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<h2>SubmittedText<h2><p>Chiedo al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Il Consiglio federale è al corrente degli ostacoli che impediscono a rifugiati e persone ammesse provvisoriamente di iscriversi a una scuola universitaria svizzera, sebbene abbiano già iniziato o concluso un percorso di studi nel proprio Paese?</p><p>2. C'è un modo per uniformare e ridurre queste limitazioni? In che misura la Confederazione può sostenere i Cantoni?</p><p>3. I corsi di preparazione agli esami di ammissione attualmente offerti sono a pagamento. Il Consiglio federale sa quanto costano? Chi stabilisce i costi? Come si potrebbero aiutare finanziariamente i rifugiati che non possono permettersi di pagarli?</p><p>4. Quanto potrebbe risparmiare lo Stato se si considera che, terminati gli studi, queste persone potrebbero svolgere un lavoro regolare e non dovrebbero quindi più far ricorso agli aiuti statali perché la loro formazione non è riconosciuta in Svizzera?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1./2. Il Consiglio federale concorda con l'autrice dell'interpellanza nel considerare l'integrazione sociale ed economica dei rifugiati riconosciuti e delle persone ammesse provvisoriamente un compito importante (cfr. anche i pareri del Consiglio federale agli interventi parlamentari 16.3145, 16.3406 e 16.4114). Ritiene inoltre che anche le scuole universitarie dovrebbero partecipare a questo processo. In Svizzera, tuttavia, la competenza in materia di ammissione spetta esclusivamente alle scuole universitarie stesse, che sono autonome, e agli organi cui fanno capo. Nel comunicato stampa del 17 settembre 2015 la Conferenza svizzera dei rettori delle scuole universitarie (Swissuniversities) ha annunciato la disponibilità di tutte le scuole universitarie ad accogliere i rifugiati in grado di svolgere una formazione. Da allora diverse scuole universitarie hanno adottato le misure necessarie per ammettere queste persone tenendo conto delle situazioni specifiche. Tra queste misure rientrano incontri di informazione e la possibilità, menzionata dall'autrice dell'interpellanza, di frequentare lezioni, singole o per un semestre, a titolo di uditore. Le scuole universitarie hanno inoltre deciso di riesaminare, ciascuna per suo conto ma con l'assistenza di Swissuniversities, la procedura di valutazione delle competenze non attestate e delle conoscenze linguistiche richieste.</p><p>Alcuni uffici di ammissione delle scuole universitarie offrono perfino la possibilità di presentare una dichiarazione giurata concernente un'eventuale formazione conseguita all'estero. I rifugiati con un titolo universitario che non sono in grado di presentare tutta la documentazione comprovante le loro qualifiche potranno richiedere una descrizione del loro diploma a Swissuniversities (Swiss ENIC). Nello specifico, la formazione seguita verrà descritta con l'aiuto del richiedente e Swiss ENIC indicherà come avrebbe classificato il titolo se le fosse stato presentato. Queste informazioni sono utili per una formazione continua oppure per cercare un posto di lavoro. Swissuniversities coordina infine incontri periodici tra i vari centri di contatto competenti al fine di stimolare lo scambio di informazioni.</p><p>3./4. Per gli studenti con un titolo estero non equivalente a uno svizzero i corsi di preparazione agli esami complementari ("Examen complémentaire des Hautes Ecoles Suisse ECUS") sono organizzati privatamente e si svolgono a Zurigo e Ginevra. Questi esami servono a verificare se il candidato soddisfa i criteri per essere ammesso a una scuola universitaria svizzera. Il Cantone di residenza decide se concedere eventuali rimborsi (sotto forma di borse di studio o di misure d'integrazione) per i corsi di preparazione, i cui costi si elevano a diverse migliaia di franchi.</p><p>Attraverso le misure adottate le scuole universitarie hanno dimostrato di farsi carico della loro importante responsabilità sociale. Ciononostante, la stretta collaborazione e il coordinamento tra i vari partner della formazione e i servizi di migrazione restano essenziali per agevolare l'accesso agli studi ai rifugiati in grado di svolgere una formazione e per utilizzare così il potenziale offerto da queste persone. Al pari dell'autrice dell'interpellanza, anche la Confederazione e i Cantoni ritengono prioritaria l'integrazione professionale dei rifugiati riconosciuti e delle persone ammesse provvisoriamente.</p><p>Nella dichiarazione del 23 giugno 2016, la Conferenza svizzera dei direttori cantonali della pubblica educazione ha adottato, d'intesa con la Segreteria di Stato per la formazione, la ricerca e l'innovazione e la Segreteria di Stato della migrazione, una serie di principi che intendono promuovere una solida integrazione nel mercato del lavoro e nella società degli adolescenti e dei giovani adulti arrivati in Svizzera in un'età in cui normalmente si segue una formazione post-obbligatoria. Nel quadro di questo dialogo comune si discuterà anche di come facilitare l'accesso alle scuole universitarie ai rifugiati e alle persone ammesse provvisoriamente.</p>  Risposta del Consiglio federale.