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Un nuovo documento presentato nell’ambito della causa contro Ripple suggerisce che XRP potrebbe non essere una security.
Il documento è stato presentato dai legali del querelante principale, l’ex investitore XRP Bradley Sostack, per conto di tutti gli investitori coinvolti nella class action che accusa la società Ripple di aver raccolto centinaia di milioni di dollari attraverso vendite ad investitori retail di un titolo non registrato, ovvero XRP, violando poi le relative norme sui titoli con ripetute vendite di XRP sul mercato.
Stando a quanto riportato nel documento, le accuse sono state riadattate con ulteriori pretese, tra cui una sesta domanda di risarcimento per falsa pubblicità in violazione del diritto commerciale della California, che aggiunge un emendamento redatto “secondo la teoria alternativa che XRP non sia una security”.
C’è anche un settimo reclamo che accusa la società di concorrenza sleale, sempre in violazione della legge della California, sempre secondo la teoria che XRP non sia una security.
Questi emendamenti introducono nel caso proprio la teoria alternativa che Ripple non abbia emesso e venduto un titolo non registrato, a differenza di ciò che invece è sempre stato sostenuto dai querelanti.
Inoltre sono state effettuate anche altre modifiche che riguardano la presunta natura di XRP come utility token degli strumenti di Ripple, alla luce del fatto che invece oltre il 60% dei token XRP sia in realtà di proprietà dell’azienda, e non sembri avere ad oggi alcun altro scopo che no quello di essere venduto in futuro per raccogliere altri fondi.
Nel documento si cita anche che il CEO di Ripple Brad Garlinghouse nel 2017 avrebbe venduto almeno 67 milioni di XRP su vari exchange, e che abbia venduto tutti i token XRP ricevuti da Ripple nello stesso anno entro pochi giorni dal momento in cui li ha ricevuti.
D’altronde le prestazioni del prezzo di XRP sul mercato sul lungo periodo sono ormai deludenti almeno da due anni, e lo stesso CEO ha confermato esplicitamente che la società ha bisogno di continuare a venderli per poter stare in piedi.
Non si comprende bene tuttavia per quale motivo con questo documento si introduca espressamente anche l’ipotesi che XRP non sia una security, visto che buona parte della causa era basata proprio su questa supposizione.