Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01156.jsonl.gz/860

BERNA - Nessun risarcimento, niente da fare. L'Ufsp non sgancia un centesimo - per ora - per presunti effetti collaterali legati alla vaccinazione contro il Covid. Sono 90 le persone che hanno presentato finora richiesta per un rimborso della franchigia o delle spese deducibili.
Il dato - aggiornato al 28 ottobre - è stato comunicato dall'Ufficio federale della sanità pubblica a 20 Minuten, con la precisazione che «tutte le domande sono state respinte perché non soddisfacevano i requisiti formali».
In base alla legge sulle epidemie, ha spiegato la portavoce Emma Brossin, è possibile chiedere al Consiglio federale un risarcimento per danni fisici riconducibili alla vaccinazione. Ma i 90 vaccinati "insoddisfatti" hanno invece chiesto alla Confederazione di rimborsare loro la franchigia della cassa malati, o le spese deducibili sostenute dopo la prima o la seconda dose. «La legge non copre questi costi» precisa Brossin. «Solo un danno alla salute prolungato o permanente, con gravi conseguenze economiche o sanitarie, è considerato rimborsabile ai sensi della legge».
I ricorrenti avrebbero invece sperimentato per lo più effetti collaterali comuni, come arrossamenti, gonfiori e indurimenti nel sito dell'iniezione, mal di testa, dolori muscolari e leggera febbre. In nessuno dei 90 casi è stata dimostrata una correlazione diretta tra danni più gravi e la vaccinazione.
«Il danno deve essere estremo perché la Confederazione riconosca il diritto alla compensazione» osserva l'avvocato Andreas Falles, esperto di diritto sanitario. Il legale non esclude che un indennizzo «potrebbe venire concesso» ad esempio nel caso di un lavoratore autonomo bloccato a letto per una settimana, a cui non fosse stata riconosciuta un'indennità per la perdita di guadagno. «Il sistema giuridico svizzero - conclude - è estremamente avaro in materia di risarcimenti».