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Nell’Ottocento il Mendrisiotto era una vasta pianura con campi agricoli, vigneti, villaggi raggruppati e poche vie di comunicazione. Il Laveggio seguiva un percorso tortuoso con molti meandri naturali, i terreni lungo il fiume erano prevalentemente paludosi. Lungo il suo corso e quello del suo affluente, il Moree, sorgevano mulini e segherie che sfruttavano la forza dell’acqua per le loro attività. L'acqua del fiume serviva inoltre per irrigare i campi circostanti e per fare il bucato.
Nel 1925, in previsione della costruzione del tracciato ferroviario della Valmorea, i terreni della zona del Laveggio vennero bonificati e resi coltivabili tramite l'incanalamento del fiume. Queste nuove superfici poterono quindi essere utilizzate dai contadini per coltivare cereali, ortaggi, tabacco e per ricavarne prati da sfalcio.
Lo sviluppo stradale
Nel 1967 venne aperto il tratto autostradale nazionale A2 e l’assetto del territorio cambiò radicalmente. Le nuove vie di comunicazione determinarono lo sviluppo urbano e industriale degli anni successivi. In tempi relativamente brevi, l’espansione urbana sottrasse superfici utili all’agricoltura, senza che i piani regolatori dei singoli comuni siano riusciti a proporre un disegno complessivo su scala regionale.
La situazione attuale
Oggigiorno la valle del Laveggio si presenta come un ambiente peri-urbano caratterizzato da zone residenziali, aree industriali, concentrazioni commerciali, vie di comunicazione e zone agricole. La forte urbanizzazione della regione è andata a scapito delle superfici agricole e delle componenti naturali. L'area sopporta un forte traffico pendolare e il già provato sistema naturalistico-agricolo rischia di non sopravvivere alle forti spinte di urbanizzazione.