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L'accordo di libero scambio con la Cina è stato approvato a larga maggioranza dalla Commissione della politica estera del Consiglio Nazionale. La richiesta di prendere maggiormente in considerazione i diritti umani è stata scartata, come pure l'idea di sottoporre il testo al popolo.
La commissione ha proposto al plenum, con 14 voti contro 6 e due astenuti, di approvare l'accordo, si legge in un comunicato odierno. Sono stati in particolare discussi temi come i diritti umani, le condizioni di lavoro e l'inquinamento. L'idea della sinistra di inserire queste tematiche nel testo è stata però bocciata. Anche ulteriori proposte di tutelare maggiormente i diritti umani nel gigante asiatico sono state scartate.
Per gli accordi di questo genere, solitamente non è prevista la possibilità di referendum, in quando non vi sono modifiche di legge rilevanti. Non sono previste eccezioni per il caso cinese: con 15 voti contro 6, la commissione ha respinto l'idea di una consultazione popolare.
L'intesa con Pechino, un imponente volume di oltre 1100 pagine, è il risultato di due anni e mezzo di trattative. Per favorire gli scambi, sono stati decisi abbassamenti dei dazi per i prodotti industriali e agricoli. Al contempo, la Svizzera ha ottenuto la difesa di diversi prodotti agricoli sensibili, ricevendo l'appoggio dell'Unione svizzera dei contadini.
Il testo è stato accolto positivamente anche nel settore dei servizi. Le aziende elvetiche dovrebbero infatti trarne vantaggio, in particolare rispetto a tutti i paesi che non hanno alcun accordo con la seconda potenza economica mondiale. Nell'intesa non si fa menzione dei diritti umani.
SDA-ATS