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L'ex capo delegazione della Croce rossa svizzera (CRS) nello Sri Lanka critica aspramente l'organizzazione dei lavori di ricostruzione nel paese asiatico.
La CRS rifiuta questi rimproveri, ma ammette di avere atteso un po' troppo prima di inviare gli aiuti. Il primo ingegnere civile elvetico è infatti giunto nello Sri Lanka solo nel maggio del 2005.
Una polemica sugli aiuti forniti allo Sri Lanka in seguito allo tsunami investe la Croce Rossa Svizzera (CRS) a due anni dalla catastrofe. Dalle pagine del quotidiano "Tages-Anzeiger" in edicola lunedì, l'ex capo delegazione nell'isola Max Seelhofer accusa di cattiva gestione l'organizzazione umanitaria.
Seelhofer ha ribadito all'Agenzia telegrafica svizzera che a causa di errori di gestione sono stati sprecati milioni di franchi. In particolare, la CRS avrebbe inviato troppo tardi nello Sri Lanka ingegneri incaricati di coordinare la ricostruzione di case. Visto che nel frattempo i costi del materiale edile e dei salari erano fortemente rincarati, le donazioni non sono state impiegate sufficientemente.
Seelhofer, che ha diretto la delegazione della CRS in Sri Lanka dal marzo 2005, afferma di avere tempestivamente avvertito i responsabili dell'organizzazione delle "disfunzioni". Costoro hanno però ignorato le sue segnalazioni. Le critiche da lui formulate hanno poi portato al suo licenziamento lo scorso settembre, sostiene Seelhofer.
Parziale ammissione di colpa
Un'affermazione contestata dalla CRS: il divorzio è intervenuto essenzialmente perché è stato incrinato il rapporto di fiducia sia tra Max Seelhofer e la centrale in Svizzera sia tra lui e la delegazione in loco, ha dichiarato il portavoce Karl Schuler. Quest'ultimo non ha voluto fornire i motivi più precisi dell'allontanamento del capo delegazione. Le parti hanno sottoscritto un'intesa in cui si impegnano a mantenere il riserbo, ha precisato Schuler.
Riguardo al biasimo pubblico alla CRS ora espresso da Seelhofer, secondo il portavoce si tratta di una reazione dettata dal "rancore". In generale i suoi rimproveri sono campati in aria e in particolare l'accusa di malgoverno è inveritiera, sostiene Schuler.
Il portavoce riconosce tuttavia che la CRS ha atteso "un po' troppo" prima di inviare specialisti nello Sri Lanka. "Con il senno di poi, si può dire che si sarebbe forse dovuto reagire più rapidamente", ha detto. Il primo ingegnere civile per il progetto di ricostruzione della CRS è arrivato nell'isola nel maggio 2005, quasi sei mesi dopo lo tsunami. Nell'autunno dello stesso anno sono arrivati altri due colleghi.
Giustificazioni
Subito dopo la catastrofe ci si era concentrati sugli aiuti urgenti, giustifica Schuler. Inoltre, a causa del caos che regnava sul posto in un primo tempo non si poteva pensare alla ricostruzione di case.
Solo in seguito si è potuto procedere allo sgombero della zone devastate e alla ricostruzione delle infrastrutture.
Secondo le cifre fornite da Schuler, nello Sri Lanka finora la CRS ha costruito 500 case. Altre 3600 sono state costruite dalla popolazione locale con l'aiuto dell'organizzazione elvetica. In totale entro la fine del 2007 dovrebbero essere edificate 6000 case, per un investimento complessivo della CRS di 43 milioni.
swissinfo e agenzie
Fatti e cifre
Gli aiuti dalla Svizzera ai paesi asiatici colpiti dallo tsunami sono stati di 220 milioni di franchi.
La Catena della solidarietà ha raccolto numerose donazioni che hanno permesso di finanziare 112 progetti di ricostruzione gestiti da diverse organizzazioni per un totale di 187,9 milioni di franchi.
La Confederazione ha stanziato 35 milioni.
La Direzione dello sviluppo e della cooperazione ha investito 16 milioni in Sri Lanka e 12,5 milioni in Indonesia.
Bilancio intermedio
Due anni dopo lo tsunami la Federazione internazionale della Croce rossa e della Mezza luna rossa ha utilizzato la metà dei fondi previsti (1,4 su un totale di 2,8 miliardi).
600 milioni sono stati destinati all'Indonesia, 230 allo Sri Lanka.
La Croce Rossa partecipa alla ricostruzione di 50'000 case. 8200 sono già state terminate, 13'000 sono in fase di costruzione.
Finora sono stati rimessi in funzione 89 fra ospedali e cliniche. Altri 212 devono ancora essere resi operativi.
Per il momento sono state ricostruite 16 scuole delle 132 previste.
I lavori di ricostruzione dureranno ancora due anni.