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Sedici istituti finanziari svizzeri, tra cui Credit Suisse e UBS, continuano ad investire nella produzione di bombe a grappolo. Lo ha denunciato oggi l'organizzazione non governativa Handicap International, secondo cui questi finanziamenti vanno vietati.
Il trattato internazionale che vieta le armi a sottomunizioni, entrato in vigore il primo agosto 2010 e ratificato da 57 paesi, proibisce l'assistenza alla produzione di queste armi che colpiscono soprattutto i civili, hanno spiegato in una conferenza stampa a Ginevra la consigliera agli Stati Liliane Maury Pasquier (PS/GE) e il consigliere nazionale Hugues Hiltpold (PLR/GE). "Il denaro è il nervo della guerra. Bisogna vietare il finanziamento di queste armi", ha detto la Maury Pasquier.
Complessivamente 166 istituti finanziari di quindici paesi forniscono oltre 39 miliardi di dollari ai produttori noti di bombe a grappolo, secondo un rapporto di Pax Christi (Olanda) e Netwerk Vlaanderen (Belgio) pubblicato oggi.
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