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Carnevale biaschese
Difficile datare in modo preciso la nascita del Carnevale ambrosiano biaschese. Già in una lettera del 6 marzo 1465 il Commissario di Bellinzona, Bartolomeo Caimi, riferiva al Duca di Milano, nel suo latino grosso, di ferimenti avvenuti sui confini di Biasca e di Leventina in occasione degli ultimi tripudi del carnevale ambrosiano.
Sotto la giurisdizione spirituale dei canonici del duomo di Milano ed il rigido regime di Carlo Borromeo furono proibiti divertimenti molto cari alla popolazione come i balli, le danze ed addirittura l’ascolto dei musicanti. La popolazione faticava però ad osservare con diligenza questi divieti e per il quieto vivere Carlo Borromeo permise dunque lo svolgersi di un’unica e tollerata festa, chiamata Carnevale, che si svolgeva prima del periodo quaresimale. Le povere condizioni economiche della popolazione non lasciavano troppo spazio al tempo della festa e non si hanno purtroppo testimonianze scritte di ciò che successe fino alla fine dell’800 quando, con la costruzione e l’inaugurazione della Ferrovia del Gottardo avvennero sostanziali mutamenti economici e demografici nella regione.
I fermenti di festa erano attivati da persone con attività non legate all’agricoltura, ma da altre che lasciavano il tempo di pensare anche al divertimento, al piacere di stare insieme a inventare burle per far ridere, unite dalla volontà di promuovere iniziative per il benessere della comunità
Nel 1894 un documento testimonia di un gruppo di promotori, medici, avvocati, ingegneri, negozianti, definiti <buontemponi> che, in una riunione di carnevale, decise di portare l’energia elettrica nella regione.
Nel 1902 sorge un’altra società di <buontemponi>, la “La Franchini” che sussiste tutt’ora con il nome “La Franconi Ghelitt” e che adegua gli scherzi ai tempi nostri.
Una società del carnevale biaschese doveva probabilmente già esistere negli ultimi decenni del secolo scorso. Lo se desume dal fatto che, come risulta da trafiletti pubblicati sul giornale “Le tre Valli”, nei mesi di gennaio e febbraio 1903 a Biasca ci furono dei festeggiamenti carnevaleschi sotto l’egida di “Sua Maestà Risorgimento I” nome che lascia intendere la ripresa di una vecchia tradizione.
In quell’anno venne organizzato fra l’altro un grande serraglio con “gabinetto” riservato agli adulti. Grande promotore ed animatore della manifestazione era Aristide Vanina.
Dal medesimo giornale si sa poi che l’anno seguente, nel 1904, ci fu il regno di “Sua Maestà Risorgimento II”.
Il primo carro che venne costruito per il Carnevale, dopo la seconda guerra mondiale, fu intitolato “Il campo di Buchenwald”. Ero una bambina e mi vengono ancora i brividi pensando a quella rappresentazione. Era stata allestita un forca e a due giovani, il Bruno Stanga e Il Raf, era stato messo un cappio al collo e, mentre passavano il passaggio a livello, la corda di Raf s’ impigliò e dovettero distaccarlo per evitare il peggio.
Il regnante biaschese era inizialmente chiamato “Sua Maestà Tric e Trac, Duca della Catenella, reggente del Gran Ciondolo di Biasca” e soltanto nel 1951 venne ribattezzato “Re Naregna” a cui accostarono la “Regina Taitü” e due damigelle.
Il primo giornale satirico “Ol bofett” apparve nel 1949, nel 1951 il titolo fu cambiato in “La sventola” e dal 1955 è rimasto con l’attuale nome “Ra Froda”
A partire dal 1971 il carnevale biaschese si avvia verso il grande successo che oggi conosciamo. Storica terra di carristi tutt’ora in attività come i “Sciuscia Ciold”, i “Cagna Gropp”, la “la Franconi Ghelitt”, “I Püpp dra Froda”, “Dero SA”, i ”Travacoi”, i “Formighin”, i “Schpaca Nos”, i “Atapirei”, animano a tutt’oggi i carnevali di tutto il Ticino.
Il carnevale ambrosiano di Re Naregne inizia il mercoledì di Quaresima e prosegue fino al sabato con il grande corteo mascherato.
INFO
Tema: Carnevale
Data: 2018
Comune: Biasca
Introduzione
Autore: Luciana Dürig
Riprese e Montaggio: Aurelio Castagnoli