Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/189337

<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di vincolare l'erogazione di fondi per l'aiuto allo sviluppo al trattamento riservato ai cristiani. L'invio di fondi in Paesi nei quali chi professa il cristianesimo viene discriminato o perseguitato dallo Stato o da terzi in virtù della sua fede deve essere limitato o revocato, a seconda dell'entità di tali vessazioni.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Come illustrato a più riprese in passato dal Consiglio federale (cfr. pareri in merito alle mozioni 14.3826 e 11.3198), la promozione della libertà di religione e la protezione delle minoranze religiose ed etniche, tra cui i cristiani perseguitati nel mondo, sono parte integrante della politica di collaborazione internazionale della Svizzera.</p><p>L'aiuto umanitario della Svizzera in Paesi come l'Afghanistan, la Corea del Nord, l'Iraq, la Libia, il Pakistan, la Somalia, il Sudan e lo Yemen si basa sui principi fondamentali del diritto internazionale umanitario ed è rivolto a tutte le persone bisognose, indipendentemente dalla provenienza, dal sesso, dalla lingua, dalla religione e dall'appartenenza politica e sociale. L'aiuto è commisurato alle esigenze delle rispettive popolazioni e non è destinato agli attori statali del Paese che lo riceve. Vincolarlo al comportamento dello Stato sarebbe inopportuno, inadeguato e in contrasto con la tradizione umanitaria della Svizzera.</p><p>Nell'ambito della politica di collaborazione internazionale con Paesi come l'Afghanistan, la Libia e la Somalia, accanto all'aiuto d'emergenza la Svizzera porta avanti programmi per la promozione civile della pace, nel tentativo di porre fine a conflitti, e per la protezione delle fasce vulnerabili della popolazione, in virtù dei quali s'impegna per il rispetto dei diritti umani, la promozione della libertà di religione e la protezione delle minoranze religiose ed etniche.</p><p>Quanto al Pakistan, il Consiglio federale ha deciso, nell'ottica di una maggiore focalizzazione geografica, di abbandonare il relativo programma di cooperazione bilaterale allo sviluppo nel 2019. In Eritrea, invece, nell'ottobre 2017 la DSC ha lanciato la fase pilota di tre progetti di formazione professionale; un impegno, questo, che persegue anche obiettivi di politica migratoria e risponde a numerose richieste del Parlamento (cfr. parere del Consiglio federale sul postulato Pfister Gerhard 15.3954). L'Iran non è un Paese nel quale la Svizzera è attiva nell'ambito della sua politica di collaborazione internazionale.</p><p>Il Consiglio federale è del parere che la mozione comporterebbe inopportune conseguenze negative per il programma di cooperazione allo sviluppo della Svizzera e ritiene che, qualora l'impegno della Svizzera nei Paesi summenzionati dovesse venire meno, questo andrebbe a discapito, in primo luogo, di quelle persone che già vivono nelle condizioni più disagiate.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.