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Il Consiglio federale ha obiettivi ambiziosi per il futuro agricolo del Paese: entro il 2050 più della metà degli alimenti consumati in Svizzera dovrà essere di produzione indigena, le emissioni di gas a effetto serra del settore primario dovranno essere ridotte del 40% rispetto al 1990, la dispersione di fertilizzanti nell'ambiente dovrà essere diminuita e lo spreco alimentare andrà ridotto di tre quarti. La popolazione elvetica, infine, dovrà nutrirsi in modo sano.
Sono questi alcuni punti del rapporto commissionato al Governo dalle Camere quando, tra la fine del 2020 e l'inizio del 2021, avevano sospeso la revisione della politica agricola 2022.
La nuova strategia - in tre tappe - prende in considerazione l'insieme del sistema, partendo dalla considerazione che tutti, dall'agricoltore al consumatore, hanno un ruolo nel garantire la sicurezza alimentare elvetica.
Negli ultimi vent'anni sono stati fatti passi avanti e non solo dal profilo ecologico, constata il Governo: il tasso di autosufficienza è rimasto stabile malgrado la crescita della popolazione e il reddito medio delle aziende agricole è cresciuto, ma nel contempo l'urbanizzazione si è mangiata un'altra fetta di terreno agricolo, le importazioni di mangimi per animali sono raddoppiate e l'uso dei pesticidi è ancora troppo elevato.