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I rapporti di Filippo Franzoni con la sua città furono complessi, in alcuni momenti prevalse la critica, ma non va enfatizzata la "malcelata antipatia per la società locarnese di quel tempo" e la "diffidenza verso le autorità cittadine". Franzoni era uomo di parte, sebbene non partecipe in prima linea alla vita politica. La fiera espressione dei sentimenti e la violenza verbale erano connaturate alla polemica culturale e al discorso politico. Non si può dedurne disamore per il paese.
"E oltre all'arte sua ed alla musica egli amò certamente la bella plaga locarnese dalle ariose montagne e dalle cangianti colorazioni che tanti motivi offriva all'arte sua. E amò certo anche la tranquilla vita della sua cittadina e il riposante chiacchierio d'ogni giorno coi bonari suoi concittadini, che pur senza comprenderlo, sapevano amarlo. E sì che egli non era tanto accomodante: sulle questioni di principio, sulle questioni d'arte, non transigeva; ed erano spesso discussioni lunghe e rabbie improvvise con chi osava dubitare di una qualche sua teoria! Ma poi tutto si riaccomodava e sotto le arcate del Caffè Svizzera, al carezzevole tepore primaverile, egli rientrava colle buone di far entrare un po' di idealismo, un po' di comprensione artistica in qualche troppo quadrata testa locarnese." [Arminio Janner]. [Huber, p. 76]