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Presentando i risultati dell'ultimo barometro elettorale, i media svizzeri si sono quasi completamente dimenticati di indicare dove si è registrato il cambiamento più importante: tra gli svizzeri all'estero. Lettura e interpretazione.Questo contenuto è stato pubblicato il 12 settembre 2019 - 13:00
Stando all'ultimo barometro elettorale della SSR della fine di agosto, il 23% degli svizzeri all'estero ha indicato che voterà per il Partito dei Verdi (PV) alle elezioni federali del 20 ottobre 2019.
Per la prima volta nella loro storia, i Verdi sarebbero il Partito più forte in parlamento, davanti al Partito liberale radicale (PLR) con il 18% dei consensi. Seguono il Partito socialista (PS) e l'Unione democratica di centro (UDC) con il 16% ciascuno, i Verdi liberali (PVL) con l'11% e il Partito popolare democratico (PPD) con l'8%.
Rispetto al barometro elettorale di giugno si registrano importanti cambiamenti. Allora, l'UDC si trovava ancora in testa, davanti a PS e PLR. I Verdi si trovavano in quarta posizione.
Tra gli espatriati c'è stato quindi un radicale scivolamento verso il partito ecologista. Infatti, in poco meno di tre mesi i Verdi hanno guadagnato sette punti percentuali. Con sette punti in meno è soprattutto l'UDC a perdere consensi all'estero.
L'autore
Claude Longchamp è uno tra i politologi e analisti più noti e autorevoli della Svizzera.
Ha fondato l'Istituto di ricerca gfs.bern, che ha diretto fino al suo pensionamento e di cui è attualmente il presidente del consiglio di amministrazione. Per trent'anni Longchamp ha analizzato e commentato le votazioni e le elezioni per la Radiotelevisione di lingua tedesca SRF.
Per swissinfo.ch e per la sua piattaforma sulla democrazia #DearDemocracy, Longchamp scrive ogni mese un testo sulle elezioni federali 2019.End of insertion
Gli effetti del dibattito a livello globale sul clima
La ragione principale di questa evoluzione è chiara: dall'inizio dell'anno si dibatte ovunque sul surriscaldamento terrestre. In Europa e in tutto il mondo si svolgono proteste studentesche. I giovani vogliono scuotere e informare l'opinione pubblica sulle conseguenze del cambiamento climatico. La generazione di Greta vuole che la politica adotti le misure necessarie per raggiungere gli obiettivi dell'accordo di Parigi.
L'impegno dei giovani in favore della salvaguardia ambientale inizia a produrre i primi risultati anche tra la Quinta Svizzera. La diaspora elvetica può essere considerata la punta di diamante della nuova ondata verde. Infatti, i Verdi e i Verdi liberali godono di un grande sostegno fuori dai confini nazionali. Inoltre, i Verdi guadagnano più all'estero che nella Confederazione.
L'accordo quadro con l'Ue rimane attuale
L'attenzione della Quinta Svizzera non si concentra unicamente sulla questione ambientale, bensì anche sui rapporti tra la Confederazione e l'Unione europea, ciò che preoccupa molto gli espatriati. Temono infatti che un eventuale fallimento dell'accordo quadro con l'Ue possa influenzare negativamente la loro permanenza all'estero.
È un timore che viene rafforzato da un'altra grande inquietudine, ossia la paura di assistere a una perdita di competitività del Paese.
La colpa di questa evoluzione viene attribuita all'UDC, partito che si oppone all'integrazione della Svizzera nell'Ue e che vuole revocare l'accordo sulla libera circolazione delle persone. Stando al barometro elettorale, la destra conservatrice è in chiara perdita di consensi.
Scarsa partecipazione al voto
Naturalmente è meglio non sbilanciarsi troppo con le previsioni basate su un sondaggio svolto online. La partecipazione al voto della Quinta Svizzera è piuttosto bassa: nel 2015 solo il 25% degli aventi diritto di voto iscritti a una rappresentanza elvetica ha preso parte all'elezione del parlamento federale. Sono meno del 5% dei quasi 800 mila svizzeri espatriati.
La causa principale di questo astensionismo è l'ambiente con cui sono confrontati quotidianamente. Da lontano, a volte, i problemi in Svizzera non sembrano tanto significativi. Inoltre, gli svizzeri all'estero non vogliono immischiarsi troppo nelle questioni in patria. Chi è attivo politicamente all'estero, si identifica molto nella Svizzera, ha un grande interesse nella politica ed è in grado di farsi un'opinione nonostante la distanza.
Ci sono però anche degli ostacoli: il più importante è il tempo impiegato dal materiale di voto per arrivare nella cassetta delle lettere degli svizzeri all'estero e per ritornare nel comune di voto. Rispetto a chi vive in Svizzera, dove si può aspettare la domenica elettorale per recarsi alle urne, per la Quinta Svizzera la partecipazione a una votazione o un'elezione è un processo che spesso dura settimane.
Il problema maggiore è rappresentato dal ballottaggio per l'elezione dei consiglieri degli Stati (camera dei Cantoni). Infatti le scadenze sono talmente ravvicinate da rendere impossibile la partecipazione degli svizzeri all'estero.
Non tutti gli oggetti in votazione interessano
Come in Svizzera, anche all'estero la partecipazione dipende soprattutto dall'oggetto in votazione e dallo spazio che quest'ultimo si ritaglia nelle discussioni in internet. Anche tra gli espatriati, così come tra i gruppi sociali con un'elevata percentuale di assenteisti, la mobilitazione della base è molto importante. L'affluenza alle urne è maggiore, sia in patria sia all'estero, se il tema interessa anche la Quinta Svizzera e se le conseguenze del voto suscitano un acceso dibattito.
Per esempio, la votazione popolare del 26 febbraio 2016 sull'iniziativa 'Per l'espulsione degli stranieri che commettono reati' ha visto la partecipazione del 35% degli aventi diritto di voto all'estero. Nella Svizzera francese ha partecipato soprattutto chi era a favore dell'iniziativa, nella Svizzera tedesca, invece, soprattutto i contrari.
Svizzeri all'estero più progressisti
Grazie all'analisi di 62 votazioni popolari svoltesi tra il 2002 e il 2017, ora si conosce il comportamento di voto della Quinta Svizzera. Gli espatriati si sono espressi chiaramente a favore dell'articolo sulla famiglia, della svolta energetica, della riforma pensionistica e della naturalizzazione agevolata. Lo studio ha evidenziato una crescente differenza tra svizzeri all'estero e svizzeri in patria: i primi sono sempre più progressisti, i secondi sempre più conservatori.
In rare occasioni le differenze portano a maggioranze diverse: ciò si verifica in una votazione su sette e di solito l'influsso sul risultato finale è irrilevante. È stato così, per esempio, con l'iniziativa 'contro l'immigrazione di massa' dell'UDC. Gli espatriati l'hanno nettamente bocciata, mentre i votanti in patria hanno approvato di stretta misura la regolazione autonoma dell'immigrazione - e questo è stato anche l'esito finale della consultazione popolare.
Il voto degli svizzeri all'estero ha un influsso marginale sui risultati complessivi poiché il loro numero è piuttosto basso se confrontato con il totale degli aventi diritto di voto. Gli espatriati rappresentano circa il 10% dei votanti a livello federale, di cui solo due su dieci prendono parte alle votazioni. Il loro peso è pari a quello dei cantoni di Neuchâtel e Svitto.
Conclusione: un piccolo ma crescente fossato
Nel corso dell'attuale legislatura si è notato che le opinioni tra gli svizzeri all'estero e quelli in patria differiscono sempre più. Fra i votanti della Quinta Svizzera si registra una tendenza verso i valori progressisti. Un'evoluzione evidenziata anche dalle indicazioni emerse dall'ultimo barometro elettorale. La Quinta Svizzera è particolarmente sensibile alla questione ambientale e vuole una maggiore integrazione della Confederazione nell'Ue.
Ai partiti rimangono ancora cinque settimane per adeguare le loro campagne e per conquistarsi il voto degli svizzeri all'estero.
I partiti che formano Gruppi in parlamento
UDC: Unione democratica di centro (destra conservatrice)
PS: Partito socialista (sinistra)
PLR: Partito liberale radicale (destra liberale)
PPD: Partito popolare democratico (centro destra)
PES: Partito ecologista svizzero (sinistra)
PVL: Partito dei Verdi liberali (centro)
PBD: Partito borghese democratico (centro)
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