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Iniziativa "Il diritto svizzero anziché giudici stranieri (Iniziativa per l’autodeterminazione)"
Di che cosa si tratta?
L’iniziativa completa gli articoli 5 e 190 della Costituzione federale e ne aggiunge uno nuovo, il 56a. Nella fattispecie:
- sancisce all’articolo 5 Cost. il primato del diritto costituzionale rispetto al diritto internazionale (regola del primato);
- modifica l’articolo 190 Cost. in modo tale che le autorità incaricate dell’applicazione del diritto (ossia i giudici e le autorità amministrative) non applichino più i trattati internazionali che sono contrari alla Costituzione e che non sono stati sottoposti a referendum facoltativo oppure obbligatorio;
- impone, con il nuovo articolo 56a Cost., a Confederazione e Cantoni di adeguare i trattati contrari alla Costituzione e all’occorrenza di denunciarli (obbligo di adeguamento e di denuncia).
Inoltre contiene una disposizione transitoria secondo cui gli articoli costituzionali modificati si applicano non solo agli obblighi futuri di diritto internazionale della Confederazione e dei Cantoni, ma anche a quelli vigenti (art. 197 n. 12 Cost.).
L’iniziativa per l’autodeterminazione propone pertanto regole rigide per risolvere i conflitti tra le norme di diritto costituzionale e le norme di diritto internazionale. In tal modo limita il margine di manovra di cui dispongono il Consiglio federale e il Parlamento per attuare le disposizioni costituzionali in conflitto con il diritto internazionale. Diversamente da quanto avviene finora, il Consiglio federale e il Parlamento non potrebbero più cercare soluzioni pragmatiche e fondate su un ampio consenso che tengano conto delle regole della Costituzione e degli obblighi internazionali del Paese e che siano pertanto complessivamente positive per il nostro Paese. Con l’accettazione dell’iniziativa, in questi casi la Svizzera avrebbe due opzioni: l’adeguamento (rinegoziazione) o la denuncia.
Parere del Consiglio federale
Il Consiglio federale rifiuta l’iniziativa per l’autodeterminazione in particolare per i seguenti motivi:
- L’iniziativa chiede che la Svizzera rinegozi e, se necessario, denunci i trattati internazionali che contraddicono alla Costituzione. Rimette così ripetutamente in questione gli obblighi internazionali della Svizzera e mina la stabilità e l’affidabilità della Svizzera.
- L’iniziativa sembra ignorare che il nostro Paese conclude trattati internazionali soltanto se prevede che ne derivi un beneficio. I trattati internazionali sono dunque stipulati in maniera autodeterminata e secondo una procedura democratica, alla stregua del diritto nazionale.
- L’iniziativa prevede che siano determinanti soltanto i trattati internazionali sottoposti a referendum e obbliga quindi le autorità a non curarsi degli obblighi internazionali vigenti. Questo invito a violare i trattati non corrisponde alla nostra cultura giuridica e indebolisce la posizione della Svizzera, che correrebbe così deliberatamente il pericolo di essere chiamata a rispondere del non adempimento di un trattato. Inoltre, per il nostro Paese sarebbe difficile pretendere l’adempimento dei trattati dai suoi Stati partner se esso stesso si riservasse la possibilità di non rispettare determinati trattati.
- Alcuni punti centrali dell’iniziativa sono formulati in modo poco chiaro. Le sue formulazioni troppo vaghe sollevano una serie di difficili questioni d’interpretazione, con l’effetto di indebolire invece di rafforzare la certezza del diritto.
- L’iniziativa per l’autodeterminazione danneggia la piazza economica svizzera. Minaccia la certezza del diritto nelle relazioni commerciali internazionali e le relazioni multilaterali e bilaterali con altri Stati, ostacolando così la pianificazione alle imprese svizzere.
- L’iniziativa minaccia di indebolire la tutela internazionale dei diritti dell’uomo, segnatamente le garanzie della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU). Accettando l’iniziativa, la Svizzera potrebbe non riuscire più ad applicare in modo durevole e sistematico alcune disposizioni della CEDU. Sul lungo periodo potrebbe pertanto addirittura essere esclusa dal Consiglio d’Europa, il che equivarrebbe alla denuncia della CEDU e indebolirebbe entrambi.
- - Tuttavia, in primo luogo il Consiglio d’Europa e la CEDU sono strumenti centrali per la promozione e il consolidamento dello Stato di diritto, della democrazia, della sicurezza e della pace in tutta Europa; per la Svizzera si tratta di interessi esistenziali.
- - In secondo luogo, la CEDU protegge tutti noi cittadini, anche nei confronti dello Stato. Nessuno può essere interessato a indebolire i nostri diritti di fronte allo Stato.
Per tutti questi motivi, nel suo messaggio al Parlamento il Consiglio federale ha proposto di raccomandare al Popolo e ai Cantoni di rifiutare l’iniziativa per l’autodeterminazione senza opporle un controprogetto.
Posizione del Parlamento
Il Parlamento segue il Consiglio federale e raccomanda anch’esso a Popolo e Cantoni di respingere l’iniziativa per l’autodeterminazione. Il Consiglio nazionale lo ha deciso con 129 voti contro 68, il Consiglio degli Stati con 38 voti contro 6.
Votazione popolare
Conformemente alla legge federale sui diritti politici, la votazione popolare deve avere luogo entro dieci mesi dal voto finale dell’Assemblea federale. Il progetto va in votazione il 25 novembre 2018.
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vai a inizio pagina Ultimo aggiornamento 05.07.2018