Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/189716

<h2>SubmittedText<h2><p>Dopo il rifiuto di aderire alla SEE nel 1992, la Svizzera ha preso la cosiddetta via bilaterale dichiarandola strada maestra. Sono stati negoziati e adottati i relativi pacchetti di accordi, che l'elettorato svizzero ha accolto. Alcuni di essi si sono dimostrati validi, mentre altri sono oggetto di critiche. Altri ancora possono non tener debitamente conto degli sviluppi intermedi e andrebbero pertanto rivisti. Sono stati poi individuati nuovi settori che necessiterebbero di essere regolamentati tramite specifici accordi. Tutto ciò dimostra che la via bilaterale non è una semplice raccolta di trattati, ma va vista come l'espressione delle nostre relazioni con l'Europa. Poiché tuttavia il proseguimento di queste relazioni si trova in una fase di stallo, chiediamo al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Condivide la nostra convinzione che la via bilaterale sia ancora la strada maestra? Quali alternative vi sarebbero e qual è la sua opinione al riguardo?</p><p>2. Quale importanza e urgenza attribuisce a un accordo quadro?</p><p>3. Quali interdipendenze vi sono tra un accordo quadro e altri accordi, ad esempio un accordo sull'energia elettrica?</p><p>4. Che cosa fa per dimostrare, a livello di politica interna, la necessità di un accordo quadro e mettere in evidenza le sue applicazioni pratiche?</p><p>5. In che misura le iniziative popolari, come quella sull'espulsione, contro l'immigrazione di massa e sull'autodeterminazione eccetera, indeboliscono il progetto della via bilaterale nel suo complesso e la posizione negoziale della Svizzera nei confronti dell'UE in merito a un accordo quadro?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Sì, il Consiglio federale è dell'opinione che per la Svizzera la via bilaterale continui a essere il migliore approccio alla politica europea, poiché permette al nostro Paese la migliore integrazione economica possibile nel mercato interno dell'Unione europea (UE) e cooperazioni con l'UE in settori selezionati con la maggiore indipendenza politica possibile. Con la conclusione di un accordo istituzionale intende consolidare la via bilaterale, prepararla per il futuro e permetterne lo sviluppo. Un blocco o un'interruzione dei negoziati sull'accordo istituzionale avrebbe probabilmente conseguenze negative. Si potrebbe arrivare a un'interruzione dei negoziati in dossier come quello dell'energia, della sanità pubblica e della sicurezza degli alimenti, a un mancato riconoscimento dell'equivalenza della regolamentazione svizzera in materia di mercati borsistici ai sensi dell'articolo 23 del MiFIR e perfino a incertezze giuridiche nell'aggiornamento periodico degli accordi di accesso al mercato esistenti (come l'MRA) o a una situazione che impedisca la conclusione di un accordo sulla partecipazione della Svizzera al prossimo programma di ricerca dell'UE che sarà lanciato nel 2021.</p><p>2. L'Unione europea (UE) ha dichiarato apertamente - l'ultima volta per il tramite del presidente della Commissione europea - di voler concludere un accordo con la Svizzera. L'UE ha inoltre affermato che la sua disponibilità a concludere un accordo diminuirà dall'inizio della fase più delicata dei negoziati per la Brexit e a partire dall'anno elettorale 2019. Il Consiglio federale intende pertanto sfruttare l'attuale finestra temporale. Il 4 luglio 2018 il Consiglio federale ha nuovamente ribadito la propria volontà di portare avanti i negoziati con l'UE in base al mandato negoziale esistente. Tuttavia, approverà la conclusione dei negoziati solo se si sarà tenuto conto degli interessi della Svizzera. La qualità di un accordo è in ogni caso più importante della rapidità della sua conclusione.</p><p>3. L'accordo istituzionale si riferisce agli accordi di accesso al mercato - ai cinque già esistenti (l'accordo sulla libera circolazione delle persone, l'accordo sull'abolizione degli ostacoli tecnici al commercio, l'accordo sul trasporto aereo, l'accordo sui trasporti terresti e l'accordo agricolo) e a quelli futuri come l'accordo sull'energia. L'UE non vuole concludere nuovi accordi di accesso al mercato, se non viene prima concluso l'accordo istituzionale.</p><p>4. Il Consiglio federale tiene regolarmente informati l'opinione pubblica e il Parlamento, i Cantoni e i partiti politici sullo svolgimento dei negoziati e i progressi fatti e prende sempre in considerazione anche l'interesse della Svizzera a concludere un accordo istituzionale (certezza del diritto, accesso al mercato interno dell'UE assicurato, trattamento paritario degli attori svizzeri ecc.). Per una massima trasparenza, nell'individuazione di soluzioni si fa riferimento anche alle possibili conseguenze di un mancato accordo menzionate alla risposta 1. A parte i canali d'informazione istituzionalizzati come il punto all'ordine del giorno relativo all'attualità della politica europea, il dialogo sull'Europa con i Cantoni o i colloqui von Wattenwyl con i vertici dei partiti, l'Amministrazione federale è sempre a disposizione per soddisfare il bisogno di informazione della politica, dell'economia, delle associazioni, della società civile nonché delle cittadine e dei cittadini. La comunicazione del Consiglio federale è soggetta a determinati limiti a causa del carattere confidenziale dei negoziati. Nel rispetto di questi limiti l'Esecutivo ha già comunque intensificato la comunicazione e intende ampliarla ulteriormente.</p><p>5. Il diritto di iniziativa è un pilastro della democrazia svizzera. Il ricorso a questo diritto aiuta la politica a rispondere meglio alle esigenze della popolazione svizzera. I diritti popolari della democrazia svizzera non sono messi in discussione dall'UE.</p>  Risposta del Consiglio federale.