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Le comete, pellegrine dello spazio
Rivista numero 109 – Aprile 2013
Le comete, pellegrine dello spazio
Di Danilo Mazzarello
I vecchi e le comete sono sempre stati venerati per la stessa ragione, la lunga barba e la pretesa di predire gli eventi. Jonathan Swift (1667-1745).
In passato le comete furono oggetto di un gran numero di superstizioni e credenze popolari. Fu solo nel 1577 che l’astronomo danese Tycho Brahe dimostrò che erano corpi celesti. Nel secolo successivo Isaac Newton scoprí che le comete erano soggette alle medesime leggi che regolano il moto dei pianeti. In seguito, confrontando gli elementi orbitali di un certo numero di comete antiche, Edmund Halley giunse alla conclusione che quello apparso nel 1682 era lo stesso astro osservato nel 1607 e nel 1531 e ne predisse un successivo passaggio nel 1758.
Le comete sono composte principalmente di un nucleo e di una nube fluorescente detta chioma. Secondo il modello proposto dall’astronomo statunitense Fred L. Whipple, il nucleo è formato da un insieme di sostanze volatili, come acqua, ammoniaca e anidride carbonica, che gli conferiscono l’aspetto di una palla di neve sporca. La maggior parte del gas che forma la chioma è composto di molecole frammentate degli elementi chimici piú comuni nello spazio, come idrogeno atomico, carbonio, azoto e ossigeno. La testa di una cometa, formata da nucleo e chioma, può raggiungere dimensioni considerevoli, confrontabili con quelle del pianeta Giove. Tuttavia, nella maggior parte dei casi il suo volume non supera i pochi chilometri cubici. Quando una cometa si avvicina al Sole, il calore determina la sublimazione del ghiaccio, dando luogo alla formazione di una coda brillante che a volte si estende per milioni di chilometri. In genere essa è diretta dalla parte opposta rispetto al Sole, anche quando la cometa è in allontanamento da quest’ultimo: infatti le particelle che la costituiscono sono respinte per effetto del vento solare. Quando una cometa si allontana dal Sole, il gas e la polvere sono dispersi e la coda a poco a poco scompare. Alcune comete hanno code cosí corte da essere difficilmente osservabili senza l’ausilio di opportuni strumenti. Le comete percorrono orbite ellittiche i cui periodi possono variare fra i 3,3 anni della cometa Encke fino ai 2000 della cometa di Donati, osservata nel 1858. Le orbite della maggior parte delle comete sono talmente ampie da sembrare parabole e cosí aperte da portare questi astri fuori del sistema solare. I calcoli, tuttavia, suggeriscono che anche in questi casi si tratta di ellissi di grande eccentricità, con periodi di 40.000 o piú anni.
Le comete con periodi diversi ma orbite simili sono riunite in gruppi. Uno dei piú noti è quello della cometa Ikeya-Seki, che nel 1965 passò molto vicino al Sole, e di altri sette astri che hanno periodi di circa mille anni. L’astronomo statunitense Brian G. Marsden ha dimostrato che la cometa del 1965 e quella ancora piú brillante del 1882 si separarono da uno stesso nucleo, forse apparso nel 1106.
Un tempo si pensava che le comete provenissero dallo spazio interstellare. Oggi, invece, molti astronomi ritengono che esse si siano formate nelle regioni piú esterne del nostro sistema solare. L’astronomo olandese Jan Hendrik Oort ha ipotizzato l’esistenza di una nube di materiale cometario – che da lui ha preso nome – situata oltre l’orbita di Plutone. Secondo Oort, gli effetti gravitazionali di stelle di passaggio perturbano questa nube facendo precipitare materiale solido e gassoso verso l’interno del sistema solare, dove appare sotto forma di cometa.
Esiste una stretta relazione tra le orbite delle comete e quelle delle piogge meteoritiche. L’astronomo italiano Giovanni Virginio Schiaparelli dimostrò che lo sciame meteoritico delle Perseidi, visibile in agosto, si muove sulla stessa orbita della cometa 1862 III. In modo analogo lo sciame delle Leonidi, che appare in novembre, segue la stessa orbita della cometa 1866 I. Ciò suggerisce che numerosi sciami siano da associare all’insieme di detriti disseminati dalle comete lungo le proprie orbite.
Le comete sono state viste a lungo come annunciatrici di calamità o di altri avvenimenti memorabili. Ancora oggi l’apparizione di una cometa suscita in alcuni il timore di una sua collisione con la Terra. Alcuni scienziati ritengono che simili eventi, peraltro molto rari, potrebbero aver avuto un ruolo decisivo nell’estinzione dei dinosauri. Nel 1992 la cometa Shoemaker-Levy 9 si frantumò in ventuno frammenti che, nel luglio del 1994, caddero su Giove ad una velocità di circa 210.000 km/h. Quell’enorme energia cinetica si convertí in calore, generando una serie di esplosioni i cui effetti furono visibili per settimane.
Una cometa nel mirino
Trovare una cometa richiede tempo, esperienza, pazienza e anche una buona dose di fortuna. La maggior parte di questi corpi celesti è di debole intensità, perciò la ricerca va fatta nelle notti buie senza luna, usando un telescopio a grande campo. Bisogna scrutare sistematicamente il cielo spostando il telescopio molto lentamente per essere in grado di osservare tutti gli oggetti compresi nel proprio campo visivo (galassie, nebulose, ammassi stellari ecc.). Una volta individuata una probabile cometa, determinatene la posizione su un atlante stellare. Se in quel punto le carte non indicano alcun oggetto noto, lasciate passare un giorno e controllate se esso si è spostato. Per eliminare ogni dubbio fatelo osservare ad un esperto. Solo dopo aver compiuto questi passi potrete riferire la vostra scoperta al Central Bureau for Astronomical Telegrams (CBAT), il quale vi chiederà di fornire la posizione precisa, una descrizione sommaria e la stima della luminosità. Se sarete stati i primi a segnalare una nuova cometa, questa potrebbe ricevere il vostro nome!
I nomi delle comete
Secondo una tradizione vecchia di due secoli, le comete prendono il nome dei loro scopritori. Di solito il CBAT dà alla cometa una designazione iniziale. Ad esempio, quella di Halley fu definita “1982i” poiché fu la nona ad essere scoperta (o riscoperta) nel 1982 (la “i” è la nona lettera dell’alfabeto). Alcuni anni piú tardi il CBAT le assegnò una seconda denominazione collegata al suo ordine di passaggio attorno al Sole: “1982i” fu cosí chiamata “1986 III”, poiché era stata la terza a ruotare intorno al Sole nel 1986.
L’osservazione di comete nuove o periodiche può essere una materia di studio molto avvincente. Per facilitarvi l’arduo compito di pedinare un corpo celeste in continuo movimento, accertatevi che la “vostra” cometa sia abbastanza luminosa. Se abitate nelle vicinanze di una città, tenete presente che le comete poco luminose sono difficili da individuare nel chiarore del ciclo cittadino, perciò sceglietene una di sufficiente la magnitudine (la settima potrebbe andare bene). Auguri e buon divertimento!
2013: anno delle comete
Il 2013 si preannuncia come l’anno delle comete. La sfilata sarà aperta da Panstarrs che farà la sua apparizione in primavera. «In marzo passerà a circa 50 milioni di chilometri dalla Terra», spiega l’astrofisico Gianluca Masi, curatore scientifico del Planetario di Roma e responsabile del Virtual Telescope. Uno spettacolo ancora piú memorabile potrebbe essere offerto dalla cometa Ison, che secondo le previsioni sarà visibile dal prossimo novembre al gennaio 2014. Alla fine di novembre arriverà a soli 1,5 milioni di chilometri dal Sole e potrebbe eguagliare in luminosità la Luna, diventando visibile in pieno giorno come una specie di super-cometa di Natale.
Nel 2013 sono attese anche due eclissi parziali di Luna, il 25 aprile e il 19 ottobre. Da non mancare, infine, gli appuntamenti con le stelle cadenti: le Perseidi, il cui picco è previsto l’11 e il 12 agosto, e le Geminidi, il 13 e il 14 dicembre.
Fonte
http://www.segnidalcielo.it/
William Bradfield e Carolyn Shoemaker, cacciatori di comete
Alla fine del 1973 gli occhi della maggioranza degli astronomi e degli astrofili erano puntati verso la cometa Kohoutek. E quasi nessuno si accorse di una seconda cometa che passò accanto al Sole pochi mesi dopo. Essa fu individuata a Adelaide, Australia, da William Bradfield. Da allora Bradfield ha individuato “visualmente” piú comete di ogni altra persona vivente. Se Bradfield cerca le comete con gli occhi e con il telescopio, Carolyn Spellmann Shoemaker compie le sue ricerche usando la fotografia. Gli Shoemaker stavano scattando fotografie con il telescopio da 450 millimetri di Monte Palomar, quando Carolyn cominciò a trovare nuovi oggetti. La scoperta della prima cometa risale al 1983. Nel 1991 ne aveva scoperte 20 e nel 2002 era arrivata a 32 comete e 800 asteroidi.
Fonte
Levy, David H. Il cielo, De Agostini, Novara, 1998.