Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01046.jsonl.gz/1073

Il ‘sì’ massiccio degli svizzeri all’estero alla Legge sulla radiotelevisione ha sollevato qualche interrogativo sulla legittimità di far votare cittadini espatriati non direttamente toccati dal tema, in questo caso perché non devono pagare il canone. Una polemica che non ha ragione d’essere, osserva il politologo e geografo Michael Hermann.
Raramente uno scrutinio in Svizzera si era giocato per una differenza di voti così esigua. Alla fine il fronte del ‘sì’ e quello del ‘no’ erano separati da sole 3'696 schede, meno di 0,2 punti percentuali.
Senza i voti degli svizzeri che vivono all’estero, il testo non sarebbe stato approvato, come emerso da un calcolo effettuato nei dieci cantoni in cui le schede dei cittadini elvetici espatriati vengono conteggiate separatamente, in una sorta di circondario a parte.
La differenza tra il voto dei residenti e quello degli espatriati è eclatante. Nel canton Zurigo, ad esempio, la revisione legislativa è stata respinta dal 52,1% dei votanti. Tenendo conto solo degli espatriati, il testo è invece stato accolto con una proporzione del 63,2%.
Differenze simili sono state riscontrate anche a Lucerna, Argovia, San Gallo, Turgovia, Uri, Vallese, Basilea Città, Friburgo e Vaud. In tutti questi cantoni, gli svizzeri all’estero hanno approvato la nuova legge, mentre se si considera il voto complessivo il testo è stato accolto solo in tre di essi (Vaud, Friburgo e Basilea Città).
Perché un sì così massiccio?
Autore nel 2012 di uno studio sul comportamento di voto degli svizzeri all’estero, Michael Hermann non è sorpreso dal massiccio ‘sì’ degli espatriati alla Legge sulla radiotelevisione.
«Sono più progressisti rispetto alla media e sostengono in modo maggiore le autorità», rileva Hermann.
Per Jacques-Simon Eggly, è forse entrato in gioco anche un riflesso identitario: «Gli svizzeri all’estero sono abituati ai canali della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR, rappresentano un legame con il paese; avevano forse l’impressione che la SSR venisse attaccata».Fine della finestrella
Tra gli svizzeri all’estero, nei 10 cantoni i ‘sì’ sono stati complessivamente 19'947, mentre i ‘no’ 11'708, stando al calcolo effettuato da Tages-Anzeiger e Bund. Uno scarto di 8'239 voti che ha contribuito a fare la differenza a livello nazionale.
Non è la prima volta che ciò accade. Nel 2009, l’introduzione del passaporto biometrico era stata accettata con soli 5'000 suffragi di scarto, mentre nel 2002 l’iniziativa popolare «contro gli abusi nel diritto d’asilo» era stata respinta per poco più di 4'000 voti. In entrambi i casi il voto degli svizzeri all’estero – tendenzialmente più favorevoli al primo oggetto e contrari al secondo – aveva fatto pendere in modo decisivo l’ago della bilancia.
Diritto di voto in questione
Questa volta, il risultato ha provocato un certo malumore tra chi era contrario alla legge. Su Twitter, ad esempio, un giornalista della Weltwoche, settimanale di tendenza conservatrice, ha affermato che gli svizzeri all’estero «non dovrebbero avere diritto di voto su oggetti/tasse» che toccano solo chi vive nella Confederazione. «Non può essere – ha poi rincarato in un altro tweet – che gli svizzeri all’estero impongano una nuova tassa ai residenti. Urgente bisogno di riforme».
Non vivendo in Svizzera, gli espatriati non devono pagare il canone radio-tv. Possono però usufruire dei programmi televisivi della SRG SSR tramite una carta Sat Access, per la quale devono versare un contributo annuo di 120 franchi (IVA, tra il 9 e il 20% a seconda dei paesi, non compresa; più 60 franchi per l’acquisto della carta).
La consigliera nazionale zurighese Natalie Rickli, esponente dell’Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice) e in prima linea nella campagna contro la legge radio-tv, si è detta dal canto suo «irritata dal fatto che persone non devono pagare possano avere voce in capitolo».
Interpellata da swissinfo.ch, Natalie Rickli afferma però di non voler rimettere in discussione il diritto di voto degli svizzeri all’estero: «Non bisogna cambiar nulla», sottolinea.
«Perché non i rossi di capelli?»
Per il politologo e geografo Michael Hermann queste critiche non hanno ragione d’essere. Seguendo lo stesso ragionamento, «allora chi non paga un’imposta patrimoniale, non dovrebbe ad esempio poter votare su un oggetto che riguarda questo genere di imposta». Praticamente per ogni tema su cui si vota – prosegue Hermann – vi sono categorie di persone che non sono direttamente toccate.
Quando poi uno scrutinio si gioca per così pochi voti, si potrebbe trovare qualsiasi gruppo ‘responsabile’ dell’esito della votazione. «Potrebbe anche darsi che siano state le persone rosse di capelli» a far pendere l’ago della bilancia, ha osservato ironicamente sulle colonne del Bund e del Tages-Anzeiger la codirettrice dell’Organizzazione degli svizzeri all’estero (OSE) Ariane Rustichelli.
Se si è parlato degli svizzeri espatriati, è semplicemente perché per questa categoria di votanti sono disponibili dei dati, osserva Hermann.
Il presidente dell’OSE Jacques-Simon Eggly spera dal canto suo che la mini-polemica finisca al più presto nel dimenticatoio, tanto più che «si cerca di incoraggiare gli svizzeri all’estero a votare». «Queste reticenze esistono dall’inizio», da quando si è legiferato per introdurre il diritto di voto per gli espatriati nel 1992, annota Eggly. «Oggi non sono del tutto scomparse, anche se non vi è praticamente nessun politico che le esprime. Per fortuna che la maggioranza dei cittadini ritiene che la partecipazione alla vita politica degli svizzeri all’estero sia una buona cosa».
Voto elettronico
In occasione della votazione federale del 14 giugno 2015, gli svizzeri all’estero iscritti nei registri elettorali hanno potuto votare elettronicamente in 14 cantoni.
I cantoni di Ginevra e Neuchâtel hanno offerto questa possibilità anche agli aventi diritto di voto residenti.
Dei quasi 200'000 cittadini (tra cui 100'000 svizzeri espatriati) che avrebbero potuto votare via internet, 28'860 si sono avvalsi di questa possibilità. Tra gli svizzeri all’estero la percentuale di coloro che ha utilizzato questo canale di voto si è aggirata attorno al 60%.Fine della finestrella