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Con un accurata gestione degli utili Amazon riuscirebbe a contenere la pressione fiscale.
Come fanno i giganti della rete ad eludere il fisco dei Paesi in cui operano? Per rispondere a questa domanda due eurodeputati socialisti olandesi, Henri Bussink e Paul Tang, si sono armati di buona lena ed hanno condotto un vasto studio sull'argomento, di cui riporta un articolo di Business Insider Italia a firma di Giuliano Balestreri. Da questo studio è emerso che fra i "furbetti", che andrebbero da Google a Facebook, particolarmente efficacie sarebbe il sistema adotatto da Amazon.
La Commissione Ue ha inflitto ad Amazon una multa di 250 milioni per "gli aiuti di Stato che il colosso di Seattle avrebbe percepito illegalmente – sotto forma di sconto fiscale – dal Lussemburgo in 10 anni", come riporta l'articolo di Business Insider Italia. Una cifra che pare abbastanza irrisoria se confrontata con i 13 miliardi che Apple ha dovuto sborsare all'Irlanda (su imposizione dell'Ue) per un analogo caso di tassazione eccessivamente "benevola".
Il "trucco" di Jeff Bezos, fondatore e ceo di Amazon, starebbe in un acculata gestione degli utili. I due deputati olandesi, citati nell'articolo, scrivono che "a differenza di Google e Facebook Amazon quasi non fa profitti, o meglio, non registra utili. Tra il 2013 e il 2015 stimiamo che la sua redditività in Europa sia stata tra lo 0,3 e il 5% con una perdita netta nel 2014. E’ quanto meno sospetto, ma rende difficile stimare quante imposte abbia eluso all’interno della Ue”.
"I due eurodeputati, però", commenta Business Insider Italia, "ignorano che ad Amazon interessa poco o nulla fare utili: i timidi profitti dipendono solo dalla vendita di servizi cloud (l’affitto dei server online) e non certo dal retail. D’altra parte a Bezos e ai suoi azionisti interessa soprattutto la valutazione del titolo in Borsa. E una capitalizzazione di 460 miliardi di dollari è giustificata solo dalle attese di ritorni futuri: ai corsi attuali la società vale 3,7 volte il fatturato. Un multiplo che non ha uguali tra nessuno dei principali competitor del gruppo: Walmart, Macy’s, Costco, Best Buy, Target, Metro, Rakuten, Kohl’s, Walgreens hanno ormai sviluppato modelli misti tra il punto di vendita fisico e quello digitale, ma sono valutate una volta scarsa il fatturato".