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Il Parlamento thailandese ha respinto oggi una bozza di Costituzione che avrebbe cementato l'influenza delle forze armate e dell'establishment nella struttura di potere del Paese.
In quella che di fatto era una trappola per chi aspirava a un ritorno alla democrazia, la decisione rinvia in sostanza il ritorno alle urne a tempo indefinito, a beneficio dell'attuale giunta militare guidata da Prayuth Chan-ocha.
Nominato dai militari dopo il golpe dell'anno scorso, il "Consiglio nazionale per le riforme" ha rigettato con 135 voti contro 105 la Carta - che sarebbe stata la 20esima dal 1932 - redatta da un organo composto anch'esso da esponenti scelti dalle forze armate.
L'articolo più controverso della bozza prevedeva l'istituzione di una commissione non eletta - anche con militari all'interno - in periodi di crisi, un provvedimento che avrebbe di fatto impedito l'autonomia di qualsiasi governo uscito dalle elezioni, nel caso non fosse gradito all'establishment. Per questa disposizione, la bozza era stata osteggiata dai maggiori partiti del Parlamento in carica prima del colpo di stato.
Il risultato della bocciatura, tuttavia, comporta l'azzeramento del procedimento di stesura costituzionale. Una nuova commissione avrà ora il compito di redigere entro 180 giorni un nuovo testo, che dovrà essere approvato dal Parlamento e poi sottoposto a referendum popolare.
Alcuni analisti intravedono un cinico gioco della giunta militare per prendere tempo, in un infinito procedimento di stesura costituzionale per continuare a prolungare la durata del suo governo. In ogni caso, il "no" odierno del Parlamento fa sì che la Thailandia non tornerà a indire elezioni almeno fino al 2017.
SDA-ATS