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La giustizia svizzera ha trovato in una cassetta di sicurezza di una banca quattordici dipinti di maestri della pittura, confiscati dai nazisti per la collezione di Hermann Goering.
La scoperta è avvenuta nell'ambito di una doppia indagine aperta in Germania e nel Liechtenstein attorno allo storico dell'arte Bruno Lohse, morto di recente.
La giustizia svizzera ha aperto in una banca a Zurigo una cassaforte piena di capolavori della pittura che erano stati confiscati dai nazisti per la collezione di Hermann Goering, ha fatto sapere venerdì il giornale tedesco Süddeutsche Zeitung.
La scoperta è stata confermata da Ivo Hoppler, il giudice incaricato dell'indagine scattata in seguito ad una richiesta di assistenza giudiziaria da parte della Germania e del Liechtenstein.
«Confermo che abbiamo trovato dei quadri di maestri della pittura e che sono stati messi sotto sequestro», ha dichiarato Hoppler all'agenzia AFP.
Secondo il giornale tedesco, che riprende informazioni del settimanale svizzero tedesco Cash, due inchieste aperte in Germania e nel Liechtenstein sul noto storico dell'arte Bruno Lohse che hanno condotto alla scoperta.
Uno storico dell'arte al servizio di Goering
Lohse è morto nel marzo scorso a Monaco di Baviera, all'età di 95 anni, quando l'inchiesta era già stata avviata. Durante la Seconda guerra mondiale è stato responsabile della confisca di oggetti d'arte sottratti a proprietari ebrei e destinati alla collezione privata di Hermann Goering, una delle figure di primissimo piano del regime nazista in Germania.
Dopo la guerra Bruno Lohse era stato condannato a 10 anni di prigione per le sue attività nazionalsocialiste, ma in seguito non aveva più fatto parlare di sé.
Secondo la stampa, la cassaforte è stata affittata nel 1978 nella sede principale della Banca cantonale di Zurigo. Conteneva 14 dipinti, firmati da maestri della pittura quali Dürer, Pissarro, Monet, Renoir, Sysley, Kokoschka e Van Kessel. Ogni opera vale vari milioni di euro.
L'inchiesta in Germania
In Germania l'inchiesta è stata avviata in seguito alla denuncia di una donna, nipote dell'editore ebreo tedesco Samuel Fischer, al quale i nazisti aveva sottratto un dipinto di Camille Pissarro dal titolo «Il quai Malaquais. Primavera».
La sua famiglia aveva cercato invano dopo la guerra di recuperare il quadro. Nel gennaio scorso, due uomini hanno avvicinato la donna a Zurigo, con la foto del quadro, indicandole che sarebbero stati disposti a venderglielo per il 18% del suo valore.
La donna non ha dato seguito all'offerta, ma ha sporto denuncia a Monaco, città d'origine di uno dei due uomini, un mercante d'arte. La procura pubblica di Monaco ha aperto un'inchiesta per l'ipotesi di ricatto.
L'inchiesta nel Liechtestein
Nel Liechtenstein l'inchiesta è stata aperta in seguito ad una denuncia sporta da una fiduciaria che gestisce la fondazione Schönart (Belle Arti), appartenuta a Lohse.
La fiduciaria è stata mossa dal sospetto che le opere d'arte dichiarate nell'inventario della fondazione e depositate a Zurigo fossero di origine illecita.
La chiave della cassaforte era depositata a Vaduz, nella sede della fiduciaria, mentre il mercante d'arte di Monaco aveva una procura per farne uso. L'uomo si sarebbe recato più volte a Zurigo e avrebbe anche misurato e fotografato i dipinti.
Secondo il giudice istruttore elvetico, l'origine di almeno uno dei dipinti è sicura, mentre delle ricerche sono in corso per stabilire la provenienza delle altre opere. Ancora non è noto se il dipinto «Il quai Malaquais. Primavera» si trovi tra i quadri ritrovati a Zurigo.
swissinfo e agenzie
Libera scelta?
Fin dall'inizio, la dittatura nazista ha escluso gli ebrei dalla vita economica tedesca. In questo contesto, fino a che punto è lecito parlare di libera scelta nella vendita di un'opera d'arte da parte di un proprietario ebreo?
La questione ha recentemente infiammato l'opinione pubblica tedesca, confrontata al processo di restituzione di un quadro di Ludwig Kirchner. Di proprietà del museo Brücke di Berlino, il quadro è stato fatto restituire da un tribunale all'erede della persona che lo vendette per sottrarsi alle pressioni del regime.
Anche molte opere d'arte trasferite in Svizzera dopo il 1933 dai loro legittimi proprietari, che speravano così di sottrarle alla confisca delle autorità naziste, sono poi state vendute. Il problema è stabilire se queste vendite – spesso perfettamente legali da un punto di vista formale – siano il frutto di una libera scelta o dipendano dalle condizioni difficili imposte agli ebrei dal nazionalsocialismo tedesco.
In seguito alla conferenza di Washington del 1998, 44 nazioni si sono impegnate ad identificare beni d'arte depredati. La Germania interpreta in maniera estensiva il concetto di «beni d'arte depredati», nel senso di «beni d'arte sottratti a causa di persecuzioni in epoca nazista».