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Il Gruppo per una Svizzera senza esercito (GSsE) ha compiuto trent'anni: fu fondato il 12 settembre 1982 a Soletta, da un centinaio di antimilitaristi e pacifisti, con l'obiettivo di giungere all'abolizione delle forze armate. Nel 1989 perse la battaglia in votazione popolare, ottenendo tuttavia per la sua iniziativa il 35,6% dei voti, pari a oltre un milione di cittadini. Da allora la guerra al militare si è trasformata in guerriglia.
Oggi a Berna si sono svolti i festeggiamenti per il trentesimo, presente qualche politico di sinistra che in gioventù ha militato nel GSsE. "Non abbiamo ancora raggiunto il nostro obiettivo - riconosce il Gruppo in un comunicato - ma con la costante messa in questione del pensiero militare, abbiamo tolto alla vacca sacra il suo alone di santità".
Un'esposizione con fotografie e video è stata approntata per questo anniversario del movimento; ma si è svolta anche una tavola rotonda sul tema "Cosa sarebbe la Svizzera senza GSsE?", con la partecipazione dell'ex consigliera nazionale Anne-Catherine Menetrey (Verdi/VD), del direttore di Swisspeace Laurent Goetschel, della consigliera nazionale Jacqueline Badran (PS/ZH), e dell'ex consigliere nazionale di Zugo e vicepresidente dei Verdi Josef Lang.
L'ex europarlamentare tedesco Tobias Pflüger ha tenuto una relazione sulla militarizzazione dell'Unione Europa. Poi in serata la parte ricreativa, con concerti e musica.
Dopo la prima iniziativa per l'abolizione dell'esercito e una politica di pace, respinta il 26 novembre 1989 (nel Giura e a Ginevra venne approvata), nel dicembre 2001 se ne tenne un'altra, ma venne spazzata via con l'80% dei voti. Ma va detto che c'era stato l'11 settembre, con l'attacco terroristico alle Torri Gemelle negli Stati Uniti, tiene a precisare Josef Lang.
Da allora il GSsE non non ha cessato di operare, impegnandosi in iniziative e referendum contro le esportazioni di armi, contro la violenza delle armi, contro i nuovi aerei da combattimento e a favore della soppressione dell'obbligo di prestare servizio militare. Proprio ieri il Consiglio federale ha respinto quest'ultima iniziativa, che ha raccolto 106 mila firme.
SDA-ATS