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Questo documento non è senza importanza per la storia dell’educazione in Svizzera italiana. Ad esempio, determina le modalità di accesso alla Scuola politecnica in un’epoca storica in cui non esistono ancora le ordinanze federali di maturità. Definisce anche le lingue d’insegnamento e le possibilità di recupero del tedesco e del francese per i giovani che vogliono iscriversi nella scuola. Infine definisce anche le materie del “corso preparatorio” di un anno. Peraltro, sebbene il regolamento non lo dica esplicitamente, sono ammesse anche le donne (la prima iscrizione di una donna risale al 1871).
Il documento dà una buona idea di quella che era la cultura scolastica e professionale prevista per i giovani che affrontavano le formazioni nelle professioni dell’artigianato e dell’industria.
Il documento dà una buona idea di quella che era la cultura scolastica e professionale prevista per i giovani che affrontavano le formazioni nelle professioni dell’industria grafica e dell’artigianato.
Questo programma dà una buona idea di quella che era la formazione culturale e professionale prevista per impiegati di commercio e venditori negli anni ’70 del secolo scorso.
Questo documento, entrato in vigore insieme ai programmi, sancisce il quadro istituzionale nel quale si svolgono gli studi liceali in Ticino fino alla riforma dell’ordinanza federale del 1995. Definisce tra altre cose i possibili tipi di maturità, ma soprattutto le scelte e i passaggi degli allievi tra questi tipi e le pratiche di valutazione nei licei cantonali.
Sostituito nel 2018 con il regolamento attualmente in vigore, questo documento ha regolato per più di 20 anni molti aspetti della Scuola media nella sua fase ormai matura (che vede la cosiddetta Riforma 3 nel 2004).
Questa formazione per docenti era rivolta a sole donne. Rispondeva al bisogno di avere delle docenti qualificate “per i corsi ambulanti di economia domestica dello Stato, per l’insegnamento della economia domestica nelle scuole professionali femminili on in qualunque altra scuola scuola o istituto in cui viene impartita tale materia” ed era posta sotto la responsabilità dell’ispettrice delle scuole di educazione domestica. La vera curiosità però sta nel fatto che questa scuola aveva la sua sede presso l’Istituto di S. Maria a Bellinzona, cioè in una Scuola privata. Più tardi, nel 1958, la formazione sarebbe stata integrata nella Scuola magistrale.
Approvata appena un anno dopo che il Ticino si era costituito in Cantone, questa legge prescrive poche cose (che nei tre decenni successivi il Cantone non sarebbe nemmeno riuscito a imporre): una scuola in ogni Comune, l’obbligo di frequenza per i fanciulli di ambo i sessi, un programma minimo di insegnamento (leggere, scrivere e far di conto). Rimane però negli annali per il suo valore di prima legge scolastica del giovane Stato.
Per comprenderne il contesto va ricordato che la Costituzione elvetica del 1802 aveva stabilito all’art. 14, pur all’interno di un quadro d’insieme che doveva essere nazionale, il principio di una certa autonomia scolastica per i Cantoni. Con l’Atto di mediazione invece la Svizzera era tornata a essere una federazione di Stati sostanzialmente sovrani. Si rendeva allora necessaria una legge scolastica cantonale.
Approvati nel 1982, questi programmi ci fanno vedere lo stato degli anni ’80 prima della Riforma degli studi liceali.
Il Corso pedagogico, annesso al Liceo cantonale, aveva lo scopo di dare una formazione culturale di livello superiore a maestre e maestri precedentemente formati nella scuola magistrale. Fu soppresso già nel 1931 per mancanza di iscritti. Il programma non prevedeva differenziazioni di genere e non prescriveva libri di testo.