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ZURIGO - Uber compie un passo in direzione dei "suoi" autisti e corrieri in Svizzera: offre gratuitamente a tutti coloro che propongono servizi di trasporto e di consegna di pasti a domicilio tramite l'app del gruppo americano una nuova polizza assicurativa di Axa che copre in particolare malattia, incidenti e congedi maternità e paternità.
Questo programma «è interamente finanziato da Uber, senza costi per gli autisti e i corrieri», indica la società in un comunicato odierno. Esso è stato concepito per fornire maggiore sicurezza ai propri partner - secondo Uber non si tratta di dipendenti - senza limitare la loro autonomia, «alla quale sono molto legati», viene affermato.
L'assicurazione, valida da oggi e che si aggiunge all'assicurazione malattia obbligatoria, offre una migliore protezione in caso d'incidente durante una corsa effettuata tramite l'applicazione. Per poter beneficiare delle prestazioni un autista partner deve aver effettuato almeno 150 corse nelle ultime otto settimane, un corriere di UberEats almeno 30.
«Flessibilità e sicurezza non sono incompatibili. Ci impegneremo ulteriormente ad essere un partner migliore per gli autisti e i corrieri e a trovare soluzioni praticabili per migliorare la protezione degli indipendenti in Svizzera», afferma Steve Salom, direttore generale per la Svizzera, l'Austria e la Francia. Uber e Axa collaborano già dall'anno scorso in oltre venti paesi europei, assicurando più di 150'000 autisti e corrieri.
Nel 2018 Uber contava circa 300'000 utilizzatori regolari della sua piattaforma di prenotazione in Svizzera. L'azienda è presente a Zurigo, Basilea, Ginevra e Losanna.
Unia: «Proposta assurda, riconosca i dipendenti» - «La copertura assicurativa proposta da Uber per i suoi autisti e corrieri è assurda e inutile»: lo sostiene il sindacato Unia, che esorta la multinazionale americana che offre servizi di trasporto attraverso un'applicazione mobile ad «assumere finalmente gli autisti nella dovuta forma, in modo che abbiano la protezione cui hanno diritto per legge».
Per Unia l'annuncio odierno di Uber ha il sapore della beffa. Ben altre, si legge in un comunicato, sarebbero le prestazioni che Uber sarebbe tenuto a elargire, visto che gli autisti sono da considerare, secondo il sindacato, dipendenti a tutti gli effetti.
«Invece di proporre ridicole offerte-alibi, Uber farebbe bene a tener fede una buona volta ai suoi doveri di datore di lavoro», sostiene l'Unia, che accusa anche l'assicuratore Axa di prestarsi a un modello d'affari illegale che deliberatamente aggira e mina il sistema sociale e il fisco.
Secondo l'organizzazione dei lavoratori «il tentativo di Uber di introdurre un sistema assicurativo arbitrario e privatizzato che si sostituisce agli obblighi giuridici nel campo dell'assicurazione sociale e infortuni dovrebbe mettere sul chi vive le autorità". L'AVS e la Suva devono porre fine alle azioni di Uber e costringere il gruppo ad annunciare finalmente e correttamente tutti i suoi dipendenti, sostiene il sindacato, che esorta anche la Segreteria di Stato dell'economia (Seco) e i cantoni a fermare "l'oltraggioso modello di indipendenza fittizia» di Uber.
La cosiddetta uberizzazione del mondo del lavoro rappresenta un tema attualmente molto dibattuto. Di recente vi è stato chi non ha esitato a parlare di un ritorno all'Ottocento in materia di sfruttamento dei lavoratori, denunciando la carenza di una risposta politica contro la precarizzazione. Altri al contrario parlano di nuove forme di impiego che meglio si adattano alla vita moderna e all'esigenza della clientela.
Circa un mese fa un tribunale di prima istanza di Losanna ha condannato una filiale di Uber per licenziamento abusivo, riconoscendo a un dipendente lo statuto di salariato. Se il giudizio dovesse essere confermato potrebbe essere una prima in Svizzera sulla spinosa questione.