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Da gennaio, i militari fuori servizio potranno depositare gratuitamente le armi d'ordinanza. Chi vuole conservare l'arma al termine dell'obbligo militare dovrà chiedere alle autorità un permesso d'acquisto d'armi.
I crimini perpetrati negli ultimi anni con armi militari hanno convinto il Consiglio federale della necessità di un giro di vite per migliorare la sicurezza. Le modifiche apportate dall'esecutivo a due ordinanze, entreranno in vigore nel 2010.
In sostanza, il governo non cancella l'obbligo di conservare a domicilio l'arma data in dotazione ai cittadini-soldato. Ma ogni militare avrà l'alternativa di depositarla gratuitamente in un centro logistico dell'esercito e recuperarla solo in occasione degli esercizi di tiro obbligatori e dei corsi di ripetizione.
Per prevenire gli incidenti, il Consiglio federale vuole inoltre che si valuti attentamente l'esistenza di eventuali controindicazioni alla consegna dell'arma d'ordinanza. Il governo intende introdurre l'obbligo per autorità federali, cantonali e comunali, nonché medici e psicologi, di informare se vengono a conoscenza «di segni o indizi in base ai quali un militare potrebbe mettere in pericolo sé stesso o terzi con la sua arma».
Negli ultimi anni, l'opinione pubblica svizzera è stata confrontata più volte con crimini commessi con fucili e pistole di ordinanza. Casi come la sparatoria nel parlamento di Zugo (2001) e l'uccisione della sciatrice Corinne Rey-Bellet (2006) hanno spinto la sinistra a proporre – senza successo – un inasprimento della legislazione.
All'inizio del 2009, è stata inoltrata l'iniziativa popolare «per la protezione dalla violenza perpetrata con le armi» munita di 107'000 firme valide. A differenza delle proposte governative, l'iniziativa vuole bandire l'arma d'ordinanza dalle economie domestiche, rendere obbligatorio il deposito in arsenale e istituire un registro nazionale centralizzato.
swissinfo.ch e agenzie