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Via Stockalper
Commerciante e nobile intraprendente, intorno al 1630, il barone Stockalper diede luogo al miglioramento e alla messa in sicurezza della vecchia mulattiera medievale che valicava il Passo del Sempione.
Grazie al barone il Passo del Sempione ritornò a essere il principale passaggio commerciale fra Nord e Sud Europa (dal 1648 il barone - in qualità di maître du sel - deteneva il monopolio per il commercio del sale nel Vallese), mettendo in comunicazione la Val Padana con la Valle del Rodano.
In onore del barone Stockalper tale strada venne pertanto chiamata Stockalperweg e lo stesso barone conquistò il soprannome di Roi du Simplon (Re del Sempione).
È lungo questo percorso che nel 1666 lo stesso barone fa costruire l'Ospizio del Sempione (conosciuto originariamente col nome di Alte Spittel) sulle rovine di una struttura preesistente che risaliva al 1235. A Gondo (dove tra l'altro aveva in gestione le miniere d'oro), per favorire i propri commerci e traffici, fece inoltre costruire un edificio su più piani protetto da torri, con funzione di magazzino e alloggio, soprannominato Torre Stockalper.
Le opere promosse dal barone Stockalper lungo la Stockalperweg consentirono inoltre lo sviluppo di un servizio postale efficiente, affidato fino ad allora a monaci erranti, suonatori, musicisti ambulanti e messaggeri vescovili. Infatti Stockalper intuì che l'introduzione di un sistema postale fisso avrebbe giovato al commercio. Nel 1640 fu così istituito un corriere a cavallo che portava attraverso il Passo del Sempione le lettere da Ginevra a Milano in otto giorni d'estate e dieci d'inverno. Lungo la nuova strada Stockalperweg del Sempione, vennero pertanto costruite nuove stazioni di posta con stalle per i cavalli.
La mulattiera Stockalperweg esiste ancora e può tuttora essere percorsa a piedi dagli escursionisti. Da Briga al Passo del Sempione corre parallela all'attuale strada asfaltata (sulla sua sinistra orografica). Poi, giunta a Simplon, punta decisamente a meridione, abbandonando la Val Divedro e raggiungendo Domodossola passando da Bognanco, attraverso un paesaggio naturale ancora intatto.