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La regista bulgara, Ralitza Petrova, in Godless, dipinge un mondo senza speranza.
In una cittadina nel nord della Bulgaria, Gana si occupa di anziani, affetti da demenza senile e nel contempo gestisce un traffico di carte di identità. La madre, con la quale ha un dialogo ridotto all'osso, è dipendente dai farmaci e anche la protagonista, assieme al suo fidanzato, in "affari" pure lui, non disdegna la morfina per evadere da una vita grigia e meschina.
L'incontro con Yoan, un nuovo paziente, che dirige un coro scalcagnato, risveglia la coscienza di Gana.
Il film, ambientato nella provincia di Vratza, nel nord-ovest della Bulgaria, immerge lo spettatore in un mondo di povertà e grettezza, dove le persone come Gana, la protagonista, sanno che i loro reati non avranno alcuna conseguenza.
Girato con attori professionisti e non, il film getta uno sguardo su un mondo che, a trent'anni dal collasso del sistema comunista, fatica a trovare la propria strada. In questo universo si confrontano due generazioni: gli anziani, delusi, e i più giovani che invece hanno introiettato una visione distorta della società, in qualche modo i "Godless" del titolo.
Non ci sono vincitori né vinti, la lealtà è una qualità propria solo della razza canina; l'uomo mira a sopravvivere chiuso nel proprio egoismo e soddisfando i propri istinti più bassi: il ritratto che ne scaturisce è di una desolazione sconfinata.