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Un personale atto d'accusa contro il governo rosso-verde di Gerhard Schröder; Atene non avrebbe dovuto essere accolta nell'eurozona; e la violazione dei parametri di Maastricht fu una pagina "vergognosa" della politica tedesca e "un tradimento della collaborazione franco-tedesca". È un Helmut Kohl tonico quello che oggi è apparso a Francoforte per presentare il suo ultimo libro: 'Aus Sorge um Europa', 'In ansia per l'Europa'.
"Per l'Europa non è troppo tardi", ha detto l'ex cancelliere che non si tira indietro nemmeno sull'attualità con una tirata contro la gestione del conflitto ucraino da parte dell'occidente: con Mosca isolata dalla decisione "vessatoria e drastica" di escluderla dal G8.
"L'Europa è il nostro futuro e questo non è scontato. Non ho mai smesso di crederci. E non smetterò di combattere per la pace e la libertà", ha affermato Kohl, ricordando di aver vissuto la guerra. Al suo fianco, il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker, che presentando il libro ha sottolineato la fortunata coincidenza di poter essere a fianco di uno dei suoi due "modelli" - l'altro è Jacques Delors -"proprio nel primo giorno di incarico" a Bruxelles. In tedesco, parlando a braccio, Juncker ha celebrato Kohl come "grande europeo": "un avversario del pensiero negativo sugli altri popoli". E tuttavia "non un 'euforico' ", poiché ha sempre riconosciuto l'importanza degli interessi nazionali. "L'euro è il prolungamento delle politiche di pace con i mezzi della politica di oggi. Ci protegge", ha continuato il presidente della Commissione sul pensiero del cancelliere della Riunificazione tedesca. E a proposito di Mosca, Juncker gli ha dato in qualche misura ragione: "Resta un partner importante", anche se questo non significa che possa "senza contraddizione" violare il diritto internazionale.
Dai brani del libro anticipati dalla stampa tedesca si è potuto leggere il pensiero di Kohl su errori costati "un caro prezzo all'Europa intera". "Il patto di stabilità sul mantenimento della disciplina di bilancio negli stati membri non avrebbe dovuto essere messo in discussione, essere violato e ammorbidito, dopo l'introduzione dell'euro. Per me è difficile capire oggi come questo sia accaduto con la Germania ancora di stabilità dell'epoca, e con Germania e Francia, motori di lungo corso dell'integrazione europea, ai vertici", si legge.