Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/105086

<h2>SubmittedText<h2><p>La legislazione federale prevede circa ottanta controlli statali, di cui una ventina sono effettuati dagli organi federali. Tali controlli tendono ad aumentare e costano parecchio all'economia e alla Confederazione. Occorre quindi sgravare sia gli organismi pubblici del nostro Paese che la sua economia, dominata dalle PMI. </p><p>Il Consiglio federale, riferendosi ai postulati 06.3888 (ex consigliere agli Stati Franz Wicki) e 96.3607 (consigliere agli Stati Eugen David), è pertanto invitato a: </p><p>a. analizzare l'intensità con la quale questi controlli vengono effettuati e il rapporto costi-benefici;</p><p>b. elaborare una lista che indichi il potenziale di ottimizzazione di ogni attività di controllo e che tenga conto del suo abbandono, della sua sostituzione, della sua semplificazione e della sua integrazione (sinergie) in altre attività di controllo;</p><p>c. istituire un centro di competenze responsabile dei controlli nelle imprese.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale è consapevole dei costi causati dai controlli, che comportano un onere in particolare per le piccole e medie imprese. Tali controlli sono una conseguenza diretta della regolamentazione statale: l'autorità deve poter verificare se le norme in vigore sono rispettate dalle imprese, sia mediante una procedura di autorizzazione che effettuando controlli a posteriori. </p><p>In questo ambito la SECO ha incaricato nel 2007 l'istituto MIS Trend di effettuare un'inchiesta sui controlli statali presso circa 1600 PMI. Da tale inchiesta risulta che in Svizzera non esisteva un problema serio per quanto riguarda i controlli: di media, infatti, ogni PMI è stata controllata soltanto 1,9 volte in cinque anni. </p><p>Il Controllo federale delle finanze (CDF) ha effettuato quattro valutazioni in merito a diversi sistemi di controllo nel corso degli ultimi anni. In seguito a queste valutazioni, nel 2008 è stata inviata una "Audit letter" a tutti gli uffici federali e ai dipartimenti nonché agli ispettorati delle finanze nei cantoni. Questa pubblicazione contiene un test di autocontrollo che permette alle unità amministrative che effettuano controlli di ottimizzare il loro sistema, integrandovi in particolare un'analisi dei rischi. Il CDF, in collaborazione con l'Ufficio federale del personale, offre inoltre un corso destinato ai responsabili dei compiti di sorveglianza della Confederazione. </p><p>Per le imprese interpellate nell'inchiesta menzionata in precedenza, il controllo più frequente concerne l'imposta sul valore aggiunto (IVA); uno sforzo di ottimizzazione coerente è stato compiuto in occasione della revisione della legge sull'IVA, mentre altri provvedimenti sono stati adottati in seguito a una valutazione effettuata dal CDF. Il secondo controllo in ordine di frequenza, secondo l'inchiesta, riguarda le imposte cantonali, di cui la Confederazione non ha la competenza. Un altro caso molto frequente concerne i controlli AVS, che in particolare sono stati ottimizzati in seguito ai risultati ottenuti dal gruppo di lavoro denominato "Nuovi controlli presso i datori di lavoro". I controlli dei salari e delle condizioni di lavoro nell'ambito della legislazione sui lavoratori distaccati e della lotta al lavoro nero vengono effettuati dai cantoni e dai partner sociali (commissioni paritetiche); per motivi di efficacia, spesso gli ispettori del mercato del lavoro sono responsabili dei due ambiti in questione. Inoltre sono stati lanciati alcuni progetti intesi a migliorare l'efficienza dei controlli per quanto riguarda le derrate alimentari, l'agricoltura oppure la sicurezza sul lavoro. Per tutti questi motivi, di vario genere, l'istituzione di un centro di competenze o una valutazione supplementare non apporterebbero probabilmente miglioramenti importanti.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.