Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/115016

<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di interrompere con effetto immediato l'esportazione di materiale d'armamento verso il Medio e Vicino Oriente nonché verso i Paesi del Maghreb. Anche le forniture già approvate vanno sospese. Inoltre, il Consiglio federale è chiamato a sospendere tutti i rapporti di collaborazione militare e quelli riguardanti l'industria degli armamenti con tutti i Paesi di ques'area.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale segue con attenzione e preoccupazione gli sviluppi in Nord Africa e nel Vicino e Medio Oriente. Tuttavia, l'interruzione immediata e generale di tutte le esportazioni di materiale bellico verso singoli Paesi, gruppi di Paesi o intere regioni nonché la sospensione dei rapporti di collaborazione militare con questi ultimi sarebbe una misura tanto sproporzionata quanto irrispettosa della prassi d'esportazione differenziata sinora seguita.</p><p>Le esportazioni di materiale bellico verso gli Stati in questione sono già oggi soggette a una valutazione caso per caso e le domande d'esportazione o le richieste di un parere preliminare vengono spesso negate per vari motivi. Ciò avviene in applicazione della legge e non in base a un divieto generale. Negli scorsi anni, la Svizzera non ha de facto esportato materiale bellico verso vari Paesi citati nella mozione o lo ha fatto in misura estremamente limitata. In presenza di circostanze straordinarie, la legge prevede inoltre la sospensione o la revoca di autorizzazioni d'esportazione già concesse.</p><p>La legge sul materiale bellico e la relativa ordinanza contengono un elenco esaustivo dei criteri di autorizzazione. Tra questi figurano anche i cosiddetti criteri d'esclusione, che vietano l'esportazione di materiale bellico in presenza di determinate circostanze, quali il rischio che le armi in questione vengano impiegate contro la popolazione civile. Questi criteri forniscono al Consiglio federale e all'autorità addetta al rilascio delle autorizzazioni una severa casistica nonché uno strumentario efficace per il trattamento delle domande d'esportazione di materiale bellico. Nella prassi essi si sono dimostrati validi e hanno contribuito praticamente sempre ad impedire ogni forma di abuso delle armi esportate dal nostro Paese. </p><p>Secondo la statistica degli ultimi due anni, i Paesi attualmente più colpiti dagli sconvolgimenti non sono stati affatto equipaggiati con materiale bellico svizzero o lo sono stati in maniera molto limitata. Per chi ha ricevuto beni d'armamento svizzeri, si è trattato in primo luogo di sistemi di difesa antiaerea e relative munizioni, ossia materiale d'armamento difficilmente impiegabile contro la popolazione civile.</p><p>Le importazioni dalla Svizzera hanno costituito e costituiscono tuttora soltanto una piccola parte dell'insieme degli armamenti importati dai Paesi arabi. Tra il 2003 e il 2009, i soli Paesi dell'Unione europea hanno autorizzato esportazioni di materiale bellico verso il Medio Oriente per quasi 38 miliardi di franchi. In considerazione delle forniture effettuate dai due maggiori esportatori di materiale bellico USA e Russia, quelle del nostro Paese costituiscono una quota nettamente inferiore all'1 per cento delle importazioni del gruppo di Paesi in questione. Nel raffronto internazionale, la politica e la legislazione svizzere in materia di esportazioni di materiale bellico sono restrittive, il che si esplicita anche in un atteggiamento oltremodo cauto nei confronti dei Paesi di cui sopra.</p><p>Non vi è alcuna collaborazione militare o a livello di industrie d'armamento tra la Svizzera e gli Stati arabi del Maghreb e del Vicino o Medio Oriente. Accanto alle esportazioni di materiale bellico, esistono unicamente contatti puntuali tra il DDPS o l'esercito e i ministeri della difesa e le forze armate. Questi contatti, conformi alle usanze internazionali, assolvono principalmente alla funzione di uno scambio d'opinioni e non sono finalizzati all'avvio o allo svolgimento di progetti (d'armamento) comuni.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.