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La Nazionale svizzera di hockey su ghiaccio maschile è vice-campione del mondo, per la seconda volta in cinque anni. Per molti, sia per gli appassionati, sia per quelli che invece di hockey non se ne intendono, questo è un risultato stupefacente. A ben guardare, però, l’hockey su ghiaccio in Svizzera – sport che si contende il primato di popolarità con il calcio – è cresciuto moltissimo: un risultato che era, è e rimane sorprendente, ma dietro di sé ha una serie di spiegazioni piuttosto chiare.
1. Gli inizi dell’hockey svizzero in Nordamerica
Durante il draft* della National Hockey League del 1999 l’attuale allenatore dell’Ambrì-Piotta, Luca Cereda, venne selezionato dai Tampa Bay Lightning al primo giro come 24° scelta assoluta. Non giocò una sola partita in NHL e non riuscì quindi ad affermarsi. Cereda, tuttavia, faceva parte di quella schiera di giocatori svizzeri che stavano provando a tracciare il percorso per stabilirsi nel miglior campionato di hockey su ghiaccio del mondo. Come lui altri giocatori, tra i quali Julien Vauclair, Mark Streit, Michel Riesen, Timo Helbling o Reto Von Arx avevano solcato il ghiaccio nordamericano tra la fine degli anni ’90 e l’inizio degli anni 2000. Nessuno di questi giocatori di movimento era tuttavia riuscito a ritagliarsi lo spazio e la fiducia necessaria per giocarvi stabilmente. I primi giocatori svizzeri a riuscirci furono infatti i portieri: nel 2001 David Aebischer con i Colorado Avalanche vinse la Stanley Cup da portiere di riserva (la coppa data al vincitore della NHL) e qualche anno dopo, nel 2006, sarà invece Martin Gerber ad emularlo, vincendola con i Carolina Hurricanes. Due stagioni dopo approderà su suolo nordamericano anche il portiere svizzero Jonas Hiller. Particolarmente importante fu, però, il secondo approdo oltreoceano di Mark Streit: il difensore bernese diventerà il primo giocatore svizzero di movimento a giocare regolarmente nella migliore lega al mondo, e verrà poi seguito da altri difensori e attaccanti. Un altro evento caratterizzò inoltre l’evoluzione dell’hockey elvetico, ovvero il lockout* del 2004-2005. Quando i professionisti della NHL non trovarono l’accordo con la federazione per far cominciare in tempo la stagione, si decise di cancellare l’intero calendario e di conseguenza l’intero campionato. Molti giocatori europei e nordamericani di livello assoluto optarono per giocare in Svizzera. Tra i tanti vi erano Rick Nash, Joe Thornton, Dany Heatley, Randy Robitaille, Daniel Brière, Martin St. Louis oppure Olli Jokinen, che non solo alzavano il livello del campionato svizzero con la loro tecnica e la loro classe, ma spostavano i riflettori nordamericani sulla «piccola» LNA svizzera.
2. La continua evoluzione
L’arrivo di questi giocatori per una stagione intera comportò, rispetto al passato, un’attenzione mediatica enorme: in Nordamerica s’iniziò a parlare in modo più insistente dell’ottimo livello del campionato elvetico, cosa che portò gli scout a osservare i giocatori rossocrociati. Il lockout, inoltre, diede a essi l’occasione unica di giocare di fianco ad alcuni dei migliori giocatori del pianeta. Il continuo lavoro fatto dai settori giovanili delle squadre svizzere aiutò enormemente l’affermarsi dell’hockey elvetico in Svizzera e oltreoceano. Con tutti questi incentivi in più rispetto al passato fu più semplice raggiungere ulteriori traguardi. A Mark Streit seguirono Roman Josi, Nino Niederreiter (draftato come quinta scelta assoluta al draft 2010), Damien Brunner e più recentemente Mirco Müller, Sven Bärtschi, Timo Meier, Kevin Fiala, Denis Malgin e Nico Hischier, primo svizzero ad essere draftato prima scelta assoluta al draft NHL del 2017. Anche la nazionale svizzera non poteva che risentire positivamente del continuo innalzamento del livello di gioco. Qualche mese dopo il secondo lockout del 2012-2013 (che bloccò solo mezza stagione NHL), durante il campionato mondiale del 2013 giocato in Svezia, la nazionale svizzera agguantò una storica medaglia d’argento in finale, persa contro i padroni di casa per 5-1. Si trattò della decima medaglia (due d’argento e otto di bronzo) conquistata dalla nazionale svizzera ai campionati del mondo, dopo le nove vinte tra il 1928 e il 1953. 60 anni esatti dopo il bronzo del ’53, molti parlarono di quella medaglia d’argento come di una semplice e fortunata rassegna, una casualità che non era destinata a ripetersi. Cinque anni dopo, le medaglie sono undici, di cui tre d’argento. La Nazionale svizzera più «nordamericana» di sempre, composta da nove giocatori che militano oltreoceano e alcuni altri che vi hanno giocato in passato, ha dimostrato invece che il livello dell’hockey svizzero si è alzato moltissimo e che questi risultati, continuando sulla linea dell’ottimo lavoro svolto nell’ultima ventina d’anni, potrebbero diventare sempre meno casuali in futuro.
*Il draft è un sistema di selezione dei giocatori da parte delle franchigie diffuso nelle leghe sportive nordamericane, nel quale i giocatori più giovani e promettenti vengono selezionati secondo un ordine preciso; questo per garantire una buona distribuzione dei giocatori alle squadre più deboli ed equilibrare così il campionato.
*Lockout è un termine inglese che indica il blocco del campionato nei maggiori sport nordamericani, specie quando la federazione e i giocatori non trovano un punto d’incontro per gli accordi sul contratto collettivo e gli stipendi.