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Il tycoon conferma la sua presenza al processo civile per frode, mentre in un post attacca procuratore generale e giudice.
NEW YORK - «Andrò in tribunale per combattere per il mio nome e la mia reputazione. Tutto questo caso è una vergogna». Lo ha scritto ieri l'ex presidente USA Donald Trump per annunciare che oggi sarà in tribunale a New York dove è accusato di frode fiscale, per aver gonfiato per circa un decennio il valore del patrimonio immobiliare e finanziario della Trump Organization. Il tutto - sempre secondo l'accusa - per ottenere vantaggi e migliori condizioni economiche e finanziarie.
Ma non è tutto, dato che nel suo post sulla piattaforma Truth Social, il favorito repubblicano per le presidenziali Usa del 2024 descrive il procuratore generale di New York Letitia James come «corrotto» e il giudice incaricato del caso Arthur Engoron - che la scorsa settimana aveva respinto la richiesta di archiviazione - come «squilibrato».
Il perché della presunta frode.
A riportare le cifre del processo per frode contro Trump, i suoi figli Donald Jr. ed Eric e la Trump Organization, è un'agenzia Agi, secondo la quale gli imputati avrebbero gonfiato il valore dei beni tra gli 812 milioni e i 2,2 miliardi di dollari (fino a 3,6 miliardi di dollari, secondo Arthur Engoron). Azioni messe in atto per ottenere prestiti utilizzati poi per la costruzione di un golf resort a Miami e hotel a Washington e Chicago.
Cosa rischia Trump.
In questa causa civile Trump non rischia il carcere ma la prevista apparizione odierna anticipa la maratona giudiziaria che lo vede, suo malgrado, protagonista in quatto vertenze giudiziarie. Il procuratore Letitia James - come riferisce CNN - chiede infine 250 milioni di dollari di danni, il divieto per i Trump di prestare servizio come dirigenti d'azienda a New York e il divieto per la società di intraprendere transazioni commerciali per cinque anni.
Dunque, come ha scritto l'ex inquilino della Casa Bianca, «ci vediamo in tribunale... lunedì mattina».