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BERNA - I servizi segreti americani e tedeschi hanno spiato per decenni oltre un centinaio di Stati grazie a macchine crittografiche prodotte da un'azienda di Zugo. È quanto emerge da indagini giornalistiche che hanno portato a muoversi lo stesso Consiglio federale.
Le ricerche condotte dai cronisti della televisione svizzero tedesca SRF, della tivù germanica ZDF e del quotidiano americano Washington Post si basano su documenti dell'americana CIA e dei servizi segreti tedeschi BND e vedono al centro della vicenda l'impresa Crypto International di Steinhausen (ZG), del cui ruolo si parla peraltro da decenni. Nel 1992 un tecnico dell'azienda era stato anche arrestato in Iran e non sono mancate già in quegli anni ricostruzioni giornalistiche che hanno collegato l'impresa agli Usa e in particolare all'NSA.
Stando alle nuove rivelazioni nel 1970 la Crypto sarebbe stata acquistata da CIA e BND attraverso una fondazione in Liechtenstein: in tal modo gli 007 hanno potuto avere accesso ai messaggi cifrati che, tramite gli apparecchi prodotti dall'azienda, venivano scambiati fra le autorità di vari Paesi. Si parla di centinaia di migliaia di comunicazioni fra organi governativi, ambasciate e unità militari. La collaborazione con i servizi segreti, per l'azienda leader nel suo campo, sarebbe stata anche anteriore gli anni 70. E il tutto sarebbe proseguito almeno sino al 2018.
Del caso si sta occupando anche la Confederazione: secondo quanto indicato a Keystone-ATS da un portavoce del Dipartimento della difesa (DDPS) il Consiglio federale è stato informato il 5 novembre 2019; il 15 gennaio di quest'anno ha incaricato un ex giudice federale di fare luce sulla vicenda.
«Gli eventi in discussione hanno preso avvio nel 1945 e sono oggi difficilmente ricostruibili e interpretabili», afferma il capo della comunicazione del DDPS Renato Kalbermatten. Per sbrogliare la matassa è stato chiamato Niklaus Oberholzer, che sino a fine dicembre era in forza al Tribunale federale. Coadiuvato anche da uno studio legale, presenterà entro fine giugno un rapporto al dipartimento.
Il Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC) - i servizi segreti svizzeri - hanno riferito per la prima volta il 19 agosto 2019 a Viola Amherd delle voci che circolavano sulla Crypto. Le rivelazioni hanno spinto all'azione anche il Dipartimento dell'economia: a metà dicembre è stata sospesa l'autorizzazione generale d'esportazione dell'impresa, ha indicato la portavoce federale Evelyn Kobelt.
La trasmissione Rundschau di SRF, in un servizio che sarà diffuso domani sera, ha cercato di ricostruire quanto concretamente avvenuto nei decenni. Stando a quanto indicato da un ex dipendente di Crypto all'interno dell'azienda vi era stato chi si era accorto che le macchine presentavano una falla che poteva essere sfruttata. L'impresa avrebbe fabbricato per decenni apparecchi in due versioni: una sicura e una non sicura, i cui contenuti potevano essere decrittati. La prima versione sarebbe andata solo a pochi Paesi, fra cui la Svizzera.
Le testate giornalistiche descrivono quanto successo come parte di una cosiddetta operazione Rubikon, una delle imprese di spionaggio di maggior successo avvenute dopo la Seconda guerra mondiale. In dichiarazioni riportate da Rundschau Richard Aldrich, professore all'università inglese di Warwick, non esita a parlare di una delle operazioni più audaci e scandalose di sempre: «oltre 100 Stati hanno pagato miliardi di dollari e nel contempo hanno fatto sì che i loro segreti fossero rubati».
La Crypto poteva usare come importante argomento di vendita il fatto che avesse sede in un Paese neutrale, non allineato ai blocchi della Guerra fredda. In realtà era un meccanismo in mano americana e tedesca. Lo spionaggio praticato attraverso le sue macchine ha a quanto sembra influenzato pesantemente la politica mondiale: gli americani hanno sfruttato le informazioni per esempio nelle discussioni di Camp David del 1979 e nell'invasione di Panama del 1989. Americani e tedeschi passarono anche agli inglesi segreti essenziali per la vittoria del Regno Unito nella guerra delle Falkland nel 1982. Dell'operazione Rubikon, stando ai documenti, erano informati ad alto livelli anche gli svizzeri, in particolare la polizia federale.