Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/216571

<h2>SubmittedText<h2><p>In occasione della conferenza stampa per il lancio della campagna concernente la votazione del 29 novembre, la consigliera federale Karin Keller-Sutter, capo del Dipartimento federale di giustizia e polizia, ha dichiarato che l'iniziativa "Per imprese responsabili - a tutela dell'essere umano e dell'ambiente" mette in pericolo i posti di lavoro e la prosperità del nostro Paese. Siamo particolarmente scioccati da questa dichiarazione del Consiglio federale e lo invitiamo a rispondere alle domande seguenti.</p><p>- Il Consiglio federale può spiegare in che modo il rispetto dei diritti umani da parte delle imprese svizzere nei Paesi in cui sono costantemente violati metterebbe in pericolo i posti di lavoro e la prosperità del nostro Paese?</p><p>- Può spiegare per quale motivo anche il rispetto dell'ambiente da parte delle medesime imprese nei medesimi Paesi costituirebbe un problema per i nostri posti di lavoro e la nostra prosperità?</p><p>- Ritiene che maltrattare lavoratori e il loro ambiente rappresenti una condizione sine qua non per assicurare la prosperità della Svizzera?</p><p>- Il Consiglio federale non pensa invece che con norme vincolanti in questi due settori il nostro Paese, depositario di molteplici convenzioni internazionali, fungerebbe da esempio sul piano internazionale e sarebbe riconosciuto da molte popolazioni come un Paese degno di essere citato a modello?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale accorda grande importanza al rispetto dei diritti umani e alla tutela dell'ambiente. Ha peraltro definito entrambi i temi come obiettivi costanti e prioritari già nel programma di legislatura 2016-2019. Ha elaborato pertinenti piani d'azioni e misure per una conduzione responsabile delle imprese, e li ha aggiornati il 15 gennaio 2020. Il Consiglio federale condivide pertanto la richiesta centrale dei promotori dell'iniziativa popolare federale "Per imprese responsabili - a tutela dell'essere umano e dell'ambiente" e si aspetta che le imprese rispettino i diritti umani e la tutela dell'ambiente anche all'estero.</p><p>Il Consiglio federale era tuttavia del parere che l'iniziativa avanzava pretese eccessive. Essa chiedeva, oltre a un ampio obbligo di diligenza per tutta la catena di fornitura, anche una nuova responsabilità delle imprese madre svizzere e delle imprese controllate in caso di violazione dei diritti umani o degli standard ambientali all'estero; questo controllo poteva di fatto essere esercitato anche tramite un potere economico. Come indicato dal Consiglio federale nel messaggio del 2017 "in Svizzera le disposizioni vigenti in materia di responsabilità sarebbero più severe rispetto ad altri ordinamenti giuridici, sempre ammesso che questi ne abbiano". "De facto, attuando l'iniziativa, la Svizzera agirebbe in modo isolato e indebolirebbe pertanto la sua piazza economica". Il messaggio ha parimenti sottolineato che le imprese potrebbero eludere la normativa trasferendo la loro sede all'estero. Il Consiglio federale ha pertanto sempre sostenuto un approccio coordinato sul piano internazionale.</p><p>Il 29 novembre 2020 i Cantoni hanno respinto l'iniziativa. Per questo caso il Parlamento ha tuttavia adottato il controprogetto indiretto che prevede norme legali nettamente più vincolanti per le grandi imprese, ma coordinate sul piano internazionale. Il controprogetto impone per la prima volta alle grandi imprese svizzere un obbligo legale di valutare i rischi per gli esseri umani e l'ambiente e di renderli trasparenti. Nei loro rapporti, le imprese devono inoltre indicare le misure adottate contro tali rischi. Per combattere il lavoro minorile e il commercio dei minerali provenienti da zone di conflitto, il controprogetto impone anche concreti obblighi di diligenza, che si applicano in funzione del rischio, quindi indipendentemente dalle dimensioni. </p><p>Il Consiglio federale continuerà a seguire l'evolversi della situazione internazionale in questo ambito, in particolare nell'UE.</p>  Risposta del Consiglio federale.