Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/232866

<h2>SubmittedText<h2><p>Dalla fine dei negoziati sull'accordo istituzionale tra la Svizzera e l'Unione europea (UE) nel maggio scorso, la politica europea del nostro Paese è entrata in una fase di profonda incertezza con una conseguente erosione, molto più rapida del previsto, della via bilaterale negoziata negli ultimi 20 anni. </p><p>Per i Cantoni di confine questa situazione potrebbe rivelarsi economicamente disastrosa. Un recente studio dell'istituto basilese di ricerca economica BAK indica che, per la regione metropolitana trinazionale del Reno superiore, sussiste il rischio di "perdita di opportunità per approfondire la cooperazione transfrontaliera" o addirittura una "minaccia" per la cooperazione economica esistente, sottolineando che per il territorio svizzero della regione le conseguenze sarebbero persino più "pesanti ed estese" che per i vicini tedeschi e francesi (BAK: "Scheitern des Rahmenabkommens: Mögliche Konsequenzen für die Region Oberrhein, Ein Argumentarium", dicembre 2021). Questa situazione è dovuta al fatto che nella regione metropolitana trinazionale le catene di valore sono fortemente interconnesse. </p><p>Anche per lo spazio transfrontaliero cosiddetto "Grand Genève" il rischio di un indebolimento della via bilaterale è molto preoccupante. A titolo illustrativo, con un mercato del lavoro in parte dipendente dalla manodopera frontaliera (circa 92 000 lavoratori) il cui fondamento giuridico è rappresentato dall'Accordo sulla libera circolazione delle persone (ALC), non si può escludere a medio termine un indebolimento di quest'ultimo a causa di mancati aggiornamenti regolari, per esempio in materia di riconoscimento reciproco delle qualifiche professionali (allegato III), attualmente in discussione con l'UE. Questo esempio illustra bene l'insicurezza giuridica della situazione. </p><p>Il Consiglio federale è invitato a rispondere alle seguenti domande.</p><p>1. Il Consiglio federale intende procedere a una valutazione completa e documentata delle conseguenze economiche e sociali dell'indebolimento della via bilaterale per i Cantoni di confine?</p><p>2. Il Consiglio federale, nell'ambito della sua nuova strategia per l'UE che sarà presentata nel primo semestre del 2022, intende sviluppare un asse strategico particolare per i Cantoni di confine?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale è consapevole della notevole importanza di una buona cooperazione con l'Unione europea (UE) e della via bilaterale per i Cantoni di confine, che hanno legami particolarmente stretti con gli Stati vicini. L'Esecutivo porta avanti un'intensa discussione sul tema della politica europea con i rappresentanti dei Cantoni, in particolare nell'ambito della piattaforma Dialogue Europe che coinvolge questi ultimi e la Confederazione. Inoltre, sotto la guida del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE), si tengono regolarmente dialoghi transfrontalieri in modalità differenti, il cui scopo è affrontare le sfide specifiche delle regioni di confine e dare loro il necessario impulso politico. Questi scambi si svolgono già con la Francia e l'Italia e si sta lavorando per istituirne uno anche con la Germania.</p><p>Inoltre, in assenza di soluzioni istituzionali, i dipartimenti federali interessati monitorano in via continuativa, nei settori di loro competenza, le conseguenze concrete della politica di pressione dell'UE nei confronti della Svizzera. Per esempio, per quanto riguarda l'Accordo sull'abolizione degli ostacoli tecnici al commercio (MRA) tra la Svizzera e l'UE, le autorità federali sono in stretto contatto con le imprese e le associazioni professionali interessate. Nell'ambito della ricerca, la Segreteria di Stato per la formazione, la ricerca e l'innovazione (SEFRI) sorveglia invece le conseguenze della situazione attuale in relazione alla mancata partecipazione della Svizzera ai programmi quadro dell'UE. L'obiettivo è offrire buone condizioni quadro per tutta la Svizzera, comprese le regioni di confine.</p><p>Per stabilizzare la via bilaterale e portarla avanti a seguito della decisione del 26 maggio 2021 sull'accordo istituzionale, il Consiglio federale ha adottato una serie di misure che sta attualmente realizzando. In primo luogo si è impegnato a sbloccare rapidamente il secondo contributo svizzero ad alcuni Stati membri dell'UE. L'Esecutivo continua inoltre a pianificare e ad adottare misure di attenuazione per compensare il più possibile le conseguenze della politica di pressione dell'UE nei confronti della Svizzera in assenza di soluzioni istituzionali. Secondariamente bisognerà stabilire un dialogo politico strutturato con l'UE sulla prosecuzione della cooperazione bilaterale nell'interesse delle due parti. Il Consiglio federale sta attualmente riesaminando la situazione per stabilire l'agenda di questo dialogo e definire la posizione della Svizzera sulle questioni chiave. In parallelo, il Governo ha avviato un'analisi delle differenze normative tra la Svizzera e l'UE e sta esaminando le possibilità di ridurle per diminuire gli attriti giuridici e garantire il buon funzionamento degli accordi. L'obiettivo del Consiglio federale è mantenere una relazione stabile con l'UE, che sarebbe particolarmente vantaggiosa per i Cantoni di confine. Nel suo prossimo rapporto sulle relazioni tra la Svizzera e l'UE, l'Esecutivo prevede quindi di delineare misure per garantire l'accesso al mercato interno e una buona cooperazione con l'UE.</p>  Risposta del Consiglio federale.