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BuzzFeed è stato un agente di cambiamento potente per l’informazione e gli stessi giornalisti, insieme ai ricercatori, stanno ancora cercando di inquadrare la testata fondata da Jonah Peretti e il suo impatto complessivo sul settore. Secondo i risultati di una nuova ricerca, in particolare, le testate tradizionali hanno accolto BuzzFeed in un modo ambivalente e non sono ancora giunte a una conclusione definitiva su cosa sia davvero.
I ricercatori Edson C Tandoc (Nanyang Technological University, Singapore) e Joy Jenkins (University of Missouri, Usa), al fine di studiare il modo in cui i media tradizionali vedono e inquadrano BuzzFeed, hanno osservato come 10 testate americane di primo piano – tra cui The Washington Post, The New York Times, The Wall Street Journal e USA Today – hanno scritto di BuzzFeed in un arco di tempo di quattro anni (2011-2015). Obiettivo del loro studio era comprendere in che modo i giornalisti percepiscono BuzzFeed e quali sono gli spunti più toccati nello scrivere della sua armata di gattini, listicle, meme, gif e, allo stesso tempo, eccellente giornalismo. A questo scopo, Tandoc e Jenkins hanno individuato e analizzato 79 articoli dedicati a BuzzFeed, ai suoi contenuti e alla sua linea editoriale.
Il paper, pubblicato da Journalism, individua quattro tendenze ben definite che emergono dalla content analysis svolta dai ricercatori: la già citata ambivalenza nei confronti della definizione di BuzzFeed; il rifarsi, da parte dei giornalisti, in modo conservativo, agli elementi tradizionali della professione nello scrivere della testata; la problematizzazione del modello di business di BuzzFeed e del suo capitale culturale e, infine, un generale tono positivo riservato all’ingresso della startup di New York nel campo del giornalismo come possibile agente sia di cambiamento che di conservazione.
Secondo i risultati della ricerca, nonostante il progressivo indirizzamento di BuzzFeed verso le hard news, le testate americane hanno sottolineato maggiormente gli aspetti “virali” della sua produzione, mentre un numero significativo di articoli ha definito la testata come un’iniziativa allo stesso tempo giornalistica e tecnologica. Da quando BuzzFeed ha assunto Ben Smith al fine di assegnargli il coordinamento della sua sezione “news” alla fine del 2011, le testate in esame hanno comunque iniziato ad attribuire a BuzzFeed un posto più chiaro e stabile nel regno del giornalismo ma, notano i ricercatori, mantenendo comunque una certa distanza. Negli articoli analizzati, infatti, le radici della nuova testata vengono spesso considerate come diverse rispetto a quelle del giornalismo classicamente inteso e più vicine invece all’anima virale del web.
Questo scetticismo è alla base del secondo trend sottolineato nella ricerca, quello della “resistenza” opposta dai media tradizionali nei confronti di BuzzFeed: in molti degli articoli analizzati – il cui numero non è comunque esplicitato – gli autori hanno puntato molto sulla necessità attribuita alla testata di “dover stare alle regole del giornalismo”. Un tentativo, spiegano gli autori, di imporre alla nuova testata le norme tradizionalmente riconosciute della professione perché, senza questo reminder, non sarebbero invece probabilmente rispettate a dovere. Il caso limite, dove questa frizione ha raggiunto l’apice, si ha avuto allo scoppio, nel 2014, del caso di plagio che ha coinvolto un giornalista di BuzzFeed, Benny Johnson. In questo frangente, in particolare, i media tradizionali hanno calcato maggiormente la mano sul puntare a sottolineare le proprio differenze rispetto alla concorrente, bollata come “qualcosa di diverso” e non ancora totalmente accettabile tra le cose del giornalismo.
Nello studio viene dedicata anche molta attenzione alle peculiarità economiche e culturali di BuzzFeed e al modo in cui questi elementi sono visti dalle testate analizzate: se queste ultime hanno visto da subito e ribadito il successo economico della testata, altrettanto non si può dire del suo capitale culturale, dato che la maggior parte dell’attenzione è stata rivolta, di nuovo, sulla capacità di BuzzFeed di capitalizzare al massimo il potenziale virale dei suoi contenuti. Alcuni formati, percepiti come “frivoli”, come i famigerati listicle, gli articoli in forma di lista, hanno infatti ottenuto sempre più attenzione del giornalismo “pesante” nei confronti del quale BuzzFeed ha dedicato sempre più risorse, come dimostra ad esempio l’indagine recente “The Tennis Racket”.
Inoltre, i risultati della ricerca mostrano anche come i media tradizionali vedano in BuzzFeed, nonostante le riserve, un motore di possibile innovazione nel giornalismo. Nonostante la paura condivisa che i suoi contenuti più leggeri possano mettere in discussione i principi tradizionali del giornalismo e le sue norme con un diluvio di gattini sarcastici e gufetti che ridono, si nota anche come vi sia, da parte delle testate tradizionali, il riconoscimento di una chiara influenza di BuzzFeed sull’informazione, una sorta di marchio di fabbrica. Quello che rimane poco chiaro, ad ogni modo, scrivono Tandoc e Jenkins, è se si tratti di una forza percepita come realmente trasformativa o, al contrario, se a BuzzFeed sarà riconosciuta la patente di “giornalismo” solo dopo una “resa” ai principi e alle regole tradizionali, alla “doxa” del giornalismo, per usare la terminologia della “Field Theory”, utilizzata dagli autori della ricerca.
Se si guarda ai risultati di questa ricerca, sembra evidente come, su un piano generale, i media tradizionali abbiano cercato di definire BuzzFeed secondo le norme giornalistiche esistenti e comunemente accettate, senza cercare di puntare sugli elementi di novità. E questo è certamente un segnale di resistenza e conservazione, scrivono i ricercatori. Fin qui, si potrebbe dire che le testate tradizionali abbiano usato BuzzFeed, scrivendone, per difendere lo status quo e proteggere il discorso attorno al “loro” giornalismo, invece che buttarsi in un tentativo di comprensione di quello che significhino davvero BuzzFeed e i cambiamenti che porta con sé.
Che esista una “disruption” propria di BuzzFeed è chiaro, comunque, anche dal titolo del paper stesso, “The Buzzfeedication of journalism? How traditional news organizations are talking about a new entrant in the journalistic field will surprise you!”, puro stile BuzzFeed. Questo, comunque, è anche una conferma di come, anche per i ricercatori, sia tempo di lanciarsi nel tentativo di comprensione di una testata da 200 milioni di utenti unici al mese: bisogna arrendersi all’evidenza che il prossimo paper si intitolerà, con ogni probabilità, “50 Reasons Why BuzzFeed Is Here to Stay and Rule, According to Science”.
TANDOC, Edson C.; JENKINS, Joy. The Buzzfeedication of journalism? How traditional news organizations are talking about a new entrant to the journalistic field will surprise you!. Journalism, 2015, p. 1464884915620269.