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Il Comitato internazionale della Croce Rossa chiede un maggiore controllo delle biotecnologie, potenzialmente pericolose.
Gli scienziati sono invitati ad adottare codici di condotta. Gli Stati a rafforzare il divieto delle armi biologiche.
Per due giorni, su invito dell'organizzazione umanitaria, una cinquantina di esperti scientifici e diplomatici hanno partecipato ad una conferenza sul tema "della biotecnologia, le mine dell'umanità".
Il CICR fa due constatazioni convergenti: da un lato, i processi politici sulla tematica delle armi biologiche registrano uno smacco dopo l'altro, d'altro canto, il mondo si appresta a vivere una rivoluzione biotecnologica.
Il veto degli Stati Uniti
Le trattative diplomatiche, che avrebbero dovuto sfociare nel rafforzamento della Convenzione sulle armi biologiche, sono terminate con un fallimento.
La comunità internazionale non dispone ancora dei mezzi giuridici vincolanti che permetterebbero di verificare l'applicazione di questo trattato. Gli Stati Uniti hanno praticamente imposto il loro veto.
I progessi della biotecnologia lasciano intravvedere progressi favolosi per l'umanità, aprendo però contemporaneamente anche la porta a pericolosi abusi per le popolazioni.
"Noi auspichiamo che, al di là dei problemi politici, tutti si mettano d'accordo per ribadire il divieto delle armi biologiche", dice a swissinfo Dominique Loye, consigliere al CICR.
I nuovi pericoli
Ma gli sviluppi nel campo della biotecnologia sottoporranno le popolazioni a quali nuovi pericoli? Dominique Loye fa un esempio: "Si conoscono meglio i processi psicologici e dunque è anche più facile influenzarli. Quando si sviluppa un farmaco contro la depressione, con le stesse conoscenze si può anche creare artificialmente una depressione".
Loye dà anche un altro esempio. In luglio, alcuni scienziati hanno creato un virus della poliomelite a partire da sequenze del DNA, acquistate per corrispondenza e sulla base della formula chimica dell'agente della poliomelite, trovato su Internet.
Sviluppare le responsabilità
Da qui l'appello lanciato a ricercatori e industriali affinché adottino, nei loro rispettivi campi, codici di condotta destinati a prevenire e evitare l'impiego abusivo di agenti biologici.
"La comunità scientifica non è veramente cosciente dei rischi. Dovrebbe quindi dotarsi di un migliore programma di formazione in materia".
Resta aperta la questione politica. Il CICR ci tiene a mantenere la sua fama di istituzione neutra e non vuole entrare in materia e commentare le posizioni americane o britanniche sui soggetti scottanti dell'attualità.
Si sottolinea comunque che dopo i primi contatti intrecciati questa settimana a Montreux, gli esperti e rappresentanti ufficiali americani hanno dimostrato interesse perfino per l'idea del codice di condotta.
Prima reazione attesa al lancio di questo appello: il CICR proporrà ai governi del mondo un progetto di dichiarazione politica comune, riaffermando le norme esistenti in materia di armamenti biologici. L'anno prossimo si vedrà.....
swissinfo, Bernard Weissbrodt
Fatti e cifre
La Convenzione sul divieto delle armi batteriologiche è stata firmata il 10 aprile 1972
144 Stati hanno ratificato questa Convenzione. La Svizzera lo hafatto nel 1976
I Paesi firmatari si impegnano a non fabbricare, immagazzinare o acquistare armi batteriologiche