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È di nuovo tempo di partita per il Lugano di Pelletier. Oltre una settimana dopo il confortante successo all'overtime sul ghiaccio di un ambizioso Losanna, per ben due volte in appena ventiquattr'ore – stranezze di una stagione pandemica già originale di suo – i bianconeri ospitano quel Ginevra che avevano già affrontato a inizio gennaio con la medesima formula del 'due per uno' («almeno questi 'back to back' ci fanno risparmiare chilometri», si consola il coach bianconero). Curiosamente, a quel tempo il Lugano era sesto in graduatoria con trentatré punti in 21 partite, tre in meno di un Ginevra che di gare invece ne aveva giocate venti: nel frattempo la posizione in classifica non è mutata, ma i bianconeri vantano un punto di vantaggio sui romandi, i quali però hanno giocato tre partite in meno (34 invece di 37). «È vero, rispetto al doppio confronto ravvicinato alle Vernets la situazione in classifica è praticamente la stessa – esordisce Serge Pelletier –. Quindi se quelle due partite erano molto importanti, le due che arrivano lo saranno altrettanto». Anche perché quest'anno soltanto le prime sei squadre a fine regular season avranno la certezza di essere sul treno playoff.
Dopo una settimana senza partite, non si può certo dire che il Lugano non abbia avuto il tempo per preparare la doppia sfida con i granata. Anche se, avverte Pelletier, «sette giorni senza partite sono certamente più difficili da gestire rispetto a quando si continua a giocare con regolarità, persino rispetto quando devi magari giocare quattro volte in soli sei giorni. Di regola funziona che quando gli impegni si susseguono si fanno più sessioni-video e meno allenamenti, mentre naturalmente quando si gioca poco accade il contrario».
Il vantaggio più grande è che lo staff bianconero ha potuto approfittare della sosta obbligata per effettuare un richiamo atletico. Cosa che generalmente si fa durante le pause dedicate alle nazionali, che quest'anno tuttavia non ci sono state. «Già settimana scorsa, di ritorno da Losanna abbiamo messo l'avvento sull'aspetto fisico, mentre gli allenamenti di lunedì e martedì sono stati più lunghi del solito. Oggi, invece, come avrete visto la seduta è stata più breve, per risparmiare le energie in vista della partita e reimmergerci nella routine».
Per qualcuno, a dire il vero, il ritorno alla routine è stato poco piacevole: parliamo di Raphael Herburger, costretto a chiudere anzitempo l'allenamento. «È stato vittima di spasmi muscolari alla schiena – rivela il coach bianconero –. Si tratterà di capire se sarà in grado di scendere in pista fra qualche ora, ma dopo averlo visto in infermeria vedo difficile che possa farcela».
Certo che parlare di routine in un'annata del genere... «Infatti. Ho dato un'occhiata al calendario di marzo e ho visto che ci riserverà una nuova situazione del genere, con un altro stop di una settimana e poi diverse trasferte qua e là. Tuttavia – aggiunge – direi che possiamo anche farla breve: in una stagione come questa, tra le limitazioni per il Covid e le varie quarantene direi che riuscirà meglio a gestire questa situazione, destreggiandosi meglio tra certi ostacoli, che non sono di tipo sportivo, avrà buone chance di avere del successo. Chi non sarà invece in grado di far passare il messaggio, mantenendo alta la concentrazione fino alla fine, giorno dopo giorno, tra una difficoltà e l'altra, beh, farà fatica».
Di sicuro non sarà invece troppo difficile tener viva la concentrazione quando si affrontano avversari come il Ginevra, squadra che ama metterci il fisico. Tra l'altro, in quell'ultima sfida alle Vernets a gennaio, subito segnata dalla brutta carica di Damien Riat al povero Elia Riva, in pista durante tutta la partita ci furono parecchi battibecchi. «Il Ginevra è un avversario tosto, che gioca con molta energia: mi aspetto davvero due partite intense, con un hockey che ricorderà quello dei playoff».
Reduci da qualche penalità di troppo, soprattutto disciplinare, gli uomini di Pelletier sono avvisati, insomma... «È vero, da questo punto di vista ultimamente non abbiamo rispettato i nostri obiettivi – conclude il cinquantacinquenne tecnico canadese –. Dico sempre che dovremmo stare sotto le tre penalità a partita, e non ci stiamo riuscendo: dobbiamo essere più disciplinati, specialmente non dobbiamo caricarci di sanzioni non indispensabili. Se noi allenatori chiudiamo un occhio sui falli di gioco, quelli che magari ti permettono di evitare di subire una rete, quando vediamo penalità causate da qualche bastone troppo alto oppure da falli commessi in zona d'attacco, non siamo troppo contenti...».