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Tutte le puntate della seconda stagione
È noto che ogni stato d’animo ha la sua canzone. E che molto spesso le musiche e le parole delle canzoni ci sembrano descrivere, disegnare, decifrare un certo momento della nostra vita. I generi musicali interpretano in maniera diversa le differenti forme della nostra esperienza: ed il Bolero tratta specificamente di faccende d’amore.
Il Bolero, ampiamente diffuso dovunque si parli spagnolo, è stato per anni una specie di enciclopedia popolare dei casi dell’amore: e in particolare dell’amore infelice. I mille perché dell’abbandono - per eccesso o difetto di passione, per motivi di famiglia o motivi di salute, per incompatibilità di carattere, per conflitto di classe, per traumi infantili permanenti o per accensioni mistiche - sono catalogati nel Bolero con grande competenza e fantasia. Nel Bolero la figura dell’Amata (o dell’ Amato, se è una donna a cantare: a seconda del sesso della voce dell’innamorato cambia l’oggetto della passione o del disamore, a dimostrare che uomini e donne hanno identiche gioie e dolori) vede trascorrere tutii i modi del sentimento in questione.
L’Amore, nei Bolero, ci appare a volte pagano, a volte intriso di riferimenti cattolici: la perdita dell’Amata - che in genere nel Bolero si racconta - insegna molti modi diversi, e tutti possibili, di elaborare il lutto; in ogni Bolero si fanno i conti col Destino, l’imperscrutabile divinità che soprassiede alla sorpresa dell’Amore, e si insegnano i modi per accettarlo, affrontarlo, interpretarlo: il Bolero insegna, in qualche maniera, a sopravvivere alla tormenta dell’Indefinibile, che sotto le vesti di Amore ci strappa alle quotidiane sicurezze.
Si può ragionevolmente pensare che tutti i viventi siano una volta o l’altra rientrati in uno dei casi descritti da un Bolero; e chi non lo confessa, o mente o non ha mai amato. E’ altrettanto ragionevole pensare che un buon Bolerista, che avesse a mente almeno trecento boleros, potrebbe inquadrare un soggetto in sofferenza amorosa in un certo numero di canzoni, e facendogliele ascoltare - in un certo senso - curarlo. Perché la prima cura per un innamorato infelice consiste nel rendersi conto che qualcuno ha cantato il suo dolore; e in secondo luogo nel capire che il suo tormento è solo uno dei possibili atroci tormenti che capitano agli innamorati. Ecco allora che il Bolerista mi sembra vada ad aggiungersi alla benedetta schiera dei Medici dei Poveri, che in questo caso curano con la musica e le parole: parenti stretti degli sciamani, i cantanti di Bolero intonano ricette per ogni ferita del cuore, e molte – se non ci credete chiedetelo all’enorme pubblico del Sudamerica – ne hanno guariti. O perlomeno, hanno impedito loro di morir d’Amore, che dell’Amore vero non si guarisce.
È stata una bellissima occasione, per me, quella di riflettere sul Bolero come Terapia con gli amici della Radio Svizzera: quelle che ascolterete sono considerazioni su canzoni importanti, in genere scritte tra gli anni trenta e il cinquanta, in tutto il Sudamerica e principalmente a Cuba. Sono canzoni famose, ma raramente tradotte in italiano: abbiamo quindi pensato, che oltre a commentarle, fosse opportuno una volta per tutte tradurne il significato. Travolto dall’entusiasmo, mi sono anche azzardato a farne una versione in italiano e a cantarne un certo numero: complici Claudio Farinone e Paolo Damiani, sono stati arrangiati e cantati in italiano sette Bolero e tre Tanghi (che del Bolero sono in qualche modo cugini, con tutta la differenza che sappiamo).
Mi auguro che questo lavoro possa incuriosire gli scettici, e aprire qualche crepa nei cuori dei cinici: sono abbastanza sicuro che l’ascolto del ciclo completo potrà aiutare una serie di innamorati infelici a sopportare la nobile ferita. Ringrazio tutti i collaboratori del programma, senza la cui competenza una idea così strana non avrebbe trovato una realizzazione all’altezza dell’intento: e spero che questa nuova cura, la Boleroterapia, si muova da Lugano per il mondo, alleviando dolori e resuscitando amori. Noi siamo sicuri che sarà così, e abbiamo fatto il possibile. Il resto, lo farà la musica.
Il bolero come terapia, 19.01.2010 - A cura di David Riondino