Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/18896

<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p></p><p></p><p>ad domanda 1</p><p></p><p></p><p></p><p>Il Consiglio federale sostiene tutti gli sforzi che possono portare all'assistenza dei rifugiati nelle vicinanze della loro Patria e consentono di evitare la continuazione del viaggio verso Paesi lontani. Il fattore decisivo risiede in tale contesto nell'alloggio presso famiglie ospitanti. Un'alternativa importante è costituita dall'alloggio all'interno di edifici pubblici. Come già effettuato in diverse regioni della ex Jugoslavia, la Svizzera è disposta a ristrutturare a tale scopo edifici pubblici. Il Corpo svizzero per l'aiuto in caso di catastrofe (ASC) sta già esaminando quali edifici possano essere utilizzati a tal fine. Tale atteggiamento corrisponderebbe nel contempo al desiderio espresso dal governo albanese, mirante a un aiuto alla ristrutturazione delle infrastrutture.</p><p></p><p></p><p></p><p>Come tutte le organizzazioni attive in Albania, Il Consiglio federale ritiene che al momento attuale sia opportuno rinunciare all'allestimento di veri e propri centri di raccolta (anche nel senso di tendopoli), poiché non ve ne é la necessità. Qualora l'afflusso di rifugiati dovesse registrare un aumento massiccio, il Consiglio federale è disposto, d'intesa con le altre organizzazioni, a mettere immediatamente a disposizione alloggi d'emergenza.</p><p></p><p></p><p></p><p>ad domanda 2</p><p></p><p></p><p></p><p>L'esecuzione dell'allontanamento di richiedenti l'asilo respinti provenienti dalla provincia del Kosovo è effettuata nell'ambito dell'accordo di riammissione tra Svizzera e Repubblica federale di Jugoslavia del 3 luglio 1997. L'accordo prevede che i rimpatri abbiano luogo, caso per caso, con la compagnia aerea jugoslava JAT a destinazione di Belgrado. Con il coordinamento dell'Ufficio federale dei rifugiati (UFR), i Cantoni hanno la possibilità di organizzare, nell'ambito di voli speciali, rimpatri collettivi in direzione di Pristina.</p><p></p><p></p><p></p><p>Nel corso della seduta dell'8 giugno 1998, il Consiglio federale ha deciso, quale provvedimento urgente, di rinunciare ad altri voli speciali verso la Repubblica federale di Jugoslavia. Il 12 giugno 1998, il capo del DFGP ha inoltre deciso di prorogare sino alla fine del mese di luglio 1998 i termini di partenza dei richiedenti l'asilo respinti provenienti dalla provincia del Kosovo. La decisione è stata presa sulla base della valutazione che sussista un rischio considerevole di un ulteriore acuirsi del conflitto. Tale valutazione è condivisa dai Paesi a noi vicini e dalla NATO. Mediante la proroga dei termini si tiene conto di un possibile pericolo cui sarebbero esposte le persone soggette ad obbligo di partenza provenienti dal Kosovo. La proroga del termine non coinvolge le persone che in Svizzera si sono rese colpevoli di reati. </p><p></p><p></p><p></p><p>ad domanda 3</p><p></p><p></p><p></p><p>Il DDPS ha ultimato un piano d'impiego precauzionale volto al rafforzamento del Corpo delle guardie di confine (CGC), in particolare al confine meridionale. È inoltre attualmente in corso di elaborazione uno studio sulla praticabilità di opzioni di sostegno ad autorità civili, da parte dell'esercito, nell'assistenza a persone che chiedono protezione. Secondo il Consiglio federale, l'impiego dell'esercito va preso in considerazione soltanto nel caso in cui non sia più possibile, con i mezzi ordinari a disposizione degli organi della polizia di frontiera - compresi eventuali mezzi professionali supplementari, quali ad esempio gli effettivi del Corpo della guardia delle fortificazioni - tenere sotto controllo la situazione alla frontiera. In considerazione della situazione venutasi a creare al confine meridionale, il 22 giugno 1998 il Consiglio federale ha deciso di mantenere anche in futuro  in un primo tempo sino alla fine del 1998  il rinforzo di100 persone (membri del CGF e del DDPS) a favore del CGC.</p><p></p><p></p><p></p><p>ad domanda 4</p><p></p><p></p><p></p><p>Le possibilità della Svizzera di contenere un inasprimento degli atti di violenza nel Kosovo nell'ambito della cooperazione internazionale sono limitate. Dinanzi alla forma sempre più violenta assunta dal conflitto, le attività principali della comunità internazionale si concentrano presso organizzazioni e comitati internazionali come l'ONU, la NATO, l'UE e il gruppo di contatto, dei quali la Svizzera non fa parte. All'inizio del mese di marzo 1998, la Svizzera ha proposto in seno all'OSCE, che da anni si adopera al fine di trovare una soluzione politica per la questione del Kosovo, l'organizzazione di una conferenza internazionale sul Kosovo con la partecipazione della Repubblica federale di Jugoslavia. Benché la proposta svizzera sia stata giudicata, per quanto interessante, prematura, l'offerta di buoni uffici resta valida. Essa partecipa anche alle sanzioni della comunità internazionale, miranti a costringere il governo jugoslavo, mediante pressioni, al dialogo con Pristina.</p>  Risposta del Consiglio federale.