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Prendendo spunto dalla recente sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo (Strasburgo), la quale ha dichiarato che
"l'Italia è un Paese che non offre sufficienti garanzie ai richiedenti l'asilo", per cui "la Svizzera non può rinviare una famiglia di rifugiati nella nell'ambito dell'accordo di Dublino, a meno di non aver ottenuto dalle autorità italiane indicazioni su come si prenderanno cura delle persone in questione" (CdT, 7.11.2014),
ci si può chiedere se sia legittimo o meno da parte di un paese, la Svizzera, sede di importanti organizzazioni internazionali e sovranazionali, prendere la decisione di non seguire la sentenza, andando contro al diritto internazionale e ancor di più contro i diritti umani, non solo negando assistenza, ma accettando lo status disperato in cui migliaia di persone si ritroveranno a vivere,
oppure se alla luce degli Accordi di Dublino, tuttora in vigore, nonché del timore espresso da alcuni partiti (uno) di un'ipotetica "sottomissione della Svizzera ai 'giudici stranieri'", sia giusto che il nostro paese comprovi le sue priorità, limitandole ai confini nazionali (se non a una manciata di persone)?
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