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Fino al 1991, la paura dell'immigrazione era un cavallo di battaglia dell'estrema destra. Poi l'Unione democratica di centro ha fatto suo il tema diventando la portabandiera del populismo elvetico.
È la conclusione a cui giunge uno studio pubblicato martedì, il primo ad interessarsi all'influenza del populismo di destra sulla politica migratoria svizzera.
Il tema dell'immigrazione figura in primo piano nella politica svizzera dai primi anni sessanta. In una prima fase a sfruttarlo erano solo piccole formazioni. Dal 1991 la «nuova» UDC le ha soppiantate imponendosi come leader incontrastato della destra populista. Lo sviluppo è descritto da uno studio del Fondo nazionale svizzero per la ricerca scientifica (FNS), presentato martedì a Berna.
L'ultimo decennio ha visto i partiti populisti di destra svilupparsi nella maggior parte dei paesi europei.
In Svizzera - rileva il FNS - la politica migratoria è stata strumentalizzata già negli anni sessanta. Una prima fase (1961-1979) è stata all'insegna di piccole formazioni come l'Azione nazionale, i Repubblicani, Vigilance a Ginevra e l'Unione democratica federale.
Poi sono arrivati anche il Partito degli automobilisti e la Lega dei Ticinesi. Tutte queste formazioni sono però rimaste degli outsider, perlomeno a livello nazionale, nonostante qualche successo in elezioni e votazioni popolari.
La svolta UDC
A partire dagli anni novanta, i piccoli schieramenti di destra sono stati sempre più marginalizzati dall'Unione democratica di centro (UDC), partito che proprio in quegli anni ha effettuato una svolta di stampo populista.
L'UDC è riuscita ad assumere una vera posizione di forza, rilevano i due autori dello studio, lo storico Damir Skenderovic dell'Università di Friburgo e il politologo Gianni D'Amato dell'Università di Neuchâtel.
Lo studio, che si basa sull'esame di programmi elettorali, verbali del parlamento, giornali di partito e rapporti ufficiali, indica anche che per questa evoluzione sono state decisive una buona organizzazione, solide risorse finanziarie e la coesione interna del partito.
Un lavoro da professionisti
La professionalizzazione delle strutture, campagne provocatorie uniformate e una direzione stretta attorno a un leader, Christoph Blocher, hanno permesso all'UDC di raggiungere una «coesione nazionale eccezionale per la Svizzera».
Il partito non si è limitato a stigmatizzare l'immigrazione come fonte di problemi. Ha anche posto l'accento sulle diversità culturali tra popolazione autoctona e gruppi di immigrati, come i musulmani.
Con Ueli Maurer come presidente, il partito ha saputo utilizzare il «potenziale di pressione della democrazia diretta» e il suo «ruolo chiave» nel Consiglio federale.
Nel 2004, l'UDC si è opposta con successo alla naturalizzazione agevolata degli stranieri di seconda e terza generazione. Nel 2006, nell'ambito della revisione della legge sull'asilo e di quella sugli stranieri, ha puntato sul tema dell'«abuso», sull'immagine dell'«asilante» che vive sulle spalle del contribuente.
swissinfo e agenzie
In breve
«Partiti della destra populista e politica migratoria della Svizzera» è uno studio realizzato dallo storico Damir Skenderovic (Università di Friburgo) e dal politologo Gianni D'Amato (Università di Neuchâtel).
È il primo studio di stampo storico che ha come oggetto l'influenza esercitata dalla destra populista sulla politica migratoria svizzera. Si concentra sugli anni 1980-2006 e si iscrive nel programma del FNS «Estremismo di destra - cause e contromisure» (PNR 40+), lanciato nel 2003 dal Consiglio federale.
Secondo i due autori, i partiti populisti offrono una «immagine antipluralistica e riduttiva della società, composta di due gruppi antagonisti: un popolo giusto e un'elite disonesta». Essi coltivano inoltre una «ideologia dell'esclusione», basata sulle «diversità naturali tra esseri umani» e integrante «elementi nazionalistici e xenofobi».
Stop alle ricerche «inutili»
L'UDC ha colto l'occasione dell'uscita dello studio «Partiti della destra populista e politica migratoria della Svizzera» per ribadire le sue critiche al Fondo nazionale svizzero per la ricerca scientifica (FNS).
L'UDC prende di mira soprattutto i progetti nazionali di ricerca (PNR). Il tema di questi progetti è scelto dal Consiglio federale. Si tratta quindi di un compito di ricerca assegnato dalla politica agli specialisti del settore prescelto.
Nel corso di una conferenza stampa sulle finanze federali indetta dal partito, il deputato Theophil Pfister ha definito il FNS un «self-service» per politici e ricercatori che hanno fatto comunella.
Secondo Pfister, vengono attribuiti dei mandati di ricerca «la cui utilità pratica passa in secondo piano rispetto alle intenzioni politiche più o meno nascoste dei mandatari».