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Le organizzazioni padronali svizzere sono contrarie ad un'applicazione dell'iniziativa contro l'immigrazione di massa attraverso quote rigide o con la disdetta degli accordi bilaterali. Propongono invece un modello basato su tre pilastri che prevede l'introduzione di una clausola di protezione da attivare quando l'immigrazione supera una determinata soglia.
L'applicazione dell'articolo costituzionale approvato da popolo e cantoni il 9 febbraio dello scorso anno sarà uno dei temi principali che occuperà la Svizzera nel 2015. "Il mondo politico e gli ambienti economici hanno compreso che la popolazione vuole una diminuzione percettibile dell'immigrazione", ha dichiarato oggi a Zurigo davanti ai media il presidente di Economiesuisse, Heinz Karrer.
Il modello sostenuto dalle organizzazioni economiche prevede, come primo elemento, una clausola di protezione per regolare l'immigrazione dai paesi dell'UE e dell'AELS. La libera circolazione delle persone verrebbe applicata fino al raggiungimento di una soglia da definire.
Nella pratica, il Consiglio federale sarebbe chiamato a fissare a livello di ordinanza un contingente globale che potrebbe essere adattato e che permetterebbe di limitare temporaneamente l'immigrazione. Un simile modello - ha dichiarato il presidente di Swissmem, Hans Hess - permetterebbe di preparare il terreno per un accordo con l'UE e anche di salvare gli accordi bilaterali.
SDA-ATS