Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01271.jsonl.gz/1321

Alle elezioni federali di ottobre l’Unione democratica di centro vuole tematizzare l’adesione all’Unione europea, alla quale si è sempre opposta.
Secondo gli analisti l’UDC sfrutterebbe in tal modo l’ambiguità degli altri partiti borghesi e del governo.
Per l’Unione democratica di centro (UDC) partiti come i radicali (PRD) e i democristiani (PPD), che si rifiutano di essere chiari su temi così importanti, non sono credibili.
“La gente deve sapere come la pensano i partiti, perché le basi per l’apertura di negoziati sull’adesione all’UE verranno poste nel corso della prossima legislatura”, ha detto il presidente del partito Ueli Maurer lunedì durante una conferenza stampa.
I democratici di centro hanno pure deposto un’interpellanza nella quale chiedono al Consiglio federale se è pronto a rinunciare all’obiettivo strategico di un’adesione all’UE e all'apertura dei negoziati.
Il partito si aspetta un dibattito urgente nel corso della sessione autunnale del Parlamento, che inizia il 15 settembre.
Attenzione all'Europa
L’Unione democratica di centro progetta inoltre di pubblicare un’inserzione di una pagina sui giornali della Svizzera tedesca nella quale intende elencare tutti gli inconvenienti e gli aspetti negativi di un’adesione all’UE.
Le posizioni e le rivendicazioni del partito saranno invece incluse in un documento intitolato “Per una politica estera indipendente”, documento che il comitato direttivo ha già approvato.
Secondo Andreas Ladner, politologo all’Università di Berna, per l’UDC la questione europea è il tema ideale per opporsi ai due partiti rivali borghesi, radicali e democristiani.
“L’UDC sa che la base dei due schieramenti concorrenti è divisa: non tutti sono favorevoli a un’adesione”, spiega Ladner a swissinfo, “e per il partito è difficile assumere una posizione chiara”.
Contraddizioni
Sempre lunedi a Berna il consigliere nazionale UDC, Christoph Mörgeli, ha criticato l’atteggiamento contraddittorio del governo.
“Da un lato il Consiglio federale vuole rinforzare la neutralità nei confronti dell’ONU”, ha spiegato Mörgeli, “dall’altro lato invece vuole aderire all’UE dove non è possibile conservare questa neutralità”.
Per l’UDC la Svizzera non ha niente da guadagnare aderendo all’Unione europea. Rischia di perdere grandi vantaggi economici come la stabilità della propria moneta, tassi d’interesse bassi e il segreto bancario.
La Svizzera dovrebbe inoltre versare da 5 a 6 miliardi di franchi di contributi senza poter contare sull’UE per quanto riguarda la soluzione dei grandi problemi economici e sociali che preoccupano il Paese.
Neutralità e democrazia
Secondo il politologo le critiche dell'UDC r8flettono una strategia ben precisa. “In campagna elettorale l’importante è ottenere il maggior numero di voti”.
Anche in materia di diritti popolari e di neutralità l’UDC dipinge un quadro a tinte fosche.
Per qualche diritto di co-decisione a Bruxelles, non vale la pena di sacrificare i privilegi della democrazia diretta: questo il tenore del messaggio del partito.
Per quanto concerne la neutralità, secondo il partito “essa riveste un’importanza crescente nell’ottica degli svizzeri, mentre l’idea della cooperazione internazionale si rivela sempre più illusoria”.
Una campagna elettorale all’insegna dell’Europa, dunque. Ma che ne è degli altri temi cari all’UDC: asilo, stranieri, profughi?
“Torneranno”, dice Andreas Ladner, “al momento opportuno il partito li rispolvererà”.
swissinfo e agenzie
In breve
Dopo il no allo Spazio economico europeo (SEE) del 6 dicembre 1992 la Svizzera dà l'avvio ad una serie di negoziati con l'Unione europea che sfocieranno nella firma, nel 1999, di sette accordi bilaterali.
Il 15 novembre del 2000, nel suo rapporto sulla politica estera il Consiglio federale fissa come obiettivo l'adesione della Svizzera all'Unione europea e si propone di discuterne nella prossima legislatura.
Il 4 maggio del 2001 l'elettorato respinge un'ennesima iniziativa proeuropea denominata "Sì all'Europa".