Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01029.jsonl.gz/90

Secondo quanto riferisce oggi la tv pubblica serba RTS, citando fonti della procura nazionale serba sui crimini di guerra, Karadzic - in un interrogatorio rilasciato agli inquirenti di Belgrado dopo l'arresto del 21 luglio scorso e prima dell'estradizione di ieri - ha insistito sul fatto che l'accordo con Holbrooke, evocato da più parti in passato, ma sempre smentito da quest'ultimo, ci sarebbe in effetti stato. E avrebbe garantito allo stesso Karadzic la non estradizione alla giustizia internazionale in cambio della sua uscita di scena dalla vita politica della Repubblica serba di Bosnia (Rs).
La questione appare rilevante nella linea difensiva dell'ex leader di Pale, tesa a coinvolgere nel processo governi e figure importanti della comunità internazionale. Il clan di Karadzic l'aveva già sollevata nei giorni scorsi, dopo l'arresto, quando il suo ex 'ministro degli esteri' Aleksa Buha, aveva affermato di aver personalmente assistito addirittura alla "firma" dell'accordo con Holbrooke, concesso a suo dire dagli Usa a margine degli accordi di pace in Bosnia di Dayton (1996), raggiunti con il coinvolgimento dell'allora uomo forte di Belgrado, Slobodan Milosevic, e con un largo consenso internazionale. Buha aveva aggiunto che l'intesa era stata poi confermata verbalmente pure dal segretario di Stato Usa pro tempore, Madeleine Albright, e che Karadzic, sparendo di scena, l'aveva di fatto rispettata.
Lo scenario di una sorta di baratto politico-giudiziario con Karadzic è stato ritenuto credibile in passato anche da Florence Hartmann, già portavoce dell'ex procuratore capo del Tpi, Carla Del Ponte, sempre frustrata durante il suo mandato dalla mancata cattura dell'ex leader serbo-bosniaco.