Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01227.jsonl.gz/159

Contenuto esterno
Il seguente contenuto proviene da partner esterni. Non possiamo dunque garantire che sia accessibile per tutti gli utenti.
Negli ultimi 30 anni la Svizzera ha creato e consolidato un dispositivo di lotta contro i fondi dei potentati. La Confederazione è così riuscita a restituire quasi due miliardi di dollari (circa 2,03 miliardi di franchi) ai Paesi di provenienza.
Oggi, in occasione della Giornata annuale del diritto internazionale pubblico, è stato fatto il punto sul processo di recupero degli averi di origine illecita e sull'esperienza svizzera e internazionale in materia, si legge in un comunicato del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE). Esponenti di mondo politico, giudiziario, del settore bancario e della società civile si sono riuniti a Berna.
Il primo caso emblematico di blocco e restituzione di averi risale al 1986, anno in cui il Consiglio federale congelò i fondi del dittatore filippino Ferdinand Marcos, depositati su conti in Svizzera. Da allora il dispositivo di lotta, che coinvolge numerosi attori, è stato costantemente affinato. Il ruolo pionieristico della Confederazione in questo campo è oggi riconosciuto a livello internazionale, continua la nota.
Dalle discussioni svoltesi a Berna è emerso che il bisogno di coordinamento tra le autorità coinvolte e lo scambio di buone pratiche tra partner e Stati sono componenti essenziali per il successo delle operazioni di restituzione di fondi. Nel corso della giornata è stato inoltre presentato al pubblico il nuovo opuscolo del DFAE "Il denaro pubblico alla luce del sole".
SDA-ATS