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Il Giappone ha annunciato nuove sanzioni contro la Russia dopo quelle decise a marzo e ad agosto in risposta alla crisi in Ucraina, esortando Mosca ad adottare misure concrete per risolvere il contenzioso pacificamente.
La mossa, se da un lato rischia di compromettere gli ultimi sforzi di riavvicinamento tra i due paesi, è per un altro verso in linea con quanto deciso da Usa e Unione europea, visto che Tokyo ha criticato l'annessione della Crimea come un tentativo di cambiare lo status quo con la forza e di minare l'integrità e la sovranità territoriale dell'Ucraina.
Il governo del premier Shinzo Abe, secondo quanto annunciato dal portavoce Yoshihide Suga, limiterà l'export di attrezzature e tecnologie militari e vieterà a cinque banche russe di emettere titoli nell'arcipelago.
"Continueremo a lavorare d'intesa con altri partner del G7 e a sollecitare la Russia a risolvere la situazione in Ucraina per via diplomatica", ha spiegato Suga, ribadendo la disponibilità a rimuoverle le sanzioni in base all'atteggiamento di Mosca.
Durante i colloqui telefonici avuti domenica col presidente russo Vladimir Putin, Abe ha proposto colloqui bilaterali a margine del vertice Apec di novembre a Pechino, chiudendo di fatto all'ipotesi di una visita a Tokyo del leader del Cremlino entro fine 2014, data per certa prima della crisi in Ucraina.
Indiscrezioni di stampa hanno addirittura menzionato, a tal proposito, pressioni sul governo nipponico per un rinvio dell'invito formale, ritenuto strategico da Abe deciso a mantenere un rapporto di fiducia con Putin puntando a risolvere la questione della sovranità delle Curili del Sud (Territori del Nord nella versione nipponica), le quattro isole vicine a Hokkaido occupate dall'ex Urss alla fine della Seconda guerra mondiale e da allora inutilmente rivendicate da Tokyo.
Un contenzioso che ha finora impedito la firma di un trattato di pace tra Russia e Giappone, formalmente ancora in guerra. Uno scenario difficile su cui Kimio Waki, sindaco di Rausu, una cittadina in Hokkaido a poche decine di chilometri da Kunashiri (una delle quattro Curili del Sud), non ha nascosto il suo pessimismo. "La Russia forse non restituirà le isole presto", ha detto incontrando un gruppo di giornalisti stranieri.