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«Un essere umano nel profondo del crepaccio» Due giorni tra i grandi ghiacciai
La regione tra Jungfrau e Aletsch è molto frequentata. Questo si riflette nell’annuario del CAS. Dandosi del tempo è tuttavia possibile aggirare le masse.
Prima che il fotografo Jules Beck si mettesse in marcia verso il Mönchsjoch, ma anche a fronte di qualsiasi dubbio concernente la sua digestione, «il liquor ammonii anisatus (una parte di essenza d’anice, 24 parti di spirito e 5 di liquido ammoniacale, n.d.r.) quale correttivo per l’acqua e tonico mi è sempre servito a meraviglia», riferisce nell’annuario del CAS del 1867. Il carminativo ha effetti calmanti sull’intestino e contribuisce a ridurre i «venti» sgradevoli. Beck porta a casa un paio di scatti ottimamente riusciti, tra cui una del Trugberg.
Wenger nel crepaccio
Un altro genere di «spirito» se lo godono i frequentatori del festival Snowpenair, che gonfiano le penne di fronte alle loro amichette sul trenino che sale alla piccola Scheidegg. Durante il primo tratto la bottiglia di Jack Daniel’s fa il giro, con i dovuti risultati. Il volume è enorme. I rockettari scendono, noi saliamo sul treno che sale allo Jungfraujoch. Alle nove e mezza il nostro gruppo è sullo Jungfraufirn.
Qui, dopo la guerra, si svolse un piccolo dramma, riferito nell’annuario del 1948: durante un corso di sci dell’esercito, un certo primo tenente Wenger risulta mancante. L’uomo va cercato.
Come riferisce Hermann Fredenhagen, «alla 1.30, nove uomini incordati, con tre slitte canadesi, tende, coperte di lana, piccozze da ghiaccio, ramponi, sci di ricambio, corde, lampade, razioni di emergenza e materiale sanitario escono dalla galleria e scendono allo Jungfraufirn.» Era una notte d’aprile gelida e chiara. «La neve scricchiola quando è forata dalle punte dei bastoni.» La luna splendeva chiara sopra il Rottalsattel. Alla sua luce apparve una traccia, che si arrestava presso un grande crepaccio. «Assicurato alla corda, il capofila striscia fino al margine della pericolosa fenditura, fa luce verso il basso con la sua lampada tascabile e lancia un forte richiamo.» Dopo un certo tempo, ecco un’eco. «Non è come una voce da molto, molto lontano? Chi c’è, laggiù? Una risposta, lontanissima, incomprensibile. Ma ora è chiaro: c’è un essere umano nelle profondità del crepaccio.» Era il disperso Wenger. Una lampada tascabile accesa fu calata con una corda di 30 metri. Non bastava; ne occorreva una seconda. Fu calata anche quella.
Cosa venne fuori? «Uno zaino, due bastoni da sci, uno sci a pezzi e uno intatto.» La corda fu calata di nuovo, con lampada, imbragatura e moschettoni. «Si dimenticano le membra fredde, quasi non notando che la luce lunare è svanita e si è fatto buio. Appaiono due mani, una sagoma scivola fuori dal crepaccio. È Wenger!»
Uno dei ghiacciai centrali
Non ci dobbiamo preoccupare dei crepacci. I ghiacciai sono bene innevati, e incordarsi è inutile. Nel programma ci sono il Trugberg e la vetta sud del Kranzberg, con un pernottamento alla Konkordiahütte. Lungo la via per la Mönchs-jochhütte c’è movimento: sono in molti a optare per questa gita di un’ora. Poco dopo il Mönchsjoch, il nostro gruppo è solo. Una breve discesa in direzione dello Ewigschneefäld e quindi la breve salita alla vetta (3880 m).
«Con la sua ubicazione indipendente nel mezzo della regione sorgentifera del Grosser Aletschgletscher è nel contempo uno dei ghiacciai più centrali delle nostre Alpi», scrive il dott. E. J. Häberlin nell’annuario del 1872 a proposito di quella montagna allungata, scalata per la prima volta nel 1869. La vista spazia dalla Walchergrat a nord-est al Fiescherhorn, ai Grünhörner e al Finsteraarhorn. A sud, lo sguardo cade sulla Konkordiaplatz, dove lunghe file si spingono verso la Lötschenlücke. Dietro si ergono il Dreieckhorn e quindi l’Aletschhorn. A ovest vediamo il Kranzberg, la Äebni Flueh e la Jungfrau.
Una capanna molto frequentata
Sotto la scala che sale per 150 metri alla Konkordiahütte CAS giacciono dozzine di paia di sci. I posti sulla terrazza sono scarsi. La capanna è al completo: gli alloggi ai piedi del Fülbärg sono da sempre molto frequentati. «Sono dell’opinione che il CAS debba infine darsi da fare affinché sia possibile ottenere un alloggio regolare in questa capanna decisamente molto frequentata… La capanna dovrebbe essere di molto ampliata e dotata di un inventario conformemente maggiore», scriveva C. Täuber nell’annuario del 1904. Un anno dopo, anche Leo Duss conobbe l’elevato livello di occupazione della capanna: «Qui la vita è animata: dopo tutto, la Konkordia è il punto focale del traffico turistico d’alta quota dell’Oberland bernese, e da qui si raggiungono con maggiore facilità Jungfrau, Mönch, Finsteraarhorn, Aletschhorn, ecc. Vi si incontrano anche molti gitanti, che arrivano fin qui attraverso il ghiacciaio dell’Aletsch dal vicino Hotel Eggishorn.» Poco dopo, la sezione Grindelwald costruì un’altra capanna. Negli anni Cinquanta, Settanta e Ottanta si ebbero trasformazioni e ampliamenti, e nel 1996 la capanna venne ulteriormente trasformata e modernizzata.
Dopo una notte più o meno tranquilla e breve – chi intende salire al Grünhorn deve partire di buon’ora – scendiamo la scala fino al deposito degli sci. Attraversando di sbieco il ghiacciaio giungiamo ai piedi del Kranzberg, dove nel 1811 i primi scalatori della Jungfrau, i fratelli Meyer, avevano allestito un campo. La salita lungo il versante sud è senza problemi. Solo in basso, nei primi metri di salita lungo la morena, le condizioni del ghiaccio possono richiedere l’uso dei coltelli. Ci sono circa 1000 metri fino alla vetta sud del Kranzberg (3663 m). Oltre, in una buona neve primaverile si superano il Kranzbergfirn e il Gletscherfirn. Saliamo infine alla Lötschenlücke per poi scendere verso Fafleralp e quindi lungo l’itinerario sciistico o la strada fino a Blatten.
Anche per il fotografo alpino Jules Beck l’escursione al Mönchsjoch volgeva al termine. «La macchina umana e quella fotografica sono entrambe in buone condizioni», racconta: «Sembrava un’uscita facile e tale si è rivelata. Tre buoni scatti da Schneehorn, Mönch e Trugberg sono – vorrei quasi dire insperatamente – i trofei della giornata.»