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... tracciava rettangoli di dimensioni diverse
Leonladro di giorno e forse anche di notte compone dei disegni a matita, «disegni su disegni ogni giorno, mai uguali ma molto simili». I foglietti non sembrano tracciati da Leonladro, ma rubati ad un inconscio estraneo e inaccessibile. È Giorgina che una volta al giorno viene a trovare il vecchio artista e a scoprire le sue nuove opere. In un primo tentativo di comprensione dà loro un titolo e così facendo una prima interpretazione. Con guanti bianchi si appropria dei disegni e porta via i foglietti con le opere finite.
Anna Felder sulla creazione artistica e letteraria, la sua assimilazione e la sua archiviazione.
Leonladro
Lo chiamavano Leonladro e apparentemente la ragione c'era.
Con l'andar del tempo aveva acquistato una certa notorietà, ma non di questo lui si curava. Abitava come sempre al terzo piano di una casa senza ascensore.
Ladro propriamente non era; aveva raggiunto un'età avanzata e malgrado gli anni, malgrado la mano altrimenti malferma, continuava a comporre i suoi disegni. Disegni su disegni ogni giorno, mai uguali ma molto simili, con pochi tratti a matita su foglietti da tasca che ritagliava lui stesso: foglietti per lo più stampati sul retro, bianchi, grigi, gialli.
Disegnava adagio, tracciava rettangoli di dimensioni diverse, allungati, quasi quadrati, chiusi, punteggiati, obliqui, dimezzati che disposti sul foglio, legati o staccati, concatenati o annidati, vuoti o ripieni, venivano necessariamente a rappresentare figure umane: uomini donne fantasmi bambini santi in atteggiamenti diversi; o anche animali con le fattezze di uomini, anche fiori o alberi, a volte addirittura case mobili macchine strumenti scale, ma con l'aspetto di persone.
Probabilmente disegnava anche al buio. La Giorgina che aveva l'incarico di salire una volta al giorno, l'aveva già trovato in penombra fitta, seduto al tavolo con la matita in mano. Aveva fatto luce e i disegni sui foglietti erano lì: qualcuno non finito, qualcuno pronto da portar via. Leonladro dava via i foglietti come non fossero suoi; come fossero rubati e una volta scoperti, dovesse al più presto liberarsene. «Fate voi», diceva. Voi era la Giorgina. La Giorgina con forse tutti quegli scalini da salire. Da ridiscendere speditamente con la refurtiva dei foglietti chiusi nella cartella.
Da sempre la Giorgina si serviva soltanto dei disegni finiti: s'infilava i guanti bianchi per scegliere e raccogliere dal tavolo i foglietti, e prima di metterli in cartella li commentava ad alta voce in piedi davanti a Leonladro seduto al suo posto. Glieli nominava uno dopo l'altro senza esitazione, come leggere i titoli stampati sull'etichetta di un quadro. A volte scandiva le parole battendo i tacchi sul pavimento: La leonessa pentita, recitava, I turisti in palestra; Le ali o le scapole del colibrì; Servi bendati che siamo; Soffiano i morti; Sognando squame; Chi cambia pelle; Chi cede la maglia.
Leonladro ascoltava; stringeva la matita in mano per stralciare in aria il superfluo; seguiva le parole della Giorgina con l'apprensione di chi suo malgrado si riconosca coinvolto ogni volta, man mano colto sul fatto, impaziente di uscir di scena. Teneva gli occhi puntati sui guanti e sulle labbra accese della Giorgina, per sapere quando finalmente la lettura finisse. Neanche arrivati all'ultimo disegno, deponeva la matita come un'arma, e rivolto già alle scale intimava: «Allora se me li portate via...»
Appena solo, si guardava attorno per nulla rassicurato: «Avesse messo anche me in cartella», si rammaricava. Mentalmente contava i gradini che la Giorgina scendeva di pianerottolo in pianerottolo fino al portone, giurando a se stesso di farla finita una volta per tutte: «Basta, adesso basta, capito? Basta, rubarmi l'anima di dosso: tante anime, troppe», imprecava incolpando la matita ad ogni colpo secco di tacco fin giù sulla strada. «Mai più disegni», minacciava sventolando i foglietti, «o allora me ne vado io per primo. Promesso.»
Ambigui i fossili; Povere Muse; Se il pesce gradisce; Troppi scalini; Non quadra la nebbia
Attenti al sette; L'anima in croce; Assomigli al pane; L'anello o lo zero
L'anima se rubata; A che serve lo zero; Nel segno del leone
Chi dice ladro; Sprofonda lo zero
Vuoto lo zero; Mattino di festa; ... ... ...
«Vedute» in aprile 2011: Ernst Halter