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NEW DELHI - Il parlamento indiano ha approvato ieri il Surrogacy Maternity Bill 2016, una normativa in tema di maternità surrogata che mette fine alla pratica dell'utero in affitto dietro compenso, sinora consentita in India.
D'ora in poi, la maternità surrogata potrà essere praticata solo se "altruistica" ovvero attuata senza scambio di denaro, e solamente a favore delle coppie indiane senza figli: la legge mette dunque fine al mercato degli uteri e vieta agli stranieri di ricorrere alle indiane per utilizzarle come madri surrogate.
Ma anche per le coppie indiane non sarà facilissimo ricorrere alla maternità surrogata: le coppie dovranno essere sposate, regolarmente, da almeno cinque anni, e senza figli. Verranno istituiti un Dipartimento speciale e una Autorithy che terrà il registro nazionale delle richieste e degli eventuali donatori: le donatrici donne dovranno avere dai 23 ai 50 anni, gli uomini dai 26 ai 55.
L'utero in affitto - dopo l'approvazione della legge sarà più corretto parlare di "utero prestato in dono - sarà consentito una sola volta nella vita di ciascuna donna, e lo stesso accadrà per il dono del seme da parte di un uomo; e comunque avrà semaforo verde solo se la donatrice, o il donatore saranno "parenti stretti" della coppia non fertile, già sposati, e genitori di almeno un figlio. I bambini nati in questo modo verranno comunque riconosciuti come figli della coppia che chiesto ha e ottenuto il "prestito".
In mancanza della normativa, l'India era diventata negli ultimi anni uno dei mercati più noti per l'utero in affitto a livello globale, frequentato da coppie o anche da single in cerca di figli; d'ora in poi le numerose organizzazioni che facevano affari d'oro mettendo in contatto, quasi sempre sfruttandole, le indiane in età fertile con aspiranti genitori da tutto il mondo, verranno considerate criminali.