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<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Per gli Stati di piccole e medie dimensioni, che dispongono soltanto di un potere negoziale limitato, l'assieme delle regole multilaterali, come ad esempio il sistema commerciale istituito nell'ambito degli accordi sull'OMC, è di grande utilità, in quanto serve alla sicurezza giuridica e permette di prevedere meglio il futuro. Di conseguenza, un rafforzamento di tali regole vincolanti e del meccanismo di risoluzione delle controversie risiede soprattutto nell'interesse di questi Stati, e quindi anche della Svizzera. I Paesi che, come la Svizzera, dipendono fortemente dal commercio estero vi trovano un vantaggio supplementare: l'OMC è infatti una tribuna in cui si svolgono negoziati permanenti che consentono uno sviluppo continuo delle regole del commercio internazionale, l'eliminazione progressiva e reciproca degli ostacoli di ogni genere al commercio e il miglioramento graduale della coerenza dei lavori svolti dalle organizzazioni internazionali. Infine l'OMC contribuisce alla stabilità politica ed economica a livello internazionale tenendo conto in modo equilibrato dei molteplici interessi dei Paesi membri.</p><p>L'OMC è un pilastro fondamentale dell'ordine economico mondiale: essa inquadra e sostiene, in modo diretto o indiretto, l'economia globalizzata mediante diverse istituzioni e una serie di trattati, e definisce varie barriere (p. es. tramite la sicurezza dei sistemi finanziari, il sostegno degli Stati meno sviluppati e accordi nel settore dell'ambiente o in quello delle norme del lavoro).</p><p>Sviluppando questa rete di accordi, gli Stati rinunciano parzialmente, in diversi settori della politica, alla loro sovranità a vantaggio di una procedura comune in seno alle organizzazioni internazionali. Alcuni oppositori dell'OMC ritengono che i rispettivi interventi tramite le regolamentazioni multilaterali vadano troppo lontano (p. es. ingerenze inammissibili nella politica economica nazionale), altri invece reputano che tali interventi non si spingano abbastanza lontano (p. es. moltiplicarsi di norme nel settore sociale e in quello ambientale).</p><p>Parecchie persone temono inoltre che la via imboccata della liberalizzazione del commercio accentui ulteriormente le differenze economiche tra i vari Paesi. Considerata l'evoluzione reale a livello mondiale, non è facile differenziare le previsioni sul possibile sviluppo a causa della complessità degli schemi "causa - effetto". Anche se la rapidità della liberalizzazione e dell'apertura di un Paese non rappresenta una garanzia di uno sviluppo economico positivo - visto che occorre nel contempo disporre di condizioni quadro favorevoli, sia a livello nazionale che internazionale, in particolare per quanto concerne l'accesso effettivo ai mercati, le infrastrutture, la formazione, la tecnologia e la "good governance", come pure le istituzioni in grado di imporsi, di legiferare, di operare in modo trasparente e di rispettare i principi democratici - occorre tuttavia rilevare che, inversamente e indipendentemente dal livello di sviluppo delle economie nazionali, nulla fa supporre che l'isolamento e la chiusura dei mercati consentano di raggiungere l'auspicato obiettivo di uno sviluppo economico positivo.</p><p>In merito alle domande (a) e (b)</p><p>I principi definiti nelle linee direttive del DFE "per una politica economica incentrata sulla crescita (1999-2003)" continuano ad essere del tutto giustificate secondo il Consiglio federale: ciò concerne in particolare l'ulteriore ampliamento degli standard minimi internazionali, l'estensione e il rafforzamento del sistema commerciale multilaterale, il sostegno ai Paesi in sviluppo e in transizione per una migliore integrazione nell'economia mondiale. La Svizzera intende quindi continuare a fondare la propria politica economica esterna, dichiaratamente multilaterale, sui diversi pilastri dell'ordine economico mondiale (l'OMC, le istituzioni di Bretton Woods, l'ONU e le sue organizzazioni specializzate).</p><p>Le riserve formulate inizialmente dai Paesi in sviluppo in merito a determinati temi, proposti per il negoziato nell'ambito dell'OMC, possono essere giustificate da una mancanza di conoscenze specifiche, da deficit a livello istituzionale e da una certa diffidenza. In tal modo, alcuni Stati africani si sono opposti a un'ulteriore riduzione dei dazi doganali, numerosi Paesi in sviluppo non auspicano negoziati relativi alle norme in materia di investimenti e di concorrenza, mentre altri si inalberano di fronte a qualsiasi discussione o chiarimento concernenti i settori ambientale e sociale. Ciò significa che occorre continuare a sviluppare le competenze dei Paesi meno progrediti ("capacity building" e "istitution building"), rafforzate nel corso degli ultimi anni grazie all'aiuto allo sviluppo attuato dalla Svizzera assieme ad altri membri dell'OMC, e a intensificare la cooperazione in questo settore con le grandi istituzioni.</p><p>Quanto più la politica economica esterna e interna, nel senso tradizionale del termine, si intrecciano e i rapporti con altri settori della politica diventano più stretti, tanto più è importante rafforzare il settore della politica economica esterna per tutte le cerchie interessate. Nel corso degli ultimi anni l'amministrazione federale ha coinvolto maggiormente le organizzazioni non governative nelle consultazioni relative all'OMC. Nell'ambito dell'OMC i rappresentanti del Seco si incontrano a scadenze regolari con le organizzazioni non governative, come è stato il caso prima di Doha e a Doha stessa. Nel contempo la Svizzera si impegna ulteriormente a favorire la diffusione delle idee e a promuovere gli scambi di informazioni tra l'OMC, i Parlamenti nazionali e le organizzazioni non governative. Rientrano in questo contesto anche la trasparenza delle procedure in seno all'OMC e la rapida disponibilità dei documenti. Il Consiglio federale ritiene comunque che l'OMC debba mantenere il proprio carattere di organizzazione intergovernativa.</p><p>In merito alla domanda (c)</p><p>A causa dell'ampliamento dell'organizzazione, della partecipazione più attiva dei vari Paesi ai dibattiti (in particolare dei Paesi in sviluppo) e della molteplicità delle situazioni e degli interessi individuali sono emersi inevitabilmente motivi di attrito. Questi conflitti frequenti rendono ovviamente più complicate le attività dell'OMC, ma consentono pure di discutere a fondo gli interessi divergenti e di giungere a soluzioni di compromesso. La maggiore partecipazione dei Paesi in sviluppo e in transizione rappresenta un obiettivo - e un risultato - della cooperazione tecnica, segnatamente da parte della Svizzera. Essa mira soprattutto, a livello commerciale, a rafforzare la competenza in fatto di politica commerciale dei Paesi meno avanzati, vale a dire a conferire loro la capacità di sfruttare le possibilità del commercio internazionale in favore del proprio sviluppo e di partecipare direttamente all'organizzazione del sistema dell'OMC secondo i loro bisogni.</p><p>In merito alla domanda (d)</p><p>L'atteggiamento violento di una minoranza degli oppositori all'OMC sottolinea una necessità che è anche dovuta ad altri motivi: occorre rafforzare le misure di sicurezza in favore delle organizzazioni internazionali in Svizzera, in particolare a Ginevra. Quale sede di numerose organizzazioni, la Confederazione intende assumere le proprie responsabilità in collaborazione con i Cantoni, che sono competenti per quanto riguarda i compiti di polizia in questo settore. Il rapido aumento dei membri dell'OMC - che passerà da 125 parti contraenti in occasione dell'Uruguay-Round nel 1994 a circa 170 nei prossimi anni - porrà problemi di spazio per la sede dell'OMC a Ginevra (uffici e sale per le riunioni). La Svizzera è disposta a dare il proprio contributo a una soluzione proposta dagli organi responsabili dell'OMC.</p><p>In merito alla domanda (e)</p><p>Il Consiglio federale è complessivamente soddisfatto dei risultati ottenuti a Doha. La conferenza ministeriale ha confermato lo statuto dell'OMC quale garante di un sistema commerciale stabile, prevedibile e non protezionista. I negoziati decisi in diversi settori contribuiranno, a lungo termine, a consolidare il sistema multilaterale. Essi riguardano, oltre ai negoziati sull'agricoltura e sui servizi, i diritti doganali sui prodotti industriali, i rapporti tra l'OMC e gli accordi multilaterali sull'ambiente, il rapporto con gli accordi regionali di libero scambio, l'accordo in materia di antidumping e di sovvenzioni, nonché singole parti di altri accordi come i tessili, la procedura di arbitrato, ecc. Anche se il Consiglio federale si rammarica che il mandato di negoziazione sia relativamente limitato per quanto concerne il settore ambientale e che i negoziati in materia di investimenti e di concorrenza non vengano avviati immediatamente, il compromesso raggiunto a Doha consentirà di proseguire i lavori in modo mirato, con la prospettiva di proseguire tra due anni i negoziati annunciati in alcuni settori.</p><p>In sei mesi soltanto è stato inoltre possibile adottare una dichiarazione sul tema della proprietà intellettuale e dell'accesso ai medicamenti. Essa conferma la flessibilità dell'accordo dell'OMC in materia di proprietà intellettuale in relazione alle situazioni di crisi della sanità pubblica dovute all'Aids, alla tubercolosi, alla malaria e ad altre epidemie, senza mettere tuttavia in questione i principi della protezione della proprietà intellettuale.</p><p>In merito alla domanda (f)</p><p>Il Consiglio federale ritiene che i bisogni legittimi dell'economia svizzera per quanto concerne una maggiore sicurezza delle condizioni quadro, un rafforzamento delle regole attuali e l'estensione ad altri settori importanti dell'economia esterna possano essere tenuti ulteriormente in considerazione nell'ambito delle istituzioni multilaterali esistenti. Parallelamente occorre approfittare di tutte le opportunità offerte per fare progredire determinati settori in una cerchia ristretta di Paesi interessati e per anticipare i problemi futuri: ciò dovrebbe ovviamente verificarsi senza escludere dai progressi realizzati i Paesi che si tengono volutamente al di fuori del dibattito. La Svizzera si sforza quindi, nell'ambito dell'Associazione europea di libero scambio (AELS), di sviluppare la propria rete di accordi di libero scambio e di estendere le proprie attività a nuovi partner. Questi accordi contengono, in diversi settori, impegni reciproci che vanno oltre l'ambito dell'OMC. Il dibattito alle Camere federali (sessione di marzo 2002) relativo al rapporto 2001 sulla politica economica esterna offrirà l'occasione di riflettere ulteriormente sulle conseguenze delle decisioni adottate dalla conferenza ministeriale dell'OMC in merito alla politica commerciale praticata dalla Svizzera.</p>  Risposta del Consiglio federale.