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L'imprenditore egiziano Samih Sawiris, noto in Svizzera per i suoi investimenti nelle strutture turistiche di Andermatt, ritiene che i costi miliardari causati dal lockdown siano sproporzionati a fronte delle vite salvate dalle stesse misure ("qualche centinaio", ha detto lui). Molti si sono indignati per le parole dell'imprenditore: "la vita umana non ha prezzo", si sente dire.
In realtà l'esternazione di Sawiris, più che per lasciarsi andare a facili indignazioni, dovrebbe servire a far riflettere (e poi semmai avere delle smentite motivate da dati e non da slogan). Anche se in maniera decisamente meno "brutale" e, soprattutto, lasciando la domanda aperta, il tema del bilancio fra costi e benefici delle misure di lockdown lo aveva espresso recentemente anche la rivista "Economist", che in un articolo, il cui resoconto riproponiamo nella nostra rubrica Boomerang, si chiedeva: "Fino a quanto potremmo permetterci di dire che la vita umana non ha prezzo?"
In sostanza l'articolo ricordava (qualora ce ne fosse bisogno) che le misure per contenere il virus avranno conseguenze economiche pesantissime, ma anche conseguenze sociali e sulla salute (mentale in primis) di milioni di persone (in Italia l'Istituto superiore di sanità ha lanciato l'allarme sull'esplosione dell'utilizzo di psicofarmaci durante la quarantena). Proprio qui sta il punto centrale: davvero siamo disposti a sopportare qualsiasi costo causato da lockdown (che, in caso di un nuovo picco dei contagi, con tutta probabilità ritorneremo a vivere)?
Ad inizio della crisi pandemica, una tesi simile a Sawirs l'avevano espressa il premier britannico Boris Johnson e quello Usa Donald Trump (e il Governo urano, a cui Sawiris plaude nell'intervista alla SontagsZeitung): un blocco totale farebbe più danni del coronavirus. "L’America può dire oggi che il costo della chiusura è di gran lunga superato dalle vite salvate", scriveva l'Economist "Ma per poterlo dire ha dovuto dare un prezzo a quel milione di vite (che era il numero di morti calcolato senza lockdown, a fronte di un costo di 60mila dollari a famiglia negli Stati Uniti, ndr).
Stando a quanto scriveva l’Economist il lockdown ha effettivamente dunque ampiamente superato in vite salvate i suoi costi, ma non è detto che sarà sempre così. Potrebbe arrivare il giorno in cui il costo del lockdown supererà i benefici, scriveva l’Economist, anche se "ancora nessuno è pronto ad ammetterlo".
P.S.: Ad oggi il lockdown sembra essere l'unica soluzione in caso di ritorno a un picco epidemico. Non sarebbe il caso di iniziare a elaborare strategie per evitare di dover di nuovo, in caso di sedonda ondata, "chiudere tutto"? Alcuni Paesi ci sono riusciti.
4 aprile 2020
Fino a quanto potremmo permetterci di dire che la vita umana non ha prezzo? Con questa domanda L'Economist si è interrogato su una questione fondamentale, prendendo spunto dalle parole del governatore di New York Andrew Cuomo: "We’re not going to put a dollar figure on human life" (traducibile in sostanza, con: la vita umana non ha prezzo).
Le misure messe in campo in moltissimi Paesi per fronteggiare la diffusione del coronavirus comportano e comporteranno pesanti conseguenze per l'economia, ma anche sociali (come i ragazzi che perdono giorni di scuola, possibili conseguenze sulla salute mentale dell'isolamento, ecc.). Il presidente statunitense Donald Trump aveva sostenuto inizialmente (e in parte è ancora di questa linea), come aveva fatto anche il premier britannico Boris Johnson, che con misure troppo draconiane la cura avrebbe causato più danni della malattia. Tuttavia, osserva l'Economist, i modelli hanno dimostrato che la diffusione senza controllo del virus avrebbe ucciso un milione di persone in più. Per evitarlo si è deciso di chiudere le attività, per un costo equivalente di 60mila dollari a famiglia negli Stati uniti. "L’America può dire oggi che il costo della chiusura è di gran lunga superato dalle vite salvate", scrive l'Economist. Ma per poterlo dire ha dovuto dare un prezzo a quel milione di vite. Per gli Stati Uniti è stata una scelta relativamente facile, ma, osserva l'Economist "se in India il lockdown non riuscisse a fermare la diffusione del contagio la sua scelta, tragicamente, andrà in un’altra direzione". Se forse non vale per i Paesi occidentali, è evidente che per i Paesi più poveri una crisi economica può uccidere (di fame, di mancato accesso alle cure, ... ) altrettanto quanto il coronavirus.
Secondo l'Economist alcuni principi possono essere utili ad orientarci nelle scelte: tenere in considerazione che ogni scelta ha costi sociali ed economici, aiutare chi paga di più le misure di blocco, lavoratori e giovani, "su cui cadrà gran parte del peso della malattia, sia oggi sia in futuro, con tutto il debito che i loro Paesi accumuleranno".
E poi essere flessibili. "Forse non troveremo presto vaccini e cure", scrive l'Economist. "Con l’estate, le economie avranno subito crolli a doppia cifra. Mesi di reclusione casalinga avranno minato coesione sociale e salute mentale". In un futuro più o meno prossimo "il costo del distanziamento potrebbe superare i benefici". Ma questo "ancora nessuno è pronto ad ammetterlo".