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(foto KEYSTONE/Patrick B. Kraemer)
di Piergiorgio Giambonini
Sarà anche vero (perché lo è…) che il campionato svizzero si fa ogni anno più equilibrato e più combattuto. Vero è però anche che per la seconda volta consecutiva, e la terza negli ultimi quattro anni, le semifinali se le stanno giocando le prime quattro classificate della regular-season.
Tanto per dire: nei primi tredici anni di quarti di finale giocati al meglio delle sette partite, ovvero tra il 1998 e il 2010, era successo in tre sole occasioni, e mai consecutive. Ora, invece, sta diventando quasi la regola…
Vediamola allora da un’altra prospettiva: se negli ultimi quattro anni alle semifinali sono approdate tre volte le quattro teste di serie della regular-season, vuol dire che la regular-season conta e dice pur qualcosa… Allargando il punto di osservazione, aggiungiamoci anche che in 28 anni di playoff, solo cinque volte il titolo lo ha conquistato una squadra che non era salita sull’ipotetico podio della sempre più lunga fase preliminare.
Ci era riuscito per primo il Kloten quasi vent’anni or sono, quando nel 1995 la sua scalata la lanciò partendo addirittura dal 7° posto. Poi, in epoca più recente, la rincorsa lunga – appunto da fuori podio della regular-season – negli anni 2000 l’hanno presa altre quattro squadre nello spazio di soli dieci anni: il Lugano partito dal 4° rango nel 2003, il Davos pure dal 4° posto nel 2009, e lo Zurigo addirittura due volte, partendo dal 6° rango nel 2008 e poi dal 7° nel 2012. Già, due anni fa, e quell’incredibile cavalcata di Ambühl e quella mischia risolta da McCarthy al 59.58 di gara-7, sul ghiaccio di Berna…
E già che ci siamo, raccontiamo (riesumiamo, per chi non le ha dimenticate) anche due storielle legate alle “scalate” più antiche. Partiamo allora dalla primavera del 1995. Al terzo dei suoi quattro scudetti consecutivi, il Kloten arrivò con una mossa invero già tentata cinque anni prima, quando alla vigilia di gara-1 dei quarti di finale aveva silurato i due coach svedesi Lindström e Bäckman, affidando a Yates una squadra poi comunque eliminata “a zero” dal Lugano in semifinale. Nel 1995 il Kloten dunque ci riprovò, e al secondo tentativo andò fino in fondo: chiusa come detto al 7° posto la regular-season, i Flyers cacciarono il tandem (di nuovo svedese…) Carlsson – Falk, e ingaggiarono Alpo Suhonen, vecchia volpe dell’hockey internazionale. L’esordio dello scafatissimo tecnico finlandese coincise con uno 0-5 alla Resega, ma il resto diventò poi velocemente storia: Hollenstein e compagnia bella vinsero 3/2 i quarti col Lugano, 3/0 le semifinali col Berna e 3/1 la finale con lo Zugo.
Se quel clamoroso ”cambio volante” permise dunque al Kloten di Manuele Celio di allungare il suo ciclo vincente, l’altra storia più o meno dello stesso filone riemersa scartabellando appunto tra le ripide scalate verso lo scudetto divenute vieppiù frequenti in epoca moderna, concerne come accennato il Lugano ed è datata 2003. In comune con l’impresa del Kloten appena raccontata, quella stagione bianconera ebbe in effetti il cambio di allenatore in corso d’opera. Cambio che segnò la fine dell’era-Koleff alla Resega: ormai contestatissimo anche (e soprattutto…) dal pubblico di casa, il buon Jim venne però messo alla porta già a metà novembre, dopo quattro KO casalinghi consecutivi e con l’HCL pericolosamente vicino alla linea. Al suo posto arrivò Larry Huras, il Lugano chiuse la regular-season al 4° rango e allungò poi trionfalmente il passo nei playoff: 4/1 al Kloten nei quarti, 4/1 allo Zurigo in semifinale, 4/2 al Davos in finale.