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Più alta la posizione direttiva occupata, più piccola la percentuale di donne: è la situazione che si delinea correntemente, dal settore dell'economia a quello della scienza.
Un programma federale intende migliorare le pari opportunità nelle università entro il 2016 e mostra i primi risultati.
Sebbene la percentuale annuale delle donne che iniziano un percorso universitario superi ormai quella degli uomini, negli atenei la quota di professoresse ristagna ad un livello basso, rammenta oggi in una nota la Segreteria di Stato per la formazione, la ricerca e l'innovazione (SEFRI). Dal 2013, il programma federale "per le pari opportunità nelle scuole universitarie professionali" sostiene i piani d'azione sviluppati dalle università stesse.
Un resoconto intermedio, in cui si fa il punto sulla situazione a fine 2014, mostra i primi risultati. La percentuale di donne tra i professori ordinari e straordinari è passata dal 17,8% al 19% dal 2012. Tra gli assistenti invece ha raggiunto il 33%.
Tuttavia la SEFR prevede che l'obiettivo di avere il 25% di professoresse alle università entro la fine del 2016 sarà difficilmente realizzabile. Non vi sono inoltre accenni ad un aumento della quota femminile negli organi decisionali.
Secondo Irene Rehmann, consulente scientifica della SEFRI, le cause sono molteplici. Una è la difficoltà di conciliare il professorato con la vita famigliare: molte donne abbandonano il mondo accademico nel periodo successivo al dottorato, la cosiddetta fase postdoc. Un altro motivo è culturale e risiede nella tradizionale divisione dei ruoli, che frena anche le candidature femminili.
SDA-ATS