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La priorità del “diritto internazionale” rispetto al “diritto svizzero” (ossia il diritto che è stato approvato dal parlamento e dal popolo nell’urna) ha l’effetto di neutralizzare in gran parte la democrazia diretta. È un’evoluzione pericolosa, perché la definizione del diritto si allontana così vieppiù dal popolo, al punto che questo diritto è sempre meno accettato. È precisamente per impedire questo sviluppo nefasto che è stata lanciata l’iniziativa per l’autodeterminazione.
Gli avversari dell’iniziativa UDC per l’autodeterminazione (iniziativa popolare “Il diritto svizzero anziché giudici stranieri”) partono dal punto di vista giuridico che il diritto internazionale ha la priorità su quello svizzero. Questo atteggiamento è un pericolo mortale per la nostra democrazia diretta unica al mondo.
Leggendo il passaggio seguente di un manuale universitario di diritto, si comincia a comprendere che cosa ci attende se la priorità del diritto internazionale rispetto al diritto svizzero dovesse essere effettivamente applicata (“Einführung in die Rechtspraxis” – ISBN 978-3-7255-5379-2, pagine 188/189; citazioni in italiano; un testo che non ha più alcun rapporto con il buon senso umano):
“Le fonti più importanti del diritto internazionale sono:
- il diritto internazionale contrattuale,
- il diritto internazionale consuetudinario,
- i princìpi generali dei popoli civilizzati,
- le sentenze di tribunali e perizie scientifiche come mezzi ausiliari per fissare le norme del diritto.
Non sono qui menzionate delle recenti forme di regolamentazione, come in particolare i regimi internazionali e la cosiddetta “soft law”, ossia il “diritto flessibile”. Queste forme di diritto comprendono per esempio delle risoluzioni di organizzazioni internazionali, delle convenzioni internazionali alle quali non si ha volontariamente data la forma di trattato internazionale, dei trattati di diritto internazionale che sono sì stati accettati e sottoscritti, ma che non sono ancora entrati in vigore. Questi trattati non sono certamente ancora del tutto vincolanti, ma hanno tuttavia un certo peso (traduzione dal tedesco).
Il diritto internazionale, un cavallo di Troia
Popoli civilizzati? Perizie scientifiche? Diritto flessibile? Princìpi generali del diritto? Diritto consuetudinario? È questo dunque il diritto internazionale che avrebbe la priorità sul diritto svizzero? In parole povere, ciò significa che il popolo svizzero non avrebbe più niente da dire e che lo Stato di diritto è minato alla base. Qualunque piccolo organo composto da politici e giuristi potrebbe imporci le sue regole, facendo riferimento a queste definizioni vaghe. I giudici federali Schubarth e Seiler si sono chiaramente espressi su questo tema: il legislatore supremo della Svizzera non sarebbe più il popolo svizzero. Ecco un vero e proprio colpo di Stato giuridico. (…) Le conseguenze sarebbero mostruose (Schubarth). Il diritto internazionale con un riferimento al diritto umanitario diventa il cavallo di Troia dello Stato di diritto democratico” (Seiler): lo Stato di diritto è distrutto dall’interno quando i tribunali e i gruppi di esperti basano le loro decisioni su nozioni così vaghe.
Il diritto internazionale regola la politica d’immigrazione
Di fatto, si tratta sempre della stessa cosa: la politica d’immigrazione. Le esperienze fatte in questi ultimi anni con delle decisioni di tribunali e perizie di esperti, lo confermano perfettamente. Per mezzo di un diritto che si pretende superiore, ci si vuole prescrivere chi dobbiamo accettare in Svizzera e chi possiede un diritto pseudo-umanitario di restare in Svizzera.
La politica d’immigrazione è la dimostrazione più lampante di questi tentativi di privarci della nostra libertà d’azione tramite il “diritto internazionale prioritario”. Se non possiamo nemmeno espellere dei criminali della peggior specie, i nostri diritti popolari non valgono più niente. Ma se possiamo ristabilire la nostra autodeterminazione nella politica d’immigrazione, avremo fatto un grande passo avanti.
Berna, 09 giugno 2015