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Sessione Il Nazionale non vuole limitare il diritto degli imputati
Nella revisione del codice di procedura penale (CPP), le due camere federali continuano a non trovare un accordo sul fatto che gli imputati possano assistere agli interrogatori di coimputati o testimoni.
Secondo la legge attuale, tutte le parti possono essere presenti a tutte le udienze di prova. Oggi il Nazionale ha ribadito questa posizione con 117 voti a 70.
Poco dopo l'entrata in vigore del CPP nel 2011, gli addetti ai lavori si sono espressi criticamente sulla sua applicazione, facendo rilevare diversi problemi causati da singole disposizioni. Anche in Parlamento sono stati depositati interventi che chiedevano modifiche mirate. Il Consiglio federale ha pertanto riassunto le preoccupazioni in un progetto di legge.
Il Consiglio federale e quello degli Stati vogliono limitare il diritto degli imputati a partecipare alle udienze finché l'imputato non si sia espresso in modo sostanziale sul tema dell'udienza.
«È una linea rossa che il nostro Parlamento non deve superare», ha affermato Baptiste Hurni (PS/NE) a nome della commissione preparatoria. Questa disposizione rimetterebbe in discussione uno dei principi fondamentali del nostro Stato di diritto, ha convenuto Vincent Maître (Centro/GE). Il plenum ha finito per appoggiare questo punto di vista.
Un'altra grande divergenza riguarda il diritto di reclamo dei procuratori contro una decisione di un tribunale delle misure e delle pene contro una detenzione preventiva. «Questa disposizione non esiste in nessun ordine giuridico simile al nostro», ha detto Hurni. Se fosse introdotta nella legge, la Corte europea dei diritti dell'uomo si pronuncerebbe certamente contro di essa.
Una minoranza voleva invece seguire il Consiglio degli Stati e fornire questo diritto di appello al ministero pubblico. La pratica in alcuni cantoni mostra che i procuratori non abusano affatto di questa possibilità, ha rilevato Christian Lüscher (PLR/GE). Con 100 voti a 86, il Nazionale ha per finire mantenuto questa divergenza con la Camera dei Cantoni.
La riforma prevede anche condizioni agevolate per l'uso dei profili DNA dei sospetti. Tale pratica è già ammessa per i reati che sono oggetto di un procedimento in corso. Possono anche essere usati per reati commessi in passato. Il Consiglio degli Stati, come il Governo, vuole assicurarsi che ci siano «indizi concreti» in tal senso.
Il Consiglio nazionale preferisce una formulazione più edulcorata ("una certa probabilità") e con 89 voti a 88, ha deciso oggi di non voler spingersi oltre la legge attuale, che prevede questa possibilità solo per le persone condannate per un reato grave, ad almeno un anno di prigione o internate.
Il dossier torna al Consiglio degli Stati.
mh, ats