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BERNA - Dal 2014 al 2017 si è prodotta una falla di sicurezza che avrebbe potuto permettere a utenti non autorizzati di accedere a un numero limitato di applicazioni della Confederazione. Non ci sono indizi di infiltrazione, ma il Consiglio federale non lo può escludere del tutto.
Lo scorso primo gennaio alcuni specialisti hanno constatato delle anomalie nel servizio di accesso, ha affermato il governo in risposta a un'interpellanza del deputato ticinese Marco Romano (PPD). Il problema è stato immediatamente delimitato e corretto definitivamente il 9 febbraio.
Dopo una prima analisi della situazione, il 15 febbraio il capo del dipartimento interessato, il ministro delle finanze Ueli Maurer, è venuto a conoscenza della falla di sicurezza e dei provvedimenti adottati. Il Consiglio federale ne è stato informato nel quadro del rapporto annuale sulla sicurezza.
Le anomalie, sottolinea il governo, riguardavano un numero limitato di applicazioni con una procedura di accesso specifica. Per motivi legati alla sicurezza l'elenco dei dipartimenti e delle applicazioni interessati non è reso pubblico.
Dalle indagini svolte non è emerso che la falla di sicurezza sia stata sfruttata indebitamente. Tuttavia non è possibile dimostrarlo con certezza e quindi escluderlo del tutto. Le registrazioni del servizio di accesso interessato non sono infatti sufficienti a formulare conclusioni definitive al riguardo.
Con l'eliminazione della falla di sicurezza, sottolinea l'esecutivo, si è anche provveduto ad assicurare in futuro la disponibilità delle registrazioni per casi simili.
Siccome non esistono indicazioni che lasciano supporre un'infrazione penale o disciplinare, l'Ufficio federale dell'informatica e della telecomunicazione (UFIT) non ha ritenuto necessario avviare un'inchiesta amministrativa.