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Il Comitato che invita a bocciare la sperimentazione della riforma "La scuola che verrà" ha lanciato lunedì la sua campagna in vista delle votazioni del prossimo 23 settembre. I referendisti invitano la popolazione a dire "no" alla riforma proposta dal Dipartimento ticinese dell’educazione, della cultura e dello sport, perché porterà un abbassamento del livello scolastico, è in controtendenza rispetto a quanto accade nel resto della Svizzera e non è realmente condivisa dal mondo scolastico.
La prima criticità riguarda l’abolizione dei livelli A e B, che verrebbero sostituiti da "laboratori" in otto materie. "Il sistema a livelli va assolutamente cambiato, ma non facendo un passo da gigante come quello che vuole fare Manuele Bertoli" ha detto Sergio Morisoli. Per l’esponente di Area Liberale, inoltre, il modello proposto va nella direzione opposta rispetto a quanto avviene nel resto della Svizzera. Durante i laboratori le classi verrebbero divise a metà, casualmente oppure, come proposto dal PLR, in base alle competenze.
Ma per Andrea Giudici il modello liberale radicale è uno specchietto per le allodole: "solo una minima parte delle richieste del partito è stata accolta", ha detto. La riforma, sottolinea Lorenzo Quadri, della Lega dei ticinesi, porterà a un "livellamento verso il basso che sostituisce la parità di arrivo con la parità di partenza" e "eliminerà la meritocrazia".
Secondo il comitato, inoltre, il progetto del DECS non ha il sostegno del mondo scolastico, visto che solo il 14% dei docenti ha partecipato alla consultazione.
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