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<h2>SubmittedText<h2><p>Riferendomi alle richieste della Marcia mondiale delle donne, chiedo al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Con quali misure intende eliminare le discriminazioni economiche e sociali delle donne straniere e immigrate?</p><p>2. È disposto ad assumere una parte dell'impegno finanziario delle case per le donne vittime di reati, messe alle strette dalle misure di contenimento delle spese dei Cantoni e dei Comuni?</p><p>3. In che misura la Svizzera conduce una politica estera attiva, allo scopo di impedire o risolvere conflitti e attacchi armati?</p><p>4. È disposto ad attuare il diritto alla sicurezza sociale, che consente ad ogni individuo di condurre un'esistenza dignitosa? Se sì, come intende procedere?</p><p>5. Quali misure prevede concretamente per garantire gli investimenti necessari alla creazione di infrastrutture per l'accoglienza di bambini in età prescolastica e scolastica?</p><p>6. È disposto ad adottare provvedimenti per abolire le forme di lavoro asociale, come il tempo parziale imposto e il lavoro su chiamata?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Nel capitolo dedicato all'integrazione, la nuova legge sugli stranieri fa esplicito riferimento alle esigenze particolari dell'integrazione delle donne, dei bambini e dei giovani, attribuendo quindi grande importanza alle offerte destinate a questi gruppi di popolazione. Proprio perché considerate un target più difficilmente raggiungibile, le donne beneficiano già di speciali prestazioni del fondo di promovimento dell'integrazione della Confederazione. Questo vale in particolare per le straniere giunte in Svizzera in seguito a un ricongiungimento familiare, che per la loro particolare situazione non possono accedere al mercato del lavoro e hanno quindi maggiori difficoltà d'integrazione. </p><p>La strategia "Migrazione e salute 2002-2007" della Confederazione contempla numerose misure per le pari opportunità delle migranti nel settore sanitario, quali l'offerta di una traduzione interculturale professionale come parte integrante essenziale del libero consenso, progetti legati alla salute sessuale e riproduttiva (tra l'altro nell'ambito del progetto "Migrant friendly hospital"), la realizzazione di materiale informativo plurilingue su diverse tematiche della salute, e la promozione e il rafforzamento mirato delle risorse volte a favorire la loro salute.</p><p>La grande maggioranza degli stranieri residenti in Svizzera sottostà ad accordi internazionali sulla sicurezza sociale che garantiscono la parità di trattamento rispetto ai cittadini svizzeri. I cittadini stranieri esclusi da questi accordi soggiacciono invece a disposizioni diverse per quanto riguarda l'AVS, l'AI e le relative prestazioni complementari (termine di carenza e condizioni di accesso ai provvedimenti d'integrazione). Con l'estensione dell'Accordo bilaterale sulla libera circolazione delle persone, il numero dei cittadini non coperti da accordi di sicurezza sociale dovrebbe diminuire ulteriormente. Non va comunque dimenticato che le prestazioni sociali legate all'impiego e al reddito riflettono le disuguaglianze presenti in altri ambiti (mercato del lavoro). </p><p>2. L'offerta delle case per donne vittime di reati è molto vasta e contempla anche forme di aiuto ai sensi dell'articolo 124 Cost. (alloggi d'emergenza e consulenza). Molte case sono riconosciute come consultori LAV e percepiscono in genere un contributo finanziario dal rispettivo Cantone, che, ai sensi dell'articolo 3 capoverso 3 LAV, è inoltre tenuto ad assumere la totalità o parte dei costi per gli alloggi d'emergenza destinati alle vittime. Il diritto federale garantisce quindi indirettamente un finanziamento parziale di queste strutture da parte dei Cantoni, mentre non può disciplinarne il finanziamento diretto in virtù dell'articolo 124 Cost., in quanto le loro attività travalicano i confini dell'aiuto alle vittime di reati.</p><p>3. La prevenzione, la limitazione e la risoluzione dei conflitti armati sono obiettivi prioritari della politica estera della Svizzera. Con il "Credito quadro per misure di gestione civile dei conflitti e di promovimento dei diritti dell'uomo" (2004-2007) la Svizzera ha rafforzato ulteriormente il suo impegno in materia di politica di pace, promovimento dei diritti umani e gestione dei conflitti. La sicurezza è imprescindibile senza la pace, i diritti umani e lo sviluppo. La Svizzera svolge pertanto un ruolo attivo nella politica internazionale in materia di sicurezza umana, sminamento, armi leggere, migrazione e questioni umanitarie. Sostiene missioni internazionali di pace, inviando sul posto i propri esperti, stanziando mezzi finanziari e partecipando ad operazioni di pace a livello civile e militare. In molte regioni implementa programmi bilaterali per la soluzione pacifica dei conflitti e promuove la transizione da situazioni di guerra a situazioni di pace. L'elaborazione dei conflitti può esercitare un effetto preventivo sui movimenti migratori.</p><p>4. Il Consiglio federale ritiene che il diritto alla sicurezza sociale (art. 41 Cost.), ovvero il diritto alla copertura dei rischi e delle conseguenze economiche dell'età, dell'invalidità, della malattia, dell'infortunio, della maternità, della famiglia, dell'orfanità e della vedovanza è garantito dal sistema di assicurazioni sociali. È favorevole ad una soluzione federale per le prestazioni familiari che consenta di armonizzarle e di colmare le lacune. In particolare s'impegna a garantire il diritto alla sicurezza sociale in modo duraturo attraverso il consolidamento finanziario delle assicurazioni sociali.</p><p>5. Il settore degli aiuti finanziari per la custodia di bambini complementare alla famiglia è di competenza cantonale. Con il suo programma d'impulso la Confederazione fornisce un importante contributo alla creazione di nuovi posti d'accoglienza per bambini in età prescolastica e scolastica e quindi alla realizzazione di un'infrastruttura adeguata. Come prescritto dalla legge, gli aiuti finanziari sono finalizzati soprattutto a garantire il finanziamento delle istituzioni a lungo termine.</p><p>6. Il Consiglio federale non prevede di sottoporre al Parlamento misure legislative relative alle questioni sollevate dall'autrice dell'interpellanza. La problematica del lavoro su chiamata è stata oggetto dell'iniziativa parlamentare Dormann (02.417), alla quale in un primo tempo il Consiglio nazionale aveva dato seguito, per poi toglierla di ruolo il 18 marzo 2005, decidendo di rinunciare a disciplinare esplicitamente questa forma di lavoro. Il principio del lavoro a tempo parziale va sostenuto e promosso, poiché risponde a una reale necessità sia delle imprese che delle lavoratrici e dei lavoratori. Pertanto, volendo conservare la flessibilità e l'attrattiva di questo strumento, appare inopportuno sottometterlo a ulteriori norme che vanno al di là della protezione dalle discriminazioni di natura sessuale, garantita dalla legge federale sulla parità dei sessi.</p>  Risposta del Consiglio federale.