Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/158970

<h2>SubmittedText<h2><p>I contributi di coesione ai "nuovi" Stati membri UE sono ormai stati versati/impegnati in modo vincolante per la massima parte, vedi al proposito la posizione del Consiglio federale sulla mia mozione 14.3057 (<a href="http://www.parlament.ch/i/suche/pagine/geschaefte.aspx?gesch_id=20143057">http://www.parlament.ch/i/suche/pagine/geschaefte.aspx?gesch_id=20143057)</a>. Tuttavia, rimane pur sempre un certo margine di manovra, che può essere utilizzato come mezzo di pressione politico-economica.</p><p>L'emergenza migranti, con sbarchi in massa di clandestini in arrivo da Paesi che non sono in guerra, necessitano di misure particolari di protezione dello spazio Schengen da un'insostenibile immigrazione illegale, che contraddice i principi del diritto d'asilo. Proprio l'emergenza in corso, e di cui non si vede la fine, impone che il diritto d'asilo venga riportato al suo scopo originario, che è di protezione e non d'immigrazione.</p><p>Vanno quindi sostenuti quei Paesi come l'Ungheria, che, con le loro iniziative, forse si attirano il biasimo internazionale - biasimo certo non esente da una forte dose di ipocrisia - ma tuttavia, oltre ai propri confini, tutelano anche quelli dello spazio Schengen. E ciò torna a beneficio di tutti gli Stati Schengen, tra i quali purtroppo da dieci anni rientra anche la Svizzera.</p><p>Al contrario, quegli Stati membri UE, i cui confini coincidono con quelli dello spazio Schengen, che non fanno adeguatamente il proprio dovere prestandosi a fungere da corridoio per immigrati clandestini in direzione dell'Europa occidentale, vanno sanzionati. Al proposito è opportuno usare anche lo strumento del blocco dei contributi di coesione.</p><p>Chiedo pertanto al Consiglio federale:</p><p>1. Come valuta le misure prese dagli Stati UE beneficiari di contributi elvetici di coesione, le cui frontiere coincidono con quelle dello spazio Schengen, a tutela di questi confini dall'immigrazione clandestina?</p><p>2. È intenzione del Consiglio federale bloccare i contributi di coesione a quegli Stati UE che, diversamente dall'Ungheria, non si impegnano con misure incisive a tutela dei propri confini coincidenti con quelli dello spazio Schengen?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. La situazione migratoria attuale mette a dura prova tutta l'Europa. A causa della loro posizione geografica, gli Stati che si trovano al confine meridionale e orientale dell'Europa sono particolarmente colpiti dal problema. Non si tratta esclusivamente di Stati i cui confini coincidono con quelli dello spazio Schengen o di Paesi partner del contributo all'allargamento. Ad esempio, tra la fine di settembre e l'inizio di ottobre, lungo la rotta dei Balcani occidentali si è registrato un transito giornaliero di circa 6500 persone. Questo flusso interessa anche Paesi come la Germania e l'Austria. Alla luce di questa situazione gli Stati direttamente interessati hanno pertanto adottato misure per adempiere agli obblighi sanciti dagli accordi di Schengen e Dublino. Non vanno tuttavia lasciati soli in questo compito. Il Consiglio federale ritiene che l'Europa non abbia bisogno di recriminazioni bensì di maggiore solidarietà. Per questo motivo sono in corso azioni volte a sostenere questi Paesi e a ridurre i loro oneri. Tra queste si annoverano la protezione dei confini esterni dello spazio Schengen tramite l'Agenzia europea per le frontiere (Frontex), a cui la Svizzera partecipa con contributi finanziari e personale, la registrazione delle impronte digitali dei nuovi arrivati nella banca dati Eurodac e la ricollocazione di richiedenti l'asilo bisognosi di protezione in altri Paesi dell'UE o dello spazio Schengen. La Svizzera partecipa proattivamente a queste discussioni al fine di creare un meccanismo europeo permanente di ricollocazione.</p><p>Allo stesso tempo il Consiglio federale ritiene che proteggere in modo efficace i confini esterni dello spazio di Schengen non significhi necessariamente impedire ai profughi di entrare nello spazio in questione mediante barriere fisiche o precludere loro la possibilità di presentare domanda di asilo. Gli Stati europei devono infatti tenere fede agli obblighi assunti firmando la Convenzione di Ginevra sui rifugiati.</p><p>2. Con il contributo all'allargamento la Svizzera concorre dal 2007 alla riduzione delle disparità economiche e sociali nell'Europa allargata. I progetti di cooperazione, tra le altre cose, sono finalizzati anche al miglioramento dello sviluppo economico e della sicurezza sociale e pubblica nei Paesi partner. A lungo termine, questi fattori possono essere fondamentali per affrontare i problemi legati alle richieste di asilo e alla migrazione.</p><p>I crediti destinati ai Paesi partner del contributo all'allargamento che si trovano al confine esterno dello spazio di Schengen (tutti nuovi Stati membri dell'UE eccetto Repubblica ceca, Cipro, Romania, Bulgaria e Croazia), sono stati già impegnati nella prima metà del 2012 e servono a finanziare progetti concreti che saranno realizzati entro maggio 2017. Alcuni di questi progetti riguardano le questioni di asilo e migrazione. Ad esempio in Polonia sono in corso cinque progetti, i quali mirano a migliorare la situazione concernente la circolazione di merci e persone al confine esterno di Schengen, in particolare attraverso l'ammodernamento dell'infrastruttura di frontiera, la formazione delle guardie di confine, il loro equipaggiamento e la preparazione delle autorità ad eventuali situazioni di crisi. Un blocco dei pagamenti è pertanto inopportuno e andrebbe soprattutto a scapito dei responsabili locali dei progetti e della popolazione, in particolare nelle regioni più svantaggiate. Sospendere i versamenti a favore di prestazioni già realizzate o pattuite equivarrebbe inoltre a violare gli accordi conclusi con i Paesi partner. Per tutti questi motivi il blocco dei versamenti connessi al contributo all'allargamento non è una via praticabile per il Consiglio federale.</p>  Risposta del Consiglio federale.