Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/118666

<h2>SubmittedText<h2><p>Da inizio settembre, la rete televisiva francese TF1 diffonde finestre pubblicitarie svizzere, sulla scia della compatriota M6 che propone questo tipo di finestre già dal 2001. Nella Svizzera tedesca, RTL e Pro Sieben hanno adottato lo stesso sistema. Il mercato pubblicitario svizzero rappresenta un volume d'affari pari a 3,8 miliardi di franchi netti l'anno, di cui 670 milioni per la televisione. Quest'ultima cifra è distribuita tra le reti della SSR (397 milioni), le finestre estere (200 milioni de franchi, prima dell'arrivo di TF1) e le emittenti locali e regionali (72 milioni). Sebbene l'ingresso sul mercato di TF1 potrebbe far lievitare leggermente l'importo totale degli introiti pubblicitari, il potenziale in questo senso non è infinito. Si può sin d'ora affermare con certezza che i 30-35 milioni di franchi annui che andrebbero a TF1 ridurranno di almeno una decina di milioni gli introiti di RTS e TSR, cui devono essere aggiunte le perdite imputabili a M6. Se gli inserzionisti dovessero rivedere la propria strategia pubblicitaria in conseguenza, questa flessione potrebbe avere ripercussioni negative anche sulle emittenti locali e regionali nonché sul settore della stampa.</p><p>Come se non bastasse, oltre a non disporre dei diritti per la diffusione di film in Svizzera come sancito dal Tribunale federale, le reti estere che si rivolgono al pubblico svizzero attraverso queste finestre non propongono contributi destinati esclusivamente al pubblico elvetico, siano essi film di produzione svizzera o trasmissioni di natura informativa o culturale sul nostro Paese. In altre parole, prendono senza dare nulla in cambio. Alla luce di quanto precede, il Consiglio federale è invitato a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Il Consiglio federale è cosciente che simili finestre fanno diminuire, peraltro senza contropartita a livello di programma, gli introiti dei media svizzeri, minacciando in alcuni casi il loro stesso avvenire?</p><p>2. È ragionevole che il nostro Paese permetta ad emittenti estere "selvagge" di approfittare di un quadro legale molto o troppo generoso per impadronirsi di proventi che dovrebbero invece rimanere nel nostro Paese, tanto più che l'accesa discussione sulla quota di canone SSR è tuttora in corso?</p><p>3. Gli utili incassati dalle emittenti estere sono sistematicamente sottoposti alla legislazione fiscale svizzera? Se sì, a quanto si eleva l'imposta e qual è la sua destinazione?</p><p>4. Se invece, contro ogni aspettativa, non fosse così, sarebbe possibile destinare una parte dei proventi alla promozione dell'attività cinematografica e della cultura elvetica?</p><p>5. In occasione dell'annunciata revisione della LRTV, prevista per il 2012, queste problematiche potrebbero essere ridiscusse per definire un quadro normativo più restrittivo, bene inteso sempre conforme ai nostri impegni internazionali?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>L'autore dell'interpellanza non vede di buon occhio le finestre pubblicitarie svizzere diffuse sui canali televisivi esteri, poiché priverebbero i media elvetici di una fetta di utili senza una vera contropartita sotto forma di prestazioni mediatiche.</p><p>In Svizzera le emittenti televisive estere vantano una quota di mercato complessiva superiore a quella dei programmi nazionali. Già dagli anni novanta, l'ampio consenso ottenuto presso il pubblico svizzero è sfruttato commercialmente attraverso le cosiddette finestre pubblicitarie. Concretamente, i programmi esteri vengono trasmessi via satellite una seconda volta e gli spot originali sostituiti dalla pubblicità di provenienza svizzera; i programmi così modificati sono in seguito distribuiti attraverso le reti via cavo. Ad oggi, nove emittenti tedesche e due emittenti francesi hanno adottato questo modello. Nel 2010 i ricavi pubblicitari netti di queste reti si aggiravano attorno ai 200 milioni di franchi, il che corrisponde al 33 percento delle entrate pubblicitarie nette realizzate in tutta la Svizzera nel settore della televisione. </p><p>Sino a fine luglio 2010 le finestre pubblicitarie erano sottoposte alla Convenzione del Consiglio d'Europa sulla televisione transfrontaliera (CETT; RS. 0.784.405), ratificata anche dalla Svizzera. Secondo questa convenzione, le finestre pubblicitarie di questo tipo sono ammesse, purché rispettino le prescrizioni pubblicitarie in vigore nello Stato cui sono destinate. </p><p>Dal 1° di agosto 2010, le disposizioni della CETT non sono più applicabili ai rapporti con i nostri vicini. Con l'entrata in vigore dell'accordo bilaterale sulla partecipazione della Confederazione Svizzera al programma comunitario MEDIA per gli anni 2007-2013 (accordo MEDIA; RS 0.784.405.226.8) la ricezione transfrontaliera è ormai disciplinata dalla direttiva UE sui servizi di media audiovisivi (direttiva AVMD). A livello di contenuti, i messaggi pubblicitari devono rispettare le prescrizioni del Paese di origine e non più quelle dello Stato in cui vengono diffusi. La ripresa di questa regolamentazione costituiva una condizione affinché la Svizzera potesse partecipare all'accordo bilaterale MEDIA, che dovrebbe servire a promuovere la presenza dei cineasti e dei film svizzeri sul mercato europeo. </p><p>1. Il Consiglio federale è cosciente della problematica legata a queste finestre pubblicitarie, contestate sin dall'inizio sul piano della politica dei media. Il governo federale si è espresso in proposito già nel 1993 (interpellanza Stamm 93.3188, "Finestre pubblicitarie svizzere su RTL Plus") e nel 1997 (interpellanza Seiler Hanspeter 97.3072, "Evoluzione del paesaggio mediatico"), definendole incongrue dal punto di vista della politica e dell'economia dei media, ma inevitabili sotto il profilo legale. Si tratta di un giudizio tuttora valido per il Consiglio federale.</p><p>2. Le finestre pubblicitarie provenienti dai Paesi vicini vengono approvate dallo Stato in cui ha sede l'emittente e trasmesse via satellite (uplink) nel Paese di destinazione. Non occorre una concessione da parte della Svizzera. La normativa in materia di radiodiffusione non permette di bloccare la ricezione e la ridiffusione di tali finestre nel nostro Paese, a patto che rispettino le prescrizioni contenute nella direttiva UE.</p><p>3./4. Gli utili provenienti dalle finestre pubblicitarie sottostanno anche alla sovranità fiscale svizzera. Dal punto di vista dell'imposta sul valore aggiunto (IVA), i proventi in questione soggiacciono all'imposta sull'acquisto (art. 45 della legge federale del 12 giugno 2009 concernente l'imposta sul valore aggiunto; LIVA; RS 641.20) e sono pertanto imponibili all'aliquota normale (8 per cento) presso le imprese svizzere che acquisiscono le finestre pubblicitarie. Queste ultime sono inoltre tenute, qualora lo spazio pubblicitario fosse rivenduto ad altre imprese svizzere, a sottoporre i proventi della rivendita all'imposta sulle prestazioni eseguite sul territorio svizzero cui si applica l'aliquota normale (8 per cento). </p><p>5. La problematica è stata ampiamente discussa in Parlamento nell'ambito dell'adesione della Svizzera all'accordo MEDIA. Dopo aver preso atto delle nuove prescrizioni internazionali sulle finestre pubblicitarie, il 12 giugno 2009 il Parlamento ha approvato il programma, valido sino a fine 2013. La partecipazione della Svizzera al di là del 2013 sarà oggetto di trattative bilaterali con la Commissione europea. Ciononostante, anche se l'accordo MEDIA non dovesse essere ricondotto, le finestre pubblicitarie dovrebbero continuare ad essere tollerate in virtù della CETT. </p><p>Gli strumenti legislativi per opporsi alle finestre pubblicitarie sono stati valutati in dettaglio nel quadro della revisione della LRTV conclusa il 24 marzo 2006. Alla luce degli obblighi internazionali cui è sottoposta la Svizzera, il margine di manovra è assai limitato.</p>  Risposta del Consiglio federale.