Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01273.jsonl.gz/245

La bozza d’accordo stilata dall’Organizzazione mondiale del commercio non piace ai contadini elvetici.
«Si prendono gioco di noi», affermano puntando il dito su un testo che a loro avviso minaccia la produzione agricola elvetica.
La bozza d'accordo in discussione all'Organizzazione mondiale del commercio (OMC), preoccupa i contadini svizzeri, che la definiscono inaccettabile, poiché condanna in modo inequivocabile l'insieme dell'agricoltura nazionale e la produzione d’ortaggi in particolare.
L'obiettivo dichiarato del negoziato in corso a Ginevra, dove ha sede l’OMC, è di migliorare in maniera sostanziale l'accesso ai mercati. I Paesi esportatori – specialmente quelli del G5 (Stati uniti, Ecuador, Guatemala, Honduras e Messico) – hanno tutto da guadagnare, a scapito di quelli importatori come la Svizzera.
Considerare le esigenze dell’agricoltura biologica
«No a concessioni dell'ultimo minuto! Si prendono gioco di noi», hanno dichiarato giovedì a Berna l'Unione dei contadini (USC), i produttori di legumi e Bio Suisse, in una conferenza stampa comune.
La bozza di accordo dell’OMC, sulla quale anche le autorità federali attendono prima di pronunciarsi, «non è equa, poiché ignora totalmente i bisogni di un'agricoltura multifunzionale ed ecologica».
Va quindi respinta, secondo le tre organizzazioni agricole, che chiedono al Consiglio federale e alla delegazione elvetica presso l’OMC di impegnarsi con fermezza «per un accordo equo e realistico».
Niente concessioni
L’OMC vorrebbe trovare un accordo entro la fine del mese, ma per il consigliere nazionale e vice presidente dell'USC, John Dupraz, la delegazione elvetica non dovrà fare alcuna concessione dell'ultimo minuto.
«Le formulazioni e le scelte proposte nell'accordo nascondono il fatto che questo progetto non rappresenta alcun miglioramento rispetto al testo che è servito da base di discussione al negoziato di Cancún», ha affermato Dupraz. La riduzione forfetaria dei sussidi all'agricoltura impedirebbe di correggere le distorsioni del mercato, «globalmente indesiderabili».
Dupraz ha poi fatto notare che il progetto dell’OMC menziona solo in maniera marginale il contributo che l'agricoltura è chiamata a dare alla gestione del paesaggio, alla salvaguardia delle risorse naturali e alla sicurezza alimentare. Si tratta di prestazioni socio-economiche non commerciali, ma particolarmente importanti per la società elvetica; da ciò deriva il fatto che «una certa protezione dell'agricoltura è indispensabile».
Una bozza, un rompicapo o una condanna a morte?
Da parte sua il direttore dell'Unione degli orticoltori, Nicolas Fellay, ha definito inaccettabile la bozza d’accordo dell'Organizzazione mondiale del commercio. «Ad una prima lettura, il testo appare come un complesso mosaico; ad una seconda lettura si notano le flagranti contraddizioni e ad una terza si ha il convincimento che si tratta di una cambiale in bianco per la condanna a morte dell'orticoltura elvetica».
La bozza di accordo, secondo Fellay, non corrisponde né alle attese dell'agricoltura nazionale né a quelle dell'economia. Essa manca di coraggio e precisione perfino nei termini. La sua associazione si rifiuta perciò di venir sacrificata sull'altare dell’OMC e chiede al Consiglio federale di tener conto della volontà popolare.
Regina Fuhrer, presidente di Bio Suisse, ha posto l’accento sul contributo ecologico fornito dall'agricoltura elvetica, messo ora in pericolo dallo smantellamento dei dazi doganali, previsto dall’OMC.
Ha inoltre rilevato come la riuscita della produzione elvetica poggia sulla qualità delle sue derrate alimentari e che i consumatori sono particolarmente attenti alla dimensione etica e sociale della produzione. «Occorre» ha detto «che il progresso compiuto e i successi ottenuti in quest'ambito negli ultimi anni non siano minacciati da una liberalizzazione a oltranza e da norme di massificazione».
swissinfo e agenzie
In breve
L’accordo sull’apertura dei mercati mondiali, che l’OMC ha discusso con scarsi risultati dapprima a Doha e poi a Cancún, si è arenato sul dossier dell’agricoltura.
I paesi in via di sviluppo puntano il dito sulle sovvenzioni statali incassate dagli agricoltori occidentali.
È motivo di discussione anche la prevista soppressione dei dazi doganali, che favorirebbe i paesi esportatori.