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BERNA - Nello scandalo dei pedinamenti che ha visto coinvolto il Credit Suisse, la polizia cantonale di Zurigo ha commesso diverse negligenze: è quanto risulta da due sentenze non pubblicate rese note oggi dal SonntagsBlick. In particolare, il cellulare di un investigatore privato è stato ottenuto illegalmente.
A metà febbraio, il tribunale del distretto di Meilen aveva deciso che il "telefonino" di un detective privato non poteva essere valutato poiché ottenuto illegalmente dalla polizia. Questa decisione è entrata in giudicato, scrive il domenicale zurighese.
Oltre a ciò, il 27 maggio scorso il Tribunale federale (TF) ha annullato una decisione del Tribunale delle misure coercitive di Zurigo che autorizzava la procuratrice responsabile dell'inchiesta ad accedere ai computer e ai cellulari confiscati.
Secondo il TF, l'istanza zurighese non ha sentito in maniera adeguata gli investigatori privati accusati coinvolti nella vicenda, violando in questo modo il loro diritto di essere ascoltati.
Il dossier è stato quindi riaperto e sei agenti di polizia rischiano un'inchiesta per sottrazione di una cosa mobile e abuso di autorità, sostiene il settimanale.
La vicenda dei pedinamenti è costata il posto al CEO di Credit Suisse Tidjane Thiam, il quale ha sempre detto di non aver saputo nulla di quanto stava accadendo, e al direttore operativo (COO) Pierre-Olivier Bouée. Oggetto della sorveglianza erano due manager, il responsabile della gestione patrimoniale Iqbal Khan e l'ex capo del personale Peter Goerke.
Nel settembre 2019 aveva tenuto banco per settimane, anche sui media internazionali, la vicenda di Iqbal Khan, il top manager pedinato su ordine dell'istituto, fino a giugno responsabile della gestione patrimoniale di Credit Suisse e dal primo ottobre in forza a UBS con la stessa funzione (accanto a Tom Naratil).