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È necessario migliorare il dialogo sull'integrazione per migliorare la salute delle madri e dei bambini con passato migratorio. È quanto emerge da un rapporto adottato oggi dal Consiglio federale.
Da numerosi studi emerge che il decorso della gravidanza nelle donne appartenenti a popolazioni migranti è più precario rispetto a quello delle donne svizzere. A dipendenza del paese di provenienza le interruzioni di gravidanza e le nascite di bambini sottopeso sono più frequenti in questa categoria di persone, si legge in una nota dell'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) in adempimento di un postulato della consigliera agli Stati Liliane Maury Pasquier (PS/GE)..
Un probabile fattore di rischio per la salute della madre e del bambino è il maggior tasso di nascite tra le migranti molto giovani e tra quelle di età superiore ai 40 anni, prosegue l'UFSP. Inoltre le donne migranti hanno spesso un livello di istruzione inferiore a quello delle donne svizzere, lavorano in condizioni più sfavorevoli (per esempio a turni) o vivono spesso in situazioni difficili, magari in condizioni sociali precarie.
A questi fattori si aggiungono una scarsa conoscenza della lingua e nozioni insufficienti sul sistema sanitario svizzero, che potrebbero rendere più difficoltoso l'accesso all'assistenza medica prima e dopo il parto, ma anche alle offerte di prevenzione.
Per migliorare la salute di questo gruppo della popolazione, la Conferenza tripartita sugli agglomerati della Confederazione, dei Cantoni e dei Comuni ha creato nel 2013 il dialogo sull'integrazione «Prima infanzia - Chi inizia sano va lontano». Interlocutori di questo dialogo sono le associazioni professionali degli specialisti che accompagnano bambini e adulti durante la gravidanza, il parto e i primi anni di vita. Nel rapporto il Consiglio federale ribadisce il suo impegno per il dialogo sull'integrazione.
SDA-ATS