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<h2>SubmittedText<h2><p>Nell'articolo "Tonnenweise Uran in Ackerböden" (tonnellate di uranio nei suoli campicoli), apparso nella "Sonntags-Zeitung" del 13 dicembre 2015, si legge che le autorità avrebbero tollerato a lungo lo spargimento di concimi fosforici radioattivi sui campi.</p><p>Secondo l'articolo, le autorità ambientali, sanitarie e agricole avrebbero ignorato il problema per decenni. Eppure da anni esperti esteri come l'agronomo tedesco Ewald Schnugg avvertono che si tratta di una bomba a orologeria. L'Istituto Paul-Scherrer pare abbia richiesto accertamenti già nel 1991, poiché nei suoli concimati era stata riscontrata una radioattività del 10 per cento superiore alla norma.</p><p>1. Come motivano il Consiglio federale e l'amministrazione il fatto che tale problematica sia stata ignorata per così tanto tempo?</p><p>2. Quanto sono contaminate le piante che crescono su tali suoli, quanto il latte e la carne degli animali cui viene somministrato il foraggio da esse ottenuto?</p><p>3. Quanto sono contaminate le acque sotterranee nelle diverse regioni?</p><p>4. Per risanare le sorgenti di acqua potabile dall'uranio, le centrali idriche tedesche spendono ogni anno importi milionari. La Confederazione ha valutato se, in che misura e quali sorgenti di acqua potabile nel nostro Paese potrebbe essere necessario risanare? Che costi di risanamento bisogna preventivare?</p><p>5. L'amministrazione propone di ricavare, in futuro, concimi fosforici dai fanghi di depurazione e dalle acque di scarico nazionali. Quanto devono prevedere di spendere le aziende di depurazione per dotarsi della nuova attrezzatura tecnica? In vista di ulteriori aumenti dei carichi di uranio nei suoli e nei corsi d'acqua, la Confederazione come giustifica il termine di 10 anni concesso per attrezzarsi? Cosa prevede di fare affinché in tale periodo non aumentino i carichi di uranio?</p><p>6. La Confederazione prevede di spronare le aziende di depurazione ad agire più rapidamente concedendo incentivi o in altro modo? Cosa dicono i cantoni?</p><p>7. Quali altre fonti contaminano le nostre acque con uranio e altre sostanze radioattive?</p><p>8. L'ordinanza sulla radioprotezione prevede l'ammissione di determinate quantità per ogni elemento radioattivo, plutonio incluso, che consentono a industria, ospedali e università di smaltire legalmente rifiuti radioattivi nelle canalizzazioni o nella spazzatura (p.es. acetato di uranile tossico). Il Consiglio federale come giudica l'attuale smaltimento dei rifiuti radioattivi di laboratorio nelle canalizzazioni? L'argomentazione secondo cui non vi è motivo di preoccupazione in caso di quantità esigue e minime regge veramente di fronte alle attuali valutazioni scientifiche? Che prove concrete vi sono a riguardo?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Il Consiglio federale sa che i concimi fosforici minerali presentano tenori molto variabili di uranio e che ciò dipende, in larga misura, dai giacimenti di fosfato grezzo. Attraverso lo spargimento dei concimi, questo uranio giunge nell'ambiente in piccole dosi. Dal profilo tossicologico non vi è necessità d'intervento urgente. Lo conferma anche il Centro Svizzero di Tossicologia Umana Applicata (SCAHT) in una recente valutazione del rischio connesso all'uranio nei concimi. Per motivi precauzionali, tuttavia, la Confederazione s'impegna a favore della chiusura dei cicli delle sostanze. L'impiego di concimi fosforici minerali ottenuti dal riciclaggio consente di ridurre al minimo quello di concimi minerali contenenti fosforo.</p><p>2. La Confederazione non dispone d'indicazioni sulla contaminazione da uranio di piante, foraggi, latte o carne.</p><p>3. Da ripetute analisi delle 50 stazioni di misurazione del modulo NAQUA-Trend sono emersi solo valori nettamente inferiori a quello limite fissato nell'ordinanza sulle sostanze estranee e sui componenti (OSoE; RS 817.021.23) per l'uranio nell'acqua potabile, ovvero 30 microgrammi per litro.</p><p>4. Nel 2012 l'UFSP, in collaborazione con i laboratori cantonali, ha condotto una campagna per la misurazione dei valori di uranio in oltre 5500 sorgenti. Nel 99,7 per cento dei casi il valore limite è rispettato. Nei pochissimi altri casi, per lo più in comuni di montagna nel canton Vallese, i fornitori d'acqua hanno tempo fino al più tardi al 2019 per prendere provvedimenti. I costi che tali fornitori d'acqua dovranno sostenere non sono noti.</p><p>5. Con l'entrata in vigore, il 1° gennaio 2016, dell'ordinanza sui rifiuti (RS 814.600) vi è l'obbligo di recuperare il fosforo contenuto nei fanghi di depurazione e nella farina animale. Con il termine transitorio di 10 anni i cantoni e l'economia hanno il tempo di effettuare i necessari adeguamenti. Al momento nessun impianto lavora a livello industriale e i costi definitivi connessi al processo scelto non sono noti. La Confederazione s'impegna affinché vengano omologati il più rapidamente possibile quei concimi ottenuti dal riciclaggio che, se impiegati al posto dei concimi tradizionali, consentono di ridurre il carico di inquinanti nel suolo.</p><p>6. Mediante l'articolo 77a della legge sull'agricoltura (RS 910.1), la Confederazione promuove un miglior impiego delle risorse naturali nel settore primario. Nel quadro di un progetto scientifico è possibile ottenere, per un massimo di 6 anni, incentivi per misure innovative. Questi possono essere richiesti da enti promotori regionali e/o di categoria, a condizione che il prodotto sia regolarmente omologato come concime in base alla legge svizzera.</p><p>7. Le immissioni di uranio nelle acque derivano in primo luogo dalle caratteristiche geogeniche, ovvero dai tenori naturali di uranio nella roccia e nel suolo, mentre tra le fonti secondarie locali non sono da escludere le discariche o i concimi minerali. In genere, le sostanze radioattive nelle acque sono controllate nel quadro di un programma di misurazione coordinato dall'UFSP, che ne pubblica annualmente i risultati.</p><p>8. I limiti fissati nell'ordinanza sulla radioprotezione (RS 814.501) per l'immissione di sostanze radioattive nelle acque si basano su scenari di ingestione, sviluppati sulla scorta delle attuali conoscenze scientifiche. Il Consiglio federale non ritiene necessario intervenire in merito. Oltre a limitare le immissioni, l'OSoE fissa valori limite nell'acqua potabile per la radiotossicità causata da sostanze radioattive nonché, per l'uranio, un valore limite di tossicità chimica (uranio: radiotossicità = 10 Bq/l; tossicità chimica = 30 microgrammi/l circa 1.5 Bq/l).</p>  Risposta del Consiglio federale.