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Incubo deflazione ancora lontano
Secondo gli analisti, la solida struttura del sistema elvetico potrebbe tutelare il paese da spirali deflazionistiche. Ma non tutti sono d’accordo.
NEUCHATEL – Nel marzo 2009, l’indice nazionale dei prezzi al consumo calcolato dall’Ufficio federale di statistica (UST) ha registrato un calo dello 0,3 per cento rispetto al mese precedente, raggiungendo il livello di 102,4 punti (dicembre 2005 = 100).
Su base annua, i prezzi sono diminuiti dello 0,4 per cento, in controtendenza rispetto ai rincari annui dello 0,2 per cento nel febbraio 2009 e del 2,6 per cento nel marzo 2008.
Il negativo andamento dei prezzi in marzo e le previsioni di un rincaro ai minimi storici generano paure internazionali di deflazione. Ma secondo gli esperti del Credit Suisse Economic Research, per la Svizzera il rischio è per il momento ancora abbastanza debole.
Gli esperti dell’istituto, in una pubblicazione di ieri, constatano che la situazione attuale è causata prima di tutto dalla variazione dei prezzi sui mercati petroliferi e da cambiamenti strutturali verificatisi in alcuni settori.
Ad essere coinvolti in una spirale deflazionistica, sarebbero comunque soprattutto i beni di consumo durevoli. Poiché in Svizzera tali beni sono per la maggior parte importati, l’impatto diretto di una riduzione del consumo sulle imprese nazionali sarebbe ugualmente meno drastico.
Gli analisti fanno infine notare che se una spirale deflazionistica di solito è generata dal rapporto salari/prezzi, in Svizzera, dove le riduzione salariale non è corrente, è più corretto prendere a modello piuttosto il rapporto disoccupazione/prezzi. Il solido sistema elvetico delle assicurazioni per la disoccupazione dà alle persone colpite un sostegno sufficiente per garantire una buona parte dei loro consumi.
Per tali motivi, si può ritenere che la Svizzera attualmente sia meno esposta a una spirale deflazionistica di origine interna rispetto alla maggior parte degli altri paesi o rispetto al passato. Le imprese locali sarebbero tuttavia comunque colpite in modo indiretto da un calo generale del clima di consumo.
Intanto la Banca nazionale svizzera (BNS) sembra essere di avviso leggermente diverso, ed annuncia che per arginare la minaccia di una deflazione intende opporsi «con tutti i mezzi» a un ulteriore aumento del corso del franco. Se la strategia non dovesse avere successo, per la Svizzera sussisterebbe il pericolo di entrare in una spirale deflazionisica, ha affermato Philipp Hildebrand, vicepresidente della direzione della BNS.
Red. Int.