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Il Codice di condotta internazionale (ICoC) è stato elaborato negli ultimi 14 mesi con l’obiettivo di migliorare gli standard industriali e di assicurare il rispetto dei diritti umani e del diritto umanitario da parte dei fornitori di servizi privati di sicurezza. «Gli attori non statali come i fornitori di servizi privati di sicurezza svolgono un ruolo sempre più importante nei conflitti. Il loro impegno per il rispetto e la promozione degli standard internazionali rappresenta quindi un passo importante nel contesto del potenziamento dei diritti umani e del diritto internazionale», ha affermato il segretario di Stato Peter Maurer rivolgendosi ai media.
L’ICoC si basa sul presupposto che le compagnie debbano agire nel rispetto dei diritti umani indipendentemente dalle condizioni del diritto nazionale. Per questa ragione l’ICoC ribadisce importanti divieti come il divieto di uccidere, di torturare, di discriminare e di praticare la tratta di esseri umani.
Allo stesso tempo l’ICoC definisce alcune politiche di gestione che dovrebbero assicurare il rispetto di tali norme da parte del personale dei servizi privati di sicurezza. Vengono ad esempio richiesti standard per le procedure di assunzione e per il personale in formazione, oltre a informazioni interne alle compagnie e meccanismi di controllo.
L’ICoC viene sottoscritto dalle compagnie. Organizzazioni internazionali, Stati e altri clienti come commercianti di prodotti e organizzazioni umanitarie non possono sottoscrivere il Codice, ma possono sostenerlo con una dichiarazione politica e richiedere all’industria della sicurezza privata di sottoscriverlo. L’adesione al Codice può essere posta dagli Stati come condizione necessaria per la concessione di una licenza. Un altro obiettivo è l’integrazione dell’ICoC nei contratti dei clienti, siano essi Stati, organizzazioni internazionali o industrie estrattive.
Nel Codice di condotta internazionale si chiarisce che esso non sostituisce né un’efficace politica nazionale né i controlli statali. Al contrario, il Codice di condotta internazionale deve essere considerato in relazione ad altre iniziative. Nel 2008 la Svizzera ha presentato il «Documento di Montreux», riconosciuto a livello internazionale, nel quale si ricordano vincoli internazionali e buone pratiche per gli Stati in relazione alle operazioni di compagnie private di milizia e sicurezza durante i conflitti armati e si stabilisce che il diritto internazionale, in particolare il diritto umanitario internazionale e il diritto dei diritti umani, sia rilevante per i fornitori di servizi privati di sicurezza e che non vi siano lacune legali per le attività di questi ultimi. Inoltre, un gruppo di lavoro in seno alle Nazioni Unite sta vagliando i possibili elementi di una nuova convenzione volta a regolamentare i vincoli statali in relazione alle attività delle compagnie private di milizia e sicurezza.
Il diritto internazionale è applicabile solo agli attori non statali in alcune circostanze limitate, mentre un Codice di condotta internazionale supera queste ambiguità a livello legislativo e teorico. Se le compagnie si impegnano a rispettare questi standard, il Codice di condotta internazionale può diventare lo strumento di base che fornisce regole per i fornitori di servizi privati di sicurezza e consigli pratici sul comportamento da assumere con essi. «La Svizzera considera quindi il dialogo con attori non statali con uno specifico impatto sui diritti umani, quali società in generale e fornitori di servizi privati di sicurezza in particolare, come un’importante forma di cooperazione con l’obiettivo di integrarli nelle politiche in materia di pace e diritti umani», ha detto il segretario di Stato Peter Maurer.
Oltre a sottoscrivere il Codice di condotta internazionale le compagnie e gli stakeholder presenti istituiranno un comitato direttivo responsabile di avviare lo sviluppo di un meccanismo esterno indipendente volto a garantire una visione d’insieme e una governance efficace. Questo meccanismo, insieme all’obiettivo di stabilire certificazioni e standard misurabili, rappresenta la base dell’attuazione del Codice di condotta internazionale. Lo stesso codice afferma che chi lo istituisce riconosce che esso agisce come strumento fondatore di un’iniziativa più ampia volta a migliorare la governance, le norme e la responsabilità.
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