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Non si deve lottare con misure congiunturali contro una crisi che in parte è sistemica: Sergio Rossi, professore di economia all'università di Friburgo, analizza con occhio critico le decisioni del vertice del G20 di Londra.Questo contenuto è stato pubblicato il 02 aprile 2009 - 20:47
Nella capitale britannica il 2 aprile si sono riuniti i rappresentanti del G20, che rappresentano circa l'80% del valore dell'economia mondiale. La loro missione era di accordarsi su un programma per uscire dalla peggior crisi economica e finanziaria mondiale dagli Anni '30. Intervistato a caldo da swissinfo, Sergio Rossi si dice deluso del piano.
swissinfo: Sulla "lista grigia", ossia quella dei paesi sotto sorveglianza, figura la Svizzera, mentre non ci sono Jersey, Guernesey e l'isola di Man. È sorprendente?
Sergio Rossi: No, non è una sorpresa. Però è deludente, perché la Svizzera ha dimostrato di avere la volontà di cooperare, anche se si attende ancora la prova dei fatti. La Svizzera deve ancora negoziare 70 accordi.
È deludente che non si tenga conto di veri e propri paradisi fiscali come Jersey, le isole Cayman, e dei trust che si possono fondare nelle isole della Manica. Ma in fondo non è sorprendente, visto che l'FMI e la Banca mondiale sono dominati dagli americani. L'influsso anglo-sassone è dunque forte.
swissinfo: Che implicazioni dovrebbe comportare questa lista per la Svizzera?
S.R.: La Svizzera continuerà a subire la pressione. Sarà tenuta sotto sorveglianza dagli altri paesi. In particolare dalla Germania che, soprattutto a causa delle prossime elezioni, ha trovato la Svizzera, ma anche il Liechtenstein, come caprio espiatorio.
Questo capro espiatorio consente di spingere il Lussemburgo a mettersi in regola e far rientrare dei capitali in Germania. Lo Stato tedesco ha bisogno di capitali per finanziare i suoi sforzi enormi per salvare le banche e far ripartire la macchina economica.
swissinfo: La presenza della Svizzera su una lista rappresenta uno scacco per la diplomazia elvetica?
S.R.: No, non direi una sconfitta per la diplomazia svizzera, ma per il Consiglio federale (governo) sì. Si è mosso in ritardo ed è stato un po' maldestro. In condizioni simili, si arriva forse a sistemare le cose all'ultimo minuto ma solo brevissimo termine. Ora occorrerà impegnarsi e convincere i partner, in primo luogo europei, che la Svizzera non è un paradiso fiscale.
Si dovrà anche convincerli che la Svizzera non può essere la sola a fare un passo verso la trasparenza. Anche dagli altri Paesi - in primo luogo quelli che hanno esercitato pressioni sulla Svizzera - devono essere trasparenti e devono essere altrettanto diligenti nel fare applicare le regole da tutti.
swissinfo: In linea generale, questo vertice ha lanciato un segnale chiaro riguardo alla crisi economica e finanziaria?
S.R.: Come al vertice del 15 novembre 2008 a Washington, sembrerebbe che i 20 siano uniti, che abbiano una sorta di visione comune per affrontare la crisi. E ciò, malgrado che ci siano differenze di fondo.
Per esempio, europei e americani non sono d'accordo sul fatto di aiutare dapprima le banche, oppure sulla regolazione finanziaria e poi fare in modo che i piani di rilancio possano avere degli effetti immediati.
swissinfo: Secondo lei, quali sono le decisioni più significative adottate a Londra?
S.R.: Una decisione che ha messo i paesi sulla buona strada - ma bisogna ancora aspettare per vedere il seguito - è l'aumento delle risorse del Fondo monetario internazionale (FMI), che gli permetteranno di fare prestiti ai Paesi in difficoltà.
L'elemento più importante a mio avviso è l'aumento delle assegnazioni dei diritti speciali di prelievo, di cui possono beneficiare i paesi. Ma ciò non basterà.
Si avrebbe già dovuto dire che l'FMI diventerà una vera banca sovranazionale e potrà emettere questi diritti speciali di prelievo. Potrà emettere una vera moneta sovranazionale, come avevano timidamente proposto i cinesi.
swissinfo: Nel campo della regolazione della finanza, a suo parere, il G20 ha preso decisioni cruciali?
S.R.: Penso che sia una buona idea regolare non solo le banche e le assicurazioni, ma anche i fondi speculativi (Hedge Funds). Bisognerà ora vedere se sarà concretizzata e a che livello. Se resta a livello nazionale, ci saranno sempre scappatoie che consentiranno di andare altrove. Soprattutto in paradisi fiscali come le isole Cayman.
Un'altra decisione importante è quella di voler regolamentare le agenzie di notazione (rating). A mio avviso, occorrerà anche renderle perseguibili penalmente se commettono errori di valutazione o se vi sono conflitti di interesse con le società devono valutare. Occorreranno leggi precise. Ora non esistono basi legali.
swissinfo: In merito al rilancio, il premier britannico Gordon Brown parla del più grande pacchetto congiunturale della storia. Non è un po' esagerato?
S.R.: Penso che sia veramente stato proposto un pacchetto enorme e che in parte sia già concretizzato. Bisognerà vedere se sarà tradotto in fatti anche tutto il resto. Occorrerà anche vedere se produrrà gli effetti desiderati a cortissimo termine e se i Paesi riusciranno a coordinarsi. Finora, infatti, i singoli Paesi hanno elaborato piani di rilancio, senza coordinarsi.
Del resto, se la Svizzera ha atteso per proporre delle somme per il rilancio è anche perché la sua economia è anche tributaria di quanto succede attorno ad essa. La Svizzera è un paese esportatore. Per esempio esporta molto in Germania. Perciò è il reddito del consumatore tedesco che determinerà l'andamento di questo ramo dell'economia elvetica.
swissinfo: I segnali antiprotezionismo lanciati a Londra sono sufficienti?
S.R.: Penso che si tratti solo di una dichiarazione d'intenti. I paesi, soprattutto in una fase critica come quella che stiamo attraversando, fanno finta di non essere protezionisti, ma introducono comunque delle misure in tal senso.
Negli Stati Uniti, per esempio, per i camion che trasportavano merci dal Messico verso consumatori americani ora c'è il divieto di transitare sulle autostrade. O trasferiscono il carico su autocarri americani oppure circolano su strade che non sono pratiche. È il segno che gli Stati Uniti vogliono imporre ai propri consumatori di acquistare prodotti locali e fanno tutto il possibile per rincarare quelli importanti e dunque renderli meno competitivi. Dunque il protezionismo esiste anche senza i dazi doganali.
swissinfo: Il primo ministro britannico ha parlato di un "nuovo ordine mondiale" sfociato dalla crisi economico. Condivide questa interpretazione?
S.R.: Assolutamente no. Con i piani di rilancio si lotta contro la crisi come se il problema fosse semplicemente congiunturale. Ma la crisi ha anche aspetti strutturali, direi perfino sistemici. Dunque si sarebbe dovuto proporre un cambiamento di sistema.
Abbassamento dei tassi d'interesse, aumento della spesa pubblica, riduzione delle imposte per i contribuenti più sfavoriti: sono strumenti di rilancio congiunturale. Bisogna invece cambiare le strutture del sistema capitalista che non funzionano, altrimenti prossimamente si andrà verso una nuova crisi. Occorre per esempio impedire che siano messi sul mercato prodotti finanziari complessi e poco trasparenti.
Intervista swissinfo, Pierre-François Besson
(Traduzione dal francese di Sonia Fenazzi)
Il G20
Creato nel 1999, dopo la crisi che aveva colpito i paesi asiatici e la Russia, il G20 rappresenta una piattaforma d'incontro e di dialogo tra le maggiori potenze economiche mondiali e i principali paesi emergenti.
Tra gli obbiettivi del G20 vi sono la stabilità economica mondiale e la promozione degli scambi commerciali a livello internazionale.
Il G20, presieduto quest'anno dalla Gran Bretagna, si era già riunito nel novembre dell'anno scorso per trovare una strategia comune di fronte alla crisi economica e finanziaria mondiale.
Fanno parte di questo gruppo 19 paesi: Stati uniti, Canada, Brasile, Argentina, Messico, Germania, Francia, Gran Bretagna, Italia, Russia, Turchia, Australia, Giappone, Cina, India, Indonesia, Corea del Sud, Arabia saudita e Sudafrica.
Il Fondo monetario, la Banca mondiale e la Banca centrale europea costituiscono il 20esimo membro.
La Svizzera mira a partecipare almeno alle riunioni preparatorie del G20.
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