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Il processo sui diritti televisivi della Fifa si è aperto oggi davanti alla Corte d’appello del Tribunale penale federale (Tpf) a Bellinzona. I tre imputati sono accusati di amministrazione infedele, falsità in documenti e corruzione. L’udienza si è aperta con le richieste preliminari. L’avvocato dell’ex segretario generale della Federazione internazionale di calcio Jérôme Valcke, Patrick Hunziker, ha sostenuto che il dossier dell’accusa non può essere utilizzato a causa della segretezza dell’istruzione e della parzialità dei procuratori che la conducevano. La corte ha respinto le sue richieste.
Il tribunale ha poi proceduto a interrogare Nasser Al-Khelaïfi, proprietario di BeIN Media Group e presidente del Paris St. Germain, accusato di istigazione all’amministrazione infedele: avrebbe promesso a Valcke l’uso di una lussuosa villa in Sardegna, la Villa Bianca, acquistata per lui proprio dal qatariota, in cambio dei diritti televisivi per alcune competizioni della Fifa. Villa Bianca, del valore di 5 milioni di euro, doveva essere ceduta in piena proprietà al francese dopo due anni, d’intesa tra i due uomini.
Al-Khelaïfi ha spiegato che il titolo di ministro senza portafoglio del Qatar non implicava alcuna attività di governo ma piuttosto di rappresentanza. Non influisce quando BeIN Media negozia i diritti per le competizioni sportive, ha detto. L’uomo d’affari ha anche confermato le dichiarazioni rilasciate in prima istanza, nell’autunno del 2020. In particolare, ha negato qualsiasi coinvolgimento nell’acquisto e nel prestito di Villa Bianca. "Questa transazione è stata condotta da un amico e da Jérôme Valcke, per conto proprio".
Il presidente del tribunale ha ricordato che Al-Khelaïfi aveva firmato una procura per questa acquisizione così come un mandato per la ristrutturazione della villa. "Mi sono fidato di questo amico che è come un fratello per me, e ho firmato tutti i documenti che mi ha presentato", ha risposto.
Valcke, accusato di amministrazione infedele aggravata, falsità in documenti e corruzione passiva, ha dichiarato che la sua situazione finanziaria è costantemente peggiorata dal 2015. "Tutto quello che mi rimane è la mia salute", ha detto. Rispondendo in modo mirato e preciso, l’ex dirigente della Fifa è stato tuttavia vago sul suo ruolo. "Non ricordo di aver dato nessuna istruzione che non avesse l’accordo del direttore della sottodivisione Tv". Valcke ha anche negato qualsiasi legame stretto con BeIN o Al-Khelaïfi nei negoziati.
Il presidente lo ha interrogato sull’acquisto quasi simultaneo di Villa Bianca e di un nuovo yacht per un totale di più di 7 milioni di euro nel settembre 2013. "Non è molto glorioso, ho agito per capriccio. Mi sarei risparmiato un sacco di problemi", ha ammesso l’ex segretario generale.
Dopo aver finanziato una villa a Wollerau (canton Zurigo) e un appartamento a Verbier (Vallese), Credit Suisse aveva tagliato i fondi a Valcke. "Mi sono rivolto a Nasser, quello era il mondo in cui vivevo. A meno che non immaginiate il male, non c’è mai stato alcun legame tra i contratti televisivi che venivano negoziati e il mio appello a Nasser".
Domani la Corte d’appello del Tpf si occuperà della seconda parte dell’accusa, cioè il trasferimento dei diritti televisivi al terzo imputato, un uomo d’affari greco assente al processo di primo grado e accusato di istigazione all’amministrazione infedele e corruzione attiva. Con una sentenza pronunciata alla fine di ottobre 2020, la Corte degli affari penali aveva assolto Al-Khelaïfi e il greco. Valcke era stato condannato a una pena pecuniaria sospesa di 120 aliquote giornaliere da 200 franchi per falsità in documenti. La Procura federale ha presentato ricorso. Il processo davanti alla Corte d’appello è previsto fino a giovedì.