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Il Tribunale federale ha confermato l’annullamento della cittadinanza elvetica concessa a un montenegrino, che aveva nascosto alle autorità la sua attività di spacciatore di droga. L’uomo si era rivolto a Mon Repos invocando il diritto di non accusare sé stesso, ma i giudici gli hanno dato torto.
Sposato dal 2007 con una svizzera, aveva beneficiato della naturalizzazione agevolata. Nel corso della procedura, aveva dovuto firmare una dichiarazione con cui certificava che non c’erano procedure pendenti nei suoi confronti e che aveva rispettato l’ordinamento giuridico nel decennio precedente.
Aveva allora omesso la sua appartenenza a una banda di trafficanti balcanici, venuta alla luce quando il gruppo era stato sgominato cinque mesi più tardi dalla polizia zurighese. Condannato a 7 anni e mezzo di carcere nel 2011, si era visto togliere il passaporto dall’Ufficio della migrazione. Vista la gravità del reato, una misura proporzionata, secondo la corte, che l’ha sottoscritta.
ATS/pon