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Sostengo chi sciopera perché “avrà le sue cose”. Perché “ha bisogno di (organo maschile deputato alla riproduzione)”. Perché “chissà chi si è messa nel letto per diventare manager”. Perché “è vestita da battona”, perché “se l’è cercata”, perché “davvero non sa far da mangiare?”
Sostengo chi sciopera perché se eleggono un uomo si parla della sua laurea e della sua carriera, se è una donna invece si parla di “ombretti, cipria e rossetto. Armi di seduzione che vedremo forse più spesso sui banchi del Parlamento” (l’ho letta davvero).
Sostengo chi sciopera perché alcune di quelle offese e di quei cliché sono passati anche dalla mia bocca, e mica solo alle medie. Perché trovo i vestiti stirati e la birra in fresco e non dico nemmeno grazie. Perché “compagno in piazza fascista in casa”, si diceva negli anni Settanta.
Ammetterlo pubblicamente non vuol dire correggersi, e di certo non basta a candeggiarsi la coscienza. Ma forse è un buon inizio.