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Il Parlamento britannico da martedì chiude i battenti per cinque settimane, per volere di una contestata decisione del Governo guidato da Boris Johnson, mentre il Regno Unito resta in mezzo al guado della Brexit.
A complicare lunedì il quadro della non facile situazione, lo speaker della Camera dei Comuni, John Bercow, ha annunciato in aula le dimissioni al più tardi il 31 ottobre, in aperta polemica con il primo ministro. Bercow, inviso ai sostenitori più convinti della Brexit, ha denunciato la sospensione dei lavori parlamentari di cui sopra come uno "scandalo legislativo". Sono quindi giorni di caos, a meno di due mesi dalla data della teorica uscita dall'Unione Europea.
Lo stop dei lavori parlamentari non risolve il muro contro muro fra il premier e la maggioranza dei deputati sulla questione di un ulteriore rinvio di tre mesi della Brexit. Mentre la richiesta di elezioni anticipate non ha raggiunto la maggioranza dei due terzi ed è stata respinta.
Intanto la legge anti-no deal, promossa dal fronte contrario alla linea di Boris Johnson, ha completato anche il suo iter, con la formalità della firma della Regina, il cosiddetto Royal Assent, dopo l'approvazione parlamentare dei giorni scorsi. In serata, nel pieno di un dibattito fiume, inoltre, il Legislativo ha accolto un nuovo testo per costringere l'Esecutivo a pubblicare documenti confidenziali sull'impatto di un'uscita "no deal", impatto che Downing Street è sospettata di aver minimizzato.
Johnson, che continua ad opporsi a un nuovo rinvio del divorzio da Bruxelles e lo ha ribadito in aula, era lunedì in Irlanda, dove ha incontrato l'omologo Leo Varadkar. "Divergenze significative rimangono", secondo un comunicato comune. Per Dublino, Londra non ha presentato alternative credibili al contestato meccanismo di "backstop", che dovrebbe impedire il ritorno di una frontiera fisica fra Irlanda e Irlanda del Nord.