Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/16994

<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Alla domanda 1:</p><p>Lo smaltimento a regola d'arte delle pile usate rappresenta un'importante misura di politica ambientale. Il Consiglio federale può constatare con soddisfazione che la Svizzera ha svolto un ruolo di pioniere in questo settore. Impianti che smaltiscono a regola d'arte pile usate operano sia ad Aclens (VD) che a Wimmis (BE). Il Consiglio federale sa bene che le capacità dei due impianti rimangono in parte inutilizzate  per ragioni legate all'evoluzione tecnica del settore. </p><p>Detti impianti sono stati sottoposti a un esame d'impatto ambientale prima della loro entrata in servizio. Inoltre vengono controllati dalle autorità cantonali competenti. Il Consiglio federale non ha quindi alcun dubbio sul fatto che essi operino nel rispetto delle disposizioni vigenti e non ha alcuna ragione per adottare ulteriori misure di vigilanza.</p><p>I due impianti hanno beneficiato in eguale misura dei sussidi stanziati dalla Confederazione nel rispetto delle disposizioni vigenti.</p><p>Attualmente viene riscossa una tassa di smaltimento anticipata, prevista nel quadro di un accordo liberamente stipulato. L'aumento di detta tassa non è stato deciso per compiacere alla Batrec AG, ma per migliorare il tasso di restituzione delle pile e per contribuire ai costi dovuti al loro trasporto.</p><p>La Commissione della concorrenza aveva avviato un'inchiesta sulla possibilità che la Batrec avesse violato le norme del diritto della concorrenza, ma non avendo trovato prova di tale infrazione, ha concluso la procedura nel dicembre 1997.</p><p>Il Consiglio federale ha comunque già risposto alle domande riguardanti il sovvenzionamento di entrambi gli impianti, il finanziamento del riciclaggio di batterie e le tecnologie di trattamento delle stesse nella sua esauriente risposta all'interrogazione ordinaria Baumberger del 19 luglio 1997 "Smaltimento delle pile usate". I punti trattativi non saranno più oggetto della presente risposta.</p><p>Alla domanda 2:</p><p>L'indagine comparativa della Elektrowatt Engineering AG fu commissionata a suo tempo dall'Aggruppamento dell'armamento. A entrambe le aziende venne garantita la segretezza, sia nei confronti della Batrec sia nei confronti della Recymet. La Confederazione deve rispettare tale obbligo contrattuale.</p><p>Alla domanda 3:</p><p>Già negli anni Ottanta la Confederazione, diversi Cantoni e un gruppo della grande distribuzione cercarono intensamente una soluzione per lo smaltimento delle pile che a quel tempo contenevano grosse quantità di cadmio e di mercurio. Ciò diede vita all'ampia base azionaria dell'attuale Batrec (Confederazione, 12 Cantoni, diversi grandi distributori e grandi magazzini). La Confederazione considera ancora oggi giusta l'iniziativa di allora così come ritiene giusto il proprio impegno finanziario. È inoltre da apprezzare la decisione del DMF che mise a disposizione della Batrec, in regime di diritto di superficie, una sede che comunque la ditta in questione deve indennizzare a prezzo di mercato.</p><p>Entrambe le aziende di riciclaggio delle batterie dovettero superare un esame di impatto sull'ambiente e ricevettero dalle autorità interessate dei Cantoni di ubicazione i necessari permessi. Entrambi gli impianti sono costruiti secondo lo stato attuale della tecnica. Il Consiglio federale non ha motivo di dubitare della fondatezza delle autorizzazioni rilasciate da entrambi i Cantoni di ubicazione per la costruzione e l'esercizio dei summenzionati impianti. Anche per quanto concerne l'esecuzione dell'ordinanza sulla protezione contro gli incidenti rilevanti, vale a dire per la valutazione di eventuali rischi e le relative misure da adottare, sono competenti i Cantoni di ubicazione. Anche in questo caso il Consiglio federale non ha ragione di dubitare della competenza dei Cantoni di ubicazione o addirittura di proporre misure di propria iniziativa. Eccezion fatta per la presente interpellanza, la Confederazione non ha mai avuto motivo di sospettare che l'uno o l'altro impianto lavorasse in maniera non ecocompatibile o che fosse pericoloso.</p><p>Alla domanda 4:</p><p>È vero che la Batrec fu fondata dal gruppo di lavoro costituito dalla Confederazione; tuttavia, da quando esistono entrambi gli impianti, la Confederazione e in particolare i collaboratori competenti dell'UFAFP si sono adoperati allo stesso modo per entrambi gli impianti, nell'interesse di uno smaltimento ecocompatibile. Entrambi gli impianti sono stati sostenuti allo stesso modo per mezzo di sovvenzioni dalla Confederazione che inoltre con il divieto di esportazione di batterie introdotto già a partire dal gennaio del 1991(quando ancora non era in funzione alcun impianto di riciclaggio) ha creato le condizioni per il loro esercizio. L'allegato dell'ordinanza sulle sostanze riguardante le batterie è attualmente in fase di revisione. Tale revisione ha lo scopo di introdurre una tassa di smaltimento anticipata obbligatoria atta a finanziare il riciclaggio delle pile e ad aumentarne il tasso di restituzione. </p><p>Alla domanda 5:</p><p>Il procedimento utilizzato dalla Batrec produce zinco metallico in lingotti, una lega di ferro e manganese, mercurio e una loppa sotto forma di sostanza inerte conferibile in discarica senza problemi. La lega di ferro-manganese può essere utilizzata direttamente negli impianti siderurgici, mentre i lingotti di zinco, a seconda del loro grado di purezza, possono essere utilizzati negli stabilimenti per la produzione di zinco o in impianti per la lavorazione dello zinco. Il contenuto di cadmio e piombo corrisponde a quello riscontrato nei lingotti di zinco solitamente in commercio. Il mercurio viene venduto in forma purissima (titolo di mercurio 99,9999%) direttamente alle industrie produttrici di sostanze chimiche. Esclusa la loppa, tutte le altre sostanze possono essere immesse sul mercato come sostanze abitualmente in commercio. Nel 1996 sono state prodotte 900 t di lega ferro-manganese, 300 t di zinco, 220 t di loppa e 6 t di mercurio.</p><p>Alla domanda 6:</p><p>Tanto il procedimento utilizzato dalla Batrec quanto quello utilizzato dalla Recymet corrispondono allo stato attuale della tecnica ed entrambi gli impianti funzionano in maniera ecocompatibile. Non esistono elementi in grado di avallare la tesi secondo la quale il procedimento utilizzato dalla Batrec rappresenta un rischio insopportabile per l'uomo e per l'ambiente (vedi risposta alla domanda 3). Attualmente i costi del riciclaggio delle pile sono coperti da una tassa di smaltimento introdotta spontaneamente dall'industria di produzione delle pile. L'organizzazione autonoma per lo smaltimento delle pile creata allo scopo è organizzata secondo i canoni del diritto privato e, ai sensi dei propri statuti, non ha facoltà di assegnare batterie usate a un determinato impianto. La Confederazione non può influire né sul prezzo del riciclaggio né sull'assegnazione di pile all'uno o all'altro impianto (vedi anche risposta all'interrogazione ordinaria Baumberger del 19 luglio 1997).</p><p>Alla domanda 7:</p><p>La Confederazione non "offre" alcuna somma né alla Batrec né alla Recymet. L'Impresa svizzera di munizioni di Thun è azionista di minoranza della Batrec e, in considerazione della situazione del mercato delle batterie usate, ha calcolato una certa somma a titolo preventivo e in vista di un'eventuale ristrutturazione e di un riorientamento della Batrec. Ciò facendo, l'Impresa svizzera di munizioni adotta delle misure preventive per salvaguardare i propri interessi di azionista.</p><p>Alla domanda 8:</p><p>La miscela composta da ossidi di zinco e di manganese prodotta come scoria dalla Recymet, peraltro contaminata da cadmio e piombo, è considerata un rifiuto speciale sia secondo le prescrizioni svizzere sia secondo quelle internazionali (Ordinanza sul traffico dei rifiuti speciali, OTRS, Convenzione di Basilea sul controllo dei movimenti oltre frontiera di rifiuti pericolosi e sulla loro eliminazione e Decisione OCSE-C(92)39 sul controllo delle spedizioni transfrontaliere di rifiuti pericolosi per il riciclaggio). </p><p>L'UFAFP è l'autorità competente in materia di controllo delle esportazioni di rifiuti speciali. Prima che vengano esportati, bisogna assicurarsi che i rifiuti speciali vengano trattati in maniera ecocompatibile all'estero. A seguito dei dubbi sorti nel 1995 sull'ecocompatibilità dell'impianto all'estero rifornito dalla Recymet, l'UFAFP fece eseguire una perizia indipendente che dimostrò come alcune fasi del trattamento nell'impianto estero non potessero essere definite ecocompatibili (tra l'altro lo stoccaggio all'aperto dei rifiuti). Di conseguenza l'UFAFP dovette sospendere per alcuni mesi l'autorizzazione all'esportazione fino all'avvenuta eliminazione delle insufficienze, che peraltro vennero in linea di massima confermate da una controperizia commissionata dalla Recymet. La ditta estera provvedette, a seguito dell'intervento dell'UFAFP, al risanamento delle carenze contestate.</p><p>Alla domanda 9:</p><p>È chiaro che, alla luce della sovraccapacità nel riciclaggio delle pile esistente in Svizzera, è opportuno mettere a disposizione di altri Paesi sia la tecnologia sia entrambi gli impianti, considerato che essi sono su scala mondiale gli unici impianti a disporre di un sì elevato lievllo tecnico. L'UFAFP non perde occasione, p. es. in seno alle organizzazioni internazionali dell'OCSE o del PNUA, per attirare l'attenzione sulle possibilità del riciclaggio di pile offerte dalla Svizzera. Le importazioni dall'estero di batterie sono possibili senza problemi a condizione che non mettano in pericolo il riciclaggio delle pile usate raccolte in Svizzera. Se fino a oggi non si sono rilevate in Svizzera importazioni di grosse quantità di batterie provenienti dall'estero, ciò è da imputare al prezzo di smaltimento relativamente elevato, dovuto a sua volta all'uso di alta tecnologia. Un ulteriore motivo è la possibilità ancora presente in molti Paesi di conferire le batterie direttamente in discarica.</p>  Risposta del Consiglio federale.