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Durante la pandemia di coronavirus lavorare da casa è diventato una realtà quotidiana per molti svizzeri. Nonostante ciò, stando ai dati pubblicati oggi dall'Ufficio federale di statistica (UST), nel 2019 solo per il 3% l'home office rappresentava la normalità.
A prima vista le cifre, che riguardano il periodo 2001-2019, sembrano evidenziare un netto aumento della diffusione del telelavoro. In 18 anni infatti, la percentuale di persone toccate è salita dal 6,6% al 24,6%.
Tuttavia, in questa grossa fetta rientra anche chi lavora da casa "occasionalmente" o "regolarmente". Per far parte di tali categorie basta ad esempio rispondere a e-mail aziendali dal proprio domicilio.
Il tasso scende invece drasticamente quando si prende in considerazione unicamente chi definisce l'home office la "normalità" (almeno la metà dell'orario di lavoro). Così facendo si ottiene il sopraccitato 3%, quota in costante ma lenta crescita rispetto al 2001 (0,8%) e al 2013 (2,3%).
In linea con le aspettative, il telelavoro è molto diffuso in alcuni settori piuttosto che in altri. Più è alto il titolo di studio, maggiore è la probabilità che si svolga la propria professione prevalentemente senza bisogno di recarsi in ufficio.
Il ramo più interessato da questa pratica - per natura stessa - è quello dell'informazione e della comunicazione, dove riguarda il 58,4% dei dipendenti. Una cifra esplosa se paragonata a quella del 2001 (9,8%), quando era inferiore a quelle osservate nell'immobiliare, nell'insegnamento e nella scienza.
Le persone attive nel settore dell'istruzione e della formazione, così come quelle nel campo scientifico e tecnico, compongono comunque il podio dei più abituati all'home office. In fondo alla graduatoria ci sono invece l'edilizia, l'alberghiero e la ristorazione.
Per quanto concerne le differenze fra sessi, le donne hanno recuperato il disavanzo che avevano nei confronti degli uomini quasi un ventennio fa e ora sono praticamente alla pari. Il lavoro da casa è inoltre più frequente per chi ha bambini da accudire.
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