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Il rapporto del Centro di analisi del governo russo mostra che i risultati delle elezioni legislative del 2011, tanto contestati dalla piazza, erano davvero stati falsificati.
I risultati delle elezioni parlamentari russe del dicembre 2011, che avevano scatenato le più grandi manifestazioni di piazza mai avvenute nella Russia di Vladimir Putin, sarebbero veramente stati falsificati.
Lo dice il rapporto di un think-tank russo, il Centro di analisi del governo, sulla base di un sistema di calcolo espressamente concepito dai suoi esperti.
Secondo il documento, il partito di Vladimir Putin, Russia Unita, che ufficialmente aveva ottenuto il 49% dei voti, ne avrebbe raccolti solo il 22%.
Le ONG che avevano denunciato le frodi dello scrutinio non si dicono sorprese dai risultati del rapporto. L’aspetto insolito è che il think tank che ha condotto lo studio è guidato da un uomo assai vicino a Putin: il direttore delle ferrovie russe Vladimir Iakunin.
Di fronte alla vastità dello scandalo, il Cremlino ha fatto bloccare, mercoledì mattina, la pubblicazione su Internet del rapporto.
Queste rivelazioni intervengono nel momento in cui l’ipotesi di una dissoluzione del Parlamento è sempre più evocata. Secondo diverse fonti il Cremlino starebbe riflettendo a uno scenario simile.
Il partito Russia Unita ha qualificato il rapporto di “scemenza scientifica”. Il deputato Ilia Kostiunov ha dichiarato che “sarebbe illegale dissolvere il Parlamento senza appoggiarsi all’opinione della maggioranza.”