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Per la prima volta dal suo viaggio agli Australian Open, Novak Djokovic commenta in dettaglio il caso. La star del tennis si è espressa soprattutto sul suo test PCR positivo di dicembre e i seguenti appuntamenti pubblici.
Dopo essere stato messo in quarantena per essere entrato in Australia senza il vaccino anti-covid ed essere stato liberato grazie alla decisione di un giudice locale, nelle ultime 24 ore sono emersi altri fatti in merito alla questione che è oramai diventata un affare non solo sportivo: Novak Djokovic, risultato positivo al covid test il 16 dicembre, ha partecipato ad eventi pubblici e non solo invece di trovarsi in isolamento, inoltre, nella sua richiesta d'entrata per l'Australia aveva firmato di non intraprendere nessun viaggio nei 14 giorni prima dell'arrivo nel paese, cosa che non è avvenuta, in quanto il 34enne serbo si è recato a Marbella per vistare un accademia dedicata al tennis.
Ieri, per la prima volta, il campione serbo ha parlato in dettaglio dei suoi problemi relativi all'ingresso in Australia.
Positivo al test PCR di dicembre
Il 34enne ha commentato principalmente il risultato del suo test positivo al coronavirus di dicembre, oltre alle accuse di essersi comunque mostrato in pubblico e quindi di aver violato le norme nel suo paese d'origine, la Serbia.
Djokovic, sul suo profilo Instagram scrive di essersi fatto un test antigenico e un test PCR il giorno prima di un evento con i bambini per pura cautela.
«Non avevo sintomi e mi sentivo bene. Ho ricevuto la notizia del test PCR positivo solo dopo l'evento», ha scritto il tennista serbo.
Il giorno seguente Nole ha avuto un'intervista già da lungo tempo concordata con il giornale sportivo francese L'Equipe.
«Non volevo deludere il giornalista ...»
«Mi sono sentito obbligato a fare l'intervista perché non volevo deludere il giornalista. Ma ho fatto in modo di mantenere le distanze e di indossare una mascherina, tranne quando mi è stata scattata una foto».
« ... è stato un errore di calcolo»
Tuttavia, il serbo ammette gli errori. «Anche se sono andato a casa dopo l'intervista e sono andato in isolamento per il periodo prescritto, riflettendo, è stato un errore di calcolo e mi rendo conto che avrei dovuto rimandare questo impegno».
Errore da parte dell'agente
Djokovic si è espresso anche sull'ultima questione emersa in merito al suo caso, cioè il fatto che nel suo modulo di iscrizione ha erroneamente dichiarato di non aver viaggiato nei 14 giorni prima del suo volo per l'Australia, spiegando che si è trattato di un errore da parte del suo agente, e che certamente non è stato intenzionale.
Il campione serbo ha detto che il suo staff ha fornito ulteriori informazioni alle autorità australiane per fare chiarezza sulla questione.
Tutto ancora nelle mani del ministro Hawke
Tutto ciò mentre si attende ancora la presa di posizione del ministro dell'immigrazione Alex Hawke, l'unico che può ancora invalidare il visto concesso a Novak Djokovic.
La pressione sul ministro australiano è grande, tutti gli occhi del mondo sono puntati su di lui.
«In linea con il processo in corso, il ministro Hawke considererà accuratamente la questione», ha detto ieri il portavoce del ministro.