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Nei giorni scorsi, molti media occidentali si sono spesi nell’elogiare la persona di Liu Xiaobo, “dissidente” cinese deceduto recentemente a causa di un tumore.
Pochi però hanno avuto il coraggio di ricordare fino in fondo quello che ha caratterizzato il pensiero di Liu, la sua visione di “libertà” e quello che auspicava per il popolo cinese.
Nel 1988, Liu dichiarò in un’intervista che la Cina aveva bisogno di essere sottoposta ad altri 300 anni di dominio coloniale per poter diventare un paese migliore. Probabilmente egli intendeva un paese migliore succube degli interessi economici occidentali, dato che, come ribadì nel 2007 egli sosteneva la privatizzazione radicale di tutta l’economia cinese.
Inutile ricordare le atrocità e le sofferenze che subì il popolo cinese nei periodi di colonialismo a partire dalle guerre dell’oppio; si vede che sia per Liu Xiaobo, sia per coloro che conferiscono il premio Nobel, così come per quella parte della “sinistra” occidentale che oggi ricorda il “dissidente”, questo periodo finì troppo velocemente.
Alla faccia dunque del “suo impegno non violento a tutela dei diritti umani in Cina” motivazione per cui egli fu insignito del Premio Nobel della Pace nel 2010!
Liu Xiaobo non si sprecava solo in uscite a favore dell’imperialismo nel suo paese, ma nel 2006 celebrava addirittura la guerra statunitense in Iraq atta ad esportare la “democrazia”.
Proprio un bel personaggio che la storia affiancherà per sempre ad altri meritevoli Nobel per la pace, come Kissinger, Peres, Obama, …