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I ricercatori del Politecnico federale di Losanna (Epfl) hanno sviluppato un test cerebrale per valutare lo stato di salute mentale dei pazienti affetti dal morbo Parkinson. Il metodo consiste nel risvegliare ‘fantasmi’ nascosti in alcune aree del cervello al fine di prevedere la comparsa di allucinazioni tipiche della malattia, sintomo precursore di disturbi mentali e cognitivi più gravi. Il morbo di Parkinson, il secondo disturbo neurodegenerativo più diffuso nel mondo dopo l'Alzheimer, è noto per rallentare i movimenti e indurre rigidità muscolare e tremori incontrollabili degli arti. Ma oltre a queste alterazioni motorie, circa la metà dei malati sperimenta allucinazioni. Queste possono manifestarsi come la sensazione di presenza di persone o animali oppure come allucinazioni della visione nella coda dell'occhio. Sono state riscontrate anche percezioni errate di oggetti e persino allucinazioni visive complete e colorate.
“Con le allucinazioni, una grande difficoltà sta nel fatto che non si può prevedere il loro verificarsi e che molti pazienti non le segnalano apertamente, forse per paura”, spiega Fosco Bernasconi, co-autore della ricerca pubblicata su Science Translational Medicine. Tutto ciò rende molto complicato per i medici quantificare la loro comparsa, la fenomenologia e l'intensità. Sempre più dati clinici suggeriscono che le allucinazioni possono essere precursori di disturbi mentali e cognitivi più gravi; ma esse rimangono sotto-diagnosticate. “Questo è il motivo per cui abbiamo progettato un dispositivo medico robotico e una procedura che può indurre in modo sicuro un'allucinazione specifica nell'ambiente controllato di un ospedale”, aggiunge Fosco Bernasconi, citato in un comunicato odierno.
"Stiamo sviluppando qualcosa di simile all'elettrocardiogramma da sforzo, ma per esaminare il cervello invece del cuore", spiega Olaf Blanke, neuroscienziato dell'Epfl. Il ‘Robot ghost test’ è stato provato su 26 pazienti. È fra l'altro risultato che quelli con preesistenti allucinazioni di presenza sono più sensibili alla stimolazione robotica rispetto a quelli che non hanno mai sperimentato questi miraggi. In una seconda parte dello studio, gli scienziati sono stati in grado d'identificare le reti dei neuroni coinvolte. Su questa base, in collaborazione con l'équipe di Jaime Kulisevsky dell'ospedale Sant Pau (Barcellona), si è riusciti a prevedere con precisione la gravità dei sintomi in base alle scansioni cerebrali.
“Questa procedura, compreso il dispositivo robotico adattato allo scanner, potrebbe potenzialmente servire come un biomarcatore per le forme più gravi della malattia, associate ad allucinazioni e deficit cognitivi”, sottolinea Eva Blondiaux, co-prima autrice dello studio.