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Non dovrebbero esserci ostacoli al voto referendario del prossimo 13 giugno sulla legge federale sulle misure di polizia per la lotta al terrorismo (MPT). Il Tribunale federale (TF) ha infatti ritenuto "irricevibile" il primo ricorso contro la votazione popolare.
Data la manifesta inammissibilità, i giudici della corte suprema con sede a Losanna hanno rinunciato a un esame sostanziale della questione di fondo, si evince dalla sentenza emessa il 28 maggio e comunicata da una delle parti all'agenzia Keystone-ATS.
Nove ex funzionari ticinesi avevano chiesto che la votazione sulla legge antiterrorismo fosse abbandonata o che il risultato fosse annullato. Dopo il loro appello infruttuoso al governo cantonale si sono rivolti al TF, adducendo che le autorità avessero diffuso informazioni fuorvianti e false nel libretto di voto e quindi violato il diritto alla libertà di opinione.
Secondo l'ex procuratore federale Paolo Bernasconi è particolarmente scioccante l'affermazione che la polizia possa agire solo dopo che un crimine è stato commesso: si tratta di una palese falsità, poiché il codice penale punisce già dal 2014 gli atti preparatori di un'impresa criminale o terroristica.
Inoltre, secondo gli autori del ricorso, il Consiglio federale sostiene nel libretto di voto che la legge non viola i diritti fondamentali e la costituzione federale. Ma una sessantina di professori di diritto hanno confutato tale affermazione.
Ricorsi contro la legge antiterrorismo sono stati presentati anche nei cantoni di Ginevra, Zurigo, Lucerna, Obvaldo, Berna e Turgovia. Le denunce sono state organizzate dal Partito Pirata, che insieme ai partiti di sinistra aveva lanciato il referendum contro la legge. Oltre 500 cittadini chiedono che il voto venga abbandonato e il progetto di legge ritirato.
I nove ex procuratori pubblici ticinesi avevano inoltrato sia un ricorso diretto al Tribunale federale sia un ricorso contro la decisione di incompetenza del Consiglio di Stato. Il Tribunale federale ha dichiarato oggi non ricevibile il ricorso del 26 maggio ricevuto direttamente, mentre dovrà ancora pronunciarsi sul secondo ricorso del 31 maggio, ossia sulla domanda di sospendere la procedura di votazione per le irregolarità nella procedura di votazione. È quanto sostiene il gruppo 'Uniti per il diritto' in una nota diffusa poco dopo la comunicazione della decisione della corte suprema di Losanna.
"Se la votazione avesse luogo, il Tribunale federale dovrà pronunciarsi anche sulla domanda di annullare il risultato della stessa siccome viziato dalle informazioni fuorvianti diffuse da parte del consiglio federale e dalla polizia federale", scrivono gli ex procuratori.