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Un accordo è stato raggiunto sabato pomeriggio fra i quasi duecento paesi partecipanti alla Conferenza sul clima di Varsavia.
Secondo il testo, che si configura come una soluzione di compromesso dopo laboriosi negoziati, gli stati elaboreranno "contributi" su quanto intendono intraprendere per affrontare i mutamenti climatici.
Il documento pone le basi in vista della Conferenza internazionale che si svolgerà a Parigi nel 2015, con l'obiettivo di limitare a 2 gradi centigradi, rispetto all'era preindustriale, il fenomeno del riscaldamento globale.
I risultati della Conferenza vengono tuttavia giudicati insufficienti dalla Svizzera. L'Ufficio federale dell'ambiente (UFAM) rileva, in particolare, che non è stato possibile stabilire l'obbligo, per tutti i paesi, "di iniziare a formulare obiettivi vincolanti di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra" a partire dal 2020.
Tale insuccesso, secondo l'UFAM, è riconducibile all'opposizione di un gruppo di paesi che comprende in particolare la Cina, l'India, l'Arabia Saudita e il Venezuela.
Per contro, la delegazione elvetica commenta positivamente l'unanimità ottenuta sui metodi di calcolo e di controllo delle emissioni legate al settore forestale: un risultato - commenta l'UFAM - cui la Svizzera ha contributo in maniera determinante. A tale settore, si sottolinea, è imputabile il 17% della produzione delle emissioni mondiali di gas serra.
Red.MM/AFP/Reuters/ARi