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LOSANNA - Pesante smacco per UBS oggi a Losanna: il Tribunale federale (TF) ha deciso, con 3 giudici contro 2, che la banca dovrà consegnare a Parigi i dati personali riguardanti oltre 40'000 suoi clienti francesi. Il TF ha accolto il ricorso dell'Amministrazione federale delle Contribuzioni contro una precedente sentenza di segno opposto del Tribunale amministrativo federale.
La Seconda Corte di diritto pubblico ha ritenuto che non si tratti di una "fishing expedition", ossia di una ricerca generica su un gruppo esteso di persone nella speranza che qualcuno rimanga impigliato nella rete. Ha d'altro canto sottolineato all'unanimità che i dati dei clienti francesi non potranno essere utilizzati nell'ambito del procedimento penale in corso in Francia contro UBS per reclutamento illecito di clienti e riciclaggio aggravato del provento di frode fiscale.
Questo è tuttora pendente poiché UBS ha presentato ricorso contro la multa di 3,7 miliardi di euro, più 800 milioni di risarcimento danni allo Stato francese quale parte civile per un totale di 4,5 miliardi, inflittale lo scorso 20 febbraio dal Tribunale correzionale di Parigi, la pena più pesante mai pronunciata dalla giustizia francese per casi di evasione fiscale. UBS teme che le informazioni richieste possano essere utilizzate contro la banca in questo procedimento.
Decisione a maggioranza - La decisione di Mon Repos è stata presa in una seduta pubblica con una maggioranza di tre giudici contro due. Tutto era cominciato nel migliore dei modi per UBS. Il giudice relatore, Thomas Stadelmann (PPD) si è infatti opposto alla consegna, sospettando che Parigi voglia condurre una "fishing expedition". Poiché nella corte siedono due giudici UDC, oltre a una ecologista e a una verse liberale, si prospettava un 3-2 a favore della banca.
Ma le cose sono andate diversamente. Come ci si poteva aspettare, la collega Florence Aubry Girardin (Verdi) ha respinto la tesi della "fishing expedition": a suo avviso non si tratta di una ricerca generica di gruppo ma di richieste singole seppure numerose - e le garanzie fornite da Parigi sono sufficienti. Nello stesso senso si è espresso il collega Stephan Haag (Verde-liberale), per il quale non ci sono indicazioni che i dati richiesti possano essere indebitamente utilizzati nel procedimento in corso contro UBS.
Le possibili speranze della banca sono andate deluse quando ha preso la parola il giudice vallesano dell'UDC Yves Donzallaz, il quale ha affermato che bisogna fidarsi della Francia e che lo scambio automatico di informazioni mostra ormai come andranno le cose in futuro. Il suo collega di partito Hans Georg Seiler, ultimo ad esprimersi, si è detto piuttosto contrario alla consegna, ma la maggioranza era ormai fatta.
Dati dalla Germania - La richiesta francese di assistenza fiscale era stata presentata l'11 maggio 2016, sulla base di liste di numeri di conti bancari fornite dalla Germania nel 2015 dopo le perquisizioni fatte nel 2012 e nel 2013 in succursali di UBS oltre Reno.
L'Amministrazione federale delle contribuzioni (AFC) l'aveva accolta il 9 febbraio 2018, dopo essersi fatta garantire che la Francia rispetterà il principio di specialità previsto nella Convenzione di doppia imposizione tra i due paesi. Secondo questo principio, le informazioni fornite nell'ambito dell'assistenza amministrativa possono essere utilizzate soltanto in un contesto fiscale.
TAF contestato - Il 30 luglio 2018 il Tribunale amministrativo federale (TAF), accogliendo il ricorso di UBS, l'ha invece respinta. Nella sentenza, i giudici sangallesi hanno indicato di ritenere che Parigi non abbia precisato in quale modo i contribuenti nel mirino avrebbero violato i propri obblighi. Contro questa sentenza, l'AFC ha presentato ricorso al TF.
Il supremo tribunale di Losanna si è anche pronunciato sulla questione se UBS fosse abilitata ad agire legalmente per opporsi alla fornitura dei dati dei clienti. La Corte ha ritenuto che il TAF avrebbe dovuto rifiutare di entrare in materia sul ricorso della banca.
La richiesta francese - Concretamente la Direction générale des finances publiques (DGFP), che dipende dal ministero dell'Economia e delle Finanze francese e gestisce la fiscalità dello Stato, chiede che siano comunicati nome, cognome e indirizzo dei titolari dei conti in questione, con relativo ammontare.
Secondo le informazioni fornite dalla DGFP, la maggior parte dei conti aperti da francesi all'estero non sono dichiarati al fisco. La DGFP stima a 11 miliardi di franchi i fondi depositati sui conti che figurano sulle liste. L'ammontare complessivo dei conseguenti mancati introiti per il fisco francese per gli anni indicati - dal 2010 al 2015 - sarebbe di diversi miliardi di franchi.
Interesse per tutta la piazza finanziaria - Il caso è di grande interesse non solo per UBS ma per tutta la piazza finanziaria svizzera. Già nel settembre 2016 la Seconda Corte, a 3 contro 2, aveva sconfessato il TAF riguardo a una domanda di dati raggruppata dei Paesi Bassi riguardante dati bancari di clienti UBS. Nella sua richiesta, l'autorità fiscale olandese non aveva indicato i nomi dei clienti in questione, ma fornito unicamente i criteri per la loro identificazione.
La Corte aveva allora stabilito che la domanda di assistenza amministrativa può essere concessa anche in assenza di nomi, «a condizione tuttavia che le informazioni contenute dalla richiesta siano sufficienti per identificare le persone in causa». La sentenza odierna sembra fare un passo ulteriore autorizzando, di fatto se non in modo dichiarato, le «spedizioni di pesca» alla cieca da parte delle autorità fiscali estere, che potranno ottenere informazioni senza dover fornire dati concreti su singoli clienti o gruppi di clienti.
Le reazioni:
L'UDC: «Una setenza contro la piazza finanziaria» - Una «incredibile sentenza contro la piazza finanziaria»: è il commento dell'UDC alla sentenza odierna del Tribunale federale (TF), che ha autorizzato la consegna di dati di clienti UBS al fisco francese. In un comunicato odierno il partito di Albert Rösti parla di una «decisione incomprensibile» dei giudici di Losanna, che ribalta quella del Tribunale amministrativo federale.
La conseguenza è che «il solo fatto di avere un conto presso una banca svizzera espone il cliente straniero al sospetto di evasione fiscale e a controlli». Come se ciò non bastasse, aggiungono i democentristi, UBS corre ora anche il rischio che la Francia sfrutti le informazioni ottenute nel procedimento penale in corso contro la banca. L'UDC si dice «scioccata» che l'Amministrazione federale delle contribuzioni (AFC) abbia a quanto sembra attivamente consigliato e sostenuto le autorità francesi nella loro richiesta di assistenza amministrativa. «Ancora una volta per la Svizzera sembra essere più importante essere un allievo modello in organizzazioni internazionali come l'OCSE».
Secondo l'UDC non è compito delle autorità federali elvetiche sostenere lo stato francese, alle prese con difficoltà finanziarie, o altre nazioni, «nelle loro crociate contro la nostra piazza finanziaria e i posti di lavoro che ne derivano».
Associazione banchieri: «Siamo scettici» - L'Associazione svizzera dei banchieri (ASB) accoglie «con scetticismo» la decisione odierna del Tribunale federale, che ha autorizzato la trasmissione al fisco francese dei dati di migliaia di clienti UBS. Secondo l'organizzazione «viene infatti meno la certezza che, in determinate circostanze, l'assistenza amministrativa nelle questioni fiscali rimanga una pratica di natura puramente amministrativa».
Ciò potrebbe comportare un abbassamento delle soglie per le ricerche di prove su vasta scala, con un conseguente aumento del pericolo di fishing expedition, si legge in un comunicato. Inoltre l'impiego dei dati potrebbe risultare ammissibile anche per finalità diverse da quelle tributarie, con un indebolimento del principio di specialità.
Il rispetto di tale principio è di importanza fondamentale e costituisce uno standard riconosciuto a livello internazionale, prosegue l'ASB. «Prendiamo atto che il Tribunale federale esige dalla Francia l'ottemperanza del principio di specialità; partiamo pertanto dall'assunto che le autorità federali attribuiscano la massima priorità al rispetto di questo principio da parte della Francia».