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Si traduce “notte trasfigurata”, espressione familiare ai melomani, perché è il titolo del sestetto per archi (composto nel 1899), primo sgarbo tonale di Arnold Schönberg al pubblico, per avvertirlo che il mondo di ieri è passato. Una musica a programma che interpreta una successione di stati d’animo di un testo di Richard Dehmel, poeta suo coetaneo.
Due amanti fianco a fianco in una notte di luna. La donna confessa all’uomo che attende un figlio da un altro uomo. L’uomo rassicura la donna che il nuovo nato sarà accolto come un frutto del loro amore. Un inno alla natura e all’amore.
Ho rivissuto le emozioni di una verklärte Nacht, domenica sera, all’annuncio della larga maggioranza che ha accolto il “matrimonio per tutti”.
Una correzione di articoli di legge per togliere disparità di trattamento, impugnata scioccamente con un referendum, a difesa di principi etici sui quali solo i saccenti hanno certezze. Una propaganda resa penosa dalla mediocrità del dibattito politico attuale.
Alla fine almeno la soddisfazione di una maggioranza che ha capito come il mondo di ieri sia davvero passato.