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Nel quadro dei dibattiti sulla Politica agricola 2014-2017, il Parlamento ha accolto una mozione della Commissione dell'economia e dei tributi del Consiglio nazionale (12.3665) che incarica il Consiglio federale di presentare un rapporto sull'analisi di una reciproca apertura settoriale del mercato con l'UE per tutti i prodotti lattieri. Nel rapporto pubblicato oggi il Consiglio federale presenta un'accurata analisi di un simile progetto. Illustra la situazione attuale del mercato lattiero svizzero così come gli sviluppi a livello europeo e internazionale, primo fra tutti lo smantellamento del contingentamento lattiero nell'UE. Il fulcro dell'analisi è costituito dalle conseguenze economiche di un'apertura del mercato lattiero e dalle proposte di adeguamento della politica statale di sostegno per la filiera del latte.
Quello lattiero è uno dei principali settori agricoli. Quasi la metà degli agricoltori è infatti attiva nella produzione lattiera e nel settore a valle dedito alla trasformazione si contano circa 10'000 posti di lavoro. I prodotti lattieri e il formaggio sono il fiore all'occhiello delle esportazioni agricole svizzere. Grazie ai considerevoli sforzi profusi dagli attori della filiera, negli ultimi 15 anni questo settore ha abbandonato i prezzi e lo smercio garantiti dallo Stato e il contingentamento lattiero individuale, riuscendo tuttavia a imporsi sui mercati. Nonostante i progressi, vi sono ancora sfide da cogliere.
Fatti salvi il formaggio e alcuni prodotti lattieri trasformati, tutti i prodotti lattieri continuano a essere rincarati dalla protezione alla frontiera all'importazione e all'esportazione. Ciò pregiudica la crescita e la preservazione delle quote di mercato all'interno del Paese. Il rapporto mostra, inoltre, che la protezione non può evitare la lenta erosione dei prezzi alla produzione verso il livello europeo.
In tal caso verrebbero progressivamente eliminati tutti i dazi, i contingenti doganali e le sovvenzioni all'esportazione in ambito lattiero. Visto che le condizioni di mercato subirebbero un sostanziale cambiamento, si dovrebbero rivedere gli strumenti di sostegno esistenti. Dal confronto dettagliato di diverse opzioni, quella che sembra più valida consiste nel trasferire i fondi impiegati attualmente nel settore lattiero in un contributo per ettaro di superficie inerbita destinato alle aziende produttrici di latte. Le simulazioni effettuate indicano che la produzione lattiera seguirebbe un'evoluzione relativamente stabile anche in caso di apertura.
Dall'analisi emerge che si potrebbe innanzitutto migliorare l'accesso al principale sbocco di mercato, l'UE, nonché potenziare la competitività dell'intera filiera del latte. L'apertura sarebbe quindi una risposta adeguata alle sfide del mercato attualmente caratterizzato da una spaccatura. Il guadagno in termini di benessere, pari a 150-200 milioni di franchi circa, andrebbe a vantaggio soprattutto dei consumatori che beneficerebbero di prezzi più bassi. La riduzione dei prezzi alla produzione stimata tra il 17 e il 25 per cento rappresenta, tuttavia, una sfida considerevole per il reddito delle aziende produttrici di latte che andrebbe affrontata con misure di sostegno e di adeguamento efficaci. I produttori lattieri devono poter contare sugli stessi fondi impiegati finora a sostegno del mercato lattiero. Per evitare un calo del reddito sarebbe necessaria un'iniezione di fondi di circa 100-150 milioni di franchi l'anno.
Nel rapporto il Consiglio federale ribadisce che prima di entrare nel merito di un simile progetto occorre far chiarezza sulle relazioni con l'UE. I tempi di un'eventuale attuazione dipendono anche dagli sviluppi nei colloqui tra la Svizzera e l'UE, nonché i suoi Paesi membri, in merito ai fascicoli pendenti e dai negoziati in programma.
Indirizzo per domande:
Bernard Lehmann,
Direttore dell’Ufficio federale dell'agricoltura UFAG,
tel. 031 322 25 01