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L'assemblea dei Verdi riunita oggi a Bienne raccomanda il "no" all'elezione del Consiglio federale da parte del popolo, proposto dall'iniziativa dell'UDC in votazione il 9 giugno. I delegati hanno preso questa decisione con 150 voti contro 16 e 14 astensioni, al termine di un dibattito animato.
Pur dicendosi a favore di un rafforzamento della democrazia diretta, i Verdi ritengono che l'elezione popolare del governo avrebbe un impatto negativo sul sistema politico elvetico. Temono che durante l'anno di campagna elettorale il lavoro dei "sette saggi" nell'esecutivo sia trascurato. A loro avviso anche il principio di collegialità ne patirebbe.
Altra critica sollevata durante l'assemblea: la personalità dei candidati avrebbe il sopravvento sulle loro competenze e sulla stessa collegialità. I Verdi sollevano anche il problema del finanziamento: l'elezione del governo da parte del popolo avvantaggerebbe i grandi partiti sostenuti dall'economia. "Un partito come il nostro non riuscirebbe a rendersi visibile sul piano nazionale, non si giocherà con le stesse armi", ha denunciato il consigliere nazionale ginevrino Antonio Hodgers.
I verdi raccomandano anche il "no" alle modifiche urgenti della legge sull'asilo: l'assemblea si è espressa all'unanimità, con 164 voti contro 0 e 0 astensioni. Il risultato era scontato dopo che il gruppo parlamentare e la direzione del partito si erano già pronunciati in tal senso, sostenendo anche il referendum contro la revisione voluta dalla destra.