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Dopo aver letto un articolo di giornale sul rimpatrio di antichità rubate un collezionista americano ha restituito ai rispettivi Paesi di provenienza 19 reperti archeologici che si trovavano nella sua casa di Washington. L’uomo, un esperto in istruzione e filantropia, si è reso conto di avere con sé oggetti per un valore di decine di migliaia di dollari potenzialmente trafficati illegalmente.
I pezzi, tra cui due vasi ciprioti del settimo e ottavo secolo avanti Cristo, facevano parte della raccolta di sua nonna, una nota archeologa di origine tedesca morta nel 1992 quasi centenaria e attiva in scavi in Italia e Grecia negli anni Cinquanta e Sessanta. «Non ho idea di come abbia ottenuto gli oggetti. Era una persona perbene. Le regole allora però erano diverse. Questi oggetti erano la sua ossessione, la sua intera esistenza», ha detto suo nipote.
L’uomo ha deciso di "fare la cosa giusta" dopo aver letto sul Guardian un articolo in cui veniva citato Christos Tsirogiannis, ex archeologo di Cambridge e attualmente responsabile per la ricerca sul traffico illegale di beni culturali per la cattedra Unesco alla Ionian University di Corfù. Aveva quindi deciso di rivolgersi a lui per capire come muoversi.
«Mi ha contattato con le foto degli oggetti. Erano chiaramente autentici», ha detto l’esperto che nel corso di 15 anni ha identificato oltre 1’600 oggetti rubati negli inventari di case d’asta, gallerie, collezioni private e musei giocando un ruolo significativo nel loro rimpatrio: «Dodici pezzi venivano dalla Grecia, quattro dall’Italia, uno dal Pakistan e due da Cipro. Gli ho consigliato di restituirli».