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ZURIGO - Le prospettive rimangono interessanti per chi investe in aziende che producono vaccini anti-Covid: la terza dose sarà infatti solo l'inizio, saranno necessari ulteriori richiami periodici e questo avrà effetti benefici sui corsi delle azioni, già aumentati in modo enorme: ne è convinto Michael Nawrath, medico e analista del settore farmaceutico.
«Non basterà una terza dose, si avrà sempre bisogno di vaccinazioni di richiamo, secondo la mia stima ogni nove-dodici mesi», afferma lo specialista intervistato dal portale finanziario elvetico Cash. «Il Covid causa una malattia molto peggiore dell'influenza e ci saranno nuove varianti con l'alto tasso di mutazione del coronavirus. Ma con l'mRNA i vaccini possono essere rapidamente adattati alle nuove varianti. È un enorme colpo di fortuna che questa tecnologia sia diventata matura per il mercato proprio in questo momento».
«L'mRNA è 'the next big thing'»
Ma ha ancora senso - chiede l'intervistatore - investire nei produttori del vaccino Biontech e Moderna, considerato che i corsi dei loro titoli sono già alle stelle, essendo saliti rispettivamente del 340% e del 270% dall'inizio di quest'anno? «Naturalmente queste azioni sono state al centro di parecchia pubblicità», osserva Nawrath. «Biontech e Moderna, ciascuna con un unico prodotto sul mercato, il vaccino, sono valutate in borsa come una grande azienda farmaceutica che vende centinaia di articoli. Ma gli investitori devono anche guardare a ciò che viene dopo il coronavirus. L'mRNA è 'the next big thing' (letteralmente: la prossima grande cosa) nella ricerca medica dopo gli anticorpi, la cui marcia trionfale è iniziata con Mabthera di Roche 25 anni fa».
«Ora sappiamo, per esempio, che i prodotti di degradazione dell'RNA non hanno effetti collaterali tossici significativi», prosegue il medico che ha svolto la professione per cinque anni a Berlino e per sette anni all'Ospedale universitario di Zurigo. «Per questo motivo, per le vaccinazioni di richiamo necessarie e anche per l'espansione della tecnologia mRNA in quasi tutte le altre aree di malattia gli investitori possono ancora entrare nell'azionariato di Biontech o Moderna, contrariamente alle molte opinioni critiche espresse degli analisti a causa delle elevate capitalizzazioni».
Nuovi concorrenti? Per ora nessuna paura
Niente paura nemmeno riguardo alla comparsa sul mercato di potenziali competitori. «Non c'è nemmeno una concorrenza nei vaccini mRNA che possa togliere presto il business a Biontech e Moderna», si dice convinto l'esperto che sino al febbraio 2021 è stato responsabile dell'analisi del comparto farmaceutico presso la Banca cantonale di Zurigo (ZKB). «Il vaccino mRNA di Curevac probabilmente condurrà un'esistenza nell'ombra».
Le previsioni ottimistiche non si applicano invece ai vaccini vettoriali, di cui AstraZeneca è il principale produttore. «Comunque se paragoniamo AstraZeneca con Biontech e Moderna stiamo confrontando le mele con le pere. La performance in borsa di AstraZeneca è buona anche senza il vaccino, l'azienda non dipende solo dal vaccino vettore», sottolinea Nawrath. «AstraZeneca è un superbo gruppo farmaceutico posizionato in modo dinamico da quando Pascal Soriot, in arrivo da Roche, è subentrato come Ceo nel 2013. Il prezzo delle azioni è raddoppiato negli ultimi cinque anni».
A non generare grandi entusiasmi è invece Novartis, sempre secondo l'intervistato. «Non vedo un nuovo progetto di terapia genica presso Novartis. Due settimane or sono il Ceo Vas Narasimhan ha annunciato lo sbarco su un mercato multimiliardario per il suo Zolgensma, rivolto a bambini più grandi e non solo a neonati. Tuttavia dopo più di un anno di interruzione dello sviluppo deve prima essere condotta una nuova sperimentazione finale di fase III e deve essere concessa la relativa approvazione. Inoltre sussiste la seria concorrenza di Evrysdi della Roche, che è già sul mercato».
«Annunci in pompa magna per un prodotto che potrebbe ricevere l'approvazione sul mercato al più presto tra due anni non sono molti graditi dagli investitori», prosegue lo specialista. «Manca ancora una base di fiducia. Dopo tutto, Novartis ha dovuto pagare un totale di più di 1,3 miliardi di dollari in multe a causa di casi di corruzione tra il 2002 e il 2011. Questi problemi appartengono al passato, ma gli investitori attenti alla sostenibilità hanno una memoria a lungo termine. Negli ultimi anni Novartis ha anche speso molto - forse troppo - in acquisizioni che non hanno ancora ripagato. E Novartis non è attiva nello sviluppo di vaccini o terapie contro il coronavirus».
Al contrario Roche è presente sul fronte della lotta al Covid: in collaborazione con l'americana Atea Pharmaceuticals sta lavorando a un prodotto che aggredisce direttamente il virus. E con un'altra impresa statunitense, Regeneron, il gruppo basilese sta valutando un cocktail di anticorpi. Nawrath sottolinea per contro con meno forza l'importanza dei test anti-Covid, la cui vendita ha contribuito in modo sensibile al fatturato del gruppo renano. «Non vedo grandi numeri nella diagnostica. Questa divisione di Roche è sempre stata un po' un freno alla redditività: non rende molto più del 20-25% di margine, rispetto al 40% e più dei prodotti farmaceutici».
L'esperto parla però anche del tema attuale degli standard ESG (environmental, social and governance, cioè ambientali, sociali e di buon governo d'impresa). Il dibattito, nel comparto farmaceutico, concerne soprattutto l'accesso ai medicinali nei paesi poveri, nonché le manipolazioni dei dati e la corruzione dei medici.
«Biontech vuole anche sviluppare un vaccino mRNA contro la malaria e avviarne la produzione in Africa. Questo non si tradurrà in enormi profitti, ma è un esempio di azione sociale responsabile. Novartis sta facendo ricerca contro la malaria da molti anni, ma non sta progredendo rapidamente, probabilmente perché l'azienda sa anche che non si possono fare enormi guadagni con questo. E sono proprio gli enormi profitti che gli investitori hanno voluto vedere finora, mettendo sotto pressione la dirigenza».
Le cose potrebbero però evolvere in modo diverso. «Posso immaginare che in futuro gli investitori cambieranno il loro pensiero. Le aziende attireranno denaro anche se non sviluppano mega-blockbuster», conclude Nawrath, facendo riferimento appunto ai blockbuster, farmaci con un fatturato annuo di almeno un miliardo di dollari.