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BERNA - La seconda volta potrebbe essere quella buona: il prossimo 19 maggio il popolo elvetico è chiamato nuovamente alle urne per votare una versione riveduta e corretta della riforma dell'imposizione delle imprese, fiancheggiata questa volta da un finanziamento dell'AVS.
La Confederazione, sotto pressione internazionale, deve rinunciare al regime fiscale speciale concesso a 24'000 imprese. Per non fare a meno della gallina dalle uova d'oro, tuttavia, sono previsti ulteriori misure - ad esempio un sistema "patent box" - che andranno a beneficio di tutte le aziende. Alla fine, le multinazionali pagheranno un po' più di imposte e le PMI un po' meno.
La principale misura fiscale - la riduzione dell'aliquota cantonale dell'imposta sull'utile delle imprese - non compare formalmente nel progetto. Tuttavia, la Confederazione verserà ai Cantoni circa un miliardo di franchi a titolo di compensazione, aumentando dal 17 al 21,2% la quota cantonale per l'imposta federale diretta.
Sostegno del PS - La sinistra si era scagliata contro la prima bozza della riforma, contribuendo alla sua bocciatura alle urne nel febbraio 2017 con il 59,1% di no. Alcuni degli argomenti utilizzati poco più di due anni fa sono stati ripresi da chi rimane contrario al progetto, in particolare i Verdi.
Gli ecologisti ritengono che sia un regalo ai più ricchi. Inoltre, sostengono, la maggiore concorrenza fiscale tra i Cantoni porterà a una riduzione dei servizi pubblici, ad esempio nelle cure o per gli asili nido.
Il PS si sta invece astenendo da una campagna per il no: la maggioranza dei socialisti appare soddisfatta delle concessioni ottenute nel corso della revisione del progetto da parte del Parlamento. Saranno tuttavia posti alcuni limiti al principio dell'apporto di capitale. Introdotto nel 2011 e criticato dalla sinistra, esso permette di distribuire miliardi di franchi esenti da imposte agli azionisti.
Due miliardi all'AVS - La riforma ora è però accompagnata da un contributo di quasi due miliardi di franchi da destinare all'AVS. Il Parlamento, piuttosto che concentrarsi sull'aumento degli assegni familiari minimi come proposto dal Consiglio federale, ha preferito una dimensione sociale più ampia. Per ogni franco risparmiato dalle imprese grazie alla riforma fiscale, un franco dovrà essere versato nel primo pilastro.
Questa misura potrebbe rappresentare una prima boccata d'ossigeno per l'AVS, dopo i tentativi di risanamento falliti negli ultimi anni. Gli oppositori di sinistra sostengono però che non si tratti di una vera compensazione sociale, poiché i pensionati non guadagnano nulla.
Scelta libera per UDC - Le critiche più aspre provengono però dalla destra: UDC e Verdi liberali denunciano il parallelismo di due progetti (AVS e fiscalità) che non hanno nulla a che fare l'uno con l'altro.
Inoltre, le misure previste impedirebbero una vera riforma del primo pilastro e andrebbero a scapito della classe media. Dei due miliardi di franchi stanziati per l'AVS, 1,3 miliardi proviene da un aumento dei contributi di datori di lavoro e dipendenti.
L'UDC si è opposto con forza alle Camere federali, in particolare con il capogruppo al Nazionale Thomas Aeschi e la figlia di Christoph Blocher, Magdalena Martullo. Tuttavia, anche tra le file dei democentristi c'è chi si smarca e approva la riforma: ad esempio il presidente dell'Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM) Jean-François Rime. Il partito ha lasciato libera scelta per il progetto in cui è particolarmente coinvolto il ministro delle finanze Ueli Maurer, che difende un "compromesso tipicamente elvetico". Tra i favorevoli anche PLR e PPD.