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SAN JOSE - La nota azienda di videoconferenze Zoom ha accettato di pagare 86 milioni di dollari (77 milioni di franchi svizzeri) per risolvere una class action riguardante la privacy, negli Stati Uniti.
La causa, intentata dagli abbonati paganti, sostiene che Zoom abbia invaso la privacy di milioni di utenti, condividendo i loro dati personali con Facebook, Google e LinkedIn. Come riferisce l'emittente BBC, l'azienda è anche stata accusata di aver dichiarato «erroneamente» di offrire un sistema di crittografia end-to-end, e anche per non aver fatto abbastanza per impedire agli hacker di entrare facilmente in modo abusivo nelle sessioni di videoconferenze.
Dal canto suo, Zoom ha negato qualsiasi atto illecito, ma ha accettato di migliorare la sicurezza e la gestione dei dati personali, formando in modo specializzato il personale. «La privacy e la sicurezza dei nostri utenti sono priorità assolute per Zoom, e prendiamo sul serio la fiducia che i nostri utenti ripongono in noi» ha dichiarato un portavoce.
L'accordo preliminare, che include le sessioni di training e gli 86 milioni, dovrà essere ora approvata dal giudice distrettuale a San Jose.