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L'edizione di oggi della rivista Science pubblica una ricerca di un gruppo franco-svizzero che ha identificato la faglia che ha causato il terribile terremoto del 1356 a Basilea. Dalla ricerca emerge che non bisogna temere un terremoto imminente ma nemmeno trascurare le misure antisismiche, specialmente in una zona di industrie chimiche e nucleari.Questo contenuto è stato pubblicato il 14 settembre 2001 - 09:24
Non fu una bella serata per i basilesi, quella del 18 ottobre 1356. All'ora di cena, verso le 19, una forte scossa sismica interruppe ogni attività cittadina. Ma il peggio doveva ancora venire: verso le 22 si scatenò una seconda scossa, ancora più intensa. Risultato: fra 30 e 40 castelli distrutti nel raggio di 10 chilometri, decine di torri, di campanili e di edifici civili danneggiati entro 200 chilometri. Fu il peggior terremoto della storia dell'Europa Centrale, paragonabile come intensità a quello che due anni fa ha colpito la Turchia.
Oggi siamo abituati a pensare alla Svizzera come sismicamente stabile. In effetti nessuno ricorda terremoti di grande intensità. Di solito avvertiamo le deboli scosse che segnalano lo scatenarsi di un sisma altrove, molto lontano. Ma l'impressione è fallace. Lo testimonia il terremoto di Basilea. Che, secondo uno studio appena pubblicato dalla rivista Science, potrebbe ripetersi.
Mustapha Meghraoui e Michel Granet, dell'Università di Strasburgo, Bertrand Delouis, Mathieu Ferry e Domenico Giardini, del Politecnico di Zurigo, e Peter Huggenberger e Ina Spottke, dell'Università di Basilea, hanno recentemente scoperto la faglia (ossia la frattura della crosta terrestre), tuttora attiva, che ha provocato quella tragedia medievale. L'hanno localizzata grazie al piano di faglia (cioè una specie di piccola scarpata) che la contraddistingue, sebbene questo sia difficilmente reperibile a causa delle dense foreste.
Il piano di faglia si estende per 8 chilometri, dal Giura a sud di Basilea, proseguendo verso nord-est, attraversando la valle della Birs e raggiungendo le propaggini meridionali della città. Le tecniche impiegate dagli studiosi hanno permesso di scoprire che la faglia ha provocato almeno tre importanti terremoti: uno fra il 6480 a.C. e l'850 a.C., un secondo fra l'850 a.C. e l'890 d.C., e infine un terzo fra il 610 e il 1475 d.C. (che quindi corrisponderebbe a quello del 1356).
Secondo gli studiosi, sismi devastanti come quello del 1356 si verificano mediamente in numero fra cinque e otto ogni 10 mila anni. Insomma, non c'è da perderci il sonno ma neppure da stare troppo tranquilli. L'eventualità di un terremoto dal grande potere distruttivo, pur non essendo imminente, comporta la necessità di tenere conto delle sue conseguenze, specialmente in una regione ad alta densità di industrie nucleari e chimiche. E di prendere le dovute precauzioni antisismiche.
Marco Cagnotti
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