Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01268.jsonl.gz/76

BSI, prima banca svizzera di categoria 2 ad aver firmato un accordo di regolarizzazione con gli Usa, aiutava i clienti americani a nascondere la loro identità al fisco degli Stati Uniti ma anche a rimpatriare i loro averi in contanti.
Il rapporto della giustizia americana pubblicato ieri sera precisa le pratiche dell'istituto ticinese, che ha collaborato con le autorità di oltre Atlantico.
Secondo Dipartimento della giustizia americano (DoJ), BSI ha assistito clienti statunitensi per creare società di comodo atte a mascherare la reale identità dei titolari dei conti. A questo scopo in qualche caso BSI ha suggerito prodotti di assicurazione fittizi. Vari clienti americani hanno aperto conti numerati occultando così la loro identità ai dipendenti della banca. BSI ha riconosciuto aver emesso per clienti americani carte di credito o di debito senza nome visibile per mantenere segreta la loro identità.
Alcuni rimpatri negli Stati Uniti di fondi provenienti dai conti non dichiarati erano resi possibili attraverso presta nomi. Inoltre i trasferimenti di fondi erano strutturati in modo da poter aggirare le esigenze di dichiarazione, indica il DoJ. Nei loro scambi di corrispondenza elettronica, consulenti e clienti che si trovavano negli Stati Uniti hanno talvolta fatto ricorso a un linguaggio in codice quando dovevano accedere ai fondi. La BSI ha portato qualche esempio nel corso della sua cooperazione.
Tra le altre "prestazioni bancarie elvetiche tradizionali" destinate a nascondere patrimoni e redditi, BSI offriva anche di trattenere la corrispondenza, dietro pagamento, rilevano le autorità americane. Circa i due terzi della clientela ha approfittato di questo servizio.
Per mettere fine alla vertenza con il fisco americano BSI dovrà versare 211 milioni di dollari (203 milioni di franchi). In base all'accordo concluso con Washington, la BSI nei prossimi quattro anni dovrà in particolare fornire agli Stati Uniti una lista completa delle sue attività americane, svelare i nomi di altre banche che avrebbero aperto conti "segreti" e chiudere i conti dei suoi clienti che violerebbero le direttive di Washington.
Secondo questo accordo, l'istituto ticinese deve anche rivelare le sue strategie per "attirare" ricchi clienti nella sua rete. E se verrà meno a questi obblighi, la banca si espone al rischio di vedersi infliggere pene più pesanti e sanzioni più gravi, come il ritiro della licenza.
"BSI è la prima a firmare (...) ma non sarà l'ultima", ha affermato la procuratrice americana Caroline Ciraolo.