Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01282.jsonl.gz/239

Dopo le ONG, anche la Svizzera ha lanciato un appello in favore di una riforma della Commissione ONU per i diritti umani, in perdita di credibilità.
Alla giornata di apertura della sessione di Ginevra, la ministra degli esteri elvetica Micheline Calmy-Rey ha sostenuto l'idea di creare un Consiglio ONU per i diritti dell'uomo.
Rivolgendosi alla Commissione ONU dei diritti dell'uomo durante il primo giorno della sua 61esima sessione annuale, la ministra degli affari esteri elvetica ha deplorato che le norme in questo ambito siano «sempre più spesso rimesse in questione».
Micheline Calmy-Rey vorrebbe una «rivitalizzazione» della Commissione, suggerendo che i Paesi membri di questo organo, come pure quelli candidati, assumano impegni concreti in favore dei diritti umani.
«L'imposizione di criteri d'adesione alla Commissione potrebbe rivelarsi controproducente, ma sarebbe auspicabile che dalle dichiarazioni di buone intenzioni si passasse infine agli atti concreti», ha dichiarato la consigliera federale.
Consiglio per i diritti dell'uomo
Nel suo intervento, Calmy-Rey ha espresso il desiderio di veder pubblicato un rapporto sulla situazione dei diritti dell'uomo nel mondo da parte dell'Alto commissario dell'ONU Louise Arbour.
A questo proposito, l'Università di Berna è tutt'ora impegnata ad analizzare la situazione, paese per paese, grazie alle informazioni fornite dalle Nazioni Unite.
La ministra elvetica ha inoltre ricordato che, oltre a concordare con la proposta di aumentare il budget regolare dell'Alto Commissariato per i diritti umani - limitato attualmente all'1,7% del bilancio ONU - la Svizzera sostiene l'idea di creare un nuovo organo principale per garantire il rispetto dei diritti basilari sanciti dalla Dichiarazione universale.
La proposta, che si inserisce nel quadro delle riforme in seno all'ONU, prevede la creazione di un Consiglio per i diritti dell'uomo, alla pari del Consiglio di sicurezza e in grado di intervenire durante tutto l'arco dell'anno.
«In contesti che danno luogo a gravi violazioni dei diritti umani, l'utilizzo del diritto di veto al Consiglio di sicurezza dovrebbe essere vietato», ha osservato Calmy-Rey, segnalando che la Svizzera è disposta a contribuire alla formazione di un pool di osservatori per i diritti umani.
Le critiche delle organizzazioni
Critiche all'operato della Commissione sono state pure sollevate da ONG svizzere e internazionali, che in un documento consegnato lo scorso dicembre al segretario generale Kofi Annan chiedevano di ridare credibilità all'organo dell'ONU.
E proprio in concomitanza all'apertura della sessione di quest'anno, l'organizzazione "Reporters sans frontières" (Reporter senza frontiere) ha affisso 70 manifesti nelle strade di Ginevra, raffiguranti la sagoma di giornalisti imprigionati.
Con questa azione, l'ONG denuncia il fatto che alcuni Paesi membri della Commissione detengono in carcere 70 giornalisti.
No alla tortura
Citando l'esempio della tortura, la responsabile degli affari esteri ha poi rammentato la posizione della Svizzera, per la quale «ogni tendenza alla defezione giuridica e morale di fronte ai principi che proteggono i diritti umani più elementari non è accettabile».
«È inammissibile che governi o personalità politiche si mettano a considerare l'eventualità di un'autorizzazione legale del ricorso alla tortura», ha affermato Micheline Calmy-Rey.
Davanti ai 53 Paesi membri della Commissione, anche Louise Arbour si è detta «estremamente preoccupata dall'osservare che alcuni diritti stabiliti da lunga data, come quello a non essere torturati, siano adesso oggetto di interpretazioni senza precedenti».
Una frase che molti osservatori hanno collegato alla questione del trattamento dei prigionieri da parte degli Stati Uniti nel contesto della lotta al terrorismo.
Darfur e Nepal
Per contribuire al miglioramento delle condizioni di vita nel Darfur (Sudan), dove «la situazione rimane grave», Micheline Calmy-Rey è dell'avviso che dovrebbe intervenire la Corte penale internazionale.
In merito alla crisi che sta caratterizzando il Nepal, la ministra ha poi ricordato che, soprattutto dal 1. febbraio, «le violazioni commesse da tutte le parti in conflitto sono ancora aumentate».
La Svizzera si dice pronta ad assistere il paese asiatico in cooperazione con l'ONU. Una risoluzione in merito sarà presentata alla Commissione dei diritti umani.
swissinfo e agenzie
Fatti e cifre
La prima tappa a favore delle libertà fondamentali dell'uomo è stata la creazione della Carta delle Nazioni Unite nel 1945.
1946: Commissione dei diritti dell’uomo.
1948: Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.
1976: La Dichiarazione è completata da due Patti internazionali (sui diritti economici, sociali e culturali e su quelli civili e politici).
In breve
La Commissione ONU dei diritti dell'uomo, di cui fanno parte 53 Paesi (ma non la Svizzera), sta attualmente attraversando un periodo di crisi.
In particolare, è stata criticata in un rapporto sulla riforma dell'ONU richiesto dal segretario generale Kofi Annan e presentato lo scorso dicembre.
Gli autori del rapporto contestano, così come numerosi Paesi democratici e varie organizzazioni, la presenza in seno alla Commissione di Stati che non rispettano i diritti umani.
Tra questi Cuba, Zimbabwe, Sudan, Arabia Saudita, Russia, Stati Uniti e Cina.
In conformità con gli standard di JTI
Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative