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Gli obiettivi d’integrazione da prevalere nella scuola obbligatoria
Il Tribunale federale si pronuncia di nuovo su richieste d’esenzione dai corsi scolastici per motivi religiosi
Significato per la pratica
- Interferenze minime sulla libertà religiosa devono essere accettate a favore dell’integrazione sociale nell’ambito dei corsi scolastici obbligatori.
- In particolare, se certe misure fiancheggiatrici tengono già conto delle preoccupazioni dei genitori motivate dalla religione, non si deve accordare l’esenzione dai corsi di educazione fisica.
Ambientazione
Le polemiche entro un pubblico svizzero di stile piuttosto secolare e i gruppi con un orientamento molto religioso si accendono regolarmente per questioni di genere e per concetti riguardo al ruolo appropriato delle donne e bambine nella società. Sempre più spesso sono i corsi di nuoto obbligatori che fanno nascere i conflitti. Il tribunale federale si è pronunciato già diverse volte su questo tema e l’ha rifatto recentemente. In questa decisione ha attribuito un ruolo particolare all’integrazione sociale dei bambini tramite i corsi di sport, in particolare poiché nel caso concreto si era già tenuto conto delle preoccupazioni religiose dei genitori con diversi provvedimenti.
Decisione 2C_1079/2012 dell’11 aprile 2013
Alla richiesta dei genitori una bambina musulmana di 14 anni non avrebbe dovuto partecipare al corso di nuoto obbligatorio. Il corso si teneva a sessi separati e la ragazza poteva indossare un cosiddetto burkini (un costume da bagno per il corpo intero).
Tuttavia i genitori erano preoccupati perché il corso è curato da un insegnante maschio e si tiene in una piscina dove si può guardare dentro dall’esterno. In tal modo anche altri uomini avrebbero la possibilità di osservare la ragazza. Poiché la bambina prende parte in un corso di nuoto privato per ragazze musulmane, la partecipazione nel corso di nuoto obbligatorio per la prevenzione d’infortuni non sarebbe necessaria secondo l’opinione dei genitori.
Il tribunale federale determinò che la scuola della bambina aveva già ampiamente accomodato le preoccupazioni religiose dei genitori con misure fiancheggiatrici. Il corso di nuoto si tiene a sessi separati ed esistono spogliatoi separati. Nel portare un costume da bagno per il corpo intero la differenza con la scuola non sia più facile da vedere e l’osservazione da parte di altri uomini potrebbe succedere anche sulla strada tra casa e scuola per esempio. Dato che la bambina partecipa già in un corso di nuoto privato, anche l’eventuale contatto fisico con il maestro di nuoto non sarebbe più necessario.
Il tribunale federale confermò la sua giurisdizione modificata nel 2008 per i bambini maschi e nel 2012 per le bambine e sottolineò di nuovo che in linea generale gli obblighi scolastici hanno precedenza sull’osservazione delle norme religiose di particolari gruppi della popolazione. Esenzioni generali per corsi scolastici obbligatori che si tengono regolarmente dovranno dunque solo essere concesse per condizioni particolari. Il solo obbligo di osservare norme religiose non rappresenta ancora una condizione particolare. Questo vale tanto per i bambini maschi che per le bambine. L’aspetto dell’integrazione sociale dei bambini ha priorità per quanto riguarda la partecipazione ai corsi scolastici (riguardo alla decisione del tribunale federale 2C_666/2011 del 7 marzo 2012 vedi anche l’articolo “Nessuna esenzione dal corso di nuoto per motivi religiosi” nel newsletter del CSDU No. 5 del 2 maggio 2012). Si deve cercare di evitare dall’inizio che i bambini siano emarginati per motivi religiosi. L’intervento minimo nella libertà religiosa dei genitori dovrà dunque essere accettato. Si richiama l’attenzione al fatto che questa decisione si riferisce solo all’esenzione generale dai corsi scolastici obbligatori. Esenzioni dalla scuola nei giorni di festa religiosi per esempio siano ancora da concedere generosamente.
Decisione 2C_897/2012 del 14 febbraio 2013
In questo senso si richiama anche l’attenzione sulla decisione del tribunale federale del 14 febbraio 2013 nel caso di una richiesta d’esenzione da parte di genitori cristiani. I genitori di un bambino d’asilo avevano richiesto che il figlio non dovesse partecipare al corso scolastico influenzato da elementi yoga. Secondo questi cristiani devoti lo yoga è una pratica religiosa induistica e dunque argomentano che la partecipazione obbligatoria del figlio ferisse la loro libertà religiosa. Il tribunale federale determinò che la libertà religiosa dei genitori sia turbata solo minimamente. Poiché gli esercizi yoga non sono intesi come atto professante nell’ambito di un corso scolastico religioso, ma piuttosto di semplici esercizi motori e acrobatici praticati in maniera neutrale e non religiosa. Anche qui gli obiettivi dell’integrazione sociale del bambino prevalgono.
13.06.2013