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"Mi sento multiplo. Sono come una stanza con innumerevoli specchi fantastici che riflettono falsamente un'unica realtà centrale che non è in nessuno ed è in tutti. Come il panteista si sente onda e astro e fiore, io mi sento diversi esseri...".
L'8 marzo 1914 è il giorno che cambia la storia della poesia portoghese, arricchendola di alcuni dei suoi nomi più importanti: Alberto Caeiro, Ricardo Reis, Álvaro de Campos prendono forma nella mente e nei versi di Fernando Pessoa, ognuno con la sua visione del mondo, la sua estetica, il suo lessico e persino il suo aspetto fisico e la sua biografia. Un giorno di irripetibile estasi creativa, in cui comincia a prendere forma un'avventura intellettuale destinata a segnare la cultura del Novecento, il secolo della frammentarietà, della provvisorietà e del dubbio, che rinuncia a circoscrivere una realtà complessa e contraddittoria in sistemi di pensiero dogmatici e monolitici. Ed è così che l'8 marzo 1914 Fernando Pessoa, plurale e molteplice come l'universo, si scinde nei suoi eteronimi. Ne parliamo con il professor Federico Bertolazzi, docente di letteratura portoghese all’università romana di Tor Vergata.