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Regula Bernhard Hug, il 38% dei genitori ha già schiaffeggiato, spintonato, imposto una doccia fredda o punito fisicamente il proprio figlio in qualche altro modo. È quanto risulta da un nuovo studio dell'Università di Friburgo. Cosa ne pensa di questi dati?
Mi fanno riflettere molto. Prima del coronavirus c'era una chiara tendenza verso un'educazione non violenta. Adesso purtroppo non è più così. I bambini in Svizzera hanno però il diritto di essere protetti. Come società dobbiamo quindi fare tutto il possibile per garantire che la genitorialità non violenta diventi «normale».
Nello specifico: oggi è legale schiaffeggiare il proprio figlio?
A dire il vero no. Uno schiaffo in faccia è considerato un «atto di violenza» ed è punibile per legge. Perché sia riconosciuto come atto di violenza, tuttavia, il bambino o qualcuno a lui vicino deve denunciare i genitori. Nessuno però lo sa, e tra l'altro spesso la denuncia non è la soluzione migliore. Perché in molti casi uno schiaffo isolato è il risultato di una condizione di sovraccarico. Sarebbe quindi più sensato, sia per i bambini sia per gli adulti, cercare il dialogo con i genitori e mostrare loro delle alternative.
Chi sono i genitori che continuano a usare violenza sui loro figli?
In linea di massima può capitare a chiunque. La violenza si manifesta soprattutto in situazioni di stress. Per una frazione di secondo i genitori perdono le staffe, picchiano il figlio o lo maltrattano verbalmente. Nella maggior parte dei casi i genitori poi se ne pentono. Sono in pochi a essere convinti che si debba ricorrere alla violenza per educare i propri figli.
Il Consiglio federale ha recentemente sottoposto alla procedura di consultazione una nuova legge che mira a fornire una migliore protezione ai bambini. Di cosa si tratta esattamente?
Il Codice civile dovrebbe contenere una norma che sancisca che l'educazione deve essere priva di punizioni corporali e altre misure degradanti. Una simile norma vieterebbe ai genitori di umiliare, ricorrere ad abusi verbali o degradare in altro modo i propri figli.
Significa che i genitori non avranno più il diritto di rimproverarli?
Certo che sì, è anzi importante che i genitori mostrino ai figli quando sono arrabbiati. Sono legittimi tutti i sentimenti, ma non tutte le azioni. C'è una differenza tra dire a un bambino piccolo che si è arrabbiati perché non si mette le scarpe e infilarlo nel passeggino con i soli calzini addosso, oppure dirgli che è troppo stupido per mettersi le scarpe e minacciare di lasciarlo a casa da solo. La minaccia scatena una grande ansia nel bambino e impedisce un sano sviluppo.
Quali pene devono aspettarsi i genitori in futuro?
La nuova legge non sarebbe finalizzata alla punizione, ma al sostegno e alla prevenzione. L'idea è di prevenire la violenza prima che avvenga.
Come si intende raggiungere questo obiettivo?
Da un lato dovrebbero essere creati a livello cantonale nuovi centri di assistenza di facile accesso a cui genitori e bambini possano rivolgersi in situazioni di conflitto. Dall'altro sarebbe richiesto l'intervento di specialisti quali ostetriche, insegnanti e medici. La nuova legge fornirebbe loro una base fattuale per avviare un dialogo con i genitori nel caso in cui sospettino che trattino con violenza i loro figli.
Giornata internazionale dei bambini
La Giornata dei diritti dell'infanzia si svolge ogni anno il 20 novembre, giorno in cui, nel 1989, veniva approvata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite la Convenzione sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza
Ha detto arrivare a picchiare i propri figli è spesso una questione di frazioni di secondo. Come può un'ulteriore legge proteggere un bambino in questo lasso di tempo?
Si tratta di lanciare un segnale forte. Se nella cerchia sociale che frequentiamo tutti pensano che uno schiaffo occasionale non abbia mai fatto male a un bambino, la violenza genitoriale viene normalizzata e i genitori possono giustificare più facilmente le loro azioni a se stessi: dopotutto lo fanno anche gli altri. Lo stesso principio vale però anche al contrario: se riteniamo, come società, che i bambini vadano cresciuti senza ricorrere alla violenza, questa diventerà la «nuova normalità». I genitori faranno quindi ricorso ad altri metodi per risolvere i conflitti, ad esempio uscendo brevemente dalla stanza prima che la situazione degeneri. Se dovesse comunque succedere, è più probabile che si rendano conto del loro comportamento sbagliato, che si scusino con il bambino o che cerchino aiuto.
È un approccio molto ottimista.
Nell'UE, 23 paesi su 27 hanno già leggi di questo tipo. La loro esperienza ci insegna che funziona. In Germania, ad esempio, dopo l'introduzione della legge i casi di violenza parentale sono diminuiti del 30%. Il fatto che la Svizzera non abbia ancora una legge di questo tipo è stato ripetutamente criticato dal Comitato delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia.
Il 20 novembre si celebra la Giornata internazionale dei diritti dell'infanzia. Qual è in generale la posizione della Svizzera nell'attuazione dei diritti dei bambini?
Siamo sostanzialmente sulla strada giusta. Molti bambini in Svizzera vivono in condizioni molto positive. Se prendiamo ad esempio il diritto all'istruzione, il nostro modello è addirittura esemplare.
Ci sono invece ambiti in cui siamo indietro?
La protezione nel mondo reale e digitale è alla base di tutti i diritti. Un bambino il cui sviluppo è a rischio, è quindi meno in grado di avvalersi degli altri diritti. Tornando all'esempio dell'istruzione: un bambino che subisce violenza a casa non riuscirà a concentrarsi bene a scuola e trarrà quindi meno beneficio dalla sua istruzione. Non è mai abbastanza ciò che si può fare per proteggere i bambini.
Foto: Getty Images
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