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Marco Vitruvio Pollione
Morto: a.C.., Roma, Italia;
Bibliografia: libri per approfondire l'argomento;
Sito ufficiale: ;
Fotografia: Non disponibile o sconosciuto;
Marco Vitruvio Pollione (latino Marcus Vitruvius Pollio; ... – I secolo a.C.) è stato un architetto e scrittore romano, attivo nella seconda metà I secolo a.C., fu il più famoso teorico dell'architettura di tutti i tempi.
Assolutamente incerto è il suo luogo di origine; di volta in volta sono stati indicate, tra le altre, le città di Roma, Fano, Fondi, Verona, Formia, l'area campana in genere e addirittura la Numidia, senza alcuna certezza[1]. Anche dello svolgersi della sua vita si hanno scarse notizie, tutte dedotte da note autobiografiche inserite nel suo trattato. Dovrebbe essere stato ufficiale sovrintendente alle macchine da guerra sotto Giulio Cesare e poi architetto-ingegnere sotto Augusto, anche se l'unica opera che lui stesso si attribuisce di aver progettato e costruito è la basilica di Fano.
L'importanza di Vitruvio è dovuta al suo trattato De architectura (Sull'architettura), in 10 libri, dedicato ad Augusto (che gli aveva concesso una pensione), scritto probabilmente tra il 29 e il 23 a.C. L'edizione dell'opera avvenne negli anni in cui Augusto progettava un rinnovamento generale dell'edilizia pubblica e mirava probabilmente a ingraziarsi il sovrano, a cui l'autore si rivolge direttamente in ciascuna delle introduzioni preposte ad ogni libro. Il De architectura è l'unico integro testo latino di architettura e pertanto il più importante, tra i pochi giunti, in modo più o meno frammentario, fino a noi; l'influenza sulla cultura occidentale è principalmente dovuta proprio al questa sua unicità. Tuttavia l'influenza dell'opera di Vitruvio sui suoi contemporanei sembra sia stata molto limitata[2], anche perché il suo trattato fu scritto in un momento in cui l'architettura romana stava per rinnovarsi profondamente con le grandi costruzioni in laterizio e l'utilizzo di volte e cupole, di cui Vitruvio, praticamente non si occupa. D'altro canto la sua autorità in campo tecnico e architettonico è testimoniata dai riferimenti alla sua opera presenti negli autori successivi come Frontino.
Pare che il trattato non abbia esercitato alcuna influenza sull'architettura per tutto il medioevo, anche se suscitò interesse filologico, per esempio alla corte di Carlo Magno e poi successivamente in Petrarca, che annotò di sua mano una copia oggi conservata a Oxford, e Boccaccio che ne possedeva una copia. Visto che altre copie sono documentate in Italia a fine Trecento, perde credito il mito della riscoperta fatta nel 1414 a Montecassino da Poggio Bracciolini che comunque deve averne rinvenuta una copia nelle sue ricerche, forse in area tedesca[3], contribuendo così alla sua diffusione[4].
Nel XV secolo la conoscenza e l'interesse per Vitruvio crebbero sempre di più, soprattutto per merito di architetti e umanisti come Lorenzo Ghiberti, Leon Battista Alberti, Francesco di Giorgio Martini, Raffaello, Fabio Calvo, Paolo Giovio, fra Giocondo da Verona. Nel 1490 il trattato fu pubblicato a stampa per la prima volta da Sulpicio da Veroli. Nel 1521 uscì la prima edizione tradotta in italiano da Cesare Cesariano[5]. Subito dopo apparvero varie traduzioni ed edizioni negli altri paesi europei.
A partire dal XV secolo il trattato è stato uno dei fondamenti teorici dell'architettura occidentale fino alla fine del XIX secolo. (Wikipedia)