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In che modo gli Stati possono assumersi le loro responsabilità affinché, dopo un conflitto, sia fatta luce sulle ingiustizie commesse, gli autori delle stesse siano chiamati a renderne conto, siano riabilitate e risarcite le vittime e sia posta fine alla violazione dei diritti dell’uomo? Questi interrogativi sono stati al centro della conferenza di oggi, tenutasi a Berna presso lo Stade de Suisse.
Nella sua allocuzione d’apertura la consigliera federale Micheline Calmy-Rey ha porto il saluto alle personalità che sono giunte da numerosi Paesi (Nepal, Guatemala, Sudafrica, Marocco, Ruanda e Balcani) per uno scambio di conoscenze e di esperienze e ha illustrato la complessità della tematica. Inoltre ha sottolineato l’importanza di una lotta sistematica e coerente contro l’impunità. Calmy-Rey ha illustrato come, nel quadro multilaterale – ad esempio in forma di risoluzioni nel Consiglio dei diritti dell’uomo dell’ONU o mediante un ulteriore sviluppo di norme e standard internazionali – come pure a livello bilaterale, la Svizzera metta a disposizione le sue conoscenze, com’è il caso ad esempio in Nepal, Indonesia, Colombia o Guatemala.
Dopo una serie di dibattiti il segretario di Stato Michael Ambühl si è soffermato tra l’altro sull’applicazione lacunosa di norme esistenti, in particolare nella prevenzione del genocidio, nella protezione della popolazione civile e nella lotta contro l’impunità. Egli ha sottolineato l’importanza della risoluzione recentemente adottata dalla Svizzera nel Consiglio di sicurezza dell’ONU, con la quale il segretario generale dell’ONU s’impegna a non accettare gli accordi di pace che prevedono amnistie per genocidi, crimini contro l’umanità, crimini di guerra o massicce violazioni dei diritti dell’uomo.
I seminari pomeridiani sono stati dedicati ai quattro principi Joinet. Adottati nel 1997 dalla Commissione dei diritti dell’uomo, tali principi che identificano quattro aree chiave nella lotta contro l’impunità – il diritto di conoscere la verità, il diritto alla giustizia, il diritto al risarcimento e la garanzia di non ripetizione – e costituiscono il quadro concettuale per la rielaborazione del passato.
Nel dibattito conclusivo il presidente della Commissione della politica estera e membro della Commissione della politica di sicurezza, Geri Müller, la giornalista Carole Vann, specializzata sul tema dei diritti dell’uomo, e l’ambasciatore Thomas Greminger, capo della Divisione Politica IV, hanno spiegato in quale modo la Svizzera potrebbe ulteriormente migliorare il suo impegno in questo settore.
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