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ZURIGO - La strategia per salvare dieci anni fa UBS dal fallimento si è rivelata giusta: lo afferma, in un'intervista all'agenzia finanziaria AWP, Jean-Pierre Roth, all'epoca presidente della Banca Nazionale (BNS). «La Svizzera è uscita dalla crisi senza pesare sui contribuenti».
Il piano per ricapitalizzare UBS e liberarla dagli attivi tossici è stato presentato dal Consiglio federale, dalla BNS e dalla Commissione federale delle banche il 16 ottobre del 2008, in un periodo in cui il settore finanziario era sotto pressione a causa della crisi dei subprime e del fallimento di Lehman Brothers.
«Eravamo convinti che non potevamo lasciar fallire UBS, se non al prezzo di gravissimi conseguenze per l'economia elvetica». Tra i vari scenari ipotizzati alla fine si è imposta l'idea di creare un fondo di stabilizzazione ("StabFund") in cui far confluire i titoli illiquidi di UBS.
«L'operazione è stata ben concepita», afferma Roth. Con la cessione dello StanFund a UBS nel 2013 la BNS ha chiuso l'operazione con un profitto di 3,76 miliardi di franchi. La crisi finanziaria ha poi comportato per le banche svizzere un significativo inasprimento sul piano normativo, che a sua volta ha portato a oneri amministrativi forse eccessivi.
Roth, 72 anni, è stato presidente della BNS dal 2001 al 2009. Oggi è membro del consiglio di amministrazione di diverse società quali Nestlé e Swatch. È inoltre vicepresidente di Arab Bank (Switzerland).