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Adattamento, scenografia e regia Emanuele Santoro Con Emanuele Santoro
Caterina Righenzi
Massimiliano Zampetti
Recensioni "Il quadro è un allestimento originale e insolito per Santoro, coraggioso nell'affrontare una pagina teatrale a dir poco complessa." AZIONE
"Abbiamo trovato l'impianto complessivo dell'allestimento efficace e intelligente" CORRIERE DEL TICINO
"Santoro affrona Ionesco e dipinge un "quadretto" tra l'onirico e l'assurdo." GIORNALE DEL POPOLO
Lo spettcolo Un artista e un uomo d'affari, due mondi antitetici ma interdipendenti. L'uomo d'affari, che Ionesco chiama semplicemente il "Signore grosso", seduto dietro una scrivania, riceve un artista trasandato che tiene nervosamente una tela arrotolata sottobraccio. Il Signore grosso inizia riempiendo se stesso del suo successo, si auto-professa intenditore, considera la possibilità di acquistare la tela, ma prima vuole discutere il prezzo: "Il prezzo prima, l'estetica poi!". Si avviano le trattative, una strategia prende corpo, viene alla luce l'abilità d'un commediante versatile, deciso ad ottenere il bene ambito ad un prezzo vile. Ma in tutto questo il Signore grosso maschera i suoi fallimenti personali, che si possono riassumere nella domanda centrale: "Può l'arte sostituire la donna sognata, bella e dolce, che mi manca?". Il suo problema è ulteriormente complicato dalla brutta sorella, Alice, che vive con lui. È quasi zoppa e ha una mano monca. Per l'artista sarà oggetto di pietà, per lui di scherno. Dunque, il Signore grosso, in mancanza dell'amore, si accontenterà d'un sostituto. Al pari d'un adolescente che con uno spillo appunta al muro della sua camera la fotografia d'una star, egli trasferisce i suoi fantasmi sulla tela propostagli dal pittore. L'arte, per quest'uomo d'affari, deve essere utile!
Note di regia Il quadro fa parte dei testi teatrali meno conosciuti di Ionesco, ma non per questo privo di idee: l'arte a confronto con i soldi, il successo con la felicità e i limiti insiti in tutto questo. Contrariamente ad altre opere dell'autore, Il quadro non assegna al ritmo un ruolo determinante. La sua dinamica si fonda sul primato dell'immaginazione e della strategia, la preoccupazione di stupire e suscitare il riso, la varietà dei toni e il gioco delle situazioni. L'aggressività e l'esagerazione si fondono con l'incongruenza: basta spingere l'una al parossismo per incontrare l'altra. Nonostante la definizione di Teatro dell'assurdo cui si fa riferimento parlando di Ionesco, ciò che desidera dire attraverso questo testo è piuttosto evidente, e l'obiettivo della messinscena è di renderne efficacemente il linguaggio senza valore e catturarne la natura della ginnastica verbale che lo compone.
Emanuele Santoro, gennaio 2008.
Il quadro di Eugène Ionesco
"Smargiasso, fanfarone…. Smarmagione! Non sai far altro. Un pittore idiota, un imbecille, privo di talento, chiunque fa altrettanto, i bambini di quattro anni se la cavano meglio..." (Alice)