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Uno studio ha dimostrato che gli animali sanno riconoscere le espressioni del volto umano e reagiscono di conseguenza
Tom Booker, personaggio interpretato da Robert Redford protagonista del film del 1998 «L’uomo che sussurrava ai cavalli», era un cowboy in grado di comprendere e lenire i traumi dei cavalli, entrando in profondo contatto con loro. Può sembrare soltanto finzione, ma in realtà ci sono ricerche scientifiche che hanno testimoniato come si possa instaurare un rapporto empatico tra gli umani e questi straordinari quadrupedi. Che dal canto loro sono in grado di capire le nostre emozioni comportandosi di conseguenza.
Il cavallo, apprezzato nel corso dei secoli soprattutto per le sue qualità atletiche e sfruttato come mezzo di locomozione naturale, avrebbe dunque le stesse capacità già riscontrate nel cane.
Ad approfondire questi aspetti è stata una ricerca condotta da psicologi dell’Università del Sussex, nel sud dell’Inghilterra, riportata sulla rivista scientifica «Biology Letters». L’esperimento ha coinvolto 28 equini che sono stati messi di fronte a grandi fotografie a colori della stessa persona (che non avevano mai visto), ma contraddistinte da espressioni facciali diverse denotanti, ad esempio, rabbia o allegria.
Il primo obiettivo era quello di verificare la reazione degli animali davanti a queste immagini. Gli studiosi hanno notato che i cavalli mostravano risposte fisiche ben precise a quanto vedevano. Particolarmente evidente la risposta alle espressioni rabbiose: l’animale reagiva con un notevole aumento della frequenza cardiaca e spostando la testa per osservare l’immagine con l’occhio sinistro. Cosa significa questo? Secondo i ricercatori, vuol dire che i cavalli processano gli input ritenuti minacciosi con la parte destra del cervello (che comanda la parte sinistra del corpo), proprio come noi umani. Karen McComb, direttrice del gruppo di ricerca, ha concluso che gli equini hanno acquisito questa capacità di lettura durante l’evoluzione tramite le loro interazioni emotive, che probabilmente sono simili a quelle umane.
Non è questo l’unico risultato della ricerca. Gli studiosi, molte ore dopo il test, hanno mostrato le persone delle foto in carne ed ossa agli animali, con espressione neutra. I cavalli, però, hanno reagito come quando si erano trovati davanti alle immagini, dimostrando quindi di ricordare sia il volto delle persone che le emozioni ad esse collegate.
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