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Per salvare l'attuale accordo quadro con l'Unione europea l'ex diplomatico Michael Ambühl propone di cominciare a concluderne uno transitorio per evitare un'escalation della tensione. Intanto Berna potrebbe mostrarsi più generosa con il miliardo di coesione per l'UE.
Una soluzione ad interim potrebbe frenare la spirale negativa che deriva dalla paralisi dei negoziati sull'accordo istituzionale e permettere di rinviare le discussioni ad una data successiva, in tutta serenità, spiegano in un commento dalla pagine odierne dalle Neue Zürcher Zeitung (NZZ) Michael Ambühl, professore al Politecnico di Zurigo (ETH), e la studiosa Daniela Scherer. Una dichiarazione d'intenti potrebbe servire come base per un eventuale accordo interinale. In tale contesto, da un lato, i partner convengono di continuare ad aggiornare gli accordi esistenti. E, dall'altro, la Svizzera si asterrebbe momentaneamente dall'esigere nuovi accordi di accesso ai mercati.
Michael Ambühl e Daniela Scherer suggeriscono poi alla Confederazione di versare più soldi all'Unione europea. La Svizzera potrebbe mostrarsi "nettamente più generosa" nel suo contributo alla coesione europea: sarebbe un gesto per mostrare buona volontà, ma anche per scindere il suo aiuto da richieste politiche. "Per la Svizzera sarà sempre più conveniente di un accordo quadro non equilibrato o di rischiare di essere pungolata in maniera inaspettata da parte dell'UE". L'accordo ad interim dovrebbe anche includere l'intenzione di proseguire i negoziati a tempo debito.
Comunque - sottolineano la scienziata e l'alto funzionario che ha negoziato gli accordi bilaterali bis - anche un contratto transitorio non sarebbe privo di rischi. In particolare, potrebbe dare a Bruxelles l'impressione che venga evitato il dibattito sulle "vere" questioni di contenuto, come quella di un'adesione all'UE. Secondo Scherer e Ambühl "Bruxelles dovrebbe comunque preferire un accordo ad interim al fallimento di un accordo quadro in votazione popolare".
La Svizzera sta negoziando un accordo per regolare le sue future relazioni con l'UE dal 2014, ma non ha ancora firmato il progetto presentato l'anno scorso. A Berna, il Parlamento chiede più tempo per risolvere le divergenze sulla protezione salariale e sulle misure di accompagnamento, sugli aiuti di Stato e sulla direttiva sulla cittadinanza europea. Finora la Commissione Europea ha respinto qualsiasi rinegoziazione e ha aumentato la pressione sulla Svizzera, ad esempio non rinnovando quest'estate l'equivalenza della borsa svizzera. Inoltre l'argomento è stato eclissato dalle nuove nomine alla Commissione UE e dalle discussioni sulla Brexit.
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