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Domande e risposte
Qual è lo scopo dell’iniziativa?
L’iniziativa popolare «Per derrate alimentari sane, prodotte nel rispetto dell’ambiente e in modo equo (Iniziativa per alimenti equi)» chiede che la Confederazione promuova derrate alimentari prodotte nel rispetto dell’ambiente e delle risorse, degli animali e di condizioni di lavoro eque. A tale scopo sarebbe necessario imporre prescrizioni alla produzione in Svizzera e gli standard dovrebbero valere in generale anche per le derrate alimentari importate. Sarebbe pertanto necessario verificare il rispetto di tali requisiti, per esempio con controlli in Svizzera e all’estero. L’iniziativa richiede anche che la Confederazione riduca le ripercussioni negative del trasporto e del deposito sull’ambiente, emani prescrizioni sulla dichiarazione, prenda provvedimenti per limitare lo spreco di derrate alimentari e promuova la produzione regionale e stagionale.
Qual è la posizione di Consiglio federale e Parlamento?
Il Consiglio federale e il Parlamento ritengono inutile l’iniziativa: la Svizzera fa già molto per promuovere derrate alimentari sicure e sostenibili e dispone già delle basi costituzionali necessarie per rafforzare la loro offerta. In linea generale, l’iniziativa richiede per le derrate alimentari importate gli stessi standard di quelle prodotte in Svizzera, ma ciò potrebbe creare conflitti con gli accordi internazionali (nei confronti dell’Organizzazione mondiale del commercio e dell’Unione europea). Sarebbe difficile attuare gli standard minimi per le derrate alimentari importate.
Per quali accordi l’iniziativa potrebbe creare problemi?
La Svizzera potrebbe avere problemi con gli obblighi assunti nell’ambito degli accordi con l’Organizzazione mondiale del commercio (OMC), in concreto l’Accordo generale sulle tariffe doganali e il commercio (GATT) e l’Accordo che istituisce l’Organizzazione mondiale del commercio. Sarebbero inoltre coinvolti gli accordi bilaterali conclusi con l’Unione europea (UE), quindi l’Accordo agricolo bilaterale e l’Accordo di libero scambio del 1972 e altri 30 accordi di libero scambio stipulati con altri Paesi.
Qual è esattamente il problema che si pone con il diritto dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC)?
Il diritto dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC) si fonda sul principio della non discriminazione ed esige che alle merci estere non venga riservato un trattamento meno favorevole rispetto alle merci nazionali dello stesso genere. L’OMC non accetta metodi o condizioni di produzione come giustificazione per impedire l’importazione di merci, neanche tramite la graduazione di dazi all’importazione. Per gli Stati che vogliono derogare da tale divieto si applicano criteri molto severi. Anche a tale proposito vige il divieto di discriminazione. Non esistono standard di produzione equi universalmente riconosciuti, pertanto sussiste il pericolo che anche tali eccezioni possano causare controversie commerciali.
Esempio 1: il diritto dell’OMC non accetta che l’importazione di uova da allevamento in gabbie venga vietato, sebbene tale metodo non sia ammesso in Svizzera. La Svizzera richiede tuttavia che tali uova siano contrassegnate con un’indicazione sul metodo di produzione. L’importazione può essere vietata se vengono superati i valori massimi di residui dannosi per la salute, come per esempio le diossine.
Esempio 2: pomodori le cui quantità massime non superano quelle riconosciute a livello internazionale e stabilite dal diritto svizzero devono essere ammessi all’importazione secondo il diritto OMC. Non è possibile impedire l’importazione neanche appellandosi al fatto che il bracciante che li ha raccolti ha ricevuto un salario troppo basso.
Quali sarebbero le altre conseguenze in caso di attuazione?
Sarebbe necessario verificare nei Paesi di origine a quali condizioni vengono fabbricate le derrate alimentari e i mangimi destinati all’importazione in Svizzera. I costi per i controlli potrebbero ripercuotersi sui prodotti stessi, con conseguenze per i consumatori e anche per l’economia, visto che potrebbero essere interessate anche aziende di produzione svizzere che trasformano nel nostro Paese prodotti agricoli importati.
Cosa ha fatto finora la Confederazione nella direzione dell’iniziativa?
Il Consiglio federale vuole promuovere l’iniziativa per derrate alimentari prodotte in maniera equa e sostenibile in Svizzera e all’estero e ritiene che a tale proposito siano sufficienti le disposizioni vigenti. Non è necessario un nuovo articolo della Costituzione.
Per la produzione nazionale di derrate alimentare vigono già standard elevati e la Costituzione federale esige un’agricoltura socialmente equa ed ecologica. Inoltre un nuovo articolo della Costituzione obbliga la Confederazione a tenere conto della sostenibilità nei rapporti commerciali e ad agire contro lo spreco alimentare. A settembre 2017 il Popolo e i Cantoni hanno approvato a grande maggioranza il controprogetto all’iniziativa popolare «Per la sicurezza alimentare».
Il diritto svizzero in materia di derrate alimentari contiene già oggi disposizioni che tutelano i consumatori da derrate alimentari pericolose per la salute, regola la caratterizzazione e protegge dagli inganni. Per determinate derrate alimentari prodotte all’estero con metodi vietati in Svizzera vigono prescrizioni relative alla dichiarazione: ne sono un esempio le uova da allevamento in gabbia, non ammesse in Svizzera. Inoltre sempre più produttori offrono derrate alimentari contrassegnate da marchi dell’economia privata che segnalano ai consumatori il rispetto di standard svizzeri nella fase di produzione.
Per quanto concerne la produzione rispettosa degli animali, il benessere e la dignità degli animali sono ampiamente tutelati dalla legge svizzera sulla protezione degli animali. Anche nell’ambito del piano d’azione «Economia verde» e dell’Agenda 2030 dell’ONU per lo Sviluppo Sostenibile la Svizzera è impegnata per un utilizzo rispettoso delle risorse naturali a livello nazionale e internazionale.
Inoltre, per le derrate alimentari importate, la Svizzera approva e sostiene tutti gli sforzi per la creazione di standard internazionali per una produzione sostenibile ed ecologica