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Trenta mesi di prigione, di cui dodici da scontare, per un ex docente 43enne che due anni fa fu scoperto mentre filmava con una telecamera nascosta allieve di seconda elementare nello spogliatoio di una piscina scolastica di Zurigo.
Il Tribunale distrettuale ha riconosciuto l'uomo - oggi impiegato nel settore finanziario - colpevole di ripetuta violazione della sfera personale riservata attraverso apparecchi di registrazione. Oltre alla pena detentiva, l'uomo dovrà continuare a seguire una terapia.
Si tratta di un caso "unico per ampiezza e gravità" che ha "spinto gli inquirenti al limite delle loro possibilità", ha sottolineato la procuratrice che ha sostenuto l'accusa. Dopo l'arresto, nella sua abitazione sono stati trovati 21 terabyte di immagini e filmati che ritraevano minorenni.
In tutto sono state identificate 27 parti lese: fra queste figuravano vicine di casa, come pure una nipote e un nipote che si trovavano nel suo appartamento.
L'inchiesta ha inoltre portato alla luce immagini scattate di nascosto che ritraggono allieve della scuola di commercio di San Gallo, dove l'imputato ha insegnato fra il 2006 e il 2010. All'epoca l'uomo era stato licenziato in tronco. Il procedimento penale era però stato archiviato per mancanza di prove e in seguito a un ricorso l'uomo si era anche visto assegnare un risarcimento di 30'000 franchi.
La pubblica accusa ha richiesto il massimo della pena prevista per questo tipo di reato: tre anni di detenzione, di cui 18 mesi sospesi con la condizionale. La pena fissata dal tribunale è di poco inferiore. Tenendo conto dei 127 giorni già passati in detenzione preventiva, all'imputato rimangono ancora otto mesi da scontare.
L'avvocato della difesa si è battuto per una pena interamente sospesa, sostenendo che il suo assistito non è un pedofilo, "ma soltanto un guardone". Una perizia psichiatrica ha diagnosticato "un disturbo voyeuristico di media gravità", come pure un alto rischio di recidiva "in assenza di misure adatte a ridurre il rischio".
Il condannato segue da due anni a titolo volontario una terapia, ha sottolineato il difensore, che dopo la lettura della sentenza ha annunciato un ricorso in appello.
SDA-ATS