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Sono 5953 le persone che si sono rivolte nel 2013 a Ombudscom, l'ufficio di conciliazione nel settore delle telecomunicazioni: 4782 di loro avevano richieste (+1% rispetto al 2011), mentre nei rimanente 1171 casi - un numero in linea con gli anni precedenti - è stata aperta una procedura di reclamo. Il 3,3% di tutti i postulanti parlava italiano.
La maggior parte dei casi aveva per tema la conclusione contrattuale involontaria, avvenuta telefonicamente, con i fornitori di servizi che avvicinavano i potenziali clienti, riferisce l'autorità in un comunicato odierno. "Colpisce la circostanza che sovente sono state contattate persone anziane", scrive Ombudscom.
Le procedure di conciliazione hanno potuto essere in gran parte concluse in modo rapido e con esito positivo. Solo in pochi casi gli operatori hanno fornito le registrazioni dei colloqui che hanno portato alla stipulazione di un contratto. Ciò dipende dal fatto che di regola i fornitori interessati, dopo la richiesta di una presa di posizione, annullano il contratto e tutte le spese emesse a carico del cliente.
A decorrere dal 2011 si riscontra inoltre un aumento dei ricorsi riguardanti i servizi a valore aggiunto (servizi il cui prezzo supera notevolmente quello di una normale telefonata). Nel 2011 le richieste di conciliazione inoltrate ammontavano a 345, nel 2012 a 568 e nel 2013 hanno raggiunto un numero record di 911 casi.
L'ombudsman Oliver Sidler considera che anche i fornitori di servizi di telecomunicazione dovrebbero assumersi una certa responsabilità e rendere attenti i clienti di eventuali conclusioni contrattuali mediante avvisi appropriati su pagine web intermedie durante un processo di ordinazione su internet. Con un tale provvedimento potrebbero essere evitati malintesi.