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Per energia si intende la capacità di compiere lavoro (che può assumere varie forme) da parte di un sistema. L'economia energetica opera con fonti primarie e secondarie. Le prime comprendono i combustibili fossili (Carbone, Petrolio e Gas naturale), i combustibili nucleari (uranio) e le cosiddette fonti rinnovabili (legno, energia idraulica, biogas, Energia solare, vento, calore terrestre e ambientale), povere di emissioni e che possono essere sfruttate in maniera continuativa. Tramite la trasformazione delle fonti primarie è possibile ottenere quelle secondarie (per esempio coke, benzina, olio da riscaldamento, elettricità, legna a pezzi, gas di città, calore a distanza), poi trasformate nella fase del consumo da energia finale in energia utile (calore, luce, forza meccanica, legami chimici).
Lo sviluppo dell'economia energetica sviz. fu sostanzialmente analogo al resto d'Europa, ma ritardato fino alla metà del XIX sec. Nella storia dello sfruttamento energetico è possibile individuare tre periodi. Prima della metà del XIX sec., la società agraria si basava su un'economia energetica circoscritta all'ambito locale, che impiegava soprattutto legname (Industria del legno, Carbonaia) e altra biomassa (vegetali che in qualità di risorse alimentari garantivano il lavoro umano e animale), risorse quindi in gran parte rinnovabili. In maniera limitata venivano inoltre sfruttate l'energia eolica (per la navigazione) e idrica (Mulini), la torba delle Torbiere e, dal XVIII sec., anche il carbone indigeno. Dal 1860 agli anni 1950-60, la società industriale fu caratterizzata dall'importazione di carbone quale principale fonte energetica, mentre l'energia idraulica venne sfruttata grazie a centrali fluviali, centrali ad alta e bassa pressione e alle prime grandi Dighe. Successivamente, la società dei consumi coprì il proprio fabbisogno energetico principalmente con il petrolio e il gas naturale, e in misura minore con l'energia idraulica (Turbine) e più tardi anche con l'Energia atomica. In seguito alla crisi petrolifera e al crescente inquinamento dell'Ambiente si è ricorso in maniera limitata anche a fonti energetiche alternative.
L'economia energetica preindustriale - definita "solare" dallo storico del clima Christian Pfister - fu soggetta a forti limitazioni. L'energia meccanica veniva fornita dal lavoro umano e animale, che dipendeva a sua volta dalla biomassa prodotta in ambito locale (foraggio, derrate alimentari). Il trasporto di combustibili su lunghe distanze non risultava redditizio, tranne che sulle vie d'acqua e ricorrendo alla fluitazione. Lo stesso valeva per le altre merci: soprattutto nel caso di beni dal basso valore unitario, i costi (energetici) di trasporto tendevano ben presto a superare il valore della merce stessa. I materiali la cui produzione richiedeva un forte consumo energetico (ad esempio il ferro) risultavano cari e venivano utilizzati solo in ambiti particolari.
Nonostante il loro ridotto apporto al bilancio energetico delle società agrarie (meno dell'1%), le ruote idrauliche assunsero un ruolo molto importante per l'industrializzazione, dato che costituivano l'unica fonte più o meno costante di energia meccanica. Essendo la Svizzera povera di giacimenti carboniferi, fu logico da un punto di vista energetico che la prima fase dell'industrializzazione riguardasse il settore tessile e quello orologiero, ad alta intensità di lavoro ma dal limitato impiego di materie prime.
A cavallo del 1800, l'aumento demografico e la crescita della produzione misero sotto pressione l'agricoltura e la selvicoltura come fornitori di energia; la domanda interna inoltre subì la concorrenza crescente delle esportazioni di legname da costruzione verso i Paesi confinanti. Il commercio di legname diffuse la ricerca del profitto nella selvicoltura (Boschi), organizzata in origine su basi comunitarie; il maggiore stimolo a uno sfruttamento boschivo orientato al profitto rese quindi meno redditizia la produzione di legna da ardere, dal prezzo più basso. Dal 1800 ca. l'economia energetica preindustriale non fu più in grado di soddisfare la domanda, ciò che comportò l'aumento del prezzo del legname, ma soprattutto uno sfruttamento eccessivo dei boschi e la diminuzione della superficie boschiva. Solo con l'importazione di combustibili fossili la Svizzera riuscì a uscire da questa situazione di emergenza.
Autrice/Autore: Daniel Marek / vfe
In Svizzera l'era dei combustibili fossili cominciò alla metà del XIX sec. con la realizzazione della rete ferroviaria che, collegando l'Altopiano ai distr. carboniferi ted. e franc. via Basilea, permise di importare grandi quantità di carbon fossile. In precedenza il Paese aveva potuto contare solo sui propri giacimenti, relativamente scarsi e sfruttati con successi alterni. Estratta in particolare nel Wauwilermoos (cant. Lucerna), nella valle del Reno sangallese e nel Seeland bernese, anche la torba con il suo ridotto potere calorifico venne utilizzata su vasta scala prima e durante l'introduzione del carbon fossile. La produzione indigena di combustibili fossili non poté comunque competere con il carbone ted. e franc., meno caro e dal rendimento energetico superiore. L'estrazione di torba si ridusse così al livello di attività accessoria su scala locale, mentre quella di carbone autoctono cessò quasi del tutto entro il 1900.
In un primo momento, il carbone non riuscì a soppiantare la legna da ardere nei suoi ambiti di utilizzo originari (attività artigianali, riscaldamento domestico). Esso costituì però il presupposto per lo sviluppo delle industrie ad alto consumo energetico (officine del gas, impianti di sbiancatura, birrifici, e in seguito fabbriche attive nella produzione di materiale da costruzione e nella lavorazione dei metalli) e delle ferrovie, impensabile nel quadro di un'economia energetica tradizionale e senza il suo potenziale pressoché inesauribile. Il carbone consentì anche di produrre materiali come l'acciaio e il cemento, che a loro volta resero possibile lo sfruttamento dell'energia idraulica su più vasta scala. Analogamente al resto dell'Europa centrale e occidentale, alla fine del XIX sec. la Svizzera era contraddistinta da un'economia energetica "fossile", la cui fonte principale era il carbone, distribuito tramite la rete ferroviaria. Per la prima volta, le riserve energetiche apparvero illimitate. Nel 1910 il carbon fossile copriva oltre il 75% del consumo totale di energia primaria in Svizzera, a fronte del 17% ca. del legno, ancora dominante a metà del XIX sec. La parte restante veniva garantita da due fonti energetiche - forza idrica, prodotti petroliferi - che in seguito acquisirono una notevole importanza. Rispetto al 1850, il consumo di energia primaria risultava quintuplicato, mentre il consumo lordo pro capite triplicò da ca. 9 a 28 gigajoule. Il potenziale energetico del carbone fu anche alla base degli sviluppi tecnici della seconda rivoluzione industriale, dato che le industrie chimiche, elettrotecniche e meccaniche necessitavano di materie prime e materiali ad alta intensità energetica (composti organici, ferro, acciaio).
Autrice/Autore: Daniel Marek / vfe
A metà degli anni 1880-90 in Svizzera si cominciò a produrre elettricità, prevalentemente per l'autoconsumo e l'illuminazione, e più tardi anche per l'ottenimento di energia meccanica. Inizialmente l'utilizzo dell'energia elettrica (Aziende elettriche) restò circoscritto ad aree limitate, ma già intorno al 1900 divenne tecnicamente possibile allacciare alla rete elettrica locale le abitazioni private di quasi tutte le maggiori città sviz.
La crisi degli approvvigionamenti di carbone prima e durante la prima guerra mondiale, all'origine dei primi tentativi di condurre una Politica energetica sul piano fed., dopo il 1918 diede un impulso importante alla seconda fase del processo di Elettrificazione: la costruzione delle prime dighe di sbarramento, agevolata dalla legge fed. sull'utilizzazione delle forze idriche (1916). Il loro maggiore sfruttamento modificò le modalità di consumo dell'elettricità. L'Illuminazione elettrica divenne di uso comune, l'elettricità venne inoltre sfruttata per produrre energia utile come il calore di processo e soprattutto l'energia meccanica (forza). Anche l'elettrificazione delle Ferrovie, precoce e capillare rispetto ai Paesi circostanti, rientra in tale processo. Lo sfruttamento precoce dell'energia idraulica favorì notevolmente lo sviluppo dell'industria meccanica e la produzione di apparecchi.
La seconda guerra mondiale mise nuovamente in risalto la dipendenza del Paese dall'importazione di fonti energetiche. Il combustibile principale per industrie ed economie domestiche rimase il carbone, da cui dipendevano persino le officine del gas. La Conf. e i cant. sottoposero il consumo di combustibili e carburanti a misure talvolta drastiche di Razionamento. La dipendenza dalle importazioni di carbone ted. indebolì la posizione negoziale della Svizzera nei confronti del Terzo Reich.
Autrice/Autore: Daniel Marek / vfe
Già dal 1930 ca. l'incremento del traffico motorizzato e gli albori dell'aviazione preannunciarono il passaggio dell'economia a una nuova fase a più alta intensità energetica, fondata su un altro tipo di combustibile fossile, il petrolio. Pochi anni dopo la seconda guerra mondiale l'approvvigionamento energetico subì profondi mutamenti strutturali, che si conclusero solo dopo due decenni. Agli inizi degli anni 1970-80, il petrolio aveva ormai assunto il ruolo di fonte principale di energia primaria (75% del totale) al posto del carbone (4%). Il consumo pro capite annuo ammontava a 110 gigajoule, pari a un aumento di tre volte e mezzo rispetto al 1950. Tali cifre mostrano l'avvento della società dei consumi in Svizzera. La concomitante crescita economica fu basata su una seconda rivoluzione energetica, paragonabile in termini quantitativi alla prima, ma meno appariscente in quanto le limitazioni energetiche della società agraria erano già state infrante dal carbone.
Lo stile di vita e le esigenze della moderna società dei consumi richiesero un impiego di energia ancora superiore a quello dell'era industriale. L'Automobile e il Riscaldamento centrale, simboli di una crescente mobilità individuale e di una nuova qualità abitativa, ne furono le manifestazioni più significative sul piano energetico. L'introduzione del riscaldamento centrale a olio, combinata a nuclei fam. più piccoli e a una maggiore superficie abitabile pro capite, comportò un notevole aumento dell'energia utilizzata in ambito domestico. Già negli anni 1950-60, il petrolio utilizzato per gli impianti di riscaldamento e la produzione di calore di processo risultava superiore a quello destinato alla produzione di carburanti per il traffico motorizzato e l'Aviazione.
Le nuove abitudini sul piano dei Consumi ebbero ripercussioni anche sui restanti settori dell'economia energetica. Aumentò anche il fabbisogno di elettricità, a causa della diffusione di una grande varietà di Elettrodomestici nelle abitazioni private e dell'introduzione di nuove tecniche e apparecchiature nell'industria e nel terziario. In tutti i settori si cercò di incrementare la produttività impiegando capitale ed energia al posto del lavoro umano; nelle grandi imprese, ciò avvenne anche con la diffusione dell'informatica a partire dal 1970. Tra il 1950 e il 1970 venne ampliato lo sfruttamento degli impianti idroelettrici, mentre in seguito furono le centrali nucleari (in Svizzera, la prima ad entrare in funzione fu quella di Beznau I nel 1969) ad assumere un ruolo trainante nella produzione energetica. In quegli anni anche l'industria del gas subì un processo di trasformazione: attorno al 1970 venne abbandonata la produzione tramite distillazione di carbon fossile e la maggior parte delle officine passò alla distribuzione di gas naturale, più pulito e meno caro, disponibile in maniera crescente grazie allo sfruttamento di nuovi giacimenti e alla costruzione di gasdotti.
Autrice/Autore: Daniel Marek / vfe
Il potenziale energetico dei nuovi combustibili fossili costituì uno dei fondamenti per l'affermazione della società dei consumi con i suoi nuovi comportamenti e stili di vita, come il ricorso a prodotti usa e getta e preconfezionati, le nuove abitudini vacanziere e la separazione spaziale tra luogo di residenza e luogo di lavoro, spesso resa possibile solo dalla diffusione massiccia dell'automobile che favorì anche la dispersione degli insediamenti.
Oltre all'aumento del fabbisogno energetico, la società dei consumi fu anche all'origine di una crescente domanda di materie prime, ciò che comportò da un lato una crescita del consumo di risorse naturali, e dall'altro un incremento di rifiuti ed emissioni e quindi un inquinamento dell'acqua e dell'atmosfera. In un primo momento, quando al problema delle radiazioni e dello smaltimento delle scorie venne data ancora poca importanza, l'energia atomica apparve come una fonte pulita e disponibile in misura quasi illimitata. La percezione crescente delle conseguenze delle mutate abitudini di consumo per l'ambiente scatenò tuttavia il dibattito sui limiti allo sviluppo posti dalla natura. La crisi petrolifera (1974-75) rafforzò la consapevolezza di dipendere dall'importazione di fonti energetiche; temi quali il risparmio energetico o la ricerca di fonti energetiche "alternative", rispettose dell'ambiente, entrarono così periodicamente nell'agenda politica.
Autrice/Autore: Daniel Marek / vfe
Già dal 1959 la Swisspetrol AG, a capitale prevalentemente privato, andò alla ricerca di giacimenti di petrolio e di gas naturale riprendendo trivellazioni sperimentali compiute durante le due guerre mondiali. Per quanto riguarda i progetti più recenti (per esempio trivellazioni nel Giura e nell'Entlebuch), essi non hanno mai portato alla scoperta di giacimenti petroliferi rilevanti. A Finsterwald nel cant. Lucerna vennero estratti modesti quantitativi di gas naturale fino al 1994. Rispetto a questi approcci di tipo tradizionale, sono risultate più promettenti le iniziative, spesso sostenute dallo Stato (programma SvizzeraEnergia), per l'utilizzo delle cosiddette fonti rinnovabili: pompe per lo sfruttamento dell'energia geotermica, conversione del biogas e dell'irradiazione solare in calore ed energia elettrica, centrali eoliche nel Giura e in Vallese. Queste nuove forme di produzione energetica si sono però finora affermate solo in misura limitata.
Oltre alle fonti alternative, in Svizzera ha assunto importanza anche il risparmio energetico. Tra le misure maggiormente diffuse e riconosciute figurano l'isolamento termico degli edifici, il recupero di calore e la cosiddetta gestione energetica degli edifici di maggiori dimensioni e degli stabilimenti industriali. Infine anche il legno è stato riscoperto come fonte energetica alternativa, visto anche che tecniche più raffinate (impianti di riscaldamento a trucioli o a pellet) hanno permesso di sfruttarne meglio il potenziale.
Finora i tentativi di risparmio energetico e la modesta crescita della quota delle fonti rinnovabili sul consumo lordo totale hanno avuto un'influenza limitata sul consumo di energia finale, in continua ascesa. Nel 2000 il consumo lordo sviz. è stato di 1'132'350 terajoule, pari a un consumo annuo pro capite di ca. 155 gigajoule, superiore di ca. cinque volte rispetto al 1910 e di ca. 17 volte rispetto al 1850. Nonostante il ristagno delle importazioni, il petrolio continua a ricoprire un ruolo dominante, seguito dai combustibili nucleari, dalla forza idrica, dal gas naturale e dal legname, dal carbone, dai rifiuti e dalle fonti alternative.
|Legname||Carbone||Petrolio e derivati||Gas naturale||Forza idricaa||Combustibili nucleari||Altri|
|1850||18'920||664||-||-||90||-||2050b|
|1910||17'190||83'570||740||-||5270||-||-|
|1970||10'110||27'320||515'140||1710||121'751c||17'469c||-|
|2000||20'040||5850||532'370||101'880||160'532c||256'518c||55'160d|
Autrice/Autore: Daniel Marek / vfe