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In materia di riconoscimento dei rifugiati, la Svizzera immagina di fare modifiche, accordando per esempio l'asilo anche a chi subisce persecuzioni non dallo Stato dove risiede ma da gruppi terroristici o etnici. Lo ha detto martedì la consigliera federale Ruth Metzler, intervenendo agli Stati.Questo contenuto è stato pubblicato il 18 settembre 2001 - 16:21
Attualmente lo statuto di rifugiato viene dato a coloro che sono perseguitati dallo Stato o da organi pubblici, ha ricordato il ministro rispondendo ad un'interpellanza di Christine Beerli (PLR/BE). Orbene, ad eccezione della Germania e in misura minore di Francia e Italia, i Paesi occidentali hanno adottato il principio detto "di protezione".
Esso prevede di concedere l'asilo anche nel caso in cui la persecuzione di un individuo è messa in atto da enti non pubblici. Soltanto il bisogno del richiedente diventa determinante. Un simile cambiamento comporta tuttavia delle conseguenze ed è per questo che l'Ufficio federale dei rifugiati è stato incaricato di preparare un apposito rapporto per l'autunno, ha precisato la Metzler.
A livello finanziario - ha aggiunto il ministro - non vi dovrebbero essere ripercussioni derivanti da un aumento del numero dei richiedenti. Già oggi la Svizzera accorda un'ammissione provvisoria a persone perseguitate da terzi e la cui protezione non è assicurata dallo Stato dove risiedono. Il principio di protezione permetterebbe semplicemente di attribuir loro uno statuto giuridico con il diritto al soggiorno permanente.
Questo cambiamento, sempre secondo la Metzler, è conforme ai principi della Convenzione di Ginevra sullo statuto dei rifugiati e non richiede alcuna modifica legislativa. Non si tratta di definire nella legge il concetto di persecutore, e secondo la Convenzione lo statuto di rifugiato non è negoziabile.
Il parlamento avrà tuttavia l'occasione di trattare il "principio di protezione" durante l'esame della revisione della legge sull'asilo, ha assicurato alla "senatrice" Beerli la ministra di giustizia e polizia.
E' stato intanto rilasciato martedì il giovane kosovaro, membro del collettivo dei "sans-papiers", arrestato venerdì scorso a Friburgo nel corso di un'operazione di routine della polizia cantonale. Resta in attesa della decisione definitiva da parte della Commissione federale di ricorso in materia di asilo.
Il kosovaro, di 19 anni, è colpito da un divieto di accedere al territorio svizzero emesso il 16 maggio scorso dall'Ufficio federale degli stranieri. Il suo avvocato ha tuttavia interposto ricorso, al quale è stato riconosciuto l'effetto sospensivo.
Venerdì scorso il giovane clandestino si era sottratto a un controllo di identità ed aveva trovato temporaneo rifugio nel centro Fri-Art, occupato da agosto da un'ottantina di "sans-papiers". Si era in seguito consegnato alla polizia, che ne aveva disposto l'arresto in vista dell'espulsione. L'ordine di scarcerazione è stato intimato martedì dal tribunale amministrativo friburghese.
swissinfo e agenzie
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