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Toni accesi iniziali e stretta di mano finale tra il premier britannico Boris Johnson e il leader dell'opposizione laburista Jeremy Corbyn nel primo dibattito televisivo in vista delle elezioni legislative del 12 dicembre.
La stretta di mano è una chiara risposta alla domanda della conduttrice del dibattito: "vi stringereste la mano assumendo l'impegno di migliorare la politica?"
Tema principale del dibattito non poteva che essere la Brexit: da un parte la promessa di Johnson di portare la Gran Bretagna fuori dall'Europa entro il 31 gennaio e la garanzia di un nuovo accordo commerciale entro la fine del 2020. Dall'altra l'intenzione di Corbyn di negoziare un nuovo accordo di uscita da mettere a referendum nei prossimi sei mesi.
Un altro tema caldo è stato quello legato alla politica economica. Il leader laburista ha denunciato le politiche di austerità di questi anni, additandole come una punizione per i poveri e promettendo che un eventuale Governo guidato da lui vi metterà fine. Ha poi insistito sulla necessità di un ritorno della tassazione sui profitti delle imprese al livello del 2010 per trovare le risorse necessarie a investire nella spesa sociale. Ha anche rilanciato l'accusa al premier Tory di voler aprire le porte della sanità pubblica alle corporation statunitensi dopo la Brexit, nell'ambito di un'intesa commerciale con Donald Trump.
Johnson ha negato categoricamente quest'ultima accusa, mentre si è detto anche lui favorevole a un superamento dell'austerità e a nuovi investimenti, ma difendendo la necessità di coinvolgere il business privato e di garantire sgravi fiscali, e accusando al contrario Corbyn di voler "distruggere il capitalismo".