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di Gerardo Rigozzi*
Le categorie di Destra e Sinistra appaiono in crisi e quasi in via di scomparsa, mentre al loro posto si utilizzano categorie alternative, nella presunzione di “andare oltre”. Esistono vari criteri, tutti discutibili, per misurare ciò che è di destra e ciò che è di sinistra: l’egualitarismo, lo statalismo, l’internazionlismo sarebbero categorie di sinistra; mentre l’individualismo, la meritocrazia e il nazionalismo sarebbero di destra.
Norberto Bobbio ha rappresentato lo spettro dei vari orientamenti politici: all’estrema sinistra stanno i movimenti insieme egualitari e autoritari (“giacobinismo”); al centro sinistra, le dottrine e i movimenti insieme egualitari e libertari (“socialismo liberale”); al centro destra, le dottrine e movimenti insieme libertari e inegualitari (“partiti conservatori”); all’e- strema destra, le dottrine e movimenti antiliberali e antiegualitari (“fascismo e nazismo”).
Dario Antiseri, nel suo saggio Destra e sinistra due parole ormai inutili, ritiene che la differenza non passa più fra le categorie di destra e sinistra, ma fra quelle di conservatori e liberali.
Il grande principio che permette una buona qualità della democrazia è la competizione: “la grande distinzione è quella offertaci dalla demarcazione costituita dall’abbracciare o meno la logica della competizione”. Contrari alla competizione e alle nuove idee sarebbero, appunto, tutti i conservatori: di Destra e di Sinistra.
I liberali, invece, accettano la competizione come un ricercare insieme le soluzioni migliori in modo agonistico. Allargando il discorso, la reale opposizione è fra coloro che vogliono avvalersi di una società di mercato e quanti vogliono invece rifugiarsi sotto il mantello protettivo dello Stato. Quindi un’opposizione fra movimenti di ispirazione liberale e movimenti nazionalistici e, in parte, socialisti.
La vera dicotomia sarebbe tra coloro che, a destra come a sinistra, avversano lo sviluppo del mercato e coloro che lo auspicano; tra chi vuol un allargamento della libertà individuali e chi ritiene che lo Stato debba avere la suprema giurisdizione sulle libertà dei cittadini.
*Articolo apparso sull'ultima edizione di Opinione Liberale