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Le esportazioni della Cina anche nel mese di maggio sono aumentate dell'1% rispetto a un anno fa, malgrado i dazi statunitensi colpiscano una buona parte dei prodotti. Un dato che sorprende, ma solo in parte poiché le minacce di ulteriori aumenti voluti dal presidente Donald Trump inducono chi deve acquistare i prodotti a farlo prima di un ulteriore rincaro.
La cifra davvero stupefacente nel commercio esterno è però un'altra. Riguarda l'aumento del 40% delle esportazioni del Vietnam nel giro di soli 4 mesi. Il Governo di Hanoi ha già fatto sapere che molte delle merci non sono fabbricate nel paese.
Il boom dell'export vietnamita si spiega semplicemente con il fatto che i produttori cinesi cambiano le etichette, trasformando il "Made in China" in "Made in Vietnam" con falsi certificati di origine. Un trucco non certo nuovo nel mondo del commercio. E non colpisce solo in Asia. Anzi. False dichiarazioni sono all'ordine del giorno in tutto il mondo.
Lo scorso settembre la commissione federale del commercio di Washington ha sanzionato una ditta americana che vendeva dischetti da hockey, spacciandoli come "orgogliosamente fabbricati negli Stati Uniti" e "soli puck da hockey american made". Un'indagine ha però messo in evidenza che aveva importato 70 tonnellate di puck dalla Cina. Un "errore" che le autorità hanno punito mettendo la società di Farmingdale fino al 16 aprile 2039.