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Nega "categoricamente e totalmente" ogni accusa di molestie sessuali o insulti razzisti il magnate del retail britannico Philip Green, grande donatore del Partito Conservatore di David Cameron e buon amico del produttore hollywoodiano in disgrazia Harvey Weinstein.
Green è chiamato in causa da almeno 5 denunce di dipendenti in un nuovo caso venuto alla luce sull'onda della valanga 'MeToo'. Ma la bufera nel Regno Unito imperversa, con media ed esponenti politici che invocano gli venga ora revocato il titolo di sir concesso a suo tempo dalla regina con il cavalierato d'onore.
Il suo nome, protetto da un'ingiunzione di non pubblicazione ai giornali dei giudici in forza del 'non-disclosure agreement' firmato in precedenza dalle persone che lo accusano, è venuto fuori ieri alla Camera dei Lord per bocca di Peter Hain, ex ministro laburista il quale ha approfittato dell'immunità parlamentare per violare le consegne della corte. Una forma di outing che l'avvocato di Green ha bollato oggi come "impropria", ma di cui lord Hain ha rivendicato l'opportunità.
Sir Philip Green, 66 anni, residenza a Londra e a Montecarlo, è un'influente figura pubblica nel Regno, patron del colosso commerciale Arcadia che include marchi come Topshop, ma non nuovo alle controversie. Negli ultimi anni è stato accusato di elusione fiscale, mancato rispetto dei diritti dei lavoratori e di manovre opache prima della cessione nel 2015 degli storici grandi magazzini Bhs, poi finiti in bancarotta.