Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01037.jsonl.gz/519

Difficoltà a concentrarsi. Perdono facilmente l'attenzione. Lenti a capire le cose. Sono i malati di long Covid.
Che esistesse anche la sindrome del “Sì, cioè...” credo siano in pochissimi a saperlo. Anche perché non si tratta di un gergo scientifico ma solo del modo ironico con cui una paziente malata di 'Brain fog', nebbia cognitiva, ha trovato il sistema per far capire ciò che vive ogni giorno. Come raccontato da Fiona Robertson, scrittrice scozzese di Aberdeen, “mi dimentico ciò che sto dicendo, rallento e mormoro 'Sì, cioè...'”. “Sono sempre stata brillante-continua la Robertson che studiava fisica teorica all'università-riuscivo a trovare i nessi tra le cose e a capire come funziona l'universo ma la perdita di identità è stata sconvolgente quanto le ricadute fisiche della malattia”.
Addio concentrazione - C'è chi non trova le parole che voleva dire, chi non riesce a guidare o a leggere un libro e chi dimentica una data dopo averla controllata decine di volte sul calendario. Angela Meriquez Vazquez ha raccontato alla rivista statunitense, The Atlantic, che una volta le ci sono volute due ore per organizzare una riunione: continuava a controllare il calendario ma dimenticava il giorno stabilito prima ancora di aver aperto la casella di posta elettronica. Era diventato difficoltoso anche svuotare la propria lavastoviglie, dato che non riusciva a ricordare la funzione di una determinata stoviglia e quale fosse il posto dove riporla. Un incubo che vivono tutt'ora molti pazienti che, pur essendo guariti dal Covid-19, continuano a soffrire dei suoi effetti a lungo termine, tra cui si annovera anche la nebbia cognitiva. Con tale termine si fa riferimento a un complesso di sintomi cognitivi, quale deficit di attenzione, difficoltà di concentrazione e rallentamento psichico, che si manifestano, con una certa frequenza, in coloro che soffrono di long-Covid.
Assenti e disorientati - Come messo in evidenza dai risultati di una ricerca pubblicata sull'European Journal of Neurology, la nebbia cognitiva è caratterizzata da cali di concentrazione, affaticamento mentale e rallentamento delle funzioni cognitive. I pazienti accusano perdita di lucidità e senso di smarrimento che li getta nello sconforto più totale. Si fatica a trovare le parole mentre si pronuncia una frase, si perdono pezzi di conversazione, si dimenticano rapidamente dei dati acquisiti poco prima e, in generale, si ha la sensazione di essere assenti e disorientati. Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità il 10-20% di coloro che ha contratto il Covid-19 continua a soffrire dei suoi effetti a lungo termine, con un notevole peggioramento della propria qualità di vita. Oltre il 30% di questi pazienti lamenta disturbi alla memoria e il 20% riferisce di avere problemi di concentrazione.
Colpisce anche i giovani - La nebbia cognitiva può colpire anche persone che non hanno sviluppato un'infezione in forma grave, persino gli asintomatici, e anche giovani nel pieno delle forze. Come raccontato su ETimes Entertainment dalla giovanissima Ria Chopra “durante la mia seconda settimana con il Covid mi sono ritrovata a cercare il detersivo nel frigorifero. Non ho assolutamente modo di spiegare perché e come fossi convinta che potesse trovarsi tra la frutta e il latte, ma ero assolutamente certa che fosse il posto giusto dove guardare. Poi ho avuto come una sorta di risveglio e mi sono ricordata di dover guardare nell'armadietto del bagno. L'incidente del detersivo, però, è stato uno dei tanti modi in cui mi sono resa conto che il mio cervello non funzionava correttamente. All'inizio ho dato la colpa allo stress: mia madre era appena stata ricoverata in ospedale, a causa di una grave insufficienza respiratoria, e mio padre ci aveva lasciato con il nonno per prendersi cura di lei. Le cose però sono continuate a peggiorare e io e mia sorella avevamo perdite di memoria mentre facevamo conversazione rimanendo a metà di una frase che non ricordavamo di aver iniziato. Mettevamo le cose sul fuoco a cuocere ma non accedevamo il gas. Eravamo due ventenni che stavano vivendo un qualcosa di mai provato prima. L'ansia però era terrificante”.
Depressione e insonnia -Vivere in uno stato di confusione mentale ha portato molte persone a sviluppare gravi sindromi depressive nonché forme severe d'insonnia che vanno ad accentuare ulteriormente tale tipo di problemi. Come riferito da Emma Ladds, specialista in cure primarie all'Università di Oxford, al giornalista Yong, tra i sintomi del Covid-19 la nebbia cognitiva “è di gran lunga uno dei più invalidanti” e, a inizio pandemia, non era neanche incluso nell'elenco dei possibili. A differenza di altre malattie degenerative, come l'Alzheimer, i ricordi di questi pazienti persistono ma viene persa la capacità del cervello di selezionare le cose importanti da memorizzare e di recuperare le informazioni in modo efficiente. “Mi sembra di essere vuota e di vivere nel vuoto-ha dichiarato una paziente che fa parte di un gruppo di ricercatori affetti da long Covid-i momenti che mi hanno cambiato non sembrano più far parte di me”.
Lo stigma sociale - Il rallentamento, se non la perdita, di alcune facoltà cognitive porta le persone affette da nebbia cognitiva a vivere tale stato di cose come uno stigma sociale e a rinchiudersi sempre più in se stessi per paura di essere mal giudicati da coloro che non sono in grado di capire la loro delicata situazione. Anche la fretta di voler recuperare le forze e tornare alla normalità può essere molto pericoloso, soprattutto quando tutti coloro che ti circondano ti dicono di stringere i denti e andare avanti senza troppe lamentele. Secondo quanto emerso dall'inchiesta dell'Atlantic, molti pazienti si sforzano di tornare al lavoro per poi crollare poco dopo. Quando la Robertson ha cercato di forzare il proprio percorso verso la normalità è stata costretta a stare in casa per un anno e ha avuto bisogno di cure a tempo pieno.”Ancora oggi-racconta-mi ritrovo con una sensazione fisica di spossatezza e dolore, come se avessi corso una maratona”. Il malessere che avvertono tali persone, dopo aver compiuto lo sforzo di tornare alla propria vita quotidiana, è così intenso che è loro sconsigliato anche l'esercizio fisico che, un tempo, veniva invece prescritto per tale problematica. Proprio grazie alla lotta condotta dai pazienti malati di fatica cronica, l'esercizio fisico è stato infine rimosso dalle linee guida ufficiali di Stati Uniti e Gran Bretagna.
Difficoltà di diagnosi - D'altra parte, vi è da capire che essendo un fenomeno recente anche i medici hanno difficoltà non solo a identificare le cause della nebbia mentale ma anche a prescrivere una terapia adeguata. Per come sono strutturati, infatti, i test attualmente disponibili per valutare le condizioni mentali di una persona, tra i quali il più utilizzato è il Montreal Cognitive Assessment, possono essere superati anche da persone giovani affette da nebbia cognitiva. Il medico, inoltre, procede ai test valutativi senza aver conoscenza delle condizioni mentali pregresse del paziente e questo rende la diagnosi ancora più difficile. Diverso invece è il caso degli esami diagnostici, come la risonanza magnetica, che permettono di rilevare i cambiamenti fisiologici del cervello. Un gruppo di ricerca dell'Università di Oxford ha messo a confronto le risonanze magnetiche di alcuni volontari affetti da long Covid con altre effettuate prima di aver contratto l'infezione. Tale confronto ha permesso di rilevare, anche in presenza di sintomi lievi da Covid-19, una riduzione dei tessuti che formano il cervello. Nei casi più gravi tale deterioramento è paragonabile all'invecchiamento che si ha in un periodo di tempo di 10 anni. Nella difficoltà generale di dover convivere con questa problematica, molte persone si rivolgono ai social per condividere le proprie esperienze e cercare conforto in chi sta attraversando un periodo simile. “Sono negativa da un mese-si legge in uno dei tanti gruppi nati per discutere del problema-ma ancora non riesco a ricordare e concentrarmi, mi sento spaesata” oppure “Nel 2021 ho preso il Covid. All'inizio sembrava una semplice influenza(...)ma dopo due mesi dall'essermi negativizzata sono in carrozzina e ho difficoltà a parlare. Mi rendo conto che la mia testa è confusa e non riesco neanche a scrivere. Le persone ti guardano come per dire' ancora così sei messa?'. Io mi vergogno perché sembro una pazza”. Della nebbia cognitiva ha parlato, tempo fa, anche l'attrice Gwyneth Paltrow, dicendosi afflitta per mesi da “grande spossatezza e confusione mentale”. L'ennesima riprova di come, troppo spesso, ciò che si era voluto classificare come poco più di una influenza rimane, ancora oggi, una grave emergenza sanitaria mondiale.