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Trentotto persone sono morte nell'incendio scoppiato nella notte in un ospedale psichiatrico fuori Mosca. Lo ha reso noto un funzionario del Ministero della salute.
"Stando alle informazioni preliminari, 38 persone sono morte, compresi due medici", ha riferito il portavoce del ministero Oleg Salagay. "Tre persone sono sopravvissute: un'infermiera ha portato fuori dall'edificio in fiamme due pazienti", ha aggiunto. Una fonte della polizia ha riferito che gran parte dei pazienti sarebbero morti nei loro letti inalando il fumo.
Le fiamme si sarebbero sprigionate da un divano mentre era presente un tossicodipendente appena ricoverato che continuava a fumare nonostante il divieto, riferiscono le agenzie citando Irina Gumennaia, portavoce del comitato investigativo della regione di Mosca. Per ora non è stata comunque formalizzata alcuna accusa.
L'ospedale n.14 vicino alla cittadina di Ramenski, 40 km circa a nord della capitale, era costituito da quattro edifici in legno ad un piano, costruiti nel 1994 in mezzo a una foresta. Secondo il governatore ad interim della regione di Mosca, Andrei Vorobiov, le dotazioni anti-incendio c'erano e il sistema di allarme ha funzionato ma la prima squadra di pompieri è arrivata solo dopo un'ora, come ha riferito Vadim Velovoshin, capo dei vigili del fuoco della regione. La caserma dei pompieri più vicina si trova infatti a 50 km di distanza e i soccorritori hanno dovuto anche aggirare il fiume locale perché il servizio di traghetto è ancora sospeso in questa stagione.
Molte finestre dell'ospedale, inoltre, erano sbarrate, secondo Vorobiov. E non pochi pazienti sarebbero stati legati ai letti o sotto sedativi. L'incendio è durato quasi 3 ore e ha distrutto interamente uno dei quattro edifici dell'ospedale, quello della "quarantena", dove sono ricoverati i pazienti appena arrivati.