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19.06.2019 - A causa del commercio internazionale, l’impatto ambientale del consumo si distribuisce a livello globale su tutta la filiera di produzione e di commercializzazione. Il grosso dell’impatto ambientale dei consumi svizzeri viene prodotto all’estero. È quindi importante identificare per tempo i fattori di influenza e i meccanismi di azione essenziali dell’impatto ambientale nel commercio internazionale. Nell’ambito di uno studio pilota, l’UFAM ha fatto analizzare per la prima volta l’impatto ambientale dell’apertura del mercato agricolo svizzero. Dal punto di vista dell’UFAM, il metodo applicato si è generalmente dimostrato efficace per l’analisi dei fattori di influenza e dei meccanismi di azione essenziali dell’impatto ambientale di tale apertura.
Le risorse naturali forniscono le materie prime e l’energia necessarie per le attività di produzione economica, i cui rifiuti sono immessi nell’ambiente. Il commercio internazionale fa sì che l’impatto ambientale del consumo di beni e servizi si distribuisca geograficamente su tutta la filiera di produzione e di commercializzazione. Secondo il Rapporto sull’ambiente 2018, dal 1996 al 2015 i progressi della tecnica e l’applicazione sistematica delle leggi nazionali vigenti in materia hanno consentito alla Svizzera di ridurre l’impatto ambientale del 19 per cento pro capite. Al momento oltre il 70 per cento dell’impatto ambientale dei nostri consumi viene tuttavia prodotto all’estero.
Il commercio internazionale crea un forte legame fra la Svizzera e il resto del mondo. Il commercio di beni e di servizi non ha di per se un impatto ambientale negativo, ma offre in effetti il potenziale per utilizzare le risorse in modo efficiente e, quindi, sostenibile. Affinché il commercio possa considerarsi sostenibile dal punto di vista ambientale, i Paesi di produzione dovrebbero avere leggi comparabili in materia e rispettarle.
Molti problemi legati all’ambiente vengono regolati tramite accordi internazionali e poi integrati su base vincolante nelle legislazioni nazionali. In parecchi Paesi (anche in Svizzera), l’esecuzione delle leggi rappresenta un problema per la mancanza di risorse (per misurare ad es. l’impatto ambientale) o anche a causa di conflitti di interessi con altre politiche settoriali.
Come si misura l’impatto ambientale di un'apertura di mercato?
L’impatto ambientale dei nostri consumi in Svizzera e all’estero può essere illustrato sulla scorta di cosiddette «impronte ecologiche». Queste ultime possono essere calcolate per l’impatto complessivo o per determinate problematiche ambientali – come ad esempio l’emissione di gas serra, la perdita di biodiversità in seguito all’utilizzo del suolo o le emissioni di azoto che portano alla concimazione eccessiva di spazi vitali come i mari, i boschi, i biotopi ecc.
Come base per la valutazione dell’impatto ambientale delle aperture di mercato, in una prima fase devono essere rilevate le ripercussioni sulla produzione e sulle importazioni, tenendo al contempo conto non solo della variazione delle quantità (produzione, importazioni) ma anche dei Paesi in cui si produce e dei metodi utilizzati in tal ambito. Poi si procede alla valutazione delle possibili variazioni dell’impatto ambientale. Al riguardo si possono considerare i tre effetti seguenti (con importanza decrescente):
- l’effetto del prezzo che deriva da una variazione delle quantità consumate a livello nazionale, ad esempio un aumento del consumo nazionale di carne e dell’impatto ambientale ad esso connesso in seguito a prezzi più bassi;
- l’effetto della provenienza che riflette le differenti intensità ambientali della produzione nei vari Paesi (impatto ambientale della produzione locale e carenza dei beni ambientali). Il frumento americano, ad esempio, richiede mediamente una quantità di acqua quasi sette volte superiore a quella necessaria al frumento svizzero. Inoltre, la carenza regionale di acqua induce gli Stati Uniti ad assegnare una maggiore ponderazione al consumo di acqua;
- l’effetto del trasporto che riflette le variazioni dell’impatto ambientale dovute alle mutate modalità di trasporto nei vari scenari, ad esempio il trasporto aereo della verdura proveniente dall’estero.
Impatto ambientale di un’apertura del mercato nel settore agricolo
L’UFAM, in collaborazione con l’Ufficio federale dell’agricoltura (UFAG) e la Segreteria di Stato dell’economia (SECO), ha valutato sulla scorta di tre scenari commerciali (mondo, UE e Mercosur) gli effetti ambientali positivi e negativi dell’apertura del mercato agricolo svizzero. Lo studio espone i meccanismi di azione essenziali e illustra i fattori di influenza da cui dipende l’impatto ambientale. Inoltre ha carattere pilota, essendo in grado di dimostrare dal punto di vista dell'UFAM l’efficacia generale del metodo. Nel contempo evidenzia gli ambiti in cui occorre proseguire la ricerca e in cui la pertinenza rimane limitata a causa della scarsa disponibilità di dati.
Nei tre scenari analizzati, l’impatto ambientale complessivo dell’apertura del mercato agricolo si mantiene su livelli pressoché analoghi (aumento di ca. 0,2 % a 0,4 % dell’impronta ambientale di tutta la Svizzera). I singoli gruppi di prodotti contribuiscono in misura differente alle variazioni generali dell’impatto ambientale.
L’influenza maggiore si registra per il gruppo di prodotti «Carne». Per i meccanismi di azione, oltre alla produzione di foraggi assume rilevanza soprattutto la strutturazione del sistema di foraggiamento. Tra le colture vegetali incidono maggiormente il frumento e i pomodori. Un importante fattore trainante per la variazione dell’impatto ambientale è rappresentato dalla resa per unità di superficie, che si ripercuote direttamente sul fabbisogno di suolo e, quindi, sulla potenziale perdita in termini di diversità delle specie animali e vegetali. Le maggiori ripercussioni sull’ambiente sono dovute all’effetto del prezzo, seguito dalla provenienza. L’effetto del trasporto risulta, in genere, il meno significativo.
Per scongiurare un incremento sostanziale dell’impatto ambientale nel caso di apertura del mercato nel settore agricolo, si deve evitare in particolare che la superficie di produzione nei Paesi partner venga estesa senza che si adottino misure adeguate volte a promuovere una produzione ecologica di compensazione.
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Ultima modifica 19.06.2019