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Si può diventare calciatori famosi senza aver la minima idea di come si giochi a pallone? Sì, se sei nato a Rio de Janeiro e i tuoi amici si chiamano Romario, Bebeto, Renato Gaucho, Edmundo e tanti altri.
Si può diventare calciatori famosi senza aver la minima idea di come si giochi a pallone? Sì, se sei nato a Rio de Janeiro e i tuoi amici si chiamano Romario, Bebeto, Renato Gaucho, Edmundo e tanti altri. Questa che vi raccontiamo è la storia di Carlos Henrique Raposo, detto `Kaiser`, brasiliano classe 1963, che come tutti i bambini carioca sognava di diventare un grande calciatore ma in realtà non sapeva giocare. Aveva un dono speciale il giovane Carlos: quello di stringere rapporti e tessere relazioni d'amicizia così da essere simpatico proprio a tutti. Così, da assiduo frequentatore delle notti della Rio de Janeiro degli anni '80, divenne il principale punto di riferimento per i calciatori che cercavano un po' di svago nella città brasiliana. Poi l'idea folle e al tempo stesso geniale: convincere i suoi amici giocatori a farlo ingaggiare dai club come calciatore professionista. A Carlos il fisico atletico non mancava, ma soprattutto il giovane era davvero convinto di poter giocare a calcio. Il primo contratto arriva a soli 20 anni tra le fila del Botafogo. L'anno successivo fu il turno del Flamengo: anche lì non scese mai in campo ma si presentava agli allenamenti con un enorme telefono cellulare (un vero status symbol per l'epoca) e fingeva telefonate in inglese affermando che erano grandi club europei interessati al suo ingaggio. Carlos concluse la sua "carriera" a 40 anni nel Guarany de Camaquã con un bel conto in banca. In un'epoca senza Internet, Kaiser approfittava della mancanza di informazioni. I suoi compagni di squadra lo coprivano, perché lui in cambio portava loro qualche ragazza eludendo la sicurezza con il suo charme, e i medici redigevano falsi referti in cambio di qualche mazzetta.