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Cosa fare se si è in possesso di un’opera originale di Banksy e la si vuole vendere rimanendone i proprietari? Si crea un Nft, un “Non fungible token” – in pratica un certificato digitale non manipolabile che si appoggia alla tecnologia blockchain, la stessa delle criptovalute – con lo stesso titolo e lo si mette all’asta.
Il progetto di Vittorio Grigolo è in realtà più complicato di così e avrebbe lo scopo di "far rinascere digitalmente l'opera d'arte", come si legge sul sito di Valuart, la società da lui cofondata. Innanzitutto c'è la realizzazione in grafica digitale di una copia dell’opera di Banksy, abbianata a un’aria cantata da Grigolo stesso, che è anche tenore. "Sono entusiasta di poter essere parte di questo progetto, aver contribuito alla rinascita di un'opera d'arte così straordinaria dandole una voce è stata un'esperienza fantastica", dice Vittorio Grigolo in una nota.
Non si tratta del primo caso di "criptoarte": l'opera "Everydays: The first 5000 Days, 2021" dell'artista Beeple venduta all'asta da Christie's a marzo per 69,3 milioni di dollari. È forse il primo caso di opera derivata: Banksy non sembra essere direttamente coinvolto nella creazione di questo Nft del suo ‘Spike’, realizzato all'inizio degli anni Duemila in Cisgiordania, e potrebbe avere da ridire. Se l'asta avrà luogo regolarmente tra un paio di settimane, metà dell'incasso andrà in beneficienza.