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Grande tonfo delle Borse, innescato dal ribasso degli indici americani venerdì scorso, a seguito della escalation della guerra commerciale fra Usa e Cina. Quest’ultima ha reagito con l’intenzione di imporre nuovi dazi per 75 miliardi di dollari di merci americane. Alcune di queste misure entreranno in vigore il 1° settembre, tra cui una tariffa aggiuntiva del 5% sui semi di soia e sul petrolio greggio provenienti dagli Stati Uniti. Inoltre, il 15 dicembre la Cina ripristinerà la tassa alla dogana del 25%, precedentemente sospesa, sulle auto statunitensi, applicando un ulteriore 10% su alcuni veicoli.
Mark Haefele, Global Chief Investment Officer GWM, UBS AG, riferisce che “lo scenario di riferimento di UBS prevedeva una leggera escalation sotto forma di ritorsioni proporzionali da parte di Pechino entro il 1° settembre, in linea con le misure annunciate venerdì. La risposta dell’amministrazione statunitense a fine giornata è ai limiti del nostro scenario di riferimento e si avvicina al nostro scenario negativo di una tariffa del 25% su tutte le esportazioni cinesi non ancora tassate. Ci aspettiamo che la Cina risponda anche a quest’ultima escalation della Casa Bianca, come ha sempre fatto finora. Il governo cinese potrebbe imporre restrizioni agli acquisti di aeromobili statunitensi e ai viaggi verso gli Stati Uniti e inserire alcune società americane nella lista delle «entità inaffidabili». La buona notizia in tutto questo è che l’economia statunitense appare ancora piuttosto solida e rimane sostenuta dal vigore della spesa al consumo.”
Si innesca in questo scenario l’intervento sui tassi da parte della FED, che per riallineare la curva dei rendimenti dovrebbe intervenire con almeno 75 punti base. È ancora Mark Haefele che dichiara: Il rischio per l’economia e i mercati finanziari è che probabilmente, nello scenario negativo di una tariffa del 25-30% su tutte le importazioni cinesi negli Stati Uniti, anche un allentamento monetario più aggressivo sarebbe insufficiente e giungerebbe troppo tardi. Pertanto, a nostro avviso le prospettive del mercato a breve termine dipenderanno essenzialmente dalla politica commerciale, non dalla politica monetaria. Per il momento ci aspettiamo che gli Stati Uniti riescano a evitare una recessione il prossimo anno, ma questo scenario è esposto a rischi negativi. Nel complesso, l’attuale contesto giustifica un approccio equilibrato all’assunzione di rischio nei portafogli.
Nell’asset allocation tattica, quindi, viene raccomandato di potenziare i rendimenti mediante combinazioni di posizioni di carry sulle valute dei mercati emergenti, debito sovrano emergente in valuta forte e obbligazioni investment grade in euro. In portafoglio, azioni americane e giapponesi scelte in modo molto selettivo, volte a cogliere rendimenti in caso di scenario non recessivo. Posizioni anitcicliche sullo yen e opzioni put sull’S&P500 per gestire i rischi di ribasso.
A cura della redazione
Grazie a UBS, Investment Research