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<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è invitato ad adottare le disposizioni necessarie affinché tutti i suoi programmi di sviluppo in Paesi terzi soddisfino i criteri dello sviluppo sostenibile e si concentrino maggiormente sulle misure volte alla protezione del clima.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il principio dello "sviluppo sostenibile" è sancito nell'articolo 73 della Costituzione federale. Per trasformarlo da idea "regolativa" in realtà verificabile, il Consiglio federale ha fissato nella sua "Strategia per uno sviluppo sostenibile", aggiornata nel 2002, delle misure concrete e realizzabili per tutte le politiche settoriali importanti. Fra queste politiche settoriali vi è anche quella dell'aiuto allo sviluppo.</p><p>La protezione del clima è oggi un elemento essenziale dello sviluppo sostenibile. La Svizzera ha pertanto integrato nella sua politica internazionale di aiuto allo sviluppo sia la politica climatica sia la lotta globale contro i cambiamenti climatici. In quanto Parte contraente della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici e del Protocollo di Kyoto, la Svizzera si impegna affinché l'attuazione di tali convenzioni favorisca una riduzione globale delle emissioni di gas serra e contribuisca in tal modo anche allo sviluppo sostenibile.</p><p>Alla luce dello scenario appena illustrato, nel quadro di un programma bilaterale la Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) sostiene da oltre un decennio diversi Paesi in via di sviluppo nell'attuazione della Convenzione sul clima, promuovendo fra l'altro in loco sia le risorse energetiche rinnovabili presenti sia l'efficienza energetica. Diversi progetti avviati nell'ambito di questo programma bilaterale hanno dato risultati notevoli. In India, per esempio, nel quadro di un programma volto a migliorare l'efficienza energetica di piccoli impianti industriali è stato possibile ridurre di 200 000 tonnellate le emissioni di CO2 nel periodo 2000-2005. Con gli obiettivi di riduzione su base volontaria definiti nella legge sul CO2, la riduzione annua delle emissioni di CO2 ottenuta dall'economia svizzera è, a confronto, pari a circa 360 kt (previsione per il 2005). </p><p>Anche il Segretariato di Stato dell'economia (SECO) svolge da dieci anni un ruolo attivo in favore della protezione del clima nell'ambito delle sue attività di collaborazione legate alla promozione dello sviluppo economico. Nel quadro delle politiche settoriali, il SECO ha partecipato al finanziamento di un programma della Banca mondiale che ha permesso ai Paesi partner di partecipare attivamente ai negoziati per l'elaborazione del Protocollo di Kyoto e di sviluppare in 25 Paesi le strategie nazionali concernenti l'utilizzazione dei meccanismi flessibili di tale protocollo. Dall'entrata in vigore del Protocollo di Kyoto nel gennaio 2005, la sfida che si pone è creare le necessarie autorità nazionali e internazionali designate a utilizzare i meccanismi flessibili. Di conseguenza, il SECO sostiene dal 2005 un programma della Banca mondiale che ha l'obiettivo di rafforzare le autorità nazionali designate ad autorizzare i progetti legati a Kyoto (Designated National Authorities) e nel 2006 ha aumentato il suo contributo di 1,8 milioni di dollari americani. </p><p>Nel periodo 2004-2005 la Svizzera ha delegato un esperto del SECO nel consiglio esecutivo del "Clean Development Mechanism" (CDM). Questo importante organismo, composto di 20 membri, ha il compito di autorizzare i progetti di protezione climatica internazionali e le relative metodologie nel quadro del Protocollo di Kyoto.</p><p>Inoltre, mediante la stipulazione di accordi con partner regionali e globali come l'OCSE, l'AIE, l'OMC, l'ITTO, banche per lo sviluppo ecc, il SECO si impegna affinché possano essere create condizioni quadro favorevoli alla protezione del clima, alle energie rinnovabili e all'efficienza energetica </p><p>Il SECO contribuisce alla protezione del clima anche sotto forma di trasferimento di tecnologia e di progetti pilota concreti nei Paesi partner. Inoltre, per quanto riguarda il settore industriale, attraverso la rete creata dai "Cleaner Production Centers" individua progetti di protezione del clima e li registra secondo le direttive stabilite dagli accordi di Kyoto. Nel quadro del finanziamento a fondo perduto delle infrastrutture, il SECO ha potuto realizzare in Romania il primo progetto ufficiale di protezione del clima con le modalità "Activities Implemented Jointly". Modernizzando i sistemi locali di teleriscaldamento e installando pompe di calore nelle città di Buzau e Pascani si è riusciti a prevenire l'emissione di 130 000 tonnellate di CO. Nell'ambito di una partecipazione a finanziamento misto, in Colombia è stata installata una moderna rete di misurazione dei dati ambientali e climatici basata su rilevamenti satellitari. Il SECO finanzia infine in diversi Paesi la ristrutturazione e l'aumento della capacità produttiva di centrali idroelettriche nonché programmi pionieristici di gestione sostenibile del bosco tropicale. I relativi certificati di riduzione sono stati acquistati dalla Banca mondiale. </p><p>A livello multilaterale, la Svizzera sostiene, con il suo contributo al Fondo globale per l'ambiente (Global Environment Facility, GEF), i Paesi in via di sviluppo nell'ambito dell'attuazione della Convenzione sul clima e del Protocollo di Kyoto. Il nostro Paese contribuisce anche in questo caso allo sviluppo sostenibile promuovendo risorse rinnovabili e misure di adattamento ai cambiamenti climatici. </p><p>Per quanto riguarda la discussione in corso su un eventuale nuovo orientamento del settore prioritario del GEF, ovvero il clima, la Svizzera appoggia la proposta che prevede un maggiore impegno futuro del GEF nei settori "Power Plant Rehabilitation" e "Coal Remediation". Data l'evidente inefficienza di numerose centrali elettriche, in questo campo è possibile ottenere con un impegno modesto una riduzione notevole delle emissioni. Al contempo si mira a migliorare gli standard tecnologici per la produzione energetica e i sistemi di controllo del rispetto degli obiettivi di riduzione delle emissioni.</p><p>Nel novembre del 2006, la Svizzera ha assunto, insieme ai Paesi Bassi, la presidenza di un gruppo di lavoro dell'OCSE che si occupa del problema dell'adattamento ai cambiamenti climatici e della loro presa in considerazione nel settore della collaborazione allo sviluppo. Detto gruppo di lavoro ha l'obiettivo di promuovere lo scambio di esperienze tra le agenzie di sviluppo dei Paesi OCSE e di elaborare raccomandazioni per il rafforzamento dei lavori in questo settore. </p><p>Sulla base della convinzione che per proteggere il clima e quindi per favorire lo sviluppo sostenibile si debba procedere unendo le proprie forze, pur tenendo sempre conto dei rispettivi compiti e dei vantaggi comparativi, i quattro uffici federali coinvolti (SECO, DSC, UFE, UFAM) hanno creato una piattaforma interdipartimentale per la promozione delle energie rinnovabili nel campo della cooperazione internazionale (REPIC - Renewable Energy Promotion in International Cooperation). Questa piattaforma fornisce un sostegno importante alla realizzazione, da parte della Svizzera, di una politica e di una strategia volte a promuovere con coerenza le energie rinnovabili nel quadro della collaborazione internazionale allo sviluppo. Inoltre, contribuisce all'attuazione degli accordi per la protezione del clima e alla promozione di un approvvigionamento energetico sostenibile nei Paesi in via di sviluppo, nei Paesi di transizione ma anche nella stessa Svizzera. La piattaforma costituisce pertanto un elemento importante ai fini dell'attuazione a livello internazionale della politica svizzera in materia di sostenibilità. </p><p>Sostanzialmente, la collaborazione allo sviluppo promossa dalla Svizzera è già conforme ai contenuti della mozione e la politica svizzera di sviluppo alla cooperazione continuerà a prestare molta attenzione alla questione dei cambiamenti climatici anche in futuro. Nell'ambito delle sue iniziative e dei suoi programmi, il Consiglio federale ritiene quindi superflua l'adozione di nuove misure supplementari.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.