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Un materasso, lenzuola e una coperta pesante. I bagni biologici. Tutto nuovo. Pulito. Ordinato. Ma nient’altro. Sono passati quattro giorni dal terremoto che ha distrutto Arquata del Tronto. Stare nel campo degli sfollati non è facile: significa ammettere che la propria casa non c’è più e che nel campo bisogna rimanerci. Magari fino alle nevicate dell'inverno.
Una sopravvissuta racconta così l'ultima nottata trascorsa nella tendopoli allestita per gli sfollati: "La notte è stata impegnativa perché qui c'è un'escursione termica non indifferente". "Il giorno - prosegue - è molto caldo, la notte invece è molto fredda e l'umidità penetra nelle ossa. Siamo equipaggiati. La protezione civile ci ha dato tende e coperte. Ma è comunque molto freddo".
"E oltre a questo - prosegue - ci sono state continuamente delle scosse di assestamento, che sono precedute da un boato. E ciò destabilizza psicologicamente chi già ha vissuto il dramma del terremoto".
joe.p.