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Cinque anni fa, l'11 marzo 2011, si verificò la tragedia di Fukushima. Un terremoto di magnitudo 9 provocò uno tsunami violento che quando impattò sulle coste giapponesi spazzò via tutto ciò che trovò davanti, causando danni ingenti alla centrale nucleare di Fukushima. Pesante il bilancio: 18'000 morti e interi villaggi rasi al suolo.
L’incidente ha segnato profondamente il paese. Le persone che vivevano attorno alla centrale, oltre 180'000, furono costrette ad abbandonare le loro abitazioni. Solo un anno dopo le autorità permisero alla popolazione di tornare nei loro villaggi, pur mantenendo un perimetro di sicurezza attorno ai reattori oramai compromessi e in disuso.
“Dopo cinque anni è ancora allarme nucleare, i livelli di radioattività risultano 35 volte superiori alla norma”, hanno dichiarato gli esperti di Green Cross, un’organizzazione non governativa ambientalista, che ha effettuato recentemente campionamenti nella regione per valutare gli attuali rischi per l'uomo e l'ambiente.
Più prudente, invece, è la posizione dell’Organizzazione mondiale della sanità secondo la quale le conseguenze peggiori per la salute dei giapponesi sono dovute allo sfollamento delle popolazioni dell'area dell'incidente, mentre le radiazioni hanno al massimo aumentato leggermente il rischio di tumori della tiroide. “Dal punto di vista della salute globale il rischio direttamente correlato all'esposizione alle radiazioni è basso in Giappone ed estremamente basso nei paesi confinanti e in tutto il resto del mondo”, scrive l’OMS.
bin
La testimonianza:
Dal TG20 del 11.03.2016:
- RG 12.30 dell'11.3.2016 - L'intervento di Loretta Dalpozzo