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Il Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura esamina oggi e domani a Ginevra il rapporto della Santa Sede sul rispetto della Convenzione internazionale del 1984 contro la tortura e altri trattamenti o pene crudeli, inumani o degradanti.
Si tratta della primo rapporto della Santa Sede che ha aderito al Trattato il 22 giugno 2002 a nome della Città del Vaticano. I dieci esperti indipendenti del Comitato sono incaricati di valutare periodicamete il rispetto della Convenzione internazionale contro la tortura da parte di tutti i 155 Stati aderenti.
Associazioni delle vittime di atti di pedofilia da parte di preti nel mondo vogliono introdurre nell'esame del rapporto della Santa Sede anche il tema degli abusi sessuali, ma per il Vaticano si tratta di un'iniziativa "ideologica", "strumentale" e "forzata".
Oltre a quello della Santa Sede, nel corso dell'attuale sessione (28 aprile- 23 maggio) gli esperti esaminano i rapporti di Uruguay, Thailandia, Sierra Leone, Guinea, Montenegro, Cipro, e Lituania. Il Comitato pubblicherà le sue osservazioni conclusive il 23 maggio.
Santa Sede non è tutta chiesa
La Santa Sede "considera la Convenzione contro la tortura" uno strumento "valido" per "combattere atti che costituiscono una grave offesa alla dignità umana". Lo ha detto mons. Silvano Maria Tomasi intervenendo a Ginevra.
Tomasi ha messo in guardia da interpretazioni sbagliate sul raggio d'azione di questo strumento. Poi l'osservatore permanente della Santa Sede all'Onu di Ginevra ha evidenziato che la Convenzione si applica allo Stato della Città del Vaticano, quindi le affermazioni che identificano la Santa Sede con la Chiesa sono "fuorvianti".
Va sottolineato, ha detto il presule, che la Santa Sede "non ha giurisdizione" su "ogni membro della Chiesa cattolica". E dunque "le persone che vivono in un particolare Paese sono sottoposte alla giurisdizione delle legittime autorità di quel Paese".
Il Vaticano inoltre ha risposto a quanti intendono inserire in questo dibattito la questione degli abusi sessuali sui minori. Per mons. Tomasi infatti "l'introduzione di altri temi di cui la Convenzione non tratta" riduce "l'obiettivo originale della Convenzione" e "mette a rischio le situazioni di coloro che sono abusati e torturati". Di qui il pericolo, ha rilevato il rappresentante del Vaticano, che il lavoro del Comitato non solo sia "inefficace, ma perfino controproducente".
SDA-ATS