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Il gigante agroalimentare americano Monsanto non intende aumentare la sua offerta per l'acquisto di Syngenta se non potrà prima avere accesso ai libri contabili del gruppo agrochimico basilese.
Un aumento dell'attuale offerta da 45 miliardi di dollari è esclusa finché sarà impossibile esaminare i conti di Syngenta, hanno affermato due manager di Monsanto in occasione di un incontro con azionisti del gruppo basilese, secondo l'agenzia stampa Reuters che dice di avere appreso ieri l'informazione da un insider.
La società basilese ha confermato di non aver trasmesso dati confidenziali al potenziale acquirente. Monsanto è un concorrente in parecchi settori, ha sottolineato un suo portavoce. Syngenta non respinge l'offerta del gigante americano soltanto a causa di un prezzo che ritiene troppo basso ma anche a causa dei rischi di blocco da parte delle autorità di vigilanza sulla concorrenza.
Alti dirigenti di Monsanto vogliono incontrare a più riprese questa settimana azionisti di Syngenta per presentare loro i presunti vantaggi dell'operazione, sempre secondo fonti insider citate dalla Reuters. I sei proprietari più importanti della società basilese sono fondi americani. Uno di essi ritiene molto probabile che l'offerta non vada in porto.
In gruppo USA aveva avanzato il 18 aprile un'opa, non richiesta, per un totale di 42 miliardi di franchi. L'offerta di 449 franchi per azione è rimasta invariata, ma in una lettera datata 6 giugno - resa nota due giorni dopo da Syngenta - Monsanto propone di pagare una penalità di due miliardi di dollari in caso di veto da parte delle autorità di vigilanza sulla concorrenza.
Una proposta giudicata "inadeguata" da Syngenta. Il gruppo basilese teme significativi danni e perdite di valore per l'azienda e gli azionisti se l'operazione venisse annunciata ma poi non portata a termine. In una lettera agli azionisti pubblicata lunedì scorso il consiglio di amministrazione (Cda) giudica che il colosso americano non abbia fatto sforzi sufficienti, poiché l'ultima offerta presenta lo stesso prezzo insufficiente, gli stessi rischi sul fronte delle normative della concorrenza e gli stessi problemi riguardanti la doppia sede principale.