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ZURIGO - Non ha senso vaccinare gli adolescenti contro il Covid, perché il rischio che corrono con la malattia è molto basso e il preparato che viene inoculato non è ancora da tempo sufficiente in circolazione per scartare la possibilità di conseguenze gravi: lo afferma Klaus Stöhr, virologo ed epidemiologo tedesco che per 15 anni ha lavorato per l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS), fra l'altro come coordinatore della ricerca sulla Sars.
«Sarebbe fantastico se potessimo far vaccinare i bambini e i giovani contro il Covid-19, ma attualmente non abbiamo un vaccino per loro il cui beneficio superi il rischio», afferma Stöhr in un'intervista pubblicata oggi dalla testata online svizzero tedesco Infosperber. "«Nella fascia di età di 10-19 anni ci sono stati finora nove morti per Covid-19 in Germania, la maggior parte dei quali causati da gravi malattie concomitanti. La vaccinazione deve perciò essere attentamente considerata. I vaccini non sono sul mercato da abbastanza tempo per essere sicuri che non succeda qualcosa di terribile quando vacciniamo i bambini».
Che cosa di "terribile" potrebbe capitare? «Guardi per esempio i bambini rimasti affetti da narcolessia dopo essere stati vaccinati con il vaccino Pandemrix contro l'influenza suina: queste sono cose che nessuno vuole. Pandemrix era stato testato anche sui ragazzi in precedenza», fa notare lo specialista.
Sulla scia dell'influenza suina del 2009-2010 in Europa furono vaccinati relativamente pochi bambini, ma con il Covid i numeri potenziali sono ben altri. «Ora la questione è sapere se vaccinare un numero stimato di 150 milioni di bambini nella sola Europa contro una malattia che non è grave in loro», osserva il 62enne.
Stöhr spiega che in Germania la Commissione permanente sulle vaccinazioni (Ständige Impfkommission, STIKO) valuta i dati mondiali secondo un processo trasparente e strutturato per arrivare a una raccomandazione dopo aver soppesato i rischi e i benefici. «Attualmente consiglia la vaccinazione solo ai bambini dai 12 anni in su con malattie preesistenti: se singoli scienziati o politici ora rifiutano le raccomandazioni della STIKO non lo fanno su una base scientifica».
Per quanto riguarda il cosiddetto Long Covid, «parecchi degli studi molto citati sul tema sono basati su indagini in cui chiunque pensasse di avere i sintomi del Covid-19 poteva segnalarlo». Questo, secondo l'esperto, non fornisce una solida base di dati. Gli studi in Svizzera e Germania in cui i bambini che avevano il Covid sono stati confrontati con quelli che non lo avevano sono ben più significativi: è emerso che in entrambi i gruppi di 6-19enni i sintomi detti di Long Covid compaiono con la stessa frequenza. «Questo significa che la Sars-CoV-2 nei bambini non è la causa del Long Covid. Nell'attuale comunicazione tuttavia, alla gente piace scegliere i dati che si adattano alla propria narrazione. Questo non significa che la sindrome debba essere ignorata. Ma i dati di studi affidabili dicono qualcosa di molto chiaro».
Stöhr, che dal 2007 al 2017 ha lavorato per Novartis e che oggi è consulente indipendente, è anche contrario ai test a tappeto. «Test di massa su persone asintomatiche con un'incidenza così bassa sono, se mi perdonate l'espressione, solo uno spreco di denaro dei contribuenti. Con le incidenze così basse come sono ora, si trovano quasi solo falsi positivi», argomenta l'ex direttore di programmi pandemici dell'OMS. «Completamente astruso al momento è il test di routine delle persone vaccinate. So di ospedali in Germania che fanno analizzare il loro personale completamente vaccinato due volte alla settimana con un test rapido. Praticamente si trovano solo falsi positivi. Queste persone devono poi andare in quarantena, creando costi inutili e carenze di personale. Uno schiaffo in faccia a coloro che erano motivati a farsi vaccinare».