Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01150.jsonl.gz/149

Il presidente eletto del Brasile, Jair Bolsonaro, ha sostenuto che la sua recente denuncia di un progetto di assistenza sanitaria cubana è stata determinata dal fatto che la presenza di medici cubani in Brasile era una forma per rafforzare la "dittatura" nell'isola.
Riferendosi quindi specificamente al personale cubano impegnato nel progetto 'Más Médicos', Bolsonaro ha dichiarato che "non possiamo ammettere schiavi cubani in Brasile né continuare ad alimentare la dittatura cubana".
La settimana scorsa il governo di L'Avana ha annunciato il ritiro di quasi 8.000 medici che dal 2013 operavano nei quartieri poveri di vari Stati brasiliani. Conversando con i giornalisti il capo dello Stato eletto ha anche ricordato che i medici impegnati in 'Más Médicos' ricevevano solo il 30% del denaro pagato dal Brasile per il loro lavoro, mentre il 70% restante finiva nelle casse del governo di Cuba.
Ad una domanda su come potranno continuare a funzionare i centri sanitari sprovvisti del personale cubano, Bolsonaro ha risposto: "Io non sono il presidente ora, e l'1 gennaio quando mi insedierò mi occuperò di questo problema. Ma so che il presidente (uscente Michel) Temer sta già lavorando a questo tema".
Secondo il Consiglio nazionale degli Assessorati municipali della Sanità (Conasems), almeno 611 città brasiliane potrebbero restare senza medici a partire dal prossimo anno dopo l'uscita di scena del personale cubano.
Il Conasems ha anche sottolineato che i medici cubani rappresentano oltre la metà dei professionisti impiegati nel programma 'Más Médicos' che ha permesso a 29 milioni di brasiliani di poter usufruire di assistenza medica.