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<h2>SubmittedText<h2><p>Secondo il rapporto di Agroscope (112/2021), l'utilizzo di carbone vegetale in agricoltura ha un grande potenziale per rallentare i cambiamenti climatici, in quanto il carbonio viene legato a lungo termine nel suolo. Questa tecnica potrebbe fornire un notevole contributo al raggiungimento degli obiettivi climatici della Svizzera. L'utilizzo di carbone vegetale influisce positivamente sui cicli delle sostanze nutritive (in particolare dell'azoto) nel suolo, riduce le emissioni di gas (protossido di azoto, ammoniaca) nonché il dilavamento di fosfato e nitrato nelle acque sotterranee e accresce la capacità di immagazzinamento dell'acqua. Tuttavia, questi effetti positivi dipendono fortemente dal tipo di carbone vegetale e dal suo corretto utilizzo, nonché dal suolo su cui è impiegato. Non è stato ad esempio ancora individuato un processo di attivazione ottimale e, stando al rapporto di Agroscope, in Svizzera sono disponibili soltanto poche macchine che, secondo lo stato attuale delle conoscenze, consentono di utilizzare il carbone vegetale in modo efficiente (concimazione del sottosuolo).</p><p>Alla luce di quanto precede, invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande.</p><p>1. Come viene valutato il potenziale del carbone vegetale di migliorare le caratteristiche del suolo e fungere da pozzo di CO2 in Svizzera?</p><p>2. Si tiene conto anche degli sviluppi a livello europeo (certificati sul CO2, liberalizzazione di materie prime per la fabbricazione di carbone vegetale) e delle considerazioni generali sulla sostenibilità ecologica ed economica (utilizzo ottimale della risorsa naturale biomassa: la carbonizzazione su larga scala è opportuna o comporta uno spreco di sostanze nutritive)? Il potenziale in Svizzera potrebbe essere sfruttato meglio (programma di promozione)?</p><p>3. Sono già stati effettuati o sono in corso primi progetti di ricerca (AgroCO2ncept, "Recycle4Bio", "Black goes Green") incentrati sull'efficacia agronomica ed ecologica del carbone vegetale. Questa base di dati è sufficiente per trarre delle conclusioni sull'impatto del carbone sulla qualità del suolo e come pozzo di CO2? In caso negativo, si sta cercando di colmare questa carenza di dati con progetti di ricerca supplementari?</p><p>4. Per un impiego adeguato ed efficace del carbone vegetale nel suolo è fondamentale che sia utilizzato correttamente in ambito agricolo. Come è possibile garantire che gli agricoltori svizzeri siano istruiti e formati di conseguenza? Come si possono ridurre al minimo la produzione e l'uso impropri di carbone vegetale?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Il carbone vegetale in quanto pozzo di carbonio biologico può contribuire a frenare i cambiamenti climatici, tuttavia in Svizzera il potenziale è limitato. Le stime sono correlate a grandi incertezze e si attestano tra 0,14 e 1,16 milioni di tonnellate di CO2 equivalente all'anno. Sui suoli svizzeri non ci si deve attendere un aumento generale delle rese grazie allo spandimento di carbone vegetale, in quanto le superfici coltive presenti in Svizzera ricevono un apporto sufficiente di sostanze nutritive e hanno una buona capacità di ritenzione.</p><p>2. La Svizzera è stato il primo Paese europeo ad aver introdotto una regolamentazione sul carbone vegetale nell'ordinanza sui concimi (OCon; RS 916.171). Dal 2024, con la prossima revisione totale di tale ordinanza, si prevede di armonizzare le norme svizzere con il regolamento (UE) 2019/1009, mantenendo i rigorosi valori limite attualmente vigenti per i potenziali inquinanti. La consultazione sulla nuova ordinanza ha luogo nella primavera 2023. La reddittività della produzione di carbone vegetale può essere raggiunta soltanto combinando i profitti delle vendite di carbone e dell'utilizzo a scopo energetico del calore residuo del processo di pirolisi. Non è redditizio produrre al solo scopo di ottenere certificati sul CO2. Attualmente non esistono studi a lungo termine esaustivi che tengano conto di tutti gli aspetti economici ed ecologici. Si sconsiglia di procedere allo spandimento su vasta scala di carbone vegetale sulle superfici coltive, in quanto gli effetti a lungo termine sui suoli svizzeri non sono ancora stati analizzati in modo approfondito. Inoltre, con il sovvenzionamento del carbone vegetale verrebbe privilegiata la produzione di biomassa a scapito di quella di generi alimentari sulla superficie agricola utile e ciò sarebbe in contraddizione con la Strategia sulla biomassa in Svizzera. Per ora, quindi, il Consiglio federale non prevede alcun programma di promozione.</p><p>3. Al fine di ridurre le lacune sul piano delle conoscenze per quanto riguarda il potenziale e gli effetti del carbone vegetale sui suoli svizzeri, l'UFAG ha già finanziato altri progetti di ricerca, come uno studio sul potenziale del processo di pirolisi dei concimi aziendali in Svizzera dell'istituto Ithaka e uno concernente l'impatto del carbone vegetale sul ciclo delle sostanze nutritive e gli animali dell'Istituto di ricerca per l'agricoltura biologica FiBL. Attualmente sono in fase di elaborazione la Strategia climatica per l'agricoltura e l'alimentazione nonché il rapporto in adempimento del postulato 19.3639 Bourgois "Stoccaggio del carbonio nel suolo", nel cui ambito verrà appurata la necessità di ulteriori ricerche in relazione al carbone vegetale.</p><p>4. La questione relativa alla produzione e all'uso impropri di carbone vegetale è trattata in una scheda tecnica elaborata congiuntamente dall'Ufficio federale dell'agricoltura, dall'Ufficio federale dell'ambiente e dai rappresentanti cantonali del gruppo Cercle Sol. Il documento (in tedesco e in francese), disponibile sul sito Internet www.ufam.admin.ch &gt; Temi &gt; Clima &gt; Informazioni per gli specialisti &gt; Rimozione e sequestro di CO2, è rivolto in particolare ai servizi specializzati e ai consulenti agricoli cantonali. Anche un gruppo di lavoro di Agridea si occupa della produzione e dell'uso appropriati di carbone vegetale in agricoltura.</p>  Risposta del Consiglio federale.