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Lo afferma il presidente della Confederazione, Kaspar Villiger, In un'intervista al Financial Times.
Il quotidiano britannico dedica un inserto speciale alla Svizzera, in occasione della sua adesione della Svizzera all'ONU.
La Svizzera è cambiata negli ultimi dieci anni: non è più un'isola nella comunità internazionale, si rallegra il presidente della Confederazione Kaspar Villiger in una intervista al «Financial Times», che dedica sei pagine all'adesione all'Onu.
Dall'ultima presidenza di Villiger nel 1995, «siamo diventati un paese più normale», rileva il consigliere federale.
Nel '95, la crisi economica aveva fortemente scosso «quelli che pensavano che la Svizzera fosse migliore degli altri paesi». Oggi anche noi «abbiamo problemi come gli altri. Ma non siamo né peggio né meglio degli altri paesi».
È dunque «nel nostro interesse aiutare a risolvere problemi che toccano pure la Svizzera. Per questa ragione, gli Svizzeri hanno accettato di aderire all'Onu», afferma il presidente.
Una normalità non ancora recepita all'estero
Questa «normalità» non è tuttavia ancora stata a suo avviso recepita all'estero. Per Villiger, le difficoltà di Swissair o di altri settori dell'economia elvetica sono viste come brutti voti assegnati all'improvviso al primo della classe: «Fanno sentir meglio il resto della classe».
L'intervista è contenuta in un inserto di sei pagine in cui il quotidiano britannico, accanto ad articoli sui diversi settori dell'economia elvetica (turismo, industria, finanza), evoca la riforma dell'esercito e le «inquietudini» suscitate dall'uso crescente dell'inglese.
Il «FT» fornisce pure il ritratto di tre personalità: il «patron» del gruppo biotecnologico Serono, Ernesto Bertarelli, il gallerista basilese Ernst Beyeler e il designer canadese della compagnia Swiss, Tyler Brûlé.
swissinfo e agenzie