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L'aumento dei consumi ha convinto il Consiglio agli Stati a dare un giro di vite alle regole sulla provenienza.
BERNA - Tenuto conto dell'aumento delle importazioni di pane e prodotti affini, chiunque acquisti o consumi simili alimenti nei ristoranti, deve poter conoscere il luogo di produzione di ciò che sta consumando.
Lo chiede una mozione, sostenuta anche dal Consiglio federale, adottata oggi dal Consiglio degli Stati tacitamente. Il dossier va al Nazionale.
La mozione, elaborata dalla competente commissione, riprende una proposta simile inoltrata dal "senatore" Peter Hegglin (PPD/ZG) che andava però più lontano poiché chiedeva non solo che venisse esposto il luogo di produzione, ma anche di origine e trasformazione delle materie prime.
Un obiettivo praticamente impossibile da soddisfare, poiché in un singolo prodotto ci possono essere fino a 12 ingredienti diversi, ha dichiarato in aula il consigliere federale Alain Berset, dettosi invece d'accordo con la mozione della commissione.
Nel corso della breve discussione, diversi oratori hanno sottolineato che la mozione gode del sostegno degli ambienti interessati dettisi a favore dell'obbligo di dichiarare il Paese di produzione per il pane e i prodotti di panetteria, tutte informazioni che dovrebbero essere esposte in un luogo visibile al cliente.
Il motivo di un simile passo? L'aumento delle importazioni di prodotti di panetteria - specie da Paesi dell'Est, come la Romania e la Polonia - che rende necessario, secondo il plenum, il rafforzamento della rintracciabilità di simili alimenti.
Molti panettieri, ha spiegato Carlo Sommaruga (PS/GE), sono sottoposti a una forte concorrenza dall'estero a causa dei prezzi stracciati offerti per prodotti di panetteria: in media, una sessantina di professionisti del ramo è costretta a chiudere ogni anno. Sommaruga ha poi fatto notare che simili prodotti congelati devono percorrere migliaia di chilometri prima di essere consegnati, con un bilancio ecologico decisamente negativo.
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