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LOSANNA - Il procuratore vodese Gabriel Moret, 38 anni, è stato condannato dal Tribunale del circondario di La Côte (VD) per violazione del segreto d'ufficio. Il magistrato aveva discusso apertamente con la moglie, nel novembre 2015, di un'inchiesta relativa al programma di sicurezza stradale "Via Sicura" di cui era incaricato.
Tuttavia, tenuto conto della sua «lieve colpevolezza», il rappresentante del Ministero pubblico d'Yverdon sarà esente da pena. Dovrà però sobbarcarsi le spese giudiziarie (2770 franchi) e quelle legali dei suoi querelanti (25'000 franchi).
Moret era comparso mercoledì scorso sul banco degli imputati. Si opponeva a una condanna di 1'500 franchi con la condizionale per violazione del segreto d'ufficio pronunciata nove mesi fa dal procuratore generale vallesano Nicolas Dubuis. Il consiglio di Stato vodese aveva affidato l'incarico a quest'ultimo dopo una decisione di non entrata nel merito emessa dal Ministero pubblico. Tale verdetto era stato dapprima convalidato dalla Camera dei ricorsi penali e poi annullato dal Tribunale federale (TF).
Fino al Tribunale federale - I giudici di Mon Repos avevano riconosciuto ai querelanti la qualità di persone lese, senza peraltro pronunciarsi sul fondo delle denunce. I denunciatori sono due avvocati di un medesimo studio losannese. Una aveva consigliato la moglie del procuratore nell'ambito della loro delicata procedura di separazione, che verteva in particolare sulla custodia dei loro bambini in tenera età.
Il suo associato, che difendeva allora un automobilista nel quadro di un procedimento relativo alla circolazione stradale istruito dal procuratore Moret, aveva chiesto la ricusa di quest'ultimo. L'avvocato sosteneva che il rappresentante del Ministero pubblico avesse dato prova di partito preso nel quadro dell'inchiesta, a causa di un'«inimicizia» del procuratore nei confronti dello studio dopo che la sua collega era intervenuta per difendere la moglie di Moret.
«Crociata» - Quest'ultimo, dal canto suo, ha ammesso unicamente di aver telefonato alla moglie per avvertirla che un collaboratore della sua legale aveva fatto allusione al loro dossier coniugale per nuocerlo nell'ambito della sua professione.
Dopo aver deplorato invano una «crociata» di colleghi volta a «compromettere il procuratore», il difensore di Moret Charles Munoz ha sottolineato nella sua arringa «l'angoscia» del suo cliente per una condanna penale, sinonimo ai suoi occhi di un licenziamento. Ma oggi il primo presidente del tribunale di Nyon, Lionel Guignard, ha confermato la condanna di Moret. Quest'ultimo ha già dichiarato di voler fare ricorso contro la sentenza.