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Dimmi che cosa mangi e ti dirò in quale Dio credi
Scrive Marino Niola che il filosofo tedesco Ludwig Feuerbach passò tutta la vita a tormentarsi perché della sua poderosa opera speculativa era ricordata un'unica frase: «L'uomo è ciò che mangia». L'aforisma sul cibo più citato di sempre. Una considerazione, detto per inciso, che Feuerbach aveva inserito in uno scritto assai minore tra i suoi, una recensione del Trattato dell'alimentazione per il popolo, compilato dal medico a fisiologo olandese Jakob Moleschott e pubblicato in Germania nel 1850. Eppure si tratta di un libro «rivoluzionario, perché fa della nutrizione il principio motore della storia umana. Ponendo il cibo all'origine della società, del pensiero, della religione e persino delle differenze culturali e di classe». Proprio Marino Niola, assieme alla moglie Elisabetta Moro, ha dedicato al cibo e al rapporto tra la tavola e l'altare il suo ultimo lavoro, Mangiare come Dio comanda. Entrambi antropologi e docenti all'Università di Napoli Suor Orsola Benincasa, Moro e Niola tracciano nel libro il filo che lega le grandi e le piccole religioni agli usi, ai costumi, alle abitudini dei popoli. In una parola: alla loro cultura.