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E' terminata con un'intesa di fondo la conferenza mondiale sui bambini alla quale hanno preso parte per la prima volta anche dei giovani.
Il Vertice dell'UNICEF, svoltosi a New York questa settimana, ha trovato un accordo, nella notte tra venerdì e sabato, sugli obiettivi da conseguire per migliorare la vita dei bambini nel prossimo decennio, superando le riserve degli Stati Uniti e dei Paesi islamici su temi come la pianificazione familiare e l'educazione sessuale.
Esponenti di circa 180 Paesi hanno approvato il documento finale, dopo una conferenza che per la prima volta nella storia delle Nazioni Unite ha visto fra i partecipanti bambini, ragazzi e giovani.
Il documento finale definisce 21 nuovi obiettivi in settori come la salute, l'istruzione, la lotta contro l'AIDS e la protezione dagli abusi, lo sfruttamento e la violenza.
Le reticenze di americani e mussulmani
Chiudendo i lavori, Carol Bellamy, direttrice esecutiva dell'UNICEF, l'agenzia dell'ONU per l'infanzia, che organizzava la conferenza, ha detto: "Nessuno vuole deludere i nostri bambini. Quando si tratta della loro salute e del loro benessere, c'è davvero pochissima differenza fra i vari Paesi."
Nonostante la soddisfazione espressa al termine del vertice da Carol Bellamy, non è stato facile giungere ad un accordo fra tutti i partecipanti. Gli Stati Uniti e i Paesi arabi si erano mostrati fino all'ultimo reticenti di fronte alle proposte della maggior parte degli Stati presenti di promuovere l'educazione sessuale fra gli adolescenti, toccando anche temi come quello della contraccezione e dell'aborto. Alla fine gli americani hanno ceduto ma sono riusciti ad imporre il loro diritto di condannare a morte anche giovani sotto i 17 anni.
Emergenza AIDS
Fra gli obiettivi principali della conferenza figura la lotta all'AIDS. A questo proposito ogni giorno ottomila adolescenti vengono contagiati dal virus e di questi, duemila hanno meno di 15 anni. Ogni giorno 600 bambini restano orfani a causa della sindrome di immunodeficienza acquisita.
Questi drammatici dati sono stati resi noti in margine all'Assemblea Generale sull'infanzia da Carol Bellamy e dal direttore di UNAIDS, l'agenzia delle Nazioni Unite per la lotta all'AIDS, Peter Piot.
Oltre 12 milioni di giovani tra i 15 e i 24 anni sono sieropositivi, ha detto Piot; 13 milioni sotto i 15 anni hanno perso un genitore a causa dell'epidemia. L'ONU si prefigge di ridurre del 25%, entro il 2010, il numero dei giovani che convivono con il virus.
Tuttavia, molti sforzi vanno ancora fatti perchè questo obiettivo diventi concretamente raggiungibile.Con Bellamy e Piot hanno illustrato il loro lavoro di attiviste nella lotta contro l'AIDS tre ragazze: Inviolata Mmbwavi del Kenya, Miodraga Stefanovska della Macedonia e Anick Supplice di Haiti.
"Il lavoro da coetaneo a coetaneo con gli adolescenti è fondamentale per fermare l'epidemia" ha detto Bellamy ricordando che la lotta all'AIDS è tra le cinque priorità assolute dell'UNICEF e lo resta a dispetto della resistenza mostrata dagli Stati Uniti ad appoggiare finanziariamente iniziative che abbiano a che fare con l'educazione sessuale dei teen-ager.
La posizione svizzera
Il capo della delegazione elvetica, presente alla conferenza, Jean-François Giovannini, ha sottolineato l'importanza del documento comune "perché", ha detto, "dobbiamo lavorare insieme". Per Giovannini è importante discutere non solo degli obiettivi ma anche del modo per raggiungerli. Il responsabile della delegazione svizzera ha espresso rammarico per le posizioni conservatrici degli Stati Uniti nei campi dell' educazione sessuale e dell'aborto.
Giovannini,che è stato nominato segretario di Stato per il vertice, ha pure ricordato le priorità della Svizzera: lotta contro la violenza sui bambini, contro lo sfruttamento sessuale e la schiavitù, sradicamento della povertà e uguaglianza fra maschi e femmine.
Le delusioni a questo vertice per i partecipanti elvetici non sono comunque venute solo dagli Stati Uniti. La direttrice della Fondazione Villaggio per bambini Pestalozzi Leni Robert si è detta rammaricata che nessun consigliere federale abbia preso parte al vertice. "Sarebbe stata un'occasione per la Svizzera di dimostrare che prende sul serio i bambini", ha dichiarato l'ex consigliera nazionale bernese.
La segretaria generale del Dipartimento federale dell'interno, Claudia Kaufmann è rimasta stupita da come certi "politici fossero innaturali nei confronti dei bambini." In certi momenti si aveva l'impressione che taluni parlassero per la prima volta a bambini, ha osservato. Limitarsi ad ascoltare l'opinione dei bambini in ogni caso per la Svizzera non basta, ha sottolineato la Kaufmann.
Claudia Kaufmann ha d'altra parte ricordato che la Confederazione è attiva in programmi a favore dell'infanzia tramite collaborazioni con organizzazioni non governative e con il settore privato. Anche Elsbeth Müller, dell'UNICEF Svizzera, ha rilevato, con Jean-François Giovannini l'importanza della cooperazione fra Stati, organizzazioni non governative e settore privato. "Solo in queste condizioni", hanno sottolineato, "ci può essere sviluppo sociale."
swissinfo e agenzie