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Alpiq rinuncia a vendere una parte delle sue centrali idroelettriche. Il consiglio d'amministrazione del produttore e fornitore di elettricità vodese-solettese ha preso questa decisione perché non sono stati soddisfatti i criteri definiti per realizzare la transazione. Aprendo il suo portafoglio idroelettrico, come annunciato nel marzo del 2016, Alpiq voleva ridurre la sua dipendenza nei confronti dei prezzi dell'elettricità sui mercati all'ingrosso e ridare basi più solide e durevoli alla produzione idroelettrica deficitaria, ha ricordato oggi il gruppo. Ma i criteri definiti - prezzo, condizioni contrattuali e sicurezza della transazione - non sono stati soddisfatti.
Inoltre, Alpiq ha reso noto oggi di aver registrato nel primo semestre 2017 una perdita netta di 5 milioni di franchi, prima di elementi straordinari, contro un utile di 41 milioni di un anno prima. I ricavi del gruppo energetico vodese-solettese sono in crescita. Tenendo conto di effetti legati a una procedura di arbitraggio, della vendita di parti dell'impresa, di accantonamenti o altri fattori straordinari, la perdita netta ammonta a 109 milioni di franchi nel primo semestre dell'anno. In una nota diffusa oggi, Alpiq attribuisce le sue difficoltà alla debolezza dei prezzi all'ingrosso e all'arresto della centrale nucleare di Leibstadt.
Il risultato operativo lordo EBITDA, prima di effetti straordinari, è in calo del 33,9% a 158 milioni di franchi. Il fatturato è migliorato però del 14,6% a 3,45 miliardi di franchi, grazie all'aumento dei volumi delle transazioni nella attività commerciali e di vendita. Per l'insieme del 2017, Alpiq si aspetta un risultato operativo inferiore a quello dell'anno scorso.
(Red/Ats)