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Le circa 23'000 persone che beneficiano di un'ammissione provvisoria non necessariamente ottengono un permesso di soggiorno, ma per il 70% di esse non può essere "ragionevolmente esigibile" il rinvio nel paese d'origine, a causa di una guerra civile o una situazione di violenza generalizzata. Lo rileva il Consiglio federale, che ha pubblicato un rapporto sui permessi concessi per i casi di rigore e le ammissioni provvisorie degli ultimi cinque anni.
Elaborato a seguito di un postulato del Consiglio nazionale, il rapporto fa il punto sulla situazione: la statistica 2009-2013 relativa ai permessi per casi di rigore mostra che ogni anno sono rilasciati 2000-3000 permessi di questo tipo. Circa l’84 per cento è stato concesso a persone già ammesse provvisoriamente.
In cima alla lista delle ammissioni provvisorie figura la Somalia (2'609 ammissioni), seguita da Afghanistan (1'826), Sri Lanka (1'307) e Iraq (1'160).
Per quanto concerne l'Eritrea e la Cina il numero è più elevato a causa del carattere illecito del rimpatrio: il semplice fatto di lasciare la Cina per i Tibetani o l'Eritrea (per gli Eritrei) comporta un pericolo tale da giustificare il riconoscimento della qualità di rifugiato, secondo il governo. Queste persone non ottengono l'asilo, ma il loro rimpatrio è illecito stando al diritto internazionale. La stessa cosa vale per i richiedenti che provengono da Iran o Siria: la loro attività politica durante l'esilio in Svizzera li metterebbe in pericolo in caso di ritorno. Lo scorso anno i Siriani sono stati il secondo gruppo più numeroso ad essere ammessi provvisoriamente.
SDA-ATS