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I lavoratori in Svizzera hanno meno paura di perdere il loro impiego, anche se più di 650mila persone prevedono di cambiarlo a causa dello stress
I lavoratori in Svizzera hanno meno paura di perdere il loro impiego. Tuttavia lo stress rimane il punto critico: in più di 650’000 prevedono di cambiarlo per questa ragione. Lo rileva il barometro annuale sulle condizioni sul posto di lavoro di Travail.Suisse.
Quest’anno gli impiegati stimano che la loro situazione sia in gran parte positiva e globalmente migliore che durante i sondaggi precedenti, ha indicato oggi in conferenza stampa a Berna il presidente di Travail.Suisse, Adrian Wüthrich, stando a quanto figura nel suo discorso scritto.
Soltanto l’11,2% dei salariati si preoccupa per il suo impiego. Una cifra che non è mai stata così bassa dal lancio del barometro nel 2015, precisa Travail.Suisse in una nota, spiegando questa tendenza con il basso tasso di disoccupazione e la penuria di manodopera qualificata.
Lo stress rimane invece un problema centrale. Dal 2016, la percentuale di lavoratori stressati è passata dal 37,8% al 43%. «Più di 650’000 salariati vogliono cambiare lavoro a causa dello stress, ciò mostra che è urgente agire», ha sottolineato Wüthrich. Quest’ultimo esige che la lotta contro lo stress diventi «una priorità politica». Inoltre, circa tre impiegati su quattro si aspettano un aumento del carico di lavoro nel vicino futuro.
I dipendenti dei settori della sanità e del sociale giudicano le loro condizioni di lavoro come meno buone che in altri ambiti. Ciò fa entrare questi settori in un circolo vizioso: la penuria di manodopera accentua lo stress e peggiora le condizioni di lavoro, spingendo i lavoratori a interruzioni del lavoro o a cambiare professione, aumentando la penuria, rileva la vicepresidente di Travail.Suisse Léonore Porchet.
Quest’ultima chiede al Consiglio federale e al Parlamento di varare rapidamente l’iniziativa sulle cure infermieristiche.
Per la prima volta, il barometro esamina l’influenza di differenti fattori sulla soddisfazione al lavoro. Le attività fisicamente dure, un lavoro con esposizione a luce artificiale, una marcata struttura gerarchica e il fatto di lavorare nei settori della sanità e del sociale sono fattori che influenzano negativamente la soddisfazione dei lavoratori, ha spiegato Gabriel Fischer, responsabile della politica della formazione presso Travail.Suisse.
Il genere sembra anch’esso avere un’influenza, le donne hanno mediamente un livello di soddisfazione inferiore agli uomini. Al contrario, l’indipendenza e far parte della direzione dell’azienda sono i due elementi che hanno un’influenza più positiva.
Tra gli altri fattori ad avere un impatto positivo sulla soddisfazione al lavoro figurano in particolare un’attività a tempo parziale e la possibilità di fare telelavoro. Fischer ha sottolineato tuttavia che il telelavoro ha mantenuto la sua ambivalenza. Malgrado il suo impatto generale positivo, solo una minoranza (38,8%) lavora da casa e la maggior parte che non ne usufruisce (58,9%) non ha voglia di farlo.
I vari relatori hanno sottolineato che sono necessari sforzi sull’attuazione della legge sulla parità dei sessi. Secondo la versione rivista, le aziende con più di 100 dipendenti devono effettuare un’analisi dei salari e comunicare i risultati ai dipendenti entro la fine di giugno 2023. Finora solo un quarto dei dipendenti ha ricevuto tale comunicazione.
Infine, il presidente di Travail.Suisse ha ricordato che l’inflazione è un pesante fardello per i lavoratori e ha chiesto un aumento generale dei salari per mantenere il potere d’acquisto.