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Gli organizzatori del primo Grand Slam della stagione hanno deciso di posticipare il sorteggio del torneo che inizierà lunedì parlando di un generico ritardo, ma da più parti si sospetta che la causa sia la vicenda Djokovic. Morrison chiede altro tempo per decidere.
Novak Djokovic, che rischia l'espulsione dall'Australia dopo aver ammesso di aver infranto le regole di isolamento in Serbia e di aver consegnato una dichiarazione di viaggio errata quado è arrivato in Australia, è riuscito nel frattempo in due azioni da vero numero 1: tenere incollati alla sua situazione la gran parte di tutti noi negli ultimi sette giorni e rimandare il sorteggio del primo torneo del Grande Slam della stagione.
Sorteggio rimandato
Il sorteggio per il primo torneo del Grande Slam dell'anno, originariamente previsto per le 15:00 ora locale al Melbourne Park, non ha avuto luogo.
Gli organizzatori, senza essere espliciti sui motivi, sembra stiano attendendo la decisione del governo di Canberra, che sta valutando la possibilità di negare per la seconda volta il visto di Djokovic, dopo che un primo diniego è stato ribaltato in tribunale.
Intanto, il nome di Novak Djokovic continua a comparire nella lista dei partecipanti.
Il primo ministro australiano chiede ancora tempo
Il primo ministro australiano Scott Morrison ha dichiarato che il governo non ha ancora deciso se annullare il permesso di ingresso del tennista serbo. La precedente dichiarazione del ministro dell'Immigrazione Alex Hawke secondo cui sta valutando se annullare il visto «non è cambiata», ha detto Morrison.
La decisione di limitare la capienza
Nel frattempo una decisione è stata presa. La capienza del pubblico all'Australian Open di tennis, che inizierà lunedì, sarà limitata al 50% a causa dell'aumento del numero di casi di Covid-19 e dei ricoveri nell'area di Melbourne.
«Il regolamento per gli Australian Open – ha dichiarato il ministro del Turismo statale Jaala Pulford – è stato aggiornato per garantire al pubblico, ai giocatori e agli addetti ai lavori un evento estremamente sicuro».
bfi