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Caso 438 del 01/12/2018
Come si calcola il contributo alimentare per i figli in caso di ammanco se il genitore debitore degli alimenti si è (ri)sposato?
In una sentenza del 2 ottobre 2018 il Tribunale federale di Losanna ha stabilito quanto segue:
Non conta lo stato civile del debitore alimentare, bensì la situazione di vita concreta; la differenza sta nel sapere se egli vive da solo, con o senza figli, ciò che determina il relativo importo base, oppure se vive con un partner, sia esso il coniuge, un compagno, in un rapporto etero o omosessuale, ciò che per contro porta a dover considerare l’importo base determinante nella misura della metà. Lo scopo della revisione legislativa è stato quello di trattare allo stesso modo gli alimenti per i figli nati all’interno e al di fuori di un matrimonio.
Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni
Un uomo e una donna sono genitori non sposati di due figli nati rispettivamente nel 2008 e nel 2011; i figli vivono con la madre. Nell’allora contratto di mantenimento stipulato nel 2011 il padre si era obbligato a pagare un determinato contributo alimentare a favore dei figli. Nel 2015 il padre si è sposato ed ha avuto dalla moglie un terzo figlio nel 2017.
Il 14 agosto 2017 i due figli della precedente unione, rappresentati dalla loro madre, hanno chiesto un aumento dei contributi di mantenimento a loro favore. In ultima istanza cantonale i Giudici hanno parzialmente accolto le richieste dei due figli distribuendo l’eccedenza del padre (ricorrente al Tribunale federale) proporzionalmente tra i tre figli, in percentuale del contributo previsto a loro favore.
I fatti accertati dall’ultima stanza cantonale sono in particolare che:
- il padre ha un reddito da attività a tempo pieno di CHF 4’308.00 mensili;
- sua moglie non svolge alcuna attività lavorativa;
- la madre de primi due figli lavora al 70% con un reddito di CHF 2’0834.00 mensili: questo importo supera il suo fabbisogno e pertanto non vi è stato calcolato alcun contributo di custodia / di accudimento;
- il figlio maggiore ha un fabbisogno di CHF 1’890.00 mensili + CHF 200.00 di assegni familiari (in seguito AF) (tra cui una parte di costi di terzi per il suo accudimento);
- il secondo figlio ha un fabbisogno di CHF 1’690.00 mensili + CHF 200.00 di AF (tra cui una parte di costi di terzi per il suo accudimento)
- il terzo figlio ha un fabbisogno di CHF 562.00 mensili + CHF 200.00 di AF (non è stato fatto valere alcun contributo di custodia / di accudimento, nonostante sua madre non abbia reddito);
- il fabbisogno totale dei figli è pertanto di CHF 4’142.20 (+ CHF 600.00 di assegni familiari).
Per il ricorrente il proprio fabbisogno minimo sarebbe di CHF 3’744.00, compreso la parte di sua moglie, mentre per l’ultima istanza cantonale egli disporrebbe di un’eccedenza di CHF 2’520.00 da distribuire in proporzione ai fabbisogni dei singoli figli, vale a dire la copertura del 60.84% (CHF 2’520.00 x 100.00 : 4’142.20), che corrisponde a CHF 1’150.00 + AF per il figlio maggiore, CHF 1’028.00 + AF per il secondo figlio e CHF 342.00 + AF per il terzo (convivente con lui e la sua attuale moglie).
La questione giuridica da risolvere è di sapere se nel fabbisogno minimo del genitore debitore degli alimenti occorra considerare anche quello del coniuge e se si in quale misura.
Il Tribunale federale nella parte preliminare del diritto trattato nella sentenza evidenzia che esamina solo le censure sollevate e pertanto tra le varie considerazioni indica che non esamina il fatto che nel fabbisogno del terzo figlio non sia stata inserita alcuna posta di contributo di custodia / di accudimento, ciò che avrebbe potuto ev. portare ad un risultato differente.
Premesso ciò il Tribunale federale indica che il principio di salvaguardia del fabbisogno minimo esistenziale del genitore debitore degli alimenti (DTF 137 III 59, consid. 4.2.1) vale anche con il nuovo diritto in vigore dal 01.01.2017 in merito al calcolo dei contributi alimentari per i figli. Il nuovo art. 286a CC si limita ad indicare che in caso di ammanco, se la situazione del genitore tenuto al mantenimento migliora in modo straordinario, il figlio ha il diritto di esigere che tale genitore versi gli importi mancanti per coprire il debito mantenimento degli ultimi cinque anni nei quali il contributo di mantenimento era dovuto, a condizione che faccia valere tale diritto entro un anno dal momento in cui viene a conoscenza del miglioramento straordinario della situazione del genitore tenuto al mantenimento.
La giurisprudenza in essere prima della revisione legislativa del 01.01.2017 merita conferma laddove con la sentenza DTF 137 III 59 il Tribunale federale aveva indicato come si calcolano i contributi alimentari per i figli che non vivono nella stessa economia domestica. Determinante, a dipendenza delle circostanze concrete, è il minimo esistenziale di un debitore che vive da solo, o di un debitore monoparentale, o di un debitore coniugato, o partner registrato, o vivente in coppia con figli. Negli ultimi tre casi il minimo esistenziale LEF è pari alla metà; oltre a ciò vanno aggiunti i costi abitualmente previsti in ambito esecutivo che si riferiscono tuttavia solo dal debitore alimentare; tra questi vi è la sua quota parte di spese di alloggio, le spese professionali necessarie e la cassa malati. Non vanno conteggiate le spese per i figli che con lui convivono o qualsiasi contributo alimentare dovuto al coniuge ex art. 163 CC.
Il ricorrente vorrebbe rimettere in discussione tale giurisprudenza, visto il nuovo diritto in vigore dal 01.01.2017, ma il Tribunale federale ha per contro ritenuto giustificato confermarla. Non conta lo stato civile del debitore alimentare, bensì la situazione di vita concreta; la differenza sta nel sapere se egli vive da solo, con o senza figli, ciò che determina il relativo importo base, oppure se vive con un partner, sia esso il coniuge, un compagno, in un rapporto etero o omosessuale, ciò che per contro porta a dover considerare l’importo base determinante nella misura della metà. Si considererà il minimo esistenziale per coppie o singoli a dipendenza della qualità della relazione con il convivente, segnatamente si riterrà l’importo per coppie se si è in presenza di una comunione domestica con un rapporto di coppia, con determinati legami economici (e quindi con un risparmio sui costi - DTF 130 III 765, consid. 2.4; DTF 138 III 97, consid. 2.3.2); se per contro il debitore alimentare semplicemente convive con un’altra persona nella stessa economia domestica, ad es. con un figlio maggiorenne, si dovrà considerare l’intero importo base di una persona sola con, a dipendenza dei casi, una leggera riduzione dell’importo base e una partecipazione ai costi abitativi (DTF 132 III 483, consid. 4.2 e 4.3). Inoltre non è determinante sapere se nella stessa economia domestica il coniuge o il convivente lavori, rispettivamente potrebbe lavorare e tanto meno conta la misura in cui partecipa ai costi dell’economia domestica (DTF 138 III 97, consid. 2.3.2 e 2.3.3).
Solo così facendo si può rispettare il principio della priorità del mantenimento dei figli.
Questi principi sono da considerare validi anche con l’entrata in vigore della revisione del 01.01.2017; con il nuovo art. 276a CC viene anzi previsto un chiaro ordine di priorità dei contributi alimentari, nel senso che gli alimenti per i figli sono considerati prioritari a tutti gli altri obblighi alimentari. Lo scopo della revisione legislativa è stato quello di trattare allo stesso modo gli alimenti per i figli nati all’interno e al di fuori di un matrimonio.
In conclusione il ricorso del padre è stato respinto.
Data modifica: 08/04/2019