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Si è concluso nei giorni scorsi in Sud Africa il 17° Congresso Sindacale Mondiale. Numerose delegazioni di lavoratori da tutto il mondo si sono riunite a Durban per discutere le nuove linee strategiche del movimento operaio internazionale: per la precisione erano 1500 delegati, di cui 340 donne, in rappresentanza di 149 sindacati nazionali con circa 80 milioni di lavoratori iscritti da 111 paesi. Per il terzo mandato consecutivo è stato eletto il greco George Mavrikos alla carica di segretario generale della Federazione Sindacale Mondiale (FSM).
Mavrikos, già deputato del Partito Comunista di Grecia (KKE) e noto per aver scaraventato il memorandum di tagli imposto dall’Unione Europea contro la presidenza del parlamento ellenico, è stato uno dei leader studenteschi del politecnico di Atene che si opposero alla dittatura militare negli anni ’70. Sotto la sua direzione la FSM è uscita dalla crisi che ha attraverso durante gli anni ’90 del secolo scorso e sta continuamente aumentando il numero di membri soprattutto in Asia, Africa e America latina.
Nella sua relazione introduttiva il segretario generale, oltre ad aver presentato un analisi della lotta di classe su scala internazionale, ha indicato che al mondo ci sono 2,3 milioni di incidenti mortali sul lavoro a causa di basse condizioni di sicurezza. Infine ha condannato le tendenze imperialiste della Confederazione Sindacale Internazionale (CSI) di tendenza socialdemocratica, storica rivale della FSM, che ha sostenuto le ingerenze imperialiste in Libia, Mali e Irak e che rifiuta di collaborare con la FSM. Mavrikos – che ha precisato come gran parte delle ONG occidentali siano uno strumento dell’imperialismo atlantico – ha ribadito la solidarietà con la Palestina e ha fatto notare come in 8 anni l’ONU abbia sancito 25 risoluzioni sulla questione palestinese rimaste inapplicate, mentre l’unica risoluzione adottata sulla Libia è stata immediatamente messa in atto con le conseguenze nefaste che oggi conosciamo.
Alla presidenza è invece stato eletto per la prima volta il leader del NEHAWU, il sindacato sudafricano dei lavoratori dell’educazione e della sanità, Mzwandile Makwayiba. Al Congresso ha partecipato anche il presidente della Repubblica Sudafricana, Jacob Zuma, che guida attualmente il governo del paese in coalizione con i comunisti e il sindacato COSATU. Zuma ha ricordato la solidarietà della FSM alla lotta dei lavoratori neri contro l’apartheid e al fianco del leader rivoluzionario Nelson Mandela, oltre a citare esplicitamente la necessità di superare le “barbarie del capitalismo”.
Dalla Svizzera solo il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) era stato invitato: le altre sigle sindacali elvetiche sono infatti aderenti CSI. Impossibilitati a partecipare gli studenti ticinesi hanno inviato un messaggio firmato dal coordinatore Zeno Casella. A Durban era però presente l’antenna svizzera della FSM con il suo rappresentante Esteban Munoz, che gestisce le relazioni con l’Organizzazione Internazionale del Lavoro alle Nazioni Unite di Ginevra.
Accanto alle organizzazioni sindacali, anche alcuni esponenti della sinistra hanno voluto salutare l’importante evento operaio: oltre alla costante presenza del Partito Comunista del Sudafrica (SACP) in loco, ha espresso solidarietà alla FSM anche la Federazione Mondiale della Gioventù Democratica (WFDY) che riunisce le maggiori organizzazioni giovanili comuniste e antifasciste del mondo, a cui è seguito un messaggio di augurio dalla Svizzera firmato da Massimiliano Ay a nome del locale Partito Comunista, che ha preceduto il saluto del Partito Comunista Unificato del Nepal e altri movimenti rivoluzionari.
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