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Siccome le banche non utilizzano i fondi propri ma operano con soldi di altri, ecco che prendono rischi maggiori e di conseguenza rendono l’economia più vulnerabile, provocando crisi economiche a catena. E’ l’opinione che Anat Admati, economista di Stanford, espone nel suo libro sul futuro delle banche “The Banker’s New Clothes: What’s Wrong With Banking and What to Do About It.”.
Per risolvere questo problema, Admati propone di obbligare le banche ad adottare un comportamento più vicino a quello delle aziende, forzandole a ridurre le operazioni con i soldi altrui :
“Si dovrebbero obbligare le grandi banche ad aumentare di almeno il 30% i loro finanziamenti sottoforma di fondi propri, il che – per i colossi bancari americani – sarebbe sei volte di più rispetto alla situazione attuale. Questa soluzione sarebbe suscettibile di rendere il settore finanziario più rigido e meno redditizio.”
Il settore finanziario ha accolto le proposte di Admati con scarso entusiasmo. Malgrado che il vice presidente della Federal Reserve, Stanley Fischer, abbia affermato di trovare “interessanti” le sue idee, si è affrettato a precisare che :
“E’ impossibile metterle in pratica, perchè il governo americano ha già chiesto alle banche di ridurre il ricorso ai fondi di terzi. Alle banche non si possono chiedere ulteriori sacrifici, in quanto vi è il rischio di paralisi del settore bancario.”
Le banche sono d’accordo con Fischer : affermano che se venissero obbligate a operare facendo ricorso ai fondi propri, questo avrebbe come conseguenza l’aumento dei tassi di interesse, la stretta sul credito e dunque l’indebolimento della crescita economica.
(Fonte : express.be)