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Nuovamente alla sbarra il 38enne che nel 2016 uccise la coinquilina e abusò del corpo, questa volta è stato ritenuto penalmente capace
Uno svizzero di 38 anni che nel settembre 2016 strangolò a Zurigo la sua coinquilina e commise atti sessuali con il cadavere è stato condannato a 13,5 anni di carcere. Il tribunale distrettuale ha invece rinunciato all’internamento a vita dell’imputato.
La corte lo ha ritenuto colpevole di omicidio intenzionale e turbamento della pace dei defunti. Ha concesso alla madre e alle tre sorelle della vittima un risarcimento danni di complessivamente quasi 17’000 franchi e alla madre anche una riparazione morale di 20’000 franchi. Si aggiungono costi procedurali. La sentenza non è ancora passata in giudicato.
Il ministero pubblico aveva chiesto una pena detentiva di 18,5 anni e l’internamento dell’uomo, mentre l’avvocato difensore voleva l’assoluzione: il suo mandante ha agito per legittima difesa perché la donna lo aveva attaccato.
L’imputato, nato in Colombia e cresciuto in Romandia in una famiglia adottiva, beneficiario dell’Assicurazione invalidità, consumatore di eroina e affetto da gravi disturbi psichici, aveva subaffittato da tre mesi una camera del suo appartamento alla 28enne specialista di informatica trasferitasi per lavoro a Zurigo dalla Francia. I due avevano litigato a più riprese.
Nel 2018 il Tribunale distrettuale aveva dichiarato l’uomo penalmente incapace in relazione all’omicidio e deciso una misura terapeutica stazionaria. Per gli atti sessuali con il cadavere aveva ritenuto una scemata imputabilità e gli aveva inflitto 22 mesi di carcere. Il Tribunale cantonale ha confermato la sentenza, ma il Tribunale federale ha constatato gravi errori procedurali; così il caso è ritornato al ministero pubblico e ha dovuto essere nuovamente giudicato. Questa volta la corte ha ritenuto l’imputato penalmente capace.