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Nel mese di maggio 2016, il Consiglio federale (CF) ha approvato il programma di stabilizzazione 2017-2019, che sarà discusso in autunno al Consiglio degli Stati. Le misure di risparmio riguardano la cooperazione internazionale (CI) in modo sproporzionato. Quest'ultima dovrebbe infatti subire circa il 25% dei risparmi. Concretamente, ciò implica riduzioni di CHF 590 milioni. Inoltre, la CI fa parte dei pochi settori in cui non solamente sono previsti risparmi rispetto al piano finanziario provvisorio, ma nella quale ci saranno anche riduzioni assolute.
Rispetto alla pianificazione precedente, il programma di stabilizzazione riduce le spese della Confederazione di un montante totale di 2,7 miliardi di CHF. Per far fronte al rafforzamento del franco svizzero ed al rallentamento della crescita economica, saranno necessari alcuni aggiustamenti per rispettare le esigenze del freno all’indebitamento. In termini di ricavi, la Confederazione intende rinunciare a misure come nuove imposte o tasse.
L'argomento principale avanzato per giustificare la suddivisione asimmetrica delle misure di risparmio a scapito della CI è che quest'ultima ha beneficiato negli ultimi anni di una crescita sproporzionata. Questa crescita, tuttavia, era il risultato di una decisione strategica di entrambe le camere del Parlamento che assegnava una percentuale pari allo 0,5 % del reddito nazionale lordo alla CI. In breve, la giustificazione puramente contabile dei tagli draconiani nella CI ignora l’interesse a lungo termine della Svizzera ad un mondo sostenibile dal punto di vista sociale, ambientale ed economico.
Nel suo messaggio sul programma di stabilizzazione, il Consiglio federale sostiene che "la Cooperazione Internazionale continuerà ad essere uno dei settori della Confederazione in cui la crescita è più forte" (Foglio federale 2016: 4545). Visti i tagli massicci nel bilancio 2016, questa crescita non rappresenta in effetti che un allineamento alle spese del 2015. Mentre la CI rappresentava ancora nel 2015 il 5,5% del bilancio generale, questa somma si ridurrà entro il 2019 al 4,9%.
Le perdite delle entrate fiscali della RIE III aumentano la pressione sui risparmi
Il CF esclude di introdurre nuove imposte o di aumentare le imposte attuali. Con la terza riforma dell’imposizione delle imprese (RIE III), le entrate fiscali diminuiranno in maniera rilevante a partire dal 2019. Il CF prevede nel progetto di RIE III che la Confederazione subirà una perdita di entrate fiscali di 1,3 miliardi di CHF. Nonostante questo, il CF rinuncia ad una compensazione, come potrebbe permettere un’imposta sulle transazioni finanziarie. Il Parlamento ha ulteriormente rafforzato la RIE III a favore delle imprese. Le conseguenze sono difficili da quantificare, ma ne dovrebbero risultare considerevoli perdite di entrate fiscali supplementari per la Confederazione, i Cantoni ed i Comuni.
La particolare attenzione data agli incentivi fiscali, relativi all'attrattività della piazza economica, è sconcertante. Nel suo Rapporto sulla politica economica esterna del 2015, il CF stesso riconosceva, tuttavia, che la pressione fiscale è solo uno dei fattori che influisce sulla scelta della localizzazione delle imprese. Fattori quali l’infrastruttura, il livello di formazione, la ricerca, l'accesso ai mercati internazionali e la stabilità politica sarebbero anche importanti.
Redistribuzione a scapito dei più poveri
Nel mese di luglio 2016, il ministro delle Finanze Ueli Maurer ha già annunciato, tuttavia, un secondo pacchetto di risparmi per il 2018-2020. Il bilancio federale dovrebbe di nuovo essere alleggerito di ulteriori 3 miliardi di CHF. Oltre la RIE III, il mantenimento del tetto di spesa per l'esercito rafforza i richiami ai risparmi in altri ambiti. Per pareggiare il bilancio, è difficile sfuggire al riflesso che spinge ad attingere nelle spese “non vincolate” che, a differenza delle spese vincolate, non derivano direttamente da disposizioni di legge. La CI si ritrova ancora una volta direttamente toccata, visto che i suoi difensori nella Berna federale sono relativamente pochi. E che l'impatto dei tagli si farà sentire solo lontano dagli occhi dei potenziali elettori ed elettrici.
Tuttavia, bisogna temere che le conseguenze di questi esercizi di risparmi sulle spalle dei più poveri peseranno anche in Svizzera. Infatti, le risorse necessarie a combattere le cause del terrorismo, dei conflitti e della povertà vengono a mancare. Le possibilità di fornire, attraverso la cooperazione allo sviluppo, un contributo per combattere la fuga e la migrazione, vengono limitate in un momento inopportuno.
Il problema della necessità di tali misure di risparmio drastiche nel bilancio federale non è stato sollevato e, ancor meno, dibattuto. Va però ricordato che il CF ha presentato negli ultimi anni eccedenze da record. I dati di giugno 2016 del DFF prevedono ancora un avanzo di 1,7 miliardi CHF. È vero che questo risultato è dovuto principalmente a circostanze specifiche, soprattutto ai tassi di interesse negativi. Dal momento che le imprese versano in maniera crescente le imposte in anticipo, i ricavi superano di gran lunga quelli previsti nel bilancio. Il risultato finanziario, al netto di questi fattori straordinari, ammonta a CHF -0,1 miliardi, ben al di sotto del deficit preventivato di 0,5 miliardi di franchi.
Nel confronto internazionale, lo stato delle finanze pubbliche svizzere risulta significativamente migliore rispetto alla media. E’ così che il debito pubblico dello Stato si attestava nel 2015 ad un livello del 34,4%, significativamente inferiore alla media dei paesi della zona euro (94,1% del PIL). La Svizzera presenta anche livelli molto bassi in termini di pressione fiscale, dato che la quota d'imposta del 27% è significativamente inferiore alla media OCSE del 34,4%.
Alla luce di questi fattori, la conclusione sembra essere che il Consiglio Federale cerca deliberatamente, attraverso previsioni cupe, di creare un’apparenza di pressione al risparmio. E’ vero che le previsioni di crescita globale e nazionale si sono ultimamente deteriorate. Secondo le previsioni del gruppo di esperti della Confederazione, l'economia svizzera dovrebbe comunque crescere dell’1,8% in termini reali nel 2017. E' quindi una terribile confessione di fallimento, per una Svizzera ricca ed in ottima salute economica rispetto ai suoi paesi vicini, la scelta di tagliare gli aiuti alle persone svantaggiate nei paesi in sviluppo.
Traduzione Daniele Lupelli
(pubblicato sul Giornale del Popolo)