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Secondo i dati di gfs.bern forniti dalla SSR, si conferma un'approvazione alle urne per l'Accordo di partenariato economico con l'Indonesia. I "sì" sono sempre dati al 51%.
Col passare del tempo si conferma la netta opposizione al testo dei cantoni romandi. A Ginevra l'accordo con l'Indonesia si è visto opporre il 59,49% di "no". I cittadini di Vaud si sono dal canto loro espressi contro con oltre il 65% dei voti, mentre nel Giura i "no" raggiungono il 64%.
In Ticino - dove i risultati sono definitivi - l'hanno spuntata di poco i favorevoli all'intesa, con il 50,81% dei voti. Vittoria definitiva anche ad Argovia, con il 56,52% I "sì" dovrebbero prevalere anche a Lucerna e Zurigo.
Difeso dal Consiglio federale, l'accordo era sostenuto da una larga coalizione di partiti dalla destra fino al centro, così come dagli ambiti economici. I Verdi e i socialisti invece si opponevano.
Con 271 milioni di abitanti, l'Indonesia conosce una folgorante crescita e dovrebbe figurare fra le prime quattro economie mondiali nel 2050. L'accordo permette alle imprese svizzere di accedere senza ostacoli a un mercato in piena crescita.
Al contrario, le imprese indonesiane potranno esportare i prodotti industriali verso la Svizzera. L'accordo non comprende però i prodotti agricoli, che avranno solo uno sconto parziale sulle spese doganali.
Vista la reticenza di rami ambientalisti e agricoli, il Consiglio federale ha fatto delle concessioni, prevedendo contingenti per l'importazione facilitata di olio di palma. Inoltre, solo l'olio sostenibile potrà approfittare dell'accordo.
Il referendum era stato lanciato dal viticoltore biologico Willy Cretegny, assieme al sindacato Uniterre, ai Giovani socialisti e a Sciopero per il clima, con diverse altre associazioni.