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Vi sentite costretti a lavarvi le mani in continuazione? Dovete verificare sei volte di seguito, non una di meno, che la valvola del gas è chiusa? Forse, soffrite di un disturbo ansioso particolare: il disturbo ossessivo-compulsivo (DOC).
Si stima che il 2% della popolazione abbia un disturbo ossessivo-compulsivo, cioè 20.000 persone in Svizzera romanda. Messa a punto con il Dott. Roger Zumbrunnen, psichiatra a Ginevra.
Avere delle manie, verificare una cosa diverse volte di seguito, è molto comune. A partire da quale momento possiamo parlare di DOC?
Possiamo sospettare la presenza di un DOC quando l’attività ossessiva dura più di un’ora al giorno. Per alcuni pazienti, essa può occupare quotidianamente tra otto e dieci ore! L’attività ossessiva è fatta di ossessioni e di compulsioni. La parte “ossessione” della malattia è costituita da pensieri spiacevoli che sorgono senza ragione e sempre sullo stesso tema: la sporcizia, il dubbio, il disgusto, la paura di aggredire qualcuno… Per controllare l’angoscia dovuta ai propri pensieri, la persona effettua degli atti compulsivi, chiamati anche rituali. I rituali più frequenti sono il lavaggio eccessivo delle mani e le verifiche successive. Alcuni rituali non sono direttamente in rapporto con l’ossessione e hanno un carattere piuttosto “magico”, come contare un numero determinato di volte o tirare più volte lo scarico dell’acqua del WC per liberarsi di un pensiero spiacevole.
Vi sono fattori scatenanti?
Il DOC comincia generalmente durante l’infanzia o l’adolescenza. Non vi è una causa unica nota. La sua comparsa è spesso collegata all’accumulo di diversi fattori: la personalità, l’ambiente, una componente familiare – è possibile ritrovare lo stesso DOC nei gemelli monozigoti – o disfunzioni nella biochimica cerebrale. I cambiamenti dell’attività cerebrale che si verificano nel corso di un DOC possono essere seguiti con l’imaging cerebrale funzionale, e scompaiono insieme al disturbo. Spesso, vi è un ritardo di diagnosi di diversi anni, perché benché i pazienti riconoscano di avere un “problema”, lo dissimulano per vergogna, temono di essere presi per pazzi o pensano che passerà da sé. Soltanto qualche decina di anni fa, questi disturbi erano un tabù e i medici poco formati. Con il progresso delle conoscenze mediche, questa malattia è ora meglio compresa e le persone osano recarsi dal medico.
Quali sono le conseguenze di un DOC?
Il DOC può diventare un “lavoro” a tempo pieno. Il malato si sente stanco perché passa e quindi perde molto tempo a compiere i propri rituali. Il suo rendimento lavorativo è ridotto ed è spesso in ritardo nella vita professionale. La sua professione e la vita sociale ne patiscono, e lo stesso vale per la vita famigliare. La famiglia può, senza volerlo, rinforzare il problema prestandosi a compiere una parte dei rituali «per fare più in fretta», o adattandosi un po’ troppo, per esempio accettando di prenotare determinati posti a sedere per la persona affetta da DOC o conformandosi alle sue esigenze rispetto al cibo.
Si può guarire da questo disturbo?
Sì, anche se il processo è lungo e richiede molto impegno. Vi sono due tipi di trattamento, la cui efficacia è provata: i farmaci antidepressivi (utilizzati non per il loro effetto contro la depressione, ma per l’azione che esercitano sulla serotonina) e la psicoterapia cognitiva e comportamentale. I due trattamenti, che possono essere combinati, mirano a permettere al paziente di tenere i DOC sotto controllo per non lasciare che invadano completamente la sua vita.
Gli atti compulsivi rispondono a un’angoscia ossessiva. Tra i più comuni troviamo:
- le compulsioni di lavaggio o di pulizia, che derivano dalla paura della sporcizia, dei microbi… Sono i più frequenti, in particolare nelle donne;
- i controlli ripetuti (luce, porta, gas), conseguenti alla paura di scatenare inavvertitamente una catastrofe. Questa compulsione, la seconda per ordine di importanza, si ritrova principalmente negli uomini;
- l’ordine (gli oggetti devono essere perfettamente allineati, selezionati con cura o piegati);
- l’accumulazione di oggetti;
- la ripetizione di atti quotidiani;
- l’aritmomania o compulsione di contare;
- la lentezza ossessiva (ad esempio, nel consumare i pasti);
- la tricotillomania, che consiste nello strapparsi peli, capelli o sopracciglia.