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Il comitato nazionale SSM, riunitosi il 16 settembre, si è occupato del progetto della SSR di introdurre una curva salariale unica a livello nazionale. Il progetto prevede di ridurre massicciamente il potenziale di adeguamento salariale dei salari bassi e medi. Parallelamente i salari più alti, prima di tutto quelli dei quadri, aumenteranno.
Antisociale, inutile ed economicamente ingiusta
Il massiccio trasferimento di grandi somme di denaro dai salari bassi a quelli alti non è solamente ingiusto, ma anche inutile. Certo, i paragoni mostrano che alla SSR alcune funzioni sono rimunerate al di sopra del loro valore di mercato. Ma queste analisi mostrano anche che l’insieme del pacchetto salariale dei quadri si situa al livello di mercato. Non c’è nessuna ragione per favorire i quadri con un potenziale di sviluppo più elevato. La SSR può operare delle correzioni nel quadro dell’attuale CCL (valutazione delle funzioni, margine di progressione salariale del 25%, assenza di automatismo per raggiungere il salario di riferimento). Il datore di lavoro non ha alcun bisogno d’introdurre una curva salariale unica che favorisca i salari alti.
L’SSM esige l’arresto delle operazioni
La direzione generale della SSR è determinata, costi quel che costi, ad imporre la sua nuova politica salariale, e questo prima dell’entrata in servizio del nuovo direttore generale. In più rifiuta ogni negoziato con l’SSM. Benché tutto questo abbia per conseguenza il cambiamento di funzione e del potenziale di sviluppo salariale, la SSR non intende proporre una modifica contrattuale e si limiterebbe ad annunciare questi grandi cambiamenti con una semplice lettera ai collaboratori.L’SSM ha richiesto per iscritto alla direzione generale che il progetto venga abbandonato. Se la SSR persistesse a volere introdurre unilateralmente una curva salariale nazionale, l’SSM si rivolgerà al tribunale arbitrale. Nel medesimo tempo, il sindacato informerà in dettaglio sulle conseguenze che questo cambiamento comporterà per i salari bassi e alti.