Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01094.jsonl.gz/1218

Il termine Helicopter money è riferito ad un’idea resa popolare dall’economista americano Milton Friedman nel 1969, ma cosa c’entra con le criptovalute?
All’epoca, Friedman riuscì a portare il ragionamento teorico ad un livello pratico con l’uso di una metafora:
“Supponiamo ora che un giorno un elicottero sorvola questa comunità e lasci cadere altri 1.000 dollari in cash dal cielo, che sono, ovviamente, riscosse in fretta dai membri della comunità. Supponiamo inoltre che tutti siano convinti che si tratti di un evento unico che non si ripeterà mai”.
L’applicazione di questo concetto e di quelli elaborati in seguito, riferiti ad un aumento della base monetaria, è alla base della narrativa critica che sta spingendo la comunità di Bitcoin e parte di quella di Ethereum (mondo DeFi). Essi fanno leva sulla capacità del proprio ecosistema di superare le criticità sistemiche messe in luce da quella che, a tutti gli effetti, sembra una nuova crisi finanziaria.
La teoria di Friedman era nota per essere considerata come uno stimolo alla spesa veicolato da una liquidità fornita in maniera diretta ai cittadini che, percependola come un entrata inaspettata, sarebbero propensi ad utilizzarla subito stimolando così l’economia.
Ben diversi sono gli attuali programmi di quantitative easing (QE) intrapresi dalle banche centrali dopo la crisi finanziaria. Essi comportano acquisti su larga scala di attività dai mercati finanziari.
Il problema è il coordinamento tra attività delle banche centrali e le politiche fiscali ed economiche degli stati su cui incidono.
Senza una corretta coordinazione gli sforzi di un modello potrebbero essere vanificati e forse addirittura peggiorativi. Ecco perché se pur incidendo entrambe sulla base monetaria totale, possono avere effetti molto diversi sull’inflazione.
La principale differenza tra il QE e gli Helicopter money, in soldoni, è che la trasmissione del denaro nel QE non finisce sull’economia reale come desiderato, ma allevia i vincoli di riserva nel settore bancario (una possibile ragione per cui essi riducono i prestiti) e abbassa i costi dei prestiti pubblici.
Quantitative Easing durante il COVID19
Le recenti dichiarazioni della Fed e della Bce vedono USA e Europa in prima linea sul fronte degli stimoli all’economia in allarme dopo il crollo dei mercati finanziari durante la crisi COVID19.
FED, 700 miliardi divisi in:
- $ 500 miliardi in titoli del Tesoro e
- $ 200 miliardi in titoli garantiti da ipoteca.
Gli acquisti inizieranno immediatamente, con $ 40 miliardi di acquisti che si terranno lunedì.
BCE, 750 miliardi divisi in:
- titoli del settore pubblico e privato fino alla fine del 2020.
- debito greco
- commercial paper non bancari (cambiali con cui si finanziano molte imprese)
Il coordinamento tra ciò che le banche centrali stanno facendo e le politiche dei singoli stati non è chiaro. Vedremo nei prossimi mesi l’evolversi della situazione.
Secondo JP Morgan gli effetti sul sistema dovute al QE sono i seguenti:
- Bolle negli asset ed un collasso delle spese in conto capitale;
- Aziende zombi e bassa produttività;
- I rendimenti bassi distruggono i risparmiatori, rendendo i ricchi più ricchi;
- Inasprimento delle guerre tra valute;
- La NIRP ferisce l’economia e soffoca l’offerta di credito;
- Distorce i mercati repo a causa di carenze di garanzie collaterali;
- Fondi pensione paralizzati a causa di un aumento dei deficit;
- Il QE forza i consumatori a risparmiare ancora di più;
- L’ascesa del populismo e gli attriti politici.
Secondo molti analisti ed economisti contrari alle politiche keynesian, l’ingegneria finanziaria non aiuta l’economia, la danneggia. Se fosse stata d’aiuto, dopo le mega infusioni di QE in ogni forma immaginabile, l’economia giapponese avrebbe dovuto esplodere. Ma l’economia giapponese è l’esempio di come queste politiche siano fallimentari.
Circa il 90% della popolazione ottiene poco o nessun beneficio diretto dall’aumento dei prezzi del mercato azionario.
La promessa delle criptovalute
Scatta così la narrativa di un sistema monetario digitale alternativo, in cui le scelte sulla base monetaria non siano in mano alle dinamiche descritte in precedenza.
Si è partiti con Bitcoin, simbolo di diversità rispetto ai sistemi monetari tradizionali che, by design, ha un supply fisso a 21 milioni. Questo modello ha gettato le basi al concetto digitale di moneta tanto caro alla scuola economica Austriaca, rappresentata dagli scritti di crollo dei mercati finanziari.
Affrontando poi la tecnologia in maniera più didattica si comprende che in realtà il codice è modificabile, e con esso la MAX supply di 21 milioni di BTC, ma solo a determinate condizioni, che dipendono da una sinergia tra diversi attori sistemici strettamente collegati alla volontà della comunità.
Di più recente costruzione invece è la crescente spinta delle DeFi, capitanate dall blockchain di Ethereum, che si candidano come nuovo strumento finanziario capace di aumentare la trasparenza proponendo un modello del tutto nuovo e disintermediato di gestire il denaro digitale attraverso piattaforme di prestito e token rappresentativi delle monete tradizionali o di assets delle più svariate tipologie.
Disintermediazione e trasparenza sono i principali obiettivi della comunità.
C’è chi scommette che, superato questo momento di panico, molto denaro FIAT cercherà riparo da un sistema finanziario tradizionale allo sbando.
Non è escluso che la sfiducia delle persone verso le scelte dei grandi istituti e della politica, non venga per finanziare un alternativa che da più di dieci anni si prepara all’adozione di massa.