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Nel febbraio del 1932 la marchesa Luisa Casati Stampa, la donna più ricca d’Europa, riceve nella sua residenza fuori Parigi l’avvocato milanese Giuseppe Bassi, che viene ad annunciarle il tracollo della sua fortuna. L’immenso patrimonio della signora è confiscato e nel giro di pochi mesi, otto per la precisione, lei «non avrà una pietra su cui posare il capo». Si snoda da qui l’itinerario tra immediato futuro e passato della marchesa, donna aristocratica, capricciosa, colta, bella, seduttrice, collezionista d’arte e mecenate vissuta tra Milano, Parigi, Venezia e Londra tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. “La divina marchesa” come soleva chiamarla D’Annunzio, spese la propria esistenza per divenire «un’opera d’arte vivente».