Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01179.jsonl.gz/909

Ottimismo o speranza?
Daniele Scarabel
Pastore
Gesù Cristo è risorto! Qualcuno ha affermato: “Se Cristo è risorto, allora tutto il resto è irrilevante. E se Cristo non è risorto, allora tutto il resto è irrilevante”. Che cosa significa? Che, se Gesù è risorto dai morti, allora tutto il resto a confronto è irrilevante. Questa è la verità sulla quale ognuno dovrebbe costruire tutto il resto della propria vita. Ma se Gesù non è risorto, allora possiamo anche tranquillamente continuare a vivere come vogliamo, perché alla fine non ci resterebbe altro che questa vita…
In questa domenica di Pasqua vogliamo imparare che, come cristiani, possiamo essere molto più che solo ottimisti riguardo il nostro futuro, perché la risurrezione di Cristo ci offre una speranza molto concreta. E lo scopriremo seguendo la storia di un uomo che ebbe bisogno di ben più che semplice ottimismo per affrontare la più grande sfida della sua vita. L’uomo in questione è Abraamo e la vicenda che seguiremo oggi è narrata in Genesi capitolo 22.
Chi è il tuo Isacco?
Dopo queste cose, Dio mise alla prova Abraamo e gli disse: «Abraamo!» Egli rispose: «Eccomi». E Dio disse: «Prendi ora tuo figlio, il tuo unico, colui che ami, Isacco, e va’ nel paese di Moria, e offrilo là in olocausto sopra uno dei monti che ti dirò». (Genesi 22:1-2)
Il capitolo inizia con le parole “Dopo queste cose…” e per comprendere bene gli eventi di Genesi 22, dobbiamo ripassare brevemente gli eventi di Genesi 12-21. In Genesi 12, Dio scelse un uomo di nome Abramo come strumento per realizzare il suo piano di salvezza. Chiamò Abramo a lasciare la sua patria e a recarsi in un paese nel quale Dio avrebbe fatto di lui una grande nazione e avrebbe benedetto il mondo attraverso la sua discendenza.
Nel corso di questi capitoli, Dio continuò a riaffermare e a confermare le sue promesse di alleanza, compresa quella di dare ad Abramo più discendenti di quanti ne avrebbe potuto contare. C’era solo un grosso problema: Sarai, sua moglie, era sterile… Abramo tentò di prendere in mano da solo la situazione concependo un figlio con Agar, la serva egiziana di sua moglie. Ciononostante, in Genesi 17 Dio promise la nascita di un figlio di nome Isacco, che sarebbe stato il legittimo erede, e questo sebbene Abraamo avesse ormai 100 anni!
In Genesi 18, Dio confermò nuovamente ad Abraamo che entro un anno sua moglie avrebbe partorito un figlio e il capitolo 21 riporta la nascita miracolosa di Isacco, il figlio della promessa. Tutto sembrava finalmente funzionare secondo il piano di Dio. Ma è “dopo queste cose” che la narrazione subisce una svolta improvvisa…
Abramo si ritrovò di fronte al più grande dilemma della sua vita: Dio gli chiese di sacrificare suo figlio! Più precisamente il suo “unico figlio” perché, sebbene ci fosse anche Ismaele, solo Isacco era l’insostituibile figlio della promessa. Dio mise alla prova la fedeltà di Abramo: chi avrebbe amato di più, Dio o Isacco? Anche la sua fede fu messa alla prova: si sarebbe fidato del fatto che Dio avrebbe provveduto e mantenuto la sua promessa?
Anche se la richiesta può sembraci senza senso e in totale contraddizione con le promesse che Dio aveva fatto negli anni precedenti, non dobbiamo dimenticare che Dio è sovrano sopra tutto e tutti e che può chiedere e fare tutto ciò che vuole. È purtroppo facile cadere in ragionamenti antropocentrici, pensando che il Dio d’amore della Bibbia debba essere a nostra disposizione per soddisfare i nostri bisogni. Ma non siamo noi al centro di tutto, è Dio!
Riesci ad immaginare di essere messo alla prova da Dio in questo modo? Forse Dio non ti farà richieste così drastiche, ma credo che valga la pena di fermarci un attimo prima di continuare e chiederci: qual è il mio Isacco? Quale potrebbe essere la cosa alla quale ti stai forse aggrappando più che a Dio e che Dio dovrebbe forse strappare dalle tue mani per dirti: “Fidati di me, lascia andare ogni altra cosa e affidati unicamente a me”? Qual è la cosa o la persona che Dio potrebbe chiederti di lasciare andare o, meglio, di lasciarla nelle mani di Dio, per portare la tua fede a un livello ancora più profondo?
Iavè-Irè: il Dio che provvede
Abraamo si alzò la mattina di buon’ora, sellò il suo asino, prese con sé due suoi servi e suo figlio Isacco, spaccò della legna per l’olocausto, poi partì verso il luogo che Dio gli aveva indicato. (Genesi 22:3)
Qui vediamo Abraamo andare avanti senza indugiare. Abraamo avrebbe potuto fuggire, come fece Giona, ma sapeva che Dio aveva parlato e così obbedì. Anche quando Isacco gli chiese dove fosse l’agnello per l’olocausto e Abramo rispose pieno di fiducia: “Figlio mio, Dio stesso si provvederà l’agnello per l’olocausto”. (Genesi 22:8)
La fede e la lungimiranza di Abramo sono sorprendenti e il Nuovo Testamento ci fornisce ulteriori informazioni sullo stato d’animo di Abramo. Paolo scrive di Abraamo in Romani 4:
Davanti alla promessa di Dio non vacillò per incredulità, ma fu fortificato nella sua fede e diede gloria a Dio, pienamente convinto che quanto egli ha promesso, è anche in grado di compierlo. (Romani 4:20-21)
Abramo era pienamente convinto che, poiché Dio aveva promesso che dalla discendenza di Isacco sarebbe nata una nazione, anche se lo avesse sacrificato Dio lo avrebbe in qualche modo risuscitato. Abramo non ha mai visto Dio fare qualcosa del genere, eppure credette che Dio “fa rivivere i morti, e chiama all’esistenza le cose che non sono (Romani 4.17).
E così i due si incamminarono insieme. E questo è il momento in cui il testo rallenta, in cui la storia si ferma. Giunsero al luogo che Dio gli aveva indicato. Abramo vi costruì l’altare e sistemò la legna, legò suo figlio Isacco e lo pose sull’altare sopra la legna. Riuscite a immaginare la scena? Isacco avrebbe tranquillamente potuto scappare da un uomo di 115 anni, ma incredibilmente non lo fece. Si fidava di suo padre e del Dio che avrebbe provveduto!
Al versetto dieci tutta la storia giunge al culmine. Abramo stese la mano e mentre stava per prendere il coltello per scannare suo figlio, Dio intervenne:
Ma l’angelo del SIGNORE lo chiamò dal cielo e disse: «Abraamo, Abraamo!» Egli rispose: «Eccomi». E l’angelo: «Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli male! Ora so che tu temi Dio, poiché non mi hai rifiutato tuo figlio, l’unico tuo». (Genesi 22:11-12)
Questo è uno di quei momenti in cui Dio interviene al momento giusto. Il Dio che mette alla prova è anche il Dio che salva. E poi, proprio come aveva detto Abramo, ecco un montone impigliato per le corna in un cespuglio che Abraamo poté offrire in olocausto al posto di suo figlio. E Abramo chiamò quel luogo Iavè-Irè, che letteralmente significa Dio provvede.
Sono convinto che, in modo soprannaturale, Abraamo abbia compreso che dietro a tutta quella storia c’era qualcosa di molto più grande anche di lui stesso e della vita di suo figlio Isacco. Ed è così che anche noi oggi possiamo leggere questa storia, come una prefigurazione di ciò che Dio avrebbe fatto secoli dopo, provvedendo Lui stesso all’agnello sacrificale nella persona di suo figlio Gesù Cristo che non fuggì di fronte alla morte, sacrificando sé stesso.
Centinaia di anni dopo, nella stessa regione, il Figlio di Dio portò il legno sulla montagna, la stessa croce alla quale fu appesa e sulla quale morì come sacrificio per i nostri peccati, per offrire perdono e riconciliazione con Dio a chiunque crede e confida in Lui. Sacrificando Cristo Dio si è ancora una volta rivelato come il Dio che provvede, come il nostro Iavè-Irè.
La speranza nella resurrezione di Cristo
Arrivati alla fine della storia, alcuni di voi si staranno forse ancora chiedendo come abbia potuto Abraamo avere così tanta fiducia in Dio. Ebrei 11 ci dà alcuni importanti indizi:
Per fede Abraamo, quando fu messo alla prova, offrì Isacco; egli, che aveva ricevuto le promesse, offrì il suo unigenito. Eppure Dio gli aveva detto: «È in Isacco che ti sarà data una discendenza». Abraamo era persuaso che Dio è potente da risuscitare anche i morti; e riebbe Isacco come per una specie di risurrezione. (Ebrei 11:17-19)
La fede di Abramo riposava nella potenza di Dio. Abramo agì con fede perché credeva che Dio non solo avrebbe potuto, ma anche che avrebbe davvero risuscitato Isacco dalla morte. È incredibile, Abraamo si aspettava il miracolo di una risurrezione fisica! Ci sono tre parole centrali che riassumono ciò in cui Abraamo credeva: “Dio è potente”! Lo credi anche tu?
Abraamo credeva che Dio fosse potente da risuscitare Isacco dai morti, ma noi sappiamo che Cristo è veramente risorto dai morti. Oggi, mentre celebriamo la Pasqua, non possiamo sottolineare a sufficienza l’importanza della risurrezione di Gesù dai morti: Gesù non solo è morto per noi, ma è anche risorto fisicamente! La risurrezione era essenziale affinché Dio potesse offrire tre cose concrete a chiunque confida in Gesù Cristo: speranza, vita e potenza!
1) La risurrezione di Gesù offre speranza. Così come la fede di Abraamo puntava a qualcosa di molto più grande di lui stesso, anche la risurrezione di Gesù indica che c’è qualcosa che va ben oltre la vita su questa terra, che ci deve essere qualcosa di molto migliore di ciò che questo mondo pervaso dal peccato ha da offrire.
La buona notizia è che la resurrezione di Cristo ne è la garanzia. C’è vita, speranza, gioia e pace nel futuro regno di Dio. La risurrezione infonde speranza nelle nostre paure, nei nostri dubbi e in tutto ciò che ci scoraggia. Se oggi sei qui pieno di domande riguardo al tuo futuro, sappi che nella risurrezione di Cristo puoi ritrovare una nuova speranza nel Dio che provvede!
2) La risurrezione di Gesù offre vita. Abramo non solo sperimentò come Dio gli procurò un montone da sacrificare al posto di Isacco, ma “riebbe Isacco come per una specie di risurrezione”. In Cristo anche noi otteniamo nuova vita, come Gesù disse:
Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; e chiunque vive e crede in me, non morirà mai. Credi tu questo? (Giovanni 11:25-26)
In Cristo, la nostra paura della morte svanisce. E se è così, cos’altro dobbiamo temere? Saresti pronto a morire questa mattina? Se fosse giunto il momento di presentarti davanti a Dio, saresti pronto? Possiamo essere liberi dalla paura della morte non in base alle nostre opere, ma in base all’opera di Cristo. Se hai riposto la tua fede in Cristo, le parole di Gesù in Giovanni 14:19 sono per te: “perché io vivo e voi vivrete”.
3) La risurrezione di Gesù offre potenza. Che tipo di potenza? La potenza dello Spirito Santo per poter vivere al meglio la tua vita. La risurrezione di Cristo non solo ci garantisce una vita eterna, ma ci garantisce anche una vita “in abbondanza” già qui e ora (Giovanni 10:10). La risurrezione di Cristo si ripercuote su ogni dettaglio della tua vita. La risurrezione di Gesù non è un evento da celebrare una volta all’anno, è una realtà che ci trasforma passo dopo passo.
Stai sperimentando questa potenza nella tua vita? Sii onesto. So che oggi è Pasqua, ma pochi di noi potrebbero dire di sperimentare la potenza della risurrezione in tutte le fasi della vita… Quale area della tua vita ti sembra un po’ senza vita, senza potenza? Dov’è che hai bisogno della potenza della risurrezione di Cristo nella tua vita?
Per riuscire a perdonare chi ti offende…? Per perseverare sul posto di lavoro…? Per affrontare gli studi…? per guarire una relazione incrinata…? Per essere più paziente nelle sfide quotidiane…? Per dire no ai desideri peccaminosi e vivere la vita che Cristo ci chiama a vivere…?
La risurrezione di Cristo ci offre speranza, vita e potenza. Molto più che semplice ottimismo. Vorrei concludere con una citazione del teologo J. I. Packer:
L’ottimismo è un desiderio senza garanzia; la speranza cristiana è una certezza, garantita da Dio stesso. L’ottimismo riflette la mancanza di certezze sulla possibilità che le cose buone arrivino davvero. La speranza cristiana esprime la consapevolezza che ogni giorno della sua vita, e ogni momento successivo, il credente può dire… il meglio deve ancora venire.
Possiamo anche attraversare situazioni difficili che possono causare incertezza, ansia, dubbio o paura. Ma se dipendiamo da Dio, possiamo sapere che è Lui la fonte della speranza e gioire in Lui e nella speranza che ci promette attraverso la risurrezione di suo Figlio Gesù Cristo. Se abbiamo speranza, possiamo essere pieni di gioia e di pace, qualunque cosa accada. In questo giorno di Pasqua, ricordati di gioire più spesso della speranza che Dio ti ha dato. Riponi la tua speranza nel Dio vivente e nel suo potere eterno di salvare e sistemare ogni cosa a suo tempo e a suo modo.
Amen