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Buongiorno, buongiorno, buongiorno!
Dove sono finite le storiche frasi da film in cui gli amanti si dichiarano felici dell'altrui felicità, disposti ad ogni rinuncia pur di garantire il benessere dell'altro? Situazioni idilliache, perfette in un contesto cinematografico, ma lontane anni luce dalla vita vera.
Basti ampliare il campionario umano ed osservare quanto fastidio susciti nella gente comune (con propensione all'invidia) l'esternazione di una felicità profonda. Nel quotidiano, chi ha palesi motivazioni di soddisfazione e di gioia è al centro del mirino della serpe invidiosa.
Sorprendente che analoghe frizioni si possano riproporre all'interno del rapporto di coppia. L'eccessiva felicità del marito e la conseguente disparità di soddisfazione spinge la moglie ad allontanarsi e a chiedere la separazione.
In gergo tecnico viene definito "happyness gap" ed è un fenomeno studiato e verificato da un gruppo di ricercatori dell'Università di Deakin, in Australia (Fonte: TGcom).
Molteplici sono le cause dello sbilanciamento della felicità: si va da un marito professionalmente arrivato ed una donna che lo è molto meno, ad un diverso background sociale, al peso delle attività domestiche ad esclusivo appannaggio femminile.
Fondamentale, in questo senso, è la collaborazione o meglio, un'equa suddivisione dei compiti domestici ed un'altrettanto proporzionata suddivisione delle responsabilità.
Per la resistenza della coppia è fondamentale il regime della separazione della felicità: 50% a lui, 50% a lei.
Meditiamo ...
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