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Per un altro verso, se è vero che in uno Stato democratico il pubblico vede il potere più che in uno Stato autocratico, è altrettanto vero che l’uso degli elaboratori elettronici, che si va estendendo e sempre piú si estenderà, per la memorizzazione delle schede personali di tutti i cittadini, permette e sempre piú permetterà ai detentori del potere di vedere il pubblico assai meglio che negli Stati del passato. Ciò che il novello Principe può venire a sapere dei propri soggetti è incomparabilmente superiore a ciò che poteva sapere dei suoi sudditi anche il monarca piú assoluto del passato.
Certo, quello che Bobbio non poteva proprio prevedere era che i “novelli principi” non sarebbero stati governi di Stati sovrani, ma delle aziende private di nome Facebook e Google, e che le schede sarebbero state riempite di dati personali dai cittadini stessi; però l’idea che il passaggio citato sia stato scritto nel 1981 – quando i computer più avanzati erano fatti così – è comunque notevole.
Ritorno sul tema genetica e genitorialità, dopo la storia del figlio con tre genitori, per segnalare che secondo il Tribunale federale svizzero la relazione tra padre e figlio non è unicamente genetica.
Non ho letto la decisione (che dovrebbe essere questa) e mi limito al seguente resoconto dell’ATS (enfasi mie):
Un legame di paternità può rimanere indissolubile malgrado un test genetico provi il contrario: lo ha sentenziato il Tribunale federale (TF), ricordando che un processo per misconoscere la paternità deve rispettare determinati termini.
I giudici federali hanno dato torto a un uomo che per lunghi anni aveva creduto di essere il padre di una bambina avuta con la compagna, nel 1999. Dieci anni dopo la nascita, nel 2009, aveva riconosciuto la figlia e sposato la compagna. Ma l’anno seguente l’uomo aveva appreso di essere sterile, si era separato dalla moglie e tre anni dopo avviato un’azione legale per misconoscere la paternità.
In ultima istanza il TF sottolinea che un passo legale di tale genere deve avvenire entro un anno dalla scoperta dei fatti; l’uomo non doveva quindi lasciar passare tre anni dopo aver appreso della propria sterilità. Il legame genetico non costituisce la sola giustificazione di un rapporto di filiazione, spiega il TF. Il legame di paternità ha anche un aspetto psicosociale: di conseguenza la filiazione può sussistere anche se emerge che il padre giuridico non è quello biologico.
Si tratta di una tecnica che utilizza materiale genetico proveniente in tutto da tre persone: padre e madre per quanto riguarda il DNA nucleare, e un terzo donatore per il DNA mitocondriale.1
Perché mi infastidisce l’utilizzo dell’espressione “genitore”? Perché secondo me è un termine inadeguato, e utilizzarlo riduce tutta la complessa dimensione della genitorialità alla semplice donazione di materiale genetico.
Non ho voglia di spiegare che cosa è il DNA mitocondriale. Andate su Wikipedia per i dettagli. Qui basta dire che disfunzioni a parte, l’effetto di questo DNA sull’organismo è praticamente nullo. [↩]
Conoscete la regola 34 di internet? “Se esiste X, allora su Internet esiste anche la versione pornografica di X. Senza eccezioni”. Godzilla, i Simpson, il videogioco Pong… nessuna eccezione.
Stavo pensando che la regola 34 ha anche una versione filosofica: “Se X esiste, allora esiste anche la filosofia di X”. Il vino, Snoopy, le serie tv… anche qui, nessuna eccezione. Ma un interessante aggiunta: “Anche se X non esiste, esiste la filosofia di X”.
Sabato il quattrenne ha voluto il suo primo libro di Geronimo Stilton.1
Un storia simpatica, con il protagonista – il topo Geronimo – che risolve il mistero del furto2 di formaggi quasi per caso e si lascia pure sfuggire la ladra perché questa gli fa gli occhi dolci. Geronimo ha una sorella, Tea, il cui contributo alla risoluzione del caso è decisamente meno fortuito. Continua la lettura di Pareva un topo così perbene→
No, non sa leggere, ma per quello c’è il papà. [↩]
Furto impropriamente chiamato “rapina”, a un certo punto, ma non si può avere tutto. [↩]
Non so, quando si mettono insieme due metafore forse vale la pena verificare che i significati letterari siano vagamente compatibili, perché non riesco a togliermi dalla testa1 l’immagine di un povero insetto avvitato con forza a un qualche supporto, e per quanto non sia un animalista, la cosa mi turba un pochino.
Lorenzo Palumbo, 33 anni, domiciliato a Varese, insegnante di professione, l’inizio di questo nuovo anno scolastico lo avrebbe voluto affrontare da una cattedra di un liceo ticinese. Poco più di un anno e mezzo fa ha infatti partecipato a un concorso pubblico, arrivando primo e ottenendo dagli specialisti della Commissione giudicante il giudizio “ottimo”. Il posto di insegnate di musica però è stato assegnato alla seconda arrivata. Una ticinese.
La graduatoria di questa Commissione giudicante probabilmente è solo uno dei fattori che viene preso in considerazione e l’insegnante assunta ha probabilmente altri meriti oltre alla nazionalità che giustificano la decisione delle autorità.
Spero vivamente che sia così, perché l’alternativa, lo confesso, mi spaventa: vorrebbe dire all’urlo di “prima i nostri” si è scelto volontariamente il discreto quando si poteva avere l’ottimo.