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Un centinaio di strutture ad hoc del genere esistono nel mondo. Ma il Consiglio degli Stati preferisce creare una ‘rete di terzi’
Berna – La Svizzera non avrà un museo sulla storia delle donne. È quanto ha deciso oggi il Consiglio degli Stati che ha modificato una mozione, già adottata dal Nazionale, che chiede al governo di elaborare un progetto che si appoggi a istituzioni già attive sulla storia dell’uguaglianza tra uomini e donne – rete di terzi – come prevede la legge sulla promozione della cultura, stabilendo anche il finanziamento.
L’atto parlamentare adottato dai "senatori" in forma modificata ritornerà sui banchi del Consiglio nazionale. Insomma, benché esistano già un centinaio di musei delle donne in tutto il mondo, la Svizzera non ne vuole sapere.
Stando al plenum e al Consiglio federale, infatti, l’istituzione di un nuovo museo a livello federale richiede una modifica della pertinente legge. Per i consiglieri agli Stati è quindi preferibile creare una "rete di terzi" – ossia appoggiarsi alle associazioni di istituzioni al di fuori dell’amministrazione federale che s’impegnano congiuntamente per salvaguardare, valorizzare o presentare patrimonio culturale – sulla storia della parità tra donne e uomini in Svizzera.
"Molte istituzioni, come musei, archivi, biblioteche e università, hanno le competenze necessarie in questo campo", ha dichiarato Isabelle Chassot (Centro/FR) a nome della commissione. Dobbiamo riunirli e coordinarli. Una rete di questo tipo presenta diversi vantaggi: è più agile e diversificata, sia culturalmente che linguisticamente, di un museo.