Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01157.jsonl.gz/570

Il tribunale di Düsseldorf ha assolto Joseph Ackermann, il presidente della Deutsche Bank, e i cinque altri imputati del caso Mannesmann.
Il banchiere svizzero è stato accusato di amministrazione infedele per il ruolo svolto nel consiglio di sorveglianza della Mannesmann.
Il tribunale di Düsseldorf ha assolto i sei imputati nel processo del caso Mannesmann. Tra di loro c’è Josef Ackermann, il direttore svizzero della Deutsche Bank, la più importante banca tedesca. Il principale capo d’accusa riguardava le malversazioni ai danni degli azionisti della Mannesmann.
Ackermann si dice contento per come la giustizia abbia considerato il dossier “allo stesso modo di come noi l’abbiamo sempre presentato”.
“Un’assoluzione è un’assoluzione ed ora possiamo nuovamente concentrarci sulla banca”, aggiunge Ackermann.
Il conglomerato tedesco, attivo anche nel settore della telecomunicazione, era stato acquisito nel 2000 da Vodafone.
L’accusa aveva chiesto fino a tre anni di reclusione, in parte senza condizionale, per amministrazione infedele semplice o aggravata e complicità. Ma i giudici hanno deciso giovedì che i forti premi (56,8 milioni di euro) versati nel 2000 ai dirigenti della Mannesmann non costituivano un reato penale.
Pur non avendo ricevuto lui stesso dei premi, Ackermann era sul banco degli imputati perché sedeva nella commissione del consiglio di sorveglianza della Mannesmann, quando questa fu rilevata dalla Vodafone. È stato proprio il consiglio di sorveglianza ad approvare il al versamento dei premi ai vertici della Mannesmann.
Oltre all’alto dirigente svizzero, erano imputati anche Klaus Esser, l’ex patron di Mannesmann, e Klaus Zwickel, l’ex numero uno del più potente sindacato tedesco, l’IG Metall.
Tesi e controtesi
La tesi dei pubblici ministeri si basava sul fatto che l’entità dei premi decisa dal consiglio di sorveglianza della Mannesmann (15 milioni di euro corrisposti al solo Esser) era tale da danneggiare gli azionisti dell’azienda, anche se i ripetuti dinieghi opposti da Esser alle offerte di Vodafone, prima di accettarne l'offerta, hanno fatto lievitare il valore dell’azienda di oltre 70 miliardi di euro, facendo così incassare notevoli cifre agli stessi azionisti Mannesmann.
La difesa ha invece sostenuto che, visto il successo dell’operazione, i maxi-bonus non solo erano dovuti, ma pienamente coerenti all'entità del valore creato da Esser per i suoi azionisti.
Qualcosa è cambiato
La sentenza non è una sorpresa, già in marzo il tribunale aveva indicato che a suo avviso non c’erano prove di abusi.
Il processo ha tuttavia sollevato dei dibattiti accesi tra i sostenitori della gestione d’azienda all’anglosassone, di cui è un rappresentante Ackermann, e i critici nei confronti degli eccessi dei super manager.
Anche se si conclude con un’assoluzione, il processo è un monito ai dirigenti tedeschi che, «ormai devono dirsi “se non mi comporto correttamente è possibile che io debba rispondere dei miei atti di fronte ad un tribunale”». Questo perlomeno è il parere del capo della federazione delle Camere di commercio e dell’industria, Ludwig Georg Braun, apparso giovedì sulla Berliner Zeitung.
Un processo molto seguito
Certo è che il processo tenutosi a Düsseldorf è stato il più importante intentato nel dopoguerra ai piani alti del sistema economico-finanziario tedesco: 37 giorni d’udienza distribuiti su sei mesi e gli occhi dell’opinione pubblica puntati sull’aula di tribunale.
La giudice Brigitte Koppenhöfer ha fatto notare che ci sono state delle massicce intrusioni da parte del mondo politico e finanziario. La giudice ha parlato di minacce telefoniche e lettere minatorie.
In Germania si sarebbe discusso in modo sorprendentemente acceso e i politici dei vari partiti avrebbero tentato di spacciarsi per esperti di diritto. La Koppenhöfer è stupita del fatto che tutti si siano sentiti autorizzati a dare dei giudizi pur senza essere a conoscenza degli atti del processo.
swissinfo e agenzie
In breve
Josef Ackermann, 55 anni, è amministratore delegato e presidente della Deutsche Bank.
Il processo riguardava fatti inerenti al rilevamento dell’azienda di telecomunicazioni tedesca Mannesmann da parte della britannica Vodafone nel 2000.
Insieme ad altri cinque alti dirigenti della Mannesmann, Ackermann è stato accusato di amministrazione infedele. Nell’ambito della cessione a Vodafone, gli interessi degli azionisti sarebbero stati posposti a quelli dei dirigenti.