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In un concerto tanto famoso quanto sfortunato, il 22 dicembre 1808, Beethoven presentò a Vienna la sua "Quinta Sinfonia". Nonostante la fama, un cronista lo liquidò così: “Nessuno è profeta in patria”. Beethoven si arrabbiò: "Malgrado qualche errore, di cui non sono responsabile, il pubblico ha accolto tutto con entusiasmo. Ciò nonostante, gli imbrattacarte di Vienna non mancheranno certo di inviare di nuovo alla "Allgemeine musikalische Zeitung" [la Rivista generale di Musica] i loro velenosi articoli contro di me”. E, invece, si sbagliava.
Nel 1810 l’allora sconosciuto E.T.A. Hoffmann, destinato a diventare uno dei più importanti scrittori del Romanticismo tedesco, fu il primo a riconoscere nella Quinta Sinfonia di Beethoven un capolavoro. Inedita in italiano nella sua versione integrale, la più celebre recensione di tutti i tempi è tradotta dal tedesco e commentata dalla storica della musica Benedetta Saglietti, dottoressa di ricerca in Storia moderna, laureatasi in Storia della Musica all’Università di Torino sotto la guida di Giorgio Pestelli.
Roberto Corrent l’ha incontrata a Torino l’anno scorso, prima del "Lockdown".
Questa è la terza parte della loro conversazione.