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Il Parlamento ha prorogato fino a metà 2024 alcuni provvedimenti della legge COVID-19. Contro la proroga è stato lanciato il referendum. Tuttavia, in occasione della votazione popolare del 18 giugno 2023 la legge è stata accettata con il 61,9 per cento dei consensi.
Il Parlamento ha prorogato fino a metà 2024 alcuni provvedimenti della legge COVID-19. Contro la proroga è stato lanciato il referendum. Tuttavia, in occasione della votazione popolare del 18 giugno 2023 la legge è stata accettata con il 61,9 per cento dei consensi.
La seguente pagina contiene i documenti elaborati in vista della votazione del 18 giugno 2023 (non saranno effettuati ulteriori aggiornamenti).
La legge Covid-19 ha creato la base legale per agire rapidamente e contenere in modo mirato la pandemia. Anche se la pandemia nel frattempo si è notevolmente affievolita, non è possibile stimare in modo affidabile l’evoluzione futura. Il Parlamento ha quindi prorogato fino a metà 2024 alcuni provvedimenti della legge COVID-19. Qualora la situazione dovesse peggiorare in maniera significativa, le autorità avrebbero così la possibilità di agire rapidamente per proteggere le persone particolarmente a rischio e l’intero sistema sanitario.
La proroga della legge COVID-19 riguarda le basi legali per i seguenti provvedimenti importanti di lotta alla pandemia.
Protezione delle persone particolarmente a rischio
In caso di significativo peggioramento della situazione epidemiologica, la Confederazione potrebbe obbligare i datori di lavoro a proteggere in misura maggiore le persone particolarmente a rischio permettendo loro di adempiere da casa i loro obblighi lavorativi o di svolgere in loco un lavoro alternativo equivalente.
Medicamenti contro le forme gravi di COVID-19
La legge consente al Consiglio federale di continuare a importare e immettere in commercio medicamenti anti-COVID-19 anche se non sono ancora omologati in Svizzera. In questo modo, da settembre 2020 è stato possibile mettere a disposizione diversi nuovi medicamenti anti-COVID-19 con cui sono state curate persone che presentano un elevato rischio di ammalarsi gravemente.
Entrata in Svizzera di frontalieri
All’inizio della pandemia la Svizzera ha introdotto rigide restrizioni d’entrata nel Paese e controlli alla frontiera. Qualora tali restrizioni dovessero essere nuovamente necessarie, grazie alla legge COVID-19 i frontalieri potrebbero continuare a entrare e uscire dalla Svizzera. Attualmente sono circa 400 000 le persone che varcano il confine per recarsi al lavoro nel nostro Paese, di cui circa 34 000 lavorano in ospedali e case di cure, soprattutto nei Cantoni di frontiera.
Certificato COVID per il traffico viaggiatori
Il certificato può servire per attestare in modo sicuro una vaccinazione anti-COVID-19, una guarigione o un test. È ancora possibile che molti Paesi richiedano un certificato COVID per l’entrata nel loro territorio. La legge COVID-19 consente di continuare a emettere certificati utilizzabili nel traffico internazionale viaggiatori. È improbabile che il certificato torni a essere impiegato in Svizzera: la sua reintroduzione dovrebbe essere proporzionata e assolutamente necessaria. Ciò sarebbe ipotizzabile tutt’al più in caso di comparsa di una nuova e pericolosa variante del virus suscettibile di mettere a rischio l’assistenza sanitaria.
Possibilità di riattivare l’app SwissCovid
Con il sistema dei Cantoni per il tracciamento dei contatti sono stati rilevati i contatti stretti di persone che sono state contagiate dal coronavirus. L’app SwissCovid verificava l’esistenza di un simile contatto e informava in tempi brevi riguardo al rischio di contagio. Attualmente non è in funzione, ma in caso di emergenza può essere riattivata. La sua installazione e il suo utilizzo rimangono facoltativi.
Ultima modifica 30.08.2023