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BERNA - La decisione di permettere a PostFinance di concedere crediti e ipoteche sta suscitando reazioni contrastanti. Il mondo bancario ha accolto la decisione in modo differenziato, mentre l'Unione svizzera arti e mestieri è decisamente contraria.
In una prima reazione a caldo, l'Associazione svizzera dei banchieri (ASB) dice di voler «esaminare la revisione di legge in dettaglio con i suoi membri e commentarlo nella procedura di consultazione».
Più positiva la reazione del Gruppo Raiffeisen: il terzo gruppo bancario elvetico ritiene che i clienti del mercato creditizio e ipotecario potranno beneficiare della «forte concorrenza di numerosi fornitori e di una più ampia gamma di prodotti».
L'Unione delle Banche Cantonali Svizzere ha una posizione più netta e «respinge la proposta del Consiglio federale». Nel settore del credito e delle ipoteche prevale un mercato ben funzionante con un'intensa concorrenza tra numerosi fornitori locali, nazionali e internazionali. Un nuovo concorrente rischia di indebolire le banche regionali e la stabilità della piazza finanziarie.
Un forte rifiuto arriva anche dall'Unione svizzera arti e mestieri (USAM), che in una nota parla di una «decisione sbagliata. Trasformare Postfinance in banca è un'enorme ipoteca a spese del contribuente».
Contrari anche i sindacati: l'Unione sindacale svizzera (USS) accoglie con favore la fine del divieto di concedere prestiti e ipoteche per Postfinance. L'USS esprime tuttavia dubbi sulla possibilità che un nuovo concorrente che arriva in ritardo su un mercato altamente competitivo possa generare margini di profitto.
Per Syndicom, è «incomprensibile» collegare l'accesso al mercato ipotecario e creditizio con una parziale privatizzazione della Posta. La parziale privatizzazione «indebolisce il servizio pubblico ed è contraria all'obiettivo dell'apertura annunciata», scrive in una nota il sindacato dei media e della comunicazione.