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Il Consiglio federale non controlla in modo sufficiente il soggiorno degli stranieri che vengono in Svizzera grazie agli accordi di libera circolazione conclusi con L'Unione europea. È quanto ritiene la Commissione della gestione del Nazionale (CdG-N) che si dice insoddisfatta delle risposte del governo alle sue osservazioni precedentemente formulate. L'esecutivo dovrà quindi fornire chiarimenti entro il 5 febbraio.
Il motivo del soggiorno nella Confederazione spesso non coincide con l'obiettivo inizialmente dichiarato dallo straniero, la situazione varia poi notevolmente da cantone a cantone, aveva affermato la CdG-N lo scorso aprile. Invitato a spiegare i motivi di queste differenze, la scorsa estate il Consiglio federale le aveva giustificate con il margine discrezionale lasciato ai cantoni nell'attuazione della libera circolazione delle persone.
Per la Commissione della gestione tale spiegazione non è soddisfacente. Per questo motivo intende depositare a breve un postulato con il quale vuole incaricare il governo di redigere entro un anno un rapporto che spieghi l'origine delle disparità e mostri come si possa trovare una soluzione più uniforme tra i vari cantoni.
Se il Parlamento approverà il postulato, il governo dovrà anche illustrare come si potrà meglio sfruttare la possibilità di revocare i permessi di soggiorno, o di introdurre restrizioni. Il Consiglio federale dovrà anche impegnarsi per un'esecuzione uniforme in tutto il Paese, non potrà semplicemente invocare il margine discrezionale dei cantoni e il federalismo, sostiene la commissione.
A differenza da quanto ritiene il Consiglio federale, per la CdG-N è inoltre importante migliorare la qualità delle informazioni disponibili. Se le autorità non conoscono le ragioni del soggiorno di una persona, non possono reagire in casi problematici. La commissione invita anche il governo a migliorare i dati sull'evoluzione dei salari e sul numero di beneficiari dell'assistenza sociale.
La CdG-N nota poi che due raccomandazioni formulate in aprile sono state riprese dal governo: le basi giuridiche per permettere lo scambio di informazioni tra gli uffici migratori e quelli che versano le prestazioni sociali sono in preparazione; è inoltre stata avviata la consultazione sulle misure volte a prevenire l'abuso di prestazioni sociali.
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