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Gli svizzeri che si stabiliscono nell'Unione europea ma che rimangono assicurati presso una cassa malati elvetica pagano dei premi più elevati rispetto a quelli praticati in Svizzera.
Questa disparità tocca in particolare i pensionati. Per rimediarvi ed essere così maggiormente solidali con la Quinta Svizzera è stata depositata una mozione in Parlamento.
«Numerose persone, in particolare pensionati, si sono stabilite in un paese europeo con l'idea che mantenendo un'assicurazione malattia elvetica potranno essere curate in Svizzera. Ma non è sempre così!», s'indigna il deputato radicale Yves Guisan, autore dell'interpellanza parlamentare depositata lo scorso mese di marzo.
Guisan - constatando che i premi pagati dai pensionati elvetici residenti nell'Unione europea (Ue) sono a volte il doppio rispetto a quelli in Svizzera - ha così chiesto di rivedere il sistema di calcolo dei premi.
Oggi, conformemente all'accordo sulla libera circolazione delle persone, chi si stabilisce in uno Stato europeo deve in principio stipulare una polizza con un'assicuratore locale. Una logica seguita solitamente dai lavoratori, ma meno dai pensionati, più attenti alla qualità delle cure.
Per determinare il montante dei contributi all'estero, gli assicuratori svizzeri si basano sui collettivi di assicurati nei vari paesi. Siccome questi sono costituiti in gran parte da pensionati - che presentano quindi un livello elevato di rischio - i premi stabiliti sono piuttosto alti.
Spagna e Italia problematiche
«In Svizzera, l'assicurazione di base con una franchigia a 300 franchi raggiunge al massimo 350-400 franchi. Nell'Ue si situa invece tra i 500 e i 700 franchi», rileva Guisan.
Per gli assicurati, questa disparità di trattamento è resa ancora più ingiusta dall'impossibilità giuridica di pretendere di essere curati in Svizzera. Solamente sei paesi - Germania, Austria, Belgio, Francia, Ungheria e Paesi bassi - accordano ai loro residenti la possibilità di scegliere se essere curati sul posto o in Svizzera.
Un'opportunità che non esiste al contrario per gli espatriati elvetici in Spagna o in Italia: molti di loro hanno avuto la sfortuna di scoprire che sebbene possano rimanere assicurati in Svizzera, non hanno il diritto di recarvisi per essere curati.
Sostegno dell'OSE
Il problema è noto all'Organizzazione degli Svizzeri all'estero (OSE), la quale ha già avuto contatti in proposito con l'Ufficio federale delle assicurazioni sociali.
«Abbiamo ricevuto numerose reazioni in merito, soprattutto dall'Italia. Con l'estensione dell'Ue ai paesi dell'Est è possibile che le richieste giungano anche dai nuovi Stati membri», sottolinea Sarah Mastantuoni, giurista presso l'OSE.
Data la complessità della legislazione che gravita attorno alle assicurazioni sociali, Mastantuoni consiglia di procedere ad un bilancio individuale prima di prendere la decisione definitiva di stabilirsi in un paese europeo.
Precisa ugualmente che non tutte le casse malati propongono offerte valide a livello internazionale, e rammenta che i premi svizzeri in vigore nell'Ue sono solitamente pubblicati dall'Ufficio federale della sanità pubblica nel mese di settembre.
L'OSE segnala poi il suo sostegno alla mozione presentata da Yves Guisan.
Per una solidarietà più ampia
Il deputato vodese brandisce dal canto suo il tema della solidarietà con la Quinta Svizzera. «Bisogna riflettere su come collegare gli Svizzeri dell'estero alla solidarietà elvetica. E non soltanto nell'ambito dell'assicurazione malattia», sostiene Guisan.
Per il deputato è giunta l'ora di «un grande slancio di generosità». E questo nel momento in cui la Commissione europea sta valutando come regolamentare la libera circolazione dei pazienti.
Redatta in termini generali, la mozione Guisan non propone alcuna misura precisa. «Questo per non bloccare il governo e l'amministrazione in un'unica soluzione», spiega il politico.
Cosciente della complessità del problema, Guisan è dell'idea che un espatriato che paga i suoi premi in Svizzera debba avere il diritto di ricevere le cure nel paese d'origine.
Per l'Istituzione comune LAMal, incaricata del coordinamento internazionale nel settore dell'assicurazione malattia, la principale ragione per la quale i più anziani restano assicurati in Svizzera è effettivamente la qualità delle cure, specialmente in caso di problema grave.
A questo proposito, Yves Guisan stima che sia possibile instaurare una solidarietà che non si limiti a dei collettivi nei paesi di residenza, ma che si elargisca, ad esempio, a tutti gli svizzeri domiciliati nell'Ue. Un tipo di procedura che secondo lui può essere presa in considerazione. «Si tratta unicamente di una questione di volontà politica», conclude.
swissinfo, Carol Wälti
(traduzione di Luigi Jorio)
In breve
Entrato in vigore il 1. giugno 2002, l'accordo sulla libera circolazione delle persone ha comportato dei cambiamenti in materia di assicurazione sociale. Le novità riguardano in particolare i pensionati domiciliati in uno Stato membro dell'Unione europea (Ue) o dell'Associazione europea di libero scambio (Aels).
Questi sono in principio tenuti ad affiliarsi presso una cassa malati elvetica, se percepiscono una rendita in Svizzera, o presso un assicuratore del loro paese di residenza se è quest'ultimo a versare loro una rendita.
Alcuni Stati dell'Ue (Germania, Austria, Francia, Italia e Spagna per i pensionati) consentono ad alcuni dei loro residenti di scegliere tra una cassa malati svizzera ed un'assicurazione locale (diritto d'opzione).
Sempre nell'Ue, paesi come la Germania, la Francia, il Belgio, l'Austria, l'Ungheria e i Paesi bassi permettono inoltre di scegliere se farsi curare in Svizzera o nel paese di residenza.
Circa un terzo delle casse malati elvetiche propongono una copertura per chi risiede nell'Ue o nell'Aels.