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«Elon Musk non assume i rifugiati», ma SpaceX non ci sta
Il Dipartimento di Giustizia americano ha citato in giudizio SpaceX, la compagnia aerospaziale di Elon Musk, accusandola di avere discriminato rifugiati e persone che hanno ottenuto asilo al momento, negando loro la possibilità di essere assunti. Ha affermato che, da settembre 2018 a maggio 2022, «i richiedenti asilo e i rifugiati non avevano praticamente alcuna possibilità di essere presi in considerazione o assunti per un lavoro presso SpaceX» a causa del loro status di cittadinanza. Era la fine di agosto. Come prova d’accusa, l’amministrazione Biden ha allegato una serie di tweet scritti dal miliardario. Messaggi e dichiarazioni online del CEO, così come di altri dirigenti e reclutatori di SpaceX, che presumibilmente hanno scoraggiato i rifugiati e coloro a cui è stato concesso asilo dal fare domanda per un lavoro presso l'azienda, sostenendo che la società può assumere solo cittadini statunitensi e persone con permesso di soggiorno permanente.
In particolare, è stato indicato un tweet di Musk del 16 giugno 2020 in cui si afferma che «la legge degli Stati Uniti richiede almeno una green card per essere assunti presso SpaceX, poiché i razzi sono considerati armi tecnologiche avanzate», e un video pubblicato dalla società nel settembre 2016 in cui Musk affermava che un normale visto lavorativo non è sufficiente per lavorare presso SpaceX.
In poche parole, l’attività compulsiva di Elon Musk di twittare di continuo gli si è rivoltata contro. Il CEO e SpaceX hanno sostenuto che il regolamento sul traffico internazionale di armi e il regolamento sull’amministrazione delle esportazioni (due atti legislativi sul controllo delle esportazioni) vietano alla società di assumere «non cittadini». Ma il Dipartimento di Giustizia ha affermato che tali atti legislativi trattano i rifugiati e coloro a cui è stato concesso asilo «proprio come i cittadini statunitensi». E ha descritto le pratiche di assunzione di SpaceX come «di routine, diffuse e di lunga data», affermando che «danneggiano i richiedenti asilo e i rifugiati».
Le leggi sul controllo delle esportazioni non impongono tali restrizioni alle assunzioni. Inoltre, il permesso dei richiedenti asilo e dei rifugiati di vivere e lavorare negli Stati Uniti non scade e, ai sensi delle leggi sul controllo delle esportazioni, si trovano su un piano di parità con i cittadini statunitensi e i residenti permanenti legittimi. In base a queste leggi, aziende come SpaceX possono assumere richiedenti asilo e rifugiati per le stesse posizioni in cui assumerebbero cittadini statunitensi e residenti permanenti legittimi. «La nostra indagine ha rilevato che SpaceX non ha considerato o assunto in modo equo i richiedenti asilo e i rifugiati a causa del loro status di cittadinanza e ha imposto quello che equivaleva a un divieto sulla loro assunzione indipendentemente dalla loro qualifica, in violazione della legge federale», ha affermato l'assistente procuratore generale Kristen Clarke, della Divisione per i diritti civili del Dipartimento di Giustizia. Che fa pure notare come SpaceX recluti e assuma per una varietà di posizioni, tra cui saldatori, cuochi, operatori di gru, baristi e lavastoviglie, nonché specialisti di informatica, ingegneri del software, analisti aziendali, ingegneri missilistici e professionisti del marketing. I lavori in questione nella causa non si limitano a quelli che richiedono titoli di studio avanzati, viene sottolineato.
Ma Elon Musk non ci sta. E, dal canto suo, fa causa al Dipartimento di Giustizia americano e chiede lo stop dell'azione legale per discriminazione avviata contro SpaceX poiché «incostituzionale». L'azienda del miliardario respinge le accuse e nella causa rincara e sostiene la sua tesi: alcune delle posizioni all'interno della società ricadono sotto le leggi per la sicurezza nazionale che vietano l'assunzione di stranieri.