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I nativi americani Osage, passati dalla fame alla ricchezza grazie al petrolio, sono uno dei paragrafi dimenticati della storia americana.
C'è una storia, quasi sconosciuta, di una tribù di nativi americani diversa dallo stereotipo fino a oggi conosciuto, tutto pianure e caccia al bisonte. Una storia che parla di auto di lusso e collegi esclusivi e di quella che è stata definita “la nazione più ricca al mondo”. Parliamo della tribù dei nativi americani degli Osage, della contea di Osage, in Oklahoma, della sua ascesa e di una serie di misteriose morti su cui indagò anche l'F.B.I. Di questa storia si è appassionato anche il noto regista Martin Scorsese che, nel suo ultimo film 'Killers of the Flower Moon' ripercorre la parabola di questa comunità fuori dal comune.
Benedetto (o maledetto) petrolio
Gli Osage, dal nome originario Ni-u-kon-ska, ossia 'popolo delle Acque di mezzo', vissero, per molti secoli, nelle proprie terre, che andavano dall'Arkansas al Missouri, fino a quando, l'arrivo dei coloni bianchi li costrinse a spostarsi e ad acquistare dai Cherokee un appezzamento di terra, collinoso, arido e inadatto alle coltivazioni, in Oklahoma. I primi anni nella nuova riserva si rivelarono molto difficili per gli Osage, e si stima che più di mille persone morirono, solo nel primo anno, a causa della siccità e delle scarse battute di caccia. Q
Quella che sembrava una maledizione, però, si rivelò presto un punto di svolta per la Nazione Osage che scoprì la presenza di ricchi giacimenti di petrolio proprio sulla terra di cui erano proprietari esclusivi. Al momento della scoperta, intorno al 1897, la riserva era una proprietà collettiva ma, nel 1906, il governo di Washington decise di dividerla in 2'229 porzioni: una per ciascun Osage, bambini compresi. I giacimenti petroliferi, invece, rimasero invece di proprietà comune dell'intera Nazione.
All'inizio del secolo scorso, la richiesta di idrocarburi stava aumentando enormemente e una massa sempre più consistente di cercatori bianchi si spinsero fino a quelle terre prendendole in affitto, con contratti gestiti dal dipartimento dell'Interno degli Stati Uniti, dagli Osage, divenuti proprietari dei diritti sulla produzione di petrolio della Osage Mineral Estate. Il petrolio, infatti, veniva estratto da delle compagnie private che pagavano apposite royalties a ciascuno dei componenti della comunità Osage. Tale diritto aveva carattere ereditario e poteva, quindi spettare anche a delle persone non appartenenti alla tribù se con essa imparentata.
Dopo la Prima Guerra Mondiale, il prezzo del petrolio aumentò a dismisura, grazie alla diffusione dei mezzi a motore e dell'espandersi del processo di industrializzazione, ed è per tale motivo che, negli Anni Venti del secolo scorso, questa comunità di nativi americani venne definita «la nazione con il reddito pro capite più alto al mondo».
La rovina dopo la ricchezza
Forti della propria immensa ricchezza, poterono comprarsi ville, auto di lusso, fare costosi viaggi in Europa e mandare i propri figli nelle scuole private più prestigiose. Della straordinaria parabole della Nazione Osage se ne sono occupati diversi scrittori, fra cui David Grann, nel suo 'Gli assassini della terra rossa', e Dennis McAuliffeJr che racconta, nel suo libro “Bloodland: una storia familiare di petrolio, avidità e omicidio nella riserva di Osage”.
Lo scrittore racconta che, nella città principale della contea di Osage, Pawhuska, ci lavorava lo stesso numero di avvocati presenti in tutta Oklahoma City. Questo per dare il polso del giro di affari e ricchezza che ruotavano intorno a tale comunità. Nel suo libro, David Grann, invece, scrisse che «solo nel 1923 la tribù incassò più di 30 milioni di dollari, l'equivalente odierno di oltre 400 milioni di dollari».
Sarebbe potuta essere una storia di successo e riscatto, ma quella degli Osage è stata, a dispetto del felice inizio, una delle pagine più nere della storia americana. Il fatto che una tale ricchezza fosse in mano a una tribù di nativi non poteva certo andare giù al Congresso degli Stati Uniti che, servendosi dei preconcetti razzisti molto diffusi all'epoca, emanò una legge secondo la quale chiunque avesse “almeno il 50 per cento di sangue Osage” era obbligato ad avere un tutore legale.
Tutti gli altri, invece, potevano amministrare le proprie finanze autonomamente, salvo il caso di minori ai quali, a prescindere dalla propria discendenza, veniva assegnato un tutore anche se i genitori erano in vita. Questi tutori erano, nella maggior parte dei casi, degli avvocati o affaristi senza scrupoli e tale provvedimento, di matrice razzista, fu tra le cause che portarono un gran numero di Osage a essere uccisi per poterne ereditare la ricchezza.
«Il regno del terrore»
Tra il 1918 e il 1931 ci fu quello che lo scrittore Grann definì 'Il regno del terrore' della Nazione Osage: più di sessanta persone appartenenti a tale tribù vennero uccise unicamente per questione di soldi.
Di questi omicidi si iniziò a parlare nel 1921, quando un gruppo di cacciatori della zona trovarono, in fondo ad un dirupo, il cadavere di una donna Osage di nome Anna Brown. Nonostante il cadavere presentasse un foro di pallottola nel cranio, il caso venne archiviato come incidente. Le royalties della Brown vennero ereditate da sua madre Lizzie Q. che, neanche due mesi dopo, morì quasi certamente a causa di un avvelenamento. Molti altri membri della famiglia vennero uccisi nei mesi successivi, compreso Henry Roan, cugino di Mollie Kyle, sorella della defunta Anna, ucciso a colpi di arma da fuoco, e un'altra sorella di quest'ultima Rita che venne uccisa, insieme al marito ed alla governante, da una bomba posta nella sua abitazione.
Molti Osage, come detto, vennero assassinati dopo aver stipulato delle polizze assicurative o contratto matrimoni misti che all'epoca erano molto diffusi. La proprietà delle royalties, come visto, non poteva essere ceduta ai coloni bianchi che però potevano acquisirle per via ereditaria, con la complicità di tutti coloro che, per anni, coprirono degli omicidi spacciati per morti naturali o incidenti domestici. Come scritto da Grann «più approfondivo la questione, più mi rendevo conto che si trattava davvero di una cultura dell'omicidio e della complicità. Ho trovato prove di medici che somministravano veleno e dei becchini che coprivano ferite da arma da fuoco. Alcuni tutori, avvocati e pubblici ministeri erano lì e non indagavano su questi crimini anzi talvolta ne prendevano parte».
Quegli omicidi rimasti irrisolti
Nell'impossibilità di far chiarezza su questi accadimenti, fu incaricato il Bureau of Investigation, che nel 1935 venne rinominato Federal Bureau of Investigation, diretto all'epoca da un giovane J.Edgar Hoover, l'uomo che ha reso l'F.B.I noto in tutto il mondo. Come capo delle indagini, venne nominato Tom White, un ex Texas Ranger che fece infiltrare parte dei suoi uomini nel villaggio degli Osage. Nonostante i sistemi d'indagine molto sofisticati, solo pochissime persone vennero rinviate a giudizio, mentre la maggior parte degli omicidi rimasero insoluti.
Negli anni, si parlò molto del ruolo svolto nella vicenda da William Hale, un affarista nel campo del bestiame, trasferitosi dal Texas all'Oklahoma proprio nel periodo in cui iniziò quella lunga scia di sangue. Hale venne accusato di aver agito in combutta con il nipote Ernest Burkhart, marito di Mollie Kyle, sorella di Anna Brown e Rita Smith, per eliminare i membri della famiglia della moglie ed ereditarne i diritti. Hale venne condannato per la morte di Henry Roan nell'ottobre del 1929: l'uomo, infatti,deteneva una polizza di assicurazione sulla vita di Roan di 25 mila dollari. Dopo aver ereditato le royalties della sorella Rita, anche Mollie iniziò a soffrire di sintomi da avvelenamento, motivo per cui divorziò dal marito garantendo la propria eredità ai figli.
Nel 1925, il Congresso degli Stati Uniti modificò la legge per proibire a coloro che non appartenevano alla tribù degli Osage di ereditare le royalties petrolifere e, in effetti, i casi di omicidio diminuirono fino a cessare del tutto intorno al 1932. Il sistema dei tutori, invece, fu eliminato solo intorno agli anni Settanta del secolo scorso. Nel 2000, come ricordato dal Post, la Nazione Osage fece causa al dipartimento dell'Interno accusandolo di non aver adeguatamente gestito i loro beni, e di non aver pagato quanto dovuto per i giacimenti petroliferi, ricevendo, nel 2011, un risarcimento di 380 milioni di dollari, uno dei più alti tra i risarcimenti riconosciuti alle popolazioni indigene.