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di Emma Lazarus, New York, 1883
Non come il gigante di bronzo di greca fama, che a cavalcioni da sponda a sponda stende i suoi arti conquistatori:
Qui, dove si infrangono le onde del nostro mare
Si ergerà una donna potente con la torcia in mano,
la cui fiamma è un fulmine imprigionato, e avrà come
nome Madre degli Esuli. Il faro
nella sua mano darà il benvenuto al mondo, i
suoi occhi miti scruteranno quel mare che giace fra due città.
Antiche terre, – ella dirà con labbra mute
– a voi la gran pompa! A me date
i vostri stanchi, i vostri poveri,
le vostre masse infreddolite desiderose di respirare liberi,
i rifiuti miserabili delle vostre spiagge affollate.
Mandatemi loro, i senzatetto, gli scossi dalle tempeste,
e io solleverò la mia fiaccola accanto alla porta dorata.
Questa poesia, dedicata alla Statua «Libertà che illumina il mondo», (è questo il nome ufficiale) che troneggia al centro della baia di New York, venne scritta da Emma Lazarus, giovane poetessa ebrea.
Il sonetto venne inciso su una lapide affissa al piedistallo, poi ricollocato, nel 1945, sopra l'ingresso principale della statua.