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AMBRÌ - Per quasi tutta la carriera ha portato sulla maglia il 14. Ma ad Ambrì quel numero non l’ha praticamente mai indossato. Lui che della squadra era il funambolico folletto, sul dorso aveva tre chiavi. Il simbolo del comando. Del Key Player.
Ala veloce, con mani sopraffine, e che, nonostante un fisico non da granatiere (1.78 m. x 81 kg), sapeva come giocare alle assi, Oleg Petrov è stato sicuramente uno degli stranieri più dominanti che abbiano mai calcato le piste elvetiche. E i suoi numeri sono lì a dimostrarlo.
Il russo raggiunge la Leventina da Montréal nella stagione 1996/97 e, nonostante un’annata complicata per il club, - nono posto e playoff mancati, all’epoca una rarità - mostra subito di che pasta è fatto totalizzando 52 punti (24 reti) in 45 partite. Ma la sua consacrazione avviene la stagione successiva. Il folletto diventa devastante. Imprendibile. Immarcabile. In coppia col fido Chibirev, Petrov - in una regular season da sogno - mette a referto la bellezza di 93 punti (63 assist) in 40 partite. Record della Lega. Tuttora imbattuto e praticamente inavvicinabile. Il russo fa sognare il popolo biancoblù. Diventa idolo e beniamino. Quell’anno l’Ambrì sfiora la sua prima storica finale in campionato, ma nonostante i 22 punti nelle 14 partite di playoff il sogno non si concretizza. Si spezza come Chibirev in gara-6 (sconfitta 0-5 alla Valascia) di un’incredibile serie contro lo Zugo, che alla fine alzerà il trofeo battendo il Davos in finale.
Finale che i biancoblù raggiungono la stagione successiva. Quella che ha visto la squadra di Huras dominare in lungo e in largo la regular season (record di punti). Quella che ha regalato all’Ambrì (e alla Svizzera) il suo primo trofeo europeo. Quella della finale tutta ticinese da «chiudiamo il San Gottardo».
Il russo - spalleggiato da Paul DiPietro - firma un’altra annata con i fiocchi. Segna (35 reti) e fa segnare (52 assist). Sembra inarrestabile. Ma la frenata arriva proprio al momento topico. In finale contro i rivali di sempre. Petrov viene marcato stretto. Tartassato dai difensori bianconeri. E la magia si spegne. Il Lugano si impone in cinque partite e alza la coppa alla Valascia. Petrov e l’Ambrì piangono lacrime amare. Il triste commiato di un campione. Sì, perché dopo quella sconfitta, Oleg non vestirà più il biancoblù nonostante un contratto ancora valido. Nell’estate del 1999 cede alle lusinghe dei Montréal Canadiens e ritorna in NHL. Un mesto addio per il folletto che ha fatto innamorare la valle.
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AMBRÌ - Per quasi tutta la carriera ha portato sulla maglia il 14. Ma ad Ambrì quel numero non l’ha praticamente mai indossato. Lui che della squadra era il funambolico folletto, sul dorso aveva tre chiavi. Il simbolo del comando. Del Key Player.