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Verranno proclamati beati dalla Chiesa i monaci di Tibhirine e gli altri religiosi uccisi in Algeria tra il 1994 e il 1996. Durante un’udienza con il prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, il cardinale Angelo Amato, papa Francesco ha autorizzato la promulgazione di un gruppo di decreti tra i quali spicca per rilevanza quello riguardante le vittime della violenza che attraversò il Paese nord-africano ai tempi del conflitto tra gli islamisti del Fronte islamico di salvezza e i militari di Algeri.
La storia più nota di questo martirio è quella dei sette monaci trappisti di Notre Dame de l’Atlas, rapiti nel loro monastero nel marzo 1996 e ritrovati cadaveri due mesi dopo in circostanze mai chiarite fino in fondo. La vicenda è raccontata anche nel film “Uomini di Dio”, premiato nel 2010 al Festival di Cannes, in cui il regista Xavier Beauvois ricostruisce che cosa spinse questi religiosi a scegliere di restare fino in fondo accanto al popolo algerino.
Insieme a quello sui martiri dell’Algeria il Papa ha poi autorizzato la promulgazione di altri sette decreti della Congregazione per le cause dei santi. Quattro riguardano i miracoli attribuiti all’intercessione di altrettante religiose: la beata spagnola Nazaria Ignazia March Mesa (1889 - 1943) fondatrice delle Suore Misioneras Cruzadas de la Iglesia si avvia dunque alla beatificazione; la francese Alphonsa Maria Eppinger (1814 - 1867) fondatrice delle Suore del Santissimo Salvatore e le italiane Clelia Merloni (1861 - 1930) fondatrice delle Apostole del Sacro Cuore di Gesù e Maria Gargani (1892 - 1973) fondatrice delle Apostole del Sacro Cuore diventeranno invece beate. Un altro decreto riguarda il martirio della rumena Veronica Antal (1935 - 1958), dell’Ordine francescano secolare, uccisa per essersi opposta a un tentativo di violenza sessuale.
Tra i due decreti sul riconoscimento delle virtù eroiche spicca poi il nome della laica Madeleine Delbrel, grande figura del cattolicesimo francese del Novecento (1904 - 1964), che negli anni Trenta scelse di andare a vivere a Ivry-sur-Seine, la città delle trecento fabbriche nella difficilissima frontiera della periferia operaia di Parigi. Alla condivisione della vita degli operai e delle loro battaglie (spesso combattute anche contro imprenditori cattolici senza troppi scrupoli) associò una profonda spiritualità incentrata sul tema della strada.
(Red/Vaticaninside)