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<h2>SubmittedText<h2><p>Gli obiettivi di sviluppo del millennio (OSM), adottati allo scopo di dimezzare la povertà, si riferiscono unicamente alla crescita economica e a redditi nazionali che progrediscono a livello globale. Gli indicatori scelti, in particolare il PIL, hanno creato in parte falsi incentivi per l'aiuto allo sviluppo. La politica si è così focalizzata spesso su fasce di popolazione che hanno potuto essere aiutate in modo relativamente poco oneroso a superare la soglia della povertà, invece che dedicarsi ai più poveri. Il PIL non è un parametro che permette di misurare il benessere e la qualità della vita. Non dice nulla sulla distribuzione di poteri, reddito e ricchezza all'interno di un'economia. Nell'ultimo decennio, parallelamente ai successi degli OSM (riduzione della povertà), si è intensificata in molti Paesi la marginalizzazione dei più svantaggiati e si è allargata la forbice tra i pochi fortunati e i numerosi poveri. Inoltre, all'ambiente e ai crescenti rischi connessi non viene riservato il ruolo che meritano. La misurabilità economica si è quindi dimostrata insufficiente. Nel frattempo è stata riconosciuta l'interdipendenza dei problemi globali nella sua complessità e si comincia a discuterne. La politica mondiale si trova oggi di fronte al dilemma predominante di come conciliare le esigenze concorrenti della crescita economica e del rispetto dei limiti del nostro pianeta. Nell'agenda per uno sviluppo sostenibile post-2015, nell'ambito della quale la Svizzera intende continuare a impegnarsi, devono essere presi in considerazione anche altri parametri se si vogliono rappresentare correttamente i risultati e soprattutto impiegare i soldi nel modo giusto.</p><p>A questo proposito chiedo al Consiglio federale:</p><p>1. I nuovi obiettivi (Sustainable Development Goals) propongono meccanismi di verifica efficaci per misurare gli obiettivi di progresso delle misure negli Stati impegnati, ad esempio secondo il modello dell'Universal Periodic Reviews nel campo dei diritti dell'uomo in forma di un controllo di coerenza. Come giudica il Consiglio federale il cambio di sistema proposto per un nuovo quadro di riferimento per l'aiuto allo sviluppo (dall'aiuto allo sviluppo orientato all'offerta a quello basato sul fabbisogno)?</p><p>2. Un'iniziativa popolare, attualmente allo stadio di raccolta delle firme, imputa all'aiuto allo sviluppo la mancanza di sostenibilità. A quanto pare, le prove attualmente fornite da DSC e SECO non bastano. Come intende il Consiglio federale mostrare in modo comprensibile i vasti meccanismi di efficacia relativi agli impegni assunti?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. L'introduzione di un meccanismo di verifica è un presupposto importante per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile. Il processo intergovernativo di definizione dei nuovi obiettivi e di un idoneo meccanismo di verifica non si è ancora concluso e attualmente a livello internazionale sono allo studio varie possibilità. Non è pertanto possibile effettuare alcuna valutazione del nuovo meccanismo.</p><p>La Svizzera appoggia l'introduzione di un meccanismo universale che includa controlli regolari e la presentazione di rendiconti e di rapporti sul grado di raggiungimento degli obiettivi. Ciò presuppone che tutti i Paesi interessati forniscano informazioni sul modo in cui concorrono al raggiungimento degli obiettivi globali, indicando sia le misure messe in atto a livello nazionale, sia il contributo offerto a tale scopo in altri Paesi (p. es. nel quadro della cooperazione internazionale allo sviluppo). Una condizione per la verifica del raggiungimento degli obiettivi è il miglioramento del sistema di misurazione dello sviluppo sostenibile. La Svizzera si impegna attivamente affinché non siano utilizzati solo gli indicatori macroeconomici correnti, tra cui rientra il PIL, ma vengano presi in considerazione anche altri fattori, quali la partecipazione sociale e politica, la distribuzione della ricchezza all'interno di un singolo Paese e tra gli Stati e la conservazione delle risorse sociali, naturali ed economiche per le generazioni future. Con la sua pluriennale esperienza nel campo del sistema di monitoraggio dello sviluppo sostenibile (MONET) la Svizzera può rifarsi a un buon esempio, riconosciuto a livello internazionale, e promosso attivamente sulla scena globale. Nell'ottobre 2010, nel quadro di una decisione a favore dell'"economia verde", il Consiglio federale ha lanciato la valutazione globale del benessere per integrare il PIL con indicatori di sviluppo sociale, economico ed ecologico. L'Ufficio federale di statistica pubblicherà uno specifico sistema di indicatori nel mese di dicembre 2014.</p><p>2. Negli ultimi anni, nell'ambito della cooperazione internazionale allo sviluppo la questione della misurazione dell'efficacia ha assunto un'importanza sempre maggiore. La cooperazione svizzera allo sviluppo è tenuta a dimostrare l'efficacia della propria azione rendendone conto all'opinione pubblica, al Parlamento e ai Paesi partner. A tale scopo la DSC e la SECO elaborano ogni anno un rapporto congiunto basato sui rapporti annuali relativi ai vari Paesi, ai programmi globali e ai partenariati e che informa il pubblico sull'impiego delle risorse e sui risultati ottenuti. Una volta per legislatura la DSC e la SECO, nel quadro del messaggio concernente la cooperazione internazionale, sottopongono al Parlamento un rendiconto comune per informarlo dell'attuazione del messaggio stesso. La DSC sottopone inoltre a valutazioni esterne le questioni istituzionali, le strategie elaborate per i singoli Paesi e i suoi temi prioritari. Dal 2008 sono stati anche introdotti rapporti sull'efficacia degli interventi in ambiti specifici (DSC/SECO) che mirano a rendere conto in maniera ancora più precisa delle modalità dell'impegno svizzero. Finora sono stati presentati rapporti sui temi dell'acqua, dell'agricoltura/sicurezza alimentare, della salute e del clima. I rapporti svizzeri sono considerati un modello a livello internazionale.</p><p>In generale i rapporti devono fornire una valutazione realistica dei risultati e dell'approccio ai problemi e questo tanto più che la Svizzera, nel quadro del messaggio 2013-2016, punta ad aumentare il proprio impegno in contesti fragili.</p>  Risposta del Consiglio federale.