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La Svizzera -ha stabilito lunedì il Nazionale, seguendo il parere della commissione preparatoria- non deve procedere sola, ma collegare il suo sistema di scambio d'emissioni di CO2 con quello dell'Unione Europea. La connessione, come hanno ricordato i favorevoli, permetterà alle imprese elvetiche d'accedere a un mercato molto più grande. Toccherà ora agli Stati pronunciarsi sulla questione.
L'intesa è tra quelle bloccate da Bruxelles dopo l'adozione, nel 2014, dell'iniziativa contro l'immigrazione di massa.
Lo strumento in questione è stato pensato per limitare con più efficacia le esalazioni d'anidride carbonica come prevede il protocollo di Kyoto. Le imprese coinvolte hanno il permesso di sprigionare nell'atmosfera questo gas a effetto serra fino a un certo limite. I diritti d'emissione sono distribuiti gratuitamente. Chi, riducendone la diffusione, non usa tutti i suoi diritti, può venderli ad altri che ne hanno bisogno.
L'accordo è trattato in parallelo con la revisione completa della legge sul CO2. La sua applicazione è prevista nel 2020, mentre la normativa modificata, su cui si sta già dibattendo, dopo che in serata la stessa Camera ha votato l'entrata in materia, potrà essere adottata solo a partire dall'anno successivo.
ATS/dg