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Non ci sarà nessuna moratoria sul rilascio dei permessi G in Svizzera. Il Consiglio federale ha bocciato la misura a favore dei lavoratori indigeni perchè è convinto "la libera circolazione delle persone è fondamentale per la ripresa economica".
A chiedere la moratoria era stato il consigliere nazionale della Lega Lorenzo Quadri, nel marzo scorso, dopo che l’Ufficio federale di statistica aveva evidenziato la perdita di 4'200 posti di lavoro in un anno in Ticino e il contemporaneo ulteriore aumento del numero di frontalieri.
Una situazione “insostenibile”, secondo Quadri, che chiedeva misure concrete a favore dell’occupazione indigena in Ticino, per esempio sotto forma di uno stop al rilascio di nuovi permessi per frontalieri.
Ma, secondo il Consiglio federale, il problema non sussiste in quanto i frontalieri non sarebbero aumentati, sostenendo che “nel 2020 il numero di frontalieri nel Canton Ticino non è aumentato rispetto all'anno precedente”, quando in realtà l’Ufficio federale di statistica ha evidenziato un incremento da 69'592 a 70'115 frontalieri.
Poi il governo ribadisce la sua fiducia nei bilaterali. “Il Consiglio federale è convinto che la libera circolazione delle persone – si legge nella risposta a Quadri - sia fondamentale per la ripresa economica dopo la regressione della pandemia e che contribuirà alla sopravvivenza delle imprese e a preservare posti di lavoro in Svizzera”.
Infine viene bocciata la proposta di una moratoria. “L’Accordo sulla libera circolazione delle persone – spiega il Consiglio federale - consente alle parti contraenti di limitare unilateralmente i diritti da esso conferiti per motivi di ordine, sicurezza e salute pubblici, ma non economici. Il Consiglio federale esclude pertanto l'introduzione, per motivi economici, di una moratoria sul rilascio di nuovi permessi per frontalieri”.