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Message, Nr.3/2010
Buon giornalismo non è soltanto ricerca e indagini approfondite. Conta anche la trasparenza delle fonti
Quanto è trasparente il lavoro dei quotidiani di qualità negli Stati Uniti e in Germania? Non è mai stato così facile accedere alle informazioni. Ci si aspetta che i giornalisti riescano ad orientare i lettori, presentando una valutazione dei dati e dei fatti. Quanto più facile risulta l’accesso alle fonti – sia sul Web che tramite altri canali – tanto più importante diventa la loro valutazione. Il servizio informativo può essere considerato completamente trasparente soltanto se gli articoli pubblicati riportano la provenienza delle informazioni su cui si basano. Quale importanza riveste la trasparenza per le testate di alta qualità? I giornali americani affrontano questo tema più seriamente? È possibile considerare le differenze nel livello di trasparenza dei contributi pubblicati sui giornali come un indicatore delle diversità tra le culture del giornalismo? Una tesi di laurea presentata presso la Technische Universität Dortmund ha approfondito queste domande. L’analisi si è concentrata su due giornali di qualità tedeschi e due americani: la Frankfurter Allgemeine Zeitung (FAZ), la Süddeutsche Zeitung (SZ), il New York Times (NYT) e il Washington Post (WP).
Sostanzialmente, lo studio ha dimostrato che, nella quasi totalità dei casi, gli articoli pubblicati nella FAZ e nella SZ erano meno trasparenti di quelli apparsi sul NYT e sul WP. Sono emerse differenze considerevoli sia tra le singole testate che tra i due paesi.
La maggioranza delle affermazioni è avvalorata da una fonte
Il primo passo è stato l’identificazione di tutte le affermazioni di fatto contenute nelle notizie di prima pagina, nell’arco di 14 mesi. Nel caso degli articoli apparsi sul NYT e sul WP, la percentuale di quelle prive di indicazione della fonte nel testo era del 23,5%. Per la FAZ del 25%; mentre nei contributi della SZ, la provenienza delle informazioni non era indicata in un caso su tre (31,3%).
Sono stati ottenuti, invece, i risultati leggermente diversi, per gli articoli che trattavano un tema comune (in questo caso il vertice G8 del 2008 in Giappone). La percentuale delle affermazioni avvalorate da una fonte indicata nel testo era inferiore rispetto al primo caso in tutte e quattro le testate. Quasi il 30% delle dichiarazioni pubblicate negli articoli del NYT sul vertice non indicava alcuna fonte al lettore. Nel caso della FAZ la percentuale saliva al 38% e al 41% per il WP. La copertura del vertice pubblicata sulla SZ presentava la percentuale più alta di affermazioni prive di indicazione della fonte (43,7%).
Uno sguardo più attento rivela alcune lacune
A un esame superficiale, sembra che le testate si stiano comportando egregiamente nel fornire un’informazione trasparente ai propri lettori. In più della metà e, in molti casi, in più dei tre quarti dei contributi le affermazioni di fatto erano corredate di una fonte. Questo dato sembra indicare che il livello di trasparenza raggiunto dai quotidiani è soddisfacente. In ogni caso, gli articoli non sono trattati scientifici e la differenza fondamentale tra le affermazioni supportate o meno da fonti potrebbe essere fuorviante. Il livello complessivo di trasparenza delle fonti registrato negli articoli analizzati era inferiore, infatti, a quanto lasciassero supporre i risultati preliminari.
Un esame più approfondito delle affermazioni con indicazione della fonte nell’articolo ha dimostrato che il modo di segnalare la provenienza delle informazioni varia in maniera considerevole. Molti studiosi (tra gli altri, Russ-Mohl 2003, Weischenberg 2001, Zschunke 2000) suggeriscono di adottare un approccio tripartito, al fine di poter valutare tali differenze.
Primo: l’origine dell’informazione. Secondo: il canale attraverso cui il giornalista viene a conoscenza di una determinata informazione. Terzo: il livello di concretezza che caratterizza l’origine. In base al modo in cui la fonte è indicata in un articolo, le affermazioni di fatto possono essere suddivise in quattro gruppi: con trasparenza massima, alta, media e bassa. (Si potrebbe obiettare che le dichiarazioni prive di indicazione della provenienza potrebbero costituire una quinta categoria, quella della “non-trasparenza”. Tuttavia, in considerazione delle finalità analitiche del presente studio, tale categoria non risulta necessaria. Se la non-trasparenza è l’estremità della linea continua della trasparenza o qualcosa di completamente opposto ad essa non verrà investigato nel presente articolo. Si tratta, infatti, di una questione filosofica).
Le dimensioni della trasparenza
Alcuni esempi tratti dai quotidiani ci consentiranno di illustrare i vari criteri e i diversi livelli di trasparenza.
■ Massima trasparenza: un articolo del NYT citava le affermazioni di un ufficiale dell’esercito israeliano. Riportava il suo nome completo, il grado, la posizione e il fatto che l’intervista fosse avvenuta per telefono. Questa affermazione soddisfa tutti i criteri di trasparenza.
■ Trasparenza alta: un articolo della SZ riportava le affermazioni di un membro del gabinetto, specificandone il nome e la posizione all’interno dell’amministrazione. Questi due aspetti coprono le dimensioni “origine” e “concretezza”. Tuttavia, la dimensione “canale” rimane poco chiara: il giornalista l’ha intervistato di persona? Hanno parlato al telefono? La citazione è stata mutuata da altri mezzi di comunicazione?
■ Trasparenza media: in un articolo pubblicato sul WP, una dichiarazione della polizia indiana è stata utilizzata per formulare un’affermazione sugli attacchi terroristici a Mumbai. Questo aspetto copre la dimensione “origine” (un ufficiale di polizia, piuttosto che un membro del governo o uno scienziato). Tuttavia, non sono fornite ulteriori indicazioni relative alla provenienza. Non è chiaro, ad esempio, se l’affermazione sia stata fatta da un poliziotto presente sulla scena dell’attentato, da un portavoce o da un ufficiale di alto rango della polizia (“concretezza”). Infine, al lettore non viene detto in che modo il giornalista si è procurato la notizia (“canale”).
■ Trasparenza bassa: nella FAZ, un’affermazione contenuta in un articolo relativo a un’iniziativa governativa faceva riferimento a “fonti mediatiche”. Questa indicazione di provenienza, non specifica in maniera puntuale l’origine (TV? Radio? Online?), né riesce a essere completamente chiara per quanto riguarda la dimensione della concretezza (quale stazione televisiva? Quale programma radio? Quale sito web?). Ovviamente, neanche il canale attraverso il quale il giornalista si è procurato la notizia non era specificato.
L’eccezione del giornalismo investigativo
Lo studio si è concentrato su affermazioni con livello di trasparenza massimo o alto. Si è scelto di adottare questo approccio perché l’analisi ha dimostrato che non è sempre possibile indicare la fonte dell’informazione, proprio per proteggerne l’origine. Il giornalismo investigativo è fondato, infatti, sulla garanzia dell’anonimato poiché ha la necessità di proteggere la sicurezza, il lavoro o la famiglia di coloro che forniscono le informazioni.
In questi casi, i giornalisti devono decidere di sacrificare la trasparenza, a livello della concretezza. Ne deriva che le affermazioni contenute in questo tipo di articoli non potranno essere incluse nella categoria di “massima trasparenza”, ma in quella di “trasparenza alta”, poiché una dimensione non può essere completamente soddisfatta. Tuttavia, nelle circostanze attuali, un livello simile di trasparenza può essere considerato molto buono. Questa è la ragione per cui abbiamo ritenuto opportuno circoscrivere la ricerca alle due maggiori categorie di trasparenza.
Le fonti per le diverse categorie di trasparenza
Quali dati sono emersi da uno studio più approfondito? La SZ si è dimostrata la testata con la percentuale più bassa (76,8%) di affermazioni comprese nelle categorie trasparenza “massima” o “alta”. La FAZ si è attestata a una percentuale più alta (82,2%). Il WP (86,5%) e il NYT (87,9%) li hanno superati entrambi. La differenza tra la testata più trasparente e quella meno trasparente è di 11.1 punti percentuali: un divario considerevole. Vale, inoltre, la pena sottolineare, che il quotidiano statunitense meno trasparente (WP) supera comunque di 4.3 punti percentuali quella più trasparente tra le due testate tedesche (FAZ).
Sono stati ottenuti risultati leggermente differenti quando la copertura riguardava un tema comune. Nel caso in cui, negli articoli dedicati al G8, le affermazioni erano complete di indicazione della fonte, la maggioranza si attestava nella categoria “massima” o “alta trasparenza”. Le percentuali esatte erano le seguenti: 83,4% per la FAZ, 85,1% per il WP e 87,7% per la SZ. Nella copertura del vertice pubblicata sul NYT, il 95,7% delle affermazioni era corredata di una fonte che rientrava nella categoria di trasparenza “massima” o “alta”.
Mentre gli articoli (soltanto il testo) non presentavano una fonte per ogni singola affermazione di fatto riportata, la trasparenza degli elementi illustrativi quali fotografie, diagrammi e grafici era quasi ottimale. Non solo il lettore era in grado di capire con grande minuzia di dettagli cosa venisse mostrato, ma era anche informato molto precisamente in merito alla provenienza di una data fotografia o al contenuto informativo dei diagrammi o dei grafici. Gli articoli analizzati nello studio contenevano un totale di 322 elementi grafici: FAZ 32, SZ 22, NYT 115, WP 153.
I giornali tedeschi riportavano la provenienza di tutte le immagini, di tutti i diagrammi e dei grafici. Questa indicazione mancava invece in corrispondenza di una fotografia e di un diagramma sia nel NYT che nel WP. Nei due quotidiani statunitensi, un’immagine per ogni giornale non era corredata di didascalia. In linea generale, i crediti fotografici sembrano essere di gran lunga più comuni di quelli relativi alle informazioni.
Gli articoli pubblicati nei quotidiani statunitensi dimostrano livelli più elevati di trasparenza
In sintesi, è possibile affermare che gli articoli pubblicati nei due giornali statunitensi erano – a parte due eccezioni – sia da un punto di vista quantitativo (percentuale di affermazioni con indicazione della fonte vs. affermazioni prive di indicazione della fonte), che qualitativo (livello di trasparenza delle fonti) più trasparenti rispetto agli articoli apparsi sui giornali tedeschi. Questa affermazione è sempre vera in relazione alle notizie di prima pagina, che costituivano la maggior parte degli articoli selezionati nello studio (vedi “Metodo scientifico”).
Sono state rilevate due eccezioni nella copertura del G8: la FAZ ha pubblicato un maggior numero di articoli con indicazione della fonte rispetto al WP e gli articoli corredati di fonte nella SZ hanno riportato un livello maggiore di trasparenza delle affermazioni contenute nella copertura del vertice pubblicata dal WP.
Soltanto un dato non ha subito variazioni nel corso dell’intero studio: il NYT è rimasto sempre in testa. La sua copertura sia delle notizie di prima pagina che del G8 è sempre risultata la più trasparente tra tutti e quattro i giornali, sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo. In linea generale, i quotidiani americani hanno registrato una performance migliore di quelli tedeschi. Quali conclusioni possiamo trarre da questi risultati?
Differenze nelle culture giornalistiche
Non rientra nelle finalità del presente studio cercare di individuare le cause delle differenze tra i quotidiani tedeschi e quelli americani, poiché non sarebbe stato possibile isolare i fattori dai quali derivano. Ad esempio, i dati non confermano la teoria che un numero più elevato di fonti risulti in una maggiore trasparenza.
Alcuni articoli dimostravano un livello alto di trasparenza ma contenevano soltanto un numero molto limitato di fonti. Ad esempio, un articolo composto prevalentemente da citazioni parafrasate tratte dalle interviste. All’estremità opposta, c’erano notizie che contenevano una grande abbondanza di fonti e, comunque, presentavano una percentuale molto elevata di affermazioni che non erano corredate da nessuna indicazione di provenienza nel testo dell’articolo. Le notizie di tipo investigativo sono un tipico esempio di questo caso.
Nel tentativo di spiegare le differenze che sono emerse tra le testate statunitensi e quelle americane, sembra utile rivolgere lo sguardo alle diversità tra la cultura del giornalismo anglosassone e quella di lingua tedesca. Numerosi progetti di ricerca hanno evidenziato le differenze tra il lavoro dei giornalisti tedeschi e di quelli americani, ad esempio nel metodo di raccolta delle informazioni (Cario 2006, Redelfs 1996) o per quanto riguarda i valori deontologici (Weaver/Wilhoit 2003, Hallin/Mancini 2004). Possiamo affermare dunque, con cognizione di causa, che i giornalisti americani si impegnano di più a seguire l’ideale del reporter imparziale, che etichetta in maniera più puntuale possibile la provenienza delle informazioni, al fine di rendere la copertura di un evento più oggettiva possibile. Una spiegazione plausibile per questa caratteristica del giornalismo statunitense è il diverso processo di sviluppo che hanno conosciuto i sistemi mediatici nei due paesi.
Trasparenza è qualità
Ci sono numerose ragioni per cui i quotidiani dovrebbero essere trasparenti con i lettori sulle fonti di informazione:
■ La trasparenza delle fonti è uno dei criteri di qualità per la valutazione degli articoli (cfr. Russ-Mohl, Weischenberg). Può essere utilizzata come un’autorità interna per il controllo della qualità. I giornalisti dovrebbero dimostrare che hanno svolto delle ricerche approfondite prima di pubblicare un articolo e dovrebbero segnalare al lettore la provenienza delle informazioni.
■ Un livello elevato di trasparenza delle fonti è un modo per distinguersi dalla massa. Non sorprende, infatti, che il NYT, considerato da molti studiosi il migliore quotidiano al mondo (Ruß-Mohl 2001), abbia fatto registrare il più alto livello di trasparenza tra i giornali oggetto di studio.
■ La trasparenza delle fonti è un ottimo strumento per accrescere la credibilità della testata. I giornalisti non devono dare per scontata la fiducia dei lettori soltanto perché il quotidiano gode della reputazione di essere una fonte di informazione attendibile. Una tale considerazione può deteriorarsi molto rapidamente. Ancora di più da quando i lettori possono controllare le informazioni e possono sporgere denuncia molto facilmente, oggi più di un tempo.
■ Infine un’informazione trasparente rappresenta un grande servizio nei confronti della società, perché contribuisce al progresso di un pubblico illuminato. Si potrebbe affermare che “il diritto pubblico di essere informati” non si riferisce soltanto al diritto di sapere cosa sta accadendo, ma include anche il diritto di conoscere la provenienza delle affermazioni e le informazioni.
Metodo scientifico
Lo studio è stato condotto come un’analisi contenutistica che ha combinato elementi quantitativi e qualitativi. Il campione era composto da due quotidiani tedeschi (Frankfurter Allgemeine Zeitung e Süddeutsche Zeitung) e due statunitensi (New York Times e Washington Post). Sono stati analizzati 283 articoli, 232 notizie di prima pagina scelte nell’arco di 59 giorni selezionati sistematicamente in un periodo di 14 mesi. I restanti 51 articoli non erano stati pubblicati nella stessa data ma riguardavano lo stesso argomento: il vertice G8 in Giappone. La copertura del vertice è stata scelta come oggetto di studio al fine di evitare che l’analisi potesse subire l’influenza dei fattori culturali. Il vertice è stato riportato con la medesima distanza politica, culturale e geografica sia in Germania che negli Stati Uniti.
Questa duplice sezione ha preso in considerazione caratteristiche specifiche di ogni testata, ammettendo, allo stesso tempo, varie possibilità di analisi comparata. La ricerca è stata svolta in varie fasi. Inizialmente sono state registrate le caratteristiche empiriche di ogni articolo, come il giorno della pubblicazione e la lunghezza del contributo. Dunque, è stata esaminata la trasparenza delle fonti di tutte le affermazioni di fatto (definite come una porzione di informazione completa) estratte. Ai fini dell’analisi, la trasparenza delle fonti è stata suddivisa in tre dimensioni: l’origine, la concretezza dell’identificazione dell’informazione e il canale attraverso il quale il giornalista ha ottenuto la notizia. È stato assegnato un codice a ogni dimensione. In totale sono state analizzate 11.120 affermazioni, corrispondenti a 33.360 codici.
*L’autore Benjamin Schulz lavora come giornalista freelance per lo Spiegel Online. È laureato in giornalismo e in scienze politiche alla Technische Universität Dortmund.
Fonti:
Cario, Ingmar (2006): Die Deutschland-Ermittler. Investigativer Journalismus und die Methoden der Macher. Berlin u.a.: Lit Verlag
Hallin, Daniel/Mancini, Paolo (2004): Comparing Media Systems. Three Models of Media and Politics. New York: Cambridge University Press
Redelfs, Manfred (1996): Investigative Reporting in den U.S.A. Opladen: Westdeutscher Verlag
Ruß-Mohl, Stephan (2001): Benchmarking. Transparenz und Interaktivität bei führenden amerikanischen Zeitungen. In:
Kleinsteuber, Hans (Hrsg.): Aktuelle Medientrends in den U.S.A. Wiesbaden, S. 109-125
Ruß-Mohl, Stephan (2003): Journalismus. Das Hand- und Lehrbuch. Frankfurt am Main: Frankfurter Allgemeine Buch
Weaver, David/Wilhoit, G. Cleveland (2003): Journalists in the United States. In: Weaver, David H. (Hrsg.): The Global Journalist. Cresskill: Hampton Press, S. 395-414
Weischenberg, Siegfried (2001): Nachrichten-Journalismus. Wiesbaden: Westdeutscher Verlag
Zschunke, Peter (2000) : Agenturjournalismus. Nachrichtenschreiben im Sekundentakt. 2. Auflage, Konstanz: UVK Medien
Traduzione di Claudia Checcacci dall’originale tedesco “Eine Frage der Glaubwürdigkeit”