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ZURIGO - Tra difficoltà a dormire e attacchi d'ansia, gli svizzeri continuano a consumare troppi sonniferi e farmaci affini.
Lo indica uno studio svolto dall'Università di Zurigo, pubblicato sulla rivista "Neuropsychiatric Disease and Treatment" e riportato dal domenicale "Le Matin Dimanche".
Nel corso del 2018, secondo la ricerca, il 10,5% degli adulti del nostro paese ha ricevuto almeno una prescrizione medica per una benzodiazepina (i farmaci come Xanax, Temesta o Seresta) o un altro sonnifero di tipo Z. Una percentuale che rappresenta uno svizzero su dieci, colpito da ciò che gli autori dell'indagine descrivono come un importante «problema di salute pubblica». Di questi, il 30% ha ricevuto più di cinque prescrizioni in un anno.
Una forte dipendenza
Secondo i ricercatori, le conseguenze di un uso frequente di tali farmaci possono essere gravi: coloro che consumano regolarmente benzodiazepine hanno il 40% di probabilità in più di finire ricoverati (per traumi, ma anche per altri motivi), in un istituto riabilitativo o in una casa di cura.
Questo perché le benzodiazepine creano dipendenza, ed è molto difficile per i pazienti ridurne le dosi. Un uso eccessivo di tali medicamenti può portare poi a disturbi cognitivi e ad episodi di confusione che, nel caso dei pazienti anziani (che sono i più colpiti), possono portare a cadute e fratture.
Per questo motivo, secondo Christophe Büla, capo del dipartimento geriatrico al CHUV di Losanna, questi trattamenti non dovrebbero essere prescritti per più di due o tre settimane. Negli ultimi anni, le società mediche hanno provato a frenare il problema emettendo una serie di avvertimenti, ma il consumo è rimasto stabile ad un livello elevato.
Motivi organizzativi e scorciatoie
In confronto con altri Paesi, la Svizzera mostra un consumo pro capite elevato: «La proporzione è attorno al 5-7% negli Stati Uniti, come anche in Germania e nel Regno Unito», ha confermato al settimanale Carola Huber, del Dipartimento di ricerca di Helsana, i cui assicurati hanno preso parte allo studio.
Secondo Huber, bisogna fare attenzione agli eccessi, anche perché non ci sono dei dati centralizzati, e i consumatori possono andare da diversi medici e in diverse farmacie. Sulla scelta di prendere benzodiazepine, è anche possibile che i pazienti optino per una soluzione rapida piuttosto che intraprendere un processo lungo e più complicato, come la psicoterapia, secondo l'esperto, che auspica che le nuove generazioni di medici «consapevoli di questo problema» diminuiscano la distribuzione di tali farmaci.
Per quanto concerne la tipologia di persone che maggiormente necessita i sonniferi, gli autori della ricerca hanno indicato che si tratta principalmente di donne, perlopiù anziane e che vivono in città. Circa due terzi delle prescrizioni sono risultate indirizzate a persone facenti parte di questa categoria.