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La famiglia Kim in Russia all'insegna del lusso tra borse Dior e Gucci
Socialisti sì, ma con la passione delle griffe. Kim Jong-un ha speso in Russia quasi una settimana accompagnato da una nutrita delegazione che ha mostrato un debole per le borse di lusso, nonostante la repressione dello Stato eremita della «cultura borghese» e dei comportamenti «antisocialisti».
All'analisi di foto e filmati, mai così abbondanti come questa volta, è emerso che la sorella del leader Yo-jong, nonché sua stretta collaboratrice, ha sfoggiato una borsa nera Dior da 9.500 dollari, riconoscibile per i motivi trapuntati come la Lady Dior.
La ministra degli Esteri Choe Son-hui, all'impianto aeronautico Yuri Gagarin di Komsomolsk-on-Amur, ha portato con disinvoltura una rara borsa Gucci, hanno osservato i media di Seul. L'azienda non produce più il modello Zumi in pelle di struzzo, disponibile - solo per avere un confronto - su un sito islandese di beni di seconda mano al prezzo poco socialista di 10.000 dollari.
Non è la prima volta che la famiglia Kim appare in pubblico brandendo beni di lusso stranieri. Ad esempio, durante il lancio nordcoreano di marzo del missile balistico intercontinentale Hwasong-17, la figlia del leader Ju-ae, sfoggiò un cappottino nero da 1.900 dollari, probabilmente di Dior. Lo stesso Kim è stato visto indossare al polso un orologio svizzero IWC Schaffhausen del valore di 13.400 dollari durante la parata militare del 2020 per festeggiare il 75 anni della fondazione del Partito dei Lavoratori.
A dispetto delle sanzioni, come verificato dall'ANSA, negli hotel di Pyongyang abilitati a ospitare gli stranieri o anche in specifici grandi magazzini centrali, l'acquisto di beni di marchi griffati occidentali è concesso all'élite nordcoreana, non solo alla famiglia Kim. I negozi statali della capitale vendono beni di lusso ricevendo dollari americani dai clienti e dando won nordcoreani in resto, valuta ufficialmente non sottoposta a cambio con l'esterno.
Secondo la risoluzione 2270 del Consiglio di sicurezza dell'Onu, l'import di marchi di lusso in Corea del Nord è vietata. Diversi anni fa, nella tagliola delle sanzioni caddero anche scarpe italiane il cui valore unitario era inferiore ai 50 euro.