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La commissione Volcker, che per circa tre anni ha indagato sui conti "dormienti" di vittime dell'Olocausto nelle banche svizzere, ha tenuto mercoledì l'ultima riunione, in cui ha formalmente deciso di sciogliersi.
Il capitolo dei fondi in giacenza non è tuttavia ancora chiuso. Rimane infatti aperta in particolare la questione della lista di 25'187 conti di cui la commissione aveva chiesto la pubblicazione alle banche lo scorso 6 dicembre, presentando il suo rapporto finale a Zurigo. Lo scorso 9 febbraio, il presidente della commissione Paul Volcker ha apertamente criticato il ritardo nel corso di un'audizione davanti alla Commissione bancaria della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti.
La Commissione federale delle banche deve ancora dare l'autorizzazione e decidere in quale forma la pubblicazione debba avvenire. Una decisione in merito è attesa per la fine di marzo. Altre due liste sono già state pubblicate in precedenza.
La pubblicazione è da inserire nell'accordo globale raggiunto da UBS e Credit Suisse il 18 agosto 1998 a New York con la controparte ebraica e che prevede il versamento di 1,25 miliardi di dollari. Un piano di ripartizione non c'è però ancora.
Incerto è il futuro del Tribunale arbitrale internazionale sui fondi in giacenza - Claims Resolution Tribunal - a Zurigo. Oggetto di controversia è anche la questione di chi dovrà assumersene i costi nel caso si decida di prorogarne l'attività.
Paul Volcker - ex presidente della Riserva federale americana- era stato nominato alla testa della commissione dall'Associazione svizzera dei banchieri e dalle organizzazioni ebraiche. Ha indagato negli archivi di 59 banche svizzere. Gli esperti hanno individuato in tutto 53 886 conti forse appartenuti a vittime dell'olocausto. In totale sono stati esaminati 4,1 milioni di conti.
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