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Il volontariato viene talvolta considerato un modo per favorire l’integrazione degli stranieri nella società d’accoglienza. È davvero così? Oppure questo tipo di attività consente di stabilire soltanto delle relazioni superficiali con la popolazione locale?
La Svizzera è considerata una nazione di volontari. Un residente su quattro pratica almeno un’attività non rimunerata in seno a un’organizzazione o a un’istituzione. Questa partecipazione può permettere agli espatriati di entrare in contatto con la popolazione locale, di imparare o di migliorare le loro conoscenze linguistiche. Il volontariato è quindi un motore d’integrazione? Raccontateci le vostre esperienze, in Svizzera o altrove.
Volontariato
Un residente su quattro in Svizzera (circa 1,5 milioni di persone) esercita almeno un’attività non remunerata presso un’organizzazione o un’istituzione, secondo l’Ufficio federale di statistica (UFS).
La percentuale di uomini (28%) è superiore a quella delle donne (20%).
Il lavoro di volontariato presso organizzazioni o associazioni varia molto da una regione all’altra. In questo senso, è più diffuso nella Svizzera tedesca rispetto alla Svizzera francese e alle regioni italofone del paese.
La percentuale di volontari è più alta nei comuni rurali e in quelli con meno di 1'000 abitanti.
Secondo la Croce Rossa zurighese, gli espatriati anglofoni fanno a volte fatica a farsi accettare nelle società dei villaggi che si basano ancora su codici tradizionali.
Oltre al volontariato organizzato, l’UFS censisce il volontariato detto “informale”, che riunisce l’aiuto al vicinato, la cura dei bambini, i servizi e le cure a membri della famiglia o a conoscenti che non vivono nella medesima economia domestica.
Il 21% della popolazione residente con 15 anni o più (1,3 milioni di persone) offre volontariamente tali servizi. Qui, le donne (26%) sono più presenti degli uomini (15%).