Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/93028

<h2>SubmittedText<h2><p>Nell'ambito del dibattito sulla riduzione delle emissioni di CO2, spesso si dimenticano aspetti quali la garanzia dell'approvvigionamento, le questioni economiche e quelle di politica della sicurezza.</p><p>Come giudica il Consiglio federale l'attuale dipendenza dal petrolio e dal gas?</p><p>Quali misure di politica della sicurezza può prendere la Svizzera in vista di un possibile conflitto in merito al loro approvvigionamento?</p><p>Quali sono le ripercussioni economiche della grande dipendenza da questi beni e quali sarebbero le conseguenze di un approvvigionamento energetico basato su una minore dipendenza da Stati terzi?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale è consapevole della problematica relativa alla dipendenza della Svizzera dal petrolio e dal gas e delle sue possibili ripercussioni economiche. Da quando si sono verificate le crisi petrolifere negli anni Settanta, che per la prima volta hanno mostrato i rischi di un approvvigionamento energetico unilaterale, il nostro Paese è riuscito a ridurre da circa l'80 al 65 per cento la sua dipendenza dai vettori energetici fossili. Questa riduzione è stata tra l'altro una conseguenza della specializzazione nel settore terziario dell'economia elvetica.</p><p>Nel 2007 il Consiglio federale ha stabilito un nuovo orientamento della strategia energetica, che poggia su quattro pilastri: aumento dell'efficienza energetica, promozione delle energie rinnovabili, potenziamento e ampliamento degli impianti di grande potenza e rafforzamento della politica estera in materia energetica. Soprattutto i primi due pilastri e le relative misure di realizzazione dovrebbero contribuire ad aumentare la sicurezza dell'approvvigionamento e ridurre a lungo termine la dipendenza dai vettori energetici fossili non rinnovabili.</p><p>Tuttavia la Svizzera non può per ora rinunciare ai prodotti petroliferi e al gas naturale. Di conseguenza, le imprese responsabili dell'approvvigionamento si sono imposte una strategia che punta sulla massima diversificazione dei Paesi importatori. Nel 2008 tali imprese hanno importato circa il 40 per cento del loro fabbisogno di petrolio sotto forma di grezzo e il 60 per cento sotto forma di prodotti petroliferi. L'80 per cento del greggio proveniva dall'Africa (Libia, Nigeria, Algeria), il 16 per cento dal Kasakstan, il 3 per cento dall'Azerbaigian e l'1 per cento dalla Russia. Tutti i prodotti petroliferi importati provenivano da Paesi dell'UE. A seguito del boicottaggio imposto dalla Libia, nel 2009 sono diminuite le importazioni provenienti da questo Paese. Il calo delle forniture che ne è conseguito è stato subito compensato da Azerbaigian, Kasakstan, Egitto e Algeria. Per quanto riguarda il gas naturale, la Svizzera si rifornisce da quattro partner affidabili provenienti da Paesi dell'UE (Germania, Paesi Bassi, Francia e Italia). Ad eccezione dei Paesi Bassi, che dispongono di giacimenti propri, questi Paesi coprono gran parte del loro fabbisogno di gas mediante importazioni dalla Russia, dalla Norvegia e dall'Algeria. Da quando il gas naturale è stato introdotto in Svizzera a metà degli anni Settanta, non si sono mai verificate interruzioni delle forniture degne di nota.</p><p>Stando all'Agenzia internazionale dell'energia (AIE), le riserve mondiali di petrolio sono sufficienti per i prossimi quarant'anni e quindi non c'è da attendersi una penuria a breve e a medio termine. Sempre secondo l'AIE, sono soprattutto gli ostacoli di natura politica agli investimenti nel settore upstream (quello dell'estrazione del petrolio e del gas) a costituire un potenziale rischio per il futuro approvvigionamento di petrolio. Le riserve mondiali di gas naturale accertate sono maggiori di quelle di petrolio. Tre quarti di queste riserve si trovano in prossimità del mercato del gas europeo, ad una distanza di circa 5000 chilometri. In caso di penuria a breve termine, la Svizzera dispone di riserve di petrolio obbligatorie, che possono coprire il fabbisogno nazionale per almeno quattro mesi e mezzo. Anche le aziende del gas possono far fronte a situazioni di emergenza. Esse mettono a disposizione dei loro grandi clienti, che esercitano impianti misti (vale a dire impianti che, soprattutto in casi di problemi di approvvigionamento, possono passare dall'impiego del gas a quello del petrolio) riserve obbligatorie di olio da riscaldamento a titolo suppletivo. In una situazione di forte penuria, in virtù della legge federale dell'8 ottobre 1982 sull'approvvigionamento del Paese (RS 531), il Consiglio federale può limitare il consumo di combustibili fossili. Se dovesse verificarsi una crisi petrolifera, tali provvedimenti di emergenza verrebbero decisi e adottati nell'ambito di un programma coordinato dall'AIE. Quest'ultima gestisce, in collaborazione con gli Stati membri, un sistema atto a prevenire e affrontare le crisi petrolifere internazionali.</p><p>I vettori energetici rinnovabili hanno contribuito in modo significativo all'attuale benessere in Svizzera, che è di importanza fondamentale per l'economia e la competitività del Paese.</p><p>In futuro, per garantire un approvvigionamento energetico economico e affidabile, sarà tuttavia più importante puntare sull'efficienza energetica, come prevede il Consiglio federale nella sua strategia. Importanti passi in questa direzione sono stati compiuti con l'introduzione della rimunerazione a copertura dei costi dell'immissione di energia elettrica proveniente da energie rinnovabili e il programma nazionale per gli edifici, finanziato in parte mediante una tassa sul CO2 a destinazione parzialmente vincolata sui combustibili. I provvedimenti per il miglioramento dell'efficienza energetica e per la promozione delle energie rinnovabili rafforzano la piazza economica e l'impegno a favore delle innovazioni della Svizzera. Ciò permette inoltre di mantenere i posti di lavoro e di crearne di nuovi. A medio termine, la Svizzera mira a realizzare un mix equilibrato di tutti i vettori energetici, al fine di garantire un approvvigionamento di energia sicuro, economico e compatibile con l'ambiente. A lungo termine, l'obiettivo è invece quello di una riduzione massiccia della dipendenza da fonti di energia rinnovabili.</p>  Risposta del Consiglio federale.