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La Svizzera ha risposto prontamente alle sanzioni internazionali imposte alla Russia in seguito all’invasione dell’Ucraina, il 24 febbraio 2022. I principali leader russi sono stati sanzionati finanziariamente quasi immediatamente dopo il divieto imposto dall’UE.
Il presidente russo Vladimir Putin, il primo ministro Mikhail Mishustin e il ministro degli esteri Sergei Lavrov sono stati tra i primi ad essere inseriti nella lista nera. Inoltre, a cinque oligarchi russi è stato vietato l’ingresso in Svizzera.
La Confederazione si è anche unita all’esclusione della Russia dalla rete bancaria internazionale Swift. Lo spazio aereo elvetico è stato chiuso ai voli provenienti dalla Russia e agli aerei registrati in quel paese. Sono inoltre stati vietati tutti gli scambi economici con le regioni ucraine filorusse di Donetsk e Luhansk, divieto già applicato alla Crimea e a Sebastopoli.
Nel marzo 2022, il Consiglio federale ha ripreso tutte le sanzioni finanziarie imposte dall’UE contro la Russia, oltre a vari divieti di esportazione. Vietate anche le consegne di beni a doppio uso civile e militare alla Russia.
Non è più possibile esportare in Russia beni per l’industria energetica, spaziale, aeronautica e per la raffinazione del petrolio. Sono vietate le partecipazioni in società energetiche russe, come anche le importazioni di acciaio e prodotti correlati e la fornitura di beni di lusso alla Russia.
Legno e vodka
Ad aprile, il Consiglio federale ha adottato il quinto pacchetto di sanzioni dell’UE, imponendo il divieto di importazione di carbone e di altri beni come il legno e la vodka. Bandite anche le esportazioni di cherosene.
L’elenco delle sanzioni ha continuato ad allungarsi, con un divieto particolare sul petrolio russo. Alla fine di aprile 2022 sono pure stati bloccati in Svizzera beni russi per un valore di 7,5 miliardi di franchi.
Nuove sanzioni contro la Russia sono state adottate nel febbraio 2023 e nel giugno 2023, con l’undicesimo pacchetto, che questa volta colpisce membri delle forze armate russe, rappresentanti dei media statali e numerose società e organizzazioni. È previsto anche il divieto di acquistare oro dalla Russia.
Nell’agosto 2023, la Svizzera ha rafforzato le sanzioni contro la Bielorussia, uno dei principali alleati di Mosca, per impedire alla Russia di aggirare i divieti di importazione passando per Minsk. A settembre è stato inoltre deciso di inasprire le misure contro l’industria iraniana dei droni.
A fine gennaio 2024 è arrivato il dodicesimo pacchetto di sanzioni dell’UE, pure ripreso dalla Confederazione, che include il divieto di commercio di diamanti, ferro e il gas di petrolio liquefatti.
Le peculiarità della reazione svizzera
Dallo scoppio della guerra in Ucraina nel febbraio 2022, la Svizzera ha ripreso i dodici pacchetti di sanzioni finora adottate dall’UE. Su alcuni punti il Consiglio federale si è però discostato da Bruxelles, una decisione che ha suscitato discussioni e critiche a livello internazionale.
L’adozione di sanzioni è una reazione alle incessanti azioni destabilizzanti della Russia, che mettono a rischio l’integrità territoriale, la sovranità e la sicurezza dell’Ucraina, ha dichiarato recentemente il Consiglio federale. Tutti i partiti le sostengono, ad eccezione dell’UDC, che le considera una violazione della neutralità.
Su alcuni punti, il governo si è discostato dall’UE e ha attuato soluzioni che tengono conto della situazione specifica della Svizzera, ha spiegato la Segreteria di Stato dell’economia (Seco).
Nell’agosto 2022, ad esempio, il Consiglio federale ha sottolineato la determinazione della Svizzera a contribuire alla lotta contro le crisi alimentari ed energetiche mondiali. Nel novembre 2022 ha deciso quindi di autorizzare l’acquisto di alcuni fertilizzanti a condizione che le merci fossero destinate a un Paese terzo. Secondo la Seco, questa decisione si basa sulla particolare importanza della Svizzera nel commercio globale di fertilizzanti
Trasferimenti di soldi
L’UE ha vietato la diffusione delle emittenti russe RT e Sputnik nel marzo 2022. Il Consiglio federale invece ha ritenuto più efficace contrastare le dichiarazioni fuorvianti con i fatti piuttosto che vietarle. Per questo motivo ha deciso di non ritirare le licenze di diffusione, nonostante i due canali siano “strumenti di propaganda russa”.
Il 12° pacchetto di sanzioni dell’UE comprende l’obbligo di dichiarazione per i trasferimenti di fondi dall’UE da parte di società controllate da cittadini russi o da persone fisiche o giuridiche stabilite in Russia. Per il momento, il Consiglio federale ha deciso di non introdurre questo obbligo in Svizzera, ma la Seco afferma che tale misura è ancora allo studio.
Rifiuto di partecipare alla taskforce
Ad aprile, il Consiglio federale ha comunicato agli ambasciatori dei Paesi del G7 che la Svizzera non avrebbe partecipato alla task force internazionale incaricata di rintracciare i beni russi. A seguito di questa decisione, la Svizzera è stata sottoposta a pressioni internazionali: a giugno, la cosiddetta Commissione di Helsinki, un organo del governo e del parlamento degli Stati Uniti, ha criticato la politica di sanzioni della Confederazione. Il Comitato di politica estera del Consiglio degli Stati ha respinto questa critica.
Interrogata sull’argomento, la Seco ha indicato che un gruppo di lavoro guidato dall’Ufficio federale di giustizia (UFG) ha informato il Consiglio federale nel febbraio 2023 della sua analisi secondo cui la confisca di beni privati di origine legale sarebbe contraria alla Costituzione federale.
Materie prime
Anche le “falle” nel regime sanzionatorio svizzero nel settore delle materie prime hanno suscitato critiche. Nell’aprile 2022, ad esempio, l’ONG Public Eye ha sottolineato che la Svizzera è un hub centrale per il carbone russo. Tre quarti delle esportazioni russe di carbone passerebbero da Zugo e dalla Svizzera orientale. I gruppi di materie prime con sede in Svizzera sarebbero anche i maggiori acquirenti di greggio russo.
Nel secondo anniversario dell’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, Public Eye ha fatto il punto sulle sanzioni imposte dalla Confederazione. Secondo l’organizzazione, le caratteristiche peculiari della Svizzera e l’importanza geopolitica della sua piazza finanziaria e del commercio di materie prime sono state deliberatamente sminuite. Inoltre, non ci sono praticamente procedimenti per violazione delle sanzioni, aggiunge l’associazione.
Nuove inchieste
Recentemente è emerso che la Seco sta indagando su diversi casi di presunte violazioni delle sanzioni commesse all’estero da filiali di società svizzere di trading di materie prime. Interrogata in merito, la Seco ha dichiarato di non poter fornire ulteriori informazioni a causa del procedimento in corso.
La Seco si è anche rivolta al Ministero pubblico della Confederazione (MPC). Secondo la legge sugli embarghi, ciò è possibile solo in casi particolarmente gravi. Interpellato da Keystone-ATS, l’MPC ha dichiarato di essere in stretto contatto con la Seco, l’Ufficio di comunicazione in materia di riciclaggio di denaro (MROS) e altri partner. Attualmente sono in corso vari chiarimenti.