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Swiss Olympic concorda con la decisione presa dal “Weltklasse Zürich” di non invitare la triplice campionessa olimpica Marion Jones, attualmente sotto inchiesta per doping.
Intervistato di swissinfo, il capo della Commissione anti-doping Oliver Hintz non ammette nessuna eccezione nella lotta ai prodotti illeciti.
La fase di avvicinamento ai Giochi di Atene, in cartellone tra meno di due settimane, è già stata macchiata da accuse di doping.
L’agenzia anti-doping degli Stati Uniti (Usada) sta infatti indagando alcuni atleti americani di alto livello, inclusa Marion Jones, già selezionata per le Olimpiadi di quest’anno.
Nicolas Russi, il portavoce del “Weltklasse Zürich” – il meeting internazionale di atletica di Zurigo che vede partecipare sportivi di classe mondiale - aveva dichiarato, una settimana fa, che la forte atleta americana non sarebbe stata la benvenuta all’edizione di quest’anno, in programma venerdì 6 agosto.
“Al momento, non vogliamo avere, ai blocchi di partenza, atleti che sono indagati per doping”, aveva aggiunto Russi.
La Jones, che non è risultata positiva a nessun controllo, è nel mirino della federazione americana per i presunti collegamenti con la Balco, la società californiana considerata al centro della produzione e del traffico di sostanze proibite, compreso lo steroide sintetico Thg.
Per fare il punto sulla lotta contro il doping, swissinfo si sofferma con Oliver Hintz, il responsabile della Commissione anti-doping in seno a Swiss Olympic.
swissinfo: Trova legittima la decisione di non invitare Marion Jones al meeting di Zurigo?
Oliver Hintz: Devo ammettere che capisco la scelta del “Weltklasse Zürich”, dal momento che si è parlato a lungo del caso Jones.
Attualmente sono solo “voci di corridoio”, ma sono convinto che se l’Usada non avesse qualcosa di concreto tra le mani, non ci sarebbero questi “rumori” in circolazione.
swissinfo: La partecipazione dell’atleta americana ai Giochi di Atene è ancora possibile, dopo questa nuvola di sospetti?
O. H.: Questa è una decisione che spetta a lei. Non sorprende il fatto che la Jones dichiari la sua innocenza e che si dica pronta ad andare ad Atene.
Ma se fossi in lei, rinuncerei. Le Olimpiadi non sono paragonabili ai Campionati del mondo, ci sono molte più cose in gioco, come ad esempio lo “spirito olimpico”.
Gli atleti che sono implicati in inchieste relative al doping, dovrebbero realizzare che i Giochi non devono essere oscurati da simili sospetti.
swissinfo: Fra pochi giorni cominceranno le Olimpiadi di Atene e, soprattutto negli Stati Uniti, i discorsi ruotano attorno al doping. Lei è sorpreso di questa situazione?
O. H.: No, non lo sono. Quando l’anno scorso è scoppiato lo scandalo del Thg, ho discusso con Terry Madden, il responsabile di Usada. Mi aveva avvertito che molti casi di doping sarebbero venuti alla luce.
Sappiamo che negli ultimi dieci o vent’anni, gli americani non avevano quella che si può definire una politica contro il doping. Ora invece sì, grazie all’Usada.
swissinfo: Vuole dire che la Svizzera ha considerato il doping in maniera più seria?
O. H.: Assolutamente. La Svizzera dispone, sin dal 1999, di un organo indipendente in seno a Swiss Olypic, la Commissione anti-doping. Durante gli scorsi anni, la competenza in materia di doping è passata dalle singole federazioni sportive a Swiss Olympic.
Abbiamo inoltre firmato ed adottato il codice Wada (World Anti-Doping Agency), oltre ad aver partecipato all’Iada (International Anti-Doping Arrangement). Sono convinto che la Svizzera faccia parte dei 15 paesi che lottano più efficacemente contro il doping.
swissinfo: Quanto infallibili sono queste procedure anti-doping? Possiamo affermare che tutti gli atleti della selezione olimpica svizzera sono “puliti”?
O. H.: Non possiamo essere sicuri al 100%, dal momento che le analisi anti-doping non possono essere effettuate continuamente. Ogni anno conduciamo circa 1'900 esami, ma siccome i mezzi sono limitati non siamo in grado di sottoporre uno sportivo a quattro, cinque test all’anno. Sebbene non sarebbe una pratica sbagliata.
Non mancano tuttavia esempi di atleti che sono stati analizzati addirittura dieci volte in un anno, mentre altri, di categoria diversa, non sono mai stati sottoposti a nessun esame.
La cosa certa è che i partecipanti ai Giochi di Atene sono stati controllati a più riprese. Abbiamo eseguito un totale di 400 test sui 100 atleti che conta la selezione elvetica.
swissinfo: Che cosa pensa del doping genetico? È una minaccia da considerare seriamente?
O. H.: Al momento credo che non rappresenti un problema, ma temiamo che possa diventarlo tra pochi anni. Quando questi metodi faranno la loro apparizione nel mondo medico, sono sicuro che non mancheranno gli atleti che vorranno approfittarne.
I ricercatori che lavorano sulle terapie genetiche per rafforzare la muscolatura, affermano d’altronde di aver già ricevuto richieste da parte di sportivi.
swissinfo: I membri del Comitato olimpico internazionale che non adottano il codice Wada contro le sostanze illecite dovrebbero essere estromessi dai Giochi?
O. H.: Direi di sì. I paesi non firmatari non dovrebbero partecipare né alle Olimpiadi né ai Campionati del mondo. Inoltre bisognerebbe vietare loro di organizzare questo tipo di avvenimenti. Bisogna esercitare una certa pressione per fare aderire tutti al concordato.
swissinfo: Le è mai capitato di assistere ad una gara e pensare che un atleta possa aver preso degli steroidi?
O. H.: Sì, è già capitato. Ma quando, anni fa, mi ponevo questo tipo di domanda, non sapevo se l’atleta sarebbe stato scoperto oppure no. Oggi invece, so che ci sono buone possibilità che chi ha fatto uso di doping sarà scoperto.
swissinfo, intervista di Adam Beaumont
(traduzione: Luigi Jorio)
Fatti e cifre
Venerdì 6 agosto: meeting internazionale di atletica di Zurigo.
25,9 milioni di franchi il budget a disposizione dell’Agenzia mondiale anti-doping nel 2004.
In breve
Secondo Swiss Olympic, le misure anti-doping intraprese dai vari organi coinvolti cominciano a dare i loro frutti.
Regolamenti internazionali più severi lasciano poche scappatoie agli atleti che fanno uso di sostanze illecite.
Se da una parte le nuove tecniche di doping costituiscono una seria minaccia, come il doping genetico, dall’altra gli esperti della lotta ai prodotti proibiti hanno migliorato le procedure di controllo.
Durante i Giochi olimpici e paraolimpici di Atene sarà introdotto il Codice mondiale anti-doping, il primo documento che armonizza le regole concernenti il doping in tutti gli sport ed in tutti i paesi.