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<h2>SubmittedText<h2><p>Quello dei bambini oggetto di un affidamento forzato è un capitolo buio della più recente storia svizzera. È grazie ai ricercatori che negli ultimi anni si sono occupati della biografia delle vittime e delle condizioni quadro politiche che ci possiamo man mano fare un'idea delle dimensioni del fenomeno. </p><p>Le vittime di queste misure coercitive all'epoca disposte in ambito assistenziale, nel frattempo perlopiù molto anziane, aspettano tuttora un gesto da parte delle autorità politiche. Dopo che a settembre 2010, in occasione di una commovente cerimonia nel penitenziario di Hindelbank, il Consiglio federale, i cantoni e le autorità comunali si erano scusati con le vittime collocate in un istituto in virtù di una decisione amministrativa, questo silenzio da parte delle autorità politiche è del tutto incomprensibile per gli ex bambini oggetto di un affidamento forzato. Si sentono ancora una volta dimenticati. </p><p>In tale contesto invito il Consiglio federale a rispondere alle domande seguenti: </p><p>1. Quali possibilità vede il Consiglio federale per far pervenire delle scuse agli interessati, contribuendo così alla rielaborazione della storia dei bambini oggetto di affidamento forzato? Quali altre opzioni ritiene ipotizzabili per sostenere tale rielaborazione storica? </p><p>2. Quali conseguenze ha per gli attuali dossier politici il fatto di aver affrontato il tema delle misure coercitive in ambito assistenziale? Secondo il Consiglio federale, in quali dossier dovrebbero confluire le conclusioni tratte e le domande sorte?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. In occasione di una manifestazione tenutasi a settembre 2010, la consigliera federale Eveline Widmer-Schlumpf si è scusata a nome della Confederazione con le persone collocate in istituti educativi in virtù di una decisione amministrativa senza una sentenza giudiziaria. Il Consiglio federale è disposto a organizzare una manifestazione analoga anche per i bambini oggetto di un affidamento forzato. Come le persone collocate in istituti in virtù di una decisione amministrativa, anche molti di questi bambini hanno sofferto di essere stati forzatamente affidati a istituti e famiglie su cui il diritto federale non prevedeva alcuna vigilanza statale fino all'entrata in vigore dell'articolo 316 CC, il 1° gennaio 1978. In tal modo il collegio governativo vuole fornire il proprio contributo alla rielaborazione storica dei fatti. Altre iniziative a tale riguardo sono lasciate ai cantoni e agli storici, che peraltro sono già all'opera.</p><p>2. Con l'emanazione dell'articolo 316 CC il legislatore federale ha tratto un insegnamento politico dalla vicenda degli affidamenti forzati di bambini, in quanto oggigiorno ogni persona che intende accudire un minorenne necessita di un'autorizzazione ufficiale e sottostà alla vigilanza statale. Il rilascio delle autorizzazioni e la vigilanza competono ai cantoni. Dal canto suo, il Consiglio federale cerca di tenere conto, nella legislazione d'esecuzione di sua competenza, delle mutate esigenze nell'ambito dell'accudimento di minorenni e in particolare del bene di questi ultimi. Lo testimoniano gli sforzi profusi per rivedere totalmente l'ordinanza del 19 ottobre 1977 sull'accoglimento di minori a scopo di affiliazione e di adozione (OAMin; RS 211.222.338). La discussione sull'accudimento di minori è stata avviata dal postulato Fehr (02.3239) sulla situazione dell'affiliazione in Svizzera, depositato l'11 giugno 2002 dalla consigliera nazionale Jacqueline Fehr, che invitava il Consiglio federale a illustrare in un rapporto le possibili modalità per professionalizzare l'affidamento di minori in Svizzera. Il successivo rapporto peritale della dottoressa Barbara Zatti ("La situazione dell'affiliazione in Svizzera - Analisi, sviluppo qualitativo e professionalizzazione") individua la necessità di intervenire su diversi piani: OAMin ormai soprassata, che lascia troppo margine di manovra ai cantoni, professionalizzazione spesso carente, mancanza di dati statistici e ricostruzione storica lacunosa sull'affidamento di minori.</p><p>Per accertare se fosse necessaria una revisione, il Consiglio federale ha chiesto il parere dei cantoni. Una maggioranza considerava utile o necessaria una revisione dell'OAMin. Soltanto otto cantoni hanno espresso un parere negativo sulla revisione, adducendo come motivazione che il problema non fossero le disposizioni legali, ma piuttosto la loro complicata esecuzione. Nel frattempo la revisione totale dell'OAMin è stata comunque sospesa, in quanto l'articolo 316 CC è sottoposto a una valutazione critica chiesta da un'iniziativa parlamentare della Commissione degli affari giuridici del Consiglio nazionale.</p><p>Anche la più recente revisione del diritto tutorio ha riguardato il bene del minorenne, in quanto l'autorità di protezione dei minorenni che decide in merito al collocamento di un minore ora deve essere specializzata (art. 440 cpv. 1 e 3 D-CC). Il bene del minorenne è inoltre al centro della corrente riforma dell'autorità parentale e del diritto in materia di mantenimento.</p><p>Infine, il Consiglio federale rammenta che la Confederazione versa sussidi di costruzione e d'esercizio a istituti educativi per bambini e adolescenti in virtù della legge federale del 5 ottobre 1984 sulle prestazioni della Confederazione nel campo dell'esecuzione delle pene e delle misure (LPPM; RS 341). In tali istituti bambini e adolescenti possono essere collocati in virtù di decisioni sia di diritto penale minorile sia di diritto civile. Nel 2010 le pertinenti spese della Confederazione ammontavano complessivamente a circa 80 milioni di franchi. Chi intende beneficiare di tali sussidi deve soddisfare i rigidi requisiti previsti, in particolare deve presentare un dettagliato progetto di gestione. Ogni anno la Confederazione verifica se il richiedente soddisfa sempre le condizioni per fruire dei contributi, ad esempio se la decisione di diritto civile di collocamento è stata presa in base a una perizia specialistica.</p>  Risposta del Consiglio federale.