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PALM BEACH - Che Donald Trump si fosse costruito una carriera da imprenditore sfruttando, a suo favore, situazioni ai limiti della legge era cosa nota, ma che si sia servito di tali comportamenti anche nel corso della sua carriera politica ha fatto indignare i più.
Quale tycoon, la lista dei suoi affari, se non loschi di certo poco chiari, è lunghissima: si parte dall’arricchimento derivante dal fallimento dei propri casinò, ad innumerevoli appalti mai pagati o pagati meno del prezzo concordato fino alla truffa della "cura Trump" a base di integratori vitaminici. Con riguardo alla sua carriera politica, invece, l’ultimo scandalo è stato portato alla luce da una indagine del New York Times secondo il quale Donald Trump avrebbe trovato il modo di trasformare le donazioni dei propri sostenitori in una sorta di prestito ad interesse zero per finanziare la propria campagna elettorale.
Quei banner gialli
Il sistema utilizzato è relativamente semplice: dal marzo dell’anno scorso, sul sito del comitato elettorale, alla sezione donazioni, è stato aggiunto un banner giallo che chiedeva di rendere mensile la donazione che l’utente stava effettuando come "una tantum". Il campo per accettare la proposta era però già stato compilato e l’utente interessato a fare una donazione singola doveva accorgersi del dettaglio e deselezionare l’opzione. Nel caso in cui non avesse proceduto ad effettuare questa operazione, si attivava automaticamente la modalità di donazione ricorrente. Il New York Times ha raccolto moltissime testimonianze di persone che convinte di donare alcune centinaia di dollari si sono trovate a spenderne migliaia. Molti sostenitori di Trump si sono trovati ad essere debitori di somme di denaro che non potevano neanche permettersi.
Stacy Blatt, per esempio, una sostenitrice dell’ex presidente Trump, ha donato, lo scorso settembre, 500 dollari, ma le sono stati addebitati altri 500 dollari il giorno successivo e poi la stessa somma di denaro ogni settimana fino ad ottobre quando il suo conto corrente bancario è stato definitivamente congelato.
Keystone
Questi meccanismi ingannevoli nell’interfaccia utente si chiamano, in gergo tecnico, "dark pattern" e si configurano come vere e proprie scelte di design fatte per trarre in inganno l’utente. Nel caso del sito del comitato elettorale di Trump si sarebbero usate due categorie di dark pattern: quella dei "costi nascosti" e quella chiamata "confirmshaming", che si ha quando il sito forza le persone ad accettare determinate condizioni giocando sul senso di vergogna in caso di diniego. A giugno 2020 tale sistema fu nuovamente utilizzato: sotto la prima domanda inerente le donazioni ricorrenti venne inserito un secondo banner giallo, dal testo abbastanza oscuro, in cui si invitava a fare una donazione extra per il compleanno del Presidente, che cade il 14 giugno. Anche in questo caso per evitare che la donazione extra si attivasse automaticamente era necessario disattivare tale opzione.
Un compleanno da record per Trump
A seguito dell’introduzione di questo secondo banner, il 14 giugno si registrò il record di donazioni giornaliere nella storia del comitato elettorale. Tale successo fu festeggiato dai Repubblicani senza che venissero forniti dettagli chiari al riguardo ma, dal giorno dopo, iniziarono a crescere in maniera esponenziale le richieste di rimborso. Così come spiegato dal New York Times, le richieste di rimborso costituiscono un fisiologico effetto collaterale di qualsiasi campagna elettorale. Se però il valore dei rimborsi, prima dello scorso giugno, erano attestati, sia per i Democratici che per i Repubblicani, intorno al 2% del valore delle donazioni ricevute, quelle relative ai Repubblicani iniziarono a crescere intorno al 12%.
A settembre, alla soglia dello scontro per le elezioni presidenziali di novembre, i Democratici riuscirono a raccogliere 150 milioni di dollari. Il comitato elettorale di Trump decise, quindi, di cambiare il linguaggio degli avvisi inerenti le donazioni e di renderlo ancora più aggressivo al fine di raccogliere donazioni extra. Il primo avviso chiedeva di rendere settimanale la donazione effettuata ed il secondo parlava della possibilità di effettuare una donazione di 100 dollari una tantum. Tra ottobre e novembre, gli avvisi vennero nuovamente cambiati dando sempre minore evidenza alla spiegazione di quale dei due campi precompilati si sarebbe attivato. Tale meccanismo truffaldino ha portato a decine di migliaia di richieste di rimborso. Trump però, dopo aver perso le elezioni, si era già attivato per ottenere delle donazioni per finanziare i ricorsi contro presunti brogli elettorali. Con i soldi così ottenuti ha potuto ripagare i sostenitori ingannati.
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Nel mese di novembre e dicembre 2020, il comitato elettorale di Trump ha effettuato 530.000 rimborsi ai donatori online per un totale di 64,3 milioni di dollari. Secondo i registri di WinRed, l’ente che gestiva le donazioni dei Repubblicani, ha restituito il 10,7% delle donazioni ricevute nel 2020, pari a 122 milioni di dollari. ActBlue, l’ente che si occupava delle donazioni destinate la Partito democratico, ha restituito il 2,2% di quanto ricevuto. Secondo quanto riportato dal quotidiano statunitense «i rappresentanti di diverse banche che hanno chiesto rimborsi per conto dei propri clienti hanno stimato che nel momento massimo i reclami contro WinRed fossero tra l’1 e il 3% del totale. Il dirigente di una delle più importanti società di carte di credito ha confermato tali numeri per la quantità di reclami contro WinRed che ha dovuto gestire».
L'inganno che non erode la fiducia
La cosa incredibile, però, è che molte delle persone ingannate dal sistema delle donazioni extra sono comunque rimasti fedeli sostenitori di Donald Trump. È importante inoltre sottolineare come WinRed, a differenza di ActBlue, sia una vera e propria società che genera guadagni. Inoltre trattiene il 30% dei soldi ricevuti con le donazioni e, in caso di rimborsi, non restituisce il costo delle transazioni. Secondo il portavoce di Trump, Jason Miller, solo lo 0,87% delle donazioni ricevute è stato oggetto di reclamo. Anche nel caso in cui tale dato fosse attendibile, si parla comunque di circa 200.000 reclami pari a 20 milioni di dollari di rimborso. Sono state inoltre rimborsate le somme di denaro ottenute oltrepassando i limiti previsti dalla legge per le donazioni elettorali, cosa che nel caso del comitato di Trump è accaduta moltissime volte.
Secondo quanto denunciato dal New York Times, l’utilizzo del sistema delle caselle precompilate è stato utilizzato durante la campagna elettorale per i due seggi al Senato della Georgia ed è tutt’ora utilizzata da molti esponenti del Partito repubblicano. A onor del vero, anche i Democratici si sono serviti delle caselle precompilate per ottenere delle donazioni extra ma hanno poi introdotto delle linee guida interne per limitare fortemente o interrompere del tutto tale pratica.
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Non è la prima volta che Donald Trump finisce nel mirino del New York Times. L’ultima volta era accaduto lo scorso ottobre quando Trump era stato accusato di mentire sulle sue attività filantropiche. Prima delle elezioni di novembre, il New York Times aveva indagato sui conti di Trump scoprendo che il tycoon aveva dichiarato di aver donato dal 2005 almeno 130 milioni di dollari. Secondo il quotidiano però 119,3 milioni di dollari non sono usciti dalle tasche del magnate ma da una serie di accordi per non costruire su dei terreni su cui aveva accantonato piani di sviluppo. Tale pratica, denominata "conservation easement" è una manovra legale molto usata dai miliardari americani e permette ai proprietari di terreni di mantenere l’uso proteggendoli dallo sfruttamento ma ricevendo una deduzione fiscale pari al loro valore.
Nonostante i tanti guai giudiziari e la condotta non propria retta, in tanti continuano a riporre la propria fiducia nel magnate. Dopo un periodo di silenzio, complice anche la radiazione dai social, Trump è salito sul palco del Conservative Political Action Conference, a Orlando in Florida, uno degli appuntamenti più importanti per il Partito conservatore. In questa occasione ha dichiarato che «non faremo nuovi partiti e non frammenteremo la nostra forza, anzi saremo più forti che mai - aggiungendo - e io potrei decidere di candidarmi la terza volta». È sicuro che si sentirà parlare di Donald Trump ancora per diverso tempo.
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Che Donald Trump si fosse costruito una carriera da imprenditore sfruttando, a suo favore, situazioni ai limiti della legge era cosa nota, ma che si sia servito di tali comportamenti anche nel corso della sua carriera politica ha fatto indignare i più.