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Per la Banca mondiale, la restituzione da parte svizzera dei fondi Abacha è un precedente importante. Ma la Nigeria critica la lentezza dell'operazione.Questo contenuto è stato pubblicato il 27 settembre 2005 - 21:15
Berna ha ufficialmente restituito alla Nigeria 290 milioni di dollari. Il montante fa parte dei fondi sottratti dal dittatore Sani Abacha al suo paese.
L'annuncio della restituzione dei 290 milioni di dollari (377 milioni di franchi) è stato fatto martedì a Washington dalla Banca mondiale. Il montante restituito è solo una parte dei 460 milioni di dollari depositati dall'ex dittatore nigeriano Sani Abacha nelle banche elvetiche.
Il Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP) aveva dato ordine alla Banca dei regolamenti internazionali di effettuare il pagamento già all'inizio di settembre: i 170 milioni restanti sono tuttora investiti e prima della restituzione dovranno essere convertiti in denaro liquido.
Il presidente della Banca Mondiale Paul Wolfowitz, in un incontro con i giornalisti, ha lodato la collaborazione tra l'istituto da lui diretto, la Svizzera e il Paese africano. La restituzione dei fondi Abacha, ha detto, dimostra che per il denaro rubato non vi sono casseforti sicure.
Wolfowitz si augura che l'azione elvetica possa servire da esempio ad altri Stati. Un'opinione condivisa anche dal segretario di Stato all'economia, Jean-Daniel Gerber, il quale ha poi sottolineato che la Svizzera appoggia gli sforzi intrapresi sul piano internazionale per combattere la criminalità.
Dubbi sulla cooperazione
«La somma restituita costituisce per la Nigeria un contributo sostanziale al finanziamento della sua politica di sviluppo», ha detto Gerber. Il segretario di Stato ha ricordato che con la banca mondiale è stato firmato un accordo il primo settembre scorso, che consentirà di verificare che i fondi vengano investiti in modo efficace in progetti concreti.
Le organizzazioni non governative (ONG) svizzere, membri della «Coalizione per una restituzione giusta e trasparente dei fondi Abacha» hanno tuttavia espresso alcuni dubbi in merito all'efficacia di questa operazione.
«Sul posto vi sono delle ONG dotate di esperienza, che potrebbero meglio controllare il reale utilizzo dei fondi», ha affermato Andreas Missbach, della Dichiarazione di Berna. Secondo lui, la Svizzera deve assicurarsi che i soldi vadano a chi ha subito i maggiori danni sotto il regime di Abacha. Come ad esempio nel Delta del Niger, dove i proventi della produzione petrolifera sono finiti in larga misura nelle casse dello Stato.
La Dichiarazione di Berna ha quindi proposto che il Segretariato di Stato dell'economia (seco) e la Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) si occupino di questa sorveglianza, in collaborazione con delle ONG nigeriane. «Il popolo nigeriano spogliato dei propri beni deve essere risarcito», ha affermato Missbach.
40 milioni supplementari
I nigeriani ritengono tuttavia che l'accordo stipulato con la Banca mondiale sia «legittimo»: «Permetterà di stabilire con certezza che i fondi sono utilizzati per i progetti designati dalla Nigeria», ha detto l'avvocato che rappresenta gli interessi del Paese africano in Svizzera, Enrico Monfrini.
Da Washington, la ministra nigeriana delle finanze, Ngozi Okonjo-Iweala, ha assicurato che non vi è alcuna ragione di dubitare dell'onestà del suo governo: «Non abbiamo bisogno di controlli», ha affermato. Essa ha poi invitato la comunità internazionale a predisporre meccanismi di controllo che agevolino la lotta alla corruzione.
La ministra nigeriana si è rallegrata con la Svizzera per la restituzione dei soldi rubati ed ha espresso il desiderio che anche i 170 milioni di dollari rimanenti siano rapidamente versati al Paese africano. Ha inoltre affermato che Abuja intende provare che altri 40 milioni di dollari versati su conti svizzeri appartengono alla Nigeria.
Secondo alcune stime, il generale Sani Abacha, morto nel 1998, e il suo clan avrebbero globalmente sottratto dalle casse della Banca centrale della Nigeria circa 2,2 miliardi di dollari.
swissinfo e agenzie
Fatti e cifre
Approfittando della sua posizione, il generale Sani Abacha e il suo clan avrebbero sottratto, fra il 1993 e il 1998, circa 3 miliardi di dollari alle casse dello Stato nigeriano.
Ca. 700 milioni sono stati ritrovati su conti svizzeri e congelati dalle autorità.
Nel 2003, la Svizzera ha restituito alla Nigeria 200 milioni di dollari.
Martedì, la Banca mondiale ha annunciato che la Svizzera ha restituito altri 290 milioni di dollari.
Mancano da restituire 170 milioni.
La Nigeria ritiene tuttavia che a questi si debbano aggiungere ulteriori 40 milioni di dollari. Il Paese africano dovrà provare la veridicità di questa affermazione.
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