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Questo esempio pratico descrive la vicenda di una ragazza che, a causa del suo passato, non vuole allenarsi insieme a dei ragazzi o degli uomini. L’allenatore desidera comunque riuscire a far partecipare la ragazza all’allenamento.
In un gruppo misto di judoka, di cui fanno parte dei giovani di 14 anni e degli adulti, esercitiamo una tecnica di difesa: la proiezione di anca. Una ragazza, che si allena con noi da poco tempo, si tiene a distanza durante alcuni esercizi. Le chiedo con chi desideri allenarsi e lei sceglie due atlete di sesso femminile.
Sebbene sia in grado di attaccare, non riesce ad appropriarsi della tecnica di difesa, che consiste in un semplice bloccaggio con l’anca. Al cambio seguente, la giovane si ritrae nuovamente e non vuole esercitarsi con il ragazzo rimasto senza compagno.
Quando le propongo di allenarsi con quest’ultimo scoppia in singhiozzi. Sino al termine della lezione, faccio in modo che si alleni sempre con un partner di sua scelta. Ma anche così non riesce ad effettuare correttamente la tecnica in questione. Dopo l’allenamento, le chiedo se c’è qualcosa che non va e lei mi confida che non le piace allenarsi con gli uomini.
Domande
- La ragazza si rifiuta di allenarsi con delle persone di sesso maschile. Quali conclusioni si possono trarre?
- Perché bisogna accettare le sue risposte che, con ogni probabilità, non corrispondono alla verità? Qual è la vera ragione del suo rifiuto?
- Quanto tempo ci vorrà prima che riuscirà ad allenarsi nuovamente con persone di sesso maschile ?
Interventi
- L’allenatore deve accettare il fatto che la giovane si rifiuti di allenarsi con degli uomini. Sino al momento in cui non scoprirà i veri motivi che la spingono ad agire in tal modo, deve consentirle di scegliere dei partner femminili, oppure concederle una pausa nel caso in cui non ci fossero judoka donne disponibili.
- Dato che la ragazza non spiega le ragioni del suo rifiuto, l’allenatore si rivolge alla madre. Quest’ultima gli riferisce che la figlia ha subito abusi sessuali da parte del padre.
- La madre sottolinea che alla ragazza piace molto lo judo e chiede all’allenatore di non obbligarla ad esercitarsi con degli uomini.
Conseguenza
L’allenatore spiega che sono stati necessari circa dodici mesi prima che la ragazza riuscisse a superare il blocco e ad allenarsi anche con persone di sesso maschile. «All’inizio si limitava ad eseguire degli esercizi in piedi e, piano piano, è passata ad esercizi al suolo. Durante l’esame per ottenere la cintura blu ha fornito una brillante prestazione dimostrando di conoscere perfettamente la tecnica di difesa.»