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In una sentenza del 26 settembre 2011, pubblicata in DTF 137 III 158, il Tribunale federale ha ricordato che, giusta l’art. 84 cpv. 1 CO, “i debiti pecuniari devono essere pagati con mezzi legali di pagamento della moneta Stato in cui è stato contratto il debito”. Se il debito è espresso in una moneta che non è moneta del Paese nel luogo di pagamento – prosegue l’art. 84 cpv. 2 CO – questo potrà farsi in moneta del Paese al corso del giorno della scadenza, a meno che con la parola «effettiva» o con altra simile aggiunta non sia stato stipulato l’adempimento letterale del contratto.
Il Tribunale federale ha quindi deciso che, in forza dell’art. 84 CO, la parte che adisce le autorità giudiziarie elvetiche facendo valere un credito in valuta straniera deve dunque pretenderne il pagamento in tale valuta. Se postula il pagamento in franchi svizzeri, la petizione va respinta, giacché il debitore non può essere condannato a una prestazione diversa da quella da lui dovuta.
La massima istanza giudiziaria ha in particolare segnalato che non è sufficiente menzionare l’importo in valuta estera nei considerandi, bensì occorre farlo nel petitum di causa (ovvero nella richiesta di giudizio).
Se un danno si verifica all’estero, la richiesta di risarcimento deve essere formulata nella moneta dello Stato in cui il danno si è verificato.
In ambito esecutivo, la pretesa va invece convertita in franchi svizzeri. Il tasso di cambio determinante e’ quello alla data della domanda di esecuzione. il Tribunale federale ha sancito il principio secondo cui il tasso di conversione in moneta estera deve ormai ritenersi un fatto notorio, in quanto facilmente determinabile in internet, nelle pubblicazioni ufficiali e nella stampa scritta (DTF 135 III 88, consid. 4.1 pag. 90). In quel contesto, il Tribunale federale si affida in particolare al sito internet www.fxtop.com, dove sono reperibili i tassi ufficiali della Banca centrale europea.