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La Confederazione non è tenuta a pagare i costi di un computer a un detenuto franco-svizzero in carcere in Francia che desiderava seguire uno studio per corrispondenza: lo ha stabilito il Tribunale amministrativo federale (TAF), che ha respinto un ricorso inoltrato dall'interessato contro una decisione dell'Ufficio federale di giustizia (UFG).
Il caso concerne un 31enne con doppia cittadinanza che dal 2004 sta scontando nel penitenziario di Roanne (Loira) una pena di 18 anni di reclusione. Una liberazione condizionale è possibile non prima del 2013. Due anni or sono il giovane si era rivolto al consolato elvetico di Lione, chiedendo 350 euro di assistenza sociale per l'acquisto del computer: l'elaboratore dati sarebbe servito per imparare le lingue, aveva detto.
L'UFG aveva però respinto l'istanza, ritenendo che nel caso in questione la cittadinanza francese prevalesse su quella svizzera: Berna non era quindi competente. Un argomento che il TFA, pur respingendo il ricorso, non ha fatto suo: secondo i giudici federali quello che conta non sono tanto i passaporti, quanto il fatto che l'aiuto sociale è riservato alle spese necessarie per il sostentamento.
L'acquisto di un computer per motivi di studio può essere effettivamente considerato un investimento sensato, ma non strettamente necessario per garantire l'esistenza di una persona. Essendo in carcere l'uomo non ha inoltre spese: riceve però 120 euro dalla madre e potrebbe così risparmiare la somma necessaria per l'acquisto del PC. La sentenza può essere impugnata presso il Tribunale federale di Losanna.
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