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COIRA - Il Parlamento dovrebbe poter porre il veto ad alcune ordinanze del Governo nel caso queste si discostino dal volere originale del legislatore. È quanto chiedono due iniziative parlamentari presentate nel corso dell'ultima sessione annuale del Gran Consiglio retico che si è conclusa ieri, sottoscritte rispettivamente da 72 e 52 deputati.
Entrambe le proposte sono partite dal PLD ma sono state poi state appoggiate da un considerevole numero di deputati di diversi partiti, ad eccezione del PS.
Il veto consisterebbe nella possibilità di "impugnare" entro 30 giorni quelle ordinanze governative (o modifiche alle ordinanze) che non rispettano pienamente la volontà originale del Parlamento. Perché il veto sia valido, però, deve avere l'appoggio di almeno un terzo dei deputati.
La motivazione alla base dell'iniziativa, si legge nel testo presentato, sta nel fatto che a volte l'interpretazione del governo è troppo distante dalla volontà del legislatore. Il veto, prosegue il testo, garantisce che la competenza di legiferare rimanga al Gran Consiglio e che l'esecutivo non interferisca in tali poteri. "La presente iniziativa non vuole mettere in discussione il potere esecutivo del governo - precisa il testo - ma chiarire e rafforzare il principio della separazione dei poteri".
Nel Cantone di Soletta, conclude il testo, il diritto di veto è in vigore dal 1988 e "l'esperienza dimostra che ha principalmente un effetto preventivo ed è usato molto raramente nella pratica".
Una seconda iniziativa dello stesso tenore, firmata da 52 deputati, mira ad ridurre il margine di manovra dell'esecutivo poiché, "negli ultimi tempi, non adempie gli incarichi parlamentari così come inizialmente licenziati dal Gran Consiglio". Il governo sarà tenuto a mettere in pratica gli incarichi non più solo "seguendo delle linee guida" ma nell'ambito di "direttive di carattere vincolante".