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Lunedì e martedì a Washington è in programma una riunione di paesi donatori decisiva per la disastrata Haiti. Alla conferenza partecipa pure la Svizzera.
Dopo un decennio di distruzione e decadenza, Haiti, il paese più povero dell’emisfero occidentale, ha urgente bisogno di sostegno. A tutti i livelli.
Da decenni, lo Stato caraibico di Haiti è confrontato con sette piaghe: dittature, erosione del suolo, siccità, uragani, miseria, analfabetismo e sottosviluppo.
Dopo il forzato abbandono del presidente Jean-Bertrand Aristide nello scorso febbraio e le terribili inondazioni di maggio, Haiti è ora vicina al collasso.
Negli ultimi due mesi, un governo di transizione sostenuto dagli USA, guidato dal primo ministro Gérard Latortue, è riuscito a stabilizzare politicamente la repubblica ed a stilare un catalogo delle necessità da presentare alla conferenza dei paesi donatori.
Sempre più aiuti multilaterali
In questo lavoro, numerosi esperti internazionali, tra i quali parecchi svizzeri, hanno sostenuto le autorità locali con valutazioni e analisi.
Gli aiuti umanitari provenienti dalla Svizzera si dirigono sempre più verso l'ambito multilaterale. La Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) sostiene sul posto istituzioni e strutture della comunità internazionale.
Dal settembre 2002, con la sua entrata a pieno titolo nell’ONU, anche la Svizzera può partecipare attivamente alle riunioni degli organi chiave delle Nazioni Unite.
La DSC coordina l’aiuto allo sviluppo e gli sforzi umanitari della Confederazione. Un terzo del suo budget annuale è destinato ad organizzazioni multilaterali o a programmi.
La conferenza dei donatori si svolge sotto l’egida della Banca mondiale. Nei prossimi due anni Haiti necessiterà di finanziamenti di circa 1.4 miliardi di dollari.
Nello stesso periodo, il governo ad interim cercherà di creare 750'000 posti di lavoro, in modo da rilanciare un minimo sviluppo economico.
Fino ad oggi sono stati raccolti 440 milioni di dollari da destinare a progetti di sviluppo e ricostruzione sul territorio haitiano.
DSC e programma alimentare mondiale
Il crollo del governo di Aristide aveva fatto sprofondare il paese in una situazione d’estrema emergenza. Negozi ed ospedali erano stati saccheggiati ed i prezzi degli alimentari erano esplosi.
In quel periodo, il corpo svizzero di aiuto umanitario (CSA) aveva chiarito i bisogni della popolazione per conto del Programma alimentare mondiale (PAM), organizzazione che distribuisce cibo e beni di prima necessità a centinaia di migliaia di persone.
Dopo decenni di cattiva amministrazione, distruzione del paesaggio e regimi dittatoriali, ad Haiti manca praticamente tutto. I partecipanti alla conferenza di Washington intendono concentrarsi su una ventina di punti chiave.
Tra questi le strutture politiche ed economiche, il dialogo all’interno della nazione, l’accesso all’acqua potabile, alle scuole, agli ospedali ed alla corrente elettrica.
Povertà estrema
Concretamente, il denaro servirà ad aiutare mezzo milione di bambini denutriti, a vaccinare l’80% dei lattanti contro difterite e tetano ed a gestire ed eliminare in modo adeguato almeno la metà dei rifiuti urbani.
Haiti, con un reddito pro-capite inferiore a 500 franchi l’anno ed una speranza di vita di 53 anni, è il paese più povero dell’emisfero occidentale.
Gli esperti ritengono che, se gli abitanti non ricevessero dei massicci aiuti dalla diaspora haitiana nel mondo, il collasso economico del paese sarebbe già avvenuto.
Si stima che, negli ultimi 10 anni, gli haitiani emigrati all’estero abbiano spedito in patria l’equivalente di 4 miliardi di dollari.
Il ruolo della Croce Rossa
Mesi prima che la comunità internazionale si mobilitasse per la riunione di Washington, la Svizzera aveva già messo a disposizione 2 milioni di franchi sotto forma di aiuti immediati.
“Considerata la reticenza dei grandi donatori, la Svizzera ne esce piuttosto bene”, rileva Guy Gauvreau, responsabile del PAM a Port-au-Prince.
Ad Haiti assume poi un ruolo importante anche il Comitato internazionale della Croce Rossa, organizzazione che ha sede a Ginevra.
Una delegazione di 40 persone garantisce un aiuto medico nella capitale ed in provincia, visita i prigionieri, forma medici e chirurgi locali e, in situazioni estreme, distribuisce cibo.
Non dimenticare Haiti
Sull’isola caraibica, la DSC sostiene pure organizzazioni private come, tra le altre, Helvetas, Caritas e Terre des Hommes.
Toni Frisch, responsabile del CSA, spiega che la Svizzera s’impegnerà per ristabilire un sistema scolastico e sosterrà le attività del PAM.
Esiste pure la possibilità di ottenere un finanziamento dalla Banca mondiale per un progetto stradale nelle zone allagate elaborato da esperti svizzeri. “Ma tutto necessita di parecchio tempo”, dice Frisch.
E di tanta determinazione. “Speriamo che la comunità internazionale non dimentichi Haiti in un qualche cassetto”, conclude Gérard Pierre Charles, un politico locale. “Occorre entrare nel merito dei particolari bisogni del paese”.
swissinfo, Erwin Dettling, Port-au-Prince
(traduzione: swissinfo, Marzio Pescia)
Fatti e cifre
L’80% della popolazione di Haiti vive con meno di 150 dollari USA all’anno;
Haiti ha un grande deficit strutturale in materia di prodotti alimentari;
La denutrizione è ampiamente diffusa: il 47% dei bambini sotto i cinque anni soffre la fame;
Il 95% della popolazione è originario dell’Africa. Il 5% è mulatto o europeo.
In breve
Haiti figura tra gli Stati più poveri al mondo. Da anni il paese è confrontato con disordini politici.
Nel febbraio 2004, il presidente Jean-Bertrand Aristide è stato costretto a lasciare il paese da un’insurrezione interna e dalla pressione internazionale.
In maggio 2004 l’isola è stata colpita da gravi inondazioni. Buona parte dei raccolti agricoli sono stati distrutti.
Senza il sostegno della comunità internazionale, gran parte della popolazione potrebbe non sopravvivere.