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"El caréta"
Pietro Nonnella, figlio di Silvestro, nato verso la metà dell’800, era figlio di una numerosissima famiglia, non benestante, anzi, piena di debiti per le famose terre date ai contadini in affitto dal Capitolo della Collegiata di San Pietro ... con canoni esosi.
Per aiutare un poco la famiglia, fu inviato prestissimo, in inverno, con “el verzasca” ed assieme ad altri bambini delle vallate ticinesi, altrettanto poveri, a Milano, la capitale lombarda che aveva sempre bisogno di spazzacamini.
Laggiù, lontano da casa, il giovincello aveva visto qualcosa che sicuramente avrebbe potuto servire a suo padre ed a lui stesso nelle faccende da contadini. Si mise in testa di risparmiare sul cibo per poter comperare quell’oggetto.
E così, terminata la stagione verso il 1870 e tornando a casa , al porto di Gudo, attraccavano le barcaccie del Lago Maggiore, scaricava il frutto delle sue privazioni; una "caréta" (=carriuola).
La spinse attraverso “el careng” attraverso il piano fino a casa, su al Matro; era la prima che arrivava al paese.
I buontemponi che videro quel giovane spingere faticosamente la carriola attraverso il piano, beata ignoranza, ignari dell’utilità di quell’arnese e del risparmio di fatiche, non seppero trovar di meglio che ridere sul fatto e sopranominarlo "el caréta".
Ma, il tempo è galantuomo, il padre vecchio di Pietro faticava meno a trasportare fuori il letame dalla stalla e terminava prima i lavori.
Ben presto, quell'innovazione fu presto copiata da tutti quanti.