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I bambini possono cogliere molte cose ma decisamente non ragionano come un adulto. Eppure riescono molto bene a leggere tra le righe. Il tono della tua voce e il linguaggio non verbale che usi comunicano un messaggio ben diretto. E, senza bisogno di esserne sorpreso, anche i bambini molto piccoli – che hanno un limitato uso della lingua – rispondono a noi in base al modo in cui noi ci poniamo nei loro confronti.
Si può risparmiare un bel po’ di problemi prestando attenzione a come ragionano i bambini.
Prestiamo più attenzione a come noi usiamo le parole. Pensa prima di parlare. Se tu abitui tuo figlio al ricatto, questo è quello che imparerà a fare anche lui. Non implorare tuo figlio, semplicemente parla e domanda. Non puoi aspettarti da tua figlio una risposta appropriata se non ti rivolgi a lui in modo corretto. E quando gli chiedi di fare qualcosa, non dimenticare di usare il “per favore”, la cortesia non costa nulla.
Una delle cose che mi lascia spesso allibita è il vedere la quantità di proposte che i genitori fanno ai loro bambini. Un bambino di due o tre anni non è in grado di scegliere tra cinque, sei, sette o addirittura otto cose diverse. E’ solo all’età di quattro o cinque anni che il bambino comincia ad essere in grado di scegliere e prendere decisioni.
Molti genitori odiano il pensiero di dover dire ai propri figli cosa fare perché pensano che questo li renda dei dittatori invece che gli amorevoli genitori che vorrebbero essere. Così, invece di dire al bambino cosa fare, gli propongono diverse possibilità sperando che il bambino, in tutto questo, veda il loro amore e la loro cura.
Non offrire una scelta non significa comandare a bacchetta come un sergente. E’ più semplice se presenti la tua richiesta utilizzando delle indicazioni chiare e semplici da seguire, se lo coinvolgi nell’azione e ti ricordi di apprezzarlo per quanto fa. Per esempio, “Per favore, mettiti le calze. Puoi tirarti su le calze? Bravo, ottimo lavoro. Ora metti anche le scarpe, grazie.”
Giocare al ricatto è sbagliato tanto quanto offrire la possibilità di scegliere.
Cosa intendo? Vediamo un esempio che credo suoni familiare a molti:
Dici a tuo figlio che deve mangiare almeno cinque bocconi del suo pranzo e poi potrà avere un biscotto.
Lui ne mette in bocca una cucchiaiata ma ti chiede il biscotto.
Sembra che la cosa funzioni ma siccome non hai tutto il tempo del mondo, gli dici di mangiarne ancora tre e poi potrà avere il biscotto.
Ma tuo figlio vuole il biscotto immediatamente.
Già ti sei resa conto della direzione che la cosa sta prendendo e gli dici di mangiare almeno due cucchiaiate. Prendi il cucchiaio e glielo avvicini alla bocca. Lui respinge il cucchiaio e comincia a fare le bizze per avere il biscotto.
Gli dici che non può avere il biscotto se non mangia almeno una cucchiaiata.
Tuo figlio comincia a scalciare e a gridare.
Prendi il biscotto e glielo dai.
Tuo figlio ti ha battuto. E’ riuscito ad avere esattamente quello che voleva: solo una cucchiaiata del suo pranzo e un biscotto. E ora te ne chiede un altro.
I bambini tendono a vincere facilmente queste sfide. Non sanno cosa voglia dire ricattare o fare una promessa. Quello che gli proponi è semplicemente così accattivante che loro fanno di tutto per averlo. E quello che a te sembra un mercanteggiare, per tuo figlio è la dimostrazione che le regole cambiano di continuo – e tutti sappiamo quello che questa situazione porta a pensare … se la regola non è una regola allora non è necessario che io la segua …