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Secondo le autorità elvetiche, un aereo d'addestramento Pilatus del tipo PC-9, fornito dalla'azienda svizzera Pilatus, è stato verosimilmente armato nel paese africano.
Non è stato però possibile stabilire se l'apparecchio sia effettivamente servito per impieghi bellici al confine sudanese. Il caso alimenta le discussioni in merito all'esportazione di questi beni.
Molto probabilmente, il Ciad ha armato l'aereo Pilatus PC-9 fornito nel 2006 dal costruttore aeronautico del cantone di Nidvaldo. In ogni caso, nel paese africano l'apparecchio è stato equipaggiato con supporti d'attacco. Tuttavia, Berna non è in grado di affermare con certezza se il velivolo sia stato realmente impiegato a fini bellici.
È quanto risulta dal comunicato stampa, diffuso giovedì, concernente gli accertamenti effettuati dalla Segreteria di Stato dell'economia (SECO) e dal Dipartimento federale degli affari esteri (Dfae).
L'inchiesta era stata avviata il 7 gennaio scorso, dopo che i media avevano riferito dell'impiego, da parte del Ciad, di un aereo Pilatus d'addestramento in operazioni di combattimento nella regione sudanese nei pressi del Darfur.
Accordo non rispettato?
Utilizzare questo tipo di apparecchio a fini militari violerebbe la dichiarazione dell'utilizzazione fatta dall'esportatore, necessaria per ottenere il permesso, come pure la dichiarazione di destinazione finale da parte del paese che lo ha acquistato.
Il governo del Ciad aveva infatti espressamente garantito che l'apparecchio sarebbe stato impiegato unicamente per l'addestramento e non sarebbe stato nuovamente esportato.
Passi ufficiali
Attualmente – ha precisato il segretario di Stato Jean-Daniel Gerber – non vi sono richieste d'importazione in sospeso dal Ciad. In ogni caso, gli apparecchi non saranno più esportati verso questo paese. L'alto funzionario ha quindi annunciato che l'ambasciatore del Ciad in Svizzera, che risiede a Ginevra, è stato convocato a Berna dal Dfae.
La Confederazione è inoltre intervenuta presso il governo del Ciad per ottenere spiegazioni sull'armamento e l'eventuale impiego in azioni da combattimento del velivolo in questione.
Nessun embargo
Al momento del rilascio dell'autorizzazione e fino a oggi non è stato dichiarato nessun embargo sugli armamenti da parte dell'ONU o dell'UE nei confronti del Ciad, che avrebbe potuto servire di base per il rifiuto dell'autorizzazione ai sensi della legge sul controllo dei beni a duplice impiego.
La base per l'autorizzazione d'esportazione è costituita dalla legge sul controllo delle merci che regola l'esportazione di materiale per uso civile e militare (beni a duplice impiego). Stando alla dichiarazione relativa alla destinazione finale da parte del destinatario, l'apparecchio era previsto per sostituire uno dei due velivoli Pilatus di addestramento del tipo PC-7, che il Ciad aveva ripreso dalla Francia anni fa.
Chiarimenti necessari
Alla luce dell'attuale situazione nella regione dell'Africa centrale, ha aggiunto il segretario di Stato, la Seco non autorizzerà comunque più alcuna esportazione di materiale a duplice impiego. Il Dfae e la Seco, ha poi sottolineato Gerber, sono intenzionati a chiarire quanto è avvenuto, anche per rispondere alle polemiche suscitate dalla queszione.
Gerber ha concluso affermando che spetterà al governo e al parlamento decidere se, in futuro, gli aerei della Pilatus dovranno soggiacere alla legge sul materiale di guerra e non più a quella sul controllo dei beni a duplice impiego.
Pareri diversi
Ueli Leuenberger, deputato e vicepresidente dei Verdi ha criticato le autorità: «Le spiegazioni fornite non sono sufficienti. Dovrebbero essere adottate misure molto più severe per evitare che i Pilatus siano impiegati in aree di crisi o guerra. In caso contrario, potremmo chiedere la proibizione totale di esportare questi aerei»
Dal canto suo, il deputato dell'Unione democratica di centro (destra nazional-conservatrice) Oskar Freysinger ha espresso un'opinione opposta: «Il Pilatus non è un aereo concepito per bombardare la popolazione, ma mi rendo conto che è possibile utilizzarlo anche per questo scopo, come è avvenuto nel caso in questione. Ma una proibizione d'esportazione sarebbe eccessiva: vi sono moltissimi veicoli e apparecchi che possono essere usati per fini diversi da quelli originali. Inoltre, vi sarebbe delle ripercussioni negative dal profilo dell'occupazione».
swissinfo e agenzie
Contesto
Oltre al materiale d'armamento, anche i beni a duplice impiego – che possono cioé essere utilizzati sia a fini militari che civili – sono soggetti ai controlli delle esportazioni sulla base della legge sul controllo dei beni a duplice impiego (LBDI). Quest'ultima disciplina inoltre l'esportazione dei beni d'armamento non contemplati dalla legge sul materiale bellico (ad es. simulatori).
La legge sul materiale bellico regola segnatamente l'esportazione di armi, munizioni e attrezzature concepite specificamente per il combattimento o per l'istruzione al combattimento. Le esportazioni di materiale bellico non devono violare il diritto internazionale pubblico, gli accordi internazionali e i principi della politica estera svizzera.
TRE PC-7 E UN PC-9
Nel 2006, l'azienda Pilatus ha venduto al Ciad un aereo del tipo PC-9. Si tratta del velivolo che, secondo le autorità svizzere, è stato verosimilmente armato. Il paese africano possiede anche tre PC-7 prodotti dalla medesima ditta: due sono stati acquistati dagli Stati Uniti, uno della Francia. Soltanto uno dei tre apparecchi sarebbe ancora in grado di volare.
Il 7 gennaio 2007 l'agenzia di stampa AFP ha annunciato il bombardamento, da parte dell'esercito del Ciad, di un campo di ribelli nel Darfur. Tra gli aerei utilizzati vi sarebbe un Pilatus. Il 15 gennaio, la televisione svizzera ha diffuso l'immagine di PC-7 ciadiano equipaggiato con dei cannoni. Il 17 gennaio, il giornale «Le Temps» pubblica alcune testimonianze secondo le quali il fatto non costituirebbe un episodio isolato: il PC-7 sarebbe regolarmente utilizzato per scopi bellici.