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di Roberto Livi
Spesso amici e colleghi mi dicono che vogliono "visitare Cuba prima che cambi". Ma Cuba è già cambiata.
E dal 13 agosto – anniversario della nascita di Fidel Castro - è in corso una consulta popolare per stabilire se le riforme in corso devono essere fissate in una nuova Costituzione che, a sua volta, serva come Carta fondamentale per proseguire i cambiamenti voluti da Raúl Castro fin da quando, dodici anni fa, assunse la presidenza dopo la grave malattia di suo fratello maggiore.
Da allora sono iniziate una serie di riforme economico - sociali - che si ispiravano a una modifica del paradigma politico rispetto agli anni precedenti. Sono stati legalizzati la proprietà privata e il lavoro por cuenta propria, gli investimenti esteri sono stati riconosciuti come essenziali per lo sviluppo, l’isola si è sempre più aperta al turismo, i cubani hanno potuto comprare e vendere case e auto.
Confermando la natura più pragmatica della sua linea politica il nuovo presidente prese atto che il periodo della grande utopia immaginata da Fidel e da Che Guevara era concluso: uomo nuovo, egualitarismo e volontarismo si erano infranti cozzando contro un mondo che si globalizzava dominato dal neoliberismo e, soprattutto, con l’implosione dell’Unione sovietica nel 1991.
Così nei “Lineamenti “ per le riforme economico - sociali decise nel congresso del Pcc nel 2011 il nuovo “faro” politico non era più la società comunista ma un "socialismo prospero e sostenibile". Alla luce di questo nuovo paradigma politico le riforme sono state graduali e lente – probabilmente troppo vista la crisi globale e le esigenze soggettive dei cubani - ma, senza sosta. E negli ultimi dieci anni hanno di fatto trasformato l’isola. Di fatto, perché alcune misure non si inquadravano nella Costituzione del 1976 di netto stampo sovietico. Per questo nel 2014 l’allora presidente Raúl Castro decise di presiedere un gruppo di lavoro che aveva come obiettivo di preparare una nuova Costituzione. Un progetto di nuova Carta Magna è stato redatto e poi il 22 luglio approvato dall’Assemble nacional del Poder popular, il Parlamento unicamerale.
Come detto è in corso a Cuba un esame popolare del progetto di Costituzione che si attuerà in 135.000 riunioni di base in fabbriche, caserme, luoghi di studio e di lavoro, quartieri e anche nelle comunità di cubani all’estero. Sono state stampate e messe in vendita (circa 4 centesimi di euro la copia) 800.000 esemplari del progetto (scaricabile anche gratuitamente nei centri della telecom cubana) perché la popolazione possa giungere preparata e possa presentare domande di chiarimento e proposte di cambiamenti. La gigantesca consulta popolare terminerà a metà novembre. E tenendo conto delle proposte popolari – se ammissibili in punta di diritto o accettabili politicamente - il progetto finale di nuova costituzione verrà sottoposto a un referendum popolare il prossimo 24 febbraio.
Nonostante le critiche e accuse sia dell’opposizione interna, sia di Washington e soci – ovvero che si tratti di un’operazione evidentemente di facciata - alla consulta popolare sulla nuova Costituzione possono partecipare – in quanto cittadini - anche membri della – assai divisa e minoritaria - opposizione: se avranno argomenti accettabili da parte del cubano de a pie, del cittadino comune, potranno metterli in discussione. Dunque, nonostante il progetto di Carta Magna ribadisca che il partito (unico) comunista rimane , la consultazione popolare permette un esercizio di democrazia di base nella quale l’opposizione, seppur in condizioni non facili, potrà far sentire la sua voce e misurare il suo peso politico.
L’obiettivo principale del nuovo testo costituzionale è mettere le basi per modernizzare l’isola e far finalmente decollare l’economia liberandola (parzialmente) dall’inefficienza di un pervasivo e asfissiante statalismo mediante l’apertura (regolata) al mercato e alla proprietà privata, a un limitato profitto e soprattutto agli investimenti esteri. Il tutto però, come detto, sotto l’egida del partito comunista e del suo controllo dei mass media.
Dal punto di vista economico e sociale si riconoscono diverse forme di proprietà, statale, sociale e cooperativistica e, soprattutto, privata. Misura quest’ultima volta a stimolare quello che fino a oggi è definito il cuentaproprismo, il lavoro per conto propio di circa seicentomila persone in tutta l’isola, che dovrebbero trasformarsi in piccoli e medi (finora scarsi) imprenditori. Viene però vietata la "concentrazione di proprietà" da parte dei privati – misura politica per impedire, come ha affermato l’attuale presidente che "Cuba diventi uno Stato capitalista", ma non ben definita nel lato pratico. Soprattutto si riconosce e viene stimolato sia il ruolo degli investimenti esteri, sia quello – regolato - del mercato come importanti motori di una ripresa economica.
Il nuovo testo prevede una modernizzazione della struttura dello Stato con la separazione delle cariche di presidente della Repubblica e di primo ministro. Ma soprattutto è prevista una riforma nell’ambito dei diritti civili e umani, ovvero nel campo dove le accuse e le contestazioni sono più forti, anche da parte di molti paesi dell’unione europea. Si tratta del matrimonio ugualitario – ovvero anche tra persone dello stesso sesso - una proposta avanzata e difesa con coraggio e determinazione da Mariela Castro - deputata e figlia minore di Raúl - da anni impegnata come direttrice del Centro Nacional de Educación Sexual (Cenesex), nella difesa dei diritti delle minoranze sessuali, LGBT. Non solo, grazie al lavoro di Mariela lo stato cubano finanzia campagne educative e programmi d’avanguardia per la prevenzione e cura dell’Aids.
In una società patriarcale e machista (eredità della Spagna) e dove negli anni ’70 del secolo scorso – seguendo la linea sovietica - molti omosessuali vennero espulsi dai posti di lavoro e “rieducati” nei “campi di lavoro” - la legalizzazione del matrimonio gay è una sorta di "rivoluzione nella rivoluzione" - come la definisce lo scrittore Rubén Gallo. .
La riforma ha provocato un intenso dibattito. E l’opposizione della Chiesa cattolica oltre a quella di cinque Chiese evangeliche - negli ultimi anni hanno guadagnato potere e visibilità nell’isola - che alcune settimane fa hanno emesso una dichiarazione congiunta nella quale si opponevano al matrimonio ugualitari.
Con la nuova Costituzione Cuba – unico paese latinoamericano, assieme a Uruguay e al Distretto federale di Città del Messico, in cui l’aborto è libero e gratuito entro le prime dieci settimane- tornerà all’avanguardia del subcontinente nella pratica di alcuni diritti civili – difesa diritti LGBT, contro la violenza nei confronti delle donne e a favore della libera scelta per l’interruzione di gravidanza - che è uno dei campi di battaglia per la difesa della democrazia, soprattutto nei due “giganti” latinoamericani Brasile e Argentina.
Quaderno 17 / Settembre 2018