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L’Africa al momento sta attraversando enormi cambiamenti in termini demografici, economici e anche climatici. Considerati la vicinanza geografica e il legame storico, questi cambiamenti assumono grande importanza sia per l’Europa che per la Svizzera. Il cambiamento comporta sfide come la crescente povertà, disuguaglianze e la formazione della migrazione, ma crea anche opportunità. Tuttavia, la risposta politica della Svizzera a questo sviluppo è stata finora deludente. I rapporti della Svizzera con l’Africa si basano oggi soprattutto sull’isolamento per quanto concerne la politica migratoria e sullo sfruttamento economico. Se la Svizzera nei prossimi anni nella cooperazione allo sviluppo intende concentrarsi maggiormente sull’Africa, come previsto dal messaggio del Consiglio federale sulla cooperazione internazionale 2021-2024, occorre chiarire con urgenza le questioni fondamentali relative alle relazioni con l’Africa.
La migrazione dall’Africa è vista solo come una minaccia
Quando la politica svizzera dibatte sull’Africa, la migrazione è di solito la questione centrale e in particolare come prevenirla. Messa sotto pressione dalle richieste di politica interna, la Svizzera cerca di concludere accordi di riammissione o cosiddetti partenariati in materia di migrazione che prevedono l’impegno dei governi a garantire ai propri cittadini un ritorno sicuro. Questa politica è inaccettabile se tali accordi vengono conclusi con regimi dittatoriali che violano i diritti umani.
Il commercio delle materie prime è sinonimo di sfruttamento economico
La Svizzera è il principale mercato al mondo per il commercio di materie prime e riveste un importanza cruciale per i Paesi africani. Oggi la politica commerciale della Svizzera è dominata da considerazioni puramente economiche, con conseguenze devastanti per i Paesi interessati. Seguendo la scia di altre sedi di negoziazione come Singapore e Dubai, la Svizzera si astiene dal rendere il commercio di materie prime più trasparente e meglio regolamentato. Contribuisce così a lasciare irrisolti i problemi come la corruzione, la violazione dei diritti umani, i danni ambientali e l’evasione fiscale, a scapito della popolazione africana.
È necessaria una visione globale della politica per l’Africa
Alla luce di questo contesto, la Svizzera ha bisogno di una strategia per l’Africa che vada oltre la classica cooperazione allo sviluppo. Il Consiglio federale deve tradurre l’approccio «Whole of Government», ripetutamente chiesto dal Dipartimento federale degli affari esteri, in un programma e profilo chiari per l’Africa; serve una politica sovradipartimentale. Ciò include, in particolare, che il Dipartimento delle finanze illustri il modo in cui definisce la politica fiscale nei confronti dei Paesi del Sud. Occorre inoltre chiarire in che modo la Svizzera intende in futuro organizzare l’accesso al mercato del lavoro locale e se è disposta ad andare oltre il reclutamento sistematico dei migliori professionisti provenienti dall’Africa. È inoltre necessario valutare le opportunità che le economie africane offrono alle imprese svizzere per quel che riguarda i nuovi mercati in crescita.
La Svizzera deve formulare i propri interessi. La migrazione dall’Africa è certamente nell’interesse della Svizzera per poter colmare le future lacune del mercato del lavoro, ad esempio nel settore delle cure e dell’assistenza. La Svizzera ha anche bisogno di materie prime dall’Africa. È però inaccettabile e dannoso per la Svizzera che le imprese di materie prime che operano dalla Svizzera facciano valere i propri interessi senza tener conto degli effetti sui diritti umani o sugli standard ambientali. La Svizzera comunque dipende – soprattutto dal punto di vista della politica migratoria – dalla capacità dei Paesi africani di offrire stabilità e sicurezza alle loro popolazioni. Sono necessari contributi alla prevenzione delle crisi, alla gestione dei conflitti e alla costruzione della pace.
Occorre migliorare con urgenza il finanziamento per il clima
Una grande sfida per l’Africa è rappresentata dal riscaldamento globale. Siccità, tempeste e inondazioni hanno gravi conseguenze. La situazione della fame sta peggiorando di nuovo. Il cambiamento climatico colpisce soprattutto i più poveri e non è stato causato dai Paesi africani, ma dai Paesi del Nord, la Svizzera compresa, che ha il dovere di sostenere pienamente questi Paesi. La strategia per l’Africa del Consiglio federale deve pertanto fornire informazioni chiare e inequivocabili sull’impegno della Svizzera nei confronti dell’Africa in materia di clima. Il finanziamento per il clima in Africa non è un aiuto allo sviluppo, ma un indennizzo secondo il principio di “chi inquina paga”. Ciò richiede un sostegno finanziario nettamente più consistente.
Dal punto di vista di Caritas, la strategia del Consiglio federale per l’Africa deve tener conto di tutti questi aspetti in un quadro globale. Deve essere disponibile prima che il prossimo anno il Parlamento discuta il messaggio sulla cooperazione internazionale 2021-2024. Caritas inviterà i parlamentari delle Camere federali a presentare proposte che chiedano al Consiglio federale di sviluppare una strategia per l’Africa.
Lettura consigliata: il libro pubblicato di recente da Caritas Svizzera «Almanach Entwicklungspolitik 2020» (in tedesco e francese) pone l’accento sul tema «L’Africa tra ripresa e povertà».