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BERNA - Le donne di età compresa tra i 26 e i 45 anni sono più spesso vittima di violenza domestica. È quanto emerge da un sondaggio condotto dall'istituto di ricerca Sotomo su incarico della federazione Solidarietà Donne e pubblicato da 20 Minuten. La metà delle donne che rientrano in questa fascia d'età afferma infatti di aver subito violenze all'interno della relazione. Nel complesso si parla invece di una donna su tre. Per violenza domestica s'intende «qualsiasi atto di violenza fisica, sessuale, psicologica e di altro tipo che ha luogo tra persone che vivono nella stessa economia domestica».
Dai risultati del sondaggio si evince inoltre con quale frequenza delle persone estranee a una coppia sono confrontate con violenza domestica: quasi il 40% degli interpellati afferma di aver già avuto il sospetto che all'interno di una relazione si verificassero degli episodi di violenza, quasi la metà dice di aver già avuto a che fare con confidenze del genere direttamente dalle persone interessate.
Ma in quali casi un litigio viene considerato come violenza domestica? La maggior parte degli interpellati ritiene accettabili urla, porte sbattute e critiche nei confronti dell'altra persona. C'è invece una maggiore disapprovazione per comportamenti come andarsene dall'appartamento, ignorare il partner per più giorni o rompere un oggetto casalingo. E sono considerati inaccettabili minacce, rinchiudere il partner, schiaffeggiarlo o picchiarlo.
Gli intervistati tracciano inoltre un ritratto degli autori delle violenze. Per il 43% si tratta infatti di persone che presentano determinate caratteristiche. In primis un consumo eccessivo di alcol. Ma anche chi ha vissuto violenze durante l'infanzia, chi coltiva fantasie violente che non riesce a controllare o chi è molto possessivo.
«Ci vuole tolleranza zero» - «Nell'ambito della violenza domestica ci vuole tolleranza zero» afferma Lena John di Solidarietà Donne, spiegando che nella lotta contro il fenomeno è necessaria una nuova strategia a lungo termine. Una direzione, questa, in cui intende andare anche la ministra della giustizia Karin Keller-Sutter, che ha avviato il cosiddetto dialogo strategico. Si parla tra l'altro anche di mezzi tecnologici, come pulsanti d'emergenza per le potenziali vittime e un nuovo numero unico d'emergenza.
Ed è anche necessaria una maggiore sensibilizzazione, che deve iniziare, secondo John, nelle scuole. La violenza domestica risulta infatti ancora essere un argomento tabù: per il 54% degli interpellati «quello che succede a casa è una questione privata».