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La deputazione ticinese alle Camere federali è preoccupata dalle indiscrezioni secondo cui il Consiglio federale intende nominare un germanofono nel consiglio d'amministrazione della Posta. Nel cda del gigante giallo attualmente non ci sono rappresentati della Svizzera italiana. La questione non è nuova: già un anno fa voci si erano alzate per criticare la nomina di Corrado Pardini in seno al cda della Posta. Diversi deputati ticinesi a Berna avevano criticato questa scelta, sostenendo che Pardini, benché parli italiano, non abbia rapporti con la Svizzera italiana. L'esecutivo, come ricorda la deputazione in una nota, aveva però assicurato il suo impegno a favore di una composizione adeguata dal profilo delle comunità linguistiche affermando che "in occasione delle future elezioni al consiglio di amministrazione sarà data importanza al fatto che queste prescrizioni siano nuovamente rispettate". Per questo motivo la deputazione richiama al Consiglio federale le disposizioni che lo stesso esecutivo ha emanato nel 2013 "per assicurare un'equa rappresentanza delle lingue all'interno degli organi di direzione superiori delle aziende e degli stabilimenti vicini alla Confederazione". I parlamentari ticinesi si aspettato ora che il governo rispetti tali disposizioni, tanto più che la Svizzera italiana è tuttora esclusa anche dal consiglio di amministrazione di Swisscom.
A essere preoccupata non è solo la deputazione. Con un'interpellanza, il granconsigliere del Plr Matteo Quadranti chiede infatti al Consiglio di Stato di prendere posizione con una “lettera di reclamo“.