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BERNA - I tre ingegneri sangallesi Marco, Urs e Friedrich Tinner hanno contribuito alla proliferazione nucleare e il Ministero pubblico della Confederazione dovrebbe rinviarli a giudizio per violazione della legge sul materiale bellico. Lo chiede il giudice istruttore federale Andreas Müller, che ha presentato oggi alla stampa le conclusioni dell'inchiesta, pesantemente intralciata - ha denunciato - dal Consiglio federale.
I due fratelli Urs e Marco e il padre Friedrich sono accusati di aver contribuito allo sviluppo di armi nucleari. Müller rimprovera loro di aver collaborato sin dalla fine degli anni Settanta con la rete del "padre" della bomba atomica pachistana Abdul Qadeer Khan nell'arricchimento di uranio per la produzione di armi atomiche. Il giudice è giunto alla conclusione che al più tardi dopo il test nucleare del Pakistan nel maggio 1998 i Tinner avrebbero dovuto sapere che Khan utilizzava l'uranio per la bomba e non per centrali nucleari. Proprio in quel periodo era entrata in vigore in Svizzera la nuova legge sul materiale bellico, che ha reso illegale la fornitura da parte dei Tinner di componenti per l'arricchimento dell'uranio.
Marco Tinner è accusato anche di riciclaggio di denaro per una somma di 12 milioni di franchi, quanto avrebbe fruttato la collaborazione con la rete di Khan, fra i cui clienti figuravano regimi poco raccomandabili come quelli di Iran, Libia e Corea del Nord. Müller lo ha definito il contabile, produttore e fornitore delle componenti per l'arricchimento dell'uranio. Il padre era invece il detentore del "know-how" della famiglia, mentre Urs Tinner era il "capo officina" di Khan nelle fabbriche di componenti a Dubai e in Malaysia.
Spetterà alla Procura federale decidere se incriminare i tre. Müller spera che lo farà. In una nota diramata oggi, il Ministero pubblico della Confederazione si limita a dire che studierà "minuziosamente" le 174 pagine del rapporto prima di decidere. Nel caso di una incriminazione, i Tinner rischiano una pena fino a 10 anni di carcere e una multa di cinque milioni di franchi.
Secondo Müller nel giugno 2003 i Tinner sono stati reclutati dalla Cia. Da allora hanno continuato a lavorare per conto del servizio segreto americano nella rete di Khan, contribuendo al suo smantellamento. Il giudice istruttore non ha potuto indagare sul periodo successivo a quella data, perché il Consiglio federale - ha detto - gli ha vietato di occuparsi dell'attività di spionaggio dei tre ingegneri per la Cia.
Müller non ha avuto peli sulla lingua nel criticare il governo. L'esecutivo "si è intromesso in modo massiccio nel corso della giustizia". A causa della distruzione, all'inizio del 2008 su ordine del Consiglio federale, di gran parte dei mezzi di prova, soprattutto dati informatici, il giudice è stato costretto a cominciare le indagini "praticamente da zero".
Dopo aver rilevato nel marzo 2008 il fascicolo dalla Procura federale, che aveva aperto un procedimento nel 2004, il giudice ha dovuto constatare che il 98 per cento dei mezzi di prova era stato distrutto su ordine del governo. Müller ha pure rimproverato all'esecutivo di aver ordinato alla Polizia giudiziaria federale (PGF) di non collaborare con lui. Soltanto nel 2009 la PGF ha potuto di nuovo aiutarlo.
Müller ha descritto ai giornalisti la faticosa ricostruzione delle prove, principalmente grazie ai documenti sulla rete di Khan ottenuti per rogatoria dalla Germania. Egli si è detto "preoccupato" per l'ingerenza dell'esecutivo: "tutti i rappresentanti delle tre istanze" del potere dovrebbero ricordarsi regolarmente i principi di base della democrazia, in particolare la separazione dei poteri, ha ammonito il magistrato concludendo la sua presentazione.
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