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dall'inviato a PyeongChang Marcello Ierace
Da poco eletto, il presidente del Comitato Paralimpico Internazionale, Andrew Parsons, ha le idee piuttosto chiare in merito allo sviluppo del movimento da lui diretto. "Ci troviamo in un momento estremamente positivo di crescita, una crescita assolutamente sostenibile - ha spiegato il 41enne brasiliano ai microfoni della SSR - E lo vediamo qui a PyeongChang dove vi sono più nazioni, più atleti, più televisioni, più media, più biglietti venduti come non era mai successo finora. E questo è già un enorme successo. Ora vogliamo fare in modo che il movimento paralimpico acquisisca in futuro maggior forza e stabilità in tutto il mondo, non solo in alcuni paesi".
Una crescita che passa anche dall'aumento di discipline. "Ci stiamo preparando per inserire nuovi sport, ad esempio a Pechino 2022 dovrebbe fare il suo esordio il bob", conferma Parsons. Ma non pochi contestano il fatto che le Paralimpiadi vengano organizzate dopo le Olimpiadi, quando l'entusiasmo è un po' scemato. Il presidente dell'IPC, però, è di tutt'altra opinione: "C'è chi ci vedrebbe come una sorta di evento test, ma noi non siamo un evento test, siamo molto più grandi di questo. Perché ci sono atleti che competono ad altissimo livello".
Ad ogni modo se il pubblico un po' latita - ma a PyeongChang nemmeno gli ultimi Giochi hanno fatto registrare grandi pienoni, va detto - i media per contro rispondono sempre più presente. "In questi anni è cambiata molto la percezione dei media e della popolazione in generale nei confronti dello sport paralimpico. Perché ci siamo resi conto che non è solo lo sport in sé che produce un cambiamento a livello sociale, ma anche e soprattutto quando è entusiasmante e ti fa venir voglia di vederlo in televisione e di rivederlo anche il giorno dopo", ha concluso Andrew Parsons.