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Ferrari Giacomo Gotifredo
|Ferrari nacque nel 1763 a Rovereto. Era figlio di un commerciante della seta. In quegli anni a Rovereto non si trovavano ancora pianoforti, ma un certo Chiusole, tabaccaio, costruì per il ragazzo un clavicembalo.

Studiò con un cantore di S.Marco e poi tra il 1775 e il 1776 studiò presso un precettore a Verona italiano, latino, matematica, geografia, filosofia, letteratura; cominciò anche i suoi studi musicali (solfeggio e accompagnamento a vista) ed assistette alle prime opere teatrali; studiò poi ancora a Rovereto e poi presso il convento benedettino di Mariaberg in Val Venosta, dove approfondì i suoi studi musicali e studiò tra l'altro la musica tedesca; quindi, come vedete, i compositori italiani studiavano la musica tedesca, così come Mozart studiava la musica italiana.
Tornato a Rovereto, non potè più accontentarsi della vita musicale locale, che all'epoca era modesta; comunque cominciò a scrivere musica, diede lezioni e soprattutto lavorò all'allestimento del "Giannina e Bernardone" di Cimarosa, opera che inaugurò il teatro cittadino nel 1784: Ferrari fu in questa occasione ripetitore al pianoforte.
Il 1° novembre 1784 il Ferrari (allora ventunenne) decise di partire per Napoli, che era all'epoca una delle grandi capitali europee della musica. Vi arrivò il 20 novembre. Il banchiere Bridi gli diede il permesso di entrare in contatto con il grande Paisiello, che divenne suo maestro, affidandolo, per il contrappunto, alle cure del barese Gaetano Latilla.
Nel 1786 lavorò sotto la guida del Paisiello ad una prima opera teatrale, Le pescatrici, che rimarrà incompiuta; il testo è di Carlo Goldoni: "lo spirito goldoniano" si concretizza in quell'epoca anche in una produzione specificamente librettistica del commediografo veneziano.
Il 20 aprile 1787 Ferrari lasciò Napoli per Parigi, dove arrivò il 13 luglio. L'occasione fu data dalla conoscenza con il maggiordomo della regina. Venne accolto nei salotti dei nobili e venne apprezzato dalla regina. Insegnò la musica alle nobildonne e si immerse nel vivacissimo mondo musicale, dove operavano Gluck, Piccinni, Viotti e i primi pianisti virtuosi (Dussek, Cramer). Sviluppò la sua attività di maestro collaboratore e curatore dei "pasticci" in teatro. Nel 1790-91 fu in Belgio, poi ritornò a Parigi La regina lo avrebbe voluto come maestro di canto, ma gli eventi della Rivoluzione lo spinsero ad andarsene.
L'11 aprile 1792 arrivò a Londra. Conobbe Haydn, il quale gli riferì della sua gratitudine per il suo maestro italiano, Nicola Porpora (un altro esponente della scuola napoletana, che per un periodo lavorò a Vienna). Si noti l'importanza di un maestro italiano anche per uno dei sommi esponenti della musica cosiddetta "tedesca".
Anche qui si ambientò (anche se gli rimase tutta la vita la nostalgia per Napoli e, in vecchiaia, per Rovereto, dove ogni tanto ritornò); compositore, maestro di canto per la nobiltà ed anche a corte. Qui scrisse e fece rappresentare nel 1799 l'opera Li due svizzeri.
Sources:http://www.nicolasfredda.altervista.org