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La lettura che vi consiglio questa settimana, ispirata dalla grande mostra in corso al MASI, è quella di un piccolo libro – intitolato semplicemente Picasso – scritto da una grande donna, che fu amica e mecenate dei più grandi artisti e scrittori della sua epoca, da Picasso a Hemingway, da Matisse a Fitzgerald, e che, nata nel 1874 in un sobborgo di Pittsburgh da una famiglia tedesca di origine ebraica e trasferitasi nel 1902 a Parigi, capitale allora della cultura mondiale, dedicò tutta la sua vita alle più raffinate attività intellettuali. Questa donna era Gertrude Stein.
“La signorina Stein era molto grossa, ma non alta e aveva la corporatura massiccia di una contadina. Aveva occhi bellissimi e un forte viso ebreo-tedesco che avrebbe anche potuto essere friulano.” Questa è la descrizione fisica che Hemingway fa di lei in Festa mobile.
Gertrude Stein conobbe Picasso quasi per caso. E scrivo quasi perché in realtà sarebbe stato davvero inverosimile che a Parigi una delle più raffinate collezioniste dell'epoca non venisse prima o poi ad imbattersi nell'artista più talentuoso che il Novecento abbia mai visto.
Leo Stein, suo fratello, aveva acquistato il suo primo Picasso nel 1905, prima ancora di conoscerlo (era la Fanciulla con cesto di fiori), presso un gallerista di nome Clovis Sagot, un ex clown di circo che aveva mollato il suo vecchio mestiere e aveva aperto la sua galleria in rue Laffitte. Più tardi a presentare il pittore alla Stein fu lo scrittore Henry-Pierre Roché, oggi famoso soprattutto per essere l'autore del romanzo Jules et Jim, da cui Truffaut trasse uno dei suoi più bei film.
In poco tempo Gertrude Stein e Picasso scoprirono una fortissima affinità. Lei stessa ci racconta come avvenne: Picasso fu invitato a cena dagli Stein e sedette a tavola di fianco a Gertrude. Ma quando lei prese un pezzo di pane dal tavolo, Picasso glielo strappò di mano affermando perentoriamente: “questo pezzo di pane è mio!”. Lei rise, e questo fu l'inizio della loro amicizia.
Ed è proprio da questa lunga amicizia che scaturisce questo bellissimo libro, questo omaggio al genio che ha cambiato l’arte del Novecento, che ne immortala già nel 1937 la sua assoluta grandezza attraverso una metafora, quella dell'aeroplano, novità della tecnica che rappresenta e definisce allo stesso tempo sia il Novecento che il suo artista più rappresentativo. Guardare la terra come non era mai stata vista prima, dall’alto, vedere come nessuno aveva mai visto prima di lui. Vedevo tutto questo e capivo una volta di più che un creatore è contemporaneo, capisce cosa è contemporaneo quando i contemporanei ancora non lo capiscono, ma lui è contemporaneo.
Anche questo è stato Picasso.
Picasso
di Gertrude Stein
Adelphi, 1973
87 pagine