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La pandemia legata al coronavirus che ha contagiato decine di milioni di persone provocando più di 3,3 milioni di morti e devastato l'economia globale "avrebbe potuto essere evitata". Lo sostengono gli esperti incaricati dall'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) che mercoledì hanno pubblicato un rapporto nel quale denunciano una vera e propria "Chernobyl del XXI secolo" e chiedono urgentemente riforme ad ampio raggio dei sistemi di allarme e prevenzione.
"La situazione in cui ci troviamo oggi avrebbe potuto essere evitata", ha detto l'ex presidente della Liberia Ellen Johnson Sirleaf che con l'ex premier della Nuova Zelanda Helen Clark ha diretto il gruppo incaricato lo scorso luglio di procedere alla valutazione indipendente e completa della risposta sanitaria internazionale al Covid-19.
Una miriade di fallimenti
Il rapporto non punta il dito contro un solo colpevole. "Questa situazione è dovuta a una miriade di fallimenti, carenze e ritardi nella preparazione e nella risposta" alla pandemia, ha affermato Ellen Johnson Sirleaf nel corso di una conferenza stampa. Per i 13 esperti che negli ultimi 8 mesi hanno analizzato la questione "la combinazione di scelte politiche sbagliate, una mancanza di volontà di affrontare le disuguaglianze e un sistema privo di coordinamento" ha creato "un cocktail tossico che ha permesso alla pandemia di trasformarsi in una crisi umana catastrofica".
Ritardi in Cina, ma non solo
"Possiamo dire che ci sono stati chiaramente dei ritardi in Cina, ma ci sono stati ritardi ovunque", ha rilevato da parte sua Helen Clark chiamando in causa direttamente anche l'OMS ma non per la presunta sudditanza nei confronti di Pechino. Per gli esperti "è passato troppo tempo" tra la notifica di un focolaio di polmonite di origine sconosciuta nella seconda metà di dicembre 2019 e la dichiarazione di un'emergenza sanitaria pubblica di preoccupazione internazionale del 30 gennaio. Per gli esperti, questa dichiarazione avrebbe potuto essere fatta già durante la prima riunione del comitato di emergenza dell'OMS il 22 gennaio. Ma anche se l'emergenza sanitaria fosse stata dichiarata una settimana prima, poco sarebbe cambiato di fronte "all'inazione di così tanti paesi" che solo dopo l'11 marzo (quando l'epidemia è diventata ufficialmente una pandemia) si sono resi conto del reale pericolo.
Un mese perso
Il febbraio 2020 è stato un "mese perso" durante il quale molti paesi avrebbero potuto agire per fermare la diffusione del virus. Alla fine, però, "ritardi, esitazioni e negazioni" hanno permesso all'epidemia e poi alla pandemia di svilupparsi, conclude il rapporto.
Riforme urgenti
L'analisi fa emergere la necessità che i governi e la comunità internazionale adottino immediatamente un pacchetto di riforme per trasformare il sistema globale di preparazione, allerta e risposta alle pandemie. Tra le proposte figura anche la creazione di un Consiglio globale delle minacce sanitarie e l'istituzione di un nuovo sistema di sorveglianza globale basato sulla "piena trasparenza".
Vaccini, i ricchi aiutino i poveri
Il rapporto presentato a Ginevra contiene anche una serie di raccomandazioni per fermare la diffusione, tra cui un appello affinché i paesi ricchi affinché, una volta raggiunto un grado di copertura sufficiente, forniscano ai paesi con risorse limitate un miliardo di dosi di vaccino; entro il prossimo settembre e altrettante entro la metà del prossimo anno.