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Carlos Ghosn, ex amministratore delegato di Renault-Nissan, ha accusato oggi la stessa società automobilistica e la giustizia giapponese di "aver orchestrato una campagna" e "un complotto" contro di lui.
Fuggito nei giorni scorsi dal Giappone, dove si trovava in stato di libertà vigilata, Ghosn è apparso oggi per la prima volta a Beirut. Era stato arrestato nel novembre del 2018 e rimasto in carcere per diversi mesi in Giappone.
Ghosn ha detto che "la procura (giapponese) e la società (Renault-Nissan) sono in combutta" e che lui "può fare tutti i nomi delle persone coinvolte nel complotto", ma che non vuole "nuocere agli interessi del Libano". Ghosn ha la nazionalità francese, brasiliana e libanese.
"Non sono qui per raccontarvi come ho lasciato il Giappone", ha ribadito Ghosn. "Non mi sono sottratto alla giustizia ma all'ingiustizia e all'oppressione", ha aggiunto Ghosn, che ha detto: "Non mi sento al di sopra della legge ma so di avere i mezzi per far emergere la verità".
Sulla decisione di fuggire dal Giappone, Ghosn ha detto di aver dovuto affrontare "la scelta più difficile della mia vita... ma era necessario per proteggermi e proteggere la mia famiglia".
L'ex CEO ha affermato di esser stato "fatto fuori" perché visto come responsabile della presunta crescente influenza della francese Renault sulla società giapponese Nissan.
"Tutto è cominciato quando nel 2017 - ha detto Ghosn - sono cominciate le perdite per Nissan...c'era molto nervosismo... ed è allora che hanno concepito il complotto con la procura". "Sono stato tradito dal Paese che ho servito per 17 anni", ha detto Ghosn riferendosi al Giappone.
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