Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/190036

<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di adeguare l'ordinanza sulla previdenza professionale per la vecchiaia, i superstiti e l'invalidità (OPP 2), affinché in futuro si possano ottimizzare i rendimenti dei fondi pensionistici investiti ("il terzo contribuente"). Queste modifiche dovranno essere improntate alla "Prudent Investor Rule" e prevedere l'abolizione dei limiti massimi. Inoltre, andrà intensificata la collaborazione con gli altri attori coinvolti (casse pensioni e asset manager).</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il principio dell'investitore prudente ("Prudent Investor Rule") è sancito dal 2000 nelle prescrizioni in materia di investimenti dell'ordinanza sulla previdenza professionale per la vecchiaia, i superstiti e l'invalidità (OPP 2; RS 831.441.1). Le prescrizioni in materia di investimenti vigenti sono relativamente liberali, flessibili, concise e semplici. È vero che vi sono limiti d'investimento, ma gli istituti di previdenza li possono oltrepassare e dunque si può affermare che già oggi non esiste più alcun limite massimo. In completa sintonia con il principio dell'investitore prudente, in caso di superamento dei limiti, i responsabili degli istituti di previdenza devono però valutare se sono ancora rispettati i principi di diligenza, sicurezza e diversificazione e procedere in modo trasparente. Le prescrizioni in materia di investimenti pongono l'accento sulla responsabilizzazione degli istituti di previdenza e non ne limitano in alcun modo la libertà di ottimizzare gli investimenti patrimoniali in funzione del rischio e del rendimento. Non impediscono nessun investimento. Anzi: in base ad esse, gli istituti di previdenza possono già oggi (e lo fanno) sfruttare appieno l'intera gamma degli investimenti possibili nel quadro della loro capacità di rischio. Inoltre, per determinati fattori di rischio, come il prestito di fondi di terzi, sono assolutamente necessarie regole chiare a protezione degli istituti di previdenza, degli assicurati, dei beneficiari di rendite, dei datori di lavoro e dei lavoratori. Questo approccio si è dimostrato efficace in entrambe le crisi (dei mercati finanziari), ovvero quella del 2000-2003 e quella del 2007/08. La soppressione dei limiti indebolirebbe questo approccio responsabile e potrebbe indurre alcuni istituti di previdenza a operare senza prudenza e comportare dunque maggiori perdite sugli investimenti o persino casi di insolvenza. Non tutti i consiglieri di fondazione sono necessariamente profondi conoscitori dei mercati finanziari. In assenza di una limitazione dei rischi, la sicurezza potrebbe essere garantita unicamente aumentando considerevolmente le riserve di fluttuazione, il che però non sarebbe finanziabile per la maggior parte degli istituti di previdenza.</p><p>Come giustamente constata l'autore della mozione, un miglioramento della trasparenza in materia di investimenti patrimoniali è in ogni caso indispensabile per una corretta applicazione del principio dell'investitore prudente, in particolare nell'ambito degli investimenti alternativi. Costi elevati, asimmetrie informative, incentivi controproducenti, mancanza di liquidità e mancanza di trasparenza vanno infatti spesso di pari passo. Spetta principalmente ai fornitori dei prodotti garantire gli adeguamenti necessari. Se è vero che il rafforzamento dell'autoregolamentazione dei fornitori o nuove disposizioni in materia di trasparenza contribuirebbero ad agevolare un'accurata scelta dei prodotti da parte degli istituti di previdenza, è altrettanto vero che tali requisiti in materia di trasparenza interesserebbero solo i prodotti d'investimento nazionali e sarebbero dunque di efficacia limitata, considerato l'orientamento internazionale dell'asset management.</p><p>Prescrizioni in materia di gestione dei rischi sono previste già oggi. Per esempio, conformemente all'OPP 2, la sicurezza deve essere valutata segnatamente tenendo conto della totalità degli attivi e dei passivi, nonché della struttura e dell'evoluzione prevedibile dell'effettivo degli assicurati. La maggior parte degli istituti di previdenza ha sviluppato un sistema di gestione dei rischi esemplare sulla base di queste disposizioni. Se però si abolissero i limiti, per non compromettere la sicurezza sarebbero inevitabili un notevole ampliamento della gestione dei rischi e una professionalizzazione del consiglio di fondazione. Occorrerebbe anche specificare e rafforzare le prescrizioni in materia di rischi, il che sarebbe molto oneroso per gli istituti di previdenza. I limiti sono inoltre uno strumento di vigilanza semplice. Per contro, definire, per esempio nella gestione dei rischi, un sistema adeguato di misurazione dei rischi nell'ambito degli investimenti alternativi è spesso molto complesso. Lo stesso vale per esempio per la determinazione degli effetti di diversificazione in caso di crisi, un compito che sarebbe inadeguato per un consiglio di fondazione paritetico non specializzato. La soluzione odierna, che combina requisiti generali in materia di gestione dei rischi con limiti d'investimento, è più efficiente e richiede un dispositivo normativo più snello e costi decisamente inferiori in confronto ad altri fornitori di servizi dei mercati finanziari, il che si traduce a sua volta in minori spese di amministrazione del patrimonio.</p><p>Quanto essenzialmente chiesto dall'autore della mozione è pertanto già adempiuto. Gli istituti di previdenza ottimizzano costantemente gli investimenti patrimoniali secondo la loro capacità di rischio. Il Consiglio federale è tuttavia disposto ad esaminare, nell'ambito della revisione della LPP attualmente in preparazione, le opzioni per migliorare la trasparenza di determinati prodotti d'investimento e, se del caso, rendere più efficiente la gestione dei rischi, e dunque anche l'applicazione del principio dell'investitore prudente, nel quadro del sistema vigente.</p><p>Riassumendo, l'abrogazione delle attuali prescrizioni d'investimento avrebbe le seguenti conseguenze:</p><p>- Maggiori spese di amministrazione del patrimonio, praticamente impossibili da compensare a medio termine con maggiori rendimenti netti. Le spese aumenterebbero ulteriormente se per bilanciare l'abrogazione delle prescrizioni dovessero rendersi necessarie onerose procedure di gestione dei rischi. Rendimenti netti più bassi comportano inevitabilmente rendite più basse.</p><p>- Perdite più frequenti e potenzialmente elevate che comporterebbero costose misure di risanamento a carico degli assicurati e dei datori di lavoro e alti costi d'insolvenza per il Fondo di garanzia, con un conseguente aumento dei pertinenti contributi. Nella loro qualità di datori di lavoro ne sarebbero toccati anche gli enti pubblici e quindi, in ultima analisi, anche i contribuenti.</p><p>- Perdita di fiducia nei confronti della previdenza professionale a causa della minor trasparenza e dei maggiori costi.</p><p>- Un calo delle rendite può causare indirettamente un aumento dei costi nell'aiuto sociale e nelle prestazioni complementari.</p><p>- Ingenti perdite d'investimento e l'aumento dei casi di copertura insufficiente e d'insolvenza causerebbero inoltre una perdita di legittimità e di reputazione non soltanto per la previdenza professionale nel suo complesso, ma anche per la politica e l'economia svizzere.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.