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Ogni eritreo che arriva in Svizzera è una vacca da mungere per il regime militare da cui è scappato: ricatti ed estorsioni fiscali forzate accadono ogni giorno su suolo elvetico. Una eritrea che sta a Lugano svela come pure in Ticino c'è chi riscuote illegalmente quei soldi in un clima di terrore e omertà. La nostra inchiesta a pagina 2 e 3 della 'Regione' di oggi, supportata da due documenti: la ricevuta e la “lettera di pentimento”. La prima viene rilasciata dal consolato di Eritrea a Ginevra: conferma l’avvenuto pagamento della tassa del 2%. Viene inviata via posta agli eritrei che hanno pagato la tassa ‘illegale’ in Svizzera al regime di Asmara. Ma sempre più spesso, per eludere eventuali controlli delle autorità elvetiche, questa ricevuta viene faxata direttamente in Eritrea ai parenti, che possono esibirla alle autorità locali. Chi non lo fa rischia, ad esempio, di non potere rinnovare permessi di lavoro, o rischia vedersi ritirare la tessera per gli alimenti. Il secondo documento è una copia della “lettera di pentimento”: chi vuole tornare in Patria per visitare i parenti, deve andare al consolato. Alcuni hanno dovuto firmare una lettera di pentimento, dove si chiede scusa per aver offeso il governo, scappando senza aver fatto il servizio militare. Si firma di accettare una punizione appropiata. Ossia pagare una tassa del 2% sulle entrate.