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Dalla seconda metà del XIX secolo la Svizzera produce energia elettrica grazie all'acqua.
Oggi il 60% della corrente prodotta in Svizzera proviene da centrali idroelettriche. Ciò dimostra quanto sia importante il fattore di produzione «acqua».
La produzione di elettricità della Confederazione è composta per il 60% da energia idroelettrica. Per la Svizzera e le sue Alpi, serbatoio naturale d'acqua, la forza idrica è di grande importanza. Si tratta infatti della più grande riserva di energia presente sul territorio, riserva che copre il 13% del fabbisogno annuale di energia.
La forza idrica è uno dei fattori di produzione più importanti per la Svizzera. Un approvvigionamento di elettricità sicuro e affidabile è decisivo per la concorrenzialità del paese.
Il serbatoio alpino non offre solo dell'ottima acqua potabile. È anche uno dei pilastri dell'approvvigionamento autonomo di elettricità. L'Ufficio federale dell'energia ritiene che con l'impiego della forza idrica, e la giusta tassazione per lo sfruttamento di questa risorsa, la Svizzera segua i principi di una politica di sviluppo sostenibile.
Il fatturato dei cantoni di montagna relativo allo sfruttamento dell'energia idrica ammonta a circa 11 miliardi di franchi l'anno. Da canoni d'acqua, contributi e tasse provengono oggi 410 milioni di franchi l'anno. Di questi, circa il 40% (164 milioni) va ai comuni.
Gli albori
A metà del XIX secolo, vale a dire agli albori della produzione di energia elettrica, la corrente non poteva essere trasportata, come avviene oggi, su lunghe distanze. Solo quando la tecnica risolse i problemi legati al trasporto della corrente elettrica cominciò il vero e proprio sfruttamento della forza idrica.
Nelle Alpi si costruirono dei laghi artificiali e dei serbatoi d'immagazzinamento dell'acqua. Per il loro riempimento si utilizzò anche l'acqua proveniente da altre valli, costringendola in condotte che portavano ai serbatoi.
Nel 1910, l'elettricità copriva solo il 3,5% del fabbisogno energetico della Svizzera. Ma con il progressivo allacciamento del paese alla rete elettrica e la diminuita disponibilità di altre risorse energetiche durante le guerre mondiali, ci si concentrò sempre di più sullo sfruttamento della forza idrica. Tra il 1910 e il 1945 il settore dell'energia idroelettrica conobbe un periodo d'intenso e continuo sviluppo.
E venne il nucleare
Dopo la Seconda guerra mondiale, quando buona parte dell'Europa era ridotta in macerie, la produzione di energia idroelettrica in Svizzera crebbe rapidamente. Una tendenza che si mantenne fino agli anni Settanta, periodo in cui per diversi motivi le possibilità di sviluppo del settore idrico raggiungono i loro limiti.
La preoccupazione per il futuro energetico della nazione dà luogo a numerose discussioni. Come molti altri paesi, anche la Svizzera punta sull'allora innovativa energia nucleare. Benznau I, la prima centrale atomica svizzera, entra in funzione nel 1969. Nel 1971 segue Beznau II e nel 1972 la centrale di Mühleberg. Attualmente il 36% dell'elettricità prodotta in Svizzera proviene da centrali atomiche.
Lo sviluppo del settore idroelettrico fu frenato anche a causa di discussioni a sfondo ambientalista. In numerose regioni ci furono degli scontri politici tra chi voleva aumentare lo sfruttamento delle risorse idriche e chi si opponeva alla costruzione di nuovi impianti e all'ampliamento di quelli già esistenti.
L'energia idroelettrica è rinnovabile e la sua produzione è poco o nulla inquinante, una qualità che altri tipi di energia non hanno. Eppure furono proprio ambientalisti e paladini della natura a battersi perché le centrali idroelettriche non venissero ampliate.
Il ritorno all'acqua
Grazie allo sviluppo della tecnica idraulica, che permette, ad esempio, di immagazzinare in modo più efficiente le riserve energetiche, la produzione di elettricità può essere oggi adeguata alle differenti esigenze stagionali.
Centrali munite di pompe permettono di far risalire l'acqua dalla valle al bacino di riserva durante la notte. L'energia notturna usata per azionare le pompe costa poco e, grazie al riempimento del bacino, di giorno è possibile produrre più elettricità. Inoltre, l'energia prodotta di giorno può essere rivenduta ad un prezzo superiore di quello pagato per l'energia che ha azionato le pompe. Si parla in questo caso di «nobilitazione» dell'elettricità.
In media, una centrale idroelettrica produce oggi 35'000 GWh (gigawattora) di elettricità l'anno, una cifra che corrisponde al 60% del consumo nazionale di elettricità e al 13% del fabbisogno energetico totale.
Più della metà della corrente idroelettrica proviene da cantoni di montagna (Grigioni, Ticino, Uri e Vallese). Inoltre, come si può leggere nella documentazione dell'Ufficio federale delle acque e della geologia, gli impianti idroelettrici hanno una notevole importanza anche nel canton Berna e in Argovia.
All'inizio del 2002, la Svizzera contava 507 centrali idroelettriche di diversa grandezza. Tra le maggiori aziende elettriche del paese ci sono la Atel (Aare-Ticino SA di elettricità), che occupa più di 7800 persone, la NOK (Nordostschweizerische Kraftwerke) e la EOS Holding (nata dalla ristrutturazione di Énergie ouest suisse).
Domanda in continuo aumento
Negli ultimi anni la domanda di elettricità è cresciuta in modo meno marcato rispetto a quanto avvenuto in precedenza, ma la tendenza è sempre rimasta al rialzo. Ad eccezione dei periodi marcati da crolli congiunturali, come ai tempi della crisi petrolifera degli anni Settanta.
Nel 2001 il consumo di elettricità in Svizzera era quantificabile in 53,7 miliardi di kilowattora (kWh), vale a dire il 2,6% in più dell'anno precedente. Secondo i dati di economiesuisse, il 30% dell'energia elettrica finisce nelle economie domestiche, il 60% fa girare le industrie e il settore dei servizi, mentre il restante 10% è assorbito dal traffico.
swissinfo, Rita Emch
(traduzione: Doris Lucini)
Fatti e cifre
In Svizzera l'acqua è la più importante fonte di energia e copre il 13% del fabbisogno energetico totale.
I cantoni di montagna ricavano dallo sfruttamento delle acque una cifra che si aggira intorno agli 11 miliardi di franchi.
Più della metà dell'energia idroelettrica proviene da cantoni di montagna: Grigioni, Ticino, Uri e Vallese.
La Svizzera non produce elettricità solo per il proprio fabbisogno, ma è un paese esportatore e, dagli anni Settanta, una delle piattaforme di scambio del mercato elettrico europeo.