Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/201958

<h2>SubmittedText<h2><p>Ci troviamo ancora in una situazione caratterizzata da tassi d'interesse bassi. In diverse occasioni è stata prevista un'inversione di tendenza, che però finora non ha avuto luogo. Si è parlato molto dell'impatto dei tassi d'interesse bassi e negativi su banche, mercato immobiliare, assicurazioni sociali e risparmiatori. Si è però discusso poco delle ripercussioni dirette sui conti pubblici. Il Consiglio federale è invitato a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Che rapporto ci sarebbe tra uscite e entrate, ossia tra spese e ricavi, se gli interessi non fossero stati così bassi come negli ultimi 10 anni?</p><p>2. È vero che i tassi d'interesse bassi hanno avuto un impatto positivo molto diretto su questo rapporto e che le finanze pubbliche stanno quindi beneficiando in modo significativo dell'attuale politica dei tassi di interesse bassi?</p><p>3. Si può quindi affermare che senza questa fase di tassi bassi il nostro consuntivo sarebbe meno positivo?</p><p>4. Esiste la possibilità di descrivere più chiaramente questi effetti esterni e impedire pertanto delle interpretazioni errate?</p><p>5. Come si può impedire che Stati e governi, in quanto principali beneficiari della politica dei tassi d'interesse bassi, non difendano, direttamente o indirettamente, un'inutile estensione della fase dei bassi tassi d'interesse?</p><p>6. In relazione alle finanze federali, il Consiglio federale come ha intenzione di prepararsi all'eventuale situazione in cui gli interessi dovessero tornare a salire? Non dovremmo costituire riserve e adottare provvedimenti sul fronte delle uscite?</p><p>7. Non sarebbe ragionevole e onesto se le minori uscite dovute ai tassi di interesse più bassi venissero utilizzate per ridurre il debito pubblico o migliorare l'AVS?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1.-3. Il livello dei tassi d'interesse influisce sui conti pubblici sia sul fronte delle entrate che su quello delle uscite. Il calo dei tassi d'interesse a partire dal 2008 ha determinato una riduzione significativa delle spese a titolo di interessi del debito sul mercato monetario e dei capitali. Nel decennio 2008-2018 tale debito è diminuito, passando da 3,1 a 1,1 miliardi di franchi. Oltre la metà di questo sgravio è riconducibile al calo dei tassi d'interesse (comprese le entrate provenienti dagli interessi negativi come minori spese); il resto è dovuto alla riduzione del debito. Prendendo come base l'attuale livello del debito e ipotizzando un livello dei tassi d'interesse uguale a quello del 2008, le spese a titolo di interessi aumenterebbero di circa 1,1 miliardi di franchi. Sul fronte delle entrate, gli interessi negativi spiegano in parte il marcato aumento dei pagamenti anticipati per l'imposta federale diretta e il ritardo nelle istanze di rimborso dell'imposta preventiva. I tassi d'interesse al ribasso degli ultimi 10 anni hanno pertanto sgravato in modo considerevole le finanze federali. Per gli interessi passivi questo effetto è misurabile, ma per le entrate non lo è, dato che all'evoluzione di queste ultime concorrono molteplici fattori.</p><p>4. L'influsso del livello dei tassi d'interesse sui conti pubblici è stato trattato in dettaglio nei messaggi concernenti il preventivo e il consuntivo. Dei relativi effetti si tiene conto costituendo importanti accantonamenti e delimitazioni nell'ambito dell'imposta preventiva in vista di rimborsi futuri. In questo contesto il Consiglio federale sta preparando un messaggio concernente la modifica della legge sulle finanze in adempimento della mozione Hegglin Peter 16.4018, che chiede di rendere più precisa la gestione politico-finanziaria. In futuro, nel freno all'indebitamento saranno considerate tutte le contabilizzazioni che comportano trasferimenti da un anno all'altro. Attualmente ciò avviene solo in parte.</p><p>5. In Svizzera la Costituzione federale stabilisce che la Banca nazionale svizzera (BNS), in quanto banca centrale indipendente, debba condurre una politica monetaria nell'interesse generale del Paese (art. 99 cpv. 2 Cost.). Secondo l'articolo 6 della legge del 3 ottobre 2003 sulla Banca nazionale (RS 951.11), la BNS non può chiedere né accettare istruzioni dal Consiglio federale, dall'Assemblea federale o da altri servizi. Il mercato valutario agisce dunque da correttivo, perché un basso livello dei tassi d'interesse che non è giustificato dal punto di vista economico implica generalmente una svalutazione della moneta nazionale.</p><p>6. La pianificazione politico-finanziaria si fonda su indicatori macroeconomici determinati sulla base di ipotesi. Essi prevedono una normalizzazione progressiva dei tassi d'interesse. Pertanto, nella pianificazione finanziaria le ripercussioni finanziarie dovute a un aumento dei tassi d'interesse sono prese in considerazione. Negli ultimi anni la Tesoreria federale ha inoltre perseguito l'obiettivo di emettere nuovi prestiti a lungo termine, al fine di permettere alle finanze federali di beneficiare il più a lungo possibile dei bassi tassi d'interesse attuali. In caso di una normalizzazione del livello dei tassi d'interesse nei prossimi anni, questo permetterà di contenere e differire l'aumento delle spese a titolo di interessi.</p><p>7. Il Consiglio federale ritiene che gli interventi succitati in vista di un aumento dei tassi d'interesse siano sufficienti e che non sia necessario preventivare eccedenze pari allo sgravio sugli interessi. Per la stabilizzazione finanziaria dell'AVS è necessario adottare misure sia sul fronte delle entrate che su quello delle uscite. Il progetto sulla riforma fiscale e del finanziamento dell'AVS (RFFA), accettato dal Popolo il 19 maggio 2019, fornisce un contributo in tal senso. Esso garantisce infatti un apporto supplementare di 2 miliardi di franchi all'anno a favore dell'AVS già dal 2020. Con il progetto di riforma AVS 21 il Consiglio federale intende inoltre preservare il livello di prestazioni della previdenza per la vecchiaia e assicurare l'equilibrio finanziario dell'AVS.</p>  Risposta del Consiglio federale.