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35 milioni di utili, l'anno scorso, per la cassa malattia Helsana, dieci in meno del 1998. I premi sono saliti a 3,503 miliardi di franchi ( 1,1 percento) e per il terzo esercizio consecutivo è stato possibile potenziare riserve e accontanamenti.Questo contenuto è stato pubblicato il 25 maggio 2000 - 11:06
In leggera crescita il numero degli assicurati, saliti da 1,454 a 1,462 milioni. Helsana rafforza così la sua posizione di leader. Le riserve, calcolate in percentuale dei premi incassati, sono aumentate al 23,8 percento ( 0,8 punti percentuali) e gli accantonamenti a fine 1999 ammontavano a 1,466 miliardi di franchi (1,439 nel 1998).
Presentando i risultati di Helsana a Zurigo, il presidente del consiglio di amministrazione Eugen David ha espresso preoccupazione per il crescente «dirigismo statale» nella politica sanitaria. Il Consiglio federale, determinando tariffe e pianificazione ospedaliera, finisce col fissare lui stesso i livello dei premi assicurativi. E questi -sempre secondo il presidente del consiglio di amministrazione di Helsana- crescono più dei salari perché non esistono né pressione sui prezzi, né freni alla crescita dell'offerta di prestazioni.
Secondo David andrebbe eliminato il vincolo che obbliga gli assicuratori a firmare contratti con i fornitori di prestazioni mediche. Prezzi e «quantitativi» dovrebbero essere negoziati secondo le regole del mercato e non essere decretati dallo Stato. La seconda revisione della legge sull'assicurazione malattia, ha continuato David, offrirà l'opportunità di percorrere nuove vie in questo senso. Tre gli obiettivi fondamentali dell'Helsana: maggiore libertà contrattuale tra assicuratori e fornitori di prestazioni, maggiore libertà organizzativa per gli ospedali e una nuova regolamentazione per il finanziamento dei nosocomi.
Il presidente della direzione del gruppo Helsana Manfred Manser ha dal canto suo evidenziato come nei 26 cantoni svizzeri ognuno applichi una propria politica di pianificazione ospedaliera. Invece di creare grandi centri di cura sovra-regionali, si insiste nel voler porre in primo piano gli interessi cantonali senza tener conto delle conseguenze finanziarie. Occorre invece sfruttare il potenziale di risparmio, ha concluso Manfred Manser, perché se i cantoni non vogliono agire, la Confederazione deve intervenire.
Sissinfo e agenzie
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