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La risposta dei media cinesi all’epidemia locale che nel giro di pochi mesi si è trasformata in una pandemia globale si può dividere in una serie di fasi. I media si sono concentrati su temi specifici, tra cui i diversi modi in cui le autorità cinesi e quelle occidentali hanno gestito la situazione.
Dicembre 2019: una “polmonite sconosciuta” a Wuhan
Quando i pazienti affetti da febbre e da una forma precedentemente sconosciuta di polmonite virale hanno iniziato a presentarsi negli ospedali di Wuhan nel dicembre 2019, non hanno ricevuto quasi nessuna copertura da parte dei media cinesi. Tuttavia, sebbene il pubblico non fosse stato informato dell’esistenza dell’epidemia, i medici che la indagavano hanno iniziato a scambiarsi informazioni. Alcuni dei loro risultati sono stati riportati alla commissione sanitaria locale e, allo stesso tempo, hanno cominciato a essere diffusi più ampiamente attraverso i social media.
Il 30 dicembre, la commissione sanitaria di Wuhan ha inviato una lettera interna che invitava gli ospedali locali a rintracciare e segnalare la “polmonite con eziologia sconosciuta”. Quella sera, si è scatenata una tempesta sui social media quando i medici di Wuhan, tra cui Li Wenliang, hanno inviato messaggi a gruppi privati di WeChat sul ritorno di un virus di tipo SARS. Il giorno seguente, la commissione sanitaria di Wuhan ha annunciato ufficialmente che in città sono stati diagnosticati casi di polmonite sconosciuta. Da questo momento in poi, i media nazionali come la China Central Television (CCTV) e le organizzazioni giornalistiche di altre città come Pechino, (Beijing News Newspaper), e Shanghai (Jiemian News) hanno iniziato a coprire la storia.
Solo il 6 gennaio 2020 l’argomento è apparso finalmente sulla prima pagina di un importante giornale locale di Wuhan, il Chutian Metropolitan Newspaper. Il giornale affermava che la polmonite dovuta alla SARS era stata esclusa come causa di “59 casi sospetti”. Tuttavia, l’attenzione dei media è calata quando la commissione sanitaria di Wuhan non ha segnalato nuovi casi tra l’11 e il 16 gennaio. La commissione ha, però, successivamente annunciato attraverso i canali mediatici come la malattia COVID-19 sia stata causata da un nuovo ceppo di Coronavirus, ma che, allo stesso tempo, non vi era “alcuna prova significativa di contagio da contatto tra persone”.
Il 19 gennaio, il Chutian Metropolitan Newspaper ha pubblicato un articolo su un banchetto di massa per 40mila famiglie tenutosi a Wuhan il giorno precedente. Si tratta di un evento annuale che vuole dimostrare l’armonia della comunità nell’accogliere il Capodanno cinese. Si è svolto appena una settimana prima del nuovo anno, quando il Chunyun – il periodo durante il quale i cinesi si dirigono a casa per celebrare il festival con le loro famiglie, scatenando la più grande migrazione umana del pianeta che coinvolge oltre 3 miliardi di viaggi di passeggeri – aveva già dato il via.
20 gennaio-18 febbraio 2020: La svolta
Il 20 gennaio, dopo che la commissione sanitaria nazionale aveva condotto un’indagine sull’epidemia di Wuhan, uno dei più rispettati esperti di respirazione cinesi, Zhong Nanshan, ha confermato in un’intervista rilasciata dall’emittente televisiva statale CCTV, che il nuovo Coronavirus era altamente contagioso e che poteva essere diffuso attraverso la trasmissione da persona a persona.
Da quel momento, i media cinesi hanno cominciato a coprire ampiamente il COVID-19. I media mainstream sono andati presto in sovraccarico con una copertura positiva e costruttiva, sottolineando l’efficacia e il sacrificio del governo e del popolo e insistendo sul fatto che gli sforzi per combattere la malattia avevano unito l’intera società. Oltre a questa attenzione positiva, sono emersi altri quattro importanti elementi di copertura mediatica:
1) Data visualization
Su varie piattaforme online sono state pubblicate mappe che mostravano la diffusione dell’epidemia con il numero di casi segnalati in tempo reale. Tra le caratteristiche peculiari di queste mappe dell’epidemia vi sono le informazioni sulla posizione geografica che consentono agli utenti di valutare la situazione in tempo reale nel loro quartiere ed evitare di recarsi in zone ad alto rischio. I giornalisti hanno anche utilizzato le visualizzazioni dei dati per dimostrare come il COVID-19 si stesse diffondendo da Wuhan in altre parti del paese.
Ad esempio, The Paper ha mappato 763 casi rilevati all’inizio di febbraio e ha mostrato come questi hanno trasportato il virus da Wuhan in altre parti della Cina prima e dopo che la città è stata messa in isolamento il 23 gennaio. DT Financial News ha visualizzato invece i dati di un documento scientifico basato su un’analisi di oltre 70mila casi per aiutare il pubblico a comprendere l’impatto di fattori quali l’età, il sesso e l’occupazione (con il personale medico particolarmente vulnerabile, nda).
2) Giornalismo investigativo
Il 1° febbraio, trentasette reporter di Caixin Global di Pechino, uno dei principali produttori cinesi di giornalismo investigativo, hanno pubblicato quattro dettagliati resoconti in prima pagina che analizzavano in modo critico come la crisi sia stata esacerbata dalla riluttanza delle autorità locali a rendere disponibili le informazioni in tempi brevi e dalla mancanza di risorse come i kit di testing a Wuhan a gennaio. I rapporti critici pubblicati da Caixin e da altre testate giornalistiche investigative hanno portato a chiedere il licenziamento dei membri anziani del governo locale e della commissione sanitaria.
3) Esperti di fiducia
Poiché il primo avvertimento della natura contagiosa del COVID-19 è venuto dalla figura molto rispettata di Zhong Nanshan, le sue parole e quelle di altri esperti medici sono state regolarmente citate in articoli sull’epidemia in Cina. Tra le notizie cinesi raccolte nel database di Factiva tra il 20 gennaio e il 20 febbraio, il nome di Zhong appare da solo 773 volte, con 113 articoli che riportano il suo nome nel titolo.
4) I social media come principale canale di pubblicazione
Quasi tutti i principali mezzi di informazione in Cina adottano ora un modello noto me “2W (WeChat & Weibo)+1A (App)” per la distribuzione di contenuti, con priorità ai dispositivi mobili. Questa rete virtuale con oltre 1,1 miliardi di utenti ha spinto le organizzazioni giornalistiche a rispondere alla crescente domanda di informazioni affidabili e ha anche spinto ad offrire servizi di fact-checking per contrastare i vari tipi di disinformazione legati ai Coronavirus che hanno iniziato a circolare.
Inoltre, ha fornito sia agli opinion leader che ai privati una piattaforma su cui condividere le loro opinioni e le loro storie personali. Un buon esempio è il “Wuhan Dairy” scritto da Fang Fang, una scrittrice che ha vissuto nella città durante l’isolamento. Il diario di Fang, che ha un tono molto più personale rispetto ai reportage dei media mainstream, ha attirato un pubblico di oltre 20 milioni di lettori giornalieri sul suo account pubblico di WeChat. Allo stesso tempo, ha anche suscitato un acceso dibattito tra gli elementi liberali e nazionalisti della società cinese.
Dal 21 febbraio in poi: Dall’epidemia locale alla pandemia globale
Quando l’epicentro del COVID-19 si è spostato in Europa a seguito della conferma di un focolaio di casi nel Nord Italia il 21 febbraio, anche la copertura giornalistica cinese della malattia è passata a una nuova fase. Oltre agli aggiornamenti quotidiani e all’analisi dei dati sulla situazione in vari Paesi europei, sono emerse diverse altre tendenze nella copertura dei media cinesi:
1) Confrontare favorevolmente la Cina con l’Occidente
Il primo aspetto legato alla gestione della pandemia da parte dei paesi europei a suscitare le critiche dei media cinesi è stato il fatto che l’uso delle mascherine non sia stato universalmente adottato come misura preventiva. I media cinesi hanno poi messo a confronto altre differenze politiche, costituzionali e sociali.
Gli esperti che hanno espresso il loro punto di vista sul perché non sia stato possibile per l’Europa applicare le lezioni apprese dall’esperienza “di successo” della Cina nell’affrontare il virus sono stati ampiamente citati. Tra le ragioni addotte vi era la natura macchinosa della politica europea (poiché occorreva concedere più tempo per i negoziati e il coordinamento, nda), il fatto che in Europa si pone maggiormente l’accento sulla libertà individuale, piuttosto che sulle esigenze della società nel suo complesso.
Ci sono state critiche ancora più aspre sulla gestione da parte dell’amministrazione statunitense dell’arrivo di COVID-19 negli Stati Uniti. The Paper ha citato un esperto che ha affermato che il presidente Trump ha sprecato del tempo prezioso, definendo inizialmente lo scoppio dell’epidemia come una strategia usata dai Democratici per promuovere la propria agenda politica.
2) Attenzione: i cinesi d’oltremare tornano a casa
Il resoconto sulla situazione dei cinesi che vivono all’estero è stato inizialmente per lo più simpatetico. Ma dopo che i membri della comunità cinese in Europa hanno cominciato a tornare in madrepatria a marzo e molti di loro sono risultati positivi al test COVID-19, la simpatia per loro ha cominciato a diminuire e le preoccupazioni di poter innescare una seconda ondata di trasmissione del virus hanno cominciato ad avere la precedenza.
3) Il mondo ha un debito di gratitudine nei confronti della Cina?
Il 4 marzo, l’agenzia di stampa Xinhua ha pubblicato un articolo sul suo account pubblico WeChat di un esperto finanziario intitolato “Il mondo deve gratitudine alla Cina”. Questo non è stato il primo articolo ad acclamare il ruolo esemplare svolto dal governo cinese nella lotta globale contro COVID-19, ma fa un forte appello ai sentimenti patriottici cinesi nell’ambito di una campagna mediatica volta a ribaltare la percezione che il Coronavirus abbia avuto origine in Cina.
Secondo questa interpretazione degli eventi, la Cina ha fatto un grande sacrificio (a gennaio e febbraio) e ha guadagnato tempo prezioso per permettere al resto del mondo di prepararsi a combattere il virus. Questa narrazione sottolinea anche che la Cina continua a svolgere un ruolo importante, fornendo sostegno ad altri Paesi che sono stati gravemente colpiti dal virus.
Una versione differente e più lunga di questo articolo è disponibile in inglese, qui.
Le opinioni espresse in questo articolo sono quelle degli autori e degli intervistati e non rispecchiano necessariamente quelle di tutto l’EJO.