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Il 6 ottobre 1938 il Gran Consiglio del Fascismo vota la Dichiarazione sulla razza.
Un aspetto interessante di questa dichiarazione è l’appartenenza alla razza ebraica:
Il Gran Consiglio del Fascismo, circa l’appartenenza o meno alla razza ebraica, stabilisce quanto segue:
- è di razza ebraica colui che nasce da genitori entrambi ebrei;
- è considerato di razza ebraica colui che nasce da padre ebreo e da madre di nazionalità straniera;
- è considerato di razza ebraica colui che, pur essendo nato da un matrimonio misto, professa la religione ebraica;
- non è considerato di razza ebraica colui che è nato da un matrimonio misto, qualora professi altra religione all’infuori della ebraica, alla data del 1° ottobre XVI.
La definizione fa acqua da tutte le parti: il figlio di padre ebreo e madre tedesca è ebreo, mentre il figlio di padre ebreo e madre italiana no, purché si sia ricordato di andare a messa il 1º ottobre. Non è chiaro cosa sia il figlio di madre ebrea e padre tedesco.
Sarà vero che, come recita il primo punto del Manifesto della razza, «le razze umane esistono», però si tratta di una esistenza decisamente curiosa, se basta una messa per cambiare le cose.
Conviene ricordare anche queste curiose torsioni logiche, perché una logica così bizantina, che oggi può quasi far sorridere, è stata alla base di orrori indicibili.