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L'attribuzione di un nome di dominio su Internet non dipende sempre dal principio «primo arrivato, primo servito». Il Tribunale federale ha deciso che l'appropriazione di una denominazione geografica può essere contraria alla legge sulla concorrenza.Questo contenuto è stato pubblicato il 02 maggio 2000 - 16:16
La Ia Corte di diritto civile era confrontata ad una vertenza che opponeva una ditta informatica di Spiez (BE) all'associazione per la promozione turistica dell'Oberland bernese. Il pomo della discordia: il nome di dominio «www.berneroberland.ch», registrato dalla ditta nel 1996 con il consenso della SWITCH (Swiss Academic Research Network).
Ritenendo l'appropriazione del dominio di secondo livello alla stregua di un'usurpazione, l'associazione che difende gli interessi turistici dell'Oberland bernese aveva intentato un'azione giudiziaria presso il Tribunale del commercio del canton Berna, che le aveva dato ragione.
All'unanimità, i cinque giudici della Corte federale hanno confermato la sentenza cantonale: l'appropriazione del termine «berneroberland» costituisce una violazione della legge sulla concorrenza sleale. I giudici hanno sottolineato che l'Oberland bernese è una regione con una forte connotazione turistica: attribuendosi questo nome di dominio, la ditta privata approfitta indebitamente della sua notorietà.
Secondo un giudice, «è necessario lottare contro i parassiti che registrano per primi un nome conosciuto con l'intenzione di trarne vantaggio: questo modo di agire costituisce chiaramente un atto di concorrenza sleale».
I magistrati hanno pure costatato l'assenza di disposizioni legali specifiche che consentirebbero di lottare contro questa forma di «pirateria». A livello internazionale - hanno ricordato - diversi provvedimenti sono all'esame. L'Organizzazione mondiale della proprietà intellettuale (OMPI) ha emesso recentemente una serie di raccomandazioni destinate agli enti di registrazione. Attualmente, i nomi di dominio su Internet sono circa cinque milioni.
swissinfo e agenzie
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