Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01266.jsonl.gz/403

Pubblichiamo la seguente interrogazione sottoscritta da 23 parlamentari (primo firmatario Tiziano Galeazzi, Udc) riguardante l'integrazione dei bambini con handicap nelle scuole.
Nel 1989 la Svizzera ha aderito alla Convenzione sui Diritti del Fanciullo in particolare agli art. 1, 2, 3, 4, ove si evince che: “i fanciulli mentalmente o fisicamente handicappati, devono poter condurre una vita piena e decente, in condizioni che garantiscono la loro dignità, favoriscono la loro autonomia ed agevolino una loro attiva partecipazione alla vita della comunità”.
Il diritto del fanciullo inoltre costituisce uno degli obiettivi sociali della nostra Confederazione (Costituzione Federale Art. 41 lettere f e g)
Nel 1994 la Svizzera ha firmato la dichiarazione di Salamanca patrocinata dall'UNESCO che cita:
“ l'educazione delle persone con disabilità è parte integrante del compito della scuola regolare. Il raggiungimento di questo obiettivo richiede che le scuole predispongano una pedagogia centrata sul bambino, in grado di considerare anche i bisogni educativi speciali degli allievi disabili. E' compito delle scuole trovare il modo di “educare con successo tutti i bambini, compresi quelli che hanno gravi difficoltà di apprendimento o sono disabili” (UNESCO, 1994). L'accesso alle scuole regolari di ogni bambino, quali che siano i suoi bisogni educativi, comporta in effetti che sia rovesciata la prospettiva sociale usuale dell'integrazione scolastica: “ sono i programmi scolastici che devono adattarsi ai bisogni dei bambini e non viceversa “ (UNESCO, 1994).
Ebbene a distanza di 22 anni da questa adesione, in Ticino, vi sono ancora due diversi programmi, espletati in due differenti scuole che di fatto, limitano i bambini con necessità speciali obbligandoli a frequentare una scuola impostata appositamente per loro che non offre ovviamente le pari opportunità di una scuola regolare, infatti l'intelligenza e la creatività collettiva di una scuola speciale è molto ridotta rispetto a quella di una scuola regolare.
Il principio dell’eguale considerazione della persona disabile è stato accolto anche nella Legge Federale sulla eliminazione di svantaggi nei confronti dei disabili stessi.
Essa definisce infatti lo svantaggio delle persone disabili come il loro trattamento diverso di diritto o di fatto che per loro comporti pregiudizio e “quando non è prevista una diversità di trattamento necessaria a ristabilire una uguaglianza di fatto tra i disabili e i non disabili “ (art. 2, cpv. 2 ).
Inutile dire che, in Ticino, a parte l'adeguamento delle strutture architettoniche, che non sono nemmeno complete, poco o nulla è stato fatto per cercare di parificare socialmente i disabili, infatti ,raramente, questi approdano nel mondo del lavoro regolare, finendo inesorabilmente nei laboratori protetti. Non parliamo poi dei bambini colpiti di dislessia (Disturbi Specifici Apprendimento) i quali purtroppo in molte scuole pubbliche non hanno piani mirati o mezzi per poter affrontare nel migliore dei modi il programma scolastico.
A questo proposito sembra manchi una preparazione base di molti docenti (anche di scuole comunali) nel “diagnosticare” tale DSA e quindi non in grado probabilmente di percepire subito le difficoltà dell’allievo colpito da questo disturbo.
Una osservazione ormai acquisita e messa in atto da molti paesi da ormai diversi anni è quella di Hartley, 2011: “La condizione nella quale si trovano le persone con disabilità fisiche e mentali non può più essere ascritta unicamente ad una menomazione naturale immutabile, ma dipende anche in parte, da una certa forma di organizzazione della società. Di questa condizione è responsabile anche la società e non soltanto la deficienza di cui è affetto il disabile.”
Inutile sottolineare che nel nostro Cantone si continua con l'attuale organizzazione di separazione sociale delle due fasce di popolazione dei normodotati e delle persone con necessità speciali e quindi arroccarsi su barricate da molti paesi già superate.
Chi pensa alle persone con necessità speciali come a persone con forti limitazioni fisiche e/o mentali sbaglia in modo grossolano ,perché, nel nostro sistema attuale, anche chi è dotato d’ intellettività nella norma, ma è affetto da DSA come la dislessia, o discalculia, oppure iperattività o altro, viene considerato come persona con necessità speciali e quindi mandato nelle scuole speciali privandolo così di quella intelligenza e creatività collettiva, tipica della scuola regolare, creando così un danno profondo che il bambino o il ragazzo difficilmente potrà recuperare.
Nel 2014 venne firmata la Convenzione Internazionale sui Diritti delle Persone con Disabilità dell'ONU che richiese al nostro paese di allinearsi ufficialmente a quanto avviene nel resto del mondo sulla educazione inclusiva.
A distanza di 27 anni dalla Convenzione sui Diritti del Fanciullo e a distanza di 22 anni dall'adesione alla Convenzione di Salamanca, solo alcuni Cantoni svizzeri hanno intrapreso il cammino in questa importante inclusione sociale delle persone con handicap e il Ticino non è tra questi. Mentre, i Cantoni svizzeri, che si sono inoltrati in questa importante riforma sociale, hanno iniziato a fare studi e progetti una decina di anni fa e da sei lustri hanno messo in atto l'inclusione dei bambini con necessità speciali nelle scuole regolari, in Ticino in questi ultimi 10 anni, si è semplicemente prodotto uno studio, ed una ipotesi di messa in funzione del progetto, ad una data lontana, e ancora incerta.
Infatti il Ticino continua a fare distinzione tra bambini e persone normodotate e quelle con handicap aprendo scuole e mercato del lavoro normali e regolari ai primi e scuole speciali e lavori protetti ai secondi, creando così una distinzione di classe tra queste due fasce di popolazione.
Questo stato di cose è stato pure definito in un rapporto del DECS del 2014 “discriminante”. Ma poi perché non si è corretto il tiro?
Questa situazione spinge molte famiglie ticinesi domiciliate o svizzere i cui figli hanno doppia nazionalità a portare nelle scuole della vicina Italia i loro figli per evitare che subiscano l'umiliazione di essere trattati diversamente dagli altri bambini.
Solo nella scuola di Campione d’Italia ve ne sono 12, ma attorno al Ticino ci sono una decina di scuole oltre i confini nazionali che ospitano ovviamente altri bambini ticinesi, includendoli nella scuola regolare.
Questi bambini che saranno i nostri cittadini del futuro, che per non essere discriminati hanno preferito frequentare scuole non svizzere, impareranno la cultura, la storia, le leggi e i regolamenti del paese dove stanno studiando e non quelle svizzere per poi un giorno rientrare ed essere considerati “stranieri in Patria”.
Come detto precedentemente molte di queste persone che in Ticino sono catalogate come persone con necessità speciali sono dotati di intelligenza nella norma ma abbisognano di specialisti (logopedisti/e) sui DSA per correggere i loro disturbi, ma le strutture d’assistenza a questi bambini e persone con questo tipo di problematiche pare risultino cronicamente insufficienti specie nelle scuole pubbliche comunali.
Un esempio, al Centro Vela di Como che dispensa terapie logopediche, neuropschiatriche, per la dislessia, la discalculia, la disgrafia, la disprassia, Iperattività, deficit di attenzione, etc. il 10% dei suoi utenti sono bambini/e che risiedono nel Cantone Ticino e sono circa 180.
Questo ci segnala che in Ticino ormai da molto tempo c'è una forte carenza di operatori/trici specializzati nella terapia di queste disfunzioni.
Nell'ottica quindi di una vasta riflessione di base sull’aspetto di un’integrazione per tutti nelle scuole pubbliche cantonali e comunali, nel lavoro, nella società e soprattutto nel paese ove vivono e risiedono queste persone, i sottoscritti Deputati interrogano il Consiglio di Stato come segue:
- Quanto è stato fatto finora nel nostro Cantone per applicare quanto sancito anni fa, sottoscrivendo/aderendo come Svizzera a:
Convenzione sui Diritti del Fanciullo (1989),
Convenzione di Salamanca (1994),
Convenzione Internazionale ONU del 2014?
- Risulta al Governo la poca disponibilità nell’accogliere persone con handicap nelle scuole/classi normali e quindi non adeguandosi agli impegni internazionali (vedi sopra) presi dalla Svizzera? Se si, per quale motivo si fanno ancora queste distinzioni?
- Risulta al vero che in diverse scuole pubbliche i direttori e/o gli insegnanti hanno la facoltà di poter scegliere se accettare o meno questi ragazzi nella loro scuola o nella loro classe? Se si, con quale mandato e autorizzazione o regolamento?
- Il Dipartimento direttamente interessato come si sta muovendo per colmare eventuali lacune formative dei docenti per poter far fronte a diagnosi e programmi scolastici di lavoro (mezzi didattici inclusi) specie rivolte agli allievi con DSA?
- Tra docenti di supporto/sostegno e logopedisti si ritiene siano sufficienti per coprire i fabbisogni del Cantone Ticino? Se si, come mai vi sono più di un centinaio di famiglie che portano all’estero i loro figli?
- Perché il Ticino non si è mai realmente messo in gioco come hanno fatto altri Cantoni svizzeri per adeguarsi alla situazione e quindi creando i presupposti per un cambio di mentalità e un miglioramento sull’integrazione completa (scolastica) di queste persone e delle loro famiglie?
- Si potrebbe considerare la possibilità, dopo attenta valutazione strutturale, logistica e didattica, di poter inserire i bambini con necessità speciali con i loro insegnanti di scuole speciali nelle scuole regolari?
- “Con la scuola che verrà” il DECS ha tenuto conto della possibilità d'integrare questi alunni nelle scuole regolari? Se si, quanti anni dovranno ancora trascorrere?
(Si eliminerebbero parte dei costi della struttura delle scuole speciali e si potrebbe utilizzare il risparmio ricavato per aumentare il numero degli insegnanti di sostegno, la loro specifica formazione e si otterrebbe l’integrazione descritta e ricercata ampiamente sopra).
In attesa di una vostra risposta,
cordialmente vi ringraziamo e salutiamo.
Tiziano Galeazzi, UDC (primo firmatario)
Gabriele Pinoja, UDC (capogruppo)
Sergio Morisoli, AL Fiorenzo Dado, PPD (capogruppo)
Daniele Caversasio, LdT (capogruppo) Lorenzo Jelmini, PPD
Amanda Ruchert, LdT Simone Ghisla, PPD
Massimiliano Robbiani, LdT Claudio Franscella, PPD
Felice Campana, LdT Giorgio Fonio, PPD
Lelia Guscio, LdT Maurizio, Agustoni, PPD
Omar Balli, LdT Andrea Giudici, PLRT
Sabrina Aldi, LdT Giorgio Pellanda, PLRT
Cleto Ferrari, Indipendente Henrik Bang, PS
Germano Mattei, Montagna Viva Maristella Patuzzi, I Verdi
Massimiliano Ay, MPC-PC