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Domenico «Ferini» del fu Amedeo di Intragna detta il suo testamento. Egli lascia 100 lire di denari nuovi da distribuire parte in sale e parte in denaro ai vicini di Intragna, Verdasio e Golino, che dovranno essere consegnati dai suoi fratelli Guglielmo e Pietro, all'elemosina della chiesa di S. Giorgio di Golino 3 staia di mistura (segale e miglio) di pane, da distribuire ogni anno per la festa di S. Stefano, garantendoli su tre appezzamenti di terreno a campo nella campagna di Golino «ad Ravacellum», «ad Pedem Campanee de Gullino» e «ad Canavalos», che sono lavorati dalla figlia Guglielma sua erede. Stabilisce inoltre che se la figlia dovesse morire, i campi diventeranno degli amministratori della chiesa di S. Giorgio. Lascia alla figlia Elenuccia 60 lire di denari nuovi, alla figlia Bertina 40 lire di denari nuovi, garantiti entrambi dalla figlia Guglielma. Ordina di celebrare 3 annovali, garantiti su 3 appezzamenti di terreni, il primo vignato nel territorio di Intragna «apud locum de Intragna», il secondo «in Campo» e il terzo «in Dayrono». Inoltre, se Guglielma dovesse morire senza eredi, lascia i suoi beni alla chiesa di S. Giorgio, all'elemosina 8 staia di mistura (segale e miglio per metà) di pane, da distribuire per S. Stefano, e ulteriori 100 lire di denari nuovi, consegnati dai fratelli Guglielmo e Pietro dai detti vicini, in memoria dell'anima del testatore. Nomina eredi universale Guglielma e stabilisce che detta Guglielma abiti nella sua casa e vi mantenga il fuoco.
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