Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01290.jsonl.gz/970

In una sentenza del 1° settembre 2011 (5A_37/2011), il Tribunale federale ha stabilito che dalla questione dell’attribuzione di un determinato bene patrimoniale dal punto di vista del regime dei beni, va distinta la questione su chi deve sopportare l’onere della prova relativamente al fatto che i mezzi di una massa abbiano contribuito al pagamento di debiti rispettivamente all’acquisizione di beni di un’altra, così che la massa che ha contribuito per l’altra ha diritto a un compenso corrispondente, il quale è limitato o al valore nominale o in aggiunta a ciò ha pure diritto a una quota del maggior o minor valore del bene in questione. A questo riguardo, valgono le regole generali sull’onere della prova dell’ art. 8 CC. Non è insolito che un coniuge alimenti un conto bancario intestato a suo nome sia con mezzi degli acquisti che con mezzi dei beni propri. In queste circostanze, si configura corrispondentemente difficoltosa la prova delle pretese risarcitorie. Abitualmente, non è scontato se il coniuge in questione abbia utilizzato mezzi dei beni propri o degli acquisti per l’ammortamento di un determinato debito. Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, vale la presunzione che sono sopportati dagli acquisti il dispendio della famiglia, inclusa la previdenza per la vecchiaia, come pure le spese per il conseguimento del reddito e le imposte gravanti il medesimo. Viene inoltre presunto che per la copertura dei fabbisogni correnti i coniugi non intacchino la sostanza dei loro beni propri, ma piuttosto utilizzino tali mezzi propri in primo luogo per gli investimenti straordinari. Tali presunzioni servono a facilitare la prova, senza comportare un’inversione dell’onere della prova. La controparte processuale deve però portare una prova del contrario nella misura in cui deve far nascere nel giudice dubbi in merito alla presunzione naturale.