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<h2>InitialSituation<h2><p><b>Comunicato stampa del Consiglio federale del 26.02.2020</b></p><p><b>Il Consiglio federale adotta il messaggio sulla cultura 2021-2024 </b></p><p><b>Nella seduta del 26 febbraio 2020 il Consiglio federale ha adottato il messaggio concernente la promozione della cultura negli anni 2021-2024 e lo ha sottoposto al Parlamento. I tre assi strategici della politica culturale della Confederazione - partecipazione culturale, coesione sociale, creazione e innovazione - vengono mantenuti e, a partire dal 2021, sarà dedicata particolare attenzione alla digitalizzazione della promozione della cultura. Per l'attuazione del messaggio sono previsti mezzi finanziari per 934,5 milioni di franchi. </b></p><p>Il Consiglio federale intende consolidare il programma "Gioventù e musica" e introdurre misure specifiche per la promozione dei talenti musicali in collaborazione con i Cantoni e le organizzazioni musicali. Ampliando le attività di scambio scolastico tra le comunità linguistiche e istituendo un programma di scambio per insegnanti, si propone inoltre di rafforzare la coesione sociale. La Confederazione intende per altro contribuire a sviluppare con misure adeguate una cultura della costruzione di qualità e promuovere la parità tra uomo e donna nel settore della cultura. Nel campo della creazione e dell'innovazione, il programma "Cultura ed economia" e il suo obiettivo prioritario, cioè la promozione del design e dei media interattivi, saranno ulteriormente sviluppati e integrati nell'attività della Fondazione Pro Helvetia. Infine, è previsto un incremento dei mezzi operativi affinché il Museo nazionale svizzero possa continuare a offrire mostre di riferimento sulla storia svizzera anche dopo l'apertura del nuovo edificio della sede di Zurigo, nel frattempo avvenuta.</p><p>Oltre che alla continuità, il Consiglio federale dà molta importanza anche alle sfide e alle opportunità offerte dalla trasformazione digitale. Intende ad esempio assoggettare i fornitori di film on-line all'obbligo di investire nel cinema svizzero indipendente, analogamente a quanto già avviene per le emittenti televisive con programma nazionale o destinato a una regione linguistica. Inoltre, le piattaforme on-line dovranno obbligatoriamente offrire una quota di film europei di almeno il 30 per cento. Il Consiglio federale intende infine creare le condizioni affinché i film sovvenzionati dalla Confederazione siano più facilmente accessibili al pubblico dopo la commercializzazione.</p><p>La consultazione sul messaggio sulla cultura ha fatto emergere l'importanza della continuità. Le misure proposte per lo sviluppo della politica culturale della Confederazione sono state valutate prevalentemente in modo positivo.</p><p>Il messaggio sulla cultura definisce l'impostazione strategica della politica culturale della Confederazione per il periodo 2021-2024 e presenta gli obiettivi, le misure più importanti e le modalità di finanziamento di tutti gli ambiti di promozione dell'Ufficio federale della cultura, della Fondazione svizzera per la cultura Pro Helvetia e del Museo nazionale svizzero. Per l'attuazione del messaggio sono previsti mezzi finanziari per 934,5 milioni di franchi. L'importo è stato adeguato al rincaro previsto dalla Confederazione, il che ha comportato una riduzione del quadro finanziario complessivo rispetto al progetto posto in consultazione.</p><p></p><p><b>Disegno 2: Legge federale sulla produzione e la cultura cinematografiche (Legge sul cinema, LCin)</b></p><p><b></b></p><p><b>Il 26 febbraio 2020 il Consiglio federale ha presentato il suo messaggio sulla promozione della cultura nel periodo 2021</b>-<b>2024 proponendo di modificare otto decreti federali e cinque leggi federali, tra cui quella sul cinema. Attraverso questa modifica, il Consiglio federale vuole permettere al cinema svizzero di affrontare nel modo più adeguato le sfide poste dalla digitalizzazione del mercato e i cambiamenti nelle abitudini di consumo. La modifica della legge sul cinema intende promuovere la creazione di film svizzeri nonché la pluralità e la qualità dell'offerta, rafforzare la cultura cinematografica nonché conservare il patrimonio cinematografico e agevolarne l'accesso. Il Parlamento ha adottato la modifica il 1° ottobre 2021. Accertata la riuscita formale del referendum contro la legge sul cinema, il Popolo sarà chiamato alle urne il 15 maggio 2022.</b></p><p></p><p>In Svizzera è presente un'importante industria cinematografica e una vivace cultura del cinema. I film di fiction prodotti annualmente nel mondo sono circa 10 000. Di questi, 500 escono nelle sale cinematografiche svizzere. Per il 2016 e il 2017, il numero di ingressi nelle sale cinematografiche svizzere si attestava stabilmente a circa 13,5 milioni, scesi a 11,7 milioni nel 2018, mentre nel 2019 si è avuto un lieve aumento a 12,4 milioni di ingressi. Gli schermi dei cinema multisala, che accolgono circa il 40 per cento degli spettatori, sono dominati prevalentemente da grandi produzioni americane. Rispetto ai vicini europei, la Svizzera dispone però ancora in tutte le regioni di molti cinema di piccole e medie dimensioni con una programmazione diversificata. Rispetto al passato, la digitalizzazione dei mezzi di proiezione ha permesso ai piccoli cinema e a quelli delle zone rurali di accedere a tutti i film, alla stregua dei cinema dei grandi centri.</p><p></p><p>La politica cinematografica della Confederazione si propone di promuovere la creazione cinematografica, la pluralità e la qualità dell'offerta, di rafforzare la cultura cinematografica svizzera e di conservare e rendere accessibile il patrimonio cinematografico. Essa si basa su tre pilastri: il finanziamento (produzione e commercializzazione), la cultura cinematografica (festival, formazione continua, promozione) e il patrimonio cinematografico. I regimi di promozione della Confederazione vengono periodicamente sottoposti alla verifica di una ditta esterna per valutare l'efficacia degli strumenti di promozione impiegati ed effettuare eventuali adeguamenti per il periodo successivo.</p><p></p><p>La digitalizzazione del mercato cinematografico, dalla produzione alla commercializzazione, fino ad arrivare all'archiviazione a lungo termine, ma anche la rapida evoluzione della fruizione mediatica sono fattori che esercitano un forte impatto sul cinema svizzero. Tutti gli attori, dalle sale cinematografiche alle imprese di distribuzione, devono stare al passo con gli sviluppi tecnologici e il cambiamento delle abitudini di consumo. Non da ultimi, i festival cinematografici in Svizzera svolgono un ruolo sempre più importante nel garantire la pluralità dell'offerta, la promozione, la mediazione e la commercializzazione dei film. I festival contribuiscono alla partecipazione culturale e rivestono un ruolo decisivo per il successo dei film presso il pubblico. </p><p></p><p>Il disegno del Consiglio federale prevede che le imprese che offrono film in Svizzera nel quadro dei loro programmi o che propongono servizi elettronici su richiesta o in abbonamento devono garantire che almeno il 30 per cento dei film sia costituito da film europei e destinare ogni anno almeno il 4 per cento dei loro proventi lordi alla creazione cinematografica svizzera indipendente oppure versare una corrispondente tassa sostitutiva. Quest'obbligo è applicabile a tutti gli attori del mercato e dunque anche alle imprese che, pur avendo sede all'estero, si rivolgono al pubblico svizzero.</p><p></p><p><b>Fonte </b>: <a href="https://fedlex.data.admin.ch/filestore/fedlex.data.admin.ch/eli/fga/2020/725/it/pdf-a/fedlex-data-admin-ch-eli-fga-2020-725-it-pdf-a.pdf">messaggio</a> del Consiglio federale del 26 febbraio 2020</p><h2>Proceedings<h2><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito al Consiglio nazionale, 07.09.2020</b></p><p><b>Più soldi alla cultura, nuove regole per piattaforme streaming </b></p><p><b>Un pacchetto da 956,9 milioni di franchi da destinare alla cultura nei prossimi quattro anni, 22,4 in più di quanto previsto dal Governo. Il Consiglio nazionale ha deciso oggi di sostenere questo credito ponendo l'accento sulla svolta digitale, pur rimanendo nel solco della continuità.</b></p><p>A far discutere sono state le nuove disposizioni per le piattaforme di streaming e il loro contributo al cinema svizzero, ridotto rispetto al progetto dell'Esecutivo.</p><p>In entrata di dibattito, l'UDC ha tentato di rinviare il tutto al Consiglio federale, affinché compensasse i crediti non rimborsabili versati in ambito culturale grazie all'ordinanza Covid. "Non dobbiamo privilegiare un settore rispetto agli altri", ha ammonito Peter Keller (UDC/NW). "Ci sono troppe uscite dopo la crisi del Covid", ha fatto notare Diana Gutjahr (UDC/TG).</p><p>Da sinistra hanno ricordato che questo settore è stato tra i più colpiti dalla crisi. Stiamo parlando del 3% delle spese della Confederazione, ha rilevato Mathias Reynard (PS/VS). Il ministro della cultura, Alain Berset, ha da parte sua sostenuto che non c'è logica nel collegare le misure per contrastare le conseguenze della pandemia al messaggio sulla cultura.</p><p></p><p>Cinema svizzero ed europeo</p><p>Come detto, uno degli aspetti più dibattuti ha riguardato il sostegno al cinema svizzero, che dovrebbe ottenere la fetta più grande della torta, 209,1 milioni. Le piattaforme di streaming online come Netflix o Disney, e le emittenti televisive straniere con programmi o finestre pubblicitarie dirette in Svizzera, saranno inoltre obbligate a investire l'1% del loro reddito lordo elvetico nella produzione di film svizzeri. Il Consiglio federale chiedeva di arrivare al 4%.</p><p>Sarebbe una tassa molto elevata rispetto all'estero e avrà un impatto sui prezzi e sull'offerta, ha sostenuto Philipp Kutter (PPD/ZH), aggiungendo che "a pagare saranno i consumatori". Le tasse introdotte in altri paesi europei non hanno comportato un aumento dei costi di sottoscrizione, ha replicato Fabien Fivaz (Verdi/NE), aggiungendo che il progetto correggerebbe anche una disparità tra i giganti del web e i promotori svizzeri: durante la crisi i primi hanno generato miliardi senza partecipare alla creazione cinematografica svizzera.</p><p>Dopo lunghe discussioni il plenum ha deciso, con 97 voti a 91 e 3 astensioni, di ridurre la quota all'1%, mentre la sinistra chiedeva di innalzarla al 5%. Gli aiuti non saranno inoltre vincolati alle pellicole indipendenti, come preconizzava l'esecutivo. Oltre alla SSR, anche le emittenti televisive regionali saranno esentate.</p><p>Il campo borghese non è invece riuscito a bloccare la proposta di imporre a queste piattaforme l'obbligo di offrire almeno il 30% di pellicole europee. UDC, PLR, e una parte del PPD hanno cercato di eliminare il vincolo o ridurlo al 20%.</p><p>"Si vuole creare un mercato fittizio", instaurando una percentuale di film europei che tutti dovrebbero accettare, non importa con quali contenuti, ha affermato invano Christian Wasserfallen (PLR/BE) chiedendo di non entrare nemmeno in materia. Il progetto mira a contrastare il rischio della monocoltura e a difendere le caratteristiche specifiche del nostro Paese, ha spiegato Berset. È necessaria una quota ed è una condizione minima per entrare nel programma "Creative Europe", è stato spiegato da altri oratori.</p><p></p><p>Edifici e romancio</p><p>Il plenum ha in seguito deciso di stanziare altri 20 milioni per la cultura della costruzione, portando il totale 103,9 milioni. L'obiettivo è sviluppare le competenze in questo campo sia tra le autorità, che tra i proprietari di edifici, i progettisti, gli esecutori e il pubblico in generale.</p><p>Ha inoltre deciso di stanziare circa 1,2 milioni a Memoriav, il centro di competenza per le questioni relative al patrimonio audiovisivo analogico o digitale. Altri 1,2 milioni andranno alla promozione del romancio.</p><p>Sono state per altro respinte numerose proposte di aumento o riduzione dei finanziamenti. Nessun aiuto, ad esempio, per le librerie o la città di Berna. Anche la somma destinata alle aree di sosta per le popolazioni nomadi di Yenish, Sinti e Rom rimarrà invariata.</p><p></p><p>Giovani, lingue e musica</p><p>Il progetto mira piuttosto a rafforzare altri ambiti, in particolare la coesione nazionale, aumentando le attività di scambio scolastico fra le comunità linguistiche. In totale verranno stanziati quasi 69 milioni, di cui 10 per un programma di scambio destinato agli insegnanti.</p><p>Oltre a ciò sarà consolidato il programma "Gioventù e musica", che a detta del governo sta riscuotendo "grande successo". In particolare saranno introdotti provvedimenti specifici per la promozione di talenti in collaborazione con Cantoni e organizzazioni. Per questo insieme si parla di oltre 25,3 milioni, di cui 8,4 aggiuntivi.</p><p></p><p>Museo nazionale e Pro Helvetia</p><p>Saranno inoltre proseguiti i modelli di cooperazione tra cultura ed economia nel campo della creazione e dell'innovazione. Il sostegno al design e ai media interattivi sarà sviluppato da Pro Helvetia con un budget di 180,4 milioni.</p><p>Tra le altre misure è previsto un incremento dei mezzi operativi a 134,5 milioni per consentire al Museo nazionale svizzero di continuare a offrire mostre di riferimento sulla storia elvetica.</p><p></p><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito al Consiglio degli Stati, 16.09.2020</b></p><p><b>Più soldi alla cultura, in particolare per mobilità studenti </b></p><p><b>Un pacchetto di 966,5 milioni, più di quanto proposto dal Consiglio federale (934,5 milioni), da destinare alla cultura per il periodo 2021-2024. È quanto stabilito oggi dal Consiglio degli Stati, che ha respinto tutti i tagli proposti dall'UDC appellatosi alla prudenza finanziaria dopo gli sconquassi causati dal Covid-19, decidendo invece di attribuire maggiori fondi per gli scambi linguistici. Il dossier ritorna al Nazionale per le divergenze.</b></p><p>Non trattato oggi in aula, ma rinviato a dicembre, il capitolo riguardante le nuove disposizioni per le piattaforme di streaming e il loro contributo al cinema svizzero. Questo aspetto richiede ulteriori approfondimenti, come indicato dal presidente della camera, Hans Stöckli (PS/BE).</p><p>La settimana scorsa, la Camera del popolo aveva stabilito, esaminando il capitolo dedicato al sostegno per il cinema svizzero, che le piattaforme di streaming online come Netflix o Disney, e le emittenti televisive straniere con programmi o finestre pubblicitarie dirette in Svizzera, dovrebbero essere obbligate a investire l'1% del loro reddito lordo elvetico nella produzione di film svizzeri. Il Consiglio federale chiedeva di arrivare al 4%.</p><p>Non contestato oggi invece il credito proposto dall'esecutivo per il cinema, cui andrà la fetta più grande della torta, 209,1 milioni.</p><p></p><p>Giovani, lingue e musica</p><p>Come ricordato, il plenum ha deciso oggi, diversamente dal Consiglio federale, di attribuire più mezzi al settore delle lingue e della comprensione, portandolo a 80 milioni di franchi, di cui 10 in più per gli scambi tra regioni e 1,2 supplementari per la promozione del romancio. Il Nazionale aveva optato per innalzare il credito proposto dal governo di 1,2 milioni per il romancio portandolo a 70 milioni.</p><p>A convincere il plenum delle necessità di un maggior impegno finanziario della Confederazione sono state le "senatrici" Marina Carobbio (PS/TI) e Johanna Gapany (PLR/FR), spalleggiate da Stefan Engler (PPD/GR).</p><p>Questa iniezione supplementare, a loro parere, dovrebbe incoraggiare un maggior numero di allievi e apprendisti, ma anche docenti, a spostarsi negli altri Cantoni per immergersi in un'altra cultura e rafforzare così le proprie competenze linguistiche. Al momento, solo un "misero" 3% approfitta di una simile opportunità.</p><p>Per Marina Carobbio, un maggior impegno in quest'ambito è particolarmente importante per l'italiano, penalizzato dalla situazione attuale, anche perché poco offerto nelle scuole d'oltre San Gottardo.</p><p>L'invito di coloro che domandavano moderazione in ragione della crisi attuale dovuta alla pandemia, in particolare dall'UDC, è caduto nel vuoto.</p><p></p><p>Giovani e musica</p><p>Per quanto riguarda il resto del progetto, il plenum si è detto d'accordo nel consolidare il programma "Gioventù e musica", che a detta del governo sta riscuotendo "grande successo". In particolare saranno introdotti provvedimenti specifici per la promozione di talenti in collaborazione con Cantoni e organizzazioni. Per questo insieme si parla di oltre 25,3 milioni, di cui 8,4 aggiuntivi.</p><p>In merito agli aiuti finanziari alla cultura elargiti dall'Ufficio federale omonimo, il progetto governativo propone 145 milioni. Il plenum, diversamente dal governo, ha deciso di attribuire 800 mila franchi alla fondazione per la fotografia, stralciando gli 1,2 milioni supplementari a Memoriav - il centro di competenza per le questioni relative al patrimonio audiovisivo analogico o digitale - decisi dal Consiglio nazionale.</p><p></p><p>Museo nazionale e Pro Helvetia</p><p>Saranno inoltre proseguiti i modelli di cooperazione tra cultura ed economia nel campo della creazione e dell'innovazione. Il sostegno al design e ai media interattivi sarà sviluppato da Pro Helvetia con un budget di 180,4 milioni.</p><p>Tra le altre misure è previsto un incremento dei mezzi operativi a 134,5 milioni per consentire al Museo nazionale svizzero di continuare a offrire mostre di riferimento sulla storia elvetica.</p><p>Edifici</p><p>Il plenum ha in seguito deciso di stanziare altri 20 milioni per la cultura della costruzione, portando il totale 103,9 milioni. L'obiettivo è sviluppare le competenze in questo campo sia tra le autorità, che tra i proprietari di edifici, i progettisti, gli esecutori e il pubblico in generale.</p><p></p><p>Biblioteca nazionale</p><p>All'inizio delle discussioni, il plenum ha anche adottato alcune modifiche alla legge sulla Biblioteca nazionale. I "senatori" Olivier Français (PLR/VD) e Beat Rieder (PPD/VS) hanno approfittato dell'occasione per chiedere lumi al consigliere federale Alain Berset circa lo stato dell'edificio, da loro giudicato "catastrofico" e indegno di una biblioteca nazionale.</p><p>Il ministro della cultura ha spiegato che problemi insorti nel 2018 sulla tenuta statica dell'immobile, di sicuro pregio architettonico, sono all'origine dello spostamento di molti libri e spiegano l'aspetto attuale dell'edificio, che assomiglia in effetti di più a un cantiere che a un luogo di meditazione.</p><p>Pur non sbilanciandosi sui tempi per un ripristino, Berset ha detto che sono in elaborazione due studi sul futuro della struttura, ora instabile e quindi potenzialmente pericolosa.</p><p></p><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito al Consiglio nazionale, 23.09.2020</b></p><p><b>Sostegno alla cultura, divergenze su cambi linguistici </b></p><p>Le due Camere del Parlamento non sono ancora riuscite a trovare un'intesa su come sostenere la cultura nei prossimi quattro anni. In particolare non sono d'accordo sui fondi da stanziare per gli scambi tra le regioni linguistiche e sul sostegno finanziario elargito dall'Ufficio federale della cultura.</p><p>Per quest'ultimo il Consiglio federale aveva previsto 145,1 milioni di franchi. Stamane il Nazionale ha ribadito di voler aumentare l'importo di 1,2 milioni affinché Memoriav - il centro di competenza per le questioni relative al patrimonio audiovisivo analogico o digitale - possa essere sostenuto. Gli Stati preferiscono invece versare 800 mila franchi alla fondazione per la fotografia.</p><p>La Camera del popolo ha inoltre respinto la proposta di quella dei cantoni di un aumento dei fondi per gli scambi tra le regioni linguistiche, che passerebbe da 10 a 80 milioni di franchi. Il rialzo sarebbe destinato in particolare a sostenere maggiormente il romancio.</p><p></p><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito al Consiglio degli Stati, 24.09.2020</b></p><p><b>Cultura beneficerà di un sostegno supplementare di 22,4 mio </b></p><p><b>La cultura beneficerà di un sostegno più importante del previsto. Il Consiglio degli Stati si è allineato oggi al Nazionale, prevedendo fondi supplementari dell'ordine di 22,4 milioni di franchi per gli anni 2021-2024.</b></p><p>Il progetto scaturito dal Parlamento, che prevede un importo totale di 956,9 milioni, è più generoso rispetto a quello del Governo. Gli assi portanti sono invece sempre gli stessi: coesione sociale, partecipazione culturale, creazione e innovazione.</p><p>Le Camere federali hanno tuttavia trovato un'intesa soltanto per quanto riguarda l'ambito finanziario. Diverse altre misure controverse devono ancora essere affrontate dal Consiglio degli Stati in dicembre. Si tratta in particolare della tassa per le piattaforme online, quali Netflix o Disney, a beneficio del cinema svizzero o ancora della quota obbligatoria di film europei nei loro programmi.</p><p></p><p>Al cinema la fetta più grande</p><p>Come detto, il pacchetto prevede una dotazione leggermente maggiore rispetto al periodo precedente 2016-2020. Al cinema andrà la fetta più grande della torta, 209,1 milioni. Dal canto suo, la cultura della costruzione ottiene 20 milioni supplementari per un credito totale di 123,9 milioni. L'obiettivo è sviluppare le competenze in questo campo sia tra le autorità, che tra i proprietari di edifici, i progettisti, gli esecutori e il pubblico in generale.</p><p>Dopo lunghe discussioni, il Consiglio degli Stati ha accettato stamane di aumentare l'importo di 1,2 milioni affinché Memoriav - il centro di competenza per le questioni relative al patrimonio audiovisivo analogico o digitale - possa essere sostenuto. Finora i "senatori" avevano preferito versare 800 mila franchi alla fondazione per la fotografia.</p><p>I due rami del Parlamento si sono pure messi d'accordo destinando 1,2 milioni supplementari per il romancio. La Camera dei cantoni si è inoltre allineata al Nazionale rinunciando a un aumento dei fondi per gli scambi tra le regioni linguistiche da 70 a 80 milioni di franchi.</p><p>Una minoranza composta da PS e PLR ha proposto invano un aumento di 5 milioni. Secondo Johanna Gapany (PLR/FR), è necessario attuare soluzioni più solide per rafforzare gli scambi linguistici, per esempio nell'ambito della formazione professionale, ricordando che proprio oggi è la giornata del plurilinguismo. Ma la maggioranza del plenum non l'ha seguita.</p><p></p><p><b>Disegno 2</b></p><p>In qualità di <b>Camera prioritaria</b> il <b>Consiglio nazionale</b> ha esaminato il messaggio concernente la promozione della cultura negli anni 2021-2024 (<a href="https://www.parlament.ch/it/ratsbetrieb/suche-curia-vista/geschaeft?AffairId=20200030">20.030</a>) durante la sessione autunnale 2020. In occasione del dibattito di entrata in materia, Matthias Aebischer (S, BE) e Marie-France Roth Pasquier (M-E, FR), relatori della commissione, hanno chiesto di entrare in materia, sottolineando in particolare l'importanza di offrire contenuti di produzione svizzera sulle piattaforme di streaming e nei programmi televisivi. Una minoranza rappresentata da Christian Wasserfallen (RL, BE) ha proposto di non entrare in materia sul disegno 2 (Legge sul cinema) poiché, tra le altre cose, obbligare le piattaforme digitali a offrire il 30 per cento di film europei limita la libertà di scelta dei consumatori. I deputati favorevoli all'entrata in materia hanno dal canto loro sostenuto che la modifica di legge permette di correggere una disparità di trattamento tra emittenti televisive tradizionali e grandi piattaforme di streaming, obbligando queste ultime a reinvestire parte dei loro guadagni nel cinema svizzero. Il Consiglio nazionale ha respinto la proposta Wasserfallen con 123 voti contro 62 e un'astensione. Una seconda minoranza, rappresentata da Philipp Kutter (M-E, ZH), ha proposto di rinviare il disegno 2 al Consiglio federale, opponendosi all'introduzione di un obbligo di investimento per i servizi di streaming pari al 4 per cento della loro cifra d'affari. I consiglieri nazionali hanno deciso di respingere questa proposta con 107 voti contro 78 e 4 astensioni. Con 134 voti contro 51 e 2 astensioni, i deputati hanno scelto di respingere anche la proposta della minoranza rappresentata da Peter Keller (V, NW) che chiedeva di rinviare al Consiglio federale l'insieme dei disegni (da 1 a 13). Il Consiglio nazionale è dunque <b>entrato in materia</b> sul messaggio concernente la promozione della cultura negli anni 2021-2024 e sui vari disegni di legge e decreti federali.</p><p></p><p>Nel quadro della <b>deliberazione di dettaglio</b> sul disegno relativo alla legge sul cinema, l'obbligo per le imprese che offrono film in Svizzera di investire una parte dei loro proventi nella creazione cinematografica nazionale è stato ampiamente dibattuto. Diverse le proposte tese a modificare la quota del 4 per cento indicata dal Consiglio federale. Una prima minoranza, rappresentata da Sandra Locher-Beguerel (S, GR), chiedeva di aumentare tale percentuale al 5 per cento. La minoranza rappresentata da Lilian Studer (M-E, AG) proponeva invece di portarla al 3 per cento, mentre per una terza minoranza, rappresentata da Philipp Kutter, essa non doveva superare l'1 per cento dei proventi lordi. Il Consiglio nazionale ha finalmente deciso di accogliere questa terza proposta. Su proposta della maggioranza della CSEC-N, ha inoltre accolto una modifica che prevedeva di rendere la tassa sostitutiva esigibile se la quota dei proventi da investire annualmente non è raggiunta in media su un periodo di quattro anni.</p><p>Due proposte individuali, presentate da Philippe Nantermod (RL, VS) e Andri Silberschmidt (RL, ZH), chiedevano di stralciare gli articoli da 24b a 24f adducendo che i consumatori sostengono già il cinema svizzero attraverso il versamento del canone radiotelevisivo e che quindi l'introduzione di una tassa porterebbe i consumatori a mettere una seconda volta mano al portafoglio. La proposta di stralcio degli articoli da 24b a 24f è tuttavia stata respinta dal Consiglio nazionale con 125 voti contro 65 e un'astensione. </p><p></p><p>La Camera bassa è poi passata al <b>voto sul complesso</b> e ha <b>adottato il disegno relativo alla legge sul cinema</b> con 128 voti contro 60 e 4 astensioni. Il gruppo dell'Unione democratica di Centro si è pronunciato all'unanimità contro il disegno, così come sei membri del gruppo liberale radicale. I membri degli altri gruppi parlamentari hanno tutti votato in favore del disegno, fatte salve due astensioni all'interno del gruppo socialista, una nel gruppo del Centro e una nel gruppo dei Verdi.</p><p></p><p>In veste di <b>secondo Consiglio</b>, il <b>Consiglio degli Stati</b> ha discusso la legge sul cinema durante la sessione estiva 2021. Matthias Michel (RL, ZG), relatore commissionale, ha invitato la Camera a entrare in materia sul disegno. Ha ricordato le sfide che il cinema svizzero è chiamato ad affrontare, specialmente le difficoltà nel portare le produzioni svizzere oltre le frontiere nazionali e la concorrenza degli operatori di streaming, ritenendo che il disegno del Consiglio federale fornisce delle risposte adeguate. Il Consiglio degli Stati ha deciso, senza opposizioni, di <b>entrare in materia</b> sul disegno.</p><p></p><p>La questione dell'introduzione di un obbligo di investire nella produzione cinematografica nazionale per chi offre film in Svizzera ha dato luogo a diverse proposte di modifica anche in occasione della <b>deliberazione di dettaglio</b> nel Consiglio degli Stati. La maggioranza della CSEC-S ha proposto di modificare l'articolo 24b, fissando la quota dei contributi al 4 per cento dei proventi lordi, come inizialmente previsto dal disegno del Consiglio federale. Auspicava altresì di obbligare gli operatori a reinvestire questa percentuale nella promozione cinematografica e quindi di sopprimere la possibilità di versare una tassa sostitutiva. Una prima minoranza, rappresentata da Andrea Gmür-Schönenberger (M-E, LU), pur proponendo allo stesso modo di innalzare al 4 per cento la quota dei proventi da investire, ha chiesto di mantenere la possibilità di versare una tassa sostitutiva. Il mantenimento della tassa sostitutiva era auspicato anche da una seconda minoranza, rappresentata da Jakob Stark (V, TG), che proponeva però di portare la quota dei contributi solo al 2 per cento. I consiglieri agli Stati hanno votato a favore della proposta Gmür-Schönenberger, fissando così al 4 per cento dei proventi lordi il contributo degli operatori alla promozione del cinema svizzero. Infine, una terza minoranza, rappresentata da Benedikt Würth (M-E, SG), ha proposto di modificare l'articolo 24b in modo tale da precisare che solo la metà degli investimenti può consistere in produzioni proprie. Tale proposta è stata respinta con 29 voti contro 16. La Camera alta ha tuttavia accolto due proposte presentate dalla minoranza Andrea Gmür-Schönenberger (M-E, LU) che prevedevano lo stralcio dell'articolo 24dbis e la modifica dell'articolo 24e capoverso 1 affinché la procedura per la definizione e la riscossione della tassa sostitutiva fosse disciplinata dal Consiglio federale.</p><p></p><p>Nel <b>voto sul complesso</b> il Consiglio degli Stati ha adottato il disegno di legge con 35 voti contro 9 e un'astensione. È quindi iniziata la <b>procedura di appianamento delle divergenze</b>.</p><p></p><p>Il <b>Consiglio nazionale</b> ha proceduto a una <b>seconda lettura</b> del disegno nella sessione autunnale 2021. La discussione si è nuovamente focalizzata sull'obbligo di investire nella produzione cinematografica svizzera. Una proposta inizialmente presentata da Simone de Montmollin (RL, GE) e difesa da Peter Keller (V, NW) durante la seduta chiedeva di ridurre della metà la percentuale proposta dal Consiglio degli Stati, passando così dal 4 al 2 per cento. Secondo la minoranza che sosteneva la proposta, il cinema svizzero beneficia già di un sostegno sufficiente, in particolare da parte di Confederazione, Cantoni, città e fondazioni. Peter Keller ha anche sottolineato che l'introduzione di un obbligo di investimento rischia di condurre a un aumento del prezzo degli abbonamenti. La maggioranza della CSEC-N voleva invece seguire la proposta del Consiglio degli Stati e fissare la quota dei contributi al 4 per cento dei proventi. I relatori commissionali, Marie-France Roth Pasquier (M-E, FR) e Matthias Aebischer (S, BE), hanno spiegato che tale percentuale avrebbe permesso di armonizzare le condizioni applicabili agli operatori attivi in Svizzera rispetto a quelle in vigore negli altri Paesi, oltre a sostenere in modo durevole la creazione cinematografica svizzera. Il Consiglio nazionale ha accolto la proposta della maggioranza della commissione con 119 voti contro 71, aderendo così alla decisione del Consiglio degli Stati di fissare al 4 per cento la quota dei proventi da investire.</p><p></p><p>È stata dibattuta anche la questione delle spese computabili. In prima lettura, il Consiglio degli Stati aveva chiesto di includere nelle spese computabili gli investimenti nella promozione di film svizzeri fino a concorrenza di un importo di 500 000 franchi all'anno per emittente televisiva. Una minoranza del Consiglio nazionale ha proposto di portare questa soglia a un milione di franchi. Philipp Kutter (M-E, ZH), portavoce di questa minoranza, ha detto di temere che quanto proposto dal Consiglio degli Stati rischiava di non bastare per evitare di penalizzare le emittenti private. A suo avviso, fissare la soglia a un milione di franchi avrebbe permesso di sgravare queste imprese, minacciate dall'espansione delle piattaforme digitali di streaming. Per i suoi oppositori, questa proposta avrebbe invece comportato un'eccessiva diminuzione degli investimenti nel cinema svizzero. I consiglieri nazionali l'hanno in definitiva respinta con 106 voti contro 85 e un'astensione. Con 121 voti contro 65 e 5 astensioni, il Consiglio nazionale ha inoltre respinto la proposta della minoranza rappresentata da Christian Wasserfallen (RL, BE) che intendeva abolire completamente l'obbligo di investire stralciando gli articoli 24b, 24c, 24d e 24e. </p><p></p><p>Nel corso della <b>seconda lettura</b>, svoltasi nella stessa sessione autunnale, il <b>Consiglio degli Stati</b> si è allineato alle proposte del Consiglio nazionale concernenti i due punti ancora divergenti (art. 24c cpv. 1 e 2 lett. d). Il relatore commissionale, Matthias Michel (RL, ZG), ha chiarito che non si trattava di divergenze relative al contenuto della legge, bensì alla sua formulazione. Il Consiglio degli Stati ha accolto le modifiche proposte dal Consiglio nazionale, senza opposizioni.</p><p></p><p><b>Nella votazione finale, tenutasi il 1° ottobre 2021, il Consiglio degli Stati ha adottato la legge con 32 voti contro 8 e 4 astensioni. I voti contrari sono stati espressi da membri del gruppo liberale radicale e del gruppo dell'Unione democratica di Centro. Il Consiglio nazionale ha dal canto suo adottato la legge con 124 voti contro 67 e 3 astensioni. Il gruppo socialista, il gruppo verde liberale e il gruppo dei Verdi hanno sostenuto la legge all'unanimità; anche la maggioranza del gruppo liberale radicale e del gruppo del Centro si è pronunciata a suo favore. L'insieme dei membri del gruppo dell'Unione democratica di Centro ha invece espresso il suo dissenso, fatta eccezione per un'astensione.</b></p><p><b></b></p><p>Un comitato composto dai Giovani liberali radicali, dai Giovani UDC e dai Giovani verdi liberali ha lanciato il referendum contro la revisione della legge sul cinema, depositato presso la Cancelleria federale il 20 gennaio 2022. L'oggetto sarà sottoposto alla votazione popolare il 15 maggio 2022.</p><p></p><p>Fonti: Keystone-ATS/ Articoli di gionarle / <a href="https://www.parlament.ch/fr/ratsbetrieb/amtliches-bulletin/amtliches-bulletin-die-verhandlungen?SubjectId=49737">Bolletino Ufficiale</a>/</p><p></p><p><b>Il 15 maggio 2022 il progetto è stato accolto in votazione popolare dal 58,4 % dei votanti.</b></p>