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Quattro anni e tre mesi di reclusione: la sentenza della Corte di appello e revisione penale (Crp) ha confermato la pena inflitta nel processo di primo grado nei confronti dell’imputato, un uomo di poco più di trent’anni, austriaco, accusato del delitto che ha portato alla morte di Matteo Cantoreggi, avvenuto il 17 dicembre del 2019 alla pensione La Santa di Viganello. La Crp, composta dai giudici Angelo Olgiati (giudice presidente), Ilario Bernasconi e Attilio Rampini (giudici a latere), ha nella sostanza convalidato la condanna dell’imputato per i reati di lesioni, omicidio colposo e omissione di soccorso. La sentenza pronunciata dal giudice Amos Pagnamenta, presidente della Corte delle assise Criminali, il 19 maggio dell’anno scorso ha dunque resistito ai ricorsi preannunciati e successivamente presentati dalla procuratrice Valentina Tuoni e dall’accusatore privato, avvocato Stefano Pizzola.
In estrema sintesi, nemmeno il tribunale di secondo grado ha ritenuto sufficientemente provate le accuse di assassinio e di omicidio intenzionale. L’imputato, oggi 37enne, è stato ritenuto colpevole ‘soltanto’, come detto, di lesioni, omicidio colposo e omissione di soccorso. Grossomodo come aveva sostenuto, nel corso dell’arringa, l’avvocatessa della difesa, Letizia Vezzoni. La pubblica accusa aveva invece formulato una richiesta di pena ben maggiore, ossia di 17 anni di carcere, sulla base della tesi secondo cui ci sarebbe stato un piano predefinito, finalizzato a uccidere la vittima, da parte dell’imputato. Una tesi messa in dubbio dall’avvocatessa Vezzoni, che nel suo intervento, pronunciato nel processo dell’anno scorso, aveva fornito una lettura diversa di quanto capitato le sera del 17 dicembre del 2019 alla pensione La Santa di Viganello. La difesa aveva ricordato che i due protagonisti si erano incontrati nel pomeriggio, erano andati assieme a comprare alcol, avevano mangiato e bevuto parecchio. Dopo la cena, la vittima si era recata con una bottiglia da condividere nella camera dell’imputato, con il quale aveva stretto un rapporto di amicizia. Sempre assieme, avevano poi consumato alcol, marijuana e farmaci. Tanto che il tasso alcolemico rilevato nel sangue dell’austriaco quella sera era dell’1,7 per mille, mentre la vittima aveva una percentuale ancora maggiore, ossia il 2,7 per mille.
Le condizioni di vittima e imputato, quella sera, erano dunque alquanto alterate. L’imputato, di fronte al giudice Pagnamenta, si era difeso, sostenendo di essere stato aggredito, prima, da Cantoreggi. Poi, lui aveva reagito sferrandogli dai tre ai cinque pugni al volto, o forse di più, stendendo la vittima che si era accasciata sul letto, forse dopo aver sbattuto la testa contro il muro. Nel dibattimento di primo grado, l’imputato non ricordava se la vittima avesse perso conoscenza, ma in seguito lo aveva trascinato lasciandolo sul corridoio. In aula penale, nel maggio 2021, il 37enne non ricordava se Matteo Cantoreggi fosse in condizioni davvero così gravi. Dalle immagini della videosorveglianza, era tuttavia emerso chiaramente che la vittima era incosciente. L’imputato aveva in seguito riportato l’amico sul letto, mettendolo su un fianco, affinché non soffocasse a causa del vomito. Evidentemente, non si era reso conto che la vittima stava veramente male. Successivamente, come noto, Cantoreggi è deceduto a causa del soffocamento dovuto al sangue causato dalle ferite inferte dall’imputato.