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Giustizia
Sandwich a ex ministro del Gambia, non c'è stata denegata giustizia
Non c'è stata denegata giustizia nel caso di Ousman Sonko, ex ministro del Gambia arrestato in Svizzera nel gennaio 2017 perché sospettato di crimini contro l'umanità, che sosteneva di non aver ricevuto cibo sufficiente nel febbraio del 2020 durante una lunga udienza davanti al Ministero pubblico della Confederazione (MPC). Lo ha stabilito il Tribunale federale (TF).
Nella sentenza pubblicata oggi, la prima Corte di diritto pubblico del TF si è pronunciata solo sulla denegata giustizia rimproverata al Tribunale penale federale (TPF). Quest'ultimo aveva rifiutato di prendere in considerazione un ricorso del gambiano contro una decisione del MPC, ritenendo che il suo esposto fosse tardivo.
Come la corte di Bellinzona, anche il TF ritiene che il ricorso sia stato intempestivo e conclude che deve essere respinto. Secondo la procedura penale, il termine per appellarsi contro le decisioni del Ministero pubblico è di dieci giorni. Tuttavia, non c'è limite in caso di denegata giustizia o di ritardo ingiustificato da parte dell'autorità.
Un sandwich e una mela
Nella fattispecie, il ricorrente aveva presentato le sue rimostranze alla procura federale in una lettera del 13 febbraio 2020. Vi indicava di aver ricevuto come cibo in tutto e per tutto un sandwich e una mela durante una lunga udienza tre giorni prima. Il MPC ha risposto il 6 marzo che erano stati consegnati due cosiddetti lunchbag – ciascuno composto da un panino vegetariano, due mele e mezzo litro d'acqua.
Il 9 marzo, l'avvocato di Sonko ha reagito dicendo che l'MPC non aveva risposto alle questioni sollevate, cioè la violazione del diritto alla dignità umana del suo cliente garantito dalla Costituzione e dalla procedura penale nonché il valore nutritivo degli spuntini. La procura non ha risposto a questa seconda lettera, il che ha portato l'avvocato della difesa a ricorrere alla Corte dei reclami penali il 29 aprile.
Per i supremi giudici di Losanna, non c'è stata denegata giustizia nella misura in cui il MPC non è rimasto inattivo con la sua risposta del 6 marzo. Sonko, se riteneva che l'accusa non avesse preso posizione su tutte le sue richieste, disponeva di dieci giorni per fare appello e invocare, ad esempio, una violazione del suo diritto di essere ascoltato.
Diritto ad un ricorso effettivo
Con l'appello al TF, l'ex ministro ha anche invocato il diritto ad un ricorso effettivo, garantito dall'articolo 13 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali. L'argomento è stato ritenuto non pertinente dalla prima Corte di diritto pubblico, secondo cui la Convenzione sanziona trattamenti inumani o degradanti che nella fattispecie non sono dati, neppure se si tenesse conto della versione dei fatti avanzata dal ricorrente.
Sonko, comandante della guardia presidenziale gambiana nel 2003 e poi ministro dell'interno tra il 23 ottobre 2006 e il 19 settembre 2016, si è rifugiato nel novembre 2016 in Svizzera. Il 26 gennaio 2017 è stato arrestato a Lyss (BE), dove soggiornava in un centro di transito per richiedenti asilo, su denuncia di Trial International, l'organizzazione non governativa con sede a Ginevra che si occupa di lottare contro l'impunità per crimini internazionali. Da allora, la sua detenzione preventiva è stata regolarmente prolungata.
Il 52enne (è nato il 9 gennaio 1969) ex ministro è accusato di essere responsabile di atti di tortura commessi dalle forze di polizia e dal personale carcerario a lui sottoposti, oppure da gruppi ad essi legati, sotto il regime del presidente Yahya Jammeh.
(Sentenza 1B_303/2020 del 2 marzo 2021)
aula, ats