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Dibattiti economici e migrazione sono stati al centro del Forum sociale mondiale, organizzato nella capitale tunisina. L'attacco al museo del Bardo non ha impedito a decine di migliaia di partecipanti di affluire da tutto il mondo.
Gli organizzatori hanno avuto ragione di dare vita al Forum sociale mondiale 2015Link esterno di Tunisi, nonostante il massacro perpetrato lo scorso 18 marzo al Bardo e rivendicato dal gruppo Stato islamico. La 13a edizione del raduno anti-globalizzazione, che si conclude sabato, ha dimostrato che la Tunisia non è "finita" dopo questo attacco, contrariamente a quanto preannunciato dal quotidiano francese "Liberation". Decine migliaia di persone, provenienti da tutto il mondo, sono accorse nella capitale tunisina per partecipare al convegno "anti-Davos".
Il Forum è stato inaugurato il 24 marzo con una grande marcia verso il Bardo, con lo slogan: "I popoli del mondo contro il terrorismo". Migliaia di persone hanno marciato sotto la pioggia battente. I lavori sono poi iniziati nello stesso giorno nel campus di El Manar. Più di 4’300 organizzazioni e associazioni provenienti da 120 paesi hanno istituito oltre un migliaio di workshop, conferenze e dibattiti per discutere di questioni sociali, tanto locali quanto globali.
Un forum del Nord nel 2016?
La città di Montreal, in Canada, si è proposta per ospitare il Forum sociale mondiale nell’agosto 2016. Un sito web è già stato pubblicato online dal gruppo promotore della candidatura, ma una decisione definitiva non è stata ancora presa.
Il Forum sociale mondiale è nato nel 2001 a Porto Alegre, in Brasile, in risposta al World Economic Forum (WEF) di Davos, in Svizzera.
Tutte le edizioni organizzate finora hanno avuto luogo in paesi emergenti o in via di sviluppo, in America Latina, Asia o Africa.
Secondo la sua Carta, il forum è "un luogo di incontro aperto" per la progettazione di alternative "al neoliberismo e al dominio del mondo da parte del capitale e di qualsiasi forma di imperialismo”. Il suo motto: "Un altro mondo è possibile".
Il Forum, che si era già svolto a Tunisi nel 2013, è stato nuovamente indetto nella capitale del piccolo paese nord-africano, la culla della "Primavera araba", allo scopo di "consolidare le dinamiche dei cambiamenti innescati dalla rivoluzione (2011) e dai movimenti democratici nella regione". La Tunisia, che ha organizzato con successo elezioni presidenziali e parlamentari l’anno scorso, rappresenta una vera e propria eccezione in un mondo arabo-musulmano lacerato.
"Rispetto al 2013, sono stato colpito dalla partecipazione massiccia e impressionante delle organizzazioni arabe, ma anche delle donne e dei giovani", rileva Isolda Agazzi, responsabile della politica di sviluppo della piattaforma di organizzazioni non governative (ong) svizzere Alliance Link esternoSudLink esterno, che ha organizzato, assieme a E-Changer/Comundo, il viaggio della delegazione elvetica a Tunisi. Dalla Svizzera sono giunti al Forum una sessantina di rappresentanti di ong, partiti politici, sindacati e media.
Dibattiti sulle politiche economiche
Isolda Agazzi si è principalmente interessata alle questioni economiche. Alliance Sud ha animato un workshop sull’efficacia dei partenariati pubblico-privati nei progetti di sviluppo. "Questi forum sono molto utili, perché temi quali la tassa sulle transazioni finanziarie, la lotta contro la frode fiscale o le misure di austerità hanno un peso politico significativo e sono oggetto di discussioni dalle nostre parti, mentre qui ciò non è affatto così".
"Le politiche economiche locali sono in gran parte dettate dai donatori internazionali, che chiedono, ad esempio, la liberalizzazione degli investimenti o una tassazione più bassa per le imprese. Queste politiche non vengono rimesse in questione dall'opinione pubblica e dai politici. Ma abbiamo davvero bisogno di investimenti di cui beneficiano principalmente gli investitori? È necessario realizzare partenariati pubblico-privati nel settore delle infrastrutture? Non è possibile raccogliere fondi in altro modo?”, chiede Isolda Agazzi.
Le questioni economiche non erano molto discusse due anni fa, fa notare Peter Niggli, direttore di Alliance Sud. "I problemi politici occupavano allora più spazio". Allora, rileva anche Isolda Agazzi, “l’attenzione dei tunisini era focalizzata sulla contrapposizione tra islamisti e laici”. Nel 2013 la Tunisia era governata dagli islamisti di Ennahda, superati dal partito laico Nidaa Tunes nelle elezioni legislative del 2014.
Un altro tema importante trattato in questa edizione è stato quello della migrazione, in particolare nel bacino del Mediterraneo. "Questo tema ha mobilitato molte organizzazioni”, indica Peter Niggli. “I paesi del Sahel e del Nord Africa, in collaborazione con associazioni e sindacati europei, hanno cercato di sapere come aprire una piccola breccia per delle migrazioni legali. Attualmente non ve ne sono, tranne che per i ricchi".
"Concerti ogni sera"
La questione della sicurezza aveva suscitato non pochi interrogativi dopo l'attacco al Bardo. Il Forum si è tuttavia svolto globalmente nella calma, a parte alcune perturbazioni da parte di algerini, la delegazione più importante, dopo quella tunisina, con 825 organizzazioni partecipanti. "L'attacco al Bardo non ha intaccato il Forum”, sottolinea Isolda Agazzi. “Sorprendentemente ho visto pochi agenti di polizia, anche nel centro città. Vi erano concerti ogni sera sulla Bourguiba Avenue (il viale principale di Tunisi, ndr.)".
Tuttavia, gli eventi del Bardo hanno portato ad accorciare il programma del presidente del Consiglio degli Stati Claude Hêche. Il socialista giurassiano, membro della delegazione svizzera, è rimasto solo due giorni, invece di quattro, a Tunisi. Una visita durante la quale ha comunque potuto incontrare diversi rappresentanti tunisini, tra cui il presidente del parlamento Mohamed Ennaceur. Claude Hêche ha lodato la “grande ricchezza” degli scambi resi possibili dal Forum.
Traduzione di Armando Mombelli, swissinfo.ch