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ARCHEO-CHIRURGIA
Il primo caso documentato di trapanazione
del cranio: storia del ragazzo di Meghiddo
Erano due fratelli, uno vissuto fino a vent’anni, l’altro fino a 30-40. Vivevano a Megiddo, città oggi in Israele, allora fondamentale snodo dei commerci tra l’Africa, il Medio Oriente e il Mediterraneo, al centro della Via Maris che collegava Siria, Egitto, Mesopotamia e Anatolia, e perciò estremamente fiorente e ricca. Appartenevano alle élite, perché sono stati sepolti con ceramiche preziose provenienti da Cipro, ornamenti e cibo riservato alle classi sociali più agiate. E, soprattutto, perché uno dei due è stato sottoposto alla prima procedura mai documentata di trapanazione del cranio, una pratica diffusa nei secoli a ogni latitudine per curare le più svariate malattie, ma di cui le testimonianze, nella zona, non sono più di una dozzina, nessuna delle quali risalente, come il ragazzo di Megiddo, a un periodo compreso tra il 1550 e il 1450 a. C., in piena età del Bronzo. La scoperta, illustrata in un articolo pubblicato su PLoS One, apre uno squarcio sulle pratiche mediche dell’epoca, e potrà aiutare a comprendere meglio alcuni dei molti aspetti ancora oscuri.
Entrambi i fratelli presentavano anomalie dello sviluppo osseo (uno aveva un dente in più e una sutura del cranio in più, compatibili con una condizione nota come displasia cleidocraniale) e, soprattutto, lesioni ossee compatibili con un’infezione cronica come la lebbra (nel caso ciò fosse confermato, si tratterebbe, anche in quel caso, della prima testimonianza) o la tubercolosi. L’ipotesi degli scopritori, archeologi ed esperti di paleoantropologia e paleomedicina della School of Archaeology and Maritime Cultures della University of Haifa, in Israele, è che i due soffrissero di una patologia genetica (confermata appunto dalle anomalie ossee) e che essa li abbia resi più suscettibili alle infezioni, che in loor sarebbero state croniche.
Quanto alla tecnica chirurgica, è stata utilizzata la trapanazione definita angolare, che consiste nell’incidere quattro linee rette che si intersecano e poi prelevare, con una piccola leva, un frammento di cranio di forma quadrata o rettangolare (o triangolare), con lati di circa 3 centimetri, molto chiaramente evidenti nello scheletro ritrovato e nelle foto riportate nello studio. In altri casi, di epoche più tarde, invece, il frammento asportato era rotondo. Tra le cose che restano da capire vi è anche se l’incisione diversa fosse associata a patologie differenti e comunque in quali casi fosse prevista la trapanazione. Al ragazzo di Megiddo, comunque, non è servita: è sicuramente morto per l’intervento, o poche ore o giorni dopo, dal momento che l’osso non mostra segni di rimodellamento o riformazione. Dopo una riscoperta negli anni sessanta del novecento, come strumento per espandere la mente, la trapanazione è rientrata nella medicina ufficiale, ed è ancora oggi praticata, anche se piuttosto raramente, quando è necessario alleviare la pressione endocranica.
A.B.
Data ultimo aggiornamento 9 marzo 2023
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