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Berna ha ufficialmente protestato con l'OCSE: «La Svizzera non è un paradiso fiscale, non è uno Stato canaglia, non è uno Stato non cooperativo», ha puntualizzato Micheline Calmy-Rey a Parigi.
In una conferenza stampa mercoledì al termine di un incontro con l'omologo francese Bernard Kouchner e con il ministro del bilancio Eric Woerth, la ministra elvetica degli affari esteri ha spiegato che gli svizzeri sono rimasti «sorpresi» e «arrabbiati» dopo avere scoperto che la Confederazione figurava su una lista di paradisi fiscali stilata dall'Organizzazione per la cooperazione dello sviluppo e dell'economia (OCSE), «in modo non trasparente, su mandato di alcuni Stati membri», allorché la Svizzera ne è membro.
Micheline Calmy-Rey ha aggiunto che è stata consegnata una lettera di protesta al segretario generale dell'OCSE Angel Gurria.
Secondo la delegazione elvetica, Kouchner ha salutato l'allentamento del segreto bancario deciso dal governo svizzero. Il ministro francese lo ha definito un «passo nella giusta direzione».
La responsabile della diplomazia elvetica ha aggiunto di avere informato anche Woerth delle misure decise da Berna. Il ministro francese del bilancio, poco prima dell'incontro aveva reso noto l'intenzione di Parigi di bloccare la firma della convenzione fiscale tra i due Paesi, condizionandola al rispetto dei criteri fissati dall'OCSE da parte della Svizzera.
Quella odierna a Parigi è la prima tappa di un giro di visite della ministra elvetica degli affari esteri in capitali europee: lunedì e martedì prossimi la Calmy-Rey incontrerà a Roma l'omologo italiano Franco Frattini, mentre il 1° aprile è previsto a Berlino un colloquio con l'omologo tedesco Franz Steinmeier.