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Moriremo tutti quanti il 21 dicembre? In ossequio alle «predizioni» del tanto temuto calendario Maya?
Allineamento malefico del Sole con il centro della Via Lattea, inversione dei poli magnetici, collisione della Terra con un qualche pianeta, cataclismi mille volte peggiori dell’uragano Sandy … L’Apocalisse che esperti e profeti ci promettono riveste forme e modalità diverse.
Il movimento New Age si focalizza dalla fine degli anni 1970 su questa data, il 21 dicembre 2012. In questi anni, scoperte archeologiche e elucubrazioni astronomiche e astrologiche di vario genere hanno mantenuto vivo il dibattito sulla fine del mondo.
In ogni caso, antropologi, linguisti e storici sembrano d’accordo su un punto : i Maya vedevano nel 21.12.12 la fine di un ciclo astronomico e non la fine del mondo.
«Come la maggior parte dei popoli mesoamericani, i Maya avevano una nozione del tempo molto diversa dalla nostra – sottolinea l’antropologa e storica Danièle Dehouve – Alla concezione ciclica delle civiltà antiche si contrappone la nostra visione apocalittica. Ma la nostra società non ha date convenzionali. Ha certo un inizio ma nessuna scadenza futura. Le correnti apocalittiche cercano dunque queste date in altre società.»
Al momento dell’arrivo nel continente americano dei conquistadores, nel 1521, le antiche cittadelle Maya del sud del Messico, del Guatemala, dell’Honduras o del Salvador erano deserte da secoli. A testimonianza di questa civiltà rimanevano iscrizioni su pietra.
Il monaco francescano Diego de Landa, che nel 1550 era stato mandato nello Yucatan per evangelizzare i popoli indigeni, aveva ordinato di bruciare tonnellate di preziosi documenti Maya, ma al contempo questo monaco piromane era stato colui che aveva raccolto informazioni preziose e aveva trascritto le basi necessarie per decifrare la lingua e la scrittura Maya.
«Tutte le società mesoamericane avevano un’intensa vita rituale, scandita da un gran numero di cicli diversi – spiega Danièle Dehouve – usavano due tipi di calendario, il «haab», calendario solare di 365 giorni e lo «tzolkin», calendario rituale di 260 giorni (13 mesi di 20 giorni che permettono di coordinare i cicli di Marte, Venere, Saturno e Mercurio).
Questi due cicli si articolavano fra di loro e arrivavano allo stesso giorno una volta ogni 52 anni, lasso di tempo che viene chiamato “secolo messicano”.
Nel 1521 il calendario Maya del lungo computo era dimenticato da tempo, ma quando nel 19esimo secolo era stata scoperta la sua esistenza, la padronanza dei due calendari aveva permesso di decifrare le date.
Costruito su base di 20 giorni, di anni di 360 giorni, di katun (20 anni) e di baktun (400 anni), il calendario del lungo computo, complementare degli altri due, è unico per aver inventato il numero zero, o perlomeno un punto corrispondente al 12 agosto 3’114 a. C.
La data della fine del ciclo del calendario del lungo computo era stata scoperta nel 1980. Si trattava del compimento di 13 baktun a partire dal punto zero (13 x 400 anni di 360 giorni, sia 5’126 dei nostri anni) corrispondente dunque al 21 dicembre 2012. Sino a pochi mesi fa si trattava della sola referenza di cui disponevano gli esperti.
Lo scorso maggio, una menzione di questa data era stata scoperta nel sito archeologico di La Corona, in Guatemala.
Decifrata dall’americano David Stuart, l’iscrizione risaliva al 696 a.C.. La stele parlava di un re, Calakmul, che avrebbe presidiato le cerimonie per la fine di un ciclo di 13 katun (13 X 20 anni).
David Stuart ritiene che l’iscrizione del 21 dicembre 2012 corrispondesse al ciclo seguente, sia 13 baktuns.
La tesi della fine del mondo nel 2012 era stata messa in forse anche nel 2010, a seguito di una scoperta nella cittadella messicana di Palenque.
Sull’iscrizione di un tempio si legge un’evocazione al re Pakal, il quale esegue diversi rituali per mettere fine a una serie di disgrazie. Il re raccomanda ai suoi successori di praticare questi stessi rituali regolarmente sino a una data della sua ascesa al trono, l’anno 615, situata a 20 baktun (20X 400 anni) più tardi, ossia il 14 ottobre 4772.
Questo fa cadere la data del 21 dicembre prossimo come la fine del mondo secondo il calendario Maya del lungo computo.
L’eccezionale e breve civiltà Maya alimenta la curiosità. I suoi calendari offrivano combinazioni che permettevano di interloquire con i cicli cosmici, di prevedere le eclissi e la precessione degli equinozi. Nel Chiapas e in Guatemala, dove i Maya sono ancora molto numerosi, si continua a usare il calendario di 260 giorni a fini divinatori.
Altro fattore affascinante è la natura pericolosa attribuita dagli antichi Maya a ogni fine di ciclo astronomico. Da cui la necessità di rituali, di offerte e di sacrifici umani per attirare la benevolenza degli dei e evitare possibili catastrofi planetarie. L’obiettivo era indovinare in anticipo per poter agire sulle cose, il che non ha comunque nulla a che vedere con la nozione di profezia, la famosa, tanto temuta, quanto inesistente “profezia Maya del 21 dicembre 2012”.
(Fonte : Slate.fr)