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BERNA - Anche nei prossimi due anni la Svizzera accoglierà (ogni anno) 800 persone particolarmente vulnerabili provenienti soprattutto da regioni di crisi nel Vicino Oriente. Lo ha deciso oggi il Consiglio federale fissando le modalità della partecipazione elvetica al programma di reinsediamento dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (ACNUR).
Il reinsediamento è una delle componenti fondamentali della politica svizzera in materia di rifugiati da numerosi decenni, indica il governo in una nota. La novità odierna sta nell'introduzione di un ritmo biennale per l'attuazione dei programmi. In questo modo si vuole in particolare agevolare la pianificazione per i Cantoni competenti per l'alloggiamento dei rifugiati.
La strategia elaborata da Berna in collaborazione con i cantoni, i comuni e altre organizzazioni prevede che il Consiglio federale adotti ogni due anni un programma di reinsediamento per un minimo di 1500 a un massimo di 2000 rifugiati. Per il prossimo biennio saranno così accolte fino a 1600 persone (800 al massimo nel 2020 e altrettante l'anno seguente). In caso di forte aumento delle domande d'asilo, il Consiglio federale potrà comunque sospendere il progetto in corso.
Come di consueto, i rifugiati verranno sentiti prima di entrare in Svizzera e i loro dossier saranno inoltrati, per esame, anche al Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC). L'ammissione presuppone inoltre l'adempimento di una serie di condizioni, tra cui il riconoscimento della qualità di rifugiato da parte dell'ACNUR e un bisogno di protezione che non può essere soddisfatto nel Paese di primo asilo, nonché la disponibilità a integrarsi in Svizzera.