Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/156038

<h2>SubmittedText<h2><p>L'inizio del nuovo millennio è stato caratterizzato dall'introduzione di una nuova politica agricola. Gli attuali provvedimenti di sostegno non forniscono praticamente più alcun incentivo a produrre, provocando delle distorsioni del mercato.</p><p>Dalla fine degli anni Novanta il ritiro della Confederazione dal disciplinamento dei mercati ha altresì comportato un calo considerevole dei prezzi alla produzione per la maggior parte dei prodotti agricoli; gli addetti alla trasformazione e alla distribuzione hanno tratto notevoli benefici da tale politica poiché, in un primo tempo, i prezzi al consumo hanno continuato ad aumentare per poi stabilizzarsi.</p><p>Parallelamente a ciò si è verificato un considerevole mutamento strutturale: il numero di aziende agricole è passato da 70 000 nel 2000 a 56 000 nel 2013 (Ufficio federale di statistica) ed è aumentata la superficie agricola media gestita per azienda.</p><p>Secondo la logica, questa evoluzione avrebbe dovuto comportare un miglioramento dei redditi agricoli. Stando al rapporto 2014 dell'Ufficio federale dell'agricoltura, tuttavia, le superfici per azienda aumentano a un ritmo molto più rapido rispetto al reddito agricolo e ciò è il caso soprattutto nella regione di pianura.</p><p>L'industria agroalimentare, la distribuzione e il commercio dei mezzi di produzione presentano una concentrazione estrema in Svizzera ed è lecito chiedersi se non approfittino della loro posizione dominante. Si osserva infatti che a fronte di 56 000 aziende agricole vi sono due grandi distributori e qualche grande impresa agroalimentare.</p><p>Indubbiamente le strutture d'organizzazione dell'offerta a livello di produzione non sono sempre ottimali; è il caso, in particolare, della filiera della produzione lattiera.</p><p>I mercati sorvegliati del bestiame da macello, gestiti dall'organizzazione di categoria della carne Proviande su mandato della Confederazione, invece, rappresentano un buon esempio d'organizzazione. Questo sistema garantisce infatti ai produttori la trasparenza dei prezzi senza innescare un cattivo funzionamento o fornire incentivi dagli effetti disastrosi sul mercato.</p><p>Questa evoluzione mi preoccupa. Invito pertanto il Consiglio federale a indicare se ha una strategia, diversa dall'apertura delle frontiere, per evitare che i benefici del mutamento strutturale e degli adeguamenti messi in atto a livello di produzione non siano completamente assorbiti dalla trasformazione, dalla distribuzione o dai fornitori di mezzi di produzione.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale osserva attentamente gli sviluppi delle strutture e gli andamenti dei margini sul mercato agricolo. Secondo il Rapporto agricolo 2014 a cura dell'Ufficio federale dell'agricoltura, negli ultimi anni il mutamento strutturale ha determinato un calo del numero delle aziende agricole tradottosi, nel periodo 2000-2002 e 2011-2013, in un incremento della superficie agricola utile per azienda da 19 a 22 ettari circa (UFAG, 2014). Anche il numero di lavoratori delle aziende agricole è oggigiorno inferiore rispetto al 2000. Nonostante il minore impiego di manodopera, negli periodi 2000-2002 e 2011-2013 il reddito agricolo per azienda è passato da 56 000 a 59 000 franchi circa. Un incremento ancora più sensibile, grazie alla maggiore efficienza delle aziende, si registra per il profitto del lavoro per unità di lavoro della famiglia, passato da 49 000 a 54 000 franchi tra il 2000-2002 e il 2011-2013. Una parte di questo sviluppo positivo è da ricondurre ai bassi tassi d'interesse applicati negli ultimi anni che comportano una riduzione della detrazione per il capitale proprio investito e, di conseguenza, un maggiore profitto del lavoro. Per il Consiglio federale la produttività del lavoro unitamente al rinnovamento del capitale sono indicatori fondamentali per valutare la situazione economica del settore agricolo (messaggio sulla politica agricole 2014-2017).</p><p>I più recenti sviluppi mostrano che i produttori sono riusciti a posizionarsi bene in diversi settori del mercato agricolo svizzero. In quello della carne, con il 41 per cento circa la quota del prezzo alla produzione per ogni franco speso dal consumatore per il paniere carne fresca, prodotti carnei e insaccati nel commercio al dettaglio è inferiore al livello rilevato nel 2000-2002. Tuttavia, dal 2010 al 2014 si è registrato un nuovo incremento, segnatamente dal 36 al 38 per cento, nonostante nello stesso arco di tempo le entrate nette per questo paniere siano aumentate del 4 per cento circa (UFAG osservazione del mercato, 2015). Anche nel mercato lattiero si segnala una crescita della quota del prezzo alla produzione per ogni franco speso dal consumatore. Nel 2014 per i produttori di latte tale quota è stata del 47 per cento, vale a dire quasi il 4 per cento in più rispetto al 2010, nonostante la maggiore pressione sui prezzi sul mercato lattiero. Ciò mostra che i margini nei settori a valle della catena del valore non sono aumentati sistematicamente rispetto al prezzo alla produzione. Nemmeno da uno studio condotto dalla HTW di Coira su mandato dell'Ufficio federale dell'agricoltura sono emersi elementi secondo cui la trasmissione dei prezzi sarebbe asimmetrica, ossia che l'industria a valle e il commercio al dettaglio traslerebbero più rapidamente le riduzioni di prezzo sui produttori rispetto ai rincari (HTW Coira: competitività tra agricoltura e industrie a valle, 2015).</p><p>Un sano sviluppo dei redditi delle aziende agricole dipende in maniera determinante dalla competitività dell'intera catena del valore. Secondo il Consiglio federale la promozione della competitività della filiera agroalimentare è pertanto fondamentale e assume una notevole valenza anche nel quadro della politica agricola. Nello sviluppo dei mercati lo Stato ha un ruolo puramente sussidiario. Secondo il Consiglio federale, per aumentare la competitività è indispensabile potenziare l'innovazione e lo spirito imprenditoriale nonché la collaborazione degli attori lungo la catena del valore agricola e alimentare. Per intensificare la collaborazione, unitamente agli attori del mercato è stata sviluppata la strategia della qualità; i provvedimenti della Confederazione favoriscono l'orientamento dell'agricoltura e della filiera alimentare verso tale strategia (art. 2 cpv. 3 LAgr). Sebbene la sua applicazione spetti in primo luogo agli attori del mercato, anche le organizzazioni di categoria e dei produttori svolgono un ruolo importante. Tra i loro compiti rientrano la promozione della qualità e dello smercio nonché l'orientamento della produzione e dell'offerta verso le esigenze del mercato. La Confederazione sostiene la categoria con diverse misure, nelle quali la priorità è data all'intera catena del valore.</p>  Risposta del Consiglio federale.