Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/227256

<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di verificare come i portali di comparazione potrebbero essere obbligati a essere più trasparenti relativamente alla loro imparzialità e al rapporto tra le commissioni applicate e i risultati delle comparazioni svolte nonché, soprattutto, relativamente alle commissioni palesi e nascoste. Il Consiglio federale dovrebbe redigere un rapporto che includa raccomandazioni finalizzate a capire meglio i meccanismi che regolano le assicurazioni, a prendere decisioni con cognizione di causa e a mantenere in ogni momento una visione d'insieme. I clienti dovrebbero pagare soltanto la prestazione che ricevono, sempre all'insegna della massima trasparenza.</p><p>Con un paio di click si può subito trovare il prodotto cercato al prezzo più conveniente. Abbonamenti telefonici, conti bancari, carte di credito, casse malati, alloggi, assicurazioni, voli e persino viaggi: è quanto propongono i grandi portali di comparazione, attirando così moltissimi utenti. Le banche dati dei prezzi offrono infatti una visione d'insieme, o almeno così dovrebbe essere. In realtà, fuorviano spesso il consumatore perché il portale incassa delle commissioni per i risultati che fornisce, operando così in fin dei conti come un intermediario o un agente. Il servizio fornito non funge quindi che da copertura per questa attività. A molti consumatori inoltre non è chiaro che relazione esista tra il portale e le aziende recensite.</p><p>Il problema è che i portali di comparazione non si limitano a fare confronti tra le offerte, ma ricevono anche denaro ogni qualvolta optiamo per una di esse. L'utente tuttavia non se ne rende conto perché la commissione viene incorporata nel prezzo di vendita. Questa non è trasparenza. I ranking non dovrebbero essere vincolati a commissioni. E, in questo senso, molti portali - che si spacciano per consulenti imparziali e al servizio dell'interesse pubblico - non sono affatto portali di comparazione. Praticamente senza eccezione, sono di fatto società di servizi a scopo di lucro.</p><p>Secondo gli studi condotti, inoltre, questi portali - tra l'altro, in costante aumento -creerebbero più confusione che altro, perché non riportano tutte le offerte e non sono onesti né trasparenti. Lo squilibrio fra la crescente pressione commerciale tra gli intermediari e l'aumento dei premi è percepibile soprattutto nel settore delle casse malati e delle assicurazioni. È quindi necessaria una soluzione della quale possano beneficiare sia gli intermediari che i consumatori. Secondo gli esperti, abolendo le commissioni si potrebbe creare una concorrenza leale e trasparente, ma a tal fine si dovrebbe sancire il diritto legale dei clienti all'emissione di polizze senza commissioni.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>È noto che la maggior parte dei portali di comparazione fa leva su modelli commerciali basati sul versamento di commissioni. Dal punto di vista dei consumatori, è fondamentale che i prezzi indicati corrispondano a quelli che dovranno essere effettivamente pagati al momento della stipula del contratto online, ossia che non vi siano costi nascosti. Dal canto loro, anche questi portali si basano sulla logica della soddisfazione del cliente (prezzo, qualità dell'offerta, corrispondenza tra la lista dei risultati e le preferenze personali), perché questo servizio è il prodotto effettivo offerto al cliente finale.</p><p>Per stabilire se le informazioni fornite da questi portali sulle proprie attività siano ingannevoli nei confronti dei consumatori, occorre esaminare ogni caso sulla base degli articoli 2 o 3 della legge contro la concorrenza sleale (LCSI; RS 241). La Segreteria di Stato dell'economia (SECO), che è l'autorità federale competente in materia di concorrenza sleale, non dispone di poteri d'inchiesta. Spetta quindi alle autorità giudiziarie decidere se determinate azioni costituiscano o meno una concorrenza sleale.</p><p>Per dei confronti il più possibile affidabili e completi, i consumatori possono consultare i portali della Confederazione quali Priminfo (<a href="https://www.priminfo.admin.ch/it/praemien">https://www.priminfo.admin.ch/it/praemien</a>), realizzato dall'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) per il settore dell'assicurazione malattie obbligatoria. Oppure possono fare appello a portali raccomandati dalle organizzazioni dei consumatori, come per esempio Dschungelkompass (<a href="http://www.dschungelkompass.ch">www.dschungelkompass.ch</a>), nonché ai vari test comparativi che queste stesse organizzazioni effettuano in modo indipendente e imparziale sulla base del finanziamento accordato dalla Confederazione in virtù della legge federale sull'informazione dei consumatori (RS 944.0).</p><p>Non si ritiene necessario imporre l'obbligo di pubblicare le commissioni dei servizi di comparazione online. Nel settore dell'assicurazione sociale obbligatoria contro le malattie il legislatore ha rafforzato la trasparenza adottando la legge sulla vigilanza sull'assicurazione malattie (LVAMal; RS 832.12). Conformemente all'articolo 19 capoverso 2 LVAMal, l'assicuratore è tenuto a indicare separatamente nel conto annuale i costi degli intermediari, categoria in cui rientra anche chi gestisce un sito di comparazione. Negli altri settori, viste le alternative esistenti e il meccanismo di protezione garantito dalla LCSI, l'obbligo di pubblicare le commissioni potrebbe essere considerato un'ingerenza ingiustificata dello Stato nelle attività economiche delle imprese private.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.