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Il Comitato internazionale della Croce Rossa si è ritagliato una nicchia rispetto alle altre agenzie umanitarie. Ma uno sguardo all’interno di questa organizzazione inusuale rivela molti paradossi.
Ciò che all’inizio può apparire una contraddizione - un’organizzazione privata svizzera con uno statuto speciale nel diritto internazionale pubblico - funziona bene, afferma David Forsythe, professore all’università statunitense di Nevada-Lincoln, autore di due libri sul CICR. Forsythe non manca però di rilevare le molte singolarità dell’agenzia umanitaria.
«Un altro paradosso è che l’organizzazione ha obiettivi liberali, ma adotta strumenti conservatori», afferma a colloquio con swissinfo.ch. «Cerca di proteggere la dignità dell’uomo, in questo senso è liberale. Ma procede lentamente, con molta cautela, cercando il consenso degli stati o di altri attori importanti. Tenta di operare all’interno del sistema degli stati, ma promuove il benessere di tutti gli esseri umani».
E ci sono altre anomalie, nota Forsythe. «Il CICR è apparentemente internazionale, ma storicamente è completamente svizzero e ai vertici rimane svizzero».
Neutralità
Il prossimo 1° luglio ci sarà un avvicendamento importante ai vertici del CICR. L’attuale presidente, Jakob Kellenberger, lascia la carica dopo 12 anni. Il suo posto sarà preso da un altro diplomatico svizzero, Peter Maurer.
Forsythe sostiene che l’organizzazione, fondata dallo svizzero Henry Dunant nel 1863, si è ritagliata un ruolo del tutto speciale. Oggi esistono altri grandi organizzazioni umanitarie, come Medici senza frontiere e Amnesty International. Ma il CICR ha adottato un approccio basato in primo luogo sulla discrezione, ciò che lo rende diverso dalle altre organizzazioni e gli permette di svolgere mansioni particolari.
Medici senza frontiere, per esempio, definisce in modo diverso la neutralità e ritiene che sia possibile esprimere pubblicamente un’opinione critica, pur rimanendo neutrali nei conflitti. «Il CICR pensa invece che meno si esprimono critiche pubbliche, più si è considerati neutrali. Probabilmente è un bene che esistano entrambi i tipi di organizzazione», afferma Forsythe.
«Probabilmente, quanto più Amnesty International esprime pubblicamente le sue critiche, tanto più un governo è disponibile a permettere al CICR di visitare le sue prigioni. Penso che il CICR si sia ritagliato un proprio ruolo, caratterizzato da un lavoro umanitario neutrale, imparziale e talvolta discreto».
Segretezza
Notoriamente, il CICR rivela poco di quello che i suoi delegati vedono durante le loro missioni. «Non fornire informazioni è una prassi che esiste da sempre», sostiene l’ex direttrice del servizio giuridico del CICR, Louise Doswald-Beck, oggi professoressa di diritto internazionale a Ginevra.
Quando lavorava al CICR si è impegnata con successo affinché i delegati dell’organizzazione non fossero tenuti a testimoniare davanti al Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia. «Quando si trattava di confidenzialità e di visite nelle prigioni, è sulla base di questa intesa che il CICR ha ottenuto accesso».
Il punto è che i delegati del CICR, dopo aver visitato i luoghi più segreti del mondo, non possono condividere le loro informazioni con nessuno all’infuori della sede di Ginevra e dello stato in questione. In generale rimangono in silenzio, per timore che il CICR sia preso di mira. Se qualcosa non va bene, il CICR non ha potere coercitivo sullo stato in questione. Può solo ricordare quel che dicono i trattati internazionali a proposito del trattamento dei prigionieri di guerra.
Anche se questa politica di discrezione ha i suoi vantaggi, il professor Forsythe ritiene che «si possa anche esagerare con la segretezza e la diplomazia. Possono diventare disfunzionali, perché impediscono di costruire un ampio sostegno nell’opinione pubblica».
E il futuro?
Facendo un bilancio, la presidenza di Jakob Kellenberger è stata comunque «molto buona» per il CICR, dice Forsythe. Il budget in continua crescita, il sostegno ininterrotto di Stati uniti e Russia e il fatto che l’organizzazione abbia attratto «alcune persone molto brillanti» dimostrano che l’epoca Kellenberger è stata molto positiva, sebbene la diplomazia pubblica non sia stata il suo forte. «Non è molto bravo a tessere relazioni in un cocktail party».
Peter Maurer, il suo successore, è stato segretario di stato del Dipartimento federale degli affari esteri e ambasciatore svizzero presso le Nazioni unite a New York. È considerato più estroverso di Kellenberger.
Alla conferenza stampa di addio di Kellenberger, un giornalista gli ha chiesto se riteneva di essere stato troppo discreto durante la sua presidenza del CICR. Kellenberger ha risposto con severità: «Ho sempre detto il massimo che potevo dire, cercando di ridurre al minimo i danni per il nostro lavoro sul campo».
Pur con tutta la sua discrezione, il presidente uscente del CICR si è fatto ricevere tre volte in Siria dopo l’inizio della crisi e, stando a quanto da lui stesso dichiarato, è riuscito ogni volta a negoziare un migliore accesso umanitario. Al suo successore spetterà il compito di costruire su queste basi il futuro dell’organizzazione.
CICR
Fondato a Ginevra nel 1863 e attivo in tutto il mondo, il Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) è un'organizzazione umanitaria privata che soccorre le vittime della guerra e della violenza interna, interviene come mediatore neutrale in caso di conflitto e promuove la conoscenza e il rispetto del diritto umanitario.
Il CICR ha il suo quartier generale a Ginevra e annovera circa 12'000 collaboratori dislocati in un'ottantina di paesi. Annualmente, l'organizzazione presta assistenza a 15 milioni di persone.
Tra le operazioni più importanti, figurano le missioni in Sudan, Somalia, Iraq, Afghanistan, Sri Lanka e Chad.
Nel 2011, il suo budget ammontava a oltre 1,2 miliardi di franchi. Tra i maggiori donatori figurano: Stati Uniti, Gran Bretagna e Svizzera. Anche se il 90% dei fondi proviene dai governi, il CICR è indipendente.
Lo statuto neutrale e imparziale del CICR richiede l’accesso a tutte le parti in conflitto. Nel 1979 in Cambogia, quando il CICR non ottenne garanzie di poter aiutare sia agli ex Khmer rossi, sia loro vittime, si rifiutò di distribuire cibo.
Altre organizzazioni, come Oxfam, decisero invece di accettare le restrizioni, pur di poter intervenire a favore di una parte almeno di quanti pativano la fame.Fine della finestrella
Traduzione dall’inglese e adattamento: Andrea Tognina, swissinfo.ch