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La Procura pubblica zurighese ha aperto un procedimento per sviamento della giustizia contro la brasiliana di 26 anni che aveva dichiarato di aver subito un'aggressione di stampo razzista.
La giovane donna era stata trovata lo scorso 9 febbraio alla stazione di Zurigo-Stettbach con il corpo martoriato di tagli, alcuni dei quali formavano la sigla SVP, acronimo tedesco dell'Unione democratica di centro. La donna aveva sostenuto di essere stata aggredita da tre neonazisti, che le avrebbero inferto i tagli sulla pelle.
Gli inquirenti, tuttavia, fin dall'inizio avevano espresso seri dubbi sulle affermazioni della donna. Gli esami medici hanno rivelato che la brasiliana non era incinta e non poteva dunque aver subìto un aborto alla stazione come sosteneva.
Il professore Walter Bär, responsabile delle analisi medico-legali, ha parlato di un "caso da manuale" di automutilazione: la donna ha molti tagli superficiali alle braccia, sulle gambe, al collo e al ventre, tutte zone del corpo che può raggiungere da sola, ha precisato il medico. Sono state invece risparmiate zone sensibili al seno o al pube.
Il ministero pubblico precisa inoltre che il Tribunale del distretto di Zurigo ha attribuito alla donna un avvocato d'ufficio. Alla donna è stato espressamente impartito il divieto di lasciare la Svizzera fintanto che l'inchiesta seguirà il suo corso. La giustizia zurighese continuerà ad occuparsi, parallelamente, della denuncia per aggressione presentata dalla donna.