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Chi rispetta davvero la democrazia diretta si cura di sottoporre alle cittadine e ai cittadini quesiti chiari, con testi che non diano adito a dubbi. Solo così è infatti possibile la formazione di una volontà popolare non viziata da errori e consapevole delle conseguenze. Occorre sapere con una certa precisione che cosa comporti un sì o un no. Se una modifica costituzionale in votazione è in conflitto con impegni internazionali, è determinante per chi vota sapere se in caso di accettazione dell’iniziativa il trattato in questione debba essere violato o rinegoziato. Nel caso dell’iniziativa contro l’immigrazione di massa i problemi che si sarebbero posti con l’UE in relazione all’Accordo sulla libera circolazione erano stati al centro del dibattito. Ma siccome il testo dell’iniziativa non precisava se l’accordo dovesse essere disdetto in caso di insuccesso di una sua rinegoziazione, i votanti si ritrovarono nell’irritante situazione di non sapere se credere al Consiglio federale (che prefigurava la necessità di disdire l’accordo) oppure agli iniziativisti (che invece negavano una simile necessità). Subito dopo l’esito risicato a favore dell’iniziativa i fronti si capovolsero: i promotori cambiarono idea e si misero ad invocare la disdetta della libera circolazione delle persone, mentre il Consiglio federale si rimangiò la parola insistendo sul-l’importanza dei Bilaterali. I gabbati del 9 febbraio furono le cittadine e i cittadini: chi votò sì credendo all’UDC, ma anche chi votò no credendo al Consiglio federale e temendo una disdetta dei Bilaterali. Il Parlamento arbitrò poi le contraddizioni con un compromesso che salvò capra e cavoli. Se in quell’occasione l’UDC avesse richiesto direttamente ciò che già allora in realtà voleva, ossia la disdetta della libera circolazione delle persone, la domanda sarebbe stata inequivocabile e sarebbe stata verosimilmente rifiutata a causa delle sue gravi conseguenze. Richieste imprecise consentono a chi le formula di mantenere un confortevole margine di manovra per pretendere, in seguito al voto popolare, anche cose non indicate nel testo di un’iniziativa. Occorre quindi aprire bene gli occhi ed evitare la trappola delle iniziative volutamente vaghe nel loro testo. Perché in quella deliberata vaghezza si nasconde una trappola per la democrazia diretta. Se fosse accolta l’iniziativa sull’autodeterminazione questa trappola funzionerebbe senza soluzione di continuità, come ha ben evidenziato recentemente il costituzionalista prof. Stefan Schlegel sulla NZZ. Qualsiasi conflitto con il diritto internazionale verrebbe infatti strumentalizzato dall’UDC per reclamare automaticamente la disdetta di un trattato (se non fosse possibile rinegoziarlo) e ciò a prescindere dal fatto che il popolo abbia dato uno specifico mandato a in tal senso o meno. Un malaugurato sì farebbe da apripista ad una serie di ulteriori iniziative con testi strategicamente indeterminati e vaghi che favorirebbero la possibilità di un’approvazione popolare. Autodeterminarsi è possibile unicamente a condizione di conoscere con sufficiente precisione le conseguenze delle proprie scelte. Altrimenti la democrazia diretta non può essere esercitata con responsabilità. Tutt’al più continuerà ad essere abilmente sfruttata a fini elettorali. Con buona pace del popolo sovrano. Evitiamo quindi di cadere nella trappola e votiamo no.
Giovanni Merlini, consigliere nazionale del PLR
Opinione apparsa sul Corriere del Ticino, 23 novembre 2018