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SAN DIEGO - Più di 25'000 barili di DDT, inabissati sul fondale a largo della costa californiana e più precisamente non distante dall'isola di Santa Catalina, mecca per turisti americani e non.
A scoprire la «sconvolgente» quantità di materiale tossico, una serie di ricerche lungo l'arco di un decennio da parte del Dipartimento di Oceanografia dell'Università di San Diego. La svolta più recente è stata possibile grazie all'utilizzo di sofisticati droni subacquei dotati di sonar.
Il risultato, presentato qualche giorno fa, è una mappatura che comprende 27'345 fotografie di «oggetti simili a barili» in un'area sterminata di 36'000 acri, per una quantità di pesticida stimata fra le 320e 640 tonnellate.
Nel 2011 i primi indizi - I primi avvistamenti, riportano i media americani, risalgono a una decina di anni fa e riguardavano una sessantina di barili. Un nuovo ritorno sul campo, stimolato da una serie di articoli apparsi sulla stampa locale, ha permesso d'inquadrare la vera dimensione del fenomeno.
Si sapeva che nell'area interessata le industrie della California meridionale erano solite scaricare i loro residui, questo dal 1930 circa fino al 1972 e all'approvazione di una legge di tutela delle acque. Nessuno però poteva immaginare un tale scempio.
La vera grande sfida, ora, è capire come si potrà procedere: ipotizzare un piano di rimozione e smaltimento (nel caso siano ancora stagni) o rassegnarsi e fare la conta dei danni?
Stando agli scienziati - che sperano nell'azione delle autorità che per ora non si sono fatte sentire - la presenza di DDT negli organismi della fauna marina (come i leoni marini) è in aumento e strettamente legata a un sempre maggiore numero di tumori.
Più di 25'000 barili di DDT, inabissati sul fondale a largo della costa californiana e più precisamente non distante dall'isola di Santa Catalina, mecca per turisti americani e non.