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Bisogna ristabilire la fiducia tra le parti. Con questa motivazione, la Commissione della politica estera del Consiglio degli Stati raccomanda al plenum di approvare il credito di 1,3 miliardi (suddiviso in due decreti) quale contributo di coesione elvetico all'Ue.
La messa a disposizione di tale somma, ripartita su dieci anni, non va subordinata a miglioramenti nelle relazioni con Bruxelles.
La decisione di non vincolare il contributo elvetico è passata solo grazie al voto decisivo del suo presidente, ossia il consigliere agli Stati Filippo Lombardi (PPD/TI).
La metà della commissione voleva introdurre nel decreto governativo un nuovo articolo secondo cui il Consiglio federale "può attuare i decreti soltanto se si costatano segni chiari di miglioramento delle relazioni bilaterali con l'UE e se quest'ultima non adotta alcuna misura discriminatoria nei confronti del nostro Paese". Come già indicato, tale proposta è stata respinta per 6 voti a 6 e il voto decisivo del "senatore" ticinese.
La maggioranza della Commissione della politica estera del Consiglio degli Stati (CPE-S) considera inopportuno "tradurre tale percezione politica in un articolo di legge la cui interpretazione giuridica sarebbe problematica", si legge in una nota odierna dei servizi parlamentari.
Una dichiarazione durante il dibattito nel Consiglio degli Stati sarebbe sufficiente, tanto più che il Consiglio nazionale potrà dibattere sull'oggetto nel primo trimestre 2019, traendo le conseguenze dalle ultime decisioni dell'UE, in particolare per quanto concerne l'equivalenza della borsa (che l'Ue ha vincolato alla conclusione di un accordo istituzionale con Berna, n.d.r). In votazione finale i decreti sul miliardo di coesione sono stati adottati, con 6 voti a 6 e il voto decisivo di Lombardi.