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19 giugno 2019
La revisione totale della legge sul CO2 mira a ridurre le emissioni di gas serra in Svizzera di almeno il 30 per cento rispetto ai livelli del 1990 entro il 2030.
Nella sessione invernale 2018, il Consiglio nazionale ha dapprima indebolito significativamente la proposta e l'ha infine respinta nella votazione finale. Al momento della seconda manifestazione della serie «Politica e sostenibilità», a giugno 2019, il dossier era passato al Consiglio degli Stati. Beat Vonlanthen, membro della commissione del Consiglio degli Stati per l'ambiente, i trasporti, l'energia e le comunicazioni (DATEC), Stephan Brupbacher, direttore di Swissmem, e Reto Knutti, ricercatore sul clima, hanno discusso al Forum Raiffeisen la direzione della nuova legge, ma anche le sfide e gli effetti di una maggiore o minore protezione del clima per l'economia e la società.
La revisione è sulla buona strada, ha dichiarato il consigliere agli Stati Vonlanthen, che non ha mancato però di ammonire il pubblico nel suo discorso introduttivo: «Se non riusciremo a far passare la legge nella sessione d'autunno, dopo le elezioni bisognerà ricominciare tutto da zero.» Ha quindi ammonito di non sovraccaricare il progetto di legge, ad esempio con una tassa d'incentivazione sui carburanti. Tuttavia, Stephan Brupbacher di Swissmem ha difeso proprio una tale tassa: «I membri di Swissmem hanno ridotto le loro emissioni di CO2 del 60 % rispetto ai livelli del 1990. Non sarebbe giusto imporre loro un'imposta unilaterale sui combustibili.»
Il ricercatore del clima Reto Knutti, la «voce della scienza» nella tavola rotonda, ha rivolto ai politici la domanda di chi deve contribuire a ridurre di quanto le emissioni di CO2. «Tuttavia, per adempiere all'obiettivo di 1,5 gradi, la Svizzera dovrebbe raggiungere la neutralità delle emissioni di CO2 entro il 2050», ha avvertito lo scienziato. I partecipanti alla tavola rotonda al Forum Raiffeisen erano comunque d'accordo sul fatto che il modo per raggiungere tale obbiettivo è in larga misura legato al progresso tecnologico. Spetta dunque alla politica formulare una legge che crei basi stabili sia dal punto di vista legale sia da quello degli investimenti e che, cosa essenziale nella nostra Svizzera a democrazia diretta, sia in grado di essere accolta anche in caso di referendum. C'è una buona probabilità che questa quadratura del cerchio riesca.