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TRIPOLI - "Non tornerò mai più in Libia". Max Göldi è libero, può tornare a casa, ma non dimenticherà mai i 4 mesi trascorsi in un carcere libico. L'uomo d'affari svizzero, bloccato a Tripoli da 23 mesi, da quando insieme ad un altro imprenditore, Rachid Hamdani, venne arrestato per violazione delle leggi sull'immigrazione, non vede l'ora di andarsene e, pochi minuti prima di lasciare l'albergo dove ha trascorso gli ultimi 3 giorni dopo la scarcerazione, per essere accompagnato in aeroporto, racconta all'ANSA la sua odissea.
Capelli ben pettinati, camicia bianca, un elegante vestito grigio, Max Göldi appare disteso e sorridente, ma nei suoi occhi si legge il dramma dei quattro mesi trascorsi in una cella del penitenziario di Al Jadaida, un luogo dove vengono portati criminali comuni e immigrati irregolari. "Sono stati mesi molto duri", è il suo unico commento sulla prigionia.
"Non so con chi parto e da dove - ha dichiarato poco prima di andare in aeroporto - ma so per certo che parto stasera". Poi è stato un fiume di parole. "Non so più quanto sono rimasto in questo albergo - dice - forse due giorni che però non passavano mai. Poi oggi è stato tutto un susseguirsi di notizie", ha detto.
Alla domanda su quale sarà la prima cosa che farà non appena metterà piede in Svizzera quasi non riesce a rispondere ma parla di "andare a casa". "Sono qui da 23 mesi", ha detto e quando deve rispondere alla domanda su come sono stati questi lunghi giorni in Libia, il suo pensiero va subito all'azienda per cui lavora, la ABB. "Mi hanno sempre sostenuto", ha affermato Göldi che ha aggiunto "appena torno ricomincerò a lavorare per loro". Per lavoro - ha continuato - vengo spesso in Italia, a Milano". "Non penso che tornerò in Libia", ha precisato poi. La chiacchierata è finita. Göldi è già su un aereo di linea che lo condurrà finalmente a casa.
SDA-ATS