Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01096.jsonl.gz/832

BERNA - L'euforia pro Unione europea in seno al Partito socialista svizzero è in larga misura svanita. Lo afferma in un'intervista al domenicale svizzerotedesco "NZZ am Sonntag" il presidente dimissionario del PS Christian Levrat. Se l'accordo quadro con l'UE dovesse fallire, secondo il consigliere agli Stati friburghese «non sarebbe la fine del mondo».
Levrat, che a metà ottobre lascerà ufficialmente la presidenza del partito, chiede ora chiarezza: le trattative sull'accordo istituzionale dovrebbero essere rapidamente concluse o sospese. Il Consiglio federale dovrebbe recarsi a Bruxelles ed esercitare una maggiore pressione sull'UE, affinché le misure di accompagnamento vengano garantite «senza se e senza ma».
A suo avviso, se l'Unione europea non dovesse sostenere l'accordo o i negoziati dovessero fallire, ciò non sarebbe ottimale ma «neppure un dramma». Occorre semplicemente sviluppare accordi bilaterali, laddove vi siano interessi reciproci, secondo Levrat.
Il PS sostiene in linea di massima un accordo quadro con l'Ue. Ma passi avanti si farebbero soltanto se la Svizzera ottenesse maggiori garanzie sulla protezione dei salari, il servizio pubblico e la direttiva sulla cittadinanza europea.
Il PS è considerato un «partito pro europeo» e nei suoi statuti difende un'integrazione della Svizzera nell'UE. Ma attualmente non esistono le condizioni per ulteriori tentativi di avvicinamento con l'Unione europea, afferma Levrat. In ambito sociale Bruxelles è solo leggermente più progressista della Svizzera. L'UE sta facendo progressi in ambito della politica finanziaria e fiscale, ma ha problemi in ambito migratorio, della coesione e in taluni Paesi membri in quello dello Stato di diritto. Finché l'Unione non farà maggiori progressi sociali ed ecologici, non è il momento di fare ulteriori passi.
Levrat non è il solo politico a esprimersi oggi sull'accordo quadro con Bruxelles. In un'intervista al SonntagsBlick il direttore dell'Unione svizzera delle arti e mestieri, Hans-Ulrich Bigler, afferma che l'accordo istituzionale è necessario, ma il testo attuale non è in grado di riunire una maggioranza. A suo avviso, le pressioni esercitate dalla Commissione europea e dalla sua presidente Ursula non devono essere sottostimate. Dal canto suo, l'ex consigliere federale UDC Christoph Blocher ha assicurato a Le Matin Dimanche che si batterà contro quello che definisce un accordo «molto pericoloso» per la Svizzera.