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La Svizzera deve migliorare l'identificazione e la protezione delle vittime della tratta di esseri umani. È quanto chiede nel rapporto pubblicato ieri (mercoledì) un gruppo di esperti del Consiglio d'Europa.
Lo sfruttamento sessuale o lavorativo di donne e uomini in condizioni di povertà è un fenomeno nascosto che riguarda milioni di persone nel mondo e anche in Svizzera vengono identificate centinaia di vittime ogni anno, provenienti da vari paesi. La Confederazione tuttavia riconosce una vittima solo se il reato è avvenuto dentro i confini nazionali e questo, secondo Monica Marcionetti, responsabile di Antenna May Day del Soccorso Operaio Svizzero sezione Ticino ,“non rispetta la convenzione europea che deve proteggere tutte le vittime identificate in Svizzera, anche se il reato avviene all'estero, e deve fornire le misure di protezione previste anche alle vittime nell'ambito dell'asilo, cosa che attualmente non avviene".
La Svizzera ha ratificato la Convenzione sulla lotta contro la tratta di esseri umani nel 2013. Dopo un primo rapporto nel 2015, il gruppo di esperti del Consiglio d'Europa dedicato al tema, il cosiddetto GRETA, riconosce gli sforzi fatti negli ultimi anni, ma raccomanda ora alla Confederazione di uniformare le procedure, ancora molto diverse da cantone a cantone e di colmare una lacuna grave, che riguarda l'immunità delle vittime. Immunità oggi compromessa, rileva ancora Monica Marcionetti: “"Non c'è una garanzia e questo è un tema importante perché la persona farà fatica a chiedere aiuto, a denunciare se saprà che potrà da un lato essere considerata vittima di tratta, ma dall'altro anche essere accusata di aver commesso dei reati."
Gli esperti del Consiglio d'Europa ricordano infatti che tutte le vittime della tratta di esseri umani e dello sfruttamento in patria o all'estero hanno diritto alla protezione, compresi i richiedenti asilo. Al legislatore vengono chieste misure per garantire che le vittime non siano punite per la loro partecipazione ad attività illegali.