Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01248.jsonl.gz/467

Attorno alla città di Odessa, in Ucraina, ci sono distese di campi coltivati. In questa stagione, il grano è maturo ed è pronto per la mietitura. Volodymyr Varbanets è un imprenditore agricolo della zona: mentre ci mostra le spighe, ci spiega che il suo magazzino è ancora pieno del raccolto dello scorso anno, e che non sa dove metterà quello nuovo. E come lui, altri 4'200 agricoltori della regione hanno lo stesso problema.
"Le persone in tutto il mondo sono affamate e ne hanno bisogno, ma il nostro grano si sta rovinando. Nel giro di uno o due mesi, gli insetti inizieranno a mangiarlo e il grano scomparirà. - ci dice - Non sappiamo dove consegnarlo e presto arriverà il nuovo raccolto. Dovremo metterlo fuori, per terra e coprirlo con della plastica per proteggerlo".
L'Ucraina è uno dei principali fornitori di grano di molti Paesi dell'Africa, del Medio Oriente e persino dell'America latina. Prima dell'inizio dell'invasione da parte della Russia, i cereali prodotti dall'azienda di Volodymyr venivano venduti ai trader del porto di Odessa, che poi li spedivano in tutto il mondo. Adesso il porto è chiuso e militarizzato e le navi non possono navigare a causa della presenza delle mine e della minaccia delle navi russe.
L'alternativa via terra è difficilmente praticabile: per sostituire una nave cargo che può arrivare a trasportare fino a 100'000 tonnellate occorrerebbero 5'000 camion, con i relativi costi in termini di personale e burocrazia, a cui si aggiungono quelli della benzina, che in questo momento scarseggia in Ucraina.
Una questione che tocca in prima persona anche i produttori. "Abbiamo un altro problema con il carburante: non possiamo mietere il raccolto perché in questo momento nel nostro Paese manca il diesel, e quel poco che si trova nei distributori è troppo costoso per noi", spiega Volodymyr.
L'unica soluzione possibile sembra la creazione di un corridoio di sicurezza nel Mar Nero. Ma quanta fiducia hanno gli agricoltori in una soluzione di questo tipo?
"Io credo in questa possibilità, anche perché è l'unica che abbiamo. Dobbiamo vendere questo grano per pagare le tasse e i salari alle persone, per dare da mangiare alle nostre famiglie. Abbiamo bisogno di soldi, anche per comprare il carburante. Quindi dobbiamo vendere al più presto questo raccolto e iniziare a seminare quello del prossimo anno", conclude.