Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/35618

<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>La preoccupazione del Consiglio federale è stata non poca quando ha preso conoscenza </p><p>degli avvenimenti che stanno alla base della presente interpellanza, vale a dire l'occupazione </p><p>durante due ore da parte di cittadini turchi dell'anticamera della sala del Consiglio degli Stati </p><p>il 19 dicembre 2000, e le manifestazioni spontanee di cittadini turchi il giorno seguente, a </p><p>Basilea, nel corso delle quali una parte dei manifestanti ha dato prova di una violenza fuori </p><p>del comune con le forze dell'ordine, ferendo quattro agenti e una passante.</p><p></p><p>La libertà di riunione e quella di espressione sono diritti garantiti dalla Costituzione (art. 16 e </p><p>22 della Costituzione federale) e il loro libero esercizio è pure iscritto negli obblighi di diritto </p><p>internazionale pubblico sottoscritti dalla Svizzera (in particolare l'art. 10 segg. della </p><p>Convenzione di salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, del 4 novembre </p><p>1950/CEDU; RS 0.101, e art. 19 e 21 del Patto internazionale del 16 dicembre 1966 relativo </p><p>ai diritti civili e politici; RS 0.103.2). Tali diritti sono considerati diritti dell'uomo; tutti gli </p><p>stranieri che soggiornano in territorio svizzero possono di conseguenza esercitarli essi pure. </p><p>Secondo la prassi del Tribunale federale, i raggruppamenti di protesta sono protetti in quanto </p><p>manifestazione della libertà d'espressione e della libertà di riunione (DTF 100 Ia 392). </p><p></p><p>D'altra parte tuttavia la libertà di riunione è applicabile unicamente ai raggruppamenti pacifici. </p><p>Le azioni volte a causare danni ingenti a persone o a beni materiali non sono coperte da </p><p>questo diritto fondamentale. La libertà di riunione non può essere invocata quando si </p><p>commette violazione di domicilio durante una manifestazione. </p><p></p><p>La violenza dimostrata da alcuni stranieri durante manifestazioni in Svizzera non ha mai </p><p>assunto proporzioni tali da compromettere l'ordine pubblico o da metterlo gravemente in </p><p>pericolo. La sicurezza interna o esterna della Svizzera non è stata minacciata dagli eccessi </p><p>prodottisi in occasione di queste manifestazioni. Spettava quindi ai cantoni interessati dare </p><p>ordini e apprestare le misure necessarie alla sicurezza. </p><p></p><p>Il Consiglio federale risponde come segue alle domande dell'interpellante:</p><p></p><p>1. Il Consiglio federale desidera innanzitutto ribadire uno dei principi fondamentali di uno </p><p>Stato di diritto: quello della separazione dei poteri. Grazie a questo principio la giustizia è </p><p>indipendente e il Consiglio federale deve evitare di esprimersi sul suo atteggiamento. </p><p>Ciononostante il Consiglio federale non condivide l'opinione secondo cui l'atteggiamento </p><p>della giustizia sarebbe un invito agli estremisti politici stranieri a venire a manifestare da noi. </p><p>Le infrazioni commesse durante le manifestazioni sono sistematicamente perseguite e </p><p>giudicate dalle competenti autorità cantonali, purché sia possibile identificare sul posto gli </p><p>autori. La direzione dell'intervento deve decidere degli atti inquirenti da eseguire e della loro </p><p>portata, tenendo presente altri elementi oltre all'applicazione del diritto penale. In particolare </p><p>si tratterà di prevenire il propagarsi della violenza mentre si deve tener sotto controllo lo </p><p>svolgimento della manifestazione.</p><p></p><p>2. L'esercizio di attività politiche è un'espressione dei diritti garantiti dalla Costituzione e dal </p><p>diritto internazionale pubblico a qualsiasi persona che si trova in Svizzera. Tuttavia l'ospitalità </p><p>offerta dalla Svizzera a cittadini esteri, trattandosi delle loro attività politiche, ha i suoi limiti </p><p>quando l'esercizio dei diritti sopracitati si svolge nel disprezzo della legalità. Infatti esistono </p><p>restrizioni al libero esercizio del diritto di manifestazione. Cosí vi è l'obbligo di chiedere </p><p>un'autorizzazione affinché gli interessi dei manifestanti si possano coordinare con quelli di </p><p>altri utenti dello spazio pubblico e che i beni giuridici di terzi si possano proteggere. Il diritto di </p><p>manifestare è pure limitato da alcune disposizioni di diritto penale, per esempio dall'articolo </p><p>260 CP concernente le sommosse. Infrazioni quali lesioni corporee, danni alla proprietà o </p><p>ancora coercizione non sono giustificabili in nome dei diritti dell'uomo enunciati piú sopra. </p><p></p><p>Il Consiglio federale non tollera nessuna attività politica che comprometta la sicurezza </p><p>interna ed esterna della Svizzera o di altri Stati. </p><p></p><p>Fin quando le attività politiche di cittadini esteri rimangono entro i limiti fissati, non c'è motivo </p><p>di temere una messa in pericolo della sicurezza interna ed esterna. Occorre combattere il </p><p>dilagare della violenza caso per caso, facendo uso dei mezzi che offre la polizia di sicurezza </p><p>e il diritto penale. Se del caso, è possibile prendere provvedimenti amministrativi quali il </p><p>divieto d'entrata per i capi di alcuni gruppi o movimenti. Se questi mezzi non dovessero </p><p>bastare, e soltanto in questo caso, il Consiglio federale dovrebbe, in base all'articolo 185 </p><p>capoverso 3 della Costituzione federale, prendere misure supplementari per via d'ordinanza </p><p>o di decisione. Ma il legislatore ha fissato criteri severi per poter prendere simili misure; </p><p>occorre infatti che disordini esistenti o imminenti minacciano gravemente l'ordine pubblico, la </p><p>sicurezza esterna o quella interna. </p><p></p><p>3. Conformemente all'articolo 11 della legge federale del 26 marzo 1934 sulle garanzie </p><p>politiche e di polizia in favore della Confederazione (RS 170.21), i cantoni sono responsabili </p><p>del deterioramento di beni della Confederazione, causato da disordini interni. D'altronde le </p><p>misure di sicurezza all'interno di Palazzo federale sono di competenza delle Camere federali </p><p>o dei Servizi del Parlamento, e non del Consiglio federale. Saranno quindi i Servizi del </p><p>Parlamento a esprimersi su questo punto.</p>  Risposta del Consiglio federale.