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Un’ex redattrice del settimanale ‘Das Magazin’ accusa l’ex responsabile della pubblicazione rimproverando al gruppo un atteggiamento attendista
Il gruppo Tamedia riconosce le proprie mancanze dopo che venerdì, in un articolo pubblicato dal settimanale tedesco "Der Spiegel", l’ex redattrice del settimanale zurighese "Das Magazin", Anuschka Roshani, ha accusato l’ex responsabile della pubblicazione, Finn Canonica, di sessismo e mobbing. La donna rimproverava anche a Tamedia un atteggiamento attendista.
Stando a una missiva ai collaboratori, di cui Keystone-ATS ha avuto copia, il direttore di Tamedia, Andreas Schaffner, ammette che il chiarimento sul caso di mobbing in seno a "Das Magazin" è durato troppo a lungo.
Nella cultura manageriale che ci si aspetta dall’editore, un simile conflitto non sarebbe nemmeno dovuto sorgere, si legge nella lettera. L’atmosfera lavorativa e la cultura aziendale ne hanno sofferto e di questo ce ne rammarichiamo.
Frattanto, il legale di Canonica ha respinto con veemenza tutte le accuse. La giornalista 56enne è stata licenziata alla fine dello scorso anno dopo 20 anni di servizio. Finn Canonica è stato caporedattore di "Das Magazin" dal 2007 al 2022. Anche Canonica ha lasciato l’editore svizzerotedesco l’estate scorsa.
Tra le varie offese e prepotenze denunciate da Roshani, Canonica l’avrebbe definita "sessualmente frustrata" ("Ungefickte"). Inoltre, avrebbe fatto gravi allusioni antitedesche in relazione alla nazionalità della collaboratrice.
Frattanto Roshani ha presentato denuncia contro Tamedia per violazione del dovere di diligenza, discriminazione di genere e ingiusto licenziamento.
Da parte sua, Tamedia ha inviato ai dipendenti una sintesi della relazione stilata da uno studio legale specializzato incaricato di indagare sulle accuse della giornalista. Il rapporto rileva che molte delle accuse non sono fondate, in particolare quelle di sessismo.
Nel 2021, più di 70 giornaliste di Tamedia – tra cui Roshani – avevano pubblicato una lettera aperta per criticare la "cultura lavorativa sessista" della casa editrice, che conta 1’800 dipendenti. A parere delle collaboratrici, le donne venivano ostacolate, respinte o intimidite. Il caporedattore Arthur Rutishauser dichiarò all’epoca che Tamedia non tollerava né molestie né discriminazioni. Nella sua ultima dichiarazione, la casa editrice si è detta convinta che l’ambiente di lavoro è migliorato negli ultimi due anni.