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Oltre la metà dell'impatto ambientale dovuto ai consumi degli svizzeri è generato all'estero, rivela l'ultimo rapporto dell'Ufficio federale dell'ambiente (UFAM), che sottolinea anche i rischi dell'evoluzione climatica e la qualità dell'aria tuttora insoddisfacente.
L'impatto della Svizzera sulle risorse naturali di paesi terzi è considerevole, indica oggi l'UFAM presentando il suo rapporto in un comunicato. Per coprire i bisogni di produzione e i consumi, crescenti quantità di materie prime, foraggi e derrate alimentari sono importate. Ogni abitante della Confederazione utilizza in media oltre il doppio delle risorse effettivamente disponibili per persona a lungo termine su scala mondiale.
Dal canto suo il riscaldamento climatico avrà conseguenze su agricoltura, selvicoltura, turismo invernale e produzione di energia idroelettrica. I danni dovuti a catastrofi naturali dovrebbero continuare a crescere.
La qualità dell'aria, anche se nettamente migliorata negli ultimi 25 anni, non è ancora soddisfacente. Ogni anno in Svizzera, a causa dell'inquinamento da poveri fini, ozono e ossidi di azoto, da 3000 a 4000 persone muoiono prematuramente, si legge nel rapporto Ambiente Svizzera 2013.
Ma Berna non è rimasta con le mani in mano. Il documento cita ad esempio la rivitalizzazione di corsi d'acqua, la nuova politica agricola e la strategia energetica.
SDA-ATS