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Corri il rischio
Un giorno, negli anni di formazione clinica della scuola di medicina, durante un avvicendamento di un mese, osservai uno dei miei istruttori eseguire un delicato intervento chirurgico su un paziente. “La parte più difficile”, spiegò il mio istruttore, “è localizzare il foro ovale” e sondò il cranio con un lungo ago in cerca di questo piccolo foro che ogni persona ha alla base del cranio.
Mentre osservavo quel tedioso approccio di tentativi per localizzare il minuscolo punto di accesso attraverso l’osso per raggiungere il cervello stesso, continuai a pensare: “Deve esserci un metodo migliore, per individuare quel punto”.
Dopo il giro di visite, quel giorno, mi recai nel laboratorio di radiologia e chiesi il permesso di usare le attrezzature. Mi ci vollero svariati giorni per mettere a punto la mia idea. Partii da una semplice verità: che due punti determinano una linea retta. Ipotizzai la possibilità di posizionare un piccolo anello di metallo sulla parte anteriore del cranio e un altro anello sulla parte posteriore.
Poi, facendo passare un raggio X attraverso la testa e manovrando quest’ultima finché i due anelli non fossero stati allineati, avrei saputo che il foro ovale si trovava su quella retta. Una volta che ebbi ragionato a fondo su quell’idea, la procedura di base mi parve abbastanza semplice.
Per svariati giorni non corsi il rischio di rendere partecipi i miei insegnanti di quella scoperta, poiché pensavo: “Se mi sbaglio, mi metterò in imbarazzo. Se ho ragione, questi chirurghi pieni di esperienza potrebbero reputare offensivo che un semplice studente di medicina proponga una nuova procedura”.
Poi ricorsi a quella tecnica in un paio di test su crani di cadaveri e scoprii che funzionava davvero. Allora spiegai ai miei professori di neurochirurgia che cosa stavo facendo e diedi loro una dimostrazione pratica. Il primario di neurochirurgia scosse lentamente la testa e sorrise. “È favoloso, Carson”, mi disse. Non mi imbattei in alcun risentimento da parte dei chirurghi e qualcuno di essi cominciò persino a usare la mia tecnica. La disponibilità a considerare un problema in modo differente e poi rischiare rendendo partecipi gli altri dell’idea, aveva dato buoni frutti.”
Leggi il libro “Corri il rischio” di Ben Carson