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BERNA - «La Svizzera non firmerà l'accordo quadro se i tre argomenti principali non saranno tutti e tre risolti» (la protezione dei salari, la direttiva dell'Unione europea sulla cittadinanza e gli aiuti di Stato, ndr.). Così si è espresso questa sera, in conferenza stampa, il presidente della Confederazione Guy Parmelin, al termine dell'incontro del Consiglio federale con la Commissione della politica estera del Consiglio degli Stati. «È necessario un risultato equilibrato perché l'accordo sia accettato», ha aggiunto.
Nel pomeriggio la Commissione di politica estera del Consiglio nazionale, con 17 voti contro 8, aveva espresso la volontà di sostenere il Consiglio federale nei suoi sforzi volti a raggiungere un compromesso con Bruxelles. Anche l'omologa Commissione degli Stati ha votato contro l'interruzione dei negoziati, con due voti a favore, 9 contrari e un astenuto.
«L'Unione europea non è pronta a soddisfare le nostre richieste» ha dal canto suo aggiunto il ministro degli Esteri, Ignazio Cassis, titolare del dossier, che ha però pure aggiunto che il Consiglio federale terrà conto della richiesta della Commissione a continuare i negoziati. Inoltre, verrà pure sentito il parere dei Cantoni.
Parmelin ha incontrato l'altro ieri a Bruxelles la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. Alla fine delle discussioni, i due hanno riconosciuto che ci sono ancora grandi divergenze tra Berna e Bruxelles.
Cassis ha spiegato questa sera che se la Svizzera intende la "libera circolazione delle persone" come la libera circolazione dei lavoratori e delle loro famiglie, per l'UE significa la libera circolazione di tutti i cittadini dell'Unione. «La seconda differenza sta nella diversa interpretazione delle misure del diritto del lavoro». Ma il nostro Paese all'UE «ha presentato proposte concrete».
Dopo aver consultato i Cantoni, il Consiglio federale passerà alla valutazione complessiva.