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<h2>SubmittedText<h2><p>Miroslav Cvetkovic è fuggito dal Kosovo, come la maggior parte dei serbi, perché la sua vita era in pericolo. I serbi, come i Rom e altre minoranze, non sono più graditi. Dall'arrivo della NATO in questa provincia nel giugno del 1999, la popolazione serba è diminuita di sei volte. Nel marzo del 2004 i serbi sono stati espulsi in massa sotto gli occhi indifferenti dei soldati occidentali. Nel frattempo, in Kosovo sono stati demoliti, incendiati o saccheggiati oltre 150 edifici cristiani, la maggior parte dei quali di valore storico. Nel 2010 il rapporto di Dick Marty ha rivelato dettagli orribili sul traffico di organi umani e sulla compenetrazione tra organizzazioni criminali e strutture politiche locali.</p><p>Ora i Cvetkovic, che risiedono illegalmente in Svizzera, saranno espulsi. Non andranno però in Kosovo, il loro Paese d'origine, dove solo il 6 luglio scorso è stata assassinata una coppia di serbi che aveva osato farvi ritorno. I Cvetkovic saranno mandati a Belgrado, la capitale della Serbia. Strano modo di procedere!</p><p>Nel 2008, venendo meno alla sua tradizionale neutralità, la Svizzera si è affrettata a riconoscere la sovranità del Kosovo. La consigliera federale Calmy-Rey ha giustificato tale decisione affermando che il Paese rispettava tutte le condizioni richieste per un simile riconoscimento, poiché era ormai uno Stato di diritto sicuro e i rifugiati sarebbero ritornati in massa in patria non appena il Kosovo fosse stato riconosciuto come Stato indipendente. Ciò mi induce a porre al Consiglio federale le seguenti domande:</p><p>1. La scelta di Belgrado è stata fatta su espressa richiesta del signor Cvetkovic o è stata suggerita dalla Confederazione Svizzera?</p><p>Nella seconda ipotesi:</p><p>2. L'espulsione dei Cvetkovic verso la Serbia "ristretta", che non è il loro Paese d'origine, non rappresenta per la Svizzera un triplo screditamento della sua diplomazia nei confronti di questa regione?</p><p>a. In questo modo, infatti, la Svizzera riconosce che il Kosovo non è un Paese vivibile per le sue minoranze e che il riconoscimento dell'indipendenza è stato un errore.</p><p>b. Inoltre, ammette che il Kosovo è ancora in un certo senso sotto la giurisdizione serba. Altrimenti perché le persone originarie del Kosovo non vengono inviate in Bulgaria, per esempio?</p><p>c. Infine, con tali trasferimenti di popolazione, appoggia di fatto la politica di pulizia etnica del Kosovo voluta dagli estremisti albanesi.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Va innanzitutto rilevato che, per ragioni inerenti alla protezione dei dati e della personalità, il Consiglio federale non può fornire indicazioni più dettagliate in merito a singole procedure d'asilo.</p><p>In conformità con il principio di sussidiarietà, le persone che possiedono più cittadinanze non hanno bisogno che la Svizzera dia loro protezione dalla persecuzione, purché trovino tale protezione in uno degli Stati di cui possiedono la cittadinanza.</p><p>La Costituzione serba del 2006 considera cittadini serbi gli abitanti del Kosovo, che possono quindi possedere sia la cittadinanza kosovara, sia quella serba.</p><p>Il competente Ufficio federale della migrazione ritiene, di massima, ammissibile l'esecuzione dell'allontanamento di cittadini kosovari verso la Serbia se essi hanno uno stretto legame con quel Paese, in particolare una rete di contatti con famigliari, e vi hanno già vissuto per un certo periodo</p><p>2a. Dopo una profonda analisi di tutti gli interessi della Svizzera, il 26 febbraio 2008 il Consiglio federale ha riconosciuto il Kosovo quale Stato indipendente. Adita dalla Serbia, nella sua perizia del 22 luglio 2010 la Corte internazionale di giustizia (CIG) non ha contestato la legittimità della dichiarazione d'indipendenza del Kosovo. Con la sua decisione il Consiglio federale ha contribuito alla stabilità sul nostro continente e allo sviluppo socioeconomico e politico dei Balcani occidentali, rivolgendo un'attenzione particolare a una coabitazione che funzioni tra le varie minoranze. Oggi possiamo constatare che anche i Serbi del Kosovo occupano funzioni statali dirigenziali in quel Paese. In seno al governo kosovaro, sono Serbi del Kosovo, ad esempio, il vice primo ministro e tre ministri. Inoltre, nel Parlamento kosovaro 20 di 120 seggi complessivi sono riservati per le comunità minoritarie etniche; dieci sono attribuiti ai Serbi del Kosovo. Ogni modifica costituzionale concernente le minoranze necessita anche dell'approvazione dei due terzi dei loro rappresentanti in Parlamento.</p><p>Di massima, con il suo impegno in Kosovo la Svizzera si prefigge di mantenere la stabilità e la sicurezza, rafforzare lo Stato di diritto, promuovere la democrazia e i diritti dell'uomo e delle minoranze e sostenere lo sviluppo economico del Paese. In particolare, nel quadro dell'attuazione del cosiddetto piano Ahtisaari (a grandi linee, un pacchetto di disposizioni volte a proteggere i Serbi e altre minoranze etniche che vivono in Kosovo e il patrimonio religioso e culturale), essa si è adoperata affinché nelle leggi e nella costituzione kosovare venissero sanciti i diritti delle minoranze in materia di politica e di lingua. Il 10 settembre 2012 l'International Steering Group (ISG; gruppo direttivo internazionale) ha finito di monitorare l'indipendenza del Kosovo, mostrando così la propria soddisfazione per il modo in cui il suddetto piano è stato attuato e per le garanzie, oramai sancite dalla Costituzione, di una coabitazione pacifica tra le varie comunità etniche presenti in quel Paese.</p><p>2b. Si veda la risposta alla domanda 1.</p><p>2c. L'impegno della Svizzera con la missione Swisscoy per il mantenimento della pace, i progetti di promozione della pace e i programmi della cooperazione allo sviluppo è l'espressione degli sforzi profusi per uno Stato di diritto multietnico, democratico e pacifico al servizio di tutti i cittadini del Kosovo.</p>  Risposta del Consiglio federale.