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di Don Carlo Cattaneo
Nel secondo fine settimana di marzo si tiene ad Agno la tradizionale “fiera di San Provino” che vede, annualmente, un vero e proprio bagno di folla.
Le origini di questa fiera, che si colloca come punto di cesura tra la stagione invernale e quella primaverile, ha le sue origini nel XV secolo.
Si è ipotizzato che l’esistenza di questo “convegno di venditori e acquirenti” sia legata a una “a un’emergenza di tipo sanitario: in quel tempo, il celebre mercato di Lugano era stato ufficialmente sospeso a causa dei recenti contagi legati alla diffusione della peste e di altre malattie che potevano essere veicolate dal bestiame; le autorità locali, mosse da preoccupazioni di ordine igienico, decisero quindi di trasferire la manifestazione lontano dal centro abitato”. In realtà, come tutte le fiere medievali, anche quella di San Provino trae origine da una festa religiosa. È, infatti, proprio dal 1400 che il nome del secondo Vescovo di Como affianca nella dedicazione della chiesa Collegiata quello di San Giovanni Battista.
L’archivio parrocchiale e capitolare di Agno non registra notizie circa l’origine di questo appuntamento storico. Anche la fiera di San Provino, probabilmente, si teneva in origine sul sagrato della vecchia Collegiata per poi trasferirsi, nel corso dei secoli, al centro del Borgo.
È interessante sottolineare che in tedesco la parola fiera è tradotta con l’espressione Messe, che ricorda come la celebrazione eucaristica proseguisse poi nella gioia della festa che aveva luogo nei pressi dell’edificio sacro.
Sembra, però, che la fiera del compatrono di Agno, nel XVI secolo, abbia preso il sopravvento sull’aspetto religioso se il Visitatore apostolico e Vescovo di Vercelli mons. Giovanni Francesco Bonomi nel 1578 scrive che “converrebbe che nel giorno della festa di San Provino, venga proibito il mercato, che è solito ad indirsi e a svolgersi in questa occasione, e al suo posto sia celebrata la solennità in onore di quel santo e a lode di Dio e che il suo capo venga mostrato al popolo”.
All’inizio poi del XX secolo, precisamente il 30 Luglio 1906, da Lugano partì un esposto alla Congregazione del Santo Officio a firma dell’arciprete Severino Pisoni e del canonico Carlo Vanoni nella quale si denunciava, fra le altre cose, la presenza del seminario diocesano a San Provino (ma non per la festa sacra ma per la sagra profana che già Luigi Lavizzari aveva definito “molto vivace”): “Per difetto di elementare criterio si condussero i Chierici alla cosidetta [sic] fiera di St. Provino, fiera rinomata per leggerezze ed immoralità”.
Non si ha alcuna notizia circa il modo di celebrare la festa liturgica del compatrono della Collegiata di Agno. Il calendario stilato dal prevosto Beroldingen nel 1866 non è di aiuto, come pure la monografia di mons. Enrico Maspoli sulla pieve di Agno che accenna, vagamente, solo alla processione di San Provino e alle “fondiarie” (scritte in occasione del distacco dalla plebana) di Caslano, Miglieglia, Cademario e Aranno, nelle quali è imposto al parroco il dovere di intervenire alla festa del santo.
Fu il prevosto canonico don Alfredo Maggetti a ridare alla festa di San Provino un carattere più liturgico e spirituale. A questo contribuirono le sue pubblicazioni, il primo solenne trasporto del busto-reliquiario del santo Vescovo per le strade, allora libere dal traffico, del borgo di Agno l’8 marzo 1953, la stampa di immagini e la distribuzione di piccole medaglie argentee.
Anche la documentazione della reliquia del capo di San Provino, custodita all’interno del busto ligneo, sono scarse. Unica testimonianza, finora, è quella fornita dall’arciprete di Locarno Francesco Ballarini nella seconda parte del suo Compendio cronologico della Città di Como quando scrive: “L’anno 1096 fù [sic] questo Santo Corpo per cagione della guerra tra Comaschi & Milanesi celatamente trasportato dentro della Città di Como, & collocato nella Chiesa hor’ in suo onore dedicata, essendo un pezzo d’osso della sua testa portato alla Chiesa di S. Giovanni d’Agno”.
La processione con le reliquie del santo, dal 2009, dopo aver seguito una cadenza decennale e quinquennale, si svolge annualmente, dando alla festa quel carattere religioso che, negli ultimi decenni, si era attenuato.
Anche la fiera, seguendo l’evoluzione dei tempi, si è trasformata. Infatti, come si legge nel volantino stampato a cura del Comune di Agno, “ormai da diversi anni, non si limita a ospitare bancarelle e giostre, ma offre una serie di appuntamenti collaterali”.
Anche Ar-Ti a S. Provino
A San Provino ci sarà anche Ar-Ti, associazione autonoma a favore dell’artigianato ticinese. Il pubblico potrà vedere dal vivo varie dimostrazioni: tornitura del legno e penne artigianali (Roberto Barboni), ceramica (Michela Bionda), tombolo (Luisa Gysel), feltro (Daphne Busacca e Magda Lafferma), cucito creativo (Katia Scolari), tintura di tessuti (Brigitta Poma), vetro-fusione (Rosalba Salvini), solo il sabato l’impagliatore Adriano Formenti e la domenica il costruttore di corni delle alpi Bruno Cattaneo. Più informazioni su www.ar-ti.ch
, ilcicchetto.ch o prodottiartigianali.ch.un tocco rurale Bovini e animali da cortile non mancano mai.
Il programma della festa
Presso il museo plebano verrà inaugurata venerdì 7 marzo, alle 18, la mostra di arte sacra “Bagliori di bellezza nelle chiese dell’antica Pieve di Agno”, che potrà essere visitata anche nei giorni della Fiera.
Per iniziativa della Parrocchia, sempre venerdì 7 marzo, canteranno nella chiesa collegiata i cori della Polizia ticinese e I Cantori di Pregassona.
La Santa Messa di sabato sera 8 marzo, festa liturgica di San Provino, seguita dalla processione con il busto di San Provino, sarà il fulcro delle celebrazioni religiose. Quest’anno sarà presieduta da Sua Eccellenza Reverendissima Mons. Diego Causero Nunzio Apostolico in Svizzera.
Domenica 9 marzo, alle 10, Santa Messa solenne verrà celebrata dal prevosto. Lunedì 10 marzo, alle 10, la Santa Messa solenne sarà presieduta dal nostro vescovo Valerio concelebrata dal clero del Vicariato Malcantone-Vedeggio.