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BENRA - La perequazione fiscale in futuro dovrebbe poggiare su nuovi meccanismi. La Commissione delle finanze (CdF) del Consiglio nazionale sostiene ad ampissima maggioranza (un solo voto contrario e senza astensioni) una riforma lanciata dai governi cantonali, ma non troppo gradita in particolare dai cantoni poco dotati della Romandia. Il progetto contempla un gesto per le regioni periferiche.
Il dibattito nel plenum in agenda il 7 maggio, primo giorno di una sessione straordinaria, promette di essere animato. Saranno infatti difese dodici proposte di minoranza, indica una nota odierna della Segreteria delle commissioni delle finanze.
Con la riforma, i Cantoni "ricchi", ossia a forte potenziale di risorse, verseranno meno soldi a quelli "poveri". Il Consiglio federale determinerà ogni anno i pagamenti dovuti ai Cantoni il cui potenziale di risorse è inferiore alla media svizzera.
L'obiettivo di raggiungere un minimo dell'85% della media nazionale dopo la perequazione sarà rivisto. È già superato nella pratica: il cantone più "povero", il Giura, raggiungerà l'88,2% nel 2019. La riforma sarà introdotta gradualmente nell'arco di tre anni per raggiungere l'86,5% nel 2022. In commissione, una proposta che voleva ridurre gradualmente la dotazione minima fino all'85% è stata bocciata.
Tutti i Cantoni con un potenziale di risorse prima della perequazione inferiore al 70% della media nazionale raggiungeranno esattamente il nuovo obiettivo. Un altro meccanismo dovrebbe migliorare l'effetto incitativo per i Cantoni con un potenziale superiore al 70%.
La quota versata dai Cantoni "ricchi" per la perequazione sarà fissa e corrisponderà ai due terzi della quota della Confederazione, ciò che equivale al minimo legale attuale.
Con la riforma, dal 2022, la Confederazione dovrebbe risparmiare 280 milioni di franchi. Il Consiglio federale, seguito dal Consiglio degli Stati, propone di destinare la metà di questo importo alla compensazione dei costi sociodemografici sostenuti dai centri urbani. Il relativo fondo è attualmente considerato da molti come sottodotato.
La maggioranza della CdF (13 voti favorevoli, 10 voti contrari e 2 astensioni) è di un altro parere: vuole infatti distribuire equamente i risparmi della Confederazione in favore della compensazione degli oneri sociodemografici e quella degli oneri geotopografici (ossia dei costi propri alle regioni periferiche).
L'altra metà dell'importo risparmiato dalla Confederazione andrà ai Cantoni "poveri" per attenuare temporaneamente le perdite legate al cambiamento di sistema. La Commissione ha chiaramente respinto la proposta di ripartire questi 140 milioni in funzione delle perdite che la riforma comporta per ogni singolo Cantone.
I Cantoni "ricchi" non sono riusciti a rivedere il calcolo del potenziale di risorse: la grande maggioranza della commissione non ha voluto prendere in considerazione anche i canoni d'acqua. Con una tale soluzione Cantoni di montagna come Ticino, Grigioni, Vallese o Berna, principali beneficiari delle concessioni per lo sfruttamento dell'oro blu, non risulterebbero più altrettanto "poveri".
Con 14 voti contro 10, la commissione non ha voluto neppure chiedere al Consiglio federale di prendere in considerazione la partecipazione dei Cantoni in imprese come banche e ospedali.
All'unanimità la CdF ha deciso di coordinare questa riforma con quella della fiscalità delle imprese. Quest'ultima, la riforma fiscale e il finanziamento dell'AVS (RFFA) su cui il popolo si esprime il 19 maggio, porterà anche a modifiche della perequazione finanziaria.
Con l'abolizione degli statuti fiscali speciali, gli utili delle multinazionali dovrebbero essere considerati al 100%. Alcuni Cantoni si ritroverebbero improvvisamente molto più "ricchi" sulla carta e sarebbero quindi chiamati a pagare di più. Peggio ancora, l'intero equilibrio del sistema ne risentirebbe.
Un nuovo metodo di calcolo eviterà questo fenomeno. Si terrà conto più dei redditi delle persone che degli utili aziendali, in quanto questi ultimi sono più mobili. Saranno presi in considerazione anche gli effetti dei "patent box", strumenti fiscali che consentono un'imposizione privilegiata degli utili generati dalla proprietà intellettuale.
È stata aggiunta una disposizione supplementare per evitare ulteriori distorsioni dovute in particolare al fatto che alcune imprese desiderano rinunciare al loro statuto speciale su base volontaria, prima della loro abolizione legale.