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Il Consiglio federale ritiene che, sebbene la legge vieti già atti violenti sui minori in famiglia, la protezione possa essere iscritta nel Codice
Anche se le leggi in vigore bastano per tutelare i bambini dalla violenza da parte dei genitori, un’educazione senza ricorrere a misure coercitive, ma che non crei nuovi diritti o doveri, andrebbe ancorata nel Codice civile (CC). È l’opinione del Consiglio federale espressa in un rapporto adottato oggi in risposta a un postulato del parlamento. Secondo una nota governativa odierna, non è necessario introdurre un nuovo articolo di legge nel CC per reprimere gli atti violenti commessi sui minori nell’ambito famigliare: già ora simili comportamenti sono vietati. La Costituzione federale stabilisce ad esempio il diritto dei bambini e dei giovani a una particolare tutela della salute fisica e psichica. Anche le disposizioni di diritto penale e civile tutelano i bambini e i giovani dalla violenza.
Insomma, stando all’esecutivo un’ulteriore disposizione di legge non aumenterebbe la tutela giuridica dei bambini e dei giovani dalla violenza nel contesto familiare. A detta dell’esecutivo, l’obiettivo dell’educazione non violenta può essere conseguito in primo luogo sensibilizzando attivamente la società e offrendo sostegno a bambini e famiglie in situazioni difficili.
Tuttavia, sulla scorta di quanto suggerisce il postulato, il Consiglio federale ha verificato come si potrebbe ancorare nel CC la protezione dei bambini dalla violenza nell’educazione. Una norma specifica, che stabilirebbe il dovere dei genitori di educare senza usare la violenza, avrebbe carattere programmatico e potrebbe fungere da base per potenziare il lavoro di prevenzione.
In quest’ottica, l’attenzione sarebbe concentrata sul bene del minore e sulle offerte di sostegno. Inoltre, la disposizione potrebbe essere integrata disciplinando l’accesso a servizi che offrono consulenza e aiuto. In questo modo non si creerebbero nuovi diritti per bambini e giovani né nuovi doveri per i genitori.
Forte di queste considerazioni, il Consiglio federale chiede al Consiglio degli Stati di respingere una mozione, adottata dal Consiglio nazionale, che mira a iscrivere nel CC la protezione dei minori dalla violenza nell’educazione. L’atto parlamentare di Christine Bulliard-Marbach (Centro/Fr) vuole inserire un nuovo articolo nel CC, affinché i minori siano protetti dalle punizioni fisiche, da ferite psichiche e da altre misure degradanti. Per la consigliera nazionale, benché nel 1978 sia stato fatto un passo avanti verso la tutela dell’integrità fisica dei minori con l’abrogazione del diritto di correzione, l’attuale mancanza di chiarezza sul piano legislativo e le convinzioni tradizionali fanno in molti casi apparire giustificabile nella nostra società il ricorso alla violenza nei confronti dei minori. In Svizzera, stando alla deputata, un minore su due è confrontato a violenza fisica e/o psichica nell’educazione. Per questo occorre concretizzare l’articolo 11 della Costituzione (protezione dei fanciulli e degli adolescenti).
Secondo Marbach-Bulliard, le disposizioni attuali del Codice penale non bastano più: anche uno schiaffo o una sculacciata, come pure le crudeltà psichiche, degradano e umiliano il bambino e sono dannosi per il suo sviluppo. Secondo la deputata, un articolo che sancisca il diritto a un’educazione non violenta invierebbe un segnale forte e, a lungo termine, a un cambiamento di mentalità nella società. A suo dire, nei Paesi limitrofi il livello di violenza è diminuito chiaramente dopo l’introduzione della disposizione.
Stando a uno studio dell’università di Friburgo pubblicato nel 2020, quasi un bambino su venti (4,4%) subisce regolarmente punizioni corporali a casa, mentre un quarto (23,2%) è abitualmente vittima di violenza psicologica; rispetto al 2017 si è registrata una lieve flessione.
Come in passato, dalle indagini è emerso che i bimbi più piccoli sono più spesso vittime di violenza rispetto a quelli più grandi. Nonostante un confortante calo del trend, secondo lo studio un numero stabile di genitori continua a essere convinto che la violenza fisica sia parte integrante dell’educazione.
Gli esperti hanno riscontrato alcuni fattori che aumentano il rischio di violenza, come il peggioramento della stabilità emotiva o finanziaria dei genitori. Un fenomeno accentuatosi con la pandemia di coronavirus.