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In California Juan si sta domandando se il professore di matematica sia più interessato a spiegare le equazioni di secondo grado, o se con la testa oggi non ci sia proprio. Certo che, da quando suo padre non ha più lo stesso posto di lavoro dopo che la ditta per cui lavorava ha deciso di ristrutturare, diverse cose sono cambiate. È proprio vero che le sventure non vengono mai da sole: meno soldi, l'aumento della retta della scuola privata che frequentava, ed ecco il risultato: di colpo trasferito alla scuola pubblica. Oltre alla vergogna davanti ai suoi ex-compagni, la netta sensazione di aver subito un peggioramento delle proprie condizioni di vita. Il professore, dal canto suo, sta pensando a quel programma informatico per la contabilità che stasera, dopo il lavoro, forse riuscirà finalmente a vendere al padre di Jimmy, quel suo allievo della quarta b. Un genitore estremamente indeciso, ma chi lo sa, forse un potenziale cliente. Certo, il fatto di lavorare in una scuola pubblica aiuta ad avere diversi contatti, ma non è sicuramente questo che può fare pendere il piatto della bilancia, ragiona il prof tra sé e sé. Indisciplina, problemi sociali, basso salario, poca considerazione: in cuor suo non vedeva l'ora che la ditta informatica con cui aveva preso a collaborare da un po' di mesi lo assumesse a tempo pieno. Intanto, Juan, alle prese con i problemi di matematica che non riesce né a capire, né tantomeno a risolvere, rimpiange in cuor suo la scuola privata che aveva frequentato fino a pochi mesi prima.
Lì, alla scuola privata, la maggior parte degli insegnanti erano pronti a darti una mano, in ogni caso avevano almeno un po' di attenzione per te, e sembrava che in linea di massima apprezzassero il loro lavoro. Non che in questa nuova scuola non ci sia proprio nessuno così (la professoressa di inglese, ad esempio, pare avere un modo di fare diverso dagli altri, è una che sembra credere in qualcosa), ma il clima generale è proprio un'altra cosa. Poi, le aule, il materiale, i compagni: proprio un'altra cosa. Juan non è mai stato uno dei primi, ma se la sa cavare se viene messo nelle condizioni di capire gli argomenti che vengono trattati. Qui però sembra che nessuno abbia tempo per fare qualcosa del genere: i problemi della scuola non sono i problemi scolastici, come appunto quelli di matematica.
Dall'altra parte dell'oceano, in Ticino, Antonio, un ragazzo la cui famiglia è originaria di una valle della Svizzera italiana, frequenta il secondo anno di apprendistato come polimeccanico. Parallelamente al tirocinio vero e proprio, sta seguendo i corsi per ottenere la maturità professionale. In effetti, riesce piuttosto bene: d'altra parte, sul lavoro lo aiutano un po', e i professori in generale non sono malaccio. I suoi genitori vorrebbero tornare in valle, dove, a dare ascolto a loro, ci sarebbero anche delle prospettive di lavoro per lui. Lui comunque ha altri programmi per la testa, vuole iscriversi ad una scuola universitaria professionale. Dopo le medie, sarebbe voluto andare al liceo, ma i suoi non erano in grado di pagargli gli studi in Svizzera interna, per cui alla fine si era deciso a seguire un apprendistato. Ma adesso sa che ce la può fare, e che anche per lui, che proviene da una famiglia non ricchissima, si apriranno nuove strade e possibilità. In fin dei conti, abitando e mangiando dai suoi, le spese non dovrebbero essere eccessive. Si tratta solo di convincere suo padre, ma ce l'ha quasi fatta, visto che i risultati scolastici sono buoni e il prof di mate, che è uno simpatico, al colloquio con i genitori ha detto che vale la pena farlo continuare a studiare.
Juan e Antonio, due storie per certi versi simili, ma anche molto diverse. Oltreoceano, il libero mercato dell'istruzione a una, due, tre, quattro o forse anche cinque velocità. In cima alla scala le scuole private dei quartieri-bene, in fondo le scuole pubbliche in luoghi nei quali nessuno investirebbe mai un cent, dove guarda caso le statistiche ci dicono che la maggior parte della popolazione scolastica è costituita da giovani provenienti dalle classi meno abbienti. Qui da noi, una struttura scolastica concepita come servizio pubblico, con certo qualche problema (ma esistono le rose senza spine?), che in fin dei conti permette praticamente a chiunque di sviluppare le proprie potenzialità e di affermarsi. Il finanziamento alla scuola privata, come viene oggi proposto in Ticino, non deve essere tanto contestato per la sua entità, quanto per il principio che esso vuole introdurre, un vero e proprio cavallo di Troia nei confronti del sistema della scuola pubblica ticinese.
Se vogliamo capire meglio di cosa potrebbe trattarsi, basta forse metterci nei panni di Juan e Antonio, e riflettere bene su quale tipo di sistema e su quali possibilità per il futuro vorremmo poter offrire ai nostri figli, se per caso dovesse capitarci quanto è successo al padre di Juan.
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