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Israele si candida a un seggio non permanente in Consiglio di Sicurezza per la prima volta dalla nascita dello Stato ebraico.
La candidatura israeliana per il biennio 2019-2020 è stata annunciata dall'ambasciatore Ron Proser, determinato a "fare di tutto per vincere", a dispetto dei molti ostacoli.
Ottenere un seggio non permanente nel massimo organo di governo dell'Onu è un pò una gara di popolarità, un terreno sul quale Israele alle Nazioni Unite non ha mai brillato.
Lo Stato ebraico fa parte dal 2000 del gruppo Paesi dell'Europa occidentale nonostante la collocazione geografica in Medio Oriente perchè le 54 nazioni del gruppo Asia-Pacifico hanno respinto il suo tentativo di entrare. Anche Germania e Belgio si sono candidati per il biennio 2019-2020. Per conquistare il seggio in Consiglio, Israele dovrebbe ottenere una maggioranza dei due terzi nel voto dei 193 membri dell'Assemblea Generale. Contrari in partenza è tuttavia la maggioranza dei 120 non-allineati, mentre di solito, quando l'Assemblea si pronuncia su questioni relative al conflitto con i palestinesi, gli israeliani hanno la peggio.
L'anno scorso 138 nazioni hanno votato per il riconoscimento della Palestina come Stato non membro, malgrado l'ostilità di Israele spalleggiato dagli Usa. Un voto che ha messo in evidenza l'isolamento dello Stato ebraico all'Onu, visto che non più di 41 paesi si sono astenuti e appena 8 hanno detto no.
SDA-ATS