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Diritti politici e criteri d'esclusione – retrospettiva
La concessione dei diritti politici è vincolata a vari criteri. Storicamente è inoltre associata allo statuto di cittadino. Da un rapido scorcio storico emerge come nel corso degli anni questi criteri siano stati mano a mano adeguati e, soprattutto in seguito all'emergenza degli Stati democratici, i diritti politici siano stati viepiù estesi a ampie fette della popolazione.
Esclusività e integrazione
La storia della cittadinanza è impregnata dall'idea di una partecipazione esclusiva, da un lato, e dalla nozione di integrazione sociale, dall'altro. Il sesso, la religione, la proprietà, l'età, la nazionalità e il domicilio sono i criteri invocati per escludere determinate persone dalla cittadinanza o dai diritti politici. Alcuni di questi criteri sono applicati ancora oggi.
Col tempo la concezione di chi possa essere cittadino e chi no è andata evolvendosi. La polis greca limitava la cittadinanza agli uomini abbienti, liberi, aristocratici e residenti nella città. Nel medioevo la cittadinanza è stata associata alla proprietà fondiaria e alla sostanza. Entrambe le concezioni poggiavano sulla nozione centrale di esclusione, ovvero sulla concezione della cittadinanza quale esclusività. Con l'emergenza degli Stati nazionali ha assunto maggiore importanza la nozione di cittadinanza quale forza di coesione e quindi al servizio dell'obiettivo centrale dell'integrazione dell'intera società.
Concessione dei diritti politici in Svizzera
La Costituzione federale svizzera del 1848 ha sancito la parità di trattamento con gli indigeni, elemento centrale per la garanzia di una cittadinanza attiva entro il territorio nazionale. La parità di trattamento con gli indigeni era tuttavia limitata alle persone con diritto di domicilio in un Cantone svizzero. Gli Ebrei svizzeri, le donne, gli indigenti, i condannati penali e le persone «di cattiva reputazione» erano esclusi dal diritto di domicilio, che pertanto era l'appannaggio, oltre ai diritti politici, dei soli uomini naturalizzati e cristiani. Grazie a un movimento democratico levatosi nel 19° secolo i diritti politici sono stati estesi a ulteriori componenti della società, continuando tuttavia ad escluldere le donne. Da quel momento gli Ebrei svizzeri sono stati integrati politicamente.
Dopo la prima guerra mondiale, con il diritto generale di voto e di elezione, i diritti politici sono stati estesi anche agli uomini di basso ceto. I pari diritti per le donne sono intervenuti solo a 20° secolo inoltrato. Le donne sono state integrate politicamente nel 1971, accedendo così alla cittadinanza attiva. L'esercizio di tale tipo di cittadinanza è stato ulteriormente allargato grazie all'abbassamento della maggiore età da 20 a 18 anni e quindi all'integrazione dei giovani. Nel 1989, infine, gli Svizzeri all'estero hanno ottenuto i pieni diritti politici.
La promozione della coesione sociale era di centrale importanza per l'emergenza delle nazioni. La cittadinanza ha esplicato un ruolo favorevole a tale integrazione sociale. Tuttavia il conseguimento dei pari diritti dei cittadini ha necessitato un processo lungo e travagliato. Ancora oggi un'importante fetta della società – gli stranieri– è esclusa dai diritti politici. Questa distinzione tra Svizzeri e stranieri ha assunto maggiore importanza solo con l'emergere dello Stato federale. Da un lato ha perso importanza la distinzione fondata sull'appartenenza cantonale, mentre dall'altro la nazionalità è assurta a criterio di esclusione per l'integrazione politica.
vai a inizio pagina Ultimo aggiornamento 22.04.2015