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Brad Garlinghouse, CEO della società crypto Ripple, ha di recente espresso critiche nei confronti dell’approccio della Securities and Exchange Commission (SEC) degli Stati Uniti dopo la pubblicazione dei documenti Hinman.
Ricordiamo che questi documenti includono discussioni che si sono svolte all’interno dell’istituzione prima del famoso discorso del 2018 tenuto dall’ex direttore finanziario della divisione SEC, William Himan.
Nello specifico, Garlinghouse ha affermato che, durante il suo mandato come funzionario pubblico, Himan “ha ricevuto milioni di dollari di compensi dal suo studio legale”, suggerendo così un conflitto di interessi nel suo discorso.
Vediamo di seguito tutti i dettagli.
Garlinghouse, CEO della società crypto Ripple, contro l’ex funzionario della SEC
Come anticipato sopra, Brad Garlinghouse, CEO della società specializzata in crypto Ripple, ha recentemente pubblicato un video in cui esprime commenti critici sul contenuto dei documenti di Hinman.
Questi documenti includono discussioni interne all’agenzia prima del discorso tenuto nel 2018 da William Hinman, un ex direttore della Division of Corporation Finance della US Securities and Exchange Commission (SEC).
Secondo Garlinghouse, i documenti, che sono stati resi pubblici solo dopo numerose richieste e spese legali significative, evidenziano che “gli alti funzionari non erano concordi sulla legge” e hanno comunicato a Bill Hinman che le regole sulle criptovalute sarebbero state ancora più confuse per il pubblico.
Garlinghouse ha anche suggerito che, nel peggiore dei casi, i documenti indicano che Hinman “ha deliberatamente ignorato la legge”, come si legge:
“Mentre era un funzionario pubblico, Hinman ha ricevuto milioni di dollari di pagamenti dal suo studio legale, che faceva parte di un’alleanza con altri che avevano un interesse acquisito in questo discorso.”
Garlinghouse: “la SEC ha sfruttato la mia trasparenza per rivolgersi contro Ripple”
Dunque, il CEO di Ripple ha accusato la SEC di adottare una politica ipocrita del tipo “apri le braccia, entra e registrati”.
Infatti, nel suo video di dichiarazione, ha rivelato di aver avuto incontri con l’ex presidente della SEC, Jay Clayton, e con Hinman, rispondendo a tutte le loro domande e mostrandosi aperto riguardo alle attività dell’azienda.
Tuttavia, Garlinghouse ha spiegato in modo dettagliato che la SEC ha sfruttato questa trasparenza per rivolgersi contro Ripple. Inoltre, Garlinghouse ha affermato quanto segue:
“In nessun momento mi è stato suggerito che XRP fosse considerato una security.”
In altre parole, il CEO di Ripple ritiene che la SEC stia cercando di soffocare l’innovazione crittografica negli Stati Uniti, sfruttando l’assenza di chiarezza normativa per esercitare la sua giurisdizione sull’intero settore delle criptovalute, come aveva già menzionato in precedenza.
D’altra parte, anche Brian Armstrong, CEO di Coinbase, uno dei più grandi exchange di criptovalute con sede negli Stati Uniti, è stato citato in giudizio dalla SEC con l’accusa di agire come intermediario di titoli non registrato, e ha avvertito sui pericoli di spingere l’industria delle criptovalute fuori dal paese e sui potenziali costi di rimpatrio in futuro.
La Cina tra i primi beneficiari in merito alla regolamentazione crypto degli USA
Come anticipato, Brian Armstrong, CEO di Coinbase, ha espresso forti critiche alle politiche dei regolatori statunitensi riguardo alle criptovalute, evidenziando gli effetti negativi che potrebbero derivarne.
Nello specifico, in un recente articolo di opinione, Armstrong ha spiegato che, nonostante le richieste ripetute delle imprese di ottenere chiarezza normativa sulle criptovalute, le autorità hanno invece optato per una regolamentazione basata sull’applicazione delle leggi esistenti.
Secondo Armstrong, questa posizione assunta nei confronti delle criptovalute sta spingendo l’innovazione verso l’estero, isolando gli Stati Uniti e mettendo a rischio la loro leadership tecnologica nel settore dello sviluppo di sistemi finanziari che incorporano l’identità e i valori democratici americani.
Infatti, alcuni paesi, come Regno Unito, Emirati Arabi Uniti, Brasile, Giappone, Unione Europea, Australia e Singapore, stanno attualmente elaborando regolamenti per diventare centri di criptovalute e attrarre imprese del settore.
Tuttavia, secondo Armstrong, la Cina potrebbe essere uno dei principali beneficiari di questa politica ostile alle criptovalute:
“Il Partito Comunista Cinese sta promuovendo queste potenti piattaforme in rapida scalabilità in tutto il mondo attraverso le sue Belt and Road Initiatives, con il suo sistema di credito sociale incorporato. E con il recente lancio del suo yuan digitale, la Cina mira a sfidare direttamente il dollaro USA e il suo ruolo in commercio globale.”
Inoltre, Armstrong ha enfatizzato l’importanza di mantenere negli Stati Uniti il capitale dell’innovazione delle criptovalute attraverso l’approvazione di regolamentazioni complete e protettive volte a incoraggiare l’adozione e lo sviluppo:
“È giunto il momento per il Congresso di cogliere l’opportunità storica offerta dalle criptovalute e di approvare una legislazione completa che protegga i consumatori e favorisca l’innovazione. Le criptovalute hanno il potenziale per svolgere un ruolo significativo nel promuovere l’economia americana e i valori democratici in tutto il mondo.”
Infine, Armstrong ha avvertito che se la situazione continuerà così, le future generazioni di americani pagheranno il prezzo di un rimpatrio dell’industria delle criptovalute, simile a quanto accaduto con le industrie dei semiconduttori e delle infrastrutture.