Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01022.jsonl.gz/716

I giornalisti che divulgano documenti segreti non dovrebbero essere per forza processati: è l'opinione della Commissione degli affari giuridici del Consiglio nazionale, che ha adottato un progetto preliminare di modifica del Codice penale in questo senso. Lo comunicano oggi i Servizi del Parlamento in una nota.
L'articolo 293 del Codice penale punisce chiunque, senza averne diritto, renda pubblici in tutto o in parte atti, istruttorie, deliberazioni di un'autorità, dichiarati segreti in virtù di una legge o di una decisione presa da un'autorità. Il giudice può rinunciare alla pena se il segreto è di poca importanza.
All'origine vi è un'iniziativa parlamentare depositata nel 2011 dall'allora consigliere nazionale Josef Lang (lista alternativa/ZH) e portata poi avanti dai Verdi. Essa chiede l'abrogazione dell'articolo 293, ritenendo che esso restringa eccessivamente la libertà di stampa. È contrario alla Convenzione europea dei diritti dell'uomo e a una sentenza della Corte di Strasburgo.
Una minoranza della Commissione (7 membri) è favorevole alla proposta degli iniziativisti di abrogare l'intero articolo, mentre la maggioranza (15 membri) ha optato per una variante più morbida. Essa consiste nella modifica dell'articolo in questione: la pubblicazione di deliberazioni ufficiali segrete non sarà più punibile se "nessun interesse pubblico o privato preponderante si è opposto alla pubblicazione".
Già nel 1996 il Consiglio federale aveva proposto la soppressione del controverso articolo, ritenendo scioccante che un giornalista venisse condannato mentre il parlamentare o il funzionario all'origine della fuga di notizie non subiva alcuna conseguenza. Allora il Parlamento aveva respinto la proposta.