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Berna – Materiale bellico svizzero non può più essere rivenduto da società estere private a Russia e Ucraina. La Segreteria di Stato della migrazione (Seco) ha introdotto un regolamento in tal senso alla fine di marzo.
Un governo straniero, che acquista materiale bellico elvetico o pezzi di armi, di solito deve firmare una dichiarazione che il materiale non sarà riesportato in un altro Paese. Eccezioni sono previste, stando alla legge sul materiale bellico, per i singoli pezzi, quando è chiaro che questi saranno incorporati in un prodotto all’estero e che non saranno riesportati senza modifiche.
A causa della guerra in Ucraina, il 29 marzo la Seco ha introdotto un nuovo regolamento. L’obiettivo è di evitare che materiale bellico svizzero, in particolare singole parti e insiemi – direttamente o dopo ricostruzione – possano raggiungere attraverso Paesi europei la Russia o l’Ucraina, ha indicato oggi la Segreteria di Stato dell’economia all’agenzia Keystone-ATS.
Da allora, anche tutti gli acquirenti non statali devono confermare per iscritto che il materiale bellico svizzero non sia venduto, affittato, prestato o donato alla Russia o all’Ucraina. La misura vale anche per affari che erano ancora pendenti in quel momento, ha precisato la SECO.
Stando a un reportage della trasmissione "Rundschau" della tv svizzero-tedesca, che sarà diffuso questa serata ma che oggi pomeriggio era già visibile online, le truppe ucraine stanno usando un’arma anticarro della compagnia di armamenti Saab durante il conflitto. La loro testata è stata fabbricata nell’Oberland bernese da parte di Saab Bofors Dynamics Switzerland. Lo ha confermato la stessa azienda.
Dal 2008 la Seco ha approvato diverse domande per l’esportazione di questi elementi di armi in Gran Bretagna. Questi sono poi stati consegnati all’Ucraina nelle scorse settimane.