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Il secondo processo di impeachment per Donald Trump comincerà la settimana dell'8 di febbraio, ma è oggi, lunedì, che i democratici trasmettono al Senato il testo dell'articolo votato alla Camera il 13 gennaio. Di fatto l'atto di accusa per "incitamento all'insurrezione" a carico dell'ormai ex presidente, che diventa così il primo inquilino della Casa Bianca a trovarsi due volte in questa situazione e anche il primo a fronteggiarla dopo aver esaurito il suo mandato, punto questo che solleva dubbi sulla costituzionalità del procedimento.
Rispetto al primo processo gli equilibri in Senato sono cambiati, adesso i seggi sono 50 per parte. Tuttavia, non basta: per giungere a una condanna occorre una maggioranza dei due terzi. Bisogna quindi convincere 17 repubblicani, impresa molto difficile, anche se l'influente capo della minoranza, Mitch McConnell, non esclude di pronunciarsi a favore.
C'è infatti chi, come Mitt Romney, si dice convinto che per la seconda volta Trump si sia macchiato di una colpa che giustifica la destituzione, ma aumentano anche le voci di chi, come Marco Rubio, giudica il processo a questo punto "controproducente" e "benzina sul fuoco" in un momento in cui il nuovo presidente, Joe Biden, si sforza di riportare unità in un paese segnato dalle divisioni dell'ultimo quadriennio.
Dopo la cerimonia solenne di oggi, seguirà una serie di passaggi tecnici, come il giuramento dei senatori in qualità di membri della corte e l'ordine a comparire per Donald Trump, che avrà tempo fino al 2 febbraio per presentare una memoria difensiva. La stessa scadenza è data agli accusatori della Camera per argomentare la loro posizione.