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BERNA - La Svizzera deve tornare a rinegoziare l'accordo quadro con l'Ue e nel contempo, per mostrare la sua buona volontà, allargare ulteriormente i cordoni della borsa nell'ambito del miliardo di coesione: è questa la ricetta dell'ex consigliera federale Micheline Calmy-Rey per superare lo stallo nelle relazioni fra Berna e Bruxelles.
«Dobbiamo rinegoziare», afferma l'ex ministra degli esteri (2003-2011) in un'intervista pubblicata oggi dal SonntagsBlick. Il Consiglio federale parla attualmente ancora solo di «precisazioni» dell'intesa concordata: ma cambierà idea, si dice convinta Calmy-Rey.
«La situazione di stallo può essere superata, ma occorre prendersi il tempo per trovare un consenso interno, questo è decisivo. Il popolo ha l'ultima parola. E l'attuale proposta non ha buone chances alle urne».
Ma l'Ue dice che questo accordo è da prendere o lasciare, osserva l'intervistatore: «non sono così sicura, questa è tattica negoziale», risponde la 74enne. «Se riusciamo a proteggere le condizioni di lavoro e i salari in Svizzera, nonché a creare un meccanismo diverso di risoluzione delle contese l'accordo riuscirà. Tutti sono interessati in tal senso».
«D'altra parte la Svizzera può fare di più», aggiunge l'ex consigliera di stato ginevrina (1997-2002). «Per esempio aumentando il miliardo di coesione» (cioè il secondo contributo svizzero all'allargamento dell'Ue, che per il Consiglio federale dovrebbe essere di 1,3 miliardi, come il primo).
Come noto il parlamento ha rinviato il dibattito sul tema a dopo le elezioni federali del 20 ottobre. Calmy-Rey non è d'accordo: «questa somma non è solo da versare, è anche da aumentare per mostrare la nostra buona volontà», conclude.