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LOSANNA - Un uomo o una donna stranieri sposati con un cittadino elvetico possono rimanere in Svizzera dopo la morte del coniuge anche se il matrimonio è durato poco, purché non ci siano indizi di abusi. Lo stabilisce il Tribunale federale in una sentenza pubblicata oggi in merito a un ricorso presentato da una donna camerunese, che nel 2008 aveva sposato uno svizzero morto poi di cancro due anni dopo.
I coniugi stranieri di persone domiciliate in Svizzera hanno diritto a un permesso di dimora. Se il matrimonio è sciolto prima che siano passati tre anni, devono di regola lasciare il paese. Il permesso di dimora può essere eccezionalmente prorogato quando sussistono «importanti motivi personali». Un simile «caso di rigore» sussiste anche quando la moglie è stata oggetto di violenza domestica. In base alla giurisprudenza seguita finora la morte del coniuge non comportava invece per forza una proroga del permesso di dimora. Con la nuova sentenza, il Tribunale federale precisa la sua prassi al riguardo e stabilisce che la morte del coniuge svizzero costituisce di regola un «caso di rigore» personale. In simili casi è dunque da riconoscere il diritto a rimanere, senza che si debba ancora valutare se per il vedovo o la vedova sia o no possibile un ritorno in patria.
Il riconoscimento del «caso di rigore» non è tuttavia assoluto, precisa il Tribunale federale secondo il quale possono sussistere dubbi riguardo all'autenticità e alla profondità del legame matrimoniale se il matrimonio è stato concluso quando già erano note le cattive condizioni di salute del coniuge svizzero e la sua ridotta speranza di vita.