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Giorni fa ho avuto modo di assistere a un simpatico dialogo tra il proprietario di una catena di solarium e un dermatologo.
Il proprietario di solarium sosteneva che la luce solare fa bene perché è naturale; alle obiezioni del dermatologo sulla pericolosità, soprattutto per chi ha la pelle chiara, dei raggi UV, il proprietario di solarium ha ribattuto che sì, alcuni raggi sono pericolosi, e infatti vengono filtrati dalle lampade artificiali, che lasciano passare solo quelli benefici.
In poche parole, andare in un solarium è salutare perché è naturale e artificiale allo stesso tempo.
Il ragionamento del proprietario di solarium non ha molto senso, eppure appare convincente (il dibattito con il dermatologo si è concluso con un “basta non esagerare” sottoscritto da entrambe le parti). Il riferimento alla natura ha un forte potere persuasivo.
Ciò che è naturale è buono e utile, mentre ciò che è artificiale, risultato della scienza e della tecnica, viene guardato con sospetto. Uno degli ostacoli alla diffusione della cultura scientifica.
Se William Whewell non avesse avuto la terribile idea di inventare il termine scienziato (scientist), forse le cose sarebbero andate diversamente: se i ricercatori ancora adesso si chiamassero filosofi naturali, forse vi sarebbe meno diffidenza nei confronti della scienza.
Uno trova l’articolo di un biologo favorevole agli OGM e pensa: un novello dottor Frankenstein; se quell’articolo fosse firmato da un filosofo naturale della vita, invece…