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Il presidente tunisino Moncef Marzouki ha relativizzato le critiche alla Svizzera da lui recentemente espresse in merito alla restituzione degli averi del clan del deposto presidente Ben Ali, bloccati nella Confederazione all'inizio del 2011. Marzouki, pur ribadendo l'urgenza per Tunisi di avere i circa 60 milioni di franchi in questione, ha apprezzato l'aiuto elvetico per bloccare rapidamente i soldi dell'ex dittatore.
Il 28 maggio, in un'intervista alla televisione romanda RTS, Marzouki ha affermato: "Abbiamo bisogno ora di questo denaro, poiché non è interessante che ci venga restituito fra 50 anni, come è accaduto con i fondi ebraici". Marzouki ha inoltre definito i 60 milioni di franchi congelati un importo "ridicolo" rispetto a quanto avrebbero accettato le banche svizzere, non solo da privati, bensì anche da imprese e gruppi.
Oggi a Ginevra per la Conferenza internazionale del lavoro, il presidente tunisino ha detto, in un'altra intervista alla stessa emittente, che non voleva incolpare nessuno e che ha apprezzato l'atteggiamento della Svizzera, uno dei primi Paesi a bloccare gli averi del clan di Ben Ali. La Svizzera - ha aggiunto - ha gli specialisti e mezzi tecnici che possono aiutare la Tunisia a rintracciare "i miliardi e miliardi che ci sono stati rubati con metodi mafiosi".
I soldi bloccati nella Confederazione "sono forse solo una goccia nell'oceano, ma noi abbiamo bisogno anche di questa goccia", ha precisato Marzouki. A suo parere la loro rapida restituzione è un aiuto alla democrazia tunisina e un avvertimento a ladri e corrotti.
La ministra elvetica di giustizia e polizia Simonetta Sommaruga si recherà domani in Tunisia per una visita di lavoro di tre giorni.
Intervenendo lunedì all'"ora delle domande" del Nazionale, il ministro degli esteri elvetico Didier Burkhalter aveva sottolineato che "il Consiglio federale ha deciso di restituire i soldi alla Tunisia il più presto possibile, ma occorre anche rispettare le decisioni dello Stato di diritto".