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Svizzera, 27 gennaio 2021
Dopo 11 condanne e 130'000 franchi di precetti non gli rinnovano il permesso di soggiorno
Denota “una flagrante incapacità di rispettare l’ordine giuridico svizzero”. Le pene pecuniarie “non hanno nessun effetto sul suo comportamento”. La prognosi è “totalmente sfavorevole”. Inoltre “è oggetto di precetti esecutivi stimati in circa 130'000 franchi, per imposte e assicurazioni non pagate”.
Con queste motivazioni il Tribunale federale ha respinto il ricorso di un cittadino kosovaro, classe 1978, cui la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) si era rifiutata di rinnovare il permesso di soggiorno. L’uomo è quindi ora chiamato a lasciare la Svizzera. Anche se, visto il suo pedigree, non è detto che lo farà.
Egli aveva infatti già “soggiornato a più riprese senza permesso” in Svizzera prima del 2009, quando aveva ottenuto un permesso di dimora grazie al matrimonio con una cittadina italiana. Un matrimonio rivelatosi più di carta che di amore. Poco dopo le nozze l’uomo ha infatti fatto arrivare dal Kosovo i suoi tre figli e la madre di essi.
Nel frattempo l’uomo, ormai residente legalmente in Svizzera, ha accumulato le condanne. Per guida in stato di ubriachezza, per guida senza licenza di condurre,
per impiego di stranieri senza permesso ma anche per lesioni e vie di fatto. Risulta infatti che nel 2016 ha picchiato uno dei suoi figli causandogli un trauma cranico. In totale è stato condannato undici volte, tra cui due volte al carcere.
Intervenuta più volte a casa sua, la polizia ha riferito alle autorità che il kosovaro non viveva insieme alla moglie italiana. Tuttavia, vista la presenza in Svizzera dei suoi tre figli, il Servizio della popolazione del canton Vaud ha deciso di rinnovargli il permesso di soggiorno.
Di diverso avviso è stata la SEM, che nel 2018 ha deciso di revocare il permesso sia al padre sia ai tre figli. Su ricorso, il Tribunale amministrativo federale (TAF) ha parzialmente bocciato la decisione della SEM. Due dei figli erano infatti nel frattempo diventati maggiorenni e quindi non potevano più essere legati alla sorte del padre. Il TAF aveva invece confermato l’espulsione del padre e del figlio più piccolo.
E anche il Tribunale federale, cui il kosovaro si è rivolto con il patrocinio di FB Conseils juridiques, ha confermato che il padre e il figlio minore dovranno fare ritorno in patria, dopo aver pagato le spese giudiziarie di 2'000 franchi.