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L'intesa raggiunta tra Iran, Turchia e Brasile sullo scambio di combustibile atomico ha suscitato reazioni positive, ma nel contempo prudenti, da parte internazionale. L'accordo non pone fine alle preoccupazioni sulla politica nucleare di Teheran, ma rappresenterebbe un passo nella giusta direzione.
Dopo quasi una giornata intera di intensi negoziati, Iran, Turchia e Brasile hanno raggiunto domenica notte un'intesa per lo scambio di uranio scarsamente arricchito con combustibile nucleare. L'accordo è stato firmato a Teheran dai ministri degli esteri dei tre paesi, in presenza del presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad, di quello brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva e del premier turco Recep Tayyip Erdogan.
In base al documento, il governo iraniano si dice pronto a inviare entro un mese 1.200 chilogrammi di uranio arricchito al 3,5% in Turchia, dove verrebbe trasformato in combustibile nucleare. Teheran riceverà quindi in cambio 120 chilogrammi di combustibile arricchito al 20%, che potrà essere usato esclusivamente per scopi civili, in particolare medici.
Con la firma dell'accordo, i tre paesi ribadiscono la loro volontà di rispettare gli impegni assunti nell'ambito del Trattato di non proliferazione nucleare, ma rammentano anche il diritto di tutti i paesi, compreso l'Iran, di produrre e utilizzare energia atomica per fini pacifici e civili. L'Agenzia dell'Onu per l'energia atomica (AIEA) potrà inviare degli osservatori per controllare la sicurezza dei depositi.
Sospetti da parte occidentale
Non è chiaro fino a che punto le nuove proposte siano in linea con quelle formulate dall'AIEA, che si era offerta alcuni mesi fa di far trasformare in Russia e in Francia 1.200 chilogrammi di uranio iraniano. Teheran non ha mai accettato questa formula, ponendo una serie di distinguo e di condizioni sempre respinti dall'Occidente.
L'intesa dovrà ora essere vagliata dalla stessa AIEA e dal "gruppo di Vienna" (Usa, Russia, Francia). Gli Stati uniti e diversi altri paesi occidentali sospettano da anni l'Iran di voler procurarsi la bomba atomica sotto la copertura di un programma nucleare civile.
L'accordo raggiunto dai tre paesi farebbe ora trapelare una disponibilità di Teheran a cooperare con la comunità internazionale nell'annoso conflitto sulle sue ambizioni nucleari. Al contempo, se si concretizzerà, esso servirebbe ad allontanare lo scenario, temuto da Teheran, di nuove sanzioni da parte dell'ONU.
Preoccupazioni rimangono, per Berna superato "primo ostacolo"
Per il presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva, l'intesa rappresenta "una vittoria per la diplomazia" e dimostra che "con il dialogo è possibile costruire la pace e lo sviluppo".
Per Berna, è stato così superato un "primo ostacolo", che consente di sperare in un nuovo slancio nei negoziati con la comunità intenazionale.
"La Svizzera si è sempre impegnata a favore di una soluzione diplomatica" in questa crisi e ha chiesto all'Iran "una cooperazione attiva con l'AIEA", ha indicato il Dipartimento federale degli affari esteri in una presa di posizione trasmessa all'agenzia di stampa Ats, rilevando che l'accordo raggiunto lunedì "corrisponde in larga misura" ai principi discussi in ottobre a Ginevra.
Secondo un portavoce dell'Unione europea, l'annuncio dell'accordo può "costituire un passo nella giusta direzione" se i dettagli saranno confermati, ma "questo non risponde a tutte le preoccupazioni" riguardo al programma nucleare di Teheran.
L'assenso dell'Iran alla Turchia e al Brasile sull'arricchimento dell'uranio iraniano all'estero ha suscitato reazioni di marcato scetticismo in Israele. Prima di pronunciarsi ufficialmente il governo israeliano vuole "studiarne i dettagli per capire se questo accordo sia serio o costituisca solo un ennesimo trucco dell'Iran per prendere tempo", ha dichiarato un alto funzionario israeliano all'agenzia Ansa.
Minacce di sanzioni
Piuttosto prudente sulle ripercussioni dell'accordo si dice anche Bruno Pellaud, fisico svizzero ed ex vice direttore generale dell'AIEA: "Rimango alquanto cauto nei confronti degli iraniani, poiché sono spesso molto scaltri, ma spero che l'accordo sia sostanziale".
"Teheran ha ora accettato ciò che aveva respinto alcuni mesi fa", osserva l'esperto. Probabilmente gli iraniani hanno capito che gli Stati uniti stavano preparando sanzioni "molto più pesanti di quelle minacciate finora".
Secondo Pellaud, bisognerà ora vedere se gli Stati uniti e gli altri paesi occidentali riusciranno a modificare il loro corso nei confronti di Teheran e a rilanciare dei negoziati. "Non bisogna dimenticare che gli iraniani hanno menato a lungo per il naso questi paesi".
swissinfo.ch
Braccio di ferro
Luglio 2008: il governo iraniano respinge le proposte di bloccare il suo programma destinato alla produzione di uranio arricchito.
Settembre 2008: Teheran notifica all'Agenzia internazionale dell'energia atomica la costruzione di una seconda centrale per l'arricchimento dell'uranio.
Ottobre 2009: la Svizzera accoglie a Ginevra discussioni tra l'Iran e il gruppo delle sei grandi potenze, Cina, Russia, Stati Uniti, Francia, Inghilterra e Germania. Queste ultime sospettano che il programma nucleare di Teheran sia stato concepito a fini bellici, mentre l'Iran respinge questa supposizione.
Febbraio 2010: l'Iran dà inizio alle procedure per l'arricchimento di uranio. La decisione viene condannata dalla comunità internazionale.
Maggio 2010: Iran, Brasile e Turchia raggiungono un'intesa che prevede lo scambio di uranio scarsamente arricchito con combustibile nucleare. I tre paesi si impegnano a rispettare il Trattato di non proliferazione nucleare.