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Sono tempi duri anche per i quadri licenziati alla ricerca di una nuova opportunità di impiego. Per aumentare le possibilità di spuntare un nuovo contratto di lavoro, sempre più ex manager si affidano a società specializzate, ha indicato all'ats l'associazione di categoria ACF Switzerland (Association of Personal & Organisational Change Firms). Quest'ultima fa stato, per il 2012, di un incremento di richieste in tal senso e di un allungamento del periodo di inattività.
Stando a Pascal-Laurent Favre, presidente di ACF Switzerland, l'anno scorso circa 5000 quadri (+40% rispetto al 2011) lasciati a casa si sono rivolti a una società di outplacement alla ricerca di consiglio e sostegno, il tutto normalmente pagato dall'ex datore di lavoro.
Favre attribuisce la crescita del 2012 soprattutto al fatto che molti manager sono stati messi alla porta in seguito a un processo di ristrutturazione, senza quindi alcuna colpa da parte loro. Per questo motivo, le imprese offrono all'ex dirigente un servizio di outplacement per attenuare lo choc del licenziamento.
La richiesta di outplacement è anche legata a un fattore "congiunturale", ossia al lancio di due o tre piani sociali importanti, come quelli messi a punto da UBS e Credit Suisse, banche che hanno proceduto a una "scrematura" dell'organico.
Stando alla società di Zugo Grass & Partner, specializzata nella consulenza per manager in cerca di impiego, un candidato su tre che ha bussato alla loro porta era attivo nel settore bancario.
Nella maggioranza dei casi l'ex datore di lavoro si è assunto i costi della consulenza, ma ci sono anche ex dirigenti d'azienda (15%) che hanno preso la decisione da soli, pagando di tasca propria.
Un servizio di outplacement per un periodo di 3 mesi può costare fino a 15'000-25'000 franchi ha detto Favre all'ats. Il costo varia a seconda dell'età del candidato e dalla sua specializzazione. La durata media di un outplacement si avvicina agli 8 mesi.
Per Favre, il fatto che la durata di questo processo si sia allungata nel corso degli ultimi anni non è dovuto ad una penuria di posti, bensì alla volontà del datore di lavoro di esaminare a fondo i candidati. Il lasso di tempo tra il primo colloquio e un eventuale ingaggio si è così "nettamente" dilatato.