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Ha introdotto a Cuba il modello di miglioramento genetico partecipativo, consentendo all'isola di sviluppare un'agricoltura sostenibile. I suoi lavori gli sono valsi il premio Goldman 2010, il cosiddetto Nobel dell'ecologia. swissinfo.ch ha intervistato Humberto Ríos, in visita in Svizzera.
Insieme ad altri specialisti cubani, il dottore in agronomia si è interessato al modello di produzione decentralizzato elvetico. Nella Confederazione ha visitato diverse aziende agricole.
Grande artefice del passaggio di Cuba dalla monocultura di canna da zucchero a una produzione agricola diversificata e biologica, tramite il coinvolgimento dei contadini, Ríos ha dei legami con la Svizzera. Il Programma di innovazione agricola locale che dirige è infatti cofinanziato dalla Direzione per lo sviluppo e la cooperazione (DSC) del Dipartimento federale degli affari esteri.
Humberto Ríos ha mosso i primi passi sulla strada di un'agricoltura sostenibile praticamente facendo di necessità virtù. Con il crollo dell'Unione sovietica da una parte e dall'altra l'embargo imposto sull'isola dagli Stati Uniti, nei primi anni '90 Cuba si era infatti ritrovata priva di aiuti economici.
Finite le importazioni di pesticidi e di fertilizzanti, le cooperative agricole non hanno avuto alternativa: hanno dovuto ricorrere alla rotazione delle colture, all'uso di insetti benefici, alla diversità delle specie, per ottenere dei buoni raccolti. Ciò ha consentito la rigenerazione del suolo.
L'ingegnere agronomo in quella situazione si è reso conto che imparava molto dai contadini a cui insegnava. È così che si è orientato all'approccio partecipativo e che ha creato delle reti di contadini affinché si trasmettessero le proprie conoscenze.
swissinfo.ch: Ha ricevuto il premio per l'ambiente Goldman 2010 per quel progetto che ha iniziato con 25 contadini e che ora ne riunisce 50mila. Che trasformazioni ha portato?
Humberto Ríos: Il programma ha provocato cambiamenti molto importanti nella concezione di produzione alimentare a Cuba. Si è passati a forme più orizzontali – anche più democratiche, consentendo così un interessante aumento del rendimento – a più diversità e, soprattutto, ad un maggior attaccamento al mondo rurale.
swissinfo.ch: La Svizzera ha incentivato questo progetto. Un paese europeo come fa ad aiutare un'isola come Cuba?
H. R.: La DSC ha una lunga esperienza accumulata per molti anni. Ha dovuto lavorare in ambienti molto difficili e diversi. Ha accumulato conoscenze per risolvere problemi difficili.
A Cuba avevamo un'economia che dipendeva dai paesi dell'Est. Quando c'è stato il collasso di quel blocco, ci siamo ritrovati in una situazione difficile. La gente ha cominciato a produrre i propri alimenti e, per forza di cose, abbiamo dovuto sviluppare su vasta scala un modello di agricoltura biologica. Ciò ha permesso anche nuove relazioni tra le istituzioni, una cosa completamente nuova per noi.
La DSC ci ha guidati in questo processo e ci ha agevolati con le sue esperienze e quelle degli altri partner a livello internazionale. Questo ci ha consentito di avanzare più rapidamente e decisamente.
swissinfo.ch: Quale dovrebbe essere la prossima fase di questo sostegno?
H. R.: Mi sembra che potremmo lavorare insieme alla cooperazione svizzera in un processo di apprendistato, per diffondere questa metodologia che vede i produttori protagonisti dell'innovazione. Ora però a livello politico.
Credo che in questo gli svizzeri abbiano esperienza. Vi hanno già contribuito in altri paesi. Inoltre, la stessa cultura svizzera, che ha un approccio molto locale, decentralizzato, potrebbe darci qualche idea su come si può affrontare la questione a Cuba.
swissinfo.ch: Cuba si trovava in una vera e propria crisi alimentare dopo la fine delle relazioni commerciali con il blocco sovietico. Come va ora dal profilo agricolo?
H. R.: Abbiamo passato periodi di fame, periodi molto difficili. La gente ha dovuto imparare molto in fretta a produrre alimenti senza utilizzare fertilizzanti. Sto parlando degli anni dal 1990 al 1997 o '98. Ma da quel momento la gente ha iniziato a produrre senza concimi chimici.
Credo che ora sia diventato un vero modello, più che un'alternativa per sfuggire alla crisi. È un modello che, a mio avviso, si deve "legittimare" per sviluppare l'agricoltura cubana.
Il modello agricolo predomina nel mondo, per esempio nei paesi industrializzati, è insostenibile. Crea un problema energetico. In termini di meccanizzazione, di petrolio, consuma grandi quantità di energia.
swissinfo.ch: Molti paesi sono in condizioni di dipendenza alimentare. Per esempio: il Messico importa mais dagli Stati Uniti.
H. R.: Il Messico è un esempio fra altre centinaia nel mondo. Tutti parlano di libertà e democrazia, ma se tu non hai la sovranità alimentare, se non sei in grado di produrre i tuoi prodotti di base, non avrai mai la sovranità politica. È quello che succede.
È il frutto del modello di agricoltura industriale, con il quale ti crei relazioni di dipendenza alimentare. E ciò significa che ti crei anche relazioni di dipendenza politica.
È la lezione che ha imparato Cuba. Almeno in una certa misura, perché credo che le rimanga ancora qualcosa da imparare, dato che siamo a una svolta: se siamo realmente intelligenti possiamo fare il salto che necessita Cuba ed essere un esempio per l'umanità, perché la gente ha già imparato a produrre senza petrolio e a produrre alimenti di buona qualità. Anche se non produciamo ancora abbastanza. Importiamo molti alimenti, ma le statistiche non sono chiare.
swissinfo.ch: Ma l'alimentazione a Cuba è migliorata?
H. R.: In modo significativo.
Patricia Islas, swissinfo.ch
(Traduzione dallo spagnolo: Sonia Fenazzi)
Humberto Ríos Labrada e il PIAL
Dottore in agronomia, ha creato negli anni '90 e dirige tuttora il Programma d'innovazione agricola locale (PIAL) all'Istituto cubano di ricerca agraria.
Volto a trovare soluzioni per fare uscire l'agricoltura cubana dalla crisi nella quale versava alla caduta dell'Unione sovietica, il PIAL è cofinanziato dalla Direzione dello sviluppo e della cooperazione dal 2000. Il PIAL è basato sul principio della diversificazione delle sementi tramite lo scambio delle esperienze e delle conoscenze dei contadini.
Promuovendo la diffusione del sapere contadino, Humberto Ríos ha incentivato un'agricoltura che privilegia la biodiversità e le colture senza l'uso di prodotti chimici.
I contadini coinvolti in questo programma godono del diritto di consultazione alle decisioni.
In questo modo Cuba incrementa la sicurezza e l'autonomia alimentare.
Potenziale cubano
"Cuba ha un enorme potenziale di produzione agricola. Credo che se riesce a mettere in moto gli elementi di politica agraria che stimolano la produzione, se lavora a tutti i livelli della catena alimentare, la produzione crescerà. Perché Cuba dispone di terra, acqua e persone molto competenti: dai contadini ai ricercatori scientifici", ha dichiarato a swissinfo.ch Rodolfo Hernández, responsabile del Programma di sviluppo sostenibile della DSC a Cuba, che ha fatto parte della delegazione cubana in visita in luglio in Svizzera.Fine della finestrella