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Specializzato negli strumento di chirurgia oftalmologica, il gruppo Ziemer esporta i suoi prodotti per la maggior parte verso l’Asia. Per il suo direttore Frank Ziemer, l’impatto negativo del franco forte è compensato da una riduzione dei costi all’importazione.
Prima di fondare Ziemer Group nel 1999, Frank Ziemer lavorava per un fabbricante di strumenti oftalmologici tradizionali, come degli scalpelli. All'epoca, era convinto che un importante cambiamento tecnologico fosse sul punto di esplodere nel settore della chirurgia degli occhi. La sua impresa ritenne le sue idee su nuovi prodotti troppo rischiose e lui decise di mettersi in proprio - ed oggi dà lavoro a 140 persone.
Qual è la particolarità dei vostri prodotti?
Frank Ziemer: Concepiamo strumenti destinati alla chirurgia ed alla diagnostica oftalmologica. Abbiamo sviluppato, ad esempio, dei laser estremamente precisi. Qualche anno fa soltanto, tutte le chirurgie oftalmologiche erano ancora realizzate a mano, tramite uno scalpello. Una tecnica delicata, in quanto anche il migliore dei medici non poteva ripetere esattamente lo stesso gesto da un'operazione all'altra. Ciononostante, all'epoca, pochissime imprese osavano proporre nuove tecnologie chirurgiche.
Quale parte della vostra produzione esportate?
Ziemer: Le vendite all'estero rappresentano il 98% della nostra cifra d'affari. Spediamo i nostri prodotti in 42 paesi, fra cui la gran parte in Asia, in particolare in Giappone, in Corea ed a Taiwan. Sul posto collaboriamo strettamente con delle università locali. Anche se importante a nostro avviso, il mercato svizzero resta estremamente ristretto.
Il franco forte ha rallentato le vostre attività?
Ziemer: Risentiamo della crisi del franco forte come tante altre imprese. Riusciamo a gestire bene questa situazione grazie al nostro direttore delle finanze. Abbiamo concluso degli accordi con le banche per ottenere un tasso di cambio fisso su dodici mesi. Questa strategia aveva lo scopo di evitarci delle sorprese. Si è rivelata vincente. Quando il dollaro è sceso a CHF 1,10 abbiamo potuto beneficiare di un tasso a CHF 1,20.
Certamente, riscontriamo qualche problema nel momento in cui un concorrente americano fa un'offerta in dollari quando noi proponiamo un prezzo in franchi svizzeri. In questa situazione i clienti possono domandarci perché i nostri prezzi sono aumentati. Dobbiamo quindi spiegar loro che la variazione non è una nostra scelta ma è dovuta al tasso di cambio.
Tuttavia, il franco forte ci ha anche permesso di diminuire i costi di fabbricazione, in quanto assembliamo i nostri prodotti a partire da pezzi importati.
Come vi smarcate dai vostri concorrenti?
Ziemer: Ci sforziamo di proporre dei prodotti unici, che non seguano necessariamente le grandi tendenze del mercato. Inoltre, conserviamo una certa prossimità con i nostri clienti e rispondiamo a tutte le loro richieste. Ci rechiamo regolarmente presso i chirurghi negli ospedali. Dei giganti della sanità come Novartis non garantiscono una disponibilità simile.
Perché avete scelto di aver sede a Port, nel canton Berna?
Ziemer: Questa parte della Svizzera costituisce un ambiente ideale per le imprese attive nel settore dell'ingegneria bio-medica. Tra Losanna, Le Locle, Neuchâtel, Bienne e Berna, abbiamo non soltanto accesso al savoir-faire delle scuole universitarie e del politecnico, ma anche a dei meccanici in grado di fabbricare i nostri strumenti. Certamente ci spostiamo molto per incontrare i nostri clienti.
Nell'ottobre 2011 ha ricevuto il Premio dell'imprenditore dell'anno rilasciato da Ernst & Young. Qual è la sua ricetta per il successo?
Ziemer: È fondamentale avere ben chiaro il proprio mercato, per evitare di perdersi in troppi progetti. È poi importante non aver paura del fallimento. È qualcosa che può accadere, ma non è un crimine. Molte persone hanno delle buone idee ma non le concretizzano mai perché paralizzate dalla paura. È uno spreco. Quando abbiamo creato l'impresa, ogni settimana portava con sé la sua dose di cattive sorprese e di noie. Ma alla fine, abbiamo superato tutte queste prove e ne valeva la pena.