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Se si vuole dare enfasi a qualcosa d’importante bisogna andare dritti al sodo. È quanto ha fatto anche l’autore della Costituzione federale svizzera che, nell’articolo 1 stabilisce: «Il Popolo svizzero e i Cantoni […] costituiscono la Confederazione Svizzera» . In questo modo l’autore della Costituzione si presenta proprio all’inizio del testo: non è il Parlamento, bensì sono il Popolo e gli Stati membri ad avere voce in capitolo. Il preambolo della «United States Constitution» recita in modo analogo: «We the People of the United States […] do ordain and establish this Constitution for the United States of America».
Nella storia delle costituzioni di entrambi i Paesi vi sono altri parallelismi che non sono frutto del caso ma, per dirla con le parole di Alfred Kölz (1944–2003), di un «sistema circolatorio atlantico delle concezioni dello Stato moderno». In nessun altro Paese le nuove idee provenienti dall'America hanno trovato un terreno così fertile come in Svizzera ed è per questo che le due nazioni sono ancora oggi chiamate «sister republics».
Per capire meglio l’influenza americana sulla Svizzera è importante conoscere la storia della Costituzione. In poche parole: il 12 settembre 1848, con la Costituzione federale il Popolo svizzero e i Cantoni si dotarono per la prima volta di una legge fondamentale. Questo creò a metà del XIX secolo un’isola democratica e repubblicana nel cuore delle monarchie europee. Tuttavia, poiché lo schieramento cattolico conservatore, uscito sconfitto dalla guerra del Sonderbund, osteggiava norme costituzionali di fondamentale importanza, si giunse a una prima revisione totale a soli 26 anni dalla sua entrata in vigore: la Costituzione federale del 1874 portò a una distensione politica e costituì il quadro costituzionale della Svizzera fino al 1999. In questi 125 anni le numerose revisioni parziali finirono però per rendere il testo un patchwork confuso, giustificando così la seconda revisione totale. Trattandosi di una revisione formale del diritto esistente, questa seconda revisione totale non mutò praticamente la situazione giuridica in termini di contenuto. La nostra Costituzione attuale si basa ancora sulle fondamenta poste dalle due revisioni totali, che a loro volta avevano subito una grande influenza americana. Quanto grande fosse questa influenza è dimostrato dall’articolo 3 della prima Costituzione federale:
Articolo 3 della Costituzione federale del 1848
«I Cantoni sono sovrani, fin dove la loro sovranità non è limitata dalla Costituzione federale, e come tali, esercitano tutti i diritti, che non sono devoluti all’Autorità federale».
Articolo 2 degli Articoli della Confederazione americana del 1777
«Each state retains its sovereignty, freedom, and independence, and every power, jurisdiction, and right, which is not by this Confederation expressly delegated to the United States, in Congress assembled».
La parola centrale, che crea identità, è «sovranità». In giurisprudenza questo termine designa un diritto esclusivo all’autodeterminazione. Ma com’è possibile decidere in modo esclusivo su sé stessi se qualcun altro ha voce in capitolo? Uno Stato membro non può essere sovrano, perché per definizione la sovranità non è condivisibile. Ciononostante, fino a oggi non si è ritenuto necessario modificare in modo dogmatico l’articolo 3 della Costituzione federale e, allo stesso modo, gli Stati membri americani continuano a chiamarsi «States».
In fin dei conti è proprio questa contraddizione a costituire il federalismo. Quando gli americani colonizzati riuscirono finalmente a raggiungere l’indipendenza dagli inglesi con una guerra che comportò gravi perdite, inizialmente il Popolo, desideroso di libertà, non volle riconoscere alcuna autorità che governasse da qualche parte molto lontano. Voleva governarsi da solo e pagare le tasse soltanto a un Governo locale. Nacque così una confederazione di Stati. Questa però era così debole che i suoi organi non ricevettero mai gli importi dovuti. Mancava quindi anche un budget comune per la difesa, motivo per cui vi era il rischio di una nuova invasione da parte delle potenze europee. Fu allora che entrarono in gioco i «Federalist Papers». Tre politici impegnati riunirono una serie di argomenti ampiamente supportati per convincere i cittadini dello Stato di New York, allora particolarmente importante, ad approvare la Costituzione federale degli Stati Uniti d’America. Fu un successo: si riconobbe che soltanto se gli Stati sovrani avessero ceduto parte della loro «sovranità» a un Governo centrale era possibile difendere la libertà contro il mondo esterno e raggiungere l’unità interna.
Con la fondazione dello Stato americano quale repubblica federale nacque il primo Stato federale al mondo come lo intendiamo oggi. Che ci sia voluto così tanto tempo per riconoscere il valoro di questa forma di Stato non è un caso: se la democrazia è la forma di Stato più difficile, la democrazia federale lo è ancora di più. Se ciò che caratterizza la democrazia è la costante ricerca di un compromesso in grado di raccogliere i consensi della maggioranza, per il federalismo è la costante tensione tra Stato centrale e Stati membri. In questo contesto si potrebbe anche parlare della necessità di trovare costantemente nuovi compromessi sul piano orizzontale e su quello verticale.
Il fatto che gli Stati Uniti siano diventati la più grande potenza mondiale dell’era moderna è probabilmente dovuto in gran parte alle disposizioni costituzionali citate sopra e a come l’idea di Stato è vissuta attraverso di esse: la stabilità politica con cittadini informati è più semplice da raggiungere a lungo termine in uno Stato grande come gli Stati Uniti se i cittadini possono identificarsi con lo Stato. L’identificazione presuppone il diritto di partecipazione a un livello comprensibile per il cittadino. Mentre la confederazione di Stati spesso non ha il tempo di organizzarsi a livello centrale di fronte a minacce esterne, allo Stato centralizzato manca l’interazione con il Popolo su molte questioni e non ha quindi il supporto politico in tempo di crisi. Lo Stato federale istituisce invece un sistema flessibile di comunità con più livelli gerarchici che possono adattarsi in modo relativamente semplice al mutare delle circostanze: vi sono unità governative sia centralizzate sia federali che, al bisogno, possono assumere compiti aggiuntivi o rinunciare a compiti tradizionali in modo relativamente flessibile.
Le prime tre disposizioni della Costituzione federale svizzera non soltanto derivano da idee americane ma, in passaggi cruciali, costituiscono addirittura una traduzione quasi letterale dei testi costituzionali americani. A posteriori, date le differenze linguistiche, culturali, socio-geografiche e – fondamentali all’epoca – confessionali, i padri fondatori della Svizzera non ebbero alcuna altra opzione se non quella di scegliere questo difficile sistema di consenso sul piano orizzontale e verticale.