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Nell'ambito dei dibattiti sull'Iraq, la Svizzera insiste sulla necessità di rispettare le procedure previste dalla carta delle Nazioni.
Solo l'ONU, ricorda l'ambasciatore Jenö Staehelin, può legittimare un'azione contro Baghdad.
Per due giorni, su richiesta del gruppo dei paesi non allineati, all'Assemblea generale delle Nazioni Unite si è svolto un dibattito pubblico sulla questione irachena.
Visto che ora anche la Svizzera partecipa a pieno titolo all'Organizzazione e che ritiene di aver qualcosa da dire sul tema, era naturale che il suo rappresentante permanente non perdesse l'occasione.
In sostanza, l'ambasciatore Jenö Staehelin ha ribadito il messaggio già fornito in settembre, tre soli giorni dopo l'adesione, dal ministro degli esteri Joseph Deiss.
La Svizzera considera che "tutte le procedure previste dalla Carta delle Nazioni Unite debbano essere rispettate". Da questo punto di vista, Berna mette in guardia "contro il rischio di un'interpretazione affrettata della nozione di legittima difesa".
Il solo modo di allontanare i sospetti
Si privilegia quindi un "approccio in due fasi". Dapprima verificare che Baghdad rispetti i suoi impegni e poi, in caso negativo, prendere le misure del caso.
In altre parole, la sola opzione a disposizione di Saddam Hussein per allontanare i sospetti sul suo regime è quella di accettare "senza condizioni" la presenza ed il lavoro degli ispettori dell'ONU.
Le ispezioni, dice l'ambasciatore Stahelin, "devono essere diligenti e condurre all'eliminazione effettiva delle armi proibite che dovessero venir scoperte".
Un ricorso alla forza potrà eventualmente venir considerato soltanto quando si saranno esauriti tutte le possibilità pacifiche. In ogni caso andranno prima esaminate tutte le conseguenze, in particolare quelle per la popolazione civile.
Necessità di un'azione concordata
Il rappresentante svizzero resta molto prudente. Accoglie di buon grado la "disponibilità di cui ha fatto prova Bush" in occasione del suo discorso all'ONU del 12 settembre scorso.
Nello stesso tempo, giudica positiva la decisione irachena "di conformarsi alle pressanti richieste della comunità internazionale", così come "le costruttive conclusioni" dei negoziati con l'ONU a Vienna.
Evita tuttavia i commenti in merito alla firma di Bush sulla risoluzione del Congresso americano che, in pratica, gli da carta bianca nel caso volesse usare la forza contro "la costante minaccia generata dall'Iraq".
"C'è una necessità d'azione", conclude Jenö Staehelin. "Ma bisogna agire insieme, nel quadro delle Nazioni Unite". Sembra di riascoltare parola per parola Joseph Deiss.
Oppure Kofi Annan, segretario generale dell'ONU. Anche lui, mercoledì scorso, in occasione dell'inizio del dibattito, aveva indirizzato parole molto simili all'indirizzo del Consiglio di sicurezza. Secondo Annan, ne va dell'autorità e della credibilità dell'intera organizzazione.
Bernard Weissbrodt, swissinfo
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