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A Roma i cinghiali, a New York i coyote: i conti con la natura
Ne avevamo parlato due mesi fa: Roma è stata eletta da un sondaggio della rivista Time Out «la città più sporca del mondo». Nel caput mundi, l'emergenza «monnezza» non è una novità, tanto che la costante presenza di "invitanti" rifiuti nelle strade del centro italiano aveva spinto gli animali selvatici a farsi sempre più intraprendenti e meno timorosi della presenza umana. Non solo i classici, enormi, ratti di città. Ma anche, più stranamente, i cinghiali. Per anni, i suini sono stati fotografati e filmati fare man bassa della spazzatura lasciata sui marciapiedi romani.
Meno noto, forse, è il fatto che anche la detentrice della medaglia d'argento nella classifica di "zozzeria", New York, sta da anni avendo a che fare con l'anomala presenza di fauna selvatica entro i suoi confini. Benché il suo nome faccia pensare immediatamente a lande selvagge e notti sotto le stelle, il coyote ormai è di casa nella città americana.
Un lupo in miniatura
Diffuso dal Canada all'America centrale, il coyote deve il suo nome al termine con cui lo descrivevano gli aztechi: coyotl. Parente stretto del lupo, viene spesso descritto in inglese come "American jackal" (sciacallo americano), "prairie wolf" (lupo delle praterie), "brush wolf" (lupo delle sterpaglie) o "little wolf" (piccolo lufo). E proprio quest'ultimo nome fornisce un'idea precisa sull'aspetto dell'animale: una sorta di lupo in miniatura. Il coyote, a seconda della sottospecie, pesa infatti fra gli 8 e i 20 chili (contro i 30-40 dei lupi grigi diffusi fra Italia, Francia e Svizzera). Più longilineo del lupo, presenta solitamente un'ossatura e un muso più sottili, mentre le orecchie sono più allungate e la scatola cranica, in proporzione, più grande. I colori della pelliccia sono variegati proprio come quelli del suo più corpulento parente: dal grigio chiaro al fulvo, mentre esistono sottospecie con sfumature nere o grigio-biancastre.
Il suo nome scientifico, Canis latrans, è un altro nome calzante: tendenti a vivere in piccoli gruppetti o in solitaria, questi canidi sono famosi proprio per i loro forti e frequenti ululati.
Gusti raffinati
Bande di coyote che scorrazzano per la Grande Mela, dunque? Non proprio. Da anni vengono saltuariamente effettuati degli avvistamenti, ma il numero degli esemplari presenti sul suolo cittadino sembra ancora relativamente ristretto. Secondo un articolo recentemente pubblicato dal New York Times, in città potrebbero attualmente aggirarsi fra i 20 e i 30 coyote, una stima effettuata soprattutto sul limitato numero di habitat potenziali a disposizione dell'animale. La zona preferita? Il Bronx, dove gli spazi verdi sono più comuni (vedi foto sopra, scattata a Ferry Point Park). Se, a Roma, i cinghiali non facevano mistero della propria dieta, con i coyote newyorkesi la questione è tuttavia diversa. Come hanno fatto a sopravvivere per anni nella trafficata città? Anche loro si sono cibati solamente di spazzatura abbandonata dall'uomo? Lo studio effettuato dalla facoltà di ecologia urbana della Fordham University ha cercato dunque di rispondere proprio a questa domanda.
Il team dell'ecologa Carol Henger ha collaborato con il Gotham Coyote Project, un'associazione di ricercatori della regione che da tempo studia la presenza dell'animale sul suolo urbano. Nell'arco di dieci anni, riporta il quotidiano statunitense, sono stati raccolti 95 campioni di escrementi di coyote sparsi per la città. Principalmente, come già evidenziato, nel Bronx, ma anche vicino all'aeroporto LaGuardia e nel Queens. Le feci sono state quindi scansionate alla ricerca di molecole animali e vegetali che dessero qualche indizio sulla dieta dei canidi. E a paragone sono stati analizzati i resti di quanto digerito da coyote "suburbani" o completamente selvatici. I risultati? Sorprendenti. I dati raccolti dagli escrementi di coyote cittadini hanno dimostrato che, nel bel mezzo di un ambiente urbano, l'animale segue una dieta sostanzialmente paragonabile a quella dei suoi simili meno a contatto con l'uomo.
Fra le feci dei frequentatori della Grande Mela sono stati trovati, nel 64% dei casi, tracce di cibo prodotto dall'uomo, più spesso erano resti di pollo. Nella popolazione non urbana la probabilità di trovare fra gli escrementi del canino indizi di simili banchetti è del 55%: un numero più basso ma non troppo differente. Di più: il cibo umano, nel caso dei coyote newoyrkesi, rappresentava solo il 22% della loro dieta. Una scoperta che ha stupito i ricercatori: «Pensavamo di trovare più cibo di origine umana, semplicemente perché è facile da trovare nei cestini della spazzatura e nei parchi», ha spiegato l'esperta al New York Times. Ma così non è stato. E di cosa si cibano allora? Fra le pietanze preferite vi sono piccoli mammiferi (tra i quali soprattutto i procioni), piante, insetti e persino salamandre di provenienza locale. Ma hanno gusti raffinati: secondo lo studio, solo il 5% delle feci conteneva resti dei famosi grossi ratti di New York. Perché? «I ratti di norma vivono nelle nostre vicinanze, ma i coyote tendono ad evitare i contatti con l'uomo».
Insomma, a differenza di altre specie, i coyote che abitano la città «non vivono sulle spalle dell'uomo, dei suoi avanzi, ma vivono al nostro fianco. Coesistiamo».
Spesso in California
Ma se a New York, come dicevamo, la popolazione di coyote è ridotta e tutto sommato ancora molto timida, altrove non è così. A volte scambiati per cani, la presenza di esemplari in città è sempre più spesso segnalata in California, dove, seppur rari, si registrano saltuariamente degli attacchi ai danni dell'uomo. Le autorità invitano sempre la popolazione a evitare di dare loro da mangiare. Un po' come succede con gli orsi che, abituatisi alla presenza umana, rischiano di farsi sempre più temerari.
Negli ultimi giorni l'Animal Control ha ricevuto una chiamata dalla scuola di Jurupa Valley, in California. Il motivo? Un coyote si era rifugiato nei bagni. Soprannominato Wile. E, è stato presto catturato e rispedito nel suo ambiente naturale. Insomma, a differenza del famoso personaggio della Warner Brothers, il canide ha avuto il suo lieto fine.