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Dal 2017 il socio di Network di Berna Jan Scharf si impegna nel Consiglio direttivo di Network. Nell’intervista descrive in grandi linee il lavoro della direzione dell’associazione e parla di cosa vorrebbe di più da tutti i soci di Network, di cosa che gli piace e cosa non gli piace (tanto).
Jan, come e quando sei approdato da Network?
Ci sono arrivato tramite il mio partner, Patrick. Lui è entrato molto prima di me e io per un po’ ho osservato la vita associativa da lontano. A un certo punto ho capito che aiutare poteva anche essere divertente. Dieci anni fa ho partecipato come ospite per la prima volta a un’Assemblea generale e un anno dopo, nel 2011, sono entrato a far parte di Network.
Ora sei anche membro del Consiglio direttivo. Cosa ti ha spinto a impegnarti nella direzione dell’associazione?
Dal 2014 sono stato «Event Manager» nel gruppo regionale di Berna. Quando Alain Bühler ha annunciato le sue dimissioni dal Consiglio direttivo, ho contattato Daniel Seiler e gli ho detto che potevo immaginare di dare un contributo alla direzione dell’associazione. E così sono entrato in carica nel 2017. Impegnarsi nel Consiglio direttivo è una distrazione piacevole e interessante. Nel ruolo di «Event Manager» organizzavo continuamente eventi. Ora il mio contributo è più legato a singoli progetti e può essere pianificato meglio in termini di tempo.
Quali sono i tuoi compiti nel Consiglio direttivo?
In realtà sono responsabile della cultura e faccio da persona di collegamento con il gruppo regionale di Berna. Poiché la Commissione cultura non esiste più, sono responsabile all’interno del Consiglio direttivo del premio Network di nuovo lancio. Con la nuova Commissione stiamo preparando il programma del premio che sarà poi presentato all’Assemblea generale.
Dirigi la Commissione del premio Network?
No. Non si tratta di questo. Mi limito a fare da collegamento fra la commissione e il Consiglio direttivo.
Con quale frequenza e dove si riunisce il Consiglio direttivo?
Di solito ci riuniamo a Berna, tranne per la riunione del Consiglio direttivo allargato, alla quale partecipano anche i responsabili delle regioni e delle commissioni. Le riunioni in un anno sono circa sei o sette. Prima le riunioni si svolgevano la sera, oggi le teniamo il sabato dalle ore 10.00. Le riunioni durano fino alle ore 15.00 o 16.00. Parliamo di ciò che è in gioco nelle singole regioni e commissioni, discutiamo delle finanze, delle questioni in corso e delle votazioni previste, e decidiamo dove e come vogliamo impegnarci durante le campagne elettorali.
In che misura la crisi del coronavirus influisce sull’attività del Consiglio direttivo?
Il principale influsso riguarda naturalmente il rinvio dell’Assemblea generale a Bad Ragaz. Per il momento il Consiglio direttivo non sa nemmeno come, dove e quando si riunirà la prossima volta. Di regola, una riunione doveva aver luogo ad aprile – prima dell’Assemblea generale. Vediamo, forse la riunione si svolgerà tramite telefono o «Zoom».
Qual è stato il tuo momento clou all’interno di Network?
L’Assemblea generale a Interlaken. Tutto ha funzionato benissimo e molti soci di Network vi hanno partecipato, nonostante il pessimismo iniziale.
C’è qualcosa che ti aspetteresti di più dai soci?
Sì, a volte un po’ più di impegno! Non tocca fare tutto a noi solo perché facciamo parte di una commissione o del Consiglio direttivo. Qualche volta mi sembra che ci sia una mentalità consumistica e passiva. Ma non siamo tutti parte della «leadership gay»? La nostra associazione continua a vivere dei, per e con i soci!
E dalle direzioni regionali, invece, cosa vorresti?
Non più di tanto: negli ultimi anni la vita associativa nelle regioni si è fortemente sviluppata. Sono diventate organizzazioni veramente indipendenti e grandi che si danno da fare e riescono a smuovere molto. Penso che questo sia uno sviluppo positivo e molto piacevole, dovuto anche all’impegno delle direzioni regionali.
E per finire alcune domande su di te: cosa ti piace?
Le arti visive: quadri di Gerhard Richter o Joseph M.W. Turner, per esempio. La cultura in generale: visitiamo musei, abbiamo un abbonamento per i concerti e ci piace andare allo Stadttheater di Berna. Fare viaggi come quello con Pink Alpine nella regione finlandese della Lapponia, la Haute Cuisine francese e il suono della mia lingua madre franco-belga, dopo tutto sono nato e cresciuto a Bruxelles. Lo Spätburgunder del Baden. Mi piacciono tutte le stagioni, anche se purtroppo sono sempre meno distinte. Il colore arancione e la musica di Mozart. Fare trekking a Wildboden, presso Davos Frauenkirch.
E cosa non ti piace?
Le persone non puntuali e arroganti, lo sport né attivo né passivo, eccetto l’equitazione; guardare il calcio è per me un orrore. Una volta non mi piaceva il sushi, ma oggi sì, grazie a Patrick. Ma non mangio i frutti di mare e l’anguilla. E poi, mi dà sui nervi anche il mercato immobiliare di Berna.
Intervista: Michel Bossart
Traduzione: Angelo Caltagirone