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Ad Andermatt, ai margini di una conferenza sulle Nuove vie della seta, Samih Sawiris ci parla di sostenibilità nell’investimento e della differenza fra investire in Svizzera e nei paesi del Sud. Esorta la Cina a costruire infrastrutture che giovino alla popolazione, non ai politici.
È ad Andermatt, nel canton Uri, che la delegazione svizzera presso l’Assemblea parlamentare dell’OSCE (Organizzazione sulla sicurezza e la cooperazione in Europa) ha organizzato la settimana scorsa una conferenza su Le Nuove vie della seta quale motore degli Obiettivi di sviluppo sostenibileLink esterno. Era la prima volta che tale riunione si svolgeva in un paese d’Europa occidentale e probabilmente la firma di un protocollo d’intesaLink esternoLink esternofra la Svizzera e la Cina, lo scorso aprile, non vi è estranea.
Andermatt, nel cuore delle Alpi e al crocevia dell’Europa, praticamente seduta sul tunnel del Gottardo, era il posto ideale per parlare di infrastrutture, che sono il principale oggetto degli investimenti cinesi nei 126 paesi che aderiscono alle Nuove vie della seta (il protocollo d’intesa con la Svizzera non prevede un aumento degli investimenti cinesi in Svizzera, ma una collaborazione nei paesi terzi). Ma se il bisogno di infrastrutture e la mancanza di finanziamenti sono ampliamente riconosciuti, il loro impatto sullo sviluppo, le popolazioni locali, i diritti umani, la corruzione e l’indebitamente solleva molti quesiti.
L’ospite d’onore della conferenza era Samih Sawiris, l’imprenditore egiziano che ha investito fior di quattrini in questo paese di montagna - che per molto tempo interessava solo l’esercito, il quale lo ha abbandonato all’inizio del millennio. È anche membro del comitato della Sawiris Foundation for Social DevelopmentLink esterno, una fondazione creata dalla sua famiglia nel 2001 per promuovere la creazione di posti di lavoro e la formazione professionale in Egitto. Molto semplice e alla mano, parla perfettamente sei lingue, fra cui il tedesco, il francese, l’inglese e l’italiano. Ci ha rilasciato un’intervista sul terrazzo del suo ristorante d’alta quota, dove era appena caduta la prima neve. La stagione sciistica si annuncia sotto i migliori auspici.
swissinfo.ch: Come le è venuta l’idea di investire ad Andermatt?
Samih Sawiris: Quando l’esercito se ne è andato, l’economia del comune è crollata. Conoscendo la mia esperienza a El Gouna,Link esterno sul Mar Rosso, dove abbiamo fatto praticamente uscire dalle sabbie una città intera con alloggi, scuole e ospedali (progetto che ha vinto il Global Green Award dell’UNEP), mi hanno invitato ad Andermatt per un sopralluogo. Onestamente non sapevo neanche dove era, ho dovuto guardare su una cartina (ride).
Sono però rimasto affascinato dal posto e il suo potenziale mi è balzato subito agli occhi. Ho cominciato a costruire alberghi, appartamenti, un campo da golf e l’ho collegato con la stazione sciistica di Sedrun. All’inizio la gente era scettica. Vedeva arrivare un arabo, pensando che non sarebbe neanche tornato la settimana successiva. Ma pian piano sono riuscito a conquistare la fiducia della popolazione, a dimostrare che quello che avevo fatto a El Gouna lo avrei fatto anche qui. Per ora non guadagniamo soldi, ma non ne perdiamo neanche. È un investimento a lungo termine. Diamo lavoro all’incirca a 900 persone, anche se non sono tutti nuovi impieghi, chiaramente.
"Dove andiamo, prendiamo un grande terreno che non vuole nessuno perché non c'è niente e ci impiantiamo cose che creano valore"
In quali altri paesi investe?
In Egitto, Oman, Marocco, Gran Bretagna, Montenegro e negli Emirati Arabi Uniti. Orascom Development Holding impiega circa 11'000 persone nel mondo. È sempre più o meno lo stesso tipo di progetto: dove andiamo, prendiamo un grande terreno che non vuole nessuno perché non c'è niente e ci impiantiamo cose che creano valore. Sono investimenti a lungo termine, ci vogliono 10 a 15 anni perchè siano redditizi.
È diverso investire nei paesi in via di sviluppo e in Svizzera?
È il giorno e la notte (ride)! Negli altri paesi c’è più flessibilità, ma la sicurezza che regna in Svizzera ti facilita la vita: uno sa sempre esattamente a che punto sta. In altri paesi, se cambia un ministro, c’è una nuova atmosfera, se cambia il governo, vigono nuove condizioni. Si rispetta meno quello che è stato stabilito. In un certo modo, investendo in questi paesi uno prende più rischi, ma i rendimenti sono più alti e c'è più flessibilità. A El Gouna avevo bisogno di un nuovo stadio per la mia squadra di calcio, altrimenti non poteva giocare in prima divisione. Eravamo in giugno, la partita era in settembre, ma lo stadio è stato finito in tempo.
Applica criteri di sostenibilità?
In tutti i miei progetti la sostenibilità è molto importante perchè significa continuità. Sono progetti su 50-70 anni, quindi devo stare attento all’ambiente. Se un posto in cui ci sono belle spiagge diventa inquinato, non ci andrà più nessuno. La sostenibilità implica che la città sia abitata e se la vita non è piacevole, la gente se ne va. Gli abitanti hanno bisogno di scuole, ospedali, posti di lavoro, luoghi di svago.
"Investendo nei paesi in via di sviluppo uno prende più rischi, ma i rendimenti sono più alti"
Che cosa consiglierebbe ai paesi che accolgono investimenti cinesi nell’ambito delle Nuove vie della seta?
Prima di tutto direi ai cinesi: non ascoltate i governi, andata a fare i vostri propri studi su quello di cui il paese ha davvero bisogno. I progetti dovrebbero essere identificati da professionisti, non dai politici, per giovare alla popolazione - soprattutto ai poveri - se no la gente finirà per detestarvi. Perchè parliamoci chiaro: in questi progetti è la Cina che ha l’idea, che è il motore e che finanzia e commette un grave errore ascoltando i politici. Uno vorrà un monumento imponente, l’altro un grande ponte in un quartiere in cui vive il cugino di pinco pallino.
Ma questo significa un nuovo debito che colpirà il paese per qualcosa da cui la popolazione non trarrà alcun beneficio. Se la Cina, per esempio, fa qualcosa nello Zimbabwe che giova a un milione di persone, diventa la migliore amica dello Zimbabwe. Ma se si costruisce un’autostrada per i ricchi che hanno un’auto, ma che rappresentano l’1% della popolazione, la gente non sarà contenta perchè avrà in mente centinaia di altre priorità.