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A 30 anni dalla catastrofe nucleare di Chernobyl, è stato finalmente posizionato il mega-arco - largo 275 metri e alto 108 metri - progettato per coprire i resti del reattore numero 4 della centrale atomica. L'operazione di traslazione, parte di uno dei progetti ingegneristici più ambiziosi al mondo, nella quale c’è anche una partecipazione svizzera, è durata due settimane. Ora inizia lo smantellamento delle parti instabili del 'sarcofago' costruito in fretta e furia dopo la sciagura.
All’epoca Mosca minimizzò per giorni la gravità della sciagura, esponendo a inutili rischi la popolazione coinvolta: ancora oggi non è possibile quantificare con certezza il costo umano dell'incidente. Di certo si sa che le squadre d'intervento rapido - i cosiddetti 'liquidatori' - di fatto sacrificarono la loro vita per spegnere l'inferno radioattivo. Intorno al reattore venne poi costruito, in fretta e furia, un 'sarcofago' di cemento e ferro che aveva il compito di ingabbiare il cuore pulsante del reattore. Una 'toppa' che ha svolto il suo dovere per oltre 30 anni, ma che da tempo aveva iniziato a dare segnali di cedimento.
La comunità internazionale ha così deciso d'intervenire e oltre 40 fra Paesi e organizzazioni hanno condiviso risorse e conoscenze per trasformare quel rammendo in una soluzione permanente. L'operazione 'New Safe Confinement' ha così raccolto oltre due miliardi di euro di finanziamenti, gestiti ed erogati dalla Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo (Bers).
swissinfo.ch con RSI e ats (TG delle 20:00 del 29.11.16)