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La legge francese del 2010 che vieta di nascondere integralmente il viso nello spazio pubblico, e quindi proibisce di portare il burqa e altri veli integrali islamici, non viola il diritto alla libertà di religione né quello al rispetto della vita privata. È quanto stabilisce la Corte europea dei diritti umani in una sentenza pubblicata oggi.
La sentenza è stata resa dalla Grande Camera della Corte ed è quindi definitiva. Per i giudici la legge francese dell'11 ottobre 2010, entrata in vigore l'11 aprile 2011, che impone il divieto di portare il burqa e il niqab in quanto vieta di nascondere integralmente il viso, "persegue lo scopo legittimo di proteggere i diritti e le libertà altrui e di assicurare il rispetto dei minimi requisiti del vivere insieme".
I giudici hanno accettato la tesi del governo secondo cui "il volto riveste un ruolo importante nelle interazioni sociali". I togati affermano quindi di "comprendere che vi possano essere persone che possono desiderare di non vedere in luoghi pubblici pratiche o comportamenti che possano mettere in questione in modo sostanziale la possibilità di avere delle interazioni sociali aperte".
Il governo francese ha dunque ragione nel sostenere che l'indossare un velo che nasconde il viso viola i diritti altrui a vivere in uno spazio in cui lo stare assieme è agevolato. Strasburgo però non ha accettato la motivazione secondo cui la legge sarebbe stata introdotta per assicurare la sicurezza pubblica in quanto un divieto totale di niqab e burqa non può essere considerato "necessario in una società democratica".
Il governo, infatti, avrebbe potuto ottenere lo stesso risultato imponendo l'obbligo di mostrare il viso in caso di controllo d'identità. I giudici 'bacchettano' però la Francia ritenendo che emanare leggi come quella in questione possa contribuire al rafforzamento di stereotipi e intolleranza verso certi gruppi, mentre lo Stato ha il dovere di promuovere la tolleranza.
SDA-ATS