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Volano accuse reciproche di voler usare cosiddette “bombe sporche” fra Russia e Ucraina. Ma cos’è esattamente una “dirty bomb”? La risposta ci arriva da un dossier pubblicato nel 2020 dall’Ufficio federale della protezione della popolazione.
“Nel caso di un attentato con «bomba sporca» - si legge - si aggiunge materiale radioattivo all’esplosivo convenzionale (ad esempio la dinamite) che ha come obiettivo di spargere nell’ambiente i materiali radioattivi sotto forma di particelle”. Non ha quindi direttamente a che vedere con l’esplosione di un’arma nucleare (bomba atomica), “poiché non si innesca alcuna reazione a catena, e non si manifestano gli stessi effetti, quali ad esempio il lampo di calore, l’onda d’urto o la radiazione ionizzante al momento dell'esplosione. Neppure l'impatto è paragonabile a quello di un ordigno nucleare”.
Fino a oggi, si legge nel dossier della Confederazione, non sono documentati attentati commessi con una bomba sporca. Vi sono però degli eventi, come furti, commercio illegale o incidenti legati a materiale radioattivo, che aiutano a capire le conseguenze dell’uso reale di simili armi.
Il caso brasiliano
Ad esempio viene citato un fatto risalente al 1987. Un vecchio apparecchio per la radioterapia viene rubato da un ospedale abbandonato a Golânia (Brasile). Un commerciante di rottami, affascinato da quello strano materiale simile al sale da cucina che emanava una luce blu, lo ha acquistato e distribuito a parenti e amici. Si trattava di Cesio-137, un isotopo radioattivo. La sua diffusione causò la contaminazione di 85 edifici, 28 persone ustionate dalle radiazioni su 249 contaminate, 4 decedute, l’economia della regione messa in crisi.
Come è organizzata la Confederazione?
Il dossier pubblicato da Berna ipotizza un attentato in una stazione svizzera tramite una “bomba sporca” carica proprio di Cesio-137 rubato da un ospedale abbandonato. Vengono descritte le scene di panico e la difficoltà nel comprendere i reali rischi legati alla presenza dell’isotopo radioattivo. È la polizia a verificare il livello di radiazione e attivare così i protocolli definitivi dalla Centrale nazionale di allarme (CENAL), con la messa in allarme della popolazione.