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Il progetto di legge sul dopo Brexit presentato oggi dal premier britannico Boris Johnson alla Camera dei Comuni serve a "togliere dal tavolo la pistola" che l'Ue potrebbe usare contro il Regno in caso di fallimento dei negoziati sulle relazioni commerciali future.
Lo ha detto lo stesso premier Tory ai deputati di Westminster, accusando Bruxelles di minacciare di interpretare in modo "estremo" il protocollo sull'Irlanda del Nord contenuto nell'accordo di divorzio, fino a un possibile "blocco del trasporto di prodotti alimentari e agricoli all'interno del nostro Paese" e alla pretesa di "dazi" al confine interno britannico fra Ulster e resto del Regno Unito.
Johnson ha attaccato a muso duro l'atteggiamento negoziale dell'Ue per difendere la propria mossa controversa di una legge interna che non esclude la violazione del diritto internazionale. I 27 "minacciano di imporre dazi doganali, dazi di confine all'interno del nostro Paese e di dividere la nostra terra", ha tuonato, denunciando questo come una contraddizione rispetto all'articolo 4 dello stesso protocollo nordirlandese: "in base al quale, e cito, 'l'Irlanda del Nord resta parte del territorio doganale del Regno Unito".
"Noi - ha poi rincarato - non possiamo immaginare una situazione in cui le linee di confine del nostro Paese siano dettate da una potenza straniera o da un'organizzazione internazionale. Nessuno primo ministro britannico, nessun governo, nessun parlamento potrebbe accettare una tale imposizione".
"Ogni governo democraticamente eletto, e ogni rappresentante parlamentare del popolo in parlamento, deve essere obbligato a fare tutto ciò che può per tutelare l'integrità territoriale di questo Paese", ha continuato il premier Tory, dicendosi peraltro convinto che un'intesa negoziale sulle relazioni future con Bruxelles sia ancora raggiungibile entro fine anno, malgrado lo stallo attuale. E che - anzi - proprio l'approvazione di questa legge possa essere la leva per arrivare alla fine a un'intesa commerciale.