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WASHINGTON - La pandemia ha dato una forte spinta alla vendita di armi negli Stati Uniti: sono infatti stati raggiunti livelli da record. Lo comunica la Nbc.
Le vendite di armi da fuoco e i controlli federali sugli acquisti sono saliti ai massimi storici durante il mese di marzo, quando la pandemia di coronavirus si è affacciata sul continente americano, spingendo i cittadini statunitensi a fare la fila fuori dai "gun stores". Questo nonostante alcuni commercianti di armi siano stati costretti ad abbassare le serrande a causa delle misure di chiusura delle attività in alcuni Stati.
L'FBI ha infatti comunicato di aver effettuato 3,7 milioni di controlli il mese scorso, il più alto totale da quando il sistema nazionale di controllo istantaneo degli acquirenti è stato lanciato, ovvero nel 1998. Si tratta inoltre di 1,1 milioni di controlli in più rispetto a marzo 2019. Lo scorso mese ha così superato il precedente record di 3,3 milioni fissato nel dicembre 2015, dopo che l'amministrazione Obama aveva sollevato la prospettiva di limitare le armi d'assalto in seguito alla terribile sparatoria avvenuta a San Bernardino, in California.
In particolare, il periodo tra il 17 e il 21 marzo è stato particolarmente intenso per il sistema di controllo. Solo il 21 marzo sono stati effettuati oltre 210'000 controlli, il record per un solo giorno.
Andrew Arulanandam, un portavoce della National Rifle Association (un'organizzazione che agisce in favore dei detentori di armi da fuoco) ha detto alla Nbc che il fatto che le forze dell'ordine siano impiegate al massimo delle loro possibilità contro la pandemia ha fatto preoccupare molti americani, che temono che ora spetterà a loro stessi difendersi.
Nel frattempo, alcun Stati hanno incluso i commercianti di armi da fuoco nell'ordine di chiusura delle attività "non essenziali" durante la pandemia. Ma in risposta alle pressioni esercitate dalle associazioni e dai gruppi per i diritti delle armi, citando il secondo emendamento, il Dipartimento della Sicurezza Nazionale ha aggiunto i dipendenti che si occupano di armi da fuoco all'elenco della forza lavoro "essenziale".
Ciò non ha impedito alcuni Stati a chiudere i propri "gun stores", alzando un polverone di critiche ed eventuali cause legali.