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<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il sistema in materia di importazione dei vini attualmente in vigore si è imposto come compromesso tra le forze che auspicavano la liberalizzazione totale delle importazioni di vino, appoggiandosi fra l'altro sull'accettazione del referendum del 1990 contro il decreto federale sulla viticoltura, e le forze conservatrici che desideravano il mantenimento della più alta protezione compatibile con i nostri impegni GATT/OMC. Inizialmente, la Confederazione ha notificato, nella lista concernente i suoi impegni GATT/OMC in materia di accesso ai mercati, tre contingenti doganali, ossia un contingente di vino rosso di 1,62 milioni di ettolitri, un contingente di vino bianco sfuso di 30'600 ettolitri e uno di vino bianco in bottiglia di 45'000 ettolitri. D'intesa con il settore, è stato deciso che al momento della messa in atto degli accordi, i due contingenti di vino bianco sarebbero stati uniti in un unico contingente. Il volume totale dei contingenti doganali corrispondeva al volume totale dei contingenti aperti duranti gli anni di riferimento.</p><p>La prima esperienza di ripartizione del contingente parziale di vino bianco (secondo semestre del 1995), fondata su un sistema d'iscrizione con deposito di una garanzia bancaria, è stata un fallimento. Infatti, solo 1'1,89 per cento del volume richiesto ha potuto essere rispettato. Ciò ha suscitato numerose reazioni negative e proposte tanto a livello professionale quanto a livello politico. Le proposte spaziavano dalla messa all'asta del contingente di vino bianco fino alla richiesta della liberalizzazione totale e immediata dell'importazione di vino in generale.</p><p>Nel dicembre 1995, il Consiglio federale decideva, in seguito alle diverse discussioni con il settore, che il contingente di vino bianco sarebbe stato raddoppiato a 150'000 ettolitri a partire dall'anno seguente e aumentato annualmente di 10'000 ettolitri fino al 2000, per raggiungere la soglia di 190'000 ettolitri. In controparte, il contingente di vino rosso sarebbe stato fissato a 1,55 milioni di ettolitri per il 1996 e ridotto annualmente di 10'000 ettolitri fino al 2000. In questo modo, il volume totale dei contingenti aperti annualmente sarebbe rimasto invariato a 1,7 milioni di ettolitri. Si era ugualmente deciso di raggruppare i contingenti di vino bianco e rosso in un solo contingente di 1,7 milioni di ettolitri a partire dal 1° gennaio 2001. Il settore vitivinicolo era dunque informato dell'unificazione dei contingenti cinque anni prima della sua entrata in vigore.</p><p>Questa modifica del sistema di importazione è stata approvata dal Parlamento nel quadro del rapporto sulle misure doganali prese durante il primo semestre del 1996 (FF 1996 IV 1072) e la legge sulla tariffa delle dogane è stata adeguata in modo corrispondente (FF 1997 II 206). Parallelamente, la modifica è stata notificata all'OMC conformemente alle norme internazionali in vigore. L'ultima controversia con l'Unione europea a proposito di questa modifica è stata risolta nel corso del 2002.</p><p>Nel 1996 l'attribuzione del contingente di vino bianco (150'000 hl) secondo il sistema dell'ordine d'entrata delle domande si rivelò essere un fallimento. Il volume totale del contingente fu importato nei primi quattro-cinque giorni dell'anno. Questo secondo insuccesso in sei mesi spinse la Confederazione ad attribuire il contingente di vino bianco secondo il sistema della vendita all'asta per gli anni dal 1997 fino al 2000.</p><p>Dalla messa in atto degli accordi OMC, il consumo di vini bianchi svizzeri è diminuito da 656'954 ettolitri (95/96) a 625'705 ettolitri (2001/02). Continua quindi la tendenza innescatasi agli inizi degli Anni '90, quando il consumo passò da 833'766 ettolitri per l'anno viticolo 1989/90 a 699'476 ettolitri per il 1994/95 (ultimo anno prima dell'entrata in vigore degli accordi OMC). La riduzione del consumo di vini bianchi svizzeri è stata dunque più significativa prima che dopo l'entrata in vigore degli accordi OMC.</p><p>Il ritorno al vecchio sistema, ossia l'attribuzione di due contingenti distinti di vino rosso e di vino bianco, porrebbe tutta una serie di problemi.</p><p>1. Non è sicuro che la diminuzione delle importazioni di vino bianco avrebbe, quale effetto di sostituzione, un aumento del volume di vini bianchi svizzeri consumati. Tuttavia, un ritorno ad una regolamentazione restrittiva potrebbe certamente suscitare accese reazioni politiche come quelle verificatesi negli Anni '90. Bisogna aspettarsi che una parte dei consumatori non accetti la limitazione della scelta e il rincaro dei prodotti esteri. La stessa cosa vale per il commercio e la grande distribuzione. Reazioni negative - boicottaggio parziale dei vini bianchi svizzeri, o addirittura dei vini svizzeri in generale - non potrebbero essere escluse. Potrebbero creare inconvenienti più importanti che quelli legati all'unificazione dei contingenti.</p><p>2. Qualsiasi modifica dei nostri impegni internazionali esige un nuovo negoziato e di conseguenza apre la possibilità ai nostri partner principali di domandare compensazioni per le loro perdite in termini di accesso al nostro mercato. Sarebbe certamente il caso qualora si ritornasse a due contingenti e, dunque, ad una diminuzione delle possibilità d'importazione di vino bianco. Le domande di compensazione non si limiterebbero necessariamente solo al vino (riduzione dei dazi doganali, aumento dei contingenti doganali), ma potrebbero riguardare anche altri prodotti agricoli. Il "prezzo" da pagare per l'ottenimento di una limitazione delle importazioni di vino bianco si ripercuoterebbe sul vino stesso, fatto che neutralizzerebbe gli effetti voluti, oppure su altri prodotti svizzeri che dovrebbero affrontare una maggiore concorrenza estera. Inoltre, il ritorno a due contingenti solleverebbe il problema del volume di vino bianco da considerare, della sua giustificazione e della sua attribuzione.</p><p>3. Cosciente del momento difficile nel quale si trova la viticoltura svizzera, il Consiglio federale ha sviluppato, congiuntamente al settore, una strategia articolata in tre punti per la Politica agricola 2007. Comprende: la riconversione dei vigneti svizzeri tramite l'estirpazione della vigna eccedente messa a Chasselas e Müller-Thurgau e il loro reimpianto con altri vitigni richiesti dai consumatori, il sostegno alla promozione dei vini all'interno del Paese a certe condizioni e il proseguimento del sostegno alla promozione dell'esportazione. La base legale per i contributi di riconversione è di durata limitata al 2011. Per il periodo 2004-2007 nel preventivo e nel piano finanziario sono contemplati annualmente 5 milioni di franchi, importo che permette la conversione di 200 ettari circa di vigneti l'anno. Le aliquote sono graduate in funzione della declività e ammontano a 20'000 fr./h per superfici con una declività inferiore al 30 per cento, 27'550 fr./h per superfici con una declività fra il 30 per cento e il 50 per cento nonché a 35'000 fr./h circa per superfici con una declività superiore al 50 per cento e per vigneti su terrazzi.</p><p>Trattasi di misure strutturali o promozionali che tendono all'eliminazione della produzione in eccesso. Tutte queste misure sono prese con l'obiettivo che a medio e lungo termine la viticoltura svizzera possa presentare un'offerta equilibrata in rapporto alla domanda del mercato. Dopo questa fase d'adattamento, i vini svizzeri, che rappresentano il 40 per cento del mercato, dovranno essere in grado di affermarsi sui vini esteri, anche se una parte di questi ultimi sono importati a prezzi molto bassi. Il Consiglio federale è fiducioso nella capacità della viticoltura svizzera di raccogliere questa sfida. Una parte della viticoltura immette già oggi sul mercato il proprio vino a prezzi più che ragionevoli. La limitazione delle importazioni di vino bianco nella modalità proposta non farebbe che creare un mercato "artificiale" per una parte dei vini bianchi svizzeri, senza risolvere il problema di un'offerta non conforme alla domanda.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.