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«Se Lei ritiene il fatto che non abbia finora invocato la sua nazionalità svizzera sufficiente a considerarlo uno straniero, sono dell'opinione, a ragion veduta, che sarebbe meglio chieder al signor Arbenz di rispettare l'impegno preso e di rinunciare al suo progetto di stabilirsi in Svizzera ». Ciò è quanto scriveva il consigliere federale Max Petitpierre nel 1955 al suo collega di governo Markus Feldmann che gli aveva chiesto un parere, in merito alla richiesta del deposto presidente guatemalteco di prolungare il suo permesso di soggiorno in Svizzera.
Jacobo Arbenz (1913-1971) è stato il primo presidente latinoamericano eletto democraticamente. Il suo programma di riforme sociali ed economiche contrastava però con gli interessi della United Fruit Company e degli USA. Un colpo di stato lo costrinse alle dimissioni, nel giugno del 1954. Jacobo Arbenz tentò allora di trasferirsi stabilmente in Svizzera, la terra dei suoi avi, ma le autorità federali fecero di tutto per scoraggiarlo.
Il documento storico
Lettera del Consigliere federale Max Petitpierre (Dipartimento politico federale) al Consigliere federale Markus Feldmann (Dipartimento di giustizia e polizia), Berna 28 febbraio 1955
Originale in francese nella banca dati Dodis: dodis.ch/9378
Traduzione
Con la Sua lettera dell’8 febbraio, Lei mi ha informato che il signor Jacobo Arbenz, ex presidente del Guatemala, aveva sollecitato presso il capo della Polizia federale degli stranieri un prolungamento del suo permesso di soggiorno. Lei mi ha chiesto la mia opinione sul seguito da dare a questa domanda.
L'autorizzazione a soggiornare temporaneamente in Svizzera che abbiamo concesso al signor Arbenz ha provocato vivaci proteste in Guatemala e in altri paesi dell'America centrale e ha creato una situazione imbarazzante per gli svizzeri residenti in Guatemala. I rapporti del nostro consolato a Città del Guatemala e le lettere e i telegrammi che ci hanno inviato i nostri compatrioti non lasciano dubbi a proposito. Accordando al signor e alla signora Arbenz un nuovo permesso di vivere in Svizzera rischieremmo di scatenare nuovamente delle reazioni violente in Guatemala. Questo elemento di valutazione non è tuttavia decisivo.
D’altro canto, il signor Arbenz avrebbe fatto capire di non aver rinunciato ad avere un ruolo politico nel suo paese. Ora, nella sua lettera del 12 febbraio non chiede un semplice prolungamento del suo visto per qualche settimana, ma cerca di ottenere un permesso di soggiorno di lunga durata. Ciò che gli permetterebbe di stabilirsi in Svizzera e di seguire da vicino l'educazione dei suoi figli. Ci si può dunque chiedere se sarà in grado di rispettare l'impegno di osservare, durante il suo soggiorno in Svizzera, un'attitudine conforme agli impegni che ha firmato a Città del Messico il 3 dicembre 1954.
Sarebbe auspicabile poter dare al signor Arbenz una risposta negativa. Tuttavia così facendo rifiuteremmo a uno svizzero che non ha rinunciato alla sua nazionalità di stabilirsi nel nostro paese. È vero che il signor Arbenz non ha mai fatto appello finora alla sua nazionalità svizzera. Ma potrebbe farlo. A quel momento sul piano legale otterrebbe quello che gli è stato rifiutato per via amministrativa. Visto che la legislazione guatemalteca non prevede la doppia cittadinanza, probabilmente non sarebbe più considerato dal Guatemala come proprio cittadino, ciò che metterebbe fine alle ambizioni politiche che potrebbe ancora avere.
Se Lei ritiene il fatto che non abbia finora invocato la sua nazionalità svizzera sufficiente a considerarlo uno straniero, sono dell'opinione, a ragion veduta, che sarebbe meglio chieder al signor Arbenz di rispettare l'impegno preso e di rinunciare al suo progetto di stabilirsi in Svizzera.
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