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Laurearsi campione svizzero non è per tutti. La cerchia dei pretendenti al titolo è ristretta, quella dei titolati ancora più esclusiva. Dall’introduzione della Lega con 10 squadre del 2003, i club campioni in 17 stagioni non sono che 3: lo Zurigo nel 2006, 2007 (con Favre) e 2009, lo Young Boys dal 2018 al 2020, il Basilea nelle altre 11 edizioni del massimo campionato elvetico.
Appare improbabile che per la stagione entrante il novero possa allargarsi. L’ipotesi più probabile è la conferma dello Young Boys ai vertici del calcio svizzero, con il Basilea (più difficilmente il San Gallo) pronto semmai ad approfittare di eventuali esitazioni dei campioni in carica. Così che le stagioni con solo tre società a fregiarsi del titolo diventerebbero 18.
Decisamente diverso il discorso nei 18 campionati che precedettero l’introduzione dell’attuale Super League, quindi dal 1985/86 al 2002/03. In quel lasso di tempo gli onori se li spartirono a turno un po’ tutti, grandi e matricole, con una distribuzione abbastanza equa nelle due principali realtà linguistiche. Il Ticino restò escluso in quanto non festeggiarono il titolo in quegli anni solo il Lugano, il Losanna e lo Zurigo. L’impresa riuscì invece al Grasshopper (sette volte), Neuchâtel Xamax, Sion e Servette (due volte), Young Boys, Lucerna, Aarau, San Gallo e Basilea (una volta). Nove società diverse: roba da non credere, pensando al presente.
L’attuale regime oligarchico ha spodestato la democrazia che ha contraddistinto gli anni pre Super League. Specchio dei tempi, verrebbe da dire per fornire una spiegazione plausibile a questa deriva che pare inarrestabile. A partire dalla stagione 1987/88 venne introdotto la formula dei due gironi, per il titolo e contro la retrocessione. Ne consegue che le otto squadre che lottavano per il campionato vedevano dimezzati i punti, in vista della poule finale, con relativo rimescolamento delle carte e dei valori. La formula restò in vigore per 16 anni e regalò diverse primavere molto incerte sul piano dei risultati, a beneficio di incertezza ed emozioni. Inoltre, a metà degli Anni ‘80 ancora non era stato completato da tutte le società il passaggio al professionismo a tutti i livelli. Nell’Yb che vinse il titolo nel 1986, gran parte dei giocatori aveva un lavoro a tempo parziale. Per non dire di quello che oggi definiamo staff, che in quegli anni ancora pionieristici era composto di poche persone, impiegate a tempo parziale o come volontari. Sovente solo una decina di persone in tutti, più o meno come negli altri club della massima serie.
Con il tempo, però, e con l’introduzione della Super League, si è cominciato a parlare di organizzazione societaria, più che di società in senso stretto. Un’evoluzione dettata dalle esigenze del calcio d’élite costretto anche al confronto con le principali realtà internazionali. Così, negli organigrammi dei principali club si contano fino a 250 collaboratori, impiegati nei settori più disparati, molti dei quali a tempo pieno, Restando… sul campo, ogni allenatore lavora a fianco di un direttore sportivo, due assistent, due preparatori atletici un paio di fisioterapisti, un allenatore dei portieri, uno per gli attaccanti, uno staff che cura lo scouting, un team medico al completo.
Soltanto un club sufficientemente attrattivo, tanto da attirare su di sé l’attenzione di sponsor o mecenati disposti a ingenti investimenti, impegnato nelle competizioni europee, con importanti affluenze allo stadio che generano entrate corpose, e con risorse legate al mercato dei trasferimenti, possono permettersi un’organizzazione di questo livello e conservarla con successo nel tempo. Alla luce di questi presupposti, non può sorprendere che solo tre club si sono alternati sul trono del calcio svizzero negli ultimi 17 anni.
«In casi normali - interviene Peter Zeidler, allenatore del San Gallo rivelazione della passata stagione - è impossibile ripetere una stagione come quella passata». Non manca certo il realismo al tecnico dei biancoverdi rivelazione della scorsa Super League tanto da rendere la vita difficile alla corazzata Young Boys fino agli ultimi scampoli di un campionato incerto come mai. Del resto sa benissimo che senza Cedric Itten, Ermedin Demirovic e Silvan Hefti, la missione conferma si complica non poco. L’entusiasmo non mancherà, dalle parti del Kybunpark, ma l'eredità del passato campionato è pesante, le aspettative accresciute. Come il rischio di finire stritolati dal ruolo di matricola terribile.
Come il Basilea di qualche anno fa, lo Young Boys ha fatto il vuoto, anche perché il suo rafforzamento presuppone l’indebolimento delle avversarie. A immagine di Silvan Hefti, leader, bandiera e capitano del San Gallo, che i bernesi hanno scelto quale rinforzo per la corsia destra. È la legge del più ricco, sono le dinamiche del calcio e della Super League. L’Yb fa valere la sua superiorità a tutti i livelli. Se l’è guadagnata e la sta mettendo a frutto.
Agevolato dal fatto che alla sua crescita ha fatto da contraltare la flessione del Basilea (20 milioni di deficit nel 2019, contro i 21 di utile dei gialloneri), sia sul piano economico, sia su quello tecnico-sportivo, minato da decisioni discutibili da parte della direzione del club. L’uscita di scena dal consiglio di amministrazione di Alex Frei, indicato quale successore di Marcel Koller sulla panchina della prima squadra, ha fatto virare la dirigenza sul profilo di Ciriaco Sforza, il quale, oltre a non aver mai convinto in veste di allenatore (Wohlen, Wil), si porta appresso l’etichetta di (ex) giocatore del Grasshopper, non esattamente il miglior biglietto da visita dalle parti del St. Jakob Park. La sua missione di rinverdire i fasti lavorando su giovani emergenti e su qualche certezza rossoblù come i confermati Taulant Xhaka e Valentin Stocker si annuncia complicata. Anche se la pressione non grava tanto sulle sue spalle, bensì su quella della proprietà facente riferimento al discusso Bernhard Burgener.
Al netto delle incognite legate alla situazione sanitaria che forse rimescola un po’ le cose, la rosa a disposizione di Sforza non è all’altezza di quella dei rivali dell’Yb, “rinforzato” dalla conferma di Jean-Pierre Nsame, per quanto non garantita fino al 12 ottobre, giorno di chiusura del mercato. I campioni svizzeri hanno però giocato d’anticipo reclutando (prestito dal Rennes) Jordan Siebatcheu. Il Basilea non può che sperare di trattenere Cabral, per quantomeno cercare di creare la sorpresa in un torneo che pare avere un esito scontato.
Quale altre squadra, del resto, potrebbe ambire alla lotta di vertice? Dal primo ottobre gli la capienza degli stadi salirà fino ai due terzi, ma le finanze hanno comunque pesantemente risentito della crisi dovuta alla pandemia. Sul mercato non si registrano movimenti significativi. Il Servette, ottimo quarto, è alle porte della stagione delle conferme, notoriamente quella più difficile, e intende affrontarla puntando sui giovani, con tutti i rischi del caso. Il neopromosso Losanna, nei cui ranghi intanto figura ancora Andi Zeqiri (Aldin Turkes ha prolungato il contratto con i vodesi), spera di farsi ispirare dai “cugini” del Lemano, i quali alla prima stagione di Super League seppero stupire tutti. Il derby di domenica della Pontaise fornirà qualche indicazione in più circa il valore delle due compagini romande.
Il nuovo Sion di Fabio Grosso parte da San Gallo. I vallesani cercano un’identità che li tolga dalla lotta contro la retrocessione, ma devono fare fronte alle partenze illustri di Toma (Genk), Maceiras (Yb), Lenjani (Gc) e Kasami (sempre alla ricerca di una sistemazione). Sul fronte arrivi si registra il solo Dennis Iapichino (dal Servette), con Serey Dié e Gaëtan Karlen in organico già da inizio luglio.
Per cercare la rivelazione della stagione entrante bisogna allora guardare altrove. Il giovane Zurigo di Ludovic Magnin che si è fatto estromettere dal Chiasso in Coppa svizzera troverà la necessaria costanza di rendimento? Fabio Celestini farà fare il salto di qualità al suo Lucerna? Molto pragmatico nelle fasi finali della passata stagione, il Lugano troverà il modo di rendere al meglio per tutto il campionato? E il Vaduz? L’invitato a sorpresa che nessuno voleva? Dalla sua lo Young Boys ha un’egemonia che pare non scalfibile. E molte certezze in più da fare valere al cospetto di una concorrenza in cui a prevalere sono ancora troppe incognite.
Laurearsi campione svizzero non è per tutti. La cerchia dei pretendenti al titolo è ristretta, quella dei titolati ancora più esclusiva. Dall’introduzione della Lega con 10 squadre del 2003, i club campioni in 17 stagioni non sono che 3: lo Zurigo nel 2006, 2007 (con Favre) e 2009, lo Young Boys dal 2018 al 2020, il Basilea nelle altre 11 edizioni del massimo campionato elvetico.