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Prima di lasciare l’amministrazione federale per andare in pensione, l’attuale direttore del Controllo federale delle finanze (Cdf), Michel Huissoud, ha voluto togliersi un sassolino dalla scarpa: nelle sue relazioni con l’esterno, la Confederazione è più informata su quanto accade in Messico di quanto non lo siano i suoi uffici col Vallese.
È quanto si legge nel rapporto annuale 2021, nella prefazione firmata dallo stesso Huissoud che si congederà dopo 34 anni di lavoro presso l’occhiuto, e non sempre ben visto, Cdf. Pascal Stirnimann assumerà le funzioni di questa istanza all’inizio di settembre.
Negli ultimi anni Huissoud si è dovuto confrontare ripetutamente con le autorità. "Dobbiamo lavorare liberi da pregiudizi e staccarci da posizioni dogmatiche", indica il direttore che lascerà a fine agosto. Questo approccio, scrive Huissoud, ci ha messo di fronte a constatazioni poco piacevoli e gli esempi non mancano: il capitale che alimenta il fondo di disattivazione per impianti nucleari e il fondo di smaltimento delle scorie radioattive era insufficiente; in oltre la metà dei messaggi del Consiglio federale le ripercussioni dei progetti legislativi previste non erano correttamente stimate; l’attività dei depositi franchi doganali svizzeri rappresentava un pericolo per la reputazione internazionale della Svizzera.
È possibile che all’interno dell’amministrazione ci siano persone che non sono sempre d’accordo con il Cdf, anche se solo 18 delle 305 raccomandazioni formulate da questo organismo sono state respinte.
Nel 2021, il Cdf ha presentato per la prima volta uno studio su come la Confederazione gestisce le relazioni con i Cantoni in termini organizzativi. La conclusione: la Svizzera ha difficoltà in molti settori a consolidare a livello nazionale i dati raccolti nei Cantoni. Il principio secondo il quale l’amministrazione raccoglie informazioni da ogni persona o azienda una sola volta viene spesso disatteso. Insomma, i doppioni non mancano.
Secondo Huissoud, le ragioni sono molteplici: "Le amministrazioni cantonali utilizzano software diversi, i dati non sono definiti allo stesso modo dappertutto, sono sovente di qualità scadente o incompleti e, peggio ancora, non vengono neppure ricevuti da chi di dovere, ossia i vari uffici federali".
Le discussioni, e gli strascichi polemici, sulle statistiche dei casi di Covid-19 e sul numero di pazienti ricoverati nei reparti di terapia intensiva hanno confermato le conclusioni del Cdf sulla disponibilità e la qualità delle informazioni, continua Huissoud. Il Cdf condurrà quindi ulteriori audit in relazione alla crisi pandemica.
Se il Cdf identifica problemi o carenze di importanza finanziaria fondamentale o considerevole, deve informarne immediatamente il Consiglio federale in conformità con la Legge sul Controllo federale delle finanze. Nel 2021 sono state presentate due relazioni del genere riguardanti la rete radio di sicurezza Polycom e l’autostrada A9 in Vallese, due progetti non scevri da problemi.
Nel complesso, il Cdf considera che i rapporti col Consiglio federale debbano essere migliorati. La raccomandazione formulata dal Parlamento al governo nel 2014 di intrattenersi regolarmente con la direzione del Cdf per essere informato su importanti dossier è stata trascurata. Secondo il Cdf, l’ultima riunione si è svolta nel giugno del 2019.
In totale, l’anno scorso il Cdf ha pubblicato 61 audit. In confronto, dal 2010 al 2014, la media era ancora di circa una dozzina all’anno. Da allora il numero di relazioni è cresciuto costantemente.
Nel 2021, l’unità che raccoglie confidenze da parte di whistleblower ha trattato e analizzato 402 segnalazioni, rispetto alle 484 del 2020. Secondo il rapporto annuale, in questi due anni si è registrato un forte aumento delle segnalazioni relative alla pandemia e alle misure di sostegno finanziario della Confederazione in quest’ambito.
Secondo l’audit, tre notifiche su cinque si sono rivelate utili, contribuendo a migliorare il lavoro dell’amministrazione. Nel settore delle indennità per lavoro ridotto, alla fine del 2021 si contavano sette casi di frode. 414 dossier erano invece ancora pendenti presso la Segreteria di Stato dell’economia (Seco).
Le segnalazioni pervenute da impegni della Confederazione sono state 77, il resto da persone esterne, ad esempio fornitori o privati. In media, quattro segnalazioni su cinque erano anonime. Il Cdf ha potuto mantenersi in contatto con gli informatori mediante un sistema di posta elettronica criptata.