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Le Temps ricostruisce come sarebbe stato possibile per le Tigri Tamil, a processo domani a Bellinzona, di "rastrellare" soldi dai loro connazionali con dei crediti al consumo. La resposabilità dell'istituto di credito, che non risulta fra gli accusati, ma fra gli accusatori privati, è sollevata da uno dei difesori degli imputati.
Inizierà domani a Bellinzona il processo a carico di 13 persosone accusate di aver finanziato le Tigri Tamil nella loro guerra civile contro lo Sri Lnaka. I tredici sono accusati di aver portato numerosi membri della comunità Tamil in Svizzera a sottoscrvere contratti di credito al conusmo per un totale di 100'000 franchi fra il 2007 e il 2009, utilizzando certificati di salario appositamente falsificati. I soldi del credito sarebbero poi andati al World Tamil Coordinating Committee (Wtcc), sotto il cui cappello avrebbero operato le Tigri Tamil in Svizzera.
A processo, con le accuse che variano dalla partecipazione a un’organizzazione criminale alla truffa, fino all’estorsione, alla falsità in documenti e al riciclaggio di denaro, sono accusati 12 presunti appartenti alle Tigri Tamil e un ex impiegato dell'istituto di credito che ha elargito i prestiti. L'istituto, che partecipa al processo in qualità di accusatore privato, riferisce oggi il quotidiano romando Le Temps con un articolo a firma di Antoine Harari apparso sul portale del giornale, sarebbe Bank-Now, società controllata al 100% da Credit Suisse. "Sulla base di false buste paga, centinaia di crediti sono stati concessi alle Tigri da Bank-now SA. Un totale di 182 persone, che avrebbero dichiarato di avere un secondo posto di lavoro presso il WTCC avrebbero ricevuto un prestito dalla filiale del Credit Suisse". Un numero molto elevato di presititi, che "avrebbero forse dovuto attirare l'attenzione della banca", secondo Le Temps. La decisione di non aver accusato anche l'istututo di credito era stata anche oggetto di una ricusazione nei confronti del giudice, poi respinta. L'accusa di cui riferisce Le Temps non trova però fondamento nell'indagine del Ministero pubblico della Confederazione (Mpc). Per l'Mpc, riferisce Le Temps, era "virtualmente impossibile per Bank-Now scoprire la realtà dei fatti" ed è dunque stata vittima di truffa (e infatti non figura fra gli imputati). Per Philippe Graf, avvocato di uno degli imputati, invece, riferisce sempre le Temps, "Bank-now SA era troppo negligente per accorgersi di una truffa. Il diritto penale protegge la vittima dal presunto inganno solo se dimostra un minimo di prudenza, il che non sembra essere il caso allo stato attuale del dossier".