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È fuor di dubbio che il Plrt e anche il liberalismo stanno attraversando un momento delicato, per tutta una serie di motivi: la globalizzazione ha fatto emergere con forza i contrasti fra il locale e il globale; l’improvvisa accelerazione della problematica ambientale li ha colti piuttosto impreparati; la complessità dei fenomeni sociali e la crescente frammentazione delle richieste mettono in crisi molti modelli tradizionali, compresi quelli che hanno contraddistinto l’evoluzione del progresso. Anche le abituali categorie di riferimento, nonché determinati valori fondati sulle libertà responsabili degli individui (valori irrinunciabili per il liberalismo), sono stati messi a dura prova da un diffuso relativismo e da posizioni fideistiche assai in voga. Tutti affermano che c’è bisogno di cambiamento; ma in nome di che cosa? Osservando la nostra piccola realtà, e in particolare le recenti e prossime votazioni federali, tutto ciò appare con evidenza: la sinistra si accorda con i verdi che hanno il vento in poppa per affermare i suoi candidati; la destra e il centro non sono da meno. Stando così le cose, cosa può fare il cittadino? Può rimanere a casa, ma questa è un’opzione rinunciataria che non apporta nulla; può votare in bianco, e questo potrebbe essere una posizione di protesta. Ma può anche scegliere uno o più candidati del o dei partiti di suo gradimento. Il 17 novembre può effettuare la scelta fra quattro candidati preparati e competenti, che rappresentano valori e orientamenti assai diversi fra loro, derivanti dalle posizioni dei loro rispettivi partiti: la candidata di sinistra non può fare a meno di sostenere le opzioni stataliste del PS e dei Verdi, tendenti a limitare le libertà individuali in nome di un presunto bene superiore, con tasse, divieti e prescrizioni varie; il candidato di destra è costretto anch’esso a sostenere un’opzione statalista fondata sulla presunzione di tenere a freno l’economia e i flussi migratori e sulla pretesa di introdurre misure protezioniste di dubbio effetto. I candidati che si richiamano al centro vorrebbero preservare le libertà fondamentali degli individui, ma lo fanno talvolta con eccessiva prudenza. Di sicuro chi si appella ai valori del liberalismo non dovrebbe ammettere qualsivoglia misura che offuschi le libertà fondamentali dell’agire umano. Trovo perciò assai singolare che persone che si riconoscono (o affermano di riconoscersi) nei valori liberali, al momento del voto optino per un candidato che rappresenta altri valori. È sicuro (ci mancherebbe altro) che la destra e la sinistra voteranno il 17 novembre per il proprio candidato, vista la posta in palio. Forse dal PPD potrebbe venire qualche sostegno al candidato liberale. Ma chi si definisce liberale, perché mai non dovrebbe sostenere il proprio candidato nel segreto dell’urna? Se guardiamo le preferenze andate alla candidatura Merlini durante la prima votazione per gli Stati a Bellinzona, Lugano e in altri comuni tradizionalmente liberali, qualche dubbio sorge a tale proposito, tanto più che il candidato liberale è apprezzato a Berna e ha fin qui acquisito una consolidata esperienza.