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<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Sotto la spinta dei tagli al bilancio attuati o previsti e di alcuni cambiamenti fondamentali intervenuti nel settore dell'educazione, segnatamente in quello delle borse di studio, l'interpellante solleva diversi interrogativi ai quali il Consiglio federale risponde come segue:</p><p>1. In Svizzera esiste da sempre uno stretto vincolo tra l'estrazione sociale, il livello della riuscita scolastica e l'ottenimento di un determinato diploma. Diverse fonti indicano che nel corso degli ultimi anni la solidità di detto vincolo non è sostanzialmente stata scalfita. Se, da un canto, è aumentato il livello di istruzione generale della popolazione, dall'altro le differenze sociali, per esempio in relazione all'accesso all'educazione superiore, sono rimaste. Si constata perlomeno un cospicuo aumento della quota femminile. Nell'ultimo decennio, nel settore universitario si registra un calo sia dell'importo medio delle borse di studio concesse sia della quota dei beneficiari di tali borse sul totale di studenti. Le uscite complessive dei Cantoni per le borse di studio sono passate, tra il 1992 e il 2002, da 260 a 272 milioni di franchi, che corrisponde ad un incremento del 4,6 % (si veda in proposito la risposta al punto 2). Nello stesso lasso di tempo, il numero degli studenti universitari è invece aumento del 15,9 %, passando 85 940 a 99 569. I prestiti di studio, il cui volume globale è calato durante lo stesso periodo da 34,2 a 26,7 milioni di franchi, giocano un ruolo meno importante in questo contesto. </p><p>Il Consiglio federale considera le disparità sociali nell'accesso all'educazione, soprattutto a quella superiore, un fattore di rischio sia per lo sviluppo delle potenzialità economiche sia per il buon funzionamento della società democratica svizzera. Nel suo messaggio del 29 novembre 2002 concernente il promovimento dell'educazione, della ricerca e della tecnologia negli anni 2004-2007 egli ha espressamente ribadito quando sia importante garantire le pari opportunità nell'accesso all'educazione (si rinvia anche a tali spiegazioni). </p><p>2. Il Consiglio federale sa che nel corso degli ultimi anni le uscite totali per le borse di studio sono diminuite. Di conseguenza un numero minore di studenti del livello terziario ha ottenuto borse di studio e gli importi sono stati tendenzialmente inferiori. I Cantoni hanno speso circa 260 milioni di franchi nel 1992, aumentati a 320 nel 1994 e scesi nuovamente a 272 nel 2002. Il netto calo registrato dal 1995 ha origini diverse. Si può partire dal presupposto che le misure di risanamento 1994, in vigore dal 1995, e il programma di stabilizzazione 1998 della Confederazione, che hanno interessato anche le indennità di studio, si sono ripercossi sulla politica di spesa perseguita dai Cantoni in questo settore. In merito al programma di stabilizzazione 1998 occorre tuttavia precisare che i tagli fanno parte delle misure di risparmio intraprese dai Cantoni e che, quale contropartita, la Confederazione ha incluso nei sussidi concessi i prestiti di studio.</p><p>3. Il Consiglio federale non crede che la parziale ridefinizione dei compiti metta di per sé in discussione la validità del sistema delle borse di studio e comprometta le pari opportunità nel campo dell'educazione. In merito occorre rilevare due aspetti: </p><p>- I Cantoni sono stati e saranno anche in futuro competenti per le indennità di studio. Supporre in via generale che in seguito alla prevista ridefinizione dei compiti i Cantoni assumeranno le loro responsabilità con meno serietà e coerenza sarebbe una mancanza di fiducia nei loro confronti che il Consiglio federale non condivide. Purtroppo non si può escludere completamente che qua e là ci si appelli alla NPF per operare tagli, benché il meccanismo generale della perequazione delle risorse e degli oneri garantisca i mezzi necessari.</p><p>- Il mantenimento di un valido sistema di borse di studio non dipende unicamente dai mezzi finanziari disponibili. Servono solide regole, per quanto possibile armonizzate a livello nazionale (legge modello CDPE, convenzione intercantonale sulle borse di studio, disposizioni quadro federali).</p><p>4. Bisogna partire dal presupposto che, a causa della compressione e della riduzione a tre anni del primo ciclo di studi scaturite dalla riforma di Bologna, per molti studenti sarà più difficile o addirittura impossibile svolgere un'attività lucrativa accanto allo studio. Benché la possibilità di seguire gli studi a tempo parziale non sia per principio preclusa, non è detto che le università, visti i mezzi limitati di cui dispongono per realizzare tale riforma, saranno in grado di garantire per tutte le discipline le strutture organizzative necessarie. Il Consiglio federale condivide in linea di massima il parere della Conferenza dei rettori delle università secondo cui la riforma di Bologna comporta tendenzialmente un aumento del fabbisogno di indennità di studio. </p><p>5. Attualmente la Confederazione si assume, a seconda della rispettiva capacità finanziaria, il 16-48 per cento delle spese computabili dei Cantoni. Al sussidio di base pari al 16 per cento si aggiungono pertanto sussidi supplementari che variano dallo 0 al 32 per cento, in funzione della capacità finanziaria del Cantone. Con la NPF la perequazione finanziaria non è più legata ai sussidi federali vincolati ai compiti, sicché decade il diritto ai sussidi supplementari. Considerato che i mezzi liberati sono utilizzati interamente per la perequazione delle risorse e degli oneri, non si producono né sgravi né carichi per Confederazione e Cantoni. Dopo il passaggio alla NPF, le borse di studio per il livello terziario saranno sovvenzionate dalla Confederazione solo per un ammontare pari agli attuali sussidi di base. Un aumento del sussidio di base comporta, da un canto, una diminuzione dei mezzi a disposizione per la perequazione delle risorse e degli oneri, che ridurrebbe l'effetto di ridistribuzione a scapito dei Cantoni con meno risorse. D'altro canto, si agevolerebbe i Cantoni ricchi di risorse che già attualmente percepiscono in buona parte solo il sussidio di base (16 % delle spese computabili).</p><p>6. Un sistema solido per le borse di studio è una delle condizioni essenziali per il mantenimento delle pari opportunità nell'educazione. Pur considerando il futuro sistema delle borse di studio a livello universitario un compito congiunto tra Cantoni e Confederazione, le nuove disposizioni costituzionali ne affidano la competenza - come finora - prioritariamente ai Cantoni. Il Consiglio federale non guarda con pessimismo allo sviluppo del sistema, soprattutto se Confederazione e Cantoni assumeranno le proprie responsabilità secondo il ruolo loro assegnato. La Confederazione emanerà condizioni quadro per le borse di studio a livello universitario e, definendo standard minimi, incentiverà l'armonizzazione sul piano nazionale. Dal canto loro, i Cantoni hanno annunciato per il tramite della CDPE che intendono esaminare la possibilità di adottare una convenzione intercantonale per le indennità di studio del livello secondario II.</p><p>Secondo il Consiglio federale, la legge modello adottata dalla CDPE nel 1997 non è obsoleta, anzi. Unitamente alle succitate disposizioni quadro federali e alla convenzione intercantonale, tale legge contribuirà, debitamente aggiornata, all'ulteriore sviluppo delle indennità di studio.</p><p>7. L'interpellante attira giustamente l'attenzione sul rispetto delle disposizioni costituzionali e teme che i cambiamenti previsti (tagli, NPF, Bologna) creeranno delle difficoltà proprio in quest'ottica. Nel contesto costituzionale bisogna naturalmente tenere conto anche dell'ordine di competenze. I Cantoni sono sollecitati tanto quanto la Confederazione, il cui ruolo è circoscritto al livello terziario, ma prevede un impegno maggiore rispetto a quello attuale. In questo contesto la Confederazione è chiamata a perseguire anche in futuro una politica coerente ma soprattutto conforme alle disposizioni costituzionali e si adopererà, per quanto possibile, al fine di evitare i problemi ipotizzati. Gli interrogativi sollevati saranno analizzati in particolare nell'ambito della stesura della legge quadro sulle scuole universitarie professionali e in relazione al futuro finanziamento delle scuole universitarie. Del resto va ricordato che il Consiglio federale attribuisce grande importanza ai settori dell'educazione, della ricerca e della tecnologia. Egli si è pertanto impegnato affinché nei prossimi anni tali settori possano beneficiare di un aumento dei crediti superiore a quello della maggior parte degli altri compiti statali; non da ultimo al fine di garantire ai giovani anche in futuro la maggiore parità possibile nell'accedere agli studi superiori.</p>  Risposta del Consiglio federale.