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Iniziativa parlamentare per una posizione privilegiata del crocifisso nello spazio publico
Significato per la pratica
- Per informazione
- Stato del progetto: In discussione nella commissione delle istituzioni politiche del consiglio degli stati
- Dovesse essere accettata da popolo e stati sarebbero da controllare diversi ambiti giuridici come il diritto scolastico, il diritto edilizio e il diritto degli stranieri rispettivamente il diritto alla naturalizzazione.
La commissione delle istituzioni politiche del consiglio nazionale ha accettato un’iniziativa della consigliera nazionale Ida Glanzmann (PPD,LU) che richiede una modifica della costituzione (Cost.) affinché siano permessi in modo esplicito simboli della cultura cristiano-occidentale nello spazio pubblico. La CIP-N ha accettato l’iniziativa parlamentare con 12 voti contro 12, grazie al voto decisivo del presidente e ha passato il progetto alla commissione delle istituzioni pubbliche del consiglio degli stati. L’iniziativa parlamentare è giustificata nel testo dell’iniziativa con l’argomentazione che l’attuale dibattito sulla croce mette in questione un simbolo della cultura cristiano-occidentale della svizzera. La croce, secondo gli inizianti, non solo simbolizza la fede ma anche la protezione del paese, della pace, dell’ideale sociale, del discorso della montagna e dell’interpretazione occidentale dei diritti fondamentali. Lo scopo dell’iniziativa, secondo il testo dell’iniziativa, è di impedire che singole persone o gruppi di persone possano porre in questione la cultura svizzera, riferendosi a diritti fondamentali come la libertà di credo e di coscienza.
Retroscena
Il testo dell’iniziativa si riferisce alla decisione del tribunale federale del 1990 (DTF 116 Ia 252), secondo la quale il principio costituzionale della neutralità confessionale nelle scuole (Art. 62 in collegamento con l’Art. 15 Cost.) vieta l’affissione di crocefissi nelle classi scolastiche delle scuole pubbliche.
Questa decisione ha ottenuto una certa notorietà quando nell’autunno del 2010 a Triengen (LU) un padre di famiglia, basandosi su questa decisione, richiese con successo che siano rimosse le croci dagli edifici scolastici frequentati dai suoi figli. La richiesta di ritirare i crocefissi, inizialmente rifiutata dall’amministrazione scolastica comunale e dal consiglio comunale, è stata accettata solo su consiglio dell’ufficio cantonale per l’istruzione scolastica.
Analisi
La giurisprudenza del tribunale federale rimane la linea di guida per le amministrazioni svizzere anche dopo la «Decisione sui crocefissi» della corte europea dei diritti dell’uomo del 18. marzo 2011 (vedi contributo nella SKMR-Newsletter Nr. 1). La CEDU aveva affermato che la decisione riguardo alla questione del crocefisso nelle aule scolastiche delle scuole pubbliche rientrasse principalmente nella competenza decisionale degli stati e che le rispettive decisioni di uno stato sono da rispettare.
L’iniziativa parlamentare mira a utilizzare la libertà decisionale dello stato per permettere crocefissi e altri simboli della cultura cristiano-occidentale e privilegiarli nei confronti di altri simboli di fede. Se si cambiasse la costituzione nel modo proposto, sarebbe definita in modo vincolante, la posizione privilegiata dei simboli della cultura occidentale a livello di stato, cantoni e comuni. Una norma costituzionale del genere annullerebbe il divieto del tribunale federale di appendere un crocefisso nelle aule scolastiche e dichiarerebbe i simboli cristiani accettabili in tutto lo spazio pubblico.
Le possibili conseguenze in differenti campi giuridici di una simile norma costituzionale non sono ancora state sufficientemente analizzate:
- Nel campo scolastico si verrebbe a creare un’aperta contraddizione con l’interpretazione finora in vigore della neutralità confessionale nella scuola definita nella costituzione. La neutralità dell’ambiente scolastico (non però del contenuto stesso delle lezioni scolastiche) sarebbe garantita solo per religioni e concezioni del mondo non cristiane. Ai cantoni che lo desiderano, sarebbe permesso di appendere nelle loro classi scolastiche dei crocefissi o altri simboli e gli allievi e i loro genitori non potrebbero più difendersi contro questa limitazione della loro libertà di religione (negativa). Non è pero possibile dedurre dalla normativa proposta un qualsiasi tipo di obbligo positivo di appendere simboli cristiani come un crocefisso nelle aule scolastiche.
- Da un punto di vista edilizio sarebbe da verificare se un favoritismo dei simboli cristiano-occidentali rimanga circoscritto a crocefissi, presepi etc. o se si estenda ad altri tipi di costruzioni. Anche in questo caso si può solo dedurre dalla norma che una richiesta di costruzione, per esempio di una cappella, non può essere rifiutata esclusivamente perché si tratta di una costruzione cristiana. Le costruzioni cristiane rimarrebbero sottoposte alle relative normative edili e di pianificazione territoriale. Nell’esercizio del loro potere discrezionale le forze pubbliche sarebbero però obbligate a favorire costruzioni della cultura cristiano-occidentale.
- Considerando gli stretti limiti dell’oggetto regolamentato, la liceità dei simboli cristiano-occidentali nello spazio pubblico non dev’essere interpretata in modo tale da far valere il cristianesimo o la cultura cristiano-occidentale (con la sua definizione molto vaga) come cultura guida o che agli stranieri, nel contesto dei procedimenti di naturalizzazione e/o integrazione, venga richiesto una dichiarazione di adesione alla cultura cristiano-occidentale. L’integrazione, prerogativa per una naturalizzazione, già implica che una persona accetti il favoritismo nei confronti dei simboli della cultura cristiano-occidentale nello spazio pubblico.
L’accettazione dell’iniziativa sulla posizione privilegiata del crocefisso porterebbe alla svizzera un’ulteriore norma costituzionale che prevede una regolamentazione speciale per una specifica religione o concezione del mondo. Questa nuova norma é particolarmente strana poiché il suo scopo principale è quello di proteggere la religione della maggioranza. La nuova norma sarebbe pericolosa nel caso dovesse portare alla conclusione avversa che simboli di altre religioni sono inammissibili nello spazio pubblico.
Le risposte a molte domande aperte nell’ambito della normativa proposta sono in particolar modo collegate con la sua posizione sistematica nella costituzione (come aggiunta alla libertà di credo e di coscienza oppure come disposizione nella parte sui compiti) e nella sua concretizzazione sotto forma di legislazione. Sarebbe auspicabile che la commissione delle istituzioni politiche del consiglio degli stati approfondisca in maniera critica le domande sollevate.
06.07.2011