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Vent'anni di reclusione: è la pena chiesta oggi dalla procura bernese nel processo a un 55enne serbo, presunto falso invalido, accusato di aver ucciso per vendetta un'assistente di studio medico che aveva segnalato come l'uomo truffasse l'assicurazione invalidità.
Nel corso dell'udienza svoltasi oggi al tribunale regionale di Emmental-Oberaargau l'imputato, presentatosi in sedia a rotelle, si è più volte lamentato per dolori alla testa e alla schiena. Fino al momento in cui il presidente ha perso la pazienza: "la smetta con questo teatro e risponda alle domande della corte", ha detto.
Nell'interrogatorio durato due ore l'accusato si è mostrato peraltro reticente nel fornire risposte, apatico e disorientato. "Non ho ucciso nessuno", ha detto.
La procuratrice ha parlato però di prove schiaccianti: il DNA dell'uomo è stato trovato sull'arma del delitto, un coltello, e tracce del sangue della vittima sono state rilevate sulle sue scarpe.
L'assistente di studio medico, casualmente e nel suo tempo libero, aveva notato che il serbo faceva compere da solo e poteva camminare normalmente. Sulla base di queste osservazioni il suo superiore, ex medico dell'uomo, aveva avvertito l'AI, che versava una rendita a partire dal 2003 in seguito a un incidente sul lavoro.
I detective messi in campo dall'AI aveva confermato le dichiarazioni della donna. Una perizia medica era poi giunta alla conclusione che l'interessato simulava i suoi malanni. Le autorità avevano quindi bloccato il versamento delle rendite e sporto denuncia penale per truffa e falsità in documenti.
Il 10 ottobre 2013 la donna avrebbe dovuto testimoniare nell'ambito del procedimento. Non ha però vissuto abbastanza per farlo: il primo ottobre, stando all'atto d'accusa, il serbo entrò nel suo appartamento di Thunstetten (BE) e l'uccise con un coltello.
Il processo prosegue sino a giovedì.
SDA-ATS