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Espressioni quali "crisi dei rifugiati" e "ondate migratorie" sono spesso finite sulle prime pagine in questi ultimi anni. Ma il sentimento generale secondo cui l’Europa è confrontata con una migrazione di massa senza precedenti è confermato dalle cifre?
Tra i dati più riportati dai mass media c’è quello pubblicato dalle Nazioni Unite e utilizzato nel nostro precedente articolo sulla migrazione: nel mondo ci sono 244 milioni di immigrati, il 3,3% della popolazione mondiale. Tuttavia, queste cifre impressionanti rappresentano il numero totale di persone che vivono in un paese diverso da quello in cui sono nate, senza fare distinzioni tra uno studente che si è recato all’estero per uno scambio di un anno e qualcuno che ha vissuto in un altro paese per 40 anni.
Fortunatamente, i ricercatori sono riusciti a quantificare chi si è trasferito dove e quando. Guy J. Abel*, professore all’Istituto di ricerca sulla demografia asiatica all’Università di Shanghai, ha sviluppato un metodo per dedurre le dinamiche della migrazione globale nel tempo partendo dal numero di immigrati. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista ScienceLink esterno e una parte di essi è raffigurata qui sotto. Il grafico può sembrare complesso perché appunto i flussi migratori nel mondo lo sono.
Aspetti più rilevanti del grafico**
● I flussi migratori globali più importanti avvengono all’interno di singole regioni del pianeta e non da un continente all'altro. Questo è illustrato dalle frecce più spesse del grafico, che tendono a dirigersi verso lo stesso continente da cui hanno origine. Le frecce rappresentano la migrazione di centinaia di migliaia di persone da paesi quali l’India verso Dubai o dalla Siria verso il Libano.
● La migrazione all’interno dell’Europa è maggiore di quella dall’Africa verso l’Europa.
● Nella maggior parte dei casi, la gente non va dai paesi poveri a quelli ricchi. Tende invece a spostarsi verso le nazioni dove l’economia è un po’ più solida rispetto ai loro paesi di origine. Ad esempio dal Bangladesh all’India, dallo Zimbabwe al Sudafrica o dall’Italia alla Svizzera.
Questa visualizzazione ridimensiona il pensiero eurocentrico diffuso secondo cui tutto il pianeta sta tentando di venire in Europa. Non si possono negare le sfide dell’Europa nell’affrontare un forte arrivo di rifugiati e altri migranti negli ultimi anni. Bisogna però tener presente che il numero di persone che giunge in Europa rappresenta soltanto una piccola parte dei flussi migratori globali.
La situazione in Svizzera
L’immagine seguente mostra una panoramica dei flussi migratori verso la Svizzera. L’immigrazione dai singoli Stati europei (in verde) è paragonabile a quella da altre regioni del mondo.
La migrazione globale più bassa dal 1960
Le stime della migrazione nel mondo permettono di ritornare fino al 1960. I dati del passato aiutano a spiegare meglio i flussi migratori attuali. La percentuale di migranti nel mondo è stata sorprendentemente costante (attorno allo 0,6% della popolazione) per oltre mezzo secolo. Detto in altre parole: per ogni periodo di cinque anni, sei persone su mille si sono spostante verso un altro paese. La quota dello 0,5% osservata per il periodo 2010-2015 è quindi la più bassa dal 1960. La percentuale di migranti ha raggiunto il valore più alto tra il 1990 e il 1995, un periodo che ha visto la caduta della cortina di ferro e l’inizio delle guerre in Jugoslavia.
Serie migrazione
Voto del popolo svizzero per limitare l'immigrazione, Brexit, tensioni all'interno dell'Unione europea di fronte all'afflusso di richiedenti asilo: l'immigrazione è al centro delle preoccupazioni in tutto il Vecchio Continente e oltre.
In Svizzera, come in Gran Bretagna, si è disposti a limitare l'afflusso di immigrati, con il rischio di compromettere l'accesso al mercato europeo. Attraverso dei grafici, swissinfo.ch presenta una serie dedicata all'immigrazione. Dai flussi migratori mondiali all'evoluzione storica, passando per le peculiarità svizzere, trovate ogni settimana le cifre chiave su questo argomento.Fine della finestrella
* Guy J. AbelLink esterno è professore all’Istituto di ricerca sulla demografia asiatica all’Università di Shanghai e ricercatore all’Istituto di demografia di Vienna.
** Le conclusioni sul grafico sono citazioni di Guy J. Abel tratte da un articolo del tedesco SpiegelLink esterno.
Traduzione dall'inglese di Luigi Jorio