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Più che una definizione, è uno slogan: lo stato di diritto è il governo delle leggi al quale si contrappone il governo degli uomini.
Non credo sia possibile ottenere una definizione migliore di questo slogan uellodi stato di diritto è una prassi più che un concetto, ed è alla prassi, al concreto agire che bisogna guardare, se si vuole comprendere che cosa è lo stato di diritto, e valutare se è preferibile alle alternative.
Governo delle leggi: se la legge stabilisce delle regole, queste valgono per tutti; le eccezioni sono possibili solo se previste da altre leggi.
Così, se qualcuno presenta un documento in ritardo, o lo presenta con firme non valide, è fuori dai giochi. Anche se è il candidato che molto probabilmente vincerà le elezioni: la differenza non la fanno gli uomini, ma le leggi, e infatti l’unica possibilità è sperare che un’altra legga conceda quello che la prima nega.
Governo degli uomini: quando una legge ci aggrada, o aggrada il potente che intendiamo sostenere, è valida; quando non ci aggrada, ci si affida a qualcosa di più fondamentale: la volontà popolare, ad esempio, oppure lo spirito della legge, o ancora la Legge (naturale?) con la maiuscola. Aspetti più fondamentali, forse, ma anche più fumosi, meno netti e definiti. Perché è questo il vantaggio del governo delle leggi: certezza e solidità. La volontà popolare, lo spirito della legge, la legge naturale sono tutte cose facili da piegare; materiale troppo malleabile per costruirci qualcosa di solido. Materiale scadente per una realtà sociale degna di questo nome,