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L'elettorato elvetico il 13 febbraio voterà su un'iniziativa che mira a ridurre l'accesso alle armi. È vero che le armi da fuoco non mancano in Svizzera: un aspetto che talvolta sorprende il visitatore.
Una stazione ferroviaria. Il rumore dei treni. Andirivieni della folla sulle banchine. Impiegati che si apprestano ad affrontare una nuova giornata di lavoro. Turisti che si preparano a girare per il paese. Adolescenti stile hip hop, berretto sportivo con visiera al rovescio e jeans troppo larghi. E un gruppo di soldati in assetto di combattimento col fucile d'assalto a tracolla.
Siamo in un paese in guerra? No. Oppure in uno in stato di mobilitazione generale? Nemmeno. Siamo in Svizzera, in una giornata abituale di una settimana normale.
Quando si pensa a un paese con molte armi in circolazione, spesso la prima immagine che viene alla mente è quella degli Stati Uniti. Eppure anche la Svizzera figura nel plotone di testa della classifica internazionale di questo settore.
Una situazione che peraltro non sfugge agli osservatori esterni. Così, nella sua edizione di dicembre, la famosa rivista geografica francese GEO ha dedicato al tema un articolo di diverse pagine dal titolo significativo: "Svizzera – Dei cittadini neutrali armati fino ai denti".
Soldati pronti per la battaglia
Certo, la Svizzera non è il Far West e le strade solitamente tranquille degli agglomerati elvetici non hanno nulla da spartire con una Chicago degli anni '30. Tuttavia, alcune scene potrebbero stupire lo straniero.
Per esempio la classica immagine della stazione descritta sopra. Una situazione dovuta a due peculiarità del sistema di difesa svizzero. In primo luogo, la maggior parte dei soldati non effettua il servizio militare in una sola volta, segue dapprima la "scuola reclute" e poi diversi "corsi di ripetizioni" di tre settimane ciascuno.
La seconda caratteristica è che i militi custodiscono a casa tutta la loro attrezzatura – compresa l'arma d'ordinanza – tra i vari periodi di servizio militare. All'origine l'idea era di disporre immediatamente di un gran numero di soldati pronti per la battaglia in caso di emergenza.
Oggi, è difficile vedere una minaccia militare che richiederebbe questo tipo di mobilitazione. Ma la tradizione dell'equipaggiamento personale militare a casa è rimasta. Unico cambiamento significativo rispetto al passato: l'esercito non consegna più munizioni ai suoi soldati al di fuori del servizio militare.
Uno sport popolare
In Svizzera, il tiro militare non si pratica solo durante la scuola reclute o i corsi di ripetizione. Ogni anno, i soldati ancora in servizio attivo devono anche andare in un poligono per effettuare i loro "tiri obbligatori", un'esercitazione con bersagli a 300 metri di distanza.
Più sorprendente ancora, questo obbligo per taluni si è trasformato in un vero e proprio sport. Nei villaggi, le società di tiro fanno parte delle attività tradizionali, allo stesso modo della banda, del coro e della società di ginnastica. Cosicché ci sono moltissime società di "moschettieri", "carabinieri" e "archibugieri".
Da qui la possibilità per i visitatori stranieri di vedere scene che possono sembrare loro ancora più incredibili. Per esempio, civili – tra i quali adolescenti, poiché questo tipo di tiro è consentito da 16 anni – che si incrociano per strada o in un negozio, con un fucile d'assalto portato con grande naturalezza, mentre si recano o ritornano dal poligono di tiro.
E in Svizzera, le sorprese in questo campo non sono soltanto visive. Mentre si passeggia tranquillamente nella natura, nella quiete di un bel pomeriggio d'estate, si possono improvvisamente udire esplosioni del genere "Fort Alamo" provenienti da un vicino poligono di tiro.
"Home sweet home"
Come detto in precedenza, in Svizzera, vi sono in circolazione tante armi da fuoco. A tal punto che il loro numero non è noto. Si parla generalmente di circa due milioni, con variazioni... di alcune centinaia di migliaia di unità.
Tra i motivi di questa profusione, il fatto che i soldati hanno l'opportunità di tenere le loro armi dopo il servizio militare, a condizione di effettuare qualche tiro. Le armi cedute agli ex soldati sono dunque in perfette condizioni, anche se l'esercito ha imposto una misura di sicurezza: le armi consegnate a ex soldati hanno un dispositivo che impedisce il tiro a raffica.
In ogni caso, fra le armi da fuoco in mano ai militari attivi, quelle in possesso di coloro che hanno terminato i loro obblighi militari – fucili d'assalto, pistole – e i venerabili moschetti ereditati dagli avi, nelle abitazioni in Svizzera ci sono un sacco di armi militari. In aggiunta a quelli di cacciatori, tiratori sportivi e collezionisti.
Armi che sono spesso riposte in cantina, in soffitta o in un armadio. Ma a volte sono messe con orgoglio in bella mostra in salotto, magari allineate in una vetrinetta o appese sopra al caminetto.
Ecco che ancora una volta, uno straniero appena giunto nella Confederazione e invitato da qualche svizzero potrebbe rimanere sbigottito di fronte a un simile scenario. Benvenuto a casa nostra! Le presento mia moglie, i miei figli, il mio cane, i miei fucili…
L'iniziativa
L'iniziativa popolare "Per la protezione dalla violenza perpetrata con le armi" è stata promossa dalla sinistra rosso-verde e da organizzazioni pacifiste, cristiane e femminili. Il governo e la maggioranza del parlamento l'hanno bocciata.
Il testo in sintesi chiede:
che chi vuole acquistare, detenere o usare armi da fuoco e munizioni debba fornire la prova di averne la necessità e le capacità;
che sia proibito detenere a scopi privati armi per il tiro a raffica e fucili a pompa;
che sia obbligatorio custodire le armi d'ordinanza militari in locali sicuri dell'esercito;
che le armi d'ordinanza dell'esercito non siano cedute ai militari prosciolti;
che la Confederazione tenga un registro delle armi da fuoco.
Per essere adottata, nella votazione federale del 13 febbraio l'iniziativa deve ottenere la doppia maggioranza del popolo e dei cantoni.Fine della finestrella
4700 armi "volatilizzate" in 40 anni
4'674 armi d'ordinanza militari sono andate perse o rubate dal 1969, anno in cui l'esercito svizzero ha iniziato a tenere la relativa statistica, al 2009. Soltanto 351 sono state ritrovate. In media sono stati più di 115 ogni anno i militi che non hanno più ritrovato la loro arma.
Nel 2008 le segnalazioni di armi smarrite sono state 49, nel 2009 sono state 26, ha dichiarato all'agenzia di stampa Ats il portavoce dell'esercito Christoph Brunner, confermando articoli pubblicati dal "Tages Anzeiger" e dal "Bund" il 6 gennaio scorso. Soltanto cinque delle armi perse in questi due anni sono state ritrovate.
Le "perdite" più elevate sono state registrate in seguito alle riforme dell'esercito del 1995 e del 2004, quando un gran numero di soldati sono stati prosciolti dagli obblighi militari. I dati sono invece in calo dall'introduzione di Esercito XXI, come conseguenza della riduzione degli effettivi.Fine della finestrella
(Traduzione dal francese: Sonia Fenazzi), swissinfo.ch