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Charles Hutchins Hapgood (1904-1982), docente di antropologia e di storia della scienza al Keene State College del New Hampshire è conosciuto, fra le altre cose, perché ha cercato di spiegare quella che oggi viene indicata come “dislocazione della crosta terrestre”.
Hapgood ipotizzava che la Terra subisce la pressione di due forze contrastanti. Da una parte una pressione destabilizzante delle calotte glaciali intorno ai poli e dall’altra un moto centrifugo stabilizzante, determinato dalla protuberanza equatoriale causata dalla rotazione dell’asse terrestre.
L’intensità del moto centrifugo stabilizzante è, secondo Hapgood, migliaia di volte più forte della pressione destabilizzante delle calotte glaciali.
La scoperta che la litosfera, ossia la crosta terrestre, spessa in media 40 chilometri al di sotto delle masse continentali, appoggiasse su uno strato semi-liquido, aveva portato a pensare che le terre emerse possono scorrere sulla “superficie” del pianeta.
Questo strato quasi liquido sotto la crosta terrestre viene chiamata astenosfera ed è spesso circa 150-200 chilometri.
Hapgood aveva spiegato il tutto ricorrendo a quella che secondo lui era l’immagine più chiara: un’arancia, la cui buccia è completamente separata dal resto del frutto.
E’ noto che in determinati periodi della storia la crosta terrestre è “scivolata” come una buccia d’arancia al di sopra del frutto interno, portando allo slittamento dei continenti.
Un fenomeno accaduto in presenza di condizioni particolari e Albert Einstein era stato uno di quegli scienziati che con Hapgood avevano cercato di capire quali fossero queste condizioni.
Einstein affermava che sulla superficie terrestre si erano verificati repentini mutamenti climatici. Nelle sue analisi, lo scienziato si concentrava soprattutto sulle regioni polari, dove i ghiacci si depositano in maniera asimmetrica.
La rotazione terrestre trasmette alla crosta rigida un moto centrifugo. Essendo in costante aumento, questa forza giunge inevitabilmente a superare un dato valore critico, esercitando una tale pressione delle calotte polari sulla crosta terrestre da provocarne la dislocazione.
Einstein riteneva plausibile che in questo modo intere terre si fossero spostate anche sino a trenta gradi, ossia più di tremila chilometri. Come sosteneva anche Hapgood, secondo cui migliaia di anni fa l’Antartico si trovava molto più a nord, fuori dal Circolo Polare, in una zona temperata. A seguito dello scorrimento della crosta terrestre, il continente sarebbe “scivolato” verso sud, incontro al freddo, verso la sua posizione attuale.