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"Un giorno nero per la democrazia diretta": questo il titolo di un comunicato pubblicato oggi dall'UDC in occasione del terzo anniversario del voto popolare del 9 febbraio 2014 favorevole alla sua iniziativa "contro l'immigrazione di massa".
Il popolo - scrive l'Unione democratica di centro - aveva dato a governo e parlamento "un mandato chiaro" di controllo autonomo dell'immigrazione con tetti massimi e contingenti annuali, concedendo loro tre anni per rinegoziare e adattare i trattati contrari a questo principio. "L'UDC constata oggi che la maggioranza del Consiglio federale e del parlamento ignora deliberatamente la decisione del popolo, rimettendo in questione le fondamenta del nostro regime politico fondato sulla democrazia diretta", si legge nella nota.
Secondo l'UDC, il Consiglio federale "aveva il dovere di rinegoziare l'accordo di libera circolazione delle persone con l'Ue" o eventualmente di rescinderlo entro oggi. Invece è stata adottata una "legge-alibi" e una "élite arrogante e pretenziosa" composta dalla maggioranza del governo e del parlamento "fa tutto quanto è in suo potere per impedire che il popolo possa decidere riguardo all'immigrazione nel suo paese".
Gli anni venturi saranno "decisivi per la Svizzera" e "per la sua autodeterminazione in quanto nazione libera", conclude l'UDC preannunciando battaglia: il partito "rivelerà questa estate come il principio della libera circolazione delle persone può essere soppresso una volta per tutte per offrire alla Svizzera un futuro nella prosperità, la libertà e l'autodeterminazione".
SDA-ATS