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Un pluripregiudicato serbo di 28 anni, di cui 23 trascorsi in Svizzera, dovrà lasciare il paese e tornare in patria. Lo ha deciso il Tribunale federale, confermando un decreto di espulsione emesso dall'Ufficio degli stranieri sangallese.
L'uomo, nato nel 1982 ad Arbon (TG), ha vissuto i primi cinque anni in Serbia presso i nonni, per poi tornare nel 1987 dalla madre in Svizzera, dove ha ottenuto un permesso di soggiorno. All'età di 16 anni è stato condannato per furto e danneggiamento, e in seguito per altri reati, ma l'episodio più grave risale al 2004, quando ha ucciso con una coltellata al cuore un suo conoscente nel corso di una banale lite.
Riconosciuto colpevole di lesioni gravi e di omicidio colposo, gli sono stati inflitti cinque anni di carcere. In seguito a questo episodio le autorità sangallesi, nel giugno del 2009, gli hanno revocato il permesso di soggiorno, ordinando nel contempo il suo allontanamento dal territorio elvetico, una volta scontata la pena.
L'interessato ha interposto ricorso, affermando di non avere relazioni personali in Serbia, e di non conoscere, se non modo approssimativo, la lingua del posto. Il Tribunale federale gli ha però dato torto. La Corte ha ammesso che la revoca del permesso di soggiorno è una misura da attuare in modo restrittivo. Nel caso specifico è però giustificata: visti i precedenti giudiziari e il rischio di recidiva i giudici sono giunti alla conclusione che vi è un preponderante interesse pubblico ad allontanare il soggetto dalla Svizzera.
Il Tribunale federale ha inoltre sottolineato che il cittadino serbo non è riuscito ad integrarsi in Svizzera nella realtà sociale e professionale. Il fatto che non intrattenga relazioni personali nella sua patria d'origine, se non con la sua anziana nonna, non è un aspetto determinante.