Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01249.jsonl.gz/827

Il possibile ruolo della Svizzera nel Consiglio di sicurezza dell’ONU suscita divergenze di vedute: per il Consiglio federale e gli esperti rafforzerà la politica estera elvetica, per alcuni ex diplomatici avrà un effetto sulla neutralità e i buoni uffici.
Posizioni diverse anche per i consiglieri federali
Sulla questione divergono anche ex consiglieri federali. La socialista Micheline Calmy-Rey, che ha lanciato la candidatura elvetica nel 2011, ritiene che la Svizzera in tale posizione abbia l’opportunità di rafforzare le sue relazioni internazionali. Christoph Blocher, che si era opposto con veemenza, nel 2017 diceva a Keystone-ATS che il seggio violerebbe la neutralità perché la Svizzera dovrebbe votare a favore o contro sanzioni. E non sorprende quindi che egli abbia fatto la stessa analisi qualche giorno fa sulla decisione elvetica in merito all’Ucraina, benché la Confederazione non faccia parte del Consiglio di sicurezza. Anche fra i diplomatici non c’è unanimità in merito a un seggio rossocrociato nell’organo esecutivo delle Nazioni Unite. Il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) ha chiaramente affermato in un rapporto che la neutralità svizzera non sarebbe violata, citando diversi esempi, tra cui il Costa Rica, l’unico paese come la Svizzera a non far parte di alcuna alleanza politica o militare e ad aver preso posto nel Consiglio. In caso di votazione sull’uso della forza, la Confederazione potrebbe anche astenersi, secondo il DFAE. Ma secondo alcuni tale scelta sarebbe già una presa di posizione.
Nessun obbligo di inviare truppe
Secondo Frank Grütter, capo della divisione ONU presso il DFAE, il diritto della neutralità non ha alcun ruolo nelle decisioni del Consiglio di sicurezza, che non è una parte del conflitto. “Non avremo obblighi, non dovremo né inviare truppe né rafforzare i contingenti di mantenimento della pace”, dice Grütter. Ma colui che è stato il primo rappresentante permanente della Svizzera all’ONU, Jenö Staehelin, dubita della capacità di resistere alla pressione di paesi come gli USA: “L’esperienza nella difesa della piazza finanziaria mi ha mostrato che non siamo sempre pronti a farlo”. Secondo uno dei suoi ex colleghi, Paul Widmer, un seggio non permanente nel Consiglio di sicurezza è irrilevante, poiché solo le cinque grandi potenze lo controllano con il loro diritto di veto. Interpellato da Keystone-ATS, Adam Lupel, vicepresidente dell’International Peace Institute (IPI, con sede a New York), ammette che “mantenere una politica estera neutrale formale nel Consiglio di sicurezza può portare a decisioni difficili in un momento di crescenti divisioni”. Ma non è inevitabile. Sull’Ucraina, per esempio, la Svizzera potrebbe accontentarsi di una posizione forte sulle questioni umanitarie, secondo il capo del principale think tank che collabora strettamente sull’azione delle Nazioni Unite in materia di pace e sicurezza.
Svizzera “meglio posizionata” di altri piccoli Paesi
Secondo Lupel la neutralità può anche migliorare la posizione negoziale. Lo dimostrano alcuni casi recenti, dice l’autore di uno studio sui piccoli Stati nel Consiglio di sicurezza. Alcuni paesi neutrali sono stati persino considerati i migliori membri non permanenti di questa istanza dell’ONU. Alcuni osservatori stranieri notano poi che la candidatura di Berna è paradossalmente più controversa in Svizzera che sulla scena internazionale. Tanto più che la Confederazione è sicura di essere eletta, dato che il blocco europeo offre solo due candidati per altrettanti seggi da rinnovare. Visto da New York, il possibile ruolo della Svizzera non è da minimizzare. Sarebbe “meglio posizionata di molti altri stati per superare i limiti” del veto delle grandi potenze, ritiene Lupel. Ma sarà necessario essere ben preparati e investire sufficientemente in tale dispositivo. Il DFAE ha previsto per questo periodo un totale di 15 posti legati al Consiglio di sicurezza.
Aspettative sulle situazioni umanitarie
Il vicepresidente dell’IPI vede per la Confederazione un ruolo con un vantaggio maggiore rispetto ad altri piccoli Stati dato che ospita la Ginevra internazionale. Adam Lupel (nato a Chicago nel 1970) è convinto che la Svizzera possa dar prova di efficacia nell’organo esecutivo dell’ONU in questo periodo “difficile” che si è appena aperto. “La guerra in Ucraina non farà che peggiorare le divisioni. E questa situazione può offrire un’opportunità per un paese come la Svizzera”. I paesi non permanenti hanno portato negli ultimi anni questioni umanitarie al Consiglio e anche Berna “sarà ben posizionata” per farlo. E - aggiunge - ci si aspetta che lo faccia: “Raramente una tale voce è stata più necessaria che in questo momento”.
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata