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L'ex tesoriere del Cremlino Pavel Borodin è stato riconosciuto colpevole di riciclaggio di denaro e condannato dalla giustizia ginevrina.
Il procuratore generale ginevrino Bernard Bertossa ha confermato la notizia del pagamento di un'ammenda di 300mila franchi. Borodin, attualmente segretario dell'Unione Russia-Bielorussia, era sospettato di aver riciclato in Svizzera circa 30 milioni di dollari che gli sarebbero stati versati dalle imprese ticinesi Mabetex e Mercata per l'ottenimento di lavori di restauro al Cremlino.
Alcune tracce dello scandalo scoppiato nel 1999 portavano fino alla famiglia dell'ex presidente russo Boris Jelzin. Fu durante la sua presidenza infatti che Borodin divenne responsabile dell'impero immobiliare e delle finanze del Cremino.
"La montagna che partorisce il topolino, a dimostrazione di quanto fosse debole l'accusa", lancia Vincent Solari, uno degli avvocati ginevrini di Pavel Borodin.
Gli avvocati di Borodin a Mosca non hanno ancora fatto sapere se hanno intenzione di far ricorso entro il termine di due settimane previste dalla legge. Finora la difesa, ha detto l'avvocato Eleonore Sergejeva, ha sempre avuto successo. Ad esempio i conti congelati delle ditte svizzere Mabetex e Mercata sono stati sbloccati nel dicembre 2001.
Pur ritenendosi innocente, Borodin «auspica voltar pagina», spiega Vincent Solari. «Borodin è molto occupato ed ha già perso un tempo inaudito in questa vicenda». Sarebbe dunque propenso a pagar la multa per porre un termine alla procedura.
Nel gennaio 2001 Borodin, durante un viaggio negli Stati Uniti, fu arrestato ed estradato in Svizzera.La Russia e la Bielorussia avevano allora alzato un polverone diplomatico. L'alto funzionario fu dunque liberato dietro il pagamento di una cauzione, ma è tornato alcune volte a Ginevra per rispondere agli interrogatori.
All'inizio del procedimento, Borodin era stato accusato di partecipazione a organizzazione criminale e riciclaggio aggravato, punibili con la reclusione fino a 7 anni e mezzo, rammentano gli avvocati. Porre un termine alla procedura permetterà anche alla Federazione russa di recuperare la cauzione di 5 milioni di franchi pagata per il rilascio dell'alto funzionario, che ha trascorso una settimana in detenzione preventiva.
swissinfo e agenzie