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Washington – Nonostante le prove di dialogo sui dazi, è alta tensione tra Washington e Pechino dopo che Joe Biden ha chiesto all'intelligence Usa un nuovo rapporto entro 90 giorni sulle origini del Covid. Una mossa che la Cina ha criticato pesantemente, evocando la "storia oscura" dei servizi segreti americani, contrassegnata da manipolazioni clamorose, come quella sulle inesistenti armi di distruzione di massa a giustificazione dell'invasione dell'Iraq.
"Il team d'inchiesta congiunto dell'Oms (inviato a Wuhan in gennaio, ndr) ha giudicato 'estremamente improbabile' la teoria di una fuga da laboratorio, si tratta di una conclusione ufficiale, formale e scientifica", ha ricordato il portavoce del ministero degli Esteri cinesi Zhao Lijian. "Questa volta gli Usa tentano di utilizzare i servizi di intelligence per condurre una cosiddetta inchiesta ma la loro storia oscura è conosciuta da tempo al mondo intero", ha denunciato, dopo aver accusato Washington di alimentare teorie cospirative.
Il problema è che quella conclusione, pubblicata a fine marzo, fu criticata subito dallo stesso capo dell'Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus, il quale ammise che il team non aveva indagato adeguatamente l'ipotesi dell'incidente in laboratorio e sollecitò un'inchiesta più completa. Anche perché l'istituto di Wuhan non ha condiviso i dati grezzi, i registri di sicurezza e altri documenti sulle sue ricerche sui coronavirus nei pipistrelli, che molti considerano la probabile causa del virus. Negato finora anche l'accesso alla banca del sangue di Wuhan per testare campioni prima del dicembre 2019, quando fu registrato il primo caso ufficiale di Covid.
Da allora si sono moltiplicati i dubbi e le richieste di una nuova indagine internazionale indipendente, ora sostenuta da Usa, Ue e da altri 13 Paesi. L'intervento di maggior peso della comunità scientifica è stato una lettera pubblicata il 14 maggio sull'autorevole rivista Science, dove una ventina di esperti di centri studi internazionali di alto livello hanno criticato il rapporto dell'Oms, sottolineando che "su 313 pagine solo quattro sono dedicate all'ipotesi di un incidente in laboratorio, mentre tutto il resto esplora la possibilità di una trasmissione tra animali e uomini". Gli autori chiedevano quindi "un'indagine adeguata" e "un dibattito scientifico spassionato".
Nelle ultime due settimane l'ipotesi di un incidente ha preso quota non solo tra gli specialisti di biosicurezza ma anche tra dirigenti della sanità pubblica, osservatori, media, tanto che il mago delle previsioni elettorali Nate Silver ha calcolato che la probabilità di un incidente di laboratorio è aumentata della metà, sino al 60%. Nei giorni scorsi è arrivato poi lo scoop del Wall Street Journal, che ha rivelato un rapporto d'intelligence secondo cui tre ricercatori del laboratorio di Wuhan si ammalarono di una patologia non meglio precisata nel novembre del 2019 a tal punto da farsi ricoverare in ospedale.
Biden ha ammesso che in un primo rapporto gli 007 Usa non hanno deciso tra le due ipotesi ed ora vuole arrivare "più vicino ad una conclusione definitiva", facendo pressione insieme alla comunità internazionale perché la Cina "partecipi ad un'indagine internazionale completa, trasparente e basata sulle prove e affinché fornisca accesso a tutti i dati rilevanti". Ma la Casa Bianca non ha risposto a quali misure pensa se Pechino non collaborerà.
Mentre The Atlantic resta scettico sulla possibilità di raggiungere delle prove e si chiede se non ci si debba concentrare invece sulla sicurezza dei biolaboratori, sui confini e sui rischi della ricerca scientifica, a prescindere dall'accertamento delle origini del Covid.