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LONDRA - Qual è la "dose" minima di coronavirus necessaria a sviluppare l'infezione? A questa domanda intende rispondere uno studio che prenderà il via il prossimo gennaio nel Regno Unito, presso il Royal Free Hospital di Londra.
Si tratta di un cosiddetto programma di "human challenge", nel quale i volontari vengono volontariamente infettati con il patogeno.
In questo caso, scrive Lancet, allo studio prenderanno parte fino a 90 persone, ovviamente in buona salute, di età compresa tra i 18 e i 30 anni. Una categoria a basso rischio per quanto concerne le complicazioni provocate dalla malattia Covid-19. Lo studio sarà svolto in un'unità altamente isolata dell'ospedale.
«Infettare deliberatamente dei volontari con un agente patogeno umano noto non è mai un'azione che viene presa alla leggera. Tuttavia, questo tipo di studi permette di ottenere moltissime informazioni sulla malattia in questione», ha spiegato Peter Openshaw, immunologo dell'Imperial College di Londra e coordinatore dello studio.
La via degli "human challenge trials", come noto, pone sul tavolo interrogativi anche di carattere etico. E la ricerca in questione è stata decisa dopo un confronto a cui hanno preso parte rappresentanti del governo britannico ed esperti provenienti dal National Health Service e dal settore privato. Il progetto sarà sostenuto dal governo con 33 milioni di sterline.
Nelle fasi successive dello studio è inoltre prevista anche la prova "sul campo" per un vaccino. A un gruppo di volontari potrebbe infatti essere inoculato un candidato (che nei test ha dato prova di efficacia e sicurezza) per poi essere esposti al virus in un ambiente controllato.