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Chiunque abbia più di quarant’anni ricorda il nome di Jan Palach. Il ventunenne studente ceco quarant’anni fa si uccise dandosi fuoco in una piazza di Praga. Voleva attirare l’attenzione del mondo sull’invasione sovietica del suo paese, avvenuta qualche mese prima. Lo stesso tragico gesto è stato compiuto, qualche settimana fa, a Ginevra, davanti al palazzo delle nazioni.
La vittima, un giovane ingegnere tamil. Voleva protestare contro il silenzio che grava sulla guerra in corso nel suo paese d’origine, lo Sri Lanka. Della sua morte, però, si è parlato pochissimo, al di fuori della comunità tamil rifugiata all’estero. Nithila, ventitre anni, cresciuta nel Ticino, è stata molto colpita dal sacrificio di quello che lei chiama “mio fratello Murukathasan”. Falò l’ha seguita in un viaggio alla ricerca dei motivi che hanno spinto il suo quasi coetaneo a darsi la morte in un modo così orribile.
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