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Gioventù socialista ha fatto ricorso all'ex capo economista dell'UNCTAD (Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo) Heiner Flassbeck per farsi aiutare a convincere gli svizzeri a votare l'iniziativa "1:12 - per salari equi" il prossimo 24 novembre. Secondo l'illustre esperto tedesco, un intervento dello Stato sul mercato nel senso dell'iniziativa avrebbe conseguenze meno gravi di quanto si vuole far credere da parte borghese.
Flassbeck ha presentato un "documento di lavoro" oggi a Berna in una conferenza stampa organizzata dal movimento giovanile socialista, promotore dell'iniziativa. A suo avviso, un intervento dello Stato si giustifica perché il mercato non funziona più correttamente: a livello globale, gli scarti fra gli alti e i bassi redditi sono sempre più alti e la disoccupazione aumenta nonostante i bassi salari.
Flassbeck è stato nel 1998-99 segretario di stato al ministero federale delle finanze tedesco allora diretto dal socialista Oskar Lafontaine, poi, dal 2001 al 2012, capo economista dell'UNCTAD a Ginevra. A suo avviso in diversi settori, come la finanza e la tecnologia dell'informazione, la struttura del mercato è quasi monopolistica. Lo Stato deve dunque intervenire per garantire che la concorrenza funzioni.
Nel caso di un "sì" popolare - ritiene Flassbeck - non si può escludere che imprese che praticano forbici salariali di 1:50 possano avere reazioni altrettanto scioccanti delle loro pratiche rimunerative. Tuttavia - ribatte - si potrebbe mettere in atto lo spirito dell'iniziativa popolare in modo da evitare simili choc. Si potrebbe per esempio fare in modo che i futuri aumenti salariali avvengano nello schema 1:12. I bassi salari aumenterebbero mentre quali alti segnerebbero il passo.
Per rendere questa "giusta e importante" iniziativa ancora più credibile si dovrebbe anche instaurare una vera trasparenza delle rimunerazioni, sostiene Flassbeck. I poteri pubblici e le organizzazioni internazionali dovrebbero dare l'esempio.
L'economista tedesco relativizza le minacce brandite dagli oppositori dell'iniziativa, in particolare quella di un esodo economico nel caso di un "sì" popolare. Non sono i manager a produrre ma le imprese e i dipendenti, ha sottolineato. L'attuazione dell'iniziativa non avverrebbe inoltre dall'oggi al domani.
SDA-ATS