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Dopo le aspre critiche al piano governativo di disciplinare severamente l'assistenza al suicidio, Eveline Widmer-Schlumpf intende rivedere il progetto. Lo ha dichiarato la stessa ministra svizzera di giustizia e polizia in un'intervista al settimanale SonntagsZeitung.
"Effettivamente non ho mai ricevuto così tante lettere ed e-mail come sull'aiuto al suicidio", ha dichiarato al domenicale, spiegando come la problematica sia profondamente e intimamente sentita dalle persone.
La ministra ha detto di voler tener conto del desiderio espresso da una maggioranza degli ambienti che si sono espressi nella procedura di consultazione sulle proposte governative, secondo i quali l'aiuto al suicidio non deve più essere limitato alle persone affette da una malattia fisica incurabile il cui esito mortale è ormai prossimo.
Più parti hanno infatti rimproverato all'esecutivo di aver escluso dall'aiuto al suicidio le persone affette da malattie croniche. Questa critica era stata espressa dalla Commissione nazionale di etica, la quale auspica nondimeno regole più severe. La commissione non vuole tuttavia il divieto delle organizzazioni di aiuto al suicidio. Criticata anche la proposta governativa di ottenere il parere di due medici indipendenti.
La maggioranza dei partiti giudica in ogni caso inutile rivedere l'attuale diritto in vigore. Quest'ultimo vieta l'assistenza o l'incitamento al suicidio se alla base vi è un motivo egoista.
L'idea di mettere fuori gioco le organizzazioni di aiuto al suicidio è stata sostenuta dalle Chiese, dagli ambienti ad esse vicini, nonché dal Partito evangelico. Il Partito popolare democratico chiede invece una regolamentazione severa di queste organizzazioni in modo da evitare il "turismo della morte" proveniente dall'estero.
swissinfo.ch e agenzie