Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01200.jsonl.gz/516

Non è necessario procedere al 'delisting' ('cancellazione', ndr) del titolo della Banca nazionale svizzera (Bns) dalla Borsa svizzera. È quanto afferma il Consiglio federale in risposta a una mozione presentata in tal senso della deputata leghista Roberta Pantani. Secondo il testo della ticinese, la Bns è l'unica banca centrale quotata in borsa. Una situazione "parzialmente surreale, in quanto oltre alla proprietà statale, vi è una parte rilevante di azionisti privati".
Questo esporrebbe l'istituto a speculazioni, oltre che ad influenze di capitali e fondi esteri, annullando la sua forza a difesa dell'economia elvetica. Il governo sostiene, però, che le preoccupazioni sono ingiustificate. La Bns è infatti gestita con la collaborazione e la supervisione della Confederazione. Il capitale azionario ammonta a 25 milioni di franchi ed è interamente versato. I diritti degli azionisti vengono disciplinati dalla legge sulla Banca nazionale e sono fortemente limitati rispetto a una società anonima.
Diversi aspetti - prosegue l'esecutivo - come gli strumenti a disposizione e l'indipendenza sono poi disciplinati nella legge e gli azionisti non possono modificarli. Infine, il diritto a un dividendo è limitato per legge a un massimo del 6% del capitale azionario, ovvero 15 franchi per azione. In questo modo gli azionisti possono decidere sull'impiego degli utili "in maniera molto limitata". Per tutte queste ragioni il Consiglio federale invita a respingere la mozione.