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La Svizzera vuole "democratizzare" il Consiglio di sicurezza dell'ONU. Insieme ad altri quattro Stati, ha presentato ieri a New York le sue proposte per migliorare i metodi di lavoro, ha comunicato il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) la notte scorsa.
L'obiettivo è di rendere il più potente organismo delle Nazioni Unite più aperto e trasparente, ma anche più efficiente, garantendo un maggiore coinvolgimento degli altri Stati membri dell'ONU, sottolinea la nota.
La maggioranza dei membri delle Nazioni Unite non è rappresentata nel Consiglio di sicurezza, ma ha l'obbligo di attuarne le decisioni. "Una migliore informazione e un eventuale coinvolgimento nei processi decisionali del Consiglio sono dunque rivendicazioni legittime", ha indicato il consigliere federale Didier Burkhalter, citato nel comunicato.
"Questa richiesta è conforme alle priorità della politica ONU della Svizzera, che intende concentrarsi nei prossimi anni su riforme istituzionali e sulla sicurezza umana", ha aggiunto il responsabile del DFAE.
Insieme a Costa Rica, Giordania, Singapore e Liechtenstein, la Svizzera propone che il Consiglio di sicurezza aumenti la frequenza delle proprie sedute pubbliche, consentendo quindi l'accesso anche ai non membri. In particolare dovranno essere maggiormente coinvolti nei processi decisionali gli Stati in situazioni di conflitto o quelli che mettono a disposizione truppe per operazioni di pace.
Il gruppo dei cinque piccoli stati (S-5, "Small 5") chiede inoltre una restrizione nell'esercizio del diritto di veto: i cinque membri permanenti con diritto di veto nel Consiglio di sicurezza - Usa, Russia, Cina, Francia e Gran Bretagna - dovranno rinunciarvi in casi di genocidio, crimini di guerra e crimini contro l'umanità.
Le proposte di riforma sono state sottoposte agli Stati membri dell'ONU per consultazione a titolo informale. Poiché ha ottenuto un riscontro in maggioranza positivo, gli S-5 le hanno presentate sotto forma di progetto di risoluzione in occasione dell'Assemblea generale tenutasi ieri a New York. Nelle prossime settimane l'Assemblea procederà alle consultazioni e deciderà in merito alle proposte.
Una risoluzione dell'Assemblea generale non è vincolante per il Consiglio di sicurezza, ma potrebbe esercitare una pressione politica, sottolinea il DFAE.