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Al Festival del film Locarno ho visto due dei quattro episodi di Death Row II, la serie di quattro documentari su altrettanti condannati a morte negli Stati Uniti realizzata del regista tedesco Werner Herzog.
Ogni documentario inizia in una maniera che ho trovato molto forte: la voce fuori campo di Herzog che afferma di essere negli Stati Uniti come ospite e, in quanto tale, di rispettare le loro scelte in fatto di pena capitale, di rispettarle ma, visto il suo diverso bagaglio culturale, di essere in profondo disaccordo. Continua a leggere Herzog il relativista
Beati monoculi in terra caecorum o, con una traduzione leggermente creativa, nel paese dei ciechi, chi ha un occhio solo è re.
Se chi ha un occhio solo è re, chi li ha ancora tutti e due, come minimo, può diventare imperatore. Continua a leggere Beati monoculi in terra caecorum
La relazione genealogica tra pratiche di vita e di sapere e nozioni di mondo storicamente determinate impedisce di pensare ingenuamente il mondo come un fatto o come una totalità n sé. Non ci sono fatti senza interpretazioni, disse Nietzsche. Il mondo è piuttosto “tutto ciò che accade”, scrisse Wittgenstein: was der Fall ist. Der Fall: la caduta, l’accadere e anche il “caso”. Il mondo, possiamo dire, se è profondamente inteso nel suo riferimento, non è semplicemente un significato, non è una “cosa”. Essenzialmente il mondo accade in infiniti significati, esso è un evento.
Carlo Sini, Da parte a parte. Apologia del relativo, ETS, 2007, p. 97
Mentre in Europa si discute se inserire il riferimento alle radici cristiane nelle costituzioni e statuti vari, il prossimo 17 maggio in Svizzera si voterà per tutelare a livello costituzionale la medicina complementare (o alternativa). Continua a leggere Verità omeopatiche
Il linguaggio dei Mura-Pirahã, popolazione sudamericana veramente singolare, sembra non possedere i numeri: le quantità vengono espresse in maniera qualitativa, tramite tre espressioni che, grosso modo, hanno il significato di “pochi”, “alcuni”, “di più”.
Così la stessa quantità (quella che noi definiamo la stessa quantità) può essere ora “pochi” ora “alcuni”, a secondo della situazione. Continua a leggere Dare i numeri, vedere i numeri
Lui – leggendo un giornale: Io questa storia della crocifissione non l’ho mica capita.
Lei: Lo sospettavo. Provo a spiegartela in poche parole: Dio ha mandato il proprio figlio sulla terra a morire per i peccati dell’uomo.
Lui: …
Lei: …
Lui: Io mi riferivo alla polemica che, a quanto pare, sta infuriando tra i sudditi di Sua Maestà: la BBC ha trasmesso, o ha annunciato che trasmetterà, una trasmissione nella quale Gesù viene crocifisso in maniera filologicamente corretta: inchiodato ai polsi, non sul palmo delle mani. Continua a leggere Il relativismo delle stimmate
L’espressione “valori (o principi) non negoziabili” è stata coniata, come è noto, da Benedetto XVI per indicare alcuni valori fondamentali, quali la vita umana, la famiglia, la libertà di educazione, che andrebbero sempre riconosciuti e rispettati come tali e che nelle dinamiche sociali e politiche non dovrebbero diventare oggetto di negoziazione e contrattazione.
Da Re si dichiara abbastanza subito convinto della bontà di questa idea:
Sono convinto che tale tesi, la quale mette in guardia rispetto a una pretesa di disponibilità totale da parte del soggetto in ambito morale, sia importante e costituisca una salutare messa in guardia rispetto a relativismi di vario genere.
Steven Rose ne Il cervello del XXI secolo affronta il tema della relazione tra mente e cervello a partire da una poesia:
La poetessa americana Emily Dickinson una volta ha scritto una poesia, molto amata dai neuroscienziati, che inizia affermando: «Il cervello – è più vasto del cielo». Bene, io affermerò, senza fare ricorso al misticismo e scusandomi con la Dickinson, che la mente è più vasta del cervello. I processi mentali e coscienti – insisterò opponendomi a gran parte della filosofia contemporanea – sono essi stessi proprietà evolute e funzionalmente adattive essenziali per la sopravvivenza umana: non sono scesi dal cielo e nemmeno sono proprietà addizionali prive di funzione, conseguenze epifenomeniche del possesso di grandi cervelli che non hanno di per sé un potere causale. [p. 108]
[…] è in questo senso che le menti sono attivate dai cervelli ma non riducibili ad essi; esse sono il prodotto di quel sistema biosociale aperto che è il bambino che si sviluppa, comunica e impiega simboli. Come osserva [Merlin] Donald [A mind so rare, Norton, New York, 2003], sono “ibride”, simultaneamente un prodotto e un processo di questo sistema biosociale evolutosi e in via di sviluppo. [p. 170]
Qui, al confine tra scienza e filosofia, Steven Rose afferma alcune cose molto interessanti: la mente è non solo più vasta del cervello (prima citazione), ma è persino più vasta persino dell’individuo stesso (seconda citazione). Continua a leggere Il cervello del XXI secolo
Professore: Bene ragazzi, come promesso, oggi parleremo de La gaia scienza di Nietzsche…
Studente distratto: Prof, guardi lassù, in cielo! Cosa sarà quel coso che si muove così velocemente?
Professore: Un uccello, o forse un aereo. Adesso torniamo a Nietzsche.
Alle spalle del professore, sollevando una nube di polvere, crolla un pezzo di muro. Appena la polvere si posa, in parte sul pavimento, in parte nei polmoni del professore e di alcuni studenti, alla classe appare la sagoma di un uomo alto e robusto, vestito con una calzamaglia blu e un mantello rosso.