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L’invidia del pene, secondo Sigmund Freud, è il desiderio che avrebbero le donne di possedere, come i maschi, un pene. Questo controverso concetto, messo in discussione già da Anna Freud, spiegherebbe alcuni aspetti del comportamento femminile.
L’idea è accattivante: avvertire una mancanza non come una semplice e neutrale differenza rispetto all’altro, ma come uno svantaggio, un problema che si vorrebbe superare.
È in questa accezione che credo si possa parlare, anche senza avere l’autorità di Freud, di invidia del bene: l’invidia verso le certezze, verso chi non ha problemi a capire chi è dalla parte giusta e chi dalla parte sbagliata, verso chi non ha dubbi su ciò che è bene e ciò che è male, su chi è il bene e chi il male.
Avere le idee chiare è un ottimo modo per leggere la realtà: anche se gli eventi sembrano precipitare, il mondo rimane comunque intelligibile, comprensibile, si capisce cosa accade.
Chi non ha certezze, chi non capisce il mondo e non riesce a distribuire torti e ragioni, rimane invece con il dubbio. E con le domande, con tante domande: vorrebbe capire, vorrebbe sapere, ma non riesce.
Chi soffre di invidia del bene continua a porre domande, e le pone perché è alla ricerca di risposte: le sue non sono domande retoriche.
Spesso, purtroppo, riceve risposte retoriche, non argomentate, che non riesce a comprendere: evidentemente i fortunati possessori di certezze possiedono poche argomentazioni, oppure le custodiscono gelosamente.