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La Svizzera rapita la scorsa settimana da uomini armati nello Yemen è sana e salva ed è in buone condizioni, stando a quanto ha indicato oggi un capo tribale del sud del paese, proponendo nel contempo i suoi buoni uffici per la liberazione della donna. Si apprende anche che sarebbe stato chiesto un riscatto di 1,2 milioni di franchi.
"Ho avuto l'assicurazione che la cittadina svizzera è in buona salute", ha dichiarato all'AFP Ali Abdallah Zebara, che aveva avuto un ruolo nel rilascio di tre cooperanti umanitari francesi nel novembre 2011, dopo un sequestro durato oltre cinque mesi.
"Sono stato contattato dall'ambasciata svizzera e attendo un'autorizzazione scritta del governo yemenita per avviare gli sforzi volti alla liberazione della donna. Posso farla uscire dalle profondità della terra", ha aggiunto Zebara, rifiutandosi però di dire se la rapita si trovi in mano ad al-Qaida.
Stando a quanto riportato lunedì dall'agenzia di stampa cinese Xinhua, che cita un capo tribale il quale ha preteso di rimanere anonimo, i rapitori hanno chiesto 1,2 milioni di franchi per liberare la donna. A Berna il Dipartimento federale degli affari esteri non ha voluto commentare la notizia, ripresa oggi dai quotidiani "Tages-Anzeiger" e "Bund".
La donna, insegnante di inglese in una scuola privata di lingue secondo l'agenzia Reuters, è stata rapita martedì o mercoledì (le fonti divergono) nella città portuale di al-Hodeida, sul Mar Rosso, e sarebbe stata portata nella provincia centromeridionale di Shabwa, dove sono attive cellule dell'organizzazione "Al-Qaida nella penisola arabica (Aqpa)", che controllano parte del territorio.
Il rapimento di stranieri da parte di tribù intenzionate a ottenere riscatti o concessioni è frequente in Yemen, uno dei paesi arabi più poveri: oltre 200 persone sono state rapite nel paese negli ultimi 15 anni. La grande maggioranza di esse è stata tuttavia rilasciata sana e salva.
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