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La divisione del tempo nei tempi
La misurazione del tempo è stata la prima scienza esatta dell'antichità. Dai tempi dei primi esseri umani era assolutamente necessario sapere quanto durava la notte e quando tornava la luce; tanto più, quando l'uomo da cacciatore divenne agricoltore ed ebbe il bisogno di imparare a conoscere l'alternanza delle stagioni.
I Romani operavano questa scansione in intervalli come: "gallicinium" (canto del gallo)- "canticinium" (termine del canto del gallo) – "diluculum" (sorgere dell'alba) – "matutinum" – "meri dies" (mezzogiorno) - "concubium" (tempo di andare a letto, da "cumcubare" giacere insieme) – "intempesta nox" (notte profonda).
Nel Medioevo era conosciuta una divisione oraria da quattro a otto parti diffusa principalmente tra i monaci come riferimento per le funzioni religiose. Nel succedersi delle civiltà però, mentre giorno e notte venivano interpretati separatamente, sorgeva il problema di quando far iniziare il giorno nuovo: al suo sorgere o al suo calare?
Per gli italici del Medioevo era diffuso l'utilizzo delle ore italiche che fissava l'inizio del giorno seguente al tramonto del sole. Quando il sole tramontava era infatti l'ora 24esima. Di conseguenza le ore 18 indicavano che mancavano 6 ore al tramonto, che coincideva con la chiusura delle porte della città o del castello. Ancora oggi alcune ricorrenze cristiane iniziano la festività con il tramonto del giorno precedente. La notte di Natale, infatti, non si riferisce alla sera di Natale, ma al giorno prima.
Verso la fine del Settecento Napoleone portò in tutta Europa il metodo francese, che aveva come riferimento la mezzanotte: sistema tutt’oggi in uso!