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Una ventina di osservatori dai Paesi vicini, forse altri dall'Occidente: grazie all'invito del regime annunciato a meno di due settimane dal voto, per la prima volta delle elezioni in Birmania saranno monitorate per verificarne la regolarità. Un esame che il governo del presidente Thein Sein sembra intenzionato a passare, dato che dal suo esito potrebbe dipendere la rimozione delle sanzioni applicate da Stati Uniti e Unione Europea.
Il voto suppletivo del primo di aprile, che assegnerà 48 seggi vacanti e vede per la prima volta la candidatura della leader dell'opposizione Aung San Suu Kyi, sarà osservato da 23 inviati dell'Asean (l'associazione dei Paesi del Sud-est asiatico), la quale ieri ha confermato la partecipazione del suo contingente misto di parlamentari (due per Paese) e osservatori esterni. Non è ancora chiaro se gli Usa, l'Ue e l'Onu - il cui invito è stato rivelato oggi - manderanno qualche rappresentante. Dati gli stretti tempi tecnici, è più probabile che vengano organizzate missioni limitate del personale diplomatico già presente in Birmania.
Il gesto delle autorità birmane conferma il desiderio di veder riconosciute dalla comunità internazionale le riforme promosse nell'ultimo anno dal governo civile, tra cui la liberazione di centinaia di prigionieri politici, il ritorno in politica della "Lega nazionale per la democrazia" (Nld) di Suu Kyi, l'allentamento della censura e l'avvio di negoziati per un cessate il fuoco con diverse milizie etniche. Usa e Ue hanno fatto capire che dal grado di regolarità del voto dipenderà l'eventuale decisione di allentare o togliere le sanzioni.
Ma è improbabile che tali osservatori - e in numero così limitato - possano produrre un giudizio comprensivo e definitivo sul voto, che in ogni caso potrà solo scalfire il dominio del blocco di potere del regime in un Parlamento da oltre 600 seggi.
Dell'Asean fanno parte anche Paesi a partito unico come Laos e Vietnam, e l'organizzazione tradizionalmente evita di adottare posizioni ferme verso uno dei suoi membri; ha inoltre già assegnato alla Birmania il turno di presidenza per il 2014, sdoganando prima di tutti il regime a livello internazionale.
Se la partecipazione dell'Nld (che corre in 47 collegi sui 48 in palio, dopo aver boicottato le elezioni del 2010) conferisce legittimità al voto e Suu Kyi è stata finora libera di svolgere comizi che hanno richiamato decine di migliaia di sostenitori, non mancano le ombre. Lo stesso Nld ha lamentato irregolarità nelle liste elettorali potenzialmente sfruttabili dal partito di regime Usdp per aumentare la sua quota di voti; in diversi collegi, inoltre, sono state segnalate pressioni da parte dei funzionari locali per indirizzare verso il candidato dell'Usdp il voto dei dipendenti pubblici o di aziende vicine al regime.
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