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Venti mesi di detenzione, delle misure terapeutiche stazionarie e otto anni di espulsione dalla Svizzera. È questa la sentenza pronunciata dal tribunale di Bienne nei confronti del 33enne eritreo processato in settimana per una lunga serie di reati, tra cui tentato stupro, sesso con animali, furti e danneggiamenti (vedi articolo correlato).
Come riporta il Blick, la corte ha quasi integralmente confermato l’atto d’accusa, tranne in un punto. Ha infatti giudicato che al momento di commettere gli abusi sessuali nella stalla fosse “incapace di intendere e di volere”.
Sempre il Blick evidenzia che nonostante la corte abbia decretato l’espulsione dell’eritreo egli potrà verosimilmente restare in Svizzera. “L'allontanamento non può essere eseguito con gli eritrei” ha evidenziato il suo avvocato difensore, Rolf Rätz.
Da una parte perché l’Eritrea non accetta di riprendere a carico i propri cittadini. Dall’altra perché la Svizzera gli ha concesso lo statuto di rifugiato. Ha quindi riconosciuto che egli rischierebbe di essere perseguitato o torturato nel caso in cui dovesse tornare in patria.
Ciò significa, conclude il Blick, che una volta uscito dal carcere l’eritreo potrà cercare un lavoro in Svizzera. Se necessario, potrà anche chiedere l’aiuto sociale.