Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/216226

<h2>SubmittedText<h2><p>Il 20 agosto la Radiotelevisione svizzera SSR ha annunciato un massiccio ampliamento della propria offerta Internet. Nell'ambito dedicato alle notizie, mira a portare via gli utenti da altre offerte mediatiche, sebbene la SSR disponga già oggi della seconda offerta informativa più utilizzata in Svizzera, facendo concorrenza grazie ai proventi del canone ai media privati nell'ambito online. </p><p>Dopo la votazione sull'iniziativa "No Billag", la SSR si era impegnata a concentrarsi sul mandato di base prendendo maggior distanza dalle offerte mediatiche private. Prevedeva inoltre di intensificare la collaborazione con i privati. Considerata l'annunciata strategia futura senza compromessi, questa dichiarazione d'intenti appare nulla. </p><p>Domande al Consiglio federale:</p><p>1. Come assicura il Consiglio federale che i piani di espansione della SSR non pregiudichino completamente il rispetto per i media privati sancito nella Costituzione all'articolo 93 capoverso 4? </p><p>2. Come giudica il Consiglio federale il fatto che con i suoi contenuti accessibili gratuitamente la SSR compromette il crearsi di una propensione dei lettori a pagare per offerte private? </p><p>3. Come garantisce il Consiglio federale che la SSR definisca le dimensioni della sua offerta in modo che sia lasciato ai privati abbastanza spazio per innovazioni?</p><p>4. Come assicura il Consiglio federale che con la nuova offerta orientata in particolare ai giovani, la SSR rispetti la concessione e utilizzi anche in questo settore almeno il 50 per cento delle entrate per le offerte informative? </p><p>5. Il Consiglio federale vuole che, tramite i contenuti della SSR finanziati con i proventi del canone, le piattaforme internazionali possano generare introiti pubblicitari e ciò per la maggior parte a scapito dei privati?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Domanda 1</p><p>Vanno considerati la situazione e i compiti di altri mezzi di comunicazione sociale, soprattutto della stampa. Questo obbligo di rispetto è rivolto alla Confederazione in qualità di legislatore e si riflette nella legge sulla radiotelevisione (LRTV), nell'ordinanza (ORTV) e nella concessione della SSR. Anche nel settore online sono pertanto definiti dei limiti alle attività della SSR; inoltre si applica un divieto di pubblicità. Questi requisiti normativi sono vincolanti anche per l'attuale strategia di digitalizzazione della SSR. Nell'ambito dell'esercizio del suo compito di vigilanza generale nel settore dei media, l'UFCOM controlla che le disposizioni siano rispettate (art. 86 cpv. 1 LRTV).</p><p>Domande 2 e 3</p><p>La SSR deve fornire le prestazioni del servizio pubblico all'intera popolazione. Per raggiungere in particolare la sfera giovane della popolazione con i contenuti del servizio pubblico, occorrono offerte che vanno oltre i programmi radiotelevisivi. La legge sulla radiotelevisione crea la base legale necessaria per le attività online della SSR (art. 25 cpv. 3 lett. b LRTV). La concessione definisce però chiare linee guida per le attività della SSR in tale settore, in particolare per quanto concerne i contributi testuali. La priorità va attribuita ai contenuti audio e audiovisivi. È escluso offrire un giornale online. Inoltre a livello di contenuto le offerte SSR devono concentrarsi sugli eventi nazionali e di regione linguistica.</p><p>Domanda 4</p><p>La SSR deve garantire un costante e ampio ventaglio di prestazioni editoriali nell'ambito dell'informazione. Ciò vale anche per il settore online. L'obbligo per la SSR di utilizzare la metà dei propri proventi del canone per l'informazione, va tuttavia applicato in modo generale e non per fascia di età. Secondo la nuova strategia della SSR, grazie alla prevista trasformazione dovrà essere potenziata in particolare l'offerta informativa.</p><p>Domanda 5</p><p>Nell'offerta online della SSR è vietata la pubblicità. Anche con la pubblicazione di offerte su piattaforme altrui, la SSR non può generare introiti pubblicitari. Inoltre la SSR si impegna a limitare, per quanto possibile, la pubblicità all'interno dell'offerta della SSR su piattaforme di terzi. YouTube si è impegnata a non diffondere pubblicità con le offerte SSR.</p>  Risposta del Consiglio federale.