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Per la prima volta il Tribunale amministrativo federale si è occupato della revoca della cittadinanza svizzera. La corte ha infatti approvato il ritiro del passaporto a un uomo con la doppia nazionalità svizzero-turca, già condannato in Ticino per sostegno a un gruppo terroristico.
L'uomo, oggi 37enne, era stato condannato a due anni e mezzo di carcere per propaganda terroristica e reclutamento di combattenti a favore di un'organizzazione islamista, e il suo caso era emerso a margine della vicenda Argo 1, l’agenzia di sicurezza di Cadenazzo dove lavorava.
A giungere sul tavolo dei giudici non è stata però la pena, ma la richiesta della Segreteria di stato della migrazione (SEM) di revocargli la cittadinanza svizzera. Nella sua prima sentenza in materia, il Tribunale amministrativo federale ritiene in questo caso idoneo il ritiro del passaporto, per proteggere la società e lo Stato da una minaccia. Al contempo lascia però intendere che per la gravità dei reati commessi, la misura è particolarmente severa, tuttavia necessaria in assenza di "misure legali di minore incisività".
Secondo i giudici quindi, nonostante la proporzionalità penda dalla parte della severità, la conclusione è conforme alla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo.
L'avvocato dell’uomo ha anticipato alla RSI che il ricorso al Tribunale federale è molto probabile. Fino a quando la misura non sarà cresciuta in giudicato, le autorità non possono avviare alcuna procedura di allontanamento e divieto d'entrata dell'uomo cresciuto e residente in Ticino.