Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/230080

<h2>SubmittedText<h2><p>In considerazione della grave crisi in Afghanistan la Svizzera ha, conformemente alla sua tradizione umanitaria, l'obbligo di fornire aiuto in loco per alleviare la sofferenza della popolazione, ma anche per sostenere gli Stati limitrofi nell'affrontare i nuovi flussi migratori e impedire che questi raggiungano l'Europa. Il Consiglio federale è pertanto invitato a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Come si organizzano la Svizzera e la comunità internazionale degli Stati per fornire aiuto in loco (e impedire così flussi migratori verso l'Europa)? </p><p>2. L'Afghanistan si trova molto in basso nell'indice della percezione della corru-zione. La Svizzera, come intende garantire che l'aiuto giunga effettivamente a chi ne ha bisogno?</p><p>3. Cosa si intraprende per sostenere i gruppi più vulnerabili - donne e bambini - in loco e per offrire loro prospettive per il futuro?</p><p>4. Come giudica il Consiglio federale gli sviluppi più recenti nel contesto dell'evoluzione globale della migrazione? </p><p>5. Quante persone provenienti dall'Afghanistan ricevono già oggi protezione in Svizzera e qual è la portata dell'impegno della Svizzera rispetto ad altri Paesi euro-pei?</p><p>6. Che cosa pensa il Consiglio federale di un programma di reinsediamento coordinata su scala europea? Quali condizioni dovrebbero essere soddisfatte per una partecipazione della Svizzera? A quali gruppi di persone sarebbe principalmen-te destinato questo programma? Il Consiglio federale ritiene che i progetti europei vadano considerati in modo prioritario?</p><p>7. Anche il Consiglio federale ritiene che il controllo di sicurezza dei cittadini afghani da accogliere debba essere effettuato dalla Svizzera?</p><p>8. È probabile una nuova crisi migratoria? In che modo la Svizzera sarebbe pre-parata a tale crisi? Come va giudicato attualmente il grado di occupazione dei centri federali d'asilo? Qual è la situazione nei Cantoni? </p><p>9. In che misura la situazione attuale è confrontabile con la crisi siriana del 2015? Quante domande sono prevedibili se il ricongiungimento familiare dall'Afghanistan dovesse essere agevolato in modo analogo a quanto fatto durante la crisi siriana?</p><p>10. Cosa succede con gli afghani oggetto di una decisione di allontanamento che si trovano ancora in Svizzera?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1., 2., 3. L'8 settembre 2021 il Consiglio federale ha deciso di stanziare ulteriori 33 milioni di franchi per l'aiuto umanitario in Afghanistan e nella regione. 10 di questi 33 milioni sono messi a disposizione dal Dipartimento federale degli affari esteri mediante il trasferimento di crediti già a disposizione. 23 milioni saranno finanziati con un credito aggiuntivo che sarà discusso in Parlamento nella sessione invernale. I 33 milioni di franchi saranno utilizzati per l'aiuto in loco nel modo seguente: 5 milioni per il Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR), 22 milioni per organizzazioni dell'ONU (ACNUR, PAM, OIM e UNICEF), 3 milioni per organizzazioni internazionali non governative e 3 milioni per il fondo per il soccorso d'emergenza gestito dall'Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA). Per il 2022 il preventivo prevede contributi pari a 27 milioni di franchi. Entro la fine del 2022 il Consiglio federale intende pertanto sostenere la popolazione bisognosa in Afghanistan e nella regione con circa 60 milioni di franchi.</p><p>Anche se la priorità è attualmente attribuita all'aiuto umanitario, la Svizzera continua a investire risorse, laddove possibile e opportuno, in programmi a medio e lungo termine. Pur essendo assolutamente necessario, nelle crisi di lunga durata l'aiuto umanitario non è sufficiente. Di fondamentale importanza per l'ulteriore impegno della Svizzera è l'efficacia degli interventi. La DSC lavora con le organizzazioni in grado di attuare i programmi in loco. Ne fanno parte il CICR, istituzioni dell'ONU e organizzazioni non governative internazionali. La Svizzera collabora con queste organizzazioni da tanti anni, conosce le loro procedure ed intrattiene contatti regolari con le loro direzioni. In quanto Stato donatore, la Svizzera controlla i programmi e segue l'attuazione di audit e valutazioni esterne. Molti dei programmi della DSC sono già stati attuati prima della presa di potere dei Talebani, nelle regioni occupate da questi ultimi.</p><p>Negli ultimi 20 anni, la promozione dello status delle donne e delle bambine ha rivestito un'importanza particolare. Al momento la DSC sta chiarendo la possibilità di proseguire questi programmi.</p><p>Il 13 settembre 2021 la Svizzera, rappresentata dal consigliere federale Ignazio Cassis, ha partecipato alla conferenza dell'ONU sull'Afghanistan, tenutasi a Ginevra. L'obiettivo della conferenza era rendere attenti ai grandi bisogni umanitari in Afghanistan e garantire un aiuto finanziario immediato. La Svizzera è pronta a offrire i suoi buoni servizi se le parti coinvolte lo auspicano.</p><p>4. Più di due terzi dei profughi su scala mondiale provengono da cinque Paesi: Siria (6,7 milioni), Venezuela (4 milioni), Afghanistan (2,6 milioni), Sudan del Sud (2,2 milioni) e Myanmar (1,1 milioni). 7,9 milioni provengono da altre regioni. Vi sono pertanto molte regioni di crisi, tra cui anche l'Afghanistan, dalle quali la gente fugge da molti anni. La maggior parte dei profughi afghani vive da decenni in Paesi come l'Iran, il Pakistan o la Turchia. Pertanto, la situazione in Afghanistan si ripercuote sulla stabilità di tutta la regione. Per ora non vi sono indizi secondo cui l'ascesa al potere dei Talebani modifichi in modo determinante la dinamica globale della migrazione. La Svizzera deve pertanto continuare a basarsi sugli strumenti consolidati della sua politica in materia di migrazione e non può dimenticare le altre regioni di crisi.</p><p>5. Alla fine di agosto 2021, in Svizzera si trovavano 3164 rifugiati riconosciuti e 11 546 persone ammesse provvisoriamente provenienti dall'Afghanistan. Complessivamente 20 000 cittadini afghani vivono nel nostro Paese. L'Afghanistan è già oggi, a prescindere dalla presa di potere dei Talebani, il più importante Paese di provenienza dei richiedenti l'asilo.</p><p>Dal 1° gennaio 2021 al 31 agosto 2021 la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) ha concesso l'asilo o l'ammissione provvisoria rispettivamente a 235 e 1048 cittadini afghani. Nel 2020 la Svizzera ha registrato, con l'84 per cento, una delle quote di protezione più alte per i richiedenti l'asilo afghani in Europa. Mentre con il 98 per cento l'Italia ha registrato una quota di protezione (concessione dell'asilo o protezione sussidiaria) ancora più alta, le quote della Francia, della Germania e dell'Austria, comprese tra il 49 e il 72 per cento, sono inferiori ma sempre tra le più alte in Europa.</p><p>6.<b></b>Finora non si è constatato un esodo di persone dall'Afghanistan verso i Paesi limitrofi. L'attuale programma di reinsediamento 2020/21 prevede l'ammissione di un massimo di 1600 rifugiati particolarmente vulnerabili. A questo titolo è già stato possibile considerare rifugiati afghani provenienti dalla Turchia. Per il biennio 2022/23, il Consiglio federale ha fissato un contingente di reinsediamento pari a 1600 rifugiati al massimo, cui si aggiungono 300 persone del contingente di reinsediamento del 2020/21, che non sarà esaurito completamente a causa della pandemia di COVID-19 e delle relative restrizioni di viaggio. Nel quadro del nuovo programma di reinsediamento, Egitto, Libano e Turchia sono stati identificati come Paesi prioritari di primo asilo. Nel caso del reinsediamento dalla Turchia, l'accento sarà posto sull'accoglienza di rifugiati vulnerabili dall'Afghanistan. A seconda degli sviluppi, il Consiglio federale si riserva il diritto di modificare le priorità.<b></b>La Svizzera esaminerà un'eventuale partecipazione a un'operazione di accoglienza coordinata su scala internazionale. In autunno si terrà una conferenza sul reinsediamento organizzata dalla Commissione UE, in occasione della quale l'Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati (ACNUR) comunicherà probabilmente nuove esigenze concrete. La Svizzera parteciperà alla discussione europea e in tale ambito esaminerà, d'intesa con i Cantoni, le richieste avanzate dall'ACNUR riguardanti l'accoglienza di profughi afghani particolarmente vulnerabili. Per un'eventuale partecipazione della Svizzera sarà determinante il bisogno di aiuto umanitario risultante dalla situazione attuale.</p><p>7. Il controllo di sicurezza riveste fondamentale importanza.<b></b>La SEM trasmette per controllo al Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC) i fascicoli delle persone che hanno presentato una domanda d'asilo in Svizzera se vi sono indizi che potrebbero costituire un rischio per la sicurezza interna ed esterna della Svizzera. Le persone accolte nell'ambito di un programma di reinsediamento sono esaminate dal SIC prima dell'entrata in Svizzera.</p><p>La grande maggioranza delle persone evacuate dall'Afghanistan aveva un passaporto o una carta d'identità valido. È stato comunque effettuato un controllo di sicurezza e non si è constatato nulla di rilevante.</p><p>8. Finora la migrazione via terra dall'Afghanistan non è aumentata in modo significativo. Un eventuale modifica di questa situazione dipende dai Talebani nonché dalla situazione umanitaria ed economica in loco. Eventuali flussi migratori si dirigerebbero innanzitutto verso gli Stati limitrofi, nei quali si fermerebbe probabilmente gran parte dei profughi. Un eventuale flusso migratorio verso l'Occidente, semmai si verificasse, interesserebbe la Turchia e successivamente l'Europa non prima della primavera del 2022. È invece probabile un aumento della migrazione verso l'Europa occidentale di cittadini afghani che si trovano già in Iran, in Turchia o in Grecia. Nel 2021 il numero delle domande d'asilo mensili di cittadini afghani presentate in Svizzera è leggermente aumentato e potrebbe ulteriormente crescere a medio e lungo termine. Al momento non sussistono tuttavia indizi per una crisi migratoria analoga al 2015/2016.</p><p>La Svizzera è in linea di principio ben attrezzata per affrontare anche crisi future. Le procedure d'asilo celeri le permettono di proseguire la politica degli ultimi anni di accogliere e integrare il più presto possibile le persone bisognose di protezione nonché di rimpatriare in modo altrettanto rapido ed efficace quelle che non hanno bisogno di protezione. Nel contempo, la Svizzera ha ampliato, in particolare con il programma di reinsediamento, le vie d'accesso legali per le persone bisognose di protezione.</p><p>Le capacità di accoglienza dei centri federali d'asilo sono tuttora dimezzate a causa della pandemia. Dovrebbero tuttavia essere sufficienti per far fronte alle domande d'asilo previste per i prossimi mesi, anche se il grado di incertezza delle previsioni è elevato. Se dovesse delinearsi un aumento significativo delle domande d'asilo, la Svizzera avvierà immediatamente i preparativi per l'attuazione dei piani d'emergenza disponibili. La SEM sfrutta le proprie risorse in modo tale da garantire l'esecuzione delle procedure d'asilo nei centri federali d'asilo anche in caso di aumento delle domande.</p><p>9. La legislazione in materia di asilo e stranieri permette il ricongiungimento famigliare per i membri del nucleo famigliare, ossia il coniuge e i figli minorenni. Non è prevista un'operazione umanitaria simile a quella della crisi siriana del 2013. I due conflitti sono molto diversi: mentre nella guerra civile siriana milioni di persone sono fuggite negli Stati limitrofi, la situazione dell'Afghanistan dopo la presa di potere dei talebani non è al momento chiara. Attualmente è quasi impossibile lasciare l'Afghanistan. L'agevolazione del rilascio dei visti favorirebbe pertanto soprattutto persone che vivono da molti anni in Iran o in Pakistan e la cui vita e integrità fisica non sono quindi direttamente minacciate. Inoltre, l'attuale diaspora afghana è molto più numerosa di quella siriana nel 2013 e quindi è maggiore anche il numero delle persone che avrebbero diritto all'agevolazione. Se si applicassero gli stessi criteri adottati nella crisi siriana, circa 11 000 persone potrebbero far valere in Svizzera le agevolazioni nel rilascio dei visti per parenti stretti e lontani. A titolo di paragone: nel 2013 le agevolazioni decise in favore dei cittadini siriani hanno permesso a circa 2700 persone in Svizzera di chiederle per i loro famigliari. Per ciascuna di queste persone fino a 80 famigliari hanno sollecitato un visto d'entrata. L'attuazione di questa operazione nel 2013 è stata molto impegnativa anche sul piano logistico e ha comportato un massiccio onere lavorativo per le rappresentanze svizzere all'estero. Ne sono conseguiti tempi di attesa di vari mesi per gli interessati, in contraddizione con il carattere immediato e temporaneo dell'azione condotta all'epoca.</p><p>10. Le procedure già concluse non sono riesaminate d'ufficio, non essendovi una pertinente base legale. Le persone oggetto di una decisione definitiva d'allontanamento hanno tuttavia in qualsiasi momento la possibilità di presentare una nuova domanda. Nell'esame della nuova domanda la SEM tiene conto della situazione mutata.</p>  Risposta del Consiglio federale.