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L’essenziale in breve
L’imposizione minima dell’OCSE deve essere attuata in Svizzera mediante una modifica costituzionale. Con ogni probabilità la popolazione sarà chiamata a esprimersi al riguardo nel giugno del 2023. Se il progetto verrà accolto, il Consiglio federale potrà attuare l’imposizione minima mediante un’ordinanza. Entro i sei anni successivi dovrà poi presentare al Parlamento una legge federale.
Situazione di partenza
L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economici (OCSE) e il gruppo dei 20 Paesi industrializzati ed emergenti più importanti (G20) ritengono che l’imposizione attuale dei grandi gruppi di imprese attivi a livello internazionale non sia più adeguata ai tempi. In considerazione della crescente globalizzazione, intendono pertanto introdurre norme di imposizione speciali per queste imprese.
Circa 140 Stati, tra cui la Svizzera, hanno aderito al progetto di riforma che prevede l’imposizione dell’utile dei grandi gruppi di imprese attivi a livello internazionale con un’aliquota minima del 15 per cento. In Svizzera questa soglia minima non è sempre raggiunta.
Modifica costituzionale
Alla luce di quanto precede, il Consiglio federale e il Parlamento intendono introdurre l’imposizione minima per i grandi gruppi di imprese attivi a livello internazionale. Per tutte le altre imprese il quadro impositivo rimane immutato. Di conseguenza si rende necessario creare una base costituzionale che ammetta esplicitamente questa disparità di trattamento tra imprese.
La Costituzione enuncerà in una disposizione transitoria i principi secondo cui il Consiglio federale dovrà attuare l’imposizione minima. La relativa ordinanza rimarrà in vigore finché non sarà sostituita da una legge federale, che il Consiglio federale dovrà presentare al più tardi entro sei anni.
Chi sarà interessato dalla riforma?
Saranno interessati dalla nuova imposizione minima soltanto i grandi gruppi di imprese attivi a livello internazionale che realizzano una cifra d’affari annua di almeno 750 milioni di franchi. In Svizzera ne fanno parte poche centinaia di gruppi di imprese nazionali e poche migliaia di gruppi di imprese esteri. Grosso modo il 99 per cento delle imprese in Svizzera non sarà direttamente interessato dalla riforma e continuerà a essere tassato come prima.
In tutti i Cantoni può verificarsi un’imposizione inferiore al 15 per cento, ma ciò è soprattutto il caso dei Cantoni con un onere fiscale basso dove sono insediate molte imprese grandi e redditizie.
L’imposta integrativa nell’ordinanza
Se l’imposizione minima non è raggiunta, la differenza viene prelevata mediante un’imposta integrativa. L’imposta integrativa è un’imposta federale. Al pari dell’imposta federale diretta è però attuata dai Cantoni.
Ripercussioni
Le ripercussioni finanziarie dell’imposizione minima sono incerte, poiché dipendono fortemente dalla legislazione degli altri Paesi e dal comportamento delle imprese. Inoltre, non è possibile stimare gli effetti di tutti gli elementi della riforma. Le entrate derivanti dall’imposta integrativa sono stimate grossomodo a 1–2,5 miliardi di franchi all’anno nella fase iniziale1.
Con l’imposizione minima la Svizzera perde attrattività fiscale. Ciò potrebbe indurre le imprese a trasferirsi altrove o a non stabilirsi in Svizzera. Ne potrebbero risultare minori entrate derivanti dall’imposizione delle imprese e da altri tributi.
La concorrenza fiscale subirà un leggero pregiudizio anche a livello nazionale. I Cantoni con un’imposizione elevata diventeranno fiscalmente più interessanti rispetto ai Cantoni con un’imposizione bassa. Aumenteranno anche gli oneri amministrativi per le imprese e le autorità.
1 Un’altra analisi delle ripercussioni finanziarie ha affrontato analoghe problematiche dovute al metodo. Ad ogni modo le ripercussioni finanziarie stimate si collocano all’interno dell’intervallo menzionato. Cfr. BSS, Volkswirtschaftliche Beratung, Schlussbericht, OECD-Mindeststeuer, Unternehmensbesteuerung in der Schweiz unter dem Regime der OECD-Mindeststeuer: Schätzung der Mehreinnahmen, Verteilung zwischen den Kantonen, Basilea 2022.
Distribuzione delle entrate derivanti dall’imposta integrativa
Il 75 per cento delle entrate derivanti dall’imposta integrativa sarà destinato ai Cantoni che finora applicavano alle grandi imprese aliquote d’imposta inferiori. Questi Cantoni possono così impiegare tali entrate per compensare in modo mirato la perdita di attrattività causata dall’aumento degli oneri fiscali. Una parte delle entrate confluirà tuttavia nella perequazione finanziaria, producendo effetti benefici anche per gli altri Cantoni. I Cantoni decidono sovranamente come impiegare le proprie entrate, tenendo debitamente conto dei Comuni.
Il 25 per cento delle entrate derivanti dall’imposta integrativa spetterà alla Confederazione. Anche in questo caso una quota confluirà nella perequazione finanziaria nazionale. Le rimanenti entrate saranno utilizzate dalla Confederazione per promuovere l’attrattività della piazza economica svizzera.
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Ultima modifica 18.01.2023