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<h2>InitialSituation<h2><p><b>Comunicato stampa del Consiglio federale del 16.02.2017</b></p><p><b>Principio di trasparenza: gli appalti pubblici devono rimanere trasparenti </b></p><p><b>Il Consiglio federale intende escludere dal campo di applicazione della legge sulla trasparenza tutti i documenti relativi alle procedure di appalto della Confederazione. Lo ha deciso nella sua seduta di ieri. Se il Parlamento si allineerà a questa decisione, per la popolazione e i media non sarà presto più possibile desumere dai relativi documenti come le autorità gestiscono il denaro dei contribuenti in occasione di acquisti di beni e servizi. </b></p><p>Nella seduta del 15 febbraio 2017 il Consiglio federale ha approvato il messaggio concernente la revisione totale della legge federale sugli acquisti pubblici (LAPub). Contrariamente a quanto previsto nell'avamprogetto, il testo elaborato dal Dipartimento federale delle finanze (DFF) e approvato dal Consiglio federale prevede un disciplinamento speciale rispetto alla legge sulla trasparenza: al termine della procedura di aggiudicazione tutti i documenti verranno esclusi dal campo d'applicazione della legge sulla trasparenza. Sarebbe fatto salvo soltanto un obbligo di informare le autorità, mentre gli attuali diritti di accesso di cui beneficiano pubblico e media verrebbero aboliti. L'Incaricato federale della protezione dei dati e della trasparenza (IFPDT) è contrario al nuovo regime: l'obiettivo dichiarato della revisione della LAPub in materia di trasparenza verrebbe compromesso a causa di questo indebolimento della legge sulla trasparenza. La pubblicazione delle aggiudicazioni sulla piattaforma per gli appalti pubblici simap.ch non assicura al pubblico alcun accesso alla documentazione sugli appalti. </p><p>L'accesso del pubblico e dei media alla documentazione sugli appalti pubblici, che ora il Consiglio federale vuole negare, nel passato poteva contribuire a far luce su gravi intoppi nel settore degli appalti pubblici che sarebbero costati cari ai contribuenti e dalle cui conseguenze potevano essere tratti importanti insegnamenti. Proprio nel settore particolarmente delicato degli appalti pubblici è assolutamente necessario applicare senza riserve la legge sulla trasparenza. Nella misura in cui la documentazione relativa agli appalti pubblici contiene segreti d'affari o offerte, la loro confidenzialità è garantita esplicitamente e pienamente dalla legge sulla trasparenza. Negare al pubblico l'accesso a questi atti risulta così di difficile comprensione, anche perché nella procedura di consultazione nessuno ha espresso una richiesta in tal senso.</p><h2>Proceedings<h2><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito al Consiglio nazionale, 13.06.2018</b></p><p><b>Acquisti pubblici, no commesse a chi è in odore di mafia </b></p><p><b>In futuro, in presenza di indizi sufficienti, una ditta potrebbe vedersi esclusa da una commessa pubblica se i suoi organi, oppure un terzo, sono in odore di Mafia. Lo ha deciso oggi il Consiglio nazionale approvando (108 voti a 80) una proposta di Fabio Regazzi (PPD/TI) durante la discussione sulla revisione totale della Legge federale sugli acquisti pubblici, approvata stasera dopo 8 ore di dibattito per 184 voti a uno e 3 astenuti. Il dossier va agli Stati.</b></p><p>La proposta Regazzi prevede l'esclusione di un'azienda se quest'ultima ha un comportamento che contravviene all'etica professionale oppure viola le regole di comportamento generalmente riconosciute che ne mettono in causa l'onore.</p><p>La proposta del consigliere nazionale, nonché imprenditore ticinese, non "cade" dal cielo, ma si riferisce a un'esperienza concreta legata ai problemi in cui è incappata in Italia la società Condotte, ora sotto inchiesta nella Penisola per il versamento di tangenti, società che in passato si è aggiudicata commesse miliardarie in Ticino, anche attraverso la sua controlla Cossi SpA, per la realizzazione del tunnel di base del Ceneri.</p><p>Nel 2008, in piena procedura di aggiudicazione di questi importanti lavori, Condotte SpA si era vista ritirare il certificato antimafia in Italia ed era stata oggetto di un'inchiesta per associazione mafiosa. Per Regazzi, aziende come Condotte non dovrebbero più partecipare ad appalti pubblici.</p><p>Il consigliere federale Ueli Maurer avrebbe preferito la bocciatura della proposta Regazzi, sostenendo che la legge prevede già la possibilità di intervenire in casi di corruzione. Il deputato ticinese ha tuttavia messo in rilievo la situazione speciale del Ticino, chiedendo al ministro delle finanze se conoscesse la situazione italiana. Maurer ha dovuto ammettere di saperne poco del Belpaese.</p><p>"Sono contento che il plenum abbia capito che non ci troviamo solo di fronte a un problema ticinese. Il Ticino è la porta d'ingresso di aziende con comportamenti poco chiari e se non facciamo qualcosa si rischia che poi certe situazioni prendano piede nel resto della Svizzera", ha dichiarato a "caldo" all'ats il consigliere nazionale ticinese dopo il voto sulla sua proposta.</p><p>"Il mio emendamento non è certo perfetto e potrebbe essere migliorato dagli Stati, ma crea i presupposti per escludere dalle gare d'appalto aziende coinvolte in situazioni poco chiare. Si tratta insomma di un airbag supplementare che tiene conto anche di reati come la turbativa d'asta in Italia, reato che in Svizzera non è contemplato", ha aggiunto il Ticinese. </p><p>Per Regazzi, "non deve più capitare che aziende come Condotte possano partecipare a gare d'appalto pubbliche con un passato del genere: è un insulto verso il contribuente".</p><p></p><p>Una legge da 41 miliardi</p><p>Come si evince dal voto finale, il dossier non era contestato: tutti i gruppi parlamentari hanno sottolineato la necessità di rivedere una legge, sulla base degli ultimi standard dell'organizzazione mondiale del commercio, volta ad armonizzare le regole a livello federale in un settore "capitale" - gli appalti pubblici di Confederazione, Cantoni e Comuni - che vale oltre 40 miliardi di franchi, ossia il 6-7% del Pil.. </p><p>La revisione della legge dovrebbe quindi rafforzare la concorrenza in Svizzera, snellendo i processi di aggiudicazione e le procedure di ricorso.</p><p></p><p>Non solo il prezzo</p><p>Una concorrenza che però dev'essere tutt'altro che selvaggia. Allo scopo di offrire alle aziende elvetiche maggiori possibilità di riuscita di fronte a ditte straniere agguerrite che possono offrire prestazioni a costi talvolta stracciati, il plenum è stato d'accordo nel non ritenere il prezzo quale "criterio base" di aggiudicazione.</p><p>Altri elementi, come il rapporto qualità/prezzo, il rispetto delle condizioni di lavoro locali, la sostenibilità, l'innovazione, la plausibilità del prezzo devono essere tenuti in considerazione. Tali condizioni devono essere osservate anche dalle ditte estere, come prevede un'altra proposta di Fabio Regazzi adottata per 144 voti a 46.</p><p>Per quanto attiene al prezzo, il committente dovrà inoltre prendere in considerazione i diversi livelli di prezzi nei Paesi in cui la prestazione è fornita. Tale emendamento è stato presentato dall'UDC a protezione soprattutto delle piccole e medie imprese, sottoposte a una concorrenza feroce dall'estero, esacerbatasi negli ultimi anni a causa dell'apprezzamento del franco.</p><p></p><p>Esigenze linguistiche</p><p>La revisione di legge include anche aspetti pensati per agevolare le aziende provenienti da regioni linguistiche minoritarie, Romandia e Svizzera italiana. </p><p>Per il plenum, in futuro i bandi dovranno essere redatti almeno in due lingue ufficiali, mentre per le offerte saranno ammissibili tutte le lingue ufficiali.</p><p></p><p>Subappalti, no restrizioni</p><p>Per quanto riguarda i subappalti, la legge prevede controlli per evitare derive. Una proposta del PS di limitare la cessione di una commessa a un solo subappaltatore - evitando quindi "catene" infinite - è stata respinta dal plenum con la motivazione che in questo modo è più facile per le piccole e medie imprese partecipare a commesse pubbliche di una certa importanza. </p><p></p><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito al Consiglio degli Stati, 10.12.2018</b></p><p><b>Adottata Legge acquisti pubblici, ma restano divergenze con CN </b></p><p><b>Dopo quasi quattro ore di dibattiti, per 35 voti a zero e 1 astenuto, il Consiglio degli Stati ha adottato stasera la revisione totale della Legge federale sugli acquisti pubblici, puntando a un consolidamento della piazza industriale svizzera. Il dossier ritorna al Nazionale per eliminare diverse divergenze che ancora oppongono le due Camere.</b></p><p>Come si evince dal voto finale, il dossier non era contestato: tutti gli oratori hanno sottolineato la necessità di rivedere una legge, sulla base degli ultimi standard dell'Organizzazione mondiale del commercio, volta ad armonizzare le regole a livello federale in un settore "capitale" - gli appalti pubblici di Confederazione, Cantoni e Comuni - che vale oltre 40 miliardi di franchi, ossia il 6-7% del Pil.</p><p>La revisione della legge aveva in origine quale scopo il rafforzamento della concorrenza in Svizzera, snellendo i processi di aggiudicazione e le procedure di ricorso. Ma tale revisione "si è rivelata particolarmente complessa", ha sottolineato Pirmin Bischof (PPD/SO) a nome della commissione.</p><p>La riforma pone infatti il dilemma tra una maggiore competitività a beneficio dei contribuenti e la presa in considerazione degli interessi delle imprese e dei posti di lavoro in Svizzera. Il prezzo non è il solo criterio da ritenere. Vi è pure il rapporto qualità-prezzo, ha dichiarato il ministro delle finanze Ueli Maurer. A suo avviso, tale revisione mira un "consolidamento della piazza industriale elvetica".</p><p></p><p>Prezzo indigeno</p><p>Tra i criteri scelti per valutare le offerte, i "senatori" hanno preso in considerazione i vari livelli di prezzi praticati nei Paesi dove è fornita la prestazione. Occorrono condizioni eque affinché le offerte delle imprese svizzere non siano ogni volta penalizzate, ha sostenuto Stefan Engler (PPD/GR). Ne va dei posti di lavoro in Svizzera, gli ha fatto eco Peter Föhn (UDC/SZ).</p><p>Il consigliere federale Maurer ha ammesso che i salari in Svizzera sono protetti dalle misure di accompagnamento, mentre le prestazioni di imprese elvetiche all'estero non godono della stessa protezione. Ma tale regola violerebbe in maniera grossolana le regole dell'Organizzazione mondiale del commercio, ha aggiunto. Secondo Andrea Caroni (PLR/AR), ciò equivarrebbe a un "puro protezionismo". Il liberale-radicale appenzellese alla fine non è però riuscito a convincere il plenum su questo punto.</p><p></p><p>Cautele ma non troppo</p><p>I subappaltatori scelti per contratti in Svizzera dovranno pure rispettare le condizioni di lavoro in vigore nella Confederazione, ma non nel luogo in cui la prestazione è fornita. Quest'ultima esigenza è troppo vincolante per le piccole e medie. Si scontrerebbe pure con l'armonizzazione voluta e rafforzerebbe un protezionismo esagerato all'interno delle frontiere, ha argomentato Martin Schmid (PLR/GR), che alla fine è stato seguito con 22 voti contro 17.</p><p>Le prestazioni standard potranno tuttavia essere aggiudicate sulla base del solo criterio del prezzo più basso, a condizione che soddisfino i criteri della sostenibilità ecologica ed economica, hanno deciso i "senatori".</p><p>Per quanto riguarda i subappalti, la legge prevede controlli per evitare derive. Una proposta della sinistra di limitare la cessione di una commessa a un solo subappaltatore - evitando quindi "catene" infinite - è stata respinta dal plenum con la motivazione che in questo modo è più facile per le piccole e medie imprese partecipare a commesse pubbliche di una certa importanza.</p><p></p><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito al Consiglio nazionale, 07.03.2019</b></p><p><b>Acquisti pubblici, ancora divergenze </b></p><p><b>La legge sugli acquisti pubblici non deve porre la Svizzera in contrasto con le regole dell'Organizzazione mondiale del commercio (OMC). Il Consiglio nazionale ha sostenuto oggi un compromesso sui prezzi determinati per l'aggiudicazione, ma ha ribadito una serie di divergenze con gli Stati.</b></p><p>Il plenum ha seguito tacitamente la sua commissione, che proponeva di relativizzare l'importanza del prezzo durante le aggiudicazioni. Il mercato dovrebbe attribuire l'appalto all'offerta più vantaggiosa, ma per le altre prestazioni il committente dovrebbe tener conto dei vari livelli di prezzo praticati nei Paesi in cui è fornita la prestazione, come volevano i "senatori". Ciò tuttavia solo per i mercati che non sono sottoposti ad accordi internazionali.</p><p>Il plenum ha poi sostenuto - con 105 voti a 70 - un compromesso proposto dall'amministrazione federale allo scopo di evitare azioni legali presso l'Organizzazione mondiale del commercio (WTO).</p><p>Il Nazionale ha inoltre tenuto a introdurre il "sistema delle due buste" tramite le quali un committente potrebbe obbligare un offerente a presentare separatamente la soluzione tecnica e il prezzo. Il Consiglio degli Stati vorrebbe invece eliminare questo punto dalla legge.</p><p>Con 155 voti a 26 il plenum ha in seguito ribadito che i committenti scelti per contratti in Svizzera dovranno rispettare le condizioni di lavoro in vigore soltanto laddove la prestazione è fornita.</p><p>Fra le due Camere permane anche una divergenza in materia di trasparenza. Per il Nazionale chi vince l'appalto dovrebbe poter consultare i documenti e verificare i prezzi per le commesse da almeno un milione di franchi. I "senatori" vogliono invece stralciare questa regola.</p><p>Le due Camere si sono invece già accordate al fine di non permettere al Consiglio federale di fissare i casi in cui esiste un diritto d'esame degli atti e impedire che in linea di principio tutti i documenti relativi alla verifica del prezzo siano segreti.</p><p>Contrariamente agli Stati, il Nazionale ha voluto includere la produzione di energia elettrica nel campo di applicazione della legge perché il mercato non è ancora liberalizzato. A suo avviso, un'esclusione sarebbe contraria alle regole del OMC. Per lo stesso motivo, PUBLICA, la cassa di previdenza della Confederazione, dovrebbe essere inclusa nel testo.</p><p>Per il Nazionale il Consiglio federale dovrebbe inoltre restare libero di escludere gli acquisti fatti su un mercato settoriale sottoposto a una "concorrenza efficace". Nessuna concessione invece sugli emolumenti. La legge dovrà vietare a un committente che mette a disposizione documenti relativi a bandi di concorso di percepire una tassa. In materia di ricorso, infine, il plenum ha sostenuto la lieve estensione della protezione giuridica proposta dal Consiglio federale.</p><p></p><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito al Consiglio degli Stati, 05.06.2019</b></p><p><b>Acquisti pubblici, PMI più protette da prezzi stracciati </b></p><p><b>La revisione della legge sugli appalti pubblici continua a dividere il Parlamento. Durante la sua seduta odierna, il Consiglio degli Stati ha sottolineato in particolare la necessità di compiere un gesto nei confronti delle piccole e medie imprese (PMI).</b></p><p>La sfida è sapere fino a che punto sia possibile proteggere le imprese elvetiche, rispettando nel contempo le regole internazionali.</p><p>Con una portata stimata di 41 miliardi di franchi, la riforma mira ad armonizzare le norme sugli appalti pubblici a livello nazionale e a rafforzare la concorrenza attraverso procedure più flessibili, in particolare per le PMI. Si tratta anche di soddisfare i nuovi requisiti dell'Organizzazione mondiale del commercio (WTO), di cui la Svizzera è membro.</p><p>Chiunque sia incaricato di affidare un appalto, nel valutare le offerte dovrebbe tener conto delle differenze di potere d'acquisto nei Paesi dove il servizio è fornito, hanno deciso i "senatori". Lo scopo è quelli di tutelare maggiormente le PMI svizzere dalla concorrenza dei fornitori a basso costo.</p><p>"Ne va dell'occupazione in Svizzera", ha dichiarato in aula Peter Föhn (UDC/SZ). Secondo lui, si tratta di fissare un prezzo al di sotto del quale non si può scendere. "Tutti noi abbiamo ancora in mente lo scandalo delle finestre prodotte nell'Europa dell'est e installate a Palazzo federale", ha rincarato Christian Levrat (PS/FR).</p><p>Per gli esponenti del PLR una simile disposizione è troppo protezionista. Per questo hanno proposto, benché senza successo, che l'aggiudicatore o appaltante possa tener conto dei diversi livelli di prezzo nel luogo in cui il servizio è fornito all'estero. E ciò soltanto per i contratti non soggetti ad accordi internazionali. </p><p>Questa soluzione, adottata dalla Nazionale, è un compromesso, ha sostenuto il consigliere federale Ueli Maurer. A differenza della soluzione del Consiglio degli Stati, quella del Nazionale sarebbe conforme alle norme della WTO. "Il criterio di livello dei prezzi è più chiaro di quello di potere d'acquisto", ha dichiarato invano Andrea Caroni (PLR/AR).</p><p>Benché le Camere abbiano deciso che l'appalto debba essere aggiudicato all'offerente che ha presentato l'offerta "più vantaggiosa", il Consiglio degli Stati ha voluto precisare che ciò corrisponde all'offerta col miglior rapporto prezzo/prestazione.</p><p>In termini di protezione dei lavoratori, con 20 voti a 17 i senatori hanno infine seguito il Nazionale e costretto le aziende a rispettare le condizioni di lavoro in vigore nel luogo in cui viene fornito il servizio, confermando così la prassi corrente.</p><p>Il Consiglio federale aveva proposto che gli offerenti rispettassero le condizioni di lavoro in vigore in Svizzera per prestazioni da eseguirsi nella Confederazione. Ma Olivier Français (PLR/VD) ha ricordato che i contratti collettivi possono prevedere salari diversi da una regione all'altra.</p><p>Permane una divergenza per quanto riguarda il metodo delle due buste, in base al quale l'appaltante potrebbe richiedere agli offerenti di presentare separatamente la soluzione tecnica e il prezzo. La Camera dei Cantoni non contesta questo metodo, ma vorrebbe una formulazione migliore.</p><p>Per quanto riguarda la trasparenza, il Consiglio degli Stati vorrebbe stralciare una disposizione sostenuta dal Nazionale che richiede che l'appaltante possa consultare tutti i documenti alla base del prezzo e verificare i costi attribuibili per appalti di almeno un milione di franchi aggiudicati di comune accordo. I senatori ritengono che un simile diritto potrebbe continuare ad essere regolato da un'ordinanza.</p><p>La Camera dei Cantoni vuole inoltre che l'aggiudicatore possa esigere un compenso per coprire i costi di messa a disposizione dei documenti di gara. La Camera del popolo si era rifiutata di fare qualsiasi concessione su questo punto.</p><p></p><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito al Consiglio nazionale, 12.06.2019</b></p><p><b>Acquisti pubblici, legge continua a dividere il Parlamento </b></p><p><b>La revisione della legge sugli appalti pubblici continua a dividere il Parlamento. Il Nazionale non ha voluto sfidare le regole internazionali per meglio proteggere le piccole e medie imprese contro i fornitori a basso costo, come aveva fatto il Consiglio degli Stati la settimana scorsa. Con 114 voti contro 74 e 2 astenuti, ha bocciato una proposta dell'UDC di fare un gesto in favore delle PMI.</b></p><p>Con una portata stimata di 41 miliardi di franchi, la riforma mira ad armonizzare le norme sugli appalti pubblici a livello nazionale e a rafforzare la concorrenza attraverso procedure più flessibili, in particolare per le PMI. Si tratta anche di soddisfare i nuovi requisiti dell'Organizzazione mondiale del commercio (WTO), di cui la Svizzera è membro.</p><p>Secondo la Camera dei cantoni, chiunque sia incaricato di affidare un appalto, nel valutare le offerte dovrebbe tener conto delle differenze di potere d'acquisto nei Paesi dove il servizio è fornito. Lo scopo è quello di tutelare maggiormente le PMI svizzere dalla concorrenza dei fornitori a basso costo.</p><p>Tale soluzione è stata sostenuta in aula da Silvia Flückiger (UDC/AG): "ne va dell'occupazione in Svizzera". A suo avviso, si tratta di fissare un prezzo al di sotto del quale non si può scendere.</p><p></p><p>Troppo burocratico e protezionista</p><p>Ma per la maggioranza della Camera del popolo, una simile disposizione è troppo burocratica e protezionista. Per questo hanno proposto, con successo, che l'aggiudicatore o appaltante possa tener conto dei diversi livelli di prezzo nel luogo in cui il servizio è fornito all'estero. E ciò soltanto per i contratti non soggetti ad accordi internazionali.</p><p>Questa soluzione è un buon compromesso, perché il concetto di potere d'acquisto è troppo nebuloso, ha sottolineato il consigliere federale Ueli Maurer.</p><p>I deputati hanno tuttavia accettato di aggiungere tra i criteri da prendere in considerazione, oltre alla formazione professionale, quello dei posti di lavoro per le persone anziane e il reinserimento professionale dei disoccupati di lunga durata.</p><p></p><p>Trasparenza</p><p>Per quanto riguarda la trasparenza, il plenum ha approvato - con 121 voti contro 60 e 1 astenuto - lo stralcio di una disposizione che consente al Controllo federale delle finanze o all'ispettore delle finanze di consultare tutti i documenti alla base del prezzo e di verificare i costi attribuili per appalti di almeno un milione di franchi aggiudicati di comune accordo.</p><p>Questa misura anti-corruzione, che mira in particolare i mercati militari, deve essere ancorata nella legge, ha sostenuto invano la sinistra. La maggioranza, al pari del Consiglio degli Stati, ritiene che un simile diritto potrà continuare ad essere regolato da un'ordinanza.</p><p>Benché le due Camere abbiano deciso che l'appalto debba essere aggiudicato all'offerente che ha presentato l'offerta "più vantaggiosa", il Consiglio nazionale non ha voluto precisare che ciò corrisponde all'offerta col miglior rapporto prezzo/prestazione.</p><p></p><p>Compenso</p><p>È stata invece appianata la divergenza relativa al metodo delle due buste, in base al quale l'appaltante potrebbe richiedere agli offerenti di presentare separatamente la soluzione tecnica e il prezzo.</p><p>Con 129 voti contro 34, il Nazionale ha mantenuto una divergenza con gli Stati, respingendo la proposta secondo cui l'aggiudicatore possa esigere un compenso per coprire i costi di messa a disposizione dei documenti di gara. Secondo la maggioranza, tale compenso potrebbe avere un effetto deterrente sulle imprese che auspicano di partecipare a un mercato.</p><p>Verdi liberali e PLR hanno tentato invano di convincere il plenum che un compenso potrebbe essere giustificato per esempio qualora documenti molto completi fossero presentati.</p><p></p><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito al Consiglio degli Stati, 13.06.2019</b></p><p><b>CSt: acquisti pubblici, legge continua a dividere il Parlamento </b></p><p><b>La revisione della legge sugli appalti pubblici continua a dividere il Parlamento. Finora il Nazionale e gli Stati non sono riusciti a trovare un compromesso su come tener conto delle differenze di prezzo tra la Svizzera e l'estero nelle aggiudicazioni pubbliche per meglio proteggere le piccole e medie imprese. L'oggetto andrà quindi in conferenza di conciliazione.</b></p><p>Con una portata stimata di 41 miliardi di franchi, la riforma mira ad armonizzare le norme sugli appalti pubblici a livello nazionale e a rafforzare la concorrenza attraverso procedure più flessibili, in particolare per le PMI. Si tratta anche di soddisfare i nuovi requisiti dell'Organizzazione mondiale del commercio (WTO), di cui la Svizzera è membro.</p><p>All'inizio della sessione, la Camera dei cantoni ha proposto che chiunque sia incaricato di affidare un appalto, nel valutare le offerte dovrebbe tener conto delle differenze di potere d'acquisto nei Paesi dove il servizio è fornito. Lo scopo è quello di tutelare maggiormente le PMI svizzere dalla concorrenza dei fornitori a basso costo.</p><p></p><p>Troppo burocratica e protezionista</p><p>Ma per la maggioranza della Camera del popolo, una simile disposizione è troppo burocratica e protezionista. Per questo il Nazionale proposto, con successo, che l'aggiudicatore o appaltante possa tener conto dei diversi livelli di prezzo nel luogo in cui il servizio è fornito all'estero. E ciò soltanto per i contratti non soggetti ad accordi internazionali.</p><p>Oggi, seppur di stretta misura (per 23 a 22 con il voto decisivo del suo presidente Jean-René Fournier), gli Stati hanno preferito una versione un po' diversa: invece delle differenze sul potere d'acquisto, i "senatori" propongono di scegliere quale criterio i differenti livelli di prezzo praticati nei Paesi dove la prestazione è fornita, senza precisare "soltanto per i contratti non soggetti ad accordi internazionali" come voleva una minoranza composta da liberali-radicali e socialisti.</p><p></p><p>Compenso</p><p>È stata inoltre mantenuta un'altra divergenza: secondo gli Stati, l'aggiudicatore può esigere un compenso per coprire i costi di messa a disposizione dei documenti di gara. Il Nazionale, ieri, ha invece respinto tale proposta, perché - a suo avviso - un compenso potrebbe avere un effetto deterrente sulle imprese che auspicano di partecipare a un mercato.</p><p></p><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito al Consiglio degli Stati, 19.06.2019</b></p><p><b>CSt+CN: terminata revisione legge sugli appalti pubblici </b></p><p>Le differenze di prezzo tra la Svizzera e l'estero potranno essere prese in considerazione nelle aggiudicazioni pubbliche, ma solo se ciò non violerà gli obblighi internazionali della Svizzera. Lo hanno deciso oggi Consiglio nazionale e degli Stati approvando le proposte della Conferenza di conciliazione in merito alla revisione della legge sugli appalti pubblici.</p><p>Con una portata stimata di 41 miliardi di franchi, la riforma mira ad armonizzare le norme sugli appalti pubblici a livello nazionale e a rafforzare la concorrenza attraverso procedure più flessibili, in particolare per le PMI. Si tratta anche di soddisfare i nuovi requisiti dell'Organizzazione mondiale del commercio (WTO), di cui la Svizzera è membro. Il dossier è pronto per le votazioni finali.</p>