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WASHINGTON - Le autorità americane hanno fermato un gruppo di 1.036 migranti, il più grande finora mai incontrato, che attraversavano illegalmente il confine con il Messico. Lo riferisce l'agenzia della polizia di frontiera, che da ottobre aveva individuato 180 gruppi di oltre 100 persone, contro i 13 dei 12 mesi precedenti e i due dell'anno prima.
Si tratterebbe quindi di una conferma che i migranti arrivano sempre di più in grandi gruppi. L'ultimo fermato comprendeva 934 persone giunte con nuclei familiari, 63 minori non accompagnati e 39 adulti soli. In queste ore è stato diffuso un video che testimonierebbe il passaggio in massa da uno stato all'altro.
Il presidente Donald Trump - che nei confronti del Messico ha annunciato dazi al 5% a partire dal 10 giugno come 'punizione' per la crisi dei migranti - ha twittato: «Il Messico si è approfittato degli Stati Uniti per decenni: ha realizzato una fortuna sulle spalle dell'America. Ora è il momento che faccia quello che deve fare».
L'arma dei dazi - Il presidente statunitense si gioca infatti l'arma dei dazi per fermare l'immigrazione illegale dal Messico. Le tariffe - avverte Trump - «saliranno gradualmente» fino a raggiungere il 25% in ottobre se il Messico non agirà per risolvere e bloccare il flusso di immigrati illegali.
Dal 5% di giugno i dazi saliranno al 10% in luglio, al 15% in agosto, al 20% in settembre e al 25% in ottobre. «Resteranno permanentemente al 25% fino a che e a meno che il Messico non fermerà il flusso di immigrati» e aiuterà a risolvere la crisi al confine fra i due paesi, spiega Trump. L'annuncio arriva come una doccia fredda sul Messico: «Non sapevamo, non era atteso» dice il vice ministro messicano per il Nord America, Jesus Seade.
«Non vogliamo una guerra commerciale con gli Stati Uniti», aggiunge Seade, precisando che non ci saranno ritorsioni fino a quando la misura non sarà stata attentamente esaminata. L'annuncio del presidente americano ha come effetto immediato quello di far crollare il peso messicano, che arriva a perdere fino al 2,3%.
I "dazi sull'immigrazione" sono un tema completamente separato da quello commerciale, spiega il capo dello staffa ad interim della Casa Bianca, Mick Mulvaney, mettendo in evidenza che il Congresso era stato informato in precedenza. «Ci auguriamo di non arrivare al 25%» aggiunge. L'affondo di Trump rischia comunque di complicare il braccio di ferro avviato con il Congresso sull'accordo di libero scambio con il Canada e il Messico, il Nafta 2.0. La Casa Bianca ha forzato la mano e avviato la procedura per l'approvazione nonostante lo scetticismo dei deputati democratici.
L'amministrazione ha inviato infatti una lettera ai leader del Congresso, il cosiddetto Statement of Administrative Action che consente alla Casa Bianca di inviare al Congresso l'accordo commerciale entro 30 giorni. Trump punta all'approvazione dell'accordo entro l'estate ma il Congresso sta temporeggiando. E i dazi annunciati sull'immigrazione, tema già controverso e di scontro con i democratici, rischia di complicare la partita.
Il muro - Intanto è fallito il tentativo dell'amministrazione di iniziare i lavori di costruzione del muro al confine con il Messico a El Paso, in Texas, e a Yuma, in Arizona. Il giudice federale Haywood Gilliam ha respinto la richiesta dell'amministrazione Trump di sospendere l'ordine che vieta alla Casa Bianca di trasferire fondi dal Dipartimento della Difesa per avviare la costruzione del muro nelle due aree identificate. Gilliam la scorsa settimana ha emesso un'ingiunzione preliminare per bloccare il trasferimento dei fondi da usare per i lavori.
Non solo migranti - Il Messico deve «riprendersi il suo paese dai re della droga e dai cartelli. I dazi puntano a fermare la droga ma anche gli immigrati illegali». Lo twitta Donald Trump, sottolineando che il 90% della droga che entra negli Stati Uniti arriva dal confine con il Messico.
«Questo è andato avanti per troppi anni e nulla è stato fatto. Abbiamo 100 miliardi di dollari di deficit commerciale con il Messico».
Il ministro degli esteri messicano a Washington - Il ministro degli Esteri messicano Marcelo Ebrard si reca oggi a Washington con una delegazione governativa per incontrare funzionari del governo del presidente Donald Trump riguardo l'introduzione di dazi del 5% sulle importazioni di prodotti dal Messico, dovuta a quello che viene ritenuto uno "scarso impegno" del Messico per frenare i flussi migratori verso gli Usa.
Prima di partire Ebrard ha sottolineato via Twitter la "magnifica risposta" del presidente Andrés Manuel López Obrador López Obrador alle minacce al Messico, ed ha confermato il suo viaggio "per cercare un punto di incontro" con gli Usa. Ed ha concluso: «Dignità e fermezza in questa difficile ora».
Ieri, in una lettera a Trump, López Obrador aveva osservato che «i problemi sociali non si risolvono con tasse o misure coercitive», mettendo in evidenza di credere nella politica e in «soluzioni pacifiche alla controversie».
WASHINGTON - Le autorità americane hanno fermato un gruppo di 1.036 migranti, il più grande finora mai incontrato, che attraversavano illegalmente il confine con il Messico. Lo riferisce l'agenzia della polizia di frontiera, che da ottobre aveva individuato 180 gruppi di oltre 100 persone, contro i 13 dei 12 mesi precedenti e i due dell'anno prima.