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Il Consiglio nazionale ha ampiamente seguito oggi il Consiglio degli Stati, adottando con 112 voti contro 39, una mini-revisione della legge sulle misure per la salvaguardia della sicurezza interna.
In precedenza, una proposta rosso-verde contraria all'entrata in materia era stata bocciata con 109 voti contro 46.
Il nuovo progetto in discussione rinuncia per il momento al contestato rafforzamento delle misure di competenza del servizio d'informazione. Tra queste figurava l'autorizzazione a svolgere "ricerche speciali" come la sorveglianza delle comunicazioni, l'installazione di microfoni in aree private e la perquisizione segreta di ordinatori.
Se per l'ala borghese questa revisione ridotta comporta semplicemente un adattamento del diritto alle nuove realtà, la sinistra ha espresso preoccupazione per un'eventuale distorsione della sicurezza. Eppure, dalla revisione sono state tolte le disposizioni più contestate che portarono al fallimento in Nazionale di un primo progetto.
Questa revisione "light" mira soltanto a colmare le lacune più importanti, ha dichiarato a nome della commissione Paul-André Roux (PPD/VS). Essa regola in particolare il ricorso agli informatori. Tuttavia, per lo schieramento rosso-verde questo modo di procedere riduce la trasparenza ed è ingiustificato, anche perché "non vi è fretta".
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