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ZURIGO - Dopo un rallentamento nel 2017, la quota di donne nelle direzioni aziendali l'anno scorso è tornato ad aumentare dal 7% al 9%, il dato più alto mai raggiunto.
Fra le società quotate allo SMI le donne raggiungono il 10% delle posizioni di vertice, secondo il 14esimo rapporto Schilling presentato oggi ai media a Zurigo.
Nei consigli d'amministrazione le donne rappresentano il 21%, superando per la prima volta la soglia del 20%. L'anno scorso la quota era del 19%.
«Si delinea nuovamente un quadro molto positivo», ha dichiarato Guido Schilling, fondatore dell'omonima società. Rispetto al 2006 la percentuale di donne in direzione è raddoppiata e "da allora sono cambiate molte cose".
Tutto procede però più lentamente di quanto previsto dallo stesso Schilling un paio d'anni fa. «Attualmente raggiungere quota 15% entro il 2022 sembra poco probabile». Se tutto continua come ora, per quell'anno la percentuale sarà circa del 12%.
La situazione è migliore nel ramo pubblico: se nel privato solo il 18% dei nuovi impieghi d'alto livello è stato assegnato a donne, nell'amministrazione pubblica la quota sale al 38%. In quest'ultimo settore è anche più basso il numero di donne che abbandona la carica, in particolare grazie alle buone condizioni quadro che permettono di coniugare lavoro e famiglia.
Nonostante i dati positivi, la Svizzera perde un posto nella classifica europea. A fare peggio sono solo Irlanda e Grecia. Un esempio da seguire potrebbe essere quello del Regno Unito, che con programmi mirati in sette anni ha portato la partecipazione femminile ai vertici dal 12% al 30%.
Il rapporto dello specialista del reclutamento di quadri Guido Schilling comprende le 117 maggiori aziende elvetiche nonché la Confederazione e i 26 cantoni.