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Le prime sperimentazioni cliniche, condotte su 15 volontari, fanno ben sperare: il vaccino anti-epatite C, messo a punto da GlaxoSmithKline usando la stessa tecnologia impiegata per il vaccino anti-Ebola approvato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, è ben tollerato, sicuro e sembra indurre una risposta anticorpale mai vista prima.
In una prima fase di sperimentazione sono state studiate due diverse metodologie, entrambe basate sull’impiego di adenovirus modificati e incapaci di riprodursi, contenenti le proteine del virus di interesse (Ebola o epatite C). Tali proteine, una volta liberate, inducono la formazione di anticorpi specifici.
Entrambe le metodologie sembrano funzionare e appaiono sicure, stando a quanto riferito su Science Traslational Medicine dagli autori, virologi e immunologi dell’Università di Oxford, in Gran Bretagna.
Si stima che nel mondo vi siano non meno di 180 milioni di persone infettate dall’epatite C, e che soltanto un quarto di esse siano in grado di guarire spontaneamente, o quantomeno di convivere con l’infezione senza che la malattia progredisca verso la cirrosi e il tumore del fegato.
Data ultimo aggiornamento: 11 novembre 2014