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Il dugongo fa parte dell’ordine dei Sirenii. Si nutre di alghe e viene chiamato anche “mucca di mare”. Malgrado il nome non è però un parente delle mucche, bensì degli elefanti.
Il dugongo vive nelle zone costiere in acque poco profonde o medio-profonde ricche di alghe. La temperatura dell’acqua deve essere tra i 15 e i 17 gradi. Il dugongo può resistere sott’acqua senza respirare fino a sei minuti.
Il dugongo si nutre di alghe di cui predilige la radice ricca di nutrienti. Quando scava alla ricerca di cibo lascia dei solchi sulla superficie marina.
Le alghe danno poca energia, per questo i dugonghi devono mangiarne grandi quantità, fino a 45 chili al giorno.
I dugonghi vivono in gruppi composti da due fino a duecento animali. I gruppi più piccoli comprendono principalmente la madre e il piccolo Visto che le praterie marine non sono abbastanza per tutti, gruppi di 200 dugonghi sono molto rari. I dugonghi possono percorrere molti chilometri per raggiungere le praterie marine. A volte rimangono per tutta la vita nella stessa area.
Siccome i dugonghi vivono normalmente in acque torbide sono difficili da osservare. Quando si sentono in pericolo scappano lontano, per questo motivo si sa ancora poco sulla via di questi animali.
I dugonghi hanno un ottimo udito e possono squittire e fischiare anche se non hanno le corde vocali. È proprio in questo modo che la madre comunica con i piccoli.
Durante il parto la femmina si sposta in acque poco profonde. Il piccolo è lungo tra i 100 e i 120 centimetri e pesa tra i 20 e i 35 chili. Il cucciolo rimane circa due anni vicino alla madre e per proteggersi dai pericoli si nasconde dietro di lei.
Spesso i dugonghi rimangono impigliati nelle reti e nei fili dei pescatori, che però non sono pensati per loro. In questo caso si parla di cattura accidentale. Anche l’inquinamento dei mari e il surriscaldamento climatico mettono in pericolo questi animali e il loro habitat.
Il WWF aiuta a sviluppare nuove reti da pesca che evitino di catturare pesci e animali accidentalmente.
Il WWF si batte per una pesca sostenibile. Questo significa che è vietato pescare più pesci di quanti ne nasceranno. Grazie al sostegno del WWF sono state create varie zone marine protette in tutto il mondo.