Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01228.jsonl.gz/1185

"Vietato negoziare con Vladimir Putin": il presidente ucraino Volodymyr Zelensky lo ha messo nero su bianco firmando un decreto che ratifica una decisione del Consiglio di sicurezza di Kiev dopo le annessioni russe. Mosca si mostra indifferente: "Aspetteremo fino a quando l’attuale presidente ucraino cambierà la sua posizione, o fino a quando ci sarà un altro presidente che cambi posizione per amore del suo popolo", fa sapere il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov.
Oltre sette mesi dopo l’inizio di quella che a Mosca è chiamata l’operazione militare speciale in Ucraina, una soluzione diplomatica sembra dunque più che mai lontana. Anzi, inesistente. Tanto più che l’apparente disponibilità russa a trattare si accompagna alla consueta affermazione che un’eventuale intesa dovrebbe rispondere alle proprie richieste. Condizioni che ancora più difficilmente possono essere accettate da Kiev ora che sul terreno le sorti dei combattimenti sembrano volgere a suo favore, anche grazie ai continui aiuti militari americani. In un colloquio telefonico con Zelensky il presidente Usa Joe Biden ha promesso l’invio di nuove armi per un valore di 625 milioni di dollari, compresi altri sistemi di razzi Himars.
Le nuove avanzate negli ultimi giorni delle truppe ucraine, in particolare nella regione meridionale di Kherson, vengono ammesse anche dalle autorità filorusse locali. Volodymyr Saldo, il leader dell’oblast di Kherson - uno dei quattro territori annessi da Mosca - ha ammesso che l’esercito di Kiev ha sfondato vicino a Dudchany, un villaggio sul Dnepr. Il ritiro dei russi da Dudchany e da diverse altre località sulla riva ovest del fiume appare evidente anche dalle mappe mostrate dai comandi di Mosca durante il consueto briefing quotidiano.
L’offensiva ucraina nel sud fa seguito a quella che nei giorni scorsi ha portato alla conquista di Lyman, nell’est, snodo strategico per le comunicazioni e i rifornimenti fra le truppe russe del Donbass e di altre regioni. Il ministero della Difesa di Mosca ha detto che negli ultimi combattimenti le forze russe hanno eliminato 120 soldati ucraini della 66/a Brigata meccanizzata e di altre formazioni che i dirigenti russi definiscono "neonaziste". E il leader dell’autoproclamata Repubblica di Donetsk, Denis Pushilin, ha sostenuto che "la situazione si sta stabilizzando". Ma la perdita di Lyman rappresenta un colpo pesante per i russi, secondo quanto sottolinea un’alta fonte della Difesa occidentale.
Anche la Camera alta del Parlamento russo ha intanto ratificato i trattati di annessione delle regioni di Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhia e Kherson, mentre il ministro della Difesa Serghei Shoigu ha affermato che già più di 200mila uomini sono stati reclutati nell’ambito della mobilitazione parziale dichiarata dal presidente Putin il 21 settembre. Quando potranno essere schierati sul campo e come potranno effettivamente cambiare le sorti dei combattimenti, è ancora tutto da chiarire. Mentre Forbes scrive che da quella data tra 700mila e 1 milione di persone hanno lasciato la Russia, anche se non è chiaro quanti lo abbiano fatto per sfuggire effettivamente al reclutamento.
Quello che è certo è che i negoziati non danno segni di vita. E nello stigmatizzare Zelensky per il bando ai negoziati con Putin, il Cremlino ha mostrato invece apprezzamento per le proposte lanciate da Elon Musk - e respinte dal presidente ucraino - per cercare di favorire un compromesso. "Il fatto stesso che ci siano persone che riflettono è abbastanza positivo", ha detto Peskov. Che allo stesso tempo, però, ha rifiutato il suggerimento del miliardario sudafricano di ripetere i referendum per l’annessione delle regioni ucraine con osservatori dell’Onu. A bocciare Musk ci hanno pensato anche gli utenti di Twitter che hanno partecipato al sondaggio: quasi il 60% si è dichiarato contrario alla proposta. ATS