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Rubriche
Topi paralizzati riprendono a camminare
Grazie ad una terapia con cellule staminali modificate, alcuni topi rimasti paralizzati hanno ripreso a camminare. La lesione al midollo spinale che li aveva resi paraplegici è...
Grazie ad una terapia con cellule staminali modificate, alcuni topi rimasti paralizzati hanno ripreso a camminare. La lesione al midollo spinale che li aveva resi paraplegici è in parte guarita e gli animali hanno recuperato anche la loro percezione sensoriale agli arti posteriori.
Il risultato è descritto sulla rivista Frontiers in Neuroscience dai ricercatori del Technion-Israel Institute of Technology di Haifa, guidati da Shulamit Levenberg.
Le staminali, ricavate dal rivestimento della membrana della bocca, sono state indotte a differenziarsi in cellule di supporto che producono fattori di crescita e sopravvivenza per i neuroni. Ma i ricercatori hanno fatto di più del semplice inserire queste cellule lungo il midollo spinale. Hanno infatti costruito come una sorta di impalcatura tridimensionale, dove le staminali si sono potute attaccare, crescere e differenziarsi.
A questo tessuto modificato sono state aggiunti anche trombina umana e fibrinogeno, un enzima e una proteina che servono alla coagulazione del sangue, per stabilizzare e aiutare i neuroni del midollo spinale.
I risultati sono stati incoraggianti: gli animali trattati con le staminali hanno mostrato un maggior recupero motorio e sensoriale rispetto agli altri. Tre settimane dopo l’impianto, il 42% dei ratti paralizzati riusciva a reggere meglio il peso sulle loro zampe posteriori e camminare, e il 75% rispondeva a stimoli agli arti e alla coda. I topi paraplegici che non avevano ricevuto le staminali invece non hanno avuto alcun miglioramento.
Inoltre, le lesioni spinali trattate sono in parte diminuite, il che indica un recupero del midollo. Pur se promettente, la tecnica non ha funzionato su tutti i ratti e i ricercatori vogliono ora capire perché. Lo studio dà comunque una speranza e indica una strada da seguire.
Jibo, il robot da compagnia che conquista la copertina di Time
Il robot da compagnia Jibo ha conquistato la copertina di Time, che traccia la classifica delle 25 migliori invenzioni del 2017.
Il robot...
Il robot da compagnia Jibo ha conquistato la copertina di Time, che traccia la classifica delle 25 migliori invenzioni del 2017.
Il robot progettato per le famiglie si è aggiudicato il primo posto nella classifica di Time perché è diverso da tutti quelli che lo hanno preceduto: ’’Jibo sembra assolutamente 'umano', come nessuno dei sui predecessori e potrebbe fondamentalmente cambiare il modo in cui interagiamo con le macchine’’ ha rilevato la rivista.
Jibo riconosce volti e voci, può scattare foto e riassumere notizie e può aiutare a recapitare i messaggi ai membri della famiglia che vanno e vengono da casa. A differenza di altre tecnologie simili come Amazon Echo e Google Home, ha proseguito Time, che sono caratterizzate solo da una luce che si accende quando gli si parla, Jibo cerca di offrire lo stesso repertorio di funzionalità aggiungendo l’aspetto fisico particolare e la capacità di muoversi.
“Jibo – ha aggiunto Time – sembra uscito direttamente da un film della Pixar, con una grande testa rotonda e una ’faccia’ che utilizza icone animate per trasmettere emozioni. Può ridacchiare e ballare e girarsi non appena dici ’Ehi, Jibo’’’. Tuttavia, Jibo ha ancora molto da imparare, per esempio non può ancora riprodurre richieste musicali o lavorare con app per prenotare, a esempio, un taxi. Ma queste abilità, ha osservato il sito Robohub, potrebbero arrivare nel 2018, quando il kit di strumenti per lo sviluppo del software del robot sarà messo a disposizione degli sviluppatori.
Pericolo hacker nei regali di Natale
Smartphone, droni, giocattoli connessi ed elettrodomestici intelligenti. Sono tutti possibili regali di Natale e tutti in cima alla lista di pericolosità per gli attacchi hacker....
Smartphone, droni, giocattoli connessi ed elettrodomestici intelligenti. Sono tutti possibili regali di Natale e tutti in cima alla lista di pericolosità per gli attacchi hacker. A stilare la classifica è McAfee, che ogni anno redige la ricerca "Most Hackable Holiday Gifts" per aiutare gli utenti ad identificare i potenziali rischi per la sicurezza associati ai regali più popolari delle festività natalizie. Computer portatili, tablet e smartphone sono in cima alla lista compilata dalla società di sicurezza seguiti da droni, palmari, giochi e dispositivi connessi. I primi tre tipi di dispositivi "sono obiettivi tradizionali dei criminali informatici e, se non adeguatamente protetti, possono essere infettati da applicazioni dannose". Dalla ricerca emerge che quasi tutti gli intervistati (91%) afferma di sapere che è importante mantenere la propria identità e i propri dispositivi connessi al sicuro, ma solo il 53% adotta le misure necessarie per la protezione. Il 16% è convinto che il produttore abbia integrato la sicurezza nel prodotto, e un altro 22% sa di dover adottare precauzioni di sicurezza, ma non sa come farlo. Per non rovinare il clima delle feste, McAfee suggerisce una serie di precauzioni da prendere: pensare prima di cliccare; aggiornare i software; fare attenzione al Wi-Fi pubblico e non fare acquisti o banking online da questo genere di connessione; proteggere la propria rete domestica; informarsi su come i produttori prendono sul serio la sicurezza, specialmente quando si tratta di giocattoli connessi.
Il fumetto batte cassa e che cassa! Mezzo milione di dollari per un disegno di Tintin
Un raro disegno di Tintin, il famoso giovane protagonista di mille avventure intorno al globo, nato dalla matita del...
Un raro disegno di Tintin, il famoso giovane protagonista di mille avventure intorno al globo, nato dalla matita del celebre fumettista belga Hergé, è stato venduto all'asta a Parigi per circa 500'000 dollari. Lo riporta la Bbc online. Oltre al disegno, che ritrae Tintin e il suo fido Snowy ed è tratto dal libro a fumetti 'King Ottokar's Sceptre' (Lo scettro di re Ottokar) del 1939, è stata venduta - per 350mila dollari - anche una pagina del libro a fumetti del 1943 'The Shooting Star' (La stella misteriosa), sempre di Hergé. Non ha trovato acquirenti, invece, una copia del libro 'Destination Moon' (Destinazione Luna), sempre della serie 'Le avventure di Tintin', firmata da astronauti americani. L'anno scorso, una pagina tratta dal libro a fumetti di Tintin 'Explorers on the moon' (Esploratori sulla luna) è stata venduta all'asta per un record di 1,64 milioni di dollari a Parigi. Sempre l'anno scorso, a Hong Kong, un raro disegno di Tintin a Shangai tratto dal libro 'The Blue Lotus' (Il loto blu) è stato battuto per 1,2 milioni di dollari.
La Rete Smeraldo
Anche se la natura non si ferma di certo di fronte alle linee di demarcazione tracciate dall’uomo, solitamente la protezione di specie animali e vegetali e dei loro habitat è una questione nazionale ed...
Anche se la natura non si ferma di certo di fronte alle linee di demarcazione tracciate dall’uomo, solitamente la protezione di specie animali e vegetali e dei loro habitat è una questione nazionale ed è limitata dalle frontiere politiche. La Rete Smeraldo costituisce un’eccezione a questa regola. Si tratta infatti di un progetto ambientale a livello europeo, una rete ecologica composta da aree di particolare interesse per la conservazione della natura e ricche di biodiversità. La Rete Smeraldo si prefigge l’obiettivo di proteggere specie animali e vegetali minacciate e preservare i loro biotopi da interventi umani eccessivi. Ma questo non è sufficiente: per rendere veramente efficace la protezione di piante e animali minacciati o in pericolo è necessario mettere in pratica delle azioni per collegare tra loro questi spazi vitali rari, allo scopo di favorire il ricambio genetico ed evitare i molteplici effetti negativi dell’endogamia (riproduzione tra membri dello stesso gruppo genetico).
La Rete Smeraldo è nata in occasione del Comitato permanente della Convenzione per la conservazione della vita selvatica e dei suoi biotopi in Europa, conosciuta anche come Convenzione di Berna.
A livello europeo la Svizzera ha giocato il ruolo di vero e proprio pioniere, infatti nel 2012 sono state registrate nell’elenco europeo le prime aree protette, tutte e 37 svizzere. Di queste 37 zone particolarmente ricche di biodiversità, 8 si trovano in Ticino. Tra le nostre “perle di biodiversità’’ troviamo il paesaggio palustre del Piano di Magadino, il Monte Generoso e la Valle di Muggio, che con i loro prati secchi costituiscono uno degli ultimi luoghi in Svizzera in cui cresce la Peonia (Paeonia officinalis) allo stato selvatico; troviamo inoltre gli ambienti in continua mutazione delle golene della Maggia e della Tresa, che offrono habitat ad anfibi, rettili, insetti e uccelli, come per esempio il coloratissimo Martin Pescatore.
Inoltre la zona denominata Colombera (che viene presentata in modo più dettagliato nell’articolo di spalla qui sotto) costituisce un importante rifugio per molte specie di anfibi, tra i quali anche la Rana di Lataste (Rana latastei). Questo animale è minacciato a livello europeo, ma sorprendentemente se ne contano moltissimi esemplari nel Mendrisiotto. La Svizzera ha dunque un’importante responsabilità nei confronti di alcune specie animali e vegetali, che, come la Rana di Lataste, sono in pericolo in Europa ma ancora diffuse nel nostro Paese. Risulta quindi evidente l’importanza di una rete europea come la Rete Smeraldo, che si impegna per la salvaguardia di specie animali e vegetali e dei loro spazi vitali.
Rari e protetti
Bianca come la neve, durante la stagione invernale. Bruna come il terreno, durante l’estate: la pernice bianca (Lagopus muta) riesce a sopravvivere anche a meno 50 gradi, adattandosi in modo eccezionale al freddo gelido e alle dure condizioni di vita dell’alta montagna. Vive oltre i 1’800 metri e nidifica fino a 2’800 metri in piccole buche del terreno, sotto le pietre o tra gli arbusti che trova. Prima dell’inverno la pernice cambia abito e indossa un piumaggio candido e più denso. In questo periodo dell’anno anche le dita delle zampe sono ricoperte da piume, in modo che la pernice possa camminare sulla neve con più facilità.
Il tritone crestato (Triturus cristatus) è un anfibio a rischio: durante il periodo degli amori il maschio presenta un’imponente cresta dorsale che lo fa sembrare un piccolo drago. Dorso e fianchi sono di colore da marrone scuro a nero, cosparsi di macchie nere tondeggianti. I lati sono punteggiati di bianco. La femmina invece non ha la cresta. Questo curioso animale può raggiungere una lunghezza totale di 21 cm. I maschi di regola sono più piccoli delle femmine. Come accade per gran parte degli anfibi, il tritone crestato è minacciato soprattutto dalla mutazione e scomparsa degli ambienti in cui vive e si riproduce.
Il picchio rosso mezzano (Dendrocopos medius): questo uccello abita soprattutto nei boschi con vecchie querce e, per quanto riguarda l’habitat, è il rappresentante più specializzato della sua famiglia. Le sue popolazioni – che si trovano soprattutto nel Canton Sciaffusa – sono molto minacciate e la sua specie potrà sopravvivere nel nostro Paese solo se verranno conservati estesi querceti. Al contrario di altri picchi, il picchio rosso mezzano tambureggia solo molto raramente. Marca il territorio attraverso un richiamo che può sembrare un lamento. Ha un becco corto che è ideale per frugare nel legno marcio.
Il Cervo volante (Lucanus cervus L.) è uno dei più grandi coleotteri europei e deve il suo nome alle enormi mandibole a forma di corna di cervo che presentano i maschi. L’habitat di questa specie è rappresentato dai boschi maturi dove si trovano alberi morti e ceppaie marcescenti, indispensabili per lo sviluppo delle larve. Le popolazioni di cervo volante si sono via via ridotte e questo è avvenuto soprattutto nell’Europa settentrionale. Nel Sud delle Alpi, nonostante una diminuzione iniziata negli anni 70, le popolazioni si sono invece mantenute in buono stato, diversamente da quanto accaduto nel Nord delle Alpi e in molti Paesi europei dove le popolazioni di pianura sono scomparse o fortemente minacciate.
La vita sulla terra vista dallo spazio
La vita sulla Terra vista dallo Spazio. È il racconto per immagini attraverso una bellissima galleria fotografica pubblicata dalla Nasa, che con i suoi satelliti osserva da...
La vita sulla Terra vista dallo Spazio. È il racconto per immagini attraverso una bellissima galleria fotografica pubblicata dalla Nasa, che con i suoi satelliti osserva da circa 20 anni il trascorrere della vita sulla Terra in tutte le sue innumerevoli espressioni.
Nel corso degli anni i ricercatori hanno utilizzato le osservazioni fatte dai satelliti per studiare i cambiamenti negli habitat animali, tracciare le epidemie, monitorare le foreste e persino scoprire nuove specie. Le immagini dei satelliti mostrano batteri, piante, animali, creature marine e uccelli e tutto ciò che l’osservazione dallo spazio può rivelare.
Aston Martin DB11
L’affascinante Gran Turismo britannica interpreta perfettamente in chiave moderna
i valori fondamentalidel marchio. Stupenda da qualsiasi angolazione la si guardi, sa colpire anche grazie alle prestazioni del nuovo V12 biturbo.
Progettata partendo dal classico foglio bianco, la DB11 V12 può essere definita a buon diritto come una delle ultime, autentiche Gran Turismo: avvolta da linee eccezionalmente distintive, padroneggia doti di viaggiatrice dal grande comfort insieme a qualità dinamiche da sportiva moderna. La DB11 esprime tuttavia un’eredità molto sentita, specie sul piano dello stile. Grazie alla scelta della sovralimentazione, la classica architettura V12 cara alla Casa di Gaydon per le sue GT garantiva infatti un ampio potenziale di incremento prestazionale; sul piano del design, tuttavia, serviva un concetto stilistico innovativo e forte capace di superare, senza oscurare, il fascino senza tempo di forme impeccabilmente attraenti come quelle espresse dalla DB9, quintessenza del DNA Aston Martin. Ma alla blasonata marca inglese è riuscito il compito quasi “impossibile”: la DB11 è eleganza plastica combinata ad elementi essenziali e puri ereditati dalla Vulcan da pista; le forme seguono in gran parte la funzione, in un’eleganza quasi sospesa.
La nuova coupé si posiziona un po’ più vicina alle supersportive rispetto alla DB9: l’understatement resta anche qui imprescindibile, ma la vettura è più larga, più bassa e più vicina all’asfalto; ingresso e uscita dall’abitacolo sono ancora accettabili, ma dopo essersi accomodati all’interno ci si sente in certo modo invitati a restarvi. Costruita sempre in alluminio e contraddistinta da una rigidità torsionale sensibilmente superiore, la DB11 offre internamente una libertà di movimento nettamente superiore, con registri di sedili e volante ampiamente personalizzabili e la garanzia di un comfort superiore per due adulti. L’ambiente è infatti un ricercatissimo “salotto”, capace di avvolgere e coinvolgere al massimo i sensi attraverso la suggestione della preziosa pelle naturale lavorata artigianalmente; estesa pressoché a tutte le superfici visibili, compreso l’imperiale del tetto.
Il cruscotto con strumenti digitali è un omaggio all’età moderna, il contagiri centrale mette in risalto sin troppo ostentatamente le ambizioni sportive dell’auto; riesce tuttavia meglio il mix tra classico e moderno nella consolle mediana, dove pulsanti e interruttori sono sistemati con classe, sottolineata dall’impiallacciatura laccata degli inserti in legno. Il sistema di infotainment e navigazione, ereditato dalla collaborazione tecnica con Mercedes, offre a sua volta molta più immediatezza.
Il lusso a bordo è intenso ma raffinato e, per questo, non soffoca mai l’aspetto più importante della vettura: la guida. Seguendo scrupolosamente la filosofia Aston Martin, la DB11 non abbandona mai le buone maniere; alla semplice pressione di un pulsante sul volante, però, il suo carattere cambia di passo in passo piuttosto radicalmente fino alla modalità Sport+, dove il possente V12 di 5,2 litri con doppio turbocompressore mostra tutta la grinta di cui è capace nel proiettare in avanti la coupé britannica con aggressività ed accelerazione quasi... “insane”. La doppia sovralimentazione influenza carattere ed erogazione del nuovo 5.2 V12, che non raggiunge la stessa uniformità del vecchio dodici cilindri aspirato di sei litri della DB9; la potenza è tuttavia dosabile con notevole precisione, mentre a gas spalancato, nella modalità più sportiva, il “paesaggio sonoro” diviene incomparabile.
Non è tutto. La DB11 (da 217’800 CHF) è costruita con lo schema transaxle, motore anteriore arretrato e trasmissione (automatica) posteriore: la distribuzione dei pesi è centrata e rende l’auto agile e precisa.
Pur con doti dinamiche a dir poco eccellenti, da sportiva classica ma di gran razza, disattivare il controllo di trazione fuori dalla pista resta comunque un’operazione delicata: restano pur sempre a disposizione 608 CV e 700 Nm, trasmessi unicamente alle ruote posteriori. Le prestazioni sono esemplari per una Gran Turismo, con scatto da 0 a 100 km/h in 3,9 secondi e punta massima di 322 orari; ma in fondo, si tratta di dati che è giusto bello conoscere, non certo decisivi nel tratteggiare l’affascinante ed articolato carattere di questa coupé da viaggio. Capace di entusiasmare con sensazioni intense anche semplicemente... vagabondando.
scheda Tecnica
|Motore||V12 benzina (biturbo), 5.2 litri|
|Potenza, coppia||608 cv, 700 Nm|
|Trazione||posteriore|
|Cambio||automatico a 8 rapporti|
|Massa a vuoto||1’770 kg|
|0-100 km/h||3,9 secondi|
|Velocità massima||322 km/h|
|Consumo medio||11,4 L/100 km (omologato)|
|Prezzo||217’800 CHF|
|La compri se…||Vuoi sentirti come dentro un film di James Bond|
Tesla introduce il Tir elettrico
Tesla punta a rivoluzionare in chiave ’verde’ il trasporto su gomma con un tir elettrico che arriverà sulle strade nel 2019. Mostrato nel corso di un evento californiano dal fondatore...
Tesla punta a rivoluzionare in chiave ’verde’ il trasporto su gomma con un tir elettrico che arriverà sulle strade nel 2019. Mostrato nel corso di un evento californiano dal fondatore della società, Elon Musk, che si è presentato al pubblico a bordo del mezzo, l’autoarticolato promette di percorrere 800 chilometri con una sola ricarica anche a pieno carico (36 tonnellate).
Il veicolo si chiama Tesla Semi e, secondo Musk, rispetto ai tir tradizionali "è migliore sotto ogni punto di vista". Anche economico, se si considerano i minori costi di alimentazione e mantenimento. In produzione nel 2019, avrà il sistema Autopilot che mantiene una determinata velocità, rallenta nel traffico e assicura di restare nella propria corsia. L’autoarticolato è prenotabile con un anticipo di 5 mila dollari, ma il prezzo finale non è stato ancora reso noto.
Ammonta a 200mila dollari, invece, il listino di partenza di un altro veicolo presentato da Tesla: un’auto sportiva a quattro posti. Chiamata Roadster 2, è l’aggiornamento superpotenziato della Roadster presentata nel 2008. Va da zero a cento in 1,9 secondi, ha una velocità massima di 402 chilometri orari e un’autonomia di mille chilometri dalla presa elettrica. Arriverà nel 2020, ma può essere prenotata da subito con un anticipo di 45mila dollari. (Ats)
Poli di Losanna: intelligenza artificiale per catalogare i rifiuti, e risparmiare sulla raccolta
Ricercatori del Politecnico di Losanna (Epfl) e della Scuola universitaria professionale dell’arco giurassiano...
Ricercatori del Politecnico di Losanna (Epfl) e della Scuola universitaria professionale dell’arco giurassiano, in collaborazione con la start-up Cortexia, hanno sviluppato un dispositivo che individua i rifiuti per le strade e li divide per categoria. Il sistema potrebbe fornire un risparmio consistente nel settore della pulizia.
Delle telecamera installate su alcuni veicoli filmano le strade, i parchi e gli oggetti che vi si trovano. Le immagini sono in seguito analizzate da un computer che divide e cataloga i rifiuti rilevati in 25 categorie, tra cui mozziconi, Pet o giornali, indica in una nota odierna l’Epfl.
La lista è personalizzabile a seconda dei bisogni: "le autorità potranno decidere quali categorie includere o meno, in base ai loro sistemi di pulizia o a ciò che considerano rifiuti", rileva l’assistente scientifico Mohammad Saeed Rad, citato nel comunicato.
Il sistema permette inoltre di stabilire il grado di sporcizia, sapendo dove sono determinati rifiuti e in quali momenti alcune aree sono congestionate. "Le città potranno prendere migliori decisioni in merito ai macchinari per la pulizia da acquistare, le zone e la frequenza di pulizia delle strade", precisa la nota.
I ricercatori, il cui lavoro è stato pubblicato su Computer Vision Systems, ritengono che le autorità potrebbero risparmiare "molto denaro su un budget quantificato in milioni di franchi", sostiene l’EPFL.
Gli alberi crescono di più in città che in campagna
Nelle città gli alberi crescono più rapidamente rispetto alla campagna. È il risultato di uno studio pubblicato sulla rivista 'Scientific Reports', basato sull’...
Nelle città gli alberi crescono più rapidamente rispetto alla campagna. È il risultato di uno studio pubblicato sulla rivista 'Scientific Reports', basato sull’analisi di 1.400 alberi di 10 differenti città del mondo: da Parigi a Houston, da Santiago del Cile a Sapporo, in Giappone. Gli autori della ricerca, che ha come primi firmatari Hans Pretzsch, dell’Università tecnica di Monaco e Barry Lefer, dell’Università di Houston, ne attribuiscono la responsabilità ai mutamenti climatici, che trasformano le città in "isole di calore". Lo studio dimostra, infatti, che le temperature più elevate nei centri urbani, fino a 10 gradi centigradi in più delle aree circostanti, favoriscono la fotosintesi, e quindi una maggiore crescita degli alberi. Cambiano i continenti, ma il risultato è lo stesso: nei centri urbani rispetto alla campagna il tasso di crescita è aumentato del 25% dal 1960.
Lo studio disegna uno scenario in cui "un domani anche le regioni rurali potrebbero sperimentare temperature più elevate". Un campanello d’allarme per la Terra dove, secondo quanto riportato sul sito della rivista Science, "con il clima che si surriscalda sempre di più, la crescita globale degli alberi potrebbe un giorno entrare in una fase di declino". (Ats/Red)
BMW Serie 4 Gran Coupé
I lineamenti di una coupé uniti alla praticità di una berlina:
è questa la filosofia che sta alla base delle ‘Gran Coupé’ di BMW, da giugno 2014 disponibile anche per la Serie 4. Fresca di aggiornamento, ci siamo
messi alla guida della 435d xDrive MSport. Una vettura che ti fa semplicemente dire: “Wow!”
Per chi si fosse perso nei meandri della numerazione di casa BMW, la Serie 4 altro non è che la versione a due porte della Serie 3. Quella che una volta si chiamava Serie 3 Cabrio o Serie 3 Coupé ora si chiama Serie 4. Con l’aggiunta, nel giugno del 2014, della Serie 4 Gran Coupé.
Ispirata dall’elegantissima Serie 6 Gran Coupé, la sua sorella minore ripropone quell’interessante esercizio di stile che nel concreto si traduce in una raffinata berlina, più sinuosa e più dinamica nelle proporzioni, ma pure irresistibilmente elegante. Un’eleganza che rispetto ad una Serie 3 si monetizza in un sovrapprezzo di poco più di 4’000 franchi. D’altro canto questa Gran Coupé riesce a mantenere dei buoni livelli di praticità, accogliendo a bordo con agio quattro occupanti di taglia media e garantendo una capacità di carico pari a 480 litri.
Da pochissimo disponibile in concessionaria, l’aggiornamento che l’ha coinvolta si è limitato a migliorie di dettaglio sia dentro che fuori, le quali culminano con la disponibilità (in opzione) di fanali anteriori full-Led adattivi. Non manca ovviamente il necessario ‘update’ del reparto informatico, che sempre basandosi sull’eccellente iDrive integra una nuova interfaccia e gli ormai onnipresenti servizi di connettività.
Ben acquattata sulla strada, la Serie 4 Gran Coupé mostra già da ferma il suo potenziale. Più bassa e più larga di una Serie 3, spicca per le carreggiate più larghe (+14 mm davanti, + 22mm dietro) che si traducono in baricentro tre centimetri più vicino al suolo. Premesse più che buone per uno standard dinamico che si presenta già di buon livello nella più tranquilla modalità ‘Comfort’. Certamente gran parte del merito va all’assetto sportivo MSport, il quale nell’uso quotidiano (alle andature più basse) marca la sua presenza con una rigidità superiore alla media ma comunque ben smorzata. Tra le diverse qualità, a spiccare sulla Serie 4 Gran Coupé così allestita è sicuramente la possibilità di sfruttare senza preoccupazione tutti i cavalli sotto l’occhio vigile dell’elettronica, che una volta disinserita la trasforma in un’arma terra-terra molto sanguigna capace di concedersi completamente al guidatore.
Sebbene si perda un po’ di feeling nella modalità più sportiva, lo sterzo è rapidissimo e di una precisione assoluta: dove la metti sta, senza bisogno di correzioni.
E pur essendo (se non provocata) neutra anche al limite e forte di un’elevata stabilità sul veloce, ti consente (provocandola) di uscire dalle curve più strette in sovrasterzo dato che la trazione integrale xDrive privilegia quanto serve il retrotreno.
E poi c’è il motore che non sembra nemmeno un turbodiesel: corposo sin dal minimo, dai 3’500 ai 5’000 giri/min. allunga come un benzina aiutato dall’eccellente cambio automatico ZF, raggiungendo i 250 km/h in un amen e consumando (nell’uso quotidiano) appena 6,5 l/100 km effettivi.
Scheda Tecnica
|Modello||BMW Serie 4 Gran Coupé|
|Versione||435d xDrive MSport|
|Motore||6 cilindri in linea turbodiesel,|
3 litri
|Potenza, coppia||313 cv, 630 Nm|
|Trazione||integrale|
|Cambio||automatico a 8 rapporti|
|Massa a vuoto||1’700 kg|
|0-100 km/h||5,6 secondi|
|Velocità massima||250 km/h|
|Consumo medio||4 l/100 km (omologato)|
|Prezzo||79’110 Chf|
|La compri se…||da una berlina cerchi un’eleganza senza compromessi.|
Honda NSX
Un motore a benzina e ben tre motori elettrici, tutti finalizzati all’ottenimento delle massime prestazioni.
Il futuro delle vetture sportive potrebbe essere questo, e un assaggio concreto
ce lo dà Honda, che con la NSX ha compiuto molto più che un semplice ritorno.
Mentre si attraversa un centro abitato o un luogo molto affollato guidando una vettura sportiva, la tendenza è quella di aprire le valvole di scarico di modo che i passanti possano udire, anche mentre si procede a passo d’uomo, il potenziale che si cela nel proprio vano motore. Con la Honda NSX le cose sono un po’ diverse, perché sebbene le linee e il potenziale siano quelle di una vera supersportiva è di gran lunga più affascinante guidarla nella modalità puramente elettrica. Questo non fa che aumentare la curiosità della gente, che raramente abbiamo visto così interessata ad una vettura di questo calibro senza far trasparire particolari invidie ma solo una sana curiosità.
Sebbene riprenda il nome di una vettura leggendaria che ha fatto sognare generazioni di appassionati, il ritorno della NSX non è da interpretare come una discendenza diretta bensì una reinterpretazione in chiave moderna. Questo perché a fianco del V6 a doppio turbo da 3,5 litri capace di erogare 507 cavalli vi sono tre motori elettrici: uno da 48 cv e 148 Nm accoppiato per ‘trasmissione diretta’ al motore termico e al cambio doppia frizione a nove rapporti che scaricano il loro potenziale alle ruote posteriori, mentre ognuna delle ruote anteriori è spinta da un rispettivo motore elettrico da 37 cv e 74 Nm. Questo non solo dà quindi origine a una potenza combinata di 581 cavalli e 646 Nm, ma anche a una trazione integrale nonché a un sofisticato sistema di torque vectoring, dato che i due motori anteriori forniscono indipendentemente livelli di coppia sia positivi che negativi.
Un sistema del genere comporta ovviamente un aggravio di peso non indifferente dato che, nonostante una struttura composta principalmente di alluminio, fibre di acciaio e fibra di carbonio, la massa a vuoto in ordine di marcia sfiora le 1,8 tonnellate. E questo lo si sente sia in accelerazione che in frenata, dove la NSX è un po’ più lenta delle concorrenti dirette, laddove il ‘lento’ significa accelerare da 0 a 100 km/h in 3,5 secondi e fermarsi completamente da 100 km/h in meno di 35 metri effettivi. D’altro canto è invece impressionante come la suddetta massa in curva venga celata come se niente fosse.
Perché puoi ritardare la frenata e mantenere una velocità di ingresso in curva a livelli tali da non sembrarti fisicamente possibile, e pure i cambi di direzioni sembrano non essere afflitti da inerzia tanto sono fulminei.
E poi c’è quel propulsore, che appena inizi a spingere sprigiona i fischi e gli sbuffi tipici dei motori turbo vecchia scuola ricordando da vicino qualche McLaren, colpendo però per quanto la risposta alle sollecitazioni dell’acceleratore sia reattiva e soprattutto sincera grazie al propulsore elettrico che copre qualsiasi ‘buco’ del motore a benzina indipendentemente dal regime. Il tutto abbinato a quello che probabilmente è il cambio più veloce attualmente in circolazione.
Il bello di tutto ciò è che la NSX la porti al limite con più facilità di qualsiasi altra supercar. Neutra, efficace e composta, cambia notevolmente carattere a dipendenza del regime a cui la si guida: ai medi regimi è reattiva e veloce ma sempre mansueta, mentre una volta superati i 6’000 giri/min. diventa tosta come una vera auto da corsa e raggiunge ritmi che richiedono una discreta esperienza per essere raggiunti nonostante sia impossibile ‘rompere’ la sua compostezza.
Certo ci sarebbe un quesito a cui mi piacerebbe dare risposta, ovvero poter capire come sia guidare una NSX senza le sue componenti atte all’elettrificazione, perché bisogna pur riconoscere che oggettivamente tutti questi kg in più hanno portato una potenza aggiuntiva solo modesta: 74 cavalli e 96 Newtonmetri di coppia. Ma la chiave di lettura è un’altra.
Prima di tutto perché tale efficacia tra la curve sarebbe inarrivabile senza le componenti elettriche, riconoscendo inoltre che per il tipo di concetto avanguardista non avrebbero potuto creare un’automobile migliore. Bisogna infine considerare che fino ad oggi questo concetto propulsivo tra le sportive era limitato ad ‘hypercar’ quali la McLaren P1 e la Porsche 918 Spyder il cui costo superava il milione di franchi, mentre con i suoi 216’000 Chf la NSX democratizza – per così dire – questa tipologia i vetture sportive.
Scheda Tecnica
|Modello||Honda NSX|
|Motore||V6 biturbo (benzina) 3,5 litri|
+ 3 motori elettrici
|Potenza e coppia||581 cv, 646 Nm|
|Trazione||Integrale|
|Cambio||doppia frizione a 9 rapporti|
|Massa a vuoto||1’763 kg|
|0-100 km/h||3,5 secondi|
|Velocità massima||307 km/h|
|Consumo medio||10 l/100 km (omologato)|
|Prezzo||216’000 Chf|
|La compri se…||credi nelle vetture sportive futuristiche|
Disegna New York dall'alto a memoria
A tre anni la diagnosi di autismo. Che per lui è stata anche l'inizio (se non vero, almeno ideale) della sua carriera d'artista. Stiamo parlando del britannico Stephen Wiltshire,...
A tre anni la diagnosi di autismo. Che per lui è stata anche l'inizio (se non vero, almeno ideale) della sua carriera d'artista. Stiamo parlando del britannico Stephen Wiltshire, con una memoria fotografica decisamente fuori dall'ordinario, tanto da essere stato soprannominato “la macchina fotografica umana”. Dopo aver passato la sua giovinezza a parlare agli altri solo con i disegni, è stato scoperto dalla Bbc che lo ha reso noto a livello internazionale. Tra le sue 'performance', quella raccontata dal New York Times in un video a 360 gradi: Wiltshire ha passato cinque giorni a disegnare a mano una vista aerea di New York attingendo ai ricordi di un volo in elicottero sopra la metropoli durato meno di un'ora.
Per Natale gli svizzeri spenderanno 292 franchi. I regali preferiti? Denaro, libri e dolci
Stando a un sondaggio realizzato per conto della società di consulenza Ernst&Young, gli svizzeri prevedono di...
Stando a un sondaggio realizzato per conto della società di consulenza Ernst&Young, gli svizzeri prevedono di spendere 292 franchi a testa per regali. In prima fila vi sono doni in denaro, libri nonché dolci.
Il dato – che emerge da un rilevamento di 405 persone effettuato in ottobre in tutto il paese – è solo di poco inferiore a quello dell’anno scorso (-0,7%, erano 294 franchi), ma rimane il secondo più elevato dal 2010, quando era stato registrato il record di 301 franchi, emerge dalle informazioni pubblicate oggi.
Le donne puntano a spendere 309 franchi (valore più alto di tutti i sondaggi che sono condotti dal 2009), 14 franchi in più che nel 2016, gli uomini invece 272 franchi (-20).
Le differenze regionali rimangono importanti: fra chi abita nella regione di Zurigo (310 franchi) e chi risiede nella Svizzera centrale (257 franchi) corrono oltre 50 franchi di differenza. Il Ticino in questa classifica si schiera con i più "poveri" (271 franchi, +1 franco rispetto a dodici mesi prima).
La preferenza dei consumatori fra online e negozio "fisico" va spesso a quest’ultimo (76%), grazie al fatto che è possibile valutare meglio la merce. L’11% propende a favore del web – in questo caso si fa attenzione al servizio 24 ore su 24 e alla possibilità di evitare centri città sovraffollati – mentre per il 13% i due canali sono equivalenti.
Aston Martin Vanquish S
Oltre ad essere la ‘top di gamma’ del costruttore britannico, la versione ‘S’ della Vanquish esalta ulteriormente le fantastiche sensazioni di guida del suo dodici cilindri aspirato, enfatizzate dall’assenza del tetto. Una Aston Martin all’ennesima potenza.
È quell’insieme di eleganza tipica delle vetture da ‘Gentleman Driver’ unita all’aggressività delle supersportive a rendere la Vanquish S così affascinante. Indipendentemente dal luogo in cui si trova sa catturare gli sguardi di chiunque la incontri, sguardi che spesso e volentieri si tramutano in selfie improvvisati a bordo strada.
Forte di 603 cavalli e capace di toccare i 323 km/h di velocità massima, questa Gran Turismo lunga 4,7 metri rappresenta l’ultima evoluzione della stirpe delle V12 aspirate che il costruttore britannico ha avviato nel 2004 con la DB9. Un propulsore vecchia scuola senza turbo e senza compressore, che eroga tutta la sua potenza e la sua coppia (630 Nm) nella zona alta del contagiri, rispettivamente a 7’000 e 5’500 giri/min., scaricandola poi sulle sole ruote posteriori scattando da 0 a 100 km/h in meno di 4 secondi.
Rispetto alla Vanquish “normale” questa ‘S’ offre 27 cavalli in più, anche se il vero valore aggiunto è il pacchetto complessivo fatto di maggiori prestazioni, dinamica migliorata e rifiniture dedicate. Senza dimenticare una colonna sonora da pelle d’oca. Se la nuova DB11 – la quale si trova un gradino più in basso nella gerarchia del marchio – propone infatti un nuovissimo e moderno V12 a doppio turbo da 5,2 litri con disattivazione dei cilindri rendendolo quindi più in linea con i tempi moderni, la Vanquish S trasuda il fascino di un giocattolo per Gentleman della vecchia guardia, elegante e ricca di charme, ma anche sfacciatamente prorompente con una colonna sonora capace di sminuire qualsiasi altra sportiva si trovi nei suoi paraggi.
Che si tratti di una sportiva estroversa lo dimostra anche la notevole quantità di fibra di carbonio a vista, che oltre a suggerire il potenziale che si cela in questa scoperta da quasi 300’000 franchi consente anche di risparmiare un bel po’ di peso, essendo lo stesso materiale impiegato per parti strutturali della vettura contenendo la massa a poco oltre le 1,7 tonnellate. Anche l’impianto frenante carboceramico consente di risparmiare una cinquantina di chili.
Nonostante l’assenza del tetto il telaio non mostra carenze sul fronte della rigidità strutturale, preservando così il suo carattere da vettura sportiva. Proprio come la Coupé anche la Volante dà l’impressione di non sfigurare né tra i cordoli di un circuito né ad un torneo di Polo. Grazie alla configurazione transaxle, che vede il propulsore collocato anteriormente ed il velocissimo cambio automatico ZF a 8 rapporti al retrotreno. Il V12 racchiude in sé tutte le belle caratteristiche di un aspirato rispondendo con immediatezza a qualsiasi sollecitazione dell’acceleratore ed erogando la potenza con linearità, spiccando inoltre per la regolarità di funzionamento.
Una Gran Turismo dal carattere ribelle ma composto, capace di viziarti con i migliori materiali e una sensazione di lusso che trasuda da ogni dettaglio del suo meraviglioso abitacolo.
Scheda Tecnica
|Motore||V12 benzina (aspirato), 6 litri|
|Potenza||603 cv, 630 Nm|
|Trazione||posteriore|
|Cambio||automatico a 8 rapporti|
|Massa||1’739 kg|
|0-100 km/h||3,5 secondi|
|Velocità massima||323 km/h|
|Consumo medio||13,1 L/100 km (omologato)|
|Prezzo||290’400 Chf|
|La compri se…||non resisti al fascino di una GT scoperta concepita come ‘ai vecchi tempi’|
'Recuperano' la madre scappata con l'amante, figli di un'imprenditrice di Varese arrestati a Rimini per rapimento
Una 45enne imprenditrice di Varese, contitolare con il marito di diverse imprese edili; un...
Una 45enne imprenditrice di Varese, contitolare con il marito di diverse imprese edili; un 34enne amante della donna, originario del Kenia; i due figli di 26 e 16 anni della imprenditrice e un 49enne dipendente di una delle aziende di famiglia.
Questi i protagonisti di una vicenda che si potrebbe anche definire boccaccesca, se non fosse che i due figli della donna e il dipendente, sono stati arrestati dai carabinieri per sequestro di persona.
I fatti si sono verificati sabato mattina a Miramare, dove a seguito di una telefonata fatta dal titolare dall'albergo in cui avevano soggiornato gli amanti, si erano recati i figli della donna per riportare a casa la madre, che in poco più di un anno di "fuitine", molte delle quali in Riviera romagnola, avrebbe dilapidato qualcosa come 200 mila euro, lasciandosi alle spalle anche conti da pagare in alcuni alberghi dove aveva trascorso soggiorno con l'amante.
E il titolare di uno degli hotel, imbufalito per il mancato pagamento di 500 euro, ha contattato il familiari della donna. A Miramare è arrivata un'auto con due dei tre figli della donna e il dipendente che hanno con la forza obbligato l'imprenditrice a salire sull'autovettura.
Il compagno ha dapprima tentato di impedire che la donna venisse ''recuperata'' dai figli, ha cercato di salire sulla vettura che nel frattempo era partita, poi bloccata dai carabinieri, in quanto il giovane amante era aggrappato alla portiera. Una volta in caserma a Riccione i carabinieri hanno arrestato i figli e il dipendente della donna per sequestro di persona, avendola caricata con forza sull'autovettura di famiglia. Il magistrato inquirente pur confermando l'arresto ha lasciato libero il terzetto. Nel frattempo la donna e il suo amante si erano allontanati.
SEAT Arona
Non passa mese che non capiti di provare un nuovo
Suv di piccola taglia. L’ultima arrivata in questa affollatissima categoria è la SEAT Arona, che per svettare sulla concorrenza propone un design giovanile e un comportamento stradale molto vivace.
Abituatevi a vederne in numero crescente di auto così, dato che piacciono sempre di più: compatte, “educate” alla mobilità in special modo urbana, spaziose e razionali, ma con quel qualcosa in più di avventuroso e dinamico dato dalla maggior altezza da terra combinata a seduta panoramica e look più intrigante. Nel mondo delle crossover compatte la sfida tra tutti i costruttori si fa dunque sempre più accesa e SEAT cerca un posto in vista con l’inedita Arona, strettamente derivata dalla Ibiza. Con questa carta d’identità: lunghezza leggermente più elevata, con 4,14 metri, sviluppo in altezza nettamente maggiore (ben 10 cm in più) e, infine, altezza da terra incrementata fino a 19 cm per affrontare comodamente qualche strada un po’ più esotica ma soprattutto la... “giungla urbana”. A completare un quadro piuttosto effervescente gioca inoltre il design fresco e mosso, con le consuete nervature che distinguono le auto della marca spagnola combinate ad elevate possibilità di personalizzazione sfruttando la verniciatura bicolore, con tetto a scelta nero, grigio o arancione oltre che in tinta.
La ricerca di più carattere passa anche da una guida possibilmente incisiva, che si faccia ricordare: sotto questo aspetto la Arona non delude, quantomeno se equipaggiata con la motorizzazione più potente – il quattro cilindri di 1.5 litri da 150 cavalli – nell’allestimento al vertice FR (28’750 Chf), dai toni marcatamente sportivi e combinato all’assetto regolabile su due rigidità. Alla maneggevolezza in città, in linea con le aspettative, la FR abbina infatti un comportamento dinamico molto piacevole, con bella aderenza tra le curve e movimenti ridotti del corpo vettura anche con sospensioni sul registro normale; la modalità sportiva aggiunge un pizzico di “sapore” in più, grazie allo sterzo che guadagna più peso ed al molleggio leggermente più fermo e reattivo. La guida è coinvolgente ma mai impegnativa, visto che equilibrio e sensazione di confidenza sono qualità costanti dell’auto.
Riuscito il 1.5 TSI benzina sovralimentato a iniezione diretta, capace di infondere prestazioni brillanti – 0-100 km/h in 8 secondi, punta massima di 205 km orari – con valida capacità di allungo ed altrettanta elasticità (250 Nm di coppia massima, costante da 1’500 a 3’500 giri); senza scordare costi di esercizio promettenti (5,1 l/100 km in media), anche grazie alla funzione di disattivazione di due dei quattro cilindri in modalità Eco, a bassa andatura. In alternativa, è molto piacevole anche il 1.0 TSI da 110 cv, anche con trasmissione DSG. Sul 1.5, invece, il cambio è solo manuale: si lascia manovrare bene ed ha innesti molto precisi, anche se non ultrarapidi. Buona la silenziosità di marcia ad andatura costante, pur con qualche fruscio avvertibile nella zona dei montanti anteriori. L’auto è inoltre equipaggiabile, di serie o a richiesta, con l’intera serie di ausili di sicurezza attiva.
A bordo l’ambiente presenta un arredo lineare e semplice, vivacizzato da inserti colorati o, come nel caso della FR, tramite rivestimenti in materiale pregiato nella fascia centrale della plancia, per un insieme piacevole ed accogliente; materiali e finiture, in generale, restano tuttavia di tono piuttosto economico. Ben ordinati i comandi, con cruscotto tradizionale (dal 2018 a richiesta anche integralmente digitale) combinato al display centrale multifunzione (fino a 8”, comandi touch, schermo capacitivo) contornato da tasti di richiamo a funzioni specifiche. Sono presenti tutte le interfacce smartphone (Android Auto, Apple CarPlay, MirrorLink) così come prese Usb, Aux e basetta per ricarica wireless. La sistemazione di guida è moderatamente rialzata e ben personalizzabile, con registro dello schienale micrometrico (rotella), sedile di qualità e presenza del bracciolo centrale; dietro, lo spazio per le gambe è ampio, anche se il tunnel centrale è un po’ invadente per l’eventuale terzo passeggero. L’allestimento di questa zona è inoltre scarno (mancano pure le bocchette d’aerazione), ma in compenso il vano di carico ha un bella cubatura, pari a 400 litri sfruttando la posizione più bassa del piano di appoggio.
Scheda Tecnica
|Motori||3 cilindri benzina (turbo)|
4 cilindri benzina (turbo)
e turbodiesel
|Potenza||da 95 a 150 cavalli|
|Trazione||anteriore|
|Cambio||manuale o doppia frizione|
|Consumi||da 4,1 l/100 km (omologato)|
|Prezzo||da 18’950 Chf|
|Ideale per||gettarsi nella mischia del segmento con una nuova proposta|
|Si distingue per||questa, per te, è proprio la SEAT che mancava|
BMW Serie 6 GT
La ‘Gran Turismo’ più grande di casa BMW da Serie 5 diventa Serie 6. Una formalità che non altera la sostanza, di altissimo livello, ora però racchiusa in un abito più convincente. Su strada colpisce sin dai primi metri.
Dal 5 al 6 la distanza è cortissima, ma rispetto alla precedente Serie 5 GT l’inedita Serie 6 Gran Turismo guadagna impagabilmente in eleganza ed accoglienza: un bel salto in avanti per il cambio generazionale della numerazione. Confortato da sostanza di pari caratura, con rilevanti doti di agilità e piacere di pilotaggio combinati ad un livello di comfort superiore: il tutto, però, raggiungibile a patto di equipaggiare la vettura delle necessarie “estensioni” tecniche e tecnologiche, in gran parte a richiesta come di consueto in casa BMW. Lo stile conserva l’impostazione conosciuta, ma proporzioni e volumi appaiono meglio equilibrati e raffinati per suggerire linee di derivazione coupé rispetto al modello uscente; la lunghezza tocca quota 5,09 metri, il peso scende invece di 150 kg.
La nuova Gran Turismo invoca la dimensione del viaggio. Equipaggiata con il trittico di dotazioni dedicate alla dinamica di marcia, come nel caso della 640i a disposizione per il primo contatto su strada – retrotreno sterzante, sospensioni pneumatiche a controllo elettronico e controllo attivo del rollio in curva –, la berlina bavarese stupisce in prima battuta per due qualità: in manovra e a bassa andatura è insospettabilmente agile, mentre sulla regolazione più morbida delle sospensioni sembra di viaggiare su un cuscino d’aria, tale è la qualità dell’isolamento dal suolo stradale. Sembra quasi di perdere contatto con la strada, ma la sensibilità resta sempre adeguata alla velocità mentre l’insonorizzazione, di notevole qualità, avvolge nel silenzio anche assaggiando in tutto il loro potenziale le invidiate possibilità di trasferimento veloce offerte dalle autostrade tedesche senza limiti. C’è inoltre spazio, eccome, per guidare: il tasto “magico” del selettore di modalità di marcia modifica assetto, feeling di sterzata, risposta di motore e cambio conferendo l’incisività necessaria per trasformare l’imponente berlina sportiva in un “giocattolone” adatto ai rapidi cambi di direzione anche nel misto più stretto, con l’aiuto tangibile del rollio quasi nullo e delle quattro ruote sterzanti. A dispetto di un passo superiore ai tre metri.
Sotto il cofano, i 340 cavalli del sei cilindri in linea con iniezione diretta e turbo dell’unica versione a benzina al lancio (640i xDrive, 87’400 Chf; in alternativa il 3.0 diesel da 265 Cv) sono quel che serve per tradurre in prestazioni tutta la versatilità offerta dal telaio. La coppia notevole, oltre che erogata con curva piatta (450 Nm costanti da 1’380 a 5’200 giri/min.), permette di disporre di gran prontezza, elasticità e spinta da vendere ad ogni regime, il tutto con un’erogazione quanto mai rotonda e fluida – i sei cilindri in linea sono una garanzia – nonché appagante per la piacevolissima sonorità. Con la trazione integrale xDrive la motricità è altrettanto esemplare, mentre le prestazioni mostrano numeri autorevoli: scatto da fermo ai 100 km/h in 5,3 secondi, nonostante una massa a vuoto di 1’835 kg, velocità massima “standard” di 250 km orari autolimitati.
Si aggiunge al quadro il cambio automatico Steptronic a otto rapporti, impeccabile, mentre la sterzata offre un feeling di qualità, pur potendo migliorare ancora nella sensibilità sulle correzioni minime. Nell’eccellenza dell’allestimento non può mancare il corredo completo di ausili alla guida, estesi e raffinati; spiccano tra i tanti il regolatore di velocità attivo con funzione stop&go nel traffico e gli interventi attivi sulla sterzata, non solo per conservare la posizione in carreggiata ma anche in caso di cambio di corsia così come nelle manovre brusche di cambio di corsia/direzione.
L’abitacolo è in linea con le aspettative e rispecchia fedelmente lo stile BMW, senza grosse novità stilistiche; lo schermo centrale (fino a 10,3 pollici) è comandabile al tatto o tramite classico iDrive sul tunnel, a richiesta anche con comandi vocali e/o gestuali. La connettività guadagna ulteriori funzionalità con servizi sempre connessi alla rete. Lo spazio a bordo è ulteriormente ampliato sia per i passeggeri sia per i bagagli (+100 litri, volume utile 610/1’800 litri), la personalizzazione dell’ambiente di bordo è estesa e comprende equipaggiamenti in grado di raffinare ancor più il potenziale di comfort della Gran Turismo.
Scheda Tecnica
|Motore||6 cilindri benzina (turbo)|
e turbodiesel
|Potenza, coppia||da 265 a 340 cavalli|
|Trazione||integrale|
|Cambio||automatico a 8 rapporti|
|Consumo medio||da 5,5 l/100 km (omologato)|
|Prezzo||da 86’100 Chf|
|Ideale per||quella clientela che, pur alla ricerca di un’ammiraglia, non rinuncia a distinguersi|
|La compri se…||desideri le linee di una coupé, ma senza rinunciare alla praticità|
DivorzI: se ti sposi presto rischi di più. Infedeltà, formazione e genetica gli altri fattori
Sono cinque i fattori che secondo la scienza possono predire la probabilità che una coppia divorzi. A metterli...
Sono cinque i fattori che secondo la scienza possono predire la probabilità che una coppia divorzi. A metterli in fila sul blog Sex and Psichology è Justin Lehmiller, psicologo della Ball State University.
Il primo fattore predittivo, spiega l’esperto, è l’età in cui ci si sposa. "Se la convivenza non predice più il divorzio come succedeva un volta – si legge – l’età invece lo fa. Prima una coppia si sposa o va a convivere e maggiori sono le probabilità che divorzi". Un altro comportamento che mette a rischio i legami, poco sorprendentemente, è l’infedeltà. Uno studio durato 17 anni e pubblicato sul Journal of Social and Personal Relationship non è riuscito però a stabilire se sia l’aver tradito ad aumentare i divorzi o piuttosto l’inclinazione a divorziare a favorire i tradimenti. Una misura più precisa si ha invece per altre variabili demografiche come l’istruzione, con le donne laureate che hanno il 78% di probabilità che il matrimonio duri 20 anni contro il 41% delle diplomate; e la religione, che ha un effetto simile.
Per finire, un po’ a sorpresa, sembrerebbe esserci una predisposizione genetica al divorzio, dimostrata ad esempio da uno studio che ha mostrato che una persona adottata ’segue’ il comportamento dei genitori biologici e non di quelli adottivi (Ats).
Opel Karl Rocks
La city car del costruttore di Rüsselsheim strizza l’occhio ai Suv rifacendosi il trucco
in chiave avventurosa e con una maggiore altezza da terra. Ad un prezzo molto modesto continua tuttavia ad offrire tanta maturità e concretezza.
La corsa ai Suv sembra non conoscere arresto da parte della clientela, e ovviamente le case automobilistiche rispondono con prontezza – chi più chi meno – a questa esigenza. Sono infatti spuntate come funghi quelle automobili che pur restando all’interno di un segmento ‘classico’ strizzano l’occhio ai Suv riproponendosi con una maggiore altezza da terra e un aspetto più avventuroso. Da semplici vetture di taglia media passando per grandi familiari fino alla più compatta delle city car come la Opel Karl Rocks oggetto di questa prova.
Esternamente la ‘Rocks’ è subito riconoscibile per i paraurti anteriori e posteriori in plastica dall’aspetto robusto con elementi di protezione del sottoscocca integrati, barre sul tetto verniciate in color argento e protezioni plastiche lungo i passaruota che si estendono con un inserto metallico pure sul profilo inferiore delle portiere. Il risultato è un bel carattere, molto più sbarazzino e allo stesso tempo imponente rispetto alle Karl tradizionali, con le quali condivide un abitacolo pressoché invariato. Di inedito c’è infatti unicamente il rivestimento del sedile il cui motivo è ispirato ai favi delle api.
Anche in questo derivato in chiave avventurosa la Karl si dimostra nuovamente una vettura ben fatta, che nonostante un prezzo d’acquisto modesto dimostra la volontà di confezionare una vettura pregevole ma senza fronzoli, con materiali semplici ma mai poveri prestando peraltro grande attenzione laddove prevale il tatto, vedi volante ed interruttori. Un ambiente che con un modesto sovrapprezzo (550 Chf) può essere reso ancora più moderno con il sistema di infotainment IntelliLink, già conosciuto su altre Opel, capace di integrare gli smartphone nel suo schermo tattile da sette pollici. Nonostante le ridotte dimensioni esterne (è lunga meno di 3,7 metri) l’abitabilità è di tutto rispetto anche per quattro occupanti medio-alti, mentre il bagagliaio (206 litri) offre una capienza piuttosto ridotta come del resto tutte le vetture prettamente cittadine.
Al di la della maggiore altezza da terra (+18 mm) la Karl Rocks condivide la tecnica con la vettura da cui deriva, e soprattutto ne conserva il comportamento maturo. Il piccolo tre cilindri aspirato da 75 cv è ‘rotondo’ nell’uso quotidiano ma va strapazzato nei percorsi in salita, ricorrendo abbastanza soventemente al cambio che però è piacevole da azionare. Abbastanza silenziosa e composta in autostrada rispetto ad altre concorrenti, evidenzia una buona messa a punto, con un comportamento valido e maturo tra le curve caratterizzato da una buona tenuta laterale e uno sterzo pronto e preciso, coadiuvato da un avantreno a cui piace entrare in curva. Questo ovviamente senza inficiare in alcun modo il comfort cittadino, enfatizzato peraltro dalla modalità ‘City’ dello sterzo che lo rende leggerissimo in fase di manovra.
Scheda Tecnica
|Modello||Opel Karl|
|Versione||Rocks|
|Motore||3 cilindri in linea,|
benzina (aspirato), 1 litro
|Potenza, coppia||75 cv, 95 Nm|
|Trazione||anteriore|
|Cambio||manuale a 5 rapporti|
|Massa a vuoto||938 kg|
|0-100 km/h||13,9 secondi|
|Velocità massima||170 km/h|
|Consumo medio||4,7 l/100 km (omologato)|
|Prezzo||15’450 Chf|
|La compri se…||la city car deve avere un aspetto avventuroso|