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La Svizzera viola in parte il diritto internazionale e può far meglio di quanto abbia fatto finora per contribuire a raggiungere l'obiettivo mondiale di mettere fine all'apolidia, ossia alla condizione di chi non ha la cittadinanza di alcuno stato.
Nel giro di cinque anni il numero di apolidi residenti sul territorio della Confederazione è aumentato di circa il 150%, superando quota 600, secondo uno studio del 2017 dell'Onu pubblicato oggi a Ginevra.
Esso rimane modesto rispetto ad altri paesi, ammette l'ufficio svizzero dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR/ACNUR) nel rapporto. Ma è aumentato dopo l'arrivo di profughi curdi e palestinesi a seguito del conflitto siriano. Una quota crescente di queste persone ottiene lo status di rifugiato.
Secondo l'UNHCR, più di 1000 altre persone potrebbero essere potenzialmente interessate. La Svizzera li identifica come "senza nazionalità" o come cittadini di uno "Stato sconosciuto", dati troppo diversi e che l'UNHCR chiede di abbandonare per il solo uso di "apolidi".
In particolare, l'Alto Commissariato critica il sistema di riconoscimento degli apolidi in Svizzera, che deve essere migliorato. Considerato particolarmente restrittivo, non è pienamente conforme al diritto internazionale. Non esiste una legislazione specifica che disciplini l'apolidia e il diritto svizzero non garantisce l'audizione, l'assistenza o l'autorizzazione formale a rimanere sul territorio per tutta la durata del procedimento.