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Un impiegato pachistano dell'ambasciata elvetica d'Islamabad avrebbe chiesto prestazioni sessuali a due donne in cambio di un visto d'ingresso in Svizzera.
Non è la prima volta che il Dipartimento degli affari esteri è confrontato a un caso di corruzione legato al rilascio di visti.
«Il caso ci è noto», ha indicato domenica Lars Knuchel, portavoce del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) confermando una notizia diffusa dal giornale svizzero-tedesco «Sonntagszeitung».
Il collaboratore avrebbe molestato sessualmente almeno due donne che chiedevano il visto. In relazione a questo episodio scabroso, il capo del consolato elvetico e il primo collaboratore di ambasciata sono stati convocati in febbraio dal ministero pachistano degli esteri. Dal canto suo, il DFAE ha avviato un'inchiesta interna.
Caso scabroso
Secondo quanto scritto dal settimanale zurighese sulla base di un articolo pubblicato dal giornale pachistano «The News», Ume Salma avrebbe chiesto nel febbraio del 2005 presso l'ambasciata svizzera un visto per lei, suo marito e sua madre. I tre volevano infatti passare le loro vacanze in Europa.
In cambio del timbro, l'impiegato pachistano avrebbe però preteso dei favori sessuali. Dopo aver rifiutato la proposta, la donna aveva chiesto che il suo passaporto le fosse restituito senza visto. Con molta fatica – sempre secondo «The News» - il documento le è stato riconsegnato. Nel frattempo però, il timbro d'entrata nei Paesi dell'Unione europea era stato coperto da una macchia. La giustizia del suo Stato l'aveva allora accusata di avere rovinato un documento ufficiale, ciò che l'ha spinta a portare il caso alla luce del sole.
«Molte altre donne vivono situazioni simili alla mia», ha dichiarato la donna al quotidiano pachistano, «ma a causa delle pressioni sociali preferiscono non dir nulla a nessuno». Oltre a Ume Salma, anche un'altra donna avrebbe subito dal collaboratore dell'ambasciata elvetica simili molestie sessuali.
Non è la prima volta
In seno al DFAE sono emersi in questi ultimi anni diversi casi di irregolarità legati alla concessione dei visti, in Paesi quali l'Eritrea, il sultanato di Oman, il Perù e lo Yemen; parecchi di tali casi sono in mano al Ministero pubblico della Confederazione (MPC).
Lo scorso giugno la responsabile del DFAE aveva annunciato l'intenzione di sostituire progressivamente i dipendenti locali attivi nelle missioni diplomatiche con personale svizzero, ma tale obiettivo si scontra con le esigenze di risparmio della Confederazione, ha osservato Knuchel.
Kurt O. Wyss, ex capo del'Ispettorato diplomatico del DFAE, non crede che la corruzione riguardi soltanto i dipendenti assunti in loco: essi sono certamente più esposti alla tentazione delle «bustarelle», ha commentato alla «Sonntagszeitung», aggiungendo che le ispezioni messe in atto dal Dipartimento federale funzionano bene, ma il ritmo con cui esse avvengono è insufficiente.
swissinfo e agenzie
In breve
Altri casi di corruzione relativi al rilascio di visti sono stati constatati anche in Oman, Perù, Russia, Nigeria, Serbia e Eritrea.
Lo scorso mese di novembre, il Tribunale federale ha condannato a nove mesi di prigione con la condizionale l'ex viceconsole onorario supplente di Svizzera in Oman per traffico illegale di visti.
Ogni anno, la Svizzera rilascia 500'000 visti. Sono circa 40'000 le richieste di visti rifiutate.