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<h2>SubmittedText<h2><p>Un paio di settimane fa Paula Donovan, co-direttrice della società di soccorso Aids-Free World, ha divulgato un rapporto sulle scandalose violenze sessuali perpetrate dai militari al servizio dell'ONU. Soldati inviati come caschi blu e assistenti civili sono accusati di aver compiuto ripetutamente atti di sfruttamento sessuale e abusi nel corso delle loro missioni. Il rapporto contiene i terrificanti resoconti delle vittime con dettagli di una brutalità senza limiti. I bambini descrivono le abominevoli cose che gli uomini armati chiedevano loro in cambio di un po' di cibo.  </p><p>Nei mesi di maggio e giugno 2014 i servizi di investigazione dell'ONU hanno ascoltato queste e altre testimonianze sugli abusi da parecchi ragazzi nella Repubblica Centrafricana. </p><p>Da alcune comunicazioni ritenute "strettamente confidenziali" emerge che alti funzionari dell'ONU per i diritti umani hanno ignorato per mesi le denunce raccolte dalla loro stessa autorità.  </p><p>Mancano ancora regole su come gestire le accuse di abuso su minori. Persino quando i gendarmi francesi si sono recati in Africa Centrale per indagare sui fatti tra i caschi blu, è stato detto loro di seguire le procedure previste dall'ONU e di rivolgersi alle autorità competenti in materia di diritti umani di Ginevra.</p><p>Invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande: </p><p>1. Che cosa fa la rappresentanza svizzera presso l'ONU per l'avvio di un'azione penale nei confronti dei colpevoli, per la prevenzione degli abusi e per la tutela dei minori?</p><p>2. Pensa che la Svizzera abbia altre possibilità o risorse per contrastare attivamente l'inquietante "normalità" degli abusi perpetrati sui minori dal personale dell'ONU?   </p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Il caso reso pubblico dall'ONG Aids-Free World riguarda gravi accuse di abusi sessuali su minori commessi nella Repubblica Centrafricana tra la fine del 2013 e la metà del 2014 da truppe straniere che non operano sotto l'egida dell'ONU: anche se il loro dispiegamento nella Repubblica Centrafricana era stato autorizzato dal Consiglio di sicurezza (risoluzione 2127), queste truppe erano infatti sotto il comando francese (operazione Sangaris). I responsabili degli abusi sono ora sotto inchiesta in Francia. Stando alle informazioni disponibili, le accuse non riguardano soltanto soldati francesi, ma anche soldati africani.</p><p>Quanto alle Nazioni Unite, è stata proprio l'ONU a raccogliere sul posto le accuse di abusi nella prima metà del 2014. I problemi sono stati creati dal modo in cui tali accuse sono state trattate e comunicate dai vari attori del sistema delle Nazioni Unite, generando lungaggini difficilmente comprensibili. Per ovviare a tale situazione, il 3 giugno 2015 il segretario generale ha annunciato l'avvio di un'inchiesta esterna indipendente volta a determinare le modalità con cui il sistema delle Nazioni Unite ha dato seguito alle accuse in questione e a formulare raccomandazioni per impedire il ripetersi di simili problemi in futuro. Il gruppo di inquirenti, composto da tre persone, ha iniziato i lavori a luglio e avrà dieci settimane di tempo per portarli a termine. I risultati dell'inchiesta saranno presentati agli Stati membri dell'ONU.</p><p>Il 18 maggio 2015 la quinta Commissione dell'Assemblea generale, che si occupa delle questioni amministrative e di bilancio dell'ONU, si è riunita per discutere del caso con alcuni rappresentanti della direzione del Segretariato. In tale occasione la Svizzera ha espresso le proprie preoccupazioni e ha invitato le parti interessate dalle accuse ad adottare tutte le misure possibili per far luce sugli avvenimenti contestati, assicurare i colpevoli alla giustizia e garantire la necessaria assistenza alle vittime. Lo scorso giugno, nel quadro del Consiglio dei diritti umani, la Svizzera ha accolto con favore l'avvio dell'inchiesta esterna indipendente da parte del segretario generale dell'ONU. La Svizzera affronterà infine il tema della relazione tra l'ONU e il caso in questione in occasione del prossimo incontro tra l'Alto Commissario per i diritti umani e il capo del DFAE, che si terrà a Berna alla fine di agosto.</p><p>2. La Svizzera condanna fermamente ogni forma di abuso e di sfruttamento sessuale. Sul fronte dell'ONU, in seguito ai vari scandali scoperti all'inizio degli anni 2000 in relazione a operazioni di mantenimento della pace, il segretario generale ha introdotto una politica di tolleranza zero verso tutte le forme di sfruttamento e di abuso sessuale da parte del personale delle Nazioni Unite. La Svizzera sostiene pienamente questa politica di tolleranza zero e, a livello generale, si adopera per rafforzarla ulteriormente, anche sul piano delle risorse. Nell'ambito del proprio impegno in tal senso, la Svizzera potrà fondarsi anche sulle raccomandazioni contenute nel rapporto del revisore interno dell'ONU (Ufficio dei servizi di controllo interno), pubblicato nel maggio 2015 e dedicato alla valutazione delle misure di lotta contro l'abuso e lo sfruttamento sessuale da parte del personale dell'ONU nel quadro di operazioni di mantenimento della pace.</p><p>La Svizzera seguirà da vicino anche l'inchiesta esterna indipendente avviata dal segretario generale dell'ONU nel giugno 2015 e, una volta noti i risultati, valuterà le possibilità di sostegno nei confronti delle misure proposte.</p><p>Nel 2005/06 un gruppo di esperti giuridici incaricato dall'ONU aveva raccomandato l'adozione di una convenzione internazionale per garantire la responsabilità penale dei funzionari dell'ONU che avevano commesso reati penali nel quadro di operazioni di mantenimento della pace. La Svizzera si impegna da anni a favore di una simile convenzione, che costituirebbe lo strumento più appropriato per obbligare il personale dell'ONU a rendere conto delle proprie azioni, e continuerà a portare avanti tale impegno, in particolare in seno al gruppo di lavoro della sesta Commissione dell'Assemblea generale (questioni giuridiche) dedicato a questo tema.</p>  Risposta del Consiglio federale.