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Le sacre rappresentazioni designano un genere di teatro nato in Europa nel ME, che ha per oggetto la narrazione scenica di temi e aspetti della dottrina cristiana della salvezza. Se dal profilo dei contenuti le sacre rappresentazioni si contrappongono al teatro profano, sul piano della storia del teatro è impossibile operare una distinzione netta tra i due ambiti. Le rappresentazioni sviz. di drammi biblici acquisivano spesso una connotazione decisamente laica e politica, mentre le commedie carnascialesche veicolavano frequentemente insegnamenti della Riforma e della Controriforma.
Le sacre rappresentazioni costituiscono la principale forma di teatro del ME, accanto alle sfilate e ai cortei, le feste e i tornei cavallereschi, le processioni di pubblica penitenza e i rituali delle esecuzioni pubbliche, le rappresentazioni dei saltimbanchi e dei menestrelli durante le fiere annuali (Teatro) e agli elementi carnascialeschi nel folclore e nelle Feste (ad esempio charivari, papa o vescovo dei pazzi, festa dell'asino). I due più antichi cicli di rappresentazioni sacre, legati alla celebrazione del Natale e della Pasqua, avevano per argomento momenti chiave della storia di Gesù (nascita, resurrezione), integrati con altre scene. Il repertorio tematico tardomedievale dei misteri della Passione e delle processioni del Corpus Domini - spesso articolati in complessi cicli - comprendeva episodi tratti dall'Antico e dal Nuovo Testamento, dalla vita e dalla risurrezione di Gesù, dal Giudizio universale e da leggende. Altri generi di rappresentazioni sacre erano ispirati alla Vergine, a S. Giovanni, S. Maria Maddalena e ad altri santi, oppure a singoli episodi o soggetti, quali l'adorazione dei re magi, il pianto della Madonna, il mercante di aromi, l'incontro di Emmaus, l'Ascensione, la parabola delle dieci Vergini e l'Anticristo.
Nel X sec. la Liturgia cattolica di Pasqua in lat. e le relative celebrazioni della resurrezione vennero arricchite da un tropo, costituito dalla recitazione cantata del dialogo fra l'angelo e le tre Marie al Sepolcro (visitatio sepulchri), che diede vita ai primi drammi pasquali (San Gallo, 975 ca.). La scena del Sepolcro fu affiancata dagli episodi della corsa dei due discepoli Giovanni e Pietro e dell'apparizione di Gesù in veste di giardiniere. La liturgia natalizia risp. il tropo che la accompagnava diedero forma nell'XI sec., sul modello della visitatio sepulchri, ai primi drammi di Natale in lat. La scena centrale è costituita in questo caso dai pastori al presepe, completata più tardi dalla processione dei profeti, dall'adorazione dei re magi, dalla fuga in Egitto, dal dramma di Erode e dal lamento di Rachele. Nel XII sec. il Jeu d'Adam, il più antico esempio di sacra rappresentazione sul tema del Paradiso, recitata in franc. medievale, segnò l'inizio di uno sviluppo parallelo di drammi in volgare. Il dramma pasquale di Muri, scritto attorno al 1250, è considerato la più antica rappresentazione sacra in lingua ted., mentre il dramma natalizio di San Gallo risale al 1300 ca. La storia della salvezza venne interpretata e posta in evidenza sempre più spesso nella sua dimensione terrena. Dalla metà del XII sec. nei misteri della Passione le sofferenze del figlio di Dio fatto uomo acquisirono un ruolo di primo piano accanto alla celebrazione della vittoria sulla morte attraverso la risurrezione. Ne è un esempio la recita della Passione rappresentata a Losanna dal 1453. Il trasferimento delle sacre rappresentazioni dalle chiese all'aperto, anche sulle piazze del mercato, con un palco suddiviso in aree distinte per la rappresentazione simultanea di scene diverse, permise le esagerazioni comiche e la drammatizzazione delle azioni del diavolo e degli episodi di martirio.
All'epoca della Riforma le rappresentazioni sacre vennero promosse da entrambe le confessioni. Mentre la Passione zurighese del rif. Jakob Ruf rimase fedele al testo biblico rinunciando alle scene grossolane e agli episodi a effetto, il dramma pasquale messo in scena a Lucerna nel XVI sec. soddisfece pienamente il gusto del pubblico per gli effetti spettacolari. Dal 1570 ca. l'ortodossia calvinista criticò duramente lo sfarzo degli accessori scenici e l'esaltazione del Cristo sofferente e condannò la messinscena dei drammi biblici come un'eresia. Il divieto di rappresentazioni teatrali decretato a Ginevra nel 1617 e a Zurigo nel 1624 contribuì alla riduzione dell'attività teatrale nel XVII sec. La tradizione lucernese delle sacre rappresentazioni fu ripresa, in forma riveduta, dal teatro gesuita nel 1616. A Sumvitg la rappresentazione della Passione in rom. si mantenne fino al 1882, a Selzach dal 1893 al 1952. All'inizio del XXI sec. la messinscena di drammi sacri trovò un proseguimento per esempio nel Gran teatro del mondo di Calderón, presentato a Einsiedeln dal 1924 e ispirato alla tradizione barocca (Barocco), e nelle processioni storiche di Mendrisio dedicate alla salita di Cristo al Calvario.
Bibliografia
– Geistliche Spiele, 1930
– E. Müller, Schweizer Theatergeschichte, 1944
– J. Drumbl, Der Begriff des Theaters und der Ursprung des liturgischen Spiels, 1969
– W. Lipphardt (a cura di), Lateinische Osterfeiern und Osterspiele, 6 voll., 1975-1981
– E. Konigson, «La place du Weinmarkt à Lucerne», in Les voies de la création théâtrale, 8, 1980, 43-90
– I. ten Venne, Das geistliche Spiel in Deutschland von der Mitte des 13. bis zum 16. Jahrhundert, 1983
– R. Bergmann, Katalog der deutschsprachigen geistlichen Spiele und Marienklagen des Mittelalters, 1986
– Passionsspiele im alpenländischen Raum, cat. mostra Oberammergau, 1990
– Francillon, Littérature, 1, 37, 142-148
– A. Kotte (a cura di), Theater der Nähe, 2002
Autrice/Autore: Andreas Kotte / mdi