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Per la prima volta dal 1956 e per la quinta nella sua storia, il torneo natalizio grigionese non ha avuto luogo: ecco perché non vediamo l'ora che torni
Non ascoltate chi vi dice che sono solo amichevoli; non ascoltate chi vi dice che è solo un intoppo al campionato; non ascoltate chi si lamenta con voi che occupate sempre il divano davanti alla televisione. Perché la Coppa Spengler è molto più di questo e ce ne siamo accorti eccome negli scorsi giorni, quando per la prima volta dal 1956 (quando l'intervento delle truppe dell'Unione sovietica in Ungheria aveva portato a un esodo di massa, con 14mila rifugiati alla frontiera svizzera e tensioni a livello internazionale) e per la quinta (dopo quelle del 1939, 1940, 1949) dalla sua creazione nel 1923, il prestigioso torneo internazionale che si svolge tra Natale e Capodanno non ha avuto luogo, cancellato dal Covid. Ecco quindi alcuni motivi per cui stiamo già facendo il conto alla rovescia verso il 26 dicembre 2021, toccando tutto il ferro alla portata e con l’augurio di strappare un sorriso a chi legge (e scrive) e ha sofferto da “astinenza da Spengler”.
Al campionato di National League partecipano sempre le solite squadre, ai Mondiali si vedono sempre le solite nazioni, la Champions hockey league non ha ancora grande seguito e allora la Coppa Spengler è l’unico modo per incontrare squadre e giocatori ai più sconosciuti. Chi infatti seguiva il Kalpa Kuopio prima che si presentasse a Davos nel 2018 e, guidato da Sami Kapanen, riuscisse a conquistare il trofeo? O chi conosceva Robbie Earl prima che Arno Del Curto lo chiamasse come rinforzo dal Salisburgo per l’edizione del 2011 (l’ultima vinta dai gialloblù grazie anche ai quattro punti dello statunitense, inserito pure nell’All-star team) e che dalla stagione successiva ha quasi sempre militato nella nostra lega?
Ci sono poi gli idoli di molti tifosi dei club svizzeri che possono (ri)ammirare i propri idoli, giocatori che dopo avere lasciato la squadra del cuore tornano per la Spengler. E allora si diventa anche un po’ fan della sua nuova squadra. Come successo per l'idolo bianconero Ville Peltonen, impostosi alla Spengler del 2009 con la Dinamo Minsk, o per l'ex biancoblù Yanick Lehoux, ritornato nel 2012 con l’Adler Mannheim. Curioso anche il caso del portiere Matt Hackett, nell'edizione 2013 arruolato dal Team Canada il giorno dopo l’eliminazione con i suoi Rochester Americans. Di sicuro non un gran portafortuna, visto che le foglie d’acero vennero sconfitte in semifinale dal Ginevra Servette.
Oltre ai propri idoli nei Grigioni si ha pure la possibilità di ammirare giocatori che non hanno certo bisogno di presentazioni. Tralasciando le edizioni del 2004 e del 2012 legate al lockout della Nhl e quindi zeppa di elementi dalla classe sopraffina, come non ricordare ad esempio le gesta di Sergei Fedorov, che proprio alla Spengler 2013 con il Cska Mosca giocò le ultime partite della sua carriera. O la presenza di Marty Turco nel Team Canada del 2011 (95,2% di parate per lo storico portiere dei Dallas Stars).
Per molta gente poi il periodo post-natalizio coincide con le vacanze e allora cosa c’è di meglio che trascorrere una giornata sulla neve delle piste di Parsenn e dello Jakobshorn, con ai piedi un paio di sci, uno snowboard oppure seduti su una slitta e poi dopo godersi un corposo après-ski seguento un incontro all’Eisstadion (la pista di Davos è alla ricerca di un nuovo sponsor dopo essere stata dal 2007 al 2018 la Vaillant Arena)?
E per chi proprio non può raggiungere la località grigionese – come tra l'altro fatto un anno fa da una marea di tifosi dell'Ambrì per festeggiare la prima partecipazione al torneo del club leventinese, che sarebbe dovuto tornare anche nell'edizione 2020 –anche solo alla tivù lo spettacolo è garantito e ci si può fare una risata anche in quei momenti in cui la tensione è (quasi) pari a quella di una partita di playoff. Come quando l’attaccante dei già citati Americans Frédérick Piuze-Roy “sclerava” negli spogliatoi dopo una bagarre o quando Lorenz Kienzle e Chris DiDomenico si scambiavano opinioni poco signorili durante la finale del 2015.
Solo alla Spengler infine si possono trovare così tante dicotomie: fra l’ambiente gelido in coda all’entrata e quello incandescente all’interno della pista; fra ristoranti di lusso in cui gustarsi un pasto da quattro portate e il capannone in cui scolare litri di birra; l'incotro tra veri appassionati e chi invece segue l’hockey solo alla Spengler; per finire con il contrasto fra un tifo alla nordamericana (con tanto di cartoncini battimani) e cori delle tifoserie organizzate, con l’accompagnamento perenne dell’immancabile Guggen.
No, la Coppa Spengler non è solo un torneo di hockey, è un album dei ricordi da sfogliare in compagnia e soprattutto un luogo di aggregazione, che speriamo tutti di poter ritrovare in questo 2021.