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L'arbitro di Danimarca-Finlandia, la sfida europea che ha mandato in mondovisione il tragico incidente a Christian Eriksen, ha parlato per la prima volta da quel 12 giugno.
Christian Eriksen è a Milano dove si sta sottoponendo a test approfonditi che dovrebbero concludere se il danese potrà continuare la sua carriera agonistica e professionistica oppure no.
Mentre il numero 10 danese attende risposte teme, l'arbitro Anthony Taylor, colui che ha diretto la sfida tra Danimarca e Finlandia il 12 giugno - sfida nel corso della quale Eriksen collassò paurosamente al suolo - ha parlato per la prima volta, ai microfoni della BBC.
Taylor ha parlato del primo momento di shok e di come ha poi gestito la situazione.
«Capisci quanto preziosa è la vita»
«È stata sicuramente la situazione più impegnativa della mia carriera di arbitro e ti fa capire quanto possa essere preziosa la vita. Quando Christian è crollato, lo stavo guardando e potevo vedere la sua faccia. Ero a circa 10 metri di distanza e ho capito subito che qualcosa non andava. L'espressione del suo viso e il modo in cui è caduto a terra... Era questo che mi preoccupava di più».
«Kjaer e i medici sono i veri eroi di quel giorno»
«La mia priorità principale è la sicurezza dei giocatori. Questo significa che se un giocatore è infortunato o non sta bene, ha bisogno di aiuto medico. Non pensavo ad altro, ed è per questo che ho chiamato immediatamente un medico in campo. Ma i veri eroi, quel giorno, furono il capitano della Danimarca (Simon Kjaer ndr.) e i medici che iniziarono immediatamente la rianimazione».
«Sapevo dalla mia esperienza come arbitro della Premier League e anche dal mio precedente lavoro nel servizio carcerario che era importante pensare al benessere di tutti gli attori in campo. Purtroppo non potevo stare con i ragazzi nello spogliatoio, ero in un'altra stanza con il delegato UEFA e i rappresentanti delle squadre. Lì abbiamo deciso che il gioco non sarebbe ripreso finché non avessimo saputo come stava Christian. Queste erano le premesse prima di poter prendere qualsiasi altra decisione sul proseguimento della partita».
«Christian aveva anche chiesto ai suoi compagni di finire la partita»
«Naturalmente, la decisione di riprendere la partita è stata al centro di molte discussioni. La decisione di riprendere il match è stata infine presa in pieno accordo con i giocatori di entrambe le squadre e le associazioni. I giocatori danesi avevano già parlato con Christian su FaceTime e lui aveva anche chiesto ai suoi compagni di finire la partita».
«Ho mandato un messaggio a Christian»
«Non ho parlato con Christian personalmente. Ma la sera, dopo il suo incidente, gli ho mandato un messaggio. A fine partita avevo parlato con Kasper Schmeichel (portiere della Danimarca ndr.) mentre stavamo lasciando lo stadio. Kasper è venuto da me e mi ha informato sullo stato di salute del compagno di squadra».