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Fidel Castro è morto. Aveva 90 anni ed era ammalato dal 2006. Ai suoi occhi la Svizzera godeva di credibilità e, nonostante le divisioni ideologiche, il suo avvento al potere non ha incrinato i rapporti tra L’Avana e Berna. Nella sua unica visita ufficiale nella Confederazione, nel 1998, aveva espresso grande felicità per i colloqui avuti con il governo elvetico.
“Buone e all’insegna della continuità”: così il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) definisce sul proprio sito le relazioni bilateraliLink esterno tra la Svizzera e Cuba. Non soltanto: dal 1961, in seguito alla rottura tra Washington e L’Avana, Berna ha rappresentato gli interessi degli Stati uniti a Cuba e dal 1991 anche quelli dello Stato caraibico negli USA. Un mandato conclusosi nel 2015, con la ripresa delle relazione diplomatiche tra i due paesi.
In questi 54 anni di mandato di potenza protettrice esercitato dalla Confederazione, i diplomatici elvetici hanno avuto contatti diretti con il governo cubano e con lo stesso Fidel Castro, il quale non ha mai nascosto la propria stima per la Svizzera e i suoi rappresentanti.
L’episodio più eloquente di questi rapporti di fiducia tra il Lider Maximo e gli emissari elvetici è probabilmente la richiesta di Washington – riportata nei Documenti Diplomatici SvizzeriLink esterno – di fare intervenire l’ambasciatore svizzero a Cuba Emil Stadelhofer quale mediatore per risolvere la grave crisi innescata nell’ottobre 1962, quando l’Unione sovietica installò nell’isola caraibica delle rampe di lancio di missili in grado di colpire gli Stati uniti. Era il momento più critico della Guerra fredda: il mondo temeva lo scoppio della Terza Guerra mondiale.
Per finire la crisi fu risolta direttamente da Washington e Mosca, ma Stadelhofer ebbe comunque lunghi colloqui con Fidel Castro, che a più riprese lo elogiò pubblicamente. E l’ambasciatore svizzero poté organizzare il rimpatrio del pilota dell’aereo dell’US Air Force che aveva fotografato le rampe di lancio dei missili e che era stato abbattuto.
L’intensità dei buoni uffici della Svizzera tra Washington e L’Avana è variata notevolmente nel corso degli anni, a seconda dell’andamento delle relazioni tra la grande potenza e la piccola isola. Berna rappresenta tuttora gli interessi reciproci dei due Stati, in attesa della normalizzazione dei loro rapporti.
Colloqui all’insegna dell’amicizia e della sincerità
Tra i momenti forti nelle buone relazioni tra bilaterali la Confederazione e Cuba, figura la visita ufficiale di lavoro di Fidel Castro a Berna, il 20 maggio 1998. Il governo federale lo aveva invitato, approfittando della sua presenza in Svizzera di una settimana in occasione dei 50 anni dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS).
Ricevuto dall’allora presidente della Confederazione Flavio Cotti e da altri tre ministri, il Lider Maximo aveva definito l’incontro con i membri del governo elvetico “una riunione piena di amicizia, quasi quasi famigliare" e aveva detto di attendersi dalla Svizzera che fosse “un simbolo di pace, un esempio di che cosa dovrebbe essere il rapporto tra USA e Cuba”.
Il presidente della Confederazione gli aveva fatto eco parlando di "colloquio franco, sincero e diretto". Compreso quando si è discusso di diritti dell'uomo, di libertà di espressione e di detenuti, aveva puntualizzato Cotti.
Di democrazia e diritti umani, Fidel Castro aveva pure discusso in precedenza a Ginevra con sette parlamentari svizzeri, appena prima la loro partenza per L'Avana per quella che era la prima visita ufficiale di una delegazione parlamentare elvetica a Cuba.
Svizzera-Cuba
La Svizzera riconobbe la Repubblica cubana sin dalla sua indipendenza nel 1902 e subito stabilì relazioni diplomatiche e consolari. I primi consoli onorari svizzeri furono nominati nel 19° secolo. Il consolato istituito nel 1918 fu gradualmente ampliato ed elevato al grado di ambasciata nel 1957. Lo stesso avvenne per la Legazione cubana aperta a Berna nel 1951. Le relazioni diplomatiche tra Berna e L’Avana continuarono anche dopo la rivoluzione del 1959. Dal 6 gennaio 1961, dopo la rottura dei rapporti diplomatici tra gli USA e il regime di Fidel Castro, la Svizzera rappresenta gli interessi americani a Cuba e dal 1° aprile 1991 gli interessi cubani negli Stati uniti.
Alla fine del 2013 (dati più recenti disponibili) a Cuba risiedevano 207 svizzeri.
Gli scambi commerciali tra i due paesi sono molto contenuti. Nel 2012 le esportazioni elvetiche a Cuba sono ammontate a 16,6 milioni di franchi, mentre le importazioni cubane in Svizzera si sono state pari a 30,6 milioni.Fine della finestrella
Tra critiche e sostegno
Infatti, in Svizzera le denunce di violazioni dei diritti umani da parte del regime castrista non sono mai mancate. Anche in occasione della visita a Berna del presidente cubano, Amnesty International aveva ricordato che sull’isola c’erano almeno 300 prigionieri politici. Inoltre il Comitato internazionale della Croce Rossa da anni non era più stato autorizzato a visitare le carceri cubane. Le autorità elvetiche hanno sempre affrontato la questione negli incontri con i rappresentanti dell’Avana, ma da più parti è stato rimproverato a Berna di non esercitare pressioni.
Se Fidel Castro rifiutava vigorosamente le attività di organizzazioni non governative per la tutela dei diritti umani e della libertà di espressione, accettava invece con piacere quelle di organizzazioni umanitarie, tra cui le svizzere CamaquitoLink esterno in favore della formazione e mediCubaLink esterno per la sanità.
Anche l’agenzia della Confederazione per lo sviluppo e la cooperazione (DSCLink esterno) è attiva a Cuba dal 1997 e dal 2000 ha aperto un ufficio all’Avana. Attualmente sostiene le politiche di sviluppo municipale nei campi dell’agricoltura e degli alloggi.
Ispirazioni artistiche e intellettuali
Quanto ai rapporti culturali tra la Confederazione e il paese caraibico si sono sviluppati negli ultimi due decenni soprattutto grazie al patrocinio della fondazione Pro Helvetia.
Dittatore da combattere per gli uni, idolo da seguire per gli altri, Fidel Castro ha pure diviso intellettuali ed artisti svizzeri. Diversi di costoro hanno visitato Cuba già negli anni ’60 e sono rimasti affascinati dal suo carisma.
Così, grandi fotografi svizzeri, come René Burri e Luc Chessex, sono stati ispirati dalla magia delle immagini della rivoluzione cubana. Se René Burri aveva scattato alcuni ritratti di Che Guevara che hanno fatto il giro del mondo, Luc Chessex aveva posto invece soprattutto Fidel Castro nel mirino del suo obiettivo fotografico. Il rapporto tra Chessex è Castro si era però tradotto in seguito in una lunga disputa, terminata appena una decina di anni fa.
Gli studi e le valutazioni del sociologo ginevrino Jean Ziegler e dello scrittore zurighese Hugo Lötscher su Fidel Castro rappresentano dei veri e propri pezzi di antologia. Secondo Ziegler, a destare interesse all'Avana all'inizio della rivoluzione era però soprattutto Ernesto Che Guevara, che non sognava una sola rivoluzione, ma tante.