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BERNA - La prospettiva di una ricompensa finanziaria, anche modesta, motiva le persone a farsi vaccinare contro il coronavirus. È quanto emerge da uno studio internazionale, pubblicato sulla rivista "Science", a cui hanno partecipato anche ricercatori dell'Università di Basilea, Zurigo e Losanna.
L'esperimento è stato condotto tra maggio e luglio su un campione di oltre 8'000 svedesi. Grazie a una ricompensa di 200 corone (circa 21 franchi) il tasso di vaccinazione è salito di 4,2 punti percentuali, da circa il 72% al 76%. Dal canto loro, incoraggiamenti psicologici dolci e non espliciti, i cosiddetti "nudge" (che significano pungoli) sono stati di scarso aiuto, spiegano i ricercatori Armando Meier, dell'Università di Basilea e Losanna, Florian Schneider, dell'Università di Zurigo e Pol Campos-Mercade, di quella di Copenaghen, su "Science".
In molti Paesi, tra i quali la Svizzera, il tasso di vaccinazione contro il Covid-19 è relativamente basso. Per poterlo aumentare, alcuni Stati o Città, come la Grecia e New York, hanno fatto affidamento su incentivi finanziari. Molti altri governi stanno prendendo in considerazione questa idea. Finora, tuttavia, mancavano studi affidabili che dimostrassero l'efficacia di tali incentivi monetari per la vaccinazione contro il coronavirus.
Timori dissipati - Il team di ricercatori internazionali ha reclutato 8286 cittadini svedesi tra i 18 e i 49 anni e ha analizzato tramite un sondaggio online la loro intenzione a farsi vaccinare o meno grazie a incentivi. Li hanno quindi suddivisi in cinque gruppi: il primo ha ricevuto una ricompensa di 200 corone; al secondo è stata dimostrata la sicurezza e l'efficacia della vaccinazione, al terzo è stata messa in risalto l'importanza del vaccino per la protezione delle altre persone. Il quarto gruppo è stato invitato a farsi immunizzare con argomenti in favore dei vaccini anti-Covid. Il quinto gruppo fungeva da controllo.
Dopo 30 giorni è emerso chiaramente che il gruppo a cui è stata proposta una ricompensa si è lasciato più facilmente vaccinare, e ciò indipendentemente dal sesso, all'età e dal reddito delle persone che hanno partecipato all'esperimento. I "nudge" si sono rivelati inefficaci tanto quanto gli incoraggiamenti e le sollecitazioni a farsi vaccinare.
Precedenti studi avevano tuttavia dimostrato che gli incentivi monetari non portavano i frutti sperati o risultavano addirittura controproducenti, suscitando sospetti. Ma i risultati dello studio pubblicato su "Science" hanno relativizzato o persino dissipato tali timori, precisa il ricercatore Florian Schneider in una nota odierna.
Efficacia strategia svizzera non chiara - Lo scorso venerdì il Consiglio federale ha proposto la sua "offensiva di vaccinazione". Questa iniziativa, posta in consultazione e che costerà 150 milioni di franchi, si tradurrebbe in una settimana nazionale di vaccinazione, unità mobili supplementari, offerte d'informazione personali e anche buoni di 50 franchi per chi convince qualcuno a immunizzarsi.
Tale compenso sarà versato dai Cantoni, che decideranno autonomamente dove potrà essere riscosso. «È un metodo inedito e particolare», ha riconosciuto il ministro della sanità Alain Berset aggiungendo però che anche la pandemia è «inedita e particolare». Ma le prime reazioni dei cantoni - tra cui quella del Ticino - sono tutt'altro che entusiaste. La maggioranza critica questa proposta d'incentivi finanziari.
All'agenzia Keystone-ATS Armando Meier ha spiegato come «non sia possibile dedurre l'efficacia di questa strategia dal nostro studio». Da un lato, l'intervento avviene in maniera indiretta tramite un'altra persona, il che tra l'altro potrebbe aumentare la pressione sociale. Dall'altro, si tratta di un importo diverso, più cospicuo. «È possibile che questa offensiva faccia aumentare il tasso di vaccinazione. Ma, per quanto ne sappia, non ci sono ancora prove», ha aggiunto il ricercatore. «Quanto più grande è il gruppo d'indecisi tanto maggiore è la probabilità che gli incentivi finanziari aumentino la quota dei vaccinati», ha spiegato Meier.