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BELLINZONA - Il prossimo 11 marzo il Gran Consiglio sarà chiamato a pronunciarsi sull’iniziativa parlamentare che chiede che sia il popolo ad eleggere il Procuratore generale, presentata da Daniele Caverzasio - e sottoscritta da altri 25 deputati - nel febbraio dello scorso anno, proprio in occasione dell’elezione di Andrea Pagani.
L’esame del messaggio del Consiglio di Stato, che invita il plenum a mantenere lo status quo, ha prodotto due rapporti commissionali. Uno di maggioranza (relatore Jacques Ducry) che si allinea a quanto suggerito dall’Esecutivo, e uno di minoranza (relatore Enea Petrini) che invece condivide la posizione di Caverzasio e invita il Parlamento ad approvare l’iniziativa.
Secondo la maggioranza della Commissione speciale Costituzione e diritti politici, la proposta di revisione costituzionale «implica un parziale stravolgimento dei rapporti tra i tre poteri, creando così un pericoloso cuneo nel già difficile equilibrio fra i medesimi». La funzione di Procuratore generale (e con quella della giustizia in generale) è «troppo importante per essere lasciata in balia delle emozioni», si legge inoltre nel rapporto, che - ricordando l’elezione dello scorso anno - descrive inoltre come «vergognoso» il fatto che i partiti non si siano messi d'accordo su una sola persona.
Per la minoranza invece l’iniziativa di Caverzasio «non propone un'elezione popolare al solo scopo di coinvolgere i cittadini nell'elezione dei magistrati, ma proprio perché la soluzione attuale non è assolutamente garante della migliore procedura, e della migliore nomina». Di conseguenza, conclude il rapporto, il voto popolare «deve quindi essere la soluzione preferibile».