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Alla luce degli sviluppi e degli eventi in ambito esecutivo e legislativo, i promotori dell’iniziativa non possono che veder confermata sotto ogni aspetto la propria convinzione per cui l’iniziativa sulla giustizia è urgentemente necessaria. L’iniziativa sulla giustizia persegue, infatti, i seguenti obiettivi:
- La magistratura deve essere divisa in modo chiaro e inequivocabile dai poteri esecutivo e legislativo, dai partiti politici e da quella «classe politique» nel suo complesso in cui la giustizia è ormai inglobata a discapito di coloro che cercano giustizia.
- Anche i giudici qualificati che non appartengono ad alcun partito devono poter accedere alla suprema autorità giudiziaria.
- Chi ambisce alla funzione di giudice federale deve sottoporsi a una commissione peritale che provvede a vagliarne l’idoneità. I candidati ritenuti idonei partecipano poi al sorteggio, con cui sono determinati i giudici che andranno a ricoprire i posti vacanti presso la massima autorità giudiziaria.
- La commissione peritale è nominata dal Consiglio federale per un mandato della durata di dodici anni. I membri della commissione peritale devono essere indipendenti da qualsiasi organizzazione o autorità politica.
- Qualora un giudice federale si renda colpevole di gravi violazioni dei doveri d’ufficio, oppure non sia più in grado di ricoprire la propria carica a lungo termine, l’Assemblea federale plenaria può, su richiesta del Consiglio federale, procedere alla sua destituzione.
- I giudici federali in carica al momento dell’entrata in vigore dell’iniziativa sulla giustizia possono proseguire il proprio mandato fino alla fine dell’anno in cui compiono 68 anni.
A prescindere dall’impatto in termini di indipendenza della giustizia, l’approvazione dell’iniziativa sulla giustizia consente innanzitutto di ottenere quanto segue:
- I giudici, non dovendosi più sottoporre ai partiti che siedono all’Assemblea federale per ottenere la rielezione, non sono più ricattabili.
- I partiti non possono esigere dai giudici una tassa di mandato. La compravendita della carica di giudice tra partiti e giudici costituisce già oggi, a parere dei promotori dell’iniziativa, un atto illecito punibile.
- I giudici non sono più designati sulla base della tessera di partito.
- In tal modo, possono essere nominati giudici federali giuristi che vantano ottime qualifiche. Al momento, infatti, per la nomina a giudice federale (così come per quella a procuratore federale), la competenza tecnica rappresenta piuttosto uno svantaggio o, per meglio dire, riveste solo un’importanza limitata. Al contrario, una commissione peritale attribuirà, per esempio, importanza all’esperienza maturata da un candidato, escludendo invece, per ipotesi, un candidato ventisettenne privo di esperienza presentatosi principalmente per meriti di partito. Da coloro che cercano giustizia, infatti, non è possibile aspettarsi che debbano accettare la malasorte di essere giudicati, penalmente o civilmente, da giudici senza alcuna esperienza.
- Le sentenze di prima istanza sono vagliate in modo critico ed, eventualmente, respinte da giudici indipendenti, senza riguardo per una collegialità mal interpretata e per l’appartenenza alla corrente prevalente o a quella «classe politique» che domina il mercato.
- Finalmente i processi intentati contro il potere esecutivo, tra l’altro per arbitrio e per interpretazioni di leggi e ordinanze estensive e gradite alle personalità in carica, non sono destinati a fallire e, pertanto, di fatto senza prospettive. Gli interessati, quindi, devono nuovamente accettare il rischio di un processo.
- Grazie al sorteggio, coloro che cercano giustizia sperano, potendoci persino fare affidamento, che giudici indipendenti dai partiti e dalle autorità, per esempio giudici con provata esperienza nell’economia privata, pronuncino sentenze che tutelano e comprendono i cittadini.
- Le sentenze non sono più emanate principalmente, o magari persino esclusivamente, nell’ottica di una «presunta ragione di Stato» a discapito di coloro che cercano giustizia, di comune accordo con il potere politico, ma semplicemente sulla base della Costituzione federale e delle leggi, in scienza e coscienza, quindi solo nell’interesse della giustizia.
I principi fondatori della Svizzera devono essere rispettati e tornare a essere una tradizione!
Ispirati dal Patto confederale del 1291 e dall’articolo 30, comma 1, della Costituzione federale, continuiamo a impegnarci con tutti i mezzi legali a favore dell’iniziativa sulla giustizia.
Il Patto confederale recita:
«Abbiamo pure, per comune consenso e deliberazione unanime, promesso, statuito ed ordinato di non accogliere né riconoscere in qualsiasi modo, nelle suddette valli, alcun giudice il quale abbia acquistato il proprio ufficio mediante denaro od altra prestazione».
Il legislatore ha poi ripreso il senso di tale enunciato all’articolo 30, comma 1, della Costituzione federale:
«Nelle cause giudiziarie ognuno ha diritto d’essere giudicato da un tribunale fondato sulla legge, competente nel merito, indipendente e imparziale».
Qualora, cari lettori, condividiate l’iniziativa sulla giustizia, contribuite a che i principi sanciti dai padri fondatori nel 1291, ma anche l’articolo 30, comma 1, della Costituzione federale, siano applicati a favore della giustizia, della libertà e della Confederazione.
Adrian Gasser
(Traduzione dal tedesco. Seguiranno possibili correzioni.)