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Il Go è un gioco da tavolo che nasce durante l'epoca della Cina imperiale. La leggenda ne attribuisce l'ideazione al ciambellano di corte dell'imperatore Yao (2337-2258 a. C.). In Cina è chiamato wei chi, l'arte del circondare. Il wei chi era considerato una delle quattro arti del gentiluomo cinese insieme alla calligrafia, alla pittura e alla musica. È un gioco strategico che si è diffuso largamente in Estremo Oriente. Più recentemente, a partire dal XX secolo, è arrivato anche in Europa e nel resto del mondo. Si stima che oggi sia giocato da alcune centinaia di milioni di giocatori prevalentemente in Cina, Corea e Giappone.
Il Go è un gioco positivo e di costruzione apprezzato per la sua capacità di aumentare l'attenzione e la concentrazione. In Oriente viene utilizzato anche in contesti didattici e terapeutici per esempio per calmare bambini iperattivi e per curare persone con disturbi mentali. Il gioco è stato praticato anche dai monaci buddhisti come strumento di meditazione. Le sue regole sono estremamente semplici e si fondano su un'etica del gioco che porta al rispetto dell'avversario. L'obiettivo del Go non è sconfiggere l’avversario bensì costruire un mondo, delimitare degli spazi vuoti con le proprie pedine.
Dinanzi al gioco da tavolo più antico del mondo per decenni l'intelligenza artificiale ha cercato di giocare alla pari con l'essere umano ma senza successo. Solamente nel gennaio del 2016 Google ha annunciato la vittoria di AlphaGo, un software sviluppato da DeepMind, contro Fan Hui, giocatore di Go professionista. Nessun software però potrà mai rimpiazzare la voglia di scambio e di amicizia e l’umanità tra culture e popoli differenti che si producono tra i goisti durante i loro incontri internazionali così come accaduto dal 27 luglio al 12 agosto a Pisa in occasione del Congresso Europeo del Go.
Dario Lo Scalzo