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La possibilità di imporre sanzioni autonome alle persone colpevoli di gravi violazioni del diritto umanitario o dei diritti umani comporterebbe un drastico cambiamento nella politica di sanzioni svizzera e porrebbe problemi in termini di Stato di diritto e neutralità. Con questi argomenti, la Commissione per la politica di sicurezza del Consiglio degli Stati (Cps-S) ha proposto all’unanimità di respingere una modifica della Legge sugli embarghi, approvata dal Nazionale in giugno.
Attualmente, la Svizzera può riprendere solo le sanzioni decise dall’Onu, dall’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce) o dai suoi principali partner economici. Se vuole andare oltre, il Consiglio federale deve affidarsi alla Costituzione. Le ordinanze emesse sono limitate a quattro anni e possono essere prorogate una sola volta: decadono se non viene presentato un progetto di base giuridica sei mesi dopo l’entrata in vigore della proroga.
Il Consiglio federale ha proposto una riforma che gli consentirebbe di adottare autonomamente misure, se l’interesse del Paese lo richiedesse. Questo non solo per gli Stati, ma anche per individui e aziende. Il Consiglio nazionale si è spinto oltre, chiedendo sanzioni contro persone o entità coinvolte in violazioni del diritto internazionale umanitario o dei diritti umani o in qualsiasi altra forma di atrocità.
La commissione degli Stati ritiene questa proposta eccessiva. L’attuale politica di sanzioni ha dimostrato la sua validità e sanzioni autonome da parte della Svizzera avrebbero solo un effetto simbolico, afferma. Inoltre la nuova disposizione contiene criteri troppo vaghi e la sua attuazione sarebbe molto problematica.