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ZURIGO - Non è il caso di affrettarsi a sottoscrivere l'accordo quadro fra Svizzera e Ue attualmente sul tavolo, meglio aspettare e vedere magari come evolverà la Brexit: lo afferma l'ex consigliera federale Micheline Calmy-Rey, che per nove anni è stata alla testa del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE).
Respingendo nettamente l'iniziativa UDC per la limitazione dell'immigrazione lo scorso 27 settembre il popolo svizzero si è espresso in modo chiaro per la via bilaterale, afferma l'esponente socialista in un contributo pubblicato oggi dalla Weltwoche. «Ma improvvisamente vi è grande agitazione», constata. «Bruxelles agisce con impazienza, aspettandosi che la Svizzera si avvicini all'Ue e firmi rapidamente un accordo quadro che è stato oggetto di lunghi negoziati: in breve, il Consiglio federale viene esortato ad andare avanti».
L'ex ministra degli esteri (2003-2011) ricorda però come i partner sociali sostengono che nella sua forma attuale l'intesa non abbia alcuna possibilità di riuscita davanti al popolo. «Tutti sono d'accordo sul fatto che l'accordo metterebbe in pericolo la sovranità della Svizzera, ponendola sotto la giurisdizione della Corte di giustizia europea in caso di controversie», prosegue la 75enne.
In effetti, argomenta Calmy-Rey, i risultati della fruttuosa collaborazione pluriennale della Confederazione con l'Unione europea verrebbero tutti vanificati: «Non saremmo trattati in modo diverso da qualsiasi altro paese terzo, al quale sarebbero imposti controlli e pareri vincolanti della Corte di giustizia europea, per quanto riguarda l'applicazione del diritto comunitario».
Come reagire a questo punto? Con calma, risponde in buona sostanza l'ex consigliera di Stato ginevrina. «Penso che sia una cattiva idea correre a Bruxelles per scusarsi e firmare questo accordo a tutti i costi il prima possibile». E questo - spiega - per tre ragioni.
«In primo luogo l'accordo proposto non convince all'interno del paese. Come si possono condurre trattative sensate se gli svizzeri (per non dire lo stesso Consiglio federale) non sono d'accordo? Ciò è senza speranza fin dall'inizio. Immaginiamoci che io sia il ministro degli esteri, che corra a Bruxelles, che debba firmare l'accordo, per poi presentarlo al parlamento: ci sarebbe una votazione e il popolo lo respingesse. In quel caso ci ritroveremmo in una situazione molto spiacevole. Ci rimarrebbe solo l'adesione all'Ue?», si chiede l'ex capo del DFAE.
«Secondo punto: vediamo cosa gli inglesi riescono a ricavare per loro stessi. Anch'essi non vogliono essere soggetti alla Corte di giustizia europea. Lasciamoli giocare allo spazzaneve e auguriamo al signor Boris Johnson buona fortuna», prosegue Calmy-Rey.
«Terzo: non c'è nessuna fretta. Prendiamoci il tempo di concordare qualcosa al nostro interno, mantenendo un dialogo costruttivo con l'Ue. L'Unione europea ha accettato d'impegnarsi in discussioni chiarificatrici. Teniamo questi colloqui. Dopotutto, la diplomazia non è altro che una questione di pazienza e di sagacia», conclude l'ex magistrata con infanzia in Vallese.