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La Svizzera non deve ritirare la sua domanda d'adesione all'Unione europea che giace in un cassetto di Bruxelles. È l'opinione del Consiglio degli Stati che, con 33 voti contro 8, ha respinto una mozione in tal senso depositata da Maximilian Reimann (UDC/AG).
Mentre i rappresentanti dell'Ue ritengono esaurite le possibilità di proseguire sulla via bilaterale chiedendo alla Svizzera il recepimento automatico del diritto europeo, ha ricordato Reimann in aula, l'economia e il Consiglio federale continuano a puntare al proseguimento della via bilaterale, obiettivo tuttavia incompatibile con l'adesione alla stessa Ue. Per questo motivo l'argoviese vorrebbe che il governo ritirasse la domanda d'adesione. "Per fare chiarezza", ha sostenuto.
Filippo Lombardi (PPD/TI) ha da parte sua fatto riferimento alla somma di segnali "negativi e preoccupanti" che l'Ue invierebbe alla Svizzera. La mozione Reimann, ha detto il ticinese, permette di inviare a Bruxelles il segnale che la Svizzera desidera dall'Unione che la sua scelta di continuare sulla via bilaterale venga rispettata.
Per la maggioranza dei "senatori" e per il Consiglio federale non c'è invece nessuna necessità di agire. La domanda di adesione inattiva non ostacola infatti in alcun modo i negoziati bilaterali con l'Ue. Un suo ritiro non porterebbe alcun vantaggio alla Svizzera, rischia anzi di essere controproducente, è stato sottolineato. La titolare del Dipartimento degli affari esteri (DFAE) Micheline Calmy-Rey ha poi ricordato che il parlamento ha già respinto in precedenza una richiesta analoga.
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