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Trasmissioni religiose addio!
L'iniziativa popolare "No Billag", in votazione il prossimo 4 marzo, mette a rischio anche l'esistenza dei programmi religiosi di tutte le emittenti SSR SRG
in cultura , religioni , società
(ve/agenzie) “No” ad un sistema mediatico sottoposto a mere logiche di mercato, “sì” ad un’informazione pubblica plurale che tuteli la voce delle minoranze. La Conferenza dei vescovi svizzeri e la Federazione delle chiese evangeliche invitano, il prossimo 4 marzo, a respingere l’iniziativa popolare “No Billag” che chiede l’abolizione del contributo annuale obbligatorio per la Società svizzera di radiotelevisione (SSR-SRG).
Anche molti settori della società civile, della politica e della cultura hanno espresso il loro “no” ad una misura che sancirebbe la fine del servizio radiotelevisivo elvetico prodotto e diffuso nelle quattro lingue nazionali (tedesco, francese, italiano e romancio).
Evangelicali favorevoli
Diverse, rispetto alle chiese cristiane storiche, le opinioni di alcuni esponenti evangelicali. “La Svizzera ha bisogno di una maggiore diversità in campo mediatico. Lo sviluppo di questa diversità e l’apertura a un maggiore confronto tra le visioni del mondo passano per una diminuzione della presenza del servizio pubblico", scrive il pastore e giornalista Serge Carrel in un’opinione personale pubblicata sul sito della Federazione romanda delle Chiese evangeliche. Sulla stessa lunghezza d'onda anche l’Unione democratica federale UDF, formazione politica che si dichiara evangelica e ritiene particolarmente scandaloso che la SSR, "finanziata con denaro pubblico, si pronunci costantemente contro Israele”.
La Federazione protestante
“Una Svizzera democratica ha bisogno di un servizio pubblico di informazione che sia in grado di offrire una copertura mediatica pluralista, dando voce alle minoranze e ai più deboli”, ha fatto sapere, tramite un comunicato stampa, la Federazione delle chiese evangeliche in Svizzera. Per la FCES ne va del buon funzionamento del sistema democratico: “Solo così gli svizzeri saranno in grado di farsi un quadro oggettivo del proprio Paese”. Nella nota, la FCES aggiunge: “Se la radio e la televisione non fossero più sostenute in modo solidale dall’insieme della popolazione, le minoranze non avrebbero più voce: il loro punto di vista verrebbe allora rappresentato solo se anche economicamente redditizio”.
Diverse opinioni
Per il direttore del Centro cattolico media, Charles Martig, il dibattito intorno all’iniziativa “No Billag” è di facile interpretazione dal punto di vista religioso. "Chi approva l’iniziativa", sostiene, "dice sì alla soppressione dei programmi religiosi trasmessi dalla SRF. C’è la trasmissione in diretta di dieci culti all’anno, le meditazioni alla radio, e inoltre un programma molto seguito su Radio SRF 2 Kultur e SRF Musikwelle. Senza la SRG questo contenitore, che ogni domenica mattina raggiunge circa 140'000 persone nella Svizzera tedesca, non potrebbe più andare in onda. Molto importante è anche “Wort zum Sonntag”, che ogni settimana consente a commentatrici e commentatori cristiani di esprimersi, in televisione, su questioni di attualità nella migliore fascia oraria. Con un sì all’iniziativa “No Billag” anche questa voce diventerebbe un ricordo del passato".
Secondo il direttore delle edizioni protestanti Labor et Fides, a Ginevra, il teologo Matthieu Mégevand, "al di là della catastrofe culturale, economica e politica che deriverebbe dall'accettazione dell'iniziativa, ciò che inquieta maggiormente è la logica che guida i suoi sostenitori. Se non sono disposto a pagare se non per ciò che consumo, perché dovrei pagare per un asilo se non ho dei figli? Avendo un lavoro, perché dovrei finanziare l'aiuto sociale? Si profila dunque un quesito che mette in dubbio la nostra concezione dello Stato e della coesione sociale. Se in una società prospera e civile come la Svizzera, rifiutiamo di pagare alcune centinaia di franchi l'anno per un servizio pubblico - per giunta giudicato complessivamente di buona qualità da tutti i cittadini -, allora dobbiamo aspettarci che anche altri compiti assunti dallo Stato subiscano la medesima sorte. L'alternativa è dunque semplice: optiamo per la solidarietà, o per l'egoismo?".