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60'000 capi di bestiame, tra capre, pecore e muche, ammassati vivi su una nave in partenza dal Sud Africa al Kuwait, ossia circa 8000 chilometri via mare pari a tre settimane di navigazione. È quello che hanno scoperto attivisti di un'associazione attiva nella protezione dei diritti degli animali sudafricana, la NSPCA (Società nazionale per la prevenzione degli abusi sugli animali).
Un'ispezione della Al Shuweikh, nave battente bandiera del Kuwait attualmente attraccata nel porto sudafricano di East London, ha messo alla luce le condizioni terribili in cui avviene, in taluni casi, il trasporto di animali vivi su lunghe distanze.
“Gli animali saranno stretti come le sardine al punto che non saranno in grado né di sdraiarsi né di riposare" durante le tre settimane del viaggio prima di essere macellate secondo il rito halal, ha affermato il portavoce dell'organizzazione animalista, Meg Wilson.
“Durante questo viaggio, il bestiame sarà esposto a malattie e temperature elevate e vivrà nei propri escrementi”, continua Wilson, che considera "totalmente inaccettabile l'esportazione di animali vivi via mare per essere uccisi".
Secondo l'NSPCA, la nave Al Shuweikh effettua collegamenti ogni due mesi tra il Sudafrica e il Kuwait.
L'organizzazione ha anche condotto due ispezioni in una fattoria sudafricana dove, secondo l'NSPCA, le pecore sono allevate prima di essere spedite in viaggi lunghi anche migliaia di chilometri, come quello via mare verso il Kuwait.
"Le pecore stavano lottando per il cibo, non avevano un riparo (...) alcuni animali sembravano malnutriti (...) mentre altri erano ciechi, zoppicanti e coperti di lividi", ha detto Meg Wilson.
Le autorità della provincia di East Cape, dove si trova East London, si sono difese dicendo che non erano al corrente che una nave stipata di animali vivi sarebbe dovuta partire per il Kuwait a breve.
Tuttavia, hanno ricordato che le navi dovevano soddisfare "requisiti rigorosi" per garantire il benessere degli animali durante il viaggio. "Tutti gli animali lasciano le nostre coste con un certificato di esportazione rilasciato dal Ministero (provinciale) della riforma agraria. Ci teniamo che sia garantito il benessere degli animali", ha detto un portavoce del ministero, Ayongezwa Lungisa.