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Per tentare di ridurre i prezzi dei beni di consumo, in media più alti in Svizzera rispetto ai paesi vicini, il parlamento ha approvato le importazioni parallele di prodotti brevettati provenienti dall'Europa. Un'unica eccezione è stata prevista per i medicinali.
Dopo aver respinto per due volte la proposta sostenuta dal Consiglio degli Stati, lunedì anche la Camera bassa ha finalmente accettato, con 96 voti favorevoli e 87 contrari, le importazioni parallele a livello europeo. Prima di entrare in vigore, la liberalizzazione della legge sui brevetti deve ancora superare lo scoglio delle votazioni finali, in programma venerdì, e anche il termine referendario di tre mesi. Questa revisione si scontra infatti con una forte opposizione degli ambienti economici.
Alla Camera del popolo, i rappresentanti del Partito liberale radicale e l'Unione democratica di centro hanno cercato inutilmente di bloccare l'apertura alle importazioni parallele. Una maggioranza composta dello schieramento rosso-verde e dai membri del Partito popolare democratico è riuscita tuttavia a far pendere il piatto della bilancia a favore degli Stati, dopo i due precedenti rifiuti del Nazionale.
Per una debole maggioranza del parlamento, il passaggio dal sistema attuale, cosiddetto dell'esaurimento nazionale, a quello dell'esaurimento regionale contribuirà a lottare contro "l'isola elvetica dei prezzi alle stelle". Grazie a questo regime, un rivenditore svizzero potrà acquistare direttamente in un paese europeo un prodotto brevettato e venduto a miglior prezzo. I medicamenti saranno esclusi dalla liberalizzazione. La "lex pharma" - che accorda l'eccezione ai prodotti il cui prezzo è imposto dallo Stato - mira a trovare una soluzione politicamente accettabile.
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