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Londra-Lugano, 24 maggio 2012. Il coraggio dimostrato da un vasto numero di manifestanti nel corso dello scorso anno è andato di pari passo con le mancanze del Consiglio di sicurezza dell’ONU, che è apparso consumato e sempre più inadatto a rispondere ai bisogni attuali. Lo ha dichiarato Amnesty International in occasione della pubblicazione del Rapporto annuale 2012 sulla situazione dei diritti umani nel mondo.
Il Rapporto annuale 2012 rende conto della situazione dei diritti umani in 155 paesi e territori nel corso del 2011, anno che ha coinciso con il 50esimo anniversario dell’organizzazione. Il documento mostra come la risposta della comunità internazionale alle crisi dei diritti umani sia spesso segnata da paura, esitazioni, opportunismo e ipocrisia. Fatti apparsi in modo particolarmente evidente in Medio Oriente e Nord Africa, dove l’atteggiamento nei confronti dei governi che hanno represso la rivolta popolare è stato molto diverso da nazione a nazione.
Il sostegno ai movimenti di protesta popolari espresso a gran voce da un gran numero di potenze mondiali e regionali all’inizio del 2011 non si è tradotto in atti concreti.
“Con le manovre delle potenze mondiali che tentano di diventare influenti in Medio Oriente e in Nord Africa, durante lo scorso anno abbiamo assistito troppo spesso alla nascita di alleanze dettate dall’opportunità e visto gli interessi finanziari esercitati a detrimento dei diritti umani”, ha dichiarato Salil Shetty, il Segretario Generale di Amnesty International. “Il tema dei diritti umani viene utilizzato quando serve gli obiettivi dei responsabili politici o economici, mentre ci si affretta a richiuderlo nel cassetto appena crea fastidi o ostacoli al profitto.”
Dopo essersi mostrato impotente di fronte alla situazione in Sri Lanka, poi incapace di agire sui crimini contro l’umanità in Siria (uno dei principali clienti della Russia in materia di armamenti), il Consiglio di sicurezza dell’ONU, presunto guardiano della pace mondiale, appare essere molto inefficace in questa sua missione. Per quel che riguarda le potenze emergenti – India, Brasile e Africa del Sud – troppo spesso hanno fatto prova di un silenzio complice.
“È sempre più chiaro e urgente che la situazione in Siria deve essere riferita alla Corte penale internazionale affinché apra un’indagine per crimini contro l’umanità. La determinazione di alcuni membri del Consiglio di sicurezza nel voler proteggere la Siria ad ogni costo permette al governo del paese di non rendere conto per i propri crimini. Si sta tradendo il popolo siriano”, ha affermato Salil Shetty.
“I manifestanti hanno mostrato che il cambiamento è possibile. Hanno sfidato i governi, esortandoli ad agire per la giustizia, l’uguaglianza e la dignità. Hanno mostrato che i dirigenti che non rispondono a queste esigenze non saranno più tollerati. Dopo un inizio difficile il 2012 deve diventare l’anno dell’azione”, ha concluso Salil Shetty.
Svizzera
Nel capitolo consacrato alla Svizzera, Amnesty International constata come il divieto di costruire minareti sia rimasto in vigore e che ulteriori testi di legge discriminatori sono stati proposti a livello cantonale e federale. L’organizzazione ha inoltre espresso preoccupazione per il trattamento riservato ai richiedenti l’asilo, in particolare in merito all’uso sproporzionato della forza e ai metodi di costrizione impiegati durante i voli di rimpatrio forzato.
Nel mese di luglio, nel corso della procedura di rinvio di 19 cittadini nigeriani all’aeroporto di Zurigo, un uomo è stato malmenato e sul caso non è stata aperta un’indagine indipendente. L’inchiesta sulla morte di Ndukaku Chiakwa, cittadino nigeriano morto nel marzo 2010 all’aeroporto di Zurigo durante un rimpatrio di massa, è continuata.
Secondo l’organizzazione l’insufficienza dell’aiuto accordato ai richiedenti l’asilo respinti rimane preoccupante. Sottomessi all’ “aiuto urgente”, questi sono spesso senza risorse e molto vulnerabili. Le strutture di accoglienza per richiedenti l’asilo spesso non sono adatte ai bisogni.