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L'Associazione svizzera dei banchieri (ASB) attacca la politica dei tassi negativi della Banca nazionale svizzera (BNS): essa non ha soltanto conseguenze negative per l'economia elvetica ma non adempie più nemmeno ai suoi scopi.
L'introduzione dei tassi negativi a fine 2014 era giustificata, ma la "misura d'emergenza, un tempo coronata da successo", è ormai divenuta "la nuova normalità", viene affermato in uno studio pubblicato oggi dall'ASB. E più a lungo dura, più crescono i rischi e i "danni collaterali".
Per gli autori dell'analisi è "dubbio" se i tassi negativi oggi siano ancora necessari e se abbiano ancora effetto. "I tassi negativi non devono essere considerati una situazione senza alternative."
In realtà il franco non è più sopravvalutato e i prezzi sono stabili. L'industria esportatrice - sostengono gli autori - si è inoltre ripresa da tempo dallo "shock dell'apprezzamento" del 2015 e ormai cresce in maniera dinamica: non solo nel commercio di merci le eccedenze sono continuamente salite, anche il turismo si è chiaramente ripreso. L'unico "settore di rilievo" che negli ultimi dieci anni si è contratto è quello finanziario.
Per l'economia nel suo insieme, secondo gli autori, i rischi e i danni conseguenti alla politica dei tassi negativi sono invece molteplici: sussistono ad esempio "marcate distorsioni" sul mercato immobiliare svizzero a causa della penuria di valide alternative d'investimento.
I minori rendimenti mettono poi a rischio la stabilità della previdenza vecchiaia: le casse pensione devono accollarsi circa 400 milioni di franchi all'anno di interessi negativi e al contempo il basso livello dei tassi ha eroso in maniera praticamente generalizzata i redditi finora percepiti dagli assicurati degli istituti di previdenza. "Ciò ha conseguenze economiche e sociali, in particolare per i pensionati futuri", avvertono gli autori dello studio.
I tassi negativi gravano direttamente anche sulle banche: nel 2018 i tassi negativi sui conti giro presso la BNS hanno fruttato a quest'ultima circa 2 miliardi di franchi. "Ciò riduce significativamente la redditività delle banche." Poiché queste ultime non ripercuotono i tassi negativi sui piccoli clienti, i conti dei piccoli risparmiatori devono essere sovvenzionati trasversalmente con gli affari di credito.
Anche l'ASB ritiene che in seguito alla politica delle banche centrali nell'Eurozona e negli USA la pressione sulla BNS resterà elevata. D'altro canto l'economia svizzera non si trova in modalità di crisi. L'associazione chiede ora una "discussione pubblica" e "un'analisi critica" della politica dei tassi negativi.
Questi ultimi sono paragonabili a un farmaco d'emergenza, scrive l'ASB. A corto termine possono avere una grande utilità nonostante i rischi. "A lungo termine l'efficacia però diminuisce, mentre gli effetti collaterali aumento sempre più."
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