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La morale è relativa al luogo ed alle tradizioni
Oggi, all’occidentale mediocre parlare di buoni usi e costumi a tavola fa’arricciare il naso. L’inconscio collettivo europeo (per citare lo psicanalista Carl Gustav Jung), ancora ferito dalla conquista degli americani avvenuta nel dopoguerra, crede che il bon ton sia qualcosa che appartenga solo alla vecchia generazione che ha preceduto il fatidico ‘68. Ma di fatto cosa s’intende per buone maniere ? Le buone maniere sono le usanze ed i costumi che vengono usati dall’individuo in continuità con la tradizione e la cultura che l’ha preceduto, e che può essere riassunto col termine Morale, dal greco Mores, costume. Quindi, per fare un esempio semplice, il Burqua, essendo un costume in continuità con le tradizioni musulmane è morale in certe terre africane o asiatiche, mentre è immorale (ossia contro la tradizione vestiaria) d’Europa.
Tutte le culture hanno un codice, un’etichetta, che insegna la buona educazione, e ciò che può sembrare barbaro a noi occidentali per latri è morale e legittimato da un’istituzione secolare. Ad esempio in una Sunna del Corano è ben spiegato che il fedele, per attenersi agli insegnamenti del profeta, deve nutrirsi rigorosamente utilizzando le mani, e più precisamente solo tre dita della mano destra. La sinistra va usata per lacerare i pezzi grossi, benchè sia comunque preferibile morsicarli. Per noi Occidentali, abituati all’uso delle forchette dall’anno 300 d.C., introdotte dai Longobardi, può sembrar strano, eppure la maggior parte della popolazione umana, che si estende in Asia, si nutre in questo modo. Quindi, paradossalmente, chi agli occhi degli occidentali pare arretrato non fa che seguire un preciso codice di buone maniere diverso dal nostro. I veri trogloditi sono coloro che, pur avendo secoli di cultura sulla buona creanza, la ignorano spudoratamente o, peggio ancora, non si degnano nemmeno di tramandarla ai propri figli.
Sulla necessità di una buona educazione estetica (a casa come a scuola)
La stragrande maggioranza delle maestre delle scuole elementari sono di “sinistra”. Ciò deriva dal semplice fatto che chi è naturalmente incline ad avere un’etica della cura, per riprendere le parole della filosofa/psicologa Carol Gillican, studiosa del fenomeno gender, è spesso più portato ad amare le teorie morali di Lévinas, Sartre o Anna Arendt secondo cui nei confronti del prossimo abbiamo una serie di doveri morali ed affettivi, tra cui, in primis, l’assoluta tolleranza.
Quest’assoluta tolleranza post-moderna è il nemico giurato di ogni codice di buone maniere, sia etiche che estetiche. Come si può educare un bambino alla disciplina se si tollera ogni sua pagliacciata o capriccio? Dal non mettere i gomiti sul tavolo sino all’apostrofarsi dando del lei al proprio prossimo, le usanze che i nostri avi europei hanno voluto adottare per distinguersi rispetto ai loro antenati (o ai loro simili selvaggi) sono moltissime. Ed ora la tolleranza gratuita ed il timore di sembrare severi ha permesso che nelle scuole elementari venisse totalmente bandito ogni tipo di educazione rispetto allo star bene a tavola ed al vestirsi in modo decoroso. Le mense scolastiche sembrano a dei pollai, siccome l’importante è che il bambino “ sia felice”. E grazie al cielo c’è anche l’unione europea che, in Francia, ha già messo fuori legge il sano schiaffo educativo al bambino, siccome “ è una forma di violenza”. Se i genitori dei cosiddetti millennials ( neologismo che aborro) anziché fare crescere i loro eredi come delle sottospecie di Mowgli felice, a piedi nudi tra TV e gomiti sul tavolo, tra la libertà di avvalersi del turpiloquio e giochini del Mc Donalds, li avessero educati in modo civile forse i giovani di oggi non si ritroverebbero ad essere quelli che sono: perlopiù dei debosciati. Il malvestire dei giovani di oggi non è solo un vilipendio al decoro, ma anche a secoli di cultura europea che si curava di dare una forma ed un senso anche ai più piccoli gesti quotidiani, dal saluto formale, al vestirsi decentemente sino al semplice star dignitosamente a tavola.
I genitori, per cercare di arginare lo scempio estetico che sta avvenendo nelle scuole pubbliche, dovrebbero rispettare il loro ruolo insegnando ai figli le buone maniere.
I bambini dovrebbero vestirsi bene, in giacca e camicia, dovrebbero parlare in modo educato, evitare le parolacce, rivolgersi agli adulti usando la forma di cortesia e dovrebbero terminare un pranzo riponendo correttamente le posate parallele ad ore dodici nel piatto.
In quanti oggi lo fanno? Praticamente nessuno. Ed è in questo dilagare della cattiva educazione, figlia di quella stessa licenziosità già condannata da Platone, che si cela il verme che erode la nostra civiltà.
Finchè esisteranno genitori depravati che portano i figli a mangiare hamburger ai fast-food americani, abbandonandoli poi a giocare per ore coi loro i-phones lasciandoli urlare come piccoli selvaggi, difficilmente la società potrà ritrovare quell’amore per il bello, il sano, il sobrio ed il tradizionale che sta andando smarrendo. Secondo Kant, ne la Critica alla Ragion Pratica, l’uomo non è in grado di autolegislarsi, ossia di porsi da solo i propri limiti. La grande capacità di autolimitarsi e di porsi l’autodisciplina necessaria per convivere col prossimo è possibile solamente in un regno di santi ed angeli, e noi purtroppo non siamo tali. Ecco perché la teoria del Buon Selvaggio, inventata da Jean Jacques Rousseau, noto per i suoi comportamenti perversi e libertini, non può funzionare. Quindi, evviva l’etichetta, il galateo e quell’esasperazione della forma che permette ad una cultura di preservare quelle usanze che la distinguono dalle altre. Essere Europei, oggi, significa anche rispettare la trasposizione nel presente de il Galateo, overo de’costumi di Giovanni della Casa.
Liliane Tami, Noblesse Oblige