Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01294.jsonl.gz/903

Ricchi che per non pagare le tasse depositano i loro capitali in Svizzera: i paesi poveri perdono così cinque volte di più di quanto la Confederazione elargisce loro in aiuti allo sviluppo.Questo contenuto è stato pubblicato il 13 gennaio 2004 - 20:39
Due organizzazioni non governative lanciano una campagna nazionale per cambiare la situazione.
Una cartolina, sette bocche cianotiche e chiuse, poi una si apre solare: «Rompete il silenzio». È l’appello lanciato dall’organizzazione terzomondista «Dichiarazione di Berna» e dalla Comunità di lavoro delle organizzazioni assistenziali (Swissaid, Sacrificio quaresimale, Pane per i fratelli, Helvetas, Caritas ed Esper).
Le cartoline sono indirizzate al Consiglio federale ed invitano il governo svizzero a ripensare la legge che, caso unico al mondo, distinguendo tra evasione e frode fiscale permette agli evasori stranieri di depositare i loro capitali nelle banche elvetiche senza timore di essere perseguiti.
La Svizzera, infatti, concede aiuto giudiziario agli altri paesi solo in caso di frode, vale a dire quando è in gioco anche la falsificazione di documenti. Gli stati che vogliono perseguire i semplici evasori, quelli che “nascondono” i soldi in Svizzera per non pagare le tasse, devono cavarsela da soli.
Cifre tutt’altro che trascurabili
A causa dell'evasione fiscale riconducibile a fondi depositati in Svizzera, i paesi poveri si vedono privati ogni anno di somme di denaro pari a cinque volte la somma investita dalla Confederazione a titolo di aiuto allo sviluppo.
La vera specialità della piazza finanziaria elvetica, affermano i promotori della campagna, è di facilitare l'evasione fiscale: le banche che hanno sede nella Confederazione amministrano 2000 miliardi di franchi di fondi provenienti dall'estero. Il 70-90 per cento di questi fondi non viene dichiarato nei rispettivi paesi di origine.
Per i paesi in via di sviluppo le perdite ammontano a circa 15 miliardi di dollari l’anno. I capitali depositati in Svizzera originerebbero un terzo di queste mancate ricadute fiscali.
Non un attacco al segreto bancario
Le organizzazioni assistenziali chiedono al Consiglio federale di intervenire. La distinzione tra evasione e frode fiscale, affermano, va abolita: la Svizzera dovrebbe concedere assistenza giudiziaria e amministrativa ad altri paesi anche per semplici casi di mancata dichiarazione di fondi.
Il segreto bancario, così spesso invocato, non sarebbe che un paravento. La Dichiarazione di Berna e la Comunità di lavoro delle organizzazioni assistenziali lo spiegano in una pubblicazione intitolata «Guida generale sull’evasione fiscale». Dovrebbe essere infatti possibile per le banche fornire informazioni alle autorità fiscali straniere, così come le offre a quelle svizzere, senza infrangere il segreto bancario.
Con la loro iniziativa, le due organizzazioni sperano di spingere alla riflessione la commissione che entro fine giugno dovrebbe elaborare delle proposte per la revisione del diritto in materia fiscale. L’aiuto giudiziario in caso di evasione fiscale non è certo in cima alla lista delle priorità della commissione, ma è uno dei punti che verranno discussi.
Per Peter Niggli, direttore della Comunità di lavoro, si tratta di eliminare un paradosso: «I paesi occidentali – e tra loro la Svizzera – chiedono ai paesi del terzo mondo di riscuotere più tasse per finanziare da soli il loro sviluppo e contemporaneamente favoriscono un sistema che ostacola il raggiungimento di questo obiettivo».
swissinfo e agenzie
Fatti e cifre
2000 miliardi di franchi: il capitale straniero amministrato in Svizzera (stima sulla base dei dati della Gemini Consulting)
Il 70-90% dei capitali stranieri depositati in Svizzera non sono dichiarati al fisco del paese d’origine
15 miliardi di dollari: l’ammontare delle ricadute fiscali perse dai paesi in via di sviluppo
5 miliardi di dollari per capitali depositati in Svizzera (vale a dire 5 volte di più di quanto la Confederazione investa in aiuto allo sviluppo)
In breve
La Dichiarazione di Berna e la Comunità di lavoro delle organizzazioni assistenziali hanno lanciato una campagna in favore di una più severa lotta all’evasione fiscale.
I paesi in via di sviluppo perdono cifre consistenti a causa dei capitali depositati in Svizzera e non dichiarati al fisco.
Attualmente la legge elvetica distingue tra evasione e frode fiscale, assicurando l’assistenza giudiziaria internazionale solo nel caso della frode.
Non basta dunque presumere un occultamento di capitali al fisco per poter ottenere la collaborazione delle autorità elvetiche, ma bisogna dimostrare anche che sono stati falsificati dei documenti.
In conformità con gli standard di JTI
Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative