Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01219.jsonl.gz/904

Esiste un lettore con una mentalità veramente europea? Un individuo che desideri comprendere gli stili di vita dei popoli dei paesi confinanti? Una persona a cui stia veramente a cuore la situazione del continente europeo nel suo complesso? Giornali come il Financial Times e il Wall Street Journal hanno in effetti una cerchia di lettori che supera i confini nazionali, ma sono giornali che si occupano essenzialmente di temi economici e finanziari rivolti principalmente ad una élite internazionale. Per ora nessuno ha mai provato a raggiungere il normale cittadino europeo.
Nel gennaio del 2012 sei dei maggiori quotidiani europei — Le Monde, The Guardian, Süddeutsche Zeitung, La Stampa, El País e Gazeta Wyborcza — hanno deciso di lanciare un progetto editoriale comune chiamato Europa.
È un progetto audace, innovativo e a buon mercato. Attraverso una serie di interviste con gli editori responsabili e i giornalisti coinvolti, il Reuters Institute for the Study of Journalism ha pubblicato un primo rapporto sui metodi, i successi e le limitazioni di questo nuovo esperimento editoriale.
Europa non ha nulla da spartire con i precedenti tentativi di creare un giornale europeo. Ci riferiamo al The European, lanciato nel 1991 dall’editore Robert Maxwell con una campagna di marketing troppo ottimistica e un po’ presuntuosa, nella quale figuravano uomini di affari dai contorni in ombra e fotografie di mannequin che posavano per modelli esclusivi di alta moda.
Maxwell voleva creare un’alternativa alle riviste americane, come Newsweek e Time, rivolte ai “tecnocrati che parlassero inglese come seconda lingua”. Può suonare ambizioso? Infatti lo è, ma nel lontano 1991 il mondo era una cosa completamente differente da quello attuale. Controllati da una cricca di magnati molto potenti e spesso con loschi trascorsi, i giornali avevano un’influenza enorme e molte risorse economiche a disposizione, mentre l’Europa era ritenuta una specie di new deal, un luogo prospero con confini e difficoltà che si sarebbero presto risolte.
Ma nessuno in realtà riusciva ad immaginarsi l’Europa come una potenza che avesse bisogno di un suo giornale patinato, elegante e alla moda. E infatti dopo otto anni di strenua lotta per la sopravvivenza, The European dovette chiudere.
Europa è stato lanciato con una visione differente in un momento completamente diverso. È il risultato della collaborazione tra diverse compagnie e non ha un proprietario unico. Il team editoriale è formato da membri di sei differenti giornali. Nessuno tra i vari partner gioca una ruolo preminente e può imporre la propria opinione.
Mantenere bassi i costi è una tra le priorità di tutti i partecipanti. I giornali si servono dello staff che fa già parte delle redazioni per produrre i contenuti. Europa non ha una sua sede o uffici propri. Le testate coinvolte ospitano a turno gli incontri della redazione editoriale. Gli editori viaggiano esclusivamente con voli low cost e le traduzioni vengono fatte in casa.
Le decisioni editoriali sono prese collettivamente. Il team cerca di raggiunger il consenso generale sulla struttura di base del numero in programma, per esempio quali i principali argomenti e settori su cui riferire, quali personalità pubbliche o esperti debbano essere intervistati, quali storie andranno messe in rilievo, il numero degli articoli che verranno assegnati a qualche giornalista freelance etc.
Europa si rivolge in primis alla cerchia degli attuali lettori dei partner del progetto. Questo permette di ridurre i rischi in cui si incorre ogni qualvolta si lancia un nuovo prodotto sul mercato. Il supplemento Europa è distribuito con le edizioni principali dei giornali lasciando invariato il prezzo di copertina. Ma l’aspetto più rilevante che fa risaltare e distinguere Europa dalla massa degli altri media è il suo approccio particolare rispetto alla copertura delle notizie riguardanti la Comunità europea.
Gli editori di Europa hanno deciso che in passato la copertura sulle istituzioni e le politiche dell’UE operata dai tecnocrati di Bruxelles fosse esagerata. Hanno quindi preferito porre l’accento sulle dimensioni umane della Comunità europea. Europa riferisce le storie della gente normale, del cittadino europeo che rientra nella media invece di parlare di direttive e di politica.
I temi affrontati fino ad ora sono stati per esempio i giovani europei, l’istruzione e i bilanci degli stati europei più toccati dalla crisi economica. L’originalità di Europa è il modo in cui copre le notizie, ovvero sfrutta una narrativa basata sul paragone, le esperienze in un certo settore di un paese vengono direttamente confrontate con esperienze simili di un altro paese.
Il progetto ha avuto un riscontro molto positivo tra i politici di lunga data. Angela Merkel, Francois Hollande e Mario Monti hanno subito accettato di essere intervistati. Mark Rice-Oxley, l’editore responsabile per il settore internazionale del The Guardian, ha dichiarato che la collaborazione ha favorito Europa, rendendola più importante. Infatti Rice-Oxley afferma che “se un nostro giornalista si presenta nell’ufficio di un politico di spicco e chiede un’intervista per sei giornali europei contemporaneamente, funziona meglio”.
Ma nonostante il suo successo e la notevole qualità dei reportage, Europa fatica ad attirare nuovi lettori e, nella maggior parte dei casi, non viene usata come veicolo per gli annunci pubblicitari. Molti dei membri, inclusi The Guardian e Le Monde, erano riluttanti a rendere pubblici i risultati di vendita delle storie di Europa.
In ogni caso i giornali coinvolti sono convinti che l’esperienza debba continuare. Anche se i profitti pubblicitari sono molto ridotti, la spesa rimane comunque contenuta e viene ripagata dal miglioramento di immagine che ricade sui giornali coinvolti. A differenza del The European e di altri simili progetti precedenti, Europa è un’iniziativa editoriale, non un tentativo a scopo di lucro.
Tra i giornali che vi partecipano Europa ha già contribuito a consolidare una relazione che porta a vari tipi di collaborazione anche in altri settori. Per esempio quando Angela Merkel andò ad Atene, la Süddeutsche Zeitung passò il suo reportage gratuitamente a La Stampa. In cambio il giornale di Torino aiutò il suo partner tedesco per la copertura del ritiro dal soglio papale di Benedetto XVI. Mentre Le Monde ha dato permesso alla Süddeutsche Zeitung di avvalersi di alcuni reportage sul conflitto in corso nel Mali. Grazie all’aiuto dei suoi partner nella joint venture, The Guardian ha potuto disegnare un mappa culturale dell’Europa. Tutti i sei quotidiani hanno sfruttato la tecnica del crowd-sourcing per fare un indagine tra i loro lettori sulle chiusure di sale cinematografiche, gallerie, musei e altre istituzioni culturali dovute ai tagli dei bilanci statali.
Sebbene non sia ancora un successo economico, gli editori sono convinti che questa esperienza congiunta abbia aperto molte nuovi orizzonti. Attualmente il giornalismo è sottoposto continuamente a riduzioni di budget e di tagli ai costi del personale, Europa permette loro al contrario di esplorare nuovi modi di sperimentare un giornalismo internazionale.
Traduzione dall’inglese “Europa: an Unusual Reporting” a cura di Alessandra Filippi