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Proposte di riforma per la BNS - Ambizione e realtà
Jean Studer, Presidente del Consiglio di banca della Banca nazionale svizzera
108a Assemblea generale ordinaria degli azionisti della Banca nazionale svizzera, Berna, 29.04.2016
Gli scossoni prodotti dalla crisi finanziaria hanno anche in Svizzera suscitato un ampio dibattito sul ruolo delle banche centrali, e dato origine a talune idee di riforma. È buon segno per una società il fatto che si discuta intensamente sull'ordinamento monetario. Un tale scambio di vedute può contribuire a migliorare la comprensione della politica monetaria. Ciò è particolarmente importante in un paese come la Svizzera, con la sua democrazia diretta, poiché il Sovrano è di frequente chiamato a decidere su questioni di questo tipo. La Banca nazionale svizzera (BNS) informa perciò ampiamente il vasto pubblico sulla politica monetaria e sull'ordinamento monetario, e prende inoltre posizione su proposte di riforma. Essa contribuisce così alla definizione di soluzioni il più possibile adeguate.
Una di tali proposte prevede di ampliare il mandato della BNS. Accanto all'obiettivo attuale della stabilità dei prezzi dovrebbero essere ancorate nella legge nuove finalità quali la piena occupazione e la stabilità del tasso di cambio. Ciò farebbe tuttavia nascere aspettative che nella realtà la BNS non potrebbe affatto soddisfare. Inoltre, già oggi la BNS è tenuta a condurre la politica nell'interesse generale del Paese. Nel fare ciò essa deve operare difficili scelte, in cui l'occupazione e il tasso di cambio rappresentano grandezze importanti. Talora possono inoltre sorgere conflitti di obiettivo fra stabilità dei prezzi, stabilità del cambio e piena occupazione. È quindi particolarmente importante che alla BNS sia assegnato un obiettivo chiaro e univoco in termini di stabilità dei prezzi.
Un'altra proposta vorrebbe assicurare una migliore base alle decisioni di politica monetaria. A questo scopo dovrebbe essere ingrandita la Direzione generale della BNS. Tuttavia, le decisioni di quest'ultima poggiano già ora su un'ampia base, in quanto si fondano su una molteplicità di valutazioni. La dimensione ridotta dell'organo consente discussioni produttive. Per giunta, un allargamento della Direzione generale comporterebbe il pericolo che gruppi di interesse tentino di collocarvi propri fiduciari, il che potrebbe condurre a una sua "politicizzazione".
Come possono essere resi ancora più trasparenti il pensiero e l'azione della BNS? Una terza proposta ritiene che a tal fine debbano essere pubblicati i verbali delle sedute della Direzione generale concernenti decisioni di politica monetaria. Tuttavia, già oggi la Direzione generale informa ampiamente il pubblico sulle analisi e riflessioni sottostanti alle sue scelte. La pubblicazione dei verbali nuocerebbe inoltre a una discussione aperta in seno all'organo. Per giunta, tale pubblicazione sarebbe in contrasto con la cultura della collegialità, così come questa è intesa e praticata nel nostro Paese da molte autorità.
La storia monetaria mostra che non esiste un ordinamento monetario perfetto indefinitamente e che talora possono essere opportuni aggiustamenti. In ciò occorre tuttavia procedere con cautela, giacché una banca centrale deve impersonare la stabilità. Le idee di riforma con grandi ambizioni devono pertanto fare i conti con una realtà spesso ostica.