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Il Consiglio federale ha appena adottato le prospettive federali 2050 in materia di trasporti. Unitamente al Piano settoriale dei trasporti, a sua volta uscito dalle fucine dall’Amministrazione federale, questi dati devono fungere da base per il futuro sviluppo della mobilità in Svizzera. Purtroppo, le cifre presentate appaiono tanto incomprensibili quanto irrealistiche.
Ancora nel 2016, nelle sue prospettive 2040 in materia di traffico la Confederazione prevedeva, per il periodo 2010-2040, un aumento spettacolare del 55% per il trasporto ferroviario e del 18% per il trasporto individuale motorizzato (TIM). Improvvisamente, nelle nuove prospettive 2050 in materia di traffico si parla soltanto ancora di una crescita globale dell’11% per tutto il trasporto delle persone e di un incremento del 3% per il TIM tra il 2017 e il 2050. Per il TCS, queste previsioni sono semplicemente irrealistiche.
Le nuove prospettive del Consiglio federale sorprendono il presidente centrale del TCS Peter Goetschi: “Una crescita del trasporto privato motorizzato di appena il 3% entro il 2050 è assolutamente illusoria, quando la popolazione, nello stesso periodo di tempo, dovrebbe aumentare di circa il 21%. A titolo indicativo, la crescita media del trasporto privato motorizzato sulle strade nazionali è stata del 2% ogni anno tra il 2009 e il 2019”.
Dal canto suo, la Confederazione cerca di giustificare queste previsioni, per esempio, con lo sviluppo del lavoro a domicilio o con la densificazione urbana.
Nelle sue nuove prospettive in materia di trasporto, la Confederazione delinea quattro scenari di sviluppo, tra i quali il cosiddetto “scenario di base” che funge da piedistallo per parlamento, cantoni, comuni e città per la pianificazione delle loro misure concernenti lo sviluppo del traffico. Eppure, questo scenario di base si fonda su numerose ipotesi e condizioni che, politicamente, non sono mai state dibattute a fondo, né tanto meno decise. Ciò è il caso, per esempio, dell’idea di internalizzare tutti i costi esterni dei trasporti (sanità, clima, paesaggio, edifici, ecc.) che, per il traffico individuale motorizzato, vengono valutati a 9,7 miliardi di franchi oppure di altre tasse, in relazione con il CO2 o con il costo della mobilità, che sono state prese in considerazione come presupposti e semplicemente incluse nei calcoli.
Complessivamente, il TCS ritiene che queste nuove prospettive del Consiglio federale in materia di trasporti siano inutilizzabili quale strumento di pianificazione e di sviluppo dei trasporti. Il presidente centrale del TCS Peter Goetschi chiede correttivi: “I calcoli del DATEC si basano su ipotesi d’origine ideologica. Qui si tenta di imporre alla popolazione svizzera una visione dello sviluppo dei trasporti senza consentire lo svolgimento di un vero dibattito politico su questa tematica. E tutto ciò avviene a scapito soprattutto del trasporto individuale”.