Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01237.jsonl.gz/232

Dopo quasi quattro anni è stata definitivamente confermata l’espulsione dalla Svizzera di un capoverdiano con passaporto portoghese che nel nostro Paese ha accumulato una lunga serie di condanne, soprattutto per furti ma anche per atti sessuali con minori. Tuttavia l’uomo, come si legge nella sentenza del Tribunale federale pubblicata martedì, continuerà a ricevere la rendita intera di invalidità che gli era stata assegnata nel 2015. Considerato che ha solamente 28 anni, significa che la Svizzera dovrà mantenerlo ancora per decenni. Nonostante sia un criminale che in Svizzera ha passato pochi anni della sua vita, senza per altro mai lavorare veramente.
Addirittura, se fosse stato per certi medici, l'uomo non avrebbe nemmeno dovuto essere espulso. Nella sentenza del Tribunale federale viene citato ad esempio il rapporto di una dottoressa, la quale dopo aver visitato l’uomo scriveva: “Non posso immaginarmi che questo paziente possa cavarsela da solo in un altro Paese che non sia la Svizzera”. Eppure non è malato. Ha ricevuto l’AI più che altro perché incapace di lavorare. Pesante 133 chili per 1 metro e 85 di altezza, soffre solo di balbuzie e di una certa difficoltà di deambulazione legata all’obesità. Inoltre gli è stato riconosciuto un QI molto basso, di 67. Ma nessun medico gli ha mai diagnosticato altre patologie. "È in buona salute" ha scritto un altro medico.
Inoltre i suoi presunti problemi fisici non gli hanno mai impedito di delinquere. E così nell’aprile 2016, dopo l’ennesima condanna penale, la Sezione della popolazione del Canton Vaud ha deciso di revocargli il permesso di dimora ed espellerlo nella Svizzera. Grazie a una lunga serie di ricorsi l’uomo è riuscito a prolungare la permanenza in Svizzera, dove era giunto nel 2008 insieme ai genitori. Ma ora non ha più possibilità di appello. Dovrà rifarsi una vita all’estero. Con i soldi della AI.