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Ristabilire la sperimentata autodeterminazione
Il 12 agosto 2016, l’UDC ha depositato 116’428 firme valide a sostegno della sua iniziativa popolare "Il diritto svizzero anziché giudici stranieri (iniziativa per l’autodeterminazione)”. Questo progetto mira a ristabilire vigente ancora poco tempo fa: la Costituzione federale è la fonte suprema del diritto svizzero e il popolo e i cantoni costituiscono il legislatore supremo del paese. Questo regime garantisce la certezza del diritto, delle finanze sane e la soddisfazione delle cittadine e dei cittadini nei confronti del loro Stato. Al contrario, il messaggio che il Consiglio federale ha pubblicato oggi concernente questa iniziativa popolare, mina il regime giuridico che ha dato buona prova di sé e la certezza del diritto nel nostro paese.
Dal 1848 fino ai tardi anni novanta, né la scienza del diritto, né la politica mettevano seriamente in dubbio la priorità della Costituzione federale su dei trattati internazionali, rispettivamente sul diritto internazionale non cogente, in caso di contraddizione fra i due. Fungendo da referenza per parecchi anni, anche una presa di posizione del 1989 dell’Ufficio federale della giustizia e della Direzione del diritto internazionale, non si basava certamente sulla priorità del diritto internazionale. Basandosi su quest’analisi, il Parlamento ha scientemente rinunciato a introdurre la formula “Il diritto internazionale primeggia sul diritto nazionale” nella Costituzione federale completamente rivista nel 1999. Il Consiglio federale aveva allora fatto rilevare che il rapporto fra il diritto nazionale e il diritto internazionale era politicamente delicato, per cui si è “scientemente rinunciato a dirimere le questioni litigiose concernenti il rapporto fra il diritto nazionale e quello internazionale”. Altrettanto, l’articolo 5 cpv 4 della Costituzione federale si limita alla formula “La Confederazione e i Cantoni rispettano il diritto internazionale”. Benché questa formula sia imprecisa, è evidente che essa non dà la priorità al diritto internazionale. Nel 2010, il Consiglio federale aveva ancora dichiarato che le iniziative che non contraddicono il diritto internazionale cogente, devono essere applicate, quindi che la Costituzione federale è prioritaria rispetto al diritto internazionale non imperativo.
Il Tribunale federale rovescia un regime giuridico sperimentato
La Costituzione federale stabilisce che il popolo svizzero e i cantoni costituiscono il legislatore supremo del nostro paese. Nessun altro paese al mondo pone senza riserve il diritto internazionale al di sopra della propria Costituzione. Nessun altro Stato al mondo accetta un attentato così fondamentale alla propria sovranità. Subdolamente, il Parlamento, il governo, l’amministrazione federale, la giustizia e i professori di diritto hanno peraltro rovesciato in Svizzera un regime giuridico sperimentato.
È soprattutto il Tribunale federale che ha stravolto il regime giuridico svizzero, con la sua sentenza funesta del 12 ottobre 2012 (ATF 139 I 16) concernente l’espulsione di un trafficante di droghe macedone. I giudici di Losanna hanno prescritto al Parlamento come doveva applicare la legge sull’espulsione degli stranieri criminali, progetto approvato da popolo e cantoni: quest’applicazione, ha deciso il Tribunale federale, deve avere luogo esclusivamente nel quadro del diritto internazionale. Il Tribunale federale ha dunque osato privare il popolo svizzero del suo potere. Ma non è tutto: nella sua molto contestata sentenza del 26 novembre 2015 (BGE 142 II 35), il Tribunale federale ha deciso che l’accordo di libera circolazione delle persone con l’UE aveva priorità sull’iniziativa popolare contro l’immigrazione di massa. Ha dunque ancora una volta posto il diritto internazionale al di sopra del diritto svizzero, ignorato la volontà di popolo e cantoni, e aperto così la via alla violazione della Costituzione federale di cui il Parlamento s’è reso poi colpevole in seguito, rifiutandosi d’applicare l’iniziativa contro l’immigrazione di massa.
Una minaccia per la certezza del diritto a scapito dell’economia
La prassi attuale del Tribunale federale, la procedura scelta dal Consiglio federale inerente al progetto di accordo-quadro istituzionale con l’UE e la ripresa automatica del diritto UE nell’ambito dell’accordo di Schengen, espongono la Svizzera, mai e piedi legati, al futuro sviluppo del diritto internazionale. La Svizzera abbandona un atout dopo l’altro nella concorrenza internazionale, invece di puntare su quanto ha sempre costituito la sua forza, ossia un regime legale liberale, adattato alle sue necessità e che ha dato prova della sua utilità. Le innumerevoli disposizioni che la Svizzera riprende dall’estero senza alcuno spirito critico e in parte in maniera automatica, sono invece vieppiù onerosi – anche quantitativamente – e pongono sempre più problemi all’economia.
Spesso non si sa, in questo paese, che oltre la metà delle nuove norme del diritto federale si basano sul diritto internazionale. Appena poco più del 10% delle nuove norme legali proviene da interventi parlamentari. Il governo e l’amministrazione dimostrano un cieco accanimento nell’adattare il diritto svizzero a quello internazionale. A giusta ragione, la cellula di riflessione “Avenir Suisse” rimprovera alla Confederazione una mancanza di coraggio nei negoziati e uno zelo eccessivo nell’applicazione del diritto internazionale. Quanto al popolo, esso si ritrova con un pugno di mosche: approfittando della sua esautorazione da parte del Tribunale federale, il governo e l’amministrazione, ma anche il Parlamento, si sentono vieppiù liberi d’ignorare la Costituzione federale, dunque la volontà del popolo.
La partecipazione dà migliori risultati
La maggioranza del Consiglio federale ha deciso oggi di raccomandare al popolo e ai cantoni il rigetto dell’iniziativa per l’autodeterminazione. Il governo non esita a minare l’autodeterminazione legislativa della Svizzera e il diritto di partecipazione politica del popolo. Ma questa partecipazione ha in passato regolarmente bloccato dei cattivi sviluppi della nostra società e ha anche evitato che si scavasse un fossato fra la politica e la popolazione. È il popolo che forza i deputati a risparmiare e a prelevare imposte moderate; è il popolo che ha compreso i problemi posti da un’immigrazione illimitata e che ha dato prova di senso della misura. La storia ci insegna che non sono le cittadine e i cittadini, bensì dei rappresentanti politici fuori controllo che spingono lo Stato alla rovina. Tuttavia, le conseguenze di tali sviluppi devono essere sopportate dal popolo, e no dalla presunta élite.
L’iniziativa per l’autodeterminazione chiarisce la situazione ristabilendo un regime che dà prova di efficacia e vegliando così sulla certezza del diritto. La definizione chiara e netta della Costituzione federale quale fonte suprema del diritto, esprime la sovranità delle cittadine e dei cittadini che, usando la loro autodeterminazione, stabiliscono loro stessi i propri diritti e i propri doveri.