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L'asta della collezione di Freddie Mercury frutta 40 milioni
È stato pari a circa 40 milioni di sterline (quasi 47 milioni di euro) il totale da capogiro incassato grazie alla vendita della vasta collezione di memorabilia, oggetti od opere d'arte, ricordi d'una vita lasciati in eredità da Freddie Mercury, e messi all'incanto la settimana scorsa da Sotheby's a Londra dopo un mese di esibizione al pubblico.
Lo ha reso noto la stessa casa d'aste, tracciando un bilancio finale aggiornato dell'iniziativa e confermando quanto già annunciato dai media il 6 settembre sul raggiungimento di una cifra «record» per un evento di questo tipo: ben al di sopra - come del resto ampiamente previsto - delle quotazioni base fissate alla vigilia.
I vari lotti sono stati battuti fino a un valore decuplicato rispetto a quello di partenza, come - solo per fare un esempio fra i tanti - nel caso della celebre porta laterale della residenza londinese di Garden Lodge, a Kensington, del frontman dei Queen scomparso nel 1991 per le conseguenze dell'aids: porta ricoperta dalle scritte dei fan e aggiudicata, dopo una serie vertiginosa di rilanci a colpi di martelletto, alla quota finale di 325'000 sterline.
Il 99% degli oggetti - 41'800 in tutto - è stato d'altronde piazzato al di là del prezzo di partenza. Fra i pezzi storicamente più pregiati, il piano Yamaha su cui l'artista, leggenda del rock, compose «Bohemian Rhapsody» e altre hit memorabili, ceduto da solo per l'equivalente di quasi 2 milioni di euro; oppure il manoscritto originale della stessa «Bohemian Rhapsody», acquistato da un anonimo collezionista per 1,3 milioni di sterline; o ancora la corona e i rutilanti costumi sfoggiati durante il «Magic Tour» globale del 1986 con i Queen, che hanno fruttato centinaia di migliaia di sterline.
La collezione era stata messa in vendita da Mary Austin, consorte e poi inseparabile amica di Freddie dopo il coming out, nonché erede di gran parte del suo patrimonio. Austin s'è giustificata della decisione di far cassa, e di sparpagliarne le tracce in questo modo, evocando la volontà di chiudere una pagina di vita, come in una sorta di tributo postumo; e, nel contempo, di destinare parte dei profitti in beneficenza. Spiegazioni che non sembrano aver tuttavia convinto affatto sir Brian May, chitarrista dei Queen e coautore di molti successi di Mercury, il quale giorni fa ha fatto sapere via social media di non volere neppure commentare l'esito dell'asta; ma di essere affranto - al pari dei «familiari di Freddie» - per la dispersione di tanti ricordi.