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Tredici medaglie. Tre del metallo più prezioso, quattro d'argento e sei di bronzo. Per il ventiquattresimo posto finale in un medagliere capeggiato dagli Stati Uniti con 39 ori, 41 argenti e 33 bronzi. Per Swiss Olympic la missione Tokyo va dunque agli archivi alla voce 'successi'. «È un risultato molto molto positivo – conferma il capo della spedizione olimpica Ralph Stöckli –. Ma dobbiamo comunque rimanere umili. Nel complesso, a Tokyo abbiamo vinto molte più medaglie di quanto preventivato, ma questa non è la norma». Al di là di tutto, quello fatto nella capitale nipponica dagli atleti rossocrociati è sicuramente stato un bel passo avanti rispetto a quanto racimolato nel 2016 a Rio, da dove avevano fatto ritorno con un bottino di sei medaglie. E del resto a Tokyo la spedizione svizzera ci era andata con l'obiettivo di vincerne almeno altrettante. Obiettivo dunque quasi doppiato... «Chi avrebbe osato immaginare che alla fine sarebbero state addirittura tredici? È così difficile essere al massimo della forma nel grande giorno...».
A livello statistico, solo a Helsinki nel 1952 la Svizzera aveva fatto meglio. Ma non di molto: in Finlandia il bottino complessivo degli elvetici era stato di quattordici medaglie. Particolarmente soddisfatto, Stöckli, lo è per le prestazioni nell'atletica (su tutte la finale dei 100 m femminili con la presenza di ben due rossocrociate: Ajla del Ponte, quinta al traguardo, e Mujinga Kambundji, sesta) e e nel nuoto (in particolare con le medaglie mese al collo da Noè Ponti nei 100 m delfino e Jérémy Desplanches nei 200 m misti), le due discipline universali del programma olimpico. «Risultati storici. Essere riusciti a qualificare due atlete per la finale femminile dei 100 m è stato qualcosa di straordinario, inimmaginabile. E siamo pure arrivati a un niente dal vincere pure una medaglia nella 4 x 100 femminile (venerdì la ticinese e la bernese, affiancate per l'occasione da Riccarda Dietsche e Salomé Kora si erano fermate ai piedi del podio, mancandolo per soli venti centesimi, ndr). Impressionanti, come detto, sono però state anche le due medaglie vinte nel nuoto: questa è una disciplina in cui le grandi nazioni investono parecchio sul piano finanziario», sottolinea il sangallese, bronzo olimpico ai Giochi invernali di Vancouver nel 2010 nel curling.
Oltre alle citate imprese di Ponti e Desplanches, altre perle hanno reso memorabili le nottate svizzere (dovute al fuso orario) in quel di Tokyo. Come la straordinaria tripletta nella mountain bike femminile, con Jolanda Nef in oro accompagnata sul podio da Sina Frei (argento) e Linda Indergand (bronzo). O le due medaglie vinte da Nina Christen nel tiro (oro nella carabina 50 m da tre posizioni e bronzo nella carabina 10 m ad aria compressa) e Belinda Bencic nel tennis (oro nel singolare femminile e argento nel doppio, in coppia con Viktorija Golubic). A completare l'elenco delle medaglie sono state quelle vinte da Anouk Vergé-Depré e Joana Heidrich (bronzo nel beachvolley femminile), Marlen Reusser (argento nella cronometro di ciclismo), Nikita Ducarroz (bronzo nelle bmx) e Mathias Flückiger (argento nella mountain bike).
Ralph Stöckli si dice anche soddisfatto del 'girl power' mostrato dalla delegazione svizzera, con le donne che hanno vinto ben dieci delle tredici medaglie elvetiche di questi Giochi. «Le possibilità e le condizioni di formazione delle donne sono molto migliorate, soprattutto grazie all'esercito. E le donne sono state anche in grado di svilupparsi molto meglio nello sport negli ultimi venti anni».
Naturalmente, non tutto è ancora perfetto. In mezzo a tante note positive, Stöckli cerca di mettere a fuoco le cose che possono ancora essere migliorate: «Dobbiamo lavorare sui dettagli. La preparazione può ancora essere perfezionata, e possiamo fare meglio in termini di professionalizzazione in alcuni sport. C'è anche spazio per migliorare la sinergia tra le federazioni nazionali, e abbiamo bisogno di investire in innovazioni». Al di là di tutto, a ogni buon conto, il futuro sembra luminoso. «Ora come ora è impossibile dire quale sarà il potenziale di medaglie nel 2024 a Parigi. Ma posso vedere che tutti i nostri medagliati di Tokyo erano al loro primo podio olimpico. È emersa una nuova generazione, e sono fiducioso che tutti loro saranno ancora lì tra tre anni».
A complimentarsi con gli atleti rossocrociati impegnati a Tokyo è anche la consigliera federale Viola Amherd, che in una lettera aperta li elogia per le loro «grandi prestazioni». «Anche chi non ha vinto una medaglia o un diploma, ha dato il massimo» annota il ministro dello sport. Con le loro prestazioni a Tokyo, gli atleti hanno portato entusiasmo al popolo svizzero nelle ultime due settimane. Nella prima settimana, i festeggiamenti per le medaglie sono stati quasi senza sosta: «Ero commossa e avrei voluto essere lì per abbracciare i nostri atleti». Nonostante le difficoltà causate dalla pandemia di coronavirus, gli atleti rossocrociati sono stati in grado di rimanere concentrati sui loro obiettivi: «Li ammiro per la loro forza di volontà e per il fatto che si sono dimostrati pronti a fare di tutto per raggiungere il loro obiettivo». Qualità, queste, che rappresentano un esempio per giovani e meno giovani: «Bravi e grazie!».