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Malgrado i progressi nel contrastare i flussi finanziari illeciti, la Svizzera deve fare di più per evitare che il cosiddetto “denaro sporco” arrivi nelle sue banche. È l’opinione di un esperto dell’ONU, che invita Berna a sanzionare più severamente il riciclaggio e l’evasione fiscale.
«Negli ultimi anni la Confederazione svizzera ha compiuto progressi nel contrastare i flussi finanziari illeciti», ha detto mercoledì Juan Pablo BohoslavskyLink esterno, esperto indipendente delle Nazioni Unite per le questioni legate al debito estero e ai diritti umani, intervenendo al Consiglio dei diritti umani di Ginevra. Tra le buone pratiche c’è la Legge sulla restituzione degli averi di provenienza illecitaLink esterno, che ha lo scopo di facilitare il blocco, la confisca e la restituzione di valori patrimoniali depositati nelle banche svizzere. Negli ultimi 25 anni, la Svizzera ha restituito 1,88 miliardi di franchi, secondo le autorità.
«Tuttavia, bisogna ancora rafforzare la responsabilità, la regolamentazione e la supervisione del mercato finanziario svizzero al fine di evitare le ripercussioni negative sui diritti umani correlate ai flussi finanziari illeciti e di impedire che degli averi di origine illecita vengano depositati in Svizzera», ha aggiunto Bohoslavsky.
Raccomandazioni
Il Consiglio ONU dei diritti umani ha incaricato Bohoslavsky di esaminare l’impatto del debito estero sui diritti economici e sociali. Il suo rapporto sulla SvizzeraLink esterno, redatto dopo una visita ufficiale nel paese lo scorso ottobre, include 30 raccomandazioni. Tra queste: una migliore dovuta diligenza (due diligence), in particolare nei confronti di persone politicamente esposte (PEP) e le persone con un alto patrimonio netto, e sanzioni più severe per il riciclaggio di denaro e l’evasione fiscale.
Andrebbe inoltre fatta una valutazione dell’impatto sui diritti umani del Progetto fiscale 17Link esterno, il quale potrebbe accentuare la concorrenza fiscale «nociva» a livello internazionale e tra i cantoni, ha avvertito l’esperto. La riforma, ha puntualizzato, incita le multinazionali a trasferire i loro profitti in Svizzera, quando invece dovrebbero pagare le imposte laddove realizzano i benefici.
L’Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari FINMA, ha aggiunto Bohoslavsky, dovrebbe poi disporre di sufficienti collaboratori, risorse e poteri, «proporzionalmente alla dimensione del mercato finanziario svizzero». Gli istituti e le banche svizzere gestiscono fondi per un valore di circa 6'600 miliardi di franchi e il 25% dei patrimoni transfrontalieri globali.
Per il mercato finanziario elvetico, i rischi sono sempre presenti, ha scritto l’esperto nel suo rapporto sulla Svizzera, facendo riferimento al coinvolgimento di diverse banche nello scandalo Petrobras e al sospetto flusso di denaro nel fondo sovrano malese 1MDBLink esterno.
Svizzera «pienamente impegnata»
L’ambasciatore svizzero alle Nazioni Unite Valentin Zellweger ha reagito affermando che la Svizzera «è pienamente impegnata nella lotta al riciclaggio di denaro e al finanziamento del terrorismo, combattendo al contempo l’evasione fiscale e i flussi finanziari illeciti». La Svizzera si sta anche sforzando di applicare gli standard internazionali, ha aggiunto Zellweger, rammentando la revisione paritaria del Gruppo di azione finanziaria contro il riciclaggio di denaro (GAFI) e la valutazione positiva contenuta in un recente rapporto del Forum globale sulla trasparenza e sullo scambio di informazioni in questioni fiscali (Global Forum).
«Riteniamo che il rapporto [Bohoslavsky] offra soltanto un’immagine parziale della situazione e che le critiche non siano sempre inserite nel loro contesto più ampio», ha detto il diplomatico.
Traduzione dall'inglese di Luigi Jorio