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Le oragnizzazioni umanitarie denunciano le condizioni a cui sono sottoposte le persone obbigate alla quarantena nei Paesi africani. In diversi Paesi si sono segnalate fughe da questi centri.
All'inizio di questa pandemia diversi avevano sollevato preoccupazioni per quando il coronavirus sarebbe arrivato in Africa, dove le strutture sanitarie in molti Paesi non sarebbero state pronte per affrontare il virus.
Attualmente i casi di covid-19 confermati in Africa sono oltre 130'000, ma il basso numero di test effettuati probabilmente indica che il numero reale è molto più alto. Intanto si registra il fenomeno dalle fughe dai centri di quarantena disposti da diversi Paesi.
In Malawi, riporta il Guardian, più di 400 persone, rimpatriate dal Sudafrica e da altre parti del mondo, sono fuggite la settimana scorsa da un centro di quarantena allestito in uno stadio a Blantyre, la capitale commerciale del Paese. La polizia e gli operatori sanitari hanno spiegato che non sono riusciti a fermare i "fuggitivi", perché non erano dotati di un adeguato equipaggiamento protettivo.
In Zimbabwe 148 persone sono fuggite da centri di quarantena obbligatori per 21 giorni per chi torna dall'estero.
Anche in Kenya c'è stata un'evasione di massa, come fughe si segnalano in Gambia, Ghana, Nigeria, Uganda e Namibia.
Il motivo per cui le persone fuggono da questi centri non è difficile da immaginare. Norman Matara, segretario generale dell'Associazione dei medici dello Zimbabwe, ha spiegato al Guardian che era impossibile osservare la distanza sociale nei centri, e dunque rappresentano un rischio significativo per coloro che vi sono detenuti di contagiarsi.
In Sudafrica le autorità sono state in grado di fornire strutture di quarantena abbastanza confortevoli in strutture turistiche. In altri Paesi la situazione è decisamente peggiore. In Kenya, secondo Human Rights Watch, nei centri per la quarantena mancano lenzuola per i letti, acqua, cibo e prodotti per la pulizia. Alcune persone tenute in questi centri hanno detto ad Human Rights Watch di non essere state informate dei risultati dei test per il covid e che il personale non indossava dispositivi di protezione.