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Il Presidente della Confederazione ritiene importante ricordare l'Atto di mediazione, una soluzione politica «ragionevole e intelligente».
Le impressioni del magistrato sulla storia e il presente, raccolte da Alexandra Richard.
swissinfo: Signor Couchepin, come si è preparato per questa commemorazione parigina? Si è buttato sui libri di storia?
Pascal Couchepin: Si parla ormai da molto di questa commemorazione dell'Atto di mediazione in sei cantoni e nel frattempo ho avuto occasione di leggere numerosi articoli sul tema. Ogni volta che vedo qualcosa mi ci butto davvero sopra. E quando incontro degli storici cerco, nella discussione, di carpirne l'importanza.
Non sono ancora un esperto, ma conosco molto meglio i fatti intorno all'Atto di mediazione rispetto a due o tre anni fa.
Cosa rappresenta per lei e per la Svizzera questo viaggio a Parigi?
La celebrazione di un atto di saggezza politica, direi. Un atto ragionevole e intelligente che ha riportato la pace in una Svizzera dilaniata dai conflitti. Ma rappresenta anche l'occasione di celebrare dei secoli d'amicizia fra la Svizzera e la Francia.
Un viaggio puramente simbolico...
Sì, ma bisogna utilizzare le occasioni simboliche per celebrare una cosa ben più concreta: la cooperazione tra la Francia e la Svizzera.
È per questo che a margine dei festeggiamenti abbiamo previsto anche degli incontri con degli omologhi francesi, fra cui anche il primo ministro Raffarin. È la prima volta che incontro il capo del nuovo governo francese.
Lei è originario del basso Vallese ed è stato per anni sindaco di Martigny. Qual è la sua lettura degli eventi di 200 anni fa?
All'epoca, fino all'arrivo delle truppe francesi, il basso Vallese era suddito della parte alta della vallata. Io vedo dunque l'Atto di mediazione come momento di liberazione da un giogo, un avvenimento veramente positivo... anche se questo non vale per tutti i miei compatrioti, chiaramente.
Fra il 1798 e il 1815 la Svizzera vive un momento intenso e difficile delle sua storia. Avrebbe voluto esserci e magari incontrare personalmente Napoleone?
Sicuramente no. È stata un'epoca di desolazione e guerra. Quanto a Bonaparte... non era un democratico con cui si poteva vivere tranquillamente. Preferisco sicuramente i giorni nostri.
swissinfo, intervista raccolta da Alexandra Richard
(Traduzione: Daniele Papacella)
In breve
Il Presidente della Confederazione Pascal Couchepin è anche il ministro degli interni. Al margine dei festeggiamenti ha incontrato Luc Ferry, ministro della gioventù, dell'educazione nazionale e della ricerca.
Sul tavolo gli accordi bilaterali bis con l'Unione europea e una partecipazione più attiva della Svizzera ai progetti europei di ricerca.