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Il 7 ottobre 1990 Jaromir Jagr segnava il suo primo gol in NHL. Membro del “Triple Gold Club", oggi il 51enne gioca ancora nel Kladno
L'highlander ceco è il secondo miglior marcatore della storia della NHL, dove ha militato per 24 stagioni. Sono invece 36(!) quelle tra i professionisti: «Un idolo per i ragazzi. Resta un'attrazione».
KLADNO - Nelle sale era appena uscito un cult come “Quei bravi ragazzi", i “Simpson” erano alla prima stagione e i social media - sui quali il nostro personaggio ha schivato un “ricatto” a luci rosse - erano ancora un lontano miraggio. Stiamo parlando di Jaromir Jagr, fuoriclasse eterno che, il 7 ottobre del 1990 - ricorrenza ormai vicina - segnava in NHL la sua prima rete con la maglia dei Pittsburgh Penguins. Ne seguirono altre 843 tra regular season e playoff, per un totale complessivo di 2’122 punti spalmati su 24 stagioni.
Numeri pazzeschi che fanno dell’attaccante ceco uno degli “Indimenticabili” dello Sport. Coi suoi pregi, le sue manie, i suoi allenamenti massacranti e i suoi difetti. Il tutto considerando che il numero 68 ha spento in febbraio 51 candeline e ad oggi milita ancora in Patria nel Kladno, club dove è cresciuto e del quale è diventato proprietario di maggioranza.
I primi passi, i primi trionfi
Mostro di tecnica e fisicità, Jagr sbarca oltreoceano a 18 anni per la sua stagione da Rookie nel 1990/91, dove coi Penguins - franchigia che lo ha draftato in 5a posizione assoluta - mette insieme 70 punti in 104 partite e alza subito la Stanley Cup. Ne vincerà un’altra già l’anno seguente, con quella squadra che includeva autentiche stelle come l’indimenticabile Mario Lemieux, Mark Recchi, Ron Francis, Paul Coffey e Rick Tocchet.
Una vita sul tabellino
Dominante in powerplay, Jagr ha mantenuto una media punti impressionante nel suo lungo cammino in NHL, con addirittura 10 stagioni chiuse sopra quota 100. Per cinque volte ha conquistato l’Art Ross Trophy (“Most points”). Il picco più alto lo ha raggiunto nel 1995/96 con 172 punti (73 gol). Non bastarono comunque per rivincere la Stanley, finita agli Avalanche di Sakic, Forsberg e Kamensky. Tutti questi numeri, sommati e considerando solo la regular season, fanno del ceco il secondo miglior marcatore della storia (1’921 punti) dietro all’inarrivabile Wayne Gretzky (2’857).
Nazionale
Se in Nord America il suo bottino si è fermato ai due trionfi in giovane età con Pittsburgh, con la Nazionale ha conquistato due Mondiali e uno storico oro Olimpico (1998 insieme ai vari Hasek, Vokoun, Straka e Zidlicky). Titoli che fanno di lui uno dei 30 membri dell’esclusivo “Triple Gold Club”: oro ai Giochi, oro iridato e Stanley Cup. Con la Cechia ha giocato la sua ultima partita ai Mondiali del 2015 a Praga, dove, all’età di 43 anni, si è congedato da fenomeno con 9 punti (6 gol) in 11 partite e la doppietta decisiva nei quarti contro la Finlandia.
Ammirato in tutto il mondo, in Patria è semplicemente un mito. «Ha fatto la storia di questo sport attraversando almeno due generazioni, per tanti in Cechia è il numero uno», interviene l’attaccante Lukas Lhotak, ex Ambrì ora in forza al Sierre. «Gioca ancora e c’è chi pensa che sia un po’ pazzo. Poi però le piste si riempiono. Resta un’attrazione. Tanti ragazzi vanno a vedere gli allenamenti solo per incontrarlo e farsi firmare autografi. Da bambino anch’io avevo il suo poster in camera e lo vedevo come un idolo».
Letale sul ghiaccio, esemplare negli allenamenti, "umano" fuori. «Per lui, negli anni, gli allenamenti sono diventati un'ossessione. Ancora oggi non è raro trovarlo da solo in pista a Kladno. Magari alla sera, con un giubbotto di 20kg e dei pesi speciali anche sui pattini. L’allenamento è diventato come una religione. Ha detto di aver raggiunto un punto della sua vita in cui il duro lavoro lo rende felice più del tempo libero. È un messaggio che i giovani faticano a capire. Si dice che da ragazzo facesse 1000 squat ogni giorno. È una macchina, un mostro di tenacia che ha dato tutto per l’hockey e lo ha sempre messo al primo posto».
Fuori il discorso è un po’ diverso. «Ha sempre amato anche le belle ragazze. E mettiamoci pure le macchine e il gioco d'azzardo. Si dice che nel 2008 lasciò la NHL per andare in Russia all’Avangard Omsk perché lo pagavano molto di più e aveva bisogno di soldi. In quei 3 anni, prima di tornare oltreoceano, contribuì però in maniera importante alla crescita della KHL. Nel 2015 invece era stato vittima di un “ricatto” da parte di una giovane modella, che minacciava di postare una foto “aftersex” che li ritraeva a letto. Jagr, single, aveva semplicemente risposto: "Fai come ti pare, non me ne frega niente". E così lo scatto divenne pubblico, creando in realtà più grattacapi alla ragazza piuttosto che al giocatore».
Insomma un personaggio a tutti gli effetti, con i suoi pro e contro. In NHL ha indossato anche le maglie di Washington, N.Y Rangers, Philadelphia, Dallas, Boston, N.J Devils, Florida e Calgary. In Europa, oltre al suo Kladno e agli anni passati coi Falchi di Omsk, se lo ricordano bene anche a Bolzano, dove nel lockout del 94/95 atterrò un marziano che in 5 partite firmò 16 punti (8 gol). In questa stagione si sta "solo" allenando e non ha ancora esordito, ma ben presto lo vedremo in pista a battagliare e, ne siamo certi, segnare tanti gol.