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CANBERRA - Nella maggior parte dei Paesi - è il caso della Svizzera e degli Stati confinanti - i cittadini degli stessi hanno sempre potuto fare rientro in patria anche nei momenti peggiori della pandemia di Covid-19, compagnie aeree permettendo e spesso con l'obbligo di quarantena. Per gli australiani, però, non è (più) così.
A partire da luglio, infatti, il governo di Canberra ha fissato un contingente per i rientri dall'estero. In poco più di due mesi questa restrizione ha portato il numero degli australiani sparsi per il mondo che attendono di essere riammessi nel proprio Paese a quota 25mila.
«Se riusciamo a incrementare i posti per la quarantena in hotel possiamo aumentare il numero di australiani che possono tornare a casa», ha recentemente dichiarato il ministro federale della Sanità, Greg Hunt. «Vogliamo assicurarci che ogni australiano che voglia tornare a casa sia a casa per Natale», ha aggiunto.
Il problema è proprio la disponibilità di camere per la quarantena di 14 giorni, che va obbligatoriamente trascorsa in hotel ed è per altro a spese dei cittadini stessi. In funzione della limitata capacità delle strutture, in luglio le autorità avevano fissato un contingente di 4'000 rientri alla settimana. La limitazione ha rapidamente portato il numero delle persone in attesa di fare ritorno in patria a circa 25mila. Ora il governo vorrebbe riuscire ad alzare questa soglia.
Molti degli australiani "spiaggiati" all'estero, fa notare ABC News, sono in ristrettezze economiche. Non si tratta infatti di vacanzieri che hanno lasciato il Paese durante la pandemia (i viaggi sono strettamente limitati), ma di persone che vivono all'estero e che - rimaste in alcuni casi senza impiego o senza visti validi per il Paese in cui si trovano - vogliono tornare in patria.