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I delegati dal Partito popolare democratico sabato hanno approvato il cambiamento del nome in Alleanza del centro e anche la fusione con il Partito borghese democratico (PBD).
A causa della pandemia l'assemblea si è svolta in modo decentrato in 13 località, fra cui Lostallo dove si sono riuniti i rappresentati della Svizzera italiana. Il passaggio alla nuova denominazione - Die Mitte, Le Centre, Alleanza del centro, Allianza dal center: quindi senza più riferimento alla radice cristiana, come invece sussiste attualmente in tedesco (CVP) e francese (PDC) - era stata accolta in settembre in una votazione dalla base con il 61% dei voti.
La questione ha suscitato ampio dibattito tra i delegati e alla fine è stata approvata con 325 voti contro 57 (ben oltre quindi i 256 necessari), mentre la fusione con il Partito borghese democratico (PBD), già dettosi pronto al passo due settimane fa, ha sollevato meno discussioni. Al momento della votazione il matrimonio è stata approvata con 336 sì, 25 no e 2 astensioni.
L'operazione risolve un problema strutturale che si trascina da 40 anni, ha sottolineato il presidente Gerhard Pfister collegato da Unteraegeri: "Non siamo mai riusciti a effettuare il salto oltre i nostri luoghi di origine, poiché veniamo percepiti come partito cattolico o particolarmente religioso". Quale partito nazionale, il PPD ha bisogno di successo in tutti i cantoni, è stato sottolineato, ribadendo al contempo che le sezioni cantonali potranno decidere di non cambiare la propria denominazione.
Il presidente stima il potenziale elettorale attorno al 20% (alle federali del 2019 il PPD aveva ottenuto l'11% e il PBD il 2,4%).
Il partito nazionale, nato con la moderna Confederazione elvetica nel 1848 come Cattolico Conservatore, nel corso dei suoi primi 172 anni di esistenza ha cambiato denominazione più volte. Nel frattempo è stato anche Partito Conservatore (dal 1912 al 1857), Partito Conservatore - Cristiano Sociale (dal 1957 al 1970) e Partito Democratico Cristiano (dal 1970 a oggi, tranne in Ticino).
Fiorenzo Dadò: "In Ticino questo nome dice poco"
La denominazione scelta a livello nazionale non convince pienamente diversi esponenti del partito in diversi cantoni. Alcuni hanno già fatto sapere che si batteranno affinché le loro sezioni mantengano il nome attuale per conservare chiaramente il legame con il referente cristiano. Altri non sono convinti dell'attrattiva della nuova denominazione e pensano già alla possibilità di un'alternativa. Tra di loro c'è anche il presidente del PPD ticinese Fiorenzo Dadò.
"Ci viene proposto un nome che, a mio modo di vedere, non attecchisce, che non è allettante, che dice poco - spiega alla RSI con parole che ricalcano il pensiero di molti altri popolari-democratici -. In Ticino il nostro nome data degli anni Settanta, ha una sua storia. La maggioranza ha deciso così e dovremo adattarci anche noi. Penso che non lo faremo subito e magari non proprio solo con questo nome, ma magari qualcosa di più allettante, un po’ diverso". La questione non ha però carattere di urgenza, dato che anche il partito nazionale ha previsto di lasciare 5 anni alle sezioni cantonali per adeguarsi.