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Il dissidente cinese-statunitense Harry Wu ha chiesto oggi alla Svizzera che, nell'ambito dei negoziati di libero scambio, eserciti pressioni su Pechino affinché rispetti i diritti umani.
Un accordo fra Berna e Pechino dovrebbe essere concluso prossimamente e le organizzazioni non governative temono che esso non contenga alcuna clausola sui diritti umani. "La Svizzera ha una buona situazione economica. Potrebbe occuparsi non solo delle merci ma anche delle persone che le fabbricano", ha dichiarato Wu al Club svizzero della stampa a Ginevra.
Il dissidente, esiliato negli Stati Uniti dopo essere stato condannato a quindici anni di prigione in Cina, ha detto che la Confederazione "deve fare pressione ed esprimere le proprie preoccupazioni per le condizioni di lavoro, per la tutela delle minoranze e per la libertà di religione. Le autorità cinesi non approveranno, ma a poco a poco ne terranno conto"
Harry Wu ritiene che in Cina esistano ancora un migliaio di campi di lavoro, dove si trovano dai tre a cinque milioni di prigionieri. In questi lager è fabbricata ogni sorta di prodotto, anche per l'esportazione, precisa. In Cina, paese completamente controllato dai comunisti, avvengono molte violazioni dei diritti umani, aggiunge Wu ricordando gli aborti e le sterilizzazioni forzate nonché il migliaio di esecuzioni capitali all'anno.
Quattro ong svizzere - Alliance Sud, Dichiarazione di Berna, Società per i popoli minacciati, Società per l'amicizia elvetico-tibetana - hanno lanciato una campagna affinché Berna metta il rispetto dei diritti umani nell'accordo di libero scambio che sta trattando con la Cina dal gennaio del 2011; accordo che potrebbe essere concluso alla fine dell'anno dopo sei tornate negoziali.
Le ONG criticano in particolare l'assenza in Cina di libertà sindacale, la pratica del lavoro forzato e il non rispetto delle convenzioni dell'Organizzazione internazionale del lavoro (ILO). Esse chiedono che all'accordo fra Berna e Pechino venga aggiunto un protocollo addizionale, con la stessa forza giuridica dell'accordo stesso, che preveda clausole sul rispetto dei diritti umani