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Timori nell'esercito svizzero per le munizioni all'uranio
Tutti i soldati svizzeri che hanno prestato servizio nei Balcani saranno sottoposti ad un controllo medico. È quanto ha deciso lo stato maggiore dell'esercito, reagendo al dibattito internazionale sulle munizioni all'uranio.
I circa 900 soldati svizzeri che hanno operato nei Balcani saranno contattati nel corso di questa settimana, ha dichiarato Felix Endrich, vice-capo delle informazioni dello stato maggiore, confermando una notizia apparsa domenica sul settimanale "SonntagsBlick".
Giovedì lo stato maggiore aveva annunciato di voler sottoporre a visita medica solo i 153 militi attualmente stazionati in Kosovo. Ora, oltre al controllo medico a tappeto dell'intero contingente attivo nei Balcani, saranno analizzate anche le munizioni da guerra che molti soldati hanno portato a casa come souvenir. Una hotline telefonica è stata attivata domenica ed è a disposizione di chi si trova in possesso di munizioni da guerra provenienti dai Balcani. Il numero della linea è 033 223 57 27.
Venerdì Berna aveva informato - nel contesto della discussione internazionale sui pericoli per la salute delle munizioni NATO - sui rischi per i soldati svizzeri ed i collaboratori dell'agenzie umanitarie in Kosovo e in Bosnia.
In quell'occasione, il medico dell'esercito Peter Eichenberger aveva definito "minimo, il rischio di una contaminazione radioattiva, poiché nelle zone di intervento dei militi e civili svizzeri, secondo la NATO, non erano stati utilizzati proiettili all'uranio. Nell'esercito svizzero non sono noti finora casi di malattia in relazione alle munizioni all'uranio.
Si procederà tuttavia al nuovo esame del caso di morte per leucemia di un ufficiale, che quattro anni fa aveva prestato servizio nei berretti gialli in Bosnia e due anni dopo era morto. Secondo Eichenberger, una relazione con l'utilizzo di munizioni all'uranio sarebbe piuttosto improbabile.
swissinfo e agenzie
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