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<h2>SubmittedText<h2><p>In Svizzera la Posta sta sviluppando un sistema di voto elettronico affidandosi alla società spagnola Scytl, nel frattempo insolvente. Oltre ai malfunzionamenti criptografici, la cooperazione con questa impresa è stata costellata di incoerenze e ha sollevato un certo numero di questioni di fondo sul sistema di voto elettronico. Invito quindi il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Il codice sorgente difettoso sviluppato da Scytl è stato acquistato dalla Posta che continua quindi a costruire sulla sabbia. Perché la Posta si ostina ad avvalersi di un sistema che si è già dimostrato non sicuro? </p><p>2. Quali dipendenze tecniche eredita un nuovo sistema di voto elettronico se continua a basarsi sui lavori preparatori di Scytl?</p><p>3. Come mai la Posta non ha comunicato apertamente che aveva acquistato il codice sorgente dell'impresa spagnola? Inoltre, non ha mai dichiarato ufficialmente né le condizioni né il prezzo. Eppure, la trasparenza dovrebbe essere di capitale importanza per un sistema che dovrebbe adempiere una funzione di democrazia diretta. </p><p>4. Questi acquisti sono venuti alla luce grazie alla stampa domenicale. La Confederazione ne era a conoscenza? In caso affermativo, c'è stato un feedback critico con la Posta? </p><p>5. È strano che la Posta si sia affidata a un'impresa che non solo era manifestamente in difficoltà, ma che non ha neanche apportato le competenze tecniche necessarie. Ha agito troppo in fretta o la verifica due diligence ha fallito? </p><p>6. Perché la Posta punta su un fornitore unico? Proprio nel caso di sistemi nuovi e altamente complessi si dovrebbero sperimentare più soluzioni parallelamente. La nuova strategia di sviluppo della Posta ne terrà conto? </p><p>7. Perché la Posta investe in un settore di attività ad alto rischio in cui non dispone di competenze proprie e del know-how esistente? </p><p>8. La Confederazione sta valutando la possibilità di rivolgersi ad altri fornitori di sistemi di voto elettronico o la Posta gode di un trattamento privilegiato? Tutto lascia pensare che la Posta abbia fiutato un affare sicuro e sia quindi disposta ad assumere importanti rischi. </p><p>9. Il riesame del sistema di voto elettronico prevede la costituzione di un gruppo di lavoro di esperti. Perché si è scelto di ricorrere a esperti esteri? Il know-how delle università, delle scuole universitarie e della società civile in Svizzera non è forse sufficiente? In questo modo non vengono create delle nuove dipendenze? </p><p>10. Quanto costa annualmente questo gruppo di lavoro alla Confederazione?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Domande 1 - 8</p><p>Come ha affermato il Consiglio federale nel suo parere sulla mozione 18.4225 Wehrli, l'impiego del sistema di voto elettronico è di competenza cantonale. Sono i Cantoni a decidere se e con quale sistema intendono offrire tale possibilità. Essi possono gestire un proprio sistema di voto elettronico oppure utilizzare il sistema di un altro Cantone o far capo a un'impresa privata (art. 27kbis cpv. 1 lett. b dell'ordinanza sui diritti politici, ODP).</p><p>La Posta Svizzera offre un sistema di voto elettronico ed è pertanto un partner contrattuale dei Cantoni. La Confederazione non è parte di tali rapporti contrattuali. Essa stabilisce i requisiti per i sistemi e il loro funzionamento e, su richiesta dei Cantoni, verifica se vengono soddisfatti. Finora nessun Cantone ha ancora presentato una domanda di autorizzazione di principio con il nuovo sistema completamente verificabile della Posta Svizzera. La Confederazione valuterà il rispetto delle prescrizioni del diritto federale non appena un Cantone presenterà una domanda di autorizzazione di principio e di nulla osta per lo svolgimento di una votazione federale.</p><p>Il Consiglio federale ha già spiegato nelle sue risposte all'interpellanza 19.4419 Grüter e all'interrogazione 18.1083 Zanetti che il voto elettronico è un servizio offerto dalla Posta al di là del suo mandato legale di servizio universale. Oltre alle prestazioni del servizio universale, la Posta può anche offrire altre prestazioni sempre che siano compatibili con lo scopo aziendale conformemente all'articolo 3 della legge sull'organizzazione della Posta (LOP; RS 783.1). Il voto elettronico è collegato all'invio del materiale elettorale, prestazione già offerta dalla Posta. Il Consiglio federale dirige la Posta fissandone gli obiettivi strategici e, di regola, non interferisce sulle sue attività operative. In questo contesto, il Collegio non si pronuncia sulle singole decisioni della Posta in relazione al sistema di voto elettronico.</p><p>Il Consiglio federale ha preso atto dell'informazione fornitagli dalla Posta secondo la quale essa ha acquisito i diritti sul codice sorgente del suo sistema di voto elettronico e in futuro intende sviluppare ulteriormente il sistema in Svizzera. In un colloquio informativo tenuto il 26 maggio 2020, la Posta ha comunicato ai media i prossimi passi che compirà nell'ambito del voto elettronico e dell'adozione del codice sorgente.</p><p>Domande 9 - 10 </p><p>Nell'ambito dei lavori per la riorganizzazione della fase sperimentale, la Confederazione e i Cantoni si confrontano con oltre 20 esperti dei settori dell'informatica, della criptografia e della politica provenienti dalla Svizzera e dall'estero. Questo dialogo con esperti indipendenti costituisce la base per l'elaborazione di misure finalizzate a tale riorganizzazione. La Cancelleria federale ha pubblicato informazioni su questa collaborazione insieme a un elenco degli esperti incaricati (cfr. <a href="https://www.bk.admin.ch/bk/de/home/dokumentation/medienmitteilungen.msg-id-79556.html">comunicato stampa del 23 giugno 2020). </a>I risultati della collaborazione saranno pubblicati al termine dei lavori. La collaborazione con gli esperti è finanziata attraverso il piano di attuazione del governo elettronico in Svizzera e fondi della Cancelleria federale. Il tetto massimo dei costi una tantum per i mandati è di circa 500 000 franchi.</p>  Risposta del Consiglio federale.