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<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Nella sua seduta speciale del 4 settembre 1996, il Consiglio federale ha discusso in merito alla partecipazione della Svizzera al "Partenariato per la pace (PfP)". Esso ha incaricato il DFAE e il DMF di preparare una proposta di partecipazione della Svizzera. Nel frattempo, provvederà a soddisfare il desiderio di maggiori informazioni espresso dalla Commissione della politica estera del Consiglio nazionale.</p><p></p><p>Il Partenariato per la pace non è un'organizzazione internazionale cui è possibile aderire. Si tratta piuttosto di un'iniziativa politica volta a rafforzare la pace e la stabilità in Europa. Anche gli Stati neutrali sono invitati a parteciparvi.</p><p></p><p>Sulla questione a sapere se la Svizzera debba o meno accettare l'invito è prossima una decisione. Praticamente tutti gli Stati dell'OSCE invitati (hanno ricevuto l'invito le nazioni dell'OSCE che dispongono di un proprio esercito e che non sono coinvolte in conflitti militari) hanno deciso a favore della partecipazione al Partenariato per la pace. Le uniche eccezioni sono l'Irlanda e la Svizzera. L'Irlanda ha però già fatto sapere che vuole aderire al partenariato.</p><p></p><p></p><p>2. La maggior parte delle riserve avanzate nei confronti del Partenariato per la pace si fondano sulla supposizione che una partecipazione al partenariato pregiudicherebbe, almeno a lunga scadenza, una decisione a favore di un'adesione alla NATO e quindi alla rinuncia della neutralità. Ambedue le supposizioni sono errate.</p><p></p><p>Nel caso di una decisione a favore del Partenariato per la pace, il Consiglio federale esporrebbe chiaramente che la Svizzera è e vuole rimanere neutrale, che non è intenzionata ad aderire alla NATO e che si ritirerebbe dal Partenariato per la pace se esso assumesse, contrariamente ad ogni aspettativa, un carattere simile a un'alleanza.</p><p></p><p>Una trasformazione tacita del Partenariato per la pace in un'alleanza è tuttavia impossibile, poiché ogni alleanza presuppone vicendevoli obblighi d'assistenza che richiedono una ratificazione da parte di tutti i partner dell'alleanza. È perciò escluso che la Svizzera si ritrovi improvvisamente facente parte di un'alleanza senza un'esplicita decisione da parte sua.</p><p></p><p></p><p>3. Il Consiglio federale rispetta ovviamente la decisione del popolo sulla questione dei caschi blu. Nel caso di una partecipazione al Partenariato per la pace, la Svizzera non sarebbe in alcun modo obbligata di ritornare sulla decisione citata. La questione dei caschi blu non ha niente a che vedere con il Partenariato per la pace. Al riguardo, il testo della convenzione quadro del Partenariato rispetta esplicitamente e inequivocabilmente la sovranità nazionale di ogni partner (art. 3 c).</p><p></p><p>Anche un'eventuale partecipazione al Partenariato per la pace non rappresenta in alcun modo l'inizio di un "partenariato militare" della Svizzera con la NATO, come lo temono gli interpellanti. Per il Consiglio federale, qualsiasi forma di collaborazione con un'alleanza militare non compatibile con la neutralità non è assolutamente in discussione.</p><p></p><p>Il Partenariato per la pace vuole contribuire a rafforzare la pace, la libertà e la stabilità in Europa, perseguendo tre ben definiti scopi:</p><p></p><p>- il controllo democratico delle forze armate dev'essere promosso;</p><p>- la trasparenza negli ambiti degli armamenti e della difesa dev'essere aumentata;</p><p>- quei partner che lo desiderano devono essere meglio abilitati a partecipare ad impieghi nell'ambito dell'aiuto umanitario, delle ricerche e dei salvataggi, nonché ad operazioni per il mantenimento della pace dell'OSCE e/o della NATO.</p><p></p><p>Ogni partner definisce liberarmente l'entità, l'estensione e il tempo del proprio impiego. Il Partenariato per la pace, analogamente all'OSCE, offre la base politica per una collaborazione "à la carte" nell'ambito della politica di sicurezza e della politica militare. La NATO ha invitato la Svizzera esplicitamente come Stato neutrale ed è pronta ad accettare la nostra neutralità senza obiezioni. La NATO e i nostri partner dell'OSCE non si aspettano minimamente che la Svizzera, in caso di un'adesione al Partenariato per la pace, modifichi, riduca o addirittura rinunci alla sua politica di neutralità.</p><p></p><p></p><p>4. Il Consiglio federale, dopo avere esaminato tutte le condizioni quadro di politica estera e interna, e al momento che gli sembrerà opportune, deciderà sulla questione concernente la partecipazione al Partenariato per la pace.</p><p></p><p></p><p>5. Il Partenariato per la pace è un'iniziativa Politica che non contempla né impegni di diritto internazionale di alcun genere, né una modificazione della nostra politica di neutralità. In nessuno dei 16 Stati della NATO o degli altri 27 Stati partner la decisione della partecipazione al Partenariato per la pace è stata sottoposta al Parlamento per la ratificazione. Ogni partner ha il diritto, in qualsiasi momento, di ritirarsi immediatamente dal Partenariato per la pace.</p><p></p><p>Conformemente all'ordinamento costituzionale svizzero, la decisione circa la partecipazione della Svizzera al Partenariato per la pace è riservata al Consiglio federale che, secondo l'articolo 102 numero 8 è competente per la conservazione degli interessi all'estero e giusta il numero 9 per l'attuazione della politica di neutralità della Svizzera. Le Commissioni della politica estera e della politica di sicurezza delle due Camere sono state consultate. Con ciò sono soddisfatte le disposizioni dell'articolo 47 bis lettera a della legge sui rapporti fra i Consigli.</p>  Risposta del Consiglio federale.