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LOSANNA - I migranti hanno passato troppo poco tempo presso l'abitazione di Lisa Bosia Mirra perché si possa parlare di favoreggiamento al soggiorno illegale: il Tribunale federale ha così respinto il ricorso del pubblico ministero, confermando il proscioglimento dell'ex granconsigliera. Resta però la condanna per aiuto all'entrata e alla partenza illegali.
La causa è inoltre stata rinviata alla Corte di appello penale del Cantone Ticino (CARP) per una nuova commisurazione della pena, in quanto la massima autorità giudiziaria elvetica non ha riconosciuto l'esistenza dello stato di grave angustia.
È poi stata confermata l'attenuante specifica a favore di Bosia Mirra di avere agito per motivi onorevoli, essendo stata riconosciuta, oltre che dalla pretura penale che dalla CARP, pure dalla pubblica accusa.
Il Tribunale federale ha inoltre concluso - in merito a un ricorso presentato da Bosia Mirra - che la violazione dell'Accordo di associazione a Schengen nel suo insieme non è di ostacolo alla condanna per aiuto all'entrata e alla partenza illegali. E non sono state accolte le ulteriori censure sollevate dalla ricorrente, in particolare lo stato di necessità esimente o discolpante.
Fatti del 2016 - I fatti risalgono all'agosto del 2016, quando l'ex deputata aveva aiutato ventiquattro migranti a entrare illegalmente in Svizzera e a proseguire il loro viaggio verso l'Europa. In prima istanza, Bosia Mirra era stata condannata a una pena pecuniaria sospesa di 8'800 franchi. La CARP l'aveva poi prosciolta, come detto, dal reato di favoreggiamento al soggiorno illegale e la pena era stata ridotta a 2'200 franchi.