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Con il suo stile politico, l'Unione democratica di centro (UDC) minaccia il modello svizzero di concordanza e la volontà di costruire assieme il paese, afferma lo scrittore Tim Krohn in un'intervista a swissinfo.
A detta del docente di letteratura, può suscitare una certa ironia il fatto che, in questo modo, l'UDC stia avvicinando un po' la Svizzera all'Europa.
swissinfo: La campagna per le elezioni parlamentari del 21 ottobre scorso è stata particolarmente aspra e ha sollevato quindi molti dibattiti. Gli scrittori sono stati però piuttosto silenziosi. Come mai?
Tim Krohn: In Svizzera gli scrittori non sono abituati a prendere la parola su temi politici. Gli artisti non si considerano generalmente guide spirituali o pionieri della società. Si esprimono quasi soltanto come normali cittadini, tra di loro o con i loro conoscenti.
In Svizzera la cultura non è elitaria come in altri paesi, in cui si denota una chiara divisione tra il popolo e una cerchia ristretta di intellettuali. Da noi è il popolo ad essere sovrano. L'opinione di uno scrittore non conta di più di quella di qualsiasi altro cittadino.
swissinfo: Ma questo non è dovuto al fatto che in Svizzera mancano le voci degli intellettuali?
T.K.: Come detto, gli intellettuali si esprimono raramente su questioni politiche. Ciò non significa che gli scrittori non abbiano una loro opinone.
swissinfo: Come giudica il risultato delle elezioni del 21 ottobre?
T.K.: Queste elezioni sono state contrassegnate soprattutto dai cambiamenti del discorso politico. L'Unione democratica di centro ha introdotto uno stile europeo in Svizzera. Si potrebbe dire che Christoph Blocher ha portato la Svizzera in Europa.
Durante la campagna elettorale si sono aperti dei fossati tra i partiti. I dibattiti politici assomigliavano a quelli condotti tra maggioranza e opposizione in Italia, Germania o Stati uniti.
Non è più emersa la volontà di raggiungere un certo equilibrio. Questo fatto è nuovo e preoccupante. Lo stile della concordanza e la volontà di tenere assieme il paese sembrano fortemente minacciati.
Sono in pericolo proprio quelle caratteristiche che distinguevano la Svizzera dagli altri paesi e che potevano essere l'unica ragione per motivare l'isolamento della Svizzera dal resto dell'Europa. Può suscitare una certa ironia il fatto che sia proprio l'UDC a spingerci in questa direzione.
swissinfo: La Svizzera è quindi diventata un paese normale?
T.K.: Che cosa significa paese normale? Si è avvicinata all'Europa in un modo che dovrebbe far riflettere. Battaglie politiche combattute nel fango, come si vedono da tempo in altri paesi, non sono un esempio che si desidera imitare.
Credo e spero che si tratti soltanto di un caso isolato. La prossima volta, gli altri partiti non saranno più così stupidi da lasciarsi coinvolgere nel gioco dell'UDC. Cercheranno di salvaguardare la concordanza, ossia la ricerca continua di un consenso, una peculiarità che costituisce il tesoro più importante della Svizzera.
Il principio della concordanza, che funziona perfettamente da oltre 150 anni, potrebbe servire da modello per migliorare lo stile politico nel resto dell'Europa.
swissinfo: Come mai così tante persone hanno votato in favore dell'UDC?
T.K.: In primo luogo perché molte persone non apprezzavano l'idea di estromettere un ministro in carica. Ciò è in qualche modo rassicurante. Questi elettori non volevano scardinare il sistema attuale: intendevano piuttosto salvaguardare i valori politici tradizionali, tra cui un buon tono politico.
swissinfo: Quali conseguenze può avere l'esito di queste elezioni in Svizzera e all'estero?
T.K.: È difficile fare previsioni per quanto concerne la Svizzera. Bisogna chiedersi, se l'UDC intende seguire anche in futuro questo corso politico così poco svizzero. Desidera veramente rinunciare a costruire assieme la Svizzera e vuole piuttosto creare un nuovo clima politico che si basa sull'opposizione, i fossati e le battaglie? Se fosse così, allora ci troviamo di fronte ad una grande spaccatura.
Sul piano della politica estera non sono da attendere grandi cambiamenti. La Svizzera è scivolata un po' più a destra, come molti altri paesi. Quasi tutto lo scacchiere politico europeo si è spostato verso destra negli ultimi 20 anni.
swissinfo: La campagna elettorale svizzera ha attirato anche l'attenzione dei media internazionali, che hanno tracciato un quadro piuttosto negativo della situazione politica in Svizzera. In tal modo può venir danneggiata l'immagine della Svizzera?
T.K.: Non lo credo. Tutto ciò verrà rapidamente dimenticato, dal momento che la Svizzera dispone di un grande credito nel mondo e può dimostrare di aver fatto molte cose positive in ambito culturale, umanitario ed economico.
Spostamenti a destra o a sinistra sono omai una cosa abituale un po' ovunque. Bisognerebbe piuttosto chiedersi, perché la comunità internazionale accetta così facilmente queste derive.
swissinfo: I cartelloni con le pecore nere hanno suscitato molte polemiche. Si è parlato di xenofobia e razzismo. La Svizzera è più xenofoba dei paesi vicini?
T.K.: Temo che stiamo seguendo l'onda attuale. In Francia e Germania questa tendenza si è fatta largo da tempo. Anche in Svizzera non è nuova: un certo razzismo era sempre presente. La cosa nuova è che il partito vettore di questo atteggiamento dispone di una grande popolarità.
swissinfo: Dove si troverà la Svizzera tra 10 anni?
T.K.: Christoph Blocher non sarà più al potere e l'UDC perderà così molti consensi. Non credo che le cose cambieranno molto in Svizzera tra 10 anni.
Spero che la Svizzera possa assumere un ruolo di pioniere in Europa con il suo modello politico. A condizione che non venga dapprima disonorato.
swissinfo, Gaby Ochsenbein
(traduzione Armando Mombelli)
Tim Krohn
Nato nel 1965 a Wiedenbrück, in Germania, Tim Krohn è cresciuto a Glarona, in Svizzera.
Dopo studi di filosofia, letteratura e politologia, Tim Krohn ha iniziato a scrivere romanzi, racconti e opere teatrali.
Lo scrittore è inoltre attivo quale docente presso l'Istituto letterario di Bienne.
Tim Krohn ha ottenuto negli ultimi anni diversi riconoscimenti per le sue opere letterarie, tra cui un premio per il suo ultimo romanzo "Vrenelis Gärtli", pubblicato nel 2007 da Eichborn-Verlag, Berlino.
Sistema di concordanza
In Svizzera, dalla nascita dello Stato moderno nel 1848, i radicali (oggi Partito liberale radicale) hanno occupato per oltre 4 decenni da soli le 7 poltrone del governo.
I conservatori (oggi Partito popolare democratico) sono stati ammessi per la prima volta nell'esecutivo nel 1891.
Nel 1929 anche l'Unione democratica di centro (ex Partito agrario) è stata integrata nel Consiglio federale.
Il Partito socialista ha ottenuto il suo primo seggio governativo nel 1943.
Dal 1959 il Consiglio federale è stato sempre formato da questi 4 partiti che raccolgono regolarmente circa l'80% dei voti.
Il sistema di concordanza di governo si esprime nella continua ricerca di soluzioni di compromesso tra i maggiori partiti, al fine tra l'altro di evitare la minaccia di referendum popolari.