Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/229515

<h2>SubmittedText<h2><p>Il Tribunale federale (TF) ha reso decisioni importanti in materia di mantenimento nel diritto di famiglia. Ha in particolare modificato la prassi concernente il momento a partire dal quale si può pretendere che il coniuge eserciti un'attività lucrativa dopo una separazione o un divorzio. Il TF ha abbandonato la "regola dei 45 anni", secondo la quale un coniuge che non ha lavorato durante il matrimonio e ha più di 45 anni al momento della separazione o del divorzio non può essere tenuto a guadagnarsi da vivere. </p><p>Così facendo, il TF ignora la realtà della vita attuale. Nella maggior parte delle famiglie la ripartizione tra lavoro famigliare e domestico non rimunerato e attività professionale continua a non essere equilibrata. Le decisioni di principio del TF significano ormai che le conseguenze economiche negative di questo modello famigliare sono sopportate ancor più unilateralmente da coloro che hanno svolto la maggior parte del lavoro non rimunerato di accudimento durante la vita famigliare comune, in genere le donne. </p><p>Già oggi esse hanno una probabilità tre volte maggiore di dipendere dall'aiuto sociale rispetto agli uomini. Queste decisioni non creano dunque incentivi positivi in termini di politica di parità, ma sono semplicemente antisociali.</p><p>In questo contesto, il Consiglio federale è pregato di rispondere alle domande seguenti:</p><p>1. Quali sono le conseguenze finanziarie di questo tipo di decisione sul coniuge che sopporta l'onere della custodia dei figli? Qual è l'impatto sulle famiglie?</p><p>2. Sono previste misure, in particolare strutturali, per accompagnare questo cambiamento?</p><p>3. Quali probabilità hanno le donne che hanno lasciato la loro attività professionale da 15-20 anni di reinserirsi nel mercato del lavoro? Il Consiglio federale ritiene seriamente che il mercato sia disposto ad accoglierle?</p><p>4. Visto che la parità uomo-donna è ben lungi dall'essere realizzata, in particolare sul piano delle opportunità sul mercato del lavoro e delle possibilità di conciliare vita famigliare e professionale, questa modernizzazione del diritto in materia di mantenimento non è forse prematura?</p><p>5. Come si può migliorare la conciliabilità tra famiglia e lavoro anche per gli uomini, di modo che l'accudimento possa essere condiviso tra i due genitori durante il matrimonio? Gli incentivi finanziari possono accelerare il processo?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1./4. Dalle citate decisioni del Tribunale federale (TF) risulta che, nonostante l'abrogazione della cosiddetta "regola dei 45 anni", è sempre in base alle circostanze concrete del singolo caso (come l'età, lo stato di salute, le conoscenze linguistiche, le formazioni passate e previste, le attività precedenti, la flessibilità personale e geografica del coniuge interessato o la situazione sul mercato del lavoro) che bisogna decidere se e in che misura l'avvio o la ripresa di un'attività lucrativa è ragionevolmente esigibile dopo il divorzio. Al momento non è pertanto possibile fare dichiarazioni generali sulle conseguenze finanziarie e sociali della nuova giurisprudenza del TF.</p><p>2./3./5. La promozione della parità nella vita professionale e il miglioramento della conciliabilità tra famiglia e lavoro sono due temi centrali della strategia nazionale per la parità tra donne e uomini 2030, che il Consiglio federale ha adottato il 28 aprile 2021 per eliminare eventuali discriminazioni salariali nel settore pubblico e in quello privato e promuovere una partecipazione più equilibrata delle donne e degli uomini al mercato del lavoro. Nel decreto federale del 21 settembre 2020 sul programma di legislatura 2019-2023 il Consiglio federale si era già fissato l'obiettivo di adottare, in collaborazione con i Cantoni, una strategia nazionale (obiettivo 3, provvedimento 17) e un messaggio concernente la conciliabilità tra famiglia e lavoro (obiettivo 8, provvedimento 43).</p><p>L'integrazione delle donne nel mercato del lavoro è aumentata notevolmente negli ultimi anni: secondo l'Ufficio federale di statistica, tra il 2010 e il 2020 il tasso di occupazione delle donne dai 55 ai 64 anni è passato dal 57,0 al 67,8 per cento e quello delle donne con figli dagli 0 ai 6 anni è salito dal 64,5 al 74,7 per cento. In Europa, soltanto in Islanda il tasso di occupazione delle donne dai 15 ai 64 anni è superiore a quello della Svizzera. È tuttavia incontestato che l'inattività professionale può ridurre le possibilità di ritrovare un impiego. Il Consiglio federale ritiene quindi importante sostenere le donne e gli uomini che riprendono una vita professionale. I genitori che hanno smesso per breve tempo di lavorare per crescere i figli beneficiano ad esempio delle prestazioni dell'assicurazione contro la disoccupazione (AD), che comprendono, oltre alle indennità giornaliere, anche una consulenza, misure di collocamento e altri provvedimenti inerenti al mercato del lavoro. Nel quadro del pacchetto di misure adottato nel maggio 2019 per promuovere il potenziale di manodopera residente, il Consiglio federale ha inoltre deciso di istituire strutture cantonali per la consulenza professionale e l'analisi del potenziale per tutti gli adulti. Da gennaio 2021 si svolgono progetti pilota in 11 Cantoni sotto il nome di Viamia.</p><p>Per quanto riguarda il sostegno al reinserimento professionale delle donne, occorre inoltre segnalare i lavori in corso in adempimento dei postulati Moret 19.3621 (Accompagnamento delle donne ai fini della parità di genere. Quale futuro si prospetta per i servizi di consulenza?) e Arslan 20.4327 (Pacchetto di misure per il reinserimento delle donne nel mondo del lavoro). Nel quadro di questi lavori, il Consiglio federale analizzerà l'offerta di consulenza volta ad agevolare il reinserimento professionale delle donne dopo le interruzioni dovute alla vita famigliare e le possibilità di agevolare ulteriormente questo reinserimento.</p>  Risposta del Consiglio federale.