Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/20444

<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p></p><p></p><p>Il 3 aprile 1996 il Consiglio federale, dopo aver firmato l'accordo di pace di Dayton alla fine del 1995, ha deciso la revoca dell'ammissione provvisoria dei profughi di guerra provenienti dalla Bosnia Erzegovina in base a un'analisi minuziosa della situazione e conformemente alla valutazione e alla prassi del principale Paese d'accoglienza europeo, la Repubblica federale di Germania.</p><p></p><p></p><p></p><p>Secondo il principio umanitario che preferisce il ritorno spontaneo ai rinvii forzati e nella consapevolezza delle condizioni di vita generalmente precarie in questo Paese afflitto dalla guerra, il Consiglio federale ha nel contempo deciso di agevolare la reintegrazione dei rientranti nel loro Paese mediante un programma speciale. Di conseguenza, ha incaricato la Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) e l'Ufficio federale dei rifugiati (UFR) di incoraggiare il ritorno dei profughi di guerra provenienti dalla Bosnia Erzegovina mediante un programma di aiuto al ritorno e alla reintegrazione.</p><p></p><p></p><p></p><p>Il programma di aiuto al ritorno e alla reintegrazione ha suscitato grande interesse e ampi consensi fra gli interessati come anche fra la popolazione svizzera nonché fra gli altri Stati d'accoglienza e presso l'UNHCR. La Svizzera fornisce un importante contributo alla ricostruzione della Bosnia Erzegovina non soltanto promuovendo la partenza dei rientranti nel rispetto degli obblighi e sostenendo il processo di reintegrazione, ma anche mediante il finanziamento di progetti di reintegrazione attuati sul posto. L'impegno promosso dalla Svizzera nell'ambito della ricostruzione e dell'aiuto al ritorno, che serve a incoraggiare progetti per lo sviluppo di superficie abitabile, posti di lavoro, infrastrutture di base, educazione, diritti dell'uomo, cultura e salute, è esemplare su scala internazionale. In occasione della visita del capo del DFGP, del 19/20 marzo 1998, in Bosnia Erzegovina, i rappresentanti del Governo avevano espresso grande soddisfazione riguardo all'aiuto proveniente dalla Svizzera. Nell'interesse di un aiuto duraturo, la Svizzera continua nel 1998 a sostenere la ricostruzione, assicurando fra l'altro a lungo termine la disponibilità di superfici abitabili per le famiglie rientranti e misure di assistenza per le persone anziane. Di conseguenza, il programma Bosnia rappresenta anche una parte integrante delle prestazioni della Svizzera nel quadro dell'aiuto internazionale alla ricostruzione, che è indispensabile per la stabilizzazione della situazione in Bosnia Erzegovina e che serve nel contempo a prevenire le migrazioni. </p><p></p><p></p><p></p><p>Il programma ha indubbiamente contribuito al fatto che una quota superiore alla media di persone tenute a partire sono rientrate nel loro Paese nel rispetto degli obblighi e dei termini previsti. In considerazione del grande successo ottenuto dal programma di aiuto al ritorno presso gli interessati e dell'ampio consenso che ha riscontrato in Svizzera e all'estero, i termini usati di "fallimento" o di "gesto di disperazione del Consiglio federale" sono privi di qualsiasi fondamento.</p><p></p><p></p><p></p><p>Ad domanda 1:</p><p></p><p></p><p></p><p>Dall'inizio del programma in giugno 1996 sino alla fine del 1997 l'Ufficio federale dei rifugiati aveva versato ai rientranti bosniaci 2.3 milioni di franchi per l'aiuto al ritorno individuale. Nello stesso periodo, nell'ambito del programma di aiuto al ritorno, sono stati versati 43 milioni di franchi per aiuti sul posto (aiuto alla reintegrazione individuale, contributo alle spese di sostentamento e aiuto strutturale). Di questi, 24.5 milioni sono stati destinati al finanziamento degli aiuti alla reintegrazione individuale, 17.3 milioni a progetti strutturali e 0.7 milioni a spese amministrative per strutture di progetti della DSC in Bosnia.</p><p></p><p></p><p></p><p>Per proseguire il programma 1998 il Parlamento ha destinato al credito dell'UFR per l'aiuto al ritorno altri 60 milioni di franchi. Di questi, a fine giugno 1998, 0.79 milioni erano stati impiegati per l'aiuto al ritorno individuale, 6.1 milioni per l'aiuto alla reintegrazione individuale e 9.3 milioni per progetti di aiuto strutturale. </p><p></p><p></p><p></p><p>Nella valutazione delle spese per il programma di ritorno e di reintegrazione Bosnia non si deve trascurare il fatto che i ritardi nella partenza di persone assegnate al settore dell'asilo causano alla Confederazione spese di assistenza pari, in media, a 40 franchi per persona al giorno. I contributi per il reinserimento e per progetti attuati sul posto sono versati durante periodi più lunghi rispetto alle prestazioni assistenziali destinate ai profughi di guerra in Svizzera. Qualora si dovesse ricorrere, come ultima ratio, alle misure di esecuzione forzata, i ritardi nella partenza, aggiunti alle tensioni interne sul piano politico e a un notevole dispendio dal profilo amministrativo, potrebbero provocare costi notevoli (salvo i costi per le prestazioni assistenziali supplementari, in aggiunta ai costi per la detenzione in vista del rinvio e il rinvio accompagnato), che nei singoli casi superano quelli delle prestazioni d'aiuto alla reintegrazione.</p><p></p><p></p><p></p><p>Ad domanda 2:</p><p></p><p></p><p></p><p>Fino al 21 luglio 1998, nell'ambito del programma, 6'959 persone in totale sono rientrate in Bosnia, dove hanno beneficiato delle prestazioni previste dal programma; fra queste vi erano 5'260 adulti e 1'699 bambini e adolescenti. Altre 5'666 persone si sono iscritte al programma che fissa la partenza entro la fine del 1998. </p><p></p><p></p><p></p><p>Ad domanda 3:</p><p></p><p></p><p></p><p>La reintegrazione dopo anni di assenza è un processo che richiede tempi lunghi e la cui riuscita può essere favorita, ma non assicurata, dal programma di ritorno e di reintegrazione. Benché il programma, attraverso l'aiuto strutturale nei Comuni e nelle regioni di accoglienza, fornisca un contributo per invogliare all'accettazione i rientranti, non si può escludere che soprattutto i rientranti che non hanno legami familiari nel loro Paese si sentano esposti, nei singoli casi, a pregiudizi e risentimenti. Anche in questi casi l'aiuto alla reintegrazione individuale consente agli interessati perlomeno di inserirsi nel processo di reintegrazione senza dover far fronte a difficoltà economiche.</p><p></p><p></p><p></p><p>Ad domanda 4:</p><p></p><p></p><p></p><p>In base ai rilevamenti dell'UFR, fino ad oggi si sono verificati meno di 20 casi (0.36%) di domande d'asilo giunte da persone che hanno partecipato al programma. </p><p></p><p></p><p></p><p>Ad domanda 5:</p><p></p><p></p><p></p><p>Ai richiedenti l'asilo bosniaci che hanno partecipato al programma di aiuto al ritorno è accordata assoluta priorità di trattamento. Anche la Commissione di ricorso in materia d'asilo tratta in via prioritaria i relativi ricorsi. </p><p></p><p></p><p></p><p>Ad domanda 6:</p><p></p><p></p><p></p><p>No. Secondo quanto esposto inizialmente, il Consiglio federale rileva che in base ai risultati effettivi il programma può essere considerato un grande successo sotto ogni aspetto.</p>  Risposta del Consiglio federale.