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Presto anche la Svizzera contribuirà attivamente a perseguire i crimini contro l'umanità. Berna intende ratificare lo Statuto di Roma per l'istituzione di una Corte penale internazionale.
A poco più di due anni dalla dichiarazione di principio, la Svizzera vuole ora fare seguire i fatti alle parole. Il Consiglio federale ha infatti inviato al parlamento il messaggio per la ratifica dello Statuto di Roma per la creazione di una Corte penale internazionale permanente con sede all'Aja.
Il 17 luglio 1998 una Conferenza diplomatica svoltasi a Roma aveva adottato un trattato in questo senso. Lo Statuto di Roma dovrebbe conferire un carattere duraturo alla Corte creata a titolo provvisorio nella capitale olandese in seguito alla guerra di Bosnia.
La Corte avrà il compito di giudicare i crimini particolarmente gravi che concernono la comunità internazionale, come i genocidi, i crimini contro l'umanità e i crimini di guerra.
Già vietate da numerose norme internazionali, atrocità inaudite di cui è sempre più spesso vittima la popolazione civile sono state comunque commesse in periodi recenti senza che i responsabili siano stati portati davanti ad un tribunale. In virtù del sostegno internazionale su cui si basa, il nuovo organismo dovrebbe porre fine a questa intollerabile impunità.
La Corte avrà la possibilità di intervenire quando le autorità nazionali competenti non vogliano o, a causa di una guerra o di un sistema giudiziario corrotto, non siano in grado perseguire uno di questi gravi crimini commessi sul proprio territorio o da un loro cittadino.
Paese dalla lunga tradizione umanitaria e depositario delle Convenzioni di Ginevra sui diritti dell'uomo, la Svizzera ha preso parte attivamente al progetto di Corte penale internazionale permanente.
L'attuale istituzione provvisoria è inoltre guidata attualmente dall'ex procuratrice della Confederazione Carla Del Ponte, incaricata di portare davanti al Tribunale dell'Aja diversi "macellai" macchiatisi di crimini efferati nei Balcani, ma anche nelle guerre civili in Africa.
La Corte potrà cominciare la sue attività quando almeno 60 Stati avranno ratificato lo Statuto di Roma. Con questo riconoscimento i diversi sistemi giudiziari nazionali si impegnano a cooperare con la Corte e a riconoscerne le sentenze. Al momento solo in 22 hanno compiuto questo passo, ma in numerosi paesi la procedura di ratifica si trova già in fase avanzata.
Luca Hoderas
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