Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01272.jsonl.gz/796

Lo afferma L'Alleanza contro la profilazione razziale in reazione al verdetto reso noto nella mattinata del 20 febbraio
Non si sono fatte attendere le reazioni al verdetto della Corte europea dei diritti dell'uomo (Cedu) di Strasburgo che stamane ha condannato la Svizzera per discriminazione razziale. L'Alleanza contro la profilazione razziale ("Allianz gegen racial profiling") ha indicato che la sentenza rappresenta un importante passo avanti nella lotta contro questo tipo di discriminazione e il razzismo istituzionale.
La Cedu impone alla Svizzera di adottare misure complete ed efficaci per prevenire controlli razzisti da parte della polizia e per indagare se motivi discriminatori abbiano avuto un ruolo nel controllo d'identità, scrive l'Alleanza in una nota odierna.
A suo avviso, non si tratta di un passo avanti importante soltanto per la Confederazione, ma anche per chi è colpito da controlli di polizia discriminatori in tutta Europa. Il caso ha ripercussioni per i parlamenti, i governi, le amministrazioni e le polizie in Svizzera e in tutti gli Stati membri della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, precisa l'Alleanza.
L'obiettivo è ora far sì che la società e la politica prendano sul serio il razzismo istituzionale e strutturale e se ne assumano la responsabilità attraverso adeguate contromisure, sottolinea ancora l'Alleanza contro la profilazione razziale nel comunicato.
Anche la Fondazione contro il razzismo e l'antisemitismo (Gra) ha accolto con soddisfazione la sentenza. In una nota odierna, la GRA rileva come la sentenza dimostri che la pratica dei controlli d'identità in Svizzera deve essere migliorata.