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La stagione 2019-2020 di Nba sarà la prima dopo 16 anni senza Dwyane Wade e Dirk Nowitzki. Il 28 marzo scorso, i due futuri hall of famer si sono affrontati per l’ultima volta e due giorni fa hanno detto definitivamente addio al basket giocato.
Dirk e Dwyane non hanno mai avuto molto da dirsi, poco in comune da condividere. Uno, nato e cresciuto nella difficile strada di Chicago, l’altro cresciuto in una famiglia di sportivi in una borghese cittadina tedesca. Uno draftato nel 1998, l’altro nel 2003. Due ruoli diversissimi: un centro atipico, abilissimo nel tiro da 3 e padre dell’immarcabile fadeaway ad una gamba e una guardia tiratrice incredibilmente moderna ed esplosiva, autore dell’altrettanto unstoppable pump fake.
Le loro carriere meriterebbero una singola trattazione per ognuna. Due storie incredibili che solo con il passare degli anni potremmo apprezzare in grandezza ed unicità. Ma ci sono due momenti fondamentali in cui i destini sportivi di Wade e Nowitzki si incrociano, anzi si scontrano. E dove se non nelle Finals? Dirk e Dwayne giocheranno tutta la carriera uno ad est e uno ad ovest, incontrandosi 22 volte in regular season ( 11 vittorie a testa) senza mai incrociarsi ai playoff, se non proprio in finale. Accadrà due volte e entrambe le sfide incideranno irriparabilmente sulle loro carriere e sulle loro vite.
Le Finals 2006 vedevano sfidarsi due franchigie alla loro prima volta in finale: Dallas e Miami. Dwyane Wade, Shaq e compagni venivano da una stagione da 52 vittorie e la vittoria sui Pistons in finale di conference, mentre la regular season di Dirk&co si era conclusa con 60 vittorie, sconfiggendo San Antonio e i Suns dell’ex Steve Nash ai playoff. Dallas aveva già sconfitto due volte Miami in stagione e si apprestava a farlo anche in finale. E infatti i Mavs portano agilmente la sfida sul 2 a 0, con Terry e Nowitzki a farla da padrone. Gara 3 sembra poter definitivamente mettere un punto sulla serie: a sei minuti dalla fine Dallas è avanti di 13 punti, ma si fa sorprendentemente rimontare e a 3 secondi dalla fine è sotto di due. Ma Dirk Nowitzki ha a disposizione due tiri liberi per pareggiarla. Primo tiro, dentro. Secondo. Fuori. Miami vince gara 3, Dwayne Wade fa registrare 42 punti e 13 rimbalzi e da lì in poi farà terra bruciata dietro di sè. The Flash infilerà 157 punti in quattrro partite, diventando MVP delle Finals e regalando a sè, a Shaq e a Jason Williams l’anello.
Gli strascichi delle Finals 2006 spingono Dirk in un vortice buio che nemmeno il titolo di Mvp nella stagione 2007 riesce ad evitare, perchè i Mavs escono al primo turno contro Golden State, che aveva finito all’ottavo posto. Dirk ha subito due delle sconfite più brucianti della sua carriera nel giro di dieci mesi. Così scappa letteralmente in Australia per 5 settimane col suo mentore Holger Geschwinder per allontanarsi il più possibile dai media, che insistevano sulla figura di “Dirk, il perdente”.
Nowitzki e i Mavs però ripartono, si leccano le ferite, aggiustano il roster con l’innesto di giocatori funzionali come Shawn Marion, Jason Kidd e Tyson Chandler. I Miami Heat, nel frattempo, avevano riunito i big three : Chris Bosh, Dwyane Wayde e LeBron James nella stessa squadra. Come nel 2006, anche le sfide di regular season del 2011 erano state entrambe vinte da Dallas, ma questa volta i favoriti erano gli Heat. Cinque anni prima, la rimonta di Miami era partita dagli errori in lunetta di Dirk Nowitzki, che avevano permesso a Dwyane Wade di cominciare la sua serie incredbile di gare. Era dunque bastato intravedere un piccolo segnale di debolezza del tedesco per sprigionare la rabbia, il talento e la voglia di vittoria della guardia di Chicago.
Nel 2011, invece, è proprio Wade che risveglia la bollente voglia di rivincita di Wunderdirk. È il giorno di gara 4, Miami conduce la serie per 2 a 1 e ad essere bollente è la fronte di Dirk: Nowitzki ha l’influenza e tossisce di continuo. Nei primi minuti sbaglia dei tiri facili e non sembra in grado di dare un’impronta alla partita. I compagni, preoccupati, lo percepiscono, sentono che il loro leader sta per crollare definitivamente. E allora se lo caricano in spalla, tengono Dallas a contatto con gli Heat e fanno riposare Dirk. Al ritorno in campo, Nowitzki sembra rinato, riprende le redini del gioco e infila il tiro decisivo. 2-2. Miami la prende con filosofia, ma Dwayne Wade e LeBron James commettono un’imperdonabile leggerezza: mentre si dirigono in campo per l’allenamento mattutino prima di gara-5, fingono di tossire ridendo e scherzando di fronte alle telecamere. Risultato? Solo tre giorni dopo, Dirk Nowitzki alza a Miami il Larry O’Brien Trophy, diventando MVP delle Finals. Wunderdirk aveva finalmente ottenuto la sua rivincita, liberandosi di un peso gigante.
Dopo quella finale le due carriere sono tornate a correre su binari paralleli: Dirk ha consolidato la sua figura mitologica a Dallas, entrando nella storia dell’Nba. Wade ha vinto altri due titoli a Miami e ha lasciato un’impronta fondamentale nell’evoluzione del gioco. Non si sono più scontrati, i due, se non in regular season, e il 10 aprile hanno contemporaneamente dato l’addio all’Nba. Dopo quella finale del 2011 i due hanno sempre parlato l’uno dell’altro con toni di massimo rispetto, stima e forse nostalgia. Wade ha ammesso che la sconfitta, bruciante, nelle finali, gli ha aperto gli occhi e lo ha reso più grande. Nowitzki, d’altro canto, non sarebbe chi è oggi senza quei 5 mesi si sofferenza nel 2007.
L’ Nba saluta due campioni che hanno radicalmente lasciato un segno profondo nel modo di interpretare i propri ruoli e di legare il proprio destino a quello di una singola franchigia.
Che dire, Dirk&Dwyane: nothing but respect.