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20.05.2011 - Articolo
Rapporto dell'UNESCO del 2011: La crisi nascosta - i conflitti armati e l’educazione
Tavola rotonda sul Gli effetti dei conflitti armati sull'educazione sono ampiamente trascurati. Si tratta di una crisi nascosta che rafforza la povertà e frena lo sviluppo dei Paesi. Il rapporto mondiale 2011 sui progressi fatti nel quadro del programma «Educazione per tutti», pubblicato dall'UNESCO, identifica quattro insufficienze importanti nell'ambito della cooperazione e propone misure volte a combatterle. Una tavola rotonda di esperti, organizzata dalla DSC il 20 maggio a Berna, presenta il rapporto e lancia il dibattito in Svizzera.
Si stima che circa 28 milioni di bambini sono privati dell'educazione a causa di conflitti armati che li espongono in particolare a stupri, violenze sessuali e attacchi mirati contro le loro scuole e i loro insegnanti. Questa situazione compromette il raggiungimento dei sei obiettivi del rapporto che nel 2000 la comunità internazionale si era impegnata a realizzare entro il 2015, malgrado gli innegabili progressi ottenuti in generale.
Secondo il rapporto dell'UNESCO, i conflitti armati accentuano le disparità, ma anche lo sconforto e il rancore tra le popolazioni interessate. Inoltre, i fondi pubblici originariamente stanziati per l'educazione sono impiegati per le spese militari che vanno inoltre a corrodere le risorse dell'aiuto, visto che l'educazione costituisce solo il 2 per cento dell'aiuto umanitario.
Una Commissione internazionale sullo stupro
Intitolato «La crisi nascosta: i conflitti armati e l’educazione», il rapporto propone quattro cambiamenti. Per far fronte alle insufficienze della protezione, chiede la creazione di una commissione internazionale sullo stupro e le violenze sessuali, a cui la Corte penale internazionale potrebbe apportare il suo contributo. Considerato che il ruolo dell'educazione è trascurato nel quadro delle urgenze dovute ai conflitti, il rapporto propone di aumentare il finanziamento dei fondi umanitari.
Nell'ambito della ricostruzione, occorrerebbe superare la divisione tra aiuto umanitario e aiuto a lungo termine, e quindi prevedere un volume più importante di aiuto allo sviluppo per mezzo di «fondi nazionali congiunti». Infine, il rapporto stima che il potenziale dell'educazione a favore della pace non è sufficientemente utilizzato: le suole dovrebbero essere luoghi in cui si insegna la tolleranza, il rispetto reciproco e la capacità di vivere in pace con gli altri.
Avvio del dibattito in Svizzera
In collaborazione con la Rete svizzera educazione e cooperazione internazionale (RECI) e l'Ufficio internazionale di educazione (BIE), la Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) organizza una tavola rotonda di esperti il 20 maggio a Berna, durante la quale il rapporto, che beneficia di un contributo finanziario della DSC, è presentato e discusso. La discussione è aperta al pubblico.