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Crossair si sta dando da fare per entrare al più presto in una delle tre grandi alleanze aeree: Star Alliance, Sky Team e Oneworld.Questo contenuto è stato pubblicato il 09 dicembre 2001 - 14:48
Con le tre alleanze, che fanno rispettivamente capo a Lufthansa, Air France e British Airways, Crossair è già in contatto, come ha affermato sabato André Dosé, presidente della direzione di Crossair, ai microfoni della Radio svizzera romanda. La creazione di un quarto conglomerato - su scala minore - in collaborazione con la KLM è invece esclusa, ha aggiunto.
Anche per Moritz Suter, fondatore ed ex presidente di Crossair, KLM e la compagnia basilese hanno troppi passeggeri in transito ed un mercato domestico troppo piccolo. In un'intervista pubblicata dalla «SonntagsZeitung», Suter dichiara di non vedere che interesse possa avere la KLM a cooperare con una flotta di 26 aerei a lungo raggio in partenza da Zurigo.
Spada di Damocle
Se i negoziati sulla sorte della nuova Crossair nel cielo aereo mondiale avanzano, sono sempre più minacciose le denunce a carico della nuova compagnia aerea elvetica. «Troppi avvocati si occupano di dossiers di richieste di indennizzi formulate dagli ex partner di Swissair», ha detto Dosé nell'intervista alla radio romanda.
André Dosé osserva peraltro che le vertenze pendenti potrebbero protrarsi per altri quattro o cinque anni. Crossair non è inoltre in grado di pagare ciò che chiedono i querelanti, in particolare il vettore francese Air Lib (ex AOM-Air Liberté), sottolinea Dosé. Questa compagnia aerea esige 600 milioni di euro (882 milioni di franchi).
I debiti della Swissair
La nuova Crossair non è responsabile dei debiti di Swissair: con il progetto Fenice la compagnia basilese è stata ingrandita, non c'è stata fusione con la Swissair. Si tratta di un'altra società.
Se André Dosé ammette che il progetto di una nuova Crossair è «difficile», il nuovo presidente del consiglio di amministrazione Pieter Bouw si è mostrato invece più ottimista in un'intervista a «Dimanche.ch» e al «SonntagsBlick». Secondo lui, fra cinque anni la nuova compagnia volerà ancora.
«Abbiamo già ridotto la capacità del 25-30 per cento, adattando così i mezzi al potenziale del mercato», ha spiegato Bouw. «In seguito, avremo costi più bassi di quelli di Swissair del 20-30 per cento». L'olandese aggiunge che «se riusciremo a riconquistare la fiducia, avremo tutte le carte in regole per riuscire».
Professionalità in primis
Riguardo alle polemiche sulla nomina del nuovo consiglio di amministrazione di Crossair, Pieter Bouw riconosce che esse hanno qualche fondamento. Non ha tuttavia avuto l'impressione che gli azionisti se la siano presa con le persone del nuovo consiglio, quanto con il modo in cui sono state proposte.
In un primo tempo, anche Bouw pensava che sarebbe stato meglio se alla testa della Crossair ci fosse stato un presidente svizzero. In seguito, «il comitato Gut incaricato di lanciare la nuova compagnia mi ha convinto che la priorità era di avere ai comandi un esperto dell'aviazione» e che «la questione della nazionalità non era fondamentale».
swissinfo e agenzie
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