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Si constata che i contadini svizzeri hanno sempre dovuto confrontarsi con prezzi volatili e aumenti di prezzo nel complesso minori rispetto ai consumatori. Se si considera l'insieme della produzione agricola, i prezzi attuali (da gennaio a luglio) sono del 21 per cento circa superiori al livello di 50 anni fa. Gli anni '80, tuttavia, sono stati caratterizzati da una fase di prezzi decisamente alti, come risulta dal grafico sottostante. Allora, la protezione doganale, il sostegno statale dei prezzi e una domanda elevata avevano avuto un impatto positivo sui prezzi alla produzione, determinandone un aumento medio in alcuni casi anche del 60 per cento rispetto al 1969. Con la liberalizzazione del commercio mondiale, in particolare nel settore primario, e le riforme a livello di politica agricola, i prezzi alla produzione indigeni sono stati posti maggiormente sotto pressione.
L'evoluzione dei prezzi mostra come eventi eccezionali influiscano negativamente sui prezzi nel mercato della carne. La crisi della ESB, che ha interessato il mercato della carne bovina negli anni '90, ha avuto ripercussioni considerevoli sull'evoluzione del mercato e dei prezzi per bovini e vitelli da macello. Tra il 1994 e il 1996 i prezzi del bestiame da banco sono crollati del 60 per cento, attestandosi al livello del 1969. Nel frattempo i prezzi superano di un terzo quelli di 50 anni fa.
Dal 2000 si assiste a una ripresa dei prezzi alla produzione della carne bovina, mentre quelli di suini e pollame sono in calo. Nel corso del 2019 gli allevatori di pollame e di suini hanno spuntato prezzi uguali o leggermente inferiori rispetto al 1969.
I consumatori spendono il triplo
Negli ultimi 50 anni, al contrario di quanto avviene a livello della produzione, i prezzi dei beni di consumo e delle derrate alimentari hanno segnato un rincaro significativo, come risulta dall'osservazione dell’evoluzione dell'indice nazionale dei prezzi al consumo (IPC). Complessivamente i prezzi dei beni di consumo sono aumentati, fino al 2019 (da gennaio a luglio), del fattore 3.09, quelli dei generi alimentari del fattore 2.79. Anche per la carne e il pesce si rileva una tendenza al rialzo, pur con grandi differenze tra le varie categorie parziali. Analogamente a quanto riscontrato a livello di produzione, anche per i prezzi al consumo della carne bovina (fattore 2.95) e della carne di vitello (3.61) si segnalano rincari più significativi rispetto alla carne suina (2.18) e a quella di pollame (2.13). Si rileva invece un'evoluzione dei prezzi comparabile per quanto concerne gli insaccati, prodotti prevalentemente con carne suina (2.20). Se i prezzi della carne suina sono sotto pressione a causa della domanda in calo, per il pollame l'elevata quota delle importazioni si ripercuote sull'evoluzione dei prezzi.
Nella presente analisi non è possibile stimare in che misura la differenziazione dei prodotti verso l'alto – tramite la creazione di prodotti label – e verso il basso – tramite l'introduzione di marche discount – abbia influito sull'evoluzione dei prezzi.