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Tokyo Koen
Koji, un giovane studente di fotografia, trascorre le sue giornate al parco, a scattare foto di persone sconosciute per il suo portfolio. Un giorno, è avvicinato da un uomo, che gli chiede di dedicare la sua attenzione ad un solo soggetto: una donna bella e misteriosa e la sua bambina. Non dà alcuna spiegazione, ma dice a Koji che lo aggiornerà ogni giorno con i programmi della sue passeggiate giornaliere, che comprendono ogni volta un diverso parco di Tokyo.
Il fatto che lo studente dovrà rinunciare alla sua macchina fotografica reflex e alla sua pellicola in bianco e nero per una fotocamera digitale tascabile - più facile da nascondere, e più pratica per inviare i risultati finali al suo datore di lavoro - non sfugge di certo agli spettatori di Tokyo Koen, il nuovo film di Shinji Aoyama. Come la maggior parte dei personaggi e delle storie del film (l'amico del fotografo che ama il genere horror, il suo rapporto confuso con la sorellastra, etc) anch'esso sembra possedere un collegamento con il pensiero cinematografico.
Lo stesso regista ha confessato che, oltre al romanzo di Yukiya Shoji su cui è basato, l'ispirazione principale per il suo ultimo viene da Quatre nuits d'un reveur da Robert Bresson, da lui definito "Un film semplice, di sguardi fugaci", frase che potrebbe adattarsi anche a Tokyo Koen.Massimo Benvegnù
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