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Lenin Moreno viene ormai considerato un vendepatria sia nel paese che a livello latinoamericano. Il suo tradimento verso la “Rivoluzione Ciudadana” dell’epoca di Correa (costretto a riparare all’estero) lo ha portato nelle braccia del Fmi e degli Stati Uniti. Una scelta di campo che inevitabilmente ha rovesciato l’ordine delle priorità sociali.
9.10.2019
La corrispondente di teleSUR nel paese andino, Denisse Herrera, ha riferito che circa 2.000 persone di diverse comunità indigene la sede dell’istituzione situata a Quito, la capitale del paese.
Le proteste si registrano nella capitale così come in tante altre zone dell’Ecuador per ripudiare il “pacchetto” economico del presidente varato su indicazione del Fondo Monetario Internazionale, che ha generato uno sciopero nazionale a cui hanno aderito vari settori.
Le attività del Parlamento sono state sospese a causa delle proteste popolari. Le truppe della polizia ecuadoriana si sono già mobilitate verso il quartier generale dell’Assemblea Nazionale per disperdere le persone.
I diversi movimenti sociali che rimangono nelle strade e animano la ribellione hanno ribadito che non abbandoneranno le azioni di protesta fino a quando il governo non abrogherà il decreto esecutivo 883, che stabilisce le misure.
La decisione di Moreno include l’eliminazione dei sussidi per i combustibili fossili e la liberalizzazione dei prezzi del diesel e della benzina.