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Criticata dagli Stati Uniti, la creazione della Banca asiatica d’investimento per le infrastrutture (AIIB), promossa dalla Cina, è accolta positivamente dal direttore finanziario della Banca mondiale Bertrand Badré. La nuova istituzione, afferma, permetterà di avere a disposizione ulteriori risorse per la lotta contro la povertà.
Dopo aver a lungo osteggiato la creazione della nuova banca di sviluppo, a metà maggio gli Stati Uniti hanno parzialmente levato le loro riserve. «Salutiamo la creazione della AIIBLink esterno e la incoraggiamo a cofinanziare dei progetti, assieme a istituzioni esistenti come la Banca mondiale e la Banca asiatica di sviluppo», ha dichiarato il ministro degli esteri John Kerry in occasione di una visita a Pechino. La nuova banca – ha però precisato – dovrà rispettare gli standard elevati delle istituzioni finanziarie globali.
La Svizzera è uno dei 56 paesi ad avere manifestato il suo interesseLink esterno a far parte di questa nuova banca di sviluppo.
Bertrand Badré, direttore finanziario della Banca mondiale che swissinfo.ch ha incontrato in occasione del 45esimo Simposio di San GalloLink esterno, invita i detrattori a dar prova di maggior apertura. Partecipare al finanziamento del nuovo istituto, afferma, significa anche poter aver un controllo sul suo funzionamento.
swissinfo.ch: Che accoglienza riserva la Banca mondiale all’AIIB?
Bertrand Badré: La Banca mondiale è favorevole alla creazione dell’AIIB per tutta una serie di ragioni. Dobbiamo essere coerenti con ciò che affermiamo. Prima di tutto affermiamo che i bisogni sono enormi, che vogliamo sradicare la povertà e che ogni anno vi sono 3'000 miliardi di investimenti infrastrutturali per cui non si trovano finanziamenti. Da soli o anche con i nostri partner non possiamo farcela. Per questo delle risorse aggiuntive sono sempre le benvenute. Vi è spazio per tutti.
swissinfo.ch: In che modo Banca mondiale e AIIB possono collaborare?
B.B.: Non abbiamo un contratto ufficiale, ma lavoriamo con loro. La Cina, al pari degli Stati Uniti nel 1945, sta cercando di mettere in piedi un sistema in cui è sì dominante, ma nel quale ha anche bisogno di condividere.
L’AIIB ha 58 membri potenziali. Come si organizza tutto ciò? È una questione molto pratica. La Banca mondiale può dare una mano, perché è confrontata con questa situazione da oltre 70 anni.
swissinfo.ch: Il diverbio tra Stati Uniti e Giappone da una parte e Cina dall’altra, è una diversione politica sgradita?
B.B.: Non sono un portavoce del Giappone o degli Stati Uniti. Non penso che si possa sentenziare in anticipo ciò che qualcuno farà. Lavorare assieme è il miglior modo per convergere. Se ignoriamo la Cina, il governo di Pechino farà il passo da solo e non avremo nessun controllo. Penso che sia meglio lavorare assieme.
Questo è un momento critico per gli Stati Uniti e devono partecipare alle discussioni.
L’idea di creare la Banca asiatica d’investimento per le infrastrutture è stata evocata per la prima volta nel 2013 dal presidente cinese Xi Jinping. L’obiettivo di questo nuovo istituto è di favorire lo sviluppo dei paesi asiatici rispondendo al bisogno crescente di infrastrutture nella regione.
Il progetto si è poi materializzato nell’ottobre 2014, quando è stata formalmente fondata la nuova istituzione e 21 Stati hanno siglato un memorandum d’intesa. Il capitale di partenza è passato da 50 a 100 miliardi di dollari.
Nei mesi seguenti diversi paesi, tra cui la Svizzera, hanno annunciato di voler entrare a far parte dei membri fondatori.Fine della finestrella
swissinfo.ch: Come spiega che così tanti paesi abbiano manifestato l’interesse di diventare membri di questa banca?
B.B.: Alcuni, come la Gran Bretagna, l’Australia e la Francia, hanno indicato di voler aderire per essere sicuri che funzioni correttamente. Questi azionisti vogliono che la banca sia coerente con quello che stanno facendo attraverso altre istanze [ad esempio la Banca mondiale]. Ciò introduce un multilateralismo tale che forse inizialmente la Cina non si aspettava. Multilateralismo significa che ognuno di questi paesi avrà un voto e non mancherà di esprimere il suo punto di vista.
swissinfo.ch: Non vi è il rischio che l’AIIB e la Banca mondiale si pestino i piedi?
B.B.: È una competizione sana per noi. Ci spinge a fare un po’ di più e ci aiuta nelle riforme.
Ci vorrà un po’ di tempo prima che l’AIIB riesca ad avere lo stesso livello di finanziamento della Banca mondiale. Non si tratta solo di soldi, ma di perizia, di capacità di condurre un affare, di portare avanti un progetto e di farlo funzionare. Ci vorranno anni prima che l’AIIB raggiungerà questo livello.
swissinfo.ch: L’AIIB si concentrerà su progetti infrastrutturali. È l’approccio giusto?
B.B.: Creare infrastrutture e farle funzionare è assolutamente necessario per sradicare la povertà. Non si riuscirà a raggiungere questo obiettivo se non vi sono infrastrutture. Ne abbiamo bisogno di tre tipi: sociali (principalmente in materia di istruzione), fisiche (trasporti, energie, telecomunicazioni, ecc.) e finanziarie.
swissinfo.ch: Alcuni sostengono che la Cina abbia creato l’AIIB poiché era frustrata di avere poca voce in capitolo in seno alla Banca mondiale. Cosa ne pensa?
B.B.: Le economie emergenti hanno il 48% dei voti alla Banca mondiale [dalla riforma del 2010], perciò non si può parlare di squilibrio. Il diritto di voto non si basa solo sul prodotto interno lordo e sul peso economico di un paese. La formula è più complessa.
La Banca mondiale è un’istituzione di sviluppo che funziona con sovvenzioni. La verità è che per il momento i principali contribuenti sono l’Europa – e la Svizzera è un grande finanziatore – gli Stati Uniti, il Giappone, l’Australia, mentre la Cina e altri paesi lo sono meno.
Vi è una certa frustrazione tra i BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) in merito alla riforma sul diritto di voto al Fondo monetario internazionale, bloccata dal Congresso degli Stati Uniti. È questo che crea tensioni.
Il secondo aspetto per cui è stata creata l’AIIB è che vi era un reale bisogno di sviluppare infrastrutture in Asia e che la Cina ha un ruolo centrale nella regione. Non si fa una cosa del genere solo per dimostrare che le istituzioni di Bretton Woods sono sbagliate. Dietro vi è molto più.
La Banca mondiale è stata creata il 27 dicembre 1945 con il nome «Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo», dopo la firma dell’accordo di Bretton Woods l’anno precedente.
L’istituto è nato con l’obiettivo di aiutare la ricostruzione dell’Europa e del Giappone dopo la Seconda guerra mondiale.
Negli anni successivi, con la decolonizzazione, il suo campo di attività si è allargato ai paesi dell’Africa, dell’Asia e dell’America latina.
Gli obiettivi della Banca mondiale si sono evoluti nel corso degli anni. Oggi l’istituzione si concentra sulla riduzione della povertà.Fine della finestrella
Traduzione e adattamento di Daniele Mariani, swissinfo.ch