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Alcuni ricercatori dell'Università di Zurigo hanno compiuto un grande passo verso la comprensione del funzionamento della memoria nell'uomo.
Per la prima volta, hanno scavato nella sequenza del genoma umano per identificare una nuova serie di geni attivi nel processo mnemonico.
Una delle scoperte più importanti è la delucidazione del ruolo svolto dal gene KIBRA, uno dei regolatori della memoria.
I ricercatori hanno sottolineato che i risultati del loro studio potrebbero servire a trovare soluzioni alle malattie che intaccano l'attività mnemonica, come il morbo di Alzheimer o la depressione.
La ricerca - condotta da Andreas Papassotiropoulos e Dominique de Quervain del Dipartimento di ricerca psichiatrica dell'Università di Zurigo - è pubblicata nell'edizione del 20 ottobre della rivista scientifica «Science».
«L'obiettivo principale del nostro gruppo di ricerca è l'identificazione della base molecolare della memoria umana. Si conosce infatti ben poco sul suo funzionamento», indica a swissinfo Papassotiropoulos.
«Abbiamo definito un nuovo approccio di ricerca basato su nuove informazioni sul genoma umano. Speriamo di identificare dei geni nuovi o non ancora descritti, correlati al funzionamento della memoria», aggiunge.
Geni
In questo modo - spiega il ricercatore - siamo stati in grado di identificare KIBRA, un gene che era già stato individuato in passato, ma le cui funzioni nell'uomo erano sconosciute.
Per osservare il funzionamento di KIBRA si è proceduto ad un test della memoria su circa 350 persone. I volontari sono stati divisi in «buoni» e «cattivi» a seconda della loro prestazione mnemonica, prima di analizzare le loro impronte genetiche. Gli scienziati hanno inoltre esaminato l'attività cerebrale durante alcuni esercizi.
Si è così scoperto che il gene KIBRA è correlato all'ippocampo, una parte del cervello essenziale per la memoria. L'ippocampo risulta spesso severamente danneggiato nelle malattie che incidono sul funzionamento mnemonico.
«Ci sono parecchie patologie che influiscono sulla memoria, come i disturbi dovuti a depressione o ansietà», osserva Papassotiropoulos.
«Chi ha un'ottima memoria potrebbe ad esempio avere problemi a causa della sindrome da stress postraumatico».
Il professore spiega che il team di ricerca voleva scoprire il funzionamento della memoria nell'uomo, in modo da contribuire allo sviluppo di medicamenti capaci di trattare questo tipo di patologie, così come il morbo di Alzheimer.
Nuova tecnica
Lo studio dei ricercatori dell'ateneo zurighese - realizzato in collaborazione con il professor Dietrich Stephan dell'Istituto di ricerca Translational Genomics di Phoenix, Stati Uniti - si caratterizza per il fatto che non è stato condotto, come in passato, sugli animali.
Solitamente, si tenta dapprima di individuare gli elementi potenzialmente importanti nel processo mnemonico in organismi modello - come topi o vermi - e poi si guarda se esiste un gene omologo nell'uomo. Sul gene sono in seguito svolte analisi per valutare il suo ruolo nella prestazione della memoria umana.
L'approccio basato sul genoma, osserva Papassotiropoulos, è innovativo perché sconvolge la normale procedura. «Dopo aver identificato KIBRA nell'uomo, controlleremo se svolge un ruolo nei meccanismi mnemonici e di apprendimento di organismi animali semplici».
In futuro, i ricercatori prevedono di sviluppare il loro lavoro adottando tecnologie più avanzate. «Vogliamo pure capire perché l'uomo ricorda meglio gli eventi emotivamente forti di quelli neutri. Si tratta qui di un punto fondamentale per le malattie psichiche», conclude Papassotiropoulos.
swissinfo, Isobel Leybold-Johnson
(traduzione: Luigi Jorio)
Il genoma
Il genoma rappresenta il complesso di geni o materiale genetico presente in una cellula o in un organismo.
Il genoma umano è composto da 23 coppie di cromosomi, i quali contengono in totale circa 25mila geni.
Il Progetto Genoma Umano, lanciato nel 1990, si prefigge di mappare (descrivendone la struttura, la posizione e la funzione) i geni umani.
La prima analisi della sequenza del genoma umano è stata pubblicata nel febbraio 2001. Il progetto è stato completato nel 2003, sebbene l'analisi dei dati prosegue.