Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01215.jsonl.gz/530

Un trauma cranio-cerebrale ha costretto lo sciatore Marc Gisin a ritirarsi. Il suo esempio conferma che un infortunio sulla neve può avere conseguenze molto gravi.
Come dimenticare il grave infortunio di cui è stato vittima Marc Gisin durante la discesa libera di Val Gardena nel 2018? Dopo aver perso il controllo degli sci all’imbocco delle Gobbe del cammello, Marc è volato per decine di metri prima di cadere rovinosamente. Ha sbattuto più volte la testa e la schiena. L’impatto è stato violentissimo: contusione polmonare, frattura di quattro costole e del bacino, denti rotti e un trauma cranio-cerebrale. Due anni dopo, Marc ha annunciato il ritiro senza più essere tornato alle competizioni. Il colpo alla testa non glielo ha permesso (vedi intervista).
Per trauma cranio-cerebrale si intende un danno al cervello dovuto a un’azione esterna, ad esempio a un incidente stradale o a un infortunio sportivo. I sintomi sono mal di testa, nausea, stato di incoscienza, disorientamento o addirittura il coma. Le conseguenze possono tradursi in una necessità permanente di cure o portare addirittura alla morte.
Anche chi non scia come un professionista può subire un trauma di questo tipo durante la pratica di uno sport sulla neve. Ogni anno i datori di lavoro annunciano un migliaio di casi tra gli sciatori e gli snowboarder amatoriali. In ottanta casi si registrano contusioni cerebrali, compressioni cerebrali o fratture craniche medio-gravi o gravi (vedi grafico).
Benché un infortunio cranico possa rivelarsi molto grave, nello sci il rischio maggiore rimane quello di ferirsi a un ginocchio. Il 43 per cento degli infortuni sciistici riguarda infatti gli arti inferiori. Nello snowboard sono invece più frequenti quelli alle estremità superiori (spalle, braccia, polsi), sempre con una quota del 43 per cento.
Anche il momento della giornata ha la sua importanza: la maggior parte degli infortuni si verifica tra le 14:00 e le 15:00, probabilmente a causa dell’affaticamento fisico. Non bisogna poi dimenticare la tendenza a sopravvalutare le proprie capacità, la scarsa condizione fisica e una cattiva scelta dei materiali.
Il numero dei giorni di assenza dal lavoro per infortunio, circa 850000 l’anno, è elevato visto che circa un quarto della popolazione svizzera pratica uno sport sulla neve. Con costi non indifferenti. In media una giornata di assenza dal lavoro costa all’azienda dai 600 ai 1000 franchi, per un importo totale di oltre 510 milioni.
Vale quindi la pena sensibilizzare i dipendenti sul comportamento sicuro da adottare sulle piste. L’app «Slope Track» della Suva sostiene le aziende e ogni singolo appassionato di sport sulla neve in questo sforzo. Misura e registra le forze (valori G) che agiscono sul corpo mentre si pratica lo sci o lo snowboard e offre consigli pratici per migliorare la condizione e ridurre le sollecitazioni allo scopo di prevenire gli infortuni. Ora l’app propone anche esercizi di riscaldamento spiegati da Wendy Holdener e Marc Gisin, che permettono di prepararsi in modo ottimale alla giornata sulla neve. Senza dimenticare il consiglio pratico settimanale di un esperto. Ecco quello di Wendy Holdener: «In pista non perdete la concentrazione e non lasciate vagare la mente».
I consigli dell’esperto: ogni settimana un esperto di sport sulla neve dà un consiglio pratico per la sicurezza sulle piste.
Riscaldamento: Wendy Holdener e Marc Gisin mostrano alcuni esercizi di riscaldamento per prepararsi al meglio a una giornata sulla neve.
Ti sei ritirato un anno fa. Come stai?
Avrei preferito ritirarmi per un motivo diverso da un infortunio. Peccato che non abbia potuto sfruttare appieno il mio potenziale. Ma è stata la decisione giusta, non ho alcun dubbio. Il trauma cranio-cerebrale ha lasciato tracce.
Cosa intendi concretamente?
Il mio cervello non si è rigenerato a sufficienza per permettermi di continuare a praticare uno sport a livello professionistico. Non riesco più a valutare correttamente le forze in gioco. Non ritrovo le sequenze che prima erano automatiche e naturali. Anche la mia percezione dello spazio non è più la stessa. Con queste premesse, è impensabile gareggiare.
Quali sono ora le tue ambizioni professionali?
Ho iniziato a studiare psicologia economica alla Scuola universitaria di Lucerna. Lo faccio in parallelo a uno stage presso la Divisione prevenzione della Suva. Mi sono infortunato spesso e ho lottato per rientrare. Questo mi permette di analizzare determinate situazioni da un altro punto di vista.
Come guardi oggi al mondo dello sci?
Cerco di tenermi in forma. Alleno la resistenza e la forza. È importante avere una buona condizione fisica quando si affronta la pista. Il mio infortunio lo ha dimostrato. Se il mio fisico non fosse stato così ben allenato, sarei morto.