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Il film è costruito come un lungo flash-back attraverso il quale un anziano senatore, Ramson Stoddard (James Stewart), tornato nella cittadina in cui è iniziata la sua ascesa politica, racconta a un giornalista l’episodio che lo ha reso celebre: l’uccisione del bandito Liberty Valance.
In questo celebre film western, il penultimo girato dal grande John Ford, il tema del giornalismo è abilmente collocato nel contesto storico della conquista del West e dell’edificazione della nazione americana. Nella vicenda, infatti, un ruolo importante lo svolge il direttore del quotidiano locale, Mister Peabody, accanito fumatore di sigaro e forte bevitore, ma anche onesto giornalista che ha sempre coraggiosamente sostenuto il futuro senatore, giurista di formazione, nelle sue battaglie contro le violenze e i soprusi. Tra il giornalista e l’avvocato si è stabilita una ferrea alleanza in nome della legalità, una legalità ancora tutta da costruire in un territorio violento dove vige ancora, nei fatti, la legge del più forte.
C’è una scena molto eloquente, situata verso la metà del film, che sintetizza con pedagogica chiarezza qual è la vera posta in gioco. Durante una lezione fatta ai bambini del paese e a qualche volonteroso adulto analfabeta che vuole imparare a leggere e a scrivere, l’avvocato Ramson Stoddard, dopo aver sottolineato con parole semplici l’importanza della Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti scritta da Thomas Jefferson, si rivolge al suo attento uditorio in questi termini: “Il potere del governo risiede nell’elettorato. Che significa voi, che significa la gente. E voi esercitate questo potere attraverso il voto”. Poi, mostrando l’ultima edizione del quotidiano locale, coglie l’occasione per ribadire il ruolo centrale della stampa come strumento di libertà, a cominciare dalle piccole comunità locali: “Questo è il miglior libro di testo del mondo: un giornale onesto, il Shinbone Star. Leggerlo farà capire a tutti voi l’importanza dell’uso di quel voto”. E riferendosi ad un articolo pubblicato in prima pagina in difesa dei diritti dei piccoli coltivatori locali minacciati dai grandi allevatori di bestiame, così conclude: “Si fa riferimento a voi, in questo articolo, chiamandovi ad unirvi dietro un forte candidato che porterà questa battaglia fino a Washington, se necessario”. Ovviamente il “forte candidato” sarà proprio lui. Una scena come questa mostra eloquentemente come nel cinema americano la questione della libertà di stampa sia indissolubilmente legata a quella della democrazia.
Al suo fianco si schiera anche il cowboy Tom Doniphon (l’icona western John Wayne), che cerca però di metterlo in guardia contro i rischi cui andrà incontro: gli eccessi di idealismo, nel violento West, possono portare diritto alla tomba (“Quando il bandito Liberty Valance tornerà”, gli dice all’inizio del film, “non potrete sparargli con i libri”). E infatti, anche se controvoglia, l’avvocato imparerà a maneggiare un’arma e condurrà fino in fondo la sua battaglia: ucciderà il bandito che lo aveva sfidato in duello e sarà eletto senatore nel tripudio generale. Ma nel racconto che farà al giornalista venuto a intervistarlo, l’anziano uomo politico rivelerà per la prima volta come sono andate davvero le cose nel duello in cui morì il fuorilegge Liberty Valance: gli fu attribuito, perché così andava bene a tutti, il merito della morte del bandito, ma in verità non fu lui ad ucciderlo. È a questo punto del film che si situa una delle battute più celebri di tutto il cinema americano: al senatore che gli chiede se scriverà sul suo giornale quanto gli ha appena raccontato, il giornalista -dopo aver platealmente stracciato i fogli sui quali aveva preso qualche appunto- pronuncia queste solenni parole: “No, non lo scriverò. Questo è il West, signore: quando la leggenda supera la realtà, scriviamo la leggenda » («This is the West, sir. When the legend becomes fact, print the legend»). Memorabile risposta, ancorché discutibile. Ma è così che nascono i miti e molte opere d’arte.