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Riscrivere le regole sulle sovvenzioni agricole, in nome del diritto alla sovranità alimentare, riconosciuto dalle stesse Nazioni Unite. È quanto chiede l'India, alla testa del gruppo di 46 Paesi in via di sviluppo che si riconosce nel G33, alla ministeriale dell'Organizzazione del Commercio che si dovrebbe chiudere domani a Nusa Dua, sull'isola di Bali, in Indonesia.
Di fatto, la richiesta dell'India - che ha rifiutato la cosiddetta 'clausola della pace' proposta dagli Stati Uniti, che prevede una moratoria di quattro anni alle sanzioni contro i Paesi che sforano i tetto delle sovvenzioni - rischia di far fallire l'ennesimo vertice della Wto, che dal 2001, quando varò l'Agenda di Doha, non è riuscita a compiere passi avanti.
L'Unione europea si dice ancora fiduciosa sulla possibilità di un'intesa. "C'è un'evoluzione nella posizione indiana - ha detto il commissario europeo al Commercio Karel de Gucht - anche se è difficile se quest'evoluzione possa essere significativa".
"Se L'india dice no a un accordo - ha ricordato il ministro francese al Commercio estero, Nicole Bricq - si assume una grande responsabilità agli occhi del mondo. Non potrà infatti dire che sono i ricchi contro i poveri, il Nord contro il Sud, perché la Ue non c'entra nulla in questa storia. L'agevolazione degli scambi commerciali dà benefici a tutto il mondo, in particolare ai più vulnerabili".
New Delhi, e i Paesi del G33, vuole offrire derrate alimentari a prezzi artificiosamente bassi a circa 800 milioni di poveri. Ma le apparenti ragioni umanitarie potrebbero - secondo alcuni critici - nascondere motivi politici, visto l'avvicinarsi delle elezioni nazionali in India.
La posizione indiana blocca così un accordo sul cosiddetto 'pacchetto Bali', che deve essere approvato all'unanimità: quest'insieme di misure minime, soprannominato 'Doha light', è stato presentato come un modo per rilanciare i negoziati sull'apertura del commercio mondiale, paralizzati ormai da dodici anni.
SDA-ATS