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Secondo la Commissione della politica di sicurezza del Consiglio degli Stati (CPS-S) è fondamentale che l’arma d’ordinanza ceduta in proprietà direttamente al milite al momento del proscioglimento degli obblighi militari non rientri nella categoria delle armi vietate. Con 9 voti contro 4 la Commissione si è espressa in questo senso. Una proposta che si prefiggeva di escludere da tale categoria anche le armi d’ordinanza cedute successivamente a terzi è stata invece respinta con 8 voti contro 4 e 1 astensione.
Secondo la Commissione è inoltre di primaria importanza che la revisione della legge sulle armi (18.027) sia conforme alla direttiva UE sulle armi da fuoco. La CPS-S non intende infatti compromettere gli accordi di Schengen. A tal proposito, ritiene che due disposizioni adottate dal Consiglio nazionale non siano compatibili con la direttiva UE e propone quindi le modifiche seguenti:
- per giungere a una soluzione di compromesso, la CPS-S propone all’unanimità di risolvere la questione relativa alla detenzione di caricatori ad alta capacità di colpi stabilendo che le persone autorizzate ad acquisire un’arma possano acquisire anche tali caricatori. La direttiva UE chiede infatti che tale questione venga codificata. Tuttavia, la Commissione propone di esonerare i titolari di una patente di commercio di armi dall’obbligo di contabilità per quanto riguarda tali caricatori, così da ridurre l’onere amministrativo a carico di tali persone.
- Con 9 voti contro 3 e 1 astensione, la CPS-S propone di uniformarsi al disegno del Consiglio federale per quanto concerne la marcatura dei componenti essenziali delle armi. La direttiva UE esige che tutti i componenti essenziali di un’arma siano contrassegnati. Per le armi da fuoco portatili tale obbligo concernerebbe quindi il telaio, il fusto e la canna. La CPS-S ritiene che la marcatura di tali componenti non comporti un onere sproporzionato e rappresenti un beneficio in termini di sicurezza.
Per contenere l’onere amministrativo delle persone già in possesso di un’arma da fuoco che rientra nella categoria delle armi vietate, la Commissione propone con 9 voti contro 4 che l’obbligo di comunicare entro tre anni la detenzione di tale arma all’autorità competente del Cantone di domicilio possa essere assolto mediante una semplice notifica. A grande maggioranza sono state invece respinte le proposte che si prefiggevano di rinunciare completamente all’obbligo di notifica o, al contrario, di estendere tale obbligo alle armi da fuoco non vietate.
Infine, la Commissione propone con 8 voti contro 5 di non limitare il margine di manovra dei Cantoni in materia di autorizzazioni eccezionali, in quanto a suo giudizio la legislazione vigente riconosce loro già oggi un margine minimo.
Nella votazione sul complesso, la Commissione propone con 11 voti contro 1 e 1 astensione di approvare il disegno. Prima di iniziare la seduta, la Commissione ha sentito una delegazione della Conferenza delle direttrici e dei direttori dei dipartimenti cantonali di giustizia e polizia (CDDGP), una delegazione della Conferenza dei comandanti delle polizie cantonali della Svizzera (CCPCS) così come la Federazione sportiva svizzera di tiro (FST).
In questo contesto, la Commissione propone all’unanimità di non dare seguito alla petizione Frank Leutenegger (17.2013) che chiede di liberalizzare la legislazione sulle armi affinché i cittadini che hanno assolto una formazione sull’utilizzo di armi possano sostenere la polizia nella lotta al terrorismo e nel garantire l’ordine pubblico.
L’esame dei due oggetti da parte del Consiglio degli Stati e l’appianamento delle divergenze sono previsti nella sessione autunnale.
Presieduta dal consigliere agli Stati Josef Dittli (PLR, UR), la Commissione si è riunita a Berna il 13 e il 14 agosto 2018. Alla seduta era presente la consigliera federale Simonetta Sommaruga, capo del DFGP.
Un secondo comunicato stampa concernente le decisioni della Commissione in merito ad altri oggetti sarà pubblicato mercoledì 15 agosto 2018