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Zurigo – Il processo all’ex Ceo di Raiffeisen è entrato nel vivo soltanto nel tardo pomeriggio con la deposizione di Pierin Vincenz. In prima battuta, il Tribunale distrettuale di Zurigo si è occupato delle richieste di sospensione presentate da vari difensori, tutte respinte.
Alla ripresa del dibattimento, il giudice Sebastian Aeppli ha interrogato il 65enne Pierin Vincenz sulla sua situazione attuale e sulle accuse che gli vengono mosse.
L’ex Ceo (dal 1999 al 2015) della cooperativa Raiffeisen Svizzera, la banca che sotto la sua direzione è diventata il terzo istituto di credito del paese, ha detto di percepire una rendita Avs di poco più di 2’000 franchi e di non avere attualmente attività remunerate.
Il giudice gli ha ricordato che in base alla dichiarazione dei redditi l’ex banchiere avrebbe 23,5 milioni di franchi di debiti. Vincenz ha ribattuto di non aver più alcun debito con le banche, ma soltanto con privati. Ha inoltre ammesso che il debito con il suo ex consulente e coimputato Beat Stocker ammonta a 6 milioni di franchi.
Nella deposizione si è parlato anche delle spese in vari locali a luci rosse, in totale circa 200’000 franchi, dichiarate come cene di lavoro e pagate da Raiffeisen, dei viaggi privati a Dubai, a New York e in Australia (per 250’000 franchi), come pure di una fattura da 3’800 franchi per la riparazione dell’hotel Hyatt a Zurigo, resasi necessaria dopo una lite con una escort.
Tutte spese giustificate professionalmente, ha affermato Vincenz, che ha invece definito un "disguido" il fatto che la fattura per l’hotel, come pure i 140’000 franchi di spese legali presentate dal suo avvocato per risolvere la questione, siano state pagate da Raiffeisen.
Il procuratore Marc Jean-Richard-dit Brissel si è quindi concentrato sulla parte più consistente delle accuse: ossia le società rilevate da Aduno e da Raiffeisen in cui Vincenz e Stocker detenevano partecipazioni. Il 65enne ha in particolare negato che i soldi ricevuti da Stocker fossero proventi delle transazioni fatte all’oscuro degli altri dirigenti.
Soltanto nel caso della società Commtrain, che risale a 15 anni fa, e attraverso la quale secondo l’accusa i due si sarebbero spartiti un "bottino" privato di 3,6 milioni di franchi, Vincenz ha ammesso di non aver agito di nascosto e "per inesperienza".
In tutti gli altri casi, il 65enne, ha sostenuto che non aveva più una partecipazione al momento delle acquisizioni e che i soldi ricevuti erano prestiti concessigli da Stocker, come ad esempio i 2,9 milioni di franchi da lui utilizzati per acquistare una casa a Morcote, ora in vendita. "Non sento di aver fatto nulla di criminale", ha detto Pierin Vincenz rispondendo a una domanda del giudice.
In mattinata l’avvocato Lorenz Erni, difensore di Vincenz, aveva chiesto di sospendere il processo fino a quando un coimputato risultato positivo al Covid potrà essere ascoltato. La sua deposizione è stata posticipata dal tribunale al 9 febbraio. I giudici hanno poi messo in agenda quattro giorni supplementari, in marzo.
Anche il legale del consulente finanziario ed ex Ceo di Aduno Beat Stocker (61 anni) ha chiesto un rinvio, affermando che il suo assistito non ha avuto la possibilità di consultare i voluminosi atti del processo, ma soltanto una parte di essi selezionati dal Ministero pubblico.
Dopo una camera di consiglio di quattro ore, il Tribunale ha però respinto le cosiddette questioni pregiudiziali previste dal Codice di procedura penale.
Pierin Vincenz e Beat Stocker hanno passato 106 giorni in detenzione preventiva fra marzo e giugno del 2018. Devono rispondere di truffa per mestiere, appropriazione indebita, falsità in documenti, amministrazione infedele e corruzione passiva.
Per loro, il Ministero pubblico ha intenzione di chiedere una condanna a sei anni da scontare. Secondo l’accusa, Pierin Vincenz avrebbe intascato illecitamente 9 milioni di franchi e Stocker 16 milioni attraverso partecipazioni non dichiarate agli altri dirigenti in società poi rilevate da Raiffeisen e Aduno.