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In Corea del Sud, il governo ha confermato la morte di un'altra persona, la quarta, contagiata dalla sindrome respiratoria del Medio Oriente, la cosiddetta Mers.
E adesso, all'allarme già alto, si è unita la preoccupazione per il caso di un medico, anche lui contagiato dal virus, che è entrato in contatto con più di mille persone poco prima di essere messo in quarantena.
La nuova vittima è un uomo di 76 anni, deceduto giovedì in uno degli ospedali che sono stati designati dalle autorità per curare i malati. Il medico, che aveva curato uno dei 41 portatori del virus, ha cominciato a mostrare i primi sintomi venerdì scorso, ma non è stato messo in quarantena fino alla sera di domenica, ha dovuto ammettere il sindaco di Seul, Park Won-soon, in una conferenza stampa convocata nella notte.
Sabato il medico ha partecipato a una riunione sindacale a cui erano presenti più di 1.500 persone e nel fine settimane è andato a due congressi, oltre a recarsi in un centro commerciale e a visitare vari luoghi pubblici.
Lunedì finalmente è stato confermato che aveva contratto il virus. Furioso, il sindaco se l'è presa con il governo, accusandolo di non fare abbastanza per evitare il contagio, e ha annunciato che l'amministrazione locale prenderà iniziative autonome per proteggere i circa 10 milioni di abitanti di Seul.
Come prima misura, le autorità municipali hanno già contattato tutte le circa 1500 persone che avevano partecipato alla riunione sindacale, avvertendole che potrebbero essere state in contatto con un portatore di virus. Secondo le autorità di Seul, anche la opacità del governo nel gestire l'emergenza- per esempio, non si consce la lista degli ospedali con pazienti di Mers- sta contribuendo ad aumentare il panico dei cittadini.