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Il consigliere federale Johann Schneider-Ammann ritiene inopportuna l'introduzione dei cosiddetti eurobond e suggerisce all'Unione europea di "investire nella misura dei due terzi nel futuro" e di utilizzare il terzo rimanente per "risolvere gli errori del passato".
Commentando in un'intervista alla "SonntagsZeitung" le recenti proposte del presidente francese François Hollande volte a sostenere la crescita e a stabilizzare la congiuntura, Schneider-Ammann afferma che tali misure "vanno nella giusta direzione". Ma l'Europa deve anche incrementare la produttività e liberalizzare il mercato del lavoro.
Ci vogliono disciplina e crescita durevole e una ricetta, spiega il consigliere federale, potrebbe essere quella della Svizzera, che investe nella formazione e nell'innovazione, diventando così più competitiva, pur tenendo sotto controllo la spesa pubblica grazie al sistema del "freno all'indebitamento".
Quanto agli eurobond, Schneider-Ammann afferma che la condivisione del debito pubblico è "pericolosa" in quanto indebolisce l'economia dei paesi forti. Ritengo, spiega il ministro dell'economia, che il consenso dato dalla cancelliera tedesca Angela Merkel all'unione fiscale sia già un atto di sottomissione, che non darà risultati. I problemi vanno infatti affrontati alla radice. Il consigliere federale non crede comunque che si verificherà lo "scenario catastrofico" del crollo dell'eurozona, dato che "l'Europa non può permetterselo".
Schneider-Ammann afferma inoltre che lo stato di salute dell'economia elvetica è buono, in raffronto agli altri stati europei, ma ciò costituisce anche un rischio: "il divario tra il nostro sviluppo economico e quello dell'UE non deve crescere ulteriormente, perché tale fatto metterebbe di nuovo il franco sotto pressione".
La tendenza al rafforzamento del franco nei confronti della moneta unica potrebbe inoltre acquistare vigore dopo la decisione della Banca centrale europea di abbassare i tassi di riferimento allo 0,75%. La difesa del cambio fissato dalla Banca nazionale svizzera (BNS) a 1,20 franchi per un euro è quindi sempre più decisiva. Grazie a questa soglia minima spetta ora alle imprese "migliorare la loro competitività e guadagnare di nuovo soldi, da investire nel futuro". In questo modo potranno diminuire la loro dipendenza dalla BNS, evitando di far pagare il conto al mercato del lavoro. Per il momento la riduzione del cambio minimo con l'euro è comunque irrealistica.
SDA-ATS