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Era un lunedì di trent’anni fa, l’ultimo giorno del 1984, e il GdP apriva con la notizia della vittoria schiacciante del partito del primo ministro indiano Rajiv Gandhi alle elezioni del parlamento. Per la prima volta nella storia dell’India un partito otteneva più del 50 per cento del consenso popolare. Neppure autentici padri della patria come il defunto Jawaharla Nehru, nonno di Rajiv, erano mai riusciti in tanto. Il risultato indiano appariva ancora di più interessante se si pensa che solo due mesi prima era stata assassinata Indira Gandhi, la grande “imperatrice” del Paese, uccisa a tradimento da una delle sue guardie del corpo di etnia sikh. Dopo questo fatto, si era temuto il peggio per le sorti della più grande democrazia del mondo. E invece, sul finire dell’anno, sembrava che la “disintegrazione sociale” fosse stata evitata.
Di questo avvenimento così importante parlava anche Aldo Sofia nell’editoriale con il quale ripercorreva le vicende più significative dell’anno che si stava chiudendo. Sofia parlava di vecchie e nuove crisi che avevano ritmato i 365 giorni del 1984, in cui era mancato quello “sconfinamento” che avrebbe compromesso la grande novità dell’anno, cioè la ripresa del dialogo tra le superpotenze. Questa svolta avrebbe presto avuto una prova concreta con la cosiddetta “Epifania di Ginevra”: la riapertura della trattativa Usa-Urss il 7-8 gennaio 1985.