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LUGANO - I cittadini ticinesi auspicano una una politica finanziaria restrittiva, è quanto emerge da un'inchiesta effettuata da gfs.bern commissionata da economiesuisse e dalla Camera di commercio, dell'industria, dell'artigianato e dei servizi del Canton Ticino (Cc-Ti). Se i conti pubblici presentano avanzi d'esercizio, si legge, una maggioranza dei cittadini si esprime a favore di una riduzione delle spese o dell'indebitamento, mentre in caso di disavanzi il problema va risolto prioritariamente sul fronte delle uscite.
Il sondaggio, nota bene, è stato effettuato sull'arco degli scorsi quattro anni, le tendenze emerse - si legge nelle conclusioni - mostrano tendenze di segno parzialmente opposto rispetto alla politica finanziaria cantonale finora adottata. Per il 56% degli interpellati le spese dello Stato sono fuori controllo. La sensibilità verso l'entità della spesa pubblica è dimostrata dal fatto che solo il 9% vorrebbe che il potere pubblico affrontasse nuovi compiti aumentando le imposte. Due terzi auspicano invece che vengano ridotte contemporaneamente sia le imposte sia le spese, riducendo così gli ambiti di intervento pubblici. Inoltre, in caso di deficit nei conti pubblici, tre quarti dei cittadini vorrebbe ridurre le spese mentre solo il 15% sosterrebbe un aumento dell'indebitamento. Bassissimo il numero dei cittadini che prevedrebbe un aumento delle imposte: solo il 2%.