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Nel frattempo è stato decretato lo stato di emergenza per la rete stradale
LIMA - Poco prima di partecipare all'udienza a Lima e apprendere dalla Corte suprema il rigetto della sua istanza di scarcerazione immediata, l'ex presidente Pedro Castillo ha diffuso dalla sua cella un nuovo messaggio manoscritto in cui chiede alle forze di polizia e all'esercito di deporre le armi.
La lettera, diffusa via Twitter, sostiene che «di fronte ai gravi episodi di massacri del mio popolo, esorto la polizia nazionale e le forze armate a deporre le armi al fine di porre fine allo spargimento di sangue del mio popolo».
Rivolgendosi quindi alla presidente Dina Boluarte che era la sua vice nel governo, la chiama "signora Dina", aggiunge: «Guardi il posto che occupa. Ritengo responsabile lei e tutti i collaboratori che l'accompagnano, per il feroce attacco ai miei concittadini».
«Rivolgo un appello al popolo - dice poi - affinché resti vigile e ottimista. Firmato, Pedro Castillo, presidente costituzionale del Perù».
Decretato lo stato di emergenza per la rete stradale
Il ministro della Difesa del Perù, Alberto Otarola, ha reso noto ieri sera a Lima che il governo ha deciso, di fronte alle barricate poste sulle principali vie di comunicazione del Paese dai sostenitori dell'ex presidente Pedo Castillo, di «decretare lo stato di emergenza di tutta la rete stradale peruviana, al fine di assicurare la libera circolazione di beni e persone».
In dichiarazioni ai media radio-televisivi, Otarola ha aggiunto che «una simile misura sarà adottata anche per la protezione di aeroporti, centrali idroelettriche, fabbriche, e in generale per le principali infrastrutture strategiche». Inoltre, lo stato di emergenza che ora è in vigore ad Andahuaylas, anche alle zone di Ica e Arequipa.
Dopo aver indicato di «non voler negare che la situazione è grave e preoccupante», il ministro ha anche segnalato che oggi si riunirà il Consiglio di sicurezza e difesa nazionale a cui il governo sottoporrà alcune specifiche proposte per tutelare «i diritti di 33 milioni di peruviani che vogliono lavorare».