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Il Libano a quasi tre anni dall'inizio della crisi in Siria sta facendo i conti con le sue possibilità. Che sono oggettivamente limitate. Il paese è piccolo, l'instabilità politica pesa sulla popolazione, e il suo ruolo diventa sempre più centrale soprattutto nella gestione dei rifugiati siriani, che si sono riversati prevalentemente qui.
Si stima che ce ne siano oltre un milione e 200 mila, una cifra che preoccupa i libanesi, perché pensano che tenderà a crescere ancora e che, anche una volta finita la guerra molti siriani non torneranno più indietro perché nel loro paese non hanno più nulla.
Abbiamo parlato della delicata situazione in Medio Oriente e in Libano, toccato direttamente dalla guerra in Siria inoltre per gli scontri a Tripoli - nel nord del paese, dove da mesi si affrontano sostenitori e oppositori del presidente Assad - con Robert Fisk, corrispondente del quotidiano britannico "The Independent", e autore di molti libri sul Libano e sul Medio Oriente, nonché uno dei pochi giornalisti occidentali ad aver incontrato e intervistato Osama Bin Laden. Ci ha parlato anche di lui.
Paola Nurnberg
Robert Fisk
Robert Fisk è corrispondente dal Medio Oriente dal 1976, dapprima del The Times e in seguito del quotidiano britannico The Independent. Da circa 25 anni risiede nella capitale libanese Beirut. I suoi maggiori lavori riguardano la guerra civile libanese, l'invasione sovietica dell'Afghanistan (1979), la guerra Iraq-Iran (1980-1988), l'invasione israeliana del Libano (1982), la guerra civile in Algeria e le guerre balcaniche. Ha seguito il conflitto israelo-palestinese ed è stato testimone al fronte delle Guerre del Golfo. Ha contribuito alla diffusione internazionale delle notizie riguardanti i massacri della guerra civile algerina, gli omicidi di Saddam Hussein, le rappresaglie israeliane durante l'Intifada palestinese e le attività degli USA in Afghanistan e in Iraq.