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Alcune aziende stanno cercando di trasferire sui dipendenti i costi derivanti dalla chiusura delle scuole adottata venerdì dal Consiglio federale per contenere la diffusione del coronavirus.
Lo denuncia il sindacato Unia, ricordando che non sono consentiti licenziamenti, tagli ai salari o ferie obbligatorie e lanciando un appello al Consiglio federale.
I segretariati di Unia sono sommersi da richieste di informazioni da parte dei lavoratori preoccupati per le conseguenze delle misure di emergenza, rileva il sindacato in una nota odierna. I dipendenti di un importante distributore vengono per esempio accusati di violazione del contratto di lavoro se rimangono a casa per occuparsi dei loro figli, segnala Unia.
Un'azienda di trasporti minaccia i suoi autisti di scuolabus di ridurre i loro salari, mentre i dipendenti di una società di catering sono stati invitati dalla direzione a rinunciare al loro salario.
Nell'attuale situazione di crisi, queste azioni aumentano l'insicurezza, creano disparità sociali e minano gli sforzi delle autorità per contenere la pandemia, sottolinea il sindacato, precisando che i diritti dei dipendenti devono essere garantiti in ogni momento.
Il sindacato invita pertanto il Consiglio federale a porre immediatamente fine a queste attività "illegali" e ad adottare misure per salvaguardare il salario dei genitori interessati. Quando le aziende devono ridurre o interrompere le loro attività a seguito di misure ufficiali, spetta alle autorità pubbliche garantire il pieno pagamento dei salari per tutta la durata della crisi, ricorda.
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