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Diversamente dal Consiglio nazionale, quello degli Stati ha rifiutato lunedì la creazione di una commissione parlamentare d'inchiesta sulla vicenda UBS. La bocciatura è definitiva, poiché tale organo richiede l'avallo dei due rami del parlamento.
Non vi sarà alcuna Commissione parlamentare d'inchiesta (CPI) per far luce sul caso UBS: il Consiglio degli Stati, contrariamente al Nazionale, ha respinto questa opzione con 28 voti contro 15, affossandola definitivamente.
I senatori ritengono che il rapporto dalle commissioni della gestione sia sufficiente e che una CPI non aggiungerebbe nulla.
Deputati favorevoli, senatori no
Lo scorso 9 giugno, il Consiglio nazionale aveva adottato – con 123 voti contro 57 – un'iniziativa parlamentare che chiedeva l'istituzione di una Commissione parlamentare d'inchiesta per far luce sul caso UBS.
Formalmente, il testo approvato dal Consiglio nazionale prevedeva che la CPI indagasse sull'operato del Consiglio federale, dell'amministrazione, dell'Autorità di vigilanza dei mercati finanziari (FINMA) e della Banca nazionale (BNS).
A volere la Commissione parlamentare d'inchiesta (CPI) sono stati i socialisti, gli ecologisti, i democentristi e una minoranza tra i popolari democratici. Contrari il Partito liberale radicale, il Partito borghese democratico e la maggioranza del Partito popolare democratico.
Per l'istituzione della CPI occorreva però anche il parere favorevole della seconda camera, il Consiglio degli Stati, che si è pronunciata appunto lunedì. In questa camera, il Partito liberale radicale e il Partito popolare democratico sono maggioritari. Inoltre, l'Ufficio degli Stati aveva raccomandato, con 4 voti contro 1, di rifiutare la commissione d'inchiesta.
Sostenitori e oppositori hanno dibattuto per oltre tre ore. I rappresentanti del campo rosso-verde hanno tentato invano di convincere i colleghi che solo una CPI sarebbe in grado di rispondere alla domande che il rapporto lascia in sospeso e di provocare le necessarie riforme delle istituzioni.
«C'è poco tempo»
«Non abbiamo bisogno di indagare di più tramite una CPI, sappiamo cosa ha fatto l'UBS e sappiamo quali sono stati gli sbagli del Consiglio federale», ha sottolineato il senatore Filippo Lombardi (Partito popolare democratico). «Sono convinto che le commissioni abbiamo fatto un ottimo lavoro. Abbiamo poco tempo e dobbiamo agire per mettere in atto le riforme necessarie ad evitare nuove crisi», ha aggiunto.
Non basta dire che bisogna pensare al futuro e andare avanti, ha replicato Dick Marty (Partito liberale radicale), secondo cui entrambe le parti avevano buone ragioni per richiedere o meno una CPI, e l'eccellente lavoro svolto dalle commissioni di gestione non costituiva una ragione per scartare l'idea di istituire tale organo. Il voto finale ha però chiuso questo capitolo.
swissinfo.ch e agenzie
Commissione parlamentare d'inchiesta
In virtù della Legge sull'Assemblea federale, quest'organo speciale può infatti essere istituito dal parlamento «per indagare su fatti e procurarsi altre basi di giudizio», qualora «occorra far luce su eventi di grande portata».
Finora il parlamento svizzero ha istituito solo quattro volte una Commissione parlamentare d'inchiesta (CPI).
1964: il parlamento decide di ricorrere a quest'organo speciale per indagare sul superamento delle spese nell'ambito dell'acquisto degli aerei da combattimento Mirages. Nel contempo, le camere federali gettano le basi legali per l'istituzione di una CPI.
1989: una CPI viene creata per far luce sulle circostanze che avevano portato alle dimissioni della consigliera federale Elisabeth Kopp.
1990: lo scandalo delle schedature suscita grande scalpore in Svizzera. Il parlamento decide di istituire una CPI per chiarire le responsabilità all'interno dell'apparato statale.
1995: i parlamentari fanno di nuovo ricorso a quest'organo per appurare le ragioni che hanno portato all'enorme buco finanziario della Cassa federale di pensioni.