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In Australia, tra due safety car e tre bandiere rosse, Max Verstappen riesce a tenere a bada la Mercedes di Hamilton e l’Aston Martin di Alonso
Nel calcio si dice che un buon arbitro si rende invisibile: interviene nel gioco, eppure non influenza l’andamento di una partita. Deve essere di tutt’altro avviso Niels Wittich, il Race Director della Formula 1, che con le sue decisioni ha stravolto il Gran Premio d’Australia in almeno un paio di occasioni. Al settimo giro Alex Albon ha perso il controllo della sua Williams e ha sbattuto contro le barriere, rimbalzando pericolosamente in pista. Visto l’impedimento, la Direzione Gara ha ordinato l’uscita della safety car per raffreddare la corsa. Al via le Mercedes erano sembrate brillanti, persino più di Max Verstappen e della sua Red Bull. George Russell aveva avuto semplicemente uno spunto migliore, mentre Lewis Hamilton aveva approfittato di un’incertezza in staccata di Verstappen. Se c’entrano i difetti che lamenta il pilota olandese dall’inizio del Mondiale – lentezza del cambio in scalata, mancanza del freno motore e scompostezza in frenata – non è dato sapere, sta di fatto che Verstappen ha dovuto cedere due posizioni in poche curve. Prima dell’incidente di Albon, Russell conduceva la gara davanti al suo capitano. Fino a quel momento Hamilton aveva goduto della scia del compagno e aveva tenuto a bada il campione del mondo in cerca di riscatto.
Richiamare un pilota per il cambio gomme durante un regime di safety car di solito è vantaggioso: fintanto che le auto in pista procedono lentamente, l’ingresso e l’uscita dai box comportano una penalizzazione in tempo minore. Russell è rientrato a montare gomme dure e ha lasciato scoperto Hamilton, Verstappen alla ripartenza farà del pilota inglese un sol boccone. Come se non bastasse l’errore strategico, la Direzione Gara ha messo il carico sulla Mercedes. Wittich ha deciso che la bandiera gialla non era più sufficiente, per dare modo ai commissari di pulire l’asfalto dalla ghiaia riportata in pista dalla Williams ha deciso di interrompere la gara. Con le bandiere rosse tutti i piloti hanno diritto a un cambio gomme gratuito. La gara di Russell, così come quella di Carlos Sainz che aveva tentato la stessa mossa, è stata così rovinata.
Alla ripartenza la corsa era viva, si è retta sulle rimonte a suon di sorpassi di Sergio Perez, partito dal fondo della griglia per un errore nelle qualifiche ufficiali, e di Sainz, che è risalito dalla undicesima posizione fino alla quarta. Poi la gara si è calmata da sé, ha raggiunto l’equilibrio come l’acqua in una boccia di vetro che è stata scossa tempo prima. Tutti i piloti erano sullo stesso tipo di gomma dallo stesso numero di giri, tutti cercavano di portare la monoposto al traguardo dosando le forze, senza rientrare ai box per una sostituzione ulteriore degli pneumatici.
La Formula 1 del 2023 sta dimostrando un fatto incontrovertibile: Red Bull a parte, le altre monoposto hanno prestazioni pressoché identiche e i distacchi in pista sono risibili. Ci si guarda a vista attraverso gli specchietti, come in un duello da Spaghetti Western, l’uno in attesa dell’errore dell’altro. Dal giro venticinque la classifica è rimasta praticamente la stessa fino al giro cinquantaquattro, quando Kevin Magnussen ha sbattuto con la sua Haas. L’arbitro stavolta ha deciso per un’altra bandiera rossa e per una nuova partenza da fermo, ed è stato il caos. In incidenti successivi Sainz ha fatto fuori Alonso, Ocon ha messo fuori gara il compagno di squadra Gasly, Sargeant ha eliminato De Vries. Stroll invece è andato lungo per conto suo. La corsa è stata interrotta per la terza volta e Wittich ha potuto compiere il suo capolavoro. Aveva due strade davanti: annullare gli effetti della ripartenza, tornando anche indietro di un giro; oppure far finta di niente e dichiarare la gara conclusa, senza disputare l’ultimo inutile giro. Il Race Director ha partorito un ibrido: ha ripristinato la griglia di partenza a prima degli incidenti, ma ha aggiunto comunque un giro sul computo. Così la gara è finita dietro safety car, con Verstappen, Hamilton e Alonso che si sono avviati a passo lento verso il podio tra le proteste degli altri team.
In zona punti si è ritrovato Guanyu Zhou, nono, e appena fuori si è piazzato Valtteri Bottas, undicesimo. L’Alfa Romeo Sauber per tutto il weekend si era mossa con il passo del gambero verso le posizioni di retrovia, i punti trovati da Zhou nell’autoscontro finale sono davvero piovuti dal cielo. Le novità portate in pista non hanno funzionato, il muso lungo e piatto, simile a quello della Ferrari dello scorso anno, ha risolto solo in parte i problemi di sottosterzo lamentati da entrambi i piloti. Zhou è stato anche più chiaro: la monoposto manca di carico aerodinamico. Sull’Alfa si è rivisto l’odiato porpoising, l’effetto di rimbalzo innescato quando l’altezza da terra della macchina è molto bassa. È evidente che i tecnici svizzeri stanno cercando una soluzione, che venga dall’adozione di assetti estremi o dalle novità aerodinamiche portate in pista. Finora non l’hanno trovata.
Tra questo Gran Premio e il prossimo, a Baku, ci sono tre settimane. Tutte le squadre porteranno delle novità tecniche e sarà curioso capire come i rapporti di forza si riposizioneranno. Il weekend australiano ha però restituito una speranza alla Formula 1: il duo Verstappen-Red Bull è fortissimo, ma non è invincibile.