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Trovo molto fastidiosa l’esistenza del 29 febbraio. O, meglio, trovo fastidiosa la non esistenza del 29 e del 30 febbraio tutti gli anni: perché il secondo mese dell’anno deve avere solo 28 giorni?
Quando a scuola mio figlio imparerà la famosa filastrocca “trenta giorni ha novembre” 1 e mi chiederà perché tutti i mesi non hanno la stessa durata, che cosa gli risponderò? Che calcoliamo il tempo in maniera stupida, perseverando negli errori del passato? Che in estate abbiamo due mesi consecutivi di 31 giorni perché Ottaviano Augusto non poteva essere da meno di Giulio Cesare?
Occorre una riforma del calendario. Continua a leggere Calendario filosofico
O almeno quando cercheranno di insegnargliela, perché io non l’ho mai imparata.[↩]
Sono il felice possessore di un orologio chiamato Tempi Moderni, i cui grossi ingranaggi citano Charlie Chaplin nel bel mezzo della libreria.
L’altro giorno uno dei libri è caduto bloccando il movimento delle ruote dentate.
Siccome nulla accade per caso, il volume che ha fermato il tempo è il Poema sulla natura di Parmenide:
Resta solo un discorso della via:
che “è”. Su questa via ci sono segni indicatori
assai numerosi: che l’essere è ingenerato e imperituro,
infatti è un intero nel suo insieme, immobile e senza fine.
Né una volta era, Nè sarà, perché ora insieme tutto quanto,
uno, continuo. Quale origine, infatti, cercherai di esso?
Tra George Clooney e Brad Pitt è in corso una curiosa battaglia mediatica.
Ad aprire le ostilità è stato Brad Pitt, facendo pubblicare su una popolare rivista una vecchia foto di Clooney, nella quale l’attore ha un aspetto decisamente ridicolo. La foto è accompagnata dal seguente testo: Dear George, Congratulations on Being People Magazine’s Sexiest Man Alive (Caro George, congratulazioni per essere l’uomo più sexy secondo la rivista People).
Cloney ha prontamente ricambiato il gesto mostrando, nel corso di una trasmissione televisiva, alcune vecchie foto di Brad Pitt nelle quali il divo assume pose quantomeno curiose. Continua a leggere Le cose e i tempi
L’uomo esiste nello spazio e nel tempo: non c’è pensiero che non abbia una estensione spaziale e temporale, non c’è esperienza che non si situi in un luogo e in un tempo, per quanto vaghi e indefiniti essi possano essere.
Solitamente, si considera il vincolo spaziale meno rigido di quello temporale: così ad esempio Kant, che concede al tempo un primato sullo spazio. È tuttavia un primato relativo: non è semplice pensare al di fuori dello spazio, avere un concetto completamente indipendente dal pensiero del luogo.
Persino l’anima, per coloro che credono in una sua esistenza separata dal corpo, occupa comunque uno spazio, è in un qualche luogo più o meno preciso e delimitato: si immagina infatti una anima in grado di vedere, parlare o ascoltare, e sono tutte operazioni possibili solo a partire da un punto di vista o di ascolto. Continua a leggere L’eterno scandalo
I computer sono delle formidabili macchine per l’elaborazione dei dati.
Il problema è che i computer, in realtà, non elaborano dati, bensì numeri: i computer effettuano calcoli, dai più semplici ai più complessi.
I numeri elaborati possono poi corrispondere al testo della Divina Commedia, al calcolo della sezione aurea, agli appuntamenti del 9 luglio e così via. Tutto questo il computer non lo sa: lui esegue calcoli.
Ovviamente le regole di questi calcoli differiscono da un ambito all’altro: un contro è determinare quante volte il nome di Virgilio ricorre nel Purgatorio, un altro è scoprire se l’appuntamento con il signor Bianchi si sovrappone con l’appuntamento con il signor Rossi.
Ma questo è un problema del programmatore, di chi scrive queste regole, non del computer. Continua a leggere Essere (digitali) e tempo
Malvino, nel suo diario, riflette su storia ciclica e storia lineare, sul futuro come ripetizione del passato e il futuro come scopo del presente.
Interessante, peccato solo che si confonda un po’ il fine del mondo con la fine del mondo, come se pensare alla storia non come ad un ciclo equivalga a sperare nell’apocalisse.
A New York la borsa apre alle nove di mattina, che sono le tre del pomeriggio in Italia. I momenti migliori per chiamare un amico in Australia sono la mattina presto, prima che lui vada a dormire, e la sera tardi, quando si dovrebbe essere già alzato.
Queste affermazioni suonano quasi assurde, nella loro banalità: non c’è alcun mistero nei meccanismi dei fusi orari, non c’è nulla di insolito nel fatto che se a Berlino sono le due, a Londra sono le tre e ad Atene le quattro. Continua a leggere Tra nord e sud, tra est ed ovest
Il 21 settembre inizia, astronomicamente parlando, l’autunno: il sole si abbassa sull’orizzonte, le giornate si accorciano. Con l’autunno si abbassa anche la temperatura, ma questo non interessa lo studioso di astronomia, almeno finché non deve scegliere come vestitirsi.
Il ciclo delle stagioni si annuncia in molti modi: uno di essi è il colore. L’inverno è cromaticamente vicino al bianco: i colori tenui, illuminati da una luce vicina all’azzurro. Con la primavera la luce inizia a tingersi di giallo, i colori si rinforzano ma rimangono comunque chiari, arriva il verde. L’estate ha colori decisi: blu, verde scuro, la luce è giallo intenso. Infine l’autunno: le tinte di nuovo si attenuano, al verde si sostituisce il giallo e infine il rosso arancio, la luce torna verso l’azzurro. Continua a leggere Azzurro, verde, giallo, arancio. Un altro anno è trascorso
Siamo soliti rappresentare graficamente il tempo tramite una retta orientata: a sinistra il passato, a destra il futuro e, al centro, il presente, l’adesso.
È una rappresentazione molto comune, e come tutte le cose comuni, passa inosservata e tende a nascondere le proprie difficoltà implicite. Continua a leggere La linea temporale
Il mondo, un giorno, avrà fine: vi sarà un giorno che non avrà domani, un giorno nel quale verranno tratte le conclusioni, un giorno nel quale tutti gli eventi passata avranno le loro conseguenze ultime.
Chi annuncia (apocalisse significa proprio questo: annuncio) e soprattutto pratica un simile pensiero imprime un forte orientamento storico: tutti gli eventi vanno interpretati e se possibile vissuti alla luce di questo ultimo giorno.
Ecco dunque che inizia a manifestarsi un paradosso: il mondo ha un significato solo se si annuncia che un giorno esso avrà fine. Senza questo annuncio, senza il pensiero della fine del mondo, viene meno questo orientamento della storia, e con esso viene meno il significato del mondo. Ma che ruolo ha un mondo senza significato? Può esistere un mondo privo di senso?
Il paradosso è oramai compiuto: il mondo finisce quando si cessa di credere alla fine del mondo.