Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/63662

<h2>SubmittedText<h2><p>Negli ultimi anni il prezzo del petrolio greggio, in seguito all'aumento della domanda da parte soprattutto dei nuovi paesi industrializzati, ha subito una forte impennata. Questa evoluzione, ulteriormente aggravata dalle catastrofi verificatesi di recente nel sud degli Stati Uniti, sta generando una vera e propria esplosione dei prezzi, tant'è che il prezzo al barile ha quasi raggiunto i 70 dollari. L'impennata del prezzo del petrolio e la conseguente penuria di certi prodotti petroliferi danneggiano pesantemente le condizioni quadro dell'economia svizzera. Il prezzo elevato dei carburanti e dei combustibili si ripercuote direttamente sulla produzione e il trasporto e quindi sui beni di consumo, ma anche sulle spese accessorie d'affitto. L'aumento dei costi è interamente addossato ai consumatori.</p><p>In Svizzera, le varie pressioni fiscali esercitate sugli oli minerali rendono la situazione ancor più difficile.</p><p>Alla luce di quanto precede, chiediamo al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Quale gettito fiscale supplementare ha conseguito la Confederazione con l'IVA da quando il prezzo del petrolio greggio ha iniziato ad aumentare?</p><p>2. Come quantifica, il Consiglio federale, gli effetti dell'aumento del prezzo del petrolio e della penuria di determinati prodotti petroliferi per l'economia svizzera?</p><p>3. Al fine di favorire l'economia, l'artigianato e le economie domestiche, è disposto, il Consiglio federale, a rinunciare all'introduzione di una tassa CO2 sui combustibili e a sgravare fiscalmente i carburanti e i combustibili, soprattutto mediante un adeguamento della legge sugli oli minerali?</p><p>4. È disposto ad anticipare l'evoluzione dei prezzi passando a un sistema di imposizione degli oli minerali che preveda una riduzione graduale dell'aliquota d'imposta in funzione del prezzo del petrolio?</p><p>5. Quali conseguenze positive avrebbe un sistema di questo tipo per l'economia, soprattutto nelle regioni periferiche e di confine?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Tra il gennaio 2004 e l'agosto 2005, in seguito all'aumento del prezzo dei carburanti e dei combustibili, la Confederazione ha registrato un sensibile aumento del gettito IVA. Il gettito supplementare rispetto al 2003 (livello medio dei prezzi) ammonta ad oltre 100 milioni di franchi. Facendo un confronto con il livello dei prezzi del dicembre 2003, si constata un aumento di circa 120 milioni di franchi.</p><p>2. Dal 2004, il costante aumento del prezzo del petrolio legato alla domanda ha comportato un rallentamento congiunturale, sia in Svizzera che negli altri paesi importatori, destinato a protrarsi anche nei prossimi trimestri a causa delle ripercussioni sui costi per i produttori e per i consumatori.</p><p>Ciò nonostante, vari fattori indicano che le conseguenze economiche sono meno gravi rispetto a quanto avvenuto nei decenni precedenti (ad es. nel caso della crisi petrolifera degli anni 70). L'impatto negativo dovrebbe essere in parte compensato da influssi positivi. Questi diversi elementi lasciano ben sperare nelle possibilità dell'economia svizzera di conseguire nel 2005 la prevista crescita dell'1 per cento.</p><p>3. Nel suo messaggio del 22 giugno 2005 concernente l'approvazione dell'aliquota della tassa CO2 sui combustibili, il Consiglio federale propone di approvare un'aliquota di 35 franchi per tonnellata di CO2. Il centesimo per il clima applicato ai carburanti, le cui condizioni quadro sono state fissate in una convenzione sottoscritta dal DATEC e dalla fondazione Centesimo per il clima il 30 agosto 2005, la tassa sul CO2 e altre misure facoltative prese nell'ambito di "Svizzera Energia" formano un insieme equilibrato che dovrà permettere di raggiungere gli obiettivi fissati nella legge sul CO2 e nel Protocollo di Kyoto.</p><p>Alcune considerazioni di politica fiscale si oppongono a una riduzione d'imposta a causa delle ripercussioni che essa avrebbe sugli obiettivi previsti all'articolo 86 della Costituzione federale, i quali devono essere finanziati da un'imposta prelevata sugli oli minerali in funzione della quantità (e non del valore). Una riduzione fiscale di 10 centesimi per litro di benzina e di carburante diesel, ad esempio, significherebbe una perdita di entrate fiscali pari a 690 milioni di franchi, che avverrebbe per due terzi a scapito della costruzione e della manutenzione di strade e per il terzo restante a scapito delle casse federali.</p><p>Una riduzione d'imposta sui combustibili avrebbe un effetto solo marginale dal momento che le aliquote d'imposta sono già molto basse (0,3 centesimi per litro di nafta). Un'esenzione totale dalle imposte sugli oli minerali applicata ai combustibili consentirebbe di ridurre solo minimamente le spese accessorie d'affitto nel settore immobiliare.</p><p>Una diminuzione dell'imposta sui carburanti favorirebbe le imprese di trasporto private, ma i trasporti pubblici su rotaie, a diretto confronto, ne risulterebbero danneggiati. A un abbassamento del prezzo dei carburanti si oppongono anche considerazioni di carattere energetico ed ecologico, nonché di politica economica, secondo cui per ridurre la tendenza al consumo occorre aumentare i prezzi.</p><p>Il prezzo elevato del petrolio comporta un aumento del costo dell'energia, sia per l'economia sia per il consumatore. Ciò nonostante, le condizioni quadro dell'economia svizzera non sono peggiorate rispetto a quelle degli altri Paesi. Il prezzo al litro della benzina senza piombo (95 ROZ) supera quello svizzero di oltre 9 centesimi in Austria, di oltre 20 centesimi in Francia, di 35-42 centesimi in Germania e di 40 centesimi in Italia. L'elevato costo del petrolio, emblematico di una risorsa limitata e non rinnovabile, ha il merito di aumentare le possibilità di nuove tecnologie di affermarsi sul mercato.</p><p>Per tutti questi motivi, il Consiglio federale attualmente non ritiene necessario tornare sulla sua decisione concernente la tassa sul CO2.</p><p>4. Il prezzo dei carburanti rispecchia la situazione attuale dell'offerta e della domanda sui mercati mondiali del greggio e dei carburanti. Reprimere i segnali rappresentati dai prezzi mediante adeguamenti fiscali in senso opposto sarebbe sbagliato, giacché tali segnali potrebbero perdurare. Spetta anzitutto all'economia reagire alle fluttuazioni dei prezzi. Per questioni di principio, il Consiglio federale non intende intervenire nel processo di formazione dei prezzi sui mercati sottoposti alla concorrenza. Il sistema di riscossione di un'imposta sugli oli minerali, inoltre, non è stato concepito per variare in funzione del prezzo del petrolio. Un'eventuale riduzione d'imposta per compensare un aumento di prezzo non si ripercuoterebbe immediatamente e interamente sul consumatore. Essendo la domanda inelastica, una tale riduzione non farebbe che trasferire il potere d'acquisto ai Paesi produttori o ad altri importatori. Un adeguamento sistematico delle aliquote comporterebbe inoltre per il settore e per l'amministrazione un investimento supplementare sproporzionato.</p><p>Il Consiglio federale non è disposto ad adottare un modello che prevede di modificare l'aliquota d'imposta per gli oli minerali anticipando l'evoluzione dei prezzi.</p><p>5. Considerare il "turismo della benzina" come il segno di un maggior benessere sociale sarebbe politicamente inopportuno. Negli ultimi anni, la mobilità generale è aumentata. L'accesso e l'integrazione economica di regioni periferiche sono migliorati in particolare grazie allo sviluppo della rete stradale. Una riduzione dell'imposta sugli oli minerali comprometterebbe la manutenzione e lo sviluppo di questa rete.</p>  Risposta del Consiglio federale.