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I tradizionali falò delle Alpi saranno accesi stasera a Tenero, in Surselva (GR) e nell'Oberland bernese in particolare in segno di protesta contro il raddoppio della galleria autostradale del San Gottardo. Un progetto contrario ai principi della protezione delle Alpi, iscritti nella Costituzione federale, scrive in un comunicato la Commissione internazionale per la protezione delle Alpi (CIPRA).
Anche i falò accesi negli altri paesi dell'arco alpino avranno lo scopo di attirare l'attenzione sulla situazione "insostenibile" di tutti i passaggi alpini e sul fatto che il trasferimento delle merci dalla strada alla ferrovia non viene attuato seriamente.
"Questa regione alpina unica continua a subire massicci danni ambientali che mettono in pericolo la salute della popolazione", sottolinea Hans Weber, direttore della CIPRA.
Weber accusa il Consiglio federale di voler occultare lo studio che ha rilevato costi supplementari di tre miliardi di franchi per la realizzazione della seconda canna al San Gottardo. A suo avviso il governo fornisce cifre obsolete sulla soluzione del trasferimento su rotaia.
Quest'anno il falò nella Svizzera italiana verrà acceso a Tenero e non nelle Alpi vere e proprie per sottolineare la stretta connessione che esiste fra il traffico attraverso le Alpi e il fondovalle ticinese. Saranno presenti diversi oratori fra cui Jon Pult, presidente dell'Iniziativa delle Alpi.
"Le Alpi", come ha detto correttamente un partecipante del falò lo scorso anno, "cominciano a Chiasso e non ad Airolo!", precisa in un comunicato la coalizione Per un collegamento sud-nord sostenibile e scorrevole, organizzatrice della manifestazione. Scopo della Coalizione, che comprende 18 associazioni ticinesi e del Grigioni italiano, è "conservare un Ticino vivibile, libero da quella valanga di camion che lo trasformerebbe nel corridoio autostradale dell'Unione europea".
"Anche con la miglior buona volontà, è impossibile credere che una seconda canna al San Gottardo possa essere realizzata senza aumentare le capacità". Dietro pressioni dell'Unione europea, l'infrastruttura "sarà pienamente sfruttata" con gravi conseguenze sulla salute delle persone che vivono sull'asse nord-sud, afferma ancora la CIPRA ricordando la lettera che una trentina di medici ticinesi hanno inviato al Consiglio federale per denunciare i rischi sanitari legati al raddoppio.