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Se il buongiorno si vede dal mattino, il 2020 sportivo è iniziato nel peggiore dei modi, con il decesso il 26 gennaio a 41 anni di Kobe Bryant. Questa è stata la prima immagine di un anno bizzarro spezzato in due, nel quale lo sport, prima di fermarsi, ha fatto in tempo a scrivere una pagina straordinaria di mobilitazione popolare per la Coppa Svizzera di hockey, vinta sul Davos dall'Ajoie. Ha fatto anche in tempo a salutare il ritorno al successo di Lara Gut-Behrami dopo due anni, con la doppietta in discesa nel giro di pochi giorni a Crans-Montana.
Una settimana più tardi, il 29 febbraio, l'Ambrì ha vinto il primo derby della storia a porte chiuse sul ghiaccio del Lugano, qualificato a dei playoff che nessuno ha poi disputato. Nessun titolo assegnato, come nella pallacanestro, nell'unihockey, in altre discipline e in altri paesi. Una delle ultime a fermarsi e una delle prime a ripartire è invece stata la Formula 1, che ha visto Lewis Hamilton eguagliare Michael Schumacher con 7 titoli iridati. Il calcio elvetico ha potuto ripartire in giugno e lo Young Boys ha centrato la doppietta Coppa Svizzera-campionato che mancava da 62 anni, mentre il Lugano ha mostrato tanto carattere chiudendo al 5o posto e inanellando 16 risultati utili consecutivi.
Nella seconda metà dell'anno sono esplosi due talenti ticinesi: Ajla Del Ponte ha trovato il successo in Diamond League in due occasioni, mentre le ottime prestazioni di Noè Ponti nel nuoto gli sono valse la qualificazione alle prossime Olimpiadi, nel frattempo spostate al 2021. Operato due volte al ginocchio, Roger Federer viene incoronato come miglior sportivo svizzero degli ultimi 70 anni, ma poi, nelle ultime settimane di questa pazza annata, si è chiuso il cerchio, con le scomparse di Diego Armando Maradona e della ticinese Doris De Agostini.