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Ha 43 anni ed è affetto da demenza precoce, una delle tante conseguenze che colpiscono molti, troppi sportivi al termine della carriera, soprattutto nel calcio e nel rugby. Steve Thompson è stato tra i protagonisti dello storico titolo mondiale dell'Inghilterra del 2003. Eppure di quella gloriosa impresa compiuta sotto il cielo australiano non ha più nessun ricordo, come già raccontò nello scorso dicembre.
Ora l'ex tallonatore ha deciso di donare, alla propria morte, il cervello alla scienza per aiutare la ricerca contro le lesioni da traumi e "permettere che i figli delle persone che amo non debbano mai vivere quello che ho vissuto io". Il Concussion Legacy Project, un progetto di studio sulle commozioni cerebrali, si prefigge di creare una banca dati di tessuti cerebrali utilizzati per la ricerca sulle encefalopatie traumatiche croniche (ETC) e su altre lesioni del cervello.
L'obiettivo è quello di avere un quadro più chiaro su come prevenire queste drammatiche conseguenze della pratica sportiva. Proprio mercoledì World Rugby ha pubblicato nuove direttive per limitare la durata degli allenamenti e i contatti al fine di ridurre i rischi per la salute dei giocatori.