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Gli Stati Uniti non hanno bisogno di "disertori": le aziende dovrebbero mostrare "patriottismo economico". Barack Obama attacca le big di Corporate America impegnate in una 'fuga' per pagare meno tasse tramite acquisizioni all'estero, con le quali cambiare il domicilio fiscale per godere di aliquote più basse.
"Non mi interessa che sia legale, è sbagliato" attacca Obama, non risparmiando neanche il Congresso che, con la sua mancanza di azione, frena la ripresa americana e consente alle multinazionali di fuggire dal fisco statunitense.
Negli ultimi mesi si è assistito a un boom di acquisizioni estere da parte di aziende americane, dettate dall'obiettivo di poter ottenere aliquote più basse spostando l'indirizzo della sede.
"Rinunciano tecnicamente alla cittadinanza americana" ma, mantenendo allo stesso tempo la maggior parte delle loro attività negli Stati Uniti, "non mollano le migliori università e tutti i vantaggi di operare negli Stati Uniti. È solo che non vogliono pagare per questo" denuncia Obama, incalzando il Congresso al quale chiede una riforma del sistema fiscale che sia retroattiva, almeno fino al maggio 2014, quando Pfzier aveva proposto l'acquisizione di AstraZeneca per 100 miliardi di dollari. Operazione non riuscita che ha però messo in evidenza la gravità del problema della fuga delle aziende americane.
L'attenzione è ora su Walgreen che dovrebbe decidere a breve i prossimi passi con Alliance Boots, l'azienda europea di cui controlla il 45%: Walgreen ha l'opzione di acquistare la quota restante di Alliance Boots entro febbraio 2015 e lo facesse potrebbe trasferirsi in Europa e pagare meno tasse.
La tendenza alla fuga - secondo alcuni critici - è favorita anche da Wall Street e dalle banche d'affari che, con le acquisizioni incassano sostanziose commissioni. Ma i banchieri respingono le critiche: "È solo retorica" affermano, sottolineano che un accordo su una riforma del sistema fiscale è lontano.
Il timore della Casa Bianca è che la 'fuga' di un'azienda in un settore possa mettere pressione su altre società dello stesso comparto, spingendole a fuggire a loro volta. A spingere le aziende americane a uscire dal paese è l'imposta sul reddito delle società che è al 35%, una delle più alte al mondo, e il trattamento dei profitti realizzati all'estero, che sono soggetti all'imposizione fiscale americana quando vengono rimpatriati.
Da qui la tendenza anche a lasciare oltreoceano la liquidità, con 500 miliardi di dollari parcheggiati offshore - secondo alcuni studi - dalle 14 maggiori aziende tecnologiche e farmaceutiche, che sono riuscite così a ridurre le loro aliquote fiscali di circa un terzo negli ultimi otto anni.