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Perché abbiamo bisogno della Convenzione europea dei diritti dell'uomo (CEDU) se i nostri diritti umani sono già garantiti nel quadro della nostra Costituzione?
In Svizzera i diritti fondamentali non sono sacrosanti. Una maggioranza dei votanti e dei Cantoni – cioè un numero spesso nettamente inferiore a quello degli aventi diritto di voto – può ottenere una modifica della Costituzione. Quindi i diritti fondamentali possono essere modificati o parzialmente abrogati a seguito di una iniziativa popolare. D'altronde, anche il Parlamento può votare delle leggi che violano i diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione. Infatti, in Svizzera non esiste un Tribunale costituzionale che verifica la compatibilità delle leggi approvate con la Costituzione.
In Svizzera qualsiasi persona che ritiene che i suoi diritti umani siano stati lesi da una sentenza del Tribunale federale, o in certi casi del Tribunale ammi¬nistrativo come ultima istanza nazionale, può depositare un ricorso presso la Corte europea dei diritti dell'uomo (CrEDU) a Strasburgo. Se questa Corte constata una violazione dei diritti umani secondo la Convenzione europea dei diritti dell'uomo, la sentenza deve essere rivista. Questa situazione si verifica circa in tre casi su 200. La Svizzera è quindi sulla buona strada in fatto di diritti umani, ma non è perfetta.
La Convenzione europea contribuisce così allo sviluppo del sistema giuridico svizzero. In effetti le sentenze della CrEDU mettono in evidenza le lacune delle nostre leggi o gli errori della nostra giurisprudenza, che possono allora essere colmate o corrette sulla base di una sentenza europea (vedi Esempi di sentenze). Per questo motivo grazie alla CEDU dal 1981 alcune "misure coercitive a scopo assistenziale" sono vietate in Svizzera. Prima di questa sentenza, migliaia di persone furono imprigionate solo perché le autorità riprovavano il loro "modo di vivere libertino", la loro "fannullaggine " o il loro "vagabondaggio". Senza sentenza di un tribunale e spesso senza nemmeno essere state ascoltate, queste persone venivano richiuse in cosiddette "case di rieducazione", che spesso erano delle semplici prigioni ordinarie.