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NO ad accordi SAI con Stati corrotti
L’UDC ha tenuto una conferenza stampa il 10 agosto 2017 a Berna, per reclamare la sospensione immediata di nuovi accordi di scambio automatico d’informazioni (SAI) in materia fiscale. Degli accordi SAI con degli Stati e dei territori a regime autoritario, non rispettosi dello Stato di diritto o corrotti, avrebbero gravi conseguenze non soltanto per gli stranieri che hanno messo il loro patrimonio in sicurezza in Svizzera, ma anche per gli Svizzeri residenti all’estero.
L’UDC ha formulato le sue richieste in vista della sessione del 14/15 agosto della Commissione economica del Consiglio nazionale. Essa ha pure presentato, in questa occasione, il suo nuovo documento di fondo “Per una piazza finanziaria competitiva, innovatrice e indipendente” (francese).
Nonostante le riserve in termini di diritto costituzionale che questi progetti suscitano, la Segreteria di Stato per le questioni finanziarie internazionali (SFI), servizio responsabile di questo dossier al Dipartimento federale delle finanze (DFF), ha l’intenzione di estendere la rete attuale SAI ad almeno 41 Stati e territori supplementari. Ci si trovano, accanto a paesi come l’Argentina, il Brasile, la Colombia o il Messico, anche dei regimi autoritari come quelli della Cina e della Russia.
In vista della sessione del 14/15 agosto della CET-CN, l’UDC formula le richieste seguenti:
- sospendere immediatamente la conclusione di nuovi accordi SAI fino a che il funzionamento dello SAI con i partner attuali sia chiarito e che si sappia se anche gli Stati uniti, principale piazza finanziaria mondiale, vi parteciperanno;
- se il parlamento rifiuta la richiesta di una battuta d’arresto nella conclusione di nuovi accordi SAI, l’UDC proporrà, nell’esame di dettaglio, di non ratificare l’accordo SAI con i paesi il cui indice di corruzione (Transparency International Corruption Perceptions Index) registri meno di 45 punti o che sono qualificati come “non liberi” nell’indice democratico Freedom House. Tale è attualmente il caso per gli undici paesi seguenti: Argentina, Brasile, Cina, India, Indonesia, Colombia, Messico, Russia, Arabia saudita, Africa del Sud ed Emirati Arabi Uniti;
- l’UDC ricorda con insistenza che, in caso d’accettazione del SAI con i 41 Stati e territori previsti, il Consiglio federale nel suo insieme e il Parlamento, assumeranno la piena responsabilità delle rappresaglie – espropriazioni, ricatti, rapimenti, omicidi – che potrebbero subire gli Svizzeri all’estero o i detentori stranieri di conti in Svizzera. L’UDC seguirà attentamente l’evoluzione a questo livello;
- l’UDC raccomanderà anche di non ratificare l’accordo SAI con la Nuova Zelanda fino alla conclusione di un accordo di sicurezza sociale con questo paese.
Rafforzare la piazza finanziaria svizzera
Il settore svizzero dei servizi finanziari genera, direttamente e indirettamente, circa 80 miliardi di franchi, ossia il 13% del prodotto interno lordo totale della Svizzera (2015). Esso impiega direttamente circa 255’000 persone e genera indirettamente qualcosa come 250’000 impieghi supplementari. Questi 505’000 posti di lavoro corrispondono al 10% della totalità degli attivi professionalmente in Svizzera. Il prodotto fiscale legato all’insieme delle prestazioni e transazioni finanziarie ha raggiunto i 19,8 miliardi di franchi nel 2015, ossia circa il 15% o un settimo del gettito fiscale totale della Confederazione, dei cantoni e dei comuni (2015).
L’economia svizzera ha dunque un interesse vitale ad avere una piazza finanziaria forte. Le esigenze alle quali deve rispondere la piazza finanziaria svizzera sono molteplici: progetti di regolamentazioni internazionali, scambio automatico d’informazioni e nuovi doveri di diligenza, tutte regolamentazioni che compromettono la sua competitività. È in questo contesto che l’UDC ha preparato il suo nuovo documento di fondo “Per una piazza finanziaria competitiva, innovatrice e indipendente”. L’obiettivo dell’UDC è di ristabilire la sicurezza del diritto e la continuità sulla piazza finanziaria svizzera. A questo scopo, bisogna ridurre il numero di queste regolamentazioni e mettere in atto una legislazione più agile.
Soppressione dell’imposta preventiva sulle obbligazioni svizzere
L’UDC chiede la soppressione dell’imposta preventiva sulle obbligazioni e sui titoli monetari svizzeri, per analogia ai prestiti stranieri in franchi svizzeri. Per rimpiazzare l’attuale imposta preventiva, la Confederazione deve preparare un’imposta di garanzia la cui percezione sia amministrativamente semplice e poco onerosa, e che protegga totalmente il segreto bancario (dunque senza sistema d’annuncio). Questa riforma permetterebbe di raggiungere quattro obiettivi contemporaneamente:
- Rafforzamento del mercato svizzero dei capitali
- Meno oneri amministrativi per gli emittenti e per le banche
- Creazione di migliaia di impieghi supplementari sulla piazza finanziaria svizzera
- Il segreto a tutela dei clienti delle banche in Svizzera è salvaguardato.
Altre proposte e richieste dell’UDC:
- sostenere l’iniziativa popolare “SÌ alla protezione della sfera privata” e rifiutare un sistema SAI a livello svizzero;
- impegnarsi per un rapporto equilibrato fra, da una parte, dei fondi propri sufficienti presso le banche e, dall’altra, delle condizioni attrattive per i prestatari;
- esigere che l’autorità federale di sorveglianza dei mercati finanziari (FINMA) tenga maggior conto, nelle sue attività di controllo, della competitività della piazza finanziaria svizzera;
- esigere una soppressione a tappe dei diritti di bollo rimanenti.
Relazioni:
- Céline Amaudruz, consigliera nazionale (GE) e membro della CET-CN
Forze e diversità della piazza finanziaria svizzera (francese)
- Thomas Matter, consigliere nazionale (ZH), membro della CET-CN
Per una sospensione immediata dello scambio automatico d’informazioni! (francese)
- Roland Rino Büchel, consigliere nazionale (SG) e presidente della CPE-CN
La sfera privata degli Svizzeri all’estero deve essere protetta (francese)