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Testo in attesa di traduzione - Testo originale in tedesco
Sintesi
L’incidenza su 14 giorni di casi di SARS-CoV-2 confermati in Svizzera è di 313 per 100 000 abitanti: tale dato potrebbe riflettere un leggero rallentamento dell’epidemia. Al momento registriamo tassi di ospedalizzazione stabili. L’occupazione complessiva dei posti letto certificati in terapia intensiva è attualmente stabile ed è rimasta all’80% negli ultimi 10 giorni. In generale, i numeri stabili in concomitanza con il progresso della campagna vaccinale indicano un aumento della pressione sugli ospedali da parte della popolazione non ancora vaccinata. Il rischio di ospedalizzazione è peraltro maggiore con la variante B.1.1.7, attualmente dominante in Svizzera. La percentuale di pazienti che richiedono un’ospedalizzazione tra tutti i risultati positivi è più alta del 50% nelle fasce d’età non ancora vaccinate rispetto alla seconda ondata. In relazione allo sviluppo della pandemia fino ad oggi, il rischio di contagio e di decorso grave della malattia per le persone non vaccinate continua a rimanere relativamente elevato.
I bambini di tutte le fasce d’età e i giovani possono essere contagiati dal SARS-CoV-2 e trasmettere il virus. Sul piano clinico, nella maggior parte dei casi un’infezione da SARS-CoV-2 nei bambini e nei giovani si presenta come una leggera infezione del tratto respiratorio superiore. Sintomi più gravi compaiono in una percentuale tra il 2 e il 5% dei testati. L’ospedalizzazione per COVID-19 è perlopiù causata da una reazione eccessiva del sistema immunitario, con forti reazioni infiammatorie e danni a diversi organi. Finora in Svizzera sono comparsi circa 100 casi di questo tipo, corrispondenti a un’incidenza di circa 40 ogni 100 000 contagiati, secondo un calcolo approssimativo. È necessario attuare misure di prevenzione adeguate nelle scuole in modo coerente. Ciò è particolarmente rilevante alla luce del fatto che i bambini e i giovani per ora non possono essere coinvolti nella campagna vaccinale. Le misure volte a tutelare i bambini e i giovani dalle potenziali conseguenze a lungo termine di un’infezione da SARS-COV-2, garantendo loro al contempo il proseguimento dell’istruzione nonché la partecipazione alla vita sociale e alle attività, sono di estrema importanza per proteggere queste generazioni dalle conseguenze dirette e indirette della pandemia.
I bambini e i giovani attraversano in breve tempo un numero elevato di tappe dello sviluppo e di conseguenza per loro l’impatto della crisi odierna, che interessa quasi tutti gli ambiti della vita, è particolarmente forte. Su tutto il territorio svizzero, gli ambulatori e le istituzioni di supporto psichiatrico per bambini e giovani lavorano al limite delle capacità già dall’autunno del 2020 e in alcuni casi sono soggetti a un sovraccarico di lavoro. Le circostanze richiedono un triage scrupoloso per assicurarsi che le famiglie, i bambini e i giovani più in difficoltà ricevano tempestivamente un aiuto appropriato. I sintomi psichiatrici nei bambini sono spesso l’espressione di una tensione eccessiva nella loro rete sociale. Deve essere utilizzato e ulteriormente potenziato il lavoro interprofessionale di prevenzione svolto da tutto il personale specializzato nel collaborare con bambini e giovani. In questo momento sono particolarmente importanti la fiducia nella forza dello sviluppo infantile e il riconoscimento del contributo essenziale prestato dalle giovani generazioni da oltre un anno per preservare la salute della società. Al contrario, le affermazioni non supportate da prove scientifiche (ad esempio un aumento dei suicidi) accrescono l’insicurezza. Circa il 15-20% dei bambini e dei giovani combatteva contro rilevanti problemi psichici già prima della pandemia. Sono in particolare questi i soggetti che hanno bisogno di assistenza, sia nel corso della crisi attuale, sia durante il ritorno alla «normalità».
Un breve studio condotto di recente in Svizzera su circa 3 milioni di risultati dei test per SARS-COV-2 conferma la stratificazione sociale della pandemia nel nostro Paese. Lo studio in questione ha dimostrato che i cittadini la cui posizione socioeconomica è più bassa nell’Indice di vicinato svizzero sono stati testati più raramente ma, rispetto alle persone con una posizione elevata nell’Indice, sono risultati positivi al test, sono stati ricoverati in ospedale o in terapia intensiva oppure sono deceduti con maggiore frequenza. Lo studio prova che non abbiamo tutti le stesse possibilità di tutelarci. Risulta quindi ancor più importante il nostro impegno comune per proteggerci a vicenda.