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Il dottor Stefano Moreali dice che quando apre un libro di storia e guarda la mappa dell'Europa durante la Seconda Guerra Mondiale, la vede tutta nera. Tutta, tranne un piccolo punto luminoso sul comune di Nonantola. Lo dice perché in questa località fuori Modena, suo nonno, il dottor Giuseppe Moreali, il parroco di allora, don Arrigo Beccari e tutti i loro compaesani, nascosero 73 ragazzi ebrei in fuga dai nazisti e organizzarono il loro espatrio clandestino in Svizzera.
Quelli che sono passati alla storia come i "Ragazzi di Villa Emma", nel 1942 avevano dai sei ai vent'anni, erano tedeschi, austriaci, slavi. Le loro famiglie erano state deportate o uccise, avevano attraversato un continente battuto dal conflitto e dalla Shoà, ma vissero una breve parentesi di serenità tra le mura della villa che ancora oggi porta lo stesso nome di un tempo e tra la gente che, col passaparola, ancora oggi ricorda tutti i loro volti.
Questa parentesi si chiuse con la caduta del fascismo e lo scontro, sul territorio della penisola italiana, tra gli Alleati e gli ex-alleati tedeschi, l'8 settembre del 1943. Davanti al rischio di essere catturati e mandati in un campo di sterminio, i tutori di questi giovani e i nonantolani reagirono organizzando un'ingegnosa messa in scena e una pericolosa fuga verso la Svizzera che, miracolosamente, riuscì alla perfezione.
Oggi, accanto al posto che fu loro d'albergo, sorgerà un memoriale per tenere viva questa incredibile vicenda.
Filippo Fiorini