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Il governo svizzero vuole ridurre al minimo gli interventi dell'esercito in ambito civile. La decisione colpisce in particolare le ambasciate straniere che oggi possono contare sui servizi di sorveglianza dell'esercito.
In futuro i compiti civili saranno solo un quarto di quelli attuali e non dovrebbero coinvolgere soldati che frequentano corsi di ripetizione.
Criticato a più riprese per le attività di protezione delle ambasciate affidate all'esercito, il governo ha comunicato la sua intenzione di ridurre al minimo questi interventi. In futuro, le truppe saranno confrontate con compiti simili solo quando ciò sarà utile alla loro istruzione. Per questo si eviterà – se possibile – di ricorrere ai soldati che assolvono dei corsi di ripetizione.
L'esercito intende ridurre da 1090 a 245 il numero di soldati a disposizione delle autorità civili per la protezione di ambasciate, oppure destinati al rafforzamento delle guardie di confine o del traffico aereo. Il Consiglio federale ha approvato la modifica di tre decreti in tal senso.
Il maggior taglio verrà eseguito a livello di effettivi a disposizione per la protezione delle rappresentanze straniere, ossia ambasciate e organizzazioni internazionali. I militi a disposizione per simili impieghi sono adesso 800. Se il parlamento approverà le proposte del governo, il loro numero scenderà a 125.
L'esecutivo prevede un periodo di transizione di due anni – con 600 soldati – dopo l'approvazione dei decreti. Le nuove disposizioni circa il numero di membri della sicurezza militare saranno valide fino al 2012. A conti fatti, dovrebbero permettere alla Confederazione di risparmiare 8 milioni di franchi l'anno.
Sicurezza garantita
Il governo – ha dichiarato in una conferenza stampa il ministro della difesa Samuel Schmid – non intende venire meno a un impegno importante: oggi come ieri, l'esercito ha il compito di appoggiare le autorità civili per colmare eventuali lacune nell'apparato di sicurezza.
Ma per questo compito sussidiario è importante fare ricorso a dei professionisti, e non come fatto finora a dei soldati di milizia o a delle reclute mal preparate. Aumentare la qualità del personale permette di ridurne la quantità.
Sopprimendo dei doppioni ed affidando i posti di guardia nei paraggi delle ambasciate ai professionisti della Sicurezza militare, si potranno dimezzare gli effettivi, hanno dichiarato ad una voce Samuel Schmid e Karine Keller-Sutter, rappresentante della Conferenza dei direttori cantonali di giustizia e polizia.
Pronti ad intervenire
Il caso ideale prevede che i militari non siano più presenti in situazioni "normali", ma che siano sempre pronti ad intervenire in tempi brevi se si verificano casi eccezionali.
In effetti, ha spiegato Karine Keller-Sutter, i cantoni non hanno i mezzi finanziari necessari per mantenere una riserva di poliziotti.
Affinché l'intervento di militari specializzati sia efficace e rapido, l'esercito deve collaborare con i cantoni fin dall'inizio di un'operazione. Ecco perché è stata istituzionalizzata e resa permanente la piattaforma di scambio tra cantoni, città che ospitano ambasciate e Confederazione.
Grazie a questo strumento – ha detto Schmid – si rafforzano le capacità di reazione di fronte ad eventi imprevisti.
swissinfo e agenzie
Dipartimento della sicurezza?
La questione sull'impiego dell'esercito per la sicurezza interna del paese è da sempre oggetto di controversie. Tanto più che i compiti di polizia sono di competenza dei cantoni.
Alla Confederazione sono riservati ambiti specifici come la lotta al terrorismo, al riciclaggio di denaro sporco e alla criminalità su internet.
Dalla Confederazione dipendono l'esercito (Dipartimento della difesa), il Corpo delle guardie di frontiera (Dipartimento delle finanze) e l'Ufficio federale di polizia (Dipartimento di giustizia e polizia).
Per riassumere sotto un unico denominatore i compiti di sicurezza a livello federale, il consigliere federale Samuel Schmid ha proposto la creazione di un Dipartimento della sicurezza.
La proposta – già apertamente avversata dal consigliere federale Blocher – dovrebbe essere discussa ancora quest'anno dal governo, intenzionato a procedere ad una riorganizzazione dei dipartimenti.