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"La sua è una colpa grave non solo perché ha tradito la fiducia di un suo amico. Notevole è stata pure l'intensità delinquenziale durata almeno sei mesi. L'imputato ha agito per il suo esclusivo tornaconto personale, con premeditazione e riuscendo a imbastire un piano truffaldino degno di un film". Parole della presidente della Corte delle assise correzionali di Lugano Manuela Frequin Taminelli che, nel primo pomeriggio di oggi ha condannato il 68enne italiano a due anni di prigione (sospesi con la condizionale per due anni), a risarcire il maltolto alla vittima della truffa (675'000 franchi più interessi), al pagamento delle spese legali della controparte (oltre 50'000 franchi) e al pagamento di una multa da 5'000 franchi.
L'imputato è dunque un uomo libero dopo essere stato in detenzione preventiva e in espiazione anticipata dallo scorso 13 febbraio quando il Ministero pubblico ha ordinato il suo arresto a Lugano, dove ha incontrato nuovamente la vittima mettendo in atto un tentativo di estorsione, sfumato per l'intervento della polizia ordinato dal Ministero pubblico. In quell'incontro, l'imputato ha provato a farsi consegnare altri 350'000 euro per risolvere la questione dei presunti diamanti che aveva dato alla vittima quale garanzia in pegno in un precedente incontro all'hotel Splendid di Lugano. In realtà, i diamanti erano zirconi, ma nella custodia consegnata alla vittima non c'erano neppure quelli. Una custodia rimasta chiusa con un lucchetto e poi depositata in una cassetta di sicurezza di una banca di Chiasso dalla vittima della truffa convinta che contenesse diamanti veri.
Quando la vittima si è resa conto di essere stata raggirata, ha denunciato il 68enne. E l'incontro convocato a Lugano si rivelerà una trappola che ha consentito al Ministero pubblico di arrestare l'imputato. Il procuratore pubblico Andrea Maria Balerna Balerna ha proposto la stessa pena pronunciata dalla giudice. Gli ha fatto eco l'avvocato Roberto Macconi, legale dell'accusatore privato, che ha chiesto la conferma dell'atto d'accusa e il risarcimento del maltolto. A favore dell'imputato, all’inizio del dibattimento, c'è stata la sua firma che attesta la disponibilità a vendere la proprietà acquistata in Francia del valore stimato di circa 1,3 milioni di euro (solo in parte ipotecata), per risarcire la vittima. L’avvocato di fiducia Francesco Barletta, in sede di arringa, si è invece rimesso al giudizio della corte pur mettendo in evidenza come il suo assistito è incensurato e non è un truffatore seriale. Tanto in aula, il 68enne si è pentito e ha chiesto scusa