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Cinquant'anni fa, esattamente l'11 gennaio 1966, si spegneva a Coira Alberto Giacometti, tra gli indiscussi protagonisti dell'arte del '900.
Celebrato in vita per la sua indefessa ricerca sulla condizione esistenziale dell'uomo, sempre espressa nella sua inconfondibile cifra stilistica, il grande scultore svizzero ha visto aumentare anche dopo la morte la propria fama, toccando i vertici delle quotazioni d'asta e divenendo il centro di importanti esposizioni allestite negli ultimi anni in tutta Europa, come quella londinese, intitolata 'Pure Presence', ancora per pochi giorni negli spazi della National Portrait Gallery.
Figlio d'arte (il padre Giovanni era un pittore post-impressionista), Giacometti nasce nel 1901 in val Bregaglia e cresce con la famiglia a Stampa. Solo dopo la scuola dell'obbligo, lascia la valle nei Grigioni per frequentare il liceo a Schiers e poi l'École des Beaux-Arts e l'École des Arts et Metiers a Ginevra. In seguito a un soggiorno in Italia, dove nel 1921 visita Roma, si reca a Parigi e studia all'Académie de la Grande Chaumière.
Nel 1962 è insignito del Gran premio alla Biennale di Venezia e nel 1965 del Grand prix des arts de la ville de Paris. Muore l'anno successivo, l'11 gennaio, all'ospedale cantonale di Coira e sarà sepolto in Bregaglia.
Anche per il mercato dell'arte Alberto Giacometti è una stella di prima grandezza. La sua scultura 'L'Homme qui marche' (1961), è stata venduta all'incanto londinese di Sotheby's nel 2010 per 103,7 milioni di dollari, record d'asta assoluto, scalzata solo da Picasso. È stata anche la scultura più cara mai venduta all'asta fino al maggio 2015, quando un altro dei bronzi di Giacometti, 'L'Homme au doigt' del 1947, è stato battuto per 141,3 milioni di dollari da Christiès a New York.
SDA-ATS