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La guerra cominciata nel 2011 non ha stravolto solamente il volto della Siria, ma quello dell’intero Medio Oriente. Nel 2015 il numero complessivo dei rifugiati siriani all'estero ha superato i 4 milioni: se a questo si aggiunge quello degli sfollati all'interno dei confini siriani – 7 milioni - si raggiunge la cifra spaventosa di 11 milioni di persone. I siriani in fuga dalla guerra hanno raggiunto Turchia, Iraq, Giordania e Libano: per ciò che riguarda il Libano, stime attendibili valutano in circa due milioni la presenza nel paese di profughi siriani.
La diaspora palestinese, che aveva trovato in Siria una sistemazione dignitosa - sopratutto se rapportata a quella negli altri paesi mediorientali - è stata nuovamente costretta a rifugiarsi altrove, insieme a decine e decine di migliaia di siriani. Il simbolo dello scontro fratricida che ha dilaniato la comunità palestinese è stato il sobborgo damasceno di Yarmouk, da dove proviene buona parte dei rifugiati palestinesi arrivati in Libano. Il già tragico clima di discriminazione, ghettizzazione e di diffusa ostilità sociale nei confronti dei palestinesi che vivono in Libano viene ora reso drammatico dalla nuova diaspora di oltre 40.000 siriano-palestinesi nei dodici campi storici - in origine quindici - presenti nel paese dal 1948.
A Shatila, in Libano, se prima del 2011 gli abitanti del campo erano più di 13.000 - per meno di un chilometro quadrato - con l’arrivo di siriani e palestinesi, e l’afflusso di immigrati provenienti dal subcontinente indiano, dalle Filippine e dal Corno d'Africa, la popolazione del campo ha raggiunto - a seconda delle stime – un numero compreso tra i 22.000 e i 30.000 abitanti.
Una società sull’orlo del collasso come quella libanese ha conosciuto, con la guerra civile siriana, una nuova crisi dei delicati equilibri raggiunti ad appena dieci anni dall'ultima guerra con la quale il paese ha dovuto fare i conti.
Maurizio Vezzosi