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Nuovo "no" in Parlamento per il diritto di voto ai 16enni. Con 118 voti contro 64 e 5 astenuti, il Nazionale ha bocciato un'iniziativa parlamentare di Lisa Mazzone (Verdi/GE) che chiedeva l'introduzione dei diritti politici a partire dal 16esimo anno d'età.
L'ecologista ginevrina voleva che la Svizzera si ispirasse a quanto avviene all'estero (in Austria, nel 2007, è stato introdotto il diritto di voto per i 16enni) e a Glarona (in questo cantone i giovani possono votare a partire dai 16 anni su oggetti di portata cantonale e comunale).
Secondo Mazzone, queste esperienze sono state positive e, nel caso austriaco, alle elezioni del 2010 il tasso di partecipazione tra i 16-17enni è stato più elevato rispetto a quello della fascia d'età tra i 23 e i 25 anni.
La proposta della ginevrina puntava pure ad attenuare l'invecchiamento della popolazione svizzera avente diritto di voto. Stando ad alcuni studi, tra 20 anni la metà degli elettori avrà almeno 60 anni, ciò che - a suo avviso - porrà un problema di rappresentatività.
Ma questi argomenti non hanno fatto breccia tra la maggioranza di centro-destra. Per quest'ultima se si concedessero i diritti politici alle persone con meno di 18 anni, la maggioranza civile e la maggioranza politica non coinciderebbero più. Ne risulterebbe, per esempio, che un membro 17enne di un esecutivo non potrebbe firmare un contratto a nome del suo comune.
Anche dal punto di vista giuridico, in caso di reato, la situazione sarebbe delicata, ha sottolineato Barbara Steinemann (UDC/ZH).
Negli ultimi anni sul tema si sono tenute varie votazioni popolari a livello cantonale e solo Glarona ha dato il via libera all'abbassamento dei diritti politici a 16 anni. Sebbene l'idea sia valida e sia utile discuterne, l'applicazione dell'iniziativa porrebbe troppi problemi pratici, ha concluso Marco Romano (PPD/TI).