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L'Ecuador apre all'asilo per Edward Snowden, la talpa del Datagate che si trova ancora nell'area di transito dell'aeroporto di Mosca. Nei giorni scorsi il trentenne ex agente americano, sul quale gli Stati Uniti vorrebbero volentieri mettere le mani, aveva chiesto asilo a Quito. Ieri sera, dopo molti tentennamenti, è arrivata la risposta del presidente ecuadoriano Rafael Correa.
Gli daremo asilo, ha annunciato Correa, ma solo quando arriverà su "territorio" ecuadoriano. Termine usato forse non a caso, dal momento che territorio ecuadoriano sono anche le varie ambasciate e i consolati del Paese nel mondo.
Il presidente ha tuttavia specificato di non aver ancora preso in considerazione la possibilità di dare via libera all'ingresso di Snowden nel territorio nazionale. La cosa non è comunque esclusa: "È qualcosa che in principio non abbiamo esaminato, ma probabilmente lo faremo. Per il momento lui è in Russia", ha commentato.
Intanto, la diplomazia americana ha chiaramente avvertito l'Ecuador di un possibile deterioramento delle relazioni bilaterali se Quito dovesse accordare l'asilo politico a Snowden.
"Non sarebbe una buona cosa concedere l'asilo a Snowden. Ciò creerebbe gravi difficoltà nelle nostre relazioni bilaterali", ha avvertito il portavoce aggiunto del Dipartimento di Stato Usa, Patrick Ventrell.
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