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I mass media si sono a giusta ragione occupati del "caso Hildebrand". Per il Consiglio svizzero della stampa, il giudizio vale anche per la "Weltwoche". Anche se, nel pubblicare le rivelazioni che hanno portato alle dimissioni del presidente della BNS, il settimanale è incorso in alcuni errori.
In relazione al "caso Hildebrand" i media hanno esercitato la loro funzione di "cani da guardia della democrazia", afferma il Consiglio della stampa in una presa di posizione pubblicata oggi in occasione della sua conferenza stampa annuale tenuta a Berna.
Nel caso della "Weltwoche", l'organo di autocontrollo dei giornalisti ha individuato una serie di errori che riguardano da una parte il rispetto della verità e il dovere di rettifica: ai lettori è stato ad esempio taciuto che il principale informatore era l'avvocato e granconsigliere turgoviese dell'UDC Hermann Lei e non il consulente finanziario di Philipp Hildebrand presso la Banca Sarasin. In realtà si è poi appreso che a fornire i dati sulle controverse transazioni è stato un ex informatico della banca. In linea generale, il Consiglio della stampa ritiene che le condizioni previste dalla deontologia in relazione alla pubblicazione di informazioni riservate siano state "rispettate di misura". La "Weltwoche" poteva legittimamente ritenere che il documento fornito dall'avvocato Lei provenisse dalla Banca Sarasin. Il tema era inoltre "estremamente attuale" e "di evidente interesse pubblico".