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La medaglia di legno fa male in ogni circostanza. Quando però arriva per uno scarto di 40 centesimi su 56 minuti di gara, allora il colpo deve essere di quelli capaci di stendere un elefante. E in questo caso, l'elefante è Stefan Küng al quale, al termine della cronometro maschile, la medaglia di bronzo è sfuggita appunto per quattro decimi, a favore dell'australiano Rohan Dennis, mentre quella d'argento è rimasta lontana appena tre secondi. L'oro era fuori discussione, considerata la prestazione stratosferica di Primoz Roglic (1’01” di vantaggio sul redivivo Tom Dumoulin). La differenza l'ha fatta l'ultimo segmento di gara, nel quale Dennis è riuscito recuperare sia su Küng, sia su Filippo Ganna, costretto ad accontentarsi del quinto posto a oltre un secondo dall'elvetico.
Per il turgoviese, si tratta della seconda cocente delusione della stagione, dopo il secondo posto nella prima crono del Tour de France, a Laval, preceduto soltanto da Tadej Pogacar. A Tokyo, però, il più forte è stato senza dubbio Roglic, al comando fin dalle prime pedalate e autore dell'allungo decisivo nella prima parte di secondo giro. La cronometro lo ricompensa di quanto gli aveva tolto un anno fa, quando nella penultima tappa del Tour de France, una prova contro l'orologio, si era visto sfilare la maglia gialla dal connazionale Pogacar. E anche quest'anno la fortuna non era stata dalla sua parte, con la caduta alla Parigi-Nizza e, soprattutto, quella al Tour de France che lo aveva tolto subito dalla lotta per la generale e lo aveva in seguito costretto alla ritiro.
Se il bronzo di Rohan Dennis rientra perfettamente nella logica delle cose (argento a Londra 2012, due ori e un argento ai Mondiali), l'argento di Tom Dumoulin desta maggiore sorpresa, anche perché l'olandese a inizio anno si era preso sei mesi di pausa sabbatica per ritrovare la voglia di pedalare. Rientrato in gruppo al Tour de Suisse, non ha disputato la Grande Boucle per prepararsi in vista dei Giochi. Una scelta azzeccata.
La delusione di giornata, per contro, arriva da Wout van Aert. Il belga, considerato il favorito numero uno, ha retto soltanto nel primo terzo di gara, per poi perdere in modo graduale, fino al sesto posto finale a 1’40” da Roglic. Ha senza dubbio pagato gli sforzi profusi nella prova in linea, nella quale era stato generosissimo nel cercare di riportare il gruppetto dei migliori sulle ruote dei fuggitivi Carapaz e McNulty.