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PECHINO - Joshua Wong, uno degli studenti leader del «movimento degli ombrelli» di Hong Kong del 2014, si unirà alla protesta scatenata dalla controversa legge contro le estradizioni in Cina, sostenendo la richiesta di dimissioni della capa del governo Carrie Lam.
Appena liberato dal carcere di Lai Chi Kok, Wong, nel resoconto dei media locali, ha affermato che Lam «non è più qualificata per essere la leader di Hong Kong. Deve riconoscere le sue colpe e dimettersi, farsi carico delle sue responsabilità e lasciare».
«Dopo aver lasciato il carcere - ha aggiunto Wong - combatterò con tutti i cittadini di Hong Kong contro questa malvagia legge sulle estradizioni in Cina», accusata di limitare l'autonomia dell'ex colonia a favore di una maggiore intromissione da parte di Pechino.
Wong, 22 anni e in prigione da maggio, è stato liberato oggi in anticipo usufruendo dei benefici della buona condotta, ma non è chiaro se la decisione sia in qualsiasi modo collegata alle attuali proteste. Ci vorrà un po' di tempo, ha ribadito Wong, ma «non importa cosa succede perché mi unirò alle proteste presto».
La Cina ribadisce il sostegno a Lam - Pechino ha reiterato il suo fermo sostegno alla governatrice di Hong Kong, Carrie Lam, malgrado la richiesta di dimissioni scandita ieri a gran voce dalle quasi due milioni di persone che hanno manifestato nell'ex colonia contro la contestata legge sulle estradizioni in Cina.
«Il governo centrale continuerà a sostenere con decisione la governatrice e gli sforzi della Regione amministrativa speciale nell'azione di governo nel rispetto delle leggi», ha affermato il portavoce del ministero degli Esteri, Lu Kang.
Pechino ha prima sostenuto con analoga determinazione la validità della contestata legge sulle estradizioni e poi ha espresso supporto alla sospensione del relativo dibattito in seconda lettura da parte del parlamento di Hong Kong, al fine di ascoltare suggerimenti a maggior raggio per sanare le differenze e «riportare la calma».
Lu ha detto oggi anche che le proteste andate in scena «non sono in linea con l'opinione pubblica dominante di Hong Kong. Molti fatti hanno mostrato che i governi stranieri e addirittura alcuni politici hanno rilasciato dichiarazioni incendiarie dall'annuncio del governo di Hong Kong di voler avviare il provvedimento a febbraio».