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Il Senato degli Stati Uniti, a debole maggioranza repubblicana, non ha approvato la legge di rifinanziamento generando così lo "shutdown", il blocco delle attività non indispensabili dell'amministrazione federale per mancanza di fondi, che produrrà i suoi maggiori effetti da lunedì quando 850'000 funzionari si ritroveranno in disoccupazione tecnica e senza paga a tempo indeterminato. Il voto si è concluso con 50 contrari e 49 favorevoli. Per superare lo scoglio ne servivano 60. Il provvedimento cade nel giorno in cui il presidente Trump compie il primo anno alla guida degli Stati Uniti.
Per l'approvazione del testo, in particolare, i democratici chiedevano la conferma delle tutele per i dreamers, i giovani immigrati portati nel paese da piccoli dai genitori clandestini.
I democratici vengono additati da un comunicato della Casa Bianca come responsabili della situazione di blocco per aver fatto passare "gli immigrati illegali davanti ai militari", che continueranno a lavorare non pagati, mentre loro stessi ritengono che la colpa ricada su Donald Trump, che settimana scorsa aveva rifiutato una proposta bipartisan per uscire dall'impasse malgrado svariati incontri dai quali sembrava ci fosse uno spiraglio per evitare il blocco. Le trattative proseguiranno, l'opposizione non intende però approvare un'intesa che non contempli la regolarizzazione di 690'000 cosiddetti "dreamers". Gli USA non sono nuovi a questo genere di situazione: lo shutdown si era già verificato nel 2013 con Barack Obama.
Excellent preliminary meeting in Oval with @SenSchumer - working on solutions for Security and our great Military together with @SenateMajLdr McConnell and @SpeakerRyan. Making progress - four week extension would be best!— Donald J. Trump (@realDonaldTrump) 19 gennaio 2018
ATS/OrtellRo/sf/Swing/Notiziario 6.00
- RG 12.30 del 20.01.2018 - Il servizio di Anna Valenti