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Nel Nation Brands Index, sondaggio che valuta la forza e l'attrattiva di 50 Paesi, la Svizzera si posiziona anche nel 2011 nei Top 10. I voti migliori sono per la categoria «Gestione del governo», che descrivono la Svizzera come «competente e onesta», seguita dalle sottocategorie «Qualità di vita» e «Protezione dell'ambiente». Il nostro paese raggiunge un buon risultato anche nella categoria «Esportazioni» e il suo «contributo al progresso scientifico e tecnologico» ha ricevuto una valutazione migliore rispetto all'anno precedente. L'associazione della Svizzera alle sue banche è anche forte. Anche nel 2011 la Svizzera non ha proprio raggiunto risultati eccellenti nella categoria «Cultura e patrimonio culturale».
Nel confronto con gli altri Paesi, la Svizzera ottiene ancora una volta la miglior valutazione dalla Germania. Per la Cina e la Russia, si situa al 5° posto, mentre negli Stati Uniti e in Turchia la percezione è migliorata rispetto al 2010 raggiungendo rispettivamente il 7° e il 6° posto. La Svizzera riceve valutazioni più basse dai Paesi latino-americani, ma mantiene un buon piazzamento malgrado abbia perso qualche posto in classifica: in Argentina, ad esempio, ottiene il 10° posto, nonostante la perdita di cinque posizioni.
Questa percezione positiva non rispecchia completamente i toni delle analisi riportate nei media. «In particolare contrasto con l'immagine tradizionalmente positiva della Svizzera nel vasto pubblico, si riscontra, negli ultimi dieci anni, un aumento delle voci critiche nei media», rileva Nicolas Bideau, capo di Presenza Svizzera. «Dalle nostre analisi emerge che, nel 2011, la presenza della Svizzera nei media stranieri è stata costante e frequente, sebbene i toni siano stati in parte critici».
Questa copertura mediatica critica è dominata dalle questioni economiche e fiscali (cfr. fig. 1 Andamento nel 2011; fig. 2 Ambiti tematici), in cui la fa da padrone il franco svizzero forte. Questo viene citato in relazione alla stabilità delle valute anche in termini positivi, anche se prevalgono le voci critiche alla luce dei crescenti problemi congiunturali dell'economia svizzera e dell'indebitamento in valuta svizzera delle economie domestiche di stati esteri, come Austria e Ungheria. I commenti più severi sono andati all'indirizzo delle banche svizzere (ad esempio l'accordo tra Julius Bär e le autorità americane, le azioni legali negli Stati Uniti contro il CS, le transazioni commerciali non autorizzate presso l'UBS). A livello politico, l'attenzione dei media tedeschi si è soffermata sull'imposta liberatoria nel quadro dell'accordo fiscale con la Germania e la Gran Bretagna, esprimendosi con giudizi cauti o critici.
Sono invece state accolte positivamente numerose decisioni politiche: il blocco dei fondi di potentati da parte della Svizzera nel contesto della primavera araba, ad esempio, ha avuto eco e attenzioni essenzialmente favorevoli all'estero, analogamente a quanto successo per la decisione di principio del Consiglio federale e del Parlamento di abbandonare l'energia atomica. Questa, però, è stata interpretata quale decisione presa sulla scorta della catastrofe di Fukushima e non quale segnale importante a favore di un ricorso alle energie rinnovabili. I media internazionali hanno commentato l'iniziativa popolare «Per la protezione dalla violenza perpetrata con le armi» per ragioni diverse e usando toni diversi a seconda della regione. Se gli Stati Uniti hanno riportato il fatto mettendolo in relazione con l'attentato di Tucson, in Germania l'accento è stato posto sull'oggetto in votazione, definito «curioso» e «surrealista». Il «rafforzamento del «centro politico» in occasione delle votazioni federali è stato accolto complessivamente in modo positivo all'estero.
I punti di forza della Svizzera come la formazione, la ricerca, l'innovazione o anche approcci politici innovativi per quanto concerne i trasporti ecc. sono stati temi trattati relativamente di rado. «Questi temi costituiscono un potenziale non sfruttato ancora a dovere», afferma Nicolas Bideau. E se i media esteri non si sono soffermati molto sulla cultura in Svizzera, emerge che un buon 10 per cento di tutti i resoconti concernevano le imprese sportive svizzere, e in particolare le vicende legate a singole persone, come Roger Federer (oggetto del 10% degli articoli sportivi).
«La Svizzera continua a godere di una buona fama presso gran parte della popolazione estera», conclude Nicolas Bideau. «Dobbiamo continuare a curare questa immagine affinché, alla lunga, essa non venga penalizzata da una copertura mediatica internazionale che si concentra tendenzialmente e in modo un po' unilaterale su temi critici.»
Per informazioni: Nicolas Bideau, capo Presenza Svizzera,
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