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ZURIGO - La Banca nazionale svizzera (BNS) contribuisce con i suoi ingenti acquisti di obbligazioni di stato ad abbassare il costo dei prestiti nei paesi più forti della zona euro. E' quanto risulta da un'analisi presentata oggi dall'agenzia di rating finanziaria, Standard & Poor's (S&P).
Secondo lo studio, in conseguenza della crisi del debito, negli ultimi anni verso le banche elvetiche sono affluiti capitali provenienti in gran parte dai Paesi cosiddetti periferici della zona euro, come Grecia o Spagna. In questo modo la Svizzera da paese tradizionalmente esportatore, è diventato un importatore netto.
Parallelamente, l'istituto d'emissione è massicciamente intervenuto sui mercati dei cambi per difendere il tasso di 1,20 franchi per un euro fissato il 6 settembre 2011. Tra la fine del 2009 e la fine di luglio del 2012, le riserve di divise detenute dalla Banca centrale elvetica sono più che triplicate, a 313 miliardi di franchi. Esse rappresentano oltre il 50% del prodotto interno lordo (PIL).
Secondo S&P, la BNS ha investito molti fondi in obbligazioni di stato di paesi della zona euro con una buona valutazione, vale a dire Germania, Francia, Paesi Bassi, Finlandia e Austria. L'agenzia stima che dall'inizio del 2012 al luglio scorso l'istituto abbia acquistato titoli europei del debito pubblico di questi paesi per 80 miliardi di euro. L'importo corrisponde a poco meno del 48% dei bisogni di finanziamento del settore pubblico di questi stati coperti con obbligazioni. Da notare che la BNS non fornisce dettagli sull'impiego delle riserve.
Secondo S&P, gli acquisti della BNS hanno contribuito in modo "significativo" ad un abbassamento dei tassi delle obbligazioni emesse dai cinque grandi paesi della zona euro. I tassi per i titoli del debito a dieci anni sono scesi mediamente al 2,15% quest'anno, mentre erano del 3,04% nel 2011. Queste operazioni di "riciclaggio di euro", avverte l'agenzia, si traducono così in crescenti disparità tra le varie obbligazioni di stato della zona euro.
Ats