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Oggi otto madri su dieci sono impiegate a tempo parziale, ma le donne dovrebbero lavorare di più.
Lo afferma Valentin Vogt, presidente dell'Unione svizzera degli imprenditori (USI), in un'intervista rilasciata alla vigilia di un simposio dedicato alla compatibilità tra impegni famigliari e vita professionale.
In Svizzera ci sono abbastanza impieghi a tempo parziale e non bisogna crearne di nuovi, quanto piuttosto garantire che le madri lavoratrici aumentino il loro carico di lavoro. "Oggi, tuttavia, solo una piccola parte delle madri è pronta a compiere questo passo".
Secondo Vogt bisogna recuperare i ritardi accumulati dalle strutture di accoglienza finanziate da cantoni e comuni. "I padri e le madri devono poter lasciare i figli a scuola la mattina e andare a prenderli la sera". È responsabilità dell'ente pubblico ampliare l'offerta. L'effetto sarebbe peraltro positivo: lo Stato incasserebbe maggiori introiti fiscali, generati dalle donne che lavorando di più avrebbero anche più soldi in busta paga.
Il lavoro part-time deve inoltre essere utile anche alle imprese, e non solo ai dipendenti. Per la mia azienda, sul lungo periodo, lavorare meno del 60% "non ha senso", afferma Vogt, che è anche presidente del consiglio di amministrazione della società industriale di Winterthur Burckhardt Compression. Per le posizioni dirigenziali il limite minimo dovrebbe essere fissato all'80%.
All'orizzonte si sta peraltro profilando una carenza di personale, afferma Vogt nell'intervista rilasciata ai giornali del gruppo editoriale Tamedia. Oggi ci sono circa cinque milioni di persone attive professionalmente e, secondo gli imprenditori, circa un milione andranno in pensione nei prossimi dieci anni. In questo periodo, tuttavia, solo 400'000 mila accederanno al mondo del lavoro.
L'USI, assieme alla Fondazione Jacobs, organizza domani un simposio dedicato alla conciliabilità tra attività professionale e vita famigliare. Vi parteciperanno esponenti di tutti i partiti rappresentati in parlamento.