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BELLINZONA - Boris Bignasca (primo firmatario), Amanda Rückert, Tiziano Galeazzi e Paolo Pamini hanno presentato un'iniziativa parlamentare elaborata dal titolo: "Per una modifica della Legge sul Gran Consiglio e sui rapporti con il Consiglio di Stato (LGC) del 24 febbraio 2015 - Basta lungaggini parlamentari: Il Gran Consiglio non deve essere il freno alle riforme che servono al Paese".
Si tratta di un atto parlamentare volto a rivedere due articoli della LGC (art. 37 e 57) per inasprire i termini e le modalità di trattazione degli oggetti in Gran Consiglio: da due anni a un anno per i Messaggi (salvo casi motivati e approvati dall'Ufficio presidenziale) e l'introduzione della disposizione secondo la quale, qualora il Gran Consiglio non si pronunci entro i termini, il Messaggio vale quale rapporto e viene direttamente discusso dal plenum nella prima seduta utile.
Le motivazioni sono indicate nell'atto stesso: «Troppo spesso dossier rimangono fermi in parlamento troppo a lungo, con continue richieste di approfondimento, di audizioni e altre motivazioni che hanno più il sapore di tattiche elettorali che altro. Si possono redigere rapporti favorevoli o contrari ed esiste il sacrosanto diritto di referendum: ma la società moderna esige che il parlamento si pronunci sui temi di sua competenza in tempi ragionevoli».