Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/168023

<h2>SubmittedText<h2><p>Nel messaggio concernente il programma di stabilizzazione 2017-2019 il Consiglio federale prevede di ridurre i pagamenti diretti di 75 a 96 milioni di franchi. Quali condizioni quadro sono contemplate per rivalutare i prezzi alla produzione di latte, barbabietole da zucchero, semi oleosi e cereali onde compensare la perdita di reddito per l'agricoltura connessa alla proposta del Consiglio federale?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Nel messaggio del 25 maggio 2016 concernente la legge federale sul programma di stabilizzazione 2017-2019 e la legge federale sui compiti, l'organizzazione e il finanziamento dell'Autorità federale di vigilanza sulle fondazioni, il Consiglio federale propone tagli di 800-900 milioni di franchi l'anno. Nel settore dell'agricoltura, negli anni 2017 a 2019 vanno risparmiati 74,6 a 96,3 milioni di franchi l'anno a livello di pagamenti diretti, aiuti agli investimenti, miglioramenti strutturali e promozione della qualità e dello smercio. Per i pagamenti diretti è prevista una riduzione fino a 68,7 milioni di franchi. Commisurata all'importo dei pagamenti diretti che ammonta a 2,8 miliardi di franchi l'anno, tale riduzione rappresenta una quota del 2,5 per cento.</p><p>Il Consiglio federale è consapevole delle sfide cui deve far fronte la filiera agroalimentare in diversi mercati. Sulla scorta di una ponderazione degli interessi dal profilo macroeconomico giunge tuttavia alla conclusione che anche l'agricoltura, come tutti gli altri ambiti di spesa, debba dare il suo contributo in termini di risparmio.</p><p>Per l'industria alimentare a valle prezzi alla produzione più elevati rappresentano costi maggiori. Attualmente sul mercato lattiero si constata che il crescente divario tra i prezzi svizzeri e quelli dell'UE determina un calo della domanda di prodotti lattieri indigeni. Il Consiglio federale ritiene che non sia opportuno, nell'ottica della competitività per acquisire quote sui mercati di sbocco in Svizzera e all'estero, aggravare ulteriormente la difficile situazione con cui è confrontata la filiera agroalimentare rincarando i prezzi delle materie prime agricole. Qualsiasi misura di protezione avrebbe conseguenze disastrose sulla competitività delle catene alimentari e favorirebbe ulteriori perdite di quote di mercato che, a lungo termine, per la nostra filiera agroalimentare potrebbero comportare costi di gran lunga maggiori rispetto alle misure di risparmio proposte a causa del calo del volume di smercio di prodotti agricoli e della perdita di posti di lavoro.</p><p>In ambiti come quelli degli oli commestibili e dei cereali, la protezione doganale fa sì che i prezzi delle materie prime ammontino al doppio circa di quelli nei Paesi vicini. Prezzi indigeni maggiori, quale conseguenza dell'aumento della protezione doganale, incentiverebbero le importazioni di oli commestibili provenienti da Paesi che beneficiano di dazi preferenziali e la sostituzione di prodotti agricoli trasformati indigeni mediante prodotti importati. Il turismo degli acquisti aumenterebbe con conseguenti ulteriori perdite di quote di mercato lungo la catena di valore. Ciò indebolirebbe anche la competitività del ramo della ristorazione e di quello alberghiero.</p><p>Il Consiglio federale contrasta questa spirale discendente con condizioni quadro orientate al futuro a favore di una filiera agroalimentare in grado di far fronte alla concorrenza internazionale con prodotti di alta qualità, innovazione e aumento costante dell'efficienza. Nel rapporto in risposta al postulato 15.3380, "Prospettive sul mercato lattiero", che sarà presumibilmente presentato nell'autunno 2016, illustrerà cosa prospetta per il mercato lattiero svizzero.</p>  Risposta del Consiglio federale.