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Edizione 09.06.2021 – Il parere dell'economista capo di Raiffeisen
I nomi Akio Toyoda o Herbert Diess vi dicono qualcosa? Oppure conoscete Oliver Zipse o Luca de Meo? Non preoccupatevi: anche se non avete mai sentito nemmeno uno di questi nomi, non siete certo i soli. Invece di sicuro sapete chi è Elon Musk. Ebbene, tutti questi signori hanno una cosa in comune: sono i capi di rinomate case automobilistiche. Il primo è il CEO di Toyota, l'attuale maggiore produttore di autovetture a livello globale, ed Herbert Diess è l'amministratore delegato di Volkswagen, la seconda casa automobilistica mondiale.
Nel 2020 Toyota ha fabbricato 9,53 milioni di veicoli; VW, sul gradino più alto del podio l'anno precedente, si è invece fermata a 9,16 milioni di auto, con un calo di 1,6 unità rispetto al 2019, quando nessuno avrebbe mai immaginato l'avvento di una pandemia da coronavirus. Infine, Oliver Zipse è il numero uno di BMW, con una produzione annua di 2,33 milioni di veicoli nel 2020, mentre Luca de Meo è a capo di Renault e lo scorso anno ha visto 2,95 milioni di veicoli uscire dalle proprie fabbriche. In una posizione di primo piano troviamo anche una donna: Mary Barra è infatti alla guida di General Motors, terzo gruppo automobilistico al mondo con 6,8 milioni di unità prodotte. Ma il ruolo di vero protagonista nel settore – almeno per quanto risulta dalla percezione generale degli ultimi anni – è ricoperto da qualcun altro: Elon Reeve Musk, come il suo nome completo risulta dall'anagrafe.
Rispetto ai giganti del settore, nel 2019 Tesla ha fabbricato un numero relativamente modesto di veicoli, pari a 500 000 unità. A titolo di raffronto, la produzione di Toyota è stata maggiore di quasi 20 volte e quella di BMW di quasi cinque volte. Eppure, in termini di capitalizzazione di mercato, Tesla vale in borsa quasi il doppio di Toyota e quasi sette volte di più di BMW. In borsa Tesla ha un peso specifico addirittura maggiore rispetto a tutte le case automobilistiche tedesche messe assieme, per quanto invece sia soltanto il 17° produttore di veicoli al mondo. Com'è possibile tutto questo? La spiegazione è assolutamente banale: Elon Musk è campione del mondo nella messa in scena di spettacoli faraonici, generando così un vero e proprio hype tra gli investitori dalla mente più semplice e, in quanto tali, più avidi che mai. Una frenesia tale da esulare da qualsiasi spiegazione razionale, anche se nel frattempo l'azione Tesla ha subito un brusco ridimensionamento: soltanto pochi mesi fa valeva infatti quasi il 50 % in più (con un picco massimo di 900,40 USD toccato il 21.1.2021). Ma anche l'attuale livello di quotazione attorno ai 600 USD è ancora una follia assoluta rispetto ai diretti concorrenti, soprattutto in considerazione delle cifre effettive estremamente modeste scritte a bilancio da Tesla. Eppure fino a poco tempo fa Elon Musk è sempre riuscito a plasmare la realtà a proprio piacimento e far sì che il grande pubblico si cullasse nelle fantasie più ardite: Tesla si così è affermata come un oggetto speculativo di proporzioni gigantesche, in grado di far apparire tutti gli altri gruppi automobilistici ancora più antiquati di quanto non siano già. L'hype attorno a Tesla si è gonfiato in misura tale che da inizio 2020 il prezzo di borsa delle sue azioni è addirittura cresciuto più del Bitcoin. Criptovalute e Tesla: tra queste due realtà vi sono senz'altro vari punti in comune.
A Wall Street, lo storytelling ha un'importanza quasi tanto essenziale quanto il conseguimento di risultati concreti. E fin qui niente di nuovo, anche se un fenomeno della portata di Tesla è estremamente insolito, tanto più che a parlare per conto di Tesla c'è in realtà una sola voce: quella del capo in persona. E ogni volta che Musk cinguetta su Twitter scatena veri e propri fuochi d'artificio per le quotazioni borsistiche, per quanto i suoi tweet siano sempre piuttosto criptici. Nel 2018 l'autorità di vigilanza borsistica statunitense SEC gli aveva ingiunto legalmente di sottoporre i suoi tweet a una verifica da parte dei suoi avvocati prima della pubblicazione, dopo che Musk aveva suscitato un vespaio con l'annuncio di voler ritirare Tesla dalla borsa e inoltre aveva cinguettato di disporre di un'adeguata copertura finanziaria per tale operazione (funding secured). La misura era colma, tanto da indurre la SEC a intervenire. Musk ha dovuto pagare una multa di 20 milioni di dollari e rinunciare alla presidenza del Consiglio di amministrazione di Tesla, nonché piegarsi al suddetto precetto giudiziario di sottoporre i suoi tweet al vaglio dei suoi avvocati prima della pubblicazione. Ma evidentemente l'eclettico magnate se ne infischia, come recentemente ha avuto modo di constatare lo Wall Street Journal. La testata newyorkese cita infatti una lettera della SEC a Musk in cui è indicato chiaramente che questi non si attiene all'ingiunzione legale ricevuta.
Musk cinguetta infatti una quantità incredibile di corbellerie su Twitter, ed ha la bellezza di 56,8 milioni di follower, di cui la maggior parte sono evidentemente lemming decerebrati, ipnotizzati dal pifferaio magico. A toccare con mano il reale grado di cripticità dei suoi tweet è stata ora la volta anche del settore delle criptovalute. Oltre all'avidità più spudorata, le voci incontrollate sono notoriamente il motore principale del boom delle criptovalute. Il 20 dicembre 2020 Musk aveva cinguettato «Bitcoin is my safe word», e molti speculatori avevano interpretato queste parole come un chiaro segnale di acquisto. In effetti, a gennaio 2021 Musk aveva investito 1,5 miliardi di liquidità di Tesla proprio in Bitcoin. Quando a fine gennaio 2021 Musk aveva aggiunto l'hashtag #Bitcoin nella sua biografia su Twitter, il prezzo della criptovaluta era schizzato in alto di un ulteriore 20 %. Poi era stata la volta della dichiarazione che i Bitcoin sarebbero stati accettati come mezzo di pagamento per l'acquisto di auto Tesla. La conseguenza: il 14 aprile il Bitcoin arrivava a toccare il record storico assoluto di 64 462 USD. Il 7 maggio Musk cinguettava ancora «Cryptocurrency is promising, but please invest with caution», ma ormai il Bitcoin era già in caduta libera, inarrestabile anche a fronte delle rassicurazioni che Tesla non aveva venduto Bitcoin sul mercato. In precedenza Musk aveva già annunciato l'intenzione di Tesla di non accettare più Bitcoin per la vendita di veicoli. Il potere dei cinguettii ha quasi dell'incredibile. Non tuttavia per i creduloni, i quali nutrono ancora il convincimento che il Bitcoin e le altre criptovalute rappresentino il futuro e siano una riserva di valore prontamente liquidabile. Ancora una volta, una cosa è certa: con le criptovalute è possibile guadagnare moltissimi soldi, ma anche perderne altrettanti. Esattamente come al casinò, alla fine l'unico vincitore sicuro è sempre e solo il banco. Il fatto che Musk abbia parlato con i «minatori» di Bitcoin circa la possibilità di puntare maggiormente in futuro sulle energie rinnovabili è (per il momento) l'ultimo tentativo di ricerca di un alibi per far passare sottotraccia il cataclisma scatenato dallo stesso imprenditore sul mercato delle criptovalute. Come noto il Dogecoin, nato per scherzo, si è temporaneamente issato fino alla top five delle criptovalute su scala globale. Anche in questo caso l'eclettico Musk aveva le dita ben affondate nel vaso della marmellata, tanto da autonominarsi «Dogefather» e da definire il Dogecoin come «ancora di salvataggio per il sistema finanziario globale». Così il Dogecoin ha messo a segno un'esorbitante performance del 14 400 per cento. E indovinate alla fine chi è stato a guadagnarci? Musk è sicuramente un genio. Tesla, SpaceX, Hyperloop e Neuralink sono tutti prodotti o progetti elettrizzanti. Ma pazzia e genio vanno spesso a braccetto. Per la prima volta, però, ha preso un granchio andandosi a impelagare nel mondo delle criptovalute, tanto che nel frattempo ne vengono scambiate due che non gli rendono certo omaggio: una si chiama FuckElon, l'altra StopElon. Speriamo che, nella sua genialità, il Dogefather non arrivi anche a tagliarsi un orecchio!