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Il 6 maggio 2008 è stata depositata l'iniziativa popolare «Per imposte eque. Basta con gli abusi nella concorrenza fiscale (Iniziativa per imposte eque)». L'iniziativa chiede che la Costituzione federale sia completata con esigenze minime relative alle aliquote fiscali applicabili alle persone fisiche. Essa esige inoltre il divieto di imposte decrescenti[1]. Il Consiglio federale respinge l'iniziativa senza controprogetto. Secondo l'Esecutivo l'iniziativa mette in discussione la sovranità dei Cantoni in materia di imposizione e quindi la concorrenza fiscale. In tal modo, essa reca danni a tutta la Svizzera e compromette la sua attrattiva. Con la limitazione della concorrenzialità, inoltre, i Cantoni sarebbero meno incentivati a offrire un rapporto prezzo-prestazioni ottimale. Ne potrebbero conseguire aumenti di imposte per tutti. Secondo il parere del Consiglio federale esistono già strumenti per contenere la concorrenza fiscale entro limiti adeguati, come la nuova impostazione della perequazione finanziaria. Inoltre, in virtù della sentenza del Tribunale federale le imposte decrescenti sono già oggi vietate in Svizzera.
L'iniziativa chiede di ancorare i seguenti principi.
Secondo la statistica dell'imposta federale diretta allestita dall'Amministrazione federale delle contribuzioni (AFC), nel periodo fiscale 2007, 31 581 contribuenti (0,69 % di tutti i contribuenti) disponevano di un reddito imponibile che eccedeva il limite di reddito previsto dall'iniziativa. Questa modesta percentuale di tutti i contribuenti paga il 35 per cento dell'imposta federale diretta. Nell'ambito dell'imposta sulla sostanza, 86 127 contribuenti (1,82 % di tutti i contribuenti) superavano il limite di sostanza postulato dall'iniziativa. Questi disponevano di oltre il 48 per cento dell'intera sostanza netta.
Il Consiglio federale sostiene l'autonomia fiscale dei Cantoni e dei Comuni e la concorrenza fiscale che ne deriva. Esso respinge l'«Iniziativa per imposte eque» in particolare per i seguenti motivi.
Oltre al Consiglio federale anche il Parlamento respinge l'«Iniziativa per imposte eque». Il Consiglio nazionale ha respinto l'iniziativa con 128 voti contro 64 e 2 astensioni, il Consiglio degli Stati con 29 voti contro 11 e 1 astensione.
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