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La Commissione della gestione del Consiglio nazionale è scontenta: contesta le critiche del Consiglio federale al suo rapporto in cui biasima il controllo delle misure accompagnatorie alla libera circolazione delle persone. Per la commissione, di fronte alla pressione sui salari, la "necessità di agire persiste".
La commissione ha ribadito la propria posizione, ritenendo che il governo non tenga sufficientemente conto delle sue constatazioni. La commissione esige dal governo che modifichi la sua pratica in materia di guida strategica e operativa, anche se ne contesta la necessità.
La metà dei controlli finanziari dalla Confederazione sono effettuati presso i lavoratori distaccati che rappresentano meno dello 0,15% del volume occupazionale elvetico, ha criticato la commissione. A titolo di paragone, i frontalieri rappresentano il 24% degli impiegati in Ticino e il 10% nell'Arco giurassiano e lemanico.
La commissione chiede un miglioramento anche per quanto riguarda l'armonizzazione dell'applicazione delle misure accompagnatorie. A suo avviso, certe commissioni paritetiche e tripartite ammettono di non disporre di alcun metodo per individuare il dumping salariale.
Infine, restano le lacune giuridiche in materia di contratti-tipo. Il Consiglio federale si è accontentato di proporre una revisione che permette all'autorità di infliggere una multa di al massimo 5000 franchi al datore di lavoro colpevole. Secondo la commissione, questa correzione non è abbastanza dissuasiva.
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