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Condanne ridotte, ma confermato il reato di sommossa. Questa, in estrema sintesi, la sentenza pronunciata oggi davanti alla Pretura penale di Bellinzona dal giudice, Flavio Biaggi, nei confronti di 6 dei 7 manifestanti No-Tav che il 31 gennaio 2012 nell'aula magna dell'Università della Svizzera italiana di Lugano inscenarono una protesta contro l'ex magistrato italiano, Gian Carlo Caselli, oratore di una conferenza ospitata all'ateneo cittadino intitolata 'Giustizia e politica', contestato in relazione agli arresti da lui disposti a suo tempo contro diversi esponenti che si erano opposti fermamente alla realizzazione della linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione. Uno dei manifestanti è stato invece ritenuto estraneo ai fatti e pertanto prosciolto. Le pene sono state ridotte, in particolare perché è stato violato il principio di celerità: sono trascorsi quasi dieci anni dai fatti. La pena massima pronunciata dalla Corte è stata di 30 aliquote sospese e 180 franchi di multa.
L'avvocato di difesa - che non esclude di ricorrere nuovamente in Appello contro la sentenza, «soprattutto per una questione di principio e non per le pene estremamente contenute» - aveva richiesto il proscioglimento per tutt'e sette gli imputati, sostenendo in particolare che il reato di sommossa è prescritto, questo in virtù della decisione della Corte di appello che aveva cassato la precedente condanna e, a parere del legale, senza interrompere il termine di prescrizione. Non dello stesso avviso, invece, il giudice Biaggi, il quale ha ritenuto di istruire il processo e confermare le richieste di condanna del procuratore pubblico, Zaccaria Akbas, giungendo a una sentenza di colpevolezza per sei dei sette manifestanti No-Tav.