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È quanto ritiene la sinistra favorevole all'armamento a scopo difensivo dei soldati svizzeri all'estero. Un comitato composto in particolare di socialisti della Svizzera tedesca ha difeso martedì a Berna la revisione della legge sull'esercito, in votazione il 10 giugno.Questo contenuto è stato pubblicato il 17 aprile 2001 - 18:29
Le critiche formulate in un primo tempo contro il progetto del Consiglio federale sono state prese in considerazione, ha osservato la consigliera nazionale socialista zurighese Barbara Haering. La Svizzera invierà soldati armati all'estero soltanto se la missione di promozione della pace dispone di un mandato dell'ONU o dell'OSCE e se la partecipazione ad azioni di combattimento è esclusa.
Di conseguenza, la sinistra, favorevole alla «solidarietà internazionale», può sostenere la revisione della legge sull'esercito, votata dal parlamento. Opponendosi alle argomentazioni della destra nazionalista, il comitato «sì alla protezione delle popolazioni civili» ha sottolineato che la sicurezza è un fattore necessario per qualsiasi ricostruzione.
Soltanto un sistema di sicurezza collettiva, sotto la direzione dell'ONU e dell'OSCE, apre una prospettiva di pace, ha ricordato Barbara Haering. E la Svizzera - ha aggiunto - deve parteciparvi. Non spetta comunque alle altre forze militari assumere la difesa dei soldati elvetici.
Gli Svizzeri volontari per le missioni di pace devono disporre di armi per garantire la loro protezione, ha dal canto suo sottolineato il giornalista Peter Gysling, già ufficiale-stampa della Swisscoy, pur respingendo qualsiasi addebito militarista. Egli ha attaccato il «pacchetto di menzogne» dell'Associazione per una Svizzera neutrale e indipendente (ASNI). Il 10 giugno - ha aggiunto - il popolo dovrà dire se «intende armare i soldati svizzeri in missione di pace all'estero» e non se «occorre proseguire questo genere d'impegno».
swissinfo e agenzie
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