Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01141.jsonl.gz/44

Colpo di scena nella battaglia commerciale sull'acciaio con gli USA. Le autorità americane esonerano circa 180 prodotti, tra i quali tutti quelli svizzeri.
Ora che succede con la denuncia, sostenuta anche da Berna, deposta presso un tribunale dell'OMC?
"Tutti i prodotti per i quali avevamo chiesto l'esonerazione dai superdazi americani l'hanno ottenuta", precisa Anne-Sophie Dreyfus del Segretariato di Stato dell'economia (Seco). "Dopo questa scrematura, l'industria elvetica non è quindi più gravata dalla misura introdotta dall'amministrazione Bush".
Perché questo "privilegio"? "Penso si possa dire che si è constatato come, dal punto di vista della qualità, i prodotti elvetici non hanno equivalenti negli Stati Uniti", rileva la rappresentante del Seco. E dunque non rappresentano una vera e propria concorrenza per la produzione locale.
E ora?
Ma guarda un po'. Indubbiamente è una sorpresa. Si temeva che i danni per l'industria svizzera dell'acciaio raggiungessero i 20 milioni di dollari. Lo si temeva tanto che la politica e l'economia elvetiche si erano mosse in diverse direzioni per contrastare il progetto americano, in vigore dallo scorso marzo.
La Svizzera, così come Giappone, Corea del Sud, Cina e Norvegia, aveva pure aderito al procedimento giudiziario avviato dall'Unione europea presso l'Organizzazione mondiale del Commercio (OMC). Scopo? Denunciare l'illegalità della manovra di Washington, voluta per salvaguardare la produzione americana di acciaio e la potente lobby che ci sta dietro.
"Cosa succederà con la denuncia? Ancora non lo sappiamo", sottolinea Anne-Sophie Dreyfus. "Possibile che entro la fine della prossima settimana avremo una risposta. Per il momento, tuttavia, la nostra procedura presso l'OMC continua".
Pragmatismo e difesa dei principi?
Ora, se è vero che da un lato la Svizzera non è più toccata dai dazi a stelle e strisce, dall'altro vi sono aspetti politici che la mantengono legata alla vicenda. Innanzitutto gli Stati o i gruppi di Stati che hanno deposto la causa comune contro gli USA, gradirebbero che il fronte rimanesse compatto. Ovviamente.
Inoltre, ci mancherebbe, vi è la questione di principio. Ma come? Non appena un settore della loro economia si trova in difficoltà, gli Stati Uniti, da decenni principali sostenitori del libero mercato, applicano unilateralmente delle misure protezionistiche per limitare le importazioni? Ciò è contrario ai dettami imposti dall'OMC, accettati anche dagli USA.
Nel merito della questione tuttavia a Berna non ci si sbilancia. Tra una settimana se ne saprà certamente di più.
Decisione contestata
In marzo, il presidente George W. Bush aveva comunicato l'introduzione di dazi doganali straordinari (dall'8 al 30 %) su una decina di tipi d'acciaio comunemente importati negli Stati Uniti.
La polemica e le proteste non hanno tardato ad infuriare. Nel mondo, i produttori d'acciaio si sono sentiti danneggiati dal neo-protezionismo americano: la sola UE ha stimato i danni a miliardi di dollari. Numerosi Stati hanno elaborato una serie di ritorsioni. Nel caso europeo si ipotizzano anche dazi fino al 100% su determinati beni esportati dagli Stati Uniti.
Dal mese di giugno, l'organo di regolamento dei contenziosi dell'OMC si sta occupando della faccenda. Al più tardi tra 15 mesi dovrebbe comunicare il proprio verdetto. Nell'attesa, tuttavia, i dazi americani possono continuare ad essere riscossi.
Marzio Pescia, swissinfo
Fatti e cifre
178 prodotti esonerati, tutti quelli svizzeri compresi
dazi USA: dal 8 al 30%
proteste in tutto il mondo
possibili ritorsioni UE: dazi fino al 100%
Causa contro gli USA all'OMC in corso
In breve
Gli Stati Uniti scremano nuovamente la lista di prodotti colpiti dai loro superdazi doganali. Tutti i prodotti svizzeri ne risultano esclusi.
Berna dovrà ora decidere il da farsi in merito alla causa intentata contro gli USA in compagnia di altri esportatori d'acciaio.
La risposta presumibilmente entro la fine di settimana prossima.