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Sulla strada per Rio+20
I preparativi della conferenza dell’ONU sullo sviluppo sostenibile “Rio +20”, che si terrà a fine giugno a Rio, s’intensificano, ma sono difficili. All’inizio di questa settimana, gli Stati membri dell’ONU hanno discusso a New York il progetto di dichiarazione finale. Alliance Sud partecipa alle discussioni preparatorie a Berna e sarà anche rappresentata a Rio. La posizione della Svizzera merita di essere migliorata.
Bisogna rallegrasi del fatto che, durante la riunione preparatoria di New York, la delegazione svizzera si è fortemente impegnata affinché i diritti umani siano esplicitamente menzionati nella dichiarazione finale. Gli Stati Uniti e l’UE volevano cancellarli dal testo dei negoziati. La Svizzera ha difeso in modo particolare il riferimento ai diritti all’acqua, all’approvvigionamento sanitario di base ed all’alimentazione.
Contestato il “principio di responsabilità comune, ma differenziata”
Come ogni altro paese industrializzato, la Svizzera ha però rifiutato la menzione specifica del “principio di responsabilità comune, ma differenziata”, che è uno dei pilastri del programma d’azione del Vertice della Terra di Rio (1992), che implica una responsabilità particolare per i paesi industrializzati nella trasposizione pratica dello sviluppo sostenibile.
Per i paesi in sviluppo e in transizione, questo principio è ancora oggi centrale, perché tiene conto della responsabilità storica dei paesi industrializzati e delle loro possibilità finanziarie e tecniche. E’ stato però sempre più attaccato nel corso degli ultimi anni, soprattutto dagli Stati Uniti, così come il principio di precauzione e di causalità. E’ incomprensibile che la Svizzera si sia allineata a questa posizione.
Includere la dimensione sociale
La Svizzera deve anche migliorare la sua posizione sull’”economia verde”. Secondo le indicazioni dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, “l’economia verde nel contesto dello sviluppo sostenibile e della lotta contro la povertà” è uno dei temi principali di Rio+20. Quando l’UNEP, il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente, ha pubblicato sull’argomento un primo rapporto alla fine del 2010, ha parlato della giustizia sociale e della riduzione della povertà come fenomeni che, in un certo modo, risulterebbero automaticamente da un’economia rispettosa dell’ambiente. Più tardi, ha però riconosciuto che servono misure specifiche affinché “l’economia verde” non sia solamente rispettosa dell’ambiente, ma anche equa dal punto di vista sociale. Alcuni “posti di lavoro verdi” nell’ambito delle nuove tecnologie non bastano a lottare contro la povertà su scala planetaria.
La Commissione dell’UE le dà almeno in parte ragione. Nella sua posizione su Rio+20, pubblicata all’inizio di marzo, essa scrive “che un’economia inclusiva e verde” offre la possibilità di un nuovo modello di crescita globale. Anche le questioni di ridistribuzione, le condizioni di lavoro dignitose, la lotta contro la fame e l’uguaglianza delle possibilità sono esplicitamente menzionate.
Il mandato di negoziato della Svizzera, che il Consiglio federale ha pubblicato lo stesso giorno, è molto meno preciso. Nel comunicato stampa che vi è consacrato, è detto vagamente che la Svizzera s’impegnerebbe per l’elaborazione di piani d’azione nazionali per un’”economia verde” che “siano in sintonia con le strategie di lotta contro la povertà”. Ma in tutti i sei punti menzionati dopo, ne va unicamente degli aspetti ambientali; gli aspetti sociali mancano. Nel mandato finale di negoziato, che il Consiglio federale approverà a fine giugno, dovrebbe migliorare questo punto e dare più peso alla dimensione sociale della “crescita verde”.
Obiettivi di sviluppo sostenibile
La proposta del governo colombiano di adottare a Rio gli Obiettivi globali di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals SDGs), comparabili agli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (MDGs), è divenuta una parte importante dei negoziati. E’ giusto formulare tali obiettivi concreti e di fissare misure vincolanti e scadenze per raggiungerli. Sarebbe però ingenuo pensare che questi obiettivi possono essere formulati e promulgati rapidamente. Per gli MDGs, questo processo è durato molti anni ed era esclusivamente dominato dai paesi industrializzati. La Svizzera deve dunque impegnarsi affinché a Rio sia adottato un mandato per fare elaborare questi SDGs da un gruppo d’esperti. Gli SDGs devono basarsi sulle esperienze fatte con gli MDGs ed essere formulati con la partecipazione di tutti gli Stati e della società civile.
Per ulteriori informazioni: Nicole Werner, Alliance Sud