Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/109196

<h2>SubmittedText<h2><p>1. In che modo è rilevata in Svizzera la criminalità per mano di bande di stranieri?</p><p>2. Come sono evolute negli ultimi 15 anni le cifre riguardo ai reati commessi da stranieri senza permesso di dimora in Svizzera?</p><p>3. Quali sono le possibilità statistiche a disposizione per rilevare quantitativamente il turismo del crimine?</p><p>4. Che provvedimenti contro le rapine per mano di bande straniere intende adottare concretamente il Consiglio federale per migliorare la sicurezza della popolazione? Quali successi sono stati finora registrati?</p><p>5. Che cosa ha fatto il Consiglio federale per contrastare l'esenzione dall'obbligo del visto decisa dall'UE per i cittadini dell'ex Jugoslavia?</p><p>6. Inghilterra e Irlanda partecipano alla cooperazione Schengen in materia di giustizia e polizia, ma continuano a controllare personalmente le loro frontiere. Non sarebbe ora di vagliare questa opzione anche per la Svizzera?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Lo strumento principale per rilevare la criminalità in Svizzera è la statistica criminale di polizia (SCP) allestita dall'Ufficio federale di statistica. Essa non permette tuttavia di quantificare i reati compiuti da bande. La statistica prevede anche di rilevare il livello di organizzazione degli imputati, ma visto che tale rilevamento non è obbligatorio, molti cantoni non lo effettuano.</p><p>2. Nella SCP lo statuto di soggiorno degli autori di reato viene rilevato soltanto dal 2009. Non è pertanto possibile illustrare con precisione in che modo si sono evolute negli ultimi 15 anni le cifre concernenti i reati commessi da stranieri senza permesso di dimora. Occorre comunque precisare che i furti con scasso di carattere transfrontaliero non sono un fenomeno recente e che esistevano già prima dell'adesione della Svizzera allo spazio Schengen.</p><p>3. Grazie alla revisione della SCP, dal 2009 è possibile distinguere a livello nazionale i dati secondo la fattispecie di reato (p. es. furto con scasso, furto con scasso di un veicolo, rapina) e lo statuto di soggiorno degli stranieri (p. es. popolazione residente permanente straniera, richiedenti l'asilo). E quindi possibile eseguire un'analisi degli imputati che non appartengono alle categorie di stranieri residenti permanenti o richiedenti l'asilo. Il rilevamento statistico nella SCP del cosiddetto turismo del crimine si prospetta tuttavia difficile, poiché tale espressione non è definita né a livello giuridico né a fini statistici.</p><p>4. La Confederazione fornisce sostegno ai cantoni per i procedimenti di portata internazionale. Nel marzo del 2010 è stata svolta un'operazione internazionale di polizia avviata dalla Svizzera in cooperazione con Spagna, Austria, Germania e Francia contro scassinatori georgiani. L'operazione, cui nella sola Svizzera hanno partecipato 120 agenti della Confederazione e dei cantoni, ha portato all'arresto in Spagna di diversi esponenti del gruppo criminale attivo a livello internazionale e di una decina di sospettati in Svizzera. L'esempio dimostra che per contrastare efficacemente bande criminali di questo tipo occorre procedere in modo concordato e coordinato a livello nazionale e internazionale. Schengen, infatti, mette a disposizione delle autorità gli strumenti necessari a tale scopo. Ulteriori possibilità d'intervento sono previste dagli accordi bilaterali di cooperazione di polizia che la Svizzera ha stipulato con numerosi Stati dell'Europa orientale e sud-orientale. Infine, si può ancora menzionare la cooperazione in materia doganale con gli Stati limitrofi (centri di cooperazione con la Francia e l'Italia, uffici di collegamento con la Germania e il Liechtenstein/Austria, Schaanwald, uffici di controllo doganale riuniti e controlli doganali comuni con la Francia e la Germania) e la volontà del Consiglio federale di dedicare - nel quadro delle risorse disponibili e delle priorità fissate - particolare attenzione alla situazione in materia di personale dell'Amministrazione federale delle dogane, soprattutto del corpo delle guardie di confine.</p><p>5. Tali liberalizzazioni dei visti, che costituiscono sviluppi dell'acquis di Schengen, non hanno indotto la Svizzera a esprimere un parere sfavorevole nel quadro del suo diritto di consultazione, visto che la Commissione UE ha provveduto al rispetto dei requisiti necessari: l'Albania ha dovuto in particolare dimostrare di aver compiuto progressi nel reinserimento dei rifugiati e la Bosnia ed Erzegovina ha rafforzato la lotta contro la criminalità organizzata. Poiché l'Albania e la Bosnia ed Erzegovina non fanno parte dello spazio Schengen, per entrare nel nostro Paese i loro cittadini vengono comunque controllati alle frontiere esterne dello spazio Schengen, ovvero in Svizzera agli aeroporti di Zurigo, Ginevra e Basilea, nonostante l'esenzione dall'obbligo del visto. Resta pertanto possibile ordinare divieti di entrata e pronunciare allontanamenti. L'esenzione dall'obbligo del visto inoltre si applica soltanto ai titolari di un passaporto biometrico, il quale facilita l'identificazione in caso di un eventuale soggiorno illegale nello spazio Schengen.</p><p>6. Per motivi storici (approvazione del trattato di Amsterdam) e geografici (situazione insulare) la Gran Bretagna e l'Irlanda beneficiano di un diritto di partecipare basato sul meccanismo di opt-in: entrambi gli Stati non partecipano alla cooperazione Schengen in materia di controlli alle frontiere e di visti, ma hanno la possibilità di estendere la loro cooperazione a questi due settori in qualsiasi momento. Da allora, tali diritti di partecipare non sono più stati concessi o richiesti, né dai dieci Stati divenuti membri dell'UE il 1° maggio 2004, né dagli Stati associati, quali l'Islanda e la Norvegia. Per la Svizzera questa "opzione" implicherebbe svantaggi significativi: ad esempio non avrebbe più accesso alle segnalazioni nel SIS ai fini della non ammissione, il che renderebbe più difficili i controlli alle frontiere.</p>  Risposta del Consiglio federale.