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Sua madre voleva che diventasse un banchiere. Ma Hans Hablützel ha preferito rinunciare alle ambizioni materiali per intraprendere un percorso spirituale in India. Un viaggio dal quale non è mai più ritornato.
«Sono la ricchezza e l’amore a controllare il mondo. È attorno a queste due potenze che gira il mondo». Era il motto della mamma di Hans Hablützel.
Suo padre, un agiato esperto contabile di Zurigo, morì di tubercolosi quando Hans aveva soltanto tre anni, lasciando la mamma sola ad occuparsi dei figli. Lei voleva che Hans diventasse un direttore di banca, in modo che potesse prendere in mano il proprio destino. Ma non è andata così.
Nel 1952, all’età di 23 anni, Hans lasciò la Svizzera in direzione dell’India, determinato a trovare un guru che l’avrebbe aiutato a raggiungere la pace interiore. Un paio di settimane prima della partenza, informò la madre e gli amici delle sue intenzioni, chiedendo loro di non contattarlo per dodici anni. Nessuno lo prese però sul serio: tutti erano convinti che Hans non sarebbe andato oltre la Grecia. Non sapevano che invece non lo avrebbero mai più rivisto.
Cinquant’anni più tardi, Hans Hablützel è diventato lui stesso un guru, con un seguito di discepoli alla ricerca dell’illuminazione. Hablützel è morto nel novembre 2012 nella città di Dehradun, nel nord dell’India. È stato sepolto in un villaggio vicino in posizione seduta, con le gambe incrociate, come vuole la tradizione degli swami, i maestri spirituali induisti. «Era completamente devoto a Dio e non credeva alla gloria. Non voleva nemmeno creare il suo ashram [luogo di meditazione, ndr]», racconta da Dehradun Sudhakar Mishra.
Mishra, che incontrò per la prima volta Hablützel nel 1971, si definisce un «discepolo, seguace e amico» di Swami Jnanananda, il nome monastico dato a Hablützel dal suo guru. Mishra ha anche scritto un libro su di lui, intitolato “A Swami with difference”, nel quale descrive la riluttanza di Hablützel di diventare un famoso guru con tutto ciò che ne consegue.
Secondo Mishra, la maggior parte dei discepoli di Hablützel erano indiani, sebbene ci fossero anche alcuni occidentali. Uno di loro era Swami Bodhichitananda, un maestro spirituale di origini americane che vive nell’Himalaya indiano dal 1991 e che ora dispone del suo ashram. Stando a Bodhichitananda, Hablützel non voleva parlare della sua vita in Svizzera.
«In quanto sannyasi [coloro che rinunciano ai beni materiali] siamo solitamente invitati a non parlare molto della nostra vita prima della rinuncia», scrive Bodhichitananda in una e-mail spedita a swissinfo.ch. Hablützel preferiva quindi rinviare i curiosi alla sua autobiografia “Transcendent Journey”, quando aveva la sensazione che le informazioni sul suo passato avrebbero potuto ispirare altre persone a progredire nella loro vita spirituale.
Il richiamo dell’Oriente
L’autobiografia di Hablützel svela però molto poco sulla sua vita in Svizzera. Ciononostante, swissinfo.ch ha potuto confermare che l’uomo studiò per un anno al Montana Institute, un collegio nel canton Zugo. Fu messo lì dalla madre mentre lei era in visita da amici in Europa.
Le proprietà di famiglia in Germania andarono distrutte durante i bombardamenti della Seconda guerra mondiale e la loro situazione finanziaria stava diventando critica.
Hablützel iniziò a interessarsi alle questioni legate all’aldilà dopo la morte prematura del padre. Fu però un’esperienza ai confini della morte a spingerlo verso la spiritualità. Mentre stava scendendo con i pattini a rotelle lungo la strada davanti alla sua casa di Zurigo, sentì una voce che gli chiedeva di fermarsi. Ubbidì e così facendo evitò di farsi investire dal camion che stava sopraggiungendo. Hablützel si convinse che «la vita era in realtà nelle mani di una provvidenza onnipotente».
Da adolescente, cercava la solitudine sulle rive del fiume Sihl, nei pressi di Zurigo, e meditava come i maestri spirituali orientali di cui aveva letto sui libri. E fu appunto un libro, “Autobiografia di uno yogi” di Paramahansa Yogananda, offertogli dalla zia, a risvegliare in lui il desiderio di una vita diversa. Giunse così alla conclusione che avrebbe trovato la soddisfazione spirituale soltanto con l’aiuto di un guru in India. Intraprese così un viaggio via terra di tre mesi attraverso l’Italia, la Grecia, la Turchia, l’Iran e il Pakistan.
Vita in India
Una settimana dopo il suo arrivo in India, Hablützel riuscì a trovare il suo guru - Swami Atmananda - e si stabilì in un monastero vicino a Calcutta, nell’est del paese. Poco più di tre anni dopo fu ordinato monaco indù e ricevette un nuovo nome: Swami Jnanananda. Visse una vita di rinunce, meditando, ascoltando discorsi spirituali e facendo pellegrinaggi nei luoghi sacri. Rimase con il suo guru per dodici anni, fino alla morte di quest’ultimo.
Hablützel diventò in seguito un nomade spirituale, errando nei luoghi sacri quali il fiume Gange e l’Himalaya, assorbendo gli insegnamenti dei numerosi sant’uomini e sante donne che vi abitavano. Per il giovane monaco, la vita non era facile. Per sopravvivere faceva affidamento alla generosità degli estranei, avendo ormai esaurito tutti i suoi risparmi. Si ammalò persino di difterite, ciò che lo obbligò per un certo periodo a nutrirsi esclusivamente di cibi liquidi. Tra le altre minacce c’erano gli animali selvatici quali orsi della foresta himalayana e scorpioni.
Un giorno decise così di rinunciare alla vita nomade per stabilirsi in una capanna in mezzo alla foresta nei pressi di Mussoorie, nella regione himalayana del Garhwal. Su richiesta di un discepolo, fece poi ritorno in pianura nella città di Dehradun, dove trascorse gli ultimi anni di vita. «Era molto appassionato di musica sacra e, la sera, i suoi discepoli si univano a lui per delle musiche di preghiera», ricorda Mishra.
Hablützel non si pentì mai di aver lasciato la Svizzera. Riteneva che il paese fosse dentro di lui. Non rimpianse nemmeno il fatto di aver sacrificato una vita confortevole in Europa per diventare un monaco induista. «Penso che arriverà l’epoca in cui soltanto chi medita sarà in grado di dormire di notte. L’assoluta dipendenza dal denaro, e la sicurezza che colleghiamo ad esso, sono una totale ignoranza», dichiarò in un’intervista nel 1980.
Glossario spirituale
Ashram: luogo di meditazione o eremitaggio creato dai discepoli per il loro guru.
Guru: guida spirituale e maestro che istruisce coloro che cercano l’illuminazione.
Yogi: praticante di yoga e delle relative pratiche di meditazione.
Swami: yogi che è stato formalmente iniziato in un ordine monastico fondato da un guru.
Sadhu: persona che ha rinunciato al mondo materiale e che vive da asceta.
Sanyassi: sadhu appartenente a uno dei dieci ordini creati dal filosofo induista Shankara nell’VIII secolo.
Traduzione dall'inglese di Luigi Jorio, swissinfo.ch