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F.3.2 Obbligo d’assistenza tra coniugi
Marito e moglie contribuiscono, ognuno secondo le proprie possibilità, al mantenimento decoroso della famiglia (art . 163 e segg. CCS).
Nel caso di persone assistite con un diritto ad un contributo alimentare dopo il divorzio, la pretesa al contributo di mantenimento passa di diritto alla collettività pubblica che sostiene la persona assistita (art. 131 cpv. 3 CCS).
Durante il matrimonio, l’organo di sostegno sociale che fornisce le prestazioni può esigere l’esercizio o la cessione del diritto al mantenimento. In caso di cessione, il diritto dovrebbe già essere oggetto di un titolo costitutivo.
Un beneficiario del sostegno sociale che rinuncia ad un contributo alimentare da parte dell’ex-coniuge, sebbene questi sia in grado di versare l’importo dovuto, si vedrà decurtare tale importo dal calcolo del suo budget. Secondo il principio della sussidiarietà, non si può parlare per tale importo di stato di necessità.
I contributi alimentari possono essere dedotti dal calcolo del fabbisogno scoperto, solo se il beneficiario «rinunciatario» sia stato preventivamente informato, avvertito delle conseguenze dettate della sua decisione e abbia avuto tempo sufficiente per far valere i suoi diritti. Tale principio deve cadere qualora il beneficiario possa dimostrare credibilmente l’impossibilità di poter ricevere contributi da parte del suo ex-coniuge.
I costi supplementari dovuti al fatto che le persone coniugate vivono separatamente vanno computati solo quando la separazione fisica è avvenuta tramite le vie giudiziarie o quando è motivata da altre ragioni importanti, come, per esempio, la situazione professionale, oppure una coabitazione divenuta impossibile. In tali casi e in assenza di una convenzione legale sui contributi alimentari, si può chiedere al beneficiario del sostegno sociale di chiedere che entro 30 giorni questo contributo sia fissato dalle autorità giudiziarie.