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Il motivo? Un azzeramento delle obbligazioni di Credit Suisse costato all'entità della Migros 100 milioni di franchi
ZURIGO - Figura anche la cassa pensioni della Migros tra coloro che stanno trascinando in tribunale la Confederazione sulla scia delle perdite subite per Credit Suisse (CS), in seguito all'azzeramento delle obbligazioni AT1 della banca operato dalla Finma nell'ambito della fusione forzata con UBS orchestrata dal Consiglio federale.
Perdita da 100 milioni - L'entità della Migros - che ha perso 100 milioni di franchi sui titoli in questione - fa parte di un gruppo di creditori rappresentati da Quinn Emanuel Urquhart & Sullivan, studio legale californiano che impiega 800 avvocati in tutto il mondo. Da solo questo ufficio tutela gli interessi di detentori di obbligazioni CS AT1 per 4,5 miliardi di franchi: oltre un quarto, quindi, della somma complessiva dei circa 16 miliardi di franchi cancellati su ordine dell'autorità di vigilanza elvetica dei mercati finanziari.
Contattato oggi dall'agenzia Awp, un portavoce della società americana sostiene che la decisione della Finma - impugnata presso il Tribunale amministrativo federale (TAF) di San Gallo - non sia stata legittima. Questo perché viola i principi costituzionali di parità di trattamento, buona fede e proporzionalità. I ricorrenti chiedono che la decisione di cancellare le loro obbligazioni sia annullata. In alternativa viene preteso un risarcimento per esproprio: questo perché a loro avviso l'ordine della Finma è contrario anche al diritto di proprietà.
Ipotizzabile, stando a persone vicine al dossier interpellate dall'Awp, è anche un altro approccio legale, che attesti il fatto che l'azzeramento delle obbligazioni non sarebbe stato necessario. Questo perché Credit Suisse avrebbe sempre rispettato i requisiti patrimoniali regolamentari: non sarebbe quindi stato imprescindibile far scattare quell'evento che trasforma gli AT1 in capitale proprio della banca. Inoltre, sempre stando a questa linea di pensiero, sarebbero state disponibili alternative più blande, come la sospensione del pagamento degli interessi sui titoli in questione, oppure un annullamento solo parziale del loro valore.
«Minata la fiducia nella sicurezza della piazza finanziaria svizzera» - «La decisione della Finma mina la fiducia internazionale nella sicurezza giuridica e nell'affidabilità della piazza finanziaria svizzera», afferma Thomas Werlen, partner svizzero dello studio legale, citato in un comunicato. «Correggere questa decisione non è quindi solo nell'interesse dei clienti dello studio: rafforza anche la posizione della Svizzera come importante sede del sistema finanziario globale».
«La presentazione della causa, martedì, è stato il primo passo di una serie di azioni che intraprenderemo per cercare di ottenere un risarcimento per i nostri clienti che sono stati illegalmente privati dei loro diritti di proprietà», dice da parte sua Richard East, partner dell'ufficio londinese della stessa società, a sua volta citato nella nota. Quinn Emanuel Urquhart & Sullivan non ha voluto però per il momento precisare a quali altre azioni faccia riferimento.
Altri contenziosi - Notizie di nuovi contenziosi giuridici relativi a Credit Suisse stanno fioccando a scadenza quasi giornaliera. Sono pendenti anche ricorsi presso il Dipartimento federale delle finanze (DFF) e pure negli Usa nonché a Singapore gli avvocati sembrano in procinto di portare la vicenda in tribunale.
Nel frattempo oggi a far discutere è anche una notizia della radio SRF, secondo la quale non esisterebbe un accordo scritto, firmato da entrambe le parti, concernente la garanzia di 9 miliardi concessa dalla Confederazione a UBS nell'ambito della prevista acquisizione di Credit Suisse. Ci sarebbe solo la firma della consigliera federale Karin Keller-Sutter (che ha agito su mandato dell'intero governo) nel contratto di garanzia di 100 milioni nei confronti della Banca nazionale svizzera (BNS). Per i 9 miliardi varrebbero solo intese orali, che fanno parte dell'accordo complessivo, ha riferito il DFF a SRF. Come si ricorderà però il parlamento ha respinto i relativi crediti di impegno per complessivi 109 miliardi, cosa che potrebbe far nascere una domanda: può il governo argomentare che il no delle camere federali sia solo simbolico, considerato che per 9 miliardi non ci sarebbe un contratto scritto?