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Una minaccia per i posti di lavoro e per la concorrenzialità della Svizzera. Questo l'argomento degli avversari all'iniziativa popolare per la riduzione della settimana lavorativa a 36 ore.
"Non intendiamo sottostare in futuro ad un diktat sindacale sull'orario di lavoro", ha esordito il consigliere nazionale liberale-radicale Johann Schneider-Ammann inaugurando la campagna in vista della voto popolare.
Il prossimo 3 marzo, contemporaneamente all'iniziativa popolare per l'adesione all'ONU, i cittadini svizzeri dovranno esprimersi anche sulla proposta lanciata dall'Unione sindacale svizzera (USS) che mira a diminuire gradualmente il tempo di lavoro su base annua fino a raggiungere la media delle 36 ore settimanali.
"Un'iniziativa controproducente"
A giudizio del comitato formato da 164 parlamentari provenienti dalle fila del centrodestra l'iniziativa dell'USS si rivelerebbe in ultima analisi controproducente e pericolosa per la piazza economica elvetica.
L'obiettivo della piena occupazione a cui puntano i sindacati si raggiunge attraverso una maggiore competitività e flessibilità e non con una rigida regolamentazione statale, ha osservato Schneider-Ammann, titolare di imprese nell'industria delle macchine. L'introduzione della settimana di 39 ore si sarebbe così rivelata un insuccesso per stessa ammissione dei vertici delle FFS.
Rischio del'automatizzazione
"L'iniziativa non tiene conto della realtà economica e sociale", ha rincarato il democristiano Jean-Philippe Maitre stigmatizzandone gli effetti nefasti per l'occupazione. La riduzione forzata dell'orario scatenerebbe una corsa all'automatizzazione dei posti poco qualificati a causa del divieto di diminuire i salari inferiori ai 7600 franchi mensili, mentre gli alti stipendi per i lavori molto specializzati dovranno giocoforza essere ridotti, facendo così perdere attrattività al mercato del lavoro elvetico per le attività ad alto valore aggiunto.
Piccole e medie imprese in difficoltà
La settimana di 36 ore metterebbe in difficoltà soprattutto le piccole e medie imprese con poco personale che non dispongono di margini di manovra sufficienti per compensare in modo efficiente la riduzione dell'orario. L'88% delle imprese svizzere dispone di meno di 10 dipendenti. "La conseguenza sarebbe un aumento del lavoro nero con conseguenze negative per le assicurazioni sociali e per le casse pubbliche", ha precisato Maitre.
Alti salari, tanto lavoro
Ma la ricetta non avrebbe funzionato così bene come si sperava neppure in una grande industria come la Volkswagen in Germania, ha fatto notare il deputato UDC e imprenditore Peter Spuhler. La Svizzera è inoltre uno dei paesi dell'OCSE con i costi salariali più alti. Una circostanza che esige perciò secondo Spuhler un numero di ore lavoro elevato per rimanere competitivi.
Schiacciata dalla campagna sull'adesione all'ONU, sulla quale si concentrerà l'attenzione dei media e della popolazione, l'iniziativa dell'USS con ogni probabilità subirà lo stesso destino di una proposta analoga respinta dal popolo nel 1988.
Luca Hoderas