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Durante l’estate del 2015, sulle Alpi svizzere si è verificato un numero straordinariamente alto di crolli di rocce, soprattutto nelle regioni interessate dal permafrost al di sopra dei 2500 m s. l.m. La maggior parte di questi crolli si è verificata nello strato di gelo-disgelo in prossimità della superficie della roccia, la cui temperatura varia a seconda della stagione.
Nell’estate del 2015 l’aria era più calda di 2,5 °C rispetto alla media (1981–2010) e la soglia dello zero termico è rimasta per circa sei settimane al di sopra dei 4000 m s. l.m. Contrariamente all’estate particolarmente calda e secca del 2003, durante la quale si sono anche verificati numerosi crolli di rocce, ci sono stati più temporali e precipitazioni. Inoltre, nella zona di distacco della roccia spesso non era presente solo permafrost, ma anche acqua. C’è quindi da supporre che i crolli di quest’anno siano stati causati da una combinazione di alte temperature di aria e acqua: da un lato le alte temperature dell’aria hanno riscaldato la roccia e il ghiaccio presente nelle fessure, indebolendo così la stabilità delle roccia. Dall’altro, l’acqua infiltratasi nelle fessure ha esercitato una pressione idrostatica e quindi destabilizzato la roccia. Tra i fattori scatenanti è possibile escludere i terremoti, dal momento che nessun sisma ha preceduto i crolli osservati.
La maggiore attività dei crolli è iniziata alla fine di luglio 2015, dopo che le temperature dell’aria hanno toccato per un mese valori straordinariamente alti. Il 28 luglio si sono distaccati dal versante occidentale del Piz Cambrena (GR) circa 5000 m3 di roccia da una superficie rocciosa relativamente ampia, per un volume pari a quello di circa cinque case unifamiliari. Successivamente si è verificata una serie di crolli in diverse regioni delle Alpi svizzere, con un picco di attività nella prima metà di agosto. Il crollo più consistente è stato osservato il 2 settembre a 3400 m s. l.m. sul versante ovest del Grande Dent de Veisivi (VS), con un volume stimato di 80’000 m3. I crolli di rocce si sono generalmente verificati in qualsiasi ora del giorno e della notte e a tutte le esposizioni, eccetto sui versanti esposti a sud. Praticamente ogni giorno sono state osservate cadute di massi con un volume di alcuni metri cubi. Non si sono verificati crolli di rocce importanti con un volume di oltre 100’000 m3. Le dimensioni di questi crolli variavano da alcune centinaia sino a diverse decine di migliaia di metri cubi.
Alpinisti, guide alpine, gestori dei rifugi, piloti di elicottero o specialisti regionali in pericoli naturali hanno segnalato i crolli di rocce sui siti www.slf.ch e www.gipfelbuch.ch o via e-mail ed SMS all’SLF. Spesso alle segnalazioni erano allegate anche fotografie o filmati. Tutti questi dati sono confluiti nella banca dati delle cadute di massi dell’SLF, che contiene diverse centinaia di cadute massi e crolli di rocce nel permafrost osservati dal 1714.
Come dimostra un’analisi di questi dati, nelle fredde regioni d’alta quota i crolli medio-piccoli si verificano soprattutto nei mesi estivi. I crolli di rocce di grandi dimensioni si verificano invece tutto l’anno (Fig. 1). Il crollo osservato nel dicembre 2011 sul Pizzo Cengalo (GR) è un esempio di questi grandi eventi invernali, durante il quale sono caduti a valle circa 1,5 milioni di m3 di roccia. Nel febbraio 2014 ha ceduto anche un pilastro di roccia sul Piz Kesch (GR), facendo precipitare a valle 150’000 m3 di roccia. Sebbene questi eventi fossero legati soprattutto alla struttura della roccia e alla sua stabilità, probabilmente hanno giocato un ruolo importante anche i processi all’interno del permafrost. Crolli di importanza simile potrebbero verificarsi anche nell’inverno , perché le masse rocciose di dimensioni più grandi reagiscono con ritardo alle variazioni di temperatura.
Noi lavoriamo a stretto contatto con lo Swiss Permafrost Monitoring Network PERMOS, incaricato di rilevare sistematicamente sulle Alpi svizzere i dati sul permafrost come temperatura del suolo, spessore dello strato di gelo-disgelo, contenuto di ghiaccio e deformazioni. 9 dei 30 sondaggi svolti dall’SLF nel permafrost sono integrati nella rete di rilevamento PERMOS. I dati misurati permettono in primo luogo di descrivere in generale lo stato e le variazioni del permafrost. Essi sono però anche utili per valutare le condizioni del permafrost nelle zone di distacco dei crolli di rocce.