Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/42411

<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>ad domanda 1</p><p>Cosciente della grande importanza del settore dell'asilo, il Consiglio federale ne segue l'evoluzione con particolare attenzione. Non gli è quindi sfuggito l'aumento delle domande d'asilo registrato nel 2001 rispetto all'anno precedente. Per quel che concerne il numero delle domande d'asilo, giudica la situazione nel modo seguente. </p><p>Alla cessazione delle ostilità in Kossovo, alle quali nel 1998 e nel 1999 era corrisposto un elevato numero delle domande d'asilo, nel 2000 le domande presentate hanno registrato una flessione, contribuendo a destare l'impressione di un forte aumento nel 2001. Se si considera tuttavia il numero delle domande d'asilo sull'arco di un periodo più lungo, risulta che nel 2001 il numero delle domande si situa al di sotto della media del periodo in questione. Il numero delle domande d'asilo inoltrate nel 1990, 1991, 1993 e 1997 è infatti notevolmente più elevato rispetto a quello del 2001. </p><p>Ai fini della valutazione della situazione, il Consiglio federale ritiene determinante anche il numero totale delle persone del settore dell'asilo, numero che comprende i rifugiati riconosciuti, le persone ammesse provvisoriamente, le persone il cui allontanamento è in via d'esecuzione e quelle i cui procedimenti sono pendenti presso l'Ufficio federale dei rifugiati (UFR) e la Commissione svizzera di ricorso in materia d'asilo. Rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente (95 954 persone al 31.3.2001), si osserva una leggera flessione (92 626 persone al 31.3.2002). </p><p>Alla luce di tali dati, il Consiglio federale non ritiene che la situazione concernente il numero delle domande d'asilo possa destare preoccupazione. Ci sono invece attualmente in piú cantoni difficoltà sul fronte dell'accoglienza che devono essere rimossi. </p><p>Onde tener conto dei rapidi mutamenti nel settore dell'asilo, anche nel 2002 l'UFR ha preso provvedimenti volti a ottimizzare gli iter procedurali. A partire dal 1° agosto 2002, infatti, una sezione della Divisione principale Procedura d'asilo esaminerà domande d'asilo in ognuno dei quattro centri di registrazione, così da accelerare la trattazione delle domande e ridimensionare l'attrattiva della Svizzera quale terra d'asilo. Il 30 gennaio 2002 il Consiglio federale ha infine conferito il mandato concernente i negoziati con l'UE su Schengen/Dublino. Associandosi alla Convenzione di Dublino, la Svizzera potrà essere sgravata delle domande d'asilo che i richiedenti hanno già presentato in altri Stati membri dell'UE.</p><p></p><p>ad domanda 2</p><p>Rispetto agli Anni '90, il numero delle domande d'asilo inoltrate nel 2000 e 2001 da cittadini dell'ex Jugoslavia (Repubblica federale di Jugoslavia, Bosnia Erzegovina, Croazia, Macedonia e Slovenia) è calato. Nel 2001 soltanto la Macedonia ha fatto segnare un incremento delle domande d'asilo - incremento dovuto agli scontri armati verificatisi in quel Paese. </p><p>Benché attualmente nei territori dell'ex Jugoslavia non si segnalino scontri armati, la popolazione locale è tuttora spinta a lasciare il proprio Paese per i motivi esposti qui appresso. </p><p>La situazione relativa alla sicurezza delle minoranze etniche in Kossovo era critica. Poiché non si poteva escludere la probabilità di una minaccia concreta, nel mese di marzo del 2001 l'UFR decise di decretare l'ammissione provvisoria di principio di tutte le persone appartenenti a minoranze. </p><p>Nel maggio 2002, in base a un nuovo esame della situazione, l'Ufficio federale dei rifugiati ha stabilito che le condizioni di sicurezza delle minoranze etniche in Kossovo erano migliorate e che si poteva in principio esigere il ritorno degli appartenenti a minoranze etniche. Perciò si è deciso che queste persone non venissero piú accolte in generale provvisoriamente e di attuare il loro rimpatrio. </p><p>Nella Serbia meridionale, fino al mese di maggio del 2001 la situazione della minoranza albanese ivi residente era problematica. La dichiarazione di smilitarizzazione resa nota il 21 maggio 2001 dai belligeranti ha tuttavia contribuito a smorzare notevolmente le tensioni. </p><p>In Macedonia, la situazione è stata contraddistinta, tra il febbraio e l'agosto del 2001, da scontri armati tra le forze di sicurezza macedoni e i ribelli albanesi dell'UCK. Anche in tal caso, l'accordo di pace siglato dai belligeranti il 13 agosto 2001 e lo stazionamento di un contingente di pace della NATO hanno permesso di allentare le tensioni nel Paese. </p><p>Stante la situazione critica in Macedonia, l'anno scorso la Svizzera ha fatto segnare un forte aumento di domande d'asilo da parte di cittadini macedoni. </p><p>La Bosnia Erzegovina non si è ancora rimessa dalle conseguenze della guerra civile conclusasi nel dicembre del 1995. La rivisitazione degli eventi bellici e il superamento del nazionalismo, processi lunghi e irti di difficoltà, sono tuttora in corso. La situazione della sicurezza è indubbiamente migliorata negli ultimi anni, ma stabilità e sicurezza sono attualmente garantite soprattutto dalla presenza di forze armate o di sicurezza internazionali (Stabilization Force, International Police Task Force). Le mine antiuomo sottraggono molti terreni all'agricoltura e alla ricostruzione. La mancata ripresa economica si traduce poi in un opprimente assenza di prospettive, determinando in modo decisivo l'elevata disponibilità a emigrare della popolazione locale, in particolare delle giovani generazioni. </p><p>Se non si verificherà un miglioramento permanente della situazione economica e della sicurezza nei Paesi dell'ex Jugoslavia, è dunque lecito attendersi che la disponibilità a emigrare dei cittadini di tali regioni rimarrà elevata ancora a lungo, con le conseguenze che ne derivano per il numero delle domande d'asilo.</p><p>Tali conseguenze non toccano tuttavia la sola Svizzera bensí pure gli altri Stati europei d'accoglienza. Anche per questo motivo l'adesione della Svizzera all'accordo di Dublino è dunque importante.</p><p></p><p>ad domanda 3</p><p>Per quel che riguarda le persone con permessi cantonali, umanitari o di polizia degli stranieri, si tratta di casi retti dalle disposizioni della legislazione generale in materia di stranieri (LDDS) e non dalla legge sull'asilo. L'UFR ha pertanto risolto di non tenere conto di tali cifre nella sua statistica a partire dall'entrata in vigore della nuova legge sull'asilo, il 1° ottobre 1999. Tali stranieri figurano tuttavia (quali dimoranti annuali o domiciliati) nel Registro centrale degli stranieri (RCS) gestito dall'Ufficio federale degli stranieri.</p><p>Alla fine del mese di marzo del 2002, dispongono di un permesso cantonale di polizia degli stranieri circa 41 500 persone inizialmente appartenenti al settore dell'asilo. Di queste, circa 23'000 devono il loro permesso a motivi umanitari ai sensi dell'articolo 13 lettera f OLS. Quest'ultima cifra è indicata separatamente dall'UFDS. Le restanti 18'500 persone non sono invece conteggiate a parte. Si tratta tuttavia soprattutto di permessi ottenuti a seguito di un matrimonio. </p><p></p><p>ad domanda 4</p><p>Un Paese che ha vissuto una guerra ne subisce di norma le conseguenze per anni.</p><p>Concluse le ostilità, spesso la ripresa economica da molti auspicata tarda a manifestarsi e gli aiuti alla ricostruzione si rivelano essere inferiori alle aspettative. Buona parte delle infrastrutture industriali, pubbliche e agricole è distrutta. La presenza di mine rende inaccessibili intere regioni, le quali sono quindi sottratte sia allo sfruttamento agricolo, sia a quello edilizio. Gli abitanti incontrano quindi difficoltà corrispondenti nello sbarcare il lunario. </p><p>Tali fattori fanno sì che nelle regioni pacificate la disponibilità alla migrazione resti elevata anche a distanza di anni dalla cessazione delle ostilità, il che si ripercuote in modo corrispondente sul numero delle domande d'asilo.</p><p>Negli anni scorsi, una situazione simile era ad esempio riscontrabile nelle regioni della Turchia sudorientale interessate dagli scontri armati tra il Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK) e l'esercito regolare turco. </p><p></p><p>ad domanda 5</p><p>Il Consiglio federale si è chinato sul tema dei richiedenti l'asilo che entrano in Svizzera transitando per Paesi terzi sicuri già nell'ambito del messaggio concernente l'iniziativa "contro gli abusi in materia di asilo".</p><p>In detto messaggio, l'Esecutivo federale afferma che, stando alle esperienze, soltanto una piccola parte dei richiedenti l'asilo presenta domanda all'aeroporto, presso una rappresentanza diplomatica svizzera all'estero, oppure alla frontiera. La grande maggioranza dei richiedenti entra in Svizzera via terra e presenta la sua domanda d'asilo presso un centro di registrazione. Chi giunge in Svizzera via terra deve obbligatoriamente passare per uno dei Paesi confinanti, vale a dire Francia, Italia, Austria o Germania. Proprio tali Paesi sono ritenuti Stati terzi sicuri. </p><p>Dal fatto che la maggioranza dei richiedenti entri in Svizzera via terra non è tuttavia possibile desumere che tali persone siano rifugiati economici. L'esperienza dimostra infatti che anche le persone che giungono in Svizzera attraversando Stati terzi possono vantare motivi d'asilo conformi alle esigenze poste dalla legge sull'asilo. Se le domande d'asilo si rivelano invece infondate, la Svizzera dispone di strumenti efficaci per respingerle o non entrare nel merito delle istanze.</p><p>Nell'ambito della revisione in corso della legge sull'asilo il Consiglio federale prevede inoltre di introdurre un nuovo disciplinamento del principio del terzo Stato d'accoglienza, che deve permettere un maggior numero di rinvii in un terzo Stato sicuro.</p><p>In particolare non si dovrà entrare nel merito delle domande di quelle persone che sono entrate illegalmente in Svizzera passando da uno Stato terzo, fintantoché è possibile il rinvio in questo terzo Stato.</p>  Risposta del Consiglio federale.