Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/37542

<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Per l'allestimento del preventivo per il 2002, il Consiglio federale ha fondato i propri calcoli su un tasso di crescita dell'1,75 per cento, che è leggermente superiore a quanto indicato dalla maggior parte degli istituti di ricerca. Per la prima volta dopo parecchi decenni, i differenti blocchi economici regionali si trovano simultaneamente in un periodo di rallentamento, se non addirittura di recessione, che dovrebbe coinvolgere probabilmente anche la Svizzera. Per il momento è molto difficile valutare concretamente le conseguenze macroeconomiche degli attentati dell'11 settembre e della risposta americana in Afghanistan. L'aggiornamento del progetto di preventivo è avvenuto il 28 settembre, vale a dire alcuni giorni prima che il Consiglio federale prendesse atto delle dimensioni della disfatta di Swissair. Le cifre presentate non tengono conto delle maggiori uscite legate alla partecipazione della Confederazione all'impresa Swissair/Crossair. </p><p></p><p>Con la creazione di condizioni quadro che stimolino la crescita, il Consiglio federale può prendere misure per garantire un'evoluzione regolare della congiuntura e combattere la disoccupazione. Le misure in relazione allo sfacelo di Swissair s'iscrivono in questo contesto e il loro scopo è unicamente quello di mantenere l'attrattività della Svizzera quale piazza economica. Il Consiglio federale ritiene che attualmente non debbano essere prese ulteriori misure per sostenere la congiuntura. Secondo le linee direttive delle finanze federali, nell'ambito della sua politica delle spese lo Stato deve evitare effetti prociclici. Per mitigare variazioni importanti dell'attività economica, d'ora in poi esso lascerà spazio principalmente agli stabilizzatori automatici (assicurazione contro la disoccupazione, entrate fiscali annue), che produrranno i loro effetti in caso di rallentamento della congiuntura.</p><p></p><p>2. Dato che il freno all'indebitamento non è ancora stato approvato dal Popolo e non è nemmeno stato introdotto, non vi sono ancora piani concreti per un pacchetto di risparmi. Pur costituendo un importante passo nella giusta direzione, il preventivo per il 2002 approvato dal Consiglio federale non adempie ancora del tutto i requisiti del freno all'indebitamento. Importante sarà che il Parlamento non approvi ulteriori riduzioni fiscali e ulteriori uscite, poiché ambedue renderebbero difficoltoso l'adempimento dei requisiti posti al freno all'indebitamento.</p><p></p><p>3. Secondo uno degli obiettivi della politica finanziaria del Consiglio federale contenuto nelle linee direttive delle finanze federali, l'aliquota fiscale svizzera dev'essere tra le più basse dei Paesi membri dell'OCSE e ridotta a lungo termine. Un aumento della quota delle uscite dello Stato potrebbe essere ammessa unicamente in caso di un maggiore onere finanziario legato all'evoluzione demografica. Il Consiglio federale ritiene che al momento non sarebbe opportuno fissare un obiettivo in materia di aliquota fiscale sotto forma di un tasso fisso in percento del PIL. Bisogna piuttosto tener conto dell'attuale situazione finanziaria e della reale fase congiunturale. Un'aliquota fiscale bassa non può essere fine a se stessa. Essa serve ad aumentare l'attrattiva della nostra piazza economica. In questo contesto occorre rilevare che la sua attrattiva dipende anche da altri fattori quali il grado di regolamentazione, il livello delle infrastrutture, la sicurezza giuridica oppure la stabilità politica e finanziaria. Per ridurre l'aliquota d'imposta al 10 per cento, le entrate - e simultaneamente anche le uscite - dovrebbero essere ridotte nel periodo 2002-2005, ogni anno e in misura crescente, da 3,9 (primo anno) a 7,9 miliardi rispetto al piano finanziario del Consiglio federale e allo scenario economico ipotizzato. Riduzioni di spese di quest'ordine di grandezza sono però irreali e non potrebbero quindi essere attuate senza rimettere in discussione l'adempimento di compiti che spettano inequivocabilmente alla Confederazione. A breve termine esse avrebbero parimenti ripercussioni negative sulla crescita e sull'occupazione. </p><p></p><p>4. Il Consiglio federale non dispone di un piano finanziario a lungo termine, valevole fino al 2010. Il piano finanziario attuale definisce le necessità per i tre anni che seguono il progetto del preventivo 2002, ossia fino al 2005, e ciò a causa delle priorità politiche. Alla luce delle numerose e crescenti incertezze in questo periodo di crisi, non sarebbe opportuno definire un piano finanziario dettagliato fino al 2010. La politica finanziaria è per sommi capi già definita nelle linee direttive delle finanze federali. Il complesso di questi principi prescrive l'equilibrio del bilancio della Confederazione a medio termine. Inoltre, il freno all'indebitamento vincolerà le spese alle categorie di entrate che non dipendono dalla congiuntura. In tal modo il Consiglio federale disporrà di un margine di manovra sufficiente per tener conto delle imminenti grosse sfide.</p><p></p><p>5. Dopo l'entrata in vigore della 10a revisione dell'AVS il 1° gennaio 1997, il Consiglio d'amministrazione del Fondo dell'AVS ha deciso una strategia degli investimenti che, accanto agli investimenti in obbligazioni, prevede anche collocamenti in azioni e investimenti alternativi. La strategia degli investimenti per il 2001 prevede per entrambe le categorie una quota complessiva del 40 per cento. L'attuazione di questa strategia è avvenuta con molta cautela e su un lungo periodo. Dopo cinque anni gli obiettivi strategici nel settore delle azioni non sono ancora stati raggiunti e presumibilmente non lo saranno nemmeno nel 2002. Con gli investimenti in azioni è stato possibile conseguire, dal 1997 a oggi, buoni risultati. Le performance conseguite in azioni svizzere nei singoli anni sono state del 17,8 per cento nel 1997, del 15,8 per cento nel 1998, dell'8,2 per cento nel 1999 e del 9,7 per cento nel 2000. L'andamento sfavorevole registrato dall'inizio dell'anno sui mercati azionari ha finora avuto ripercussioni negative sul portafoglio azionario del Fondo di compensazione dell'AVS. Se la ripresa dei corsi che sembra profilarsi dallo scorso mese di ottobre non dovesse confermarsi, in questo segmento di investimenti bisognerà contare per fine 2001 per la prima volta con una performance negativa. Allo scopo di coprire le perdite dovute ai corsi sarà possibile ricorrere al fondo di valutazione che alla fine del 2000 ammontava a 719 milioni di franchi.</p><p></p><p>Dopo che alla fine del 1998 le Camere federali hanno introdotto la pertinente base legale (art. 36 cpv. 2 LFC), dal 1° luglio 1999 i capitali della Cassa pensioni della Confederazione (CPC) sono investiti sui mercati finanziari conformemente alla strategia d'investimento decisa dal Consiglio federale il 5 maggio 1999. La strategia prevede fra l'altro una quota del 16,5 per cento per le azioni svizzere, mentre per quelle estere la quota è del 19 per cento. La costituzione del portafoglio dei titoli è ripartita su un lungo periodo e dovrebbe potersi concludere nel 2004. Nella categoria d'investimenti delle azioni svizzere è stata conseguita una buona performance del 5,85 per cento (2° semestre 1999) e del 9,47 per cento (2000). Mentre per le azioni estere nel 2° semestre del 1999 è stata registrata una performance del 10,57 per cento, il crollo dei corsi verificatosi nel 4° trimestre del 2000 ha causato una performance annua negativa del -10,71 per cento. A seguito dei citati crolli dei corsi nelle borse internazionali si prevede un rendimento insufficiente o, a dipendenza dell'evoluzione dei corsi, addirittura negativo del patrimonio globale della CPC. È probabile che il disavanzo aumenterà. Per quanto riguarda la portata di questi sviluppi, al momento attuale non è possibile fornire indicazioni.</p>  Risposta del Consiglio federale.