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L’Ufficio per la migrazione di Zugo ha separato una famiglia afghana in attesa di essere espulsa verso la Norvegia, inviando padre e madre in carcere e i figli in una struttura apposita. Così facendo hanno le autorità cantonali hanno violato la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, ha stabilito il Tribunale federale.
La coppia con tre figli era giunta nel maggio 2016 in Svizzera proveniente, via Germania, dalla Norvegia. Messo piede nella Confederazione aveva inoltrato richiesta di asilo, richiesta sulla quale le autorità elvetiche non erano entrate in materia. La coppia era stata quindi invitata a ritornare da dove era venuta.
Invito non accolto dalla famiglia, ingranditasi nel frattempo con l’arrivo di un altro bambino. I genitori si erano rifiutati nell’ottobre del 2016 di salire sull’aereo che li avrebbe ricondotti in Norvegia perché, avevano affermato, non avevano riottenuto i documenti dei figli.
Di fronte al rifiuto e al pericolo di far perdere le proprie tracce, le autorità di Zugo avevano ordinato, in attesa dell’allontanamento, la carcerazione separata del padre e della madre – quest’ultima assieme al figlioletto di quattro mesi – e la collocazione dei tre figli più grandi di tre, sei e otto anni in un istituto. Nell’attesa dell’espulsione, avvenuto con un volo charter il 25 ottobre 2016, i membri della famiglia non hanno avuto contatti.
Per i giudici di Mon Repos, il trattamento subito dalla famiglia afghana si avvicina pericolosamente alla soglia dell’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’Uomo che vieta la tortura e i trattamenti inumani o degradanti. Per la corte, le autorità di Zugo hanno inoltre chiaramente violato l’articolo 8, ossia il diritto al rispetto della vita privata e famigliare. Per il TF, la separazione dei genitori dai figli va considerata solo quale "ultima ratio".
Ciò significa che va prima vagliata la possibilità di adottare misure più blande che possano ottenere lo stesso effetto. Tale analisi preliminare non è stata eseguita dalle autorità cantonali, si legge nella sentenza.