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Basilea/Losanna – Vietare la vendita di sigarette ai minorenni è inutile o quasi. A portare a galla la scarsa efficacia del divieto ci pensa uno studio basilese e losannese, secondo cui verosimilmente i giovani riescono comunque a procurarsi il prodotto per vie traverse.
Dal 2006, tutti i Cantoni - eccetto Appenzello Interno e Svitto - hanno introdotto la proibizione di vendere sigarette ai minori di 16 e 18 anni. Ricercatori delle università di Basilea e Losanna, guidati dall'economista Armando Meier, hanno approfittato dello scaglionamento di queste misure per fare dei confronti tra il prima e il dopo.
Tra il 2001 e il 2016, nell'ambito dello studio sono stati interrogati oltre 80'000 giovani di età inferiore ai 21 anni in tutta la Svizzera. Dal lavoro, pubblicato sul ‘Journal of Economic Behavior & Organization’, è saltato fuori che non è stata notata nessuna diminuzione statistica significativa del consumo di sigarette.
Solo una leggera riduzione, trascurabile, è emersa nei Cantoni dove il limite è stato fissato a 18 anni. Non vi sono differenze tra ragazzi e ragazze e i giovani, una volta diventati adulti, fumano come prima dell'esistenza dei divieti.
Secondo gli autori, da un lato fumare viene considerato meno "forte" da quando ci sono le interdizioni. Tuttavia, ciò non ha avuto un impatto quantificabile sul consumo e non è nemmeno aumentata la presa di coscienza del rischio per la salute.
Stando ad Alois Stutzer, co-autore della ricerca citato in una nota odierna dell'università di Basilea, una spiegazione possibile è che i giovani riescono ad aggirare i divieti, procurandosi le sigarette tramite la loro cerchia di amici. Nelle loro conclusioni gli esperti suggeriscono di indagare per scoprire come mai questi provvedimenti hanno effetti sulla vendita di alcol ma non su quella di tabacco.