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BERNA - L'87% delle lavanderie svizzere lamenta un calo della domanda della clientela e il 52% afferma di non poter proseguire l'attività per più di sei mesi nelle condizioni attuali.
È quanto emerge da un sondaggio interno condotto in novembre dall'organismo di categoria VTS (Verband Textilpflege Schweiz, associazione svizzera per cura dei tessili). L'81% ricorre al lavoro ridotto, una quota superiore a quella (del 75%) registrata nel precedente rilevamento effettuato in maggio.
Più di una impresa su quattro fa sapere inoltre di essere già stata costretta a procedere a licenziamenti. Quali altre misure per ridurre i costi vengono citate la riduzione dei tempi di apertura e di lavoro (55%), la chiusura di singole filiali (19%), il ricorso a prestiti (40%) e il rinvio degli investimenti previsti (40%).
Il motivo del calo dell'attività è evidente, osserva VTS: il telelavoro fa abbassare la domanda di abiti da business, mentre le norme di confinamento sociale fanno sì che la gente non debba più partecipare con vestiti speciali a cene, matrimoni e feste. A questo si aggiunge poi anche la mancanza della clientela straniera negli alberghi.
VTS sottolinea che quello delle lavanderie è un ramo importante dell'economia svizzera: occupa circa 7000 persone. Inoltre il lavaggio professionale di tessuti rappresenta un contributo essenziale per contenere e combattere con successo l'attuale pandemia. L'associazione invita pertanto il mondo politico, i partner commerciali, i fornitori e i locatori a sostenere il settore, per evitare che muoia.
L'87% delle lavanderie svizzere lamenta un calo della domanda della clientela e il 52% afferma di non poter proseguire l'attività per più di sei mesi nelle condizioni attuali.