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Il Controllo federale delle finanze (CDF) e la società di revisione PricewaterhouseCooper (PwC) difendono la loro valutazione sulle transazioni dell'ex presidente della Banca nazionale svizzera (BNS) Philipp Hildebrand, rispettivamente di sua moglie Kashya, in quanto non avevano a disposizione tutta la documentazione sul caso.
"La nostra analisi si basa sugli atti ricevuti dalla BNS il 16 dicembre. I nuovi documenti non c'erano", ha affermato oggi Claudia Sautter della PwC durante la trasmissione "Echo der Zeit" della radio svizzerotedesca DRS.
Il riferimento è a una e-mail inviata il 16 agosto dal consulente finanziario di Hildebrand presso la banca Sarasin, in cui affermava che nel colloquio avuto il giorno prima Hildebrand gli aveva detto che per lui andava bene se Kashya voleva "aumentare la quota di dollari" in portafoglio.
Anche Kurt Grüter, direttore del CDF, ha detto che la famosa e-mail non era a disposizione al momento delle verifiche. Se ne fosse stato al corrente le conclusioni del rapporto sarebbero state un po' diverse: "nel rapporto avremmo informato il Consiglio federale che questa transazione era sì conforme al regolamento, ma che l'operazione non era stata valutata in maniera sufficientemente attenta da Hildebrand."
Una volta esaminate tutte le transazioni della famiglia Hildebrand la CDF e la PwC erano giunte alla conclusione che non c'era stata "alcuna transazione sospetta" e "nessun uso di informazioni privilegiate".
Anche la BNS non era al corrente dell'e-mail, ha dichiarato all'ats il portavoce dell'istituto Walter Meier confermando informazioni della DRS.
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