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BERNA - No a maggiori controlli sugli investimenti diretti dall'estero nelle imprese svizzere. Lo ha indicato il Consiglio federale in risposta a una mozione del consigliere agli Stati Beat Rieder (PPD/VS), che chiede di creare un'autorità competente per il rilascio delle autorizzazioni.
Il Governo è tuttavia disposto ad esaminare, nell'ambito di un rapporto, i vantaggi e gli svantaggi della creazione di basi legali che consentano un tale controllo, come auspica un postulato di Pirmin Bischof (PPD/SO). Quest'ultimo è preoccupato in particolare dalla progressione «delle acquisizioni delle società orchestrate dalla Cina».
Stando alle più recenti cifre disponibili, nel 2015 le filiali di multinazionali straniere davano lavoro in Svizzera a circa 470'000 persone, mentre nel 2016 il volume degli investimenti diretti esteri era di circa 965 miliardi di franchi. Secondo il Consiglio federale, tale interesse «dimostra quanto siano attrattive la piazza economica svizzera e le sue condizioni quadro».
«L'elevato tenore di vita nella Confederazione è dovuto in ampia misura alla sua tradizionale apertura. La politica svizzera, aperta agli investimenti esteri, garantisce che la piazza economica sia sufficientemente alimentata da capitale e know-how e contribuisce alla creazione di valore aggiunto e posti di lavoro», ha sottolineato il Governo.
L'esecutivo non nasconde che «questo scenario può comportare anche qualche rischio, ad esempio quello di falsare la concorrenza o di pregiudicare la sicurezza e l'ordine pubblico». Tuttavia, le aziende di servizio pubblico attive in settori cruciali «sono già oggi al riparo da acquisizioni indesiderate perché possedute da enti pubblici o disciplinate da leggi speciali».
Il Parlamento sta inoltre legiferando sulla vendita di infrastrutture d'importanza strategica del settore energetico (centrali idroelettriche, reti elettriche e del gas). Queste ultime dovrebbero essere protette da disposizioni simili a quelle previste dalla Legge federale sull'acquisto di fondi da parte di persone all'estero (la cosiddetta Lex Koller).