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Potrebbe essere presto chiarito, 23 anni dopo i fatti, il caso di un diplomatico egiziano ucciso nel novembre 1995 a Ginevra. Gli inquirenti sono convinti di aver trovato una buona pista e hanno arrestato un sospetto.
Sulla base di nuovi elementi, il procedimento penale contro ignoti per omicidio intenzionale o eventualmente assassinio è stato riaperto lo scorso gennaio ed esteso a una persona che si trova attualmente in detenzione preventiva, ha indicato oggi il Ministero pubblico della Confederazione (MPC), confermando una informazione della "Tribune de Genève". Il procedimento era stato sospeso nel 2009. Gli inquirenti locali e federali non erano infatti pervenuti ad alcun risultato, nonostante un lavoro investigativo considerevole, rammenta il servizio stampa dell'MPC. La Procura federale non vuole tuttavia fornire alcuna informazione supplementare per il momento.
Il diplomatico egiziano, di servizio a Ginevra, era stato abbattuto con sei colpi di pistola nella notte del 13 novembre 1995 nel parcheggio sotterraneo dello stabile in cui abitava, nel quartiere di Le Petit-Saconnex, dove aveva appena posteggiato l'auto per rientrare a casa. Secondo "La Tribune de Genève", tracce di Dna erano state trovate sul silenziatore, di fabbricazione artigianale, abbandonato con l'arma del delitto vicino al corpo della vittima. Grazie a nuove tecnologie, gli inquirenti hanno ora potuto "far parlare" questo Dna. Secondo la "Tribune", apparterrebbe a un venditore di auto italo-ivoriano nato nel 1962, residente in Francia e noto alla polizia per diversi piccoli furti e ricettazione d'oro: nel 2011 era stato arrestato dopo che gli erano stati trovati in casa 1,3 chili d'oro, rubato nel marzo 2010 da un dipendente di Rolex al suo datore di lavoro.