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Il premier incaricato tunisino, Habib Jemli, dopo un mese e mezzo di consultazioni e il fallimento delle concertazioni con i partiti politici, ha annunciato ufficialmente oggi i nomi della sua squadra di governo che sottoporrà alla fiducia del Parlamento.
Si tratta di 27 ministri e 14 sottosegretari, selezionati tra "personalità indipendenti" e nomi non conosciuti al grande pubblico, con qualche riconferma, come René Trabelsi al Turismo e un ritorno come Fadhel Abdelkhefi allo Sviluppo e alla Cooperazione.
"La formazione dell'esecutivo si è rilevata difficile" aveva detto ieri Jemli, "soprattutto per la scelta delle competenze nazionali, oltre alla stesura di un programma in grado di far uscire il Paese dalla crisi". "Proprio le verifiche legate alla scelta delle "personalità indipendenti" sono state la causa del ritardo nell'annuncio del governo, i cui ministri sono stati scelti secondo la loro capacità a mettere in atto il programma".
"Spero che questo governo sia all'altezza delle aspirazioni e delle attese dei tunisini", ha detto Jemli. Un esecutivo in cui, a detta del premier, le donne saranno rappresentate al 40%, con il ministro più giovane di 31 anni ed il più anziano di 69, età media 50 anni.
Il compito di Jemli, scelto dal partito di maggioranza relativa Ennhadha, non è stato facile. Dopo aver chiesto la proroga di un mese di tempo, il 13 dicembre scorso, ed essere giunto a delineare una coalizione possibile, il premier incaricato ha dovuto incassare la defezione dei partiti Attayar, Echaab e Tahya Tounes ed il no di Qalb Tounes, fattori che lo hanno convinto ad optare per un governo di "personalità indipendenti", sganciate dai partiti, "nazionale, integro e trasparente".
Ma l'incognita più grande rimane incassare la fiducia del Parlamento. Occorrono infatti almeno 109 voti su 217 per far partire l'esecutivo, e molti partiti, tra cui Attayar, Echaab, Tahya Tounes, Qalb Tounes, Al Karama, hanno già annunciato di non voler accordare la fiducia al governo Jemli. Il presidente Saied ha già inoltrato una formale lettera all'ufficio del Parlamento per la fissazione della data di voto.