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Il popolo svizzero, respingendo l'iniziativa del 18 per cento, ha segnalato agli ambienti politici di essere contrario ad un sistema di quote per la politica dell'immigrazione, scrivono oggi i commentatori di diversi quotidiani svizzeri.Questo contenuto è stato pubblicato il 25 settembre 2000 - 14:45
Il Consiglio federale non deve sedersi sugli allori, ma attuare una politica attiva di integrazione degli stranieri. Riguardo alle tasse energetiche respinte, da più parti viene sottolineata la natura troppo complicata dei tre oggetti in votazione.
I responsabili della politica degli stranieri dovranno agire per evitare che una prossima recessione attizzi nuove paure nei confronti degli stranieri, annota la «Neue Zürcher Zeitung». Anche per il «Blick» il Consiglio federale non deve rimanere con le mani in mano. Molti, prosegue il giornale, hanno detto sì all'iniziativa per protesta e paura nei confronti dei richiedenti l'asilo e dei «turisti del crimine». Il bernese «Der Bund» invoca sforzi maggiori per l'integrazione delle persone giunte nel paese negli ultimi anni. Il chiaro verdetto popolare viene interpretato più come un no della ragione, dettato da questioni economiche, che come un segno di tolleranza. Anche per il «Tages-Anzeiger» il risultato scaturito dalle urne non sarebbe segno di maggiore umanità degli svizzeri ma piuttosto una dimostrazione di «sano egoismo». E il «Corriere del Ticino» scrive commenta che l'afflusso alle urne relativamente limitato dimostra che il tema stranieri ha perso parte della sua componente emozionale.
I votanti hanno chiaramente mostrato di averne abbastanza delle soluzioni che legano la politica dell'immigrazione a quote fisse, annota per contro la «Basler Zeitung».
Anche nella Svizzera francese i quotidiani hanno accolto con grande soddisfazione l'esito sull'iniziativa del 18 per cento. «Eccellente risultato», sottolinea il vallesano «Le Nouvelliste». Per la «Liberté» di Friburgo l'aria è diventata più respirabile dopo questa votazione, mentre «Le Matin» evidenzia come per nessun cantone la limitazione al 18 percento degli stranieri sia stata considerata la panacea per risolvere i problemi legati all'immigrazione. «24heures» spiega che il no di ieri non significache ora «tutto è in ordine» sul fronte della politica degli stranieri.
«Le Temps» ritiene che «malgrado trent'anni di resistenza, la Svizzera non è ancora giunta al capolinea nella lotta alla xenofobia». In futuro il dibattito sull'immigrazione proseguirà, al governo spetterà ora il compito di attivarsi soprattutto nel campo delle naturalizzazioni.
Con il no alla tassa incitativa a favore delle energie rinnovabili la Svizzera ha sprecato l'occasione di attuare una moderna politica ambientale e climatica, commenta il «Bund». La politica federale in questo settore rimarrà anche in futuro quella dei pompieri che reagiscono quando ormai il fuoco già divampa, sottolinea il quotidiano della capitale. Per il «Giornale del popolo» il no alle iniziative energetiche era scontato, a fronte della discussione sul prezzo del petrolio scoppiate nelle scorse settimane. Ciò non toglie che una forte minoranza di svizzeri desidera un utilizzo più razionale dell'energia e una valorizzazione delle energie rinnovabili.
«Le Matin» è invece convinto che la coscienza ecologica degli svizzeri abbia dei limiti, mentre il ginevrino «Le Courrier» spiega che i timori per gli alti prezzi del greggio sono stati più fortidelle preoccupazioni per il futuro delle centrali idroelettriche. «Le Temps» e «24 Heures» criticano la natura troppo complicata degli oggetti energetici in votazione; quest'ultimo aggiunge che le tasse di incitamento di natura ecologica non dovrebbero avere carattere punitivo ma proporre sussidi.
swissinfo e agenzie
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