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Circa 10 mila posti di lavoro sono stati persi dall'inizio della pandemia del coronavirus in Giappone, una cifra che potrebbe salire fino a 3 milioni entro la fine dell'anno fiscale, il prossimo marzo.
Lo dicono i dati del ministero del Lavoro nipponico, spiegando che gran parte dei licenziamenti hanno riguardato le piccole e medie imprese a partire dallo scorso aprile, quando è stato decretato lo stato di emergenza nel Paese.
Tra le misure introdotte dal governo di Tokyo ci sono i sussidi alle aziende per coprire parte degli stipendi ai dipendenti attualmente inattivi, che hanno colpito prevalentemente i settori della ristorazione, del turismo e delle società di trasporto.
"Il governo manterrà un occhio vigile sulla situazione occupazionale" ha detto il ministro del Lavoro Katsunobu Sato durante un'audizione parlamentare.
In base ai calcoli dell'Istituto di ricerca economico e sociale con sede a Nagoya, l'impatto economico derivante dal Covid-19 potrebbe causare l'azzeramento di poco più di 3 milioni di impieghi a livello nazionale nei prossimi 10 mesi, di tre volte superiore alla crisi finanziaria del 2008. Nel mese di marzo il tasso di disoccupazione in Giappone è salito ai massimo in un anno, al 2,5%.
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