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Oggi ricorre il 250esimo anniversario dello sbarco, il 29 aprile 1770, del comandante James Cook a Botany Bay, nei cui pressi è sorta la città di Sydney.
Uno sbarco che segnò un momento chiave del viaggio di esplorazione di tre anni della nave Endeavour, che trasformò la comprensione tra gli europei del mondo e delle sue genti, le conoscenze di geografia, di botanica, di astronomia e di cartografia. Argomento di scontro nel lungo dibattito sul lascito della colonizzazione, un giorno celebrato da tanti come la nascita dell'Australia moderna ma condannato da altri come preludio dell'invasione e della spoliazione dei popoli che la abitano da almeno 60 mila anni.
Le celebrazioni, che prevedevano anche la circumnavigazione dell'Australia di una replica dell'Endeavour, sono state sospese a causa della pandemia di Covid-19. Il governo di Canberra aveva assegnato un finanziamento di 4 milioni di euro al Museo marittimo nazionale per il progetto, che era stato criticato sia da gruppi aborigeni perché avrebbe celebrato la spoliazione della loro terra, sia dalla comunità accademica perché storicamente inaccurato (perché Cook aveva mappato la costa orientale del continente, ma non l'aveva circumnavigato). A ridimensionare i suoi crediti di esploratore, viene sottolineato il ruolo dei navigatori indigeni del Pacifico, che guidarono Cook attraverso l'oceano da un'isola all'altra.
"L'anniversario è un'unificazione delle nostre storie", ha detto il primo ministro australiano Scott Morrison. "Un giorno dal quale abbiamo iniziato un percorso condiviso, che si è realizzato nel modo in cui viviamo oggi. Oggi onoriamo la resilienza, la saggezza, la custodia e la tutela degli aborigeni e degli isolani dello Stretto di Torres e riconosciamo la cultura indigena come elemento fondamentale dell'Australia moderna. Riconosciamo anche lo straordinario individuo James Cook, la cui passione per la scienza e la scoperta ha svolto un ruolo talmente critico nel percorso dell'Australia verso la nazione che siamo oggi", ha aggiunto.
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