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A fine ottobre 2005, la piattaforma Multiwatch – alla quale sono associate Alliance Sud e molte sue organizzazioni mantello – fa il «processo» di Nestlé a Berna. La multinazionale si arrabbia e cerca di ostacolarlo. Invano. Ma i suoi interventi presso la direzione di Sacrificio Quaresimale e di Caritas danno origine ad un processo di dialogo.
Gli scambi cominciano nella primavera 2006. A due condizioni. Dapprima, la confidenzialità, necessaria per stabilire la fiducia, garantire un’informazione aperta, evitare una strumentalizzazione nell’opinione pubblica. Poi, il trattamento di un caso concreto piuttosto che discussioni astratte sulla responsabilità dell’impresa. La scelta cade sulla Colombia. Lo scopo di Alliance Sud è di contribuire ad un miglior rispetto dei diritti umani e sindacali da parte di Nestlé, a un miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro della manodopera e delle comunità locali. Alliance Sud compie – a sue spese – una prima missione d’inchiesta nell’aprile 2008.
Un contesto complesso e doloroso
Una multinazionale non opera nel vuoto. Il contesto colombiano è complesso e difficile. E’ marcato da 150 anni di violenze, da una costellazione di conflitti (in parte armati) che si traduce in un clima d’insicurezza, in un’assenza di cultura del dialogo, in gravi violazioni dei diritti umani. Il peso del passato influenza le relazioni tra Nestlé ed il suo principale sindacato in Colombia, Sinaltrainal. Esiste tra di loro una memoria infelice, tessuta di avvenimenti traumatici come la liquidazione della fabbrica Cicolac (Valledupar) nel 2003, che ha portato al quasi annientamento della sezione locale di Sinaltrainal.
Questo peso del passato è appesantito dalle minacce e dalle violenze contro i sindacati ed i membri della direzione dell’impresa. Dal 1986 sono stati assassinati tredici impiegati ed ex-impiegati di Nestlé, per una buona parte leader del sindacato Sinaltrainal. Sono state fatte e sono ancora in corso inchieste. La giustizia colombiana però - con una sola eccezione - non ha finora identificato gli autori di questi crimini né stabilito i loro motivi. Il sindacato è convinto della responsabilità – almeno indiretta – di Nestlé in queste violenze. Nestlé rifiuta categoricamente queste dichiarazioni che considera come ingiustificate. La delegazione di Alliance Sud non ha comunque raccolto elementi che permettano di attestare una complicità di Nestlé con i paramilitari in relazione agli assassinii e minacce di cui sono stati vittime alcuni dei suoi impiegati membri di Sinaltrainal.
Missione del 2008: dei più e dei meno
Durante la sua missione nel 2008, la delegazione di Alliance Sud ha tratto un’immagine contrastata di Nestlé. La multinazionale non è così male come afferma Sinaltrainal, ma neanche così buona come pretende di essere. Al suo attivo figurano in particolare grossi investimenti nella formazione del personale, nella salute, nel consumo di acqua e nello sviluppo rurale; salari da 2.5 a 3.5 volte più elevati rispetto al minimo legale, accompagnati da numerosi vantaggi sociali; un tasso di sindacalizzazione (65%) ampiamente al di sopra della media nazionale (4.6%); importanti benefici collettivi concessi ai sindacati.
Questi punti positivi non impediscono elementi problematici. Come un sistema di doppia remunerazione che concede il 30% di salario in meno agli impiegati assunti dopo il 2004. Sinaltrainal accusa Nestlé di pratiche antisindacali: misure d’intimidazione, licenziamenti repressivi, mancanza di disposizione al dialogo. Protesta contro il crescente ricorso a lavoratori temporanei così come ai subappaltatori, presso cui le condizioni di lavoro sarebbero pessime. Le autorità locali descrivono Nestlé come una “capsula”, senza ancoraggio reale nelle comunità. Per la delegazione di Alliance Sud, Nestlé ha una sensibilità al conflitto lacunosa, il suo trattamento del passato è inesistente ed il suo modo di reagire pubblicamente agli attentati contro i sindacalisti insufficiente. Il suo approccio dei problemi resta molto top down, paternalista, tecnocratico, incentrato sulla ricerca del profitto.
2010: Nestlé attua alcune raccomandazioni
Nel suo rapporto di missione, Alliance Sud propone una quarantina di misure correttrici. La multinazionale ne accetta un po’ più della metà, di cui alcune importanti. Nel giugno 2010, Alliance Sud effettua una missione di controllo in Colombia. Nestlé appariva più aperta ed autocritica. Ha attuato sistematicamente le raccomandazioni accettate. Sostiene così diverse pratiche di trattamento del passato, come la creazione di due centri di riconciliazione e la scrittura di un libro collettivo sulla storia della fabbrica di Bugalagrande. Ha moltiplicato gli spazi di dialogo con i sindacati, concesso maggior spazio ai sindacati minoritari e – a titolo sperimentale in una fabbrica – permesso a Sinaltrainal di presentare le convenzioni collettive ai nuovi impiegati. Nestlé ha preso pubblicamente posizione in caso di violenze contro sindacalisti. Ha ridotto il numero d’impiegati temporanei e di subappaltatori, sottomesso questi ultimi a maggiori controlli. Sono stati intrapresi conseguenti sforzi per sviluppare le sue relazioni con le comunità locali.
La maggior parte degli interlocutori della delegazione di Alliance Sud confermano questa evoluzione positiva di Nestlé Colombia. Salvo Sinaltrainal. Per il sindacato, niente è cambiato. Restano gli stessi problemi. Certo, dice, sono stati aperti nuovi spazi di dialogo, ma questo non porta a concreti miglioramenti. Certo, Nestlé compie sforzi per avvicinarsi al personale ed alle comunità, ma è una strategia per isolare il sindacato.
Dialogo tra sordi
La realtà è che regna tra Nestlé e Sinaltrainal una diffidenza e divergenza di fondo. Sinaltrainal vede i problemi come questioni politiche che toccano le strategie globali dell’impresa, Nestlé come carenze correggibili con miglioramenti pratici. Sinaltrainal si lamenta di un fossato tra quello che l’impresa dice e quello che fa, Nestlé vive male la doppia agenda del sindacato: pragmatica ed orientata verso le soluzioni sul piano locale, radicale ed ideologica sui piani nazionale ed internazionale. Da cui un dialogo di sordi, malintesi e processo alle intenzioni a catena, dove ognuno denuncia il “doppio linguaggio” dell’altro.
Non c’è niente di più normale di rapporti conflittuali tra impresa e sindacato. Ciononostante, nel caso preciso di Nestlé e di Sinaltrainal, queste relazioni hanno raggiunto un grado di gravità tale da diventare quasi ingestibili e controproduttive per tutti. I loro permanenti scontri non sono solamente il riflesso di un rapporto di forze molto impari, ma anche di un contesto culturale e psicologico. E’ dunque anche su questo piano, più sottile, che conviene agire.
Senza pretendere di detenere la soluzione, Alliance Sud ha formulato qualche nuova raccomandazione per uscire dal vicolo cieco. Evidentemente, una mediazione tra Nestlé e Sinaltrainal sembra inevitabile. I due attori sono chiamati ad un cambiamento d’atteggiamento per stabilire un minimo di fiducia: più ascolto, più partecipazione e meno tecnocrazia da parte di Nestlé; un tono meno aggressivo ed accuse meglio argomentate da parte del sindacato.
Nestlé ha accettato la maggior parte delle nuove raccomandazioni di Alliance Sud e si è impegnata ad attuarle. Nestlé ha comunque rifiutato quelle suscettibili di colpire la sua competitività, affermando che i suoi costi locali per impiegato sono tra il 34% ed il 70% (secondo le fabbriche) superiori alla media del mercato. Nestlé Colombia pretende diventare il fiore all’occhiello del gruppo in materia di responsabilità sociale. Arrivato all’inizio del 2010, il suo nuovo presidente vuole anche aumentare il suo rendimento e raddoppiare il suo volume d’affari. Resta a Nestlé di dimostrare come intende coniugare questo ambizioso obiettivo economico con la volontà d’impegnarsi maggiormente per lo sviluppo sociale e comunitario.
Traduzione Anna Rizzo Maggi
pubblicato su La Regione