Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01064.jsonl.gz/218

Oltre alla Convenzione AELS e all'accordo di libero scambio con l'Unione europea (UE), la Svizzera dispone di una rete di 30 accordi di libero scambio con 40 partner. Tali accordi sono di solito conclusi nell'ambito dell'Associazione europea di libero scambio (AELS); la Svizzera può però stipulare accordi di libero scambio anche al di fuori dell'AELS, così com'è avvenuto con il Giappone e la Cina.
Oltre alla Convenzione AELS e all'accordo di libero scambio con l'Unione europea (UE), la Svizzera dispone di una rete di 30 accordi di libero scambio con 40 partner. Tali accordi sono di solito conclusi nell'ambito dell'Associazione europea di libero scambio (AELS); la Svizzera può però stipulare accordi di libero scambio anche al di fuori dell'AELS, così com'è avvenuto con il Giappone e la Cina.
Obiettivi e strategia
La Svizzera è fortemente orientata all’esportazione e ben integrata nell'economia mondiale. Gli scambi di beni e servizi e gli investimenti internazionali sono determinanti per il benessere del Paese. Migliorare costantemente l'accesso ai mercati esteri è dunque uno degli obiettivi fondamentali della sua politica economica internazionale. Il miglior modo per raggiungerlo è tramite l’Organizzazione mondiale del commercio (OMC).
Per completare la liberalizzazione multilaterale degli scambi, sempre più Paesi concludono simultaneamente accordi di libero scambio bilaterali o plurilaterali, regionali o interregionali. La Svizzera si avvale degli accordi di libero scambio (ALS) per garantire alle proprie imprese un accesso ai mercati internazionali per lo meno equivalente a quello di cui beneficiano i suoi principali concorrenti (UE, Stati Uniti e Giappone), anch’essi propensi a intessere fitte reti di accordi. Gli ALS sono dunque uno strumento importante per mantenere e rafforzare la competitività della piazza economica elvetica.
La strategia di politica economica esterna del Consiglio federale contempla quattro criteri per la scelta di un eventuale partner di libero scambio:
- rilevanza economica effettiva e potenziale dell’eventuale partner;
- portata delle discriminazioni reali o potenziali che scaturirebbero da ALS tra l’eventuale partner e importanti concorrenti della Svizzera;
- disponibilità negoziale dell’eventuale partner e prospettive di riuscita;
- altre considerazioni, come ad esempio i benefici che si trarrebbero, a livello di stabilità e sviluppo economici, dalla conclusione di un accordo di libero scambio con un eventuale partner o – più in generale – la compatibilità con gli obiettivi della politica estera della Svizzera.
Sviluppo della rete di accordi di libero scambio
La rete di ALS della Svizzera è costituita soprattutto da accordi conclusi congiuntamente con gli Stati membri dell’AELS.
In un primo momento, cioè all’inizio degli anni '90 - dopo la conclusione dei primi accordi con la Turchia e Israele - gli Stati AELS hanno puntato alla conclusione di accordi di libero scambio soprattutto con i Paesi dell’Europa centrale e orientale. Come l’UE, anche i membri dell’AELS hanno concluso accordi di libero scambio con i Paesi in transizione dell’Europa centrale e orientale con il duplice obiettivo di migliorare il reciproco accesso ai rispettivi mercati e di consolidare le riforme economiche di questi ultimi. Otto di questi ALS non sono più in vigore dal 1° maggio 2004, altri due dal 1° gennaio 2007 e uno dal 1° luglio 2013, ossia da quando i rispettivi Paesi partner sono entrati a far parte dell’UE[1]. Oggi il libero scambio con i nuovi membri dell’UE si regge sull’accordo stipulato nel 1972 tra Svizzera e UE. Attualmente sono in vigore accordi di libero scambio tra l’AELS e Macedonia del Nord, Albania, Serbia, Ucraina, Montenegro, Bosnia ed Erzegovina e Georgia.
A partire dalla metà degli anni '90 la rete di accordi dell’AELS nel bacino mediterraneo si è progressivamente estesa, consentendo agli Stati AELS di accelerare la loro integrazione in questo spazio economico. In tale contesto la Svizzera partecipa inoltre attivamente ai lavori di aggiornamento della Convenzione regionale sulle norme di origine preferenziali paneuromediterranee. Con questi accordi di libero scambio gli Stati AELS contribuiscono anche a promuovere la cooperazione economica nell’area euromediterranea. Ad oggi l’Associazione ha concluso simili accordi con otto partner mediterranei: Turchia, Israele, Marocco, Autorità Palestinese, Giordania, Libano, Tunisia ed Egitto. Il 25 giugno 2018 è stato sottoscritto un accordo aggiornato ed esteso con la Turchia.
Alla fine degli anni '90, con l’aumentare del numero di accordi di libero scambio regionali e interregionali a livello mondiale, gli Stati AELS hanno iniziato a estendere la loro politica di libero scambio a potenziali partner in tutto il mondo: sono stati così conclusi accordi con il Messico, Singapore, il Cile, la Corea del Sud, gli Stati della SACU (Unione doganale dell’Africa australe che comprende Botswana, Lesotho, Namibia, Sudafrica e Eswatini), il Canada, la Colombia, gli Stati membri del Consiglio di cooperazione del Golfo (CCG: Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Kuwait e Oman), il Perù, Hong Kong, i Paesi dell’America centrale (Panama e Costa Rica; Guatemala[2]) e le Filippine. Il 25 giugno 2018 è stato firmato un ALS con l’Ecuador e il 16 dicembre 2018 uno con l’Indonesia. Attualmente sono in corso negoziati con l’India, il Vietnam, la Malaysia e i Paesi del Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay).
A livello bilaterale, un accordo di libero scambio e di partenariato economico tra Svizzera e Giappone è in vigore da settembre 2009. La Svizzera è stata il primo Paese europeo ad aver concluso un accordo di questo genere con il Giappone. Sempre a livello bilaterale, il 1° luglio 2014 è entrato in vigore un ALS tra la Svizzera e la Cina. La Cina è la seconda economia nel mondo dopo gli Stati Uniti e il terzo partner commerciale più importante della Svizzera dopo l’Unione europea e gli Stati Uniti.
La Svizzera e gli altri Stati AELS intrattengono inoltre contatti con altri potenziali partner, come la Moldova o il Pakistan, per esaminare le possibilità di stabilire relazioni di libero scambio.
Una descrizione aggiornata della rete di accordi di libero scambio della Svizzera e dei negoziati in corso o in preparazione si trova nella rubrica «Accordi di libero scambio» (Elenco degli accordi di libero scambio della Svizzera).
[1] Si tratta degli accordi con Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Slovenia (adesione all’UE nel 2004), Bulgaria e Romania (adesione all’UE nel 2007) e Croazia (adesione all’UE nel 2013).
[2] Il Guatemala ha aderito all’Accordo, che non è però ancora in vigore per questo Paese.
Contenuto degli accordi di libero scambio
Gli accordi di libero scambio conclusi con i Paesi partner europei e del bacino mediterraneo nonché gli Stati della SACU (Unione doganale dell'Africa australe che comprende Africa del Sud, Botswana, Lesotho, Namibia e Swaziland) contengono per lo più disposizioni sulla circolazione delle merci (in particolare riguardo alla soppressione dei dazi doganali e altre restrizioni) e di regola sulla protezione della proprietà intellettuale. Questo tipo di accordi vengono anche comunemente definiti anche come accordi di "prima generazione". Per quanto attiene alle merci, gli accordi di libero scambio portano sui prodotti industriali, il pesce, i prodotti agricoli trasformati, mentre i prodotti agricoli di base sono oggetto di accordi agricoli bilaterali distinti, conclusi tra i singoli Paesi AELS e il rispettivo partner di libero scambio. Una tale separazione è dovuta al fatto che i Paesi AELS non partecipano alla politica agricola comune.
Gli accordi conclusi con Bosnia-Erzegovina, Cile, Colombia, CCG, Corea del Sud, Hongkong Cina, Messico, Montenegro, gli Paesi dell'America centrale, Perù, Singapore e Ukraina nonché gli accordi bilaterali di libero scambio e di partenariato economico Svizzera-Giappone e Svizzera-Cina sono di ampia portata (cosiddetti di "seconda generazione") poiché oltre alla circolazione delle merci e alla proprietà intellettuale includono generalmente anche impegni sostanziali in ambito di servizi, investimenti e mercati pubblici.
Effetti economici degli accordi di libero scambio
Gli accordi di libero scambio conclusi dalla Svizzera con partner al di fuori dell’UE/AELS garantiscono agli attori economici svizzeri l’accesso a mercati importanti e dinamici.
- I partner di libero scambio in questione rappresentano complessivamente un mercato di circa 2,2 miliardi di consumatori e un prodotto interno lordo (PIL) di circa 25 000 miliardi di dollari. Nel 2015 le esportazioni di merci svizzere verso questi Paesi costituivano il 23 % del totale delle esportazioni.
- Gli accordi di libero scambio garantiscono la competitività della piazza economica svizzera e favoriscono la crescita e la creazione di valore aggiunto. Nei Paesi partner producono effetti analoghi. Tra il 1990 e il 2014 il PIL dei Paesi partner è cresciuto in media del 3,6 % all’anno, superando così la crescita mondiale del PIL di circa un punto percentuale.
- Gli effetti sulla prosperità non derivano unicamente dall’accesso garantito al mercato per il settore delle esportazioni. I produttori beneficiano di fattori produttivi più convenienti, l’offerta a disposizione dei consumatori è anch’essa meno costosa e più diversificata e l’intensificazione della concorrenza aumenta la produttività. Gli accordi di libero scambio permettono inoltre alla Svizzera di assicurarsi un posto nelle catene del valore mondiali.
- Dal 1988 al 2014 le esportazioni svizzere sono aumentate in media del 4,1 % all’anno, mentre le esportazioni verso partner di libero scambio al di fuori dell’UE/AELS sono aumentate il media di oltre l’8,5 % all’anno nei quattro anni successivi all’entrata in vigore di un accordo di libero scambio con il rispettivo partner.
- Oltre al notevole aumento dei flussi commerciali, gli accordi di libero scambio permettono agli esportatori svizzeri di realizzare considerevoli risparmi sui dazi doganali. Ad esempio, nel 2014 i potenziali risparmi sui dazi doganali per le imprese stabilite in Svizzera che intrattengono scambi commerciali con partner di libero scambio al di fuori dell’UE/AELS erano stimati intorno ai 400 milioni di franchi. Sono stati presi in considerazione gli accordi di libero scambio entrati in vigore entro il 2013.
Gli accordi di libero scambio moderni non si limitano più alla liberalizzazione degli scambi di merci, ma coprono anche altri importanti settori.
- Gli scambi di servizi rappresentano oggi oltre un quarto del commercio estero della Svizzera e negli ulti anni hanno registrato una crescita maggiore rispetto a quelli delle merci. I dati sulla struttura delle esportazioni svizzere di servizi destinate a partner di libero scambio indicano – nella misura in cui sono disponibili – che gran parte di queste esportazioni è costituita da diritti di licenza e servizi finanziari, assicurativi, di telecomunicazione, informatici e d’informazione.
- In generale il volume degli investimenti diretti in uno Stato aumenta in media con il numero di accordi di libero scambio o di altri accordi di integrazione economica conclusi. Nel confronto internazionale la Svizzera occupa una posizione di prim’ordine sia come investitore che come destinataria di investimenti esteri. Il volume di investimenti della Svizzera presso i suoi partner di libero scambio al di fuori dell’UE/AELS ha continuato a crescere e nel 2014 rappresentava circa il 14,5 % del volume di investimenti svizzeri all’estero. Per contro, il volume di investimenti dei suoi partner di libero scambio (UE/AELS esclusi) in Svizzera ammontava nel 2014 al 2,1 % del volume di investimenti esteri in Svizzera. Inoltre, i redditi da capitale derivanti da investimenti diretti svizzeri ammontavano nello stesso anno a 82 miliardi di franchi.
- La protezione della proprietà intellettuale favorisce la Svizzera in quanto polo innovativo attraverso norme trasparenti e applicabili e svolge un ruolo importante per l’economia d’esportazione svizzera, che punta molto sull’innovazione.
- Le norme concernenti gli appalti pubblici previste negli accordi di libero scambio estendono l’applicazione dell’Accordo dell’OMC agli Stati che non ne fanno parte e ad altri settori.
Informazioni complementari
Wirtschaftliche Bedeutung der Freihandelsabkommen für die Schweiz (PDF, 1 MB, 21.12.2016)SECO studio di DPWW, 2016 (tedesco)
Analysis of the Tariff Discrimination Potential of the Transpacific Partnership against Swiss Companies and their Exports – Consequences of TPP for Swiss Companies (PDF, 1 MB, 16.11.2015)Patrick Ziltener, sotto la direzione di Switzerland Global Enterprise, novembre 2015 (inglese)
Articolo "Les accords de libre-échange sont un pilier de la politique extérieure suisse" (PDF, 267 kB, 24.02.2016)Helga Horisberger e Martin Zbinden, La Vie économique 11-2013
Articolo "Accords de libre-échange entre la Suisse et les pays asiatiques situation et évolution" (PDF, 445 kB, 24.02.2016)Regula Kienholz e Martin Zbinden, La Vie économique 9-2012
Articolo "Les accords commerciaux préférentiels dans la pratique - les défis posés par leur mise en oeuvre" (PDF, 141 kB, 24.02.2016)Matthias Schaub, La Vie économique 10-2009
Articolo "Les accords de libre-échange sont vitaux pour notre économie" (PDF, 56 kB, 01.10.2009)Jan Atteslander, La Vie économique 10-2009
Articolo "Les accords de libre-échange sont bons pour les exportations suisses" (PDF, 55 kB, 24.02.2016)Daniel Küng, La Vie économique 10-2009
Articolo "Les accords de libre-échange et leurs effets - le point de vue des agriculteurs suisses" (PDF, 54 kB, 24.02.2016)Heidi Bravo, La Vie économique 10-2009
Articolo "Contre le verrouillage de l’injustice structurelle une critique des accords de libre-échange" (PDF, 65 kB, 24.02.2016)Thomas Braunschweig, La Vie économique 10-2009
Articolo EFTA free trade agreements and Swiss foreign economic policy (PDF, 126 kB, 24.02.2016)Joseph Deiss, EFTA Bulletin 2-2006
Link