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HONG KONG - Leung Chun-ying, il capo esecutivo di Hong Kong (il rappresentante di Pechino nell'ex colonia), non cercherà la rielezione a marzo del 2017: lo ha annunciato oggi lui stesso, adducendo «motivi di famiglia».
L'annuncio risulta più a sorpresa considerando che appena tre settimane fa, a margine del vertice Apec di Lima, aveva incontrato il presidente cinese Xi Jinping ricevendo l'incoraggiamento a proseguire l'azione gestionale a capo dell'amministrazione speciale dell'ex colonia.
Secondo i media ufficiali, Xi aveva mostrato interesse per le vicende di Hong Kong, a partire dal caso dei due deputati pro indipendenza sospesi per il giuramento offensivo, precisando la piena conoscenza di Pechino del lavoro del suo rappresentante.
Il presidente, che non aveva fino al quel momento commentato ufficialmente il caso Hong Kong, aveva chiesto a Leung di costruire un consenso il più ampio possibile focalizzandosi sullo sviluppo economico, sulla tutela «dell'unità della nazione» e sul «mantenimento della stabilità sociale e politica».
Dopo il boom di eletti pro indipendenza e democrazia alle elezioni di rinnovo del »parlamentino» locale, i deputati Sixtus Leung e Yau Wai-Ching del movimento Youngspiration avevano modificato la formula del giuramento utilizzato nella seduta di insediamento insultando la Cina e citando la «nazione Hong Kong».
I due furono sospesi dal presidente dell'assemblea, ma lo stallo sulla ripetizione o meno del giuramento fu risolto direttamente da un'interpretazione senza precedenti di Pechino dell'Art.104 della Basic Law, la mini-costituzione dell'ex colonia britannica, con la decadenza da deputati.