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Il mito della Svizzera
19.03.2012
di Brigitte Schwarz
Di generazione in generazione si sono tramandati i racconti leggendari relativi alla fondazione della Confederazione, rielaborati dai miti fondatori divenuti elementi costitutivi del nostro immaginario collettivo. Narrazioni e leggende orali, codificate in forma scritta intorno al XV secolo in numerosi racconti (le saghe di Guglielmo Tell o la rivolta dei cantoni primitivi e del loro giramento di alleanza) furono poi raccolti per la prima volta nel libro bianco di Sarnen. Ripresi in seguito nelle cronache di Aegidius Tschudi e di Johannes Stumpf i miti di fondazione ebbero un ruolo fondamentale nel consolidamento dell’identità dello stato federale, sorto nella prima metà dell’Ottocento, estendendosi a tutti gli ambiti culturali: il teatro, la musica, le arti figurative. Si è così affermata lungo i secoli una lettura del passato in chiave patriottica che ha contribuito a rafforzare l’idea del Sonderfall, del caso particolare della Svizzera, piccolo paese neutrale al centro dell’Europa che, dopo avere fatto i conti con il proprio passato, si interroga sulla propria identità al centro di un continente che sta attraversando la più grave crisi dalla sua unificazione. Ne discutono Stefano Prandi, professore ordinario di Letteratura italiana all’Università di Berna e docente all’Università della Svizzera italiana, autore del saggio “Armatissimi e liberissimi”. La Svizzera come mito e modello politico nella letteratura dei secoli XVI-XVIII” (Rivista europea di letteratura italiana) e Thomas Maissen professore ordinario di storia moderna all’Università di Heidelberg che ha recentemente pubblicato il volume Geschichte der Schweiz (Hier und Jetzt Verlag).
19.03.2012