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Sospendere temporaneamente brevetti e proprietà intellettuale per permettere di produrre più dosi e vaccinare il più possibile. È questa la proposta che alcune ONG chiedono di sostenere al Consiglio federale in vista di una riunione sul tema dell'organizzazione mondiale del commercio (OMC). Il timore è che una parte importante della popolazione mondiale rischi di rimanere senza vaccino ancora per anni. Una soluzione che secondo l'industria farmaceutica non è realistica, che non porterebbe più vaccini e che ridurrebbe l'incentivo alla ricerca in caso di nuovi virus.
La proposta di sospendere i brevetti sui vaccini è sostenuta da decine di Paesi, India e Sudafrica in testa, e dovrebbe venir discussa dall'OMC giovedì.
"Eliminando i brevetti si potrebbe permettere ad altre aziende, che ne hanno le competenze (in Europa, negli Stati Uniti e non solo) di produrre questi vaccini", sostiene Patrick Durisch dell'ONG Public Eyes, sottolineando che, se possono produrli Sanofi e Novartis possono produrli anche altre ditte.
Sospendere temporaneamente brevetti e proprietà intellettuale permetterebbe di produrre più rapidamente anche nei Paesi in via di sviluppo, dove la popolazione rischia di venir vaccinata solo tra qualche anno.
Thomas Cueni, direttore dell'IFPMA, l'associazione che riunisce i fabbricanti di prodotti farmaceutici e vaccini, dal canto suo sostiene che la proposta non risolverebbe nulla. Anche perché la capacità di produzione - solitamente di 5 miliardi di dosi- è già stata potenziata. "Rimuovere i brevetti non ci garantirebbe una sola dose in più. Il problema è la produzione, una cosa articolata. E a questo livello abbiamo già collaborazioni senza precedenti dove tutti - produttori nei Paesi industrializzati e quelli nei Paesi in via di sviluppo - lavorano insieme. Togliere i brevetti sarebbe un segnale negativo, anche perché siamo avanzati rapidamente grazie alla protezione della proprietà intellettuale". Insomma, è la conclusione, la ricerca e lo sviluppo sono costati miliardi - si stima almeno 3 miliardi per vaccino - e ora è giusto che le aziende che hanno scoperto i vaccini vengano tutelate e, perché no, remunerate.
Eppure - secondo Patrick Durisch - produrre e distribuire più vaccini è una priorità anche per i Paesi più ricchi. "È un cattivo calcolo sanitario, perché finché ci saranno focolai nel mondo il virus potrà tornare in Occidente - pensiamo alle diverse varianti. Ma è anche un cattivo calcolo economico, perché finché nel mondo ci sarà poca gente vaccinata l'economia non si riprenderà".
Nora Kronig, vicedirettrice dell'Ufficio federale sanità pubblica spiega che "stiamo notando come sia difficile rispondere al bisogno mondiale di vaccino. Non credo sia facile e immediato trovare ditte e stabilimenti pronti a produrre dosi oltre a quelle che già lo stanno facendo e si stanno preparando a farlo. Inoltre per noi - come Confederazione Svizzera - è importante la collaborazione con l'industria farmaceutica e il fatto di garantire a essa prospettive sicure".
Una visione questa che accomuna la Svizzera e altri Paesi occidentali. Una visione che rende poco probabile che la proposta faccia breccia davanti all'Organizzazione mondiale del commercio.