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La riforma delle pensioni in Francia, che posticipa dai 62 ai 64 anni la fine della carriera lavorativa, "è necessaria", "proseguirà il suo iter democratico" e dovrà entrare in vigore "entro la fine dell'anno": il presidente Emmanuel Macron lo ha ribadito in un'intervista televisiva di 35 minuti mercoledì, dicendosi pronto ad addossarsi "l'impopolarità" con cui sta pagando la sua battaglia politica "nell'interesse della nazione".
Già la vigilia Macron aveva escluso un rimpasto governativo, uno scioglimento del Parlamento o l'organizzazione di un referendum sul controverso tema, che ha trascinato in piazza i lavoratori e provocato scioperi. Una nuova giornata di mobilitazione sindacale è in programma per venerdì. Il presidente francese ha affermato in proposito di accettare le contestazioni ma non le violenze. Ha deplorato quindi che i sindacati non sappiano proporre soluzioni alternative e abbiano quale unico progetto "il deficit".
Francia, ancora proteste
Telegiornale 12:30 di martedì 21.03.2023
- 21.03.2023
- 11:30
L'Eliseo dunque va avanti nonostante l'Esecutivo di Elisabeth Borne - alla quale ribadisce il proprio sostegno - sia sopravvissuto per soli nove voti a una mozione di sfiducia all'Assemblea nazionale, depositata dopo che le autorità avevano fatto leva su un articolo costituzionale - il 49.3 - che ha permesso l'approvazione senza voto del testo di legge.
Francia, due mozioni di sfiducia
Telegiornale 12:30 di lunedì 20.03.2023
- 20.03.2023
- 11:30
Le reazioni da sinistra non si sono fatte attendere: Macron è stato accusato di "mentire" e di aver dato prova di "disprezzo" della posizione di milioni di lavoratori.