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Ripetuti atti sessuali con persone incapaci di discernimento o inette a resistere e rappresentazione di atti di cruda violenza. Sono questi i reati di cui dovrà rispondere un 30enne del Luganese, in carcere da oltre un anno, dal maggio 2020, e in espiazione anticipata della pena dal momento che ha parzialmente ammesso le proprie responsabilità. Il processo a suo carico si aprirà giovedì 19 agosto davanti alla Corte delle assise criminali di Lugano.
Due sono le presunte vittime, una minorenne al momento dei fatti - nei confronti della quale l'imputato respinge le accuse - e una maggiorenne, per la quale il 30enne ammette le imputazioni contenute nell'atto d'accusa, firmato dal procuratore pubblico, Pablo Fäh, titolare della delicata inchiesta penale. L'imputato, difeso dall'avvocato Massimiliano Parli, è affetto da un ritardo mentale. Una perizia psichiatrica agli atti attesta come l'uomo fosse in grado di riconoscere il carattere illecito degli atti compiuti, ma riconosce comunque una parziale scemata imputabilità. Anche le due presunte vittime avrebbero difficoltà cognitive, ciò che aggrava la posizione dell'imputato. I fatti si sarebbero svolti nel Luganese. Il processo è stato agendato sull'arco di due giorni e dovrebbe concludersi venerdì con la lettura della sentenza. La Corte delle assise criminali sarà presieduta dal giudice, Mauro Ermani (giudici a latere, Aurelio Facchi e Monica Sartori-Lombardi). Nell'atto d'accusa stilato dal procuratore pubblico, Pablo Fäh, compare inoltre l'imputazione d'infrazione alla legge federale sulle armi e le munizioni. Il 30enne ha alle spalle precedenti penali, ma non specifici, non attinenti all'ambito sessuale.