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Lo afferma uno studio pubblicato su Lancet, finanziato e condotto dalla stessa azienda anglo-svedese
LONDRA - La possibile correlazione tra gravi casi di trombosi e il vaccino anti-coronavirus di AstraZeneca ha occupato le prime pagine dei giornali per lungo tempo. Ora è la stessa azienda a cercare di convincere l'opinione pubblica della sicurezza del suo preparato.
Uno studio, finanziato e condotto dall'azienda anglo-svedese e pubblicato sulla prestigiosa rivista medica The Lancet, ha osservato che i rischi di eventi trombotici rari non sono aumentati con la seconda dose del vaccino Vaxzevria. Spiegano gli autori: «Sono stati inclusi anche tutti gli eventi con sindrome trombotica trombocitopenica (Tts) che si sono verificati entro 14 giorni dalla somministrazione della prima o dalla seconda dose del vaccino AstraZeneca fino al 30 aprile».
I casi identificati di Tts dopo la seconda dose sono stati 13. Otto di questi pazienti erano donne, mentre la fascia di età è quella tra i 45 e gli 85 anni. «Il tasso stimato di Tts entro 14 giorni dalla seconda dose è stato di 2,3 per milione di vaccinati. Per la prima dose era stato invece di 8,1 per milione di vaccinati, sulla base di 399 casi di Tts identificati dopo la prima dose di Vaxzevria e di circa 49,2 milioni di prime dosi somministrate, con il 45,2% delle dosi somministrate nel Regno Unito e il 54,8% in Europa».
I ricercatori - che, per trasparenza, ribadiscono di essere dipendenti di AstraZeneca - aggiungono: «I limiti di questa analisi del database di sicurezza includono la dipendenza dai dati segnalati dagli operatori sanitari e dai vaccinati, il che potrebbe comportare una sottostima degli eventi». Inoltre, «l'accresciuta attenzione dei media potrebbe aver portato a una classificazione errata degli eventi. Pertanto, per fornire una stima prudente del tasso di eventi, i dati utilizzati per il numero di dosi somministrate sono stati limitati allo Spazio economico europeo e al Regno Unito, mentre sono stati inclusi tutti i casi segnalati a livello globale».
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