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Nella primavera del 1945 fu chiaro che la Seconda guerra mondiale stava per finire, e sia l’Occidente che l’Unione Sovietica si stavano già preparando per la prossima Guerra Fredda, con entrambe le parti che pianificavano lo sviluppo di nuove incredibili armi. Ecco perché con la sconfitta della Germania, gli Stati Uniti, ma anche l’Unione Sovietica, si misero a caccia delle migliori menti tedesche, in particolar modo tra coloro che avevano lavorato ai programmi nucleari nazisti. Ma la scienza del Reich faceva gola in particolar modo agli Stati Uniti, che contrariamente all’Europa non avevano una grande tradizione scientifica, anche perché in settori come la chimica, la medicina e l’aeronautica, era la più avanzata del mondo. E così ai tanti scienziati, soprattutto, ebrei, che già erano emigrati in America, a causa delle leggi razziali, tra essi anche Einstein nel '33, se ne aggiunsero molti altri. In particolare, grazie all’operazione di ‘’importazione’ di scienziati del Reich chiamata "Operazione Paperclip", 1'600 ricercatori tedeschi vennero accolti, fatti lavorare e a volte premiati, sorvolando sul passato, inclusi gli esperimenti su cavie umane. Tra i nomi di spicco dei ‘cervelli tedeschi’ quello di Werner Heisenberg, lo scopritore del principio di indeterminazione, uno dei più importanti fisici del ‘900 che ebbe un ruolo di primo piano nella corsa tedesca alla bomba atomica; e Wernher von Braun: direttore scientifico della produzione di armi del Reich, che diventerà l'artefice dei maggiori successi spaziali americani (tra cui la costruzione del grande razzovettore Saturno-V che condurrà l'uomo sulla luna). Con lo storico della scienza Marco Ciardi dell’Università di Bologna, autore tra gli altri de'"Stregati dalla Luna", Carocci Editore, ripercorreremo quegli eventi e cercheremo di capire quale fu nello specifico il contributo degli scienziati tedeschi non solo al progresso della scienza americana (oltre che a quella russa) ma anche allo sviluppo stesso degli Stati Uniti.