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Gli scienziati europei non hanno ancora a disposizione dati sufficienti per rassicurare le circa 100mila persone nella Ue che non incorrono in rischi per la salute, dopo la scoperta che le loro protesi mammarie, provenienti dalla società francese Poly Implant Prothese, contenevano un gel diverso da quello dichiarato, con un maggior rischio di rottura e reazioni infiammatorie.
Lo scrivono gli scienziati nel primo rapporto sulla vicenda pubblicato oggi a Bruxelles in cui si precisa anche - afferma Frederique Vincent, portavoce del commissario alla salute John Dalli - "che non sembra esserci un rischio più elevato di cancro per quei pazienti rispetto ad altri".
Sul quadro della situazione c'è stato un consulto oggi a Bruxelles tra gli esperti della Commissione e i rappresentanti dei 27 Stati membri, in cui si precisa la fotografia di quella che è senza dubbio una delle più gravi frodi sanitarie degli ultimi anni: 400mila protesi mammarie 'a rischio' vendute nel mondo, di cui circa 100mila in Europa, delle quali 40mila nel Regno Unito, 30mila in Francia, 10mila in Spagna, 7.500 in Germania e circa 4.500 in Italia. Quanto alla decisione di ritirare o meno gli impianti mammari sotto accusa, "la responsabilità è dello Stato membro", spiega il portavoce. Ad oggi, hanno suggerito ai loro cittadini di farlo, Francia, Germania, Repubblica Ceca, Olanda, e Belgio.
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