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Finalmente, dopo due settimane di lavoro, il nuovo mega-arco - progettato per coprire il reattore numero 4 della centrale atomica di Chernobyl - è stato fatto scivolare in posizione. I tecnici sono riusciti a compiere l'opera di traslazione grazie a un sistema di martinetti idraulici.
La nuova struttura protettiva, costruita in acciaio e disegnata per resistere almeno 100 anni, è larga 275 metri, alta 108 metri ed è costata 1,2 miliardi di franchi, erogati dalla Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo. Una cifra che fa riflettere sui costi occulti e imprevedibili dell'energia nucleare. Per non parlare di quelli dello stoccaggio delle scorie radiottive, che poi nessuno vuole "in casa propria".
Significativi, a tal proposito, i costi i totali per lo smantellamento della centrale nucleare giapponese di Fukushima, che includono i lavori di bonifica del territorio e i risarcimenti ai residenti colpiti dalla catastrofe ambientale; secondo fonti vicine al ministero dell'Industria giapponese, anticipate dall'agenzia Kyodo News lunedì, potrebbero superare i 20.000 miliardi di yen, ossia 190 miliardi di franchi. E si prevede che il ministero nipponico dovrà fare ricorso a un aumento delle bollette energetiche.
Gli operai inizieranno ora a smantellare le parti instabili del vecchio"sarcofago" di Chernobyl, costruito in fretta e furia 30 anni fa, dopo l'incidente che ha devastato la zona (un'area di 2'600 chilometri quadrati, pari all'estensione del Lussemburgo, resterà comunque chiusa alla normale attività umanae), causato un numero di vittime certe (ad esempio i pompieri e gli operai intervenuti immediatamente sul posto e poi morti) ed incerte (tutte le persone che si sono ammalate in seguito alla fuga radiottiva del 1986, non solo in Ucraina, visto che i venti hanno trasportato a distanze considerevoli il materiale fuoriuscito dalla centrale atomica).
ATS/M.Ang./TG
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