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Negli ultimi due anni la Svizzera ha impedito l'esportazione di materiali o software sensibili in diversi paesi, tra cui gli Stati Uniti, la Francia e il Pakistan, temendo che tali prodotti venissero usati per lo sviluppo di armi nucleari.
Tre richieste di esportazione di laser per la marcatura di precisione dagli Stati Uniti sono state rifiutate tra novembre 2018 e marzo 2019, ha affermato a Keystone-ATS Erik Reumann, portavoce del Dipartimento federale dell'economia, confermando informazioni in tal senso della NZZ am Sonntag. Le transazioni, se portate a termine, avrebbero avuto un valore di 250 mila franchi.
Per un importo inferiore (più di 75.000 franchi), un'azienda francese ha richiesto perni per moduli di costruzione. Anche questa domanda è stata respinta nell'ottobre 2017.
Nel luglio 2018 sono state rifiutate autorizzazioni per l'export di apparecchiature elettroniche destinate al Pakistan. Anche la vendita di software di analisi destinati a questo Paese è stata bloccata nell'aprile 2018.
Il gruppo di controllo delle esportazioni della Confederazione o la Segreteria di Stato dell'economia (SECO) temevano che i materiali in questione sarebbero stati utilizzati per lo sviluppo di armi nucleari. Anche altre autorizzazioni per la Turchia, Hong Kong e la Cina sono state rifiutate in questo periodo, secondo i dati pubblicati sul sito web della SECO.
Le potenze nucleari sono interessate alla Svizzera perché sul suo territorio sono attive molte aziende specializzate in prodotti a duplice uso (ossia militare e civile), ha spiegato Jean-Philippe Gaudin, capo del Servizio di informazione della Confederazione (SIC) in un'intervista alla NZZ am Sonntag.