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BERNA - Al giudizio dei bernesi è sottoposta il 19 maggio una modifica della legge sull'assistenza sociale il cui esito potrebbe essere un segnale di rotta anche per altri cantoni svizzeri in vena di risparmi. Due le varianti proposte: un taglio dei forfait piuttosto drastico, votato dal Gran Consiglio, e un "progetto popolare" che migliora lo status quo e prevede prestazioni complementari per i disoccupati anziani. Non è escluso un ricorso al Tribunale federale.
Il progetto accolto dal parlamento a maggioranza di destra porta la firma del consigliere di Stato UDC Pierre Alain Schnegg. Esso prevede di ridurre fin dell'8%, rispetto a quanto fissato nelle sue linee direttive dalla Conferenza svizzera delle istituzioni dell'azione sociale (COSAS), l'ammontare del "forfait di mantenimento" che copre i bisogni di base per l'insieme dei beneficiari dell'assistenza sociale.
Attualmente a Berna questo è di 977 franchi al mese per una persona singola, già 9 franchi in meno dei 986 franchi auspicati dalla COSAS, e di 2090 franchi per una famiglia di quattro persone (COSAS: 2110), perché il governo non ha adeguato i forfait al rincaro. Con il taglio si passerebbe rispettivamente a 907 e 1941 franchi. Si tratta dell'aiuto che copre i bisogni vitali - alimentazione, abbigliamento, trasporti, igiene, senza spese sanitarie e di alloggio, a carico dello Stato). Schnegg chiedeva addirittura il 10% in meno.
Il taglio potrebbe salire fino al 15% per i 18-25enni e per gli ammessi a titolo provvisorio, e addirittura fino al 30% per chi di loro non segue una formazione o non si trova un lavoro entro sei mesi.
Incentivare la ricerca di un lavoro - Lo scopo è di rendere il lavoro remunerato più attraente dell'assistenza, favorendo l'inserimento professionale, e di sgravare nel contempo Cantone e Comuni (da 8 a 19 milioni di franchi secondo i calcoli del governo). Secondo Schnegg non è normale che una persona che riceve un magro salario si ritrovi a fine mese con meno soldi per la famiglia di un nucleo domestico in assistenza. Per governo e parlamento, l'aiuto sociale non deve sostituire il salario ma restare una soluzione transitoria in caso di difficoltà economica.
Nel canton Berna, il tasso di persone in assistenza (circa 42'700) è del 4,2%, più alto della media svizzera (3,3%). A Bienne arriva addirittura all'11,5%, un record tra le città elvetiche (dati del 2017).
Progetto popolare - Il progetto popolare, forma di referendum propositivo che consente di modificare parzialmente disegni di legge e decreti, è stato proposto come alternativa da ambienti della sinistra. Il Gran Consiglio ne ha raccomandato il rigetto, sostenendo che causerebbe maggiori spese tra i 17 e i 28 milioni di franchi.
Il progetto vuole che tutti i contributi assistenziali siano fissati secondo le norme della COSAS, rincaro compreso. Per il comitato che lo sostiene non è tagliando i contributi che si spingono gli assistiti a ritrovare più in fretta un lavoro. Bisogna invece migliorarne le competenze di base e le qualifiche professionali.
Il testo vuole inoltre che chi perde il lavoro dopo i 55 anni ed esaurisce il diritto alle indennità di disoccupazione sia sostenuto secondo i modi di calcolo delle prestazioni complementari AVS/AI. I disoccupati anziani riceverebbero così un sostegno finanziario più generoso di quello dell'assistenza.
Tribunale federale?
In caso di doppio sì è prevista una domanda sussidiaria per indicare la proposta preferita. Dovessero passare i tagli, gli oppositori già valutano secondo il giornale "Der Bund" la possibilità di un ricorso al Tribunale federale, sulla base di una perizia giuridica secondo la quale questi non sono compatibili con i diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione.
Il progetto di tagli bernese non è l'unico in cantiere e potrebbe trovare emuli altrove dopo che la stessa Conferenza dei direttori cantonali delle opere sociali (CDOS) già nel 2015 aveva preconizzato linee direttive più severe, in particolare per famiglie numerose e giovani adulti. Ad Argovia, il legislativo ha accettato un anno fa due postulati che contemplano tagli del 30%, la stessa percentuale a cui si accenna in una mozione approvata dai parlamentari di Basilea Campagna.
COSAS: tagli eccessivi - Lo scorso gennaio, la COSAS aveva deplorato questa tendenza, sostenendo che il forfait di sostentamento è già inferiore alle spese per i bisogni vitali e che nuove riduzioni comprometterebbero la copertura del minimo esistenziale.
Secondo la COSAS, in caso di riduzione dell'8%, una famiglia di quattro persone disporrebbe di circa 7 franchi al giorno per acquistare cibo, bevande e tabacco e di circa 5 franchi se il calo fosse del 30%.
La COSAS auspica anche che gli ultra 55enni che perdono il lavoro possano rimanere affiliati agli Uffici regionali di collocamento (URC) fino all'età di pensionamento e percepire le prestazioni complementari invece dell'aiuto sociale.
Alla COSAS aderiscono tutti i cantoni e circa 1500 comuni. Le sue direttive che fissano gli standard per i beneficiari dell'assistenza sono generalmente seguite in tutta la Svizzera. Negli ultimi anni ha però dovuto far fronte ad aspre critiche, in particolare da politici di destra.