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A promuoverlo è l'Unione sindacale svizzera. Il presidente Pierre-Yves Maillard: ‘Le rendite devono ormai essere aumentate, non ridotte’
La sinistra e i sindacati hanno lanciato oggi il referendum contro la riforma del secondo pilastro. Secondo loro con questo progetto i lavoratori dovranno pagare di più per avere meno rendite.
Approvata dal Parlamento nella sessione di primavera, la riforma della previdenza professionale (Lpp21) comporta riduzioni di rendite fino a 3'240 franchi all'anno, denunciano i promotori del referendum in un comunicato.
La riforma prevede una diminuzione del tasso di conversione, dal 6,8% al 6%, che, secondo i sostenitori, è necessaria con l'aumento dell'aspettativa di vita. Il capitale accumulato da un pensionato durante la sua attività professionale si tradurrà in una pensione più esigua. La metà delle persone assicurate beneficerà di una compensazione durante un periodo transitorio di 15 anni. La soglia di accesso al secondo pilastro sarà abbassata, consentendo a un maggior numero di persone di essere assicurate di nuovo o meglio.
Il presidente dell'Unione sindacale svizzera Pierre-Yves Maillard ha sottolineato che le rendite sono in calo da anni. Ha aggiunto che questa riforma è obsoleta. "L'abbassamento del tasso di conversione è un'idea dell'epoca dei tassi di interesse negativi: a causa dell'inversione dei tassi di interesse e dell'inflazione, le rendite devono ormai essere aumentate, non più ridotte".
Dopo l'aumento dell'età pensionabile, le donne saranno ancora una volta penalizzate. La maggior parte di loro subirà riduzioni di rendite, sostengono i promotori del referendum.
I sindacati e la sinistra hanno tempo fino al 6 luglio per raccogliere le 50'000 firme necessarie.