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La collaborazione tra i vari servizi della Confederazione in materia di politica estera sarà migliorata: il Consiglio federale intende raccogliere i suggerimenti della Commissione delle gestione del Nazionale, ma ricorda anche che diverse misure sono state adottate.
La Commissione deplorava in particolare l'assenza di una visione d'assieme e la lentezza di certe procedure di collaborazione. In una presa di posizione pubblicata oggi sul Foglio federale, il governo si dice "perfettamente consapevole della crescente importanza della dimensione internazionale nei diversi settori politici e della forte interrelazione tra la politica estera e la politica interna".
Rileva tuttavia che non tutte le proposte avanzate saranno accolte. Ad esempio, non è possibile che tutti e sette i Dipartimenti definiscano le priorità in politica estera, poiché ciò indebolirebbe la cooperazione. "A livello internazionale la Svizzera deve parlare a una voce, prescindendo dal dipartimento responsabile della gestione del dossier".
Inefficace pure l'idea di aggiungere una pianificazione annuale ai vari rapporti annuali e pluriennali e al programma di legislatura. Non è neppure necessario legiferare ad oltranza per chiarire la situazione. Si tratta invece di rafforzare vari strumenti che già esistono e funzionano.
Per casi specifici e urgenti la Confederazione può istituire gruppi interdipartimentali ad hoc e di alto livello (come per il dossier Europa), o task force (come quelle per i casi UBS e fondi in giacenza). È possibile anche prevedere una direzione speciale al Dipartimento degli affari esteri (DFAE) per certi settori, come avviene per le questioni europee, ma il Consiglio federale si dice scettico: preferisce puntare su altri strumenti per associare il DFAE e altri dipartimenti.