Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/69202

<h2>SubmittedText<h2><p>Alcune settimane fa l'UBS ha deciso di cessare le sue relazioni d'affari con tutti i clienti iraniani. Il Crédit Suisse e altre banche hanno seguito questa decisione. Nel quadro delle prescrizioni legali, peraltro non poste in discussione in questa sede, le singole imprese hanno libera facoltà di scegliere la loro politica aziendale. Tuttavia è indiscusso che decisioni della piazza finanziaria che interessano la politica estera potrebbero anche influire sulla nostra politica estera. Soprattutto, come è palese nel caso in questione, quando le direttive di politica estera degli Stati Uniti sono divenute determinanti, l'UBS ha temuto possibili rappresaglie negli USA in caso di peggioramento della situazione con l'Iran o la Siria.</p><p>Sono perciò sorte domande che riguardano la politica estera del nostro Paese per quel che riguarda la sua neutralità:</p><p>- Il Consiglio federale era a conoscenza di questa decisione dell'UBS? Anch'esso presume che l'UBS e gli istituti che l'hanno seguito si siano basati sulla politica in materia di sanzioni degli USA nei confronti dell'Iran, della Siria e di altri Paesi? Non ritiene che queste manovre siano perlomeno affrettate, troppo dipendenti dagli USA e in contraddizione con la politica estera svizzera? È corretto che la Svizzera non applica misure particolari nei confronti di Stati canaglia, salvo la politica discutibile nei confronti della Serbia e Montenegro nel corso della guerra NATO del 1999?</p><p>- Quali sono le ripercussioni di questa politica della piazza finanziaria, che di fatto soggiace alle direttive della politica estera degli USA, sulla politica estera della Confederazione? Può obbligare la Confederazione ad agire? Questo non da ultimo perché in Iran la Svizzera rappresenta anche gli interessi degli USA.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>A fine gennaio 2006 l'UBS ha reso noto di voler interrompere le relazioni d'affari con l'Iran. Secondo le dichiarazioni dell'UBS, la decisione di ritirarsi dagli affari con l'Iran era già stata presa e comunicata ai clienti nell'autunno del 2005. Contestualmente è stato informato il capo del DFE. L'UBS ha inoltre confermato di voler ridurre drasticamente gli affari con la Siria. Si tratterebbe di una decisione strettamente inerente alla politica degli affari. Poco tempo dopo, il Crédit Suisse ha fatto sapere che, come le sue filiali bancarie private, non intende concludere nuovi affari con l'Iran.</p><p>Conformemente all'articolo 1 della legge sugli embarghi, la Confederazione può disporre misure coercitive per applicare le sanzioni volte a far rispettare il diritto internazionale pubblico, in particolare i diritti dell'uomo, adottate dall'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), dall'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa o dai principali partner commerciali della Svizzera. Finora la Svizzera ha applicato le sanzioni dell'ONU (obbligo internazionale di applicazione in seguito all'adesione all'ONU) e la maggior parte delle sanzioni UE. Né l'ONU né l'UE hanno finora deciso sanzioni nei confronti dell'Iran.</p><p>Il Consiglio federale conduce la propria politica estera in modo indipendente, separandola nettamente dalle decisioni dell'economia privata. La decisione dell'UBS non influisce sull'orientamento della politica estera svizzera nei confronti dell'Iran e sulla neutralità del nostro Paese.</p>  Risposta del Consiglio federale.