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di Piergiorgio Giambonini
A chi, come il sottoscritto, ha vissuto con totale passione la Formula 1 negli anni di Clay Regazzoni (non quella di oggi, bella da vedere, noiosa da guardare), segnalo una vetrina in Viale Cattaneo a Lugano, un po' dopo il Palacongressi passeggiando verso il Cassarate. È la vetrina di uno studio fotografico, e lì in questo periodo fa bellissima mostra la fiancata sinistra della mitica Ferrari 312T numero 11 che il mio idolo dei tempi che furono portò in pista nel 1975, vincendo a Monza, e all'inizio del 1976, imponendosi - ma con il numero 2 - in quella Long Beach dove quattro anni più tardi il destino gliela fece davvero grossa.
In questi giorni le emozioni e i ricordi tornano sì a Monza, ma a quel 1970 in cui Clay conquistò velocissimamente la grande ribalta dell'automobilismo mondiale, lanciato da protagonista e vincitore dell'Europeo di F2 a debuttare col botto in F1. Voluto da Enzo Ferrari a far staffetta con Giunti sulla seconda vettura, due volte quarto nei suoi primi due Gran Premi, poi battuto solo in volata dal compagno di scuderia Ickx in Austria. Poi arriva Monza e il nostro - un giorno dopo il suo 31o compleanno, un 5 settembre 1970 funestato dal fatale incidente di Jochen Rindt alla Parabolica - alla lunga si stacca dal "trenino" tipico dell'allora velocissimo circuito brianzolo, e completato quel giorno da Stewart, Beltoise, Hulme e Stommelen.
È il 6 settembre 1970. Proprio oggi saranno cinquant'anni fa. Come fosse ieri, e perdonatemi banalità. Quel giorno Clay entra nel cuore di noi appassionati di quella Formula 1 e di quel genere di piloti e di personaggi. E nel nostro cuore è rimasto e rimarrà per sempre.