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Mondi di ghiaccio: l’Artide e l’Antartide
Rivista numero 95– Gennaio 2012
Mondi di ghiaccio: l’Artide e l’Antartide
Di Luca Bettosini
L’Artide è una vasta regione attorno al Polo Nord che comprende il Mar Glaciale Artico e le aree continentali estreme dell’America settentrionale, dell’Asia e dell’Europa. Il territorio dell’Artide è definibile in modi diversi: si può far corrispondere all’area che si estende a nord del Circolo polare artico (66°30′ di latitudine N); oppure può essere definito come lo spazio racchiuso dall’isoterma estiva dei 10 °C (la linea che unisce le località che hanno una temperatura media, nel mese piú caldo dell’estate, di 10 °C); può infine essere considerata come la regione a nord della linea che segna il limite della vegetazione arborea. Queste due ultime definizioni si riferiscono approssimativamente allo stesso territorio, che è un po’ piú esteso della regione delimitata dal Circolo polare artico. I territori artici sono compresi negli Stati del Canada, della Russia, della Groenlandia, della Scandinavia, dell’Islanda e dell’Alaska. Includono un gran numero di isole, tra cui l’arcipelago delle Svalbard.
Diversamente dall’Antartide, costituita da un tavolato continentale ricoperto perennemente dai ghiacci e circondato dagli oceani, l’Artide, per gran parte della sua estensione, è formata dal Mar Glaciale Artico, che occupa la parte centrale della regione ed è circondato dai continenti dell’emisfero boreale. Un ampio passaggio marittimo si apre fra la Groenlandia e la Norvegia, mentre tra la costa dell’Alaska e quella della Siberia si trova lo stretto di Bering.
Fra i principali elementi geologici dell’Artide si annoverano tre antiche piattaforme continentali, costituite prevalentemente da rocce cristalline (graniti e gneiss): la piattaforma baltico-scandinavo-russa, la piattaforma siberiana e lo Scudo Canadese, comprendente tutta l’Artide canadese eccetto le isole Regina Elisabetta. Diverse superfici di queste terre, fra cui gran parte della Groenlandia, sono perennemente ricoperte dai ghiacci. Vaste pianure costiere orlano gran parte della Siberia settentrionale, i territori continentali nordoccidentali e insulari del Canada, e la costa settentrionale dell’Alaska. Non mancano i rilievi, ma le altitudini massime superano di poco i 2000 m.
L’idrografia dell’Artide, soprattutto a causa delle modeste precipitazioni e del gelo persistente, è caratterizzata da poveri sistemi fluviali o lacustri. In molte zone però, il permafrost (suolo permanentemente gelato) limita il deflusso sotterraneo delle acque di fusione della neve, che si accumulano in superficie formando in genere laghi poco profondi, stagni e acquitrini. Numerosi sono i fiumi presenti nell’Artide, ma si tratta perlopiú dei grandi fiumi che provengono dalle latitudini piú basse, e da climi piú ricchi di precipitazioni: giunti nell’Artide le loro acque, già impoverite dalla scarsità di precipitazioni, gelano per la maggior parte dei mesi dell’anno. Tra questi fiumi vi sono l’Ob, lo Jenisej e la Lena nell’Artide russa; il Mackenzie e lo Yukon nell’America settentrionale. Nell’Artide l’inverno è lungo e freddo, mentre l’estate è breve e fresca. Il Circolo polare artico delimita una zona caratterizzata da alcuni giorni dell’anno in cui il sole non tramonta mai e, viceversa, da altri in cui non sorge mai. Il numero dei giorni di buio o di luce continui cresce con l’aumentare della latitudine: poi, a partire dal Circolo polare, si hanno sei mesi di luce (dal 21 giugno) e sei mesi di buio continui (dal 22 dicembre).
Le condizioni climatiche sono influenzate dalla latitudine, che determina la quantità di luce diurna, e dalla presenza del mare, che ha una funzione mitigatrice. Ad esempio, nelle regioni interne della Groenlandia la temperatura media dell’inverno è di -33 °C, mentre nei vicini insediamenti costieri, dove il clima è temperato dalle correnti oceaniche, relativamente miti, nello stesso periodo dell’anno si ha una temperatura media di -7 °C. E ancora, il Polo Nord non è il luogo piú freddo dell’Artide, poiché il suo clima è appunto mitigato dall’oceano. A Ojmjakon, nella Siberia nordorientale, si sono rilevate le temperature piú basse con -68 °C. La temperatura piú fredda registrata nell’America settentrionale è di -65 °C, a Snag, nel Territorio dello Yukon.
L’Artide
L’Artide, al contrario di quello che si potrebbe pensare non è priva di vita. Un gran numero di specie animali vi si sono adattate: alcuni mammiferi e uccelli dell’Artide sono dotati di sistemi isolanti contro il freddo, come il grasso, per sopravvivere durante i gelidi mesi invernali. Nell’Artide crescono oltre 400 specie di piante da fiore. Le vaste distese di tundra che ricoprono le pianure e le regioni costiere sono coperte da arbusti striscianti, piante erbacee, licheni e muschi, erbe e falaschi. Numerosi sono gli animali, marini e terrestri. Fra i mammiferi artici si annoverano l’orso polare, la volpe artica, l’ermellino, la martora, il lupo polare, il caribú, la renna, il bue muschiato, il lemming, la lepre delle nevi; tra le specie che vivono in acqua, la foca, il tricheco e diverse specie di balene. Anche l’avifauna si presenta con un’estrema varietà. Urie e alcune specie di alcidi nidificano a migliaia lungo le scogliere. Corvi, zigoli delle nevi (Plectrophenax nivalis) e scolopacidi sono stati avvistati nelle piú remote regioni settentrionali cosí come civette delle nevi e girifalchi (Falco rusticolus). Anche varie specie di gabbiani e stercorari (Stercorarius skua) vagano in questi ambienti dominati dai ghiacci. Fra gli altri uccelli artici si annoverano l’edredone (Somateria mollissima), la procellaria, il pulcinella di mare (Fratercula artica) e la pernice bianca. Nell’Artide gli insetti vivono solamente dove è presente la vegetazione: dominano su tutti le zanzare, data la presenza di stagni e acquitrini che rappresentano il loro habitat; non mancano api, vespe, mosche, farfalle, tarme, scarabei e cavallette. Le acque costiere sono relativamente ricche di specie ittiche: merluzzi, halibut (o ippoglossi), salmoni e trote. Nei mari artici è stata inoltre osservata una gran varietà di invertebrati.
Molto tempo prima che gli europei raggiungessero l’Artide, la regione era scarsamente popolata, fatta eccezione per l’Islanda, che era completamente disabitata. Le popolazioni autoctone appartenevano a diversi gruppi etnici, che parlavano vari idiomi, ma che erano tutti originari dell’Asia. Gli inuit (esquimesi) giunsero fino all’oceano Atlantico, in Groenlandia, mentre i lapponi toccarono la Norvegia. Le regioni artiche della Russia sono popolate da circa una ventina di gruppi etnici, fra i quali i komi, che occupano le zone artiche della Russia europea; gli jacuzi, che vivono soprattutto nel bacino del fiume Lena; i tungusi, che abitano una vasta regione a est del fiume Jenisej; gli jukagiri, stanziati principalmente tra i fiumi Jana e Indigirka, e i èukèi, insediati nell’estrema zona nordorientale della Siberia. Nei territori artici dell’America settentrionale vivono tre gruppi etnici principali ? gli aleuti, gli indiani d’America e gli inuit ? 65.000 dei quali nel Canada settentrionale e 51.000 in Alaska. Gli aleuti sono insediati soprattutto nelle isole Aleutine, mentre gli indiani d’America in generale occupano le aree in cui si estendono le praterie; gli inuit, invece, vivono soprattutto nell’Alaska e nel Canada settentrionali, oltre che nelle zone costiere della Groenlandia.
Tutte le popolazioni autoctone dell’Artide in origine dipendevano interamente dalle attività di caccia o pesca, o da entrambe, e utilizzavano materie prime naturali per l’abbigliamento, gli utensili, le case e i mezzi di trasporto. Questi prodotti erano abilmente progettati e lavorati, e spesso erano mirabilmente decorati. I kayak (un’imbarcazione monoposto resa impermeabile da una ricopertura di pelli di foca), i parka (un indumento impermeabile, anch’esso realizzato con pelli di foca) e gli arpioni degli inuit sono tra i manufatti artigianali piú tipici delle regioni artiche.
L’ambiente artico, per le caratteristiche del clima e del suolo, non consente le pratiche agricole, fatta eccezione per l’Islanda, dove si hanno anche colture in serra. Ha invece una notevole importanza l’allevamento delle renne, diffuso nella Scandinavia settentrionale, in Russia e in minor misura nelle regioni artiche dell’Alaska, del Canada e della Groenlandia. Nella Groenlandia sudoccidentale, in Islanda e in Russia è praticato l’allevamento di ovini e di bovini da latte.
Il pesce di fiume e di lago costituisce un elemento importante nell’alimentazione delle popolazioni delle regioni artiche. In Russia, soprattutto, è assai praticata la pesca fluviale, il cui prodotto è destinato al consumo interno e alle esportazioni. Il Mar Glaciale Artico è una fra le piú importanti zone di pesca del mondo. Enormi quantità di merluzzi e gamberi sono pescate al largo della Groenlandia occidentale: però l’eccessivo sfruttamento delle risorse ittiche ultimamente sta diventando un problema e una minaccia sempre piú grave per l’ambiente naturale.
I greci del IV secolo a.C. erano consapevoli dell’esistenza delle regioni artiche, che a quell’epoca erano popolate da inuit e da indiani d’America. Al principio del nono secolo d.C. alcuni monaci irlandesi fondarono una piccola colonia in Islanda. I vichinghi, provenienti dalla Scandinavia, vi giunsero poco dopo nello stesso secolo. Intorno al 982 il condottiero vichingo Erik il Rosso avvistò e diede il nome alla Groenlandia. Nel corso dei quattro secoli successivi i vichinghi raggiunsero l’Artide canadese. Le esplorazioni artiche successive a quelle vichinghe furono sollecitate dalla necessità, da parte degli europei, di cercare delle rotte marittime alternative verso l’Oriente: il passaggio di Nord-Est, lungo le coste dell’Asia settentrionale, e il passaggio di Nord-Ovest, attraverso le isole artiche dell’America settentrionale. Nel 1553 il navigatore inglese Hugh Willoughby diede avvio alla ricerca del passaggio di Nord-Est. La ricerca del passaggio di Nord-Ovest ebbe inizio alla fine del XVI secolo con i viaggi del navigatore italiano Giovanni Caboto, che non ebbe fortuna, cosí come molti altri che ne seguirono le orme. Nel 1616 William Baffin giunse a 77°45′ di latitudine nord, un primato che non fu superato per circa 200 anni. L’esplorazione russa della costa della Siberia artica fu promossa dallo zar Pietro il Grande all’inizio del secolo XVIII. Il sovrano ingaggiò il navigatore danese Vitus Johansen Bering, che nel 1728 scoprí lo stretto che porta il suo nome. Fra il 1886 e il 1909 l’esploratore americano Robert Edwin Peary guidò diverse spedizioni nell’Artide, attraversando la baia di Baffin. Nel 1909 raggiunse il Polo Nord alla guida di slitte trainate da cani, anche se molti ritengono che si sia soltanto avvicinato alla meta. Il primo viaggio in nave attraverso il passaggio di Nord-Ovest fu compiuto nel 1903-1906 dall’esploratore norvegese Roald Amundsen.
La navigazione sottomarina, al di sotto del pack, che da tempo Stefansson e Wilkins cercavano di mettere in pratica, divenne realtà nel 1958, quando il sottomarino statunitense Nautilus, a propulsione nucleare, navigò per primo sotto l’oceano Artico dallo stretto di Bering all’Islanda, passando sotto il Polo Nord, in circa dieci giorni. Le attività scientifiche nelle regioni artiche aumentarono in misura notevole nel corso dell’Anno geofisico internazionale del 1957-58. Il programma coinvolgeva diversi paesi che insieme tenevano attive oltre trecento stazioni.
Antartide
‘?Antartide è il quinto continente della Terra in ordine di grandezza, situato quasi per intero all’interno del Circolo polare antartico. Ha forma circolare e si estende attorno al Polo Sud: il suo contorno è interrotto da un lungo braccio di terra che si allunga verso l’America meridionale ed è compresa tra due grandi insenature, il mare di Ross e il mare di Weddell. Durante l’estate la superficie del continente è di circa 14,2 milioni di km2, mentre durante l’inverno raddoppia a causa della gran quantità di ghiaccio che si forma ai suoi margini. Il vero confine dell’Antartide non è il litorale del continente stesso, ma la cosiddetta convergenza antartica, una fascia che corrisponde alle sezioni meridionali dell’oceano Indiano, dell’Atlantico e del Pacifico fra i 48° circa e i 60° di latitudine sud. In questa zona le acque piú fredde, che dall’Antartide fluiscono verso nord, si mescolano con quelle piú calde dirette a sud. Per questa ragione le acque che circondano il continente antartico talvolta sono considerate un oceano in sé, il cosiddetto oceano Antartico o Meridionale. L’Antartide non ha popolazione nativa: vi risiedono, per periodi limitati, scienziati e tecnici. La prima persona nata in Antartide fu Emilio Palma, figlio del comandante della base argentina Esperanza, il 7 gennaio 1978. L’Antartide è coperta per il 95% di ghiacci e contiene circa il 90% dell’acqua dolce del pianeta. A causa dello spesso manto di ghiaccio è il piú elevato dei continenti, con un’altitudine media di 2300 m. Il punto piú alto è il Vinson (5140 m) nei monti Ellsworth, una delle catene montuose che orlano la superficie continentale e che solo la copertura glaciale fa sembrare uniforme. Il punto piú depresso del continente sembra essere la Fossa Subglaciale di Bentley (2499 m sotto il livello del mare) nell’Antartide occidentale, coperta da uno strato di oltre 3000 m di ghiaccio e neve. In passato sette nazioni (Argentina, Australia, Cile, Francia, Gran Bretagna, Nuova Zelanda e Norvegia) avevano avanzato rivendicazioni territoriali su parti dell’Antartide, ma con il Trattato Antartico del 1961 queste pretese sono state ignorate in favore della cooperazione internazionale per la ricerca scientifica.
Nell’Antartide orientale il tavolato precambriano geologicamente solido è in genere coperto da depositi sedimentari o eruttivi. La struttura geologica dell’Antartide occidentale è meno conosciuta, ma comprende almeno due vulcani attivi, il piú alto dei quali è il monte Erebus (3794 m). I suoli antartici sono classificati come terreni desertici polari secchi e affiorano in diverse valli libere dai ghiacci e in alcune sezioni della penisola antartica settentrionale.
Il manto di ghiaccio dell’Antartide è in continuo movimento. Grandi fiumi percorrono l’interno del continente formando barriere di ghiaccio. Le valli costiere scaricano parte della massa continentale nel mare. Grandi iceberg si formano quando le estremità dei tavolati di ghiaccio e i ghiacciai si spaccano in frammenti che cadono nel mare. Il ghiaccio si estende anche su vaste aree marine in forma di tavolati o barriere permanenti e galleggianti; la piú grande di queste formazioni, il Tavolato di Ross, ha dimensioni corrispondenti a quelle della Spagna e del Portogallo insieme.
L’Antartide è il continente piú freddo del pianeta. La temperatura piú bassa mai registrata sulla Terra, -88,3 °C, fu rilevata il 24 agosto 1960 nella stazione di Vostok. Sul continente soffiano inoltre venti fortissimi che possono raggiungere una velocità di 320 km orari creando condizioni di gelo permanente. Si possono distinguere tre regioni climatiche fondamentali. L’interno, caratterizzato da freddo estremo e leggere nevicate; le zone costiere, con temperature piú miti e un tasso piú elevato di precipitazioni; la penisola antartica, con un clima piú caldo e piú umido e temperature normalmente superiori a quella di fusione del ghiaccio.
L’Antartide può essere classificata come un autentico deserto; all’interno le precipitazioni medie annue sono soltanto di circa 50 mm. Spesso si verificano violente bufere di neve causate dai forti venti. Le precipitazioni sono molto piú frequenti lungo la costa, dove raggiungono una media annua di 380 mm. Qui si verificano abbondanti nevicate quando le tempeste cicloniche sollevano i vapori dai mari circostanti; questi vapori si ghiacciano e scendono in forma di precipitazioni nevose sulle zone costiere. Lungo la penisola antartica, soprattutto all’estremità settentrionale, la pioggia è comune quanto la neve. L’interno dell’Antartide è esposto a luce diurna quasi continua durante l’estate dell’emisfero australe, mentre è immerso nel buio durante l’inverno. Nelle zone costiere piú settentrionali, le estati sono caratterizzate da lunghi periodi soleggiati, ma per gran parte dell’anno prevale una luce tenue, crepuscolare. Le poche piante che sopravvivono in Antartide crescono nelle zone libere dai ghiacci. Il continente è privo di alberi e la vegetazione si limita a poche specie di licheni, muschi e alghe. Estese zone caratterizzate da questo tipo di vegetazione si trovano in alcune parti della penisola antartica, dove sono state individuate anche tre specie di angiosperme. Nella penisola antartica sopravvivono alcuni invertebrati, soprattutto acari e zecche, che possono tollerare le temperature piú basse. Nell’oceano circostante, invece, vivono moltissimi animali: balene, che si nutrono della ricca fauna marina, specialmente di krill, diverse specie di foche, circa dodici specie di uccelli e pinguini. Questi ultimi vivono sulla banchisa e negli oceani antartici e si riproducono sulla terraferma o sulle superfici ghiacciate lungo la costa. Per la sua lontananza dagli altri continenti, l’Antartide fu scoperta soltanto nei primi anni del XIX secolo. I primi a ipotizzarne l’esistenza furono gli antichi greci, convinti che nell’emisfero meridionale dovesse esserci un grande continente contrapposto a quello dell’emisfero settentrionale. Il capitano britannico James Cook fu il primo esploratore ad attraversare il Circolo polare antartico nella seconda metà del secolo XVIII ma, pur avendo circumnavigato l’Antartide, non avvistò mai il continente. Dai depositi di roccia presenti negli iceberg incontrati in mare, Cook si rese conto dell’esistenza di un continente meridionale che non doveva però corrispondere al luogo lussureggiante e popolato di cui si fantasticava. Dal 1819 al 1821 una spedizione russa, guidata dall’ufficiale della Marina ed esploratore Fabian von Bellingshausen, circumnavigò l’Antartide e scoprí alcune isole al largo della costa. I primi ad avvistare il continente furono, probabilmente, i gruppi guidati dal cacciatore di foche americano Nathaniel Palmer e dagli ufficiali della Marina britannica William Smith e Edward Branfield, che si avvicinarono via mare all’estremità della penisola antartica nel 1820. Il primo a sbarcare sul continente, il 7 febbraio 1821, fu un altro cacciatore di foche americano, il capitano John Davis. Nel 1823 il cacciatore di balene britannico James Weddell scoprí il mare che porta il suo nome, avventurandosi verso il punto piú meridionale mai raggiunto fino ad allora da una nave.
Dalla fine del XIX al principio del XX secolo numerose spedizioni si recarono in Antartide, con l’appoggio del Congresso internazionale di Geografia. Il belga Gerlache compí la prima missione a scopo scientifico nell’Antartide, si avventurò nell’oceano Pacifico dalla parte della penisola antartica e rimase prigioniero dei ghiacci per l’intero inverno del 1897-98. La spedizione inglese di Borchgrevink sbarcò alcuni uomini a capo Adare nel 1899: essi furono i primi a passare l’inverno a terra. La ricerca del Polo Sud fu il tema dominante della successiva serie di missioni antartiche. Dal 1907 al 1909 Ernest Shackleton guidò una spedizione britannica che giunse a circa 156
km dal Polo Sud prima di fare ritorno per esaurimento delle scorte. Una seconda spedizione britannica venne messa in campo nel 1910 sotto la guida di Robert Scott, e cosí pure una norvegese con a capo Roald Amundsen. Facendo uso di cani per trainare le slitte, Amundsen e un gruppo di quattro uomini raggiunsero il Polo Sud il 14 dicembre 1911. Il gruppo di Scott, formato da cinque membri, giunse al Polo il 18 gennaio 1912, dopo aver trainato a forza di braccia le slitte nei punti piú accidentati del tragitto. Tutti i membri del gruppo di Scott morirono sulla via del ritorno, dopo che i norvegesi avevano felicemente raggiunto la base. Shackleton fece ritorno in Antartide nel 1914 per tentare l’attraversamento del continente, ma la sua nave, l’Endurance, rimase bloccata dai ghiacci che la distrussero. Shackleton e i suoi uomini si fecero strada attraverso le banchise fino all’Isola dell’Elefante e furono finalmente soccorsi nell’agosto del 1916.
L’esplorazione sistematica e l’indagine scientifica a lungo termine dell’Antartide ebbero inizio con l’Anno geofisico internazionale, che durò dal 1° luglio 1957 al 31 dicembre 1958. In questo periodo dodici paesi installarono oltre sessanta stazioni scientifiche in Antartide ed esplorarono quasi tutto il continente. In Antartide sono state realizzate ricerche scientifiche di notevole valore. I biologi hanno scoperto che il sangue dei pesci delle acque antartiche ha una componente antigelo che consente loro di vivere a temperature inferiori allo zero. Studi condotti sulla vita di pinguini, foche e krill hanno fornito nuove informazioni su queste specie. Le ricerche sui fossili hanno portato a notevoli scoperte, come quella del 1982 relativa ai primi resti di mammiferi e quella del 1986 relativa al primo dinosauro fossile.