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Cosa può portare un evento come la Sessione federale dei Giovani al Burkina-Faso?
La Svizzera è un esempio di democrazia per un paese come il Burkina-Faso, per il quale questa nozione è ancora allo stato embrionale. Dopo 27 anni di dittatura, il popolo burkinabé desidera ora instaurare i valori della democrazia; ciò implica una sensibilizzazione della gioventù a quest’ultimi.
In che modo? Potete darci un esempio?
Vorremmo ricreare un parlamento dei giovani. Quest’ultimo è sparito in seguito all’insurrezione popolare del 2015, quando il presidente Campaoré, al potere da 27 anni, è stato scacciato dal Paese. Era simile alla vostra Sessione. Ora che vi sono state delle elezioni libere, il paese è stabile e vorremmo quindi farlo rinascere dalle sue ceneri. Dobbiamo trovare le parole giuste per convincere le autorità e seguire la Sessione federale dei giovani ci permetterà di rafforzare il nostro dossier. Abbiamo il sostegno del ministro della gioventù, che ci ha accompagnati nel nostro soggiorno in Svizzera.
Perché mettere un accento sulla gioventù in particolare?
Bisogna sapere che la stragrande maggioranza della popolazione burkinabé è costituita da giovani: il 75% ha meno di 25 anni! È proprio una specificità del Paese. Al momento, però, le nostre sfide sono in primo luogo la disoccupazione e la formazione. In effetti, i valori della cittadinanza non dicono un granché a una gioventù senza lavoro – o comunque non costituiscono la priorità in una realtà fatta per la maggior parte di sopravvivenza.
Descriveteci questa gioventù burkinabé…
La gioventù è cambiata, è particolarmente dinamica e s’investe fortemente per progetti legati alla cittadinanza e alla civica: donazioni di sangue, giornate di salubrità, visite ai malati, concerti pedagogici, veglie cittadine. Nello stesso tempo è anche molto più rivendicativa. C’è molta frustrazione a causa dei problemi che abbiamo menzionato. Questo poiché, per 27 anni, è stata messa da parte. Ora scopre uno spazio nuovo di libertà… vuole tutto, e subito, e arriva a usare le maniere forti per far sentire la sua voce. È ora opportuno inquadrare questa nuova libertà cittadina.
Abbiamo parlato del fatto che il funzionamento della politica svizzera può essere un’ispirazione per una giovane democrazia come la vostra. E al contrario, cosa può portare il Burkina-Faso alla Svizzera?
La sua ricchezza e diversità culturale così come la sua storia. Nello stesso tempo il Burkina-Faso è un Paese molto giovane, sia per quanto riguarda l’età media della popolazione sia anche in termini di democrazia. Di conseguenza, possiamo esportare tanto nuovo ossigeno a una democrazia longeva e in un Paese confrontato al fenomeno dell’invecchiamento della popolazione.
Che immagine vi è della Svizzera in Burkina-Faso?
È il Paese delle ONG e delle banche!
Raccontateci un po’ gli scambi che avete avuto con i giovani svizzeri…
Abbiamo seguito i dibattiti nei due gruppi francofoni, e il tema che più ci ha colpito è quello dell’integrazione delle persone in situazione di handicap. In Svizzera si riflette su come migliorare le loro condizioni di lavoro, ad esempio, mentre in Burkina-Faso bisogna ancora integrarli e il manco d’infrastrutture è flagrante. Le problematiche sono ben diverse.
Qual è il prossimo appuntamento, una volta tornati in Burkina-Faso?
Gli ‘Etats généraux de la jeunesse’ che avranno luogo fra tre giorni a Ouagadougou. Si tratta di un incontro che riunisce più di mille giovani. «Quale governance per una contribuzione ottimale della gioventù al rinnovamento politico, economico e sociale in Burkina-Faso» è il tema di quest’edizione. I giovani presenteranno al presidente Kaboré diverse rivendicazioni provenienti dalle tredici regioni del Paese. Negli ultimi anni, queste sono sempre restate nel cassetto. Quest’anno ripercorreremo tutto ciò che abbiamo detto e chiesto nelle ultime edizioni, con la differenza che si tratta dei primi Stati generali organizzati sotto il governo Kaboré.
Nella foto principale, da sinistra a destra: P. Nelly Marcelle Ouedraogo, giornalista socials media per An’Faso e membra della Fondazione Voix angélique (FOVA) per l’accesso dei bambini all’educazione, Romaric Wendzoodo Sawodogo, attivo nel mondo associativo e a capo di una ditta e Denise Ouedraogo, studentessa di lettere moderne e membra del movimento cittadino «Le Balai citoyen».