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Biltmore, ovvero...
palcoscenico Hollywood
DI CLAUDIA LAFFRANCHI
È la vecchia signora più elegante di Los Angeles. Non è però una star degli anni d’oro di Hollywood, bensì l’Hotel Biltmore, uno degli edifici di lusso più prestigiosi della città. Un albergo inaugurato nel 1923 con tutti i fasti e l’eleganza della Belle époque, per far capire al mondo intero che Los Angeles non era più un paesotto del Far West ma una grande metropoli, raffinata e cosmopolita. Difatti, nel 1923 il Pueblo de la Reina de Los Angeles, fondato nel 1781, di strada ne aveva fatta molta. Appena 70 anni prima, “la città della regina degli angeli” contava solo 1600 abitanti, ma l’arrivo della ferrovia e la scoperta del petrolio durante l’ultima decade dell’Ottocento, fecero crescere la cittadina a un ritmo vertiginoso. Nel 1900 gli abitanti erano 102mila. La costruzione di un acquedotto di 400 chilometri capace di rifornire costantemente la regione di acqua potabile, e la nascita, negli anni Venti, di una nuova industria chiamata cinema, trasformarono la città in una metropoli di mezzo milione di abitanti.
Ma Los Angeles soffriva di un complesso di inferiorità nei confronti della più attiva, antica, e colta vicina del nord, San Francisco. Anche per questo un gruppo di banchieri, avvocati, e industriali decise di costruire un albergo simbolo del loro successo e delle loro ambizioni, la prova della trasformazione di Los Angeles in una città all’altezza di San Francisco, New York e Chicago.
“Una quarantina di finanzieri e di businessmen locali si erano messi assieme - racconta Armel Santens, ex direttore dell’albergo - per costruire un hotel che servisse soprattutto alla comunità. Dove poter svolgere attività mondana in un ambiente sofisticato e fastoso, e dove organizzare feste e ricevimenti nei quali i ricchi e i potenti di allora potessero sfoggiare gioielli e toilettes sontuose”. I lavori furono affidati alla ditta Schultze & Weaver, la stessa che costruì il mitico Waldorf Astoria di New York. Gli scavi per il nuovo albergo iniziarono il 27 marzo 1922, e dopo 18 mesi, due prima della fine prevista dei lavori, lo splendido edificio Beaux Arts a forma di E, il più grande hotel ad ovest di Chicago, troneggiava a Pershing Square. Gli affreschi furono dipinti da Giovanni Battista Smeraldi, un pittore italiano che aveva lavorato al Vaticano e alla Casa Bianca. Il suo capolavoro è la Crystal Ballroom, in stile neoclassico, coi suoi soffitti decorati da divinità, cupidi e satiri vari, illuminata da due immensi candelabri di cristallo austriaco.
Fu proprio la Crystal Ballrom ad ospitare, il 2 ottobre 1923, l’inaugurazione ufficiale del Biltmore. Le stelle di Hollywood Mary Pickford, Douglas Fairbanks Sr., Myrna Loy, Theda Bara e Ramon Navarro; i produttori Cecil B. De Mille e Jack Warner; il pugile Jack Dempsey, politici e businessmen erano tra i tremila ospiti della serata. In pratica, tutta la Los Angeles bene degli anni ’20. Non è certo una sorpresa che la storia dell’Hotel Biltmore sia legata a doppio filo a quella di Hollywood. È al Biltmore che, l’11 marzo 1927, fu fondata l’Accademia delle Arti e delle Scienze Cinematografiche, l’accademia che attribuisce gli Oscar, ed è proprio su di un tovagliolo dell’albergo che lo scenografo Cedric Gibbons schizzò quella che sarebbe diventata la statuetta simbolo dell’eccellenza in campo cinematografico. Una statuetta senza nome fino al 1931, quando Margaret Herrick, futura direttrice dell’Academy, fece notare che il trofeo assomigliava a suo zio Oscar. Ed è sempre al Biltmore che, tra il 1931 e il 1942 si svolsero otto Academy Awards - il nome ufficiale degli Oscar, che allora erano un semplice banchetto tra colleghi. E il Biltmore Bowl, per anni il nightclub più grande del mondo, era uno dei ritrovi preferiti di attori e registi.
Ma non solo stelle del cinema come Ingrid Bergman e John Wayne amavano soggiornare al Biltmore. Nella sua suite presidenziale a due piani raggiungibile con ascensore privato hanno dormito Franklin Delano Rooosevelt, Harry Truman, Lyndon Johnson, Gerald Ford, Jimmy Carter, Ronald Reagan e Bill Clinton. Per rendere felice la clientela Vip, nella suite presidenziale gli architetti dell’albergo hanno pensato proprio a tutto. “Durante i lavori di restauro sono stati scoperti armadietti segreti in cui durante gli anni del proibizionismo gli ospiti potevano nascondere le bevande alcoliche”, ricorda sorridendo Santens. Tra gli ospiti famosi dell’hotel troviamo anche il Duca e la Duchessa di York, la Principessa Margaret, Howard Hughes, John Steinbeck, Nelson Mandela, e i presidenti americani Herbert Hoover, Dwight Eishnhower, Richard Nixon e John Fitzgerland Kennedy, che nel 1960 fece del Biltmore il suo quartiere generale durante la convention democratica in cui venne nominato candidato del suo partito alle elezioni presidenziali.
Durante la seconda guerra mondiale invece, il Biltmore chiuse le porte al business e ospitò militari in congedo. Risorse nel dopoguerra come punto d’incontro dove si svolgevano tè danzanti, balli, e cerimonie private. Nel frattempo, però, il centro culturale e residenziale della città si era spostato ad ovest, verso il mare. Seguirono anni in cui downtown Los Angeles visse un periodo di decadenza e di semi-abbandono, prima di rinascere come quartiere d’affari. Nel 1969 l’hotel, con la sua bellezza ormai un po’ appannata dal tempo, fu dichiarato monumento storico, e nel ’76 fu restaurato dai nuovi proprietari.“Credo che il Biltmore sia sopravvissuto grazie alla sua bellezza - dice Armel Santens -, coi suoi affreschi, i cassettoni, le opere d’arte, l’originale forma ad E che garantisce una bella vista da ogni camera. Oggi l’hotel ha 84 anni, un’eternità per la storia americana, e non si possono fare lavori di nessun tipo senza prima domandare un’autorizzazione. Per fortuna, visto che Los Angeles è anche conosciuta per radere al suolo le sue bellezze architettoniche e far largo a nuovi edifici”.
Ed è proprio grazie alla sua bellezza e alla sua classe quasi europea che molti registi hanno scelto il Biltmore per girare scene clou dei loro film. Ne I favolosi Baker Boys Michelle Pfeiffer si trasforma da sciantosa di periferia in sirena sensuale e sofisticata mentre canta Making Whoopee sul piano a coda di Jeff Bridges. Un’interpretazione che ha trasformato la Crystal Ballrom in uno dei luoghi simbolo della seduzione cinematografica. Ma la Crystal Ballroom è una sala molto versatile, e ha saputo persino trasformarsi in un ring di pugilato per Rocky III.
L’hotel, dove lavora a tempo pieno una persona che si occupa solo di gestire le riprese di film, show televisivi e pubblicità, offre location per tutti i gusti. Le più ricercate sono la lobby dell’albergo, con il suo lucernario di vetro che è stato distrutto per ragioni di scena in Ghostbusters e L’avventura del Poseidon, e dove sono state girate alcune scene di True Lies. Ma anche la Rendez-Vous Court di stile moresco con tanto di fontana e scaloni monumentali, le diciassette sale da banchetto dal look differente ma sempre opulento, la galleria di oltre 100 metri dal soffitto a cassettoni affrescati con temi mitologici, e il bar d’epoca, sono stati spesso immortalati da Hollywood. Nella fantastica piscina sotterranea ispirata alle terme romane è stata girata una scena chiave di Bugsy, in cui Warren Beatty si rilassa con una maschera di bellezza sul viso mentre ha un infuocato scambio di opinioni con Harvey Keitel. Ma anche Vertigo, È nata una stella, Austin Powers, Quello che le donne vogliono, Independence Day, Dave, Beverly Hills Cop, Spiderman, Daredevil, Ocean’s 11, Crash, Miss Congeniality 2, Syriana, Flags of our Fathers e Dreamgirls hanno trasformato il Biltmore in un set cinematografico.
Tutto questo pedigree non spaventa comunque i clienti comuni. Il Biltmore, oggi fornito di tutti i confort moderni, spalanca le sue porte anche ai turisti, e continua a tenere alta la sua reputazione di “host of the coast”: il miglior padrone di casa della costa. Una definizione che si è guadagnato grazie a 84 anni di fedele servizio.
23-09-2007 00:00