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<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Nel 2000 l'ordinanza sui contributi d'estivazione è stata adeguata alle esigenze di un'economia alpestre sostenibile (PA 2002). Con la classificazione di tali contributi nella categoria dei pagamenti diretti ecologici sono state stabilite condizioni di gestione più severe volte a garantire una gestione rispettosa della natura ed ecologica. I contributi non vengono più versati in base all'effettivo di animali estivati, bensì secondo il carico usuale. Il carico usuale è la densità di animali corrispondente a uno sfruttamento sostenibile. Questo contributo forfettario ha consentito di eliminare gli svantaggi della disposizione previgente, in particolare l'incentivo all'intensificazione. È stato pure messo a punto un nuovo sistema di controllo che consente di verificare se sono adempiute le condizioni di gestione (ecologia, protezione degli animali e delle acque). La pratica considera tali condizioni severe, ma adeguate. Visto questo nuovo orientamento, il Consiglio federale ha deciso di non procedere a modifiche nel quadro della PA 2007 (cfr. messaggio relativo alla PA 2007, 02.046; pag. 4417). Alla luce della situazione attuale, esso ritiene che non sia necessario adottare provvedimenti che vadano oltre quelli esistenti.</p><p>In passato la questione della differenziazione dei contributi d'estivazione in base al grado di accessibilità o alla difficoltà di gestione è stata dibattuta e respinta a più riprese, non da ultimo nel quadro della PA 2007, per i motivi indicati di seguito:</p><p>- Il piano finanziario 2004-2006 del 30 settembre 2002 nonché i tre crediti quadro 2004-2007 per l'agricoltura (PA 2007, parte II) non prevedono alcun aumento dei crediti d'estivazione.</p><p>- Le difficoltà di produzione potrebbero essere tenute in considerazione soltanto attraverso una ridistribuzione dei mezzi finanziari. Per un sostegno efficace sarebbero necessari più di 10 milioni di franchi all'anno. Da questa ridistribuzione dei fondi alcuni trarrebbero dei benefici, altri no.</p><p>- Una ridistribuzione sarebbe all'origine di grandi discussioni che potrebbero compromettere la continuità, l'attendibilità e quindi anche la credibilità della politica agricola.</p><p>- Le aziende d'estivazione che hanno effettuato investimenti per migliorare le infrastrutture sarebbero "penalizzate" in quanto riceverebbero contributi più bassi.</p><p>- Vi sarebbe il rischio di sostenere finanziariamente strutture inefficienti, in quanto tendenzialmente la ridistribuzione va a vantaggio di aziende con strutture insoddisfacenti.</p><p>- Le aziende d'estivazione ben strutturate, accessibili e competitive verrebbero indebolite. Ciò sarebbe estremamente opinabile e poco sostenibile soprattutto alla luce del fatto che è improbabile che l'aumento dei contributi concesso sull'altro fronte possa accrescere in modo rilevante la competitività di aziende dotate di strutture insoddisfacenti.</p><p>- In generale, la differenziazione dei contributi sarebbe troppo dispendiosa, specie se si considera la probabile differenza di contributi tra le singole aziende. Se si volessero applicare contributi differenziati in funzione della difficoltà di gestione, si dovrebbe tener conto di diversi criteri come topografia, accesso, distanze all'interno dell'azienda, approvvigionamento in acqua o stato degli edifici. Una differenziazione in base unicamente alla via d'accesso all'alpe non soddisferebbe i requisiti di una soluzione "più equa".</p><p>- La classificazione delle aziende d'estivazione in base alla difficoltà di gestione (nuovo catasto alpestre) comporterebbe un notevole maggior dispendio amministrativo. A livello federale si stima che i posti in organico dovrebbero venir aumentati di 1,5 unità. Per far fronte alla mole di lavoro a cui si sarebbe confrontati nelle fasi iniziali, sarebbe inoltre necessario creare 6-7 posti di lavoro temporanei.</p><p>- Anche sul piano cantonale sarebbe necessario liberare capacità supplementari.</p><p>- La richiesta è in contraddizione con l'impegno di rendere più trasparente e semplice il sistema dei contributi.</p><p>Onde evitare investimenti inutili per la realizzazione di vie d'accesso ad aziende d'estivazione, è possibile adottare una prassi più restrittiva in materia di permessi. Già attualmente, al momento di sostenere provvedimenti nel campo dei miglioramenti strutturali viene effettuata una ponderazione degli interessi e valutata la sopportabilità dell'onere. Ciò consente di escludere progetti o investimenti poco opportuni dal profilo ecologico ed economico. Per progetti di più ampia portata è addirittura necessario procedere a un esame dell'impatto ambientale. A dipendenza del tipo di sfruttamento, l'accessibilità costituisce la base per la gestione razionale di un alpe e di conseguenza continuerà a rivestire un significato particolare anche in futuro. Le strade alpestri vengono spesso utilizzate anche per scopi forestali. L'accessibilità non solo agevola la gestione di un alpe, bensì comporta notevoli vantaggi sul piano sociale (p.es. intensificazione dei contatti con la famiglia).</p><p>Inoltre, non vi è alcun rapporto diretto fra accessibilità e prestazioni ecologiche. Viste le esigenze poste in materia di gestione, esse devono essere fornite in ugual misura da tutte le aziende e pertanto vengono indennizzate in modo uniforme.</p><p>Al di fuori della regione d'estivazione, per le difficoltà di gestione di superfici ubicate nella zona collinare e nelle zone di montagna vengono concessi contributi di declività, senza tuttavia differenziarli in base alla zona o al grado di accessibilità. I pascoli non danno diritto a contributi, in quanto il pascolo degli animali non costituisce una difficoltà particolare. Il sistema dei pagamenti diretti è quindi coerente.</p><p>Considerati tutti gli aspetti, la cosiddetta equità della distribuzione può essere ritenuta garantita. In quest'ottica una ridistribuzione di fondi non comporterebbe alcun miglioramento.</p><p></p><p>Dato quanto precede, il Consiglio federale ritiene che le disposizioni vigenti siano adeguate. Il sistema di contributi applicato attualmente è stato apprezzato anche durante i dibattiti parlamentari in merito alla PA 2007.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.