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Il Dipartimento federale dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni (DATEC) non è l'organo competente per fissare il montante dei fondi di smantellamento delle centrali nucleari.
Il Tribunale federale (TF) ha accolto il ricorso di diversi gestori, annullando una decisione del Tribunale amministrativo federale (TAF).
Secondo una sentenza pubblicata oggi, il Consiglio federale ha oltrepassato i suoi diritti privando la Commissione amministrativa del Fondo di disattivazione e del Fondo di smaltimento della competenza di fissare l'importo. Nel 2016 il governo aveva infatti trasferito per ordinanza tali poteri al DATEC.
Secondo l'Alta corte, i contributi imposti ai gestori delle centrali costituiscono un ingerenza nella libertà economica. L'incertezza giuridica esistente in questo ambito è compensata dalla rappresentanza degli interessi presso la commissione amministrativa.
Inoltre, prosegue la corte di Losanna, non si può dedurre dal silenzio della legge che il potere di fissazione dei contributi possa essere trasferito al DATEC. La missione di sorveglianza affidata al dipartimento non permette poi un tale intervento diretto delle autorità al posto della commissione.
Nel 2018 il DATEC ha stabilito l'importo del Fondo di disattivazione a 3,78 miliardi di franchi e quello del Fondo di smaltimento a 20,8 miliardi. Axpo, BKW, le centrali di Gösgen e Leibstadt, così come il deposito intermedio di Würenlingen (ZWILAG) avevano fatto ricorso al TAF, che aveva approvato le competenze del DATEC.
Questa decisione è stata ora annullata dal TF. La questione torna quindi alla commissione amministrativa, che si dovrà occupare di fissare l'importo dei due fondi.
(Sentenza 2C_440/2019 del 6 febbraio 2020)
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