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Gli scavi, a Rio de Janeiro, per una delle grandi opere pubbliche in vista dei Mondiali di calcio del 2014 e delle Olimpiadi del 2016 hanno portato alla luce i resti di 58 siti archeologici, con alcuni reperti risalenti a 6000 anni fa. Lo rende noto l'edizione online del quotidiano 'Folha de S. Paulo'.
Tecnici dell'Istituto di archeologia brasiliana (Iab) hanno già rinvenuto oltre mille pezzi, tra modelli di pipa in ceramica e stoviglie, oltre a urne cinerarie 'tupi-guaranì. Tra le scoperte, anche recipienti a forma di conchiglia appartenenti ai 'sambaquis', considerati, insieme ai 'tupi-guarani', tra i primi popoli indigeni apparsi in Brasile.
La scoperta è avvenuta durante la costruzione di 70 chilometri dell'Arco metropolitano, l'autostrada che collegherà i distretti carioca di Itaguaì e Itaboraì con l'obiettivo di mitigare il traffico nell'Avenida Brasil, una delle vie di comunicazione più movimentate di Rio. Il nuovo percorso passa proprio dai cinque municipi interessati dai ritrovamenti archeologici: si tratta di una regione già nota alle cronache cittadine, per via dell'abbondanza di testimonianze raccolte dai viaggiatori che l'hanno percorsa tra il 1500 e il 1700.
Dato che nello stesso locale sono stati trovati cimeli indigeni di duemila anni fa, accanto ad altri di origine europea, la scoperta attesta una "occupazione sovrapposta", ha rivelato l'archeologa Jandira Neto, coordinatrice del progetto.
"Ciò prova che gli europei hanno colonizzato gli stessi luoghi usati dagli indios - ha sottolineato la ricercatrice -. Notando che qualcuno ci abitava, pensarono che era una terra ricca e l'hanno sottratta ai locali per installarsi al loro posto".