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Basilea ci crede
La prossima elezione del Consiglio federale potrebbe riportare in Governo un(a) rappresentante del Canton Basilea. Sessantatré anni dopo Hans Peter Tschudi, il Cantone sul Reno potrebbe rientrare nella stanza dei bottoni. Ancora una volta con un socialista, ma stavolta con una donna. La consigliera agli Stati ed ex consigliera di Stato Eva Herzog avrebbe infatti buone chance di essere scelta dall’Assemblea federale se il gruppo parlamentare socialista deciderà di inserirla nel ticket ufficiale (decisione non scontata, perché è una socialdemocratica, come lo era Tschudi, e oggi nel PS domina l’ala nostalgica del marxismo). Comunque Basilea ci crede e sulle rive del Reno in queste settimane si respira un’euforia identitaria simile a quella che pervade la città durante il mitico carnevale. La nomina di una basilese in Consiglio federale sarebbe significativa per ragioni statistiche (prima di Tschudi, il Cantone ha avuto solo due altri consiglieri federali e ambedue nel lontano Ottocento). Ma in gioco c’è di più. Nell’organo chiamato a governare in modo collegiale un Paese confederale fatto di grandi diversità e in cui l’opposizione è il popolo non contano infatti soltanto gli equilibri partitici. Il fatto che il Governo sia rappresentativo anche delle diverse regioni e componenti del Paese non è un optional ma una necessità sistemica. E l’Assemblea federale che elegge l’Esecutivo lo sa. Più il Governo è rappresentativo dell’insieme degli interessi confederali (di città e campagne, lingue e culture, storia e configurazione geografica, diversa forza economica) e più avrà legittimazione popolare e sarà in grado di esercitare autorevolmente ed efficacemente i propri compiti. Prendiamo la questione degli equilibri fra città e campagne. Visto che gli agglomerati urbani rappresentano la maggioranza della popolazione elvetica ed hanno un ruolo preponderante dal punto di vista economico-industriale, se nell’Esecutivo federale venisse a mancare il punto di vista dei Cantoni cittadini ciò avrebbe ripercussioni nella definizione delle priorità politiche da parte dell’Esecutivo. Questo discorso è pertinente alla vigilia della sostituzione dello zurighese Ueli Maurer - esponente politico del Cantone urbano più popoloso e locomotiva economico-finanziaria del Paese - e della bernese Simonetta Sommaruga, esponente politica del secondo Cantone più popoloso e più esteso della Svizzera. L’eventuale elezione della socialista basilese porterebbe nell’Esecutivo svizzero la voce di un Cantone urbano che rappresenta il secondo polo economico-industriale elvetico ed è sede di società ed aziende nazionali e multinazionali ad alto valore aggiunto. Eva Herzog - donna di Governo sperimentata che ha guidato con mano sicura e con successo il Dipartimento delle finanze del Canton Basilea - andrebbe a rafforzare nell’Esecutivo il punto di vista degli agglomerati urbani fortemente industrializzati, oggi poco rappresentati in Governo (Maurer non è, diciamolo, l’emblema della Svizzera cittadina e gli altri consiglieri federali provengono dal Vallese, Ticino, Friburgo, San Gallo e dalla regione agricola del Canton Vaud). La possibilità che l’urbana Zurigo riesca a mantenere il proprio seggio in Consiglio federale non è esclusa, visto che le quotazioni dell’outsider UDC Hans Ueli Vogt stanno crescendo (soprattutto nell’area rosso-verde) a scapito del (fino a ieri) favorito Albert Roesti. Ma se il bernese ed ex presidente dell’UDC Roesti riuscisse comunque a spuntarla su Vogt, la capitale economica della Svizzera (rappresentata ininterrottamente in Consiglio federale fin dalla creazione dello Stato federale, tranne la breve parentesi dovuta alle dimissioni forzate e incresciose di Elisabeth Kopp) si ritroverebbe fuori dalla stanza dei bottoni. A questo punto, se riuscisse ad entrarvi la basilese Eva Herzog, la piazza economica elvetica manterrebbe il suo posto nella sala comando … e i gioviali festaioli basilesi, eterni concorrenti dei freddi e superbi zurighesi, stapperebbero lo champagne.