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Le commissioni della gestione del Parlamento hanno presentato questa sera a sorpresa il rapporto "Coronaleaks", ossia le indiscrezioni che hanno riguardato il Dipartimento federale dell'Interno (DFI) di Alain Berset e il Consiglio federale durante la pandemia. Alle 17 è stata convocata una conferenza stampa, in cui sono intervenuti i membri del gruppo di lavoro che si è chinato sulla questione. Presenti i consiglieri nazionali Prisca Birrer-Heimo (PS) e Thomas de Courten (UDC), nonché i consiglieri agli Stati Matthias Michel (PLR) e Philippe Bauer (PLR). Le informazioni riguardanti il DFI e il Consiglio federale trapelate sui media durante la pandemia, hanno spiegato i relatori, sono molte. Ma secondo il rapporto non vi sono indizi che Alain Berset abbia commissionato queste indiscrezioni. L'indagine - che ha riguardato tutte le "soffiate" provenienti dal Consiglio federale e dall'amministrazione riguardanti il periodo della pandemia di coronavirus - è stata condotta da un gruppo di lavoro di sei persone istituito a gennaio dalle Commissioni della gestione del parlamento.
Cosa è emerso dal rapporto
L'indagine sulle indiscrezioni nell'ambito del Covid-19 del Consiglio federale, compreso il ruolo del capo del Dipartimento federale dell’interno, mostra che “ci sono state numerose indiscrezioni”. Allo stesso tempo, il gruppo di lavoro non è stato in grado di rispondere in modo definitivo alle domande dell'indagine a causa delle fonti incomplete. Stando al gruppo di lavoro in generale le indiscrezioni hanno portato ad “una perdita di fiducia nel Consiglio federale” e “hanno avuto un impatto concreto sulle sue decisioni”, si legge nel rapporto finale. Le misure proposte dal Consiglio federale “sono state regolarmente oggetto di indiscrezioni” e l’indagine ha confermato che diversi media “avevano e riportavano informazioni riservate con particolare frequenza”. Il direttore generale della Ringier AG, Marc Walder, ha ricevuto informazioni riservate dall'ex capo della comunicazione del DFI, Peter Lauener, sebbene dalla valutazione della copertura mediatica non sia emersa alcuna indicazione sull'utilizzo delle informazioni trasmesse nel rapporto. Inoltre, sulla base delle fonti a disposizione del gruppo di lavoro, “non sono stati individuati né altri destinatari né autori o eventuali complici delle numerose indiscrezioni avvenute durante la pandemia”.
Il ruolo di Berset
Il rapporto precisa che Berset era a conoscenza degli scambi tra Walder e Lauener. Ma non sono stati trovati indizi del fatto che fosse al corrente del contenuto. "Giuridicamente parlando - ha precisato Philippe Bauer (PLR/NE), presidente della Commissione della gestione del Consiglio degli Stati e del gruppo di lavoro - non è stato possibile stabilire il legame di causalità tra l'indiscrezione e il risultato pubblicato nei media. La nostra conclusione è che Berset non sapeva e non ha mentito al Consiglio federale". Tuttavia per le Commissioni della gestione è difficile capire perché il ministro della salute, a conoscenza di questi contatti e delle numerose e ripetute indiscrezioni riguardanti gli affari del suo dipartimento, non abbia adottato alcuna misura specifica.
L’analisi dei media
Durante la conferenza stampa il consigliere nazionale democentrista Thomas de Courten ha illustrato l'analisi effettuata sui media. In totale sulla stampa sono stati pubblicati mezzo milione di articoli che riguardavano il Covid-19. A causa della mole di lavoro ci si è concentrati su 500 articoli di giornale. Sono inoltre state esaminate circa 50 sedute del Consiglio federale. Particolarmente importante è stato il momento della pubblicazione degli articoli: primo o dopo le decisioni rese note dal Governo. Dei 500 articoli esaminati, 200 erano indiscrezioni; e 38 sedute su 50 del Consiglio federale sono risultate essere "contaminate", ha sottolineato de Courten, ovvero erano interessate da fughe di notizie. I media svizzero tedeschi hanno potuto approfittare maggiormente delle indiscrezioni rispetto a quelli romandi e ticinesi. Ad approfittarne sono stati soprattutto i media del gruppo Ringier e del gruppo Tamedia. Il Blick e Sontagszeitung da soli hanno pubblicato 60 indiscrezioni, seguiti da NZZ e NZZ am Sonntag con 28 indiscrezioni, Aargauerzeitung 17, mentre Le Temps e 24heuers 6 indiscrezioni. Per la Svizzera italiana l'appendice al rapporto menziona solo una manciata di articoli del "Corriere del Ticino" e della "Regione".
Governo troppo lento nel reagire
Il gruppo ha visionato per quanto possibile anche le email professionali e private di numerose persone, tra cui Berset e Lauener. "Abbiamo voluto mantenere le cose proporzionate. Non è possibile controllare tutti gli indirizzi email privati e pubblici di tutti coloro che potrebbero essere stati coinvolti nella vicenda", ha precisato Bauer. Le CdG si rammaricano che, nonostante la perdita di fiducia chiaramente percettibile in seguito alle numerose indiscrezioni trapelate durante la pandemia, il Consiglio federale abbia affrontato la questione solo nel gennaio 2023. Nel rapporto pubblicato oggi rivolgono quindi nove raccomandazioni al governo, il quale dovrà presentare il suo parere entro il 2 febbraio 2024.