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Un testo che divide la società, marginalizza la gioventù e viola i diritti fondamentali. Così l'UDC, e il suo movimento giovanile, hanno qualificato la legge Covid-19, aprendo venerdì a Berna con una conferenza stampa la loro campagna per il "no".
Sulle modifiche alla legge approvate dal Parlamento il popolo dovrà esprimersi il prossimo 28 novembre. La normativa, ricordiamo, è stata accolta lo scorso giugno in votazione popolare con oltre il 60% di voti a favore. Il testo, tuttavia, non comprendeva ancora le norme concernenti il certificato Covid e altri aspetti di rilievo, come l'estensione degli aiuti finanziari e la revisione del sistema di tracciamento dei contatti. Contro le modifiche al testo è stato quindi promosso con successo un nuovo referendum: tre comitati hanno raccolto in luglio più di 187'000 firme.
L'UDC è l'unico partito di governo che si oppone alla legge. Se venisse accettata, ha sostenuto la consigliera nazionale Martina Bircher, essa impedirebbe qualsiasi revoca dell'obbligo del certificato Covid. "Non siamo contro il vaccino, siamo per la libertà", ha quindi dichiarato Jean-Luc Addor, anch'egli deputato UDC alla Camera del popolo. "La gioventù, per solidarietà verso le generazioni più anziane, ha subito molto dall'inizio della pandemia e di fatto, oggi, si ritrova confrontata ad una vaccinazione forzata", ha per parte sua affermato David Trachsel, presidente dei giovani UDC.
Il presidente dell'UDC svizzera Marco Chiesa ha quindi denunciato una "politica sanitaria arbitraria" del Consiglio federale, che "infrange oggi un limite fin qui impensabile: quello della violazione dei diritti fondamentali iscritti nella Costituzione federale".