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La polizia dello Sri Lanka ha arrestato un'impiegata srilankese dell'ambasciata svizzera a Colombo lunedì. In precedenza, quest'ultima aveva sostenuto di essere stata rapita brevemente e minacciata da persone sconosciute, rapimento che le autorità locali hanno ritenuto “non credibile”.
Secondo la diplomazia svizzera, la collaboratrice è stata rapita in un'auto e costretta a rivelare informazioni riservate relative al suo lavoro alla fine di novembre, esattamente un giorno dopo che un alto funzionario della polizia dello Sri Lanka aveva presentato domanda di asilo in Svizzera .
Il suo caso è al centro di un incidente diplomatico tra Berna e Colombo. Lo Sri Lanka mette in discussione il racconto della donna, mentre le autorità svizzere hanno descritto il caso come "molto grave" e che "costituisce un attacco inaccettabile".
Il procuratore generale dello Sri Lanka ha chiesto alla polizia di arrestare la dipendente "e consegnarla alla giustizia per aver alimentato la disaffezione nei confronti del governo srilankese e aver fabbricato false prove per l'uso in procedimenti giudiziari", hanno annunciato lunedì le autorità dello Sri Lanka.
Non è stato immediatamente chiaro se la donna fosse stata formalmente accusata. Era già stata interrogata dalla polizia per diversi giorni dopo l'inizio del caso ed era stata sottoposta a esami medici come ordinato da un tribunale.
Secondo quanto riferisce il “DailyMirror online”, ripreso da “Le Matin”, la donna sarebbe stata messa in detenzione preventiva fino al 30 dicembre.
Il funzionario di polizia che è fuggito in Svizzera stava indagando su diversi casi riguardanti il potente clan Rajapaksa, tornato al potere con l'elezione di Gotabaya Rajapaksa a Presidente della Repubblica il mese scorso. Suo fratello Mahinda, presidente dal 2005 al 2015, è stato nominato Primo Ministro.