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Mini svolta al Consiglio degli Stati per gli accordi internazionali sulla protezione delle Alpi. Una ratifica futura è possibile.
Diversamente da Germania e Austria, la Svizzera tentenna con l'applicazione della Convenzione delle Alpi.
Si è trattato di un test importante. Martedì mattina il Consiglio degli Stati, come prima camera, ha dibattuto a lungo sulla ratifica della Convenzione delle Alpi. Il risultato ha sorpreso: 20 senatori contro 18 hanno accettato l'entrata in materia, smentendo la commissione, contraria ad una ratifica.
«Sarebbe la fine della democrazia diretta in Svizzera», ha affermato con poco successo il convinto oppositore degli accordi, l'appenzellese Carlo Schmid. Anche le raccomandazioni di economiesuisse, l'associazione del padronato, non hanno attecchito.
La Convenzione è stata firmata dalla Svizzera nel 1998, ma per la sua attuazione è necessaria anche la ratifica del Parlamento dei nove Protocolli d'applicazione. Con il no del Consiglio degli Stati, sarà dunque ancora la commissione responsabile a chinarsi su ogni singolo testo aggiuntivo.
Un'esigenza comune
La Convenzione propone una regolamentazione programmatica sullo sviluppo dell'arco alpino, come spazio vitale, oltre i confini nazionali. Il crescente sfruttamento del territorio alpino da parte dell'uomo, se incontrollato, può minacciare le sue funzioni ecologiche. Il nuovo spirito nato da questa conoscenza ha portato gli otto paesi dell'arco alpino al tavolo delle trattative.
Seguendo il principio dello sviluppo sostenibile, i firmatari riconoscono che solamente armonizzando gli interessi economici con le esigenze ecologiche si possono prevenire danni ed evitare degli sviluppi controproducenti. I rischi prodotti da uno sviluppo in disaccordo con le necessità ambientali, provocherebbero costi insostenibili.
In base a queste considerazioni, i ministri degli otto paesi, riuniti a Berchtesgaden nel 1989, hanno deciso di stipulare la Convenzione per la protezione delle Alpi. La prima firma del testo è avvenuta il 7 novembre del 1991.
I contenuti degli accordi
I nove protocolli si occupano di pianificazione territoriale, agricoltura, protezione della natura e del paesaggio, foreste, turismo, difesa del suolo, produzione energetica e trasporti.
Particolarmente contestato è l'ultimo dossier che prevede una composizione arbitrale delle controversie. Nelle prese di posizione al Consiglio degli Stati si è notata la paura di un'imposizione dall'estero di soluzione non confacenti alla situazione elvetica.
I nove protocolli sono stati firmati in un primo tempo dal Consiglio federale; ora spetta alle Camere federali dare l'avallo definitivo. Il risultato della prima camera rispecchia però uno scetticismo diffuso nel paese.
Opposizione consolidata
Se da una parte i governi di alcuni cantoni, fra cui Grigioni e Ticino, hanno confermato la loro disponibilità a firmare i protocolli, l'ostilità rimane accesa. In Parlamento, luogo deputato alla decisione finale, il fronte del sì convinto si limita agli ambienti rosso verdi.
Questa posizione ha anche portato una prima sconfitta per la Svizzera che aveva proposto la candidatura di Lugano, come sede della Convenzione. Alla conferenza di Bolzano dell'autunno 2002, la candidatura elvetica non ha avuto successo. Troppo forte ancora l'opposizione nelle vallate delle Alpi svizzere per poter diventare il centro di coordinazione di un nuovo sviluppo.
Nel dibattito il senatore Dick Marty ha tenuto a sottolineare che «abbiamo una responsabilità particolare nei confronti di ciò che rappresenta una ricchezza essenziale per il nostro paese». Per questo, dopo la rilettura della commissione, sono in molti ad auspicare una ratifica di alcuni protocolli della Convenzione.
swissinfo, Rolando Stocker e Daniele Papacella
In breve
La Convenzione delle Alpi è un trattato internazionale tra otto Paesi alpini (Germania, Francia, Italia, Liechtenstein, il Principato di Monaco, Austria, Svizzera, Slovenia) e l'UE, per la protezione dell'ecosistema particolarmente sensibile e vulnerabnile dello spazio alpino e per un suo sfruttamento sostenibile.
La Convenzione fissa i principi di base del trattato, mentre le misure concrete sono incluse nei Protocolli d'applicazione: questi ultimi riguardano le foreste montane, l'agricoltura di montagna, la difesa del suolo, l'energia, la protezione della natura e del paesaggio, la pianificazione del territorio e lo svilupopo sostenibile, il turismo e i trasporti.
Infine esiste un Protocollo che regola la composizioni delle controversie.