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FRANCOFORTE - "La ripresa nell'Eurozona, anche se modesta, è robusta". Lo afferma il presidente della Banca centrale europea (Bce), Mario Draghi, in una intervista a "El País", spiegando che "stiamo crescendo, l'inflazione sta migliorando" e "il Pil è tornato sui livelli pre-crisi anche se ci sono voluti sette anni" per arrivarci.
Inoltre, ha aggiunto Draghi, "negli ultimi quattro anni sono stati creati quattro milioni di posti di lavoro e il tasso di disoccupazione è sceso dal 13% al 10%". I principali fattori dietro questa ripresa, ha sottolineato il presidente Bce, "sono stati i prezzi bassi del petrolio e la nostra politica monetaria".
Tuttavia sulla ripresa pesano le "incertezze politiche", ha detto Draghi indicando il rallentamento della crescita in Cina, la Brexit e il risultato delle elezioni negli Stati Uniti. "La domanda fondamentale è quanto peserà sulla ripresa economica questa incertezza politica", cosa che "nel medio termine non è ancora chiara". Il presidente dell'Eurotower ha anche indicato che "monitoriamo i rischi alla stabilità finanziaria ma al momento non vediamo una bolla immobiliare nell'Eurozona".
Draghi ha quindi affermato che il consiglio direttivo della Bce "non ha mai discusso" un eventuale ritiro graduale delle misure di stimolo messe in campo per rilanciare la crescita nell'Eurozona. Nella prossima riunione dell'8 dicembre il consiglio deciderà se estendere o meno il Qe oltre la scadenza di marzo.
"I tassi bassi sono fondamentali per una piena ripresa dell'economia" nell'Eurozona, ha sostenuto Draghi aggiungendo che quando sarà raggiunto l'obiettivo "i tassi verranno alzati". Secondo il suo presidente la Bce "è consapevole che i bassi tassi pesano sui margini dei tassi d'interesse di alcune banche, ma hanno anche effetti positivi sulla redditività delle banche" perché "sostengono la ripresa, riducono le perdite sui prestiti ed aumentano il valore degli asset".