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Se sabato dovesse fare tre punti in più di Perez, l'olandese sarebbe campione del mondo
Max è pronto a entrare nel club di coloro che hanno vinto tre (o più) Mondiali di fila, che oggi comprende Fangio, Schumacher, Vettel ed Hamilton.
LOSAIL - La storia lo sta aspettando. A Max Verstappen basterà fare tre punti in più di Sergio Perez per diventare campione del mondo sabato sera nella gara sprint del Qatar. Mal che gli vada festeggerà il suo terzo titolo mondiale il giorno dopo entrando in un club ristrettissimo, quello di chi ha vinto tre (o più) Mondiali di fila: Fangio, Schumacher, Vettel e Hamilton. Tutta gente che non si è poi fermata lì. Fangio, Vettel e Hamilton sono arrivati a quattro titoli consecutivi, Schumacher addirittura a cinque. In Formula 1 i periodi dominati da un team e da un pilota sono sempre esistiti. Solo Fangio ha vinto saltando di fiore in fiore per avere sempre l’auto migliore. Gli altri non ne avevano bisogno, guidavano una monoposto dominante, la Ferrari per Michael, la Mercedes per Lewis, la Red Bull per Seb e Max. Tutto lascia pensare che la serie di Max possa continuare anche il prossimo anno, con un grande rischio per la polarità della Formula 1 che mal sopporta Mondiali a senso unico.
Verstappen sarà l’undicesimo pilota a vincere almeno tre titoli (Prost è a quattro, Brabham, Lauda, Piquet, Senna, Stewart a due). Sono numeri importanti. Vettel aveva vinto il suo terzo mondiale a 25 anni e 4 mesi, Verstappen ci arriverà a 26 anni e una settimana. E questo ci racconta come la Red Bull sia capace di individuare piloti giovani e portarli al successo. L’operazione Vettel è cominciata in Toro Rosso e proseguita in Red Bull, esattamente come quella di Max che però era cominciata quando era ancora un bambino a 17 anni e 5 mesi. A Horner, Newey e Marko piace la linea verde e va riconosciuto che abbiano fiuto nel trovare i ragazzi giusti su cui puntare.
Avvicinandoci al weekend in cui celebreremo il Mondiale di Max la domanda a cui cercare di rispondere è quella che viene abitualmente rivolta a chi si occupa di Formula 1: merito della macchina o del pilota? Che Max sia al volante di un missile lo ammette lui stesso, ma quel missile lo ha condotto lui arrivando serenamente su Marte, mentre il suo compagno è rimasto molto indietro. Max ha fatto con Perez quanto Schumi fece con Irvine, Barrichello e Massa; quanto Vettel fece con Webber e Hamilton con Bottas dopo che con Rosberg la battaglia era stata decisamente più accesa. Hanno dominato tutti perché guidavano macchine eccellenti, ma ci hanno messo molto anche del loro talento. Oggi inserire Verstappen tra i più grandi della storia non è un’esagerazione.