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Le popolazioni povere dei paesi del Sud sono toccate molto più gravemente e frequentemente di noi dalle gravi conseguenze del cambiamento climatico. Oltre a ragioni geografiche, questo é dovuto soprattutto a fattori politici ed economici: i paesi in via di sviluppo non hanno le risorse necessarie per affrontare urgentemente le misure di adattamento e attrezzare la popolazione contro l’inesorabile cambiamento climatico.
Dato che la maggior parte dei paesi più esposti hanno contribuito poco alla crisi climatica, la Convenzione di Parigi sul cambiamento climatico impone un obbligo ai paesi industrializzati ricchi di trovare un equilibrio nella giustizia climatica. Essi devono aumentare i contributi al “finanziamento internazionale del clima”. Dal 2021 in poi, i paesi in via di sviluppo più poveri e vulnerabili riceveranno aiuto per un ammontare totale di 100 miliardi di dollari all’anno per la protezione del clima e soprattutto per misure di adattamento urgenti. La Svizzera genera circa 1% del reddito nazionale di tutti i paesi industrializzati ed è responsabile di almeno 1% della loro impronta climatica totale. Per essere equa, deve contribuire almeno con 1 miliardo di franchi annui al finanziamento internazionale della lotta contro il cambiamento climatico.
Per Alliance Sud, è chiaro che i fondi necessari non devono assolutamente essere compensati con tagli nella cooperazione allo sviluppo. Per affrontare queste sfide supplementari legate al clima, ci vuole più denaro. Ecco perché è urgente esplorare nuove fonti di finanziamento. Il Consiglio federale non ha però ancora presentato soluzioni concrete, né nessuna strategia, su come mobilizzare risorse finanziarie supplementari, secondo il principio “chi inquina paga”.
Alliance Sud colma questa lacuna con il nuovo studio realizzato dall’analista climatica indipendente Anja Kollmuss. Intitolato “La Svizzera e i suoi impegni climatici all’estero”, analizza undici approcci novatori e politicamente plausibili. L’accento è stato messo sulla loro pertinenza climatica e la loro equità per l’inquinatore, il livello atteso dei redditi, la fattibilità legislativa e l’integrazione in un contesto internazionale.
Lo studio conclude che, con gli strumenti analizzati, mobilitare un miliardo di franchi all’anno è possibile di principio, giuridicamente realizzabile e assolutamente ragionevole visto l’effetto di pilotaggio atteso. Nell’ambito della revisione della legge sul CO2, lo studio propone una selezione di approcci da approfondire ulteriormente. Combinando le misure seguenti, il miliardo di franchi svizzeri per il clima potrebbe essere garantito secondo il principio “chi inquina paga” e in vari settori:
- L'introduzione di una tassa sui biglietti aerei di CHF 25 per i voli europei e di CHF 100 per i voli intercontinentali genererebbe circa 1 miliardo CHF all’anno ;
- Con l’ estensione della tassa sul CO2 ai carburanti fossili e una sovratassa climatica di 5 centesimi al litro di benzina o di diesei, si potrebbero mobliitare 300 a 600 milioni di franchi all’anno;
- L’utilizzazione della tassa attuale sul CO2 a fini specifici potrebbe essere estesa ai combustibili fossili, il ché rappresenterebbe un importo supplementare di 450 milioni di franchi all’anno ;
- Una tassa di finanziamento climatico sui crediti di emissione stranieri generata con un supplemento di CHF 25 per certificato (per tonnellata di CO2) di circa CHF 300 milioni all’anno;
- L'introduzione di una tassa di sostitzione alla dignità dell’impresa esonerata dall’imposta CO2 a un prezzo di 20 franchi/t CO2eq genera attualmente circa 144 milioni di CHF all’anno.
Alliance Sud procederà ad un nuovo esame giuridico per chiarificare le questioni costituzionali, soprattutto per quanto riguarda l’utilizzo di questi redditi per misure di adattamento al cambiamento climatico nei paesi in via di sviluppo. I primi chiarimenti hanno mostrato che spesso i quesiti costituzionali sollevati non erano pertinenti.