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Coro unanime di consensi, da parte di partiti e sindacati, alla decisione del Consiglio federale di sottoporre a votazione il varo della futura «banca postale» e la cessione, da parte dello Stato, della maggioranza azionaria detenuta in Swisscom.Questo contenuto è stato pubblicato il 06 settembre 2000 - 19:45
Il voto popolare è la soluzione più intelligente, ha commentato il segretario generale del Partito Radicale Democratico (PRD) Johannes Matyassy. I due temi dovranno essere sottoposti al giudizio degli elettori separatamente e quello prioritario, secondo i radicali, è senz'altro il disimpegno in Swisscom.
Si compiacciono anche i socialisti, che sul tema avevano già preannunciato il referendum: è «politicamente giusto consultare il popolo su un tema tanto importante», ha indicato la portavoce Ursula Dubois. Il PSS, favorevole all'ipotesi di alleanze internazionali, non vuole comunque che un settore di punta quale quello delle telecomunicazioni venga «svenduto all'estero».
Pure i deemocristiani del Partito Popolare Democratico, attraverso il segretario Hilmar Gernet, ha detto di approvare la consultazione popolare e al coro di «sì» si è unita l'UDC, che - secondo quanto spiegato dalla portavoce Irene Schellenberg - è favorevole alla privatizzazione totale di Swisscom, mentre giudica «superflua» l'opzione della «banca postale».
Favorevole alla consultazione popolare, ma contrario agli obiettivi del Consiglio federale, si è detto il Sindacato della comunicazione. Il portavoce Samuel König ha preannunciato che il sindacato farà campagna per evitare la privatizzazione di Swisscom. Sulla stessa linea il sindacato cristiano Transfair, secondo cui - anche in caso di cessione della maggioranza del capitale - la Confederazione dovrà avere un «diritto di controllo e di intervento a tempo indeterminato» su Swisscom.
swissinfo e agenzie