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LONDRA - Le opposizioni britanniche vogliono portare Boris Johnson in tribunale per la doppia lettera inviata all'Ue su una possibile proroga della Brexit: la prima - non firmata - per chiederla, come prescritto dalla legge anti-no deal (Benn Act); la seconda per argomentare la contrarietà del governo.
I ministri ombra laburisti Keir Stramer e John McDonnell hanno bollato la manovra come «infantile» ed evocato un possibile «oltraggio alla corte» (oltre che al Parlamento) del premier Tory, che dinanzi a un giudice scozzese s'era impegnato a rispettare il Benn Act senza minarne i fini.
Sulla stessa lunghezza d'onda Ian Blackford, capogruppo degli indipendentisti scozzesi dell'Snp a Westminster, secondo il quale l'invio di una lettera non firmata mina «la dignità dell'ufficio del primo ministro» e il comportamento di Johnson «sarà materia per i tribunali».
Bruxelles prende tempo - Che fa, intanto, l'Unione europea? Prende tempo. Nella riunione dei rappresentanti permanenti dell'Ue (Coreper) di questa mattina, il segretario generale del Consiglio ha informato gli ambasciatori che il presidente Donald Tusk ha avviato le consultazioni con i capi di Stato e di Governo dopo la richiesta di estensione ricevuta ieri sera da Londra. Nel frattempo, come indicato dalle conclusioni del Consiglio Ue di giovedì, le procedure interne di ratifica dell'accordo di recesso andranno avanti.
La riunione del Coreper, già prevista da venerdì, è stata molto breve. Secondo fonti Ue è durata circa 15 minuti, e non ha discusso dell'estensione richiesta ieri da Johnson.
In pratica i rappresentanti dei governi dei 27 Stati Ue hanno mandato avanti il processo formale avviato con l'accordo raggiunto giovedì scorso tra Ue e Londra, senza tenere conto della richiesta di una proroga dei tempi per l'uscita del Regno Unito dalla Ue, attualmente prevista il 31 ottobre. Secondo diverse fonti, la Ue vuole lasciare la palla nel campo di Londra, aspettando che voti sulla nuova intesa prima di convocare un vertice europeo straordinario che sarà chiamato a decidere sull'estensione, ovviamente prima del 31 ottobre.
A questo proposito Boris Johnson avrebbe ricevuto rassicurazioni, nelle sue conversazioni con Donald Tusk e altri leader europei, che hanno preceduto l'invio della lettera non firmata per la richiesta condizionata di una proroga della Brexit, che l'istanza non riceverà una risposta in tempi brevi: forse non prima di un vertice straordinario Ue, il 28 ottobre. Lo scrive oggi il Sunday Times citando fonti di Downing Street.
La manovra aiuterebbe il premier Tory a far montare la pressione sul Parlamento di Westminster fino all'immediata vigilia della scadenza del 31 ottobre, rafforzata dalla minaccia (almeno teorica) avanzata dal presidente francese Emmanuel Macron di un possibile veto all'estensione, e di conseguenza di un no deal. Nel frattempo ripresenterà l'accordo di divorzio raggiunto da Johnson con Bruxelles in aula, allegato alle leggi attuative connesse, per cercare di ottenere l'ok finale - anche grazie a una procedura sprint - in modo da assicurare comunque l'uscita dall'Ue del Regno Unito per fine mese.
LONDRA - Le opposizioni britanniche vogliono portare Boris Johnson in tribunale per la doppia lettera inviata all'Ue su una possibile proroga della Brexit: la prima - non firmata - per chiederla, come prescritto dalla legge anti-no deal (Benn Act); la seconda per argomentare la contrarietà del governo.