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Il diritto dell’Unione è stato violato in vari punti, secondo la sentenza
BRUXELLES – «L’Ungheria è venuta meno agli obblighi del diritto dell’Unione europea in materia di procedure di riconoscimento della protezione internazionale e di rimpatrio di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare».
Lo ha stabilito la Corte di giustizia dell’Unione europea in una sentenza pubblicata oggi. In particolare ha violato del diritto dell’Unione per «la limitazione dell’accesso alla procedura di protezione internazionale, il trattenimento irregolare dei richiedenti in zone di transito nonché la riconduzione in una zona frontaliera di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare, senza rispettare le garanzie della procedura di rimpatrio».
La Corte ha di fatto accolto la parte essenziale del ricorso per inadempimento presentato dalla Commissione europea contro l’Ungheria. Ed ha stabilito che «è venuta meno al proprio obbligo di garantire un accesso effettivo alla procedura di riconoscimento della protezione internazionale, in quanto i cittadini di paesi terzi che desideravano accedere, a partire dalla frontiera serbo-ungherese, a tale procedura si sono trovati di fronte, di fatto, alla quasi impossibilità di presentare la loro domanda».
Per la Corte è poi una violazione delle norme europee anche «l’obbligo imposto ai richiedenti protezione internazionale di rimanere in una zona di transito durante l’intera procedura di esame della loro domanda», che «costituisce un trattenimento».
Infine, l’Ungheria è venuta meno agli obblighi della direttiva “rimpatrio”, «in quanto la normativa ungherese consente di allontanare i cittadini di paesi terzi il cui soggiorno nel territorio è irregolare senza rispettare preventivamente le procedure e le garanzie previste da tale direttiva».