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Gas e petrolio: è l'Asia la «nuova Europa» russa
Sì, l'Asia è il nuovo (unico?) cliente della Russia. Le esportazioni di Mosca verso l'Europa, infatti, sono diminuite di oltre due terzi nel 2023. E questo perché, come spiega l'agenzia di stampa AFP, l'Unione Europea ha drasticamente ridotto la sua dipendenza – e quindi anche gli acquisti – di petrolio e gas russo. I dati sono stati pubblicati oggi, lunedì, dall'Agenzia doganale russa.
Come noto, fra sanzioni e decisioni volontarie i Paesi dell'Unione Europea hanno interrotto i rapporti con la Russia in termini energetici, nel tentativo di esercitare sempre più pressioni economiche sul Cremlino e, parallelamente, frenare l'offensiva militare russa in Ucraina. Le esportazioni russe verso l'Europa sono scese del 68% nel 2023 a 84,9 miliardi di dollari, secondo l'agenzia di stampa statale Interfax, che ha appunto citato l'Agenzia federale delle dogane. Allo stesso tempo, le esportazioni verso l'Asia – il nuovo e principale cliente energetico della Federazione Russa, sono aumentate del 5,6% a 306,6 miliardi di dollari. Va detto che, dopo essere stata colpita dalle citate sanzioni occidentali per via della cosiddetta «operazione militare speciale» in Ucraina, Mosca ha smesso di pubblicare una vasta, vastissima gamma di statistiche economiche. Compresi i dati di scambio commerciali con i singoli Paesi. Tramite i dati doganali cinesi, tuttavia, è stato possibile stabilire che il commercio fra Mosca e Pechino ha raggiunto la cifra record di 240 miliardi di dollari l'anno scorso. La famosa «amicizia senza confini» fra Cina e Russia, insomma, sta passando anche da qui. La Banca centrale russa, inoltre, la scorsa settimana ha dichiarato che le disponibilità di yuan cinesi nei conti bancari russi hanno superato per la prima volta le disponibilità in dollari statunitensi. Logico, considerando che il sistema finanziario russo ha abbracciato la valuta cinese in risposta alle sanzioni sull'accesso al mercato del dollaro.
Il surplus commerciale complessivo della Russia, nel 2023, è stato di 140 miliardi di dollari. Il calo è stato notevole: -58,5% rispetto al 2022, quando Mosca ha guadagnato cifre enormi grazie, da un lato, all'invasione dell'Ucraine e, dall'altro, alla conseguente impennata dei prezzi di petrolio e gas. Con l'Europa che, per gran parte dell'anno, ha continuato ad acquistare energia dalla Russia mentre stava cercando soluzioni alternative. Le esportazioni di energia, per il bilancio russo, sono una vera e propria voce vitale, visto che garantiscono entrate per miliardi di dollari ogni mese.
A diminuire, l'anno scorso, sono state anche le importazioni russe dall'Europa: il calo è stato del 12,3% a 78,5 miliardi di dollari, mentre il valore delle merci acquistate dall'Asia è salito del 29,2% a 187,5 miliardi di dollari.