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Il sessantacinquenne politologo Andrés López Obrador, che lo scorso 1 luglio ha stravinto le elezioni del Messico con il 53% delle preferenze, sarà consacrato domani nuovo presidente del Paese centroamericano.
Un cambio di rotta che avviene in mezzo a un processo di polarizzazione politica, conflitti giudiziari e crisi economica, senza dimenticare il braccio di ferro con gli Stati Uniti in seguito all'emergenza migranti, soprattutto dopo le tensioni esplose nella città di frontiera di Tijuana.
Subito dopo i risultati delle urne, Obrador si è imposto sulla scena pubblica a tal punto da offuscare il presidente in carica, Enrique Peña Nieto. Ma questa presenza esagerata sui media ha avuto anche risvolti negativi, generando un aspro scontro tra detrattori e sostenitori, e costandogli una perdita di dieci punti nell'indice di popolarità, prima stimata al 60% secondo un recente sondaggio del quotidiano El Universal.
Alla cerimonia di insediamento di Obrador sono stati invitati almeno 400 ospiti internazionali, tra cui 20 capi di Stato e di governo. La delegazione statunitense sarà guidata dal vicepresidente Mike Pence, ma ci sarà anche Ivanka, figlia del presidente Usa, Donald Trump, accompagnata dal marito, Jared Kushner.