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Le guerre napoleoniche
«A noi riesce incomprensibile che milioni di uomini, cristiani, si siano torturati e uccisi a vicenda perché Napoleone era avido di dominio, Alessandro era inflessibile nelle sue opinioni, la politica dell’Inghilterra scaltra e il duca d’Oldenburg era stato offeso. Non è stato possibile stabilire un nesso valido fra queste circostanze e il fatto in se stesso, di tanta uccisione e violenza: come mai, per il semplice motivo che un duca era stato offeso, migliaia di persone che abitavano all’altro capo dell’Europa fossero inviate a uccidere e a rovinare le popolazioni delle province di Smolensk e di Mosca, e ne fossero, a loro volta, uccise. Per noi posteri, che non siamo storici e del pari non siamo condizionati dal gusto della ricerca e perciò contempliamo l’avvenimento con serenità di giudizio, le sue cause ci si prospettano diverse e copiose. Quanto più ci inoltriamo nella ricerca delle cause, tante più ne scopriamo. E ogni causa considerata separatamente, o anche un’intera serie di cause ci appaiono giuste di per se stesse e del pari false per la loro inconsistenza, se raffrontate all’immensità dell’avvenimento: false per la loro inadeguatezza (senza l’intervento di tutte le altre cause coincidenti) a produrre l’evento che allora si compì. Non meno valida, quale motivazione, del rifiuto opposto da Napoleone di restituire il ducato di Oldenburg, può sembrarci oggi anche la buona e la mala voglia di un qualsivoglia caporale francese di riprendere in pugno le armi: se infatti codesto individuo non avesse voluto riaprire le ostilità – e come lui un secondo, un terzo, un quarto caporale o soldato – l’esercito di Napoleone sarebbe stato assai più esiguo e la guerra, in pratica, non avrebbe potuto scoppiare».
Lev Nikolaevic Tolstoj, «Guerra e Pace»
Quadro: Henry De Groux, Napoleone in ritirata dalla Russia, 1895