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Mentre in Svizzera sta per uscire un film sul fallimento di Swissair, il liquidatore Karl Wüthrich afferma che la compagnia aerea avrebbe potuto essere salvata.
In un'intervista accordata al settimanale «SonntagsZeitung», Wüthrich chiama in causa l'ex-presidente dell'azienda Mario Corti, reo di non aver saputo gestire la situazione di crisi.
Al momento del «grounding» della compagnia di bandiera, Mario Corti, l'allora direttore generale di Swissair, non ha seguito i consigli della banca UBS e non ha saputo gestire la situazione finanziaria dell'azienda, ha spiegato il liquidatore Karl Wüthrich in un'intervista al giornale svizzero tedesco «Sonntagsblick».
Nel mese di marzo del 2001, ossia due mesi dopo la sua nomina alla direzione generale, Mario Corti era stato avvisato dall'istituto bancario della situazione catastrofica in cui si trovava la holding e della necessità di attuare un risanamento generale. Ma Corti si era allora limitato a un «puro e semplice risanamento sulla carta», stipulando nuovi crediti presso altre banche.
Nessuno scenario in caso di crisi
Nella «SonntagsZeitung», il liquidatore afferma che una migliore preparazione avrebbe permesso di evitare il naufragio. Non è stato elaborato un «Worst Case Scenario» («scenario in caso di catastrofe») per reagire al «grounding» del 2 ottobre 2001. Corti «ha sempre creduto che all'ultimo momento sarebbe giunta una mano dalla Confederazione».
L'ex-direttore generale di Swissair aveva chiesto aiuto a Berna già nel settembre 2001. Un modo di procedere «senza un piano». In questa maniera non c'era da meravigliarsi se i soldi non sono arrivati, sostiene Wüthrich.
Per il liquidatore, l'interpretazione di Corti, secondo cui l'UBS sarebbe la responsabile del fallimento, è infondata. Corti aveva accusato il gigante bancario di non aver fornito le liquidità necessarie per il «giorno x». Wüthrich ritiene invece che nel momento decisivo sia mancata la preparazione. Si è così giunti a un «grounding» incontrollato, sebbene «vi fosse ancora denaro su diversi conti».
Fattore umano
Fra le altre cause del fallimento della compagnia di bandiera - su cui tra l'altro in questi giorni esce un film nella Svizzera tedesca - Wüthrich ritiene che con la creazione di una holding il gruppo avesse perso «la sua chiara focalizzazione».
Inoltre Swissair ha cercato una crescita rapida, finanziata con «denaro altrui e senza nuovo capitale proprio». Molte decisioni sono state prese troppo in fretta e senza la necessaria preparazione.
Secondo il liquidatore, decisivo è stato il «fattore umano». Le regole della «corporate governance» non sono state rispettate: gli organi di controllo non erano sufficientemente indipendenti e mancava la perseveranza necessaria per condurre un'analisi critica.
Ulteriori denunce
Il liquidatore di Swissair intende inoltrare ulteriori denunce: dopo averne deposte già due, ne ha altre in fase di preparazione che, come le precedenti, interesseranno ex membri del consiglio d'amministrazione e della direzione delle società ruotanti intorno a SAirGroup.
Le procedure che saranno avviate nei prossimi mesi riguardano «circa 25 persone», ha dichiarato Wüthrich in un'intervista pubblicata domenica dalla «Berner Zeitung».
Il liquidatore non ha voluto fare nomi. Ad ogni modo non bisogna attendersi un grande processo come quelli che si vedono nei film, ha avvertito. Di regola gli incartamenti relativi alle responsabilità sono trattati in forma scritta, cosa che attenuerà nettamente la spettacolarità del procedimento.
swissinfo e agenzie
Fatti e cifre
Montante dei fondi richiesti nelle procedure di fallimento dai creditori:
SAirGroup: ca. 15 miliardi di franchi.
Swissair: da 5 a 10 miliardi.
SAirLines: da 1 a 5 miliardi.
Flightlease: 5 miliardi.
In breve
Con l'uscita nella Svizzera tedesca del film «Grounding – Gli ultimi giorni di Swissair», torna a galla la storia del fallimento della compagnia aerea nazionale.
Per il liquidatore, Karl Wüthrich, si sarebbe potuto evitare il fallimento.
Ciò non è accaduto a causa di una cattiva gestione della situazione di crisi.