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L'area del Museo svizzero dei trasporti è un insieme indefinito di costruzioni cresciute nel tempo senza un disegno d'insieme. Il progetto attraverso la riconfigurazione degli spazi esterni, la costruzione del fronte-lago e la realizzazione di un nuovo edificio, intende restituire unità all'area. Il fronte-lago è tracciato da un lungo edificio che oltre a definire la frontiera tra l'area espositiva e il lago, crea un nuovo orizzonte artificiale delineando un particolare "skyline" fra il paesaggio alpino e la città. Il nuovo edificio, avvolto in una leggera copertura traslucida, ospita uno spazio rappresentativo dello scenario automobilistico: frammenti di viadotti consentono al visitatore di osservare le macchine esposte da diversi punti di vista. L'aspetto fantastico di questo luogo è esaltato dalle immagini che si succedono su degli schermi ovali sospesi sulla copertura, ma anche dalla continua variazione della luce, una scenografia che consegna dinamicità allo spazio espositivo.
Intragna si contraddistingue per il suo paesaggio antropizzato composto da una successione di terrazze-giardino: queste determinando una serie di percorsi che generano la continuità tra la parte bassa della città e l'antico nucleo. Il progetto traendo la sua semantica dal linguaggio dell'esistente, cerca di realizzare un dialogo con il paesaggio. Questa scelta non genera una condizione di assoggettamento piuttosto di imposizione costruendo attraverso il "silenzio" una nuova gerarchia di spazi. Per la medesima necessità di continuità, si utilizzano per alcune finestre vetri opachi che riflettendo il paesaggio appaiono come una sorta di "quadri viventi". Questo collage di immagini richiama alla memoria gli affreschi posti sulle facciate degli edifici pubblici della regione.
La successione di due piazze poste su diversi livelli risolve il passaggio tra la città storica e la città contemporanea. La prima, una sorta di piazza-giardino delimitata dal fronte dell'ex Hotel Palace, genera una pausa nella densità del nucleo urbano e, aprendosi verso lo specchio d'acqua, interrompendo il tradizionale percorso del lungolago. La seconda piazza invece, posta ad un livello più alto, è pensata come un foyer aperto verso la scenografia del paesaggio, da cui è possibile accedere al teatro e agli spazi espositivi. Questi due grandi spazi - per la loro natura funzionale - sono differenziati e posti in antitesi concettuale: il primo è aperto ed estroverso essendo uno spazio di celebrazioni; il secondo è introverso essendo piuttosto legato alla riflessione. In entrambi è la luce lo strumento che definisce la diversa natura dei luoghi capace anche di avviare una nuova dialettica tra la città e il lago.
Il progetto per il nuovo stadio di Zurigo cerca di definire una continuità con la città, per questo motivo si è scelto di mediare la grande scala dell'edificio con una piazza rialzata, necessaria anche a misurare il deflusso degli spettatori a conclusione degli eventi. Una parte delle tribune è così scavata all'interno della piazza, mentre le altre sono poggiate sulla stessa divenendo dei grandi loggiati aperti sul campo sportivo e verso la città, una scelta in antitesi con la tendenza alla separazione urbanistica di questi luoghi. La copertura sospesa sopra le tribune (in lastre di policarbonato traslucido) è stata pensata come una grande lampada che segnala alla città l'uso della struttura sportiva. Inoltre, in maniera inconsueta, sedici grandi portali luminosi che sottolineano gli ingressi seguendo la struttura portante risolvono l'illuminazione del campo sportivo.