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BERNA - Stanchezza, problemi di concentrazione, mancanza di gusto e olfatto, mal di testa, insonnia, fiato corto. Sono solo alcuni dei sintomi di quella che viene definita sindrome post Covid-19, o più comunemente Long Covid. Alcune ricerche parlano addirittura di una persona su tre per la quale la malattia non termina dopo i dieci giorni d'isolamento. Ma ci sono anche dei medici che sono scettici e temono che il Long Covid potrebbe diventare "una scusa" per giustificare stanchezza e problemi del sonno con una nuova diagnosi.
Ne riferisce l'edizione odierna della SonntagsZeitung. Da Medix Zürich, ad esempio, si parla raramente di Long Covid. Anzi, la preoccupazione è proprio che si utilizzi come "soluzione" per spiegare sintomi poco chiari.
A inizio marzo sono stati pubblicati i risultati di uno studio del team dell'epidemiologo zurighese Milo Puhan, secondo cui i sintomi colpiscono una persona su quattro in Svizzera fra quanti si erano ammalati. La ricerca ha preso in esame 437 pazienti; il 26% ha affermato di non essersi ripreso completamente nei sei mesi successivi all’infezione. La stima? In Svizzera sarebbero da 250 a 300'000 le persone affette da Long Covid. Risultati che la dottoressa Barbara Bertishc, del Checkin Helvetiaplatz Zürich, critica: «Sono distorti per la metodologia utilizzata», ha dichiarato alla NZZ. E ha aggiunto di non avere sentito nulla di simile al Long Covid dai suoi 90 pazienti che hanno contratto il virus.
Di tutt'altra opinione sono altri professionisti, come il medico di famiglia Ustem Res Kielholz. Che anzi teme che le persone che soffrono di Long Covid siano stigmatizzate, come purtroppo accade con alcune patologie che causano dolore o la sindrome da affaticamento. Il dottor Gregory Fretz, attivo alla Medicina interna dell'Ospedale cantonale di Coira, dove conduce un consulto per Long Covid, ha un'opinione simile: «I pazienti colpiti da Long Covid all'apparenza sembrano in buona salute. È difficile per gli altri capire come stanno. E questo diventa un problema nell'ambiente sociale o sul posto di lavoro».
La scorsa settimana il Consiglio degli Stati ha approvato un postulato per cui il Consiglio federale dovrà preparare un rapporto sul Long Covid. Per Che Wagner, attivista basilese di Alleanza Long Covid, «occorre sensibilizzare le aziende e introdurre regole chiare, altrimenti il rischio di conflitti sul posto di lavoro aumenterà».
La questione resta aperta e gli studi proseguono, dalla Cina agli Stati Uniti fino all'Europa.