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Dieci anni dopo l'approvazione da parte del popolo dell'adesione all'Onu - il 3 marzo 2002 con il 54,6% dei voti - la Confederazione ha fatto oggi un bilancio positivo di questo decennio. Occorrerà tuttavia attendere altri dieci anni per poter sperare di entrare nel Consiglio di sicurezza.
Il segretario di Stato Peter Maurer e il capo della divisione Onu e organizzazioni internazionali al Dipartimento degli esteri (DFAE) Jürg Lauber hanno ricordato oggi in una conferenza stampa il ruolo della Svizzera in seno all'organizzazione e gli obiettivi fissati dalle autorità per i prossimi dieci anni.
Entrando a parte parte dell'Onu, la Svizzera ha rafforzato il suo ruolo di "peacekeeper", ha detto Maurer. I problemi discussi a New York coincidono infatti con gli obiettivi della Confederazione in materia di sicurezza, mantenimento della pace, diritti umani e lotta contro la povertà. Maurer ha ricordato a tal proposito la creazione, fortemente voluta da Berna, del Consiglio per i diritti umani nel 2006 a Ginevra. Questa istituzione ha per esempio dimostrato la sua capacità d'azione nei recenti avvenimenti che hanno condotto alla cosiddetta Primavera araba.
L'Onu ha però anche i suoi limiti, come ad esempio la lentezza dei suoi strumenti d'intervento in un mondo in cui le decisioni si prendono molto velocemente. Ma ciò che conta, ha detto Maurer, "è la legittimità delle decisioni prese". Prossimo obiettivo per la Confederazione: l'adesione al Consiglio di sicurezza, prevista nel 2023-2024. "È una vera e propria campagna politica quella che si annuncia", ha concluso Maurer.