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L'annullamento da parte del Tribunale federale del permesso di costruzione del nuovo complesso alberghiero ad Aminona (VS) equivale alla "morte" della stazione turistica. Lo ha indicato il legale dei promotori russi del progetto Dominique Favre al Nouvelliste.
Aminona era fino al 2014 collegata al comprensorio sciistico di Crans-Montana, quando la cabinovia in partenza dal villaggio fu messa fuori esercizio. La prevista costruzione di un nuovo impianto è però bloccata: la sua sostenibilità finanziaria non è assicurata. Lo stop al progetto edilizio "Lodge de la Reine", bloccato perché non conforme alla legge sulle residenze secondarie, non ne faciliterà la realizzazione.
Secondo Favre, "senza ristoranti, commerci e impianti di risalita, Aminona non ha futuro". Secondo il legale, che ricorda come i suoi clienti abbiano già consacrato cinque anni e 5 milioni di franchi al dossier, i promotori "andranno ad investire altrove".
In una nota, il comune di Crans-Montana, al quale il villaggio di Aminona appartiene, tiene invece a precisare che la stazione turistica non è morta. Le autorità ricordano che ad Aminona è attualmente in costruzione un altro complesso alberghiero.
In un comunicato congiunto, le tre organizzazioni all'origine del ricorso al TF - il WWF, la Fondazione svizzera per la tutela del paesaggio e Helvetia Nostra - ritengono da parte loro che la sentenza sia "una severa messa in discussione del lassismo di alcune autorità municipali e del Consiglio di Stato vallesano di fronte a progetti chiaramente concepiti per aggirare la legge sulle residenze secondarie sotto le sembianze di fantomatiche residenze alberghiere di lusso".
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