Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01221.jsonl.gz/638

La mortalità fra i pesci nei fiumi svizzeri sta assumendo una portata storica a causa della siccità e della canicola, in particolare sull'Altipiano i cantoni annunciano regolarmente la secca di corsi d'acqua sul loro territorio. Aumentano di pari passo i timori di una moria paragonabile a quella del 2003 che toccò tutto il Paese, mentre quella del 2018 fu maggiormente localizzata.
"Al momento la situazione è pessima, i pesci che hanno bisogno di freddo, come le trote e i temoli, stanno soffrendo molto", afferma David Bittner, direttore della Federazione Svizzera di Pesca, mentre il presidente centrale Roberto Zanetti non esita a parlare di "catastrofe". In un solo colpo si stanno perdendo i benefici del lavoro svolto nell'arco di anni dalle società di pesca locali.
Per le due specie citate, una temperatura dell'acqua di 20 gradi è già sinonimo di stress, a 23 (una soglia già raggiunta) la situazione è critica e a 25 la sopravvivenza è minacciata. La FSP ritiene dunque che sia urgente agire: chiede alla politica di limitare i prelievi di acqua e di proteggere gli habitat che servono da rifugio ai pesci che prediligono acque fredde. Si punta il dito in particolare contro la produzione idroelettrica, che deve garantire deflussi minimi.
Le pressioni di determinati ambienti per un maggiore sfruttamento volto a contrastare la crisi energetica vengono stigmatizzate: i guadagni economici a breve termine non compenserebbero il danno ambientale irreversibile.
Anche la popolazione, tuttavia, può fare la sua parte per i pesci seguendo una serie di raccomandazioni.