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L’iniziativa popolare “Tassare le eredità milionarie per finanziare la nostra AVS” e la sicurezza del diritto.
A cura di Stefano Fornara.*
Era il 1965 quando la grande giornalista e scrittrice italiana Oriana Fallaci pubblicò il libro che racchiudeva la sua esperienza di mesi passati a intervistare ricercatori e astronauti americani, all’epoca impegnati nella realizzazione del sogno di J.F. Kennedy di portare l’uomo sulla Luna. Lo intitolò “Se il Sole muore”.
Lo fece ispirata dalla risposta che ricevette dallo scrittore di fantascienza Ray Bradbury, con il quale, nel corso della sua permanenza negli USA, ebbe occasione di discutere sul motivo per cui l’uomo avrebbe dovuto avventurarsi nello spazio.
Bradbury le disse che “Se il Sole muore, se la Terra muore, se la nostra razza muore con la Terra e col Sole, allora anche ciò che abbiamo fatto fino a quel momento muore”. Per questo motivo, l’uomo doveva studiare i modi per portare in salvo la propria razza e il proprio patrimonio culturale, preparando il volo verso nuove galassie.
Nel 2011, in particolare negli ultimi mesi dell’anno appena trascorsi, sono stato professionalmente trasportato in un’atmosfera che mi ha riportato alla mente proprio quell’intervista: in una fascia di clientela sorprendentemente ampia ha incominciato a serpeggiare un sentimento di incertezza, una paura che ha assunto, man mano che si avvicinava la fine dell’anno, i contorni di un vero e proprio panico.
Una corsa alla salvezza, se non della propria stirpe, quanto meno del proprio patrimonio: sul banco degli imputati l’iniziativa popolare “Tassare le eredità milionarie per finanziare la nostra AVS”.
Mi permetto di riassumere in una frase lo scopo dell’iniziativa in oggetto: introdurre una tassa di successione a livello federale che colpirebbe con un’aliquota del 20% tutte le successioni aperte in Svizzera di valore superiore a 2 milioni di franchi, addizionando retroattivamente alla massa successoria tutte le donazioni effettuate dal 1° gennaio 2012.
L’aliquota si applicherebbe in maniera lineare, senza considerare il rapporto di parentela tra gli eredi e la persona defunta, quindi anche tra discendenti diretti.
Se si considera che oggi, in Ticino come nella grande maggioranza degli altri Cantoni, le successioni (e le donazioni) tra discendenti diretti sono esenti da qualsivoglia imposta, si comprende bene la portata che la nuova Legge federale avrebbe, dovesse l’iniziativa superare lo scoglio della votazione popolare.
Al contempo, ben si comprende perché migliaia di cittadini, resi insicuri da questa minaccia, abbiano cercato il modo di evitare che un quinto del loro patrimonio potesse un giorno non lontano venire polverizzato da una simile tassa.
Non voglio soffermarmi su aspetti tecnici. Non voglio essere l’ennesimo giurista a sottolineare l’iniquità di una tale norma, i potenziali effetti boomerang che una fuga di patrimoni potrebbe avere sul gettito fiscale del nostro Paese, la perdita di competenze dei Cantoni in ambito fiscale o la dubbia costituzionalità di una norma che prevede una retroattività di almeno 5 anni (dovesse essere accolta l’iniziativa, la Legge federale non entrerebbe in vigore prima del 2017, secondo stime attendibili).
Voglio concentrare la mia riflessione sulla sicurezza del diritto. La centralità di questo principio pare sfuggire ai promotori di iniziative populiste come quella in esame.
Una parte importante dell’apprezzamento della Svizzera nel panorama internazionale è dovuta al suo sistema politico e normativo, caratterizzato da stabilità e trasparenza.
Chi investe nel nostro Paese, chi decide di trasferire il proprio domicilio sulle sponde dei nostri Laghi, oltre che per godere dell’elevata qualità di vita lo fa anche perché, contrariamente a quanto può accadere all’estero, esiste una tradizione elvetica di prevedibilità del sistema, di garanzia che taluni principi saranno rispettati e che un cambiamento di Legge non avrà effetti predatori sulla proprietà, sul patrimonio o su altri diritti fondamentali.
L’iniziativa popolare “Tassare le eredità milionarie per finanziare la nostra AVS”, invece, avrebbe di fatto un effetto espropriativo. In cinque generazioni il patrimonio iniziale sarebbe assorbito dallo Stato.
Nel caso in cui, come spesso accade, la ricchezza di una famiglia sia legata a proprietà immobiliari e ad altri assets non liquidi, per pagare un’imposta del 20% sulla successione si sarebbe costretti a vendere proprietà e aziende, oppure a indebitarsi per ottenere liquidità.
Due milioni di franchi sembrano molti. In realtà, basta avere la fortuna (quantomai dubbia, alla luce di questa iniziativa) di possedere, magari per averlo ereditato, un immobile in una zona di città o in una zona residenziale pregiata, ed ecco che tale soglia si raggiunge più facilmente di quanto si possa pensare.
Per questi motivi, migliaia di svizzeri hanno proceduto nel 2011 a donazioni che hanno scavalcato anche due generazioni, al fine di evitare il peggio nel caso in cui l’iniziativa in parola dovesse avere successo. Tuttavia, si è spesso trattato di decisioni prese nell’impellenza di dover agire, senza pianificazione adeguata, talvolta senza avere davvero il tempo di valutare tutte le conseguenze a livello giuridico, fiscale o anche solo pratico.
Si è creato un esercito di nudi proprietari e di usufruttuari, si sono formate comunioni di comproprietari e proprietari comuni che, in caso di litigio, renderanno oltremodo difficoltosa la gestione dei patrimoni, minorenni sono divenuti proprietari di immobili senza neppure essere in grado di capire cosa ciò possa significare, e generazioni diverse della medesima famiglia di imprenditori sono ora legate da patti tra azionisti articolati e talvolta poco adatti alle necessità di un mondo che va sempre più veloce.
Si poteva fare diversamente? Non lo credo; era doveroso agire in qualche modo per evitare la mannaia di una Legge che, me lo auguro, non entrerà mai in vigore.
Rimane un’amara riflessione: l’iniziativa “Tassare le eredità milionarie per finanziare la nostra AVS” ha inferto un grosso colpo alla sicurezza del diritto. Di questo il nostro Paese davvero non aveva bisogno.
*Stefano Fornara: Avvocato e notaio, Studio legale e notarile Respini Jelmini Beretta Piccoli & Fornara, Lugano.
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