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Mariam Shaar ha passato tutta la sua vita nel campo profughi di Bourj el Barajneh, a Beirut: una prigione a cielo aperto che ospita 20mila palestinesi ai quali, dal 2011, si sono aggiunti migliaia di rifugiati siriani. Come per tutti i palestinesi del campo, non le è permesso di avere un lavoro. Mariam, però, non si è mai arresa e alcuni anni fa ha aperto un impresa di catering che oggi dà lavoro a 40 donne, non solo palestinesi ma anche rifugiate irachene e siriane.
“Soufra” in arabo significa tavola apparecchiata ed è un servizio che le donne di Soufra Kitchen oggi offrono in tutto il paese, grazie al loro food-truck. Da qualche mese hanno inoltre creato un “orto urbano” sul tetto della loro sede nel campo profughi, dove coltivano prodotti organici da usare nelle loro ricette. Il loro obiettivo è ora aprire un ristorante di alta qualità nel campo: un esempio di riscatto e di successo per tutte le donne rifugiate.
Daniela Sala