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BERNA - L'Esercito svizzero ha tolto il divieto di prendere un congedo per i militi mobilitati nella lotta contro il coronavirus. Lo ha indicato stasera all'agenzia Keystone-ATS il portavoce dell'esercito Daniel Reist, confermando un'informazione della trasmissione "Rundschau" della televisione svizzerotedesca SRF.
Congedi possibili - I congedi individuali sono di nuovo possibili grazie a un elenco dei motivi per assentarsi dal servizio militare, ha precisato Reist. Tale elenco deve essere d'aiuto ai comandanti responsabili della concessione di un congedo. L'impegno dell'esercito è tuttavia essenziale per sgravare il sistema sanitario e salvare vite umane, ha aggiunto.
Solo corsi utili all'emergenza - Per tener conto delle richieste dell'economia, sono consentiti solamente i corsi di ripetizione che permettono un sostegno al personale sanitario, alle autorità civili alle frontiere, alla protezione delle ambasciate, alla polizia e alle dogane. Le richieste di dispensa sono studiate caso per caso.
La replica alla "comunicazione insufficiente" - L'esercito reagisce così all'Unione svizzera delle arti e mestieri che si era lamentata di una comunicazione insufficiente. A causa delle misure urgenti, i vertici militari non erano stati in grado di informare preventivamente i datori di lavoro sul prolungamento del periodo di servizio.
I datori di lavoro saranno informati per iscritto questa settimana circa le conseguenze della proroga degli impieghi, ha affermato dal canto suo il portavoce del Dipartimento federale della difesa (DDPS) Renato Kalbermatten sempre alla trasmissione "Rundschau".
Aiuti diversi - Per venire in aiuto alle autorità cantonali alle prese con l'epidemia di coronavirus, il Consiglio federale ha innalzato il numero di soldati mobilitati da 800 a 8000 militari. Questo provvedimento resterà in vigore sino alla fine di giugno. Attualmente 4'500 militari sono a disposizione, ma la situazione potrebbe evolvere molto rapidamente.
Le truppe sanitarie sono composte di 3'000 unità, di cui la metà è in servizio. L'esercito parte dal principio che un'offerta più ampia sarà necessaria in futuro. I cantoni hanno già inoltrato oltre 300 richieste di assistenza.
Al di fuori delle prestazioni sanitarie, l'esercito si prende pure a carico compiti logistici, quali il trasporto o la costruzione di infrastrutture improvvisate. Sgrava inoltre le polizie cantonali e il Corpo delle guardie di confine.