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Joseph Stiglitz e Hamid Rashid mettono in guardia da possibili (e probabili) default di Paesi che non potranno ripagare il loro debito in seguito alla crisi globale. E propongono una possibile soluzione...
La crisi del covid sicuramente impatterà duramente sulle imprese e sui cittadini. Anche per gli Stati però le prospettive non si fanno rosee, visto che da un lato sono stati spesi miliardi per far fronte all’emergenza covid, e dall’altro, con la crisi economica, molte entrate fiscali verranno a mancare.
In un articolo pubblicato sul Guardian l’economista premio Nobel Joseph Stiglitz e Hamid Rashid, capo del monitoraggio economico globale presso il Dipartimento degli Affari economici e sociali delle Nazioni Unite, spiegano quali misure potrebbero essere intraprese per evitare “una crisi del debito globale”.
"Mentre infuria la pandemia di Covid-19, quest'anno più di 100 paesi a basso e medio reddito dovranno ancora pagare un totale di 130 miliardi di dollari per servizi di debito - circa la metà dei quali è dovuta ai creditori privati”, scrivono i due. “Con molte attività economiche sospese e con le entrate fiscali in caduta libera, molti paesi saranno costretti al fallimento. Altri accaparreranno le scarse risorse per pagare i creditori, tagliando le tanto necessarie spese sanitarie e sociali. Altri ancora ricorreranno a ulteriori prestiti, dando il via alla proverbiale corsa al credito, apparentemente più facile ora a causa dell'afflusso di liquidità dalle banche centrali di tutto il mondo”. “Dal decennio perduto dell'America Latina negli anni Ottanta alla più recente crisi greca, ci sono molti ricordi dolorosi di ciò che accade quando i paesi non riescono a pagare i loro debiti”, spiegano i due economisti. “Una crisi globale del debito oggi spingerà milioni di persone verso la disoccupazione e alimenterà l'instabilità e la violenza in tutto il mondo. Molti cercheranno lavoro all'estero, con sistemi di controllo delle frontiere e di immigrazione potenzialmente schiaccianti in Europa e in Nord America”. “Già nel giugno 2013, temevamo che "i mercati finanziari miopi, lavorando con governi miopi", stessero "gettando le basi per la prossima crisi del debito mondiale". Ora è arrivato il giorno della resa dei conti. Lo scorso marzo, le Nazioni Unite hanno chiesto la cancellazione del debito per i Paesi meno sviluppati del mondo. Diversi paesi del G20 e il Fondo Monetario Internazionale hanno sospeso il servizio del debito per l'anno in corso e hanno invitato i creditori privati a fare altrettanto”, scrivono i due.
Oltre a delle moratorie per condonare parte del debito dei Paesi più in difficoltà, i due economisti auspicano”una profonda ristrutturazione del debito. La storia dimostra che per molti Paesi una ristrutturazione troppo piccola, troppo tardiva non fa altro che porre le basi per un'altra crisi. E la lunga lotta dell'Argentina per ristrutturare il suo debito di fronte a creditori privati recalcitranti, miopi, testardi e intransigenti ha dimostrato che le clausole di azione collettiva volte a facilitare la ristrutturazione non sono così efficaci come si sperava”. Propongono dunque “uno strumento multilaterale di riacquisto potrebbe essere gestito dal FMI, che può utilizzare le risorse già disponibili, la sua funzione di Nuovi accordi di prestito, e fondi supplementari da un consorzio globale di paesi e istituzioni multilaterali”.