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Si è ristretto il cuore dell'astronauta Scott Kelly, protagonista con il gemello Mark dell'esperimento nel quale ha trascorso un anno a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, ma nonostante ciò, secondo gli esperti che lo hanno esaminato, il cuore si è adattato relativamente bene. È il risultato più recente del cosiddetto esperimento dei ‘Gemelli spaziali’, pubblicato sulla rivista Circulation e condotto dall'Università del Texas Southwestern.
Nei 340 giorni trascorsi nello spazio, dal 27 marzo 2015 al 1 marzo 2016, il cuore di Scott Kelly ha perso in media 0,74 grammi a settimana nella massa del ventricolo sinistro. Questo è accaduto nonostante l'intenso esercizio fisico, che prevedeva ogni giorno ciclismo, tapis roulant o lavoro di resistenza. La riduzione delle dimensioni del cuore, osservata anche nei pazienti sottoposti a un rigoroso riposo a letto, secondo i ricercatori si deve all'effetto della ridotta forza di gravità.
Tuttavia, "nonostante l'atrofia, la funzionalità è rimasta buona" e questo "mostra che, anche dopo un anno nello spazio, il cuore si adatta relativamente bene", osserva l'autore senior Benjamin Levine, professore di Medicina interna e direttore dell'Institute for Exercise and Environmental Medicine (Ieem) presso il Texas Health Presbyterian Hospital di Dallas, che studia gli effetti dei viaggi nello spazio dalla fine degli anni '80.
I ricercatori hanno anche confrontato l'impatto sul cuore di Kelly con gli effetti visti in un nuotatore di resistenza che ha deciso di attraversare l'Oceano Pacifico nel 2018, Benoit Lecomte, che ha nuotato per più di 1750 miglia in 159 giorni. Il nuoto di resistenza imita alcuni degli effetti creati dall'assenza di gravità dello spazio, poiché la pressione dell'acqua contrasta gli effetti della gravità e il cuore non deve lavorare tanto per pompare il sangue. Durante la sua impresa, Lecomte, ha perso massa nel ventricolo sinistro, con una media leggermente inferiore di 0,72 grammi a settimana, nonostante abbia nuotato in media sei ore al giorno.