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Nel contesto del Patto dell’ONU per la migrazione, l’UDC chiede che il Consiglio federale sia obbligato in futuro a sottoporre al parlamento anche gli impegni internazionali apparentemente non vincolanti. Essa ha ottenuto ragione: la commissione preparatoria del Consiglio nazionale ha sostenuto il suo intervento.
In autunno 2018, l’UDC riuscì a impedire all’ultimo momento che il Consiglio federale approvasse autonomamente il Patto dell’ONU per la migrazione. L’adesione della Svizzera a questa convenzione internazionale, frutto di un’ideologia romantica e irrealistica, avrebbe avuto gravi conseguenze per la Svizzera. Il Patto per la migrazione accorda ai migranti una miriade di diritti e ridurrebbe enormemente la sovranità della Svizzera in termini di politica degli stranieri e d’immigrazione. Accettare questa convenzione significa ammettere che l’estero detti alla Svizzera quanti migranti economici deve accogliere e quali condizioni deve loro offrire.
Ecco qualche esempio illustrante l’irrealismo del Patto per la migrazione:
In Svizzera, il parlamento e il popolo fanno le leggi senza che l’estero s’intrometta
Il Consiglio federale ha giustificato la sua decisione autonoma argomentando con il carattere giuridicamente non vincolante, dunque di “soft law”, di questo Patto per la migrazione. Ciò è vero, ma solo in teoria. Questo patto prevede infatti una sorveglianza della sua applicazione, come è spesso il caso per regole di diritto pubblico internazionale. Un paese che non applichi una regola internazionale, anche non vincolante, è messo alla berlina e accusato di malafede. Ciò significa che la Svizzera sarebbe costretta di fatto ad adattare le sue leggi e ordinanze.
L’UDC chiede dunque che il Consiglio federale sottoponga al parlamento l’approvazione anche degli impegni internazionali giuridicamente non vincolanti. La Commissione della politica estera del Consiglio nazionale ha sostenuto questa rivendicazione. Un primo importante ostacolo è stato dunque superato. È necessario ricordare che nel nostro paese, indipendente e retto dalla democrazia diretta, tocca al parlamento fare le leggi e al popolo esercitare la sovranità legislativa? E ciò in maniera autonoma e senza intromissioni dall’esterno?