Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01160.jsonl.gz/418

Contenuto esterno
Il seguente contenuto proviene da partner esterni. Non possiamo dunque garantire che sia accessibile per tutti gli utenti.
I media cinesi hanno accolto con prudenza la decisione annunciata ieri dal comitato centrale comunista di abbandonare la politica del figlio unico, in vigore dalla fine degli anni settanta.
Largamente favorevole, invece, l'opinione pubblica, almeno a giudicare dalla dichiarazioni raccolte da giornali e dai siti di comunicazione sociale.
In un editoriale il Global Times afferma che la decisione "riflette la volontà del popolo" ma aggiunge che la rigida politica di controllo delle nascite "è riuscita ad alleviare la pressione sulle risorse e a facilitare la crescita economica". "Io ho una bambina di tre anni (...) il cambio di politica è positivo e ora molte coppie potranno avere il secondo figlio, per i bambini è molto bello avere dei fratelli e delle sorelle", ha sostenuto John Ge, di Pechino. "Ho discusso la cosa con molti amici - gli ha fatto eco Chen Wenhuan, anche lui della capitale - e riteniamo che il cambiamento di politica sia una buona cosa. Io ho un figlio di un anno e mia moglie ne vuole un altro. Noi siamo della provincia del Fujian (nella Cina del sudest) e ci piace avere molti bambini. Il numero dei figli da avere deve essere una decisione delle coppie, non del governo. Le coppie potranno forse non decidere di avere più di un figlio ma certamente apprezzeranno la libertà di scelta. La società cinese è già una società grigia. Il cambiamento è arrivato troppo tardi e sicuramente ci saranno degli effetti sull'economia".
"Non è una cattiva idea, facciamo il secondo figlio", dice Ren Yun, 36 anni, di Shanghai. "Però - aggiunge - non credo che molte coppie decideranno in questo senso, è troppo costoso. Se il governo non introdurrà degli incentivi per incoraggiare le famiglie - per esempio un sussidio a chi fa il secondo figlio - il cambiamento di politica non farà assolutamente una grande differenza".
Steve Tsang, professore di studi cinesi contemporanei all'Università di Nottingham, interpellato dal Guardian, afferma che il cambiamento di politica "doveva essere fatto molto tempo fa. Va sicuramente nella direzione giusta ma penso che il suo impatto sarà nettamente minore di quello che può apparire in un primo momento". "Lo squilibrio tra maschi e femmine - prosegue Tsang - sarà un grande problema - parliamo di 20-30 milioni di giovani uomini che non potranno trovare moglie".
Gli attivisti e i sostenitori della democrazia puntano le loro critiche sul fatto che, secondo il comunicato con il quale è stata annunciata la decisione del Cc, le coppie saranno ora autorizzate ad avere due figli ma non di più. "La Cina dovrebbe mettere fine immediatamente e completamente al controllo sulle decisioni della gente sui propri figli", sostiene Willim Nee, ricercatore di Amnesty International per la Cina. "Questa non solo sarebbe una buona cosa per i diritti umani, ma avrebbe anche senso se si pensa alle gravi sfide demografiche che si presenteranno in futuro".
SDA-ATS