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La Svizzera ha deciso di aderire alle sanzioni imposte dall'ONU contro la Corea del Nord dopo il test atomico del 9 ottobre.
L'ordinanza emanata dal governo, che entrerà in vigore giovedì, prevede un divieto di importazione ed esportazione di armamenti pesanti e di altri beni.
La Svizzera applicherà da giovedì le sanzioni imposte alla Corea del Nord dalla risoluzione 1718 del Consiglio di sicurezza dell'ONU del 14 ottobre, in seguito al test nucleare annunciato da Pyongyang il 9 ottobre.
Il testo dell'ordinanza emanata mercoledì dal Consiglio federale vieta esportazioni e importazioni di armamenti pesanti, di beni e tecnologie che potrebbero essere utilizzati per i programmi concernenti armi di distruzione di massa e missili vettori della Corea del Nord (beni dual-use), ha comunicato il Dipartimento federale dell'economia (DFE).
Elenco provvisorio
Sono pure proibiti tutti i servizi in relazione a tali beni, compresi la mediazione, la formazione e il finanziamento. Al bando sono messe anche forniture di beni di lusso. Un elenco provvisorio comprende fra le altre cose orologi pregiati, gioielli, veicoli di lusso e loro componenti, oggetti d'arte, sigari, vini e bevande spiritose, caviale e succedanei.
L'ordinanza dispone inoltre il blocco di averi e risorse economiche di persone, imprese e organizzazioni che contribuiscono allo sviluppo e alla fabbricazione di armi di distruzione di massa e di missili vettori nordcoreani.
Prevede infine il divieto per determinate persone di entrare o transitare sul territorio elvetico. L'ONU non ha finora pubblicato elenchi di persone colpite dalle sanzioni finanziarie e dalle restrizioni di viaggio, ha detto Otmar Wyss del Segretariato di Stato per l'economia (seco) all'agenzia ats, ma appena saranno disponibili la Svizzera si allineerà.
Pochi effetti sull'economia svizzera
Ancora non è noto se le sanzioni riguarderanno anche aziende domiciliate in Svizzera. La Svizzera non agirà in ogni caso di propria iniziativa, ha detto Wyss. Tuttavia in una lista nera stilata dagli Stati Uniti figura anche un'azienda elvetica, la Kohas SA. Washington aveva annunciato alla fine di marzo il congelamento dei beni e dei conti dell'azienda negli USA.
Kohas agirebbe in Europa come intermediaria per l'esercito nordcoreano, permettendo a quest'ultimo l'acquisto di tecnologie a fini militari. Secondo Wyss non è però sicuro che l'ONU aggiunga l'azienda svizzera al suo elenco. I sospetti non avrebbero finora trovato conferme.
L'economia svizzera "non è quasi toccata" dalle sanzioni, ha osservato ancora Wyss. Tra gennaio e agosto di quest'anno sono stati esportati verso la Corea del Nord beni per un valore di soli 5 milioni di franchi.
Già da tempo la Svizzera non autorizza la vendita di armamenti al regime di Pyongyang. E anche l'esportazione di beni dual-use è stata fortemente limitata. Berna proseguirà invece la sua cooperazione con la Corea del Nord nell'ambito dell'aiuto allo sviluppo.
swissinfo e agenzie
In breve
La Svizzera partecipa fin dal 1953 con un proprio contingente alla commissione per la sorveglianza della frontiera, che vigila sul rispetto del cessate il fuoco tra le due Coree.
Berna non ha però nessuna rappresentanza diplomatica a Pyongyang.
La Direzione per lo sviluppo e la cooperazione (DSC) ha un ufficio nella capitale nordcoreana. L'aiuto svizzero per la Corea del Nord ha raggiunto nel 2006 i 5,3 milioni di franchi.
Nel maggio del 2003 la ministra degli esteri svizzera Micheline Calmy-Rey è stata la prima rappresentante ufficiale di un governo ad attraversare la linea di demarcazione tra le due Coree.
Fatti e cifre
Esportazioni svizzere verso la Corea del Nord nel 2005: 4,5 milioni di franchi
Importazioni dalla Corea del Nord nel 2005: 1,7 milioni di franchi