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LOSANNA - Il Tribunale federale ha respinto il ricorso presentato dalla Fondazione svizzerotedesca dei consumatori SKS relativo alla causa contro il gruppo Volkswagen (VW) e l'importatore AMAG per lo scandalo Dieselgate.
Nel settembre 2017 la Fondazione aveva presentato una denuncia collettiva a Zurigo contro VW e AMAG, ritenendo che questi ultimi avessero ingannato gli automobilisti e violato il diritto svizzero. Il Tribunale del commercio zurighese l'aveva respinta affermando che le manipolazioni da parte di VW erano note da tempo e non vi è dunque più alcun inganno nel senso giuridico del termine. Riconoscere l'illecito inoltre non può rimediare ai danni subiti dai detentori dei veicoli, aveva sottolineato la corte zurighese.
Il Tribunale federale, confermando la decisione di prima istanza, ricorda che lo scopo principale di una simile azione è di porre fine a una situazione illegale. Il motore diesel manipolato EA189 invece non viene più commercializzato in Svizzera dal 2015. I giudici di Mon Repos inoltre hanno sottolineato che la causa non può rimediare ai danni citati dalla SKS, come la perdita di valore dei veicoli, la cattiva reputazione del diesel o i divieti di circolazione imposti in alcune città. I disagi subiti dai clienti possono essere invocati nell'ambito di un'azione di risarcimento danni.
AMAG si dice soddisfatta per la decisione dell'Alta corte. L'importatore sottolinea che il diritto svizzero non prevede una denuncia collettiva, che potrebbe servire da base per azioni di risarcimento danni.
SKS deulsa - «Per motivi puramente formali, i tribunali non hanno esaminato se la manipolazione di VW e AMAG per aggirare gli standard di emissione fosse contraria alla legge sulla concorrenza sleale», commenta invece SKS. In tal modo, il Tribunale annulla l'azione collettiva prevista dal diritto della concorrenza. «È quindi impossibile per le organizzazioni dei consumatori agire contro fornitori che non rispettano la legge», afferma Simon Fricker dello studio Schwärzler Rechtsanwälte. SKS ricorda inoltre che la richiesta di risarcimento danni, cui partecipano circa 6000 proprietari di auto, è ancora pendente dinanzi al Tribunale commerciale di Zurigo.
Nell'ambito dello scandalo dei gas di scarico truccati, la Federazione romanda dei consumatori (FRC) aveva scelto di associarsi ad un'azione legale collettiva in Germania e inoltrato circa 2000 richieste di risarcimento contro VW al tribunale di Brunswick (D). Per lanciare la propria raccolta di adesioni, la FRC aveva aderito all'azione avviata dall'Ufficio europeo delle unioni dei consumatori (BEUC), rappresentato dallo studio di avvocati Hausfeld, già noto negli Usa per i suoi successi in questo genere di cause. Pochi giorni fa, la Corte suprema federale tedesca (BGH) ha ammesso la richiesta di risarcimento di un acquirente di un'auto equipaggiata con un motore EA189. Secondo un alto funzionario di Volkswagen, lo scandalo del diesel è già costato al gruppo 28 miliardi di euro (circa 32 miliardi di franchi al cambio attuale).
Il contestato motore diesel è stato montato su modelli dei marchi VW, Audi, Seat e Skoda venduti in Svizzera tra il 2008 e il 2015. Il software legato al motore è stato utilizzato per ridurre le emissioni di gas inquinanti durante i controlli.