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Hans-Rudolf Merz è sollevato per la morte di Muammar Gheddafi: in un'intervista pubblicata oggi dai quotidiani "Tages-Anzeiger" e "Der Bund" l'ex consigliere federale afferma di aver in passato rinunciato a correggere le mezze verità circolate in merito alla vicenda di Hannibal Gheddafi per non mettere in pericolo la vita di altri cittadini svizzeri.
La versione "di parte" fornita all'opinione pubblica della crisi tra Svizzera e Libia pesa ancora "sulla sua persona e sulla sua prestazione come presidente della Confederazione", afferma Merz. Ora, la morte del leader libico consente di sciogliere questa pressione e ciò costituisce "un grande sollievo".
Merz dice di dover ancora "riflettere su cosa intende correggere e di voler formulare le affermazioni con precisione". Si tratterà - aggiunge - di farlo tenendo conto di tutte le persone implicate e di tutte le circostanze. In ogni caso il suo viaggio a Tripoli non è certo nato da una decisione spontanea: è stato studiato e preparato a lungo.
L'ex consigliere federale avrebbe preferito che Muammar Gheddafi venisse portato davanti ad un tribunale internazionale, in modo da portare alla luce "tutte le malefatte di questo terribile tiranno". E ciò - aggiunge Merz - avrebbe forse anche "permesso di relativizzare l'immagine lasciata nell'opinione pubblica dei miei sforzi per ottenere la liberazione degli ostaggi svizzeri.
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