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La cooperazione con l'Europa dell'Est è parte integrante della politica estera e della politica economica esterna della Svizzera e comprende la cooperazione per la transizione e il contributo all'allargamento. Il mandato poggia sulla legge federale sulla cooperazione con gli Stati dell’Europa dell’Est.
La cooperazione per la transizione
La cooperazione per la transizione ha inizio con la caduta del muro di Berlino nel novembre 1989. Già alcune settimane dopo, il Consiglio federale autorizza un primo credito per l'aiuto umanitario all'Europa centrale e all'Europa dell'Est. Dal 1990 il Parlamento ha messo a disposizione mezzi finanziari per sostenere i cambiamenti politici, economici e sociali negli Stati dell’ex Unione sovietica e dei Balcani occidentali approvando vari crediti quadro. L'obiettivo del sostegno è l'istituzione di democrazie pluralistiche e di economie sociali di mercato sostenibili. La base diquesto impegno è costituita dalla legge federale sulla cooperazione con gli Stati dell’Europa dell’Est, entrata in vigore il 1°giugno2007.
La Svizzera aiuta i Governi, l'economia privata e la società civile a gestire le sfide della transizione, in collaborazione con altri Stati, l'Unione europea, le banche per lo sviluppo e le organizzazioni dell'ONU. Per gli anni 2013-2016 la Svizzera stanzierà complessivamente CHF 1,125 miliardi a favore dellacooperazione per la transizione. Circa la metà sarà destinata ai Balcani occidentali, l'altra metà sarà impiegata per i paesi dell'ex Unione sovietica.
Il credito è gestito per due terzi dalla DSC e per un terzo dalla SECO. I loro programmi sono complementari.
Il contributo all’allargamento
Nel novembre 2006 il popolo svizzero ha approvato la legge federale sulla cooperazione con gli Stati dell’Europa dell’Est, dichiarandosi quindi favorevole a partecipare finanziariamente alla riduzione delle disparità economiche e sociali nell’UE allargata. La legge federale sulla cooperazione con gli Stati dell’Europa dell’Est, che costituisce la base legale su cui si fonda il contributo all’allargamento, rimarrà in vigore fino alla fine di maggio 2017. A fine 2014 il Consiglio federale ha avviato i lavori necessari per prolungare la validità della legge.
La Svizzera ha siglato un accordo quadro bilaterale con ogni Paese partner. La Svizzera decide autonomamente quali progetti intende sostenere e li concorda direttamente con i Paesi partner. I partner di progetto si assumono, di norma, almeno il 15% dei costi dei progetti.
Il contributo svizzero è gestito congiuntamente dalla Segreteria di Stato dell’economia (SECO) e dalla Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC), con i loro uffici comuni a Varsavia, Riga, Budapest, Praga, Bratislava, Bucarest e Sofia. I collaboratori che operano sul posto conoscono le realtà locali e intrattengono contatti diretti con i partner coinvolti, così da poter ottimizzare gli investimenti. In caso di sospette irregolarità, la Svizzera può sospendere i versamenti e chiedere la restituzione dei contributi già versati.