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<h2>SubmittedText<h2><p>In qualità di membro dell'AELS, la Svizzera ha in progetto nuovi accordi commerciali bilaterali. Nell'ambito dell'incontro dei ministri dell'AELS che si terrà a Montreux il 24 e 25 giugno, il Consiglio federale firmerà accordi di libero scambio con il Libano e la Tunisia. Sono inoltre in corso trattative con l'Egitto e con un gruppo di Paesi dell'Africa del Sud (Botswana, Lesotho, Namibia, Sudafrica e Swaziland). Tutti gli accordi conclusi contengono disposizioni di portata più ampia rispetto a quelle dell'OMC.</p><p>Invito quindi il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Fino ad ora, né il Parlamento né le Commissioni di politica estera delle due Camere sono stati consultati in vista della conclusione delle trattative con il Libano. Soltanto le delegazioni presso il comitato parlamentare dell'AELS ne sono state vagamente informate. Ancora una volta, l'intero processo negoziale si è svolto in modo tutt'altro che trasparente, contravvenendo quindi all'obbligo del Consiglio federale, sancito dalla Costituzione, di coinvolgere l'Assemblea federale nell'elaborazione della politica estera (art. 166 Cost.).</p><p>a. Il Consiglio federale non ritiene che per le trattative su accordi bilaterali dovrebbero valere almeno le stesse condizioni di consultazione e trasparenza che si applicano nel quadro dei negoziati dell'OMC?</p><p>b. In futuro, il Consiglio federale è disposto a sentire il Parlamento prima di concludere un accordo di libero scambio e a coinvolgerlo nella definizione di tale accordo?</p><p>2. A più riprese il Consiglio federale ha sottolineato il fatto che, secondo l'Accordo dell'OMC sugli aspetti dei diritti di proprietà intellettuale attinenti al commercio (Accordo TRIPS), i Paesi in via di sviluppo possono escludere dalla brevettabilità piante e animali e godono quindi di ampia flessibilità in termini di protezione delle varietà vegetali. Dopo un'accurata analisi, una commissione sui diritti della proprietà intellettuale (Commission on Intellectual Property Rights, CIPR) istituita dal governo britannico ha dichiarato che i Paesi in via di sviluppo dovrebbero sfruttare questa flessibilità cercando di non rilasciare brevetti per piante, ma di sviluppare piuttosto un sistema di protezione delle varietà vegetali che sia conforme alle loro esigenze specifiche. Con la ratifica di convenzioni internazionali come l'UPOV '91 (Union pour la protection des obtentions végétales) o il Trattato di Budapest, i Paesi membri dell'AELS spingono i Paesi in via di sviluppo a limitare a loro svantaggio questa flessibilità (riducendo, ad esempio, i diritti degli agricoltori).</p><p>a. Nell'ambito di trattative su accordi bilaterali con membri dell'OMC, il Consiglio federale è disposto a rinunciare a pretese che potrebbero limitare la flessibilità concessa dall'Accordo TRIPS?</p><p>b. Nell'ambito di accordi bilaterali con Paesi che non sono membri dell'OMC, il Consiglio federale terrà conto delle raccomandazioni della commissione CIPR rinunciando a pretese riguardo alla proprietà intellettuale che contraddirebbero queste raccomandazioni?</p><p>3. In occasione della conferenza ministeriale dell'OMC a Doha, la Svizzera ha sottoscritto la dichiarazione sull'Accordo TRIPS e la salute pubblica in base alla quale tale Accordo non può impedire ai Paesi membri di emanare provvedimenti a favore della salute pubblica e, in particolare, di facilitare l'accesso ai medicinali. Alcune delle clausole contenute negli accordi AELS stipulati con i Paesi in via di sviluppo rimettono invece in discussione le disposizioni dell'Accordo TRIPS.</p><p>a. Come giustifica il Consiglio federale questo nuovo orientamento, più rigido e in contraddizione con quanto stabilito in precedenza?</p><p>b. Il Consiglio federale non ritiene che, stipulando accordi di portata più ampia rispetto alle disposizioni TRIPS, si rischi di rimettere in discussione l'accesso ai medicinali da parte delle popolazioni più povere?</p><p>4. Fino ad ora solo pochi Paesi in via di sviluppo hanno presentato offerte di liberalizzazione nell'ambito dell'Accordo generale dell'OMC sugli scambi di servizi oppure, più specificamente, hanno firmato l'intesa sugli impegni in materia di servizi finanziari nel timore di perdere il loro margine di manovra nella regolamentazione dei mercati finanziari. Gli accordi AELS con i Paesi in via di sviluppo includono tuttavia disposizioni di vasta portata sulla liberalizzazione dei mercati dei capitali. A quanto pare, il Consiglio federale rappresenta unicamente gli interessi delle banche e delle compagnie d'assicurazione svizzere e accetta il rischio che una liberalizzazione possa avere effetti negativi per i suoi partner.</p><p>Come giustifica il Consiglio federale la contraddizione tra questo atteggiamento e un impegno coerente a favore della cooperazione per lo sviluppo?</p><p>5. A Cancun, la maggior parte dei Paesi in via di sviluppo si è opposta a negoziati sui cosiddetti nuovi temi (investimenti, acquisti pubblici, regole in materia di concorrenza). Il Consiglio federale non ritiene che il fatto di trattare questi temi soltanto a livello bilaterale sia in contraddizione con il programma di Doha per lo sviluppo?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Osservazione preliminare</p><p>La Svizzera è un Paese di medie dimensioni con un'economia fortemente orientata verso l'estero e mercati di sbocco diversificati in tutto il mondo. Uno dei compiti principali della politica economica estera della Svizzera consiste nel creare condizioni d'accesso stabili, prevedibili e non discriminatorie al maggior numero possibile di mercati esteri dato che il nostro Paese si trova di per sé al di fuori del mercato interno europeo. I tre pilastri principali della nostra politica economica estera in questo senso sono le relazioni contrattuali con l'UE, l'appartenenza all'OMC e la conclusione di accordi di libero scambio (di norma quale membro dell'AELS) con Paesi che non fanno parte dell'UE (accordi AELS con Paesi terzi).</p><p>La conclusione di accordi preferenziali con determinati partner commerciali offre, nelle attuali circostanze, una possibilità irrinunciabile per il mantenimento e il miglioramento della competitività e dell'attrattiva della piazza economica svizzera, condizioni essenziali per la creazione e la salvaguardia di posti di lavoro. La Svizzera può eliminare gli svantaggi concorrenziali sui mercati esteri risultanti da accordi preferenziali tra altri Paesi soltanto stipulando essa stessa accordi preferenziali con questi Paesi.</p><p>L'obiettivo della Svizzera nell'area euro-mediterranea consiste nell'ampliare, insieme agli altri Paesi dell'AELS, la sua rete di accordi di libero scambio parallelamente all'UE. Questo le permetterebbe di partecipare a pieno titolo alla zona di libero scambio paneuropea, o a quella euro-mediterranea, che si sta formando. La sottoscrizione dell'accordo con il Libano e le trattative in corso con la Tunisia e l'Egitto si inseriscono in questa prospettiva.</p><p>Al di fuori dello spazio euro-mediterraneo, l'interesse della Svizzera si rivolge soprattutto ai Paesi emergenti che conducono un'attiva politica di libero scambio e rispetto ai quali la Svizzera corre il rischio di essere discriminata, rischio dai risvolti particolarmente dannosi perché questi Paesi rappresentano un importante potenziale per la futura espansione delle relazioni commerciali e degli investimenti. Finora l'AELS ha concluso accordi di libero scambio con il Messico, Singapore e il Cile. Al momento sono in corso trattative con il Sudafrica e con l'Unione doganale dell'Africa del Sud (SACU), mentre si sta valutando l'opportunità di avviare trattative con la Corea e la Thailandia. L'inclusione degli altri Paesi membri della suddetta Unione doganale alle trattative con il Sudafrica è stata posta come condizione da questi stessi Paesi per il rinnovo dell'Accordo SACU del 1969.</p><p>Per quanto concerne le domande poste nel testo dell'interpellanza, il Consiglio federale risponde come segue:</p><p>1. Con il rapporto annuale sulla politica economica estera, il Consiglio federale informa sistematicamente il Parlamento sullo stato, lo sviluppo e le strategie dell'AELS concernenti gli accordi preferenziali con Paesi terzi (Paesi europei non membri dell'UE, Paesi mediterranei e Paesi non europei). Inoltre, la delegazione parlamentare dell'AELS partecipa regolarmente alla conferenza ministeriale AELS (l'ultima si è tenuta a Montreux il 23-24 giugno 2004). Il Consiglio federale è infine sempre a disposizione delle Commissioni della politica estera delle due Camere per informarle sugli sviluppi occorsi nell'ambito delle trattative su accordi di libero scambio dell'AELS.</p><p>1a) Il Consiglio federale condivide l'opinione secondo cui ai negoziati su accordi di libero scambio AELS debbano applicarsi fondamentalmente le stesse modalità di consultazione e trasparenza valide per trattative internazionali comparabili. D'altro canto, bisogna tenere conto del fatto che le disposizioni contenute negli accordi AELS di libero scambio devono essere compatibili con la legislazione nazionale in vigore.</p><p>1b) Il Consiglio federale informerà il Parlamento in modo più regolare, e in particolare se l'orientamento e la portata degli accordi di libero scambio dell'AELS subiranno modifiche rilevanti.</p><p>2a) Quale membro dell'AELS, la Svizzera conduce trattative in primo luogo con Paesi che dimostrano un livello di sviluppo relativamente avanzato e che stanno per diventare Paesi industrializzati o che si orientano comunque verso il mercato europeo. Questi Paesi richiedono di norma un livello di protezione superiore a quello garantito dagli standard minimi che l'Accordo TRIPS fissa a livello multilaterale e dispongono già in parte di una legislazione nazionale corrispondente. Per questo, e tenendo conto degli interessi della Svizzera, il Consiglio federale non vede alcuna ragione che l'indurrebbe a rinunciare a priori a proposte di trattative che vanno oltre il livello di protezione minimo garantito dall'Accordo TRIPS. Nell'ambito di tali trattative, il Consiglio federale prende sempre in considerazione il livello di sviluppo del partner in questione.</p><p>2b) Il rapporto della commissione CIPR contiene osservazioni interessanti sugli standard di protezione per i Paesi in via di sviluppo. Il Consiglio federale non ritiene tuttavia ragionevole conformarsi acriticamente al punto di vista di un solo rapporto di esperti; preferisce tener conto delle varie opinioni e stabilire il comportamento più consono da adottare nei confronti del singolo Paese in questione. Tanto più che il rapporto della commissione CIPR offre una valutazione globale, che non prende quindi in considerazione le dinamiche specifiche dei singoli Paesi in via di sviluppo.</p><p>3a) L'approccio della Svizzera nell'ambito dell'OMC e delle trattative su accordi di libero scambio dell'AELS è differenziato, ma coerente: come spiegato al paragrafo 2a, in qualità di membro dell'AELS, la Svizzera conduce trattative soprattutto con Paesi che hanno già raggiunto un certo livello di sviluppo e che richiedono quindi un livello di protezione più elevato. Se l'AELS deciderà di negoziare con Paesi meno sviluppati, terrà conto delle loro esigenze specifiche, come nel caso del Lesotho (membro della SACU).</p><p>3b) Le disposizioni relative alla protezione dei brevetti contenute negli accordi di libero scambio dell'AELS non limitano la flessibilità concessa dall'Accordo TRIPS (e ribadita dalla dichiarazione di Doha e dalla decisione dell'OMC del 30 agosto 2003) sulla lotta ai problemi di salute pubblica nei Paesi in via di sviluppo, ivi inclusa la possibilità di rilasciare licenze obbligatorie.</p><p>4) Non è corretto affermare che gli accordi AELS contengono disposizioni di vasta portata sulla liberalizzazione dei mercati finanziari. Fino ad ora soltanto tre accordi includono disposizioni materiali sul commercio di servizi (Messico, Singapore, Cile), ma esse non aggiungono nulla a quanto già previsto nella legislazione in vigore in questi Paesi. Inoltre, le possibilità di limitare il trasferimento di pagamenti e di capitali offerte dagli accordi AELS sono le stesse definite nel quadro dell'OMC. Il Consiglio federale non condivide quindi l'opinione secondo cui l'accesso al mercato per le banche e le compagnie d'assicurazione svizzere rappresenti una minaccia allo sviluppo economico dei nostri partner o sia incompatibile con la politica di sviluppo svizzera.</p><p>5) Piuttosto che sostituirlo, gli accordi preferenziali conclusi nell'ambito dell'AELS, completano l'approccio multilaterale dell'OMC. Il fatto che alcuni accordi dell'AELS includano settori come i servizi, gli investimenti, i mercati pubblici o la concorrenza riflette la tendenza che sta prendendo piede su tutto il mercato mondiale di negoziare accordi preferenziali di portata sempre più vasta e risponde inoltre alla preoccupazione della Svizzera di evitare una possibile discriminazione in questi settori su mercati terzi rispetto ai suoi principali competitori (UE, USA e Giappone). Come dimostrano gli accordi in vigore dell'AELS, l'impegno nei suddetti settori riflette le posizioni e le possibilità di tutte le parti in causa e garantisce, in fin dei conti, risultati a vantaggio tanto dei Paesi dell'AELS quanto degli altri partner dell'accordo. Questo approccio rispetta e promuove le strategie e gli obiettivi di sviluppo economico perseguiti dai nostri partner. Alla luce di quanto detto, il Consiglio federale non vede alcuna contraddizione con il programma di sviluppo sancito a Doha.</p>  Risposta del Consiglio federale.