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BERNA - In futuro, sforzi devono essere fatti affinché i sistemi di riciclaggio degli apparecchi elettrici funzionino meglio. Il Consiglio degli Stati ha accolto oggi tacitamente una mozione in tal senso, trasformata nel frattempo dal Nazionale. I "senatori" hanno rinunciato ad esigere un modello preciso.
Grazie al sistema di ripresa volontario, al quale partecipano oltre 1000 fabbricanti, commercianti e importatori, i consumatori svizzeri possono facilmente accedere a un punto di raccolta. Ma il modello è sotto pressione. Il commercio online con l'estero non è associato al sistema elvetico di riciclaggio degli apparecchi elettrici e di quelli elettronici usati.
Secondo la mozione, la Fondazione per la gestione e il recupero di rifiuti in Svizzera registra perdite grosse perdite (per 3-4 milioni di franchi) dovute proprio al fatto che i negozi online stranieri sfuggono a questa regolamentazione.
Il testo chiedeva anche al governo di intervenire rapidamente riprendendo un progetto elaborato nel 2013 dall'Ufficio federale dell'ambiente e poi abbandonato. L'UFAM aveva in particolare creato un modello di "obbligatorietà con possibilità di esenzione": chiunque importasse, producesse o vendesse apparecchi in Svizzera avrebbe dovuto pagare una tassa di smaltimento anticipata a un'organizzazione privata su incarico dell'UFAM.
Il Nazionale ha però deciso di riformulare la mozione in maniera più aperta, senza un'obbligatorietà assoluta, consentendo così un dialogo più approfondito con tutti gli attori interessati.
Oggi i "senatori" l'hanno seguito su tutta la linea.