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Un diritto è qualcosa che non ci può essere negato; un dovere, viceversa, è qualcosa che non possiamo negare.
Da questa definizione è chiaro che un nostro diritto si traduce automaticamente in un dovere per gli altri, e che i nostri doveri sono segni dei diritti di altre persone.
Vi è quindi un continuo spostamento dai diritti ai doveri, una incessante dialettica tra gli uni e gli altri.
I rapporti tra le persone, tra noi e gli altri, sono fortemente caratterizzati da questa dinamica, che avviene tra soggetti allo stesso livello. Un discorso di diritti e doveri è impensabile in una ottica sovrano-sudditi, essendo inconcepibile un soggetto che detenga tutti i diritti e non debba adempiere a nessun dovere.
Quest’ultima conclusione dovrebbe mettere in discussione l’attribuzione di diritti a soggetti che non sopportano il concetto di dovere, come gli animali e i fanciulli.
Un gatto non può possedere diritti, non essendo capace di adempiere a doveri. Il rapporto non si svolge allo stesso livello.
Sarebbe quindi più corretto parlare, in questi casi, di tutela o di responsabilità. Questione di lana caprina? Molto probabilmente sì. D’altra parte, parlare di diritti e di doveri presuppone che i soggetti interessati siano in grado di chiedere giustizia. Ecco che sancire un elenco, anche cospicuo, di diritti dei fanciulli e degli animali può anche divenire una soluzione di comodo.
Un diritto è qualcosa che non ci può essere negato; un dovere, viceversa, è qualcosa che non possiamo negare.