Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/153674

<h2>InitialSituation<h2><p><b>Comunicato stampa del Consiglio federale del 12.08.2015</b></p><p><b>Il Consiglio federale licenzia il messaggio concernente la Convenzione per evitare le doppie imposizioni con l'Italia </b></p><p><b>In data odierna il Consiglio federale ha licenziato all'attenzione delle Camere federali il messaggio concernente un Protocollo che modifica la Convenzione per evitare le doppie imposizioni (CDI) con l'Italia. Il Protocollo costituisce un complemento della CDI del 1976 e contiene disposizioni sullo scambio di informazioni su domanda conforme al vigente standard internazionale. </b></p><p>Il 23 febbraio 2015 la Svizzera e l'Italia hanno firmato un Protocollo che modifica la CDI del 1976 come pure una roadmap in materia fiscale e finanziaria.</p><p>Il Protocollo che modifica la CDI contiene una disposizione sullo scambio di informazioni secondo l'articolo 26 del Modello di convenzione dell'OCSE. In occasione della consultazione i Cantoni e le cerchie economiche interessate hanno nel complesso accolto favorevolmente la conclusione del Protocollo. Il relativo decreto federale sottostà a referendum facoltativo.</p><p>Questo Protocollo attua la nuova politica sullo scambio di informazioni in materia fiscale adottata dal Consiglio federale il 13 marzo 2009. Contribuisce al mantenimento e allo sviluppo delle relazioni economiche bilaterali e permette di agevolare la regolarizzazione dei clienti italiani di banche svizzere nel quadro del programma italiano di autodenuncia.</p><p>Il Protocollo di modifica soddisfa il vigente standard internazionale in materia di scambio di informazioni su domanda. Finora la Svizzera ha firmato 52 CDI che soddisfano questo standard, di cui 41 sono in vigore.</p><p>L'attuazione e la concretizzazione della roadmap pure firmata il 23 febbraio 2015 sono attualmente in corso. Al riguardo si tratta in particolare di questioni concernenti l'imposizione dei frontalieri e l'accesso al mercato.</p><h2>Proceedings<h2><p><b>Dibattito al Consiglio nazionale, 07.12.2015</b></p><p><b>Svizzera-Italia, ok scambio dati su richiesta </b></p><p><b>(ats) Svizzera e Italia devono scambiarsi informazioni su richiesta in ambito fiscale. È quanto prevede il Protocollo di modifica della Convenzione di doppia imposizione siglato tra i due Paesi secondo gli standard dell'OCSE approvato oggi dal Consiglio nazionale per 129 voti a 13 e 39 astenuti. Il dossier va agli Stati.</b></p><p>Tra i Ticinesi Roberta Pantani e Lorenzo Quadri della Lega nonché Marco Chiesa dell'UDC si sono detti contrari. A favore hanno votato Marina Carobbio (PS), Giovanni Merlini e Ignazio Cassis (PLR), astenuti i PPD Marco Romano e Fabio Regazzi.</p><p>Il Protocollo dovrebbe contribuire a migliorare le relazioni economiche bilaterali, deterioratesi nel corso degli ultimi anni. La modifica della convenzione agevolerà la regolarizzazione degli averi depositati da clienti italiani nelle banche elvetiche nell'ambito del programma di denuncia spontanea attuato dal Parlamento italiano.</p><p>Stando alla consigliera federale Eveline Widmer-Schlumpf, fino al 5 di novembre le autorità fiscali della Penisola hanno ricevuto 80 mila richieste di regolarizzazione. Si stima che l'85% riguardi clienti italiani con conti in Svizzera, ha aggiunto.</p><p>A nome della commissione, Ada Marra (PS/VD) ha sottolineato le difficoltà che hanno punteggiato i negoziati tra Roma e Berna sulle questioni fiscali negli ultimi anni. Vi sono aspetti non ancora risolti, ha ricordato.</p><p><b></b></p><p><b>Dibattito al Consiglio degli Stati, 01.03.2016</b></p><p><b>Svizzera-Italia, sì scambio informazioni fiscali su richiesta </b></p><p><b>(ats) Dopo il Consiglio nazionale, anche la Camera dei cantoni ha dato oggi (42 voti senza opposizione) il via libera al Protocollo di modifica della Convenzione di doppia imposizione tra la Svizzera e l'Italia che permetterà ai due Paesi di scambiarsi, su richiesta, informazioni in ambito fiscale. Il dossier è pronto per le votazioni finali.</b></p><p>Il Protocollo dovrebbe contribuire a migliorare le relazioni economiche bilaterali, deterioratesi nel corso degli ultimi anni, ha dichiarato Martin Schmid (PLR/GR) a nome della commissione.</p><p>La modifica della convenzione agevolerà inoltre la regolarizzazione degli averi depositati da clienti italiani nelle banche elvetiche nell'ambito del programma di denuncia spontanea - Voluntary Disclosure - attuato dal Parlamento italiano.</p><p>Nel suo intervento, il consigliere federale Ueli Maurer ha sottolineato l'importanza delle relazioni bilaterali con l'Italia, il nostro terzo partner commerciale, e le necessità quindi di appianare finalmente le divergenze in ambito fiscale degli ultimi anni.</p><p>Il protocollo contempla lo scambio di informazioni fiscali solo su richiesta, ha precisato il ministro delle finanze, sull'esempio di intese simili in vigore con gli Stati Uniti o la Germania. Lo scambio automatico e spontaneo sarà regolato in leggi separate, ha aggiunto.</p><p>Quanto ai dossier ancora aperti con Roma, come l'accordo sulla tassazione dei frontalieri, Maurer si è detto fiducioso, ma si attende anche qualche concessione dal Canton Ticino (a Roma non è piaciuta, per esempio, la decisione di Bellinzona di pretendere dai lavoratori esteri la presentazione del casellario giudiziale, n.d.r.).</p><p>Il Nazionale, in dicembre, aveva votato a favore di questa intesa per 129 voti a 13 e 39 astenuti. L'accordo era stato respinto dai consiglieri nazionali Roberta Pantani e Lorenzo Quadri della Lega nonché da Marco Chiesa dell'UDC. A favore avevano votato invece Marina Carobbio (PS), Giovanni Merlini e Ignazio Cassis (PLR); astenuti i PPD Marco Romano e Fabio Regazzi.</p><p>Mentre il processo di ratifica sul versante elvetico sta per giungere a conclusione, in Italia il dossier ha subito uno stop al Senato, dopo essere stato approvato dalla Camera dei deputati.</p><p>Il senatore del Partito democratico, nonché relatore della commissione degli affari esteri su questo dossier, Claudio Micheloni, ha deciso nelle settimane scorse di non presentare la sua relazione.</p><p>Il Motivo? A suo avviso vi sarebbero ancora alcune questioni aperte relative, in particolare, all'imposizione degli immobili posseduti nella Penisola da italiani residenti nella Confederazione e agli emigranti italiani rientrati in Patria.</p><p>Quest'ultimo problema va visto in relazione alla "Voluntary Disclosure", ossia il programma di regolarizzazione fiscale lanciato dal premier Matteo Renzi per coloro che hanno patrimoni all'estero non dichiarati. Micheloni, residente nel canton Neuchâtel, è presidente per le Questioni degli italiani all'estero.</p>