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Nella notte tra il 14 e il 15 aprile 1912, il transatlantico RMS Titanic – emanazione massima di lusso e tecnologia navale dell’epoca – affondò durante il suo viaggio inaugurale da Southampton a New York, poco meno di tre ore dopo la collisione con un iceberg. La vicenda, entrata nell’immaginario collettivo tramite l’omonimo film di James Cameron del 1997, è una delle più grandi tragedie marittime della storia e certamente la più conosciuta. Con un numero insufficiente di scialuppe per mettere in salvo tutte le 2224 persone a bordo, solo 705 passeggeri furono tratti in salvo dal Carpathia, l’unica nave che rispose all’SOS. Tra questi c’era anche lo statunitense Richard Norris Williams, aspirante tennista ventunenne che riuscì straordinariamente a sopravvivere.
Nato a Ginevra nel 1891 da una famiglia benestante e appassionato di tennis fin dalla tenera età, Richard si imbarcò sul Titanic insieme a suo padre Charles, occupando una prestigiosa cabina di prima classe. Dopo l’impatto con l’imponente massa ghiacciata e con il panico sempre più tangibile tra i corridoi e i ponti della nave, il ragazzo non si diede per vinto, ma anzi, prima di cercare di salvarsi liberò un passeggero bloccato, sfondando d’impulso una porta. Questo comportamento eroico fu rimproverato da uno steward che, assistendo alla scena, gli comunicò di dover risarcire il danno. Tale situazione, tra le altre cose, è stata riproposta nel colossal con Leonardo DiCaprio e Kate Winslet.
Con le lance di salvataggio ormai esaurite, Richard, suo padre e centinaia di altre persone si ritrovarono a mollo nelle gelide acque atlantiche. Mentre il genitore del giovane rimase ucciso dalla rovinosa caduta del gigantesco imbuto del transatlantico, il ventunenne nuotò fino ad una zattera pieghevole semi-allagata, dove rimase sommerso dalla vita in giù insieme ad altri passeggeri (la cui maggior parte morì per ipocondria) fino allo spostamento su una zattera più confacente, in attesa dei soccorsi. Stremato e indebolito dal freddo tagliente dell’acqua, Richard non perse mai conoscenza nelle quasi due ore che precedettero l’arrivo del Carpathia: nemmeno il crudele destino l’avrebbe fermato; in un modo o nell’altro sarebbe arrivato a New York, la meta in cui progettava di iniziare formalmente la propria carriera agonistica.
Una volta a bordo del Carpathia il ragazzo fu visitato e il medico di bordo gli mosse la proposta di farsi amputare le gambe, a suo dire irreparabilmente compromesse dalla lunga permanenza a contatto con l’acqua gelida. Richard si oppose senza pensarci due volte, non avendo la minima intenzione di mettere fine alla sua carriera non ancora ufficialmente iniziata. Il medico, seppur riluttante, acconsentì al rifiuto del giovane atleta che, giunto nella Grande Mela, cominciò fin da subito ad allenarsi con lo scopo di tornare nel pieno della forma. Il triste ricordo del naufragio si trasformò in intensa motivazione e appena sei mesi dopo il triste episodio, Richard Norris Williams trionfò agli U.S. National Championships – gli attuali Us Open – partecipando in doppio misto con la connazionale Mary Browne. Nel 1914 il tennista vinse nuovamente lo slam statunitense, conquistando quest’ultimo per la prima volta in singolare. L’atleta bisserà il successo due anni più tardi, nell’edizione 1916 del torneo americano, confermandosi nel singolare maschile.
Dopo la parentesi nell’esercito durante la Prima Guerra Mondiale, arrivò la partecipazione a Wimbledon nel 1920, in quel Regno Unito che aveva dato i natali al Titanic. La vittoria dello slam britannico, conquistata in doppio maschile con Chuck Garland, sarà il suo unico trofeo vinto lontano dagli Stati Uniti. All’età di 33 anni, alle Olimpiadi di Parigi del 1924, l’ormai affermato tennista ottenne la medaglia d’oro vincendo la finale di doppio misto. L’anno seguente fu la volta del primo trionfo in doppio maschile negli Us Open, cosa che si ripeterà nel 1926. Lo statunitense concluse la sua strabiliante carriera nel 1935, all’età di 44 anni. Le sue ultime stagioni da professionista furono caratterizzate dalla partecipazione a tornei di importanza minore, a cui prese parte soprattutto con l’obiettivo di stimolare i tennisti più inesperti attraverso i suoi racconti di rivalsa personale e professionale. Dopo una vita magnificamente vissuta, Richard Norris Williams si spense il 2 giugno 1968 a Philadelphia, all’età di 77 anni: 56 anni dopo quella notte di aprile che avrebbe potuto precludere alla storia uno sportivo simbolo della totale rinascita.