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Rudolf Elmer, l’ex impiegato di Julius Bär accusato di violazione del segreto bancario, non finirà per anni dietro alle sbarre. Lo ha deciso in seconda istanza il Tribunale cantonale di Zurigo, che lo ha però condannato a 14 mesi di prigione sospesi con la condizionale per falsità in documenti e minacce. Secondo alcuni quotidiani elvetici, si tratta di una «vittoria amara» per Elmer.
L'ex banchiere di Julius Bär si era fatto conoscere nel 2011, quando durante una conferenza stampa convocata a Londra consegnò due CD al fondatore di WikiLeaks, Julian Assange, sostenendo che contenevano dati bancari riguardanti presunti evasori fiscali. Rudolf Elmer - che per la vicenda ha passato sei mesi in detenzione preventiva - ha in seguito fatto valere che i dischetti erano in realtà vuoti e che l'azione aveva soltanto un valore simbolico di denuncia.
Un anno fa, il 60enne era stato condannato in prima istanza a una pena pecuniaria per un totale di 45'000 franchi, sospesa con la condizionale. Il Tribunale distrettuale di Zurigo lo aveva ritenuto responsabile anche di violazione del segreto bancario. Elmer - che fino al 2002, quando fu licenziato, dirigeva la filiale di Julius Bär alle Isole Cayman (Antille) - era accusato di aver trasmesso dati relativi ai clienti della banca alle autorità fiscali di vari paesi e ad alcuni media.
In relazione all'imputazione più grave, il Tribunale cantonale di Zurigo è giunto martedì alla conclusione che nel periodo in esame Elmer non lavorava per la Julius Bär di Zurigo, ma era impiegato nella filiale indipendente alle Cayman. Per i giudici, è quindi impossibile condannarlo per violazione del segreto bancario svizzero.
«Chi trasmette dati bancari svizzeri in tutto il mondo, senza però essere un impiegato di una banca svizzera, non viene punito. Il buon vecchio segreto bancario vale infatti soltanto per i collaboratori di un istituto finanziario elvetico», commenta il Tages-Anzeiger.
Rudolf Elmer non è però il «il cavaliere bianco descritto finora all’estero», prosegue il quotidiano zurighese, secondo cui «il rancore manifestato nei confronti del suo ex datore di lavoro non può essere giustificato».
Tutto per niente?
«L’intero spettacolo non è quindi servito a nulla?», s’interroga la Neue Zürcher Zeitung (NZZ), rammentando la conferenza stampa di Rudolf Elmer con Julian Assange, il film documentario, il libro (“Un vero giallo”), le apparizioni pubbliche, le interviste e l’inchiesta penale durata diversi anni.
A prima vista, il verdetto del tribunale cantonale appare come «uno schiaffo per il ministero pubblico e per il tribunale di prima istanza, che aveva pronunciato una pena più severa nei confronti di Elmer», osserva la NZZ.
In questo acclamato processo penale, è però deplorevole che il tribunale non abbia fornito risposte a interrogativi centrali. E cioè sapere «se una tale trasmissione di dati confidenziali di clienti bancari possa essere considerata un “whistleblowing” e se tali manipolazioni meritino una pena severa o al contrario una protezione», scrive la NZZ.
Il verdetto dimostra anche che potenziali informatori «non possono agire in tutta sicurezza, nemmeno quando non sottostanno al segreto bancario svizzero», aggiunge la NZZ. Rudolf Elmer ha infatti poche ragioni per rallegrarsi per questa sentenza siccome è stato riconosciuto colpevole di violazione degli obblighi contrattuali e per questo dovrà sobbarcarsi gran parte delle spese processuali.
swissinfo.ch