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È scomparso lo scorso 21 maggio, all’età di 48 anni, lo scrittore e giornalista keniota Kenneth Binyavanga Wainaina. Vincitore del Caine Prize per la letteratura africana nel 2002, l’anno seguente fondò la rivista letteraria Kwani?, per la quale scrivono molti autori africani emergenti.
Wainaina è autore di importanti articoli critici sui luoghi comuni che caratterizzano lo sguardo sul continente africano; il più noto è l’articolo satirico How to write about Africa, How not to write about Africa (edito su Granta nel 2005), dove esaminava i clichè occidentali sul contenente africano, e di un fortunato memoir intitolato, nell’edizione italiana, Un giorno scriverò di questo posto (pubblicato da 66thand2nd nel 2013).
Nel gennaio 2014, per rispondere ad un’ondata di leggi anti-gay approvate in Africa, Wainaina annunciò pubblicamente di essere gay, scrivendo un breve racconto che descriveva un “capitolo perduto” del suo memoriale del 2011, intitolato I am a homosexual, mum, una lettera aperta alla madre deceduta in cui esprimeva le difficoltà e il dolore di essere una persona omosessuale non dichiarata. Nel mese di aprile 2014, la rivista Time lo incluse nella classifica annuale Time 100 come una delle persone più influenti al mondo. Il 2 maggio 2018 annunciò di aver richiesto al proprio compagno nigeriano di sposarlo in Sudafrica.
L’autrice Chimamanda Ngozi Adichie ha scritto che Wainaina «ha demistificato e avvicinato all’omosessualità». La morte di Wainaina arriva pochi mesi dopo da una sentenza storica: il 22 marzo, la Corte d’Appello di Nairobi ha confermato la sentenza emessa in primo grado che legittimava le associazioni di gay e transessuali a essere regolarmente registrate in Kenya.