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Ecco da dove arriva la "nostra" energia
La fornitura di gas, elettricità e carburanti non è più una certezza: la Svizzera come si pone di fronte a una possibile penuria energetica?
Accendere la luce, scaldare la casa, caricare lo smartphone oppure effettuare uno spostamento in auto o in treno: l'energia che ci serve per i più semplici gesti della nostra quotidianità la diamo ormai per scontata. Ma sarà sempre così? Forse no.
Nel caso peggiore, nel 2025 la Svizzera potrebbe dover fare i conti con una penuria di elettricità, come messo in evidenza da un rapporto sulla sicurezza dell'approvvigionamento energetico pubblicato lo scorso ottobre 2021 dall'Ufficio federale dell'energia. E con la guerra in Ucraina, tale situazione si potrebbe verificare già il prossimo inverno. E l'Occidente teme anche che la Russia possa chiudere i rubinetti di gas e petrolio.
Sul fronte energetico come stiamo dunque messi in Svizzera? Da dove provengono elettricità, gas e carburanti che utilizziamo quotidianamente? E le autorità come intendono muoversi per evitare di restare senza energia?
Gas dalla Russia, ma indirettamente
La Svizzera non ha rapporti diretti con la Russia per la fornitura di gas. Eppure nel 2021, secondo i più recenti dati dell'Associazione svizzera dell'industria del gas (ASIG), il 43% delle importazioni proveniva proprio dai rubinetti russi. Il resto arrivava invece da Norvegia (22%), Unione europea (19%), Algeria (3%) e altri paesi (13%).
La quota di gas russo dipende dai mercati dove il nostro paese fa rifornimento, ossia Germania, Paesi Bassi, Francia e Italia. "In Germania - ci spiega Thomas Hegglin, portavoce dell'ASIG - il quantitativo proveniente dalla Russia è superiore rispetto, per esempio, a Francia o Paesi Bassi". Ora nell'Unione europea ci si sta però muovendo per ridurre la dipendenza dal gas russo e trovare ulteriori fonti di approvvigionamento.
A livello locale, in Ticino - dove l'importazione avviene dall'Italia attraverso il gasdotto che passa da Bizzarone, a Genestrerio - le percentuali sono leggermente diverse. Nel 2021, il 38% del gas era russo. Seguiva l'Algeria, con una quota del 28%. "Da inizio 2022 i flussi dalla Russia sono stati sensibilmente ridotti, aumentando di conseguenza quelli da sud (Algeria e Azerbaigian)" ci fanno sapere dalle Aziende industriali di Lugano (AIL).
Forniture stabili, per ora
Al momento in Svizzera le forniture sono stabili, assicura Thomas Hegglin. "C'è sufficiente gas anche per l'industria, nonostante i prezzi siano notevolmente aumentati a causa dell'attuale situazione".
Nell'Europa occidentale, come pure in Svizzera, non si può invece escludere una carenza di gas per il prossimo inverno. Un rischio che aumenta con una possibile interruzione delle forniture attraverso la condotta Nord Stream 1, che porta la sostanza attraverso il Mar Baltico. "Dipende anche dalle temperature del prossimo inverno. È importante che gli impianti di stoccaggio europei possano essere riempiti il più possibile" spiega ancora Hegglin.
Anche la Confederazione sta portando avanti un piano per garantire l'approvvigionamento. Si parla di stoccaggio e si studiano diversi scenari per prepararsi a un'eventuale penuria di gas o di elettricità. Nello scenario di un'imminente mancanza di gas, per esempio, attraverso una campagna informativa la Confederazione e le aziende inviteranno tutti gli utenti a ridurre i consumi in modo significativo.
Una strategia che è però stata criticata. Negli scorsi giorni, dalle colonne del SonntagsBlick, Fabio Regazzi ha parlato di "piano carente". Il presidente dell'Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM) e consigliere nazionale del Centro ha detto che "gli imprenditori hanno bisogno di certezze".
Elettricità, tra import ed export
L'elettricità che arriva nelle nostre case è Made in Switzerland. Ma anche importata. Per quanto riguarda quella prodotta "in casa", nel 2021 - lo si evince dai dati dell'Ufficio federale dell'energia (UFE) - quasi il 70% proveniva da fonti di energia rinnovabili. Nello specifico: il 61,5% dall'idroelettrico e il 6% da fotovoltaico, eolico e biomassa. Il 28,9% derivava invece dal nucleare.
Come detto, non tutta l'elettricità è Svizzera. Sempre secondo l'UFE, lo scorso anno il nostro paese ha importato energia dai paesi confinanti per circa 31,5 miliardi di kWh. Ne ha invece esportati 29,1 miliardi.
Anche su questo fronte si rischia una carenza. Una carenza che - lo ha sottolineato, lo scorso 29 giugno, il Governo federale - "sembra sempre più probabile anche in Svizzera, sia a causa delle difficoltà che hanno le centrali nucleari in Francia (molte sono state messe fuori servizio in seguito a controlli di sicurezza) sia dei previsti livelli idrici nei laghi artificiali svizzeri, attualmente inferiori alla norma". In caso che tale situazione si verificasse, la Confederazione esorterebbe la popolazione e il mondo economico a ridurre, su base volontaria, il consumo di elettricità. Se gli appelli si rivelassero insufficienti, scatterebbero poi divieti e contingentamenti.
Il pieno di benzina non è russo
Sul fronte dei carburanti, sembra invece che il ruolo della Russia sia marginale. All'incirca un quarto di benzina e diesel proviene dalla raffineria di Cressier, nel Canton Neuchâtel. "Tale struttura lavora soltanto petrolio che arriva da Libia, Nigeria e Stati Uniti" ci dice Roland Bilang, direttore dell'associazione di categoria Avenergy. Altri rifornimenti di carburante giungono da Germania, Francia, Paesi Bassi e Belgio. In questi casi non è possibile escludere la presenza di materia prima dalla Russia. Ma dovrebbe essere inferiore al 10%.