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Negli ultimi anni, gli scambi globalizzati di beni, capitali e informazioni sono aumentati esponenzialmente. Essi dimostrano sistematicamente che delle cosiddette decisioni locali possono avere ripercussioni a livello planetario. Il consumo in Svizzera durante tutto l’arco dell’anno di pomodori, cetrioli e melanzane, influenza direttamente, per esempio, l’orto dell’Europa, nel sud desertico della Spagna, dove alcuni alimenti sono prodotti in condizioni problematiche, con l’ausilio di acqua di falda e di pesticidi. Questi effetti, detti di esternalità territoriale o effetti di spillover (“traboccamento”), si verificano quando delle azioni specifiche in un Paese hanno conseguenze negative per altre nazioni e impediscono loro, inoltre, di raggiungere gli obiettivi di sostenibilità.
Avendo formulato diciassette obiettivi di sviluppo sostenibile, l’Agenda 2030 dell’ONU cerca di prendere in considerazione questi effetti. Nel mondo interdipendente e interconnesso che conosciamo, tutti gli Stati membri dell’ONU si sono impegnati, nel 2015, ad attuare l’Agenda 2030. Com’è possibile realizzare le implementazioni nazionali dell’Agenda in un mondo globalizzato? A questo proposito, è impossibile trascurare gli effetti di esternalità territoriale.
Il Sustainable Development Report (SDR), pubblicato annualmente da un gruppo di autori riuniti attorno all’economista americano Jeffrey D. Sachs, valuta i 193 Stati membri dell’ONU in base agli impatti negativi che generano all’estero. Questi ultimi sono divisi in tre aree: effetti ecologici e sociali del commercio, economia e flussi finanziari, promozione di pace e sicurezza. Nella recente valutazione del 2021, la Svizzera occupa poco gloriosamente il 161° posto. Solo gli Emirati Arabi Uniti, il Lussemburgo, la Guyana e Singapore ottengono un punteggio inferiore in termini di effetti di spillover. In un confronto europeo, la Svizzera si situa al 30° posto su 31. Com’è possibile che il nostro Paese, un presunto allievo modello, se ne esca così male?
Effetti ecologici e sociali del commercio
Gli impatti negativi all’estero nel campo del commercio includono le conseguenze internazionali legate all’utilizzo delle risorse naturali, all’inquinamento ambientale e agli effetti sociali generati dal consumo di beni e servizi. La Svizzera ottiene dei pessimi risultati in termini di importazione di acqua virtuale, azoto, diossido di azoto e diossido di carbonio. Ha anche un punteggio molto basso per quanto attiene alla messa in pericolo della biodiversità negli ecosistemi. In parte invisibili, questi sottoprodotti sono generati lungo tutta la catena di creazione di valore, in particolare: nella produzione e nell’utilizzo di pesticidi e fertilizzanti chimici, nell’irrigazione, nell’utilizzo di motori a combustione per la produzione e il trasporto. Chiunque metta in dubbio queste cifre internazionali può anche fare riferimento al monitoraggio nazionale MONET 2030 dell’Ufficio federale di statistica. Nemmeno questo monitoraggio prevede una riduzione dell’elevata impronta materiale o dell’impronta di gas serra della Svizzera.
È chiaro che i piccoli Paesi poveri di risorse dipendono dai beni e dai servizi provenienti dall’estero. È quindi ancora più cruciale organizzare queste relazioni commerciali in modo sostenibile. La risposta del Consiglio federale a un’interpellanza del consigliere nazionale Roland Fischer (PVL) sulla riduzione delle esternalità negative della Svizzera lascia molto a desiderare, così come la riduzione della sua impronta: secondo il Consiglio federale, il nostro Paese si impegna affinché l’ONU si fissi degli obiettivi ambiziosi per dei modelli di consumo e di produzione sostenibili. E il nostro Paese promuove l’economia circolare, per la quale saranno sviluppate delle misure entro la fine del 2022. Resta da vedere se queste misure contribuiranno a una riduzione significativa dell’impronta materiale e dell’impronta di gas serra della Svizzera.
Gli sforzi internazionali per assicurare delle catene di creazione di valore sostenibili sono molto più promettenti. La risoluzione recentemente adottata dal Consiglio dei diritti umani dell’ONU, deve sancire il diritto fondamentale a un ambiente sicuro, pulito, sano e sostenibile (vedi l’articolo su global #84). La Francia e la Germania stanno facendo sforzi simili con, rispettivamente, la loi relative au devoir de vigilance (N.d.T. legge relativa al dovere di diligenza) e la Gesetzes über die unternehmerischen Sorgfaltspflichten in Lieferketten (N.d.T. legge sulle catene di approvvigionamento). In confronto, vediamo chiaramente ciò che il controprogetto all’Iniziativa multinazionali responsabili riesce effettivamente a "produrre": opuscoli patinati senza senso scritti dai dipartimenti di marketing delle grandi imprese multinazionali.
Economia e flussi finanziari
Nell’area dell’economia e dei flussi finanziari, la Svizzera ottiene un punteggio da scarso a molto scarso per tutti e quattro gli indicatori. Il problema è chiaro: con lo 0,48% del reddito nazionale lordo, le spese pubbliche consacrate allo sviluppo sono ancora al di sotto dello 0,7% stabilito nell’Agenda 2030. La piazza finanziaria svizzera rimane un paradiso per i rifugiati fiscali. Lo scambio automatico di informazioni sui conti finanziari è garantito solo parzialmente. E infine, le multinazionali possono ancora praticare l’ottimizzazione fiscale in Svizzera, a spese dei più poveri. Senza misure concrete contro le pratiche di evasione fiscale e i trasferimenti di profitti delle imprese verso delle zone a bassa imposizione, la Svizzera non adempirà alle sue responsabilità verso i Paesi poveri.
Promozione della pace e della sicurezza
La terza area, quella della promozione della pace e della sicurezza, comprende le conseguenze negative e destabilizzanti che le esportazioni di armi possono avere sui Paesi poveri. Anche qui, le esportazioni di armi della Svizzera le valgono un pessimo risultato. Dopo la pubblicazione del SDR, tuttavia, un primo passo è stato fatto nella giusta direzione: il controprogetto all’Iniziativa correttiva garantisce che nessun materiale bellico sarà esportato in Paesi nei quali è in corso una guerra civile o dove i diritti umani sono sistematicamente e gravemente violati. La regolamentazione delle esportazioni è sancita dalla legge e conferisce così alla popolazione e al Parlamento il necessario controllo democratico sulla consegna di materiale bellico.
Il ruolo preminente della piccola Svizzera
Il Sustainable Development Report è regolarmente criticato per i suoi dati insufficienti e incompleti, così come per la scelta dei suoi indicatori. Ma queste critiche non devono oscurare la responsabilità globale della politica condotta dalla Svizzera, dalla sua economia e dalla sua popolazione. Spetta a tutti noi fare in modo che le decisioni politiche prese dal nostro Paese contribuiscano allo sviluppo sostenibile globale e non portino all’inquinamento delle acque, alla povertà o allo spostamento delle popolazioni. Perché le esternalità negative dei Paesi ricchi dell’OCSE non hanno unicamente un impatto sugli altri Paesi: minano anche gli sforzi internazionali per raggiungere gli obiettivi dell’Agenda 2030.
Pubblicato Il 5 maggio 2022
su Il Lavoro
(Traduzione di Valeria Matasci)