Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/205244

<h2>SubmittedText<h2><p>Studi confermano che quantità importanti dal punto di vista tossicologico di pesticidi rilasciati nell'ambiente vengono trasportate a distanze più o meno lunghe, anche nonostante l'utilizzo di una tecnica di spandimento ottimale. Ad esempio, un'indagine effettuata recentemente in Italia ha evidenziato forti contaminazioni da pesticidi nei parchi giochi situati nelle vicinanze di colture intensive. Un'altra ricerca tedesca ha rilevato contaminazioni rilevanti da pesticidi in aree naturali protette situate lontano dai luoghi di utilizzo. Per tale ragione, un numero crescente di Comuni in Europa fissa, sul proprio territorio, distanze minime fra le superfici coltivate trattate con pesticidi e le aree insediative.</p><p>Invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Il grado di contaminazione da pesticidi delle aree insediative svizzere, in particolare dei parchi giochi e dei piazzali scolastici, è noto?</p><p>2. L'utilizzo dei pesticidi e la quota di pesticidi riconducibile ad applicazioni nelle zone insediative e nelle zone agricole sono noti?</p><p>3. La contaminazione aumenta più ci si avvicina al luogo di utilizzo?</p><p>4. Il terreno erboso ai limiti delle colture agricole, in particolare delle colture intensive gestite secondo la PER quali colza, patate, barbabietola da zucchero e delle colture speciali quali vigneti e frutteti, è contaminato da pesticidi utilizzati per queste colture?</p><p>5. Sulla base dei risultati, quali effetti sono da attendersi sulla salute umana e animale come pure sulla qualità del latte?</p><p>6. Quali possibilità esistono per prevenire la contaminazione da pesticidi pericolosi delle aree insediative?</p><p>7. Una distanza generale di 150 metri tra le colture trattate con pesticidi e le aree insediative migliorerebbe la situazione? Quali sarebbero le conseguenze di tale esigenza in Svizzera?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1-3)</p><p>L'emissione di un prodotto fitosanitario è valutata nel quadro di un processo di omologazione. In tale ambito si tiene conto di processi come la volatilità (evaporazione della sostanza attiva) come pure del degrado fotochimico nell'aria. La maggior parte dei prodotti fitosanitari non è pressoché più volatile. Per i prodotti fitosanitari ad alta volatilità si esigono studi volti a esaminare il processo di volatilità dalla superficie del suolo e dai vegetali. Nel quadro dell'omologazione è necessario valutare i possibili rischi per l'uomo e l'ambiente legati a questo percorso di immissione nelle superfici limitrofe.</p><p>Nella primavera 2020, diversi Cantoni, in collaborazione con l'Ufficio federale dell'ambiente (UFAM), lanceranno nell'ambito di un progetto pilota una campagna di misurazione congiunta sull'eventuale trasporto per via aerea di prodotti fitosanitari. </p><p></p><p>4 e 5)</p><p>Una parte della poltiglia può essere trasportata fuori dalle particelle trattate. Nell'ambito della procedura di omologazione occorre esaminare sulla base di modelli con quale quantità di prodotti fitosanitari gli abitanti e le persone a passeggio nelle immediate vicinanze possono entrare in contatto. I prodotti fitosanitari non possono essere omologati quando non può essere esclusa una minaccia per la loro salute. In tale ambito si tiene conto in particolare anche di gruppi di persone particolarmente a rischio, come ad esempio i bambini. Sono inoltre limitati anche i residui massimi ammissibili nei prodotti. </p><p></p><p>6)</p><p>Come già menzionato, i prodotti fitosanitari sono sottoposti a una valutazione dei rischi specifica per accertare che una possibile deriva non possa costituire un rischio per la salute delle persone nelle immediate vicinanze. Se ciò fosse il caso, l'omologazione prevederebbe delle distanze di scurezza come condizioni per l'utilizzo dei prodotti. Se le distanze sono insufficienti, il prodotto non può essere omologato. </p><p></p><p>7)</p><p>L'ordinanza sui prodotti fitosanitari (OPF; SR 916.161) non esige distanze dalle zone urbane. L'introduzione di una distanza generale da tali aree ridurrebbe i rischi legati alla deriva dei prodotti. La normativa vigente, che fissa una distanza specifica per prodotto sulla base della valutazione dei rischi effettuata durante la procedura di omologazione (cfr. risposta 6), è tuttavia più utile. Secondo dati georeferenziati del Cantone di Zurigo, il 28 per cento della superficie agricola utile è ubicata entro un raggio di 150 metri da una zona edificabile. Questo dato non tiene conto degli insediamenti isolati fuori dalle zone edificabili. Le conseguenze delle misure proposte sarebbero quindi notevoli.</p>  Risposta del Consiglio federale.