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Il violino, la viola e il violoncello nascono ancora dalle mani dell’uomo. Per rendersene conto basta fare un salto al numero 3 di via Moncucco a Besso dove si trova il laboratorio del liutaio Martino Ruggia, patrizio di Pura.
L’arte liutaia vede la luce attorno alla metà del Seicento in Lombardia. Personaggi più carismatici della produzione furono Antonio Stradivari (1644–1737) e Giuseppe Guarneri detto «del Gesù» (1698–1744), che costruirono violini di altissimo pregio per musicisti del calibro di Monteverdi, Vivaldi e Ponchielli. I pochi violini nati allora e custoditi nel Palazzo comunale di Cremona rappresentano la quintessenza dell’arte liutaia della città. Durante il Settecento, epoca in cui operarono Stradivari e Guarneri, la possibilità di ascoltare la musica e suonare il violino era un’attitudine concessa a pochi eletti nelle corti aristocratiche. Quest’aspetto si modificò gradualmente con i concerti nelle sale aperte a un pubblico più vario e numeroso.
In Martino Ruggia la passione per la musica si manifestò già da ragazzino. Dapprima mostrò interesse per lo studio della chitarra classica. Al momento di scegliere la professione, non volendo fare il chitarrista professionista, i genitori lo mandarono a Cremona, città connaturata con la musica, per apprendere la professione di liutaio. Seguì dunque con impegno e perseveranza il cammino prefissato.
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