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La Svizzera rinuncia alla prevista vendita di 93 carri armati usati al Cile. La cessione avrebbe comportato oneri eccessivi a livello di risorse umane.
Il Dipartimento della difesa intende inoltre modificare completamente la prassi attuale riguardante l'esportazione di materiale bellico in disuso.
"L'analisi del rapporto costi/benefici ha indotto il Dipartimento della difesa, della popolazione e dello sport (DDPS) a decidere di ritirare l'offerta presentata in aprile", scrive il Dipartimento in un comunicato che fa seguito a rivelazioni della "SonntagsZeitung".
Berna intendeva vendere 93 carri armati Leopard II al Cile.
Oltre a cedere i panzer la Svizzera avrebbe dovuto fornire prestazioni di manutenzione e d'istruzione sull'arco di più anni, con conseguenti "notevoli oneri supplementari" in materia di personale.
Quanto vale per il Cile si verifica anche per altri affari dello stesso tipo: in pratica il santo non vale la candela.
I risultati dell'analisi del rapporto costi/benefici eseguita dal DDPS sulla valorizzazione del materiale in esubero saranno sottoposti al gruppo di lavoro interdipartimentale sulle esportazioni di armamenti.
E i blindati al Pakistan?
Il DDPS intende modificare la prassi attuale: il materiale bellico sarà rivenduto al paese di origine, oppure sarà «valorizzato» in Svizzera.
La decisione - precisa il DDPS - concerne unicamente i progetti d'esportazione di materiale in disuso e non ha alcun influsso sulle vendite di armi eseguite da privati. Non sono toccati nemmeno gli affari già stipulati.
Il portavoce del DDPS Philippe Zahno non ha voluto dire se il cambiamento di strategia del dipartimento significhi la rinuncia alla vendita di 736 blindati di trasporto truppe M113 al Pakistan.
Affari controversi
Questa transazione aveva sollevato forti critiche. All'inizio di questo mese la Commissione di politica estera si è dichiarata a grande maggioranza contraria, perché la compravendita avrebbe potuto pregiudicare l'immagine della Svizzera, vista la situazione dei diritti umani nel paese asiatico.
Non era andato in porto nemmeno un altro affare criticato a destra come a sinistra, la fornitura di altri 180 M113 agli Emirati Arabi Uniti, che li volevano poi girare all'Iraq.
Dopo aver in un primo tempo dato il suo via libera e raccolto ampia disapprovazione, il Consiglio federale aveva fatto marcia indietro, sospendendo la vendita: in ottobre gli Emirati Arabi Uniti avevano poi deciso di ritirare la loro offerta, non volendo più aspettare ulteriormente.
GSsE: "Un inganno"
Il gruppo per una Svizzera senza esercito (GSsE) ritiene che le proposte del DDPS siano un "inganno" per evitare le critiche e continuare ad esportare del materiale bellico.
La nuova pratica, se accettata, non garantirà che il materiale in disuso non finirà in una regione di guerra, scrive il GSsE in un comunicato.
I carri M 113 provengono dagli Stati Uniti. Secondo il nuovo approccio, dovrebbero quindi essere restituiti a questo paese. In questo caso, ritiene il GSsE, potrebbero facilmente finire in Iraq, rendendo così la Svizzera complice della guerra condotta dagli USA nel paese.
Il GSsE propone che il materiale inutilizzato venga semplicemente distrutto in Svizzera.
swissinfo e agenzie
In breve
Entro il 2010, l'esercito svizzero intende liquidare circa 10 miliardi di franchi di materiale in eccesso, tra i quali 1'200 blindati leggeri M109 e M113.
Carri per l'Iraq e per il Pakistan, sistemi di difesa anti-aerea per l'India, servizi di manutenzione missilistica per la Corea del Sud. Ecco alcuni esempi di vendita di materiale bellico con la quale è stata confrontata recentemente la Svizzera.
Questo tipo di transazioni devono sottostare alle norme previste dalla legge, che impediscono qualsiasi vendita di materiale bellico in paesi segnati da conflitti armati.