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BERNA - L'Ufficio del Consiglio nazionale sta esaminando se non occorra chiarire meglio le regole per i viaggi dei parlamentari all'estero, in particolare quando questi vengono compiuti come privati cittadini e non in rappresentanza della Svizzera. Una decisione dovrebbe essere presa entro la sessione autunnale delle Camere.
Ci sono vari esempi di viaggi controversi senza mandati ufficiali, come la visita di un gruppo di parlamentari svizzeri a una colonia ebraica nei territori occupati da Israele in Cisgiordania, un viaggio di cinque politici elvetici in Eritrea o il recente viaggio in Corea del Nord del consigliere nazionale vodese Claude Béglé (PPD).
L'Ufficio del Consiglio nazionale ha visto la necessità di agire e da gennaio ha creato un gruppo di lavoro per esaminare le attuali regole per i viaggi privati dei parlamentari e proporre eventuali adeguamenti.
I lavori si sono conclusi da alcuni mesi. Ma le opinioni sono divergenti sul fatto che basti adattare le regole attuali oppure che sia necessaria una modifica della legge parlamentare, dice all'agenzia Keystone-ATS la consigliera nazionale vodese Isabelle Moret (PLR/VD), membra dell'apposito gruppo di lavoro di cui fanno parte anche i colleghi Ronald Rino Büchel (UDC/SG) e Edith Graf-Litscher (SP/TG).
Questo "aspetto pseudo-ufficiale" può portare a malintesi in altri paesi. Questi considerano spesso importanti e ufficiali i soggiorni di parlamentari svizzeri. Le loro esternazioni politiche durante viaggi privati all'estero sono quindi delicate.
«I deputati dovrebbero semplicemente fare vacanza e non lasciarsi utilizzare da governi di altri paesi e incomodare la locale ambasciata svizzera», dice Rino Büchel. E - aggiunge - nel caso di Béglé la Corea del Nord ha certamente avuto "un grande piacere" per i suoi commenti positivi.
Secondo Graf-Litscher occorrono in particolare linee direttive per stabilire quando una delegazione di parlamentari all'estero possa essere ritenuta ufficiale. Ciò è molto importante soprattutto nei Paesi in cui la Svizzera svolge un ruolo diplomatico.
Per la deputata turgoviese solo i viaggi delle commissioni legislative dovrebbero essere ritenuti come delegazioni ufficiali. Essi - aggiunge - sono importanti per gli scambi con altri paesi, e già attualmente devono essere approvati dall'Ufficio del Consiglio nazionale, organo che si occupa della procedura, dell'organizzazione e dell'amministrazione della Camera stessa.
Graf-Litscher e Büchel ritengono che una delegazione ufficiale debba avere almeno un certo numero di parlamentari e coprire l'intero spettro dei partiti. Non dovrebbero più esserci "figure singole" come nel caso Béglé, osserva Büchel.
Il consigliere nazionale vodese ha infatti fondato almeno sette gruppi parlamentari di cui è l'unico membro: tra questi i gruppi "Penisola indiana", "Via della seta", "Africa centrale e orientale", "Aiuto umanitario/IKRK" o "Alleanza del Pacifico".
Il fatto che un gruppo parlamentare nella fase iniziale sia composto da una sola persona va bene, ma al più tardi dopo un anno deve avere un certo numero di membri ed essere ampiamente sostenuta, ha detto Graf-Litscher.
Büchel e Graf-Litscher sono d'accordo su un altro punto: non ci dovrebbero essere regole sul senso o l'assurdità di un gruppo, e ogni parlamentare dovrebbe continuare ad essere libero di formarne uno.
La esponente socialista non esclude quindi una modifica della legge parlamentare. L'Ufficio del Consiglio nazionale dovrebbe discuterne in merito in una delle prossime riunioni. Lo stesso farà poi l'organo analogo del Consiglio degli Stati e una decisione definitiva dovrebbe essere presa entro la sessione autunnale delle Camere.
Dal canto suo Heinz Brand (UDC/GR), secondo presidente dell'Ufficio del Consiglio nazionale, si è espresso chiaramente contro nuove regole sul canale d'informazione svizzero tedesco SRF4. A suo parere bisogna piuttosto appellarsi di più alla responsabilità dei singoli parlamentari: dovrebbero essere consapevoli del fatto che le loro dichiarazioni all'estero hanno conseguenze. Ma - aggiunge - la loro libertà di viaggio non dovrebbe assolutamente essere limitata «solo a causa della loquacità dei singoli parlamentari».