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ARNHEM - Noa Pothoven, la 17enne olandese morta domenica dopo anni di sofferenze psichiche a seguito di due violenze subita da bambina, si è lasciata morire di fame e di sete. Non si è trattato di eutanasia. Emerge dai reportage del quotidiano olandese De Gelderlander - giornale di una cittadina nei pressi di Arnhem, la città di Noa - che ha seguito la storia dal dicembre 2018.
La notizia della morte della giovane era circolata ieri sui media di tutto il mondo e descritta come un caso di eutanasia legale. Come riporta il De Gelderlander, Noa, che soffriva di una grave forma di depressione, stress post-traumatico e anoressia, all'insaputa dei genitori aveva fatto richiesta alla clinica Levenseind dell'Aja per ottenere l'eutanasia. Ma il consenso non le era mai stato dato.
«Pensano che sia molto giovane, che debba finire il trattamento psicologico e attendere fino a quando il mio cervello sarà completamente sviluppato. Non succederà fino all'età di 21 anni. Sono devastata perché non posso aspettare così a lungo», aveva raccontato Noa al reporter olandese Paul Bolwerk che oggi ha confermato la sua versione.
La famiglia della 17enne aveva provato ad aiutarla con una serie di trattamenti psichiatrici e venti ricoveri ospedalieri. Dopo alcuni tentativi di suicidio della ragazza, i genitori avevano fatto richiesta per una terapia elettroshock, rifiutata a causa della sua giovane età. Nelle ultime settimane Noa aveva espresso il desiderio di non essere sottoposta a ulteriori trattamenti e aveva iniziato a rifiutare alimenti e liquidi.
Avviata un'ispezione sanitaria - Il ministero della Salute olandese ha avviato «un'ispezione sanitaria per verificare se è necessario aprire un'indagine» vera e propria sul caso della morte della 17enne. Lo ha detto all'agenzia di stampa italiana Ansa un portavoce del dicastero olandese.
L'ispezione, ha precisato il portavoce, non riguarda l'eutanasia, ma intende accertare «il tipo di cure ricevute da Noa e se ci sia stato qualche errore» nei trattamenti somministrati. Al termine di questa prima verifica, il ministero deciderà se procedere con un'indagine ufficiale.
L'ispezione sarà avviata la prossima settimana «per dare il tempo alla famiglia di tenere il funerale e rispettare il loro dolore in una situazione molto difficile», ha aggiunto il portavoce.