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Dal 2020, gli stati industrializzati dovranno finanziare la transizione energetica nei paesi in via di sviluppo con 100 miliardi di dollari all’anno. Come misurare questi contributi spesso molto complessi? Diciotto paesi donatori hanno adottato la metodologia proposta dalla ministra svizzera Doris Leuthard.
«Fino a poco tempo fa, la questione del finanziamento delle politiche climatiche era stata un po’ trascurata», ha riconosciuto lunedì sera a Parigi Doris Leuthard.
La responsabile del Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni (DATECLink esterno) aveva appena partecipato a due riunioni multilaterali dedicate al finanziamento dei cambiamenti climatici nei paesi in via di sviluppo. Una prova che a meno di tre mesi dalla Conferenza sul clima (COP21Link esterno), questo tema si annuncia cruciale per il successo, o il fallimento, del vertice di Parigi.
COP21, un appuntamento cruciale
Dal 30 novembre all’11 dicembre 2015, Parigi ospita la 21º Conferenza delle parti della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP21/CMP11). È un appuntamento cruciale siccome dovrebbe sfociare in un nuovo accordo internazionale sul clima, applicabile a tutti i paesi, il cui obiettivo è di limitare a un massimo di 2 C il riscaldamento dell’atmosfera terrestre.
La Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climaticiLink esterno (UNFCCC in inglese) è stata adottata nel 1992, in occasione del Summit della Terra di Rio de Janeiro. In vigore dal 21 marzo 1994, è stata ratificata da 196 parti contraenti.
L’UNFCCC è una convenzione universale di principio, che riconosce l’esistenza di un cambiamento climatico di origine umana e che affida ai paesi industrializzati la responsabilità di lottare contro questo fenomeno.
La Conferenza delle parti (COP) rappresenta l’organo supremo della Convenzione. Si riunisce ogni anno durante delle conferenze mondiali in cui sono prese delle decisioni per rispettare gli obiettivi di lotta al riscaldamento globale. Le decisioni sono prese all’unanimità o per consenso.Fine della finestrella
Nel 2009 a Copenaghen, i paesi industrializzati si erano impegnati a sostenere la transizione energetica nei paesi più poveri con 100 miliardi di dollari all’anno a partire dal 2020. Un obiettivo che è ancora lontano dall’essere raggiunto. Secondo le stime dell’organizzazione non governativa Oxfam, l’importo per il 2013 si situa tra i 17 e i 20 miliardi.
«Non ci hanno chiesto una tappa intermedia», ha replicato la consigliera federale, rammentando che l’obiettivo è il 2020. Doris Leuthard ha inoltre contestato queste cifre, affermando che sottovalutano la realtà.
Scommessa vinta
Il problema è proprio qui: finora, nessuno o quasi si era messo d’accordo sul modo di contabilizzare le somme stanziate. «I dati attualmente disponibili non rappresentano un quadro completo dei contributi», osserva il DATEC. Venerdì e sabato scorso, Doris Leuthard ha così organizzato, assieme alla responsabile americana Caroline Atkinson, consulente di Barack Obama per le questioni climatiche, un incontro tra 18 paesi donatori, con lo scopo di fissare dei criteri di valutazione comuni.
La scommessa è stata vinta: gli Stati presenti alla riunione, tra cui Germania, Francia, Giappone e Gran Bretagna, si sono accordati su una «metodologia» comune. Un approccio che include, in maniera «trasparente», l’attività del settore privato e i finanziamenti realizzati in un quadro multilaterale.
L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSELink esterno) utilizzerà questi criteri per stilare, a inizio ottobre, il suo bilancio dei finanziamenti delle politiche climatiche. Si saprà quindi se i 100 miliardi sono a portata di mano o se rimangono invece un obiettivo irraggiungibile. Insomma, «se si è sulla buona strada oppure no», ha riassunto Doris Leuthard.
Guerre delle cifre
«L’iniziativa condotta dalla Svizzera è interessante», ritiene Alix Mazounie, responsabile delle politiche internazionali dell’ong Réseau Action ClimatLink esterno. «La guerra delle cifre imperversa da due anni. Gli importi variano tra i 3 e i 175 miliardi di dollari!».
Il problema, sottolinea Alix Mazounie, è che i donatori sono tentati di stabilire dei criteri più ampi possibile per raggiungere un importo vicino ai 100 miliardi. «L’impatto climatico degli investimenti privati è però abbastanza discutibile e difficile da misurare, soprattutto se questi non sono direttamente associati a una politica pubblica».
Per Romain Benicchio, consulente politico di OxfamLink esterno, saranno proprio le politiche pubbliche a essere determinanti. «La Germania ha promesso di raddoppiare, da 2 a 4 miliardi, i suoi finanziamenti climatici entro il 2020. È un esempio da seguire».
Per finanziare la transizione energetica, alcuni paesi europei, ma pure dei gruppi di paesi in via di sviluppo, avanzano soluzioni alternative. Ad esempio: tassare le transazioni finanziarie o le energie fossili. Proposte «utopiche», per Doris Leuthard, secondo cui sarà impossibile riunire una maggioranza attorno a una nuova tassa.
Limitare il riscaldamento a 2 gradi
Per ora, soltanto 56 Stati hanno presentato i loro «contributi nazionali», ovvero le loro proposte di lotta al riscaldamento climatico, che secondo la comunità internazionale non deve superare i 2 ºC. «Penso che ci sia uno slancio per giungere a un accordo a Parigi», ritiene Doris Leuthard. «Ma non bisogna farsi illusioni: al momento ci stiamo piuttosto dirigendo verso un riscaldamento di 3 gradi».
La consigliera federale non ha tempo da perdere e intende lavorare su un testo, per disporre perlomeno di una bozza di risoluzione finale. «I ministri hanno bisogno di un documento di lavoro per avere qualcosa in mano e approvare o rifiutare delle idee», ha affermato Doris Leuthard a Parigi. «Abbiamo messo un po’ di pressione sui capi negoziatori e sull’amministrazione francese».
Traduzione dal francese di Luigi Jorio, swissinfo.ch