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<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è invitato a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. È consapevole del fatto che la Svizzera argina la carenza di personale di cura a discapito di altri Paesi?</p><p>2. Come risponde alle domande sollevate dalla Commissione federale della migrazione (CFM) in merito alla fuga di personale di cura (care drain")?</p><p>3. È vero che, contrariamente a quanto richiesto dal codice dell'OMS, la Svizzera sta addirittura riflettendo concretamente sulle modalità di reclutamento mirato di personale sanitario all'estero?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Il Consiglio federale è consapevole delle sfide attuali e future poste dalla carenza di personale medico e infermieristico qualificato. Riconosce inoltre l'importante contributo fornito nelle strutture svizzere dal personale sanitario formatosi all'estero e proveniente dall'estero. Sulla base di questa considerazione e in vista della partecipazione della Svizzera alle trattative che hanno portato all'adozione, nel maggio scorso, del codice di condotta dell'OMS per il reclutamento internazionale di personale sanitario, nel 2008 è stato istituito un gruppo di lavoro interdipartimentale coordinato dall'Ufficio federale della sanità pubblica. In un primo tempo questo gruppo di lavoro, in cui sono rappresentati i principali decisori pubblici a livello federale e cantonale, si è occupato di documentare il fenomeno della migrazione di personale sanitario in Svizzera. A tal fine sono stati preparati tre studi: il primo è stato allestito dall'Osservatorio svizzero della salute (documentazione statistica), il secondo dalla Conferenza svizzera delle direttrici e dei direttori cantonali della sanità (pratiche di reclutamento) e il terzo dall'Istituto tropicale e di salute pubblica svizzero (pratiche di cooperazione). I risultati dei lavori sono stati presentati l'11 novembre 2010, durante la 12a giornata di lavoro della politica nazionale della sanità. Gli studi mettono in evidenza la forte dipendenza della Svizzera dal personale sanitario estero, che, tuttavia, proviene per la maggior parte dai Paesi limitrofi. Inoltre, va ricordato che una parte del personale sanitario formatosi in Svizzera emigra in seguito all'estero. </p><p>2. Il codice di condotta dell'OMS verte principalmente sulle conseguenze che questi fenomeni migratori possono avere sui sistemi sanitari dei Paesi di origine. Non si occupa invece degli aspetti legati alla sfera famigliare delle donne migranti, ai quali si riferisce in particolare il concetto del "care drain". Nel contesto svizzero, il personale sanitario migrante proviene principalmente dai Paesi membri dell'Unione europea e può quindi stabilirsi in Svizzera assieme alla famiglia. Cionondimeno, a medio termine occorre definire obiettivi e misure nella politica di formazione per anticipare il momento in cui non sarà più possibile importare gran parte del personale sanitario necessario dall'UE. Il rapporto del DFE (UFFT) sulla formazione nelle professioni sanitarie, pubblicato nel marzo 2010, prevede misure in tal senso che saranno attuate nell'ambito dello specifico masterplan per la formazione professionale 2010-2015 ivi menzionato. </p><p>3. La Svizzera sostiene l'obiettivo del codice di condotta di ridurre nei Paesi più poveri e dai sistemi sanitari più fragili le conseguenze negative della migrazione internazionale di personale sanitario, affinché tali Paesi non perdano i professionisti di cui hanno bisogno. È tempo di agire, e in particolare di rafforzare i loro sistemi sanitari, in modo da affrontare il problema alla radice. Occorre sottolineare che il gruppo di lavoro citato al punto 1 ha constatato che, in Svizzera, la pratica del reclutamento attivo nei Paesi in via di sviluppo, stigmatizzata dal codice di condotta dell'OMS, non è diffusa. Il codice dell'OMS non è vincolante, ma incita gli Stati membri a introdurre dei dispositivi per promuovere la cooperazione internazionale in materia di reclutamento di personale sanitario. In quest'ottica le riflessioni in corso vertono sulla possibilità di ricorrere a strumenti di cooperazione già esistenti nell'ambito delle migrazioni, quali gli accordi bilaterali, per tenere conto delle necessità dei Paesi partner in materia di personale sanitario e per garantire che i benefici della migrazione siano ripartiti equamente tra i Paesi di origine e i Paesi di destinazione.</p><p>In conclusione, va ricordato che la Svizzera partecipa attivamente ai lavori dell'OMS, dell'OCSE, dell'OIM e di altre organizzazioni intergovernative che si occupano di questa tematica. Nella sua risposta all'interpellanza Aubert 10.3512, il Consiglio federale aveva tra l'altro riferito sulle diverse iniziative avviate da attori del settore sanitario svizzero (pubblici e privati, cantonali e nazionali) in relazione alla formazione e alla fidelizzazione del personale di cura. Queste iniziative dovrebbero permettere di ridurre la dipendenza della Svizzera dal personale sanitario formatosi all'estero.</p>  Risposta del Consiglio federale.