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Ripensare la propria posizione sul mercato: è quanto l'Unione svizzera dei contadini, riunita in una fattoria a Fenil (BE), suggerisce agli agricoltori.
La situazione delle famiglie contadine rappresenta una delle priorità dell'USC, ha affermato il presidente Hansjörg Walter. Da qui la scelta di una tenuta agricola situata alla frontiera linguistica per stilare un bilancio dell'anno appena concluso e fissare le priorità future.
I contadini e le strutture
Altro motivo di preoccupazione per l'USC: i problemi dei contadini di fronte alle esigenze di sviluppo. L'evoluzione delle strutture è inevitabile, ma difficile visto che non segue quella delle generazioni, ha precisato John Dupraz. «Non tutti sono riusciti ad adattarsi e un terzo delle aziende è minacciato».
Il direttore dell'USC Melchior Ehrler ha insistito sul carattere primordiale della qualità. «Non si tratta di liberalizzare ciecamente, ma di seguire una strategia offensiva che non si oppone al mercato», ha detto.
I contadini e la mondializzazione
Malgrado le sue reticenze in merito ad una liberalizzazione molto marcata, l'USC non vuole essere confusa con gli avversari fondamentalisti della mondializzazione. S'impegna a favore di un'agricoltura a lungo termine, capace di fornire derrate di prima scelta.
La Conferenza dell'OMC a Doha lo scorso autunno, ha permesso di rafforzare le alleanze internazionali. «Contiamo sulla forza del dialogo e sulle alleanze con le organizzazioni contadine di tutti gli stati», ha detto il presidente.
Roger Stauffer, presidente dell'associazione dei gruppi e organizzazioni agricole (AGORA) e proprietario dell'azienda dove si è svolta la riunione, non ha nascosto il suo scetticismo nei confronti delle modifiche previste dalla Politica agricola 2007. Teme l'abbandono del contigentamento lattiero: a suo avviso, le conseguenze di ciò non sono state sufficientemente studiate.
swissinfo e agenzie