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Il 1° agosto: come nel 1291?
Presto, il 1° agosto, festeggeremo il 730° anniversario della Svizzera, la nostra Confederazione. Perché la leggendaria fondazione ebbe luogo all’inizio di agosto del 1291 sul praticello del Grütli. La data è però controversa. Alcuni storici (pochi) presuppongono una data di fondazione più antica (perché nel Patto federale del 1291 si fa riferimento al rinnovo di un’unione già esistente), la maggior parte propone invece delle date più recenti. Per esempio l’8.11.1307 (riscoperta del Patto federale originale), il 1803 (atto di mediazione di Napoleone), o anche il 12.09.1848 (prima Costituzione federale: passaggio da Confederazione di Stati a Stato federale). E certi sedicenti «intellettuali» pretendono addirittura che la Svizzera non esista nemmeno (così ha detto l’artista Ben Vautier – «la Suisse n’existe pas!» – alla presentazione del padiglione svizzero all’esposizione mondiale di Siviglia nel 1992).
Ebbene, se la Svizzera sia stata davvero fondata esattamente il 1° agosto del 1291 – o poco prima o poco dopo, è in realtà irrilevante. Il fatto è che esiste veramente (l’artista culturale Vautier non avrebbe ricevuto i sussidi federali per le sue «opere» da un paese inesistente!). Tuttavia, sono opportuni alcuni punti interrogativi. Non in termini di esistenza, ma per quanto riguarda i princìpi fondamentali, lo scopo e l’odierna immagine di sé dello Stato Svizzera. Vale la pena confrontare la formulazione del Patto federale del 1291 con la formulazione del preambolo della Costituzione federale riveduta nel 1999. Entrambi i testi si trovano in calce a questo articolo.
Il Patto federale del 1291
Il documento si presenta come un’alleanza difensiva di fronte alla «malizia dei tempi». Riflette lo spirito di quel tempo e afferma la disponibilità delle valli a difendersi da minacce e pericoli esterni. La scelta delle parole è inequivocabile: «…contro tutti coloro e contro ciascuno di coloro che ad essi o ad uno d’essi facesse violenza, molestia od ingiuria…», risp. «…respingere (…) le aggressioni ostili e di vendicare le ingiurie sofferte».
Il documento sottolinea inoltre l’idea di solidarietà (tra persone che la pensano allo stesso modo): «… prestarsi reciproco aiuto, consiglio e appoggio, a salvaguardia così delle persone come delle cose, dentro le loro valli e fuori», il tutto solennemente promesso.
Nel complesso, si tratta di una sorta di decreto di emergenza (perché è un atto che non è democraticamente legittimato secondo gli standard di oggi; su di esso non c’è stato alcun voto) per un’autoprotezione comune contro le minacce esterne o interne, con forti elementi sociali legati esclusivamente alla gente del posto.
Il preambolo della nostra Costituzione federale
Molto diversa è la formulazione del preambolo della nostra Costituzione federale che, considerata come una «Magna Charta» per il contenuto dell’intero documento, può quindi essere paragonata al Patto federale.
Oltre a tutte le frasi politicamente corrette («Determinati a vivere la loro molteplicità nell’unità, nella considerazione e nel rispetto reciproci» o «Coscienti delle acquisizioni comuni nonché delle loro responsabilità verso le generazioni future» o «che la forza di un popolo si commisura al benessere dei più deboli dei suoi membri»), il testo incarna l’odierno spirito del tempo della solidarietà internazionalista: «rafforzare la libertà e la democrazia, l’indipendenza e la pace, in uno spirito di solidarietà e di apertura al mondo…». A parte un molto discreto accenno all’«indipendenza», di sicurezza comune non si parla più.
Nel complesso, è un testo democraticamente legittimato sì, ma in tutto e per tutto edulcorato per essere politicamente corretto, vuoto e anti-elvetico, che potrebbe benissimo costituire una delle tante dichiarazioni d’intenti non vincolanti delle Nazioni Unite.
Un’alleanza di difesa nata per necessità, trasformata in un pasticcio di solidarietà viziata dal benessere.
Analogie e differenze fra i due testi
Di analogie ce ne sono poche. Forse il riferimento introduttivo a Dio: 1291: «Nel nome del Signore, così sia». Oggi: «In nome di Dio Onnipotente» (ma questo è stato probabilmente ripreso solo per «political correctness»). Dal 1291, tempi cono sì cambiati ma, nel complesso, non tanto quanto si vorrebbe credere.
Differenze, invece, tante. Nel preambolo della Costituzione federale non c’è alcun riferimento alla «malizia dei tempi» che era all’origine del Patto federale. Come se i tempi odierni non fossero altrettanto minacciosi. Solo che le minacce sono cambiate. Dall’esterno continuano a esistere, eccome! Ma in altre forme, non necessariamente militari, ma politiche ed economiche. Tutto ciò viene celato. E così, nella nostra odierna «Magna Charta» manca, quale scopo della creazione dello Stato e quale attuale identità nazionale, un chiaro impegno alla difesa comune. È stato sostituito con un impegno di solidarietà verso un mondo che si è dimostrato solidale con noi solo sporadicamente e quando era nel suo interesse.
Tuttavia, l’aspetto sociale dei due testi del 1291/2021 è paragonabile, mi si dirà adesso. Sbagliato: per sociale, una volta si intendeva e si agiva nel senso di aiuto reciproco, se necessario, tra confederati mutualmente solidali e non, come oggi, come una strategia unilaterale di ridistribuzione internazionale e nazionale di stampo socialista. C’è un abisso fra sociale e socialista, tra solidarietà e solidarizzazione, tra fedeltà ai princìpi e ideologia dogmatica.
Evviva il 1° agosto!
Nonostante o proprio a causa di tutte le mie critiche, invito tutti i cittadini svizzeri a celebrare degnamente il 1° agosto come anniversario della Confederazione. Il mio confronto critico tra il Patto federale del 1291 e l’odierna Costituzione federale può forse offrire un po’ di riflessione per celebrare la nostra festa nazionale con un po’ più coraggio di affermare chiaramente la sovranità dello Stato quale valore da difendere e un po’ meno devozione all’attuale culto social-internazionalista del «politicamente corretto». Un po’ più 1291 farebbe bene all’odierna Svizzera.
Rolando Burkhard
Patto federale del 1291
«NEL NOME DEL SIGNORE, COSÌ SIA.
È opera onorevole ed utile confermare, nelle debite forme, i patti della sicurezza e della pace.
Sia noto dunque a tutti, che gli uomini della valle di Uri, la comunità della valle di Svitto e quella degli uomini di Untervaldo, considerando la malizia dei tempi ed allo scopo di meglio difendere e integralmente conservare sè ed i loro beni, hanno fatto leale promessa di prestarsi reciproco aiuto, consiglio e appoggio, a salvaguardia così delle persone come delle cose, dentro le loro valli e fuori, con tutti i mezzi in loro potere, con tutte le loro forze, contro tutti coloro e contro ciascuno di coloro che ad essi o ad uno d’essi facesse violenza, molestia od ingiuria con il proposito di nuocere alle persone od alle cose. Ciascuna delle comunità promette di accorrere in aiuto dell’altra, ogni volta che sia necessario, e di respingere, a proprie spese, secondo le circostanze, le aggressioni ostili e di vendicare le ingiurie sofferte.
A conferma che tali promesse saranno lealmente osservate, prestano giuramento, rinnovando con il presente accordo l’antico patto pure conchiuso sotto giuramento (…)»
Preambolo della Costituzione federale del 18.04.1999 (stato attuale)
«In nome di Dio Onnipotente,
Il Popolo svizzero e i Cantoni,
Consci della loro responsabilità di fronte al creato,
Risoluti a rinnovare l’alleanza confederale e a consolidarne la coesione interna, al
fine di rafforzare la libertà e la democrazia, l’indipendenza e la pace, in uno spirito
di solidarietà e di apertura al mondo,
Determinati a vivere la loro molteplicità nell’unità, nella considerazione e nel rispetto reciproci,
Coscienti delle acquisizioni comuni nonché delle loro responsabilità verso le generazioni future,
Consci che libero è soltanto chi usa della sua libertà e che la forza di un popolo si
commisura al benessere dei più deboli dei suoi membri,
si sono dati la presente Costituzione:»