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Le conseguenze legate al coronavirus iniziano a farsi sentire anche nel settore orologiero. Le esportazioni in febbraio sono calate del 9,2% a 1,6 miliardi di franchi, in particolare a causa delle vendite praticamente dimezzate in Cina e a Hong Kong.
In una nota, la Federazione dell'industria orologiera (FH) indica che il calo delle esportazioni si è verificato in tutti i settori, da quelli di bassa gamma a quelli di lusso. La flessione più marcata (-55,9% in termini di volume, -52,5% in termini di valore) è stata fatta segnare dagli orologi di un valore compreso tra i 200 e i 300 franchi.
Stati Uniti e Hong Kong si confermano essere i mercati più interessanti per l'orologeria svizzera, ma con andamenti nettamente contrastati. L'export in direzione degli USA è salito del 17,8% (a 205,8 milioni di franchi), dato che fa seguito alla crescita del 15,2% fatta segnare in gennaio.
Le vendite verso l'ex colonia britannica sono invece scese in febbraio del 42,0% (a 142,6 milioni), dopo che già in gennaio si era osservato un calo 25,0%. Da notare anche che le esportazioni verso la Cina sono crollate del 51,5%. Se in gennaio tale Paese figurava ancora al terzo posto della classifica dei mercati più redditizi, ora è sparito dal "top 6".
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