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Probabilmente si voterà sull'iniziativa "Sì all'abolizione del canone radiotelevisivo (Abolizione del canone Billag)". Il comitato promotore ha infatti reso noto di aver raccolto 104'053 firme valide, che saranno depositate nel pomeriggio alla Cancelleria federale.
Quest'ultima deve ancora procedere a una verifica, prima che l'iniziativa sia dichiarata formalmente riuscita, indicano i fautori in una nota, nella quale precisano che sono state raccolte 36'000 sottoscrizioni supplementari di persone che non hanno però diritto di voto.
Il testo, lanciato dall'Associazione "No Billag", prevede che la Confederazione non possa riscuotere canoni, né sovvenzionare o gestire emittenti radiofoniche o televisive. Se l'iniziativa venisse accettata, le attuali concessioni con partecipazione al canone saranno revocate senza indennizzo.
L'iniziativa - che entrerebbe in vigore il primo gennaio dell'anno seguente la votazione popolare - prevede anche che le concessioni radio-tv vadano periodicamente messe all'asta.
"Bisogna rendersi conto che non tutti sono disposti a pagare oltre 400 franchi all'anno", afferma Olivier Kessler, co-presidente del comitato, citato nella nota. Secondo i promotori ognuno deve poter decidere come spendere i propri soldi, a seconda delle proprie necessità.
Il testo non è esplicitamente contro la SSR - tengono a precisare i fautori - è semplicemente contro il canone. La SSR continuerà sicuramente ad esistere, l'unica differenza è che dovrà autofinanziarsi, come qualsiasi altra impresa, aggiungono.
Nel passato recente sono state lanciate due iniziative dello stesso tenore: la prima, denominata "Radio e TV - la Confederazione non riscuote alcun canone di ricezione", è fallita a inizio 2013 poiché i promotori non sono riusciti a raccogliere il numero di firme necessario. Questa proposta si limitava ad abolire il canone.
La seconda, chiamata "Radio e televisione - senza Billag", è fallita in maggio di quest'anno. I promotori sono riusciti a raccogliere 9536 firme al posto delle 100'000 necessarie. Essa prevedeva che i media audiovisivi si autofinanziassero, senza che la Confederazione riscuotesse canoni per la ricezione dei programmi.
SDA-ATS