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Le autorità giudiziarie russe hanno sequestrato i conti e l'appartamento moscovita di Alexei Navalny, fondatore del partito "Russia futura" e principale oppositore al presidente Putin. Lo fa sapere la sua addetta stampa, Kira Yarmush su Twitter. Il sequestro è avvenuto nell'ambito della causa di risarcimento intentata da una delle compagnie dell'oligarca russo Yevgeny Prigozhin, soprannominato lo "chef di Putin" e legato alla fabbrica dei troll nonché alla compagnia di mercenari Wagner. Prigozhin ha fatto causa a Navalny, al Fondo Anti-Corruzione (FBK) e a Lyubov Sobol per circa 1 milione di euro in seguito a una delle indagini di FBK sulle forniture (scadenti, secondo Navalny e soci) di cibo alle scuole moscovite.
Navalny è inoltre reduce martedì da un ricovero durato oltre un mese all'ospedale Charité di Berlino, in Germania. Degenza causata da un avvelenamento al Novichock, agente nervino potenzialmente letale prodotto in Unione Sovietica dagli anni '70 fino al 1993.
Un caso politico e diplomatico che ha contrapposto nelle settimane scorse Berlino e Mosca, la quale continua però a negare ogni coinvolgimento.Nelle scorse settimane il Governo tedesco aveva chiesto alle autorità russe di chiarire le circostanze dell’avvelenamento di Navalny, avvenuto secondo le prime ricostruzioni all'aeroporto di Tomsk, in Siberia, ma in seguito attribuito a una bottiglietta d'acqua nella stanza d'albergo in cui soggiornava Navalny in Germania. "Il rifiuto delle autorità russe di indagare sul possibile avvelenamento di Navalny complica seriamente le relazioni tra i nostri due Paesi - ha dichiarato venerdì l'ambasciatore USA a Mosca, John Sullivan - Purtroppo i canali di comunicazione si stanno restringendo".
Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha dichiarato che "se Navalny vuole tornare in Russia è libero di farlo, come ogni cittadino russo". La portavoce del dissidente ha però precisato che Navalny rimarrà in Germania per un po' di tempo perché il suo trattamento deve ancora essere completato.
Navalny, negli scorsi anni, ha subito varie condanne nel suo Paese natale, in parte per fatti legati al suo attivismo politico e in parte per fatti estranei ad esso. Tali processi sono stati però ritenuti conseguenza della sua attività politica dai Governi di numerosi paesi occidentali e anche da Amnesty Intenational.