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Per Benjamin Netanyahu e Benny Gantz è il giorno della verità. Dopo dichiarazioni, analisi, sondaggi, polemiche, spot elettorali discutibili e non, Israele domani esprimerà la sua scelta.
Nelle 10'460 urne dislocate in tutto il Paese dalle 7 di mattina (ora locale, le 6 in Svizzera) fino alle 22 sono chiamati al voto circa 6'339'000 israeliani al di sopra dei 18 anni di età. Di questi fa parte il personale diplomatico all'estero, che ha già espresso le sue preferenze nelle sedi di lavoro, e i soldati. La popolazione araba di Israele rappresenta il 16% dei votanti.
In lizza circa 40 partiti, ma solo 15 hanno la speranza di entrare alla Knesset, il Parlamento, dopo aver superato la soglia di sbarramento del 3,25% per conquistare i 120 seggi in palio. Tra questi, formazioni dai nomi che indicano un programma al di fuori dei tradizionale schemi.
Ad esempio, 'Semplicemente amore, perché siamo tutti essere umani', oppure 'Giustizia per tutti perché è giunto il momento di agire per gli animali, per l'uomo e per la terra'. Fatto sta che - secondo tutti i sondaggi - la battaglia si riduce a quella tra il Likud di Netanyahu e Blu-Bianco di Gantz. Ad essere favorita è la formazione centrista avversaria del premier: lo scarto tra le due sarebbe di 4/5 seggi, 32 la prima e 27 il Likud. Altro discorso invece quello che riguarda le coalizioni che saranno poi quelle in grado di determinare il nuovo governo. In questo caso a prevalere è la destra guidata da Netanyahu, che avrebbe in totale 63 seggi contro i 57 del centrosinistra.