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“La comunità internazionale è testimone della solidarietà degli operatori sanitari che lasciano il loro Paese per fornire servizi e condividere esperienze in altre parti del mondo, che nel caso della pandemia causata dal nuovo coronavirus raggiungono persino il cuore dell’Europa”, afferma l’organizzazione in una nota, ricordando che “i sindacati in Norvegia hanno proposto il Premio Nobel per la pace ai medici cubani nel 2015, nel contesto della loro presenza in Africa occidentale per affrontare l’Ebola.
“La stampa non può nascondere un gesto che provoca sorpresa a molti in Europa, ma è molto familiare in Africa, Asia e America Latina, dove migliaia di medici della più grande delle Antille salvano vite umane dai primi anni del trionfo della rivoluzione”, sottolinea il documento.
Nell’occasione “Cuba Linda” rende omaggio alla memoria di Fidel Castro che nel 2003, a Buenos Aires, aveva proclamato: “da Cuba medici e non bombe”. Due anni dopo, ricorda l’organizzazione francese, “il contingente internazionale di medici specializzati in situazioni di disastro e gravi epidemie, intitolato a Henry Reeve, si offrì di aiutare la povera popolazione di Nueva Orleans, flaggellata dall’uragano Katrina e
abbandonata al suo destino dal governo degli Stati Uniti, che ha respinto la proposta”, si afferma anche nella dichiarazione.
“Quasi 1.500 professionisti aiutano altri paesi ad affrontare la pandemia, secondo i dati del Ministero della sanità pubblica di Cuba. A questo numero si debbono aggiungere le altre migliaia che erano già presenti in altri 40 paesi prima della pandemia e che sono ora impegnate per il suo contenimento.
Cuba Linda ha creato il gruppo su Facebook “Prix Nobel pour les brigades medicales cubaines”, invitando l’intero popolo francese a unirsi a esso per sostenere la consegna del Premio Nobel per la pace ai medici cubani.