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“Le autorità federali hanno trasmesso informazioni false sul soggetto in votazione”. Un nuovo ricorso è stato presentato domenica contro la votazione popolare del 13 giugno sulle misure di polizia per la lotta al terrorismo: a farlo un ex giudice che l'ha inviato direttamente al Tribunale federale (e pure al suo Governo cantonale) chiedendo la sospensione della procedura di voto. Niccolò Raselli, che è stato presidente del Tribunale d’appello e del Tribunale amministrativo del Canton Obvaldo, e giudice federale dal 1995 al 2012, ha cosi ribaltato i termini della questione, dando al Tribunale federale il tempo utile per decidere. Ecco il nocciolo della questione: per la legge federale sui diritti politici (art. 77 cpv. 1 lett. b), tali ricorsi devono essere presentati al governo cantonale (che risponde entro 10 giorni e di regola non entra nel merito trattandosi di una questione federale), ma si rischia di rendere spesso, se non regolarmente, impossibile al Tribunale federale trattare il ricorso in tempo utile. Una lacuna che impedisce agli elettori di potersi efficacemente lamentare d'irregolarità nel periodo che precede una votazione e, se il reclamo è fondato, di ottenere la sospensione del voto.
Una normativa, per l'ex giudice Raselli, che andrebbe cambiata: “Se l'irregolarità è causata dal Consiglio federale, il Cantone non puo correggere nulla, non è competente e non entra nemmeno in materia. Si deve così presentare un secondo ricorso al Tribunale federale. Sembra quasi una barzelletta. Abbiamo un grosso problema quando, come in questo caso, l'irregolarità viene scoperta molto tardi (la documentazione di voto è stata consegnata solo pochi giorni fa). Se si agisce seguendo la legge, il Tribunale federale non avrà tempo utile per decidere. Penso che la legge contiene una lacuna, sicuramente il legislatore quanto ha formulato l'art 77 cpv. 1 della legge federale sui diritti politici, non voleva questa situazione”, ci spiega l'ex giudice Niccolò Raselli.