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di Giovanni Barella, presidente ASLP-TI (Associazione liberi pensatori - Sezione Ticino)
Il "Quando bionda aurora …" fa ancora notizia. In parte a seguito delle bocche chiuse da parte di alcuni giocatori della nazionale svizzera durante l'esecuzione dell'inno in occasione degli ultimi campionati mondiali di calcio, un gruppo di parlamentari ticinesi ha recentemente inoltrato al Consiglio di Stato un'interrogazione in merito all'insegnamento del salmo nelle scuole dell'obbligo cantonali.
Nelle motivazioni, i richiedenti richiamano una mozione in tal senso sottoposta al Gran Consiglio nel 2013, accettata, dopo discussioni, nel corso del medesimo anno.
Non penso che qualcuno voglia negare che la conoscenza del testo in questione possa contribuire a far meglio capire lo spirito che animava un tempo gli svizzeri, ma mi chiedo (e non sono il solo) come mai nessuno abbia posto la questione circa la costituzionalità di un obbligo di insegnamento e relativo apprendimento dell'inno nazionale.
Infatti, finché rimane in vigore l'articolo 15 della Costituzione federale (laddove si specifica che nessuno può essere costretto a compier un atto religioso) chi può arrogarsi il diritto di imporre la recita (nel caso specifico, il canto) di un testo dall'innegabile contenuto fideistico?
Non lo potrebbe fare nemmeno il Parlamento federale a Camere congiunte, figuriamoci un Organo legislativo cantonale.
Sicuramente fra gli interroganti serpeggia uno spirito ameno, se si prende atto che durante un'intervista televisiva uno di loro, stimolato a dovere dal cronista, ha intonato l'inno nazionale rilevando scarsa conoscenza sia della melodia sia delle parole, che ha dovuto leggere!