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ZURIGO - L'effetto dei farmaci anti-Covid sulla variante Delta viene messo massicciamente in discussione da uno studio dell'Università di Cambridge: i ricercatori del rinomato laboratorio Gupta hanno esaminato il funzionamento di diverse terapie anticorpali, testando anche i principi attivi utilizzati in Svizzera: Casirivimab, Imdevimab e Bamlanivimab.
Si attende ancora una valutazione dello studio da parte di un gruppo di esperti. Ma i ricercatori sono critici: «Bamlanivimab, che in uno studio clinico ha mostrato di essere efficace contro le varianti precedenti, non ha potuto neutralizzare la variante Delta». Anche Imdevimab e Casirivimab non sono stati in grado di sviluppare lo stesso effetto contro la variante Delta rispetto alle varianti precedenti, anche se combinandoli risultano maggiormente efficaci.
Secondo Christian Garzoni, infettivologo e direttore sanitario della Moncucco di Lugano, gli autori dello studio hanno in effetti dimostrato che l'anticorpo chiamato Bamlanivimab ha un debole effetto contro la variante Delta. Ma afferma: «Il Consiglio federale ha comprato ciò che era disponibile. È stata la decisione giusta». «Il Governo si sta impegnando per una strategia di diversificazione del rischio, motivo per cui sta cercando di ottenere contratti per vari prodotti promettenti», ha dal canto suo spiegato un portavoce dell'Ufsp a 20 Minuten. Né più, né meno di quanto fatto con i vaccini, insomma.
D'altra parte, è molto positivo che lo studio abbia dimostrato l'efficacia dell'anticorpo Sotrovimab contro la variante Delta, visto che il Governo ha recentemente firmato un contratto per 3'000 dosi di questo farmaco. Un quantitativo, però, relativamente basso. L'anticorpo - ricordiamo - è stato scoperto e sviluppato dalla società Humabs BioMed con sede a Bellinzona.