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Gli elettori brasiliani sono chiamati oggi al voto per eleggere il prossimo presidente del paese, nonché governatori, deputati e senatori. I candidati alla presidenza pensano già al ballottaggio del 26 ottobre.
L'attuale capo di Stato, Dilma Rousseff - che mira a un secondo mandato quadriennale per il Partito dei lavoratori (Pt, di sinistra) - in vantaggio nei sondaggi ha ammesso per la prima volta la possibilità di non passare immediatamente (le servirebbe il 50% più uno dei consensi) e si è detta "preparata" al duello del secondo turno "senza preferenza per lo sfidante".
Alle sue spalle Marina Silva, esponente ambientalista evangelica del Partito socialista (Psb, progressista) continua a perdere colpi dopo l'impennata del mese scorso e i rilevamenti di queste ore la danno ormai dietro Aecio Neves, leader del Partito socialdemocratico (Psdb, moderato): lei al 24%, lui al 26-27%.
Chiunque vinca stavolta dovrà governare un Paese in forte decelerazione economica associata a un'inflazione vicina al limite massimo programmato dal Banco centrale (6,5%). Dopo il boom del 7,5% registrato nel 2010, il Pil del Brasile è andato progressivamente assottigliandosi e oggi le previsioni sono al di sotto dell'1%. Una situazione che ha già fatto entrare il colosso sudamericano in "recessione tecnica".
Il Brasile che il prossimo presidente erediterà è anche una nazione scossa dall'inquietudine sociale, sfociata nelle oceaniche manifestazioni di protesta del giugno 2013 contro la corruzione diffusa e gli sprechi. Con l'aumento della classe media, la gente non si accontenta più del minino necessario, ma pretende anche educazione, salute e trasporti di qualità.