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Uber fa ancora dibattere, questa volta per lo status dei suoi dipendenti.
Per il Tribunale d’appello del lavoro di Londra non era mai stata disposta una chiusura così ingente e prelevata nel tempo. Il Tribunale ha così confermato la sentenza di primo grado, a cui Uber aveva ricorso, che indicava che chi lavorava per il servizio di trasporto dell'azienda era a tutti gli effetti un dipendente di Uber, e non un soggetto autonomo. Un brutto colpo per l'azienda californiana che tuttavia non dispera. L'esito della decisione non entrerà in vigore con effetto immediato e c'è la possibilità che la Corte suprema ribalti la decisione.
“La maggior parte dei tassisti e degli autisti di noleggio privato sono stati considerati, per decenni, lavoratori autonomi, molto prima che la nostra app esistesse", ha commentato Tom Elvidge, Acting General Manager di Uber UK. “Il motivo principale per cui gli autisti utilizzano Uber è che la nostra app dà loro la libertà di scegliere se, quando e dove effettueranno il loro servizio, motivo per cui abbiamo intenzione di andare in appello. Il tribunale rivendica il fatto che agli autisti viene richiesto di accettare l’80% delle corse una volta effettuato l’accesso all’app. Gli autisti che utilizzano Uber sanno che questo non è mai successo nel Regno Unito. Nel corso degli ultimi anni abbiamo migliorato notevolmente la nostra applicazione per garantire agli autisti un maggior controllo. Abbiamo investito in coperture assicurative per malattia o infortunio e continueremo a implementare l’applicazione per migliorare sempre più l’esperienza di chi guida con Uber”.