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La ministra degli esteri Micheline Calmy-Rey ha inaugurato a Ginevra la conferenza internazionale da lei promossa per discutere dell'aspetto umanitario di un eventuale conflitto armato.
Tutti i Paesi invitati, ad eccezione degli Stati Uniti, hanno aderito all'iniziativa.
Aprendo a Ginevra i lavori della conferenza umanitaria sull'Iraq, organizzata dalla Svizzera, la consigliera federale Micheline Calmy-Rey ha evocato le conseguenze devastanti di un'eventuale guerra in Iraq per la popolazione civile.
Le parole della ministra sono state pronunciate davanti a 150 persone in rappresentanza di 21 organizzazioni e 29 paesi. A Ginevra erano presenti anche il commissario dell'ONU per i rifugiati Ruud Lubbers e il presidente del CICR Jakob Kellenberger.
La sorte dei civili
"Ho desiderato invitarvi - ha proseguito Calmy-Rey - non perché credo che la guerra sia inevitabile ma perché è giunto il momento che il mondo sposti la sua attenzione sulla sorte della popolazione civile".
"Inoltre", ha aggiunto la responsabile del Dipartimento federale degli affari esteri, "è ora che si parli pubblicamente e apertamente di aiuto umanitario e di rispetto del diritto internazionale umanitario".
Organizzando questo incontro "la Svizzera intende mettere a disposizione degli attori che operano nel settore umanitario una piattaforma di dialogo".
La responsabile della diplomazia elvetica ha auspicato che la conferenza sfoci su risultati concreti e possa avere un seguito.
"Gli scenari evocati in caso di conflitto", ha poi proseguito, "sono devastanti". Per questa ragione, "è necessario prendere tutte quelle misure che permettono di rafforzare l'efficacia dell'azione umanitaria".
Scenari drammatici
Gli scenari evocati in caso di conflitto, ha spiegato la consigliera federale, "sono devastanti". Per questa ragione, "è necessario prendere tutte quelle misure che permettono di rafforzare l'efficacia dell'azione umanitaria".
Secondo Micheline Calmy-Rey già ora le condizioni sanitarie e l'approvvigionamento di acqua potabile sono precari in Iraq. Molti iracheni sono indeboliti per la mancanza di assistenza medica e per le condizioni di povertà che regnano nel Paese.
swissinfo e agenzie
Fatti e cifre
Una trentina di Paesi e 21 organizzazioni umanitarie partecipano alla conferenza
L'Iraq non è stato invitato e gli Stati Uniti hanno declinato l'invito
Dal 1991 la Svizzera ha versato annualmente all'Iraq 5 milioni di franchi in aiuti umanitari