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Il rischio che denaro sporco o destinato a finanziare il terrorismo finisca nelle cassette di sicurezza in Svizzera è basso; la regolamentazione vigente è perciò sufficiente.
Lo afferma un rapporto del Dipartimento federale delle finanze (DFF) pubblicato oggi, in risposta a un'interpellanza del consigliere agli Stati Fabio Abate (PLR/TI).
Il rapporto fornisce una panoramica sulle cassette di sicurezza esistenti. Sono esposte a rischi di abuso - si afferma - quelle che garantiscono una custodia illimitata di beni patrimoniali o di oggetti di valore. In particolare rientrano in questi criteri le cassette delle banche, quelle altamente protette al di fuori del settore bancario, così come i cosiddetti "self storage box" e i locali di deposito ben custoditi.
Nonostante sussista un potenziale rischio di abuso per determinate categorie di cassette di sicurezza, secondo il rapporto nulla rivelerebbe la presenza di un abuso effettivo e quindi di un pericolo reale. Nel quadro di un procedimento penale, le autorità possono accedere a tutte le categorie di cassette di sicurezza.
Nel suo rapporto il DFF giunge alla conclusione che estendere la definizione di intermediazione finanziaria alla mera custodia fisica di valori patrimoniali sarebbe complesso e genererebbe verosimilmente costi elevati. Occorre inoltre notare che l'attuale regolamentazione soddisfa gli standard internazionali. Tuttavia il DFF seguirà gli sviluppi in materia ed esaminerà, se necessario, la possibilità di adottare ulteriori misure.