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Si fa più concreto il rischio che anche la Svizzera, un domani, venga chiamata alla cassa per le indennità di disoccupazione dei frontalieri. Così l’incipit dell’odierno Corriere del Ticino. Una riflessione frutto di un primo, ancora fragile, compromesso a Bruxelles sulle indennità di disoccupazione che farebbe in modo che l’onere ricadrebbe sullo Stato in cui lavora la persona e non più sui Paesi di residenza. Per venire incontro ai timori dei frontalieri la Commissione e il Parlamento hanno deciso che le indennità disoccupazione possano essere “esportate” per 15 mesi nel caso in cui una persona sia disoccupata e desideri trasferirsi in un altro Stato per cercare lavoro. Una regola che si applica non solo ai frontalieri ma a tutti i cittadini comunitari. Chi invece si é stabilito all’estero per lavorare può “esportare” le prestazioni in un altro Paese UE solo per sei mesi. Al di là della fragilità di questo accordo l’impatto per la Svizzera é enorme. A questo proposito si pongono le seguenti domande:
- A quanto ammonterebbe la fattura per il nostro Paese se questo compromesso giungesse in porto?
- La Svizzera potrebbe decidere liberamente di non accettare questa normativa europea?
- Il popolo svizzero sarebbe chiamato ad esprimersi in proposito?
- È plausibile prevedere delle rappresaglie europee nel caso in cui dovessimo rifiutare l’adozione di queste regole?
- L’accordo istituzionale in consultazione ci obbligherebbe a riprendere queste regole? In caso contrario subiremmo delle misure compensatorie, o di ritorsione, certe e quantificabili?
- Nell’accordo istituzionale é previsto che sia il diritto europeo a mezzo delle decisioni della Corte di giustizia europea a dettare legge in Svizzera e a determinare le decisioni del tribunale arbitrale?
- In questo caso, non accettando la ripresa di queste regole, saremmo conseguentemente sanzionati questa volta avendo noi stessi firmato la nostra condanna?