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È la prima volta dal 2018. E nel corso del 2022 è prevista tutta una serie di ritocchi al rialzo
WASHINGTON - La Federal Reserve alza i tassi di interesse per la prima volta dal 2018 in quello che è solo il primo passo di una serie di ritocchi al rialzo del costo del denaro nel 2022. Con l'aumento di un quarto di punto, che porta i tassi in forchetta fra lo 0,25% e lo 0,50%, la banca centrale americana volta pagina rispetto alla crisi della pandemia che ha messo le ali all'inflazione con le strozzature alle catene di approvvigionamento.
Descrivendo la ripresa americana come «molto robusta» e i prezzi al consumo «elevati ben sopra l'obiettivo del 2%», il presidente della Fed Jerome Powell mette in guardia sull'impatto della guerra in Ucraina.
«L'invasione da parte della Russia sta causando enormi difficoltà dal punto di vista umano ed economico. Le implicazioni per l'economia americana sono molto incerte, ma nel breve termine l'invasione potrebbe creare ulteriori pressioni al rialzo sull'inflazione e pesare sull'attività economica», afferma Powell aprendo alla possibilità che i prezzi possano salire ulteriormente. La Fed prevede per quest'anno un'inflazione al 4,3% a fronte di un Pil in crescita del 2,8% e un tasso di disoccupazione al 3,5%.
«Ci aspettiamo che i prezzi restino alti fino alla metà del 2022 per poi iniziare a rallentare nella seconda metà dell'anno», mette in evidenza Powell precisando che a fronte della corsa dell'inflazione la Fed potrebbe decidere, «se appropriato», di «muoversi più velocemente».
Per ora la banca centrale stima sette rialzi dei tassi quest'anno, incluso quello appena annunciato. Il che vuol dire che ritoccherà il costo del denaro a ogni riunione. La previsione è di aumenti da un quarto di punto a ogni occasione ma Powell, aprendo a un'azione più rapida, non esclude la possibilità di ritocchi anche più consistenti di mezzo punto percentuali.
«La Fed è molto consapevole della necessità di tornare alla stabilità dei prezzi ed è determinata a usare tutti gli strumenti per farlo. Senza stabilità dei prezzi non possiamo avere la massima occupazione», aggiunge Powell osservando che la Fed deciderà di riunione in riunione come è appropriato procedere. «Se riterremo appropriato dover rialzare i tassi più velocemente lo faremo», dice incalzato sulla velocità dell'azione di una Fed falco.
Pur dando per scontata la stretta da un quarto di punto, molti osservatori avevano ipotizzato una banca centrale cauta nel guardare ai prossimi mesi alla luce della guerra in Ucraina e del possibile effetto indiretto delle sanzioni.
Le parole di Powell invece mostrano una Fed decisa a procedere in base alla tabella di marcia precedentemente delineata per combattere un'inflazione che continua a salire. «Prenderemo le misure necessarie affinché non si radichi nell'economia», assicura Powell convinto che l'economia è forte e farà probabilmente bene con una politica monetaria meno accomodante, nella quale è incluso anche l'avvio del processo di riduzione del bilancio schizzato a 9'000 miliardi di dollari con il Covid. Un processo, avverte Powell, che sarà simile all'ultima volta ma più veloce.
Il presidente della Fed bolla quindi come «particolarmente basse» le chance di una recessione americana. Ipotesi questa aleggiata di recente da più parti, anche dall'ex segretario al Tesoro Larry Summers, convinto che la strada intrapresa dalla Fed si tradurrà in una stagflazione (stagnazione economica + inflazione allo stesso tempo) prima e una recessione poi.
Wall Street resta inizialmente gelata dall'attesa di sette rialzi dei tassi quest'anno e frena il rally innescato dalle trattative di pace fra Ucraina e Russia. Poi, però, passata la paura iniziale però i listini americani tornano a correre digerendo le parole di Powell e l'impegno della banca centrale alla lotta all'inflazione che - come dice il presidente della Fed - sta «punendo tutti».
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