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Bruxelles/Berna – Per il momento, l'Ue non vuole prendere impegni concreti per accogliere persone dall'Afghanistan. "Gli incentivi per la migrazione illegale dovrebbero essere evitati", si legge in una dichiarazione adottata al termine di una riunione straordinaria dei ministri degli interni. Sullo sfondo dell'esperienza degli scorsi anni, l'Ue e i suoi stati membri sono determinati a prevenire il ripetersi di grandi e incontrollati movimenti migratori illegali.
L’allusione è alla cosiddetta crisi dei rifugiati nel 2015-2016. Allora milioni di migranti sono arrivati nell'Ue. Solo in Germania, circa 1,2 milioni di persone hanno chiesto asilo per la prima volta. Molti di loro venivano dalla Siria, teatro dal 2011 di una sanguinosa guerra civile.
Secondo la dichiarazione, per evitare uno sviluppo simile dopo che i talebani hanno preso il potere in Afghanistan, si tratta di assicurare che le persone bisognose ricevano una protezione adeguata nelle immediate vicinanze. Vengono poi menzionate come strumento idoneo campagne d'informazione mirate contro le narrazioni dei trafficanti di esseri umani. Di conseguenza, il reinsediamento in Europa degli afghani bisognosi di protezione dovrebbe avvenire solo se gli stati Ue mettono volontariamente a disposizione dei posti per loro.
"La direzione è chiara", ha dichiarato la consigliera federale Karin Keller-Sutter dopo la riunione a Bruxelles, aggiungendo che l'attenzione deve concentrarsi sugli aiuti umanitari in Afghanistan - soprattutto per le persone più vulnerabili, come donne e bambini. Anche l'aiuto umanitario per gli stati limitrofi è importante.
Per questo la Commissione europea ha recentemente annunciato la sua intenzione di fornire 200 milioni di euro in aiuti umanitari all'Afghanistan e agli stati vicini. Keller-Sutter non è stata in grado di dire se la Svizzera aumenterà il suo aiuto umanitario, una questione che peraltro è di competenza del Dipartimento federale degli affari esteri (Dfae).
La Commissione europea aveva anche annunciato l'intenzione di istituire un programma di reinsediamento. Un funzionario dell'Ue ha parlato di 30mila persone entro il 2022. Ma Ylva Johansson, commissario Ue per gli affari interni, non ha voluto avanzare cifre concrete prima della riunione.
Il capo del Dipartimento federale di giustizia e polizia (Dfgp) ha lasciato aperta la questione se la Svizzera parteciperà mai a un programma di reinsediamento europeo, se dovesse concretizzarsi. Ha detto che è troppo presto per esprimersi in merito. Karin Keller-Sutter ha però fatto riferimento al programma di reinsediamento svizzero, ricordando che Berna ha già approvato una quota di 1'900 persone per gli anni 2022 e 2023, quota che potrebbe essere adattata se necessario.