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Gli Stati Uniti hanno promesso una risposta scritta "la prossima settimana" alle richieste russe di "garanzie di sicurezza". Lo ha detto il ministro degli esteri Lavrov al termine del colloquio di oggi (venerdì) con il segretario di Stato Antony Blinken a Ginevra, che dopo il vertice dello scorso giugno fra Joe Biden e Vladimir Putin ha dunque di nuovo gli occhi del mondo puntati addosso. Questa volta, però, con polizia a presidiare le strade ma senza che la città sia stata bloccata.
Nella sua conferenza stampa, tenuta mezz'ora più tardi, il capo della diplomazia di Washington ha confermato questa informazione, spiegando che la chiacchierata di un'ora e mezza è stata "uno scambio di opinioni" ma "non un negoziato". Le due parti hanno ora comunque "una migliore comprensione" delle reciproche posizioni.
Si sono trovate d'accordo sulla necessità di proseguire un dialogo "necessario e ragionevole" e di "placare le emozioni", ha detto Lavrov, giudicando "prematuro" un nuovo summit fra i due capi di Stato e chiedendo la fine dell'"isteria antirussa".
Arrivando al faccia a faccia, il rappresentante russo aveva detto di non aspettarsi progressi sostanziali, mentre Blinken era tornato a ribadire che una "risposta rapida e forte" farebbe seguito a qualsiasi violazione da parte russa dell'integrità territoriale ucraina. Aveva però anche garantito che il dialogo diplomatico sarebbe proseguito. La minaccia di reazione è stata reiterata anche dopo l'incontro: gli Stati Uniti risponderanno "anche a un'aggressione non militare", ha detto Blinken.
Il capo della diplomazia di Mosca ha garantito dal canto suo che la Russia non costituisce una minaccia per il suo vicino - ai cui confini ha ammassato 100'000 uomini che fanno temere un'invasione - e ha criticato le forniture di armi all'Ucraina da parte di alcuni Paesi occidentali. Gli Stati Uniti, dopo la visita di Blinken a Kiev negli scorsi giorni, avevano per esempio autorizzato i Paesi baltici a fornire materiale. La questione divide gli stessi membri dell'Alleanza: oltre a Washington, anche Londra e Ottawa, per esempio, hanno già sostenuto militarmente gli ucraini (il Regno Unito anche questa settimana inviando missili anticarro) mentre Germania e Francia, per non citare che due esempi sul fronte opposto, non lo fanno.
"NATO via da Bulgaria e Romania"
La Russia non chiede intanto solo rassicurazioni sul fatto che Kiev non aderirà mai alla NATO, ma anche il ritiro delle truppe straniere dell'Alleanza atlantica da due Paesi membri, Romania e Bulgaria. E' quanto emerge dalla risposta scritta che il Ministero degli affari esteri di Mosca ha fornito alla stampa oggi, venerdì, nel giorno dell'incontro a Ginevra fra il capo della diplomazia Sergei Lavrov e il suo omologo statunitense Antony Blinken. In Romania sono stazionati 1'000 statunitensi e 140 italiani, oltre ad alcune decine di polacchi, mentre Sofia ha un accordo che permette la presenza di fino a 5'000 americani.
"Non ci sono ambiguità", si legge nella risposta russa, "si tratta del ritiro di soldati e armamenti per ritornare alla situazione del 1997 nei Paesi che non erano membri". Il medesimo principio, oltre che ai due Stati citati, si applicherebbe quindi anche a Cechia, Slovacchia, Polonia, Ungheria e i tre Paesi baltici, tutti un tempo nel blocco sovietico, che hanno aderito alla NATO dopo quella data (una parte di essi nel 1999, gli altri nel 2004).
Bucarest ha già definito la richiesta "inaccettabile", mentre Sofia ha sottolineato la sovranità del suo Paese, che aderendo "ha fatto la sua scelta".
Prima della riunificazione tedesca, l'Occidente aveva promesso a voce, ma mai messo per iscritto, che l'Alleanza non si sarebbe mai allargata verso est.