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Bill Evans, esigua è la vita, lunga l’arte. "Explorations"
Parlare di Bill Evans è compito arduo, mi viene in mente la massima di Ippocrate “esigua è la vita, lunga l’arte”. Explorations inciso nel 1961 con Bill Evans al piano, Scott LaFaro al contrabbasso, Paul Motian alla batteria è un capolavoro, come anche gli altri dischi registrati dal 1959 al 1961 anno della morte di Scott LaFaro in un incidente automobilistico a soli 25 anni, Bill Evans fu così scosso che non suonò in publico per quasi un anno. Bill Evans era un musicista coltissimo il suo bagaglio musicale spaziava da Bach, Mozart, Beethoven sino a Debussy, Ravel, Stravinsky, Earl Hines, Coleman Hawkins, Bud Powell, Lennie Tristano e George Russell col quale ebbe modo di approfondire il sistema lidio cromatico, una visione dell’organizzazione tonale che consente di superare la "gabbia tonale".
L’album Kind of Blue di Miles Davis fu uno dei primi esempi di questo nuovo stile d’improvvisazione, chiamata modale, un esempio "Blue in Green", brano scritto a quattro mani da Miles Davis e Bill Evans, il quale ha portato nel Jazz moderno le armonie orchestrali modali di Debussy e Ravel. È lo stesso Miles Davis che disse: “fu Bill Evans a farmi ascoltare il Concerto in sol maggiore di Ravel interpretato da Arturo Benedetti Michelangeli”. Potremmo parlare di Bill Evans per un mese giorno e notte e non basterebbe e non possiamo ridurre la sua arte a una descrizione tecnica anche se capire in cosa consistono le innovazioni apportate è doveroso, Bill Evans ha detto: “il Jazz non lo puoi spiegare a qualcuno senza perderne l’esperienza. Dev’essere vissuto perché non sente le parole.......Ecco perché mi secco quando la gente cerca di analizzare il Jazz come un teorema intelletuale. Non lo è. È Feeling.”. Bill Evans la pensava come Schopenhauer che disse: "Le Arti parlano tutte solo l’ingenuo e infantile linguaggio dell’intuizione non quello serio e astratto della riflessione". Nel primo brano” Israel” un Blues in minore, Bill Evans comincia il suo solo suonando in 4/4, LaFaro e Motian fanno una sovraimposizione in 3/4 che genera un clima di prologo narrativo che poi risolve in 4/4, è un orchestrare la forma del brano di grandissimo pregio estetico, una grande originalità che dà un’improntra, un carattere, un ambientazione sonora che è parte del racconto, Evans utilizza la forma come veicolo d’espressione personale che non ha paralleli.
Nel brano “Sweet and Lovely” una forma AABA il contrabbasso di LaFaro è capace di invenzioni melodiche stupefacenti sono delle invenzioni che si rincorrono all’interno della forma con un interazione un interplay tra i musicisti che raggiunge il Nirvana. Il displacement ritmico, e l’uso orchestrale dell’armonia utilizzato da Evans genera delle finestre, dei vasi comunicanti dove l’invenzione melodica puo muoversi in qualsiasi direzione con una forza epressiva multidimensionale, il suono è molto di più di quanto possiamo identificare. Lafaro, Evans e Motian raggiungono l’apoteosi, è l’arte del contrappunto che arriva a delle altezze mai raggiunte prima nel Jazz e quando LaFaro durante il solo di Evans entra in walking si raggiunge un pathos dove il sapore blues della parte B della forma ci dà un’infusione d’estasi, camminiamo sul tetto del mondo.
Il suono di Evans al piano è una cascata d’acqua fresca pura limpida e frizzante che usa lo spazio la forma con una bellezza estrema nella costruzione melodica e una fluidità che avvolge e rapisce. In “Haunted Heart” Evans esprime un lirismo in cui nella sua drammaticità profonda ogni nota è una connessione con l’ immensa espressione di se stesso, un diario personale. C’è un comune sentire tra Evans e i suoi musicisti, una simbiosi telepatica in cui interagiscono con il tessuto della coscienza e della realtà, è tutto ciò che non può essere spiegato,ma è la realtà di un’altra dimensione che ha un linguaggio che appartiene all’umano. Il tempo ha detto con quale discrezione e senza mai imporsi Bill Evans ha compiuto una rivoluzione profonda tanto quella di John Coltrane.
Ha influenzato generazioni intere di pianisti da McCoy Tyner, Herbie Hancock, Chick Corea, Keith Jarrett, Petruciani, Brad Mehldau.....Anche i grandi pianisti della tradizione classica come Glenn Gould e Arturo Benedetti Michelangeli hanno espresso ammirazione per Evans, i critici musicali hanno paragonato il suono di Evans a quello di Arthur Rubinstein , altri a quello di Glenn Gould, ma se penso all’interpretazione delle Variazioni Goldberg di Gould peraltro monumentale, Gould non utilizza i pedali del pianoforte, io sono più propenso a pensare, che il suono di Michelangeli nelle sue interpretazioni di Ravel e Debussy in cui il legato è nella scrittura stessa espressione, rispecchiano l’ideale estetico del suono di Evans, un’ammirazione reciproca,quella tra Evans e Arturo Benedetti Michelangeli, il quale andò a un concerto di Bill Evans e espresse la sua grande ammirazione, disse anche che secondo lui Bill Evans sarebbe stato un interprete ideale di Gabriel Faurè. L’universalità di Bill Evans, di Explorations, trascende tutto va oltre lo spazio il tempo la morte.