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LOSANNA - Il tentativo del canton Vaud di far riconoscere la denominazione d'origine controllata (DOC) per i vini di Champagne, un villaggio vodese di 1'000 abitanti, è fallito davanti al Tribunale federale (TF). Quest'ultimo non è entrato nel merito del ricorso, poiché un governo cantonale non ha la facoltà di agire contro una decisione del proprio tribunale cantonale.
A inizio 2021, il consiglio di Stato aveva modificato il regolamento dei vini vodesi al fine di creare una DOC"Commune de Champagne". Quest'ultima denominazione doveva essere riservata ai vini bianchi ("non spumanti") provenienti da uva della varietà Chasselas raccolta sul territorio del comune di Champagne.
Tale decisione era stata impugnata davanti al Tribunale cantonale vodese dall'associazione francese dei produttori di Champagne e da un importatore. Essi sottolineavano come la nuova DOC non fosse conforme all'accordo bilaterale tra la Svizzera e l'Unione europea (Ue) sullo scambio di prodotti agricoli. Il termine francese"Champagne" gode infatti di una protezione esclusiva attraverso tale accordo.
Il primo aprile 2021, la Corte costituzionale vodese aveva dato ragione ai Francesi e annullato la controversa disposizione. Il consiglio di Stato vodese aveva allora presentato un ricorso davanti al TF contro la decisione.
In una sentenza pubblicata oggi, i giudici federali hanno dichiarato inammissibile il ricorso, senza entrare nel merito del ricorso. Il TF ha ricordato che solo circostanze del tutto eccezionali consentono di derogare al principio secondo cui un governo cantonale non può impugnare davanti al Tribunale federale una decisione del proprio tribunale cantonale. Nella fattispecie tali condizioni non sono soddisfatte.
I vodesi e i francesi sono ai ferri corti da oltre 30 anni per il nome"Champagne". La controversia risale ai negoziati bilaterali con l'Ue. La Francia aveva allora insistito e ottenuto che il termine"Champagne" dovesse essere usato solo per il vino spumante francese.
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