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La ministra degli esteri svizzera è rientrata in patria martedì dopo una visita ufficiale di tre giorni in Cina. Durante i colloqui è stata abbordata anche la questione dei diritti umani.
Nell'ultimo giorno del viaggio, Micheline Calmy-Rey ha incontrato il suo omologo cinese Yang Jiechi. "Il mio collega ed io riteniamo che questo incontro sia stato un successo. Ciò è promettente per lo sviluppo delle relazioni bilaterali", ha indicato la consigliera federale.
Prima di salire a bordo dell'aereo che la ricondurrà in Svizzera, rispondendo a una domanda dei giornalisti la ministra degli esteri ha anche dichiarato di aver fatto presente alle autorità cinesi la questione dei diritti umani, senza però fornire ulteriori dettagli.
La Cina è presa di mira dalle organizzazioni della difesa dei diritti umani in particolare a causa delle severe restrizioni della libertà di espressione. Secondo il rapporto 2010 dell'organizzazione con sede a Londra "la tortura resta molto diffusa nei luoghi di detenzione" cinese.
Domenica Micheline Calmy-Rey aveva visitato il padiglione svizzero all'esposizione universale di Shanghai, mentre lunedì si è recata a Pechino per gli incontri con le autorità.
Ad accompagnare la consigliera federale vi erano anche diversi esperti dell'amministrazione federale. Alcuni di loro resteranno qualche giorno in più in Cina per "continuare ed approfondire il dialogo per le questione umanitarie, di protezione dell'ambiente, cambiamento climatico e disarmo", ha precisato Micheline Calmy-Rey.
La visita faceva seguito alla firma nel 2007 di un "memorandum d'intesa" tra i due paesi. Il documento prevede l'approfondimento delle relazioni bilaterali attraverso incontri regolari a livello di esperti, segretari di stato e dei ministri.
swissinfo.ch e agenzie