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Quadro giuridico relativo alla libertà religiosa ed effettiva applicazione
Le leggi del Paese garantiscono la piena libertà religiosa, che include il diritto di scegliere la propria religione e di convertirsi ad un’altra religione1. La Guinea Conakry ha una grande diversità etnica e religiosa, e nella pratica i diritti sopra citati sono generalmente rispettati, sebbene il governo abbia tendenze autoritarie. Dopo oltre 50 anni di regime autocratico sotto i presidenti Sekou Touré (1958-84) e Lansana Conté (1984-2008) e una serie di governi transitori di breve durata, la Guinea ha tenuto le sue prime elezioni presidenziali, in gran parte libere, nel 2010. Nell’ottobre 2015, il presidente Alpha Condé ha ottenuto quasi il 58 percento dei voti ed è stato rieletto per un secondo e ultimo mandato di cinque anni.
I musulmani costituiscono la maggioranza della popolazione in tutte le regioni della Guinea Conakry. Le comunità cristiane si trovano in particolare nelle grandi città e nel sud e nell’est del Paese. Vi sono inoltre dei piccoli gruppi di bahá’í, indù e buddisti.
La convivenza religiosa è sempre stata buona in Guinea Conakry, dove fino ad oggi, il fondamentalismo islamico ha avuto scarso successo2. L’atteggiamento dei musulmani locali nei confronti delle altre religioni è sempre stato relativamente moderato. Un consiglio interreligioso lavora a stretto contatto con il governo nelle questioni concernenti gli affari religiosi3.
Le comunità religiose devono registrarsi presso il Segretariato degli affari religiosi. Ogni gruppo religioso deve stilare e presentare un rapporto sulle proprie attività ogni sei mesi. I gruppi registrati beneficiano di esenzioni fiscali e sovvenzioni per la fornitura di energia. Non vi sono state segnalazioni di gravi difficoltà riguardanti la procedura di registrazione durante il periodo in esame4.
Le comunità religiose non possono possedere stazioni radiofoniche o televisive, ma possono trasmettere programmi religiosi su canali televisivi gestiti dallo Stato5. Questi includono la trasmissione della preghiera islamica del venerdì, l’istruzione religiosa islamica e le messe domenicali cristiane.
Il Segretariato degli affari religiosi ha ispettori in tutto il Paese che monitorano il culto religioso, incluse le omelie. Gli argomenti dei sermoni settimanali sono prestabiliti e le comunità religiose sono monitorate per verificare la conformità delle prediche a quanto suggerito6.
Nel campo dell’educazione, vi è una stretta separazione tra Stato e religione. In base al programma ufficiale delle scuole pubbliche, in queste ultime non è offerto alcun tipo di educazione religiosa. Vi sono tuttavia molte scuole private nel Paese, gestite da comunità religiose sia musulmane che cristiane, e un alto numero di queste riceve anche il sostegno delle autorità locali.
Episodi rilevanti
Il Segretariato degli affari religiosi fornisce assistenza spirituale ai pellegrini religiosi. Durante l’epidemia di Ebola del 2014-2015, tuttavia, 10.000 pellegrini musulmani che hanno ricevuto assistenza non sono stati in grado di recarsi alla Mecca, poiché, a causa dell’epidemia, era stato loro negato l’ingresso in Arabia Saudita. Una volta terminato lo stato di emergenza, i pellegrini provenienti dalla Guinea sono stati autorizzati a recarsi nuovamente alla Mecca7 e durante il periodo di riferimento, lo Stato ha offerto circa 3,4 milioni di dollari statunitensi per sostenere le spese di viaggio di 6.000 pellegrini guineani in Arabia Saudita8.
Il governo sostiene ora anche i pellegrinaggi dei cristiani in Europa o in Terra Santa. Circa 217.000 dollari statunitensi sono stati donati con tale scopo nel 2016, rispetto ai 325.000 dollari statunitensi del 2015. Le sovvenzioni sono elargite a rotazione a beneficio di diverse denominazioni cristiane9.
Le relazioni tra le varie comunità religiose nel Paese sono essenzialmente buone.
Come in altri Paesi dell’Africa occidentale, anche in Guinea la diffusione dell’islamismo jihadista è motivo di preoccupazione. Il governo ha chiuso una moschea vicino all’aeroporto internazionale di Conakry, affermando che si trattava di una misura preventiva in seguito agli attacchi terroristici jihadisti avvenuti nei Paesi limitrofi10.
Nel frattempo, la Guinea si sta riprendendo dall’epidemia di Ebola scoppiata nella primavera del 2014, che ha letteralmente paralizzato il Paese11. L’epidemia ha causato gravi danni ad alcune comunità religiose; ha distrutto molte famiglie e diviso tante comunità.
La Guinea ha alti livelli di criminalità e corruzione ed è diventata un importante snodo del traffico di droga in Africa occidentale12.
Prospettive per la libertà religiosa
Nei prossimi anni si osserveranno le conseguenze che avrà in Guinea la diffusione del jihadismo nell’Africa occidentale. Finora il Paese - che ha una lunga tradizione di convivenza pacifica tra le religioni - è riuscito a difendersi con successo dai gruppi jihadisti. Un segnale incoraggiante per la stabilità è che il sistema giudiziario è sensibile alle denunce di intolleranza.
- Ufficio della democrazia, dei diritti umani e del lavoro, “Guinea”, Rapporto 2016 sulla libertà religiosa internazionale, Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d’America, https://www.state.gov/j/drl/rls/irf/religiousfreedom/index.htm#wrapper
- “Munzinger Länder: Guinea”, Munzinger Archiv 2018, https://www.munzinger.de/search/start.jsp
- Ibid.
- Ibid.
- Ibid.
- Ibid.
- Ibid.
- Ibid.
- Ufficio della democrazia, dei diritti umani e del lavoro, “Guinea”, Rapporto 2014 sulla libertà religiosa internazionale, Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d’America, https://www.state.gov/j/drl/rls/irf/2014religiousfreedom/index.htm#wrapper
- Ufficio della democrazia, dei diritti umani e del lavoro (2016), op. cit.
- Munzinger Archiv 2018.
- Tobias Zick, “Am Drogen-Highway Nummer 10”, Süddeutsche Zeitung, 31 luglio 2016, www.sueddeutsche.de/politik/guinea-am-drogen-highway-nummer-1.3101914