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BASILEA - La "via svizzera" contro il Covid vacilla. Almeno così sembra, a sentire Alain Berset. Il consigliere federale oggi durante una visita all'ospedale di Bruderholz (BL) ha tenuto una conferenza stampa, in cui ha condiviso i suoi dubbi sulla rotta seguita da Berna.
«Speravamo che le cose sarebbero andate diversamente, in questo momento siamo preoccupati» ha dichiarato il ministro degli Interni. La situazione in Svizzera non sarebbe paragonabile a quella degli altri paesi europei. «Abbiamo deliberatamente deciso di non chiudere tutto. Questo ha il suo prezzo: se le cose non si sviluppano come sperato, le decisioni devono essere prese rapidamente».
Il problema nella gestione dei contagi, ora, non riguarderebbe più tanto le attrezzature, ventilatori e mascherine. «Abbiamo provveduto durante la prima ondata. Oggi il problema è con il personale sanitario» ha spiegato Berset. «Cos'è un letto di terapia intensiva senza un medico? Il personale è attualmente sotto pressione, siamo al limite».
L'attuale curva pandemica è in frenata nella Svizzera occidentale, ma nella Svizzera tedesca i dati stanno tornando a salire. L'obiettivo - ha ricordato Berset - era di scendere sotto i 1000 positivi al giorno durante le Feste. «Se si continua così, non ce la faremo». L'appello del Consigliere federale ai cantoni quindi è di «non aspettare troppo tempo» e introdurre misure più severe. Ricordando che «l'inverno è la fase più difficile per il virus». Tutti vogliono festeggiare il Natale, fare shopping e sciare, ha concluso Berset. «Dobbiamo stare estremamente attenti».