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Il tasso d’interesse massimo per i crediti al consumo evita abusi nel settore creditizio. Oltre alla sorveglianza statale dei prezzi e alle normative contro la lesione e l’usura, protegge i consumatori da un indebitamento eccessivo. La limitazione riduce inoltre il rischio che gli istituti finanziari concedano con maggiore frequenza crediti rischiosi a causa dell’elevato margine di guadagno.
Nel 2003 il Consiglio federale aveva fissato al 15 per cento all’anno il tasso d’interesse massimo per i crediti al consumo. Il costante basso livello dei tassi impone un adeguamento. Secondo la volontà del legislatore, il tasso d’interesse massimo deve dipendere dall’ammontare dei costi di rifinanziamento. Il Consiglio federale propone pertanto un meccanismo di calcolo orientato ai costi che gli istituti finanziari devono dal canto loro sostenere per il denaro prestato. Il tasso d’interesse massimo è composto dal libor a tre mesi, determinato di volta in volta dalla Banca nazionale, cui vengono sommati 10 punti percentuali; il valore così calcolato è arrotondato per eccesso o per difetto. Attualmente si attesta al 10 per cento.
In futuro questo meccanismo sarà sancito nell’ordinanza concernente la legge sul credito al consumo. È inoltre previsto che il Consiglio federale verifichi annualmente il tasso massimo sulla base di tale meccanismo di calcolo, apportando eventuali adeguamenti.
Ultima modifica 05.12.2014