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L’ex direttore della filiale zurighese della banca BSI è stato fermato un mese fa con l’accusa di riciclaggio di 21,7 milioni di dollari per conto di clienti brasiliani implicato nel più grosso scandalo finanziario della storia.
Federico Franchini
20 dicembre 2017
Ma cosa è passato per la mente al banchiere svizzero David Muino. Lo scorso 17 ottobre il mensile La Cité, giornale fratello del Quaderno, ha ricevuto una mail da parte del suo avvocato brasiliano in cui si chiedeva di togliere il nome del banchiere da un articolo che avevamo pubblicato nel 2016. L'articolo parlava delle tangenti ricevute in Svizzera da Eduardo Cunha, il politico brasiliano che è stato condannato a sette anni di prigione. Una vicenda nella quale, secondo i documenti posseduti da La Cité, David Muino, vice-direttore per le operazioni latino-americane presso la banca BSI, aveva avuto un ruolo importante.
Più di un anno dopo la pubblicazione dell'articolo, il suo legale ha tenuto a farci sapere che il suo cliente “non è mai stato coinvolto in una storia di corruzione ancor meno in quella che coinvolge i Eduardo Cunha, né tantomeno è stato messo sotto inchiesta o è stato convocato dalla polizia federale brasiliana, potendo così circolare liberamente in Brasile dove nessun processo ha corso nei suoi confronti”.
La cosa, però, non era vera. Dal 3 ottobre un mandato di prigione preventiva pendeva a suo carico. Anche se probabilmente Muino non lo sapeva. Altrimento come spiegare il suo nuovo viaggio in Brasile? In effetti, sbarcato a San Paolo lo scorso 27 novembre, David Muino è stato arrestato. Si tartta del primo banchiere elvetico a finire in prigione in Brasile nell'ambito dell'inchiesta Lava Jato (denominazione brasiliana dello scandalo Petrobras).
Le accuse nei suo confronti sono state pubblicate ieri dal giudice brasiliano Sergio Moro. Il cittadino svizzero è sospettato di aver riciclato circa 21,7 milioni di dollari per conto di clienti brasiliani coinvolti nello scandalo Petrobras, come Eduardo Cunha oppure il dirigente di Petrobras Pedro Augusto Cortes Xavier Bastos. Il denaro in questione proveniva dal crimine di corruzione avvenuto nell'ambito delle concessioni petrolifere in Benin. Un affare nel quale aveva partecipato la Petrobras, dalle cui casse sono usciti i soldi destinati a gonfiare le tasche di politici e funzionari della stessa compagnia. Il tutto tramite società offshore, come la Acona International Investments, la Sandfies Consulting o la Stingdale Holding Sa, tutte aperte alla BSI di Zurigo e il cui gestore era sempre David Muino. È da questi conti che sono transitati, come descritto nel dettaglio nell'atto di accusa, che sono transitati soldi sottratti alle casse di Petrobras.
In qualità di direttore della filiale BSI di Zurigo e di vice-presidente dele opreazioni per l'America latina, David Muino ha fatto da tramite con la società panamense Mossack Fonseca per l’apertura di conti offshore. Inoltre avrebbe firmato varidocumenti inviati al settore compliance della BSI per giustificare le transazioni oggi sotto la lente degli investigatori. Come quando, il 21 settembre 2012, il sistema di prevenzione per il riciclaggio di denaro della BSI suonò l'allarme per una transazione sospetta considerata ad alto rischio. Il settore compliance chiese così dei chiarimenti a Muino che, laconicamete, risponde che la transazione in questione è lecita.
Con il completamento delle indagini e delle prove arrivate dalla Svizzera nell'ambito del trasferimento in Brasile del procedimento penale nei confronti di Cunha, gli inquirenti brasiliani hanno così deciso di aprire un'inchiesta per riciclaggio. L'uomo è detenuto a Curitiba, capitale dello Stato di Paranà. Secondo la stampa locale, potrebbe essere rimesso a piede libero, ma dietro il pagamento di una cospicua cauzione e sottostando a rigide norme di condotta.