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Anomalia climatica durante la prima guerra mondiale
Un recente articolo pubblicato sulla rivista "Advancing Earth and Space Science" dal Prof. A. More ha messo in relazione l'eccesso di mortalità durante i combattimenti della Prima Guerra Mondiale con la diffusione dell'influenza spagnola dovuta anche alle eccezionali condizioni climatiche di quel periodo.
Si stima che l'influenza spagnola, che ha imperversato dal 1917 al 1919, abbia causato tra i 50 e i 100 milioni di morti, di cui 2,64 milioni in Europa. Sarebbe stata portata in Europa con il reclutamento delle truppe britanniche in Asia nella primavera del 1917. Alcuni studi suggeriscono che il virus sarebbe mutato in una forma più virulenta a causa dell’utilizzo di gas da combattimento sui campi di battaglia della prima guerra mondiale. Poco studiate erano state invece finora le correlazioni con le condizioni meteorologiche estreme (forti precipitazioni e basse temperature), sia per il periodo precedente la pandemia del 1917 che durante il periodo con la più alta mortalità nel 1918.
D'altra parte, le piogge torrenziali che si sono abbattute sui campi di battaglia hanno provocato un'ulteriore mortalità dovuta ad annegamenti nel fango, polmoniti, congelamenti, ecc.
Condizioni estreme
In questo studio, il Prof. A More e il suo team hanno messo in correlazione le concentrazioni di Na e Cl- in un ghiacciaio delle Alpi svizzere italiane con la mortalità in Europa e le misure delle precipitazioni e della temperatura. Le alte concentrazioni di NA e Cl- mostrano un massimo tra gli anni 1914 e 1918, indicando un estremo afflusso di aria polare marittima dal Nord Atlantico.
La mortalità in Europa mostra 3 massimi contemporaneamente o subito dopo a periodi con temperature molto fredde e con forti piogge.
Le più alte concentrazioni di Na e Cl- si sono verificate durante l'estate e l'autunno del 1915 e l'inverno del 1915-1916. Durante la battaglia di Gallipoli (novembre 1915), le condizioni invernali e le precipitazioni furono estreme; durante l'evacuazione del 26 novembre, una violenta tempesta provocò frane e smottamenti che seppellirono i soldati, mentre in seguito vi fu una tempesta di neve. A partire dal mese di gennaio del 1916, le piogge si accumularono durante tutto l'anno, con un massimo in dicembre, in corrispondenza con le battaglie della Somme e di Verdun; l'acqua riempì le trincee e i crateri creati dalle bombe risultarono la tomba per carri armati, cavalli e truppe. Queste condizioni influenzarono anche i raccolti: durante l'inverno del 1916-1917, le truppe tedesche dovettero nutrirsi unicamente di ortaggi e radici a causa della mancanza di patate e cereali.
L'influenza spagnola
La prima ondata di influenza spagnola emerse in Europa nella primavera del 1918, ma probabilmente ebbe origine durante l'autunno e l'inverno del 1917. Le forti piogge, la concentrazione delle truppe sui campi di battaglia, le condizioni sanitarie e l'uso di gas da combattimento hanno contribuito alla mutazione e all'emergere di un'ondata più mortale durante l'inverno 1917-1918.
Un ulteriore fattore che ha accentuato la pandemia è stato l'effetto della situazione meteorologica sulla migrazione degli uccelli, per esempio l'anatra germano reale, che è portatrice del virus. È accertato che durante l'autunno del 1917 e del 1918, la loro popolazione aumentò in Europa in prossimità delle popolazioni civili e militari; la contaminazione avvenne quindi anche attraverso gli escrementi dell'animale nell'acqua.
L'effetto delle forti piogge e delle temperature fredde ha fornito inoltre un terreno di coltura ideale per la sopravvivenza e la diffusione del virus. Studi epidemiologici hanno dimostrato che le infezioni polmonari hanno aumentato la mortalità durante l'influenza spagnola del 34%.
Referenza:
A. More « The Impact of a Six-Year Climate Anomaly on the « Spanish Flu » Pandemic and WWI » Advancing Earth and space science.