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<h2>SubmittedText<h2><p>Il Mali è un Paese prioritario della cooperazione svizzera allo sviluppo dal 1977. Nel 1980 la DSC ha aperto un ufficio di cooperazione nel Paese. Con il colpo di Stato militare del marzo 2012, la dichiarazione unilaterale d'indipendenza del Nord nell'aprile dello stesso anno e le successive azioni di guerra, i frutti di questo pluriennale impegno sono stati rimessi in discussione, in particolare nelle province settentrionali del Mali. </p><p>1. In quali regioni del Mali la Svizzera non ha potuto portare avanti i propri progetti di sviluppo a causa delle azioni di guerra del 2012/2013 e della conseguente instabilità?</p><p>2. Quali sono i presupposti necessari affinché la Svizzera possa riprendere i progetti di sviluppo in tutte le regioni del Mali, e pertanto anche nel Nord?</p><p>3. Quali sono gli obiettivi che il Consiglio federale persegue oggi nel Mali in materia di politica di pace e di sicurezza? Con quali partner, misure e progetti?</p><p>4. Nel 2007 la Divisione sicurezza umana del Dipartimento federale degli affari esteri ha elaborato una strategia di sostegno volta a rafforzare le componenti civili delle missioni di pace africane. Com'è stata attuata questa strategia nel Mali? Come sono state definite le interfacce con la cooperazione allo sviluppo?</p><p>5. Quali misure adotta il Consiglio federale affinché tutti i settori della strategia svizzera di cooperazione con il Mali, ovvero la sicurezza alimentare, la salute, la migrazione, il clima, il buongoverno nonché la costruzione dello Stato e della pace, compresa la trasformazione dei conflitti, possano essere riuniti in un unico approccio globale e coerente?</p><p>6. Secondo quanto riportato dai media, a fine gennaio 2013 l'Unione europea ha invitato la Svizzera a partecipare a una missione di pace nel Mali. Qual era il contenuto della richiesta dell'UE e come risponderà il Consiglio federale? </p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>In seguito al colpo di Stato e ai violenti scontri nel Nord del Mali, la Svizzera ha adeguato i propri programmi di sviluppo agli scenari previsti nella strategia pluriennale. In Mali la Svizzera sostiene lo sviluppo rurale, la decentralizzazione, la gestione sostenibile delle risorse naturali, la formazione e l'accesso della popolazione al mercato del lavoro.</p><p>1. Le condizioni di sicurezza nelle zone di Timbuctù, Mopti e Youwarou hanno reso necessaria l'interruzione delle attività della DSC, mentre nel Sud del Paese (regione di Sikasso) i programmi sono proseguiti senza particolari restrizioni. Come misura politica, la Svizzera aveva sospeso provvisoriamente il sostegno finanziario e la cooperazione diretta con il governo centrale. La cooperazione è stata poi ripristinata nel primo trimestre del 2013. A fine maggio 2013 la DSC ha contribuito a ripristinare le strutture amministrative e a rimettere in funzione le scuole a Timbuctù, riprendendo anche, in misura limitata, alcune attività nella regione di Mopti/Youwarou, in particolare nei settori della formazione e dell'agricoltura.</p><p>2. La Svizzera assiste con programmi umanitari la popolazione colpita dal conflitto nel Nord del Mali e i rifugiati nei Paesi limitrofi. Dall'inizio del 2012 ha stanziato 38,7 milioni di franchi in risposta alla crisi alimentare nel Sahel, alla crisi politica in Mali e alle sue ripercussioni nei Paesi circostanti. La ripresa dei programmi di sviluppo è subordinata al ritorno degli sfollati, al ripristino delle autorità e all'attuazione di misure di sicurezza.</p><p>3. Il Consiglio federale s'impegna per la stabilità e la sicurezza in Sahel, ponendo l'accento soprattutto su dialogo politico, promozione della pace, cooperazione economica, cooperazione allo sviluppo e aiuto umanitario. In virtù delle relazioni di lunga data con i Paesi della regione, la Svizzera ha potuto mettere a disposizione le proprie competenze per l'attività di mediazione esercitata dal Burkina Faso su incarico della Cedeao, dell'ONU e dell'Unione africana sin dall'inizio del conflitto. Il nostro Paese ha fornito un contributo essenziale ai negoziati e alla conclusione dell'accordo del 18 giugno 2013, che ha creato i presupposti per le elezioni presidenziali del 28 luglio e dovrebbe favorire un dialogo inclusivo sulle cause che hanno condotto alla crisi. I mediatori svizzeri approfondiranno il loro lavoro in seno al comitato preposto alla sorveglianza e alla valutazione dell'accordo.</p><p>4. Il sostegno svizzero all'Ecole de Maintien de la Paix de Bamako (EMP), avviato nel 2008, ne ha rafforzato la componente civile incentivando l'organizzazione di corsi su operazioni di promozione della pace e finanziando l'attività di istruttori civili. Il finanziamento è stato sospeso in seguito al colpo di Stato. Dal 1° giugno 2013, la Svizzera ha rinnovato il proprio aiuto all'EMP, riservandosi di valutare regolarmente la situazione politica. Il 14 agosto 2013 il Consiglio federale ha deciso di partecipare alla missione multidimensionale integrata delle Nazioni Unite in Mali (Minusma), autorizzata dalla risoluzione 2100 (2013) del Consiglio di sicurezza dell'ONU, mettendo a disposizione fino a otto militari non armati. Gli interventi della missione di pace africana si sono rivelati fondamentali per aprire la strada ad attività umanitarie e di sviluppo.</p><p>5. Il Consiglio federale promuove l'applicazione coerente dei diversi strumenti e la cooperazione tra gli organi competenti dell'amministrazione federale. In tale contesto ha incaricato il segretario di Stato del DFAE di potenziare i meccanismi di coordinamento che riuniscono i vari attori.</p><p>6. Alla Svizzera è stato chiesto di partecipare alla missione di formazione dell'UE (EUTM) in Mali. Tale missione fornisce formazione e consulenza alle forze armate maliane sotto il controllo delle autorità civili. Il DFAE sta vagliando la possibilità di inviare un civile; allo stato attuale le esigenze della missione sembrano in gran parte soddisfatte. Per la missione di osservazione dell'UE in occasione delle elezioni presidenziali tenutesi nell'estate 2013, la Svizzera aveva messo a disposizione due esperti.</p>  Risposta del Consiglio federale.