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LONDRA - Con un patrimonio personale stimato a circa mezzo miliardo di dollari, la regina Elisabetta è discretamente ricca. Nessuno, però, conosce l'esatta estensione dei suoi averi. Una legge sulla trasparenza risalente all'inizio degli Anni '70 la esonera infatti indirettamente dal rendere pubbliche le azioni che acquista tramite società prestanome. Un privilegio che, si scopre ora, la sovrana 94enne avrebbe ottenuto sguinzagliando per i palazzi governativi i propri avvocati personali.
Come rivela un'inchiesta sulla pratica del "consenso reale" pubblicata oggi dal Guardian, quando, nel 1973, il governo di Edward Heath tentò di far passare una norma che obbligava le società finanziare a rivelare, su richiesta delle aziende emettitrici di azioni, per chi stessero comprando le loro quote, la monarca fece segretamente pressione sull'esecutivo attraverso i propri legali perché questa regola non si applicasse a lei. L'eventuale rivelazione al pubblico della precisa portata dei suoi averi sarebbe stata infatti motivo di «imbarazzo», scrivono nella corrispondenza interna custodita agli Archivi Nazionali due funzionari governativi di allora, che attribuiscono l'uso di quella parola a un legale della sovrana.
Tanto fecero gli avvocati di Elisabetta, almeno secondo la ricostruzione del Guardian, che la legge poi approvata previde un'eccezione per tutti i capi di Stato: storia di non far capire che le azioni il cui compratore era protetto non potevano essere di altri se non della sovrana britannica.
Interrogato dalla Bbc sulle rivelazioni, Buckingham Palace ha risposto senza rispondere. Un portavoce della monarca ricorda infatti che il consenso reale per discutere un disegno di legge che tocca gli interessi della sovrana viene «sempre accordato», come fu accordato nel 1973. Quindi è «semplicemente scorretto» sostenere che Elisabetta II abbia bloccato una legge per un suo tornaconto. Niente si dice, però, sulla pressione esercitata sul governo dai suoi avvocati così come è stata descritta dal Guardian.
Il consenso reale per l'entrata in materia su un disegno di legge viene richiesto dal Parlamento quando quest'ultimo deve chinarsi su una proposta normativa che interessa più o meno direttamente la regina. Si tratta solo di un passaggio formale e, come ricordato da Buckingham Palace, viene sempre concesso. Nel contesto di tale procedura, la sovrana prende visione della bozza della legge prima che essa venga resa pubblica.
Altra cosa è la più nota sanzione regia, che consiste nell'approvazione, da parte della regina, delle leggi emanate dal Parlamento. Anche in questo caso si tratta di un mero passagio formale. L'ultima volta che un sovrano britannico non ha garantito la sanzione regia a una norma risale al 1707.
La regina Elisabetta viene talvolta definita come una delle donne più ricche del mondo, se non la più ricca. Con un patrimonio personale stimato a circa 500 milioni di dollari, però, la sovrana britannica è ben lontana dalle 10 donne più ricche del mondo. In testa alla classifica stilata da Forbes, infatti, c'è la figlia del fondatore della catena di supermercati americana Walmart, Alice Walton, che possiede 54,4 miliardi di dollari. All'ultimo posto c'è invece la figlia di un esportatore australiano di materiali ferrosi, Gina Reinhart, che dispone di 13,1 miliardi di dollari.