Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/246151

<h2>SubmittedText<h2><p>Secondo l'Alto Commissariato dell'ONU per i rifugiati, a livello globale le persone sfollate con la forza sono 89 milioni. In seguito agli sviluppi in Ucraina questa cifra dovrebbe oggi superare i 100 milioni. Con la promessa del diritto d'asilo di un'accoglienza di fatto di queste persone perseguitate, la Svizzera ha creato una situazione giuridica insostenibile nella realtà attuale.</p><p>Diventa sempre più chiaro che il diritto svizzero d'asilo poggia su concezioni del secolo scorso. Nel mondo moderno, globalizzato, siamo confrontati a situazioni alquanto diverse, in cui i rifugiati non provengono principalmente da Paesi limitrofi, bensì sempre più spesso attraversano continenti interi specificamente per presentare una domanda d'asilo in Svizzera.</p><p>Oltre alla citata migrazione, il nostro Paese deve far fronte a un afflusso di persone dall'Ucraina che fino al 2023 beneficeranno dello statuto di protezione S. Per la prima volta, attualmente ben oltre 100 000 persone si trovano in procedura d'asilo in Svizzera.</p><p>Alla luce della situazione, prego il Consiglio federale di rispondere alle domande seguenti:</p><p>1. Come giudica il crescente numero di migranti? Prevede un ulteriore aumento della migrazione a livello globale?</p><p>2. Se una parte sostanziale, ad esempio un terzo, dei profughi provenienti dall'Ucraina presentasse una domanda d'asilo la prossima primavera, il sistema svizzero d'asilo e le autorità sarebbero in grado di far fronte in tempo utile a questo enorme numero di domande? In caso negativo: vi sono scenari alternativi?</p><p>3. Quali scenari ha tracciato il Consiglio federale per il caso in cui il numero delle domande d'asilo dovesse ancora aumentare sensibilmente nei prossimi anni?</p><p>4. Molti Paesi, come ad esempio l'Austria, la Danimarca o l'Inghilterra, stanno elaborando nuove strategie per orientare la politica d'asilo alle circostanze attuali. Al centro di tali strategie vi sono campi di accoglienza al di fuori delle frontiere nazionali o nei pressi delle regioni di crisi. Il Consiglio federale ha anch'esso sviluppato analoghi scenari alternativi?</p><p>5. Vi è uno scambio di esperienze con i Paesi menzionati nella domanda 4?</p><p>6. Il Consiglio federale condivide l'opinione secondo cui, in prospettiva futura, riforme di ordine tecnico-procedurale non consentono soluzioni, bensì è necessario mettere in discussione i fondamenti?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Il Consiglio federale parte dal presupposto che i flussi migratori continueranno ad aumentare nei prossimi anni su scala globale. In molti tradizionali Paesi di provenienza dei migranti, la situazione economica si è già fortemente deteriorata durante la pandemia. L'aumento dei prezzi delle derrate alimentari e dei combustibili legato alla guerra in Ucraina ha aggravato ulteriormente la situazione. Questo sviluppo si ripercuote in maniera negativa sulla stabilità politica di questi Paesi. La pressione migratoria dovrebbe quindi continuare a crescere.</p><p>2. Il Consiglio federale ha attivato lo statuto di protezione S per accordare rapidamente protezione alle persone in fuga dall'Ucraina e nel contempo evitare di sovraccaricare il sistema d'asilo. Le persone che beneficiano dello statuto di protezione S possono essere oggetto di una procedura d'asilo al più presto cinque anni dopo aver ottenuto una protezione (art. 70 della legge sull'asilo; LAsi, RS 142.31), a meno di non essere manifestamente perseguitate per un motivo di cui all'articolo 3 LAsi. Le persone bisognose di protezione in Svizzera non avranno ancora raggiunto questa scadenza la primavera prossima, quindi non sarà avviata una pertinente procedura d'asilo. Le persone fuggite dall'Ucraina non possono scegliere tra una procedura di concessione della protezione e una procedura d'asilo. Una procedura d'asilo può essere avviata soltanto dopo che la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) ha rifiutato la domanda di concessione della protezione provvisoria (art. 69 cpv. 4 LAsi) o che il Consiglio federale ha revocato lo statuto di protezione per tutte le persone da proteggere (art. 76 LAsi). Questo statuto di protezione non sottostà peraltro a nessun limite temporale predefinito. È mantenuto finché il Consiglio federale decide di revocarlo collettivamente o, a titolo individuale, finché non vi è un motivo che ne giustifichi la revoca.</p><p>3. Per poter far fronte a un eventuale ulteriore aumento delle domande d'asilo nei prossimi anni, la priorità è attribuita a due aspetti: da un lato, occorre adeguare la capacità di trattamento delle domande d'asilo in maniera progressiva e regolare. Dall'altro lato, occorre pianificare le capacità di alloggio necessarie e metterle a disposizione in tempo utile.</p><p>Il 30 settembre 2022 il Consiglio federale ha adeguato la capacità di trattamento della SEM per il 2023 a 1900 domande d'asilo al mese. Le oltre 2500 domande attualmente registrate ogni mese superano questa capacità, per cui l'evoluzione attuale e a breve termine del numero di domande è seguita con attenzione, in modo da poter adottare rapidamente provvedimenti. Nel 2022 la SEM ha già aumentato le sue capacità di alloggio da 5000 (capacità ordinaria) a 9000 posti (numero previsto nella pianificazione d'emergenza di Confederazione e Cantoni). Alla luce dell'attuale elevato numero di domande, i centri federali d'asilo presentano tassi d'occupazione critici, per cui alcuni richiedenti sono attribuiti ai Cantoni prima del previsto. Altri sforzi sono profusi per aumentare le capacità di trattamento e alloggio.</p><p>4. Il Consiglio federale si è già espresso a più riprese in merito alla creazione di centri per richiedenti l'asilo al di fuori dell'Europa, in particolare nelle sue risposte agli interventi parlamentari seguenti: interpellanza 22.3528 Quadri "Centri per asilanti al di fuori dell'Europa. Dopo la Danimarca, anche la Gran Bretagna", interpellanza 22.3730 Quadri "La Gran Bretagna comincia a trasferire gli asilanti in Ruanda. E la Svizzera?". L'attuale aumento delle domande d'asilo in Svizzera non apporta alcun nuovo elemento per rivedere le conclusioni del Consiglio federale in risposta agli interventi sopra menzionati. Il Consiglio federale continua a ritenere irrealistica la delocalizzazione delle procedure d'asilo, in quanto solleverebbe questioni giuridiche complesse e comporterebbe sfide politiche e operative troppo importanti. Non elabora quindi alcuno scenario volto a delocalizzare le procedure d'asilo al di fuori della Svizzera. Come menzionato nelle risposte sopracitate, gli altri Paesi che hanno elaborato tali strategie di delocalizzazione non le hanno ancora attuate e nulla indica che lo faranno in un prossimo futuro.</p><p>Il Consiglio federale ritiene che l'approccio corretto resti quello di svolgere procedure d'asilo rapide ed eque allontanando in maniera sistematica le persone che non necessitano di protezione. La Svizzera si adopera inoltre a livello europeo a favore di una protezione efficace delle frontiere esterne dello spazio Schengen e una riforma sostenibile del sistema d'asilo europeo.</p><p>5. Il Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP) e la SEM seguono l'evolversi della politica migratoria dei Paesi europei e intrattengono scambi regolari, ad esempio con la Danimarca e l'Austria ma anche a livello multilaterale, in merito ai differenti sistemi.</p><p>6. Dal 1° marzo 2019 gran parte delle procedure d'asilo in Svizzera è svolta in procedura celere nei centri della Confederazione. Le persone che non hanno bisogno di protezione devono lasciare la Svizzera il prima possibile. Le altre devono poter ottenere rapidamente protezione. Lo strumento della protezione provvisoria è stato introdotto nel 1998 per poter reagire in maniera semplice e rapida a situazioni di crisi acuta quali un afflusso massiccio di persone in Svizzera. È stato applicato per la prima volta nella primavera 2022.</p><p>La velocizzazione delle procedure d'asilo e la possibilità di accordare una protezione provvisoria in una situazione di crisi acuta sono risultate efficaci. Il Consiglio federale ritiene pertanto che siano disponibili mezzi comprovati per reagire in maniera adeguata e rapida anche ai possibili scenari futuri. Nel luglio 2022 il Capo del DFGP ha istituito un gruppo di valutazione dello statuto S. Questo organo è incaricato di valutare entro fine giugno 2023 i punti forti e deboli e l'attuazione della normativa in vigore.</p>  Risposta del Consiglio federale.