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Un malore durante il bagno nel braccio di mare antistante la spiaggia di Bagnaia, all’Isola d’Elba, è costato ieri la vita a Lorenzo Bozano, che nel maggio 1975 per secondo grado di giudizio in Corte d’assise d’appello (due anni prima, ovvero nel giugno 1973, era invece stato emesso un verdetto di assoluzione per insufficienza di prove) e nel marzo 1976 per Cassazione fu condannato all’ergastolo quale autore del rapimento e dell’omicidio di Milena Sutter, all’epoca 13enne, figlia dell’imprenditore Arturo Sutter e dunque nuova generazione della dinastia industriale originatasi nel 1858 a Münchwilen, nel Canton Turgovia. Milena Sutter, allieva di classe terza medai all’allora “Scuola svizzera” di Genova, fu prelevata durante il tragitto dall’istituto al domicilio fra le ore 17.00 e le ore 17.30 di giovedì 6 maggio 1971; evidenze “ex post” condussero a stabilire che la ragazza fu uccisa a distanza di un’ora o poco di più dall’incontro fatale con il sequestratore, che per parte della stampa divenne sùbito “il biondino della Spider rossa” (riferimento all’utilizzo di una “Alfa Romeo Giulia spider” che vari testimoni riferirono di aver visto o in prossimità della villa in cui viveva la famiglia Sutter, vuoi nelle immediate vicinanze della “Scuola svizzera”). Nella mattinata di venerdì 7 maggio, la telefonata con richiesta di un riscatto pari a 50 milioni di lire, l’equivalente teorico di circa 500’000 franchi d’oggigiorno; poi nessun altro contatto.
Quel che restava del cadavere di Milena Sutter affiorò due settimane più tardi, ovvero giovedì 20 maggio, a distanza di circa 300 metri dalla riva di Quarto dei Mille, quartiere del capoluogo ligure; l’identificazione del corpo, che presumibilmente era stato dapprima sepolto nella terra e poi disseppellito ed infine gettato in acqua – e questi sono elementi di certezza – con l’aggravio di alcuni pesi, ebbe luogo grazie ad alcuni oggetti, una medaglia ed un braccialetto. Un’ora e mezzo dopo il responso del medico legale, Lorenzo Bozano fu tratto in arresto; a suo carico un teorema con 23 indizi, con gli esiti giudiziari descritti. L’incarcerazione in Italia ebbe tuttavia luogo solo a partire dall’autunno 1979, essendo l’uomo fuggito da tempo in Francia, e da lì in Africa (tappe in Senegal ed in Costa d’Avorio, al fianco la moglie Eleonora Guerrini sposata nel 1973 e che si sarebbe separata nel 1986), e da lì ancora in Francia. L’arresto, a breve distanza da Limoges, fu conseguenza di una mera disattenzione da parte di Lorenzo Bozano, i cui documenti – falsi – finirono in mano ad un poliziotto sulla contestazione del mancato aggancio della cintura di sicurezza in auto durante un normale controllo stradale. Le autorità italiane formularono istanza per l’estradizione che, per contro, i magistrati della Corte di appello a Limoges non vollero concedere, tanto che l’uomo tornò per breve tempo in libertà: da Parigi giunse tuttavia l’ordine di espulsione del soggetto verso la Svizzera, di fatto con una decisione amministrativa a scavalco della decisione giudiziaria; alla frontiera il condannato fu preso in carico da agenti della Polcantonale ginevrina e, su altra richiesta di estradizione, consegnato ad una frontiera con l’Italia (senza successo risultarono le azioni legali intentate dagli avvocati di Lorenzo Bozano contro ministero pubblico della Confederazione e Tribunale di grande istanza di Parigi).
La pena fu scontata nella struttura di Porto Azzurro, proprio all’Isola d’Elba, con non rari episodi discutibili (semilibertà concessa nel 1989, poi sospensione dei benefici, indi un’altra condanna – alla reclusione per due anni – su accuse di molestie sessuali ad una 16enne, nuova semilibertà autorizzata più di recente). Negli ultimi tempi, sempre all’Isola d’Elba, Lorenzo Bozano aveva lavorato quale segretario e custode di una residenza dell’associazione di volontariato “Dialogo”. Nulla di lineare nella vita di Lorenzo Bozano, certo: da Marzia Casiraghi, convivente per otto anni, l’accusa di violenze e di percosse; nelle parole dell’ex-moglie la certezza della responsabilità per l’omicidio; e, ancora, l’addebito di un’evasione fiscale. 10 anni or sono, un tentativo di verifica circa la possibilità di far procedere alla revisione del processo: del rapimento e dell’omicidio di Milena Sutter, ed è questo un mistero che probabilmente non sarà mai risolto, Lorenzo Bozano si proclamò sempre innocente.