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In Svizzera le donne guadagnano il 18,4% in meno rispetto agli uomini, tenendo conto di tutti i posti ed i settori. Véronique Goy Veenhuys ha creato il programma di certificazione equal-salary per lottare contro queste differenze, spesso ingiustificate.
Una donna in Svizzera "deve lavorare fino al 7 marzo dell'anno seguente per raggiungere il salario che un uomo ha percepito fino al 31 dicembre". Questo paragone, proposto dall'organizzazione Equal Pay Day, illustra bene le disuguaglianze salariali che persistono tra i generi. Per lottare contro questo fenomeno, Véronique Goy Veenhuys ha creato, attraverso la fondazione equal-salary, una certificazione che sfocia in un label che attesta una politica salariale equa tra donne e uomini. Dal 2010, dieci organizzazioni hanno ottenuto questa certificazione, fra le quali spiccano la città di Friborgo, il World Economic Forum ed i Servizi industriali ginevrini (SIG).
A che punto è la Svizzera nell'ambito dell'uguaglianza salariale?
Véronique Goy Veenhuys: Secondo l'ultimo studio dell'Ufficio federale di statistica su questo tema, le disparità salariali tra uomini e donne raggiungono il 18,4%, tenendo conto di tutti i posti ed i settori. Il 60% di questa differenza è dovuto alle qualifiche personali o ad altri fattori legati al posto di lavoro ed all'impresa, ma il 40% di questo scarto non è invece giustificabile ed ha quindi per questo un'origine discriminatoria. I settori più toccati dalle discriminazioni sono quelli dei servizi, in particolare al livello dei posti di quadro.
Come si spiega tale risultato?
Goy Veenhuys: Il problema è innanzitutto socioculturale. In Svizzera, la società è ancora molto tradizionale. Nella maggior parte dei casi, sono le donne a prendersi cura dei figli e sono quindi in molte a lavorare a tempo parziale. Questo non facilita la loro progressione professionale e le porta spesso ad accettare posizioni subalterne. Inoltre, la cultura d'impresa resta molto maschile. Questo si osserva anche nel vocabolario: si parla di "leadership", ci si aspetta che i collaboratori siano "combattivi". Le donne non si riconoscono necessariamente in questo linguaggio da guerriero. Sono spesso giudicate più duramente rispetto agli uomini: una donna viene piuttosto definita "autoritaria" o addirittura "scontrosa", ad esempio, mentre di un uomo si dirà che "è di polso". Questo ha un impatto nella scelta delle promozioni e negli aumenti di salario che ne conseguono.
Quali sono le misure delle imprese per lottare contro questo fenomeno?
Goy Veenhuys: La Confederazione ed i partiti politici hanno esercitato una pressione costante sulle imprese negli ultimi tre anni. Nel 2009 i dirigenti d'impresa e i sindacati hanno lanciato il "Dialogo sull'uguaglianza dei salari", al fine di proporre alle imprese di verificare la loro politica salariale. Questa iniziativa ha purtroppo suscitato poche reazioni. Un'altra misura per sensibilizzare le folle su questo problema è l'Equal Pay Day, organizzato dalle Business and Professional Women. Queste iniziative rivestono sempre più importanza, in particolare se si ascoltano i demografi: le cose potranno cambiare nei prossimi anni...
Cosa intende?
Goy Veenhuys: Le previsioni demografiche in Svizzera sono in calo: già nel 2006 uno studio di Avenir suisse prevedeva una flessione del 10% della popolazione attiva in Europa per i prossimi decenni. Le imprese dovranno quindi contare sulle donne per assicurarsi il ricambio generazionale. In effetti, la maggior parte degli uomini lavora già a tempo pieno e l'immigrazione non costituisce una panacea, visti i problemi di lingua e di mobilità che comporta. Le imprese che si saranno premunite di attrarre a sé le donne saranno meglio posizionate.
Come ha avuto l'idea di creare il label equal-salary?
Goy Veenhuys: Volevo mettere fine a due discorsi contraddittori: da un lato le statistiche pubblicano delle cifre sulle differenze salariali tra uomini e donne, mentre dall'altro, le imprese assicurano di applicare una politica perfettamente egualitaria. A cosa dobbiamo credere? La certificazione equal-salary permette di tradurre in cifre le eventuali disparità e, se necessario, di correggerle. Le prime imprese sono venute spontaneamente verso di noi, fatto che mostra come vi sia una vera a propria domanda da parte loro.
Perché questa causa le sta così a cuore?
Goy Veenhuys: Le disparità salariali sono improduttive a tutti i livelli. È noto che se il denaro non è un fattore di motivazione prioritario, la discriminazione invece costituisce una vera fonte di conflitto e di demotivazione. Lottare contro le disuguaglianze preserva quindi la motivazione dei collaboratori. Ma le implicazioni sono anche macro-economiche, dato che queste differenze salariali diminuiscono le entrate fiscali dello Stato.
Come funziona il vostro label?
Goy Veenhuys: La certificazione comincia con un'analisi statistica dei salari, realizzata secondo un metodo sviluppato in collaborazione con l'Osservatorio universitario del lavoro (OUE) dell'Università di Ginevra. Un audit in impresa condotto tramite SGS completa la procedura. Al termine di questa analisi, le imprese che soddisfano queste esigenze ricevono il label che vale 3 anni. La procedura dura da 4 a 6 mesi. L'analisi, per un'impresa da 100 a 250 impiegati, costa all'incirca tra i CHF 25'000 ed i CHF 28'000. La Confederazione, che sostiene finanziariamente le imprese che intraprendono dei progetti nell'ambito dell'uguaglianza professionale, si fa carico fino al 50% della certificazione, attraverso l'Ufficio federale per l'uguaglianza.
Qual è il vantaggio per una PMI che vi ricorre?
Goy Veenhuys: Questa certificazione permette alle imprese di provare e comunicare, senza dover divulgare pubblicamente delle informazioni confidenziali, che la propria politica salariale è egualitaria. Segno di esemplarità e di buona gestione, questa garanzia ha l'effetto di attrarre e mantenere i talenti in seno all'impresa. Permette alle PMI di profilarsi in termini di reclutamento e di mantenersi attrattive rispetto alle grandi imprese.