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L'iniziativa popolare "No all'allevamento intensivo in Svizzera", che ha raccolto più di 100'000 firme, è stata depositata oggi alla Cancelleria federale. Oltre che da organizzazioni ambientaliste è sostenuta anche da politici di vario schieramento.
L'iniziativa prevede un'aggiunta all'articolo 80 sulla protezione degli animali della Costituzione federale, in modo da vietare l'allevamento intensivo, ossia industriale, "finalizzato alla produzione più efficiente possibile di prodotti animali, nell'ambito del quale il benessere degli animali è leso sistematicamente".
La Confederazione stabilisce i criteri per il ricovero e la cura degli animali, compresi l'accesso all'esterno, la macellazione e il numero massimo per stalla. Anche le importazioni sarebbero sottoposte agli stessi criteri. Il termine transitorio per le disposizioni d'esecuzione è fissato a 25 anni al massimo.
Per l'occasione la responsabile della campagna Meret Schneider ha affermato che in Svizzera il 50% degli animali non è mai all'aperto fino al giorno della macellazione. Fra i polli oltre l'80% non vede mai un prato nel corso della vita e raggiunge il peso da macello al 30.mo giorno di età.
Vera Weber ha inoltre parlato degli "effetti catastrofici sull'ambiente e il clima". Per la produzione dell'enorme quantità di prodotti di origine animale ogni anno vengono importati 1,2 milioni di tonnellate di mangime - ha precisato. A tale fine In Brasile vengono bruciati molti ettari di foresta pluviale, causando la distruzione irreversibile di risorse rinnovabili.
Tra i promotori dell'iniziativa, lanciata il 12 giugno 2018, ci sono la presidente della Fondazione Franz Weber, Greenpeace, ma anche politici di vari orientamenti, come il consigliere agli stati Daniel Jositsch (PS/ZH), il consigliere nazionale Bastien Girod (Verdi/ZH) e il granconsigliere bernese Stefan Hofer dell'UDC nonché rappresentanti degli agricoltori come KAGfreiland e Bio Suisse.
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