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Dibattito intenso al Nazionale sul servizio pubblico
KEYSTONE/ANTHONY ANEX(sda-ats)
Il Parlamento non deve avere voce in capitolo nel rilascio della concessione alla SSR. Con 99 voti contro 87 e 4 astenuti, il Nazionale ha respinto una mozione della sua commissione che voleva affidare maggiori competenze all'Assemblea federale in questo ambito.
Con 116 voti contro 71 e 4 astenuti, la Camera del popolo ha pure bocciato un'iniziativa parlamentare di Thomas Müller (UDC/SG) con la quale si chiedeva che in futuro il rilascio della concessione spettasse unicamente all'Assemblea federale e non più come finora al governo.
Il Nazionale ha invece accolto tacitamente un postulato della sua commissione delle telecomunicazioni che chiede al governo di istituire un'Autorità di vigilanza indipendente per la radiotelevisione. Sono queste le principali decisioni prese oggi durante le discussioni concernenti il rapporto sul servizio pubblico radiotelevisivo.
Fronti divisi sul rapporto
Per il resto, dopo un dibattito animato e durato quasi tre ore, la Camera del popolo ha preso atto del rapporto presentato nel giugno scorso dal Consiglio federale, che invita la SSR a svolgere anche in futuro un ruolo cardine nel panorama mediatico pur adattandosi alla rivoluzione digitale.
Diversi oratori del centro e della sinistra hanno sottolineato l'importanza del servizio pubblico fornito dall'ente radiotelevisivo e il ruolo svolto dall'azienda per l'informazione, la formazione, la cultura e il divertimento, nonché per la coesione nazionale. "Gli attacchi che prendono di mira l'indipendenza della SSR sono un tentativo di indebolirla in favore dei media privati", ha rilevato Jacques-André Maire (PS/NE).
Dal canto loro, vari deputati di UDC e PLR hanno sottolineato la situazione di quasi monopolio della SSR, mostrandosi favorevoli a limitare il suo raggio d'azione. "La SSR fa sempre di più", nell'ambito del divertimento, dello sport e ben presto della pubblicità. "Occorre frenare tale espansione pagata con le imposte dei cittadini e che falsa la concorrenza", ha affermato Nathalie Rickli (UDC/ZH).
"Sì, è vero che la SSR fa molto", ha replicato la consigliera federale Doris Leuthard. Ma, a suo avviso, l'informazione resta primordiale per fornire un servizio pubblico di qualità in tutte le regioni linguistiche, come prevede la concessione attuale.
Situazione romanda
Non solo la destra ha espresso critiche al rapporto. In aula c'è chi - come Adèle Thorens (Verdi/VD) - ha giudicato il documento incompleto, perché non prende sufficientemente in considerazione la situazione dei media nella Svizzera romanda. "La sparizione dell'Hebdo e i tagli massicci a Le Temps provengono da decisioni prese lontano da noi", ha aggiunto.
Altri, come Frédéric Borloz (PLR/VD), hanno giudicato il rapporto poco prospettico poiché non tiene conto della convergenza dei media. A suo avviso, lo status quo descritto nel testo non è un'opzione.
Limitare attività SSR?
Rimangono tuttavia da trattare altri interventi parlamentari, approvati in sede commissionale, che mirano a limitare l'attività della SSR. Per 13 voti contro 11 e 2 astensioni, la Commissione delle telecomunicazioni del Nazionale ha in particolare adottato un testo che chiede al Consiglio federale di ridurre il numero di canali tematici delle radio della SSR (ad esempio "Option Musique" della RTS) che non assolvono in senso stretto un mandato di servizio pubblico.
La commissione ha anche proposto, con 13 voti contro 10 e 2 astensioni, di introdurre un cosiddetto modello "Open-Content", che permetta ai media privati di utilizzare le produzioni disponibili nella mediateca SSR.
Inoltre, per 12 voti contro 5 e 6 astenuti, ha presentato una mozione che incarica l'esecutivo di potenziare le offerte elettroniche del servizio pubblico al di fuori della SSR. La regola che limita a due il numero di concessioni TV o radio per impresa privata dovrebbe essere abrogata.
La maggioranza di destra ha pure ribadito - con 12 voti contro 10 e 2 astenuti - il sostegno a un'iniziativa parlamentare di Gregor Rutz (UDC/ZH) - che era stata respinta dalla commissione del Consiglio degli Stati. Il testo mira a vietare, salvo necessità impellente, le attività non previste dalla concessione SSR.
"No Billag"
Tutte queste rivendicazioni si inseriscono in un contesto di attacchi contro la posizione - da alcuni ritenuta dominante - della SSR. Anche qualora il Nazionale dovesse accogliere tali atti parlamentari, alla Camera dei cantoni - dove UDC e PLR non hanno la maggioranza - difficilmente essi saranno sostenuti.
La SSR ha poi un'altra spada di Damocle sulla sua testa. L'iniziativa popolare "No Billag" vuole vietare alla Confederazione di sovvenzionare qualsiasi canale televisivo o rete radiofonica e di riscuotere canoni.
La scorsa settimana, il Consiglio degli Stati ha respinto all'unanimità il testo senza opporgli un controprogetto. La palla è ora nel campo del Nazionale. L'UDC vorrebbe un controprogetto volto a ridurre il canone.
SDA-ATS