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BERNA - L'ex presidente della Fifa Josef "Sepp" Blatter è stato ascoltato oggi a Berna dal Ministero pubblico della Confederazione (MPC) quale "persona informata sui fatti" nel procedimento in corso contro la Federazione calcistica tedesca DFB relativo all'assegnazione dei Mondiali 2006 in Germania.
La Procura federale ha confermato a Keystone-ATS la notizia data dalla radiotelevisione della Svizzera tedesca SRF, senza fornire maggiori informazioni. Non ha voluto dire niente neppure l'83enne vallesano, interpellato dalla SRF mentre stava per entrare nella sede dell'MPC.
Questo indaga, in relazione all'assegnazione dei Mondiali 2006 alla Germania, tra l'altro per il sospetto di truffa, riciclaggio di denaro e appropriazione indebita. Sotto inchiesta sono l'ex presidente del comitato organizzativo Franz Beckenbauer, gli ex presidenti del DFB (Deutscher Fussball-Bund) Theo Zwanziger e Wolfgang Niersbach, l'ex segretario generale della stessa federazione Horst R. Schmidt nonché lo svizzero Urs Linsi, segretario generale della Federazione internazionale di calcio Fifa tra il 2002 e il 2007.
La Procura federale aveva assicurato nel dicembre 2015 la sua collaborazione alla procura tedesca di Francoforte, incaricata dell'indagine sull'attribuzione dei Mondiali tedeschi. La sua inchiesta mira a scoprire dove siano andati a finire 6,7 milioni di euro dichiaratamente versati alla Fifa dal comitato del DFB nell'aprile 2005 per l'organizzazione di una festa di gala che però non avrebbe mai avuto luogo.
La vicenda era stata rivelata il 16 ottobre 2015 dal settimanale tedesco Der Spiegel, secondo il quale il comitato di candidatura tedesco aveva costituito una «cassa nera» per comprare voti.
Il primo dicembre 2016 si era appreso che l'ex presidente del DFB Theo Zwanziger aveva inoltrato denuncia presso la procura tedesca di Coblenza contro l'MPC, accusato di «affermazioni non fondate suscettibili di attentare al nostro onore». Stando al suo legale Hans-Jürgen Metz, inoltre, lo stesso MPC non ha la competenza di indagare contro Zwanziger: «Non abbiamo trovato nel Codice penale svizzero alcuna norma di competenza che lo renda possibile», aveva dichiarato Metz al giornale Rhein-Zeitung.