Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/215026

<h2>SubmittedText<h2><p>In Turchia, diciotto avvocati sono stati arrestati alla vigilia di un importante processo politico iniziato nel settembre del 2017. </p><p>L'accusa che viene loro rivolta è di aver fatto quello che ci si aspetta che facciano gli avvocati, cioè di aver visitato i loro clienti in prigione, di aver parlato con loro del caso e di aver assunto la difesa delle vittime dell'incidente minerario di Soma.</p><p>Vorremmo inoltre segnalare che nel disastro di Soma del 13 maggio 2014 sono morti 301 minatori. Si tratta della peggiore catastrofe avvenuta in Turchia nel settore industriale dopo quella di Kozlu, in cui morirono 263 persone il 3 marzo 1992. </p><p>Le accuse mosse contro gli avvocati si basano su testimonianze anonime e su dichiarazioni e documenti falsi. Trentasei degli agenti di polizia che hanno condotto gli interrogatori in questo caso, cinque procuratori incaricati del dossier e due giudici che hanno ordinato intercettazioni telefoniche sono stati in seguito licenziati e si trovano ora ad affrontare un'azione legale per contraffazione e falsificazione di documenti.</p><p>Il 14 settembre 2018, un anno dopo l'arresto degli avvocati, il tribunale si è espresso all'unanimità per il loro rilascio. Tuttavia, lo stesso tribunale il giorno successivo ha di nuovo ordinato l'arresto di dodici degli avvocati scarcerati la sera precedente. Due di loro, la signora Ebru Timtik e il signor Aytaç Ünsal, sono stati condannati il 20 marzo 2019 rispettivamente a tredici e dieci anni di carcere. Il 5 febbraio 2020 hanno iniziato lo sciopero della fame per chiedere che si svolga finalmente un processo equo, nel rispetto delle fondamentali garanzie legali. </p><p>La signora Timtik è morta giovedì 27 agosto per le conseguenze di questo sciopero della fame.</p><p>Chiedo pertanto al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. La questione è stata affrontata in occasione dell'incontro tra il consigliere federale Ignazio Cassis e il suo omologo turco, il ministro degli esteri Mevlüt Çavuolu, il 14 agosto 2020 a Berna?</p><p>2. Il capo del Dipartimento federale degli affari esteri intende sollevare il problema di questa grave violazione delle norme procedurali minime in occasione del prossimo incontro con il suo omologo turco?</p><p>3. Quali misure intende adottare il Consiglio federale per far sì che la Turchia - che la Svizzera considera un partner prioritario e con il quale il nostro Governo vorrebbe intensificare le relazioni - rispetti le garanzie minime imposte dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo, che è tenuta a osservare dal 18 maggio 1954, per assicurare processi equi?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1./2. Il Consiglio federale ha già fatto notare in precedenti risposte a interpellanze parlamentari (cfr. in particolare Ip. 18.4389, Ip. 19.3526, Ip. 19.3527, Ip. 19.4026, Ip. 20.3557) che, in occasione di incontri bilaterali e in organismi multilaterali, la Svizzera invita regolarmente la Turchia a rispettare i diritti umani, i principi dello Stato di diritto e i suoi obblighi internazionali. L'ultima volta lo ha fatto il 30 settembre 2020 nel Consiglio d'Europa in relazione all'arresto di Osman Kavala. La situazione dei diritti umani e questioni sullo Stato di diritto in Turchia sono state anche temi di discussione in occasione dell'incontro tra il consigliere federale Ignazio Cassis e il suo omologo turco, svoltosi a Berna il 14 agosto 2020.</p><p>3. La Svizzera sostiene progetti concreti in materia di diritti umani in Turchia e segue attentamente l'attuazione delle sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU), che riguardano la Turchia. L'Ambasciata di Svizzera ad Ankara e il Consolato generale a Istanbul sono in contatto con persone e organizzazioni non governative che si impegnano per la tutela dei diritti umani. Inoltre, le rappresentanze svizzere in loco seguono regolarmente le procedure in corso.</p><p>La Svizzera intende portare avanti il dialogo con il Governo turco per giungere a un miglioramento della situazione sul posto.</p>  Risposta del Consiglio federale.