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Dal 1877 in Svizzera, primo Paese in Europa, le donne incinte e le madri hanno beneficiato di una tutela giuridica con il divieto, imposto loro, di lavorare per varie settimane, ma non hanno ricevuto un’indennità. Nei decenni successivi nei Paesi circostanti sono state istituite diverse soluzioni assicurative. In Svizzera, invece, sono stati necessari una ventina di tentativi a livello federale fino a quando, il 1° luglio 2005, è finalmente entrata in vigore l’assicurazione per la maternità.
Risalgono a poco dopo il 1877 i primi interventi volti a istituire un’assicurazione per la maternità, che però sono caduti tutti nel vuoto: sono ad esempio rimaste lettera morta la Lex Forrer del 1900 (un’assicurazione malattie e infortuni che prevedeva un «contributo per le puerpere»), oppure la petizione della Bund Schweizerischer Frauenvereine (Federazione delle associazioni femminili svizzere) e varie associazioni di lavoratrici nel 1904. La legge federale del 13 giugno 1911 sull’assicurazione contro le malattie e gli infortuni (LAMI) ha attenuato soltanto in parte le conseguenze del divieto di lavorare di otto o sei settimane, e ciò inoltre soltanto per le poche donne assicurate.
Un primo successo di tappa: il mandato costituzionale del 1945
Sulla scia dell’iniziativa popolare «Protezione della famiglia» del Partito conservatore e nel contesto della mancanza di manodopera dovuta alla Seconda guerra mondiale, nel 1945, grazie al sostegno del PS e dei partiti borghesi nonché del movimento femminile, il controprogetto a detta iniziativa ha incontrato l’approvazione di Popolo e Cantoni. Inserito nella Costituzione, il nuovo articolo 34quinquies incaricava la Confederazione di intervenire sul piano legislativo nel campo dell’assicurazione per la maternità e degli assegni familiari. L’attuazione di entrambi i mandati si è tuttavia fatta attendere ancora per decenni.
Negli anni Sessanta e Settanta la Svizzera si è trovata sempre più emarginata in Europa in fatto di protezione della maternità. Neppure l’introduzione del suffragio femminile nel 1971 ha portato nuove maggioranze. Nel 1974 l’iniziativa popolare «Assicurazione sociale contro le malattie» del PS e il controprogetto di Consiglio federale e Parlamento sono naufragati alle urne. Entrambi prevedevano un disciplinamento nell’ambito dell’assicurazione contro le malattie e gli infortuni.
Verso la fine degli anni Settanta le organizzazioni femminili, i sindacati e i partiti della sinistra hanno lanciato l’iniziativa popolare «Per un’efficace protezione della maternità», che proponeva un mandato costituzionale riveduto da attuare entro un lustro. Gli aventi diritto di voto l’hanno respinta nella votazione popolare del 1984. È risultata un fiasco anche la revisione parziale dell’assicurazione malattie nel 1987, che fra l’altro contemplava un’assicurazione maternità finanziata attraverso contributi salariali.
Una causa importante del continuo fallimento dell’audace impresa di introdurre un’assicurazione maternità è stato, fino a 20° secolo inoltrato, l’ideale borghese predominante della madre che si prodiga per la famiglia e del padre quale sostentatore e capo della stessa. La maternità era considerata un rischio «privato», «naturale», che non meritava una particolare tutela sociale. Le madri sposate lavoratrici non rientravano in questo quadro. Anche il monito riguardo ai costi imprevedibili di una siffatta assicurazione non ha mai mancato di esplicare di volta in volta il proprio effetto.
Una nuova dinamica negli anni Novanta e l’affermazione tardiva
Lo sciopero delle donne del 1991 e l’entrata in carica della nuova ministra degli interni Ruth Dreifuss (PS/GE, 1940) nel 1993 hanno conferito nuovo slancio all’obiettivo. Ne è risultato un progetto che comprendeva un salario sostitutivo per le donne esercitanti un’attività lucrativa nonché prestazioni di base una tantum per le madri che esercitano o non esercitano un’attività lucrativa. L’UDC e il PLR nonché attori dell’economia hanno lanciato il referendum. In particolare, non vedevano di buon occhio le prestazioni di base per le madri non esercitanti un’attività lucrativa. Nel 1999 il 61 per cento dei votanti si è espresso contro il progetto. In seguito a ciò il Cantone di Ginevra ha introdotto una propria assicurazione maternità. Negli altri Cantoni le donne esercitanti un’attività lucrativa continuavano a essere sottoposte ai disciplinamenti previsti dal Codice delle obbligazioni e dai loro contratti di lavoro e dunque alla discrezionalità dei loro datori di lavoro, le cui prestazioni variavano fortemente.
Una delle ultime lacune
Dopo la sconfitta del 1999 sussisteva in generale consenso sul fatto che si doveva trovare rapidamente una soluzione. In Parlamento sono stati presentati in poco tempo vari nuovi interventi, tra i quali l’iniziativa parlamentare 01.426 «Modifica della legge sulle indennità di perdita di guadagno. Estensione del campo di applicazione alle madri che esercitano un’attività lucrativa» del consigliere nazionale Pierre Triponez (FDP/BE, 1943), che era la più suscettibile di ottenere un successo alle urne. Essa ha riscosso un vasto sostegno nelle Camere. Il 26 settembre 2004 il 55,5 per cento degli aventi diritto di voto si è infine espresso a favore del progetto. Il 1° luglio dell’anno seguente la revisione è entrata in vigore. In tal modo è stata colmata una delle ultime grandi lacune nel sistema della sicurezza sociale.
La pressione politica – soprattutto anche da parte di donne impegnate e del movimento femminile – non è stata però l’unica responsabile dell’affermazione di quel progetto, altrettanto importante è stata la profonda trasformazione della società che ha originato cambiamenti a vari livelli nella Svizzera del tardo 20° secolo. All’inizio del secolo successivo le donne esercitanti un’attività lucrativa con figli minorenni appartenevano ormai alla norma nella società e la richiesta della conciliabilità tra famiglia e professione era ormai diventato uno degli auspici politici centrali di (quasi) tutti i partiti.
Sono stati necessari pressoché 20 tentativi a livello federale prima che l'assicurazione maternità potesse finalmente entrare in vigore il 1° luglio 2005. L'ex consigliera nazionale e attuale consigliera di Stato del Cantone di Zurigo, Jacqueline Fehr (PS/ZH), racconta come ha trovato un denominatore comune con l'allora presidente dell'Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM), Pierre Triponez (PLR/BE).