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WASHINGTON - I big mondiali dell'auto scrivono alla Casa Bianca e inviano un chiaro messaggio: il piano Trump per rottamare le norme anti-emissioni dell'era Obama, la cui entrata in vigore è prevista entro l'estate, rappresenta una grave minaccia per il settore oltre che per l'ambiente. E rischia di aprire uno scenario da incubo: quello di un mercato americano dell'auto spaccato in due, visto che almeno 13 stati Usa, guidati dalla California, sono pronti a impugnare le nuove regole volute dal tycoon.
La lettera - ottenuta dal New York Times - è firmata da 17 tra le principali case automobilistiche al mondo, da General Motors a Ford, da Bmw a Volkswagen, da Volvo a Toyota, passando per Honda, Mazda, Nissan e Subaru. Assente invece Fiat Chrysler. Si tratta di una mossa senza precedenti del mondo dell'auto che - sottolineano alcuni commentatori - rischia di scatenare le ire di Trump. Non a caso alcuni tra i suoi più stretti consiglieri temono che il presidente possa cedere all'idea già coltivata di imporre dazi all'importazione di auto e componenti di auto: una misura che metterebbe in grave difficoltà le case che producono in America e che ricevono molte delle componenti da Canada o Messico.
Ma ancora più forte per i big dell'auto è un'altra preoccupazione: quella che eliminando le regole e gli standard più rigidi varati dalla precedente amministrazione Usa, uno dei fiori all'occhiello dell'agenda verde di Barack Obama, si apra un periodo prolungato di controversie e di instabilità che alla fine andrebbe a colpire la redditività delle case produttrici e l'occupazione nel settore.
Eppure all'inizio molte case automobilistiche avevano appoggiato una revisione degli standard, ma hanno ritirato il loro sostegno di fronte a un piano che va ben oltre quella "via di mezzo" immaginata tra le norme dell'era Obama e la stretta voluta dall'attuale presidente americano. Una stretta che prevede di congelare i limiti delle emissioni per le auto a 37 miglia per gallone (circa 69 chilometri per 4,5 litri), mentre il piano Obama prevede entro il 2025 un'ulteriore riduzione a 54,5 miglia per gallone (circa mille chilometro per 4,5 litri).
L'appello delle case automobilistiche è dunque quello di rivedere i piani e riaprire un tavolo di confronto soprattutto con la California per trovare un compromesso. Non a caso una seconda lettera è stata inviata al governatore del Golden State Gavin Newsom, che però sembra irremovibile di fronte a qualunque richiesta di allentare le severe norme anti inquinamento che vigono nello stato, le più severe negli Usa.