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Letteratura filosofica latina
Il rapporto del latino con la tradizione filosofica europea è tutt'altro che ovvio e pacifico. Mentre il ruolo centrale del greco è in un certo senso dato per scontato, l'importanza del latino per una formazione filosoficamente consapevole non è affatto garantita. Su questa valutazione di indifferenza o addirittura di negatività (basterà pensare ad Heidegger) hanno pesato due fattori: il fatto che i testi filosofici medievali latini fossero ovviamente opera di autori cattolici e la pretesa natura più retorica che filosofica di testi quali quelli ad esempio di Cicerone. In realtà il ruolo del latino è centrale nella filosofia occidentale per una ragione linguistica (la creazione del lessico intellettuale europeo), per la trasmissione della filosofia greca e per apporti romani originali quali la riflessione sulla filosofia della storia.
Il tema dei margini, al plurale, si presta singolarmente bene ad un'analisi basata su testi latini. In questo corso verranno messi a fuoco due aspetti. Anzitutto, la marginalità della filosofia e della vita intellettuale rispetto alla formazione dell'uomo romano, un tema, caro a Cicerone, che risorge in modo nuovo e inaspettato, come esame del rapporto con la cultura pagana negli intellettuali della patristica cristiana. Ma di cultura dei margini si deve anche parlare per la filosofia a Roma, una filosofia che viveva – sempre più dall'età di Cicerone in poi, fino a Boezio – il testo filosofico come abitatore tra margini fisici, quelli del commento: e questo “abitare tra margini” poco per volta diventerà il modo normale di avvicinarsi alle opere canoniche della filosofia classica.