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La sinistra e il Partito popolare democratico hanno minacciato di ricorrere al referendum se il parlamento dovesse decidere di vendere le azioni di Swisscom.
Il dibattito in Consiglio nazionale, richiesto da tutte le forze politiche, ha riservato al governo forti critiche per il modo poco trasparente con cui ha gestito l'affare.
Critiche e rimproveri a ripetizione mercoledì in Consiglio nazionale contro il governo per il modo in cui ha gestito la vicenda Swisscom, il principale operatore telefonico elvetico. Il giorno precedente, il Consiglio degli Stati, la camera alta del parlamento, si era espresso nello stesso tono.
Il Consiglio nazionale ha discusso dell'affare Swisscom sulla base di interpellanze urgenti depositate da tutti i gruppi. L'incompetenza governativa è stata criticata in particolare dallo schieramento rosso-verde e dal Partito popolare democratico (PPD, centro).
Il dibattito ha offerto ai parlamentari l'occasione di esprimersi sul futuro di Swisscom. Spetterà infatti a loro il compito di decidere se la Confederazione potrà o meno mettere in vendita il suo pacchetto azionario. Attualmente, la Svizzera ha ancora una partecipazione del 66,1% al capitale azionario dell'ex regia federale.
Il Consiglio federale, che si è già espresso per la privatizzazione, farà la sua proposta al parlamento al più presto in primavera. Già oggi, però, la spaccatura nel legislativo appare netta: la destra, Unione democratica di centro e liberali, sostiene la privatizzazione, la sinistra, socialisti e verdi vi si oppone. Il Partito popolare democratico, spesso allineato sulle posizioni liberali, sostiene in questo caso la sinistra.
Se la proposta di privatizzazione dovesse uscire vincente dalla votazione in parlamento, la sinistra lancerà un referendum. Basterebbero allora 50'000 firme per portare la privatizzazione di Swisscom in votazione popolare.
Il no dei popolari democratici
Doris Leuthard (AG), presidente del PPD svizzero, ha dichiarato che il suo partito rifiuterà la vendita del pacchetto azionario di maggioranza che la Confederazione detiene nella Swisscom. Swisscom, ha detto la Leuthard, non deve essere giudicata solo da un punto di vista della redditività.
Anche i rappresentanti di altri piccoli partiti si sono opposti all'idea di «dare in pasto la compagnia di telecomunicazioni agli squali che nuotano in borsa». Dal canto suo, la sinistra rigetta da tempo l'idea della privatizzazione e ha già annunciato il referendum qualora il parlamento dovesse decidere la privatizzazione dell'ex regia federale.
La risposta della destra
Il presidente del Partito liberale, Fulvio Pelli, ha detto che ci deve occupare dell'andamento di Swisscom, che si trova a un bivio. I liberali si attendono dal Consiglio federale una strategia chiara a breve termine. Tra le varie opzioni future, Pelli ha ricordato che il suo partito preferisce quella relativa alla privatizzazione.
Anche con una privatizzazione, il governo regolerebbe il settore attraverso la Legge sulle telecomunicazioni che garantisce l'approvvigionamento di base.
Swisscom, ha affermato Hansruedi Wandfluh (UDC), «è un'azienda che ha sostanza ma non prospettive», un'azienda condannata al fallimento se non può agire con flessibilità in un mercato ormai saturo. Per questo bisogna liberarla dall'obbligo di aspettare la fine dei lenti processi decisionali della politica.
Critiche al governo
Le lacune di comunicazione del governo sono state citate da tutti i gruppi - salvo dall'UDC - certi deputati hanno addirittura accusato Christoph Blocher di aver «cinicamente e volutamente» sabotato l'affare. Luc Recordon (Verdi) ha ricordato che gli ex consiglieri federali Paul Chaudet ed Elisabeth Kopp sono stati costretti a «fare le valigie per molto meno».
La popolare democratica Chiara Simoneschi ha dichiarato che «da quando Christoph Blocher è in governo ci troviamo confrontati con comportamenti inediti e molto gravi del Consiglio federale». Ha affermato che la «voluta fuga di notizie costituisce una violazione grave dello Stato di diritto». In questo senso, Chiara Simoneschi ha chiesto più rispetto nei confronti delle istituzioni.
swissinfo e agenzie
Fatti e cifre
23 novembre: il governo elvetico annuncia di voler vendere le azioni Swisscom in suo possesso.
Il giorno seguente si viene a sapere che il governo ha proibito a Swisscom di effettuare acquisizioni all'estero.
Salta all'ultimo minuto l'acquisto dell'operatore irlandese Eircom.
La quotazione in borsa di Swisscom scende di 1,5 miliardi di franchi.
Il 2 dicembre, il Consiglio federale specifica che il divieto di acquisizione riguarda solo le aziende estere che forniscono servizi di base.
In breve
La Confederazione possiede il 66,1% del capitale azionario di Swisscom (circa 40,5 milioni d'azioni).
Gli altri azionisti sono 64'000.
Dodici di loro posseggono più di 100'000 azioni.