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La Svizzera deve migliorare l'identificazione e la protezione delle vittime della tratta di esseri umani e, inoltre, non punirle per un'eventuale partecipazione ad attività vietate. È quanto chiede il gruppo di esperti ad hoc del Consiglio d'Europa in un rapporto pubblicato oggi. Gli esperti, che avevano già stilato una prima relazione nel 2015, ora attestano che la Svizzera ha compiuto notevoli progressi nella lotta contro la tratta di esseri umani. Da allora esiste un piano d'azione nazionale, una formazione per i rappresentanti delle autorità e misure di sensibilizzazione della popolazione e del personale medico. La commissione accoglie con favore sia l'aumento del numero di posti nelle strutture di accoglienza delle vittime sia l'intensificazione dell'azione penale.
Il gruppo di esperti raccomanda ora alla Svizzera di introdurre una procedura uniforme per identificare le vittime della tratta di esseri umani in tutti i Cantoni. L'obiettivo è quello di prestare maggiore attenzione allo sfruttamento sul posto di lavoro. Secondo gli esperti, ciò può essere fatto formando adeguatamente gli ispettori del lavoro. Il rapporto odierno raccomanda anche di proteggere i bambini non accompagnati o separati dalle loro famiglie. Dovrebbero essere adeguatamente sistemati e accuditi. Se uno di questi minorenni scompare, la polizia deve indagare in modo sistematico. Anche in questo caso, tutti gli attori dovrebbero essere adeguatamente formati. Gli esperti del Consiglio d'Europa ricordano poi che tutte le vittime della tratta di esseri umani e dello sfruttamento in patria o all'estero hanno diritto alla protezione, compresi i richiedenti asilo. Al legislatore vengono chieste misure per garantire che le vittime non siano punite per la loro partecipazione ad attività illegali.