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L'accordo di Parigi "è una svolta storica per il mondo intero. Uno dei risultati più rilevanti è che il suo obiettivo è di 'proseguire gli sforzi per limitare' il riscaldamento globale a 1,5 gradi centigradi rispetto all'età preindustriale".
Lo afferma Bill Hare, Ceo di Climate Analytics (team composto anche da esperti in cambiamenti climatici e in finanza legata al clima).
"In questo modo - spiega Hare - la comunità mondiale ha riconosciuto che i rischi del riscaldamento globale sono di gran lunga maggiori rispetto a quanto precedentemente capito, e che la base scientifica che indica la necessità di azioni urgenti non è mai stata più forte".
Secondo Hare, "è una vittoria per la maggior parte dei paesi più vulnerabili, le piccole isole, i paesi meno sviluppati e tutti coloro che hanno tutto da perdere, venuti a Parigi per dire che non volevano simpatia, volevano azione". "L'accordo di Parigi chiede a tutte le nazioni del mondo di cooperare per raggiungere il picco delle emissioni globali nel più breve tempo possibile e di intraprendere una rapida riduzione delle emissioni di gas serra portandole a zero nella seconda metà del secolo", aggiunge.
Hare definisce l'accordo "di per sé storico" e rileva che "le sfide future per realizzare i suoi obiettivi domineranno il 21esimo secolo. L'accordo è stato fatto in un momento in cui i contributi nazionali per la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra per il 2025 e il 2030 insieme superano di gran lunga i livelli necessari per contenere il riscaldamento globale ben al di sotto di due gradi, allontanando il limite di 1,5 gradi".
SDA-ATS