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Il capo negoziatore di Teheran per la questione del nucleare iraniano ha rifiutato una proposta avanzata dalla Svizzera per uscire dalla crisi fra Iran e l'Occidente.
Ali Larijani ha incontrato lunedì a Berna la presidente della Confederazione Micheline Calmy-Rey.
La notizia dell'incontro fra la ministra degli esteri elvetica e il diplomatico iraniano è stata confermata dal portavoce del Dipartimento federale degli esteri (DFAE) Jean-Philippe Jeannerat.
Larijani ha fatto tappa a Berna nell'ambito del suo recente viaggio europeo e durante il colloquio con la presidente della Confederazione "sono stati affrontati diversi problemi bilaterali". "In questo contesto, ha detto il portavoce del DFAE, sono state esaminate possibili vie per giungere a una soluzione diplomatica" del dossier nucleare.
Il capo negoziatore iraniano, secondo quanto riporta l'agenzia Reuters, si sarebbe intrattenuto in particolare su un "piano svizzero", che prevede la simultanea sospensione dell'arricchimento dell'uranio da parte di Teheran e delle sanzioni internazionali imposte alla repubblica islamica dal Consiglio di sicurezza (CS) dell'ONU. Una doppia sospensione che potrebbe permettere l'apertura di negoziati fra Teheran e il "P5 + 1" (i cinque membri permanenti del CS e la Germania).
Finora il DFAE si è rifiutato di confermare l'esistenza di tale documento, ma Larijani, citato dall'agenzia iraniana Irna, ha affermato che "la proposta svizzera non può costituire la base di un accordo". Tuttavia, ha aggiunto, "il piano può essere emendato". Il diplomatico iraniano non ha però precisato in che modo la proposta elvetica dovrebbe essere modificata. Ma numerosi responsabili iraniani, fra cui lo stesso Larijani, hanno più volte affermato che la rinuncia ai programmi nucleari da parte dell'Iran è esclusa.
Ostinazione
Bruno Pellaud, ex-dirigente dell'Agenzia internazionale dell'energia atomica (AIEA) e presidente dell'Associazione svizzera per l'energia atomica dice a swissinfo che la crisi internazionale riguardo il programma nucleare iraniano si trova attualmente in una situazione di blocco: "Sono stati espressi numerosi punti di vista per permettere di giungere a una soluzione alla crisi. Nessuno di loro è però stato concretizzato. Non so in che misura la Svizzera sia implicata, ma occorre sottolineare la sua lunga tradizione nell'ambito dei buoni uffici a livello internazionale. Inoltre, la Confederazione rappresenta l'America in Iran".
L'esperto ritiene che la Svizzera abbia avanzato una proposta realistica, che tra l'altro è già stata fatta da altri in passato. Il problema è però l'ostinazione delle parti: "Da un lato l'Iran non vuole sospendere i suoi programmi nucleari, non vuole ascoltare quanto richiestogli dalla comunità internazionale. Dall'altro gli Stati Uniti insistono affinché l'Iran sia messo in un angolo dove tutto è proibito". Se non allenteranno un po' la presa, sarà difficile che chi – come Unione europea o Svizzera – vuole fornire un aiuto alla risoluzione della crisi, riesca a fare qualcosa.
Altri incontri
Non è la prima volta che Micheline Calmy-Rey incontra Larijani; colloqui si erano già svolti, sempre a Berna, nello scorso febbraio e nel luglio del 2006.
Il negoziatore iraniano è tornato martedì in patria dopo un viaggio in Europa durante il quale ha inoltre incontrato il ministro degli esteri tedesco, Franck-Walter Steinmeier, a Berlino. Il dossier nucleare iraniano dovrebbe figurare nell'agenda del G8 che inizia mercoledì in Germania.
swissinfo e agenzie
Fatti e cifre
La comunità internazionale sospetta che con la scusa di un programma nucleare civile l'Iran voglia dotarsi della bomba atomica.
In due risoluzioni, il Consiglio di sicurezza dell'ONU ha ordinato all'Iran la sospensione del suo programma d'arricchimento dell'uranio. Invano.
In breve
Gli Stati Uniti e l'Iran sono in un rapporto di conflitto latente sin dal 1979, data del rovesciamento dello scià e dell'instaurazione della Repubblica islamica iraniana.
Nel novembre 1979, "studenti islamici" avevano fatto irruzione nell'ambasciata USA a Teheran ed avevano tenuto il personale in ostaggio per 444 giorni.
In seguito ad una mediazione algerina, i due paesi mettevano fine alla crisi. Gli ostaggi vennero liberati il 20 gennaio 1981 in cambio del disgelo degli averi iraniani negli USA e del non ricorso a procedure giudiziarie contro l'Iran.
Da allora, gli USA non dispongono più di un'ambasciata in Iran. I loro interessi sono rappresentati dalla Svizzera.