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<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale constata che le questioni legate alla criminalità economica (riciclaggio, corruzione) e all'evasione o alla frode fiscale occupano attualmente un posto importante nell'attualità. È vero che la Svizzera, in quanto piazza finanziaria importante che conosce un certo grado di protezione della confidenzialità, è sovente citata e talvolta criticata per questa ragione. Il Consiglio federale è sensibile a queste critiche, ma deve tenere conto delle circostanze. Non può certamente esimersi dal valutare l'opportunità di eventuali miglioramenti in materia di cooperazione internazionale, ma deve pure analizzare con spirito critico i rimproveri della stampa indirizzati alla Svizzera. L'accresciuta attenzione accordata agli Stati dotati di una reputata piazza finanziaria e che applicano una certa protezione della confidenzialità si spiega pure con ragioni economiche (concorrenza tra mercati finanziari).</p><p></p><p>Per quanto concerne la questione del riciclaggio di denaro, gli sforzi legislativi compiuti dalla Svizzera negli ultimi anni sono considerevoli e riconosciuti dall'estero. La Svizzera è membro attivo del Groupe d'Action Financière sur le Blanchiment des Capitaux (GAFI). Il dispositivo antiriciclaggio della Svizzera è conforme agli standard internazionali fissati da questo gruppo con la partecipazione attiva della Svizzera. La valutazione del nostro Paese effettuata nel mese di giugno del 1998 da parte dei membri del GAFI l'ha confermato.</p><p></p><p>La regolamentazione e la vigilanza prudenziale del settore finanziario svizzero risponde parimenti agli standard riconosciuti sul piano internazionale. La classifica allestita dal Forum sulla stabilità finanziaria (FSF) attesta standard elevati della Svizzera in materia di disciplina del suo settore finanziario e la colloca nella categoria superiore delle piazze finanziarie "senza problemi". La Svizzera ha quindi protestato per essere stata qualificata piazza finanziaria "offshore". In effetti, nessun criterio stabilito dal FSF stesso si applica al nostro Paese, le cui attività finanziarie internazionali sono comparabili a quelle di Londra o New York. Gli sforzi profusi dalla Svizzera in questo ambito, ma anche in quello della lotta contro la corruzione e il riciclaggio di denaro, saranno proseguiti. Sia le autorità giudiziarie sia quelle di polizia ne sono coscienti e persistono ad aumentare la loro efficacia in questo ambito. Per quanto riguarda gli intermediari finanziari svizzeri confrontati con questa problematica, la recente legislazione e le norme di autodisciplina impongono loro un'accresciuta vigilanza e regole di comportamento severe, senza contare sanzioni penali molto pesanti in caso di inosservanza.</p><p></p><p>Sulle questioni relative alla fiscalità il Consiglio federale ha da una parte avuto modo di ricordare a più riprese in relazione al progetto di Direttiva dell'Unione Europea in materia d'imposizione degli interessi del risparmio che la Svizzera non ha alcun interesse a che il suo sistema fiscale sia utilizzato allo scopo di contravvenire alla nuova legislazione europea. Non può tuttavia pronunciarsi senza riserve a favore dell'adozione incondizionata di un sistema che non è ancora definito all'interno della stessa Unione e che comporta dal suo punto di vista delle lacune. D'altra parte, per quanto riguarda i lavori dell'OCSE sulla concorrenza fiscale dannosa, è vero che la delegazione svizzera si era astenuta al momento dell'adozione del rapporto del 1998, principalmente perché il Rapporto si limitava allo studio di una determinata categoria di attività finanziarie dette mobili, come se i sussidi statali diretti o indiretti non fossero misure con un'incidenza sulla concorrenza fiscale. Tra i motivi della sua astensione la delegazione svizzera ha tuttavia chiaramente indicato che una concorrenza fiscale senza limiti non è auspicabile. In pratica il sistema fiscale svizzero comporta parecchi mezzi per scoraggiare e sanzionare le infrazioni fiscali. Il Consiglio federale constata che l'evasione e la frode fiscale sono sempre esistite e non è apparentemente la globalizzazione ad averne modificato i dati di principio. Si può sostenere che al giorno d'oggi i progressi tecnologici offrono per certi versi alcune agevolazioni in più. Tuttavia è notorio che l'evasione fiscale è sempre stata diffusa in certi Stati e le sue cause sono molteplici. Interrogarsi sui vantaggi della collaborazione internazionale e preconizzare il suo rafforzamento non è sufficiente per sradicare un comportamento talvolta ancorato nelle consuetudini dei contribuenti o soprattutto determinato da motivi nazionali. È pure evidente che questa collaborazione torna principalmente utile, se non essenzialmente, agli Stati con una forte imposizione, da cui i contribuenti fuggono sistematicamente. Questo problema è relativamente complesso e sembrerebbe che si voglia deliberatamente vedere soltanto l'aspetto legato alla collaborazione internazionale. Nonostante quanto letto sulla stampa e malgrado che non si sia finora impegnata a scambiare sistematicamente informazioni con l'estero in materia fiscale, la Svizzera collabora per il tramite dell'assistenza giudiziaria ai casi di frode fiscale e dispone di un sistema interno per evitare gli abusi in materia di accordi fiscali bilaterali ("anti treaty shopping"). Nei casi di frode fiscale il segreto bancario può essere levato. Il diritto interno svizzero scoraggia inoltre la sottrazione d'imposta colpendo con un'imposta alla fonte del 35 per cento gli interessi dei conti bancari e delle obbligazioni emesse dai debitori residenti in svizzera nonché i dividendi di origine svizzera qualunque essi siano. Nel quadro del Rapporto del Comitato degli Affari Fiscali dell'OCSE sul segreto bancario adottato nel marzo di quest'anno, la Svizzera si è per di più impegnata ad analizzare la sua legislazione in materia di cooperazione internazionale nei casi di infrazioni intenzionali perseguite penalmente, allo scopo di fare rapporto all'OCSE nel 2003. È evidente e riconosciuto che la Svizzera con il suo sistema fiscale a tre livelli, la sua imposta preventiva sugli interessi e sui dividendi e la sua imposta sul valore aggiunto non è una piazza "offshore" e il Consiglio federale non intende permettere che lo diventi.</p><p></p><p>Il capo del Dipartimento federale delle finanze ha istituito un gruppo d'esperti, presieduto dal professor Zufferey, professore di diritto all'Università di Friburgo, che studia tra l'altro i punti forti e i punti deboli della regolamentazione e della vigilanza del settore finanziario in Svizzera in relazione agli sviluppi internazionali in materia. Questo gruppo dovrebbe presentare un rapporto e formulare raccomandazioni ancora nel corso di quest'anno. Un altro gruppo istituito dal Consiglio federale ("Gruppo di riflessione") a livello di segretari di Stato/capi degli Uffici federali segue costantemente sotto un'angolazione più strategica l'evoluzione della situazione sul piano internazionale e le sfide che possono scaturirne per la piazza finanziaria svizzera. A questo stadio, vista l'evoluzione incessante del contesto internazionale e i lavori interni già intrapresi, secondo il Consiglio federale, un "rapporto della situazione" non sarebbe di grande utilità e rischierebbe di essere sorpassato molto rapidamente dall'attualità.</p><p></p><p>Il Consiglio federale attribuisce naturalmente grande importanza alla reputazione di cui godono all'estero il nostro Paese e la sua piazza finanziaria. Tuttavia non sono soltanto l'immagine, ma anche la solidità delle istituzioni e la credibilità dei suoi rappresentanti ad essere importanti. Ci sono Stati che nei suddetti ambiti non sono forse esposti alla critica quanto la Svizzera, ma che da quanto si può constatare oggettivamente non riescono a correggere i loro problemi ricorrenti. Se il Consiglio federale è indotto a proporre al Parlamento cambiamenti in materia di collaborazione internazionale - e a questo riguardo modifiche al sistema attuale non sono escluse - non sarà in primo luogo per migliorare un'"immagine", ma per migliorare il sistema. Alla luce di questa valutazione il Consiglio federale terrà in debita considerazione l'importanza di preservare la competitività della piazza finanziaria ed economica svizzera. </p><p>Si tratta inoltre di fare conoscere meglio la nostra legislazione, le misure adottate, di correggere i malintesi, le critiche ingiustificate e i luoghi comuni che regolarmente si creano all'estero e in Svizzera.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.