Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01134.jsonl.gz/517

“Siamo sconcertati e delusi per le modalità con cui è stata organizzata e gestita la conferenza stampa di ieri a Bellinzona, in seguito al grave fatto di sangue alla Manor di Lugano”. Inizia così la durissima nota diffusa alla stampa dall'Associazione ticinese dei giornalisti, firmata dal suo presidente Roberto Porta.
All'incontro, rileva l'Atg, “il presidente del governo Gobbi, il capo della polizia ticinese Cocchi e la responsabile della polizia federale Della Valle non hanno palesemente voluto dire quanto è stato poi comunicato, un paio d'ore più tardi, attraverso un messaggio twitter dalla stessa polizia federale: cioè che la donna di 28 anni arrestata alla Manor non solo era conosciuta alle autorità ma che era apparsa nel 2017 in un'inchiesta su questioni legate allo jihadismo”. A Bellinzona, invece, “ci si è limitati a dire che la persona era conosciuta dalle autorità, senza entrare nei dettagli, nonostante le domande dei giornalisti”.
E la domanda, retorica fino a un certo punto: “Perché non dire alle 19 quello che poi è stato comunicato su Twitter tre ore dopo? Perché si organizza un conferenza stampa su un fatto di questa gravità per poi affidare la notizia più importante ai social media?”
L'impressione generale, per l'Atg, è che ci sia stata “della confusione, del dire per non dire e del trincerarsi dietro procedure amministrative. Per poi, presi in contropiede da quanto affermato dal cancelliere austriaco Kurz, affidarsi a un tweet in tarda serata”.
Insomma, “dopo le conferenze stampa senza la presenza dei giornalisti - in primavera - ora abbiamo avuto una conferenza stampa con i giornalisti ma con le autorità che hanno taciuto il fatto più importante. Le cose proprio non migliorano”.