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(16.10.2013) Le prospettive a medio termine dell'industria orologiera svizzera sono globalmente positive. Secondo uno studio di Credit Suisse, i piccoli produttori indipendenti devono comunque aspettarsi sfide di un certo calibro, quali un'accelerazione della concentrazione del settore.
Il ramo è soggetto ad una mutazione strutturale maggiore, ricordano gli specialisti della grande banca. Mentre l'occupazione è cresciuta del 14% tra il 2009 ed il 2012, il numero di società orologiere è diminuito del 7%. Ragione principale di questa concentrazione: l'integrazione verticale della produzione. Un fenomeno che continuerà con il progetto "Swissness", l'inasprimento della situazione sul fronte dei subappalti ed i costi di distribuzione elevati sui mercati in crescita.
Dal canto loro, i grandi gruppi orologieri e di lusso, così come i marchi indipendenti che fanno prezzi del segmento superiore, sono ben posizionati per trarre vantaggio da una domanda mondiale di beni di prestigio in crescita. In generale, gli economisti di Credit Suisse anticipano quindi delle prospettive positive per il ramo a medio termine.
Nonostante le vendite verso la Cina siano in calo (-17% durante i primi otto mesi del 2013 su scala annuale), l'Impero di mezzo dovrebbe ancora consolidare la sua posizione di principale mercato d'esportazione per l'orologeria svizzera nel corso dei prossimi anni. Gli Stati Uniti continueranno anch'essi ad essere buoni acquirenti di orologi svizzeri.
Anche numerosi mercati emergenti presentano prospettive confortanti. Gli autori dello studio citano l'India, la Russia, il Vietnam, l'Ucraina, la Malesia ed il Messico. Al contrario, i mercati maturi europei come l'Italia, la Germania o il Regno Unito dovrebbero perdere d'importanza relativa.
Ultima modifica 15.09.2015