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La storia del Doomsday Clock, l'orologio inventato negli States e che misura l'apocalisse, è un po' anche la nostra
«È la fine del mondo, così come lo conosciamo, e mi sento bene», cantavano, nel 1987, i R.E.M. in una loro celebre canzone. In effetti, il mondo è stato vicino molte volte, in senso proprio e metaforico, alla sua fine, ma mai come ora. Lo hanno annunciato, alcuni giorni fa, gli scienziati che monitorano il 'Doomsday Clock', l'Orologio dell'Apocalisse, che segna appena novanta secondi prima della mezzanotte, termine idealmente posto come quello della fine del mondo.
«Viviamo in un periodo di pericolo senza precedenti, e l'Orologio dell'Apocalisse riflette questa realtà” ha spiegato Rachel Bronson, responsabile del Bulletin of the Atomic Scientists, una organizzazione no profit di Chicago che aggiorna annualmente l'attività dell'Orologio. La paura di un pericolo imminente è stato condiviso anche da Mary Robinson, l'ex alto commissario dell'Onu per i diritti umani, che ha affermato che “siamo sull'orlo del precipizio ma i nostri leader non agiscono a una velocità sufficiente per assicurare un pianeta in pace e vivibile».
La fine scocca a mezzanotte
Creato nel 1947, proprio su iniziativa dell'organizzazione di scienziati di Chicago, l'Orologio dell'Apocalisse non è altro che uno strumento metaforico con il quale si misura il pericolo di una probabile fine del mondo a cui è ipoteticamente sottoposta l'umanità. La mezzanotte, come detto, simboleggia proprio la distruzione del pianeta, mentre i minuti che la precedono quantificano la distanza da tale evento.
Con tale meccanismo, gli scienziati statunitensi pensarono di rendere ancora più d'impatto la denuncia dei tanti pericoli che gravavano sull'umanità contenuta nella propria pubblicazione ufficiale. Molti degli scienziati che idearono il progetto dell'Orologio, avevano partecipato al “Progetto Manhattan”, il programma che portò allo sviluppo delle prime bombe atomiche durante la Seconda Guerra Mondiale.
Il cofondatore della rivista, Hyman Goldsmith chiese all'artista Martyl Langsdorf, moglie del fisico Alexander Langsdorf Jr., di realizzare il disegno di un orologio da inserire, per la prima volta, nel numero di giugno 1947 della rivista. Nella sua prima versione, l'Orologio dell'Apocalisse segnava sette minuti alla mezzanotte, visto il crescente pericolo di una corsa agli armamenti per far fronte alla Guerra Fredda.
Da quella data in poi, l'Orologio compare sempre nella copertina del Bulletin quale simbolo dell'impegno degli scienziati di tenere monitorati i pericoli incombenti sul genere umano che, in un primo momento, riguardavano solo le armi nucleari ma che, dal 2007, prende in considerazione anche il cambiamento climatico, le armi biologiche e l'ingegneria genetica.
L'invisibile reso quantificabile
Il merito di tale iniziativa è certamente quello di aver reso visibile e maggiormente comprensibile il concetto di pericolo che, troppo spesso, non viene percepito nella sua rilevanza materiale. Il comitato scientifico e di sicurezza, composto da esperti di armi nucleari, fonti energetiche e cambiamento climatico, si riunisce due volte all'anno per stabilire nuovi aggiornamenti dell'orologio, anche se non è detto che vi siano sempre delle correzioni da fare.
L'ultima volta che è successo, per esempio, era stato nel 2020, l'anno della pandemia globale da Covid-19, quando l'ora stabilita nel 2018, ossia due minuti alla mezzanotte, era stata modificata in un minuto e quaranta secondi. Nel 2023, invece, rimangono solo novanta secondi alla mezzanotte, e questo cambiamento è dipeso in primo luogo dalla guerra in Ucraina e dal fatto che, spesso, il conflitto abbia riguardato siti nucleari come Zaporizhzhia. L'invasione dell'Ucraina, inoltre, ha avuto notevoli ripercussioni anche sul cambiamento climatico, dato che molti Paesi, dipendenti dal gas russo, hanno dovuto cercare nuovi fornitori di energia con una drastica diminuzione delle risorse destinate alla creazione di fonti rinnovabili di energia.
Oltre allo scenario bellico in Europa, vi sarebbero, per gli scienziati, altri notevoli motivi di preoccupazione, tra cui l'espansione dell'arsenale nucleare della Cina che, secondo il parere degli esperti, tra dieci anni sarà quintuplicato, la politica aggressiva della Corea del Nord, con il lancio di missili a lunga gittata, la corsa al nucleare dell'Iran e le sempre più ingenti spese belliche sostenute da India e Pakistan.
Dalla bomba atomica al Vietnam...
Da che è stato creato, il Doomsday Clock è stato testimone di molti periodi di crisi, che hanno portato le lancette pericolosamente a ridosso della mezzanotte, ma anche di piccole nicchie di ottimismo che ne hanno riportato le lancette indietro. Nel 1949, per esempio, 2 anni dopo la sua istituzione, le lancette vennero spostate a tre minuti prima della mezzanotte, rispetto ai sette minuti precedenti, in concomitanza con il primo test nucleare effettuato dall'Urss che, in quel periodo, intensificava anche la propria corsa agli armamenti.
Un' ulteriore riduzione si ebbe nel 1953, da tre a due minuti prima della mezzanotte, quando venne sviluppata la bomba all'idrogeno da parte degli Stati Uniti, seguiti dubito dopo dall'Urss. Bisogna ricordare che, nell'ottobre del 1952, un test termonucleare distrusse l'atollo Enewetak, nell'Oceano Pacifico, liberando una energia mille volte superiore a quella sprigionata dalla bomba di Hiroshima.
Nel 1960, le lancette vennero riportate a sette minuti prima della mezzanotte e tale ottimismo era giustificato dal fatto che, per la prima volta, l'opinione pubblica iniziò a percepire il pericolo nucleare e a ricercare una soluzione diplomatica al problema.
Tre anni dopo, nel 1963, le lancette vennero addirittura posizionate dodici minuti prima della mezzanotte, dopo la firma del 'Partial Test Ban Teraty', il trattato sulla messa al bando dei test nucleari. Nel 1968, in seguito alla guerra in Vietnam, l'umanità perse cinque minuti rispetto all'Apocalisse, mentre l'anno seguente le lancette tornarono a dieci minuti prima della mezzanotte a seguito della firma di molti Stati del mondo del trattato di non proliferazione nucleare.
... fino al “disgelo” e alla caduta del Muro
Nel 1972, le lancette vennero riportate indietro di altri due minuti, sigliata la firma, da parte degli Stati Uniti e dell'Unione Sovietica, del trattato denominato “Salt I” che prevedeva il congelamento del numero di missili posseduti dalle due potenze. Nel 1979, dopo il primo test nucleare effettuato dall'India, le lancette vennero posizionate a nove minuti prima della mezzanotte, nel 1980, a causa dell'interruzione dei colloqui diplomatici tra le due super potenze, le lancette vennero posizionate a sette minuti mentre nel 1981, quando l'Urss invase l'Afghanistan e gli Stati Uniti decisero di boicottare i Giochi olimpici di Mosca, si persero ulteriori tre minuti.
Le cose andarono peggio nel 1984 quando il boicottaggio dei Giochi olimpici a Los Angeles da parte degli URSS, il presidente Reagan spinse a intraprendere una nuova corsa agli armamenti, definendo l'Unione Sovietica “l'impero del male”.
Con la firma, nel 1988, del trattato' Intermediate Range Nuclear Forces Treaty' sul controllo degli armamenti da parte di Usa ed Urss, le lancette tornarono a sei minuti prima della mezzanotte mentre, tra il 1990, dopo la caduta del Muro di Berlino e la firma del trattato sulla riduzione delle armi strategiche conseguente allo scioglimento dell'Unione Sovietica e la cessazione della Guerra Fredda, l'umanità visse un periodo di massimo ottimismo: le lancette vennero addirittura posizionate diciassette minuti prima della mezzanotte e, a oggi, è il margine maggiore che l'umanità ha saputo mettere tra sé e l'Apocalisse.
Dal 2000 in poi è tutto “final countdown”
Dal 1995, in poi non si avrà più un trend così positivo. In quell'anno le lancette vennero spostate a quattordici minuti prima della mezzanotte, in considerazione della crisi che attraversava tutte le repubbliche ex sovietiche e del pericolo che gli armamenti nucleari, non sufficientemente controllati, potessero finire nel mercato nero. L'Orologio iniziò a registrare una tendenza sempre più negativa e dai nove minuti del 1998 si passò ai sette minuti del 2002, in seguito al rifiuto degli Stati Uniti di firmare una serie di trattati sul disarmo nucleare, ai cinque minuti del 2007, quando la Corea del Nord iniziò i propri test nucleari, fino alla piccola ripresa del 2010, con sei minuti, per via di una generalizzata presa di coscienza, tra i grandi della Terra, del grave problema rappresentato dal cambiamento climatico.
Dal 2012 iniziò un pericoloso conto alla rovescia, causato, in prevalenza dalla crisi ambientale lontana da una qualsiasi soluzione, la modernizzazione crescente degli armamenti atomici e il ritorno a dei sentimenti nazionalistici sempre più diffusi. Nel 2020, le lancette vennero poste a un minuto e quaranta secondi prima della mezzanotte, e così rimasero anche nel 2021 mentre nel 2023, come ben sappiamo, il termine si è ridotto ad appena novanta secondi. Se è vero che l'Orologio dell'Apocalisse, come detto, ha un mero valore simbolico, e spesso è stato accusato di rappresentare, in maniera troppo semplicistica, quelli che sono i moltissimi problemi che affliggono l'umanità a livello mondiale, è pur vero però che riesce nell'intento di porre l'accento sulla aleatorietà della condizione umana di cui, troppo spesso, ci si dimentica.