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Messaggio concernente l'iniziativa popolare «contro gli abusi della tecnologia riproduttiva e genetica sull'essere umano» del 18 settembre 1989
Onorevoli presidenti e consiglieri, Vi proponiamo di sottoporre al popolo e ai Cantoni l'iniziativa popolare «contro gli abusi della tecnologia riproduttiva e genetica sull'essere umano» con la raccomandazione di respingere l'iniziativa e di accettare il controprogetto dell'Assemblea federale.
Alleghiamo il pertinente disegno di decreto federale.
Gradite, onorevoli presidenti e consiglieri, l'espressione della nostra alta considerazione.
18 settembre 1989
1989-541
In nome del Consiglio federale svizzero: II presidente della Confederazione, Delamuraz II cancelliere della Confederazione, Buser
58 Foglio federale. 72° anno. Voi. Ili
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Compendio L'iniziativa chiede che sia inserito nella Costituzione federale un nuovo articolo 24°octies contro gli abusi della tecnologia riproduttiva e genetica sull'essere umano. La Confederazione dovrebbe emanare disposizioni sul trattamento artificiale del patrimonio germinale e genetico umano (cpv. 1). Inoltre dovrebbe provvedere a tutelare la dignità umana e a proteggere la famiglia (cpv. 2). L '/niziativa contiene un elenco di pratiche che dovrebbero essere vietate, ad esempio celare agli interessati l'identità dei procreatori, sempreché la legge non lo preveda espressamente. Inoltre sarebbe vietato costituire per mestiere riserve di embrioni e fornirli a terzi, procurare per mestiere persone che portino a termine una gravidanza per conto di altri, far sviluppare il feto fuori del grembo materno, coltivare embrioni dello stesso genotipo nonché utilizzare feti o embrioni il cui sviluppo è stato interrotto. L'iniziativa gravita dunque intorno alla tecnologia riproduttiva.
Gli autori dell'iniziativa vorrebbero che la medicina sulla riproduzione e i metodi della genetica umana fossero impiegati solo in casi estremamente riservati. Tuttavia non ne vogliono vietare in modo assoluto un impiego responsabile. Le direttive finora vigenti di organizzazioni mediche dovrebbero essere pertanto sostituite da norme di diritto federale fondate su una chiara base costituzionale.
Il Consiglio federale condivide le richieste fondamentali degli autori dell'iniziativa e appoggia sostanzialmente la maggior parte delle loro rivendicazioni concrete; esso ritiene tuttavia che l'iniziativa presenti le seguenti lacune: - La competenza legislativa proposta si limita alla medicina riproduttiva e alla genetica umana. L'iniziativa prende in considerazione soprattutto la medicina riproduttiva e la genetica umana, scienze invero molto importanti ma concernenti solo un piccolo settore della tecnologia riproduttiva e dell'ingegneria genetica, che stanno avendo uno sviluppo frenetico. Alludiamo ai metodi di ingegneria genetica praticati su organismi, animali e piante per i medicinali, gli alimenti e in materia di produzione agricola. In questi settori la protezione dell'uomo, come d'altronde quella della natura, è altrettanto importante come nella medicina riproduttiva.
- Non è opportuna una norma speciale sulla dignità
umana. Questo principio vale per tutti i settori della vita e deve essere sancito in generale nel quadro della revisione totale della Costituzione federale. Non è d'altronde necessario menzionare espressamente la protezione della famiglia dacché l'artìcolo 34quinquies capoverso 1 della Costituzione federale già conferisce questo mandato.
- In alcuni punti, le versioni italiana, francese e tedesca del testo dell'iniziativa differiscono sensibilmente. A causa de/la formulazione dell'iniziativa si pone poi il problema dell'immediata applicabilità delle richieste concrete. L'iniziativa disciplina inoltre i singoli argomenti troppo dettagliatamente; a volte è redatta pertanto in modo troppo conciso, altre volte in modo troppo prolisso.
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La Confederazione dispone già di numerose competenze nell'ambito della tecnologia riproduttiva e genetica. Essenzialmente esistono lacune solo per interventi regolatori in materia di ricerca nonché di medicina riproduttiva e ingegneria genetica non professionali oppure praticate in istituti pubblici. In generale, la medicina riproduttiva e l'ingegneria genetica non sono ancora oggetto di una normativa particolare. Il Consiglio federale propone pertanto, quale controprogetto diretto all'iniziativa, un nuovo articolo 24octies della Costituzione federale che copra completamente la tecnologia riproduttiva e genetica. Mediante una normativa finalizzata, Confederazione e Cantoni saranno incaricati di proteggere l'uomo e il suo ambiente naturale dagli abusi di dette tecnologie (art.
24octies cpv. 1). Questo mandato e la conseguente competenza legislativa (art.
24octies cpv. 2) sono formulati in termini più ampi di quelli dell'iniziativa. La Confederazione dovrà per esempio emanare prescrizioni sul trattamento del patrimonio genetico ed embrionale a scopi scientifici, medici ed economici. Il mandato legislativo è completato, come nell'iniziativa, da singoli mandati concreti (art. 24octies cpv. 3) che concernono unicamente la genetica umana e la medicina riproduttiva. Vengono così fissate priorità per la legislazione d'esecuzione. In considerazione dell'urgenza materiale e temporale, il Consiglio federale non intende escludere la possibilità di emanare -- sul fondamento delle competenze esistenti -- disposizioni legali in singoli ambiti già prima dell'entara in vigore del nuovo articolo 24octies.
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Messaggio I
Aspetto formale
II
Tenore
L'iniziativa popolare «contro gli abusi della tecnologia riproduttiva e genetica sull'essere umano» è stata depositata, in forma di progetto elaborato, il 13 aprile 1987. Essa ha il tenore seguente: La Costituzione federale è completata come segue: Art. 24octies (nuovo) 1 La Confederazione emana disposizioni sul trattamento artificiale del patrimonio germinale e genetico umano.
2 Provvede in tal modo a tutelare la dignità umana e a proteggere la famiglia.
3 È segnatamente vietato: a. celare agli interessati l'identità dei procreatori, sempreché la legge non lo preveda espressamente; b. tenere per mestiere riserve di germi e fornirli a terzi; e. procurare per mestiere persone che procreino o portino a termine una gravidanza per conto di terzi; d. allevare germi fuori del grembo materno; e. coltivare più germi dello stesso genotipo oppure germi impiegando patrimonio germinale o genetico umano alterato artificialmente o animale; f. manipolare germi il cui sviluppo è stato interrotto oppure vendere loro derivati.
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Riuscita
Con decisione del 29 giugno 1987, la Cancelleria federale ha constatato la riuscita formale dell'iniziativa (126 686 firme valide; FF 1987 II 1009).
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Termine
II termine a disposizione dell'Assemblea federale per trattare l'iniziativa (art.
27 cpv. 1 legge sui rapporti fra i Consigli, RS 171.11) scadrà il 13 aprile 1991.
Il termine può essere prorogato di un anno se un Consiglio ha preso una decisione sul controprogetto e su un atto legislativo strettamente connesso con l'iniziativa popolare (art. 27 cpv. 5bis legge sui rapporti fra i Consigli).
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Validità Unità formale
Giusta l'articolo 121 capoverso 4 della Costituzione federale, un'iniziativa può essere presentata come proposta generale o come progetto già elaborato. Non è ammessa la combinazione delle due forme (art. 75 cpv. 3 LF sui diritti poli884
tici, RS 161.1). La presente iniziativa riveste unicamente la forma di progetto elaborato. È dunque rispettata l'unità formale.
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Unità materiale
Un'iniziativa deve vertere su un'unica materia. L'unità materiale è rispettata quando i singoli punti dell'iniziativa abbiano tra loro un'intrinseca connessione (art. 121 cpv. 3 Cost., art. 75 cpv. 2 LF sui diritti politici).
La presente iniziativa persegue una legislazione federale sul trattamento artificiale del patrimonio germinale e genetico umano (art. 24octies cpv. 1 Cost.).
Trattasi senza dubbio di un ambito reale contenuto. La competenza della Confederazione è concepita come mandato legislativo, vincolato soprattutto al principio della dignità umana e alla protezione della famiglia (art. 24octies cpv.
2 Cost.). In seguito l'iniziativa concretizza il mandato generale di legiferare indicando in quale modo debba agire il legislatore (art. 24octies cpv. 3 Cost.).
Questi mandati vanno talora un po' oltre le competenze fissate nel capoverso 1. L'esigenza di render nota l'identità dei procreatori (cpv. 3 lett. a) dovrebbe valere in quanto tale, indipendentemente dal fatto che una gravidanza sia provocata con metodi di medicina riproduttiva. Lo stesso dicasi per il divieto di procurare persone che procreino o portino a termine una gravidanza per conto di terzi (cpv. 3 lett. e).
Queste richieste concrete sono deducibili dallo scopo dell'iniziativa, vale a dire la protezione della dignità umana e della famiglia. Fino a questo punto, il principio dell'unità della materia dovrebbe essere rispettato. Analogamente all'iniziativa «per un approvvigionamento energetico sicuro, economico ed ecologico» (FF 1983 II 1382) e ah"«Iniziativa città-campagna» (FF 1986 I 129), per le quali era stato affermato che vi era unità di materia, la presente iniziativa è improntata a una determinata politica in un ambito delimitato. Pertanto, anche in questo caso l'unità di materia è rispettata.
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Possibilità di realizzazione
II diritto federale non prevede nessuna disposizione che dichiari irricevibile un'iniziativa irrealizzabile. Tuttavia un compito irrealizzabile non potrebbe essere affidato alle collettività politiche. Logicamente non sarebbe neppure il caso di sottoporre una tale iniziativa a votazione popolare (FF 1983 II 1386, FF 1986 I 129). Conformemente alla dottrina e alla prassi, l'impossibilità di realizzazione deve essere ad un tempo manifesta ed effettiva e quindi non semplicemente giuridica oppure temporale. ]) Dall'esame risulta che l'iniziativa non è manifestamente irrealizzabile nei fatti.
Di conseguenza, anche per questo aspetto deve essere considerata valida.
" Etienne Grisel, Initiative et référendum populaires, Losanna 1987, pag. 195 segg.
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Origine e finalità dell'iniziativa
La redazione dello «Schweizerischer Beobachter» ha iniziato a raccogliere le firme per l'iniziativa il 15 ottobre 1985. Le finalità dell'iniziativa sono elencate in un opuscolo del Beobachter1) in cui si specifica fra l'altro che già oggi i metodi della medicina riproduttiva stanno gettando le basi per esperimenti di colture umane. Il Beobachter ritiene che non sia sufficiente mettere semplicemente in guardia contro le possibili conseguenze di questi esperimenti, ma che sia giunto il momento di fare passi concreti verso una legislazione in grado di vietare determinati sviluppi minaccevoli. Sempre secondo il Beobachter, la Confederazione non dispone di un fondamento costituzionale che le consenta di emanare una legge per lottare contro i possibili abusi in questo recentissimo ramo della ricerca medicobiologica. L'iniziativa propone un possibile modo di combattere gli abusi: dovrebbe essere elaborata una chiara base costituzionale e conferito il mandato al Parlamento di emanare una legge che disciplini segnatamente nella scienza, nella medicina, nelle professioni e nell'industria il trasferimento di ghiandole riproduttive, l'inseminazione artificiale, la fecondazione in vitro, il trasferimento di embrioni nonché il trattamento di gameti e di embrioni e feti vivi o morti.
L'iniziativa non intende vietare l'uso responsabile delle tecniche riproduttive ma ne combatte gli abusi, ad esempio la commercializzazione. Vuole vietare dunque qualsiasi intervento sul patrimonio germinale umano e arginare il commercio di feti umani, senza tuttavia opporsi alla ricerca e agli sviluppi futuri.
L'iniziativa dovrebbe obbligare il nostro Consiglio ad agire e chiede una discussione democratica in seno al popolo e al Parlamento.
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Valutazione dell'iniziativa da parte del nostro Consiglio Valutazione di fondo
Negli ultimi decenni, la medicina riproduttiva e la genetica umana - soprattutto l'ingegneria genetica e la biologia - hanno avuto uno sviluppo frenetico che ha alimentato non solo speranze ma anche timori. Così, dopo che i Cantoni hanno già intrapreso alcuni passi, anche l'opinione pubblica esige un disciplinamento legale a livello federale. Dacché le disposizioni vigenti del diritto federale sono rudimentali, è comprensibile che la tematica della genetica umana e della medicina riproduttiva sia affrontata con un'iniziativa popolare.
La presente iniziativa, in considerazione delle numerose competenze federali esistenti (n. 53), può, per l'aspetto materiale, essere considerata in ampia misura un'iniziativa legislativa volta a ottenere che il Parlamento emani disposizioni legislative limitative. Il fatto che l'iniziativa contenga diritto legislativo materiale - soprattutto nel capoverso 3 - induce a porre anche la questione dell'applicabilità diretta. Essa è inoltre troppo dettagliata e presenta vizi di contenuto.
'> Laborkinder - Risiken der Fortpflanzungs - und Gentechnologie beim Menschen, Vorschläge für die Bekämpfung von Missbräuchen, Glattbrugg 1986.
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L'iniziativa colma vere e proprie lacune di competenza soltanto in materia di normativa sulla ricerca e sulle attività non professionali nel settore della genetica umana e dell'ingegneria riproduttiva attuate in istituti (ospedali, università, ecc.) gestiti dai poteri pubblici, ambito questo che rientra nella competenza cantonale in materia di sanità pubblica.
Sosteniamo in linea di principio l'idea di creare una disposizione costituzionale, tuttavia con la riserva esplicita che, a determinate condizioni, si faccia ricorso, già prima della sua entrata in vigore, alle competenze costituzionali esistenti.
Numerosi interventi parlamentari e due iniziative cantonali del Cantone di San Gallo (cfr. n. 81) esigono provvedimenti legislativi.
Anche l'indirizzo e il contenuto dell'iniziativa, ci trovano in ampia misura consenzienti. Uno svantaggio è però costituito dal fatto che l'iniziativa si limita alla genetica umana e si concentra sulla medicina riproduttiva. Essa intende soprattutto attuare le protezione della vita umana «in fieri», del fanciullo e della famiglia. Anche se tali intenti sono in principio giusti, occorre rilevare che si tratta soltanto di un aspetto di una problematica ben più vasta.
L'iniziativa trascura ad esempio in ampia misura la protezione dell'essere umano adulto nei confronti dei metodi della tecnologia genetica. Soprassiede poi alla questione - indubbiamente nota ai suoi promotori - dei metodi di ingegneria genetica applicati su organismi, animali e piante come pure nella produzione agricola o nella fabbricazione di prodotti farmaceutici e di alimenti. Proprio qui si apre tuttavia un settore certamente altrettanto importante quanto la medicina riproduttiva e dal quale potrebbero essere toccati per vari aspetti - oltre alla natura - anche molti più essere umani.-
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Struttura del testo dell'iniziativa / diversità linguistiche tra il tenore tedesco, francese e italiano
Al tempo dell'elaborazione e della traduzione del testo dell'iniziativa, non solo la ricerca ma anche i risvolti terminologici in questo settore, ad un tempo recente e delicato, non erano ancora assodati. L'attività degli esperti e la collaborazione internazionale, in particolare nel contesto della CE, hanno nel frattempo chiarito più d'una questione. Nell'ottica odierna, i testi tedesco, francese e italiano dell'iniziativa denotano qualche divergenza che potrebbe pregiudicare l'attuazione del diritto. Non riteniamo comunque opportuno addentrarci qui in siffatte questioni terminologiche visto che l'iniziativa è stata presentata in forma di progetto elaborato e non può dunque, in quanto tale, essere ritoccata (cfr. art. 27 cpv. 1 legge sui rapporti fra i Consigli, RS 171.11).
L'unica possibilità per ovviare a questo stato di cose è di contrapporre all'iniziativa una vero e proprio controprogetto.
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Mandato legislativo generale per disposizioni sul trattamento artificiale del patrimonio germinale e genetico umano (art. 24octies cpv. 1 Cost.)
Il capoverso 1 del testo dell'iniziativa contiene una norma di competenza abbi887
nata a un mandato legislativo generale per disciplinare le attività della medicina della riproduzione e dell'ingegneria genetica applicate all'uomo.
Si tratta di vedere se, limitando l'ambito normativo al «trattamento artificiale del patrimonio germinale e genetico», vi si possa inglobare anche l'impiego di dati genetici a scopi di analisi e di registrazione, segnatamente nell'ambito della diagnosi pre e postnatale e dell'analisi genetica. La medesima problematica si pone per quanto concerne il rapporto tra il capoverso 1 e le lettere a e e dell'elenco dei divieti previsto nel capoverso 3, che non sono senz'altro sussumibili sotto la definizione fondamentale della competenza (cfr. n. 22). Nell'ambito del controprogetto occorre dunque trovare una formulazione più estensiva della sfera di competenza.
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Tutela della dignità umana e protezione della famiglia (art. 24octies cpv. 2 Cost.)
La norma finalizzata del capoverso 2 ci trova fondamentalmente d'accordo.
Riteniamo tuttavia che in un articolo costituzionale concernente in modo specifico la medicina della riproduzione e l'ingegneria genetica non si dovrebbero menzionare espressamente massime del tipo «tutela della dignità umana» e «protezione della famiglia».
Il termine «dignità umana» non figura espressamente in nessuna norma della Costituzione federale. Bisogna però riconoscere che questo principio fondamentale è esposto oggi a minacce particolarmente gravi a causa delle possibilità d'intervento della tecnologia riproduttiva e genetica e ch'esso assume un significato ancor più rilevante a causa del pericolo, qui specialmente pronunciato, di una strumentalizzazione dell'uomo e di un suo abbassamento a semplice oggetto. D'altra parte occorre convenire con la dottrina e la prassi che tale principio è inerente alla sfera più intima dell'essere umano, sfera alla cui protezione si orienta, anche se soltanto implicitamente, l'intero ordinamento dello Stato di diritto. Da questo punto di vista sembra problematico ancorare espressamente nella Costituzione la protezione della dignità umana sola in connessione con la medicina riproduttiva e l'ingegneria genetica. Essa merita infatti di essere sancita in una norma generale di diritto fondamentale, come già d'altronde previsto nei progetti di revisione totale della Costituzione federale e dalle più recenti Costituzioni cantonali.
Riteniamo anche inutile obbligare il legislatore a proteggere la famiglia nel quadro di una disposizione sulla tecnologia riproduttiva e genetica, poiché già nell'articolo 35quinquies capoverso 1 Cost. è ancorato un mandato generale di tenerne conto. Accettata nel 1945, questa norma finalizzata è valida anche per gli ambiti di competenza che sono stati assegnati alla Confederazione dopo quella data.
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I singoli mandati per la legislazione (art. 24octies cpv. 3 Cosi.)
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Applicabilità immediata dei mandati?
Altro problema posto dall'iniziativa è quello concernente l'applicabilità immediata delle richieste concrete, formulate nel capo verso 3, che sono introdotte dalla frase «È segnatamente vietato ...».
Negli ultimi tempi, in relazione con le iniziative costituzionali si pone sempre più sovente la problematica dell'applicabilità immediata. Il nostro Consiglio ha dichiarato immediatamente applicabili l'iniziativa «contro l'incriminazione dell'aborto» (FF 1974 II 611/642) e quella «per la soppressione della vivisezione» (FF 1984 II 863). L'applicabilità immediata del diritto costituzionale dipende dall'esistenza di una disposizione créatrice di diritto o di una norma che si presti a tale applicabilità. Ciò può avvenire se il legislatore apporta sufficienti modifiche materiali oppure elementi che completano l'ordinamento giuridico e se il nuovo diritto costituzionale può essere integrato nel diritto vigente oppure sostituirlo senza che ne risultino notevoli svantaggi.1) A ben guardare, l'iniziativa contiene una disposizione créatrice di diritto solamente nel capoverso 1. Nondimeno, nel caso di accettazione dell'iniziativa, anche il capoverso 3 potrebbe essere in gran parte applicato direttamente, ed invero fino a quando non sia emanata la legislazione d'esecuzione, vale a dire per almeno qualche anno. Ciò vale per le lettere b-f; per la lettera a è invece prevista espressamente una riserva legislativa. L'applicabilità immediata non è esclusa a priori dacché l'iniziativa, contrariamente a quella «contro l'incriminazione dell'aborto», non contiene alcun ordine esplicito d'applicazione. I divieti menzionati nell'iniziativa potrebbero, a determinate condizioni, essere attuati segnatamente dalle autorità cantonali in quanto, giusta l'articolo 292 del Codice penale, la loro trasgressione potrebbe essere trattata come disobbedienza a una decisione dell'autorità e punita come contravvenzione.
Tuttavia, spetterebbe alle autorità esecutive decidere in quale misura i divieti potrebbero essere imposti nella pratica giacché una risposta definitiva non può essere data solamente sulla base di un esame astratto dell'iniziativa.
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Tenore troppo dettagliato
L'elenco dei divieti del capoverso 3 appare problematico a causa del tenore troppo dettagliato. Benché condividiamo in numerosi punti le richieste dell'iniziativa, abbiamo alcune perplessità a sottoscrivere un testo che condiziona tanto ampiamente la legislazione già a livello costituzionale. Solamente la lettera a del capoverso 3 contiene infatti una riserva univoca a favore della legge.
Bisogna concludere che, negli altri casi, il legislatore non disporrà di margine alcuno.
" Werner Moser, Unterschätzte Bundesverfassung? Inserto della Zeitschrift für Schweizerisches Recht, numero 4, pag. 33.
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452.1
Identità dei procreatori (lett, a)
Particolarmente delicato è il divieto fondamentale di «celare agli interessati l'identità dei procreatori, sempreché la legge non lo preveda espressamente». In questo contesto non è chiara la relazione con il periodo introduttivo del capoverso 3 che sembra sancire un divieto categorico e che però è di nuovo limitato, nella lettera a, dalla riserva di disposizioni legali divergenti. Gli autori stessi dell'iniziativa fanno notare di essere fondamentalmente contrari all'anonimato del donatore di gameti e di essere favorevoli al diritto del figlio di conoscere la propria origine genetica; desiderano tuttavia lasciare al legislatore la scelta definitiva circa eventuali eccezioni o perfino ammettere l'anonimato in generale «a meno che discussioni pubbliche o nuove esperienze non raccomandino il contrario»1'. Il testo è inoltre formulato in modo troppo vago rispettivamente non chiaro, in quanto si domanda un diritto in generale «degli interessati» di ottenere informazioni. In verità, dalle spiegazioni degli autori dell'iniziativa risulta che questo diritto concerne in primo luogo il figlio procreato mediante procedimento artificiale. Secondo il tenore della lettera a entrerebbero però in linea di conto per lo meno anche i genitori che hanno beneficiato della donazione di gameti e, secondo un'interpretazione ancor più estensiva, anche il medico o addirittura i donatori stessi, dacché per ogni ciclo di trattamento si utilizzano altri gameti per la procreazione.
452.2
Costituzione per mestiere di riserve di germi (embrioni) e loro fornitura a terzi (lett. b)
Dovrebbe essere vietato «tenere per mestiere riserve di germi e fornirli a terzi».
A prescindere dall'interpretazione non univoca della locuzione «per mestiere», riteniamo che questo divieto sia troppo esteso e contemporaneamente troppo restrittivo. Troppo esteso in quanto esclude qualsiasi conservazione di embrioni e pertanto, se interpretato nel senso stretto del termine, potrebbe impedire la fecondazione in vitro, che a priori non appare inammissibile. Questo sarebbe il caso se con conservazione e fornitura «per mestiere» si dovesse intendere non soltanto un'attività a fine di lucro, ma anche qualsiasi attività rimunerata in questo settore. La disposizione ci sembra troppo restrittiva poiché di per sé si riferisce unicamente agli embrioni, non agli spermatozoi e alle uova non fecondate la cui conservazione e fornitura a terzi meriterebbero invece d'essere anch'esse disciplinate (tuttavia non da un divieto generale). A dire il vero, il testo dell'iniziativa, se considerato nell'ottica della norma di competenza generale del capoverso 1 e del carattere meramente esemplificativo dell'elenco dei divieti del capoverso 3, non esclude siffatta possibilità. Comunque sia, dal canto nostro riteniamo inopportuno porre in risalto unicamente le banche di embrioni.
"Laborkinder (cfr. nota 2), pag. 33.
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452.3
Procurare per mestiere persone che procreino o portino a termine una gravidanza per conto di terzi (lett, e)
La lettera e vieta questa pratica. Con il termine «portare a termine una gravidanza» si intende manifestamente far riferimento alle madri «sostitutive».
Meno chiaro è il significato di «procreare per conto di terzi». Le spiegazioni fornite dagli autori dell'iniziativa parlano di padri e madri biologiche.
Per quanto concerne la maternità per conto di terzi, cui riteniamo dovrebbe essere vietato ricorrere, l'espressione «procurare per mestiere persone» usata nell'iniziativa copre solo un aspetto parziale del problema. Gli autori dell'iniziativa partono certamente dall'idea che ricorrere a una madre «biologica» sia già illecito secondo il diritto vigente e che il carattere non esaustivo dell'elenco dei divieti («è segnatamente vietato...») lasci al legislatore la possibilità di prevedere altri disciplinamenti e sanzioni più severe. Ciò nonostante riteniamo che il divieto parziale previsto dal tenore dell'iniziativa sia discutibile e atto a dar adito a malintesi.
Poco chiara è in ogni caso la portata del divieto relativo ai padri «sostitutivi».
Se questo termine designa in generale i donatori di spermatozoi, in date circostanze risulterebbe completamente esclusa la fecondazione etcrologa, che è stata invece ritenuta ammissibile dalla maggioranza della Commissione peritale per la genetica umana e la medicina riproduttiva. Ancora una volta l'effetto della disposizione dipende dal significato che si vuoi attribuire alla nozione di «mestiere». Ove si intenda soltanto la mediazione a fine di lucro, la mediazione contro semplice rimborso delle spese risulterebbe, per lo meno apparentemente, legittimata.
Riteniamo quindi indicato conferire una formulazione più generale alla competenza della Confederazione concernente l'emanazione di prescrizioni sulle «madri per conto di terzi».
452.4
Allevare germi fuori del grembo materno (lett. d)
Nella misura in cui si tratti unicamente del divieto della cosiddetta ectogenesi, vale a dire dello sviluppo completo di un essere umano in provetta, dalla fecondazione dell'ovulo fino al momento in cui il feto è in grado di vivere autonomamente, possiamo aderire incondizionatamente all'iniziativa. Occorre tuttavia rilevare che l'ectogenesi non è oggi praticamente ancora possibile.
Il tenore dell'iniziativa travalica però tale intento. L'allevare fuori del grembo materno può essere inteso da un canto come fertilizzazione in vitro - da non respingere a priori - per il periodo tra la fecondazione dell'uovo fino all'impianto dell'embrione nell'utero, d'altro canto come assistenza fornita nell'incubatrice a un parto prematuro. La mancanza di precisazioni sulla dimensione temporale del termine «allevare» nel testo dell'iniziativa permette tale duplice interpretazione, anche se certo non voluta dagli autori dell'iniziativa.
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452.5
Coltivare germi (lett, e)
La lettera e vieta di coltivare germi dello stesso genotipo, nonché di coltivare germi impiegando patrimonio germinale o genetico umano alterato artificialmente o animale. La norma di divieto è formulata in modo molto generale.
A nostro avviso, il divieto è troppo assoluto. Ne condividiamo invero l'opportunità per quanto concerne la clonazione (produzione di molti individui geneticamente identici), la patogenesi (riproduzione asessuata) nonché la formazione di chimere e di ibridi con l'impiego di cellule umane o animali. Anche un divieto di manipolare geneticamente gameti ed embrioni potrebbe eventualmente entrare in considerazione. Non vogliamo tuttavia, mediante un articolo costituzionale, troncare sul nascere qualsiasi ulteriore sviluppo in questa direzione. Occorre soprattutto evitare che il divieto di produrre embrioni a partire da gameti umani il cui patrimonio genetico sia stato modificato artificialmente conduca all'illegalità di talune applicazioni mediche e farmaceutiche di comprovato valore quali la combinazione di geni umani con batteri (ad es. per la produzione di insulina e di interferone). Anche per queste ragioni riteniamo che il mandato conferito al ligislatore non debba entrare troppo nei dettagli.
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Manipolazione di embrioni, vendita di prodotti derivati (lett. f)
Non è nemmeno chiara la vera portata del divieto di manipolare germi (embrioni o feti umani) il cui sviluppo è stato interrotto oppure di vendere loro derivati»; per quanto concerne la «manipolazione» e la «vendita», in relazione alle attività professionali si pongono gli stessi problemi delle lettere b e e. È difficile dire se sia equo, da un canto, equiparare l'impiego di embrioni ottenuti in sovrannumero mediante la fecondazione in vitro con l'impiego di embrioni provenienti da interruzioni di gravidanze e, d'altro canto, non accennare alla manipolazione e alla commercializzazione di materiale embrionale e fetale proveniente da aborti'spontanei. Siamo convinti che, piuttosto che vietare la manipolazione e la commercializzazione di gameti, embrioni e feti umani, sia preferibile dare anche qui al legislatore un mandato formulato in modo più generale.
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Conclusione: reiezione dell'iniziativa e controprogetto a livello costituzionale
L'iniziativa contiene in ampia misura diritto materiale a livello di legge e quindi nozioni che, necessitanti di un'interpretazione, dovrebbero figurare nella legge.
Tuttavia, il diritto costituzionale deve offrire al legislatore un certo margine d'azione. Non è pertanto sufficiente imporre divieti probabilmente sproporzionati; occorre piuttosto creare un fondamento costituzionale che tenga conto di eventuali futuri sviluppi.
Per i motivi suesposti proponiamo di respingere l'iniziativa e di contrapporle un controprogetto a livello costituzionale.
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Situazione iniziale per l'elaborazione di un disposto costituzionale sulla medicina riproduttiva e sull'ingegneria genetica
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Situazione attuale della medicina riproduttiva e dell'ingegnerìa genetica
Per quanto concerne la situazione clinica e scientifica della medicina riproduttiva e della genetica umana, facciamo riferimento al numero 2 del rapporto della Commissione di Esperti di genetica umana e di medicina della riproduzione.
Riassumiamo qui appresso, anche se in modo non esaustivo, i metodi d'ingegneria genetica1' che sono o potrebbero essere applicati nell'ambito della produzione primaria e dell'industria. È possibile che verranno impiegati organismi multipli il cui genoma sarà stato ricombinato in vitro (organismi con DNA-r).
Allo stato attuale delle conoscenze, la ricombinazione genetica è applicabile di principio a tutti gli organismi o unità similari suscettibili di moltiplicarsi, vale a dire ad animali, piante, microrganismi (ad es. batteri, virus), colture cellulari di origine umana, animale o vegetale nonché a unità non cellulari (ad es. viroidi, prioni, plasmidi). Considerato che in alcuni progetti di ricerca si utilizzano già oggi colture cellulari di origine umana, è assai difficile delimitare esattamente il settore delle tecniche industriali da quello della genetica umana nel senso stretto del termine.
Per quanto si possa giudicare al momento attuale, i settori presi in considerazione per l'applicazione pratica dell'ingegneria genetica sono: - la fabbricazione di medicinali ad uso umano e veterinario (per es. produzione di vaccini e ormoni); - la produzione agricola (coltura e allevamento, impiego diretto di microrganismi come fertilizzanti o prodotti fitosanitari); - la produzione di talune sostanze destinate al pubblico (ad es. derrate alimentari o loro componenti quali vitamine o proteine, fertilizzanti o prodotti fitosanitari); - il trattamento dei rifiuti e delle acque usate (ad es. mediante impiego diretto di microrganismi); - l'ottenimento di materie prime (ad es. mediante impiego diretto di microrganismi).
È incontestabile che con l'impiego di metodi siffatti si schiudono nuove e considerevoli possibilità: per esempio risparmi energetici in processi di fabbricazione grazie alla sostituzione di sintesi chimiche con sintesi biologiche, protezione dell'ambiente grazie all'impiego di antiparassitari biologici il luogo di sostanze " L'ingegneria genetica (la scienza della vita artificiale) è un ramo della biologia molecolare dedicato alla manipolazione del gene: alcune
parti cromosomiche possono esser isolate e trapiantate su altre formando così cromosomi ibridi (catene del DNA). La manipolazione genetica consiste nel trasportare una parte di cromosoma (DNA) con i rispettivi geni dal nucleo di una cellula al nucleo cellulare di un altro individuo (Garnier-Delamare, Dictionnair des termes techniques de médecine, ed. Maloine SA, Parigi 1985 pag. 326/7).
Il termine di ingegneria genetica si applica a tutte le tecniche che consentono di intervenire a scopi precisi sull'unità strutturale delle molecole del genoma o a quelle in cui determinati frammenti di molecole del genoma servono a studi o ad applicazioni pratiche (cfr. Werner Arber, Grundlagen der Gentechnologie, in Reproduktionsmedizin und Gentechnologie, ed. Hansjakob Müller, Basilea/Stoccarda 1987 pag. 138).
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chimiche o riduzione dei costi nel settore farmaceutico grazie alla produzione biologica di sostanze.
Tenuto conto dell'immenso ventaglio di possibili applicazioni, è certo che la nuova tecnologia avrà importanti e non sempre prevedibili ripercussioni sull'ambiente e sull'uomo, non escluso un potenziale pericolo per i beni giuridici protetti (ambiente e natura, sanità pubblica, vita e integrità fisica di singoli individui).
Un problema particolare potrebbe sorgere in caso di impiego massiccio nell'ambiente di organismi DNA-r, visto che gli effetti a lungo termine, ad esempio quelli d'immunizzazione, non sono sempre riconoscibili per tempo. Per questo motivo, gli studi in materia non devono limitarsi al periodo durante il quale sono impiegati tali organismi ma protrarsi anche parecchio tempo dopo. Oltre al problema della protezione della salute e dell'ambiente, si pone anche il problema dell'ammissibilità etica di taluni interventi sulla natura che vive.
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Rapporto della Commissione di Esperti di genetica umana e di medicina della riproduzione
II rapporto della Commissione peritale summenzionata, presieduta da Eduard Amstad, giudice federale emerito, è allegato al presente messaggio. Costituisce un valido aiuto per valutare l'iniziativa ed elaborare la legislazione d'esecuzione. La Commissione ha trattato dal profilo sociale, etico e giuridico i problemi legati ai metodi recentemente approntati dalla medicina riproduttiva e dalla genetica umana, con particolare riguardo anche agli aspetti concernenti la donna. Ha espresso inoltre il proprio parere sull'iniziativa. La Commissione approva a maggioranza i metodi di procreazione assistita con sperma di donatore quale ultimo mezzo per vincere la sterilità di una coppia. Per contro respingo il principio della «maternità sostitutiva». Quanto all'anonimato del donatore, i pareri sono discordi. La Commissione non si oppone all'analisi genetica praticata in ambiti ristretti né al trattamento genetico di cellule somatiche.
È però contraria agli interventi di ingegneria genetica nell'ovogenesi e nella spermagenesi e a quelli attuati ai fini non diagnostici o terapeutici. La Commissione raccomanda di presentare un controprogetto formulato in modo più generico e non limitato nell'ambito umano. La nostra proposta tiene conto di questa raccomandazione.
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Competenze attuali conferite costituzionalmente alla Confederazione e legislazione federale
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Cenni generali
La Confederazione dispone già oggi di numerosissime competenze fondate sulla Costituzione federale. Quelle particolarmente importanti per la medicina riproduttiva e l'ingegneria genetica sono presentate qui di seguito secondo i seguenti criteri: - disposizione della Costituzione federale, - oggetto della competenza, - forma della competenza.
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Per quanto concerne la forma, distinguiamo tra competenza esclusiva, competenza globale, legislazione quadro, competenza promozionale e mandato di tener conto di determinati ambiti. La competenza è esclusiva quando la precedente competenza cantonale decade immediatamente e totalmente al momento in cui è creata quella federale, anche se non sono ancora state emanate le disposizioni d'esecuzione. Pertanto nell'ambito esecutivo, non è lasciato spazio alcuno nemmeno alle disposizioni cantonali. Vi è invece competenza globale (concorrente) quando la competenza cantonale decade solamente al momento dell'entrata in vigore della legislazione federale e conformemente alla portata materiale di quest'ultima. In tal caso, la Confederazione può riservarsi tutto il settore normativo ma può anche lasciare ai Cantoni una certa libertà, sia materiale, sia procedurale.
Nell'ottica delle tecniche di riproduzione e dell'ingegneria genetica possono essere menzionate le seguenti disposizioni:
Art. 24 cpv. 1 Polizia delle foreste Legislazione quadro Art. 24bis cpv. 2 leu. a Acque. Protezione dall'inquinamento Competenza globale Art. 24quinquies cpv. l Energia nucleare Competenza esclusiva Art. 24quinquies cpv. 2
Protezione dai pericoli delle radiazioni ionizzanti Competenza globale Art. 24sexies cpv. 4
Protezione della fauna e della flora Competenza globale Art.
24septies
Protezione dell'ambiente Competenza globale Art. 25bis
Protezione degli animali Competenza globale Art. 27
Università Competenza promozionale e creazione di istituti federali superiori d'istruzione 895
Art. 27sexies cpv. l Ricerca scientifica Competenza promozionale e istituzione di centri di ricerca Art. 31bis cpv. 2
Disposizioni sull'esercizio del commercio e dell'industria (Polizia del lavoro) Competenza globale Art. 34 cpv. 2
Sorveglianza delle imprese private nel ramo delle assicurazioni Competenza globale Art. 34bis
Assicurazione contro gli infortuni e le malattie Competenza globale Art. 34ter cpv. 1 lett. a Protezione dei lavoratori Competenza globale Art. 34quinquies cpv. 1
Protezione della famiglia Mandato di tenerne conto Art. 64 Diritto privato Competenza globale Art. 64bis
Diritto penale Competenza globale Art. 69 Lotta contro le malattie trasmissibili, largamente diffuse o di natura maligna Competenza globale
Art. 69bis cpv. 1 e 3 Commercio delle derrate alimentari e commercio di altri oggetti d'uso e di consumo Competenza globale 532 532.1
Genetica umana e medicina riproduttiva
Per la genetica umana e la medicina riproduttiva applicata all'uomo rivestono importanza primaria le competenze della Confederazione in materia di diritto privato e di diritto penale (art. 64 e 64bis Cosi.)- Le disposizioni di diritto pri-
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voto consentono segnatamente di disciplinare, in diritto civile, la medicina riproduttiva e le pertinenti ripercussioni sui rapporti di parentela e di filiazione; inoltre, sono applicabili le disposizioni del Codice delle obbligazioni in materia di diritto del contratto. Vi si possono aggiungere talune disposizioni che contengono elementi di diritto pubblico («diritto privato formale»). Lo stesso dicasi per la protezione della dignità umana, dell'integrità fisica e psichica nonché degli interessi materiali. Nel diritto vigente troviamo simili esempi nel diritto tutorio, nel diritto sulla filiazione, nel diritto fondiario rurale e nella legislazione sull'acquisto di fondi da parte di persone all'estero. A questo proposito, in settori materialmente vicini a quelli del diritto civile esiste una competenza della Confederazione fondata sull'articolo 64 della Costituzione federale che va ben oltre il diritto civile nel senso stretto del termine.
532.2 II diritto penale consente di proteggere beni quali l'integrità fisica e la vita, la salute fisica e psichica, i buoni costumi. Non è quindi presa in considerazione unicamente la protezione contro i pregiudizi già noti al momento dell'attribuzione della competenza federale, ma anche quella contro fattispecie di altra natura sorte in seguito all'evoluzione tecnica ed economica (esempi attuali: pirateria nell'informatica, affari insider). I mezzi del diritto penale sono tuttavia più limitati di quelli del diritto privato e del diritto amministrativo e consistono essenzialmente in pene e misure. Sono applicati solo sussidiariamente e quale ultimo ratio.
L'impiego del solo diritto penale - non inteso dunque unicamente per rafforzare e corredare di sanzioni norme di diritto privato o amministrativo - rischierebbe di criminalizzare sproporzionatamente la medicina riproduttiva e l'ingegneria genetica.
532.3 La facoltà della Confederazione di emanare disposizioni sull'esercizio del commercio e dell'industria (art. 31bis cpv. 2 Cost.) include anche una competenza globale, concorrente con quella dei Cantoni, di emanare disposti in materia di polizia del lavoro. Questi servono tradizionalmente a proteggere beni quali la vita, la salute, l'ordine pubblico e il buon costume.
Conformemente alla giurisprudenza del Tribunale federale, anche i Cantoni possono, nei limiti
dei disciplinamenti della polizia del lavoro, emanare disposizioni politico sociali (DTF 971 504). Citiamo in proposito gli assegni familiari, le indennità di salario, le vacanze pagate, gli orari di chiusura dei negozi. Inoltre i Cantoni, se perseguono finalità giustificate dai loro compiti dal punto di vista funzionale, possono emanare disposizioni restrittive concernenti l'esercizio dell'attività industriale; per contro, è loro vietato qualsiasi intervento motivato da ragioni di carattere prettamente politico-economico.
La definizione data del Tribunale federale alla polizia del lavoro può essere applicata alla relativa competenza federale. Le prescrizioni della Confederazione sull'esercizio del commercio e dell'industria, ad esempio, possono servire anche 59 Foglio federale. 72° anno. Voi. III
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alla protezione della famiglia oppure ad altri obiettivi etici o sociali, come sarebbe il caso proprio per il disciplinamento della medicina riproduttiva e dell'ingegneria genetica.
Tuttavia, la competenza federale nell'ambito della polizia del lavoro concerne solamente la ricerca e le applicazioni pratiche a scopo lucrativo. Ne sono escluse la ricerca fondamentale pura e le attività di istituzioni pubbliche (università, istituti di ricerca, cliniche). La libertà di commercio e d'industria protegge qualsiasi attività economica privata esercitata a scopo di lucro (DTF 100 la; 700 la 102). La protezione non si estende però all'adempimento di compiti che incombono allo Stato. Nella DTF 100 la 318, il Tribunale federale ha perfino affermato che i primari di ospedali pubblici non possono far valere il principio della libertà di commercio e d'industria di fronte a limitazioni delle loro attività mediche private. Anche in materia di responsabilità, le cure prodigate a titolo ufficiale da medici di ospedali non sono considerate attività rientranti nella libera professione (DTF 111 II 151).
Considerata la poliedricità dell'organizzazione della ricerca e della medicina (stabilimenti pubblici, autonomi o no, associazioni, organismi privati), possono nascere difficoltà di delimitazione anche quando, sul fondamento dell'articolo 31bis capoverso 2 Cost., devono essere emanate prescrizioni sulla ricerca e sulla prassi medico-biologiche la cui portata superi l'ambito organizzato secondo le forme dell'economia privata.
532.4 Per quanto concerne la ricerca (art. 27sexies Cost.), la Confederazione dispone essenzialmente di una competenza promozionale che non le consente di disciplinare globalmente né di sottoporla a restrizioni di polizia o ad altre restrizioni.
In tal senso esiste libertà della ricerca. Tuttavia, per l'ingegneria genetica e la medicina riproduttiva, la Confederazione potrebbe imporre oneri sia per via legislativa - la legge vigente del 7 ottobre 1983 sulla ricerca (RS 420.1) non contiene comunque disposizioni che limitano espressamente la libertà della ricerca (cfr.
art. 2: Principi) - sia tramite gli organismi di sostegno (Fondo nazionale). Anche il nostro Consiglio, in virtù del diritto di sorveglianza e di quello di emanare istruzioni, potrebbe imporre direttive nei diversi ambiti della
ricerca di competenza dell'Amministrazione federale. Inoltre, la Confederazione potrebbe limitare la ricerca sul fondamento di altre competenze legislative (protezione dell'ambiente, protezione dei lavoratori). Queste possibilità sono tuttavia limitate talché proprio nel campo della ricerca, sussiste un'evidente lacuna di competenza che dovrebbe essere colmata mediante un nuovo disposto costituzionale.
533 533.1
Ingegneria genetica
Talune competenze federali non concernono, o non concernono soltanto, la genetica, bensì l'intero ambito dell'ingegneria genetica, ambito in cui le interconnessioni sono frequenti.
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La competenza nell'ambito della lotta contro le malattie (art. 69 Cost.) consente alla Confederazione di influire sui metodi di ingegneria genetica e di emanare disposti legali sui suoi prodotti (fabbricazione, trasformazione, conservazione, commercio) purché si tratti di combattere malattie trasmissibili o di natura maligna. Tuttavia, la legislazione vigente (legge sulle epidemie, RS 818.01; legge per la lotta contro la tubercolosi, RS 812.102; legge concernente l'assegnazione di sussidi per la lotta contro le malattie reumatiche, RS 812.21) contiene solo disposizioni concernenti l'accertamento, lo studio, la prevenzione e la proliferazione di malattie. La legge concernente l'assegnazione di sussidi per la lotta contro le malattie reumatiche è un atto normativo meramente promozionale. Quella sulle epidemie, per contro, contiene alcuni disposti che potrebbero avere importanza per l'ingegneria genetica: - precauzione obbligatoria per la detenzione e l'utilizzazione di agenti patogeni o loro prodotti metabolici (art. 29); - autorizzazione dell'Ufficio federale della sanità pubblica per fabbricare, importare o smerciare professionalmente prodotti immunobiologici (art. 30 cpv. 1); - controllo, esercitato dall'Ufficio federale della sanità pubblica in collaborazine con i Cantoni, del commercio di prodotti immunobiologici (art. 30 cpv. 3).
Parimenti fondata sull'articolo 69 Cost., la legge sulle epizoozie (RS 916.40), i cui articoli 24 e 27 recano disposizioni concernenti la detenzione di agenti patogeni, sottopone al controllo della Confederazione la fabbricazione e la detenzione di prodotti immunobiologici per uso veterinario e autorizza il nostro Consiglio a determinarne le esigenze in merito a tali prodotti. In proposito sono state emanate disposizioni per via d'ordinanza. Inoltre, il 7 dicembre 1987 abbiamo deciso di completare l'ordinanza del 15 dicembre 1967 sulle epizoozie (RS 916.401) con un articolo 24^b concernente l'inseminazione artificiale e il trapianto di embrioni.
Per quanto concerne il diritto assicurativo, nel campo dell'assicurazione malattia e infortuni (art. 34bis Cost.) possono essere emanate disposizioni che disciplinino il modo di prendere in considerazione conoscenze genetiche (ammissione nell'assicurazione, prestazioni ecc.). La pertinente legislazione serve già ora alla
protezione sociale degli assicurati. Le cose vanno un po' diversamente nell'ambito delle assicurazioni private propriamente dette. Secondo la concenzione attuale, in virtù dell'articolo 34 capoverso 2 Cost. possono essere emanate soltanto disposizioni di sorveglianza fondate sulla polizia del lavoro (nel senso stretto del termine) e destinate in particolare a garantire all'assicurato le prestazioni dell'assicuratore (per es. disposti sulla ripartizione dei rischi, fondi di garanzia nell'assicurazione sulla vita; cfr. legge sulla sorveglianza degli assicuratori, RS 961.01). Norme di protezione riguardo all'applicazione di metodi di ingegneria genetica sono pertanto pensabili piuttosto nell'ambito del contratto d'assicurazione, disciplinato dalla Confederazione in virtù dell'articolo 64 Cost. (LF sul contratto d'assicurazione, RS 221.229.1).
La competenza in materia di protezione dei lavoratori (art. 34ter cpv. 1 lett. a Cost.) - in connessione con quella in materia di contratto di lavoro - consente alla Confederazione di emanare, ad esempio, disposti sulle analisi del genoma dei lavoratori nonché sull'utilizzazione e la comunicazione dei risultati ottenuti.
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Al limite potrebbero entrare in linea di conto le competente della Confederazione negli ambiti dell'energia nucleare (art. 24quinquies cpv. 1 Cost.) e della protezione dai pericoli delle radiazioni ionizzanti (art. 24quinquies cpv. 2 Cost.).
L'impiego di siffatti fondamenti giuridici dipende dal genere dei metodi utilizzati in ingegneria genetica.
La competenza globale della Confederazione nell'ambito della protezione della fauna e della flora (art. 24sexies cpv. 4 Cost.) non è mai stata concretata a livello legislativo nel settore dell'ingegneria genetica (LF sulla protezione della natura e del paesaggio, RS 451, art. 18 segg.: protezione della fauna e della flora indigene). Dal punto di vista del diritto costituzionale, l'uso di detta competenza sarebbe comunque ammesso.
Anche per la. protezione degli animali la Confederazione dispone di una competenza globale (art. 25bis Cost.) che le consente di intervenire per porre limiti alla ricerca e di emanare all'uopo un disciplinamento legale (LF sulla protezione degli animali, art. 12 segg., RS 455). La legislazione sulla protezione degli animali potrebbe essere completata al fine di limitare gli interventi sul genoma e sul patrimonio ereditario degli animali.
Occorre menzionare anche la. protezione dell'uomo e del suo ambiente naturale dagli agenti dannosi o molesti (art. 24septies Cost.). Nelle disposi/.ioni esecutive della legge sulla protezione dell'ambiente (RS 814.01) e nella prospettata revisione parziale di detta legge si tiene conto di aspetti della tecnologia genetica.
La competenza in materia di politica e legislazione agrarie (art. 31bis cpv. 1 lett. a Cost.) e quella precitata di polizia del lavoro permettono alla Confederazione di disciplinare l'applicazione della tecniche di ingegneria genetica nell'allevamento e di autorizzare l'impiego di sostanze ausiliari in agricoltura (concimi, prodotti fitosanitari, foraggi, sementi).
Con decisione del 9 aprile 1986 abbiamo introdotto nell'ordinanza del 29 agosto 1958 concernente l'allevamento del bestiame bovino e del bestiame al minuto (RS 916.310) una nuova sezione IVbis che subordina ad autorizzazione l'ottenimento e il trapianto d'ovuli non fecondati o fecondati (embrioni). L'esecuzione spetta all'Ufficio federale dell'agricoltura.che dispone già di un servizio di coordinazione per i
problemi connessi con l'ingegneria genetica.
Per completezza, menzioniamo anche le competenze della Confederazione in materia di alta vigilanza sulla polizia delle foreste (art. 24 cpv. 1 Cost.) e di protezione delle acque (art. 24bis cpv. 2 lett. a Cost.).
Riveste una certa importanza anche la competenza per il disciplinamento del commercio delle derrate alimentari e di altri oggetti d'uso e consumo (art.
69bis cpv. 1 e 3 Cost.).
L'articolo 54 della legge federale sul commercio delle derrate alimentari e degli oggetti d'uso e consumo (RS 817.0) da un mandato in bianco al nostro Consiglio affinchè emani «le disposizioni atte a tutelare la sanità pubblica» per quanto concerne la fabbricazione e il commercio delle derrate almentari. La legge è in fase di revisione; il disegno tiene conto dell'evoluzione dell'ingegneria genetica e delle relative conseguenze sulla produzione di derrate alimentari.
900
533.2 Per l'essenziale, vi sono dunque a disposizione sufficienti fondamenti costituzionali per prevenire con prescrizioni legali gli abusi nella produzione naturale e nell'industria che fanno capo a metodi di tecnica genetica. Le pertinenti leggi, di cui alcune sono in fase di revisione ed altre dovranno allDecorrenza essere adeguate alle nuove condizioni, hanno fondamentalmente carattere di disposizioni di polizia e sono orientate verso la prevenzione dei rischi. Tuttavia, considerato che in materia d'ingegneria genetica sono prese decisioni importanti già in fase di ricerca e che la sperimentazione (compresi gli esperimenti riapplicabili ad altri soggetti - «deliberated release» - e quelli clinici) non sottosta ad alcuna vigilanza preventiva, è giustificato accordare alla Confederazione una competenza legislativa anche in questo settore. Nell'ambito privato i progetti di ricerca sono nondimeno già sottoposti a controllo: su iniziativa dell'Accademia svizzera delle scienze mediche, nel 1975 era stata creata una Commissione per la genetica sperimentale incaricata di registrare i progetti di ricerca in materia di ingegneria genetica e di emanare per i ricercatori raccomandazioni in materia di sicurezza.
Nel 1986, quest'istituzione è stata sostituita dalla Commissione svizzera interdisciplinare per la sicurezza biologica nella ricerca e nelle sue applicazioni tecniche (CSSB) la quale continua il lavoro di registrazione dei progetti ed emana, su base un po' più estesa, raccomandazioni all'intenzione dei ricercatori. Queste raccomandazioni si ispirano alle direttive del National Institut of Health, USA.
Per quanto si possa valutare sul fondamento dei progetti finora registrati, il metodo dell'autocontrollo volontario risulta insoddisfacente. È tuttavia evidente che questo sistema ha i suoi limiti: la CSSB non ha la possibilità di imporre le proprie direttive. Nel 1987 le autorità federali hanno dotato l'Ufficio federale dell'agricoltura di un servizio interdisciplinare di coordinamento per l'applicazione pratica dei nuovi metodi nei limiti del diritto vigente. Il servizio è incaricato di assicurare, in collaborazione con la CSSB e d'intesa con l'Ufficio intercantonale per il controllo dei medicamenti, il coordinamento nell'ambito delle domande d'autorizzazioni per i prodotti fabbricati con metodi
d'ingegneria genetica e di allestire criteri di valutazione comuni. Il flusso delle informazioni tra i due istituti sottosta però a restrizioni a causa del segreto di fabbricazione, di quello commerciale e di quello d'ufficio. Anche per questa ragione s'impone una competenza legislativa federale in materia d'ingegneria genetica.
54 541
Diritto cantonale Stato attuale
Per quanto concerne le attività legislative nei Cantoni, rinviamo al numero 332 dell'allegato Rapporto della Commissione di Esperti di genetica umana e di medicina della riproduzione.
542
Valutazione
II professor Jean-François Aubert è del parere che i disposti cantonali sulla me901
diana riproduttiva non poggino sulla competenza cantonale nell'ambito della sanità e della ricerca, ma costituiscono piuttosto norme di diritto privato o di diritto penale dacché concernono la vita e la sua origine 1). Nonostante ciò, l'autore ritiene che il diritto cantonale sia ammissibile in questo ambito in quanto il legislatore federale non ha disciplinato la materia in modo esaustivo.
Pensa inoltre che se il diritto federale (diritto privato, diritto penale) tace espressamente a questo proposito non lo fa per escludere un disciplinamento cantonale; se la fattispecie della medicina riproduttiva non è stata recepita nel Codice civile né nel Codice penale è perché essa non era ancora nota all'epoca della loro emanazione 2). Il principio della codificazione e l'idea dell'unità del diritto non modificherebbero questa situazione.
Il professer Niklaus Schmid 3) ritiene invece che, per quanto concerne il diritto penale, la protezione sostanziale di beni giuridici quali l'integrità fisica e la vita, il patrimonio, la libertà e l'onore, e di conseguenza la delimitazione e l'accertamento dell'illecito criminale vero e proprio non siano di pertinenza del diritto penale cantonale di polizia. Poiché proteggono la vita umana già nelle sue origini, gli atti legislativi cantonali toccherebbero questo ambito essenziale del diritto penale di per sé riservato alla competenza esclusiva del legislatore federale.
Secondo un'altra tesi, i disciplinamenti cantonali applicabili nel campo della medicina riproduttiva, segnatamente quelli indirizzati ai medici, si fondano sulla competenza cantonale nel settore della sanità. In questo caso si potrebbe pensare che le sanzioni previste rientrino nel diritto penale applicabile alle contravvenzioni, conformemente all'articolo 335 del Codice penale.
Il rapporto tra diritto federale privato e diritto cantonale privato va dunque valutato fondamentalmente secondo i principi generali applicabili a tutte le competenze federali.
Il diritto cantonale è ammesso se: 1. il legislatore federale non ha emanato un disciplinamento esaustivo, 2. corrisponde a un interesse degno di protezione e - non contrasta con lo spirito e le intenzioni del diritto civile federale (DTF 1JO la 113) - è compatibile con i diritti fondamentali (segnatamente quelli enunciati nella Costituzione federale).
In generale, il diritto cantonale non deve vanificare la realizzazione del diritto federale (DTF 109 la 67). Un conflitto generale di finalità o una semplice mancanza di armonizzazione tra diritto cantonale e diritto federale non sarebbe tuttavia sufficiente per concludere che sia stato leso il diritto federale. Occorre che vi sia un vero e proprio conflitto di disposizioni oppure che il diritto federale sia vanificato deliberatamente 4'.
"Législations cantonales sur la procréation artificielle, in: Problèmes de droit de la famille, Neuchâtel 1987, pag. 13 segg.
) Aubert, ibid, pag. 16 seg.
3 ) Neue Zürcher Zeitung, n. 15, 20 gennaio 1988; Basler Zeitung n. 74, 28 marzo 1988.
4 'Saladin, Kommentar BV, Art. 2 UeB, RZ 29.
2
902
Con decisione del 24 febbraio 1988, il Gran Consiglio del Canton San Gallo ha disciplinato l'inseminazione artificiale, il transfer intertubarico di gameti (GIFT), la fecondazione in vitro e il transfer di embrioni negli esseri umani, la ricerca su gameti umani e su uova fecondate nonché l'oogenesi e la gametogenesi. Contro questo disciplinamento è stato interposto un ricorso di diritto pubblico nel quale si è fatto segnatamente notare che le disposizioni della decisione del Gran Consiglio attentavano alla libertà personale nonché alla libertà della ricerca e ledevano gli articoli 8 e 12 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (diritto al rispetto della vita privata e familiare; diritto al matrimonio e di formare una famiglia).
Inoltre nel ricorso si adduceva che i Cantoni non avevano la competenza di emanare disposti penali nell'ambito della riproduzione umana. Il 15 marzo 1989, il Tribunale federale ha deciso in merito al ricorso applicando unicamente il diritto costituzionale federale. In primo piano ha posto il problema della compatibilita del disciplinamento sangallese con il diritto fondamentale della libertà personale.
Per quanto concerne il divieto di praticare l'inseminazione artificiale mediante sperma di donatore (art. 4 lett. a della decisione del Gran Consiglio), il Tribunale federale ritiene che tale inseminazione eterologa sia lecita per le coppie coniugate. Ha parimente deciso di annullare il divieto generale di ricorrere alla fecondazione in vitro (art. 4 lett. f) in quanto considera che l'unione in vitro dei gameti dipenda dalla libertà personale dei coniugi. Non ha però specificato se questo metodo possa essere praticato anche con sperma o perfino uova di terzi (metodo eterologo). Ha accettato la disposizione secondo cui l'inseminazione artificiale può essere praticata unicamente presso l'ospedale cantonale di San Gallo (art. 6), fermo restando la possibilità per la donna di rivolgersi a un medico di sua scelta se l'inseminazione avviene con sperma del marito. Il Tribunale federale ha parzialmente soppresso la disposizione restrittiva secondo cui presso l'ospedale cantonale di San Gallo può esser conservato soltanto lo sperma del coniuge; secondo il tribunale anche i celibi dovrebbero avere il diritto, per esempio in caso
di malattia, di far conservare il loro sperma. Il Tribunale federale ha poi ritenuto che il divieto dì impiegare uova non fecondate a fini di ricerca (art. 9) pregiudichi inammissibilmente la libertà personale dei ricercatori. Ha inoltre dichiarato che, nella misura in cui la ricerca persegua finalità lucrative, il divieto rappresenta anche un'ingerenza inammissibile nella libertà di commercio e d'industria. Conformemente alle decisioni di merito, il Tribunale federale ha annullato alcune disposizioni penali; ha per contro rinunciato alla cassazione globale delle disposizioni penali dacché queste sono di competenza della procedura penale amministrativa cantonale e non del diritto penale criminale federale.
Dal canto nostro, riteniamo che i disciplinamenti cantonali possano presentare taluni svantaggi (lacune, contraddizioni tra le singole leggi cantonali). D'altra parte, essi possono però anche preparare il terreno per la legislazione federale quando sia necessario ottenere un consenso. Inoltre, anche nel diritto federale vi sono lacune che occorre colmare. Pur non volendo ignorare tali inconvenienti, siamo del parere che i disciplinamenti cantonali conformi al diritto federale siano opportuni, ma debbano essere appena possible sostituti da norme federali.
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Conclusioni
La medicina riproduttiva e l'ingegneria genetica sono in piena evoluzione.
L'autocontrollo nella ricerca e i limiti stabiliti da direttive d'organizzazioni scientifiche professionali sono pienamente giustificati. Tuttavia, soltanto la legislazione federale può imporre norme vincolanti. È quanto si chiede non solo nell'iniziativa ma anche in diversi interventi parlamentari e delle iniziative cantonali sangallesi.
La maggior parte delle competenze necessarie a tal fine sono già ancorate nella Costituzione federale. Indipendentemente dall'istituzione di una nuova base costituzionale, vi è già l'intenzione di completare la legislazione (legislazione sulla protezione dell'ambiente e sulle derrate alimentari). Le lacune esistenti nell'ordinamento costituzionale delle competenze riguardano essenzialmente il disciplinamento della ricerca e delle attività biomediche.
Per quanto concerne in particolare la medicina riproduttiva il diritto cantonale, nei limiti fissati da quello federale e nonostante alcuni inconvenienti, è certamente utile in quanto offre una soluzione transitoria fino all'entrata in vigore del diritto federale.
Al fine di colmare le lacune, s'impone tuttavia un nuovo articolo costituzionale, di portata generale che assicuri alla legislazione, dove è ancora necessario, una chiara base costituzionale e indichi, col consenso generale, la via da seguire. Contemporaneamente il nuovo diritto costituzionale rappresenterà una linea direttrice cui potrà riferirsi il legislatore. Ne risulterà agevolato il coordinamento delle misure legislative, includenti leggi e ambiti giuridici differenziati.
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Controprogetto diretto (art. 24octies Cost.)
Tenore
II controprogetto diretto che vi proponiamo ha il seguente tenore: Art. 24octies 1 Nei limiti delle loro competenze, la Confederazione e i Cantoni proteggono l'uomo e il suo ambiente naturale dagli abusi della tecnologia riproduttiva e genetica.
2 La Confederazione emana prescrizioni sul trattamento del patrimonio genetico ed embrionale a scopi scientifici, medici ed economici.
Essa disciplina in particolare: a. la donazione, la coltura, la modifica, la conservazione e l'utilizzazione del patrimonio genetico ed embrionale umano; b. la fecondazione di oociti umani e lo sviluppo di embrioni e feti umani fuori del grembo materno nonché la gravidanza per conto di ter/i; e. l'accesso ai dati relativi alla discendenza di una persona.
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Finalità
Benché siano a disposizione ampie basi costituzionali, non è possibile, per ragioni di tempo, opporre all'iniziativa un controprogetto indiretto. La proble904
matica è complessa e l'elaborazione di una legislazione adeguata implica, oltre a uno studio approfondito, anche la consultazione delle cerehie interessate. Entra quindi in linea di conto solamente un controprogetto diretto che, a dire il vero, apporta pochi elementi nuovi nel diritto costituzionale materiale. Per questo motivo - la maggior parte delle competenze federali già esistono - e poiché numerosi interventi parlamentari e due iniziative del Canton San Gallo (n.
8) esigono che siano presi provvedimenti legislativi ci riserviamo di proporvi all'occorrenza alcuni disposti legali ancor prima dell'entrata in vigore del nuovo articolo costituzionale. Potrebbero per esempio essere emanati anticipatamente alcuni disciplinamenti che dovessero rilevare un carattere d'urgenza. Pensiamo in paricolare alla revisione totale, attualmente in corso, della legge sulle derrate alimentari nella quale sarà possibile tenere conto delle nuove tecniche utilizzate nella produzione e nel trattamento delle derrate alimentari. Inoltre, un gruppo di lavoro dell'amministrazione federale sta studiando l'opportunità di un'eventuale revisione della legge sulla protezione dell'ambiente, in considerazione della questione particolarmente attuale della propagazione degli organismi ADN-r a fini sperimentali oppure del loro impiego industriale diretto. Infine, una revisione della legge sui brevetti d'invenzione dovrà consentire di incrementare la protezione dei brevetti per le applicazioni biotecniche ammesse.
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Principi per la strutturazione
Per altro, il controprogetto sottopostovi è formulato secondo i seguenti principi: 1. L'articolo costituzionale comporta un grado medio di densità normativa e tiene ampiamente conto, dal punto di vista materiale, delle esigenze poste dall'iniziativa.
2. La struttura è analoga a quella prevista per la revisione totale della Costituzione federale: norma finalizzata e competenza legislativa, completata con mandati legislativi speciali.
3. L'articolo non si limita a singoli aspetti della medicina riproduttiva e della genetica applicate all'uomo, ma include tutte le tecniche di riproduzione e di ingegneria genetica. Una concezione differenziata conferisce priorità alla protezione dell'uomo rispetto a quella della natura.
Questi principi si fondano sulle considerazioni seguenti: II testo dell'inziativa presenta una ridda di disposizioni, parzialmente imputabile alle sue lacune materiali. Proponiamo invece un disposto costituzionale con media densità normativa che lasci al legislatore un adeguato margine di manovra. Potrebbe bastare anche una norma più succinta in merito alle competenze. Non vorremmo però rinunciare a taluni mandati legislativi cosicché il controprogetto rimanga confrontabile con l'iniziativa e possa essere sottoposto al popolo come vera alternativa.
La strutturazione dell'articolo 24octies tiene conto del disegno di revisione totale della Costituzione federale, attualmente in preparazione: per ogni compito statale sono definite le finalità vincolanti per Confederazione e Cantoni; segue poi la competenza legislativa della Confederazione.
905
I capoversi 1 e 2 dell'articolo 24octies (norma mirata e competenza legislativa) corrispondono a questo modello. I mandati suppletivi di legiferare, menzionati nel capoverso 3, vanno invece oltre i limiti di detto modello.
Per i seguenti motivi proponiamo un disposto costituzionale che copra l'intero settore della medicina riproduttiva e dell'ingegneria genetica; le due discipline scientifiche costituiscono un ambito integrale. Oltre che nella genetica umana si pongono problemi nell'agricoltura, nella produzione di derrate alimentari e di medicamenti, nella produzione e nella modificazione di microrganismi. Nella discussione etica e politica in corso, le nozioni di medicina riproduttiva e di ingegneria genetica sono difficilmente dissociabili. Anche in pratica si sovrappongono. Taluni metodi sperimentati sulle cellule vegetali e animali possono essere applicati a cellule umane. È possibile combinare in vitro, a piacimento ed oltre i limiti delle specie frammenti di patrimoni ereditari di origine diversa.
La medicina riproduttiva e l'ingegneria genetica vengono ad intersecarsi soprattutto nella fecondazione in vitro.
Non sarebbe dunque sensato limitare la nuova normativa costituzionale alla genetica umana. La protezione deve comunque essere differenziata: la protezione dell'uomo - nel senso dell'iniziativa - deve prevalere su .quella della natura. Un disciplinamento graduato consente di raggiungere questa finalità: i capoversi 1 e 2 dell'articolo 24octies sono formulati in termini generali mentre i diversi mandati legislativi del capoverso 3 sono limitati alla genetica umana e alla medicina riproduttiva applicata alla specie umana. Si da così un ordine prioritario per la legislazione d'esecuzione che corrisponde d'altronde anche a quanto proposto dall'iniziativa.
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Ammissibilità della materia
Si pone pure il problema dell'ammissibilità della materia di un controprogetto diretto. Questo deve concernere «la stessa materia costituzionale (art. 27 cpv.
3 della legge sui rapporti fra i Consigli). Secondo la dottrina, il tenore del controprogetto deve essere in stretto rapporto con la finalità e l'oggetto dell'iniziativa. Il controprogetto diretto può apportare modificazioni sia materiali sia formali, ma non dovrebbe porre questioni diverse da quelle dell'iniziativa: può semplicemente proporre altre soluzioni 1'. Secondo la prassi seguita dal nostro Consiglio e dalla vostra Assemblea non è però escluso che il testo dell'ini/.iativa venga moderatamente ampliato nel controprogetto purché sussista materialmente un rapporto con l'iniziativa medesima e sia perseguito un ordine globale adeguato. In proposito menzioniamo i seguenti esempi (in ciascun caso, il controprogetto è stato accettato dal popolo e dai Cantoni): Controprogetto all'iniziativa popolare «Per la famiglia» (art. 34quinquies Cosi., FF 1944 865 ediz. ted., FF 1945 9): L'iniziativa non chiedeva espressamente un'assicurazione per la maternità.
1) Walther Burckhardt, Kommentar der schweizerischen Bundesverfassung, 3 a edizione, Berna 1931, pag. 818; Jean-François Aubert, Traité de droit constitutionnel suisse, Neuchâtel 1967, n. 399, Etienne Grisel, Initiative et référendum populaires, Losanna 1987, pag. 211 seg.
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Solo il controprogetto menzionava il mandato legislativo su questa materia e ne disciplinava i particolari (art. 34quinquies Cpv. 4 Cost.).
Controprogetto all'iniziativa popolare «Per vere pensioni popolari» (art. 34quater Cost., FF 1971 II 1205, 1972 I 853): L'iniziativa concerneva unicamente l'assicurazione vecchiaia e superstiti. Il controprogetto estendeva la competenza federale anche alla previdenza professionale (principio dei tre pilastri).
Controprogetto all'iniziativa popolare «contro la limitazione del diritto di voto in materia di trattati internazionali» (art. 89 cpv. 3 Cost., FF 1974 II 1113, FF 1976 III 1521): L'iniziativa si limitava alle convenzioni internazionali e chiedeva il referendum in materia. Il controprogetto non solo estendeva il referendum facoltativo all'adesione della Svizzera ad organizzazioni internazionali e all'unificazione multilaterale del diritto ma introduceva anche un referendum amministrativo per altri trattati internazionali e un referendum obbligatorio per l'adesione a organizzazioni di sicurezza collettiva o a comunità sopranazionali.
Controprogetto all'iniziativa popolare «per l'indennizzo delle vittime della criminalità violenta» (art. 64ter Cost., FF 1983 III 693, 1984 II 748): L'iniziativa, lanciata anch'essa dal Beobachter, chiedeva l'indennizzo materiale delle vittime di reati intenzionali contro la vita e l'integrità della persona. Il controprogetto estendeva la protezione anche alle vittime di reati commessi per negligenza e concedeva loro maggior sostegno morale.
Conformemente a questa prassi, pensiamo che un controprogetto alla presente iniziativa possa comprendere tutto l'ambito della medicina riproduttiva e dell'ingegneria genetica dacché presenta un nesso oggettivo con l'iniziativa e consente d'adottare una soluzione generale. Dall'introduzione del doppio sì, la connessione tra iniziativa e controprogetto non deve più essere così stretta poiché il cittadino può accettare contemporaneamente entrambi i testi proposti.
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Forma della competenza
Giusta la Costituzione federale vigente, le competenze della Confederazione nell'ambito della medicina riproduttiva e dell'ingegneria genetica sono essenzialmente competenze globali (concorrenti) di cui il legislatore è ben lungi dall'essersi servito in modo esaustivo. Anche l'iniziativa propone una competenza globale.
Per quanto concerne la forma, non entra in linea di conto una semplice competenza promozionale. Infatti, non si tratta di incoraggiare in modo particolare la medicina riproduttiva e l'ingegneria genetica, ma di impedirne gli abusi. Per questo stesso motivo non entra in considerazione nemmeno una competenza parallela di Confederazione e Cantoni; non sarebbe per altro indicato se Confederazione e Cantoni agissero parallelamente in questo settore. La medicina riproduttiva e l'ingegneria genetica devono invece e soprattutto essere disciplinate a livello legale. All'uopo sono a disposizione le seguenti forme di competenza: 907
- competenza esclusiva della Confederazione - competenza limitata a una legislazione quadro e ristretta ai principi - competenza globale.
Una competenza esclusiva porterebbe troppo lontano. Da un canto implicherebbe l'abrogazione immediata del diritto cantonale. Dall'altro, una volta entrato in vigore il diritto federale, renderebbe ancora più difficile l'emanazione di eventuali disposti cantonali che potrebbero invece rivelarsi efficaci.
Una mera legislazione quadro e limitata ai principi sembra troppo restrittiva.
Probabilmente il legislatore federale non potrebbe lasciare ai Cantoni quel margine di prova politico che questa forma di competenza dovrebbe comportare.
Propendiamo pertanto per una competenza federale globale che si sovrapponga alle competenze già esistenti, le completi in materia di medicina riproduttiva e di ingegneria genetica e ne colmi le lacune. La Confederazione può esaurire la sua competenza oppure lasciare ai Cantoni un certo margine di manovra a livello legislativo. I Cantoni, dal canto loro, possono continuare a legiferare fino a quando la Confederazione non agisce.
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Collocazione sistematica
La collocazione sistematica del controprogetto corrisponde a quella proposta dall'iniziativa (art. 24octies). Il nuovo disposto costituzionale seguirà l'articolo sulla protezione dell'ambiente (art. 24septies) con cui presenta analogie sia contenutistiche sia linguistiche.
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I singoli elementi Norma mirata per la Confederazione e i Cantoni (art. 24octies cpv. 1 Cost.)
La norma mirata non istituisce competenze ma, sul fondamento delle competenze esistenti, da alla Confederazione e ai Cantoni il mandato di proteggere l'uomo e il suo ambiente naturale da eventuali abusi della tecnologia della procreazione assistita e dell'ingegneria genetica. Detto mandato consente anche di elaborare altre disposizioni di competenza miranti alla medesima finalità. Per altro, la norma promuove la cooperazione federale e cantonale. Per quanto concerne i futuri compiti dei Cantoni, questi potranno probabilmente emanare disposizioni completive e dovranno occuparsi dell'esecuzione; una clausola particolare sull'esecuzione è quindi superflua. La norma mirata tien conto del mandato, già contenuto nell'iniziativa, di proteggere la dignità umana; l'uomo vi è infatti menzionato in quanto oggetto della protezione. Anche l'ambiente naturale è però inglobato nell'ambito protetto. L'articolo sulla protezione dell'ambiente (art. 24septies Cost.) utilizza gli stessi termini. Non è quindi solamente l'uomo che deve essere protetto dagli abusi, ma anche la natura (microrganismi, animali, piante). Anche gli animali hanno una loro dignità, meritevole d'essere protetta: non si può disporre a piacimento. Tuttavia, la protezione del908
l'ambiente naturale non è fine a se stessa; la natura deve esser salvaguardata contro gli interventi abusivi dell'ingegneria genetica anche nell'interesse dell'uomo, comprese le generazioni future. Giuridicamente le piante e gli animali sono «cose» di cui il proprietario può disporre. Questo potere di disporre trova però i suoi limiti nell'ordinamento giuridico che già oggi - nell'articolo costituzionale 25bis sulla protezione degli animali - sancisce esigenze minime quanto al trattamento dei vertebrati. Devono inoltre essere osservati, nonché potenziati, i disposti sulla protezione dell'ambiente, della natura e del paesaggio.
I metodi della medicina riproduttiva e dell'ingegneria genetica non dovrebbero però essere vietati a livello costituzionale. Un simile divieto sposterebbe all'estero le attività dei ricercatori e potrebbe essere applicato, semmai, solo mediante controlli effettuati dallo Stato. D'altra parte, occorre chiarire quest'opportunità dal punto di vista giuridico e politico. Trattasi di evitare che i ricercatori e il grande pubblico ripongono speranze esagerate nelle nuove tecniche e di impedire che esse vengano stravolte. Questo scopo può essere raggiunto con condizioni giuridiche quadro, ponendo determinati limiti e ricorrendo all'informazione. Occorre cioè non soltanto che il grande pubblico sia reso edotto sulle possibilità della ricerca, ma anche che la scienza stessa si renda conto delle aspettative riposte nelle sue attività, dei suoi limiti e delle sue responsabilità.
Proprio in questo senso siamo fondamentalmente favorevoli alla ricerca nel campo dell'ingegneria genetica. È però una logica conseguenza che, in questo settore, la Confederazione si assuma la propria responsabilità anche in merito alla sicurezza, al rispetto dell'ambiente e alle esigenze etiche minime. Il nuovo articolo costituzionale non sopprime la libertà della ricerca. Sarà sempre possibile sostenere la medicina riproduttiva e l'ingegneria genetica, ad esempio mediante il Fondo nazionale, e praticarle nelle università. Il fatto che queste attività vengano oggi incanalate dall'ordinamento giuridico non svuota la libertà della ricerca che, del resto, non è mai stata considerata illimitata (cfr. messaggio del 18 nov. 1981 concernente la legge sulla ricerca; FF 1981 III 975 segg.).
Bisogna tuttavia ammettere -
e il fatto di dover creare un'apposita norma costituzionale ne è una prova - che nei confronti della medicina riproduttiva e dell'ingegneria genetica le aspettative normative sono più specificate di quelle in altri settori scientifici. Il legislatore dovrà tenerne conto. Come risulta dal tenore della norma mirata, trattasi all'occorrenza della protezione dell'uomo e della dignità umana, della sicurezza e del rispetto dell'ambiente. Lo Stato è incaricato di proteggerli dagli abusi della medicina riproduttiva e dall'ingegneria genetica. La nozione di abuso deve fondarsi su postulati etici.
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Mandato legislativo generale (art. 24octies cpv. 2 Cost.)
Trattasi di un mandato legislativo e non di una semplice facoltà di legiferare.
Il controprogetto è formulato ad un tempo in modo più esteso e più preciso dell'iniziativa che usa, per definire il concetto, l'espressione «trattamento artificiale». Si sancisce espressamente che la Confederazione emana prescrizioni 909
sul trattamento del patrimonio genetico ed embrionale a scopi scientifici, medici ed economici. Vi rientrano per esempio, le analisi del genoma, la ricerca e i prelievi sul patrimonio genetico ed ereditario, nonché la commercializzazione in questo settore. Per quanto concerne la ricerca, la legislazione d'esecuzione dovrà tuttavia formulare alcune riserve affinchè il progresso scientifico non sia frenato unilateralmente nell'ambito dell'ingegneria genetica, dove la Svizzera occupa una posizione di primo piano. Le cerehie interessate saranno consultate prima dell'emanazione della legislazione d'esecuzione.
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Mandati legislativi specifici (art. 24octies cpv. 3 Cost.)
I singoli mandati legislativi costituiscono punti di riferimento per il legislatore e dovrebbero coprire i principali ambiti sinora noti in questa materia. Come già detto, questo capoverso si limita alla genetica umana e alla medicina riproduttiva umana. L'elencazione non espone dunque esaustivamente l'insieme delle competenze legislative di cui nel capoverso 2. La formulazione proposta («Essa disciplina in particolare...») evita inoltre - contrariamente al tenore dell'iniziativa - l'applicabilità immediata.
I mandati legislativi concernono i seguenti settori: a. la donazione, la coltura, la modifica, la conservazione e l'utilizzazione del patrimonio genetico ed embrionale umano Questo disposto riassume, con meno clausole, le lettere b, d ed f dell'iniziativa.
Quanto al contenuto, trattasi di banche di sperma e di embrioni, di clonazione, di formazione di chimere e di ibridazione nonché dell'impiego e del commercio di embrioni e di feti.
b. La fecondazione di oociti umani e lo sviluppo di embrioni e feti umani fuori del grembo materno nonché la gravidanza per conto di terzi La fecondazione fuori dal grembo materno include segnatamente la fecondazione in vitro. L'ectogenesi (sviluppo completo del feto umano fuori del grembo materno) non è attualmente praticata ma deve essere comunque inclusa nel testo dell'articolo costituzionale per poter coprire tutte le eventualità.
Inoltre può essere disciplinata la gravidanza per conto di terzi che, in considerazione del problema dell'applicabilità immediata, si rinuncia a vietare espressamente nell'articolo costituzionale. Il legislatore dovrà presumibilmente emanare, per quanto concerne l'ambito umano, un divieto che non dovrà coprire solamente la mediazione professionale.
e. L'accesso ai dati relativi alla discendenza di una persona Questa norma è più estesa di quella proposta nell'iniziativa. Infatti non si tratta unicamente dell'identità del genitore ma anche di altri dati (malattie, peculiarità genetiche).
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Pareri sul controprogetto diretto
Non è stata avviata una procedura di consultazione né in merito all'iniziativa né al controprogetto. Per contro, il pubblico è stato informato sulla decisione di principio del nostro Consiglio e si sono così avute alcune reazioni.
La redazione del «Beobachter» ha criticato l'idea di un controprogetto ampliato soprattutto perché pensa che il fatto di attentare alla libertà della ricerca nell'ambito dell'ingegneria genetica applicata alle piante e agli animali provocherebbe una discussione gigantesca e solleverebbe un'opposizione massiccia.
Inoltre ritiene che, dovendosi scostare dal testo dell'iniziativa, converrebbe farlo solamente su talune questioni di diritto e in alcuni ambiti specifici (Beobachter n. 22, 4 nov. 1988). La redazione del Beobachter non ha desiderato discutere il controprogetto.
I rappresentanti della ricerca, sotto la direzione del professer Pletscher (presidente dell'Accademia svizzera delle scienze mediche) sono stati ricevuti, il 16 dicembre 1988, al Dipartimento federale di giustizia e polizia e, in quell'occasione, hanno espresso le proprie opinioni. Hanno approvato l'idea che il controprogetto si estenda anche ad ambiti non prettamente riferentisi all'essere umano. Tuttavia, hanno precisato che la priorità deve essere accordata alla protezione dell'uomo. Hanno inoltre fatto valere la necessità di salvaguardare la libertà della ricerca nei limiti di una legislazione intesa veramente ad impedire gli abusi e l'opportunità per la ricerca svizzera in materia di ingegneria genetica di preservare una posizione di primo piano.
Con lettera del 30 gennaio 1989, la Federazione svizzera per la protezione degli animali ha proposto un articolo costituzionale concernente soltanto il disciplinamento dell'ingegneria genetica applicata agli animali e della medicina veterinaria della riproduzione. La scienza e la ricerca devono rispettare la dignità di ogni creatura; anche gli animali hanno diritto all'integrità della loro specie.
Inoltre si è proposta una discussione sull'eventualità di prevedere una competenza legislativa in merito alla medicina veterinaria della riproduzione e all'ingegneria genetica applicata agli animali. Gli interventi nel plasma di gameti di animali dovrebbero essere vietati, unitamente alla trasmissione e all'impiego di plasma di gameti manipolato, importato
dall'estero.
Siamo del parere che non sia indicata una revisione costituzionale speciale concernente soltanto la protezione degli animali. Per quanto riguarda la competenza legislativa contro gli abusi in materia di ingegneria genetica applicata agli animali e alle piante, siamo fondamentalmente d'accordo con la proposta presentata. Se ne è tenuto conto nell'ambito del controprogetto.
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Rapporto con il diritto europeo
II controprogetto s'iscrive nel quadro di una tendenza internazionale che intende disciplinare le tecniche di procreazione assistita e l'ingegneria genetica.
Questa problematica è allo studio nella maggior parte dei Paesi europei - alcuni hanno già legiferato in materia - ed è parimente oggetto di parecchi testi internazionali.
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L'OCSE, le Comunità Europee e il Consiglio d'Europa se ne occupano già da anni e i pertinenti lavori hanno portato all'allestimento di vari rapporti e strumenti internazionali. Occorre sottolineare che, contrariamente all'iniziativa, la maggior parte dei testi internazionali in materia non concernono solamente la specie umana ma anche altre specie di esseri viventi, come preconizzato nel nostro controprogetto.
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Nel 1982, l'OCSE ha pubblicato un rapporto sullo stato delle conoscenze scientifiche e tecniche nell'ambito biotecnico (Biotechnologie - Tendances et perspectives internationales, OCSE 1982). Lo studio, che contiene un certo numero di conclusioni e di raccomandazioni destinate ai Paesi membri dell'organizzazione, ha messo in rilievo quattro temi: i brevetti, la sicurezza, la politica nel settore della ricerca e dello svilupo e gli influssi economici. Il Comitato della politica scientifica e tecnologica dell'OCSE ha redatto tre rapporti per presentare i lavori svolti in questo campo. Nel 1985 è stato pubblicato un rapporto sui brevetti (Biotechnologie et protection par brevet - Une analyse internationale, OCSE 1985), nel 1986 il rapporto «Considérations de sécurité relative à l'ADN recombiné» che comprende la «Recommandation du Conseil concernant les considérations de sécurité relatives à l'utilisation d'organismes à ADN recombiné dans l'industrie, dans l'agriculture et dans l'environnement».
Infine, il rapporto pubblicato nel 1988 evidenzia il ruolo attuale dei Governi nell'ambito della biotecnica e ne mostra l'evoluzione che ha consentito di separare nettamente la posizione dello Stato da quella dell'economia (Biotechnologie - Evolution du rôle des pouvoirs publics, OCSE 1988).
Benché i testi summenzionati, in particolare la Raccomandazione del Consiglio OCSE, non abbiano carattere giuridico cogente, il legislatore dovrà tenerne conto al momento d'elaborare la legislazione d'applicazione del nuovo articolo 240cties
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In considerazione del fatto che lo sviluppo della ricerca biologica fondamentale e applicata è tale da favorire l'espansione economica degli Stati membri e nella prospettiva che, in parecchi settori, i lavori implicanti il DNA ricombinante saranno effettuati su determinati organismi, il 30 giugno 1982 il Consiglio delle Comunità Europee ha adottato una Raccomandazione concernente la registrazione dei lavori relativi all'acido desossiribonucleico (DNA) ricombinante (82/472/CEE). Nel 1988, la Commissione ha proposto al Consiglio tre direttive: la prima, il 19 aprile 1988, concernente la protezione dei lavoratori contro i rischi relativi all'esposizione agli agenti biologici durante il lavoro (CUCE n.
C 150 dell'8.7.1988 pag. 6-12); la seconda, il 16 maggio 1988, n. C 198, pag.
9-18) e la terza, anch'essa il 16 maggio 1988, concernente la disseminazione volontaria di organismi geneticamete modificati nell'ambiente (CUCE del 28.7.1988, n. C 198 pag 19-27). I tre testi mirano a disciplinare in modo rigo912
roso lo sviluppo biotecnologico. Resta comunque in sospeso ancora un certo numero di problemi, segnatamente la definizione dell'impiego in sistemi chiusi», la procedura di notifica delle operazioni, la definizione di microrganismi geneticamente modificati e infine il carattere confidenziale delle informazioni. Il Consiglio, desideroso di accettare le tre direttive contemporaneamente, ha incaricato il Comitato dei rappresentanti permanenti di proseguire i lavori affinchè gli sia data la possibilità d'approvare le direttive il più presto possibile.
Occorre infine rammentare che la Commissione giuridica e dei diritti dei cittadini del Parlamento europeo ha adottato una Risoluzione sui problemi etici e giuridici inerenti alla manipolazione genetica e ha invitato la Commissione delle CE a presentare proposte al fine di emanare una legislazione comunitaria per la salvaguardia della libertà della scienza nel rispetto della dignità umana.
Gli Stati membri sono stati invitati a prevenire qualsiasi abuso in questo ambito e ad adottare norme severe, segnatamente per quanto riguarda le analisi genetiche nei procedimenti giudiziari, l'impiego di embrioni a scopi commerciali e industriali nonché la possibilità di produrre essere umani mediante clonazione.
Il 20 ottobre 1988 è stata proposta una direttiva per la protezione giuridica delle scoperte biotecniche (CUCE N. C 10 del 13.1.1989, pag. 3).
Il legislatore svizzero potrà servirsi di queste fonti proprio come la Comunità ha fatto riguardo ai testi elaborati dall'OCSE.
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Per quanto concerne il Consiglio d'Europa, l'Assemblea parlamentare ha adottato, il 26 gennaio 1982, una Raccomandazione relativa all'ingegneria genetica (Recommandation n. 934 del 1982) mediante la quale rende attento il Comitato dei ministri sui problemi relativi al trattamento genetico, alla custodia delle informazioni genetiche individuali e alla sicurezza nei laboratori di ricerca o di produzione che impiegano microrganismi. Nel 1986, l'Assemblea del Consiglio d'Europa ha adottato un'altra raccomandazione importante (N 1046 del 1986): trattasi della «Recommandation relative all'utilisation d'embryons et foetus humains à des fins diagnostiques, thérapeutiques, scientifiques, industrielles et commerciales», nella quale si sottolinea segnatamente che l'embrione e il feto umano devono essere trattati nel rispetto della dignità umana e che i loro prodotti e tessuti devono essere utilizzati esclusivamente a fini scientifici, diagnostici e terapeutici che non potrebbero essere altrimenti raggiunti.
Fra gli altri lavori dell'Assemblea parlamentare, rammentiamo anche il Rapporto del 16 settembre 1988 sulla ricerca scientifica relativa all'embrione e al feto umani. Questo progetto di Raccomandazione, presentato dalla Commissione della scienza e della tecnologia, chiede al Comitato dei ministri, da un canto, di invitare i Governi degli Stati membri a prendere una serie di provvedimenti per assicurare l'informazione sulle attività concernenti la fecondazione assistita e le tecniche connesse e, d'altro canto, di garantire mediante disposizioni idonee che qualsiasi intervento medico o scientifico autorizzato su embrioni o feti umani viventi sia effettuato nel rispetto della loro condizione umana. Questo progetto, che la Commissione per i problemi giuridici vorrebbe 60 Foglio federale. 72° anno. Voi. III
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formulare in termini ancora più restrittivi, invita il Comitato dei ministri ad approntare soprattutto le condizioni necessarie per un'azione comune a tutti gli Stati, membri o no del Consiglio d'Europa, affinchè - a prescindere dalle iniziative meramente nazionali - si giunga ad elaborare uno strumento giuridico comune quale potrebbe essere una «Convenzione europea sulla biomedicina e sulla biotecnologia», aperta anche agli Stati non membri dell'organizuzazione.
Il 2 febbraio 1989, l'Assemblea ha adottato una raccomandazione in tal senso.
Dal canto suo, il Comitato dei ministri ha adottato, il 25 settembre 1984, una «Recommendation relative à la notification des travaux impliquant de l'acide désoxyribonucléique (ADN) recombiné».
Nel marzo 1985, la prima Conferenza ministeriale sui diritti dell'uomo ha studiato approfonditamente il problema della protezione dell'individuo in rapporto coi progressi della biologia, della medicina e della biochimica. Il 14 giugno del medesimo anno i ministri europei della Giustizia, riuniti a Edimburgo, hanno esaminato i problemi giuridici ed etici inerenti ai metodi di procreazione assistita e all'embiologia. Di fronte alle nuove sfide lanciate dai progressi scientifici e tecnici, i ministri hanno insistito sull'impellente necessità di cooperare a livello europeo sotto l'egida del Consiglio d'Europa. Proprio in quest'ottica, un comitato peritale - il Comitato ad hoc di periti sui progressi delle scienze biomediche (CAHBI) - è stato incaricato di elaborare un progetto di Raccomandazione concernente la procreazione assistita e la manipolazione d'embrioni. Il progetto, trasmesso al Comitato dei ministri nella primavera del 1987 (cfr. allegato), non è stato purtroppo formalmente adottato poiché non tutti gli Stati europei intendevano sottoscrivere incondizionatamente i principi ivi menzionati. Il 9 dicembre 1988, il Comitato dei ministri ha pertanto deciso di autorizzarne la pubblicazione e di inviarne copia agli Stati membri del Consiglio d'Europa sotto forma di documenti informativi sui lavori del CAMBI dal 1985 al 1987. Se la Raccomandazione fosse stata accettata e notificata ai Governi degli Stati membri, il Comitato dei ministri avrebbe contribuito all'armonizzazione di questo ambito prima che fossero emanate le legislazioni nazionali. Gli Stati membri sarebbero
stati in grado di evitare il doppio rischio di una materia non retta da norme, oppure di conflitti tra i rispettivi disciplinamenti giuridici. Dacché una grande maggioranza degli Stati membri del Consiglio d'Europa ha approvato i principi della Raccomandazione, è assai probabile nondimeno che i legislatori degli altri Stati europei si orienteranno nella medesima direzione. Detti principi devono dunque ispirare anche il legislatore svizzero.
Pur senza addentrarci nei dettagli, segnaliamo che i principi si fondano su valori essenziali quali il rispetto della vita e della dignità umane e il riconoscimento della famiglia in quanto cellula fondamentale della società. La procreazione assistita non viene in effetti considerata un metodo alternativo alla procreazione naturale bensì l'estremo rimedio per vincere la sterilità di una coppia.
Per quanto concerne gli embrioni, ne sono vietate la produzione per il mero fabbisogno della ricerca scientifica nonché la manipolazione per scopi diversi da quelli della procreazione o della prevenzione di malattie o lesioni. Sono parimenti vietate l'ibridazione e la clonazione. Per quanto concerne la dona/ione di gameti e di embrioni, l'anonimato dei donatori e la maternità per conto di 914
terzi non sono state trovate soluzioni unitarie. Sarà dunque compito del legislatore nazionale statuire in merito.
Il CAHBI sta continuando i suoi lavori nel settore della genetica propriamente detta. In particolare, sta esaminando i problemi relativi alla cartografia e all'analisi genetiche, segnatamente per quanto concerne la diagnostica genetica prenatale. Questi lavori dovrebbero concludersi con l'adozione di una raccomandazione. È anche possibile che il Comitato ministeriale adotti una raccomandazione relativa alla confidenzialità e alla protezione dei dati genetici.
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Prospettive legislative Interventi parlamentari e iniziative cantonali
Numerosi interventi parlamentari chiedono che siano esaminati i problemi connessi con l'ingegneria genetica o che siano presi provvedimenti legislativi in merito. Poiché non si riferiscono direttamente alla creazione di una base costituzionale, possiamo però proporre di toglierli di ruolo. Si tratta dei seguenti interventi: 84.501 Postulato Hegg del 9 settembre 1984, accettato il 14 dicembre 1984.
Biotecnologia e tecnologia genetica.
85.485 Postulato Segmüller del 19 giugno 1985, accettato il 4 ottobre 1985.
Riproduzione artificiale e manipolazioni genetiche.
85.584 Postulato Fetz del 1° ottobre 1985, accettato il 20 dicembre 1985.
Biotecniche. Rapporto peritale.
86.582 Mozione Auer del 25 settembre 1986, accettata dal Consiglio nazionale il 19 dicembre 1986 e dal Consiglio degli Stati l'8 dicembre 1987.
Brevetti d'invenzione. Revisione della legge.
87.387 Postulato Zwygart del 20 marzo 1987, accettato il 18 dicembre 1987.
Bambini eterologhi Divieto di matrimonio fra consanguinei.
87.914 Postulato Zwygart del 9 ottobre 1987, accettato il 18 marzo 1988.
Tecnologia genetica. Dichiarazione obbligatoria.
88.512 Interpellanza Spalti del 22 giugno 1988, evasa il 17 marzo 1989 con parere scritto del Consiglio federale. Biotecnologia.
88.592 Mozione Longet del 21 settembre 1988, accettata il 16 dicembre 1988 in forma di postulato. Fecondazione artificiale e ingegneria genetica.
Dovere del ricercatore.
Il 16 febbraio 1987, il Gran Consiglio del Canton San Gallo ha inoltre incaricato il governo sangallese di presentare alla vostra Assemblea un'iniziativa cantonale che chiede di emanare immediatamente prescrizioni sulla fecondazione artificiale umana (87.203 San Gallo. Fecondazione artificiale negli esseri umani.). Nel frattempo, il Consiglio degli Stati e il Consiglio nazionale hanno deciso, rispettivamente il 6 ottobre 1987 e il 16 giugno 1988, di dar seguito all'iniziativa e di invitare il nostro Consiglio a presentarvi un rapporto e una proposta in merito.
915
Un'altra iniziativa del Canton San Gallo, del 15 marzo 1988, concerne il disciplinamento delle tecniche di ricombinazione del DNA. Il Consiglio degli Stati ha deciso, il 15 dicembre 1988, di dar seguito anche a questa iniziativa e di trasmetterla al nostro Collegio affinchè prepari un rapporto e una proposta.
82
Forma e tenore della futura legislazione
A tutt'oggi, le leggi emanate all'estero disciplinano soprattutto ambiti parziali.
In Austria, si sta discutendo un progetto di complemento del Codice civile; nella Repubblica federale di Germania - oltre a prescrizioni di diritto pubblico e di diritto penale in materia di protezione dell'embrione - è allo studio una revisione della legge sul collocamento in vista d'adozione. Anche in Svizzera si dovrebbe approntare quanto prima un disciplinamento speciale sulla medicina riproduttiva e sull'ingegneria genetica. Il capoverso 3 del controprogetto propostovi contiene questo mandato legislativo.
Inoltre, l'applicazione di nuove tecniche nel settore della produzione industriale e agricola creerà problemi per la protezione sia del consumatore e del lavoratore, sia dell'ambiente. Anche in quest'ottica dovranno essere innanzitutto completate alcune leggi federali.
Con disposti di diritto amministrativo, rafforzati ove occorra da sanzioni penali, si potrebbero disciplinare segnatamente talune questioni per le quali è indicato emanare norme comportamentali all'attenzione di ricercatori, medici e altre persone che utilizzano metodi di riproduzione e di ingegneria genetica; trattasi dei seguenti punti: - accesso ai metodi di procreazione assistita, - condizioni mediche e giuridiche per l'impiego di questi metodi (indicazioni, stato civile, dichiarazione d'assenso), - donazione e conservazione di gameti, - utilizzazione di gameti, embrioni e feti, - utilizzazioni non autorizzate, - condizioni cui sottostanno, per quanto concerne l'infrastruttura e la formazione, le istituzioni e le persone che ricorrono ai metodi di procreazione assistita o all'ingegneria genetica, - condizioni per la diagnostica prenatale e le analisi del genoma, - ammissibilità e condizioni d'interventi di terapia genetica, - misure di sicurezza per la sperimentazione e l'applicazione di metodi di ingegneria genetica agli animali e alle piante.
Il Codice civile dovrebbe essere completato e modificato per quanto attiene al diritto di filiazione e all'eventuale diritto dei donatori di gameti di informarsi o di mantenere l'anonimato. Non è escluso che debbano essere riveduti anche taluni ambiti del diritto delle obbligazioni, sgnatamente il diritto della responsabilità e all'occorrenza il diritto dei contratti (contratti di trattamenti medici).
Infine si dovrà valutare se taluni valori fondamentali quali la protezione dell'embrione o la libertà personale non debbano essere protetti da norme generali di diritto penale. Attualmente non è possibile dire se e in qual misura lo Stato potrebbe lasciare al diritto corporativo il compito di disciplinare alcuni pro916
blêmi mediante direttive d'ordine medico-tecnico. Non è tuttavia escluso che questa soluzione possa esser presa in considerazione nei casi in cui non sia in gioco nessun valore fondamentale e ci si debbano aspettare rapidi mutamenti a causa della continua evoluzione delle conoscenze scientifiche e delle loro applicazioni pratiche.
9 91
Conseguenze finanziarie e ripercussione sull'effettivo del personale A livello federale
II nuovo mandato legislativo non comporterà probabilmente né finanziamenti né indennizzi a terzi o ai Cantoni. Se le casse malati si assumeranno le spese per trattamenti di medicina riproduttiva, saranno aumentate le prestazioni federali di cui già beneficiano. L'applicazione delle disposizioni d'esecuzione potrà ripercuotersi sull'effettivo del personale, ma solamente a contare dagli anni novanta; attualmente non è possibile valutarne la portata.
92
A livello cantonale
II nuovo articolo 24octies non avrà direttamente ripercussioni finanziarie degne di nota né implicazioni importanti sull'effettivo del personale dei Cantoni.
L'applicazione delle disposizioni d'esecuzione, per contro, causerà un onere diretto e indiretto, anche finanziario, per i Cantoni. Nei messaggi a sostegno dei disegni relativi alla legislazione d'esecuzione saranno date indicazioni dettagliate.
10
Programma di legislatura
Nel Rapporto sul programma di legislatura 1987-1991 avevamo segnalato la necessità di trovare soluzioni ad alcuni problemi giuridici ed etici nell'ambito della genetica umana e della medicina riproduttiva dacché queste scienze hanno subito un'importante evoluzione in questi ultimi anni. In proposito, avevamo menzionato la Commissione peritale incaricata di studiare questa problematica nonché la questione di disciplinamenti legali complementari (FF 1988 I 398).
Nel frattempo la Commissione ha adempiuto il mandato (n. 54).
2846
917
Decreto federale sull'iniziativa popolare «contro gli abusi della tecnologia riproduttiva e genetica sull'essere umano»
Disegno
del
L'Assemblea federale della Confederazione Svizzera, esaminata l'iniziativa depositata il 13 aprile 1987'' «contro gli abusi della tecnologia riproduttiva e genetica sull'essere umano»; visto il messaggio del Consiglio federale del 18 settembre 19892), decreta:
Art. l 1 L'iniziativa popolare del 13 aprile 1987 «contro gli abusi della tecnologia riproduttiva e genetica sull'essere umano» è sottoposta al voto del popolo e dei Cantoni.
2 L'iniziativa ha il tenore seguente: Art. 24octies (nuovo) 1 La Confederazione emana disposizioni sul trattamento artificiale del patrimonio germinale e genetico umano.
2 Provvede in tal modo a tutelare la dignità umana e a proteggere la famiglia.
3 È segnatamente vietato: a. celare agli interessati l'identità dei procreatori, sempreché la legge non lo preveda espressamente; b. tenere per mestiere riserve di germi e fornirli a terzi; e. procurare per mestiere persone che procreino o portino a termine una gravidanza per conto di terzi; d. allevare germi fuori del grembo materno; e. coltivare più germi dello stesso genotipo oppure germi impiegando patrimonio germinale o genetico umano alterato artificialmente o animale; f. manipolare germi il cui sviluppo è stato interrotto oppure vendere loro derivati».
Art. 2 1 Contemporaneamente è sottoposto al voto del popolo e dei Cantoni un controprogetto dell'Assemblea federale.
2 L'Assemblea federale propone di introdurre nella Costituzione federale un nuovo articolo 24octies del tenore seguente: "FF 1987 II 1009 ) FF 1989 III 881
2
918
Iniziativa popolare Art. 24octies (nuovo) 1 Nei limiti delle loro competenze, la Confederazione e i Cantoni proteggono l'uomo e il suo ambiente naturale dagli abusi della tecnologia riproduttiva e genetica.
2 La Confederzione emana prescrizioni sul trattamento del patrimonio genetico ed embrionale a scopi scientifici, medici ed economici.
3 Essa disciplina in particolare: a. la donazione, la coltura, la modifica, la conservazione e l'utilizzazione del patrimonio genetico ed embrionale umano; b. la fecondazione di oociti umani e lo sviluppo di embrioni e feti umani fuori del grembo materno nonché la gravidanza per conto di terzi; e. l'accesso ai dati relativi alla discendenza di una persona.
Art. 3 L'Assemblea federale raccomanda al popolo e ai Cantoni di respingere l'iniziativa e di accettare il controprogetto.
919
Commissione di esperti di genetica umana e di medicina della riproduzione
Rapporto al Dipartimento federale dell'interno e al Dipartimento federale di giustizia e polizia
Berna, 19 agosto 1988 920
Riassunto La Commissione federale di esperti per la genetica umana e la medicina della riproduzione ha ricevuto il mandato di discutere gli aspetti sociali, giuridici ed etici in relazione ai nuovi metodi di procreazione artificiale e ai procedimenti utilizzati in genetica umana. Essa doveva inoltre pronunciarsi sull'Iniziativa popolare "contro gli abusi nel campo delle tecniche di riproduzione e delle tecniche genetiche applicate all'uomo" ("Iniziativa Beobachter") . Nel suo rapporto, la Commissione approva a maggioranza i metodi di riproduzione artificiale nei quali si utilizza lo sperma di un donatore come ultimo rimedio alla sterilità di coppia. Essa respinge invece il ricorso alla maternità sostitutiva. Per ciò che riguarda l'anonimato dei donatori di gameti, le opinioni divergono. La commissione non si oppone alle analisi genetiche praticate entro limiti ristretti nò al trattamento di cellule somatiche. Essa respinge invece gli interventi di tecnica genetica sulla via germinale e gli interventi di tecnica genetica senza scopi diagnostici o terapeutici. La Commissione raccomanda di contrapporre aliIniziativa Beobachter" un controprogetto di concezione più larga e che non si limiti al solo ambito umano.
La Commissione interdisciplinare di esperti di genetica umana e di medicina della riproduzione istituita dal Consiglio federale, era composta da 15 membri, tra cui 6 donne. Essa ha esplicato il suo mandato in 21 sedute, svoltesi nel periodo tra novembre 1986 e agosto 1988. Essa ha sentito diversi esperti in medicina, biologia molecolare, veterinaria, teologia e filosofia. Nei suoi dibattiti si è basata sul progetto di raccomandazione sulla procreazione artificiale umana elaborato dal Consiglio d'Europa.
921
All'interno
della
Commissione
i
pareri
divergono
in
numerosi
punti, in particolare per ciò che concerne i procedimenti applicati nel campo della procreazione artificiale. Una parte dei membri ha mostrato un atteggiamento liberale verso i nuovi
metodi
della medicina della riproduzione e della genetica umana; essi ne preconizzano
l'approvazione
zioni, pur accettando
con
il minimo possibile
l'adozione di alcune misure di
Altri membri hanno un atteggiamento
più riservato;
di
restri-
controllo.
essi auspicano
la proibizione di alcuni metodi ed esigono delle severe misure di controllo. Nel rapporto sono esposte
le diverse opinioni di mag-
gioranza e di minoranza per ogni postulato, in particolare qualora esistano
due
opinioni
sostenute
membri. Nel presente riassunto
da
un
numero
quasi
uguale di
si rinuncia invece alla citazione
delle opinioni di minoranza.
Le considerazioni e le raccomandazioni della Commissione si basano sul concetto del rispetto della dignità umana, dell'intangibilità della
vita
umana
e
dell'immagine
dell'uomo.
La
Commissione è
giunta alla conclusione che la libertà di ricerca non è assoluta e che
l'uguaglianza
salvaguardata
il
dei più
diritti possibile.
tra
uomo
Essa
e
donna
ammette
debba
pure
il
essere diritto
all'autodeterminazione per ciò che concerne le analisi genetiche e il
"diritto
dell'uomo
all'intangibilità
del
proprio
patrimonio
ereditario".
Per ciò che riguarda i singoli metodi usati in medicina della riproduzione e in genetica umana, la maggioranza della Commissione si è pronunciata nel modo seguente: - il dono di gameti destinati all'inseminazione artificiale e alla fecondazione in vitro dev'essere autorizzato.
- Si deve rinunciare ad esigere il matrimonio come condizione per una coppia che intenda ricorrere alla procreazione artificiale.
Le opinioni divergono però circa la procreazione etero-
922
Ioga: una parte della Commissione ha auspicato che l'accesso a tali metodi non venga proibito alle coppie che vivono in concubinato.
La conservazione di embrioni generati da gameti della coppia dovrebbe essere autorizzata alméno per tutta la durata del ciclo di terapia in corso.
La procreazione artificiale dopo la morte del partner dev'essere proibita.
Dev'essere previsto un registro dei donatori di gameti.
Per ciò che concerne il diritto all'informazione del bambino concepito con gameti di donatore, la Commissione raccomanda a maggioranza la comunicazione dei dati clinici e di quelli che caratterizzano la persona del donatore. Una parte della Commissione chiede inoltre che siano rese note pure le generalità del donatore.
A maggioranza, la Commissione ritiene che il trasferimento intratubarico di gameti (GIFT) vada autorizzato alla stessa stregua della fecondazione in vitro e del trasferimento di embrioni.
La Commissione respinge il ricorso, sotto qualsiasi forma, alla maternità sostitutiva.
La Commissione considera inammissibili tutti i procedimenti di selezione del sesso e di selezione artificiale, gli interventi sulla via germinale, l'accoppiamento di gameti umani con gameti animali, la clonazione e ogni altro metodo di riproduzione asessuata, l'ectogenesi e l'utilizzazione commerciale di gameti, embrioni e feti.
La Commissione non prevede restrizioni per le diagnosi prenatale.
La diagnosi specifica di geni difettosi dovrebbe tuttavia essere effettuata solo in base a indicazione medica.
La commissione respinge l'esecuzione di analisi genetiche sistematiche dei neonati, qualora per le patologie riscontrate non esistano possibilità terapeutiche.
923
- La pratica
delle analisi genetiche
nei servizi di consulenza
genetica dovrebbe continuare ad essere ammessa.
- La
Commissione
raccomanda
prudenza
per
ciò
che
concerne
gli
esami genetici applicati ai lavoratori e a coloro che vogliano fare un'assicurazione; essa ritiene che tale pratica richieda almeno il consenso dell'interessato.
- Qualora realizzabile in futuro, la terapia genetica di cellule somatiche (sostituzione di un gene difettoso con un gene artificiale o esterno) è ritenuta ammissibile dalla Commissione.
- La terapia genetica
applicata ai gameti o agli embrioni viene
respinta.
- Gli interventi genetici sull'uomo aventi scopi diversi da quelli diagnostici o terapeutici vanno proibiti.
- La maggioranza della Commissione si oppone a quelle sperimentazioni
sugli
embrioni
che
stesso. Le osservazioni gliorare
le
tecniche
di
prevedono
la
perdita
come pure le ricerche fecondazione
in vitro
dell'embrione
tendenti a minonché quelle
effettuate nell'interesse dell'embrione stesso dovrebbero essere ammesse. La ricerca sugli embrioni va in ogni caso sottoposta a severo controllo.
Dopo aver discusso i diversi problemi, la Commissione è giunta alla conclusione che, per evitare abusi, una regolamentazione legale nel campo della procreazione artificiale e della tecnologia genetica applicata all'uomo è indispensabile. Essa propone dunque l'introduzione di una disposizione costituzionale
e la creazione
di una legislazione federale che regoli la procreazione artificiale e l'applicazione della tecnologia genetica.
La Commissione riconosce che 1'"Iniziativa Beobachter" ha avuto il merito di aprire il dibattito sulla procreazione artificiale e sulla tecnologia genetica applicata all'uomo. Essa constata tuttavia che il testo dell'iniziativa, oltre a contenere delle imprecisioni nelle traduzioni francese e italiana, presenta delle
924
lacune dal punto di vista giuridico. D'altra parte, essa auspica che il futuro articolo costituzionale non si limiti all'uomo, ma che porti anche sull'ambiente in cui l'uomo vive. Per queste ragioni, la Commissione raccomanda al Consiglio federale l'elaborazione di un controprogetto ali'"Iniziativa Beobachter".
925
1
Composizione, mandato e lavori della Commissione
Nel settembre del 1986 il Consiglio Commissione di esperti, incaricandola relative alla procreazione artificiale applicate all'uomo. Essa comprendeva i
federale ha istituito una di esaminare le questioni e alle tecniche genetiche seguenti membri:
Amstad Eduard, ex giudice federale, Beckenried (presidente) Brückner Christian, Dr. iur., avvocato, Basilea Campana Aldo, Dr. med. , ginecologo, Locamo Deneys Heidi, lie. es. se. soc., consigliere nazionale, La Chauxde-Fonds Eppenberger Hans, Prof. Dr. phil, biologo, Zurigo Ernst Cécile, Dr. med., Dr. phil., medico, Zurigo Furger Franz, Prof. Dr. phil., Dr. theol., teologo e specialista in etica sociale, Lucerna Hatz Carmen, psicoioga pediatra, Riehen Hegnauer Cyril, Prof. Dr. iur., specialista in diritto di famiglia, Wadenswil/ZH Herrmann Walter, Prof. Dr. med., ginecologo, Ginevra Kaiser Helmut, Dr. theol., specialista in etica sociale, Belp/BE Nabholz Lili, Dr. iur., avvocatessa, consigliere nazionale, Zurigo Pescia Graziano, Prof. Dr. med., specialista in genetica umana, Losanna Segmüller Eva, consigliere nazionale, San Gallo Waldner Rosmarie, Dr. phil., bioioga, redattrice, Ebmatingen/ZH Rappresentanti dell'Amministrazione federale con voce consultiva: Adam Elisabeth, lie. iur., Ufficio federale delle assicurazioni sociali Bouverat Germain, Dr. iur.. Ufficio federale delle assicurazioni sociali Kaufmann Claudia, Dr. iur., Ufficio federale della cultura
926
Muralt Hanna, Dr. phil., Ufficio federale dell'educazione e della scienza Roos Beat, Prof. Dr. med., direttore dell'Ufficio federale della sanità pubblica Widmer Pierre, Prof. Dr. iur., vice-direttore dell'Ufficio federale di giustizia Nell'estate 1987, il signor Franz Furger ha dimissionato per ragioni professionali. E' stato sostituito dal signor Hans Münk, Prof. Dr. theol., docente di teologia morale ed etica filosofica, Lucerna. Anche la signora Hanna Murait ha lasciato la Commissione nell'estate 1987 per ragioni professionali ed è stata sostituita dal signor Nicolas Roulet, Dr. ès. se. techn.
I compiti della Commissione erano i seguenti: a) discussione dei nuovi metodi di procreazione artificiale e dell'applicazione della tecnologia genetica all'uomo; b) esame delle questioni d'ordine sociale, etico e giuridico in relazione a tali metodi e procedimenti; e) registrazione di eventuali abusi; d) formulazione di raccomandazioni e, secondo le esigenze, elencazione dei punti che richiedano una regolamentazione giuridica, tenendo conto delle iniziative popolari pendenti.
Durante il periodo dal novembre 1986 all'agosto 1988, la Commissione sì è riunita 17 volte (4 di queste riunioni sono durate 2 giorni). Essa ha ascoltato i seguenti esperti: Gautier Emile, Prof. Dr. med., primario di pediatria, CHUV, Losanna Geiser Thomas, Dr. iur., Ufficio federale di giustizia, Berna Moser Hans, PD Dr. med., Clinica e policlinica pediatrica, Berna
927
Stranzinger G., Prof. Dr., Institut für Nutztierwissenschaft, ETH-Zurigo Thévoz J.M., pastore, Paroisse de la Sallaz, Losanna Weber Hans, PD Dr., Institut für Molekularbiologie I, università di Zurigo Weisshaupt Brigitte, filosofa, Glockhausen/ZH Wertenschlag Rudolf, Dr. iur., Ufficio federale di giustizia, Berna La Commissione ha visitato i laboratori della Cllnica universitaria di ginecologia di Basilea (Prof. Hans Ludwig).
Il rapporto finale della Commissione è stato redatto da un gruppo di lavoro, designato a questo scopo, composto dai signori Amstad (presidente), Brückner, Campana, Deneys, Hegnauer, Roos, Waldner e Widmer.
La Commissione si è sforzata di raggiungere il più ampio consenso possibile. Il presente rapporto contempla tutte le opinioni divergenti riguardo i punti principali e quelli rimasti controversi. Il rapporto definitivo è stato approvato da tutti i membri della Commissione.
928
2
Medicina della riproduzione e genetica situazione attuale dal punto di vista scientifico
umana: la clinico e
Per medicina della riproduzione si intenderà nel seguito l'insieme dei metodi mediante i quali il processo di procreazione non è indotto per via naturale tramite rapporto sessuale, ma in modo artificiale. Il termine sterilità indica uno stato di incapacità riproduttiva, caratterizzato clinicamente dal fatto che la coppia non è risultata feconda per almeno due anni nonostante rapporti sessuali regolari effettuati senza alcun tipo di contraccezione. Il termine infertilità designa l'incapacità della donna di portare a termine una gravidanza fino al momento in cui il bambino è capace di vita propria. Il termine di tecnologia genetica comprende tutti quei procedimenti che permettono di intervenire sulla struttura dei geni presenti nel nucleo cellulare.
L'insieme dell'informazione genetica contenuta nel nucleo di una cellula viene definito genoma di un individuo.
L'oocita umano fecondato è definito col nome di embrione dal momento del concepimento fino alla fine dell'ottava settimana di gravidanza (periodo dello sviluppo degli organi). Si intende invece come feto il prodotto della concezione dopo la fine dello sviluppo degli organi e fino alla fine della gravidanza. Nel seguito, quanto detto per l'embrione vale pure per il feto.
Le due discipline della medicina della riproduzione e della tecnologia genetica, peraltro indipendenti una dall'altra, hanno una relazione nel caso di interventi in cui si utilizzino delle tecniche genetiche applicate agli spermatozoi, agli oociti prelevati artificialmente e agli embrioni.
61 Foglio federale. 72° anno. Voi. III
929
21
Interventi sulla procreazione
I tentativi fatti per intervenire artificialmente sulla procreazione risalgono all'antichità. Ogni civilizzazione conosce da millenni metodi più o meno efficaci di contraccezione e d'interruzione della gravidanza. Nel corso del nostro secolo, i metodi di controllo delle nascite sono stati perfezionati e resi accessibili a larghi strati della popolazione. I primi tentativi isolati di venire in aiuto a coppie sterili con metodi di procreazione artificiale risalgono a circa 200 anni fa; dopo la seconda guerra mondiale, gli sforzi intrapresi in questo contesto hanno conosciuto un notevole sviluppo.
La sterilità è spesso risentita dai diretti interessati come un grave handicap. Per molte persone il fatto di poter avere un figlio riveste un'importanza primordiale, dando un senso profondo alla loro vita. Una terapia della sterilità che usasse solo tecniche mediche non terrebbe sufficientemente conto degli aspetti psicosomatici ad essa connessi. Diversi fattori possono provocare dei disturbi della gametogenesi: è quindi necessario, occupandosi di misure preventive, diagnostiche o terapeutiche, interessarsi dell'individuo e della, coppia da un punto di vista globale, e non soltanto dei fattori organici.
Le cause della sterilità maschile e femminile sono molteplici.
Per l'uomo si tratta di infezioni delle vie genitali, di cause genetiche e/o di lesioni testicolari congenite o acquisite. Nella donna i disturbi più frequenti sono quelli ormonali e quelli dovuti ad alterazione delle tube.
I disturbi della fecondità nella donna sono generalmente curati con terapie ormonali o tramite un intervento chirurgico alle tube. In caso di sterilità maschile la terapia consiste, nella maggioranza dei casi, in un trattamento farmacologico (ad es. antibiotici, ormoni) o in un intervento chirurgico. Si ricorre ai metodi della procreazione artificiale quando la sterilità non può
930
essere curata né con medicamenti né chirurgicamente, o quando le cause restano sconosciute. Se la sterilità è dovuta a un fattore maschile, si pratica nella donna un'inseminazione artificiale con sperma del marito o di un donatore. Se la sterilità è dovuta a un difetto tubarico, si può programmare una fecondazione extracorporea "in provetta" (fecondazione in vitro), seguita dal trasferimento dell'embrione nell'utero della madre (trasferimento dell'embrione). Quando una delle tube è ancora in grado di funzionare, vi si possono, introdurre degli oociti prelevati artificialmente e, contemporaneamente, degli spermatozoi. Questa tecnica è denominata "trasferimento intratubarico di gameti" o anche GIFT (dall'inglese: Gamete Intra-Fallopian Transfer).
Si ritiene oggi che la sterilità coinvolga dal 10 al 15% delle coppie. Le cause di sterilità sono attribuibili in modo più o meno uguale ad ambedue i sessi. Nel 20% circa dei casi i fattori di sterilità maschile e femminile sono presenti contemporaneamente. In 10% circa delle coppie le cause di sterilità rimangono inspiegate.
211
Inseminazione artificiale
Col termine di inseminazione artificiale si indica la tecnica che consiste nell'introdurre degli spermatozoi nelle vie genitali femminili senza che vi sia stato atto sessuale. Lo sperma, ottenuto tramite masturbazione, viene deposto generalmente all'interno del collo uterino o a livello dell'orifizio uterino esterno. Un'inseminazione intrauterina è invece indicata in casi di anomalie del collo uterino o qualora il numero degli spermatozoi sia molto basso.
931
211.1
Inseminazione con spenna del marito
Le indicazioni cliniche più frequenti per l'inseminazione con sperma del marito sono una qualità insufficiente dello sperma, un'impotenza maschile oppure dei difetti del collo uterino nella donna.
Il tasso di gravidanza per ogni tentativo varia a seconda delle cause della sterilità e oscilla tra il 3 e il 10%.
La congelazione prolungata dello sperma può essere indicata prima di effettuare delle terapie che possono nuocere alla capacità di procreazione di un uomo in età riproduttiva (come ad esempio in alcuni casi di cancro con buona prognosi di sopravvivenza).
Esistono oggi dei metodi capaci di separare gli spermatozoi portatori del cromosoma sessuale Y (maschile) da quelli con il cromosoma sessuale X (femminile). Tali metodi non permettono però ancora di ottenere separazioni complete dei due tipi di cellule.
Perfezionandoli, sarebbe possibile ricorrere all'inseminazione artificiale per impedire la trasmissione di particolari malattie ereditarie legate al sesso.
211.2
Inseminazione con sperma di donatore
Questo tipo di inseminazione è praticato in Svizzera da una ventina d'anni. L'indicazione clinica per l'inseminazione con sperma ai donatore è, nel 99% dei casi, una sterilità maschile irreversibile. Nell'1% dei casi circa il motivo è quello di un rischio genetico che potrebbe essere indotto da parte del maschio.
La tecnica corrisponde a quella usata per l'inseminazione con sperma del marito; in questo caso però lo sperma proviene da un donatore. In generale, i donatori sono reclutati dagli stessi centri di cura della sterilità. I volontari sono preventivamente esaminati sia da ginecologi che da genetisti. I principali cri-
932
teri di scelta sono: l'età, che deve situarsi tra i 20 e i 40 anni, caratteristiche fisiche e mentali nella norma, come pure un buono stato generale di salute e l'assenza di particolari fattori di rischio genetico. A questi parametri si aggiungono i risultati normali di diverse analisi di laboratorio, compresa quella dello sperma. Tutti i donatori vengono sottoposti al test di depistaggio dell'AIDS.
Per le inseminazioni si utilizza sia sperma fresco, sia sperma scongelato dopo conservazione a -196°C. Di solito si praticano da due a tre inseminazioni (di sperma dello stesso donatore, o di donatori diversi) durante il periodo più favorevole del ciclo femminile.
Il tasso di successo globale dell'inseminazione artificiale con sperma di donatore è dell'ordine del 50-90%. Il tasso medio di gravidanze per ciclo di trattamento è del 10-15% .
Attualmente, in Svizzera, cinque centri pubblici e qualche centro privato praticano inseminazioni artificiali con sperma di donatore (quattro altri centri pubblici hanno sospeso questa attività di propria iniziativa o per decisione delle autorità). Ogni anno nascono nel nostro Paese, grazie a questo metodo, circa 350 bambini. Di solito si utilizza lo sperma di un singolo donatore fino a che lo stesso non abbia permesso di ottenere più di dieci gravidanze. Secondo stime degli specialisti di genetica umana, il rischio di matrimoni consanguinei involontari risulta di conseguenza poco importante.
Per una inseminazione omologa, il costo è di circa 200 franchi per ciclo di trattamento. Esso sale a 300-400 franchi per ciclo nel caso di inseminazione eterologa.
933
212 212.1
Altre tecniche e procedimenti Fecondazione in vitro e trasferimento di embrioni
La fecondazione in vitro (FIV) è la fusione di un oocita prelevato artificialmente e di uno spermatozoo, in un sistema di cultura cellulare. Il trasferimento di embrioni (ET = Embryo Transfer) è il trasferimento del prodotto della fecondazione in vitro, l'embrione, nella cavità uterina.
Si ricorre alla FIV solo se tutte le altre forme di trattamento non hanno dato risultato.
Si procede, anzitutto, a un esame clinico approfondito, seguito da un esame psicologico della coppia. La donna è poi sottoposta a un trattamento ormonale atto a far maturare contemporaneamente parecchi follicoli. Tale trattamento esige una sorveglianza meticolosa della crescita follicolare tramite ecografie e dosaggi ormonali quotidiani per poter prelevare gli oociti nel momento più favorevole. In alcuni centri il prelievo degli oociti viene effettuato tramite una laparoscopia sotto anestesia. In altri il prelievo viene eseguito tramite aspirazione (punzione) dei follicoli per via transvaginale o transvescicale sotto controllo ecografico. Questo metodo non esige, in genere, anestesia. I follicoli vengono aspirati con un ago di punzione.
Per poter fecondare gli oociti, gli spermatozoi devono subire un processo di maturazione. La preparazione dello sperma per la FIV consiste nel separare gli spermatozoi dal plasma seminale tramite centrifugazione. Ogni oocita è poi inseminato con 10'000-100'000 spermatozoi mobili. Da le a 20 ore dopo l'inseminazione è possibile verificare se la fecondazione è avvenuta.
In caso positivo, 24 a 48 ore dopo l'inseminazione gli embrioni vengono trasferiti nell'utero attraverso il canale cervicale, mediante un catetere. Se si dispone di più di tre embrioni e se la coppia lo desidera, gli embrioni "soprannumerari" possono essere congelati. Essi rimangono a disposizione per un ulteriore ciclo
934
qualora il primo trasferimento non sia stato coronato da successo. Il trasferimento di più embrioni può dare origine a gravidanze multiple, che implicano maggiori rischi ostetrici.
Le principali indicazioni della FIVET sono delle occlusioni irreversibili o delle lesioni gravi delle tube. Nella maggioranza dei casi si tratta di donne che hanno già subito uno o più interventi tubarici. Per altre, invece, un intervento non è risultato possibile o aveva scarse possibilità di successo.
Allo stato attuale delle nostre conoscenze, sembra che la FIVET non aumenti il rischio di malformazioni per il bambino. Sulla base delle esperienze fatte finora in Svizzera, il tasso delle gravidanze per ciclo di trattamento è di circa 10%, e del 16% circa per trasferimento d'embrione; se si considerano tutti i tentativi di trattamento, il numero delle nascite rappresenta circa il 5% dei casi. I dati svizzeri corrispondono a quelli internazionali.
La prima nascita grazie alla FIVET ha avuto luogo nel 1978 in Gran Bretagna. Nel frattempo, circa 3000 bambini sono nati nel mondo grazie a questa tecnica. In Svizzera il primo "bambino in provetta" (per usare un'espressione popolare) è nato nel 1985.
Quattro centri pubblici e due privati applicano attualmente questo metodo, a condizione che tutte le altre possibiltà di trattamento della sterilità non abbiano dato risultati positivi. Secondo i dati della Società svizzera di ginecologia, in Svizzera, fino alla fine del 1987 erano nati quaranta bambini grazie alla FIVET.
Secondo i dati disponibili, i costi per ogni tentativo FIVET variano in Svizzera da 3'000 e 6'000 franchi.
In alcuni Paesi si utilizzano per la FIVET oociti e/o sperma di donatori. Se i gameti maschile e femminile derivano entrambi da donatori, si parla di adozione di embrioni.
935
Se, in futuro, sarà possibile congelare e scongelare senza rischi anche gli oociti, si rinuncerà senza dubbio al congelamento di embrioni.
212.2
Trasferimento intratubarico di gameti
Nel trasferimento intratubarico di gameti (GIFT) gli oociti, prelevati chirurgicamente, sono trasferiti con gli spermatozoi, sotto controllo laparoscopico, nelle tube, che sono il luogo naturale di fecondazione.
Come per la FIVET, lo sviluppo dei follicoli è stimolato mediante un trattamento ormonale. I follicoli vengono aspirati sotto controllo laparoscopico, seguendo la stessa tecnica usata per la FIV.
Lo sperma è raccolto prima dell'intervento sulla parato per la fecondazione. Nella tecnica GIFT sperma vengono aspirati assieme in un catetere e diatamente, sotto controllo laparoscopico, nella
donna e poi pregli oociti e lo introdotti immetuba.
Si usa la GIFT solo nei casi in cui per lo meno una tuba sia pervia. Attualmente, le indicazioni per la GIFT sono dei casi di sterilità che perdura da diversi anni e la cui causa è rimasta sconosciuta, oppure certi casi speciali di sterilità di origine nota in cui altri trattamenti hanno fallito.
In caso di buona padronanza del metodo si ottiene un gravidanze del 20-40% per tentativo. Alla fine del 1987, registrate in Svizzera una ventina di nascite tramite prima è avvenuta nel 1986. Attualmente sono 4 i centri che praticano questo tipo d'intervento.
936
tasso di si erano GIFT. La pubblici
212.3
Trasferimento di embrioni da una donna a un'altra
Nel trasferimento di embrioni da una donna a un'altra si ottiene un embrione dall'utero di una donna tramite "lavaggio", per poi trasferirlo nell'utero di un'altra donna. Questo procedimento è stato utilizzato in alcuni paesi (USA, Italia), ma non in Svizzera.
212.4
Maternità sostitutiva
La maternità sostitutiva consiste nell'incarico, dato da una coppia a una donna, di portare a termine una gravidanza, poiché ciò non è possibile per la partner della coppia stessa (ad esempio in caso di malformazione dell'utero che provoca un aumentato rischio di aborto). In generale, la madre sostitutiva viene inseminata artificialmente con lo sperma del futuro padre sociale. Si può anche praticare la FIV con gameti della coppia committente e poi trasferire l'embrione ottenuto nell'utero della madre sostitutiva. Quest'ultima porta a termine la gravidanza, e dovrebbe poi dare il bambino alla coppia che le ha dato l'incarico.
In genere le "madri sostitutive" sono remunerate. In certi paesi esse vengono messe in contatto con la coppia da intermediär! professionisti.
I metodi di procreazione artificiale che utilizzano madri sostitutive sono praticati in alcuni paesi come Francia, Gran Bretagna, Olanda, Canada e USA.
In Svizzera non si è finora a conoscenza della pratica di questo tipo di procedimento.
937
213
Ricerche nel campo della medicina della riproduzione ricerche sugli embrioni
Esiste un interesse per le ricerche sugli embrioni umani sia per 10 sviluppo dei metodi di procreazione artificiale, sia per le ricerche fondamentali in medicina.
213.1
Ricerche sull'embrione
L'embrione può far oggetto di ricerche in vitro per almeno due ragioni: da una parte, lo studio del suo sviluppo in determinate condizioni sperimentali (per esempio in speciali medi di cultura) permette di migliorare le tecniche in quanto tali. Questo tipo di ricerca, avente lo scopo di controllare scientificamente e di migliorare la tecnica in vitro e i metodi utilizzati, è praticata in Svizzera come in tutti gli altri paesi in cui viene applicata la FIV.
L'embrione può però anche servire per ricerche fondamentali sul sistema immunitario umano, per ricerche sul cancro, ecc.
Secondo un rapporto sulla FIVET della Società svizzera di ginecologia (1987), le direttive dell'Accademia svizzera delle scienze mediche concernenti la FIVET risultano essere rispettate dagli istituti clinici; tali direttive non ammettono che gli embrioni siano considerati come oggetto di ricerca. A nostra conoscenza, nessun altro istituto svizzero pratica della ricerca su embrioni umani; la Commissione non ha scoperto nulla a questo proposito.
In altri paesi come, ad esempio, la Repubblica federale tedesca o la Gran Bretagna, gli esperimenti sugli embrioni sono autorizzati, in alcune circostanze, fino al 14° giorno dopo la fecondazione. Queste ricerche vanno però segnalate a una autorità di sorveglianza ed essere approvate da una commissione etica.
11 periodo di 14 giorni corrisponde al tempo necessario all'embrione per annidarsi definitivamente, in condizioni natu-
938
rali, nella parete uterina. Dopo questo periodo le sue cellule cominciano a differenziarsi, e una divisione dell'embrione in più embrioni non è più possibile.
I paesi nei quali la ricerca sugli embrioni è autorizzata esigono che la ricerca sia di utilità per lo stesso o per altri embrioni, ma sempre nei limiti della FIVET. L'utilizzazione di embrioni per la ricerca clinica fondamentale viene ammessa solo in casi eccezionali.
In genere tutti i dati embriologici di interesse per la nostra specie possono essere ottenuti anche tramite studi su embrioni animali di specie vicine alla nostra. Certi ricercatori approvano tuttavia l'utilizzazione di embrioni umani, ad esempio nel caso di ricerche farmacologiche e tossicologiche, oppure allo scopo di selezionare tessuti ed organi destinati al trapianto.
213.2
Sviluppo completo dell'embrione all'esterno del corpo materno (ectogenesi)
In alcuni paesi si è già riusciti a mantenere in vita degli embrioni oltre il 14° giorno dopo la fecondazione. Sono pure stati coronati da successo gli sforzi tendenti a mantenere in vita, in incubatrice, i nati prematuri a partire dal 6° mese. Si ignora ancora se sarà possibile un giorno "portare a termine", all'esterno del corpo materno, un embrione dal concepimento fino al momento in cui può sopravvivere. In ogni caso, tecniche di questo tipo, anche se fossero messe a punto, potrebbero essere sperimentate e poi messe in pratica solo fra qualche decennio.
213.3
Clonazione
Se si prelevano da un embrione delle cellule che si trovano ancora nello stadio della totipotenza, atte cioè a formare i tessuti più diversi per diventare poi individui completi, si possono ottenere diversi embrioni tutti identici dal punto di vista gene-
939
tico. La medicina veterinaria utilizza questo procedimento di scissione cellulare per produrre degli animali ad alto rendimento. Gli embrioni cosi ottenuti sono poi impiantati nell'utero di una femmina che gioca il ruolo di madre sostitutiva.
L'applicazione di un tale metodo agli embrioni umani non può essere esclusa a priori. Essa permetterebbe, almeno in teoria, di produrre esseri umani geneticamente identici (cloni) .
In medicina della riproduzione il prelievo di cellule totipotenti sarebbe interessante poiché si potrebbe "esaminare" l'embrione ed assicurarsi che esso sia geneticamente sano prima del suo trasferimento nell'utero. Per effettuare questo tipo di analisi genetica si potrebbero prelevare una o più cellule totipotenti. Il resto dell'embrione sarebbe poi essere congelato e verrebbe trasferito solo se l'esame delle cellule prelevate non avesse rilevato alcun difetto.
213.4
Creazione di chimere e di ibridi
Nel corso delle prime divisioni cellulari susseguenti alla fecondazione, si possono prelevare cellule totipotenti da embrioni diversi, geneticamente differenti, e riunirle ottenendo in tal modo una nuova forma d'essere vivente (chimera). Si sono così potuti creare ad esempio topi portatori delle caratteristiche di quattro genitori diversi. Nel corso di ricerche genetiche sugli embrioni si sono pure prodotte delle chimere partendo da specie come la capra e il montone; questi embrioni sono poi stati trasferiti in femmine che hanno portato a termine la gravidanza. Si può quindi anche immaginare la formazione di chimere derivanti da cellule embrionali umane (blastomeri).
Quando si usano invece gameti di specie diverse per ottenere una fecondazione si parla di ibridazione. Gli ibridi presentano le caratteristiche ereditarie sia del padre che della madre, ma sono
940
sterili. Esempi di ibridazione ben noti sono quelli del bardotto e del mulo, ottenuti da incroci tra asino e cavallo.
Anche l'ibridazione tra gameti umani ed animali sembra essere in linea di massima realizzabile. Entro limiti ridotti essa è presente nel cosiddetto "test al criceto", utilizzato per misurare il potenziale di fecondità maschile. Questo test consiste nella fusione di spermatozoi umani con oociti di criceto. Il prodotto di tali fecondazioni non si sviluppa oltre lo stadio di duequattro cellule e non è quindi vitale.
214
Tecnica genetica applicata all'uomo
I metodi di tecnica genetica vengono già applicati all'uomo per l'analisi del patrimonio ereditario (genoma). Essi vengono oggi applicati, tra l'altro, nel contesto della diagnosi prenatale, permettendo di identificare un numero sempre maggiore di geni responsabili di malattie ereditarie.
Oltre a queste nuove analisi, la diagnosi prenatale utilizza già dalla fine degli anni 60 altre tecniche come, ad es., l'analisi dei cromosomi, il cui scopo principale è quello di depistare il mongolismo. Altri metodi ottici (l'ecografia, la fetoscopia effettuata introducendo un istrumento ottico nell'utero, e più raramente l'esame radiologico) servono a diagnosticare anomalie anatomiche. Tra i metodi biochimici, il dosaggio dell'alfa-fetoproteina nel sangue materno serve a rilevare malformazioni del midollo spinale e malformazioni cerebrali. Nel seguito, intenderemo come "metodi convenzionali" della diagnosi prenatale le analisi cromosomiche e i metodi ottici e biochimici.
Evidentemente queste analisi sono applicabili anche ai bambini e alle persone adulte.
Al giorno d'oggi, utilizzando particolari sostanze come vettori, è possibile trasferire dei geni non solo da un individuo della
941
stessa specie animale o vegetale all'altro, ma anche tra individui di specie diversa.
Le industrie attive nel campo dell'ingegneria genetica hanno già introdotto sul mercato parecchi prodotti (ormoni, vaccini) ottenuti tramite neo-combinazioni del patrimonio ereditario di batteri o muffe con quello di esseri di specie superiori, ivi compreso l'uomo.
E' pur vero che, al momento attuale, il trasferimento di geni nelle specie superiori non si effettua ancora con uno scopo preciso. Il gene trasferito viene introdotto "a caso" nella sostanza genetica del ricevente. Si è tuttavia già capaci di effettuare combinazioni specifiche nei batteri, nelle muffe e nei virus. La possibilità di combinare i patrimoni ereditari di due esseri apre da una parte la strada alle terapie genetiche delle malattie ereditarie, ma dall'altra anche a quella delle manipolazioni genetiche.
214.1
Analisi del genoma
Per analisi del genoma si intende l'analisi dei geni e/o delle proteine che ne derivano per sintesi cellulare. Nella diagnosi prenatale convenzionale, che non fa capo a tecniche d'ingegneria genetica e che è praticata da diversi servizi di consulenza genetica, si fa ricorso alle cosiddette analisi cromosomiche e a tests biochimici. Si determinano il numero e la forma dei cromosomi (portatori del patrimonio ereditario nel nucleo cellulare); essi diventano visibili al microscopio durante le divisioni cellulari. L'analisi cromosomica permette di rilevare tutta una serie di patologie d'origine genetica di cui alcune molto gravi, come ad es. il mongolismo. Il 60% delle diagnosi prenatali viene effettuato in Svizzera a causa di un rischio potenziale di mongolismo, specialmente quando la futura madre ha un'età superiore ai 35 anni. L'analisi cromosomica permette anche di determinare il sesso del feto. Se la diagnosi prenatale convenzionale è auspicabile onde evitare le malattie ereditarie legate al sesso, essa
942
comporta però il rischio di permettere la selezione del sesso per altri motivi.
La ricerca concernente i geni potenzialmente indesiderabili, specie in famiglie afflitte da malattie ereditarie, è oggi resa possibile dal fatto che si sono messe a punto delle speciali "sonde geniche". Mentre l'analisi cromosomica fa parte dei metodi di diagnosi convenzionale, tali sonde ci portano già nel campo dell'ingegneria genetica. Il numero di geni che si possono identificare non fa che aumentare: alla fine del 1987 era già di circa tre dozzine, e grazie a tecniche geniche indirette si possono già localizzare alcune centinaia di geni umani. La diagnosi prenatale ha si lo scopo di scoprire eventuali malattie ereditarie gravi, ma è anche direttamente collegata al problema dell'interruzione della gravidanza. Le rare malattie ereditarie che si manifestano solo in età adulta (come la corea di Huntington o la malattia di Alzheimer) pongono dei problemi particolari.
Attualmente la diagnosi prenatale permette di identificare ali'incirca 550 tipi diversi di malattie ereditarie. Nel nostro Paese 37 "000 donne hanno già fatto ricorso ad essa nel corso degli ultimi 15 anni (il numero delle nascite essendo di circa un milione). 840 feti sono stati trovati essere portatori di patologie ereditarie, e circa 800 sono state le interruzioni di gravidanza.
Secondo l'esperienza della Società svizzera di genetica medica, il 98% dei feti esaminati in occasione di una diagnosi prenatale è risultato sano.
La diagnosi prenatale si giustifica specialmente in caso di età avanzata della futura madre o, eventualmente, del futuro padre: l'età rappresenta un fattore di rischio di anomalie cromosomiche, in particolare di mongolismo (trisomia 21). Le casse malati sono tenute a rimborsare le spese della diagnosi prenatale per donne di 35 o più anni. Alcune patologie o malformazioni congenite
943
gravi (mongolismo, malformazioni cerebrali, spina bifida) possono talvolta anche essere diagnosticate mediante ecografia.
Nell'ambito della ricerca genetica e della consulenza ai futuri genitori, si effettuano analisi cromosomiche e geniche allo scopo di mettere in evidenza dei portatori di difetti ereditari.
Tali analisi possono pure essere effettuate in medicina del lavoro e come misura per assicurare maggior sicurezza sul lavoro.
Negli Stati Uniti si è fatto occasionalmente ricorso a questo tipo di controlli per lavoratori dell'industria chimica e per dei neri (a causa dell'anemia falciforme). In medicina del lavoro esami cromosomici e del genoma sono giustificati allo scopo di evitare lavori rischiosi a persone che, dal punto di vista genetico, non sono particolarmente adatte a svolgerli.
Lo Stato, le società d'assicurazioni e le casse pensioni potrebbero esigere in futuro che vengano eseguiti degli esami genetici di questo tipo. Essi potrebbero chiedere, ad esempio, che, sotto pena di riduzione delle loro prestazioni, una data persona adegui il suo modo di vita alle proprie predisposizioni o ai propri rischi ereditari.
214.2
Terapie genetiche di cellule somatiche
Le cellule somatiche non trasmettono il loro patrimonio ereditario alle generazioni future. L'effetto di eventuali manipolazioni geniche sul loro patrimonio ereditario si limita dunque all'individuo. Per questa ragione, molti specialisti ritengono le terapie genetiche di cellule somatiche simili ai trapianti d'organi (ghiandole genitali escluse): un gene difettoso viene scambiato con un gene sano ottenuto artificialmente o proveniente da un organismo esterno.
Per il momento le prospettive di terapia genetica di cellule somatiche umane sembrano limitarsi alle malattie che si possono
944
curare intervenendo su cellule del sangue o del midollo osseo.
Sia il sangue che il midollo possono essere ottenuti facilmente e senza pericolo per il paziente e venire poi reintrodotti, dopo trattamento, nell'organismo.
Nel corso di ricerche sulle possibilità di applicazione di terapie genetiche, ci si è resi conto che era molto più difficile del previsto riuscire a rendere funzionale un gene trapiantato. Nonostante ciò, sono tuttora in corso esperimenti che tentano di guarire particolari forme di carenza immunitaria congenita o certe malattie del sangue (come l'anemia falciforme o la talassemia).
Non si sa ancora se i geni introdotti a caso in cellule somatiche potranno in futuro produrre effetti indesiderati, o se i vettori usati a questo scopo metteranno in pericolo la salute dell'organismo ricevente. Si può d'altra parte opporre a questo genere di rischi l'argomento che certe immunodeficienze gravi, così come certe emopatie, hanno tutte esito fatale.
Alcuni dei progressi compiuti e certe conoscenze acquisite nel campo della terapia genetica di cellule somatiche possono per principio essere utilizzate anche per trattare o manipolare il genoma di gameti ed embrioni.
214.3
Terapie genetiche di gameti ed embrioni
Se si modificano, con interventi che utilizzino tecniche genetiche, gameti o embrioni le cui cellule non hanno ancora cominciato a specializzarsi, le nuove proprietà genetiche acquisite verranno trasmesse alle generazioni successive. Di conseguenza, tali interventi producono effetti che vanno ben aldilà dell'effetto individuale; essi vanno perciò valutati in modo diverso dagli interventi che si possono effettuare su cellule somatiche.
Anche se le condizioni teoriche di simili trapianti genici nell'uomo potessero essere acquisite in un futuro prevedibile, tali metodi dovrebbero essere preceduti da una fase di studi spe-
62 Foglio federale. 72° anno. Voi. Ili
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rimentali prima di poter essere applicati: si tratterebbe di studi che metterebbero in gioco la vita umana. Non è possibile prevedere in dettaglio i rischi che simili esperimenti implicherebbero non solo per l'individuo interessato, ma anche per i suoi discendenti. Senza alcun dubbio, gli effetti sarebbero però considerevoli.
214.4
Altri procedimenti di tecnica genetica
Altri tipi di procedimenti genetici capaci di modificare il patrimonio genetico di cellule somatiche o di gameti ed embrioni, senza perseguire alcun scopo diagnostico o terapeutico, sono spesso definiti col termine generale di "manipolazione genetica".
La manipolazione genetica può essere concepita come mezzo di ricerca ma anche, teoricamente, come un mezzo per "coltivare" certe qualità umane.
Certi tipi di manipolazione genetica vengono già applicati oggigiorno a microorganismi, piante e animali, ad es. in ricerche concernenti la patogenesi del cancro o per influenzare lo sviluppo embrionale. La manipolazione genetica sta pure alla base dei tentativi fatti nel campo dell'allevamento di animali o della coltura di piante. Nel primo caso gli obiettivi sono di aumentare la produzione di carne e di latte o la resistenza alle malattie degli animali; per i vegetali si tratta, tra l'altro, di migliorare la resistenza a certe malattie o l'assimilazione d'azoto atmosferico.
Non vi è motivo per credere che, in futuro, interventi di questo tipo non potrebbero essere applicati anche all'uomo.
946
3 31 311
Medicina della riproduzione e genetica umana nell'ambito del dibattito sociale Evoluzione del dibattito dal punto di vista etico Punti essenziali del dibattito pubblico
L'impulso principale al dibattito pubblico attualmente in corso è stato dato dagli importanti progressi compiuti dalla tecnologia genetica, progressi di cui si è preso coscienza all'improvviso.
Si tratta in realtà di un'evoluzione che ha avuto luogo senza alcun rapporto con la medicina della riproduzione, essenzialmente attraverso la biologia molecolare generale e a causa di esperienze effettuate su cellule vegetali ed animali; essa ha tuttavia creato delle impressioni di minaccia per l'esistenza umana quando ci si è resi conto che, teoricamente, anche il patrimonio germinale e in particolare gli embrioni della nostra specie avrebbero potuto essere usati per delle manipolazioni genetiche.
E' per questa ragione che i problemi di due discipline in realtà diverse come la medicina della riproduzione e la tecnologia genetica formano oggi un tutt'uno e risultano ormai inscindibili, in pratica, nell'ambito del dibattito etico-politico.
Il fatto, inoltre, di poter disporre facilmente di embrioni umani in vitro, rappresenta oggi un punto centrale delle controversie etiche. Il contesto è diventato ancora più esplosivo quando si è cominciato a sentir parlare della possibilità di utilizzare embrioni e feti umani a fini commerciali.
Il secondo contesto nel quale le discussioni si sono recentemente fatte roventi è quello concernente la procreazione artificiale.
La gente è stata colpita dalle notizie di litigi per casi di madri sostitutive, da quelle del procedimento intentato da una vedova per potersi far inseminare con lo sperma del marito deceduto, o per discussioni circa il destino da riservare agli embrioni crioconservat se i genitori biologici sono morti in un incidente aereo ecc. Notizie di questo genere hanno fortemente contribuito a presentare i metodi della medicina della riprodu-
947
zione sotto un aspetto problematico. Infine, per l'inseminazion artificiale, la questione del dono anonimo di sperma ha sollevato nella coscienza popolare discussioni circa il diritto di ogni essere umano di conoscere la propria origine genetica, un diritto che è stato disatteso dalla procreazione eterologa anonima.
312
Basi di argomentazione
La dignità, la libertà, l'integrità della persona umana e il rispetto della vita rappresentano le basi del dibattito etico, filosofico e giuridico. La procreazione artificiale può essere recepita come una minaccia per l'autonomia della persona, nel caso specifico del bambino, poiché quest'ultimo non appare più come nato per natura o creato da Dio, ma come il prodotto artificiale dell'operato umano e dalla tecnica. Si impone tuttavia una distinzione: nella procreazione artificiale meritano tale definizione solo le condizioni esteriori; la procreazione in sè e l'apparire di una nuova vita restano pur sempre un miracolo, come quando tutto si svolge secondo natura.
Se si considera la procreazione artificiale come mezzo destinato a soddisfare il desiderio di coppie sterili di avere un proprio figlio, si può essere portati a pensare che l'uomo, spogliato delle proprie finalità, venga ridotto al rango di uno strumento atto solo a soddisfare i bisogni di terzi. E" anche messa in causa la situazione della donna, specialmente quella delle madri sostitutive, la cui protezione contro lo sfruttamento è posta in primo piano in particolare dagli ambienti femministi. Le preoccupazioni di questi ambienti verso i metodi utilizzati dalla procreazione artificiale vanno però oltre: le nuove tecniche non sono più considerate solo come capaci di offrire, in primo luogo, una possibilità di scelta supplementare e, pertanto, come mezzo atto a migliorare l'autodeterminazione della donna, ma piuttosto come una limitazione della sua libertà. In effetti, dal momento in cui si dispone di tali mezzi, possono essere esercitate sulla donna delle pressioni sociali e psichiche che le tolgono ogni li-
948
berta di risolvere i problemi legati alla sterilità se non ricorrendo a tecniche per lei gravose e, per ciò che concerne la FIVET, con una grande probabilità di insuccesso.
A queste obiezioni si oppone 1'argomento secondo cui, nel concetto di libertà personale, è contenuto anche quello della libertà di procreare, per cui il fatto di utilizzare delle tecniche mediche per rimuovere difetti naturali non può essere criticato dal punto di vista etico. Di fatto, il carattere di fatalità tradizionalmente legato alla sterilità viene abolito: essa si riduce a una malattia che giustifica l'intervento del medico.
Questa argomentazione appare certo problematica se si valorizza solo il diritto individuale, equivalente almeno agli occhi di certuni ad un autentico diritto dell'uomo ad accedere alla procreazione tramite metodi artificiali; diritto che, in casi estremi, potrebbe essere addirittura reclamato da una sola persona o da una coppia omosessuale. A questo tipo di argomenti si risponde generalmente che queste situazioni vanno contro il concetto tradizionale di famiglia, che oltrepassano il livello delle misure terapeutiche destinate a combattere la sterilità e che minacciano il benessere del bambino.
Anche quando la medicina della riproduzione si limita ad alleviare la sterilità di coppie eterosessuali, essa si scontra comunque con preoccupazioni etiche di fondo. Un'impressione molto comune è che il sapere umano tocchi, in questo contesto, i limiti dell'ammissibile, o, più esattamente, che bisognerebbe rinunciare a queste tecniche, nonostante la loro apparente utilità a breve termine, a causa dei rischi che esse potrebbero comportare a lungo termine e sulla base di considerazioni etiche che vanno oltre le considerazioni individuali. A seconda del modo di concepire il mondo o dei principi religiosi, si sentono formulare avvertimenti contro questi "attacchi" ai principi d'ordine naturale inconoscibili, alle strutture profonde ed insondate della vita umana, come pure alla Provvidenza e al piano divino della
949
creazione. Giocano pure un ruolo, in tale contesto, il crescente scetticismo circa il progresso tecnologico e le regole che la civilizzazione tecnologica si è data, scetticismo che viene alimentato dalle esperienze negative di degrado dell'ambiente.
Vengono inoltre evocati i pericoli di selezione, vale a dire della possibilità di creare degli "allevamenti umani", che le nuove tecniche mettono alla portata dell'uomo. Questi timori hanno apparentemente le loro radici in avvenimenti storici legati all'epoca del III Reich. Indipendentemente da ciò, si teme che le nuove possibilità di procedere a selezioni già all'inizio di una vita potrebbero dar origine a pressioni che rischiano di marginalizzare, ancor più di guanto già non lo siano, i portatori di un handicap .
Vanno citati infine anche gli argomenti che intrawedono una contraddizione tra la procreazione artificiale e la pratica dell'aborto nel nostro Paese da una parte, e i problemi legati al sovrappopolamento nei Paesi del terzo mondo dall'altra.
313 313.1
Frese di posizione delle Chiese Chiesa cattolico-romana
Da parte della Chiesa cattolica esiste un'Istruzione della Congregazione per la dottrina della fede intitolata "Istruzione su il rispetto della vita umana nascente e la dignità della procreazione. Risposte ad alcune questioni di attualità", datata del 22 febbraio 1987. Assumendo come guadro di fondo un'antropologia che concepisce l'uomo come un'entità unica e che considera che gli interventi sulla sua sfera corporea toccano l'insieme della persona umana, tenendo conto dei diritti che derivano dal valore intrinseco della vita umana come pure del diritto, privilegio del matrimonio, di trasmettere la vita, essa formula le valutazioni morali seguenti :
950
1)
Secondo
la concezione
cristiana,
la dignità
della persona
esige la protezione di ogni vita umana a partire dal momento del concepimento.
2)
La
diagnosi
prenatale
può
essere
giudicata
positivamente
nella misura in cui essa abbia come scopo il benessere e la salute
dell'embrione.
L'interruzione
di
gravidanza
legata
alla diagnosi prenatale va tassativamente respinta.
3)
Gli interventi sull'embrione umano sono permessi, dal punto di vista della morale, quando gli stessi abbiano lo scopo di favorire
la
buona
rischi eccessivi.
salute
dell'embrione
senza
comportare
Ogni intervento sul patrimonio ereditario
umano a fini non terapeutici va respinto.
4)
La ricerca scientifica
su embrioni umani viventi può essere
permessa, con l'accordo dei genitori, solo nei casi in cui risulti
con
assoluta
certezza
che
essa
non
può
recare
pregiudizio né all'embrione né alla madre.
5)
La ricerca
scientifica
su embrioni o feti umani per esperi-
menti che prevedono la perdita degli stessi è da respingere tassativamente. Sono particolarmente da condannare la produzione e l'utilizzazione di embrioni umani come "materiale" di ricerca.
6)
Per ragioni etiche, vanno respinte altre misure, interventi e manipolazioni, come la crioconservazione,
la clonazione, la
produzione di ibridi a partire da patrimonio genetico umano ed animale, la partenogenesi, le gravidanze extracorporee, l'applicazione all'uomo di metodi "d'allevamento", la selezione genetica, ecc.
7)
La procreazione eterologa tramite fecondazione in vitro lede a tal punto l'unicità e la dignità del matrimonio così come il diritto del bambino ad essere concepito e messo al mondo
951
in quanto frutto del matrimonio, che questa variante della fecondazione extracorporea non può essere considerata moralmente ammissibile. Nello stesso ordine di idee, ogni forma di maternità sostitutiva va respinta.
8)
La Sacra congregazione per la dottrina della fede rifiuta anche la procreazione extracorporea omologa. L'atto d'amore coniugale, in quanto partecipazione cosciente della coppia al compimento della volontà créatrice divina, rappresenta il luogo unico di una procreazione conforme alla dignità umana.
La Chiesa cattolica si oppone al concetto che "...si instauri un dominio della tecnica sull'origine e il destino della persona umana" e che dei mezzi tecnici si sostituiscano all'atto coniugale di procreazione.
9)
L'inseminazione artificiale, eterologa od omologa, viene rifiutata per le stesse ragioni. Per la seconda, però, può esservi eccezione "...qualora il mezzo tecnico risulti non sostitutivo dell'atto coniugale, ma si configuri come una facilitazione e un aiuto affinchè esso raggiunga il suo scopo naturale".
10) Considerando le prospettive aperte da queste nuove tecniche, si esortano i legislatori dei vari Stati a mettere sotto la stretta protezione delle loro leggi il diritto alla vita di ogni persona umana come pure il matrimonio e la famiglia (nel senso dei principi enunciati) e a prendere le misure necessarie a lottare contro eventuali abusi.
Nella maggior parte dei suoi punti, questa presa di posizione è approvata oggi in seno alla Chiesa cattolica.
Solo l'inseminazione artificiale e la FIVET omologhe hanno dato origine, da parte di certi specialisti di teologia morale, a prese di posizione che divergono sensibilmente da questi precetti; essi ammettono che, in certe condizioni, queste forme di procreazione artificiale possono essere giustificate; l'inseminazione artifi-
952
ciale o la FIVET devono comunque essere una "ultima ratio", e tutti gli oociti fecondati vanno trasferiti; nessun intervento a fini non terapeutici va praticato sull'embrione.
313.2
Chiesa riformata
In Svizzera non esiste finora un documento ufficiale della Chiesa riformata concernente i problemi biomedici. L'atteggiamento di questa Chiesa trova tuttavia il suo riflesso in uno studio dell'"Istituto di etica sociale della Federazione delle Chiese protestanti svizzere" di Berna, intitolato "Fecondazione in vitro: possibilità tecniche e prospettive etiche", pubblicato nell'aprile del 1987. Da questo documento, che non prende posizione nei confronti dell'inseminazione artificiale, risulta che la tecnica in vitro è approvata a certe condizioni. La domanda posta prioritariamente è quella della base normativa di apprezzamento etico delle nuove tecniche e più ancora quella del modello da adottare sul piano umano. L'elemento di riferimento di ogni regolamentazione per la tecnologia genetica e per la ricerca nel campo della medicina della riproduzione dovrebbe essere dato dalla salvaguardia della dignità umana, valore fondamentale che proibisce che di essa si disponga in qualsiasi modo. Se risulta difficile definire il significato di "dignità umana", alcuni punti possono tuttavia essere precisati in relazione alla tecnica in vitro: il fatto che l'uomo sia una creatura divina non permette che egli venga degradato al rango di oggetto atto a soddisfare interessi individuali. La vita umana in divenire ha diritto alla dignità umana a partire dal momento della fecondazione. Ogni intervento su un embrione va giustificato e motivato sul piano etico. E' naturale che l'uomo, il quale trova la sua identità anzitutto nelle relazioni umane e individuali ed è perciò un essere essenzialmente dotato di personalità, debba la propria vita ad un atto personale. I bambini sono un dono; essi non dovrebbero essere mai il prodotto di "attività" umane, ma sempre restare dono. Queste considerazioni, che evidenziano il valore fondamentale della dignità umana, arrivano alla conclusione che
953
la tecnica in vitro possa costituire un ultimo mezzo di ricorso, una "ultima ratio" per porre rimedio a una sterilità che non può essere trattata con altri mezzi, tenendo conto dei criteri etici (come la limitazione alla fecondazione omologa, il trasferimento di tutti gli oociti fecondati, la proibizione del ricorso a madri sostitutive e degli esperimenti su embrioni) e rispettando severe disposizioni d'applicazione (regolamentazione in materia di diritto professionale, dichiarazione dei casi e controlli obbligatori, consulenza agli interessati).
314
La discussione filosofica dei problemi etici
La discussione filosofica concernente le nuove tecniche della genetica e dalla medicina della riproduzione è fortemente marcata dal fatto che l'intrinseca ambivalenza delle tecniche stesse, il fatto che, in generale, le stesse possano servire a fini costruttivi ma anche distruttivi, riveste nel campo specifico un carattere nuovo, poiché oggetto degli interventi tecnici e delle trasformazioni eventuali sono ormai i fondamenti e l'essenza stessi della natura umana. Il convincimento che, grazie ai nuovi metodi della biologia medica e della tecnica genetica, l'uomo potrebbe addirittura essere in grado di "ricrearsi", ha dato una nuova e drammatica dimensione alla crisi che l'umanità sta attraversando riguardo al proprio orientamento, e rappresenta nel contempo una sfida alle "evidenze filosofiene".
Tra le prese di posizione filosofiche più considerate figurano quelle di Hans Jonas. Conformemente al postulato essenziale della sua opera principale "II principio della responsabilità. Saggio su di un'etica per la civiltà tecnologica" (titolo originale: Das Prinzip Verantwortung. Versuch einer Ethik für die technologische Zivilisation), l'autore ritiene che, per ciò che riguarda la possibilità per l'umanità e l'intera biosfera di proseguire la propria esistenza in condizioni accettabili, i profeti della catastrofe (rischi e pericoli) l'hanno sempre vinta sulle profezie di felicità (possibilità offerte, nuove acquisizioni).
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L'applicabilità di questo "principio di responsabilità" alle potenziali sfere d'azione della FIV e della tecnica genetica suscita già molte riserve e scetticismo: la genetica umana preventiva, ad esempio, destinata ad impedire la trasmissione di geni portatori di malattie, sta in realtà in un rapporto poco verificabile con la cosiddetta eugenetica positiva, il cui scopo è quello di migliorare la specie umana tendendo coscientemente a coltivare certe caratteristiche desiderate. Secondo Jonas, analoghe difficoltà sorgono quando si tenta di tirare una linea di separazione tra diagnosi e selezione prenatale. Ai metodi "futuristi" (clonazione, costituzione di nuovi patrimoni ereditari da parte delle tecniche genetiche), Jonas oppone un rifiuto categorico, poiché ritiene che queste tecniche minino le condizioni e i principi di una vita degna dell'essere umano e conducano a un nuovo tipo di schiavitù di portata finora sconosciuta.
Gli altri trattati filosofici sull'argomento - per quanto possano essere presi in considerazione nel presente contesto - offrono delle visioni molto disparate. Questa affermazione vale tuttavia in misura minore per i principi-base di argomentazione e i criteri scelti: le nozioni di persona e di dignità umana, quelle di autonomia e di autodeterminazione dell'uomo, come pure il principio di universalizzazione e di uguaglianza di trattamento sono sempre messe in primo piano.
Mentre alcuni specialisti di filosofia etica mostrano, come H.
Jonas, un atteggiamento prudente riguardo alle nuove tecnologie, altri autori arrivano a conclusioni opposte, nel senso che non vedono in esse alcuna provocazione etica.
I diversi punti di vista espressi si delineano già, come ci si può attendere, in risposte a domande del tipo "dove situare l'inizio della vita individuale dell'uomo?" o a domande riguardanti il rispetto della dignità umana: la gamma delle risposte va dal momento della fecondazione a quello in cui si taglia il cor-
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done ombelicale, e il giudizio sullo statuto morale degli embrioni e dei feti umani varia di conseguenza.
Se la FIV praticata nei limiti del matrimonio non è, di principio, assolutamente rigettata, il dono dei gameti solleva invece tutta una serie di obiezioni, specialmente per ciò che riguarda l'occultazione volontaria e cosciente dell'identità del donatore e il rischio di fare del bambino uno strumento destinato a realizzare un desiderio dei genitori.
Il problema delle madri sostitutive da luogo a tutta una serie di giudizi che vanno dal "no" categorico (motivato dal fatto che una tale pratica è considerata una lesione grave della dignità umana) al "sì" con riserva per casi particolari, passando per una eventuale tolleranza a certe condizioni e in certe circostanze.
Per ciò che concerne i procedimenti utilizzati dalla genetica umana, l'analisi genetica postnatale riceve il favore di una forte maggioranza se vi è uno scopo manifestamente terapeutico e se vengono rispettate le altre regole di etica medica. In tale contesto si insiste in modo particolare sulla necessità di vegliare a proteggere la vita privata e i dati genetici come pure, in caso di utilizzazione di questi dati in campo economico (assunzione di personale), al rispetto delle regole dell'etica professionale e delle norme giuridiche.
Il problema di sapere se si possa moralmente ammettere la diagnosi prenatale suscita in via di principio risposte positive.
Vengono però anche formulati parecchi dubbi: questi esami, si obietta soprattutto, possono aprire la strada a manipolazioni che permettono di modellare un bambino secondo i desideri dei genitori. Molti autori mettono specialmente in dubbio o addirittura rifiutano i tentativi di selezionare il sesso e l'interruzione di gravidanza in caso di anomalia genetica grave.
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Se la terapia genetica delle cellule somatiche è approvata in larga misura qualora praticata in condizioni chiare, quella concernente i gameti e gli embrioni è giudicata in modo molto diverso: gli uni la rigettano totalmente, altri la giudicano moralmente ammissibile invocando però una stretta regolamentazione, altri ancora affermano che, dal punto di vista etico, questo tipo di terapia non è solo accettabile ma addirittura auspicabile se si è in grado di proporre un aiuto nel caso di gravi malattie.
La ricerca e la sperimentazione su embrioni umani sono oggetto, dal punto di vista etico, di giudizi altrettanto diversi.
Vi è invece maggiore unanimità riguardo alla genetica umana utilizzata a titolo preventivo: essa è consentita all'unanimità se i rischi inerenti al trattamento sono ragionevolmente contenuti, mentre un'eugenetica positiva che mirasse essenzialmente al mantenimento di certe qualità grazie all'ingegneria genetica è respinta in modo massiccio, poiché essa implica che si intervenga artificialmente nel processo di creazione della vita e che, praticandola, ci. si arrogili il diritto di disporre delle condizioni da cui dipende il destino individuale. La produzione di individui umani identici (cloni) è pure rigettata, così come lo è quella di esseri ibridi creati con materiale genetico umano e animale, vista come una messa in questione radicale dell'individualità umana se non addirittura come uno strumento di distruzione della dignità umana.
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Considerazioni femministe sulla medicina della riproduzione
Negli ambienti femministi si trova al centro dei dibattiti la questione se considerare le nuove tecniche di riproduzione umana un reale progresso verso la liberazione della donna o, al contrario, un passo in direzione opposta. Le risposte non sono univoche. Le donne americane vedono in queste nuove tecniche la possibilità di dare libero corso alla loro realizzazione sul piano
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biologico, poiché le stesse valorizzano il loro diritto di disporre del proprio corpo e dei propri organi. Gli ambienti femministi europei mostrano invece un atteggiamento molto più critico e di rifiuto. Essi temono soprattutto il rinforzarsi del controllo dello stato e di quello di certi ambienti medici in campo medico-sociale, nocivo per le donne nel contesto dell'autonomia di procreazione. I tentativi di lottare contro la sterilità con i metodi della medicina della riproduzione rappresentano, ai loro occhi, un misconoscimento delle difficoltà di ordine psicologico e psicosociale alle quali sono spesso da imputare le mancate gravidanze. Parallelamente si sottolinea la pressione crescente che molte donne senza figli subiscono quando, dopo un trattamento infruttuoso della loro sterilità, devono ancora sottomettersi a queste nuove tecniche. I ruoli tradizionali della donna vengono cosi consolidati, e la sua vocazione primaria di madre riaffermata.
Queste due correnti divergenti hanno comunque un punto comune: sia per l'una che per l'altra l'elemento centrale è il diritto della donna all'autodeterminazione e la sua autonomia in materia di procreazione. Questa autonomia, rivendicata come diritto individuale, sottintende la competenza della donna di decidere la regolamentazione delle nascite e l'accettazione, o il rifiuto, della gravidanza. Tale nozione comprende la decisione, la volontà e l'obbligo di avere o di non avere un figlio, oppure di restare sterili.
Da questo diritto all'autodeterminazione deriva l'inammissibilità di ogni riserva o di ogni restrizione che limiti l'autonomia delle donne in materia di procreazione o il loro libero accesso alle tecniche di riproduzione artificiale. Persino le avversarie della medicina della riproduzione insorgono contro regolamentazioni che pretendono, ad esempio, di riservare l'applicazione di queste tecniche alle donne sposate o di esigere una perizia medico-psichiatrica. Di conseguenza, l'obbligo di trasferire tutti
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gli oooiti fecondati è pure considerato come un'intollerabile limitazione dell'autonomia della donna in tema di procreazione.
Va infine citato che, secondo le femministe, è indispensabile che non venga fatta differenza o separazione alcuna tra gli interessi della donna e quelli dell'embrione. Lo statuto dell'embrione va regolamentato tramite il diritto personale della donna incinta.
L'idea di proteggere l'embrione accordandogli uno statuto proprio che gli riconosca eventualmente interessi indipendenti da quelli della futura madre è completamente rifiutata.
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Evoluzione del dibattito politico all'estero Rapporti e raccomandazioni delle commissioni nazionali d'inchiesta
Negli Stati Uniti, Canada, Australia e nella maggior parte dei Paesi europei, sono state istituite in questi ultimi anni delle commissioni aventi lo scopo di studiare i nuovi problemi che si presentavano e di chiarire l'eventuale necessità di regolamentazione. Nel seguito verranno richiamati i lavori, particolarmente presi in considerazione nel nostro Paese, della Commissione Warnock ("Warnock Committee") in Inghilterra, del Gruppo di lavoro Benda ("Arbeitsgruppe Benda") in Germania e del Comitato consultivo nazionale di etica per le scienze della vita e della salute ("Comité consultatif national d'éthique pour les sciences de la vie et de la santé") presieduto dal Prof. Jean Bernard, in Francia.
321.1 II Rapporto Warnock (Warnock Report, Gran Bretagna, 1984) rinuncia a teorie filosofiche di carattere generale, ritenendo che esse avrebbero un carattere troppo individuale per poter servire da punto di partenza per l'elaborazione di soluzioni generalmente applicabili. La Commissione Warnock segue una linea pragmatica tipicamente anglosassone. Essa preconizza un controllo ufficiale efficace da parte dei centri di sterilità (Infertility Services) e riconosce così, implicitamente, il valore etico e so-
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ciale delle nuove terapie della sterilità. La distinzione tra metodo di procreazione naturale ed artificiale è giudicata aleatoria. Tutte le tecniche conosciute (l'inseminazione artificiale omologa ed eterologa e la FIV) sono accettate per principio nella misura in cui corrispondono ai bisogni della coppia interessata; ciò a condizione che sia esercitato un controllo da parte di organi di sorveglianza (competenti anche per le autorizzazioni) di cui facciano parte anche membri non appartenenti al corpo medico.
Il dono di oociti e di embrioni è soggetto ad autorizzazione, ma bisogna rinunciare "per il momento" al prelievo di embrioni con la tecnica del lavaggio. Tutte le terapie della sterilità autorizzate vanno rese accessibili tramite i servizi sanitari statali. La Commissione si pronuncia in favore dell'utilizzazione clinica di embrioni congelati e della ricerca sull'embrione, entro i 14 giorni che seguono la fecondazione essa ammette pure la compra-vendita di embrioni umani. La proibizione totale di utilizzarli a fini commerciali è considerata inopportuna, tenuto conto delle importanti prestazioni che devono fornire gli istituti di conservazione. Riguardo alle condizioni generali, gli esperti britannici preconizzano una stretta osservanza dell'anonimato tra i donatori di gameti o di embrioni e i rispettivi riceventi "...as a matter of good practice". Ciò dovrebbe permettere alle due parti di evitare non solo complicazioni giuridiche, ma anche conflitti emotivi. Dopo valutazione dei pro e contra, la Commissione non si pronuncia chiaramente sul problema di stabilire se sia nell'interesse del bambino conoscere la propria origine genetica. Il bambino dovrebbe in ogni caso avere la possibilità, all'età di 18 anni, di informarsi sull'appartenenza etnica e lo stato di salute genetica del donatore. Il numero dei figli nati dai gameti di uno stesso donatore non dovrebbe essere superiore a 10. Le cliniche che accolgono i donatori sono tenute a iscriverne il nome nei propri registri. I donatori stessi figureranno pure, col loro numero di assicurazione sociale, in un registro centrale nel quale saranno conservate le pratiche. Il registro centrale servirà anche per fornire, in modo anonimo, le informazioni destinate ai bambini. Si rifiuta l'idea di limitare
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in modo assoluto la durata massima di conservazione dei gameti.
Si dovrebbe invece chiedere ai diretti interessati, ogni cinque anni, se desiderano che i loro gameti siano conservati ulteriormente; se gli aventi diritto non possono essere reperiti o sono deceduti nel frattempo, il diritto di disporre di queste cellule passa al centro di conservazione; le disposizioni eventualmente lasciate da queste persone dovrebbero essere rispettate. La conservazione di embrioni è raccomandata per un periodo massimo di 10 anni, dopo di che il diritto di disporne dovrebbe passare al centro di conservazione. Il diritto di proprietà non va applicato agli embrioni. La fecondazione o l'impianto di un embrione dopo la morte del donatore non è proibita perentoriamente, ma la legge dovrebbe stabilire che il bambino non può far valere diritti ereditari nei confronti del donatore se questi è morto prima dell'inizio della gravidanza. Il rapporto Warnock termina con due opinioni di minoranza divergenti. L"una si pronuncia contro il rifiuto di principio di ammettere il ricorso alle madri sostitutive; l'altra propone di assicurare all'embrione una protezione legale particolare e, specialmente, di proibire ogni sperimentazione di cui esso potrebbe fare l'oggetto.
321.2 II Rapporto Benda (R.F.T., 1985) non oppone alcuna obiezione di principio alla FIV omologa. Questa tecnica, tuttavia, dovrebbe essere riservata, secondo gli esperti, a strutture mediche rispondenti a certe esigenze minime e sottoposte alla sorveglianza delle autorità. Secondo il Gruppo di Lavoro sono i Länder che dovrebbero designare le autorità di sorveglianza, benché si giudichi "auspicabile" una legislazione uniforme su tutto il territorio della Germania federale (da questo punto di vista, la situazione è paragonabile a quella esistente in Svizzera). Per la FIV, il numero degli oociti fecondati dovrebbe essere quello assolutamente necessario per il trattamento in corso; eventuali embrioni soprannumerari andrebbero dichiarati. Il Gruppo di lavoro non si pronuncia in modo definitivo sulla sorte da riservare agli embrioni soprannumerari.
La FIV eterologa è ritenuta problematica, e la sua pratica potrebbe essere giustificata solo pren-
63 Foglio federale. 72° anno. Voi. Ili
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dendo certe precauzioni. Il bambino nato grazie a questa tecnica dovrebbe in ogni caso avere la possibilità di conoscere più tardi la propria origine. Il principio dell'anonimato viene respinto.
Le generalità dei donatori vanno registrate per poter essere comunicate al bambino, se ne farà richiesta, al più presto quando avrà raggiunto i 16 anni di età. Lo sperma di un donatore non può servire per più di dieci gravidanze. Tenendo conto della decisione presa durante l'88a, Giornata dei medici tedeschi del 1985, secondo la quale (anche a causa della mancanza di chiarezza in questioni di diritto civile) solo la FIV omologa potrebbe essere praticata, il Gruppo di lavoro Benda ha preferito rinunciare, per il momento, a formulare raccomandazioni concernenti una nuova regolamentazione di diritto civile, tendenti ad includere nelle disposizioni del diritto di famiglia il bambino nato in seguito ad una FIV eterologa,. poiché una tale regolamentazione potrebbe essere considerata dal pubblico come un riconoscimento implicito delle tecniche eterologhe. Il Gruppo di lavoro preferisce attendere le soluzioni che verranno eventualmente prese dalla giurisprudenza. Il Rapporto Benda mantiene una grande riserva per ciò che concerne il dono di embrioni; esso ritiene che lo si potrebbe giustificare nei casi in cui ciò servisse a salvare l'embrione dalla morte. Il ricorso alle madri sostitutive è respinto per principio; potrebbe tuttavia essere prevista una regolamentazione eccezionale per quei casi in cui il ricorso alle madri sostitutive servisse a proteggere la vita dell'embrione o qualora si trattasse di parenti prossimi. Gli esperti giudicano prematuro prevedere raccomandazioni concernenti eventuali sanzioni penali. Quanto all'utilizzazione della FIV nel caso di persone non sposate, il Gruppo di lavoro ritiene che, per il bene del bambino, essa sia inammissibile per donne nubili che vivono sole, mentre che per le coppie che vivono in concubinato essa può essere prevista in casi eccezionali e fondati, cioè quando la stabilità della coppia sia giudicata sufficiente e quando i legami che uniscono i partner siano di tipo matrimoniale. La ricerca sugli embrioni è dichiarata ammissibile quando la stessa serve a fini diagnostici, profilattici o terapeutici
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nell'interesse dell'embrione o quando serve ad acquisire conoscenze mediche ben definite e di grande priorità. Il Gruppo di lavoro giudica, a maggioranza, che la produzione di embrioni umani al solo scopo di servire la ricerca sia assolutamente inammissibile. La crioconservazione degli stessi va limitata ai casi in cui, per aumentare le probabilità di annidamento, il trasferimento di embrioni debba aver luogo solo in un ciclo ulteriore; essa non deve però durare più di due anni a partire dal momento della fecondazione.
La clonazione avente come obiettivo l'ottenimento di individui geneticamente identici come pure la produzione di chimere e ibridi sono considerate un grave attentato alla dignità umana e devono essere sanzionate da misure penali. L'analisi del genoma non va ammessa in diagnosi prenatale se non nel caso di dubbi precisi circa seri difetti genetici. La terapia genetica applicata alla via germinale dev'essere proibita.
321.3 II rapporto francese "Les procréations artificielles. Rapport au Premier Ministre" (Francia 1986) domanda alle autorità nazionali di rinunciare al loro atteggiamento di "neutralità passiva" e di creare delle strutture amministrative che garantiscano qualità e trasparenza alla medicina della riproduzione. La procreazione artificiale dev'essere riconosciuta solo come mezzo per porre rimedio alla sterilità; l'anonimato dei donatori di gameti va conservato, almeno in via provvisoria. Gli esperti francesi raccomandano però di riesaminare, anche nell'ottica del diritto di adozione, il problema del diritto del bambino di conoscere la propria origine genetica. Il ricorso alle madri sostitutive è ritenuto ammissibile, lasciando però alla madre sostitutiva la libertà di considerare il bambino come suo e di tenerselo dopo la nascita. Le banche dello sperma e i centri di inseminazione devono sottostare a una regolamentazione di tipo legale e a controlli ufficiali. I doni di gameti ed embrioni non devono comportare remunerazioni, e il loro sfruttamento a fini commerciali va sanzionato con misure penali. La ricerca medica deve orientarsi maggiormente verso quelle terapie della sterilità che permettano
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di evitare il ricorso alle tecniche di procreazione artificiale.
Queste ultime devono anche essere riconosciute dalla Sécurité Sociale come trattamenti curativi.
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Sommario della legislazione straniera
Leggi ben articolate sono già entrate in vigore in Australia e in America del Nord; alcune prevedono soluzioni molto liberali anche se non seguono la stessa linea direttrice.
322.1 In Svezia la legge sull'inseminazione artificiale del 1° marzo 1985 permette espressamente alle coppie non sposate, ma conviventi in condizioni simili a quelle matrimoniali di fare uso di questa tecnica. L'inseminazione etrologa può essere praticata solo in ospedali pubblici, e si deve stabilire se il bambino potrà, prevedibilmente, crescere in condizioni favorevoli. La cartella clinica del donatore e i dati che lo concernono devono essere conservati per almeno 70 anni. Le informazioni in essa contenute sono a disposizione del bambino non appena egli abbia raggiunto la maturità necessaria. In tal modo l'anonimato è abolito, ma solo per le inseminazioni praticate dopo l'entrata in vigore della legge.
322.2 In Gran Bretagna il Surroqacv Arrangements Act del 16 luglio 1985 prevede sanzioni penali per coloro che, a scopo commerciale, procurano o fanno da intermediari per procacciare delle madri sostitutive. Sono inoltre proibiti gli annunci fatti in proprio da donne per offrire i propri servizi in qualità di madri sostitutive o da genitori desiderosi di far capo ad esse, anche se in questo caso non vi sono gli estremi per sanzionarli come "annunci per ricerca di professione".
322.3 In Danimarca una legge che data del 3 giugno 1987 prevede l'istituzione di un Consiglio etico e la regolamentazione di alcuni tipi di sperimentazione biomedica. Il Consiglio è incaricato di presentare al Ministero degli interni proposte riguardanti la
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protezione legale dei gameti e degli embrioni umani come pure una regolamentazione delle diagnostiche, delle terapie genetiche e della crioconservazione. Fino all'entrata in vigore di tale legislazione, ogni esperimento su oociti umani fecondati va proibito. La clonazione, la creazione di chimere ed ibridi sono assolutamente vietate.
322.4 Nella Repubblica federale tedesca sono in preparazione due progetti di legge: un progetto di discussione del ministro della giustizia del 29 aprile 1986 per l'elaborazione di una legge sulla protezione degli embrioni e un progetto di revisione della legge sull'adozione (inizio 1987).
La legge sulla protezione degli embrioni si limita a colmare le lacune del codice penale tedesco. Sono punibili gli attacchi alla salute portati da parte di terzi con interventi su embrioni (considerati individui potenziali); lo stesso principio vale per l'utilizzazione abusiva, e cioè con scopi diversi dal trasferimento di un embrione nell'utero di una donna, della FIV; è punibile anche il lasciar sviluppare oltre un certo stadio un embrione in vitro (il limite però non è definito in modo assoluto, ma solo in rapporto al momento della nidazione nel caso di una fecondazione naturale). Sono pure considerati quali reati: l'utilizzazione di embrioni per la ricerca o per altri fini estranei alla procreazione, salvo autorizzazione ufficiale; il mantenere in vita con metodi artificiali embrioni raccolti in caso d'aborto, come pure la loro utilizzazione a scopi sperimentali; la FIVET senza autorizzazione del donatore dei gameti o della futura madre, la manipolazione genetica di gameti umani, l'utilizzazione per fecondazione di gameti la cui informazione genetica sia stata modificata artificialmente, la clonazione, la creazione di chimere e di ibridi e il trasferimento nell'utero di una donna di embrioni ottenuti con tali mezzi.
La revisione della legge sull'adozione ha proibire il ricorso alle madri sostitutive.
invece lo scopo di
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322.5 In Austria il Ministero della giustizia ha elaborato un progetto di completamento del Codice civile che regola le conseguenze di diritto civile in relazione alla procreazione artificiale. L'atteggiamento di fronte ai moderni metodi di procreazione adottato in questo progetto può essere considerato molto liberale. Il principio secondo cui la maternità è definita dalla nascita è capovolto, poiché la donatrice di oociti è senz'altro riconosciuta come madre legittima del bambino che la partoriente le affida entro tre mesi dalla nascita. L'inseminazione con sperma di persona deceduta è autorizzata; il bambino così concepito è considerato figlio legittimo del padre deceduto, ma non può avanzare pretese per alimenti contro la famiglia di quest'ultimo. Le nuove tecniche di procreazione artificiale vanno rese accessibili anche a coppie non sposate e che vivono in unione libera. L'uomo che approva l'inseminazione eterologa della sua compagna è sottomesso all'obbligo di mantenere il bambino.
Per ciò che riguarda il donatore di sperma, un riconoscimento giudiziale della paternità è escluso dalla legge. Il medico è tenuto a fornire tutte le informazioni volute al bambino non appena questi abbia raggiunto la maggiore età; il principio dell'anonimato dev'essere quindi abolito. Il ricorso alle madri sostitutive è autorizzato, a condizione che non vi sia rimunerazione. Le pretese derivanti dei contratti conclusi in tale contesto non possono essere fatte valere giudiziariamente.
322.6 In Norvegia il Ministero della sanità e degli affari sociali ha presentato nel gennaio del 1987 un progetto di legge sulla procreazione artificiale; esso ha lo scopo di limitare alle istituzioni pubbliche o riconosciute dal diritto pubblico le tecniche di procreazione artificiale; solo queste istituzioni sarebbero inoltre abilitate a conservare dello sperma per periodi di tempo prolungati. Ai sensi del progetto di legge, la crioconservazione di oociti non fecondati è proibita, mentre quella degli embrioni è riservata alle istituzioni precitate. Gli embrioni possono solo essere trasferiti nell'utero della donna da cui è
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stato ottenuto l'oocita; la durata della conservazione è limitata a dodici mesi. Anche le donne non sposate devono avere accesso ai nuovi metodi qualora vivano stabilmente in unione libera con un uomo. E' autorizzata solo la FIV omologa. In caso di inseminazione artificiale l'anonimato del donatore va garantito.
322.7 In Francia esiste un decreto che limita l'utilizzazione dei metodi di procreazione artificiale alle istituzioni che dispongono delle condizioni tecniche necessarie.
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Consiglio d'Europa
Verso la fine del 1983, il Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa ha istituito una Commissione di esperti che ha presentato un progetto di raccomandazioni nel maggio 1987. A tutt'oggi questo progetto non è ancora stato approvato. Esso è stato concepito essenzialmente in funzione dei valori fondamentali previsti dallo Statuto del Consiglio d'Europa e dalla Convenzione europea per i diritti dell'uomo. Tra questi si trovano, in particolare, la protezione della vita e della dignità umana come pure della libertà individuale, che include il diritto a poter creare una famiglia. Il documento ammette che i metodi di procreazione artificiale si giustificano per principio e dal punto di vista etico quando essi pongono rimedio alla sterilità, ma stabilisce nel contempo severe condizioni di applicazione e innalza barriere contro gli abusi. Tenendo conto del grado di accettazione delle tecniche in causa nella maggior parte dei Paesi europei, il Consiglio d'Europa ha preferito definire chiaramente il campo d'applicazione delle tecniche stesse piuttosto che relegarle in una "zona grigia" etico-giuridica con proibizioni radicali che non avrebbero alcuna possibilità di essere accettate.
Per formulare il proprio giudizio, la Commissione federale di esperti si è appoggiata al testo del Consiglio d'Europa. Alcuni punti dello stesso sono richiamati al Capitolo 5 del presente
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rapporto, unitamente alle raccomandazioni della Commissione per quel che riguarda le soluzioni auspicabili per il nostro Paese.
Il testo integrale del Consiglio d'Europa è presentato in an-
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Evoluzione del dibattito politico in Svizzera Direttive dell'Accademia svizzera delle scienze mediche (ASSM)
Le raccomandazioni dell'ASSM del 1981 concernenti l'inseminazione artificiale eterologa si fondano essenzialmente su un progetto di raccomandazione del Consiglio d'Europa che il Comitato dei ministri non ha tuttavia mai approvato. Queste direttive non si pronunciano circa le indicazioni per l'inseminazione artificiale.
Esse ne autorizzano l'accesso anche a coppie non sposate che vivono stabilmente assieme. Esse esigono l'anonimato del donatore.
Nel 1985, l'ASSM ha presentato le proprie "Direttive medico-etiche per la terapia della sterilità mediante fecondazione in vitro e trasferimento di embrioni". Secondo le stesse, la FIV va utilizzata solo come ultima risorsa nella terapia della sterilità e va praticata solo in centri riconosciuti, soggetti a registrazione. Le coppie non sposate devono avere la possibilità di accedere a queste tecniche, mentre le tecniche eterologhe sono escluse (ciò in parziale contraddizione con le Direttive del 1981 concernenti l'inseminazione artificiale). La ricerca sugli embrioni è proibita, mentre la crioconservazione di embrioni è ammessa solo durante il periodo di terapia. I medici non devono contribuire alla creazione di rapporti che possono portare a una maternità di sostituzione. Il testo completo delle Direttive dell'ASSM (versioni del 1981 e 1985) è presentato in annesso.
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Attività legislative a livello cantonale Leggi in vigore
Vaud : la legge sanitaria del 29 maggio 1985 stabilisce, all'art.
72, che i medici e le istituzioni sanitarie che vogliono intraprendere un'attività nell'ambito della procreazione artificiale sono tenuti ad annunciarlo. Il Consiglio della sanità pubblica è autorizzato a impartire delle direttive (art 13) . Fondandosi sulla competenza accordatagli dalla legge, il Consiglio di Stato ha pubblicato le "Directives du Conseil de Santé du 15 septembre 1986 sur la procréation humaine assistée". In esse l'utilizzazione dei metodi della procreazione artificiale viene limitata alle coppie sposate per le quali la procreazione naturale non è possibile. Le direttive dell'ASSM concernenti l'inseminazione artificiale e le tecniche in vitro sono dichiarate vincolanti; qualsiasi divergenza è sottomessa all'approvazione del Dipartimento. L'inseminazione omologa con sperma di un uomo deceduto è proibita. L'anonimato del donatore dev'essere garantito. Secondo l'art. 152 della legge sanitaria, la creazione di banche dello sperma è sottomessa ad autorizzazione.
Ginevra : il "Règlement concernant les conditions relatives à la pratique des fertilisations in vitro et des transferts d'embryons dans les établissements médicaux privés", edito dal Consiglio di Stato in data 28 maggio 1986, da carattere vincolante alle direttive dell'ASSM e sottomette ad autorizzazione la pratica di queste tecniche in istituti privati.
Neuchâtel : le "Directives du médecin cantonal relatives à l'insémination artificielle hétérologue et la fécondation in vitro à l'intention des médecins, hôpitaux et cliniques du canton de Neuchâtel" del 16 ottobre 1986, si riferiscono pure, essenzialmente, alle Direttive dell'ASSM.
Basilea-Campacrna : le prescrizioni del Dipartimento dell'economia e della sanità concernenti la FIVET per il trattamento della ste-
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rilità (Weisung der Volkswirtschafts- und Sanitätsdirektion über die In-vitro-Fertilisation und den Embryotransfer zur Behandlung der menschlichen Infertilität) del 2 febbraio 1987, dichiarano vincolanti le direttive dell'ASSM del 1985. Esse proibiscono "di conseguenza", e in particolare, gli interventi sul patrimonio ereditario dei gameti umani, il ricorso organizzato a madri sostitutive come pure l'utilizzazione di embrioni a fini commerciali e farmacologici.
Argovia : il paragrafo 51 della nuova legge sanitaria del 3 novembre 1987, accettata dal popolo, autorizza per principio le tecniche di procreazione artificiale riferendosi alle direttive dell'ASSM, ma ne limita l'uso alle coppie sposate.
L'inseminazione eterologa è autorizzata, la FIV è ammessa solo se omologa e solo se tutti gli embrioni ottenuti in vitro vengono trasferiti. Il ricorso a madri sostitutive nonché il dono di oociti ed embrioni sono proibiti. Lo stesso vale per sperimentazioni sul patrimonio ereditario di gameti ed embrioni, come pure per le manipolazioni genetiche, a meno che quest'ultime non siano dirette ad evitare malattie ereditarie gravi. Ogni intervento che permetta di decidere il sesso del nascituro o di influenzarne altre caratteristiche è proibito. I gameti possono essere tenuti in vita solo per la durata della terapia in corso. L'applicazione dei metodi di procreazione artificiale è riservata, previa autorizzazione, a medici ed ospedali.
San Gallo : il 24 febbraio 1988, il Gran Consiglio ha adottato una risoluzione concernente gli interventi nella procreazione umana intitolata "Grossratsbeschluss über Eingriffe in die Fortpflanzung beim Menschen".
Tale risoluzione autorizza l'inseminazione e il trasferimento di gameti omologhi come ultima risorsa nel trattamento della sterilità, proibisce invece tutte le altre tecniche, compresa la FIV. Alcune di queste disposizioni sono state oggetto di due ricorsi di diritto pubblico, sui quali dovrà statuire prossimamente il Tribunale federale.
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Glarona : la Landsgemeinde del 1° maggio 1988 ha deciso che l'art. 33a della legge sanitaria cantonale ha il seguente tenore: "L'inseminazione omologa è autorizzata. Tutte le altre tecniche mediche di procreazione sono proibite".
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Progetti di legge pendenti
Basilea-Città; nel dicembre del 1987, il Gran Consiglio ha discusso in prima lettura un progetto di legge concernente la medicina della riproduzione umana che intende autorizzare solo le tecniche omologhe (inseminazione, GIFT, FIV) e proibire la crioconservazione di gameti ed embrioni.
Ticino : il progetto di legge sanitaria del 16 settembre 1986 prevede, sotto il titolo marginale "inseminazione artificiale", che il Consiglio di Stato può dichiarare applicabili raccomandazioni o direttive approvate dalla Confederazione o dall'ASSM.
Soletta : il Canton Soletta dispone di un progetto di legge (17 marzo 1988) concernente le tecniche di procreazione artificiale.
Esso ammette l'inseminazione con gameti di donatori e, in certi casi, la FIV, ma proibisce le manipolazioni genetiche e il ricorso alle madri sostitutive. Diverse disposizioni restrittive mirano a vietare abusi. Così esso prevede di sottoporre ad autorizzazione l'applicazione dei metodi di procreazione artificiale; di limitare a un ospedale pubblico quella delle forme eterologhe, di riservare queste tecniche alle coppie sposate, di proibire la selezione del sesso, le manipolazioni, la sperimentazione e il ricorso alle madri sostitutive, di limitare la conservazione dei gameti e, infine, di esigere a titolo precauzionale la salvaguardia dei dati nel caso in cui, in seguito, l'anonimato dei donatori venisse abolito. Le infrazioni a questa legge sono punite, secondo il progetto, con pene detentive o con multe.
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332.3
Interventi parlamentari dei cantoni
Zurigo : il 26 otobre 1987, il Gran Consiglio ha presentato una mozione per obbligare il governo a preparare una legge sulla tecnologia genetica e le tecniche di procreazione artificiale.
Berna : il 5 novembre 1987, il Gran Consiglio ha presentato una mozione che chiede una legislazione cantonale sulle tecniche genetiche e di procreazione artificiale.
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Interventi a livello federale
Misure legislative a livello federale sono state richieste mediante iniziative cantonali, da una parte, e interventi parlamentari dall'altra. Queste richieste riguardano sia i problemi relativi alla medicina della riproduzione e alle analisi e procedimenti genetici applicati all'uomo, sia le tecniche biogenetiche in generale, in particolare l'applicazione di queste ultime all'agricoltura e all'industria.
333.1
Iniziative del Canton San Gallo
II Consiglio di Stato sangallese ha deposto il 20 marzo 1987 un'iniziativa cantonale che chiede all'Assemblea federale di promulgare senza ritardi delle prescrizioni sulla fecondazione artificiale umana. Il 6 ottobre 1987 il Consiglio degli Stati ha deciso di dar seguito a questa iniziativa (BO CS 1987 517 ss.); il Consiglio nazionale ha preso la stessa decisione in data 4 ottobre 1988.
Il 15 marzo 1988 il Canton San Gallo ha presentato una seconda iniziativa con la quale si invita il Consiglio federale a promulgare senza indugi prescrizioni che regolamentino le ricombinazioni genetiche del DNA in medicina, nell'agricoltura e nell'industria.
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333.2
Interventi parlamentari
II postulato Hegg del 19 settembre 1984, accettato il 14 dicembre 1984 (BO CN 1984 1924), invita il Consiglio federale ad esaminare il novero delle misure legislative urgenti che s'impongono nell'ambito delle nuove tecniche. Il postulato Ziegler del 4 febbraio 1985 (accettato il 21 giugno 1985; BO CN 1985 1249) chiede al Consiglio federale di dare incarico a un gruppo di lavoro di effettuare un'inchiesta su vantaggi e rischi delle tecniche biologiche e genetiche. La mozione Segmüller del 19 giugno 1985, accettata il 4 ottobre 1985 sotto forma di postulato (BO CN 1985 1813 s.) invita il Consiglio federale a creare le basi legali atte ad impedire abusi nel campo dalla medicina della riproduzione, completando le direttive dell'ASSM e tenendo conto dei lavori del Consiglio d'Europa. Il postulato Fetz del 1° ottobre 1985, accettato il 20 dicembre 1985 (BO CN 1985 2245), chiede al Consiglio federale di incaricare un gruppo di esperti indipendenti di studiare le ripercussioni ecologiche, mediche, sociali e d'altro tipo delle tecniche attualmente in uso in biologia, in particolare le manipolazioni genetiche e la diagnosi prenatale.
La mozione Zwygart del 20 marzo 1987, accettata il 18 dicembre 1987 come postulato (BO CN 1987 1857), esige dal Consiglio federale che venga elaborata una regolamentazione legale per impedire i matrimoni consanguinei tra bambini nati da fecondazione eterologa con gameti dello stesso donatore; il registro centrale delle adozioni dovrebbe servire da modello in questo contesto.
Un'altra mozione Zwygart, del 9 ottobre 1987, incarica il Consiglio federale di prendere delle misure legislative nel campo delle manipolazioni genetiche, prevedendo almeno che le stesse vengano dichiarate; questa mozione è stata accettata il 18 marzo 1988 sotto forma di postulato.
333.3
Interventi pendenti
La mozione Fetz del 16 marzo 1987 propone al Consiglio federale di intervenire presso le organizzazioni internazionali onde evi-
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tare che particolari sistemi biologici e tecniche genetiche possano essere brevettate, e di completare in tal senso la Legge federale sui brevetti d'invenzioni. La mozione Eppenberger del 16 giugno 1987 invita il Consiglio federale ad elaborare un progetto di legge che regoli in modo più restrittivo, salvo a fini di ricerca, il trasferimento di embrioni negli animali d'allevamento.
La mozione Küchler del 17 giugno 1987 avanza esigenze quasi dello stesso tenore e chiede un progetto di legge che preveda delle disposizioni il più possibile restrittive anche nel campo della tecnologia genetica. Anche in questo caso si fa una riserva per ciò che riguarda la ricerca. La mozione Fetz del 24 settembre 1987 chiede al Consiglio federale di impedire che vengano prodotti nel nostro Paese degli esseri viventi i cui geni siano stati oggetto di manipolazioni.
334
"Iniziativa Beobachter"
II 13 aprile 1987 un comitato d'iniziativa domiciliato presso la redazione del periodico "Der Schweizerische Beobachter" ha deposto un'iniziativa popolare "contro l'applicazione abusiva della tecnologia di riproduzione e della tecnologia genetica alla specie umana", appoggiata da 126'686 firme valide (FF 1987 II 1235 ss.). Essa chiede che venga creata la base costituzionale per permettere alla Confederazione di legiferare nel campo della procreazione artificiale e della tecnologia genetica applicate all'uomo. Il testo dell'iniziativa contiene pure un mandato legislativo che mira da una parte a proteggere i valori fondamentali della dignità umana e della protezione della famiglia, e d'altra parte a proibire certe pratiche che esso enumera. Risulta dal testo dell'iniziativa che i suoi autori appoggiano per principio l'abolizione dell'anonimato dei donatori di gameti, salvo espresse disposizioni contrarie. Dovrebbe inoltre essere proibito: costituire riserve di embrioni a scopi commerciali e mediarle a terzi, mediare a scopi commerciali persone suscettibili di concepire o di generare dei figli per conto di terzi, sviluppare embrioni all'esterno del corpo materno, produrre embrioni
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umani geneticamente identici o embrioni ottenuti a partire da gameti o da geni umani artificialmente modificati o da materiale genetico animale e, infine, manipolare embrioni il cui sviluppo è stato interrotto e vendere il prodotto di tali manipolazioni.
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Fresa di posizione della Commissione: idee direttrici
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Premessa
In uno stato di diritto liberale, ogni considerazione va fatta partendo dal ' principio dell'autodeterminazione dei cittadini.
Ogni restrizione che lo stato impone alla loro libertà va giustificata. Ciò vale anche per i campi della procreazione artificiale e della genetica umana.
I procedimenti applicati nella procreazione artificiale e nella genetica umana esigono una riflessione etica che tenga conto non solo della vita privata degli adulti in causa, ma anche del bambino e della comunità tutta. Bisogna valutare se e a quali condizioni i nuovi metodi possano essere applicati. A questo scopo sarà bene richiamare dapprima alcuni principi generali determinanti nel campo della procreazione artificiale e della genetica umana.
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Rispetto della dignità umana
II rispetto della dignità umana rappresenta la giustificazione ultima e suprema dell'ordine giuridico. Questo rispetto si concretizza nei diritti fondamentali definiti dalla Costituzione, nei principi non scritti dello stato di diritto e nel diritto positivo. A tal proposito meritano di essere sottolineati i seguenti aspetti: 421
Intangibilità della vita umana
La vita umana ha un suo valore proprio ed intangibile. Il fatto che il diritto in vigore permetta di sacrificare in certi casi la
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vita di un nascituro per preservare la salute della madre (art.
120 CP) non cambia nulla a tale principio. La vita umana non deve in nessun caso essere considerata come uno strumento: essa non può cioè essere utilizzata come mezzo per ottenere un fine. Questo dato di fatto comporta delle conseguenze specialmente per la produzione di embrioni a fini che non siano quelli della procreazione (cfr. 578) e per ciò che concerne il loro sviluppo extracorporeo (cfr. 577).
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Intangibilità dell'immagine umana
Alla struttura biologica, individuale e sociale dell'uomo corrisponde, sul piano culturale, una sua "immagine" che deve in linea di principio restare intangibile. Questo aspetto della dignità umana è diventato attuale solo con la messa a punto dei metodi di procreazione artificiale e dei nuovi metodi nel campo della genetica umana. Esso comprende in particolare: - la specificità di ogni essere umano in opposizione all'animale: il rispetto di questa specificità esclude l'applicazione all'uomo di manipolazioni citogenetiche che facciano ricorso a cellule e geni animali (cfr. 574); - la procreazione naturale e lo sviluppo prenatale dell'uomo: l'uomo è generato dalla fusione di un oocita con uno spermatozoo e si sviluppa all'interno del corpo della madre. Il rispetto di questi presupposti essenziali dello sviluppo umano esclude il ricorso a metodi come quello della riproduzione asessuata, della partenogenesi o dello sviluppo dell'embrione in un utero artificiale (cfr. 575-577); - il diritto dell'uomo a possedere un proprio patrimonio ereditario intatto (l'unicità genetica e il suo carattere insostituibile sono fissati al momento della fecondazione): la costituzione genetica non può essere deliberatamente modificata.
L'uomo è creatura e non può sostituirsi al suo creatore. Per questa ragione gli interventi sul genoma umano devono essere strettamente limitati (cfr. 64-65).
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423
Attenuazione della sofferenza
La salute, concepita non solo come assenza di ogni tipo di patologia o lesione corporale, ma nel senso di benessere completo, è un elemento costitutivo della dignità umana. L'obiettivo da raggiungere è quello di avere uomini sani in un ambiente sano; scopo della medicina è quello di prevenire sofferenze inutili e di guarire eventuali malattie per raggiungere quell'obiettivo.
Nonostante questi obiettivi, le esperienze di dolore, malattia, infermità e morte sono parte integrante della vita dell'uomo. Per questa ragione è importante avere anche la capacità di saper vivere con la malattia e l'infermità. Questo modo di vivere, fatto di adattamenti ad uno stato di salute deficiente, interessa l'uomo dal punto di vista fisico, spirituale e psichico.
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Libertà di ricerca
La procreazione artificiale e la genetica umana sono il risultato di ricerche scientifiche. Queste ricerche rappresentano un elemento essenziale dello sviluppo della personalità umana, sviluppo che è protetto dal diritto fondamentale non scritto della libertà individuale. La libertà di far ricerca non può però essere garantita in modo assoluto: essa è limitata dall'obbligo di rispettare la dignità umana e dai diritti fondamentali. Essa diviene oggetto di controversia proprio nel caso della procreazione artificiale e della genetica umana, campi in cui la ricerca è esposta ad abusi.
Eventuali limitazioni non implicano per nulla un'ostilità aprioristica nei confronti della scienza come tale, ma esigono che ci si chieda con sufficiente spirito critico quali siano il senso e le conseguenze della ricerca stessa. Se la ricerca è pregiudizievole alla dignità umana, essa non è più protetta da alcun diritto fondamentale e non è più giustificata da riferimenti al prestigio nazionale, al progresso o a un qualsiasi altro interesse d'ordine intellettuale. Si tratta dunque di stabilire se e dove occorra porre dei limiti alla ricerca su embrioni e feti (cfr. 543, 7).
64 Foglio federale. 72° anno. Voi. III
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44 441
Procreazione artificiale Libertà di procreazione
La procreazione fa parte del libero sviluppo della personalità, garantito dal principio della libertà individuale. Conformemente a ciò, la libertà di procreare è contenuta nel principio della libertà individuale. Essa è stata di recente espressamente riconosciuta come diritto fondamentale dell'uomo.
Finora il legislatore non aveva alcuna ragione di occuparsi di questo aspetto particolare nell'ambito della nostra Costituzione.
Adesso, il problema è diventato attuale a causa del dibattito pubblico concernente la procreazione artificiale.
La libertà di procreare consiste nel fatto che una donna e un uomo al giorno d'oggi sono liberi, nei limiti del diritto civile e penale, di generare dei figli. Ciò vale pure, sotto riserva del benessere del bambino, per la procreazione artificiale (cfr.
444). E' questa la ragione per cui la procreazione artificiale con gameti della coppia che desidera avere un figlio è protetta dalla libertà di procreazione. Questa libertà non implica tuttavia il diritto di adottare un bambino né di procreare tramite gameti di terze persone.
442
Procreazione naturale e procreazione artificiale
Le obiezioni suscitate dai metodi di riproduzione artificiale sono anche dovute al fatto che la stessa si sostituisce con mezzi tecnici all'unione naturale tra l'uomo e la donna. Inoltre, l'applicazione dei metodi di procreazione artificiale esige la partecipazione di terzi, poiché sono il medico & i suoi assistenti che procedono al prelievo, all'esame e alla conservazione dei gameti come pure all'inseminazione artificiale e alla FIV. La maggioranza della Commissione è del parere che il carattere artificiale di tali interventi non sia sufficiente, da solo, a giu-
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stificare la proibizione dei metodi utilizzati oggigiurno come rimedio alla sterilità, così come non si può respingere il ricorso all'arte medica quando la stessa cerca di porre rimedio ad altri tipi di danno della salute umana. E' incontestabile che il ricorso a mezzi tecnici per poter procreare può rappresentare un peso notevole per i diretti interessati (in modo diretto per la donna, indiretto per l'uomo e il bambino). Nonostante cio la maggioranza della Commissione ritiene che, finché è la coppia ad essere chiamata in causa, la decisione di utilizzare o meno dei metodi artificiali debba appartenere alla coppia stessa: si tratta di una decisione di coscienza, presa di solito dopo aver sentito degli specialisti. Per ciò che riguarda invece le conseguenze che le nuove possibilità offerte dalla procreazione artificiale possono avere per il bambino, è il legislatore che può e deve regolare l'applicazione dei metodi a disposizione e prendere tutte le misure atte alla sua protezione. Del resto, la necessità di una indicazione medica rigorosa per la procreazione artificiale (cfr. 443) costituisce un altro argomento di opposizione alle obiezioni sollevate da questi nuovi metodi.
443
Desiderio di figli e indicazioni mediche
II desiderio di avere un bambino è una necessità fondamentale per molte donne e per molti uomini. L'opinione quasi unanime della Commissione è che tale desiderio giustifichi il ricorso alle tecniche di procreazione artificiale messe a punto dalla medicina della riproduzione. E' avviso della maggioranza della Commissione che, conformemente alle Raccomandazioni del Consiglio d'Europa (Principio 1) e in virtù del principio della libertà personale, i potenziali genitori possano chiedere di accedere a tali procedimenti nei casi in cui la sterilità o il rischio genetico non possano essere trattati con altri metodi e il desiderio di figli non possa essere pertanto realizzato mediante un rapporto sessuale.
Questa esigenza di portata generale deve escludere l'applicazione di quei metodi della procreazione artificiale che mirano ad altri scopi, ad esempio alla selezione artificiale. Se si utilizzano i
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gameti della coppia, l'indicazione medica è evidente, poiché altrimenti la donna non si sottometterebbe agli interventi necessari. Nelle altre ipotesi, l'indicazione medica generale andrà precisata caso per casa.
Nello stesso ambito di idee, la Commissione ritiene che, se si vogliono aiutare le coppie sterili, la ricerca delle cause di sterilità e di infertilità come pure la ricerca concernente le misure preventive e terapeutiche da adottare debbano essere lo scopo essenziale della medicina della riproduzione e che, in tale contesto, i mezzi tecnici impiegati dalla procreazione artificiale non rivestano che un'importanza secondaria.
444
Desiderio di figli e benessere del bambino
Dal punto di vista giuridico, la dignità umana del bambino obbliga la comunità di diritto a garantirne il benessere. Col diritto attualmente in vigore, le disposizioni previste in questo ambito sono essenzialmente quelle che disciplinano i diritti e gli obblighi dei genitori a partire dal momento della nascita.
Tuttavia, a causa della libertà di procreare di cui essi godono, è escluso che sia lo stato ad occuparsi del benessere del nascituro. Ciononostante, quando si tratta di procreazione artificiale, vi sono terzi che forzatamente partecipano: il medico e, per i metodi eterologhi il donatore. La coppia non può semplicemente invocare la sua libertà di procreare, ma deve, secondo la maggioranza della Commissione, giustificare il suo operato in funzione del benessere del nascituro. Il diritto di ricorrere alle tecniche di procreazione artificiale, garantito dalla libertà individuale, esiste dunque solo sotto riserva del benessere del bambino. Tali metodi vanno perciò utilizzati solo se non comportano, rispetto alla procreazione naturale, un aumento di rischio per lo sviluppo del bambino. Secondo le esperienze fatte finora, ciò si verifica per l'inseminazione artificiale, per la FIVET e la GIFT. Il desiderio di figli che può essere realizzato solo mediante un dono di gameti dovrebbe inoltre essere accettato
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solo se tutto lascia prevedere che il bambino avrà un padre e una madre pronti ad assumersi i loro doveri di genitori (cfr. 512).
Un altro problema che si pone è quello di sapere se il dono e se questo è permesso - il mantenimento dell'anonimato del donatore - siano compatibili col benessere del bambino (cfr. 511, 528) .
Una minoranza della Commissione ritiene che il criterio del benessere del bambino non sia adatto a stabilire le norme da cui debba dipendere, in futuro, la decisione di generare o non generare vite umane. Il problema del benessere del nascituro si collega forzatamente a quello del valore della sua vita futura; si tratta dunque di una decisione che riguarda solo i genitori potenziali, e mai il legislatore. Se quest'ultimo, invocando il benessere del bambino, proibisse la procreazione artificiale in certi casi, ciò significherebbe che egli considera implicitamente che 1'interesse del bambino è quello di non essere messo al mondo. La minoranza della Commissione ritiene che il benessere del bambino è un compito che spetta alla famiglia e alla società e che esso non può essere in nessun caso un motivo sufficiente per motivare una proibizione legale del concepimento.
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Uguaglianza dei diritti tra uomo e donna
Secondo la Commissione, il desiderio di figli ha lo stesso peso, che la sterilità o l'eventuale rischio genetico sia imputabile all'uomo o alla donna. Solo ragioni cliniche possono giustificare un giudizio diverso. Se si ammette il dono dei gameti, bisogna pertanto considerare alla stessa maniera spermatozoi e oociti, almeno per quanto ciò sia possibile dal punto di vista biologico.
Al contrario, il principio di uguaglianza dei diritti non è sufficiente a giustificare il ricorso a madri sostitutive, anche se tale accorgimento tende a soddisfare il desiderio di coppie sterili in cui la moglie non è in grado di portare a termine la gravidanza. Ciononostante, tenuto conto del significato particolare della gravidanza e dei legami fisici e psichici che essa crea tra
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madre e nascituro, il ruolo di una madre sostitutiva non può essere equiparato a quello di un donatore di gameti (cfr. 56).
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I nuovi procedimenti nel campo della genetica umana La rivoluzione provocata dalla tecnologia genetica
Da millenni l'uomo si ingegna a modificare la gamma delle specie vegetali e animali che lo circondano facendo ricorso alla coltivazione o all'allevamento. Le tecnologie che permettono di intervenire direttamente nelle combinazioni geniche e nella struttura dei geni stessi, hanno dato all'uomo nuove possibilità di "disporre" della vita. In teoria, tutti i metodi utilizzati dalla genetica sono applicabili all'uomo. Ma non è ancora possibile prevedere quali di queste tecniche potrebbero un giorno fare oggetto di esperienze cliniche ed essere applicate alla nostra specie.
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Diritto all'autodeterminazione
La diagnosi prenatale, basata sullo studio dei cromosomi e dei geni, figura in primo piano tra le tecniche genetiche attuali.
Essa si differenzia da quella postnatale per il fatto che la messa in evidenza di malattie non implica unicamente cure tendenti a guarire o a lenire tali malattie, ma, spesso, un'interruzione di gravidanza. I procedimenti di tecnica genetica utilizzati in diagnosi prenatale suscitano, molto più che i metodi convenzionali, una netta impressione di controllo qualitativo della vita "in divenire".
La Commissione ritiene che non è suo compito esprimere giudizi sulla pratica attuale delle interruzioni di gravidanza. Essa esprime pero il parere che, se i tests prenatali dovessero essere considerati come un obbligo per dei genitori coscienti dei loro doveri, si rischierebbe di minare alla base il rispetto della vita umana, sia essa o no affetta da patologie.
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Fer ciò che concerne i metodi utilizzati dalla diagnosi prenatale, la Commissione si dichiara favorevole al diritto illimitato dei genitori all'autodeterminazione. I genitori hanno il diritto di essere informati sulle possibilità offerte dalla diagnosi prenatale; ma hanno anche il diritto di rifiutare tale informazione e di rinunciare a questo tipo di diagnosi. Non si possono obbligare donne gravide a sottoporsi ad esami prenatali; qualora accettassero questo tipo d'i diagnosi, non si potrebbe costringerle ad interrompere la gravidanza.
Lo stesso diritto illimitato all'autodeterminazione va applicato anche alle diagnosi genetiche postnatali o effettuate durante l'età adulta.
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Interessi pubblici Aspetti demografici
Dal punto di vista demografico, il numero di bambini concepiti con metodi artificiali e quello delle gravidanze interrotte in seguito ad esame prenatale è insignificante rispetto al numero totale delle nascite in Svizzera (cfr. 2) . Tuttavia, alcuni problemi legati alla procreazione artificiale non possono essere ignorati se si pensa da una parte all'eccedenza di nascite nel terzo mondo, e dall'altra alle pratiche di interruzione di gravidanza nel nostro Paese. Il fatto che da una parte vi siano dei bambini cui manca tutto o che vite in divenire vengano stroncate, mentre in altre parti ci si sforzi di far nascere dei bambini in modo artificiale e con notevoli investimenti finanziari, costituisce una delle contraddizioni più inquietanti della società in cui viviamo.
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Praticabilità
Oltre a rispettare le esigenze generali di correttezza di contenuto e di compatibilita con l'insieme del nostro ordinamento giuridico, una regolamentazione della procreazione artificiale e
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delle tecniche genetiche applicate all'uomo dev'essere applicabile ed eseguibile con un investimento ragionevole. A questo proposito sono da osservare i seguenti punti: Le persone direttamente in causa non sono, almeno per il momento, molte, ma il loro numero persiste. La portata esistenziale del problema esige una regolamentazione sostanziale dei principali aspetti pratici che si presentano già oggi e di quelli che si presenteranno in un avvenire prevedibile. In questo contesto sono l'individuo e la famiglia che sono toccati nella loro sfera intima. Modalità ed ampiezza della regolamentazione dovranno tenerne conto nella misura del possibile, contribuendo a proteggere questa sfera. L'applicazione delle tecniche utilizzate in medicina della riproduzione e in genetica umana presuppone esperienza e conoscenze particolari. Ambedue i campi sono in rapida evoluzione, e più le applicazioni tecniche si faranno numerose, più i problemi da risolvere diventeranno complessi.
La regolamentazione legale dovrà dunque limitarsi agli aspetti etici fondamentali e ai principali problemi organizzativi. La concretizzazione tecnica delle norme legali spetterà invece alle disposizioni di esecuzione e alle direttive mediche, che possono essere rapidamente e facilmente adattate all'evoluzione delle conoscenze scientifiche (cfr. 824).
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Relazione con la situazione in altri paesi
I problemi relativi alla procreazione artificiale e alla genetica umana non rivestono solo carattere nazionale, ma sono di portata universale e dovrebbero perciò essere risolti in modo uniforme.
II fatto che l'una o l'altra delle tecniche siano autorizzate in un paese e proibite in un altro implica anche il rischio che la proibizione venga aggirata con un "turismo" a scopo particolare.
Per questa ragione la Commissione ha prestato molta attenzione alla raccomandazione n. 1046 (del 1968) dell'Assemblea parlamen-
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tare del Consiglio d'Europa concernente l'utilizzazione di embrioni e feti umani come pure al progetto di raccomandazione del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa relativo alla procreazione umana artificiale (cfr. 323) . Le sue raccomandazioni concordano per l'essenziale con le stesse.
Vi sono però notevoli differenze tra gli stati membri del Consiglio d'Europa. Se in materia di procreazione artificiale non si dispone che di un progetto di raccomandazione, v'è da notare che lo stesso prevede soluzioni alternative per molti problemi importanti. Esistono ad esempio delle notevoli differenze tra i progetti di legge elaborati in Austria e in Germania Federale. Queste differenze sono ancora più sensibili se si considerano le legislazioni e i progetti legislativi di Paesi non facenti parte del Consiglio d'Europa.
In una simile situazione, i futuri postulati per una legislazione svizzera dovranno riflettere prioritariamente convinzioni maturate in discussioni pubbliche. Parallelamente si dovrà seguire attentamente la situazione all'estero. In seno alla Commissione si sono tuttavia registrati dei pareri divergenti per ciò che riguarda il problema dell'importanza da accordare al rischio che gli interessati posano sottrarsi alle disposizioni legali svizzere semplicemente andando all'estero. Una parte dei membri della Commissione ritiene che, anche in caso di atteggiamento critico verso la medicina della riproduzione, sia meglio approvare, con i debiti controlli, un metodo di per sé discutibile, piuttosto che proibirlo totalmente, poiché si perderebbe il controllo pubblico incitando gli interessati a recarsi all'estero. Secondo altri membri, invece, questa argomentazione potrebbe essere invocata anche per ogni altra tecnologia di medicina della riproduzione e di genetica umana; si arriverebbe cosi ad una situazione per cui la Svizzera sarebbe obbligata a stabilire la propria legislazione in base a quella di un paese che ha fissato limiti meno severi o, addirittura, che non conosce nessun limite. Anche un'offerta controllata non escluderebbe d'altra parte che certe persone, insod-
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disfatte delle prescrizioni svizzere, tentino di raggiungere il loro scopo recandosi all'estero.
5 Si 511
Diversi metodi utilizzati in medicina della riproduzione Problemi comuni a tutti i procedimenti Ammissibilità del dono di gameti
Contro l'ammissibilità del dono dello sperma vi sono delle obiezioni di ordine etico, religioso e scientifico che potrebbero in gran parte applicarsi anche al dono di oocitì e di embrioni (metodi attualmente non ancora praticati in Svizzera). La convinzione che l'utilizzazione di gameti offerti da un terzo, leda il principio di esclusività del matrimonio o dei rapporti di coppia, si basa su considerazioni etiche e religiose. La fecondazione artificiale usata coscientemente per generare dei figli ai quali, prima della nascita, vengono attribuiti, socialmente e giuridicamente, un padre o una madre con cui essi non hanno alcun legame biologico, appare un atto ingiusto. Per questa ragione si rifiuta il dono di gameti che impone al bambino, attraverso la personalità del donatore, delle caratteristiche estranee alla propria famiglia. Contrariamente a ciò che succede col sangue, che durante le trasfusioni è interamente assimilato dal ricevente, i gameti esercitano un'influenza sulle caratteristiche genetiche e, quindi, sulla personalità del bambino. Scegliendo il donatore, il medico si sforza senza dubbio di assicurare al bambino una buona salute e una certa compatibilita con le caratteristiche fisiche dei suoi futuri genitori, escludendo contemporaneamente dei rischi di anomalie fisiche o psichiche. Tuttavia, per ciò che riguarda tutte le altre componenti della personalità, egli non dispone di elementi sui quali fondare la propria scelta, che rimane pertanto legata al caso. Nella procreazione naturale l'incontro delle personalità dei due genitori giustifica la loro unione, di cui essi sono responsabili, reciprocamente e verso i figli, per tutta la vita. Il medico, invece, non avrà più niente a che vedere col destino di colei o colui che ha aiutato a nascere. La per-
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sonalità del bambino appare dunque, nella misura in cui dipende dalle caratteristiche genetiche, come il prodotto della decisione di estranei non coinvolti nella sua esistenza futura.
Contro l'utilizzazione di gameti di terzi si obietta pure che essa, a differenza dell'adozione o dell'affidamento di bambini, non porta alcun aiuto a bambini orfani, ma sacrifica volontariamente alla realizzazione del desiderio di figli da parte dei potenziali genitori il diritto naturale di ogni bambino ad essere cresciuto dai propri genitori.
Un'altra obiezione, in questi casi, è che il problema dell'informazione al bambino rimane insoluto, poiché la maggior parte delle coppie rifiuta di rivelargli che egli non è veramente loro figlio. Si teme, inoltre, che il fatto di apprendere di essere stato concepito artificialmente con gameti di un donatore, possa rappresentare per il bambino un pesante carico psicologico, specialmente nel caso in cui i suoi rapporti con i genitori legittimi fossero perturbati.
Da ultimo si sottolinea anche il fatto che il dono di gameti porta con sè tutta una serie di problemi di difficile soluzione come, ad esempio, il problema dell'anonimato del donatore e del ricevente, quello del periodo di tempo durante il quale i gameti possono essere utilizzati e quello delle conseguenze giuridiche per il bambino, i genitori e il donatore.
Nonostante tali obiezioni, la grande maggioranza della Commissione ritiene che l'utilizzazione di gameti di terzi per la procreazione artificiale non debba essere vietata per legge.
L'inseminazione artificiale eterologa è praticata in Svizzera da ormai più di vent'anni ed è stata di aiuto a qualche migliaio di famiglie, assicurando loro una discendenza. Finora non si è a conoscenza di litigi o di complicazioni di altra natura, atti a giustificare un intervento dello Stato per proibire queste pratiche, e ciò nonostante il fatto che almeno alcuni bambini con-
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cepiti in questo modo siano stati infornati circa la loro origine. La grande maggioranza della Commissione ritiene che le riserve di ordine etico debbano essere sciolte esclusivamente dalle persone in causa, che decideranno secondo la loro coscienza; che l'argomento del benessere del bambino non abbia particolare peso in simili casi e che le difficoltà evocate siano risolvibili.
Essa ritiene dunque, in base a tali considerazioni, che non si debba proibire l'inseminazione eterologa. Contro una tale proibizione possono inoltre essere fatte valere questioni di carattere pratico e di difficoltà di applicazione.
Da ultimo bisogna chiedersi se si imponga una distinzione, dal punto di vista giuridico, tra il dono dello sperma e quello di oociti o di embrioni. Il dono di oociti implica per la donatrice un intervento chirurgico; il numero di oociti che possono essere messi a disposizione sarebbe comunque limitato; le probabilità di successo della terapia sono basse e i costi più elevati di quelli del dono di sperma. Il dono di oociti avverrebbe unicamente in caso di FIV: appare dubbio che il medico possa applicare alla dònatrice gli stessi severi criteri di selezione, in base allo stato di salute, che vengono applicati nel caso di dono dello sperma. Tutte queste considerazioni non portano tuttavia la Commissione a considerare, dal punto di vista dell'ammissibilità giuridica, il prelievo di oociti come diverso dal dono dello sperma. Nel caso del prelievo di oociti, la donna che da alla luce il bambino è la sua madre legale, e ciò in ogni caso e gualsiasi sia il suo stato civile. Questo sembra essere il risultato auspicabile. Per quanto riguarda la paternità, non devono essere presi in considerazione i problemi collegati all'inseminazione eterologa di donne non sposate.
Sul dono e l'adozione di embrioni, il giudizio della Commissione è diviso.
Alcuni membri propongono di raccomandarne 1'accettazione di principio. L'argomento è quello di agire in modo coerente (uguale trattamento giuridico del dono di gameti e di quello di embrioni) , e non quello di fare analogie con
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l'adozione. Quest'ultima trova in effetti la sua "giustificazione prima" nel benessere di un bambino già nato. Argomenti di questo tipo vengono a mancare quando si tratta di decidere circa l'opportunità o meno di indurre una gravidanza.
Un'altra parte della Commissione chiede invece che il dono di embrioni non venga ammesso. Se tale pratica venisse generalmente tollerata, la produzione, intenzionale o per leggerezza, di embrioni soprannumerari sarebbe favorita. Il fatto di disporre di embrioni soprannumerari comporta il rischio di abusi. Agli occhi di questi esperti, tale rischio appare più importante degli aspetti positivi di cui potrebbero godere le persone interessate a tali pratiche.
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Matrimonio come condizione della procreazione artificiale?
La maggioranza della Commissione vorrebbe che si rinunciasse a considerare il matrimonio come una condizione per l'applicazione dei metodi di procreazione artificiale omologa. Essa mostra invece maggiore riserva per ciò che riguarda i metodi etcrologhi.
Alcuni membri sono dell'avviso che anche le coppie che vivono in concubinato stabile dovrebbero poter beneficiare delle tecniche eterologhe, ritenendo che, dal punto di vista del benessere del bambino, la qualità dei legami che uniscono la coppia sia più importante che non lo stato civile della stessa. Nella nostra società il concubinato è oggi accettato a un punto tale che il rifiuto delle tecniche di procreazione eterologa a coppie non sposate potrebbe essere recepito come una misura discriminante e ingiustificata. Eppure, la maggior parte della popolazione è sicuramente ancora dell'opinione, e lo sarà anche in futuro, che le persone che vogliono avere dei figli debbano sposarsi. E' pure opinione del legislatore, e ne fa stato il Codice civile, che la procreazione debba normalmente aver luogo nell'ambito del matrimonio.
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Nel caso di inseminazioni e FIV omologhe, il figlio di una coppia che vive in concubinato viene considerato, giuridicamente e socialmente, quale figlio adulterino. La paternità viene riconosciuta legalmente solo se il padre la riconosce espressamente o se vi è stata una sentenza di paternità (art. 260/261 CC). Nessuna disposizione giuridica prevede invece che i genitori, in quanto tali, costituiscano una comunità responsabile per l'educazione del bambino. L'autorità parentale spetta unicamente sulla madre (art. 298 cpv. 1 CC). Il padre ha solo un diritto .di visita (art. 273 CC), e i suoi obblighi di mantenimento fanno oggetto di una regolamentazione speciale (art. 276 cpv. 2, 279, 287 CC) .
Nel caso di una donna non sposata che ricorre all'inseminazione artificiale o alla FIVET con seme di un terzo, il diritto in vigore non riconosce al partner (che sul piano sociale assumerà poi di fatto il ruolo di padre) alcun diritto di paternità: quando una coppia vive in concubinato, l'uomo non può legalmente far riconoscere come proprio il figlio che la sua compagna ha messo al mondo ricorrendo ai metodi della procreazione artificiale, poiché condizione per un tale riconoscimento è la conferma biologica della filiazione. Poiché l'adozione, nel caso di partner concubino, non è possibile, non si può neppure ricorrere a tale via per stabilire un legame ·familiare con il figlio della propria compagna. Al contrario, il curatore nominato alla nascita del bambino dovrà provvedere affinchè la paternità del padre biologico, cioè del donatore di sperma, venga riconosciuta giuridicamente (art. 308, 260/261 CC).
Nonostante ciò, una parte dei membri della Commissione raccomanda di permettere l'inseminazione eterologa anche a coppie non sposate ma viventi in unione stabile; per questi casi bisognerebbe da una parte prevedere che 1'accordo dato dal partner all'inseminazione eterologa della compagna crea le basi legali per il riconoscimento di paternità, e dall'altra parte si dovrebbe escludendo ogni azione di paternità contro il donatore
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di sperma.
Altri membri della Commissione si oppongono al fatto che coppie non sposate possano ricorrere all'inseminazione eterologa, sia per delle considerazioni di carattere etico e di principio, sia perché mettono in dubbio l'opportunità di includere nel Codice Civile delle disposizioni speciali che porterebbero alla legittimazione delle unioni libere.
513
II diritto di applicare i metodi di procreazione artificiale va limitato a medici e cllniche?
Basandosi sul Progetto del Consiglio d'Europa (Principio 2) , la Commissione ritiene che, nell'interesse della salute pubblica, l'applicazione delle tecniche di procreazione artificiale vada riservata esclusivamente a medici e cliniche.
Allo scopo di garantire un servizio medico impeccabile e per un migliore controllo, la maggioranza della Commissione propone che anche il reclutamento di donatori di sperma venga effettuato solo in centri pubblici o privati che soddisfino a certe condizioni (ancora da definire) e che, soprattutto, siano in grado di garantire una conservazione a lunga scadenza della documentazione richiesta. Se, in futuro, anche i medici privati dovessero essere autorizzati a praticare inseminazioni eterologhe, essi dovrebbero procurarsi i gameti necessari presso questi centri.
Anche le tecniche in vitro e il dono di oociti e di embrioni collegato a queste tecniche dovrebbero essere limitati a tali centri.
514
Consenso degli interessati; revoca
Conformemente al principio del Consiglio d'Europa (Principio 4) , la Commissione ritiene che le tecniche di procreazione artificiale vadano applicate solo se le persone interessate, dopo aver
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ricevuto l'informazione e i consigli richiesti, hanno dato il loro libero consenso scritto.
Da parte della coppia sono necessari, in ogni caso, il consenso della donna e di suo marito (o del suo compagno) , poiché il trattamento della sterilità concerne la coppia in quanto tale.
Per ciò che concerne i donatori, nel caso di persone sposate bisogna richiedere il consenso della moglie.
Fintante che non vi sia stata né fecondazione né gravidanza, tutte le persone che hanno dato il loro consenso devono poterlo revocare liberamente. In caso di gravidanza, un'eventuale revoca da parte della donna e del suo partner non può più essere presa in considerazione. La Commissione è però dell'avviso unanime che i donatori di gameti devono essere liberi di revocare in gualsiasi momento il consenso all'utilizzazione dei loro gameti se gli stessi non sono ancora stati utilizzati (Progetto del Consiglio d'Europa, principio 9, par. 3).
Per ciò che concerne il problema se il consenso scritto del donatore di gameti valga anche dopo la sua morte, si veda la cifra 516.
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Gratuità del dono di gameti
Allineandosi all'avviso espresso nel Progetto del Consiglio d'Europa (Principio 9, par. 1), la Commissione ritiene che il dono di gameti non possa realizzarsi dietro compenso. E' tuttavia ritenuto ammissibile che, almeno per il dono dello sperma, venga corrisposto un rimborso per le spese di trasferta o di altra natura. Se la decisione di fornire dei gameti fosse essenzialmente motivata da prospettive di rimunerazione, potrebbe succedere che il donatore risponda in modo poco franco o completo alle domande che gli vengono poste circa lo stato di salute suo e della sua famiglia.
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Riguardo al dono di oociti, il problema è diverso. Normalmente un prelievo di oociti viene effettuato solo per rimediare alla sterilità della donatrice, e ciò nel caso in cui ella acconsenta a un tale intervento allo scopo di avere un figlio grazie alla tecnica in vitro. Un dono di oociti può essere previsto solo qualora vi siano degli "oociti soprannumerari". In simili casi, alla donna non risultano spese supplementari. Di conseguenza il dono dì oociti non dovrebbe comportare indennizzi di sorta.
Si potrebbe teoricamente formulare l'ipotesi che una donna si sottometta a un trattamento ormonale e ad un intervento chirurgico al solo scopo di donare degli oociti. Anche in questi casi deve valere il principio della gratuità del dono. Tuttavia, in simili casi le spese sarebbero considerevoli: la situazione può essere paragonata a quella del dono di un organo, nel cui caso il donatore si sottomette a un intervento chirurgico che comporta dei trattamenti prima e dopo l'operazione. Tenendo conto del numero ridotto di oociti di cui si potrebbe disporre, la tentazione di offrire delle ricompense (magari camuffate) potrebbe essere grande. La Commissione giudica però che non vi siano gli estremi per richiedere disposizioni legali particolari tendenti a evitare che la legge venga aggirata in tal modo; si tratta in realtà di casi rari e piuttosto improbabili.
Tenendo conto della dignità umana di ogni nascituro, ogni guadagno ricavato dal commercio con gameti umani dev'essere respinto.
Le istituzioni autorizzate al prelievo, alla conservazione e alla messa a disposizione di gameti umani devono poter coprire le spese ma non fare dei profitti.
Lo stesso vale, per analogia, anche per gli embrioni. Ciò esclude pertanto ogni tipo di commercio di embrioni.
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Foglio federale. 72° anno. Voi. III
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Conservazione dei gameti e degli embrioni
La conservazione di gameti ed embrioni dev'essere giudicata sulla base delle due situazioni principali: la procreazione artificiale omologa e il dono a terzi.
Quando si conservano gamèti o embrioni per la procreazione artificiale omologa, non vi è alcun motivo di continuare a conservarli anche dopo la morte delle persone da cui essi sono stati prelevati. La Commissione, seguendo in ciò il Progetto del Consiglio d'Europa (Principio 7, par 2), è del parere che i gameti o gli embrioni originati da persone nel frattempo decedute siano per principio eliminati. La possibilità che essi vengano messi a disposizione di terzi in pratica non si pone, poiché non si dispone in questi casi degli accertamenti clinici che di norma vengono effettuati per la donazione dello sperma.
La conservazione di gameti per la procreazione artificiale omologa è ammissibile, al pari della tecnica stessa, solo nel caso di indicazioni mediche come, ad esempio, prima di una irradiazione testicolare o di un'ovariectomia oppure prima di un trattamento con citostatici che, con alta probabilità, possano provocare una sterilità. In simili casi il fatto di poter conservare dei gameti sani lascia alla coppia la possibilità di assicurarsi una discendenza. Il periodo di conservazione dei gameti in simili casi va tuttavia limitato.
Per ciò che concerne la conservazione di embrioni per la procreazione artificiale omologa, le opinioni divergono. Una parte dei membri della Commissione ne rifiuta il principio. A loro giudizio, non si dovrebbero produrre in vitro più embrioni di guanti si possano poi trasferire senza rischi. Altri membri propongono che la conservazione venga limitata alla durata della terapia (che non si prolunghi cioè aldilà della nascita di un bambino sano). Altri ancora preconizzano un periodo di conservazione più lungo, per permettere alla donna un'altra gravidanza con i propri
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embrioni sopranmimerari, senza doversi sottomettere a un nuovo prelievo di oociti. A tale argomento si obietta che ciò potrebbe rappresentare un incentivo a produrre embrioni soprannumerari, accrescendo così il rischio di abusi.
Per la procreazione artificiale eterologa (dono di gameti o di embrioni) il decesso del donatore non ha la stessa importanza, poiché al momento in cui la gravidanza è indotta il bambino ha l'assicurazione di avere dei genitori legittimi. Anche se fosse tolto l'anonimato, niente garantirebbe che il donatore viva ancora al momento in cui il bambino sarà informato delle generalità del donatore. Anche in caso di procreazione naturale non vi è alcuna garanzia che il padre non muoia prima che il bambino nasca.
Ci si può chiedere se la dignità umana del bambino non venga lesa nel caso in cui il donatore fosse già morto al momento del concepimento. Una parte dei membri della Commissione non hanno dato grande importanza a questo aspetto del problema, preconizzando che i gameti donati siano però conservati, come regola generale, solo per periodi relativamente corti, ad esempio per 5 anni (Progetto del Consiglio d' Europa, Principio 7, par. 2) e ciò senza che vi sia obbligo di stabilire, per ogni gravidanza ottenuta artificialmente, se il donatore è ancora vivo (cfr. 514).
Il periodo di tempo durante il quale si possono conservare gli embrioni in vista di un loro dono (supposto che tale pratica venga autorizzata) non dovrebbe eccedere il periodo durante il quale la coppia da cui gli embrioni stessi derivano può utilizzarli. In realtà, è poco probabile che degli embrioni - a differenza dei gameti - vengano prodotti o conservati al solo scopo di donarli. Gli embrioni soprannumerari provengono soprattutto dalle FIV omologhe e sarebbe perlomeno contradditorio limitare il periodo di conservazione per la FIVET omologa e non per un dono a terzi.
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517
Proibizione post-mortem
della
procreazione
artificiale
omologa
Conformemente al Progetto del Consiglio d'Europa (Principio 7, par. 4) la Commissione è dell'avviso che, nel caso di procreazione artificiale omologa, non si debba più potere indurre una gravidanza nella partner dopo la morte del marito o del compagno.
Tale pratica porterebbe alla nascita di un bambino legalmente privo di padre, ad una situazione cioè che il legislatore non potrebbe sanzionare.
Lo stesso vale nel caso delle tecniche in vitro qualora il padre decedesse tra il momento della fecondazione e quello del trasferimento dell'embrione. La legge non può prevedere né un diritto della donna alla fecondazione artificiale con sperma del marito o del compagno deceduti né un diritto al trasferimento, dopo la loro morte, di un embrione già concepito in vitro.
518
Assunzione delle spese da parte delle casse malati
La procreazione artificiale non viene considerata attualmente come una terapia le cui spese debbano essere coperte dalle casse malati. Tuttavia, secondo la maggioranza della Commissione, se la legge dovesse ammettere in futuro la procreazione artificiale come mezzo atto a soddisfare il desiderio di figli e se vi fosse una indicazione clinica in tal senso, i metodi di riproduzione artificiale dovrebbero essere accessibili a tutti indipendentemente dai costi. Bisognerebbe pertanto esaminare una modifica in questo senso della legge sull'assicurazione malattia, tenendo conto dell'intero contesto.
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Inseminazione artificiale Premessa
Considerata l'uguaglianza dei diritti tra uomo e donna, le restrizioni richieste nel seguito e riguardanti l'inseminazione ar-
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tificiale dovrebbero essere valide anche per il trasferimento artificiale di oociti. Tenendo conto tuttavia che il dono di oociti non viene praticato attualmente in Svizzera e che anche in futuro potrebbe esserlo solo in misura molto ridotta, è giustificato porre qui l'accento sull'inseminazione artificiale, cioè sulla tecnica più utilizzata.
522
Inseminazione artificiale omologa
L'inseminazione artificiale omologa, nell'ambito del processo riproduttivo, sostituisce soltanto il rapporto sessuale. Sia dal punto di vista pratico che giuridico il bambino si trova in questo caso nella stessa situazione di quello generato mediante rapporto sessuale. Se la coppia è sposata non è necessario emettere regolamentazioni particolari. Se la coppia invece non è sposata si porranno per il bambino i problemi citati in precedenza (cfr.
512), e cioè quelli dei bambini nati ali'infuori del matrimonio.
La maggioranza della Commissione pensa che la libertà di procreare sia garantita anche in simili casi, e che si possa di conseguenza rinunciare ad una regolamentazione legale. Converrebbe dunque proibire ai medici di praticare inseminazioni artificiali solo quando, in base al diritto in vigore, la donna non sarebbe autorizzata a sposare il proprio partner, cioè qualora vi sia impedimento al matrimonio stesso (matrimonio precedente ancora valido, consanguineità, maggiore età non ancora raggiunta, malattia mentale).
523
Inseminazione artificiale etcrologa
Basandosi sui principi precedentemente esposti (si veda 511), la Commissione considera il dono di gameti, ivi compreso la principale applicazione, vale a dire l'inseminazione eterologa, come ammissibile se sono rispettate le condizioni necessarie che l'ordine giuridico vorrà imporre.
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La Commissione è unanime sul fatto che l'inseminazione etarologa va praticata solo quando il marito o il compagno della donna sia affetto da sterilità irreversibile o qualora egli corra il rischio di trasmettere al nascituro una malattia ereditaria grave (necessità di un'indicazione medica, cfr. 443). In conformità al Progetto del Consiglio d'Europa (principio 4, par. 2), la coppia va informata in modo completo sulle modalità dell'inseminazione etrologa e sui problemi ad essa collegati (cfr. 526).
Non vi è invece stata unanimità sul fatto che il medico o terzi debbano valutare la reale stabilità della coppia o se essa sia in grado di adempiere ai propri doveri parentali oppure, in senso più largo, di provvedere al benessere del bambino. Sia il rispetto
della
dignità
umana
che
il
all'autodeterminazione, in particolare della donna,
diritto inducono a
non ricorrere a delle disposizioni legali in materia. Una parte della Commissione ritiene invece che il medico dovrebbe assicurarsi,
nell'interesse del bambino e servendosi
eventualmente
dell'aiuto di uno specialista, che la coppia non presenti alcun difetto psichico che possa provocare delle gravi conseguenze sul piano sociale; d'altra parte egli dovrebbe essere al corrente sia delle disposizioni giuridiche particolari che dei problemi psicologici inerenti all'inseminazione artificiale etcrologa ed essere in grado di affrontarli (Progetto del Consiglio d'Europa, Principi 1, par. 1, e 4 , par. 2).
524
II donatore di sperma
E' avviso della Commissione che i donatori vadano reclutati con cura (cfr. 211.2). L'inseminazione artificiale eterologa non dovrebbe in nessun caso dar luogo alla nascita di bambini di cui si possa prevedere che saranno affetti da malattie ereditarie.
Ciò implica naturalmente che il donatore stesso non sia portatore di tare genetiche importanti. Egli non deve neppure essere portatore di malattie infettive gravi (ad es. sifilide, gonorrea, epatite, AIDS). Di conseguenza i donatori vanno interrogati ed
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esaminati in modo speciale da parte di un genetista (Progetto del Consiglio d'Europa, Principio 5) . La Commissione ritiene che i criteri di salute e gli esami clinici necessari per il donatore debbano fare oggetto di direttive stabilite dai medici e che le stesse dovranno essere aggiornate in funzione dell'evoluzione in questo campo. Considerando l'importanza del dono dello sperma per il donatore (cfr. 514), egli dovrebbe essere maggiorenne. La maggioranza della Commissione suggerisce di rinunciare ad esigere, come è il caso in alcuni Paesi, che il donatore sia sposato, potendo così dar prova di aver generato una discendenza sana.
Per la scelta del donatore si possono prendere in considerazione i desideri dei futuri genitori, affinchè le caratteristiche fisiche del bambino assomiglino a quelle del padre sociale; non potranno invece essere poste delle esigenze tendenti ad assicurare al bambino altre caratteristiche particolari. L'inseminazione eterologa non deve dar luogo ad abusi di tipo "eugenico positivo" (cfr. Progetto del Consiglio d'Europa, Principio 1, par. 2).
La Commissione, seguendo in ciò le proposte del Consiglio d'Europa (Principio 10), è dell'avviso che il numero dei figli nati con lo sperma di uno stesso donatore debba essere limitato (per es. a 10), al fine di evitare il rischio di matrimoni fra consanguinei e un gran numero di figli da parte di un singolo individuo.
Per la moglie di un uomo sterile, oltre all'inseminazione artificiale eterologa, potrebbe essere prospettata, almeno in teoria, anche un'inseminazione naturale da parte di un altro uomo. In generale la donna decide di ricorrere all'inseminazione artificiale proprio perché rifiuta di accettare una relazione personale a scopo riproduttivo con un uomo che non sia suo marito o il suo compagno. Se l'inseminazione eterologa viene considerata sotto questa luce, si deduce che non spetta alla coppia scegliere il donatore. Al contrario, tale scelta dev'essere affidata al medico. Il fatto che il donatore di sperma sia liberato da ogni
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obbligo previsto dal diritto familiare e che i legami di filiazione si stabiliscono unicamente col padre legittimo (cfr. 525), si giustifica non solo per l'assenza di una unione naturale, ma anche di una volontà procréatrice comune tra la donna e il donatore.
525
Relazioni tra genitori e bambino dal punto di vista del diritto civile
In conformità alle raccomandazioni del Consiglio d'Europa (Principio 14), la Commissione è dell'avviso che in caso di dono di oociti la donna che partorisce il bambino debba essere considerata come la madre legittima. Per il dono dello sperma, il marito o il compagno che abbia dato il proprio consenso è da considerare quale padre legittimo senza successive possibilità di contestazione. Secondo il diritto vigente, ciò vale già per gli uomini sposati, in virtù dell'art. 256 cpv. 3 CC.
Se l'inseminazione eterologa di donne non sposate conviventi in unione libera stabile sarà ammessa dal legislatore, bisognerà prevedere un legame legale di filiazione tra il bambino e il compagno di sua madre, qualora questi abbia dato il suo consenso, a meno che egli possa dimostrare che il bambino non è nato da inseminazione artificiale.
Se per un'inseminazione eterologa sono state rispettate le relative disposizioni e se, in particolare, il donatore è stato reclutato da un centro riconosciuto, nessun legame familiare legale potrà essere stabilito tra il donatore e il bambino. In questo caso il bambino non potrà far valere alcun diritto agli alimenti o all'eredità nei confronti del donatore.
La maggioranza della Commissione ritiene dunque, in analogia con l'adozione, che le relazioni di diritto familiare tra la madre, il bambino e il marito o compagno (consenziente) della madre siano inoppugnabili Non si potrà dunque dar seguito ad azioni di
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contestazione della paternità neanche se le relazioni personali tra il bambino e il padre legittimo dovessero perturbarsi.
Se l'inseminazione artificiale eterologa fosse stata praticata violando le relative disposizioni, in particolare senza l'accordo del marito o del compagno della donna, e se in seguito il bambino si trovasse ad essere giuridicamente privo di padre, ci si può chiedere se il donatore di sperma non potrebbe fare 1'oggetto di un'azione di accertamento della paternità. Il legislatore dovrà risolvere questo problema tenendo conto dei diversi interessi in gioco. Da una parte viene postulato che il bambino non deve in alcun caso farne le spese. Il donatore di sperma, coinvolto senza colpa in un'azione civile, potrebbe intentare a sua volta un'azione contro le persone responsabili di aver praticato l'inseminazione in modo scorretto. Si obietterà a questo argomento che il donatore che ha fatto il proprio dono in maniera regolare presso un centro riconosciuto dovrebbe essere liberato da ogni implicazione di diritto familiare. Da questo punto di vista il problema non può essere risolto adducendo considerazioni morali o l'argomento del rischio volontariamente accettato dal donatore. Nessun donatore di gameti è pronto ad assumersi il rischio di essere implicato in procesi di diritto familiare che potrebbero risultare da un'irregolarità commessa fuori dal suo campo d'influenza. Il fatto di esporre il donatore a complicazioni ulteriori e impreviste in materia di diritto familiare appare ad alcuni membri della Commissione come un'ingiustizia più grande dell'assenza di un padre legale per il bambino.
L'immunità del donatore di sperma in materia di diritto di famiglia non potrebbe invece essere accettata se egli fosse stato reclutato da persone o da cliniche non autorizzate.
526
Obbligo di consulenza da parte del medico
Basandosi sul progetto del Consiglio d'Europa (Principio 4, par.
2), la Commissione richiede che il medico o l'istituto che ap-
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plica le tecniche di procreazione artificiale si assicuri, prima di ottenere il consenso degli interessati, che gli stessi abbiano ricevuto le informazioni e la consulenza necessario sulle implicazioni mediche, giuridiche, sociali e genetiche del trattamento previsto, in particolare su tutto ciò che concerne l'interesse del bambino. Il medico deve inoltre assicurarsi che le informazioni e la consulenza date agli interessati siano state ben comprese e che le conseguenze del trattamento previsto risultino loro chiare.
527
obbligo di documentazione da parte del medico; registro centrale dei donatori
Conformemente alle raccomandazioni del Consiglio d'Europa (Principio 6), la Commissione è dell'avviso che il medico o l'istituto debbano conservare a lungo termine tutte le informazioni atte a dimostrare che essi hanno reclutato i donatori ed hanno applicato i metodi di procreazione artificiale in modo corretto. L'obbligo di conservazione dei dati va esteso a tutti i centri e a tutte le istituzioni autorizzate. Essi devono garantire di disporre in ogni momento della documentazione necessaria riguardante le gravidanze ottenute. A tale proposito la commissione approva la creazione di un registro centrale nel quale siano conservati tutti i dati concernenti la procreazione artificiale e tutti i documenti che ad essa si riferiscono, usando ad esempio come modello il registro centrale delle adozioni. Si dovrebbe pure esaminare la possibilità di creare dei registri regionali o cantonali al posto di un registro centrale per tutta la Svizzera.
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Diritto all'informazione del bambino e delle altre persone coinvolte
Uno dei doveri elementari dei genitori adottivi è quello di far sapere al bambino, il più presto possibile e nel modo più conveniente, che egli non è il loro figlio carnale. La stessa franchezza è opportuna anche in caso di inseminazione artificiale
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eterologa. Comportandosi nei suoi riguardi come se egli fosse il loro figlio carnale, essi creano un'atmosfera di insincerità, suscitando nel bambino delle false idee. Accanto alle predisposizioni ereditate dalla madre, il bambino si immagina di aver ricevuto certe caratteristiche positive o negative da parte del padre putativo. Dal punto di vista etico, il lasciar crescere il bambino con queste false aspettative, speranze e paure è sicuramente problematico. Se nel corso di esami medici venissero poste al bambino delle domande sulle malattie e le cause di decesso nella famiglia del padre, ne potrebbero risultare degli errori pregiudizievoli per il bambino stesso o per terze persone. Anche i consigli che gli potrebbero essere dati in un contesto genetico sarebbero falsati in partenza. Inoltre non si può evitare che un giorno o l'altro la verità venga a galla inopinatamente, ad esempio se il bambino udisse i genitori discutere della sua educazione. Le rivelazioni o spiegazioni date in un momento sfavorevole potrebbero avere effetti molto gravi per il benessere del bambino e per le sue relazioni con i genitori legittimi.
La Commissione ritiene di conseguenza che, sia in caso di adozione che in caso di inseminazione artificiale eterologa, l'informazione del bambino sulla sua origine faccia parte dei doveri elementari dei genitori sociali. Questo dovere è però una responsabilità personale dei genitori. La Commissione rifiuta l'idea che il figlio venga messo al corrente della propria origine da parte di terzi (medico, autorità di tutela, ufficio di stato civile), come pure che figurino indicazioni a guesto proposito nei registri di stato civile. Essa non ignora tuttavia che, nella maggior parte dei casi, vi possono essere delle inibizioni psicologiche che rendono difficile ai genitori l'informazione del bambino al momento giusto.
La Commissione è unanime sul seguente punto: il medico deve registrare i dati concernenti l'identità del donatore come pure i dati concernenti la sua personalità, in particolare l'età, l'origine (nazionalità, regione), la professione, lo stato ci-
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vile, l'aspetto fisico e i risultati degli esami clinici praticati. Per ciò che concerne la conservazione dei dati clinici, vale quanto detto in precedenza (cfr. 527).
In caso di processo per non-osservanza dell'obbligo di vigilanza, il medico è tenuto a fornire all'esperto medico designato tutte le informazioni relative alle condizioni di reclutamento dei donatori. Egli dovrà inoltre, su richiesta del medico curante del bambino, rivelargli i dati clinici concernenti il donatore e altri dati che potrebbero avere importanza per diagnosticare le malattie del bambino. Infine, se la richiesta è eUnicamente fondata, egli dev'essere pronto a comunicare altre informazioni concernenti il donatore nella misura in cui quest'ultimo sia ancora raggiungibile e si dimostri cooperativo.
La commissione ritiene pure all'unanimità che, su domanda del bambino, il medico debba fornire tutti i dati di cui dispone riguardo la personalità del donatore, eccettuata la sua identità.
Il bambino dovrebbe poter far valere il suo diritto a disporre di tali informazioni al più tardi al momento in cui ha raggiunto la maggiore età.
I giudizi sono divisi sul problema se e a quali condizioni si possa accordare al bambino il diritto di conoscere le generalità (nome e indirizzo) del donatore; il Principio 13 del Progetto del Consiglio d'Europa lascia aperto questo problema.
L'importanza per il bambino di conoscere le generalità del donatore è stata materia controversa in seno alla Commissione, sia per ragioni contingenti che per le implicazioni etiche del problema. Nel merito, i sostenitori dell'anonimato del donatore affermano che il fatto di conoscere le generalità del padre biologico non rappresenta una condizione indispensabile per il benessere psichico del bambino. La maggior parte dei bambini adottati vive senza mai avere avuto tali informazioni e, nonostante ciò, ha un comportamento psichico normale. Nessuna indagine scienti-
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fica ha finora messo in evidenza che la conoscenza della propria origine genetica sia indispensabile o utile all'uomo dal punto di vista psicologico e psichiatrico.
Altri membri della Commissione insistono invece su particolari casi negativi di cui la regolamentazione futura dovrebbe tener conto, così come si tien conto della media statistica. In casi particolari la Commissione ritiene possibile, e le esperienze nella pratica dell'adozione lo hanno provato, che il bambino manifesti un forte interesse a conoscere i propri genitori genetici. Si pensi solo ai profondi conflitti che potrebbero insorgere tra il bambino e i genitori legittimi (in particolare col padre, col quale non ha alcun legame biologico) oppure alla situazione di bambini che vivono una rottura del legame tra i propri genitori legittimi, situazioni in cui essi perdono la sicurezza familiare. Tuttavia, il profondo bisogno del bambino di conoscere il donatore di sperma non si limita a questo tipo di situazioni. Una parte dei membri della Commissione ritiene, in ultima analisi, che il problema di sapere se tali situazioni siano statisticamente rilevanti o no non sia decisivo per formulare un giudizio di tipo giuridico, come pure non sia decisiva l'incidenza dei casi scientificamente rilevabili in cui non si sia risposto alle attese del bambino. Questi membri ritengono, piuttosto, che la possibilità di conoscere le generalità del donatore rappresenti per il bambino un netto vantaggio e che la proporzione dei bambini che potrebbero far uso di tale possibilità non sia un criterio decisivo.
Inoltre, alcuni membri sono del parere che sia importante offrire al bambino la possibilità di conoscere le generalità del donatore anche per ragioni etiche. Il fatto di conoscere la propria origine biologica non è, secondo loro, solo una questione di benessere psichico, ma di scoperta della propria identità da parte del bambino. Si risponde a queste considerazioni che la nozione di scoperta dell'identità non ha, in psicologia empirica, una connotazione sufficientemente precisa che permetta di esprimere giu-
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dizi probanti. Il concetto di "identità" non corrisponde ad alcun concetto definibile con precisione in psicologia, né ogni individuo "scopre", a un certo momento della vita, la propria identità come un bene inalienabile. Invece, secondo osservazioni della psicologia dello sviluppo, è molto improbabile che il fatto di non conoscere uno dei propri genitori genetici (o ambedue) costituisca, da solo, un fattore di rischio particolare per l'essere umano.
Per il donatore di sperma e la sua famiglia sarebbe senza dubbio auspicabile di essere definitivamente protetto dal contatto con bambini generati tramite inseminazione artificiale. Per l'uomo celibe che ha fatto dono del proprio sperma e che, più tardi, diventa sterile o perde i propri figli, il fatto di incontrare un figlio generato in condizioni artificiali coi suoi gameti potrebbe rappresentare, per lui o per la sua famiglia, un vero problema: tanto migliore sarà la sua futura situazione familiare, tanto minore sarà questo problema. Se il bambino dunque, come richiesto da alcuni membri della Commissione, avesse il diritto di conoscere l'identità del donatore, non si dovrebbe far capo, per donazioni future, che a uomini con una situazione familiare stabile, cioè essenzialmente a uomini d'età matura con figli già grandi. La forte percentuale di studenti celibi, che costituiscono tuttora la maggior parte dei donatori, diminuirebbe, con un probabile calo concomitante del numero dei donatori durante i primi tempi di introduzione della nuova legislazione. Gli awersari dell'anomimato non vedono in ciò un inconveniente maggiore.
La regolamentazione proposta presuppone tuttavia che la società accetti innanzi tutto il principio del dono dello sperma; se l'inseminazione eterologa fosse riconosciuta dagli interessati e fosse ammessa dal legislatore come valida alternativa alla procreazione naturale, non si vede perché si dovrebbero ancora dissimulare i fatti al bambino. Anche il consenso dato dal donatore è una prova del suo atteggiamento positivo rispetto all'inseminazione eterologa. Se la soppressione dell'anonimato facesse diminuire il numero dei doni di sperma, ciò signifi-
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olierebbe che la popolazione non da all'inseminazione eterologa quel valore che si tende ad attribuirle. In questo senso, una tale regolamentazione può essere aggiunta all'attuale diritto d'adozione senza generare contraddizioni. Anche il bambino adottato ha la possibilità di conoscere l'identità dei propri genitori biologici; ciò risulta implicitamente dall'art. 268b CC. Anche il bambino nato da un adulterio può conoscere 1'identità del suo genitore, se la madre la conosce e gliela comunica. Non è dunque l'ordinamento giuridico in quanto tale, ma sono ragioni di fatto o soggettive della madre che possono rendere illusorio, nel caso concreto, il diritto all'informazione del bambino. Le relazioni personali tra un figlio adulterino e sua madre sono determinate in larga misura dal diritto della personalità e dalla protezione della sfera intima della madre, vale a dire da criteri che sono senza importanza per le relazioni giuridiche tra il bambino nato da inseminazione artificiale e il centro d'inseminazione.
Dopo aver preso in considerazione questi argomenti, una parte della Commissione approva l'idea di garantire al bambino nato da inseminazione artificiale la possibilità di accedere alla cartella del donatore (nome e generalità) al momento in cui raggiunge la maggiore età (o ancora prima: la decisione del momento competerà al legislatore) . Un'altra parte della Commissione rifiuta invece tale diritto del bambino. Vi è invece unanimità sul fatto che la possibilità di conoscere le generalità del donatore non include il diritto del bambino di avere contatti personali con lui. In virtù delle disposizioni che assicurano la protezione dell'individuo, il donatore non può essere tenuto a ricevere visite del bambino contro la propria volontà. Non si può però escludere che il bambino prenda l'iniziativa di incontrare, anche se brevemente, il donatore se ne conosce l'identità.
Se previsto dalla legislazione futura, il diritto all'informazione non varrebbe che per i bambini nati dopo l'entrata in vigore del nuovo diritto.
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in caso di litigio riguardante la scelta accurata di un donatore, è avviso della Commissione che anche la madre e il padre sociali dovrebbero avere il diritto di esigere che i dati clinici del donatore vengano messi a disposizione di un esperto giudiziario.
Essi non avrebbero però altri diritti d'informazione.
La commissione preconizza all'unanimità che il donatore non abbia alcun diritto di ottenere informazioni sul bambino senza il consenso di quest'ultimo o dei suoi genitori sociali. Se il bambino presentasse una malattia ereditaria imputabile al donatore, lo sperma di quest'ultimo non dovrà più essere utilizzato per altre inseminazioni, ed egli dovrà essere informato della malattia riscontrata. Una regolamentazione legale per tali casi non è però necessaria.
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Responsabilità del medico e del donatore
II concepimento di un bambino affetto da una malattia ereditaria potrebbe essere dovuto al fatto che il donatore ha dato informazioni false o incomplete sul proprio stato di salute o su quello della sua famiglia, o che il medico abbia effettuato degli esami poco accurati. La Commissione ritiene che bisognerebbe esaminare più da vicino il problema di sapere se le disposizioni vigenti in materia di responsabilità siano sufficienti per regolare questa situazione particolare.
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Fecondazione in vitro e trasferimento di embrioni Ammissibilità del principio
Una delle principali obiezioni alla pratica della FIV deriva dal fatto che la fecondazione extracorporea espone l'embrione e, di conseguenza, lo sviluppo prenatale della vita umana, ad ogni sorta di influenze esterne. Ciò implica molteplici rischi d'abuso. La grande maggioranza della Commissione ritiene tuttavia che si possa efficacemente rimediare a tali pericoli e che di
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conseguenza non esistano ragioni sufficienti per rinunciare totalmente alla FIV come trattamento della sterilità. Altre obiezioni riguardano gli alti costi, la bassa probabilità di successo e il pesante carico psichico e fisico per la donna. Tali svantaggi sono però stati sensibilmente ridotti dai miglioramenti tecnici, e potranno verosimilmente essere ulteriormente diminuiti. Essi non rivestono dunque un'importanza fondamentale. Per tale ragione la maggioranza della Commissione è dell'avviso che la FIV vada autorizzata in vista di un trasferimento di embrioni, vale a dire nell'ambito della procreazione artificiale, ma non ad altri fini. Essa insiste anche sul fatto che i risultati ottenuti con tale pratica debbano essere seguiti da vicino e che i bambini nati grazie a questa tecnica debbano essere l'oggetto di esami durante un periodo prolungato.
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Condizioni per i genitori potenziali
Come tutte le tecniche utilizzate per la procreazione artificiale, la FIV va praticata solo quando tutti gli altri mezzi per vincere la sterilità abbiano fallito o non abbiano, a priori, alcuna possibilità di successo.
Per il resto, la maggioranza della Commissione ritiene che le condizioni giuridiche per la FIV debbano essere le stesse che per l'inseminazione artificiale, e cioè che la FIV omologa o eterologa vada riservata alle coppie sposate o a coloro che vivono in unione libera stabile. Quest'ultimo aspetto ha però sollevato importanti obiezioni, cosi come si era verificato per l'inseminazione artificiale, per ciò che concerne la procreazione artificiale eterologa.
Nel caso di dono di oociti, che è autorizzato alla stessa stregua del dono dello sperma, la donna che partorisce il bambino è ufficialmente riconosciuta come madre legale in virtù delle disposizioni già esistenti (art. 252, cpv. 3 CC) . il diritto in vigore non prevede alcuna possibilità di contestazione. Contrariamente
66 Foglio federale. 72° anno. Voi. III
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al donatore di sperma, la donatrice di oociti (madre genetica) non ha dunque, dal punto di vista del diritto di famiglia, alcun legame col nascituro. E' avviso della Commissione che tale situazione giuridica vada mantenuta; il diritto in vigore va completato solo per ciò che riguarda il diritto del bambino ad essere informato.
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Rischi di abuso
II rischio d'abuso, nel caso di embrioni concepiti in vitro, risulta essenzialmente dal fatto che per la FIV vengono fecondati parecchi oociti e che, di conseguenza, il numero di embrioni ottenuti può sorpassare il numero di quelli che, da un punto di vista medico, si dovrebbero trasferire. Tale rischio potrebbe essere notevolmente ridotto se si producessero solo gli embrioni necessari (Progetto del Consiglio d'Europa, Principio 8, par. 1) e se gli embrioni concepiti venissero effettivamente tutti trasferiti.
Se, tuttavia, restassero degli embrioni soprannumerari, e se si ammetterà il principio della loro conservazione, varrà quanto detto precedentemente (cfr. 516, in fine). La loro utilizzazione per la coppia stessa, per un'altra coppia (dono di embrioni, cfr.
511 in fine) o per altri scopi, specie per la ricerca (cap. 7), devono essere sottomessi a una precisa regolamentazione.
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statuto giuridico dell'embrione in vitro.
La pratica della FIV pone il problema dello statuto giuridico dell'embrione in vitro. Secondo il diritto attuale la personalità e, pertanto, la capacità giuridica, iniziano solo al momento della nascita (art. 31 cpv. 1 CC). Prima della nascita il bambino è giuridicamente capace, a condizione che egli nasca vivo (art.
31 cpv. 2 CC) : egli può, ad esempio, ereditare o essere riconosciuto da suo padre. La capacità giuridica potenziale del nascituro presuppone però che egli abbia realmente la possibilità
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di essere messo al mondo in un prossimo futuro. Ciò è il caso solo a partire dall'inizio della gravidanza, cioè dall'annidamento. E 1 per tale ragione che, secondo il diritto attuale, l'embrione in vitro non è protetto né da disposizioni relative alla protezione della persona né da disposizioni penali.
Dal punto di vista del diritto civile egli va collegato alla personalità dei genitori. Ciò che avviene di lui, anche in modo lecito, dipende dalla volontà e dal consenso dei suoi genitori (Progetto del Consiglio d'Europa, Principio 8, par. 3). Nella sua qualità di discendente potenziale dei propri genitori l'embrione in vitro non può essere una cosa nel senso giuridico del termine e, di conseguenza, non può divenire oggetto di proprietà privata; non può nemmeno essere ceduto a terzi.
Fer la maggioranza della Commissione non ve ragione di modificare questa situazione giuridica nel contesto del diritto civile.
Essa non desidera, in particolare, che venga riconosciuta all'embrione in vitro una personalità giuridica. In questa fase il diritto alla vita dell'embrione è in primo piano. Ma è proprio tale diritto che non si lascia realizzare: contrariamente infatti al caso del bambino che si sviluppa nel seno della madre (almeno per quanto non lo si impedisca per intervento esterno), l'embrione in vitro non può divenire un essere completo se non è mantenuto in vita per poi essere trasferito nell'utero di una donna. Anche supponendo che vi fosse un dovere giuridico, da parte del medico che ha eseguito la FIV, di mantenere in vita il maggior tempo possibile un embrione, nessuna donna, nemmeno la madre genetica, sarebbe obbligata a farselo trasferire.
Il fatto che la personalità giuridica venga rifiutata all'embrione non impedisce però, ai sensi della Commissione, che esso non possa beneficiare di protezione giuridica (Progetto del Consiglio d'Europa, Principi 16, 17 e 19) . Questo postulato si basa da una parte sul fatto che l'embrione rappresenta la forma più precoce ed individuale della vita umana, e dall'altra sul fatto che il concepimento ha come solo scopo quello di far
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nascere una vita umana. Bisogna dunque esigere che siano previste delle sanzioni per la produzione illecita di embrioni in vitro, per le manipolazioni non autorizzate sugli embrioni in vitro ed in utero, in analogia alle sanzioni contro gli attacchi all'integrità personale.
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Trasferimento intratubarico di gameti (GIFT)
La GIFT e l'inseminazione artificiale hanno in comune il fatto che il clinico introduce nel corpo femminile dei gameti e che la fecondazione avviene poi naturalmente e senza la formazione di un embrione all'esterno del corpo stesso. Con la FIV, la GIFT ha in comune l'utilizzazione di sperma e di oociti. E' opinione dalla Commissione che tale metodo vada autorizzato alla stessa stregua e alle stesse condizioni della FIV.
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Trasferimento di embrioni da una donna a un'altra vaggio uterino")
("la-
Conformemente alla Raccomandazione del Consiglio d'Europa (Principio 12), la Commissione rifiuta all'unanimità il "lavaggio uterino" di embrioni con trasferimento susseguente nell'utero di un'altra donna. La donna che si sottomette a un tale lavaggio è utilizzata come semplice oggetto a fini riproduttivi; ciò è perlomeno discutibile. Va aggiunto che il procedimento è problematico anche dal punto di vista clinico, in particolare nei casi in cui il lavaggio non ha successo; inoltre appare pure discutibile il fatto che una donna inizi una gravidanza se non desidera ella stessa avere un bambino.
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Maternità sostitutiva
La maternità sostitutiva dovrebbe permettere a una coppia di poter avere un figlio nel caso in cui la moglie è sterile o non riesce a portare a termine una gravidanza. Nel primo caso la madre sostitutiva viene inseminata artificialmente con lo sperma
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del marito, mentre nel secondo caso le viene trasferito un embrione prodotto in vitro coi gameti della coppia.
Secondo il vigente diritto di famiglia, non si può impedire che l'attribuzione del figlio alla donna che lo ha partorito (madre sostitutiva) venga modificata con un contratto. Ogni contratto stipulato con una madre sostitutiva è dunque nullo in ogni caso.
La commissione non giudica utile modificare questa situazione nella legislazione futura. Non è ammissibile che la coppia possa esigere per sè il bambino, né che la madre sostitutiva possa pretendere di darlo a terzi.
Appare pure inammissibile il fatto che durante la gravidanza la madre sostitutiva possa essere costretta a modi di vita particolari da direttive dettate dalla coppia committente.
Nessuna disposizione legale può invece impedire che una madre sostitutiva adempia volontariamente una convenzione dando il suo bambino in custodia alla coppia committente che, riempite le condizioni legali, potrà adottarlo. Per simili casi la disponibilità della madre sostitutiva potrebbe essere risvegliata e stimolata da vantaggiose offerte finanziarie, specialmente se non esistono relazioni personali tra lei e la coppia.
Conformemente al Progetto del Consiglio d'Europa (Principio 15), la Commissione rifiuta all'unanimità il principio delle madri sostitutive e quello del reclutamento di tali persone. Una donna non deve in nessun caso esporsi al conflitto che si crea tra il legame psichico che si è sviluppato tra lei e il bambino durante la gravidanza e l'accordo preso prima con una coppia desiderosa di avere un figlio. Non dev'essere nemmeno concepito un bambino che dovrà vivere nell'incertezza, non sapendo se sarà cresciuto dal proprio padre genetico e da sua moglie, o dalla propria madre genetica che, inizialmente, non lo voleva direttamente per sé. E' per tale ragione che la Commissione rifiuta l'idea di ammettere delle eccezioni, anche quando si trattasse di parenti prossimi o
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di amici. In effetti i genitori genetici (la madre sostitutiva e il padre) si conoscono in questi casi prima della gravidanza; cio è pregiudizievole sia alle relazioni all'interno di ognuna delle coppie, sposate o no, sia alle relazioni degli interessati col bambino.
Se, al contrario, la coppia non conosce la madre sostitutiva, è generalmente la prospettiva di un vantaggio finanziario che motiva quest'ultima ad accettare il suo ruolo; è questa un'altra ragione che porta a rifiutare il principio della maternità di sostituzione. Il concepimento, la gravidanza e . la nascita di un essere umano non debbono infatti essere l'oggetto di uno scambio di prestazioni.
per tali ragioni la Commissione raccomanda di proibire totalmente l'inseminazione artificiale eterologa e il trasferimento di embrioni in madri sostitutive, e cioè di non procedere ad inseminazioni in casi in cui non vi sia un'indicazione medica (sterilità o malattia ereditaria del marito). Bisogna proibire inoltre che vengano proposte o procurate a scopi commerciali delle persone che possano rivestire il ruolo di madre sostitutiva.
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Procedimenti non autorizzati
In conformità alle raccomandazioni del Consiglio d'EUropa (Principi 1, par. 2, 20 e 21) e di diversi gruppi (Warnock Committee, Arbeitsgruppe Benda), la commissione di esperti di genetica umana e di medicina della riproduzione si pronuncia a grande maggioranza in favore della proibizione delle seguenti pratiche: 571
selezione del sesso
Le tecniche di procreazione artificiale e la diagnosi prenatale non vanno utilizzate allo scopo di selezionare il sesso dei nascituri. Un'eccezione può essere prevista se si tratta di evitare la trasmissione di malattie ereditarie legate al sesso. La
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maggior parte dei membri della Commissione ritiene che dovrebbe essere un'istanza di controllo a determinare quali siano le malattie ereditarie che possono giustificare una simile selezione.
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Selezione artificiale
I metodi di procreazione artificiale e la diagnosi prenatale non devono essere utilizzati per influenzare le caratteristiche del bambino. La Commissione approva però quasi all'unaninità che per l'inseminazione artificiale eterologa i donatori di sperma vengano scelti secondo criteri d'aspetto fisico · di salute (cfr.
524). Essa rifiuta tuttavia l'eventualità di una selezione secondo criteri come, ad esempio, l'efficienza intellettuale o fisica (banca di sperma di Premi Nobel).
La Commissione riconosce a forte maggioranza un'eccezione: quella dell'utilizzazione delle tecniche di procreazione artificiale allo scopo di evitare gravi malattia reditarie.
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Interventi sulla via germinala
La Commissione raccomanda a forte maggioranza di proibire ogni intervento sulla via germinale, il trapianto di ghiandola genitali e le terapie o "manipolazioni" genetiche applicate a gameti ed embrioni (cfr. 64, 65) 574
Accoppiamenti di gameti umani ad animali (procedimenti con specie diverse)
La Commissione rifiuta i seguenti procedimanti in oui viene scambiato o trasferito il patrimonio germinala o ereditario umano ad animale: - il trasferimento di un embrione umano nell'utero di un animale; - la formazione di chimera (cfr. 313.4) con callula embrionali (blastomeri) umane; - la formazione di ibridi con gameti umani ad animali.
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I giudizi sono invece divisi per quanto riguarda l'opportunità di autorizzare il test con oociti di criceto (cfr. 213.4 in fine; Progetto del Consiglio d'Europa, Principio 21, par. 3). I membri della Commissione che approvano il test lo considerano affidabile ed indispensabile per diagnosticare la sterilità maschile; secondo loro vi si potrebbe rinunciare qualora si disponesse di una nuova tecnica che permettesse di evitare la fusione di gameti umani ed animali. Gli awersari del test sottolineano che i ricercatori non saranno motivati a trovare dei metodi alternativi fintante che lo stesso è autorizzato. Stabilendo un paragone con la sperimentazione animale, essi affermano che in questo campo ci si sta sforzando di trovare dei metodi sostitutivi a causa dell'opposizione suscitata dalle esperienze sugli animali.
575
Clonazione
La Commissione raccomanda la proibizione della clonazione (cfr.
213.3) .
Le opinioni sono divise per ciò che riguarda l'ammissibilità del prelievo di cellule totipotenti per la diagnosi prenatale di embrioni prodotti in vitro; le metodiche di diagnosi embrionale che ricorrono a tale tipo di prelievo sono attualmente oggetto di studio.
La maggioranza della Commissione si dichiara contraria al prelievo di cellule totipotenti. Alcuni membri approvano invece tale metodo per i casi in cui vi fosse una chiara indicazione clinica e qualora i genitori e una istanza di controllo avessero dato il loro consenso.
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Partenogenesi e trapianto di nuclei cellulari
La riproduzione asessuata esiste in certe specie vegetali e animali. Lo sviluppo di un embrione senza che vi sia stata fecondazione si può ottenere anche in un mammifero utilizzando partico-
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lari prodotti chimici. Si è anche riusciti a provocare lo sviluppo di un embrione trapiantando un nucleo cellulare in un oocita al quale era stato prima tolto il nucleo. La Commissione respinge a priori, per l'uomo, tutte queste forme di riproduzione asessuata.
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Ectogenesi
La Commissione propone di proibire lo sviluppo completo di embrioni al di fuori del corpo materno.
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Utilizzazione a scopo commerciale di gameti, embrioni e feti
La Commissione raccomanda di proibire il commercio e i procedimenti applicati a titolo professionale o industriale a embrioni e feti il cui sviluppo sia stato interrotto. Risulta giustificato riservare agli embrioni e ai feti morti un trattamento diverso da quello riservato a parti del corpo umano (tessuti, organi, membra amputate); essi meritano un rispetto paragonabile a quello riservato ai cadaveri. Bisogna inoltre tener conto dei rischi d'abuso inerenti all'utilizzazione di embrioni e feti a scopi commerciali: alcune donne potrebbero, ad esempio, essere invitate, se non addirittura costrette, ad iniziare una gravidanza per poi interromperla allo scopo di fornire embrioni e feti.
Per ciò che riguarda i gameti (oociti e spermatozoi) morti, non si impongono misure particolari e non v'è ragione di trattare queste cellule in modo diverso da qualsiasi altro tessuto o organo del corpo umano.
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I nuovi procedimenti nel campo genetica « della genatica umana Riflessioni generali
della
tecnologia
I nuovi procedimenti della tecnologia genetica e della genetica umana vengono considerati da gran parte del pubblico, in particolare in riferimento al termine "tecnologia genetica", come una minaccia per l'umanità. La paura principale è che si arrivi un giorno a selezionare e a modificare intenzionalmente il patrimonio ereditario umano per produrre individui (o interi gruppi di individui) dotati di particolari caratteristiche. E' inutile precisare che se la possibilità di realizzare "allevamenti" di questo tipo dovesse effettivamente realizzarsi in futuro, essa muterebbe in modo inquietante non solo la vita della nostra comunità, ma anche l'idea che l'uomo ha di sé e le strutture politiche che conosciamo. A giudizio della Commissione, l'impatto che la tecnologia genetica potrebbe esercitare in avvenire è perciò ancora più importante di quello della medicina della riproduzione.
Tenendo conto dell'inquietudine che si è manifestata nella popolazione, la Commissione ritiene, a maggioranza, che uno degli atti legislativi da realizzare prioritariamente dovrebbe essere quello di definire gli aspetti giuridici della ricerca e dell'utilizzazione dei nuovi procedimenti nell'ambito della genetica umana. Il fatto di disporre di una simile legislazione in Svizzera non sarebbe però sufficiente ad eliminare completamente i rischi che queste tecniche possono far pesare sull'umanità, se esse continueranno a progredire e a moltiplicarsi al di fuori dei nostri confini. Non bisogna neppure farsi eccessive illusioni sulla portata di eventuali misure restrittive prese nel nostro Paese, né immaginarsi che esse permetterebbero di eliminare per sempre questo tipo di rischi per la nostra popolazione.
Allo scopo di farsi una propria opinione sul problema, la Commissione ha tenuto conto non solo degli aspetti medico-tecnici, ma
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anche delle implicazioni etico-filosofiche ed economiche della tecnologia genetica. Essa è cosciente del fatto che l'uomo si è sempre ingegnato a strutturare e modificare la propria vita. Tuttavia, la possibilità di intervenire sui fondamenti stessi della vita ha dato una nuova dimensione a questo aspetto.
Ciò si riflette nelle frasi, che si sentono un po' dappertutto e si riferiscono alla tecnologia genetica, del tipo "maledizione o benedizione?" oppure "occasione favorevole o rischio?", eoe. Le argomentazioni etico-filosofiche si indirizzano perciò prima di tutto contro i tentativi di minimizzre i rischi della tecnologia genetica. Questa non implica solo un'attività puramente naturale tendente a produrre nuove combinazioni genetiche, ma usa tecnologie completamente nuove messe a punto dall'uomo e che permettono di superare la barriera genetica tra specie diverse, aprendo così la strada alla creazione di nuove combinazioni genetiche e/o all'introduzione di geni sintetici nel patrimonio ereditario di esseri viventi.
Le università svizzere e l'industria chimica e farmacologica del nostro Paese possono essere annoverate tra le istituzioni che, a livello mondiale, occupano un posto di primo rango nel campo della tecnologia genetica. Gli studi effettuati in questo campo non si limitano ormai solo alla manipolazione di microbi, ma si estendono anche ad animali e piante. Nelle università zurighesi è già stato costituito un gruppo di studio degli animali transgenici (vengono definiti transgenici gli organismi superiori portatori di geni estranei). Le case farmaceutiche e chimiche dispongono d'altra parte di propri servizi di tecnologia genetica, oppure collaborano con ditte specializzate nel settore.
Le conoscenze nel campo della tecnica genetica sono dunque molto sviluppate in Svizzera e potrebbero senz'altro essere applicate all'uomo non appena fossero praticabili al di fuori delle analisi genetiche. Poiché la tecnologia genetica rivestirà una crescente importanza dal punto di vista economico (la cifra d'affari totale
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dovrebbe situarsi tra i 50 e i 100 miliardi di dollari attorno al 2000), il suo sviluppo non mancherà di suscitare l'interesse delle grandi industrie. Inoltre la pressione della concorrenza si farà sentire sempre di più. La Commissione prevede quindi che, sotto la spinta di una pressione crescente, le ricerche intraprese in una data direzione si espanderanno sempre di più e che i loro risultati verranno poi applicati all'uomo, indipendentemente dalle conseguenze. Per questa ragione la Commissione ha discusso la possibilità di proibire totalmente, di limitare o di ammettere senza restrizioni l'applicazione delle tecniche genetiche.
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Diagnosi prenatale
La diagnosi prenatale attualmente praticata dagli istituti svizzeri di genetica medica e da due laboratori privati (cfr. 214.1 all'inizio) s'indirizza in primo luogo alle tecniche convenzionali dell'analisi biochimica e cromosomica. Attualmente si possono depistare solo in misura ridotta alcuni geni con tecniche genetiche propriamente dette; esse vengono applicate per i casi di famiglie in cui siano apparsi sintomi di gravi malattie ereditarie.
La genetica umana ha dato un senso nuovo alla diagnosi prenatale, permettendo quasi di effettuare dei "controlli di qualità" dei nascituri (cfr. 452). Con lo sviluppo dei metodi di diagnosi prenatale si sta scoprendo un numero sempre maggiore di leggere anomalie la cui prognosi è ancora incerta. Col tempo ne potrebbe derivare una minore tolleranza della società rispetto ad ogni imperfezione e ad ogni difetto, e la situazione degli handicappati e dei loro genitori, in una simile società, non farebbe che peggiorare (cfr. 423).
Se la pratica dei tests prenatali, di qualunque natura essi siano, si dovesse generalizzare a tal punto da diventare una misura di "standard di qualità" per genitori (troppo) coscienti dei
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loro doveri, si potrebbe avere un'evoluzione spaventosa. Il diritto dei genitori all'autodeterminazione in quel contesto essenziale che è lo sviluppo della loro personalità sarebbe seriamente minacciato, e il rispetto della vita umana, oltre che del malato e dell'handicappato, verrebbe sepolto. Un "controllo di qualità" all'inizio della vita potrebbe anche ripercuotersi sulla qualità di vita alla fine della nostra esistenza: esso potrebbe in qualche modo venire a legittimare le tesi dei sostenitori dell'eutanasia.
Fino a quando la diagnosi prenatale convenzionale avrà come solo obiettivo quello di scoprire malattie genetiche gravi con metodi convenzionali (cfr. 214.1) e di permettere eventuali terapie, e fino a che non verranno usati i metodi della tecnologia genetica, la Commissione ritiene che essa debba restare alla portata di tutti. Va invece escluso ogni abuso dell'analisi cromosomica tendente a permettere di scegliere il sesso del nascituro (cfr.
571).
Per ciò che riguarda il depistaggio di geni difettosi, la Commissione raccomanda di esigere un'indicazione medica: dovrebbero esserci, a livello familiare, delle situazioni che facciano sospettare una grave malattia ereditaria. La maggioranza della Commissione ritiene che le analisi genetiche vadano autorizzate solo per delle malattie ereditarie definite da un'istanza di controllo, con validità per tutta la Svizzera (cfr. 571).
Solo una minoranza della Commissione si è pronunciata in favore dell'autorizzazione di prelevare cellule embrionali totipotentì per una diagnosi genetica negli embrioni (cfr. 575). Anche in questo caso una diagnosi effettuata su un embrione in vitro esige un'indicazione medica che andrebbe stabilita prima dell'esecuzione dell'analisi.
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Analisi genetica postnatale Analisi genetica nei neonati consulenza genetica
e
nei
servizi
di
Un'analisi del patrimonio ereditario (genoma) può essere utile per scoprire delle anomalie genetiche nel neonato dopo una gravidanza non a rischio ("screening neonatale") oppure nell'ambito della consulenza genetica.
Tenendo conto dei costanti progressi compiuti in questo campo e della possibilità di effettuare esami sempre meno costosi, potrebbe però anche succedere che certi datori di lavoro o delle società d'assicurazione siano interessati ad effettuare delle analisi del genoma (cfr. 214.1).
L'utilizzazione delle tecniche della genetica per il depistaggio di anomalie nel neonato crea preoccupazioni simili a quella della loro applicazione in diagnosi prenatali, richiamando anche in questo caso il concetto di "controllo di qualità". Le analisi sistematiche a tappeto non sono eseguite in questi casi al solo scopo (o con lo scopo precipuo) di servire interessi individuali.
Poiché il neonato non può dare il proprio consenso, questi esami andrebbero giustificati in modo del tutto particolare. Secondo la Commissione, i risultati delle analisi che potrebbero indurrà i genitori e il bambino a prendere misure atte a controbattere una data situazione genetica, dovrebbero essere resi noti e comunicati agli interessati. Tra i dati di questo tipo sono da annoverare specialmente quelli che potrebbero indurre i genitori ad iniziare un trattamento o a scegliere per il figlio un modo di vivere atto a diminuire certi rischi.
Non sembra invece corretto, secondo la Commissione, utilizzare dei depistaggi sistematici per evidenziare anomalie alle quali non si può porre rimedio con nessuna terapia. Inoltre, se si tratta di malattie ereditarie che appariranno solo ad uno stadio ulteriore della vita, non è desiderabile che gli interessati ven-
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gano informati: il fatto di sapere che l'avvenire è compromesso getta una pesante ombra sulla vita del bambino già dai suoi primi anni di esistenza.
La grande maggioranza dei membri della commissione ritiene che l'analisi postnatale del genoma nell'ambito della consulenza genetica dovrebbe essere autorizzata, eventualmente con le riserve formulate alla cifra 62. Essa ritiene che l'analisi del genoma dovrebbe anche essere autorizzata in medicina legale.
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Analisi genetica e diritto del lavoro
I pareri della Commissione sono discordi per quel che concerne le analisi del genoma in medicina del lavoro. Per il reclutamento di personale o per decidere l'accesso a certi posti di lavoro, l'analisi del genoma può presentare aspetti sia positivi che negativi; ciò che importa è evitare le conseguenze indesiderabili di tali metodi, senza rendere tuttavia impossibile la loro utilizzazione per dei fini positivi. Alcuni posti di lavoro, specialmente in campo industriale, sono legati a certi rischi per la salute (allergie, eoe.)- Qualora tali rischi non potessero essere sufficientemente ridotti con investimenti ragionevoli, potrebbe essere auspicabile sottomettere i candidati a un esame clinico che permetta di stabilire, attraverso metodiche di un certo tipo (come ad es. l'analisi del genoma), se essi presentano una sensibilità particolare a malattie cui potrebbero essere esposti nel futuro impiego. Un esame di questo tipo potrebbe dunque presentare dei vantaggi anche per il lavoratore.
Tali esami sembrano invece completamente indesiderabili nel caso in cui non abbiano lo scopo di evitare rischi specifici, ma tendano solo a stabilire lo stato di salute e la capacità di resistenza di un lavoratore a situazioni di stress. Già attualmente i datori di lavoro esigono spesso un esame medico del personale che assumono; una selezione del personale secondo criteri generali di salute non è dunque proibita. L'analisi del genoma apre però
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nuove vie che permetterebbero di andare molto più in là delle pratiche attuali e di rilevare nel candidato ad un dato impiego delle tendenze latenti per certe malattie di cui l'interessato stesso non è nemmeno a conoscenza.
La Commissione è unanime nel proporre la proibizione di analisi genetiche che abbiano unicamente lo scopo di selezionare dei candidati ad un dato impiego allo scopo di ridurre, in realtà, le misure tecniche necessarie alla diminuizone dei rischi professionali. Essa riconosce, tuttavia, che il fatto di essere informato circa un rischio genetico cui è esposto potrebbe essere nell'interesse del lavoratore.
La Commissione vota, quasi a parità, prò e contro l'ammissibilità delle analisi del genoma in medicina del lavoro. Vi è però identità di vedute sul fatto che l'applicazione di queste analisi per assicurare la protezione dei lavoratori debba assolutamente ricevere il consenso del diretto interessato ed essere inoltre sottomessa alla regolamentazione di protezione dei dati. La Commissione raccomanda inoltre di seguire l'evoluzione della situazione per ciò che concerne l'applicazione delle analisi genetiche in medicina del lavoro. Dovessero verificarsi degli abusi, sarebbe compito degli specialisti in diritto del lavoro di porvi rimedio con un'adeguata regolamentazione.
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Analisi genetica e assicurazioni
Sarà necessario seguire con attenzione ciò che succede non solo nel campo del diritto del lavoro ma anche in quello del diritto delle assicurazioni. Se un assicuratore dovesse esigere, in futuro, un'analisi genetica di un proprio assicurato prima di procedere alla stipulazione di un contratto di assicurazione sulla vita o di una assicurazione-malattia, e se le modalità del contratto o i premi dello stesso dipendessero dai risultati di queste analisi, l'assicurazione perderebbe il suo carattere di "comunità solidale contro un rischio". Va rilevato a questo pro-
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posito che alcune compagnie possono già formulare delle riserve in caso di rischi di tipo particolare.
Un'analisi genetica di tutti gli assicurati non può essere richiesta se essa ha unicamente lo scopo di rilevare delle anomalie genetiche di cui l'assicurato stesso ignora l'esistenza. Il fatto di ignorare tali anomalie, cioè di ignorare il rischio genetico comune a tutti gli assicurati, è in realtà parte integrante dei rischi apportati in modo legittimo alla comunità assicurativa da parte di ogni assicurato.
La maggioranza dei membri della Commissione respinge l'idea di autorizzare gli esami genetici da parte delle assicurazioni. Analogamente a quanto proposto nel contesto della protezione dei lavoratori, la Commissione raccomanda che si proibisca legalmente l'abuso nell'utilizzazione delle analisi genetiche nell'ambito assicurativo.
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Terapia genetica
Allo stato attuale delle conoscenze non esiste alcun metodo efficace che permetta la sostituzione di un gene difettoso con un gene sano (cfr. 214.2; 214.3). Esperimenti su mammiferi hanno però mostrato che l'impianto di geni "esterni" sani in un genoma è cosa fattibile (ratti colpiti da una grave malattia nervosa congenita hanno potuto essere guariti grazie a terapie genetiche) .
In conformità al suo mandato, la Commissione ha studiato, seppur a grandi linee, il problema dell'uso di metodi di terapia genetica che potrebbero essere applicati in futuro all'uomo. Essa ritiene che una regolamentazione giuridica sull'applicazione di tali metodi possa essere possibile prima che tali metodi vengano concretamente applicati.
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Terapie genetiche di cellule somatiche
II patrimonio ereditario delle cellule somatiche non viene trasmesso ai discendenti (cfr. 214.2). Gli interventi su queste cellule hanno quindi effetto solo sull'individuo. Sono attualmente in corso degli studi per curare delle malattie del sangue e delle immuno-deficienze congenite gravi. L'Istituto nazionale nordamericano della Sanità (NIH) e il Consiglio europeo per la ricerca clinica hanno redatto direttive a questo proposito.
Interventi mirati sul patrimonio ereditario animale non sono tuttavia ancora possibili. Lo scambio di un gene umano difettoso con un gene sano non fa parte del novero delle possibilità immediate.
Si ignora inoltre quali potrebbero essere gli effetti a lungo termine dei vettori finora utilizzati per ottenere le nuove ricombinazioni del patrimonio ereditario.
Alla luce di questi fatti, la Commissione ha esaminato i vantaggi e svantaggi della terapia genetica di cellule somatiche. Da un lato, un individuo afflitto da una malattia ereditaria grave (che implica, se non trattata, un decorso fatale) potrebbe preferire condurre una vita normale durante un periodo di tempo limitato ed accettare i rischi delle sequele tardive; dall'altro, terapie genetiche applicate alla cieca sarebbero non solo inprudenti, ma potrebbero non essere di alcun aiuto per il malato. E' pure possibile che la ricerca metta a punto delle terapie convenzionali per il trattamento di alcune malattie ereditarie, così come è stato il caso per l'emofilia tramite l'apporto di proteine mancanti. Inoltre vi è il rischio che questi metodi, messi a punto per la terapia genetica di cellule somatiche, vengano applicati anche a gameti o embrioni, o per delle manipolazioni genetiche.
La Commissione, dopo aver preso in considerazione tali argomenti, si pronuncia a forte maggioranza per l'autorizzazione della tarapia genetica di cellule somatiche in caso di malattie gravi. Fintanto che le terapie avranno carattere sperimentale sarà necessa-
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rio tuttavia seguire le direttive dell'ASSM concernenti le ricerche sull'uomo e ottenere l'autorizzazione di una commissione istituita dalla Commissione interdisciplinare svizzera per la sicurezza biologica nel campo della ricerca e della tecnica.
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Terapie genetiche di gameti ed embrioni
Terapie genetiche applicate ai gameti e agli embrioni si propagano alla discendenza (cfr. 214.3). Tali interventi hanno dunque una portata ben maggiore che non le terapie genetiche di cellule somatiche. La Commissione ritiene che gli effetti di tali terapie siano incerti e rischiosi, e che esse necessiterebbero, per essere realizzate, un numero incalcolabile di esperienze sugli embrioni. La Commissione ritiene inoltre che il "diritto umano all'intangibilità del proprio patrimonio ereditario", postulato dal Consiglio d'Europa nell'ambito del diritto all'integrità corporea, debba essere rispettato anche in Svizzera. Per questa ragione essa si pronuncia a maggioranza in favore della proibizione delle terapie genetiche applicate a gameti ed embrioni. Una minoranza desidera che queste tecniche non vengano escluse a priori per non chiudere la via a terapie che potrebbero permettere di trattare in futuro alcune malattie gravi.
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Altri interventi genetici (manipolazione genetica)
Gli interventi di tecnica genetica sull'uomo senza scopo diagnostico o terapeutico (cfr. 214.4) sono respinti a grande maggioranza dalla Commissione, e ciò come logica conseguenza della proibizione della terapia genetica sulla via germinale. Dicendo no alla manipolazione genetica, la maggioranza della Commissione si . ispira anche al principio secondo il quale l'individualità (insostituibile come tale) e le sue imperfezioni sono parte integrante dell'essere umano. Misurarci con uno standard definito da noi stessi e manipolare i nostri geni per realizzare questo ideale, significherebbe in realtà apportare un attentato grave alla dignità umana.
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Alcuni membri della Commissione desidererebbero tuttavia lasciare un certo margine di libertà alla ricerca, permettendo gli interventi di tecnica genetica senza scopo diagnostico o terapeutico su gameti, embrioni in vitro o cellule somatiche, nel caso che queste cellule vengano in seguito eliminate.
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La ricerca
La ricerca nel contesto delle nuove tecniche di procreazione artificiale e di genetica umana rappresenta un argomento di particolare preoccupazione per il pubblico. La domanda principale riguarda l'ammissibilità della ricerca con embrioni in vitro, e in quali campi la stessa potrebbe essere applicata.
Come detto in precedenza, viene sottolineato da un punto di vista religioso ed etico che la dignità e il valore della vita umana esistono già a partire dallo stadio embrionale; anche ricerche fatte non in vivo, ma in vitro su esseri il cui sviluppo è appena iniziato, vengono recepite come atti che degradano la vita umana.
Oltre a ciò, si teme che il fatto di autorizzare la ricerca sugli embrioni possa condurre a sfruttare alcune donne, persuadendole a sottomettersi, per interessi scientifici, a terapie della sterilità in realtà contrarie ai loro interessi. Se la ricerca sugli embrioni fosse autorizzata per principio, ogni sforzo teso ad impedire la creazione di embrioni soprannumerari sarebbe vanificato dal punto di vista pratico; in una simile situazione sarebbero gli interessi scientifici a dettare l'evoluzione delle cose; nel peggiore dei casi verrebbe prodotto il maggior numero possibile di embrioni soprannumerari.
D'altra parte, una larga maggioranza della Commissione non contesta il fatto che la ricerca possa avere dei fini molto importanti, che possano giustificare degli studi sull'embrione in vitro. Alcune gravi malattie ereditarie, il cancro, l'AIDS e altre patologie del sistema immunitario potrebbero essere investigate
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in modo totalmente diverso da quello attualmente applicato in ricerca animale. Anche se la Commissione non è venuta a conoscenza di progetti di ricerca prioritari per i quali l'uso di embrioni sarebbe indispensabile, essa si rende conto che potrebbero essere sollevate obiezioni qualora si procedesse a un blocco totale degli studi sugli embrioni umani nel nostro Paese, in un momento in cui non si è ancora in grado di giudicare la loro eventuale utilità.
Le preoccupazioni di natura etica si riferiscono soprattutto alle ricerche che non danno all'embrione in vitro alcuna possibilità di sopravvivenza. La Commissione giudica invece meno problematici gli esami che si basano sull'osservazione e lo studio dell'embrione in vitro e che servono al suo interesse. L'embrione non viene considerato uno strumento, se la ricerca ha lo scopo di procurargli migliori condizioni di sviluppo.
Secondo le direttive dell'ASSM del 17 novembre 1981, ogni esame fatto sull'uomo a fini di ricerca va dapprima sottomesso a una Commissione indipendente e comprendente, oltre a medici, anche teologi, giuristi, infermiere, ecc.
La maggioranza della commissione ritiene che la ricerca in vitro sugli embrioni, qualora autorizzata per principio, debba far l'oggetto di controlli più severi di quelli per la ricerca sull'uomo. In quest'ultimo caso, infatti, un adulto può difendere, fino a un certo punto, i propri interessi e quindi sottrarsi a tali pratiche rifiutando di dare il proprio consenso, mentre l'embrione non si trova nella stessa posizione. Il consenso dei genitori non ha lo stesso peso di quello dato da un paziente che accetta una particolare terapia a titolo sperimentale: i genitori potrebbero infatti concedere il proprio consenso molto più facilmente per esami sperimentali su embrioni soprannumerari che non per esami sul loro stesso corpo. La protezione degli embrioni deve dunque rivestire un carattere pubblico, nel senso che ogni progetto di ricerca dev'essere sottoposto a un controllo
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permanente da parte di una commissione di specialisti, la cui nomina non deve far capo, come nel caso di ricerche convenzionali sull'uomo, a organizzazioni private di medici o agli stessi istituti di ricerca. Sembra chiaro che i membri di tali commissioni debbano essere designati da un'istituzione statale e che debbano regolarmente rendere conto a questa istituzione o all'opinione pubblica del loro operato e dello svolgimento dei progetti di ri-
Nello stesso contesto la commissione ritiene che ogni cellula embrionale totipotente, compresa quella ottenuta per scissione dell'embrione, vada considerata come embrione e debba pertanto sottostare ai regolamenti riguardanti l'insieme della ricerca sugli embrioni (cfr. 575).
Qualora la ricerca sugli embrioni non venisse totalmente proibita, bisognerà adottare il Principio 18 del Consiglio d'Europa, ai sensi del quale gli embrioni utilizzati per esperimenti non possono più essere trasferiti nell'utero di una donna. Nel caso in cui questo tipo di ricerca venisse totalmente proibito, tale Principio risulterebbe privo di sostanza.
Conformemente al Progetto del Consiglio d'Europa (Principio 19), la Commissione è inoltre d'avviso che vada proibita ogni sperimentazione in utero atta a modificare il patrimonio ereditario o che, in un modo o nell'altro, sia pregiudizievole per l'integrità dell'embrione. Sono invece ammessi interventi su embrioni in utero praticati unicamente a fini diagnostici o terapeutici, atti a facilitare lo sviluppo o la nascita del bambino.
Per ciò che riguarda la ricerca su gameti umani, il controllo etico da parte di un organismo statale non sembra essere urgente. Il postulato etico della protezione dell'embrione non entra più in linea di conto, di modo che ci si può chiedere se un controllo etico indipendente sia veramente necessario. La maggioranza della Commissione è di parere negativo e desidera limitarsi
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al postulato secondo cui la ricerca sui gameti umani necessita soltanto il consenso delle persone che li hanno prodotti. In tal modo la volontà del donatore verrà rispettata anche senza la creazione di una commissione pubblica di controllo. Fintanto che la ricerca clinica nel suo complesso non è sottomessa a controlli etici, non vi è ragione perentoria per imporre un controllo particolare per la ricerca sui gameti umani.
La Commissione non ha studiato il problema della necessità di una regolamentazione giuridica o di un controllo etico delle ricerche nel campo della genetica umana in quanto tale, cioè al di fuori dei metodi di riproduzione artificiale, come ad esempio quelle riguardanti cellule somatiche ed organi umani.
8 81 811 811.1
Necessità di una regolamentazione Ripartizione delle competenze tra Confederazione e Cantoni Ripartizione attuale delle competenze Competenze della Confederazione
811.11 Le principali competenze della Confederazione in materia di tecnologia genetica e di medicina della riproduzione vengono presentate in funzione: - delle competenze derivanti da disposizioni costituzionali - dell'oggetto della competenza - della forma della competenza.
Per ciò che concerne la forma della competenza, si distingue tra competenza esclusiva, competenza globale, legge-quadro, competenza d'incoraggiamento e di presa in considerazione. La competenza della Confederazione è esclusiva se, con la sua creazione, decade immediatamente e totalmente quella precedente dei Cantoni, prima ancora che vengano emanate le disposizioni esecutive. Essa non lascia ai Cantoni alcuna possibilità di emanare leggi d'esecuzione. Si parla di competenza globale (o concorrente) se
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la competenza cantonale decade solo con l'entrata in vigore e solo conformemente al contenuto della legislazione federale. In questo caso la Confederazione può regolare integralmente la materia oppure lasciare ai Cantoni una certa libertà dal punto di vista materiale e procedurale. Si tratta delle disposizioni seguenti: Art. 24 cpv. 1 Polizia delle foreste Legge-quadro Art. 24bis cpv. 2 lett. a Protezione delle acque Competenza globale Art. 24 quinquies cpv. 1 Energia atomica Competenza esclusiva Art. 24 quinquies cpv. 2 Protezione contro i pericoli derivanti da raggi ionizzanti Competenza globale Art. 24 sexies cpv. 4 Protezione della fauna e della flora Competenza globale Art. 24 septies Protezione dell'ambiente Competenza globale Art. 25 bis Protezione degli animali Competenza globale
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Art. 27 Università Competenza di sowenzionamento e di creazione di istituti di istruzione superiore Art. 27 sexies Ricerca scientifica Competenza d'incoraggiamento per la creazione di istituti di ricerca Art. 31 bis cpv. 2 Prescrizioni riguardanti l'esercizio di commerci ed industrie Polizia del lavoro Competenza globale Art. 34 cpv. 2 Sorveglianza delle assicurazioni non statali Competenza globale Art. 34 bis Assicurazioni infortuni e malattia Competenza globale Art. 34 ter cpv. 1 lett. a Protezione dei lavoratori Competenza globale Art. 34 quinquies cpv. 1 Protezione della famiglia Obbligo di tenerne conto Art. 64 Diritto privato Competenza globale
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Art. 64 bis Diritto penale Competenza globale Art. 69 Lotta contro le malattie infettive, le epidemie e le malattie particolarmente pericolose per l'uomo Competenza globale Art. 69 bis cpv. 1 e 3 Commercio delle derrate alimentari e commercio di altri articoli casalinghi e oggetti d'uso comune Competenza globale 811.12 Per guanto riguarda la nadieina dalla riproduzione a la genetica umana entrano in linea di conto prima di tutto le competenze citate nel seguito, osservando tuttavia che la competenza della Confederazione in materia di diritto privato a di diritto penala (Art. 64 e 64 bis Cost.) rivestono un'importanza primordiale.
811.121 Le disposizioni di diritto privato permettono di regolamentara, in particolare, la medicina della riproduzione e le sue ripercussioni per ciò che concerne le relazioni coi genitori, la filiazione e i diversi aspetti di protezione della personalità contenuti nel Codice civile (CC); inoltre sono applicabili le disposizioni del Codice delle obbligazioni (CO), in particolare quelle concernenti la responsabilità civile e il diritto contrattuale nonché, eventualmenta, le disposizioni di diritto dei beni immateriali. Vi si possono aggiungere alcune disposizioni che contengono elementi riguardanti il diritto pubblico (diritto privato formale). Ciò vale par la protezione della dignità dell'individuo, della sua integrità fisica e psichica e dei suoi beni materiali. Nel diritto in vigore, se ne trovano esempi specialmente nel diritto dalla tutela, nelle disposizioni concernenti la privazione della libertà a scopo d'assistenza, nel di-
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ritto fondiario rurale e nella legislazione sull'acquisizione di stabili da parte di stranieri.
811.122 II diritto penale permette di proteggere i beni, l'integrità corporale, la vita, la salute fisica e psichica e il buon costume. Non si tratta solo della protezione dai danni già noti al momento della creazione della competenza penale federale, ma anche di quella da infrazioni di natura diversa indotte da evoluzioni tecniche ed economiche (come esempi attuali possono essere citate le operazioni "insider" in borsa o la criminalità informatica). I mezzi del diritto penale sono però più limitati di quelli del diritto privato o di quello amministrativo e consistono essenzialmente in pene e misure di sicurezza. A tali mezzi si fa ricorso solo sussidiariamente e come ultima risorsa.
Se si utilizzasse unicamente il diritto penale, invece che di servirsene per solo per sanzionare e dar così maggiore forza a norme di diritto privato o amministrativo particolari, si rischierebbe di criminalizzare in modo sproporzionato sia la medicina della riproduzione che la tecnologia genetica.
811.123 La competenza che la Costituzione da alla Confederazione di emanare prescrizioni seletive all'esercizio del commercio e dell'industria (art. 31 bis cpv. 2 Cost.) include anche una competenza globale, concorrente a quella dei Cantoni, ad emanare disposizioni di polizia. Queste servono essenzialmente a proteggere beni come la vita, la salute, l'ordine pubblico e i costumi (beni protetti da misure di polizia).
Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale (TF) , i Cantoni possono prescrivere non solo misure di polizia, ma anche misure di polìtica sociale (DTF 97 I 504). Si possono citare come esempio gli assegni familiari e gli orari di chiusura dei negozi. A parte ciò, i Cantoni possono emanare delle disposizioni restrittive concernenti il commercio e l'industria, se le stesse tendono a scopi giustificati dal punto di vista funzionale; non è invece
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loro permesso di intervenire sulla politica economica propriamente detta.
Questa definizione delle misure lecite può essere trasferita sul piano delle competenze federali: le prescrizioni della Confederazione riguardanti l'esercizio del commercio e dell'industria possono ad esempio servire anche a proteggere la famiglia o a raggiungere altri obiettivi etico-sociali, come sarebbe il caso per la regolamentazione della medicina della riproduzione e della tecnologia genetica.
Questa competenza federale riguarda però solo la ricerca e le applicazioni aventi scopi lucrativi. La ricerca pura fondamentale e le attività degli istituti pubblici (università, istituti di ricerca, cliniche) non rientrano nel suo ambito. La libertà di commercio e di industria protegge ogni attività economica privata a fini lucrativi (DTF 100 la 174, 110 la 102). Tale protezione non si estende però all'adempimento di compiti statali. Con la DTF 100 la 318, il TF ha ritenuto addirittura che i primari di ospedali pubblici non possono invocare la libertà di commercio e d'industria se vengono limitati nel"esercizio della loro attività medica privata.
Per ciò che riguarda la responsabilità civile, l'assistenza medica prestata in ospedali pubblici da medici che agiscono nella loro qualità ufficiale costituisce un'attività statale, e non l'esercizio di un'industria (DTF 111 II 151).
La molteplicità di forme organizzative esistente nella ricerca e nella medicina (istituti pubblici autonomi o no, associazioni, organismi privati) potrebbe causare nella pratica gravi difficoltà di delimitazione se per la ricerca clinica e la pratica medica venissero emanate prescrizioni applicabili al di fuori dell'economia privata. La costituzione vigente contiene qui una lacuna che va colmata.
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811.124 La competenza della Confederazione concernente la ricerca (art. 27 sexies Cost.) mira principalmente ad incoraggiare la stessa. La Confederazione non può regolare in modo esteso la ricerca in quanto tale, né può sottometterla, basandosi sull'art.
27 sexies Cost., a restrizioni motivate da ragioni di polizia o di altro genere. In tal senso si può parlare di libertà di ricerca.
La Confederazione potrebbe però imporre condizioni alla medicina della riproduzione e alla tecnologia genetica sia per via legislativa (l'attuale legge sulla ricerca del 7 ottobre 1983 [RS 420.1] non contiene alcuna disposizione particolare limitante la libertà di ricerca [cfr. art. 2: principi]), sia tramite i suoi organi di sostegno (Fondo nazionale per la ricerca scientifica).
Inoltre, il Consiglio federale potrebbe, come autorità di sorveglianza e di istruzione, imporre all'amministrazione federale delle direttive per la ricerca da essa gestita.
La Confederazione potrebbe pure limitare la ricerca in virtù di altre competenze (protezione dell'ambiente o dei lavoratori).
Tale possibilità è però ridotta, ed è nel contesto della ricerca che sussiste la lacuna principale che converrebbe colmare con una nuova disposizione costituzionale.
Poiché le disposizioni legali emanate a difesa dei beni protetti sono determinanti anche per la ricerca universitaria e per la ricerca in generale, entra in linea di conto anche il diritto cantonale.
811.125 La competenza della Confederazione nel campo della lotta contro le malattie (art. 69 Cost.) permette d'influire sulla tecnologia genetica e di emanare disposizioni sui suoi prodotti (fabbricazione, trasformazione, conservazione, commercio) nella misura in cui si tratti di proteggere da malattie pericolose o trasmissibili. Finora la legislazione (legge sulle epidemie, RS
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818.101; legge sulla lotta contro la tubercolosi, RS 818.21; legge sulle malattie reumatiche, RS 818.21) contiene soprattutto delle disposizioni concernenti l'identificazione, lo studio, la prevenzione e la proliferazione delle malattie. La legge per la concessione di sovvenzioni alla lotta contro le malattie reumatiche tende solo a incoraggiare ed a rinforzare tale lotta.
La legge sulle epidemie, invece, contiene delle norme che potrebbero essere importanti per la tecnologia genetica, e cioè: - dovere di diligenza per chi detiene o utilizza di agenti patogeni o loro metaboliti (art. 29); - autorizzazione dell'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) necesaria per produrre, vendere o diffondere prodotti imnunobiologici (art. 30, cpv. 1); - controllo da parte dell'UFSP, con l'aiuto dei Cantoni, del commercio di prodotti immunobiologici (art. 30, cpv. 2).
Il 7 dicembre 1987 il Consiglio federale ha deciso di completare l'ordinanza del 15 dicembre 1967 sulle epizoozie (RS 916.401) aggiungendovi l'art. 24b concernente l'inseminazione artificiale e il trasferimento di embrioni.
811.126 Nel quadro delle assicurazioni sociali (art. 34 bis Cost.), il diritto assicurativo conosce delle disposizioni che permettono di prendere in considerazione le scoperte in campo genetico (dirito all'ammissione, prestazioni, ecc.). La legislazione basata su questo articolo costituzionale serve oggi già alla protezione sociale degli assicurati.
La situazione è un po diversa per le assicurazioni private.
L'art. 34 cpv. 2 Cost. permette solo di emanare disposizioni sulla sorveglianza, motivate da ragioni di polizia in senso stretto e destinate a garantire all'assicurato le prestazioni dell'assicuratore (p. es. disposizioni sulla ripartizione del rischio, i fondi di garanzia nelle assicurazioni-vita; cfr. LF del
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23.6.1978 sulla sorveglianza d'assicurazione, RS 961.01).
delle
compagnie
private
Disposizioni protettive sono più facilmente pensabili nel campo dei contratti d'assicurazione, regolamentato dalla Confederazione in base all'art. 64 Cost. (LF del 2 aprile 1908 sui contratti assicurativi, RS 221.229.1).
811.127 La competenza della Confederazione in materia di protezione dei lavoratori (art. 34 ter cpv. 2 lett. a Cost.) - unita alla competenza di regolamentare il contratto di lavoro - permette alla stessa di emanare disposizioni, ad esempio, sulle analisi del genoma dei lavoratori come pure sull'utilizzazione e la comunicazione dei risultati.
811.128 Piuttosto marginalmente potrebbero entrare in considerazione anche le competenze della Confederazione nel campo dell'enargia atomica (art. 24 quinquies cpv. 1 Cost.) e della protezione contro la radiazioni ionizzanti (art. 24 quinquies cpv. 2 Cost.). Una loro utilizzazione sarebbe in funzione del tipo di metodo impiegato in tecnologia genetica.
811.13 Altre competenze della Confederazione·nel contesto della tecnologia genetica non toccano, o almeno non in prima linea, la genetica umana.
811.131 Va innanzi tutto citata la competenza globale della Confederazione per ciò che concerne la protezione della fauna e della flora (art. 24 sexies, cpv. 4, Cost.). Per la tecnologia genetica, questa competenza non si è finora però concretizzata a livello legislativo (LF sulla protezione della natura e del paesaggio, RS 451, art. 18ss: protezione della fauna e della flora indigene).
811.132 La Confederazione dispone di una competenza globale nel settore della protezione degli animali (art. 25 bis est). Qui gli
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interventi che limitano la libertà di ricerca sono possibili e regolati dalla legge (art. 12 ss LF sulla protezione degli animali, RS 455).
811.133 Va poi anche menzionata la protezione dell'ambiente (art. 24 septies Cost.: protezione dell'uomo e del suo ambiente naturale). Gli aspetti concernenti la tecnologia genetica sono stati considerati nella legge sulla protezione dell'ambiente (RS 814.01) e durante la sua revisione parziale.
811.134 La competenza della Confederazione a legiferare nel campo dell'agricoltura (art. 31 bis cpv. 3 lett. b Cost.) e in quello già citato di polizia, le permette di regolare l'applicazione delle tecniche genetiche degli allevamenti.
Nella revisione del 9 aprile 1986, il Consiglio federale ha già introdotto nell'Ordinanza del 29 agosto 1959 concernente l'allevamento del bestiame bovino e minuto un nuovo capoverso (IV bis) che riguarda la produzione e il trasferimento di oociti non fecondati o fecondati (embrioni). Tale capoverso stipula che è necessaria un'autorizzazione, di competenza dell'Ufficio federale dell'agricoltura. In questo ufficio esiste anche un servizio di coordinamento dei problemi concernenti le tecniche genetiche.
811.135 Per completezza va infine citata l'alta vigilanza in materia di polizia delle foreste (art. 24 cpv. 1 Cost.), la protezione delle acque (art. 24 bis cpv. 2 lett. a Cost.) e il commercio delle derrate alimentari e di altri articoli casalinghi e oggetti d'uso comune (art. 69 bis cpv. 1 lett a e b est).
811.2
Competenze dei Cantoni nel campo della medicina della riproduzione e della tecnologia genetica
811.21 Poiché alcuni Cantoni hanno già emanato disposizioni concernenti la medicina della riproduzione o erano sul punto di
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farlo (cfr. 332) , è soprattutto la competenza dei Cantoni in questo contesto a essere oggetto di discussioni.
Il Prof. J.F. Aubert ritiene che le disposizioni cantonali riguardanti la medicina della riproduzione non sono basate sulla competenza dei Cantoni in materia di salute e ricerca, ma che esse, poiché concernono la vita e la nascita della vita, sono piuttosto disposizioni di diritto privato o penale (Législations cantonales sur la procréation artificielle, 1987, p. 13 e ss.).
Nonostante ciò, Aubert considera che questo diritto cantonale è valido, poiché il legislatore federale non ha risolto il problema in modo esaustivo. Egli ritiene che se il diritto federale (privato e penale) tace su questo punto, non bisogna dedurne che lo stesso escluda la possibilità di regolamentazioni cantonali; il silenzio del diritto federale si spiega facilmente con il fatto che, al momento dell'emanazione dei codice civile e penale, la medicina della riproduzione non esisteva ancora (Aubert, ibid., p.
16 ss.).
Il principio della codificazione e l'idea dell'unicità del diritto non hanno per nulla cambiato tale situazione.
Il Prof. N. Schmid, al contrario (NZZ 15 del 20.1.1988; BAZ 74 del 28.3.1988), ritiene che la protezione penale di beni quali l'integrità corporea e la vita, il patrimonio, la libertà, l'onore, ecc. e, di conseguenza, la determinazione e la delimitazione del carattere criminale di un'azione non siano di competenza del diritto penale cantonale di polizia. Siccome le norme cantonali proteggono la vita ai suoi inizi, esse toccano l'essenza dei beni protetti. Solo il legislatore federale può però definire criminale una data azione.
Un'altra tesi parte dalla constatazione che le regolamentazioni cantonali concernenti la medicina della riproduzione, in particolare quelle per i medici, si basano sulla competenza dei Cantoni in campo sanitario. Si può dunque pensare che le sanzioni previ-
68 Foglio federale. 72° anno. Voi. III
1041
sta siano di competenza del diritto penale delle contravvenzioni ai sensi dell'art. 335 CP.
811.22 Per ciò che riguarda la relazione tra diritto privato federale e cantonale, bisogna partire dal fatto che l'art. 64 Cost.
fissa le modalità di ripartizione delle competenze tra Confederazione e Cantoni secondo criteri d'ordine (il diritto penale ne è un altro esempio), stabilisce un vasto contesto di competenze legislative, definisce gli argomenti oggetto delle competenze stesse e i limiti in cui esse possono essere esercitate; queste competenze, la cui portata va adattata ai tempi e alle situazioni, assicurano alla Confederazione "..il diritto di legiferare anche su altri argomenti di diritto civile" (art 64. cpv. 2 Cost.). Per definire la portata di questa competenza federale, non è decisivo il fatto che la Confederazione emani, da un punto di vista dogmatico, diritto privato o pubblico (cfr. 811.121).
Tuttavia, per il principio dell'autonomia privata, i mezzi di diritto civile (ad es. il diritto contrattuale o quello della responsabilità civile) sono in ogni caso in primo piano.
D'altra parte i Cantoni continuano ad emanare disposizioni di diritto privato che completano quelle federali, benché la riserva dell'art. 6 CC riguardi la competenza in materia di diritto pubblico.
La relazione tra diritto privato federale e cantonale va dunque valutata secondo i principi generali applicabili a tutte le competenze della Confederazione.
Il diritto cantonale è ammissibile qualora 1. il legislatore federale non abbia emanato regolamentazioni esaustive; 2. le disposizioni cantonali corrispondano ad un interesse degno di protezione; 3. non sia contrario allo spirito e alle intenzioni del diritto civile federale (DTF 110 la 113) e
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4. sia compatibile con i diritti fondamentali (specie con quelli garantiti dalla Costituzione federale).
In generale vale il principio che il diritto emanato dai Cantoni conformemente alle competenze loro attribuite, non deve impedire la realizzazione del diritto federale (DTF 109 la 67) . Un conflitto quanto agli obiettivi o una semplice mancanza di armonia tra diritto cantonale e federale non bastano però per ammettere che il diritto federale è stato leso. Ciò succede solo se esiste un conflitto normativo vero e proprio o se il diritto federale viene vuotato del proprio contenuto.
La Commissione si astiene dallemettere un avviso definitivo su questo problema: toca infatti al Tribunale federale constatare e sanzionare eventuali violazioni del diritto federale. E' in questo contesto che, ricorrendo al Tribunale federale, un gruppo di medici e di loro pazienti hanno messo in causa la legittimità della regolamentazione del canton San Gallo concernente la medicina della riproduzione.
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Ripartizione auspicabile delle competenze
Per ciò che concerne le competenze, la posizione di partenza è la seguente: secondo la costituzione, le competenze federali in tema di medicina della riproduzione e di tecnologia genetica sono essenzialmente delle competenze generali (concorrenti) che non sono ancora state sfruttate in modo esaustivo da parte del legislatore. Anche 1"Iniziativa Beobachter" mira ad assicurare alla Confederazione la competenza necessaria (art. 24 octies Cost.).
Per ciò che riguarda la ripartizione delle competenze, una semplice competenza d'incoraggiamento non entra in linea di conto, poiché non si tratta di accordare l'aiuto dello Stato alla medicina della riproduzione o alla tecnologia genetica. Per le stesse ragioni non può essere prevista una competenza parallela Confederazione-Cantoni .
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I metodi utilizzati dalla medicina della riproduzione tecnologia genetica dovrebbero invece essere regolati da zioni legislative. A tale fine si dispone delle seguenti competenza: - competenza esclusiva della Confederazione; - competenza limitata a leggi-quadro o alla legislazione - competenza estesa.
e dalla disposiforme di
di base;
Una competenza esclusiva porterebbe troppo lontano. Innanzi tutto essa annullerebbe il diritto cantonale esistente; ne deriverrebbe un vuoto di regolamentazione. Secondariamente, potrebbe essere auspicabile che le legislazioni cantonali completino razionalmente la legislazione federale (ancora da creare; cfr. 823) , ciò che sarebbe difficile con una competenza esclusiva.
Una legge-quadro o di base sembra invece troppo limitata per regolamentare la tecnologia genetica. Il legislatore federale non potrà probabilmente concedere ai Cantoni un margine di manovra politica sufficiente all'emanazione di legge proprie, come invece questa forma di legislazione esigerebbe.
Per tale ragione la Commissione raccomanda di accordare alla Confederazione una competenza estesa, che completi le competenze esistenti e colmi le lacune attuali (specialmente nei settori della sanità indipendente dall'economia privata e della ricerca).
La Confederazione può fare uso completo della sua competenza oppure lasciare un certo margine d'azione ai Cantoni. Gli stessi possono poi legiferare là dove la Confederazione si è astenuta dal farlo.
Bisogna riconoscere che la Confederazione dispone già di larghe competenze di regolamentazione sia nel campo della medicina della riproduzione che in quello della tecnologia genetica. Una competenza speciale basata su una norma costituzionale si giustifica però, anche in questo caso, per il fatto che i problemi relativi a queste discipline hanno una tale attualità e una tale impor-
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tanza che meritano di essere espressamente menzionati nella costituzione federale.
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Regolamentazione auspicabile A livello costituzionale
Basandosi sulla propria decisione in favore di una competenza estesa, la Commissione si pronuncia a maggioranza in favore di una disposizione costituzionale paragonabile all'articolo sull'energia (FF 1988 I 297), che costituirebbe un controprogetto ali"Iniziativa Beobachter" (cfr. 833). Il nuovo articolo costituzionale definirebbe da una parte l'obiettivo normativo di Confederazione e Cantoni e, dall' altra, le rispettive competenze legislative. La norma sull,obiettivo darebbe mandato alla Confederazione a ai Cantoni di proteggere l'uomo e il suo ambiente naturale contro gli abusi nel campo della procreazione artificiale e della tecnologia genetica. La Confederazione sarebbe competente a regolare il depistaggio delle malattie genetiche ereditarie e la ricerca in questo campo, come pure l'utilizzazione e la manipolazione del patrimonio ereditario e germinale. Le due norme, definenti l'obiettivo e le competenze, non dovrebbero limitarsi tuttavia, secondo la Commissione, ai campi della genetica e della medicina della riproduzione umana, ma comprendere tutti i problemi della medicina della riproduzione e della tecnologia genetica.
Questa competenza legislativa dovrebbe, secondo la Commissione, essere completata da singoli mandati legislativi concernenti, nella fattispecie, la protezione del patrimonio ereditario e germinale, l'ectogenesi e il ricorso alle madri sostitutive.
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Tramite legislazione federale
Dato il carattere d'urgenza rivestito da una regolamentazione nel campo della medicina della riproduzione e della tecnologia genetica, la Commissione non vorrebbe escludere la possibilità per il
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legislatore di intraprendere già sin d'ora il suo compito sulla base delle disposizioni costituzionali già esistenti. Se la legislazione dovesse essere elaborata solo a partire dal nuovo articolo costituzionale (Iniziativa Beobachter o controprogetto) essa non potrebbe probabilmente entrare in vigore che nella seconda metà degli anni 90.
Per ciò che riguarda la legislazione estera sulla medicina della riproduzione e la genetica umana, ci si riferirà alla cifra 322.
Risulta che finora all'estero sono stati promulgati soprattutto dei decreti d'eccezione. In Austria è allo studio un progetto destinato a completare il Codice Civile (Allgemeines Bürgerliches Gesetzbuch, ABGB); nella Repubblica federale tedesca, oltre alla preparazione di disposizioni di diritto pubblico e penale, è in corso una revisione della legge sull'adozione.
Anche in Svizzera le tecniche della medicina della riproduzione a della tecnologia genetica dovrebbero fare l'oggetto di una regolamentazione speciale; una revisione che tendesse a completare in tal senso l'insieme della legislazione federale potrebbe includere anche gli aspetti riguardanti il diritto civile e penala come pure altri aspetti specifici (come quelli cha eoncarnono l'agricoltura o la protezione dell'ambiente).
Con disposizioni di diritto amministrativo, eventualmente corredate da disposizioni di diritto penale, si potrebbero regolamentare prima di tutto i problemi relativi all'attività dei ricercatori, dei medici e di altri utilizzatori dei metodi della medicina della riproduzione e della tecnologia genetica, in particolare: - l'accesso ai metodi della procreazione artificiale - le condizioni d'applicazione clinico-giuridiche di tali metodi (indicazioni, stato civile, esigibilità del consenso) - il dono e la conservazione dei gameti - il modo di trattare gameti, embrioni e feti - le applicazioni illecite
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- le esigenze da porre, riguardo alle infrastrutture e alla formazione, agli istituti e alle persone che utilizzano i metodi della procreazione artificiale o le tecniche genetiche - le condizioni per la diagnosi prenatale e le analisi genetiche - l'autorizzazione e le condizioni cui devono sottostare le terapie genetiche - le misure di sicurezza per la sperimentazione e l'applicazione della tecnologia genetica ad animali e piante Nel Codice civile andrebbero eventualmente completate e modificate le disposizioni concernenti il diritto del bambino, il diritto all'informazione sul donatore di sperma o l'anonimato. Non è escluso che si tocchino anche certi campi di diritto delle obbligazioni, in particolare il diritto della responsabilità civile ed eventualmente il diritto contrattuale (contratti relativi alle terapie mediche).
Bisognerà infine chiedersi se certi valori fondamentali concernenti, ad esempio, la protezione dell'embrione o la protezione della libertà personale, non debbano essere protetti da norme di diritto penale.
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Tramite diritto cantonale
Per le attività legislative attuali dei Cantoni, ci si riferisca alla cifra 332.
La Commissione ritiene che il diritto cantonale presenta degli inconvenienti importanti: campo d'applicazione ridotto, regolamentazioni diverse, lacune inevitabili e, inoltre, possibilità di incompatibilità con il diritto federale. Nonostante ciò, il legislatore cantonale può dare un contributo prezioso al legislatore federale (con un lavoro preliminare).
Per questa ragione la Commissione ritiene che le principali decisioni di diritto materiale in medicina della riproduzione e in
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tecnologia genetica debbano essere prese il più presto possibile da parte della Confederazione. Per il momento non si può prevedere con sicurezza di quali competenze i Cantoni disporranno in seguito per le leggi di introduzione e di applicazione e per la procedura. La legislazione federale estesa lascerebbe però al legislatore federale, come si è già detto, la possibilità di dare un certo margine di libertà ai Cantoni.
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Tramite direttive di organizzazioni private
Allo stato attuale del dibattito, la Commissione non è ancora in grado di valutare definitivamente se e in che misura lo Stato dovrebbe lasciare ai Cantoni il compito di regolare certi punti delle direttive medico-tecniche. Essa non vorrebbe però escludere tale possibilità per i problemi che non toccano i valori essenziali e che, a causa della rapida evoluzione delle conoscenze scientifiche e delle loro applicazioni pratiche, sono suscettibili di rapidi cambiamenti.
83 831
Riflessioni della Commissione Interventi parlamentari
sugli:
Quasi tutti gli interventi parlamentari menzionati alla cifra 333 chiedono delle misure legislative concrete. Kelle loro generalità e per ciò che riguarda il lato umano del loro contesto, tali interventi corrispondono in gran parte ai postulati della Commissione. La discussione resta invece aperta su alcuni punti particolari. Per sapere, ad esempio, quali siano le misure legislative particolari, necessarie e ragionevoli, atte ad impedire i matrimoni tra consanguinei, bisognerà vedere da una parte in che modo verrà regolamentato in generale il dono dello sperma e, dall'altra, quale sarà la decisione riguardo all'anonimato dei donatori. Ci si riferisca, a questo proposito, alle cifre 511, 523 e 528.
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La Commissione è unanime circa la necessità di una regolamentazione nel campo della tecnologia genetica e delle sue applicazioni all'uomo. La portata di tali regolamentazioni andrà definita durante i lavori legislativi preparatori (cfr. 824); bisognerà pure chiarire se emanare delle disposizioni statali vincolanti o se accontentarsi di direttive private (in particolare dell'ASSM). La Commissione può invece allinearsi alla proposta secondo cui le manipolazioni genetiche vadano obbligatoriamente dichiarate. Tale obbligo di dichiarazione è già stato introdotto liberamente per le manipolazioni genetiche di piante e animali (e sarà tra poco regolato da leggi), esso s'impone dunque a maggior ragione nel campo della genetica umana.
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Interventi cantonali
II 16.2.1987 il Gran Consiglio sangallese ha incaricato il proprio Consiglio di Stato di presentare all'Assemblea federale un'iniziativa cantonale che invita la stessa ad emanare senza indugi delle prescrizioni sull'inseminazione artificiale umana.
L'istanza corrispondente è stata inoltrata il 20.3.1987. Nel frattempo, il Consiglio degli Stati ha deciso di dare seguito all'iniziativa (6.10.1987). Il Consiglio nazionale ha aderito il 4.10.1988 a questa decisione.
Per quanto riguarda la richiesta di introdurre una regolamentazione federale per la medicina della riproduzione, l'iniziativa corrisponde alle proposte della commissione.
Lo stesso vale per un'altra iniziativa presentata il 15.3.1988 sempre dal Canton San Gallo, che chiede che si regolino le tecnologie di ricombinazione del DNA per ciò che concerne la loro applicazione in campo umano. Dalla presa di posizione della Commissione sulle regolamentazioni auspicabili (cfr. 82), si deduce che essa ritiene che misure legislative vadano prese anche aldilà dei limiti della genetica umana.
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833
"Iniziativa Beobachter"
833.1 L'iniziativa del periodico Beobachter propone che si aggiunga alla Costituzione federale un nuovo articolo 24 octies.
La competenza giuridica prevista dall'iniziativa concerne fondamentalmente il campo "del trattamento artificiale del patrimonio ereditario e germinale umano" (cpv. 1).
Con il termine "trattamento artificiale" si intendono le manipolazioni del patrimonio germinale ed ereditario umano che si basano su conoscenze mediche nonché su altre conoscenze e metodi scientifico-tecnici e che hanno come scopo quello di ottenere un dato risultato. Non vengono considerati i trattamenti "naturali" del patrimonio germinale ed ereditario umano. Secondo i commenti al testo dell'iniziativa, non vengono presi in considerazione i seguenti problemi: contraccezione, sterilizzazione e castrazione, interruzione della gravidanza, trapianti di organi in generale ed eutanasia.
La competenza della Confederazione si estenderebbe secondo l'iniziativa solo alla regolamentazione concernente il patrimonio germinale ed ereditario umano. Non sarebbe preso in considerazione tutto il campo dei metodi riproduttivi e delle tecniche genetiche non applicate all'uomo.
833.2 L'iniziativa sembra rispettare il principio dell'unità della materia, poiché i provvedimenti da essa previsti al cpv. 3 (lett. a-f), proteggono la dignità dell'uomo e della famiglia. In analogia alle iniziative "per un approvvigionamento energetico sicuro, economico e rispettoso dell'ambiente (FF 1983 II 1447) e "città-campagna contro la speculazione fondiaria" (FF 1986 I 137), l'iniziativa Beobachter mira ali'istaurazione di una determinata politica in un campo limitato.
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833.3 Ci si può chiedere però se convenga opporre all'iniziativa un controprogetto costituzionale diretto, considerando da una parte la sua proposta di limitare le competenze federali, dall'altra a causa delle profonde modifiche legislative che implicherebbero i diversi postulati enunciati nella stessa.
Un'altra possibilità sarebbe quella di prevedere una norma che estenda la competenza legislativa in quanto tale all'intero campo della medicina della riproduzione e della ingegneria genetica, dando ai diversi postulati una portata più generale di quanto non faccia l'iniziativa.
833.4 Contrariamente a quello indiretto, un controprogetto costituzionale diretto è legato cronologicamente, proceduralmente e nei contenuti all'iniziativa cui si riferisce. Per questa ragione un controprogetto diretto deve basarsi "sullo stesso oggetto costituzionale" di quello trattato dall'iniziativa (art. 27 cpv. 3 LF sui rapporti tra Consigli). Ciò non esclude una ragionevole estensione della competenza (esempi: art. 64 ter Cost.; controprogetto ali'"Iniziativa Beobachter" sull'"indennizzo a vittime di atti di violenza criminale"; FF 1983 III 901 ss.).
L'estensione del controprogetto all'intero contesto della medicina della riproduzione e della tecnologia genetica dovrebbe essere lecita, poiché la Confederazione dispone già di numerose competenze per regolare questi problemi (cfr. 811.12 e 811.13).
833.5 Un altro problema posto dell'"Iniziativa Beobachter" è quello dell'applicabilità immediata dei postulati del cpv. 3, introdotti dalla locuzione "In particolare è proibito...".
Da qualche tempo il problema dell'applicabilità immediata si pone spesso in materia di iniziative costituzionali. Per tale ragione il Consiglio federale ha dichiarato immediatamente applicabili le iniziative "della soluzione dei termini" (FF 1974 II 707, 740) e sulla vivisezione (FF 1984 II 913). L'applicazione immediata del diritto costituzionale dipende dall'esistenza di una regola génératrice di diritto o di una norma che si presti a tale scopo. Ciò
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è possibile se il legislatore formula modifiche o cambiamenti materiali sufficientemente definiti e se il nuovo diritto costituzionale può essere integrato nel diritto in vigore o sostituirlo senza che ne risultino svantaggi notevoli.
L'"Iniziativa Beobachter" contiene solo nel cpv. 1 una regola chiaramente génératrice di diritto. Se l'iniziativa fosse accettata, ampie parti del cpv. 3 si lascerebbero applicare direttamente - almeno nella misura in cui non le si interpreti come semplice concretizzazione del mandato legislativo- fin che saranno emanate le disposizioni di esecuzione (ciò può richiedere degli anni). L'applicabilità diretta non è esclusa dal fatto che l'iniziativa Beobachter, contrariamente ad esempio a quella della soluzione dei termini, non contiene alcun ordine di applicazione del diritto.
Dovrebbero comunque essere le autorità esecutive a decidere in che misura i divieti dovrebbero essere imposti nella pratica; questo problema non può essere chiarito con un esame astratto del testo dell'iniziativa.
833.6 I seguenti postulati dell'iniziativa potrebbero essere realizzati anche senza ricorrere a una modifica costituzionale (ad eccezione dei problemi concernenti la ricerca e l'applicazione clinica a titolo non professionale), dopo aver effettuato un esame più approfondito per ciò che riguarda la loro conformità ai diritti fondamentali (interesse pubblico, proporzionalità, necessità, opportunità, conformità) : - cpv. 3 lett. a: notificazione dell'identità dei genitori (diritto privato); - cpv. 3 lett. b: divieto di "creare a scopo professionale delle riserve di embrioni e di rimetterli a terzi (polizia del lavoro, diritto penale);
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- cpv. 3 lett. e: divieto di "proporre a scopo professionale persone suscettibili di concepire o di generare dei figli per conto di terzi" (diritto privato, polizia del lavoro, diritto penale); - cpv. 3 lett. d.: divieto di "far sviluppare (a scopo professionale) dei feti aliinfuori del corpo materno" (polizia del lavoro, diritto penale).
Dal punto di vista dell'esercizio del commercio e dell'industria, la Confederazione potrebbe regolare come segue l'utilizzazione professionale di materiale genetico e di embrioni: - cpv. 3 lett. e: divieto di "procedere allo sviluppo sia di molti embrioni umani aventi lo stesso genotipo, sia di embrioni ottenuti utilizzando materiale germinale o ereditario umano o animale modificato artificialmente"; - cpv. 3 lett. f: divieto di "manipolare embrioni o feti umani il cui sviluppo sia stato interrotto o di mettere in commercio il prodotto di tali manipolazioni".
Nei casi indicati dalle lettere d - f e la Confederazione potrebbe anche, tramite il diritto penale, prevedere dei divieti di praticare delle attività non professionalmente.
833.7
Valutazione nel merito
L'iniziativa ha contribuito in modo decisivo a ravvivare il dibattito pubblico sui temi della medicina della riproduzione e della genetica umana nel nostro Paese. Gli iniziativisti hanno il merito di aver presentato il loro progetto sotto forma di articolo costituzionale che rende comprensibili al cittadino molti aspetti essenziali di queste nuove tecnologie, che fa appello, con convinzioni etiche profonde, ai concetti di "dignità umana" e di "protezione della famiglia" e che nel contempo, con una lista
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concreta di possibili abusi, da degli stessi un'idea precisa.
Questo nodo di associare riflessioni etiche a proposte di difesa concreta contro possibili abusi, appare atta a rendere fruttuoso il processo politico. Nonostante cio, la Commissione ritiene a maggioranza che il testo dell'iniziativa non rappresenti, dal punto di vista delle tecniche di regolamentazione, il miglior esempio di ciò che si può concepire per creare un nuovo articolo costituzionale. Questa considerazione è suffragata dalle considerazioni che seguono.
833.71 II cpv. 1 del testo dell'iniziativa unisce una norma che stabilisce le competenze a un mandato legislativo generale per regolare le attività della medicina della riproduzione e della tecnologia genetica applicate all'uomo. Ciò corrisponde, per principio, alle idee esposte dalla Commissione nel presente rapporto.
Nonostante ciò, tenendo conto del proprio mandato, ma anche senza volerlo oltrepassare, la Commissione si è pure fondamentalmente pronunciata in favore di un allargamento utile e politicamente consono alle competenze della Confederazione, in modo tale che siano incluse contemporaneamente in un nuovo articolo costituzionale (concernente la medicina della riproduzione e la tecnologia genetica) le basi che permettano di emanare disposizioni federali anche aliinfuori della medicina e della genetica umane (821, inizio).
833.72 La Commissione approva pure, nell'essenza, l'obiettivo fissato dal norma del cpv. 2. Si pone tuttavia la domanda se sia indicato far figurare espressamente le locuzioni "rispetto della dignità umana" e "protezione della famiglia" in un articolo costituzionale che concerne in modo specifico la medicina della riproduzione e la tecnologia genetica.
Per ciò che riguarda il concetto di dignità umana, che non appare finora esplicitamente nella nostra Costituzione, la maggioranza
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della Commissione riconosce senz'altro che i mezzi offerti dalle tecniche di procreazione e dalla tecnologia genetica costituiscono una minaccia particolarmente acuta per tale obiettivo fondamentale, minaccia che è acuita dal preciso pericolo per l'uomo di essere strumentalizzato e di essere umiliato al rango di oggetto.
Bisogna ammettere però che, conformemente a dottrina e giurisprudenza, è l'essenza stessa dell'esistenza umana che è messa in causa in questo contesto, esistenza che l'ordine giuridico di uno Stato di diritto tende a proteggere, anche se solo implicitamente. Ci si può dunque chiedere se sia fattibile menzionare espressamente nella Costituzione la dignità umana solo in relazione alla medicina della riproduzione e alla tecnologia genetica. Per analoghe considerazioni si è per esempio rinunciato nel nuovo articolo costituzionale sulla protezione degli inquilini (art. 34 septies Cost.), a formulare un'espressa riserva riguardo alla libertà contrattuale; in caso contrario, si sarebbe potuta creare la falsa impressione che la libertà contrattuale non sia garantita o che non lo sia nella stessa misura di altri tipi di contratti.
Parte della Commissione considera dunque inutile e, per le stesse ragioni come per la dignità umana, aleatorio, obbligare il legislatore a tener conto della protezione della famiglia in una disposizione concernente la medicina della riproduzione e la tecnologia genetica, poiché l'art. 34 quinquies cpv. 1 Cost. obbliga già a tener conto dei bisogni della famiglia. Questa norma, iscritta nella Costituzione nel 1945, vale naturalmente anche nel contesto delle nuove competenze attribuite alla Confederazione a partire da allora.
833.73 Per quel che riguarda poi la lista dei divieti contenuti nel cpv. 3, la maggioranza della Commissione avrebbe potuto identificarsi con l'indirizzo dell'iniziativa, soprattutto tenendo conto delle spiegazioni fornite dagli iniziativisti e da alcuni dei membri della Commissione a loro vicini. Sussistono comunque alcuni dubbi riguardo all'opportunità di pregiudicare la legisla-
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zione già a livello dell'articolo costituzionale, così come tende a farlo il cpv. 3. Che si miri chiaramente a ciò, almeno per quanto riguarda le lettere b - f, lo si può desumere confrontando queste lettere con la lettera a che, sola, contiene un'espressa riserva o, addirittura una restrizione che prevede lo spazio per eventuali altre disposizioni -legali (cfr. 833.731 in fine). Ciò permette di concludere che il legislatore disporrebbe solo di un minimo margine per regolamentare altri settori. La maggioranza della Commissione non desidera andare così lontano. Essa ritiene che su diversi punti e allo stadio attuale delle discussioni (quello, cioè, di una discussione di base degli aspetti etico-sociali del problema) non si debbano fissare delle posizioni definitive.
833.731 La lettera aintroduce il principio del divieto di massima "di nascondere agli interessati l'identità dei genitori, sempre che la legge non lo preveda espressamente". La proibizione categorica, almeno in .apparenza, della frase introduttiva del cpv. 3 è poi attenuata dalla riserva riguardante eventuali disposizioni contrarie contenute nella stssa lettera a. Nei loro commenti gli iniziativisti stessi hanno insistito sul fatto che essi rifiutano per principio l'idea dell'anonimato del donatore di gameti e che sono invece per il diritto del bambino a conoscere la propria origine genetica; essi vogliono però lasciare al legislatore la decisione definitiva di prevedere eccezioni a questo principio o addirittura l'ammissione generalizzata dell'anonimato ammesso che la discussione pubblica o nuove esperienze lo consiglino".
La Commissione, i cui pareri sono divisi per ciò che riguarda la soppressione dell'anonimato (cfr. 528), ritiene tuttavia che il modo in cui è formulata l'iniziativa rischi di sollevare false aspettative o falsi timori in una votazione popolare.
Inoltre, il testo dell'iniziativa sembra andare troppo lontano quando ammette il diritto generale "degli interessati" di ottenere informazioni. Secondo gli autori dell'iniziativa ciò con-
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cerne in primo luogo il bambino nato mediante procreazione artificiale. Con la formulazione usata si potrebbero però intendere come "interessati" anche i genitori cui sono stati donati i gameti o, in un'accezione più vasta, anche il medico e addirittura il donatore stesso.
Si può obiettare che l'uso del termine vago "interessati" implica di per sè la necessità di precisarlo poi concretamente nella legge, così che, a prescindere dalla riserva generale di disposizioni legislative diverse, resterebbe un margine sufficiente per ridurre convenientemente il novero di coloro che avrebbero il diritto di essere informati. D'altra parte, e fino all'entrata in vigore delle leggi d'applicazione, sussiste il timore che insorgano notevoli problemi, poiché è impossibile a priori rispondere negativamente al problema dell'applicabilità immediata (cfr.
833.5).
Tenendo conto del fatto che finora, a torto o a ragione, l'anonimato sembrava garantito, delle disposizioni transitorie aiuterebbero a risolvere un altro problema: quello di chiarire se il diritto (da inserire nella costituzione) di conoscere l'identità dei genitori, vada esteso anche ai donatori che hanno messo a disposizione i loro gameti prima dell'entrata in vigore dell'articolo sulla procreazione artificiale.
833.732 Secondo la lettera b. dovrebbe essere proibito "costituire a scopo professionale riserve di embrioni e rimetterle a terzi".
Tale disposizione può sembrare troppo riduttiva, poiché è limitata alla conservazione e al dono di embrioni e non cita gli di spermatozoi e gli oociti, la cui conservazione e rimessa a terzi andrebbe pure regolamentata (ma senza divieto). Questa possibilità non è però esclusa dalla norma generale di competenza del cpv. 1 dell'iniziativa o dalla lista, a carattere esemplificativo, delle proibizioni del cpv. 3.
69 Foglio federale. 72° anno. Voi. III
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833.733 La lettera e proibisce di "proporre a scopo professionale persone suscettibili di concepire o generare dei figli per conto di terzi". Si tratta qui evidentemente delle madri sostitutive. E' meno chiaro, però, cosa si intenda col termine "persone" che "generano figli per conto di terzi". Nel testo esplicativo dell'iniziativa si parla di padri o di madri di sostituzione.
Per ciò che riguarda le madri sostitutive, il ricorso alle quali dovrebbe essere proibito anche secondo la Commissione (cfr. 56), la nozione di "proporre a scopo professionale.. .per conto di terzi" non tiene conto che di un aspetto del problema. Gli iniziativisti partono senza dubbio dall'idea che il ricorrere a una madre sostitutiva sia illecito già adesso secondo il diritto in vigore, e che il carattere non definitivo della lista delle proibizioni ("E" in particolare proibito...") lasci al legislatore la facoltà di prevedere altre regolamentazioni e sanzioni. Malgrado ciò, la proibizione parziale contenuta nel testo dell'iniziativa può generare confusione.
Per questo motivo la maggioranza della Commissione ritiene che sia indicato formulare in modo più generale la norma che attribuisce alla Confederazione la competenza d'emanare prescrizioni quanto al ricorso alle madri sostitutive e alle attività connasse a questa pratica.
833.734 La Commissione si allinea per principio alla proposta dell'iniziativa fletterà d) che intende proibire 1ectogenesi, cioè lo sviluppo completo di un essere umano in vitro dalla fecondazione dell'oocita fino al momento in cui il bambino è capace di vita indipendente (cfr. 577). Un punto controverso in seno alla Commissione è però stato quello concernente la possibilità di regolamentare o proibire per legge, o addirittura tramite una disposizione costituzionale, dei metodi che sembrano ancora tecnicamente irrealizzabili in un prossimo futuro.
Tuttavia, l'opinione prevalente era che potrebbe essere giustificato stabi-
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lire già sin d'ora dei limiti allo sviluppo .della ricerca in questo campo.
833.735 La lettera e proibisce di permettere lo sviluppo sia di molti embrioni umani aventi lo stesso patrimonio ereditario, sia di embrioni ottenuti utilizzando materiale germinale o ereditario umano o animale modificati artificialmente.
La maggioranza della Commissione considera tale proibizione troppo assoluta. Essa approva la proibizione della clonazione, della partenogenesi (riproduzione asessuata) e della creazione di chimere e di ibridi con cellule umane e animali. A maggioranza essa si è anche pronunciata per la proibizione delle terapie genetiche su gameti ed embrioni (cfr. 642), ma non desidera andare tanto lontano, nella Costituzione, da impedire una volta per tutte ogni progresso in tale direzione. Essa desidera dunque a maggioranza, che anche su questo punto il mandato legislativo non sia precisato troppo in dettaglio nella Costituzione.
833.736 Secondo la lettera f è proibito "manipolare embrioni o feti umani il cui sviluppo è stato interrotto o vendere il prodotto di tali manipolazioni". La Commissione non è unanime per ciò che concerne il problema se sia giustificato mettere sullo stesso piano da una parte l'utilizzazione di embrioni soprannumerari prodotti in vitro e quella dei feti derivanti dalle interruzioni di gravidanza e, d'altra parte, non parlare delle manipolazioni di embrioni e feti provenienti da aborti spontanei e dal commercio degli stessi. Il nocciolo della discussione può essere così riassunto: la Commissione raccomanda di proibire il commercio e la manipolazione di gameti, embrioni e feti (cfr. 578); essa ammette a maggioranza che sia sufficiente, in questo caso, una base costituzionale che assicuri alla Confederazione una competenza globale, eventualmente associata a un mandato legislativo anche definito in modo generale.
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833.8 Secondo la Commissione, l"'Iniziativa Beobachter" offre anche il fianco a critiche dal punto di vista linguistico. Le versioni francese ed italiana del testo originale in lingua tedesca, redatte dalla Cancelleria federale d'intesa con gli iniziativisti, presentano sensibili divergenze non soltanto di stile ma anche, talvolta, di significato. La versione francese ed italiana è stata definita imprecisa dai membri della Commissione di lingua materna corrispondente. La Commissione deve però partire dal principio che il testo di un'iniziativa popolare formulata come progetto definitivo non può più essere modificato a posteriori. Essa ritiene a maggioranza che ciò sia ragione sufficiente affinchè si rimedi alla situazione proponendo un controprogetto.
Delle divergenze di significato particolarmente rilevabili nei seguenti punti:
importanti
sono
- nel cpv. l, "künstlicher Umgang mit menschlichem Keim- und Erbgut" (in italiano: "trattamento artificiale") viene tradotto in francese "manipulations", termine molto più generale. Lo stesso verbo "manipuler" sta però al cpv. 3 lett. f per "verarbeiten" e ha quindi un senso diverso e molto più specifico; - il termine "Keim" indica in tedesco sia l'embrione che il feto; nel cpv. 3 lett. b esso è tradotto in francese col termine di "embryon", in italiano con "germi", che significa microbi, batteri, microorganismi; - al cpv. 3 lett. e la locuzione "zeugen oder austragen" è tradotta in francese con "concevoir ou engendrer" ; che sono sinonimi per "zeugen"; un termine per "austragen" manca completamente. In italiano, per "erzeugen" figura "procurare", e "austragen" è tradotto con "portare a termine una gravidanza".
- al cpv. 3 lett. d la traduzione francese non solo modifica il senso del testo tedesco ma esprime un nonsenso parlando di "développement du foetus hors du corps de la mère" poiché il ter-
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mine di feto indica il prodotto della concezione solo a partire dal terzo mese dopo l'impianto dell'embrione nella parete uterina.
833.9 Considerando le lacune di fondo, di forma e linguistiche dell'"Iniziativa Beobachter la Commissione raccomanda a maggioranza al Consiglio federale di proporre al Parlamento e al popolo un controprogetto diretto conformemente alle indicazioni che figurano alla cifra 821 del presente rapporto. Rispetto alla iniziativa esso dovrebbe comportare i seguenti vantaggi: - competenza legislativa della Confederazione non limitata al campo umano, ma estesa all'intero campo della medicina della riproduzione e della tecnologia genetica; - diversi postulati non dovrebbero avere carattere definitivo ma, al contrario, tener conto dell'evoluzione futura attraverso una generalizzazione delle formulazioni; - le tre versioni linguistiche dovrebbero avere una versione chiara e concordante.
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G L O S S A R I O
- Aborto: espulsione spontanea o indotta del prodotto del concepimento prima che lo stesso sia capace di vita propria (durante le prime 28 settimane di gravidanza).
- Acido desossiribonucleico: DNA; la sostanza chimica portatrice dei caratteri ereditari.
- Acido ribonucleico: RNA; sostanza che trasferisce sui ribosomi (organelli cellulari) l'informazione genetica contenuta nel DNA.
- Adozione di embrioni: trasferimento di un embrione concepito con gameti non appartenenti alla coppia.
- Amniocentesi: ottenimento di liquido amniotico mediante punzione, allo scopo di esaminare delle cellule fetali. Eseguita in genere alla 15a-16a settimana di gravidanza allo scopo di ottenere 10-20 mi di liquido amniotico. L'esame dello stesso e delle cellule fetali che contiene permette la messa in evidenza nel feto di eventuali malattie ereditarie.
- Analisi genetica (del genoma): analisi dei geni e dei loro prodotti.
- Anomalie cromosomiche: anomalie del numero (nell'uomo vi sono 46 cromosomi: 44 autosomi e 2 cromosomi sessuali) o della struttura dei cromosomi.
- Bambino in provetta: bambino generato grazie alla in vitro.
fecondazione
- Blastomeri: cellule provenienti dalla divisione dello zigote che si dividono senza crescita, divenendo sempre più piccole a ogni divisione.
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- Cellula: il più piccolo elemento di ogni essere vivente capace di ogni processo vitale di riproduzione propria.
- Cellule germinali: cellule sessuali di un organismo spermatozoi).
(oociti e
- Cellula totipotente: cellula dell'embrione ancora capace di formare tutti i tessuti secondo i processi morfogenetici.
- Chimera: organismo, essere vivente costituito da cellule di origine diversa e portatrici dei caratteri specifici di genotipi diversi. Si possono produrre artificialmente combinando cellule embrionali sia della stessa specie che di specie diverse.
- Citogenetica: branca della genetica che studia i cromosomi.
- Clonazione: tecnica che permette di trasferire i geni prelevati da una cellula in un'altra. Essa consente la riproduzione asessuata tramite trapianto di nuclei e divisione cellulare.
- Clone: individui o gruppo di cellule aventi gli stessi geni, ottenuti da un solo individuo o da una sola cellula tramite riproduzione asessuata.
- Crioconservazione: conservazione a bassissima temperatura di cellule non fecondate (ad es. gameti: spermatozoi, oociti) e/o fecondate (zigoti, embrioni) in medi speciali in azoto liquido (-196°C).
- Cromosomi: elementi strutturali del nucleo cellulare contenenti l'informazione genetica e che servono come unità di trasporto della stessa durante le divisioni cellulari. I cromosomi sono strutture estremamente complesse composte di DNA e di proteine.
Tutte le cellule di tutti gli individui d'una stessa specie
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contengono lo stesso numero di cromosomi (ad eccezione dei gameti, spermatozoi ed oociti); l'uomo ha 46 cromosomi: metà di provenienza paterna e l'altra metà di provenienza materna.
- cromosomi sessuali: cromosomi che determinano il sesso di un individuo. Le donne hanno due cromosomi X, gli uomini un cromosoma X e un cromosoma Y.
- Diagnosi genetica: genetiche.
diagnosi delle patologie mediante analisi
- Diagnosi prenatale: esame del feto tramite biopsia del corion, amniocentesi, ecografia, fetoscopia o, più raramente, esame radiologico.
- Dono di embrioni: messa a disposizione di un embrione a favore di un'altra coppia.
- Dono di oociti: messa a disposizione di un oocita da usarsi nella fecondazione in vitro o nel trasferimento intratubarico di gameti a favore di un'altra donna.
- Ecografia: metodo d'esplorazione clinica riflessione degli ultrasuoni negli organi.
che
utilizza
la
- Ectogenesi: sviluppo completo, aliinfuori del corpo materno, del prodotto di una fecondazione fino al momento in cui il feto è capace di vita propria.
- Embrione: prodotto della fecondazione, dalla prima divisione cellulare fino all'8a settimana di gravidanza (periodo che corrisponde all'organogenesi). Dal 3 mese: feto.
- Ereditarietà: trasmissione dei caratteri genetici (ereditari) degli individui di una data specie da una generazione alla se-
1064
guente, tramite un processo
asessuato
(divisione cellulare,
gemmazione) o sessuale (fusione cellulare).
- Ereditarietà legata al sesso: ereditarietà recessiva o dominante di un carattere legato a un gene che si trova ad essere situato sul segmento di un cromosoma sessuale; in malattie genetiche si conoscono ereditarietà legate al cromosoma X o Y.
- Etica: dottrina dei valori morali nonché dei diritti e dei doveri che da essa derivano.
- Eugenetica: scienza che ha lo scopo di limitare le malattie ereditarie e di favorire la produzione di geni portatori di qualità desiderate.
- Fecondazione: fusione dei gameti maschile e femminile.
- Fecondazione in vitro (FIV): fecondazione all'esterno del corpo materno. Fecondazione "in provetta" di un oocita con spermatozoi.
- Fecondità: attitudine alla riproduzione (sessuata).
- Feto: prodotto del concepimento dopo l'organogenesi (nell'uomo dopo l'inizio della nona settimana) e fino al termine della gravidanza.
- Follicolo: follicolo dell'ovaio; piccolo sacco che nell'ovaio racchiude 1'oocita fino a maturità dello stesso. L'oocita vi è attorniato da liquido e da diversi strati cellulari.
- Formazione di chimere: unione di cellule totipotenti di due o più embrioni geneticamente diversi che formano un complesso cellulare.
1065
Gameti: termine che indica sia le cellule sessuali femminili (oociti) che maschili (spermatozoi).
Gene: unità-base dell'ereditarietà, portatore dell'informazione parziale per un dato carattere e nel contempo elemento costitutivo dei cromosomi. Molte caratteristiche di un individuo vengono determinate da più geni.
Genetica: scienza dell'ereditarietà che studia i caratteri ereditari e la loro trasmissione ai discendenti.
Genetica umana: genetica applicata all'uomo che si occupa delle differenze tra individui e dell'origine e importanza delle stesse per la salute/ malattia dell'individuo e delle popolazioni.
Genoma: patrimonio genetico. Insieme dei geni contenuti in tutti i cromosomi di un individuo. Insieme dell'informazione genetica di un individuo.
Genitori biologici: genitori genetici.
Gonadi: ghiandole genitali (ovaie e testicoli).
Gravidanza multipla: feti.
sviluppo
simultaneo
nell'utero
di più
Ibridi: organismi che derivano da due genitori geneticamente diversi. Esempio: il mulo, prodotto dell'incrocio tra asino e cavallo. Solo gli ibridi prodotti da specie geneticamente molto vicine sono vitali. Essi sono però sempre sterili.
Ibridazione: fusione di cellule o formazione di frammenti complementari DNA-/RNA di sequenza specifica.
1066
- Immunologia: scienza che studia i meccanismi di riconoscimento e di reazione di un organismo contro sostanze non-proprie, o eventualmente proprie (cioè del proprio organismo) .
- Impianto: annidamento dell'oocita fecondato nella parete uterina (endometrio) .
- Impotenza: incapacità ad ottenere un'erezione o di conservarla fino al compimento dell'atto sessuale completo.
- Indicazione (clinica, medica): giustificazione per l'esecuzione di un trattamento.
- In vitro: in provetta o, in senso lato, ali'infuori del corpo.
- Infecondità (infertilità): impossibilità di condurre a termine una gravidanza fino all'ottenimento di un figlio capace di vita propria. Nella sterilità femminile, una morte embrionale (prima dell'impianto) o susseguente a disturbi dell'annidamento non può essere distinta clinicamente.
- Ingegneria genetica: intervento mirato nelle unità strutturali del corredo dei geni. Tecnologie con cui si manipolano le unità strutturali delle molecole contenenti il messaggio ereditario o in cui frammenti delle stesse servono come materiale-base per studi ed applicazioni.
- Inseminazione artificiale: introduzione di sperma nel tratto genitale femminile senza che vi sia stato atto sessuale.
- Inseminazione eterologa: inseminazione artificiale con sperma di un donatore.
- Inseminazione del partner.
omologa : inseminazione artificiale con sperma
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- Laparoscopia: esame visuale diretto della cavità addominale (riempita di un gas appropriato) usando un endoscopio introdotto attraverso la parete addominale. Questo metodo permette l'ispezione degli organi interni e anche di ottenere gli oociti contenuti nei follicoli dell'ovaio.
- Madri sostitutive: donne che per contratto si sottopongono a una gravidanza e che mettono al mondo un bimbo per riconsegnarlo, dopo la nascita, ai genitori "adottivi". La gravidanza viene ottenuta sia per inseminazione artificiale con lo sperma del marito della coppia sia trasferendo nella donna l'embrione ottenuto tramite fecondazione in vitro con i gameti della coppia che desidera adottarlo in seguito.
- Malattia genetica: malattia ereditaria; predisposizione patologica dovuta a un gene o a un gruppo di geni difettosi (aberrazioni cromosomiche) che si manifestano clinicamente come anomalie fisiche, mentali o combinate.
- Manipolazione genetica: intervento di ingegneria genetica senza fine diagnostico-terapeutico.
- Medicina del lavoro: branca della medicina che si occupa delle malattie professionali, degli incidenti sul lavoro nonché di problemi di igiene e tossicologia del lavoro.
- Medicina della riproduzione: branca della medicina che studia la fisiologia e patofisiologla della riproduzione umana.
- Mutazione: trasformazione definitiva del materiale genetico che può essere trasmessa ereditariamente.
- Oocita: la cellula germinale (gamete) femminile.
- ormoni: sostanze chimiche prodotte di solito da strutture anatomicamente ed istologicamente definite dell'organismo (organi
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endocrini); esse raggiungono gli organi-bersaglio attraverso la circolazione sanguigna ed influenzano il metabolismo di questi ultimi già a bassissime concentrazioni (possono essere intesi come traspostatori di informazione tra tipi di cellule diverse) ; l'azione specifica degli ormoni è dovuta alla presenza di particolari ricettori.
- Ovulazione: espulsione di un oocita maturo dall'ovaio dopo rottura del follicolo.
- Partenogenesi: riproduzione unisessuale; sviluppo di un essere da un oocita senza che questo sia stato fecondato.
- Frenatale: prima della nascita.
- Procreazione artificiale: complesso dei metodi con i quali la riproduzione non viene indotta per via naturale mediante l'unione tra uomo e donna, ma provocata strumentalmente.
- Proteine: macromolecole composte di aminoacidi aggiunti l'uno all'altro per sintesi secondo una sequenza iscritta nel DNA.
- Funzione: introduzione di un ago in una cavità del corpo per un prelievo di liquido.
- Sistema immunitario: complesso degli organi, cellule e proteine che, situate in diversi punti dell'organismo, garantiscono la conservazione della struttura individuale lottando contro l'invasione dell'organismo stesso da parte di sostanze non-proprie (antigeni).
- Specie: concetto usato in sistematica degli organismi. Complesso di individui aventi gli stessi caratteri biologici e morfologici e che, riproducendosi, danno una discendenza feconda.
1069
- Sperma: seme; termine comprensivo per tutti i componenti dell'eiaculato del maschio (gli spermatozoi e le secrezioni della prostata, delle vescicole seminali e dell'epididimo).
- Spermatozoo: la cellula germinale (gamete) maschile.
- Sterilità: infecondità della donna e/o incapacità a fecondare dell'uomo.
- Sterilizzazione: induzione dell'infecondità in un individuo tramite intervento chirurgico che blocca le tube o i dotti deferenti.
- Terapia genetica: trattamento delle malattie su base genica (con mutamenti del genoma).
- Trapianto: impianto di cellule, tessuti o organi da un individuo all'altro (o da .una parte del corpo all'altra) a scopi terapeutici o sperimentali.
- Trasferimento nell'utero.
di
embrioni:
trasferimento
di
embrioni
- Trasferimento intratubarico di gameti (in inglese 6IFT = Gamete IntraFallopian Transfer):' trasferimento artificiale di spermatozoi ed oociti nelle tube per promuovervi la loro fusione.
- Tuba: canale di comunicazione di circa 15 cm di lunghezza tra il fondo dell'utero e le ovaie; serve all'aspirazione dell'oocita, al suo trasporto e, dopo fecondazione, al trasporto e al sostentamento dello zigote fino al suo arrivo nell'utero.
- Ultrasuoni: suono di frequenza tra i 20 kHz e 10 GHz (oltre il limite di udibilità dell'orecchio umano).
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Via germinale: totalità delle cellule da cui derivano i gameti.
Queste cellule comprendono lo zigote e le cellule che formano lo spermatozoo e l'oocita. Ogni alterazione introdotta nell'informazione genetica di queste cellule viene trasmessa alla generazione seguente se la cellula germinale viene coinvolta in una fecondazione e se la stessa conduce ad un individuo capace di vita propria Zigote: l'oocita appena fecondato; cellula capace di compiere tutto lo sviluppo embrionale.
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Allegato /"
CONSEIL DE L'EUROPE COUNCIL OF EUROPE Strasbourg, le 16 juillet 1987
Restricted CAMBI (87) 7
COMITE AD HOC D'EXPERTS SUK LES PROGRES DES SCIENCES BIOMEDICALES(CAMBI)
Projet de Recommandation No R (87) ...
du Comité des Hinistres aux E t a t s membres relative à la procréation a r t i f i c i e l l e humaine (*)
Le Comité des M i n i s t r e s , en v e r t u de L ' a r t i c l e 15 (b) du Statut du Conseil de l'Europe, Considérant que le but du Conseil de l ' E u r o p e est de réaliser une union plus é t r o i t e e n t r e ses membres, notamment en f a v o r i s a n t l'adoption de règles communes dans des domaines d ' i n t é r ê t commun; Conscient que la mission du Conseil de l ' E u r o p e tend à la sauvegarde des valeurs s p i r i t u e l l e s et morales qui f o r m e n t le patrimoine commun des E t a t s membres, dont le fondement essentiel est le respect de la vie et de la d i g n i t é h u m a i n e , tout en respectant la p l u r a l i t é des idées et opinions; R é a f f i r m a n t son a t t a c h e m e n t à la l i b e r t é i n d i v i d u e l l e et au respect de la vie privée et f a m i l i a l e ;
''Ce texte constitue un projet que le Comité des Ministres n'a pas encore examiné, ni a fortiori adopté. Il est susceptible de subir d'importantes modifications. Par conséquent, il ne reflète pas nécessairement l'opinion du Comité des Ministres. Dans ce contexte, il convient de souligner que le Comité d'experts qui l'a préparé en a adopté certains Principes, non pas à l'unanimité, mais à la majorité.
" Non esiste una versione in italiano.
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Considérant que les progrès récents des sciences biomédicales et leur développement prévisible ouvrent des perspectives scientifiques, diagnostiques, prophylactiques et thérapeutiques nouvelles, mais suscitent en même temps des craintes quant au pouvoir qu'ils procurent à l'homme; Conscient de la responsabilité de la société vis-à-vis des générations à venir; Considérant que le conflit entre ce qui est possible et ce qui est souhaitable apparaît particulièrement aigu au regard des nouvelles méthodes de procréation artificielle; Conscient de l'aspiration naturelle et légitime des couples souffrant d'infertilité d'avoir des enfants et de fonder une famille; Conscient de la responsabilité de la société de protéger la femme contre toutes formes d'exploitation; Considérant que la famille est la cellule fondamentale de la société qui a droit à la protection la plus complète par l'Etat; Considérant que les enfants ne doivent être considérés comme la propriété de leurs parents, mais être reconnus comme des individus avec leurs droits et besoins propres et considérant que l'importance prééminente du bien-être de l'enfant exige que les techniques de procréation artificielle ne soient utilisées que s'il existe des conditions favorables à son développement dans un environnement où il puisse pleinement épanouir ses capacités physiques, mentales et morales; Considérant qu'en raison des multiples problèmes moraux, éthiques, médicaux, juridiques et sociaux liés à l'utilisation des techniques de procréation artificielle ces méthodes ne doivent pas être utilisées comme une solution de convenance ou comme une simple alternative à la procréation naturelle, mais uniquement comme ultime remède; Considérant que la mise en oeuvre de ces techniques doit être régie par des principes éthiques, médicaux, juridiques et sociaux, empêchant tout abus et toute sélection artificielle; Conscient de la pluralité d'opinions au sujet du statut de l'embryon humain dans la société contemporaine et constatant que le développement humain se poursuit de façon continue depuis la fécondation, estimant en conséquence qu'au-delà de cette pluralité d'opinions, l'embryon humain doit être traité en toute circonstance d'une manière qui respecte la dignité humaine; Tenant compte de l'importance de la recherche pour l'humanité mais constatant qu'en
raison des craintes que cette recherche suscite tant dans l'opinion publique que dans la communauté scientifique et médicale, l'adoption de principes qui peuvent servir de référence devient nécessaire;
70 Foglio federale. 72° anno. Vol. III
1073
Constatant que peu de tègles juridiques spécifiques dans ce domaine ont été adoptées 0:1 Europe comme dans d'autres parties du monde et que le moment est venu de mettre en oeuvre des principes communs afin d'éviter des divergences entre les droits des Etats membres; Tenant compte de la Convention européenne de sauvegarde des droits de l'homme et des libertés fondamentales et d'autres instruments internationaux pertinents; Tenant compte également des Recommandations de l'Assemblée Parlementaire du Conseil de l'Europe 934 (1982) relative à l'ingenerie génétique et 1046 (1986) relative à l'utilisation d'embryons et foetus humains à des fins diagnostiques, thérapeutiques, scientifiques, industrielles et commerciales;
I.
RECOMMANDE aux Gouvernements des Etats membres :
(a)
d'adopter une législation conforme aux principes contenus dans cette Recommandation ou de prendre toutes autres mesures appropriées afin d'assurer leur application;
(b)
de prendre toutes les mesures nécessaires pour assurer que ces principes soient connus des personnes et instances concernées;
II.
CHARGE le Secrétaire Général du Conseil de l'Europe de porter le contenu de la présente Recommandation lorsqu'il l'estime opportun à la connaissance des Gouvernements d'Etats non membres du Conseil de l'Europe ainsi qu'à d'autres organisations internationales.
1074
PRINCIPES
I. Champ d'application et définitions · Les Principes énoncés ci-après s'appliquent aux techniques de procréation artificielle des êtres humains, notamment à l'insémination artificielle, aux méthodes comportant le prélèvement d'ovules, en particulier, la fécondation "in vitro", ainsi qu'aux méthodes impliquant le don de sperme, d'ovules ou d'embryons ainsi qu'aux actes et procédés rendus applicables aux embryons par ces techniques.
Aux fins d'application des présents principes on entend : (a) par insémination artificielle, l'introduction de sperme dans l'appareil génital d'une femme par tout autre moyen que la relation sexuelle; (b) par fécondation "in vitro,la fusion d'un ovule humain, prélevé instrumentalement, avec un spermatozoïde dans un récipient de culture; (c) par embryon, le résultat de la fusion des gamètes humains dans tous les stades de développement avant le stade foetal; (d) par donneur, la personne,autre que la mère de substitution, qui offre ses gamètes ou un embryon dans l'intérêt d'autrui; (e) par mère de substitution, la femme qui porte l'enfant pour le compte d'autrui ayant accepté dès avant la grossesse de lui céder l'enfant après sa naissance.
II. Conditions générales de la mise en oeuvre des techniques 3e la procréation artificielle Principe 1 1.
Les techniques de procréation artificielle humaine peuvent être employées en faveur d'un couple hétérosexuel (et dans les circonstances prévues au paragraphe 1 du Principe 7 ci-après), lorsque les conditions appropriées existent pour assurer le bien-être de l'enfant à naître et seulement lorsque : (a) - soit les autres méthodes de traitement de l'infertilité ont échoué, n'offrent aucune perspective de succès ou ne sont pas appropriées dans le cas d'espèce; - soit un risque sérieux existe de transmettre à l'enfant une grave maladie hérédi taire; - soit qu'il y ait un risque sérieux que l'enfant souffre d'une autre maladie qui entraînerait sa mort précoce ou un handicap grave; (b) et lorsque ces techniques ont une chance raisonnable d'aboutir et qu'il n'y a pas de risque significatif de compromettre la santé de la mère ou de l'enfant.
1075
2.
Les techniques dp procréation artificielle humaine ne doivent pas être utilisées pour obtenir des caractéristiques particulières chez l'enfant à naître et notamment pour permettre de choisir son sexe, sauf, lorsque, conformément à l'alinéa (a) du paragraphe précédent, il s'agit d'éviter une maladie héréditaire grave liée au sexe.
Principe 2 Tout acte requis par les techniques de procréation artificielle et les procédés appliqués aux embryons qui y sont liées doit être fait sous la responsabilité d'un médecin et dans le cadre d'un établissement agréé par une autorité compétente de l'Etat ou par une autorité créée par l'Etat à cet effet.
Principe 3 Nul individu ne peut être obligé ou requis à contribuer directement à l'exécution des actes énoncés dans les présents Principes s'il y fait objection pour des motifs de conscience.
Principe A 1.
Les techniques de la procréation artificielle ne peuvent être utilisées que si les personnes concernées ont donné explicitement et par écrit selon les dispositions nationales leur consentement libre et éclairé.
2.
Avant d'obtenir ce consentement le médecin et l'établissement utilisant les techniques de procréation artificielle doivent s'assurer que les personnes concernées reçoivent les renseignements et les conseils appropriés au sujet des implications éventuelles d'ordre médical, Juridique, social et si nécessaire génétique de ce traitement, notamment celles qui risquent d'affecter l'intérêt de l'enfant susceptible de naître.
Principe 5 Le médecin et l'établissement utilisant les techniques de procréation artificielle doivent effectuer les enquêtes et investigations appropriées afin de diagnostiquer et diminuer le risque de transmission d'une maladie héréditaire ou infectieuse ou de tout autre facteur qui pourrait présenter un danger pour la santé de la femme ou de l'enfant susceptible de naître.
Principe 6 Le médecin et l'établissement utilisant les techniques de procréation artificielle doivent tenir des dossiers contenant toute information nécessaire afin de remplir leurs obligations en vertu des présents Principes ou d'apporter la preuve que celles-ci ont été accomplies.
1076
III. Conservation de gamètes et embryons Principe 7 1.
Une personne seule qui court un risque d'infertilité ou tout autre danger qui pourrait diminuer sérieusement sa capacité de procréation dans le futur, peut déposer ses gamètes pour son usage futur et personnel, pourvu qu'au moment de la procréation artificielle toutes les conditions énoncées dans les présents Principes soient remplies.
2.
Lorsqu'une personne qui fait conserver ses gamètes pour son propre usage décède durant la période de conservation ou ne peut pas être retrouvée à la fin de la période, ses gamètes ne seront pas utilisés pour la procréation artificielle.
3.
Les gamètes ne peuvent pas être conservés au-delà d'une période fixée par la loi nationale ou par tout autre moyen approprié.
4.
La procréation artificielle avec le sperme du mari ou du compagnon décédé ne sera pas permise.
Principe 8 1.
Seul le nombre minimum d'ovules strictement nécessaire pour assurer le succès de la procréation sera fécondé.
2.
Les embryons ne doivent pas être gardés au-delà d'une période fixée par la loi nationale ou par tout autre moyen approprié.
3.
Le sort des embryons destinés à un couple pour la procréation et non utilisés par celui-ci ne sera déterminé qu'avec le consentement des deux membres du couple.
IV. Don de gamètes et embryons Principe 9 1.
Les dons d'ovules, de sperme, d'embryons et de tout élément prélevé sur ceux-ci ne peuvent donner lieu à aucun profit. Seules la perte de salaire ainsi.que les frais de déplacement et autres dépenses directement causées par le don peuvent être remboursés au donneur.
2.
La personne ou l'organisme public ou privé qui est autorisé à céder les gametes aux tins de procréation artificielle ou de recherche ne doit pas le faire dans un but lucratif.
3.
Le don de gamètes pour la procréation artificielle ne doit être assujetti à aucune condition discriminatoire. Le donneur peut exiger, à tout moment avant leur utilisation, que ses gamètes ne soient pas employés dans le but initialement fixé et donner des instructions quant à leur destination.
Principe 10 Le nombre d'enfants issus des gamètes d'un même donneur doit être limité par la loi nationale ou par tout autre moyen approprié.
1077
Principe 11 1.
En principe, la trondnrion "in vitro" doit être effectuée avec, les gamètes du couple. La même règle s'appliquera à toute autre méthode impliquant des ovules "in vitro" ou des embryons "in vitro".
Toutefois dans des cas exceptionnels à définir par les Etats membres, l'utilisation des gamètes de donneurs peut être autorisée.
2.
Le don d'embryons non utilisés par un couple à un autre couple aux fins de procréation artificielle, peut être permis par les Etats membres dans des cas exceptionnels.
Principe 12 Le transfert d'un embryon de l'utérus d'une femme à celui d'une autre ne doit pas être permis.
Principe 13 1.
Le médecin et le personnel de l'établissement utilisant les techniques de procréation artificielle doivent préserver l'anonymat du donneur et, sous réserve des dispositions de la loi nationale en cas de procédure judiciaire, le secret de l'identité des membres du couple ainsi que le secret sur la procréation artificielle elle-même.
Des informations concernant les caractéristiques génétiques du donneur peuvent être fournies en cas de nécessité dans l'intérêt de la santé de l'enfant ou aux fins d'un conseil génétique.
2.
Toutefois, le droit national peut prévoir que l'enfant, à un âge approprié, peut avoir accès à l'information relative aux modalités de sa conception ou même à l'identité du donneur.
V. Détermination de la maternité et de la paternité Principe 14 1.
La femme qui donne naissance à l'enfant est considérée en droit comme la mère.
2.
En cas d'utilisation du sperme d'un donneur :
(a) son mari est considéré comme le père légitime et, s'il a consenti à la procréation artificielle, celui-ci ne peut pas contester la légitimité de l'enfant sur le fondement de la procréation artificielle; (b) et lorsque le couple n'est pas marié, le compagnon de la mère qui a donné son consentement ne peut s'opposer à l'établissement de responsabilités parentales à l'égard de l'enfant sauf s'il prouve que l'enfant n'est pas né de la procréation artificielle.
3.
Lorsque le don de gamètes a été réalisé par l'intermédiaire d'un établissement agréé, aucun lien de filiation entre les donneurs de gamètes et l'enfant conçu par procréation artificielle ne peut être établi. Aucune action à fin alimentaire ne peut être intentée contre le donneur ou par celui-ci contre l'enfant.
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VI. Hères de substitution Principe 15 1.
Aucun médecin ou établissement ne doit utiliser les techniques de procréation artificielle pour la conception d'un enfant qui sera porté par une mère de substitution.
2.
Aucun centrât ou accord entre une mère de substitution et la personne ou le couple pour le compte desquels ou duquel un enfant est porté ne pourra être invoqué en droit.
3.
Toute activité d'intermédiaire à l'intention des personnes concernées par une maternité de substitution doit être interdite de même que toute forme de publicité qui y est relative.
4.
Toutefois, les Etats peuvent, dans des cas exceptionnels fixés par leur droit national, prévoir, sans faire exception au paragraphe 2 du présent Principe, qu'un médecin ou un établissement pourra procéder à la fécondation d'une mère de substitution en utilisant des techniques de procréation artificielle, à la condition que (a) la mère de substitution ne retire aucun avantage matériel de l'opération; et (b) la mère de substitution peut à la naissance choisir de garder l'enfant.
VII. Actes et procédés appliqués aux embryons Principe 16 La fertilisation d'ovules "in vitro" et la récupération d'embryons par lavage ne seront pas permises aux fins de recherche.
Principe 17 1.
Aucun acte ou procédé ne peut être pratiqué sur l'embryon "in vitro" à l'exception de ceux effectués dans son propre intérêt et de simples observations qui ne le léseraient pas.
2.
Lorsqu'un Etat permet des investigations et des expérimentations autres que celles mentionnées au paragraphe précédent dans un but préventif, thérapeutique ou de diagnostic de maladies graves des embryons, il devra exiger que celles-ci soient faites aux conditions suivantes : (a) le but ne peut pas être atteint par un autre moyen, et (b) l'embryon ne doit pas être utilisé plus de 14 jours après la fécondation, toute période de conservation par congélation ou par tout autre moyen n'étant pas comprises; et (c) le consentement du couple a été donné conformément au paragraphe 3 du Principe 8 et si l'embryon est le résultat de la fécondation "in vitro" avec des gamètes de donneurs, l'accord de ceux-ci sera également requis; et (d) un comité d'éthique multidisciplinair dûment constitué a donné son approbation.
1079
3.
La séparation des cellules d'un embryon ne peut être permise
par les Etats membres que pour en utiliser une partie à des
fins de diagnostic lorsqu'il s'agit de vérifier la présence d'une maladie ou d'une anomalie graves chez l'enfant à naître et si les conditions (b), (c) et (d) mentionnées au paragraphe 2 ci-dessus sont remplies.
Principe 18 L'introduction dans l'utérus d'une femme d'un embryon humain qui a fait l'objet d'un acte ou de procédés, autres que ceux mentionnés aux paragraphes 1 et 3 du Principe précédent, doit être interdite.
Principe 19 Dès qu'il est implanté, un embryon résultant d'une fécondation "in vitro" ne doit pas faire l'objet d'expérimentation "in utero".
Principe 20 L'utilisation des techniques de procréation artificielle afin de créer des être humains identiques par clonage ou toute autre méthode doit être interdite.
Principe 21 1.
L'implantation d'un embryon humain dans l'utérus d'une autre espèce ou l'opération inverse doit être interdite.
2.
La fusion d'un gamète humain avec le gamète d'une autre espèce doit également être interdite. Il en est de même de la fusion d'embryons et toute autre procédé pouvant produire une chimère.
3.
Toutefois, les Etats membres peuvent prévoir la fusion de gamètes humains et animales pour des investigations visant à diagnostiquer l'infertilité à condition que le développement de l'hybride s'arrête au stade de deux cellules.
1080
Exposé des motifs au projet de Recommandation No R (87) du Comité des Ministres aux Etats membres relative à la procréation artificielle humaine
I. Observations générales 1.
En 1983, le Comité des Ministres du Conseil de l'Europe a créé un Comité ad hoc sur les manipulations génétiques (CAHGE), qui fut renommé plus tard "Comité ad hoc d'experts sur les problèmes éthiques et juridiques de la génétique humaine" (avec la même abréviation CAHGE). De ce fait les Ministres ont répondu à la Recommandation 934 (1982) de l'Assemblée Parlementaire relative à l'ingenerie génétique.
Ils étaient conscients, en particulier, du fait que les progrès importants faits ces dernières années dans le domaine des sciences biomédicales avaient posé des problèmes de nature morale, éthique, juridique, médicale et sociale. Ce Comité ad hoc, après avoir préparé un projet de Recommandation concernant la notification des travaux impliquant de l'ADN recombiné (*) a donné priorité aux problèmes posés par les techniques de procréation artificielle humaine et a commencé ses travaux visant l'élaboration d'un instrument international sur cette question.
2.
Alors que les travaux du CAHGE avaient déjà avancé, la 1ère Conférence Ministérielle Européenne sur les Droits de l'Homme (Vienne, 19 - 20 mars 1985) et la réunion informelle des Ministres Européens de la Justice (Edimbourg, 14 juin 1985) avaient le même point à leur ordre du jour et ont recommandé avec insistance que le Conseil de l'Europe accélère ses travaux dans ce domaine.
3.
En réponse, le Comité des Ministres a créé en 1985 le Comité ad hoc d'experts sur les progrès des sciences biomédicales (CAHBI) qui a remplacé le CAHGE, avec un mandat élargi. Ce nouveau Comité ad hoc qui fut présidé par M. Pierre A. Widmer (Suisse) a poursuivi les travaux commencés par le CAHGE et a tenu pleinement compte des conclusions des deux Conférences Ministérielles Européennes susmentionnées.
4.
Le CAHBI a tenu cinq réunions. Avant sa 3èm réunion à Trieste, Italie, en juin 1986, il a tenu une audition à l'intention des Organisations internationales non gouvernementales dotées du statut consultatif auprès du Conseil de l'Europe et directement concernées par la matière sur la base des principes provisoires relatifs à la procréation artificielle humaine élaborés par le CAHBI. Les membres du CAHBI ont également eu l'occasion d'assister le 15 décembre 1986 avant leur 4ème réunion à Paris aux Journées annuelles du Comité français national consultatif d'éthique qui a présenté à cette occasion un avis relatif à la recherche sur les embryons humains.
(*) Ce texte fut adopté par le Comité des Ministres le 25 septembre (375ème réunion des Délégués des Ministres) et s'intitule : Recommandation No R (84) 16 du Comité des Ministres aux Etats membres relative à la notification des travaux impliquant de l'acide desoxyribonucléique (ADN).
1984
1081
5.
Le CAHBI a reçu des avis du Comité Directeur des Droits de l'Homme (CDDH), du Comité Européen de Coopération Juridique (CDCJ), du Comité Directeur de la Santé Publique (CDPS) et du Comité d'experts sur la Protection des Données (CJ-PD). Ces avis ont apporté au CAHBI des conseils précieux pour l'élaboration des parties pertinentes du Projet de Recommandation. Le CAHBI a également reçu l'Instruction sur le respect de la vie humaine naissante et la dignité de la procréation" de la Congrégation pour la doctrine de la foi du Vatican (1987) et la "Déclaration transitoire sur les aspects éthiques de la fécondation in vitro" adoptée par la 37ème Assemblée Médicale Mondiale à Bruxelles, Belgique (Octobre 1985) et amendée par la 38ème Assemblée Médicale Mondiale à Rancho Mirage, Californie, Etats-Unis d'Amérique (Octobre 1986).
6.
Durant la période pendant laquelle le CAHBI s'était occupé de la procréation artificielle humaine, l'Assemblée Parlementaire du Conseil de l'Europe avait adopté le 24 septembre 1986 (18ème Session) sa Recommandation 1046 (1986) relative à l'utilisation d'embryons et foetus humains à des fins diagnostiques, thérapeutiques, scientifiques, industrielles et commerciales. Le CAHBI a tenu compte de cette Recommandation lorsqu'il a élaboré le présent projet de Recommandation.
7.
Le CAHBI a rédigé la version définitive du projet de Recommandation sur la procréation artificielle humaine lors de sa Sème réunion tenue à Strasbourg du 31 mars au 3 avril 1987 et l'a soumise en même temps qu'un exposé des motifs, au Comité des Ministres pour approbation. Le Comité des Ministres, lors de la ... réunion des Délégués des Ministres, a adopté la Recommandation No R ... (87) relative à la procréation artificielle humaine et à autorisé la publication de l'exposé des motifs.
II. Introduction 8.
L'utilisation croissante des techniques nouvelles de procréation artificielle et la prise de conscience par les Gouvernements et l'opinion publique des problèmes qu'elles posent, expliquent pourquoi le Conseil de l'Europe a abordé l'examen de cette question.
9.
Avant de traiter des différents problèmes posés par l'utilisation de ces techniques, il faut considérer une interrogation éthique fondamentale, à savoir quelle attitude l'homme doit-il avoir face aux pouvoirs nouveaux que la science lui donne
sur lui-même. A ce sujet, l'opinion publique est partagée. Les positions vont d'un libéralisme extrême à une conception très restrictive des applications permissibles de la science dans ce domaine. Les médecins et les scientifiques eux-mêmes s'interrogent sur leurs nouvelles responsabili tés.
10.
Le principe de base des travaux du CAHBI a été le concept fondamental de la dignité humaine et des droits de l'homme tel que posé dans la Convention européenne pour la sauvegarde des droits de l'homme et des libertés fondamentales. Les êtres humains sont libres, responsables, sociables et créatifs et ont de la dignité et de 1'intégrité.
11.
La dignité humaine et les droits de l'homme ont été à la base des discussions des experts pour aboutir à l'élaboration des règles relatives à l'usage des méthodes employées pour la procréation artificielle et les procédés utilisés sur les embryons.
1082
12.
Le fondement essentiel de la dignité humaine est que tous les êtres humains sont égaux et que chacun a une valeur intrinsèque.
L'être humain ne doit pas être considéré comme un moyen ou comme un objet. Dans ce contexte,le CAMBI a estimé que l'attachement à la liberté individuelle et le respect de la vie privée et familiale sont d'une grande importance. L'une des conséquences juridiques en est la norme selon laquelle aucun acte médical, de recherche ou d'expérimentation ne devrait être fait sans le consentement libre, explicite et éclairé de la personne concernée.
13.
C'est pour éviter i'écueil du risque de considérer l'homme comme un instrument, que le CAHBI a estimé qu'il était important de discuter des différents aspects des méthodes en question (par exemple les mères de substitution et la congélation des embryons pour leur utilisation dans le futur).
14.
Les techniques de la procréation artificielle ont posé la question des différents intérêts et droits qui sont en jeu. De toute évidence, les principaux intérêts sont ceux du couple infertile et de l'enfant à naître. Hais récemment, des revendications ont également été faites quant à l'existence de nouveaux droits dans ce domaine, comme par exemple le droit de procréer, de fonder une famille composée d'une personne et d'un enfant, de disposer librement de son corps, de l'égalité entre les femmes célibataires et les femmes mariées ou de la possibilité pour le couple lesbien d'accéder aux techniques de procréation artificielle.
15.
Le CDDH, qui a été consulté par le CAHBI, sur l'instrument international à préparer, a adopté dans ce contexte un avis relatif à l'évaluation de ces questions du point de vue de la Convention européenne des droits de l'homme qui mérite d'être reproduit in extenso.
16.
Le Comité Directeur pour les Droits de l'Homme (CDDH) a déclaré que : "Le CDDH relève que le Comité d'experts a pris le parti de considérer les techniques de procréation artificielle comme un moyen de remédier à la stérilité du couple hétérosexuel, marié ou non, ou, subsidiairement, d'éviter à un tel couple capable de procréer naturellement, le risque de donner naissance à un enfant atteint d'une maladie ou d'un handicap graves. Il ne les considère donc nullement comme un mode alternatif de procréation à la disposition de tous (couples mariés
ou non, hétéro ou homosexuels, ou personnes célibataires des deux sexes).
Cette approche pose, du point de vue des droits de l'homme, la question de savoir si la Convention européenne des Droits de l'Homme garantit pour toute personne un droit absolu de procréer. La réponse à cette question nécessite l'examen des articles 2, 8 et 12 de la Convention.
L'article 2, paragraphe 1 reconnaît à toute personne le droit à la vie sauf dans les circonstances exceptionnelles énoncées au paragraphe 2.
Cette garantie doit-elle être considérée seulement sous son aspect de "protection passive" de la vie ou comme impliquant la reconnaissance d'un droit de donner cette vie et donc d'une manière générale de recourir aux techniques de procréation artificielle résultant des progrès de la connaissance scientifique et médicale ?
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De l'avis du CDDH, il ne semble pas que l'article 2 paragraphe 1 de la Convention puisse être envisagé autrement que comme assurant seulement à la vie humaine une protection contre les atteintes qui lui sont portées, sans pour autant garantir à l'être vivant ainsi protégé un droit de procréer, au besoin, faute de capacité naturelle, par le moyen de la procréation artificielle au sens du Principe 2 (*)Le CDDH est également d'avis qu'un tel droit absolu pour toute personne de procréer ne peut pas être déduit des articles 8 ou 12 de la Convention.
L'article 12 confère à l'homme et à la femme le droit de se marier et de fonder une famille. Par conséquent, tout droit de procréer qui pourrait découler de cet article ne serait applicable que dans le contexte d'un couple formé d'un homme et d'une femme.
En ce qui concerne l'article 8, il garantit le droit au respect de la vie privée et familiale. Le droit de toute personne de procréer pourrait-il se fonder sur cet article ? Le CDDH ne le pense pas.
En effet, le souci de protéger l'intérêt de l'enfant qui est d'être placé dans des conditions aussi proches que possible de celles où se trouve un enfant issu d'une procréation non artificielle - c'est-à-dire au sein d'un foyer normal impliquant la présence d'un père et d'une mère - peut justifier le refus de la procréation artificielle aux personnes qui ne constituent pas un couple hétérosexuel ou qui ne vivent pas en couple. Il convient à ce sujet de noter que l'article 8 paragraphe 2 relatif à la protection de la vie familiale contient une référence à la protection de la santé et des droits et libertés d'autrui. Cette référence rejoint une des conditions générales auxquelles le document du CAMBI (Principe 3e (**) soumet la procréation artificielle, à savoir l'existence "de conditions appropriées pour assurer le bien-être de l'enfant à naître".
Même s'il n'existe pas de droit absolu pour toute personne de procréer, la question se pose de savoir s'il est possible, à la lumière de la Convention, de restreindre l'accès aux techniques de procréation artificielle aux couples hétérosexuels mariés. Les dispositions de la Convention ne fournissent pas une réponse claire à ce sujet et, jusqu'à présent, les organes de la Convention n'ont pas eu l'occasion d'aborder la question.
Les articles 8 et/ou 12 pourraient
être interprétés de manière à garantir à tout couple hétérosexuel le droit de fonder une famille, droit qui pourrait, à son tour, impliquer le droit d'accès aux techniques de procréation artificielle, si nécessaire. Mais d'un autre côté, on peut trouver également des arguments opposés à une telle interprétation. En ce qui concerne en particulier l'article 12, sur la base de la conjonction "et" entre "se marier" et "fonder une famille" on pourrait avancer qu'une restriction aux seuls couples hétérosexuels mariés ne serait pas incompatible avec la Convention.
(*) L'Avis du CDDH se référait à un texte provisoire dont le numérotage a changé après. Le "Principe 2" de l'ancien texte correspond au "Champ d'application et Définitions" du texte final.
(**)
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l P' i ' i ' - i f l f -
l
(M.
En conclusion, il n'est pas possible à l'heure actuelle de savoir si le fait île limiter l'accès aux techniques susmentionnée? aux seuls couples hétérosexuels mariés serait contraire à la Convention."
17.
Gardant à l'esprit cet avis et convaincu de la nécessité de concilier les différents droits et intérêts dans le cadre du traitement de l'infertilité, le CAMBI a été d'avis que le fondement éthique pour les réglas relatives à la procréation artificielle devrait avoir les mêmes valeurs que celles qui gouvernent la législation de la famille et la législation pour la protection de l'enfance dans les Etats membres.
18.
A l'égard de l'éthique les experts étaient également d'avis que dans ce domaine les principes d'ordre éthique peuvent difficilement être formulés en des termes absolus. L'élaboration de normes éthiques et leur mise en oeuvre demande presque toujours des compromis lorsqu'elles tendent à aboutir au meilleur principe éthique.
19.
Un autre point très important en liaison avec les problèmes d'ordre éthique soulevés par l'utilisation de ces techniques est la possibilité de les appliquer afin d'obtenir des caractéristiques spéciales pour l'enfant à naître ce qui pourrait aboutir à une tentative d'introduire le concept d'eugénisme dans les normes éthiques et médicales ou de les utiliser pour une sélection arbitraire du sexe- Le CAHBI, persuadé que ces techniques ne devraient en aucun cas être utilisées pour de telles pratiques, a affirmé cette conviction dans le Préambule et les a exclues clairement dans le Principe 1 (2).
20.
Enfin, le CAHBI a rappelé la conviction du Conseil de l'Europe que la famille est la cellule de base de la société (*) et qu'elle a droit en tant que telle à être protégée pleinement par l'Etat; les techniques de procréation artificielle humaine ne devraient pas être utilisées pour détruire la famille. La possibilité de procréer, avec l'aide des nouveaux techniques de conservation des gamètes et embryons, plusieurs générations séparées par de longues période de temps a été considérée comme contraire aux intérêts de l'unité familiale qui demande une certaine continuité. Une telle continuité ne peut être assurée qu'à la condition que l'on respecte autant que possible les limites d'âge normal à la procréation.
21.
Les techniques de procréation artificielle humaine
ne posent pas seulement des problèmes d'ordre éthique mais aussi d'ordre médical et juridique.
En ce qui concerne les aspects médicaux, le CAHBI a observé qu'après l'insémination artificielle la science biomédicale a progressivement mis au point des techniques plus complexes, notamment la fécondation in vitro ainsi que les transferts d'embryons, qui tendent à remédier à des cas de stérilité féminine. La pratique des mères de substitution s'est greffée sur ces techniques pour répondre à certains cas spécifiques d'infertilité.
22.
Toutes ces techniques posent des problèmes de santé publique, par exemple, qualifications des équipes médicales, mise en place des moyens nécessaires, égalité d'accès à ces services médicaux dans le cadre d'un droit à la santé.
(*) e.f Conseil de l'Europe, 3ème Plan à Moyen Terme (1987-1991) Strasbourg, décembre 1986, page 28
1085
23.
De plus, des problèmes juridiques de relations interpersonnelles surgissent,par exemple en matière de droit de la filiation, de droit à l'anonymat ou de responsabilité médicale. Le développement des techniques de la procréation artificielle, la généralisation de leur usage, les procédés appliqués aux embryons en liaison avec ces techniques, ont fait naître aussi des questions relatives aux droits de l'homme déjà reconnus et à des droits éventuels dont la protection est revendiquée.
24.
Face aux problèmes posés, la réponse du droit est souvent incertaine. Aucune législation spécifique d'ensemble n'existe dans aucun Etat membre au niveau national (*). Le recours à des règles générales ou à des principes généraux du droit existants n'a pas permis jusqu'à présent d'apporter toutes les solutions juridiques.
25.
Compte tenu de cet état de fait, il est apparu particulièrement important qu'une étude devrait être faite au sein du Conseil de l'Europe afin de fournir aux Etats membres l'occasion de discuter ensemble d'un problème qui se pose à tous les pays.
26.
En plus, l'on a considéré souhaitable d'établir des réglementations harmonisées au niveau européen, d'abord, en raison de la nature du problème qui est commun à tous les pays et, ensuite, étant donné que toute réglementation exclusivement nationale risquerait de s'avérer inefficace dans la pratique, puisque les possibilités subsisteraient d'utiliser les techniques interdites par un pays dans un autre pays possédant une réglementation différente.
27.
Pour un certain nombre de questions à l'égard desquelles il n'a pas été possible à présent de parvenir à un consensus, il est fait référence à la législation et à la réglementation nationales, de sorte que les Etats membres puissent choisir des solutions qui répondent aux mieux à leurs exigences constitutionnelles et aux convictions de l'opinion publique. En tout état de cause, lorsqu'un Etat fait un choix pour l'une des options autorisant une pratique ou un procédé déterminé (par exemple, la mère de substitution, l'expérimentation sur des embryons), la Recommandation impose des conditions à leur exercice.
28.
Le CAHBI a été unanime à estimer que ces techniques ne devraient être utilisées que s'il existe des conditions pour assurer le bien-être de l'enfant à naître, en lui donnant, en
particulier, des possibilités de se développer dans un environnement lui permettant le plein épanouissement de ses capacités physiques, mentales et morales.
Ceci est énoncé dans le Préambule à la recommandation et a été affirmé dans le Principe 1 comme une condition sine qua non dans en cas de recours à des techniques de procréation artificielle humaine, ceci en plus des autres conditions à satisfaire qui sont énoncées dans ce principe.
29.
En ce qui concerne l'embryon humain, le CAHBI a observé que son statut juridique n'était défini que dans peu de textes nationaux (eg la Constitution d'Irlande; une décision de la Cour fédérale allemande) ou des instruments internationaux, et que les avis quant au statut juridique de l'embryon humain étaient divisés. Les experts ayant noté cela ont été d'accord pour affirmer dans le Préambule que les embryons humains devaient être traités, dans tous les cas, avec le respect dû à la dignité humaine.
(*) II est utile, cependant, de mentionner que trois Cantons Suisses possèdent déjà une législation spécifique sur la procréation humaine artificielle.
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Dispositions opérationnelles
30.
En adressant cette Recommandation aux Gouvernements des Etats membres, le Comité des Ministres souhaite contribuer en premier lieu à une harmonisation pré-législative dans ce domaine. En tenant compte des principes énoncés dans cet instrument pour leur législation et leur pratique, les Etats membres seront en mesure d'éviter le double risque du "ide juridique ou des conflits entre leurs systèmes juridiques. En vu2 d'assurer la meilleure application possible de la Recommandation, il est recommandé que l'on fasse largement connaître son contenu.
Le Conseil de l'Europe se rend évidemment compte du fait que l'évolution des sciences biomédicales et leur application continuera de telle sorte qu'il ne prétend pas édicter des solutions juridiques définitives pour tous les temps. Toutefois, les Principes énoncés dans la présente Recommandation apportent une ligne de conduite particulièrement importante au moment où de nombreux Etats membres envisagent de légiférer ou d'introduire d'autres formes de réglementation. Les résultats obtenus en vertu de la présente Recommandation seront sans doute examinés par le Conseil de l'Europe ultérieurement dans le cadre d'une révision périodique des Recommandations du Comité des Ministres.
31.
Lors de la préparation de cette Recommandation, le Conseil de l'Europe a bénéficié de la précieuse collaboration de l'Australie, du Canada, de la Finlande, du Saint-Siège, des Etats Unis d'Amérique, des Communautés Européennes, de l'Organisation Mondiale de la Santé, de l'UNESCO et de la Commission Internationale de l'Etat Civil dont d'éminents observateurs ont participé aux travaux du CAHBI et ont fourni des renseignements précieux sur l'évolution de cette matière dans leur pays ou organisations respectifs. Il est en effet reconnu que si le cercle formel des Etats auxquels ces principes sont adressés est celui des 2l Etats membres européens, il y a plusieurs autres pays dans le Monde qui partagent la préoccupation du Conseil de l'Europe.
En conséquence, le Secrétaire Général a été chargé de porter cette recommandation, lorsqu'il l'estime opportun, à la connaissance d'autres Etats et d'autres Organisations qui ont participé en tant qu'observateurs mais également, tout autre pays qui manifeste un intérêt pour cette Recommandation.
Principes I. Champ d'application et Définitions 32.
Les Principes s'appliquent aux techniques de procréation artificielle y compris des méthodes donnant lieu au don de sperme, d'ovuler et d'embryons. Certains procédés particuliers considérés par la science médicale comme des techniques de procréation artificielle telles que le procédé de "transfert des gamètes intratubaires" (GIFT), la concentration du sperme, présélection des gamètes pour la sélection du sexe, rentrent dans le cadre de ces Principes. Cependant, les
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Principes ne s'appliquen pas aux interventions médicales telles que des prélèvements et des transplantations d'organes sexuels et/ou des glandes qui ne peuvent être considérées comme une technique de procréation artificielle malgré le fait qu'elles peuvent restaurer la capacité de procréation des patients qui les subissent.
Alors que des problèmes analogues peuvent naître des relations sexuelles (par exemple mère de substitution, fécondation par un autre homme que le mari), ces problèmes sont exclus. En revanche, des techniques telles que le prélèvement d'un embryon conçu par voie naturelle chez une femme par lavage aux fins de son implantation chez une autre femme sont couvertes.
33.
Le texte se limite à certains procédés appliqués aux embryons qui sont en rapport avec des techniques de procréation artificielle ou que ces techniques rendent possibles. De telles limitations ne signifie pas que le CAHBI accepte implicitement d'autres procédés qui ne sont pas mentionnés.
34.
L'alinéa (a) définit l'insémination artificielle qui comprend aussi bien l'insémination artificielle effectuée avec le sperme du mari ou du compagnon (ainsi nommé insémination homologue) que, si nécessaire et autorisée, l'insémination artificielle avec le sperme d'un donneur. Par analogie, le transfert de gamètes intratubaires (en anglais : "Gamete Intra Fallopian Transfer" - GIFT) est considéré comme une sorte d'insémination artificielle et rentre à ce titre dans cette catégorie de techniques.
35.
L'alinéa (b) définit la fécondation in vitro de l'ovule humain. Cette pratique est généralement effectuée avec les propres gamètes du couple qui, pour des raisons médicales, s'est révélée nécessaire à la place des rapports sexuels. Hais la définition n'exclut pas l'utilisation d'un ou de plusieurs gamètes de donneurs dans la fécondation in vitro.
36.
Le terme embryon a une signification différente dans les Etats en fonction de la théorie scientifique qui est suivie. Par conséquent, la définition du terme embryon utilisée dans l'alinéa (c) a pour seul but d'exclure du champ d'application de la Recommandation toute une série de procédures tels que la chirurgie foetale, la biopsie foetale ou chorionique pour diagnostic génétique,le prélèvement de tissus sur les foetus, etc... qui ne sont pas liés à la procréation artificielle. Elle
ne veut pas non plus faire de distinction entre les différentes périodes prénatales de l'enfant à naître qui pourrait avoir pour résultat des statuts juridiques différents.
37.
La référence à la mère de substitution à l'alinéa (d) est incluse pour préciser que la mère de substitution est toujours considérée comme la mère et non comme un simple donneur de gamètes.
38.
L'alinéa (e) définit le concept de mère de substitution en prenant en considération le fait qu'elle porte un enfant pour le compte d'autrui et qu'elle a accepté, avant la grossesse, de le céder après la naissance. Trois hypothèses de la mère de substitution sont couvertes, à savoir, la femme qui porte un embryon obtenu en utilisant les gamètes du couple qui doit recevoir l'enfant, la femme dont les gamètes ont été utilisés conjointement aux gamètes du membre masculin du couple ou d'un donneur et la femme qui porte un embryon résultant des gamètes de donneurs.
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II. Conditions générales de la mise en oeuvre des techniques de procréation artilicie1le
39.
Ce Principe énonce les conditions fondamentales le recours aux techniques de procréation artificielle.
régissant
Le CAHB1 a examine une question préliminaire qui est de savoir si ces techniques sont un acte médical destiné à obvier l'infertilité ou un mode alternatif de procréation ouvert à tous.
40.
Le Comité a été conscient de certaines revendications qui se sont manifestées récemment et qui tendent à affirmer l'existence d'éventuels droits nouveaux fondamentaux dans ce domaine, par exemple, de donner la vie, de fonder une famille constituée par une personne seule et un enfant, de disposer librement de son propre corps, à l'égalité entre la femme célibataire et la femme vivant dans un couple devant l'accès aux techniques de procréation artificielle.
41.
Le CAMBI a relevé, notamment après avoir reçu un avis du Comité directeur sur les droits de l'homme (CDDH) (*) sur ce sujet, que de telles revendications ne sont pas expressément reconnues par les instruments existant en matière de droits de l'homme (voir paragraphe 16 ci-dessus). Ils ont par conséquent estimé qu'il convenait de voir dans quelle mesure les différents intérêts dans cette matière pourraient être conciliés dans le plein respect des valeurs juridiques prédominantes dans les Etats membres, notamment la famille et la protection des droits de l'enfant, et tout en se plaçant essentiellement dans le cadre du traitement de l'infertilité.
42.
La grande majorité des experts ont considéré que l'utilisation des techniques devrait être autorisée pour les couples hétérosexuels tandis qu'une minorité a estimé que les techniques ne devraient être limitées qu'aux seuls couples mariés. Des experts de deux pays, pour des raisons pragmatiques, seraient en faveur de permettre également aux personnes seules d'avoir accès à l'insémination artificielle.
En outre, un expert a observé que de toute façon cette technique peut être appliquée directement par les personnes seules.
43.
Après avoir examiné soigneusement ces arguments, en particulier la nature médicale, de ces techniques et tenant compte de l'importance de la nécessité d'assurer le bien-être de l'enfant à naître, ce Comité est arrivé à la conclusion que l'emploi de techniques de procréation artificielle devrait être limité aux seuls couples hétérosexuels ayant un besoin médical. Cette approche vise à éliminer les cas dans lesquels l'enfant à naître serait inévitablement "orphelin" (par exemple, sans avoir de père ou même de "mère légale" dans le cas où un homme seul est autorisé à avoir un enfant par la maternité de substitution).
(*) voir paragraphe 16 ci-dessus.
7l Foglio federale. 72° anno. Vol. III
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44.
Il a été considère nécessaire de définir les circonstances qui justifient le recours aux techniques de procréation artificielle.
Alors qu'une minorité d'experts soutenaient que les techniques comportant le don de gamètes et d'embryons ne soient pas permises, tous les experts ont été d'accord pour estimer que certaines techniques de procréation artificielle comprenant le don peuvent être utilisées pour traiter et obvier aux problèmes d'infertilité lorsque les autres méthodes de traitement de la stérilité n'offrent pas de meilleures perspectives de succès ou ont échoué. Ces experts qui se sont opposés aux techniques comportant les dons d'embryons ou de gamètes, se sont également déclarés contre l'utilisation des techniques si le but en est de prévenir la transmission à l'enfant de maladies graves.
45.
Le présent texte du Principe reflète la position de la majorité des experts qui autorisent l'utilisation des gamètes du donneur dans les cas la justifiant.
Avant de préciser les conditions particulières permettant le recours aux techniques de procréation artificielle, le Principe énonce une condition qui est applicable à toutes les situations énoncées ci-dessous, c'est-à-dire l'existence de conditions appropriées pour assurer le bien-être de l'enfant à naître. Cette condition, qui figure également dans le Préambule, est une condition sine qua non pour l'utilisation des techniques de procréation artificielle indépendamment du fait de savoir si toutes les autres conditions ont été remplies. Cela signifie que la demande formelle du couple n'est pas suffisante pour accorder une thérapie particulière visant à surmonter l'infertilité ou à éviter la transmission d'une maladie grave. Les personnes qui doivent donner des soins appropriés et de la thérapie ont leur propre responsabilité. Il est généralement admis dans la pratique médicale que des circonstances sociales peuvent influencer la thérapie proposée ou administrée par les médecins.
46.
Le CAHBI était conscient du fait que cette condition générale n'est pas une question d'ordre purement médical de sorte que le médecin pourrait parfois ne pas être en mesure d'apprécier seul si les conditions pour assurer le bien-être de l'enfant à naître sont réunies.
Dans de telles situations, le médecin devrait consulter d'autres professionnels compétents
(juristes spécialistes du droit de la famille, psychologues, assistants sociaux etc...) avant de décider sur l'octroi ou le rejet d'une demande de procréation artificielle.
Compte tenu des problèmes qui peuvent se poser pour l'enfant ou pour la stabilité de couple quand les gamètes d'une tierce personne sont utilisés, certains experts ont estimé qu'une attention particulière devrait être accordée à la question de savoir si cette condition générale est remplie, lorsque les gamètes de donneurs extérieurs sont utilisés à des fins de procréation artificielle.
47.
La phrase première, de l'alinéa 1 (a) énonce la condition et raison essentielle du recours aux techniques de procréation artificielle, à savoir 1'infertili té" qui ne peut être traitée au moyen d'autres remèdes dont on dispose dans l'état actuel des sciences médicales. L'infertili té" visée par cet alinéa est un diagnostic médical qui doit être déterminée par le médecin à la lumière de la science médicale. Le CAHBI n'était pas en faveur de compléter cette exigence d'ordre médical par d'autres conditions, de nature juridique,
1090
telles que la question de savoir si le couple a déjà eu des enfants ou l'exigence de l'écoulement d'une période minimale d'infertilité avant de permettre l'accès à ces techniques. De plus, le Comité a préféré que l'existence de l'infertilité soit la condition déterminante et que les raisons de cette infertilité (par exemple stérilisation volontaire) ne devraient jouer aucun rôle pour avoir accès aux techniques de procréation artificielle.
48.
Les deuxième et troisième phrases de l'alinéa (a) énoncent des cas exceptionnels dans lesquels les techniques de procréation artificielle peuvent être employées pour des raisons autres que l'infertilité.
Il s'agit des risques sérieux de transmission à l'enfant d'une maladie héréditaire (par exemple : maladie de Tay-Sachs; chorée de Huntington) ou une autre maladie (par exemple l'incompatibilité du facteur Rhésus et le SIDA) qui entraînerait la mort précoce de l'enfant ou un handicap grave. Une maladie héréditaire qui n'est pas considérée comme "grave" (par exemple le Daltonisme) ne peut pas constituer une raison dans le sens de cet alinéa. La gravité de tels handicaps est une question médicale qui doit être appréciée par les médecins.
Le but de ces deux phrases est de donner aux couples qui, bien que n'étant pas infertiles, se trouvent dans la même situation que des couples infertiles en raison de la crainte de transmettre à l'enfant à naître une maladie grave, une possibilité d'avoir des enfants par le biais de la procréation artificielle.
49.
L'alinéa (b) énonce les conditions qui font déjà partie dans tous les Etats des normes propres à la pratique médicale. Il a été estimé utile de les rappeler afin d'attirer l'attention de tous ceux qui gèrent la procréation artificielle humaine sur ces conditions importantes.
50 Le paragraphe (2) interdit l'emploi des techniques de procréation artificielle en vue d'obtenir des caractéristiques particulières chez l'enfant à naître ainsi que de sélectionner son sexe. L'interdiction relative à la recherche de caractéristiques déterminées ne devrait pas être interprétée comme excluant également les efforts menés en faveur d'une meilleure intégration de l'enfant au sein du couplé. Les efforts visant l'utilisation des gamètes de donneurs qui auraient des caractéristiques raciales, ethniques et physiques similaires ou
comparables à celles des membres du couple ne sont pas interdits. L'interdiction concerne plutôt les efforts qui vont au-delà du but d'une meilleure intégration de l'enfant dans la famille.
51.
La différence entre la 2ème et 3ème phrases du paragraphe (1) (a) et du paragraphe (2) du Principe est claire. Alors que le paragraphe (1) (a) permet d'éviter la transmission d'une maladie héréditaire grave de l'enfant, le paragraphe (2) interdit dans tous les cas hormis ceux permis sous le paragraphe précédent, l'utilisation des techniques de procréation artificielle pour obtenir des caractéristiques particulières chez l'enfant à naître.
1091
52.
Quant à la sélection arbitraire du sexe, les dispositions de ce Principe sont fondées sur des considérations éthiques et également sur la raison que les couples ayant accès a la procréation artificielle ne devraient pas jouir d'un privilège que n'ont pas les couples qui donnent naissance à des enfants par la procréation naturelle. La seule exception à cette règle vise la situation où il s'agit d'éviter une maladie héréditaire liée au sexe. La référence à l'alinéa (a) indiquée dans le paragraphe 2 révèle que la maladie héréditaire devrait être d'une gravité telle qu'entendue au paragraphe 1 (a).
Principe 2 53.
Ce Principe fixe deux exigences : d'une part, il affirme que tout acte relatif à la procréation artificielle doit être fait sous la responsabilité d'un médecin (non pas nécessairement par le médecin lui-même mais aussi par un personnel dûment habilité à travailler sous ses ordres et sous sa surveillance) et, d'autre part, il recommande que seuls les établissements, publics ou privés (y compris les cabinets de médecin prives), expressément autorisés à cet effet puissent pratiquer les techniques de la procréation artificielle.
54.
Ces exigences sont motivées, d'une part, par la nécessité d'assurer que tout acte relatif à la procréation artificielle sera effectué avec les garanties médicales les meilleures possibles (voir également le Principe 12) et, d'autre part, pour vérifier que toute réglementation applicable en la matière sera respectée dans la pratique.
55.
Ces exigences peuvent être satisfaites par le moyen d'autorisations spécifiques à donner aux institutions appropriées. De telles autorisations pourront être données soit par une autorité déjà existante de l'Etat (par exemple, le Ministère de la Santé) soit par un organe que l'Etat créera avec la tâche spécifique de donner les autorisations en cette matière.
56.
Il a été signalé que s'il est dans certains pays relativement aisé de contrôler les opérations effectuées dans les établissements publics, le contrôle serait pratiquement impossible dans le cas des cabinets privés de médecins individuels à moins qu'il y ait des mesures de contrôle adéquates.
Un expert a attiré l'attention du Comité sur le fait que l'insémination artificielle peut facilement être pratiquée en privé sans assistance médicale tandis que la fertilisation
in vitro exige de l'expérience et un équipement. Il a déclaré que dans la pratique il serait impossible de contrôler si l'insémination artificielle n'est effectuée que par les seuls médecins et dans des établissements agrées.
Principe 3 57.
Il doit être rappelé que dans le Code International d'éthique médicale adopté par l'Association Médicale Mondiale à Londres en 1949, amendé à Sydney en 1968 et à Venise en 1983, le médecin n'est obligé de donner des soins "d'urgence" que s'il n'est pas sûr que d'autres veulent donner des soins et en sont capables. Etant donné que la pratique des techniques de procréation artificielle ne rentre pas dans les "soins d'urgence", il va de soi que le médecin peut toujours refuser de pratiquer de telles techniques pour des motifs de conscience. Un médecin exerçant dans le privé peut à n'importe quel
1092
moment refuser de pratique-,- un tel traitement. Alors que le Principe 2 exige que les techniques de procréation artificielle ne doivent être pratiquées que dans les établissements autorisés, la Recommandation non seulement réitère par le Principe 3 le principe général du Code International d'éthique médicale mais précise également que dans les établissements autorisés nul ne peut obliger une personne à prendre part directement à la pratique de ces techniques si cette personne la considère comme contraire à sa conscience. Ce Principe s'applique non seulement aux médecins mais également à toute personne qui pourrait être impliquée directement par l'application de telles techniques.
Principe 4 58.
Le paragraphe (1) de ce Principe indique les conditions essentielles d'après lesquelles les différentes personnes concernées doivent donner leur consentement, avant qu'une technique de procréation artificielle ne soit utilisée.
Ceci implique le consentement au traitement médical, le consentement des donneurs à utiliser leurs gamètes ou embryons et l'acceptation de toutes les personnes concernées par les conséquences juridiques de la technique de procréation artificielle. Les conséquences juridiques du consentement seront déterminées par le droit national dans la mesure où celles-ci ne sont pas déjà couvertes par les présents Principes.
59.
Ce paragraphe ne précise pas quelles sont les personnes concernées, étant donné qu'une telle précision dépend des circonstances particulières de la procréation artificielle et des lois nationales.
60.
Le deuxième paragraphe concerne les informations que le médecin doit donner aux personnes concernées par l'acte de procréation artificielle afin que le consentement de celles-ci soit "éclairé" conformément au paragraphe précédent.
61.
Il va sans dire que les informations peuvent varier en portée et en nombre selon la personne concernée (donneur, femme à soumettre à la procréation artificielle, etc...) et selon l'acte à accomplir.
62.
Ce paragraphe comporte certains détails relatifs au contenu de l'information. Elle couvre les implications possibles du traitement sur le plan médical, juridique, social et en rapport avec la génétique en vue notamment de l'intérêt de l'enfant à naître (cf. Principe 1).
Alors que quelques experts ont considéré que l'information
génétique est déjà comprise dans le terme "médical", le CAHBI a préféré y faire une référence directe avec les mots "si nécessaire". Si l'opportunité d''une telle information est incontestable dans des cas spécifiques, on estime qu'il n'est pas souhaitable que le diagnostic génétique donné aux couples devienne une affaire de routine.
63.
Le paragraphe (2) exige de prévoir des moyens et structures pour "conseiller" les personnes qui demandent la procréation artificielle. Ces "conseils" sont différents des "renseignements" à fournir par le médecin.
1093
Les techniques de procréation artificielle ne sont pas les seuls remèdes pour traiter le problème d'interi ili té ou de transmission de maladies graves. Une information et des conseils appropriés aux personnes concernées sont de la plus grande importance pour arriver à une décision satisfaisante au sujet des solutions médicales ou non médicales possibles. Par exemple, cela inclue de conseiller aux couples demandeurs plutôt l'adoption d'un enfant que de recourir aux techniques de procréation artificielle si les circonstances de cas en l'espèce justifient un tel conseil.
Principe 5 64.
Ce Principe concerne les mesures médicales confirmées à prendre pour assurer autant que possible la sécurité des techniques de procréation artificielle humaine.
65.
Il y a lieu de noter que ces mesures sont différentes de celles stipulées pour l'application du Principe 1.
En effet, les mesures dont il est question au Principe 1 ont un but diagnostique, c'est-à-dire tendent à déterminer si les conditions médicales (par exemple infertilité) existent pour justifier le recours à la procréation artificielle. Les mesures prévues au Principe 5 sont destinées à sauvegarder la santé de la mère et de l'enfant et doivent être exécutées tant avant que le procédé de procréation artificielle ne soit effectué que pendant la grossesse.
Il y a lieu de noter que dans l'intérêt de l'enfant à naître le médecin doit toujours utiliser les gamètes qui ont subi les examens de dépistage et qui ne sont pas dans la limite de la détermination du médecin, porteurs d'une maladie héréditaire importante ou autre défaut qui pourrait être transmis à l'enfant.
Principe 6 66.
Puisque plusieurs Principes impliquent que des preuves soient apportées que certaines conditions ont été observées (par exemple, qu'il a donné les informations prévues au paragraphe 2 du Principe A, que les parties ont donné leur consentement conformément au Principe A (1) ou que certaines informations ont été fournies (par exemple, caractéristiques du donneur prévues dans le Principe 13, (1)) ce Principe impose au médecin ainsi qu'à l'établissement l'obligation de tenir des dossiers adéquats.
Il y a lieu de signaler que les principes de base concernant la protection des données dans le secteur médical sont énoncés dans la Recommandation No R (81) 1 du Comité des Ministres relative à la Réglementation applicable aux banques de données médicales automatisées et à l'Article 6 de la Convention pour la protection des personnes à l'égard du traitement automatisé des donnés à caractère personnel (STE No 108).
III. Conservation des gamètes et embryons Principe 7 67.
Le Paragraphe (1) de ce Principe concerne les cas où une personne seule souhaite déposer ses gamètes pour un usage personnel futur en vue de la procréation en raison de son occupation particulièrement dangereuse ou d'une autre situation où il doit prendre des risques pouvant entraîner l'infertilité ou autre
1094
conséquence qui affaiblirait sa future capacité de procréation (eg travail à des postes à naut risque de radiation, obligations de se déplacer vers des régions où sévit le SIDA etc ...)· Une telle personne qui ne remplit pas à ce moment là les conditions établies dans le Principe 1 pour être dépositaire ne sera pas privée de la possibilité de déposer ses gamètes dans un établissement autorisé en vertu de ce paragraphe, mais afin de pouvoir utiliser les gamètes déposés pour la procréation artificielle, elle doit remplir toutes les conditions établies dans le Principe 1 avant de procéder aux techniques de procréation artificielle mentionnées dans les Principes.
68.
Le Paragraphe (2) traite du problème du sort des gamètes conservés pour le compte de la personne qui les a fournis et qui décède durant la période de conservation ou ne peut pas être retrouvée à la fin de cette période. Les gamètes seront purement et simplement détruites étant donné que dans tous les cas la volonté du donneur doit être respectée et qu'en l'absence d'une manifestation de volonté, celle-ci ne peut être présumée.
Dans la plupart des cas, la conservation des gamètes est due au fait que la personne en question souffre d'une maladie sérieuse, par exemple cancer, ou doit subir une vasectomie. La majorité des experts a estimé qu'il serait insensible, dans certains cas, envers le malade de lui faire entrevoir la possibilité de mourir et en conséquence il ne faut pas lui demander des instructions sur le sort des gamètes conservés.
69.
Considérant qu'il n'est pas souhaitable de garder indéfiniment les gamètes humains, déposés pour usage personnel, en raison des problèmes juridiques, sociaux et psychologiques qui pourraient découler de naissances longtemps après le dépôt des gamètes, le Paragraphe (3) de ce Principe incite les Etats à fixer une période maximale de conservation.
70.
Le Paragraphe (4) interdit la procréation artificielle avec le sperme du mari ou du compagnon décédé. Les raisons d'une telle interdiction sont multiples : la première et la plus importante d'entre elles est le fait qu'en cas de procréation post-mortem, l'enfant est condamné à naître sans avoir de père, ce qui ne correspondrait certainement pas à la condition générale énoncée par le Principe 1 (1) qui est d'assurer le bien-être de l'enfant. En outre,
le Comité Européen de Coopération Juridique (CDCJ), dans l'Avis qu'il a donné au CAHBI, a attiré l'attention de ce Comité sur le fait qu'une telle pratique donnerait également lieu à de sérieux problèmes juridiques liés à la paternité et aux droits de succession auxquels l'état actuel du droit civil de la .plupart des Etats membres n'apporterait pas de réponse satisfaisante.
Principe 6 71.
Le Paragraphe (1) de ce Principe, porte en particulier sur la question des embryons surnuméraires et les problèmes que soulève leur d e s t i n a t i o n . I l n'est pas possible, dans l'état actuel de la science, de prévoir avec certitude le nombre exact d'embryons qui serait nécessaire pour déclencher une grossesse. Cependant, le CAHBI a souligné qu'il importe de ne pas ménager les efforts en vue de réduire le nombre d'embryons créés à des fins de procréation artificielle et qu'un inévitable lien existe entre ce Principe et le Principe 1.
1095
72.
Le paragraphe (?) énonce une règle selon laquelle période maximale doit être spécifiée pour la conservation emBryons pour les raisons indiquées dans les commentaires au Principe 7 ci-dessus et soulignant le fait qu'il n'est souhaitable de conserver indéfiniment des gamètes humains paragraphe 69 ci-dessus).
une des relatifs pas (voir
73.
Le paragraphe (3) énonce la règle en vertu de laquelle, lorsqu'un embryon est conservé pour l'usage d'un couple aux fins de procréation artificielle, toute utilisation autre que la procréation à l'intérieur du couple (don à un autre couple aux fins de procréation artificielle; don à des fins de recherche) ne peut avoir lieu que d'un commun accord des membres du couple. Cela signifie que même lorsqu'il y a pas d'accord commun, ou aucun accord du tout, les embryons surnuméraires seront détruits.
IV. Don de gamètes et embryons Principe 9 74.
Ce Principe affirme la règle de la gratuité de tout don d'ovules, de sperme, d'embryons et de tout élément prélevé sur ceux-ci. Il s'inspire de l'idée fondamentale que le corps humain est res extra commercium.
75.
La prohibition du profit s'applique non seulement aux donneurs de gamètes et d'embryons mais aussi aux organismes qui les ont recueillis et préparés aux fins de la procréation artificielle.
Toutefois, les frais de recueillement, de prélèvement, de conservation et de l'implantation des gamètes ou embryons peuvent être déclarés. Il en est de même de l'intervention des services médicaux effectuant la procréation artificielle.
76.
Le paragraphe (3) établit que le donneur ne peut pas imposer des conditions discriminatoires dans le sens qui est donné à ce terme par les instruments nationaux et internationaux (par exemple en fonction de la condition sociale, de la religion ou de la nationalité). Il en découle que le donneur peut établir d'autres conditions qui ne sont pas discriminatoires (par exemple la condition de ne pas utiliser ses gamètes dans la même ville ou département). Ce paragraphe prévoit également la révocabilité du don jusqu'au moment de l'utilisation des gamètes. L'on peut en effet imaginer que le donneur, en raison par exemple d'un changement de son état civil (célibataire qui se marie), pourrait souhaiter revenir sur son don.
Principe 10 77.
Bien que, d'après certaines études statistiques, le risque de consanguinité ne soit pas très important, le Principe 10 établit une limitation du nombre d'enfants issus des gamètes du même donneur afin d'éviter toute crainte de l'opinion publique à cet égard et des situations extrêmes qui pourraient se produire dans des cas particuliers. La limitation a également pour but d'éviter l'éventuelle dissémination, par le don de gamètes, de maladies transmissibles ou héréditaires qui ne pourraient être décelées au stade actuel de la science.
1096
78.
Le Principe renvoie aux Etats pour la détermination du nombre exact d'enfants et des modalités de mise en oeuvre.
79.
EP. ce qui concerne le nombre d'enfants, il n'a pas été jugé opportun de proposer une solution uniforme, le nombre souhaitable étant fonction de facteurs démographiques, géographiques, génétiques et autres variables d'un pays à l'autre.
80.
En ce qui concerne appartiendra à chaque Etat approprié (loi, règlement, d'assurer que la limite du dépassée.
les modalités d'application, il de choisir un mécanisme de réglementation autres moyens) et les conditions permettant nombre de procréations ne sera pas
Principe 11 81.
Le premier paragraphe de ce Principe qui a reçu l'approbation unanime du Comité énonce la règle générale selon laquelle la fécondation in vitro devrait être effectuée en principe avec les gamètes du couple. Il est considéré comme naturel et préférable étant donné l'importance d'un lien biologique entre l'enfant et parent que, si les gamètes du couple peuvent être utilisées sans donner lieu aux problèmes de maladie visés dans le Principe 1 (1) (a), ceux-ci devraient être préférés en priorité aux gamètes d'autres donneurs. La seconde phrase étend ce même principe à tous autres procédés liés aux ovules in vitro ou aux embryons in vitro (par exemple, le transfert de gamètes intratubaires : GIFT).
82.
Tandis que certains experts ont estimé qu'il y a des objections substantielles aux dons d'embryons, la dernière phrase de ce paragraphe précise que c'est aux Etats membres qu'il appartient d'autoriser, dans des cas exceptionnels, le recours à des donneurs de gamètes. Cette possibilité reflète les préoccupations de certains experts considérant que, alors que les Principes permettent à un couple dont un membre est infertile de recourir à la fertilisation in vitro, il serait pour le moins inéquitable d'exclure les couples dont les deux membres sont infertiles. La dernière phrase donne aux Etats, qui partagent ce point de vue, le pouvoir d'autoriser le recours à des donneurs de gamètes.
B?.
Selon le paragraphe (2), il appartient aux Etats membres d'autoriser, dans des cas exceptionnels, le don d'embryons non utilisés par un couple à un autre couple aux fins de procréation artificielle. La raison principale de cette possibilité est de préserver les embryons surnuméraires de la destruction étant donné que le premier couple n'en a plus l'utilité. Mais comme le don d'embryons peut créer des problèmes considérables pour l'enfant qui aurait deux sortes de parents et qui pourrait avoir des difficultés pour établir son identité, il est laissé aux Etats membres le soin de décider s'ils l'admettent ou non.
Une demande pour un couple pour implanter tous les embryons fécondés in vitro pour la procréation artificielle dans l'utérus de la future mère a été proposée par un expert pour éviter les problèmes posés par les embryons surnuméraires, mais comme cette proposition a été jugée dangereuse du point de vue médical, selon l'avis donné au Caubi par le Comité Européen de la Santé (CDSP), le CAMBI n'a pas été en mesure de retenir cette proposition.
1097
Principe 12 84.
Le transfert d'un embryon de l'utérus d'une femme à celui d'une autre (par exemple par "lavage") est interdite.
.85.
La raison d'une telle interdiction est double : d'une part, ces techniques, au stade actuel de la science, pourraient présenter des dangers pour la santé de l'embryon et de la femme qui l'offre (dans ce sens le Principe 1 (1) (b), n'est pas applicable étant donné qu'il se réfère seulement a la femme qui le reçoit); d'autre part, même si le danger pour l'embryon et la femme devait disparaître, si bien que l'utilisation de ces techniques pourrait devenir plus aisée, de nouveaux problèmes de nature morale et éthique surgiraient. Ces problèmes viennent du fait qu'ils pourraient donner lieu à des situations indésirables e.g. l'exploitation de la femme dont l'utérus a été utilisé pour le transfert de l'embryon. Selon ces Principes, les êtres humains et, dans ce cas particulier, les femmes doivent être considérés comme des sujets ayant accès aux techniques de procréation artificielle humaine et non pas comme des objets utilisés comme un simple outil pour accomplir de telles techniques.
Principe 13 86.
Ce Principe a trait au problème délicat du secret. Le problème se pose à deux niveaux : celui du donneur et celui de l'acte de procréation artificielle.
87.
Selon l'avis donné par le Comité Directeur pour les Droits de l'Homme (CDDH) il n'est pas possible, au stade actuel, de trouver dans la Convention européenne de sauvegarde des droits de l'homme et des libertés fondamentales des arguments décisifs pour ou contre l'anonymat du donneur.
Le CAHBI estime d'ailleurs qu'il n'est pas possible d'arriver à des conclusions dans cette matière qui seraient satisfaisantes pour toute personne concernée.
88.
Tandis que la majorité des experts ont été d'avis que l'anonymat est nécessaire afin d'assurer l'intégration de l'enfant dans la famille, une minorité a estimé que l'enfant ne doit pas être privé de la possibilité de découvrir ses parents génétiques.
89.
La solution retenue par le CAHBI consiste dans l'adoption d'une règle générale exigeant l'anonymat mais laissant la possibilité aux Etats de donner accès à l'enfant aux information concernant le donneur.
90.
Le paragraphe (1) contient la règle générale qui assure le secret sur la conception de l'enfant et l'anonymat du
donneur, tout en prévoyant la possibilité de connaître les caractéristiques génétiques du donneur lorsque la santé de l'enfant (par exemple, diagnostic génétique pour déceler une maladie) ou de ses descendants (par exemple, diagnostic génétique prénuptial) est en jeu. La raison fondamentale de ce paragraphe qui reflète l'avis de la majorité des experts est d'assurer à l'enfant un statut juridique et familial aussi moins précaire que possible.
1098
91.
I .e paragraphe (9} nonne la possibilité aux Etats de prévoir deux exceptions à la règle du paragraphe (1). Un Etat peut prévoir que le secret sur les modalités de la conception de l'enfant peut être levé. Il peut aussi offrir la possibilité à l'enfant de connaître l'identité du donneur. Il y a lieu de noter que le paragraphe (2) ne prévoit pas en principe un droit automatique pour l'enfant d'être informé de son origine. Néanmoins si l'enfant connaît les modalités de sa conception (par exemple, ses parents le lui ont dit) ou s'il a des raisons de croire qu'i'i. n'est pas l'enfant génétique de ses parents, il devra avoir le droit d'entamer une recherche sur sa naissance afin de connaître l'identité de son père ou de sa véritable mère génétique.
V. Détermination de maternité et paternité Principe 14 92.
Ce Principe, qui concerne l'établissement du lien de filiation de l'enfant né de la procréation artificielle avec des gamètes ou des embryons provenant de donneurs, se fonde sur des critères différents quant à la maternité et à la paternité.
Elle s'inspire de l'option fondamentale prise dans le Principe 1 selon laquelle l'enfant doit être considéré comme l'enfant du couple.
.
93.
En matière de maternité, le critère retenu est celui de l'enfantement et non pas génétique (origine de l'ovocyte) en raison, d'une part, du lien qui existe entre l'enfant et la femme qui lui a donné naissance et, d'autre part, de la nécessité de donner à l'enfant une situation juridique claire dès la naissance. Par conséquent, la mère de substitution doit être considérée comme la mère légitime, selon les droits nationaux (dans certains Etats la maternité est subordonnée à la reconnaissance), d'autant plus que le Principe 15 prévoit qu'elle doit demeurer libre de garder l'enfant, si elle le désire.
94.
En matière de paternité et dans le cas des couples mariés, le fondement est le fait du mariage. Pour les Etats qui connaissent le système de la présomption de paternité, celle-ci subsiste. Dans tous les cas,lorsqu'il a donné son consentement à la procréation artificielle, le droit de désavouer la paternité est enlevé au mari, sauf sur la base d'autres raisons que la procréation artificielle (par exemple naissance adultérine). L'on a voulu ainsi donner à l'enfant une situation juridique stable en l'intégrant dans le
couple et en ne faisant pas dépendre sa situation de changements éventuels de volonté du mari.
95.
La situation est différente dans le cas du couple non marié étar.t donné qu'une présomption de paternité est difficile à envisager.
Par conséquent, le Principe ne signifie pas qu'on modifie les modes d'établissement de paternité légale ou l'obtention d'une pension alimentaire actuellement prévus par les Etats membres, sauf dans le .sens d'enlever au compagnon qui a consenti à la procréation artificielle le droit de prouver qu'il n'est pas le père génétique, à moins qu'il invoque une a u t r e raison que la procréation artificielle.
1099
96.
Afin d'assurer l'intégration de l'enfant dans le couple, aucun lien de filiation et aucune obligation alimentaire ne peuvent être établis entre l'enfant et les donneurs de gamètes, d'autant plus que ceux-ci veulent seulement rendre service à un couple infertile et ne souhaitent pas avoir des enfants pour lesquels ils assumeraient des responsabilités parentales. Il y a, cependant, lieu de noter que cette prohibition est subordonnée au fait que le don de gamètes est réalisé par l'établissement agréé. L'on a voulu, par ce moyen, encourager le don de gamètes exclusivement par l'intermédiaire des établissements et des personnes autorisées. Si le don est effectué par l'intermédiaire d'un établissement ou par une personne non-agréée, il y aura une sanction, e.g. la possibilité d'établir le lien de filiation et l'obligation alimentaire.
VI. Hères de substitution Principe 15 97.
Les Paragraphes (1) et (2) de ce Principe qui interdit la pratique des mères de substitution sont le reflet d'une opinion, selon laquelle il faut protéger le bien-être de l'enfant et son droit à une situation juridique stable, que la dignité de la femme exige que son corps ne devienne pas un instrument pour le compte et dans l'intérêt d'autrui, que la procréation ne devienne pas l'objet de transaction commerciale, que la femme ait le droit de garder l'enfant lorsqu'il est né. Tout accord éventuel concernant la naissance de l'enfant et sa cession à autrui devrait être automatiquement nul et non avenu.
98.
Le paragraphe (4) permet toutefois aux Etats d'autoriser la pratique des mères de substitution dans les cas exceptionnels définis par le droit national. Cette possibilité reflète la position des experts qui pensent qu'une telle technique pourait être acceptée si les motivations des personnes concernées sont élevées (par exemple, la mère de substitution est une soeur, une proche parente ou une amie qui souhaite rendre service à la femme pour le compte de laquelle l'enfant est porté) et aucun avantage matériel n'est à tirer de l'opération. Un autre cas digne d'être pris en considération est lorsqu'il s'agit de permettre le développement d'un embryon qui serait autrement détruit (par exemple, la mère a fait procéder à une fécondation in vitro et devient ensuite incapable de recevoir une implantation).
99.
Pour décourager
toute motivation de lucre, le Paragraph (3) énonce la prohibition de toute activité d'intermédiaire à l'intention des personnes concernées par une maternité de substitution et toute publicité pour une telle maternité. Les Etats fixeront les modalités pour faire respecter cette prohibition.
100.
Quant au médecin, la réponse à la question de savoir s'il est soumis ou non aux prohibitions proposées par le paragraphe (3) dépend de la nature de son engagement. S'il -se limite seulement à la pratique de la procréation artificielle chez la mère de substitution, il n'est pas visé par le paragraphe (3). Si, en revanche, son action consiste également à mettre en contact le couple et la mère de substitution, il irait- à 1'encontre des prohibitions énoncées au paragraphe (3).
101.
En aucun cas les; prohibitions prévues au paragraphe (3) ne devraient implique! une atteinte aux droits de l'enfant à naître, ni ceux de ses parents.
1100
VII. Actes et procédés appliqués aux embryons Principe 16 102.
Ce Principe exclut la fertilisation in vitro à des fins de recherche. Il inclut, en particulier, les cas où un embryon est conçu in vivo et récupéré par lavage et est mis in vitro aux fins de recherche. Le Principe vise à interdire également cette pratique. Une telle pratique de Lavage constituerait sinon le meilleur moyen de contourner l'interdiction contenue dans ce Principe.
Principe 17 103.
Le paragraphe (1) de ce Principe énonce la règle générale relative aux interventions sur les embryons in vitro. En ce qui concerne le statut juridique des embryons, le CAHBI a reçu l'Avis suivant du Comité Directeur pour les Droits de l'Homme (CDDH): " Les articles 2 et 3 de la Convention européenne des Droits de l'Homme pourraient, éventuellement, imposer des restrictions en ce qui concerne la possibilité de disposer (Principle 15.3 (*)) des embryons non utilisés et, notamment, de pratiquer sur eux des recherches (Principe 18 (**)). A ce jour, la Commission a laissé sans réponse la question de savoir si le droit à la vie de l'enfant à naître est protégé par l'article 2 de la Convention européenne des Droits de l'Homme et, dans l'affirmative, dans quelle mesure (cf. Brüggemann et Scheuten c/RFA, Requête no 6959/75, DR 10, 100 et suiv.; X Royaume-Uni, Requête no 8416/79, DR 19, 244 et suiv.). Elle a néanmoins estimé qu'il ne fait pas de doute que certains intérêts liés à la grossesse bénéficient d'une protection juridique."
Les actes et procédures ne sont pas autorisés sur des embryons in vitro, sous réserve de deux exceptions admises par ce principe: - les actes ou procédés effectués dans l'intérêt de l'embryon, et - les observations qui ne lèsent pas l'embryon.
(*) Actuel Principe 8 (*») Actuel Principe 17
1101
La première exception se fonde sur la science et la thérapie médicales, l'embryon étant un être humain potentiel; en conséquence, toute Intervention médicale visant l'intérêt de l'embryon, soit pour accroître ses chances de survie, soit pour prévenir ou traiter une maladie susceptible de se déclarer ou qui s'est déjà déclarée, devrait être pratiquée conformément aux principes généraux de la pratique et de l'éthique médicales.
La seconde exception ne couvre que les actes permis sur des embryons in vitro qui ne sont pas pratiqués en faveur de l'embryon concerné. Il s'agit d'observations qui ne sont pas susceptibles de nuire à l'embryon. Le CAHBI a admis cette exception, tenant compte du fait que de telles observations sont une pratique courante en matière de recherche et de science médicales (par exemple, l'observation de l'embryon au microscope pendant un temps bref et par une intensité lumineuse admissible), tout en limitant ces observations à celles qui ne peuvent nuire à l'embryon. Etant donné que la question de savoirsi une observation particulière nuit à l'embryon revêt un caractère purement médical et scientifique, il appartiendra au chercheur de l'apprécier à la lumière de la science médicale et sous sa responsabilité médicale.
Néanmoins, il y a lieu de noter également que ce Principe ne permet pas les manipulations génétiques. Le CAHBI n'ayant pas encore étudié ce sujet, rien dans la présente Recommandation ne permet d'interpréter comme si on avait exprimé un avis pour ou contre cette méthode.
10A.
Les Etats qui autorisent des recherches sur les embryons autres que ce qui est mentionné et autorisé par le paragraphe (1), devraient maintenir les conditions strictes énoncées dans le paragraphe (2).
105.
Une condition générale avant celles mentionnées dans les alinéas (a) à (d) est que la nécessité de la recherche mentionnée dans ce paragraphe ait des fins de prévention, de diagnostic ou de thérapie dans le cas de maladies graves des embryons. Bien que certains experts aient souhaité inclure la recherche pour prévenir, diagnostiquer ou traiter quelques maladies des adultes extrêmement graves (comme le cancer), le CAHBI, pour des raisons d'éthique, n'a pas voulu autoriser d'autre recherche sur les embryons humains que celle prévue pour prévenir, diagnostiquer ou soigner les maladies graves
des embryons humains eux-mêmes. En outre, la définition de ces buts de prévention, de diagnostic
106.
En plus de ces conditions générales, les alinéas (a) à (d) posent des conditions spécifiques à respecter lorsqu'une telle recherche est entreprise.
107.
L'alinéa (a) déclare que cette recherche n'est permise que si le but de la recherche ne peut être poursuivi par une autre méthode.
Le recours à une autre méthode que celle de la recherche sur les embryons humains sera établi à la lumière de la science médicale.
108.
L'alinéa (b) énonce l'exigence selon laquelle aucun embryon ne devrait être utilisé 1A jours après la fécondation. En fixant ce délai de 1A jours, le CAHBI était conscient du caractère relatif du nombre de jours à déterminer, puisqu'il dépend des critères scientifiques retenus et appliqués. Tout en estimant que ce délai de
1102
14 Jours constitue une période maximale particulièrement appropriée, le CAHBI a admis que les Etats membres pourraient souhaiter imposer un délai plus court, dépendant d'autres critères scientifiques. Les Etats ne peuvent étendre ce délai de 14 jours mais ils sont libres de le réduire.
109.
Les raisons de l'alinéa (c) sont les mêmes que celles énoncées en liaison avec le Principe 8 (3) ci-dessus. Cependant pour éviter tout malentendu une référence précise est faite au consentement du donneur si l'embryon a été le résultat de la fécondation avec ses gamètes. Faire un don de ses gamètes pour la procréation artificielle ne constitue pas une présomption que le donneur a également donné son consentement pour la recherche sur les embryons nés avec ses gamètes.
Un consentement spécifique à cette fin est exigé.
110.
Quant à l'alinéa (d), la nature multidisciplinaire des Comités d'éthique qui y sont mentionnés devrait être interprétée dans son sens très large, comprenant non seulement des membres de la profession médicale ayant des spécialisations différentes mais également des personnes extérieures à celle-ci, telles que des juristes, des théologiens, des moralistes ainsi que d'autres personnes qualifiées à participer à de tels comités. Ce principe est motivé par la nécessité de constituer des comités d'éthique qui examineraient les recherches envisagées sur les embryons non pas sous un angle purement médical et scientifique mais plutôt du point de vue des conséquences juridiques, éthiques et sociales de tels projets de recherches.
111.
Ces Comités d'éthique doivent être totalement indépendants des équipes qui effectuent ou effectueront une recherche sur les embryons humains.
112.
Les médecins, chercheurs ou autres professionnels concernés ont le droit de refuser d'effectuer la recherche mentionnée au paragraphe (2) pour des motifs de conscience, au même titre qu'un médecin ou d'autres personnes qui ont le droit de refuser d'employer les techniques de procréation artificielle pour les mêmes motifs. Aucun individu ne peut être obligé d'exécuter une telle recherche.
113.
Le paragraphe (3) concerne la séparation des cellules d'un embryon à des fins de diagnostic en vue de vérifier la présence d'une maladie ou d'une anomalie grave chez l'enfant à naitre. Cette intervention n'est autorisée que dans
l'intérêt direct de la santé de l'embryon concernée. Cependant, le CAHBI a décidé de ne pas se contenter de soumettre cette intervention simplement à la règle générale du paragraphe 1, mais a posé à cet égard un principe spécifique, exigeant que cette intervention réponde aux conditions (b), (c) et (d) du paragraphe (2).
114.
Ce Principe interdit l'utilisation d'un embryon aux fins de procréation artificielle qui a fait l'objet de recherches autres que celles mentionnées aux paragraphes (1) et (3) du Principe 17, e. g.
les axporimentations qui ne sont pas dans l'intérêt direct de la santé de !'embryon. Etant donné que l'état actuel de la science ne permet pas de prévoir avec certitude les conséquences à long terme de recherches au sens du paragraphe (2) du Principe 17, il est préférable de ne pas autoriser l'implantation d'embryons qui ont fait l'objet de telles recherches, ce afin de ne pas entraîner, même par inadv
1103
Principe 19 115.
Ce Principe interdit l'expérimentation in utero sur les embryons résultent de la fécondation in vitro et implantés. Une fois implantés, aucune discrimination ne doit être faite entre ces embryons et ceux conçus in vivo. Un embryon résultant d'une fécondation in vitro, une fois implanté dans l'utérus de la future mère, est un embryon au sens général du terme, quelle que soit son origine; toutes interventions permises par la science médicale dans l'intérêt du développement de l'embryon et de la naissance de l'enfant peuvent être pratiquées au même titre qu'à l'égard d'un embryon conçu in vivo.
Principe 20 116.
Comme la possibilité d'obtenir des êtres humains identiques ne peut pas être exclue dans le futur, le CAHBI a considéré qu'il est nécessaire de se prononcer sur ce sujet. Il a estimé qu'il serait inacceptable que les techniques de procréation artificielle soient utilisées dans ce but par séparation des cellules ou par toute autre méthode. Ce Principe est en harmonie avec la Recommandation de l'Assemblée Parlementaire 1046 (1986) relative à l'utilisation d'embryons et foetus humains à des fins diagnostiques, thérapeutiques, scientifiques, industrielles et commerciales.
Principe 21 117.
Afin de protéger les droits de l'homme, ce Principe interdit toute opération de fertilisation entre espèces différentes et l'implantation d'un embryon d'une espèce dans l'utérus d'une autre.
Ce Principe aussi est en parfaite harmonie avec la Recommandation de l'Assemblée Parlementaire 1046 (1986). Toutefois, puisque le CAHBI a noté que dans plusieurs Etats membres une certaine forme de fertilisation entre espèces est considérée nécessaire pour certains tests de fertilité (e.g. "hamster test"), il est convenu la possibilité pour les Etats membres de permettre ce procédé sous des conditions strictes (i.e. le développement de l'hybride s'arrête au stade de deux cellules)-.
1104
Allegato //'> Académie suisse des sciences médicales
Recommandations d'éthique médicale sur l'insémination artificielle 1. Les recommandations qui suivent concernent l'insémination dite «artificielle», qui est celle effectuée au moyen du sperme d'un donneur anonyme. Elles sont conformes à la Résolution du Conseil de l'Europe du 29 décembre 1978. L'insémination artificielle ne peut se faire que sous la responsabilité du médecin qui fait l'intervention.
Le médecin ne doit pas seulement se laisser guider par des considérations médicales, mais il s'assurera autant que possible que de bonnes garanties existent que l'enfant à naître ait des conditions de vie favorables.
2. Du sperme ne peut être utilisé pour insémination artificielle que si le donneur a donné son consentement par écrit. On ne procédera, d'autre part, à . une insémination artificielle qu'avec l'accord par écrit de la femme à inséminer et celui de son mari, si elle est mariée, ou du partenaire non occasionnel.
3. Le médecin ou l'institution médicale qui reçoit du sperme humain aux fins d'une insémination artificielle ne peut y procéder qu'après avoir fait les recherches et les examens nécessaires chez le donneur pour éviter que des maladies héréditaires ne soient transmises au futur enfant ou que des maladies contagieuses ou d'autres risques n'atteignent la mère ou l'enfant. Au besoin, on recourra aux instituts de génétique humaine des facultés de médecine. Le sperme d'un même donneur ne doit pas être employé fréquemment dans le même endroit (pour éviter la consanguinité, etc.).
4. Le médecin, sous la responsabilité duquel une insémination artificielle est effectuée, choisira
"Non esiste una versione in italiano.
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dans la mesure du possible un donneur dont l'enfant puisse avoir l'apparence d'un enfant du couple concerné.
5. Le médecin et le personnel d'une institution médicale qui recueillent du sperme et le médecin qui effectue une insémination artificielle sont tenus au secret, tant sur l'identité du donneur et de la femme inséminée que sur l'insémination ellemême. La femme et son mari ne doivent pas savoir qui est le donneur, et réciproquement; le donneur ne doit pas non plus être une connaissance de la femme ou de son mari. Le médecin s'abstiendra de procéder à une insémination artificielle s'il paraît peu probable que le secret soit conservé.
6. Le sperme doit être donné gratuitement. Le donneur pourra toutefois être défrayé de sa perte de temps et de gain, de ses frais de déplacement et de ses autres débours en rapport direct avec le don du sperme. La personne physique ou l'organisation publique ou privée qui met à disposition du sperme pour insémination artificielle ne doit pas le faire dans un esprit de profit.
17 novembre 1981
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Allegato ///" Académie suisse des sciences médicales
D i r e c t i v e s
1985 1.
La fécondation in vitro (FIV) est l'union, en milieu de culture, d'un spermatozoïde et d'un ovule prélevé par intervention instrumentale. Le transfert d'embryon (TE) est l'introduction par voie vaginale dans la cavité utérine de l'embryon en voie de développement. La FIV et le TE donnent la possibilité à des couples, par ailleurs en bonne santé, d'avoir une progéniture lorsqu'une fécondation naturelle n'est pas possible - en raison de l'obstruction ou de l'absence des trompes utérines par exemple - et lorsqu'ils ne veulent pas renoncer à avoir un enfant qui leur soit propre. Cette ingérence dans les processus naturels de la procréation se justifie du point de vue scientifique et ·éthique lorsque:
- d'autres méthodes de traitement ont échoué ou sont vouées à l'échec; - il existe de réelles chances de succès et que les risques de préjudice à la santé de la mère et de l'enfant peuvent être raisonnablement exclus; - les directives présentes sont respectées.
2.
La FIV et le TE doivent être pratiqués sous la direction d'un médecin qui en porte la responsabilité. Ils ne peuvent être réalisés que dans des services remplissant les conditions édictées sur recommandation de l'ASSM pour la pratique de la FIV et du TE et se conformant aux directives pratiques correspondantes. Le médecin responsable est tenu de faire enregistrer son équipe auprès de la commission centrale d'éthique médicale de l'ASSM; il présente à cette commission un rapport annuel sur toutes les tentatives de traitement par FIV et TE, sur le sort des embryons, les grossesses obtenues et leur suites.
L'enregistrement de ces informations, qui s'effectue dans le strict respect du secret médical et de la protection des données, a pour but de vérifier · l'absence de danger de la FIV et du TE pour la mûre et l'enfant, d'améliorer les méthodes appliquées et de prévenir tout abus.
"Non esiste una versione in italiano.
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3.
La FIV et le TE ne doivent être pratiqués que sur des couples décidés à assumer eux-mêmes leurs obligations de parents envers l'enfant. Seules les cellules germinatives du couple en question doivent être utilisées.
4.
Le transfert d'embryons étrangers engendrés in vitro, de même que la transmission d'embryons d'une femme à une autre, sont interdits.
5.
La FIV et le TE ne doivent pas servir à créer les prémisses de mères d'emprunt ("mères porteuses"). ·
6.
Les embryons ne doivent être conservés en vie que pour la durée du traitement en cours. Leur conservation au delà de ce terme est à proscrire même si elle était destinée à une éventuelle grossesse ultérieure.
7.
Les embryons humains ne doivent pas être utilisés comme objets de recherche.
8.
Des manipulations du patrimoine héréditaire ou des embryons ne doivent être tentées ni avant ni après la FIV. Il est interdit de prendre des mesures visant à exercer une influence quelconque sur le sexe ou sur d'autres propriétés de l'enfant.
9-
Les couples concernés doivent être informés du déroulement des interventions prévues, de leurs risques, de leurs chances de succès et de leur coût. Toute intervention sur les parents, sur les cellules germinatives ou sur les embryons ne pourra être entreprise qu'avec le consentement explicite des parents.
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Schweizerisches Bundesarchiv, Digitale Amtsdruckschriften Archives fédérales suisses, Publications officielles numérisées Archivio federale svizzero, Pubblicazioni ufficiali digitali
Messaggio concernente l'iniziativa popolare «contro gli abusi della tecnologia riproduttiva e genetica sull'essere umano» del 18 settembre 1989
In
Bundesblatt
Dans
Feuille fédérale
In
Foglio federale
Jahr
1989
Année Anno Band
3
Volume Volume Heft
42
Cahier Numero Geschäftsnummer
89067
Numéro d'affaire Numero dell'oggetto Datum
24.10.1989
Date Data Seite
881-1108
Page Pagina Ref. No
10 116 147
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