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<h2>SubmittedText<h2><p>La Svizzera ha ratificato l'Accordo di Parigi sul clima, che pertanto è entrato a far parte del diritto vigente e risulta giuridicamente vincolante. L'articolo 2 paragrafo 1 lettera c dell'Accordo di Parigi stabilisce che i flussi finanziari debbano conformarsi all'obiettivo di limitare il riscaldamento globale a 1,5°-2° C. Questa disposizione si basa sulla constatazione che tramite l'attività di credito e di investimento il settore finanziario costituisce la leva principale per la trasformazione della nostra economia. In Svizzera, per esempio, vengono gestiti capitali pari a oltre 6000 miliardi di franchi (dieci volte il PIL nazionale). Alcuni studi dimostrano tuttavia che la maggior parte degli investimenti effettuati attualmente non sono compatibili con l'obiettivo dei 2° C. Se i capitali fossero destinati a progetti di sostenibilità, il passaggio a un'economia a basse emissioni di carbonio ne risulterebbe fortemente accelerato.</p><p>Viene dunque da chiedersi perché la legge sul CO2 nella versione attuale non includa e non citi esplicitamente l'articolo 2 paragrafo 1 lettera c dell'Accordo di Parigi. Chiedo al Consiglio federale di rispondere alle domande seguenti:</p><p>1. A quanto ammontano le emissioni di gas serra causate dagli investimenti e dai crediti dei fornitori di servizi finanziari svizzeri? Qual è il loro volume rispetto alle emissioni complessive della Svizzera?</p><p>2. I cambiamenti climatici presentano rischi per tutti i portafogli gestiti dai fornitori di servizi finanziari svizzeri e, in caso affermativo, per quali di loro i rischi sono particolarmente elevati?</p><p>3. Il Consiglio federale è del parere che il settore finanziario sia importante per il raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni fissati dall'Accordo di Parigi sul clima e sia pertanto chiamato a rispettare tale accordo?</p><p>4. Perché nel progetto di revisione della legge sul CO2 la piazza finanziaria non è stata nominata esplicitamente?</p><p>5. Nell'Accordo di Parigi sul clima il settore finanziario non viene obbligato ad assumersi le proprie responsabilità. Nella legge sul CO2, tuttavia, la Confederazione non prevede misure vincolanti in tal senso. Come pensa di soddisfare i requisiti di cui all'articolo 2 paragrafo 1 lettera c dell'Accordo di Parigi sul clima? Le misure adottate su base volontaria non saranno di certo sufficienti.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Quantificare le emissioni di gas serra causate dall'insieme degli investimenti e dei crediti degli attori del mercato finanziario svizzeri è un compito molto complesso dal punto di vista metodologico. Nel 2015, uno studio svolto su mandato dell'Ufficio federale dell'ambiente (UFAM) si è concentrato sul mercato svizzero dei fondi azionari, il quale costituisce il 5 per cento circa del patrimonio gestito in Svizzera. Secondo questo studio, alle azioni estere sono connesse 52,2 milioni di tonnellate di CO2eq, ossia poco più dei gas serra emessi in Svizzera che, nel 2015, erano pari a 48,1 milioni di tonnellate di CO2eq. Una ricerca successiva sulle obbligazioni societarie ha prodotto risultati paragonabili. Tuttavia, il metodo applicato permette di misurare soltanto l'impronta di carbonio attuale, che non è particolarmente significativa per la futura evoluzione di un'azienda e si presta quindi solo in misura limitata all'analisi dei rischi climatici dei portafogli. Per questo motivo, la task force istituita dal Consiglio per la stabilità finanziaria (Task Force on Climate-related Financial Disclosure, FSB TCFD) e gestita dall'industria raccomanda di svolgere analisi di scenario. Nel 2017, nel quadro di un progetto pilota, è stato quindi eseguito un simile esame di compatibilità climatica che ha interessato due terzi dei portafogli azionari e obbligazionari delle casse pensioni e assicurazioni svizzere. Dai risultati si evince che gli investimenti nella promozione delle energie fossili nonché la produzione di elettricità e di automobili favoriscono attualmente un riscaldamento climatico pari a 4°-6° C. Esistono tuttavia grandi differenze fra i portafogli esaminati. Alcuni investimenti sono già clima-compatibili, altri lo sono almeno in determinati settori. Tuttavia, in alcuni settori le previsioni di produzione dell'economia mondiale presentano un grado di compatibilità climatica nettamente superiore alla media degli investimenti degli attori svizzeri.</p><p>2. Le ripercussioni climatiche quali inondazioni e periodi di siccità possono impattare sui valori patrimoniali (rischi climatici fisici). Con un riscaldamento climatico da 4° a 6° C le perdite di valore sono estremamente più elevate rispetto a quelle previste nel caso in cui si riesca a contenere l'aumento di temperatura nettamente al di sotto della soglia critica dei 2° C rispetto ai livelli preindustriali. Se in tutto il mondo vengono adottate misure che limitano il consumo di energie fossili (per esempio tramite una tassa sul CO2), le imprese interessate possono perdere di valore (rischi di transizione). A tali rischi di transizione sono esposti in particolare i settori Promozione delle energie fossili, Produzione di elettricità, Trasporti, Industria e Immobili, se questi non danno in tempo utile un orientamento sufficientemente clima-compatibile ai propri piani di produzione e di investimento.</p><p>3.-5. In qualità di parte contraente dell'Accordo di Parigi sul clima, anche la Svizzera si è impegnata a cogliere l'obiettivo dell'orientamento clima-compatibile dei flussi finanziari e in futuro dovrà rendere conto al riguardo. In Svizzera il settore finanziario rappresenta il 9,1 per cento del PIL e ha quindi grande rilevanza per l'economia del Paese. Le decisioni di investimento e di finanziamento si riflettono di solito solo indirettamente sul clima. Nell'attuazione dell'obiettivo climatico per i flussi finanziari, il Consiglio federale punta pertanto sulla libera volontà e sull'aumento della trasparenza. Al progetto pilota avviato dall'UFAM e dalla Segreteria di Stato per le questioni finanziarie internazionali (SFI) menzionato nella risposta 1, che prevedeva l'esame facoltativo della compatibilità climatica dei portafogli, nel 2017 hanno partecipato circa i due terzi - in termini di patrimoni gestiti - delle casse pensioni e delle assicurazioni. Si tratta di un segnale che indica che il tema acquista sempre più importanza nel settore. Ad esempio, alcune grandi assicurazioni svizzere hanno già intrapreso concreti passi verso una strategia d'investimento rispettosa del clima e la cessione di partecipazioni a centrali a carbone.</p><p>In generale, in Svizzera, l'offerta di prodotti finanziari sostenibili è in continua crescita. Il Consiglio federale intende continuare a impegnarsi a livello internazionale a favore della definizione di standard per la valutazione della sostenibilità climatica di investimenti e finanziamenti.</p>  Risposta del Consiglio federale.