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300 anni fa moriva il colonnello e pastore a capo del “Glorioso rimpatrio”
(ve/gc) Tra mito e realtà: chi era Henri Arnaud (1643-1721)? E com’è stato rappresentato, nel corso dei secoli, il pastore valdese, cappellano della spedizione che nel 1689, dopo due anni di esilio forzato a Ginevra, guidò gli esuli valdesi attraverso le Alpi, permettendo loro, anche ricorrendo alla forza delle armi, di fare ritorno nel “Ghetto alpino” delle valli del Piemonte?
La Fondazione Centro culturale valdese (CCV), con sede a Torre Pellice, dedica una serie di iniziative al pastore e comandante valdese che morì 300 anni fa, l’8 settembre 1721, a Schönenberg nel Baden-Württemberg (Germania). Da segnalare, in particolare, la mostra “Tre secoli di immagini di Henri Arnaud”, la cui inaugurazione, con la partecipazione della moderatora della Tavola valdese Alessandra Trotta e dello storico Albert De Lange, è prevista il prossimo 14 agosto presso il Museo valdese di Torre Pellice.
Henri Arnaud nacque il 15 luglio 1643 nella cittadina francese di Embrun (a pochi chilometri da Briançon), da padre ugonotto e madre riformata, originaria di Dronero, vicino Cuneo. La famiglia, costretta a fuggire dalla Francia quando Henri era adolescente, trovò riparo nelle Valli valdesi. Dopo alcuni anni, il giovane Arnaud si trasferì dapprima a Basilea, poi a Ginevra e infine in Olanda per seguire gli studi di teologia. Nel 1670 fece ritorno nelle Valli valdesi, dove esercitò il ministero pastorale.
In seguito alla revoca dell’Editto di Nantes da parte di Luigi XIV, anche il duca Vittorio Amedeo II di Savoia emanò un editto, nel gennaio 1686, che ordinava l’abolizione del culto riformato dei valdesi, la distruzione dei loro templi, l’esilio dei pastori e la consegna dei figli al clero cattolico. Per i valdesi finì così il breve periodo di relativa pace trascorso dopo le persecuzioni delle “Pasque Piemontesi” (1655).
Nel 1686 la popolazione complessiva delle Valli valdesi (Val Pellice, Val Chisone, Val Germanasca) era di circa 12.500 persone. In seguito alla repressione franco-sabauda, caratterizzata da deportazioni e uccisioni, circa tremila valdesi fuggirono in Svizzera. Tre anni più tardi, nell'agosto del 1689, la situazione internazionale cambiò a favore della fede riformata: Guglielmo III d'Orange, diventato re d'Inghilterra, nel quadro della guerra contro la Francia finanziò una spedizione militare in Piemonte, organizzata proprio dal pastore Henri Arnaud. Un migliaio di uomini, in maggioranza valdesi, parirono il 26 agosto, dalle rive del lago Lemano, e attraversarono la Savoia. Dopo avere percorso oltre 200 chilometri in meno di due settimane, si scontrarono con le truppe francesi a Salbetrand, in val di Susa, sconfiggendole. Nei mesi seguenti, con la forza delle armi, riuscirono a riprendere possesso delle loro valli.
“La storia della narrazione di Arnaud - spiega Davide Rosso, direttore della Fondazione CCV e curatore della mostra “Tre secoli di immagini di Henri Arnaud” - è significativa perché ci permette di individuare le diverse interpretazioni che sono state date della storia valdese ed europea del ‘600 e ‘700. L'interpretazione classica di Arnaud è quella che lo dipinge come il pastore-colonnello, nel contempo uomo di chiesa e uomo d’armi; ma poi emergono altre e ben più interessanti interpretazioni che mettono a fuoco per esempio i temi ‘fede e resistenza’ o ‘l’essere valdese/non essere valdese’”. Il prossimo 18 luglio, nel quadro della rassegna libraria “Scritto misto”, Davide Rosso presenterà a Perosa Argentina il suo libro “Henri Arnaud: immagini di un valdese non valdese”, recentemente pubblicato dalla Claudiana.
Il valdese Henri Arnaud - europeo, rifugiato, resistente, leader spirituale -, che sarebbe riduttivo dipingere solo come “eroe del Glorioso Rimpatrio”, viene ricordato attraverso un fitto programma di incontri, mostre, eventi che da luglio alla fine del 2021 sono previsti alle Valli valdesi, ma anche in Germania a Schönenberg presso il Museo di Arnaud.
Scopo delle celebrazioni, come si legge nel comunicato della Fondazione CCV, è quello di tracciare “una sorta di percorso della creazione del racconto che su di lui [Arnaud] e sui valdesi, è stato fatto da chi in questi tre secoli ha raccontato questa minoranza protestante in Italia adattandola alla propria epoca: dagli storici francesi a quelli valdesi, dagli illustratori inglesi a Edmondo De Amicis, dall’artista Vincenzo Amato al pittore Maurizio Pellegrini, dall’artista olandese Mia van Oostveen a Paolo Paschetto, da Umberto Stagnaro ad Andrea Tridico”, quest’ultimo fumettista e autore della graphic novel “Il sentiero”, che racconta la vicenda di Henri Arnaud e dei valdesi all’epoca del Glorioso Rimpatrio, facendo leggere quell’esperienza ai migranti di oggi.