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BELLINZONA - Accogliere i profughi, costituire un comitato a favore dell'Ucraina, pensare all'esercito. I partiti svizzeri e ticinesi si stanno occupando, ognuno a modo loro, della crisi ucraina.
Il PLR vuole rafforzare l'esercito: "Più soldi, maggior prontezza e accelerare sull'acquisto degli F-35"
Il PLR nazionale pone l'accento sulla necessità di rafforzare l'esercito, convinto che "la gestione della sicurezza in Europa sta evolvendo e l'Esercito svizzero deve farsi trovare preparato" e che "l'intervento militare russo in Ucraina rappresenterà una cesura nella storia europea". Ha dunque inoltrato, con il presidente e Consigliere agli Stati Thierry Burkart e la Consigliera nazionale Maja Riniker due mozioni al Consiglio federale adotti misure adeguate.
Le richieste sono quelle di aumentare le spese per la difesa, la prontezza di intervento e accelerare l'acquisto degli F-35 oltre che garantire la capacità operativa delle forze armate.
"Se i paesi membri dell'Alleanza atlantica spendono il 2% del loro prodotto interno lordo per la difesa, la Svizzera indipendente dovrebbe spendere l’1% del suo PIL per proteggersi, ossia 7 miliardi di franchi l'anno", si legge nel testo inviato. "Un aumento dei militi delle forze armate a 120.000 unità deve essere avviato al più presto. Quando si aumenta il numero di truppe e si modernizza il materiale, va tenuto sufficientemente conto delle capacità di difesa contro una guerra convenzionale. A medio termine, gli effettivi devono essere ulteriormente aumentati. Inoltre, bisogna concentrarsi sulla difesa del cyberspazio. Lo sviluppo e l'ampliamento delle capacità informatiche della Svizzera devono essere prioritari",
Per quanto concerne l'acquisto degli aerei da combattimento F-35, già programmato, "deve essere avviato il più presto possibile.".
Infine, "la pandemia ci ha insegnato che la teoria e la pratica sono spesso distanti. Ecco perché la capacità operativa delle nostre forze armate deve essere esercitata regolarmente. Solo in questo modo si possono trovare e correggere gli errori. Un esempio è il test della reale capacità di intervento delle forze armate con un esercizio di mobilitazione".
L'UDC: "Non si entri nell'ONU. E si punti a un approvvigionamento energetico indipendente"
Sulla stessa lunghezza d'onda l'UDC nazionale, che "esige un aumento della spesa per la difesa di 2 miliardi di Franchi all'1% del PIL e un aumento di 20'000 unità nelle forze armate".
Con la certezza che da quando Putin, ieri, ha allertato le forze nucleari si sia entrati in una fase del conflitto in escalation capace di mettere a rischio la pace sull'intero continente, delinea sette linee guida per la Svizzera.
"Nel determinare le misure per prevenire l'elusione delle sanzioni, il Consiglio Federale deve assicurare che i canali nei quali la Svizzera può offrire i suoi buoni uffici in qualità di mediatrice rimangano aperti come opzione per tutte le parti in guerra. I corrispondenti passi in ambito di politica estera sono di competenza del Consiglio Federale. L'UDC rifiuta quindi le dichiarazioni parlamentari, poiché limitano il margine di manovra del Consiglio Federale o semplicemente confermano ciò che il Consiglio Federale sta già comunque facendo", si legge.
"La Svizzera deve far parte di una soluzione e non deve diventare parte del conflitto. L'UDC chiede al Consiglio federale di fare di più per rappresentare i buoni uffici della Svizzera e di offrire una conferenza di pace sul suolo neutrale svizzero", è la seconda esortazione. E "gli eventi attuali dimostrano ancora una volta inequivocabilmente che il Consiglio Federale deve urgentemente astenersi dal far entrare il nostro Paese nel Consiglio di Sicurezza dell'ONU. In questo organo diretto dalle grandi potenze, che decide su guerra, pace e sanzioni, la Svizzera sarebbe costretta a prendere posizione. Ciò non è compatibile con la neutralità svizzera. L'entrata nel Consiglio di Sicurezza dell'ONU distruggerebbe il nostro ruolo di mediatori e trascinerebbe il nostro Paese nei conflitti internazionali".
Si passa poi all'esercito: "La Svizzera deve chiarire che è disposta ed è in grado di garantire la sicurezza, la stabilità e la pace sul suo stesso territorio. A tal fine, le forze armate devono essere rapidamente meglio equipaggiate e in modo più completo. In una prima fase, il Consiglio Federale è chiamato a fornire alle forze armate un finanziamento annuale di almeno 7 miliardi di franchi (+ 2 miliardi di franchi rispetto ad oggi) e ad aumentare il numero di militi nelle forze armate di 20.000 unità, cioè di un quinto. Questo lascerebbe comunque alla Svizzera, in proporzione, solo la metà del riarmo dell'esercito ora previsto dalla Germania (+ 100 miliardi di euro) o la spesa per la difesa del 2% del PIL richiesta dalla NATO ai suoi stati membri. Il Consiglio Federale dovrebbe sottoporre rapidamente al parlamento, per approvazione, la pianificazione degli investimenti e i budget necessari come supplemento al messaggio relativo alle forze armate".
Analogamente al PLR, l'UDC tocca il tema degli F-35: "Da giovedì scorso la sorveglianza dello spazio aereo è diventata ancora più importante per la Svizzera. Il Consiglio Federale è chiamato ad equipaggiare i caccia FA-18 esistenti in modo tale che l'intera flotta sia pronta per l'impiego in qualsiasi momento. Allo stesso tempo, l'acquisto dei nuovi jet da combattimento F-35 deve essere attuato immediatamente in modo che l'approvvigionamento sia assicurato in tempo utile prima che la possibile vita utile dei FA-18 scada. Il Popolo svizzero ha deciso con un voto referendario di acquistare tali velivoli. Non c'è motivo di aspettare. Ci aspettiamo che il PS, come partito membro del Consiglio Federale, si impegni senza riserve per la difesa nazionale svizzera e che ritiri l'iniziativa popolare in corso contro gli F-35 nell'interesse della sicurezza della popolazione".
"La Svizzera è chiamata a mettere generosamente a disposizione i suoi servizi umanitari sul posto o a ospitare temporaneamente i rifugiati dall'Ucraina", è il sesto punto.
E infine non si ignora un problema che rischia di coinvolgere l'intero pianeta, quello dell'approvvigionamento energetico. Infatti, "una politica di sicurezza integrale include anche un approvvigionamento energetico indipendente, specialmente per quanto riguarda la corrente elettrica. La Svizzera non deve diventare dipendente dalle importazioni di elettricità o gas. Il Consiglio Federale è chiamato a nominare un responsabile per l'energia elettrica che elabori varianti di soluzione per un approvvigionamento elettrico, indipendente ed economico entro l'estate. Gli obiettivi di riduzione di CO2 devono essere rimandati a favore di un approvvigionamento energetico domestico sicuro".
I Verdi: "Siamo pronti a accogliere i profughi?"
Per tornare in Ticino, i Verdi si preoccupano di possibili profughi in arrivo dalle zone dove ora c'è la guerra e interpellano il Governo ticinese in merito alle posizioni che si vogliono prendere, magari sollecitando Berna su vari temi.
La prima domanda è se c'è l'intenzione di "aprire una discussione con Berna affinché la Svizzera intervenga in modo incisivo, invitando i vari cantoni ad accogliere una parte degli sfollati in fuga dall’Ucraina e prestando aiuto umanitario in loco" e in contemporanea di "avviare le debite procedure per accogliere una parte degli sfollati, così come fatto da alcune realtà locali in altre occasioni. In caso affermativo quante persone sarebbe disposto ad accogliere e assistere? Quanto spazio c’è attualmente nei centri d’accoglienza del Cantone? Quale è la possibilità di
ampliare i centri presenti sul territorio per far fronte a emergenze come queste?".
"Intende il Consiglio di Stato adoperarsi con i dovuti mezzi presso gli organi federali affinché la
Svizzera si impegni ulteriormente nella risoluzione dei conflitti e delle situazioni di violazione dei
trattati internazionali?", chiedono ancora Cristina Gardenghi, Nicola Schoenenberger, Claudia Crivelli-Barella, Samantha Bourgoin, Marco Noi e Andrea Stephani.
Immancabile il tema delle sanzioni. "Di fronte alle titubanze manifestatesi nei primi giorni dopo l’invasione russa, intende il Consiglio di Stato mobilitarsi presso gli organi federali affinché la Svizzera imponga dure sanzioni al governo di Putin e alle élite che lo sostengono?"
L'MPS vuole costituire un comitato pro Ucraina. "Mettiamo anche in evidenza gli interessi russi legati al nostro Paese"
L'MPS è stato tra i promotori del presidio, che ha visto partecipare circa 400 persone (leggi qui) contro la guerra ed ora vuole spingersi oltre, proponendo la costituzione di un Comitato di solidarietà con l'Ucraina e gli oppositori russi del governo di Putin.
I compiti? "Avviare azioni affinché il Consiglio federale di adotti sanzioni contro le imprese e i miliardari i cui beni sono al riparo in conti svizzeri", oltre che "mettere in rilievo gli interessi legati al regime russo presenti in Svizzera".
Ma anche "partecipare e sviluppare azioni di solidarietà richieste dalla società civile ucraina", "diffondere informazioni e analisi per aiutare a capire cosa sta succedendo" e "sostenere gli oppositori russi alla guerra di Putin".
L'invito a farne parte è aperto a persone, associazioni, sindacati e partiti interessati e la riunione costitutiva avverrà giovedì 3 marzo alle ore 20.30 presso la sede MPS a Bellinzona. (via Cancelliere Molo 18 - BELLINZONA)