Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01189.jsonl.gz/386

Di ritorno da una lunga crociera intorno al mondo, dopo aver osservato la straordinaria varietà degli esseri viventi e la loro capacità di adattarsi agli ambienti di vita più disparati, Charles Darwin maturò l’idea di contestare all'Altissimo il copyright della loro origine. Le specie viventi si sviluppano, si evolvono, si diversificano, si estinguono, per effetto del rapporto con l’ambiente in cui vivono, anch'esso mutevole nel tempo, che premia il più adatto attraverso un meccanismo di selezione naturale. L’ambiente non determina direttamente le caratteristiche degli esseri viventi, come credeva Lamarck, ma seleziona le caratteristiche più idonee tra quelle che si presentano al suo insindacabile giudizio, e non c’è pool di avvocati che tenga. Solo chi le possiede sopravvive, e può riprodursi e trasmetterle alla sua discendenza. Non necessariamente il più adatto è il migliore: la selezione naturale non bada ai giudizi di valore, esattamente come la selezione della classe politica, dove l’intelligenza è quasi sempre una caratteristica perdente in un ambiente di mediocri.
L’idea di Darwin era sicuramente meno fantasiosa di quella allora prevalente, ma ancor oggi assai diffusa, che sostiene che tutti gli esseri viventi sono stati creati in un paio di giorni qualche migliaio di anni fa e da allora non sono più mutati; al massimo qualche specie si è estinta. Coerentemente con questa concezione, c’era chi pensava (e c’è chi tuttora pensa) che c’è stato un tempo in cui gli uomini e i grandi rettili del Mesozoico, i dinosauri, hanno convissuto, come si vede nei cartoni degli Antenati, che invece non dovrebbero essere presi alla lettera. Invocando la Bibbia, i creazionisti in realtà sono paladini dei Flintstones.
Ciò che causò più indignazione e suscitò polemiche feroci era l’idea, contenuta nei libri che Darwin scrisse sull'origine delle specie e quella dell’uomo, che noi, invece di essere stati creati da Dio a sua immagine e somiglianza a partire da un po’ di fango e un soffio, siamo invece il risultato di una lunga evoluzione da antenati che abbiamo in comune con le scimmie. Ora, essere simili all'Onnipotente è una cosa fondamentalmente diversa dall'avere lontani parenti che saltano sugli alberi e si spulciano a vicenda. Tutti hanno parenti di cui vergognarsi (alcuni, se non si spulciano, magari si scaccolano e ruttano durante i matrimoni o i pranzi di Natale), ma la scimmia è troppo diversa e imbarazzante per gli ideali di compostezza ed educazione dei vittoriani borghesi dei tempi di Darwin e dei frequentatori dei tea-party americani di oggi, convinti di assomigliare più a un occhio dentro a un triangolo che a un simpatico primate un po’ casinista.
La rabbia dei pastori d’anime, poi, improvvisamente trovatisi ad essere responsabili di greggi di quadrumani evoluti, esplose quasi immediatamente. Se si metteva in discussione anche la posizione privilegiata dell’uomo tra tutte le creature, dopo aver rimosso la Terra dal centro dell’Universo, il rischio era che presto si sarebbe passati a contestare direttamente l’idea di un Creatore. I suoi sedicenti rappresentanti sentivano minacciati il loro prestigio, gli onori e le ricche prebende. Di fronte a un pericolo comune, cattolici, luterani, battisti, anglicani, eccetera usarono le stesse argomentazioni (teologiche e non scientifiche) in una concordia di intenti che non si vedeva dai tempi in cui Lutero era ancora un frate agostiniano. Darwin e i suoi seguaci ebbero la grande fortuna di vivere in un’epoca e in una nazione dove i roghi non erano più di moda e dove il combustibile si preferiva usarlo per far funzionare telai e locomotive.
Nel corso del tempo nuove scoperte e nuove teorie hanno corroborato l’idea dell’evoluzione dei viventi, che viene condivisa da tutte le scienze della natura, dalla geologia alla paleontologia, alla botanica, alla zoologia, alla genetica, all'ecologia. Al contrario, il lavoro degli oppositori è stato quasi esclusivamente quello di intrufolarsi nelle inevitabili lacune che una disciplina con una forte componente storica presenta, con l’intento di aprire delle crepe nel suo impianto. La richiesta di anelli mancanti ha impegnato i creazionisti più di Frodo Baggins e la sua compagnia. Teorie alternative basate su dati scientifici e non su versetti biblici non sono riusciti a elaborarle. Il cosiddetto Disegno Intelligente è stato l’unico tentativo di opporre all'evoluzionismo una dottrina che si pretende razionale e oggettiva, secondo la quale il grande e raffinato ordine che i suoi assertori vedono nella natura e nei viventi si può spiegare solo con il preciso e intenzionale intervento di un essere superiore. Insomma, esiste nell'universo un ordine che può essere dovuto solo a Dio, il quale, però, quando gli fa comodo, può romperlo con un miracolo. Un po’ contraddittorio, come si è reso conto persino uno scienziato ligure:
Un fedele scienziato di Sestri Ponente
era un apostolo del Disegno Intelligente:
per lui la regolarità
dimostrava una Volontà.
Visto un miracolo diventò non credente.
Un altro scienziato italiano, l’estroverso Antonino Zichichi, noto per le sue opere di divulgazione scientifica apologetica, ha invece mosso all'evoluzione una critica che si colloca a metà tra il riduzionismo più estremo e l’amenità folkloristica. Si tratta della curiosa richiesta di una formula dell’evoluzione. Secondo il fisico siciliano, per il quale la scienza non è mai riuscita a dimostrare che Dio non esiste (se è per questo non ha mai dimostrato neanche il contrario), l’evoluzione non merita lo status di dottrina scientifica perché non può essere espressa in termini matematici e quindi non ha carattere predittivo. Esperto com'è più di amicizie con i potenti che di scienze della natura, egli ignora i tempi lunghi dell’evoluzione dei viventi e che quindi non è possibile azzardare previsioni che potranno essere verificate solo tra milioni d’anni. Anche il carattere predittivo delle Scritture è contestabile, e siamo ancora in attesa della parusia che Paolo di Tarso riteneva imminente, mentre della formula di Dio si sono occupati con successo i patafisici.
L’evoluzione è invece una teoria che funziona assai bene perché fornisce un quadro coerente di ciò che si è scoperto sinora e si continua a scoprire sulla vita e sulla sua storia. E non è poco. L’unica specie che sembra sfuggire ai suoi meccanismi e pare immutabile nel tempo è quella dei suoi oppositori.