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Sede di Milano
Il Consolato generale di Svizzera si trova nel Centro Svizzero, affacciato su Piazza Cavour nel cuore di Milano. Il Centro, ideato dall'architetto svizzero Armin Meili, fu inaugurato nel 1952. Il posto di Milano, assieme a quello di Parigi, è la sede permanente più antica della Svizzera, aperta dopo la creazione della Repubblica Elvetica nel 1798.
Nel corso dei decenni, nonostante i grandi e repentini cambiamenti dovuti agli eventi storici, la Rappresentanza è rimasta un importante punto di riferimento per la colonia svizzera nel Nord Italia, che negli anni è cresciuta sempre di più, fino a raggiungere i 35'000 iscritti nel 2016.
A causa dei bombardamenti su Milano dell'agosto 1943, la sede del Consolato generale fu temporaneamente trasferita a Como, città mai colpita perchè prossima alla frontiera svizzera. L'autorità consolare soccorse gli Svizzeri nel rimpatrio come anche i perseguitati politici o razziali che cercano asilo nella Confederazione. Il Consolato generale venne riportato a Milano a fine guerra, nel maggio 1945.
Oggi lo scambio culturale e scientifico fra la Svizzera e l'Italia è di grande importanza per entrambi i Paesi. L'Ambasciata di Svizzera a Roma così come il Consolato generale di Milano, la rete dei Consoli onorari e vari altri attori svizzeri presenti nella Penisola, promuovono e sostengono iniziative, volte a favorire la conoscenza della cultura svizzera nelle sue varie sfaccettature e l'incontro e lo scambio culturale tra i due Paesi.
La missione del Consolato Generale di Svizzera a Milano è quella di promuovere gli interessi politici, economici e culturali della Svizzera nella sua circoscrizione nel Nord Italia e di favorire le buone e strettissime relazioni transfrontaliere svizzero-italiane. Il Consolato Generale facilita le relazioni commerciali, sostiene le imprese italiane e svizzere e mira a rafforzare la cooperazione in tutti i settori dell'educazione, della scienza e delle arti. Attraverso il suo lavoro di pubbliche relazioni rappresenta l'immagine della Svizzera come un paese innovativo, competitivo e sostenibile nel cuore dell'Europa. Allo stesso tempo, il Consolato Generale è anche punto di riferimento per la grande comunità svizzera nel Nord Italia e per i viaggiatori d'affari e i turisti svizzeri che hanno bisogno di assistenza consolare.
Presentazione di ‘Accolti e Respinti. Gli ebrei in fuga dall’Italia verso la Svizzera dopo l’8 settembre 1943. Nuovi dati e acquisizioni storiche’
Discorso della Console generale di Svizzera Sabrina Dallafior Milano, Centro Svizzero, 6 febbraio 2023
Senatrice,
Assessore,
Signore e Signori,
Care amiche, cari amici,
Benvenuti al Centro Svizzero.
Chi conosce questo luogo e partecipa agli eventi del Consolato generale sa che teniamo tanto a oltrepassare i soliti stereotipi che - pur essendo anche simpatici - spesso non corrispondono più al concetto che la gran parte di noi svizzeri ha del nostro paese. E quindi vogliamo far conoscere, vogliamo raccontare questa nostra Svizzera contemporanea e moderna, all’avanguardia delle nuove tecnologie, innovatrice, aperta al mondo, inclusiva e solidale. Ed è giusto così, perché la Svizzera di fatto è tutto questo – statistiche e classifiche internazionali, dati e ricerche lo confermano.
Ma per essere davvero convincenti, statistiche e classifiche non bastano. Per essere davvero credibili bisogna avere la serenità di volersi confrontare anche con le proprie mancanze e i propri fallimenti.
A vent’anni dalla pubblicazione del Rapporto Bergier credo si possa dire che abbiamo preso coscienza della nostra storia per una migliore comprensione della stessa, anche dei capitoli più bui.
[Per chi non ne avesse mai sentito parlare, va precisato che il Rapporto Bergier fu uno studio approfondito sul ruolo della Svizzera durante la Seconda guerra mondiale, elaborato su incarico del Consiglio federale da una Commissione speciale di esperti indipendenti e completato nel 2002, poi divulgato e discusso ampiamente in tutto il Paese.]
Questo rapporto ci ha aperto gli occhi confrontandoci con il nostro passato più cupo, l’epoca nella quale i nostri valori umani fondamentali vacillarono in modo drammatico. E proprio per questo è nostro obbligo prendere atto e non dimenticare.
Non a caso qualche settimana fa ho partecipato a Torino alla premiazione del regista svizzero Markus Imhof, nell’ambito della quale è stato proiettato non uno qualsiasi dei suoi tanti film di successo, ma consapevolmente “La barca è piena” e quindi un racconto molto simile alle tematiche che approfondiremo questa sera.
“La barca è piena”, non è un titolo casuale, ma è la metafora scelta dal Consigliere federale von Steiger nel 1942 per giustificare che la Svizzera, paragonata a una scialuppa di salvataggio troppo piccola e affollata, non poteva accogliere ulteriori rifugiati. La barca svizzera allora fu considerata piena.
E solo dopo decenni di presunta certezza, nel maggio 1995 l’allora Presidente della Confederazione Kaspar Villiger chiese con fermezza se questa barca fosse stata davvero così piena e se da parte della Svizzera fosse stato fatto veramente tutto quello che era umanamente possibile fare a favore dei perseguitati e di coloro che erano stati privati dei loro diritti, coloro che patirono sofferenza o che, respinti alla frontiera svizzera, andarono incontro a morte quasi certa.
Oggi sappiamo che non fu così, che non si fece sempre tutto il possibile. Secondo il Rapporto Bergier la Svizzera, e in particolare i suoi responsabili politici, non risposero ogni volta in maniera adeguata alle esigenze umanitarie. Un dato di fatto che vale in primo luogo per la politica in materia di rifugiati.
Se è vero che durante la Seconda guerra mondiale la Svizzera ha offerto rifugio a un numero maggiore di persone perseguitate di quante non ne abbia respinte e che il 90% degli ebrei giunti alle frontiere sono stati accolti, è altrettanto vero che il numero dei profughi respinti alla frontiera svizzera stimato dal Rapporto Bergier, secondo la ricerca storica più recente deve essere corretto al ribasso.
Tutto ciò però non attenua le responsabilità della Svizzera verso quelle persone che ha rifiutato di accogliere. La paura della Germania nazista, il timore di un'immigrazione di massa e le preoccupazioni per l'impulso politico di un antisemitismo presente anche in Svizzera hanno talvolta prevalso sui nostri valori e sulla nostra tradizione umanitaria.
Per questi errori il Consiglio federale si è scusato ripetutamente.
Stasera io – quale rappresentante ufficiale del mio paese tanto quanto cittadina svizzera – reitero queste scuse nei confronti della Senatrice Segre.
Senatrice, le rivolgo le mie scuse per l’accaduto, per quanto subito, con la consapevolezza che è impossibile correggere pienamente gli errori commessi e porre rimedio a determinate omissioni.
Tuttavia spero che il confronto con l’accaduto nonché i tanti provvedimenti adottati da allora ci impediscano di ripetere gli stessi errori e possano renderci sensibili ai nostri obblighi almeno verso le vittime di oggi.
Con questa serata, con questo evento in occasione della Giornata della Memoria, vogliamo quindi ricordare per mai dimenticare. Ricordare per combattere l'indifferenza, quella di allora e quella odierna. Ricordare per difendere i nostri valori - pace, libertà, diritti umani, democrazia – anche e soprattutto nell'attuale contesto geopolitico.
Grazie dell’attenzione.
Concorso fotografico #WeTheAlps
Il 1. dicembre 2022 il Consolato generale di Svizzera lancia il concorso fotografico #WeTheAlps su Instagram. Avete tempo fino all'8 dicembre per partecipare!
#DonneFrauenDunnasFemmes
La compagna online #DFDF (2020-2021) aveva come obbiettivo quello di proporre, con cadenza settimanale sui canali social media Facebook, Instagram, Twitter e Youtube del Consolato generale, messaggi essenzialmente positivi e incoraggianti. Questo grazie ai contributi video di donne particolarmente rappresentative, intraprendenti e carismatiche, svizzere o con un forte legame con la Svizzera e attive nei più disparati ambiti, che possano incarnare un modello e ispirare. La donna quindi protagonista nelle sue infinite sfumature, peculiarità, competenze e potenzialità, nei suoi innumerevoli talenti, valori e meriti.
#FareImpresa
#FareImpresa è un’iniziativa che vuole essere un momento di approfondimento su un tema più che mai attuale come quello economico. Considerato il particolare periodo che stiamo vivendo, abbiamo ideato questa campagna, interamente digitale, per porre l'attenzione su aziende svizzere nel Nord Italia e sul valore aggiunto che questa presenza comporta sia per l’Italia che per la Svizzera.
Obiettivo del progetto è presentare con cadenza quindicinale una realtà imprenditoriale svizzera attiva nel circondario consolare del Consolato generale, narrandone brevemente la storia, dagli esordi a oggi, mettendone in luce crescita, rilevanza sulla piazza economica italiana e, non da ultimo, ponendo l’accento sul suo potenziale in quanto a ricerca, sviluppo e innovazione.