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Espropriare i grandi gruppi immobiliari, per rispondere a una situazione abitativa che in diversi grandi centri è fuori controllo, con gli inquilini che pagano affitti troppo elevati rispetto al reddito: è la proposta dell'architetto e pianificatore Ernst Hubeli.
"In Europa almeno la metà della popolazione urbana soffre di affitti eccessivamente elevati", afferma Hubeli in un'intervista pubblicata oggi dal Tages-Anzeiger. "La regola generale è che la pigione dovrebbe essere pari a circa un terzo del reddito. In città in crescita come Berlino, Parigi o Londra gli affitti sono già tra il 60 e il 70% degli stipendi".
"Le persone che vivono così uniscono l'abitazione alla paura", sostiene l'esperto. "Temono di essere banditi in un ghetto residenziale e di diventare un proletariato pendolare. Ancora più fatale è la sensazione di avere essi stessi la colpa, se l'appartamento è troppo caro".
Questa autoaccusa - argomenta Hubeli - è legata a una dissonanza cognitiva: se si chiede agli inquilini se sono soddisfatti della loro situazione abitativa, l'85% risponde affermativamente. "Se rispondessero di no si sentirebbero di aver fallito nella vita". In tal modo, gli inquilini possono anche sognare di diventare proprietari e votare contro i miglioramenti delle leggi sugli affitti. E questo concerne anche gli svizzeri: "peggiore è il buco in cui si vive, più si mente inconsciamente, nel senso di non voler essere un fallito".
Ma quali sono le ragioni per cui le pigioni sono così elevate? "Da un lato, la deregolamentazione neoliberale dei mercati con contemporanea economicizzazione della politica", risponde lo specialista. "Dall'altro lato, il commercio globale di immobili in borsa. Oggi, attraverso le transazioni ad alta frequenza, si possono acquistare, indebitare e rivendere 35 volte all'ora terreni o addirittura interi quartieri. Si tratta di una tendenza ormai fuori controllo, come dice anche Philipp Hildebrand, ex presidente della Banca nazionale svizzera e attuale vicepresidente di Blackrock".
Questa situazione - spiega Hubeli - è drasticamente illustrata dalla vicenda relativa a un insediamento del colosso finanziario Blackstone con 1000 appartamenti a New York. "Al fine di migliorare la performance questo investitore immobiliare ha attuato un aumento automatico dell'affitto del 30%. Blackstone ha poi scoperto che per gran parte dei residenti la pigione sarebbe stata pari al 90% del reddito. L'esercizio è stato abbandonato".
Stando all'architetto, che ha appena pubblicato il libro "Die Neue Krise der Städte", non è inoltre un segreto che l'attività immobiliare si combina in misura non trascurabile con il riciclaggio di denaro sporco. "Diversi studi ipotizzano che circa il 30% dell'attività serva a questo scopo".
"I fondi immobiliari globali di solito non conoscono nemmeno i propri stabili, figuriamoci gli inquilini", prosegue il 73enne zurighese. "La proprietà consiste semplicemente in un numero che deve crescere". Le cose potrebbero però cambiare: "ad esempio, una seconda Europaallee a Zurigo con appartamenti d'investimento vuoti in attesa di un aumento dei prezzi dei terreni è oggi difficilmente concepibile".
"Se il mercato immobiliare non è in grado di garantire l'approvvigionamento di un bene di base come l'alloggio allora è anticostituzionale", sostiene Hubeli. "Non si tratta di espropriazione di piccoli proprietari, ma società con 3000 appartamenti e più".
Considerata l'attuale situazione degli affitti, la questione della proprietà è da ritenere ormai de-ideologizzata, almeno in Europa. "Anche il ministro degli interni tedesco, Horst Seehofer, parla delle necessarie riforme. E il 75% dei berlinesi che approva l'esproprio non può essere definito di sinistra radicale".
"Il suolo è come l'aria e appartiene a tutti", conclude l'esperto. "Se si commerciasse con l'aria come lo si fa con la terra la società si dividerebbe in una classe sociale che respira e in un'altra che non lo fa".