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La nostra è una formazione politica disponibile al compromesso e in grado di proporre soluzioni concrete: è quanto ha detto il presidente Martin Landolt all'assemblea del Partito borghese democratico (PBD), svoltasi oggi ad Aarau.
A sei settimane dalle elezioni federali del 18 ottobre, Landolt ha affermato che il PBD è un partito pragmatico estraneo a qualsiasi populismo. Dileggiare le istituzioni democratiche e portare disprezzo verso alcune categorie di individui è un atteggiamento irresponsabile. Retorica e linguaggio delle immagini sono diventati ingredienti di una ricetta che possono avere effetti collaterali pericolosi, secondo il consigliere nazionale glaronese.
Se un politico utilizza la sua posizione per accusare il Consiglio federale di tradimento vi è la possibilità che vi siano persone che prendano tale affermazione alla lettera. Quando il presidente dell'UDC Toni Brunner invita alla resistenza attiva contro l'apertura di nuovi centri per richiedenti asilo, secondo Landolt, è possibile che tale appello venga interpretato come un incitamento alla violenza.
Il presidente del più piccolo partito di governo ha comunque detto di constatare tra i media e l'opinione pubblica un'inversione di tendenza: a quanto pare ci si sta lentamente rendendo conto che "baccano e spettacolo" non porteranno la Svizzera da nessuna parte. Il PBD, ha aggiunto Landolt, mette in primo piano le questioni concrete: "vogliamo investire le nostre energie nella ricerca di soluzioni che vadano a vantaggio del nostro paese, dei suoi abitanti e soprattutto delle generazioni future".
All'assemblea è intervenuta anche la consigliera federale Eveline Widmer-Schlumpf che ha detto di auspicare una Svizzera dove abbiano spazio valori quali la convivenza, la buona volontà, l'apertura di spirito e il rispetto verso gli altri. Il PBD vuole collaborare nella ricerca di soluzioni con altre forze politiche costruttive: "non lasciamo il campo libero a coloro che giocano con le emozioni della gente".
Quanto al tema del momento, ossia quello dei migranti, la consigliera federale ha detto che il problema continuerà anche in futuro ad occupare il paese. Una cosa non va tuttavia dimenticata, ossia che "si tratta di persone in fuga", cui la Svizzera presta soccorso conformemente alla sua tradizione umanitaria. Parlare di situazione di caos è completamente fuori luogo: in Svizzera le procedure sono ordinate e la situazione è sotto controllo.
SDA-ATS