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GINEVRA - La Svizzera continua a figurare tra i paesi in cui la libertà di stampa è meglio protetta, dopo alcuni paesi nordici, mentre altrove nel mondo, anche in taluni paesi europei, i rischi per i giornalisti si aggravano.
Nell'edizione 2019 della Classifica mondiale della libertà di stampa messa a punto annualmente dal 2002 da Reporter senza frontiere (RSF) e comprendente 180 paesi, la Svizzera scende dal quinto al sesto posto. Un dato tuttavia non significativo, dovuto al migliore risultato ottenuto dalla Danimarca che ritrova il posto occupato due anni fa.
Tagli di giornalisti e mezzi d'inchiesta - Un'analisi dettagliata mette in mostra la principale zona d'ombra calata sulla libertà di stampa in Svizzera. La precarietà economica in cui versano molti media ha avuto quali conseguenze, in particolare, tagli del personale, mezzi ridotti per il giornalismo d'inchiesta, una perdita di diversità dei contenuti, una copertura insufficiente degli avvenimenti locali.
RSF Svizzera se ne dice preoccupata e chiede che il dibattito politico sull'aiuto ai media entri in una fase più concreta. L'attaccamento degli svizzeri a un servizio pubblico audiovisivo si è manifestato con il rigetto popolare dell'iniziativa "No Billag" il 4 marzo 2018. La pressione sulla SSR non è tuttavia venuta meno e ha portato la direzione a presentare un piano di risparmi da 100 milioni di franchi.
Per quanto riguarda la carta stampata, lo sconvolgimento del suo modello d'affari dovuto alla rivoluzione digitale non ha ancora finito di far sentire i propri effetti. Dopo la ristrutturazione dell'ATS (ora Keystone-ATS) e la scomparsa dell'edizione cartacea di "Le Matin", c'è stato nel novembre 2018 l'annuncio del taglio di 200 posti di lavoro sull'arco di due anni da parte di CH Media, che a fine giugno chiuderà due suoi domenicali, la Zentralschweiz am Sonntag e la Ostschweiz am Sonntag.
La risposta politica tarda - Di fronte all'ampiezza di queste sfide, la risposta dei poteri pubblici tarda, ritiene RSF Svizzera. Il disegno preliminare di nuova legge sui media elettronici preparato dal Consiglio federale l'anno scorso è stato male accolto in consultazione. Il testo dovrà essere interamente ripensato, secondo l'organizzazione non governativa.
RSF Svizzera si dice ancora preoccupata per i processi intentati contro organi di stampa da magistrati in carica, la consigliera di Stato vodese Jacqueline De Quattro e il collega ginevrino Pierre Maudet, fatti troppo recenti per essere presi in considerazione nella nuova classifica mondiale. RSF Svizzera seguirà attentamente questi processi e si aspetta dalla giustizia un riconoscimento senza concessioni della libertà di stampa.
Nordici virtuosi - Le difficoltà evocate non impediscono alla Svizzera di figurare, nell'indice mondiale di RSF, nella "zona bianca" dei paesi in cui la libertà di stampa è pienamente assicurata. Solo alcuni paesi nordici fanno meglio: la Norvegia mantiene il primo posto per il terzo anno consecutivo, seguita da Finlandia, Svezia e Paesi Bassi.
Dalla classifica - che vede all'ultimo posto il Turkmenistan al posto della Corea del Nord, ora 179esima, preceduti da Eritrea, Cina e Vietnam - emerge che i paesi in cui i giornalisti possono esercitare il loro mestiere in completa sicurezza continua a ridursi e che nel mondo si fa strada una ostilità sempre maggiore verso i media.
Meccanismo della paura - RSF constata l'apparire di un "meccanismo della paura" che si estende ormai non solo ai regimi non democratici o in preda a conflitti armati, ma alla stessa Europa. I successivi assassinii di tre giornalisti a Malta, in Slovacchia e in Bulgaria mostrano che il Vecchio Continente non è più un "santuario" per i professionisti dell'informazione.
La Svizzera non può rimanere indifferente di fronte a questa evoluzione, afferma RSF, e chiede a tutte le autorità, fino al più alto livello, di prenderne coscienza e di fare tutto quanto è in loro potere per combattere le violazioni della libertà di stampa con determinazione, ovunque esse avvengano.