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Il Tribunale federale ha accordato l'assistenza giudiziaria a Taiwan nel caso delle fregate vendute nel 1991, transazione marcata da tangenti milionarie.
L'ultima parola spetta ora al Governo svizzero, che si trova però su un terreno minato: accettando l'assistenza, potrebbe suscitare lo scontento di Pechino.
Il Tribunale federale, la massima corte elvetica, ha dato luce verde mercoledì all'assistenza giudiziaria a Taiwan nella vicenda delle sei fregate vendute all'isola nel 1991 dalla società francese Thomson, vendita che avrebbe comportato un vasto giro di tangenti.
I giudici di Losanna hanno giudicato sufficienti le garanzie fornite dal primo ministro di Taiwan Frank Hsieh, che il 24 giugno scorso si era impegnato personalmente affinché Andrew Wang, il principale intermediario dell'operazione, non sia condannato alla pena di morte in caso di un verdetto di colpevolezza.
Nel maggio del 2004, il Tribunale federale aveva già dato il via libera di principio all'assistenza, ma aveva però chiesto al Dipartimento federale di giustizia e polizia di assicurarsi che Taiwan fornisse simili garanzie.
La palla nel campo del Governo svizzero
I documenti bancari sollecitati da Taiwan non possono però per il momento ancora essere trasmessi, ha precisato il vicedirettore dell'Ufficio federale di giustizia Rudolf Wyss.
Nel 2004, Andrew Wang si era infatti rivolto al responsabile del DFGP Christoph Blocher, sostenendo che la trasmissione dei documenti lederebbe gli interessi della Svizzera e gli aveva chiesto di rinunciare all'assistenza giudiziaria per motivi politici.
Il Tribunale federale aveva dal canto suo respinto questo ricorso, giudicando che spetti unicamente alle autorità francesi determinare se i documenti e le informazioni sono protette dal segreto per la difesa nazionale e che la Svizzera non abbia nulla da temere in questo senso.
L'ultima parola spetterà comunque al Governo svizzero, che potrebbe trovarsi confrontato a un pesante dilemma di ordine politico.
Una decisione difficile
Accordando l'assistenza giudiziaria, il Consiglio federale attribuirebbe in pratica legittimità giuridica all'isola. Finora, la politica del Governo elvetico era sempre stata di sostenere che Taiwan è solo una provincia della Cina, senza personalità giuridica per quanto concerne il diritto internazionale.
Il Tribunale federale ha già dichiarato che la sua decisione non equivale a «un riconoscimento, anche implicito, di Taiwan» e che non bisogna intepretarla come «un gesto ostile» nei confronti della Cina.
Ma come interpreterà Pechino un'eventuale decisione positiva della autorità elvetiche?
La Cina è sempre stata intrattabile sul caso di Taiwan: riconoscere l'isola comporta la rottura automatica delle relazioni diplomatiche con Pechino.
L'ultimo esempio risale a poco più di un mese fa, quando il presidente del Consiglio degli Stati Bruno Frick si era recato in visita privata a Taipei, dove aveva incontrato diversi dirigenti locali. L'ambasciata cinese a Berna aveva immediatamente reagito, lamentadosi con il Dipartimento federale degli affari esteri per i contatti avuti da Frick e per le dichiarazioni rilasciate.
Il Consiglio federale, insomma, si trova nelle mani una bella patata bollente.
swissinfo e agenzie
Fatti e cifre
Le sei fregate sono state consegnate nel 1991 alla marina di Taiwan dall'impresa francese Thomson.
Le navi sono state vendute per 2,5 miliardi di dollari. un prezzo poi risultato gonfiato.
Andrew Wang, all'epoca responsabile nell'isola della Thomson, è sospettato di aver versato centinaia di milioni di dollari a degli ufficiali di Taiwan per ricevere il loro avallo all'acquisto ad un prezzo gonfiato delle navi.
Cento milioni di dollari sarebbero inoltre stati versati al Partito comunista cinese affinché tollerasse la vendita delle fregate alla provincia "ribelle".
500 milioni di dollari sono bloccati su diversi conti in banche svizzere.
In breve
Nel 1949, i nazionalisti cinesi si rifugiarono nell'arcipelago di Taiwan, dopo l'avvento della Repubblica popolare cinese fondata da Mao Tsé Tung.
Hanno quindi creato una loro struttura politica, che però è riconosciuta solo da una ventina di piccoli Stati.
Il Governo elvetico considera Taiwan una "provincia" della Cina, "senza personalità giuridica nel diritto internazionale" e le cui autorità sono solo delle autorità locali.
Una posizione che rifletta quella di Pechino. Per le autorità cinesi, Taiwan è sempre parte integrante della Cina e riconoscerlo come Stato significa rompere automaticamente le relazioni diplomatiche con Pechino.