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C’è una porzione del Sistema solare tra Giove e Nettuno dove orbitano degli asteroidi molto grandi comunque difficilmente osservabili da Terra, date le distanze in cui orbitano: i centauri.
Finora non c’è mai stata nessuna missione spaziale che vi abbia mandato una sonda e da Terra non si riesce a vedere più di qualche pixel.
Nonostante ciò, con l’utilizzo di astuti espedienti si è riusciti a ricavare informazioni sull’aspetto di uno di loro in particolare, Chariklo, il più grande centauro conosciuto. Ultimamente si ricorre alla tecnica dell’occultazione per avere informazioni sulla forma di asteroidi troppo lontani da poter essere osservati direttamente. Consiste nell’aspettare un evento simile all’eclissi, quando cioè l’asteroide passa davanti a una stella ponendosi tra noi e la stella e vedere in qualche modo l’ombra proiettata sulla superficie terrestre. Visto che la luce delle stelle lontane è molto fioca, l’effetto reale non è una vera e propria ombra, ma all’osservatore la stella in questione apparirà più fioca per un breve intervallo di tempo. Rielaborando i tempi di riduzione di luminosità da vari punti della superficie della Terra, si riesce a ricostruire l’ombra dell’asteroide.
Nel 2013 è stata usata la tecnica dell’occultazione per osservare Chariklo. L’asteroide è passato davanti a una stella di magnitudine 12,4, abbastanza brillante da essere osservata dai telescopi da Terra. L’evento si è rilevato decisamente spettacolare, perché l’affievolimento della stella si è verificato non solo al passaggio dell’asteroide, ma anche sette secondi prima e dopo, permettendo di capire che è presente un sistema di anelli. Questo centauro è stato il primo asteroide scoperto con un sistema di anelli, di fatto il quinto corpo celeste in assoluto dopo Saturno, Urano, Giove e Nettuno (in ordine di scoperta).
A ottobre, il telescopio spaziale James Webb ha confermato la scoperta sfruttando un’altra occultazione. L’osservazione di Webb non è stata solo una mera conferma, ma è anche una dimostrazione delle capacità di osservazione. Chariklo non è tecnicamente passato davanti alla stella, ma i suoi anelli sì. La distanza apparente (appulso) tra l’asteroide e la stella nelle immagini di Webb era veramente minima, ai limiti della sensibilità degli strumenti ottici, ma il cambio di luminosità al passaggio è stato correttamente misurato e non lascia adito a dubbi sulla presenza di anelli.
Gli anelli sono due e abbastanza vicini uno all’altro e hanno anche un nome. Il primo, il più interno, Oiapoque, si trova a 390 km dall’asteroide e ha una larghezza di 6 km. A 8 km di distanza dal primo si trova l’altro l’anello, quello esterno, Chuí, con una larghezza di 3–4 km. Potrebbero essere fatti di ghiaccio, come gli anelli dei pianeti, ma la composizione di anelli e asteroide non è ancora certa. Già in passato si era sospettata la presenza di ghiaccio nell’asteroide, ma Webb ha contribuito a qualche progresso in più nello studio della chimica dell’oggetto.
Poco dopo l’occultazione, infatti, il telescopio ha osservato l’asteroide e ne è stato analizzato lo spettro di luce riflesso dalla superficie. Viene confermata la presenza di ghiaccio, ma in più è stato anche scoperto che si tratta di ghiaccio cristallino. E questa è una scoperta importante, perché la presenza di ghiaccio cristallino indica continue attività di piccoli bombardamenti di oggetti microscopici o polveri spaziali, altrimenti la superficie sarebbe stata levigata col tempo dal vento solare.