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Il 20% dei proprietari di cani non segue i corsi cui sono tenuti a partecipare. Non vi sono del resto prove definitive che la frequentazione di tali formazioni riduca il numero di incidenti. Sono le principali indicazioni fornite da uno studio della Confederazione.
Attualmente la competenza dei corsi è cantonale e comunale: ne risulta a livello nazionale una grande eterogeneità di controlli e pratiche, rileva la ricerca di 128 pagine dell'Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria (USAV). Per questo la Confederazione auspica che padroni di cani e frequentazione dei corsi siano raccolti in una banca dati centrale.
Lo studio rileva anche che non vi sono indicazioni chiare sull'utilità dei corsi e, di conseguenza, gli autori si interrogano sulla fondatezza della loro obbligatorietà. Ad esempio non è affatto palese che vi siano differenze di comportamento dei cani in funzione di una partecipazione o meno dei loro proprietari alla formazione, obbligatoria dal 2008 per i neoproprietari.
Una cosa è chiara: malgrado l'obbligatorietà c'è uno zoccolo duro malgrado multe e denunce non si piega al diritto, indicano vari servizi di veterinaria cantonali consultati dagli autori dello studio. L'USAV, "sulla base di un esame costi-benefici", non esclude di abolire l'obbligatorietà.
Per redigere il loro rapporto, gli autori hanno consultato 21 uffici veterinari cantonali, oltre 1300 proprietari di cani, più di 1000 responsabili di corsi nonché un campione di 1200 persone.
SDA-ATS