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In occasione della votazione popolare del 18 giugno 2023, gli elettori hanno accolto l’attuazione del progetto dell’OCSE/G20 sull’imposizione minima con il 78,5 per cento di voti favorevoli e il 21,5 per cento di voti contrari. La partecipazione al voto è stata del 42,4 per cento.
L’essenziale in breve
Insieme a circa 140 altri Stati la Svizzera ha aderito al progetto di riforma che prevede l’imposizione dell’utile dei grandi gruppi di imprese attivi a livello internazionale con un’aliquota minima del 15 per cento. In futuro, un gruppo di imprese che in un determinato Paese paga meno imposte può essere tassato da altri Paesi fino al raggiungimento dell’aliquota minima. Ciò riguarda i grandi gruppi di imprese attivi a livello internazionale che realizzano una cifra d’affari annua di almeno 750 milioni di euro. Si stima che i gruppi di imprese interessati sarebbero poche centinaia, ma mancano i dati per una stima affidabile. Tutte le altre imprese non ne sono toccate.
Il progetto sull’imposizione minima è stato lanciato dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economici (OCSE) e dal Gruppo dei 20 Paesi industrializzati ed emergenti più importanti (G20). Con la riforma intendono adeguare le norme sull’imposizione dei grandi gruppi di imprese alla digitalizzazione e alla globalizzazione dell’economia.
Il Consiglio federale e il Parlamento intendono poter introdurre l’imposizione minima entro il 2024 e garantire così condizioni quadro stabili, oltre ad assicurare entrate fiscali e posti di lavoro in Svizzera.
Ai fini dell’attuazione dell’imposizione minima in Svizzera è prevista un’imposta integrativa che compensa la differenza tra l’aliquota d’imposta effettiva e quella minima del 15 per cento. Il 75 per cento del gettito di tale imposta è destinato ai Cantoni, il 25 per cento alla Confederazione. Con la perequazione finanziaria nazionale queste maggiori entrate verranno poi ridistribuite tra tutti i Cantoni, in modo tale che anche i Cantoni finanziariamente deboli ricevano una quota delle entrate.
Nel primo anno le entrate derivanti dall’imposta integrativa sono stimate a 1–2,5 miliardi di franchi. È per contro difficile stimare le ripercussioni finanziarie dell’imposta integrativa nel breve e nel lungo periodo.
Per ulteriori informazioni si veda:
Dibattito parlamentare
Il Parlamento vuole poter introdurre l’imposizione minima in Svizzera. Nel dibattito parlamentare la distribuzione delle entrate derivanti dall’imposta integrativa tra la Confederazione e i Cantoni come pure tra i Cantoni stessi ha sollevato reazioni controverse. Una minoranza voleva accordare alla Confederazione una quota delle entrate superiore al 25 per cento e distribuire più equamente le entrate tra i Cantoni per attenuare ulteriormente la concorrenza fiscale intercantonale. La quota più elevata delle entrate supplementari spettante alla Confederazione avrebbe potuto essere investita su scala nazionale, ad esempio in misure per rafforzare gli incentivi a svolgere un’attività lucrativa. La chiave di ripartizione proposta ha spinto una minoranza a respingere il progetto. La maggioranza invece è favorevole a introdurre l’imposizione minima in Svizzera e sostiene il progetto.
Garantire condizioni quadro stabili
L’attuazione del progetto dell’OCSE/G20 sull’imposizione minima garantisce condizioni quadro stabili per la piazza economica svizzera a livello internazionale. Dal momento che i gruppi di imprese devono pagare l’imposta a prescindere, l’imposta integrativa assicura che rimangano in Svizzera gli introiti fiscali che altrimenti defluirebbero verso altri Paesi.
Compromesso basato su un ampio consenso
L’attuazione dell’imposizione minima convenuta a livello internazionale riscuote un consenso di fondo presso tutti i gruppi rappresentati in Parlamento. La distribuzione delle entrate fiscali supplementari tra la Confederazione, i Cantoni e i Comuni si basa su un compromesso negoziato tra i relativi rappresentanti.
Vantaggi per tutta la Svizzera
La chiave di ripartizione scelta permette di impiegare le entrate supplementari soprattutto là dove l’aumento dell’onere tributario causerà la perdita di attrattività fiscale più significativa. I benefici della salvaguardia delle entrate fiscali, dei posti di lavoro e dell’attrattività della piazza economica ricadono su tutto il Paese.
Equilibrio tra i Cantoni
Attraverso la perequazione finanziaria nazionale i Cantoni traggono beneficio dalle entrate derivanti dall’imposta integrativa. Più la quota cantonale di tali entrate è elevata, maggiori sono i fondi che confluiscono ai Cantoni attraverso la perequazione finanziaria. La chiave di ripartizione proposta produce in tal modo effetti favorevoli anche per i Cantoni finanziariamente deboli.
Applicazione federalista
Il progetto rispetta il federalismo. Le disposizioni concernenti l’imposta integrativa sono infatti eseguite dai Cantoni, che in linea di principio sono autonomi nel decidere come impiegare le entrate, ma devono comunque tenere adeguatamente conto dei Comuni.