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Il Tribunale amministrativo federale (TAF) ha respinto il ricorso di un ex alto funzionario del regime di Saddam Hussein che chiedeva lo sblocco dei fondi iracheni ancora depositati in Svizzera, rivendicandone la proprietà. Il suo avvocato Jean-Cédric Michel ha detto all'ats che ricorrerà al Tribunale federale.
Secondo Antje Baertschi, portavoce della Segreteria di Stato dell'economia (SECO) i fondi ammontano attualmente a circa 200 milioni di franchi e il nome dell'ex funzionario in questione, che sarebbe stato responsabile delle finanze dei servizi segreti di Saddam, figura sulla "lista nera" del comitato delle sanzioni dell'Onu. L'uomo si oppone al trasferimento nel Fondo per lo sviluppo dell'Iraq del denaro in questione, che prima della confisca era depositato su conti a nome suo e di due sue società.
Un primo ricorso per ottenere lo sblocco dei fondi era stato respinto nel gennaio 2008 dal Tribunale federale, che aveva fatto riferimento alla suddetta lista nera. Nella sua nuova richiesta al TAF, l'ex funzionario ha invocato l'approvazione nel frattempo, da parte del parlamento svizzero, della mozione dell'ex "senatore" ticinese Dick Marty che chiedeva al governo di non più applicare le sanzioni dell'Onu contro persone iscritte sulle "liste nere" Onu del terrorismo da oltre tre anni e non ancora deferite a un tribunale. Nella sentenza pubblicata oggi il TAF relativizza tuttavia la portata della mozione e sostiene che la situazione legale riguardo ai soldi bloccati non è cambiata.
Sulla vicenda deve ancora pronunciarsi anche la Corte europea dei diritti dell'uomo, alla quale l'ex funzionario iracheno ha presentato ricorso contro la decisione del Tribunale federale del 2008.
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