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La società argoviese Wernli ha dovuto aumentare il prezzo dei suoi prodotti diverse vote per far fronte al franco forte. Per continuare a crescere, il suo direttore Felix Schönle intende conquistare nuovi mercati.
Fondata nel 1932, l'impresa di bende medicinali Wernli realizza l'85% della sua cifra d'affari all'estero. Con sede a Rothrist nel canton Argovia, la società conta 63 collaboratori. Commercializza il 20% della sua produzione con il proprio marchio Weroswiss. Godendo di una buona sede in Europa da 80 anni, la PMI è alla ricerca di nuovi sbocchi per incrementare il volume della sua produzione, per rispondere alla forza del franco.
Quali sono le peculiarità del vostro prodotto?
Felix Schönle: Fabbrichiamo bende ad uso medico in cotone, in nylon, ma anche in materie elastiche come il Lycra o il Dorlastan. Negli anni '70 siamo stati i primi a realizzare delle bende colorate. La nostra idea è poi stata ripresa in tutto il mondo. Alcune delle nostre bende medicinali possiedono una parte adesiva che si incolla come un cerotto. Altre contengono uno strato di lattice che permette di incollare la benda su sé stessa. Per evitare di irritare la pelle, vi sono anche dei modelli autocollanti senza lattice. Al momento, produciamo 9 milioni di pezzi all'anno, che corrispondono a circa 55 milioni di metri lineari di tessuto.
Su quale clientela puntate?
Schönle: Ci rivolgiamo al settore medico, passando dai grossisti. In Svizzera, le nostre bende medicinali sono vendute principalmente attraverso i nostri distributori agli ospedali, alle farmacie. Inoltre riforniamo la grande distribuzione. Le associazioni di beneficienza, l'esercito o la SUVA le utilizzano. Il 20% della nostra produzione porta il nostro marchio, Weroswiss. Il resto viene fabbricato per altre società.
Quale percentuale delle vostre vendite viene esportata?
Schönle: Esportiamo l'85% della nostra produzione all'estero e realizziamo circa il 25% della nostra cifra d'affari in Germania. Ma è in Gran Bretagna che si trova il nostro più grosso cliente: solo per lui il nostro distributore di materiale medico fornisce il 22% delle nostre vendite.
In quale misura la forza del franco svizzero ha influenzato l'andamento dei vostri affari?
Schönle: Ne siamo stati toccati duramente. La totalità della nostra cifra d'affari, o quasi, veniva realizzata in euro e la parte dei nostri acquisti in Europa era molto debole. Le materie prime che utilizziamo, come il cotone, erano fatturate in franchi e tutta la nostra produzione si trova in Svizzera.
Quali misure avete preso per farvi fronte?
Schönle: Abbiamo dovuto reagire in fretta dato che nel nostro settore i margini sono esigui. Abbiamo negoziato dei prezzi di produzione al ribasso con i nostri fornitori esistenti ed abbiamo anche incrementato gli acquisti in euro. I nostri prezzi di vendita sono stato maggiorati a più riprese. Ma dobbiamo cercare di restare concorrenziali. Per aumentare il volume di produzione, abbiamo trovato nuovi clienti in Australia, Brasile, Sud Africa e negli Stati Uniti. A Singapore, un partner assicura la distribuzione per la Malesia. Infine, lavoriamo ormai con un'impresa in Portogallo. Realizza dei semiprodotti. Noi li ultimiamo nella nostra fabbrica in Svizzera. Questo rappresenta al momento il 10% della nostra produzione.
Prevede di delocalizzare il suo sito di produzione?
Schänle: Niente affatto. Il marchio di qualità svizzera è importante per l'immagine dell'impresa. Su scala internazionale, si tratta di un vantaggio concorrenziale certo, in particolare in Asia o nei paesi arabi. Una delocalizzazione completa sarebbe ulteriormente impensabile, dato che tutto il nostro savoir-faire si trova nella nostra fabbrica di Rothrist.
Quali sono le sfide alle quali la sua impresa deve far fronte oggi?
Schönle: Malgrado i problemi legati al franco forte, abbiamo continuato a crescere e ad assumere nuovi collaboratori. La sfida che resta è quella di aumentare il nostro volume di produzione. Dobbiamo trovare nuovi mercati, al di fuori dall'Europa. Moltiplichiamo le sinergie con altri fabbricanti. Ad esempio, distribuiamo delle bende contenenti dei principi attivi, come delle pomate per attenuare il prurito. Produciamo anche delle bende antibatteriche, fabbricate a partire da ossido di zinco, che rigenerano la pelle. Si tratta ancora di prodotti di nicchia, ma che ci permettono di estendere le nostre attività.