Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/115811

<h2>SubmittedText<h2><p>Nella discussione in merito alla futura politica energetica vengono attualmente avanzate innumerevoli proposte. La gamma si estende dall'abbandono immediato dell'energia nucleare al suo abbandono a tappe fino al drastico risparmio di energia. A tale proposito cadono però nell'oblio altri aspetti non meno importanti. Una trasformazione dell'approvvigionamento energetico non ha soltanto ripercussioni sulla popolazione, ma anche molto concretamente sull'economia e in particolare sui grandi consumatori di energia (tra l'altro industria del cemento, della carta, dell'acciaio e del riciclaggio di diversi prodotti). Questo tipo di industria ha naturalmente un fabbisogno estremamente elevato di energia che non può essere ridotto a piacimento, nemmeno migliorando i processi produttivi. Nel contempo essa adempie però una funzione strategicamente molto importante e costituisce una garanzia per numerosi posti di lavoro. A questo proposito occorre menzionare in particolare, a titolo di esempio, la chiusura della fabbrica di carta a Biberist. In tal senso invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. A quanto ammonta complessivamente il numero dei posti di lavoro nei settori caratterizzati da un elevato consumo di energia? Quante aziende fornitrici e quanti posti di lavoro dipendono inoltre da questo settore?</p><p>2. A quanto ammonta il valore aggiunto del settore, sia complessivamente che per ogni posto di lavoro?</p><p>3. Come valuta il Consiglio federale la funzione strategica di questo settore in relazione all'insieme dell'economia nazionale e all'indipendenza dall'estero? Quali altri ambiti economici sarebbero colpiti a causa di un'eventuale soppressione di tali aziende di produzione?</p><p>4. Esso ritiene che il settore caratterizzato da un elevato consumo di energia sia minacciato in caso di ulteriore aumento dei prezzi dell'energia? In caso affermativo, mediante quali provvedimenti il Consiglio federale intende invertire la rotta per evitare un rincaro dell'energia?</p><p>5. Come valuta l'idea di migliorare la competitività del settore introducendo prezzi più favorevoli dell'energia elettrica? Esistono altri Stati che attuano tali provvedimenti allo scopo di rafforzare le loro industrie con un elevato consumo di energia? In caso affermativo, i provvedimenti in questione hanno avuto successo? Quali altre misure occorrerebbe inoltre prendere in considerazione, secondo il parere del Consiglio federale, affinché a queste imprese sia garantita una parità di trattamento nella concorrenza internazionale?</p><p>6. Come valuta la futura competitività del settore in relazione alle crescenti esigenze nell'ambito della politica climatica? Qual è la situazione esitente a tale proposito in altri Paesi?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1./2. Sono considerati settori con un elevato consumo di energia in genere i settori in cui i costi dell'elettricità superano il 10 per cento del valore aggiunto lordo. Sono tali segnatamente l'industria tessile, della carta e del cartone, del vetro e del cemento, l'industria metallurgica e il settore del riciclaggio. Nel 2008 il valore aggiunto lordo complessivo di tali settori ha raggiunto circa 8 miliardi di franchi svizzeri, il che corrisponde, se suddiviso per i circa 60 000 posti a tempo pieno, a 130 000 franchi per posto a tempo pieno (fonte: UST). </p><p>In Svizzera le interazioni economiche delle imprese sono in generale elevate. Lo stesso vale per i settori che consumano molta energia, che sono al contempo grandi acquirenti e produttori di beni e servizi da o per altri settori. L'industria del riciclaggio e l'industria mineraria, che rappresentano circa 10 000 posti a tempo pieno e sono altresì grandi consumatori di energia, sono importanti fornitori dei settori ad alto consumo di energia. Secondo la tabella input-output della Svizzera, nel 2005 esse hanno realizzato circa il 50 rispettivamente il 20 per cento del fatturato con le loro forniture ai settori caratterizzati da un elevato consumo di energia (per gli altri settori tale quota era inferiore al 10 per cento del fatturato).</p><p>3. Nel rapporto finale sulla problematica del "too big to fail", la commissione di esperti istituita dal Consiglio federale ritiene che i rischi sistemici derivino esclusivamente dalle grandi banche. I prodotti e i servizi degli altri settori economici sono sostituibili a medio termine. La chiusura di un'impresa con un alto consumo di energia può sicuramente ripercuotersi negativamente sui fornitori e sugli acquirenti, ma questa dipendenza è legata alla suddivisione del lavoro ed è parte integrante del rischio commerciale generale. </p><p>Per ridurre tale rischio le imprese rafforzano e diversificano i loro canali di approvvigionamento e di vendita mediante partecipazioni in imprese. In Europa vi sono vari fornitori di prodotti cartacei e di acciaio, per cui in Svizzera il rischio di penuria è praticamente inesistente. In caso di fallimento di un'impresa, la legge sulla esecuzione e sul fallimento (LEF; RS 281.1) prevede misure a breve termine (ad es. moratoria concordataria di 4-6 mesi) affinché le funzioni importanti dal punto di vista strategico siano garantite senza interruzioni. </p><p>4./5. La tendenza al rialzo dei prezzi dell'energia dipende ampiamente dagli sviluppi sui mercati energetici internazionali. Conformemente al nostro ordinamento politico, bisogna evitare di tutelare singoli settori economici da tali evoluzioni dei prezzi. Un intervento dello Stato volto a ridurre il costo dell'approvvigionamento energetico per alcune industrie causerebbe distorsioni della concorrenza. È più appropriato rafforzare la competitività dei settori migliorando i fattori fondamentali. Inoltre, favorire i settori indigeni grazie a tariffe favorevoli che portano a distorsioni del mercato non è autorizzato nemmeno nell'UE considerate le norme che disciplinano il nuovo mercato interno dell'energia elettrica (direttiva 2009/72/CE). Per quanto riguarda gli aumenti di prezzo risultanti dalla legislazione nazionale, finora sono già state adottate misure di accompagnamento, come la limitazione dei supplementi al 3 per cento dei costi dell'elettricità nel quadro della rimunerazione per l'immissione di energia a copertura dei costi per le energie rinnovabili (art. 3l segg. dell'ordinanza sull'energia; RS 730.01). Le imprese con elevate emissioni di CO2 hanno tra l'altro la possibilità di essere esentate dalla tassa sul CO2 se stipulano con la Confederazione un accordo formale in cui si impegnano a ridurre le proprie emissioni. Nell'ambito della revisione della legge sul CO2 (legge sul CO2; RS 641.71) si prevede inoltre di mantenere la possibilità di esenzione dalla tassa sul CO2applicata ai combustibili anche dopo il 2012. </p><p>Inoltre, dal 2009 la legge sull'approvvigionamento elettrico (LAEl; RS 734.7) consente alle imprese con un elevato consumo di energia di scegliere liberamente i propri fornitori di energia elettrica. La scelta può essere estesa anche ai fornitori di energia esteri e questa possibilità garantisce già oggi una parità di trattamento rispetto ai concorrenti europei. </p><p>Nel mese di marzo 2011 il Consiglio federale ha incaricato il DATEC di aggiornare le prospettive energetiche e di esaminare vari scenari di abbandono dell'energia nucleare. In tale ambito verranno analizzate anche le ripercussioni economiche generali, comprese le ripercussioni per i settori con un elevato consumo di energia.</p><p>6. Secondo i dibattiti parlamentari in corso relativi alla revisione della legge sul CO2, la possibilità di esenzione dalla tassa sul CO2 applicabile ai combustibili fossili per le imprese con un elevato consumo di energia dovrebbe essere mantenuta anche dopo il 2012. Il progetto prevede che i grandi produttori di emissioni potranno partecipare al sistema europeo di scambio delle emissioni (ETS). Per preservare la competitività delle imprese, i diritti di emissione saranno attribuiti gratuitamente nella misura necessaria per garantire l'efficienza in termini di emissioni di gas a effetto serra. Le quote di emissioni rimanenti verranno messe all'asta. Per evitare che tali misure si ripercuotano sulla competitività internazionale delle imprese in Svizzera, il Consiglio federale intende stipulare con l'UE un accordo sull'adesione della Svizzera al sistema europeo di scambio delle quote di emissioni. L'obiettivo dei negoziati in corso è quello di creare per i settori interessati le stesse condizioni in Svizzera e nell'UE riguardo ai costi di riduzione delle emissioni di CO2, e questo grazie al riconoscimento reciproco dei diritti di emissione</p><p>La definizione di obiettivi di riduzione ambiziosi richiederà un grande impegno anche da parte delle imprese con un elevato consumo di energia. A medio termine, tuttavia, le imprese potranno migliorare l'efficienza energetica ma anche ridurre i costi energetici nonché la loro dipendenza rispetto alle oscillazioni di prezzo dei vettori energetici fossili.</p>  Risposta del Consiglio federale.