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"Demolire il tetto in quella maniera è una cosa che non sta in piedi". E infatti, non è rimasta in piedi, l'ala dell'ex Macello di Lugano finita in macerie lo scorso 29 maggio dopo lo sgombero del centro sociale Csoa Il Molino. Non convince gli addetti ai lavori la spiegazione secondo cui la demolizione del centro sociale luganese sarebbe una inopinata conseguenza di quella che doveva essere la 'sola' demolizione o rimozione del tetto. Precisamente, recita un comunicato del Municipio di Lugano, "L'intervento sull'immobile, prospettato intorno alle 21.30 dalla polizia per ragioni di sicurezza delle persone, era di natura minore e riguardava sostanzialmente il tetto". L'idea dunque sarebbe stata quella di lasciare in piedi il complesso, peraltro destinato a una futura demolizione. Un video che circola sul web mostra invece che le ruspe - o almeno una di esse - quella sera intervennero direttamente sulle pareti, e non certo sul tetto. Una incomprensione fra chi decise l'intervento e chi lo eseguì? A parte questo aspetto, che si trova al centro dell'inchiesta penale (motivo per cui il ministro Norman Gobbi, responsabile del dipartimento Istituzioni, ancora ieri ha preferito non rispondere a domande sull'argomento) desta perplessità anche la non preparazione, se smontaggio del tetto doveva essere.