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Il presidente colombiano Iván Duque ha duramente criticato le operazioni di spionaggio realizzate dall'esercito nei confronti di 130 persone, molte delle quali giornalisti, che normalmente seguono il conflitto armato e gli episodi di corruzione militare in Colombia.
"Ribadisco il mio deciso rigetto per qualsiasi operazione di spionaggio. Una simile opera nei confronti di giornalisti, esponenti politici e funzionari della presidenza deve essere indagata a fondo e sanzionata con severità", ha detto sostenendo di non voler assolutamente "tollerare coloro che disonorano l'uniforme o realizzano pratiche contrarie alla legge".
La reazione, via Twitter, del capo dello Stato riguarda un reportage del settimanale "Semana" dal titolo "I dossier segreti" sullo spionaggio realizzato da organismi dell'esercito che ha portato alle dimissioni di dieci ufficiali dell'esercito e alla richiesta di ritiro volontario dal servizio di un generale.
Secondo la rivista, lo spionaggio si è svolto fra febbraio e dicembre 2019, ed è continuato fino a mesi fa. Ha riguardato, numerosi giornalisti colombiani e stranieri, nonché ex ministri, funzionari della presidenza, generali, politici e sindacalisti.
"Semana" ha assicurato che per questa attività "le unità coinvolte hanno ricevuto aiuti economici per molte centinaia di migliaia di dollari da un'agenzia di intelligence straniera". Parte di essi "sono stati utilizzati per spiare l'attività di cittadini statunitensi, in particolare giornalisti".
Fra gli spiati vi sono Nick Casey del "New York Times", John Otis della National Public Radio (Npr), Lynsey Addario, fotoreporter del "New York Times" e del "National Geographic" e Juan Forero del "Wall Street Journal".
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