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La presunta urgenza di agire in ambito climatico non è una novità partorita dai media e dal sistema “educativo” in questi anni ma viene proposta ormai da decenni.
Lo si scopre grazie ad alcuni vecchi articoli di giornale, il più vecchio risalente al 2 maggio 1932, in cui si prevedono catastrofiche conseguenze nel caso in cui non si agisse urgentemente. “Basta che la temperatura della terra aumenti di due o tre gradi perchè intere città vengano sommerse dagli oceani” scriveva allora il “Jefferson City Post-Tribune” aggiungendo che potremo dire addio a New York, Londra, Parigi (!), Filadelfia, Washington e Shangai.
Un altro articolo, del New York Times pubblicato il 20 febbraio 1969, cita un esploratore che sarebbe in possesso di uno studio secondo cui il polo nord diventerà un oceano entro uno o due decenni.
20 anni dopo, con il polo nord ancora allo stato solido, il 29 giugno viene pubblicato un articolo che cita una previsione dell'ONU secondo cui “intere nazioni” verranno spazzate via se il cambiamento climatico non verrà fermato “entro il 2000”.
Infine vi è lo studio “Limits to Growth” (“I limiti della crescita”), uno studio pubblicato nel 1972 e nel frattempo venduto in 30 milioni di copie. In questo studio si prevedeva che entro il 2008 la terra avrebbe raggiunto “l'apice della produzione industriale pro capite” e che entro il 2020 si sarebbe toccato “l'apice della quantità di cibo pro capite e la disponibilità di servizi pro capite”. Infine, secondo questo studio, entro il 2030 la popolazione della terra avrà raggiunto il suo punto massimo.