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Autore: Emanuela Epiney-Colombo
Pubblicazione: FamPra 4/2003, pag. 900
Nella sua recente sentenza del 15 maggio 2003 5C.66/2002, pubblicata in DTF 129 III 481 (solo il considerando 3) , il Tribunale federale ha esaminato diversi punti essenziali del diritto del divorzio: la prova della proprietà di un bene nel regime della partecipazione agli acquisti, la divisione della previdenza professionale e le sue modalità in caso di invalidità parziale e infine il contributo di mantenimento dopo il divorzio. La sentenza sarà ampiamente commentata, ma merita anche alcune note per quel che concerne la conduzione di una procedura di divorzio. Nella fattispecie i coniugi si contendevano, tra l’altro, qualche autoveicolo d’epoca (tra cui una BMW 328 Cabrio del 1937) e si poneva in particolare il quesito dell’onere della prova. Il Tribunale federale, dopo aver ricordato quali sono i principi applicabili in materia di regimi matrimoniali, ha concluso che la norma dell’art. 139 CC, secondo la quale il giudice valuta liberamente le prove nella procedura di divorzio, non comporta il rovesciamento dell’onere della prova nei rapporti patrimoniali tra i coniugi. La parte che vuol fare valere le sue pretese per la liquidazione del regime matrimoniale deve dunque attivarsi nell’acquisizione del materiale istruttorio, perché il diritto federale non prevede un intervento d’ufficio del giudice in questo ambito (con riserva delle norme di procedura cantonali che prescrivono il principio inquisitorio, ciò che non è il caso per il Cantone Ticino). Il Tribunale federale ha in seguito esaminato la ripartizione della previdenza professionale. Il Tribunale cantonale aveva imposto al marito, divenuto parzialmente invalido, di versare alla ex moglie un’indennità adeguata fondata sull’art. 124 CC. Dopo aver esaminato in modo particolareggiato i diversi problemi posti dalla ripartizione della previdenza professionale (consid. 3, pubblicato), il Tribunale federale è giunto alla conclusione che in caso di invalidità parziale le pretese previdenziali non possono più essere regolate dall’art. 122 cpv. 1 CC, ma devono essere soddisfatte solo con l’indennità adeguata prevista dall’art. 124 CC. Il Tribunale federale ha precisato la sua precedente giurisprudenza sull’indennità adeguata, innanzitutto per quel che concerne i limiti della massima ufficiale in questo ambito (consid. 3.3), e in seguito per le modalità di pagamento (consid. 3.4). Ha in particolare ricordato che l’indennità adeguata può anche essere versata imputando una parte della prestazione di uscita ai sensi dell’art. 22 b LFLP e che in questi casi l’istituto di previdenza interessata deve confermare la possibilità di realizzare l’operazione, come prescrive l’art. 141 cpv. 1 CC. Infine, last but not least, il Tribunale federale ha statuito sul contributo di mantenimento (in considerandi purtroppo non pubblicati nella raccolta ufficiale). Le parti si erano separate dopo 26 anni di vita comune, quando la moglie aveva 47 anni. Essa non aveva mai esercitato un’attività lucrativa durante il matrimonio, si era occupata dell’economia domestica e dell’educazione dei figli e al momento del divorzio beneficiava di una rendita intera d’invalidità. Ora, il marito sosteneva con il ricorso in riforma davanti al Tribunale federale che il tribunale cantonale avrebbe dovuto verificare d’ufficio la capacità lucrativa della moglie sul mercato del lavoro, poiché essa era stata riconosciuta invalida solo nella propria attività di casalinga. Il Tribunale federale ha dapprima confermato che in simili circostanze (coniuge con età superiore ai 45 anni, che ha rinunciato a un’attività lucrativa per allevare i figli e occuparsi dell’economia domestica) vi è una presunzione di fatto secondo la quale la ripresa di un’attività lucrativa non può ragionevolmente essere pretesa dalla persona interessata. Il principio del limite di età era ben noto prima dell’entrata in vigore del diritto del divorzio del 2000, ma il Tribunale federale sembrava averlo relativizzato (DTF 127 III 136, consid. 2c p. 140). Questo principio è ora confermato nei limiti chiaramente indicati dalla sentenza del 15 maggio 2003. Si tratta tuttavia di una presunzione di fatto e l’istruttoria può quindi rivelarsi decisiva, l’altra parte potendo portare la controprova (cfr. Hohl, Procédure civile, tome I, Berne 2001, N. 962 p. 185). Al proposito il Tribunale federale ha ancora una volta affermato che il diritto federale non impone la massima ufficiale per il contributo di mantenimento (cfr. DTF 128 III 411 consid. 3.2.2 p. 414). Questa nuova sentenza ricorda agli avvocati e ai giudici che le parti hanno un ruolo fondamentale nella procedura di divorzio. Esse non possono delegare al giudice la condotta della procedura giudiziaria e la responsabilità dell’istruttoria, ma devono allegare le loro pretese pecuniarie (contributo di mantenimento e liquidazione del regime matrimoniale) nelle forme prescritte dal codice di procedura cantonale e indicare le prove necessarie a sostegno delle loro argomentazioni.
Emanuela Epiney-Colombo, giudice al Tribunale di appello del Cantone Ticino
Traduzione della nota a sentenza apparsa in FamPra.ch 4/2003 pag. 900