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Amer al Ali è l’ultimo rappresentante della tradizione musicale classica irachena. Per arrivare nella sua bottega, polverosissima e quasi nascosta, bisogna sfidare il dedalo di viuzze della città vecchia di Baghdad, un insieme di vecchi palazzi, piazze restaurate e rovine della guerra del 2003 sul fiume Tigri tra le quali campeggia, mai toccata, la statua di Abu at-Tayyib al-Mutanabbi, uno dei più grandi poeti arabi, morto nel 965 d.C. al quale è intitolato il quartiere.
Non appena si entra nel regno di Amer al Ali, si scopre però un mondo di memorie e di musica: tutti i più grandi suonatori di oud – il liuto arabo – sono passati da qui, hanno suonato qui e hanno comprato almeno uno strumento da Amer. Amer ne ha appena costruito un altro e, per testarne la qualità, ha convocato, per fare musica nella sua bottega, altri artisti di Baghdad, tra i pochi rimasti a trasmettere ai più giovani l’arte del grande Munir Bashir, l’artista iracheno del Novecento, già vissuto tra Baghdad e Budapest prima delle Guerre del Golfo.
Muni Bashir, con le sue creazioni e improvvisazioni, fu capace di unire Oriente e Occidente.
Laura Silvia Battaglia