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Il primo vertice mondiale sull’etica nello sport si è tenuto venerdì 26 settembre a Zurigo. Nella sede della FIFA. Un’opportunità per analizzare come lo sport possa contribuire a migliorare il mondo, ma anche per affrontare i problemi della corruzione e della responsabilità sociale delle organizzazioni sportive. Rallegriamoci del fatto che finalmente anche gli organizzatori di eventi sportivi abbiano fatto un esame di coscienza.
Pensiamo al Qatar. È essenziale ricordare la responsabilità della FIFA in materia di violazioni dei diritti dei lavoratori migranti, che in questo paese stanno costruendo gli stadi per la World Cup 2022. Naturalmente, la responsabilità primaria è del governo del Qatar, che promette riforme, ma poi non fa nulla per evitare che i lavoratori migranti siano trattati come schiavi.
Il ricercatore di Amnesty International che si è recato più volte in Qatar ha incontrato decine di lavoratori. Vivono in condizioni indecenti, lavorano senza percepire uno stipendio e le autorità si rifiutano di rilasciare loro il passaporto quando chiedono di tornare a casa. E non si tratta di pochi casi isolati: al 90% dei lavoratori stranieri viene confiscato il passaporto, e un lavoratore su cinque riceve il suo salario in ritardo o non lo riceve affatto. Questi migranti sono sottoposti al lavoro forzato in uno dei paesi più ricchi del mondo!
Ma anche la FIFA e le multinazionali che operano in Qatar hanno le mani macchiate di sangue di centinaia di lavoratori morti sui cantieri edili. Quando la FIFA assegna a un paese il diritto di organizzare un evento come i mondiali di calcio, si assume parte della responsabilità nel caso di eventuali violazioni dei diritti umani che possono essere causate da questa decisione. Deve pertanto assicurarsi che vi siano misure per prevenire gli abusi a livello locale. E soprattutto deve mantenere una pressione costante affinché il governo modifichi le leggi nel campo dei diritti dei lavoratori.
Allo stesso tempo le multinazionali coinvolte nella costruzione di strade e alberghi, devono rispettare i principi delle Nazioni Unite relativi alle imprese e ai diritti umani adottati nel 2011. Perché ci vuole tanto tempo per mettere in atto misure semplici come la possibilità per i lavoratori di rivolgersi a una persona indipendente, di essere informati sui loro diritti in una lingua che comprendono, di organizzare visite senza preavviso nei luoghi in cui alloggiano?
Ciascuno dei tre attori coinvolti - il governo del Qatar, la FIFA e le imprese multinazionali – ha la possibilità di porre fine alle violazioni dei diritti umani legate all’organizzazione della Coppa del mondo. Nessuno di loro si sta tuttavia assumendo pienamente le proprie responsabilità.