Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01027.jsonl.gz/738

BERNA - «Se un ostaggio viene liberato, probabilmente il più delle volte è stato effettuato un pagamento». È quanto aveva affermato l'ex consigliere federale Moritz Leuenberger in un'intervista pubblicata lo scorso 7 febbraio dalla Nzz am Sonntag. Di fatto aveva ammesso che, in passato, il Governo federale aveva mentito affermando di non aver pagato per liberare ostaggi svizzeri.
Ma nei suoi confronti non sarà avviata nessuna istruzione penale. Nella sua seduta odierna, il Consiglio federale ha infatti deciso di non autorizzare il Ministero pubblico della Confederazione a procedere in tal senso. Si sarebbe trattato di un'istruzione per sospetta violazione del segreto d'ufficio, che era stata chiesta a seguito della dichiarazione rilasciata al domenicale d'oltre San Gottardo. Per il Governo non è nell'interesse del paese avviare un'istruzione penale nei confronti di Leuenberger.
«Il Consiglio federale persegue esplicitamente la politica di non pagare riscatti in caso di rapimento di persone - si legge inoltre in una nota odierna del Governo - altre informazioni sulla strategia del Consiglio federale in casi di rapimento non sono pubblicate poiché ciò indebolirebbe la posizione della Svizzera nelle trattative e metterebbe in pericolo i cittadini svizzeri rapiti».
Secondo l'articolo 66 capoverso 1 della legge sull'organizzazione delle autorità penali, per perseguire reati politici è necessaria l'autorizzazione del Consiglio federale. Sono considerati reati politici gli atti che violano o mettono a repentaglio gli interessi della Svizzera o il cui perseguimento giudiziario tange gli interessi politici del Paese. Il Consiglio federale può negare l'autorizzazione per tutelare gli interessi della Svizzera.