Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/179882

<h2>SubmittedText<h2><p>Il lavoro a tempo parziale guadagna sempre più terreno in Svizzera. L'ultimo controllo dell'Ufficio federale di statistica indica che, nell'ultimo decennio, il numero di persone attive a tasso d'occupazione ridotto è aumentato tre volte più rapidamente rispetto a quello dei lavoratori a tempo pieno. Come conseguenza, a livello europeo la Svizzera figura al secondo posto, dietro ai Paesi Bassi, tra gli Stati con il maggior numero di lavoratori impiegati a un tasso inferiore al 90 per cento. Nei Paesi Bassi, una legge accorda addirittura ai cittadini il diritto di chiedere il tempo parziale. Questo tipo di contratto non riguarda solo i lavori precari, ma si applica anche ai più alti livelli gerarchici. Capita spesso che il direttore di un dipartimento universitario o il responsabile finanziario di un'impresa lavori solo quattro giorni alla settimana. In Svizzera la situazione è diversa: il lavoro a tempo parziale non permette di accedere facilmente a funzioni di responsabilità. Troppo spesso i dipendenti temono che una riduzione dell'orario di lavoro possa avere un impatto negativo sulla loro carriera e che potrebbero essere considerati poco motivati. Il lavoro a tempo parziale può pertanto ostacolare la carriera se le funzioni direttive sono legate a impieghi a tempo pieno. Il lavoro ripartito (job sharing) potrebbe diventare una valida alternativa. Introdotto negli Stati Uniti negli anni 1980, consiste nella condivisione di un'attività lavorativa a tempo pieno e della relativa responsabilità tra varie persone. Tale soluzione permetterebbe ad esempio a un genitore di conciliare i propri obblighi familiari con un impiego a tempo parziale o a un lavoratore più anziano di ridurre il proprio tempo di lavoro rimanendo nell'azienda e trasmettendo il proprio sapere ai più giovani. La produttività nelle imprese aumenterebbe e la sostituzione verrebbe agevolata, garantendo la continuità del lavoro. Il lavoro ripartito non è finora definito per legge in Svizzera.</p><p>Il Consiglio federale è incaricato di esaminare le modalità legali necessarie all'attuazione del lavoro ripartito in Svizzera.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale si è già espresso in merito al lavoro parziale e ripartito nel parere sul postulato Marchand-Balet 17.3307, "Promuovere il job sharing", in cui ha innanzitutto segnalato gli sviluppi incoraggianti in materia riscontrabili nel mercato del lavoro svizzero. Ha poi sottolineato il suo impegno volto a migliorare la conciliabilità tra lavoro e famiglia nonché la priorità politica del tema, che costituisce uno dei quattro campi d'azione dell'iniziativa sul personale qualificato. Non ha tuttavia considerato opportuno redigere un rapporto sul lavoro ripartito e ha proposto di respingere il postulato.</p><p>È in primo luogo compito dell'economia privata creare e realizzare condizioni di lavoro ottimali, anche a tutela della famiglia o dei lavoratori d'età più avanzata. Non tutti i modelli di lavoro flessibili sono ugualmente adeguati per tutti i lavoratori e tutte le imprese. Il lavoro ripartito rappresenta una possibilità interessante che può essere impiegata in determinati casi, mentre in altri appaiono opportune altre forme di lavoro flessibile. I partner sociali sono pertanto nella posizione migliore per sviluppare le condizioni quadro idonee ai fini di una ripartizione del lavoro che tenga conto delle particolarità della singola categoria o impresa. Non è per contro necessario adeguare la legislazione. Occorre inoltre considerare che la digitalizzazione dell'economia ha portato allo sviluppo di nuove forme di lavoro flessibile.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.