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È riuscita nel canton Zurigo l'iniziativa dell'Udc mirante ad assicurare che la polizia, nei suoi comunicati, citi le nazionalità di autori e vittime di reati. La soglia prescritta di 6'000 firme è stata superata, ha indicato oggi il Dipartimento della giustizia e dell'interno.
Lo scorso 7 novembre, il municipale di Zurigo Richard Wolff, esponente della formazione di sinistra Lista alternativa e allora responsabile del dicastero sicurezza cittadino (dopo le elezioni del 4 marzo è passato alle Opere pubbliche), aveva annunciato che la polizia comunale non avrebbe più comunicato di propria iniziativa la nazionalità delle persone sospettate di reati.
I rappresentanti della stampa possono ancora chiedere chiarimenti in materia, se lo ritengono necessario. La nuova strategia - aveva affermato Wolff - è stata decisa sulla base di un postulato del Partito socialista e dei Verdi liberali sostenuto due anni prima dal parlamento cittadino (con 72 voti contro 46) ed è volta ad evitare "inutili pregiudizi".
Una maggioranza del consiglio comunale aveva ritenuto che citare la nazionalità dei delinquenti equivalga a suggerire che il reato o i reati commessi si possano spiegare con essa, perdendo di vista le "vere cause" come la povertà, un basso livello di istruzione o la dipendenza dalla droga.
L'Udc del canton Zurigo ha subito accusato la Città a governo rosso-verde di condurre una "politica della censura" e ha lanciato all'inizio di quest'anno un'iniziativa popolare cantonale con cui chiede che la polizia informi il pubblico sui crimini "in modo trasparente". Ciò significa che nei comunicati e nelle conferenze stampa devono essere specificati età, sesso e nazionalità di colpevoli, sospetti e vittime. Inoltre, su richiesta, devono essere annunciate anche le persone con un passato migratorio, "per quanto sia disponibile l'informazione".
L'iniziativa, corredata di circa 9'500 firme, è stata consegnata lo scorso 23 maggio, sette settimane prima della scadenza. Secondo i promotori sussiste un chiaro interesse pubblico a conoscere la nazionalità, in quanto la popolazione ha il diritto di essere informata in maniera completa e trasparente in merito alla sicurezza pubblica.
Citare la la nazionalità delle persone sospettate di reati nei comunicati della polizia è una prassi introdotta da diversi anni praticamente in tutta la Svizzera. A dare lo spunto erano state proprio due iniziative popolari dell'Udc approvate nei cantoni di Soletta e San Gallo. Anche la Conferenza dei comandanti delle polizie cantonali ha deciso, dopo un lungo dibattito, di seguire questa strada.