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BERNA / ROMA - Siccome tocca i rapporti con l'Unione Europea e ricorda in qualche modo il voto sulla Brexit, l'iniziativa UDC per la limitazione ha attirato l'attenzione della stampa europea più degli altri temi su cui oggi si votava in Svizzera.
Com'era prevedibile, il fallimento della proposta ha avuto particolare visibilità sui media online del Regno Unito, che è formalmente uscito dall'UE il 1° febbraio 2020. «L'UDC ha usato argomenti simili a quelli impiegati dai sostenitori della Brexit, come avere più controllo sull'immigrazione in un Paese che, sostengono, sta diventando sovrappopolato e, di conseguenza, più caro», ricorda la BBC. «Ma in questo momento l'immigrazione netta in realtà sta calando e c'è la sensazione che i votanti si stiano stancando del messaggio anti-immigrazione del partito», aggiunge.
Il portale d'informazione del servizio televisivo pubblico britannico si interroga inoltre sulle possibili conseguenze del "no" svizzero sulle trattative con l'UE che il Regno Unito deve ancora concludere. «Un sonoro "sì" alla libera circolazione delle persone potrebbe dare man forte a Bruxelles ed essere un segnale per il Regno Unito su quali tipi di compromessi possano servire per concordare un'intesa di libero scambio con l'UE», scrive la BBC.
Il Guardian riferisce dal canto suo di un sonoro "no" alla proposta UDC e ricorda come le aspettative democentriste siano già state frustrate dopo il "sì" «di misura» all'iniziativa contro l'immigrazione di massa approvata il 9 febbraio 2014. «Per la rabbia del partito, l'iniziativa era stata successivamente annacquata, promuovendo un certo grado si preferenza indigena in alcuni settori, ma evitando d'imporre limiti fissi all'immigrazione dall'UE», commenta il quotidiano online, che sottolinea l'invariabile indisponibilità di Bruxelles a mettere in discussione la libera circolazione.
In Italia, il Corriere della Sera parla della bocciatura di un'iniziativa della «destra sovranista»: «La Svizzera resta agganciata all’Europa e si tiene stretta la manodopera straniera», scrive Claudio Del Frate. «Solo quattro i cantoni che si sono espressi controcorrente, dando la vittoria ai sì - continua -; tra questi il Ticino, dove lavorano oltre 60'000 italiani e dove i favorevoli alla proposta sono stati il 53,1% del totale».
"Cittadini Ue e frontalieri potranno continuare a circolare", titola invece Repubblica, che traccia anch'essa la parabola discendente dell'UDC: «Nel 2014, in un referendum simile sulla libera circolazione, gli svizzeri avevano votato a favore della proposta di limitare l'accesso dei cittadini Ue», rievoca. «Il Parlamento, però, agì in modo da non applicare la misura, in gran parte per timore delle ripercussioni sociali ed economiche - continua il quotidiano italiano -. Di fronte all'inazione-ostruzione del potere legislativo, il partito populista è ripartito all'attacco per riproporre il tema agli elettori. Ma, contrariamente a quanto accadde nel 2014, l'immigrazione non è più al centro delle preoccupazioni degli elvetici e la proposta non ha fatto breccia».
La tedesca Frankfurter Allgemeine Zeitung parla di «lungimiranza svizzera»: «La maggioranza dei confederati non ha voluto rischiare un simile attacco frontale alla propria economia, ancor meno ora che il coronavirus ha gettato il Paese nella peggior recessione da decenni», scrive il corrispondente da Zurigo Johannes Ritter. Molti svizzeri, inoltre, «forse» hanno votato "no" anche perché «durante la pandemia hanno dolorosamente provato cosa significhi essere rinchiusi nel proprio Paese».
L'iniziativa per la limitazione conquista anche la homepage delle tedesche Welt e Süddeutsche Zeitung, che, riprendendo un dispaccio della dpa, sottolineano il «chiaro» "no" degli svizzeri all'abolizione della libera circolazione. Tale risultato pro UE, suggeriscono i portali, potrebbe determinare una nuova ripartenza delle «lunghe e complicate» trattative per la conclusione di un accordo quadro tra Berna e Bruxelles.
Poca visibilità trova invece il voto svizzero sui portali online francesi. Franceinfo parla di «buona notizia per i 180mila frontalieri che vivono in Francia e lavorano in Svizzera».
Lo spagnolo El País sottolinea l'«ampia maggioranza» ottenuta dal "no", ricorda anch'esso il 9 febbraio 2014 e fa notare gli altri recenti insuccessi democentristi, come per esempio il respingimento dell'iniziativa per l'attuazione. «Non è la prima volta che gli ultranazionalisti (l'UDC, ndr) perdono alle urne con una proposta contro l'immigrazione che cerca di ridurre i vincoli con l'UE, il primo partner commerciale del Paese», scrive il portale iberico. «Nel 2014, a sorpresa e con poco margine, hanno ottenuto l'approvazione di un'iniziativa proprio per tagliare quella che considerano una "immigrazione di massa", ma poi il Parlamento l'ha annacquata con misure di protezione locali del mercato del lavoro per evitare uno scontro con l'UE sulla libera circolazione delle persone».