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Il giudice della Corte Suprema di New York, Joel M. Cohen, ha concesso più tempo a Bitfinex e Tether per fornire i documenti richiesti.
Qualche giorno fa, infatti, il Procuratore Generale dello Stato (NYAG), Letitia James, aveva accusato iFinex Inc., ovvero la società che gestisce Bitfinex e possiede Tether, di aver commistionato fondi aziendali e dei clienti per coprire fondi mancanti. Il giudice Cohen ha ordinato alla società di produrre tutta la relativa documentazione, ma non immediatamente.
Inoltre, Cohen ha dichiarato che, sebbene l’ingiunzione preliminare del NYAG rimanga in vigore, ne contesta lo scopo.
“Quello che suggerisco di fare è incontrarsi e parlarne [tra le parti] diciamo in una settimana, con una revisione singola o una proposta che realizza ciò che stiamo cercando di realizzare qui, e se riuscite, con singole proposte”.
Cohen ha poi sottolineato che l’attuale ingiunzione preliminare del NYAG risulta essere vaga e non sufficientemente precisa riguardo ciò che per il NYAG potrebbe causare danni imminenti.
L’ingiunzione è stata presentata il 25 aprile e rivelerebbe che l’exchange abbia preso in prestito quasi 1 miliardo di dollari dalle riserve di Tether dopo aver perso l’accesso a 850 milioni detenuti da Crypto Capital. Si è poi scoperto però che i fondi di Crypto Capital sono in realtà congelati a causa di un altro procedimento giudiziario in corso.
Secondo i termini di questa ingiunzione Bitfinex e Tether devono consegnare tutti i documenti relativi a queste manovre, e cessare immediatamente qualsiasi ulteriore attività di questo tipo.
Gli avvocati di Bitfinex e Tether si sono opposti presentando un reclamo: sebbene questo non sia stato accolto, le parole del giudice Cohen sembrano però ridimensionare la portata e soprattutto l’urgenza del provvedimento del procuratore James.
Un’altra questione riguarda il Martin Act, secondo cui l’ufficio del NYAG può intervenire riguardo security e commodity: secondo l’avvocato di Bitfinex David Miller tuttavia USDT non sarebbe nè l’una nè l’altra cosa secondo il test di Howey che viene comunemente utilizzato per stabilire se un titolo è una security.
John Castellanos, un avvocato dell’ufficio del NYAG, a tal proposito ha affermato che il suo ufficio dovrebbe essere competente perché i residenti di New York possono acquistare o scambiare USDT attraverso la piattaforma Poloniex, e che avrebbero sufficienti informazioni per credere che il Martin Act sia stato violato.
Riguardo invece l’affermazione degli stessi avvocati della parte accusata secondo cui anche le banche in genere non detengono il 100% dei fondi dei loro clienti, il giudice Cohen ha detto:
“Riconosco il fatto che le banche non hanno tutto dei dollari disponibili in un momento. Riconosco anche che voi non siete una banca, e non siete molto regolamentati”.