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BERNA - La discussione riguardo alla necessità di una terza dose di vaccino "di richiamo" contro il coronavirus continua a far discutere a livello internazionale, e si fa sempre più accesa anche in Svizzera, dove non è prevista alcuna "terza inoculazione", o almeno non prima del 2022.
In Israele, lo ricordiamo, si sta iniziando con la terza dose per gli over 60, e anche Regno Unito e Francia ci stanno pensando. Questo poiché gli esperti israeliani sostengono che la protezione vaccinale, in particolare nei più vulnerabili, debba essere "rinfrescata" con un'altra vaccinazione dopo cinque mesi.
La portavoce dell'Ufficio federale della Sanità Pubblica (UFSP) Masha Renfer-Foursova ha però detto al quotidiano 20 Minuten che i dati attuali mostrano che una vaccinazione completa (con uno dei vaccini mRNA approvati in Svizzera) offre una buona protezione contro le attuali varianti del virus: «Perciò, nessun richiamo è previsto quest'anno per la popolazione generale».
«Dobbiamo imparare dagli errori»
La linea intrapresa dall'UFSP, però, non convince tutti.
Ad esempio secondo Andreas Faller, ex vicepresidente dello stesso UFSP, la Svizzera dovrebbe prendere sul serio i dati di Israele e di altri Paesi sulla questione dei richiami.
«Dobbiamo imparare dagli errori del passato, quando abbiamo agito con troppa esitazione, non dobbiamo perdere di nuovo tempo prezioso» ha detto, ricordando la lentezza elvetica nell'ottenere i vaccini ad inizio anno, ad esempio in confronto allo stesso Israele.
Una terza dose «per i gruppi a rischio»
Secondo Daniel Speiser, professore di immunologia all'Università di Losanna, la campagna di vaccinazione di richiamo dovrebbe essere lanciata al più tardi nel gennaio 2022.
«Una terza vaccinazione diventerà probabilmente necessaria soprattutto per le persone oltre i 75 anni e per i gruppi a rischio». Considerando la copertura vaccinale relativamente bassa tra gli anziani rispetto ad altri paesi, Speiser spera che la campagna di vaccinazione di richiamo possa poi motivare più persone anziane a farsi vaccinare. «Sarà centrale riuscire a convincere la gente a fare la terza vaccinazione, con una buona campagna».
Per le persone sane sotto i 75 anni, Speiser dice che una terza vaccinazione non è ancora immediatamente urgente. «Ma diventerà un problema se iniziano a circolare varianti che eludono parzialmente i vaccini, cosa che per fortuna, finora, non è successa».
«Fatti poco chiari turbano la popolazione»
La pressione sull'UFSP e sul Consiglio federale aumenta intanto anche da parte del mondo politico.
«La situazione è attualmente molto incerta e confusa», sostiene la Consigliera nazionale del PS Yvonne Feri. «Si sentono e si leggono informazioni diverse su quanto tempo la vaccinazione protegga, e questo rende la popolazione incerta. Conosco persone che dicono che se la vaccinazione li protegge solo per un anno, non vedono alcun motivo di farsi vaccinare».
Feri chiede quindi al Consiglio federale e all'UFSP di affrontare la questione direttamente: «I dati e gli studi esistenti devono essere elaborati correttamente e lo stato attuale delle conoscenze comunicato chiaramente. Oltre all'obiettivo di aumentare il tasso di vaccinazione, bisogna anche sviluppare una strategia chiara per eventuali dosi di richiamo».
Swissmedic, pochi dati disponibili
In ogni caso, prima che una terza dose possa essere effettuata, i produttori di vaccini dovranno presentare una domanda a Swissmedic, con i dati a sostegno della propria tesi.
Secondo il portavoce di Swissmedic Alex Josty, questo non è ancora successo. «Swissmedic esaminerà allora i dati presentati e prenderà una decisione a riguardo».
Per il momento, quindi, salvo sorprese i cittadini elvetici non devono prepararsi per effettuare a breve una terza somministrazione del vaccino anti Covid.