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Nuove Las Vegas in salsa russa potrebbero presto sorgere in Crimea e a Sochi. La Duma russa ha infatti approvato un progetto di legge per la creazione di zone dedicate al gioco d'azzardo nella penisola sul Mar Nero che Mosca si è annessa a marzo dopo un'operazione militare "soft" e nella città che ha ospitato i giochi olimpici invernali qualche mese fa.
Per Sochi e per la Crimea potrebbe trattarsi di un nuovo stimolo per il rilancio turistico, diventando nuove zone franche per il gioco d'azzardo, abolito da Putin nel 2007 e confinato, finora, in quatto aree periferiche della Russia (peraltro con scarso successo): l'enclave baltica di Kalinigrad, quella dell'Altai (in Siberia meridionale), l'estremo oriente russo (a Primorski Krai) e Azov, sull'omonimo mare vicino al Mar Nero.
Di fatto, però, Putin ha fatto marcia indietro su Sochi. Durante le Olimpiadi si era detto contrario ai casinò, pur riconoscendo che per gli investitori sarebbe stato più facile ammortizzare i costi. Il presidente preferiva che Sochi diventasse una meta del turismo famigliare, alla portata dei redditi medi.
"Non sarebbe giusto se una grande somma di denaro spesa dal governo russo per i Giochi di Sochi fosse usata a beneficio di un piccolo gruppo di persone che possono spendere centinaia di migliaia di dollari al casino, anziché a favore delle gente comunè", aveva spiegato. Ora però lo spettro di di una 'cattedrale nel desertò, e le pressioni degli investitori, devono avergli fatto cambiare idea.
SDA-ATS