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L'assemblea generale di UBS ha respinto giovedì il discarico della direzione e del consiglio di amministrazione per l'esercizio 2018: la proposta di mettere i vertici al riparo da azioni di responsabilità è stata approvata solo dal 41,7% dei votanti presenti alla riunione a Basilea. Il voto non ha una conseguenza giuridica immediata per i top manager della banca, ma rappresenta un segnale che difficilmente potrà essere ignorato.
Il malumore degli azionisti - all'assemblea di Basilea ne sono presenti 1254, che controllano il 76% dei diritti di voto - è dovuto alla voragine finanziaria apertasi con il processo in Francia: in febbraio la banca è stata condannata a pagare 4,5 miliardi di euro (multa di 3,7 miliardi e risarcimento danni per 800 milioni) per aver aiutato sistematicamente i clienti ad evadere il fisco.
Non pochi ritengono che il costo della vicenda avrebbe potuto essere assai più contenuto se i vertici avessero optato per un accordo extragiudiziale. I dirigenti - primo fra tutti il Ceo Sergio Ermotti - respingono veementemente queste critiche: a loro avviso non vi erano spazi di manovra per un'intesa accettabile.
È stato per conto approvato (con il 79,4% dei voti) il rapporto sulle remunerazioni. Due importanti istituzioni, Ethos e ISS, avevano raccomandato la bocciatura del discarico e dei compensi, mentre una terza, Glass Lewis, propendeva per l'astensione sul primo oggetto e per il "sì" sul secondo.