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Il Consiglio federale si pronuncerà la settimana prossima sul patto dell'Onu sulla migrazione.
Il governo ha tenuto oggi una prima discussione in vista delle risposte da dare alle mozioni parlamentari sul tema, ha indicato in conferenza stampa il portavoce del governo, André Simonazzi.
Diverse commissioni hanno infatti chiesto all'esecutivo di attendere prima di firmare il patto e di sottoporre il testo alle Camere.
Dopo una dettagliata analisi, il Consiglio federale aveva annunciato il 10 ottobre di voler approvare il documento, che dovrebbe essere sottoscritto formalmente nel corso della conferenza ministeriale di Marrakech, in programma il 10 e 11 dicembre.
Il ministro degli esteri Ignazio Cassis ha però affermato a inizio novembre che non sarebbe "una catastrofe" se la Svizzera il mese prossimo non lo firmasse. A suo avviso è invece importante che ci sia un'ampia discussione politica interna.
Il testo del "Global Compact on Safe, Regular and Orderly Migration" (GCM), elaborato dal settembre del 2016, fissa i principi per la gestione dei profughi e dei migranti: lotta contro la tratta di esseri umani, sicurezza delle frontiere, rispetto dei diritti umani, rimpatrio e reinserimento.
Quando è stato accolto dall'Assemblea generale dell'Onu a New York, è stato sostenuto da tutti i paesi membri, tranne Usa e Ungheria. A questi due si sono aggiunti col tempo Austria, Australia e Repubblica Ceca.
In Svizzera ad opporsi alla firma è stata in primo luogo l'UDC, secondo cui sarebbe incompatibile con una gestione indipendente dell'immigrazione.