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Un'associazione che promuove una coltivazione ed un commercio responsabile della soia è stata creata a Basilea dai grandi distributori, dai commercianti, dai contadini e dalle organizzazioni ambientaliste.
L'associazione è un'emanazione della Rete svizzera per la soia, una comunità d'interessi che esiste già dal 2011. Fra i soci fondatori figurano Coop, Migros, Aldi, l'Unione svizzera di contadini, l'organizzazione dei produttori di latte, Suisseporcs, Fenaco, oltre a WWF Svizzera e a Bio Suisse.
Negli ultimi cinque anni in Svizzera la quota di soia proveniente da coltivazioni sostenibili e responsabili è passata dal 40 al 94%, hanno indicato i responsabili dell'organizzazione in una conferenza stampa convocata al porto di Basilea.
Obiettivo della nuova associazione è di garantire l'alto livello di qualità e di sviluppare nuovi standard per una coltivazione ed un utilizzo sostenibili lungo tutta la filiera produttiva.
I semi di soia sono uno dei prodotti alimentari più coltivati, con una produzione mondiale che supera i 220 milioni di tonnellate. Gran parte della soia è utilizzata per l'alimentazione degli animali d'allevamento.
In Svizzera le importazioni di questa leguminosa sono decuplicate negli ultimi venti anni come ed hanno raggiunto l'anno scorso 285'000 tonnellate. A ciò si aggiungono le quasi 3900 tonnellate di semi di soia coltivate nel 2014 nella Confederazione.
L'aumento della produzione di soia è strettamente legato all'aumento del consumo di carne e uova, come pura al divieto di utilizzare proteine animali per foraggiare gli animali.
La pressione sulle risorse naturali nei Paesi di produzione - con USA, Brasile e Argentina che rappresentano oltre l'80% della produzione mondiale - è destinata a continuare: entro il 2050 si prevede un raddoppio delle coltivazioni si soia, ha dichiarato Sibyl Anwander, responsabile della sezione Economia e innovazione presso l'Ufficio federale dell'ambiente (UFAM).
Il disboscamento delle foreste pluviali per ottenere nuovi terreni da coltivare è stato praticamente interrotto. A preoccupare sono invece l'utilizzo di altre superfici naturali, come pure il ricorso ai pesticidi e all'uso eccessivo di fertilizzanti che inquinano l'acqua. Nuovi standard di qualità sono necessari anche per quanto riguarda l'importazione di carne attenuta da animali ingrassati con prodotti della soia, ha aggiunto la Anwander.
In Svizzera il WWF e Coop hanno dato vita nel 2004 ai cosiddetti "criteri di Basilea" per una produzione sostenibile della soia. Su questa base è stato fissato lo standard di certificazione Pro Terra della soia, che dev'essere priva di ogm e la cui produzione deve soddisfare precisi criteri in termini di responsabilità sociale ed ecologica. A livello mondiale si calcola che il 4% della produzione di soia rispetti questo standard.
www.sojanetzwerk.ch
SDA-ATS