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di Marcello Ierace
La prima storia scovata seguendo le tracce delle "ORMe" è quella di Peter Norman. Un atleta la cui vicenda è emblematica di quanto si possa essere protagonisti di uno dei momenti più leggendari ed iconici dello sport e, nonostante ciò, finire completamente dimenticati. L'immagine è quella del podio dei 200m maschili alle Olimpiadi di Messico 1968: ci sono due atleti di colore, Tommie Smith e John Carlos, rispettivamente primo e terzo della gara, con il pugno alzato, guantato di nero, e lo sguardo verso il basso, distolto dalla bandiera americana.
Ma su quel podio c'è ovviamente una terza persona: si tratta proprio di Peter Norman, atleta australiano bianco che visse in modo apparentemente distaccato quella storica protesta. Ma invece, quella protesta, Peter Norman la sposò completamente mettendosi al petto la spilla dell'Olympic Program for Human Rights. Un gesto che non passò inosservato in Australia, paese che, sviluppando un vero proprio sistema di apartheid, si macchiò di crimini tremendi contro gli aborigeni. E in questo contesto culturale Norman venne additato come traditore della patria ed escluso dalle Olimpiadi successive, quelle del 1972. Morì da escluso, da reietto. Ma a portare la sua bara, nel 2006, saranno proprio Tommie Smith e John Carlos, al suo fianco come 38 anni prima.
- ORMe, il racconto sulla vita di Peter Norman (28.04.2020)