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<h2>SubmittedText<h2><p>In Svizzera vivono oltre 35 000 Tamil, molti dei quali hanno genitori, nonni o altri congiunti nelle zone di conflitto nel Nord dello Sri Lanka. Per loro è estremamente difficile ottenere notizie sulla sorte dei loro congiunti, poiché il governo ha bloccato tutte le informazioni provenienti da queste zone.</p><p>Chiedo pertanto al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Può l'ambasciata svizzera nello Sri Lanka fungere da intermediario aiutando i Tamil residenti in Svizzera a mettersi in contatto con i loro congiunti nello Sri Lanka?</p><p>2. In che modo la Svizzera ufficiale può sostenere le ricerche sulla sorte dei congiunti nello Sri Lanka?</p><p>3. Come intende configurare il futuro impegno della Svizzera nello Sri Lanka sotto il profilo politico e umanitario? Come intende contribuire alla protezione della minoranza tamil nello Sri Lanka?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Ricerche dei congiunti scomparsi nello Sri Lanka</p><p>Durante l'offensiva lanciata nel gennaio 2008 contro le Tigri per la liberazione della patria Tamil (Liberation Tigers of Tamil Eelam), conclusasi nel maggio 2009 con la vittoria militare dell'esercito dello Sri Lanka, la popolazione del Vanni è stata più volte oggetto di trasferimenti forzati. Attualmente circa 280 000 sfollati si trovano in campi profughi e in diversi ospedali.</p><p>1./2. Per quel che concerne la ricerca delle persone scomparse, la Svizzera appoggia le attività del CICR, unica istituzione in grado di effettuare ricerche di persone (tracing) nella situazione attuale, in cui le possibilità di svolgere tali ricerche restano limitate. Le richieste al CICR possono essere presentate dai congiunti che si trovano nello Sri Lanka o all'estero. In Svizzera le richieste vanno indirizzate alla Croce rossa svizzera. Esse possono essere presentate anche all'ambasciata svizzera a Colombo, che provvederà a inoltrarle al CICR sul posto.</p><p>Per le famiglie all'estero il modo più semplice per entrare in contatto con i loro congiunti nello Sri Lanka è la posta. Nei campi profughi, il traffico postale in entrata e in uscita funziona, anche se le lettere possono essere oggetto di controlli da parte degli addetti alla sicurezza. Le lettere devono recare il nome della persona che si sta ricercando e il nome e il luogo del campo. Per aumentare le probabilità che le lettere raggiungano effettivamente i loro destinatari, le famiglie all'estero possono inviare una lettera a tutti i campi profughi esistenti. Nei campi vi sono pure telefoni con cui possono essere effettuate chiamate locali; in alcuni casi possono essere effettuate anche chiamate internazionali (tuttavia soltanto in uscita). Nel distretto di Vavunyia vi sono inoltre quattro banche, nelle quali le persone sfollate possono aprire conti e prelevare denaro depositato dalla diaspora. Non vi sono tuttavia informazioni concernenti il livello di sicurezza di tali operazioni bancarie.</p><p>3. Per il Consiglio federale la massima priorità deve essere accordata alla protezione dei civili sfollati all'interno del Paese. La Svizzera si impegna pertanto attivamente sul posto affinché alle organizzazioni di aiuto internazionale sia concesso il libero accesso ai luoghi in cui queste persone si trovano, e affinché i profughi possano far ritorno al più presto nelle loro regioni d'origine.</p><p>Oltre a un budget ordinario di 4,8 milioni di franchi, la Svizzera ha destinato un milione supplementare agli aiuti umanitari per assistere la popolazione colpita dal conflitto nel Nord dello Sri Lanka. Oltre a ciò, si valuta la possibilità di destinare alla popolazione dello Sri Lanka in stato di bisogno 5 milioni di franchi prelevati dalla riserva obbligatoria dell'aiuto umanitario della Confederazione. La Svizzera sostiene il programma d'aiuto d'urgenza del CICR, dell'ACNUR e del Programma alimentare mondiale mediante contributi finanziari e mediante l'invio di specialisti del Corpo svizzero di aiuto umanitario.</p><p>La Svizzera si adopera per trovare una soluzione politica che riporti stabilmente la pace nello Sri Lanka, al fine di ripristinare un ordine nel quale tutte le minoranze possano esercitare i loro diritti. Il 19 maggio il nostro Paese ha lanciato un appello a tutte le parti e a tutti i gruppi in conflitto, oltre che ai membri della diaspora, affinché cessino gli incitamenti all'odio, si cerchi la riconciliazione mediante misure unilaterali o mutualmente convenute e ci si sforzi di trovare una soluzione durevole attraverso il dialogo politico, in uno spirito d'apertura e cooperando con le istituzioni internazionali.</p><p>Come già durante i negoziati di pace di Ginevra nei mesi di febbraio e ottobre del 2006, la Svizzera offre i propri buoni uffici. Rimane disposta ad assumere un ruolo attivo negli ambiti dell'aiuto umanitario, della protezione umanitaria e del dialogo politico in favore della riconciliazione e al fine di elaborare soluzioni a livello istituzionale per la protezione delle minoranze e in favore della decentralizzazione.</p>  Risposta del Consiglio federale.