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Dall'inviato a Beer Sheva Marcello Ierace
Dove eravamo rimasti? Sono alcuni e piuttosto curiosi i punti di contatto tra l'ultima Europa del Lugano e quella di oggi. Il primo, indubbiamente e inequivocabilmente, è Pier Tami: attuale mister, ma sulla panchina anche in quel lontano agosto 2002 quando i bianconeri si giocarono i preliminari di Coppa UEFA contro i lettoni del Ventspils. In terra baltica si chiuse sul 3-0 e la rete di Andreoli nel ritorno a Cornaredo risultò così inutile. Una stagione difficile da dimenticare per i tifosi luganesi, perché oltre alla prematura eliminazione europea vi fu anche il ben più grave fallimento della società. Un campionato, quello del 2002-03 che il Lugano giocò in Challenge League dopo che, nonostante il terzo posto conquistato sul campo l'anno prima in Super League, venne retrocesso per motivi finanziari.
Poi c'è l'Inter. Come dimenticare il 26 settembre 1995? Il gol di Carrasco permise al Lugano di passare al secondo turno di Coppa UEFA, dove poi venne però estromesso dallo Slavia Praga, vittorioso di misura sia all'andata che al ritorno. Quella fu anche l'ultima apparizione dei bianconeri in un tabellone principale di una competizione continentale; nel luglio 2001 vennero fatti fuori dallo Shakhtar Donetsk ma si era nel 2o turno di qualificazione di Champions League. Ebbene, dei nerazzurri si parlava però. I tifosi della "Beneamata" hanno ben presente quel gol del fantasista cileno, così come ricordano (anche perché è roba di un anno fa esatto) il tremendo 0-2 patito proprio per mano del Beer Sheva a San Siro. Un ko poi fatale in termini di qualificazione al turno successivo.
Beer Sheva, appunto. E indovinate come si chiama una delle principali attrazioni della città del Negev? Il... Carasso Science Park, il maggiore centro tecnologico d'Israele. Che sembra un po' Carrasco e che ha anche un po' di sapore di Ticino. Insomma, così lontani, così vicini.