Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01070.jsonl.gz/987

Il Consiglio medico-scientifico della Società svizzera SM e la Società Svizzera di Neurologia esaminano costantemente l’attuale situazione del coronavirus in Svizzera per le persone con SM. Su questo sito pubblicano aggiornamenti importanti basati su dati scientifici e sulle direttive dell’UFSP, in cui confluiscono anche le competenze specialistiche dei rappresentanti di tali organizzazioni presso le cliniche svizzere.
- Le persone con SM sono esposte a rischi maggiori con il Covid-19?
Il sistema immunitario non è indebolito a priori dalla sclerosi multipla. Le persone colpite presentano dunque lo stesso rischio di contrarre il coronavirus di chiunque altro:
in generale, le persone con SM senza particolari invalidità e che non si sottopongono a un’immunoterapia non sono esposte a rischi maggiori.
- Gruppi a rischio con la SM
In seguito a un’infezione da Covid-19, il rischio di decorso grave per le persone con SM aumenta con i seguenti fattori:
- età avanzata
- SM progressiva
- disabilità fisiche importanti secondo la scala EDSS (ad es. necessità di un ausilio per la deambulazione per percorrere 100 metri)
- terapia per il decorso della SM a base di immunosoppressori
- persone con SM sottoposte a trapianto autologo di cellule staminali
Solo per via della terapia a cui sono sottoposte, non rientrano nel gruppo a rischio le persone con SM trattate con i seguenti farmaci:
- interferone beta (Avonex®, Betaferon®, Rebif®, Plegridy®)
- glatiramer acetato (Copaxone®/Glatiramyl®)
- teriflunomide (Aubagio®)
- dimetilfumarato (Tecfidera®)
- diroximel fumarato (Vumerity™)
- Rischio di infezione da Covid-19 in relazione ai farmaci per la SM
I pazienti che assumono un preparato a base di interferone beta (Avonex®, Rebif®, Plegridy®, Betaferon®) o glatiramer acetato (Copaxone®, Glatiramyl®) non presentano un rischio incrementato di contrarre la malattia e/o di avere un decorso grave.
I dati attuali indicano che il trattamento con dimetilfumarato (Tecfidera®) e teriflunomide (Aubagio®) non determina un aumento del rischio di decorso grave del Covid-19, purché determinati valori ematici non siano bassi (soprattutto il numero di linfociti).
I risultati provvisori a disposizione suggeriscono che il trattamento con i cosiddetti modulatori dei recettori S1P (Gilenya®, Fingolimod-Mepha®, Zeposia®, Ponvory®) non comporti un aumento del rischio di un decorso grave dell’infezione da coronavirus.
Lo stesso vale anche per il trattamento con Natalizumab (Tysabri™).
Stando ai dati attualmente disponibili, il trattamento con alemtuzumab (Lemtrada®) o cladribina (Mavenclad®) non comporterebbe un rischio maggiore di avere un decorso grave del coronavirus. Tuttavia, ai pazienti con SM a cui vengono somministrati questi farmaci si raccomanda di attenersi con particolare attenzione alle raccomandazioni di sicurezza per proteggersi dalle infezioni. Il trattamento con questi farmaci segue iter fissi; eventuali modifiche del trattamento in casi particolari (ad es. la posticipazione dell’infusione) devono essere discusse con il neurologo.
Dai dati raccolti si evince un rischio leggermente superiore di decorso grave del coronavirus nelle persone con SM sottoposte a terapia con anticorpi anti-CD20, ossia l’ocrelizumab (Ocrevus®) e il rituximab (Mabthera®). Per le persone interessate, è quindi ancora più importante osservare le indicazioni ivi riportate sulle misure di protezione e discutere con il neurologo della prosecuzione del trattamento. Occorre inoltre considerare la possibile compresenza di più fattori di rischio (ad es. età, gravidanza, malattie pregresse - si veda sopra).
- Che cosa comporta un’eventuale infezione da Covid-19?
Per la maggior parte delle persone, la malattia da Covid-19 si manifesta in forma lieve. Tuttavia, in alcuni pazienti si evidenzia un decorso grave dell’infezione. Il trattamento mira ad alleviare i sintomi mentre il corpo combatte la malattia.
In relazione alla sintomatologia della SM, il modo in cui il vostro organismo affronta l’infezione (ad es. attraverso la febbre) può causare un temporaneo peggioramento dei sintomi della SM. Una volta che siete guariti dall’infezione, tale peggioramento dovrebbe risolversi.
È opportuno consultare il neurologo per discutere della prosecuzione della terapia per la SM.
- Il cortisone è indicato in caso di attacco di SM?
La terapia contro le recidive a base di cortisone ad alto dosaggio potrebbe temporaneamente aumentare il rischio di contrarre il coronavirus o aggravare il decorso dell’infezione. Occorre quindi valutare caso per caso quanto sia necessario il rimedio terapeutico contro le recidive.
In caso di comparsa di nuovi sintomi o peggioramento di quelli esistenti bisogna contattare immediatamente il proprio medico curante. La valutazione della recidiva e del trattamento deve essere eseguita possibilmente da un medico esperto di SM.
In circostanze particolari, nella terapia degli attacchi, in seguito a un trattamento cortisonico viene utilizzata una forma di lavaggio del sangue (plasmaferesi). Questo dovrebbe essere eseguito solo dopo aver consultato un centro SM specializzato.
La distinzione è d’obbligo: il cortisone viene utilizzato anche nella terapia del Covid-19, ma a dosaggi decisamente inferiori.
In relazione alla terapia delle ricadute è necessario rispettare le raccomandazioni in materia di igiene e comportamenti.
- Suggerimenti sulla vaccinazione per le persone con SM
Le persone con SM dovrebbero farsi vaccinare per ridurre il rischio di decorso grave del Covid-19 e quello di un aumento dell’attività della SM dovuto a un’infezione da Covid-19.
- Vaccinazione e trattamento del decorso della SM
In generale, non è prevista un’interruzione della terapia della SM per via della vaccinazione. Di solito, non è consigliabile nemmeno un cambio di terapia.
Tuttavia, occorre decidere il momento della vaccinazione insieme al neurologo.
- Immunosoppressione legata alle terapie sul decorso della SM: panoramica
In relazione alla vaccinazione contro il Covid-19, sono da considerarsi immunosoppresse in prima linea le persone con SM sottoposte alle seguenti terapie che agiscono sul decorso della malattia:
Modulatori dei recettori della sfingosina 1-fosfato (S1P):
- fingolimod (Gilenya®, Fingolimod-Mepha®)
- ozanimod (Zeposia®)
- ponesimod (Ponvory®)
- siponimod (Mayzent®)
Farmaci deplettivi delle cellule B/ farmaci anti-CD20
- ocrelizumab (Ocrevus®)
- ofatumumab (Kesimpta®)
- rituximab (MabThera®)
Tali terapie possono ridurre l’effetto protettivo della vaccinazione contro il Covid-19.
- Nessun aumento del rischio di attacchi dopo la vaccinazione contro il Covid-19
I sintomi simil-influenzali dopo la vaccinazione possono peggiorare temporaneamente i precedenti sintomi della SM, come nel caso di un’infezione. Questi effetti sono tuttavia di breve durata e svaniscono da soli.
A fronte dei milioni di vaccini contro il Covid-19 somministrati, non è stato riscontrato alcun aumento delle recidive.
Due studi scientifici hanno dimostrato che dopo la vaccinazione contro il Covid-19 il rischio di attacchi non aumenta:
uno studio italiano ha preso in esame 324 persone con SM a cui era stato somministrato il vaccino a mRNA Pfizer/BioNTech, confrontando la frequenza degli attacchi nei due mesi precedenti e nei due mesi successivi alla vaccinazione. 6 pazienti su 324 (1,9%) avevano avuto un attacco nei due mesi prima della vaccinazione e 7 pazienti su 324 (2,2%) ne hanno avuto uno nei due mesi successivi alla vaccinazione. Questa differenza non è significativa dal punto di vista statistico e viene ritenuta casuale.
Uno studio israeliano ha preso in esame oltre 500 persone con SM, a loro volta vaccinate con Pfizer/BioNTech. Il tasso degli attacchi dopo la vaccinazione (su 388 persone, il 2,1% ha avuto un attacco dopo la prima dose e l’1,6% su un totale di 306 persone ne ha avuto uno dopo la seconda dose) è stato confrontato con i tassi degli attacchi nei periodi equivalenti del 2017, 2018, 2019 e 2020, che si collocano in un intervallo comparabile presentando valori pari al 2,7%, 2,9%, 2,6% e 2,3%.
- I vaccini contro il Covid-19 in Svizzera
Vaccini a mRNA di Pfizer/BioNtech e Moderna
I vaccini a mRNA di Pfizer/BioNTech (Cominarty®) e Moderna (Spikevax®) autorizzati in Svizzera riducono del 94% il rischio di contrarre il Covid-19.
Vaccino vettoriale di Johnson & Johnson (Janssen)
Il vaccino vettoriale di Johnson & Johnson (Janssen) autorizzato in Svizzera abbassa del 67% il rischio di contrarre il Covid-19 ed è in grado di ridurre i decorsi gravi fino quasi all’85%.
Lo studio che ha esaminato il vaccino Johnson & Johnson è stato condotto in un momento in cui vi erano già in circolazione diverse varianti del coronavirus. L’efficacia del vaccino potrebbe pertanto risultare limitata per via di queste nuove varianti.
Vaccini a confronto
Uno studio del Registro italiano SM mostra che la vaccinazione con Moderna generava, senza eccezioni, valori anticorpali più alti rispetto a quella effettuata con il vaccino Pfizer/BioNtech.
Questo dato è stato confermato da uno studio di efficacia condotto negli USA sulla popolazione generale, il quale dimostra che, rispetto ai vaccini Pfizer/BioNTech e Johnson & Johnson, il vaccino Moderna ha un’efficacia maggiore.
- Possibili effetti collaterali dei vaccini contro il Covid-19
Nel complesso, i vaccini dimostrano un buon profilo di sicurezza.
Gli effetti collaterali tipici includono: dolore nel punto di iniezione, stanchezza e mal di testa. Solo il tasso di reazioni allergiche, pari a 1 su 100’000, si attesta al di sopra di quello di 1 su 1’000’000 di altri vaccini.
I sintomi simil-influenzali, come l’aumento della temperatura corporea, possono peggiorare temporaneamente i sintomi della SM già presenti. In questo caso non si tratta tuttavia di un attacco di SM; in altre parole, non si verifica una nuova infiammazione nel sistema nervoso centrale, bensì un peggioramento o la ricomparsa di sintomi precedenti.
La conducibilità delle vie nervose precedentemente danneggiate si riduce per via dell’aumento della temperatura corporea e questo può portare alla ricomparsa di sintomi. Non si rende necessario un trattamento a base di cortisone, come avverrebbe nel caso di un attacco di SM. I sintomi svaniscono da soli.
- Schema di vaccinazione
Per le persone con SM non sottoposte a una terapia immunosoppressiva si applica lo schema di vaccinazione previsto per il resto della popolazione.
Per le persone con SM sottoposte a terapia immunosoppressiva, oltre alla terza dose si consiglia anche di effettuare una vaccinazione di richiamo (booster) ad almeno 4 mesi di distanza dalla terza dose.
Occorre concordare il momento della vaccinazione con il proprio neurologo.
- Rischio di infezione post vaccinale
È possibile che una persona vaccinata si infetti e trasmetta addirittura il virus agli altri; tuttavia, tali rischi vengono ridotti dalla vaccinazione.
Il rischio di infezione post vaccinale dipende da diversi fattori:
- vaccino somministrato (rischio minore con i vaccini a mRNA)
- tempo trascorso dalla vaccinazione (rischio maggiore a distanza di più tempo)
- variante del virus (rischio maggiore per la variante Delta)
- fattori individuali della persona vaccinata (età, trattamenti con immunosoppressori, patologie collaterali)
La terza dose di vaccino riduce il rischio di infezioni post vaccinali con la variante Omicron.
- Test degli anticorpi
Quattro settimane dopo la terza dose o il vaccino di richiamo è opportuno verificare il livello degli anticorpi.
I risultati del test di rilevazione degli anticorpi vengono interpretati dal medico specialista, che vi consiglierà come procedere.
Per le persone con grave immunosoppressione, la Confederazione copre i costi per l’analisi degli anticorpi del Sars-Cov-2, da effettuarsi 4 settimane dopo la vaccinazione.
- Trattamento del Covid-19 con anticorpi
Se assumete dei farmaci immunosoppressivi per la SM e presentate sintomi del Covid-19, effettuate immediatamente un test!
Se siete positivi bisogna che contattiate subito il centro ospedaliero più vicino per valutare l’eventuale somministrazione di anticorpi specifici per il coronavirus.
Si consiglia una somministrazione preventiva di tixagevimab/cilgavimab (Evusheld) alle persone che non hanno sviluppato una protezione sufficiente attraverso il vaccino e sono sottoposte a una terapia immunosoppressiva di deplezione delle cellule B. Al momento, tale terapia è offerta esclusivamente nei centri ospedalieri.
- Rispetto delle norme igieniche e di comportamento
La vaccinazione contro il Covid-19 evita decorsi gravi dell’infezione. Tuttavia, è possibile contrarre il coronavirus anche se si è vaccinati.
Pertanto, continua a essere opportuno indossare la mascherina sui trasporti pubblici nonché nei negozi e rispettare le misure igieniche e le regole di distanziamento al fine di proteggere sé stessi e gli altri, indipendentemente dal proprio stato vaccinale.
Per qualsiasi domanda di natura medica rivolgetevi al vostro neurologo curante, che discuterà insieme a voi come procedere.
La Società SM valuta eventuali aiuti finanziari per chi necessita di assistenza per recarsi dal medico o in ospedale.
Dichiarazione di non responsabilità
Questa presa di posizione è formulata sulla base delle attuali conoscenze scientifiche e del consenso medico del Consiglio medico-scientifico della Società svizzera SM e della Società Svizzera di Neurologia al giorno della sua pubblicazione. Non contiene istruzioni vincolanti da parte del Consiglio medico-scientifico, della Società SM o della Società Svizzera di Neurologia. La presa di posizione viene adeguata regolarmente ai nuovi sviluppi, ad es. in caso di approvazione di nuovi vaccini o di nuove scoperte scientifiche ed è valida fino alla pubblicazione di una versione successiva. In caso di dubbi, vi invitiamo a rivolgervi al vostro neurologo curante per una consulenza più approfondita.