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Il sistema carcerario vallesano à troppo antiquato: locali vetusti, insufficienza di personale, mancanza d'inquadramento e di assistenza ai prigionieri sono alcuni degli elementi citati da una perizia presentata oggi. L'esperto auspica un "profondo cambiamento di mentalità".
Il ruolo di un carcere non è soltanto di garantire la sicurezza pubblica ma pure inquadrare il detenuto in vista del suo reinserimento nella società. "Troppo centrate sulla sicurezza", le prigioni vallesane non tengono abbastanza conto del detenuto, che non beneficia di sufficienti possibilità di lavoro, di attività fisiche e sportive e di distrazioni in generale.
Il personale è ampiamente in sotto-effettivo: il rapporto fra il personale e il numero dei detenuti è uno dei più bassi in Svizzera, sottolinea l'esperto Benjamin Brägger. Le norme di sicurezza sono applicate in modo disparato: mentre a Sion il livello di sicurezza è elevato, a Briga - con soltanto quattro guardie di giorno e addirittura nessuna in servizio di notte - il penitenziario non corrisponde alle norme internazionali e dovrebbe chiudere i battenti.
I posti di detenzione disponibili sono occupati soltanto al 50% nel campo della preventiva, dal 10 a 15% per la semi-detenzione e il lavoro all'esterno, mentre nel settore delle misure coercitive "esistono 18 posti mentre ne occorrerebbero 40", rileva il perito, che stigmatizza peraltro la coabitazione di svariati regimi di detenzione nel medesimo stabilimento. Pure le competenze e le responsabilità sono suddivise fra un numero eccessivo di servizi.
In risposta alle conclusioni della perizia, il governo vallesano ha deciso di istituire un comitato di pilotaggio, incaricato di valutarne le proposte. Un primo rapporto è atteso per giugno 2012.