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Nel nostro focus, ci occupiamo dei disturbi comportamentali nei bambini di età compresa fra i 3 ed i 13 anni, vale a dire la fase evolutiva che include la pubertà e precede l’adolescenza. Questa fascia di età è determinante per lo sviluppo emotivo del bambino.
Tali disturbi rappresentano una delle maggiori cause di emarginazione infantile. Si manifestano in vari modi (impulsività, aggressività, iperattività, comportamento competitivo) con episodi frequenti, sporadici o isolati. Si tratta di atteggiamenti socialmente anomali, alterati, che potrebbero sfociare in un disturbo patologico.
In particolare, il bambino cosiddetto iperattivo è incapace di rispettare le regole, non recepisce i rimproveri, è incostante nelle sue attività, non riesce a stare fermo. Potrebbe sviluppare comportamenti oppositivi, provocatori, ribelli, aggressivi. E’ importante scoprire se ci si trova di fronte ad un disturbo oppositivo/provocatorio (DOP), disturbo della condotta (DC), disturbo di attenzione o iperattività (ADHD).
Quali sono i disturbi comportamentali più frequenti nei bambini? Come individuarli, riconoscerli e risolverli?
Disturbi comportamentali nei bambini: quali sono i più frequenti e diffusi
Tra i disturbi del comportamento nei bambini, i più diffusi sono:
- Comportamenti violenti, aggressivi e distruttivi che possono consistere nel colpire, graffiare o mordere, appiccare fuochi, torturare animali senza provare alcun rimorso. In questo caso, il bambino ha difficoltà a risolvere i conflitti. Il comportamento distruttivo potrebbe essere legato ai genitori che non sanno stabilire regole, limiti, un contenimento adeguato oppure assumono un atteggiamento autoritario e punitivo;
- Disturbi legati alla condotta: al bambino riesce difficile elaborare problemi, selezionare obiettivi, riflettere su soluzioni o conseguenze di certi atti. Del comportamento altrui seleziona soltanto gli aspetti più negativi, ostili, per un bisogno di autodifesa;
- Rabbia come reazione ad eventi o problemi frustranti vissuti quotidianamente. In questo caso, il bambino deve essere sostenuto nell’affrontare stimoli esterni ed interni.
Fattori di rischio
Sono tre i fattori di rischio:
- Biologico: il temperamento innato del bambino viene condizionato in modo negativo da un comportamento inadeguato del genitore. Un bimbo con carattere forte ed emotivo necessita di un genitore in grado di agire con polso per regolare la sua reattività;
- Psicosociale: l’ambiente influenza notevolmente il bambino. I disturbi comportamentali possono derivare da conflitti tra genitori, povertà, forti tensioni in ambito familiare, genitori con problemi di alcolismo, patologie familiari ereditarie, ecc.;
- Comportamento dei genitori: modelli educativi errati, scarsa attenzione ed affetto verso il bambino, disciplina eccessivamente dura, abusi psicologici, eccessivo attaccamento.
Difficilmente, i disturbi comportamentali del bambino possono essere risolti soltanto con l’intervento di genitori o insegnanti. E’ necessario affidarsi ad uno specialista in grado di valutare il trattamento più adeguato al singolo caso.
L’analisi accurata dello specialista
Nella maggioranza dei casi, il disturbo compare progressivamente. Per eseguire un’analisi accurata, bisogna raccogliere più informazioni possibili sul bambino valutando l’atteggiamento del bambino in base al suo stato di salute generale, crescita corporea e sviluppo mentale, carattere e tipo di relazione instaurato con i genitori.
Un colloquio approfondito con i genitori darà modo allo specialista di analizzare il modello educativo adottato, le loro aspettative nei confronti del bambino, i suoi atteggiamenti caratteristici, il modo di approcciarsi del bambino nelle relazioni con altri parenti.
Ciò che, in particolare, il terapista andrà ad analizzare sono eventuali aspettative eccessive o giudizi negativi esagerati da parte dei genitori, regole educative troppo rigide o, al contrario, troppo accondiscendenti, interazioni e relazioni insufficienti (genitori distratti o poco presenti).
Disturbi comportamentali nei bambini: cosa fare
Per scegliere la strategia terapeutica più adeguata, è necessario individuare la causa del disturbo del bambino osservandone il comportamento per comprendere le motivazioni profonde dei suoi atteggiamenti. Solo in questo modo il medico potrà stabilire quale protocollo sia più adeguato alla soluzione del problema.
Occorre valutare l’entità della disfunzione comportamentale del bambino attraverso colloqui conoscitivi, redazione di un’analisi con questionario, verifiche mirate. Il protocollo richiede la partecipazione attiva del bimbo e la presenza dei genitori.
L’obiettivo è favorire un percorso di maturazione del bambino mettendolo nelle condizioni di sfruttare le proprie capacità.
Indubbiamente, una volta individuata l’origine della disfunzione e scelto il protocollo, è importante agire tempestivamente fornendo le giuste indicazioni e suggerimenti mirati ai genitori per affrontare il problema, tranquillizzandoli sul fatto che un comportamento disadattivo non rappresenta generalmente il segno di una patologia fisica anche se la correlazione con un fragilità sensoriale sia spesso associata.
Lo specialista farà comprendere ai genitori che regole e disciplina sono strategie da sfruttare in modo costruttivo (non esclusivamente punitivo), un sistema in grado di sviluppare nel bambino un equilibrio interiore. Sono assolutamente da escludere punizioni corporali e rimproveri (possono accrescere il senso di insicurezza e ferire l’autostima del bimbo) o minacce di abbandono che possono creargli angoscia.
E’ importante dedicare almeno 20 minuti al giorno per coinvolgere il bambino in attività ricreative e lodarlo quando fa qualcosa di positivo.
Qualsiasi strategia dovrebbe essere presa in accordo con i terapisti e lo specialista di neuropsichiatria infantile se si vuole risolvere davvero il problema.