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Le riflessioni critiche di Jaron Lanier, tra i grandi inventori della Silicon Valley. "I nostri dati sono soldi".
Ieri, "Il Caffè" si è occupato di intelligenza artificiale, con un articolo firmato da Roselina Salemi. Il domenicale, infatti, ha riportato alcune riflessioni di Jaron Lanier, inventore del riconoscimento facciale. Secondo Lanier, l'intelligenza non è che un algoritmo in grado di processare una grande quantità di dati.
Il guru della Silicon Valley spiega che "le società tecnologiche raccontano che i robot ci renderanno obsoleti e trasmettono la sensazione che l'essere umano non abbia più valore. Ma l'intelligenza artificiale non è che un modo di raccogliere informazioni e applicarle a un programma. Dati che, appunto, provengono dalle persone".
Il settimanale locarnese sottolinea che "Lanier individua il peccato uno e trino dell'iper-tecnologia, la menzogna; 1) stiamo mentendo quando sosteniamo che il cervello elettronico sta in piedi per i fatti suoi; 2) stiamo dicendo a certe persone che non valgono niente, per esaltare il potere di un'intelligenza che non esiste; 3) pensiamo di avere molte cose gratis, invece le stiamo pagando con i nostri dati".
L'idea di Lanier "è che ciascuno debba essere pagato per i dati che fornisce".