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La casuale maggioranza di voti a favore della limitazione dell'immigrazione, lo scorso 9 febbraio, mostra la profonda divisione della Svizzera sulla questione dell'identità nazionale, afferma Silja Häusermann. La politologa vede questa spaccatura come un pericolo per il sistema svizzero improntato al consenso.
L'analisi VOX dell'Istituto gfs.bern e dell'università di Ginevra della votazione del 9 febbraio sull'iniziativa popolare dell'Unione democratica di centro (UDC) "contro l'immigrazione di massa", pubblicata il 3 aprile, attesta che il partito della destra conservatrice è riuscito a mobilitare un numero particolarmente elevato di indecisi e di scontenti. La loro grande percentuale tra i voti a favore, è probabilmente stata decisiva.
swissinfo.ch: Cosa l'ha sorpresa di più nei risultati dell'analisi?
Silja Häusermann: Il paradosso è quanto poco sorprendenti siano i risultati. Dopo la votazione c'era stata molta speculazione sul fatto che la costellazione conflittuale questa volta fosse diversa rispetto alle iniziative UDC precedenti, come ad esempio quella per il divieto di costruire nuovi minareti o quella per le espulsioni di criminali stranieri, e sul fatto che vi fossero stati voti a sostegno persino tra la sinistra. Ciò non è vero. La costellazione conflittuale è la stessa, ossia un'opposizione tra una Svizzera aperta e una incline alla chiusura.
I principali risultati dell’analisi Vox
Il 9 febbraio 2014, l’elettorato svizzero ha approvato di strettissima misura (50,3%) un’iniziativa popolare volta a limitare l’immigrazione.
Dall’analisi VOX emerge che l’Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice), che ha difeso il testo praticamente da sola, è riuscita a mobilitare un’ampia fetta di indecisi e di scontenti.
La partecipazione degli elettori con un basso livello di istruzione (scuola dell’obbligo) e con un reddito modesto (meno di 3'000 franchi) è stata più alta della norma, rivela inoltre lo studio. La maggior parte di queste persone si è espressa a favore dell’iniziativa.
Nel 34% dei casi, il “sì” è stato motivato da un rifiuto generale dell’immigrazione o dall’impressione che in Svizzera ci siano già abbastanza stranieri. Il 17% è del parere che la Confederazione debba tornare a gestire in modo autonomo il flusso di migranti.
Da notare inoltre l’alto tasso di astensione (83%) tra i giovani sotto i 30 anni, mentre nella fascia d’età tra i 60 e i 69 anni la partecipazione è stata dell’82%. I pochi giovani che i sono recati alle urne si sono chiaramente espressi contro l’iniziativa.
Il sondaggio è stato condotto nelle due settimane seguenti il voto, su un campione rappresentativo di 1511 persone. Le interviste sono state realizzate dall’istituto gfs.bern e analizzate dall’Istituto di scienze politiche dell’università di Ginevra.
swissinfo.ch: Il sì è quasi un risultato casuale, considerato che fautori e oppositori sono in parità. C'è il pericolo di una perdita di coesione sociale in Svizzera? Di una frattura interna?
S. H.: Il pericolo esiste. Da tempo la Svizzera non corrisponde più alla percezione che ha di sé quale paese orientato al consenso, moderato e temperato. Ciò che si era già delineato nel corso degli ultimi dieci anni, con il recente voto si conferma chiaramente: la Svizzera è un paese profondamente diviso.
Ci sono due concezioni fondamentalmente diverse che si contrappongono su come è o dovrebbe essere questo paese. Va bene perché è aperto, o perché è isolato? La polarizzazione con la divisione in due grandi campi è più forte che in altri paesi europei, pure caratterizzati dall'immigrazione.
Per la Svizzera si tratta di un problema particolarmente grave, perché tutto il suo sistema politico è focalizzato sul compromesso e il consenso. Raggiungerli, diventa sempre più difficile: il Consiglio federale, il parlamento, i partner sociali non riescono più a mettersi d'accordo.
Se essi non sono in grado di trovare un consenso, interviene la democrazia diretta con le iniziative e i referendum. È il paradosso della democrazia diretta: il ricorso intensivo ai suoi strumenti mostra che il sistema funziona male, perché non è stato raggiunto alcun compromesso.
Di conseguenza, le questioni politiche vengono decise secondo lo schema bianco/nero, perché la democrazia diretta non lascia alternative. Così, come nel caso del 9 febbraio, capita che vi sono decisioni casuali. Ciò provoca una grande incertezza politica, che si ripercuote negativamente soprattutto sull'economia.
swissinfo.ch: L'UDC è riuscita a mobilitare molti indecisi, elettori di protesta e cittadini con reddito e livello di istruzione bassi, i cui voti sono stati decisivi. Che lezioni possono trarre dall'UDC gli altri partiti, associazioni, organizzazioni e il governo?
S. H.: L'UDC è ancora di gran lunga tra gli attori più capaci di mobilitare la gente per andare alle urne. Lo fa soprattutto per temi fortemente fondati su identità e valori basati. Il voto diventa così un atto di espressione identitaria. Si tratta di riconoscere che Svizzera si vuole. È una motivazione molto più forte di partecipare a una votazione che una pura decisione basata su considerazioni oggettive.
Ma il vittorioso polo nazional-conservatore ha quasi lo stesso peso del polo opposto. Quest'ultimo al momento non riesce però a conferire una voce, una immagine carica di valori identitari, al contro-esempio di una Svizzera aperta, senza paure nei confronti dell'esterno. Questo campo non è unito da qualcosa di positivo, bensì dall'opposizione all'UDC.
swissinfo.ch : Quale sarebbe una possibile immagine di valori per una Svizzera aperta?
S. H.: Gli oppositori dell'UDC non sono riusciti a comunicare la storia di successo della Svizzera. La sua crescita economica e la pace sociale sono per lo più dovute alla sua apertura economica. La Svizzera è sempre stata un paese molto aperto economicamente. Ma occorrono immagini e racconti, per trasmettere un'immagine di successo della Svizzera aperta. E nell'altro campo non vedo né queste cosiddette narrazioni né facce che potrebbero personificarla.
swissinfo.ch: Benché la decisione li riguardasse direttamente, i giovani nella stragrande maggioranza hanno disertato le urne. I partiti dovrebbero fare campagne innovative, con nuovi stili, tramite i nuovi media per coinvolgere i giovani?
S. H.: La bassissima affluenza alle urne – il 17% degli elettori sotto i 30 anni di età - è un gravissimo problema della democrazia stessa, indipendentemente dall'esito del voto. È una prova di incapacità non solo della democrazia, ma anche di questa generazione. Con l'83% di astensione non si può semplicemente dire che si è mobilitato troppo poco.
È tuttavia vero che c'è un grosso potenziale che potrebbe essere mobilitato meglio. Questo richiede altri canali, ma anche altri messaggi. Dopo la votazione , abbiamo ricevuto molte richieste da emittenti giovanili, come la televisione Joiz, che volevano spiegazioni per il "scioccante sì". È però importante soprattutto che queste emittenti informino sui temi prima della votazione e che rendano comprensibile il significato per i giovani.
swissinfo.ch: Gli elettori hanno deciso nella consapevolezza del rischio che Bruxelles disdica gli accordi bilaterali e la Svizzera rimanga isolata. La via bilaterale non è stata minacciata da Bruxelles, ma è stata chiusa dalla Svizzera?
S. H.: Non è Bruxelles che ha rimesso in discussione la via bilaterale, bensì la Svizzera. Dopo il no elvetico allo Spazio economico europeo del 1992, l'UE è andata ampiamente incontro alla Svizzera con una soluzione su misura. Se coloro che hanno messo nell'urna un sì erano consapevoli che con il loro voto compromettevano i bilaterali, significa che tra la popolazione non viene veramente capito quanto portano i bilaterali alla Svizzera.
Ho sentito gente che chiedeva: "Cosa mi porta la crescita?". Apparentemente non si è riusciti a comunicare in modo sufficientemente chiaro che il basso tasso di disoccupazione e le cifre nere delle assicurazioni sociali sono direttamente legati alla crescita.
swissinfo.ch: Il motivo dominante dei votanti che hanno detto sì era che ci sono "troppi stranieri", seguito dalla sovranità nazionale in materia d'immigrazione. Quanto è xenofoba la Svizzera?
S. H.: In confronto internazionale, la Svizzera ha una proporzione relativamente elevata di rifiuto dell'immigrazione. Ma presenta soprattutto una fortissima polarizzazione su questo tema. Il tema in Svizzera divide le opinioni molto più che in altri paesi, e i due opposti fronti sono più vasti. L'UDC raggiunge quasi il 30 % dei voti, il Fronte Nazionale in Francia, non ha mai superato il 15-20% .
Il fatto che l'atteggiamento nei confronti degli stranieri fosse il motivo principale dei votanti a favore dell'iniziativa era già emerso dalla correlazione dei risultati a livello di comuni della votazione sull'iniziativa contro l'immigrazione di massa e quella sul divieto di costruire nuovi minareti. E per questi ultimi si trattava chiaramente della tutela culturale di quelle che sono state presentate come peculiarità svizzere contro elementi stranieri.
Il commento del corrispondente del TG, 03.04.14 ore 20:00, RSI LA1
(Traduzione dal tedesco: Sonia Fenazzi e Stefania Summermatter), swissinfo.ch