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Ha decine di migliaia di franchi di debiti. Non ha una formazione e non ha praticamente mai lavorato. È stato più volte condannato, per truffa, lesioni semplici, vie di fatto, minaccia e vari reati legati alla droga. Ma per poterlo espellere le autorità ticinesi devono prima accertarsi se sia effettivamente dipendente dall’alcool e dagli stupefacenti e se non vi sia una possibilità di recupero.
Il Tribunale federale ha annullato l’espulsione di un 28enne colombiano decisa dal Dipartimento delle istituzioni nel 2017, pochi mesi dopo che l’uomo aveva subito l’ennesima condanna, a 16 mesi di carcere per violenze sulla compagna. In precedenza era stato più volte condannato per spaccio di cocaina e una volta per truffa, per aver venduto della farina presentandola come cocaina. Visto che l’uomo pareva non volerne sapere di mettere la testa a posto e che nel frattempo aveva accumulato parecchie esecuzioni (27’018.30 franchi), attestati di carenza beni (27’370.45 franchi) e debiti verso l’ente pubblico (36’503.55 franchi), le autorità cantonali gli avevano così revocato il permesso di domicilio e gli avevano intimato di lasciare il territorio elvetico al momento della scarcerazione.
Ma il cittadino colombiano si è fatto assistere dall’avvocato Mattia Guerra per cercare di restare in Svizzera, dove era giunto all’età di 12 anni per raggiungere la madre. Sia il Consiglio di Stato che il Tribunale amministrativo cantonale avevano confermato la decisione del Dipartimento delle istituzioni. Ma il Tribunale federale, con sentenza pubblicata oggi, sostiene che bisogna effettuare ulteriori accertamenti, in particolare per verificare se dopo la scarcerazione l’uomo non abbia “riorientato in positivo la propria esistenza”. La causa è quindi stata rinviata in Ticino, in modo che la situazione del delinquente colombiano possa essere rivalutata.