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La ministra dell'economia Doris Leuthard ha proposto tre nomi di possibili mediatori per trovare una soluzione al conflitto che oppone gli impresari costruttori ai sindacati.
Il presidente della Società svizzera degli impresari costruttori Werner Messmer ha però già dichiarato che il padronato non ammorbidirà le sue posizioni sulla flessibilizzazione dei tempi di lavoro.
Dopo l'ultima riunione di lunedì conclusasi con un ennesimo fallimento, la ministra dell'economia Doris Leuthard – su richiesta delle parti in causa – è intervenuta venerdì nel conflitto che oppone i sindacati agli impresari costruttori, presentando tre nomi di possibili mediatori.
La consigliera federale si è intrattenuta con il presidente della Società svizzera degli impresari costruttori (SSIC) Werner Messmer e con i vertici dei sindacati Unia e Syna, ha comunicato il Dipartimento federale dell'economia (DFE).
Doris Leuthard è soddisfatta del colloquio: da entrambe le parti si aspetta "responsabilità e disponibilità al compromesso", per poter giungere al più presto alla conclusione di un nuovo contratto nazionale mantello (CNM), si legge nella nota.
Il portavoce del DFE Christophe Hans non ha voluto fornire indicazioni sui nomi proposti. Inoltre le persone "non sono per forza ancora state contattate" per sapere se sono disponibili.
Le parti si sono dichiarate pronte ad esaminare i nomi proposti, a designare il mediatore e a definire le condizioni per la soluzione del conflitto, ha indicato il DFE.
Decisione lunedì
I sindacati hanno indicato che prenderanno una decisione lunedì, stando a quanto scrivono l'Unia e il Syna in un comunicato.
Se lunedì si raggiungerà un accordo sulla mediazione, gli scioperi del 15 e 16 novembre saranno sospesi, ha detto Ernst Zülle del Syna.
I sindacati insistono comunque sul fatto che l'intercessione termini entro fine novembre, ha aggiunto.
Flessibilizzazione
Il presidente della Società svizzera degli impresari (SSIC) Werner Messmer ha invece indicato di non voler porre limiti di tempo: una conclusione così rapida gli sembra "un'illusione".
Pur dicendosi soddisfatto della reazione della ministra dell'economia, Messmer ha inoltre indicato ai microfoni della Radio della Svizzera tedesca DRS che il padronato non ammorbidirà la sua posizione riguardo alla flessibilizzazione dei tempi di lavoro. La SSIC aveva deciso di disdire il contratto collettivo proprio a causa di un disaccordo su questo punto.
Messmer si è altresì detto convinto che un mediatore esterno permetterà comunque di rilanciare il dialogo.
"Si tratta di una battaglia politico-ideologica", ha affermato Messmer, aggiungendo che i sindacati non hanno preso la SSIC sufficientemente sul serio, "credendo di poterla sempre avere vinta".
swissinfo e agenzie
In breve
Il Contratto collettivo di lavoro nazionale (CCL) per i circa 80'000 dipendenti attivi nel settore edile non è più in vigore dal 1° ottobre, dopo che la Società svizzera degli impresari costruttori lo ha rescisso in maggio.
I partner sociali non riescono a trovare un accordo. Il padronato vorrebbe più flessibilità per evitare la disoccupazione invernale. Auspica inoltre la parziale introduzione di una rimunerazione al merito.
Dal canto loro, UNIA e Syna, i due principali sindacati implicati, si oppongono a un deterioramento delle condizioni di lavoro, condizioni già molto difficili per i dipendenti del settore della costruzione.