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Il Consiglio federale respinge l’iniziativa sull’oro
Berna, 07.10.2014 - Il Consiglio federale respinge l’iniziativa popolare «Salvate l’oro della Svizzera (Iniziativa sull’oro)». In data odierna la consigliera federale Eveline Widmer-Schlumpf ha presentato i motivi della reiezione. L’iniziativa limiterebbe fortemente il margine di manovra della Banca nazionale svizzera (BNS). Una quota fissa minima e inalienabile renderebbe difficile alla BNS assolvere il proprio mandato di provvedere alla stabilità dei prezzi e di contribuire a uno sviluppo stabile dell’economia. Inoltre, metterebbe in pericolo la distribuzione degli utili della BNS a Confederazione e Cantoni.
L’iniziativa popolare «Salvate l’oro della Svizzera (Iniziativa sull’oro)» sarà sottoposta a votazione il 30 novembre 2014. Essa chiede che la quota di oro negli attivi del bilancio della Banca nazionale svizzera (BNS) ammonti almeno al 20 per cento. Inoltre, tutte le riserve auree devono restare inalienabili ed essere depositate in Svizzera.
Attualmente la BNS dispone di oltre 1040 tonnellate di oro. In un confronto su scala mondiale, questo quantitativo è notevole; pro capite la Svizzera ha le riserve auree più elevate al mondo. Queste corrispondono a una quota di quasi il 10 per cento degli attivi del bilancio della BNS. Per raggiungere la quota minima del 20 per cento, la BNS dovrebbe comprare quantità considerevoli di oro. Inoltre, per soddisfare le richieste dell’iniziativa, l’oro depositato all’estero dovrebbe essere riportato in Svizzera.
Limitazione del margine di manovra della BNS
Gli autori dell’iniziativa partono dal principio che le riserve auree garantiscono una migliore stabilità monetaria. Il Consiglio federale ne dubita, poiché l’oro non riveste pressoché alcun ruolo per la stabilità monetaria. La BNS ha il mandato di garantire la stabilità dei prezzi e di tener conto a questo fine dello sviluppo congiunturale. Tra stabilità dei prezzi e quota di oro nel bilancio della BNS non vi è tuttavia alcuna correlazione. La stabilità dei prezzi è garantita piuttosto dalla BNS che, in qualità di organo indipendente, deve approvvigionare adeguatamente di liquidità l’economia e assicurare la fiducia nella stabilità del valore del franco con una politica monetaria chiara e trasparente.
Per mantenere una quota minima del 20 per cento di oro, la BNS dovrebbe continuare a comperare oro, ad esempio se acquista valuta estera per mantenere stabile il corso del franco o se il prezzo dell’oro scende. Questo oro però non potrebbe più essere venduto, nemmeno se motivi di politica monetaria lo esigessero. Con il passare degli anni, la parte di oro del patrimonio della Banca nazionale potrebbe assumere in tal modo dimensioni enormi.Il Consiglio federale ritiene che un’elevata quota fissa di oro inalienabile negli attivi limiterebbe fortemente la politica monetaria della BNS, che non potrebbe più annunciare in modo credibile le proprie decisioni né attuarle in maniera risoluta. L’adempimento del mandato legale ne risulterebbe sensibilmente ostacolato. In caso di accettazione dell’iniziativa, la stabilità del franco non si rafforzerebbe, ma si indebolirebbe.
L’oro che non può essere venduto non ha alcun valore in caso di crisi
Nel caso di una grave crisi internazionale, le riserve monetarie – soprattutto le valute estere e l’oro – devono essere disponibili rapidamente e senza limitazioni. Se la Banca nazionale non può vendere rapidamente le proprie riserve auree neppure nel caso di una grave crisi, secondo il Consiglio federale l’oro non può più svolgere la funzione centrale di riserva monetaria.
Minori utili da distribuire a Confederazione e Cantoni
Come parte delle riserve monetarie, l’oro può contribuire a compensare i rischi. Tuttavia di per sé è uno degli investimenti più rischiosi perché il suo valore è molto variabile. A titolo di esempio nel 2013 il prezzo dell’oro è talmente diminuito che con un deficit di 15 miliardi ha causato gravi perdite di circa 10 miliardi alla Banca nazionale. Inoltre l’oro non frutta redditi ricorrenti sotto forma di interessi o dividendi. Il Consiglio federale ritiene che una quota crescente di oro causerebbe tendenzialmente una diminuzione dell’utile netto e quindi la distribuzione dell’utile a Confederazione e Cantoni risulterebbe minore.
I depositi di oro diversificati sono importanti in caso di crisi
Se l’iniziativa venisse accettata, la Banca nazionale dovrebbe depositare tutte le sue riserve in Svizzera. Attualmente il 70 per cento delle riserve è depositata in Svizzera e circa il 30 per cento all’estero: il 20 per cento presso la «Bank of England» e il 10 per cento presso la banca centrale canadese. Questa suddivisione geografica delle riserve auree tra depositi nazionali ed esteri ha lo scopo di distribuire gli eventuali rischi e garantisce che in caso di crisi la Banca nazionale abbia accesso a parecchi mercati dell’oro.
Indirizzo cui rivolgere domande
Serge Gaillard, direttore dell’Amministrazione federale
delle finanze AFF,
tel. +41 58 462 60 05, <email-pii>
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Ultima modifica 05.01.2016