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BERNA - La Svizzera ha fatto progressi in materia di cooperazione allo sviluppo, perseguendo l'obiettivo di portare l'aiuto pubblico allo 0,5% del prodotto nazionale lordo (PNL) entro il 2015. Ma deve assumere maggiormente il ruolo di leader a livello internazionale, afferma un comitato dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) che ha presentato il suo rapporto oggi a Berna.
Con 2,7 miliardi di franchi consacrati all'aiuto allo sviluppo nel 2012, ossia lo 0,45% del suo PNL contro lo 0,42% nell'ultimo esame del 2009, la Svizzera si avvicina all'obiettivo che si è fissata. Un miglioramento "notevole" in un periodo di crisi finanziaria, ha detto davanti ai media Erik Solheim, presidente del Comitato di aiuto allo sviluppo (CAS) dell'OCSE.
Il norvegese ha anche giudicato "efficace" la collaborazione tra la Segreteria di Stato dell'economia (SECO) e la Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC). Anche il fatto che in Svizzera la cooperazione allo sviluppo e l'aiuto umanitario siano riuniti sotto lo stesso tetto contribuisce a creare sinergie. La collaborazione, secondo l'OCSE, è esemplare nel raffronto internazionale. Il Comitato cita al riguardo i "buoni risultati" ottenuti in contesti fragili come Burkina Faso e Kirghizistan.
Solheim ritiene auspicabile che la Svizzera assuma maggiormente il ruolo di leader a livello internazionale. "Grazie alla sua grande esperienza, possiede le capacità per svolgere una funzione di guida più rilevante nel contesto della cooperazione internazionale", ha affermato.
"Il successo di un Paese è legato alle decisioni politiche prese", ha sottolineato il presidente del CAS, citando l'esempio delle due Coree, di cultura e lingua simili ma dove il livello di sviluppo si differenzia notevolmente.
Il direttore della DSC Martin Dahinden si è dichiarato soddisfatto del nuovo rapporto: "Siamo sulla buona strada e continueremo la nostra strategia".
Seguendo le raccomandazioni dell'OCSE, la Svizzera intende restringere il campo geografico del suo aiuto allo sviluppo e concentrarsi su Paesi prioritari per aumentare l'efficacia. "Ciò non significa che ci impegneremo di meno", ha spiegato.
Nell'agosto 2008, la DSC aveva già deciso di ridurre da 17 a 12 il numero dei Paesi prioritari.
La Svizzera continuerà ugualmente a valutare gli effetti della sua politica interna ed estera sui Paesi in via di sviluppo. "Non si tratta solamente di valutare i programmi d'aiuto e la loro qualità, ma di misurare sistematicamente l'impatto delle nostre decisioni", ha dichiarato Dahinden.
Ogni quattro o cinque anni, il CAS verifica la quantità e la qualità della cooperazione internazionale dei 29 Stati membri. Le risultanti raccomandazioni permettono di migliorare ulteriormente le loro attività di cooperazione allo sviluppo. Il rapporto sulla Svizzera è stato elaborato dalla Corea del Sud e dalla Nuova Zelanda.
Ats