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BERNA - Giovedì la Banca nazionale svizzera (BNS) procederà alla periodica valutazione della sua politica monetaria. La gran parte degli osservatori si aspetta la conferma dell'attuale orientamento, ma vi è anche chi pensa che presto l'istituto renderà ancora più negativi i tassi.
"Al momento non vediamo alcun motivo per modificare la nostra politica monetaria", ha detto Thomas Jordan in un'intervista pubblicata ai primi di marzo dalla Schweiz am Sonntag. Ma allo stesso tempo "vediamo un aumento significativo dei rischi politici", ha aggiunto.
Le incertezze, in particolare nella zona euro, sono notevoli, indipendentemente dal buon andamento odierno dei mercati finanziari. I movimenti definiti populisti sono in crescita, per esempio nei Paesi Bassi, in Francia e in Germania, paesi dove sono in programma elezioni. In Gran Bretagna non è ancora chiaro come sarà attuata la Brexit. E l'elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti non ha certo contribuito a rendere più prevedibile il quadro complessivo.
"Tali periodi di accresciuta incertezza politica sono difficili per noi, dal momento che la Svizzera è vista come un rifugio sicuro," ha spiegato Jordan.
Come noto nella lotta contro un ulteriore rafforzamento del franco la BNS impiega due strumenti, gli interessi negativi e gli interventi sui mercati valutari. Questi ultimi hanno notevolmente gonfiato il bilancio della BNS, che è ormai quasi altrettanto elevato come il prodotto interno lordo del paese.
Nel solo mese di febbraio, le riserve valutarie della BNS sono aumentate di 24 miliardi. Parte della progressione può essere dovuta a guadagni su investimenti. Tuttavia il forte incremento è segno inequivocabile che l'istituto acquista euro e dollari su vasta scala per cercare di indebolire il franco.
Oggi il franco ha raggiunto il livello più basso degli ultimi tre mesi, con l'euro per la prima volta oltre 1,08 franchi. "La BNS sembra puntare al corso più basso possibile alla vigilia delle elezioni olandesi", ha affermato un commentatore della Banca cantonale di Turgovia.
Con l'estendersi degli interventi aumentano però pure i rischi. Gli Stati Uniti hanno per esempio messo sotto osservazione la Svizzera: potrebbe essere inserita in un elenco di manipolatori dei cambi.
Intanto si moltiplicano le voci di coloro che scommettono su un inasprimento degli interessi negativi, attualmente del -0,75%, che sono chiamati a pagare le banche per i grandi importi presso la BNS. Safra Sarain si aspetta ad esempio che nel corso di questo trimestre l'interessa sarà portato a -1,00%. Questo perché la crescita economica elvetica è considerata deludente nel 2016 se comparata a quella di altri paesi. Un abbassamento del tasso provocherebbe però anche parecchie critiche, ad esempio da parte di casse pensioni e assicurazioni.
Prima che la BNS mostri le sue carte, sarà il turno mercoledì della Federal Reserve informare i mercati. Gli specialisti sono praticamente unanimi nel ritenere che la Banca centrale americana aumenterà il tasso di riferimento di un quarto di punto.
Questo non dovrebbe comunque accrescere il margine di manovra di Jordan, visto che l'evoluzione è già stata "digerita" dal mercato. Un allentamento della tensione dovrebbe intervenire solamente quando la Banca centrale europea (Bce) abbandonerà gradualmente la sua politica monetaria ultra espansiva.
C'è chi ad esempio ritiene che la Bce tornerà ad aumentare i tassi prima della fine del programma di acquisti di titoli. Ma l'istituto finora ha smentito: il presidente Mario Draghi ha fatto sapere che vuole aumentare l'inflazione.