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WASHINGTON - Nell'immaginario collettivo, quando si pensa ai servizi segreti una delle prime immagini che sovviene alla mente è quella di un elegante spia, che indossa un completo e sorseggia un vodka Martini - rigorosamente agitato e non mescolato -, possibilmente in dolce compagnia. La realtà però è ben diversa e molto più sfumata. Negli ultimi anni poi, il settore dell'intelligence ha sviluppato connessioni sempre più forti con quello privato, creando sinergie fondamentali per contrastare le minacce moderne.
Come? Lo abbiamo chiesto all'ex responsabile dell'antiterrorismo dell'FBI, Joseph Billy Jr., in occasione del suo intervento al Visionary Day.
Signor Billy Jr., il 2020 ci ha proiettati in una situazione senza precedenti. Durante la pandemia di COVID-19, è stata registrata un'impennata nel numero di attacchi informatici, truffe online e delle cosiddette "fake news". In un mondo connesso come il nostro, qual è secondo lei il rischio più grande?
Il rischio più grande è legato al fatto che il mondo è passato al lavoro da remoto, dalle istituzioni alle aziende private. In alcuni casi questa sarà la nuova realtà. L'ambiente di lavoro a distanza è di per sé un rischio che ci ha reso meno sicuri. Direttamente correlato alla situazione COVID-19, a causa della vulnerabilità del lavoro da casa, gli attacchi informatici e i furti di segreti aziendali e di dati sensibili sono più facilitati a causa di mezzi meno sicuri per comunicare o alla tendenza a conservare in modo meno sicuro le informazioni sensibili a casa.
Il direttore dell'FBI - Christopher Wray - ha dichiarato che il Bureau sta affrontando «sfide senza precedenti» e «minacce aggressive e sofisticate su molti fronti». Qual è la chiave, se ce n'è una, quando si tratta di prevenire queste minacce oggi?
È necessario uno sforzo di collaborazione unificato tra le forze dell'ordine, il settore privato e le altre istituzioni per far fronte alle minacce. In altre parole, nessuna persona né organizzazione può farlo da sola. Quindi, la chiave di tutto questo è formare partenariati pubblico-privati che consentano la condivisione delle minacce e una migliore collaborazione tra le forze dell'ordine, il governo e tra il settore pubblico e quello privato. Lavorare insieme, per prevenire e investigare sulle minacce. Nessuno può affrontare una minaccia da solo, né le forze dell'ordine né il settore privato, la chiave è la collaborazione.
Lei è nell'FBI da 30 anni. È un periodo di tempo molto lungo con, presumo, molti cambiamenti. Parlando delle sfide che ha vissuto in prima persona, qual è stato il momento più difficile?
Questa è un'ottima domanda. Probabilmente la trasformazione dell'FBI, da classica forza di polizia investigativa al concentrarsi maggiormente sulla raccolta di informazioni; diventando una vera organizzazione di intelligence. Questo è stato un cambiamento fondamentale e senza precedenti. Principalmente, l'FBI ha sempre operato come forza dell'ordine, ma per diventare una vera agenzia di intelligence l'informazione deve essere acquisita e raccolta in tutti i programmi investigativi. Non solo all'interno del programma di intelligence dell'FBI, ma anche nei suoi programmi criminali, nel programma informatico e in altri settori. Non solo. Avevamo bisogno anche di assimilare l'intelligence e di darle un senso. Ad esempio, come spostare le informazioni all'interno dei team di analisi per far "unire i puntini" fra le discussioni. Se guardo indietro ai primi giorni della trasformazione, questa è stata la cosa più difficile.
Quanto si è evoluta questa collaborazione negli anni?
Nell'ultimo decennio direi che vi è stata un'evoluzione monumentale. L'FBI ha preso la decisione, anni fa, di condividere le informazioni sulla natura delle minacce con il settore privato. E il settore privato possiede a sua volta informazioni che può condividere con le forze dell'ordine. Questa collaborazione è stata fondamentale nell'ultimo decennio. Soprattutto negli ultimi 7/8 anni, ha raggiunto un livello che non avevo mai visto e che ora include l'inserimento di rappresentanti del settore privato che lavorano direttamente con le forze dell'ordine nei centri d’analisi.
Dal punto di vista della sicurezza nazionale, quali sono gli "strumenti" essenziali che questa partnership mette in campo?
Strumenti in un senso di maggiore consapevolezza delle minacce ostili. Il fatto stesso di avere il settore privato seduto al tavolo con le forze dell'ordine è uno di questi nuovi strumenti. Dal punto di vista della sicurezza nazionale, gli sforzi sono orientati alla ricerca di minacce interne, essendo i privati molto meglio attrezzati per scoprire la minaccia all'interno di un'organizzazione. Questo è fondamentale, cosi come la capacità di scambiare informazioni in maniera sicura tra i partners.
Oltre alla pandemia, il 2020 è anche l'anno delle elezioni americane. Ricordiamo tutti quello che è successo quattro anni fa. Attacchi hacker e campagne di disinformazione hanno colpito i cittadini statunitensi su tutti i social media. Dobbiamo aspettarci accada nuovamente?
Sì, le piattaforme dei social media continueranno a essere utilizzate per sfruttare le differenze di opinione e per deformare i fatti. Questo avviene per una serie di ragioni, ma soprattutto per influenzare gli elettori e il processo decisionale, con particolare interesse di quei soggetti che cercano di diffondere informazioni fuorvianti. Ma anche per creare divisioni all'interno della popolazione, il che naturalmente va a beneficio di coloro che vogliono creare instabilità o sfruttare le divisioni fra i cittadini.
E quale ruolo svolge la cooperazione internazionale tra le diverse agenzie quando si tratta di eliminare queste minacce? E cosa può fare il settore privato per affrontare questi particolari problemi?
La prima cosa che sottolineo è che la cooperazione internazionale è fondamentale. Le minacce che dobbiamo affrontare oggi non sono vincolate da confini e limitate a paesi specifici. Hanno un impatto su più fronti e possono interessare molti paesi e le loro istituzioni in tutto il mondo. La cooperazione internazionale è l'unica via per affrontare queste minacce, utilizzando tutti gli strumenti disponibili che ogni paese ha a disposizione per fermare quelle attività che forse si svolgono nel proprio "cortile di casa". Anche in questo caso l'unica chiave per raggiungere l'obiettivo è la collaborazione. Condividere le informazioni fino a quando non "fanno male". Non siamo più in un momento in cui possiamo permetterci di non condividere abbastanza informazioni immediatamente utilizzabili (actionable intelligence).
Un esempio?
Se lei fosse un partner delle forze dell'ordine a Lugano e avessimo informazioni su una potenziale minaccia a Lugano, dobbiamo essere in grado di condividere tutte le informazioni che possono essere utilizzate per affrontare tale minaccia e porvi fine in maniera rapida ed efficacie. L'unico modo per farlo è abbattere i muri di questa condivisione e portarle direttamente alla fonte. L'informazione deve essere più completa possibile e, soprattutto, sfruttabile nell'immediato per eliminare efficacemente la minaccia.