Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01130.jsonl.gz/59

Svizzera, 25 novembre 2020
Espulso dopo 21 condanne, cinque figli e mezzo milione di debiti
Avrebbe dovuto lasciare la Svizzera nel 2002, quando la sua domanda d’asilo era stata respinta. Ma non l’ha fatto. Ora però, dopo diciott’anni, cinque figli, ventuno condanne e oltre mezzo milione di debiti, un cittadino congolese dovrà finalmente tornare a casa sua, in Africa.
Il caso emerge da una sentenza pubblicata oggi dal Tribunale federale, con la quale viene respinto il ricorso del cittadino congolese, oggi 35enne.
Egli era giunto in Svizzera all’età di 16 anni come richiedente l’asilo. La sua domanda era stata respinta ma lui non se ne era andato. Pochi anni dopo, nel 2005, si era sposato con una donna di nazionalità svizzera e aveva ottenuto un permesso di dimora, trasformato cinque anni dopo in permesso di domicilio. Prima di divorziare, la coppia ha messo al mondo due figli. L’uomo ne ha avuti pure altri tre, con altre donne.
Nella primavera 2019 il Servizio della migrazione di Neuchâtel ha notato che l’uomo aveva sulle sue spalle ben 21 condanne penali, oltre a un debito di 359'446 franchi con l’assistenza sociale e attestati di carenza beni per altri 160'000 franchi. Ha quindi deciso di revocare il permesso di domicilio del cittadino congolese,
che in quel momento si trovava in carcere per scontare una condanna di tre anni.
L’uomo, scarcerato nell’aprile 2020, ha presentato ricorso a tutte le istanze possibili. Ma tutte, compreso il Tribunale federale, hanno ritenuto che non vi fossero i presupposti per annullare la decisione del Servizio della migrazione neocastellano.
“Il ricorrente ha dimostrato di essere incapace di trarre le lezioni dalle sue condanne precedenti e presenta un importante rischio di recidiva” si legge nella sentenza. Inoltre, “non ha fornito alcuna prova per dimostrare di aver lavorato” e “non ha alcuna relazione personale o economica stretta con i suoi figli”, cui per altro non ha mai versato gli assegni di mantenimento. In generale, concludono i giudici, l’africano “non può far valere alcun elemento positivo che possa permettere di esprimersi in favore del mantenimento del permesso”. Dovrà quindi tornare in Congo, “dove del resto è stato almeno una decina di volte durante la sua permanenza in Svizzera”.
Respingendo il ricorso e mettendo le spese giudiziarie a carico del ricorrente, il Tribunale federale ha così posto la parola fine alla vicenda.