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Per questo anniversario, letteralmente ogni pub d'Irlanda sta preparando eventi, così come la fabbrica Guinness, dove si brinderà ad Arthur.
Il fondatore ci stava lavorando da sette anni, e con sacrifici e tentativi aveva messo in piedi la distilleria di Eixip nella contea irlandese di Kildare, nel 1756. Ma fu solo con il passaggio a una vecchia distilleria a Dublino nel 1759, che rimise a posto, e all'idea di usare orzo arrostito, che riuscì a creare una birra di tipo 'porter'. L'avrebbe battezzata col suo nome, Guinness.
Da allora il successo è stato crescente (10 anni dopo, Arthur già la esportava in Inghilterra), generando una mistica della bruna irlandese. Per esempio la tecnica per versarla: prima si riempie la pinta a tre quarti, e si lascia riposare, finché non si forma una linea bianca di schiuma (chiamata 'collare del vescovo'), dopo di che si può riempire il bicchiere fino alla sommità.
E poi il marchio, le campagne pubblicitarie, e gli slogan che nel mondo anglosassone sono diventati modi di dire, come "My goodness, my Guinness". Oggi la birra è prodotta in 35 paesi, con alcune varianti locali.
Negli ultimi giorni, il nome Guinness è finito nelle cronache grazie al presunto exploit in aereo di una rampolla della famiglia, Clare Irby, accusata - ma poi assolta - di aver dato scandalo ubriaca in aereo, praticamente denudandosi e scambiando effusioni con uno sconosciuto.
Si è quindi tornato a parlare di una 'maledizione' della famiglia, iniziata nel 1944 quando il barone Walter Edward Guinness fu assassinato al Cairo, e continuata con incidenti stradali, annegamenti, e disgrazie varie occorse ai Guinness. In particolare, si ricorda il suicidio di Lady Henrietta Guinness, che si buttò da un acquedotto a Spoleto, nel 1978.