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Secondo quanto rivelato dallo stesso Mario Corti, il contratto che lo lega alla Swissair gli garantisce uno stipendio lordo di 13 milioni per 5 anni.
Dopo settimane di speculazioni, Mario Corti rivela finalmente il suo stipendio: il presidente del consiglio di amministrazione di SAirGroup è stato assunto con un contratto di cinque anni che gli garantisce un salario lordo di 13,2 milioni di franchi.
Stipendio netto di due milioni all'anno
Tolti i contributi alle assicurazioni sociali e per la cassa pensione, la retribuzione è quindi di 2 milioni di franchi all'anno, scrive lo stesso Corti in un articolo pubblicato sabato da «Finanz und Wirtschaft». Una parte del salario gli è stata versata in anticipo, precisa il manager 56enne, senza dire a quanto ammonti questa parte.
Inoltre sono state garantite a Corti 50'000 opzioni per l'acquisto di azioni del gruppo aereo oggi in liquidazione; il valore di questi titoli è nel frattempo sceso a zero. Infine, ha ottenuto un credito (ad interesse) per facilitare il passaggio dal vecchio al nuovo domicilio. Sarà rimborsato al più tardi quando sarà venduta la vecchia casa, scrive Corti.
Futuro estremamente incerto
Alle critiche relative al suo stipendio, Corti risponde di aver assunto «un impiego con un futuro estremamente incerto alla Swissair» abbandonando la sua precedente occupazione, «un'ottima posizione dirigenziale in un gruppo di primo piano». Alla Nestlé avrebbe avuto davanti a sé ancora dieci anni di lavoro prima della pensione.
Nell'articolo pubblicato dal bisettimanale svizzero tedesco, Corti invita inoltre a confrontare il suo stipendio con quello di altri manager in analoghe posizioni di responsabilità, in particolare delle grandi banche, prima di lanciare accuse di avidità.
Una campagna di discredito
Le condizioni di assunzione erano state approvate dal Compensation Committee e firmate dai due vicepresidenti del gruppo, Thomas Schmidheiny e Bénédict Hentsch. «Il SAirGroup non è stato in nessun modo obbligato a firmare il contratto», aggiunge Corti.
Corti conclude affermando che nel momento in cui lascerà le sue funzioni esaminerà con il commissario concordatario se le sue pretese vanno riviste al ribasso, e se caso di quanto. In quest'ambito - aggiunge - sono da considerare anche le conseguenze sulla sue prospettive professionali della «campagna di discredito» lanciata nei suoi confronti dai media.
swissinfo e agenzie