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E veniamo al Pithecanthropus erectus. Il nome letteralmente significa “uomo-scimmia che si tiene in piedi”.
Il pitecantropo fu scoperto dal medico olandese Eugenio Dubois, che s’era recato espressamente a Giava per scoprirvi un uomo-scimmia. Tutto ciò è abbastanza rivelatore di una certa obiettività scientifica: quando qualcuno si mette in testa di percorrere una metà del mondo allo scopo di trovare un uomo - scimmia… ecco che lo trova!
Tuttavia Dubois non volle mostrare a nessuno la sua scoperta. Tutto ciò che mostrava era un calco in gesso, che diceva di aver ricavato dal cranio. Ciò che aveva trovato era una calotta cranica e un femore. Appariva evidente che il femore era umano e la calotta era scimmiesca. Ma Dubois, asserendo che erano appartenuti al medesimo individuo, li mise insieme e li chiamò Pithecanthropus erectus.
Ma tacque premeditatamente su alcuni particolari. Non disse, per esempio, che il femore era stato scoperto a circa quindici metri di distanza dalla calotta cranica. Inoltre non disse che allo stesso livello della calotta cranica scimmiesca del pitecantropo, cioè nel medesimo strato, egli aveva trovato due crani umani (noti come Wadjak 1 e 2), di una capacità cranica di circa 1500 -1650 cm3, ciò che è più della media normale.
Dubois conservò per ventisei anni questi due crani umani sotto il pavimento della sua camera, ben sapendo che se avesse svelato che li aveva trovati nel medesimo strato in cui era la calotta di scimmia, e che quindi risalivano alla medesima epoca, sarebbe saltato in aria il suo pitecantropo, supposto antenato degli esseri umani. Prima di morire, Dubois finì per ammettere che la famosa calotta apparteneva ad un grande gibbone e non a qualche specie di uomo scimmia.