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Un racconto di emigrazione, che narra le vicende di tre cugini partiti a fine Ottocento dal Ticino in cerca di un guadagno per la famiglia restata a casa ad aspettare un ritorno che spesso si prolungava per mesi o anni. Una storia diversa dalle altre: destinazione del viaggio è la Russia, in mezzo ad un territorio arido fatto di tundra, deserti, briganti, animali feroci, malattie infettive e mille pericoli, per costruire una ferrovia lunga oltre 1500 km. La posa dei binari e la costruzione delle stazioni era il compito che si protraeva giorno dopo giorno; vivevano su un convoglio ferroviario dotato di cucina, pagliericci per dormire, chiesa, infermeria, accantonamento per l’esercito, bordello, officina meccanica, ecc. che avanzava man mano che i binari si allungavano sull’impervio terreno. Erano costretti a vivere “accanto a persone dalle facce strane in una babele di linguaggi, in gran parte turcomanni”, erano migliaia di uomini (operai proveniente da ogni luogo, carcerati condannati ai lavori forzati, militari, ecc.) tutti impegnati nella costruzione della linea ferroviaria. Una storia incredibile, ma anche un resoconto storico sui tracciati ferroviari russi nati per necessità commerciali, militari e per la cocciutaggine di uomini e monarchi.