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Sunil Perera era “piccolo di statura ma grande nell'influenza e nel cuore”: così Kumar Sangakkara, ex capitano di cricket dello Sri Lanka, ha ricordato il cantautore e musicista Sunil Perera, icona del genere “baila”, eredità della dominazione portoghese. Perera è morto lunedì all'età di 68 anni per complicanze legate al Covid.
Insieme alla band The Gypsies, fondata dal padre, Sunil ha scritto ed eseguito canzoni orecchiabili e testi intelligenti, raccontando con energia e ironia la società e la politica dello Sri Lanka. Qualche esempio: ‘Uncle Johnson’ del 1987 era incentrata su un anniversario di matrimonio rovinato, ‘Saima Cut Vela’ dava consigli a una giovane donna convinta che suo marito fosse malato quando in realtà era solo ubriaco mentre ‘Signore’ aveva al centro i lamenti di un politico sconfitto che se la prendeva con gli ingrati elettori.
Il suo impegno politico non si è limitato ai testi delle canzoni: ha criticato l’attuale governo dello Sri Lanka, in particolare il presidente Gotabhaya Rajapaksa e suo fratello, l’ex presidente Mahinda Rajapaksa. Nel 2015, quando la famiglia fu brevemente esclusa dal potere, disse che temeva di essere ucciso se Mahinda fosse stato eletto di nuovo. Ma parole altrettanto dure le ha avute per l'opposizione, definendo i due principali partiti politici “la rovina del paese”. Si è anche espresso contro gli omicidi di alto profilo – come quello del giornalista Lasantha Wickramatunga – e ha criticato le interferenze politiche contro la polizia.
Ha parlato apertamente di argomenti come il sesso, tabù nel conservatore Sri Lanka. In un'intervista aveva detto che la gente gli chiede spesso se ha letto qualche libro e lui risponde sempre “Sì, ho alcuni libri. Potrebbero anche interessarvi, ma il fatto è che leggo soprattutto di sesso”.