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<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Dato che la quota dei beneficiari di rendite non tende a diminuire, anzi è ulteriormente cresciuta tra il 2000 ed il 2002, e che la differenza tra entrate ed uscite dell'AI continua ad aumentare, il Consiglio federale ha deciso il 21 maggio 2003 di avviare immediatamente la quinta revisione AI. Ha incaricato il DFI di preparare entro la primavera del 2004 un progetto di consultazione dove siano proposte innanzi tutto misure atte a frenare l'aumento della quota d'invalidi nella popolazione. Le principali misure in questo senso sono le seguenti:</p><p>- creare un sistema che permetta di riconoscere rapidamente le persone inabili al lavoro affinché non vengano escluse dal processo lavorativo e siano reintegrate tempestivamente;</p><p>- introdurre un sistema in cui le rendite vengano assegnate solo a tempo determinato, che preveda l'obbligo di utilizzare la capacità di lavoro residua e vincoli gli organi AI a perseguire attivamente l'integrazione;</p><p>- uniformare l'esecuzione dell'AI, coinvolgendo inoltre le parti sociali nella vigilanza sull'esecuzione dell'assicurazione.</p><p>È possibile rispondere alle singole domande nel modo seguente: </p><p>1) Da statistiche degli anni Novanta risulta che i costi dell'AI sono aumentati considerevolmente durante la stagnazione economica. Tuttavia il passaggio dei disoccupati all'AI non si è istituzionalizzato e non è neppure diventato un atto di routine. Dal punto di vista quantitativo, uno studio realizzato dall'UFAS nel 1998 indicava che il numero di passaggi dall'assicurazione contro la disoccupazione all'AI era statisticamente modesto. Così, mentre il numero dei disoccupati in procinto di esaurire il proprio diritto alle indennità era in forte aumento fino al 1994, la percentuale di coloro che avrebbe ottenuto subito dopo una rendita AI rimaneva stabile al 2%. Il legame qualitativo esistente tra il lavoro, o la disoccupazione, e la malattia o l'invalidità, è di definizione complessa: alcune esperienze mostrano come l'entrata in invalidità delle persone avvenga ancor prima che queste siano state messe in disoccupazione. È possibile che al momento in cui la disoccupazione diventa una minaccia (economica) un problema di salute presente da anni (come ad esempio il mal di schiena) si trasformi in malattia, cosicché una persona minacciata dalla disoccupazione si ammala. La persona può dunque ritrovarsi in invalidità senza aver necessariamente beneficiato dell'indennità di disoccupazione. Va notato che l'AI non dispone di dati globali concernenti la disoccupazione, la malattia e l'invalidità, dato che è autorizzata a raccogliere solamente i dati necessari a decisioni per la concessione di prestazioni AI.</p><p>2) Non vi sono studi specifici sulle ripercussioni delle attuali condizioni d'impiego sull'AI. I mutamenti dell'economia, caratterizzati dalla diminuzione percentuale dei posti di lavoro offerti dall'industria e dall'aumento dell'attività del settore terziario, sono sfociati nella soppressione di un certo numero d'impieghi e nella trasformazione dei requisiti dei posti di lavoro: tra le qualificazioni chiave troviamo oggi la flessibilità, la disponibilità al cambiamento, la velocità e la dimestichezza con le (nuove) tecnologie. Tra i più toccati da questi mutamenti vi sono i lavoratori scarsamente qualificati, rappresentati in parte da mano d'opera immigrata. Tuttavia i mutamenti economici producono probabilmente effetti anche sui lavoratori invalidi. Da un lato i rischi d'invalidità non sono gli stessi per tutti i settori economici (vedi anche risposta 6), cosicché una modifica strutturale dei settori economici ha ripercussioni sul rischio globale d'invalidità. Dall'altro le nicchie del mercato del lavoro accessibili a persone invalide scompaiono anche a causa dei mutamenti economici. La concorrenza tra invalidi e non invalidi aumenta soprattutto nei settori degli impieghi poco qualificati, un segmento di mercato tipico delle persone invalide.</p><p>3) Non vi sono studi scientifici sulle cause dell'aumento dei beneficiari di rendite AI durante gli anni di crisi. Ma, come già ricordato nelle risposte 1 e 2, è possibile che un problema di salute esistente si trasformi in malattia al momento in cui la disoccupazione diventa una minaccia. La trasformazione dei requisiti dei posti di lavoro e la scomparsa di nicchie di mercato escludono sempre più i lavoratori non più in grado di offrire il massimo rendimento o ne impediscono la (re)integrazione nel mercato del lavoro.</p><p>4) Non vi sono conoscenze certe neppure sulle ripercussioni della globalizzazione dell'economia sull'assicurazione per l'invalidità.</p><p>5) Una ricerca comparata internazionale sulle assicurazioni per l'invalidità ha senso solo se eseguita nel quadro del sistema globale delle assicurazioni sociali del Paese interessato, poiché un'analisi isolata dell'assicurazione per l'invalidità fornirebbe un quadro incompleto della gestione politica e sociale del rischio d'invalidità. Numerosi studi mostrano come l'attuale situazione e le presumibili evoluzioni delle diverse assicurazioni per l'invalidità divergano notevolmente le une dalle altre nonostante gli Stati considerati siano paragonabili dal punto di vista politico, economico e sociale. Questo è motivato soprattutto dalle differenze con i seguenti punti:</p><p>- definizione della nozione d'invalidità</p><p>- cerchia degli assicurati</p><p>- prestazioni fornite dall'assicurazione per l'invalidità</p><p>- distinzione da altre assicurazioni (sociali) e relativi sistemi di rendite.</p><p>È in quest'ottica che va valutato un primo tentativo di paragone tra Stati che mette in rapporto tutti i finanziamenti pubblici messi a disposizione dai vari Paesi per affrontare la questione "invalidità" con il relativo prodotto interno lordo (PIL). Lo studio mostra che nel 1995 i Paesi Bassi hanno utilizzato a questo scopo il 4,06% del PIL, seguiti da Norvegia (2,67%), Svezia (2,42%), Svizzera (1,28%; compreso il 2° pilastro 1,63%), Austria (1,54%), Italia (1,37%) e Germania (1,09%).</p><p>In tutti i Paesi dell'OCSE viene rilevato un aumento del numero dei beneficiari di rendite AI ed una maggiore frequenza di rendite concesse in base a malattie psichiche. La Svizzera si differenzia però in tre punti dal quadro generale degli altri Paesi dell'OCSE: 1) la percentuale dei beneficiari di rendite d'invalidità tra la popolazione attiva è piuttosto bassa, 2) la crescita è tuttavia più veloce, 3) i nuovi beneficiari sono tendenzialmente più giovani. Un nuovo studio in cui vengono paragonate le diverse procedure d'integrazione lavorativa di persone inabili al lavoro a causa di dolori alla schiena adottate in sei Paesi industrializzati (Danimarca, Germania, Israele, Paesi Bassi, Stati Uniti, Svezia), mostra che le persone di età inferiore ai 24 anni presentano grandi difficoltà d'integrazione. La Svizzera non è quindi l'unico Paese caratterizzato da un preoccupante aumento del numero dei beneficiari di rendite AI ancora in giovane età.</p><p>6) Al momento mancano rilevazioni di carattere nazionale specifiche a ciascun settore. Il Canton Ginevra è il solo ad aver condotto nel 2000 una ricerca sull'influenza esercitata dall'appartenenza ad una professione o ad un settore economico sul tasso d'invalidità e sulla mortalità dei salariati oggetto dello studio. La ricerca riguardava la popolazione maschile del Cantone di età compresa tra i 45 e i 65 anni, suddivisi in 28 settori e/o categorie professionali. Per calcolare il tasso d'invalidità sono state considerate persone che beneficiavano di una rendita AI intera. Lo studio ha fornito il risultato seguente:</p><p>Un 45enne attivo e in salute residente a Ginevra è, a seconda del settore e della professione che esercita, sottoposto ad un rischio che varia dal 2,9% al 40% di rimanere invalido prima di aver raggiunto i 65 anni e di beneficiare di una rendita AI intera. Le differenze tra i diversi settori e le diverse professioni saltano all'occhio. Il tasso d'invalidità riscontrato nelle professioni scientifiche (2,9%) e in architetti, ingegneri e personale tecnico (3,9%) è di 10-12 volte inferiore rispetto a quello di categorie professionali quali il personale delle pulizie, portinai e cantonieri (24,6%) od operai del settore dell'edilizia (40%). Rimane da verificare se queste cifre siano applicabili a tutta la Svizzera. Nonostante ciò lo studio sul tema "Lavoro e salute" commissionato dall'Ufficio federale di statistica (UST) all'Università di Neuchâtel in seguito al postulato Teuscher del 5 ottobre 2000 "Studio sull'invalidità e la mortalità nel mondo del lavoro" (00.3546) conferma che la frequenza di malattie e invalidità e la longevità sono proporzionali al grado di formazione.</p><p>7) Non vi sono statistiche disponibili per questa domanda. L'assicurazione per l'invalidità fornisce prestazioni indipendentemente dall'appartenenza sociale della persona assicurata. Dati personali possono quindi essere ottenuti dall'AI solo se sono rilevanti per la concessione di prestazioni. Nel quadro del Programma nazionale di ricerca 45 "Problemi dello Stato sociale" è in corso un lavoro di ricerca che ha per scopo lo sviluppo di uno strumento per l'acquisizione di dati sulle condizioni di vita e sul modo di affrontare i problemi da parte delle persone invalide in Svizzera. I risultati del progetto non sono ancora disponibili.</p><p>8) Come ricordato al punto 1, uno studio statistico concernente gli inizi degli anni Novanta indicava che la percentuale delle persone beneficiarie di una rendita AI nei due anni seguenti l'esaurimento del diritto all'indennità era stabile e si elevava al 2% circa (ossia a 4'255 persone) di coloro che avevano esaurito tale diritto.</p><p>9) Non vi sono attualmente statistiche disponibili su questa domanda (vedi anche le risposte 7 e 10).</p><p>10) Non vi sono attualmente dati relativi alla statistica federale dell'aiuto sociale ideata ed introdotta dall'Ufficio federale di statistica. Dopo che la statistica era stata introdotta nel 2001 nei Cantoni Zurigo, Berna, Uri, Nidvaldo, Grigioni e Giura, nel 2002 la rilevazione dei dati è stata avviata dai servizi sociali dei Cantoni Lucerna, Svitto, Zugo e Turgovia. I Cantoni rimanenti seguiranno entro il 2004 e a partire dal 2005 saranno disponibili i primi dati su scala nazionale.</p><p>Gli interventi che contengono grafici o tabelle possono essere scaricati da: Attività parlamentare / Curia Vista / Interventi che contengono grafici o tabelle.</p>  Risposta del Consiglio federale.