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La commissione di esperti che si occupa di dello smaltimento dell'acqua contaminata della centrale giapponese di Fukushima ritiene che si possa smaltire in mare.
L'acqua radioattiva proveniente dalla centrale di Fukushima, colpita da un incidente nel 2001, dovrebbe essere rilasciata in mare. A dirlo sono gli esperti giapponesi del panel costituito dal Ministero dell'industria.
Nel 2022 gli spazi per stoccare l'acqua contaminata proveniente dall'impianto nucleare distrutto si esauriranno e l'opzione migliore sarebbe quella di rilasciarle l'acqua nel mare. Una mossa che potrebbe però allarmare i Paesi vicini. In tutto si tratta di 1,2 milioni di tonnellate di acqua, utilizzate per raffreddare i nuclei di combustibile della centrale.
Il gruppo di esperti è giunto alla conclusione dopo aver ristretto il campo a solo due opzioni: quella di rilasciare l'acqua in mare e quella di farla evaporare. La prima ipotesi presenterebbe meno rischi.
Nel 2018 era emerso che i sistemi di filtraggio non avevano completamente rimosso tutto il materiale pericoloso dall'acqua. Tuttavia alla fine del processo di filtraggio dovrebbe rimanere solo il trizio, un isotopo di idrogeno, difficile da separare dall'acqua, ma considerato relativamente innocuo.
"Rispetto all'evaporazione, il rilascio nell'oceano può avvenire in modo più sicuro", ha spiegato la commissione di esperti, citata sul Guardian, facendo riferimento alla pratica comune in tutto il mondo in cui le centrali nucleari rilasciano acqua che contiene trizio in mare.
La raccomandazione deve essere confermata dal capo del panel, il professore emerito dell'Università di Nagoya, Ichiro Yamamoto, e presentata al governo in una data ancora da fissare.