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I risultati di due studi «dovrebbero scioccare e preoccupare tutti noi. Dobbiamo agire per tutta la fauna e ora»
LONDRA - Da una parte il più grande indicatore dell’andamento dei cambiamenti climatici, dall'altra gli esseri da cui la vita su Terra dipende. Uccelli e insetti, secondo due studi recentemente pubblicati, stanno diminuendo in modo allarmante, i ricercatori chiedono che venga fatto di più e «ora».
In 17 anni il numero di insetti volanti nel Regno Unito è crollato di quasi il 60%. Il risultato è stato ottenuto grazie a due grandi sondaggi, effettuati l'uno nell'estate del 2004 e l'altro sempre nella stagione calda del 2021. Il metodo: ai partecipanti è stato chiesto di scaricare un'applicazione che permette di registrare i percorsi effettuati con l'automobile e il numero di insetti rimasti schiacciati sulle targhe dei veicoli.
In questo modo, confrontando i risultati ottenuti nel 2004, i ricercatori hanno potuto stabilire che in poco più di 15 anni in Inghilterra la presenza di insetti è diminuita del 65%, nel Galles del 55% e in Scozia del 28%. Un nuovo sondaggio verrà effettuato tra giugno e luglio nel 2022 in modo da confermare o confutare i dati finora raccolti.
Al Guardian l'autore della ricerca Matt Shardlow ha spiegato che lo studio effettuato «suggerisce che il numero di insetti volanti sta diminuendo in media del 34% a decennio». Un dato che preoccupa in quanto gli insetti sono essenziali perché la vita su Terra continui a esistere in quanto sono, ad esempio, attori principali nell'impollinazione e nella dispersione di semi di svariate piante. «I risultati dovrebbero scioccare e preoccupare tutti noi. Abbiamo bisogno di un'azione per tutta la nostra fauna selvatica ora».
Cieli sempre più vuoti - Un'altra ricerca, condotta a livello globale e pubblicata sull'Annual review of environment and resources, si è concentrata invece sugli uccelli. Ci sono circa 11mila specie di volatili sul pianeta Terra, ma la popolazione di metà di queste è in calo e solo il 6% è in aumento.
Un ricercatore della Manchester Metropolitan University spiega che considerando il fatto che gli uccelli sono l'unità tassonomica meglio studiata e di cui si hanno più informazioni, sono l'indicatore più accurato a livello di fauna dell'andamento dei cambiamenti climatici. Così Alexander Lees, che ha guidato la ricerca: «ci raccontano la salute del pianeta».
Andando nei dati in particolare, il 48% delle specie di uccelli sta o è sospettato di star scomparendo, il 39% non diminuisce, ma non aumenta neppure, il 6% cresce e del 7% rimanente non si conoscono le tendenze. Solo gli uccelli acquatici che vivono in Nord America ed Europa hanno conosciuto una crescita del 13%, grazie a interventi mirati nelle aree umide.