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Il consigliere di Stato ginevrino Pierre Maudet, sotto inchiesta per accettazione di vantaggi in relazione a un viaggio negli Emirati Arabi Uniti, dimissionerà in caso di processo a suo carico.
Lo afferma al Matin Dimanche Alexandre de Senarclens, presidente della sezione cantonale del PLR. Maudet e il partito sono d'accordo su questo scenario, sottolinea de Senarclens, necessario "per il bene di Ginevra e delle sue istituzioni". "Se ci fosse il rischio concreto di un lungo processo, riteniamo che la situazione diventerebbe incompatibile con il mantenimento della sua carica", prosegue sulle pagine del settimanale romando.
De Senarclens ha poi confermato a Keystone-ATS che si sono tenute delle discussioni sull'argomento in seno alla presidenza allargata del PLR cantonale, con i cinque vicepresidenti e i consiglieri nazionali ginevrini. "Spero comunque che la procura possa archiviare il procedimento", ha tenuto a precisare.
Maudet, già candidato al Consiglio federale, si è visto revocare l'immunità dal Gran consiglio lo scorso 20 settembre. In questo modo ha potuto essere interrogato due volte sulla vicenda dal Ministero pubblico. I suoi avvocati hanno indicato di aver ricevuto in settimana una copia del dossier. Pur non entrando nei dettagli, a loro avviso una prima lettura dei documenti mostra un notevole divario tra la realtà e gli "sfoghi d'odio" contro il politico.
Questi, insieme alla famiglia e al capo di gabinetto, che si è nel frattempo dimesso, era stato formalmente invitato nel 2015 da un principe ereditario degli Emirati ad assistere al Gran premio di Formula uno ad Abu Dhabi. Volo, in business class, e alloggio sono andati a carico dell'entourage del principe - lo sceicco Mohamed Bin Zayed bin Al-Nahyan - per un importo di diverse decine di migliaia di franchi.
Maudet, all'inizio delle indagini, aveva affermato che la fattura era stata saldata da un imprenditore libanese, "amico di un amico", che però, stando agli inquirenti, in realtà non aveva avuto nessun ruolo nel finanziamento del viaggio. L'esponente del PLR era in seguito tornato sui propri passi, ammettendo di aver mentito e nascosto parte della verità sulla controversa trasferta.