella conferenza stampa a chiusura della sessione parlamentare che "le questioni legate alla penisola coreana sono complicate", non risolvibili "nell'arco di una notte", ma con "pazienti" negoziati.
È chiaro che qualsiasi atto di forza del Nord, coi sospetti alimentati dalle attività rilevate al sito dei lanci satellitari di Sohae, manderebbe in frantumi le ultime chance di dialogo.