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BRUXELLES - Gli studenti svizzeri saranno esclusi dal programma europeo "Erasmus+", che ne favorisce la mobilità a livello continentale, a partire dal prossimo anno accademico 2014-2015. Lo ha indicato il commissario europeo per l'occupazione Laszlo Andor (Partito socialista) durante il dibattito sulle relazioni tra Svizzera e Ue al parlamento europeo a Strasburgo. Anche per il programma "Horizon 2020" la Confederazione sarà considerata un "Paese terzo".
Alcuni giorni dopo l'accettazione dell'iniziativa "Contro l'immigrazione di massa", Berna ha informato Zagabria di non poter firmare il protocollo di estensione dell'accordo di libera circolazione delle persone alla Croazia nella forma parafata.
Considerando questa intesa collegata agli accordi su ricerca e istruzione "Horizon 2020" e sulla mobilità degli studenti "Erasmus+", la Commissione europea li aveva sospesi.
Nel pomeriggio Andor ha ufficialmente comunicato l'esclusione della Svizzera da Erasmus+, dopo che in precedenza il portavoce della Commissione europea Olivier Bailly aveva già informato sulla questione in una conferenza stampa a Bruxelles. Ormai, aveva dichiarato il portavoce, è "totalmente chiaro che gli studenti svizzeri non potranno beneficiare del programma Erasmus al prossimo rientro accademico". Nessun problema, invece, per gli universitari in mobilità per l'anno in corso, che rischiano di essere gli ultimi svizzeri a poterne approfittare, ha detto il portavoce.
L'esclusione da Erasmus+ implica che gli studenti svizzeri non potranno beneficiare di borse per recarsi in Europa e reciprocamente che quelli europei non potranno studiare nella Confederazione. "La situazione è assolutamente aperta", ha detto all'ats Therese Steffen Gerber, della Segreteria di Stato per la formazione, la ricerca e l'innovazione (SEFRI), precisando che la palla è nel campo della politica. L'amministrazione ha fatto delle "riflessioni" su possibili scenari dopo la fine di Erasmus+, ma non ne rivela i contenuti.
Prima del 2010, quando la Svizzera ha aderito a Erasmus, la mobilità studentesca era permessa da accordi elaborati tra le singole alte scuole elvetiche e quelle all'estero. Formalmente l'esclusione della Svizzera da Erasmus+ dipende dal fatto che, in seguito al congelamento delle trattative tra Berna e Bruxelles, i termini per la distribuzione delle borse non può essere rispettato. La Svizzera non è più considerata come "Paese associato" all'accordo, ma come "Paese terzo", ha detto Andor. Stando al commissario europeo per l'occupazione, gli affari sociali e l'integrazione, la Svizzera ha indicato di voler concludere le riflessioni sull'estensione della libera circolazione delle persone alla Croazia entro inizio aprile, ha detto Andor. "Dobbiamo avere informazioni al più presto, business as usual non è un'opzione praticabile".
LA REAZIONE DELL'UNIONE SVIZZERA DEGLI UNIVERSITARI
BERNA - L'Unione svizzera degli Universitari (USU) si dice "scioccata" dopo lo stop di Bruxelles alla partecipazione della Svizzera ai programmi "Erasmus+" e "Horizon 2020" dall'anno accademico 2014/2015. Si tratta della "messa a morte della dimensione internazionale del paesaggio accademico svizzero", si legge in un comunicato.
Gli studenti elvetici "non possono tollerare che la formazione e la ricerca vengano sacrificati sull'altare dei negoziati politici". L'USU chiede pertanto ai politici elvetici ed europei "di fare tutto ciò che è in loro potere per ristabilire la situazione senza peggiorare lo spazio europeo dell'educazione superiore".
Dal canto suo, Gioventù socialista reagisce alla decisione odierna della Commissione europea lanciando una petizione online, affinché il programma di studi Erasmus venga mantenuto per gli studenti elvetici.
Per il suo presidente David Roth, "Erasmus è molto di più di una semplice possibilità di studiare in un'università estera. È il simbolo della nostra formazione e del nostro futuro che non si fermano alle frontiere nazionali". A suo avviso, "la Svizzera ha bisogno di meno isolamento e più apertura e tolleranza". /ats