Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/243814

<h2>SubmittedText<h2><p>Dalla fine di maggio del 2022 il Governo di Ankara minaccia di lanciare una nuova operazione militare nel Nord della Siria contro le regioni controllate dall'Amministrazione Autonoma della Siria del Nord-Est (AANES). Nell'ottica di questa nuova offensiva militare, il presidente Erdogan ha dichiarato che "bisogna portare a termine ciò che è stato iniziato". Ciò significa estendere la "zona di sicurezza", profonda 30 chilometri, conquistata nel corso delle operazioni precedenti (2016, 2018, 2019) dall'esercito turco e dai ribelli siriani alleati. Un'offensiva militare è già in atto da metà aprile nel Nord dell'Iraq per le stesse ragioni.</p><p>Con questa nuova invasione militare in Siria il Governo turco cerca anche di respingere con la forza i profughi siriani verso i territori conquistati in Siria. Ankara consolida quindi la svolta intrapresa nel 2019 per quanto riguarda la politica di accoglienza dei profughi. In un videomessaggio trasmesso all'inizio di maggio davanti a centinaia di profughi rientrati nel Nord-Ovest della Siria, ha affermato di preparare il rimpatrio "volontario" di un milione di loro nel loro Paese. I quasi 4 milioni di profughi siriani in Turchia sono finiti sempre più nel mirino di attacchi organizzati da quasi tutti i principali partiti politici, tra cui anche l'AKP - il partito del presidente - e il suo alleato MHP (Partito del movimento nazionalista), ad eccezione dell'HDP, in quanto accusati di essere capri espiatori della crisi economica e opportunisti. </p><p>Alla luce di quanto sopra pongo le seguenti domande: </p><p>1. La Confederazione non dovrebbe prendere posizione di fronte alle minacce di una nuova invasione dell'esercito turco nel Nord-Est della Siria?</p><p>2. Il Consiglio federale non dovrebbe richiamare l'ambasciatore di Svizzera ad Ankara per consultazioni?</p><p>3. Il Consiglio federale non dovrebbe stabilire relazioni con l'Amministrazione Autonoma della Siria del Nord-Est?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1./2. Il Consiglio federale segue con preoccupazione i recenti sviluppi nel Nord della Siria e dell'Iraq. In altre risposte a interpellanze parlamentari (cfr. p. es. l'interpellanza <a href="https://www.parlament.ch/it/ratsbetrieb/suche-curia-vista/geschaeft?AffairId=20223412">22.3412</a>, l'interpellanza <a href="https://www.parlament.ch/it/ratsbetrieb/suche-curia-vista/geschaeft?AffairId=20214547">21.4547</a> e l'interpellanza <a href="https://www.parlament.ch/it/ratsbetrieb/suche-curia-vista/geschaeft?AffairId=20214372">21.4372</a>), ha già spiegato che la Svizzera invita regolarmente la Turchia, nell'ambito di contatti bilaterali e di forum multilaterali, ad adempiere i propri obblighi internazionali, in particolare per quanto riguarda il diritto internazionale umanitario e i diritti umani. La Svizzera intrattiene con il Governo turco un dialogo diretto e aperto sulla situazione nella regione, anche in merito all'accesso umanitario in Siria.</p><p>Le rappresentanze svizzere in Turchia seguono con attenzione gli eventi nella regione e a questo proposito si coordinano regolarmente con la Centrale a Berna. In loco dialogano con le persone e le organizzazioni non governative che si impegnano a favore della promozione del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani.</p><p>3. La Svizzera avvia relazioni diplomatiche solo con entità statali. Di conseguenza, intrattiene relazioni diplomatiche con la Repubblica araba siriana. Inoltre, per quanto riguarda il conflitto in Siria, i servizi competenti del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) sono in contatto con vari attori statali e non, tra cui rappresentanti dell'AANES. Tuttavia, nel suo impegno umanitario la Svizzera persegue un approccio "Whole of Syria", sostenendo le persone in tutto il Paese in funzione delle loro esigenze e indipendentemente dalle linee di conflitto.</p>  Risposta del Consiglio federale.