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Gli incendi, l'uragano Hilary e il terremoto. Le ultime settimane hanno messo a dura prova diverse regioni degli Stati Uniti
Gli Usa non si fanno mancare nulla quanto a disastri naturali. Prima i devastanti incendi boschivi alle Hawaii, dove finora i rischi maggiori erano gli tsunami del Pacifico e dove il presidente degli Stati Uniti Joe Biden e la first lady Jill sono volati oggi interrompendo le loro vacanze per placare le polemiche sui soccorsi. Poi nel week-end Hilary, un uragano fortunatamente declassato prima a tempesta tropicale e poi a ciclone post tropicale che però ha allagato la California del sud, da tempo invece in trincea contro siccità e incendi.
Era da 85 anni che il Golden State non veniva colpito da un fenomeno del genere. Come se non bastasse, domenica è arrivato pure un terremoto di magnitudo 5,1 vicino alla città di Ojai, senza causare vittime né danni.
Hilary ha portato piogge torrenziali record e smottamenti, trasformando le strade in fiumi dove galleggiano le auto, come nella zona abitualmente desertica di Palm Springs, a due ore da Los Angeles. «La situazione è grave, al momento tutte le nostre strade sono inondate, non si può né entrare né uscire da Palm Springs», ha avvisato la sindaca Grace Garner. Idem per Coachella, la località dove si tiene il famoso festival omonimo. Chiusa per «inondazioni pericolose» anche la famosa Death Valley, il parco nazionale nel deserto generalmente colpito più dal caldo estremo che dai diluvi.
Circa 25 milioni di persone sono sotto allerta meteo. Finora si conta solo un morto: una persona trascinata con la sua auto dalle onde quando Hilary ha toccato terra domenica nella penisola della Bassa California. A San Diego sono stati cancellati più di 200 voli, a Los Angeles le scuole del distretto - il secondo più grande del Paese - sono rimaste chiuse e la sindaca Karen Bass ha invitato i residenti a stare a casa. «Si tratta di un evento meteo senza precedenti», ha ammonito.
Il governatore Gavin Newsom ha già dichiarato lo stato di emergenza in gran parte del sud della California, mobilitando le squadre di soccorso e facendo allestire i centri di accoglienza. Ma Hilary ha portato il caos in tutta l'area, tante persone sono rimaste intrappolate in auto e si sono arrampicate sugli alberi nel tentativo di sfuggire alle pericolose inondazioni. Il Golden State ha visto livelli record di acquazzoni con aree montuose e desertiche dove sono caduti da 12 a 25 cm di pioggia, tanta quanto ne vedono di solito in un anno. Stato di emergenza anche a Las Vegas, Nevada, dove la tempesta tropicale farà tappa prima di dirigersi in Oregon e Idaho.
Biden ha promesso aiuti in caso di necessità. Intanto è atterrato a Maui per confortare i sopravvissuti, incontrare le autorità e ringraziare i soccorritori negli incendi che hanno ucciso 114 persone, mentre 850 sono ancora disperse. Il presidente ha interrotto cinque giorni di silenzio e le sue vacanza sul lago Tahoe, al confine tra Nevada e California, per mettere a tacere le polemiche sulla mancata prevenzione del disastro e sui ritardi negli aiuti, nominando un coordinatore federale per garantire che la sua amministrazione si occuperà della ricostruzione.
«So quanto profondamente una perdita può avere impatto su una famiglia e una comunità e so che nulla può sostituire la perdita di una vita», ha detto il commander in chief prima di atterrare. «Farò tutto ciò che è in mio potere per aiutare Maui a riprendersi da questa tragedia», ha assicurato Biden, intenzionato a non ripetere gli errori dei suoi predecessori di fronte alle sciagure: Katrina per George W. Bush, la marea nera nel Golfo del Messico per Barack Obama e l'uragano a Puerto Rico per Donald Trump.