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L'espressione età del Bronzo venne introdotta nel dibattito archeologico dagli studiosi danesi Christian Jürgensen Thomsen (1836) e Jens Jacob Asmussen Worsaae (1857). Sulla divisione della Preistoria in base al sistema delle tre età legate al materiale degli utensili (età della Pietra, età del Bronzo, età del Ferro) influì, in ultima analisi, la tradizione dell'antichità. In Svizzera lo schema danese fu applicato ai reperti dei Villaggi lacustri da Frédéric-Louis Troyon nel 1860. Oggi, in generale, nell'Europa centrale si intende per età del Bronzo l'arco temporale compreso fra il 2200 e l'800 a.C.
Le prime indagini, per nulla sistematiche, riguardarono le tombe con corredi funerari in metallo. In Svizzera romanda, ma sporadicamente anche nei dintorni del lago di Thun, l'interesse degli studiosi fu presto attirato da tombe (ciste, recinti funerari in pietra) che contenevano monili e armi in bronzo; oggi sappiamo che si trattava di siti del Bronzo antico (come quelli di Aigle, Ollon, Thun-Renzenbühl). Nelle regioni settentrionali dell'Altopiano sviz., l'attenzione si concentrò dapprima spec. sui tumuli, in cui vennero riportate alla luce (come a Weiach nel 1866) sepolture risalenti soprattutto all'età del Ferro ma talvolta anche al Bronzo medio. Già relativamente presto, inoltre, furono individuate tombe a incinerazione del Bronzo finale con cospicui corredi metallici, come a Mels nel 1871.
Nel XIX sec. lo studio degli abitati prese avvio sulle alture con terrapieni riconoscibili, dove all'epoca si supponeva la presenza di rifugi celtici. Un nuovo orientamento fu determinato dalla scoperta sulle rive di vari laghi, durante inverni asciutti, di insiemi di pali che a un esame più ravvicinato rivelarono siti abitativi. In particolare le palafitte del Bronzo antico scoperte nel 1853-54 da Johannes Aeppli nei pressi di Obermeilen, sul lago di Zurigo, suggerirono al pres. della Soc. degli antiquari di Zurigo, Ferdinand Keller, studi comparativi storico-culturali. Successivamente, Keller compì un ulteriore passo sul piano metodologico e collegò i villaggi lacustri agli abitati d'altura sulla base del confronto di reperti in ceramica.
In un primo tempo la durata dell'età del Bronzo rimase incerta. Nell'opera Urgeschichte der Schweiz (1901) Jakob Heierli situò fra il 1400 e il 1250 a.C. i complessi di reperti più antichi; oggi sappiamo che ne sottovalutò l'età di vari sec. Come gruppo più recente egli scelse alcuni villaggi lacustri con oggetti in ferro e recipienti in bronzo, che confrontò con le necropoli della prima età del Ferro nell'Italia settentrionale e situò fra il 1000 e il 700 a.C. Nel 1927-28 Georg Kraft pubblicò un articolo di sintesi in cui i ritrovamenti sviz. erano collocati nel contesto di riferimento centroeuropeo. Lo studioso stabilì una sequenza di fasi in base a reperti chiaramente definiti, cioè a corredi tombali che sul piano cronologico andavano considerati come eventi individuabili in modo puntuale. Tale sequenza poté venire collegata allo schema di suddivisione che Paul Reinecke aveva elaborato nel 1900-06 per la Germania meridionale. Il materiale delle stazioni lacustri fu ordinato cronologicamente da Emil Vogt in una tesi di dottorato sulla ceramica sviz. del Bronzo finale (1930). Il 1962 segnò l'inizio di una nuova importante tappa nell'ambito delle ricerche sull'età del Bronzo: in quell'anno presero avvio studi volti a stabilire, in base agli anelli di accrescimento annuali degli alberi, le fasi di costruzione del villaggio lacustre di Zugo-Sumpf. L'importanza del metodo non consiste unicamente nell'individuazione della data di abbattimento del legname da opera, ma soprattutto nel fatto che da allora è anche possibile definire con esattezza i piani degli abitati lacustri e delle loro case. La forte densità di pali presente in alcune stazioni è stata riconosciuta come una conseguenza della successione di molte tappe insediative, separate talvolta da cesure prolungate, e si sono potute stabilire le singole fasi di attività.
Autrice/Autore: Margarita Primas / vfe
I metodi di datazione propri alle scienze naturali consentono di mettere in rapporto diretto le fonti archeologiche e la cronologia moderna (datazione assoluta): oggi la dendrocronologia permette di collocare in un preciso momento temporale i villaggi lacustri risalenti all'ultima fase del Bronzo antico e le fasi recenti del Bronzo finale. Per periodi anteriori o intermedi si usa il metodo del carbonio-14 o radiocarbonio, che però anche in casi favorevoli è soggetto a scarti di almeno 100 anni. Attraverso collegamenti trasversali dei materiali rinvenuti si definiscono fasi che, grazie a corrispondenze temporali reciproche o almeno a forti vicinanze nel tempo, permettono di stabilire correlazioni fra abitati e tombe ma anche fra regioni diverse (datazione relativa). Questo metodo risulta importante per l'inserimento dei reperti in un più ampio contesto europeo. La suddivisione descrittiva del materiale introdotta da Reinecke è utilizzata ancora oggi, in forma modificata, come sistema di riferimento per i materiali. Dato che però nell'Altopiano sviz. le fonti più numerose sono costituite da insediamenti, si sono dovute riformulare le caratteristiche principali di singole fasi.
Come in altre epoche, anche nell'età del Bronzo la realtà culturale dell'odierno territorio sviz. era variegata. In genere, nei periodi durante i quali i trasporti terrestri erano lenti, la nascita di gruppi regionali era condizionata dalla conformazione topografica; la mobilità risultava canalizzata dalle vie d'acqua, ma anche dai passi alpini e dalle gole delle valli giurassiane.
- Valle del Rodano e regione lemanica: durante il Bronzo antico il Vallese costituiva con lo Chablais vodese una zona aperta alle innovazioni, in cui l'artigianato del metallo rivestiva un ruolo importante, come attestano i corredi funerari. L'area lemanica, che comprendeva il medio bacino del Rodano, aveva stretti legami anche con la Savoia; lo attestano fra l'altro le fonti esistenti del Bronzo antico, per le quali è stato coniato il termine di cultura del Rodano.
- Regione dei tre laghi giurassiani: fattori positivi e concomitanti erano le condizioni favorevoli alla campicoltura e all'allevamento e la posizione geografica ai piedi del Giura. L'inventario culturale evidenzia le strette relazioni che sussistevano con le valli del Giura sviz. e franc. fino alla Saona (Franca Contea), ma anche i collegamenti con il Lemano e lungo l'Aar, fino al Reno. La condizione di crocevia che contraddistingueva la regione doveva risultare vantaggiosa in un'epoca in cui il semplice consumo di metalli era legato a un continuo trasporto di merci.
- Svizzera settentrionale e centrale: nel Bronzo finale le zone nordoccidentali della Svizzera erano parte integrante della regione altorenana franco-ted. Per quanto concerne il periodo precedente, la qualità delle fonti non consente ancora affermazioni precise. Nella zona bodanica e nella valle della Thur la costante più importante rimase probabilmente l'apertura verso nord e verso est, in direzione dell'Hegau e della valle del Danubio. In misura diversa a seconda delle varie fasi, si orientava a nord est anche la pop. del bacino lacustre zurighese, che però in genere traeva profitto dalla sua posizione di crocevia. I reperti attestano collegamenti con il tratto alpino del Reno e la regione alpina. Anche nella Svizzera centrale, dove fonti sufficienti esistono solo nei cant. Zugo e Lucerna, si delinea l'importanza delle vie di transito. Sono dimostrati collegamenti con il lago di Zurigo e l'Argovia, mentre nel Bronzo finale è attestata anche la presenza di un asse in direzione ovest.
- Ticino, Grigioni e Reno alpino: nella Svizzera meridionale finora risultano abitate con certezza solo le valli del Ticino e la Mesolcina (e anch'esse solo nel Bronzo finale), come attesta la quantità di reperti piuttosto costante nel tempo; tuttavia ciò deriva prima di tutto dallo stato delle ricerche. Il territorio dell'attuale cant. Ticino costituiva il ramo settentrionale di un gruppo culturale radicato nella Lombardia occidentale e in Piemonte (gruppo di Canegrate, fase preliminare della cultura di Golasecca). Anche in Vallese - in alcuni casi perfino nel cant. Friburgo e nella valle dell'Aar - sono venuti alla luce oggetti in ceramica e in bronzo che evidenziano influssi sudalpini o di provenienza sudalpina. In realtà gli scambi avvenivano nei due sensi, poiché anche oggetti realizzati a nord delle Alpi venivano importati a sud. Nelle regioni della Svizzera orientale vi era una situazione analoga: l'Engadina aveva strette relazioni culturali e probabilmente anche economiche con il Tirolo meridionale. Anche lì si instaurarono scambi con la parte settentrionale dei Grigioni e con il Reno alpino, come risulta evidente in particolare nei reperti del Bronzo finale (cultura di Meluno).
Nel complesso emerge una situazione a mosaico che si integra bene nel quadro europeo. Un fenomeno complementare è costituito dalle tracce di usanze diffuse sul piano sovraregionale, comuni a vaste fasce dell'Europa centrale.
Autrice/Autore: Margarita Primas / vfe
Nel secondo millennio a.C. predominarono condizioni climatiche variabili, ma in generale assai favorevoli (Clima). Intorno al 1450 a.C. cominciò un periodo freddo che fece avanzare i ghiacciai alpini, influendo anche sul livello dell'acqua e sull'attività insediativa intorno ai laghi dell'Altopiano (cosiddetta oscillazione di Löbben). Un'altra espansione glaciale si verificò attorno al 1200-1100 a.C. e precedette gli abitati lacustri del Bronzo finale. Un terzo raffreddamento, che apparentemente perdurò per un periodo più lungo, ebbe luogo attorno al 750 a.C. e coincise con l'inizio della cultura di Hallstatt.
Durante l'età del Bronzo il numero di reperti aumenta in misura tanto netta che è lecito supporre anche una crescita della densità degli abitati. Nel Bronzo finale furono edificate, per la prima volta in Svizzera, aree di uno-due ettari. Dove esistono dati sugli anelli di accrescimento, si possono identificare con certezza le case databili alla medesima epoca presenti nei singoli villaggi.
Dopo una lunga cesura, a partire dal 1900 a.C. sono attestati sull'Altopiano villaggi lacustri; il loro numero aumentò sensibilmente fra il 1680 e il 1500 a.C. Il più vasto di quelli indagati finora, Arbon-Bleiche, si estende su un'area di ca. 0,5 ettari, anche se bisogna tener conto di un periodo di insediamento di 150-200 anni. Un'importanza particolare riveste inoltre il sito di Concise. A prescindere dalle aree edificate in modo compatto sulle piane costiere, considerate come villaggi, sono state rinvenute tracce di attività anche su alture e su sponde fluviali; esse compaiono con vistosa regolarità in luoghi vantaggiosi sul piano strategico, nei quali in seguito furono spesso erette anche fortezze medievali. Interessanti, per esempio, sono i pochi reperti del Bronzo antico dell'Unterhof di Diessenhofen, lungo il Reno: potrebbe trattarsi di un'infrastruttura per la navigazione.
Le costruzioni in legno dei villaggi lacustri mostrano differenze regionali. Dal lago di Baldegg al Bodano, per esempio, si usavano piastre stabilizzanti di fondazione, dette plinti, assenti invece in Romandia; sui laghi del Giura e sul Lemano, gli unici elementi costruttivi rimasti sono montanti in legno. Per ora solo a Zurigo-Mozartstrasse si sono osservate case disposte su tre file e presumibilmente divise in due locali, con una struttura a travi orizzontali e montanti di colmo alti 5,5 m.
Autrice/Autore: Margarita Primas / vfe
La distribuzione dei reperti induce a supporre che fra il 1500 e il 1050 a.C. la pop. si sia insediata in modo sparso nell'Altopiano. Buona parte degli abitati delle campagne è venuta alla luce durante la costruzione delle odierne strade nazionali. Nelle zone perilacustri i reperti non mancano, ma le costruzioni sulle piane costiere risalgono al massimo all'inizio del Bronzo medio. Ciò induce a supporre un arretramento degli abitati rispetto alle rive, come mostrano in concreto gli esempi di Erlenbach (ZH) e Cham-Oberwil. L'insediamento di Erlenbach, risalente al Bronzo medio, si trova sul primo terrazzo, 60 m sopra il livello attuale dell'acqua, mentre quello di Cham-Oberwil è posto a 3,5 km di distanza dal lago, in una zona a drumlin. Caratteristici sono gli acciottolati di consolidamento sotto le case o sotto la zona di circolazione; delle pareti verticali si è conservato in genere al massimo l'intonaco di argilla.
Un fenomeno degno di nota è costituito dall'aumento di estensione delle zone a coltivi nelle regioni di montagna, dove agli abitati esistenti, che vennero ampliati, se ne aggiunsero di nuovi, costruiti nelle fasce altitudinali più diverse: l'insediamento di Boatta Striera nel com. di S-chanf, ad esempio, era situato molto in alto, a 2003 m, ma probabilmente fu solo temporaneo. Molto ricorrente è la scelta di colline antistanti ai pendii montuosi, al riparo da piene e da valanghe e in buona posizione ai fini dei trasporti e della sicurezza (per esempio Amsteg-Flüeli, Scuol-Kirchhügel). Si osserva una situazione analoga nel Giura, dove gli insediamenti cominciarono ad esempio nel sito del Mont Terri presso Courgenay, collocato in posizione molto favorevole.
In seguito alle differenti condizioni climatiche, nelle valli alpine si scelsero tipi di costruzione diversi da quelli dell'Altopiano. Lungo la direttrice dello Julier, sull'altura di Padnal presso Savognin, sono attestate case disposte su tre file e con basamento in pietra; si trattava di costruzioni a plinti sovrapposti (Blockbau) o a montanti con travi di riempimento. Gli interni contenevano grandi forni o focolari; in un avvallamento al margine della fila di case intermedia si trovava un bacino in tavole di larice per la raccolta dell'acqua piovana.
Le cause della crescita demografica che consentì di colonizzare le valli alpine non sono ancora chiare; si pensa, fra l'altro, a un'alimentazione più bilanciata, ma anche a un affrancamento da lavori di fatica di parte delle donne. Nelle zone dove sorgono grandi necropoli, per esempio nella valle del Danubio, è stato possibile verificare simili ipotesi attraverso analisi antropologiche.
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Sulle piane costiere dei laghi dell'Altopiano, l'attività edilizia ricominciò intorno al 1060 a.C. La scelta dei siti, in alcuni casi posti parecchio al largo rispetto alle rive odierne, attesta livelli dell'acqua più bassi: anche là dove si sfruttava un terreno rialzato, come a Greifensee-Böschen, l'altezza del basamento era di soli 70-125 cm, quindi inferiore di ca. 1 m rispetto al livello dell'acqua in epoca moderna (prima delle correzioni delle acque). Di solito i villaggi lacustri erano dotati di recinzioni, spesso su tutti i lati ma talvolta solo sul lato orientato verso la terra o verso il lago, e in questo caso con funzione di difesa non da attacchi ma dalle onde alte. Talvolta vi compaiono autentiche fortificazioni di piloni conficcati in obliquo. L'estensione degli abitati e la densità dei relativi edifici potevano variare notevolmente. Sono attestate tre classi di grandezza: da 0,25 a 0,3 ettari, da 0,6 a un ettaro, e pochi villaggi più estesi, che occupavano due ettari o più di superficie (Morges-Grande Cité, Grandson-Corcelettes, Zurigo-Wollishofen, Zurigo-Alpenquai). Sembra che sul lago di Neuchâtel il tipo di villaggio prediletto fosse quello compatto, di piccole o medie dimensioni, con strette viuzze e case disposte ad angolo quasi retto. La stazione lacustre di Greifensee-Böschen, invece, presenta edifici di varia grandezza raggruppati in modo meno compatto, con spazi aperti. Dimensioni e schema costruttivo delle case variavano, anche nell'ambito di una stessa regione, in misura molto superiore rispetto a quanto inizialmente ipotizzato.
Come durante il Bronzo antico, nella Svizzera centrale e settentrionale si utilizzarono nuovamente montanti resi stabili attraverso i plinti. La ricomparsa sui laghi di una concezione costruttiva simile a quella del Bronzo antico, dopo un'interruzione apparentemente lunga, sembrerebbe indicare una tradizione di carpenteria; non si è potuto ancora stabilire, però, se nell'intervallo di tempo tali piastre di fondazione siano state usate anche negli abitati dell'entroterra o se il quadro delle attività svolte nei pressi dei laghi risulti compromesso dagli effetti dell'erosione.
Anche in quest'epoca di concentrazione degli abitati, valli e terrazze erano cosparse da una rete di insediamenti rurali; è stato possibile datare a questo periodo anche singoli complessi difensivi (Schlossbuck a Rudolfingen, Montlingerberg a Oberriet, SG).
Autrice/Autore: Margarita Primas / vfe
L'età del Bronzo si distingue nettamente dall'arco temporale precedente, il tardo Neolitico, per un impiego dei metalli più ampio e funzionale: il bronzo e, in misura molto minore, l'oro divennero mezzi correnti per rappresentare e differenziare valori reali, ma anche per contrassegnare posizioni sociali. Durante il Bronzo antico quest'ultima funzione spettava soprattutto ai pugnali riccamente decorati con manico in bronzo e alle placche di bronzo, anch'esse con decorazioni, portate come monili sul capo o sul petto. In Svizzera le corrispondenti strutture di produzione si svilupparono su vasta scala solo nella fase recente del Bronzo antico; più o meno nello stesso periodo gli utensili in bronzo cominciarono a sostituire quelli in pietra. Il Bronzo finale fu poi contraddistinto da un'ampia gamma di attrezzi in metallo con funzioni specifiche. In parallelo aumentò il volume dei trasporti, dal momento che in Europa i giacimenti di rame e spec. di stagno erano distribuiti in modo molto disuguale. Al rame veniva aggiunto stagno nella misura del 3-10% ca. per migliorarne le proprietà di fusione; la lega così ottenuta - il bronzo - si distingue dal rame, rossastro, per una colorazione piuttosto dorata, che infatti venne sfruttata a fini decorativi.
Si ritiene che sul piano alimentare vigesse un'ampia autosufficienza, anche nella regione alpina. Nel secondo millennio a.C. i terreni aperti aumentarono a spese dei boschi, quindi anche la pascolazione boschiva risultò separata dagli abitati. Non è ancora chiaro se il fieno servisse già allora come foraggio. Sembra che per contrastare l'impoverimento del terreno si utilizzassero la rotazione delle colture, il maggese e la concimazione del bestiame al pascolo. Spec. nel Bronzo finale, è ben documentata la presenza di cereali resistenti alla siccità come l'orzo e il miglio, oltre a varie leguminose. Poiché in Svizzera è probabile che la campicoltura delle epoche storiche abbia distrutto radicalmente le tracce dei sistemi agrari precedenti, la presenza di una parcellizzazione come quella attestata nell'Europa occidentale nel secondo millennio a.C. rimane ancora un quesito aperto.
La questione dell'utilizzo nelle regioni alpine della fascia al limite del bosco per l'estivazione del bestiame è oggetto di dibattito; non esistono ancora prove sicure. In effetti è vero che in zone poste a un'altitudine elevata, oggi usate come alpeggi, è stato rinvenuto un numero abbastanza significativo di attrezzi e armi dell'età del Bronzo - spesso asce ma anche pugnali, coltelli e punte di lancia. All'età del Bronzo risalgono inoltre focolari ritrovati in luoghi situati molto più in alto dei fondivalle, talvolta anche con oggetti in ceramica, come a Boatta Striera. Ciò dimostra inequivocabilmente che tutte le fasce altitudinali erano percorse e utilizzate, ma non prova l'esistenza di un'alpicoltura organizzata con transumanza stagionale. Allo stato attuale delle ricerche, d'altra parte, questo tipo di alpicoltura non si può neppure escludere, visto che gli argomenti addotti sono essenzialmente di natura teorica. La maggior parte dei reperti, del resto, proviene da zone poste al di sotto del limite del bosco, che nell'età del Bronzo si trovava, con oscillazioni a seconda delle fasi e di circostanze locali, ca. 100 m più in alto di quello attuale. È inevitabile che comparissero tracce di disboscamenti dovuti ad attività produttive legate al fuoco. In certe valli alpine si può pensare alla riduzione del rame; tale attività finora è stata ben documentata nell'Oberhalbstein, ad esempio nei dintorni di Riom.
La metallurgia è l'unico ramo dell'artigianato per il quale, grazie allo stato relativamente buono delle fonti, tutta una serie di argomenti induce a escludere una lavorazione in ambito domestico; occorrono invece studi più approfonditi per stabilire se la produzione di vasi e tessuti fosse, come in genere si ritiene in Svizzera, un'attività esercitata esclusivamente in seno alle singole fam. L'esistenza di una ripartizione del lavoro può essere discussa sulla base di indicatori relativi spec. ad abitati del Bronzo finale. Anche nei villaggi lacustri di dimensioni ridotte risulta sempre presente un'officina di fusione in grado di produrre oggetti in bronzo d'uso corrente quali anelli, asce, falci o coltelli. Considerazioni su fabbisogni e vendite fanno ritenere che gli artigiani attivi in queste officine lavorassero secondo un ritmo prevalentemente stagionale. Si suppone che gli articoli meno comuni, utilizzati soltanto da una parte della pop., come spade e recipienti in lamiera di bronzo sbalzata, venissero realizzati da specialisti itineranti. Prodotti di lusso provenienti da altre regioni - spec. ambra e monili in conchiglie marine e vetro - attestati in piccole quantità, sono forse l'unica prova residua di un sistema di distribuzione piuttosto vasto che concerneva anche beni deperibili come sale, tessuti fini in lino o bestiame. Si tratta però di questioni ancora aperte, che non possono essere risolte facilmente sulla base delle fonti a nostra disposizione.
Un tratto caratteristico dell'età del Bronzo in Europa centrale è costituito dalla circolazione di oggetti con peso o forma rispondenti a determinate norme. Questi oggetti, prodotti in serie già nel Bronzo antico, venivano talora legati in pacchi e custoditi in recipienti, casse o fosse. Fra le forme preferite vi erano gli anelli. Talvolta il peso degli articoli prodotti in serie si avvicina molto a un valore medio, talaltra compaiono coppie di valori identici o valori graduati (per esempio nel ripostiglio di Arbedo-Castione). Nel Bronzo medio e soprattutto finale questo tipo di procedimento è attestato da testimonianze ancora più numerose; fra i reperti del villaggio lacustre di Hauterive (NE), risalente al Bronzo finale, spiccano due filze di anellini bronzei, risp. di 250 e di 400 g. Ad esse si aggiungono centinaia di altri anelli sparsi, di forma e dimensioni uguali, rinvenuti a piccoli gruppi o singolarmente. Questi anelli, che in genere pesano 0,5-2 g e hanno un diametro di 7-26 mm, non costituivano affatto una peculiarità sviz. ma circolavano in tutta l'Europa centrale; ad Hauterive il loro peso ammonta addirittura al 12% dell'intera massa bronzea rinvenuta. Talvolta gli anelli erano legati in ciondoli ornamentali, come attestano altri reperti rinvenuti, ma sembra che fossero utilizzati anche come moneta. Questa tesi è suffragata non solo dalle numerosissime prove della circolazione degli anelli ma anche dal fatto che erano infilati su cordicelle o su un anello più grande, dotato di chiusura.
Autrice/Autore: Margarita Primas / vfe
Il mezzo di trasporto più importante era la piroga monoxila. Non è ancora chiaro se il trasporto terrestre avvenisse su vasta scala con carri, perché in Svizzera, diversamente che in Germania settentrionale o in Inghilterra, finora non sono stati trovati sentieri di assi. I reperti disseminati nei profondi solchi dei torrenti indicano che queste formazioni del terreno erano sfruttate come vie incassate naturali; discorso analogo si può fare, nella regione alpina, per il materiale molto cospicuo rinvenuto sui percorsi di valico. L'uso del cavallo come bestia da soma sarebbe stato possibile, in linea di principio, perché questo animale è attestato in vari insediamenti dell'età del Bronzo; non vi sono prove, tuttavia, di consistenti effettivi equini, mentre fra i rifiuti degli abitati sono frequenti le ossa bovine. Il peso dei tesori bronzei sotterrati può essere considerato un ulteriore indicatore sull'organizzazione dei trasporti terrestri: a prescindere dalle motivazioni profane o religiose per cui furono nascosti, in vari casi si tratta probabilmente di colli di metallo da trasportare. Diversamente che nei Balcani, in Svizzera il loro peso non superava i limiti di peso per il trasporto a spalla individuale: il deposito del Bronzo antico di Sennwald-Salez, che comprendeva almeno 60 asce, probabilmente contenute in una cassa di legno, si avvicinava ai 13 kg, quello del Bronzo finale ritrovato a Schiers (metallo grezzo) pesava 18,7 kg.
Autrice/Autore: Margarita Primas / vfe
Spec. nel Bronzo finale vi sono indizi che rendono probabile una struttura organizzativa regionale, di livello lievemente superiore al villaggio; ne costituisce un buon esempio il bacino inferiore del lago di Zurigo, nel quale si è rilevata la presenza contemporanea di due abitati insulari nei pressi dell'emissario e di vari villaggi sulle rive. L'approvvigionamento degli isolani non sarebbe stato possibile senza un'intesa con gli ab. delle rive, perché i terreni gessosi del lago non consentivano la cerealicoltura. L'unica opzione autonoma per gli isolani era quindi la pesca, mentre i rivieraschi controllavano un retroterra adatto all'agricoltura.
Rispetto alle regioni dell'Europa centrale confinanti a nord e a est, in Svizzera le fonti dell'età del Bronzo comprendono un numero relativamente basso di testimonianze di differenze sociali; sarebbe tuttavia prematuro dedurne in blocco l'esistenza di una società egualitaria. I siti di sepoltura sviz., benché attestati in misura molto minore, presentano una discreta concordanza con quelli dei Paesi vicini. Dal Bronzo antico al Bronzo finale le tombe si suddividono per conformazione e corredo in tre categorie, di cui la prima comprende le sepolture in posizione separata o evidenziate con costruzioni funerarie (cumuli di pietre, tumuli). Nel Bronzo antico, per esempio, corrispondono al primo criterio tre tombe aggiunte in un secondo tempo all'esterno e all'interno del complesso sepolcrale megalitico VI di Sion, risalente al tardo Neolitico; una di esse, con ricchi monili e un insieme costituito di tre armi, si inserisce perfettamente nello schema proprio all'élite dell'Europa centrale. Le sepolture prive di corredi metallici sono molto più numerose, ma indubbiamente presenti in misura minore nella documentazione archeologica. Sul piano cronologico, questa categoria si può collocare nel Bronzo antico e medio soltanto quando si trovano sepolti nello stesso sito e con le medesime modalità, vale a dire in posizione analoga e secondo lo stesso orientamento rispetto ai punti cardinali, anche alcuni individui del ceto medio, inumati con corredo di spille bronzee.
Fra le usanze funerarie del Bronzo antico e del Bronzo medio sussiste una netta cesura; il fenomeno, diffuso su vasta scala, fu anche accompagnato da una spinta innovativa nel settore delle armi. A prescindere da casi isolati precedenti, solo durante il Bronzo medio vennero eretti tumuli a carattere distintivo, elevati in genere sopra più tombe di persone dei due sessi e anche di bambini; benché questo schema faccia pensare a cimiteri di fam., probabilmente solo una parte della pop. degli insediamenti documentati allestiva tumuli simili, il cui numero sarebbe altrimenti molto più alto. Per quanto concerne gli adulti di fam. agiate, è significativo il fatto che l'inumazione con corredi metallici si svolgesse sul piano sovraregionale secondo norme assai unitarie, che prevedevano una chiara differenziazione fra i sessi.
Intorno al 1350 a.C. le usanze funerarie mutarono nuovamente su vasta scala: la cremazione, già attestata in precedenza, divenne la pratica preponderante per più sec. Una parte piccola ma probabilmente potente del ceto superiore dimostrava la sua affermazione in ambito sovraregionale bruciando sul rogo anche un carro rivestito di bronzo; questa nuova usanza, radicata nella Germania meridionale, in Svizzera è stata identificata solo in tre casi: nei siti di Saint-Sulpice, Berna-Kirchenfeld e Kaisten. Le tombe a incinerazione del Bronzo finale, fra l'altro, sono contraddistinte da un corredo, spesso molto ricco, di vasi ceramici, mentre in genere gli oggetti metallici venivano posti sul rogo con i defunti e sono quindi danneggiati.
Autrice/Autore: Margarita Primas / vfe
Le modalità di comportamento di matrice sociale (in senso lato) caratteristiche dell'età del Bronzo comprendono, nell'Europa centrale, l'affondamento in acqua di armi (spec. spade e punte di lancia). Prove di tale usanza, documentabile con continuità dal 1500 all'800 a.C. e poi scomparsa bruscamente così come era cominciata, sono state fornite dalle acque del Reno, fin nei Grigioni, ma anche dall'Aar e da fiumi minori. Potrebbe essersi trattato di un rito praticato soprattutto dal ceto superiore, dato che le tombe con corredo di spade sono poche. L'ipotesi è corroborata da else bronzee, in qualche caso decorate con fini ornamenti geometrici, come quelle ritrovate nel pietrisco della Kander presso Thun e negli antichi letti del Reno presso Au (SG).
Un'ulteriore importante caratteristica dell'età del Bronzo in Europa centrale si definisce nello stile spiccatamente geometrico, mentre le raffigurazioni di esseri umani e animali risultano molto rare, in netto contrasto, per esempio, con la Scandinavia. In villaggi lacustri della Svizzera occidentale sono stati trovati animali d'argilla; come i sonagli a forma d'uccello, forse erano usati nelle festività che già allora probabilmente scandivano l'anno.
Autrice/Autore: Margarita Primas / vfe
Nella Germania meridionale si osserva già, in singoli tumuli del ceto superiore risalenti al 750 ca. a.C., lo sfarzo caratteristico dello stadio C della cultura di Hallstatt. Se qui la derivazione sociale dei cambiamenti è ben riconoscibile, nell'Altopiano sviz. l'analisi risulta complicata dal raffreddamento climatico che ebbe luogo in quel periodo, che avrebbe comunque provocato una discontinuità nei villaggi lacustri, anche se la pop. non fosse passata dalla rete di villaggi a quella di insediamenti sparsi. Soltanto studi di archeologia abitativa relativi a zone non lacustri, in parte già in corso, potranno mostrare in quale misura tale ipotesi corrisponda alla realtà.
Autrice/Autore: Margarita Primas / vfe