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La Svizzera deve "ammorbidire" le condizioni di rilascio dei visti umanitari ai cittadini siriani. È quanto chiede la Croce Rossa Svizzera (CRS). Fino a metà agosto quest'ultima ha assistito oltre un migliaio di rifugiati al loro arrivo nella Confederazione.
Si tratta soprattutto di donne, bambini e adolescenti ammessi nell'ambito del ricongiungimento famigliare, precisa la CRS in una nota odierna. L'organizzazione ha fornito a queste persone prestazioni di sostegno e consulenza per aiutarle a superare gli ostacoli finanziari e amministrativi.
Tra settembre e novembre 2013, la Confederazione ha concesso a parenti di rifugiati siriani che beneficiano di un'autorizzazione di soggiorno in Svizzera un accesso facilitato ai visti per consentire loro di mettersi in sicurezza. Oltre 3'700 visti sono stati rilasciati in questo ambito, secondo l'Ufficio federale della migrazione (UFM).
Progetto pilota
La Svizzera ha inoltre accolto nel quadro di un progetto pilota 500 rifugiati siriani particolarmente vulnerabili. Ventiquattro sono stati sostenuti dalla CRS su mandato del canton Uri.
L'organizzazione umanitaria chiede ora al Consiglio federale di aumentare considerevolmente il contingente di rifugiati ammessi nell'ambito di questo programma e di ammorbidire le condizioni di rilascio dei visti.
Per ottenere tali documenti, la vita o l'integrità fisica delle persone interessate devono essere seriamente e concretamente minacciate. Dal momento che la Svizzera non ha più alcuna rappresentanza diplomatica in Siria, i rifugiati in provenienza da questo Paese possono depositare una domanda d'asilo soltanto in uno Stato terzo.
Aiuto sul posto
Secondo la CRS, oltre tre milioni di Siriani - ovvero più della metà della popolazione - si sono rifugiati nei Paesi vicini. L'organizzazione umanitaria opera accanto alle società locali della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa e ha sbloccato finora 5 milioni di franchi a titolo d'aiuto di emergenza in Siria e nei Paesi vicini.
SDA-ATS