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Cresce sempre più il numero di imprenditori che si servono di un coach personale per dare una spinta alla propria carriera. Lo stress e l’overdose di informazioni alimentano questo mercato in piena crescita.
Cresce sempre più il numero di imprenditori che si servono di un coach personale per dare una spinta alla propria carriera. Lo stress e l’overdose di informazioni alimentano questo mercato in piena crescita.
Ci si dimentichi dell'associazione spontanea della parola "allenatore" con il mondo degli sportivi! Oggigiorno impiegati, quadri ed imprenditori - ma persino scapoli e proprietari di cani - posso ricorrere ad un professionista del coaching per farsi aiutare nel loro quotidiano. "In inglese, "coach" significa una "diligenza", un veicolo che permette di accompagnare qualcuno da un luogo ad un altro, nota Bettina Court, cofondatrice della società Developing Talent, nella rivista L'Hebdo. La missione del coach è esattamente questa: accompagnare il proprio cliente verso un obbiettivo, incoraggiandolo a trovare per conto proprio delle soluzioni per portare a buon fine questo percorso."
In voga da diversi anni nei paesi anglosassoni, il coaching si è oramai diffuso anche in Svizzera: per risolvere un problema personale (mancanza di fiducia in sé) o professionale (cattiva organizzazione del lavoro o nuova sfida), si accede molto rapidamente tramite internet a decine di siti di coach pronti ad intervenire. Abbondano ugualmente associazioni, istituti di formazione e laboratori di coaching. L'istituzione più conosciuta - e riconosciuta - a livello mondiale è l'International Coach Federation (ICF), che forma ed accredita coach dal 1994. I suoi membri sono passati da 6'000 a 19'000 tra il 2003 ed il 2012.
L'esplosione dell'offerta risponde ad una domanda in crescita. "Tutti i vari tipi di ricorso a relazioni d'aiuto sono in aumento nella nostra società, costata Nicolas Chauvet, coach e presidente di SR Coach, associazione che raggruppa circa 80 membri nella Svizzera romanda. Una delle ragioni principali nel settore professionale è chiaramente la pressione crescente alla quale gli impiegati devono far fronte. I licenziamenti ed il raddoppio delle esigenze creano una necessità di sostegno sia tra coloro che se ne vanno che tra coloro che restano."
Le imprese rappresentano d'altronde i principali clienti dei coach. Banche, società di audit, multinazionali e organizzazioni umanitarie prevedono regolarmente delle sedute di coaching per i propri collaboratori. Il Comitato internazionale della Croce Rossa, per esempio, ha assunto l'anno scorso 15 coach per lavorare allo sviluppo personale di 600 dei suoi quadri. Costo dell'operazione: CHF 700'000. Un lusso? "Un quadro che non funziona, che bisogna licenziare, poi sostituire, costa ad un'impresa da 1,5 a 3 volte il suo stipendio annuo, sostiene Nicolas Chauvet. Per una cifra variabile da CHF 10'000 a CHF 15'000, un coach può restituirgli la fiducia in sé e rivalorizzare le sue competenze."
"Offrire i servizi di un coach è un approccio più umano rispetto al licenziamento, aggiunge Jean-Stéphane Szijarto, cofondatore della società Developing Talent. Questa pratica invia un segnale positivo agli altri collaboratori: "Se avete delle difficoltà, vi sosterremo."" Secondo un'inchiesta dell'associazione SR Coach, la tariffa fatturata da un coach ad un'impresa si situa attorno ai CHF 250 all'ora - mentre par un privato il prezzo è di circa CHF 130.
Un coach può essere paragonato ad uno psicologo? "L'approccio è totalmente diverso, precisa Nicolas Chauvet. Contrariamente ad una psicoterapia, il coaching non si propone di risolvere dei problemi di fondo, ma di raggiungere obiettivi puntuali e precisi. Una relazione di coaching non dura mai più di un anno." Il coaching seduce per il suo modo garbato di vendersi: tutto è orientato "positivo": si è "clienti", - e non "pazienti" - , ci si prende in mano e si affrontano le difficoltà. Il vocabolario che si accompagna al termine abbonda di ottimismo: riuscita, miglioramento, risorse personali e, ancora, soluzioni. Uno studio dell'ICF mostra che la maggior parte (41%) dei coach hanno dai 36 ai 45 anni. Ed i risultati sembrano soddisfare: il 68% dei coach ritiene di non perdere il proprio investimento.
Fabian Echeverria, direttore creativo di un'agenzia di comunicazione losannese, non rimpiange la quindicina di sedute seguite l'anno scorso. "Iniziavo un impiego in una società dove dovevo occuparmi di un'équipe importante, racconta. Ho sentito la necessità di stilare un bilancio delle mie competenze, per poter conoscere meglio le mie capacità, e così, di poterle meglio sfruttare." Per lui, questo modo "di mettersi all'ascolto delle proprie emozioni, con lo scopo di trovare delle soluzioni pragmatiche", porterà sicuramente i suoi frutti in seno alla sua équipe.
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Il coaching, un’attività non protetta
Il coaching non è una professione protetta, il che permette a chiunque di mettere sulla porta del proprio studio il titolo di "coach". In Svizzera romanda, per esempio, l’IFC è per il momento la sola istituzione di accreditamento ad imporre ai propri membri una formazione (di base e continua), delle ore di pratica, così come la supervisione di un altro professionista. SR Coach sta, dal canto suo, per creare un sistema di accreditamento. "L’ideale è "fare i banchi al mercato" per trovare il coach giusto, consiglia Nicolas Chauvet, coach e presidente di SR Coach. Bisogna vederne diversi, parlare con ognuno. Penso che si capisca velocemente se si tratta di una persona con la quale ci si immagina a lavorare in modo costruttivo."
Ultima modifica 02.09.2015