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Sono 55'203 le firme consegnate oggi alla cancelleria federale per chiedere un referendum contro il congedo paternità.
Approvato dal parlamento lo scorso settembre, il testo prevede di concedere ai neo-papà dieci giorni di pausa lavorativa nei sei mesi successivi alla nascita dei neonati, finanziate dall’indennità di perdita di guadagno. Una volta entrata in vigore la misura costerebbe circa 230 milioni di franchi all’anno e provocherebbe un aumento dello 0,05% dell’aliquota IPG, un costo troppo elevato secondo il comitato referendario.
Raccogliere le 50’000 firme necessarie per portare il tema in votazione, promosso dall'UDC e da membri di altri partiti borghesi, come il PLR e il PPD, è stata un’impresa ardua. Infatti, fino a pochi giorni fa il comitato referendario non era sicuro di avere raggiunto il quorum. Le difficoltà maggiori sono emerse proprio da alcune sezioni cantonali democentriste, soprattutto romande, poco inclini a sostenere il progetto.
Per capire se la proposta di referendum sarà valida, bisognerà ora attendere la conta della cancelleria federale. La tensione rimane alta, in quanto il margine delle firme raccolte è risicato.