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Sono passati dieci anni dal tragico incidente avvenuto il 13 gennaio del 2012 di fronte all'isola del Giglio, dove la nave da crociera Costa Concordia naufragò con oltre 4'000 passeggeri a bordo, di cui 32 persero la vita e centinaia rimasero feriti.
I fatti
La nave era partita da Civitavecchia e avrebbe dovuto raggiungere Savona, ma il capitano Francesco Schettino decise di praticare sulle coste dell'isola del Giglio quel che in gergo viene definito "inchino", una manovra impiegata per raddrizzare in poco tempo la rotta in un gesto di saluto. La strategia non si rivelò saggia, poiché il mezzo finì per incastrarsi in uno scoglio de Le Scole, creando uno squarcio di una settantina di metri che permise all'acqua di penetrare nella zona delle cabine e dell'equipaggio, piegando l'imbarcazione su sé stessa.
Ai piedi dell'isola del Giglio si consumò così in breve tempo uno fra i più gravi incidenti della navigazione italiana che diede il via alla conta dei corpi, ritrovati qui e là. Delle persone a bordo, fra le quali 69 svizzeri, furono 4'200 a sopravvivere nuotando verso la salvezza.
Gli errori di Schettino
Gli errori imputati a Schettino furono essenzialmente tre: il primo è la velocità utilizzata per virare la nave trasgredendo le regole di protocollo, il secondo è la mancata tempestività nell'allertare le autorità preposte e il terzo è l'abbandono dell'imbarcazione da parte di Schettino quando a bordo vi erano ancora 2'000 persone. Queste scelte, dettate da una "mancata perizia e diligenza", furono la ragione che costò all'ex comandante il carcere.
La condanna dell'ex comandante
La procuratrice Maria Navarro aveva chiesto 26 anni e tre mesi di carcere. Una sanzione ritenuta adeguata dal pubblico ministero che tenne conto solo delle aggravanti e di nessuna attenuante.
La difesa di Schettino, chiamato alla sbarra per omicidio colposo, naufragio, false comunicazioni e abbandono della nave, chiese però l'assoluzione completa dell'ex comandante non constatando alcun "nesso causale tra il suo comportamento e la morte" di tante persone. La causa, secondo i difensori, sarebbe piuttosto una serie di eventi eccezionali e così anche l'abbandono della nave da parte di Schettino, avvenuto perché "costretto dalle circostanze".
Di diverso avviso è stata tuttavia la corte che ritenne le sue azioni determinanti e lo condannò a 16 anni.
Un peso economico e morale
Il relitto è rimasto per anni sotto gli occhi degli abitanti dell'isola del Giglio, infatti giunse al porto di Genova per il suo smaltimento solo nel 2014. Ci vollero tuttavia altri tre anni per recuperare e smaltire le 53'000 tonnellate di acciaio.
Il Sindaco dell'isola del Giglio, Sergio Ortelli, spiega che le ripercussioni della vicenda si sono fatte sentire anche nella piccola realtà dell'isola. L'attività comunale è stata di fatto rallentata e quindi importanti lavori come la messa in sicurezza delle scuole e altre opere comunitarie sono state ritardate o addirittura annullate. Il turismo, inoltre, ha subito un duro colpo, venendo sostituito solo in minima parte da curiosi giunti al Giglio per scattarsi qualche selfie con il colosso da 112'000 tonnellate arenato davanti al porto. Le autorità, su queste basi, hanno chiesto un risarcimento di 80 milioni di euro.
Gli abitanti del Giglio, dal canto loro, hanno vissuto la vicenda con sgomento, specialmente coloro che hanno passato la vita in mare. Con il ritrovamento dei primi corpi, è affiorato poi un certo senso di impotenza. Il relitto della crociera Costa Concordia è stato quindi una presenza importante, un ingombro fisico e morale duro da mandare giù ancora oggi.
Il decennale ricordato sull'isola
La commemorazione della tragedia avvenuta sugli scogli de Le Scole prenderà il via alle 12 con la messa di suffragio nella chiesa di Giglio Porto dalla quale alle 21.30 prenderà il via la processione con fiaccolata che si concluderà al Molo di Levante. Lì, esattamente alle 21.45 e 7 secondi, risuoneranno le sirene delle imbarcazioni e sarà recitata una preghiera per le 32 vittime. Sarà poi scoperta da parte del sindaco Sergio Ortelli la lapide "preghiera del marinaio" presenti numerosi superstiti, i parenti dei defunti, la popolazione dell'isola e le autorità locali, regionali e nazionali.
Nel pomeriggio sono previste anche la deposizione di una corona di fiori a Punta Gabbianara, la presentazione del libro "La notte della Concordia" di Sabrina Grementieri e Mario Pellegrini (l'allora vicesindaco dell'Isola del Giglio fu il primo a salire sulla nave per aiutare e l'ultimo a scendere) e la relazione sul ripristino dei fondali che, come tutti coloro che si trovavano sulla Costa Concordia e i gigliesi, porteranno ancora per lungo tempo i segni del disastro avvenuto il 13 gennaio 2012 per un inchino.