Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/106731

<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è invitato a provvedere affinché l'importo fisso versato alle emittenti radiofoniche private titolari di una concessione con mandato di prestazioni, ossia la quota di partecipazione al canone del 4 per cento corrisposta annualmente, venga completamente ceduto ai contribuenti nell'anno successivo sotto forma di riduzione dei canoni di ricezione radiotelevisiva. Lo stesso dicasi per il pentolone traboccante delle quote di partecipazione al canone.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Secondo l'articolo 40 della legge sulla radiotelevisione (LRTV), dal 1° aprile 2007 le emittenti private locali titolari di una concessione con mandato di prestazioni e partecipazione al canone hanno diritto al 4 per cento dei proventi del rispettivo canone. Dato che le relative concessioni hanno potuto essere attribuite solo a partire da metà 2008, e parte di esse non è ancora entrata in vigore, nonché a causa dell'obbligo di autofinanziamento delle emittenti, i proventi del canone stanziati a tale proposito non hanno ancora potuto essere interamente attribuiti. A fine 2009 si registrava un surplus di circa 67 milioni di franchi. In mancanza di una base legale questi fondi non possono essere utilizzati altrove e soprattutto non possono essere restituiti a coloro che pagano i canoni.</p><p>L'autore della mozione chiede dunque da un lato la restituzione degli attuali 67 milioni di franchi eccedenti a chi paga i canoni e dall'altro che in futuro le eventuali eccedenze provenienti dallo splitting del canone siano completamente restituite l'anno successivo tramite un abbassamento dei canoni di ricezione radiotelevisivi. Questa richiesta va in una direzione giustificata, ma propone una soluzione di corto raggio.</p><p>Adeguare ogni anno i canoni di ricezione si rivelerebbe laborioso e costoso. L'adattamento dei sistemi informatici, i costi supplementari di stampa e il lavoro aggiuntivo per il centro di assistenza ai clienti creerebbero a Billag costi addizionali pari a circa 1,5 milioni di franchi. Stando alle prime stime, i proventi del canone che in futuro, secondo il diritto in vigore, non potranno essere corrisposti alle emittenti ammontano all'incirca a 7 milioni di franchi all'anno. Ciò rappresenterebbe una riduzione dei canoni radiotelevisivi pari a circa fr. 2.30 all'anno per ogni economia domestica. Costi e ricavi si trovano dunque in situazione di spareggio.</p><p>Il problema è dato più che altro dal sistema odierno che prevede una percentuale fissa del 4 per cento dei proventi del canone da attribuire alle emittenti private. Questa regolamentazione rigida non consente di reagire in caso di situazioni straordinarie o fluttuazioni congiunturali, e di evitare così la creazione di surplus che non possono essere corrisposti. Sarebbe più opportuno correggere questo errore del sistema mediante una modifica di legge che renderebbe superfluo anche l'adeguamento annuo dei canoni di ricezione.</p><p>Nel quadro di questa revisione legislativa occorre creare anche una base che consenta di utilizzare i 67 milioni di franchi di cui sopra a favore di coloro che pagano i canoni. La restituzione può avvenire sia direttamente sotto forma di un abbassamento unico dei canoni, sia indirettamente, rinunciando a un eventuale aumento futuro dei canoni.</p><p>Per questi motivi il Consiglio federale respinge la mozione. In occasione della prossima revisione della legge, tuttavia, è disposto a proporre una soluzione che disciplini l'utilizzo delle eccedenze accumulatesi ed eviti la creazione di ulteriori eccedenze in futuro.</p><p>Se tuttavia la Camera prioritaria accettasse la mozione, il Consiglio federale proporrebbe alla seconda Camera di modificarla tenendo conto delle soluzioni di cui sopra.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.