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<h2>SubmittedText<h2><p>La storia di Marwan è una di quelle che meritano attenzione e un rapido ed efficace intervento da parte delle autorità. Marwan ha solo sei anni, dopo la separazione dei genitori è affidato alla madre e il 7 febbraio 2015 è stato sottratto all'affidamento della madre e portato in Egitto. Da allora la madre non l'ha più visto e nessuna autorità conferma ufficialmente che il bambino sia con il padre e che frequenti una scuola. Di storie simili purtroppo ce ne sono altre. Ecco perché tramite il postulato 15.3190 la consigliera nazionale Feri chiede una valutazione della legge federale sul rapimento dei minori. Nel suo parere dell' 8 maggio 2015 il Consiglio federale ha dichiarato che il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) stava attualmente trattando 35 dossier e che "nei casi di rapimenti verso Stati non contraenti, i cittadini svizzeri interessati possono far capo alla consulenza e all'assistenza della direzione consolare del DFAE che collabora anche con il SSI". L'Egitto è uno di quegli Stati che non hanno firmato la Convenzione dell'Aia sugli aspetti civili del rapimento internazionale di minori. Ciò causa problemi maggiori non disponendo la Svizzera di strumenti giuridici diretti per ottenere il rimpatrio immediato in casi come quello del piccolo Marwan. D'altronde è necessario che le autorità del nostro Paese si adoperino per agire rapidamente e garantire la salvaguardia dei diritti fondamentali dei minori.</p><p>Chiedo pertanto al Consiglio federale:</p><p>1. Che passi concreti ha intrapreso e intende intraprendere la Svizzera per risolvere questa triste vicenda, che tocca un bambino privato dai suoi diritti, e da troppo tempo lontano dalla madre? Conoscendo i dettagli specifici del caso, come intende la Svizzera rimediare e tutelare Marwan?</p><p>2. Più in generale, nel caso di rapimenti di minori in Paesi non contraenti la convenzione dell'AIA, in che consiste concretamente la consulenza giuridica e l'assistenza consolare citata nel parere sul postulato Feri?</p><p>3. Alla madre del bambino è stato consigliato di recarsi in Egitto e di far capo ad un avvocato del posto, intraprendendo una via legale che prevede l'obbligo di registrazione della propria residenza in Egitto. È facilmente immaginabile come ciò non sia privo di difficoltà e rischi personali. In che modo può il DFAE intervenire direttamente per dare un aiuto concreto in questi casi e nel caso specifico alla signora?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il DFAE ha seguito con attenzione e molto attivamente il caso di Marwan, il bambino di sei anni menzionato nell'interrogazione. Il padre ha riportato il minore in Svizzera il 10 gennaio 2016 dopo che i genitori si erano accordati in tal senso.</p><p>Come giustamente rilevato nell'interrogazione, nel suo parere dell'8 agosto 2015 sul postulato Feri Yvonne 15.3190 il Consiglio federale ha constatato che in caso di sottrazione di minori verso Stati che non hanno sottoscritto la Convenzione dell'Aia sugli aspetti civili del rapimento internazionale di minori (RS 0.211.230.02) manca un quadro legale a livello internazionale o bilaterale. Inoltre, l'ordinamento giuridico, la struttura sociale e religiosa nonché il ruolo delle autorità nella maggior parte degli Stati in cui vengono trattenuti i minori sono molto differenti dalla realtà svizzera. La Svizzera non dispone pertanto di strumenti atti a esercitare pressione su questi Paesi, né tanto meno a riportare il minore al genitore che ha diritto alla custodia parentale. Nel caso di bambini che si trovano o si presume si trovino in uno di questo Stati, il sostegno al genitore coinvolto da parte dell'amministrazione federale rientra principalmente tra le competenze del DFAE. I compiti che può assumere in questo contesto sono enumerati all'articolo 55 dell'ordinanza sugli svizzeri all'estero (ordinanza del 7 ottobre 2015 concernente persone e istituzioni svizzere all'estero, RS 195.11) e vanno dalla consulenza e informazione del genitore interessato al tentativo di prendere contatto con l'altro genitore e il bambino fino all'intervento nello Stato in questione. Al riguardo vanno rispettati la sovranità e l'ordinamento giuridico dell'altro Stato e non è ammesso avviare indagini per localizzare il minore. Le esperienze raccolte negli ultimi anni hanno evidenziato che una soluzione può essere trovata solo attraverso un accordo tra i due genitori, spesso con l'ausilio di una mediazione.</p><p>L'interrogazione si riferisce al caso concreto del bambino di cinque anni sottratto e portato in Egitto dal padre svizzero-egiziano nel febbraio 2015. In questo Paese il rapimento di un minore che si trova in un altro Stato da parte di un genitore non è considerato un reato se manca una sentenza pronunciata da un tribunale egiziano concernente l'affidamento o restrizioni di viaggio. In determinate circostanze il genitore che esercita l'autorità parentale in Svizzera può chiedere a un tribunale egiziano di esprimersi sul diritto di custodia o far riconoscere una sentenza pronunciata in Svizzera. L'esecuzione di una tale sentenza può tuttavia risultare molto difficile e lunga.</p><p>1. Durante il sequestro del minore il DFAE è sempre stato in contatto con la madre e il suo avvocato e ha fornito il massimo supporto nell'ambito del contesto specifico. Nel quadro dell'ampio sostegno prestato ha in particolare</p><p>a) in Svizzera:</p><p>- fornito numerose consulenze, per iscritto, telefonicamente, o nel corso di colloqui personali. Vista la complessità del caso, alcuni collaboratori del DFAE si sono recati anche in Ticino al domicilio della mamma;</p><p>- sollecitato un colloquio con l'ambasciatore egiziano;</p><p>- avviato uno scambio con le autorità di polizia;</p><p>- informato la presidente della Confederazione sul dossier, che a sua volta ha richiesto personalmente un sostegno al ministro degli esteri egiziano;</p><p>b) in Egitto:</p><p>- è intervenuto presso il Ministero degli esteri e della giustizia e presso la presidenza egiziana attraverso l'ambasciatore svizzero al Cairo;</p><p>- ha fornito alla madre contatti con avvocati e organizzazioni locali;</p><p>- ha fatto pressione presso l'Interpol del Cairo;</p><p>- ha aiutato la madre durante il viaggio al Cairo in occasione del Capodanno 2016 nonché padre e figlio al momento del rimpatrio.</p><p>Da tutti i contatti avuti con le autorità egiziane è emerso che, in caso di mancato accordo tra i genitori, la madre avrebbe dovuto adire le vie legali in loco. Il primo passo sarebbe stato quello di affidare un mandato a un consulente legale locale che l'avrebbe aiutata ad acquisire la residenza, premessa necessaria per ottenere una sentenza egiziana.</p><p>La madre era entrata in contatto con il padre già alcuni mesi prima del rientro di quest'ultimo. Di questi contatti, degli accordi presi e di altri progetti della madre il DFAE è stato informato solo in maniera parziale e differita.</p><p>2. Il DFAE fa tutto il possibile per mantenere aperto il dialogo con le autorità straniere nei dossier riguardanti la sottrazione di minori ed è pronto a intervenire in ogni occasione ai massimi livelli per trovare una soluzione che tenga conto del bene dei bambini.</p><p>Le necessità di sostegno da parte del DFAE variano molto a seconda del caso. Gli aiuti menzionati in precedenza sono prestati a titolo gratuito. L'Ufficio federale di giustizia ha pubblicato l'opuscolo "Rapimento internazionale di minori e esercizio del diritto di visita transfrontaliero" che contiene ulteriori informazioni su questo tema.</p><p>3. Una madre che si trova in Egitto è assistita dall'ambasciata tramite consulenza, contatti o sostegno in caso di interventi ufficiali.</p><p>In generale, i cittadini svizzeri che si sentono minacciati all'estero devono notificarlo personalmente alla polizia e chiedere protezione. L'ambasciata può comunque fornire un sostegno per l'espletamento di queste formalità.</p>  Risposta del Consiglio federale.