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La crisi nucleare in Giappone non costituisce un pericolo per la Svizzera, afferma lo Stato maggiore federale (NBCN). L'organismo, responsabile tra le altre cose dei problemi atomici, si è riunito per la prima volta oggi.
Il NBCN ha stilato per il governo una lista di possibili conseguenze della crisi giapponese sulla Svizzera, ha dichiarato Willi Scholl, direttore dell'Ufficio federale della protezione della popolazione (UFPP), ai media a Berna. Il Consiglio federale discuterà il documento - che contiene anche le contromisure in caso di pericolo - venerdì.
Come esempi di possibili conseguenze, Scholl ha citato l'eventuale arrivo di persone contaminate provenienti dal Giappone. Anche la merce importata deve essere controllata per escludere la presenza di radiazioni.
Secondo il direttore, lo Stato maggiore ha già pronti dei piani in caso di emergenza, ma "al momento la situazione è normale". Le possibili conseguenze del disastro giapponese sulla Svizzera sono "speculazioni".
Intanto l'Ispettorato federale della sicurezza nucleare (IFSN) è stato incaricato dal Dipartimento dell'energia (DATEC) di valutare lo stato delle centrali elvetiche: "al momento non abbiamo alcuna tabella di marcia", ha detto oggi all'ATS Ralph Schulz, direttore della sezione di analisi della sicurezza dell'IFSN. "Non bisogna aspettarsi una decisione rapida". Nel caso venisse preso il provvedimento estremo di chiudere una centrale, tecnicamente questo sarebbe possibile "da un giorno all'altro", ha sottolineato Schulz.
Da parte sua Manfred Thumann, Ceo della Axpo - parlando di situazione "estremamente drammatica" in Giappone - ha chiarito che le centrali svizzere sono in grado di resistere ad ogni pericolo immaginabile.
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