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"Nomadland" ha confermato nella notte a Los Angeles, il suo statuto di favorito nella corsa agli Oscar. La pellicola si è infatti aggiudicata il premio del miglior film; mentre la regista Chloé Zhao si è aggiudicata la statuetta della miglior regia, diventando così la prima cineasta non bianca a ricevere il prestigioso riconoscimento di miglior regista.
Prima di Chloé Zhao, l'ambita ricompensa era stata assegnata una sola volta a una donna: a Kathryn Bigelow nel 2010. «Che viaggio incredibile e unico abbiamo fatto insieme – ha affermato la regista nata in Cina, i cui attori del film sono per la maggior parte dei dilettanti che recitavano il loro stesso ruolo di nomadi moderni.
Il premio come migliore attrice è andato a Frances McDormand (già premiata per "Fargo" nel 1989 e per "Tre manifesti fuori Ebbing, Missouri" nel 2018), una delle poche professioniste di questo mix tra road movie, dramma sociale e documentario su quegli americani anziani che vivono sulle strade, dopo avere perso tutto a causa della crisi finanziaria. Il suo ruolo di vedova senza soldi e disillusa, che vivacchia in un vecchio camper, le ha permesso di diventare le seconda donna a ottenere tre Oscar come migliore attrice. Meglio di lei ha fatto solamente Katharine Hepburn, con quattro statuette.
Le oltre tre ore di cerimonia hannoa vuto un finale a sorpresa: davanti a una platea di star in gran maggioranza afroamericane, Anthony Hopkins è stato premiato come migliore attore. Il favorito della vigilia era Chadwick Boseman per la sua ultima interpretazione in "Ma Rainey's Black Bottom", prima della prematura scomparsa, ma a vincere il massimo riconoscimento per la recitazione è stato invece l'83enne inglese di "The Father" (già premiato nel 1994 per "Silenzio degli Innocenti"). Hopkins non ha ritirato di persona il premio, mentre l'atteso discorso a suo nome di Olivia Colman – sua costar in "The Father" – da Londra, non è mai avvenuto.
Migliori attori non protagonisti sono risultati Daniel Kaluuya di "Judas and the Black Messiah" e la tostissima quanto elegante veterana sud coreana Yuh-jung Youn di "Minari" che, dopo averlo fatto ai Bafta, è tornata a bacchettare gli occidentali che non sanno come si chiama.
Miglior film internazionale è stato "Un altro giro" di Thomas Vinterberg: il regista danese non è riuscito a trattenere le lacrime pensando alla figlia Ida, morta in un incidente stradale mentre cominciava la lavorazione.
Miglior film d'animazione dell'anno è "Soul". Confermando le attese della vigilia, miglior documentario è il tenerissimo "Il mio amico in fondo al mare".
A causa della pandemia, è stata una cerimonia inconsueta: mascherine indossate non appena le telecamere si allontanavano dalle star e svariate location (oltre a Los Angeles, Londra, Parigi, Sydney e Roma), ma niente collegamenti via Zoom.
A nulla è valsa la bacchetta magica portata da Laura Pausini, che ambiva alla statuetta di migliore canzone originale con "Io Sì/Seen" per "La vita davanti a sé" di Edoardo Ponti, con la musicista Diane Warren (la statunitense è al dodicesimo Oscar mancato).
Tra le grandi sconfitte della 93esima notte delle stelle anche Glenn Close, elegantissima in un Giorgio Armani disegnato per lei, che ha eguagliato il primato negativo di Peter O'Toole con otto candidature, nessuna delle quali diventata vittoria. Piccolo premio di consolazione: in un bizzarro "musichiere", la Mamaw di "Elegia Americana" ha correttamente azzeccato "Da Butt" e, risvegliandosi dal torpore della tarda serata, si è esibita in un paio di mosse di twerking.
Rapida dissolvenza sul segmento "In Memoriam", quest'anno affollato di nomi inclusi Ennio Morricone e Giuseppe Rotunno, oltre a Sean Connery, Michel Piccoli, Kim Ki Duk tra gli altri e che si è concluso con un fugace omaggio a Boseman.
Nell'anno del coronavirus non ha stupito che 15 delle 23 statuette siano andate a film distribuiti quanto meno simultaneamente su servizi in streaming – tra cui proprio "Nomadland" – dal 30 aprile su Disney+ (e anche nelle sale italiane riaperte proprio dal 26 aprile). «Guardatelo sullo schermo piu' grande possibile e poi tornate al cinema» ha esortato Frances McDormand salita sul palco assieme a Swankie e Linda May, due delle "vere nomadi" ritratte nel film della Zhao.
Sullo sfondo di tutto, oltre alla pandemia, le ingiustizie sociali e razziali. Regina King, nel monologo di apertura, ha alluso alla condanna del poliziotto di Minneapolis Derek Chauvin per l'uccisione dell'afro-americano George Floyd, mentre "Two Distant Strangers" (su un agente bianco che uccide un nero) ha vinto l'Oscar nella categoria dei corti.
"Nomadland" ha confermato nella notte a Los Angeles, il suo statuto di favorito nella corsa agli Oscar. La pellicola si è infatti aggiudicata il premio del miglior film; mentre la regista Chloé Zhao si è aggiudicata la statuetta della miglior regia, diventando così la prima cineasta non bianca a ricevere il prestigioso riconoscimento di miglior regista.