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BERNA - Tre hacker marocchini, condannati in Svizzera, riceveranno oltre 130.000 franchi come risarcimento dalla Confederazione. Hanno trascorso più tempo del dovuto in detenzione preventiva. A riferirlo è l'edizione odierna del Tages-Anzeiger.
I tre sono stati espulsi dalla Thailandia dopo aver rubato dati da 180mila carte di credito in 150 Paesi, tra cui la Svizzera. Il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) ha chiesto la loro estradizione nel 2016 e i tre imputati hanno collaborato durante l'inchiesta, in cambio di una condanna a tre anni di carcere.
La procedura, estesa a tutti i paesi interessati, ha dato vita a un dossier da 400.000 pagine per un costo totale di 700.000 franchi. Per il MPC, questa procedura è servita a chiarire come affrontare questo nuovo tipo di criminali e giudicarli a nome di tutti i paesi interessati dal furto di dati.
Il tribunale penale federale, tuttavia, ha stimato che gli hacker potessero essere condannati solo per le carte delle vittime svizzere, sostenendo che la Svizzera non deve essere responsabile per le carte rubate all'estero.
La condanna si è così rivelata molto più lieve del previsto, considerato che solo una piccola parte delle carte hackerate proviene dalla Svizzera. I tre, sono stati così rilasciati, perché condannati a soli sei mesi. Per il tempo in più trascorso dietro le sbarre è stato necessario quindi stabilire un rimborso.
Calcolati 80 franchi al giorno, la somma corrisponde esattamente a 133'520 franchi. I condannati, in ogni caso, non dovrebbero beneficiarne. Le parti lese (Postfinance, Cornèr Bank e UBS) hanno provveduto a chiedere il recupero dei fondi che avevano versato ai clienti truffati. Il denaro è bloccato mentre si attende che la procedura vada a buon fine.
Uno dei tre hacker ora vive in Russia, dove cerca di ricostruirsi una vita. Gli altri due hanno interrotto i contatti con i loro avvocati svizzeri e sono spariti.