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Nicola Spirig è in pace con se stessa al traguardo: «Penso che il sesto posto nella mia quinta apparizione olimpica, con tre bambini a casa, non è così male».
Con la costellazione che si è creata in gara, infatti, niente di più era possibile per la 39enne dell'Unterland zurighese. Nel gruppo di testa ben armonizzato di sette partecipanti con alcune cicliste forti, Spirig ha dovuto contare esclusivamente su se stessa. Ancora una volta nella sua carriera.
Ad ogni modo si era già preparata mentalmente per quest'eventualità mesi prima. Non è stata una sorpresa. Ma l'allenatore di Spirig, Brett Sutton, è «totalmente frustrato», come ha detto a «blue Sport». Sutton, oltre alle ragioni sopraccitate vede un altro motivo per cui Spirig - una ciclista eccezionale - non ha potuto colmare da sola il divario con il gruppo di testa.
«La moto che filmava il gruppo di testa era costantemente davanti o accanto a loro invece che dietro». Il vantaggio che il gruppetto ha guadagnato rimanendo in scia è ovviamente considerevole, si è lamentato l'australiano.
Si chiude un cerchio, ma non la carriera
Se si tien conto delle circostanze appena descritte, Spirig ha spinto sui pedali in modo fenomenale. Non ha praticamente perso tempo rispetto al gruppo di testa durante i 40 chilometri fatti in bici, corsi praticamente come solista nel gruppo degli inseguitori. Dopo la prova di nuoto, al passaggio alla corsa, la differenza era di soli 61 secondi. Il ritardo si è poi rivelato comunque troppo importante per poter lottare per una medaglia nei 10 km finali.
Spirig e Sutton hanno quasi chiuso il cerchio. Sono stati questi i quarti e ultimi giochi olimpici del duo. Spirig era già arrivata sesta a Pechino nel 2008. La collaborazione fra l'atleta e l'allenatore, durata 15 anni, non è però ancora finita.
Non solo per la gara mista a squadre di sabato, nella quale l'eccezionale atleta svizzera gareggia con Jolanda Annen, Max Studer e Andrea Salvisberg, allenati come Spirig da Sutton, ma anche il progetto del record mondiale all'Ironman, previsto per la prossima primavera.
Un record mondiale e un documentario Netflix
Alla fine della sua carriera di atleta di punta la Spirig vuole infatti spingere il miglior tempo mondiale femminile di 8 ore 18 minuti e 13 secondi su 3,8 km di nuoto, 180 km di ciclismo e 42,195 km di corsa sotto la soglia delle otto ore. Un record che non potrebbe comunque essere omologato perché in questo esperimento saranno ammesse le lepri* sul percorso in bicicletta.
Spirig, campionessa olimpica nel 2012 e argento olimpico nel 2016, potrà contare su un'apripista nella seconda disciplina e trarne vantaggio. L'inglese Lucy Charles-Barclay, più volte finalista dell'Ironman World Championship alle Hawaii, partirà con lei nell'evento di beneficenza.
Nel frattempo, nella gara maschile, il norvegese Kristian Blummenfelt, il campione olimpico di Tokyo, e Alistair Brownlee, il campione olimpico di Londra 2012 e Rio 2016, punteranno a scendere sotto la soglia delle 7 ore. Un documentario di Netflix catturerà la preparazione del quartetto, lo svolgimento della gara e la fase in cui si devolverà il denaro raccolto.
*La lepre, nell'atletica, è un atleta che conduce la prima parte di una gara per garantire un buon tempo finale ai corridori favoriti ed evitare una corsa troppo tattica.