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Johan Cosar è stato condannato per indebolimento della forza difensiva del paese, per ripetuto servizio straniero e ripetuto tentato servizio straniero. La pena è pecuniaria, come già richiesto dall'uditore nella giornata di ieri. Nello specifico, 90 aliquote giornaliere di 50 franchi ciascuna (per un totale di 4500 franchi) e multa di franchi 500. Concessa la condizionale, con periodo di prova di 3 anni. La pena pecuniaria è ridotta della metà rispetto a quanto chiesto ieri in aula dall'auditore Roberto Colombi.
La tesi secondo la quale il 36enne locarnese abbia agito per "stato di necessità", o di aver creduto di agire in nome di questa, non è stata accolta dalla Corte. Una Corte che prima della lettura del dispositivo rimarca «la difficoltà a credere che un cittadino svizzero, con un percorso scolastico e una carriera militare in Svizzera, non sia a conoscenza del divieto fatto agli svizzeri di combattere per altre nazioni».
Cosar e il cugino – quest'ultimo scagionato da tutti i capi d'accusa non prima che il giudice gli abbia ricordato di avere «giocato col fuoco» – sono non sono invece punibili per l'accusa di arruolare o favorire l'arruolamento di un cittadino svizzero per il servizio militare straniero.
Johan Cosar era accusato di indebolimento della forza difensiva del Paese, la Svizzera, nel cui esercito aveva servito in qualità di sergente, prima di combattere in Siria nel 2012 in difesa delle popolazioni siriaco-cristiane del nord del paese. “Uno stato di necessità” per l’impedimento ad uscire da quello stesso confine attraversato come giornalista per documentare la guerra civile, quanto sostenuto dal suo avvocato Yasar Ravi, “un atto di umanità” l’aver combattuto con un’altra divisa per salvare civili innocenti la spiegazione di Cosar sin dal primo giorno di processo.