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Tra Innerferrera e Juf, la Via Alpina si snoda fra le gole, i pascoli e i piccoli villaggi della Val Avers.
Un fondovalle tra i 1500 e i 2100 metri, boschi rarissimi, un paesaggio quasi nepalese, lontano dai grandi circuiti del turismo alpino.
“Una regione selvaggia, difficilmente paragonabile a qualsiasi altra per selvatichezza”. Così annotava nel 1742 il parroco protestante Nicolin Sererhard, autore di una descrizione di tutti i comuni dei Grigioni, a proposito della Val Avers.
Rare automobili
Oggi vi si arriva comodamente in auto o meglio ancora con la corriera, da Thusis, con tappa ad Andeer, lungo la strada costruita negli anni cinquanta del secolo scorso.
“Bella, se non fosse per il traffico!”, scherza un amico mentre percorriamo a piedi l’ultimo tratto del nastro d’asfalto, tra Juppa e Juf. In mezz’ora ci sorpassano solo due automobili.
Da Innerferrera la Via Alpina segue il percorso della prima carreggiabile, aperta nel 1895, inoltrandosi nel territorio di Avers attraverso un’angusta gola.
Il confine di Stato è appena di là dal vecchio ponte sul Reno di Lei. Sulla destra, oltre un impraticabile burrone scavato dal torrente, si apre la Valle di Lei, in territorio italiano.
Storie di dighe e confini
Geograficamente la Valle di Lei fa parte del bacino del Reno, ma fu acquistata nel 1462 dal comune di Piuro, in Valchiavenna.
Il diritto di proprietà dei chiavennaschi divenne confine di Stato nel 1863. Ma nel secondo dopoguerra, sulle acque della Valle di Lei mise gli occhi l’industria idroelettrica elvetica.
C’era però un problema: l’esercito svizzero non voleva che si costruisse in territorio italiano una diga che, in caso di attentato, avrebbe minacciato la popolazione svizzera della Val Ferrera e della Val Schons.
La soluzione fu trovata nel 1952, dopo una lunga trattativa tra Svizzera e Italia. L’Italia cedette alla Svizzera una striscia di terreno di circa 0,5 km2, sulla quale costruire la diga, in cambio di una porzione equivalente di territorio poco più a nord.
La frontiera tra Avers e Val da Lei segue così una linea curiosa, palese negazione della teoria nazionalista dei confini naturali.
Resistenza e tradizioni
Inoltrandosi nella Val Avers i primi insediamenti che s’incontrano sono Campsut e Cröt. A destra si apre la Val Madris, zona di grandi pascoli, negli anni Ottanta candidata ad essere inondata da un lago artificiale.
L’opposizione dei pastori ne fece uno dei simboli della resistenza ecologista contro i grandi progetti idroelettrici nelle Alpi, insieme alla Greina, al Grimsel, alla regione del Bernina. Oggi, in estate, continuano a pascolarvi le mucche.
Oltre Cröt, un ripido gradino di trecento metri porta al livello superiore della valle. Il sentiero conduce a Cresta, il villaggio principale di Avers, sede dell’unica chiesa, del municipio, del negozio di alimentari, della scuola.
Nel 1960 il circolo di Avers contava ancora 270 abitanti. Erano gli anni dei grandi lavori idroelettrici. Ora, stando al censimento del 2000, sono 160, ma con una tendenza alla crescita.
Nella chiesa incontro il sacrestano. Sta sistemando dei fiori, per un concerto di musica classica che si terrà la sera. Si sente un forte odore di legno. “Le panche in cembro sono del 1944”, dice. “Ma ogni due anni vengono pulite a fondo dalle donne della comunità”. Sembrano nuove, in effetti.
Una cooperativa fra le marmotte
Da Cresta il sentiero prosegue verso Pürt, costeggiando la gola scavata dal Reno di Juf, quindi verso Juppa. Poco oltre, sulla destra, si apre la Val Bergalga, regno incontrastato delle marmotte.
Sulla strada si trova il vecchio albergo Alpina. Di recente l’albergo - ribattezzato Bergalga - è stato rilevato da una cooperativa, dopo il fallimento della precedente gestione.
I promotori del rilancio puntano ad un turismo sostenibile: cucina con prodotti locali, risanamento graduale dell’immobile con criteri ecologici, ricorso a energie rinnovabili, eventi culturali, intesi come “puntuali irritazioni della quiete alpina”.
“Ma non vogliamo una monocultura”, precisa Iris Vollenweider, una delle cinque persone che si occupano della gestione. L’albergo non intende coltivare un’immagine alternativa. L’importante è rimanere aperti a tutti.
“Della cooperativa fanno parte ormai 65 persone, di cui 5 di Avers”, spiega dal canto suo Res Keller, anche lui membro del team. Gli altri soci sono grigionesi, zurighesi, anche belgi. Amici e amici di amici.
Alla festa d’inaugurazione un trio grigionese suona musica popolare svizzera, klezmer, tango, polka. Il vino valtellinese è servito da un filosofo belga. Le marmotte, loro, non hanno nazionalità.
swissinfo, Andrea Tognina
Fatti e cifre
Itinerario rosso, tappa no. 81
Da Innerferrera (1480 m.s.m.) a Juf (2126 m.s.m.)
Ca. 6 ore e un quarto di cammino