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BERNA - Fumata nera in seno alla Commissione giuridica degli Stati in merito alla lotta contro il dumping in Ticino e, in particolare, al contrasto dei licenziamenti volti a sostituire un lavoratore locale con uno meno caro, sia esso residente oppure no.
In una nota odierna dei servizi parlamentari, la commissione indica che prenderà una decisione sull'iniziativa inoltrata dal cantone a sud della Alpi, solo dopo aver svolto ulteriori accertamenti circa le particolarità della situazione del mercato del lavoro locale.
L'iniziativa cantonale domanda di completare l'articolo 336 del Codice delle obbligazioni, stabilendo che la disdetta da parte del datore di lavoro è abusiva se data con l'obiettivo di sostituire il dipendente licenziato con un altro lavoratore che, a pari qualifiche, percepisce un salario inferiore, oppure per il rifiuto del dipendente di accettare sensibili riduzioni di salario a causa di un forte afflusso di manodopera sul mercato del lavoro.
L'iniziativa ticinese mira a realizzare l'iniziativa popolare dell'UDC "Prima i nostri!" e, in particolare, una disposizione che impedisce un licenziamento a seguito di una decisione discriminatoria di sostituzione della manodopera indigena con quella straniera (effetto di sostituzione) oppure che obbliga un salariato ad accettare una sensibile riduzione di salario a causa dell'afflusso indiscriminato della manodopera estera (dumping salariale).