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On. Marco Borradori,
Prendo atto della sua risposta per lettera del 21 marzo 2013, secondo la quale è evidente che Lei non si presenterà spontaneamente a testimoniare; sono obbligato a porle tre domande pubblicamente.
Non prima di evidenziare come le sue argomentazioni abbiano poco di giuridico e molto di opportunismo : rendere spontaneamente una dichiarazione dinnanzi a un magistrato riferendo ciò che si sa non viola certo la separazione dei poteri ed affermare che non vi sono novità nel procedimento penale significa, per affermarlo, avere avuto accesso ad informazioni oggetto di segreto istruttorio, benché ne Lei ne il suo dipartimento siate parti in causa.
Le tre domande.
1. Innanzitutto si deve far luce sulle analisi che hanno motivato il suo rifiuto nel 1996 dei lavori della vasca di protezione sul riale Vallone. Come Lei oggi ben sa, l'ipotesi che la "serra sul Brenno" fosse la causa unica della rottura degli argini del Brenno a Biasca nel 1993, era stata indicata, subito dopo i fatti del 12 ottobre 1993, proprio dagli ingegneri del suo Dipartimento, e sarà poi, conseguentemente, fatta propria dal Comune di Biasca (cfr. MM no. 2 del 4 febbraio 1997 dove è contenuto lo schema dei pericoli) quando chiederà al Consiglio comunale di votare il credito per il rifacimento dell'argine e le altre opere sulla sponda sinistra del riale Vallone. Malgrado ciò, l'opera più importante per gli utenti della strada non si era potuta realizzare proprio a causa di una decisione da Lei avallata. Le chiedo : quando Lei ha firmato, con all'ing. Carlo Mariotta, la lettera del 18 dicembre 1996 dove si rifiutava l'opera di premunizione (vasca) sul riale Vallone proposta dal Comune di Biasca (pag. 2, secondo paragrafo), Lei si era reso conto che la motivazione economica utilizzata per il rifiuto, tralasciava di parlare dell'esistenza di una "serra sul Brenno" ?
2. Quando nel 2007, dopo la morte di mia madre, il progetto dell'ing. Augusto Filippini di costruire la vasca di protezione (che riproponeva per il Comune di Biasca quanto era stato rifiutato nel 1996), fu finalmente approvato dal suo Dipartimento e dalla Confederazione con quella stessa motivazione tecnica (evitare la serra sul Brenno), Lei si sarà reso conto delle più che probabili e gravi conseguenze della Sua decisione del 1996. Se questo è vero, quali spiegazioni ha chiesto al suo funzionario ing. Mariotta per capire le ragioni di quella tragica "dimenticanza"? Le ricordo che l'ing. Mariotta, davanti alla Procura, si é rifiutato di rispondere a questa domanda.
3. Il Consiglio di Stato, con lettera del 21 agosto 2007 al Gruppo di sostegno alle vittime dell'incuria ambientale - Biasca (rispondendo ad una lettera del 2 luglio 2007 a Lei indirizzata, relativa ai documenti di analisi idrogeologica che il DT avrebbe utilizzato per spiegare i fatti delle alluvioni 1993 e 2006), aveva detto che il "concetto di intervento" utilizzato era "confermato", e che non poteva mettere a disposizione i documenti di analisi fatte dal suo Dipartimento, perché coperte dal segreto istruttorio. La mia domanda è questa: se quel concetto di intervento si fondava sull'ipotesi della "serra sul Brenno" provocata dal riale Vallone quale causa unica della rottura degli argini del Brenno, Lei è in grado di dire oggi ai suoi concittadini dove sono, se esistono, le analisi idrogeologiche, fatte da ingegneri qualificati, che il suo Dipartimento avrebbe utilizzato per quel "concetto di intervento" ? E se non è in grado di farlo, dobbiamo dedurre che le analisi non esistono, nè per i fatti del 1993 (quando morì Ariano Corti), nè per quelli del 2006 (quando morì mia madre, Laura Columberg)?
Con i miei distinti saluti
Andrea Strozzi