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BERNA - L'industria svizzera sostiene l'accordo quadro negoziato tra la Confederazione e l'UE. Non c'è migliore soluzione in vista, sottolinea il presidente di Swissmem Hans Hess. Dal canto suo, l'ex presidente della BNS Philipp Hildebrand consiglia di fare una pausa con Bruxelles.
L'accordo quadro istituzionale, sottoposto in consultazione dal Consiglio federale, è adeguato alle necessità della Svizzera, osserva Hess in un'intervista pubblicata oggi dalla Neue Zürcher Zeitung. «Non penso che negozieremmo un accordo migliore tra tre o quattro anni», rileva il presidente di Swissmem, l'associazione padronale dell'industria meccanica, elettrotecnica e metallurgica.
Hess intende impegnarsi «con tutte le sue forze» per la via bilaterale. A suo avviso, l'industria esportatrice ha un bisogno urgente di nuovi accordi d'accesso al mercato europeo. «Senza accordo quadro, la via bilaterale terminerà e il prezzo da pagare sarà chiaramente troppo elevato per la Svizzera».
Il presidente di Swissmem invita i sindacati e le federazioni a concentrarsi sulla situazione nel suo insieme. «L'economia è unita dietro la via bilaterale», afferma Hess. «L'accordo istituzionale permette un accesso praticamente senza discriminazioni al mercato interno dell'UE, una certezza giuridica, in particolare per quel che concerne l'equivalenza borsistica o gli ostacoli al commercio, nonché di negoziare altre convenzioni commerciali, per esempio per il settore elettrico», aggiunge.
Il tempo gioca a nostro favore - Di parere diverso è invece Philipp Hildebrand: l'ex presidente della Banca nazionale svizzera (BNS) vede grosse difficoltà politiche per la ratifica dell'accordo quadro, in particolare a causa della protezione dei salari e dall'immigrazione. In un'intervista concessa ai giornali del gruppo Tamedia, Hildebrand critica la strategia del governo. «Sono un po' sorpreso che il Consiglio federale abbia pubblicato il documento senza troppe spiegazioni. Quella di non prendere posizione non è sicuramente l'opzione migliore a breve termine».
L'ex presidente dell'istituto di emissione ritiene possibile che Berna e Bruxelles non giungano a un accordo, citando l'esempio della Brexit. Hildebrand consiglia alla Svizzera di «prepararsi al peggior scenario di rottura con l'UE».
L'ex presidente della BNS sottolinea tuttavia che il tempo gioca in favore di Berna, poiché Bruxelles ha gli stessi problemi della Svizzera. «Gli stessi europei constatano che imprese estere hanno salari estremamente bassi, che entrano in concorrenza con le ditte nazionali. Questa tematica ritornerà sul tavolo», assicura Hildebrand.
A suo avviso, anche la questione di sapere se gli immigrati possano beneficiare immediatamente dell'aiuto sociale e come l'immigrazione possa essere controllata rischia di essere nuovamente regolamentata nell'UE.