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<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Nella risposta alla mozione Grossenbacher (99.3184) del 7 giugno 1999, il Consiglio </p><p>federale ha proposto di trasformare la mozione in postulato. La mozione non è stata </p><p>trattata in Parlamento e il 22 dicembre 1999 l'intervento è stato tolto di ruolo poiché </p><p>l'autrice ha lasciato il Consiglio nazionale.</p><p></p><p>Ciò nonostante, il Consiglio federale vorrebbe cogliere l'occasione per informare sullo </p><p>stato delle attività della Confederazione nell'ambito del gender training per i </p><p>partecipanti alle missioni di pace, da quando ha preso posizione sulla mozione </p><p>Grossenbacher.</p><p></p><p>La Svizzera è convinta che la formazione sulle questioni relative ai sessi destinata ad </p><p>esperti civili e militari che partecipano a operazioni umanitarie, di salvaguardia delle </p><p>condizioni di esistenza e di promozione della pace rivesta un ruolo importante. La </p><p>presa in considerazione delle specificità dei sessi può avere un effetto benefico su </p><p>queste missioni e, di conseguenza, migliorare la qualità dell'impegno svizzero. È </p><p>proprio nel contesto di nuovi conflitti - conflitti etnici intrastatali, destabilizzazione </p><p>politica, violazione dei diritti dell'uomo, rifiuto dello Stato di diritto - e della </p><p>ricostruzione dopo tali conflitti che le questioni relative ai sessi acquisiscono </p><p>importanza, motivo per cui si richiedono maggiori competenze in questo ambito. La </p><p>presa in considerazione dei ruoli e dei bisogni specifici degli uomini e delle donne </p><p>durante e dopo i conflitti può contribuire in misura considerevole all'adempimento di </p><p>una missione.</p><p></p><p>In seno all'Amministrazione federale sono in corso numerose attività e iniziative in </p><p>vista di introdurre moduli di formazione sulle questioni relative ai sessi nel quadro </p><p>delle formazioni per le missioni di pace. Si discute in particolare sulle possibilità di </p><p>cooperazione tra gli uffici interessati.</p><p></p><p>Già da qualche tempo, il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) dedica </p><p>un'attenzione particolare alla sensibilizzazione ai rapporti sociali tra uomo e donna. In </p><p>seno alla Direzione politica e alla Direzione dello sviluppo e della cooperazione </p><p>(DSC) diversi collaboratori si occupano in modo specifico di questa tematica. Presso </p><p>la Direzione politica trattano essenzialmente temi, quali i diritti delle donne, le donne </p><p>nei conflitti, la tratta delle donne, le donne quali rifugiati e la promozione delle </p><p>questioni relative ai sessi (gender issues) in seno all'ONU, all'OSCE e nel quadro del </p><p>Patto di stabilità.</p><p></p><p>Dal 1993, la DSC conduce una politica improntata alla parità dei sessi e dal 1991 </p><p>propone corsi che permettono di acquisire i concetti e gli strumenti di base necessari </p><p>a un'analisi e a una pianificazione secondo criteri legati al sesso. Tali corsi sono </p><p>aperti sia ai collaboratori della DSC che alle persone esterne interessate. Per </p><p>quest'anno è previsto un corso di monitoraggio sul tema gender durante il quale </p><p>saranno messi a punto altri strumenti che potranno essere applicati in tutti i settori. Il </p><p>servizio competente, che da ottobre 2000 è stato integrato nella Sezione </p><p>governanza, dà il suo sostegno a tutte le altre unità amministrative e collabora con </p><p>esse. In seno alla nuova Sezione governanza, i lavori relativi al tema "gender e </p><p>buona governanza" lasciano un posto particolare al tema "gender e diritti dell'uomo". </p><p>Per la nuova sezione prevenzione e risoluzione dei conflitti, le questioni relative ai </p><p>sessi sono di primaria importanza. Un accento particolare è posto sul sostegno delle </p><p>donne nei loro ruoli specifici prima, durante e dopo i conflitti. Le questioni relative ai </p><p>sessi sono altresì trattate negli uffici di coordinamento. È così possibile attirare </p><p>l'attenzione delle persone che partecipano a operazioni umanitarie, di salvaguardia </p><p>delle condizioni di esistenza o del mantenimento della pace all'estero sulle gender </p><p>issues nel contesto specifico del Paese interessato.</p><p></p><p>Le questioni relative ai sessi sono oggetto di attenzione particolare anche nel quadro </p><p>della preparazione alle missioni e del perfezionamento dei membri del Corpo </p><p>svizzero di aiuto in caso di catastrofe (ASC). Anziché limitarsi esclusivamente a un </p><p>modulo di formazione specifico, tali questioni sono integrate in modo trasversale a </p><p>diversi moduli di formazione dell'ASC, sia che si tratti dei corsi d'introduzione o dei </p><p>corsi specializzati. Infatti, l'ncaricata per la promozione delle pari opportunità della </p><p>DSC partecipa alla concezione di queste formazioni in veste di consulente.</p><p></p><p>Il 4 dicembre 2000 il Consiglio federale ha deciso di istituire un Pool svizzero di </p><p>esperti per la promozione civile della pace (PEP) di cui ha approvato il concetto. </p><p>Questo pool raggruppa in una medesima banca dati i pool esistenti costituiti da </p><p>personale civile incaricato di promuovere la pace. Il concetto stabilisce inoltre le </p><p>procedure di reclutamento, di formazione e di assistenza dei membri del pool. La </p><p>formazione riveste un ruolo particolare. Al riguardo, possono essere utili le </p><p>esperienze maturate nell'ambito del corso di formazione per osservatori dei diritti </p><p>dell'uomo. In effetti, questo corso impartito dal 1999 dalla Divisione politica IV della </p><p>Direzione politica comprendeva già elementi legati alla problematica uomo-donna.</p><p></p><p>La formazione di base del PEP, che avrà luogo per la prima volta nel novembre </p><p>2001, non deve avere quale principale obiettivo di trasmettere conoscenze teoriche. </p><p>Numerosi esercizi pratici, discussioni, giochi di ruolo e studi di casistiche dovranno </p><p>infatti permettere ai partecipanti di acquisire i principi di base, le tecniche e le </p><p>strategie che potranno applicare tenendo conto delle esigenze specifiche di una </p><p>missione e del contesto in cui operano. Le questioni relative ai sessi devono essere </p><p>possibilmente trattate ripetutamente e in modo trasversale in numerosi esercizi </p><p>pratici, come è già stato attuato con successo nel corso di formazione destinato agli </p><p>osservatori dei diritti dell'uomo. È inoltre previsto un modulo di formazione che si </p><p>riferisce esclusivamente alle questioni relative ai sessi concepito secondo gli </p><p>standard dell'OCSE, come lo è del resto anche l'insieme del corso.</p><p></p><p>Presso il Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e </p><p>dello sport (DDPS), il tema gender è già sin d'ora trattato in maniera specifica nei </p><p>moduli di formazione previsti per gli osservatori dell'ONU e i membri della Swisscoy </p><p>per quanto concerne il diritto internazionale dei conflitti armati e i diritti dell'uomo. </p><p>Inoltre prossimamente verranno formati esperti giuridici che potranno consigliare, in </p><p>questa veste, il comandante del contingente interessato sulla problematica uomo-</p><p>donna.</p><p></p><p>Dall'inizio del 2001, la Svizzera dispone altresì di un corso di formazione completo </p><p>intitolato "Gender and Peace Keeping Operations" che è stato elaborato su mandato </p><p>del Canada e della Gran Bretagna. Il DFAE e il DDPS stanno determinando se, e </p><p>secondo quali modalità, questo corso potrebbe essere impartito nell'ambito della </p><p>formazione di esperti civili e militari della pace.</p><p></p><p>La Svizzera si impegna inoltre affinché la formazione nelle questioni relative ai sessi </p><p>riceva tutta l'attenzione voluta nelle organizzazioni internazionali - in particolare </p><p>l'OSCE e l'ONU - per le quali esperti svizzeri effettuano missioni. Fino alla fine del </p><p>1999, la Svizzera aveva messo a disposizione del Segretariato dell'OSCE una </p><p>consulente per i diritti delle donne, posto da allora finanziato mediante il bilancio </p><p>ordinario dell'organizzazione. Detta consulente ha messo a punto una formazione </p><p>sulle questioni relative alle donne seguita da tutti coloro che partecipano per la prima </p><p>volta a una missione.</p><p></p><p>Nelle direttive inerenti alla formazione dei partecipanti alle missioni, che sono state </p><p>pubblicate l'anno scorso dal Segretariato dell'OSCE per il progetto REACT (Rapid </p><p>Expert Assistance and Cooperation Teams), sono presi in considerazione anche gli </p><p>aspetti legati al sesso. La consulente per i diritti delle donne dell'OCSE ha messo a </p><p>punto, sulla base degli standard di formazione per REACT, un modulo di formazione </p><p>sulle gender issues nelle situazioni di conflitto.</p><p></p><p>Il DDPS prevede di sostenere un progetto dell'UNITAR che si prefigge di allestire una </p><p>formazione appositamente destinata alle donne. Questo progetto si inserisce </p><p>nell'ambito della promozione delle donne nelle operazioni di mantenimento e di </p><p>sostegno della pace. Nel corso dei prossimi anni, l'ONU aumenterà al 30 per cento la </p><p>quota delle donne che operano al servizio della pace, al fine di migliorare le </p><p>possibilità di successo delle missioni di pace. In un primo tempo, occorrerà rilevare i </p><p>bisogni, le aspettative e le esperienze delle donne che hanno già partecipato o che si </p><p>prevede di destinare a una missione di pace. La seconda fase del progetto </p><p>consisterà nell'assicurare una formazione commisurata alle donne che la seguono.</p><p></p><p>Dato che le missioni di pace civili e militari acquisiranno maggiore importanza anche </p><p>in futuro, aumenterà anche il fabbisogno di personale qualificato e con una buona </p><p>formazione. In questo contesto, la Svizzera continuerà a rivolgere una grande </p><p>attenzione alla sensibilizzazione sui rapporti tra i sessi.</p>  Risposta del Consiglio federale.