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LUGANO - È tutto pronto per gara-1 della finale dei playoff di LNA fra Lugano e Berna, che avrà luogo domani sera - sabato 2 aprile (ore 20.15) - alla Resega. Fra i giocatori che hanno militato in entrambe le squadre c'è anche Régis Fuchs, padre dell'attaccante dell'Ambrì Jason.
Nella sua carriera il 45enne ha disputato 5 stagioni nella Capitale vincendo un titolo svizzero (1997) e totalizzando 172 punti in 232 partite, mentre in 8 campionati con il Lugano è salito in ben tre occasioni sul tetto svizzero (1998, 2003, 2006): 263 punti in 463 partite per lui. Dal 2002 al 2004 è stato inoltre il capitano dei bianconeri.
Régis Fuchs, che effetto ti fa vedere le due squadre più importanti della tua carriera che si giocano il titolo?
«Mi fa molto piacere che Lugano e Berna alla fine si siano rivelate le migliori del campionato. Nello stesso tempo è un po' strano per me, anche perché le due squadre non si incontrano in finale dal 2004, quando ero ancora bianconero e vinsero gli Orsi in cinque partite. È sempre un momento particolare quando si affrontano due formazioni di questo calibro, c'è un'ottima atmosfera. Sono tantissimi anni che gli appassionati di hockey non hanno più la possibilità di vivere questa particolarità e personalmente sono emozionato».
...non succede tanto spesso che all'ultimo atto dei playoff si affrontino la quinta contro l'ottava classificata della regular season...
«Chiaramente è stata una regular season molto equilibrata, ma comunque sia chi si trova in testa alla fine della stagione regolare non vince quasi mai il titolo. Negli ultimi anni è successo poche volte, anche se il fatto che si affrontino la quinta contro l'ottava è davvero qualcosa di speciale. È ormai noto che nei playoff inizia un nuovo campionato, si ricomincia da zero ed entrano in gioco altre motivazioni. Questo può servire come incentivo a tutte le squadre anche per il futuro: si può vincere il titolo indipendentemente dalla posizione raggiunta in regular season».
Sì: però che arrivino prime, quinte o ottave in regular season, negli ultimi 15 anni il titolo l'hanno sempre vinto sempre e solo quattro formazioni: Lugano, Davos, Berna e Zurigo...
«Purtroppo è così e anche i giocatori quando sono in procinto di trasferirsi in una squadra, optano per una di queste quattro destinazioni. Il fatto che negli ultimi 15 anni solamente queste quattro compagini abbiano vinto il titolo, vorrà probabilmente dire qualcosa: la loro politica alla fine è quella giusta. Il Lugano però, rispetto alle altre tre, si è trovato un po' più in difficoltà negli ultimi anni, ma evidentemente il lavoro svolto dalla società sta iniziando a essere ripagato».
Chi vincerà? Come vedi le due squadre?
«È molto difficile da dire, anche se una cosa è sicura: il Berna ha conquistato due campionati negli ultimi sei anni, mentre il Lugano è a secco da dieci. Anche se non sarà facile, spero veramente che vincano i bianconeri. I ragazzi di Shedden sono sicuramente più tecnici, mentre gli Orsi hanno un gioco più fisico, anche se i bianconeri hanno dimostrato di avere alcuni giocatori che hanno questo tipo di caratteristiche, vedi Lapierre, Sannitz, Walker, Furrer o Chiesa. L'amalgama fra fisicità e tecnica che ha il Lugano potrebbe fare la differenza. Le squadre sono in ogni caso abbastanza simili».
Chi potrebbe fare la differenza?
«Non ho mai vinto un titolo senza un portiere che non facesse la differenza: in questo contesto il Lugano è avvantaggiato perché può vantare fra le sue fila Elvis. Il ragazzo è molto giovane, ma ha già l'esperienza di un anziano e sono convinto che possa ancora migliorare, è una garanzia. Dal canto suo l'estremo difensore degli Orsi è capace di compiere dei veri e propri miracoli, così come delle papere clamorose. In ogni caso, come in ogni serie che si rispetti, saranno sempre i dettagli a fare la differenza. Abbiamo visto che nelle semifinali ha praticamente sempre vinto la squadra che giocava in trasferta e adesso potrebbe succedere il contrario. Il Lugano dovrà cercare di imporsi in Ticino perché potrebbe diventare nervoso alla PostFinance Arena: chi non è abituato a giocare davanti a 17'000 spettatori può trovarsi davvero in difficoltà».