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Guido Calgari legge e commenta il XXI canto del Paradiso. Beatrice spiega al poeta che sono ormai giunti nel cielo di Saturno dove si trovano gli spiriti contemplanti. Tantissimi splendori scendono e salgono lungo la scala e uno di essi comincia a parlare. Si tratta di San Pier Damiano che risponde a una domanda postagli dal poeta, affermando che in questo cielo nessuno canta per la stessa ragione per cui Beatrice, all'inizio, non ha sorriso: Dante non sopporterebbe l'ineffabilità del canto e resterebbe annichilito. Continuando a parlare del tema della predestinazione Pier Damiano afferma che nessun beato, neppure uno dei Serafini, potrebbe rispondere alla domanda del poeta intorno a questo problema, celato nell'abisso dell'intelligenza divina. Le sue ultime parole riguardano l'infinita pazienza del Creatore che sopporta la corruzione del clero: altri spiriti, roteando lungo la scala, lo circondano ed elevano simultaneamente un grido altissimo.