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La Svizzera intende rinegoziare con l'Italia l'attuale accordo sull'imposizione alla fonte dei frontalieri che lavorano in Ticino. Lo ha detto oggi la ministra delle finanze Eveline Widmer-Schlumpf, durante la consueta conferenza stampa del Consiglio federale al termine della sua seduta settimanale.
Per la Consigliera federale, l'intesa con Roma - diversamente di quelle siglate recentemente con altri Stati confinanti, come l'Austria - risale agli anni '70, quando ancora non si parlava di libera circolazione delle persone. "Ora le cose sono cambiate", ha detto Widmer-Schlumpf, rifiutando di precisare se il futuro tasso di ristorno sarà inferiore a quello attuale (ora 38,8% rispetto al 12,5% in vigore con Vienna). "A questo stadio è meglio non parlare delle future aliquote", ha sottolineato.
Berna, ha aggiunto la responsabile delle finanze, intende inoltre siglare al più presto un nuovo accordo di doppia imposizione con l'Italia, dossier aperto nel 2001 e che dal 2009 marcia sul posto.
La settimana scorsa il Consiglio di Stato ticinese ha deciso di congelare il versamento del 50% della somma dovuta all'Italia relativa alle imposte alla fonte incassate dai frontalieri. Con questo gesto, il governo ticinese spera di convincere Roma e Berna finalmente a negoziare un nuovo accordo di doppia imposizione, affinché la Svizzera venga stralciata dalla lista nera dei paesi poco cooperativi in materia fiscale, stilata dall'Italia.