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Entro il 2030, la Svizzera dovrebbe ridurre le emissioni di gas a effetto serra del 50% rispetto al 1990. Lo ha deciso oggi il Nazionale allineandosi agli obiettivi del Consiglio federale nella discussione riguardante la revisione totale della Legge sul CO2.
Il dibattito prosegue circa le misure di riduzione per edifici a veicoli a motore.
Diversamente dal progetto governativo, tuttavia, per 97 voti a 95 il plenum ha deciso che buona parte della riduzione avvenga mediante l'acquisto di certificati di emissione all'estero.
L'esecutivo avrebbe infatti voluto che entro il 2030 almeno il 60% delle riduzioni avvenisse mediante provvedimenti presi in Svizzera. L'acquisto di certificati all'estero avrebbe dovuto elevarsi al 40% al massimo. Una minoranza ha perorato il 75% di riduzione all'interno del Paese, ma tale proposta è stata bocciata per 110 voti a 82. Per la consigliera federale Doris Leuthard, e la maggioranza di centro-destra, tale obiettivo sarebbe "troppo caro" per l'economia.
La sinistra avrebbe voluto anche coinvolgere il settore finanziario nella riduzione delle emissioni, vietando per esempio a partire dal 2030 il finanziamento nella ricerca e nello sfruttamento di nuovi giacimenti di gas, carbone o petrolio. Al voto, tuttavia, questa proposta è stata respinta per 137 voti a 56.
Con la revisione totale della Legge sul CO2 per il periodo post 2020, volta ad applicare gli Accordi di Parigi, la Svizzera intende contribuire affinché l'aumento della temperatura mondiale sia sensibilmente inferiore a 2 gradi Celsius, limitandolo se possibile a 1,5 gradi. In questo caso si è imposta una minoranza per 97 a 96. Il Consiglio federale e la maggioranza della commissione difendevano infatti un aumento inferiore a 2 gradi.