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La vicenda del giovane delinquente zurighese conosciuto con il soprannome di "Carlos" diventa un caso per la Confederazione. L'inviato speciale dell'ONU sulla tortura, lo zurighese Nils Melzer, è infatti intervenuto presso il Dipartimento federale degli affari esteri a causa del regime di detenzione in cui si trova il ragazzo, che ora preferisce farsi chiamare con il suo vero nome, Brian. I servizi di Ignazio Cassis dovranno fornire una spiegazione per iscritto entro due mesi.
Secondo gli standard delle Nazioni unite, l'isolamento può essere ordinato soltanto in casi eccezionali e in nessun caso venir prolungato per di più di 15 giorni. "Ma qui siamo quasi a tre anni", ha dichiarato oggi (lunedì) Melzer a SRF. Nella sua lettera al DFAE chiede pertanto un allentamento. Esistono altri modi per prevenire atti di violenza, senza bisogno di un isolamento totale, secondo l'esperto elvetico.
La Commissione nazionale per la prevenzione della tortura visiterà il giovane delinquente e indagherà sulla sua situazione nel carcere Pöschwies di Regensdorf, che nel frattempo non verrà cambiata: non sarà permesso nessun contatto con gli altri detenuti.
Una domanda di rilascio - motivata proprio con le condizioni "pesanti e insopportabili" in cui viene tenuto - era stata respinta di recente da un giudice. Per la Corte, il giovane costituisce ancora un grave pericolo, ma i suoi difensori non si arrendono. Mercoledì, il Tribunale cantonale zurighese dovranno pronunciare inoltre l'ennesima sentenza nei confronti del giovane delinquente, al termine di un processo in appello per minacce e tentate lesioni gravi, in seguito a una rissa con alcune guardie carcerarie nel 2017. La pena detentiva pronunciata in prima istanza prevedeva una terapia stazionaria in prigione.
- Notiziario 11.00 del 14.06.2021 Caso Carlos