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La decisione del Consiglio federale, annunciata giovedì, di abbassare il tasso d'interesse minimo sui capitali della cassa pensioni suscita la reazione di sindacati e socialisti.
Un centinaio di manifestanti de Sindacato edilizia e industria (SEI) ha tenuto lunedì mattina un'azione simbolica di protesta davanti alla sede della Rentenstalt di Zurigo, contro il ventilato abbassamento dal 4 al 3 per cento del tasso d'interesse versato sui capitali del "secondo pilastro".
«Per anni» - ha affermato il SEI in un comunicato - «i finanzieri delle assicurazioni private hanno giocato con i capitali delle Casse pensioni al casinò della borsa, facendo grossi guadagni nell'ordine di miliardi di franchi. Ma agli assicurati hanno continuato a versare il prescritto interesse del 4 per cento. Il resto è finito o nelle tasche dei manager, o come guadagno nelle casse delle assicurazioni, o volatilizzato come perdita in affari altamente rischiosi».
Lobbysmo e pressioni
Una premessa, questa, che rende inaccettabile l'intenzione annunciata dal Consiglio federale di abbassare in autunno il tasso di remunerazione dei capitali degli assicurati della previdenza professionale dal 4 al 3 per cento, per compensare lo sgonfiamento del boom delle borse. Tale decisione, secondo il SEI, sarebbe il frutto delle pressioni della lobby degli assicuratori sui partiti borghesi e, quindi, sul Consiglio federale. In particolare, il SEI parla delle parlamentari radicali Vreni Spoerry e Christine Beerli, che avrebbero fatto pressioni e «trovato orecchie ben aperte» presso i consiglieri federali Pascal Couchepin e Ruth Metzler.
«Abbiamo calcolato » - dice Vania Alleva, funzionaria del SEI - che un punto percentuale in meno nella remunerazione dei capitali della previdenza professionale significa un taglio delle future rendite del 15 per cento: una riduzione sostanziosa delle pensioni, che non possiamo accettare. Quando la borsa andava forte e le assicurazioni facevano grandi guadagni, il tasso d'interesse non era stato aumentato, perché si diceva che comunque, in caso di crisi, non sarebbe stato abbassato. Dunque, quei guadagni dovevano servire a compensare le perdite. Adesso che da un anno e mezzo le borse sono in ribasso, viene fatta una grande pressione sul Consiglio federale per ridurre il tasso d'interesse. Allora noi diciamo: prima di parlare di riduzione, che si renda pubblica la somma dei guadagni fatti».
Per il Ps è un "saccheggio delle rendite"
La manifestazione del SEI a Zurigo risponde comunque ad un'inquietudine diffusa, per la stessa questione, nelle altre federazioni sindacali, nella stessa Unione sindacale svizzera e nella sinistra in generale. Nel contempo, infatti, il Partito socialista svizzero (PSS) ha tenuto a Berna una conferenza stampa, per dire un no secco all'abbassamento del tasso d'interesse minimo dal 4 al 3 per cento sul capitale del secondo pilastro, ed esigere dal Consiglio federale la massima trasparenza sulle cifre delle casse pensioni. «Stiamo assistendo al saccheggio delle rendite di oltre un milione di assicurati», ha affermato Christine Goll, consigliera nazionale zurighese e vicepresidente del PSS.
Anche la questione della trasparenza, sollevata dal SEI, è stata segnalata nella conferenza stampa del PSS a Berna. «Vogliamo sapere dove sono finite le riserve degli assicurati e conoscere nel dettaglio tutte le cifre», ha detto il consigliere nazionale basilese Rudolf Rechsteiner. Il tasso non era mai stato modificato in passato, quando gli investimenti delle casse pensioni generavano utili superiori anche al 10 per cento. Ora gli assicuratori e le banche dicono che il tasso del 4 per cento non è più sostenibile, ma - denuncia Rechsteiner - essi «non hanno fatto beneficiare gli assicurati degli utili conseguiti in tempi migliori».
Aprire il 2° pilastro ai più piccoli
Oltretutto - segnala ancora il partito socialista - con il taglio del tasso d'interesse le Casse pensioni accumuleranno ancora ulteriori guadagni, sulle spalle degli assicurati che subiranno un taglio delle prestazioni. Ed il Consiglio federale, «invece di aprire finalmente il secondo pilastro per le donne, voleva cambiare il tasso di conversione dal 7,2 al 6,65 per cento, il che comporterebbe una riduzione delle rendite dell'8 per cento».
Tuttavia, nel corso della revisione della legge sulla previdenza professionale, il Nazionale ha deciso di portare questo tasso di conversione al 6,8 per cento, da introdurre entro 10 anni. Ma il Ps chiede che questo termine venga portato a 20 anni e il secondo pilastro venga aperto anche ai piccoli redditi ed ai guadagni realizzati con il lavoro a tempo parziale.
Silvano De Pietro