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ZURIGO - Un cittadino tedesco di 27 anni non dovrà lasciare la Svizzera, pur essendo stato condannato per aggressione. Il Tribunale cantonale zurighese è arrivato alla conclusione che nel suo caso prevalgono i diritti sanciti dall'accordo sulla libera circolazione.
Il giovane - figlio di cittadini tedeschi che risiedono in Svizzera - ha preso parte lo scorso febbraio ad una spedizione punitiva contro una persona. Il Tribunale distrettuale di Winterthur lo ha condannato ad una pena detentiva di 8 mesi sospesi con la condizionale.
Tenendo conto che l'aggressione figura sulla lista dei reati per i quali vengono applicate le misure introdotte a seguito dell'iniziativa UDC sui criminali stranieri, la prima istanza aveva anche deciso per il cittadino tedesco l'espulsione dalla Svizzera per un periodo di 5 anni.
Il condannato ha ricorso contro questa misura, invocando i principi sanciti dall'accordo europeo sulla libera circolazione delle persone. Il Tribunale cantonale gli ha dato ragione.
Nella sentenza, i giudici della seconda istanza ammettono che il caso può prestarsi a valutazioni giuridiche contrastanti. Da una parte la norma del Codice penale (Art. 66a) entrata in vigore il primo ottobre di un anno fa prevede "l'espulsione obbligatoria" per gli stranieri che commettono diversi reati, fra cui appunto l'aggressione.
Dall'altra l'accordo sulla libera circolazione che garantisce ai cittadini di vari Stati - fra cui la Germania - il diritto di entrare in Svizzera e di rimanere.
La giurisprudenza del Tribunale federale ha finora dato in simili casi la priorità ai principi sanciti dal diritto internazionale, sottolineano i giudici zurighesi. La corte è peraltro arrivata alla conclusione che il 27enne "non rappresenta un pericolo di una gravità tale da minacciare gli interessi della società o l'ordine pubblico".