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Alcuni giorni fa alcuni soldati italiani sono rimasti uccisi in Afghanistan: funerali di stato, lutto nazionale, numerose manifestazioni di cordoglio.
Queste manifestazioni hanno un curioso effetto collaterale.
Il primo ad accorgersene, se non erro, fu Adam Smith. Nel suo La ricchezza delle nazioni scrive:
Ciò che un soldato semplice può perdere è abbastanza ovvio. Nonostante il pericolo, tuttavia, i giovani volontari non si arruolano così numerosi come all’inizio di una nuova guerra; e anche se le possibilità di avanzamento sono scarse, essi si immaginano, nelle loro fantasie, mille occasioni per guadagnare gloria e distinguersi, occasioni che non si verificheranno mai. Queste romantiche speranze coprono l’intero prezzo del loro sangue. La loro retribuzione è inferiore di quella degli operai comuni, mentre le loro fatiche sono decisamente maggiori.
What a common soldier may lose is obvious enough. Without regarding the danger, however, young volunteers never enlist so readily as at the beginning of a new war; and though they have scarce any chance of preferment, they figure to themselves, in their youthful fancies, a thousand occasions of acquiring honour and distinction which never occur. These romantic hopes make the whole price of their blood. Their pay is less than that of common labourers, and in actual service their fatigues are much greater.
Adam Smith, La ricchezza delle nazioni, Libro I, Capitolo V, traduzione (pessima) mia.
In poche parole, tributare molto onore ai soldati caduti in battaglia equivale ad abbassare loro lo stipendio, in quanto l’onore guadagnato in battaglia ha un valore che viene, per un processo “a mano invisibile”, sottratto dalle paghe dei soldati.
Fosse per me, i soldati guadagnerebbero almeno il doppio.