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È quanto sostiene la presidente della direzione generale di Economiesuisse, Monika Rühl, in un'intervista pubblicata oggi da ‘La Liberté’
I politici devono analizzare con la dovuta attenzione e in maniera ponderata il caso Credit Suisse, prima di inasprire la regolamentazione bancaria. È quanto sostiene la presidente della direzione generale di Economiesuisse, Monika Rühl, in un'intervista pubblicata oggi dal quotidiano friburghese "La Liberté".
"Siamo ancora arrabbiati, irritati e frustrati per quanto successo", ha dichiarato Rühl, aggiungendo che "nonostante la legittima irritazione, dobbiamo evitare di prendere decisioni affrettate".
Meglio attendere i rapporti del Consiglio federale, richiesti dal Parlamento, prima di azzardare delle analisi, afferma la direttrice di Economiesuisse. Ciò dovrebbe avvenire tuttavia entro un anno, ma Rühl invita comunque i politici alla cautela: "Non ha senso rafforzare la regolamentazione in Svizzera senza guardare ciò che accade all'estero".
"Ubs è la banca internazionale per eccellenza, quindi non dovrebbe essere regolamentata in modo diverso nel nostro paese", ha aggiunto. A suo avviso, la richiesta di un capitale proprio del 20%, in un'economia globale, non ha senso. "Una decisione affrettata e isolata avrebbe ripercussioni incontrollabili sul sistema", ha avvertito.
Per la direttrice di Economiesuisse, l'associazione che rappresenta decine di migliaia di imprese, tra cui le più grandi multinazionali, "la crisi bancaria ha danneggiato l'immagine della Svizzera all'estero. "È molto preoccupante, perché c'è in gioco la nostra credibilità", afferma Rühl.