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L’Ufficio federale del servizio civile (CIVI) provvede affinché gli impieghi dei civilisti non abbiano alcuna incidenza sul mercato del lavoro: è quanto sancisce l’articolo 6 capoverso 1 della legge sul servizio civile (LSC). Dal punto di vista materiale, questo principio implica che gli impieghi dei civilisti non devono:
- minacciare posti di lavoro esistenti,
- pregiudicare le condizioni salariali e di lavoro nell’istituto d’impiego,
- distorcere le condizioni della concorrenza.
Un servizio civile a incidenza zero sul mercato del lavoro è, di per sé, impossibile, ma esistono regole che permettono di avvicinarsi il più possibile a questa situazione.
La questione è del resto vecchia quanto il servizio civile stesso e, quindi, fondamentale (cfr. messaggio del 1994 a sostegno della legge federale sul servizio civile). Come detto, le ripercussioni per forza di cose ci sono, altrimenti nessun’attività potrebbe essere svolta anche da terzi, il che precluderebbe l’esecuzione del servizio civile.
Per questo, fin dalla sua creazione il servizio civile è stato dotato di strumenti atti a ridurre tali ripercussioni. La legge, per esempio, prevede che gli istituti d’impiego non abbiano alcun diritto legale all’assegnazione di persone che prestano servizio civile. Gli istituti d’impiego non hanno la garanzia di ricevere un civilista, perché sono i civilisti a scegliere i loro impieghi. In particolare, poi, vi sono alcune regole per limitare l’incidenza sul mercato del lavoro e il CIVI le applica in modo rigoroso:
- quando un istituto d’impiego ottiene il riconoscimento viene anche stabilito un determinato numero di civilisti, calcolato in funzione delle dimensioni dell’istituto stesso;
- le attività artigianali qualificate devono rappresentare al massimo la metà del tempo di lavoro previsto nel mansionario; da un lato, questa regola permette di evitare qualsiasi eccesso, dall’altro ammette la possibilità che i civilisti utilizzino nei propri impieghi le competenze acquisite privatamente. Ciò aumenta l’utilità finale degli impieghi e corrisponde allo spirito del sistema di milizia svizzero inteso come principio alla base dell’obbligo di prestare servizio militare;
- le autorità cantonali responsabili del mercato del lavoro verificano di norma il riconoscimento dei grandi istituti d’impiego (che possono impiegare più di dieci civilisti), non segnalando del resto quasi mai problemi;
- i compiti assunti dai civilisti sono specificati nel loro mansionario;
- nell’impiegare un civilista, gli istituti d’impiego si fanno carico di determinati costi. I tributi versati alla Confederazione si basano sul salario lordo che si pagherebbe normalmente per attività comparabili nella stessa località e nella stessa professione. L'Ufficio federale del servizio civile rivede i tributi se i salari nominali sono aumentati del 5% dall'ultimo adeguamento. L'ultimo rialzo risale al 2016. Da una verifica svolta nel 2022 è emerso che al momento non è previsto un ulteriore adeguamento, in quanto dal 2016 l'aumento dei salari nominali si è mantenuto ben al di sotto del 5%. L'Ufficio federale del servizio civile continuerà a monitorare l’evoluzione dei salari;
- negli istituti d’impiego vengono condotte ispezioni (con o senza preavviso);
- sono previste disposizioni disciplinari e penali.
A quanto detto sopra si aggiunge il fatto che il servizio civile è una realtà troppo piccola per compromettere radicalmente il mercato del lavoro. Nonostante il numero crescente di giorni di servizio prestati, la sua incidenza è molto limitata: nel 2021 sono stati impiegati 20 266 civilisti, su una popolazione svizzera attiva di quasi cinque milioni di persone. Se si confronta l’impatto del servizio civile con il numero totale di giorni lavorativi prestati in Svizzera, il rapporto è simile: secondo le stime, nel 2021 si è lavorato per 975 milioni di giorni, circa 1,7 milioni dei quali sono stati prestati nel servizio civile ossia l’1,74 per mille.
Negli ambiti di attività in cui il servizio civile fornisce un sostegno professionale considerevole (assistenza sanitaria, ambito sociale, protezione dell’ambiente e della natura), le sue prestazioni rimangono basse rispetto a quelle complessive. In questi settori vi è una comprovata necessità di sostegno ed è volontà del legislatore che si faccia ricorso al servizio civile (lavoro di pubblico interesse dove mancano le risorse). I civilisti non lavorano per le imprese, ma per istituti riconosciuti e senza scopo di lucro. Indipendentemente dal servizio civile, tali istituti beneficiano di «vantaggi competitivi» politicamente legittimati ossia esenzioni fiscali o sovvenzioni.
Ultima modifica 01.07.2022