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Anche negli stati totalitari chi detiene il potere non è in grado di controllare i pensieri di un popolo. Quando gli oppressi anelano alla libertà, pieni di speranza, si forma una forza interiore comune che, prima o poi, porterà anche alla libertà esteriore e spezzerà le catene.
Il cervello umano è una costruzione meravigliosa del Creatore, un fantastico computer. Siamo in grado di memorizzare 80 ricordi al secondo e alcune ricerche hanno rivelato che:
I. probabilmente non utilizziamo più del 10% delle nostre facoltà intellettive e
2.non dimentichiamo nulla di ciò che percepiamo con la vista, il tatto, l'udito, il gusto e l'olfatto.
Tutto rimane in memoria, a prescindere dal fatto che ne siamo coscienti o che rimanga archiviato nel campo dei cosiddetto subconscio. Se per esempio si stimolano con una sonda determinate parti dei cervello di un uomo di 45 anni, egli si vedrà forse bambino, mentre raccoglieva fiori in un prato.
Ciò che immettiamo nel nostro computer diventa la materia prima per le nostre azioni.
Se io carico l'ordinatore con spazzatura, ne uscirà anche spazzatura. Se nella costruzione di un ponte che sovrasta una profonda vallata, viene usato dei materiale scadente, esso non sopporterà il peso e crollerà. Una catastrofe sarà quindi inevitabile. Allo stesso modo, anche la nostra vita crollerà se non abbiamo una base sufficientemente solida.
I nostri pensieri producono emozioni. Le emozioni non nascono mai nel vuoto, mai dal nulla, ma si sviluppano dai nostri pensieri. A loro volta le emozioni producono delle azioni e le azioni diventano abitudini.
Dobbiamo essere coscienti che ciò che accogliamo tramite i nostri occhi e le nostre orecchie ha un effetto sulla nostra anima e spesso anche sul nostro corpo. Chi guarda e legge riviste pornografiche ne verrà eccitato a livello emotivo e predisporrà il corpo ad azioni sessuali. I giovani e gli anziani che sono venuti da me, per parlarmi dei loro problemi sessuali, sono stati spinti in una determinata direzione da riviste o film pornografici, da romanzi o discorsi erotici. I loro errati desideri sessuali non sono nati dal nulla, ma si possono far risalire chiaramente a ciò che hanno letto, udito e visto.
Il nostro comportamento e il nostro modo di vivere non sono una questione privata. Il modo in cui viviamo prima del matrimonio o fuori dal matrimonio, ha un significato determinante per il futuro dei nostri popoli.
Il professor Unwin, sociologo di Oxford di fama internazionale, ha analizzato in un interessante lavoro di ricerca 80 culture diverse. L’obiettivo dei suoi studi era quello di scoprire gli effetti dei diversi rapporti fra uomini e donne in questi popoli. Nella sua ricerca egli ha incluso sia popoli e culture attuali, che tribù indigene passate e culture primitive viventi. Unwin è giunto ad una sorprendente conclusione: per la forza sociale e culturale di un popolo è determinante come viene gestito il rapporto fra uomo e donna, fra ragazzi e ragazze. Dal suo studio è risultato che più i costumi sono severi, più il popolo è creativo e più la sua giovane generazione è vitale. Nei popoli in cui è stato propagato il cosiddetto amore libero, dove ha dominato la libertà sessuale, ciò ha sempre rappresentato l'inizio dei declino.
A questo proposito è interessante ricordare un'affermazione di Lenin: «Se vogliamo distruggere una nazione, dobbiamo prima distruggere la sua morale. Cosi essa ci cadrà in grembo come un frutto maturo.» La morale viene distrutta tramite informazioni, immagini e discorsi sporchi. Molti anni prima dello scoppio della seconda guerra mondiale, Hitler disse nella cerchia dei suoi più stretti collaboratori: «Dobbiamo dare un altro spirito al popolo tedesco ed esso prenderà automaticamente le armi e si identificherà con i nostri obiettivi.»
Ciò che ho detto riguardo ad un'errata sessualità che non porta libertà e dignità, ma schiavitù, vale anche per quel che riguarda il terrorismo e la violenza. Prima che un individuo agisca personalmente in modo violento, egli deve caricare il suo computer con la violenza. Non si può pensare di esporsi continuamente all'influsso della brutalità, tramite i film e la televisione, senza rimanerne influenzati. L’nsensibilità e totale indifferenza di fronte alla sofferenza e al dolore altrui ne sono la conseguenza. Il passo per diventare attivi nella pratica dell'ingiustizia, in una qualsiasi delle sue forme, diventa breve.
Se osservate i giochi che molti bambini praticano oggi nelle scuole materne, saprete cosa hanno visto ed ascoltato quei piccoli di 4-5 anni.
Probabilmente ora capiamo la verità rivoluzionaria del messaggio di Gesù Cristo, il quale affermò che il peccato non risiede tanto nelle azioni compiute o nelle parole pronunciate, quanto nell'atteggiamento che le ha motivate. «Poiché è dal di dentro, dal cuore degli uomini, che escono cattivi pensieri, fornicazioni, furti, omicidi adulteri, cupidigie, malvagità, frode, lascivia, sguardo maligno, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose malvagie escono dal di dentro e contaminano l'uomo» (Marco 7:21 ss).
Con queste parole Gesù afferma in modo chiaro ed evidente che ciò che rende buona o cattiva un'azione non si decide osservando l'azione stessa o le sue conseguenze, quanto definendo il motivo che l'ha causata. Il peccato quindi, nella sua essenza, è primariamente un processo che avviene nel nostro intimo a livello di pensiero e come espressione della nostra volontà. Se un'azione negativa si trova nel nostro centro intellettivo ed è decisa nel nostro intimo, l'abbiamo già commessa, anche se non abbiamo ancora agito nella pratica. «Voi avete udito che fu detto: 'Non commettere adulterio.' Ma io vi dico che chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore» (Matteo 5:27). La nostra vita di pensiero ha un influsso notevole e preponderante sul nostro comportamento.
Forza d'immaginazione
Abbiamo la possibilità di utilizzare la nostra forza d'immaginazione in modo positivo o negativo.
Un ex-alcolizzato, che vive già da alcuni anni nell'astinenza, in una calda giornata estiva verrà forse colpito improvvisamente dal pensiero di un boccale di birra gelata. Egli dirà a se stesso con determinazione: «Non è una cosa che fa per me, visto il mio problema passato.» Però nella sua immaginazione potrà raffigurarsi quella birra in modo talmente plastico, da farsi venire l'acquolina in bocca. Visto che il suo desiderio di birra aumenta, egli si convincerà che dopo tanti anni il problema è ormai superato e che egli è in grado di controllarsi. Poco tempo dopo lo troveremo in un bar mentre beve un primo boccale, poi un altro e il seguito possiamo immaginarlo. La sua forza di immaginazione, le sue emozioni sono state più forti della sua volontà. Quindi ciò di cui si occupa la nostra fantasia, ciò che accogliamo in noi e che determina il nostro pensiero, influenza notevolmente le nostre azioni.
Modelli di pensiero errati sono spesso causa di depressioni
Chi ha a che fare con persone depresse, ripetutamente si troverà di fronte a osservazioni quali: «Non riesco più ad essere felice, in me tutto è vuoto e spento.»
La persona depressa rifiuta ogni offerta di gioia. Pensieri positivi non trovano più spazio in lei. E' diventata insensibile a tutto ciò che di bello la circonda.
Mentre i sentimenti negativi, quali la paura e il senso di colpa, vengono provati in misura estremamente forte. La persona depressa si sente maltrattata dal destino, inferiore, condannata ad una vita nell'ombra, destinata a soffrire. Pensa di essere stata abbandonata da Dio e si tortura accusando se stessa. La sensazione di essere un fallimento in ogni campo è preponderante.
Le persone depresse spesso lamentano molti disturbi fisici, senza che si possa trovare una causa organica che li provochi. Tale fenomeno al giorno d'oggi è molto diffuso. Nel linguaggio usuale vi sono alcune espressioni significative: un problema ci può far star male, uno spavento ci causa un nodo alla gola, una questione può pesarci sullo stomaco, possiamo diventare verdi dalla bile o ci può ribollire il sangue.
Chi non conosce poi l'espressione «essere paralizzati dalla paura»? In effetti non c'è organo o arto dei nostro corpo che non possa soffrire a causa di una tensione psichica. Molte persone, soprattutto credenti, sono bloccate perché guardano al loro passato. Non osano agire e andare avanti per la loro via, perché si aggrappano ai ricordi negativi e permettono che siano questi a determinare il loro presente.
Ciò rappresenta un grave problema ed è spesso all'origine di forti depressioni. Non dovrebbe essere così e non è necessario che accada. Una persona che ha ottenuto il perdono per la sua colpa, non può permettersi di continuare a rimuginare sul passato.
L'apostolo Paolo che, visto il suo passato, avrebbe sicuramente avuto motivo di cadere in una profonda depressione, dice a se stesso e a noi: «Dimenticando le cose che stanno dietro e protendendomi verso quelle che stanno dinanzi, proseguo il corso verso la mèta per ottenere il premio della superna vocazione di Dio in Cristo Gesù» (Filippesi 3:13). <<Lo>> afferma, «sono il minimo degli apostoli e non son degno d'esser chiamato apostolo, perché ho perseguitato la Chiesa di Dio. Ma per la grazia di Dio io sono quello che sono e la grazia sua verso di me non è stata vana; anzi, ho faticato più di loro tutti; non già io, però, ma la grazia di Dio che è con me» (1 Corinzi15:8-11). Possiamo imparare da lui un'importante lezione.
Paolo racconta come ha perso tempo, come ha sprecato degli anni. Egli racconta della grave colpa di cui si è caricato. Con quanta facilità avrebbe potuto trascorrere il resto della sua vita in un inutile rammarico per il suo passato. Egli non lo giustifica superficialmente, ma si pente amaramente di ciò che ha fatto. Tuttavia ciò non riesce a paralizzarlo, perché egli ha capito in cosa consiste la libertà dell'evangelo. Egli è sicuro di essere stato perdonato, che Gesù Cristo è stato punito al posto suo e che con ciò è stato riconciliato con Dio ed è diventato suo figlio. Paolo crede a questo perdono; lascia alle spalle il passato che comunque non può cancellare e prosegue nella sua vita senza un'inutile zavorra e con una mèta ben precisa davanti a sé.
E' assurdo spendere energie e inutile rammarico per cose che comunque non possiamo più cambiare. I nostri errori passati devono essere chiariti, abbiamo bisogno del perdono per le nostre colpe. Chi è riconciliato con Dio tramite la fede in Gesù Cristo, non deve più guardare indietro, ma può vivere pienamente nel presente seguendo le orme di Cristo.
La Sacra Scrittura ci mostra in vari passi la via verso una vita piena. La nostra salute psichica, il nostro comportamento e la gestione dei rapporti interpersonali dipendono dalla nostra attitudine verso la Parola di Dio e dal seguire o meno i consigli del nostro Creatore.
Il Salmo 119 a questo proposito è una vera miniera d'oro. Il salmista esprime un fatto che vorrei sottolineare: «lo ho riposto la tua parola nel mio cuore per non peccare contro di te.» Nell'Evangelo di Matteo leggiamo: «Non di pane soltanto vivrà l'uomo, ma d'ogni parola che procede dalla bocca di Dio.»
Se riempiamo i nostri pensieri della Parola di Dio, avremo la possibilità di resistere ai tanti influssi negativi di questo mondo.
Riflettiamo sulla nostra vita.
Noi siamo quello che pensiamo!
B.S.