Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/185894

<h2>SubmittedText<h2><p>Nella sessione di settembre il Consiglio nazionale ha accolto la mozione del Gruppo UDC 16.3673, "Provvedimenti nei confronti delle persone che costituiscono una minaccia per lo Stato".</p><p>Considerando che con la sconfitta dell'IS diversi jihadisti intendono tornare in Svizzera, il Consiglio federale è disposto, a complemento della mozione summenzionata, ad adottare rapidamente provvedimenti e a sottoporre al Parlamento le modifiche necessarie per impedire questi rientri e, qualora avvenissero lo stesso, per garantire una detenzione prolungata di queste persone?</p><p>Il Consiglio federale potrebbe ipotizzare, come misura in questi casi, la revoca della cittadinanza svizzera per i jihadisti con la doppia cittadinanza come pure l'arresto immediato e il successivo internamento degli Svizzeri di ritorno?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale è consapevole della problematica costituita dai jihadisti che intendono tornare in Svizzera dopo aver combattuto all'estero. Applicherà nei confronti di tali persone tutte le possibilità offerte dal diritto vigente. Inoltre, nella prima metà del 2019 il Consiglio federale sottoporrà alle Camere federali il progetto di legge federale sulle misure di polizia per la lotta al terrorismo (MPT), che fungerà da base giuridica per le nuove misure preventive di polizia da adottare contro le persone che rappresentano una potenziale minaccia terroristica.</p><p>I jihadisti intenzionati a fare rientro in Svizzera possono essere di diverse nazionalità. Nei confronti dei cittadini stranieri che costituiscono una minaccia per la sicurezza interna ed esterna della Svizzera, l'Ufficio federale di polizia (fedpol) pronuncia sistematicamente, e nel rispetto delle norme di diritto internazionale, divieti d'entrata ai sensi dell'articolo 67 capoverso 4 della legge sugli stranieri (LStr). L'articolo 24 capoverso 2 della Costituzione (RS 101), invece, garantisce ai cittadini svizzeri il diritto di entrare in Svizzera. Non esiste alcuna possibilità per impedire loro di entrare in Svizzera per motivi inerenti alla sicurezza interna o esterna del Paese.</p><p>Nella Strategia del Consiglio federale del 18 settembre 2015 per la lotta al terrorismo, la Svizzera si impegna a non esportare il terrorismo. Nell'avamprogetto di legge MPT, il Consiglio federale propone pertanto di pronunciare un divieto di lasciare la Svizzera nei confronti delle persone che rappresentano una minaccia terroristica e sono intenzionate a partire all'estero. La Svizzera è inoltre tenuta ad assumere la responsabilità in merito ai jihadisti svizzeri che tornano in patria. Al loro rientro, queste persone diventano di norma oggetto di un procedimento penale per sostegno a un'organizzazione terroristica. Durante il procedimento penale è anche possibile ordinare la carcerazione preventiva nei confronti di una persona. In virtù delle loro leggi sulla polizia, alcuni Cantoni dispongono inoltre delle basi giuridiche per ordinare la carcerazione preventiva al fine di preservare la sicurezza e l'ordine pubblici. Tuttavia, la durata di tale carcerazione preventiva cantonale in genere è limitata a pochi giorni. Se le condizioni sono adempiute, nel quadro di un procedimento penale è possibile pronunciare un internamento. Il Consiglio federale ritiene inammissibile l'incarcerazione preventiva duratura e illimitata al di fuori di un procedimento penale.</p><p>La Confederazione e i Cantoni adottano un approccio differenziato nei confronti delle persone che rappresentano una potenziale minaccia terroristica e sono legittimate a soggiornare in Svizzera. La sola incarcerazione non è sufficiente per deradicalizzare una persona. La minaccia costituita da queste persone può essere affrontata facendo ricorso a una serie di misure. Il Piano d'azione nazionale per prevenire e combattere la radicalizzazione e l'estremismo violento, elaborato congiuntamente da Confederazione, Cantoni, Comuni e città, prevede tra l'altro misure specifiche per promuovere il disimpegno e la reintegrazione di tali persone; la gestione interdisciplinare della minaccia è un aspetto fondamentale di questo catalogo di misure. Alcuni Cantoni dispongono già di un sistema di gestione della minaccia che riunisce tutte le autorità e le istituzioni interessate. Questo strumento verrà integrato dalle misure preventive di polizia proposte nel progetto MPT. Nel quadro di tale progetto, il Consiglio federale proporrà ad esempio la possibilità di obbligare una persona che rappresenta una potenziale minaccia terroristica a non lasciare un dato immobile ("arresti domiciliari").</p><p>Conformemente all'articolo 42 della legge sulla cittadinanza (LCit) la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) può, con il consenso del Cantone di origine, revocare la cittadinanza svizzera, la cittadinanza cantonale e l'attinenza comunale a una persona che possiede anche la cittadinanza di un altro Stato, se la sua condotta è di grave pregiudizio agli interessi o alla buona reputazione della Svizzera. Nell'ordinanza sulla cittadinanza (OCit), il Consiglio federale precisa che questa condizione è tra l'altro adempiuta se una persona commette un grave crimine, ad esempio di matrice terroristica, e per il quale, secondo il principio applicato, è stata condannata (art. 30 cpv. 1 lett. b e cpv. 2 OCit). La revoca della cittadinanza non richiede una condanna nei casi in cui un procedimento penale sarebbe impossibile poiché lo Stato in cui sono stati commessi i reati non ha la volontà o la capacità di portare a termine un procedimento penale o ossequiare una domanda estera di assistenza giudiziaria segnatamente in quanto il sistema giudiziario indipendente nel suo insieme o in parte rilevante di esso è incapace di funzionare (art. 30 cpv. 2 OCit).</p>  Risposta del Consiglio federale.