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BRASILIA / MOSCA - Il vaccino anti-Covid russo, lo Sputnik V, è utilizzato - stando a quanto fieramente riporta il suo account Twitter ufficiale - in 62 paesi. A questa lunga lista non si aggiungerà però il Brasile, che nelle scorse ore ha detto "niet" al siero prodotto da Mosca. Alla base del rifiuto c'è una segnalazione di Anvisa, l'Agenzia nazionale di vigilanza sanitaria brasiliana, che avrebbe rilevato la presenza di «adenovirus capace di replicarsi» nel vaccino.
Il preparato sviluppato dall'istituto russo Gamaleya basa il suo funzionamento su adenovirus umani di tipo 5 e 26 inattivati, che esprimono la proteina "spike" del SARS-CoV-2. In parole semplici, il vaccino viene realizzato rimuovendo la maggioranza delle istruzioni contenute nel dna dell'adenovirus che vengono poi rimpiazzate con quelle necessarie alla creazione degli antigeni per il coronavirus.
Il problema - stando a quanto riportato sul blog scientifico "In The Pipeline", curato dall'esperto Derek Lowe e ospitato dalla rivista "Science" - sarebbe stato rilevato in tutti i campioni di vaccino analizzati dall'ente brasiliano. A finire nel mirino sarebbe quindi, nuovamente, il processo di produzione del vaccino russo e tutto il meccanismo responsabile di verificarne la qualità. E non si tratta di una novità. A Mosca è stata più volte "rimproverata" negli scorsi mesi una scarsa trasparenza nel fornire informazioni complete sui propri processi di produzione.
Mosca: «Uno stop politico»
Se da un lato il Brasile ne fa una questione puramente scientifica, per la Russia lo stop è invece del tutto «politico» e «non ha nulla a che vedere con l'accesso alle informazioni e ai dati scientifici da parte dell'ente» brasiliano. La risposta piccata dell'Istituto Gamaleya sottolinea pure come la posizione di Anvisa «contraddice la decisione precedente del Ministero della Scienza, la Tecnologia e l'Innovazione del Brasile» che «ha riconosciuto lo Sputnik V come un vaccino sicuro e ne aveva permesso la produzione in Brasile».
Gamaleya assicura inoltre che il team di Anvisa a Mosca ha avuto pieno accesso a tutta la documentazione e alle strutture in cui il siero viene prodotto. E ribatte anche sulla questione del presunto adenovirus replicante. La produzione dello Sputnik V deve sottostare a un «rigido protocollo» di verifiche sulla qualità e dai controlli effettuati l'agenzia russa conferma che «in nessun lotto di vaccino è mai stata rilevata la presenza di adenovirus competente per la replicazione»