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<h2>SubmittedText<h2><p>Il paesaggio mediatico svizzero sta attraversando una fase di cambiamenti profondi. La popolazione, soprattutto la generazione più giovane, si informa sempre di più online, in modo mobile e preferibilmente gratuito; le emittenti private puntano sul mercato radiofonico, televisivo e online; e il ruolo e il mandato della SSR sono oggetto di pressioni politiche. Nella Svizzera latina in particolare cresce il timore che questi fenomeni possano allargare il divario tra le regioni linguistiche. Il contributo che la SSR apporta alla coesione nazionale è infatti fondamentale.</p><p>Il Consiglio federale è invitato a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Il Consiglio federale ritiene fondato il timore che i cambiamenti nel paesaggio mediatico possano intaccare la coesione nazionale?</p><p>2. Come garantire un'offerta equivalente, variata e completa nei settori dell'informazione, della libera formazione delle opinioni, dell'istruzione, dello sviluppo culturale, dell'intrattenimento e dello sport per l'intera popolazione svizzera, e quindi anche per le minoranze linguistiche?</p><p>3. Quali sarebbero le ripercussioni di una riduzione significativa dell'importo dei canoni o della loro soppressione totale, come vorrebbe l'iniziativa "No Billag", sulla peculiare situazione mediatica delle minoranze linguistiche e delle regioni periferiche? </p><p>4. Come si potrebbe migliorare lo scambio tra regioni linguistiche nell'ambito dei resoconti quotidiani d'attualità, in linea con quanto auspicato dal Consiglio federale per la SSR nel rapporto di dicembre 2012 in adempimento della mozione Maissen 10.3055 trasmessa dal Parlamento?</p><p>5. Media privati con partecipazione al canone: come vengono obbligati a rispettare in modo effettivo e dimostrabile le condizioni relative allo scambio linguistico e culturale stabilite nelle loro concessioni?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. In un Paese plurilingue, socialmente e culturalmente eterogeneo come la Svizzera, è di sostanziale importanza disporre di media di qualità. I processi per conservare un'identità comune e per promuovere la comprensione e lo scambio tra le varie regioni linguistiche, le culture e i gruppi sociali necessitano di una certa vivacità nella comunicazione veicolata dai mezzi di comunicazione di massa. Il settore dei media si trova in una fase di profondo mutamento strutturale, il cui termine non è prevedibile. Per determinare in che modo i media potranno adempiere, anche in futuro, la propria funzione per la democrazia e la società, occorre analizzare globalmente tutti i media: oltre alla stampa, il mezzo di comunicazione che più di altri subisce la ristrutturazione in atto, vanno considerate anche la radiotelevisione e le offerte giornalistiche online.</p><p>2. Il Consiglio federale ritiene che il modello attuale, con una grande emittente di servizio pubblico, ben inserita in tutte le regioni linguistiche e affiancata da emittenti radiotelevisive locali con funzione complementare a livello regionale, ponga le premesse migliori per affrontare le sfide del futuro. È tuttavia indispensabile che l'offerta del servizio pubblico sia adeguata all'attuale contesto di digitalizzazione. Bisognerà d'altronde esaminare a quali condizioni i media che operano soltanto su Internet possano entrare a far parte dell'offerta giornalistica regionale, una valutazione che è attualmente effettuata nell'ambito dei lavori preparatori per una nuova legge sui media elettronici.</p><p>3. Senza l'apporto del canone, il mercato radiotelevisivo svizzero disporrebbe di meno della metà dei mezzi attuali. Gli introiti pubblicitari sarebbero nettamente insufficienti per finanziare l'attuale offerta di programmi. Le minoranze linguistiche sarebbero le prime a risentirne: essendo la popolazione più piccola, nelle regioni linguistiche minoritarie le entrate per la pubblicità sarebbero proporzionalmente ancora più esigue che nella Svizzera tedesca. Infatti, è soltanto grazie alla perequazione finanziaria interna alla SSR che oggi è possibile produrre programmi radiotelevisivi equivalenti in tutte le lingue ufficiali. Il 24,5 per cento degli introiti complessivi della SSR, composti principalmente dal canone e dalle entrate pubblicitarie e della sponsorizzazione, provengono dalla Svizzera romanda, il 4,5 per cento dalla Svizzera italiana e il resto dalla Svizzera tedesca. Attualmente questi mezzi sono ripartiti in modo solidale tra le regioni linguistiche, alle emittenti francofone della SSR spetta infatti il 32,7 per cento, mentre a quelle italofone il 21,8 per cento.</p><p>4. Il Consiglio federale considera che il mandato affidato alla SSR di contribuire all'integrazione a livello di regione linguistica, favorendo così la coesione nazionale, sia di assoluta importanza. Ha inoltre preso atto delle misure già realizzate dalla SSR, tanto a livello organizzativo quanto di programmazione, per rafforzare lo scambio fra le regioni linguistiche. Il monitoraggio dei programmi radiotelevisivi commissionato dall'UFCOM evidenzia oltretutto che la SSR ha ulteriormente accentuato il suo impegno in questo settore. Alcuni programmi radiofonici potrebbero però dare maggior spazio alle informazioni sugli avvenimenti riguardanti le altre regioni linguistiche. Il Consiglio federale prevede perciò di sottolineare maggiormente l'importanza dello scambio fra le regioni linguistiche in occasione del rinnovo della concessione SSR.</p><p>5. Numerose concessioni di emittenti radiofoniche e televisive prevedono obblighi specifici per lo scambio linguistico e culturale, che possono assumere varie forme: plurilinguismo, obbligo di fornire talune prestazioni in altre lingue nazionali, trasmissioni di altri gruppi linguistici e culturali o a loro destinate. Bisogna però notare che il contesto sociale, le tipologie di pubblico a cui ci si rivolge e i modelli organizzativi delle emittenti concessionarie sono estremamente diversificati. L'inserimento di contributi in un'altra lingua all'interno del programma richiede di considerare individualmente la situazione e le abitudini di fruizione delle diverse tipologie di pubblico a cui sono destinati. Per questo, l'UFCOM dialoga con le emittenti, con cui esamina caso per caso, in occasione di incontri periodici, quali siano le strategie più indicate per assolvere gli obblighi relativi allo scambio linguistico e culturale, in modo da soddisfare sia le esigenze del pubblico target principale, sia quelle delle minoranze linguistiche. L'UFCOM conduce questi dialoghi basandosi su quanto emerso dal monitoraggio dei programmi. I risultati più recenti saranno disponibili all'inizio dell'estate 2017 per i programmi radiofonici e nell'autunno dello stesso anno per quelli televisivi.</p>  Risposta del Consiglio federale.