Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/175780

<h2>SubmittedText<h2><p>Per secoli, i rom sono stati cacciati dal territorio svizzero e respinti alle frontiere in virtù del "divieto d'entrata per gli zingari", in vigore dal 1471 al 1848 e dal 1888 al 1972. Anche durante l'olocausto. Nonostante questa politica di respingimento restrittiva, la presenza dei rom nel corso dei secoli è documentata nelle cronache e in documenti ufficiali. I rom sono confrontati con pregiudizi nei media, nella politica e nella vita quotidiana. Si stima che in Svizzera ne vivano circa 80 000 a 100 000. I rom hanno una cultura e una lingua proprie e sono ben integrati. La maggior parte di loro sono cittadini svizzeri. A causa dei persistenti pregiudizi, molti rom che vivono nel nostro Paese sono restii a rendere pubblica la loro origine.</p><p>La Svizzera ha ratificato la Convenzione quadro per la protezione delle minoranze nazionali nel 1998. Nel 2001 ha riconosciuto i nomadi come minoranza nazionale, precisando che sono considerati tali in primo luogo gli Jenisch, i Sinti e i Manouche. Nel settembre del 2016, il Consiglio federale ha riconosciuto gli Jenisch, i Sinti e i Manouche come minoranze nazionali dando così seguito alla loro richiesta, avanzata da anni, di beneficiare del diritto all'autodesignazione.</p><p>Nel mese di aprile del 2015 le organizzazioni rom svizzere hanno depositato una domanda di riconoscimento dei rom svizzeri come minoranza nazionale ai sensi della Convenzione quadro per la protezione delle minoranze nazionali. Nel quarto rapporto sull'attuazione della Convenzione si fa cenno all'esame in corso della domanda di riconoscimento. Il riconoscimento dei rom come minoranza nazionale della Svizzera rappresenterebbe un segnale forte contro i pregiudizi predominanti.</p><p>Invito pertanto il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Perché finora sono stati riconosciuti come minoranza nazionale ai sensi della Convenzione quadro per la protezione delle minoranze nazionali gli jenisch, i Sinti e i Manouche, ma non i rom svizzeri?</p><p>2. Quali sono le prossime tappe della procedura di riconoscimento in corso?</p><p>3. In che misura è tenuto conto della politica svizzera nei confronti degli "zingari", che ha interessato anche numerosi rom, nei criteri per il riconoscimento dei rom svizzeri come minoranza nazionale?</p><p>4. Quali misure sono adottate per fare luce sulla storia di persecuzione dei rom e per tenerne viva la memoria? Come sono informate le giovani generazioni di questo capitolo buio della nostra storia?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Nell'ottobre del 1998, in occasione della ratifica della Convenzione quadro del Consiglio d'Europa per la protezione delle minoranze nazionali (nel seguito la "Convenzione quadro"), la Svizzera ha rilasciato la seguente dichiarazione interpretativa:</p><p>"... in Svizzera costituiscono minoranze nazionali ai sensi della Convenzione quadro i gruppi di persone numericamente inferiori al resto della popolazione del Paese o di un Cantone", che "sono di nazionalità svizzera, mantengono legami antichi, solidi e duraturi con la Svizzera e sono animati dalla volontà di preservare insieme ciò che costituisce la loro identità comune, principalmente la loro cultura, le loro tradizioni, la loro religione o la loro lingua."</p><p>Nel suo messaggio del 24 marzo 1998 sulla Convenzione quadro all'attenzione del Parlamento, il Consiglio federale ha stabilito che "la Convenzione quadro potrà essere applicata in Svizzera alle minoranze linguistiche nazionali, ma anche ad altri gruppi minoritari della popolazione svizzera, come ad esempio ai membri della comunità ebraica o ai nomadi".</p><p>Alle domande specifiche dell'autrice dell'interpellante il Consiglio federale risponde come segue:</p><p>1. Nel 1998 l'obiettivo del riconoscimento dei "nomadi" come minoranza nazionale era, in sostanza, la creazione di condizioni quadro per la protezione e la preservazione del loro stile di vita. I criteri della dichiarazione interpretativa erano allora adempiuti dagli Jenisch, dai Sinti e dai Manouche, che vivevano in Svizzera in condizione di nomadismo. Solo poco tempo fa le organizzazioni rom in Svizzera hanno manifestato il proprio interesse nei confronti della Convenzione quadro e, nel 2015, hanno presentato domanda per il riconoscimento.</p><p>2. L'amministrazione federale verifica se i rom adempiono i criteri della dichiarazione interpretativa per il riconoscimento come minoranza nazionale. La prossima tappa consiste nel portare a compimento la raccolta delle informazioni necessarie per poter eseguire una valutazione obiettiva della situazione, con piena cognizione di causa. A questo proposito si attendono in particolare i risultati di uno studio sostenuto finanziariamente dalla Confederazione e condotto dalla Rroma Foundation, per raccogliere dati sui rom in Svizzera.</p><p>3. Nell'ambito della valutazione sull'adempimento dei criteri della dichiarazione interpretativa, in particolare quello dei "legami antichi, solidi e duraturi con la Svizzera", si tiene debito conto della storia di persecuzione degli "zingari", soprattutto dei rom, in Svizzera. La Convenzione quadro di per sé non è stata tuttavia concepita come strumento atto a riparare agli errori del passato.</p><p>4. La Confederazione fa il possibile affinché siano riconosciuti l'esistenza e il ruolo della comunità rom nella società svizzera e affinché aumenti la consapevolezza sulla loro situazione. Inoltre, mediante vari progetti e sussidi, sostiene l'elaborazione del doloroso capitolo della storia di persecuzione degli "zingari" nel nostro Paese. Per esempio il Servizio per la lotta al razzismo (SLR) del DFI sostiene convegni per insegnanti sul tema dei rom, Sinti e Jenisch dal titolo "Erinnerung - Verantwortung - Zukunft" (Memoria - Responsabilità - Futuro). Nel 2012/13 la Confederazione (DFI/SLR e DFAE) ha concesso un contributo finanziario per la creazione di un sito web pedagogico internazionale sul tema della sorte dei rom e dei Sinti europei durante l'olocausto, con una finestra sulla politica svizzera nei confronti degli "zingari" ed esempi di episodi persecutori. Il DFI/SLR sostiene anche numerosi altri progetti che hanno lo scopo di far conoscere meglio all'opinione pubblica la cultura dei rom mediante esposizioni fotografiche, dibattiti e iniziative pubbliche. La delegazione svizzera presso la International Holocaust Remembrance Alliance ha, dal canto suo, in progetto di sostenere una mostra itinerante sul genocidio dei rom, prodotta dalla Rroma Foundation.</p><p>Va inoltre osservato che la Confederazione sta attualmente elaborando, con il coordinamento del DFI, un piano d'azione "Jenisch, Sinti, Rom" che prevede misure nel campo della cultura, dell'identità e della formazione, tra cui anche l'integrazione nei piani didattici di un trasferimento di conoscenze sulla storia e la cultura degli Jenisch, dei Sinti e dei rom.</p><p>Da parte sua, la Direzione dello sviluppo e della cooperazione del DFAE mette a punto e sostiene vari progetti volti a migliorare la condizioni di vita e l'integrazione sociale dei popoli citati.</p>  Risposta del Consiglio federale.