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BELLINZONA – Il tema amianto tiene sempre banco. La Fondazione Fondo per le vittime dell’amianto EFA auspica un veloce risarcimento per le vittime e le loro famiglie.
“Si impegna per garantire che i pazienti affetti da mesotelioma ricevano un risarcimento equo e rapido mentre sono in vita. L'amianto è stato a lungo considerato una fibra miracolosa. Solo più tardi ci si è resi conto che le persone potevano essere danneggiate a causa della lavorazione di materiali contenenti amianto. Durante la lavorazione si producono fibre particolarmente fini che, anche in basse concentrazioni, aumentano il rischio di un mesotelioma, un tumore maligno della pleura o del peritoneo. La malattia da mesotelioma decorre spesso in modo simile: dopo che la persona colpita ha assorbito la fibra, di solito attraverso i polmoni, occorrono decenni fino a che la malattia si manifesti. Purtroppo, una volta diagnosticata la malattia, la speranza di vita è molto bassa e si aggira in media a uno o due anni. Il materiale è vietato dal 1989, ma il problema rimane attuale, anche perché l'amianto è ancora molto presente nelle case più vecchie. Secondo alcune stime, in Svizzera l'amianto è costato finora la vita a 2000 persone e ogni anno si registrano circa 120 nuovi casi. Ne sono gravemente colpiti i lavoratori del settore edile e dei settori affini, nonché i parenti che si ammalano a causa del contatto con indumenti contaminati”, si legge nella nota.
Il problema principale a livello di risarcimenti riguarda “per le persone la cui malattia da mesotelioma causata in Svizzera e manifestata a partire dal 2006 non è riconosciuta come malattia professionale ai sensi della Legge federale sull'assicurazione contro gli infortuni (LAINF). Si tratta di artigiani nel tempo libero o parenti che, ad esempio, hanno lavato abiti contaminati e sono quindi venuti a contatto con l'amianto per motivi non professionali”.
La Fondazione esiste da due anni e mezzo e sinora ha raccolto 65 domande di risarcimento.
Intanto, SUVA Ticino e Lucerna incontrerà i sindacati Unia e Sev, la Commissione del personale delle Officine FFS di Bellinzona (CoPe) e l’associazione Giù le mani delle officine lunedì 14 ottobre. Quel che lascia perplessi i dipendenti è soprattutto il fatto che alcuni siano stati chiamati ogni anno a effettuare una TAC e altri solo ogni cinque anni. E ci si chiede se i controlli sono sufficienti, se si può far di più o se addirittura alcuni sono inutili e dannosi.
Nel frattempo, sono parecchie le segnalazioni arrivate, da quando la testimonianza della vedova di un uomo deceduto qualche mese fa ha aperto il vaso di Pandora.