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«Le premesse favorevoli per un aiuto allo sviluppo svizzero prioritario in Ruanda prevalgono di gran lunga sulle condizioni sfavorevoli. Anzi, probabilmente si potrebbe dire che nessun altro paese dell’Africa nera si presta quanto il Ruanda a diventare paese prioritario.»
Ciò è quanto notava il Dipartimento federale delle finanze nel 1963. Oggi il nome del paese africano evoca anzitutto il massacro della primavera 1994, quando – sotto gli occhi passivi della comunità internazionale – vennero trucidate 800 mila persone. Riferendo di quei tragici fatti, i media hanno sempre parlato del ruolo della Francia, del Belgio e dell’Onu. Per contro è passato quasi inosservato che la Svizzera ha avuto rapporti particolarmente intensi con il Ruanda. Non solo era un paese modello per la cooperazione svizzera, ma dal 1963 al 1993, i presidenti ruandesi hanno avuto come collaboratori personali alcuni dei migliori diplomatici svizzeri.
Il documento storico
Rapporto dell’Aggiunto all’Amministrazione delle finanze Richard Ulrich, Berna, 31 maggio 1963
Originale in tedesco nella banca dati Dodis: dodis.ch/30255
Traduzione
Circostanze favorevoli e sfavorevoli per un aiuto allo sviluppo svizzero in Ruanda
Le premesse favorevoli per un aiuto allo sviluppo svizzero prioritario in Ruanda prevalgono di gran lunga sulle condizioni sfavorevoli. Anzi, probabilmente si potrebbe dire che nessun altro paese dell’Africa nera si presta quanto il Ruanda a diventare paese prioritario.
I seguenti elementi potrebbero p. es. essere vantaggiosi:
1. Il Ruanda corrisponde ampiamente all’immagine popolare svizzera di un paese africano in via di sviluppo (grazie al fatto che non ci sono città che avrebbero inevitabilmente un carattere europeo, così che l’azione dei delegati potrebbe contare più del solito sul sostegno morale di gran parte del popolo svizzero).
2. La lingua ufficiale del Ruanda (accanto alla lingua autoctona kinyarwanda) è il francese, ciò che favorisce sia la mobilitazione dei esperti svizzeri ecc., sia la formazione di singoli cittadini ruandesi in Svizzera.
3. Il clima del Ruanda, un altopiano verde simile all’Emmental, è veramente paradisiaco e quasi non crea problemi di acclimatazione, facilitando perciò il lavoro degli esperti svizzeri.
4. Dimensioni che permettono una visione d’insieme: sebbene il Ruanda abbia 2,7 milioni di abitanti (e sia perciò più popolato p. es. di Senegal, Guinea, Liberia, Dahomey, Gabon, Ciad, Repubblica Centrafricana, Somalia, ecc.), dal punto di vista geografico è grande poco più della metà della Svizzera; non ci perderemo in spazi immensi. Anche l’economia permette una visione d’insieme: le uniche industrie possedute dal Ruanda sono in fondo solo le sue miniere, una fabbrica di birra e alcune aziende edilizie. Gli europei non hanno dunque ancora occupato tutto; si può anzi costruire insieme alla popolazione indigena.
5. Il Ruanda ha una struttura sociologica regolata. Mentre in molti altri paesi in via di sviluppo è stato necessario compiere una rivoluzione sociale per rendere possibile lo sviluppo economico, in Ruanda al momento della transizione alla repubblica il sistema feudale basato sull’allevamento del bestiame è stato abolito e la popolazione agricola è stata liberata. Non c’è latifondo.
6. In Ruanda non c’è né un indebitamento dei contadini, né un indebitamento dello Stato. Il Ruanda non è neppure gravato dal debito estero.
7. Il Ruanda possiede due centrali idroelettriche, che forniscono elettricità anche a Usumbura, ma la cui capacità è solo parzialmente sfruttata. Costosi progetti per la costruzione di dighe ecc. sono perciò fuori discussione.
8. A parte il legame derivato dall’unione economica con il Burundi, il Ruanda è davvero indipendente e non è neppure legato a una potenza europea attraverso la valuta. Il Franco del Ruanda e del Burundi (FRB) è una valuta completamente libera e basata su se stessa. Se l’unione monetaria tra Ruanda e Burundi dovesse essere sciolta e dovesse essere creata una valuta puramente ruandese sarebbe pensabile un legame stabile con il Franco svizzero, simile al legame tra il franco CFA [il franco delle Colonie francesi d’Africa] e il NF [Nouveau Franc, il franco francese pesante introdotto nel 1960].
9. Il governo repubblicano, formato ora esclusivamente da membri del partito popolare Permuhutu e specialmente il presidente della Repubblica, Kayibanda, hanno uno spirito civico probabilmente unico in Africa: dedizione al paese unita alla più grande modestia e alla rinuncia a ogni lusso. Gli uomini oggi al potere sono stati formati dal vallesano monsignor Perraudin, arcivescovo del Ruanda, che dispone di grande influenza. Il Ruanda non conosce corruzione.
10. Il Ruanda può contare sulla prosecuzione provvisoria dell’aiuto da parte del Belgio, che rimane invariato rispetto agli stipendi dei 170 «techniciens belges» (80 insegnanti, 50 istruttori militari, 10 medici, 30 funzionari amministrativi di vario genere). In futuro il resto dell’aiuto belga potrebbe tuttavia essere ridotto. Un aiuto notevole, in particolare per l’infrastruttura, proviene dal fondo per lo sviluppo della CEE. Frati domenicani canadesi hanno organizzato ad Astrida una piccola università (facoltà di filosofia, sociologia e medicina). La Svizzera non deve perciò in alcun modo pagare «tutto».
11. Il Ruanda e il Burundi sono associati come tutti gli ex territori francesi alla CEE. Il loro commercio sfugge perciò alle discriminazioni della CEE e gode anzi di privilegi doganali.
Svantaggiosi per l’aiuto bilaterale svizzero potrebbero rivelarsi i seguenti fattori:
1. L’unione monetaria fra Ruanda e Burundi rende più difficile uno sforzo isolato del Ruanda, a meno che anche il Burundi sia risanato, cosa che sarebbe complicata a causa della forte posizione occupata dal mondo degli affari internazionale, di una certa spensieratezza del governo del Burundi e per altri motivi.
2. L’eccessivo tasso di cambio ufficiale del FRB rende più cari eventuali pagamenti effettuati per acquistare FRB. La Banque d’Emission (BERB) punta i piedi contro l’uso del mercato libero delle divise da parte dei governi stranieri e per gli investimenti. Sarebbe auspicabile che il governo del Ruanda eserciti pressione sulla BERB per raggiungere un’intesa con la Svizzera.
3. L’intolleranza confessionale delle missioni, in particolare sul tema della scuola, è spiacevole, così come lo sono gli attriti sorti per questo motivo tra Monsignor Perraudin e il signor Chamot, il direttore delle scuole protestanti. La richiesta dell’arcivescovo di mandare in Ruanda solo esperti svizzeri cattolici non è stata sostenuta dal governo. Ma gli «atei» ecc. sono sgraditi anche a quest’ultimo.
4. I techniciens belgi cercano spesso di sabotare l’influsso di altri stranieri per dimostrare di essere indispensabili.
5. I tutsi profughi all’estero rappresentano un’ipoteca perlomeno morale. Finché un numero sufficiente di hutu non sarà scolarizzato e formato per svolgere funzioni dirigenziali al posto dei tutsi, il ritorno dei tutsi è politicamente impossibile. Solo in seguito la Svizzera potrebbe forse esercitare un effetto conciliante.
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