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Il dibattito sul miliardo da destinare ai nuovi paesi dell'UE ha riacceso il vecchio conflitto tra europeisti e antieuropeisti, che sembrava sopito.
A colloquio con la consigliera nazionale socialista Vreni Müller-Hemmi e con il consigliere nazionale dell'Unione democratica di centro Ulrich Schlüer.
Vreni Müller-Hemmi, perché sostiene il «miliardo di coesione»?
Sono 17 anni che la Svizzera è attiva nell'Europa dell'est, con l'aiuto allo sviluppo e l'aiuto umanitario. 17 anni anni fa è caduto il muro di Berlino, la Svizzera ha contribuito da subito a consolidare la democrazia, lo stato di diritto e l'economia di mercato.
Con la nuova legge prolunghiamo questa cooperazione e nello stesso tempo diamo una base legale al sostegno ai nuovi stati che sono entrati a far parte dell'Unione europea. Si tratta di un contributo di solidarietà per un'Europa sicura, stabile e democratica.
Sull'altro fronte si batte Ulrich Schlüer. Quali sono le sue ragioni per il no?
Il vecchio aiuto all'Europa dell'est, di cui la signora Müller-Hemmi ha parlato, riguardava paesi che non facevano parte dell'UE. Paesi che avevano bisogno di aiuto. Ma ora si tratta di qualcosa di completamente diverso.
Abbiamo negoziato due pacchetti di accordi bilaterali. Entrambi sono stati definiti equilibrati. Poi arriva l'UE e dice che dobbiamo pagare un miliardo per il fondo di coesione.
La maggioranza non ha il coraggio di opporsi a questa richiesta che non ha nessuna giustificazione legale. Si tratta di un ricatto. Su di esso possiamo votare una sola volta, ma già ci sono altre richieste, per esempio in relazione all'ingresso nell'UE di Romania e Bulgaria.
Vreni Müller-Hemmi, non teme che il miliardo di coesione apra effettivamente la porta ad altre richieste da parte dell'Unione europea?
La Svizzera si trova al centro dell'Europa. La Svizzera ha un'economia di mercato molto aperta, per fortuna, e ha intensi rapporti commerciali con tutti gli stati dell'UE.
È importante ricordare che la Svizzera guadagna un franco su tre negli stati dell'UE. La nostra economia è un'economia fortemente orientata all'esportazione.
Noi approfittiamo della stabilizzazione dell'Europa dell'est, del fatto che abbia mercati in cui investire. Mercati che crescono ogni anno del 10%. Noi guadagniamo in questi stati molto più dei 100 milioni l'anno che intendiamo investire. Nel solo 2005 le imprese svizzere hanno guadagnato in tutti questi stati circa 3 miliardi di franchi.
Insomma, il miliardo sarebbe un investimento redditizio. Che ne pensa Ulrich Schlüer?
Con gli accordi bilaterali noi e l'Unione europea abbiamo contribuito a costruire in Europa un mercato comune aperto, a cui tutti possono partecipare e dove tutti possono approfittare delle opportunità che si presentano. Lo fanno anche i paesi dell'est, con la loro politica fiscale attrattiva, con il basso costo del lavoro.
Questi stati sottraggono molti posti di lavoro ai paesi più ricchi. È perciò assurdo che un paese come la Svizzera dia loro delle sovvenzioni. Se non vogliamo accumulare ritardi, dobbiamo migliorare la nostra concorrenzialità verso questi paesi, non addossarci nuovi oneri.
Signora Müller-Hemmi, Ulrich Schlüer vi accusa in poche parole di perseguire una politica economica sbagliata. Cosa risponde?
Un'Europa in cui non ci sono grandi differenze fra gli stati è anche nel nostro interesse. La miglior prova che questo miliardo di coesione sarà investito in maniera corretta è il fatto che anche i rappresentanti dell'economia, economiesuisse in particolare, lo sostengono con convinzione.
La Norvegia, paese che non fa parte dell'Unione europea, investirà quasi un miliardo e mezzo nei nuovi paesi dell'UE. C'è un consenso europeo su questi aiuti. Se non contribuissimo anche noi, dovremmo pagare un prezzo politico ed economico. Dipendiamo da una buona collaborazione con l'Unione europea.
Ulrich Schlüer?
Il consenso in Europa si basa sul fatto che siamo stati di diritto, che tra di loro hanno stipulato accordi con delle condizioni da rispettare. Ma se una delle due parti improvvisamente chiede un miliardo e fa intendere di volerne ancora di più, allora questo è contro il diritto, è inaccettabile.
La Norvegia è costretta a partecipare perché fa parte dello Spazio economico europea, noi per fortuna no. Bisognerebbe smetterla con questa storia dell'isolamento della Svizzera. Noi facciamo parte del mercato europeo, la nostra economia vi partecipa con successo, ma non possiamo imporle dei carichi supplementari, se non vogliamo metterla in gravi difficoltà.
swissinfo