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LONDRA - Nell'anno del signore 2018, è un peccato - in senso letterale ed ecclesiastico - che uomini e donne siano ancora trattati in modo diverso sul lavoro. Così la Chiesa d'Inghilterra ha deciso di prendere provvedimenti. Ha scritto a 350 società e le ha invitate ad adeguarsi ai tempi e abolire le disparità di genere in azienda, parificando i salari. E ha chiesto pure di contenere i compensi dei dirigenti, spesso eccessivi.
Altrimenti? Altrimenti il Church Investors Group, 17 miliardi di sterline di patrimonio e partecipazioni in diverse imprese, «adotterà una linea più dura», «ritirando il proprio supporto» in sede di voto.
Anche il cambiamento climatico è fra i punti su cui la Chiesa cercherà di svolgere un'azione di sensibilizzazione. «Non sosterremo la rielezione dei presidenti se la compagnia avrà ricevuto un punteggio basso riguardo al Transition Pathway Initiative, indice di una mancanza di consapevolezza e di azione sui rischi climatici - ha dichiarato Carlota Garcia-Manas, membro del consiglio di amministrazione della Chiesa d'Inghilterra - Continuiamo a vedere i cambiamenti climatici come una questione chiave e incoraggiamo altri investitori a collaborare con noi per garantire che le aziende rispondano ai più alti standard e che adeguino le loro attività all'accordo di Parigi».
Già nel 2015 la Chiesa d'Inghilterra s'impegnò a non effettuare più investimenti diretti in società che devono oltre il 10% delle entrate all'estrazione di carbone o alla produzione di petrolio dalle sabbie bituminose. Alla fine dello scorso anno, aveva anche minacciato di ritirare gli investimenti da società minerarie che non rispettano «standard elevati», affermando che l'industria è «particolarmente vulnerabile» alla scarsa governance.
Secondo il presidente della Cig, reverendo Canon Edward Carter, «le migliori aziende contribuiscono al bene comune attraverso i loro prodotti e servizi e il modo in cui trattano i loro dipendenti. I direttori capiscono che se non stanno facendo qualcosa sull'equità e sui rischi che ci attendono sono parte del problema e rischiano di perdere la fiducia del pubblico e in definitiva la loro licenza di operare».