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ROMA - Dall'India alla Cina, dalla Russia all'Indonesia fino agli Stati Uniti, non c'é pace per la tigre: il Wwf presenta così una mappa delle zone rosse per la sopravvivenza di questa specie cui, dal 14 febbraio, è dedicato l'anno - secondo il calendario cinese - in concomitanza con quello dedicato dall'Onu alla Biodiversità.
Secondo l'associazione ecco la mappa con i 10 maggiori punti critici per la sopravvivenza delle tigri in natura e le minacce che la mettono a serio rischio: India, Bangladesh, Russia e regione del Mekong, Cina, Vietnam e Nepal, Indonesia-Malesia, Stati Uniti e Stati Europei.
Nello specifico, spiega il Wwf, ecco le principali minacce per la tigre: in India la riduzione dell'habitat ha inasprito i conflitti tra persone e tigri; in Bangladesh, l'habitat della tigre potrebbe venir divorato dal cambiamento climatico che potrà comportare entro la fine secolo la perdita del 96% della foresta di mangrovie del Sunderbans; in Russia e nella regione del Mekong per la deforestazione causata dal mercato illegale del legname; in Cina, Vietnam e Nepal per il commercio di ossa, pelli, carne di tigre e prodotti derivati; in Indonesia/Malesia, per la produzione industriale di olio di palma, polpa di legno, carta, caffé e gomma; negli Stati Uniti (che ospitano 5.000 tigri in cattività) con poche leggi contro il mercato nero, incrementando la domanda di questi prodotti; negli Stati Europei per la domanda annuale di circa 5,8 milioni di tonnellate di olio di palma, una delle cause principali della deforestazione.
Ma secondo il Wwf ci sono ancora speranze, soprattutto l'associazione confida nelle potenzialità del summit speciale che si terrà in Russia a settembre, in cui verrà stilata un' ambiziosa agenda per salvare le tigri, dopo che la prima conferenza ministeriale asiatica sulla Conservazione della tigre, tenutasi in Thailandia a fine gennaio, ha preso l'impegno a raddoppiare il numero degli esemplari presenti in natura entro il 2022.
SDA-ATS