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Le Svizzera rinuncerà alle centrali nucleari, ma non alla formazione e alla ricerca in questo settore. Il Nazionale ha accettato oggi - per 125 voti contro 58 e due astensioni - tre mozioni in questo senso, modificate dal Consiglio degli Stati.
La decisione di abbandonare progressivamente l'energia nucleare non deve in alcun modo tradursi in un divieto delle tecnologie legate all'atomo. Le centrali nucleari attuali rimarranno in funzione ancora per decenni, è necessario quindi avere le conoscenze per garantirne la sicurezza, ha precisato la Consigliera federale Doris Leuthard. Saranno necessari specialisti anche nella fase di smantellamento e per risolvere il problema delle scorie nucleari, a cui non si è ancora trovato una soluzione.
Le tre mozioni, trattate insieme, chiedono che non venga autorizzata la costruzione di nuove centrali e che vengano chiusi gli impianti non conformi alle norme di sicurezza. La formazione, l'insegnamento e la ricerca nel settore nucleare però continueranno ad essere sostenuti.
L'UDC ha tentato nuovamente di opporsi all'abbandono del nucleare sostenendo che questa strategia si basa su informazioni lacunose e astratte.
Contro il parere del Consiglio federale, il Nazionale ha anche accolto - con 103 voti contro 77 - una mozione che chiede di migliorare la trasparenza sull'origine dei combustibili utilizzati nelle centrali nucleari svizzere.
La Camera del popolo ha trasmesso tacitamente una serie di mozioni modificate dagli Stati per la promozione delle energie rinnovabili e una maggiore efficienza degli apparecchi elettrici.
La maggioranza del Nazionale però non vuole modificare la ripartizione degli introiti della tassa sul CO2 per destinare una parte alla promozione delle energie rinnovabili e al risanamento degli edifici. Contrariamente alla Camera dei cantoni, ritiene infatti che la tassa sul CO2 debba rimanere una tassa incitativa. Modificare l'attribuzione degli introiti equivarrebbe a tradire la promessa fatta al popolo, che ha votato la tassa su CO2 così com'è ora, ha aggiunto Doris Leuthard.