Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/116851

<h2>SubmittedText<h2><p>I provvedimenti volontari dell'economia previsti dalla legge sul CO2 sono un modello di successo. Dal 2001, le ditte organizzate nell'AEnEC (Agenzia dell'energia per l'economia) hanno prevenuto l'emissione di oltre 5,3 tonnellate di CO2. Grazie ai notevoli sforzi dell'economia, i valori stabiliti dall'UFAM come obiettivo per l'industria nel periodo di adempimento del Protocollo di Kyoto fino al 2012 saranno più che rispettati. In tale contesto, la Fondazione Centesimo per il clima ha un ruolo importante. Nelle due aste finora organizzate, l'industria ha potuto vendere a detta Fondazione le proprie quote di emissioni eccedenti. Queste due aste hanno consentito una riduzione complessiva del bilancio delle emissioni di CO2 della Svizzera pari a 1,5 milioni di tonnellate. Malgrado gli sforzi dell'industria, alla Svizzera mancano ancora circa 800 000 tonnellate di CO2 l'anno per cogliere l'impegno assunto nel quadro del Protocollo di Kyoto. Nel contempo, sui conti delle emissioni di CO2 dell'industria vi è attualmente un volume complessivo compreso tra 200 000 e 300 000 tonnellate l'anno, dovuto alle eccedenze rimaste dopo l'adempimento degli obiettivi da parte delle singole aziende, conservato dalle stesse per il periodo post-Kyoto (il cosiddetto banking del CO2). Detto volume corrisponde a oltre il 50 per cento delle eccedenze complessive delle circa 900 ditte che fanno parte dell'AEnEC. La Fondazione Centesimo per il clima dispone, malgrado le due aste effettuate con successo, di fondi sufficienti per acquistare ulteriori quote di CO2. Ciò è stato riconosciuto anche dal Consiglio federale, che recentemente ha incaricato il DATEC di negoziare con la Fondazione un adeguamento del relativo contributo di riduzione.</p><p>1. Come valuta il Consiglio federale l'idea di impiegare le quote di emissioni di CO2 attualmente inutilizzate dalle ditte per colmare o ridurre il divario dagli obiettivi fissati nel quadro del Protocollo di Kyoto? </p><p>2. Sarebbe possibile procedere alla vendita di dette quote alla Fondazione Centesimo per il clima mediante una terza asta nell'autunno 2011?</p><p>3. Supponendo che le quote delle aziende presenti sul territorio svizzero vengano tutte vendute, a quanto ammonterebbe la quota ancora da coprire con certificati di emissioni esteri?</p><p>4. A quanto ammonterebbero i costi previsti dall'utilizzo delle quote dell'industria e quelli relativi all'acquisto di sole quote estere?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Senza ulteriori sforzi, la Svizzera mancherà probabilmente di 0,8 milioni di tonnellate di CO2 l'anno l'obiettivo stabilito dal Protocollo di Kyoto. L'interpellante propone di riscattare le eccedenze delle imprese con un'esenzione dalla tassa sul CO2 e di computare tali eccedenze per il raggiungimento degli obiettivi fissati dal Protocollo di Kyoto.</p><p>1. La decisione di vendere o riportare sul periodo successivo le relative eccedenze spetta alle imprese esentate dalla tassa sul CO2 con obiettivi di riduzione. La Confederazione non dispone di nessuna base legale per intervenire in questa decisione del settore privato.</p><p>2. Se il centesimo per il clima è prelevato sino alla fine del 2012, secondo quanto affermato a voce dal direttore della Fondazione Centesimo per il clima si potranno fino ad allora costituire delle riserve pari a circa 70 milioni di franchi. Conformemente al fine della fondazione, tali riserve devono essere utilizzate per la riduzione delle emissioni dei gas serra in Svizzera e all'estero. In considerazione di questa fattispecie, il 10 giugno 2011, il Consiglio federale ha incaricato il DATEC di avviare i negoziati con la Fondazione Centesimo per il clima in vista di un adeguamento del contributo di riduzione della fondazione stessa. La possibilità di utilizzare una parte delle riserve finanziarie della fondazione per ulteriori prestazioni di riduzione in Svizzera (p. es. organizzando una terza asta) è ancora oggetto dei negoziati.</p><p>3. L'AEnEC (Agenzia dell'energia per l'economia) auspica che le imprese esentate dalla tassa superino ogni anno di 0,4 a 0,5 milioni di tonnellate di CO2 i loro obiettivi di riduzione. Le imprese vendono annualmente 0,2 milioni di tonnellate di CO2 di tali eccedenze alla Fondazione Centesimo per il clima. Il divario previsto non potrebbe comunque essere colmato nemmeno se le imprese vendessero le proprie eccedenze rimanenti pari a un importo stimato compreso fra 0,2 e 0,3 milioni di tonnellate di CO2 l'anno. Mancherebbe di fatto un fabbisogno di circa 0,55 milioni di tonnellate di CO2 l'anno.</p><p>4. Nell'ambito delle aste già effettuate, la Fondazione Centesimo per il clima ha pagato alle imprese, secondo gli accordi sugli obiettivi, prezzi fino a cento franchi la tonnellata di CO2 per le loro eccedenze. Applicando tali prezzi, per l'acquisto delle eccedenze supplementari sarebbero necessari almeno 25 milioni di franchi l'anno (circa 125 milioni per l'intero periodo d'impegno). Per l'importo mancante pari a circa 0,55 milioni di tonnellate di CO2 l'anno sarebbe inoltre necessario acquistare dei certificati di emissione esteri. Applicando i prezzi attuali, per il periodo d'impegno quinquennale dovrebbero dunque essere spesi altri 41 milioni di franchi circa.</p><p>Per colmare il divario preventivato pari a 0,8 milioni di tonnellate di CO2 l'anno mediante certificati di emissione esteri sarebbero necessari, ai prezzi attuali, circa 12 milioni di franchi l'anno (circa 60 milioni sull'intero periodo d'impegno).</p>  Risposta del Consiglio federale.