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L'Ufficio federale di giustizia (UFG) "ha preso atto con interesse della sentenza" pronunciata oggi a Strasburgo relativa alla vicenda dell'uomo d'affari italo-egiziano Youssef Nada.
"Attuando le risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell'ONU contro il regime dei talebani e di Al Qaida - si legge in un comunicato odierno dell'UFG - la Svizzera ha violato la Convenzione europea dei diritti dell'uomo (CEDU)".
Le autorità elvetiche, afferma l'UFG, "analizzeranno la sentenza ed esamineranno la necessità di adottare determinati provvedimenti, al di là del caso concreto, che garantiscano un'attuazione delle sanzioni conforme alla CEDU".
L'uomo d'affari italo-egiziano Youssef Nada, ora 81enne, ha vinto presso la Corte europea dei diritti umani a Strasburgo la disputa che lo opponeva alla Svizzera: il tribunale è giunto alla conclusione che le autorità elvetiche hanno violato il suo diritto al rispetto della sfera privata e famigliare.
Dopo gli attentati dell'11 settembre 2001 negli Stati Uniti, Nada e la sua finanziaria luganese Al Taqwa (poi diventata Nada Management Organization SA) furono messi sotto inchiesta dalla Procura federale perché sospettati di aver contribuito a finanziare la devastante operazione terroristica.
A Nada, iscritto nella lista nera dell'ONU, vennero bloccati tutti i beni e gli fu decretato un divieto di entrata nella Confederazione. Dato che viveva nell'enclave di Campione, la disposizione si trasformò in pratica in una sorta di arresto domiciliare.
Il Ministero pubblico della Confederazione concluse l'indagine nei suoi confronti nel 2005 con un non luogo a procedere. Nada chiese di essere tolto dalla lista dei sostenitori del terrorismo, ma due anni più tardi il Tribunale federale respinse la richiesta precisando che la Svizzera non aveva i mezzi giuridici per abolire sanzioni decise dall'ONU.
Nada inoltrò ricorso alla Corte europea, nel febbraio del 2008, facendo valere che dopo il non luogo a procedere del 2005, la Svizzera lo aveva limitato in diversi diritti fondamentali, quali la libertà di movimento, il rispetto della vita privata e famigliare, nonché la possibilità di ricorso efficace.
Nella sua sentenza la Grande Camera della Corte europea gli ha dato ragione. La Svizzera dovrà quindi versargli una somma di 30 mila euro. Per ritrovare la libertà di movimento, Nada ha dovuto aspettare fino al settembre del 2009.
SDA-ATS