Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/19905

<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p></p><p></p><p>Il Consiglio federale è cosciente delle critiche, in parte infondate, rivolte nelle ultime settimane dalla stampa all'AMI. Già nella risposta all'interpellanza Bühlmann del 23 gennaio scorso, il Consiglio federale ha avuto modo di rettificare alcune di queste affermazioni. In particolare, esso ha sottolineato che le Camere federali sono state ripetutamente informate in merito ai negoziati AMI mediante i rapporti del Consiglio federale sulla politica economica esterna. Inoltre, le Commissioni della politica estera di entrambe le Camere sono state consultate in occasione di sedute speciali. Nell'ottica delle deroghe cantonali al principio della non discriminazione sono state condotte consultazioni anche con il Comitato direttivo della Conferenza dei Governi cantonali. </p><p></p><p></p><p></p><p>Del resto l'accordo sarà ovviamente sottoposto, per approvazione, alle Camere federali; in seguito sarà soggetto al referendum facoltativo.</p><p></p><p></p><p></p><p>Le preoccupazioni delle organizzazioni sindacali a livello dell'OCSE (TUAC) riguardano in particolare la politica ambientale e sociale e corrispondono ampiamente a quelle dell'Unione sindacale svizzera e di altre organizzazioni non governative. Queste vengono invitate a partecipare alle sedute del gruppo di contatto organizzate regolarmente dall'Ufficio federale dell'economia esterna, responsabile del fascicolo, al fine di conoscere le diverse posizioni sui lavori dell'AMI. A ciò si aggiungono i colloqui con i rappresentanti delle organizzazioni interessate, sia nell'ambito dell'OCSE che nel contesto svizzero.</p><p></p><p></p><p></p><p>Come già illustrato nella risposta all'interpellanza Bühlmann del 23.1.1998, la Svizzera fa parte dei Paesi che, sin dall'inizio, si sono impegnati in modo coerente affinché l'AMI tenesse conto di taluni aspetti di politica sociale e ambientale. Questi sforzi hanno consentito, fra l'altro, di mettere a punto delle disposizioni, contestate seriamente ormai soltanto da pochi Paesi, che vietano agli Stati contraenti di allentare in modo mirato le norme in materia ambientale o sociale allo scopo di attirare investimenti stranieri.</p><p></p><p></p><p></p><p>L'atteggiamento progressista adottato fin dall'inizio dei negoziati dalla Svizzera in materia ambientale e politico-sociale è stato ribadito inequivocabilmente dal segretario di Stato F. Blankart in occasione della recente riunione dei viceministri degli Stati partecipanti ai negoziati. Questo fermo atteggiamento da parte della Svizzera si manifesta anche quando essa chiede con insistenza, dopo i colloqui esplorativi organizzati in vista dell'AMI, che vengano acclusi al futuro accordo i principi direttivi dell'OCSE all'attenzione delle imprese multinazionali, principi che hanno dato prova della loro efficacia (essi comprendono capitoli dettagliati riguardanti i rapporti tra i partner sociali e il comportamento nei confronti dell'ambiente).</p><p></p><p></p><p></p><p>Non si può in alcun caso parlare di uno squilibrio allarmante dell'accordo. Quale accordo sugli investimenti, l'AMI non conterrà alcuna disposizione materiale di carattere sociale e ambientale. Queste disposizioni sono già oggetto di tutta una serie di convenzioni internazionali. L'AMI non si opporrà a tali convenzioni, bensì le rafforzerà operando pertinenti rinvii alle stesse. Esso contemplerà inoltre le disposizioni di politica ambientale e sociale menzionate alle risposte alle domande 2 e 3. L'AMI non sarà pertanto indifferente agli obiettivi perseguiti in questi campi, in quanto favorirà la loro realizzazione. Il fatto che tutti questi elementi siano stati discussi così a lungo mostra che ad essi viene attribuito un impatto pratico.</p>  Risposta del Consiglio federale.