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L'olio di palma non va escluso di principio dai negoziati per l'accordo di libero scambio con la Malaysia. È l'opinione della Commissione della politica estera del Consiglio degli Stati (Cpe-S) che raccomanda al plenum di bocciare una mozione del consigliere nazionale Jean-Pierre Grin (Udc/Vd) e due iniziative cantonali di Ginevra e Turgovia.
In una nota, la Cpe-S si dice consapevole dei problemi ambientali e sociali generati dalla produzione di olio di palma. La maggioranza della Commissione – la decisione è stata presa con 4 voti favorevoli, 3 contrari e 2 astensioni – ritiene tuttavia non opportuno escludere a propri l'olio di palma dai negoziati.
Per non mettere in pericolo la produzione indigena di oli, in particolare di colza, la commissione ha depositato una mozione che chiede al Consiglio federale di "non fare concessioni sull'olio di palma" nei negoziati di libero scambio condotti con la Malaysia e l'Indonesia. Il governo è inoltre invitato a partecipare allo sviluppo di standard internazionali in materia di commercio sostenibile di questo prodotto.
In febbraio l'atto parlamentare di Grin era stato approvato dal Nazionale con 140 voti contro 35 e 10 astenuti. Per la maggioranza, la soppressione dei diritti doganali prevista nel quadro dell'accordo di libero scambio sarebbe disastrosa per la produzione di oleaginose in Svizzera, in particolare per la colza. A ciò si aggiungono i problemi di salute pubblica che l'utilizzo di questo prodotto genera.
A nulla erano valse le obiezioni del consigliere federale Johann Schneider-Ammann, secondo cui la Svizzera sta conducendo una politica economica sostenibile. Escludere l'olio di palma dai negoziati, aveva poi puntualizzato invano il ministero dell'economia, significa affossare l'accordo di libero scambio con la Malaysia: una intesa può infatti essere stipulata solo se copre i principali prodotti d'esportazione che interessano entrambe le Parti.