Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/68362

<h2>SubmittedText<h2><p>Negli ultimi tempi, le discussioni concernenti la custodia al domicilio dell'arma d'ordinanza e della munizione da tasca da parte dei militari che prestano servizio hanno assunto forme grottesche. Con una petizione indirizzata all'Assemblea federale e al Consiglio federale, una rivista femminile si impegna per il disarmo totale del popolo svizzero. Nello stesso momento, secondo un comunicato stampa dell'Università di Zurigo un gruppo di studio ha cercato di dimostrare l'esistenza di una relazione diretta tra la disponibilità delle armi da fuoco e la frequenza dei suicidi con tali armi.</p><p>Inoltre, con differenti interventi parlamentari si è cercato di discreditare il fucile d'assalto custodito al domicilio presentandolo come una minaccia letale per le mogli e le famiglie. Pure il professor Karl W. Haltiner, docente di sociologia militare all'accademia militare del Politecnico federale di Zurigo, dubita pubblicamente che il possesso di un'arma d'ordinanza sia giustificato (cfr. "NZZ am Sonntag" del 10 settembre 2006).</p><p>Infine, i demagoghi che si oppongono alla custodia al domicilio dell'arma d'ordinanza da parte dei militari si sono anche appropriati di un tragico caso di omicidio commesso recentemente nel cantone del Vallese, attribuendone la responsabilità, in maniera completamente ingiustificata, al possesso da parte dell'autore di una pistola militare, senza considerare minimamente che tale omicidio, pianificato da lungo tempo, avrebbe potuto essere commesso con un'altra arma.</p><p>Fortunatamente, nelle sue risposte agli interventi parlamentari, il Consiglio federale non ha lasciato trasparire alcun dubbio circa la sua determinazione a mantenere la custodia al domicilio dell'arma d'ordinanza e della relativa munizione.</p><p>Nell'ambito di queste lunghe discussioni caratterizzate da convinzioni personali e da "professioni di fede", ma anche da giochi tattico-ideologici, affermazioni gratuite, esagerazioni, insinuazioni e false interpretazioni, le cifre e i fatti precisi sono della massima importanza. Per una valutazione oggettiva della pericolosità delle armi d'ordinanza e delle munizioni custodite al domicilio è necessario disporre di studi statistici seri che operino una distinzione tra armi d'ordinanza e altre armi da fuoco.</p><p>Invito pertanto il Consiglio federale a rispondere alle domande seguenti:</p><p>1. Come valuta la presunta relazione tra, da una parte, le armi d'ordinanza e le munizioni custodite al domicilio e, dall'altra, le minacce, gli omicidi in ambito familiare e i suicidi?</p><p>2. È a conoscenza di studi probanti recenti in questo campo? In caso affermativo, è disposto a pubblicarli se non è ancora stato fatto? Quali sono i risultati di tali studi?</p><p>3. Ritiene necessario commissionare esso stesso studi di questo tipo?</p><p>4. Condivide l'impressione secondo cui gli ambienti che per ora vogliono "soltanto" vietare la custodia al domicilio della munizione da tasca, in un prossimo passo vorranno che le armi d'ordinanza siano depositate negli arsenali (o presso la base logistica) e infine vorranno abolire il tiro obbligatorio? Quali sarebbero le conseguenze se questa tattica dovesse avere successo?</p><p>5. Unica nel suo genere a livello mondiale, la custodia al domicilio dell'arma d'ordinanza e delle munizioni è l'espressione dell'incondizionata volontà dei nostri militari di milizia di proteggere e di difendere, se necessario, il nostro Paese e il nostro popolo e, nel contempo, l'espressione della fiducia illimitata dello Stato nei confronti dei militari e della loro responsabilità. Questa tradizione suscita costantemente rispetto e ammirazione all'estero. Il Consiglio federale condivide l'opinione secondo cui questo fatto non è sufficientemente noto nel nostro Paese? Che cosa fa per porre rimedio a tale carenza?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale ha già espresso il suo parere sulla questione della custodia al domicilio dell'arma personale e della munizione da tasca nel quadro delle mozioni Lang 06.3197 e Fetz 06.3351. Da allora, non vi sono nuovi punti di vista. Il Consiglio federale segue tuttavia attentamente le discussioni sul tema e ricorda che il 18 settembre 2006 il Consiglio degli Stati ha trasmesso detto oggetto alla commissione competente, per un esame preliminare.</p><p>Il Consiglio federale risponde alle singole domande come segue:</p><p>1. Finora non esiste alcuna banca dati centrale sulla consegna e il ritiro di armi dell'esercito. Lo scambio di informazioni tra autorità civili e militari in merito agli abusi in materia di armi non è ancora garantito. Questi elementi sono trattati nel quadro della revisione della legge sulle armi attualmente in corso e in futuro dovrebbero consentire di dare indicazioni più concrete sull'abuso di armi dell'esercito e sulla loro rilevanza percentuale nei suicidi e negli omicidi.</p><p>2./3. Uno studio dell'Università di Zurigo pubblicato recentemente dimostra l'esistenza di una relazione, già nota, tra la disponibilità delle armi da fuoco al domicilio e la quota di suicidi con tali armi rispetto al totale dei suicidi. Lo studio constata inoltre una diminuzione dei suicidi con armi da fuoco nei Paesi in cui il possesso di armi nelle economie domestiche è stato limitato per legge. Il rapporto "Suicidio e prevenzione del suicidio in Svizzera", allestito dall'Ufficio federale della sanità pubblica in esecuzione del postulato Widmer 02.3251, indica che negli ultimi anni nel nostro Paese la rilevanza dei suicidi con armi da fuoco è aumentata. Le ragioni restano tuttavia sconosciute.</p><p>Anche la questione della quota dei suicidi commessi con l'arma personale rispetto al totale dei suicidi con armi da fuoco rimane aperta. Lo stesso dicasi per l'influsso della disponibilità di armi dell'esercito nelle economie domestiche sui tassi complessivi di suicidi. Mentre uno studio pubblicato recentemente dall'Ospedale cantonale di Lucerna constata una quota rilevante di suicidi con armi dell'esercito su un totale di 120 suicidi con armi da fuoco commessi da uomini nella regione di Basilea fra il 1992 e il 1996, l'esercito osserva un importante diminuzione dei suicidi in seno ai suoi ranghi da quando ha introdotto il nuovo sistema di reclutamento. Si può ipotizzare che questa tendenza sarà osservabile anche per quanto riguarda i suicidi con armi militari commessi al di fuori dell'esercito. Al riguardo è pure interessante notare che negli ultimi anni il numero delle armi militari custodite al domicilio è diminuito a causa della riduzione degli effettivi dell'esercito.</p><p>4. Il Consiglio federale non conduce alcuna ricerca motivazionale. Esso ha evidenziato l'importanza in materia di politica di difesa della custodia al domicilio dell'arma personale e della munizione da tasca nei suoi pareri relativi alle mozioni menzionate in precedenza. È evidente che in caso di crisi ai militari sarebbe più utile disporre dell'arma personale provvista delle relative munizioni piuttosto che di un'arma senza munizioni.</p><p>5. Il Consiglio federale ritiene che l'attuale discussione sulla custodia al domicilio dell'arma personale e della munizione da tasca costituisca un'ulteriore occasione per promuovere la comprensione per l'esercito di milizia, i suoi pregi e le sue peculiarità. Ciò include il particolare rapporto di fiducia tra il cittadino e lo Stato su cui si basa il principio di milizia sancito dalla Costituzione e che comporta e giustifica la custodia al domicilio dell'arma personale e della munizione da tasca.</p>  Risposta del Consiglio federale.