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«Il diritto di soffrire non dà il diritto di fare soffrire. La mia esposizione potrebbe finire qui», ha affermato l’avvocato dell’accusatrice privata Carlo Borradori, citando proprio una frase della donna. Quest’ultima vittima di un ex funzionario del Dss che si è appellato contro la sentenza del 2019 che lo ritiene colpevole di coazione sessuale.
Borradori chiede alla corte che vengano considerati tutti i punti dell’atto d’accusa non prescritti, facendo valere le stesse pretese del primo grado: 5mila franchi, simbolici, per i danni morali e le spese legali alle quali la vittima ha dovuto far fronte prima di aver potuto beneficiare del gratuito patrocinio.
«La difesa contesta tutto e ciò ha creato ulteriore sofferenza alla mia cliente. Questo è grave», ha proseguito il rappresentante della donna. «Neanche immaginava che ci potessero essere alternative: andarsene da lui significava avere paura che si facesse del male. In quel momento non aveva la forza di sottrarsi», ha ribadito. Secondo Borradori «la credibilità della vittima è granitica». «Non ha mai fatto una dichiarazione fuori dalle righe. Di certo può sbagliarsi su alcuni aspetti minimi, ma di certo non si contraddirà mai su quello che ha provato e sofferto».