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BERNA - Il PLR punta a una nuova revisione della Legge sul CO2, mentre il PS chiede che ci sia dia una mossa dopo il «deplorevole no» del 13 giugno scorso a un primo progetto di revisione della norma; il Centro appoggia la strategia del governo, e l'UDC invece non vuole prendere posizione sul rapporto del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC) pubblicato oggi.
Il PS - Ci deve essere «una scossa attraverso tutta la Svizzera» dopo il «deplorevole no del 13 giugno», quando la Legge sulla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra (Legge sul CO2) è stata respinta per poco, ha detto a Keystone-ATS Roger Nordmann, capogruppo del PS alle Camere federale.
Il Paese deve darsi una mossa per una maggiore promozione delle ristrutturazioni degli edifici, per regole più severe nell'immatricolazione di nuovi veicoli, per la promozione di veicoli elettrici, per più energie rinnovabili, per un'espansione della rete ferroviaria ad alta velocità come alternativa ai viaggi in aereo e per una regolamentazione delle banche con un divieto d'investimenti nel petrolio, nel gas e nel carbone.
Il PLR - Dal canto suo, il PLR ribadisce di riconoscersi pienamente nell'accordo sul clima di Parigi, si legge in un comunicato del partito diramato oggi, in cui si ricorda che i liberali radicali hanno deciso a favore del necessario annullamento delle emissioni di gas a effetto serra entro il 2050 nell'assemblea dei delegati del 22 giugno 2019.
Questo obiettivo non è stato messo in discussione dal rifiuto popolare della Legge sul CO2. Al contrario, è ora più che mai chiaro che il problema va affrontato con misure di politica climatica e ambientale chiaramente liberali. Il PLR si batterà per una nuova revisione della Legge sul CO2 e, a breve termine, per un accordo transitorio sulle misure che giungono a scadenza. Senza questi provvedimenti entro il 2030, l'obiettivo del 2050 non è realizzabile.
Centro - In un comunicato, l'Alleanza del Centro nota dapprima che la constatazione che il cambiamento climatico stia progredendo fortemente non è nuova. Il partito si riconosce assolutamente nell'impegno della Svizzera di raggiungere gli obiettivi climatici formulati a Parigi e sostiene il Consiglio federale nella sua strategia per la loro attuazione.
Il Centro è stato un forte sostenitore della Strategia energetica 2050 e della Legge sul CO2. Dopo il suo rifiuto, il compito ora è quello di elaborare soluzioni in singoli settori come l'edilizia, la mobilità e le energie rinnovabili, che siano in grado di ottenere il sostegno della maggioranza. Secondo il partito, l'innovazione e la promozione delle tecnologie già esistenti per la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra e per le energie alternative devono giocare un ruolo centrale.
L'UFAM: «Servono regole uniformi ed efficaci per tutti»
La Svizzera si sforza di ottenere regole uniformi ed efficaci che valgano per tutti i paesi. Questo il nocciolo della reazione dell'Ufficio federale dell'ambiente (UFAM), sollecitato da Keystone-ATS, al rapporto del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC) pubblicato oggi.
In una presa di posizione per iscritto, l'UFAM indica che nei negoziati internazionale la Svizzera si concentra su miglioramenti in tre aree: «In primo luogo, vuole garantire che le emissioni di gas a effetto serra che un paese riduce all'estero non possano essere prese in considerazione due volte (per il paese donatore e quello ricevente). In secondo luogo, la Svizzera vuole rafforzare gli investimenti nella protezione del clima nei paesi in via di sviluppo. E infine, tutti i paesi dovrebbero adottare strategie per diventare climaticamente neutri entro il 2050».
Sul fronte interno, dopo la bocciatura in votazione della Legge sulla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra (Legge sul CO2), la futura politica climatica sarà formulata da Consiglio federale e Parlamento sullo sfondo dell'iniziativa popolare per i ghiacciai, ritiene l'UFAM.