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Secondo il Consiglio federale, l'introduzione della naturalizzazione in prova sarebbe contraria all'uguaglianza dei diritti tra cittadini svizzeri. Il ritiro del passaporto rossocrociato va preso in considerazione soltanto quale "ultima ratio", spiega il governo all'UDC.
Il partito in questione intende fare della naturalizzazione in prova uno dei suoi nuovi cavalli di battaglia elettorale. In essa vede un mezzo per lottare contro la criminalità. In un'interpellanza, l'UDC sostiene che il rischio di non ottenere definitivamente il passaporto svizzero, nel caso in cui un reato fosse commesso nel periodo di prova, funge da deterrente.
La proposta dell'UDC creerebbe due classi di cittadini: quelli che hanno acquisito la cittadinanza svizzera attraverso la naturalizzazione e quelli che l'hanno ottenuta per filiazione o adozione, sottolinea il Consiglio federale nella risposta pubblicata oggi. I primi perderebbero la nazionalità in caso d'infrazione grave; i secondi no.
Una simile distinzione sarebbe contraria all'ordine giuridico svizzero, ma anche alla Convenzione europea dei diritti dell'uomo e al Patto dell'ONU sui diritti civili e politici. In Svizzera, il ritiro della nazionalità è possibile dal 1952 soltanto per lesioni gravi agli interessi o alla rinomanza del Paese (criminali di guerra, traditori della patria). Il governo ricorda che ciò non si è mai verificato in 60 anni.
SDA-ATS