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"Red Devils" contro "Submarino Amarillo": il Manchester United deve superare l'ostacolo Villarreal e il suo timoniere Unai Emery, specialista dell'Europa League (mercoledì dalle 21.00) nella finale di Danzica, in Polonia, per sperare di tornare a conquistare il trofeo a quattro anni di distanza dall’ultima volta.
Marcus Rashford, Paul Pogba e tutte le stelle mancuniane saranno sufficienti contro l'esperienza e il record di Emery, tre volte vincitore dell'Europa League con il Siviglia (2014, 2015, 2016) e finalista con l'Arsenal nel 2019? Tutto è possibile, e lo stadio di Danzica ospiterà una partita che ha il sapore di una Champions League di fine secolo: l'ultima volta che le due squadre si sono incontrate, infatti è stato nelle fasi a gironi della Champions del 2008 e del 2005, un periodo d'oro per entrambi i club. Meno promettente per lo spettacolo, il fatto che i quattro incontri erano sempre finiti in un pareggio senza reti.
Ma mercoledì, uno o l'altro dovrà vincere. Al momento, è difficile scegliere un favorito. L'allenatore basco Unai Emery ha compiuto miracoli dalla sua nomina come allenatore del “Sottomarino Giallo” la scorsa estate. Ha preso in mano una squadra che era caduta in uno stato di abbandono e l’ha portata a un settimo posto nella Liga, sinonimo di qualificazione per la nuova Europa League Conference. La forma attuale è incoraggiante: il Villarreal è reduce da una brillante vittoria per 4-0 sul Siviglia, ex squadra di Emery, con una tripletta di Carlos Bacca, e da un’ultima partita di campionato finita con una sconfitta all'ultimo respiro contro il Real Madrid (2-1). Con il suo entusiasmo senza limiti, Emery è riuscito a costruire la migliore squadra del Villarreal dai tempi di Diego Forlan, Santi Cazorla, Joan Capdevila e Giuseppe Rossi negli anni 2000. Il nuovo allenatore ha dato speranza ai tifosi di questa città di medie dimensioni nella periferia agricola del nord di Valencia.
Per Ole Gunnar Solskjaer e il Manchester United, la finale sarà l'occasione per chiudere alla grande una stagione che li ha visti tornare in Champions. Per lungo tempo, Solskjaer è stato considerato un allenatore a tempo, nominato in virtù del suo illustre passato come Red Devil, ma solo in attesa del prossimo grande nome dopo Jose Mourinho e Louis Van Gaal. Ma i risultati gli stanno dando ragione. Il norvegese ha portato il ManU al secondo posto alle spalle dei cugini Citizens, con una finale di Europa League che, almeno in parte, mitiga la delusione per il terzo posto nella fase a gironi di Champions (preceduto da Psg e Lipsia).
Con la fine della stagione in leggera discesa una volta assicurato il secondo posto, Solskjaer ha potuto far riposare una squadra stanca, soprattutto gli indispensabili Aaron Wan-Bissaka dietro, Bruno Fernandes a centrocampo e Marcus Rashford in attacco. Ha anche trovato le parole e la formula per rendere Paul Pogba un giocatore affidabile e di nuovo essenziale. E con la firma di Edinson Cavani lo scorso autunno, lo United ha trovato il suo centravanti matador, ciò che il lungodegente Anthony Martial non era riuscito a essere.
Il grande punto interrogativo rimane, tuttavia, la quasi certa assenza del difensore centrale Harry Maguire, costretto a saltare le ultime quattro partite. Senza il suo leader, che Soslkjaer scelga Eric Bailly, Victor Lindelof o Alex Tuanzebe per sostituirlo, la difesa sarà senza dubbio il tallone d'Achille di uno United che per la prossima stagione intende puntare ancora più in alto.
E se alla fine a trionfare dovesse essere il Manchester United, per la seconda volta in tre anni (in attesa della finale di Champions che sabato metterà di fronte Manchester City e Chelsea) le Coppe europee finirebbero entrambe in Inghilterra.