Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01192.jsonl.gz/409

Oggi il Consiglio federale ha sottoposto al Parlamento per deliberazione il controprogetto indiretto sull'iniziativa popolare «Stop all'isola dei prezzi elevati – per prezzi equi (Iniziativa per prezzi equi)». In linea di principio i promotori dell'Iniziativa per prezzi equi sono soddisfatti che il Consiglio federale intenda procedere contro i prezzi elevati in Svizzera. Se però venisse attuato in questa forma, il controprogetto sarebbe praticamente inefficace. Nel progetto manca inoltre il divieto di geoblocco per gli shop online. I promotori si adopereranno quindi per ottenere miglioramenti in sede di deliberazione parlamentare.
Oggi il Consiglio federale ha trasmesso al Parlamento il controprogetto indiretto sull'Iniziativa per prezzi equi. I promotori dell'Iniziativa per prezzi equi che si sono organizzati nell'associazione «Stop all'isola dei prezzi elevati – per prezzi equi» richiedono chiari miglioramenti: «Il progetto del Consiglio federale aiuta solo le imprese che sono in concorrenza con l'estero. Tutti gli altri settori, come per esempio l'amministrazione pubblica, il settore della formazione e della sanità, l'agricoltura e, in particolare, le PMI che non esportano i loro prodotti dovrebbero continuare a pagare "supplementi Svizzera" ingiustificati», critica Casimir Platzer, presidente di GastroSuisse.
Criteri di abuso diversi per «dominanza di mercato» e «posizione dominante relativa»
Il controprogetto prevede sì una regola secondo cui le imprese in posizione dominante relativa operano in modo abusivo «se ostacolano l'accesso o l'esercizio della concorrenza delle imprese che da esse dipendono». Secondo la legge in vigore, per le imprese che dominano il mercato1 è tuttavia inammissibile anche «svantaggiare i partner commerciali» con comportamenti abusivi. Questa piccola differenza produce un grande effetto: poiché l'economia interna non è in diretta concorrenza con le imprese estere, non sussisterebbe alcun ostacolo alla concorrenza; il nuovo art. 7a non sarebbe così applicabile in tali casi; di conseguenza il controprogetto non impedirebbe lo svantaggio della domanda svizzera. Le imprese dell'economia interna svizzera dovrebbero continuare a pagare prezzi eccessivi per servizi o merci per cui non trovano alternative adeguate.
Eccezioni per imprese attive in Svizzera
I promotori criticano inoltre il fatto che il controprogetto disciplini solo il commercio transfrontaliero. In questo modo si trascura il fatto che anche le imprese in Svizzera possono applicare condizioni commerciali e prezzi abusivi nei confronti di altre imprese che dipendono dai loro servizi o prodotti. I promotori richiedono quindi che anche le imprese con una posizione dominante relativa in Svizzera siano comprese nella legge sui cartelli. Vale il principio fondamentale secondo cui le leggi sui cartelli non devono operare distinzioni tra Svizzera e estero.
Nessun divieto di geoblocco negli shop online
Le PMI e i consumatori svizzeri che vogliono effettuare ordini online all'estero vengono spesso reindirizzati sul sito web svizzero dell'offerente, sui cui le merci e i servizi sono di norma nettamente più cari rispetto a quelli per gli altri Paesi. Sebbene le disposizioni transitorie dell'Iniziativa per prezzi equi prevedano il fondamentale divieto di questo cosiddetto geoblocco, nel controprogetto indiretto il Consiglio federale tralascia completamente questo punto. «Da dicembre 2018 nell'UE vige un divieto di geoblocco. Non è chiaro perché la Svizzera non intervenga anche contro la discriminazione nel commercio online», dichiara Prisca Birrer- Heimo, presidentessa della Fondazione per la protezione dei consumatori.