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Il Parlamento non ne vuole sapere di estendere gli obblighi di diligenza per le banche al fine di impedire l'arrivo in Svizzera di valori patrimoniali non dichiarati.
Dopo il Nazionale, oggi anche il Consiglio degli Stati - con 28 voti contro 15 - ha deciso di non entrare in materia sulla modifica della Legge sul riciclaggio di denaro.
Secondo la maggioranza, la proposta comporterebbe oneri supplementari per gli ambienti interessati, che hanno chiaramente manifestato la propria opposizione al progetto. Il costo della sua messa in opera sarebbe peraltro importante per il settore bancario, pregiudicando la sua competitività poiché la Svizzera sarebbe la sola a introdurre gli obblighi previsti dalla riforma legislativa, ha ricordato il relatore della commissione Pirmin Bischof (PPD/SO).
Una minoranza ha invece tentato - senza esito - di convincere i colleghi che il progetto è in linea con la strategia del "denaro pulito" perseguita dal Consiglio federale. Anche la consigliera federale Eveline Widmer-Schlumpf ha difeso il testo, spiegando l'importanza di regolarizzare la situazione con gli Stati con i quali non esistono accordi per lo scambio automatico di informazioni.
Le disposizioni del progetto respinto sarebbero state valide solo per clienti di Paesi con i quali non esistono accordi per lo scambio automatico di informazioni fiscali. Non sarebbero stati applicati invece a clienti residenti fiscalmente in Svizzera.
Concretamente, all'accettazione di valori patrimoniali, gli intermediari finanziari avrebbero dovuto stabilire mediante un esame basato sui rischi se tali patrimoni fossero stati dichiarati. Se il chiarimento avrebbe portato a presumere che fossero effettivamente valori patrimoniali "in nero", il cliente avrebbe dovuto regolarizzare la sua situazione entro un congruo termine, pena la rescissione della relazione di affari.
SDA-ATS