Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/108636

<h2>SubmittedText<h2><p>Nelle sue analisi degli accordi bilaterali tra la Svizzera e l'UE, il Consiglio federale ha rilevato a più riprese l'utilità di tali accordi nel settore degli appalti. Le imprese svizzere hanno potuto proporre i loro servizi anche nei vicini Paesi dell'UE e trovare così nuovi sbocchi commerciali. Numerosi indizi, tuttavia, segnalano che una serie di ostacoli amministrativi (deposito per indennità di vacanze, indennità di trasferimento, ecc.) intralciano l'accesso ai mercati di ditte svizzere, ad esempio dell'edilizia e dei suoi rami accessori, soprattutto nel Nord Italia e nel Sud della Germania. Si pongono quindi urgentemente i seguenti interrogativi:</p><p>1. Il Consiglio federale è a conoscenza di questi ostacoli amministrativi e del fatto che essi intralciano l'accesso di molte ditte svizzere ai mercati delle regioni menzionate? In caso affermativo, di quali ostacoli si tratta e come intende contrastarli?</p><p>2. Su quali dati/cifre si basa il Consiglio federale per affermare che grazie agli accordi bilaterali le ditte svizzere sono presenti sui mercati dell'UE?</p><p>3. Il Consiglio federale dispone di cifre concrete su quante e quali imprese svizzere, e con quale cifra d'affari, svolgono mandati nell'UE? In caso contrario, su quali elementi fonda le sue affermazioni secondo cui le imprese svizzere ricevono mandati dai Paesi dell'UE?</p><p>4. Il Consiglio federale dispone di cifre concrete su quante e quali imprese dell'UE svolgono mandati in Svizzera, e con quale cifra d'affari, grazie agli accordi bilaterali?</p><p>5. Se le cifre non sono disponibili: il Consiglio federale intende ordinare in futuro la rilevazione di tali cifre, affinché la citata utilità degli accordi bilaterali per le imprese svizzere possa essere dimostrata?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. In passato, il Consiglio federale è stato informato su determinati ostacoli amministrativi relativi, in particolare, all'accesso a certi appalti pubblici in Italia. In presenza di simili problemi con Stati dell'UE, la Svizzera interviene sul piano bilaterale attraverso il punto di contatto Public Procurement Network (PPN) del Paese interessato ma anche tramite la Commissione europea, con l'obiettivo di assicurare alle imprese svizzere l'accesso agli appalti pubblici sancito da contratto. È importante che le imprese interessate comunichino senza indugio eventuali irregolarità o discriminazioni alla Segreteria di Stato dell'economia (SECO), che è l'organo competente in materia. In relazione al problema del deposito per indennità di vacanze, menzionato nell'interpellanza, la commissione nazionale paritetica per le casse edili" italiana sembra disposta a negoziare un accordo con le associazioni economiche interessate (soprattutto con la Società svizzera degli impresari costruttori SSIC). </p><p>2./3./5. Non è compito della Confederazione effettuare indagini sistematiche presso le imprese svizzere sul loro successo in materia di appalti pubblici. Tuttavia, nell'ambito di un bilancio intermedio sugli accordi bilaterali I, effettuato dalla Confederazione nel 2008, sono state identificate 178 imprese svizzere, presenti nella banca dati europea delle candidature, a cui è stato aggiudicato tra il 2003 e il 2008 un appalto pubblico di uno Stato europeo. Tali imprese sono poi state sollecitate a riferire sulle loro esperienze di concorso, sia positive che negative, maturate nel contesto europeo. Una netta maggioranza di esse (70 per cento) hanno espresso l'avviso secondo cui nell'UE le procedure di aggiudicazione sarebbero trasparenti e facilmente comprensibili. Delle imprese interpellate che hanno risposto all'indagine (la quota di partecipazione è stata del 79 per cento), il 28 per cento si sono detti convinti e il 55 per cento piuttosto convinti di aver avuto, nell'ambito della procedura di aggiudicazione, le medesime opportunità delle imprese europee concorrenti. Sei imprese (15 per cento) hanno interposto ricorso, all'estero, contro la decisione di un'autorità appaltante, beneficiando così della protezione giuridica che gli accordi internazionali sugli appalti pubblici garantiscono. I risultati dell'indagine e dell'inchiesta in questione sono stati pubblicati nell'edizione 11/2008 della rivista "Die Volkswirtschaft".</p><p>Alla luce delle cospicue spese sostenute dagli enti pubblici dei Paesi europei, l'accordo sugli appalti pubblici che la Svizzera ha stipulato con l'UE crea nuove opportunità sia per l'industria d'esportazione (p. es. quella delle macchine) che per il settore dei servizi (p. es. studi di ingegneria e di architettura). In virtù di tale accordo, le imprese svizzere hanno accesso a un mercato che vanta un volume nettamente superiore a quello del mercato svizzero degli appalti pubblici. </p><p>4. Si sta attualmente provvedendo a un perfezionamento della statistica in materia di appalti in Svizzera. A partire da inizio 2011, l'attuale piattaforma elettronica di pubblicazione degli appalti pubblici (simap.ch) sarà adeguata in modo tale da consentire il rilevamento di dati a scopi statistici. Da quel momento in poi, gli appalti pubblici aggiudicati in Svizzera che superano il valore soglia stabilito nell'accordo OMC sugli appalti pubblici (GPA) potranno essere valutati in modo più specifico. Va comunque ricordato che l'obiettivo del settore degli appalti non consiste in una "giusta" assegnazione di mandati. Per contro, si tratta di fare in modo che, mediante un potenziamento della concorrenza tra gli offerenti, gli enti statali - che in Svizzera sono la Confederazione, i cantoni e i comuni - possano beneficiare dell'offerta più vantaggiosa. In tal modo si intendono risparmiare soldi dei contribuenti.</p>  Risposta del Consiglio federale.