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Nel 1956 a fermare il torneo furono le tensioni in Ungheria. È la quinta volta nella storia che il torneo deve fermarsi
È un Natale diverso per tutti, ma per l'hockey lo è ancora di più. Perché quest'anno ad accendere le notti tra Santo Stefano e San Silvestro non ci penserà la Coppa Spengler. Per la prima volta dal 1956, e per la quinta volta nella sua storia. Gli organizzatori hanno fatto di tutto per scongiurare questo scenario, ma alla fine si sono dovuti arrendere all'evidenza e alla pandemia: la novantaquattresima edizione del torneo internazionale più celebre nel mondo del disco su ghiaccio si disputerà solo nel 2021, ossia nell'anno del centenario dell'Hc Davos.
«Una Coppa Spengler senza il caratteristico villaggio annesso e una pista riempita al massimo per metà della sua capacità, senza posti in per giunta, non avrebbe senso. Non avrebbe più niente a che vedere con la festa dell'hockey a cui eravamo abituati», aveva commentato a suo tempo il direttore del torneo Marc Gianola nel motivare la decisione degli organizzatori di rinviare l'appuntamento all'anno prossimo. Una decisione tutt'altro che indolore, visto che comporterà un ammanco alla voce introiti attorno ai due milioni e mezzo di franchi.
Quella di quest'anno, come detto, è la quinta edizione che non viene disputata, dopo quelle del 1939, 1940, 1949 e 1956. Sessantaquattro anni fa, la decisione fu presa a seguito dell'intervento delle truppe dell'Unione sovietica in Ungheria. Cosa che portò a un esodo di massa, con 14mila rifugiati alla frontiera svizzera, rendendo particolarmente tesa la situazione politica a livello internazionale. Da allora, l'hockey ha sempre e ininterrottamente monopolizzato l'attenzione generale tra Santo Stefano e Sal Silvestro. Fino a quest'anno...
Spulciando gli annali del torneo, non mancano le curiosità. Come quella dell'edizione 1958, quando, complice una meteo sfavorevole, le partite dovettero essere interrotte più volte. E in due casi rinviate. Il match tra gli svedesi del Forshaga e il Mannheim - due formazioni che sin lì non avevano ancora vinto una partita - venne addirittura annullato. Quello tra il Davos, detentore del titolo, e i Diavoli di Milano, squadre che avevano entrambe vinto i loro precedenti impegni, divenne così una sorta di finale. Che tuttavia non potè essere giocato che il 27 gennaio, e si chiuse con la vittoria dei grigionesi per 6-2 (alla loro decima consacrazione).
L'anno scorso, per la sedicesima volta il torneo si è chiuso con la vittoria del Team Canada (4-0 all'Ocelari Trinec). La prima partecipazione della selezione con la foglia d'acero risale al 1984. «Il Team Canada rappresenta una rischiosa incognita. Se la selezione dovesse rivelarsi di scarso livello, il valore sportivo e la suspense del torneo potrebbero risentirne», scriveva all'alba di quell'edizione il giornale Sport. E il battesimo si rivelò appunto difficile per i canadesi, battuti in entrata 4-1 dal Dukla Jihlava. Ma la compagine diretta da Andy Murray seppe poi riprendersi e vincere le tre partite successive, fra cui i russi del Khimik Voskessenk, per poi vincere il suo primo titolo.
Negli anni, i padroni di casa del Davos hanno conosciuto fortune alterne al loro torneo. Dopo la vittoria del 1958, per molti anni raccolsero poche soddisfazioni. Dopo la sua relegazione in Prima Lega a inizio anni Novanta, per tre edizioni il Davos rinunciò a partecipare al torneo. Si è così dovuto attendere fino al 2000 per porre fine al digiuno di trionfi a tinte gialloblù, mettendo il punto finale a un'attesa durata 42 anni. Un successo, quello, dovuto per gran parte ai rinforzi doc, fra cui Morgan Samuelsson (3 reti e 5 assist) e Fredrik Nilsson (autore della game-winning-goal nella finale vinta contro il Team Canada per 4-2). «Non si batte una squadra forte come quella canadese con due soli giocatori: per riuscirci tutto il gruppo deve girare a dovere», aveva comunque dichiarato Arno Del Curto dopo il primo dei suoi cinque trionfi alla Spengler col Davos.
L'ex direttore del torneo Fredi Pargätzi per anni ha cullato il sogno di portare nei Grigioni una squadra di Nhl. Ma il sogno è rimasto tale. Se non che nel 2004 e in particolare nel 2012 parecchie stelle del campionato nordamericano, approfittando del lockdown oltre oceano, fecero effettivamente la loro apparizione al torneo. Gente come Ryan Smyth, Patrice Bergeron, John Tavares, Matt Duchene, Tyler Seguin e Jason Spezza quell'anno hanno tutti vestito la maglia del Team Canada per formare quello che a tutt'oggi si può ritenere il miglior Team Canada mai visto alla Coppa Spengler. Logico che alla fine az alzare la coppa al cielo fossero proprio Smyth e compagni, battendo 7-2 in finale il Davos (nelle cui fila militavano pur sempre i vari Joe Thornton e Patrick Kane).