Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01148.jsonl.gz/923

Sono stati gli ultimi otto minuti e trenta secondi dello Shuttle: l’ultima corsa di una navicella verso lo spazio. Una degna conclusone per un’era durata trent’anni e nel corso della quale l’accesso all’orbita terrestre è diventato tanto frequente da essere quasi scontato. Eppure, a dodici giorni dalla fine dell’ultima missione, nessuno alla Nasa sa ancora dire con certezza quando e con quale mezzo targato “USA” gli Stati Uniti potranno tornare a far volare i propri astronauti.
Che gli Shuttle dovessero andare in pensione era chiaro da tempo. Stretta fra misure di sicurezza sempre più pressanti, da una parte, e tagli di fondi dall’altra, la Nasa è stata incapace  di portare a termine un programma alternativo che fosse pronto per raccogliere l’eredità delle navette dopo il loro pensionamento.
Eppure un progetto concreto era già in cantiere a metà degli anni novanta. Il prototipo dello spazioplano VentureStar, denominato X33, avrebbe dovuto volare nel 2006. Invece la Nasa ha deciso di cancellare il programma nel 2001, quando erano stati spesi 1,33 miliardi dollari e buona parte delle tecnologie necessarie erano state messe a punto. La spiegazione ufficiale stava nella scarsa redditività del veicolo: troppo costoso e non confacente alla nuova politica spaziale dettata dal nuovo inquilino della Casa Bianca. Il nuovo veicolo avrebbe disposto di motori più efficienti e sarebbe stato in grado di entrare in orbita senza l’ausilio di un serbatoio esterno e didue razzi a propellente solido di cui oggi lo Shuttle non può fare a meno.
L’X33 è stato vittima in gran parte del piano spaziale dell’amministrazione Bush, che puntava a tornare sulla Luna e a portare il primo uomo su Marte in breve tempo. Programma che non necessitava di un veicolo riutilizzabile, ma di una serie di vettori potenti e flessibili. Da lì lo sviluppo del nuovo (vecchio) mezzo di trasporto:  una capsula simile a quella dei voli Apollo, solo più grande e tecnologicamente avanzata chiamata Orion. Il cono di metallo a sei posti sarebbe stato messo in cima ad un razzo a propellente solido derivato direttamente da quelli utilizati sino a poche ore fa per spingere in orbita lo Shuttle. Ares I, questo il nome dell’insieme, sarebbe stato affiancato dall’Ares IV, un mastodontico vettore in grado di trasportare nello spazio fino a 188 tonnellate di materiale: una volta e mezza la capacità del razzo più potente costruito sino ad oggi, ovvero il Saturno 5. Il primo lancio di test dell’Ares 1 venne eseguito il 28 ottobre 2009.
In ritardo e fuori budget,il  programma “Constellation” (di cui Orion e Ares facevano parte) è stato cancellato nel febbraio 2010, sotto l’amminstrazione Obama. Unico superstite: la capsula Orion (chiudere il programma sarebbe costato di più che portarlo a termine), prontamente ridimensionata, adattata per ospitare “solo” quattro astronauti e rinominata Multi-Purpose Crew Vehicle (MPCV). Il primo volo della capsula è previsto per il 2016, ma non è ancora chiaro su che tipo di razzo sarà piazzata. Nulla in vista anche per il successore dell’Ares IV.
Mancano solo dodici giorni dalla fine dell’era Shuttle e il conto alla rovescia prosegue. Inesorabile.