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Le spese destinate all'esercito non devono rappresentare l'1,2% del PIL.
Lo ha deciso all'unanimità la Commissione della politica di sicurezza del Consiglio degli Stati (CPS-S), che raccomanda la plenum di respingere un'iniziativa in tal senso del Canton Berna che chiede di fissare questo principio nella Costituzione federale.
Per la CPS-S, indica una nota odierna dei servizi parlamentari, non è realistico, né opportuno, iscrivere nella "Magna Carta" il principio secondo cui le spese per l'esercito devono costituire l'1,2% del PIL per i prossimi dieci anni.
In soldoni, ciò significherebbe un aumento del bilancio a 7,5 miliardi di franchi. Per la CPS-S bisogna invece concentrasi sulla riorganizzazione in corso dell'armata - meno uomini ma meglio equipaggiati - un obiettivo per il quale è previsto un budget oscillante attorno ai cinque miliardi di franchi l'anno.
Stando all'iniziativa, da più di vent'anni in Svizzera si registrano spese per la difesa sensibilmente inferiori rispetto ad altri Paesi europei equiparabili. Il risultato? L'esercito ha subito un ridimensionamento massiccio e non è più pienamente operativo.
Anche in Svizzera, secondo il testo dell'iniziativa, è arrivato il momento di intraprendere sforzi che riportino l'esercito a un livello competitivo in risposta alle nuove minacce, come il terrorismo, e a nuovi focolai di guerra in Europa (Ucraina, n.d.r).
SDA-ATS