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Amy Coney Barrett è attesa a Washington davanti alla commissione giustizia del Senato per quattro giorni serrati di audizioni: la giovane giudice conservatrice nominata dal presidente Donald Trump deve infatti ottenere l’avallo della Camera alta per succedere in seno alla Corte suprema alla progressista Ruth Bader Ginsburg, morta lo scorso 18 settembre.
La nomina di Barrett è controversa ed è stata fin dal principio criticata dai democratici, che vorrebbero posticipare a dopo le elezioni presidenziali di novembre l’elezione per il seggio vacante nella più alta corte federale (quattro anni fa, in situazione analoga, i repubblicani rinviarono per oltre un anno la sostituzione di Antonin Scalia, che spettò così a Trump e non a Barack Obama).
Già ora i giudici di area conservatrice sono in maggioranza (5 su 9) e con l’elezione di Amy Coney Barrett, cattolica praticante contraria all’aborto e alle coppie omossessuali, gli equilibri della massima autorità giudiziaria statunitense si modificherebbero ulteriormente, rafforzando un’impronta conservatrice che potrebbe durare decenni. Barrett ha infatti solo 48 anni e quella di giudice alla Corte suprema è una carica che dura per tutta la vita (o finché un giudice non decide di ritirarsi).
Faccia a faccia con Kamala Harris
Durante le audizioni, Barrett si troverà confrontata anche con Kamala Harris: i democratici ripongono in lei tutte le loro speranze, per fare muro contro la giudice nominata da Donald Trump; dopo il vero e proprio interrogatorio a cui ha sottoposto Brett Kavanaugh, altro candidato alla Corte suprema nominato dall’attuale inquilino della Casa bianca, le attese per la performance di Harris sono elevatissime, soprattutto alla luce del suo doppio ruolo di senatrice e candidata alla vicepresidenza.
La strada si prospetta in discesa
Tuttavia, per la 48enne – attualmente giudice di circoscrizione presso la Corte d'Appello degli Stati Uniti per il Settimo Distretto a Chicago -, ex assistente del citato giudice della Corte suprema Antonin Scalia (che fu un pilastro dell’ala conservatrice), la strada si prospetta in discesa.
Se la nomina spetta al presidente, la conferma non è infatti appannaggio dell’intero Congresso, ma solo del Senato, ramo del parlamento in cui i repubblicani detengono la maggioranza.
Con la conferma di Barrett, l’impronta conservatrice come detto si rafforzerebbe in seno all’Alta corte, che è anche l’organo incaricato di dirimere le eventuali controversie che potrebbero scaturire a seguito delle elezioni presidenziali del prossimo 3 novembre.
Per Barrett, quindi, il seggio sembra assicurato, ma non è detta l’ultima parola. Il Senato conta 100 seggi: 45 sono di democratici, 2 di indipendenti e 53 di repubblicani. Ma il voto di almeno due senatori del Grand Old Party è incerto e altri tre loro colleghi sono in quarantena per il coronavirus. Il voto, però, è previsto per fine ottobre.