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Quando riapriranno le chiese?
Parlando con vari fedeli, tutti si chiedono quando apriranno le chiese, quando potremo finalmente tornare, almeno in parte, alla normalità nel seguire, in anima e corpo, le celebrazioni domenicali delle chiese cristiane, con le dovute precauzioni.
Il Consiglio federale in questo è prudente: la riapertura è prevista soltanto dopo l’8 giugno 2020. Ciò significa quindi che dovremmo inchinarci e rinunciare alle partecipazioni celebrative dell’Ascensione, 21 maggio, e della solennità di Pentecoste, 31 maggio.
Su questo argomento si è mossa la Conferenza dei Vescovi Svizzeri (CVS), inviando il 12 maggio scorso una lettera al Consiglio federale, tramite il suo presidente monsignor Felix Gmür. Nella stessa si suggerisce la ripresa delle funzioni religiose pubbliche al più tardi per la Pentecoste (31 maggio). Unitamente a questa richiesta la CVS ha preparato un piano che garantisce tutte le misure di sicurezza.
La domanda di anticipare l’apertura delle chiese parte dal fatto che l’11 maggio sono state riprese molte attività, mentre le celebrazioni religiose continuano a rimanere proibite. «Questo non è più tollerabile – ha dichiarato monsignor Gmür –. Per centinaia di migliaia di fedeli, le funzioni settimanali rimangono una necessità essenziale. Hanno bisogno di una prospettiva». Egli suggerisce che a partire dall’Ascensione o al più tardi dalle Pentecoste le celebrazioni religiose pubbliche siano nuovamente autorizzate. La risposta del Consiglio federale al momento non è ancora pervenuta.
Ma perché noi cristiani ci teniamo tanto che le chiese riaprano? Qualcuno a questo punto si chiederà: ma in effetti cosa vuol dire essere Chiesa? In primo luogo c’è la necessità di una preghiera comunitaria, sentirsi uniti a Cristo, servirlo e proclamare il suo Vangelo, la sua parola di vita.
La Chiesa dei popoli ha avuto inizio con la comunità dei primi cristiani, i quali pregavano e insegnavano con coraggio la parola di Gesù Cristo. Propongo due citazioni dagli Atti degli apostoli: «La Chiesa era dunque in pace per tutta la Giudea, la Galilea e la Samaria: si consolidava e camminava nel timore del Signore e, con il conforto dello Spirito Santo, cresceva di numero (At 9,31)»; «Vegliate su voi stessi e su tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha costituiti come custodi per essere pastori della Chiesa di Dio, che si è acquistata con il sangue del proprio Figlio (At 20,28)».
Il 17 giugno 2004, al Centro internazionale giovanile San Lorenzo di Roma, dove assistevano alla celebrazione Eucaristica, il cardinale svizzero Joseph Marie Martin Cottier ha posto la questione ai presenti: che cosa significa essere Chiesa? Egli ha risposto, prendendo lo spunto dalla festa dell’apostolo San Mattia, spiegando che: «Al fondamento della Chiesa c’è l’istituzione di Gesù degli Apostoli. Gesù ha scelto dodici discepoli. E, come sappiamo, uno è stato infedele, l’ha tradito. Questo numero dodici – che nella tradizione biblica indica anche le dodici tribù di Israele – è costitutivo del collegio apostolico. Il tradimento di Giuda riduce il collegio ad undici, ma anche la scelta del nuovo apostolo non viene dagli uomini ma da Dio».
Per terminare vorrei sottoporvi una citazione di papa Francesco, che concerne l’udienza generale in San Pietro a Roma di mercoledì 12 giugno 2013. Alla domanda: Che cosa vuol dire essere “Popolo di Dio”? Risponde fra l’altro con una citazione di Paolo ai Galati 3,28: «Non c’è Giudeo né Greco; non c’è schiavo né libero; non c’è maschio e femmina, perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù». Poi papa Francesco ha concluso con queste parole: «Vorrei dire anche a chi si sente lontano da Dio e dalla Chiesa, a chi è timoroso o indifferente, a chi pensa di non poter più cambiare: il Signore chiama anche te a far parte del suo popolo e lo fa con grande rispetto e amore! Lui ci invita a far parte di questo popolo, popolo di Dio».