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In Iraq il premier incaricato Muhammad Allawi ha rinunciato a formare un nuovo governo. La decisione aggrava la crisi in corso da mesi e arriva all'indomani del lancio di nuovi razzi contro la sede dell'ambasciata Usa nella Zona Verde a Baghdad.
Secondo quanto riportano i media iracheni, Allawi ha rinunciato nelle ultime ore a quella che definisce una missione "impossibile", visto l'atteggiamento di "alcune formazioni politiche" di "lavorare per il bene dell'interesse nazionale" e "intenzionate a difendere i propri interessi particolari".
Per la terza volta in pochi giorni, il parlamento si è riunito ieri per votare la fiducia al governo proposto da Allawi, ma non si è raggiunto il quorum necessario alla votazione. Dal punto di vista istituzionale spetta ora al capo di Stato Barham Salih risolvere il nodo del governo.
Il premier uscente Abdel Mahdi ha già detto che da oggi lascerà l'incarico di primo ministro per gli affari correnti. Con l'uscita di scena di Allawi, la carica rimane vacante.
Dal 1 ottobre sono in corso nell'Iraq centro-meridionale, abitato in larga parte da comunità sciite, proteste popolari contro corruzione, caro-vita. La repressione governativa e quella attribuita a miliziani locali filo-iraniani è finora costata la vita a circa 550 tra manifestanti e attivisti.
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