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LOSANNA - Lo scandalo delle emissioni di CO2 va al Tribunale federale (TF): la causa intentata dalla Fondazione svizzerotedesca dei consumatori (SKS) nei confronti del gruppo Volkswagen e dell'importatore AMAG è stata respinta dal Tribunale del commercio del canton Zurigo.
In una nota odierna, SKS ha annunciato di volersi rivolgere ai giudici supremi. Nel settembre 2017 la Fondazione aveva sporto una denuncia collettiva a Zurigo contro VW e AMAG, ritenendo che questi ultimi avessero ingannato gli automobilisti e violato il diritto svizzero.
Secondo il Tribunale del commercio zurighese le manipolazioni da parte di VW sono note da tempo e non vi è dunque più alcun inganno nel senso giuridico del termine. Riconoscere l'illecito, ritengono i giudici, non può rimediare ai danni subiti dai detentori dei veicoli. Per la fondazione, una sentenza favorevole avrebbe invece costituito una base per far valere ulteriori richieste di risarcimento.
La base giuridica che permette alle associazioni di intraprendere azioni legali è già molto restrittiva, ritiene la SKS nel comunicato. Dall'entrata in vigore della legge sulla concorrenza sleale è stata depositata un solo ricorso collettivo.
Secondo la Fondazione, la sentenza odierna indica che lo strumento giuridico contro la concorrenza sleale è rimasto lettera morta. «Per noi è inaccettabile che il Tribunale del commercio rifiuti un ricorso per tali motivi. Se accettiamo questa decisione, i consumatori diventeranno ancora più indifesi di fronte alle pratiche sleali delle grandi imprese», ritiene la direttrice della SKS Sara Stalder.
Amag ha invece accolto positivamente la decisione del tribunale di non entrare in materia. In una nota odierna, l'importatore di automobili ritiene che anche il Tribunale federale giungerà alla stessa conclusione.
Lo scorso dicembre, sempre nell'ambito del Dieselgate, la Fondazione aveva depositato un'altra azione legale con una richiesta di risarcimento per circa 6000 proprietari d'auto residenti in Svizzera. Né Volkswagen né AMAG, secondo la Fondazione, erano disponibili a negoziare con la SKS sul risarcimento dei danni finanziari dei clienti. Il procedimento è ancora in corso.
Altra strategia da parte della FRC - La Federazione romanda dei consumatori (FRC) aveva invece inoltrato lo scorso dicembre circa 2000 richieste di risarcimento contro VW al tribunale di Brunswick (Germania). Per lanciare la propria raccolta di adesioni, la FRC aveva aderito all'azione avviata dall'Ufficio europeo delle unioni dei consumatori (BEUC), rappresentato dallo studio di avvocati Hausfeld, già noto negli Usa per i suoi successi in questo genere di cause. La richiesta di risarcimento è stata condotta tramite la piattaforma web myRight, che si assumerà anche i rischi di un insuccesso.
FRC ritiene che agire presso la sede del costruttore al fianco di numerosi consumatori europei permetterà di esercitare una forte pressione sul gruppo Volkswagen e di aumentare la probabilità di ottenere una riparazione. Ad ogni modo, la Federazione si attende una procedura lunga, spalmata su più anni. L'azienda germanica dispone di mezzi molto importanti per difendersi, con avvocati attivi in più paesi europei.
A livello mondiale, Volkswagen ha installato il software manipolato - che segnalava emissioni al ribasso rispetto alla realtà - su circa 11 milioni di veicoli. Nel settembre 2015, di fronte alle accuse delle autorità americane, l'azienda tedesca ha ammesso di aver manipolato su vasta scala i test sui gas di scarico: le automobili in questione inquinavano molto più di quanto indicato nelle prove. Finora lo scandalo è costato a VW oltre 25 miliardi di euro tra multe e risarcimenti.
In Svizzera i clienti coinvolti nel cosiddetto Dieselgate sono circa 180'000. L'aggiornamento del software delle auto in Svizzera è nel frattempo terminato.