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Un'intesa è stata raggiunta in Sudan tra l'esercito e i rappresentanti della società civile sulla gestione di un periodo di transizione che dovrebbe permettere al paese africano di avviarsi alla democrazia dopo 30 anni di governo da parte di Omar al Bashir. Le due parti hanno stabilito che il consiglio sovrano, l'organismo di 11 membri che ha il compito di traghettare il paese verso elezioni, sarà presieduto a turno da un militare e da un rappresentante dell'Alleanza per la libertà e il cambiamento, il movimento che incarna l'opposizione.
Sarà anche creata una sorta di governo tecnico incaricato di condurre un'indagine trasparente sulle violenze di inizio giugno contro il sit-in in corso da giorni davanti al quartier generale dell'esercito a Khartum. Causarono una settantina di morti e provocarono una battuta d'arresto nelle trattative in corso da maggio.
I colloqui sono ripresi pochi giorni fa dopo le imponenti manifestazioni che a inizio settimana si sono svolto in diverse città del paese, mantenendo la pressione sugli ambienti militari, e grazie all'intervento di Etiopia e Unione africana, mediatori nella crisi, il cui contributo ha permesso di superare lo stallo attorno a un punto cruciale: la presidenza del consiglio sovrano. L'organismo dovrà traghettare il Sudan verso il primo voto libero dopo la destituzione, con un colpo di Stato incruento, dell'ex presidente che nel 1989 aveva rovesciato il Governo di Sadiq al Mahdi.
Nella notte tra giovedì e venerdì, le strade di Karthum si sono riempite di persone in festa, ma l'accordo - raggiunto dai due campi che non si fidano l'uno dell'altro - resta fumoso sui tempi e lascia irrisolti molti dettagli.