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Il gruppo bancario zurighese Julius Bär ha migliorato nel primo semestre la sua performance operativa, ma a causa degli accantonamenti dovuti al contenzioso fiscale negli Usa ha visto l'utile scendere nettamente.
Il rafforzamento del franco ha inoltre provocato un calo dei patrimoni amministrati.
L'istituto ha pubblicato oggi come di consueto varie cifre relative al risultato, calcolate con metodi diversi. In base alle regole contabili IFRS l'utile consolidato si è attestato a 40 milioni di franchi, contro i 179 dello stesso periodo dell'anno scorso. L'utile rettificato è da parte sua ammontato a 109 milioni di franchi, in flessione del 62%. Il dato sale però a 384 milioni (in progressione del 34% su un anno) al netto degli accantonamenti predisposti per far fronte alle sanzioni che la società si vedrà infliggere negli Stati Uniti per aver aiutato clienti americani ad evadere le tasse.
Julius Bär aveva in effetti annunciato in giugno di aver messo da parte per la futura multa 350 milioni di dollari. Al riguardo non vi sono grandi novità: in una conferenza telefonica il presidente della direzione Boris Collardi si è limitato a dire che le discussioni con le autorità statunitensi sono in uno stadio avanzato. Il CEO ha aggiunto che spera di poter arrivare a un'intesa entro fine anno, ammettendo peraltro di essersi già sbagliato in passato sui tempi del possibile accordo.
Alla fine di giugno la banca amministrava patrimoni per 284 miliardi, in calo del 2% in confronto a dicembre. L'arretramento si spiega con l'effetto dell'abolizione del cambio minimo euro/franco del gennaio scorso, che ha pesato per oltre 20 miliardi di franchi, spiega l'istituto. Hanno per contro avuto un impatto positivo l'acquisizione dell'attività elvetica di Bank Leumi e afflussi netti per 6,5 miliardi (7,5 miliardi nei primi sei mesi del 2014).
I proventi d'esercizio sono saliti del 14% a 1,41 miliardi, grazie anche alla volatilità dei mercati finanziari. È stata riscontrata un'accresciuta attività da parte dei clienti in tutte le aree geografiche, ha confermato Collardi.
Gli oneri rettificati - senza accantonamenti per multa Usa - sono ammontati a un ritmo meno sostenuto, raggiungendo 954 milioni (+8%). Questo ha permesso di migliorare cost/income ratio, sceso al 64,7% dopo il 70,8% del primo semestre dell'anno scorso.