Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01217.jsonl.gz/235

Testo depositato
Fondandomi sull'articolo 160 capoverso 1 della Costituzione federale e sull'articolo 107 della legge sul Parlamento, presento la seguente iniziativa parlamentare:
Il Parlamento è incaricato di istituire le basi giuridiche per una sospensione dell'obbligo militare generale.
Motivazione
La politica di sicurezza deve affrontare nuove sfide, che presuppongono l'adozione di strategie diverse rispetto a quelle dei tempi della guerra fredda. Dopo i rivolgimenti del 1989/90, la maggior parte dei Paesi europei ha rimodellato la propria politica di sicurezza. L'orientamento ai nuovi rischi di un mondo globalizzato ha comportato una profonda trasformazione delle strutture: molti Stati hanno reso volontario il servizio militare obbligatorio, adeguando parallelamente compiti e obiettivi alle nuove minacce. La Svizzera non ha finora imboccato questa strada e si trova in una situazione in cui ogni sviluppo dell'esercito viene determinato dalla politica finanziaria e dalle necessità di una politica di sicurezza interna non più all'altezza della situazione.
Oggi e nel futuro prossimo nessun nemico convenzionale e militarmente organizzato rappresenta una minaccia plausibile per la Svizzera. Sono i cambiamenti climatici, la fame, la povertà, le disuguaglianze economiche, l'ingiustizia politica, le epidemie e la mancanza di risorse che mettono in pericolo la sicurezza. Reindirizzare l'esercito ai nuovi rischi significa anche affrontare senza tabù i temi della riduzione degli effettivi dell'esercito e dell'abrogazione dell'obbligo militare generale. Quello di oggi è un esercito con un effettivo sovradimensionato, la cui gestione fagocita buona parte dei mezzi finanziari e non lascia la sufficiente libertà d'azione per il necessario ammodernamento.
L'obbligo militare generale viola viepiù il principio della parità di trattamento per quanto concerne l'obbligo di presetare servizio militare. Nel 2010, circa 36 000 cittadini elvetici saranno soggetti all'obbligo di leva. Secondo l'evoluzione demografica, saranno appena più di 27 500 nel 2025. Se l'esercito continuerà a comprendere dieci classi d'età, il numero di soldati risulterà tra le 275 000 e le 360 000 unità. Troppe. Per questo motivo, già oggi il 40 per cento circa delle persone soggette all'obbligo di leva viene respinto e solo il 50 per cento svolge l'intero servizio. Ciò intacca il principio della parità di trattamento e non risolve in ogni caso il problema delle dimensioni di un esercito che, se mai venisse mobilitato, provocherebbe l'immediato collasso dell'economia.
L'obbligo militare è economicamente inefficiente. Un'analisi obiettiva dal punto di vista della politica finanziaria farebbe emergere la sensatezza di un'abrogazione: la valutazione dei costi globali dimostra che un servizio obbligatorio comporta costi nettamente superiori a un servizio volontario. In un regime di concorrenza globalizzata, un servizio militare obbligatorio rappresenta uno svantaggio da non sottovalutare. Non è un caso che da anni in Svizzera le associazioni economiche mettano in dubbio l'obbligo militare. Oggi, per molte imprese la carriera militare dei loro dipendenti non è più un vantaggio, bensì un fattore di costo possibilmente da evitare. Non da ultimo ne consegue una pesante mancanza di quadri militari, mancanza che compromette ulteriormente la capacità dell'esercito nella sua forma attuale di adempiere le sue funzioni.
Chi desidera un esercito efficiente anziché un reclutatore indiscriminato deve essere disposto a rinunciare a un obbligo militare generale divenuto ormai obsoleto.