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Dove sono le bambine?
Nei paesi in via di sviluppo, soprattutto in Cina e in India, nascono troppi maschi. Se aspettano una femmina, le donne preferiscono abortire e cercano di avere un maschio. Le conseguenze sociali sono devastanti.
Un mondo di maschi
Il calo di nascite femminili non riguarda solo le aree arretrate. In quelle ricche viene favorito da tecnologie come l’ecografia e la riduzione della fertilità.
Barbara pone una domanda alla quale non sono in grado di rispondere:
Voglio un motivo. Uno. Però che sia serio, fondato, incontrovertibile e non contestabile. Voglio uno straccio di motivo per cui io non posso avere una vita normale.
La vita normale si riferisce al fatto che Barbara non può sposarsi con la sua compagna Anna.
Perché due persone dello stesso sesso non possono sposarsi? Perché?
Da notare che neppure Ignazio Marino, il candidato alla segretria del PD più volte criticato per le sue posizioni su questi temi, sembra volere (o potere) concedere a Barbara una vita normale. Dal programma di Marino:
Approvare una legge sulle unioni civili, sull’esempio delle civil partnership britanniche.
Approvare una legge sull’omofobia.
Da notare che secondi alcuni Marino non ha alcuna chance di vittoria: troppo estremo.
In quale categoria di reati dovremmo inserire queste deviazioni dell’appetito sessuale, classificate come contro natura? Nel caso in cui non siano pubbliche, non le is potrebbe considerare in altro modo, se non riconducendole ai reati contro se stessi. Per anni mi sono tormentato nel tentativo di cercare una ragione sufficiente a giustificare la severità con cui simili reati vengono puniti ai nostri giorni da tutte le nazioni europee: ma in base al principio di utilità, non ne ho trovata nessuna.
Jeremy Bentham, Reati contro se stessi: la pederastia, 1785 (in Jeremy Bentham, Difesa dell’omosessualità, il melangolo, 2009, p. 15)
Volessi scrivere un testo sull’omosessualità, mi ritroverei in serio imbarazzo: l’aspetto centrale della faccenda è già analizzato in questo libro scritto oltre due secoli fa.1
Certo, Bentham mostra alcuni segni dell’età (si riferisce all’omosessualità con termini spregiativi come deviazione, infamia, eccetera), ma il succo giuridico e morale c’è tutto, e magnificamente espresso: «la punizione [dell'omosessualità] non può essere giustificata in base alla capacità di nuocere ma in base all’antipatia» (pp. 57-58). Punto.
Ecco il testo della proposta francese di dichiarazione ONU contro la discriminazione degli omosessuali:
1. Noi riaffermiamo il principio dell’universalità dei diritti umani, come proclamato sulla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo il cui 60esimo anniversario è stato celebrato quest’anno, in cui Articolo 1 afferma che “tutti gli esseri umani sono nati liberi e uguali in dignità e diritti”;
2. Noi riaffermiamo che ognuno ha diritto a godere dei diritti umani senza distinzione di alcun tipo, come di razza, colore, sesso, lingua e religione, politica o altro tipo d’opinione, origine nazionale o sociale, proprietà, nascita o altra condizione, come specificato sull’Articolo 2 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e sull’Articolo 2 dell’Accordo Internazionale sui Diritti Civili, Politici, Economici, Sociali e Culturali, così come nell’articolo 26 dell’Accordo Internazionale sui Diritti Civili e Politici;
3. Noi riaffermiamo il principio di non-discriminazione, il quale richiede che i diritti umani siano applicati in modo eguale a ciascun essere umano senza distinzione di orientamento sessuale e identità di genere;
4. Noi siamo profondamente preoccupati dalle violazioni dei diritti umani e delle libertà fondamentali basate sull’orientamento sessuale e l’identità di genere;
5. Siamo anche disturbati dal fatto che violenza, angherie, discriminazione, esclusione, stigmatizzazione e pregiudizio siano diretti contro persone in tutti i paesi del mondo a causa dell’orientamento sessuale o dell’identità di genere, e che queste pratiche minino l’integrità e la dignità delle persone soggette a questi abusi;
6. Noi condanniamo le violazioni dei diritti umani basati sull’orientamento sessuale o l’identità di genere dovunque esse avvengano, in particolare il ricorso alla pena di morte, a esecuzioni extragiudiziali, sommarie o arbitrarie, alla pratica della tortura o altri trattamenti e punizioni crudeli, inumani e degradanti, all’arresto o detenzione arbitrarie e alla privazione di diritti economici, sociali e culturali, tra cui il diritto alla salute;
7. Noi ricordiamo la dichiarazione presentata da cinquantaquattro paesi nel 2006, prima del Consiglio sui Diritti Umani, che chiedeva al Presidente del Consiglio di discutere di queste violazioni in un’appropriata futura sessione del Consiglio;
8. Noi raccomandiamo che sia posta attenzione a questi temi mediante procedure speciali e trattati del Consiglio per i Diritti Umani e incoraggiamo a continuare a integrare considerazioni sulle violazioni dei diritti umani basate sull’orientamento sessuale o l’identità di genere, nell’ambito dei loro rilevanti mandati;
9. Noi accogliamo l’adozione della Risoluzione AG/RES. 2435 (XXXVIII-O/08) su “Diritti Umani, Orientamento Sessuale e Identità di Genere” da parte dell’Assemblea Generale dell’Organizzazione degli Stati Americani durante la sua 38esima sessione tenutasi il 3 giugno 2008;
10. Noi invitiamo tutti gli Stati e gli organismi internazionali rilevanti a impegnarsi a promuovere e proteggere i diritti umani per ogni persona, senza distinzione di orientamento sessuale e identità di genere;
11. Noi incoraggiamo gli Stati a prendere tutte le misure necessarie, in particolare legislative o amministrative, per assicurare che l’orientamento sessuale o l’identità di genere non siano in nessun caso alla base di pene criminali, in particolare esecuzioni, arresti o detenzione;
12. Noi incoraggiamo gli Stati a garantire che le violazioni dei Diritti Umani basate sull’orientamento sessuale o l’identità di genere siano soggette a indagine e i perpretanti siano ritenuti responsabili e assicurati alla giustizia;
13. Noi incoraggiamo gli Stati ad assicurare adeguata protezione ai difensori dei diritti umani e a rimuovere gli ostacoli che impediscono loro di svolgere il proprio lavoro su temi di diritti umani, orientamento sessuale e identità di genere.
Il Vaticano ha criticato la proposta francese di una dichiarazione ONU contro le discriminazioni verso gli omosessuali.
Purtroppo non sono riuscito a trovare il testo della proposta francese: non so quanto siano legittime le paure della Santa Sede su una messa alla gogna di quei paesi che non applicano la piena equiparazione tra omosessuali ed eterosessuali, ad esempio per quanto riguarda il matrimonio. In ogni caso, mi sembra che il Vaticano abbia una posizione eccessivamente intransigente: vi sono paesi nei quali gli omosessuali rischiano la pena capitale e, di fronte a simili drammi, stare a speculare sui rischi di una interpretazione della dichiarazione pare francamente eccessivo, anche a voler condividere le paure del Vaticano sulla completa parità di diritti tra omosessuali ed eterosessuali. Continua a leggere