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Spesso i partiti lanciano iniziative popolari per profilarsi, ma sopravvalutano il potenziale di mobilitazione delle raccolte firme.
Con l'avvicinarsi delle Elezioni federali è bene ragionare su come i partiti cercano di creare attenzione mediatica, attorno alla propria organizzazione e alle tematiche loro più congeniali. Spesso, i partiti puntano sul lancio di un'iniziativa popolare, per creare mobilitazione attorno all'argomento trattato e pure nella speranza che - al momento delle elezioni - la raccolta firme possa portare a voti in più.
Secondo il politologo Claude Longchamp, però, il lancio di un'iniziativa popolare non si tramuta automaticamente in aumenti del consenso elettorale. L'esperto lo ha spiegato in un approfondimento - scritto per il portale Swissinfo - nel quale afferma che "l'idea che un'iniziativa popolare sia garante di una vittoria elettorale, per me è semplicemente un mito. L'ultima volta che ha avuto successo è stato nel 2007, quando l'Unione democratica di centro (UDC) ha lanciato il 1° agosto la sua iniziativa Per l'espulsione degli stranieri che commettono reati".
Per Longchamp, uno dei problemi sta proprio nel fatto che "il successo dell'UDC nel 2007 ha portato a una vera e propria ondata di iniziative popolari in vista delle elezioni del 2011. Ne sono state lanciate 23. Non tutte sono riuscite, ma per quasi tutta la legislatura dal 2011 al 2015, le autorità politiche hanno dovuto occuparsi di una vera e propria montagna di iniziative".
Oggi, addirittura, i partiti farebbero attenzione a puntare su una campagna elettorale, incentrata su un'iniziativa popolare. L'obiettivo, infatti, sarebbe quello di evitare contraccolpi, dettati da un'eventuale bocciatura popolare. Secondo il politologo, infatti, "gli strateghi di partito cercano di evitare una votazione nell'anno elettorale, calcolando per bene la tempistica. In vista delle elezioni federali 2019, tutti, tranne i Giovani Verdi, ci sono riusciti. La bocciatura alle urne della loro iniziativa "contro la dispersione degli insediamenti", il 10 febbraio scorso, alla fin fine non ha tuttavia pesato, semplicemente perché nel frattempo tutti i dibattiti si sono focalizzati sulla questione del riscaldamento climatico".