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La Cina sta spingendo per un ampio accordo di sicurezza economica con alcune nazioni dell’Oceano Pacifico, la più vasta distesa d’acqua della Terra.
Pechino vuole un maggior coinvolgimento in materia di addestramento delle forze di polizia, della sicurezza informatica, della mappatura marittima, e ottenere anche un maggior accesso alle risorse naturali. Un patto che amplierebbe notevolmente la sua influenza plasmando l’ordine regionale nel Pacifico e che preoccupa i paesi occidentali ed alcuni leader di altre nazioni del Pacifico meridionale.
La Cina spera che la bozza dell’ampio accordo economico sia sottoscritta da 10 nazioni insulari la prossima settimana.
Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi, ha iniziato giovedì un tour in alcuni paesi nel Pacifico per promuovere questo accordo multilaterale. Wang visiterà Kiribati, Samoa, Tonga, Vanuatu, Papua Nuova Guinea, Timor Est e Fiji.
Alcuni piccoli Stati del Pacifico vedono l’accordo come un’opportunità per assicurarsi fondi necessari all’ammodernamento di infrastrutture vecchie e malate e per migliorare lo sviluppo economico.
Ma ci sono anche segni di respingimento contro la proposta cinese. Come quello del presidente degli Stati Federali della Micronesia, David Panuelo, che ha scritto una lettera dai toni forti ai colleghi leader del Pacifico, esortandoli a respingere l’accordo definito “cortina fumogena” perché minerebbe la loro sovranità e scatenerebbe una nuova “guerra fredda” tra Cina e Occidente. “Nasconde il tentativo cinese di acquisire l’accesso e il controllo della regione”, ha affermato Panuelo.
La proposta di Pechino per il Pacifico, arriva sulla scia del controverso accordo di sicurezza bilaterale firmato il mese scorso con le Isole Salomone, un arcipelago formato da circa mille isole, che, secondo alcuni analisti, potrebbe portare ad una base militare cinese a circa 1500 km dalle coste australiane. Fatto che ha suscitato preoccupazioni sia in Australia e sia a Washington.
Anthony Albanese ha vinto le elezioni generali australiane di una settimana fa, diventando il nuovo primo ministro. Albanese ha accusato il suo avversario ed ex primo ministro Scott Morrison di non essere riuscito a impedire l’accordo tra Cina e Honiara, la capitale dello Stato delle Isole Salomone. La ministra degli Affari esteri australiana Penny Wong, di origine malese, lo ha definito il peggior errore di politica estera australiana nel Pacifico dalla fine della seconda guerra mondiale.
L’Australia si affretta ora con la nuova politica estera del primo ministro Albanese a riparare i legami con la regione meridionale del Pacifico, aumentando gli aiuti e le opportunità per gli abitanti delle varie isole del Pacifico di lavorare e trasferirsi permanentemente in Australia. Uno sforzo per contrastare l’approccio cinese cercando di dissuadere i paesi insulari del Pacifico.
Il piano quinquennale cinese copre una vasta gamma di questioni, compreso il commercio, il finanziamento e gli investimenti, il turismo, la salute pubblica e il supporto per la Pandemia da Covid, scambi culturali e linguistici in cinese, formazione e borse di studio, nonché prevenzione e soccorso in caso di catastrofi naturali.