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ZURIGO - Da decenni l'essere sani o malati è stabilito dalla salute fisica. Le conseguenze mentali della pandemia di coronavirus hanno però messo in evidenza che questa visione è troppo limitata. Lo scrive l'Accademia di medicina umana (amm) di Zurigo, in un comunicato odierno.
Nel corso della pandemia le sofferenze mentali diventano sempre più frequenti e peggiori. Ad esempio, le cliniche psichiatriche svizzere per bambini e adolescenti hanno registrato un'ondata di nuovi pazienti nell'autunno 2020. Un sondaggio dell'Università di Basilea ha rilevato che durante la seconda ondata di Covid-19 le persone che hanno riportato gravi sintomi depressivi sono state il doppio rispetto ad aprile. E la Scuola universitaria professionale di scienze applicate di Zurigo (ZHAW) ha dimostrato che la qualità della vita dei residenti in Svizzera è diminuita durante l'inverno.
Secondo la amm, le conseguenze psicologiche della crisi sono però state portate troppo poco all'attenzione del pubblico. Ci si è concentrati sul numero di persone infettate dal SARS-CoV-2, quelle vaccinate, i valori R e le misure di contrasto all'epidemia. E anche quando si discute della situazione e delle misure, si presta troppo poca attenzione alla sofferenza psicologica.
Invece - scrive la amm - sarebbe importante ampliare la visuale della situazione e avere un sistema sanitario che offra sufficiente aiuto a coloro che sono in difficoltà psichica a causa dell'epidemia di coronavirus.
Lo statuto dell'Accademia di Medicina Umana considera corpo, anima e spirito come un'unità inseparabile. L'organizzazione reclama una «nuova e completa concezione dell'uomo nella medicina e nella società». Di conseguenza, la cura e l'accompagnamento dei pazienti dovrebbero essere effettuati da team interprofessionali, in cui la psicologia, la teologia e il lavoro sociale sono componenti fissi.