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Molte aziende straniere, nonostante un 2020 caratterizzato dalla pandemia e dalle conseguenze economiche e occupazionali che ne sono scaturite, non solo hanno continuato a scegliere la Svizzera come luogo di produzione, ma hanno addirittura creato più posti di lavoro dell'anno precedente.
La ditta americana Tiffin metall - che produce sistemi logistici - è arrivata a Schmitten, nel canton Friburgo, lo scorso anno. Qui ha aperto la sua prima filiale al di fuori degli Stati Uniti, motivando la scelta con il fatto che "la manodopera qui è molto qualificata e competente. E la fiscalità ci è favorevole".
La scelta della società americana non è isolata. Secondo i dati pubblicati oggi dalla SECO e dalla conferenza dei direttori cantonali dell'economia pubblica, nellp scorso anno 220 aziende straniere si sono insediate in Svizzera. Un numero in leggero calo rispetto al 2019, ma che ha permesso di creare comunque 1168 posti di lavoro, l'11% in più rispetto al 2019. Queste ditte - cinesi e statunitensi su tutte - prevedono poi di assumere oltre 3500 persone nei prossimi tre anni.
"In un anno di crisi la certezza di poter pianificare a lungo termine e la sicurezza della piazza economica diventano aspetti ancora più importanti. E questi fattori favoriscono la Svizzera".
La Confederazione resta un magnete quindi. Non solo per la bassa imposizione fiscale, ma anche per la gestione della pandemia, secondo i direttori cantonali dell'economia. "Siamo un Paese stabile e affidabile, che assicura certezza giuridica. Inoltre si è osservato che la popolazione ha sostenuto le misure e che abbiamo premiato la responsabilità individuale e la libertà più di altri Paesi".
La Svizzera è stata uno dei pochi Paesi al mondo dove gli investimenti diretti stranieri sono aumentati nell'anno della pandemia. Un motivo - anche questo - per guardare con una certezza al futuro.