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Berna auspica una maggiore trasparenza sulle remunerazioni attribuite agli amministratori di società quotate in borsa. Ora la palla passa all'economia.
La commissione dell'economia e dei tributi del Consiglio nazionale non ha avuto dubbi. Ha infatti accolto all'unanimità un'iniziativa parlamentare del socialista Pierre Chiffelle, sottoscritta da altri 69 suoi colleghi, che chiede di pubblicare annualmente le indennità versate agli amministratori di tutte le società quotate in borsa.
"L'appoggio all'iniziativa vuole essere un importante segnale politico" dichiara a swissinfo Alexandre Füzesséry, membro della commissione. "Ora ci aspettiamo che l'economia, la Borsa ed economiesuisse decidano autonomamente di fissare delle regole. In caso contrario, proporremo delle modifiche al codice delle obbligazioni o alla legge sulle borse che sottoporremo alle Camere".
Mondo economico disponibile
L'intervento politico sarà davvero necessario? Forse no, visto che l'organizzazione padronale economiesuisse e la Borsa svizzera stanno già pensando di introdurre un nuovo regolamento che va nel senso dell'iniziativa Chiffelle.
Rispondendo ad un invito della commissione federale delle banche, la Borsa svizzera ha dunque elaborato una cosiddetta "direttiva sulla trasparenza" che, tra l'altro, comprende proprio la pubblicazione dei contribuiti versati ai consiglieri d'amministrazione.
Qualsiasi impresa quotata che non dovesse rispettare questa nuova direttiva rischierà l'esclusione dai listini della Borsa elvetica, spiega Thomas Pletscher, membro della direzione di economiesuisse.
Secondo Pletscher queste misure permetteranno non solo di rispettare gli standard internazionali ma, in certi casi, pure di superarli.
Trasparenza invece che diffidenza
Per Pierre Chiffelle è assolutamente necessario diradare la cortina che oggi nasconde gli onorari dei consiglieri d'amministrazione.
Secondo il consigliere nazionale socialista, più che di portare a conoscenza del pubblico i "scioccanti incassi" di alcuni, si tratta di sradicare il sospetto: "Una maggiore trasparenza stimolerebbe la fiducia!" ha dichiarato al quotidiano losannese "24 heures".
Tanto più che, sempre secondo Pierre Chiffelle, ogni società anonima che riceve denaro della gente, deve informare gli stessi investitori in merito all'uso che ha fatto dei loro fondi.
Dibattito primaverile
L'iniziativa Chiffelle sarà sottoposta al dibattito parlamentare nel corso della sessione primaverile che inizierà in marzo. La commissione dell'economia, con questa sua chiara presa di posizione, ha chiaramente fatto capire in che direzione il vento di Palazzo.
Nell'Unione europea (UE), un simile principio di trasparenza esiste dal 1983. In questo ambito, al momento anche gli Stati Uniti dispongono di regole più restrittive di quelle svizzere.
Un occhio anche ai salari dei quadri
Le attenzioni dei parlamentari federali si stanno concentrando anche sui salari versati dalle ex regie federali. Con 8 voti senza opposizione, un'altra commissione, quella delle istituzioni politiche degli Stati, propone di dar seguito ad un'iniziativa parlamentare di Christiane Brunner (PS/GE).
Il testo chiede al Consiglio federale di fissare salari minimi e massimi per il personale della Confederazione e di garantirne la trasparenza. L'iniziativa poggia le sue radici nella controversia che aveva accompagnato i massicci aumenti di stipendi dei quadri delle FFS e della Posta. Per evitare casi del genere Cristiane Brunner vorrebbe attribuire maggiori competenze al governo.
Del tema si è occupato anche il consigliere nazionale UDC Cristoph Blocher che, in occasione della sessione primaverile, presenterà una sua iniziativa "pro trasparenza". Secondo Blocher è intollerabile che "alcuni manager incassino lauti compensi anche quando falliscono". Il riferimento al caso Swissair, in questo caso, pare fin troppo evidente.
swissinfo