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Berna – Il modello di "mobility pricing" proposto dal Consiglio federale scontenta l'Udc e il Tcs. Gli altri partiti sono invece favorevoli al lancio di progetti pilota regionali volti a ridurre i picchi di traffico.
Oggi scadeva la consultazione sulla cosiddetta "tariffazione della mobilità", presentata in febbraio dal Consiglio federale. Il testo mira a limitare la congestione del traffico sulle strade e nei trasporti pubblici facendo pagare di più nelle ore di punta.
Cantoni e Comuni sarebbero invitati a creare progetti pilota in questo senso, con il sostegno finanziario della Confederazione limitato a dieci anni. Diverse regioni hanno già mostrato interesse e sottoposto dei progetti a Berna.
Udc e Tcs contrari a nuovi balzelli
Dopo la presa di posizione negativa resa nota una settimana fa dal Tcs, che considera tali misure socialmente ingiuste, perché andrebbero a colpire soprattutto i pendolari, anche l'Udc si è detta contraria all'introduzione di un sistema che a suo avviso apre una scappatoia per introdurre nuove tasse contrarie alla Costituzione sull'utilizzo delle strade.
Per i democentristi, il governo federale farebbe meglio ad affrontare lo sviluppo "troppo a lungo trascurato" delle infrastrutture di trasporto, in particolare delle strade. Gran parte della popolazione non ha la possibilità di scegliere liberamente l'orario di lavoro o il luogo di residenza. Il mobility pricing rischia di tradursi in una tassa aggiuntiva per la maggior parte delle persone, sostiene l'Udc.
Il Ps accoglie invece con favore la proposta, che mira a introdurre i principi della verità dei costi e della causalità in ambito ambientale ("chi inquina paga") nel settore dei trasporti.
I socialdemocratici sostengono tuttavia che la tariffazione della mobilità andrebbe calcolata in modo che l'onere finanziario sui redditi bassi rimanga lo stesso o che i costi di mobilità più elevati possano essere compensati. Negli ultimi anni, i mezzi pubblici sono diventati più cari e l'uso dell'auto meno costoso, afferma il Ps.
Il Plr si dice favorevole a un chiarimento più approfondito del mobility pricing attraverso progetti pilota. In linea di principio, i liberali-radicali sono anche d'accordo che il traffico sia regolato attraverso tributi. L'uscita graduale dai combustibili fossili riduce i proventi della tassa sugli oli minerali che finanziano i progetti infrastrutturali. Per questo motivo, il Plr chiede che le nuove tariffe siano applicate sia al trasporto pubblico che a quello privato.
L'Alleanza del Centro è convinta che il cambiamento di comportamento desiderato può essere raggiunto - "se mai lo sarà con il mobility pricing" - solo in combinazione con altri fattori, come orari di lavoro più flessibili. La mobilità può essere meglio controllata attraverso incentivi positivi, piuttosto che con nuove tasse, si dice convinto il partito.
Secondo i Verdi, il mobility pricing dovrebbe rafforzare la mobilità sostenibile, cioè ridurre il traffico complessivo e spostarlo verso modi di trasporto più rispettosi dell'ambiente e del clima. Il partito ecologista ritiene che si debba intervenire in particolare sul traffico motorizzato privato, mentre il trasporto pubblico andrebbe reso più attrattivo.
Sia i Verdi che i Verdi liberali criticano peraltro i ritardi collegati alla legge, che delega l'intera questione per i prossimi dieci anni ai Comuni e ai Cantoni. Per il Pvl la legge federale messa in consultazione prevede troppo poche soluzioni innovative. Meglio sarebbe, a detta dei Verdi liberali, intervenire con una modifica costituzionale per introdurre il mobility pricing.
L'Associazione traffico e ambiente (Ata) accoglie pure con favore le proposte. Il traffico aumenta da anni, mentre il mix di mezzi di trasporto è sempre lo stesso. Il mobility pricing - sostiene l’Ata - è un mezzo per raggiungere gli obiettivi climatici attraverso la riduzione del traffico. Prerogativa necessaria è una seria valutazione di tutti gli effetti a livello nazionale.