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Aggiornamento: gennaio 2016
Test sugli animali per lo sviluppo e la fabbricazione di prodotti cosmetici
La situazione attuale
A tutt’oggi soltanto l’Inghilterra nel 1997 e successivamente l’Unione europea (UE) hanno elaborato una legislazione che vieta l’utilizzazione di animali per la fabbricazione di prodotti cosmetici.
In virtù della Direttiva europea sui cosmetici, è vietato testare i prodotti « finiti » sugli animali da settembre 2004. I test sugli animali per gli ingredienti che rientrano nella composizione dei prodotti sono vietati dall’11 marzo 2009, ad eccezione dei tre test di tossicità, per i quali il termine è fissato a marzo 2013. Leggere
Fino al 2004, circa 40’000 animali erano utilizzati ogni anno in Europa per testare prodotti cosmetici. Successivamente il loro numero è andato progressivamente calando. Stando alle statistiche europee sulle sperimentazioni animali pubblicate per il 2009, 344 roditori e conigli sono stati utilizzati da Francia e Spagna per i cosmetici.
I test sono tuttora autorizzati ovunque al di fuori di queste aree e si ritiene che centinaia di migliaia di animali siano annualmente utilizzati dall’industria cosmetica. In Cina, i test sugli animali sono addirittura obbligatori, sebbene esistano metodi sostitutivi convalidati. Tutti i fabbricanti che vogliono distribuire i loro prodotti in Cina sono obbligati ad effettuare nuovi test sugli animali, anche se i prodotti sono distribuiti su scala internazionale già da tanti anni.
E’ per questo motivo che nessuna marca distribuita in Cina può ottenere il marchio HCS.
La situazione in Svizzera
Il 31 agosto 2006, in occasione della procedura di consultazione relativa alla revisione dell’ordinanza per la protezione degli animali (OPAn), 24 organismi svizzeri di protezione degli animali – tra cui la LSCV – comunicavano una presa di posizione comune nel corso di una conferenza stampa a Berna. Si chiedeva in particolare che fosse specificatamente menzionato il divieto dei test sugli animali per l’elaborazione di prodotti cosmetici. Si richiamava l’interesse di sancire un divieto paragonabile alla Direttiva europea che vieta i test sugli animali dal 2004. Recepire il divieto europeo nel diritto svizzero avrebbe consentito di evitare che le aziende europee subappaltino a laboratori svizzeri esperimenti vietati nel loro paese. Oppure, ancora più grave, che imprese europee delocalizzino in Svizzera le loro attività connesse ai test sugli animali.
Il divieto chiesto è stato rifiutato dall’Ufficio federale di veterinaria (UFV), amministrazione incaricata dal Consiglio federale di portare avanti la revisione dell’OPAn – entrata in vigore nel settembre 2008.
Tra gli argomenti addotti dall’UFV : la severità della nuova legislazione sulla protezione degli animali che escluderebbe l’utilizzazione di animali per la fabbricazione di prodotti cosmetici. Stando all’UFV, questi esperimenti non risponderebbero al carattere « indispensabile » quale previsto dall’articolo 17 della legge sulla protezione degli animali (LPAn).
Ingredienti per cosmetici derivati da ricerche mediche
Malgrado tutto è relativamente facile aggirare la legge, per quanto « severa » sia. Numerosi prodotti cosmetici includono ingredienti messi a punto nell’ambito di ricerche mediche. Non si tratta di sperimentazioni animali dichiarate per sostanze a finalità cosmetica, ciò che consente ai laboratori di ottenere le autorizzazioni necessarie.
Nel 2010, la Svizzera ha effettuato test su animali per prodotti cosmetici
Il 7 luglio 2011, in occasione della pubblicazione delle statistiche 2010 delle sperimentazioni animali, l’UFV annunciava : ” Per la prima volta da molto tempo, sono state effettuate sperimentazioni animali per testare dei cosmetici “. Stando alle informazioni comunicate dall’UFV, esperimenti su gruppi di ratti sono stati autorizzati fino al 2013 dal Cantone di Argovia, per valutare la tossicità di un nuovo filtro UV.
Interrogato sulla legalità dell’autorizzazione di svolgere esperimenti per prodotti cosmetici, l’UFV rispondeva il 23 agosto 2011 : ” La legislazione svizzera sulla protezione degli animali è una delle più progredite al mondo ed il settore della sperimentazione animale è severamente regolamentato. Ogni sperimentazione è esaminata dalla commissione cantonale. I ricercatori devono provare che i benefici per la società sono più importanti delle sofferenze inflitte agli animali nel corso degli esperimenti. Il fatto che diverse istanze siano coinvolte nella procedura di autorizzazione garantisce questo controllo reciproco “.
Dalle ricerche svolte risulta che di fatto le autorità cantonali e l’UFV avevano trasgredito la legge nella procedura amministrativa di autorizzazione di questi test di tossicità.
Peggio ancora, è probabile che questi esperimenti non rispondano al carattere indispensabile previsto dall’art.17 LPAn. A quanto pare le autorità non hanno proceduto alla minima valutazione dell’interesse scientifico di sviluppare questo nuovo filtro UV.
Questi test sono stati oggetto di denuncia penale da parte della LSCV. Leggere