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WASHINGTON - I bassi tassi di interesse minacciano la stabilità finanziaria: spingono gli investitori verso asset rischiosi e contribuiscono a far crescere la montagna di debito a rischio delle imprese. Una bomba, questa, da 19'000 miliardi di dollari che, se esplodesse, causerebbe non pochi danni.
A mettere in guardia sui pericoli di tassi bassi troppo a lungo è il Fondo Monetario Internazionale, invitando i governi ad agire e farlo ora allargando le regole varate per le banche dopo la crisi finanziaria anche ad altre aree del settore finanziario, quali le assicurazioni e i fondi pensione.
La politica monetaria accomodante sta sostenendo la crescita economica mondiale «per ora» ma il pericolo è che la «metta a rischio nel medio termine» afferma Tobias Adrian, il responsabile del Global Financial Stability Report del Fondo Monetario Internazionale. «La caccia ai rendimenti da parte degli investitori istituzionali - quali le assicurazioni, gli asset manager e i fondi pensione - li ha spinti verso asset più rischiosi e meno liquidi. Queste esposizioni potrebbero agire come un amplificatore in caso di shock» mette in evidenza Adrian. In circolazione ci sono al momento 15.000 miliardi di dollari di bond pubblici e privati con rendimenti negativi: un totale che è aumentato dall'inizio dell'anno indicando come i mercati finanziari si aspettano che i tassi resteranno bassi a lungo.
Dal punto di vista delle banche, aggiunge Adrian, la situazione è decisamente migliore che nel 2008. «Ci sono stati enormi progressi, la liquidità e il capitale delle banche è decisamente migliore» dice. «Quello che vediamo sono debolezze nel settore delle imprese e nelle istituzioni finanziarie non bancarie» spiega.
Sul fronte delle imprese la concessione di finanziamenti a società che potrebbero faticare a ripagarli in caso di rallentamento dell'economia è aumentata, mostrando la debolezza crescente dell'economia globale a questo settore finanziario. Le analisi del Fondo indicano che gli utili realizzati dalle società non finanziarie sarebbero inadeguati a ripagare i loro 19'000 miliardi di dollari di debito nel caso di un rallentamento economico anche di entità decisamente inferiore a quello della crisi finanziaria del 2008-2009.
Anche se le banche sono più sicure, c'è però bisogno di un'azione politica per evitare che riemergano problemi a livello di sistema. Secondo il Fondo, la politica deve intervenire per andare a risolvere quelle sacche di debolezza nel sistema finanziario, da una stretta sullo shadow banking ai controlli sulle assicurazioni e i fondi pensione, incluse paletti per evitare un ulteriore aumento del debito delle imprese. E proprio il debito globale, quello pubblico e quello in mano al settore privato non finanziario, continua a salire: è un macigno da 187.536 miliardi di dollari, pensate il 226,5% del Pil.