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Le origini di Menzi Muck risalgono all’appenzellese Ernst Menzi (1897-1984), inventore dell’escavatore meccanico. L’impresa che oggi ha sede a Windau (SG) dà lavoro a 100 persone in Svizzera e 130 nella sua filiale slovacca. Il suo CEO, René Bürgler, intende far fronte al franco forte ottimizzando i costi di produzione.
Che tipo di prodotti esportate?
René Bürgler: Produciamo ed esportiamo gli escavatori ragno Menzi Muck. Fabbrichiamo anche degli accessori per questi escavatori, come delle benne, degli attacchi rapidi e dei rampini, che servono ad afferrare degli oggetti.
Dove si situano i vostri principali mercati d'esportazione?
Bürgler: Esportiamo i nostri prodotti per il 75% in Europa, sia verso i paesi della zona euro come la Germania, la Francia o l'Austria, ma anche verso i paesi dell'Europa centrale ed orientale (PECO), come la Repubblica Ceca, la Romania o la Slovacchia. Inoltre, il 20% del nostro fatturato all'esportazione proviene dal Nord America.
Quale impatto ha avuto l'incremento del franco svizzero sulle vostre attività?
Bürgler: Un effetto molto negativo: la nostra parte di vendite all'esportazione è fortemente diminuita dall'inizio dell'anno. Fatturiamo in euro ma ci riforniamo per due terzi in franchi svizzeri. Siamo stati costretti ad alzare i prezzi del 10%-12% quest'anno. Il crollo delle esportazione è solo in parte compensato dalle vendite in Svizzera.
Dove si trovano i vostri concorrenti?
Bürgler: Uno dei nostri principali concorrenti si trova casualmente nella nostra stessa zona monetaria, in Liechtenstein. Ma un altro produce in Italia e questo crea più difficoltà in termini di competitività.
Quali misure avete adottato per contrastare il franco forte?
Bürgler: Il nostro problema principale concerne l'acquisto di pezzi e componenti, che hanno un peso relativo molto elevato nei nostri costi di produzione. Fortunatamente possediamo anche una filiale in Slovacchia e questo ci aiuta, in quanto i contratti sono emessi in euro. Dalla Svizzera cerchiamo di procedere ad acquisti raggruppati nella zona euro o di pagare i nostri fornitori in euro. Le difficoltà maggiori si riscontrano nel negoziare con società straniere che hanno un distributore esclusivo in Svizzera. Queste vogliono fatturare prezzi molto più elevati che all'estero, senza tener conto del calo dell'euro rispetto al franco svizzero. Inoltre, puntiamo sull'innovazione e l'ottimizzazione dei nostri processi di produzione per ridurre i nostri costi. Ma questo non avrà alcun effetto, se non a lungo termine. Ma la crisi è adesso!
Pensate di diversificare i vostri mercati?
Bürgler: Ci dirigeremo senz'altro verso nuovi mercati, in particolare quelli asiatici.
Come pensa di conservare la vostra posizione sul mercato degli escavatori polivalenti a lungo termine?
Bürgler: Desideriamo innanzitutto concentrarci sull'innovazione per conservare il nostro vantaggio tecnologico e guadagnare terreno sui nostri concorrenti.
Quale impatto ha avuto sulla vostra attività la decisione della Banca nazionale svizzera di fissare una soglia al franco svizzero nei confronti dell'euro a 1,20 CHF?
Bürgler: La misura della BNS ci ha aiutato, in quanto possiamo ormai prevedere i nostri acquisti con maggiore sicurezza. Questa decisione ha avuto un effetto fortemente stabilizzatore. Ma evidentemente, per noi l'ideale sarebbe risalire a 1,30 CHF o 1,40.
Quali consigli darebbe ad altri dirigenti di PMI in difficoltà?
Bürgler: Innanzitutto, è necessario puntare sull'innovazione, su buoni prodotti e risparmiare ovunque possibile. Poi, si deve mantenere l'occhio vigile sui prezzi proposti dai fornitori. In generale, siamo ottimisti, in quanto la Svizzera possiede vantaggi competitivi evidenti, come la qualità e la competenza degli impiegati.