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L'uomo di Neanderthal per accendere il fuoco era più ingegnoso del previsto. Probabilmente si serviva di una sostanza chimica, il biossido di manganese, con cui 'trattava' la legna per rendere più facile la combustione.
Ne sono convinti gli archeologi dell'università olandese di Leiden, coordinati da Peter Heyes, che spiegano la loro ipotesi sulla rivista Scientific Reports.
Secondo i ricercatori i Neanderthal, anziché sfruttare le fiamme prodottesi naturalmente con strofinii o incendi delle foreste, ricorrevano ad un altro sistema. Nel sito di Pech-de-l'Azé I nel sud-ovest della Francia, risalente a 50mila anni fa, sono stati trovati dei blocchi di biossido di manganese, che abbonda nelle regioni di formazione calcarea.
Finora si pensava che i Neanderthal usassero questo elemento come pigmento per decorarsi il corpo di nero, ma secondo i ricercatori olandesi carbonella e fuliggine dei falò erano più semplici da ricavare del pigmento per il corpo. Inoltre i neanderthaliani di Pech-de-l'Azé I sembra avessero una netta preferenza proprio per il biossido di manganese che, rispetto ad altri ossidi di manganese disponibili nel loro ambiente, è in grado di accendere un fuoco.
Dopo aver notato le abrasioni su alcuni blocchi di pietra, i ricercatori ne hanno macinato un po' per ricavarne una polvere, che cosparsa su una catasta di legno, ha fatto abbassare la temperatura necessaria per far partire la combustione a 250 gradi, rendendo più facile l'accensione del fuoco. Il legno non 'trattato' con il biossido di manganese invece non è riuscito a prendere fuoco neanche a 350 gradi. Non è escluso, conclude lo studio, che i neanderthaliani usassero questa sostanza anche per dipingersi il corpo, ma sulla base del loro esperimento sono convinti che venisse usato anche per accendere il fuoco.