Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01271.jsonl.gz/730

L'evoluzione dei rapporti con l'Unione europea (UE) costituisce una questione centrale per la politica estera della Svizzera. Ma già all'inizio degli anni Sessanta la politica europea era al centro delle preoccupazioni del Consiglio federale. Il 15 dicembre 1961, il consigliere federale Friedrich Traugott Wahlen, rappresentante del Partito agrario (oggi UDC) e capo del Dipartimento politico federale (oggi DFAE), invia a nome del Consiglio federale una lettera formale al presidente del Consiglio dei ministri della Comunità economica europea (CEE), oggi Unione europea.
Una lettera dal contenuto scottante
Il contenuto è scottante ed allo stesso tempo di grande attualità : la Svizzera vuole aprire delle trattative nell'ottica di partecipare alla « costruzione di un mercato europeo integrato » (dodis.ch/30143). Come traspare da un comunicato stampa, il Consiglio federale è intenzionato a trovare una forma di collaborazione “che permetta da un lato alla Svizzera di preservare la sua neutralità permanente e dall'altro di salvaguardare l'integrità della Comunità”. Un esercizio difficile.
Fondazione dell'Ufficio dell'integrazione europea
Qualche giorno prima, l'11 dicembre, il Consiglio federale aveva deciso, allo scopo di segnalare alla CEE la sua volontà di negoziare, di aprire un Ufficio dell'integrazione (dodis.ch/R11314) con il compito di fungere da punto di collegamento per le questioni politiche ed economiche legate al mercato europeo.
L'AELS come contromodello
Cosa spinge la Confederazione a compiere questi passi, tanto più che solo qualche mese prima, nel 1960, la Svizzera aveva fondato, con il Regno Unito, l'Austria, i Paesi scandinavi ed il Portogallo l'Associazione europea di libero scambio (AELS) il cui scopo, a differenza della CEE, si limitava allora all'instaurazione di un mercato comune senza obiettivi al di là della collaborazione politica tra Stati ?
La paura dell'isolamento
Nell'estate del 1961 la Gran Bretagna, il partner di maggior peso nell'AELS, aveva inoltrato una domanda di adesione alla CEE. Da Londra si guardava in effetti con preoccupazione al rapido sviluppo della CEE, ed il timore era quello di rimanere isolati. E' in questo contesto che va letta la domanda di associazione di Berna, inviata congiuntamente con gli altri due Stati neutri membri dell'AELS, l'Austria e la Svezia.
Il veto di De Gaulle
In seguito al veto di Charles de Gaulle all'adesione della Gran Bretagna alla CEE nel 1963, i negoziati con gli stati dell'AELS vengono congelati. Per la Svizzara, la questione dell'associazione è allora soltanto rimandata.
Documenti consultabili online
Sulla questione della domanda di adesione della Svizzera alla CEE è possibile consultare i seguenti documenti:
-
Dichiarazione comune d'intenti di luglio degli Stati membri dell'AELS (dodis.ch/30784) e verbale della discussione del Consiglio federale del settembre 1961 sui passi da intraprendere (dodis.ch/30122);
-
Decisione del Consiglio federale dell' 11 dicembre 1961 relativa alla creazione dell'Ufficio dell'integrazione (dodis.ch/30134) e domanda di apertura dei negoziati indirizzata dal Consiglio federale al presidente del Consiglio dei Ministri della CEE il 15 dicembre 1961 (dodis.ch/30145);
-
-