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Emigrato negli States (e la fuga gli è costata il matrimonio) Lokhanov vince i campionati americani e festeggia con l'ucraino. ‘Sono contro questa guerra’
Si chiama Konstantin Lokhanov, è uno schermidore russo specialista della sciabola e qualche mese fa si era rifugiato negli Stati Uniti dicendo di «non essere d'accordo su questa guerra». Ora, il ventiquattrenne nato ad Aktobe, in Kazakistan, e che ha studiato legge in Russia, a Saratov, si è messo al collo la medaglia d'oro ai campionati a stelle e strisce di Phoenix, in Arizona, a cui era stato ammesso – al pari di altri due sue connazionali – in quanto residente nel Paese americano, a patto però di gareggiare senza simboli o divise riconducibili a Russia o Bielorussia.
Arrivato sul podio assieme a Darii Lukashenko, un giovane ucraino che tira per il Fencing club Manhattan, Lokhanov ha sorretto assieme al collega la bandiera dell'Ucraina, postando poi l'immagine sui social. La cosa ovviamente non è passata inosservata, neppure a Mosca, dove la Federscherma ha fatto sapere all'agenzia Tass che «la fuga dei suoi atleti negli Stati Uniti senza il consenso della federazione» costerà il posto al selezionatore della nazionale russa, Alexander Glazunov. Lokhanov, infatti, non è stato il solo a riparare negli States: assieme a lui sono fuggiti anche Sergey Bida (argento nella spada ai Giochi di Tokyo, sua moglie Violetta Khrapina Bida e il venticinquenne Oleg Kynsh. L'espatrio, tra l'altro, è costato a Lokhanov la fine della relazione con sua moglie Sofia Pozdniakova, campionessa nella sciabola alle Olimpiadi in Giappone: la ventiseienne di Novosibirsk non soltanto è sotto contratto con l'esercito russo, ma è pure la figlia del presidente del Comitato olimpico russo Stanislav Pozdnyakov, che da Mosca ha annunciato la fine del matrimonio. «Confermo che Sofia ha lasciato il marito – ha detto –. Credo che l'educazione e l'amore per la madrepatria abbiano permesso a Sofia di non condividere un triste destino».
Lokhanov, intanto, spera di poter andare ai prossimi Mondiali di Milano in rappresentanza della Georgia, e intanto vive e si allena a San Diego. «Per lungo tempo – spiega – ho pensato se tornare in un Paese di cui considero inaccettabili le scelte politiche, e come potete immaginare ho deciso di non farlo: io sono contro questa guerra e ho espresso il mio supporto a tutti gli atleti ucraini. Purtroppo non avevo mai potuto parlarne pubblicamente prima».