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Berna – Il Consiglio federale riconosce le gravi mancanze delle autorità federali e cantonali nelle quasi 900 adozioni di bimbi dello Sri Lanka tra gli anni Settanta e Novanta, illegali a vario titolo. Esprimendo rammarico, assicura agli adottati il sostegno nella ricerca delle origini e verificherà la prassi attuale in materia di adozioni.
Il governo ha pubblicato oggi un rapporto, adottato venerdì, in risposta a un postulato del dicembre 2017. L'atto parlamentare dell'allora consigliera nazionale Rebecca Ruiz (Ps/Vd) faceva riferimento a uno scandalo per certi versi noto da 40 anni, ma riemerso con prepotenza in quell'autunno in seguito a un programma televisivo olandese, che ha richiamato l'attenzione sull'esteso traffico di bambini tra lo Sri Lanka e diversi paesi europei.
In Svizzera, le numerose irregolarità, alcune delle quali molto gravi, nelle procedure di adozione di neonati e bimbi in tenera età srilankesi sono state dimostrate in uno studio della Scuola universitaria professionale di scienze applicate di Zurigo (Zhaw) pubblicato alla fine di febbraio. Il Consiglio federale le fa proprie nel suo rapporto. "Non è facile comprendere il mancato intervento delle autorità", scrive il governo.
Sincero rimpianto...
In una conferenza stampa a Berna, stamani la responsabile del Dipartimento federale di giustizia e polizia (Dfgp) Karin Keller-Sutter ha riconosciuto che le autorità cantonali e federali erano a conoscenza delle pratiche in gran parte illegali, ma non hanno agito perché ognuna si è trincerata dietro i propri limiti di competenza.
"Il Consiglio federale riconosce la grande sofferenza, che non può essere cancellata", ha detto Keller-Sutter esprimendo "sincero rimpianto agli adottati e alle loro famiglie". Dello stesso tenore le parole del consigliere di Stato sangallese Fredy Fässler (Ps), presidente della Conferenza delle direttrici e dei direttori dei dipartimenti cantonali di giustizia e polizia (Cddgp).
... ma non scuse
Il governo federale rinuncia però a formulare delle scuse. Dopo aver consultato le associazioni di sostegno agli adottati, è emerso che per loro era soprattutto rilevante il riconoscimento delle mancanze delle autorità. Inoltre, ha spiegato la "ministra" di giustizia, in questa vicenda, contrariamente a quella dei collocamenti coatti, non è lo Stato ad aver promosso pratiche insostenibili.
Il rapporto odierno si occupa di due altri ambiti: il sostegno alla ricerca delle origini da parte degli adottati e l'analisi della situazione attuale in merito al tema delle adozioni internazionali in Svizzera.
Ricerca delle origini...
Gli adottati possono ritrovarsi ad affrontare difficoltà enormi nella ricerca delle loro origini. Sono molti i casi di falsificazione di documenti. Back to the Roots (ritorno alle radici), associazione che difende gli interessi degli adottanti dello Sri Lanka in Svizzera, è riuscita a ricostituire l'identità di sole dodici persone su 200 di cui si occupa, ha affermato la consigliera federale liberale radicale.
Le questioni relative alle origini saranno approfondite nell'ambito di un gruppo di lavoro congiunto con la Cddgp. Esso dovrà occuparsi del sostegno offerto alle persone interessate e formulare proposte concrete per apportare miglioramenti rapidi e mirati. In questo ambito, la competenza è essenzialmente dei Cantoni, ma Berna è disposta ad intervenire sussidiariamente, anche con un modesto contributo finanziario, ad esempio per coprire i costi dei viaggi verso l'Isola, ha detto Keller-Sutter.
... per tutte le adozioni internazionali
Dal canto suo Fässler ha comunicato l'"ampia disponibilità" dei Cantoni, allora come oggi responsabili delle verifiche sui mediatori nelle adozioni internazionali, ad aiutare. Concretamente si tratta di facilitare l'accesso a documenti, rinunciare al prelievo di tasse e istituire organi a cui le persone interessate possano rivolgersi direttamente.
La consigliera federale ha sottolineato che queste misure sono rivolte a tutte le persone adottate internazionalmente. Al fine di tracciare un primo bilancio della situazione relativa agli altri Paesi - "dalla sola India in Svizzera sono giunti tre volte più bambini che dallo Sri Lanka" - l'Ufficio federale di giustizia (Ufg) commissionerà una ricerca, ma limitata all'analisi degli archivi federali.
Tutele per future adozioni
Sull'altro fronte, per tutelare maggiormente i bambini nel settore delle future adozioni internazionali, il Dfgp è incaricato di istituire un gruppo di esperti, che dovrà analizzare in modo approfondito il sistema svizzero e proporre soluzioni, anche attraverso riforme legislative, per assicurare che "il bene del minore costituisca il fulcro delle procedure internazionali di adozione", ha spiegato Keller-Sutter. Sul piano giuridico negli ultimi anni la situazione è già migliorata, ha affermato la consigliera federale.
Possibili piste di sviluppo riguardano l'attribuzione delle competenze e una riduzione dei Paesi in cui è possibile adottare, tutto questo in un contesto in cui le adozioni internazionali sono fortemente diminuite (attualmente un centinaio all'anno), ha indicato Joëlle Schickel, corresponsabile del settore Diritto internazionale privato all'Ufg.
Nessuna ripercussione penale
La vicenda delle adozioni illegali non avrà probabilmente ripercussioni penali in Svizzera, ha detto la consigliera federale. Le infrazioni infatti sono state commesse in massima parte all'estero e i responsabili svizzeri sono nel frattempo deceduti.
Il Consiglio federale intende anche promuovere la ricerca storica. Incoraggia quindi la comunità scientifica ad occuparsi del tema delle adozioni internazionali e ad avviare progetti in merito.