Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/177847

<h2>SubmittedText<h2><text><p>L'Ufficio è incaricato di redigere un rapporto in cui illustra in che modo sia possibile adeguare il regolamento del Consiglio nazionale (RCN) affinché in Parlamento ci siano più dibattiti veri e propri.</p></text><h2>FederalCouncilResponseText<h2><text><p>Il presente postulato incarica l'Ufficio di modificare il regolamento del Consiglio nazionale (RCN) in modo da permettere lo svolgimento di più dibattiti "veri e propri".</p><p>L'Ufficio condivide la richiesta formulata nel postulato ed è favorevole a dibattiti parlamentari vivaci e stimolanti e alla possibilità per il pubblico di assistere a una discussione politica interessante. Tuttavia, i resoconti delle deliberazioni delle commissioni e gli interventi da parte dei deputati dovrebbero presentare fedelmente i fatti e fornire motivazioni obiettive e rigorose. Dal punto di vista istituzionale va detto che il compito dei relatori è innanzitutto presentare alla Camera nel modo più corretto e comprensibile possibile i dibattiti, le proposte e le decisioni della Commissione alla quale appartengono. È del tutto normale che, a dipendenza della materia, questi interventi siano a volte abbastanza tecnici. Per l'Ufficio è perciò chiaro che proprio per i progetti più complessi gli appunti scritti siano non solo utili ma anche indispensabili. Fino a che punto questi appunti debbano essere redatti sotto forma di parole chiave oppure di testi discorsivi dipende dalla situazione e dalla persona. L'Ufficio desidera lasciare la libertà di scelta ai singoli oratori.</p><p>L'Ufficio dubita che una "domanda interlocutoria" (cfr. art. 42 RCN) più ampia mediante repliche e prese di posizione, come proposto dall'autore del postulato, permetta effettivamente di rafforzare la cultura del dibattito in Parlamento. Non è certo che questa misura possa influire sul modo pedissequo, tanto criticato dall'autore del postulato, con cui i deputati rendono conto delle deliberazioni delle commissioni. Altrettanto improbabile è che queste nuove possibilità d'intervento incitino i deputati a rinunciare a leggere se necessario testi scritti in precedenza. Questa possibilità di replica rischia invece di essere sfruttata soprattutto dalla maggioranza di lingua tedesca e dunque di avere un effetto indesiderato.</p><p>In contropartita all'ampliamento del diritto di parola per i "dibattiti importanti" l'autore del postulato propone di verificare in che misura si possa utilizzare più sovente la procedura scritta, limitare il numero di oratori per le iniziative popolari e limitare a un solo relatore il resoconto su un oggetto. Quest'ultima misura favorirebbe nuovamente gli interventi di lingua tedesca inducendo ancora nuove disparità. Le altre due proposte sono invece in dissonanza con le recenti decisioni della Camera. Infatti, nel 2013, con la revisione della legge sul Parlamento e del regolamento del Consiglio nazionale (10.440), il diritto di parola è stato esplicitamente ampliato anche nelle procedure scritte (art. 6 cpv. 4 LParl e art. 46 RCN). Inoltre, l'Ufficio si è espresso chiaramente a favore del mantenimento della libertà di parola per le iniziative popolari ritenendo che queste abbiano un'importanza particolare nella nostra democrazia.</p><p>L'Ufficio apprezza i dibattiti vivaci e le discussioni stimolanti nella Camera. Tuttavia, non ritiene che le misure proposte dall'autore del postulato siano adeguate. L'Ufficio fa invece appello alla responsabilità dei singoli deputati, invitandoli a preparare ed esporre i loro pareri badando sia al contenuto (motivazione corretta e oggettiva) sia alla forma (motivazione vivace e comprensibile).</p></text>