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Un terribile secolo, tra la metà del XIX e la metà del XX, è stato capace di ridurre in miseria una nazione antica e ricca di storia e di cultura come la Cina. Quando i comunisti, dopo anni di guerra civile e contro gli imperialisti nipponici, permettono al popolo di diventare artefice del suo destino, il paese è ancora dilaniato dalla povertà, dalla miseria e dalla disperazione e va energicamente risollevato. È il 1° ottobre 1949 a Pechino quando Mao Ze Dong dichiara al mondo da piazza Tien An Men la nascita della Repubblica Popolare Cinese. In quel momento solo i più visionari e i più straordinari sognatori avrebbero potuto immaginare che in poco più di settant’anni tale nazione sarebbe diventata, grazie ai suoi dirigenti marxisti, la prima potenza mondiale, capace di determinare le sorti del XXI secolo.
Il 1° ottobre 2024 la Cina Popolare festeggerà il suo 75° anniversario e sarà una festa di meritate e straordinarie dimensioni, nella piena consapevolezza che il cammino lungo il quarto di secolo che la separa dal glorioso centenario sarà determinato dagli esiti del XX Congresso del Partito Comunista Cinese svoltosi nell’ottobre 2022. XI Jinping a conclusione del Congresso ha affermato che l’orizzonte della prosperità comune necessita del solido rafforzamento dell’Esercito Popolare di Librazione, il tutto perché nel 2049 si possa celebrare nel modo più compiuto e solenne il centenario della Repubblica Cinese che dovrà allora definirsi “un moderno Paese socialista in ogni aspetto”.
Il congresso ha sottolineato prima di tutto la continuità del progetto di emancipazione e di crescita umana ed economica che il Partito mette in campo per tutte e tutti i cittadini senza esclusione alcuna, un’opera che vede nell’azione e nel pensiero di Mao Ze Dong, di Deng Xiaoping e di Xi Jinping, pur nelle rispettive differenze e specificità, il fulcro di una elaborazione marxista originale, non solo rispondente alle necessità e alle domande della società cinese, ma altresì al più necessario e vincolante insegnamento del gigante di Treviri, ovvero che il socialismo debba sempre e comunque essere lo sviluppo impetuoso delle forze produttive e non si riduca alla socializzazione della miseria.
Confermando la necessità di strutturare un nuovo ordine mondiale multipolare e di pace, Xi Jinping ha sottolineato nel solco degli insegnamenti denghiani come la Cina debba svilupparsi in connessione con il mondo e il mondo necessiti della Cina per la sua crescita. Il richiamo a Deng Xiaoping è stato ancora più esplicito nel passaggio in cui Xi Jinping ha affermato: “attraverso oltre 40 anni di incessanti riforme e aperture, abbiamo creato i due miracoli di una rapida crescita economica e di una stabilità sociale di lungo termine. La Cina aprirà le sue porte sempre di più. Saremo risoluti nell’approfondire le riforme e le aperture su tutta la linea e nel perseguire uno sviluppo di alta qualità.” Particolare attenzione verrà posta – secondo le parole del Segretario Generale – al costante miglioramento delle capacità informatiche e legate all’intelligenza artificiale, alla micro e alla nanotecnologia, all’ingegneria spaziale, aprendo nuovi straordinari orizzonti per il popolo cinese e l’umanità intera. Una volontà e una determinazione più forti delle tempeste agitate da chi vorrebbe un mondo anchilosato dentro le ingiustizie del secolo passato.
Il mandato di Xi Jinping, rinnovato per un terza volta, lo sarà con ogni probabilità di nuovo per una quarta anche al prossimo congresso del 2027, ciò non muta la sostanza del fatto che il Partito Comunista Cinese, con 96 milioni e settecentomila membri, sia il più grande partito del mondo, avendo anche con 81 milioni e duecentomila ragazzi iscritti alla sua organizzazione giovanile (15/28 anni) e ben 130 milioni di pionieri (6/14 anni) e dimostri una partecipata vitalità democratica raramente riscontrabile in Occidente.
Molto apprezzati i riferimenti di Xi Jinping alla “prosperità comune”, non astrattamente invocata, ma da perseguire con un migliorato sistema d’imposizione fiscale per le persone fisiche, ovvero si tasseranno maggiormente le proprietà, i profitti realizzati dagli investimenti finanziari e i passaggi di successione delle fasce più abbienti della popolazione al fine di reperire risorse per una maggiore redistribuzione e la piena garanzia dei diritti sociali, dall’istruzione alla salute.
Le questioni di teoria marxista, come l’assorbimento nei riferimenti ideologici dei “Due stabiliti” – Xi Jinping al pari dei suoi predecessori è il cuore del Partito e le loro idee ne sono il principio guida – e delle “Due salvaguardie”, le idee di Xi Jinping e dei suoi predecessori sono il nucleo centrale che salvaguarda il Partito, il quale a sua volta salvaguarda e garantisce la Cina nel presente e nel futuro, sono confuse dagli osservatori occidentali come una forma di autocelebrazione del Segretario Generale, quando invece il loro obiettivi sono la continuità e il senso identitario tanto preziosi per il sentire comune di tutte e tutti i cinesi.
Il Congresso ha espresso un generale apprezzamento per la strategia cinese contro la pandemia, condotta senza obblighi vaccinali e senza green pass, ma semplicemente con un monitoraggio di massa con tamponi e brevi chiusure di aree delimitate, secondo le necessità, il tutto con la collaborazione dell’esercito che ha garantito e garantisce tanto il monitoraggio, quanto tutto ciò di cui necessitano i cittadini nella loro quotidianità, così come è confermata la linea – espressa per altro quasi all’unanimità e più volte dalle Nazione Unite – secondo cui Taiwan sia parte integrante di una sola Cina e quindi vi sia piena volontà di contrastare chiunque voglia mettere in discussione questa decisione internazionalmente condivisa.
Il nuovo Comitato Permanente dell’Ufficio Politico del Partito vede la conferma di Xi Jinping, Wang Huning e Zhao Leji, presidente della Commissione di Controllo, quindi l’ingresso di Ding Xuexiang, Li Qiang, segretario del Partito a Shanghai e con ogni probabilità prossimo primo ministro da marzo 2023, Cai Qi e Li Xi, segretari del Partito a Pechino e nel Guangdong, tutti parte anche dell’Ufficio Politico del Partito Comunista Cinese composto da altri diciassette membri, per un totale di ventiquattro, Ma Xingrui e Yin Li, segretari del Partito in Xinjian e nel Fujian, Wang Yi, ministro degli Esteri, Chen Wenqing, direttore dei servizi segreti, Shi Taifeng, presidente dell’Accademia Cinese delle Scienze Sociali, che ha avuto momenti di dialogo e confronto con il Partito Comunista (Svizzera), Liu Guozhong e Li Ganjie, segretari del Partito nello Shaanxi e nello Shandong, Chen Min’er e Yuan Jiajun, segretari del Partito a Chongqing e nello Zhejiang, He Lifeng, ministro della Pianificazione Macro-Economica, i generali He Weidong e Zhang Youxia, vice-presidenti della Commissione Militare Centrale, Li Shulei, vice-direttore della Scuola Centrale del Partito Comunista Cinese, Li Hongzhong e Zhang Guoqing, segretari del Partito a Tianjin e a Liaoning, Chen Jining, sindaco di Pechino e infine Huang Kunming, Direttore del Dipartimento di Propaganda.
Il XX Congresso del Partito Comunista Cinese è stato dunque un grande momento di democrazia e partecipazione, l’ennesimo successo per i marxisti cinesi, un momento di giustificato orgoglio per tutto il popolo cinese.