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LUGANO - Lo ha detto la perizia psichiatrica. E in aula lo ha ammesso anche l’accusato. «L’imputato è un pedofilo» ribadisce quindi il procuratore pubblico Roberto Ruggeri, che nei confronti del 48enne del Luganese alla sbarra per atti sessuali con fanciulli e coazione sessuale chiede una pena di cinque anni e otto mesi. «Il suo è stato un comportamento estremamente grave, ha violato il vincolo che s’instaura tra l’adulto e il bambino».
Si tratta di sedici episodi che riguardano due vittime, di rispettivamente sei e sette anni all’epoca in cui erano iniziati i fatti (si parla del periodo compreso tra il 2004 e il 2014). Una vicenda che è emersa dai successivi racconti della seconda giovane, sui quali si era poi concentrata l’inchiesta, come ricorda il procuratore. Nel momento in cui l’imputato era stato sentito dalla polizia, lui si era mostrato «collaborativo e trasparente, ma non al 100%». Gli altri fatti erano infatti poi emersi soltanto tre mesi dopo, quando è stata interrogata l’altra giovane.
L’accusa ricorda comunque che la versione dell’imputato diverge da quelle fornite dalle vittime soltanto per il numero degli episodi e per la loro durata temporale. «È impensabile che una ragazza che si trova confrontata con fatti di oltre un decennio prima si possa ricordare esattamente quante volte siano avvenuti» afferma, aggiungendo: «Non sappiamo se siano accaduti due, cinque o cinquanta volte, ma sulla base delle testimonianze è evidente che l’imputato si è trovato da solo con la minore in molteplici occasioni».
«Un gioco al ribasso» - La versione della vittima in questione - secondo Ruggeri - è «lineare e coerente». Mentre quello dell’imputato sarebbe invece «un gioco al ribasso volto a limitare le proprie responsabilità». E questo anche considerando che il 48enne non ha parlato spontaneamente di quanto accaduto con la giovane.
Per quanto riguarda l’accusa di coazione sessuale, il procuratore pubblico spiega che l’imputato avrebbe approfittato della sua posizione di persona adulta e fidata per «approfittarsi del corpo delle bambine e soddisfare così i suoi desideri sessuali». E lo avrebbe inoltre fatto, «banalizzando» gli atti, spacciandoli come la «normalità».
File scaricati e prodotti - L’uomo era stato anche trovato in possesso di materiale pedopornografico. Sui dispositivi sequestrati al momento dell’arresto, le autorità avevano trovato quasi tre milioni di file, di cui oltre 440’000 erano risultati illegali. Tra queste c’erano immagini scaricate dal web, ma anche prodotte da lui stesso con diverse bambine.
La richiesta di risarcimento - La rappresentante legale delle vittime - l’avvocato Maria Galliani (in aula c'è l'avvocato Demetra Giovanettina) - chiede un risarcimento per torto morale di rispettivamente 12’000 e 8’000 franchi.