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<h2>SubmittedText<h2><p>Il Parlamento europeo ha di recente sottoscritto la nuova, discussa, direttiva sulle armi. Questa comporterà delle limitazioni al possesso di armi per tutti i cittadini dello spazio Schengen, del quale la Svizzera fa purtroppo parte.</p><p>La deroga che la Consigliera federale Sommaruga avrebbe ottenuto per le armi d'ordinanza dei militi elvetici non è sufficiente. La nuova direttiva europea, se recepita, comporterebbe infatti importanti limitazioni per cacciatori, tiratori e collezionisti. Limitazioni che sono in buona parte incompatibili con quanto votato dalla maggioranza dei cittadini svizzeri nel febbraio 2011, oltre che con le nostre tradizioni.</p><p>Il Consiglio federale deve dunque rifiutare di sottoporre al Parlamento delle modifiche di legge che siano in contraddizione con quanto deciso dal popolo. </p><p>La lotta al terrorismo islamico viene utilizzata da Bruxelles come pretesto emozionale e di comodo per raggiungere un obiettivo ben diverso: disarmare i cittadini onesti. Senza che ciò serva ad ostacolare concretamente la criminalità jihadista.</p><p>Per combattere il terrorismo islamico occorrono delle politiche migratorie e d'asilo assai più restrittive e selettive di quelle attuali; manca però la volontà politica di compiere questo passo. </p><p>Disarmare i cittadini onesti, compromettere il rapporto di fiducia tra cittadino e Stato che costituisce una delle preziose specificità elvetiche, mortificare tradizioni nazionali come il tiro, oltre che la caccia ed il collezionismo, e calpestare la volontà popolare chiaramente espressa dai cittadini elvetici nel febbraio 2011 in materia di armi, servirà unicamente ad avvantaggiare la criminalità (micro e marco).</p><p>Chiedo al Consiglio federale:</p><p>1. È sua intenzione rifiutare modifiche legislative imposte dall'UE in contrasto con l'esito della votazione popolare del febbraio 2011 sulle armi?</p><p>2. È sua intenzione difendere le tradizioni elvetiche, il modello svizzero di fiducia tra cittadino e Stato, e le tradizioni elvetiche dall'ennesima ingerenza di Bruxelles?</p><p>3. È sua intenzione, nel caso in cui l'UE rifiutasse nuovamente di riconoscere la nostra sovranità nazionale e la volontà democraticamente espressa dai cittadini elvetici in materia di armi nel 2011, disdire la partecipazione della Svizzera agli accordi di Schengen?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1./2. La direttiva sulle armi mira a contrastare l'abuso di armi e a fornire un contributo alla lotta contro il terrorismo, colmando le lacune legislative esistenti a livello europeo. Non sussiste pertanto una contraddizione diretta con la votazione popolare menzionata.</p><p>Anche l'associazione a Schengen e Dublino è stata oggetto di un'iniziativa popolare e approvata dal Popolo svizzero. Nell'ambito dell'Accordo di associazione a Schengen la Svizzera si è impegnata a recepire in linea di principio gli sviluppi dell'acquis di Schengen. La modifica della direttiva UE sulle armi costituisce un tale sviluppo.</p><p>Il Consiglio federale riconosce espressamente l'importanza attribuita in Svizzera al tiro fuori del servizio, strettamente legato al sistema di milizia e all'arma d'ordinanza. Nel quadro della presente modifica della direttiva UE sulle armi, la Svizzera ha pertanto richiesto e ottenuto una deroga in tal senso: al termine del servizio, le vecchie armi dell'esercito potranno dunque continuare a essere cedute in proprietà e utilizzate per il tiro sportivo. Dopo l'adozione definitiva da parte dell'UE della modifica della direttiva e la sua notifica alla Svizzera, le autorità svizzere proporranno una soluzione pragmatica ai fini della sua trasposizione nel diritto svizzero.</p><p>3. Secondo il parere del Consiglio federale, la partecipazione della Svizzera alla cooperazione Schengen in materia di polizia è indispensabile in particolare ai fini della cooperazione di polizia con le autorità partner europee e, pertanto, per la sicurezza interna della Svizzera. Il sistema d'informazione Schengen (SIS II) permette in particolare alla Svizzera di partecipare a un sistema di ricerca europeo. La cessazione dell'Accordo di associazione a Schengen impedirebbe alle autorità di polizia, doganali e migratorie svizzere di accedere alle informazioni, creando così notevoli lacune all'interno del dispositivo di sicurezza della Svizzera. La cessazione di tale accordo comporterebbe anche gravi conseguenze per l'economia nazionale. Le frontiere nazionali svizzere diventerebbero una frontiera esterna di Schengen. I controlli di frontiera conseguentemente necessari si ripercuoterebbero negativamente sul traffico viaggiatori, in particolare sui frontalieri. Anche il turismo ne risentirebbe particolarmente, in quanto i turisti non potrebbero più entrare in Svizzera con un visto Schengen. La cessazione dell'Accordo determinerebbe inoltre l'esclusione della Svizzera dalla cooperazione Dublino. Nel 2016 sono state registrate negli Stati Dublino circa 1 235 000 nuove domande d'asilo, circa 640 000 delle quali sono state respinte. In caso di cessazione della cooperazione Dublino la Svizzera non potrebbe in particolare impedire che i richiedenti l'asilo respinti in altri Paesi europei possano presentare sul suo territorio una nuova domanda e sarebbe per giunta tenuta a evadere tali domande e a decidere nel merito seguendo una procedura ordinaria. I trasferimenti di richiedenti l'asilo in altri Stati Dublino sarebbero inoltre possibili soltanto sulla base di accordi bilaterali di riammissione. Questa situazione determinerebbe pertanto un incremento considerevole dei costi nel settore dell'asilo. La partecipazione della Svizzera a Dublino ha comportato un risparmio annuo medio di circa 270 milioni di franchi nel periodo dal 2012 al 2016.</p>  Risposta del Consiglio federale.