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Parte dell'Europa gli puntava il dito contro: «Per la prima volta non diedi il bacio della buona notte a mia figlia».
MONACO DI BAVIERA - Quando a, inizio marzo, la vicina penisola faceva i conti con i primi confinamenti locali, la stampa italiana riprendeva volentieri l'ipotesi di un "paziente 1" tedesco che avrebbe diffuso il nuovo coronavirus al resto d'Europa. Ora è chiaro che il Covid-19 circolava nel continente già da dicembre e che il ruolo dell'impiegato bavarese a tratti indicato come "super diffusore" fu praticamente nullo. La ferita di quell'appellativo, però, rimane.
A raccontarlo pur restando anonimo è l'ormai ex "paziente 1" tedesco stesso: «Per fortuna è stato confermato che non sono stato io a diffondere il virus», confessa il dipendente della società di componenti per auto "Webasto" in un'intervista interna all'azienda diffusa dalla BILD. «Sui media, però, si parlava di "super diffusori", di cui io non facevo parte», aggiunge. A dargli fastidio era stata inoltre la curiosità morbosa di certa stampa: «Ciò che mi ha davvero fatto arrabbiare sono stati i media che hanno riportato dialoghi completamente inventati tra me e mia moglie o quelli che pensavano di dover mandare dei giornalisti all'asilo di mia figlia», lamenta.
L'uomo spiega come gli studi condotti sul focolaio registrato nella sua ditta a fine gennaio abbiamo rivelato che lui aveva infettato «solo» uno dei suo colleghi. Aveva malauguratamente usato il suo computer portatile: «Mi è senz'altro spiaciuto molto che, a causa mia, anche lui abbia dovuto essere ricoverato, ma grazie a Dio nemmeno lui ha sviluppato una forma grave della malattia», sottolinea.
I ricordi di quei giorni, comunque, non sono piacevoli. Come il 27 gennaio quando - dopo aver scoperto che una collega proveniente dalla Cina che aveva incontrato una settimana prima era risultata positiva - si era sottoposto a sua volta al test: «Quel lunedì sera, per la prima volta, non ho dato il bacio della buona notte a mia figlia», racconta. Il risultato sarebbe arrivato per telefono solo «poco dopo le 20»: «Mi è stato detto di andare immediatamente all'ospedale di Schwabing», spiega, «mi sentivo telecomandato».
La degenza sarebbe durata 19 giorni, senza grossi sintomi se non inizialmente dei leggeri problemi intestinali. Un «attacco di panico» lo avrebbe colpito invece all'inizio della terza settimana: «Non vedevo prospettive». Prima del risultato del test, invece, l'impiegato della Webasto aveva avuto la febbre e i brividi, ma nessun problema respiratorio: «Ad oggi, questo mi risulta incomprensibile - confessa -: ho avuto questo virus dentro di me per un'intera settimana senza saperlo e sono stato insieme alla mia famiglia e ai miei amici normalmente, ma tutti sono stati testati due volte e sono risultati negativi».
Nonostante tanta fortuna e il decorso favorevole della sua malattia, l'ex "paziente 1" tedesco non ha mai abbassato la guardia. Nemmeno nei due mesi successivi alle dimissioni dall'ospedale, quando gli anticorpi ancora presenti nel suo sangue gli davano buone ragioni di credere di essere immune: «Sapevo che, nonostante l'immunità, avrei potuto trasmettere il virus - spiega -. Ho sempre rispettato le distanze, portato la mascherina e fatto attenzione all'igiene delle mani, lo faccio tuttora e lo consiglio caldamente a tutti».