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Le temperature miti di questo inverno hanno spinto meno uccelli migratori del solito a rifugiarsi in Svizzera. I rischi d'influenza aviaria si sono dunque ridotti.
Allo stesso tempo questa particolare situazione rende più difficile il monitoraggio del virus. Escluso comunque l'ammorbidimento delle misure preventive adottate dalla Confederazione.
Finora, in questo inverno anomalo, gli uccelli acquatici che hanno raggiunto la Svizzera sono meno numerosi rispetto alla norma.
"Inoltre, i volatili in Svizzera continuano a trovare di che alimentarsi", spiega Marcel Falk, portavoce dell'Ufficio di veterinaria federale (UVF). "Troviamo dunque poche carcasse di animali sui quali compiere i nostri test". Difficile pure catturare degli uccelli vivi nelle reti installate sui laghi, ha aggiunto Falk.
Tuttavia, assicura il portavoce dell'UVF, non è il caso d'inquietarsi. Il programma di sorveglianza non è assolutamente compromesso. I campioni necessari alle analisi continuano ad essere prelevati in tre maniere: sugli animali morti, in quelli che rimangono intrappolati nelle reti e quelli abbattuti dai cacciatori.
"Visto che l'attività venatoria non dipende dalle temperature, la maggior parte delle nostre analisi riposa attualmente proprio sugli animali uccisi dalla caccia".
Continuano gli "arresti domiciliari"
Dall'inizio del programma di sorveglianza in ottobre 2006, sono stati testati circa 300 uccelli acquatici. In nessun caso è stato riscontrato il virus H5N1, all'origine del ceppo più pericoloso dell'aviaria.
Secondo le autorità federali non è tuttavia il caso di ridurre l'attenzione o di ammorbidire le misure decise dal Consiglio federale per contrastare l'eventuale insorgere di un'epidemia, entrate in vigore a metà ottobre 2006 .
"Delle infezioni si possono verificare anche in condizioni di tempo clemente", precisa Marcel Falk. "E nel caso in cui il freddo dovesse tornare, la propagazione del virus potrebbe subire un'improvvisa accelerazione".
Le misure preventive anti influenza aviaria resteranno in vigore fino al 30 aprile 2007, ossia fino al termine delle migrazioni invernali degli uccelli selvatici.
In alcune zone dell'Altipiano l'allevamento all'aperto del pollame è stato proibito in un raggio di un chilometro attorno ai principali laghi e corsi d'acqua. Vietati anche i mercati avicoli e le esposizioni di volatili.
swissinfo e agenzie
In breve
L'influenza aviaria chiamata anche peste aviaria classica o influenza dei polli è un'epizoozia conosciuta da tempo dagli specialisti. Dal 1997, il nuovo ceppo aggressivo del virus H5N1 proveniente dall'Asia si è diffuso in molti Paesi.
Il virus dell'influenza aviaria H5N1 è altamente contagioso e mortale per il pollame.
In caso di stretto contatto con il pollame malato anche l'uomo può contagiarsi, così come è accaduto in Asia e in Africa.
Asia minacciata
La Banca asiatica per lo sviluppo continua a ritenere l'influenza aviaria un pericolo latente per il continente. Secondo il presidente dell'istituto Haruhiko Kuroda la crisi continua silenziosamente ad ingrandirsi.
L'influenza aviaria sta tornando d'attualità in molti paesi asiatici. In questo senso, i crescenti casi di contagio di esseri umani in Indonesia sono un segnale preoccupante.