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Al giorno d’oggi è risaputo che la Confederazione svizzera è uno Stato neutrale. Ma cosa significa realmente questo termine?
La neutralità: diritti e doveri
La neutralità è la condizione propria degli Stati che rimangono estranei a un conflitto bellico fra altri Stati. Lo statuto di neutralità implica una serie di doveri e di diritti che uno Stato come la Svizzera deve rispettare. Uno Stato neutrale deve mostrarsi sempre autonomo negli scambi diplomatici e nei rapporti politici, e questa è una condizione non sempre facile da rispettare. Lo Stato neutrale ha il diritto di mantenere relazioni pacifiche con il mondo esterno dal punto di vista economico-commerciale, diplomatico e culturale.
Sarebbe quasi impossibile immaginare la Svizzera, che non produce un’elevata quantità di materie prime, in grado di sopravvivere per lungo tempo senza importare materie dai paesi circostanti impegnati in un conflitto. Difatti, durante la Prima guerra mondiale, la Svizzera importava le materie prime da differenti Stati: le forniture di carbone dalla Germania, mentre il grano americano arrivava via mare attraverso la Francia. Uno Stato neutrale ha il dovere di estraniarsi dalle ostilità e di non fornire il proprio sostegno alle nazioni belligeranti, attraverso armamenti e mettendo a disposizione soldati. Un attraversamento del territorio elvetico avrebbe comportato il rischio di estendere il conflitto all’interno del territorio, con l’inevitabile coinvolgimento della nostra nazione nella guerra. Possiamo dire che la neutralità dovrebbe garantire il rispetto dell’integrità territoriale. In teoria nessuno può attaccare uno Stato neutro, che però ha il diritto, qualora fosse aggredito, di difendersi militarmente: proprio in questo si concretizza il concetto di neutralità armata. Quest’ultima è il fondamento della politica estera svizzera.
Storia della Neutralità
Viene dunque spontaneo porsi una domanda: siamo sempre stati neutrali? La risposta è no. La neutralità, solitamente, viene fatta risalire al 1674, anno in cui la Dieta aveva dichiarato che il comportamento del “Corpo elvetico” sarebbe stato quello di uno Stato neutrale, che mai si sarebbe immischiato nella guerra generale. Gli antichi Confederati furono tutt’altro che neutrali, in particolar modo con i potenti Asburgo, che avevano immediatamente mostrato un vivo interesse per la strada del San Gottardo, fondamentale per i collegamenti transalpini già nell'epoca medievale. La storia dell’antica Confederazione, forgiata dal famoso patto del Rütli tra Uri, Svitto e Untervaldo, è caratterizzata da una lunghissima serie di scontri e battaglie. Le vittorie avevano accresciuto la fama dei soldati svizzeri; nacque così la figura del mercenario, un’attività assai lucrativa per i cantoni svizzeri. Nel corso dei primi anni del Cinquecento, gli svizzeri furono protagonisti, assieme alla Francia, delle vicende belliche che insanguinarono l’Italia, e in particolare il Ducato di Milano. Il 14 giugno del 1512 i confederati vinsero a Pavia e il 20 entrarono da trionfatori a Milano. Presero il possesso di Lugano, Mendrisio e dei Grigioni. Le ambizioni degli svizzeri erano però sproporzionate rispetto alle loro reali possibilità. Questi desideri di fama si spensero definitivamente tra il 14 e il 15 settembre 1515, quando la sconfitta sulla piana di Marignano portò alla perdita definitiva della Lombardia. Il XVI e il XVII secolo furono caratterizzati da un interminabile susseguirsi di scontri fra cantoni cattolici e protestanti.
L’adozione della neutralità fu favorita da due aspetti principali: l’estrema povertà economica-finanziaria, che privava la Svizzera dei mezzi necessari a una politica attiva, e la sua posizione strategica centrale, che stuzzicava l’appetito delle potenze europee. All’avvento della Rivoluzione francese, la Dieta federale sancì immediatamente la neutralità della Confederazione. Nel 1789 le armate francesi invasero il territorio elvetico e fondarono la Repubblica elvetica.
La neutralità nel corso dell'Ottocento
Nel 1803 Napoleone Bonaparte impose la sua Mediazione e fece occupare militarmente l’intero paese. Infine nel 1815 si aprì il Congresso di Vienna, durante il quale la delegazione svizzera presente all’assemblea mirava innanzitutto al riconoscimento ufficiale della propria neutralità. Il 20 novembre dello stesso anno Francia, Austria, Gran Bretagna, Prussia e Russia firmarono la dichiarazione, redatta dal diplomatico ginevrino Pictet de Rochemont, che riconosceva la neutralità perpetua della Svizzera.
La neutralità svizzera subì una prima forte scossa durante la guerra franco-prussiana del 1870. In quell’occasione il Consiglio federale, confrontato con un delicato conflitto nazionalistico che poteva avere gravi ripercussioni interne, propose una nuova motivazione dell’esistenza della Confederazione. Fino ad allora, la Svizzera aveva giustificato la sua esistenza attraverso la sua storia comune e la coesistenza dei suoi membri, attraverso la sua struttura federale e la concezione repubblicana dello Stato. Nel 1870, il Consiglio federale propose invece la neutralità come fonte di giustificazione. La Confederazione poteva sussistere al centro di un’Europa formata da Stati-nazione unicamente in quanto neutrale, quasi estranea al movimento politico continentale. Nella sua dichiarazione ufficiale di neutralità il governo svizzero scrisse infatti che «è proprio perché la razza, la religione e l’interesse sono così divisi al suo interno che qualunque intromissione offensiva della Svizzera in una tale guerra di razza le causerebbe le ferite interne più profonde».
La neutralità, assurta a principio fondamentale della politica svizzera, aveva imposto alla Confederazione, attorniata da Stati nazionali che avrebbero potuto in ogni momento pretendere lembi del suo territorio, un ripiegamento interno che nell’età dell’imperialismo, come ha ammesso lo storico Edgar Bonjour, assomigliava sempre più ad una dimissione dalla politica mondiale.