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La Svizzera deve ritrovare la fiducia in se stessa, nelle istituzioni e nell'autorità politica, economica e sociale.
Lo ha detto il presidente della Confederazione per il 2003, Pascal Couchepin, nel tradizionale discorso radiotelevisivo di Capodanno.
"Perchè all'inizio dell'anno si fanno gli auguri?", si è chiesto Couchepin. Non certo perchè si crede che ciò basti a cambiare la realtà o che per magia scompariranno sofferenze e dubbi generando ondate di gioia e prosperità. No, gli auguri si fanno per esprimere «la nostra benevolenza nei riguardi del prossimo».
Auguri...d'auguri
«Il mio primo augurio - ha detto Couchepin - è che ci siano tanti auguri sulla bocca di tutti, affinché nessuno si senta solo e che ciascuno dia all'altro un po' di calore umano, nel cuore dell'inverno».
Il nostro paese ha bisogno di ritrovare la fiducia in se stesso, «ma lungi da me l'ingenua illusione che tutto sia semplice, risolvibile coi miracoli».
Ognuno di noi deve decidere, di fronte alla complessità della vita odierna, «se rassegnarsi al dubbio e soccombere ai risentimenti o se invece unire il proprio impegno a quello collettivo per costruire insieme una società democratica, capace di riforme, di nuove opportunità per le giovani generazioni e di solidarietà coi più deboli».
No all'indifferenza
Il mio secondo augurio - ha proseguito Couchepin - è che ognuno si impegni in un'azione costruttiva per l'avvenire. «E' facile criticare piuttosto che cercare soluzioni concrete ai problemi. Anche in Svizzera c'è questa tendenza, ma grazie alla democrazia diretta ogni cittadino ha la facoltà di decidere. Nel nostro paese non è possibile rimanere indifferenti alla politica».
Durante questo 2003, "voi cittadini avrete l'occasione di decidere per quale Svizzera optare", un paese aperto, prospero e solidale o dire «se non ci credete più» (...). «Il vostro impegno civico culminerà in autunno, al momento delle elezioni nazionali, per designare le autorità federali del prossimo quadriennio».
Coesione sociale
Il terzo augurio formulato da Couchepin per questo nuovo anno, «è che la coesione politica e sociale sia al centro delle vostre preoccupazioni civiche». La Svizzera si è fatta lentamente e le sue istituzioni «sono il frutto di sottili equilibri».
«Nel nostro paese i legittimi interessi particolari sono di regola espressi con ritegno, così che ciascuno può sviluppare i suoi progetti e godere una parte della comune prosperità. Ma oggi sappiamo che questi grandi equilibri sono minacciati. Scienza, tecnica, economia, costumi, si sono così rapidamente modificati da rimettere in discussione cose che si credevano acquisite».
Voglia di rischiare
Rimane però - secondo il presidente della Confederazione - l'ideale di una società «rispettosa delle diversità, capace di riservare a ciascuno la propria parte di prosperità».
E' un ideale condiviso e difeso, ma «dobbiamo reinventare i mezzi per concretizzarlo in un rinnovato contesto». Ciò è possibile solo se lo vogliamo, senza temere di mettere i problemi sul tappeto. «Occorre sviluppare il dialogo democratico e prendere decisioni, anche se talvolta si corrono rischi».
Cullarsi nella nostalgia di un'epoca d'oro «non è solo pericoloso, ma pure fuori luogo». Le grandi epoche della nostra storia «sono state marcate dalla capacità di decidere, a volte con conseguenze dolorose, ma comunque di decidere».
Alinghi e l'appello ai cittadini
Questa Svizzera - secondo Couchepin - è anche capace di sorprendere, come dimostra il successo della barca Alinghi «che tiene sull'albero maestro i colori del nostro paese nei mari del Sud».
«Nulla può essere fatto senza di voi cittadini - ha concluso il presidente della Confederazione -, senza le vostre decisioni, senza il vostro impegno».
L'augurio è che, grazie a tale impegno, alla fine del 2003 si potrà dire insieme: «i problemi del paese non sono tutti risolti, ma abbiamo fatto dei progressi con spirito democratico, tollerante e aperto alle legittime esigenze, con reciproca benevolenza».
swissinfo e agenzie