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Nonostante una serie di catastrofi naturali Swiss Re, numero due mondiale nel settore della riassicurazione, lo scorso anno ha più che triplicato l'utile netto, a 2,63 miliardi di dollari (2,39 miliardi di franchi), contro 863 milioni nel 2010.
Swiss Re ha dovuto assumersi costi miliardari per i terremoti in Nuova Zelanda e in Giappone, così come per le inondazioni in Australia e Thailandia, rammenta il gruppo zurighese in una nota diffusa oggi.
Il buon andamento del risultato si spiega con oneri fiscali favorevoli e con lo scioglimento di riserve per 1,3 miliardi di dollari non più necessarie. Inoltre va tenuto conto che sull'esercizio 2010 avevano inciso costi straordinari in relazione al prestito concesso dall'investitore americano Warren Buffett. L'anno passato Swiss Re è riuscita inoltre a realizzare una buona performance per quanto riguarda i capitali investiti.
Il riassicuratore elvetico ha comunque messo a segno un utile netto decisamente più elevato delle attese. Gli analisti consultati dalla Reuters in media avevano pronosticato 1,79 miliardi di dollari. La società ha d'altro canto annunciato che proporrà agli azionisti un dividendo in crescita da 2,75 a 3 franchi.
Nel settore danni si sono fatti sentire gli effetti delle catastrofi naturali dell'anno scorso, che dovrebbero comportare oneri per 3,5 miliardi dollari. La combined ratio, cioè il rapporto tra i costi dei sinistri e altre spese rispetto ai premi, ha superato la soglia del 100%, attestandosi al 101,6% (2010: 99,3%). Il risultato operativo della divisione si è quasi dimezzato scendendo a 1,3 miliardi di dollari.
Le inondazioni in Thailandia dello scorso ottobre dovrebbero causare costi al gruppo zurighese pari a 680 milioni di dollari, ha rilevato in una conferenza telefonica George Quinn, direttore delle finanze.
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