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L'economia svizzera resiste anche in un contesto di rallentamento globale. Lo afferma l'istituto BAK Economics, che si dice "moderatamente ottimista" per quanto riguarda gli sviluppi dei prossimi mesi. Le probabilità di recessione non superano la soglia del 25%.
Dopo il "forte calo" del PIL nel terzo trimestre del 2018, l'economia svizzera ha ripreso a crescere, ha detto oggi Alexis Bill-Körber, responsabile della ricerca macroeconomica. Il dato è incoraggiante, visto il "contesto globale piuttosto sfavorevole", sul quale pesano le controversie commerciali, la Brexit e l'accresciuta tendenza al protezionismo. Secondo le stime del BAK il commercio mondiale quest'anno aumenterà solo dello 0,6% , ben al di sotto della media pluriennale.
Di fronte a questo ambiente ostile, l'industria d'esportazione svizzera ha finora ottenuto buoni risultati, beneficiando di un franco che sul mercato dei cambi rimane ad un "livello accettabile".
La Svizzera non è comunque immune dalle turbolenze economiche che scuotono il pianeta. Le ultime statistiche sul commercio estero mostrano segni di debolezza in alcuni settori, in particolare nell'industria meccanica. Ma "nel complesso siamo cautamente ottimisti". Lo spettro della recessione è lontano e per l'anno in corso l'istituto basilese prevede una crescita del PIL dello 0,7%, che salirà all'1,1% nel 2020 e 2021.
Secondo Martin Eichler, capo economista del BAK, le probabilità che la Svizzera entri in recessione sono di poco inferiori al 25%. "Il rischio più grave è rappresentato dall'escalation delle controversie commerciali". La disputa tra Cina e Stati Uniti, se dovesse contagiare l'Europa, avrebbe un forte impatto negativo sull'industria di esportazione elvetica.
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