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Dopo le elezioni parlamentari nell’autunno 2015, regnava un certo disincanto tra quella parte della popolazione svizzera che s’impegna a favore di un paese solidale e aperto. Avevano vinto le forze politiche amiche di un egoismo nazionalista e degli interessi economici di breve termine. Economiesuisse, Swissholdings e altri rappresentanti degli interessi delle imprese multinazionali esultavano: finalmente di nuovo un parlamento per il quale gli interessi delle grandi imprese sono più importanti della solidarietà verso le persone sfavorite e della tradizione umanitaria della Svizzera.
Questo è storia di qualche tempo fa. Nel frattempo, tra la popolazione sono apparsi dei segnali di cambiamento di tendenza politica. Nel febbraio 2017 la popolazione svizzera ha affondato la Riforma lll dell’imposizione delle imprese. Questo è stato positivo da un punto di vista della politica di sviluppo. La riforma avrebbe creato dei nuovi incentivi per le imprese a trasferire i loro utili dai paesi in sviluppo, senza imporli, verso la Svizzera.
A fine ottobre, in un sondaggio si rilevava che il 77% delle persone intervistate sosteneva l’iniziativa per multinazionali responsabili. E questo prima della pubblicazione dei Paradise Papers. Se il sondaggio si fosse realizzato dopo la pubblicazione, probabilmente il sostegno sarebbe stato ancora maggiore. Le Svizzere e gli Svizzeri vogliono un obbligo legale, che imponga alle imprese di rispettare i diritti umani e di proteggere l’ambiente, anche all’estero.
Pare però che il Consiglio federale non abbia ancora percepito il segno dei tempi. La versione riveduta della riforma dell’imposizione delle imprese, mandata in consultazione, assomiglia in alcuni suoi punti essenziali alla versione precedente che è stata respinta alle urne. All’Onu, a Ginevra, la Svizzera non collabora nel negoziato per uno strumento vincolante sui diritti umani e le imprese, inimicandosi così i paesi in sviluppo. Il Consiglio federale combatte l’iniziativa per le imprese responsabili e sollecita la responsabilità individuale. Le imprese devono volontariamente rispettare i diritti umani e proteggere l’ambiente.
I Paradise Papers mostrano come funziona il volontarismo: innumerevoli imprese utilizzano volontariamente ogni minima lacuna legale per massimizzare i loro utili. I Paradise Papers trattano dell’evasione fiscale e non della violazione dei diritti umani e dei disastri ambientali devastanti. L’opposizione massiccia di Economiesuisse e Swissholdings all’iniziativa per delle imprese responsabili dimostra invece chiaramente che le multinazionali hanno non solo dei problemi con la moralità fiscale ma anche con il rispetto dei diritti umani.
E’ pertanto confortante che la Commissione degli affari giuridici del Consiglio degli Stati prenda sul serio l’iniziativa. Vuole includerne dei punti essenziali in un controprogetto parlamentare. Il contenuto dettagliato di questo controprogetto è ancora aperto. Gli iniziativisi, tra i quali Alliance Sud, hanno segnalato il loro interesse. Sono aperti al dialogo su una legge che porterebbe dei miglioramenti importanti rispetto allo statu quo. Un’ampia diligenza in materia di diritti umani non deve essere un atto volontario per le imprese. Le violazioni dei diritti umani devono portare a delle chiare conseguenze giuridiche.
Pubblicato il 7 dicembre 2017 sul Corriere del Ticino
(Traduzione Sonia Stephan)