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Quello delle diseguaglianze è un tema tra i più dibattuti in questo periodo. Economisti, politici, e persino il Fondo Monetario Internazionale, tutti indicano le diseguaglianze come un fattore cruciale all’origine dello stato delle cose attuale in molti Paesi. Ma se gli esperti si riferiscono al termine “diseguaglianze” per lo più riferendosi all’economia, un altro aspetto è invece meno trattato: le disuguaglianze nell’informazione. Il Reuters Institute for the Study of Journalism ha scoperto che – almeno nel Regno Unito – le notizie sono distribuite in modo ancora meno equo del reddito. Secondo gli autori di un nuovo report dedicato a questo tema, Antonis Kalogeropoulos e Rasmus Kleis Nielsen, le persone meno ricche consumano molte meno news delle persone più abbienti. La differenza tra i due gruppi è particolarmente forte online, dove è meno probabile che i più poveri vadano direttamente a leggere una fonte di notizie. L’unica cosa che hanno in comune è che sia i meno che i più abbienti sono dipendenti allo stesso modo dagli intermediari dell’informazione digitale come social media e motori di ricerca.
Lo studio, “Social Inequalities in News Consumption”, ha misurato il numero di fonti di notizie – sia online che offline – usato da un campione di persone nel Regno Unito, diviso secondo il loro social grade, inteso come il livello di occupazione in relazione allo status e al reddito. Nonostante alcune fonti offline, come il Sun, il Mirror o ITV News, abbiano fatto riscontrare un grado di utilizzo più altro tra le persone meno abbienti, la ricerca non ha riscontrato alcuna fonte di news online che fosse più utilizzata dai cittadini con il reddito più basso. La ricerca ha anche scoperto come il consumo delle news – misurato sulla base del numero di fonti d’informazione usate settimanalmente -, in particolare online, sia più disugualmente distribuito del reddito nel Regno Unito. Il coefficiente di Gini (una misurazione statistica spesso utilizzata per misurare la diseguaglianza) per le iniquità dell’informazione è, infatti, 0.42 per le fonti offline e 0.55 per quelle online, in una scala da 0 a 1 dove 1 è il massimo della diseguaglianza. In paragone, il coefficiente di Gini per il reddito nel Regno Unito è 0.36. L’analisi del Risj ha anche riscontrato come circa un quarto della popolazione del Regno Unito non acceda alle news sul web, con una proporzione simili di persone che utilizza solo una fonte online. Tra le fonti offline studiate, il Times, il Guardian e Radio News della Bbc erano quelle più popolari tra le fasce piu ricche, mentre tabloid come il Daily Mail o emittenti commerciali come Sky News avevano invece una simile proporzione di utenti sia tra quelli più ricchi che tra quelli più poveri.
Commentando i risultati, Antonis Kalogeropoulos ha dichiarato: “mentre ci muoviamo verso un ambiente sempre più digitale, le diseguaglianze documentate nella ricerca potrebbero aumentare. Per quanto sia meno visibile della polarizzazione politica dell’uso delle news di alcune persone, noi suggeriremmo che le diseguaglianze sociali nel consumo dell’informazione – qui analizzate in termini di grado sociale, ma potenzialmente espresse anche in termini di età, genere ed etnia – è importante almeno quanto la questione dell’uso di fonti di informazione di parte. In linea principio, molti giornalisti vorrebbero che le loro notizie arrivassero a tutti, indipendentemente dal loro livello sociale. Nonostante la facilità di accesso all’informazione online, questo chiaramente non sta avvenendo”. Rasmus Kleis Nielsen ha invece aggiunto, su Twitter, che è importante guardare non solo alla polarizzazione e alle diseguaglianze in termini di reddito, ma anche “fare attenzione a disparità meno visibili, ma crescenti, nel modo in cui viene consumano il giornalismo”, qualcosa che lui definisce come una “sfida critica per avere un pubblico informato, autonomo e resiliente”.
Nota metodologica:i dati per la realizzazione di questo studio sono stati presi dall’edizione 2018 del Digital News Report del RISJ. La ricerca è stata condotta da YouGov tra gennaio e febbraio 2018. Gli autori hanno analizzato l’uso di 28 fonti di news offline e 32 online. Per il livello sociale, i partecipanti allo studio sono stati classificati sencondo il ranking della Market Research Society, da A a E, sulla base della loro occupazione. “A” si riferisce a “higher managerial, administrative and professional” ed “E” a “state pensioners, casual and lowest grade workers, unemployed with state benefits only”.