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Nonostante le sanzioni alla Siria, la Svizzera deve sbloccare tre milioni di euro (3,6 milioni di franchi) appartenenti a un cugino del presidente Bashar al Assad, Hafez Makhluf. Questi ha ottenuto ragione dal Tribunale penale federale (TPF).
I giudici di Bellinzona hanno imposto il dissequestro di quattro conti di Makhluf presso una banca elvetica, si evince dalla sentenza ora pubblicata sul sito web del TPF. Il Ministero pubblico della Confederazione rinuncia a ricorrere al Tribunale federale.
La sentenza non cita il nome di Hafez Makhluf. Questi è tuttavia chiaramente identificabile sulla base della lista delle persone fisiche e giuridiche oggetto di sanzioni allestita dalla Segreteria di stato dell'economia (SECO). Hafez Makhluf, cugino del presidente Assad, è indicato nella lista della SECO come colonnello a capo di un'unità dei servizi segreti siriani nella capitale e come "persona vicina" a Maher al-Assad", fratello di Bashar e "principale responsabile della repressione dei manifestanti".
La SECO aveva disposto il 14 settembre 2011 la revoca del blocco. La Procura federale aveva reagito con un nuovo procedimento per riciclaggio di denaro contro il notabile siriano, mantenendo così i fondi congelati in Svizzera. Il TPF ha ora dato ragione a Makhluf, giudicando le accuse non provate a sufficienza.
Makhluf aveva argomento affermando che voleva utilizzare il denaro per pagare un acquisto immobiliare concluso nell'aprile 2011 in Siria. Le sanzioni svizzere contro il paese mediorientale sono state decise dal Consiglio federale un mese dopo, il 18 maggio 2011, sulla scia di quelle adottate dall'Unione europea il 9.