Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/44895

<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale condivide la preoccupazione della mozionante e riconosce che lo sfruttamento illegale del legno e il commercio illegale del legno e dei suoi prodotti derivati a livello internazionale costituiscono un problema. Esso condivide il parere che lo sfruttamento illegale del legno in molti paesi ostacola gli sforzi a favore di uno sviluppo sostenibile e che lo sfruttamento e il commercio illegali del legno oltre a causare problemi economici possono anche avere pesanti conseguenze ecologiche e sociali. Il Consiglio federale è consapevole che in alcune regioni dei tropici la quantità di legno abbattuto illegalmente è di molto superiore alla produzione legale. Ciononostante, una proporzione che arriva fino al 90% del prodotto dello sfruttamento illegale è commercializzata negli stessi paesi produttori o negli scambi Sud-Sud.</p><p></p><p>1. Il Consiglio federale sostiene le misure di lotta contro il commercio di legno prodotto illegalmente. Esso ritiene tuttavia che tali misure non debbano essere prese unilateralmente, ma coordinate a livello internazionale per poter ottenere i risultati perseguiti. A livello multilaterale, questa problematica è già stata trattata in diverse sedi, come ad esempio l'ITTO, la Convenzione di Washington (CITES), nonché il Forest Law Enforcement and Governance (FLEG), sotto l'egida del G-8 e della Banca mondiale. Benché tali iniziative abbiano favorito la trasparenza del commercio internazionale, bisogna riconoscere che sono poche le misure efficaci finora adottate. Ciò è da attribuire soprattutto alla difficoltà di definire e di rilevare chiaramente il legno "prodotto illegalmente" e "commercializzato illegalmente". La definizione della legalità varia da un paese all'altro e anche nell'elaborazione e nell'applicazione delle legislazioni nazionali esistono delle disparità. A ciò si aggiungono talvolta circuiti commerciali complessi dove non è sempre facile districarsi. Di conseguenza, per essere efficace a lungo termine, il controllo deve necessariamente passare attraverso azioni concertate e coordinate a livello internazionale; simili iniziative dovrebbero, ad esempio, perseguire l'obiettivo di una definizione comune dell'illegalità o definire misure collettive per impedirla. Inoltre, un certo numero di paesi produttori devono iniziare a formulare e adottare leggi e disposizioni d'esecuzione che sanzionino lo sfruttamento e il commercio illegali del legno. </p><p></p><p>2. Esistono già dei sistemi che permettono di contrassegnare il legno e i suoi prodotti derivati. La loro applicazione, tuttavia, può risultare costosa e comportare un pesante onere amministrativo. Inoltre, essa deve tassativamente essere coordinata sul piano internazionale. Dal punto di vista del Consiglio federale, l'impegno della Svizzera dovrebbe pertanto concentrarsi sulla promozione di tali sistemi e sulla loro diffusione a livello internazionale, come anche sul coordinamento che essi implicano. Già da molti anni la Svizzera si adopera a livello multilaterale per aprire nuove vie nella lotta contro le pratiche illegali che imperversano nel settore forestale e nel commercio del legno. Nel 1998, ad esempio, ha fatto iscrivere il tema dello sfruttamento illegale del legno nei programmi delle sedute del consiglio dell'ITTO. Negli ultimi anni, il seco ha finanziato diversi programmi di formazione e lavori di ricerca su questa problematica in vari paesi produttori affiliati all'ITTO. Esso fornisce inoltre la propria collaborazione a diversi paesi tropicali partner per l'esecuzione della loro legislazione in materia forestale. Inoltre, la Svizzera contribuisce al processo dell'African Forest Law Enforcement and Governance Initiative (AFLEG), come ha fatto nell'incontro, svoltosi a metà ottobre a Berna, tra diversi ministri africani preposti alle foreste e alti rappresentanti dell'UE, degli Stati Uniti e della Banca mondiale. Il processo dell'AFLEG è volto all'elaborazione di una dichiarazione panafricana sullo sfruttamento e il commercio illegali del legno, che dovrebbe essere adottata nel 2003. </p><p></p><p>Le misure di sostegno adottate dalla Svizzera si iscrivono nella stessa ottica: accettando la mozione Graf 01.3622 (Non utilizzare legni tropicali provenienti da coltivazioni abusive per costruzioni federali), alla fine del 2001 come postulato, il Consiglio federale ha inteso privilegiare, per quanto possibile, il legno proveniente da attività certificate nell'ambito di appalti pubblici. Lo Swiss Import Promotion Programme, sostenuto dal seco, favorisce già, nell'ambito delle misure di potenziamento delle capacità d'esportazione dei paesi in sviluppo o in transizione, l'importazione, in Svizzera e su altri mercati a prezzi elevati, di legno tropicale prodotto legalmente. Infine, un progetto pilota inteso a favorire lo sfruttamento sostenibile della foresta tropicale vietnamita e il commercio di legno certificato, è in fase di lancio e sarà condotto congiuntamente dal seco e dal WWF per un periodo di tre anni.</p><p></p><p>3. Tenuto conto della complessità della situazione esposta e delle difficoltà che vi sono connesse, il Consiglio federale ritiene che la generalizzazione di una produzione legale del legno e l'introduzione dei necessari meccanismi di controllo e di promozione, come anche gli sforzi di collaborazione che ciò implica a livello internazionale non possano essere realizzati a breve termine e che non è possibile stabilire un calendario. Tuttavia, il Consiglio federale è disposto a proseguire, sia a livello regionale che a livello multilaterale, altre iniziative concrete che vanno nella stessa direzione e a sostenerle nei limiti del possibile.</p>  Il Consiglio federale propone di trasformare la mozione in postulato.