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Il Tribunale federale (TF) ha parzialmente accolto il ricorso di un italiano di 62 anni, residente nel canton Berna, condannato a fine novembre 2018 per partecipazione a un'organizzazione criminale, nel caso specifico l'Ndrangheta calabrese.
All'uomo, noto come "Cosimo lo Svizzero", era stata inflitta una pena di tre anni e otto mesi di prigione.
I giudici di Losanna hanno in larga parte confermato l'approccio dell'istanza inferiore, accogliendo l'esposto solo in un punto secondario, relativo alla qualifica di un oggetto sequestrato in base alla legge sulle armi. Non è infatti chiaro se in tale normativa rientri una seghetta trovata al suo domicilio, un oggetto, descritto come "un filo metallico dotato di due anelli alle sue estremità".
Davanti al Tribunale penale federale (TPF) di Bellinzona l'imputato - un calabrese domiciliato nel Seeland bernese - aveva spiegato che non si trattava di un oggetto concepito per far del male, come affermato dall'accusa. Ma di un attrezzo acquistato nel rispetto della legge su un sito specializzato in articoli da campeggio.
Il Tribunale federale ha invece respinto tutte le altre contestazioni del ricorrente, confermando in particolare l'accusa principale di partecipazione e sostegno a un'organizzazione criminale. La causa ritorna però al TPF, affinché si pronunci sulla ridefinizione giuridica della seghetta.
'Ndrangheta di Giussano e Seregno
L'imputato, un padre e nonno calabrese, è stato giudicato colpevole di aver partecipato, dal 2003 al 2011, alle attività delle sezioni locali della 'Ndrangheta di Giussano e Seregno, in Lombardia, dove era conosciuto come "Cosimo lo Svizzero".
Stando al TPF, l'uomo ha in particolare acquistato armi in Svizzera e le ha trasportate di persona in Italia. Non è invece stata provata la sua partecipazione a sanguinose azioni della mafia calabrese a Torino, risalenti agli anni 2003 e 2004.
Al suo domicilio, al momento dell'avvio delle indagini nell'agosto del 2015, erano state ritrovate numerose armi, che sono state sequestrate.
Nel fissare la pena - 3 anni e otto mesi anziché 4 anni, come richiesto dal procuratore federale Sergio Mastroianni - il Tribunale di Bellinzona aveva tenuto conto del desiderio dell'accusato di rifarsi una vita assistendo il figlio nel suo lavoro di ristoratore. Il calabrese aveva dovuto inoltre farsi carico delle spese processuali, che ammontavano a 30'000 franchi.
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