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La Società svizzera di radiotelevisione (SSR) potrà contare sul Consiglio degli Stati per calmare il dibattito attorno al servizio pubblico.
A differenza del Consiglio Nazionale, oggi i "senatori" hanno respinto - con 27 voti contro 12 - una mozione di Hannes Germann (UDC/SH) con la quale si chiedeva di tener conto di diverse rivendicazioni della destra nel rapporto sul servizio pubblico che il Consiglio federale dovrà presentare a metà del 2016.
Ieri, una mozione identica di Natalie Rickli (UDC/ZH) era stata adottata dalla Camera del popolo con 97 voti contro 75 e 8 astenuti. La maggioranza del Nazionale, appoggiandosi sul risultato risicato in favore del nuovo sistema di finanziamento del canone radio-tivù uscito dalle urne lo scorso mese di giugno, era riuscita ad ottenere che talune sue richieste venissero esaminate durante la grande discussione sul servizio pubblico che sarà avviata l'anno prossimo.
Alla Camera del popolo, tuttavia, UDC e PLR non hanno la maggioranza e sin dall'inizio si è intuito che i "senatori" avrebbero ribaltato il risultato. "Con la mozione si intende solo fare pressione sul governo per orientare il dibattito già a questo stadio", ha sottolineato Stefan Engler (PPD/GR), precisando che a farne le spese sarebbero le lingue minoritarie.
Anche la ministra delle comunicazioni Doris Leuthard ha invitato il plenum a non pregiudicare la discussione che si terrà l'anno prossimo. Il governo non è contrario a un dibattito di fondo sul servizio pubblico, ma non è il luogo adatto per discutere se "occorra ancora trasmettere tale evento sportivo o produrre tale programma di divertimento", ha aggiunto.
Il rapporto contemplerà tutti questi argomenti e consentirà una discussione più ampia: non si concentrerà unicamente sulla SSR, ma anche sulle radio e televisioni regionali private, nonché sulla stampa. A suo avviso, tutto il paesaggio mediatico deve infatti far fronte a una digitalizzazione crescente.
SDA-ATS