Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/203007

<h2>SubmittedText<h2><p>Il PNR 50 "Perturbatori endocrini: importanza per gli esseri umani, gli animali e gli ecosistemi" ha permesso di sviluppare e affinare, tra il 2002 e il 2007, le conoscenze in materia. Tuttavia, non ne è scaturita alcuna misura concreta. La Svizzera recepisce e applica il diritto europeo sulle sostanze chimiche vietate - secondo la posizione ufficiale del Consiglio federale, collabora attivamente allo sviluppo dei criteri dell'Unione europea per la definizione delle sostanze vietate (p. es. dei perturbatori endocrini) -, ma non sembra aver previsto alcuna strategia per continuare a condurre studi in un campo in cui permangono molte zone oscure. Da parte sua, l'Unione europea si è invece impegnata a rinnovare il suo sostegno alla ricerca su questo tema nell'ambito del futuro programma Orizzonte Europa, dopo averlo già fatto nel quadro del programma Orizzonte 2020.</p><p>Chiedo pertanto al Consiglio federale di rispondere alle domande seguenti:</p><p>1. Quali misure sono state adottate a seguito del PNR 50? A dodici anni dalla fine del programma di ricerca è possibile misurare il loro eventuale impatto?</p><p>2. È a conoscenza dell'entità e della natura dei rischi cui è esposta la popolazione svizzera?</p><p>3. L'Ufficio federale della sanità pubblica ha avviato la fase pilota di un progetto di biosorverglianza umana destinato a fornire risposte in questo campo. Che possibilità ha questo progetto di essere proseguito? Quale o quali strategie complementari dovrebbero accompagnarne l'attuazione?</p><p>4. Per quanto riguarda la ricerca, date le incertezze che caratterizzano le relazioni tra la Svizzera e l'Unione europea, il Consiglio federale è in grado di valutare se la ricerca svizzera avrà la possibilità di partecipare al programma Orizzonte Europa e alla sua parte dedicata ai perturbatori endocrini?</p><p>5. Se l'ipotesi della relegazione della Svizzera a Paese terzo diventasse realtà, vi è la possibilità di proporre un'alternativa affinché la piazza scientifica svizzera possa mantenere la sua competitività su un tema strategico e necessario per il bene della popolazione?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale è consapevole del potenziale impatto sulla salute umana e sull'ambiente e della sfida per la salute pubblica rappresentata dai perturbatori endocrini (PE). Tra il 2002 e il 2007, il programma nazionale di ricerca PNR 50 ha dato impulso alla ricerca su queste sostanze. Da allora, le autorità di valutazione della Confederazione si sono concentrate sulla valutazione e sul disciplinamento di alcune di queste sostanze per promuovere lo sviluppo di alternative dal profilo tossicologico meno nocivo.</p><p>1. In seguito al PNR 50 sono state adottate diverse misure per proteggere l'ambiente e le persone dall'esposizione ai PE. Alcuni ftalati, per esempio, sono stati vietati, così come l'impiego del bisfenolo A nei biberon e nella carta termica. Inoltre l'industria si è impegnata ad abbandonare volontariamente certi filtri UV con effetti da PE, che da allora sono quasi scomparsi dal mercato svizzero. Anche il miglioramento di determinati impianti di depurazione delle acque (IDA) per eliminare i microinquinanti ha contribuito a diminuire il carico di PE rilasciati nelle acque.</p><p>Sono state anche avviate diverse misure di monitoraggio. Tra il 2002 e il 2016, il tasso di PCB, sostanze isolanti molto utilizzate fino agli anni 1980, nel latte materno è nettamente diminuito. La Svizzera partecipa attivamente allo sviluppo di test sugli effetti ormonali dei microinquinanti nell'acqua, che permettono di valutare le prestazioni degli IDA e monitorare la qualità dell'acqua.</p><p>2. Il Consiglio federale è consapevole dei rischi legati ai PE. Un gruppo di lavoro interdipartimentale in cui sono rappresentati tutti gli uffici interessati (UFSP, UFAM, UFAG, USAV, SECO, Swissmedic) ne coordina le attività in materia e lavora in modo concertato sul tema. Peraltro le autorità svizzere partecipano a numerosi gruppi di lavoro internazionali sui PE.</p><p>L'entità dei rischi legati ai PE dipende anche dal livello di esposizione. Quest'ultimo potrà essere determinato, almeno in parte, dallo studio di biosorveglianza umana a livello nazionale attualmente in fase pilota. Questo studio permetterà di ricercare, tra l'altro, determinati PE nei campioni biologici delle persone (urina, sangue ecc.) e di definire le sostanze da analizzare prioritariamente in funzione dell'esposizione.</p><p>3. L'introduzione di una biosorveglianza umana a livello nazionale dipenderà dalla valutazione dei risultati della fase pilota (prevista per il 2021) e dall'opportunità di realizzare una tale infrastruttura a lungo termine.</p><p>Inoltre la Confederazione sostiene diversi istituti di ricerca applicata, quali lo SCAHT (Swiss Center for Applied Human Toxicology) o il centro Ecotox, poiché permangono ancora numerosi interrogativi e incertezze per quanto riguarda i PE.</p><p>4. L'UE elabora attualmente la base legale del futuro programma Orizzonte Europa. Le esatte modalità di partecipazione dei Paesi associati non sono ancora state discusse. Pertanto è ancora troppo presto per esprimersi sulla probabilità di associarsi. In linea di principio l'obiettivo del Consiglio federale è di aderire a Orizzonte Europa quale membro associato a pieno titolo.</p><p>5. Nel 2020 il Consiglio federale sottoporrà al Parlamento un messaggio che prevede soluzioni anche nel caso in cui la Svizzera non si dovesse associare a pieno titolo. Una possibilità sarebbe quella di partecipare in qualità di Paese terzo. I ricercatori svizzeri potrebbero partecipare a determinate parti del programma Orizzonte Europa, in particolare ai progetti di collaborazione nel campo della ricerca sulla salute. In questo caso la Confederazione finanzierebbe direttamente i ricercatori, come era già stato il caso prima della partecipazione a pieno titolo ai programmi di ricerca dell'UE. Tuttavia, lo statuto di Paese terzo non consentirebbe alla Svizzera di partecipare alla definizione dei temi del programma.</p>  Risposta del Consiglio federale.