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South Pole Carbon è specializzata nella riduzione del CO2. La ditta svizzero tedesca propone strategie ambientali e certificati di emissione.
Con sede a Zurigo, South Pole Carbon è una specialista mondialmente riconosciuta nella messa in opera di misure di protezione del clima. Fondata nel 2006, si tratta di una spin-off del Politecnico federale di Zurigo (ETHZ). Attualmente la società, il cui logo è un pinguino, possiede 12 uffici nel mondo, da Bangkok a Beijing passando per il Messico, e finanzia alcune centinaia di progetti sul cambiamento climatico. Renat Heuberger, il direttore, ci spiega come le società svizzere possono trarre profitto dal campo dell'ambiente.
Come siete riusciti a diventare leader nel vostro settore di attività?
Renat Heuberger: Abbiamo iniziato con il mercato internazionale dei crediti di carbonio. Con gli altri fondatori avevamo già lanciato ʺmyclimateʺ all'inizio degli anni 2000. Nel 2006 abbiamo costatato che le tematiche legate alle emissioni di anidride carbonica erano sotto i riflettori, tutti i partiti politici ne parlavano nelle loro campagne. I governi cercavano di ridurre le emissioni di CO2 al di fuori delle proprie frontiere in cambio di certificati e abbiamo quindi cercato delle idee per rispondere alla loro domanda. Da allora abbiamo finanziato circa 300 progetti in 22 paesi in settori come le energie rinnovabili, il trattamento delle acque, le foreste. Attualmente abbiamo 120 dipendenti nel mondo, di cui 35 collaboratori a Zurigo.
Perché, dopo i governi, avete ampliato la vostra offerta ai privati?
Heuberger: Abbiamo dovuto reagire dopo la crisi finanziaria. Questa ha portato con sé una forte diminuzione degli investimenti pubblici nell'ambito della protezione climatica, mettendo in pericolo, in quel momento, i nostri progetti. Da circa un anno, ci siamo maggiormente orientati verso le imprese private di ogni dimensione, con lo scopo di aiutarle a raggiungere i propri obiettivi in termini di sostenibilità. I nostri primi mandati nel settore privato sono stati per banche, assicurazioni e grandi magazzini. Attualmente contiamo circa mille clienti molto diversificati che ci permettono di finanziare dei progetti di lotta contro il deterioramento climatico del pianeta. Questa attività genera circa la metà della nostra cifra d'affari. Tra gli altri cambiamenti abbiamo anche scelto da circa un anno di intensificare le attività nei paesi industrializzati, invece di concentrarci unicamente nelle aree in via di sviluppo. Abbiamo quindi creato una joint venture con una società svedese ed abbiamo comprato la maggioranza di un'azienda australiana, "Climate Friendly".
Per l'appunto, come può una PMI svizzera sostenere la lotta contro il riscaldamento climatico?
Heuberger: Può, ad esempio, incoraggiare l'utilizzo di una ʺClimate Credit cardʺ tra il proprio personale. Il sistema di pagamento funziona come una carta di credito tradizionale. Permette però ugualmente di determinare l'impatto della totalità degli acquisti sull'ambiente. L'istituto che le emette si impegna di contro a riversare dei fondi per l'ambiente. Si tratta del contributo più semplice e meno pesante finanziariamente. Alle imprese che desiderano implicarsi maggiormente, proponiamo di analizzare la loro catena produttiva e di calcolare inseguito la quantità delle loro emissioni di CO2 così da poter offrir loro dei consigli tecnologici per realizzare delle economie energetiche, e quindi di denaro. Esistono molteplici possibilità di questo genere per sostenere le PMI che desiderano migliorare la propria efficienza energetica. È sbagliato pensare che i cambiamenti climatici costeranno molti soldi alle imprese svizzere. Esistono cose semplici da mettere in atto in un'azienda, qualunque sia la sua dimensione.
Quali progetti sviluppate nell'ambito dell'elettricità?
Heuberger: Lanceremo all'inizio dell'anno prossimo un nuovo sito, myNewEnergy.ch, una piattaforma che compara i diversi attori di questo mercato. Le PMI potranno così comparare i fornitori di elettricità e scegliere il più interessante per loro dal gennaio del 2014. Potranno inoltre scoprire quali strutture forniscono energia realmente verde. Inizialmente, il sito si indirizzerà a grossi clienti, come le imprese che consumano più di 100'000 megawatt all'ora. Inseguito le famiglie private potranno scegliere liberamente il proprio fornitore, come già accade nella maggior parte dei paesi europei.
Come qualifica la politica della Svizzera in materia di riduzione di emissioni?
Heuberger: Secondo il protocollo di Kyoto, la Svizzera era tenuta a ridurle dell'8% fino al 2012. Da quel momento, il paese ha messo in atto la nuova legge sul CO2 che qualificherei di piuttosto ʺaggressivaʺ rispetto ad altri Stati. La Confederazione si inscrive dunque tra gli allievi diligenti. Dal 2013, per esempio, tutti gli importatori di petrolio, come BP o Shell, devono compensare una parte dei loro impatti negativi sull'ambiente investendo in progetti ecologici sul suolo elvetico.
Qual è la sua opinione riguardo l'ultimo rapporto del Gruppo di esperti intergovernativi sull'evoluzione del clima (GIEC)?
Heuberg: È chiaro che il cambiamento climatico è molto reale e le sue conseguenze si fanno sentire sempre più. Per esempio, i livelli del mare si innalzeranno ancor più di quanto non si credesse. La situazione è allarmante, anche in Svizzera. Poche persone realizzano che lo scioglimento dei ghiacciai non è solamente grave in termini di affluenza turistica. Ad esempio, in Africa, la crescita del deserto porta con sé un indurimento delle condizioni di vita e la migrazione delle popolazioni che ci vivono. È il caso, in particolare, del Sudan. Queste persone perdono tutto e devono emigrare. Si ritroveranno forse in Europa o in Svizzera. Alla fine la demografia del Vecchio Continente subirà l'impatto di questi movimenti di persone che comporteranno perciò pressioni di ogni sorta.