Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01213.jsonl.gz/850

di Giuliano Masola. La storia del baseball è fatta di tanti piccoli avvenimenti, alcuni dei quali particolarmente importanti, poiché tendono a cambiare le carte in tavola. Il baseball al femminile ha una storia lunga e non sempre facile. Negli Stati Uniti, durante la Seconda guerra mondiale e negli anni immediatamente successivi, squadre femminile hanno disputato campionati in sostituzione di quelle maschili, ma le squadre non sono mai state miste. Pertanto, fino a pochi giorni fa, non è stato permesso alle donne di giocare a livello professionistico con gli uomini. I motivi sono i più vari; probabilmente quello più importante è legato alla incolumità. Nel piccolo stadio “Ramon Cabanas” di Utuado (parte centrale di Puerto Rico), però, si è fatta la storia: in campo era schierata Diamilette Quiles, primabase; nessuno ha fatto obiezione. Diamilette, a 33 anni, è la prima donna a giocare nella Doppio A Superiore, la lega di più alto livello della Federazione portoricana. In battuta non ha fatto tanto (0-2), ma è riuscita ad andare una volta in base, una volta su un errore di Gadiel Baez, secondabase del San Sebastian, nonché fratello di Yadier, superstar dei Cubs.
Le sue battute non sono state lunghe ‒ un campanile in foul preso dal ricevitore, una rimbalzante verso la terza e un’altra verso la prima. I suoi ”Montanari”di Utado, hanno pareggiato nel doppio incontro del 19 maggio, permettendo a loro e agli avversari di avanzare verso le finali. “Sono molto contenta e soddisfatta per quanto accaduto. ‒ ha dichiarato Quiles ‒ Non me lo sarei mai aspettato ed è stata una grande esperienza. Mi sento molto orgogliosa di essere la prima. Ringrazio veramente per l’opportunità avuta”. Per comprendere un po’ la situazione occorre avere un’idea del campionato in cui Diamilette ha avuto l’occasione di giocare. La Lega Superiore di Doppio A portoricana esiste da ottanta anni ed è formata da 42 squadre, Le società rappresentano piccole città e municipalità con pochi abitanti: non si tratta di grandi città. Le squadre, suddivise in otto aree, giocano nel fine settimana e sono composte da giocatori delle Winter Leagues, Minor Leagues, e con esperienza di Major League. Per esempio, l’ex esterno Juan Gonzales è uno dei manager e il ricevitore Yadier Molina è il proprietario dei “Guardianes” di Dorado. Le dichiarazioni Hector Rosa, responsabile delle comunicazioni della Federazione del Porto Rico riassumono bene quanto sta accadendo. “Non ha battuto valide, ma ha colpito bene la palla e il suo modo di giocare in difesa è stato un vero spettacolo. Si tratta di un giorno speciale per le donne nel baseball poiché si è aperta la porta a tante altre. Ha fatto la storia e spero che altre ne seguiranno le tracce e giochino con la squadra della propria città. Non importa che una squadra sia formata da uomini o da donne: è il talento dimostrato da chi gioca a deciderlo. Quiles fa parte di una lega femminile di cinque squadre a Porto Rico e nel 2009, è stata la prima nella storia della lega a spedire la palla oltre la recinzione. Inoltre, con la nazionale del suo Paese, ha partecipato a due Women’s Baseball World Cup. Questa festa del baseball è anche giunta la momento opportuno, poiché recentemente l’uragano “Maria” ha causato molti danni alla popolazione, danneggiando anche lo stadio dove Quiles ha fatto la storia. “Questa è una giornata incredibile e questa è storia”, ha detto Rosa. “C’erano in tanti e la comunità ne aveva bisogno. Erano tutti qui per ciò che Porto Rico non dimenticherà più”. Più che importante, poiché fa parte di quella ricerca di equilibrio, di comuni e pari opportunità che ogni sport dovrebbe considerare. Per noi il discorso non cambia, anche se occorre tenere sempre conto di un numero molto basso di giovani in campo. Se guardiamo il campionato ragazze, vediamo che le poche squadre che competono spesso impiegano ragazzi (in qualche caso anche viceversa). Si tratta di un problema veramente grande e, a mio parere, del vero problema cui dobbiamo far fronte. Con pochi soldi si può far poco, ma probabilmente qualcosa si può attivare. Nel mio piccolo, vedo che le persone che sono disponibili a dare una mano per andare nelle scuole, seppure in pochi e brevi periodi sono sempre meno: l’avanzare dell’età “asciuga” il parco dei possibili aiutanti, il che significa pressoché completa assenza di giovani. È vero che non si prende un soldo, ma non penso che nessuno non abbia qualche ora da dedicare. Ora abbiamo davanti l’estate: un periodo d’oro per pubblicizzare la nostra disciplina. Ci sarebbe la possibilità di partecipare ad almeno cinque Grest, ma niente da fare: nessuno ha tempo. Sono volutamente cattivo: credo che manchi soprattutto la voglia, l’interesse a trasmettere ciò che qualcun altro in condizioni sociali ed economiche ben diverse ha fatto per noi. Porto Rico non è il paese più ricco del mondo e vive all’ombra e alle dipendenze degli Stati Uniti: si gioca a baseball anche per combattere la quotidiana battaglia per l’esistenza. Ho ancora la foto di un lanciatore che partecipò alla Coppa Intercontinentale del 1973: il suo sguardo dritto negli occhi al battitore, la sua continua sfida. Ebbene quello sguardo continua a farmi riflettere, poiché significa volontà e determinazione: penso proprio che queste qualità siano andate scemando in tanti di noi a fronte di mille piccoli problemi e obiettivi personali che ben poco hanno a che fare con programmi volti ai giovani, al futuro. Ma c’è sempre una partita nuova da giocare: chissà che non cerchiamo di vincerla. Grazie alle donne, ovviamente.
Giuliano Masola, 4 giugno 2019.