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Più della metà delle fusioni e delle acquisizioni, realizzate in Svizzera negli ultimi anni, hanno avuto come effetto la diminuzione del valore borsistico della nuova impresa; all'estero il tasso di successo è ancora minore. Lo sostiene uno studio pubblicato martedì dalla società di consulenza KPMG.
Gli analisti hanno analizzato le 47 operazioni di questo tipo avvenute nella Confederazione negli anni 1997-99, che hanno interessato società quotate in borsa. I risultati vengono definiti «poco incoraggianti».
Nel 54 per cento dei casi, nei 12 mesi successivi alla fusione l'azione dell'impresa interessata ha registrato un corso inferiore rispetto all'evoluzione dell'indice dei valori allargati della borsa di Zurigo, lo Swiss Performance Index (SPI). Nel 13 per cento non sono state notate variazioni significative. Solo nel 33 per cento dei casi l'operazione si è rivelata benefica per l'andamento dell'azione.
In Svizzera la situazione è peraltro nettamente migliore che a livello internazionale: su scala mondiale fusioni e acquisizioni hanno effetto negativo nel 53 per cento dei casi, non percettibile nel 30 per cento e positivo solo nel 17 per cento.
Secondo Stefan Zwicker, responsabile del servizio consulenza finanziaria presso la KPMG, il relativamente alto tasso di riuscita elvetico è difficile da spiegare. Tre i possibili motivi: pianificazione migliore, vicinanza geografica e maggiore conoscenza reciproca tra le società coinvolte nelle operazioni.
In generale, il negativo effetto delle fusioni sul corso delle azioni, almeno a corto termine, si spiega con aspettative troppo ottimistiche riguardo alle sinergie, prezzi di acquisizione eccessivamente elevati, lacune nell'integrazione tra le società.
Secondo gli autori dello studio i rischi di una reazione negativa della borsa potrebbero essere ridotti attraverso una politica d'informazione rigorosa. Sin dall'annuncio dell'intenzione di fondersi, le società coinvolte dovrebbero ad esempio rendere noto un calendario delle tappe previste. Gli investitori esigono informazioni esatte, soprattutto nel corso dei primi 100 giorni dopo la notizia dell'operazione.
Una volta realizzata la fusione è importante che la nuova impresa cominci il più presto possibile a dare risultati concreti, anche parziali, come per esempio una riduzione dei costi. Il pubblico può essere così convinto della fondatezza dell'operazione e delle sue probabilità di successo.
Una garanzia di successo, però, non esiste, ha affermato Stefan Zwicker. Ogni operazione rappresenta un caso particolare legato a numerose incognite, ciò che non permette di dettare regole generali: solo un'analisi globale di tutti i fattori può aumentare le probabilità di riuscita.
La posta in gioco è comunque enorme. Nel 1999 si sono registrate, a livello mondiale, fusioni e acquisizioni per 4500 miliardi di dollari, una cifra sicuramente ancora superata l'anno scorso.
swissinfo e agenzie
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