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Continuare a fumare dopo aver ricevuto la diagnosi di sclerosi multipla significa correre un maggiore rischio, rispetto ai non fumatori, di rendere più vicino nel tempo il passaggio da episodi sporadici e irregolari a crisi frequenti, gravi (cioè alla fase chiamata secondaria). Si sapeva da tempo che il fumo è un fattore di rischio per la sclerosi multipla, ma finora non era mai stato dimostrato ciò che hanno pubblicato i neurologi del Karolinska Institutet di Stoccolma (Svezia) sulla rivista JAMA Neurology, e cioè che non smettere significa avere una malattia che progredisce prima, e che è più grave.
I ricercatori sono giunti a questa conclusione dopo avere analizzato la storia clinica e le abitudini di oltre 700 malati di sclerosi multipla (200 dei quali passati dalla forma iniziale a quella secondaria) e di oltre mille persone di controllo sane. "Separando" chi aveva smesso di fumare da chi aveva continuato, e introducendo vari fattori correttivi, il risultato è stato che ogni anno di tabagismo in più corrisponde a un’accelerazione del passaggio di fase della malattia del 4,7%, e che l’età media di tale conversione è passata - nel gruppo tenuto sotto controllo - da 56 a 48 anni.
Il dato costituisce un argomento in più per invitare i malati a smettere subito di fumare, e attribuisce al fumo un ruolo ancora più importante rispetto a quanto ipotizzato finora.
A.C.
Data ultimo aggiornamento: 10 settembre 2015