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Medioevo e prima età moderna: Protezione a cura della chiesa e della famiglia
La povertà e i poveri
In passato in Svizzera sono sempre esistite persone povere che dipendevano dal sostegno degli altri. La popolazione viveva nella paura costante di diventare povera a seguito di un incidente o di un cattivo raccolto. Nel Medioevo la povertà era considerata addirittura una virtù cristiana: i poveri ricevevano l’elemosina dai ricchi. In cambio pregavano per la salvezza dell’anima dei benefattori e le loro preghiere erano considerate particolarmente efficaci.
Poveri «buoni» e poveri «cattivi»
Quando, nei tempi bui del tardo Medioevo, il numero di poveri aumentò, la percezione sociale mutò: solo i bambini, le madri vedove e gli anziani erano considerati poveri «buoni». Lo stato di bisogno di chi era fondamentalmente in grado di lavorare era considerato «una sua colpa» e a queste persone non era più riconosciuto alcun diritto a essere aiutato, come si legge nel Dizionario storico della Svizzera.
Divieto di sposarsi e caccia ai mendicanti
Nella Vecchia Confederazione, i delegati delle varie località si riunivano periodicamente nella cosiddetta «Dieta federale». Nel 1551 quest’organismo decise che spettava ai comuni d’origine la competenza in ordine alle persone cadute in miseria, regola in vigore a tutt’oggi. Di conseguenza, da quel momento la maggior parte dei poveri fu rispedita nel proprio luogo d’origine. In alcuni luoghi fu emanato persino un divieto di sposarsi, di modo che i poveri non potessero avere discendenti. Ciononostante il numero dei bisognosi continuò ad aumentare: secondo stime effettuate, nel Canton Lucerna a metà del XVIII secolo il dieci percento della popolazione era composta da senzatetto. Girovagavano in gruppi mendicando ed erano sempre più considerati una minaccia. Nel corso di vere e proprie «cacce ai mendicanti», le persone senza fissa dimora venivano catturate ed espulse in gran numero dal Cantone.
Età dell'industrializzazione: Trasformazione della Società
Soli e indifesi in città
Quando i tempi erano tranquilli e i raccolti buoni, le famiglie contadine e artigiane riuscivano di regola a mantenere anche genitori e zii. Quindi era raro che dovessero intervenire gli ospizi per poveri gestiti dalla Chiesa. Ma a partire dal XVIII secolo le tradizionali strutture familiari persero forza di aggregazione. Infatti, a seguito dell’industrializzazione, i giovani si spostavano sempre più spesso a lavorare in città, dove non avevano parenti. Quindi crebbe sensibilmente la povertà tra gli anziani, come si legge nel Dizionario storico della Svizzera (DSS).
XIX secolo: Prime pensioni aziendali
Imprenditori avveduti
In reazione a questi capovolgimenti sociali, imprenditori avveduti crearono a partire dal XIX secolo casse aziendali private per i propri impiegati. Questi enti assistenziali concentravano i propri sforzi sul sostegno in caso di malattia, infortunio o morte. Cercare di alleviare le conseguenze di queste sventure era l’obiettivo perseguito anche dalle società di mutuo soccorso. In questi organismi si riunivano determinati gruppi professionali o nazionalità secondo il modello delle corporazioni. Ma il sostegno finanziario alla terza età non era ancora al centro dell’attenzione, anche perché all’epoca solo poche persone diventavano davvero vecchie.
Pensioni aziendali: i funzionari, precursori nel settore
Delle prime vere e proprie rendite di vecchiaia in Svizzera beneficiarono i funzionari e dal 1803 i gendarmi di Berna, dal 1811 gli insegnanti del Canton Vaud e dal 1831 insegnanti e agenti di polizia di Basilea Città. Quando gli operai raggiungevano l’età di pensionamento, continuavano a costituire un problema in tema di previdenza. Infatti, del migliaio di società di mutuo soccorso esistenti nel 1880, solo 40 corrispondevano una rendita di vecchiaia o una liquidazione unica. E anche in quel caso il capitale spesso non era sufficiente a garantire una congrua previdenza per la vecchiaia. Un’eccezione positiva fu la «Cassa di invalidità e vecchiaia degli operai delle filature e tessiture zurighesi», fondata nel 1861, nella quale si riunirono diverse aziende.
Sulzer: impegno a favore dei lavoratori
Sulzer, famosa industria meccanica di Winterthur, decise precocemente di impegnarsi per i suoi lavoratori: già nel 1845, solo undici anni dopo la sua fondazione, Sulzer diede vita a un’associazione per il sostegno agli operai in caso di malattia, precoce precorritrice di una cassa malattia aziendale. Nel 1872 l’azienda fece realizzare le prime 24 abitazioni a basso prezzo per operai nel quartiere Veltheim di Winterthur, cui ne seguirono molte altre nei decenni seguenti.
XX secolo: Nascita del sistema a tre pilastri
Previdenza per la vecchiaia, un tema irrilevante per la politica
Nel 1848, in sede di costituzione dello Stato federale, trovò applicazione il principio di sussidiarietà: tutto ciò che non era esplicitamente indicato come compito della Confederazione, era di competenza di Cantoni e Comuni. Così, fino al XX secolo non erano previste competenze a livello federale in materia di previdenza per la vecchiaia. Uno stato di fatto che iniziò a mutare con l’adozione della Costituzione federale del 1890. Una pietra miliare in tale processo fu la Legge federale sull’assicurazione contro le malattie e gli infortuni del 1912, che tra l’altro dichiarò esenti da imposta i contributi assicurativi, una ragione rilevante dell’improvviso aumento, dopo la Prima Guerra Mondiale, del numero di fondi di assistenza e casse pensioni. Ad esempio nel 1925 esistevano già 1’200 casse pensioni con 262’000 iscritti. Tuttavia l’accesso alle casse pensioni fu riservato, nei decenni successivi, a categorie privilegiate, ad esempio funzionari, collaboratori delle FFS o impiegati di banche e assicurazioni. In quei settori la previdenza professionale per la vecchiaia rappresentava un utile strumento di fidelizzazione del personale. Infatti, fino al 1995 i lavoratori erano legati al loro datore di lavoro da cosiddette «catene d’oro»: in caso di cambiamento di posto di lavoro potevano portarsi via l’avere di vecchiaia accumulato solo in parte o addirittura per nulla. Solo dal 1995 è riconosciuto il diritto all’intero avere di libero passaggio, che in caso di cambiamento di posto viene trasferito alla nuova cassa pensioni. Ora anche collaboratori di lunga data possono cambiare datore di lavoro senza rischiare di perdere in tutto o in parte il loro avere di vecchiaia. In questo modo il mercato del lavoro svizzero è diventato più libero e dinamico.
Previdenza statale «AVS» – inizialmente controversa
L’introduzione di una previdenza per la vecchiaia statale nell’ambito dell’AVS non riscosse il consenso della maggioranza in Svizzera prima della Seconda Guerra Mondiale: gli assicurati delle casse pensioni temevano che i loro risparmi fluissero nel sistema statale e fossero così perduti per loro. Questa resistenza fece sì che l’AVS (assicurazione per la vecchiaia e per i superstiti) fosse introdotta solo nel 1948. Da allora la sua funzione consiste nel garantire il minimo esistenziale. Ma dagli anni Sessanta fu sempre più chiaro che il primo pilastro da solo non poteva impedire la povertà nella terza età. Perciò furono varate svariate riforme dell’AVS, per adeguare le prestazioni statali alla vita reale delle persone.
Previdenza professionale «LPP» – in evoluzione
Dopo numerosi rovesci e discussioni, nel 1985 si giunse all’introduzione di una previdenza professionale obbligatoria secondo la «Legge federale sulla previdenza professionale per la vecchiaia, i superstiti e l’invalidità», in sigla LPP. Alla base di tale esito ci fu il voto del 1972 sul sistema dei tre pilastri, nettamente approvato dagli aventi diritto al voto con il 75 percento di voti favorevoli. Da quel momento in Svizzera il secondo pilastro forma parte integrante della previdenza per la vecchiaia per gli impiegati. Il suo scopo consiste nel garantire, unitamente alle prestazioni di vecchiaia dell’AVS, il mantenimento del consueto standard di vita. Alla base delle prestazioni della cassa pensioni ci sono i contributi versati dal datore di lavoro e dal lavoratore. L’ammontare dei contributi dipende dal salario del lavoratore e dal piano di previdenza definito per il datore di lavoro. La remunerazione annua dell’avere di vecchiaia accumulato è detta anche «terzo contribuente» e contribuisce in misura sostanziale alla crescita del capitale di vecchiaia. Agli inizi la previdenza professionale era caratterizzata dal primato delle prestazioni, che avrebbe garantito una determinata rendita. A seguito di circostanze fortemente mutate sul mercato dei capitali all’inizio del nuovo millennio, si è osservata un’inversione di tendenza e il primato delle prestazioni è stato sostituito dal primato dei contributi. L’ipotesi di adeguamento automatico all’andamento dei salari e dei prezzi non ha trovato sufficiente consenso. Invece il pilastro 3a ha saputo farsi largo nell’opinione pubblica grazie ai suoi vantaggi fiscali. Nei circa 35 anni trascorsi dall’introduzione della LPP si sono già osservati alcuni approcci riformistici, in quanto il contesto economico, la speranza di vita delle persone e il livello dei tassi hanno vissuto nel frattempo radicali mutamenti.
Presente e futuro: Nuove sfide
Il denaro deve bastare sempre più a lungo
I 14 anni di speranza di vita su cui nel 1981 poteva contare un 65enne, oggi sono diventati 20. Il denaro proveniente dalla previdenza professionale deve pertanto bastare altrettanto a lungo. E il fatto che ci siano più persone anziane è un problema soprattutto per l’AVS, finanziata in base al principio di ripartizione. Ma ne subisce le conseguenze anche il secondo pilastro. L’ultima estesa riforma, la PV 2020, per ora è naufragata. Ma questa tematica ci occuperà ancora a lungo. In definitiva la storia dimostra che i mutamenti della società rendono sempre necessario anche un adeguamento della previdenza per la vecchiaia.