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È ormai guerra aperta contro la revisione parziale della legge militare: anche il Gruppo per una Svizzera senza Esercito (GSsE) lancia il referendum. La decisione adottata domenica all'unanimità a Soletta dall'assemblea generale del movimento.Questo contenuto è stato pubblicato il 08 ottobre 2000 - 14:36
Lo stesso passo è stato annunciato venerdì scorso dall'Azione per una Svizzera neutrale e indipendente (ASNI). Le motivazioni per cui il GSsE respinge la nuova legge militare sono ben diverse da quella dell'ASNI.
Il GSsE è contrario alla revisione perché vuole soluzioni non violente per risolvere i conflitti internazionali, ha sottolineato la segretaria del GSsE Renate Schoch, mettendo in guardia i delegati contro una rinuncia al referendum per un riflesso anti-ASNI. Il GSsE rifiuta inoltre che l'armamento dei soldati svizzeri non sia limitato alla protezione personale.
La rivoluzione pacifica in Jugoslavia ha provato che la logica civile può prevalere su quella militare, le ha fatto eco Joe Lang, membro fondatore del GSsE. La Svizzera deve aderire al mondo passando dall'entrata principale della politica e non dalla piccola porta militare, ha aggiunto.
Il GSsE saluta il fatto che la revisione preveda missioni armate all'estero soltanto su mandato dell'ONU o dell'OSCE. L'esercito elvetico potrebbe accettare missioni per il mantenimento della pace, ma non per operazioni d'imposizione della pace come quella della NATO in Kosovo.
L'ASNI vuole impedire lo spiegamento di soldati elvetici armati all'estero, perché lo ritiene contrario al principio di neutralità della Svizzera.
swissinfo e agenzie