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Una morte che ancora oggi è oggetto di dibattito e discussioni, anche se con il tempo ha preso sempre più corpo la tesi del suicidio. Koblet, che negli Anni 40 e negli anni Anni 50 del secolo scorso vinse tutte le maggiori corse del mondo, fu protagonista di un memorabile duello con l’altro grande campione rossocrociato, Ferdy Kübler. I due erano divisi da un acerrima rivalità ma in fondo sapevano che i loro duelli non potevano che giovare a questo magnifico sport e riscaldare le coscienze e gli animi della gente. Non si mancarono mai di rispetto e si stimavano.
Hugo era un personaggio nel vero senso della parola. Portava sempre con sé un pettine e una bottiglia di acqua di colonia per pulirsi il viso prima di incontrare i fotografi. Philippe Brunel inviato allora dell'Equipe scrisse una certa volta che “I tifosi dello svizzero erano stupiti nel vederlo alla partenza di una cronometro mandare baci alle ragazze e poi scattare via alla ricerca del risultato”.
Era un idolo e in carriera riuscì ad imporsi su tutti i terreni e in ogni genere di gara: fu così che proprio 70 anni fa dominò il Giro di Svizzera (la cui edizione 86 scatta oggi da Einsiedeln), imponendosi alla grande anche nella tappa ticinese, quella che si concluse il 22 giugno allo stadio Comunale di Bellinzona e al termine della quale una folla incredibile (per quei tempi) lo accolse come un vero eroe. Era già accaduto nel 1950! Scrisse il Popolo e Libertà il giorno dopo la tappa dei Castelli: “Koblet è stato appiedato da una foratura prima di iniziare la salita verso il Gottardo. Ma con un rapido inseguimento, coadiuvato dai compagni di squadra, poté rientrare in gruppo malgrado il suo rivale Fritz Schär avesse scatenato la battaglia”.
La gara fu caratterizzata dalla fuga di Chevalley, che transitò per primo sul Gottardo. Alle sue spalle il gruppo della maglia gialla Koblet. Con lui scalpitavano in sei: Schär, Fornara, Giudici,Zampini, Defilippis e Clerici. Era proprio Hugo a dettare il ritmo e presto il fuggitivo venne ripreso. Iniziò in seguito la discesa verso la Riviera, durante la quale Schär provò ad attaccare il leader. Invano. Il finale era già scritto: dentro il Comunale Koblet fulminò in volata i suoi avversari. Quel giorno Koblet mantenne a distanza Schär e Barozzi in classifica generale. Il primo accuserà alla fine della competizione oltre 5 minuti di ritardo, il secondo addirittura 10!
Fu una delle ultime grandi vittorie di un campione già alle prese con i problemi di una vita sregolata e sempre sopra le righe. Di lui ricordiamo comunque un altro episodio memorabile, accaduto un mese prima della vittoria di Bellinzona: al Giro, alla vigilia della tappa Auronzo di Cadore-Bolzano e con lo svizzero in maglia rosa, Hugo Koblet e Fausto Coppi strinsero un accordo: il Campionissimo promise al suo rivale, in cambio della vittoria di tappa, che non lo avrebbe attaccato il giorno dopo nella temibile Bolzano-Bormio, lasciandogli la vittoria del Giro. Nella salita verso Bormio rimasero in cinque al comando: Koblet, Bartali, Defilippis Fornara e Coppi. Quest’ultimo non attaccò ma chiese di farlo a Defilippis, che obbedì. Koblet a quel punto si gettò all’inseguimento e Coppi replicò, staccandolo. Era fatta: lo svizzero andò in crisi e il corridore della Bianchi vinse il suo quinto Giro, disattendendo alla promessa fatta a Coppi. Koblet non volle mai parlare di quella storia, limitandosi a dire che era stato battuto dal più grande campione di sempre.
Grandezza di un corridore che aveva sempre mantenuto un atteggiamento corretto e sportivo nei confronti dei suoi rivali, soprattutto con coloro che andavano per la maggiore. Tornando alla sua vittoria del 22 giugno 1953 a Bellinzona, il Popolo e Libera descrisse così l’exploit: “Ancora una volta Koblet ha confermato la sua superba classe e al Comunale di Bellinzona ha suscitato ondate di irrefrenabile entusiasmo. Il nostro campione domina questo Giro della Svizzera da gran signore, e la vittoria finale, salvo gli imponderabili, è salda nelle sue mani”.
M.A.