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Le intercettazioni ambientali di una coppia solettese sospettata di aver ucciso il figlio di due mesi e di aver gravemente ferito la figlia sono lecite. Il Tribunale federale ha dato ragione al Ministero pubblico solettese.
E ha pure giudicato fondato il ricorso ad agenti infiltrati.
La coppia, nel frattempo separata, era sospettata di aver ucciso il figlio nel 2010. Nel 2012 erano state costatate lesioni gravi che hanno reso necessario un intervento neurochirurgico sulla figlioletta di sette settimane.
Visto che la giustizia solettese non riusciva a progredire nell'inchiesta, il Ministero pubblico ha ordinato intercettazioni ambientali negli appartamenti della coppia e ha utilizzato agenti infiltrati. La corte cantonale solettese, esaminando un ricorso della coppia, ha giudicato queste misure illecite. Per il Tribunale federale invece esistevano tutte le condizioni per intercettazioni ambientali e un'inchiesta sotto copertura visto che i fatti erano estremamente gravi.
Contrariamente al tribunale cantonale, i giudici federali ritengono che gli agenti infiltrati non abbiano violato il diritto di tacere dei sospettati: non hanno posto alla coppia domande "tendenziose" e quindi le dichiarazioni spontanee dei due possono essere utilizzate ai fini dell'inchiesta.
Il Ministero pubblico si è invece spinto troppo oltre perquisendo il domicilio della madre e del nuovo compagno. In quell'occasione era stato sequestrato un supporto informatico con fotografie degli agenti sotto copertura scattate dalla sospettata e il procuratore aveva ordinato di cancellare le immagini per proteggere l'identità dei poliziotti.
Secondo il Tribunale federale, la Procura ha agito in modo sproporzionato e avrebbe dovuto fare copie per gli archivi. Agendo in questo modo invece ha distrutto le prove.
(Sentenza 1B_114 bis 122/2016 del 21.03.2017)
SDA-ATS