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di Laura Patocchi-Zweifel
La tubercolosi e il sorgere dei sanatori
La tubercolosi (Tbc), comunemente detta anche tisi, è una malattia infettiva necrotizzante che colpisce gli uomini e gli animali localizzandosi più frequentemente nei polmoni ma anche in altri tessuti dell’organismo. Provocata da vari ceppi di micobatteri e in particolare dal Mycobacterium tuberculosis, la malattia si manifesta con l’insorgere di febbre, stanchezza, inappetenza, tosse cronica con espettorato striato di sangue. Il decorso è cronico e lento, ma può evolvere anche rapidamente con esito fatale. Nota fin dall’antichità, la Tbc, fu fatta risalire a cause morfologiche o ereditarie, e venne chiamata tubercolosi solo dal 1839, quando lo sviluppo dell’anatomia permise di precisare le caratteristiche delle lesioni tubercolari. L’agente patogeno della tubercolosi, Mycobacterium tuberculosis, venne identificato e descritto il 24 marzo 1882 da Robert Koch che per questa sua scoperta ricevette il Premio Nobel della medicina nel 1905 e diede impulso a una nuova era di ricerca della diagnosi batteriologica e radiologica, dell’azione igienico-profilattica e di rimedi specifici. Scriveva Koch:
“Se l’importanza di una malattia per il genere umano è misurata dal numero di morti da essa provocati, la tubercolosi dovrebbe essere considerata la più importante delle più temute malattie infettive. Le statistiche hanno mostrato che un settimo degli umani muore per tubercolosi.” La rivoluzione industriale e l’urbanizzazione con il sovraffollamento di gente povera in ambienti insalubri favorirono la propagazione della malattia. Nel secondo Ottocento, tenendo conto dei progressi nelle ricerche mediche, tecnico-scientifiche e la natura contagiosa della tubercolosi, si avverte la necessità di creare adeguate strutture per curare gli ammalati. Nel 1868 Alexander Spengler fondò a Davos la prima casa di cura della Svizzera. La sua terapia era fondata su una buona alimentazione, una permanenza all’aria aperta e abluzioni con acqua fredda. Da quel momento, soprattutto in alta montagna, vennero costruiti numerosi sanatori simili ad alberghi di lusso e destinati in particolare a tubercolotici agiati e stranieri. Quando Koch scoprì la contagiosità della Tbc a questo lusso si contrappose un regime severo basato su una disciplina ferrea, astinenza, norme d’igiene severe, sputacchiere personali, lunghi periodi di clinoterapia nei balconi esposti a sud. Dal 1889 in Svizzera si costituì un movimento a cui aderirono numerosi medici che sollecitava l’istituzione di sanatori popolari per la cura gratuita delle fasce più povere della popolazione maggiormente colpite dalla Tbc.
La travagliata cronistoria del sanatorio di Piotta
A fine estate del 1898 Fabrizio Maffi, medico e militante socialista, abbandona l’Italia in seguito alla repressione politica e alla condanna per un reato imputatogli durante i moti popolari nel Vercellese. All’atto dell’espatrio fa sapere al padre che si recava in Svizzera “a studiare i sanatori per i tubercolosi”. Rifugiatosi in Ticino come profugo politico, dapprima esercita per un anno nella condotta di Biasca e nel 1899 viene assunto come medico condotto del circondario di Quinto e Prato. L’incantevole paesaggio montano, disseminato di campi e pinete, il clima salubre e la natura incontaminata ben lontana dai centri industriali altamente inquinati, risvegliano nel dottor Maffi l’aspirazione di realizzare un sanatorio nella zona. La spinta emotiva dovuta alla tragica perdita di due suoi fratelli affetti da tubercolosi ha contribuito a stimolare in lui il forte desiderio di combattere la malattia. In un primo tempo sperimenta le cure con pochi mezzi nella vecchia scuola di Varenzo, riadattata in un sanatorio di ripiego, conquistandosi la stima e la fiducia di tutti i cittadini. Incoraggiato dal successo Maffi inizia una campagna di sensibilizzazione riuscendo a convincere la popolazione e le autorità che una struttura sanatoriale non comporterebbe pericoli per la salute e che la regione ne trarrebbe benefici economici.
Il 17 marzo del 1901 il Patriziato Generale di Quinto mette a verbale e approva la concessione gratuita di un terreno per la costruzione di un sanatorio nella zona di Scruengo a condizione che i tubercolotici di Quinto possano beneficiare delle cure a tariffe preferenziali.
Nel 1902 viene costituita la società Sanatorio del Gottardo, una società anonima per azioni con sede ad Ambrì-Piotta. Negli statuti, dietro insistente richiesta del dottor Maffi, è previsto che il 5% dei profitti e quelli non reclamati entro cinque anni, andassero a favore di un fondo speciale per la creazione di un Sanatorio Popolare nel Cantone. Subito si iniziano i lavori con la realizzazione della strada di accesso al futuro complesso. Il progetto del sanatorio viene affidato all’architetto milanese Diego Brioschi che si attiene alle preziose indicazioni acquisite dal dottor Maffi durante i suoi soggiorni in diversi sanatori per studiarne le strutture, funzionalità e organizzazione. Nel 1905 ha luogo l’inaugurazione del complesso comprendente l’edificio di cura, monumentale costruzione di quattro piani in sobrio ed elegante stile liberty, la villa del direttore, la lavanderia, la camera mortuaria, la scuderia e il padiglione d’isolamento. Il sanatorio accoglieva soprattutto malati lombardi che potevano permettersi di pagare tariffe proibitive per i Ticinesi e che approfittavano di una struttura all’avanguardia dotata di ogni comfort. Nel 1906 il Sanatorio è in difficoltà per l’insorgere di attriti fra il dottor Maffi, particolarmente attento alle norme igienico-sanitarie, e alcuni membri del C.A. che consideravano il sanatorio un’impresa a scopo di lucro e quindi le richieste della direzione medica risultavano troppo costose. Nell’ottobre dello stesso anno avviene la liquidazione della Società del Sanatorio del Gottardo. Rientrato in Italia con la moglie, l’infermiera Emilia Baldini, Maffi per due anni visse dei proventi della sua libera professione e nel 1909 inaugurò per sua iniziativa a Bergamo un dispensario sotto la sua direzione. Nel 1910 il Sanatorio riprende la sua attività sotto una nuova direzione medica e l’egida della Banca Popolare Ticinese e della Banca Cantonale Ticinese. A causa della Prima Guerra mondiale, e i troppi interessi e speculazioni, riappare lo spettro della crisi finanziaria.
Nel 1917 la Confederazione chiede la cessione in affitto della struttura per la cura dei militi in servizio e, a guerra terminata, la società, non avendo più le finanze per continuare l’attività, vende il Sanatorio del Gottardo allo Stato della Repubblica e Cantone Ticino. Nel 1920 in seguito ad appelli alla popolazione da parte del Governo e della Curia vescovile, viene costituito un Fondo pro Sanatorio Popolare e un Fondo pro tubercolosi poveri.
Dopo quasi tre anni di riposo forzato, il nuovo Sanatorio Popolare Cantonale si risveglia nel 1921 animato dalle migliori speranze sotto la direzione del dottor Martino Allegrina nativo di Lugano che lo dirige fino alla sua morte nel 1940. La direzione viene assegnata nel 1942 al dott. Tonella che dota il Sanatorio di una sala operatoria per interventi con la nuova tecnica di collassoterapia e sperimenta la Streptomicina. Diminuita l’infettività della malattia, ai degenti che non costituiscono nessun pericolo di contagio, vengono concessi permessi di uscita. Il comportamento sconveniente di alcuni pazienti soprattutto legato ad abuso di alcool e altri piccoli fatti innescano lamentele e un certo malcontento nella popolazione.
Nel 1959, in seguito a un’inchiesta decisa dalla Commissione Amministrativa, il dottor Tonella, viene mandato in pensione per una “necessaria riorganizzazione del sanatorio”. Prende il suo posto il rigido dottor Fröhlich con cui aveva rapporti conflittuali e che non troverà la migliore collaborazione medica da parte né del personale né dei pazienti che lasciano appena possibile la struttura. Nel maggio 1962 gli ultimi pazienti sono trasferiti al Sanatorio di Agra. Chiusi i battenti il Sanatorio verrà saccheggiato da vandali che si porteranno via di tutto, mobili, suppellettili, arredi e distruggeranno macchinari e installazioni, lasciando questa gloriosa struttura in uno stato pietoso.
Ancora oggi, avvolto nel suo commovente silenzio, il Sanatorio aspetta di rinascere dalle sue ceneri come l’araba fenice.
Bibliografia:
AA VV, Il Comune di Quinto, Editore Comune di Quinto, 2005.
Ivo Giulietti, Il Sanatorio di Piotta e la sua storia, Storia medica Ticinese, Sigirino, 2005.
Livio Gobbi, Lino Piccoli, Angelo Valsecchi, Piotta, Patriziato di Piotta, 2013.