Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/57620

<h2>SubmittedText<h2><p>Al fine di impedire alle imprese transnazionali di continuare a sfruttare i lavoratori in tutto il mondo secondo la loro discrezione, è pronto il Consiglio federale ad esaminare le proposte seguenti?</p><p>- Stabilire, in collaborazione con gli organi internazionali interessati (OIL, ONU e UE hanno già lanciato iniziative in tal senso), un quadro giuridico internazionale vincolante per quanto concerne le responsabilità delle imprese in materia di rispetto dei diritti umani e sociali nonché dell'ambiente;</p><p>- partecipare alla creazione di una Corte sociale internazionale (CSI), ispirata al modello della Corte penale internazionale;</p><p>- adottare a livello nazionale una legislazione che renda le società con sede in Svizzera legalmente responsabili delle violazioni dei diritti umani da esse perpetrate anche nel resto del mondo;</p><p>- concedere aiuti e attribuire mandati della Confederazione soltanto a imprese che rispettano i diritti umani e sociali nonché l'ambiente nelle loro attività in Svizzera e all'estero; sottoporre tali attività a regolari controlli.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Il Consiglio federale condivide la preoccupazione per il rispetto dei diritti dell'uomo, compresi i diritti sociali e il rispetto dell'ambiente, anche per quanto concerne le imprese multinazionali. In un'economia viepiù globalizzata le regole e gli standard internazionali applicabili al comportamento delle società transnazionali rivestono un'importanza sempre maggiore. Il Consiglio federale si rallegra delle iniziative volte alla responsabilizzazione delle imprese in tali ambiti e contribuisce, unitamente a numerosi altri Stati e attori economici, alla loro definizione. È indispensabile consolidare regole e standard internazionali nell'ambito delle azioni in corso. Altre norme saranno sviluppate laddove la comunità internazionale ritiene ve ne sia il bisogno.</p><p>Il Consiglio federale si è pronunciato su tali questioni nella sua risposta del 15 ottobre 2003 alla mozione Gysin Remo 03.3375 ("Convenzione dell'ONU sulla responsabilità internazionale delle imprese").</p><p>2. Per quanto riguarda la partecipazione della Svizzera all'eventuale "creazione di una Corte sociale internazionale (CSI), ispirata al modello della Corte penale internazionale", il Consiglio federale deve anzitutto sottolineare che l'idea di includere persone giuridiche nella sfera di competenza ratione personae della Corte penale internazionale è stata infine accantonata dai negoziatori dello Statuto di Roma. Se la comunità internazionale non ha istituito una responsabilità penale internazionale delle imprese per la repressione dei crimini più gravi che l'umanità conosca, il Consiglio federale dubita seriamente che si possa trovare il consenso necessario per istituire una Corte sociale internazionale avente giurisdizione sulle imprese. Esso ritiene che per raggiungere gli obiettivi prefissati sia attualmente più utile concentrarsi sulle iniziative già in corso, piuttosto che aprire un nuovo cantiere con possibilità di successo aleatorie e con il rischio di indebolire addirittura gli altri sforzi profusi. Il Consiglio federale rinuncia pertanto per il momento a studiare in modo approfondito l'idea di una Corte sociale internazionale.</p><p>3. Per quanto concerne la nostra legislazione nazionale, la possibilità di perseguire le società con sede nel nostro Paese quando sono responsabili di violazioni dei diritti umani all'estero esiste già, sia in ambito civile che penale. Sotto il profilo del diritto civile tali società possono essere citate in giudizio per i danni che provocano sia in virtù delle regole usuali di responsabilità civile sia in virtù di accordi internazionali a cui il nostro Paese ha aderito (p. es. la Convenzione del 29 novembre 1969 sulla responsabilità civile per i danni derivanti da inquinamento da idrocarburi). Dal 1° ottobre 2003 (nuovo titolo sesto delle disposizioni generali del Codice penale "Della responsabilità dell'impresa", art. 100 e 100 CP) il diritto penale svizzero prevede anche la responsabilità penale delle imprese, le quali possono essere perseguite, anche per quanto concerne danni causati all'estero, quando un comportamento penalmente rilevante è loro imputabile conformemente al diritto svizzero.</p><p>4. Per quanto riguarda il settore degli acquisti pubblici il Consiglio federale tiene a rammentare che la Confederazione aggiudica le commesse pubbliche unicamente alle imprese che osservano le disposizioni relative alla protezione dei lavoratori e delle condizioni di lavoro, conformemente all'articolo 8 della legge federale sugli acquisti pubblici (cfr. in particolare la risposta del CF del 30 settembre 2002 all'interrogazione ordinaria Rennwald Jean-Claude, 01.1133 "Legge federale sugli acquisti pubblici e convenzioni collettive di lavoro"). Nell'ambito della revisione del diritto in materia di acquisti pubblici, l'amministrazione federale sta esaminando un eventuale obbligo di esigere che i diritti dei lavoratori siano rispettati anche dagli offerenti esteri, in particolare mediante l'applicazione delle norme fondamentali dell'Organizzazione internazionale del lavoro. Il Consiglio federale intende anche creare le basi giuridiche per consentire alla Confederazione di acquisire una maggiore quantità di prodotti particolarmente rispettosi di criteri socio-ecologici (Fair-Trade-Products). Tale problematica è analizzata dettagliatamente nel rapporto sugli obiettivi e i contenuti della revisione del diritto in materia di acquisti pubblici, elaborato dalla Commissione degli acquisti della Confederazione, che sarà disponibile nella sua stesura finale nel marzo 2005. Quest'ultimo e la "Strategia 2002 per uno sviluppo sostenibile" del 27 marzo 2002 (FF 2002 3532) illustrano anche alcune iniziative della Svizzera volte a promuovere attività economiche sostenibili sotto il profilo sociale ed economico.</p>  Risposta del Consiglio federale.