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Per ridurre l'incidenza del coronavirus, che interessa al momento soprattutto le persone tra i 30 e i 50 anni molte delle quali ricoverate anche se in buona salute, è necessario vaccinarsi adesso, prima dell'autunno, per ritrovare una vita normale ed evitare di mettere sotto pressione di ospedali.
Lo ha dichiarato oggi Virginie Masserey dell'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) durante il consueto incontro coi media per fare il punto sulla situazione pandemica in Svizzera, precisando che ci vogliono sei settimane per essere completamente immunizzati e contribuire così all'abbassamento delle infezioni. In autunno, se così non fosse, il virus avrebbe campo libero, anche per mutare.
Stando a Masserey, diversi studi hanno ormai provato che la trasmissione del virus tra i vaccinati - specie in famiglia - è molto meno accentuata, si riduce fino al 70-90%. Il virus rimane meno a lungo nelle vie respiratorie ed è meno presente in generale nell'organismo. Se la copertura vaccinale cresce, diminuiscono anche le infezioni.
Il vaccino, tra l'altro, fornisce una copertura migliore rispetto ad un'infezione; quest'ultima inoltre può sfociare in una grave malattia.
Più del 90% delle persone ricoverate non sono vaccinate, sono spesso più giovani rispetto a prima e non soffrono di una malattia cronica. La metà dei pazienti non vaccinati attualmente ricoverati a causa del Covid-19 ha meno di 53 anni. Le persone vaccinate ricoverate sono soprattutto anziani con malattie pregresse.
Anche se il numero di decessi non è elevato, il personale ospedaliero osserva con preoccupazione l'aumento dei ricoveri, specie in cure intense: in alcuni casi, operazioni non urgenti sono state rinviate e pazienti Covid sono stati trasferiti da un nosocomio all'altro. Con 85 nuovi ricoveri al giorno, il numero di ricoveri è stabile da una settimana. Ma la situazione negli ospedali rimane tesa. Il personale, già sollecitato nei mesi scorsi, è sotto pressione. Inoltre, per far fronte ai pazienti Covid, il personale di altre unità deve essere dirottato verso le cure intensive, e quindi manca altrove.
Per quanto attiene alle vaccinazioni, i dati indicano che al momento quasi il 52% della popolazione è completamente immunizzato. Il 62% degli adulti lo è del tutto. Il 18% dei giovani tra i 12 e i 17 anni ha ricevuto le due dosi canoniche di vaccino. Un dato incoraggiante: dopo la stagnazione degli ultimi mesi, sempre più persone si annunciano per farsi immunizzare. Attualmente vengono eseguite 22 mila vaccinazioni al giorno.
Per ridurre le infezioni e i ricoveri, oltre alla vaccinazione Masserey ha insistito sulla necessità di rispettare le regole igieniche e di distanziamento sociale. la mascherina va messa nei luoghi chiusi o affollati. Tuttavia, il modo più efficace per impedire al virus di circolare rimane la vaccinazione, ha insistito.
Circa gli effetti indesiderabili del vaccino, la funzionaria dell'UFSP ha sottolineato che le reazioni allergiche sono rare: la frequenza di simili sintomi è inferiore alle normali reazioni allergiche causate dalle punture di insetto o dagli alimenti. Rare anche le miocarditi.