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L’internamento dell’"accoltellatrice dell’autosilo" di Zurigo non verrà commutato in una misura stazionaria. Il Tribunale federale (TF) ha confermato una decisione in tal senso presa nel settembre 2017 dal Tribunale cantonale di Zurigo.
In una sentenza pubblicata oggi il TF constata che le condizioni di una misura stazionaria non sono adempiute. Non si può presupporre che una misura stazionaria permetterebbe veramente di ridurre il rischio di recidiva.
Dal rapporto della perizia risulta che la donna, oggi 45enne, abbia fatto "enormi progressi" nell’ambito della terapia ordinata dalla giustizia nel corso degli ultimi anni. Una terapia incentrata sul delitto non è tuttavia possibile a questo stadio.
Per il momento il trattamento è limitato ai disturbi di personalità molto gravi e particolari di cui soffre questa donna, indica il TF. Una modifica del suo "status" non porterebbe alcun cambiamento in termini di trattamento.
L’"accoltellatrice dell’autosilo" si trova in detenzione da 20 anni. Nel 2015 il regime di sicurezza – fino ad allora massimo, ossia di isolamento completo – è stato un po’ allentato.
L’appellativo di "accoltellatrice dell’autosilo" si riferisce al primo assassinio che risale al 26 giugno 1991, quando la condannata aveva 18 anni: una donna argoviese di 29 anni che si era recata a Zurigo per ritirare l’abito da sposa fu accoltellata alla schiena nel parcheggio sotterraneo "Urania", in pieno centro cittadino.
Nel gennaio 1997, la donna uccise, pure a coltellate, una 61enne che passeggiava nei pressi del Giardino cinese di Zurigo. Un anno più tardi pugnalò nella città vecchia di Zurigo una pensionata di 75 anni, che abbandonò sulla strada credendola morta e che sopravvisse nonostante le gravi ferite. La condannata si è inoltre resa responsabile di una cinquantina di incendi dolosi che hanno causato danni milionari.