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Il principio del "Cassis de Dijon" deve continuare a valere anche per le derrate alimentari. È quanto sostiene, con 7 voti contro 5 e un'astensione, la Commissione dell'economia e dei tributi del Consiglio degli Stati (CET-S).
La CET-S raccomanda quindi di non entrare in materia sulla pertinente iniziativa parlamentare depositata dal consigliere nazionale Jacques Bourgeois (PLR/FR) e approvata dalla Camera del popolo a inizio mese per 109 voti a 65 e 8 astenuti.
La maggioranza della CET-S ha quindi sposato l'opinione del Consiglio federale secondo il quale è ancora troppo presto per sostenere che il "Cassis de Dijon" - in vigore dal 1° luglio 2010 - non abbia avuto effetti positivi. I commissari sottolineano anche l'importanza di non isolare il mercato svizzero da quello europeo.
La minoranza della commissione chiede invece l'entrata in materia. Essa sottolinea che la stessa Segreteria di stato dell'economia (SECO), in uno studio dell'aprile 2013, ha dimostrato che il "Cassis de Dijon" non ha sostanzialmente avuto alcun effetto né per il commercio, né per il consumatore; ha però causato un aumento della burocrazia. Per la minoranza, inoltre, la mancanza della reciprocità con l'Unione europea è un problema.
In base al principio del "Cassis de Dijon" ciò che è legalmente fabbricato e messo in commercio nell'UE o nello Spazio economico europeo (SEE) può essere venduto liberamente anche in Svizzera, senza sottostare ad ulteriori controlli, e anche se non rispetta le prescrizioni elvetiche. Per le derrate alimentari è necessaria un'autorizzazione.
La legge prevede anche che i fabbricanti elvetici che lavorano unicamente per il mercato interno possono produrre in Svizzera i loro prodotti seguendo le prescrizioni dei paesi dell'UE o del SEE. Le uniche norme elvetiche che devono essere rispettate sono quelle sulla protezione dei lavoratori e sulla protezione degli animali.
SDA-ATS