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Il filosofo Enrico Berti ha scritto un interessante articolo su evoluzionismo e creazionismo per laRegione Ticino di sabato: «Nel Dna di Dio».
Berti conduce la sua analisi partendo dal libro di Riccardo Chiaberge La variabile Dio. In cosa credono gli scienziati? (Longanesi 2008); non avendo letto il libro non so quanto delle argomentazioni presentate da Berti siafarina del suo sacco e quanto invece sia di Chiaberge o dei suoi intervistati (il credente George Coyne e l’ateo Arno Penzias).
Darwin e Paley
Dopo aver brevemente presentato la teoria del progetto intelligente con il famoso esempio di Paley dell’orologio e dell’orologiaio 1, Berti passa all’opera di Darwin:
Dopo Paley, come è noto, venne Charles Darwin, che tra l’altro fu allievo a Cambridge dello stesso Christ’s College, dove pertanto il suo ritratto figura accanto a quello di Paley. Secondo Darwin, come è noto, le varie specie sono il risultato di un’evoluzione dovuta al caso, e questa sua teoria è stata estesa dagli evoluzionisti all’intero universo, che pertanto risulterebbe essere l’esatto opposto di un prodotto creato secondo un Intelligent Design.
Che l’evoluzione sia dovuta al caso sarà sicuramente noto a Berti, certo non lo era a Darwin o agli scienziati evoluzionisti di oggi: le mutazioni sono casuali, o meglio contingenti, ma le mutazioni sono solo uno degli aspetti della teoria dell’evoluzione.
Di fronte alla teoria darwiniana alcuni fondamentalisti cristiani d’America hanno sostenuto che l’universo fu creato esattamente nel modo descritto dalla Bibbia, cioè in sei giorni, e che in esso non vi è nulla di casuale, perché tutto ciò che accade è opera di Dio e rispecchia il suo progetto intelligente.
L’arcivescovo anglicano James Ussher scrisse una cronologia nella quale, in base a dei calcoli basati sulla Bibbia, affermò che la terra venne creata il 23 ottobre 4004 a.C. Questo avvenne nel XVII secolo, ben prima della pubblicazione dell’Origine delle specie (1859). Quanto affermato da Berti è dunque semplicemente falso: a sostenere che «l’universo fu creato esattamente nel modo descritto dalla Bibbia» non furono soltanto i fondamentalisti cristiani d’America e questa tesi non nasce come reazione alla teoria darwiniana. È comunque vero che questa non è la posizione di tutti i cristiani, e che le letture allegoriche della creazioni sono molto antiche.
Compatibilità di creazione ed evoluzione
Fortunatamente questi due scivoloni vengono presto dimenticati proseguendo la lettura. Berti illustra con notevole chiarezza come vada letta la creazione alla luce della trascendenza di Dio.
Innanzitutto, quello che abbiamo in mente è un concetto filosofico di creazione, e in quanto concetto filosofico non può essere cercato nella Bibbia:
La nozione filosofica esatta di creazione non va cercata nella Bibbia, la quale, come non è un libro di scienza – secondo quanto giustamente affermava Galilei – così non è nemmeno un libro di filosofia. Nella Bibbia non c’è la nozione di creazione come totale dipendenza da Dio di tutto l’essere, ossia di tutto ciò che esiste, compreso il tempo, dal nulla. Questa è stata chiarita soprattutto dai grandi filosofi cristiani, cioè Agostino e Tommaso.
Berti così può mettere da parte la Bibbia e passare ai testi di Agostino e Tommaso 2:
Secondo tale idea Dio è totalmente trascendente, cioè non solo non fa parte dell’universo, ma non è nemmeno nel tempo, il quale è la dimensione che caratterizza l’universo in tutta la sua storia, compresa l’evoluzione. Non essendo Dio nel tempo, ma nell’eternità, cioè in una specie di eterno presente, ogni atto di Dio è ugualmente eterno, cioè fuori dal tempo, compresa anche la creazione, libero atto di volontà, eterno quanto è eterna la volontà divina, cioè Dio stesso.
Non resta, adesso, che applicare a creazionismo e Intelligent Design questa concezione di eternità come esistenza fuori del tempo:
Alla luce di questa nozione non ha senso dire che Dio ha creato il mondo all’inizio della sua storia, per esempio col Big Bang, come alcuni affermano, o addirittura “prima” del Big Bang, perché per Dio non c’è un inizio, né un “prima”. Quindi l’universo, se è creato, dipende da Dio da sempre e per sempre, in tutta la sua realtà, la quale si dispiega nella sua storia passata, presente e futura. Ugualmente non ha senso parlare di un Intelligent Design, come se Dio fosse un artigiano umano, che prima pensa e poi fa, cioè come se Dio facesse dei progetti, o dei programmi, cose pensate “ prima” (in latino pro) di essere realizzate. Questa è una concezione antropomorfica, cioè ingenua, primitiva, non filosofica, e neanche teologica, di Dio. […] Ma non è creata mano a mano che si sviluppa, è creata tutta in una volta, con un unico atto, il quale non si verifica né prima né poi, ma fuori dal tempo.
Ottimo. Agostino e Tommaso ne sarebbero felici, e pure George Coyne. Non so il Papa.
Anima e corpo
Berti trova pure il tempo di far fuori pure il dualismo anima-corpo:
Un altro punto sul quale Coyne e Penzias concordano è nel rifiutare il dualismo di corpo e anima, ritenuto tradizionalmente parte della dottrina cristiana, ma appartenente in realtà alla tradizione platonica, ripresa in età moderna da Descartes. Coyne non accetta infatti la tendenza di molti cattolici a identificare nel concepimento il momento in cui Dio immetterebbe un’anima nell’organismo biologico. “Trovo difficile – afferma Coyne – l’idea che Dio intervenga per dotare l’essere umano di un’anima. Non trovo molto utile il dualismo anima-corpo, io mi considero un essere umano, totalmente materiale e totalmente spirituale”.
In ciò converge anche Penzias, quando afferma: “Io credo che abbiamo dei corpi fisici, soltanto fisici. Se parti dalla punta dei miei capelli fino alle dita dei piedi, tutto quello che troverai sarà Dna, e niente altro”. E conclude: “ Se abbiamo un’anima, essa coincide con l’altruismo incastonato nel nostro Dna: anche quello è un fatto naturale”.
Berti ha qui buon gioco a riproporre la teoria aristotelica dell’anima come forma del corpo:
L’anima inoltre, anche quella umana, non è una sostanza diversa dal corpo; ha ragione Penzias, noi non siamo altro che corpo, ma un corpo vivente, vivente di una vita diversa da quella degli altri animali, grazie al Dna umano, che è diverso, anche se in piccola percentuale, da quello degli altri animali. Il Dna umano, dunque, è la nostra anima, e comprende, come dice Penzias, sia il nostro altruismo che il nostro egoismo.
Un essere trascendente
Infine, un piccolo commento su una delle affermazioni di Penzias citate da Berti:
Pur non essendo credente, Penzias riconosce l’esistenza di realtà metafisiche quali “l’amore e la verità”, e inoltre dimostra di avere un’idea corretta del Dio della fede, quando afferma: “Se credessi in Dio, dovrebbe essere trascendente, infinito ed esistere al di fuori delle dimensioni di natura, tempo e spazio”.
Il Dio della fede è trascendente ed esiste al di fuori delle dimensioni di natura, tempo e spazio. Ma il Dio della fede cristiana, il Dio che si è incarnato in Gesù di Nazareth, può essere solo questo?
- «[La teoria dell’Intelligent Design] fu formulata forse per la prima volta da William Paley, teologo anglicano vissuto tra il 1743 e il 1805, mediante il famoso esempio di colui che trova per la strada un orologio ed è indotto sicuramente a pensare che esso sia opera di un abile artigiano: altrettanto, secondo Paley, si dovrebbe pensare dell’universo, che nella sua perfezione rivelerebbe l’opera di un creatore intelligente»
- Da notare: Agostino e Tommaso, non Sant‘Agostino e San Tommaso