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La commissaria europea per gli affari interni Ylva Johansson mette in guardia contro le conseguenze di un "no" svizzero al finanziamento supplementare di Frontex.
Se la Svizzera decidesse di non onorare i suoi impegni, dovrebbero esserci delle conseguenze, avverte Johansson in un’intervista pubblicata oggi dai giornali di Tamedia, una settimana prima della votazione sull’aumento del contributo all’agenzia europea di protezione delle frontiere, alias Frontex. "E la conseguenza potrebbe ovviamente essere la fine dell’appartenenza alle cosiddette aree Schengen e Dublino per la Svizzera", che riguardano rispettivamente la sicurezza di uno spazio comune europeo senza frontiere interne e la competenza per l’esame delle domande di asilo.
L’UE non ha alcun interesse che la Svizzera esca da Schengen, afferma la 58enne socialdemocratica svedese. "Ma abbiamo un accordo, e insisteremo sul fatto che la Svizzera non può scegliere quale parte dell’accordo vuole rispettare e quale no". L’adesione allo Spazio di Schengen non è un "menu à la carte", ha detto.
Riguardo alla rapidità con cui la Svizzera dovrebbe lasciare Schengen, l’accordo prevede un termine di novanta giorni. "Ma non voglio speculare su questo adesso", aggiunge la Johansson. Un voto negativo farebbe scattare un meccanismo di risoluzione delle controversie. "Insistiamo da parte nostra che la Svizzera rispetti i suoi obblighi", aggiunge senza commentare ulteriormente una possibile esclusione.
Gli svizzeri devono votare tra una settimana se accettare o meno il nuovo regolamento dell’UE sullo sviluppo dell’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera (Frontex). Il contributo finanziario della Confederazione dovrebbe passare da 14 a 61 milioni di franchi all’anno fino al 2027. Berna dovrebbe inoltre mettere a disposizione di Frontex più persone, una quarantina in totale.
I sostenitori sono dell’opinione che la Svizzera dovrebbe assumersi la sua parte di responsabilità nel controllo delle frontiere esterne di Schengen e non mettere in pericolo la cooperazione con i paesi europei.
Le organizzazioni di tutela dei migranti, con l’appoggio della sinistra, hanno lanciato un referendum. Accusano Frontex di essere complice negli abusi dei diritti umani, in particolare partecipando alle deportazioni illegali lungo la rotta dei Balcani.