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TOKYO - La neoministra delle pari opportunità giapponese non ha intenzione di sostenere una riforma che, agli occhi di molti, anche in Giappone, è vista come un progresso proprio nella direzione dell'uguaglianza di genere. Insieme ad altri 50 esponenti del Partito liberale democratico ha firmato infatti una lettera che chiede ai membri della formazione conservatrice di governo di non sostenere una proposta volta a permettere alle coppie sposate di avere cognomi diversi.
Al momento, nel Paese del sol levante i coniugi devono scegliere un unico nome di famiglia. Può essere quello del marito o della moglie, ma nel 96% dei casi a vincere è la tradizione e a rinunciare al proprio cognome da nubile sono le donne. Una scelta "forzata" che può comportare «svantaggi, inconvenienti e una perdita d'identità», segnala il quotidiano nazionale The Asahi Simbun.
Dopo che, in dicembre, il Partito liberale democratico aveva convinto l'esecutivo a stralciare una proposta di riforma, ora un gruppo di parlamentari ha chiesto alla base della formazione di governo di affossare due "opinioni scritte" interne al partito che spingono proprio per introdurre la possibilità di conservare cognomi sparati al momento delle nozze. E tra i 50 firmatari anti riforma c'è anche la neoministra della pari opportunità, Tamayo Marukawa, come riferisce l'agenzia di stampa Kyodo News.
Permettere a marito e moglie di avere cognomi diversi porterebbe al collasso della società, argomentano i politici conservatori nella missiva.
Marukawa ha preso il posto della sua predecessora il 18 febbraio scorso, dopo che quest'ultima è diventata presidente del Comitato organizzatore dei Giochi Olimpici di Tokyo 2020. Alla testa dell'evento sportivo Seiko Hashimoto ha preso il posto di Yoshiro Mori, costretto a dimettersi per aver proferito delle frasi sessiste contro le donne.
«Sfortunatamente è diventato chiaro che il Giappone è solo a metà strada per raggiungere l'uguaglianza di genere», commentava settimana scorsa diventando ministra Marukawa. Interrogata da un deputato dell'opposizione sulla sua lettera contro la riforma dei cognomi, la 50enne si è limitata a dire: «È mio dovere premere per ulteriori discussioni in parlamento».