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Quasi due anni dopo il rapimento di uno svizzero in Messico, la sua famiglia fa circolare una petizione su internet chiedendo al futuro presidente messicano Enrique Peña Nieto "d'intervenire affinché l'inchiesta abbia successo". Hanno già raccolto più di 2100 firme.
"Durante un cambio di presidente, come succederà in Messico in dicembre, numerosi dossier finiscono nel dimenticatoio. Vogliamo evitare che capiti a quello di mio fratello", spiega all'ats la sorella del commerciante sequestrato.
"L'indagine è bloccata, anzi è inesistente", denuncia la sorella dello svizzero originario del Giura bernese. "Ci dicono che questo o quello è stato fatto nel quadro dell'inchiesta, ma alla fine non c'è niente di concreto", prosegue.
In questi ultimi mesi non è apparsa nessuna nuova pista e i principali sospettati, imprigionati per altri crimini, non sono ancora stati ascoltati nel quadro di questa indagine.
"L'ambasciatore svizzero in Messico ha già firmato la petizione. È un segnale positivo, che dimostra che la nostra battaglia è giusta", dichiara la sorella del commerciante. "La petizione mira anche a denunciare quello che succede in Messico, a far conoscere questa guerra che ha fatto più morti che in Afghanistan".
Nella sua lotta, la famiglia dello svizzero ha trovato l'appoggio di una donna francese, il cui marito franco-messicano è stato rapito nel maggio 2011 nel nord del Messico. "Anche lei ha lanciato una petizione. Vogliamo mettere insieme le firme raccolte in modo da dare maggior peso al nostro gesto."