Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/190996

<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale intende modificare l'ordinanza sull'esportazione di armi, così da permettere, in futuro, la commercializzazione anche con i Paesi implicati in un conflitto interno o - detto in altre parole - una situazione di guerra civile. Alla base di ciò vi sarebbe la necessità di permettere, anche in futuro, alla nostra industria dell'armamento di mantenere un livello di attività sufficiente per garantire il funzionamento del settore e creare le condizioni necessarie per un'industria dell'armamento performante che possa contribuire, se necessario, alla difesa del Paese in caso di conflitto e di isolamento della Svizzera.</p><p>Ma un'analisi oggettiva delle categorie di armi esportate dalla Svizzera dà da pensare: si tratta principalmente di pistole, fucili, granate o simulatori... qualche aereo Pilatus... e, fino a prova contraria, con quanto elencato non si può realmente equipaggiare un esercito. Per quanto ne sappiamo la Svizzera non produce e quindi non esporta il materiale bellico che fa la forza militare di un Paese: nessun carro armato, nessun blindato, nessun sistema di artiglieria pesante, nessun aereo o elicottero da combattimento, niente missili, insomma nulla, nessun sistema di armamento importante perché, conviene ripeterlo, la Svizzera non ne produce!</p><p>Per gli acquisti importanti di materiale bellico dipendiamo dall'estero. Per questo settore la Svizzera può essere paragonata a un Paese in via di sviluppo che dipende quasi al cento per cento dalle importazioni di armi performanti. Un altro dato da sottolineare è il fatto che, per questo particolare settore, sono richieste un'eccellenza e delle prestazioni di alta tecnologia per rispondere ai criteri di sicurezza militare.</p><p>Chiedo:</p><p>1. Il Consiglio federale può confermare quanto affermato sullo stato attuale dell'industria dell'armamento svizzera?</p><p>2. In quali settori la nostra capacità d'armamento è di alta tecnologia e quindi concorrenziale?</p><p>3. Il Consiglio federale può confermare che le nostre esportazioni di armi riguardano principalmente armi leggere e di piccolo calibro, che non possono in alcun modo garantire la sicurezza militare di un Paese?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il 31 ottobre 2018 il Consiglio federale ha deciso di non procedere alla revisione dell'ordinanza sul materiale bellico.</p><p>1. In Svizzera viene prodotto un portfolio diversificato di beni contenuti nella legge sul materiale bellico. Oltre a pistole e fucili, si annoverano per esempio veicoli blindati e in parte armati (p. es. carri armati su ruote), pezzi di artiglieria e munizioni di piccolo e grosso calibro. A questi si aggiungono singole parti e assemblaggi per diverse piattaforme d'armamento, come per esempio gli aerei da combattimento e i lavori di manutenzione corrispondenti. Per il resto, gli aerei militari da esercitazione non armati rientrano nel campo d'applicazione della legge sul controllo dei beni a duplice impiego (LBDI; RS 946.202) e non sono contemplati dalla legge sul materiale bellico (LMB; RS 514.51).</p><p>2. Se l'industria dell'armamento svizzera non fosse concorrenziale sul mercato internazionale non sopravvivrebbe.</p><p>3. L'industria dell'armamento svizzera è comparativamente molto varia. Oltre ad armi di piccolo calibro il nostro Paese produce anche sistemi di armamenti più complessi (v. risposta alla prima domanda). Poiché producono singoli pezzi e assemblaggi per diversi sistemi di armamento, numerose aziende svizzere e subfornitori sono coinvolti nella catena di produzione internazionale di materiale bellico. Le esportazioni di piccole armi e armi leggere (categoria KM1) ammontavano per esempio nel 2017 solamente al 5 per cento del totale delle esportazioni svizzere di materiale bellico. Il know how svizzero nel settore dell'armamento non si limita quindi alle armi leggere e di piccolo calibro.</p><p>Come la maggior parte dei Paesi, la Svizzera deve importare armamenti dall'estero. Sono molto rari gli Stati che possono considerarsi potenzialmente autarchici nella produzione di beni d'armamento. Ma anche senza puntare all'autarchia, un'industria dell'armamento indigena rafforza la sicurezza nazionale. In caso di crisi, la possibilità di fare affidamento sulle risorse interne diminuisce il grado di dipendenza della Svizzera da altri Paesi e ditte estere. In secondo luogo un'industria indigena della difesa rafforza la libertà di manovra della Svizzera dato che il livello di dipendenza unilaterale è sostituito da una dipendenza reciproca.</p>  Risposta del Consiglio federale.