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Prendiamo come esempio il legno: attualmente la Cina acquista dall'estero circa 30 milioni di tonnellate di legname l'anno, classificandosi così al secondo posto nella graduatoria globale dei Paesi importatori di questa materia prima. Ma circa il 70 per cento del legno introdotto nel Regno di Mezzo viene nuovamente esportato, dopo essere stato trasformato in mobili, compensato o parquet. Si stima che entro il 2020 il fabbisogno di legno sarà quintuplicato.
Quanto alle emissioni di CO2, la Cina è indubbiamente prima in classifica. Almeno 30 delle 50 città più inquinate al mondo si trovano in questo Paese. Da quando si è fatta chiarezza circa gli effetti negativi delle emissioni sull’ambiente, l'ecologia è entrata a far parte dell’agenda politica: i tassi di crescita odierni – alimentati dalle esportazioni di prodotti a basso prezzo, sostenuti da massicce importazioni di materie prime e dall'impiego di manodopera sottopagata – non possono costituire una strategia di sopravvivenza a lungo termine.