Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/217301

<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di raccogliere in un rapporto le cifre e i fatti riguardanti la pubblicità politica in Internet e di evidenziare la necessità di una relativa regolamentazione. L'obiettivo è di illustrare la portata del suo sviluppo, individuare i punti deboli dell'attuale situazione giuridica e delineare le possibili soluzioni per proteggere i processi di formazione dell'opinione democratica dalla diffusione intenzionale di notizie false e da annunci in Internet non trasparenti basati su algoritmi.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Su piattaforme Internet come Facebook, YouTube o Twitter, persone e organizzazioni possono pubblicare i propri contenuti e discutere e diffondere i contenuti altrui. Anche in Svizzera queste piattaforme svolgono un ruolo importante e nel 2019 sono state utilizzate dal 71% della popolazione. Rappresentano quindi un fattore sempre più importante nella formazione delle opinioni. Ciò è particolarmente vero per le giovani generazioni, le cui abitudini di comunicazione sono fortemente influenzate dai servizi dei social media.</p><p>La decisione riguardante quali contenuti visualizzare (o meno) a quali utenti e quale importanza attribuire a questi contenuti nel relativo "feed", è in gran parte automatizzata ricorrendo ad algoritmi. Questi ultimi decidono secondo la logica programmata dagli operatori della piattaforma. Su molte piattaforme è possibile far diffondere a pagamento determinati contenuti, come la pubblicità commerciale o politica destinati a gruppi mirati.</p><p>Le piattaforme portano da un lato a un'ulteriore democratizzazione della sfera pubblica in quanto riducono gli ostacoli alla visibilità pubblica delle opinioni private e semplificano la loro diffusione. Dall'altro, però, vengono anche utilizzate per diffondere informazioni mirate, palesemente false o fuorvianti al fine di ingannare il pubblico, disinformazione e incitazioni all'odio (ad es. affermazioni razziste o discriminatorie). La portata e lo sviluppo di questi fenomeni sono però molto difficili da rilevare, anche perché la maggior parte delle piattaforme non consente l'accesso ai dati necessari e perché le aziende non pubblicano quasi mai rapporti in merito, a causa delle piccole dimensioni del mercato svizzero. Questo vale anche per la pubblicità politica. Google, ad esempio, fornisce informazioni per i Paesi dell'UE sul volume delle spese pubblicitarie in ambito politico, ma non per la Svizzera. Il Piano d'azione per la democrazia europea prevede che quest'anno la commissione presenti una proposta legislativa sulla trasparenza dei contenuti politici sponsorizzati.</p><p>Il Consiglio federale è consapevole del fatto che con gli intermediari digitali è emersa una nuova infrastruttura di comunicazione che funziona secondo le regole delle organizzazioni private estere, ma che ha un impatto in Svizzera. Ha pertanto commissionato un rapporto che intende individuare le opportunità e i rischi degli intermediari, raccogliere i risultati empirici esistenti, rilevare la necessità di agire ed eventualmente proporre misure. Il tema della pubblicità politica sarà parte di questo rapporto, in cui sarà discussa la necessità di eventuali prescrizioni sulla trasparenza. In tale contesto si terrà conto anche degli sviluppi normativi in Europa.</p><p>Il rapporto è previsto per la fine del 2021. La discussione richiesta può avvenire sulla base di questo rapporto.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.