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La camera alta del parlamento ha deciso tacitamente un contributo statale di «almeno il 50%» al budget di swissinfo. Ma il dibattito non è chiuso.
Resta, in effetti, una divergenza col Consiglio nazionale che prevedeva una partecipazione della Confederazione nella misura del «50%».
Al Consiglio degli Stati, i rappresentanti dei cantoni hanno preso in modo compatto una decisione in favore di swissinfo. Nell'ambito del dibattito che riguarda la revisione della legge sulla radiotelevisione, la camera alta del parlamento ha accettato senza nemmeno discuterla la proposta della sua Commissione dei trasporti e delle telecomunicazioni: il portale internet swissinfo, destinato all'informazione degli svizzeri all'estero, dovrebbe essere finanziato dalla Confederazione «almeno» nella misura del 50%.
Con questa decisione, i rappresentanti dei cantoni si spingono più avanti dei loro colleghi del Consiglio nazionale che avevano approvato un finanziamento del 50%, senza l'aggiunta di un «almeno» che apre la porta a contributi più sostanziosi. Per appianare la divergenza, la camera bassa ridiscuterà la questione il 14 dicembre.
In quella data, il Consiglio nazionale dovrà pronunciarsi anche sulla mozione Lombardi «per il mantenimento dell'offerta di swissinfo», mozione già approvata in giugno dal Consiglio degli Stati.
«Possiamo partire dal presupposto che la Confederazione finanzierà almeno la metà dell'offerta per gli svizzeri all'estero realizzata da swissinfo», ha commentato con soddisfazione Rudolf Wyder, presidente dell'OSE, l'Organizzazione degli svizzeri all'estero. «Per noi è come un regalo di natale in anticipo, anche se il processo che ci ha portati fino alla decisione odierna è stato lungo».
Piani di risparmio
La decisione del parlamento di contribuire al budget di swissinfo è stata presa contro il parere del Consiglio federale. Quest'ultimo aveva previsto di sopprimere i contributi statali all'ex Radio Svizzera internazionale – oggi swissinfo – a partire dal 2007. I 15 milioni così risparmiati avrebbero dovuto contribuire al programma di contenimento delle spese della Confederazione.
Di fronte a questa prospettiva, la Società svizzera di radiotelevisione (SRG SSR idée suisse) aveva a sua volta annunciato di voler ridurre al minimo il "peso" budgetario di swissinfo. Il piano di soppressione totale di cinque delle nove redazioni della piattaforma internet (spagnolo, portoghese, arabo, giapponese e cinese) si è però scontrato con l'opposizione non solo dei dipendenti di swissinfo, ma anche degli svizzeri all'estero e di buona parte del parlamento.
Inoltre, le redazioni nelle lingue nazionali (tedesco, francese e italiano) avrebbero dovuto essere ridotte ad una sola persona. Unico superstite sarebbe stato il servizio in lingua inglese. Un'evoluzione che in molti hanno ritenuto dannosa per l'immagine della Svizzera all'estero. Swissinfo, afferma Rudolf Wyder, è uno strumento utile per i 600'000 svizzeri (un decimo della popolazione!) che vivono all'estero.
Impegno personale
Il liberale Peter Briner, a capo della Commissione per gli affari esteri del Consiglio degli Stati, si è detto soddisfatto dell'andamento della discussione. Un anno fa, parlamento e governo sembravano intenzionati a ridurre al minimo il contributo statale a swissinfo.
«Sono contento di questo cambiamento d'opinione in parlamento», ha dichiarato Briner a swissinfo, «così la Svizzera potrà continuare a far sentire la sua voce attraverso un mezzo di comunicazione moderno».
Briner ha inoltre sottolineato come il risultato odierno sia il frutto dell'impegno personale di alcuni attori della scena politica. «Credo sia valsa la pena di lottare per difendere gli interessi di swissinfo», ha concluso Biner. «In questo caso la goccia ha scavato la pietra. Il merito va ad alcune persone, come il consigliere agli Stati Filippo Lombardi, che hanno lottato con tenacia in parlamento».
swissinfo
In breve
Tra le due camere del parlamento sussistono ancora una dozzina di divergenze in merito alla revisione della legge sulla radiotelevisione. Le divergenze dovrebbero essere appianate nel corso della prossima sessione parlamentare.
Tra i punti più discussi c'è la distribuzione di parte del canone alle emittenti radio e TV private. Il Consiglio degli Stati si è pronunciato per una quota variabile dal 3 al 5%. Il Consiglio nazionale proponeva un 4% fisso.