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Lo scorso anno i manager in Svizzera hanno approfittato più dei salariati della ripresa economica. In 16 delle 27 aziende analizzate da Travail.Suisse, gli stipendi medi dei quadri sono cresciuti di più di quelli dei lavoratori meno pagati, ha indicato oggi in una conferenza stampa a Berna la centrale sindacale.
"Nei piani alti dei direttori è tornata la follia ordinaria" dopo una tendenza meno pronunciata a causa della crisi nel 2008 e 2009, ha dichiarato Martin Flügel, presidente di Travail.Suisse. L'indagine della centrale sindacale concerne i 23 gruppi quotati in Borsa, oltre a Migros, Coop e le due imprese della Confederazione Posta e Ruag.
Dal 2002 i salari dei manager sono cresciuti in media del 126%. I salari medi nella Confederazione sono invece progrediti solo del 10,4% nominalmente e del 3,7% tenendo conto dell'inflazione. Qua e là l'ampiezza degli scarti salariali l'anno scorso si è un po' ridotta. Credit Suisse (CS) e UBS in particolare hanno rivisto la loro pratica in materia di bonus e indennità.
Per Flügel i divari rimangono tuttavia "indecenti". Il rapporto tra lo stipendio più basso e quello medio dei membri della direzione è cresciuto maggiormente nel gruppo industriale Georg Fischer: da 1:14 a 1:20. Una situazione che "disturba" ancora di più se si tiene conto del fatto che fatturato e utile del gruppo industriale sciaffusano stagnano ancora ben al di sotto del livello precedente alla crisi, ha detto Suzanne Blank, che presso Travail.Suisse è responsabile della politica economica.
Le altre 15 società incriminate da Travail.Suisse sono Swatch Group, Ascom, Swiss Life, Nestlé, Bobst, Ruag, Lindt & Sprüngli, La Posta, Lonza, Swisscom, Clariant, Helvetia, Migros, ABB e Valora.
Per mettere fine a questa situazione, tenendo conto del fatto che "l'autoregolazione ha fallito", il presidente di Travail.Suisse ha chiesto varie misure: limitazione dei bonus a un mese di salario; divieto delle indennità d'assunzione e di partenza; imposizione dei bonus a partire da un milione di franchi; voto degli azionisti sulle rimunerazioni di direzione e cda; e una presenza di rappresentanti dei salariati nei cda.
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