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NEW YORK - Nelle acque del Golfo del Messico si lotta contro il tempo. Ancora tre giorni, infatti, e la marea nera fuoriuscita da un pozzo collegato alla piattaforma Deepwater Horizon affondata arriverà a lambire il delicato ecosistema della Louisiana, già danneggiato dall'uragano Katrina.
Per contenere la pellicola nerastra che si stende ormai su una superficie di oltre 1.500 chilometri quadrati, la Guardia Costiera americana ha dato luce verde all'impiego di quattro robot sottomarini che dovrebbero azionare una valvola sigillando la perdita.
Intanto, in superficie sono entrate in azione 32 navi e cinque aerei della British Petroleum (BP), il colosso petrolifero britannico che affittava dalla società svizzera Transocean la piattaforma affondata giovedì scorso. "Il petrolio è nostro e siamo responsabili per la pulizia", ha detto un portavoce di BP.
Doug Helton, un biologo marino della National Oceanic and Atmospheric Administration ha affermato che finora non ci sono stati danni all'ambiente, ma le cose potrebbero cambiare se la perdita non dovesse essere fermata.
SDA-ATS