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La frammentata opposizione di sinistra ha conquistato in Cile la maggioranza dei seggi della Assemblea costituente chiamata a redigere una nuova Costituzione che metterà fine a quella in vigore, che fu imposta nel 1980 durante la dittatura del generale Augusto Pinochet. Una volta approvata da un referendum il prossimo anno, la nuova Carta reciderà dopo 40 anni l'ultimo legame con il pinochetismo, rappresentato da un testo approvato senza le minime condizioni democratiche.
Secondo una proiezione degli analisti della tv Cnn Chile, tra i 155 membri della nuova Assemblea ci saranno anche 17 eletti delle comunità indigene e i rappresentanti dei partiti tradizionali: 38 di Chile Vamos, 28 di Apruebo Dignidad (Frente Amplio più Partito comunista), 25 di Apruebo (socialisti, Ppd e Democrazia cristiana) e uno della lista del Partido Humanista. La rappresentanza più folta sarà quella degli eletti come indipendenti, che saranno 46, e che sono gli interpreti del movimento che a partire del 19 ottobre 2019 espresse nelle strade il proprio disagio nei confronti della classe politica tradizionale, chiedendo cambiamenti radicali.
Gli esperti hanno sottolineato che la sconfitta del governo era prevista, ma è stata resa più amara dal fatto che pur presentando una lista unica e unitaria, non è stato raggiunto l'obiettivo minimo di un terzo dei seggi della Costituente, che avrebbe permesso un'azione di bloccaggio per le decisioni non gradite.
Nel paese è in corso anche lo spoglio dei voti per i governatori ed i sindaci da cui pure, secondo le proiezioni, emergeva una sconfitta delle forze governative di centro-destra.