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Allarme sofferenze nelle banche europee. A lanciarlo è il Fondo Monetario Internazionale (Fmi), stimandole in 900 miliardi in Eurolandia, di cui i due terzi nei paesi periferici.
Ridurle - è il messaggio del Fondo - favorirebbe l'erogazione del credito, che va sbloccata, e faciliterebbe la trasmissione della politica monetaria.
Lodando il successo del quantitative easing del Bce, il Fmi riconosce come anche negli Stati Uniti ci è voluto del tempo, almeno un anno, prima che le banche tornassero a finanziare l'economia reale. Preso atto di questo la situazione europea è diversa: la politica monetaria va completata e rafforzata con misure decise, inclusi il risanamento dei bilanci del settore privato, le riforme strutturali e lo sblocco dei canali di credito. Da qui l'invito a ridurre le sofferenze del sistema bancario, che pesano sulla redditività degli istituti di credito. Ma anche quelli alla chiarezza degli standard e alla certezza delle regole.
"I rischi alla stabilità finanziaria sono aumentati negli ultimi sei mesi" mette in evidenza Josè Vinals, responsabile del Dipartimento Affari Monetari del Fmi. "Ulteriori misure, al di là di quelle monetarie, sono centrali per una duratura uscita dalla crisi e per salvaguardare la stabilità finanziaria", mette in evidenza Vinals, esortando a contenere gli eccessi finanziari, che potrebbero affermarsi in un contesto di tassi bassi a lungo.
A ostacolare la crescita, oltre a un credito scarso, è l'elevato debito sia pubblico sia privato. L'indebitamento della aziende in Francia, Italia, Portogallo e Spagna sarà sopra o vicino al 70% entro il 2020.