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La sorveglianza sui legami di interesse nelle imprese vicine alla Confederazione, presa in analisi dopo un mandato assunto dalla presidente del consiglio d'amministrazione (cda) delle FFS Monika Ribar, deve essere rafforzata.
Il Consiglio federale condivide questa posizione espressa lo scorso agosto dalla Commissione della gestione degli Stati.
L'analisi è partita dal mandato della Ribar presso Capoinvest, società coinvolta nella vicenda dei "Paradise Papers". Le indagini hanno fatto emergere che la dichiarazione di questo mandato è stata in un primo momento omessa. Per tale ragione il Consiglio federale non ne è stato informato al momento di convalidare la sua candidatura alla presidenza del cda, nel gennaio 2016. Ribar ha poi successivamente annunciato il mandato in questione e vi ha rinunciato.
Nel suo rapporto, viene ricordato in un comunicato governativo odierno, la commissione chiede di trarre degli insegnamenti generali dal caso preso in esame, nonché di rafforzare la vigilanza in questo ambito. Il Consiglio federale condivide ampiamente le constatazioni, ma non la valutazione secondo la quale si sia trattato di una grave violazione dell'obbligo di vigilanza del consiglio d'amministrazione.
Nel frattempo diverse procedure interne delle FFS sono state migliorate e l'esecutivo accoglie con favore le misure intraprese, che dovrebbero permettere di evitare il ripetersi di situazioni simili in futuro.
Il Consiglio federale ci tiene a distinguere diversi livelli di responsabilità: quella dei singoli membri, quelle del cda quale organo e quella della Confederazione in quanto proprietaria. Ad ogni modo, a seguito degli avvenimenti degli ultimi mesi (come il caso di AutoPostale), il governo ha già deciso di commissionare una verifica esterna approfondita sulla gestione delle imprese parastatali.