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Il leader democentrista Christoph Blocher.
KEYSTONE/MARCEL BIERI(sda-ats)
L'iniziativa popolare "Il diritto svizzero anziché giudici stranieri (Iniziativa per l'autodeterminazione)", che l'UDC depositerà venerdì alla Cancelleria federale, solleva parecchie questioni.
Stando al testo democentrista, il diritto elvetico deve essere preminente rispetto alle decisioni dei tribunali stranieri e le decisioni di popolo e cantoni devono essere applicate.
Per la rettrice dell'Università di Friburgo ed eminente giurista, Astrid Epiney, con l'eventuale accettazione dell'iniziativa la Svizzera trasmetterebbe innanzitutto un segnale preoccupante. "Sarebbe insopportabile per la credibilità di un Paese, se questo annunciasse di non voler più applicare a proprio piacimento determinati accordi", ha affermato la Epiney all'ats.
Il Forum di politica estera (foraus) ha pubblicato in aprile uno studio sull'iniziativa dell'UDC. Secondo l'esperta di diritto internazionale del foraus, Fanny de Weck, in caso di accettazione del testo sull'autodeterminazione, la posizione della Svizzera sul piano internazionale sarebbe notevolmente indebolita.
Per Astrid Epiney, un trattato di diritto internazionale è sempre vincolante, indipendentemente dalle regole interne di uno Stato. Se la Confederazione non rispetta i suoi obblighi, deve attendersi rappresaglie più o meno diverse a seconda del trattato in questione.
Per esempio, qualora la Svizzera non rispettasse gli impegni derivanti da un accordo commerciale, la parte contraente potrebbe fare la stessa cosa, spiega la professoressa dell'Università di Friburgo. Se fossero violate le disposizioni sui diritti umani "imperativi", la comunità internazionale potrebbe reagire con sanzioni commerciali.
La Epiney menziona anche quanto accaduto dopo l'accettazione dell'iniziativa contro l'immigrazione di massa: ancor prima dell'attuazione del testo, la Confederazione è stata provvisoriamente esclusa da programmi di ricerca europei come Orizzonte 2020 ed Erasmus. E a medio termine, su Berna pende la minaccia della cessazione degli accordi bilaterali I, qualora essa violasse il trattato di libera circolazione delle persone con l'Unione europea.
Stando all'UDC, l'iniziativa popolare non costituisce un attentato ai diritti umani. Quelli "imperativi", come il divieto di tortura, di genocidio, di violenza, ecc. - saranno garantiti. In ogni caso, la legislazione svizzera "contiene già questo tipo di protezioni", aveva detto l'ex consigliere federale Christoph Blocher al momento del lancio dell'iniziativa.
La scadenza per la raccolta delle 100'000 firme necessarie alla sua riuscita è fissata al 10 settembre 2016, ma il partito ha deciso di depositare il testo alla Cancelleria federale già questo venerdì, dicendosi sicuro di averne riunite a sufficienza.
SDA-ATS