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BERNA - Non bisogna introdurre un'imposizione supplementare del reddito dei lavoratori dipendenti che conducono veicoli aziendali. È l'opinione del Consiglio nazionale ha approvato, con 121 voti a 57 e 6 astensioni, una mozione degli Stati sul tema. A causa di alcune modifiche, i "senatori" dovranno nuovamente pronunciarsi.
La commissione, per la quale ha parlato Hans Eflogg (UDC/ZH), ha proposto di approvare il testo. Lo scopo è fare in modo che l'imposizione sul reddito dei lavoratori dipendenti che conducono veicoli aziendali per effettuare il tragitto tra casa e lavoro sia compresa nella quota del 9,6% del prezzo d'acquisto del mezzo, che deve già essere dichiarata per l'utilizzazione a titolo privato.
La soluzione proposta eviterebbe che le imprese interessate debbano sostenere un onere amministrativo ingente dovuto al disciplinamento previsto dall'Amministrazione in seguito alla limitazione a 3000 franchi della deduzione per le spese di trasporto professionale, decisa nel quadro del progetto per il Finanziamento e ampliamento dell'infrastruttura ferroviaria (FAIF).
A detta di una minoranza, invece, la mozione rimette in discussione il principio di uguaglianza di fronte al fisco, poiché favorisce i contribuenti che hanno a disposizione veicoli aziendali rispetto alle persone che utilizzano la propria automobile o i trasporti pubblici, per le quali la deduzione è limitata a 3000 franchi.
Il Consigliere federale Ueli Maurer si è vanamente opposto alla mozione degli Stati. «I principi dell'imposizione fiscale sanciti dalla Costituzione federale garantiscono la parità di trattamento dei contribuenti», ha affermato. Tutti i dipendenti sono trattati in modo uguale in materia di spese professionali deducibili, comprese le spese di trasporto. «Se le spese di trasporto sostenute dai dipendenti con veicolo aziendale superiori al limite dei 3000 franchi non fossero deducibili o calcolate come entrata, i dipendenti che non detengono un veicolo aziendale sarebbero avvantaggiati», ha aggiunto.