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La controversia si trascina ormai da dieci anni
PARIGI - UBS dovrà pazientare ancora per conoscere la sorte dell'annosa vertenza che la vede impegnata in Francia, paese in cui la banca è accusata di avere aiutato facoltosi clienti a evadere il fisco: la Corte di cassazione deciderà il prossimo 15 novembre sul ricorso che l'istituto ha presentato contro la condanna (di secondo grado) al pagamento di 1,8 miliardi di euro.
Oggi la massima istanza francese ha tenuto un'udienza sul caso. I giudici, che esaminano l'applicazione della legge e non i fatti, daranno quindi il loro responso dopo diverse settimane, come peraltro era d'attendersi. Se la Corte di cassazione dovesse ritenere non corretta la sentenza dei magistrati d'appello, il caso tornerebbe a questi ultimi. Se invece il ricorso in cassazione di UBS dovesse essere respinto la banca non avrebbe più la possibilità impugnare la condanna.
La controversia si trascina ormai da dieci anni: le autorità francesi indagano dal 2013. La grande banca elvetica è accusata di essere andata a caccia di clienti nell'esagono, fra il 2004 e il 2022, per convincerli ad aprire conti in Svizzera non dichiarati alle autorità tributarie. Gli inquirenti avevano stimato che gli averi celati allo sguardo del fisco ammontassero ad almeno 10 miliardi di euro. Legalmente UBS deve rispondere di fornitura illecita di servizi finanziari a domicilio ("démarchage") e di riciclaggio aggravato del provento di frode fiscale.
In prima istanza, nel febbraio 2019, l'istituto allora guidato da Sergio Ermotti (che come noto è tornato sul ponte di comando della società lo scorso 5 aprile, sulla scia del tracollo di Credit Suisse) si era visto infliggere una multa record di 3,7 miliardi di euro, a cui andava aggiunto un risarcimento di 800 milioni di euro, per un ammontare complessivo di 4,5 miliardi di euro.
In appello, nel dicembre 2021, la multa era però stata drasticamente ridotta a 3,73 milioni, era stata decisa una confisca di 1 miliardo (di una cauzione già versata di 1,1 miliardi) ed era stato confermato l'indennizzo per lo stato francese, parte civile, pari a 800 milioni. Sommando gli importi si arriva così a 1,8 miliardi di euro, l'equivalente di circa 1,7 miliardi di franchi al cambio odierno. La banca - che in passato aveva proceduto ad accantonamenti per questa vertenza - ha sempre contestato le accuse.