Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/93113

<h2>SubmittedText<h2><p>Nel Darfur/Sudan è in atto da anni una delle peggiori catastrofi umanitarie a livello mondiale. Per proteggere la popolazione civile, l'ONU e l'Unione africana hanno promosso una missione di pace congiunta denominata Unamid, in corso dal 1° gennaio 2008. Tuttavia, nel mese di ottobre 2009 erano presenti sul posto soltanto 19 000 dei 26 000 poliziotti e soldati previsti per la missione. Misure ostruzionistiche da parte del governo sudanese, ostacoli burocratici e problemi di collaborazione tra le diverse componenti della truppa hanno sinora ostacolato notevolmente la missione. Secondo i rapporti della Società per i popoli minacciati, il governo sudanese limita la libertà di movimento dei soldati delle truppe internazionali e ha rifiutato il rilascio di centinaia di visti per il personale dell'Unamid.</p><p>L'11 febbraio 2009 il Consiglio federale ha approvato la proposta del DDPS di inviare sino a quattro osservatori militari non armati nel Darfur/Sudan presso la missione Unamid. Stando alle ultime notizie, tuttavia, gli osservatori militari svizzeri non sono ancora giunti in Sudan. Invito pertanto il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. I quattro osservatori militari svizzeri per il Darfur/Sudan sono stati reclutati e formati?</p><p>2. L'invio degli osservatori militari svizzeri è stato impedito dal governo sudanese? In caso affermativo, in quale modo è intervenuto il Consiglio federale per ottenere il visto d'ingresso per gli osservatori militari svizzeri?</p><p>3. Quali passi intraprende il Consiglio federale per fare in modo che la missione Unamid possa raggiungere meglio che in passato il proprio obiettivo, ossia la protezione della popolazione civile?</p><p>4. Il Consiglio federale potenzierà la partecipazione svizzera alla missione Unamid?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>L'11 febbraio 2009 il Consiglio federale ha approvato l'invio di un effettivo massimo di quattro osservatori militari non armati nella missione congiunta dell'ONU e dell'Unione africana nel Darfur/Sudan (Unamid). In concreto l'ONU cercava ufficiali per funzioni di Stato Maggiore nel settore delle operazioni, della logistica e dell'istruzione presso il quartiere generale dell'Unamid a El Fasher. Malgrado l'intervento della Segreteria delle Nazioni Unite e dell'Unione africana presso le autorità sudanesi, il rilascio di visti a osservatori militari occidentali (compresi quelli svizzeri) è ancora limitato.</p><p>Il Consiglio federale risponde alle domande come segue:</p><p>1. In totale sono stati reclutati, istruiti, equipaggiati e preparati per l'impiego in seno all'Unamid quattro ufficiali. In un primo momento era previsto l'impiego di tre ufficiali dal mese di aprile 2009 e successivamente di un quarto ufficiale dal mese di luglio 2009. Poiché non è stato possibile inviarli nel Darfur nei tempi stabiliti per contratto, questi ufficiali sono stati impiegati nel quadro di altre missioni (uno come ufficiale di Stato Maggiore in Kosovo, due nel Vicino Oriente e uno come osservatore militare in Nepal).</p><p>2. Sin dall'avvio dell'Unamid, il Sudan ha insistito affinché la missione fosse realizzata esclusivamente con truppe di origine africana. Ne è risultato un rifiuto generale da parte delle autorità di Khartum di rilasciare visti. Questo blocco dei visti non era in alcun modo rivolto specificamente contro la Svizzera, ma è stato applicato in generale nei confronti dei militari di Stati occidentali. Incombe all'ONU, mediante trattative con le autorità locali, di ottenere il rilascio di visti per osservatori militari di operazioni di promozione della pace oggetto di un mandato del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Nel caso dell'Unamid, attualmente sono in corso trattative tra ONU, Unione africana e autorità sudanesi per levare il blocco e consentire l'invio di osservatori militari.</p><p>3. La Svizzera è tutt'ora molto preoccupata per la situazione nel Darfur. Il nostro Paese è impegnato in questa regione dal 2004, segnatamente tramite l'aiuto umanitario della Confederazione. Il 16 dicembre 2009 il Consiglio federale ha approvato un rapporto sui provvedimenti a tutela della popolazione del Darfur. Nel rapporto il Consiglio federale informa sugli sforzi intrapresi dalla Svizzera e sulla concretizzazione dei provvedimenti.</p><p>4. L'impegno della Svizzera dipende sostanzialmente dalla situazione attuale nel Darfur. I principali ostacoli al successo degli impieghi sono la nuova ondata di combattimenti e di banditismo nonché il conseguente aumento della violenza. Il nostro Paese partecipa agli sforzi internazionali sotto forma di contributi obbligatori alle spese per le operazioni di mantenimento della pace dell'ONU. Nel 2008 il contributo obbligatorio della Svizzera alla missione Unamid è stato di 31,4 milioni di franchi. La questione di un potenziamento della partecipazione all'Unamid in termini di personale si porrà soltanto nel caso di nuove richieste dell'ONU con relative offerte concrete di posti e dopo che i quattro posti di osservatori militari già approvati saranno effettivamente occupati.</p>  Risposta del Consiglio federale.