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Le mie argomentazioni sono generali e non si basano su fatti particolari della vita come noi la conosciamo.
Come tali sono state criticate da scienziati abbastanza privi di fantasia da pensare che lavorare come schiavi con provette bollenti (o con gelidi stivali fangosi) sia l’unico modo di fare delle scoperte scientifiche. Un critico si lamentava che le mie argomentazioni erano «filosofiche», come se fosse una condanna sufficiente.
Richard Dawkins, Il gene egoista, Capitolo 11, nota 1
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Coscienza inutile
Giovanni Jervis, nel suo Pensare dritto, pensare storto. Introduzione alle illusioni sociali (Bollati Boringhieri, 2007), insieme ad una pungente critica agli umanisti in generale, e ai filosofi in particolare, che fanno ricerca comodamente seduti in poltrona, sostiene che il ruolo della coscienza sia ampiamente sopravvalutato.
Due semplici esempi, che sono ovviamente esperimenti psicologici, e non libere riflessioni da filosofo: l’ascolto dicotico e le ricerche di Benjamin Libet (recentemente scomparso) sul potenziale di preparazione.
Negli esperimenti sull’ascolto dicotico, attraverso delle cuffie, il soggetto ascolta due messaggi diversi ai due orecchi, dirigendo l’attenzione unicamente a uno dei due orecchi. Il messaggio che arriva all’altro orecchio viene ignorato, eppure il soggetto tiene conto di eventuali istruzioni in esso presenti.
Le ricerche di Benjamin Libet, invece, mostrano come il cervello si prepari a compiere una azione prima che nel soggetto sorga l’intenzione di effettuare questa azione.
La coscienza potrebbe (potrebbe) essere semplicemente un epifenomeno irrilevante.
Secondo alcuni, questo fatto avrebbe gravi conseguenze etiche e sociali. Continua a leggere “Punizioni responsabili”