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Marco Weber, il 28enne attivista zurighese arrestato in Russia assieme ad altri 30 membri di Greenpeace in seguito a un blitz pacifico nel mare di Barents contro le trivellazioni petrolifere di una piattaforma artica di Gazprom, si dice convinto della necessità dell'azione condotta. È quanto afferma in una lettera scritta dal carcere russo di Murmansk, della quale alcuni domenicali d'Oltralpe hanno pubblicato oggi degli stralci.
"Il 18 settembre ho affrontato il pericolo e il rischio di venire incarcerato perché sono convinto che noi abbiamo il potere di promuovere il cambiamento", si legge nella missiva resa nota dalla "Sonntagszeitung" e da "Le Matin Dimanche" e della quale l'ats possiede una copia.
"Il comportamento aggressivo ed ingiusto del governo russo e di Gazprom mostra quanto sia importante che le decisioni relative all'Artico e il suo futuro vengano prese dalla collettività mondiale", scrive Marco Weber.
Nella lettera, datata 8 ottobre, l'attivista ripercorre i suoi primi dodici giorni di detenzione, "solo in una cella". "Non ho libri né giornali, niente televisione, nessuno con cui parlare. Sono stato anche isolato durante la passeggiata quotidiana". Lo zurighese, posto da fine settembre in detenzione preventiva, aggiunge che i punti salienti delle sue settimane sono le visite del suo legale e del console elvetico.
SDA-ATS