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Colpevole l’uomo che toccò ripetutamente il figlio. La Corte non ha però potuto chiarire alcuni episodi e ha dunque ridotto la pena proposta dall’accusa
Ha retto la tesi difensiva esposta questa mattina dell’avvocato Niccolò Giovanettina nell’ambito del processo che vedeva alla sbarra un padre di famiglia accusato di aver ripetutamente toccato nelle parti intime il figlio minore di 10 anni. La Corte ha infatti condannato l’uomo unicamente per il reato di ripetuti atti sessuali con fanciulli, e solo per i toccamenti sopra i vestiti avvenuti sul divano mentre padre e figlio giocavano alla lotta. Gesti che l’imputato ha definito goliardici, con un fine ludico, ma che per la giustizia configurano comunque il reato di cui sopra. Nonostante le dichiarazioni fornite dal minore in sede d’inchiesta siano state ritenute assolutamente credibili (a differenza di quelle contraddittorie dell’imputato), per mancanza di sufficienti riscontri l’uomo è invece stato assolto dai presunti soprusi commessi sotto la doccia, situazioni in cui secondo l’accusa l’uomo avrebbe toccato il minore nudo ma che la Corte non ha potuto chiarire. I giudici non hanno nemmeno potuto accertare se il figlio sia stato effettivamente indotto a palpeggiare a sua volta il padre.
L’imputato è stato prosciolto dai reati di coazione sessuale (per la Corte non c’è stata coercizione) e atti sessuali con persone incapaci di discernimento o inette a resistere, ritenuto che il minore fosse in grado di esprimere il suo rifiuto e lo abbia fatto in più occasioni. In generale per la Corte nulla dice che l’uomo abbia agito per appagamento sessuale, ma più per superficialità e immaturità inserendo la tematica sessuale in un contesto giocoso. «E in questo non c’è nulla di goliardico», ha detto il giudice Amos Pagnamenta.
La sentenza pronunciata poco fa condanna l’uomo a una pena detentiva di 15 mesi, sospesa con la condizionale per un periodo di due anni (la difesa si era battuta per 12 mesi sospesi, mentre il procuratore pubblico Simone Barca aveva chiesto 3 anni di cui almeno 18 mesi da espiare). In carcere in regime di espiazione anticipata della pena dal mese di maggio del 2022, il cittadino straniero uscirà dunque di prigione, ma come deciso dalla Corte sarà espulso dalla Svizzera per cinque anni considerato il probabile imminente divorzio dalla moglie residente in Svizzera e l’alto rischio di recidiva. È stato anche condannato a risarcire il figlio per torto morale con una somma di 1’500 franchi (invece dei 5’000 chiesti questa mattina dalla rappresentante dell’accusa privata, avvocato Sandra Xavier). La sentenza odierna lo obbliga inoltre a iniziare un percorso terapeutico.
Sebbene i fatti approdati oggi in aula siano «per fortuna da considerare tra i meno invasivi» nell’ambito dei reati sessuali e la colpa soggettiva dell’uomo sia da ritenere media, il giudice Amos Pagnamenta ha comunque sottolineato che hanno messo a rischio il sano e armonioso sviluppo del bambino. Il giudice ha poi puntualizzato la mancata assunzione di responsabilità dell’uomo, il quale non sembra aver capito la gravità dei fatti. La Corte ha infine giudicato come un’aggravante l’aver tradito la fiducia del figlio sfruttando l’autorevolezza della sua figura paterna.