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Sostiene Pereira - Sogni (passi)

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Quel pomeriggio, sostiene Pereira, fece un sogno. Un sogno bellissimo, della sua giovinezza. Ma preferisce non rivelarlo, perché i sogni non si devono rivelare, sostiene. Ammette solo che era felice e che si trovava d'inverno su una spiaggia del nord oltre Coimbra, alla Granja, magari, insieme con lui c'era una persona di cui non vuole svelare l'identità. Fatto è che si risvegliò di buon umore, si mise una camicia con le maniche corte, non prese la cravatta, prese invece una giacca leggera di cotone ma non la indossò, se la mise sul braccio.
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Salì in camera sua, che era la ventidue, e trovò la sua valigia. Chiuse le persiane, si lavò i denti e si stese sul letto senza pigiama. C'era una bella brezza atlantica che filtrava attraverso le persiane e agitava le tende. Pereira si addormentò quasi subito. Fece un bel sogno, un sogno della sua giovinezza, lui era sulla spiaggia della Granja e nuotava in un oceano che sembrava una piscina, e sul bordo di quella piscina c'era una ragazza pallida che lo aspettava con un asciugamano fra le braccia. E poi lui rientrava dalla nuotata e il sogno continuava, era proprio un bei sogno, ma Pereira preferisce non dire come continuava, perché il suo sogno non ha niente a che vedere con questa storia, sostiene.
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Ma lei è qui in cura e io sono il suo medico, replicò il dottor Cardoso, la sua psiche è in rapporto con il suo corpo, e io devo sapere cosa sogna. Sogno spesso la Granja, confessò Pereira. E una donna?, chiese il dottor Cardoso. E una località, disse Pereira, è una spiaggia vicino a Oporto, ci andavo da giovane quando ero studente a Coimbra, poi c'era Espinho, era una spiaggia elegante, con piscina e casinò, spesso facevo delle nuotate e giocavo a biliardo, perché c'era una bella sala da biliardo, è lì che veniva anche la mia fidanzata, che poi sposai, lei era una ragazza malata, ma a quel tempo non lo sapeva ancora, aveva solo dei gran mal di testa, quello è stato un bei periodo della mia vita, e io lo sogno forse perché mi piace sognarlo. Bene, disse il dottor Cardoso, per oggi è tutto, stasera mi piacerebbe cenare al suo tavolo, possiamo parlare del più e del meno, io seguo molto la letteratura e ho visto che il suo giornale da un grande spazio agli scrittori francesi dell'Ottocento, sa, io ho studiato a Parigi, sono di cultura francese, stasera le descriverò il programma di domani, ci vediamo nella sala ristorante alle otto.
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L'indomani mattina Pereira fu svegliato dal telefono, sostiene. Era ancora nel suo sogno, un sogno che gli parve di avere sognato tutta la notte, un sogno lunghissimo e felice che non crede opportuno rivelare perché non ha niente a che vedere con questa storia.
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Il giorno dopo Pereira restò in casa, sostiene. Si alzò tardi, fece colazione e mise da parte il romanzo di Bernanos, perché tanto sul "Lisboa" non sarebbe uscito. Frugò nella libreria e trovò le opere complete di Camilo Castelo Branco. Prese una novella a caso e cominciò a leggere la prima pagina. La trovò opprimente, non aveva la leggerezza e l'ironia dei francesi, era una storia cupa, nostalgica, piena di problemi e gravida di tragedie. Pereira si stancò presto. Avrebbe avuto voglia di parlare con il ritratto di sua moglie, ma rimandò la conversazione a più tardi. Allora si fece una frittata senza le erbe aromatiche, se la mangiò tutta e andò a coricarsi, si addormentò subito e fece un bei sogno. Poi si alzò e si mise a sedere su una poltrona a guardare le finestre. Dalle finestre di casa sua si vedevano le palme della caserma di fronte e ogni tanto si sentiva uno squillo di tromba. Pereira non sapeva decifrare gli squilli di tromba perché non aveva fatto il militare, e per lui erano messaggi incongrui. Si mise a fissare le braccia delle palme che si agitavano al vento e pensò alla sua infanzia. Trascorse una buona parte del pomeriggio così, pensando alla sua infanzia, ma questa è una cosa di cui Pereira non vuoi parlare, perché non ha niente a che vedere con questa storia, sostiene.
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Quel mattino di fine agosto Pereira si svegliò alle otto, sostiene. Durante la notte si era svegliato varie volte e aveva sentito una pioggia che scrosciava sulle palme della caserma di fronte. Non ricorda di aver sognato, aveva dormito in maniera intermittente con qualche sogno sparso, certo, ma che non ricorda. Monteiro Rossi dormiva sul divano del salotto, era infilato in un pigiama che praticamente gli faceva da lenzuolo, data l'ampiezza. Dormiva tutto rattrappito, come se avesse freddo, e Pereira lo coprì con un plaid, delicatamente, per non svegliarlo.