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Secondo il Dipartimento federale delle finanze l'insuccesso dei colloqui è dovuto all'inflessibilità di Bruxelles.
Nessun progresso è stato compiuto giovedì nel corso della sesta tornata di negoziati bilaterali Svizzera-Ue sul tema della lotta contro la frode doganale. Il fallimento delle trattative è dovuto alla scarsa disponibilità a fare concessioni dimostrata da Bruxelles, che ha chiesto di nuovo l'adozione dell'intero diritto comunitario da parte della Svizzera, afferma un comunicato del Dipartimento federale delle finanze (DFF).
La proposta della delegazione elvetica contemplava, oltre alla frode fiscale, tutti i casi di truffa in materia di tasse. La Svizzera si è detta disposta a soddisfare anche altre richieste dell'UE, precisa il comunicato. La delegazione ha proposto che il riciclaggio di denaro venga incluso nell'accordo secondo la definizione dell'ONU valida sul piano internazionale e che le informazioni relative a dati bancari vengano semplificate e ampliate. Queste concessioni, secondo il DFF, consentirebbero di risolvere in modo rapido ed efficace i casi di frode doganale, in particolare quelli riguardanti il contrabbando di sigarette.
Bruxelles troppo intransigente
Sempre stando al DFF, non è stato possibile trovare un'intesa perché l'Ue insiste nel chiedere una completa adozione del diritto comunitario da parte della Svizzera. Questo comporterebbe la rinuncia a principi fondamentali del diritto elvetico come ad esempio la doppia punibilità, in base al quale l'assistenza amministrativa e giudiziaria viene concessa solo se un reato è punibile anche in Svizzera. Tali richieste vanno oltre il mandato negoziale della delegazione elvetica, precisa il comunicato.
Il capo della delegazione, il direttore generale delle dogane Rudolf Dietrich, si è dichiarato deluso dell'atteggiamento della delegazione comunitaria. A suo avviso, Bruxelles ha dimostrato scarsa disponibilità a fare concessioni mentre la Svizzera ha preso tutte le misure necessarie per lottare contro la frode doganale e il contrabbando.
Dietrich informerà ora il Consiglio federale che procederà ad un esame dettagliato della situazione e delle possibli ripercussioni sugli altri dossier concernenti i bilaterali II. La Svizzera, ricorda ancora il comunicato, ha sempre sostenuto di non avere nessun interesse a diventare la piattaforma del contrabbando e delle frodi e sta esaminando le varie possibilità di risolvere questi problemi senza dover passare da un accordo con l'UE.
swissinfo e agenzie