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domenica 18 marzo 2018.

Rupperswil: sentenza pronunciata
di Nicoletta Noi-Togni
Lo scorso 16 marzo è stata pronunciata la sentenza sul delitto di Rupperswil. Verdetto: ergastolo e internamento ordinario (il pubblico ministero chiedeva internamento a vita). Significa che dopo i 20 anni di prigione il soggetto verrà internato in modo ordinario. Il modo ordinario prevede esami periodici per stabilire se il soggetto è “guarito” o perlomeno migliorato. Questo in previsione di un rilascio che comprenderà la progressiva riammissione nella società tramite congedi ecc. L’accompagnamento terapeutico inizierà già nel periodo di sconto della pena.
Cosa ha fatto vedere il processo di Rupperswil? Essenzialmente che il nostro Paese non è pronto né giuridicamente, né scientificamente (l’hanno ampiamente dimostrato i professori di psichiatria chiamati in causa) al giudizio e al trattamento di crimini come quello di Rupperswil. Ha anche fatto vedere, nel giudizio, un problema di valutazione del valore tra ciò che è la collettività che va protetta, ed il singolo individuo che va reso impossibilitato a colpire ancora. E ha fatto vedere un problema di capacità (incapacità!) di differenziazione tra un delitto tanto atroce e altri delitti. Come ha scritto un giornalista “Se non internamento a vita in questo caso, quando?” La domanda per la giustizia sembra essere senza risposta mentre probabilmente per l’opinione pubblica la risposta sarebbe – giustamente - “adesso”.