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Il presidente della Confederazione e dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) Didier Burkhalter ha chiesto di non diminuire gli sforzi per una soluzione diplomatica nella crisi ucraina. Durante il congresso annuale degli ambasciatori tedeschi all'estero in corso a Berlino ha messo in guardia da un'ulteriore escalation del conflitto.
È vero che a volte i mezzi militari sono parte integrante della soluzione di un conflitto, ma le complesse crisi odierne si possono risolvere solo con un'ampia serie di strumenti civili, ha affermato in mattinata Burkhalter, che nel pomeriggio ha tenuto un discorso simile alla conferenza degli ambasciatori estoni a Tallinn. Solo se non ci sono "né vincitori né vinti", ma soluzioni e compromessi negoziati è possibile giungere alla pace, ha detto rifacendosi a una dichiarazione del presidente degli Stati Uniti Barack Obama.
La Svizzera e la sua politica estera - ha proseguito il presidente della Confederazione - sostengono il principio della separazione dei poteri, del coinvolgimento come nessun altro. Negli ultimi anni la Svizzera ha investito molto nello sviluppo di strumenti civili che possano offrire una risposta adeguata per i conflitti di oggigiorno.
Concretamente, ha spiegato, ciò significa che è stata creata una divisione per la sicurezza umana, dotata di un credito quadro e un centinaio di dipendenti che si occupano di temi quali il sostegno alla mediazione e il dialogo tra attori politici motivati dalla religione.
"Investiamo in questi strumenti anche perché abbiamo l'impressione che la comunità internazionale dispone di mezzi militari adeguati quando si tratta di contenere un conflitto, ma di insufficienti mezzi civili per prevenirli e concluderli", ha ancora sostenuto Burkhalter.
"Il senso di responsabilità - ha sottolineato il titolare del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) - ci chiede di continuare a impegnarci con tutte le forze a favore di una soluzione pacifica. Il dialogo a tutti i livelli è l'unica via per fare progressi". Ciò significa che non bisogna soltanto parlare di, ma anche con il presidente russo Vladimir Putin.
Burkhalter ha pure parlato di una crisi della sicurezza europea. "L'alienazione tra la Russia e l'Occidente verificatasi negli ultimi anni - ha sostenuto - e la mancanza di una visione comune tra la Russia e l'Europa hanno contribuito all'insorgere della crisi ucraina". Un fattore che ha favorito questo conflitto è pure la discussione relativa all'allargamento della NATO.
Anche 25 anni dopo la caduta del Muro di Berlino il compito strategico di definire un ordine paneuropeo non è concluso. I paesi dell'ex Unione sovietica, che aspirano sia a un accordo di associazione con l'Unione europea che all'accesso ai paesi della futura Unione doganale, dovrebbero poter fungere da ponti commerciali e non da ostacoli agli scambi.
A Berlino, dopo aver incontrato il ministro degli esteri Frank-Walter Steinmeier, Burkhalter ha evidenziato la cooperazione "fidata" con la diplomazia tedesca, mentre a Tallinn ha spiegato di comprendere l'ansia dell'Estonia, confinante con la Russia, in relazione alla crisi ucraina.
Con il ministro degli esteri Urmas ha poi firmato un protocollo concernente la revisione della convenzione tra i due paesi sulla doppia imposizione. Era pure previsto un incontro con il primo ministro Taavi Roivase. L'obiettivo della visita nel paese baltico era di dare un messaggio "di cooperazione, dialogo e mutuo rispetto", ha indicato all'ats un portavoce del DFAE.
Oltre a discutere temi bilaterali, Burkhalter ha anche spiegato la votazione del 9 febbraio contro l'immigrazione di massa. E dopo le critiche del presidente estone Toomas Hendrik Ilves sulla mancata adozione delle sanzioni dell'UE contro la Russia da parte della Svizzera, il presidente della Confederazione ha colto l'occasione "per ristabilire la verità", ha riferito il portavoce, evocando il dispositivo utilizzato da Berna per evitare l'aggiramento di tali sanzioni.
SDA-ATS