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Ciclo di vita
n tutto il regno animale non esiste una migrazione tanto avventurosa e misteriosa come quella dell’anguilla. Nessuno è riuscito ad osservare l’accoppiamento o la schiusa della sua discendenza. Tuttavia: quasi cent’anni fa, un’intensa ricerca ha condotto al Mare dei Sargassi. In quest’ampia zona marina di più di 5 milioni di chilometri quadrati, situata tra la Florida, i Caraibi e le Bermuda, si crea un immenso vortice di corrente delle Antille che a sua volta genera la Corrente del Golfo lungo le coste dell’America del Nord.
n questa regione si trovano le più piccole larve d’anguilla (da 6 a 10 millimetri). Grazie alla loro forma a foglia di salice vengono trasportate passivamente dalla Corrente del Golfo verso l’Europa. Questo viaggio dura da due a tre anni. Non appena raggiungono una costa, le giovani anguille vi si stabiliscono oppure risalgono le acque interne continentali. A questo stadio assomigliano a una mini versione trasparente dei loro genitori (da 6 a 8 centimetri) – e vengono chiamate anguille cieche. All’epoca in cui la migrazione dei pesci non era ostacolata, raggiungevano la Svizzera tra il quarto e il sesto anno di viaggio. Dove trovano un territorio familiare, utilizzano ogni risorsa disponibile per costituirsi delle riserve in vista della lunga migrazione riproduttiva. A questo punto vengono chiamate «anguille gialle» (ragani).
Ci vogliono anche vent’anni prima che un’anguilla tenti la lunga via migratoria per la riproduzione. A questo stadio, il suo corpo si trasforma in anguilla argentata. I fianchi assumono una tinta chiara e brillante, il dorso si scurisce e gli occhi s’ingrandiscono notevolmente. Si tratta di adattamenti in vista della lunga migrazione di ritorno verso il luogo d’origine, che può essere lunga fino a 6000 chilometri lungo l’Atlantico.
Un ciclo di vita che, anche in condizioni favorevoli, comporta numerosi rischi e che è sensibile ai cambiamenti. L’anguilla risente quindi molto dell’influsso dell’uomo sul suo ambiente, e la triste conseguenza è la scomparsa delle popolazioni di questi pesci che un tempo si consideravano come inestinguibili.