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<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>L'interpellanza prende lo spunto dal fatto che, nel 1998, la Turchia, per ragioni politiche, ha emesso un mandato internazionale di cattura contro il signor Naci Öztürk, sottolineando che in fase di procedura d'asilo le nostre autorità erano perfettamente al corrente dei reati di diritto comune citati nel mandato turco. Per la stessa ragione in una lettera dell'Ufficio federale dei rifugiati del 5.3.1999 non veniva accettata un eventuale revoca del diritto d'asilo.</p><p>Queste affermazioni non corrispondono al vero. Il mandato d'arresto turco si limita ad accuse di reati di diritto comune. Di queste accuse non si è fatto cenno al momento della procedura d'asilo nel 1984 e 1985. Se il signor Öztürk ha effettivamente commesso i delitti a lui imputati e se invece non si celano motivi politici dietro tali accuse, le autorità svizzere non possono emettere alcun giudizio conclusivo, viste le loro conoscenze. Secondo quanto sappiamo oggi l'accusa di reato non era oggetto di chiarimenti al momento della procedura d'asilo nel 1984 e 1985. </p><p>Se il sospetto contro il signor Öztürk è stato espresso in modo legittimo e c'è motivo di mantenerlo, non può essere fondamentalmente chiarito durante l'esame della richiesta internazionale di ricerca ed estradizione. La decisione in merito alla questione del reato e della colpa è normalmente riservata all'autorità competente del perseguimento penale dello Stato richiedente. Anche il rifiuto della Slovenia nei confronti della richiesta turca di estradizione presentata nel frattempo, non cambia nulla a questo verdetto. Il rifiuto della Slovenia si fondava sulle lacune della richiesta turca e non su una minaccia di persecuzione politica.</p><p></p><p>Tenendo presente questo retroscena, alle domande poste rispondiamo come segue:</p><p></p><p>Ad 1-4 e ad 10: Il rifiuto opposto dalla Svizzera alla domanda turca di arresto si fondava sulla qualità di rifugiato, riconosciuta all'interessato, ma anche in seguito a insufficienze della richiesta e alla mancata promessa di rinunciare ad applicare la pena di morte se l'estradizione fosse stata concessa. La domanda di arresto non violava l'ordine pubblico internazionale, poiché tale domanda si basava soprattutto sul sospetto di un reato di diritto comune. Cosí, per il competente Ufficio federale di polizia (UFP) valeva il principio che la domanda d'arresto dovesse essere protetta dal segreto d'ufficio. </p><p></p><p>Ad 5: Nella decisione del Tribunale federale (117 IV 209) sopracitata è questione di un caso completamente diverso. Contrariamente al caso Öztürk, l'Ufficio federale di polizia nel 1990 doveva decidere in merito a una domanda della Turchia, ma non di arresto bensí di estradizione. L'estradizione è stata respinta dall'UFP a causa del carattere prevalentemente politico del reato in questione, dopo che l'interessato ha passato 27 giorni in carcere in vista di estradizione. Contro il rifiuto opposto dall'UFP di versare un indennizzo per la carcerazione, l'interessato si è rivolto al Tribunale federale il quale ha accolto il ricorso e ha condannato l'UFR a pagare un'indennità di detenzione.</p><p></p><p>Ad 4, 6 + 7: Nella lotta contro il crimine le domande internazionali di arresto devono essere trattate con la dovuta confidenzialità se si vuol salvaguardare la cooperazione internazionale. Per tale ragione le relative informazioni sono protette dal segreto d'ufficio. Ma una simile protezione non è riservata a domande di cattura se ne consegue una violazione dei diritti dell'uomo (ordine pubblico internazionale). Questo sarebbe certamente il caso se una domanda di arresto facesse valere reati di diritto comune ma dietro si celasse l'intenzione di un perseguimento per motivi politici, etnici o religiosi. Quando è possibile identificare simili casi è d'obbligo informare la persona interessata dell'esistenza di una domanda d'arresto e di metterla in guardia contro viaggi all'estero. In questo ambito è ammissibile comunicare informazioni se l'interessato le domanda. </p><p></p><p>Ad 8: Le autorità svizzere hanno limitate possibilità d'intervento se un cittadino svizzero o un rifugiato riconosciuto in Svizzera è arrestato all'estero. In questi casi non c'è grande differenza se l'arresto avviene in virtú di una procedura penale o di estradizione. In ogni caso spetta primariamente a chi è perseguito difendere i propri diritti. La Svizzera può sempre offrire il suo aiuto tramite l'assistenza consolare. Altre misure piú adeguate sono prese se l'arresto o l'eventuale estradizione non fanno presagire una violazione dell'ordine pubblico internazionale. </p><p></p><p>Per quanto riguarda l'assistenza consolare offerta al signor Öztürk, il DFAE, il giorno stesso dell'arresto, ha contattato l'ambasciata svizzera a Budapest e a Zagreb, quindi informato le autorità slovene della cittadinanza svizzera di Naci Öztürk e del suo precedente riconoscimento quale rifugiato. Infine l'ambasciatore svizzero a Budapest, responsabile anche per la Slovenia, si è recato a Ljubliana, per rendere attente le autorità del ministero di giustizia e degli esteri degli aspetti particolari di questo caso. Egli ha in particolare spiegato i fondamenti della garanzia dell'asilo e il punto di vista svizzero riguardo alle importanti disposizioni di diritto internazionale. Poi è stata la volta di una collaboratrice dell'ambasciata svizzera a Budapest di far visita al signor Öztürk, nella sua prigione di Koper. Ella ha potuto costatare che le condizioni di detenzione erano corrette. Il DFAE ha sempre avuto regolari contatti con l'ambasciata slovena a Berna e l'ambasciatore di Slovenia è stato piú volte ricevuto a questo proposito. Il consigliere federale Joseph Deiss ha discusso di questo caso in un colloquio personale con il collga sloveno, ministro Lojze Peterle. Il DFAE è sempre stato in contatto con la moglie di Naci Öztürk e con il suo avvocato. Ha costantemente tenuto al corrente i deputati al Parlamento. In tal modo esso ha mobilitato, nell'ambito dell'assistenza consolare, tutte le possibilità per garantire al signor Öztürk il rispetto dei suoi diritti. Il notevole impegno delle autorità svizzere è stato essenziale alla liberazione di Naci Öztürk da parte della Slovenia. </p><p></p><p>Ad 9: Poiché in relazione al caso Öztürk le autorità svizzere non hanno alcuna responsabilità, mancano le basi legali in Svizzera per l'indennizzare o la riparazione di un torto morale.</p><p></p><p>Ad 11: Benché le autorità abbiano agito in modo giuridicamente corretto nel caso Öztürk, si è costatato che è necessario migliorare il coordinamento tra i relativi uffici. In seguito all'esperienza fatta in questo caso, l'Ufficio federale dei rifugiati farà in futuro riferimento, in occasione di un riconoscimento di rifugiati, in forma generale ai principi dello statuto giuridico e ai limiti della protezione. Per il resto, nel caso che le autorità svizzere costatassero che lo Stato d'origine cerca di far arrestare ed estradare un richiedente l'asilo o un rifugiato riconosciuto, l'Ufficio federale di giustizia esaminerà con l'Ufficio federale dei rifugiati quali misure sia opportuno prendere. In particolare l'Ufficio federale di giustizia deciderà se informare la persona interessata, e in quale modo.</p>  Risposta del Consiglio federale.