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La nostra politica estera ha urgente bisogno di essere riveduta
Le dimissioni della Presidente della Confederazione, Micheline Calmy-Rey, creano le condizioni ideali per correggere il tiro.
Vanno ridefinite in particolare le relazioni con l’Unione Europea, poiché le nostre autorità federali recentemente hanno assunto un atteggiamento servile nei confronti dell’UE. Ogni qualvolta l’UE presenta rivendicazioni la nostra Presidente della Confederazione e l’intero Governo fanno di tutto per assecondare la richiesta. Questo atteggiamento denota una posizione remissiva, che indebolisce il nostro Paese.
Le richieste dell’UE non sono delle banalità. L’UE vuole regolare la questione del legame istituzionale. Vuole che la Svizzera riprenda automaticamente il diritto europeo. Vuole farci accettare i tribunali dell’UE. Chiede con insistenza alla Confederazione aiuti finanziari. Insiste sullo smantellamento del nostro segreto bancario.
Di fronte a tutte queste richieste la nostra Presidente della Confederazione rende evidente l’evoluzione continua del diritto europeo e l’esigenza che la Svizzera si leghi a questa dinamica. Le dispiace inoltre che le nostre relazioni con l’UE si basino solo su contratti internazionali classici. Questa situazione non piace all’UE, ma il nostro Governo, invece di difendere questa prerogativa, lavora per trovare una soluzione globale e unitaria, la quale comporterebbe il legame istituzionale e l’obbligo per la Svizzera di riprendere automaticamente il diritto europeo.
Io sono invece molto lieto che i nostri contratti con l’UE siano “solo” tradizionali e classici (ad eccezione, purtroppo, di Schengen e Dublino). Oggi, alla luce dell’incertezza e della scarsa efficacia delle istituzioni europee, possiamo ringraziare il cielo che i contratti che regolano le relazioni con l’UE non siano soggetti alla volontà dell’apparato amministrativo europeo. Grazie alla nostra indipendenza e alle nostre istituzioni ancora “controllabili” siamo riusciti a rafforzare la concorrenzialità della nostra economia sul mercato mondiale e a curare con successo le relazioni con i nostri partner all’estero.
Ora (finalmente) abbiamo l’occasione di opporci al legame istituzionale e di evitare la perdita dei nostri valori fondamentali come la democrazia diretta e il federalismo. L’avvicendamento in Consiglio federale ci offre su un piatto d’argento la possibilità di correggere la nostra politica estera e di riaffermare la nostra indipendenza. Questo sarà possibile solo se mutano i rapporti di forza nel Parlamento e nel Governo.
Il cambiamento lo possiamo avviare tutti noi, facendo il primo passo, il prossimo 23 ottobre, alle urne.
Livio Zanolari, Candidato UDC al Consiglio Nazionale, Coira