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Ecologisti, agitatori, leader di sindacati agricoli minoritari e molto attivi: sono parecchie le somiglianze tra il consigliere nazionale romando Fernand Cuche e il francese José Bové.
La complicità tra il segretario generale dell'ex-Unione dei produttori svizzeri (UPS, ribattezzata Uniterre) ed il leader della Confederazione paesana non è una novità. "Lavoriamo assieme già da 15 o 20 anni. Fernand, infatti, è stato tra i primi ad aderire alla nostra Coordinazione agricola europea" ricorda José Bové.
"Le nostre battaglie sono simili" prosegue l'uomo la cui pipa ed i cui baffi sono ormai conosciuti in tutto il mondo. "Partendo dalla nostra esperienza di contadini, cerchiamo di batterci a difesa degli impieghi, dell'ambiente e di un'alimentazione sana. Perché ognuno si senta implicato nell'avvenire del pianeta".
Militante nato
José Bové è stato contagiato fin da giovane dal morbo della militanza. Dai 14 anni frequenta la Comunità di Lanza del Vasto, una specie di saggio che predica la non-violenza attiva. A 20 anni parte per il suo viaggio d'iniziazione in India.
Al suo ritorno, partecipa ad una manifestazione contro un campo militare nel Larzac e tre anni dopo ci si installa definitivamente.
Nel 1995, José Bové è il solo francese sul battello di Greenpeace a protestare contro i test nucleari a Mururoa. Quattro anni più tardi accede alla celebrità decidendo di "smontare" un cantiere a Millau dove si stava costruendo un ristorante Mc Donald's.
Da allora lo si vede tra i contestatori del vertice dell'OMC a Seattle, del Forum di Davos e, recentemente, a Ramallah tra i cittadini internazionali a manifestare sostegno a Yasser Arafat.
Un vero leader
Fernand Cuche è, più o meno, della stessa pasta. Comincia la sua vita professionale come assistente sociale ma non lo resta che due anni. Diventa contadino e s'impegna nell'UPS, il "braccio armato" del sindacalismo paesano.
Nel mezzo degli anni '90 scoppia la crisi della carne di maiale. Invece di andare a lamentarsi all'Ufficio federale dell'agricoltura, Fernand Cuche, attacca direttamente i grandi distributori. Per mezzo di alcune azioni spettacolari, ottiene un rialzo di 30 centesimi al chilo per il prezzo pagato al produttore.
Nel 1996, in occasione della grande manifestazione contadina su Piazza federale, s'impone come vero leader nel mezzo del fumo dei gas lacrimogeni. È il solo a trovare le parole giuste per calmare gli agricoltori che si sentono traditi sia dallo Stato che dalle organizzazioni settoriali ufficiali.
Contro la "malbouffe"
"I problemi dell'agricoltura non riguardano soltanto i contadini ed i contadini non devono occuparsi soltanto di questioni agricole". La frase di François Dufour, amico di José Bové e coautore con lui del libro "Il mondo non è in vendita", ben riassume il credo di questi nuovi "Robin Hood".
Difensori di un'agricoltura rispettosa dell'ambiente, degli impieghi e della qualità dei prodotti, José Bové e Fernand Cuche, sono giunti alla ribalta in un periodo particolarmente propizio.
Dopo gli scandali del manzo agli ormoni, la mucca pazza, il pollo alla diossina e agli antibiotici, il consumatore occidentale teme sempre più di trovarsi nel piatto alimenti geneticamente modificati. L'argomento della "malbouffe" (alimentazione insana) mobilita in modo particolare.
Contadini per vocazione
José Bové e Fernand Cuche hanno pure in comune la decisione di passare all'agricoltura in età adulta, non facendolo quindi semplicemente ereditando proprietà famigliari. Il primo è divenuto allevatore, come dice lui stesso, "per militanza casuale". Oggi è però un collega della Confederazione paesana ad occuparsi del suo bestiame.
Il secondo invece, pur figlio di contadini, ha visto il padre vendere la fattoria quando era ancora bambino. Il suo attuale piccolo podere l'ha dunque acquistato più tardi con i propri fondi. Oggi non dispone che di una mezza dozzina di mucche, ma i contadini lo riconoscono spontaneamente come uno di loro.
"Si tratta di un altro aspetto che ci avvicina" riconosce José Bové. "Non siamo contadini dalla nascita e abbiamo manifestato la volontà di diventarlo per far vivere qualche pezzetto di territorio. Senza tuttavia dimenticare la nostra lotta per una maggior solidarietà".
Marc-André Miserez