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<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di sottoporre al Parlamento un progetto di legge sulla responsabilità giuridica dei fornitori d'accesso alla rete (provider) al fine di eliminare l'attuale incertezza giuridica.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>È vero che né il diritto penale né quello civile disciplinano in modo specifico la responsabilità dei fornitori di accesso alla rete (provider). Ciò non significa però che per tale motivo in Svizzera regni incertezza giuridica.</p><p>Per quanto riguarda la responsabilità penale dei provider, nel dicembre 2004, basandosi sul rapporto sulla criminalità in rete redatto da una commissione peritale, il Consiglio federale ha posto in consultazione un avamprogetto di modifica del Codice penale (CP) e del Codice penale militare (CPM). La maggioranza dei soggetti consultati, tra cui anche i 21 cantoni menzionati dall'autrice della mozione e tutti i partiti politici, si è essenzialmente schierata a favore di una esplicita regolamentazione della responsabilità penale dei provider. Allo stesso tempo, però, i singoli punti della normativa proposta sono stati giudicati in modo molto controverso. Sulla base dei risultati della consultazione, per i motivi esposti in dettaglio nel suo rapporto del febbraio 2008, il Consiglio federale ha deciso di rinunciare a disciplinare la responsabilità penale nella convinzione che sia possibile giungere a soluzioni appropriate fondandosi sul diritto penale dei media (art. 28 segg. CP e art. 27 segg. CPM) e sui principi generali della correità e della partecipazione (art. 24 segg. CP e art. 23 segg. CPM). Una migliore lotta alla criminalità in rete non sarebbe stata possibile con le norme proposte nell'avamprogetto, né tanto meno con un avamprogetto modificato, che avrebbe sollevato soltanto nuove problematiche interpretative. Fino a oggi per le imprese svizzere non si sono verificati svantaggi in termini di concorrenza e di piazza economica. Anche i timori che la certezza del diritto possa essere pregiudicata a causa di sentenze contraddittorie non sono stati confermati. Il Consiglio federale ha sì rinunciato a un disciplinamento esplicito della responsabilità penale, ma al contempo ha preso importanti decisioni per una lotta efficace alla criminalità in rete. Ad esempio, ha deciso di incrementare le risorse presso il Servizio d'informazione per il monitoraggio dei siti Internet di estremismo violento, di migliorare la collaborazione con i cantoni e l'estero nel perseguimento penale e di ratificare la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla criminalità informatica.</p><p>Per quanto riguarda la responsabilità civile dei provider, i fornitori di servizi Internet sono responsabili secondo gli stessi principi dei fornitori di altri servizi. Secondo il Codice delle obbligazioni (CO) essi sono tenuti a riparare il danno illecitamente cagionato ad altri sia con intenzione, sia per negligenza o imprudenza (art. 41 cpv. 1 CO). Come in passato, il Consiglio federale ritiene che il quadro legale sia valido e garantisca sufficiente certezza del diritto. Un diritto speciale per i provider non comporterebbe alcun vantaggio. Nel migliore dei casi si giungerebbe a una codificazione della dottrina attuale e della (rara) prassi esistente. Nel peggiore dei casi vi sarebbe un inasprimento della responsabilità dei provider. Ciò però non è nell'interesse né dei provider né della piazza economica svizzera.</p><p>Il Consiglio federale ha avuto più volte occasione di spiegare la propria strategia nella lotta alla criminalità in rete, per esempio in occasione della presentazione del suo rapporto del febbraio 2008 alle Commissioni degli affari giuridici del Consiglio nazionale e del Consiglio degli Stati e nelle sue risposte alle mozioni Büchler 07.3510 (Misure penali contro la criminalità in rete) e 07.3509 (Certezza giuridica per i fornitori di prestazioni in rete). Il Consiglio nazionale ha approvato la strategia del Consiglio federale nella lotta alla criminalità in rete in occasione della sessione straordinaria del giugno 2009 e ha rigettato la mozione Büchler 07.3510 con una chiara maggioranza. Contemporaneamente, come seconda Camera, ha accolto la mozione Burkhalter 08.3100 (Strategia nazionale per combattere la criminalità su Internet) e ha incaricato il Consiglio federale, in collaborazione con i cantoni e l'economia, di concretizzare la propria strategia, soprattutto nei settori dello spionaggio e dell'abuso di dati. La mozione Büchler 07.3509 è stata tolta di ruolo nel giugno 2009 poiché pendente da più di due anni.</p><p>Poiché sotto il diritto vigente non si sono verificate conseguenze negative né per il settore dei provider né per il perseguimento penale, non risulta attualmente necessario intervenire sul piano legislativo.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.