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LA RESPONSABILITÀ INDIVIDUALE DEL MALE
Il pensiero e la vita di Viktor Frankl, sopravvissuto allo sterminio nazista
di Paolo Cicale, filosofo
Il 26 marzo Viktor Emil Frankl nasce a Vienna, Czerningasse 6, secondo di tre figli. Durante la prima guerra mondiale la famiglia Frankl si trova in grandi ristrettezze economiche, al punto che i ragazzi vanno in giro per le fattorie ad elemosinare il pane e, talvolta, a rubare il granoturco nei campi.
Durante gli anni del ginnasio Frankl si interessa di filosofi naturalisti quali Wilhelm Ostwald e Gustav Theodor Fechner e prende a frequentare delle lezioni di psicologia applicata presso un’università popolare, occupandosi anche di psicologia sperimentale. In questi anni viene in contatto con Sigmund Freud e la psicoanalisi.
Nel 1921 la prima conferenza di Frankl sul tema: Il senso della vita. Nello stesso anno diviene funzionario della Gioventù lavoratrice socialista.
Nel mese di settembre del 1942 Frankl viene fatto prigioniero e trasportato con tutta la famiglia nellager di Theresienstadt (Böhmen). Solo sua sorella Stella riesce ad espatriare in Australia. Suo fratello Walter, con la moglie Elsa, è già stato deportato ad Auschwitz.
Nel 1944 Frankl giunge ad Auschwitz, seguito dalla moglie Tilly; all’ingresso viene costretto ad abbandonare il manoscritto del suo libro.
Il 23 ottobre in Auschwitz, nella camera a gas, muore sua madre; nello stesso Lager trova la morte anche suo fratello.
Successivamente Frankl viene trasportato a Kaufering III ed a Türkheim (filiali di Dachau). In quelle estreme condizioni di vita vede confermate le sue tesi sul destino e sulla libertà.
Nell’ultimo lager (1945) Frankl si ammala di febbre petecchiale e si mantiene sveglio di notte, tentando di ricostruire stenograficamente il suo libro. Tra i motivi che hanno tenuto vivo Frankl in questa estrema esperienza di sofferenza c’è l’amore per la moglie, la missione di medico e la speranza di ricomporre il manoscritto confiscatogli dalle SS.
Viene liberato e qualche mese dopo fa ritorno a Vienna, dove apprende la notizia della morte di sua moglie.
Frankl, non accetterà mai il concetto di “colpa collettiva”, ma, fedele alla sua filosofia, farà sempre risalire alla “responsabilità individuale” qualsiasi operato.
Durante i suoi due anni e mezzo di sopravvivenza nei campi di concentramento, dove aveva rischiato di morire molte volte, aveva constatato che certi Kapos, quanto a disumanità e comportamento selvaggio, erano stati peggio delle SS tedesche.
Nel 1946 Frankl diventa primario del Policlinico neurologico di Vienna e conserva questo incarico per 25 anni. Con la ricostruzione del suo libro Ärztliche Seelsorge (in italiano: Logoterapia e analisi esistenziale) ottiene l’abilitazione.
In 9 giorni detta Ein Psycholog erlebt das Konzentrationslager (in italiano: Uno psicologo nei lager), che nella sola edizione americana (Man’s Search for Meaning) venderà più di 9 milioni di esemplari. Una lettura importante per capire l’esperienza di Frankl, in questa importante storia è ben scritta la responsabilità dell’uomo nell’affrontare il proprio destino. Anche quando tutto appare ormai perduto, Viktor Frankl ci ricorda che rimane ancora la libertà di come affrontare il nostro destino se pur tale scelta non cambierà il nostro destino ma certamente la persona.
Come intervento per aiutare a ritrovare il senso della propria esistenza Frankl arriva a ideare la logoterapia. In quanto tale, essa si fonda su una concezione propria dell’uomo, con postulati di base e dottrine che la giustificano, essendo convinto che “non c’è una psicoterapia senza una teoria dell’uomo ed una sottostante filosofia della vita”. I lineamenti propri dell’antropologia frankliana mettono in evidenza la considerazione dell’esistenza umana in tutte le sue dimensioni. Due sono le leggi che Frankl formula a proposito della sua prospettiva pluridimensionale. Si tratta delle due note leggi dell’ontologia dimensionale. La prima legge è orientata a stabilire l’unità dell’uomo nonostante la molteplicità delle sue dimensioni, mentre la seconda sottolinea che una vera comprensione della personalità si ha soltanto quando si tiene conto che la molteplicità dei fattori che realizzano l’uomo viene concretamente vissuta in una totalità integrata.
Essere uomo, per Frankl, significa essere sempre rivolto verso qualcosa o verso qualcuno.
L’uomo si protende all’esterno ed effettivamente oltrepassa se stesso e raggiunge il mondo che è pieno di esseri a cui relazionarsi e di significati da realizzare. L’esistenza umana è autentica soltanto in termini di autotrascendenza ed è proprio l’autotrascendenza a costituire il perno su cui poggiano i tre pilastri della concezione antropologica della logoterapia di Frankl: la libertà della volontà, la volontà di significato e il significato della vita. Adottando un’espressione di K. Jaspers, Frankl definisce lo specifico dell’uomo come l’essere che sempre si decide. L’essere responsabile presuppone la libertà della volontà, ma si realizza soltanto nella volontà di significato. Questa suppone la coscienza, che intuisce i significati, e la volontà, che decide di realizzarsi nei valori.
Secondo Frankl, la motivazione primaria dell’uomo è la volontà di significato, che pone l’uomo in permanente ricerca di un senso della propria esistenza. Egli afferma: “L’uomo cerca sempre un significato della sua esistenza; egli è sempre nell’atto di muoversi alla ricerca di un senso del suo vivere; in altre parole, è ciò che io chiamo “la volontà di significato”.
La tesi centrale della logoterapia è che c’è sempre un significato della vita da realizzare e sta nel potere dell’uomo ricercarlo e attuarlo. Tale significato è unico e relazionato ad ogni singola persona e ad ogni singola situazione.
Per Frankl non esiste un significato universale della vita, ma esistono significati unici di situazioni individuali. Tre sono le principali direzioni lungo le quali l’uomo può trovare un significato della vita. La prima consiste in ciò che egli fa, nell’opera che crea, e quindi nel lavoro. Frankl parla, in proposito, di “valori di creazione”. La seconda è costituita da ciò che la persona sperimenta e vive, amando pertanto qualcosa o qualcuno: sono i “valori di esperienza”. Ma ci si può anche trovare confrontati con una situazione, che ci sottrae le due possibilità suaccennate per trovare un significato della vita, una situazione che non si può cambiare. Però, resta ancora la possibilità di trasformare il nostro atteggiamento verso di essa, ossia il nostro atteggiamento e noi stessi. Si tratta dei “valori di atteggiamento”. Nessuna situazione della vita è realmente priva di significato. Così scrive Frankl: “Quando la vita diventa sofferenza, sopravvivere è trovare un senso a questa sofferenza”.
“La vita non è qualcosa, ma l’occasione per fare qualcosa”
Frederich Hebbel, poeta tedesco.