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BERNA - Il progetto "Difesa terra-aria 2020" (DTA), bloccato a marzo dal consigliere federale Guy Parmelin, resterà per ora sospeso. Lo ha annunciato in serata il ministro della difesa, sottolineando davanti ai media di Palazzo federale che la sua decisione è supportata dal rapporto d'inchiesta in merito presentato oggi.
Lo scorso 22 marzo il Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS) aveva deciso di sospendere il progetto DTA 2020 fino alla presentazione di una panoramica globale adeguata della difesa aerea e al chiarimento delle questioni tuttora in sospeso riguardo al progetto. Notizie di stampa avevano infatti sollevato interrogativi sull'efficienza dei sistemi prescelti. Contemporaneamente era stata annunciata l'inchiesta amministrativa per accertare se vi fossero state carenze nelle strutture, nei processi e nei controlli del progetto.
L'incarico era stato affidato dal ministro della difesa all'ex direttore del Controllo federale delle finanze Kurt Grüter: secondo il consigliere federale Parmelin, quest'ultimo possiede "una grande esperienza nell'analisi di processi aziendali".
Una decisione plausibile - Oggi il verdetto: dal rapporto d'inchiesta emerge che la decisione del consigliere federale Guy Parmelin di sospendere il progetto "è plausibile" ed è soprattutto riconducibile a una mancanza di informazione interna ed esterna.
Anche se "il progetto DTA 2020 è stato gestito conformemente alle istruzioni e ai regolamenti" e "la gestione dei rischi era adeguata ed efficace", vi è in linea di principio "un potenziale di miglioramento a livello di trasparenza, procedura d'armamento, organizzazione di progetto e responsabilità e informazione interna ed esterna". Proprio quest'ultimo punto, secondo l'inchiesta, "costituisce il tallone d'Achille" del DTA 2020.
Secondo l'incaricato dell'inchiesta, "è politicamente comprensibile che il capo del DDPS volesse crearsi una visione d'insieme della difesa aerea", in particolare per quanto riguarda i nuovi aerei da combattimento. "La comunicazione sarebbe dovuta avvenire in modo più tempestivo e attivo", rileva Grüter: "informare il proprio superiore è altresì un compito che spetta ai collaboratori". Sebbene tutte le informazioni rilevanti siano giunte presso la Segreteria generale, il capo del DDPS "ha avuto l'impressione, in qualità di persona politicamente responsabile, di non disporre del medesimo livello d'informazione dei media".
Errore da non ripetere - Il DDPS, l'esercito e armasuisse in particolare, non è "palesemente riuscito a convincere la politica - in particolare il consigliere federale Guy Parmelin - e l'opinione pubblica della validità del progetto", sottolinea il rapporto. Facendo tesoro di quanto emerso durante l'inchiesta, Grüter formula una serie di raccomandazioni da applicare in futuro.
In primo luogo un sistema complesso come quello del DTA 2020 "va spiegato alla politica e all'opinione pubblica", illustrando i costi finali previsti ed evitando di presentare in continuazione nuove stime delle spese. In caso di grandi progetti è inoltre consigliabile informare sullo stato dei lavori: "la trasparenza crea fiducia". Il processo d'acquisto va velocizzato, abbreviando soprattutto le fasi preliminari. La politica va infine coinvolta tempestivamente in caso di importanti progetti d'armamento.
DTA resta bloccato - In serata la reazione di Parmelin, che ha confermato che il progetto resta per ora bloccato. Per il responsabile del DDPS è necessario prima di tutto avere una visione d'insieme sulla difesa aerea elvetica - che contempla tra l'altro l'acquisto dei nuovi aerei da combattimento - e analizzare le raccomandazioni avanzate al termine dell'inchiesta amministrativa.
Parmelin ha affermato di aver preso conoscenza dei punti essenziali del rapporto: quest'ultimo conferma che vi sono ancora numerosi interrogativi legati al progetto e sottolinea il potenziale di miglioramento delle attuali pratiche di acquisizione e della comunicazione ad esse legata.
Alcune raccomandazioni non riguardano solo il DDPS, bensì tutti i dipartimenti, ha sottolineato il consigliere federale: per poterle attuare bisognerà coinvolgere anche le commissioni della gestione.
Poca chiarezza - Il ministro della difesa ha affermato di non essere "del tutto sicuro che tutti abbiano parlato la stessa lingua" all'interno di questo progetto: inizialmente "erano in ballo circa 500 milioni di franchi, poi 700 milioni, poi 1,1 miliardi per un progetto parziale". A questo punto non restava altro da fare che sospendere il progetto, ha affermato Parmelin, evocando le enormi somme in gioco.
Il consigliere federale ha ribadito la sua fiducia nel comandante delle Forze aeree Aldo Schellenberg: quest'ultimo "non ha violato i suoi doveri di sorveglianza del progetto". Man mano che si procedeva si sono evidenziate sempre nuove incertezze e "sarebbe stata necessaria una comunicazione più attiva, ma era ormai troppo tardi".
Il ministro della difesa valuta che lo stop al progetto sia costato circa 19 milioni di franchi. La somma interessa principalmente la società Thales Suisse, che aveva ricevuto mandato dal DDPS di preparare la parte svizzera dell'acquisizione del nuovo sistema di difesa. Il contratto è stato disdetto in primavera da parte del Dipartimento.