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Al pari del Consiglio nazionale, anche il Consiglio degli Stati intende sostenere maggiormente - da 300 milioni attuali a 450 milioni l'anno - le misure volte al risanamento degli immobili al fine di tagliare le emissioni di CO2.
Il plenum ha respinto tuttavia l'idea di una tassa sul CO2 che penalizzerebbe l'elettricità importata proveniente da fonti non rinnovabili, come il carbone.
Dei 450 milioni annui al massimo destinati alle ristrutturazioni incassati con la tassa sul CO2, una parte verrebbe destinata alla geotermia. Rispetto alla Camera del popolo, quella dei cantoni ha deciso di porre un tetto massimo di 30 milioni destinati a questa tecnologia.
Nella sua versione, il Nazionale specifica soltanto che una "piccola parte" dei mezzi destinati al risanamento degli edifici è destinata a progetti per lo sfruttamento del calore nel sottosuolo.
Quanto alla tassa sul CO2 prelevata sui combustibili, il plenum ha deciso di non innalzare per il momento questo balzello a 84 franchi come voleva il Consiglio federale - ora la tassa è di 60 franchi per tonnellata di anidride carbonica - così come stabilito anche il Consiglio nazionale. Stando alla legge sul CO2, il Consiglio federale potrà innalzare la tassa fino a 120 franchi.
Per 27 voti a 16 il plenum ha bocciato la proposta della propria commissione di prelevare una tassa sulla corrente elettrica proveniente da fonti energetiche fossili, ossia sulla corrente importata prodotta con carbone.
Per una buona parte del plenum, come anche per la consigliera federale Doris Leuthard, un simile prelievo è anticostituzionale e creerebbe un "mostro burocratico" a causa delle difficoltà di applicazione. Per molte imprese costituirebbe inoltre un costo insopportabile.
SDA-ATS