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La decisione di Anheuser-Busch di far pubblicizzare la birra Bud Light a Dylan Mulvaney ha fatto precipitare il titolo
NEW YORK - Da alcuni giorni l'influencer statunitense Dylan Mulvaney è al centro di un polverone a causa delle partnership pubblicitarie recentemente annunciate con Bud Light e Nike.
La 26enne di San Diego viene costantemente attaccata da conservatori di destra sui social Instagram e TikTok. Non solo: Kid Rock, musicista notoriamente legato a quell'area politica, ha persino girato un video nel quale afferma «Voglio essere il più chiaro possibile: f...o Bud Light» e usa queste lattine per fare tiro al bersaglio. Il motivo di tanto odio nei confronti della Mulvaney? Il suo essere transgender.
Dagli studi d'arte all'intervista a Joe Biden - La 26enne di San Diego, nello Stato della California, proviene da una famiglia benestante degli Stati Uniti. Suo nonno è il defunto James Mulvaney Sr, ex presidente della squadra di baseball San Diego Padres e uno dei primi sostenitori del defunto presidente repubblicano Richard Nixon. La famiglia di Mulvaney ha sempre saputo che Dylan era gay e ha sostenuto in pieno il suo sogno di diventare una star di TikTok. Obiettivo raggiunto, se si considerano gli 11 milioni di follower e le sponsorizzazioni di peso, che portano nelle tasche di Mulvaney tra i 45mila e gli 80mila dollari a post.
Nel 2019 Dylan Mulvaney si è laureata alla Cincinnati School of the Arts con una laurea in teatro musicale. Il suo primo ruolo importante è stato nel musical satirico "The Book of Mormon", ma ha perso il lavoro quando è iniziata la pandemia di coronavirus. Durante l'isolamento, l'attrice ha iniziato a fare i conti con la sua identità di genere e all'inizio del 2022 Mulvaney ha iniziato a documentare la sua transizione con video giornalieri. La sua serie "Day of Girlhood" ha raggiunto più di un miliardo di visualizzazioni su Tiktok. Lo scorso ottobre, Mulvaney ha intervistato il Presidente degli Stati Uniti Joe Biden alla Casa Bianca per "Now This News".
Bud Light vuole diventare LGBT-friendly - Si arriva così alla campagna di Bud Light: lanciata di recente sui social media, non è andata giù agli ambienti conservatori degli Stati Uniti. Il commentatore Ben Shapiro ha condannato la collaborazione con Mulvaney nel suo show, dicendo: «Bene, gente, la nostra cultura ha ora deciso che gli uomini sono donne e le donne sono uomini, e voi siete costretti a consumare prodotti che dicono questo».
Nei media di destra, la presenza sul web di Mulvaney viene interpretata come una liberazione della Bud Light dal suo gruppo target, tipicamente bianco e maschile. Ma l'azienda, come tutte quelle che vedono un buon affare nell'apparire LGBTQ-friendly, è probabilmente alla ricerca di nuova clientela. La scommessa per ora non sta pagando: secondo i calcoli del Down Jones Market Data Group, Anheuser-Busch (la casa madre di Bud Light) dalla fine del mese di marzo ha perso circa 4,5 miliardi di dollari nella sua capitalizzazione in Borsa. A nulla sono valse anche le spiegazioni dell'azienda, che ha lanciato sul mercato una lattina commemorativa per il traguardo personale di Mulvaney nella sua transizione e che non ha intenzione di lanciarla sul mercato.
La replica dell'interessata - Dopo una settimana di violenti attacchi verbali e messaggi d'odio Mulvaney ha parlato al podcast di Rosie O'Donnell: a causa della sua inesperienza in pubblico, si definisce un «bersaglio facile». I suoi detrattori sono pronti a usare contro di lei qualsiasi cosa dica o faccia. Eppure lei ha inteso la sua apparizione legata a Bud Light solo in senso positivo.