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La Birmania ha annunciato la liberazione di oltre 6.300 "prigionieri" senza però precisare se fra questi sono inclusi anche i detenuti politici. Lo ha riferito oggi la tivù di Stato.
In precedenza, in una lettera aperta pubblicata sui media di Stato, il nuovo organo governativo birmano per i diritti umani aveva sollecitato il presidente a rilasciare i "prigionieri di coscienza".
I prigionieri che non rappresentano "una minaccia alla stabilità dello Stato e della pubblica tranquillità" dovrebbero essere rilasciati, ha scritto il presidente della commissione nazionale del Myanmar per i diritti umani, Win Mra, nella lettera aperta.
Gli Stati Uniti e l'Unione europea hanno posto il rilascio dei circa 2.100 prigionieri politici quale condizione per togliere le sanzioni imposte a Myanmar per i suoi abusi nel campo dei diritti umani.
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