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Il 2007 è un anno elettorale. In autunno le cittadine e i cittadini svizzeri saranno chiamati a rinnovare parlamento.
Gli esperti non prevedono terremoti politici, ma la campagna si preannuncia accesa. Fra i temi più controversi vi potrebbe essere quello dell'immigrazione.
Nel 2003, le elezioni federali in Svizzera avevano innescato un terremoto politico. Dopo il balzo in avanti dell'Unione democratica di centro (UDC, destra nazional-conservatrice), cresciuta di oltre il 4%, e l'ulteriore cedimento dei partiti di centro (popolari e radicali), il parlamento aveva finito per mettere mano alla cosiddetta «formula magica», la chiave di ripartizione dei seggi in governo, rimasta immutata per ben 44 anni.
Le elezioni del 2007, almeno da questo punto di vista, si preannunciano meno spettacolari. Il barometro elettorale dell'istituto gfs.bern prevede una sostanziale tenuta dei partiti di governo, con l'eccezione del Partito liberale radicale (PLR, centro-destra), che perderebbe quasi il 2%.
Presumibilmente lo spostamento di voti non sarà tale da rimettere in discussione la suddivisione dei seggi in governo. E anche le ambizioni dei Verdi - sostenuti da un trend positivo che potrebbe consentir loro di avvicinarsi al 10% dei consensi - e del Partito popolare democratico (PPD, centro) - che vorrebbe riconquistare il secondo seggio in governo, perduto nel 2003 - non dovrebbero trasformarsi in vere rivendicazioni prima delle elezioni del 2011.
Polarizzazione
«La tendenza alla polarizzazione prosegue», afferma tuttavia il politologo Pascal Sciarini. «Dal 2003 nelle votazioni cantonali gli unici partiti che hanno continuato a guadagnare consensi sono l'UDC e i Verdi. Ed è probabile che la tendenza sia confermata dalle elezioni federali».
In ogni caso i toni del dibattito politico si stanno facendo più accesi, come sempre in periodo pre-elettorale. La tendenza è particolarmente evidente in casa UDC. Dopo essere riuscito a costruire una solida alleanza borghese attorno alle sue posizioni sull'immigrazione, il partito sembra tornare a giocare con più insistenza la carta dell'opposizione antisistemica.
In questo l'UDC può continuare a contare sul suo leader carismatico Christoph Blocher, il quale negli ultimi mesi non ha perso occasione per smentire quanti credevano che una volta eletto in governo avrebbe dovuto smettere i suoi panni di provocatore.
Temi
«È possibile che la figura di Blocher diventi un tema della campagna elettorale», osserva Sciarini. Ma anche due questioni che il politologo definisce «strutturali», come l'Europa e l'immigrazione, avranno con ogni probabilità un ruolo importante. Un dibattito prolungato su questi temi favorirebbe presumibilmente la destra nazional-conservatrice e la sinistra.
L'UDC non fa mistero di voler puntare su Europa, immigrazione e politica di risparmio, da anni suoi cavalli di battaglia, anche se Gregor Rutz, segretario centrale del partito, non esclude che il dibattito si sposti su altri temi. La sinistra, che pure potrebbe trarre vantaggi elettorali da una polarizzazione del dibattito, rimane invece cauta.
Secondo Nicolas Galladé, responsabile della campagna elettorale, il Partito socialista (PS) non intende cercare lo scontro sulla questione dell'integrazione o sulla figura di Blocher. «Vogliamo innanzitutto far passare i nostri temi». Priorità è data alla questione sociale, senza dimenticare l'apertura verso l'Europa e l'ecologia.
Sull'immigrazione rimane cauta anche Miriam Behrens, vicesegretaria centrale dei Verdi, che pure si dice certa che questo sarà uno dei temi centrali della campagna elettorale. I Verdi vogliono mettere l'accento piuttosto sui loro temi chiave, fra cui in particolare la protezione del clima e uno sviluppo in senso ecologico dell'economia, oltre che sulla questione delle pari opportunità e della pace.
Centro
Per i grandi partiti di centro l'appuntamento elettorale dell'ottobre 2007 è naturalmente un test importante per verificare la capacità di fermare l'emorragia di voti che li affligge da tempo. Se il PPD può ancora in qualche modo contare sull'«effetto Doris Leuthard» e su un barometro elettorale che prevede stabilità, il PLR non sembra ancora aver passato il guado, almeno stando ai sondaggi.
La formazione guidata da Fulvio Pelli cerca di profilarsi come partito del progresso. In novembre ha presentato un concetto sull'approvvigionamento energetico del paese che rilancia l'opzione nucleare, suscitando molte polemiche. Fra le sue priorità pone l'educazione, l'economica, l'integrazione degli stranieri, il ruolo della Svizzera nel mondo. «In uno schema destra-sinistra, siamo forse un partito di centro, ma in uno schema innovazione-conservazione siamo un partito estremista», spiega il portavoce Christian Weber.
Quanto al PPD, una delle parole che ricorrono più spesso nel bocca del suo segretario centrale Reto Nause è «famiglia». «Dobbiamo far conoscere all'elettorato i nostri successi nell'ambito della politica per le famiglie», spiega. Altre questioni che il partito vuole mettere al centro del suo discorso sono la sicurezza del posto di lavoro, l'educazione, la riforma delle grandi opere sociali elvetiche.
swissinfo, Andrea Tognina
Obiettivi elettorali
Gregor Rutz, UDC: «Vogliamo 100'000 voti in più».
Nicolas Galladé, PS: «Vogliamo diventare il partito più forte in parlamento».
Christian Weber, PLR: «Il nostro gruppo parlamentare dovrebbe contare, insieme ai liberali, 6 seggi in più».
Reto Nause, PPD: «Intendiamo rimanere il gruppo più forte nel Consiglio degli Stati e guadagnare qualche seggio nel Consiglio nazionale».
Miriam Behrens, Verdi: «Vogliamo ottenere 2-3 seggi in più al Consiglio nazionale e entrare nel Consiglio degli Stati».
I partiti e gli svizzeri all'estero
Gregor Rutz, UDC: «Gli imprenditori svizzeri all'estero che fanno parte del nostro partito sono la miglior illustrazione della nostra idea di una Svizzera aperta sul mondo ma fedele ai propri principi».
Nicolas Galladé, PS: «Con le nostre posizioni sull'Europa, con la nostra idea di una politica estera attiva, nell'ambito dell'ONU, siamo vicini alle posizioni di molti svizzeri all'estero».
Christian Weber, PLR: «Noi vogliamo una Svizzera liberale, consapevole delle proprie capacità, che sa muoversi sulla scena internazionale. Questo corrisponde anche agli interessi degli svizzeri all'estero.».
Reto Nause, PPD: «Ci siamo impegnati molto per il voto elettronico e stiamo cercando di inserire nelle nostre liste cantonali candidati che vivono all'estero ».
Miriam Behrens, Verdi: «Con il nostro impegno per una politica di pace dimostriamo di non interessarci solo alla politica interna della Svizzera, ma anche al ruolo della Svizzera e degli svizzeri nel mondo».