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KABUL - Appartengono al governo dell'Afghanistan e hanno un valore di circa nove miliardi e mezzo di dollari. Si tratta dei beni che gli Stati Uniti hanno congelato e ai quali le milizie talebane che hanno preso il controllo sul Paese non potranno avere accesso. A riportarlo per primo è stato il Washington Post.
Stando ai funzionari citati dal quotidiano, ogni patrimonio di proprietà afghana depositato negli Stati Uniti non potrà finire nelle mani dei talebani, che sono tuttora iscritti nella "lista nera" del Dipartimento del Tesoro americano. Stando alle carte, la decisione della segretaria al Tesoro, Janet Yellen, è stata pronunciata dopo aver consultato il Dipartimento di Stato e la Casa Bianca. E non sarebbe l'unica azione presa in considerazione nel Distretto di Columbia.
Si tratta di una decisione che per il momento non è stata ancora ufficialmente annunciata. Tuttavia, i trasferimenti in contanti verso il Paese centro-asiatico sono già stati interrotti, come ha confermato l'attuale numero uno a interim della Banca centrale afghana, Ajmal Ahmady, su Twitter. «Venerdì mattina, ho ricevuto una telefonata in cui veniva notificato che non ci sarebbero stati più rifornimenti di dollari americani». Già durante il giorno successivo il numero di richieste di dollari era cresciuto a tal punto da dover «per la prima volta» imporre limiti di prelievo anche per i clienti. Un colloquio telefonico successivo tra il presidente deposto Ashraf Ghani e il segretario di Stato americano Tony Blinken avrebbe dovuto, si legge tra i numerosi tweet di Ahmady, risolvere l'impasse. Altri soldi però non sono mai arrivati. E domenica Kabul è caduta in mano talebana. «Sembra che i nostri partner avessero buone fonti d'intelligence su quello che stava per accadere».
Il congelamento deciso dalle autorità americane riduce quindi all'osso la quantità di riserve internazionali afghane a disposizione dei talebani. Ahmady le quantifica in circa lo 0.1/0.2% del totale. «Non molto». E «in assenza dell'approvazione da parte del Tesoro» americano è «assai improbabile che qualunque donatore possa sostenere il governo talebano». E una cornice di questo tipo - che andrà con ogni probabilità a complicarsi con il deprezzamento della valuta locale prima e l'espansione dell'inflazione poi - non rende l'orizzonte particolarmente luminoso per l'Afghanistan e la sua popolazione.