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Il 10 dicembre la Svizzera ha abbandonato la “formula magica” che da oltre quarant’anni regolava la composizione del governo.
Il parlamento ha eletto Christoph Blocher, attribuendo così un secondo seggio all’Unione democratica di centro. Grandi sconfitte le donne e la sinistra.
L’elezione del Consiglio federale è stata al centro del dibattito politico svizzero, soprattutto dopo la vittoria dell’Unione democratica di centro (UDC) alle elezioni federali del 19 ottobre.
Forte del primato in termini di voti e di seggi scaturito dalle urne, l’UDC ha posto il parlamento di fronte ad un ultimatum. Se le due camere non avessero eletto il controverso leader Christoph Blocher in governo, il partito sarebbe passato all’opposizione.
Voto storico
La mossa dell’UDC ha reso il clima politico incandescente. Alla vigilia del 10 dicembre ci si poteva aspettare di tutto, tanto più che il parlamento era chiamato a eleggere anche il successore del dimissionario ministro delle finanze, Kaspar Villiger.
Il giorno dell’elezione, l’occhio della nazione intera era puntato su Palazzo federale, per uno dei più appassionanti appuntamenti politici degli ultimi 40 anni.
Ma chi temeva un voto caotico e casuale, magari interrotto da lunghe pause, è stato smentito. Nel giro di poco più di tre ore, il parlamento si è messo alle spalle una formula di governo (la “formula magica”) che durava dal lontano 1959.
La vittoria della destra
L’alleanza tra UDC e Partito liberale radicale (PLR) è riuscita, grazie a qualche transfuga popolare, e all’astensione di alcuni rappresentanti dell’estrema sinistra, a imporre la sua volontà al Partito socialista e al Partito popolare democratico (PPD).
Christoph Blocher è stato eletto al posto di Ruth Metzler (PPD). Per la prima volta dal 1872, un ministro in carica non è stato riconfermato dal parlamento. Il PPD ha perso un seggio e ad una giovane donna di 39 anni è stato preferito un uomo di 63 anni.
La rabbia delle donne
C’era di quanto irritare le donne e la sinistra. Ma come se non bastasse, la maggioranza ha eletto Hans-Rudolf Merz, 61enne esponente della destra liberal-radicale, alla successione di Villiger, a scapito della più moderata Christine Beerli.
Nel governo è rimasta una sola donna, la socialista Micheline Calmy-Rey, peraltro brillantemente rieletta insieme al compagno di partito Moritz Leuenberger.
Pochi giorni dopo, almeno 12'000 persone, soprattutto donne, sono scese in piazza a Berna per protestare contro quell che hanno definito “i patrarchi del governo”.
swissinfo, Andrea Tognina
In breve
La "formula magica" è nata dall’accordo fra i partiti nel 1959. Prevedeva la presenza in governo di due liberali-radicali, di due popolari democratici, di due socialisti e di un democratico di centro.
Non esiste una legge che prescriva la divisione del potere fra le principali forze rappresentate in Parlamento, si tratta di una concordanza volontaria. Un’altra regola non scritta è la presenza di 3 latini fra i 7 membri del Consiglio federale.
Il sistema politico elvetico ha sempre avuto la tendenza ad integrare le forze d'opposizione. Data del 1891 l'ingresso nel Consiglio federale del primo cattolico-conservatore (oggi Partito popolare democratico), il lucernese Joseph Zemp, fino ad allora dominato dai radicali.
Nel 1929 è la volta del Partito dei contadini (oggi Unione democratica di centro), che entra in governo con Rudolf Minger. Nel 1943 tocca ai socialisti, con Ernst Nobs.