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Da mercoledì, le due multinazionali svizzere sono nuovamente impegnate nel processo che oppone 39 gruppi farmaceutici mondiali all'esecutivo sudafricano, nella vertenza sulla politica dei prezzi dei medicinali per la cura dell'Aids. Il dibattimento, aperto poco più di un mese fa, era stato interrotto dal giudice dopo pochi giorni.Questo contenuto è stato pubblicato il 16 aprile 2001 - 12:47
In questo mese e mezzo si doveva vagliare la richiesta fatta dall'associazione locale TAC, che lotta per una distribuzione su larga scala di medicinali ai sieropositivi, di partecipare al processo quale "amicus curia", in pratica come alleata del governo. La decisione su questa questione non è ancora nota.
Il procedimento giudiziario avviato dalle multinazionali farmaceutiche verte essenzialmente sul rispetto dei brevetti nel settore dei medicinali. Al Sud Africa è rimproverato di non rispettare gli accordi internazionali "TIRPS", firmati in Marocco nel 1994 e che regolano, a livello mondiale, la proprietà intellettuale ed i brevetti. È contestata la costituzionalità di una legge, votata dal governo di Pretoria nel 1997, che permetterebbe tra l'altro d'importare, ed eventualmente produrre, i cosiddetti farmaci generici, vale a dire le copie esatte di medicinali brevettati.
Benché si tratti potenzialmente d'ogni genere di farmaco, nell'occhio del ciclone sono tutti i trattamenti che riguardano l'Aids. Il Sud Africa, con il 10 percento della popolazione sieropositiva e la sua impossibilità economica a fronteggiare aspetti essenziali di questo flagello, ha attirato l'attenzione mondiale su di sé. Rispecchia però anche la situazione d'una buona parte dell'Africa subsahariana devastata dalla malattia. Venticinque, dei trentasei milioni di sieropositivi al mondo, risiedono infatti in questa parte della terra che è troppo povera per permettersi d'acquistare i farmaci per la propria gente.
Quale esempio è spesso illustrato quello del fluconazolo, che consente di combattere alcune infezioni legate all'Aids. Quale generico è ottenibile in Tailandia ad un prezzo circa 80 volte inferiore rispetto a quello praticato dalla Pfizer che lo ha brevettato.
Il gruppo farmaceutico svizzero Novartis non annovera tra i suoi prodotti nessun medicamento legato all'Hiv, ma produce dei farmaci per la malaria e la lebbra. L'altro gruppo basilese produce invece medicinali specifici legati all'Aids.
Frattanto 29 organizzazioni non governative svizzere chiedono a Hoffmann-La Roche e Novartis di ritirarsi dal gruppo di industrie farmaceutiche che hanno denunciato il governo sudafricano di non rispettare i brevetti sui medicinali anti aids.
Le Ong giudicano «particolarmente scioccante che, malgrado la situazione di urgenza che vive il Sudafrica, Roche e Novartis diano la priorità alla protezione dei loro margini di profitto, nonché dei loro brevetti, e non alla salute dei sudafricani» - ha scritto martedì in un comunicato la Dichiarazione di Berna, una delle Ong.
Roche e altre quattro multinazionali ricordano però che avevano offerto, lo scorso anno, medicinali retrovirali a prezzi vantaggiosi a dei paesi in via di sviluppo. Le trattative erano state condotte in collaborazione con le agenzie Onu, per cercare soluzioni "specifiche e pratiche". Il Sud Africa non ha mai accettato nessuna di queste proposte, che vedevano diminuire fino al 70 percento i prezzi d'alcuni farmaci.
Non siamo che agli inizi di questa battaglia legale e per il momento sarebbe decisamente azzardato fare delle previsioni sui possibili vincitori.
Sonia Salmina
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