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La Commissione della politica estera del Nazionale - così come aveva fatto l'omologa del Consiglio degli Stati - approva l'apertura di negoziati per correggere l'accordo sulla libera circolazione delle persone con l'Unione europea. La decisione è stata presa oggi all'unanimità.
Dopo l'iniziativa contro l'immigrazione di massa approvata lo scorso febbraio la Svizzera deve intavolare nuove trattative. La commissione sostiene il mandato negoziale proposto dal Consiglio federale, ha dichiarato il presidente Carlo Sommaruga (PS/GE) ai media a Berna.
Le priorità del governo è di controllare la politica d'immigrazione svizzera preservando la via bilaterale e il livello di protezione dei salari. La commissione - con 16 voti a 7 - ha rifiutato di modificare il mandato favorendo solo il controllo migratorio.
La sinistra è riuscita a far passare una raccomandazione, per 12 voti a 7 e 4 astensioni, chiedendo al Consiglio federale di fare in modo che la Svizzera venga reintegrata nel programma di ricerca "Horizon 2020" (o Orizzonte 2020) dal 2017, ha detto ancora Sommaruga.
La Svizzera ha già chiesto formalmente in luglio a Bruxelles la revisione dell'accordo sulla libera circolazione. Il governo ha nel frattempo iniziato l'applicazione interna dell'iniziativa UDC, e in giugno ha annunciato di voler contingentare tutti gli stranieri a partire dai quattro mesi di soggiorno.
Ai cantoni saranno attribuiti una volta all'anno dei "tetti" sulla base di raccomandazioni di un organismo che riunirà le autorità di migrazione e del mercato del lavoro, così come i partner sociali. In compenso, il governo non intende limitare i ricongiungimenti famigliari. Un progetto di legge dovrebbe essere messo in consultazione entro la fine dell'anno, in vista di un dibattito in Parlamento.