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<h2>SubmittedText<h2><p>L'Accordo tra Svizzera e Italia concernente la fiscalità dei frontalieri si trova attualmente nella fase finale dei negoziati: è dunque importante prevederne gli effetti potenziali sul mercato del lavoro ticinese. Chiedo perciò al Consiglio federale:</p><p>1. A quanto ammonta in media il divario salariale tra un frontaliere e un domiciliato in Ticino, secondo l'Osservatorio sull'Accordo sulla libera circolazione tra la Svizzera e l'UE?</p><p>2. In che misura la differenza di cui alla domanda 1 può essere spiegata con la mancata imposizione del frontaliere nel suo Paese, considerata la differenza della pressione fiscale a cavallo dei due Paesi?</p><p>3. In che condizioni potrebbe essere economicamente conveniente spostare il proprio domicilio in Svizzera con il nuovo regime fiscale?</p><p>4. Come giudica il Consiglio federale i rischi e le opportunità di un tale cambiamento della fiscalità per il mercato del lavoro ticinese?</p><p>5. A quale percentuale del PIL cantonale corrisponde all'incirca l'aumento stimato del carico fiscale dei frontalieri, a seguito del nuovo accordo?</p><p>6. In che misura l'evoluzione economica in Italia, in particolare nel nord del Paese, influenza la competitività e la stabilità del mercato del lavoro ticinese?</p><p>7. Come giudica il Consiglio federale i rischi e le opportunità di un tale cambiamento del quadro fiscale per le assicurazioni sociali (aumento dei contribuenti a seguito di un ipotetico travaso di permessi G a permessi B, ma pure aumento dei profili a rischio)?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Secondo l'undicesimo rapporto dell'Osservatorio sull'Accordo sulla libera circolazione delle persone, pubblicato il 23 giugno 2015, nel 2012 il divario salariale tra i frontalieri che lavorano in Ticino e i domiciliati nel cantone era del 12 per cento. Questo divario non è riconducibile a fattori decisivi per la determinazione dei salari, quali il livello formativo, la professione, il settore economico, l'esperienza professionale, ecc., ma testimonia piuttosto del fatto che i frontalieri che lavorano in Ticino sono generalmente disposti ad accettare salari inferiori rispetto ai domiciliati con le stesse caratteristiche. Tra il 2000 e il 2012 i salari dei domiciliati in Ticino sono cresciuti in misura simile alla media svizzera.</p><p>2. Un onere fiscale minore dei frontalieri che lavorano in Ticino rispetto ai domiciliati in Ticino permette di spiegare, in una certa misura, lo scarto salariale. Tuttavia altri elementi dovrebbero rivestire un ruolo nettamente più importante, come la notevole differenza tra i salari pagati in Ticino e quelli pagati in Italia, che è stata accentuata dall'evoluzione dei tassi di cambio di questi ultimi anni, dalle differenze del costo della vita nonché dalla persistente situazione di tensione sul mercato del lavoro in Italia. L'influsso di questi diversi elementi non può essere quantificato.</p><p>3. Diversi fattori possono influenzare la scelta del luogo in cui una persona e i suoi familiari intendono stabilirsi (impiego, costo dell'alloggio, carovita, scuole, imposte, ecc.). Il nuovo accordo in materia di fiscalità dei lavoratori frontalieri, attualmente in fase di negoziazione sulla base dei parametri definiti nella roadmap firmata da Svizzera e Italia il 23 febbraio 2015, dovrebbe determinare un progressivo aumento dell'onere fiscale per i frontalieri residenti in Italia. È difficile stimare in quale misura ciò possa avere come conseguenza anche un trasferimento del domicilio.</p><p>4. L'incremento progressivo dell'onere fiscale per i lavoratori frontalieri, reclamato da vari attori del cantone Ticino, potrebbe, in linea di principio, contribuire indirettamente a ridurre l'attrattiva di determinati posti di lavoro in Svizzera. Non è tuttavia possibile quantificare con precisione gli effetti del nuovo accordo sull'imposizione fiscale dei frontalieri sul loro numero.</p><p>5. Il PIL provvisorio del cantone Ticino per l'anno fiscale 2012 è stimato a 27,1 miliardi di franchi. Nello stesso anno, secondo i dati forniti dall'amministrazione cantonale delle contribuzioni, il totale dell'imposta alla fonte trattenuta in Ticino sul salario dei lavoratori frontalieri in virtù dell'Accordo sui frontalieri del 1974 (RS 0.642.045.43) comprendeva circa 140 milioni di franchi. Tenuto conto del ristorno del 38,8 per cento, al Ticino rimangono circa 86 milioni di franchi che corrispondono allo 0,31 per cento del PIL cantonale per il 2012. Il nuovo accordo sull'imposizione dei lavoratori frontalieri dovrebbe permettere di aumentare l'aliquota svizzera dell'imposta alla fonte (dal 61,2 al 70 per cento). Inoltre, altri elementi quali la reciprocità, una definizione chiara del concetto di lavoratore frontaliere ecc. permetteranno parimenti di incrementare il gettito fiscale dei cantoni, quantunque in mancanza di dati statistici questi elementi siano difficili da stimare. A queste condizioni e restando immutati gli altri elementi, si può ritenere che il nuovo accordo potrebbe comportare un incremento del gettito fiscale dei lavoratori frontalieri allo 0,36 per cento del PIL cantonale.</p><p>6. Negli anni successivi alla crisi economica del 2008, le disparità economiche tra il Ticino e le regioni vicine dell'Italia si sono accentuate. In tale contesto, per i lavoratori residenti nelle vicine province italiane è aumentata l'attrattiva di un impiego in Ticino e, di conseguenza, negli scorsi anni è cresciuta la concorrenza sul mercato del lavoro ticinese. È pertanto importante effettuare un monitoraggio permanente e attento dell'andamento del mercato del lavoro, della disoccupazione e dell'incremento dei salari in Ticino. D'altronde è essenziale attuare le misure di accompagnamento della libera circolazione delle persone per proteggere i lavoratori indigeni dalle pressioni abusive al ribasso delle condizioni salariali e di lavoro.</p><p>7. Come già esposto ai numeri 3 e 4 è difficile far previsioni sulle ripercussioni di un tale cambiamento sul comportamento dei frontalieri e dedurne gli effetti sulle assicurazioni sociali. I lavoratori frontalieri provenienti dall'Italia sono già soggetti al pagamento dei contributi delle assicurazioni sociali svizzere. Un trasferimento di domicilio in Svizzera non modificherebbe questo statuto. Per contro, una volta domiciliati in Svizzera, queste persone non avrebbero più la possibilità di richiedere l'esenzione dall'assoggettamento all'assicurazione malattia svizzera. In caso di disoccupazione sarebbero indennizzate secondo il diritto svizzero, mentre attualmente sono indennizzate secondo il diritto italiano e i primi tre mesi di indennità sono rimborsati dalla Svizzera. Se le condizioni previste dal diritto svizzero sono adempiute, queste persone potrebbero anche richiedere prestazioni complementari o di assistenza sociale in Svizzera.</p>  Risposta del Consiglio federale.