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Dopo quattordici anni di Governo, il consigliere federale lascerà la carica a fine anno. «È il momento giusto».
«Ho preso questa decisione nell'estate di un anno fa», ha precisato durante la conferenza stampa indetta per annunciare l'addio.
BERNA - Ueli Maurer ha annunciato oggi le sue dimissioni dal Consiglio federale. Il responsabile del Dipartimento federale delle finanze (DFF) lascerà la carica a fine anno. «Ho preso questa decisione nell'estate di un anno fa, ma solo la mia famiglia ne era al corrente», ha precisato il consigliere federale in una conferenza stampa indetta per annunciare l'addio. «Questa mattina ho informato della mia decisione il mio partito, i quadri del mio dipartimento, il presidente del Consiglio nazionale e naturalmente i colleghi del Consiglio federale».
«Il momento giusto»
Entrato in Governo nel 2009 al posto di Samuel Schmid, Ueli Maurer ha diretto per sette anni il Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS), per poi passare al DFF. «Questo era il momento giusto per lasciare», ha spiegato il consigliere federale, ricordando che i principali dossier che interessano il suo Dipartimento (vedi box) «sono stati conclusi o sono sulla buona strada per esserlo».
Tra fierezza e voglia di cambiare
«Sono fiero di quello che ho fatto in questi anni», ha poi precisato Maurer ricordando alcuni suoi successi come il fatto di essere riuscito a garantire più soldi all'esercito o aver introdotto il servizio militare per gli sportivi d'élite. Il 71enne - già presidente dell'UDC nazionale tra il 1996 e il 2008 - non pensa però ancora alla pensione. «Ho voglia di fare qualcosa di nuovo e ho ancora tanta energia per farlo. Ho diversi progetti in cantiere», ha spiegato Maurer, senza però rivelare in che cosa consistano. «Sono intenzionato a ritrovare la mia personalità, tornando a essere soltanto Ueli e non il consigliere federale Ueli Maurer».
Due volte presidente
Il democentrista zurighese è stato presidente della Confederazione nel 2013 e nel 2019. In precedenza Maurer aveva trascorso diciassette anni sui banchi del Consiglio nazionale. Con il suo addio l'UDC perde quindi un politico navigato che non sarà facile da sostituire. «Ho trascorso più di quarant'anni in politica, un lavoro che mi è veramente piaciuto molto», ha concluso Maurer, prima di ringraziare le persone con cui ha lavorato. Insomma, «lascio con un occhio che ride e uno che piange».
Pensione a cinque zeri
Una volta lasciato il Consiglio federale, Ueli Maurer riceverà una rendita pensionistica di poco superiore a 200'000 franchi, pari alla metà del suo salario attuale. Se intraprenderà un'attività lucrativa, la somma verrà ridotta.
Le pensioni degli ex consiglieri federali corrispondono normalmente alla metà del salario. Solo i ministri che si ritirano dopo almeno quattro anni o per ragioni di salute hanno diritto alla rendita completa. Per legge, gli ex membri dell'esecutivo non devono guadagnare più dei loro colleghi ancora in carica; se decidono quindi di riprendere un'attività, devono ridare alla Confederazione una parte della rendita.
Gli ex consiglieri federali sono liberi di assumere mandati nell'economia privata o in altre istanze una volta lasciato il governo. Il Parlamento ha infatti rifiutato d'imporre restrizioni in questo senso. Il governo si è però dotato di un codice di condotta che impone l'adozione di precauzioni per evitare conflitti d'interesse.
I dossier del DFF ancora aperti
Ueli Maurer lascia il Dipartimento federale delle finanze (DFF) con alcuni cantieri ancora aperti. Se la crisi del coronavirus sembra essersi un po' calmata, il principale dossier del momento concerne la modifica costituzionale proposta dal Governo per adempiere agli impegni fiscali presi nei confronti dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) e del G20.
Mercoledì il Consiglio degli Stati - dopo un lungo dibattito - ha deciso di adottarla con 44 voti favorevoli e 1 astenuto. Il dossier passa ora al Nazionale.
Concretamente, si tratta d'introdurre un'imposta integrativa per tutti quei grandi gruppi di imprese che raggiungono un fatturato annuo globale di almeno 750 milioni di euro (743 milioni di franchi al cambio attuale) e il cui livello d'imposizione minima è inferiore al 15%.
Maurer si è chiaramente dichiarato favorevole alla riforma, che è a suo avviso nell'interesse di Berna. La Confederazione deve fare di tutto per mantenere le imprese estere insediatesi in Svizzera. Qualora dovessero partire, ciò significherebbe meno soldi nelle casse pubbliche.
Covid-19
Per quanto riguarda la crisi del coronavirus, essa è passata davvero in secondo piano. Durante la sessione appena conclusasi, il Parlamento ha adottato la legge per ridurre il debito legato alla pandemia di Covid-19. Dovrà essere assorbito entro il 2035, senza far capo agli eccedenti di bilancio del passato.
Durante i dibattiti, Maurer ha continuato a ripetere che con il Covid-19, la guerra in Ucraina, la crisi energetica e l'inflazione, le finanze federali sono state messe sotto forte pressione. «Occorre prestare attenzione al nostro margine di manovra in materia di budget», ha sottolineato il ministro delle finanze.
Imposizione delle coppie sposate
Diversi altri dossier rimangono ancora aperti. Tra questi figura l'eliminazione della penalizzazione fiscale delle coppie sposate, che interessa circa 454'000 coniugi con due redditi e 250'000 coppie in pensione.
Fatto assai raro, il Tribunale federale aveva dichiarato nulla nel 2019 la votazione sull'iniziativa dell'allora PPD "Per il matrimonio e la famiglia - No agli svantaggi per le coppie sposate", respinta di stretta misura alle urne. Diversi progetti di riforma sono in corso. L'Amministrazione federale sta portando avanti la proposta d'imposizione individuale, mentre un comitato di Donne PLR ha lanciato lo scorso 8 settembre un'iniziativa proprio per l'introduzione della tassazione individuale, in cui donne e uomini dovrebbero essere tassati indipendentemente dal loro stato civile.
La Svizzera non ha neppure trovato una soluzione definitiva al non rinnovo dell'equivalenza borsistica con l'UE. Tale situazione dura dal 2019 quale conseguenza dell'assenza di progressi sull'accordo quadro istituzionale, oggi definitivamente abbandonato. Il DFF ha preso delle misure temporanee per proteggere l'infrastruttura borsistica.