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Dopo una fase di sperimentazione della durata di 6 mesi, in cui sono stati tenuti chiusi di notte tre valichi tra Ticino e Italia, e nonostante pareri generalmente positivi tra la popolazione e i politici dei comuni sul confine, il Consiglio federale ha deciso che i valichi minori non saranno chiusi durante la notte ma solo "secondo necessità" e adottare "altri metodi" per garantire la sicurezza, come la posa di un sistema di videosorveglianza. Secondo il Consiglio federale la chiusura temporanea di tre valichi minori non avrebbe portato miglioramenti tangibili. Inoltre fra le motivazioni citate vi è quella di voler "mantenere buoni rapporti con le autorità italiane nll’ambito della sicurezza del confine e della migrazione". Contattata da La Regione, Roberta Pantani, la cui mozione accolta in parlamento aveva dato avvio alla sperimentazione, si dice delusa ma che non intende mollare. "Valuterò ulteriori interventi" afferma Pantani, secondo cui le misure comunicate "sono cerotti rispetto alla richiesta della mia mozione che chiedeva di chiudere tutti i valichi secondari durante la notte. La posa di barriere da usare alla bisogna mi sembra una soluzione di 'menavia'" e accusa il Consiglio federale di mancanza di coraggio.