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In Svizzera si sente la mancanza di un'arma giuridica che permetta ai clienti di una grande azienda o ai piccoli risparmiatori di unire le forze per avviare un processo contro una banca o un'altra società: ne è convinta la Fondazione per la protezione dei consumatori (FPC) che ha lanciato una raccolta di firme per l'introduzione dell'azione collettiva. Si tratta di uno strumento ben conosciuto negli Usa (le famose class action) che ha fra l'altro di recente trovato posto anche nella legislazione italiana.
Le possibilità offerte oggi dal diritto processuale elvetico di concentrare i procedimenti non sono idonei al bisogno, scrive la FPC in un comunicato odierno. "Il nostro sistema giuridico presenta una grave falla", sostiene l'organizzazione: per gli interessati è molto difficile organizzarsi e i rischi processuali sono proibitivi, basti pensare ai piccoli investitori scottatisi con i titoli della Lehman-Brothers.
Secondo la FPC l'azione collettiva nel frattempo è stato introdotta in vari stati europei e timori che potesse provocare eccessi sul modello di quanto avviene negli Usa si è dimostrata infondata. In settembre la consigliera nazionale Prisca Birrer-Heimo (PS/LU) presenterà perciò una mozione volta a inserire la class action nel codice di procedura civile svizzero. Per sostenere questo passo la FPC ha lanciato una petizione.