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Colonnello Dominik Knill, presidente SSU. ASMZ-edizione 7-2022
La neutralità svizzera è di tipo armato, permanente e frutto di autodeterminazione. In taluni ambienti, la difesa di questi valori viene liquidata come una forma di debolezza e di parassitismo. Il Consiglio federale è confrontato a incomprensioni. Le azioni della Svizzera sono osservate dagli altri Stati con maggiore attenzione di quanto si creda. La neutralità e l’esportazione di armi generano dibattiti accesi e controversi in parlamento e tra la popolazione.
La neutralità è un mezzo per salvaguardare, far rispettare e realizzare gli interessi e i valori della Svizzera a livello internazionale. Non è un fine in sé o un obiettivo della politica estera. È funzionale all’indipendenza e alla sicurezza. Anche se questo status è riconosciuto a livello internazionale e garantito dal diritto internazionale, la Svizzera è libera di rinunciarvi. Potrebbe decidere unilateralmente di non più essere neutrale. La neutralità non vieta alla Svizzera come Stato, o ai suoi cittadini, di esprimere liberamente la propria opinione e di prendere posizione su eventi internazionali. Neutralità non significa essere neutri da un punto di vista valoriale o indifferenti. La Svizzera può essere neutrale nella guerra in Ucraina e allo stesso tempo condannare la violazione di valori fondamentali.
La neutralità si compone del diritto della neutralità e della politica di neutralità. Il diritto sulla neutralità riguarda i trattati di diritto internazionale, basati sulla Convenzione dell’Aia del 1907, secondo cui la Svizzera non aderisce ad alcuna alleanza difensiva, non è soggetta ad alcun obbligo di assistenza armata e non fornisce sostegno militare alle parti in conflitto. Il diritto della neutralità si applica solo in caso di conflitti fra stati, ma non in presenza di un mandato del Consiglio di Sicurezza dell’ONU per intraprendere un’azione militare in caso di conflitto armato internazionale. Non essendo il caso con la guerra in Ucraina, si applica il diritto della neutralità.
La politica di neutralità, invece, comprende le misure che uno Stato neutrale adotta a propria discrezione in tempo di guerra, o già in tempo di pace, per garantire l’efficacia e la credibilità della propria neutralità. La politica di neutralità è quindi una politica estera attiva, mentre la neutralità in sé è qualcosa di passivo. Per inciso, il Consiglio federale ha giustificato l’adozione delle sanzioni dell’UE affermando che la Russia ha violato il diritto internazionale in misura minore con l’annessione della Crimea che con l’attacco all’Ucraina. Tale distinzione è estranea al diritto internazionale.
La neutralità funziona solo se viene percepita, compresa e accettata come tale dagli altri Stati. Ciò presuppone che la Svizzera rimanga fedele alla sua neutralità e comunichi attivamente la sua prassi sulla neutralità. La comprensione della neutralità si costruisce su anni, ma può essere rapidamente compromessa. Una neutralità credibile deve essere prevedibile anche per gli altri.
La Svizzera dipende dalla cooperazione, dalla collaborazione in materia di armamenti e dall’interoperabilità. Il Rapporto sulla politica di sicurezza 2000 era già intitolato “La sicurezza attraverso la cooperazione”. Vi si può leggere: “La sola neutralità, segnatamente se equiparata a una rinuncia alla cooperazione con l’estero in materia di politica di sicurezza, non è sufficiente per garantire la sicurezza della Svizzera. (…) In futuro, sarà importante che la neutralità non diventi un ostacolo per la nostra sicurezza”.
La nostra sicurezza dipende dagli Stati europei e dalla NATO. In passato e ancora oggi si svolgono esercitazioni militari con l’obiettivo di combattere un nemico “malvagio” proveniente da Est. Non si è mai parlato di NATO. Nulla si oppone a una più stretta collaborazione con la NATO in termini di politica di neutralità, purché non si traduca in un obbligo di adesione o di sostegno alla Nato.
Nel caso delle esportazioni di materiale bellico, il margine di manovra del Consiglio federale non solo è stato limitato oltre i requisiti del diritto della neutralità, ma l’iniziativa “correttiva” ha vietato le licenze speciali dal maggio 2022. Ciò vale soprattutto per le esportazioni, le riesportazioni, la descrizione di materiale bellico e di beni militari speciali, o di beni “a doppio uso”. La Svizzera dipende da prodotti di armamento provenienti dall’estero, così come altri Stati sono interessati ai prodotti di armamento in Svizzera. Si tratta in realtà di un paradosso: da un lato, l’industria bellica svizzera è un prerequisito per la neutralità armata e, dall’altro, si suppone che questo giustifichi il divieto di fornire armi rilevanti sotto il profilo bellico. Questa definizione non è più d’attualità. Che cosa non sarebbe rilevante in una guerra moderna? Le esportazioni di materiale bellico e il diritto della neutralità devono essere trattate in modo distinto. Le licenze di esportazione dovrebbero essere limitate al materiale bellico effettivo, che serve direttamente al combattimento. La gestione della sfera operativa cibernetica rappresenterà un’ulteriore sfida alla politica di neutralità e alla legge federale sul materiale bellico (LMB).
La Svizzera dispone di una LMB rigorosa e collaudata che non dovrebbe essere opportunisticamente sacrificata nel contesto della guerra in Ucraina. Si perde più credibilità con una politica “simbolica” e una solidarietà “esitante”, di quanta se ne guadagni con la proliferazione delle armi in Ucraina.
La neutralità “perpetua” limita il nostro spazio di manovra. Si dovrebbe discutere di un passaggio a una neutralità “ordinaria”. Ciò consentirebbe alla Svizzera di essere neutrale in linea di principio, ma di potervi rinunciare a seconda della forma del conflitto. Un detto militare dice: quanto più incerto e complesso è uno sviluppo, tanto più importante è mantenere la libertà d’azione.
Citazione
“Neutralità non significa essere neutri da un punto di vista valoriale o indifferenti”.