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Vinse il Nobel per la sintesi dell’ammoniaca, ma inventò le armi chimiche.
Il Nobel lo aveva vinto nel 1918, quando la Grande Guerra era appena finita. E durante il conflitto, erano morti 90mila uomini, uccisi da 200mila tonnellate di armi chimiche.
Fritz Haber nacque a Breslavia il 9 dicembre 1868 e dal 1886 al 1891 studiò prima all’Università di Heidelberg, poi a Berlino. A ventisei anni iniziò a lavorare nell’azienda chimica del padre, e dal 1894 sviluppò il processo di sintesi dell’ammoniaca, assieme a Carl Bosch. Si trattava di partire da elementi quali idrogeno e azoto con ferro come catalizzatore: il processo fu, infatti, chiamato processo di Haber-Bosch.
Nel 1901 sposò la prima donna laureata in chimica, e nel 1911 diventò direttore della società Kaiser Willeim, dedicata all’imperatore. Poi, con lo scoppio della Grande Guerra, aderì al Manifesto dei Novantatré nell’ottobre 1914, si arruolò volontario e divenne consulente per le armi chimiche, proponendo allo stato maggiore i gas tossici.
La Germania, nonostante avesse firmato la convenzione dell’Aja con il quale rigettava le armi chimiche, accettò la proposta di Haber.
Così, armi di distruzione di massa come un gas irritante rinchiuso dentro un proiettile, furono impiegate anche contro l’esercito italiano, anche a Caporetto.
Russi, belgi, canadesi, statunitensi, russi, caddero sotto l’invenzione di Haber.
Friz Haber fu premiato con il grado di capitano.
Alla fine della Grande Guerra, quando sua moglie (che gli aveva dato un figlio) si era già sparata alla testa perché disapprovava l’attività del marito, Haber fu processato all’Aja come criminale di guerra, ma fuggì in Svizzera, dove mise a punto altre strategie quali la sintesi dell’acido clanidrico Zyklon B, in origine utilizzato come disinfettante e, successivamente dai nazisti nei campi di sterminio Ritornato a Berlino, per ironia della sorte, siccome era di origine ebrea, dovette dimettersi dall’istituto chimico.
Di lui Hitler disse “se la scienza non può fare a meno degli ebrei, noi faremo a meno della scienza”. Così si trasferì in Palestina, dove morì nel 1934.
Il gruppo musicale Metal Sabaton ha dedicato un brano a questo personaggio orribile ed incredibile.