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BERNA - La Confederazione si vede costretta a risarcire un richiedente asilo tamil rispedito nello Sri Lanka. L'avvocato dell'uomo ha fatto valere che il suo cliente è stato arrestato e torturato in patria dopo l'espulsione nell'estate 2013. Nel dicembre 2014 il Consiglio federale aveva respinto la richiesta di un risarcimento del danno e di una riparazione per torto morale. L'avvocato del tamil aveva allora presentato una cosiddetta "azione di responsabilità dello Stato". Alla fine dello scorso gennaio il Dipartimento federale delle finanze (DFF) e il legale hanno infine concluso un accordo amichevole extragiudiziale, hanno rivelato oggi la "SonntagsZeitung" e la "Zentralschweiz am Sonntag".
Roland Meier, portavoce del DFF, ha confermato all'ats l'informazione riportata dai due domenicali, ma non ha voluto fornire ragguagli sulla somma pattuita, adducendo la protezione della personalità. Secondo la "SonntagsZeitung" il risarcimento ammonta a diverse decine di migliaia di franchi. In un caso analogo un altro tamil dello Sri Lanka ha ottenuto, sulla base di una sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo, un indennizzo di 30'000 euro. Nel gennaio 2017 il tribunale di Strasburgo aveva ritenuto che la Svizzera, con l'espulsione del richiedente asilo e della sua famiglia nell'agosto 2013, avesse violato l'articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo che sancisce il "divieto di tortura". Al suo arrivo a Colombo l'uomo era stato incarcerato e aveva subito maltrattamenti.