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Caso FIFA
La Commissione intende lasciare l'immunità a Stefan Keller
L'immunità all'ex procuratore generale straordinario della Confederazione Stefan Keller non deve essere levata. Lo ha deciso all'unanimità la Commissione dell'immunità del Consiglio nazionale.
Se la Commissione degli affari giuridici degli Stati dovesse prendere la stessa decisione il prossimo 20 settembre, non potrà essere aperto nessun procedimento penale nei suoi confronti.
Keller, presidente del tribunale cantonale di Obvaldo, era stato incaricato di indagare sugli incontri segreti tra Michael Lauber, allora procuratore generale della Confederazione, e il presidente della FIFA Gianni Infantino, nell'ambito delle indagini contro gli ex dirigenti della federazione calcistica. Aveva rimesso il suo mandato in maggio in seguito a una decisione del Tribunale penale federale (TPF).
La soppressione dell'immunità a Keller e l'autorizzazione a procedere penalmente nei suoi confronti era stata chiesta lo scorso 25 agosto dal procuratore federale straordinario per sospetta violazione del segreto d'ufficio, ricorda una nota odierna dei servizi parlamentari.
Egli è sospettato di aver divulgato, nel quadro di un articolo apparso su di lui nell'edizione di gennaio della rivista «Plädoyer», il contenuto di una procedura di ricorso non pubblica e in quel momento ancora pendente, sebbene non fosse stato autorizzato a farlo.
La Commissione ha sentito Keller. Egli ha spiegato che la dichiarazione incriminata non costituisce una violazione del segreto d'ufficio, poiché si riferisce all'esistenza in generale di procedure dinanzi al TPF e non a una procedura in particolare.
Inoltre, l'esistenza di una procedura in corso non costituisce un'informazione segreta dato che è accessibile in particolare ai media, precisa il comunicato, aggiungendo che Keller ha pure affermato che non intendeva violare il segreto d'ufficio ma al contrario proteggerlo non divulgando la composizione del suo collegio giudicante.
La Commissione ha effettuato una ponderazione tra gli interessi istituzionali e quelli dello Stato di diritto al perseguimento penale ed «è giunta alla conclusione che non sia opportuno sopprimere l'immunità».
A suo modo di vedere l'esistenza di procedure in corso dinanzi al TPF non costituisce un segreto protetto, pertanto non vi è violazione del segreto d'ufficio. Inoltre, anche se ci fosse, la sua importanza sarebbe così ridotta da non giustificare la soppressione dell'immunità, precisa la nota.
Qualora la Commissione del Consiglio degli Stati dovesse prendere una decisione diversa, l'oggetto tornerebbe alla Commissione dell'immunità del Consiglio nazionale per l'appianamento delle divergenze.
mh, ats