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VS: canapaio Rappaz rischia 20 anni di reclusione
SION - L’agricoltore e canapaio vallesano Bernard Rappaz rischia 20 anni di reclusione: l’atto d’accusa comunicato oggi dal procuratore Olivier Elsig gli addebita i reati di traffico di canapa indiana - per un quantitativo di 50 tonnellate - e di riciclaggio di denaro. Il processo avrà luogo l’anno prossimo.
Pioniere dell’agricoltura biologica e della coltivazione di canapa in Svizzera, Rappaz sarà giudicato dal Tribunale di Martigny assieme a due co-imputati, anch’essi accusati di aver venduto canapa indiana. La data del processo non è però ancora stata stabilita.
Rappaz e i suoi complici sono accusati di aver costituito uno stock di canapa del valore di 35 milioni di franchi e di aver dissimulato il ricavato dalla vendita dello stupefacente. Il 14 novembre 2001, la polizia aveva sequestrato 50 tonnellate di canapa e di derivati nella fattoria del vallesano, dov’erano pure stati scoperti impianti destinati al trattamento dell’hashish.
Rappaz è alle prese con la giustizia vallesana sin dal 1999, quando era stato condannato a 16 mesi di carcere per aver venduto cuscini imbottiti di fiori di canapa, un commercio che gli aveva permesso di realizzare un giro d’affari di 100 000 franchi.
Nel 2002, mentre da mesi si trovava in detenzione preventiva a causa della vicenda per la quale sarà processato l’anno prossimo, Rappaz aveva osservato uno sciopero della fame, conclusosi 73 giorni dopo all’Ospedale cantonale di Ginevra.
La magistratura vallesana non aveva ceduto allo sciopero della fame, ma aveva accordato al coltivatore un mese di riposo prima di fargli espiare la condanna a 16 mesi inflittagli nel 1999. Questa volta, il vallesano rischia una pena oscillante fra uno e vent’anni di carcere, nonché una multa massima di un milione di franchi.
ATS