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EDIFICI DA 28 A 39
Si tratta di ambienti successivamente addossati al corpo di fabbrica formato dagli E31, 32 e 33. In essi, a causa della pendenza della roccia di base e del conseguente dilavamento verso ovest, non è stato possibile identificare i relativi piani di calpestio. L’E30 è quello direttamente addossato al perimetrale est dell’E31; il suo accesso si apre a nord. Frammenti di recipienti a parete invetriata rinvenuti a contatto con la roccia di base sono riferibili al XIII-XIV sec. Seguono, verso est, l’E29, con un accesso posto nel muro meridionale, e l’E28, di cui si conserva solo il muro sud in cui si apre anche un accesso.
Di difficile interpretazione risulta la struttura 29a di forma leggermente arcuata, addossata ai perimetrali sud degli E29 e 30. Si possono escludere l’ipotesi di una struttura più antica parzialmente demolita al momento della costruzione degli edifici citati o la funzione di portico in quanto le porte degli E29 e 30 sono situate sul lato nord.
L’edificio, a pianta rettangolare, costituisce un unico corpo di fabbrica con gli E32 e 33. Il suo accesso si apre nel muro nord. Sono stati rilevati tre livelli d’uso, l’ultimo dei quali ha restituito ulteriori frammenti di ceramica invetriata verde, la cui cronologia porta ai secoli XIII e XIV, e frammenti di graffita arcaica attardata, riferibile ai secoli XIV-XV. Questi elementi permettono di estendere cronologicamente l’occupazione della collina, o almeno del terrazzo intermedio, ai secoli XIV-XV, mentre i dati emersi dal terrazzo inferiore indicherebbero una distruzione e un abbandono definitivi dell’area entro la metà-fine del XIII sec. Sono stati rinvenuti anche numerosi frammenti di contenitori in pietra ollare, un disco di bronzo con decorazione zoomorfa, inserti in pasta vitrea e doratura superficiale, nonché cereali e castagne nella parte nord dell’ambiente. Al di sotto degli strati medievali sono comparsi materiali relativi all’Età del Ferro e monete romane di II-III secolo d.C.
L’edificio presenta due diversi piani di calpestio, i quali hanno restituito materiale datante -tra cui monete della seconda metà del XII secolo, rinvenute soprattutto nel livello pavimentale più basso e dunque più antico, ma in qualche caso anche in quello più superficiale e nell’ultimo strato di crollo. Il muro nord presenta due accessi: quello più occidentale risulta murato in vista dell’apertura del secondo, in una fase più recente dell’edificio. Non è stato possibile definire la funzione di quest’ambiente.
È l’ultimo locale della fila, adiacente all’E32; più piccolo dei precedenti. Alcune monete hanno confermato una datazione ai secoli XI-XIII, con alcuni esempi di XI secolo e un solo nominale di età romana, purtroppo illeggibile. Il ritrovamento di abbondanti quantitativi di cereali carbonizzati, disposti su tutta la superficie del piano di calpestio, ha permesso di ipotizzare per questo edificio la funzione di magazzino. Sia l’E33 che l’E32 conservano inoltre tracce dell’intonaco che doveva rivestire le pareti interne.
A causa della presenza di alcuni alberi, questa struttura è stata indagata soltanto in parte, ampliando una trincea eseguita durante saggi d’ispezione preliminare condotti nel 1993. L’edificio sfrutta il preesistente perimetrale sud dell’E41; carboni e cenere depositati sull’unico piano di calpestio rinvenuto indicano che la vita dell’edificio dovette svolgersi tra la seconda metà dell’XI e la fine del XII secolo.
Tali strutture si collocano direttamente a sud dell’E40 (torre), appoggiandosi al suo perimetrale sud. L’E35 presenta un’apertura nel muro est che dava sulla strada d’accesso alla parte più alta e fortificata dell’insediamento, mentre l’E36, più volte rimaneggiato, presenta un accesso murato nella parete ovest; il perimetrale sud mostra inoltre un contromuro che parrebbe indicare una ristrutturazione dell’edificio. La conferma di ciò giunge anche dall’individuazione di due diversi battuti e di un focolare addossato alla parete est e sigillato da un pavimento collegabile alla fase della porta murata e al contromuro stesso.
L’E38A è un grande edificio addossato al muro di cinta occidentale, in cui si sono distinti almeno due livelli d’uso. Un primo piano d’utilizzo medievale che forse interessava l’intero edificio presenta almeno un focolare nel suo settore sud. Dopo un periodo di abbandono, la superficie viene livellata con del materiale e viene edificato un muro divisorio. Nel muro nord è visibile una porta, poi murata, servita da quattro gradini in lastre di calcare, che poneva la struttura in comunicazione con l’E38B. Altri quattro gradini sono venuti alla luce addossati al muro est, che sembra anche essere stato livellato ab antiquo. Sotto gli strati medievali è apparso un livello con materiale protostorico e preistorico. Direttamente a nord di questo edificio, inserita nel muro di cinta, è stata individuata una nuova porta d’accesso all’insediamento (poi E38B, ricavato dalla chiusura dell’accesso nella cinta, dalla muratura dell’accesso nord dell’E38A e dalla costruzione di un ulteriore muro sul lato est. Le numerose scorie di fusione rinvenute in un focolare addossato alla roccia sul lato nord del nuovo ambiente sembrerebbero indicare una funzione artigianale dell’area, identificabile come la fucina di un fabbro.). La struttura della porta, probabilmente interpretabile come la più antica via d’accesso all’insediamento, la cui cronologia sarà forse determinata con l’indagine del piano stradale all’interno e all’esterno dello stesso, si distingue nettamente dalle due indagate sul livello inferiore (vedere E14 ed E27) per un’esecuzione estremamente ben curata: i due stipiti sono infatti costituiti da conci di calcare di Meride ben sagomati e legati con ottima malta di calce. All’interno, sul lato est si nota l’alloggio del cardine, che indicherebbe la presenza di una porta ad una sola anta. In un secondo tempo l’entrata fu dunque chiusa con un muro, al quale ne venne poi addossato un secondo. Le ricognizioni di superficie eseguite sul fianco nord-ovest della collina, inoltre, sembrano indicare che la strada relativa alla porta d’accesso si dirigesse verso Meride e non verso l’attuale quartiere di Tremona.
L’edificio è una struttura rettangolare orientata sull’asse est-ovest, sul cui lato est era inserita una piccola abside. La sua posizione centrale, l’orientamento e la presenza dei resti di un piccolo presbiterio lasciano ipotizzare che si trattasse di una chiesa. L’entrata sembra fosse aperta nel lato nord, dove una grossa pietra arrotondata di calcare di Meride potrebbe rappresentare un frammento di un gradino d’accesso posto più o meno alla medesima quota della lastra d’accesso al presbiterio e che dovrebbe corrispondere al primitivo piano di calpestio ormai scomparso. Alcune monete collocherebbero l’edificio nel XII-XIII secolo.