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6. Juni 2013
Tageswoche
La democrazia alla ricerca del suo futuro. E da noi nessuno se ne preoccupa.
Nessuno ha più voglia di sentire la cantilena di una crisi della democrazia. L'argomento è dibattuto da troppo tempo e il termine stesso di crisi non conviene più allo stato attuale delle cose. Sebbene il concetto di democrazia sia oggi accettato universalmente, non siamo confrontati unicamente a una debolezza passeggera, bensì a un progetto dall'avvenire incerto.
La diagnosi è importante, per l'Europa così come per la Svizzera. Chi fra noi si riconosce ancora parte attiva del processo decisionale che influisce sulla nostra vita come proclamato nel 1789 e ribadito nell'articolo 21 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo nel 1948? Chi fra noi è ancora convinto di vivere una società capace di offrire delle pari opportunità di vita per ogni essere umano?
La democrazia, in quanto forma dello Stato, contiene una doppia promessa: sostanziale e procedurale. Sostanziale significa una ripartizione equa delle possibilità di vita in una società democratica. È libero colui che insieme ad altri cittadini può influenzare le basi comuni delle loro vite. Procedurale significa invece che la democrazia definisce le istituzioni e le procedure grazie alle quali nello spirito della libertà i conflitti possono essere regolati equamente e senza violenza.
Pensiamo a tutte le forme sottili di violenza non fisica che impediscono di realizzare le opportunità di vita. Che grande violenza si riscontra, per esempio, nel fatto che attualmente in quattro dei principali paesi europei più di un terzo dei giovani, anche ben formati, non hanno nessuna possibilità di trovare un lavoro remunerato!
In Europa e nell'Unione Europea il deficit di democrazia è tema ricorrente di riflessione e dibattito. Tuttavia, delle prospettive quali il postulato di una costituzione federalista europea sono poco affrontate, fatto salva qualche eccezione come quella del grande filosofo tedesco Jürgen Habermas. Tale rivendicazione era già argomento di discussione nel 1949 al momento della fondazione del Consiglio d'Europa. La sua realizzazione nelle condizioni dell'epoca – diverse da quelle attuali – non fu possibile. Da allora la differenza fondamentale fra trattato e costituzione si è progressivamente attenuata, benché il potenziale di integrazione dei trattati dell'Unione Europea si sia manifestamente esaurito.
Ai nostri tempi si riflette insufficientemente su come l'Unione Europea necessiti di democrazia e nel contempo di come la democrazia stessa abbia bisogno dell'Europa. Gli ambiti d'azione nazionali, sempre più ridotti, non possono avere la meglio sulla globalizzazione crescente dell'economia. Oggi ogni democrazia nazionale è sottomessa alla pressione dei mercati. Solo una politica sovranazionale, legittimata democraticamente, è in grado di civilizzarli.
Questo vale anche per la Svizzera. Anche da noi la sostanza democratica si sta erodendo. Ciononostante, a differenza di Stati dell'Unione Europea come la Germania, la Francia o l'Italia, nel nostro Paese si espande un'indifferenza politica, segnata da una mancata presa di coscienza dei problemi e da una predominanza dell'ignoranza. Nei fatti questo si è tradotto recentemente nell'ingenuità con cui si è discusso dell'iniziativa dell'UDC. Troppe persone hanno dato il proprio assenso, con il loro voto in favore dell'elezione popolare del Consiglio federale, a un indebolimento del Parlamento svizzero (legislativo con un potere di per sé non molto forte). Senza ricordare, nel contempo, che una democrazia diretta forte può funzionare unicamente con un Parlamento forte.
Per molte cittadine e cittadini elvetici la democrazia è un dato acquisito. Come quando, fino a pochi anni fa, essi ritenevano che l'acqua limpida e l'aria pura sarebbero state risorse inesauribili e disponibili gratuitamente.
Molti svizzeri considerano la democrazia come un'evidenza e non si rendono conto che il margine di manovra democratico si riduce sempre più. Certo, avremo ancora per molto tempo, come in altre democrazie europee, la possibilità di esprimerci su più oggetti. Ma su quali temi? Eventualmente, in merito al grado di disoccupazione accettabile che gli economisti considerano come inevitabile, se questo è necessario? In che misura i risultati di elezioni e votazioni sono decisivi sulla nostra vita quotidiana? Concorrono a ridurre la violenza strutturale che limita le opportunità di molti cittadini? La nostra democrazia sembrerà sempre a una nave che naviga nella corrente, ma il cui timone è bloccato sotto lo specchio dell'acqua? È questa una delle ragioni delle paure che sembrano guidare il comportamento elettorale di molti svizzeri? Come cercare una lezione nella Storia?
La risposta è controversa. E pertanto non risiede in un discorso astratto, ma nelle risposte concrete alla domanda a sapere quali aspetti della nostra esperienza storica possono esserci utili. In relazione ai problemi della democrazia e dello Stato in Svizzera e in Europa uno sguardo indietro è fonte di incoraggiamento per agire con il fine di arrestare l'attuale erosione della democrazia. Inoltre, non va dimenticato che la democrazia in Europa e in Svizzera non è un dono piovuto dal cielo, ma il prodotto di un processo politico e dell'impegno di centinaia di uomini e donne. La nascita della democrazia e la sua evoluzione sono la risultante di una lunga serie di conflitti sociali e politici fra cui le rivoluzioni in Francia (1789) e in altri Stati europei (1848) rappresentano gli esempi più significativi. La democrazia in Europa non è sempre stata scontata, ma è una conquista che ha richiesto un duro impegno per essere acquisita. Solo l'impegno di cittadine e cittadini determinati permette il promovimento sostanziale dello sviluppo della democrazia.
Ricordiamoci poi che pure i conflitti da cui è nata la democrazia diretta nel XIX secolo concernevano la lotta alla crescente presa di potere dell'oligarchia e alla concentrazione dei poteri. Fatto che può essere significativo anche per il presente. Qualsiasi intervento atto ad indebolire la democrazia necessita sempre della nostra attenzione affinché la stessa venga rafforzata. Questo poiché più democrazia significa sempre una ripartizione più equa del potere e coloro che oggi dispongono di troppo potere non l'ammetteranno se non sotto la pressione di cittadine e cittadini impegnati.
La democratizzazione della democrazia svizzera significa quindi prioritariamente ridurre l'enorme disuguaglianza finanziaria che influenza le campagne politiche e le votazioni. Delle regole rigide in merito al finanziamento delle campagne e dei partiti sono un passo irrinunciabile verso l'obiettivo di uno sviluppo della democrazia in Svizzera.
Dal profilo storico è evidente che in Europa la democrazia dai suoi albori (alla fine del XVIII secolo) fino alla seconda parte del XX secolo fosse un concetto costituzionale nazionale. La democrazia è sempre stata una forma di governo concepita per una nazione. Se il potere diventa oggi sempre più internazionale, anche la sua legittimità dovrà gioco forza diventare sovranazionale. La costruzione democratica dell'Unione Europea oggi non è certamente più complessa di quanto fu la democratizzazione della Francia nel 1791. Al contrario, la possibilità di riuscita risulta ben maggiore di quella che si prospettava nella Francia del XVIII secolo. Evidentemente, le procedure democratiche regionali e nazionali manterranno anche in futuro una grande importanza. Ma, a conseguenza dell'attuale perdita di sovranità nazionale, gli Stati non potranno più onorare le loro promesse di democrazia. La realizzazione del progetto di democrazia sovranazionale europea diventerà sempre più determinante per la restaurazione della sostanza democratica. Se non ce ne preoccupiamo, non potremo rafforzare la democrazia. Solo i rapporti di forza e di potere sono determinanti. La loro padronanza richiede il nostro impegno attivo.
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