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A livello federale poteva andare anche peggio nelle elezioni, mentre in Ticino è stato fatto un buon lavoro: lo afferma l'ex consigliere federale Christoph Blocher, che per l'UDC nazionale si aspettava un arretramento di 10 punti percentuali.
Il risultato conseguito dal partito (25,6%, meno 3,8 punti rispetto al 2015) "è per fortuna meno negativo di quanto temessi", afferma il 79enne in un'intervista pubblicata oggi da Tages-Anzeiger e giornali associati. "Non mi aspettavo nemmeno che perdessero tutte le formazioni di governo. Il PS ha subito il peggior risultato della sua storia e nel canton Zurigo è arretrato più dell'UDC. La flessione di PLR e PPD degli ultimi anni è continuata, sebbene questi partiti si siano adattati ai tempi".
"Per l'UDC il mio pronostico era di un calo di 10 punti percentuali", confida l'ex vicepresidente nazionale. "Non avrei pensato che l'UDC sarebbe rimasto un partito così forte", aggiunge Blocher, che negli anni 90 e 2000 è stato all'origine della spettacolare crescita che ha portato il partito dall'11,9% del 1991 sino al 29,4% del 2015 (record assoluto per una formazione elvetica dall'introduzione del proporzionale nel 1919).
A suo avviso diverse sezioni UDC si sono rivelate troppo pigre: non però quelle di Soletta, Grigioni, Ticino, Appenzello Interno ed Esterno. "Tutti questi partiti cantonali hanno svolto un lavoro straordinariamente serio con grande impegno". Spiacevole è in particolare la situazione in Romandia: "questo è un problema che la direzione del partito deve affrontare in modo prioritario".
Per quanto riguarda l'eventuale presenza di un esponente ecologista in Consiglio federale, secondo Blocher "la concordanza deve essere mantenuta". Questo significherebbe che i Verdi avrebbero diritto a un seggio a scapito del PPD. "Ma è sufficiente una singola vittoria? Che cosa succederebbe se i Verdi dovessero arretrare di nuovo tra quattro anni?", si chiede il miliardario.
Il ruolo dell'UDC, secondo l'ex consigliere federale, sarà ora di lottare contro leggi che rischiano di portare nuovi oneri ai cittadini, che vorranno agganciare la Svizzera all'Ue e che comporteranno più migrazione, divieti e imposizioni. "Per questo i referendum saranno inevitabili", conclude Blocher.
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