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Niente azioni popolari e niente minoranza di blocco: il governo vuole che la Confederazione si ritiri completamente dal capitale azionario di Swisscom.
La decisione è stata caldeggiata dal ministro delle finanze Hans-Rudolf Merz. Il Consiglio federale dovrebbe trasmettere il progetto al parlamento il 5 aprile.
Niente più partecipazione statale all'ex regia federale delle telecomunicazioni: il Consiglio federale conferma la sua volontà di cedere l'intero pacchetto di azioni Swisscom in possesso della Confederazione.
La posizione del governo – che non contempla più l'idea di cedere le azioni ai cittadini a prezzo popolare né l'opzione di mantenere una minoranza di blocco del 33% - è stata definita in seguito ai risultati della procedura di consultazione che ha preso il via il 25 gennaio scorso.
Vendere tutto
Attualmente la Confederazione detiene il 62% delle azioni Swisscom. Il ministro delle finanze Merz aveva accennato a più riprese alla possibilità di mantenere una minoranza di blocco in modo da evitare che l'operatore telecom potesse essere rilevato da un grande gruppo straniero, ma nel messaggio che verrà sottoposto al parlamento il 5 aprile prossimo questa alternativa non sarà contemplata.
Non è «la soluzione migliore» - fa sapere il Dipartimento federale delle finanze. In alcune interviste ai domenicali, lo stesso Merz aveva detto di non amare quest'opzione, perché caricherebbe lo Stato di una responsabilità morale nei confronti del futuro di Swisscom.
Non vendere a tutti
La procedura di consultazione ha affossato anche l'idea di vendere le azioni al più alto numero possibile di persone. L'azione «popolare» doveva evitare la concentrazione di azioni nelle mani dei grandi investitori, ma non ha trovato praticamente nessuno disposto a difenderla.
Lo stesso partito liberale – del quale è membro il ministro delle finanze Merz – ha espresso dei dubbi sulla fattibilità in borsa di una tale operazione.
La proposta finale del governo, dunque, prevede una privatizzazione totale da realizzare senza prendere particolari misure d'accompagnamento.
Pareri divisi
Il parlamento dovrebbe affrontare la questione entro giugno. Probabilmente, però, l'ultima parola spetterà al popolo. Se, com'è probabile, le camere dovessero dare luce verde alla privatizzazione, i sindacati e la sinistra lanceranno un referendum.
Dalla procedure di consultazione sono scaturiti pareri divergenti che «non lasciano emergere una netta maggioranza favorevole o contraria al progetto», sottolinea un comunicato del Dipartimento federale dell'interno (DFI). Una lieve maggioranza di cantoni, soprattutto quelli di montagna, si è detta contraria al disimpegno della Confederazione da Swisscom.
Giudizi contrastanti sono stati dati anche dai partiti di governo, con Unione democratica di centro (destra populista) e liberali (destra) favorevoli alla privatizzazione e, sul versante opposto, Partito popolare democratico (centro) e socialisti (sinistra) contrari al progetto.
Tra le formazioni non rappresentate nell'esecutivo, precisa la nota del DFI, la maggioranza è contro la privatizzazione.
I piani del governo piacciono invece alle associazioni economiche. Lo stesso operatore telecom è favorevole al disimpegno totale della Confederazione dall'azienda.
swissinfo e agenzie
Fatti e cifre
La Confederazione possiede il 62% circa del capitale azionario di Swisscom.
La Germania detiene il 37% di Deutsche Telekom.
Francia: 33% di France Telecom.
Austria: 38% di Telekom Austria.
Telecom Italia è stata totalmente privatizzata nel 2002.
In breve
Il governo decide di vendere la sua partecipazione a Swisscom (più del 60%) il 23 novembre 2005. Valore dell'operazione in borsa: 17 miliardi di franchi.
Il 14 dicembre, il parlamento discute il caso. La sinistra e i popolari democratici minacciano il referendum in caso di sì alla privatizzazione.
Jens Alder, direttore di Swisscom, si dimette il 20 gennaio 2006. L'azionista di maggioranza – la Confederazione – aveva bloccato i piani di espansione all'estero di Swisscom.
Il 25 gennaio, il governo mette in consultazione un progetto di privatizzazione che evoca la possibilità di un'offerta speciale ai piccoli azionisti («azione popolare») con l'obiettivo di creare un ampio azionariato.