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Monopoly: storia di un gioco capitalista
Chi di noi non ha mai giocato una partita a Monopoly, sperando di non fermarsi sulla casella con tutti quegli alberghi rischiando di finire in bancarotta?!
Il gioco più famoso di sempre, venduto in 111 Paesi e tradotto in 44 lingue, si racconta abbia origini molto lontane dal sistema economico che rappresenta.
Pare infatti che il gioco, o almeno il suo antenato - anche chiamato Anti-monopoly - sia stato inventato nel 1903 dall’attrice Lizzie Magie per insegnare il Georgismo. Il gioco esiste ancora oggi ed aveva lo scopo contrario: combattere il monopolio di un solo giocatore. L’attrice del Maryland era una gran sostenitrice delle teorie economiche di Henry George (1839-1897), economista e filosofo, autore di Progesso e povertà. La sua idea principale è che nessuno può reclamare il diritto di possedere un terreno: tutto quel che si trova in natura appartiene a tutta l'umanità e che solo quel che viene creato con il lavoro appartiene agli individui. Dopo una controversa causa legale il gioco da tavola è oggi venduto sotto licenza della Hasbro, che possiede anche il Monopoly classico.
La storia del gioco che tutti conosciamo racconta che un meccanico disoccupato di Philadelphia, Charles Brace Darrow, abbia creato il primo tabellone di Monopoly utilizzando i materiali di scarto che aveva in casa nel 1933. Nella sua versione, e oggi in quella classica, i nomi della strade sono quelli della città di Altantic City, luogo in cui trascorreva le vacanze da bambino. Si dice che portò il gioco alla casa di produzione di giocattoli Parker Brothers, che però lo rifiutò per “54 errori fondamentali”. Darrow registrò comunque il suo prodotto e iniziò a venderlo, riscontrando un grande successo. La fabbrica di giocattoli ritornò allora sui suoi passi e offrì a Darrow di comprare i diritti. Nonostante fossero gli anni della Grande Depressione, vendette ben 2 milioni di scatole nei primi due anni.
La prima edizione estera fu quella inglese, battezzata con i nomi delle strade di Londra. Pratica che divenne sinonimo e caratteristica principale del gioco.
La versione più costosa: quella creata da Alfred Dunhill, con casette d'oro e d'argento, venduta a 25mila dollari. Pensate che ogni anno vengono stampate per le sole edizioni in lingua inglese banconote per l'equivalente di 40 miliardi di dollari. Più del doppio di quelle stampate dalla zecca degli Stati Uniti.
Immagini: Cindy Andrie-flickr/foreverdigital-flickr