Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/215341

<h2>SubmittedText<h2><p>Alla crisi causata dal coronavirus si è accompagnata un'ampia diffusione del lavoro mobile. Questa modalità lavorativa sembra essere molto popolare presso la maggioranza dei dipendenti e dei datori di lavoro, ma richiede una più ampia regolamentazione. Le vigenti disposizioni in materia di diritto del lavoro (legge sul lavoro, Codice delle obbligazioni) sono lacunose nell'ambito del lavoro mobile, soprattutto per quanto riguarda la sua frequenza, il rimborso dei costi ad esso associati e la protezione dei dati. Il lavoro mobile comporta non solo numerosi vantaggi (eliminazione dei tempi di viaggio, maggiore autonomia da parte dei dipendenti ecc.), ma anche veri e propri rischi: di natura psicologica (isolamento, sovraccarico lavorativo), fisica (ergonomia della postazione di lavoro) e sociale (deterioramento delle relazioni interpersonali).</p><p>Invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Quali misure ha adottato il Consiglio federale per sviluppare e integrare le disposizioni in materia di diritto del lavoro relative al lavoro mobile e all'attuale situazione (aumento del ricorso a questa modalità lavorativa)? </p><p>2. Il Consiglio federale prevede misure concrete per sviluppare e integrare queste disposizioni?</p><p>3. Il Consiglio federale ha esaminato in maniera approfondita ed esaustiva gli effetti del lavoro mobile sulla salute fisica e psicologica dei lavoratori e sul contesto sociale? In caso affermativo, come ha svolto questo esame e quali sono stati i risultati?</p><p>4. Il Consiglio federale prevede misure concrete per prevenire i rischi legati al lavoro mobile e migliorare la tutela della salute dei lavoratori? Ha previsto di informare al riguardo la popolazione attiva e i datori di lavoro?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. I dipendenti che lavorano a domicilio sono legati al loro datore di lavoro da un contratto di lavoro disciplinato dal diritto privato e, in particolare, dagli articoli 319 segg. CO. Anche se questa modalità lavorativa relativamente recente solleva questioni nuove o diverse da quelle legate allo svolgimento dell'attività nei locali del datore di lavoro, si possono comunque trovare soluzioni sulla base delle norme in vigore senza dover ricorrere a modifiche di legge (cfr. risposta 2). Già prima della crisi causata dal coronavirus, la SECO, in qualità di autorità di vigilanza della legge sul lavoro, aveva esaminato la tendenza crescente a lavorare da casa, pubblicando per esempio, nel 2019, l'opuscolo "Telelavoro a domicilio - Home office". Quest'ultimo spiega quello di cui, dal punto di vista della legge sul lavoro e della legislazione pertinente in generale, i datori di lavoro e i dipendenti devono tenere conto nell'adottare tale modalità. Durante il periodo di isolamento, la SECO ha pubblicato anche l'opuscolo "Guida di sopravvivenza o trucchi e stratagemmi per lo smart working in tempi di pandemia" per indicare ai telelavoratori come organizzare la propria giornata lavorativa.</p><p>2. Nel rapporto del 16 novembre 2016 sulle conseguenze giuridiche del telelavoro, in adempimento del postulato 12.3166 Meier-Schatz, il Consiglio federale ha già preso posizione in modo esauriente sull'applicazione al telelavoro delle disposizioni in materia di diritto del lavoro (CO e LL) ed è giunto alla conclusione che, poiché l'attuale legislazione fornisce risposte soddisfacenti alle questioni giuridiche legate a questa modalità lavorativa, per il momento non è necessario intervenire. Pur avendo avuto un impatto significativo sul mondo del lavoro, i recenti sviluppi dovuti alla pandemia non hanno creato una situazione radicalmente nuova, dato che il lavoro mobile esisteva già prima della crisi ed era relativamente diffuso in Svizzera. Né sono emersi problemi specifici di natura giuridica. Molte professioni non possono essere esercitate a distanza e non sono quindi interessate dalle problematiche che potrebbero scaturire lavorando secondo questa modalità. Tutti questi elementi portano alla conclusione che gli eventuali adeguamenti possono essere effettuati sulla base delle leggi applicabili, dei CCL oppure a livello aziendale o di contratto di lavoro individuale.</p><p>3. Gli strumenti di monitoraggio non indicano per il momento alcun problema di salute significativo e specifico tra i dipendenti che telelavorano. Tali strumenti, che includono in particolare l'Indagine sulla salute in Svizzera (ISS), l'Indagine europea sulle condizioni di lavoro (EWCS) e la Rilevazione sulle forze di lavoro in Svizzera (RIFOS), forniscono una panoramica generale del numero dei lavoratori a domicilio e dei settori professionali in cui questa modalità di lavoro è più diffusa. Consentono inoltre di individuare l'insorgere di problemi di salute nella popolazione attiva esposta a condizioni di lavoro particolarmente dannose. Uno degli obiettivi della strategia di politica sanitaria 2020-2030 del Consiglio federale riguarda inoltre la prevenzione degli effetti negativi sulla salute delle nuove forme di lavoro.</p><p>4. Come spiegato nella risposta alla domanda 1, la SECO ha già pubblicato materiale informativo rivolto sia ai datori di lavoro che ai lavoratori.</p>  Risposta del Consiglio federale.