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L'ex vicepresidente del consiglio di amministrazione della Posta è stato informato del suo coinvolgimento nelle indagini lo scorso ottobre
BELLINZONA / BERNA - «Non lo so il perché». Sono le parole di Adriano Vassalli, ex vicepresidente del consiglio di amministrazione della Posta, che ha saputo nel mese di ottobre scorso di essere indagato dalla polizia federale (FedPol) nel caso di frode che tra il 2018 e il 2019 ha fatto tremare il Gigante Giallo.
Le indagini, lo ricordiamo, erano scattate quando durante la regolare attività di revisione del 2017 svolta dall'Ufficio federale dei trasporti (Uft), era emerso che nei precedenti dieci anni Autopostale Svizzera Sa aveva realizzato utili che erano stati trasferiti ad altri settori di attività. Il caso segnalato, la FedPol aveva condotto delle indagini, arrivando ad accusare sei persone di aver cercato di ingannare l'Uft con l'obiettivo di non perdere i sussidi.
Arrivato in tribunale nel 2020, il caso si era chiuso con un nulla di fatto, in quanto il Tribunale Penale Federale aveva stabilito che non c'erano le basi penali per proseguire. Nonostante questo la FedPol aveva da subito affermato che non avrebbe lasciato cadere il caso e che avrebbe continuato nelle indagini.
Ed ecco che oggi spunta infatti un nuovo nome, tutto ticinese. Interpellato dal Blick, Adriano Vassalli non ha saputo spiegare il motivo per cui è indagato. «Non so per quale motivo sono stato coinvolto nelle indagini». «Non so chi ha fatto cosa. Ciò di cui però sono sicuro è che sono innocente».
Secondo Blick, Vassalli potrebbe essere finito tra gli indagati a causa di una nota del 21 agosto 2013 in cui si faceva riferimento a uno «spostamento dei costi dai trasporti finanziati con fondi pubblici». Tuttavia, come sottolineato anche dal Ticinese, la Posta stessa aveva assicurato che lui non aveva ricevuto quel biglietto e che quindi non poteva essere a conoscenza di quanto stesse accadendo.