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CO2 neutrale, ecologico, biodegradabile: la stragrande maggioranza dei consumatori ritiene che l’uso di queste affermazioni debba essere regolato dalla legge, cosa che attualmente non avviene se non in piccolissima parte. È quanto emerge da un sondaggio condotto dall’Alleanza delle organizzazioni dei consumatori (Konsumentenschutz, FRC, ACSI) al quale hanno partecipato 3500 persone in tutta la Svizzera. Sebbene non rappresentativa, questa indagine ha anche permesso di dimostrare l’innegabile influenza delle affermazioni “green” sulla percezione dei prodotti, in particolare quando i consumatori si trovano a fare una scelta con poco tempo a disposizione.
Quando hanno fretta, i consumatori non analizzano razionalmente le informazioni che figurano sui prodotti. Per questo motivo, aggiungere un prato verde sull’imballaggio di un prodotto a base di pollo, dei fiori su una crema o una pigna su un prodotto per la pulizia del WC influenza la loro percezione e fa ritenere gli articoli in questione più ecologici di quanto non lo siano.
Questo sondaggio ha anche permesso una migliore comprensione del peso dato dai consumatori ad alcune diciture ambientali. Per esempio il termine “naturale” che, secondo il 39% dei partecipanti, implica che un alimento non sia iper-lavorato. Il 25% ritiene anche che non contenga residui di pesticidi e che sia sano. Nella realtà, nulla di tutto questo è garantito, in quanto l’uso del termine “naturale” non ha alcun quadro legale. Questo vale anche nel caso dei prodotti cosmetici o di pulizia dove circa un terzo dei partecipanti ritiene che i prodotti “naturali” non contengano sostanze nocive per l’essere umano o l’ambiente. Tutto questo dimostra la forza di queste diciture, in grado di influenzare i consumatori.
I risultati rivelano anche che i marchi ambientali sono poco conosciuti e spesso confusi con semplici loghi che non garantiscono il rispetto di esigenze precise e non sottostanno a controlli di organi indipendenti. Se messa a confronto con la realtà di questi loghi o altre diciture senza alcun fondamento, la maggioranza degli interpellati si sente tratta in inganno da queste pratiche di greenwashing. Molti di loro ritengono che l’uso di affermazioni molto diffuse come CO2 neutrale, ecologico o biodegradabile debba essere regolamentato per evitare l’inganno dei consumatori.
“Porteremo questa richiesta, perfettamente legittima, a Berna. Non vi è alcuna ragione per la quale i consumatori svizzeri debbano essere meno protetti rispetto agli altri consumatori europei” sottolinea la segretaria generale ACSI Laura Regazzoni Meli. “Nei paesi vicini, l’attuazione della Direttiva sulle pratiche commerciali sleali mette in primo piano la lotta contro il greenwashing. Paesi come Francia e Italia hanno adottato proprie linee guida per integrare queste disposizioni. La Svizzera farebbe bene a fare dei passi in questo senso.”