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Il Consiglio nazionale ha approvato oggi due mozioni che chiedono di fare chiarezza sulle ripercussioni del voto del 9 febbraio sull'iniziativa "Contro l'immigrazione di massa". Concretamente, il governo dovrà illustrare le conseguenze del voto per gli studenti e i ricercatori, nonché proporre una strategia per far fronte all'eventuale carenza di personale qualificato.
Nel primo atto parlamentare, la Commissione della scienza, dell'educazione e della cultura del Nazionale (CSEC-N) afferma che dopo l'accettazione dell'iniziativa dell'UDC per diversi settori economici sarà più difficile reclutare lavoratori qualificati. La Svizzera - ha spiegato Kathy Riklin (UDC/ZH) a nome della CSEC-N - non possiede sufficiente personale qualificato e questa penuria rischia di accentuarsi se il reclutamento di personale in provenienza dall'Unione europea (Ue) diventerà più difficile.
La carenza, inoltre, non interesserà soltanto il personale con una formazione superiore, ma anche i professionisti e gli ausiliari nel commercio, nei servizi, nel settore della sanità e nell'agricoltura, ha sostenuto Fathi Derder (PLR/VD). L'atto parlamentare mette anche l'accento sulla penuria di medici e di personale nel settore sanitario. È dunque importante incitare la Confederazione ad agite in moto attivo.
Approvando la mozione con 133 voti contro 48 e 3 astenuti, il Nazionale ha quindi incaricato l'esecutivo di stilare un elenco dei settori a rischio di penuria di manodopera. Il governo dovrà anche proporre misure volte a incoraggiare i giovani a scegliere le professioni dove la mancanza di lavoratori qualificati è particolarmente marcata.
Per l'UDC, che ha invano domandato la bocciatura della mozione, le richieste formulate al governo giungono al momento sbagliato: "non si sa ancora come il Consiglio federale intente applicare l'iniziativa sull'immigrazione di massa", ha affermato Nadja Pieren (UDC/BE).
Il Nazionale si è poi occupato anche dell'altro dossier "caldo" legato all'esito del voto del 9 febbraio: la sospensione dei negoziati con l'Ue su Erasmus+ e Orizzonte 2020. Per la Camera del popolo, che ha approvato con 117 voti contro 64 e 2 astenuti una seconda mozione della CSEC-N, il governo deve fare chiarezza sulle ripercussioni per gli studenti, i ricercatori, le scuole universitarie e le imprese interessati.
Gli studenti, ad esempio, non sanno ancora se potranno realizzare i progetti di mobilità previsti per l'anno accademico 2014-2015. Venendo meno la garanzia di finanziamento, inoltre, diversi ricercatori e imprese si ritrovano declassati o esclusi da progetti di cooperazione. I giovani ricercatori e quelli di punta sono poi esclusi dai concorsi europei per ottenere le borse del Consiglio europeo della ricerca, ha spiegato Christine Bulliard-Marbach (PPD/FR).
Il Consiglio federale è quindi invitato a fare in modo che la Svizzera venga nuovamente, e rapidamente, associata ai programmi di educazione e di ricerca dell'Ue. Il governo deve anche proporre soluzioni transitorie per Erasmus+ e Orizzonte 2020 volte ad attenuare gli effetti negativi durante il periodo di non-associazione.
L'UDC, contraria alla mozione, ha ricordato i diversi progetti ritenuti per lo meno discutibili che non hanno niente di scientifico e che non c'entrano per nulla con gli scambi universitari. Anche buona parte del PLR era contrario: per Christian Wasserfallen (PLR/BE) la mozione è superflua poiché l'esecutivo si sta già occupando del problema. Il consigliere federale Johann Schneider-Ammann ha però replicato sostenendo che la mozione può essere considerata come un sostegno al lavoro del governo, piuttosto che un onere supplementare.