Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01102.jsonl.gz/152

BELLINZONA - Lo stipendio del numero uno di UBS Sergio Ermotti, nei nove mesi in cui è stato alla direzione della banca, coincisi con il post acquisizione di Credit Suisse, è stato di 14,1 milioni. A far discutere, oltre alla cifra ("il guadagno giornaliero di Ermotti equivale all'incirca al salario medio annuo di un dipendente a tempo pieno in Svizzera. La metà dei lavoratori a tempo pieno del Paese guadagna di più all'anno e l'altra metà meno del capo di UBS in una giornata lavorativa”, commentava qualcuno sui social) è che la parte fissa è di "soli" 2,1 milioni, mentre quella variabile, legata ai risultati, di 12,3 milioni.
In particolare, a scagliarsi contro la filosofia dei bonus per i dirigenti era stato il presidente del PLR Thierry Burkart, secondo cui essi "minano la fiducia della popolazione verso l'intera economia" (leggi qui).
Una posizione che non piace al democentrista Sergio Morisoli, il quale ha replicato sui social. "Siamo messi male. A me colpisce che il presidente dei liberali svizzeri critichi uno dei punti fondamentali del capitalismo e del libero mercato: la propensione a produrre buona ricchezza e a creare nuovi ricchi. Punti che hanno fatto grande la Svizzera", scrive.
"Buon per Ermotti se gli azionisti (i proprietari privati) gli danno questi soldi perché ritengono che se li meriti. Se si sommassero stipendi e pensioni pagati dai cittadini, con le imposte senza possibilità di sottrarsi, ai politici in carica e a riposo in relazione ai risultati ottenuti, si potrebbe aprire un bel discorso sul merito…", termina.