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La camera bassa del Parlamento si è chinata mercoledì sulla vicenda che ha opposto il ministro della giustizia Christoph Blocher all'ex procuratore generale della Confederazione Valentin Roschacher.
A tre settimane dalle elezioni, il dibattito parlamentare ha fornito l'occasione ai deputati di ribadire le loro posizioni pro o contro il ministro dell'Unione democratica di centro.
Nessun segno di distensione tra le opposte fazioni per quanto concerne la vicenda Blocher-Roschacher: è quanto scaturito dal dibattito urgente di mercoledì mattina in seno al Consiglio nazionale (camera bassa).
L'Unione democratica di centro (UDC, destra nazional-conservatrice) ha difeso il proprio ministro Christoph Blocher. Gli altri partiti hanno invece sottolineato l'importanza della separazione dei poteri e espresso sostegno alla commissioni che hanno stilato un rapporto critico sull'operato del consigliere federale. Il loro lavoro è stato definito «accurato» dal deputato popolare democratico Christophe Darbellay.
Controllo necessario
«Se un partito non è d'accordo con le conclusioni dei rapporti, ciò non costituisce una ragione per attacchi personali e gettare discredito sulle nostre istituzioni», ha commentato Darbellay.
Gli ha fatto eco il socialista Andrea Hämmerle: «A nessuno fa piacere essere osservato in maniera critica dalla commissione, ma si tratta di un compito indispensabile».
Rimproveri respinti
L'UDC ha respinto le critiche formulate, sia per quanto concerne il comportamento di Christoph Blocher in relazione al Ministero pubblico, sia per quanto riguarda le commissioni della gestione. Il presidente del partito Ueli Mauer ha dal canto suo affermato che la partenza di Roschacher era auspicata da tutti.
Ueli Mauer ha poi definito «non professionale e di parte» il rapporto redatto dalla commissione, chiedendo inoltre l'istituzione di una commissione parlamentare d'inchiesta.
«Dimissioni volontarie»
Descrivendo tutte le fasi che hanno portato alla partenza dell'ex procuratore generale Valentin Roschacher, il consigliere federale Christoph Blocher ha categoricamente respinto l'accusa di aver preso parte a un complotto per il suo allontanamento.
«Roschacher si è dimesso di sua spontanea volontà»: per questo motivo le sue dimissioni sono rientrate nella competenza amministrativa del Dipartimento, ha affermato Blocher. A suo dire, il Consiglio federale è stato costantemente informato in merito e non è stato «scavalcato» come invece pretende il rapporto della commissione della gestione.
Nessun complotto
La presidente della Confederazione Micheline Calmy-Rey ha ribadito che non vi è stato alcun complotto nei confronti dell'UDC.
Inoltre, la ministra degli affari esteri ha rivolto un appello alla moderazione, deplorando il fatto che un tema importante come la sorveglianza della Procura federale sia diventato un argomento di campagna elettorale.
swissinfo e agenzie
Caso Blocher-Roschacher
Le dimissioni dell'ex procuratore generale della Confederazione Valentin Roschacher, il ruolo avuto nella vicenda dal ministro della giustizia Christoph Blocher, la questione relativa alla separazione dei poteri e la sorveglianza politica: attorno a questi temi è in corso, da inizio settembre, un acceso dibattito politico e mediatico la cui entità è strettamente correlata alle imminenti elezioni federali.
Una commissione parlamentare di sorveglianza ha rimproverato al consigliere federale Blocher di avere – nel quadro dello scioglimento dei rapporti di lavoro con Roschacher – escluso il governo dalla questione, di essersi spinto oltre le proprie competenze e di aver violato la separazione dei poteri.
Blocher ha respinto le critiche giudicandole tendenziose, sostenendo di essere vittima assieme al proprio partito (Unione democratica di centro, UDC) di un complotto volto a impedire la sua rielezione in seno al Consiglio federale. Il governo, dal canto suo, ha incaricato un esperto indipendente di chiarire la delicata questione.
Per cercare di far luce sul caso, su richiesta della sinistra e dell'UDC, la Camera bassa del parlamento ha indetto un dibattito urgente.