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Mafia sigarette, difesa chiede assoluzione
Gli avvocati degli imputati alla sbarra a Bellinzona hanno chiesto lunedì l'assoluzione dei loro assistiti, ritenendo che l'atto d'accusa è confuso, contradditorio e privo di prove tangibili.
Secondo la difesa, il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) ha aperto un'inchiesta non perché vi fosse presunzione di reato, ma su pressione di alcuni paesi, in particolare l'Italia.
In questi Stati, ha sottolineato Dino Degiorgi, legale di Franco Della Torre, il contrabbando di sigarette è considerato un crimine. In Svizzera, invece, le infrazioni alle leggi fiscali di altri paesi non sono punibili.
Degiorgi ha pure rilevato che nelle zone di frontiera italo-svizzere il contrabbando ha svolto storicamente un ruolo importante. Il suo assistito ha per esempio contrabbandato sigarette già quando era scolaro.
Degiorgi ha tuttavia assolutamente negato i legami tra l'imputato e le organizzazioni di stampo mafioso.
L'MPC è di tutt'altro avviso. Secondo l'accusa, i nove imputati sotto processo - otto uomini, di cui uno in contumacia e una donna - hanno avuto un ruolo nelle attività criminali di organizzazione mafiose come la Camorra napoletana e la Sacra Corona Unita pugliese. Per i procuratori federali, la loro responsabilità è "grave".
Dal 1994 al 2001, avrebbero riciclato oltre un miliardo di franchi, provento del contrabbando di almeno 215 milioni di stecche di sigarette dal Montenegro all'Italia. Per questi reati, l'MPC ha richiesto pene oscillanti tra nove mesi sospesi condizionalmente e quattro anni e mezzo di carcere.
Il processo dovrebbe durare fino al 19 giugno. Non è ancora chiaro quando verrà resa nota la sentenza.
swissinfo.ch e agenzie
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