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In attesa del Centro dedicato all'artista svizzero, previsto per il 2005, il Kunstmuseum di Berna ospita da venerdì un'ampia selezione di opere della Fondazione Paul Klee.
A pochi chilometri da Berna, procedendo verso est, c'è un'altura coperta di boschi, l'Ostermundigerberg. Fra le gite domenicali più note fra gli abitanti della capitale elvetica, la collina cela alcune cave di arenaria, la pietra con cui è costruita buona parte della Berna vecchia. Squarci profondi nella montagna, segnati dalle linee verticali e orizzontali, dalle superfici quadrangolari, dai sottili ritmi cromatici.
Paul Klee (1879-1940) realizzò dopo il 1907 vari studi a matita e all'acquarello delle cave di Ostermundigen. Alcuni critici ritengono che i lavori sulle cave siano stati una fonte fondamentale d'ispirazione per l'evoluzione artistica del pittore, soprattutto per il suo concetto di composizione del quadro.
Klee e Berna
I dipinti e i disegni delle cave di Ostermundigen sono una delle tante piccole sorprese della nuova esposizione permanente di Paul Klee al Kunstmuseum di Berna. E una testimonianza del legame tra l'artista e la città in cui trascorse la sua infanzia e che oggi ospita, con la Fondazione Paul Klee, la più grande collezione mondiale di opere del maestro del colore.
L'esposizione, concepita dalla curatrice della Fondazione Paul Klee, Christine Hopfengart, presenta 170 opere dell'artista, organizzate in 12 sale tematiche. In attesa della realizzazione del Centro Paul Klee, progettato dall'architetto italiano Renzo Piano e che sorgerà a un tiro di schioppo dall'Ostermundigerberg, il Kunstmuseum di Berna ha così per l'ultima volta l'occasione di presentare un'ampia panoramica del lavoro di uno dei più importanti artisti del XX secolo.
Un artista eterogeneo
"Klee non aveva uno stile, ne aveva molti." Quella di Christine Hopfengart può sembrare una battuta, ma è piuttosto in estrema sintesi il concetto che sorregge la nuova esposizione permanente. "Lo sviluppo artistico di Klee non è avvenuto in maniera lineare. Non si è concentrato su uno stile personale, ma ha sperimentato simultaneamente molte espressioni artistiche. Questo pluralismo è una parte essenziale della sua modernità"
E infatti, percorrendo le diverse sale dell'esposizione, si incontrano non uno, ma tanti Klee. Il Klee ad esempio che dedica particolare attenzione alla geometria e che sperimenta con complessi e accurati giochi di linee, salvo poi usare la geometria con sottile ironia, per rappresentare scenette familiari ("Gita di famiglia", 1930).
Oppure quello che costruisce tra il 1916 e il 1925 deliziose marionette per il figlio Felix, in cui si ritrovano gli influssi più svariati, dal dadaismo al costruttivismo, dal Bauhaus alla caricatura. Oppure ancora il Klee che osserva con attenzione i processi naturali, colleziona erbe, fiori e altri oggetti trovati nella natura, disegna animali e piante immaginarie e consiglia ai suoi allievi del Bauhaus di studiare le nervature delle foglie.
E si potrebbe continuare, poiché la ricchezza delle opere esposte a Berna suggerisce interminabili percorsi di lettura dell'affascinante mondo di Paul Klee.
L'icona Klee
L'esposizione non si sottrae neppure ai dubbi che possono sorgere di fronte alla commercializzazione dell'arte in generale e di quella di Klee in particolare. La prima sala, una sorta di anticamera alla mostra, ospita oggetti vari - candele, piatti, tessuti - che riproducono motivi noti dell'artista.
Un modo forse per esorcizzare le difficoltà che, nell'epoca della riproducibilità tecnica dell'opera artistica, si frappongono ad ogni tentativo di avvicinarsi ad un artista noto con uno sguardo nuovo.
Andrea Tognina