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WASHINGTON - Gli abitanti del Golfo del Messico colpiti dalla marea nera rischiano danni alla salute fisica e mentale a lungo termine, che vanno da problemi genetici e neurologici all'alcolismo e al suicidio. L'allarme è stato lanciato da una conferenza sul tema che si è tenuta nei giorni scorsi a New Orleans, da cui è emerso che i pochi studi condotti finora in condizioni analoghe hanno mostrato dati preoccupanti.
Secondo i dati presentati alla conferenza, delle 400 perdite di petrolio significative che si sono avute negli anni solo sette sono state studiate dal punto di vista epidemiologico, e si sono concentrate sugli effetti a breve termine dell'esposizione ai composti organici volatili. "Tutti hanno dato risultati preoccupanti - ha spiegato Nalini Sathiakumar dell'università dell'Alabama -. L'esposizione a questi composti, conosciuti per essere cancerogeni, ha provocato danni agli occhi, neurologici e alla pelle, oltre che patologie di reni, polmoni e fegato".
L'unico studio a medio termine è stato fatto in Spagna dopo il disastro della Prestige del 2002, e si sono trovati nei lavoratori dei danni al Dna provocati dalle sostanze organiche, anche se del tipo che viene "riparato" dall'organismo. Un altro studio ha mostrato che dopo il disastro della Exxon Valdez in Alaska sono aumentati i casi di alcolismo e suicidio.
La principale conclusione a cui sono arrivati gli esperti è stata che bisognerebbe iniziare subito prelievi di sangue, latte materno e altri campioni biologici dalle popolazioni del Golfo. Un progetto è già stato messo in campo dal National Institute of Health, che ha stanziato 10 milioni di dollari e arruolato metà dei soccorritori attualmente in attività nelle zone del disastro.
SDA-ATS