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"Quello che stiamo vivendo si assomiglia molto a una situazione di guerra, con numerose vittime e un sistema sanitario messo sotto enorme stress" ci dice il Dr. Juan González del Castillo.
Mascherina calata sul collo, occhi stanchi di chi da un mese torna a casa solo per dormire qualche ora, del Castillo è stato chiamato a coordinare le operazioni mediche del grande ospedale da campo montato in cinque giorni all'interno dell'IFEMA, la fiera di Madrid, che dovrebbe arrivare a 5'000 letti.
L'ospedale è stato creato per allentare la pressione sugli ospedali della regione, già occupati oltre il limite, e dovrebbe accogliere soprattutto casi più lievi, ma la violenza del virus accelera tutto: "Fanno complicazioni respiratorie acute e un paziente del quale stavi parlando alla famiglia un ora prima, ora è deceduto", racconta del Castillo con un nodo alla la gola sempre più stretto.
La Spagna ha superato venerdì i 4'800 morti per Covid-19 contabilizzando 769 nuovi morti, in un'impennata sempre più vertiginosa.
All'ospedale Clínico la situazione è inedita: "i medici con più anzianità si rifanno all'inizio dell'HIV o della sindrome della colza, che in Spagna fece varie vittime" per cercare momenti simili a questo, "ma nessuno gli assomiglia per numero di morti" spiega la dottoressa María José Núñez, affranta dal vedere il suo ospedale saturato e le possibilità di salvare vite, crudamente ridotte.
"Non si può fare più di tanto" quando non ci sono più letti in terapia intensiva, respiratori o flebo per i pazienti, constata impotente Sabina Herrera, dal Ramon y Cajal. "Le stanze con due letti, ora ne hanno tre, la palestra è stata svuotata per metterne altri, le sale operatorie sono diventate di terapia intensiva" continua, descrivendo un sistema che fa di tutto per incassare un'onda che sembra a punto di travolgerlo.