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Educazione e ricerca potrebbero dovere accontentarsi di un aumento del 4% invece del 6,5% promesso, perché il governo deve risparmiare 910 milioni. Decisione dopo l'estate.
A causa del deficit delle finanze federali, dovuto principalmente alla diminuzione del gettito dell'imposta preventiva e al fallimento di Swissair, il ministro delle finanze Kaspar Villiger vuole risparmiare: dove? Secondo alcune indiscrezioni nell'educazione e nella ricerca. Ma la partita non è ancora decisa, il negoziato - non soltanto in questi settori - è appena cominciato e andrà avanti fino ad agosto.
Non tagli, ma aumenti meno cospicui
Sdrammatizza la situazione il segretario di stato Charles Kleiber, direttore dell'Aggruppamento per la scienza e la ricerca. "Il Consiglio federale ha accettato l'idea che la ricerca scientifica è un ambito prioritario", dichiara a swissinfo, ma il peso economico da dare a questa priorità varia all'interno del governo: spero vivamente che si imporrà un aumento del 6,5%, ma capisco anche il punto di vista di Kaspar Villiger che vuole il 4%". Nel 2001, per i politecnici federali e per la ricerca la Confederazione ha speso 3 miliardi di franchi.
Il futuro si costruisce adesso
Kleiber lancia comunque un avvertimento: il futuro è minacciato.
La Svizzera, un piccolo paese senza risorse, ha una lunga tradizione di eccellenza nelle scienze, ed istituzioni come il Fondo federale per la ricerca l'hanno portata al livello di alta competitività attuale. Tutto ciò è il risultato di scelte politiche fatte in passato. "Negli anni ottanta la Svizzera ha investito molte risorse nello sviluppo della ricerca, rinnovando le proprie strutture e creando nuove istituzioni", spiega Charles Kleiber.
"Ma dal 1990 in poi abbiamo assistito ad un doppio fenomeno: la stagnazione delle risorse e il forte aumento degli studenti nelle università: con il risultato che i mezzi a disposizione di ogni singolo studente diminuiscono continuamente e ciò costituisce una minaccia per tutto il sistema. È su questo punto in particolare che chiediamo un aumento importante delle risorse", sottolinea Kleiber.
Il sapere come base di civiltà e prosperità economica
Non investire abbastanza nella ricerca e l'educazione equivarrebbe per la Svizzera a "tagliare il ramo su cui siamo seduti", commenta la consigliera nazionale PPD Chiara Simoneschi Cortesi, membro della Commissione della scienza dell'educazione e della cultura. "Mentre gli altri paesi aumentavano i propri budget per questi ambiti, negli ultimi dieci anni in Svizzera si andava indietro."
La lungimiranza è d'obbligo, secondo Kleiber. "La maggior parte delle imprese che saranno alla base della ricchezza della Svizzera nei prossimi 15 anni non esistono ancora. Bisogna fornire loro delle nuove conoscenze e queste si sviluppano nei laboratori pubblici e privati."
Il confronto internazionale
Nonostante la crisi economica, gli Stati Uniti aumentano le risorse per la ricerca al 6,5% per il 2002, focalizzandosi sulle scienze di punta, come l'informatica o la biotecnologia. Altro esempio: la Finlandia. Come la Svizzera si tratta di un piccolo paese con risorse limitate, che sta ottenendo in tutti i settori economici risultati eccellenti. Dopo la perdita d'importanza del mercato sovietico, la Finlandia ha aumentato fortemente gli investimenti nella ricerca.
In rapporto al Prodotto interno lordo, le risorse messe a disposizione per la ricerca dalla Finlandia sono circa del 3,2%, al secondo posto a livello mondiale insieme al Giappone. Con il 3,8% la Svezia mantiene la testa della classifica. La Germania, e la Francia investono all'incirca il 2,5%, l'Italia l'1,4%, la Svizzera si situa più o meno al livello degli Stati Uniti, con un 2,7%. Ma dieci anni fa questa percentuale era del 2,8 %.
"Proprio a causa della crisi economica e non malgrado la crisi", specifica Charles Kleiber, "i paesi asiatici, come La Corea del Sud, il Giappone o la Cina hanno destinato cifre molto importanti nella ricerca, che è un investimento essenziale per il futuro".
Fuga di cervelli
Lo scambio nel mondo accademico e scientifico è vitale: in Svizzera il 17% degli studenti e il 37% dei docenti sono stranieri. Nelle scuole politecniche la maggioranza dei post-dottorati sono occupati da stranieri. Sovente la cosiddetta fuga di cervelli verso gli Stati Uniti, che offrono un sistema particolarmente flessibile, è piuttosto un "esilio forzato", come lo definisce Charles Kleiber. Gli Stati Uniti attirano molti giovani scienziati svizzeri che vi si recano all'inizio della carriera per esercitare il proprio mestiere. "È un bene: il problema è piuttosto che quando vorrebbero poi ritornare in patria non lo possono fare per la mancanza di posti. Ecco perché dobbiamo aumentare le risorse, per creare più opportunità di lavoro."
Università
Troppi studenti e troppo pochi assistenti, specialmente nelle scienze umane e sociali (che fanno sempre la parte dell'ancella), la mancanza di dottorandi: ecco alcuni problemi strutturali che le università svizzere devono risolvere. "Il parlamento ha già dimostrato la propria volontà di investire di più nell'educazione e nella ricerca", dice Chiara Simoneschi Cortesi. "Certo ci sono partiti, come l'UDC che toglierebbero anche le matite ai bambini delle elementari", aggiunge amaramente.
"Il grosso pericolo che vedo profilarsi all'orizzonte politico è che si giocherà un settore della formazione contro l'altro", conclude. Insomma, se la ricerca e la formazione di base universitaria non saranno sacrificate, rischia di esserlo la formazione professionale, che tocca il 70% dei giovani quindicenni.
Raffaella Rossello