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Il rapporto Mueller rivela come lo staff del presidente si è rifiutato di eseguire ordini illegali per ostruire le indagini sul Russiagate.
"Gli sforzi del presidente per influenzare le indagini sono stati per lo più infruttuosi...". È una delle frasi contenute nel rapporto del procuratore speciale per il Russiagate Robert Mueller. Stando ad uno dei passaggi delle oltre 448 pagine del rapporto sulle influenze russe nella campagna elettorale delle presidenziali Usa del 2016, gli ordini del presidente non sarebbero presi molto sul serio dal suo staff. E sarebbe proprio questo ad aver "salvato" Trump dalle accuse più pesanti. "...ma questo è dovuto in gran parte al fatto che le persone che circondavano il presidente hanno rifiutato di eseguire ordini o di accogliere le sue richieste", scrive Mueller.
Il rapporto descrive molti di questi episodi. Il direttore dell'FBI, James Comey, non ha chiuso un'indagine sull'ex consigliere per la sicurezza nazionale Michael Flynn, nonostante il suggerimento di Trump di farlo. Il legale della Casa Bianca, Don McGahn, non ha detto al vice procuratore generale, Rod Rosenstein, che Mueller deve essere rimosso, nonostante l'ordine di Trump di farlo. O ancora i membri dello staff Corey Lewandowski e Rick Dearborn non consegnarono un messaggio di Trump al procuratore generale, Jeff Sessions, che avrebbe dovuto limitare l'indagine sul Russiagate all'ingerenza elettorale futura.
Nonostante ciò vi sono molti che sostengono che il fatto che gli ordini volti ad influenzare le indagini non siano stati rispettati, non corrisponde all'innocenza del presidente. La candidata democratica alle primarie per le presidenziali Elizabeth Warren ha chiesto al Congresso di aprire una procedura di impeachment nei confronti di Trump.