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16 febbraio 2001 - Un datore di lavoro può esigere che i suoi apprendisti si sottopongano a un test antidroga solo a determinate condizioni. Se non vi è un grave rischio per la sicurezza o se l'interessato non vi acconsente liberamente, non è consentito in nessun caso effettuare un test antidroga. A tale proposito, l'Incaricato federale per la protezione dei dati (IFPD) farà pervenire alle imprese responsabili una nuova raccomandazione.
Le droghe possono minacciare la sicurezza sul lavoro, ridurre il rendimento, influenzare negativamente l'ambiente di lavoro e causare costi sproporzionati. Per tutti questi motivi, alcuni datori di lavoro ricorrono a test antidroga. Tale misura costituisce tuttavia un'ingerenza eccessiva nella sfera privata dell'interessato ed è dunque consentita solo a determinate condizioni.
Un gruppo di lavoro costituito dall'IFPD, dall'Istituto svizzero di prevenzione dell'alcolismo e altre tossicomanie, dal Segretariato di Stato dell'economia, dall'Ufficio federale della sanità pubblica e dall'Ufficio federale di giustizia ha pubblicato un rapporto che descrive in quali circostanze sono consentiti la prevenzione e il rilevamento del consumo di droga.
Per poter eseguire un test antidroga generale durante il periodo di tirocinio, devono essere adempiute nel contempo due condizioni:
- Grave rischio per la sicurezza: se vi è un rischio reale che minaccia la vita degli altri impiegati o di estranei, il datore di lavoro ha il diritto di ordinare un test antidroga preventivo. Ciò avviene, per esempio, nell'ambito del trasporto aereo o ferroviario. Questi test devono essere stabiliti nel contratto e possono avvenire solo a titolo di sondaggio.
- Consenso dell'apprendista: per ogni test deve esserci un consenso scritto. Un consenso generale nel contratto di tirocinio non è sufficiente. Inoltre, all'apprendista deve essere spiegato lo scopo e le eventuali conseguenze di tale test. Nessuno può essere costretto a effettuare il test. Un rifiuto comporta tuttavia le conseguenze stabilite nel contratto.
Il datore di lavoro non può appellarsi al suo dovere di tutelare la salute dei suoi impiegati. Questa disposizione si riferisce solo all'ambiente di lavoro e non al comportamento degli impiegati. Neanche l'obbligo di custodia del datore di lavoro nei confronti dei suoi apprendisti giustifica un test antidroga, che avrebbe un effetto repressivo e non costituirebbe una soluzione globale alla problematica della droga. Inoltre, i test antidroga non sono totalmente affidabili e possono trarre in inganno.
Il rapporto del gruppo di lavoro conferma la posizione dell'IFPD. Esso farà pervenire alle imprese responsabili una nuova raccomandazione nella quale la esorta ad adeguare le sue pratiche alle disposizioni legali. Nel caso in cui tale raccomandazione non dovesse essere applicata, l'IFPD si rivolgerà alla Commissione federale della protezione dei dati.