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È un’atmosfera particolare – solenne e raccolta al tempo stesso – quella che sabato scorso aleggiava sulla radura del bosco di Compiègne, cittadina situata a 80 km a nord di Parigi. Per la prima volta nella storia un cancelliere tedesco partecipa alle tradizionali commemorazioni della firma dell’armistizio che pose fine alla I guerra mondiale. Al termine del minuto di silenzio in ricordo dei caduti, Angela Merkel, cancelliera ormai giunta alla fine della sua carriera politica, appoggia brevemente il capo, in un raro gesto spontaneo, sulla spalla del giovane presidente francese Emmanuel Macron. Un istante prontamente immortalato dai fotografi presenti. Questa volta i media erano preparati e non si sono lasciati sfuggire lo scatto storico.
Ben diversa fu la situazione trentaquattro anni prima, nel 1984, quando solo un cameraman della televisione francese riuscì, in extremis, a cogliere la stretta di mano a Verdun fra il cancelliere Helmut Kohl e il presidente François Mitterand. Fu l’inizio di un’importante amicizia personale fra i due grandi statisti, destinata, sei anni più tardi, a giocare un ruolo fondamentale nello spianare la via alla riunificazione tedesca. Mitterand sostenne che l’iniziativa fu sua e che Kohl, inizialmente, fosse titubante.
Il gesto di un cancelliere tedesco che maggiormente rimase impresso nella memoria collettiva fu tuttavia la genuflessione di Willy Brandt davanti al monumento ai caduti dell’insurrezione nel ghetto di Varsavia nel dicembre 1970. «Sentii che era l’unica cosa che potevo fare in quel momento», confidò più tardi lo stesso Brandt. I suoi interlocutori polacchi rimasero molto colpiti da quel gesto e di lì a pochi giorni venne firmato il trattato di Varsavia, con il quale la Repubblica federale tedesca riconosceva la linea Oder-Neiße come confine orientale.
Cleto Pescia