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Lo Spazio culturale svizzero di Venezia presenta un'esposizione sul movimento artistico nato a Zurigo durante la Prima guerra mondiale.
Con una selezione di opere si ricorda quella stagione di creatività che ha influenzato tutta una generazione di artisti, anche italiani.
«Un doveroso omaggio a un movimento che è ancor prima un modo di essere e di pensare; una intelligente riproposizione di un'azione rivoluzionaria che ha cambiato l'arte e la poesia d'inizio secolo, infettando pittura e letteratura, lingua e danza, musica e filosofia: il dadaismo». Così si è espresso venerdì a Venezia il critico d'arte Vittorio Sgarbi commentando le opere di Richter, De Pisis e Arp, durante l'inaugurazione della mostra «Dada a Zurigo; cabaret Voltaire 1916-1920» organizzata presso lo Spazio culturale svizzero.
«La Svizzera - ha sottolineato Sgarbi - è del resto indissolubilmente legata alla storia del dadaismo, un fenomeno culturale che insieme al futurismo e al cubismo è una componente essenziale della modernità, poichè la sua creazione, risalente al 5 febbraio 1916, coincide con l'apertura delle porte del Cabaret Voltaire di Zurigo».
Svizzera, isola per la creatività
«Non è certo un caso - ha aggiunto il critico d'arte - che il dadaismo, movimento d'avanguardia che si pronunciava in maniera polemica nei confronti dell'arte tradizionale e accademica, contrapponendo a quest'ultima la totale libertà creativa dell'artista in grado di esprimersi attraverso supporti e materiali non convenzionali, abbia avuto proprio qui i suoi natali».
«Nel bel mezzo di una prima guerra mondiale che immergeva tutta un'epoca nel più cupo pessimismo la Svizzera era rimasta uno spazio pacifico o comunque risparmiato dalla violenza grazie alla sua politica di neutralità e di accoglienza dei rifugiati», ha chiosato Sgarbi.
Tra i profughi eccellenti: Hugo Ball, poeta idealista e moralista, i rumeni Tristan Tzara, dinamico creatore di una rivista dedicata al movimento, e Marcel Janco, e soprattutto Hans Arp, alsaziano con passaporto tedesco e Richard Huelsenbeck, d'origini germaniche.
Tutti emigrati a Zurigo, dediti alle belle arti, che contrapponevano le loro eclettiche creazioni cariche di vitalità e aggressività e le loro rumorose manifestazioni al perbenismo borghese dei tempi.
La mostra di Venezia
Uno spaccato di quel mondo è rappresentato proprio a Venezia grazie all'impegno della Confederazione ma anche di privati, come la Banca della Svizzera italiana.
Come ha avuto modo di dire Alexis Lautenberg, ambasciatore di Svizzera in Italia durante la cerimonia di inaugurazione, «l'esposizione veneziana, che contempla opere dello stesso gruppo di artisti presenti nella mostra del 1917, intende rappresentare per emblemi lo spirito di quel movimento, riproponendone l'atmosfera irrazionale e vitalista creati in quegli anni dai dadaisti».
Marco Cameroni, Console onorario svizzero a Milano, ha ribadito come l'obbiettivo dei curatori fosse «sottolineare il rapporto di interscambio tra i diversi componenti del gruppo ed artisti e letterati italiani, grandi personalità del futurismo, del surrealismo e della pittura metafisica quali Amedeo Modigliani, Giorgio De Chirico, Alberto Savinio, Filippo De Pisis, Enrico Prampolini, Gino Severini».
La mostra, curata da Elena Càrdenas Malagodi e Stefano Cecchetto, presenta un corpo centrale di una quarantina tra dipinti, disegni, opere su carta, litografie e collage che ripercorrono l'avventura Dada. Completa l'esposizione, aperta fino al 22 giugno, una sezione costituita da fotografie, documenti, libri, lettere e altro materiale utile a testimoniare le relazioni tra gli artisti del movimento ed il loro ruolo rivoluzionario per l'arte del XX secolo.
swissinfo e agenzie
In breve
Aperta fino al 22 giugno, l'esposizione allo spazio culturale svizzero di Venezia presenta dipinti, disegni e documenti del movimento nato a Zurigo nel 1916.
Al riparo dalla Prima guerra mondiale un gruppo di artisti internazionali si era coagulato nella città svizzera, aprendo una stagione originale e fortunata per l'arte internazionale.
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