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Confederazione e Cantoni devono finalmente agire contro l'inquinamento acustico. È quanto chiede una petizione, corredata di 9000 firme, consegnata oggi a Berna dall'Associazione traffico e ambiente (ATA), in occasione della giornata contro il rumore.
Secondo l'Ufficio federale dell'ambiente (UFAM), in Svizzera sono circa 1,6 milioni gli abitanti che subiscono un rumore stradale superiore al limite fissato nella legge, ricorda l'associazione in una nota. Ciò provoca spesso disturbi del sonno e stress, ma può anche fare ammalare.
Le autorità, sottolinea l'ATA, hanno trascurato il risanamento fonico per 30 anni. Oltre a ciò, a causa dell'incompletezza dei dati, possono informare solo puntualmente sullo stato dei lavori.
In base all'ordinanza contro l'inquinamento fonico, l'Ufficio federale dell'ambiente (UFAM) dovrebbe chiedere ogni anno ai Cantoni le cifre sull'applicazione delle misure di protezione e pubblicarle. "È palese che questo non è stato fatto. La Confederazione non ha svolto il proprio compito di vigilanza", secondo la vicepresidente dell'ATA, la consigliera nazionale Lisa Mazzone (Verdi/GE), citata nella nota.
Da un sondaggio emergono inoltre grosse differenze fra i Cantoni. Alcuni non dispongono di dati in materia, mentre la metà di loro ha indicato quanti chilometri di strade sono stati risanati e quali siano i costi. Dalle risposte di 14 Cantoni emerge anche che più di 608'000 persone sono ancora esposte a rumore eccessivo, rileva l'ATA, chiedendo alle autorità di agire.
Secondo l'associazione, la misura immediata più efficace e più economica per combattere il problema è l'abbassamento del limite di velocità, che oltretutto migliora la sicurezza stradale. Recentemente il Tribunale federale ha avvallato diverse ordinanze per zone 30 quali misure di protezione contro il rumore eccessivo nelle città di Basilea e Zurigo.
Per l'associazione è chiaro che anche altre località dovrebbero seguire questi esempi e finalmente adempiere i propri obblighi in materia di protezione dal rumore. Altrimenti, mette in guardia in conclusione l'ATA, Città e Comuni rischiano di dover pagare indennizzi di non poco conto.