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Una premessa iniziale: questo post è una riflessione scorretta, moralmente riprovevole e poco opportuna; la si potrebbe definire una provocazione, se non fosse che questo termine è usato, oramai, soprattutto dai codardi che lanciano la pietra e nascondono la mano.
Telethon: una corazzata della raccolta fondi per attività benefica. Inventata, pare, da Jerry Lewis negli anni Sessanta del Novecento, le varie fondazioni Telethon raccolgono ogni anno parecchi soldi. Soldi che vengono usati per varie iniziative, tra le quali sembra spiccare 1 la ricerca sulle malattie genetica rare.
Malattie rare. Continua a leggere Una riflessione scorretta
In base a come solitamente viene presentata Telethon; sarebbe interessante indagare, al di là del problema di che cosa si intende con malattia rara, l’effettiva suddivisione dei fondi.[↩]
Hanno ucciso Osama bin Laden.
Alla radio ho sentito affermare che forse è stato ucciso da una guardia del corpo per evitare la cattura (meglio un martire, morto e muto, che un prigioniero, vivo e forse ciarliero?), e anche che i soldati avevano l’ordine di ucciderlo, non di prenderlo vivo.
Insomma: una certa incertezza su quanto accaduto c’è.
Diciamo, come riassunto, che una nazione ha organizzato un intervento del proprio esercito nel territorio di un’altra nazione, che non ha chiesto nessuna autorizzazione, che lo scopo di questo intervento militare è stato la cattura o l’eliminazione di un cittadino di un’altra nazione. Pare infine che la cattura sia avvenuta grazie alle informazioni raccolte, con metodi quantomeno discutibili, a Guantanamo. Continua a leggere Una frittata chiamata Osama
Quanto segue è una nota a margine di un brevissimo incontro che ho avuto con l’immoralist Roberto Mordacci, durante il quale si è fugacemente accennato alle morali perdute.
Che cosa è una morale perduta? Se ho capito bene, si tratta di una teoria etica che presuppone una errata concezione della moralità umana: una simile teoria, per quanto interessante possa essere, sarà perduta perché inapplicabile. 1
Prendiamo il classico dilemma morale dello scambio ferroviario (il trolley problem).
Un treno fuori controllo sta per investire cinque persone. Azionando uno scambio è possibile salvare i cinque deviando il treno, che però investirebbe così un’altra persona. Azionereste lo scambio? La maggior parte delle persone risponde di sì. Un altro treno fuori controllo sta per investire cinque persone, ma questa volta non ci sono scambi da azionare, ma solo una persona da buttare sui binari per far deragliare il treno (voi non potete buttarvi: siete troppo esili). Buttereste questa persona per salvare i cinque? La maggior parte delle persone risponde di no.
Una teoria etica che non tiene conto di questa differenza è una morale perduta. Non solo come teoria descrittiva (banale) ma anche come teoria prescrittiva (meno banale), in quanto non applicabile. Per essere chiari: l’approccio utilitarista, che si limita a contare costi e benefici, è una morale perduta, perché non viene seguito nel secondo caso ed è, quindi, in contrasto con la moralità umana. Continua a leggere Nota a margine sulle morali perdute
We may not have a general theory of the moral brain or of human morality (something we will probably never have), but we may have some scientifically based reasons to reject theories which imply unrealistic conceptions of human morality. To look for these unsustainable theories would be, so to say, like being in a kind of Proustian Search of Lost Theories. Roberto Mordacci, “Morality and the Telescope“, Etica e Politica, Vol. XI, No. 2, 2009[↩]
In quale categoria di reati dovremmo inserire queste deviazioni dell’appetito sessuale, classificate come contro natura? Nel caso in cui non siano pubbliche, non le is potrebbe considerare in altro modo, se non riconducendole ai reati contro se stessi. Per anni mi sono tormentato nel tentativo di cercare una ragione sufficiente a giustificare la severità con cui simili reati vengono puniti ai nostri giorni da tutte le nazioni europee: ma in base al principio di utilità, non ne ho trovata nessuna.
Jeremy Bentham, Reati contro se stessi: la pederastia, 1785 (in Jeremy Bentham, Difesa dell’omosessualità, il melangolo, 2009, p. 15)
Volessi scrivere un testo sull’omosessualità, mi ritroverei in serio imbarazzo: l’aspetto centrale della faccenda è già analizzato in questo libro scritto oltre due secoli fa. 1
Certo, Bentham mostra alcuni segni dell’età (si riferisce all’omosessualità con termini spregiativi come deviazione, infamia, eccetera), ma il succo giuridico e morale c’è tutto, e magnificamente espresso: «la punizione [dell’omosessualità] non può essere giustificata in base alla capacità di nuocere ma in base all’antipatia» (pp. 57-58). Punto.
Senza nulla togliere a chi ha recentemente, e ottimamente, scritto sull’argomento.Le nozze di Sodoma[↩]
Bar molto frequentato del centro. In disparte, seduto ad un tavolino, Ludovico beve un tè e legge il giornale. Entra Tommaso e, superata la folla nei pressi del bancone, lo raggiunge.
Ludovico: Benvenuto, Tommaso. Come stai?
Tommaso: Bene. Ti ho visto assorto nella lettura del giornale: qualche notizia interessante?
Ludovico: Notizie? Non ti facevo così ingenuo! I giornali contengono oramai pochissime notizie: il loro contenuto principale è la pubblicità. Per questioni di equilibrio, alle pagine pubblicitarie ricche di immagini affiancano pagine piene di testi: le opinioni, sempre legate alle misteriose alleanze politiche ed economiche dell’editore, qualche notizia, se non si è trovato di meglio, e infine i riempitivi. Io ero attratto proprio da un riempitivo: un articoletto chiaramente inventato da un qualche redattore per riempire la pagina. Continua a leggere Il fine e i mezzi