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I medici di base in Svizzera assegnano al proprio sistema sanitario i voti migliori nel confronto internazionale. Oltre la metà di loro è soddisfatta della propria attività. Tuttavia, negli ultimi anni la soddisfazione è diminuita, mentre è aumentato in maniera significativa lo stress percepito. Le nuove leve tra i medici di famiglia sono soprattutto donne; un numero crescente di medici lavora in studi associati. È quanto scaturisce dal sondaggio internazionale condotto in dieci Paesi sotto il patrocinio della fondazione Commonwealth Fund.
La Svizzera partecipa regolarmente ai sondaggi internazionali della fondazione Commonwealth Fund. Nel 2022 sono stati interpellati i medici di base, fra i quali rientrano gli specialisti in medicina interna generale, i pediatri e i medici generici. Oltre il 90 per cento dei 1114 medici di base intervistati in Svizzera giudica buone o molto buone le prestazioni complessive del sistema sanitario, un risultato che si colloca nuovamente al primo posto della classifica internazionale, malgrado la pandemia di COVID-19 scoppiata nel frattempo.
La maggioranza (81 %) dei medici indica che la qualità dei trattamenti che ha offerto durante la pandemia è rimasta buona come prima; soltanto l’11 per cento ha percepito un peggioramento. Si tratta del miglior risultato nel confronto internazionale, ed è indice di una certa solidità della qualità dei trattamenti in situazioni di crisi.
Stress in aumento
Oltre la metà (58 %) dei medici intervistati è estremamente soddisfatta o molto soddisfatta della propria attività professionale, il che vale alla Svizzera – come già avvenuto nel 2019 – il primo posto della classifica internazionale. Tuttavia, questo elevato livello di soddisfazione è diminuito in maniera significativa dal 2019, come in quasi tutti i Paesi partecipanti al sondaggio.
Al contempo, in Svizzera è aumentata la quota di medici stressati: il 43 per cento degli interpellati ritiene il proprio lavoro molto stressante o estremamente stressante, un valore notevolmente superiore a quello del 2019 (37 %), ma che corrisponde al secondo più basso nel confronto internazionale. Una possibile causa dell’incremento del livello di stress potrebbe essere la pandemia di COVID-19, considerato che in base alle indicazioni di oltre la metà (56 %) dei medici il carico di lavoro è aumentato un poco o considerevolmente in seguito alla pandemia. Per quanto riguarda il livello di stress, vi sono differenze tra i gruppi di medici: i pediatri, con il 32 per cento, hanno indicato il livello più basso. Un terzo degli intervistati è invece ampiamente soddisfatto dell’equilibrio tra lavoro e vita privata, un risultato che corrisponde al valore più elevato nel confronto internazionale.
Oltre due terzi (68 %) dei medici in Svizzera ritiene che il dispendio di tempo causato dal lavoro amministrativo (p. es. in relazione alla fatturazione) sia un grande problema. Nel confronto internazionale questo è il valore più elevato e corrisponde a un notevole aumento rispetto al 2019 (61 %). Tuttavia, gran parte dei medici intervistati ha indicato di dedicare al lavoro amministrativo meno del 10 per cento del proprio tempo di lavoro.
Carenza di nuove leve nella medicina di famiglia
In Svizzera poco meno della metà (48 per cento) dei medici di base ha un’età pari o superiore ai 55 anni, il che rappresenta un valore elevato nel confronto internazionale. Negli scorsi anni la Confederazione ha attuato diverse misure per rafforzare la medicina di base. Dal 2016 il numero di titoli in medicina interna generale e di medico generico è aumentato. La quota di donne nella medicina di famiglia è passata da poco meno di un terzo (30 %) nel 2012 a quasi la metà (46 % nel 2022). La femminilizzazione si spiega probabilmente anche con la possibilità di lavorare a tempo parziale, ma il numero di nuove leve tra i medici di famiglia è ancora basso, soprattutto fra gli uomini.
Studi medici individuali in calo
Il sondaggio conferma la tendenza verso gli studi medici associati e l’allontanamento dalle settimane lavorative lunghe. La quota di medici che lavora in uno studio associato è aumentata dal 44 al 67 per cento negli ultimi dieci anni.
Al contempo, è in calo la percentuale di medici che svolgono settimane lavorative lunghe, di 45 ore o più. Mentre dieci anni fa coloro che lavoravano più di 45 ore a settimana erano ancora il 68 per cento, nel 2022 erano il 50 per cento. Poco meno di un quarto dei medici interpellati lavora tra le 35 e le 44 ore a settimana; un altro quarto meno di 35 ore.
La metà dei medici intervistati prevede di affiliarsi alla cartella informatizzata del paziente
Un numero crescente di medici di base tiene le cartelle cliniche dei propri pazienti in forma elettronica (82 %). Rispetto all’ultimo rilevamento svolto nel 2019 (70 %) sono soprattutto i medici più anziani e i pediatri ad aver recuperato terreno. Ciononostante, la Svizzera continua a occupare l’ultimo posto nel confronto internazionale.
Il tre per cento dei medici di base intervistati utilizza la cartella informatizzata del paziente (CIP) ed è quindi affiliato a una comunità o a una comunità di riferimento. Una buona parte (57 %) dei medici intende compiere tale passo a breve, mentre il 40 per cento non prevede di aderire alla CIP. Del secondo gruppo fanno parte soprattutto medici che sono già in età di pensionamento o che lavorano in uno studio individuale. La quota maggiore di medici già affiliati alla CIP si trova nella Svizzera francese (poco più del 6 %).
L’ulteriore sviluppo della CIP sarà attuato in due fasi, continuando nel frattempo a promuoverne la diffusione. A tal fine, in gennaio il Consiglio federale ha adottato prime misure e posto in consultazione alcune proposte.
Lo studio indica inoltre che in Svizzera i medici di base sono agli ultimi posti nel confronto internazionale per quanto riguarda lo scambio di dati elettronico (p. es. dati di laboratorio o quadri clinici) con gli altri professionisti della salute. A prescindere dalla comunicazione via e-mail, nel nostro Paese anche l’offerta di e-health da parte dei medici di base per i pazienti risulta comparabilmente limitata.
La Svizzera partecipa dal 2010 al sondaggio internazionale sull’assistenza sanitaria del Commonwealth Fund. Il Commonwealth Fund è una fondazione privata a scopo non lucrativo che ha l’obiettivo di promuovere sistemi sanitari ben rodati ed efficienti mediante un migliore accesso alle assicurazioni contro le malattie e incrementare la qualità delle prestazioni.
Il sondaggio del 2022 era rivolto, come già negli anni 2012, 2015 e 2019, ai medici di base. Vi hanno partecipato, oltre alla Svizzera, l’Australia, la Germania, la Francia, il Regno Unito, il Canada, la Nuova Zelanda, i Paesi Bassi, la Svezia e gli Stati Uniti. All’indagine, svolta in Svizzera su incarico dell’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) e in stretta collaborazione con la Federazione dei medici svizzeri (FMH), hanno preso parte complessivamente 1114 medici di base delle tre grandi regioni linguistiche del Paese.