Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01148.jsonl.gz/1197

Roger de Weck in una foto dello scorso ottobre.
KEYSTONE/PETER SCHNEIDER(sda-ats)
Porre un tetto massimo alle entrate pubblicitarie è una soluzione sicuramente più plausibile rispetto a quella procedere a restrizioni quali il divieto degli spot in TV dopo una certa ora. È l'opinione del direttore generale dimissionario della SSR Roger de Weck.
In un'intervista al settimanale "NZZ am Sonntag", il friburghese precisa che l'azienda è aperta a nuovi modelli nell'ambito della pubblicità. Ad esempio - prosegue de Weck, che dal prossimo primo ottobre sarà sostituito dall'attuale direttore della RTS Gilles Marchand - si potrebbe pensare di fissare un tetto per le entrate pubblicitarie della SSR: una volta superata questa soglia, "una parte di questi fondi potrebbero essere destinati alla promozione indiretta dei media".
Una proposta in questo senso sarebbe stata ventilata proprio da Marchand, precisa il direttore generale. "Si tratta di modelli sicuramente più intelligenti di una pura e semplice limitazione della pubblicità", si dice convinto de Weck.
Nessuna comprensione invece per le pretese di sostenere gruppi media privati dopo aver proceduto a un ridimensionamento della SSR: interpellato più volte a questo proposito, il direttore generale sottolinea come negli ultimi dieci anni la SSR non abbia intrapreso nessun processo di ampliamento.
Anche il dibattito sul numero di emittenti è secondo de Weck "anacronistico" se confrontato alle App, alle pagine internet, ai social media e alle smart-tv che ora affiancano radio e televisioni tradizionali. "Tra pochi anni non si parlerà più di canali ma ci si concentrerà sul modo migliore per raggiungere il pubblico".
Nell'intervista de Weck si esprime anche contro la promozione del modello Open-Content, che vorrebbe permette ai media privati di utilizzare le produzioni disponibili nella mediateca della SSR, sostenuto dalla Commissione delle telecomunicazioni del Nazionale. Si tratta di una soluzione "del tutto irrealistica nella giungla costituita dai diritti d'autore", afferma.
Le critiche alla SSR da parte di gruppi media privati, che auspicherebbero meno pubblicità nella televisione pubblica e una SSR ridimensionata, si spiega secondo de Weck soprattutto con i problemi che questi stessi gruppi si trovano a dover affrontare. Siccome devono fare i conti con un calo degli introiti pubblicitari, una grossa fetta dei quali è ora passata a internet, vogliono che come loro anche la SSR ne paghi le conseguenze.
Seguendo questa logica "si finirà per indebolire tutti i media", sottolinea de Weck. Il problema principale non è costituito dalla SSR, ma dalla domanda di come "si potrà in futuro finanziare l'attività giornalistica". Questo è la questione chiave di una politica democratica: "Qualsiasi indebolimento del giornalismo debilita anche la democrazia, alla cui base vi è un'opinione pubblica correttamente informata".
De Weck punta l'indice contro "poteri" che mirano a intimidire e destabilizzare i media: un esempio è quello del presidente americano Donald Trump, al quale l'indipendenza dei media è particolarmente invisa.
SDA-ATS