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<h2>SubmittedText<h2><p>Alcuni giorni fa la Commissione dell'UE ha fatto sapere che anche gli Stati associati alla normativa di Dublino - Svizzera, Islanda, Norvegia e Liechtenstein - devono accettare senza eccezioni il diritto Dublino e i relativi sviluppi. Nella fattispecie si tratta dell'appena proposta chiave di ripartizione permanente dei richiedenti l'asilo nell'UE. Se un Paese associato dovesse rifiutare le nuove disposizioni, l'accordo sarebbe denunciato.</p><p>1. Dal 9 febbraio 2014 la Svizzera ha dovuto ingoiare vari rospi imposti da Bruxelles, in particolare:</p><p>- la sospensione della partecipazione svizzera ai programmi di ricerca Horizon 2020 e di scambio Erasmus plus;</p><p>- il rifiuto di trattative per adeguare le regole della libera circolazione delle persone;</p><p>- l'esigenza di un accordo quadro istituzionale che includa la giurisdizione della Corte di giustizia dell'UE;</p><p>- la richiesta di ulteriori contributi di coesione, per esempio per la Croazia;</p><p>- il congelamento, comunicato per telefono, dell'accordo provvisorio sull'elettricità;</p><p>- l'interruzione delle trattative sulla sicurezza nell'ambito delle sostanze chimiche (REACH).</p><p>Come intende reagire il Consiglio federale di fronte all'ennesimo diktat di Bruxelles?</p><p>2. L'accordo di Dublino prevede un dispositivo di emendamento o sviluppo del documento? L'accordo è legato ad altre convenzioni che in caso di sua denuncia dovrebbero pure essere denunciate?</p><p>3. Come giudica un'eventuale partecipazione della Svizzera alla prevista chiave di ripartizione permanente? La Svizzera pone determinate condizioni, riguardanti per esempio la formula di calcolo?</p><p>4. Quale quota di tutti i richiedenti l'asilo residenti in Svizzera rappresenterebbero approssimativamente i rifugiati attribuiti al nostro Paese tramite la chiave di ripartizione proposta dall'UE? Il nuovo sistema non avrà come conseguenza che tutti i rifugiati giunti in Europa saranno ripartiti nei differenti Paesi partecipanti e quindi anche in Svizzera?</p><p>5. Occorre attendersi che per mancanza di tempo si ricorrerà a un'ordinanza del Consiglio federale per recepire lo sviluppo dell'accordo di Dublino (come nel caso del regolamento Dublino III) e ripartire i rifugiati accolti tramite l'UE (con una sorta di "regolamento Dublino IV")? Come sarà garantito che il Parlamento, il popolo e i cantoni potranno esprimersi? Un tale cambiamento di paradigma non riveste un rango costituzionale, per cui non dovrebbe sottostare al referendum obbligatorio come un trattato internazionale?</p><p>6. In virtù dell'articolo 121a capoverso 1 della Costituzione, "la Svizzera gestisce autonomamente l'immigrazione degli stranieri", mentre il capoverso 2 dispone che "il numero di permessi di dimora per stranieri in Svizzera è limitato da tetti massimi annuali e contingenti annuali". Precisa che "i tetti massimi valgono per tutti i permessi rilasciati in virtù del diritto degli stranieri, settore dell'asilo incluso". Il capoverso 4, infine, indica che "non possono essere conclusi trattati internazionali che contraddicono al presente articolo". Un contingente di rifugiati attribuito dall'UE al nostro Paese o uno sviluppo dell'accordo di Dublino non sarebbero quindi in contraddizione con l'articolo 121a della Costituzione?</p><p>7. Nel caso in cui il Consiglio federale non vedesse alcuna contraddizione tra queste misure e l'articolo costituzionale citato, come intende garantire che i contingenti di rifugiati definiti dall'UE rispettino i "tetti massimi" richiesti, "settore dell'asilo incluso"?</p><p>8. I quattro Stati associati all'accordo di Dublino Svizzera, Islanda, Norvegia e Liechtenstein costituiscono l'AELS. Visti gli interessi comuni, il Consiglio federale intende contattare questa organizzazione o i Paesi stessi?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>A settembre i ministri europei della giustizia e dell'interno hanno deciso due programmi che prevedono la ricollocazione all'interno dell'Europa di 160 000 persone bisognose di protezione al fine di sgravare alcuni Paesi dalle procedure d'asilo e ripartire in maniera solidale queste persone. La Commissione europea ha adottato una proposta legislativa per una chiave di ripartizione permanente dei richiedenti l'asilo per situazioni di crisi. Tuttavia, i competenti organi dell'UE non hanno finora né discusso né deciso la proposta. Il Consiglio federale non può dunque esprimersi in merito alla sua eventuale impostazione.</p><p>1./3. Il Consiglio federale non vede alcun diktat nelle decisioni europee di ricollocazione di persone bisognose di protezione. Da anni la Svizzera si adopera per una ripartizione solidale di queste persone all'interno dell'Europa. L'esecutivo ritiene che i due programmi di ricollocazione decisi costituiscano un passo importante in questa direzione. Ha pertanto deciso che la Svizzera vi parteciperà volontariamente, a condizione che le persone in cerca di protezione siano registrate correttamente in Italia e in Grecia. I programmi contribuiscono a rafforzare il sistema Dublino ripartendo in maniera più equa le persone bisognose di protezione e sgravando l'Italia e la Grecia, attualmente messe a dura prova dalla situazione dei rifugiati. Questi due Paesi sono inoltre sostenuti da agenzie UE (p. es. Frontex e UESA) nella registrazione dei migranti alle frontiere esterne di Schengen, il che è anche nell'interesse della Svizzera.</p><p>2. In quanto Stato associato alla cooperazione Dublino, la Svizzera si è impegnata a recepire in linea di massima i futuri sviluppi nel campo di applicazione di tale cooperazione (art. 1 par. 3 e 4 AAD). Può comunque rifiutare un tale recepimento, correndo tuttavia il rischio che l'accordo di Dublino e quindi anche quello di Schengen abbiano fine.</p><p>4. Per questi due programmi di ricollocazione la Commissione aveva proposto una chiave di ripartizione, alla fine non adottata dal Consiglio. La nuova proposta di introdurre un meccanismo di ripartizione permanente per situazioni di crisi si fonda sulla medesima chiave, che tiene conto dei criteri seguenti: popolazione (40 per cento), PIL (40 per cento), numero medio di domande d'asilo (10 per cento) e tasso di disoccupazione (10 per cento). La Svizzera ritiene che questa chiave di ripartizione consideri sostanzialmente gli elementi rilevanti per una distribuzione equa dei richiedenti l'asilo.</p><p>5. Contrariamente a quanto sostenuto dall'autore dell'interpellanza, lo scambio di note concernente il recepimento del regolamento (UE) n. 604/2013 (regolamento Dublino III) è stato approvato dal Parlamento. Il corrispondente decreto federale sottostava al referendum facoltativo in materia di trattati internazionali (art. 141 cpv. 1 lett. d n. 3 della Costituzione). In merito alle modifiche di legge e ordinanza è stata effettuata una consultazione e un'indagine conoscitiva. La commissione parlamentare competente ha pure approvato un'applicazione parziale provvisoria del regolamento Dublino III al fine di garantire, senza interruzioni, la necessaria collaborazione con gli altri Stati Dublino.</p><p>Consiglio federale e Parlamento hanno esaminato, tra l'altro nel quadro dei Bilaterali II, se gli accordi di associazione a Schengen e Dublino (AAS/AAD) avessero eventualmente rango costituzionale. L'esecutivo ha tuttavia risposto in maniera negativa, in quanto ha ritenuto che tali accordi non comportassero modifiche notevoli dei fondamenti del nostro Stato (FF 2004 5588), per cui non sottostavano al referendum obbligatorio.</p><p>Se l'UE dovesse in futuro adottare questo meccanismo di ripartizione permanente, nel contesto dell'accordo di Dublino sarebbe parimenti necessario recepire tramite scambio di note il citato meccanismo d'urgenza di ripartizione, che andrebbe approvato e attuato nel diritto svizzero nell'ambito della normale procedura seguita in caso di conclusione di un trattato internazionale o di elaborazione di una legge.</p><p>6/7. Conformemente all'avamprogetto del Consiglio federale posto in consultazione in vista dell'attuazione dell'articolo 121a della Costituzione, durante la procedura d'asilo i richiedenti non rientrano nel campo di applicazione del suddetto articolo e pertanto non sottostanno ai contingenti e ai tetti massimi. Vi sottostanno soltanto se sono riconosciuti come rifugiati o ammessi provvisoriamente. L'accoglienza di richiedenti l'asilo da altri Stati Dublino conformemente alla chiave di ripartizione proposta non sarebbe pertanto in contraddizione con l'articolo 121a della Costituzione.</p><p>8. La Svizzera provvederà a coordinarsi con gli altri Stati associati Islanda, Norvegia e Liechtenstein, con cui intrattiene contatti regolari, nel caso in cui dovessero sorgere problemi che lo richiedono.</p>  Risposta del Consiglio federale.