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Ho incontrato Jean Pierre nel febbraio del 1995 a Kigali, in Ruanda, quando nell’ambito della giornata del malato abbiamo iniziato un progetto d’aiuto a bambini e ragazzi feriti e amputati dalle mine anti-uomo.
Jean Pierre mi è stato segnalato dal direttore dell’ospedale CHK di Kigali perché amputato ad una gamba nel corso della guerra e del genocidio che nella primavera del 1994 ha sconvolto il Ruanda.
Sono andata a trovarlo e l’ho incontrato in un orfanotrofio provvisoriamente situato in una scuola privata e mi ha raccontato la sua storia.
Jean Pierre è figlio di genitori di etnie diverse: la mamma Watussi e il padre Hutu.
Un giorno di aprile del 1994, in pieno genocidio, la loro casa è stata colpita da una granata perché abitata da una donna Watussi, la mamma di Jean Pierre, che è deceduta sul colpo mentre Jean Pierre è stato colpito alla gamba destra. La gamba è stata spappolata e il ragazzo, aveva a quel tempo circa 8/9 anni, è stato portato da un militare in un centro di primo soccorso, dove gli è stata amputata la gamba.
Ad aprile ’95 Jean Pierre non sapeva nulla di suo padre, di suo fratello e delle due sorelle, si trovava all’orfanotrofio e aveva bisogno di tutto, protesi, vestiti, scarpe. Vi era ospitato provvisoriamente, con la possibilità di iniziare a frequentare la scuola.
Prima della guerra la sua famiglia viveva una situazione d’estrema indigenza e il ragazzo cercava di aiutare come meglio poteva, cercava piccoli camaleonti da vendere alle numerose famiglie di bianchi che vivevano nella capitale o andava nei mercati a vendere sacchetti di plastica alla gente che andava a fare le spese, di scuola non se ne parlava, la loro situazione non lo permetteva.
Jean Pierre l’abbiamo inserito nella lista d’attesa di ragazzi bisognosi di adozioni a distanza.
Ad aprile del ’95 gli abbiamo trovato una madrina e così, quando è stato chiuso l’orfanotrofio, ha avuto la possibilità di andare ad abitare con altri ragazzi della sua età e di continuare a frequentare la scuola.
In seguito ha ritrovato il padre, la sorella maggiore e il fratellino Jean Claude che si trovava in un altro orfanotrofio situato al confine con l’Ex Zaire.
La Croce Rossa Internazionale ha riunificato la famiglia ma non ha procurato a dar loro alcun sostentamento così che il piccolo Jean Claude, fatto rientrare in famiglia, ha dovuto abbandonare la scuola e trascorrere le sue giornate sulla strada ad elemosinare per permettere alla sorella maggiore di continuare gli studi e per racimolare qualcosa da mangiare.
Nel 1997 il padre è deceduto per malaria: mancavano i soldi per acquistare i medicamenti e la famiglia si è nuovamente dispersa, o meglio la sorella maggiore è andata ad abitare con delle amiche e Jean Claude è stato sistemato in casa di altri amici del padre che purtroppo non gli hanno potuto dare la possibilità di frequentare la scuola iniziata quando si trovava all’orfanotrofio.
Nel frattempo Jean Perre continuava a cercare la sorellina Aisha.
Un pomeriggio assolato di marzo 2001 incontro Jean Pierre sudato e zoppicante in una regione poco abitata, lo faccio salire in macchina e gli chiedo cosa stava facendo con quel caldo e in quella regione. La sua risposta fu che aveva visitato suo fratellino e che era dispiaciuto che non andava a scuola.
In quel periodo in Ruanda Insieme per la Pace aveva acquistato da poco la IV casa per ospitare bimbi e ragazzi orfani e senza sostegni ed organizzare così un nuovo foyer. Ho offerto a Jean Pierre la possibilità di ospitarlo insieme a suo fratello, occasione che ha accettato con piacere. Mi ha pur detto che era sulle tracce della sorellina Aisha. Gli ho dato un po’di soldi per poter continuare le ricerche della piccola.
Ad agosto 2001 i tre fratelli sono riuniti al nostro foyer e si inseriscono senza problemi nella nuova famiglia composta di bimbi e ragazzi delle diverse etnie.
Per alcuni anni tutto scorre tranquillamente poi ad ottobre 2004 Aisha in piena crescita, mi parla delle sue difficoltà: si sta sviluppando e le cicatrici sul ventre e sul seno le causano disturbi e dolori. Le chiedo di farmi vedere le sue cicatrici e veramente mi impressiono e le chiedo perché non me ne ha mai parlato prima: risponde che è felice di abitare da noi e che non voleva causare problemi e difficoltà, ma che ora per lei la situazione stava diventando insostenibile.
Rientro in Ticino con alcune foto delle sue cicatrici, speranzosa di poter far qualcosa per lei.
A febbraio 2005 rientro in Ruanda e questa volta è Jean Pierre che mi dice che le schegge di granata sparse sul suo corpo si stanno spostando e che lo infastidiscono. Lo mando all’ospedale militare di Kanombe per sottoporlo a radiografie dalle quali risulta che diverse schegge sono nel suo sterno, nel collo e che per estrarle in Ruanda non sono equipaggiati, essendo alcune di loro in zone molto delicate.
In primavera del 2005 il dottor Stefanos Demertzis del Cardiocentro Ticino di Lugano si offre come volontario per Insieme per la Pace e dice che andrebbe volentieri nel Paese per darci una mano. A giugno accompagnato da sua moglie Cristiana, anche lei infermiera al cardiocentro, il cardiochirurgo scende in Ruanda con una lunga lista di ragazzi da noi sostenuti che hanno problemi morali e fisici, tra le quali Jean Pierre e Aisha, da visitare.
Il dottor Demertzis rientra in Ticino e si impegna a trovare soluzioni e aiuti per far operare i due fratelli, ed é grazie a lui che i due hanno avuto la possibilità di essere curati al cardiocentro.
Personalmente il dottor Demertzis ha tolto le schegge a Jean Pierre, mentre per Aisha la situazione era tale che aveva bisogno di essere sottoposta ad un intervento di chirurgia “estetica”, nel senso che la sua pancia aveva bisogno di essere ricostruita, le cicatrici erano tali che le impedivano uno sviluppo normale e persino di nutrirsi perché orribili e indurite.
A novembre 2005 eccomi in Ticino con Jean Pierre e Aisha al cardiocentro. Gli interventi chirurgici sono andati bene, anche se a Jean Pierre due schegge non sono potute essere tolte perché profondamente piazzate nel fegato e nel costato.
A gennaio 2006 Jean Pierre e Aisha rientrano nel loro Paese, Jean Pierre con una protesi nuova ( quella vecchia ormai piccola e bisognosa di riparazioni)
Nella primavera del 2005 incontro la fondazione Renato Grandi alla quale sottopongo i progetti di Insieme per la Pace in Ruanda e subito si prende a carico generosamente di ben 10 adozioni a distanza.
A novembre dello stesso anno sottopongo alla fondazione il caso dei due ragazzi e il signor Grandi è venuto all’ospedale per visitarli. Parlando con Jean Pierre è emerso il bisogno di possedere una casa per poter abitare tutti insieme, sorella maggiore compresa. La fondazione ha accettato la richiesta di Jean Pierre e ha stanziato fr 15.000.- per l’acquisto della casa. A febbraio 2006 é stata acquistata alla periferia di Kigali.
Ora Jean Pierre ha iniziato il I anno di università e sta studiando storia, vorrebbe diventare professore di storia per spiegare ai ragazzi la verità sul genocidio e far in modo che mai più si verifichino tali massacri;
Jean Claude ha terminato la III secondaria e a gennaio inizierà il liceo;
Aisha a gennaio 2008 inizierà la II secondaria.
Grazie alla fondazione Renato Grandi anche gli altri 10 ragazzi delle adozioni a distanza vivono una vita dignitosa, frequentano la scuola e ad alcuni fra questi ragazzi è stata ristrutturata la loro casa.
Le adozioni sono 10 ma considerando che diversi bimbi e ragazzi vivono situazioni di famiglie composti da soli minorenni con fratellini a carico, i bimbi aiutati saranno circa una ventina.
Signôra 20 novembre 2007 Gabriella Caldelari