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WASHINGHTON - Potrebbe sembrare una scena tratta dal film “Inception”, invece è accaduto davvero. Un team internazionale di scienziati è riuscito in un esperimento a dialogare in tempo reale con persone che stavano sognando. Lo studio, pubblicato sulla rivista Current Biology, è stato condotto da un team di ricercatori della Northwestern University dell’Illinois, con la collaborazione di quattro laboratori indipendenti negli Stati Uniti, Germania, Francia e Paesi Bassi.
Il test ha coinvolto 36 volontari, persone che avevano sperimentato almeno una volta nella loro vita il cosiddetto “sogno lucido”, cioè in cui si è coscienti di stare sognando, o che avevano ricevuto una formazione speciale. I ricercatori avevano infatti istruito i volontari a riconoscere alcuni segnali, suoni, luci, o un tocco delle dita, che sarebbero serviti per aiutare a capire quando stavano sognando.
Con l’aiuto di un polisonnigrafo, un macchinario specializzato nel rilevamento dati del sonno, gli scienziati hanno monitorato da vicino le funzioni corporee dei soggetti del test, registrando le onde cerebrali, la frequenza cardiaca, la temperatura corporea, i movimenti degli occhi e la respirazione. In questo modo, il team è stato in grado di determinare quando i soggetti della sperimentazione si trovavano nella fase REM, lo stadio del sonno in cui di solito si verificano sogni lucidi e caratterizzato dalla presenza di rapidi movimenti oculari.
Mentre i partecipanti dormivano, i ricercatori hanno comunicato con loro usando differenti strumenti, dalle domande a voce ai flash di luce. In particolare, hanno chiesto ai sognatori di rispondere a semplici domande con un “si” o con un “no”, o di risolvere banali operazioni matematiche. I volontari potevano rispondere muovendo gli occhi o il volto nei modi stabiliti in precedenza, avendo tutti un elmetto con elettrodi posizionati sul cranio che permetteva agli scienziati di monitorare l’attività cerebrale e le contrazioni dei muscoli facciali.
In circa un quarto delle sessioni i partecipanti sono stati in grado di dire con successo ai ricercatori che stavano facendo un sogno lucido. Su 158 domande complessive, i sognatori hanno risposto correttamente nel 18,6% dei casi. Solo il 3,2% delle risposte era sbagliato, mentre il 60% delle domande non ha ottenuto risposta. Inoltre, coloro che hanno dialogato con gli scienziati durante il sonno hanno poi raccontato i loro sogni. Ad esempio, uno di loro si trovava ad una festa con amici e all’improvviso ha sentito una voce fuori dalla stanza chiedergli “sai parlare spagnolo?”, alla quale ha subito risposto “no”. Un altro ha dichiarato di aver sentito un quesito matematico provenire da un’autoradio e di aver risolto facilmente l’operazione continuando a sognare.
L’esperimento, dunque, ha svelato l’esistenza di un canale di comunicazione bidirezionale durante il sonno che apre la strada a un nuovo approccio per l’esplorazione scientifica dei sogni. Karen Konkoly, neuroscienziata della Northwestern University e tra le autrici dello studio, spera che questa tecnica possa avere applicazioni terapeutiche, come ad esempio aiutare a superare traumi e a ridurre l’ansia e la depressione.