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NEW YORK - La mini cupola che in queste ore avrebbe dovuto 'incappucciare' il pozzo della Bp arginando la marea nera nel Golfo del Messico, è più difficile da posizionare del previsto: se ne parlerà soltanto la prossima settimana, o nella migliore delle ipotesi durante il week-end se ci sarà stato qualche progresso nel frattempo.
Dopo la maxi-cupola della scorsa settimana, inutilizzabile perché a 1.500 metri di profondità si era formato del ghiaccio sulla sua superficie, anche la soluzione alternativa sta incontrando serie difficoltà e rischia di risultare vana.
La multinazionale britannica, sempre più nel fuoco delle critiche, ammette che avrebbe dovuto fare di più per prepararsi all'eventualità di un incidente come l'esplosione del 20 aprile della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon, con 11 morti e oltre cinquemila barili quotidiani che fuoriescono dal pozzo.
L'Amministratore delegato della Bp, Tony Hayward, dopo averlo negato recisamente per giorni non esclude ormai le proprie dimissioni. La mia situazione, ha detto il Chief executive officer (Ceo) del gruppo petrolifero in una intervista, "potrebbe naturalmente modificarsi" con gli ultimi sviluppi.
E' vero che le accuse contro la British Petroleum, cui la vicenda potrebbe costare svariati miliardi di dollari, sono sempre più pesanti, come evidenziato dal Congresso degli Stati Uniti.
Secondo il presidente della commissione d'inchiesta ad hoc, il democratico Barte Stupak, la piattaforma era "tutto tranne che sicura", e secondo il Washington Post c'erano almeno quattro problemi gravi sulla Deepwater Horizon, tra cui quelli alla valvola principale, che non avrebbe funzionato come dovuto.
SDA-ATS