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Good Bye Lenin!
Berlino Est, 1978. Dopo che il padre di Alex fugge a Berlino Ovest lasciando la famiglia, sua moglie Christiane, in seguito ad una crisi depressiva, diventa una convinta socialista. Per il suo impegno riceve un'onorificenza dal segretario del SED (il partito unico dell'ex DDR) e, 11 anni dopo, viene invitata in occasione della cerimonia organizzata per festeggiare i 40 anni della DDR. Lo stesso giorno Alex prende parte ad una manifestazione antigovernativa, spinto da un profondo malessere verso quel regime che ha portato suo padre a fuggire, ma viene arrestato dalla polizia. Quando sua madre vede il suo arresto, sviene ed entra in coma.
Intanto mancano pochi mesi alla caduta del Muro che porterà alla conseguente apertura della DDR all'Occidente, alla chiusura delle vecchie aziende di Stato e alla fusione tra le due nazionali di calcio tedesche. Ed è in questo periodo di profondo cambiamento per il Paese che la madre si risveglia dal coma. Per evitarle degli shock che le provocherebbero dei forti traumi scoprendo i grandi mutamenti, Alex decide di ricreare, come in una scena di un film, la DDR antecedente alla caduta del Muro all’interno del loro appartamento. Per questo motivo travasa ad esempio i nuovi prodotti del capitalismo nei vecchi barattoli comunisti (dove l’affannosa ricerca di un barattolo vuoto di cetrioli si trasforma in una sorta di ricerca della felicità), la Coca Cola diventa un’azienda che ha rubato la ricetta del prodotto dalle bibite dello Stato Comunista. Questo ed altri episodi fanno vivere la madre non nella Berlino riunificata, e in realtà neanche nella vecchia Berlino, ma piuttosto in un mondo che non esiste.
Man mano che la madre si riprende, inizia a sorgerle il sospetto che qualcosa sia cambiato. Alex, così, passa dai vecchi barattoli ai vecchi telegiornali, arrivando a girarne dei nuovi quando i cambiamenti in corso diventano evidenti e non più mascherabili.
E’ un film che ripercorre la verità storica sulla caduta del Muro e della DDR, a volte visto come un fenomeno improvviso e non come il risultato di un processo durato un anno ed iniziato già nella metà degli anni '80, con la Perestrojka e la Glasnost. Ma è anche un film sulla palese nostalgia della vecchia Repubblica Democratica Tedesca, in una società in cui televisori, videoregistratori e automobili non sono tutto. Questo importantissimo tassello che ha coinvolto non solo la Germania ma l’Europa tutta, viene raccontato sotto forma di commedia tragicomica dall’abile Becker, regista tedesco conosciuto a Locarno in occasione della vittoria del Pardo d’Oro con il suo lungometraggio d’esordio Farfalle. Con Good Bye Lenin! ha raccolto nel tempo numerosi riconoscimenti nei festival cinematografici Europei.