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La Camera Usa ha approvato, per una manciata di voti, il bilancio bipartisan che permetterà la riapertura degli uffici governatovi dopo lo shutdown della notte scorsa: ora manca solo la firma del presidente americano Donald Trump.
L'accordo sul bilancio, che era già passato al Senato, è stato approvato dalla Camera con 240 voti a favore e 186 contrari.
In questo modo, gran parte dei dipendenti pubblici americani potranno recarsi ai propri posti di lavoro questa mattina, in quanto grazie all'apertura regolare degli uffici dopo lo shutdown - il secondo in tre settimane - durato cinque ore e mezza.
Il disegno di legge prevede enormi incrementi di spesa chiesti dai repubblicani per la Difesa, oltre a forti aumenti chiesti dai democratici per le agenzie interne.
Dalla mezzanotte di Washington, le sei del mattino in Svizzera, tutti gli uffici federali erano rimasti chiusi, partendo da quelli meno essenziali.
A fare deragliare tutto a sorpresa è stato un senatore repubblicano, l'ex candidato presidenziale Rand Paul, un conservatore 'libertario' esponente dei Tea Party e contrario all'aumento del debito pubblico. Ha parlato ad oltranza per oltre sei ore bloccando il voto in Senato su un accordo bipartisan per un bilancio biennale che aumenterebbe la spesa di altri 300 miliardi di dollari, dopo il taglio delle tasse che causerà un 'buco' di 1500 miliardi dollari in dieci anni.
Le regole del Senato consentono ai singoli membri di intervenire quanto vogliono, facendo così ostruzionismo. "Li posso tenere qui sino alle tre del mattino, mi devono ascoltare", aveva minacciato, deciso a proseguire la sua battaglia di principio sino a far scattare lo shutdown, pur nella consapevolezza che probabilmente l'accordo sarà poi approvato.
(Ats)