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Il Patto per le migrazioni è anticostituzionale
Il Patto mondiale per le migrazioni dell’ÔNU non mira soltanto a fissare delle regole comuni per una migrazione ordinata, ma anche a creare contemporaneamente una libera circolazione globale delle persone: ogni migrante avrebbe, indipendentemente dalle sue qualifiche personali, un accesso facilitato al paese di destinazione di sua scelta. Per impedire dei resoconti critici nei media, è addirittura previsto di limitare la libertà di stampa. Una mostruosità per qualunque Stato liberale e democratico. È evidente che il Patto dell’ONU per le migrazioni è diametralmente opposto alla Costituzione federale. Non deve quindi in alcun caso essere sottoscritto.
È previsto di approvare definitivamente il Patto mondiale per le migrazioni dell’ONU già il mese prossimo in Marocco. Questo patto facilita la migrazione mondiale, semplifica la legalizzazione degli immigranti clandestini (i sans-papiers) ed esige che i migranti divengano dei “membri a pieno titolo delle nostre società” – senza peraltro che si sappia esattamente che cosa ciò significhi. Formalmente, questo patto è sì considerato una “soft law”, dunque una direttiva senza vincolo giuridico, il suo contenuto contiene tuttavia qualche sproposito. Gli Stati firmatari riconoscono, per esempio, che “la migrazione non può essere gestita in maniera autonoma da un solo Stato”. Essi s’impegnano ad agire insieme per “facilitare una migrazione sicura, ordinata e regolare” e ammettono che tutti i paesi sono dei “paesi d’origine, di transito e di destinazione”.
Incompatibile con la Costituzione federale
Ciò significa, in altre parole, che la Svizzera confermerebbe con la sua firma di considerarsi un paese d’immigrazione. Inoltre, s’impegnerebbe a sostenere “una politica basata sui fatti” e un “dibattito pubblico illuminato”. Meglio non immaginare che cosa sarebbe nella pratica esattamente un intervento delle autorità a favore di una “politica basata sui fatti”. In realtà, il Patto per le migrazioni mira, per esempio, a creare degli itinerari di migrazione legali, a offrire nel paese d’origine dei migranti dei corsi di lingua in vista di un insediamento nel paese di destinazione e a facilitare i trasferimenti di denaro verso la precedente patria.
Balza all’occhio: tutti questi obiettivi sono in totale contraddizione non solo con la politica svizzera nei confronti degli stranieri, ma anche con la Costituzione federale. Essi sono incompatibili con una gestione autonoma dell’immigrazione, dunque con il diritto all’autodeterminazione della Svizzera. L’articolo 121a della Costituzione federale è perfettamente chiaro: “La Svizzera gestisce autonomamente l’immigrazione degli stranieri.” Il capoverso 4 recita: “Non possono essere conclusi trattati internazionali che contraddicono al presente articolo.” Creando una libera circolazione delle persone a livello mondiale e facilitando considerevolmente la migrazione, il Patto per le migrazioni è in chiaro conflitto con queste norme costituzionali.
Restrizioni dei diritti umani
Tutto sarà subordinato all’obiettivo della libera migrazione, anche i diritti fondamentali e le libertà. Dettaglio particolarmente pericoloso: la limitazione della libertà di stampa, una mostruosità per qualsiasi democrazia liberale. L’articolo 17 della Costituzione federale garantisce la libertà di stampa in Svizzera e vieta la censura.
Ebbene, il Patto per le migrazioni mira esattamente al contrario: gli Stati firmatari si impegnano a incoraggiare dei resoconti “indipendenti, obiettivi e di qualità” nei media. Questo obiettivo deve essere raggiunto con la “sensibilizzazione e l’informazione dei giornalisti” sulle questioni che toccano la migrazione, come pure mediante “investimenti negli standard etici” del giornalismo. In altre parole, lo Stato deve formare i giornalisti e spiegare loro come si presenta un’informazione corretta. Sono addirittura previste delle sanzioni per imporre ai media dei resoconti favorevoli ai migranti: gli aiuti finanziari ai media che scrivono in maniera critica nei riguardi della migrazione, saranno tagliati.
Ricordiamoci le parole che Kofi Annan, segretario generale dell’ONU, pronunciò il 3 maggio 1999: “La libertà di stampa è la base fondamentale dei diritti umani. Essa rende i governi responsabili dei loro atti e fa comprendere che l’impunità è un’illusione. (…) Esistono tuttavia sempre degli individui che mettono in questione la libertà d’espressione nella società. Certi credono che essa metta in pericolo la stabilità e il progresso.”
La libertà d’espressione e di stampa comprende principalmente il diritto di esprimere delle opinioni critiche, addirittura spiacevoli. Ed è esattamente questo il valore di una democrazia viva. È inimmaginabile che un paese così profondamente democratico come la Svizzera firmi un patto internazionale che limita la libertà di stampa e pone i media sotto la tutela dello Stato.
L’UDC chiede l’abbandono del progetto
L’UDC è già intervenuta pubblicamente a metà settembre, tenendo una conferenza stampa su questo patto. Essa chiede che si ponga immediatamente fine a questo esercizio:
|1. Il Consiglio federale è invitato a non firmare in alcun caso il Patto per le migrazioni il prossimo dicembre. Tutti i lavori preparatori in questo senso devono essere interrotti

2. Se, ciò nonostante, il Consiglio federale intendesse lo stesso firmare questo patto, l’UDC esige che un trattato di tale importanza sia obbligatoriamente portato di fronte al Parlamento, e quindi anche sottoposto al referendum facoltativo. Ecco il solo modo di garantire che la Svizzera possa salvaguardare la sua autodeterminazione e la sua sovranità.
La Commissione delle istituzioni politiche (CIP) del Consiglio nazionale ha risposto favorevolmente a questa proposta. Essa chiede al Consiglio federale di sottoporre al parlamento un progetto soggetto a referendum e di rinunciare alla sottoscrizione del patto. La Commissione di politica estera (CPE) del Consiglio nazionale ha deciso diversamente: essa approva la sottoscrizione. Il meno che si possa dire, è che la sua argomentazione è poco convincente. Divagando su “considerazioni di politica estera” e sulla “gestione globale della migrazione”, questa commissione tenta di distogliere l’attenzione sull’anticostituzionalità di questo progetto. Sembra che questa problematica sia stata appena sfiorata nella discussione in commissione.
L’autodeterminazione rimessa in questione
Diversi Stati hanno già annunciato la loro opposizione al Patto per le migrazioni – per esempio l’Australia, gli Stati uniti, l’Ungheria e l’Austria. Il cancelliere austriaco Sebastian Kurz teme che il patto faccia perdere al suo paese la sovranità in politica della migrazione. Questa dichiarazione conferma perfettamente il conflitto fra questo progetto e la Costituzione federale, la quale stabilisce che la Svizzera gestisca in maniera autonoma l’immigrazione nel suo territorio.
Sebastian Kurz ricorda anche quanto sia importante distinguere fra la ricerca di protezione e la migrazione per trovare lavoro, e constata che il Patto per le migrazioni elimina proprio questa distinzione. Il rifiuto di fare una differenza fra la migrazione legale e quella illegale è pericoloso, ricorda. Anche in seno al partito tedesco CDU si registra un’opposizione crescente al patto, a causa dell’assenza di distinzione fra migrazione di fuga e migrazione economica. Il fatto che il Consiglio federale affermi in conclusione della sua analisi che il Patto per le migrazioni è conforme agli interessi della Svizzera è allo stesso tempo scioccante e scandaloso.
È perfettamente immaginabile che il Patto dell’ONU per le migrazioni acquisisca rapidamente un carattere vincolante, e quindi che abbia la priorità sulla Costituzione federale conformemente alle interpretazioni del Tribunale federale. Ecco sottolineata ancora una volta l’assoluta necessità di votare SÌ il 25 novembre all’iniziativa per l’autodeterminazione.
Le cittadine e i cittadini che auspicano che la Svizzera possa continuare a decidere indipendentemente chi abbia il diritto di venire in questo paese e chi no, devono votare SÌ il 25 novembre e battersi così contro il Patto per le migrazioni.