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Con una vittoria schiacciante, il socialista Rafael Correa - 49 anni, uno dei leader bolivariani dell'America Latina - è stato rieletto alla guida dell'Ecuador. "Questa è una rivoluzione che non ferma nessuno", ha commentato pochi minuti dopo aver conosciuto gli exit poll.
Alle elezioni presidenziali di ieri nel paese andino, il capo dello stato si è aggiudicato, secondo dati provvisori del Consiglio elettorale, il 56,8% dei voti, percentuale che gli permette di vincere al primo turno le elezioni presidenziali nel Paese andino. Al secondo posto, il banchiere Guillermo Lasso con il 23,7%, seguito dall'ex presidente e ex colonnello dell'esercito Lucio Gutierrez, con il 5,97%.
La Costituzione dell'Ecuador stabilisce che per vincere al primo turno, Correa deve ottenere la metà più uno dei voti validi (al netto delle schede bianche e dei voti nulli) o un 40% con una differenza di 10 punti sull'inseguitore. Il Consiglio elettorale aveva previsto di completare un primo scrutinio per poi iniziare quello totale dei voti.
Festeggiamenti per Rafael Correa si stanno tenendo in varie città del Paese, e anche l'avversario Lasso si è già complimentato con Correa per la sua vittoria.
Il magnate Alvaro Noboa risulta in quarta posizione con il 3,69%, mentre il candidato della destra Mauricio Rodas ha guadagnato il 4,27%, l'economista ed ex alleato di Correa, Alberto Acosta, il 2,81%, Norma Wray l'1,26% (anche lei ex alleato di governo) e il pastore evangelico Nelson Zavala il 1,20%.
Correa, sicuro della vittoria dopo i dati degli exit poll, non ha atteso i dati ufficiali: visibilmente emozionato, ha festeggiato nella sede della presidenza a Quito insieme alla moglie e ai tre figli, alla presenza di diversi funzionari del suo governo e giornalisti.
"Stiamo costruendo la nostra Patria Grande latinoamericana. Grazie per la vostra fiducia, siamo qui per servirvi", ha commentato affacciandosi al balcone del palazzo presidenziale nel centro storico di Quito, salutando così centinaia di simpatizzanti.
Economista con studi negli Stati Uniti e in Belgio e uno dei grandi sodali latinoamericani del presidente venezuelano Hugo Chavez, Correa appare destinato a diventare il presidente con il mandato ininterrotto più lungo alla guida del Paese, dove ieri sono stati chiamati a votare 11,6 milioni di cittadini.
Lasso, principale candidato dei sette sfidanti anti-Correa, ha puntato la sua campagna elettorale "sull'autoritarismo", gli "scandali per corruzione" e "il controllo sull'economia e i media" da parte del capo dello Stato. Tutte accuse condivise dagli altri oppositori e da tanti osservatori internazionali.
Il dato di fatto è però che Correa ha vinto a mani basse. Il presidente è leader del partito Alianza Pais e della "rivoluzione cittadina", come lo stesso Correa ha chiamato anni fa il suo programma socialista. È al potere dal 2007 ed è stato rieletto nel 2009: rimarrà al vertice dello Stato per altri quattro anni, per un totale di dieci anni, in un Paese peraltro con una grande instabilità politica, visto per esempio che tra il 1997 e il 2007 i presidenti sono stati ben sette.
Correa ha quindi incassato alcuni risultati degli ultimi anni, quali un miglioramento della sanità, dell'istruzione e delle vie di comunicazione. La sua popolarità è innegabile, agevolata tra l'altro dai milioni di dollari che piovono su Quito grazie agli alti prezzi del petrolio e delle materie prime agricole.
Negli ultimi giorni, il neo-eletto presidente ha fatto sapere di essere pronto ad affrontare le tante sfide ancora aperte, gli investimenti nella nascente industria mineraria, la riduzione della spesa pubblica e la lotta alla disoccupazione. Sono infatti tanti gli ecuadoriani emigrati negli USA e in Spagna, Italia e altri paesi europei, alcuni dei quali ormai da tempo stanno rientrando in patria spinti dalla crisi economica europea.
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