Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01275.jsonl.gz/465

Iniziativa per alimenti equi: no a una tutela costosa
- Introduction L’essenziale in breve | Posizione di economiesuisse
- Chapter 1 Di che cosa si tratta?
- Chapter 2 Mostroso apparato burocratico impossibile da attuare
- Chapter 3 Derrate alimentari più costose e scelta minore per i consumatori
- Chapter 4 Dannosa per il commercio al dettaglio, l'industria alimentare e il turismo
- Chapter 5 L'iniziativa creerebbe problemi anche gli agricoltori
- Chapter 6 L’iniziativa viola accordi internazionali e non giova a nessuno
- Chapter 7 La tendenza segue la direzione giusta, perciò la messa sotto tutela è superflua
- Chapter 8 Conclusione: un chiaro no dal punto di vista dell'economia
La tendenza segue la direzione giusta, perciò la messa sotto tutela è superflua
Forte crescita delle cifre d'affari del commercio equo
Le statistiche mostrano che aspetti come la sostenibilità e la correttezza nel campo delle derrate alimentari sono sempre più importanti per i consumatori svizzeri. La crescita della richiesta di prodotti del commercio equo è confermata chiaramente da un forte aumento delle cifre d'affari. Tra il 2011 e il 2016 la cifra d'affari legata ai prodotti del commercio equo è raddoppiata. Nel 2011 raggiungeva circa 340 milioni di franchi. Nell'arco di cinque anni è aumentata fino a circa 665 milioni di franchi. Il tutto senza alcun obbligo inutile.
Grafico 1
La cifra d'affari del commercio equo è raddoppiata in cinque anni, passando da circa 340 milioni di franchi nel 2011 a 665 milioni di franchi nel 2016.
Grafico 2
Il 95% della cifra spesa per il commercio equo concerne le derrate alimentari, ossia proprio quel settore che l'Iniziativa per alimenti equi vorrebbe regolamentare.
In nessun altro Paese i consumatori spendono di più pro capite e all'anno per prodotti del commercio equo. Gli svizzeri si posizionano in testa alla classifica, addirittura davanti agli inglesi e ai tedeschi.
Campioni mondiali nel consumo di prodotti bio
Non aumenta solo la richiesta di prodotti del commercio equo, bensì anche quella di prodotti bio. In quest'ultima categoria, la cifra d'affari negli ultimi cinque anni è aumentata di quasi il 50%, raggiungendo i 2,5 miliardi di franchi nel 2016. Nel 2016 in Svizzera le derrate alimentari bio hanno contribuito alla cifra d'affari dell'intero settore delle derrate alimentari con una quota pari all'8,4%. Con 275 euro pro capite, la Svizzera si trova nettamente in testa alla classifica internazionale per quanto riguarda gli acquisti di prodotti bio (cf. grafico 3).
Grafico 3
La Svizzera è campionessa mondiale anche nel consumo di prodotti bio. La quota della cifra d'affari relativa a tutte le derrate alimentari è dell'8,4%.
Assumere le proprie responsabilità, anche senza l'obbligo dei Verdi!
Le cifre provano che la richiesta, e quindi lo smercio, sono in forte aumento sia per prodotti del commercio equo, sia per prodotti bio. Anche senza prescrizioni legislative la tendenza segue già oggi la direzione che i promotori dell'iniziativa intendono fissare nella legge. Le prescrizioni statali non sono perciò necessarie. Tra la popolazione, la consapevolezza e la sensibilità aumentano e continueranno ad aumentare. Ciò si ripercuote anche sull'offerta: già oggi l'offerta di derrate alimentari prodotte secondo i principi della sostenibilità è ampia. Ognuno può consumare prodotti sostenibili senza alcun obbligo da parte degli ecologisti e senza prescrizioni di consumo che provocherebbero elevati costi supplementari. Il mercato funziona bene.
Anche il commercio al dettaglio agisce in modo responsabile. Esso offre sempre più prodotti che rispettano determinati standard minimi. La Migros aveva ad esempio promesso che entro la fine del 2017 tutte le sue banane sarebbero giunte da produzioni sostenibili. Questa promessa è stata mantenuta. Ora promette anche di rispettare entro il 2020 gli standard svizzeri sul benessere degli animali per tutti i prodotti animali importati. L'accettazione dell'iniziativa annullerebbe tutti questi sforzi dell’economia privata. Con un obbligo dettato dallo Stato, lo stimolo a offrire prodotti sempre migliori e maggiormente sostenibili andrebbe perso. Non sarebbe più possibile emergere con i propri sforzi rispetto ad altri attori del mercato e alla concorrenza estera.
In fondo, anche lo Stato contribuisce a questo sviluppo positivo, promuovendo la tendenza attraverso condizioni quadro adeguate, cooperazioni e campagne di sensibilizzazione. Il tutto su una base volontaria e senza inutili vincoli.