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Un programma di aiuto svizzero allo sviluppo in Birmania è criticato per diverse mancanze: quello che sulla carta sembra un progetto modello non raggiungere gli obiettivi previsti, i costi amministrativi sono più alti del solito e i controlli sono insufficienti.
Lo afferma oggi "Neue Zürcher Zeitung" in base a un rapporto confidenziale del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE), ricevuto il documento grazie alla Legge federale sul principio di trasparenza dell'amministrazione (Legge sulla trasparenza, LTras).
Il programma da 16,5 milioni di franchi della Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) dovrebbe migliorare la situazione dei piccoli agricoltori del sud-est birmano che producono gomma, nonché creare un sistema di mercato competitivo e più rispettoso dell'ambiente. La Birmania (Myanmar) è un piccolo fornitore di gomma rispetto a Indonesia e Malaysia però ha il vantaggio di confinare con la Cina, dove la produzione di auto e pneumatici è cresciuta fortemente dall'inizio del millennio.
Ma, notano i revisori, questa vicinanza si rivela un grande rischio per il progetto in questione poiché soprattutto le aziende cinesi a comprare la produzione di gomma: la loro posizione è troppo dominante per una reale concorrenza e il loro interesse per una produzione di alta qualità è troppo basso. Di conseguenza si possono difficilmente migliorare le condizioni di vita delle donne addette al taglio della gomma.
Gli ispettori del DFAE hanno inoltre criticato l'analisi fondamentalmente inadeguata degli stakeholder. Ad esempio, i potenziali lavoratori dell'area di destinazione dell'aiuto svizzero sono emigrati nella vicina Thailandia, dove i salari sono migliori. E la maggior parte degli agricoltori interpellati proveniva da altre regioni.
D'altro canto il rapporto del DFAE mette anche in discussione il rapporto di fiducia con la ONG che attua il progetto, il quale le è stato assegnato dalla DSC senza esaminare altre offerte. L'organizzazione umanitaria internazionale Care, attiva da tempo in Birmania, ha infatti costi amministrativi più elevati del solito. Inoltre, nonostante i ritardi, nel 2018 il capo dell'ufficio birmano della ONG ha ricevuto una remunerazione legata al progetto superiore a quanto previsto in bilancio.
Secondo la "NZZ", malgrado le critiche, i funzionari della DSC si sono opposti alla fine del progetto, poiché ciò sarebbe mal accolto in Birmania e punirebbe i poveri. Secondo il giornale, la DSC ha inoltre avviato delle correzioni dopo l'esame dei revisori del DFAE e ha rafforzato l'obiettivo centrale del progetto.
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