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Salute: perché dovremmo tutti amare l’arte
Amare l’arte allunga la vita. Lo dice la scienza. Questo almeno è quanto emerge da una ricerca condotta presso lo University College di Londra su 6.700 persone over 50. Lo studio, che è stato pubblicato sul British Medical Journal ed ha esaminato oltre 6700 persone nel corso di 14 anni, sostiene che chi frequenta musei, gallerie d’arte ma anche cinema e teatro ha un’aspettativa di vita più lunga. Nello specifico, il rischio di morte per qualsiasi causa si riduce del 31%. I ricercatori dello University College di Londra hanno seguito oltre seimila persone dal 2002 fino al 2018, registrando anche i decessi (quasi il 30%). In coloro che frequentavano abitualmente musei e teatri, i ricercatori hanno rilevato il 31% in meno del rischio di mortalità nei successivi 14 anni del follow-up rispetto ad altri soggetti della stessa età ma senza nessun interesse per l’arte. Lo studio ha preso in considerazione vari fattori che possono incidere sulla longevità come le condizioni di salute, la vita sociale e lo status economico. Il risultato è che coloro che hanno preso parte ad attività collegate al mondo dell’arte, anche solo una o due volte all’anno, hanno visto ridursi del 14% il rischio di morire nel corso degli anni di durata dello studio. Un altro dato interessante è che tra coloro che sono deceduti durante lo studio, il 47,5% aveva dichiarato all’inizio di non aver mai intrapreso attività culturali, il 26,6% di aver preso parte a un’attività legata all’arte una o due volte l’anno e il 18,6% di dedicarsi all’arte più frequentemente.
A far emergere il ruolo dell’arte-terapia per la prevenzione in ambito medico è stato anche un rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) che ha preso in esame oltre 900 pubblicazioni ed è, ad oggi, la più completa revisione dei dati sul nesso tra arte e salute. I dati suggeriscono che la passione per le attività artistiche può migliorare la salute mentale, riducendo la solitudine e i comportamenti sedentari, con le malattie collegate.
Jennifer Novak-Leonard, della Northwestern University di Chicago, ha recentemente sottolineato il ruolo dell’arte come strumento per ridurre le probabilità di sviluppare depressione, dolore cronico e demenza: “Impegnarsi con l’arte può essere stimolante per l’immaginazione, la creatività, ma anche per imparare cose nuove e crearsi nuove amicizie”.
Altri studi promossi dall’Oms hanno mostrato che i bambini ai quali genitori leggono prima di dormire hanno un sonno notturno più lungo e una maggiore concentrazione a scuola, mentre da adulti, il canto migliora l’attenzione, la memoria episodica e la funzione esecutiva. Durante il trattamento del cancro, ascoltare musica o fare arte può ridurre gli effetti collaterali del trattamento del cancro, tra cui sonnolenza, mancanza di appetito, mancanza di respiro e nausea. In contesti di emergenza le attività artistiche servono a ridurre l’ansia, il dolore e la pressione sanguigna. “Portare l’arte nella vita delle persone attraverso attività come la danza, il canto e andare a musei e concerti rappresenta una strategia aggiuntiva per poter migliorare la salute fisica e mentale”, spiega Piroska Östlin, direttore regionale per l’Europa dell’Oms. “Gli esempi citati in questo rivoluzionario rapporto dell’OMS mostrano i modi attraverso cui le arti possono affrontare le sfide sanitarie complesse come diabete, obesità e malattie mentali”.
Sulla base di questi ed altri studi, in alcuni paesi si è già iniziato ad incentivare politiche di prevenzione, che prevedano la “prescrizione dell’arte” quale strumento di tutela della salute fisica e mentale, e nelle strutture sanitarie, le attività artistiche integrano i protocolli di trattamento.
E per i più piccoli, in particolare per quanti manifestano disturbi comportamentali, si parla sempre di più di arteterapia (draw therapy), che va ad affiancare il normale percorso di psicoterapia infantile, e che permette al bambino di costruire un’immagine della realtà esterna e interna, favorendo un armonico sviluppo psico-affettivo. In particolare per bambini affetti da autismo, l’arte terapia ha dimostrato risultati positivi per quanto riguarda la capacità di gestione dei problemi sensoriali, ma anche l’incremento dell’immaginazione e del riconoscimento emotive, così come per una migliore capacità di espressione facciale.
Dire che l’arteterapia è benefica solo per i bambini è però riduttivo. Essa è infatti di indicata per patologie sia di natura organica, che psichica, che psicosomatica, e indirizzata ad intenti preventivi, oppure di supporto e pratica in fase di convalescenza. “L’arteterapia non passando dal canale cognitivo, non essendo traduzione in linguaggio e quindi in parola e decodifica, si serve di canali diversi capaci di mettere in atto la sfera sensoriale, di coinvolgere fortemente la sfera sensoriale. Nell’entrare in un processo artistico terapeutico si fa un’esperienza.” – spiega Stefania Bertini, arte-terapeuta che si è formata alla scuola Cinabro (www.cinabro.eu) in arte-terapia antropofica. Gli arteterapeuti antroposofii utilizzano principalmente strumenti che valorizzano le loro professionalità artistiche e si preoccupano che la salute dei propri utenti, sotto la responsabilità di personale medico qualificato. Stefania, ad esempio, tiene corsi e incontri di arte nel suo atelier di Curio, a pochi chilometri da Lugano. Attraverso il fare artistico, aiutano a ritrovare la connessione tra il sé e il mondo, tra l’individuo, lo spazio e il tempo. “Il ruolo del terapeuta – precisa Stefania – è quello di guidare l’utente verso quella sfera che ha abbandonato, attraverso varie tecniche, si va a stimolare quelle capacità di riappropriarsi degli elementi persi. È un’esperienza, che permette di esprimersi facendo un percorso che tocca sfere molto profonde. Se l’arte è trasformazione, l’arteterapia ha la potenzialità di trasformare l’andamento della malattia con l’obiettivo di riavvicinarsi ad un equilibrio.”