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Il costo del pane di allora, racconta la storia ai collezionisti di monete di oggi
a cura di Luca Villa
Banconota da 1 miliardo di marchi, stampata nel 1922
Monaco, marzo 1914. Anne Schubert è appena uscita dal fornaio in Maximilianstrasse. Come tutti i giorni ha comprato un chilo di pane lasciando al commesso 25 pfennig in monete. Tornando a casa ha nei suoi pensieri quel centesimo in più che dallo scorso autunno spende in panetteria. Il fornaio ha chiesto scusa per l'aumento, ma è la farina che costa. La famiglia è numerosa e sa che prima della fine della giornata non avanzeranno neanche le briciole. In casa comunque tutti i grandi lavorano e quindi non ci si può lamentare.
Nell'Impero Tedesco la circolazione monetaria era stata regolamentata anni prima con l'unificazione della moneta di basso valore (fino all'unità di marco), mentre si lasciava ai singoli stati la raffigurazione delle monete auree. L'oro era alla base del controllo monetario. Tanto oro nelle casse imperiali, tanta moneta circolante. Così a Monaco, nello stesso giorno in cui la signora Schubert fa la sua spesa, Florian Schmied, operaio presso la zecca cittadina, imprime la testa del barbuto Ludovico, regnante della Baviera, sui pezzi d'oro da 20 marchi.
Ludovico III raffigurato nella moneta d'oro da 20 marchi (1914)Il 1914 è tragicamente ricordato per essere l'anno di inizio della prima guerra mondiale. Il governo tedesco, per far fronte alle spese belliche, produsse buoni di prestito di guerra e tanta valuta monetaria, non più legata al valore aureo ma alla ricchezza di un paese futuro vincitore del conflitto.
Ma non fu così. Ludovico III già dall'anno successivo non comparve più sulle monete tedesche in quanto la Baviera non produsse più monete d'oro. I pezzi di basso valore passarono dal nobile rame al più grezzo ferro.
Alla fine del 1918 la Germania perse la guerra e Ludovico III, esiliato, lascia la nazione. I grandi vincitori il debito e la povertà. Furono pochissime le monete prodotte e tanta la cartamoneta. Nel breve spazio di pochi anni il paese conobbe un'inflazione spaventosa.
Monaco, marzo 1923. La signora Schubert, scampata al conflitto, ha appena terminato l'ordinata fila e uscendo dal negozio con il suo chilo di pane di segale, lascia al fornaio una mazzetta di banconote, per un valore di 1.000 marchi. Tornando a casa ha nei suoi pensieri che quel pane deve durare almeno una settimana. La famiglia è diminuita, due figli sono morti nelle trincee del fronte occidentale. Si vive, o meglio si sopravvive, con i soldi del lavoro del marito. La settimana scorsa lo stesso pane costava molto meno, ma è difficile ormai fare i conti e sapere quanto lo pagheranno la prossima volta. La storia ci dice che quel numero salirà fino a 200 miliardi di marchi. Sono tristemente reali le frasi: "un chilo di carta per un chilo di pane" e "non sempre i grandi numeri fanno ricchezza".
Monete da 1, 2 e 5 Pfennig del periodo 1914-1918
Il mondo della numismatica in tutto questo sfortunato pezzo di storia trova spunti collezionistici interessanti. Basti pensare che la moneta datata 1914 di Ludovico III, valore di "soli" 20 marchi, ma in oro, ha un prezzo nelle vendite delle case d'asta di 5000 euro. Il collezionismo tematico delle monete degli stati tedeschi, raccoglie i pezzi, argentei e aurei, realizzati dai vari regnanti nel periodo che va dal 1871 fino al 1918, anno in cui termina l'epoca monarchica. È un collezionismo costoso dovuto principalmente al metallo pregiato delle monete e al limitato numero di pezzi tuttora esistenti. Diciamo che non sono le classiche monete che si possono trovare nella soffitta di casa.
Al contrario, il pezzo cartaceo da 1 miliardo di marchi datato 1922, lo si può tranquillamente comprare nei siti di vendita on-line a pochi euro. Le banconote del periodo inflazionistico sono una collezione tematica interessante, di facile reperibilità e con una spesa relativamente contenuta. Per la Germania il periodo considerato è quello che va dal 1919 al 1923, anno in cui si riportò stabilità monetaria nel paese. L'inflazione porta lo stato a una continua emissione di notevoli quantità di banconote di valore sempre più elevato. Velocemente questi biglietti perdono il loro valore commerciale e diventano la cosiddetta "carta straccia". Questo non è solo collezionismo, ma sicuramente un metodo diverso per conoscere la storia, toccarla con mano, come chi l'ha vissuta.
Luca Villa – Circolo Culturale Filatelico Numismatico Morbegnese