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Le autorità americane avrebbero deciso di non avanzare accuse penali nei confronti di alcuni ex trader di UBS in cambio della loro collaborazione nelle indagini su un'eventuale manipolazione del Libor.
Lo riporta l'edizione online del "Wall Street Journal", citando alcune fonti secondo le quali solo alcune di queste persone lavorano ancora presso UBS: la banca avrebbe già sospeso o licenziato 20 fra trader e manager nell'ambito del caso di manipolazione dei tassi.
"L'accordo con gli ex dipendenti di UBS segnala che il Dipartimento di giustizia sta cercando di persuaderli" a parlare delle persone sospettate di aver guidato la possibile manipolazione, afferma il giornale. Stando alla testata, si tratta di personale che occupava posti relativamente bassi nella gerarchia.
A fine luglio UBS aveva affermato di non aver trovato indizi che dimostrino il suo coinvolgimento nello scandalo e aveva ribadito la sua intenzione di collaborare con le autorità che si occupano dell'inchiesta. Il Credit Suisse dal canto suo il 23 luglio aveva indicato di "ritenere" di non essere implicato in maniera significativa nella vicenda.
Sono tre le banche europee nel mirino degli inquirenti che indagano sulla manipolazione del Libor durante la crisi finanziaria, stando a documenti in possesso dell'agenzia Reuters. Oltre alle britanniche Barclays e Royal Bank of Scotland, anche UBS è sospettata di aver avuto un ruolo chiave nei fatti avvenuti tra il 2005 e il 2009.