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Uber "minaccia" il ritiro delle sue attività dalla Svizzera se la legge dovesse considerare la piattaforma-azienda alla stregua di un datore lavoro per gli autisti che fanno riferimento alla sua applicazione. Secondo il direttore generale di Uber Svizzera, Steve Salom, si tratta di una linea rossa che la Confederazione non deve oltrepassare.
La multinazionale statunitense, che offre servizi di trasporto attraverso un'applicazione mobile, si trova confrontata a una questione spinosa: da tempo autorità e sindacati fanno pressione affinché Uber venga considerata come un'impresa di trasporti, i cui conducenti devono essere trattati a tutti gli effetti come dipendenti e non come partner.
In un'intervista pubblicata sulla NZZ am Sonntag, Salom ribadisce che nel caso in cui le autorità giudiziarie imponessero ad Uber lo status di datore di lavoro, "non potremo più operare qui". Attualmente Uber è presente a Zurigo, Basilea, Losanna e Ginevra.
Secondo il consigliere agli Stati Ruedi Noser (PLR/ZH), intervistato dal domenicale, il problema risiede nel diritto del lavoro elvetico che non contempla le aziende-piattaforma come Uber. "Se si paga uno stipendio in Svizzera o si è datori di lavoro oppure indipendenti. Non vi è nulla nel mezzo", sostiene Noser, che accusa la Segreteria di Stato dell'economia (SECO) di mancanza di visione.