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Bnp Paribas ha raggiunto un accordo con la giustizia americana sullo spinoso caso delle violazioni all'embargo su Iran, Sudan e Cuba commesse da alcuni suoi operatori tra il 2002 e il 2009.
La banca francese, secondo quanto anticipa il Wall Street Journal, avrebbe accettato di pagare un'ammenda da 8 o 9 miliardi di dollari (6,6 miliardi di euro) e, soprattutto, di ammettere la propria colpevolezza, cosa che probabilmente implicherà una sospensione temporanea, di almeno qualche mese, della sua licenza per operare negli Stati Uniti.
La sanzione è dura ma, secondo la stampa transalpina, Bnp Paribas non poteva che accettarla, visto il nuovo corso della legge americana su queste vicende, mirata a punire in modo più severo ed evidente chi viola deliberatamente le regole.
Le indagini dei procuratori americani avrebbero infatti dimostrato che, su oltre 100 miliardi di dollari di transazioni sospette, almeno 30 erano effettuate con documenti falsi, in modo da nascondere alle autorità Usa chi fossero davvero i clienti che le richiedevano. Il montante è molto più elevato rispetto a quello riscontrato per altri istituti già multati per violazioni simili, come Rbc o Standard Chartered.
Inoltre, sempre secondo le rilevazioni del Dipartimento di giustizia, si tratta in gran parte di operazioni da e verso il Sudan, avvenute nel periodo in cui il Paese era sotto embargo internazionale per le violenze nella regione del Darfur, elemento di ulteriore imbarazzo per l'istituto francese.
Intanto, mentre si attende la conferma ufficiale della sanzione, in Francia già ci si chiede chi pagherà il conto finale e in quale misura. La banca assicura che non ci saranno effetti negativi né per i clienti né per gli obbligazionisti, ma per gli azionisti già si preannuncia un dividendo azzerato per il 2014, dato che l'esercizio chiuderà probabilmente in perdita a causa della maxi ammenda.
L'ammissione di colpevolezza potrebbe inoltre rendere problematico il rapporto con alcuni clienti istituzionali e investitori americani, che spesso hanno negli statuti clausole che impediscono transazioni con entità condannate dalla giustizia a stelle e strisce.
Senza dimenticare il danno d'immagine. Per Bnp Paribas, ma anche per le autorità francesi, banca centrale in testa, che nonostante il pressing su procura di New York e presidenza americana, non sono riuscite ad ottenere uno sconto rilevante sulla sanzione inizialmente paventata.
SDA-ATS