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Epididimite (Infezione dell'epididimo)
Le forme aspecifiche insorgono per via ascendente attraverso il dotto deferente. Fattori predisponenti sono rappresentati da: ipertrofia prostatica, stenosi dell'uretra, cistiti, uretriti, cateterismo uretrale, presenza di catetere vescicale a dimora, lesioni iatrogeniche dopo manovre endoscopiche. Gli agenti patogeni più frequenti sono Escherichia coli, Proteus, Pseudomonas e gli enterococchi; nei pazienti con età inferiore a 35 anni si ritrovano con maggiore incidenza Clamidia e Gonococco (agente del cosiddetto "scolo"). L'epididimite è caratterizzata da tumefazione, arrossamento, edema e dolore locale con irradiazione alla regione inguinale. Febbre, brividi e stato generale di salute compromesso stanno ad indicare una grave infezione o, cosa ancor più grave, un ascesso.
La terapia antibiotica deve essere iniziata subito dopo che un campione di urina è stata inviata ad esame colturale con corredata richiesta di antibiogramma. Ulteriori provvedimenti terapeutici consistono nell'applicazione locale di impacchi freddi e di un sospensorio scrotale; il sollevamento del testicolo, eventualmente in associazione all'assunzione di medicamenti antiflogistici, agisce, infatti, riducendo il dolore. Nello stadio precoce dell'infiammazione, inoltre, l'infiltrazione di anestetico locale nel funicolo spermatico può contribuire alla rapida regressione della sintomatologia algica. Nei casi di epididimite batterica non complicata la guarigione avviene di solito in 2 o 3 settimane. Un interessamento del testicolo è raro. L'asportazione chirurgica dell'epididimo si impone in caso di ascesso o fistola scrotale.
Approssimativamente il 15-20% delle epididimiti batteriche diventano croniche. La forma cronica è caratterizzata da un'infiltrazione, più o meno dolorosa, dell'epididimo e del dotto deferente. Come sequela può formarsi uno spermatocele o un'idrocele. In caso di dolori persistenti vi è indicazione all'epididimectomia.