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L'Università di Berna ha compiuto un importante passo avanti per lo studio sull'attuale coronovirus: ha trovato un metodo per produrre più velocemente cloni sintetici del virus, permettendo così un maggior numero di esperimenti per trovare un punto debole del virus.
Lo ha indicato alla TV svizzero-tedesca SRF Volker Thiel, responsabile dell'Istituto di virologia e immunologia (IVI), l'unico in Svizzera ad alta sicurezza per la ricerca sulle epizoozie altamente contagiose.
La sua équipe, che da anni conduce ricerche sui coronavirus, ha ricevuto all'inizio di febbraio alcuni campioni del SARS-CoV-2 attualmente dilagante. Sotto le massime misure di sicurezza, un corriere ha portato i campioni prelevati dalle prime persone infette in Germania al laboratorio di Mittelhäusern, situato una decina di chilometri a sud-ovest di Berna.
In circa una settimana il laboratorio bernese ha perfezionato un metodo per produrre molto più velocemente cloni sintetici del virus. Questi ultimi - ha spiegato Thiel - permettono ad esempio ai ricercatori di "disattivare" i singoli geni del virus e di studiare l'effetto di questa perdita. In tal modo, essi sperano di identificare i geni che sono essenziali per la replicazione del virus e che rappresenterebbero quindi un bersaglio promettente per i farmaci.
I ricercatori bernesi stanno avendo un grande notorietà internazionale per il metodo di produzione di cloni sintetici e dall'estero arriva un gran numero di richieste di cloni del virus. Il team di Thiel è ora particolarmente interessato a sostenere esperimenti che possano essere utili per l'attuale epidemia, come gli studi di disinfezione.
Il nome di un altro ricercatore svizzero è al centro della ricerca sui coronavirus, quello del premio Nobel Jacques Dubochet. Come rivelato dalla rivista Science, il suo lavoro ha permesso a un team dell'Università del Texas di identificare rapidamente una proteina chiave in Covid-19, un passo cruciale nella ricerca di un vaccino.
Finora, "il metodo di punta per determinare la struttura molecolare era la diffrazione dei raggi X. Ma esso prende una quantità incredibile di tempo, anni", ha spiegato il ricercatore vodese ieri sera alla TV romanda RTS. Con la criomicroscopia elettronica, invece, "basta avere la proteina molto pura". È un metodo che permette di studiare i campioni biologici congelandoli.
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