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ANVERSA - Tra i 'Paradise Papers' ci sono anche carte che riguardano la Nike e il suo centro di distribuzione per l'Europa, l'Africa e il Medio Oriente, con sede in Belgio, vicino ad Anversa. Secondo quanto riporta il quotidiano Le Soir, la multinazionale impiegherebbe 3'000 persone nella sua Nike Europe Holding, «senza però pagare quasi alcuna imposta in Belgio».
Il quotidiano parla quindi di "regalo fiscale" alla Nike, grazie a un accordo speciale con il Belgio. Per il quotidiano, la multinazionale riuscirebbe a costituire un ammontare di liquidità fuori dagli Usa pari a oltre 10 miliardi di euro.
Nel mirino 8 aziende dei figli del premier turco - Lo scandalo dei Paradise Papers scuote anche il governo della Turchia. Tra le operazioni finanziarie nel mirino, rivela il quotidiano Cumhuriyet, ci sarebbero infatti anche quelle di 8 compagnie navali legate ai figli del premier di Ankara, Binali Yildirim, che avrebbero investito nel paradiso fiscale di Malta almeno dal 2004. Sospetti che il capo del governo turco ha oggi respinto in una conferenza stampa, prima di partire per una visita negli Usa.
«I miei figli fanno affari in tutto il mondo, non c'è niente di segreto», ha sostenuto Yildirim, chiedendo che la magistratura turca apra un'inchiesta per accertare l'estraneità alle accuse. «Il mio consiglio principale ai miei figli è stato quello di non usare alcun finanziamento governativo e di non collaborare con il governo nei loro affari», ha aggiunto il premier di Ankara. Nelle scorse ore, l'opposizione in Parlamento gli aveva chiesto di chiarire la posizione della sua famiglia.
Via fondi Fmi a chi non collabora - «Nessun Paese che ha qualcosa a che fare con l'evasione dovrebbe beneficiare del sostegno finanziario della Banca mondiale o del Fmi»: lo ha detto il ministro dell'economia francese, Bruno Le Maire, a margine dell'Ecofin. Le Maire ha detto che presenterà a nome della Francia la proposta di tagliare il sostegno delle istituzioni finanziarie a quei Paesi che non collaborano sulla lotta all'evasione.
Perché gli strumenti attuali non sono sufficienti: «Al momento c'è un solo Paese sulla lista dell'Ocse, come può essere? Non è questa la soluzione. Dobbiamo sapere quali sono gli Stati che non stanno cooperando e non danno informazioni per combattere l'evasione».