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I ragazzi, riuniti sulle nevi di Anzère in Vallese, hanno tutti subito un trapianto. La loro nuova vita passa anche per la pratica dello sport.
Da un lato ci sono le raccomandazioni mediche imposte da un trapianto; dall'altro le sofferenze che hanno segnato il corpo e spesso l'animo. «Questi giovani sono cresciuti troppo in fretta», ha affermato Liz Schick, organizzatrice del campo e «portatrice» dal 1998 di un nuovo fegato. «Hanno vissuto la stessa cosa e hanno l'occasione di parlarne», spiega la Schick. Pierre, 16 anni, viene da Rouen, in Francia: un anno fa ha ricevuto un cuore sano. «Prima era assolutamente orribile: non vivevo, sopravvivevo», ha confidato. «Non ho avuto paura del trapianto. Sarei morto in ogni caso», aggiunge.
Pierre ha atteso sette mesi il trapianto. Oggi la sua gratitudine va soprattutto ai genitori del suo donatore. «Era probabilmente un giovane come me e mi sorprenderebbe che abbia mai pensato ad un eventuale dono. Allora penso soprattutto ai suoi genitori», ha detto Pierre.
A Cynthia, che oggi ha dieci anni, i medici hanno diagnosticato il malfunzionamento di entrambi i reni a dodici mesi ma l'operazione ha potuto essere eseguita solo quando ha compiuto sei anni: la madre le ha donato un suo rene.
Il campo si concluderà sabato con una gara tra i giovani, la «Nicholas Cup», alla sua seconda edizione, con lo scopo di sensibilizzare la popolazione in favore del dono d'organi. La competizione vuole onorare la memoria del piccolo Nicholas Green, ferito gravemente il 29 settembre 1994 dai colpi esplosi da malviventi mentre si trovava in vacanza in Calabria con la famiglia. Alla morte del figlio, i genitori acconsentirono l'espianto degli organi che hanno poi restituito una vita normale a sette persone malate.
swissinfo e agenzie