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Immigrazione
Dieci milioni di abitanti in Svizzera sarebbero troppi?
All'inizio dell'anno elettorale, l'UDC ha rilanciato il dibattito sull'immigrazione. Ma se la Svizzera raggiungesse davvero nove, dieci o addirittura 11 milioni di abitanti, cosa succederebbe?
Una Svizzera con dieci milioni di persone: l'UDC vede questa possibilità come uno scenario catastrofico. Per molti baby boomers o persone della generazione X che pensano ancora alla Svizzera come a un Paese con sei o sette milioni di abitanti, una simile crescita della popolazione può sembrare qualcosa di potenzialmente pericoloso.
Che la popolazione elvetica sia in continuo aumento è un dato di fatto. E sì: la causa principale è l'immigrazione.
Secondo la Segreteria di Stato della migrazione, nel 2022 ci sono stati più di 80'000 immigrati (numero netto). La cifra non include i circa 60.000 ucraini arrivati nel nostro Paese che possiedono lo status di protezione S. Senza immigrazione, la crescita «naturale» della popolazione nella Confederazione nel 2022 sarebbe stata di circa 18.000 persone. Si calcola sottraendo i decessi dal numero totale delle nascite.
Da quando - ben 20 anni fa - è stato stipulato l'accordo di libera circolazione delle persone tra Berna e l'Unione Europea, in Svizzera la popolazione residente permanente è aumentata di oltre 1,5 milioni, raggiungendo gli 8,9 milioni.
Le prime conseguenze si notano già nella vita quotidiana: ingorghi sulle autostrade, treni suburbani pieni e ristoranti al completo.
Un'iniziativa UDC per non superare i 10 milioni di abitanti
Thomas Aeschi, Il capo del gruppo parlamentare dell'UDC, vuole lanciare nei prossimi mesi un'iniziativa «per la sostenibilità» insieme ai consiglieri nazionali Thomas Matter, Mike Egger e Manuel Strupler, ha riferito la NZZ dopo l'ultima riunione della direzione del partito.
I politici dell'UDC chiedono che, nel caso in cui la Svizzera raggiunga i 9,5 milioni di abitanti, il Consiglio federale adotti misure d'inasprimento della politica nei settori dell'asilo e del ricongiungimento familiare. I democentristi vogliono evitare che si superino i 10 milioni di abitanti prima del 2050. Se necessario, l'accordo con l'UE sulla libera circolazione delle persone e il patto sulla migrazione stipulato con le Nazioni Unite potrebbero essere annullati.
Secondo l'UDC l'immigrazione è responsabile dell'espansione delle città, della carenza degli alloggi e del traffico. Ma così è troppo semplice, anche se è vero che un numero maggiore di persone necessita di più spazio.
Dal 1991 la popolazione è aumentata del 31%, mentre lo spazio abitativo ha visto una crescita del 54%. Lo spazio abitativo medio si attesta a 44,55 metri quadrati per ogni membro di una famiglia. Secondo l'Ufficio federale di statistica (UST), gli stranieri si accontentano in media di 31 metri quadrati.
New York invece di Zurigo
Secondo Lukas Rühli, membro del think tank «Avenir Suisse», la Svizzera potrebbe ospitare 10 o 11 milioni di abitanti senza conseguenze negative. «La questione non è se si può gestire, ma come si può gestire», spiega a SRF.
Per quanto riguarda il problema degli alloggi, Rühli suggerisce come soluzione una maggiore densificazione delle aree urbane. In città «la popolazione accetta già una convivenza più ‹densa›, anzi, questo aspetto è considerato parte della qualità della vita cittadina». In questo modo si eviterebbe l'espansione urbana nelle aree montane.
Ad esempio: se la città di New York - che copre meno della metà della superficie del Canton Zurigo - fosse messa al posto della città di Zurigo, la Svizzera avrebbe già 15 milioni di abitanti.
Il prerequisito per una pianificazione coordinata degli insediamenti, tuttavia, è una migliore collaborazione tra i comuni e i cantoni nella pianificazione territoriale.
Mobility pricing come possibile soluzione
Per risolvere il problema del traffico e dei mezzi di trasporto pieni, Rühli, in un'intervista a SRF, propone di usare in modo più efficace le risorse esistenti attraverso il mobility pricing, ossia applicando tariffe basate sull'utilizzo delle infrastrutture e dei servizi nel trasporto pubblico e privato.
L'idea di fondo è questa: ogni utente si fa carico di tutti i costi che sostiene. Una prima analisi d'impatto, condotta sull'esempio della regione di Zugo, ha dimostrato che il sistema può funzionare.
Non è ancora chiaro in che modo questa soluzione potrebbe essere attuata concretamente. Ma il Governo vede il mobility pricing anche come un'opportunità per creare un sistema di trasporto più efficiente e quindi, secondo l'Ufficio federale delle strade (USTRA), sostiene gli studi di fattibilità per poter concretizzare progetti in questo ambito.
L'immigrazione aiuta il mercato del lavoro
La Segreteria di Stato per l'economia (SECO) ha appena pubblicato gli ultimi dati sul mercato del lavoro elvetico. Nel 2022 il tasso di disoccupazione ha raggiunto il livello più basso degli ultimi 20 anni. Il valore destagionalizzato è dell'1,9%, molto al di sotto del livello della zona euro.
Un terzo delle aziende intervistate dall'Ufficio federale di statistica ha difficoltà a trovare lavoratori qualificati, sia nei casi in cui è richiesta una formazione professionale superiore che quando sono necessarie qualifiche inferiori.
Infermieri, camerieri e informatici provenienti dall'estero alleviano la carenza di lavoratori qualificati. «Grazie all'immigrazione, la mancanza di personale in Svizzera è minore rispetto ad altri Paesi», dice all'«Handelszeitung» Martin Neff, capo economista del Gruppo Raiffeisen.
E non dimentichiamo: i lavoratori immigrati pagano le tasse, consumano e investono anche in Svizzera. Il valore del Paese così aumenta, secondo il giornale. Ma se più persone dovessero dividersi questo valore maggiore, alla fine i singoli «pezzi» rimarrebbero della stessa dimensione. Gli economisti discutono su questo aspetto da anni.
Tuttavia, oggi lavoriamo in media meno di trent'anni fa, ma guadagniamo comunque di più, sottolinea nell'«Handelszeitung» Boris Zürcher, responsabile della Direzione del Lavoro della SECO. Anche questo è un progresso, e l'immigrazione lo ha reso possibile.