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BERNA - Nel 2020, grazie all'intervento della Confederazione che si è accollata i costi per il lavoro ridotto, l'Assicurazione contro la disoccupazione (AD) ha chiuso con un'eccedenza di 145 milioni di franchi. L'anno in corso dovrebbe però essere diverso: si teme un nuovo indebitamento a causa dell'aumento dei senza lavoro dovuto al persistere della crisi pandemica.
Tale peggioramento, indica una nota odierna della Segreteria di stato dell'economia (SECO), rischia di verificarsi anche se la Confederazione dovesse continuare a farsi carico delle indennità per lavoro ridotto (ILR).
In ragione della crisi generata dalla pandemia, l'anno scorso la Confederazione si è accollata 10,78 miliardi destinati alle ILR grazie a un contributo straordinario, senza il quale il limite di debito consentito del fondo AD sarebbe stato «nettamente superato».
Ciò avrebbe comportato un aumento dei contributi salariali a partire da gennaio 2021, un'eventualità da molti temuta specie dagli ambienti economici, nonché l'obbligo per il Consiglio federale di elaborare una riforma per il finanziamento dell'AD.
Oltre a voler evitare un aumento dei contributi salariali nell'attuale situazione economica, il Consiglio federale ha voluto preservare la funzione di stabilizzatore congiunturale dell'AD, evitando insomma che contrasse debiti. In ogni caso, mette in guardia la SECO, la revisione del conto annuale dell'AD non è ancora definitiva: manca l'approvazione formale del governo dopo che i conti saranno stati vagliati dal Controllo federale delle finanze.
Col persistere però della crisi, durante l'anno corrente le spese dell'AD rimarranno elevate, specialmente per le ILR. Anche se la Confederazione dovesse continuare a farsene carico, è prevedibile un nuovo indebitamento dovuto alla crescente disoccupazione.