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Wirsing lo delude ancora: scarta Genoveva ed allestisce in sua vece Il Profeta di Meyerbeer, di quel Meyerbeer che Schumann colloca fra la gente da circo. Per disperazione, il maestro parte con Clara in un viaggio che io porta a Brema, ad Amburgo, ad Altona e che, distraendolo, gli reca molto sollievo. Altra ragione di conforto gli viene procurata da Jenny Lind, la splendida cantante alla quale egli deve già la rivelazione di molti suoi «Lieder», e che adesso ha cantato Notte di Primavera, Il cielo ha versato una lacrima...
Al ritorno dal viaggio, Robert comunica a Hiller la sua accettazione [della direzione dei Concerti di Düsseldorf], pensando, nell'intimo del suo cuore, che, se sarò necessario, potrò sempre ritirarsi in seguito. Si riposa, allora, per prepararsi alle prove di Genoveva, fissate alla metà di maggio. Prove sfibranti: Schumann si sente completamente perduto in quel teatro, deserto e rumoroso ad un tempo.
È combattuto da sentimenti contraddittori (gioia, timore, sollievo), quando, la sera del 25 giugno 1850, come in un sogno, vede la sala del teatro riempirsi. Tra il pubblico i musicisti Moscheles, reduce da Londra, in compagnia di Joachim; Gade [Wilhelm Niels Gade (1817-1890), compositore e direttore d'orchestra danese, del cerchio di Mendelssohn. Fu anche a capo dei concerti al Gewandhaus di Lipsia, poi maestro di cappella del re di Danimarca] che ha sostituito Mendelssohn alla direzione dell'orchestra del Gewandhaus, Madame Bargiel, ecco Reinecke [Karl Heinrich Carsten Reinecke (1824-1910), pianista, compositore e direttore d'orchestra importante, noto come autore tra l'altro di « cadenze » a Concerti per pianoforte e orchestra di Mozart, di Beethoven e d'altri, riunite come sua op. 37], Pauline Schumann, il vecchio Kuntsch e David che stringe affettuosamente il suo violino sotto il braccio.
Applausi degli amici, corona d'alloro, successo di stima. In tutto, tre rappresentazioni: il 25, il 28 e il 30 giugno.
Dopo il decoroso insuccesso di Genoveva, a Schumann non resta che mettere in atto il progetto di Hiller, progetto al quale egli ha già dato la sua adesione. Luglio e agosto gli servono per prender moralmente congedo da Dresda. Per la prima volta, egli parte da un luogo in cui ha vissuto per qualche tempo, senza lasciarvi nessuna di quelle amicizie per virtù delle quali non ci si allontana del tutto ma si continua a vivere nel ricordo di uno o piú fra i rimasti.
Düsseldorf, grazie al Reno, è destinata ad affascinarlo: da grande tempo Schumann ha compreso come la filosofia di un tedesco ideale poggi su tre elementi ben chiari: la terra, il cielo e il Reno.
Settembre trascorre in presentazioni e in operazioni di adattamento nella nuova casa. Hiller, che era tornato a Düsseldorf per far gli onori della città, raggiunge la sua nuova sede. Robert e Clara si spingono fino a Colonia, poi ritornano a Düsseldorf per terminare la loro sistemazione e preparare il primo concerto della stagione.
A poco a poco, la vita si va organizzando com'era già avvenuto altre volte, in altre residenze. Robert siede al suo tavolo, e benché i rumori delle strade intralcino un poco l'espressione del suo pensiero, non si lagna che moderatamente. Infatti, quando gode buona salute, non è nemico di una certa animazione. Clara trova subito da dare lezioni, le amicizie si annodano e nuove opere nascono. Si tratta di «Lieder» su poesie di Wilfrid von der Neun e di Lenau [Nicolaus Lenau, pseudonimo del poeta tedesco Nicolaus Niembsch von Strehlenau (1802-1850), autore di un Faust (al quale si ispira il Mephisto-valse di Liszt), di un Savonarola e di molte liriche di alto pregio.]; Concerto per violoncello e orchestra (op. 129), della Sinfonia Renana, dove Colonia e l'amatissimo fiume sono i canori protagonisti; dell'ouverture per la Sposa di Messina, e, soprattutto, delle scene quinta e sesta per la seconda parte di Faust. Ma incominciano anche i disappunti.
A Düsseldorf, la musica non è amata, o, per lo meno, quelli che l'amano la servono senza entusiasmo. I membri della corale dimenticano l'ora delle prove oppure, durante le prove, si perdono in chiacchiere. Quanto a lui, Schumann, non lo considerano mai come guida illuminante. Di questo, Schumann soffre moltissimo. Ricorda il fervore che invadeva l'orchestra non appena Mendelssohn, con gesto evocatore e autoritario, alzava la bacchetta nel silenzio solenne...
Nello stesso tempo, però, dato che la coscienza professionale è in lui vivissima, Schumann si logora nel promuovere e nel preparare concerti, nel continuare il lavoro di compositore. Nascono in quel periodo l'ouverture del Giulio Cesare, l'ouverture per Arminio e Dorotea, alcuni «Lieder», la Sonata in la minore per violino e pianoforte, e quel frivolo oratorio che è il Pellegrinaggio della Rosa. Nel campo dell'esecuzione non riesce invece a dare un solo concerto che accontenti il Comitato, la critica, il pubblico e lui stesso. Non osa confidare a nessuno questa sua riconosciuta incapacità: si dispera segretamente, mentre sente riapparire i misteriosi disturbi che lo hanno fatto soffrire terribilmente nel 1844. Oppressioni, vertigini, esaurimento nervoso, pensieri funesti. È sfinito e nello stesso tempo esacerbato. La sua sensibilità diventa sempre più forte; ma non c'è più forza per sopportare così acute impressioni.
[Nel 1850] accetta il ruolo di direttore dei Concerti temporali e spirituali e della Società Corale offertogli dalla città di Düsseldorf. Solo ora, all'età di quarant'anni, egli dunque ottiene un incarico musicale stabile ed autorevole. Lascia allora la poco amata Dresda.
Il primo periodo a Düsseldorf è caratterizzato dall'entusiasmo per il nuovo importante incarico e per la città adagiata sul Reno, il mitico fiume che è uno dei simboli più pregnanti della terra tedesca e che già in precedenza aveva esercitato sul giovane Schumann un notevole fascino. Il '50 è ancora un anno fecondo: nascono il Concerto per violoncello e orchestra e la Terza sinfonia, appunto "Renana"; e subito dopo, nel '51, rielabora la sinfonia in re minore composta dieci anni prima che diviene così la Quarta. Ritorna poi a tutti i generi già sperimentati: al pianoforte (Tre pezzi fantastici op. 111; Tre sonatine op. 118), al Lied (vari cicli), al trio (il terzo, op. 110), al concerto solista (Konzertstück per pianoforte), all'oratorio (Il pellegrinaggio della Rosa) al requiem (Requiem per coro e orchestra).
Ma il soggiorno a Düsseldorf dovrà lentamente rivelarsi il più tragico. Schumann non è un buon direttore d'orchestra, non ha autorità e magnetismo, è troppo sognatore e introverso per un simile compito; né possiede una sufficiente esperienza, avendo diretto in passato solo occasionalmente e solo musiche proprie. Scrive il figlio Eugenio: "Mia madre racconta che l'opera musicale in corso lo assorbiva al punto che egli dimenticava completamente sia chi gli stava intorno, sia i musicisti in attesa di un suo gesto, gli occhi levati verso di lui". Scoppiano presto i dissidi con gli orchestrali, il pubblico, la critica e le autorità cittadine. Tutto questo precipita Schumann in una nuova crisi depressiva ora accompagnata da un nuovo interesse, nato forse dalle allucinate visioni che popolano la sua mente in questi momenti bui: lo spiritismo. Il musicista nel '53 passa larga parte del suo tempo ad interrogare le entità evocate durante le frequenti sedute nelle quali coinvolge anche i figli. Scrive:
Quale forza meravigliosa. Ho chiesto al tavolo qual è il ritmo delle prime due battute della sinfonia in do minore. Esso esitò più lungamente del solito prima di rispondere, poi fini per darmi il ritmo. Quando io gli dissi "Ma il movimento è più veloce, caro tavolo" esso subito si affrettò a battermi il reale movimento. Io lo pregai anche di volermi indicare il numero al quale pensavo. Noi siamo come avvolti da miracoli.
La moglie, ormai abituata a vederlo impegnato in questo dialogo con l'aldilà, scrive: "Robert è incantato da questa forza miracolosa [...] è tutto felice ogni volta che si sente disposto a far muovere il tavolo. Dopo che ha iniziato, subito si sente bene e piacevolmente eccitato". Con la solita gioia infantile e disponibilità totale Schumann si getta in questa nuova avventura, l'unica che sembra possa dargli nuove emozioni e un relativo sollievo rispetto ad una malattia che lo sta divorando e riducendo al silenzio. Sempre più frequentemente si fa sostituire dall'assistente Tausch nella direzione dei concerti, mentre compone ormai abbastanza poco. Il comitato, alla fine di un periodo penoso, decide di non rinnovargli l'incarico e di affidarlo invece a Tausch sebbene l'esecuzione della sua Quarta sinfonia riporti un notevole successo. Schumann viene invitato a dirigere solo le proprie composizioni. E un nuovo duro colpo per lui e per la sua famiglia, in cui si contano adesso ben sei figli. [MURSIA-RAUSA]
L'anno 1850 cominciò in modo più promettente, con due esecuzioni, di buon successo, della Peri (5 e 12 gennaio) che fecero salire la sua reputazione a Dresda. «Alcune persone influenti», fraintendendo i suoi desideri, si mossero per fargli ottenere il posto di secondo direttore d'orchestra all'Opera, rimasto scoperto sin da quando Wagner, dopo l'insurrezione di maggio, era fuggito da Dresda. Sperava inoltre che una valida messa in scena di Genoveva a Lipsia, promessagli per febbraio dopo un rinvio dall'estate precedente, avrebbe migliorato la sua posizione rendendo inutile il trasferimento a Düsseldorf. Comunicò così a Hiller e alle autorità di Düsseldorf che non avrebbe potuto dare una risposta definitiva fino al 1 aprile.
In febbraio gli Schumann si recarono a Lipsia per le prove di Genoveva, ma ebbero una fiera delusione: la rappresentazione fu di nuovo rinviata per far posto a Le prophète di Meyerbeer.
Inoltre, la prima esecuzione dell'Introduzione e Allegro, data da Clara al Gewandhaus il 14, non riscosse molto successo; né d'altra parte il Conzertstück per corni e l'ouverture della Genoveva - diretti dal compositore - al concerto per il fondo pensionistico degli orchestrali il 25 suscitarono molto entusiasmo. Il 3 marzo gli Schumann lasciarono Lipsia; a Brema diedero un solo concerto, il 7 marzo; ad Amburgo e Altona si trattennero per più di quindici giorni e dettero molti concerti: due (tenutisi il 21 e il 23 marzo), con Jenny Lind, fruttarono loro un guadagno netto di 800 talleri. Dopo una breve sosta a Berlino fecero ritorno a Dresda il 29 marzo. Due giorni dopo Schumann inviava la lettera di accettazione per il posto a Düsseldorf, anche se in cuor suo sperava ancora che se ne rendesse disponibile uno meno distante.
Tutte queste preoccupazioni gli resero impossibile la composizione; gennaio, febbraio e marzo furono mesi completamente improduttivi. All'inizio di aprile Schumann si diede da fare per «mettere in ordine molte composizioni» - l'op. 88, nella forma in cui fu pubblicata, risale probabilmente a questo periodo - e poiché si pensava a una seconda edizione dell'Album für die Jugend, l'11 scrisse, negli spazi vuoti dell'originario quaderno d'abbozzi dell'Album, le Haus- und Lebensregeln, un'«appendice istruttiva» all'Album für die Jugend. Apparvero per la prima volta come supplemento alla «Neue Zeitschrift» (il n. 36 del 1850) e furono pubblicate anche separatamente. Furono quindi composti i tre Lieder dell'op. 83 e Aufträge op. 77 n. 5; dopo di che Schumann ritornò ancora una volta al Faust, abbozzando tra il 25 e il 28 aprile le scene delle quattro donne grigie e della morte di Faust, orchestrate entro il 10 maggio. Nello stesso giorno cominciò a musicare sei liriche di «Wielfried von der Neun» (F.W.T. Schöpff) op. 89, che completò prima di partire per Lipsia, il 18 maggio, per la rappresentazione, a lungo rimandata, di Genoveva. La prima prova con i solisti ebbe luogo il 22 maggio, con Clara al pianoforte; la prima prova della sola orchestra il 29 e la prima prova al completo il 7 giugno. Il 23 giugno ci fu una prova orchestrale a cui erano presenti, tra gli altri, Spohr, Gade,
HILLER IN TARDA ETÀ
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Il giorno dopo ci fu la prova generale e il 25 la prima rappresentazione, cui assisté una grande folla d'amici, tra cui Liszt. Dirigeva lo stesso Schumann, ma, a causa (in parte) di un contrattempo in scena, il successo fu solo modesto. La seconda rappresentazione andò meglio, e meglio ancora la terza, il 30, diretta da Julius Rietz.

||Der Berliner Julius Rietz war ein Jugendfreund Mendelssohns und wurde von diesem 1835 als sein Stellvertreter nach Düsseldorf engagiert. Nach dem baldigen Weggang Mendelssohns nach Leipzig wurde Rietz bis 1847 Städtsicher Musikdirektor, dann Leiter der Gewandhauskonzerte und Lehrer am Leipziger Konservatorium. 1860 wechselte er als Hofkapellmeister nach Dresden. 1836 dirigierte Rietz anlässlich des Totenamtes für Burgmüller das c-moll-Requiem von Cherubini und leitete im April 1837 das Gedenkkonzert für Burgmüller, indem u.a. erstmals die beiden vollendeten Sätze der 2. Sinfonie zur Aufführung kamen. Bei weiteren zwei Gelegenheiten dirigierte Rietz in Düsseldorf noch Werke von Norbert Burgmüller. Neben seiner Tätigkeit als Dirigent trat Rietz häufig als Cellospieler auf, so auch in Recitals gemeinsam mit Wilhelm Steifensand. Sein feinsinniges kompositiorisches Schaffen hat bis heute leider noch keine angemessene Berücksichtigung gefunden.

L'opera fu però tolta dal cartellone e non più rappresentata finché Liszt non la mise in scena a Weimar, il 9 aprile 1855. Il 10 luglio gli Schumann erano di nuovo a Dresda. Durante il soggiorno a Lipsia Schumann aveva avuto una parte notevole, insieme a Otto Jahn, al dottor Härtel e altri, nella fondazione di una "Bach Society" - la decisione dello stesso Schumann di adottare il termine inglese indica che l'ispirazione era venuta dalla 'English Bach Society', fondata nell'ottobre precedente - per celebrare il centenario della morte di Bach con un'edizione completa delle opere; sembra che la prima riunione si fosse tenuta il 1° giugno.
Luglio fu caratterizzato da composizioni liederistiche: l'intera op. 96, i nn. 2 e 3 dell'op. 77, i nn. 1, 2, 3 e 5 dell'op. 125 e il n. 4 dell'op. 127. L'ultima composizione realizzata a Dresda fu l'op. 90, una serie di Lieder su testi di Lenau iniziata il 2 agosto e completata da un "Requiem" tradotto da un poema in latino attribuito a Eloisa. Schumann fece questa aggiunta sotto l'impressione che Lenau fosse morto; per una curiosa coincidenza, la notizia della morte del poeta gli giunse il 25 agosto, nel giorno in cui i Lieder furono eseguiti per la prima volta per una piccola cerchia di amici, raccolti per prendere commiato da lui e da Clara. Nelle prime ore del 1º settembre lasciarono Dresda e giunsero a Düsseldorf la sera del giorno successivo.
La città renana di Düsseldorf, che già dal 7 maggio pagava a Schumann lo stipendio, li accolse con calore. Huller e i direttori dell'istituzione concertistica andarono loro incontro e la sera stessa dell'arrivo furono salutati da una serenata della Liedertafel; due giorni dopo ci fu una serenata dell'orchestra, il 7 fu offerto loro un concerto di composizioni di Schumann, una cena con discorsi ufficiali e un ballo a cui però (soltanto per stanchezza) non parteciparono. Erano entrambi esausti e preoccupati; Schumann non stava bene ed era irritato sempre più dai rumori che dalla strada salivano al loro scomodo alloggio provvisorio (all'angolo tra l'Allee- e la Grabenstrasse) e che gli rendevano quasi impossibile lavorare. Riuscì tutta-
via a orchestrare il Neujahrslied di Rückert e, il 29 settembre,
fu lieto di compiere con Clara una gita a Colonia dove furono profondamente impressionati dalla cattedrale, nella quale il cardinale arcivescovo Geissel avrebbe ricevuto l'investitura il giorno successivo. 1110 ottobre Schumann ritrovò la volontà di comporre e iniziò il Concerto per violoncello, di cui completò l'abbozzo il 16 e la partitura il 24. Il giorno in cui portò a termine il Concerto Schumann diresse anche il primo dei dieci concerti in abbonamento della stagione. Da Lipsia aveva condotto un nuovo primo violino, W.J. von Wasielewski, che più tardi fu il suo biografo. L'orchestra non lo lasciò soddisfatto; Clara ebbe, come solista, il solito successo. [ABRAHAM]