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Netto calo del numero di animali utilizzati nel 2011 ?
Nel suo comunicato del 28 giugno 2012, in occasione della pubblicazione delle statistiche, l’Ufficio federale di veterinaria (UFV), che non ha mai temuto di esagerare per minimizzare la pratica della sperimentazione animale, annuncia « un netto calo del numero di animali utilizzati ».
Stando alle cifre, sono stati utilizzati 662’128 animali, cifra che effettivamente rappresenta una diminuzione di 99’547 animali (-13%) rispetto al 2010. Peccato però che le cifre nel 2010 fossero in rialzo di 55’571 animali (+7,9%) rispetto al 2009.
Allora, come interpretare queste cifre pubblicate anno dopo anno ?
Anzitutto, un’autorizzazione per praticare una sperimentazione animale è valida per tre anni. Uno studio che prevede di sottoporre ad esperimenti 3’000 animali può pertanto utilizzarne 100 il primo anno, 100 il secondo e 2’800 il terzo. O il contrario, a seconda della pianificazione.
Per potersi fare un’idea precisa di un calo o di un aumento della sperimentazione animale, il numero complessivo di animali utilizzati deve peraltro essere paragonato al numero di autorizzazioni in corso di validità. Nel 2011 si attestava a 3’592, pari all’11 per cento rispetto al 2010. Al contrario, il numero di nuove autorizzazioni di sperimentazioni animali rilasciate nel 2011 era di 1’015, pari ad un calo del 15 per cento rispetto al 2010. Per riassumere, queste statistiche prese individualmente non consentono di farsi un’idea molto chiara della situazione in Svizzera.
Più eloquente è invece il grafico che illustra i dati dal 1983 al 2011. Ne risulta che si utilizza un maggior numero di animali oggi che fine anni novanta anche se oggi i metodi sostitutivi hanno rimpiazzato gli animali in molte procedure e sebbene i dati così raccolti possano essere analizzati molto più esattamente, ciò che riduce pertanto il numero di animali utilizzati per un esperimento. Uno studio che nel 1990 necessitava 500 animali, oggi ne utilizzerebbe probabilmente un centinaio.
A fronte di questi nuovi metodi di ricerca e degli esperimenti attualmente in corso, non emerge chiaramente la minima diminuzione della sperimentazione animale, bensì un netto incremento. Per esempio, nel 2005 erano in corso di validità 2’987 autorizzazioni (3’592 nel 2011) e 934 sono state le autorizzazioni rilasciate (1’015 nel 2011), cifre che si traducono nell’utilizzazione complessiva di 704’250 animali (662’128 nel 2011).
Dunque, i nuovi metodi sostitutivi o bio-informatici non contribuiscono minimamente al calo della sperimentazione animale, anche se questi metodi sono più efficaci, meno pericolosi per la salute umana e meno cari rispetto all’utilizzazione di animali. Anzi, le economie realizzate dalle aziende, fondazioni ed università sono massicciamente reinvestite nella sperimentazione animale. Il concetto delle 3R ed altre pseudo-direttive etiche intese a limitare severamente l’utilizzazione degli animali sono soltanto fumo negli occhi.
La sperimentazione animale finanziatrice di carriere
Le cifre pubblicate dal Fondo nazionale svizzero per la ricerca scientifica (FNS) sono alquanto eloquenti : il 70% dei fondi pubblici stanziati per la sperimentazione animale non servono ad altro che a pagare gli stipendi di migliaia di ricercatori.
Pertanto è lecito chiedersi quali motivi inducano tutti questi ricercatori a praticare sperimentazioni animali, se l’utilizzazione di materiale umano, per esempio di tessuti provenienti da biopsie effettuate in ospedale, è più pertinente per la ricerca medica rispetto all’utilizzazione di topi.
Diversi ricercatori sono convinti che i risultati conseguiti su un topo offrono risultati trasferibili all’uomo. Anche se per una parte di questi scienziati l’obiettivo della loro nuova ricerca sarà scoprire per quale motivo la proteina x studiata sulla stirpe di topi y dà risultati opposti agli stessi studi effettuati sulla stirpe di topo z.
C’è poi il ricercatore di fama internazionale. Si tratta spesso di uno di quei baroni delle nostre università che terrorizzano parte dei suoi collaboratori quando non è addirittura un intero dipartimento di ricerca, per di più dotato del potere di distruggere il futuro di un post-dottorante ancor prima che la sua carriera sia iniziata.
Bisogna aver visto uno di questi baroni, esperto nel tagliare a pezzi dei topi ma capace di sabotare una coltura di cellule per mancanza di saper fare. Si capisce che l’interesse di questo eminente docente non è il progresso della ricerca medica bensì la preservazione del proprio statuto gerarchico e dei vantaggi connessi. La sostituzione degli animali con nuovi metodi di ricerca non è per domani.
In Svizzera di questi carrieristi accademici ce ne sono un centinaio. Ed il futuro della ricerca è tra le loro mani.