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Londra, la BBC e il potere
Che il nostro accento sia influenzato non solo dalla nostra appartenenza geografica e sociale, dalla nostra età e livello d’istruzione, ma anche dalla TV e gli show che guardiamo, ce lo insegnano i linguisti. E il loro prezioso insegnamento, da qualche tempo, lo sfruttano al meglio alla BBC. Già, il servizio pubblico radiotelevisivo nel Regno Unito propone ormai non più semplicemente serie televisive dove i protagonisti parlano nei vari e diversi accenti nazionali, ma anche serie televisive nelle quali i protagonisti principali si esprimono con un accento che tradizionalmente non si addice al ruolo interpretato. E’ il caso, ad esempio, di attori che interpretano figure di politici importanti, parlando con un accento tipico dei sobborghi di Manchester. La mossa non passa inosservata perchè, come viene ricordato in un articolo apparso nel settimanale The Economist (06 luglio 2019), con poche eccezioni, chi arriva ad abitare al numero 10 di Downing Street finisce, di solito, con il far proprio il polished South-Easterner accent di Londra.
Il fatto è curioso, soprattutto se letto assieme ad un altro studio recente, pubblicato in Language Variation and Change, nel quale si evidenzia una forte correlazione tra accento e appartenenza politica. Nella fattispecie, lo studio mostra che i membri dello Scottish National Party (SNP) pronunciano alcune vocali in modo diverso rispetto ai membri scozzesi del Partito Laburista. E tuttavia, le differenze linguistiche in Gran Bretagna tendono a scomparire a Downing Street o nelle sue prossime vicinanze. Generalmente.
Qualcuno ricorderà ancora che Margaret Thatcher è passata da un accento del Lincolnshire a suonare come la Duchessa del Devonshire, una volta in carica. Anche nell’attuale corsa alla premiership, quale che sia il nuovo primo ministro britannico, Jeremy Hunt o Boris Johnson, il loro accento sarà simile. Una scelta linguistica, questa, che li accomuna alla maggior parte dei vari primi ministri e uomini politici di rilievo che si sono susseguiti nella storia politica britannica, a prescindere dal partito di appartenenza, a partire dal 19 secolo, quando l’accento dell’alta borghesia del sud-est del Paese si è imposto nei palazzi del potere.
Quello che accade altrove, in altri Paesi, è un po’ diverso, come ricorda anche The Economist. In Germania, ad esempio, un parlamentare della Baviera non si sognerebbe mai di abbandonare il proprio accento, adottando quello della periferia di Berlino. Negli Stati Uniti, la pronuncia del Presidente Donald Trump è molto diversa da quella dei precedenti inquilini della Casa Bianca. Non è certo una bizzarria del Presidente. Piuttosto, la natura federale della Germania e degli USA, e il loro diffuso dislocamento di risorse e ricchezze economiche, possono aiutare a spiegare come mai i politici mantengono ‘legami linguistici’ precedenti il loro ingresso in politica. Il potere (politico) in Gran Bretagna invece ‘parla’ come una parte della nazione soltanto, quella di Londra, che è il centro politico, economico, finanziario e culturale della Gran Bretagna.
Qualche cosa però sta cambiando, e non solo poiché Londra ‘ha perso’ la sua battaglia pro-EU, e la sua centralità è messa sempre più, seppur lentamente, in discussione dalle periferie del Paese. Il fatto, per l’appunto, che nei programmi della BBC la gamma di voci che interpretano la politica britannica si allarghi, potrebbe portare a slegare il nesso “accento-potere”.
Se questo sia di aiuto, o vantaggioso, per contrastare il populismo anti-Brexit riavvicinando il corpo politico all’elettorato, anche dal punto di vista linguistico, rimane tutto da vedere.