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Vaaal propone un interessante argomento a favore non dell’esistenza di Dio, ma del credere nella sua esistenza. Un ragionamento che ricorda molto la famosa scommessa di Pascal:
Ritengo possa essere corretto giudicare l’evento “Credere nell’esistenza di Dio” tramite due parametri
Cred. Es. Dio: p(Ev)*Val(Ev)
e cioè la probabilità che Dio esista rapportata al valore che l’esistenza di Dio assume per noi stessi (Ev sta per Evento: esistenza di Dio). E’ ovvio che stiamo giudicando, in questo caso, non l’esistenza effettiva di Dio, ma stiamo valutando se noi dovremmo credere che esista.
Partendo dalle ricerche di Frank Ramsey e G.E. Moore, David Chalmers, in un breve ma intrigante articolo scritto insieme a Alan Hájek, conclude che lui è Dio o, per essere più precisi, che ogni essere razionale possiede, almeno da un punto di vista epistemologico, i poteri di Dio.
La dimostrazione di Chalmers a Hájek parte da una semplice constatazione:
Una persona S accetta l’affermazione “Se p allora q” se, una volta accettato p, accetta anche q.
Considerando l’affermazione “Se p, allora io credo p“, è ovvio che il soggetto, se accetta p, accetta anche di credere p.
D’altra parte, considerando l’affermazione “se io credo p, allora p“, è altrettanto ovvio che il soggetto che accetta di credere p accetta anche p.
Un soggetto razionale non può quindi che accettare tutte le istanze delle affermazioni condizionali “Se p allora credo p” e “Se credo p allora p”, e ciò significa che un soggetto razionale è onnisciente e infallibile.
In una breve nota a piè di pagina Chalmers e Hájek spiegano dove stia l’inghippo, ma non voglio rovinare la sorpresa.
George Edward Moore fu un importante, anche se poco noto, filosofo inglese. Le sue opere più famose sono Principia Ethica, edito nel 1903, e A Defence of Common Sense, pubblicato nel 1925.
Moore è soprattutto conosciuto per il concetto di fallacia naturalistica e per il paradosso che porta il suo nome. Continua a leggere “Paradossi paradossali”