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Si allungano i tempi per la chiusura della vertenza bancaria con gli Stati Uniti: sono 74 gli istituti di credito che hanno finora trovato un'intesa con il ministero di giustizia americano, allorché quelli che si erano autodenunciati dovrebbero essere una novantina.
Il numero di istituti è stimato da conoscitori del ramo, siccome non esiste una lista ufficiale.
La scorsa primavera la ministra elvetica delle finanze Eveline Widmer-Schlumpf e il segretario di Stato Jacques de Watteville, dopo un incontro con rappresentanti del governo statunitense, avevano previsto che si potesse chiudere il capitolo a fine anno per le banche della cosiddetta categoria 2, in cui rientrano gli istituti finanziari che avevano motivi fondati per credere di aver violato il diritto fiscale statunitense. L'Associazione svizzera dei banchieri (ASB) tuttavia ormai esclude il rispetto di tale scadenza, visto che mancano pochi giorni a Capodanno.
La portavoce dell'ASB Daniela Flückiger, interpellata dall'ats, rileva in ogni caso che il Dipartimento di giustizia (DoJ) di Washington negli ultimi mesi ha accelerato i tempi. Si può contare, aggiunge, che continui così nel 2016. L'associazione spera che la vertenza possa essere archiviata al più presto.
Le banche che hanno trovato un'intesa con la giustizia americana si sono accordate per il pagamento di una multa e non rischiano ormai più di essere perseguite penalmente. Solo la BIM Suisse, istituto privato con sede a Lugano, se l'è cavata senza dover sborsare nulla. Alcune banche, come quella cantonale ginevrina, la Barclays Bank (Suisse) e la filiale elvetica della VP Bank sono dal canto loro uscite dal programma USA di regolarizzazione fiscale.
La multa di gran lunga maggiore - 211 milioni di dollari - è toccata in marzo alla BSI, primo istituto elvetico della categoria 2 a firmare un accordo di regolarizzazione con gli americani. Seguono il Credit Agricole (Suisse) con 99,21 milioni e la Bank Safra Sarasin con 85,8 milioni di dollari.
Dodici banche se la sono cavata con con multe sotto il milione di dollari, in diversi casi anche di molto. Altre 14 hanno dovuto sborsare tra uno e due milioni e 16 si sono viste appioppare multe a due cifre (superiori ai 20 milioni di dollari per circa i due terzi di loro).
SDA-ATS