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Swisscom ha annunciato un programma per riscattare il 10 per cento delle proprie azioni, che rappresentano un valore di 4,3 miliardi di franchi.
All'operazione parteciperà anche la Confederazione, azionista di maggioranza di Swisscom: il Consiglio federale ha oggi dato il proprio assenso.
Swisscom, indica un comunicato mercoledì, ha proceduto per circa un anno«a un'analisi sistematica» della realtà europea con l'obiettivo di espandersi attraverso nuove acquisizioni, ma ha poi preferito rinunciare, almeno provvisoriamente, non trovando nulla di interessante sul mercato. Ha quindi scelto di ridistribuire agli azionisti una parte delle proprie ingenti liquidità, calcolate in 6,7 miliardi di franchi.
Gli azionisti riceveranno per ogni titolo detenuto un'opzione di vendita: dieci opzioni (put option) daranno diritto al titolare di cedere un'azione Swisscom al prezzo di 580 franchi. Le opzioni potranno essere esercitate anche alla borsa svizzera in dieci giornate di contrattazioni, dal 22 febbraio al 7 marzo. Il riscatto delle azioni sarà seguito da un'equivalente riduzione del capitale. In occasione dell'assemblea generale fissata per il 30 aprile, Swisscom proporrà agli azionisti di radiare i titoli riscattati.
La Confederazione resterà azionista di maggioranza
L'operazione non modifica la posizione maggioritaria della Confederazione, che detiene attualmente circa il 65,5 per cento del capitale Swisscom. Berna - annuncia oggi il Dipartimento federale delle finanze - «intende partecipare al riscatto delle azioni esercitando la totalità delle sue opzioni di vendita». Approverà inoltre la proposta di riduzione del capitale. I ricavi saranno utilizzati per risanare il debito statale.
Swisscom ha anche annunciato risultati incoraggianti per l'esercizio 2001, con un utile operativo prima della deduzione di interessi, imposte e ammortamenti (EIBTDA), in crescita del 9 per cento rispetto al 2000. I risultati dettagliati saranno pubblicati il 26 marzo.
Le reazioni dei partiti
I partiti di governo accolgono positivamente la decisione del Consiglio federale di vendere una parte delle azioni Swisscom di proprietà della Confederazione alla stessa società telecom. Socialisti e Partito popolare democratico (PPD) vogliono però che l'ente pubblico rimanga azionista di maggioranza, mentre radicali e UDC sono favorevoli ad una privatizzazione a lungo termine.
Il PPD giudica buona la mossa del governo soprattutto perché con i ricavi si potrà risarcire parte dei debiti, ha detto la sua portavoce Béatrice Wertli. La Confederazione deve comunque continuare a mantenere il controllo su Swisscom per garantire che l'operatore offra le sue prestazioni di base a tutta la popolazione.
Una posizione, questa, fatta propria anche dal partito socialista: secondo il portavoce Jean-Philippe Jeannerat è importante che questa operazione non sia vista come un primo passo verso la privatizzazione. In sé la vendita è comunque un buon affare anche per le casse federali e il PS è favorevole ad impiegare il denaro per diminuire l'indebitamento: forse però una parte dei soldi andrebbe usata per investimenti in nuove tecnologie, ha detto Jeannerat.
Per l'UDC quanto deciso rappresenta un passo nella giusta direzione, ha affermato l'addetto stampa Simon Glauser. L'obiettivo deve essere la privatizzazione totale - in modo da favorire la concorrenza fra le diverse società telecom - e il denaro raccolto va impiegato per rimborsare il debito.
Anche per il PLR occorre sopprimere l'obbligo, per la Confederazione, di mantenere una partecipazione maggioritaria in Swisscom. Senza questa disposizione sia l'ente pubblico che l'operatore potrebbero pianificare meglio il futuro e agire con più prontezza sul mercato in caso si manifestasse una situazione favorevole, ha aggiunto la portavoce Barbara Perriard.
swissinfo e agenzie