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Biografia
Leo Maillet, (Leopold Mayer),* 29.3.1902 Francoforte sul Meno, † 8.3.1990 Bellinzona. Figlio di un commerciante di cappelli, dopo aver studiato presso una scuola ebraica di Francoforte svolge un apprendistato di commercio (1918). In seguito lavora nel negozio paterno; contemporaneamente coltiva il disegno, in particolare la caricatura. Nel 1925 si iscrive alla Städelschule di Francoforte: il suo interesse si rivolge soprattutto alle tecniche grafiche in cui dimostra una notevole maestria, come attestano alcune incisioni del 1929 realizzate durante il suo primo soggiorno in Ticino. Nel 1930 viene ammesso nella classe di pittura di Max Beckmann, ma nel 1932, dopo la morte del padre, deve interrompere gli studi per rilevarne il negozio. Con l’ascesa del nazionalsocialismo, le difficoltà si amplificano: la sua arte, considerata «degenerata», viene in parte distrutta, il negozio confiscato e la madre è costretta ad abbandonare la città. Nel 1935 Maillet emigra in Lussemburgo e poi a Parigi, dove lavora come stampatore, incisore e fotografo; nel 1938 sposa Margareth Hoess. Nel 1939 viene internato e impiegato nella costruzione di fortificazioni militari sulla costa atlantica; l’anno successivo fugge in Provenza, dove vive con mezzi di fortuna. Arrestato dalla Gestapo nel 1942, riesce a sfuggire lanciandosi da un treno e si nasconde nelle Cévennes, dove vive facendo il pastore; muta il proprio nome da Leopold Mayer a Leo Maillet. Nel 1944 ripara in Svizzera e riprende l’attività artistica; vive tra Basilea, Zurigo e, dal 1950, anche in Ticino. Nel 1956 sposa Regina Lippl; nascono i figli Daniel (1956) e Nikolaus (1957). Nel 1964 costruisce la casa-atelier di Verscio. Ottiene la cittadinanza svizzera nel 1968; la sua prima retrospettiva si tiene nel 1989 a Mendrisio.
Un primo dato che occorre considerare affrontando la produzione artistica di Leo Maillet è che essa risulta condizionata non solo dalle sue tormentate vicende biografiche, ma anche dalle epurazioni operate dai nazisti a Francoforte e a Parigi. Il secondo aspetto da rilevare è che l’artista consegue i risultati più unitari e intensi nella grafica d’arte, che costituisce l’ambito di maggior interesse critico. Nella grafica la sua arte trova una continuità sia tematica che formale, nonostante la cesura rappresentata dalla seconda guerra mondiale. La pittura appare al confronto più eterogenea e discontinua, specie nel secondo dopoguerra, dove convivono declinazioni assai diversificate: dal postcubismo all’astrazione, dai dipinti caricaturali-grotteschi alle suggestioni new-dada di quadri con vistose e ludiche inclusioni polimateriche.
L’opera di Maillet presenta nelle sue differenti espressioni una comune matrice culturale e artistica, già chiaramente individuabile nei primi dipinti, per lo più ritratti o autoritratti, e incisioni, di paesaggio o figura, contraddistinti da forti angolazioni prospettiche e da tagli lunghi, punti di vista incombenti, accentuazione espressiva del contrasto luministico, esasperazione della linea, forte spigolosità del tratto, con richiami evidenti a una linea che dai maestri dell’espressionismo discende fino alla Nuova oggettività. Tali elementi si attenuano, ma non fino a scomparire, nelle immagini più frontali e piane dell’importante suite Entre chien et loup, realizzata negli anni ’50 in dodici fogli. Ispirata ai drammatici disegni eseguiti negli anni di guerra, la serie era ritenuta dal pittore il suo testamento morale. Più tardi, nelle incisioni degli anni ’60 e oltre, protagonista è soprattutto la linea che si dispiega mobile e saettante, ma anche morbida, senza più chiaroscuro, in una sorprendente serie di ritratti e di nudi femminili quasi à plat sul bianco del foglio.
Opere: Francoforte sul Meno, Historisches Museum; Lugano, Biblioteca cantonale; Lugano, Museo civico di belle arti; Magonza, Gutenberg-Museum; Mendrisio, Museo d’arte.
Claudio Guarda, 2008
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