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Sotto un cielo d’aprile tinto dell’azzurro più terso, ai piedi dell’austero e vasto maniero di Windsor e della torre rotonda, sulle gloriose note delle marce militari inglesi, settecento membri delle forze armate inglesi, la seconda famiglia del duca di Edimburgo, hanno dato l’addio ad un loro membro, ufficiale della marina, uno degli ultimi veterani della Seconda Guerra Mondiale.
Il feretro del Principe Filippo, coperta dal suo stendardo personale, dalla sua spada e dal suo berretto militare, è stato trasportato da otto ufficiali dal castello di Windsor alla Cappella di San Giorgio. Posto su di una land rover color verde militare adattata a carro funebre.
Quasi in contrasto con i colori accesi del prepotente giorno di primavera, la famiglia reale ha seguito il carro funebre completamente vestita di nero, insigniti di medaglie, ma senza alcuna uniforme militare.
Dietro al feretro, il principe Carlo e la principessa Anna e, dietro di loro, William e Harry, separati dal nipote più grande della regina, Peter Philips, figlio di Anna.
Poi, sulle note dell’Inno britannico, Sua Maestà la regina ha fatto la sua prima apparizione in pubblico, dalla morte del suo amato marito. Al posto di Filippo, accanto a lei, per la prima volta, la sua dama di compagnia.
Accompagnato, nel suo ultimo viaggio, da ciascun esponente dei 42 incarichi ricoperti dal Principe Filippo nell’esercito britannico, incluso quello di lord sommo ammiraglio.
Non appena la land rover si è fermata davanti alla cappella di San Giorgio, gli esponenti della marina militare hanno soffiato nei loro fischietti i consueti tre fischi d’addio.
Fermi sulle scalinate della chiesa, i portatori hanno osservato un minuto di silenzio. Poi, netto nel silenzio, uno sparo di cannone.
Accompagnati da trombe e tamburi, la processione è giunta sino all’entrata della cappella nella quale la Regina è entrata da sola, visibilmente provata.
Seduta da sola nella cappella di San Giorgio (nel pavimento della quale, tra gli altri, è sepolto re Enrico VIII con sua moglie Jane Seymour), la Regina, che indossava una mascherina nera ed un cappello con velina nera, ha quasi nascosto il proprio volto agli stanti. Per la prima volta, forse, la Regina, forte e ferrea, è stata quasi inghiottita dalla sua solitudine. Mentre ogni evento della vita della Regina è sempre stato visto, con sguardi avidi e voraci, da milioni di spettatori, il funerale del principe Filippo ha mostrato una Regina volontariamente prigioniera della sua privacy ed intimità.
Il decano di Windsor, con voce ferma e tonante, ha letto l’elogio funebre di Filippo, breve, come il duca stesso avrebbe voluto. “Siamo stati inspirati dalla sua forza e della sua fede” ha detto “e dalla sua lealtà alla nostra Regina, dai suoi servigi alla Nazione e al Commonwealth, dal suo coraggio e dalla sua forza. Le nostre vite sono state arricchite dalle sfide che egli si è imposto, e dal coraggio che la sua gentilezza e umanità ci ha trasmesso”.
Un coro composto da tre coristi e da una soprano hanno intonato “Eternal father strong to save”, tradizionalmente associato alla marina, e intonato anche in occasione del funerale di Lord Mountbatten, assassinato dall’IRA, nel 1979.
Sull’altare, tutte le vestigia del principe, incluse le medaglie ottenute durante la Seconda Guerra Mondiale.
Come avrebbe voluto Filippo, il funerale è stato privato e intimo, anche forzato dalla pandemia. Così, l’evento funebre si allarga a tutti coloro che hanno perso un caro negli ultimi tempi, a causa del virus.
Poi, il suono di una sola cornamusa, pungente e dilaniante, ha accompagnato l’uscita del feretro.
Sulle note dell’organo, anche la Regina ha lasciato la cappella.
Nel rientro, la famiglia reale ha preferito camminare anziché salire a bordo delle auto. Una breve interazione avvenuta tra Harry e William, mediata forse da Kate, ha fatto sperare ad un prossimo ritorno all’unità della famiglia del Regno Unito.
Con la perdita di Filippo, l’Europa intera guarda attonita un secolo andarsene, sentendosi orfana di una guida sicura e silente, incarnata dalla dignità e dai valori di un simbolo.
Ed è forse proprio la scomparsa di questi simboli ad inondare di orrida assenza l’anarchia nella quale l’Europa oggi, orfana, pare affogare.