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La natura ci fornisce energia sotto forma di petrolio, gas naturale, forza idrica, uranio, irraggiamento solare, forza eolica o energia geotermica. Prima che questi vettori energetici primari possano essere utilizzati dai consumatori finali, devono essere trasformati in energia secondaria come elettricità, carburante, olio da riscaldamento o teleriscaldamento. Questi processi vengono svolti in centrali
elettriche, raffinerie o centrali geotermiche.
Secondo l’Ufficio federale di statistica, a partire dal 1950 il consumo di energia in Svizzera è quintuplicato. Le cause principali di tale aumento sono lo sviluppo dell’economia e la crescita della popolazione. I cambiamenti nel numero e nella dimensione degli appartamenti, l’incremento dei veicoli e dei chilometri percorsi con essi nonché l’aumento del volume della produzione industriale e delle opere nel settore edilizio hanno accresciuto il consumo di energia. I progressi della tecnica hanno inoltre portato nuove fonti di consumo contrastate tuttavia da una maggiore efficienza energetica: nonostante il consumo energetico sia aumentato circa dell’otto per cento rispetto al 1990, nello stesso periodo la popolazione è cresciuta di circa un quarto e il consumo pro-capite è diminuito del 14 per cento.
Il picco del consumo di petrolio in Svizzera all’inizio degli anni ’70
L’aumento smodato della domanda tra gli anni ’50 e ’60 è stata coperta grazie ai prodotti petroliferi. Questi prodotti hanno gradualmente sostituito il carbone utilizzato fino ad allora per arrivare infine a una dipendenza unilaterale dal cosiddetto oro nero. Il picco della dipendenza è stato raggiunto negli anni ’70 con una quota dell’80 per cento. Da allora, tale quota è sempre più ridotta in Svizzera. Il petrolio viene utilizzato per produrre energia sotto forma di combustibile o carburante. Ma che strada deve fare una goccia di petrolio per arrivare dal fondale marino fino al serbatoio?
Le modalità di estrazione del petrolio dipendono dalla profondità in cui si trova il giacimento: in acque tranquille viene generalmente installata una piattaforma di perforazione fissa ancorata al fondale marino con un piedistallo in acciaio. Per le profondità inferiori ai 130 metri vengono utilizzate piattaforme con scafo da posizionare sulla verticale del fondale marino dotate di tre gambe retrattili che vengono fissate scavando per qualche metro nel fondale. Se invece i giacimenti petroliferi si trovano a parecchie migliaia di metri di profondità vengono utilizzate piattaforme semisommergibili.
Occorre sottolineare che circa un quarto dei giacimenti petroliferi si trova in mare aperto. Secondo il portale di statistica Statista, nel 2018 i maggiori giacimenti di petrolio si trovavano in Venezuela, Arabia Saudita e Canada.
Decessi, coste contaminate e animali uccisi a causa degli incidenti petroliferi
Sempre più spesso si leggono sui giornali notizie negative relative a incidenti petroliferi. Durante la guerra del Golfo nel 1991, circa un milione di tonnellate di petrolio sono state riversate nel Golfo Persico. Il petrolio proveniva principalmente da impianti nel Kuwait bombardati dall’aviazione irachena. La più grande catastrofe petrolifera della storia ha inquinato 560 chilometri di costa. In aprile 2010 nel Golfo del Messico è esplosa la piattaforma petrolifera Deepwater Horizon. Undici lavoratori sono morti e diciassette sono rimasti feriti. Dopo anni e anni, oltre 250 milioni di litri di petrolio si trovavano ancora nei mari. La catastrofe più recente risale invece a maggio 2015 quando 400 000 litri di petrolio sono stati riversati nell’oceano Pacifico di fronte alla costa californiana vicino a Santa Barbara a causa di una perdita nell’oleodotto. Quando finalmente la perdita è stata scoperta, la tubatura perdeva più di 300 000 litri ogni ora. È stato inquinato un tratto di costa lungo 14,5 chilometri e innumerevoli animali sono rimasti uccisi.
Una volta completata con successo l’estrazione del petrolio, questo viene poi trasformato in diesel, cherosene o benzina nelle raffinerie. Una buona parte del petrolio che arriva in Europa per essere utilizzato come carburante viene lavorato nelle raffinerie che si trovano nelle vicinanze dei grandi porti commerciali in Olanda e in Belgio. Questi impianti riforniscono la Svizzera con una parte importante del carburante e del combustibile necessario. Negli anni ’60, la Svizzera disponeva inoltre di due raffinerie proprie di cui solo una, quella di Cressier (NE), è ancora in attività. Questa raffineria con sede nel Canton Neuchâtel si occupa dell’approvvigionamento a livello svizzero per quanto riguarda benzina, diesel e olio da riscaldamento e copre circa un quarto del fabbisogno nazionale. La raffineria di Cressier è collegata alla rete internazionale di oleodotti. Tramite petroliere sul Reno, vagoni cisterna, oleodotti e camion, i prodotti petroliferi arrivano in uno dei grandi depositi svizzeri per il combustibile. Grazie al trasporto stradale e ferroviario, i prodotti vengono poi distribuiti capillarmente sul territorio.
La natura ci fornisce energia sotto forma di petrolio, gas naturale, forza idrica, uranio, irraggiamento solare, forza eolica o energia geotermica. Prima che questi vettori energetici primari possano essere utilizzati dai consumatori finali, devono essere trasformati in energia secondaria come elettricità, carburante, olio da riscaldamento o teleriscaldamento. Questi processi vengono svolti in centrali
elettriche, raffinerie o centrali geotermiche.