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Gli svizzeri hanno avuto 400 anni per conoscere e amare il proprio eroe. Per popolo e aristocratici, Guglielmo Tell è il combattente che – a lato della firma del Patto del Grütli – lotta in prima persona contro il nemico: l’Austria imperiale.
Ma a metà Settecento, una penna anonima, imbevuta di ideali illuministi, rompe la pace delle interpretazioni: «Guglielmo Tell, una fiaba danese» è il titolo del libello, pubblicato in tedesco e francese a Berna.
Dietro all’anonimo scritto stavano due fra i più autorevoli illuministi elvetici, i fratelli Gottlieb Emanuel e Albrecht von Haller. Lo scandalo è perfetto, anche se negli ambienti colti il fatto era già conosciuto.
Rinnegare l’esistenza reale di Guglielmo Tell era un po’ come spezzare le radici, ferirsi la coscienza storica. Il libricino dei due bernesi viene addirittura pubblicamente bruciato sulla piazza di Altdorf, lì dove Tell avrebbe dimostrato le sue capacità di balestriere.
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