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sabato 17 aprile 2010
venerdì 16 aprile 2010
In pratica sono stati costituiti dei gruppi formati da donne costituitesi in piccole cooperative. Queste donne gestiscono dei fondi autonomamente, i quali gli permettono, in caso di bisogno, di sbloccare i soldi necessari per pagare le spese sanitarie, in casi di problemi di gravidanza o di problemi post parto. Molte donne in Nepal non possono permettersi i costi sanitari e neppure i costi di trasporto abbligando la maggior parte delle donne a rinunciare all'assistenza sanitaria. In Nepal circa l'80% dei parti sono ancora praticati in casa senza nessuna assistenza medica. Una bella idea e un bel progetto, questo di Médecins du Mond, dal momento che la mortalità durante il parto in Nepal si situa al 7,4% e la mortalità dei neonati al 39%. Una delle percentuali più elevate al mondo.
giovedì 15 aprile 2010
Secondo la fonte, oltre 200 mila persone sono rimaste ferite nel crollo di edifici e in diversi incidenti causati dalle forti raffiche durate circa 40 minuti e seguite da abbondanti piogge. Distrutta anche una caserma della polizia del principale centro di Raiganj.
Le operazioni di soccorso sono già state avviate, ma si teme che molti abitanti possano essere ancora bloccati nelle macerie delle loro case. Secondo una prima stima, i senzatetto sono circa 50 mila. Forti uragani sono frequenti nel nord est dell'India nella stagione estiva che quest'anno ha già fatto registrare temperature superiori a 40 gradi, eccezionali per il mese di aprile. Il Bengala Occidentale e il Bangladesh erano stati semidistrutti nel maggio del 2009 dal ciclone tropicale Aila costato la vita a oltre 150 persone.
ancora sepolte sotto le macerie a Jiegu (Gyegu in tibetano, la lingua della grande maggioranza dei residenti della regione), una città di circa 100 mila abitanti nella Prefettura autonoma tibetana di Yushu, dove il sisma ha colpito alle 7:49 della mattina (la Cina è sei ore avanti all' Italia).
«Vedo feriti dappertutto, alcuni sanguinano», ha dichiarato il funzionario locale Zhuohuaxia all' agenzia Nuova Cina. «Il problema più grosso è che non abbiamo tende, non abbiamo equipaggiamento medico, non abbiamo medicine né medici...», ha aggiunto il funzionario.
In serata, la Cctv, la televisione di stato, ha mostrato le immagini delle zone devastate dal terremoto. Il sisma ha provocato il crollo dell' 85 per cento degli edifici di Gyeyu, fatte in gran parte di terra e legno. L'emittente ha mostrato anche soldati e poliziotti al lavoro tra le macerie di un edificio distrutto.
Le comunicazioni con la regione colpita, che si trova a 4.000 metri di altezza non lontano dei confini con la Regione Autonoma del Tibet, sono state interrotte per alcune ore prima di essere ripristinate dall' esercito. Circa 700 soldati, aiutati dai volontari locali, scavano sotto le macerie, spesso con le mani o con attrezzi di fortuna, per estrarre dalle macerie le persone ancora vive. Altri cinquemila soccorritori, tra cui soldati e medici, sono stati mobilitati e sono pronti a raggiungere la zona colpita, che è 800 chilmetri a sud della capitale provinciale Xining.
Le operazioni di soccorso sono ostacolate dalle temperature polari e dai crolli di ponti e strade, comprese quelle che dall' unico aeroporto della zona portano a Gyegu. L' aeroporto, invaso da detriti, è stato aperto nel pomeriggio di ieri e sono state inviate tende, coperte e vestiti pesanti.
Tre tende che possono ospitare una sessantina di persone sono state erette nel cortile della prefettura di Yushu, riferisce Nuova Cina.
Alcune scuole elementari ed un istituto professionale sono crollati e molti studenti sono rimasti intrappolati tra le macerie. Cinque bambini sono morti in una scuola elementare. «La nostra priorità è quella di salvare gli studenti», ha affermato Kang Zifu, un ufficiale dell' esercito impegnato nei soccorsi.
Il presidente Hu Jintao ed il premier Wen Jiabao hanno chiesto di «fare tutti gli sforzi per salvare vite e fornire assistenza alle vittime del terremoto». Il governo ha stanziato 200 milioni di yuan (circa 29,3 milioni di dollari) per gli aiuti ai terremotati.
Il leader spirituale dei tibetani, il Dalai Lama, ha rivolto un messaggio di solidarietà e di condoglianze alle vittime assicurando che pregherà per loro. Il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, ha inviato «le sue più profonde condoglianze al governo e al popolo della Cina». Messaggi di cordoglio sono venuti anche dal segretario
di stato americano Hillary Clinton, dal presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso e dal ministro degli esteri italiano Franco Frattini.
mercoledì 14 aprile 2010
Il treno dello sviluppo cinese ha agganciato anche questa terra dimenticata con la ferrovia superveloce che da Xining porta in circa 25 ore di treno a Lahasa. Un percorso di speranza, per molti. Un percorso di avvio di nuove attività, risorse, forze ficiche e materiali in Tibet per il governo centrale. Un percorso, comunque, pieno di incognite pensando a come potranno essere il volto e l'anima del Tibet tra qualche anno.
Le temperature in questi giorni sono ancora molto basse e la zona è difficile da raggiungere anche perché molti ponti e strade sono crollati. Ora bisogna pensare ai soccorsi. Mandare aiuti. Il numero delle vittime sale, e continuerà a salire nelle prossime ore.
Christian Gilardi
nella Cina occidentale. Il nuovo bilancio delle vittime è stato fornito da Pubu Cairen, direttore del centro per le emergenze dell'ufficio della prefettura di Yushu, dove si è verificato il sisma.
Secondo i soccorritori, «molte» persone sono sepolte sotto le macerie e il bilancio potrebbe aumentare ulteriormente. Quasi il 90% delle case è stato distrutto o danneggiato dal terremoto a Jiegu, una città di centomila abitanti a 30 chilometri dall'epicentro.Stando a Zhuohuaxia, un funzionario del governo locale citato dall'agenzia Nuova Cina, sono «molti» gli studenti ancora sepolti sotto le macerie delle loro scuole nella remota prefettura di Yushu. «Le strade di Jiegu (la località più vicina all'epicentro) sono piene di gente presa dal panico, molti sono feriti e perdono sangue», ha aggiunto. Secondo il funzionario «molti studenti sono rimasti intrappolati nel crollo di una scuola professionale». «Il nostro primo compito è quello di salvare i ragazzi», ha aggiunto Kang Zifu, un ufficiale dell'esercito impegnato nelle operazioni di soccorso.
Jiegu ha centomila abitanti. Circa cinquemila soccorritori si aggiungeranno nelle prossime ore ai 700 militari già impegnati sul terreno. Tende, vestiti pesanti e coperte sono stati inviati dal governo del Qinghai. La ferrovia «più alta del mondo» del Qinghai-Tibet passa a circa 200 chilometri dall'epicentro e fino a questo
momento non risulta che abbia subito danni.Il sisma si è sentito anche a Chamdo, una città che si trova a
circa 300 chilometri dall'epicentro, nella Regione Autonoma del Tibet, che confina col Qinghai. «Stiamo ancora accertando i danni», ha dichiarato a Nuova Cina un funzionario locale che non ha fatto cenno a vittime.
Secondo i rilievi dell'Usgs, l'epicentro della prima forte scossa è stato a 10 km di profondità, a una distanza di 375 km dalla città di Golmud e 240 km dal centro tibetano di Chamdo.
«Molti sono stati seppelliti dai crolli e molti feriti sono stati portati negli ospedali», ha dichiarato un funzionario locale all'agenzia Nuova Cina.Nella cittadina più vicina all'epicentro, Jiegu, è crollato l'85% delle case, ha aggiunto il funzionario. Tra le vittime ci sarebbero molti bambini di una scuola elementare. «Non abbiamo scavatrici - ha proseguito la fonte - e dobbiamo scavare con le mani. Non abbiamo neanche sufficienti attrezzature mediche».Jiegu si trova in una Prefettura autonoma tibetana nei pressi del confine con la Regione autonoma del Tibet. Circa 90% degli abitanti è tibetano.
martedì 13 aprile 2010
Madhav Kumar i maoisti potrebbero innescare una mozione di sfiducia e ottenere i 301 voti che servirebbero appunto a bloccare il governo. Di questa strategia si è molto discusso nelle scorse settimane ma alcuni dirigenti maoisti, come per esempio Baburam Bhattarai (numero due del partito e stratega della guerra civile nepalese), si sono opposti a sostituire un governo di maggioranza con un altro. Bhattarai sostiene che il paese ha bisogno di un governo di unità nazionale per completare la transizione e non è convinto che un governo a guida maoista con il supporto di partiti minori sia la soluzione ideale. Per costituire un governo di unità nazionale, sostiene sempre Bhattarai, occorre intraprendere una campagna per screditare ulteriormente l'attuale governo. Ma il 28 maggio, data limite per la consegna della nuova costituzione, si avvicina sempre di più. Affinché un governo di unità nazionale si formi il partito Comunista Nepalese (UML) e il Nepali Congress Party (NC), richiedono certezze sul futuro degli ex combattenti maoisti e lo smantellamento dello Young Comunist League. Esistono poi forti contrasti tra i partiti anti maoisti e soprattutto la pressione del governo dell'India contrari a sostenere un governo di unità nazionale guidato da Prachanda. Da quando è iniziato il processo di pace il partito maoista è stato guidato con determinazione da Prachanda ma ora il leader maoista si sente minacciato dal suo secondo, Bhattarai, il quale potrebbe essere un canditato di compromesso in un eventuale governo di unità nazionale. Prachanda ha già espresso i suoi timori di una cospirazione nei suoi confronti e teme una maggiore influenza da parte di Bhattarai che potrebbe emergere come nuova figura. Le decisioni di Prachanda saranno quindi fondamentali per le sorti del Nepal: molti suoi sostenitori si aspettano dal loro leader che diluisca la sua agenda politica, che convinca la maggioranza del partito a domare i più dogmatici e intransigenti dirigenti e che accetti di lasciare a Bhattarai o a qualche altro politico la carica di primo ministro in un eventuale governo di unità nazionale.
Christian Gilardi
lunedì 12 aprile 2010
Ulaan Baatar e Pechino hanno annunciato sabato, a margine del Forum di Boao per l'Asia, di voler puntare per una cooperazione più stretta. Il vicepresidente cinese Xi Jinping ha elogiato i buoni rapporti di vicinato con la Mongolia, proprio l'anno scorso i due paesi hanno festeggiato il 60esimo anniversario dei loro legami politici. Da parte sua, il premier mongolo Sukhbaataryn Batbold ha quindi chiesto di rafforzare i rapporti nel settore dell'economia, del commercio, delle finanze, dell'energia, nel campo minerario e nelle infrastrutture.
La Cina è il più grande partner commerciale della Mongolia, condividendo con quest'ultma 4'710 chilometri di frontiera.
Durante il suo intervento il Dalai Lama ha ammesso di avere ben poche conoscenze di economia. "Quello che so - ha aggiunto - è che la crisi economica recente ha suscitato serie preoccupazioni in molti paesi". Discutendo con amici, fra cui anche uomini d'affari, è giunto alla conclusione che la crisi globale ha a che vedere con il nostro atteggiamento mentale. Manca una visione d'insieme. Il senso del bene comune e i principi morali sono andati persi. Ma per essere più felici, gli uomini hanno bisogno di questi principi, ha detto.
Già sabato migliaia di persone avevano partecipato alla manifestazione di solidarietà con il Tibet organizzata nel centro storico di Zurigo. Il Dalai Lama ha parlato per la pima volta direttamente alla popolazione. Finora in Europa era successo solo una volta, due anni or sono a Berlino, davanti alla porta di Brandeburgo, ha detto all'ATS Migmar Raith, portavoce della società Amicizia Svizzera-Tibet.
Anche noi di Kundun News eravamo presenti. Il Dalai Lama, come sempre, è riuscito a catalizzare l'attenzione di tutti su di lui, o meglio sulle sue parole, semplici ed efficaci. Moltissimi i tibetani presenti, famiglie al completo che hanno ascoltato il discorso del loro leader spirituale, discorso incentrato sulla crisi economica, la globalizzazione, l'avidità e l'antagonismo. Kundun ha parlato in inglese, era presente solo un traduttore in lingua tedesca (peccato!). Due ore e mezzo intense, dove vi è stato anche un momento musicale: giovani tibetani hanno suonato e cantato una canzone tradizionale. Il Dalai Lama, con il suo immancabile cappellino a visiera, ha poi risposto ad alcune domande del pubblico. A*less