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L'UFT respinge la denuncia del Sindacato del personale dei trasporti
Il SEV non accetta la posizione dell'UFT sul caso Crossrail
Oggi l'Ufficio federale dei trasporti ha respinto la denuncia del Sindacato del personale dei trasporti SEV. Nel 2014 il SEV aveva chiesto che all'impresa di trasporti Crossrail fosse revocata l'autorizzazione d'accesso alla rete, in quanto l'azienda paga salari di molto inferiori a quelli usuali per il settore. Nella sua motivazione, l'UFT sostiene invece che Crossrail sia nel giusto. Il SEV mette anche in dubbio la definizione stessa del settore formulata dall'Ufficio federale, esaminerà la decisione e valuterà la possibilità di ricorrere al Tribunale amministrativo federale.
«La definizione di settore fatta propria dall'UFT si basa esclusivamente su una visione economica», critica Barbara Spalinger, vicepresidente del SEV e responsabile del Servizio giuridico. Sulla questione, il SEV si era già rivolto al Tribunale amministrativo federale nel maggio 2015. Interpellato dal SEV, allora l'UFT aveva stabilito che il trasporto delle merci non costituisce un settore unitario, ma che si deve distinguere fra traffico merci interno e traffico transfrontaliero. Nell'ambito del traffico merci internazionale, per la definizione delle norme usuali per il settore devono essere presi in considerazione anche i salari delle imprese estere.
Su ricorso del SEV, a fine 2015 il TAF aveva incaricato l'Ufficio federale dei trasporti di stabilire quali sono le condizioni usuali del settore per i macchinisti nel traffico merci. A suo tempo il TAF aveva confermato come dal diritto vigente emerga che «le condizioni di lavoro abituali nel settore ai sensi dell'art. 8d cpv. 1 lettera d della legge federale sulle ferrovie si basano sulle norme elvetiche.» In aggiunta, il tribunale sosteneva: «Il parere della prima istanza, che ha dichiarato che le condizioni d'impiego si definiscono sulla base dell'insieme delle imprese ferroviarie svizzere ed europee che offrono prestazioni di trasporto transfrontaliero non può essere condiviso.» Secondo il Tribunale amministrativo federale, solo le norme applicate dalle imprese ferroviarie svizzere sono determinanti per stabilire se Crossrail rispetta o no le condizioni del settore.
«Da quando si parla di liberalizzazione delle ferrovie in Europa, per noi vale il principio ‹Sulle rotaie svizzere devono esser pagati salari svizzeri›, ed è ciò che ha già confermato il Tribunale amministrativo federale», sostiene il presidente SEV Giorgio Tuti. «L'UFT insiste però sulle sue posizioni e definisce nuovamente le condizioni d'uso per il settore prendendo in considerazione anche i salari delle ferrovie estere. A questo punto il SEV esaminerà a fondo la decisione e valuterà la possibilità di un ricorso al Tribunale amministrativo federale», aggiunge Tuti.
Dalla primavera 2014 il SEV combatte strenuamente il dumping salariale che Crossrail avrebbe voluto praticare trasferendo i suoi macchinisti da Domodossola a Briga e versando loro salari di 3600 franchi al mese, ossia quasi 2000 franchi in meno di quelli riconosciuti dalle ferrovie merci svizzere FFS Cargo, SBB Cargo International e BLS Cargo. Da subito per il Sindacato è stato evidente il fatto che con queste retribuzioni Crossrail viola l'articolo 8d della legge federale sulle ferrovie.