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Con una vera e propria guerriglia procedurale condotta dalla difesa si è aperto oggi al Tribunale penale federale (TPF) di Bellinzona il processo a carico di 13 persone accusate di aver sostenuto finanziariamente le Tigri per la liberazione dell’Eelam Tamil (LTTE) in guerra contro l’esercito dello Sri Lanka.
Le accuse vanno dal sostegno o partecipazione a un’organizzazione criminale alla truffa, dall’estorsione alla falsità in documenti, fino al riciclaggio di denaro. La Corte penale a tre giudici ha previsto una ventina di giornate di dibattimenti, fino all’8 marzo, sempre che non accolga la richiesta degli avvocati difensori di rispedire al mittente, ossia al Ministero pubblico della Confederazione (MPC), un atto d’accusa ampiamente criticato.
All’avvio dei dibattimenti, diversi avvocati difensori hanno chiesto alla corte di non entrare in materia e di rinviare al mittente l’atto d’accusa di 367 pagine, cui si aggiungono numerosi allegati. I legali hanno sostenuto che esso non è chiaramente delimitato e non consente agli imputati di capire di che cosa sono esattamente accusati e dunque di preparare la loro difesa. Gli avvocati hanno inoltre contestato l’affidabilità di alcune prove addotte.
La difesa ha pure protestato contro il sequestro di una gran quantità di documenti ai quali, nel corso del procedimento, avrebbe avuto un accesso definito molto parziale. In simili condizioni una difesa sufficiente non è garantita, hanno sostenuto gli avvocati.
Uno di loro ha contestato anche gli interrogatori di testimoni avvenuti senza confronto con gli imputati e quelli condotti nel 2012 dall’accusa nello Sri Lanka e ai quali la difesa ha potuto partecipare solo a distanza, per video.
La procuratrice della Confederazione Juliette Noto ha definito "tardive e in cattiva fede" queste obiezioni formulate un anno e mezzo dopo il deposito dell’atto d’accusa. E ha sostenuto che gli atti di violenza o terroristici non sono assimilabili ad azioni politiche, come neppure i reati finanziari. (Ats)