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Aeschi: «Se la Confederazione non vuole indebolire il mandato negoziale deve dire di no a ulteriori trattative»
BERNA - In merito al nulla di fatto odierno sull'accordo quadro dopo l'incontro tra Guy Parmelin e Ursula von der Leyen, i partiti chiedono maggiore chiarezza al Consiglio federale e la continuazione delle discussioni per salvare l'intesa. A favore di un abbandono definitivo dell'esercizio rimane l'UDC.
Per il presidente del gruppo socialista alle camere federali, Roger Nordmann, tutto deve essere tentato per cercare di salvare l'accordo quadro. «Non possiamo permetterci un vuoto giuridico con l'Ue». Il cuore dell'accordo, il meccanismo di risoluzione delle controversie, è stato ben negoziato e dà alla Svizzera un ampio margine di manovra a detta del consigliere nazionale vodese.
Il Consiglio federale deve ora fissare le priorità e determinare i punti sui quali è pronto a negoziare, ha detto a Keystone-ATS Nordmann. L'accento dovrebbe essere posto sulla protezione dei salari. Gli altri due aspetti ancora aperti sembrano essere risolvibili.
Il presidente del Centro, il consigliere nazionale di Zugo Gerhard Pfister (PPD), ha sostenuto che è il momento di fare un passo in avanti. Le parti hanno l'obbligo di negoziare in modo trasparente e di rivelare i punti sui quali sono disposti a trattare e quelli sui quali non lo sono, ha dichiarato.
Il Consiglio federale deve assumersi la proprie responsabilità e continuare a negoziare, secondo una nota del Centro, ma a determinate condizioni: l'accordo quadro deve escludere esplicitamente la direttiva sulla cittadinanza europea, mentre l'intesa sulle misure di accompagnamento non deve indebolire la protezione dei salari. Inoltre va chiarita la questione degli aiuti di Stato. Se le differenze non potessero essere superate, Berna e Bruxelles dovrebbero evitare un'escalation e sviluppare soluzioni che garantiscano buone relazioni bilaterali.
Su Twitter, la presidente del PLR, Petra Gössi, ha accolto con favore la decisione di continuare i colloqui con l'Ue. Tuttavia si è detta delusa dal rifiuto di Parmelin di fare concessioni sulle questioni in sospeso. Non basta rimandare o fingere. È urgente ottenere risultati nei negoziati, ha aggiunto.
Di tenore opposto il giudizio dell'UDC. Il capogruppo alle camere, Thomas Aeschi, ha ribadito che l'accordo serve solo ad applicare la legislazione dell'Ue in Svizzera. Se la Confederazione non vuole indebolire il mandato negoziale deve dire di no a ulteriori trattative, ha dichiarato su Twitter.
I Verdi liberali si dicono dispiaciuti che Parmelin sia andato a Bruxelles chiedendo il massimo: un atteggiamento che suggerisce o un «sabotaggio deliberato» dell'accordo quadro o una visione completamente distorta della realtà. Per il partito c'è solo una via d'uscita accettabile da questa impasse: presentare il progetto al parlamento in modo che si possa tenere un dibattito ampio e democratico.
In una nota, i Verdi si dicono invece irritati dal fatto che il Consiglio federale continui a prendere tempo senza presentare soluzioni su come superare l'evidente stallo nei negoziati con l'Ue. Agendo in questo modo, il governo sembra voler accettare il fallimento delle trattative, mettendo così in pericolo le relazioni tradizionalmente buone tra la Svizzera e l'Ue.
I Verdi sono convinti che, in cambio di concessioni nell'ambito della protezione dei salari, il Consiglio federale dovrebbe rafforzare gli sforzi europei per introdurre imposte minime da applicare alle imprese e un'assistenza amministrativa fiscale completa. Un'estensione corrispondente del mandato negoziale e uno sblocco immediato del contributo di coesione potrebbero contribuire a far progredire le discussioni.