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I Paesi favorevoli all’istituzione di un tribunale speciale per il crimine di aggressione contro l’Ucraina si riuniscono da diversi mesi nell’ambito di un apposito gruppo, in cui collaborano per trovare soluzioni concrete per quel che concerne il formato, la sede e i metodi di lavoro di un tale organo giudiziario.
L’iniziativa ha riscosso un crescente consenso negli scorsi mesi e può ormai contare sul sostegno di 38 Stati, tra cui Francia, Germania, Norvegia, Guatemala, Giappone e Canada. La Svizzera è ufficialmente entrata a far parte di questo gruppo di Paesi durante una riunione organizzata oggi, 16 novembre 2023, a Berlino. In questa occasione è stata rappresentata dall’ambasciatore Franz Perrez, direttore della Direzione del diritto internazionale pubblico (DDIP) del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE).
Secondo il DFAE, il successo di un tribunale di questo tipo dipende da una serie di fattori. Deve innanzitutto essere integrato in un quadro multilaterale e godere di un ampio sostegno a livello internazionale, deve poi essere complementare ai meccanismi esistenti e in particolare alla Corte penale internazionale (CPI), e deve disporre di una solida base giuridica e rispettare le norme e gli standard internazionali. Infine deve avere carattere internazionale. La Svizzera intende attivarsi affinché questi criteri vengano presi in considerazione.
La partecipazione a questo gruppo di Stati completa il sostegno del nostro Paese agli sforzi nazionali e internazionali volti a perseguire e giudicare tutti i crimini internazionali commessi in Ucraina. Queste iniziative rientrano nell’impegno di lunga data della Svizzera a favore della lotta contro l’impunità.
La CPI può perseguire e giudicare i crimini di guerra e contro l’umanità perpetrati in Ucraina, ma non può fare nulla per quanto riguarda il crimine di aggressione in questo contesto. La competenza della Corte per tale crimine presuppone infatti che sia lo Stato di cui i presunti autori sono cittadini sia lo Stato vittima dell’aggressione abbiano ratificato lo Statuto di Roma (il trattato internazionale istitutivo della CPI). Poiché né la Russia né l’Ucraina lo hanno fatto, la CPI non può intervenire per questo crimine.
Oltre a sostenere la creazione di un tribunale speciale per impedire l’impunità in questo caso specifico, la Svizzera si impegnerà per una revisione dello Statuto di Roma che favorisca un ampliamento della competenza della CPI, in modo che quest’ultima possa giudicare il crimine di aggressione in tutte le situazioni.
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