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Il Comitato della Vpod docenti ha deciso all'unanimità il NO alla modifica della legge sulla scuola in votazione il 24 settembre, volta ad introdurre una nuova materia "civica" in tutti gli anni di scuola media, scorporandola dalla storia, con una dotazione oraria pari a mezz'ora alla settimana e volta ad introdurre nel medio superiore un'insegnamento della civica di tipo modulare.
L'opposizione dei docenti VPOD alla legge, che va di pari passo con l'azione dell'Associazione ticinese dei docenti di storia (Atis), è motivata dal rifiuto di un'eccessiva frammentazione dell'insegnamento, che la proposta di legge implica, in palese controtendenza con l'evoluzione dell'insegnamento in Ticino e Svizzera.
La nuova legge è la risultante di pressioni di una parte politica, che ha elaborato una proposta senza tener conto delle riflessioni di chi nella scuola opera tutti i giorni. La proposta, votata dal Gran consiglio a larga maggioranza lo scorso 29 maggio, è infatti il frutto di quattro anni di discussioni indotte da un'iniziativa popolare, che è stata lanciata nel marzo del 2013 da alcuni settori della destra, rappresentati principalmente da Alberto Siccardi, sulla base di una fuorviante interpretazione di un rapporto della SUPSI del 2012 -un rapporto stilato come primo bilancio, a dieci anni dall'introduzione dell'obbligo di insegnamento della civica e dell'educazione alla cittadinanza nelle scuole medie, medie superiori e professionali del cantone. Mentre il rapporto nelle sue conclusioni affermava "la situazione attuale relativa all'insegnamento della civica e dell'educazione alla cittadinanza può essere definita globalmente buona per una parte consistente degli istituti scolastici, generalmente piuttosto attivi nell'organizzazione di attività dedicate a questi argomenti", Siccardi &Co giustificavano il lancio dell'iniziativa sulla base di dati parziali estrapolati dal rapporto, dati che a loro avviso tendevano a dimostrare la cattiva volontà dei docenti di insegnare la "civica" e della poca efficacia del dispositivo di legge adottato nel 2002.
Il loro intento era quello di condurre una campagna tutta strumentale e funzionale agli interessi politici di un discorso nazional patriottico, che in questi anni va per la maggiore, senza tener conto, inutile dirlo, dell'opinione dei docenti in merito e degli esperti.
L'idea di creare una minimateria, civica, scorporata dalla storia con una nota in tutti gli anni di scuola media e nei quattro anni del post obbligatorio al centro dell'iniziativa Siccardi, ha raccolto più di diecimila firme ed ha obbligato il legislativo ad elaborare un testo conforme. L'intransigenza degli iniziativisti nel voler applicare quasi alla lettera un testo criticato da più parti e dai docenti e la mancanza di coraggio delle forze politiche nel voler proporre un testo meno ligio all'iniziativa, ma più adeguato agli obiettivi di un rafforzamento dell'educazione alla cittadinanza e dell'insegnamento della civica, hanno portato ad una soluzione molto vicina alla proposta di Siccardi &Co, proposta inaccettabile per le sue conseguenze sul piano didattico e dell'organizzazione dell'insegnamento.
L'atteggiamento remissivo delle forze politiche rappresentate in Parlamento nei confronti di Siccardi, "per timore della volontà popolare", non ha infine evitato il voto popolare, che paradossalmente potrebbe infine essere un'ultima carta da giocare in opposizione ad un'iniziativa perniciosa da tutti i punti di vista.
L'educazione alla cittadinanza nei cantoni Svizzeri
La nuova legge, se approvata, renderà il Canton Ticino un eccezione nel panorama svizzero dell'insegnamento. In nessun cantone infatti vi è una mini materia a sé stante denominata civica in tutti gli anni del secondario inferiore. Ma cosa si fa negli altri Cantoni svizzeri in merito all'insegnamento della civica e dell'educazione alla cittadinanza?
Secondo dati pubblicati dalla conferenza svizzera dei direttori cantonali in soli due Cantoni, a Ginevra e a Friborgo (parte francofona), è previsto un'educazione alla cittadinanza come materia separata. In questi due cantoni, tuttavia l'educazione alla cittadinanza è prevista durante un solo anno del secondario inferiore, con una dotazione oraria di almeno un'ora settimanale e non prima del settimo anno di scolarizzazione. In Ticino la nuova legge introdurrebbe invece una minimateria sull'arco di tutti i quattro anni di scuola media, con una dotazione oraria di solo mezz'ora alla settimana e già a partire dall'ottavo anno di scolarizzazione, ciò che è assolutamente inedito.
Il "sonderfall" ticinese in caso di approvazione della nuova legge è ancora più evidente se si confronta la proposta in votazione con i sistemi in vigore negli altri 24 Cantoni. In nove Cantoni, per esempio, è previsto un'educazione alla cittadinanza o un'educazione all'etica o alla politica, o ancora un'insegnamento della civica, ma accorpata ad un'altra materia affine.
Per esempio l'insegnamento dell'etica è associata alla religione (nei Cantoni di Argovia, Grigioni e Friborgo), l'educazione politica o alla cittadinanza alla storia nei Grigioni, a Berna (scuole francofone) e a Friborgo (scuole germanofone), o alla geografia, nei Cantoni di Vaud e Vallese. In due Cantoni, Basilea città e Neuchâtel l'educazione alla cittadinanza è insegnata nell'ambito di una materia dai contenuti più ampi denominata cultura e società e mondo contemporaneo e cittadinanza. Addirittura nella maggior parte dei Cantoni (15 su 26), pur essendoci presumibilmente nei programmi di materie come storia, geografia o diritto l'educazione alla cittadinanza, non vi è menzione nella griglia oraria di tale insegnamento né separatamente, né associato ad un'altra materia.
Come risulta in modo evidente da questa panoramica, le soluzioni, come normale che sia nel sistema federalista svizzero, sono innumerevoli, ma ciò che appare evidente è che con la nuova legge il Ticino proporebbe un modello molto lontano da quanto si fa altrove. Questa eccezionalità non sarebbe perniciosa se le autorità politiche fossero in grado di proporre soluzioni alternative e innovative rispetto a quanto si fa altrove, ma in questo caso la proposta votata dal Gran Consiglio è piuttosto la conseguenza di pressioni politiche provenienti da una fazione politica, che la scuola non la conosce e che non ha nessuna intenzione di capire quali siano le tendenze in atto nel mondo dell'insegnamento, qui e altrove. L'iniziativa Siccardi, proponendo l'introduzione di una mini materia separata per la civica, propone una soluzione antiquata e assolutamente in controtendenza con quanto di positivo si è fatto negli ultimi anni in Ticino e nel resto della Svizzera con l'accorpamento di materie, l'intedisciplinarietà e la trasversalità dell'insegnamento. La trasmissione della conoscenza delle istituzioni, accorpato a materie che possano darne una prospettiva critica o in modo trasversale a tutte le materie e come responsabilità di tutta la scuola, è tanto più importante in un ambito delicato come quello dell'educazione alla cittadinanza, volta a trasfomare gli allievi di oggi nei cittadini critici e consapevoli di domani.
Le ragioni per opporsi alla modifica di legge
1. La nuova legge votata dal Parlamento su pressione di un gruppo di iniziativisti legati ad una visione arcaica e nozionistica dell'insegnamento della civica, non ha tenuto per nulla conto delle indicazioni e delle riflessioni su come migliorare la conoscenza delle istituzioni del Cantone e della Confederazione di chi opera nella scuola e degli esperti del settore.
2. Lo scorporo della civica dalla storia priva gli studenti della possibilità di conoscere il funzionamento delle istituzioni, considerando il loro contesto di origine e la loro evoluzione. Come materia a sé stante, con una dotazione oraria di mezz'ora alla settimana, l'insegnamento della civica rischia fortemente di essere un'apprendimento puramente nozionistico, senza che sia possibile un qualsiasi approfondimento critico.
3. Lo scorporo della civica dalla storia (l'insegnamento di quest'ultima verrà amputato di ¼ del tempo a disposizione) indebolisce drasticamente l'insegnamento di quest'ultima, facendo della storia una minimateria, in cui sarà difficile qualsiasi approfondimento serio, visto la dotazione oraria ridotta.
4. L'esistenza di due materie distinte implicherà per gli allievi un numero di prove scritte e orali maggiorato, visto che nelle due materie, pur con dotazione oraria ridotta saranno necessarie un numero minimo di verifiche affinché il docente possa dare una valutazione credibile.
5. L'estensione dello studio delle istituzioni al primo biennio di scuola media renderà ancora meno efficace e ancor più nozionistica la trasmissione delle conoscenze, in quanto l'età degli allievi è poco adatta all'apprendimento in tale ambito. Difficile inoltre in quella fascia di età promuovere un discorso più approfondito e critico. Non per caso nella maggior parte dei cantoni svizzeri l'insegnamento della civica, non solo è accorpata ad altre materie, ma è indirizzato agli allievi del secondo biennio.
6. La nuova legge mettendo l'accento sull'insegnamento della civica e delle istituzioni, tende a svalorizzare l'educazione alla cittadinanza, già oggi assunta dall'insieme dai docenti di tutte le materie nelle singole sedi di scuola media, con risultati positivi rilevati anche dalle perizie esterne alla scuola. L'educazione alla cittadinanza, implica la trasmissione di valori fondamentali in una democrazia quali il rispetto per lo Stato di diritto, la tolleranza nei confronti del diverso e dell'avversario politico e la trasmissione di una giusta sensibilità per le problematiche relative alla crisi ambientale, ai rapporti di genere e tra persone di culture diverse, ecc.
di Manolo Pellegrini, membro comitato docenti VPOD Ticino