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WASHINGTON D.C. - Troppo di sinistra per i repubblicani, troppo di centro e moderato per la sinistra dei democratici. Malgrado l'innegabile salute della presidenza di Joe Biden - con diverse riforme economiche importanti e un esordio decisamente forte sullo scenario internazionale (fra G7 e il summit con Putin) - il malcontento politico al Campidoglio resta comunque palpabile.
Da una parte la - prevista - sfida con gli avversari conservatori per quanto riguarda le proposte legislative in agenda, soprattutto il maxi-piano per le infrastrutture e il lavoro per il ceto mediobasso.
Vista la debole minoranza democratica, soprattutto in Senato e la combattività dell'opposizione - la cui corrente "trumpiana" all'interno del Comitato Repubblicano è ancora molto forte - il presidente dovrà per forza di cosa prendere in considerazione la via del compromesso che, però, rischia di costargli la fedeltà dei suoi compagni di partito.
E, proprio fra i democratici, soprattutto nell'ala più a sinistra, lo stallo e le trattative iniziano a infastidire. Parte di questo malcontento è stato recentemente espresso in diretta televisiva da Alexandria Ocasio-Cortez, forse il viso più noto e vocale della giovane corrente riformista in seno al partito e che in precedenza non aveva risparmiato lodi per l'operato di Biden.
Dopo l'inizio in pompa magna, con i sostegni miliardari per la ripresa post-Covid, l'output sociale dell'amministrazione democratica sembra essersi un po' raffreddata. Restano irrisolti problemi basilari molto cari all'elettorato: il controllo sulle armi (sul quale non ci si è mossi, malgrado la frequenza allarmante delle sparatorie nell'ultimo anno) così come l'immigrazione (che ha "paralizzato" politicamente una Kamala Harris in evidente difficoltà).
«Stiamo veramente portando alle camere la miglior legge possibile per i lavoratori americani?», si è retoricamente interrogata Alexandria Ocasio-Cortez, ospite del noto show del mattino Morning Joe della Msnbc. La cui frustrazione, commentano diversi osservatori, forse sarebbe meglio rivolta al sistema politico americano e alle dinamiche interne al Senato, piuttosto che al presidente.