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Le aziende svizzere valutano in modo nettamente più negativo la situazione degli affari rispetto a inizio anno, prima dell'abrogazione del cambio minimo euro/franco.
È quanto emerge da un sondaggio periodico realizzato in aprile dal Centro di ricerca congiunturale del Politecnico federale di Zurigo (KOF), che ha interrogato 4500 aziende. Per la prima volta da oltre tre anni la maggioranza del campione guarda inoltre con scetticismo allo sviluppo futuro.
A livello regionale tutte le regioni - con l'unica eccezione dell'Espace Mittelland - vedono peggiorare gli indicatori sulla situazione attuale. In generale però rimangono più numerose le imprese che segnalano buoni affari rispetto a quelle che lamentano una situazione negativa. Solo in due zone questo non è il caso: in Ticino e nella regione del Lemano.
Va comunque rilevato che il peggioramento del quadro generale in aprile - che il KOF rende noto in modo solo discorsivo, senza fornire alcun dato concreto - è dovuto in particolare all'impatto del sondaggio dei grossisti, solo trimestrale, e del settore alberghiero e della ristorazione. Nel commercio al dettaglio e negli altri rami - dove sono disponibili rilevamenti mensili - la situazione in aprile è rimasta stabile rispetto a marzo o è addirittura migliorata.
Il KOF fornisce anche anticipazioni riguardo al suo sondaggio semestrale relativo ai piani di investimento delle imprese: emerge che le aziende intendono aumentare la spesa meno frequentemente di quanto fossero intenzionate a fare nell'autunno 2014. Non si riscontra però una correzione importante degli investimenti. Altro dato interessante: le ditte ritengono che nei prossimi 24 mesi il corso dell'euro si avvicinerà a 1,10 franchi. I risultati dettagliati di questa indagine saranno pubblicati a fine maggio.
Il KOF si è fra l'altro segnalato quest'anno per la volatilità delle sue previsioni riguardo all'evoluzione del prodotto interno lordo. Il 28 gennaio, prendendo atto dell'abolizione del cambio minimo avvenuto il 15 gennaio, l'istituto aveva pesantemente sforbiciato le sue previsioni di metà dicembre, che vertevano ancora su +1,9% e +2,1%: gli esperti avevano fatto sapere di aspettarsi una flessione dello 0,5% per il 2015 e una stagnazione (0,0%) nei dodici mesi successivi.
Il 26 marzo, dopo che erano giunte le previsioni di tutti gli altri attori, il KOF aveva però fatto marcia indietro: recessione sì possibile, ma non sull'intero anno. Il Pil veniva allora visto a +0,2% quest'anno e al +1,0% l'anno prossimo.
A titolo di confronto, UBS e Banca cantonale di Zurigo hanno abbassato immediatamente le loro stime (rispettivamente +0,5%/+1,1% e +0,5%/+1,2%) il giorno dopo il "Francogeddon" e da allora non le hanno più toccate.