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Secondo il TPF di Bellinzona, Sonko deve restare in carcere.
KEYSTONE/TI-PRESS/TATIANA SCOLARI(sda-ats)
Il Tribunale penale federale (TPF) ha respinto un ricorso dell'ex ministro dell'Interno del Gambia Ousman Sonko, che ha chiesto asilo in Svizzera, contro la sua carcerazione preventiva, ordinata il 28 gennaio per l'accusa di crimini contro l'umanità.
La Corte dei reclami penali, in una decisione del 24 febbraio pubblicata soltanto oggi, rileva il pericolo di fuga dell'ex ministro, arrestato lo scorso 26 gennaio a Lyss (BE), dove soggiornava da novembre 2016 in un centro di transito per richiedenti asilo.
A denunciarlo è stata Trial, l'ONG con sede a Ginevra che si occupa di lottare contro l'impunità per crimini internazionali. L'organizzazione lo accusa di essere stato un elemento chiave nel regime repressivo dell'allora presidente Yahya Jammeh. Sonko sarebbe responsabile di aver ordinato torture, arresti e omicidi nei confronti di oppositori al regime.
A quanto emerge dalla decisione della corte di Bellinzona, Sonko nega di essere mai stato testimone di torture e sostiene che nel periodo in cui era ministro dell'Interno, tra il 2006 e il settembre 2016, mai gli erano state comunicate notizie di torture da parte della polizia o all'interno di carceri. Egli sostiene inoltre che nella sua funzione di ministro aveva soltanto la responsabilità politica e amministrativa delle forze dell'ordine, ma non quella operativa.
Sempre secondo quanto risulta dalla decisione del TPF, Sonko ammette di aver sentito parlare dei "possibili illeciti penali" attribuiti alla National Intelligenge Agency (NIA) gambiana. Questo servizio segreto dipendeva tuttavia - afferma - direttamente dall'allora presidente Yahya Jammeh, così come i cosiddetti "Junglers", il temibile squadrone della morte creato allo stesso Jammeh. Sonko aggiunge di essere fuggito dal Paese africano nel settembre 2016 proprio per aver rifiutato un ordine di Jammeh, temendo per la sua sicurezza.
La carcerazione preventiva oggetto del suo ricorso, il cui termine scadeva a fine aprile, è stata nel frattempo prolungata di tre mesi dal Tribunale dei provvedimenti coercitivi del canton Berna, su richiesta del Ministero pubblico della Confederazione che ha rilevato il procedimento dalla giustizia bernese all'inizio di febbraio. L'avvocato di Sonko, interpellato dall'ats, non ha voluto precisare se abbia presentato un ricorso anche contro questo prolungamento.
La Camera dei reclami penali del TPF non sembra credere molto alle affermazioni di Sonko, a quanto emerge dalla sua decisione, e ammette il pericolo di fuga: la moglie dell'imputato e i sei figli vivono infatti all'estero. In Svizzera, l'africano non ha una rete di relazioni, scrive il tribunale. Il TPF è dell'avviso che in quanto ex membro del governo gambiano, Sonko disponga di una rete di conoscenze e di un patrimonio cui potrebbe ricorrere per organizzare e finanziare una fuga fuori dai confini elvetici.
Il TPF non esclude neppure che Sonko, nel caso di una scarcerazione, possa far pressione sugli eventuali testimoni e intimorire le eventuali vittime, che per paura potrebbero rifiutare di testimoniare.
SDA-ATS