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BERNA - L’onda verde sembra essere inarrestabile. Se lo scorso weekend avessero avuto luogo le elezioni federali, Verdi e Verdi liberali avrebbero trionfato. Mentre gli altri partiti stanno tendenzialmente perdendo terreno. È quanto emerge dai risultati del quinto sondaggio Tamedia, condotto online il 22 e il 23 maggio scorsi.
Gli altri partiti non stanno comunque a guardare. Se il PLR ha risposto agli scioperi per il clima con una svolta ecologista, per l’UDC si tratterebbe invece di una «moda passeggera». Non solo. Fino a poco tempo fa in un documento del partito democentrista si leggeva: «Numerosi elementi indicano che le notizie allarmanti degli ultimi anni secondo cui l’attività umana influenzerebbe il clima non riflettono la realtà». Un documento che nel frattempo online non è più disponibile.
Elettorato UDC diviso in due - Ma ora la politica climatica divide la base democentrista: il 49% degli elettori UDC ritiene infatti che il partito debba rivedere la propria posizione e impegnarsi maggiormente per la protezione del clima. Un 48% la vede diversamente, mentre un 3% non ha un’opinione in merito.
«Pochi mesi prima delle elezioni, l’UDC si trova tra due fuochi» afferma il politologo Georg Lutz. E il partito mantiene però la sua posizione. «Ora il sondaggio mostra che una parte degli elettori UDC sono molto preoccupati per il clima». E soprattutto per gli agricoltori, che stanno soffrendo gli effetti del cambiamento climatico, l’atteggiamento attendista non si spiegherebbe.
Ma anche cambiare opinione poco prima delle elezioni, così come ha fatto il PLR, rappresenterebbe un rischio. «Si perde credibilità e ci si scontra con gli elettori». L’UDC dovrebbe ora soltanto sperare che la questione climatica sparisca dall’agenda politica.
«Divieti e tasse non portano a nulla» - I risultati del sondaggio non sorprendono lo stratega UDC Roger Köppel: «Fondamentalmente nessuno è contrario a una maggiore protezione del clima». Ma lui non ci sta: «Non sono d’accordo che si abusi del cambiamento climatico per far passare un’economia rosso-verde caratterizzata da divieti e tasse». Misure, queste, che secondo Köppel, «non portano nulla al clima, ma distruggono la nostra libertà e il nostro benessere».
Per Köppel il dibattito climatico ha assunto toni isterici: si chiede per esempio che la Svizzera non emetta più CO2, nonostante questa non abbia un effetto misurabile sulla temperatura. L’UDC farebbe dunque bene a mantenere la propria posizione: «Dovremmo continuare a ottimizzare la protezione dell’ambiente e a riflettere su come l’essere umano si può adattare ai cambiamenti climatici».
Il risultato del sondaggio viene invece salutato con soddisfazione dal consigliere nazionale UDC e agricoltore Andreas Aebi, che si è già espresso a favore di una maggiore sensibilità climatica. Per lui invece di parlare di protezione del clima, ci vorrebbero più gesti concreti dai singoli individui.
Il sondaggio
Sono 19’018 le persone provenienti da tutta la Svizzera che il 22 e il 23 maggio scorsi hanno preso parte al sondaggio elettorale Tamedia. Un sondaggio condotto in collaborazione con la LeeWas GmbH dei politologi Lucas Leemann e Fabio Wasserfallen. I dati sono stati ponderati sulla base di variabili demografiche, geografiche e politiche. Il margine d'errore è di 1,4 punti percentuali. Più informazioni su tamedia.ch/sondage