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La perdita dell’udito può non essere permanente
Il termine sordità, ossia perdita dell’udito, significa che l’interessato non è in grado di sentire da un orecchio o, nella maggior parte dei casi, da entrambi. Una sordità congenita o precoce rappresenta un grosso fastidio per il paziente. Tuttavia in alcune circostanze esiste la possibilità di un recupero parziale.
Che cos’è la perdita dell’udito?
Gli accertamenti sull’abbassamento dell’udito vengono condotti misurando quali frequenze acustiche percepisce l’interessato e fino a che livello di volume. In caso di bassa banda di frequenza (125 – 250 Hz) sussiste una perdita d’udito di almeno 60 dB e in caso diverso una perdita di almeno 100 dB e si parla, secondo parere medico, di sordità totale. Se il paziente soffre di perdita d’udito tra gli 85 dB e i 100 dB esiste ancora la possibilità di un minimo di capacità uditiva residua. I rumori singoli e acuti vengono ancora percepiti mentre non è più possibile una normale interazione con le persone. Poiché i non udenti non possono sentire il loro interlocutore è molto difficile per loro, se non impossibile, apprendere la lingua parlata.
Quali sono le cause della perdita dell’udito?
Circa il 15% dei non udenti nasce già con questo deficit fisico (prenatale), la restante parte subisce la perdita delle capacità uditive nel corso della vita (postnatale). In questo caso è necessario distinguere se la sordità si sia manifestata prima dello sviluppo linguistico (sordità prelinguale) o dopo l’apprendimento della lingua (sordità post linguale). Tutte le forme di sordità possono avere differenti cause.
Sordità prenatale
Una sordità sviluppata già prima della nascita può dipendere da due fattori. Da un lato potrebbe essere determinata da fattori ereditari. In questo caso una o più parti delle orecchie non si sono del tutto formate e dunque il paziente non ha possibilità di udire. In casi del genere vengono coinvolti anche altri nervi sensoriali, come ad esempio gli occhi, che non si formano in maniera completa. Negli altri casi la perdita di udito può essere ricondotta a danni tossici o infezioni. I danni tossici possono insorgere, ad esempio, a causa delle proprietà dannose di sostanze contenute nei medicinali, o del consumo di nicotina o alcool da parte della madre durante la gravidanza. Raramente una perdita dell’udito congenita è anche conseguenza di una malattia metabolica.
Sordità perinatale e postnatale
Anche le complicazioni dovute al parto possono avere come conseguenza una perdita dell’udito. Vengono interessati da questo fenomeno, ad esempio, i nati prematuri, ma anche un blocco respiratorio con mancanza d’ossigeno subito dopo la nascita può provocare una perdita dell’udito. Possono inoltre essere responsabili di una perdita d’udito, infezioni come orecchioni, morbillo o un’otite media cronica, ma anche malattie cerebrali o danni tossici derivanti da medicinali.
Com’è possibile prevenire una perdita dell’udito?
Una prevenzione contro la perdita d’udito condizionata da fattori ereditari non è possibile. Tuttavia la probabilità di una malattia prenatale o di complicazioni alla nascita che possano provocare una perdita dell’udito è bassa. Le donne in gravidanza possono adottare degli accorgimenti preventivi per scongiurare il rischio di compromissione dell’udito nel bambino. Sarebbe opportuno che esse rinunciassero all’alcool e al fumo, evitassero medicine ototossiche e si vaccinassero contro le infezioni (ad esempio Sifilide o Rosolia).
Inoltre, anche se si dispone di un udito perfetto, è consigliabile sempre rivolgersi a uno specialista all’insorgere di una perdita d’udito o di una sordità momentanea. Il medico vi aiuterà a chiarire l’origine del problema e vi consiglierà sui possibili metodi terapeutici. Una diagnosi e un trattamento del problema acustico quanto più rapidi possibili sono fondamentali, al fine di poter evitare le gravi conseguenze di una malattia acuta.
Cosa si può fare contro la perdita dell’udito?
In molti casi in presenza di una sordità totale, non è possibile la guarigione, soprattutto quando il nervo acustico non è intatto. Se il paziente conserva un minimo di percezione uditiva, un apparecchio acustico può contribuire a migliorare parzialmente le facoltà uditive. Contrariamente ai vecchi modelli, che in genere erano in sostanza potenziatori dell’udito, gli apparecchi moderni sono perfettamente in grado di amplificare solamente i suoni. Essi riescono a filtrare e isolare i rumori di fondo e le interferenze, così da rendere più chiari e comprensibili i suoni importanti – come ad esempio i discorsi degli interlocutori. In presenza di un danno dell’udito più grave, un apparecchio acustico non sarà purtroppo in grado di apportare un miglioramento.
Se il nervo acustico di un non udente è ancora intatto, l’innesto di una protesi intrauricolare (Impianto cocleare) può essere utile a ripristinare parzialmente le facoltà percettive. Il suono viene tramutato in impulsi elettrici che stimolano direttamente il nervo acustico, che “sente” così i segnali acustici. Se viene intrapreso un trattamento tempestivo e sussistono le dovute condizioni è possibile, attraverso un impianto cocleare, consentire l’ascolto e con esso lo sviluppo del linguaggio, anche ai bambini sordi dalla nascita:
- Il nervo acustico deve essere intatto.
- Deve sussistere la coclea.
- Il bambino non deve essere affetto da malattie.
- Il bambino deve essere desideroso di imparare.
Nessun successo senza un buon allenamento acustico
Non importa se viene adoperato un apparecchio acustico o un impianto intrauricolare per combattere la perdita dell’udito, un reale miglioramento potrà essere raggiunto solo attraverso un allenamento attivo. Spesso i pazienti devono anche imparare nuovamente o per la prima volta la lingua. Sia l’esercizio acustico che quello linguistico, sono fondamentali per utilizzare al meglio il “nuovo” udito.