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Lunedì 30 aprile, 12:14
Di ritorno dal Giro di Romandia un conoscente mi ha detto: "È stata una corsa moscia". Domenica mattina in sala stampa a Crans Montana un collega, tra il serio e il faceto affermava: "Era più bello quando si dopavano". Ed io ho ribadito: "Tu vorresti avere una moglie giovane e bella in minigonna, tacchi a spillo e push up e pretenderesti che gli altri non te la guardassero".
Amici: il ciclismo è cambiato. Punto. C'è ancora chi bara (vedi il recente caso di Galimzyanov positivo all'epo), esattamente come ci sono banchieri che rubano, commercianti che truffano, poliziotti che menano, giornalisti che mentono, automobilisti che sfrecciano a 130 là dove i limiti impongono il 50. La trasgressione è insita nell'uomo (e nella donna), quindi mettiamoci il cuore in pace: sicuramente ci imbatteremo in altri Riccò, ma saranno casi isolati.
Torniamo alla corsa. Al Romandia, vinto da Bradley Wiggins. Tutti si aspettavano i fuochi di artificio nella tappa di sabato con il Col des Mosses, la Piste de l'Ours e St. Martin. Invece abbiamo ammirato solo alcuni tentativi timidi e isolati: Basso, Spilak, Gadret, Kreuziger. Oggi, se vai con la tua benzina verde non ti puoi più permettere di fare quello che facevano i corridori negli anni '90. Oggi dobbiamo modificare il nostro punto di vista e trovare nuovi parametri per cercare di capire chi è un campione, chi invece un ronzino.
Facciamo così: immaginiamo che tutte le corse siano come la Parigi-Roubaix, dove al massimo si vede uno scatto (meglio una progressione) e dove la selezione si compie da dietro, per sfinimento. Il ciclismo moderno ci propone e ci proporrà un'infinita serie di Parigi-Roubaix. Non male? Del resto la corsa che viene definita "l'inferno del nord" risulta essere la più amata nei sondaggi di tutto il mondo.
Il Giro d'Italia, che partirà sabato da Herning, in Danimarca, non si discosterà da questo scenario. Ne sono convinto. Vedere per credere: ogni giorno su RSI LA 2 e in streaming sul sito sport.rsi.ch.