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BERNA - Il ministro degli Esteri Ignazio Cassis difende le sue dichiarazioni sulla Cina che hanno suscitato critiche da parte degli ambienti economici elvetici e delle autorità cinesi. Quelle affermazioni si limitano a riassumere cose già dette più volte. Non c'è nulla di nuovo e non si tratta di una svolta nelle posizioni della Svizzera, ha sostenuto Cassis in un'intervista pubblicata oggi dai giornali CH-Media.
Secondo Cassis, la reazione del ministero degli Esteri cinese è stata «relativamente delicata» visto che si è limitato a definire «infondate e non costruttive» le sue allegazioni. È una reazione prevedibile ed è una risposta normale che quando si tratta di cose spiacevoli, ha aggiunto.
«Nelle discussioni con la mia controparte cinese, simili questioni sono emerse spesso in modo più chiaro». Ci sono cose più e meno belle nel rapporto tra due Paesi, ha detto Cassis. «Manteniamo buone relazioni economiche con la Cina e parliamo di diritti umani allo stesso tempo, come è giusto che sia».
All'inizio del mese, il responsabile del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) aveva detto alla "SonntagsBlick" che la Cina si stava allontanando dalla «via dell'apertura» e che le violazioni dei diritti umani erano in aumento.
Con Pechino «prima abbiamo stabilito relazioni economiche e poi abbiamo parlato di diritti umani». Ma la Cina è cambiata, e «la Svizzera deve difendere i suoi interessi e i suoi valori in modo più fermo, in particolare rafforzando il diritto internazionale e il sistema multilaterale», aveva dichiarato al domenicale il ministro ticinese.