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L'operazione sarebbe dovuta partire dall'Armata del Po, agli ordini del Generale Mario Vercellino (che era anche l'autore del piano) e dislocarsi come una tenaglia verso il Canton Ticino e quello dei Grigioni, arrivando ad occupare tutta la Svizzera italiana. Ad ordinare un piano d'attacco dettagliato per invadere la Confederazione, nome in codice "Esigenza S" era stato Benito Mussolini in persona, nel 1940, a studiarlo ad ottant'anni esatti di distanza, invece, uno storico vicentino, Leonardo Malatesta, che ha appena pubblicato per l'editore Dadò di Locarno lo studio più dettagliato mai realizzato su una questione ancora oggi poco nota.
«L'Italia avrebbe dovuto schierare molte più forze di quante non ne sarebbero bastate alla Svizzera per resistere – spiega Malatesta osservando i quattro pezzi d'artiglieria in perfetto stato di conservazione del Forte Montecchio Nord di Colico, Lecco, uno dei potenziali punti di partenza dell'attacco - perché nella guerra di montagna chi difende è avvantaggiato e la conoscenza del territorio è fondamentale».
Ma quanto fu realistico il pericolo di un attacco, considerato che nei secoli scorsi molte tra le piccole e grandi potenze militari erano solite stilare piani di invasione nei confronti delle nazioni limitrofe? «Tutto dipendeva dalla solidità dell'alleanza tra Italia e Germania, il cosiddetto Asse Roma-Berlino - risponde Malatesta - Hitler e Mussolini non si fidavano l'uno dell'altro e, dal punto di vista italiano, la Svizzera poteva diventare un cuscinetto all'espansionismo tedesco».
Filippo Fiorini