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"Atto illegale, abuso di potere di Boris Johnson per impedire al Parlamento di portare a termine la sua Brexit, anche la più dura". È iniziata così martedì mattina la prima udienza davanti alla Corte suprema del Regno Unito chiamata in settimana a decidere sulla legittimità dell'atto con cui il l'Esecutivo ha chiesto (e automaticamente ottenuto) dalla regina una sospensione dei lavori del Parlamento fino al 16 ottobre, nel pieno della crisi sulla uscita dall'Unione Europea. A deplorare l'atto è stato il rappresentante legale degli attivisti anti-Brexit. Immediata la risposta del Governo Johnson secondo il quale la decisione è "un atto politico e i giudici non hanno il potere di intervenire".
La presidenza della corte, lady Brenda Hale, aprendo il dibattimento trasmesso in streaming per ragioni di trasparenza e d'interesse pubblico, ha subito chiarito che i giudici non possono dare e non daranno alcun giudizio sulle scelte politiche. "Si tratta di una questione legale complessa e seria, come dimostrato dalle conclusioni diverse raggiunte" dall'Alta Corte d'Inghilterra e Galles e da quella di Scozia, ha detto. La prima alcuni giorni fa si è detta favorevole alla non sindacabilità dell'operato del governo in materia. La seconda invece ha accolto un ricorso contro la legittimità del comportamento del primo ministro. I tre massimi giudici scozzesi hanno sentenziato che la decisione del premier conservatore britannico è "nulla e priva di effetto" ritenendola "un caso oltraggioso di violazione chiara degli standard di comportamento generalmente richiesti alle autorità pubbliche" motivata dalla volontà di intralciare il Parlamento e di permettere all'Esecutivo di perseguire la politica di una Brexit no deal "senza ulteriori interferenze".
Gli 11 giudici della Corte suprema si trovano di fronte un unico problema e due verdetti contrastanti. Dopo gli avvocati delle parti in causa che ricorrono rispettivamente contro il verdetto di Londra e contro quella scozzese, martedì saranno sentiti gli argomenti a sostegno delle due sentenze. In ultimo giovedì, se i giudici supremi non avranno nel frattempo già optato per l'incompetenza della giustizia a pronunciarsi sul caso, vi sarà spazio per le parti terze: incluso John Major, l'ex premier Tory contrario all'uscita dall'UE.
Se alla fine l'Alta corte darà torto al premier britannico, Westminster dovrà essere riconvocata. Ma non è chiaro in che tempi e in molti certamente chiederanno le dimissioni di Boris Johnson. Nascerebbe insomma una crisi costituzionale gravissima, “una bomba atomica giudiziaria” scrivono i giornali di Oltremanica.