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È ancora presto per annunciarlo ufficialmente, ma molti dati parziali diffusi - in parte anche da fonti ufficiali - danno per vittoriosa la scelta dei sudanesi del Sud del paese di separarsi dal Nord, nel referendum svoltosi dal 9 al 15 gennaio. In sette dei dieci stati, a quanto riferiscono fonti giornalistiche, la maggioranza per il sì alla secessione è superiore al 90% ed il quorum di 1'900'000 voti (il 60% dei votanti) sarebbe stato ampiamente superato, raggiungendo quasi il picco di 2'200'000.
I leader del movimento sudista hanno invitato le popolazioni a non cominciare i festeggiamenti per la vittoria del sì alla separazione, in attesa dei dati ufficiali che potrebbero essere diffusi non prima del 2 febbraio, mentre i risultati finali dovrebbero arrivare non prima del 7 febbraio. Nell'eventualità di contestazioni, in ogni caso, la Commissione referendaria ha affermato che non potranno esserci ritardi oltre il 14 febbraio.
Il nuovo stato africano, il 54mo per la precisione, quello del Sud Sudan, sta quindi per nascere, nonostante la contrarietà del governo di Khartoum, che solo a partire dal dicembre scorso aveva ammorbidito i toni contro i secessionisti. Il presidente Omar el-Bashir in una visita a Juba, l'ormai scontata capitale del Sud Sudan, subito prima dell'apertura dei seggi, aveva dichiarato che il governo avrebbe accettato, anche se a malincuore, il verdetto secessionista e si sarebbe impegnato per aiutare il Sud a svilupparsi. Non va dimenticato che al referendum era stato obbligato dall'Accordo di pace globale (Cpa) che aveva messo fine nel 2005 alla guerra civile cominciata nel 1983.
SDA-ATS