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Everest, 50 anni dalla sua conquista
Testo di Luca Bettosini
Foto di Giuseppe Pompili e Luca De Franco
Everest per gli occidentali, Sagarmata per i nepalesi, Chomolungma per i tibetani: ecco la montagna pi? alta del mondo. L?Everest ? solo la punta pi? alta di un insieme impareggiabile di monti e non l?unico a superare gli ottomila metri nella regione; gli tengono compagnia il Lhotse, il Makalu e il Cho Oyu. A quote inferiori l?elenco dei nomi diventa un rosario e citeremo l?Ama Dablam tra tutti, perch? la sua splendida presenza accompagna il viandante per tutta la regione. Situata nella catena dell?Himalaya, al confine tra il Nepal e il Tibet, il nome occidentale con cui ? conosciuta a livello planetario le ? stato attribuito nel 1856 dalla britannica Royal Geographical Society, in onore di Sir George Everest, il direttore del Survey of India (l?Ufficio Trigonometrico e Geodetico dell?India) che si occup? delle prime misurazioni della vetta.
La conquista dell?Everest, avvenuta il 29 maggio 1953 (durante la spedizione britannica che aveva come capo spedizione il generale H. C. J. Hunt), lanci? Edmund Hillary e lo sherpa nepalese Tenzing Norgay nel firmamento dell?alpinismo mondiale, rendendoli famosi in tutto il mondo. Seconda montagna oltre gli ottomila metri ad essere scalata dall?uomo dopo l?Annapurna, l?Everest attira ogni anno centinaia di alpinisti da tutto il mondo. Quest?importante traguardo ha aperto la strada agli amanti dell?alpinismo estremo, che da quel momento si sono succeduti nella conquista della vetta pi? alta del mondo. Si calcola che in media ogni anno 300 alpinisti e circa 20?000 trekker scelgano come destinazione l?Everest. Il percorso di salita, che passa per il colle sud e percorre la cresta sud-est fino in vetta, ? considerato la ?via normale nepalese?. Reinhold Messner e Peter Habeler scalano l?Everest per la prima volta senza l?ausilio di ossigeno. E? l?otto maggio 1978. Hans Kammerlander, il 24 maggio 1996, percorre i 2500 metri di dislivello della ?via del colle nord? in 16 ore e 45 minuti (senza ossigeno). La discesa viene effettuata con gli sci. Quando nel 1953 Edmund Hillary e lo sherpa Tenzing Norgay scalarono il Monte Everest, si riteneva che la vetta fosse alta 8840 metri Questa cifra era stata stabilita (attraverso proiezioni) sin dal 1850. L?ultima misurazione ? stata effettuata nel 1999, l?altezza rilevata ? di 8850 metri. Alcuni dati: Ad oggi 1600 scalatori (di et? fra i 16 e i 65 anni, tra cui 75 donne), dei quali 600 stranieri, hanno raggiunto la cima dell?Everest. I pi? numerosi sono i nepalesi, seguiti da americani, giapponesi e russi. Il 23 maggio 2001 ha registrato la cifra record di 89 scalatori in una sola giornata. L?Everesta ha mietuto 175 vittime fin?ora.
La Svizzera e l?Everest
Nel 1952 un?imponente spedizione svizzera, diretta da Wyss Dunant, permise a R. Lambert e allo sherpa Tenzing di toccare quota 8600 metri. All?inizio degli anni ?50 la conquista del mitico terzo polo della Terra ? all?ordine del giorno. L?Everest, 8850 metri, ha gi? respinto sette tentativi britannici dal versante Nord tra le due guerre. L?occupazione cinese del Tibet nel 1950 chiude questa via: per reazione politica il Nepal si apre timidamente al mondo occidentale. Tra la sorpresa generale i primi beneficiari dell?autorizzazione all?accesso dal versante Sud, nel 1952, non sono gli inglesi bens? gli svizzeri. La ?Fondation suisse pour les explorations alpines?, diretta dal noto mecenate Karl Weber, affida la missione a Ren? Dittert che anima a Ginevra un piccolo club esclusivo, l?Androsace, composto da un pugno di alpinisti esperti, amici di lunga data. A questi la Fondazione affida la responsabilit? di una spedizione che combina alpinismo e missione scientifica. L?obiettivo non ? arrivare in cima all?Everest, ma bens? esplorare l?itinerario ancora sconosciuto possibilmente fino al Colle Sud.
L?avventura svizzera inizia
Il 29 marzo 1952 alle ore 10.30 del mattino il gruppo di alpinisti svizzeri lascia Katmandu con 180 portatori per il trasporto di 4 tonnellate di materiale con la sola intenzione di fare bene e di tornare interi. Oltre a Ren? Dittert, il capo degli alpinisti, ci sono Jean-Jacques Asper, Ren? Aubert, il medico della spedizione Gabriel Chevalley, L?on Flory, Erneste Hofstetter e gli alpinisti pi? conosciuti del gruppo: Andr? Roch e la guida professionista Raymon Lambert. Sono coordinati dal dottor Wiss Dunant. Gli scienziati sono il geologo Auguste Lombard e il botanico Albert Zimmermann. Tra di loro c?? anche lo sherpa Tenzing al suo quinto tentativo sull?Everest. Egli ha gi? fatto scalate nell?Himalaya con Dittert e Roch e si stimano molto. La spedizione arriver? in oltre 3 settimane di avvicinamento al Ghiacciaio Khumbu, l?accesso alla Conca Ovest dove nessun uomo ha messo piede prima. La lunga marcia li porta ad attraversare 5 alte catene di montagne attraverso valichi sempre pi? elevati. A fine aprile, un mese dopo aver lasciato Katmandu, inizia l?impresa; la fase di avvicinamento ? finita, comincia quella dell?azione che durer? due mesi. Davanti a loro si trova una cascata di ghiaccio di oltre 800 metri di dislivello e impiegheranno 2 settimane per trovare una via attraverso il ripido labirinto di serracchi in continuo movimento (fino a 3 metri al giorno). Essi stabiliscono un secondo campo a met? della cascata su un grande blocco di ghiaccio. Quasi in cima alla cascata gli alpinisti vengono fermati da un enorme crepaccio che sbarra loro la strada e l?accesso alla Conca Ovest. Lo stesso crepaccio che aveva fermato, l?anno prima, Eric Shipton, il famoso esploratore inglese, nell?unica missione di ricognizione fatta fino ad allora. Costretto a tornare indietro, Shipton aveva dichiarato che il crepaccio era insuperabile paragonandolo ??ad un drago che sorveglia la Conca Ovest e tira fuori i suoi artigli?. Dopo ore di estenuanti ricerche gli svizzeri si erano convinti che l?unica soluzione fosse quella di fare un ponte. Superare il crepaccio era la chiave per accedere alla Conca Ovest, fatto che avvenne senza problemi e che permise loro di essere i primi uomini a mettere piede dall?altra parte del crepaccio e vedere finalmente la Conca Ovest. Impiegarono quasi 3 settimane ad attraversare la Conca che si apre davanti e installare il campo 5. A destra del Colle Sud (7900 m) un affioramento roccioso scende fino a met? della formidabile parete di mille metri. D?ora in avanti si chiamer? ?lo Sperone dei Ginevrini?. Ci vorranno altri 11 giorni di ricognizione tra la quota 7000 e 8000 metri per trovare la via migliore che porta al Colle Sud. A quell?altitudine senza ossigeno e senza scendere a rifornirsi a quote meno dure ? un lavoro estenuante. Alla fine si passa per lo Sperone dei ginevrini. La prima squadra ? formata da Lambert, Tenzing, Flory e Aubert. Saranno obbligati a fare un delicato bivacco sulla parete perch? la notte caler? prima che arrivino al Colle Sud. Arrivati al Colle viene installato il campo 6. Tenzing ebbe a dire: ?Nel corso della mia vita sono stato in luoghi selvaggi e solitari, ma nessuno era terribile come il Colle Sud?. I massacranti venti che spazzavano il Colle Sud furono una delle cause della mancata conquista dell?Everets da parte degli svizzeri. Due giorni dopo si lanciarono in una prima ricognizione sulla vetta e arrivati alla quota di 8200 metri Lambert e Tenzing si accamparono per preparsi all?attacco finale il giorno dopo. Lambert descriva quella notte come la pi? terribile della sua vita, senza sacchi a pelo e niente di consistente da mangiare oltre alla terrifinate sete che li colp? per tutta la notte avvolti da un freddo distruttivo. L?indomani partono all?attacco della cima ma sono esausti e avanzano lenti, la stanchezza, la mancanza d?ossigeno e l?avvicinarsi del cattivo tempo convincono i due a tornare indietro prima che sia troppo tardi.
Il 27 maggio 1952 il noto alpinista Raymond Lambert e lo sherpa Tenzing, a 200 metri dalla vetta, debbono rinunciare. Malgrado i respiratori ad ossigeno siano risultati inutilizzabili, Lambert e Tenzing sono arrivati alla quota di 8600 metri, cio? a circa 200 metri dalla vetta, diventando gli uomini pi? alti del mondo. Il motivo della mancata conquista della vetta ? stato dovuto dal fatto che la mancanza di un ripiano dove fare un campo intermedio, li ha costretti a salire da 7000 a 8000 metri, senza ossigeno e in un colpo solo; con i pesi che portavano sono stati stroncati del tutto, lasciandoli senza alcuna forza per il tratto finale. Oltretutto hanno passato 3 settimane in una quota tra 7000 e 8000 metri senza ossigeno e ci? ? notevole per quel tempo e diventa comprensibile lo sfinimento finale. Anche la seconda squadra rinuncia alla salita per gli stessi motivi. Occorreva scendere immediatamente perch? l?imminente arrivo del ?monsone? avrebbe trasformato la Conca Ovest in una trappola mortale. Essi scesero dal campo 5 al campo 1 in un solo giorno portando con s? solo l?indispensabile, ci? che era rimasto sarebbe poi stato utilizzato da Hillary e Tenzing l?anno seguente. Le tre settimane passate tra 7000 e 8000 metri ? un?impresa che resta ancora oggi ineguagliata; gli uomini hanno perso dai 10 ai 15 chili e sono esausti. Nel ritorno incontrano Eric Shipton e i suoi compagni di cordata in ricognizione; tra di loro si trovava anche Hillary. Erano avidi di informazioni, quelle stesse informazioni che essi avevano negato agli svizzeri precedentemente ma che i generosi svizzeri diedero agli inglesi dimostrando una squisita corretezza che venne poi sfruttata dagli inglesi per raggiungere l?obiettivo. Una nota di rammarico va alla rivista National Geographic (Italia, numero di maggio 2003), la quale ha dedicato uno speciale sull?Everest con spendide foto e molte pagine sulla storia della conquista dell?Everest ma dimenticando completamente di citare ci? che gli svizzeri hanno fatto! Nemmeno una parola ? stata detta riguardo al grande lavoro di esplorazione e preparazione della strada per gli inglesi che gli svizzeri hanno fatto; cos? migliaia di lettori pensano che tutto ? stato fatto grazie agli inglesi e nessuno sa la verit?. Parlare della conquista dell?Everets omettendo completamente l?avventura Svizzera ? mancanza di rispetto per coloro che hanno rischiato la vita, stendendo un tappeto rosso fino a poche centinaia di metri dalla vetta la quale ? stata raggiunta dal famoso Hillary e la stessa guida, Tenzing, che l?anno prima insieme agli svizzeri, ? arrivata ad un soffio dalla cima!
Risultato finale
La missione scientifica ottiene in ogni caso ottimi risultati raggiungendo un notevole valore scientifico. Dopo la vittoria di Tenzing nel 1953 egli ritrover? l?amico Raymond Lambert e riformarono la famosa cordata sui pendii della Jungfrau, in famiglia. C?era rivalit? tra i due gruppi di alpinisti (inglesi e svizzeri) che avevano inventato questo sport. L?esploratore inglese Eric Shipton, figura leggendaria dell?Everest, intorno alla quale girava da oltre 20 anni, non aveva voluto alpinisti svizzeri all?epoca della sua spedizione di ricognizione nel 1951. Nel 1952 gli svizzeri ricambiano la cortesia rifiutando, a loro volta, la presenza di alpinisti inglesi.
In questa occasione Edmund Hillary dichiarer?: ?Non volevo che gli svizzeri arrivassero in cima all?Everest. Che salgano molto in alto con i nostri auguri, ma non fino alla vetta! Volevo che questo foste riservato alla squadra britannica che avrebbe tentato l?anno seguente?. In ogni caso gli svizzeri avevano compiuto con successo la loro missione, oltre le aspettative e gli obiettivi prefissati, avevano aperto la via sud dell?Everest ed erano stati i primi a salire cos? in alto sulla superfice del globo. Quando, l?anno seguente, l?inglese Edmund Hillary e lo sherpa Tenzing raggiungono la vetta seguendo la ?via dei ginevrini?, il primo gesto della spedizione britannica ? l?invio di un telegramma agli svizzeri:
?A voi una buona met? della gloria?.
Ma sentiamo cosa disse lo stesso John Hunt in: ?L?Everest vinto, in Montagne del mondo, Garzanti, Milano, 1954, pp.11-12. Copyright Schweitz. Stiftung f?r alpine Forschungen?.
?E volgemmo quindi il nostro pensiero agli svizzeri. Essi avevano seguito accuratamente la riuscitissima spedizione esplorativa di Shipton ed avevano portato l?assalto al tratto terminale della fortezza, cosa singolare questa, trattandosi per loro del primo contatto con la montagna ed essendo questa per alcuni di essi la prima esperienza himalayana. Osservammo ad ogni passo tracce evidenti dei loro tentativi: bandierine recanti un marchio familiare, finite nelle posizioni meno accessibili in cima a pinnacoli di ghiaccio oppure entro grandiose voragini, quasi volessero invitarci a seguire una via allora totalmente impraticabile. Ed ancora avanzi di viveri e laceri resti di tende nel Western Cwm; numerosi teli da tenda ormai semisepolti dal ghiaccio presso le rocce della parete del Lhotse e, sepolte nelle vicinanze, preziose bombole d?ossigeno. Ed inoltre l?indimenticabile pathos del loro campo VIII al Colle Sud, con le strutture delle tende ancora in piedi, scheletri di precedenti ricoveri; e recipienti di viveri, apparecchi ad ossigeno, rotoli di corda. Vi era poi quell?ultima tenda a 8300 metri, sulla cresta Sud-Est, un?altra vuota intelaiatura, testimone di un?indimenticabile notte trascorsa da Lambert e Tenzing, esattamente un anno prima, senza sacco da bivacco: era quello uno spettacolo che mi torna spesso alla mente. Lungo tutto il nostro itinerario ci rendemmo conto di quanto dovevamo ai nostri amici svizzeri da quel giorno, era il 25 gennaio 1953, quando Evans ed io ci recammo a Zurigo per essere informati delle esperienze della spedizione autunnale, reduce del primo tentativo di scalare l?Everest d?inverno?. La loro fatica apr? la strada alla conquista definitiva avvenuta, appunto, nel 1953. La spedizione britannica guidata da sir John Hunt riusciva, il 29 maggio, a raggiungere la vetta, risolvendo il problema degli ultimi trecento metri dell?Everest.
Sarebbe stato bello che la rivista National Geographic avesse per lo meno menzionato queste parole, invece di dare risalto solo alla conquista inglese.
I conquistatori dell?Everest:
Sir Edmund Hillary – Sir John Hunt – Eric Shipton – Tenzing Norkay
Sir Edmund Hillary
Nato nel 1919 ad Auckland, in Nuova Zelanda, si appassiona di alpinismo fin da giovanissimo. Per coltivare la sua passione, deve spostarsi prima in Europa, sulle Alpi, poi, finalmente sull?Himalaya, dove scala undici diverse montagne sopra ai 6?000 m prima di sentirsi pronto a tentare la scalata dell?Everest. Tra il 1920 e il 1952, molte spedizioni avevano fallito nel tentativo di conquistare quella montagna, anche perch?, nel frattempo, i permessi di ingresso per il Tibet si facevano sempre pi? difficili da ottenere. Notato nelle spedizioni di ricognizione del 1951 e 1952, viene inserito da John Hunt nel tentativo inglese del 1953. La spedizione raggiunge il Picco Sud a maggio, ma tutti i membri sono costretti a tornare indietro: tutti tranne Hillary e lo sherpa nepalese Tenzing Norkay, che aveva gi? partecipato ad altri cinque tentativi. Alle 11.30 del 29 maggio del 1953, i due giungono alla cima e la notizia del successo della spedizione viene data al pubblico in coincidenza con l?incoronazione della regina Elisabetta II. Nel 1960 lo scalatore Edmund Hillary inizi? a fare sistematiche ricerche dello yeti, indagando su un avvistamento compiuto dallo sherpa Tenzing Norkay. Le ricerche non hanno mai prodotto alcun esito.
Sul versante nepalese si trova la via normale.
I punti pi? difficili della scalata sono il cosiddetto ?Khumbu Icefall?, che presenta i tipici rischi delle seraccate, si ? calcolato che il movimento discendente del ghiacciaio oscilla tra i 90 e i 120 centimetri il giorno, rendendo molto instabili i seracchi. Il percorso ? attrezzato con un numero ingente di scalette metalliche che sono continuamente risistemate da alcune compagnie private che si assumono stagionalmente l?incarico. Mentre l?altro ? lo ?Scalino Hillary? poco sotto la vetta, uno sperone roccioso attrezzato per? con corde fisse. Lo si pu? percorrere solo a senso alternato e ci? provoca ritardi agli alpinisti che salgono e che devono attendere la discesa di quelli sulla via del ritorno, arrivati in vetta prima di loro. Il campo 1 ? a 6100 metri, appena sopra alla seraccata, mentre i campi 2 e 3 sono rispettivamente a 6400 e 7200 metri sul ghiacciaio Western Cwm, che riempie il vallone fra l?Everest e il Nuptse. La salita non presenta difficolt? tecniche salvo le basse temperature notturne (oltre 70 gradi centigradi sotto zero) ma forti rischi per l?ipossia. Il campo 4, in prossimit? del colle sud fra l?Everest e il Lhotse, si trova a quota 7986 metri ed ? l?ultimo prima del balzo finale. La scalata richiede per? sforzi immani ed avanzare richiede un sacrificio estremo. La partenza dal colle sud avviene al buio, prima della mezzanotte, in modo da essere in vetta prima delle 14, ora limite che impone di interrompere la salita a qualsiasi altezza ci si trovi. Esiste anche la possibilit? di fermarsi al campo 5, situato a 8500 metri.
Anno 2002
Il 16 maggio 2002 una cordata formata da Yves Lambert e Tashi Tenzing, facente parte di una spedizione composta da alcuni bei nomi dell?alpinismo svizzero – Jean Troillet, Stefan Schaffter, Philippe Arvi, Guillaume Vallot – giunge in vetta all?Everest assieme ad Appa Sherpa e ad alcuni altri sherpa d’alta quota. La particolarit? della cordata sta proprio nei nomi del duo Lambert-Tenzing. Essi sono infatti rispettivamente il figlio ed il nipote di Raymond Lambert e Tenzing Norgay, proprio quel Tenzing che nel 1953 unir? il suo nome a quello di Hillary nella conquista dell?Everest. Un anno prima di quell?evento epocale, nella primavera del 1952, una forte spedizione ginevrina del famoso Club de l?Androsace, si trova impegnata sulla cresta sud-est, dove, proprio con la coppia Lambert-Norgay, riesce a raggiungere la notevole quota di 8600 metri, prima che i due siano costretti a scendere esausti, traditi dai respiratori dell’ossigeno difettosi. Il loro exploit, decisamente importante per l?epoca, viene completamente oscurato l?anno successivo dalla salita vittoriosa di Hillary e dello stesso Tenzing. La riuscita della salita dei discendenti del forte ginevrino e di Norgay, rimedia dunque un poco a quell?oblio in cui la bell?impresa del 1952 era caduta.
22 novembre 2002
Se n?? andato in questi giorni un altro grande dell?alpinismo mondiale, lo svizzero Andr? Roch, tra le figure di spicco dell?alpinismo esplorativo sulle grandi montagne del mondo e uno dei primi studiosi della neve e delle valanghe sopra la valle di Davos, sede del celebre Istituto Federale di Weissfluhjoch. Roch ? ricordato nella storia dell’alpinismo per aver guidato la spedizione svizzera del 1952 all?Everest, che apr? la strada verso il Colle Sud alla vittoriosa spedizione britannica del 1953. Nessuno prima di Roch aveva avuto l?intuizione e il coraggio di avventurarsi tra le insidie dell?Ice Fall, oltre cui la via per la cima sembrava essere alla portata degli alpinisti. Gli svizzeri furono costretti a retrocedere per le difficili condizioni della montagna e per le grandi energie spese durante l?esplorazione del percorso tra gli immensi ghiacci del Western Cwm. Tornato in Svizzera, Roch non esit? a condividere le sue scoperte con gli inglesi capitanati dal colonnello John Hunt, prossimi alla partenza e intenzionati in un primo momento a ritornare da Nord per proseguire l?itinerario dove erano scomparsi Mallory e Irvine.
Salutiamo Andr? Roch, nato il 21 agosto del 1906 a Hermance, piccola localit? sul fianco destro del Lago di Ginevra, e morto il 19 novembre del 2002.
Lato negativo:
25 Maggio 2001, gli sherpa nepalesi, perlustrando il monte Everest, hanno raccolto ben 4,3 tonnellate di rifiuti lasciati dagli scalatori. Un ufficiale ha detto che 2,3 tonnellate di vestiti, vecchie tende e pacchi di carta sono stati bruciati; mentre altre due tonnellate di bombole d?ossigeno vuote, scale d?alluminio, pali di tenda e lattine sono state spedite a Kathmandu. Secondo alcuni scalatori l?Everest ? diventato la discarica pi? alta del mondo. Il governo obbliga le spedizioni internazionali a pagare un deposito di 4?000 dollari, che viene restituito a coloro che riportano indietro tutti i rifiuti. Alcune delle bombole recuperate saranno esposte in un museo, il resto sar? venduto come souvenir. Fonte: REUTERS
NEWS
Il 1? maggio 1999, una spedizione scientifica, guidata da Eric Simonson, ha rinvenuto il corpo di Mallory in un crepaccio a 8?326 metri. In un primo tempo si pens? che si trattasse di Irvine, ma le iniziali sui vestiti, G.L.M. chiarirono che si trattava dei resti dell?alpinista inglese. Aveva con s? pochi oggetti, compreso un involucro di lettere, alcune indirizzate alla moglie Ruth, altre dirette ai suoi amici inglesi e a una certa Stella, di cui nessuno conosce l?identit?. Un orologio con una sola lancetta rendeva impossibile stabilire l?ora della morte e la mancanza della macchina fotografica impediva di risolvere l?enigma della conquista dell?Everest. A dire il vero, il viso di Mallory era irriconoscibile, e solo gli abiti consentivano di attribuire quel corpo all’uomo che spar? sull?Everest. La piccozza di Irvine, con tre tacche incise sul manico, fu trovata nel 1933. Il mistero delle montagne affascina da sempre l?uomo che da millenni si confronta con la bellezza e l?impetuosit? della natura. Il 2002, Anno Internazionale delle Montagne, ci ha svelato i segreti dell?Everest attraverso la Piramide di vetro, l?Osservatorio pi? alto del mondo, Centro Nazionale delle Ricerche del Monte Everest-Valle Kumba in Nepal. La realizzazione del Laboratorio-Osservatorio Internazionale Piramide ? stata consentita da un accordo quadro tra il Consiglio Nazionale delle Ricerche e la Royal Nepal Academy of Science and Technology.
NEPAL
Capitale: Kathmandu
Popolazione: circa 23?000?000
Lingua: Nepalese (Ufficiale), Inglese
Religione: 90% induismo, 5% buddismo, 3% islamismo
Valuta: rupia nepalese
L?India lo abbraccia a sud, la Cina lo copre da nord: il Nepal sembra quasi scomparire, sia culturalmente sia geograficamente, chiuso tra questi due giganti; ma sono molte le cose che gli danno invece identit? e rilevanza. Paradossalmente, la collocazione geografica, ? una di queste. Si trova infatti nella zona himalayana, una delle pi? suggestive e ricche di richiami spirituali del mondo. La catena dell?Himalaya comprende oltre trenta cime che raggiungono l?altezza minima di 7620 metri, e delle quattordici cime che superano gli ottomila metri, ben otto si trovano in Nepal. Montagne che non sono per? l?unica sua caratteristica geo-fisica: il centro del Nepal ? coperto da pianure e altipiani, mentre gli alti deserti del nord lo separano dalla Cina. I Tibetani hanno sempre considerato l?Everest una montagna sacra, e per questa ragione soltanto nel 1910 il tredicesimo Dalai Lama accord? agli inglesi il permesso di scalarne la vetta. Con questa concessione il Dalai Lama desiderava ringraziare l?amministrazione britannica per l?ospitalit? che gli era stata offerta dopo la sua fuga dal Tibet al Darjeeling onde sottrarsi alle pressioni cinesi. Oltre alle montagne il Nepal offre anche una natura incontaminata, tutta da scoprire. Il modo migliore per ammirarla ? un safari a dorso di elefante all?interno del Parco nazionale Royal Chitwan, condotti dai Pahit le guide o maestri degli elefanti, che vivono con l?animale per tutta la loro vita. Il Nepal non significa solo natura. Significa anche un popolo ospitale e multietnico. Sono infatti circa settanta i gruppi etnici della regione, tra cui i famosi Ghurka, popolo nepalese bellicoso e guerriero, oppure i Gaines, casta di musicisti e cantanti che si guadagnano la vita esibendosi in pubblico, e i Gurung, che allevano bestiame sui ripidi versanti dell?Annapurna in pascoli situati talvolta oltre i 3000 metri, e gli Sherpa, le mitiche guide himalayane.
Il Nepal riunisce le pi? grandi variazioni altimetriche della Terra che passano dalle alte cime della catena himalayana alle paludi e alla giungla tropicale del Terai. Le migrazioni dall?area tibetana, dai bassipiani indiani e dall?Asia hanno fatto del Nepal, nel corso della sua storia, un crogiolo di razze dell?intera regione himalayana. In Nepal l?anno ? caratterizzato fondamentalmente da tre stagioni climatiche: la stagione calda, quella umida e quella fresca. Il periodo migliore per visitare il paese ? l’inizio della stagione fresca (ottobre/novembre).
Gli SHERPA
La parola sherpa significa ?gente dell’Est? e designa un gruppo etnico che vive nelle montagne pi? a est della catena himalayana. Gli sherpa si stabilirono nel Nepal circa 600 anni fa, attraversando la catena dell?Himalaya dal Tibet lungo sentieri che avevano praticato per secoli. Degli attuali 20 milioni di abitanti del Nepal, circa 40?000 lavorano come sherpa; 3?000 di loro vivono nella regione del Khumbu, in remote e spettacolari valli glaciali ai piedi dell’Everest, e meno della met? di loro lavorano con le spedizioni. Sono buddhisti e praticano l?allevamento degli yak come principale fonte di sussistenza, unitamente al loro impegno nel turismo d?altitudine. Il loro piatto tipico ? lo shyakpa uno stufato di carne di yak, riso e patate (introdotte dagli inglesi, all’inizio dello scorso secolo). La loro bevanda tradizionale ? il t?, di cui ingeriscono anche le foglie, che usano anche per insaporire molte altre pietanze: Altro piatto tipico ? infatti l?uovo bollito nel the. Sir Edmund Hillary ha sempre affermato che i veri eroi del Monte Everest sono gli sherpa: ?essi fanno molto di pi? che trasportare bagagli e cucinare per gli alpinisti: li guidano, li proteggono, li soccorrono. Essi sono coraggiosi, portatori di rari valori quali la virt? e la grazia, d?animo generoso, inclini al sacrificio, modesti, quasi umili eppure straordinariamente forti fisicamente.? Fare affidamento soltanto su s? stessi ? una delle caratteristiche fondamentali del comportamento d?uno sherpa. Per questo l?alpinista che si affida a uno sherpa nepalese ? sempre sicuro di trovarlo pronto a intervenire se lui ? terrorizzato, angosciato, disperato, isolato, senza aiuti; se ha un osso fratturato, ? esausto, accecato, congelato, colpito dal mal di montagna, se non ce la fa pi? a respirare, se delira. Perfino se ? morto il suo sherpa far? tutto il possibile, e anche di pi?, per riportare le sue spoglie a valle. A differenza degli inglesi che trattavano gli sherpa come loro servitori, gli svizzeri invece avevano un rapporto di amicizia considerandoli parte di loro e ci? caus? alcuni problemi quando gli inglesi salirono sull?Everest nel 1953.
Yak, tipici animali himalayani d’alta montagna ? Tibet
? un bovide che vive nelle regioni dell?Himalaya a oltre 4000 metri di altezza dal cui sottopelo si ricava una fibra tessile molto apprezzata per la preparazione di tessuti per coperte finissime e per la realizzazione di filati per maglieria simili come pregio al cammello o al cashmere.
Lo sterco di yak ? l?unico combustibile per cucinare e riscaldare gli ambienti in Tibet.
Swiss Everest 50th Anniversary Expedition 1952-2002
www.everestnews.com/e2002swiss.htm
www.everestmountain.com
www.mteverestgolden50.com