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Scarso sostegno al Consiglio federale nella sua volontà di veder prolungata la sua competenza di tassare il tabacco secondo la politica dei piccoli passi.
Nell’ultimo decennio il governo ha proceduto a molteplici ma modesti aumenti della tassa sul tabacco. Il pacchetto di sigarette in Svizzera è passato dall’essere uno fra i più convenienti all’essere il più caro. Una politica che ha anche ridotto il consumo di tabacco e alimentato le casse dell’AVS, con 10 centesimi che sommati equivalgono a circa 50 milioni di franchi.
In un’ottica di continuità il governo chiede al Parlamento di rinnovargli questa competenza per aumentare la tassa del 80%, ossia un margine di manovra di 2.80 franchi.
L’Unione svizzera delle arti e dei mestieri, l’UDC, il PPD e il PLR – i cui gruppi costituiscono una maggioranza in Parlamento – ritengono che la tassa sia già abbastanza alta.
Contestano anche l’effetto preventivo di questa politica, che secondo il PLR è marginale, vedendovi più un mezzo di portare fondi allo Stato.
Il PPD teme che l’aumento della tassa sul tabacco causi un aumento del contrabbando di sigarette e che un nuovo massiccio aumento riduca i redditi a favore dell’AVS, a causa di un calo degli acquisti.
Sarebbe meglio risanare l’AVS piuttosto che affidarsi a questa fonte di reddito, scrive l’UDC. Inoltre, aumentare i prezzi non è un buon metodo di prevenzione e l’imposta sul tabacco non ha alcun rapporto con l’AVS.
Malgrado queste obiezioni, la Comunità del commercio di tabacco Swiss Tabac e Swiss Cigarette è pronta a dar fiducia al Consiglio federale, accordando però un margine di manovra di 1.95 franchi, ossia il 50%.