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TEHERAN - È sempre più un braccio di ferro quello tra l'Iran e la comunità internazionale sull'arricchimento dell'uranio iraniano.
Oggi Teheran ha ribadito, questa volta per bocca del ministro degli Esteri Manuchehr Mottaki, la propria indisponibilità al trasferimento all'estero dell'uranio perché sia trasformato in combustibile: "Abbiamo condotto una analisi tecnica ed economica. Quasi certamente, non ci sarà il trasferimento verso Paesi stranieri del nostro uranio al 3,5%", ha detto Mottaki. "Ciò significa che siamo disposti a prendere in considerazione uno scambio", ha aggiunto. Ovvero, combustibile subito contro uranio arricchito al 3,5%.
La reazione della comunità internazionale non si è fatta attendere. "E' una risposta molto chiara e negativa - ha sottolineato il ministro degli Esteri francese Bernard Kouchner nel corso di una visita a Gerusalemme -. Il risultato per il momento è deludente, ma continueremo a dialogare". Kouchner ha però sottolineato che il negoziato non ha, per ora, "portato alcun frutto".
Non è la prima volta che Teheran si dice contraria al trasferimento all'estero del proprio uranio: il 7 novembre scorso, il presidente della commissione Esteri del Parlamento, Alaeddin Borujerdi, aveva detto che l'Iran "non prevede di inviare una parte dei 1.200 chili (di uranio debolmente arricchito, ndr) alla controparte per ricevere del combustibile. Questo è ormai escluso, sia in maniera graduale sia in una volta sola".
TEHERAN - È sempre più un braccio di ferro quello tra l'Iran e la comunità internazionale sull'arricchimento dell'uranio iraniano.