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AMBRÌ - Autentico guerriero dallo slap micidiale, Jean-Guy Trudel - con la sua leadership e le sue doti da trascinatore - è entrato di diritto nella ristretta cerchia degli "indimenticabili" per tutto il popolo biancoblù. Approdato in Leventina nell'estate 2003 dopo il titolo conquistato con gli Houston Aeros (AHL), l'attaccante canadese ha infiammato la Valascia per quattro stagioni.
Affiancato dall'inseparabile Hnat Domenichelli durante tutto il suo "cammino" a tinte biancoblù - come pure nel trionfo oltreoceano -, Jean-Guy Trudel ha messo insieme numeri impressionanti (116 gol e 147 assist in 198 partite).
Di quell'Ambrì, che ha vissuto stagioni convincenti entrando nel cuore dei tifosi, faceva parte anche Reto Kobach, difensore che in Leventina ha lasciato ottimi ricordi. «Quel gruppo, capace di farsi apprezzare per lo spirito e la voglia di lottare, poteva contare su un mix bellissimo di giovani svizzeri, giocatori d'esperienza e grandi stranieri - esordisce Kobach, che nel 2006 passò poi al Berna - Nel 2003, quando l'Ambrì ingaggiò Trudel e Domenichelli, ero in squadra già da una stagione: ricordo molto bene il loro arrivo».
In particolare il loro impatto con la nuova realtà...
«All'inizio non fu semplicissimo, ma poi si innamorarono del Ticino. In arrivo da Houston, metropoli da oltre 2 milioni di abitanti, vennero catapultati ad Ambrì ritrovandosi di fatto su un altro pianeta. Prima di firmare si erano già fatti un'idea del Ticino, ma trovarsi di fronte alla realtà è sempre un'altra cosa. Nelle prime settimane erano veramente sorpresi. Poi, anche grazie a un gruppo compatto e ben assortito, si ambientarono rapidamente. Con l'inizio del campionato arrivarono valanghe di gol, assist e risultati: i tifosi erano impazziti. Li adoravano e questo li ha davvero aiutati. Si sentivano accolti e apprezzati».
Ricordi un aneddoto?
«Mi viene subito in mente un episodio che risale all'estate 2003. Trudel e Domenichelli erano arrivati da due settimane e con la squadra andammo a un campo di allenamento a Sursee. Dormivamo in un centro frequentato dagli apprendisti muratori. Camere minuscole, con due letti davvero piccoli... Per loro fu uno shock. Volevano tornare in America. A quel punto l'intervento di Peter Jaks fu provvidenziale: riuscì a trovare per loro un'altra sistemazione. E per fortuna andò così... Pensate se per colpa di un letto fossero davvero tornati negli States... non avremmo potuto vederli giocare in Svizzera (ride, ndr)».
Energia, grinta e un tiro eccezionale: Trudel in breve tempo conquistò tutti.
«Il "one-timer" in powerplay era il suo marchio di fabbrica. Quando Hnat - giocatore intelligente e imprevedibile - lo vedeva libero, nel 90% dei casi potevi già alzare le mani per esultare... Il suo sorriso? Tutti ce lo ricordiamo... quando andavamo a cena ci capitava di parlare con dei tifosi meravigliati nel vederlo con tutti i denti, ma in realtà erano finti... li toglieva prima delle partite (ride, ndr)».
Trudel e Domenichelli, insieme, formavano una coppia da favola.
«Jean-Guy era aperto e sempre sorridente. Hnat più tranquillo. Il loro carattere si rifletteva anche sul ghiaccio. Erano due giocatori diversi sia in pista che fuori, ma insieme si completavano e formavano una coppia eccellente. Jean-Guy era un gladiatore. Buone mani, un ottimo tiro ma anche una grande fisicità. Domenichelli più elegante ma molto incisivo. Poi alla coppia si aggiunse anche Jeff Toms... insieme formavano un terzetto a tratti devastante. Toms aveva braccia lunghe e un bastone lunghissimo... diventava quasi impossibile togliergli il disco quando lo proteggeva».
Compagno ad Ambrì, avversario quando militavi nel Berna.
«Per i difensori Trudel era un brutto cliente. Un duro, sempre molto pericoloso. Non era il mio avversario preferito... Lo metto sicuramente tra i top di quelli che ho dovuto affrontare», conclude Reto Kobach, difensore 39enne attualmente in forza al Winterthur in Swiss League.
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AMBRÌ - Autentico guerriero dallo slap micidiale, Jean-Guy Trudel - con la sua leadership e le sue doti da trascinatore - è entrato di diritto nella ristretta cerchia degli "indimenticabili" per tutto il popolo biancoblù. Approdato in Leventina nell'estate 2003 dopo il titolo conquistato con gli Houston Aeros (AHL), l'attaccante canadese ha infiammato la Valascia per quattro stagioni.