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La bioversità lungo i binari di una stazione di frontiera, in un curioso libretto ripubblicato nel 2010
Ernesto Schick (1925-1991) era uno spedizioniere. Tra il 1969 e il 1978, spese buona parte del suo tempo libero a esplorare l'area della stazione ferroviaria internazionale di Chiasso. Su quel terreno, a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta, un enorme complesso di binari denominato 'Fascio U' aveva preso il posto di campi coltivati e paludi. I lavori di bonifica e costruzione ne avevano azzerata, per qualche tempo, la vegetazione.
Schick, botanico per diletto e fine disegnatore, osservò come la natura si prese la sua rivincita, riapparendo con una biodiversità vegetale persino maggiore. Perché in una stazione di frontiera non sostano soltanto viaggiatori paganti, ma anche i semi trasportati involontariamente da passeggeri e merci. Qualcuno cade clandestinamente dal treno, e germoglia.
Le osservazioni botaniche di Ernesto Schick sono raccolte nel volume 'Flora ferroviaria', pubblicato per la prima volta nel 1980. Divenne un piccolo oggetto di culto. Bibliotecari e ricercatori lo conservarono, perdonandogli qualche imprecisione scientifica. Fabio Pusterla ne fu ispirato: scrisse una poesia per quelle che Schick chiama 'piante pilota', le prime a germinare in un ambiente di cemento, acciaio e sassi, cosparso di erbicida.
Chi conobbe Ernesto Schick, a Chiasso, parla di un uomo fuori dal comune e di cultura. Le sue osservazioni non si limitarono alla stazione internazionale, e i suoi interessi andarono ben oltre fiori e piante: una persona con la quale discutere era piacevole e istruttivo, ci dicono.
Il nuovo 'Flora ferroviaria' -dato alle stampe nel 2010 da Simonetta Candolfi e Nicoletta De Carli- è corredato della poesia di Pusterla 'Collage delle piante pilota' e di un ritratto di Ernesto Schick tracciato da Graziano Papa, già presidente di Pro Natura sezione Ticino. Il testo conta sulla revisione scientifica del biologo Nicola Schönenberger, botanico del Museo cantonale di storia naturale a Lugano.
Schönenberger spiega, nella sua introduzione, come il titolo 'Flora ferroviaria' sia "l'aspetto più geniale del libro", poiché "non necessita di spiegazioni: evoca un concetto chiaro e definito". È un'invenzione di Schick, così come lo è -verosimilmente- 'piante pilota': i botanici le chiamano piante pioniere.
Ma la definizione dell'autore è stata mantenuta, per non intaccare la poesia. Di Pusterla, e dell'intero libro.