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Il riconoscimento è andato alla scrittrice francese ‘per coraggio e acutezza’ dei suoi libri: indagini cliniche su vita, memoria e scrittura
"Forse il vero scopo della mia vita è soltanto questo: che il mio corpo, le mie sensazioni e i miei pensieri diventino scrittura, qualcosa di intelligibile e di generale, la mia esistenza completamente dissolta nella testa e nella vita degli altri", ha scritto ne ‘L’evento’ l’autrice Annie Ernaux, che ha fatto dell’autobiografia un messaggio universale e del rapporto tra memoria e scrittura il fondamento delle sue opere. Lei, è la prima donna francese a vincere il Premio Nobel per la Letteratura: un "grande onore" e una "responsabilità nuova" ha dichiarato, aggiungendo che responsabilità significa per lei anche "considerare che la letteratura può avere un’azione, seminando tra i lettori".
Diciassettesima donna su 118 premiati dall’Accademia di Svezia, la Ernaux ha raccontato la scoperta del sesso, l’amore, l’aborto clandestino, la vergogna, le disuguaglianze tra uomini e donne, i disturbi alimentari, la bulimia in romanzi culto come ‘Gli anni’, con cui ha vinto il Premio Strega Europeo nel 2016, in ‘Memoria di ragazza’, ‘La donna gelata’ e ‘L’evento’ diventato un film (‘La scelta di Anne’) di Audrey Diwan, che ha vinto il Leone d’Oro alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2021.
Ottantadue anni da poco compiuti, premiata "per il coraggio e l’acutezza clinica con cui ha svelato le radici, gli straniamenti e i vincoli collettivi della memoria personale, la Ernaux è nata il 1° settembre 1940 a Lillebonne, vicino a Rouen, nella Senna Marittima ed è cresciuta nella piccola città di Yvetot in Normandia, dove i suoi genitori avevano un caffè-drogheria. Una realtà che ha raccontato in ‘La donna gelata’, in cui i ruoli in famiglia sono ribaltati e per lei bambina è normale sia così: il padre lava i piatti, cucina, esce poco di casa e la madre sposta scatoloni e cassette di prodotti, si occupa dei clienti e fornitori del caffè-drogheria che gestiscono insieme.
Professoressa di lettere moderne, negli anni Settanta militante nel movimento femminista, la scrittrice francese edita da Gallimard ha esordito nel 1974 con il romanzo ‘Les armoires vides’ (‘Gli armadi vuoti’), ma è stato il suo quarto libro del 1983, ‘La place’ (‘Il posto’), con cui ha vinto il Premio Renaudot, a segnare la svolta letteraria. In poche centinaia di pagine ha fatto un ritratto spassionato di suo padre e dell’intero ambiente sociale che lo aveva fondamentalmente formato.
Delicata, con una classe innata, la Ernaux usa il linguaggio come "un coltello" come lo chiama lei, per squarciare i veli dell’immaginazione con freddezza clinica. Nei suoi libri la troviamo tornare indietro nel tempo e nella memoria ai 18 anni, poi a 25 anni, al suo essere moglie, madre, donna, alla maturità in un riavvolgersi e srotolarsi degli avvenimenti in cui racconta anche la Liberazione, l’Algeria, de Gaulle, il Sessantotto, l’emancipazione femminile, la maternità, Mitterrand come accade ne ‘Gli anni’ o le ingiustizie che ci mostrano i semplici gesti quotidiani come in ‘Guarda le luci amore mio’ (il suo ultimo romanzo uscito in Italia quest’anno), in cui per un anno ha annotato in una sorta di diario le sue escursioni al supermercato tra "impotenza e ingiustizia". E ci dice anche quanto sia necessario non considerare nulla mai conquistato per sempre. "Non sapevo se ero stata ai confini dell’orrore o della bellezza. Provavo un senso di fierezza. Forse la stessa dei navigatori solitari, dei drogati e dei ladri, quella di essersi spinti fin dove gli altri non oserebbero mai andare. Può darsi sia qualcosa di quella fierezza ad avermi fatto scrivere questo racconto", aveva detto Ernaux.
Della ventina di titoli francesi, dodici sono le traduzioni italiane delle quali in buona parte si è occupata la casa editrice indipendente L’Orma, di cui la Ernaux – tradotta da Lorenzo Flabbi – è l’autrice "simbolo del nostro catalogo. In libri come ‘Gli anni’, ‘Il posto’ e ‘L’evento’, Ernaux ha trasformato in materia letteraria il proprio vissuto attraverso una lingua unica, piatta come la lama di un coltello, capace di parlare a milioni di lettrici e lettori", hanno commentato gli editori italiani. In novembre uscirà il settimo titolo in catalogo: ‘Il ragazzo’, un intenso racconto della relazione avuta con un uomo di trent’anni più giovane di lei. Il libro è una sfida alle convenzioni sociali, un’esperienza che per qualche mese fa rivivere lo "scandalo" incarnato dalla giovane rievocata nel suo ‘Memoria di ragazza’.
"Da cinquant’anni, Annie Ernaux scrive il romanzo della memoria collettiva e intima del nostro Paese. La sua voce è la voce della libertà delle donne e dei dimenticati del secolo. Attraverso questa consacrazione si unisce alla grande cerchia di Nobel della nostra letteratura francese". Così twitta il presidente francese Emmanuel Macron. Gli fa eco la ministra della Cultura Rima Abdul-Malak: "È il coronamento di un’opera intima, portatrice della vita degli altri. Di una scrittura lavorata e densa che ha rivoluzionato la letteratura. Ma anche una vita di coraggio e di libertà, fonte infinita di ispirazione". Il leader della France Insoumise (Lfi, sinistra radicale), Jean-Luc Mélenchon, piange "lacrime di felicità. Le lettere francofone parlano al mondo una lingua delicata che non è quella dei soldi"; la sindaca socialista di Parigi, Anne Hidalgo, si dice "molto commossa e felice".