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A inizio aprile 2018 i media hanno reso noto che la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) sta verificando lo statuto di circa 3200 Eritrei ammessi provvisoriamente. La SEM adempie in tal modo il suo obbligo legale di riesaminare a intervalli regolari le ammissioni provvisorie. Nel rivalutare lo statuto di soggiorno può fondarsi su una sentenza del Tribunale amministrativo federale, che ha ritenuto ragionevolmente esigibili i rimpatri di persone che hanno svolto il servizio nazionale. Nel contempo l'effettiva esecuzione dei rimpatri resta un'incognita a causa della mancata disponibilità, da parte eritrea, a riammettere le persone rimpatriate. Alla luce della situazione si pongono le domande seguenti.
1. Perché la SEM riesamina soltanto un terzo dei 9400 Eritrei ammessi provvisoriamente, sebbene tutte queste persone hanno ricevuto una decisione d'asilo negativa?
2. Stando alle ultime notizie, al momento soltanto 200 casi sono sotto esame. Come si spiega questa discrepanza tra le 3200 verifiche comunicate a inizio aprile e gli appena 200 riesami a fine maggio? La SEM ha mal valutato la situazione?
3. Sulla base di quali criteri, oltre al servizio nazionale, è riesaminata l'ammissione provvisoria?
4. Come il Consiglio federale intende eseguire concretamente gli allontanamenti in considerazione della politica eritrea di riammettere soltanto le persone che ritornano volontariamente?
5. Quale quota di ritorni prevede effettivamente il Consiglio federale?
6. I rimpatri sono coordinati con Paesi partner europei che registrano parimenti un'importante diaspora eritrea?
7. Il Consiglio federale intende informare regolarmente e tempestivamente la Commissione degli affari politici in merito ai progressi compiuti in materia di riesami e rimpatri?
8. Condivide l'opinione secondo cui le persone che non si riesce a rimpatriare debbano ottenere soltanto il soccorso d'emergenza?
La Segreteria di Stato della migrazione (SEM) ha recentemente inasprito la sua prassi nei confronti dei richiedenti l'asilo eritrei, tra cui figurano molti giovani. Ritiene in particolare che la partenza illegale dal Paese per sfuggire a un servizio militare di durata indeterminata, che l'ONU assimila al lavoro forzato e alla schiavitù, non pone problema in caso di rinvio.
È difficile comprendere su quali fonti d'informazione si basa la SEM per considerare che i minorenni eritrei fuggiti dal loro Paese prima dell'età della coscrizione non rischierebbero più di subire gravi pregiudizi in caso di ritorno.
Il 12 marzo scorso, in occasione del Dialogo interattivo avanzato sulla situazione dei diritti dell'uomo in Eritrea, la Svizzera ha dichiarato di restare inquieta in merito alla situazione dei diritti dell'uomo in Eritrea e alla mancanza di informazioni verificabili, dovuta all'assenza di un accesso libero e indipendente al Paese.
Inoltre, la recente decisione di riesaminare l'ammissione provvisoria di oltre 3200 Eritrei ha suscitato grande preoccupazione sia in questa comunità sia tra i volontari che la sostengono. Se a questi giovani è negato l'asilo o l'ammissione provvisoria, saranno obbligati a chiedere il soccorso d'emergenza, ritrovandosi in una situazione precaria e con possibilità d'integrazione compromesse.
Invito pertanto il Consiglio federale a rispondere alle domande seguenti.
1. Su quali informazioni indipendenti si fonda la SEM per valutare i rischi reali legati ai rinvii? Le autorità svizzere non dovrebbero basarsi sui recenti rapporti dell'ONU, che rappresentano attualmente l'unica fonte attendibile su cui fondare la loro politica nei confronti dei richiedenti l'asilo eritrei?
2. Qual è l'obiettivo reale di questo inasprimento? Non si rischia di creare problemi sociali impedendo ad alcuni giovani di continuare a formarsi e di integrarsi?
3. Alcuni cittadini si impegnano a titolo volontario per sostenere giovani richiedenti l'asilo e minorenni non accompagnati: non vi è una contraddizione tra la prassi della SEM, che riesamina le ammissioni provvisorie, e la volontà dei poteri pubblici di incoraggiare la popolazione svizzera ad aiutare questi giovani a raggiugere l'autonomia?
Secondo quanto riportato dai media, l'Etiopia ha recentemente accettato il rimpatrio forzato di cittadini etiopi che risiedono illegalmente in Svizzera. Secondo le statistiche, attualmente sono oltre 1500 gli etiopi che hanno chiesto asilo in Svizzera e circa 300 i rimpatri ancora in corso.
Quante espulsioni sono state effettuate o sono in preparazione dall'entrata in vigore dell'accordo?
Risposta del Consiglio federale dell'11.6.2018: Contrariamente a quanto riportato da alcuni media, non esiste alcun accordo internazionale vincolante tra la Svizzera e l'Etiopia in materia di rimpatrio. Il suddetto accordo è stato concluso tra l'UE e l'Etiopia. L'Etiopia ha promesso verbalmente alla Svizzera che anche la Svizzera può fare riferimento alle procedure ivi previste. Nel 2018, sette partenze controllate e indipendenti e un rimpatrio forzato in Etiopia hanno avuto luogo.