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(25.09.2013) L'industria orologiera svizzera mostra un ottimismo in netto aumento. Secondo un'inchiesta dello studio Deloitte, il 65% dei quadri del ramo reputa che le prospettive per i prossimi dodici mesi siano buone, contro il 49% soltanto dell'edizione 2012 dell'inchiesta.
Malgrado la leggera flessione delle esportazioni di orologi svizzeri, dovuta in particolare ad un calo della domanda cinese, il volume totale delle vendite dovrebbe poter essere mantenuto. Le cifre d'affari saranno infatti trascinate dal crescente interesse proveniente dai mercati emergenti e dal nord America, così come dai turisti che visitano la Svizzera e l'Europa.
La forza del franco, che lo scorso anno costituiva la principale preoccupazione del settore (70%), è ormai considerata la bestia nera dal 34% soltanto dei quadri interpellati. È piuttosto la penuria di manodopera qualificata a rappresentare il rischio numero uno per l'orologeria. Per porre rimedio a questa situazione, le imprese rafforzano la formazione interna e talvolta si avvalgono di subappaltatori.
Durante i prossimi dodici mesi, quasi il 90% delle società orologiere del paese si focalizzerà sull'innovazione, introducendo nuovi prodotti. I quadri interrogati da Deloitte reputano per l'88% che una parte del consolidamento del loro successo passerà attraverso i social network. Quanto alla tendenza alle integrazioni verticali e orizzontali, queste dovrebbero proseguire.
Deloitte ha condotto la seconda edizione del suo studio sull'orologeria svizzera tra i mesi di giugno e luglio 2013. L'inchiesta si basa su colloqui con dei quadri ed anche su un'inchiesta. In totale, sono state interpellate 53 persone.
Ultima modifica 15.09.2015