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L’imposta esiste in Svizzera dal 1915. Diversi i tentativi per abolirla alle urne e in parlamento, mai però andati a segno
Le discussioni sull’eliminazione del valore locativo danno, come prevedibile, del filo da torcere. Prima di esprimersi definitivamente sul progetto del Consiglio federale, la Commissione dell’economia e dei tributi del Consiglio nazionale (Cet-N) vuole approfondire ulteriormente l’argomento.
L’imposta sul valore locativo – un reddito fittizio da cui il proprietario può dedurre gli interessi passivi e i costi di manutenzione – esiste in Svizzera dal 1915. I tentativi di abolire questa imposta sono ripetutamente falliti alle urne e in parlamento.
Il 21 settembre scorso, gli Stati hanno approvato per 20 voti a 17 e 2 astensioni il disegno della commissione preparatoria volto ad abolire tale imposizione per le abitazioni primarie, ma non per quelle secondarie.
La Cet-N ha fatto propria in parte questa soluzione, ma aggiungendovi alcune modifiche di peso. A differenza dei "senatori", la commissione crede che qualsiasi cambiamento nel sistema dovrebbe applicarsi anche alle seconde case occupate dai proprietari. "Ciò dovrebbe semplificare le procedure ed evitare scappatoie fiscali", ha affermato oggi davanti ai media della Cet-N, Leo Müller (Centro/LU).
Inoltre, la commissione vuole mantenere in vigore alcune misure dell’attuale sistema. La Cet-N ha quindi stabilito – 12 voti a 10 – che le deduzioni per i costi di manutenzione dovrebbero essere permesse e ha anche proposto di mantenere le deduzioni per le misure di risparmio energetico (19 voti a 4) e per i costi di demolizione (17 voti a 6).
La commissione ha anche esaminato cinque modelli di deduzione degli interessi passivi, tra cui quello del Consiglio degli Stati, che prevede una deduzione del 70%. La Cet-N ha pure sondato la possibilità di una deduzione dell’80% o del 100% del reddito imponibile del patrimonio, una deduzione del 70% del reddito immobiliare imponibile e infine un modello senza alcuna deduzione. Alla fine, ha deciso a favore del modello con il 100% di deducibilità, ha sottolineato Müller.
La Cet-N ha chiesto all’amministrazione di valutare un secondo modello. Quest’ultimo consiste nel limitare il valore locativo al 60% o 70% degli affitti di mercato. Tale modello manterrebbe più o meno in vita il sistema attuale, ha spiegato Müller. L’amministrazione dovrà stimare le perdite fiscali che implicano le due varianti. Su questo aspetto la commissione prenderà posizione in agosto.
Col sistema attuale, il valore locativo è calcolato in base al reddito, fittizio, che il proprietario potrebbe incassare affittando la propria abitazione. In contropartita, gli interessi sull’ipoteca e le spese di manutenzione e ristrutturazione dell’edificio possono essere dedotte dalla dichiarazione delle imposte.
Il valore teorico dell’affitto è stabilito dalle autorità fiscali cantonali. Prende in considerazione criteri come lo spazio abitativo, la posizione, l’anno di costruzione e il tipo di alloggio. Di regola, il valore locativo è pari ad almeno il 60% del valore che si potrebbe ottenere se l’immobile venisse dato in locazione. Lo stesso vale per le seconde case.