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Sono 212 gli attivisti ambientali uccisi lo scorso anno mentre combattevano contro la deforestazione, gli impianti minerari e i progetti agroindustriali. È quanto emerge dal rapporto annuale pubblicato dall’ONG Global Witness dove si evidenzia che la maggior parte delle esecuzioni sono collegate al settore minerario (50), all’industria agroalimentare (34) e al disboscamento (24). Nell’ultimo caso si registra un incremento dell'85% rispetto all’anno precedente
"In un momento in cui abbiamo particolarmente bisogno di proteggere il pianeta dalle industrie distruttive e dall'emissione di CO2, gli omicidi dei difensori dell'ambiente e della terra non sono mai stati così numerosi" dall'inizio del conteggio nel 2012, osserva l’organizzazione.
La metà degli omicidi è avvenuto in soli due paesi: la Colombia, che con 64 morti si posiziona in testa tra i Paesi dell'America Latina (che registra i due terzi delle vittime), e le Filippine con 43 morti. Le comunità indigene sono le più vulnerabili a intimidazioni e attacchi da parte di Governi e multinazionali e alcuni gruppi di resistenza pacifica sono considerati come terroristi.
"Molte violazioni dei diritti umani e dell'ambiente sono generate dallo sfruttamento delle risorse naturali e dalla corruzione del sistema politico ed economico mondiale", ha denunciato Rachel Cox, di Global Witness, che rileva che le società responsabili sono le stesse che "ci stanno portando verso un incontrollabile cambiamento climatico".
- RG 08.00 del 29.07.2020 - Il servizio di Andrea Ostinelli