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Cent’anni fa la salma del Milite ignoto venne traslata da Aquileia a Roma. Ogni tappa del lento viaggio in treno fu accompagnata da folle straordinarie, accorse a dare un ultimo saluto a quel soldato anonimo, presto diventato il simbolo dei seicentomila caduti italiani nella Prima guerra mondiale. L’esempio italiano, approfondito da Lisa Bregantin, fu poi ripreso in altri Paesi europei, soprattutto tra i vincitori.
Con dieci milioni di morti (senza contare le vittime civili) la Grande Guerra cambiò completamente il significato della morte in battaglia e richiese agli uomini del tempo uno sforzo straordinario per spiegare e giustificare l’accaduto, attraverso l’elaborazione del lutto e la creazione di liturgie nazionali, come spiega Oliver Janz.
Nel periodo tra le due guerre poi in tutta Europa la memoria dei caduti giocò un ruolo importante anche nella vita politica, tra celebrazioni pubbliche (nomi delle vie, monumenti, sacrari ecc.) e tentativi di strumentalizzazione. Soprattutto il fascismo cercò di attirare a sé i reduci, proponendosi come il partito dei combattenti e l’erede del loro sacrificio.