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Secondo l'UDC la crisi di Credit Suisse è una conseguenza della "cattiva gestione portata avanti dal consociativismo PLR": ora la popolazione svizzera deve mettere sul piatto miliardi di franchi per correggere questi errori, argomenta il partito.
Le difficoltà della banca sono il risultato di decisioni gestionali fatali, scrivono i democentristi in un comunicato. Invece di concentrarsi sulle sue attività svizzere di successo, l'istituto ha perseguito una strategia estera aggressiva. Questa strategia è ovviamente fallita e sta mettendo in pericolo l'intera banca e migliaia di posti di lavoro. Nel frattempo, la dirigenza ha incassato stipendi milionari senza doversi mai assumere la responsabilità.
Critiche al Consiglio federale
L'UDC critica anche l'azione del Consiglio federale, giudicata precipitosa. Solo pochi giorni fa, la Banca nazionale e la Finma avevano confermato che Credit Suisse soddisfaceva ampiamente i requisiti patrimoniali. "Come è possibile che ora non vengano applicate le regole too big to fail, create proprio per questo caso? - chiede l'UDC - Il Consiglio federale ha ceduto ancora una volta alle pressioni provenienti dall'estero?".
A quanto pare, le autorità di regolamentazione e di vigilanza straniere hanno fatto pressione per non applicare le regole elvetiche. Secondo l'UDC, il governo avrebbe dovuto tracciare a questo proposito una linea chiara.