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Caso Günther Tschanun
Come vengono rimessi in libertà i criminali
Günther Tschanun uccise quattro persone nel 1986 e fu condannato a 20 anni di prigione per omicidio. Dopo la sua liberazione, ha vissuto in Ticino con un nuovo nome. Come funziona la riabilitazione dei criminali?
Günther Tschanun era capo della polizia delle costruzioni della città di Zurigo quando, nel 1986, uccise a colpi d'arma da fuoco quattro colleghi. L'Alta Corte di Zurigo lo condannò, in prima istanza, a 17 anni di prigione per omicidio premeditato. Nel 1990 la pena è stata aumentata a 20 anni dal Tribunale cantonale, che lo ha giudicato colpevole di assassinio plurimo.
Tschanun è stato rilasciato nel 2000 dopo 14 anni di detenzione. La sua seconda richiesta di rilascio anticipato fu accolta sulla base di diverse perizie che attestavano che non era a rischio di recidiva. Da quel momento ha vissuto in Ticino con il nuovo nome di Claudio Trentinaglia. È morto nel 2015 all'età di 73 anni a seguito di un incidente in bicicletta, come riportato dal «Tages-Anzeiger».
Solo poche persone sapevano della sua nuova vita, racconta la giornalista Michèle Binswanger a persoenlich.com. Gli veniva versata una piccola pensione grazie ad un lavoro in Appenzello, afferma. In Ticino, conduceva una vita appartata e modesta, probabilmente dopo aver tagliato tutti i ponti con il passato. «Era terrorizzato all’idea che qualcuno potesse tradirlo o scoprire la sua vera identità», racconta Binswanger.
Tschanun si era trasferito da un amico in Ticino ed intratteneva scarse relazioni con i suoi vicini, scrive il «Blick». Il suo italiano era fragile malgrado il suo nuovo nome dalle sonorità italiane, racconta un ex vicino. Un altro vicino lo ricorda come una persona socievole e di buon umore che era venuto ad un barbecue portando una bottiglia di Merlot.
Non capita spesso che i criminali rilasciati come Günther Tschanun abbiano un nuovo nome. Interpellato a tal proposito, il Dipartimento di giustizia e affari interni del Canton Zurigo ha dichiarato di non disporre di dati in merito: «Ma si presume sia una pratica estremamente rara». È così anche nel Canton Argovia, sottolinea Pascal Payllier, capo dell'ufficio penitenziario del Canton Argovia: «Negli ultimi 15 anni, non è stato riportato alcun caso simile nel cantone».
Promuovere la reintegrazione nella società
Cos’è di fondamentale importanza quando un criminale viene rilasciato dal carcere? Interpellato da «blue News», Patrick Cotti, direttore del Centro svizzero di competenze in materia d’esecuzione di sanzioni capitali (CSCSP), spiega: «Le pene e le misure hanno lo scopo di permettere ad una persona di seguire un percorso indipendente verso la libertà senza commettere nuovi reati. Quando è possibile, la detenzione dovrebbe rafforzare la stabilità psicologica e fisica di una persona, nonché consentirne l'ingresso in un ambiente di sostegno al di fuori del mondo carcerario». Come sottolinea anche Pascal Payllier, un ambiente sociale ben strutturato è fondamentale: per esempio condizioni di alloggio e di lavoro il più sicure possibili.
Secondo il Dipartimento di giustizia e affari interni del Canton Zurigo, l'obiettivo è quello di prevenire casi di recidiva e di promuovere il reinserimento nella società. La sospensione delle pene e delle misure avviene, ove possibile, in maniera progressiva, procedendo per fasi successive fino al rilascio definitivo.
I detenuti sono sostenuti da vari servizi all’interno del sistema correzionale, come gli interventi terapeutici, pastorali, medici e sociali, così come il lavoro e l'istruzione, sottolinea Patrick Cotti. «Devono essere trattati come se, una volta rilasciati, diventassero diretti vicini.»
Secondo Cotti, il prerequisito fondamentale per una risocializzazione di successo è la volontà di un detenuto di imparare dai propri errori. «Infine, altrettanto importante è il sostegno da parte della famiglia e degli amici, il suo ambiente più prossimo, nonché un impegno costruttivo all'interno del sistema correzionale».
«La gravità può essere percepita in modo diverso»
Secondo Pascal Payllier, i medesimi criteri relativi all'ambiente sociale e alla buona struttura si applicano in linea di principio anche alle persone condannate per reati gravi, una volta che la pena detentiva sia stata interamente scontata. Tuttavia: «seguendo il criterio della proporzionalità, si devono compiere sforzi ancora maggiori, rispetto ai detenuti condannati per reati minori, per preparare lo spazio di accoglienza sociale.» Inoltre, i requisiti per la libertà condizionale dopo almeno due terzi della pena sono notevolmente più elevati.
Dal canto suo, Patrick Cotti della CSCSP sottolinea: «la percezione della gravità del reato commesso può variare da persona a persona. Nella stragrande maggioranza dei casi, però c'è la consapevolezza di aver agito male». La gravità di un reato viene considerata allo stesso modo sia in prigione che nel resto della società. «Non va quindi trascurato lo stress psicologico– quasi indipendentemente dal reato commesso - causato dall’isolamento che non si è volontariamente scelto.»