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Le donne sulla RSI intervengono in maniera decisamente minore nei contributi giornalistici rispetto all'emittente svizzerotedesca SRF e a quella romanda RTS.
Lo indica uno studio commissionato dall'Ufficio federale delle comunicazioni (UFCOM), nell'ambito del quale sono stati analizzati per il 2019, in due settimane, tutti i programmi televisivi della SSR.
Su LA 1 e LA 2 della RSI la quota dei contributi tematici giornalistici in cui sono persone di sesso femminile a prendere la parola è rispettivamente del 29 e del 33%. Alla SRF 1 si attesta invece al 45%, mentre su RTS Un e RTS Deux oscillano tra il 64 e il 56%, indica l'UFCOM in una nota odierna, precisando che dall'inizio del 2019 la Società svizzera di radiotelevisione (SSR) "è tenuta a provvedere affinché entrambi i sessi siano adeguatamente rappresentati nelle proprie offerte informative".
Secondo gli autori dello studio, le percentuali dipendono fortemente dal contesto tematico e dall'avvenimento e ci vorranno dunque ulteriori rilevamenti nei prossimi anni per realizzare una valutazione strutturale.
Romandia e Ticino si ignorano
Dallo studio emerge inoltre che l'informazione riguardante altre regioni linguistiche resta piuttosto scarsa. I ricercatori evidenziano che Svizzera italiana e Romandia tendono a parlare poco l'una dell'altra e i legami tra le due sono "marginali".
Lo studio, realizzato dall'istituto di ricerca GöfaK, ha esaminato per due settimane i programmi di SRF 1, SRF zwei, SRF info, RTS Un, RTS Deux, RSI La 1 e RSI LA 2, per un totale di 2352 ore di programmazione. Per la prima volta, viene sottolineato, si analizza anche l'attuazione di una serie di disposizioni introdotte nella concessione SSR nel 2019.