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Nel 2018, oltre 820 milioni di persone non mangiavano abbastanza a causa del cambiamento climatico, dell'impoverimento dei terreni e della scarsità di acqua.
Per contrastare simili fenomeni, all'origine anche del fenomeno migratorio, il Consiglio federale ha stanziato oggi 33,1 milioni di franchi quale contributo al Gruppo consultivo per la ricerca agricola internazionale (CGIAR) per il periodo 2020-2021.
La Svizzera è coinvolta direttamente in queste problematiche , stando a una nota odierna del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE), giacché importa il 52% dei generi alimentari che consuma, tra cui banane o caffè che provengono da Paesi in via di sviluppo.
Per cercare di dare una risposta efficace a questa situazione, la Confederazione investe nella ricerca agronomica e, per sostenere la sicurezza alimentare e raggiungere l'obiettivo globale dell'eliminazione della povertà e della fame entro il 2030 -come vuole l'Agenda 2030 -, partecipa anche al Gruppo consultivo per la ricerca agricola internazionale (CGIAR), un'associazione internazionale di centri di ricerca agronomica attiva in oltre 80 Paesi.
La collaborazione con il CGIAR - nel cui consiglio di amministrazione è rappresentata anche la Svizzera - si traduce in numerosi progetti portati avanti con la collaborazione di vari istituti scientifici svizzeri, ciò che permette di dare nuovi impulsi alla ricerca agricola.
La Confederazione s'impegna affinché le ricerche del CGIAR si concentrino su metodi in grado di rafforzare la produzione agricola mediante sistemi di colture diversificate nel rispetto dell'ambiente e capaci di offrire condizioni di vita dignitose ai contadini, un fattore importante quest'ultimo per il contrasto alla migrazione irregolare e forzata.
Ricercatori del Politecnico federale di Zurigo e del CGIAR lavorano, per esempio, a un sistema di economia circolare tra città e campagna, mediante il quale agricoltrici e agricoltori potranno accedere a fertilizzanti organici prodotti dai rifiuti urbani, che permetteranno non solo di incrementare la produzione alimentare destinata agli abitanti delle città, ma anche di risolvere in parte i problemi di smaltimento delle acque reflue.