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Il governo si oppone all'istituzione di un'autorità di ricorso contro la propaganda politica sleale nelle campagne promosse in occasione di votazioni.
Il governo raccomanda al Consiglio nazionale di bocciare quest'idea della commissione delle istituzioni politiche.
Il progetto della commissione del Consiglio nazionale prevede l'introduzione di un'autorità di ricorso incaricata di esaminare le contestazioni concernenti dichiarazioni ingannevoli fatte prima di una consultazione popolare. Questo organismo, composto di sette membri, potrebbe comunque formulare soltanto pareri.
Nella sua presa di posizione, pubblicata mercoledì, il Consiglio federale riconosce l'importanza delle regole di lealtà nelle campagne politiche. Tuttavia, si oppone all'istituzione di un'autorità ad hoc.
Secondo il governo, un'autorità che avrebbe la competenza di prendere decisioni vincolanti sarebbe contraria ai principi della libera formazione delle opinioni e della democrazia. Per contro, un organo senza alcun potere decisionale - come suggerito dalla commissione del Nazionale - non sarebbe altro che una «tigre di carta». Potrebbe addirittura essere controproducente, dato che i suoi pareri conferirebbero maggiore notorietà alle affermazioni contestate.
Strumentalizzare?
Ogni anno, gli svizzeri sono chiamati da tre a quattro volte alle urne per pronunciarsi su temi - iniziative o referendum - a volte molto controversi. Secondo il Consiglio federale, la tentazione di «strumentalizzare» l'autorità di ricorso sarebbe «molto forte».
Al posto di concentrarsi sulla lealtà della campagna politica, la polemica potrebbe mettere in dubbio l'equità dell'autorità. Inoltre, il fatto di contestare un'affermazione fatta in una campagna potrebbe sollevare interrogativi sulla validità stessa dello scrutinio, osserva ancora il governo.
Del resto, nella stessa commissione del Nazionale, l'idea d'istituire quest'istanza non raccoglie solo consensi. Il progetto, frutto di un'iniziativa parlamentare dell'ex consigliera nazionale Judith Stamm (PPD/LU), è stata accolta solo con 13 voti contro 9. Ora, il parere negativo del governo conforta la minoranza della commissione che nel plenum difenderà la non entrata in materia.
swissinfo e agenzie