Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/44307

<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Nel 2001, per la prima volta dal dopoguerra, il turismo internazionale ha registrato nel mondo intero una diminuzione ca. dell'1%. Nell'anno in corso si sta verificando un timido processo di recupero anche per quel che concerne le destinazioni europee. Durante la stagione estiva 2002, il turismo svizzero ha invece subito un forte calo. Nei mesi di maggior affluenza di villeggiatori, ossia luglio e agosto, il numero dei pernottamenti negli alberghi svizzeri è diminuito ca. del 6,5%. </p><p></p><p>2. Le perdite registrate dal turismo svizzero sono anzitutto dovute all'andamento congiunturale e alla moneta forte. Indubbiamente i mercati di oltremare hanno parimenti subito i contraccolpi della crisi del settore aereo svizzero e della connessa perdita delle strutture di promozione turistica. È tuttavia impossibile valutare esattamente l'effetto negativo esercitato dall'obbligo del visto e dalla regolamentazione di Schengen per i potenziali visitatori provenienti da oltremare (Asia, Africa, Medio-Oriente). A maggior ragione risulta impossibile valutare dal profilo statistico l'impatto di tali regolamentazioni sulla scelta della destinazione dei singoli visitatori nonché sulla frequenza turistica. Bisogna tuttavia riconoscere che le perdite registrate dal turismo svizzero sono anzitutto legate ad un calo dei visitatori in provenienza da Paesi i cui cittadini non sottostanno all'obbligo del visto.</p><p></p><p>Il Consiglio federale non ignora che gli operatori turistici possono proporre offerte complessivamente più vantaggiose a destinazione degli Stati di Schengen che non a destinazione della Svizzera, in quanto per visitare tali Stati basta una sola procedura di rilascio del visto. Esso si è già pronunciato a più riprese sulle possibilità di migliorare le condizioni generali del turismo mediante un adeguamento della politica in materia di visti (cfr. risposte all'interrogazione ordinaria urgente Bezzola 97.1172; Conseguenze dell'Accordo di Schengen sul turismo svizzero, all'interpellanza Küchler 98.3009; Visto consecutivo per titolari di "visto Schengen" e all'interpellanza Hess 98.3538; Accordo di Schengen: obbligo del visto). Il Consiglio federale ha segnatamente rilevato che solo l'adesione della Svizzera alla politica e alla prassi europee in materia di visti, ovvero un'associazione alla cooperazione di Schengen, sarebbe stata in grado di ovviare agli inconvenienti subiti dal settore turistico. Il Consiglio federale auspica pertanto giungere a una siffatta partecipazione della Svizzera alla politica e alla prassi europee in materia di visti.</p><p></p><p>3. Nel gennaio scorso, il Consiglio federale ha adottato un mandato di negoziato volto ad associare la Svizzera allo spazio di Schengen. Gli interessi della Svizzera in materia di politica migratoria e di sicurezza possono infatti essere fatti valere solo in stretta cooperazione con l'UE. I pertinenti negoziati con l'UE hanno quindi preso inizio l'11 luglio scorso e il 18 novembre 2002 si è svolta una terza serie. La cooperazione con l'UE nel settore di Schengen avrebbe effetti positivi non solo sulla nostra sicurezza interna; l'adozione del visto unico di Schengen costituirebbe parimenti un vantaggio per il nostro turismo, facilitando inoltre considerevolmente il compito delle nostre ambasciate e consolati. Basterebbe infatti alle rappresentanze di Svizzera all'estero rilasciare un visto di Schengen ai viaggiatori la cui prima destinazione entro lo spazio di Schengen sia la Svizzera. Le nostre rappresentanze disporrebbero inoltre di strumenti più efficaci per esaminare le domande di visto. Il Sistema d'informazione di Schengen consentirebbe ad esempio di stabilire se una persona è colpita da un mandato d'arresto o da un divieto d'entrata. Rileviamo che le ambasciate e i consolati di Svizzera all'estero nonché i posti di confine hanno ricevuto già nel gennaio 1998 istruzioni volte a facilitare per quanto possibile l'esame delle domande di visto depositate da titolari di un visto di Schengen. Una procedura di rilascio del visto più celere e sicura è parimenti garantita dal sistema "Rilascio elettronico del visto" (EVA), elaborato dall'Ufficio federale degli stranieri e largamente compatibile con la prassi di Schengen. Tale sistema è già stato introdotto presso le principali ambasciate di Svizzera all'estero, i posti di confine e i servizi federali coinvolti nella procedura di rilascio del visto.</p><p></p><p>4. Il Consiglio federale coglie tutte le occasioni per promuovere il turismo, purché le disposizioni adottate non ostacolino la lotta all'immigrazione illegale e non minaccino la sicurezza interna. È di grande rilevanza il fatto che non sia possibile garantire per legge la partenza al termine del soggiorno previsto e gli obblighi relativi alla riammissione. Una siffatta garanzia, nel caso di agevolazioni per l'ottenimento del visto, è data solo mediante pertinenti accordi sulla riammissione con i Paesi d'originee con i Paesi dell'UE.</p><p></p><p>A mo' di facilitazione dei viaggi, il Consiglio federale ha liberato dall'obbligo del visto i cittadini di più Paesi muniti di un passaporto del Paese d'origine e di un visto di Schengen validi. Dato però che, in tale ipotesi, l'esame di sicurezza della domanda di visto è effettuato di fatto da agenti consolari di Stati dell'UE, senza che la Svizzera sia associata alle attività di cooperazione consolare, tale soluzione può essere presa in considerazione solo in alcuni casi ben precisi.</p><p></p><p>Nel luglio 2000, il Consiglio federale ha inoltre tolto l'obbligo del visto per gli stranieri in possesso di un titolo di soggiorno valido di uno Stato dell'UE o dell'AELS, di Andorra, Monaco, San Marino, Canada o Stati Uniti.</p><p></p><p>Inoltre sono attualmente in corso discussioni con la Cina al fine di migliorare la cooperazione, facilitando così i viaggi turistici e lottando con maggior efficacia contro la migrazione illegale. Il Consiglio federale può tuttavia prendere in considerazione una semplificazione della procedura del visto solo se sarà possibile disciplinare in maniera soddisfacente la questione del ritorno in patria dei cittadini cinesi.</p><p></p><p>L'ultimo adeguamento degli importi delle tasse per il visto risale al 1996. Il Consiglio federale non esclude, nel contesto delle discussioni evocate sopra, di adeguare gli emolumenti per il rilascio dei visti segnatamente per le persone che effettuano viaggi organizzati.</p>  Risposta del Consiglio federale.