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La ricerca è volta a sviluppare un modello per quantificare e mappare il paesaggio, e in particolare le fattorie che producono raccolti che richiedono impollinazione, a dipendenza dell'abbondanza degli impollinatori. Gli autori si concentrano sulle api selvatiche, da un lato perché l'ape domestica è già stata abbondantemente studiata da altri, dall'altro perché le api selvatiche costituiscono un servizio fornito dagli ecosistemi naturali. Inoltre, per certi tipi di raccolto (per esempio i mirtilli) le api selvatiche sono degli impollinatori più efficienti delle api domestiche; comunità diverse di apoidei garantiscono insiemi più stabili per i servizi di impollinazione di quanto non possa fare una specie singola, anche se gestita; e infine, data la crisi in cui si dibatte l'apicoltura, le api selvatiche possono diventare sempre più importanti per gli agricoltori.
I fattori che un modello deve considerare devono includere: la disponibilità di substrati per la nidificazione; la presenza di nutrimento in habitats naturali e semi naturali, che influenza la diversità, l'abbondanza e la distribuzione degli insetti impollinatori. È anche importante che questi habitat siano connessi tra loro, poiché tanto più isolati si trovano i singoli gruppi di impollinatori tanto meno efficace è la loro opera.
In un inserto dell'articolo, Nicola Gallai e altri forniscono una stima del valore economico degli impollinatori, definendolo come il contributo degli impollinatori al valore totale dei raccolti. Questo valore è dunque calcolato a partire dal prezzo di ciascun prodotto, moltiplicato per la quantità prodotta e per il grado di dipendenza di ciascun raccolto dagli insetti impollinatori (i dati per quest'ultima grandezza sono presi da una tabella elaborata da Klei et al., Importance of pollinators in changing landscape for world crops, Proceedings of the Royal Society 274, pp. 303-313). Per il 2005, Gallai e i suoi coautori calcolano che il valore complessivo dei raccolti è stato di 2'013 miliardi di $, di cui 190 miliardi sono il contributo degli impollinatori.
Gli autori proseguono a valutare la vulnerabilità dell'agricoltura rispetto alle difficoltà degli insetti impollinatori. Essa dipende dal grado di dipendenza dagli impollinatori di ciascun raccolto e dalla capacità degli agricoltori di adattarsi al declino degli insetti impollinatori. Il primo fattore è calcolabile per ciascun paese, come rapporto tra il contributo degli impollinatori e il totale del raccolto ponderato rispetto all'importanza di ciascun raccolto nei vari paesi. Questo rapporto definisce la quota di raccolti potenzialmente vulnerabili. Il valore mondiale è del 9.5%. In Europa si ha un grado di vulnerabilità molto alto (tra 21.1 e 19.5%) in Austria e Spagna, medio in Francia e Europa dell'Est, basso o nullo in Gran Bretagna e in Scandinavia. La Svizzera, con l'Italia e il Portogallo, si situa ad un livello medio-alto, con un rapporto tra il 9.4 e il 12.1%. La medaglia ha un altro lato: se un alto grado di dipendenza dagli impollinatori presenta un rischio di vulnerabilità, è anche vero che i raccolti impollinati dagli insetti (frutta e verdura) sono più pregiati, e dunque più redditizi, di quelli impollinati dal vento (grano, riso ecc.).
Commento: la conclusione è piuttosto chiara: Un alto gradi di dipendenza dagli insetti permette di avere raccolti pregiati. È dunque necessario garantire la sopravvivenza di questi insetti con misure che garantiscano la presenza diffusa di substrati per la nidificazione e la presenza di sufficiente varietà nelle fonti di cibo: le api selvatiche, ma anche le api domestiche e gli altri insetti impollinatori, devono poter trovare cibo tutto l'anno, non solo quando fioriscono i raccolti.