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A 14 anni dal suo naufragio, si chiude la liquidazione della Cassa di risparmio di Thun. Oltre 6000 creditori dovranno rinunciare a più di 1/3 dei loro averi.
Il fallimento dell'istituto di credito bernese ha spinto le istituzioni politiche e quelle bancarie a prendere provvedimenti per meglio proteggere i clienti.
Le difficoltà della Cassa di risparmio di Thun (Spar+Leihkasse Thun/SLT) emersero nell'autunno 1991. L'istituto si era infatti ritrovato sommerso dai debiti in seguito a una cattiva gestione del settore immobiliare alla fine degli anni Ottanta.
La banca bernese, contrariamente ad altre, non trovò acquirenti e allora la Commissione federale delle banche decise la chiusura dell'istituto per insufficienza di mezzi propri.
Dopo che il bilancio fu depositato, le immagini tv delle file di piccoli risparmiatori davanti agli sportelli chiusi della banca fecero il giro del mondo.
A due mesi dalla chiusura i liquidatori avevano iniziato a rimborsare il 45% degli averi. Altri versamenti sono seguiti nel 1996, nel 2000 e nel 2002. Dal 1991, ai creditori sono stati restituiti complessivamente 899 milioni di franchi. Il tasso di recupero si attesta al 60,7%.
Molti casi sociali
Malgrado queste restituzioni parziali, molte persone, ritrovatesi rovinate, hanno dovuto essere prese a carico dagli enti pubblici.
Nel suo rapporto finale, il liquidatore a pensato a loro, riservando le somme di ventisei creditori che non hanno potuto essere raggiunti (dai 100'000 ai 300'000 franchi) ai servizi sociali dei comuni in cui avevano sede la banca e le sue succursali. Tali fondi potranno però essere versati solo nel 2016.
Una distribuzione dell'importo tra gli altri creditori non sarebbe un provvedimento proporzionato, visto il loro numero elevato. La maggior parte otterrebbe una somma a due cifre di entità modesta, ha indicato la società incaricata della liquidazione.
Insegnamenti per il futuro
Il mondo politico e quello bancario hanno tratto degli insegnamenti dal fallimento dell'istituto bancario. Un fallimento simile al giorno d'oggi è poco probabile e non avrebbe le stesse conseguenze sociali.
«Le banche hanno fatto ordine», ha affermato Hans Geiger, professore all'Istituto d'economia bancaria svizzera dell'Università di Zurigo. La maggior parte degli istituti regionali ha stretto forti legami in seno al Gruppo delle banche regionali (Gruppo RBA). Grazie a queste collaborazioni «una perdita come quella che aveva portato al fallimento la SLT potrebbe al giorno d'oggi essere assorbita», rileva l'esperto.
Gli fa eco Beat Bernet, professore all'Università di San Gallo (HSG), secondo cui «attualmente, i rischi sono meglio gestiti, anche dai piccoli istituti bancari».
Meno rischi per i creditori
Anche il controllo da parte della Commissione federale delle banche è stato potenziato. L'autorità di sorveglianza è in grado di intervenire molto più celermente per riportare sulla retta via le banche che si sarebbero messe in una situazione di pericolo.
«Proprio in seguito al crash della SLT, la legge federale sulle banche è infatti stata modificata», sottolinea il professore sangallese. I creditori sono ora meglio protetti.
Non è però possibile evitare totalmente ogni fallimento, ammette Bernet. In tal caso, indipendentemente dal tipo di banca in questione, le conseguenze per i clienti sarebbero comunque meno gravi rispetto a quattordici anni fa.
swissinfo e agenzie
In breve
Il 3 ottobre 1991, la Commissione federale delle banche decide la chiusura della Cassa di risparmio di Thun (SLT) per insufficienza di mezzi propri.
I 6300 clienti che reclamavano il rimborso dei loro crediti hanno ricevuto, nell'ambito della procedura di liquidazione, solo il 60% dei loro fondi.
223 milioni non saranno mai recuperati.
All'inizio del mese di gennaio del 2006, 14 anni dopo la chiusura dell'SLT, la liquidazione si è conclusa.