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La barba è tornata di moda fra i giovani, tirando un brutto scherzo a chi produce articoli per la rasatura. La tendenza sta tagliando le gambe persino al gigante Gillette, numero uno mondiale del settore, che deve fare i conti con un calo delle vendite.
Gillette dal 2005 fa parte del gruppo Procter & Gamble, che aveva sborsato 57 miliardi di dollari per assicurarsi l'azienda, ricorda l'edizione odierna del giornale 20 Minutes. Quello che sembrava un investimento fruttuoso si è però trasformato in una gatta da pelare, tanto che la multinazionale con sede nell'Ohio ha dovuto recentemente deprezzare il valore del produttore di rasoi e relativi accessori di 8 miliardi.
La conseguenza è che Gillette ha creato un buco di 5,2 miliardi nei risultati di P&G. Se da un lato ciò si spiega con una concorrenza più agguerrita, dall'altro non è da sottovalutare l'impatto di un fattore che era difficilmente preventivabile: il cambiamento di predisposizione della società occidentale nei confronti della barba.
Radersi con minor frequenza è infatti un trend ormai piuttosto diffuso, soprattutto tra i più giovani. Inoltre, la regola non scritta che obbligava gli uomini a imbracciare quotidianamente rasoio o lamette è ormai morta e sepolta.
"Oggi i maschi non sono più giudicati negativamente se non si radono, non è più un segno di pigrizia o inciviltà", ha dichiarato alla Cnn il vicepresidente di Gillette per il Nord America Massimiliano Menozzi, le cui parole sono riportate sul gratuito romando.
Negli Stati Uniti, il fenomeno ha fatto diminuire le vendite di prodotti per la rasatura del 5,1% in un anno. E se Atene piange, Sparta non ride: altri marchi storici come la francese Bic o la britannica Wilkinson Sword devono fare i conti con le stesse difficoltà della più blasonata sorella americana.