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Ero convinto che il segno di vittoria, indice e medio alzati, fosse solo occidentale, una invenzione inglese legata prima ai temibili arcieri inglesi e poi a Winston Churchill, che con la V ridava fiducia ai sudditi della corona, provati dai bombardamenti nazisti; un gesto ripreso infine da Dwight Eisenhower che, da buon americano, esagera e alla V minuscola delle dita aggiunse quella maiuscola delle mani.
Le immagini delle proteste in Iran mostrano invece questo gesto usato anche in un paese che non utilizza la scrittura alfabetica latina (per quanto sicuramente conosciuta, almeno a grandi linee, dalla popolazione).
Forse si tratta di una influenza occidentale, di un gesto importato insieme a molti altri (e così la vittoria indica dalle due dita non sarebbe più quella degli alleati o degli iraniani, ma quella della globalizzazione).
O forse in quel gesto c’è qualcosa di universale, qualcosa che va al di là del semplice richiamo all’iniziale della parola Victory.
L’ufficiale di artiglieria inglese Alfred Kallir rimase molto colpito dal gesto di Churchill e decise di studiare la psicogenesi dell’alfabeto, l’origine psicologica dei segni alfabetici, iniziando proprio dalla lettera V. Il risultato delle sue ricerche (verrebbe da scrivere: della sua mania) è contenuto nel volume Segno e disegno (Spirali, 1994), un testo che, nella traduzione italiana, supera le 500 pagine.
Interessante quello che Kallir scrive a proposito della lettera V (o meglio delle lettere V-U-W-Y, che egli accomuna):
La V cattura in breve l’immaginazione del mondo.
L’evento simboleggiava primariamente l’impeto ascendente del nostro anelito spirituale, il dirompere del desiderio metafisico dell’uomo, per secoli soffocato dalla sua fede in una filosofia interamente razionalistica. Tuttavia, “la spinta dal basso verso l’alto è un’esigenza impersiona che non ha mai tregua”, così scrisse Alfred Adler, parlando semplicemente come psicologo. Troppo a lungo arginate, le energie spirituali giunsero a una Violenta esplosione per mezzo della V.
Alfred Kallir, Segno e disegno, Spirali 1994, p. 486
Non mi è ben chiaro cosa intenda Kallir con “energie spirituali”, ma una idea della Violenta esplosione che segue i tentativi di arginamento ce l’ho.