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Il ritmo a cui il livello del mare sta salendo è senza precedenti negli ultimi tre millenni. Nel corso del XX secolo la superficie degli oceani si è portata più su di 14 centimetri, una crescita mai registrata nei 27 secoli precedenti.
Senza il riscaldamento globale, l'innalzamento sarebbe stato meno della metà. È quanto si legge in uno studio capitanato dal Potsdam Institute, che mette in guardia sulle emissioni di CO2: senza un taglio rapido e consistente dei gas serra, il livello del mare salirà tra i 50 e i 130 centimetri entro la fine di questo secolo.
Fino alla seconda metà del 1800 - periodo della seconda rivoluzione industriale scandita dall'elettricità, dal petrolio e dai prodotti chimici - il mare si è alzato al massimo di 3-4 centimetri al secolo, non arrivando mai a salire, o a scendere, più di 7,6 cm rispetto a una media di 2000 anni. Nel Novecento, tuttavia, l'uso dei combustibili fossili ha fatto aumentare la temperatura globale di circa un grado, e il livello del mare è salito di 14 centimetri.
Le previsioni per il secolo in corso sono tutt'altro che rosee. Senza un intervento drastico sulla CO2 gli oceani potrebbero innalzarsi fino a 130 centimetri entro il 2100, sommergendo città e intere isole. "Con tutti i gas serra che abbiamo già emesso, non possiamo fermare l'innalzamento del mare, ma possiamo limitare in modo sostanziale il tasso di crescita smettendo di usare i combustibili fossili", osserva Anders Levermann del Potsdam Institute.
Mettendo in pratica l'accordo sul clima siglato alla conferenza Onu di Parigi nel dicembre scorso, il mare salirebbe tra i 20 e i 60 centimetri entro fine secolo, rendendo evidente l'importanza di proteggere le coste. "È una grande sfida, ma meno costosa dell'adattamento a una crescita del mare ancora più pronunciata, adattamento che in alcune aree del Pianeta sarebbe impossibile", evidenzia Levermann. Per questo "se il mondo vuole evitare le perdite e i danni più grandi, deve seguire rapidamente il percorso tracciato al vertice Onu".
SDA-ATS