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Degli scienziati hanno fatto un esperimento sulle scimmie e sono riusciti a controllarne la mente con gli ultrasuoni
Il controllo mentale può sembrare qualcosa per appassionati di fantascienza o teorie cospiratorie.
Ovviamente qui non si sta parlando di scienziati malvagi in grado di controllare le nostre decisioni attraverso onde sonore, bensì di un recente studio pubblicato su Science Advances in cui un team di scienziati del College of Engineering dell’Università dell’Utah ha fatto un esperimento su alcune scimmie, concentrandosi su una parte del cervello chiamata campo frontale dell’occhio (FEF), e ne ha guidato lo sguardo verso un obbiettivo ben preciso.
Nello specifico, gli scienziati hanno fatto partecipare una coppia di scimmie macaco a un test visivo che serviva per indagare sul processo decisionale di base. Le scimmie sono state indotte a guardare un bersaglio al centro di uno schermo, dopodiché sono state messe davanti ad un secondo e ad un terzo bersaglio.
Di solito, i macachi o altre scimmie si concentrano a guardare l’oggetto che appare per primo. In questo caso, invece, rivolgendo delle onde ultrasoniche a bassa intensità nei campi oculari frontali delle due scimmie, i ricercatori sono riusciti a dirigere lo sguardo degli animali verso il bersaglio da loro scelto, alterandone quindi la tendenza spontanea.
I brevi impulsi a ultrasuoni a bassa intensità hanno influenzato le decisioni delle scimmie su quale obiettivo scegliere con effetti piuttosto sostanziali, portando a una distorsione 2:1 nelle scelte rispetto alla proporzione bilanciata predefinita. Ciascuno degli impulsi ultrasonici ha avuto una durata di 300 millisecondi ed è stato applicato poco prima che il primo bersaglio secondario apparisse sui lati dello schermo.
Gli impulsi stimolano meccanicamente la membrana neuronale, alterando le sequenze neuronali nella regione cerebrale bersaglio. «In questo modo è possibile modificare l’attività dei neuroni e anche la connettività tra i neuroni stimolati e i loro vicini, che ha il potenziale per riportare i circuiti neurali malfunzionanti al loro stato normale», ha dichiarato l’autore dello studio Jan Kubanek.
Nonostante siano necessari molti più test di questa tecnologia e del suo potenziale, lo studio è una dimostrazione potente di come la manipolazione ultrasonica del cervello potrebbe alla fine essere utilizzata per studiare e trattare i disturbi del processo decisionale nell’uomo. In effetti, questo tipo di ricerca potrebbe essere una buona notizia per coloro che lottano con disturbi compulsivi come il gioco d’azzardo patologico o la tossicodipendenza, che fondamentalmente si riducono a cattive scelte in cerca di ricompensa.
«Gli ultrasuoni possono produrre effetti forti, fino al punto di influenzare il comportamento. E i cambiamenti nel comportamento sono ciò che in definitiva ci interessa. Ad esempio, potremmo essere in grado di correggere il cattivo processo decisionale o almeno ridurre il tremore nella mano di una persona», ha ribadito Kubanek. Grazie a questo innovativo studio, dunque, vi sono ottime opportunità di applicare la neuromodulazione ad ultrasuoni per regolare il comportamento di scelta dell’uomo senza l’utilizzo di farmaci e, soprattutto, di tecnologie invasive.