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BERNA - "Il fatto che persone sane, private della possibilità di fare i test, siano ora escluse da ampi settori della vita pubblica non può essere giustificato in alcun modo, né in termini epidemiologici, né legalmente. L'unico obiettivo del Consiglio federale sembra essere quello di
costringere la parte «riluttante» non vaccinata della popolazione svizzera a vaccinarsi, con una coercizione sempre più totalitaria". È la conclusione di un vasto documento redatto da una lunga serie di giuristi di tutti i Cantoni svizzeri, che contestano l'uso del certificato 2G, che esclude di fatto dalla vita pubblica i non vaccinati, anche se dimostrano di essere sani con un test negativo.
"Non è soddisfatta nemmeno una sola condizione per introdurre un regime così rigido e altamente discriminatorio nei confronti di circa due milioni di Svizzeri", si legge.
La situazione attuale infatti non rappresenta secondo i giuristi una minaccia per la salute pubblica. Tale affermazione viene giustificata col fatto che non vi è un eccesso di mortalità, dato che essa è inferiore alle medie degli ultimi 10 anni, che gli ospedali non sono sovraccarichi (" il15 dicembre 2021, i letti degli ospedali svizzeri erano occupati all'83% della loro capacità, e la percentuale di «pazienti COVID» era ufficialmente solo del 7,2%, malgrado l’«epidemia». Le
unità di terapia intensiva erano occupate all’80,4%, mentre la percentuale di «pazienti COVID» era ufficialmente del 34,5%"), dove peraltro i letti sono stati ridotti per volere politico, che il numero dei casi non rappresenta un dato per introdurre certe misure, dato che positivo non significa con sintomi o con una situazione grave.
Inoltre specificano come non esista una base giuridica in Svizzera per un provvedimento come il 2G. Non vedono un reale beneficio delle misure, anzi: "Le violazioni imposte ai diritti e alle libertà fondamentali delle persone non vaccinate sono inappropriate fin dall'inizio, poiché le persone vaccinate possono trasmettere il virus al pari delle persone non vaccinate e, in caso di uno «sfondamento del vaccino» (cosiddetta «breakthrough infection»), possono ammalarsi altrettanto gravemente delle persone non vaccinate. I dati internazionali mostrano addirittura che le persone vaccinate hanno un rischio maggiore di malattia, ospedalizzazione e morte a causa del COVID", (...), "nel complesso, la SARS-CoV-2 non rappresenta un rischio maggiore rispetto a quello dell'influenza stagionale: in uno studio dell'ottobre 2020, è stata calcolata una letalità globale di appena lo 0,15%-0,20% e, per le persone sotto i 70 anni, essa è solo dello 0,03-0,04%. Uno studio più recente stima addirittura una letalità complessiva dello 0,15%".
I giuristi indicano come "le persone non vaccinate non possono essere ritenute responsabili delle attuali «morti di COVID» nelle case di riposo e di cura, poiché a partire da settembre 2021 per i visitatori e il personale di cura in tutta la Svizzera è stato gradualmente introdotto l’obbligo di certificato. I visitatori e il personale infermieristico non vaccinati potevano avere contatti con iresidenti di queste istituzioni solo dopo aver presentato un risultato negativo del test, mentre le persone vaccinate erano autorizzate ad avere contatti senza presentare un risultato negativo del test – e questo nonostante il fatto che trasmettano la SARS-CoV-2 proprio come le persone «non vaccinate»". Addirittura, con l'introduzione del 2G, "l'unico strumento che parzialmente
potrebbe essere adatto alla protezione delle persone vulnerabili – cioè i test regolari – venga represso. Il Consiglio federale non sta risolvendo un solo problema – anzi sta esacerbando i problemi esistenti".
Il Consiglio Federale sta dunque violando la costituzione e viene invitato a determinarsi su come ripristinare la legalità e a riferire all'Assemblea eventuali benefici del 2G.