Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/63812

<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di interrompere le esportazioni, attualmente in corso, di materiale bellico verso gli Emirati Arabi Uniti e di rifiutare qualsiasi nuova autorizzazione per l'esportazione di materiale bellico verso questo Paese come pure verso l'Arabia Saudita, il Bahrein, il Qatar e la Giordania:</p><p>- finché non esiste la garanzia che gli Stati destinatari si adeguino agli obblighi che si sono impegnati a rispettare firmando le dichiarazioni di non riesportazione; e</p><p>- finché la situazione inerente al mantenimento della pace, della stabilità regionale e della politica interna del Paese di destinazione, in particolare per quanto riguarda il rispetto dei diritti umani, non sia migliorata in modo significativo.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>La sospensione globale di tutte le forniture di armi e di materiale bellico verso un'intera regione come pure l'interruzione di ogni forma di collaborazione tecnico-militare con tale regione sarebbero sproporzionate e in contrasto con i principi della politica estera svizzera, in particolare dell'universalità. A causa della forte interdipendenza della politica commerciale, tali provvedimenti comporterebbero notevoli conseguenze per la Svizzera, sia a livello economico che sul piano della sua politica di sicurezza. Inoltre la libertà di manovra del Consiglio federale verrebbe eccessivamente limitata.</p><p>Come il Consiglio federale ha spiegato nel suo parere in merito al postulato del gruppo socialista 05.3536 del 4 ottobre 2005, il gruppo di lavoro da esso istituito ha approfondito la questione della portata delle dichiarazioni di non riesportazione e delle possibilità di riesaminarle. Basandosi sulle sue raccomandazioni, il Consiglio federale ha deciso di adottare una serie di misure mirate per precisare l'importanza di tali dichiarazioni e per verificare ulteriormente che esse siano rispettate. Tuttavia esso ha sottolineato, in questo parere, anche i limiti dell'applicabilità delle dichiarazioni di non riesportazione.</p><p>Attualmente le esportazioni di materiale bellico sono valutate singolarmente e in molti casi vengono anche respinte, per tutta una serie di motivi, in particolare quando sono destinate a Paesi come l'Iran, l'Iraq, la Siria o Israele.</p><p>Dalla prassi risulta chiaramente l'applicazione restrittiva della politica in materia di esportazioni: nel 2004 è stato complessivamente esportato verso i Paesi del Vicino Oriente materiale bellico per un ammontare di 30,3 milioni di franchi; nel 2005 tale importo è stato di 9,33 milioni di franchi:</p><p>- Emirati Arabi (2004: 23,1 milioni; 2005: 1,3 milioni);</p><p>- Giordania (2004: 2,5 milioni; 2005: 0,8 milione);</p><p>- Arabia Saudita (2004: 2,4 milioni; 2005: 3,5 milioni);</p><p>- Bahrein (2004: 1 milione; 2005: 2 milioni);</p><p>- Egitto (2004: 0,9 milione; 2005: 1,5 milioni);</p><p>- Oman (2004: 0,4 milione; 2005: 0,2 milione);</p><p>- Kuwait (2004: 0,02 milione; 2005: 0,01 milione);</p><p>- Libano (2004: 0,006 milione; 2005: 0,02 milione).</p><p>In applicazione della legge non è stato esportato materiale bellico, in particolare, verso Israele, l'Iran, l'Iraq, la Siria e il Qatar, anche se non esiste un divieto globale in merito.</p><p>In confronto a ciò, gli Stati dell'Unione europea hanno autorizzato esportazioni di materiale d'armamento per 4,5 miliardi di euro nel 2003 e per 4,8 miliardi di euro nel 2004, soltanto verso gli Emirati Arabi Uniti.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.