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Il successore designato di Vladimir Putin, Dimitri Medvedev, ha ottenuto domenica una vittoria schiacchiante alle elezioni presidenziali russe.
Lo scrutinio è stato oggetto di critiche in patria e all'estero, in quanto giudicato non conforme ai criteri democratici. Anche la stampa elvetica ha espresso perplessità a questo proposito.
La stampa elvetica commenta con toni moderati l'annunciata e chiara vittoria di Dimitri Medvedev, che succederà a Vladimir Putin. Il successo del nuovo presidente russo è il risultato di un'elezione giudicata poco democratica dagli osservatori, ma la popolarità di cui gode il suo garante presso i connazionali è innegabile.
Gli editoriali evidenziano inoltre i differenti scenari che si delineano per quanto concerne i prossimi anni: armoniosa coabitazione tra Putin e il suo delfino oppure emancipazione di quest'ultimo?
«Vittoria paradossale»
Putin ha spesso affermato - ricorda il quotidiano zurighese Tages Anzeiger - che la Russia è diventata, grazie a lui, un paese più stabile. Tuttavia, scrive il commentatore del giornale, «la stabilità non diventa maggiore parlandone spesso. Putin e i suoi collaboratori non sono mai stati in grado di inserirsi in un confronto democratico».
Dal canto suo, il quotidiano bernese Der Bund definisce quella di Medvedev una «vittoria paradossale»: lo scrutinio non è stato conforme ai criteri democratici, ma anche un confronto regolare avrebbe avuto il medesimo esito.
Secondo la Neue Zürcher Zeitung, durante gli anni della presidenza di Vladimir Putin la Russia è diventata maggiormente stabile ed economicamente più forte, grazie segnatamente agli elevati prezzi delle materie prime e a una marcata centralizzazione. Però, aggiunge l'editorialista, Putin ha diretto il paese con metodi assai autoritari. Al presidente uscente, conclude il quotidiano, va comunque riconosciuto il fatto di non aver manipolato la costituzione per garantirsi un terzo mandato.
«La Russia è fatta per essere un impero»
Per analizzare l'esito dello scrutinio, il quotidiano romando Le Temps si è rivolto a George Nivat, professore di letteratura russa e profondo conoscitore del paese, che ha stilato un bilancio degli otto anni trascorsi. Secondo Nivat, Putin ha saputo identificare i grandi cantieri politici della Russia: la povertà e la demografia, operando concreti miglioramenti.
Nivat riconosce tuttavia che Putin si è dimostrato troppo autoritario e non ha adottato «i meccanismi tecnici della democrazia», anche se ciò non ha minimamente ridotto la sua popolarità. L'esperto conclude sottolineando che «la Russia è fatta per essere un impero. Non può essere una nazione». Applicare la democrazia come avviene nei cantoni svizzeri sarebbe dunque impossibile.
Nell'articolo di spalla, il quotidiano s'interroga su quali saranno gli scenari possibili, evocando alcune interviste delle scorse settimane, in cui Putin e Medvedev erano parsi su posizioni differenti in merito ai poteri del presidente: «Medvedev sarà soltanto una marionetta oppure un vero capo di Stato?», si chiede il commentatore.
Quale futuro?
Il quotidiano ticinese La Regione s'interroga a sua volta: «A parti invertite, come cambierà il rapporto tra i due? Nessuno è in grado di prevedere come si comporterà il fedele ed apparentemente debole delfino, una volta salito alla massima carica del Paese».
Secondo Giuseppe d'Amato, autore dell'articolo, «Il presidente uscente è stanco ed ha bisogno di tirare il fiato. Sa anche perfettamente che, nel quadriennio 2008-2012, sono destinati a venire al pettine i tanti nodi, soprattutto sociali, rimasti nascosti dal boom economico. Va raccolta la sfida della modernizzazione della Russia e la necessità di ridistribuire in altri settori le ricchezze ottenute in campo energetico.»
I presupposti, tuttavia, non sono ideali: «La luna di miele tra Medvedev e la Russia potrebbe essere bruciata dagli eventi, ritardati dal cervellotico passaggio dei poteri al Cremlino. Aver interrotto soltanto per un giorno il suo lavoro di vicepremier durante la campagna elettorale non è per niente un bel segnale».
Tre scenari
Il Corriere del Ticino, dal canto suo, indica tre possibili scenari futuri: «Nel primo Medvedev non si rivela all'altezza del compito e dopo una crisi ad hoc ed eventuali elezioni anticipate Putin torna per altri otto anni alla presidenza». Secondo il giornalista Stefano Grazioli, si tratta della soluzione meno probabile.
«Nel secondo il presidente e il futuro premier lavorano in tandem e in armonia, riuscendo a mantenere lo status quo ed evitando gravi frizioni interne. Il terzo scenario vede Medvedev emanciparsi lentamente da Putin (...) e magari a metà mandato il presidente potrebbe definitivamente affrancarsi dal suo mentore, che lascerebbe la politica per dedicarsi ad altro (Gazprom, ad esempio)», conclude il commentatore.
swissinfo
In breve
La Federazione Russa è una democrazia federativa con un presidente eletto per un mandato di quattro anni.
Il presidente, che risiede al Cremlino, nomina le più alte cariche ufficiali dello stato, compreso il primo ministro, che deve essere approvato dalla Duma, la camera bassa del parlamento.
Il presidente può varare decreti senza il consenso del parlamento; è il capo delle forze armate e del consiglio nazionale di sicurezza.
Dimitri Medvedev
Dimitri Anatolevich Medvedev è nato a San Pietroburgo nel 1965 e – come Vladimir Putin – si è laureato in giurisprudenza nella locale università, dove ha pure insegnato. Tra il 1991 e il 1996 ha lavorato nell'amministrazione dell'ex capitale degli zar.
È stato scelto dall'attuale presidente come suo primo vice premier nel 2005, dopo aver ricoperto – dal 1999 – la carica di vice capo dello staff presidenziale. Medeved ha fatto parte per otto anni del consiglio di amministrazione di Gazprom.
A differenza degli altri membri della squadra di Vladimir Putin, Medvedev non ha mai avuto alcun rapporto con l'ex KGB. Medvedev è sposato con Svetlana e padre di un figlio.