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Mercoledì 18 aprile, 11:12
Sono passati 25 anni, tennisticamente una vera e propria era. Nel 1987 a Wimbledon trionfava, per quello che sarebbe stato il suo unico Grande Slam, Pat Cash, istrionico australiano allora 22enne e spettacolare protagonista di uno stile offensivo basato quasi esclusivamente sul serve and volley.
Sull'erba di Londra in finale superò Ivan Lendl, in soli tre set. Al termine della partita, ignorando il protocollo di premiazione e di riverenza nei confronti della famiglia reale, salì di corsa verso la zona della tribuna che ospitava famigliari e tecnici. La sorpresa fu generale ma quel giorno nacque una nuova tradizione. Proprio da quest'episodio, che riproponiamo nel commento originale dell'epoca, parte l’intervista a Pat Cash.
“Era il modo migliore per condividere quel momento con la mia famiglia e il mio staff, le persone che mi hanno aiutato. È una tradizione che poi si è imposta. Forse ci voleva qualcuno che rompesse con le abitudini precedenti e sono stato io; mi ha causato qualche problema, ma ha divertito la gente”.
L’ex numero 4 al mondo non ha lesinato critiche nei confronti del tennis moderno. “I terreni sono troppo lenti e sfavoriscono il gioco tecnico e veloce, privilegiando invece gli scambi da fondo campo, i passanti a scapito degli attacchi. Anche Federer in carriera è progressivamente arretrato e ha in parte disimparato, perdendo fiducia nel serve and volley”.