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BERNA - Il Tribunale penale federale (TPF) di Bellinzona ha sospeso il procedimento per sospetta corruzione nell'aggiudicazione di diverse centinaia di commesse informatiche della Segreteria di Stato dell'economia (SECO). Il TPF ha respinto l'atto d'accusa del Ministero pubblico della Confederazione (MPC) poiché le accuse contro i quattro imputati non sono sufficientemente dettagliate in diversi punti.
L'accusa, presentata dalla procura federale alla fine di settembre, si concentra su diversi contratti, per un valore totale di circa 99 milioni di franchi, stipulati mediante trattativa privata con aziende esterne in violazione del diritto sugli acquisti, aggirando quindi la concorrenza e danneggiando gli interessi della SECO. Nella sua decisione del 27 febbraio, resa nota oggi, il TPF ha invitato il MPC a completare sei punti dell'atto d'accusa.
Il MPC accusa l'ex caposettore della SECO, nel frattempo licenziato, di corruzione passiva e di infedeltà nella gestione pubblica. A due imprenditori vengono invece imputate corruzione attiva e amministrazione infedele. A un terzo imprenditore è addebitata corruzione attiva.
Secondo quanto si legge sul sito del TPF, le infrazioni devono essere riscritte in modo ben preciso affinché le accuse siano sufficientemente concrete. E in diversi punti dell'atto d'accusa ciò non risulta. Ad esempio, non vengono descritti correttamente né i reati principali né il sostegno al favoreggiamento dell'amministrazione infedele. Riguardo all'accusa di riciclaggio, mancano informazioni su ciò che dovrebbe costituire un caso grave.
All'allora caposettore degli acquisti è contestato di essersi lasciato corrompere per un periodo di circa dieci anni, dal 2004 al 2014, da rappresentanti di diverse aziende di informatica, avendo preteso e ottenuto vantaggi illeciti per un importo complessivo di oltre 1,7 milioni di franchi, sotto forma di inviti, sponsorizzazioni di eventi, contanti o regali. In cambio, ha aggiudicato commesse informatiche principalmente mediante trattativa privata alle aziende da lui preferite.
Gli imprenditori sono principalmente accusati di aver promesso e concesso ripetutamente vantaggi indebiti all'ex responsabile di settore. Due dei tre imprenditori sono inoltre incriminati per ripetuta amministrazione infedele, perché in qualità di direttori hanno versato fondi dell'azienda su conti offshore per mezzo del pagamento di fatture fittizie. Il denaro veniva poi usato per sé stessi e per effettuare versamenti all'ex caposettore.