Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/85990

<h2>SubmittedText<h2><p>In seguito al grande numero di reati compiuti da persone naturalizzate, che nelle statistiche figurano come cittadini svizzeri, in passato l'UDC ha più volte chiesto di rilevare separatamente i criminali naturalizzati. Purtroppo il Consiglio federale ha sempre respinto questa richiesta. L'ultimo rifiuto in ordine di tempo risale all'ora delle domande del 9 giugno 2008. In risposta a una mia interrogazione (08.5198), la consigliera federale Eveline Widmer-Schlumpf ha ribadito che in Svizzera non esistono studi sulla quota di criminali naturalizzati e che il Consiglio federale non intende commissionarne. È interessante osservare che in un'intervista pubblicata sul "Blick" il 29 maggio 2008 (quindi poco prima della votazione sull'iniziativa sulle naturalizzazioni) il direttore dell'Ufficio federale della migrazione Eduard Gnesa ha affermato di essere a conoscenza di studi che dimostrano che la quota dei criminali naturalizzati non è superiore alla media. Tuttavia quando ho cercato di ottenere un ulteriore chiarimento, la consigliera federale ha continuato a sostenere che il direttore dell'Ufficio federale della migrazione non ha asserito di conoscere studi svizzeri su questo tema.</p><p>1. Perché la consigliera federale Widmer-Schlumpf afferma che non esistono studi svizzeri sul tema mentre il direttore Gnesa asserisce di conoscerne? Si tratta di studi cantonali o stranieri?</p><p>2. In caso affermativo: </p><p>- Perché questa particolarità è stata taciuta nell'intervista?</p><p>- Nascondendo questi fatti importanti l'amministrazione non ha violato il proprio dovere di informare con obiettività prima delle votazioni?</p><p>- Dove si possono consultare i risultati di questi studi?</p><p>- Se si tratta di studi effettuati all'estero: perché il direttore fa riferimento a studi stranieri (senza indicare la loro provenienza) che, viste le diverse condizioni, non possono essere rappresentativi per la Svizzera? Perché il Consiglio federale si rifiuta di commissionare studi svizzeri, se all'estero i dati sono rilevati separatamente?</p><p>3. In caso contrario: qual è l'origine del malinteso? La consigliera federale non è al corrente della documentazione esistente sul tema oppure il direttore voleva rendere un po' più convincenti le sue argomentazioni della campagna elettorale parlando di presunti studi?</p><p>4. Qualora nell'intervista rilasciata al "Blick" le sue parole fossero state travisate, il direttore ha chiesto di pubblicare una rettifica oppure ha ritenuto che l'errore fosse giunto a proposito, visto che era in corso la campagna elettorale?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Come già osservato in risposta all'interrogazione Wobmann (08.5198) in occasione dell'ora delle domande del 9 giugno 2008, il direttore dell'Ufficio federale della migrazione (UFM) non ha sostenuto che esistano studi svizzeri sull'argomento. Infatti, nelle statistiche le persone naturalizzate sono recensite come cittadini svizzeri. Studi e rapporti elaborati all'estero mostrano invece che le naturalizzazioni non comportano un aumento della criminalità. È quanto emerge da uno studio tedesco che analizza la criminalità di giovani turchi, distinguendo tra persone naturalizzate e non. Esso giunge alla conclusione che i giovani uomini naturalizzati di origine turca commettono meno atti violenti rispetto a quelli non naturalizzati. Gli autori dello studio riconducono la maggiore percentuale di delinquenza non tanto all'appartenenza etnica di questi gruppi di giovani, ma alla loro discriminazione sociale e alla loro emarginazione rispetto alla società indigena (D. Enzmann, K. Brettfeld, P. Wetzels: Männlichkeitsnormen und die Kultur der Ehre. In: Oberwittler/Karstedt, ed.: Soziologie der Kriminalität. VS Verlag für Sozialwissenschaften, 2003, pagg. 264 segg.).</p><p>Un altro studio scientifico realizzato in Germania da Thomas Straubhaar dello Hamburgisches Weltwirtschaftsinstitut (HWWI; cfr. "NZZ am Sonntag" del 22 giugno 2008, "Basler Zeitung" del 23 giugno 2008) conclude che il gruppo degli stranieri naturalizzati è composto di norma da persone con un grado di integrazione superiore alla media. </p><p>Altri studi condotti nell'ambito della migrazione lasciano supporre che il fatto di essere naturalizzato non incide in misura rilevante sul comportamento criminale. Questo aspetto viene analizzato nello studio interno della "Association of Chief Police Officers" in Gran Bretagna, secondo cui il numero di reati commessi dagli immigrati provenienti dall'Europa orientale non è maggiore rispetto a quelli imputabili alla media della popolazione globale. Osservazioni analoghe si trovano anche nel rapporto del DFGP dell'11 aprile 2008 sulla violenza giovanile. Il rapporto è stato presentato al pubblico in occasione della conferenza stampa dell'11 aprile 2008. L'esperta tedesca di diritto penale Daniela Trunk traccia un quadro analogo della situazione nel suo saggio "Junge Migranten: Eine Gefahr für die innere Sicherheit? Aktuelle Daten zur Jugendkriminalität" (Giovani migranti. Una minaccia per la sicurezza interna? Dati attuali sulla criminalità giovanile), pubblicato nella "Zeitschrift für Ausländerrecht und Ausländerpolitik" (ZAR 5/6/2008, pagg. 181 segg.). Occorre tuttavia precisare che tali studi non distinguono tra giovani naturalizzati e non naturalizzati.</p><p>Considerate le conclusioni simili provenienti dall'estero, è possibile ipotizzare che tali risultati valgano anche per la Svizzera. Dato che oggigiorno non esistono studi sulle conseguenze della naturalizzazione sul comportamento ulteriore delle persone interessate, l'UFM sta valutando se commissionare ricerche in tal senso.</p>  Risposta del Consiglio federale.