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4 giugno 2012
Il sistema scolastico attuale - ampia fascia dell'obbligo e divaricazione tra studi superiori e formazione professionale - è un prodotto della storia, non un modello assoluto. In futuro l'insegnamento, ossia la trasmissione delle esperienze e dei saperi tra le generazioni, potrà e dovrà trovare altre forme. Nel presente è tuttavia necessario difendere una scuola pubblica che non sia a esclusivo servizio dell'economia, e valorizzarne meglio la dimensione culturale.
A metà degli anni ottanta il Ticino poté contare su una struttura che avesse per obiettivo quello di "assicurare, soprattutto ai ceti meno privilegiati, una formazione culturale più ampia e un corredo di conoscenze più ricco di quello dato alla scuola maggiore; […] posticipare le scelte d'orientamento a un'età più avanzata; favorire le scelte d'orientamento in funzione delle reali attitudini, senza discriminazioni d'origine sociale o ambientale" (dal messaggio del Consiglio di Stato del 2 luglio 1985 concernente la modificazione della Legge sulla scuola media del 21 ottobre 1974). Ma la scuola media unica non era poi tanto unica: essa era divisa da due cicli biennali. Il primo ciclo sarebbe stato a classi eterogenee, il secondo con due sezioni A e B intercambiabili. Non si tratta delle classi differenziali cui alludeva don Milani, ovvero alla creazione di corsi specifici per i più "deboli", con un numero di allievi inferiore e un rapporto pedagogico più diretto, che portassero comunque a un risultato comune, bensì siamo di fronte a una discriminazione sociale, tant'è vero che lo stesso ufficio statistico del Dipartimento dell'educazione del Canton Ticino, in una ricerca di Mario Donati (1999) ammette come la scelta dei livelli e, di conseguenza, dopo l'obbligo, degli studi superiori o dell'apprendistato, sia influenzata in modo evidentissimo dalle condizioni socioeconomiche familiari.
Ora, il Consiglio di Stato ha saggiamente imboccato la strada di una diminuzione degli allievi per classe.
Inoltre, siamo di fronte all'applicazione del concordato Harmos, un'occasione per correggere il tiro e imparare dagli errori.
Una scuola equa ed eccellente non è un'utopia, come dimostrano paesi quali la Finlandia (ma non solo): è una conquista democratica reale.
Fatte queste considerazioni, chiediamo la modifica dell'art. 7 della Legge sulla scuola media in modo che il sistema di livelli A e B nella scuola media venga abolito a favore di una scolarità unica e differenziata per allievo e non per scelte spesso dettate all'appartenenza sociale.
Claudia Crivelli Barella
Per il Gruppo dei Verdi
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