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La fisiologia in dettaglio
Che cosa significa fisiologico?
Non dovremmo confondere il termine "fisiologico" con il termine "naturale".
I fisiologi studiano le normali funzioni dell'organismo: ciò che è universale, comune a tutti gli esseri umani indipendentemente dalle etnie e dalle culture. La scienza moderna sta facendo grandi progressi in questo campo, compreso l’ambito dei meccanismi di riproduzione.
Il termine "fisiologico" non significa nemmeno "come dovrebbe essere esattamente".
Ciò che è "fisiologico" è un punto di riferimento dal quale è meglio non allontanarsi troppo. Quando lo facciamo oltre un certo limite, insorgono effetti collaterali di tipo patologico e, se comunque siamo costretti a farlo, dovremmo tenere sempre presente fino a che punto ci distanziamo dal punto di riferimento.
Oggi spesso si definisce “naturale” un parto avvenuto per via vaginale, ma se quel parto si è svolto con l’ausilio di un’anestesia epidurale, di infusioni di ossitocina sintetica, di un’episiotomia, di un forcipe o una ventosa, ecc. non ha più nulla di naturale e di certo non si è trattato di un parto fisiologico. Dopo che per millenni, in tutte le culture, si è regolarmente interferito con il processo del parto, è più che mai necessario un ritorno alla fisiologia.
Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità il parto fisiologico si avvia spontaneamente al termine della gravidanza e termina con la nascita e l'espulsione della placenta, senza complicazioni ostetriche o neonatali.
Fattori ormonali
Durante la gravidanza, il livello di progesterone è elevato e questo previene le contrazioni uterine. Verso la fine della gravidanza il livello di estrogeno aumenta rispetto al livello di progesterone. Allo stesso tempo il bambino produce sempre più ossitocina e potrebbe essere questo ad innescare una maggior produzione di estrogeno da parte della madre. Ne risulta un aumento dei ricettori di ossitocina sulla superfice uterina, così aumenta la capacità del muscolo di riconoscere l'ossitocina e di reagire di conseguenza. Anche la produzione di prostaglandine cresce durante le ultime settimane di gravidanza. Le prostaglandine, insieme alla relaxina, ammorbidiscono la cervice e i legamenti pelvici, permettendo al bacino di aprirsi in modo più efficiente durante il parto.
Come inizia il parto
Il meccanismo grazie al quale una donna inizia il processo del parto è ancora poco compreso.
Oggi si sa che l'avvio del parto è un complesso processo multifattoriale che comprende risposte ormonali da parte del cervello del bambino, del cervello della madre e che coinvolge anche la placenta. Il bambino ha un ruolo chiave perché quando i suoi polmoni sono pronti secerne una sostanza che dà avvio al parto.
Fattori meccanici
Nella seconda fase della gravidanza il bambino, scendendo nel bacino, inizia a fare pressione con la parte con cui si presenta (la testa se cefalico, la parte posteriore se podalico) sulla parte interna della cervice. Questa pressione, quando è applicata uniformemente, produce una reazione riflessa che innesca nel cervello della madre un maggior rilascio di ossitocina che stimola le contrazioni.
Le contrazioni hanno un movimento dall'alto verso il basso dell'utero e la loro pressione, come un abbraccio, accompagna il bambino nella progressiva discesa, aumentando la pressione sulla cervice, e di conseguenza l’ulteriore rilascio di ossitocina. Si tratta di un meccanismo positivo di risposta.
Come si svolge il parto
Per partorire una donna ha bisogno di secernere una particolare combinazione di ormoni. I principali sono la prolattina, l’adrenalina (a intermittenza), le endorfine (che attenuano il dolore!), e soprattutto l’ossitocina.
È fondamentale ricordare che quando una donna è in travaglio la parte più attiva del suo corpo è il suo “cervello primitivo”, ossia le strutture cerebrali arcaiche (ipotalamo, la ghiandola pituitaria...) che abbiamo in comune con tutti gli altri mammiferi. Affinché questa parte del cervello possa lavorare correttamente, l'altra parte del cervello, la neocorteccia (la parte più “razionale”, specifica della specie umana) deve essere assolutamente “disattivata”. Questo permette il necessario cambiamento nel livello di coscienza della donna, il noto fenomeno grazie al quale la madre si comporta come se fosse “su un altro pianeta”, estraniandosi dall’ambiente che la circonda per intraprendere una sorta di viaggio interiore (dove potrebbe anche emettere suoni e parole per lei inconsuete).
È quindi importante ricordare che occorre evitare ogni stimolazione neocorticale, ogni sollecitazione dell'intelletto, perché interferisce con l'avanzamento del travaglio. Questo è l'aspetto fondamentale della fisiologia del travaglio e se è compreso profondamente non si cadrà nell'errore di cercare di “far tornare in sé” la donna, di stimolarla o di intrattenerla.
Riepilogando
Per permettere ad una nascita di avvenire in modo fisiologico vanno dunque rispettate 5 semplici regole fondamentali:
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SILENZIO
Il linguaggio razionale è il fattore che più stimola la neocorteccia degli esseri umani.
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LUCI SOFFUSE – BUIO
La stimolazione visiva sollecita la neocorteccia.
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INTIMITÀ
La donna non deve sentirsi osservata. La reazione fisiologica alla presenza di un osservatore è stata oggetto di studi scientifici. Osservando gli altri mammiferi, si è scoperto che per favorire l’intimità e isolarsi dai propri simili, quelli attivi nelle ore notturne tendono a partorire durante il giorno e al contrario, i mammiferi attivi durante il giorno, tendono a partorire di notte. La presenza di videocamere e di persone che “guardano” o “controllano” è dunque controproducente.
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PROTEZIONE, SENSO DI SICUREZZA
Per permettere la variazione del livello di coscienza che caratterizza il processo del parto sentirsi al sicuro è un requisito fondamentale. Ogni situazione di ansia o paura provoca il rilascio di adrenalina che stimola la neocorteccia inibendo il processo del parto. Per sentirsi al sicuro le donne scelgono ad esempio di avere accanto una figura materna (la levatrice e/o la doula) per sentirsi al sicuro senza sentirsi osservate e giudicate.
Un basso livello di adrenalina è un presupposto fondamentale per l'inizio del travaglio e perché la prima fase si svolga senza complicazioni; mentre nei minuti che precedono la nascita è necessaria una scarica di adrenalina che permette il riflesso di eiezione del feto (stesso meccanismo che permette di raggiungere l'orgasmo durante un rapporto sessuale).
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CALORE
Soprattutto nella fase del secondamento (nascita della placenta) è necessario che madre e bambino siano pelle-a-pelle e al caldo affinché la donna possa liberare il picco di ossitocina più importante di tutta la sua vita. Questo permette alla placenta di nascere spontaneamente e senza interventi e permette l'innamoramento tra madre e bambino.
Il processo di un parto fisiologico non si esaurisce con la semplice espulsione del neonato, ma continua per almeno l’ora successiva alla nascita. Occorre dunque continuare a rispettare tutte quelle condizioni che favoriscono lo stato di trance, di sonno, della madre. Solo così possono avvenire i processi fisiologici indispensabili per preservare il delicato e complicatissimo meccanismo dell’interazione madre-bambino sotto molteplici punti di vista (vedi tra l'altro alcuni studi sugli effetti altamente benefici del taglio ritardato del cordone ombelicale o del parto integrale Lotus Birth http://www.lotusbirth.it/).
Il parto è un processo involontario che non si può controllare. L'unica cosa da fare è non disturbarlo, esattamente come avviene quando si sta per abbandonarsi al sonno o a un rapporto sessuale!
ORMONI, IMPRINTING E BONDING (approfondimento)
Ossitocina, l'ormone dell'amore
L'ormone chiave coinvolto nella fisiologia della nascita è senza dubbio l'ossitocina. I suoi effetti meccanici sono noti da molto tempo (effetti sulle contrazioni uterine per la nascita del bambino e l'espulsione della placenta, effetti nelle contrazioni delle cellule mio-epiteliali del seno per il riflesso di emissione del latte). Solo l’ossitocina naturale liberata dall’ipofisi, entra però anche nel sistema nervoso, dove agisce sul comportamento e sullo stato emotivo. Per questo è soprannominata “ormone dell’amore”. Induce la calma, riduce lo stress, aumenta la fiducia e l’empatia verso il prossimo. Immediatamente dopo la nascita svolge un ruolo fondamentale nel meccanismo dell’imprinting (osservato da Konrad Lorenz in varie specie animali) che è comune a tutti i mammiferi, umani compresi.
I risultati di numerosi studi possono essere riassunti in una o due frasi: l'ossitocina è l'ormone tipico dell’altruismo e dell’empatia, ed è implicata in tutte le sfaccettature dell’amore e della vita sessuale.
Questa informazione appare molto importante se si tiene conto del fatto che subito dopo la nascita del bambino e prima dell’espulsione della placenta, le donne hanno la capacità di raggiungere il livello più elevato possibile di produzione di ossitocina. Affinché questo avvenga la madre ha bisogno che il neonato si attacchi subito al seno perché così stimola la sua produzione di latte e soprattutto scatena un’ulteriore massiccia scarica di ormoni fra cui l’ossitocina necessaria per l’espulsione della placenta e la rapida contrazione dell’utero (che previene le emorragie). Come in altre circostanze (per esempio, rapporti sessuali o allattamento) il rilascio di ossitocina dipende soprattutto dai fattori ambientali. È ad esempio facilitato se l’ambiente è ben caldo (così che il livello degli ormoni della famiglia dell'adrenalina, antagonisti dell’ossitocina, rimanga il più basso possibile) e se la madre non ha nient’altro da fare che guardare negli occhi il bambino e sentire il contatto con la sua pelle, senza alcuna distrazione.
È un fenomeno unico e irripetibile perché l’ossitocina naturale, abbinata alle endorfine (oppiacei che creano piacere), stimola un innamoramento reciproco e duraturo, o attaccamento istintivo. Nel bambino prolunga il senso di protezione, fiducia e appartenenza vissuto in utero, evitandogli una separazione traumatica che potrebbe condizionarlo inconsciamente nella sua vita.
L’ossitocina non è mai rilasciata in maniera isolata, bensì agisce in combinazione con altri ormoni. Nel caso particolare delle ore che seguono la nascita, in condizioni fisiologiche, il livello più alto di ossitocina è associato a un elevato livello di prolattina, che è anche noto come “l'ormone della maternità": la migliore combinazione per indurre l'amore nei confronti dei bambini. Ossitocina e prolattina si completano a vicenda. Inoltre, gli estrogeni il cui livello aumenta alla fine della gravidanza, attivano i recettori dell’ossitocina e della prolattina.
Oggi non vi è dubbio che madre e bambino siano impregnati di oppiacei (endorfine), per un certo tempo dopo la nascita. La proprietà degli oppiacei di indurre stati di dipendenza è ben nota, per cui è facile immaginare come inizi la “dipendenza” reciproca tra madre e bambino.
Anche gli ormoni della famiglia dell’adrenalina svolgono un ruolo in un momento preciso dell’interazione tra la madre e il bambino. Nel corso delle ultime contrazioni, prima della nascita, questi ormoni sono al loro massimo livello nella madre. È per questo che, in condizioni fisiologiche, quando inizia il riflesso di espulsione del feto, le donne tendono a stare in posizione verticale, piene di energia, con un improvviso bisogno di afferrare qualcosa o qualcuno.
Uno degli effetti di questa liberazione di adrenalina è che la madre, appena partorito, è in uno stato di allerta. Basta pensare ai mammiferi in natura per comprendere quanto sia benefico per le madri avere abbastanza energia - e aggressività - da proteggere il loro bambino appena nato, se necessario. Anche questa sana aggressività è quindi parte integrante dell’amore materno.
È anche noto che il bambino possiede i propri meccanismi di sopravvivenza durante le forti contrazioni finali di espulsione e libera a sua volta alcuni ormoni della famiglia dell’adrenalina. Un “torrente” di noradrenalina consente al feto di adattarsi alla privazione fisiologica d’ossigeno, specifica di questa fase. L'effetto visibile del rilascio di questi ormoni è che il bambino quando nasce è in stato di allerta, ha gli occhi ben aperti e le pupille dilatate. Le madri sono incantate e deliziate dallo sguardo dei loro neonati. È come un segnale dato dal bambino. Se ne deduce che tra gli umani il contatto visivo è un fattore importante per l'inizio del rapporto madre-bambino.
Dal punto di vista ormonale, a partire dalla nascita, in tutti i diversi episodi della nostra vita sessuale, sono rilasciati gli stessi ormoni e si riproducono scenari simili. Per esempio, durante il rapporto sessuale, entrambi i partner liberano endorfine e ossitocina.
Imprinting e bonding: il primo legame tra genitori e figlio/a
Nell’ultima fase del parto, mediante il primo incontro con il loro neonato, la madre e il padre hanno un grande bisogno di intimità per vivere senza inibizioni la sacralità dell’evento e le forti emozioni che affiorano in questi intensi e irripetibili momenti.
La madre, il neonato e il padre si trovano in una condizione emotiva e chimica eccezionale, pronti all'incontro e al riconoscimento, che crea in loro per sempre il legame d'amore. Possono sgorgare lacrime che a volte hanno persino il potere di dissolvere nel loro cervello le tracce di traumi legati alla loro stessa nascita. Inoltre, la fiducia nelle proprie capacità acquisita dalla madre con il parto fisiologico, può contribuire alla prevenzione della depressione post-parto.
Questa magia di sguardi e di sensazioni, che dovrebbe essere assolutamente garantito a tutti i neonati e a tutti i neo-genitori: è l’imprinting, la nascita del legame istintivo. È la memoria arcaica, quella legata all'istinto della procreazione e della sopravvivenza della specie che si risveglia. Ci si accorge di fare e di provare con naturalezza gesti e sentimenti che si credevano estranei, ricevendone un grande piacere e un senso di appartenenza.
Anche il piccolo, del resto, è arrivato col suo bagaglio di memorie arcaiche e si aspetta di essere accolto proprio così, di ritrovare nel calore delle braccia e nel nutrimento del seno, un senso rassicurante di continuità con ciò che provava dentro il grembo materno. Non si aspetta certo di essere messo da parte, solo, in una culla fredda e immobile, troppo grande, o di essere lavato, visitato, misurato, valutato e manipolato, da persone e mani estranee di cui non riconosce la voce e l'odore. Soprattutto non vuole essere separato dalla madre. È ciò che però si è fatto per decenni nei paesi industrializzati e purtroppo spesso accade ancora, nonostante le raccomandazioni di UNICEF e OMS.
L’ossitocina contribuisce dunque fortemente al lungo e complesso processo dell’attaccamento (bonding) iniziato già durante la gravidanza e che continua nei mesi successivi. Questo processo è il seme della relazione familiare, ma anche il seme della relazione col mondo, ciò che crea nell'individuo la capacità di amare, di rispettare e di proteggere.
Michel Odent, chirurgo ostetrico di fama mondiale, fa notare che da millenni, in tutte le società basate sull'aggressività e la dominazione, c'è sempre stata la tendenza a interrompere il magico incontro fra mamma e bambino. La madre, anziché poter godere di quell'ondata incredibile di felicità (grazie al picco di ormoni dell’amore e del piacere prodotti in quei momenti), che sarebbe anche la ricompensa per l'attesa, la paura, il dolore del parto, resta con un senso di vuoto.
In questi casi resta un senso di stupore che non è meraviglia, è un senso di disagio sottile e di estraneità che non è sempre facile superare e che renderà un po’ più laborioso diventare genitori e essere figlio/a. Disagio che nasce anche dal fatto che questa mancanza il più delle volte non è neanche vissuta consapevolmente, perché certe credenze, usanze e/o protocolli sanitari l'hanno mascherata dietro parole come sicurezza, igiene, prevenzione, controllo, mentre invece ha un solo nome: separazione. Cominciare una nuova vita insieme da separati è un controsenso che può portare in alcuni casi anche a conseguenze negative nel futuro: malessere, depressione, insofferenza, difficoltà di relazione...
Il bonding è favorito da un ambiente rispettoso, da un contesto sociale che ne riconosce il valore, ma anche da quei nove mesi vissuti assieme prima della nascita. Nove mesi in cui il contatto fra nascituro, madre e padre ha avuto tanti momenti per essere vissuto e espresso con carezze alla pancia, con il suono delle voci dei membri della famiglia che hanno cominciato a immaginarlo. È così che si crea il bonding prenatale che predispone già a un incontro felice.
Di questo bonding prenatale e di ciò che avviene al momento della nascita, siamo tutti custodi e responsabili e abbiamo il dovere di proteggerlo. Certo, sarà più facile per tutti se ognuno ha avuto il suo bonding con i propri genitori, quand'era il momento.
Ciò può avvenire solo se, come dice Michel Odent, ritorniamo alla fisiologia della nascita, nel senso più profondo del termine fisiologia.