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Per la seconda volta Abe annuncia di doversi dimettere da Primo Ministro. Se non fosse che anche in giapponese esiste il proverbio “non c’e’ due, senza tre” si oserebbe dire che questa volta sono dimissioni definitive. Si e’ profondamente scusato per il suo problema di salute che non gli permette di gestire gli affari riguardanti il suo paese.
All’origine della sua decisione e’ un problema medico: una colite ulcerosa che da molti anni lo tormenta.
I medicinali che abitualmente assume gli hanno consentito di sopportare i ritmi di lavoro per anni, ma il suo stress, negli ultimi tempi, era evidente a tutti. Risulterebbe che abbia lavorato senza sosta per 180 giorni consecutivi . Non e’ un’esagerazione, infatti i mass media giapponesi pubblicano la sua schedule quotidiana ed e’ la prova del suo indefesso impegno da giapponese puro sangue.
L’uscita Abe, nella politica giapponese, potrebbe eliminare l’ultimo legame con il Giappone del passato.
Non deve trarre in inganno il fatto che Abe sia nato nel 1954, quasi un decennio dopo le atomiche di Hiroshima e Nagasaki e la resa incondizionata del Giappone, a cui si aggiunge l’armistizio del 1953 per l’apparente guerra civile coreana, in realta’ il primo grande scontro della guerra fredda USA-URSS con l’appoggio comunista della risorta Cina comunista di Mao.
Al contrario, Abe aveva nel suo DNA non solo la politica, ma anche le vestigia del Giappone del passato. Uno dei suoi nonni era un parlamentare, l’altro era Nobusuke Kishi, primo ministro dal 1957 al 1960. C’e’ di piu’: Kishi fu coinvolto del tutto nel regime fascista giapponese. Aveva rivestito un ruolo di rilievo nella colonia della Manciuria, dove si era guadagnato il soprannome di “diavolo della Showa” (Showa e’ l’era dell’Imperatore Hirohito) per la sua durezza.
A guerra finita Kishi fu internato nel carcere di Sugamo ed accusato di essere “ un criminale di guerra di classe A”. Sottratto all’impiccagione, grazie all’occupazione alleata Usa, in quanto gli vennero riconosciute le sue grandi qualita’, fino a nominarlo Primo Ministro ed ovviamente fedele alleato nazionalista di Washington.
Oltre al nonno Kishi, anche il fratellastro di quest’ultimo Eisaku Sato, zio dello stesso Abe, fu Primo Ministro dal 1964 al 1972, coincidente con il boom economico nipponico.
Una famiglia con queste qualita’ e potere ha garantito a Shinzo un’educazione di tutto rispetto. Finiti gli studi in Giappone, ando’ per una seconda laurea in scienze politiche all’University of California 1977 e lavoro’ alla Kobe Steel.
DaL 1982 divenne segretario del padre (Shintaro Abe) prominente politico che da giovane nel 1944 si offri’ come pilota suicida (kamikaze). Inoltre il padre fu anche ministro degli Esteri negli anni ’80. Infine nel 1983 lui stesso inizio’ la carriera parlamentare. Agli albori della sua carriera si ricorda una campagna impegnata contro la Corea del Nord per la disputa sul rapimento di 13 persone giapponesi da parte del regime nordcoreano. Dal 2003 divenne Segretario Generale del suo partito, storicamente conservativo, LDP – Liberal Democratico. Nel 2006 fu nominato Primo Ministro quale successore di Koizumi. Dopo poco tempo, la sua malattia, lo costrinse al ritiro. Ed allora sembro’ la fine di una carriera, ma, come per il nonno Kishi, la tempra non tradisce e risorse. Nel Dicembre 2012 riassume l’incarico di Primo Ministro fino ad oggi segnando un record: mai prima di lui, dalla fine della guerra, c’è stato un Capo del Governo giapponese per un periodo cosi’ lungo.
Abe non si puo’ definire un politico qualsiasi, ma bensi’ un uomo con una visione sul lungo periodo ed un orientamento preciso. I cardini del suo credo derivano dalla famiglia in seno alla quale e’ cresciuto. E’ un nazionalista, per alcuni di estrema destra, e’ considerato ‘un falco” e si ricorda la sua decisione di visitare il tempo di Yasukuni, dove vengono onorati anche alcuni criminali di guerra.
Steve Bannon lo ha definito “Trump, prima di Trump”
Non lo ha mai affermato, ma sicuramente l’avra’ pensato,come molti altri giapponesi, che la Costituzione in vigore fu scritta dagli Americani e si e’ impegnato a lungo per la “bonifica” dell’Art. 9 per poter finalmente disporre di un vero esercito e non solo delle Forze di Autodifesa “ SDF”
In economia passera’ alla storia la sua ”Abenomics” : un progetto per rimettere in corsa un’economia narcotizzata dagli inizi degli anni 90. Con l’implicazione di decisioni sul breve periodo, quali innalzare il tasso di inflazione, indebolire la yen per guadagnare competitivita’ internazionale e iniettare liquidita’ massicce sul mercato.
Le ultime riforme strutturali mirano a curare i danni di una societa’ che non fa figli, trascura il potenziale femminile e non aiuta settori economici di grande potenziale per il futuro (agricoltura, turismo, servizi, assistenza agli anziani).
In politica estera ha puntato, come fece suo nonno Kishi, sull’alleanza con gli Stati Uniti, ma con occhi aperti per l’evidente volatilita’ di Washington, la crescente assertivita’ cinese e i problemi non piu’ latenti, ma visibili, nel Mare cinese del Sud (isole artificiali, Taiwan etc.)
Avendo seguito la politica giapponese negli ultimi 50 anni, considero Shinzo Abe con Yasuda Shigero e forse Yasuhiro Nakasone, i migliori statisti del dopoguerra. Si aprira’ ora la successione tra il falco Ishida e il conservatore Kishida, Taro Kono ed altri.
Il suo vice, Taro Aso, fungera’ da reggente fino a quando il partito LDP non eleggera’ il nuovo leader.
Vittorio Volpi