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Primi casi d'influenza aviaria in Svizzera. Domenica, il governo ha confermato dei test positivi a Ginevra ed a ridosso del confine con la Germania.
Le autorità ritengono che l'agente patogeno si rivelerà essere il pericoloso H5N1. Allo stesso tempo, invitano la popolazione alla tranquillità.
L'influenza aviaria ha dunque raggiunto anche la Svizzera. Il primo caso del morbo, dovuto a un virus del tipo H5, è stato segnalato a Ginevra.
Il virus è stato riscontrato in un uccello morto, uno smergo, uccello nuotatore simile alle anatre, sulle rive del Lemano, proprio accanto al famoso getto d'acqua caratteristico della città.
La zona del ritrovamento è stata bloccata per eseguire dei lavori di disinfezione. Tutto attorno sono state create delle aree di protezione e sorveglianza.
I campioni dell'animale sono stati inviati al laboratorio di riferimento per l'Europa in Gran Bretagna, dove saranno analizzati.
"Avremo i risultati in un paio di giorni", ha sottolineato Hans Wyss, direttore dell'Ufficio federale di veterinaria (UFV). Le autorità partono comunque dal principio che il morbo è proprio l'H5N1.
Vicino alla frontiera sciaffusana, in territorio tedesco, sono poi state rinvenute altre due anatre infette.
Niente panico
"Reazioni di panico sono assolutamente fuori luogo", ha rilevato Thomas Zeltner, direttore dell'Ufficio federale della sanità pubblica.
"Attualmente non esiste alcun pericolo per l'uomo", ha proseguito. "In Europa, la malattia riguarda esclusivamente gli animali. E non si è mai verificato un contagio di un essere umano attraverso un uccello selvatico".
Le misure di sicurezza mirano esclusivamente a proteggere gli allevamenti di pollame.
Caso transfrontaliero
Il portavoce del Consiglio federale Oswald Sigg ha precisato che la località frontaliera di Stein am Rhein, canton Sciaffusa, non è toccata direttamente dall'aviaria.
Un'anatra colpita dall'aviaria è stata rinvenuta nella vicinissima Öhningen, appena oltre confine. Una seconda a Singen, cittadina tedesca nei pressi della frontiera sciaffusana.
Dopo la scoperta dei due uccelli, le autorità cantonali di Sciaffusa e Turgovia hanno disposto diverse zone di protezione e monitoraggio sul loro territorio. Le prime avranno un raggio di tre chilometri, le seconde di dieci.
In totale gli uccelli trovati morti in Svizzera ed analizzati da ottobre sono 98, indica una statistica pubblicata sul sito internet dell'UFV. Solo lunedì scorso il loro numero era ancora fermo a 21.
Raccomandazioni e divieti
Per prevenire un eventuale contagio, le autorità sanitarie consigliano di non toccare a mani nude uccelli malati o morti.
In caso di contatto con volatili morti, è necessario insaponare e lavare con cura le mani, mentre i vestiti sporchi d'escrementi vanno messi in lavatrice.
La carne di pollo e le uova, indica l'UFV, possono essere mangiate tranquillamente: fino ad oggi nessuna vittima dell'aviaria è stata contagiata attraverso il consumo di questi prodotti.
L'UFV e l'Ufficio federale dell'ambiente raccomandano inoltre ai cantoni di "vietare immediatamente la caccia agli uccelli per impedire la propagazione".
L'invito riguarda in particolare la caccia alla cornacchia nera, che, in quanto specie necrofaga, potrebbe essere portatrice del virus.
No alle vaccinazioni
Malgrado l'arrivo del morbo in Svizzera, non sono previsti piani di vaccinazione preventiva dei volatili.
Considerato che il virus non si è ancora installato sul territorio in modo duraturo, Berna preferisce dare la priorità ad altre misure per eliminarlo. Inoltre, il vaccino in circolazione non è ancora stato omologato in Svizzera.
Secondo l'UFV, una simile misura rischierebbe di essere controproducente: un pollo vaccinato, infatti, può essere portatore del virus ed essere contagioso senza presentare i sintomi della malattia.
Misure sufficienti
L'Unione svizzera dei contadini (USC) ha affermato che non vi è alcuna ragione per adottare nuove misure d'isolamento per il pollame.
Grazie al divieto di tenere volatili all'aperto, la Svizzera è già ben preparata all'arrivo dell'influenza aviaria, ha affermato Sandra Helfenstein, portavoce dell'USC.
In Svizzera si contano circa otto milioni di polli. Rispetto alle dimensioni europee, un numero molto marginale.
A livello economico, il settore rappresenta soltanto il 4% di tutti i prodotti agricoli elvetici e non copre che il 50% dell'intero consumo nazionale.
Negli ultimi quindici anni, gli effettivi sono comunque aumentati di oltre il 50%. Il settore avicolo svizzero dà lavoro a circa 1'500 persone.
swissinfo e agenzie
Fatti e cifre
Dal 2003, il virus H5N1 ha fatto strage di polli in tutto il mondo, contagiando anche 170 persone e uccidendone oltre 90, principalmente in Asia.
Il rischio di trasmissione della malattia dai volatili all'uomo è per il momento molto debole.
Gli esperti temono tuttavia che il virus possa mutare, divenendo trasmissibile all'uomo e scatenando così una pandemia.
Le autorità federali hanno messo a disposizione due linee telefoniche d'informazione: 0041 (0)31 322 21 00 e 0041 (0)31 322 21 99.
In breve
Diffuso già da tempo presso i volatili, il virus H5N1 è stato rilevato per la prima volta su esseri umani nel 1997 a Hong Kong. Si è poi esteso in una decina di paesi dell'Asia.
Nel 2005 ha raggiunto la Turchia, la Romania e la Croazia, mentre a inizio febbraio del 2006 il virus è stato identificato per la prima volta in Africa.
In seguito, ha toccato anche 6 paesi dell'Unione europea, tra cui Italia, Francia, Germania e Austria.
Il 20 febbraio è entrato nuovamente in vigore in tutta la Svizzera l'obbligo di rinchiudere il pollame; contrariamente a Francia e Olanda, non sono per ora previste vaccinazioni sui volatili.