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BANGKOK - Bangkok e le province sono tornate alla calma, ma per arrivare alla riconciliazione nazionale servirà uno sforzo prolungato, che il governo intende sostenere. Parlando a due giorni di distanza dalla fine della protesta delle "camicie rosse", con la conseguente deriva anarchica dei manifestanti che non hanno accettato al resa, il primo ministor Abhisit Vejjajiva ha illustrato oggi la strada che la Thailandia ha davanti.
"Per superare le divisioni del Paese, il governo porterà avanti il programma di riconciliazione già proposto, basato sulla partecipazione, la democrazia e la giustizia", ha detto Abhisit. Il premier ha però evitato di menzionare la questione delle eventuali elezioni anticipate, che costituiva la domanda principale del movimento fedele all'ex premier Thaksin Shinawatra. La precedente offerta di andare al voto il 14 novembre, accettata a metà dai "rossi" prima che l'esercito optasse per la repressione armata, era già stata ritirata nei giorni scorsi.
Nonostante la calma, la situazione Bangkok è ancora lontana dalla normalità. Le aree sotto il controllo dell'esercito non sono state ancora riaperte, mentre continua lo sgombero dell'ex accampamento dei dimostranti. Le metropolitane continuano a non effettuare corse, e sarà così anche domani. Mentre una stima dei danni totali non è stata ancora compilata, il ministro delle finanze Korn Chatikavanij ha ribadito la sua fiducia in una crescita del Pil per l'anno in corso. Oltre alla distruzione del centro commerciale Central World e di altre banche ed esercizi commerciali, la prolungata protesta delle camicie rosse ha costretto alla chiusura per un mese e mezzo diversi "mall" e hotel di lusso del centro.
SDA-ATS