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Sabato prossimo 865 cittadine saudite entreranno nella storia partecipando come candidate ad una tornata elettorale.
Quella per i consigli municipali, che per la prima volta vede riconosciuto il diritto di voto e di elezione alle donne, in un Paese dove vengono negate loro molte altre libertà, tra cui quella di guidare.
Le candidate concorreranno con quasi 5.300 colleghi uomini per aggiudicarsi due terzi dei seggi in 284 consigli, mentre un altro terzo dei componenti verrà nominato direttamente dal governo. Ma le candidate sono partite con un serio handicap, essendo loro vietato tenere comizi e altre iniziative elettorali in cui siano presenti uomini.
"Le donne potranno comunicare con l'elettorato solo tramite circuiti televisivi", ha sottolineato Jadeeh al Qahtani, portavoce della commissione elettorale, citato dalla televisione panaraba Al Jazira. Altrimenti, ogni candidata potrà "comunicare con i cittadini di sesso maschile tramite un suo portavoce uomo". In Arabia Saudita, del resto, è applicata una ferrea segregazione sessuale, in particolare negli uffici pubblici e nelle banche. Per i candidati di entrambi i sessi, invece, è vietato fare campagna elettorale esponendo proprie fotografie in pubblico.
In presenza di queste restrizioni è naturale che le donne in lizza usino soprattutto lo strumento dei social media per cercare di raccogliere voti. E proprio con un tweet ha annunciato la bocciatura della sua candidatura Loujain Hathloul, un'attivista che un anno fa fu arrestata e detenuta per due mesi per aver sfidato il divieto di guida cercando di entrare nel Regno saudita dagli Emirati arabi uniti al volante di un'auto.
La partecipazione delle donne alle elezioni come elettrici e come candidate, che si concretizza solo ora, è stata decisa nel 2011 da un decreto dell'allora re Abdullah, morto nel gennaio di quest'anno. È questa la terza volta che elezioni municipali si tengono nel Paese, dopo quelle del 2005 e del 2011. Nel decreto di quattro anni fa, Abdullah stabilì anche che dovessero essere donne il 20 per cento dei membri della Shura, un consiglio consultivo nazionale di 150 membri, tutti nominati dal sovrano, che hanno il solo potere di consigliarlo e di proporgli leggi, ma non di approvarle, un diritto che spetta allo stesso sovrano.
SDA-ATS