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ZURIGO - Le associazioni del settore dei viaggi criticano la prassi dei Cantoni nell'accordare le indennità per i cosiddetti casi di rigore. Molti di essi non prevedono indennizzi per le aziende che hanno ancora liquidità, distorcendo in questo modo la concorrenza.
In autunno la Camere federali hanno riconosciuto la necessità di accordare al settore dei viaggi gli aiuti per i casi di rigore. Alcuni Cantoni hanno versato gli aiuti nei mesi scorsi in modo mirato, scrive oggi in una nota la task force che riunisce le tre organizzazioni del settore FSV (Federazione svizzera dei viaggi), STAR (Swiss Travel Association) e TPA (Travel Professional Association).
Nella maggior parte dei Cantoni, questi fondi non sono tuttavia ancora stati versati. Secondo la "task force viaggi", molti Cantoni non sostengono le agenzie di viaggio che «operando in modo corretto hanno lasciato tutta la liquidità nell'azienda».
Gran parte di questa liquidità consiste in pagamenti anticipati dai clienti o saldi di credito lasciati in sospeso per viaggi posticipati al 2021. Questa liquidità è quindi un capitale preso in prestito e le agenzie di viaggio devono tenerlo in custodia. Non possono utilizzare questi soldi per pagare affitti o salari, sottolinea la task force.
I Cantoni non voglio sostenere finanziariamente queste aziende perché ritengono che non ci sia una minaccia immediata di cessazione dell'attività. Per la task force, questa prassi distorce la concorrenza e va nella direzione opposta all'intenzione della Confederazione di sostenere le aziende sane, piuttosto che mantenere in vita strutture inadeguate.
Se i Cantoni non cambieranno atteggiamento, molte agenzie di viaggio si vedranno costrette a proteggere le loro riserve, per esempio dichiarando fallimento e creando una nuova società non appena gli affari riprenderanno. In questo modo - conclude la task force - andranno persi molti posti di lavoro.