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Le aziende devono chiudere se non sono in grado di applicare le misure di protezione dell'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP). I salari vanno nel frattempo versati ricorrendo alle indennità per lavoro ridotto (ILR). Lo esige la sezione vallesana di Unia.
In una nota, il sindacato sostiene di aver riscontrato violazioni delle raccomandazioni in tutto il canton Vallese, in particolare nel settore delle costruzioni e nella vendita. Unia fa l'esempio di dipendenti che fanno pausa in uno spazio ristretto, che non hanno sapone o disinfettante a disposizione, che viaggiano su affollati autobus aziendali, o che si riuniscono in gran numero in negozi a volte esigui.
Così facendo, afferma l'associazione dei lavoratori, gli sforzi per contenere il coronavirus sono compromessi. "Ciò suscita giustamente un senso di insicurezza tra i dipendenti interessati".
Unia chiede quindi che le aziende interrompano le loro attività se non sono in grado di applicare le misure di protezione stabilite dall'UFSP. L'interruzione del lavoro deve essere effettuata senza perdita di salario. Per farlo, la Confederazione deve consentire il ricorso all'ILR quando le raccomandazioni non possono essere attuate.
La protezione, puntualizza poi il sindacato, deve applicarsi anche ai dipendenti dei settori economici essenziali. Unia afferma che sempre più addetti alla vendita segnalano il non rispetto delle norme dell'UFSP. I datori di lavoro non devono sottrarsi alle loro responsabilità.
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