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BERNA - L'iniziativa dell'UDC "Per l'autodeterminazione" (detta anche "Contro i giudici stranieri") mette in pericolo la stabilità della Svizzera. È l'opinione del Consiglio degli Stati, che dopo un dibattito durato quasi quattro ore ha deciso oggi di raccomandarne la bocciatura (36 voti a 6) e di non opporle un controprogetto.
Depositata il 12 agosto 2016, la proposta democentrista vuole sancire il primato del diritto costituzionale su quello internazionale e obbligare le autorità ad adeguare i trattati internazionali che contraddicono la Costituzione e a denunciarli, se necessario.
Approvando il testo lanceremmo un segnale che mette in pericolo la reputazione di Berna quale partner affidabile nelle relazioni giuridiche fra Stati, ha affermato in entrata Robert Cramer (Verdi/GE) a nome della commissione degli affari giuridici. Gli esperti di diritto che abbiamo consultato hanno sottolineato che non ha senso opporre le norme svizzere e quelle internazionali: sono tutte legittime e la Svizzera ha scelto liberamente di adottarle, ha aggiunto.
Per Fabio Abate (PLR/TI), l'iniziativa avrebbe inoltre conseguenze negative sia per la politica estera elvetica che per la piazza economica e la sua rete di relazioni in ogni parte del mondo. Ed è lo stesso mondo economico - da Economiesuisse all'Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM) - ad averci chiesto di respingere la proposta dell'UDC, ha fatto notare Cramer.
Thomas Minder (indipendenti/SH) ha difeso il testo portando una serie di esempi in cui la Svizzera è a suo dire sottoposta al "diktat di giudici stranieri". L'accordo sulla libera circolazione, che risulta essere prioritario su quello costituzionale sull'immigrazione approvato dal popolo nel 2014, oppure l'accordo istituzionale in corso di negoziazione con l'Ue mostrano, secondo Minder, che Berna non ha voce in capitolo.
Una minoranza - guidata da Andrea Caroni (PLR/AR) - proponeva da parte sua di opporre all'iniziativa un controprogetto che contemplasse la possibilità, per il diritto nazionale, di emettere disposizioni che contravvengano il diritto internazionale, ma solo se quest'ultimo non garantisce la protezione dei diritti umani.
In questo modo "rafforziamo il diritto internazionale e le competenze dei legislatori, così come la democrazia", ha sostenuto a lungo, spalleggiato da Stefan Engler (PPD/GR). Per quest'ultimo è sbagliato credere che sia sufficiente bocciare l'iniziativa: il controprogetto fornirebbe una risposta equilibrata.
Il controprogetto è pericoloso come l'iniziativa, ha replicato Daniel Jositsch (PS/ZH), perché getta discredito sul diritto internazionale sostenendo che non è equo. La Corte europea dei diritti dell'Uomo permette ai cittadini, in caso di bisogno, di denunciare lo Stato se i loro diritti sono violati, ha rilevato. L'idea di un controprogetto è quindi stata respinta con 27 voti a 15.
Per la ministra di giustizia Simonetta Sommaruga l'iniziativa, sebbene secondo i promotori miri a far chiarezza, contiene diverse imprecisioni e contraddizioni. A quali condizioni bisogna denunciare un trattato? Quando c'è uno svantaggio per la Svizzera? E in questo caso quale tipo di svantaggio? Si è chiesta alla fine del dibattito. La Svizzera è un Paese collegato al resto del mondo, che esporta ogni anno tonnellate di prodotti e che vuole continuare a farlo. Per questo ci vogliono dei trattati, ha rilevato Sommaruga.