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Nessun commento dal Governo che si è riunito oggi in sessione straordinaria. Intanto gli azionisti USA intentano una causa.
Il titolo della banca ha comunque chiuso con una progressione del 19% a 2,02 franchi.
All'indomani del suo mercoledì nero, Credit Suisse ha fatto segnare questa mattina un rimbalzo del suo titolo in borsa - in su del 31%, a 2.22 franchi -, sostenuto dal salvagente lanciato in serata ieri dalla Banca Nazionale Svizzera. Nella notte, il gruppo ha quindi annunciato che «per rafforzare preventivamente la sua liquidità» intende prendere in prestito fino a 50 miliardi di franchi dalla BNS.
Gli azionisti USA fanno causa
Il Credit Suisse è confrontato negli Stati Uniti da una causa intentata da azionisti che accusano la banca di aver tenuto nascosti i suoi problemi finanziari e averli ingannati. Lo riferisce la Reuters. Nella querela presentata al tribunale distrettuale federale di Camden, nel New Jersey, viene affermato che il Credit Suisse avrebbe fornito indicazioni false o fuorvianti oppure omesso di rendere noto che nel quarto trimestre del 2022 ha sofferto per un deflusso «significativo» di fondi della clientela e per importanti lacune nei suoi controlli interni. La causa è rivolta anche contro il presidente della direzione Ulrich Körner e del consiglio d'amministrazione Axel Lehmann. Stando alla Reuters, il principale querelante ha lanciato la causa a nome dei proprietari di American Depositary Shares (ADS, certificati di deposito americani) del Credit Suisse emessi dal 10 marzo 2022 al 15 marzo 2023. Sempre stando all'articolo, dovrebbe trattarsi della prima causa inoltrata da investitori americani in relazione agli ultimi problemi della seconda banca svizzera. L'istituto non ha voluto rilasciare commenti all'agenzia AWP.
Fusione forzata? UBS e Credit Suisse si oppongono
UBS e Credit Suisse si oppongono a una fusione forzata, riferisce Bloomberg News basandosi su fonti informate. La maggiore banca svizzera preferisce concentrarsi sulla propria strategia ed esita ad assumersi rischi legati alla concorrente. Credit Suisse intende invece lasciarsi tempo per riuscire il turnaround dopo aver ottenuto una linea di credito di 50 miliardi di franchi da parte della Banca nazionale svizzera (BNS). Sempre stando Bloomberg News, per UBS e Credit Suisse una fusione rappresenterebbe solo l'ultima possibilità, poiché una simile operazione comporterebbe notevoli ostacoli e doppioni.
Il Governo federale non commenta
Il Consiglio federale non si pronuncia per il momento sulle difficoltà di Credit Suisse. Il governo si è riunito oggi in sessione straordinaria. Il contenuto delle discussioni non sarà comunicato, ha dichiarato la Cancelleria federale a Keystone-ATS. Nel pomeriggio il Consiglio federale è stato informato dai rappresentanti dell'Autorità di vigilanza sui mercati finanziari (FINMA) e della Banca nazionale svizzera (BNS) sulla situazione dell'istituto. La Cancelleria federale non ha fornito ulteriori dettagli. Il Governo ha ritenuto urgente riunirsi per discutere questo tema. Una riunione ordinaria è in agenda domani.
Credit Suisse, il (parziale) rimbalzo c'è stato
Rimbalzo parziale per Credit Suisse in borsa, dopo il crollo di ieri: il titolo della grande banca ha chiuso a 2,02 franchi, in progressione del 19,15%, sulla scia delle rassicurazioni della Banca nazionale svizzera (BNS), che ha messo a disposizione liquidità. Nei primi scambi in apertura l'azione aveva raggiunto un massimo di 2,25 franchi, ciò che equivaleva a una crescita del 32%, ma l'entusiasmo è andato poi leggermente scemando, con un corso che ha anche trovato un minimo 1,90. Nella giornata di ieri il titolo era sceso per la prima volta nella storia sotto i 2 franchi, mentre martedì il corso finale era ancora di 2,24 franchi: l'azione ha quindi recuperato solo in parte le perdite di ieri. Dall'inizio del 2023 l'azione della società fondata nel 1856 da Alfred Escher (1819-1882) ha lasciato sul terreno il 39% del suo valore e addirittura il 71% sull'arco di un anno.
SNB: «Panico ingiustificato, Credit Suisse è solida»
Credit Suisse (CS) non cercherà probabilmente altro capitale e la banca è «solida»: è il messaggio di Ammar Al Khudairy, presidente della Saudi National Bank (SNB), il maggior azionista di CS, che ieri aveva innescato il panico sui mercati rispondendo a una domanda di Bloomberg Tv nella quale ha escluso che il suo istituto possa partecipare a un'altra ricapitalizzazione, dato che le è impedito superare la soglia del 10%. «Se si guarda a ciò che ha detto ieri la Banca nazionale svizzera, i coefficienti sono solidi, va tutto bene», ha detto Al Khudairy in un'intervista alla Cnbc. «Non credo che avranno bisogno di più capitale». Il manager saudita ha poi definito il panico ieri sui mercati «del tutto ingiustificato».
Christine Lagarde: «Non vediamo attualmente crisi di liquidità»
«Abbiamo dimostrato in passato» che la Banca centrale europea (Bce) può «dimostrare creatività se ci fosse una crisi di liquidità, ma non la vediamo attualmente»: lo ha detto la presidente Christine Lagarde al termine della riunione del consiglio dell'istituto. La presidente ha anche sostenuto che «il settore bancario è molto molto più forte del 2008». L'esposizione delle banche europee a Credit Suisse è «limitata e non c'è concentrazione», ha da parte sua affermato il vicepresidente della Bce Luis De Guindos. In ogni caso, ha spiegato, «abbiamo gli strumenti per fornire liquidità nel caso servissero».
Il cancelliere tedesco Scholz: «La rapida reazione dà fiducia ai nostri cittadini»
«Si vede che è stato fatto molto dall'ultima crisi finanziaria, sia sul piano dei regolamenti, sia dalla circostanza che i nostri enti di sorveglianza siano in grado di reagire velocemente». Lo ha detto il cancelliere tedesco Olaf Scholz, rispondendo a una domanda in sull'eventuale impatto della crisi bancaria su altri istituti, dopo i problemi di Credit Suisse. «Lo abbiamo visto anche in Svizzera. E questo dà fiducia ai nostri cittadini», ha aggiunto.
«Non crediamo a tutto quello che viene scritto. Non ritiriamo i soldi»
In occasione della presentazione delle cifre annuali di Swatch, il Ceo Nick Hayek si è schierato a sostegno di Credit Suisse
Il PS vuole chiarezza sulle responsabilità
Il PS sostiene che l'intervento della Banca nazionale svizzera (BNS) a favore di Credit Suisse sia opportuno. Tuttavia, le responsabilità per le vicissitudini della banca devono essere chiarite e non è giusto che gli azionisti ottengano guadagni in borsa grazie all'aiuto dell'ente pubblico. Durante una conferenza stampa, il copresidente del partito Cédric Wermuth ha parlato di una «operazione di salvataggio annunciata», visti gli errori e gli scandali che hanno scosso l'istituto negli ultimi anni. Riferendosi ai 50 miliardi di franchi di prestiti messi a disposizione dalla BNS in poche ore, i responsabili del PS ritengono che lo Stato non debba limitarsi a rimediare ai danni. Chiedono una «corretta rimunerazione del rischio» sostenuto dalla popolazione, ad esempio sotto forma di una partecipazione al capitale.
«I problemi di Credit Suisse non si risolveranno a breve»
La banca deve fare i conti con «una duplice mancanza di fiducia», osserva Sergio Rossi: sia da parte dei mercati che dei risparmiatori
I politici borghesi lodano intervento della BNS
I parlamentari dei partiti borghesi hanno elogiato questa mattina all'unanimità il sostegno della Banca nazionale svizzera (BNS) a Credit Suisse (CS). Il consigliere nazionale Thomas Matter (UDC/ZH), banchiere, ha dichiarato a Keystone-ATS che Credit Suisse ha un problema di fiducia ma non di solvibilità. Ciò ha portato i clienti a spostare i loro averi con l'online banking. Una perdita di fiducia è estremamente pericolosa una banca. La BNS è giustamente intervenuta: oltre alla stabilità dei prezzi, ha il compito di mantenere la stabilità dei mercati finanziari. In questo momento Matter non vede alcuna ragione per un aiuto di Stato alla banca. La consigliera nazionale del PLR e vice presidente del gruppo parlamentare Daniela Schneeberger (BL) ha condiviso la valutazione della situazione come un problema di fiducia per il CS. Il consigliere nazionale Martin Landolt (Centro/GL) ha definito l'intervento della BNS e della FINMA «estremamente prezioso e in grado di rafforzare la fiducia». Fondamentalmente, il meccanismo di gestione della crisi di una banca classificata "too big to fail" è pronto e potrebbe essere attivato se necessario. L'isteria è fuori luogo e al momento non sono necessarie ulteriori misure grazie alle normative sulle banche di rilevanza sistemica, ha dichiarato Jürg Grossen, presidente del partito dei Verdi liberali (PVL). Dopo la dichiarazione della BNS di sostenere CS, la situazione dovrebbe stabilizzarsi. La copertura di fondi propri del CS è attualmente tre volte maggiore di quella durante la crisi finanziaria del 2008, hanno spiegato Schneeberger, Matter, Landolt e Grossen. Le esigenze in materia di fondi propri sono quindi soddisfatte. In generale, la situazione non è comparabile a quella vissuta da UBS, che ha dovuto essere salvata dalla Confederazione durante la crisi finanziaria del 2008, hanno sottolineato.
Seduta straordinaria del Consiglio federale su Credit Suisse
Il Consiglio federale tiene oggi una seduta straordinaria a causa della situazione di Credit Suisse, la cui azione ha subito una perdita massiccia ieri in borsa. Lo hanno confermato a Keystone-ATS fonti ben informate dell'amministrazione federale. Le discussioni durante la riunione governativa odierna verteranno sulle difficoltà della grande banca elvetica, è stato precisato. Non è ancora chiaro se l'esecutivo prenderà delle decisioni. Il Consiglio federale ha quindi ritenuto urgente incontrarsi già oggi sulla difficile situazione in cui versa Credit Suisse. Domani è invece prevista la normale seduta settimanale del Governo. La scorsa notte il Credit Suisse ha annunciato che ricorrerà a un prestito fino a 50 miliardi di franchi da parte della Banca nazionale svizzera (BNS). Questo passo ha lo scopo di «rafforzare preventivamente la liquidità» del numero due bancario elvetico. L'istituto di credito ha parallelamente annunciato una serie di operazioni di riacquisto del debito per circa 3 miliardi di franchi. Ieri sera, la BNS e la Finma, l'autorità elvetica di vigilanza sui mercati finanziari, avevano assicurato il loro sostegno alla banca. Stamattina in apertura, a Zurigo, l'azione di Credit Suisse ha fatto un balzo di oltre il 30%.
Il titolo resta tonico, ma il rimbalzo si riduce
Credit Suisse si conferma tonica in borsa, sulla scia del sostegno espresso dalla Banca nazionale svizzera (BNS), ma il rimbalzo rispetto al crollo di ieri sta diventando meno incisivo: a poco più di un'ora dall'apertura del mercato il titolo della grande banca sale del 18% a 2,01 franchi. Nei primi scambi in apertura l'azione aveva raggiunto un massimo di 2,25 franchi, ciò che equivale a una progressione del 32% rispetto a ieri, giornata del crash, quando il valore aveva chiuso in ribasso del 24% a 1,70 franchi. Nella giornata di ieri il titolo era sceso per la prima volta nella storia sotto i 2 franchi, mentre mercoledì il corso finale era ancora di 2,24 franchi. Al momento attuale il valore dell'istituto fondato da Alfred Escher (1819-1882) perde il 39% rispetto a inizio gennaio e il 70% sull'arco di un anno: se poi si risale indietro nel tempo si trova ancora un prezzo dell'azione a 96 franchi nel 2007. Nel frattempo la capitalizzazione borsistica è ormai ridotta a 8 miliardi, a fronte - a titolo di paragone - dei quasi 55 miliardi di UBS. La tonicità odierna di CS fa bene fra l'altro anche a UBS, che in borsa guadagna il 5%.
IL COMMENTO - Arthur Jurus, Oddo BHF
«Il credit default swap (Cds), che riflette il rischio di default, è raddoppiato in una settimana a 820 punti base da 370 punti base. Il mercato stima quindi una probabilità di insolvenza superiore al 50% in cinque anni. I mercati sono preoccupati».
IL COMMENTO - Mark Haefele, UBS
«Riteniamo che i timori sulla solvibilità delle banche siano esagerati e che la maggior parte di esse rimanga solida in termini di liquidità. Ma le condizioni di finanziamento, se rimarranno strette, saranno un problema per alcune singole banche e, più in generale, per la redditività del settore».
IL COMMENTO - DZ Bank
«Abbiamo raccomandato la vendita del titolo dall'estate del 2021 e rimaniamo scettici sul successo a lungo termine della ristrutturazione della banca. Sarebbe già un compito immane in tempi normali, ora c'è anche un generale scetticismo del mercato nei confronti delle banche. Il sostegno fornito dalla BNS e dalla Finma va comunque accolto con favore».
IL COMMENTO - Christian Schmidiger, Banca Cantonale di Zurigo (ZKB)
«Le reazioni del mercato del giorno prima illustrano soprattutto i timori per la fiducia dei clienti di Credit Suisse e il rischio di ulteriori rovesci che potrebbero influire negativamente sui coefficienti di liquidità. Le decisioni della Finma e della BNS dovrebbero ridurre i timori di effetti negativi sul sistema bancario. Resta da vedere quale effetto avranno le dichiarazioni della BNS sull'andamento dei nuovi afflussi di denaro».
IL COMMENTO - Jochen Stanzl, CMC Markets
«Molti investitori temono che le notizie negative su Credit Suisse possano non essere le ultime. Lo spettro di un altro fallimento come quello della banca d'investimento statunitense Lehman Brothers incombe sui mercati. I dubbi al riguardo stanno contagiando una banca dopo l'altra: prima Silvergate e SVB, poi First Republik Bank. E ora Credit Suisse potrebbe essere la prossima vittima».
IL COMMENTO - John Plassard, Mirabaud Banque
«Credit Suisse rimane un'istituzione finanziaria globale, il che solleva preoccupazioni per il rischio sistemico e ha portato il costo dei certificati di assicurazione contro le insolvenze a breve termine (Cds) a livelli allarmanti. (...) Questo forte calo e l'aumento dello stress si sono materializzati nonostante il messaggio (apparentemente) rassicurante di Axel Lehmann, presidente del consiglio di amministrazione. Egli aveva affermato che la banca non sta prendendo in considerazione l'assistenza governativa e che sarebbe inesatto tracciare paralleli tra le sue attuali difficoltà e il crollo di Silicon Valley Bank (SVB)».
Bruxelles: «Seguiamo da vicino la situazione»
«Stiamo seguendo da vicino gli sviluppi del settore bancario dell'Ue e siamo in contatto con le autorità competenti europee e nazionali responsabili della supervisione delle banche». Lo afferma una portavoce della Commissione europea interpellata in merito alle tensioni su Credit Suisse. «Come di consueto non commentiamo i movimenti quotidiani del mercato».
«A Parigi, Berlino e Londra c'è chi si sta sfregando le mani»
Dopo la disastrosa giornata di oggi, l'ombra del fallimento e di una nuova crisi globale. Ma sarà davvero così? I commenti degli esperti
Respirano anche le borse europee
Buon avvio sulle borse europee all'indomani dei crolli legati al panico su Credit Suisse. Francoforte guadagna l'1,62% in apertura, Parigi l'1,64% alle prime battute, Milano avnza dell'1,62%, mentre Londra sale dell'1,35%.
La borsa svizzera apre in rialzo
Apertura in rialzo per la borsa svizzera nella penultima seduta della settimana: alle 09.10 l'indice dei valori guida SMI segnava 10'638,24 punti, in progressione dell'1,16% rispetto a ieri. Il mercato prende atto alla chiusura contrastata di Wall Street (Dow Jones -0,87% a 31’874,57 punti, Nasdaq +0,05% a 11’434,05 punti) e guarda anche alle piazze asiatiche, a partire da Tokyo (Nikkei -0,80% a 27’010,61 punti). Archiviata la giornata convulsa di ieri gli occhi di tutto il mondo finanziario sono puntati su Credit Suisse (+30,82 a 2,22 franchi): il titolo rimbalza, dopo che la società ha incassato il sostegno della Banca nazionale svizzera (BNS). Ieri aveva perso il 24%.
Il giorno del rimbalzo
È il giorno del rimbalzo oggi in borsa per Credit Suisse, sulla scia del sostegno espresso nella serata di ieri dalla Banca nazionale svizzera (BNS): nei primi scambi di apertura il titolo della banca sale del 31%, con un corso di 2,22 franchi. Ieri l'azione aveva chiuso in ribasso del 24% a 1,70 franchi.