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Ho letto la recensione di Giancarlo Giardina al “libro” Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici) del “matematico” Piergiorgio Odifreddi.
Quella di Giardina non è una vera e propria recensione: l’autore si limita, giustamente, a discutere quegli aspetti del libro di Odifreddi che lo riguardano maggiormente in quanto filologo (è docente di filologia e letteratura latina a Bologna).
Riassumendo: Odifreddi è un cretino e un antisemita.
Odifreddi è un cretino quando interpreta “poveri di spirito” nel senso di idioti o quando, sempre su basi linguistiche, sostiene che gli ebrei fossero pagani e politeisti: Giardina è preciso e convincente nel liquidare le ardite interpretazioni di Odifreddi, e se devo fidarmi di qualcuno sull’origine del teonimo biblico Eloah nessuno si offenderà se preferirò un filologo a un matematico.
Odifreddi è un antisemita quando afferma che gli autori del libro della Genesi sono “un popolo di pastori mediorientali di tremila anni fa”. Secondo Giardina in questa frase è possibile «rintracciare due elementi preoccupanti: uno è il disprezzo verso gli ebrei, connotato […] in senso squisitamente razzistico […]; l’altra è il disprezzo di segno chiaramente classista per chi esercita un umile lavoro, come la pastorizia […]». Forse Giardina ha ragione e Odifreddi è davvero razzista e classista, però è difficile cogliere questo aspetto dalla citazione. Vi si potrebbe leggere anzi il contrario: è Giardina il classista che considera la pastorizia un lavoro da disprezzare, e prende quella semplice, e tutt’altro che improbabile, descrizione di Odifreddi per un insulto.
Le accuse di antisemitismo non si limitano comunque a quella affermazione: Giardina confronta alcuni passaggi del libro di Odifreddi con un altri passaggi di un testo di un gerarca fascista. Le somiglianze sono notevoli, ma stupisce che un filologo tragga conclusioni così nette da delle semplici somiglianze, tralasciando il contesto. L’obiettivo polemico di Odifreddi è la religione, e leggervi un attacco ai due principali nemici della “sinistra”, gli Stati Uniti e Israele, è perlomeno affrettato e sicuramente non argomentato.
La conclusione della nota di Giardina rasenta, purtroppo, la comicità: «Nell’indice dei nomi, ho per altro visto che sono citati George W. Bush (!) e Silvio Berlusconi (!?!): per un punto di metodo, mi sono rifiutato di controllare a quale proposito vengono citati quei due uomini politici appartenenti all’attualità mediatica nel contesto di un libro di esegesi biblica!».
Giusto: Bush e Berlusconi non sono esegeti, per quanto il primo pare sia un convinto lettore della Bibbia, e la loro citazione è sicuramente superflua. Tuttavia Giardina, per punto di metodo, avrebbe potuto evitare di scrivere questo passaggio: «[…] la pubblicazione del libro dell’ebreo antisemita [sic] Ariel Toaff Pasqua di sangue (stampato nella “prestigiose” Edizioni del Mulino di Bologna, nel cui comitato editoriale siede lo storico Paolo Prodi, fratello dell’attuale capo del governo italiano).» Chiediamoci: a quale proposito viene citato Romano Prodi nel contesto di una nota ad un libro di esegesi biblica?
Il testo di Giardina poteva essere, come l’ha definita Giorgio Israel, una dotta recensione al testo di Odifreddi. Poteva, ma ha mancato l’obiettivo. Peccato.