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Il capitolato del Diritto penale, il cui nucleo normativo è in vigore da poco più di tre anni, non va riformato ricorrendo a continue modifiche. È l'opinione della Commissione degli affari giuridici (CAG) del Consiglio degli Stati, che al termine di una discussione di principio sui futuri lavori legislativi nel settore della procedura penale, ha accolto solo tre delle cinque iniziative parlamentari alle quali la sua omologa del Nazionale aveva dato seguito.
La CAG ha approvato due iniziative parlamentari depositate dal ginevrino Mauro Poggia e riprese da Roger Golay (MCG/GE): esse mirano a permettere alle persone che hanno subito una lesione corporale da parte di un medico di un ospedale pubblico di ricorrere fino al Tribunale federale; in caso di decesso, i famigliari possono costituirsi accusatori privati.
Attualmente il paziente può partecipare al procedimento contro un medico se fa valere che quest'ultimo gli ha cagionato una lesione corporale praticando un trattamento inadeguato. Ma siccome non può far valere pretese civili nei confronti dell'accusato, la sua possibilità di ricorso al Tribunale federale non è garantita. Per la stessa ragione, i famigliari di un paziente deceduto "non possono far valere pretese civili in via adesiva nei confronti dell'autore del reato".
La Commissione degli affari giuridici del Nazionale dovrà ora redigere un progetto concreto e rendere più esplicita - dopo aver ottenuto l'avallo di quella degli Stati - l'iniziativa di Daniel Jositsch (PS/ZH) che mira a permettere al Ministero pubblico di ricorrere contro una detenzione provvisoria.
La commissione ha per contro posto il veto ad altre due iniziative parlamentari: non intende occuparsi della proposta di semplificare la procedura contumaciale (di Elisabeth Schneider Schüttel, PS/FR) e neppure di quella di estendere l'assunzione delle prove per via diretta nel processo penale (di Daniel Josistch, PS/ZH).
La CAG anche deciso di invitare il Consiglio degli Stati ad accogliere la mozione "Adeguamento del Codice di procedura penale", che chiede al governo di "esaminare le esperienze fatte dalla prassi con il nuovo Codice di procedura penale e di proporre al Parlamento entro la fine del 2018 le necessarie modifiche legislative". Lo indicano oggi i Servizi del Parlamento.
SDA-ATS