Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01197.jsonl.gz/1249

Chi in piena consapevolezza viaggia in uno dei 29 paesi a maggior rischio contagio da coronavirus definiti dall Confederazione e al suo rientro deve mettersi in quarantena, va incontro con ogni probabilità a un problema per quanto riguarda il versamento del salario. A fare un po' di chiarezza su una delle tante questioni aperte sul piano del diritto del lavoro, durante un momento informativo a Berna, è stato Michael Schöll, vicedirettore dell'Ufficio federale di giustizia.
Il diritto del datore di lavoro di impartire disposizioni ai propri dipendenti vale soltanto per l'orario di lavoro. Il tempo libero è fondamentalmente un affare privato del collaboratore. Il datore di lavoro non può quindi proibirgli di rendersi in un paese a rischio. Chi però sceglie consapevolmente di correre il rischio di contagiarsi, non avrà probabilmente diritto al salario se al rientro dovrà mettersi in quarantena. Lo stesso vale per le indennità di perdita di guadagno, qualora il dipendente avesse contratto il Covid durante il suo soggiorno all'estero.
Altra questione aperta: il salario è dovuto se un dipendente deve mettersi in quarantena e durante questi dieci giorni non è possibile per lui lavorare al proprio domicilio in modalità 'home office'? Gli specialisti hanno posizioni diverse e la giurisprudenza non è univoca, ha spiegato Schöll. Oggi non possiamo dare una risposta definitiva a questa domanda, ha aggiunto.