Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/26642

<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale condivide la preoccupazione dell'autore della mozione di garantire a ciascuno una protezione efficace della personalità dalle lesioni commesse mediante prodotti dei mass media. Tale importante garanzia non può essere sacrificata in favore del numero di lettori o dell'indice d'ascolto. Ciononostante il Consiglio federale ritiene che l'attuale legislazione è sufficiente per proteggere efficacemente coloro che sono lesi nella loro personalità (analogamente l'iniziativa parlamentare "Media e democrazia", l'avamprogetto e il rapporto esplicativo della Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale del 2 luglio 1999, pag. 8). Se ci sono lacune queste concernono meno la legge che la sua applicazione.</p><p></p><p>Chi è leso nella sua personalità può chiedere al giudice oltre che di proibire, far cessare o accertare la lesione anche il risarcimento del danno, la consegna dell'utile e la riparazione morale (art. 28a cpv. 1 e 3 CC). Il diritto alla riparazione morale dipende dalla gravità dell'offesa e non prevede né importi minimi né importi massimi (art. 49 CC).</p><p></p><p>La richiesta dell'autore della mozione di fissare in caso di lesione qualificata della personalità il risarcimento del danno almeno all'importo corrispondente all'utile conseguito con il prodotto del mass media incriminato crea nuovi problemi di interpretazione. In particolare si dovrebbe determinare l'utile conseguito con il prodotto del mass media, impresa senz'altro molto ardua specie se si tratta di giornali e riviste a pubblicazione periodica o di trasmissioni radio o televisive. Inoltre si dovrebbe chiarire quanto qualificata debba essere la lesione della personalità perché si possa applicare detta particolare regolamentazione di risarcimento. Una soluzione migliore rispetto a quella proposta sarebbe ricordare ai giudici, al momento in cui devono stabilire l'ammontare di una riparazione morale, la loro particolare responsabilità nella tutela della personalità da reati commessi mediante i mass media (in tal senso anche Ivan Cherpillod, Information et protection des intérêts personnels, Rivista di diritto svizzero 1999 II, pag. 87 ss. [pag. 166 s.]).</p><p></p><p>Obiezioni analoghe possono essere mosse anche in merito all'altra proposta dell'autore della mozione, di obbligare l'editore a provare che ha fatto di tutto per evitare una lesione qualificata della personalità. In virtù dell'articolo 55 CC il padrone di un'azienda è responsabile del danno cagionato dai suoi lavoratori o da altre persone ausiliarie nell'esercizio delle loro incombenze di servizio o d'affari, ove non provi di avere usato tutta la diligenza richiesta dalle circostanze per impedire un danno di questa natura o che il danno si sarebbe verificato anche usando tale diligenza. L'onere della prova della diligenza richiesta dalla legge concerne già secondo il vigente diritto l'editore (cfr. DTF 124 III segg. considerando 3c non pubblicato [riportato in medialex 2/1998, pag. 100 segg.]). Non vi è dunque alcuna necessità di ripetere tale principio. Servirebbe unicamente a distogliere l'attenzione dalla questione decisiva di stabilire quali provvedimenti organizzativi prendere o in che misura si potrebbero chiedere controlli all'editore perché un prodotto dei mass media non leda terzi nella loro personalità. Anche per rispondere a una domanda il giudice è più idoneo del legislatore.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.