Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/189377

<h2>SubmittedText<h2><p>Secondo il rapporto sull'attuazione delle misure collaterali relative alla libera circolazione delle persone tra Svizzera e UE, nel 2017 sono stati svolti numerosi controlli: gli organi d'esecuzione hanno verificato il rispetto delle condizioni lavorative e salariali di 170 000 persone in oltre 44 000 aziende. Nel complesso sono stati sottoposti a un controllo il 7 per cento dei datori di lavoro svizzeri, il 36 per cento dei lavoratori distaccati e il 33 per cento dei prestatori di servizi indipendenti. Da questi controlli è emerso che i casi di dumping salariale sono aumentati sia presso i datori di lavoro svizzeri (13 per cento contro l'11 per cento precedente) e del 16 per cento presso le aziende distaccanti (14 per cento). Quanto ai contratti collettivi di lavoro di obbligatorietà generale, un controllo su quattro ha permesso di rilevare infrazioni.</p><p>In base a questi dati chiedo al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande: </p><p>1. Perché, dall'introduzione delle misure collaterali, si svolgono ogni anno più controlli del previsto? Nel 2017 ce ne sono stati 44 000, benché ne fossero previsti solo 27 000.</p><p>2. A quanto sono ammontate per i datori di lavoro svizzeri le spese derivanti da questi controlli nel 2017 (in termini di ore di lavoro), compresa la preparazione e messa a disposizione della documentazione richiesta?</p><p>3. A quanto ammontano le indennità versate nel 2017 ai rappresentanti dei sindacati o dei lavoratori per le loro attività di controllo?</p><p>4. Il Consiglio federale può escludere che ci siano incentivi inopportuni, tali da indurre a effettuare controlli eccessivi per massimizzare, ad esempio, i contribuiti ai sindacati?</p><p>5. Visto che il numero delle violazioni rimane alto nonostante controlli frequenti, il Consiglio federale concorda che le misure collaterali non sono uno strumento indicato per difendere le condizioni salariali e lavorative svizzere di fronte alla concorrenza europea a basso costo?</p><p>6. Gestire in modo autonomo l'immigrazione e l'ammissione dei prestatori di servizio stranieri, come lo chiede l'UDC nella sua iniziativa per la limitazione dell'immigrazione, non sarebbe uno strumento più indicato per difendere le condizioni salariali e lavorative svizzere di fronte alla concorrenza europea a basso costo?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Da quando, nel 2011, il numero dei controlli è stato fissato per la prima volta nell'ordinanza sui lavoratori distaccati in Svizzera (ODist; RS 823.201), la fornitura di servizi transfrontalieri da parte di prestatori provenienti dall'UE/AELS è aumentata di circa il 40 per cento, passando approssimativamente da 173 000 a 240 000 casi. Nello stesso periodo l'occupazione in Svizzera è cresciuta di circa 300 000 lavoratori. Nel corso degli anni gli organi d'esecuzione hanno adeguato il volume dei controlli a questi sviluppi. Il maggior fabbisogno di controlli è stato recentemente confermato dal Consiglio federale: nell'adeguare l'ordinanza in questione, l'Esecutivo ha infatti aumentato il numero minimo di controlli da 27 000 a 35 000 unità.</p><p>2. Prima dell'entrata in vigore della libera circolazione delle persone vigeva un obbligo d'autorizzazione per lavoratori e prestatori di servizi provenienti dall'UE/AELS. Il rispetto delle condizioni salariali e lavorative veniva verificato per ogni singola assunzione, il che generava oneri considerevoli per i datori di lavoro. Dall'introduzione della libera circolazione delle persone, invece, le condizioni salariali e lavorative vengono controllate in modo mirato dopo l'assunzione del lavoro. Per i datori di lavoro questo cambiamento di sistema ha comportato uno sgravio amministrativo importante. Finora non sono state effettuate valutazioni quantitative degli oneri generati dai controlli. Il rapporto in adempimento del postulato de Courten 15.3117 - che il DEFR redigerà entro metà 2019 - conterrà tra l'altro informazioni sugli oneri che le imprese devono sopportare a seguito dei controlli statali.</p><p>3. La remunerazione degli organi d'esecuzione preposti alle misure collaterali si basa sull'ODist. L'articolo 9 prevede infatti che gli interlocutori sociali che sono parte contraente di un CCL di obbligatorietà generale hanno diritto a un'indennità per le spese causate dall'applicazione della legge in aggiunta all'esecuzione abituale del CCL. La Confederazione finanzia solo le attività di controllo svolte dalla CP con un importo forfettario per singolo controllo. I fondi non finiscono direttamente nelle casse delle associazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro. Per l'esecuzione delle misure collaterali la CP è stata indennizzata nel 2017 con un importo complessivo di circa 6 milioni di franchi.</p><p>4. La sovvenzione della Confederazione a favore della CP viene valutata costantemente nell'ambito dei compiti di vigilanza. Lo scopo è garantire che la sovvenzione serva esclusivamente a coprire i costi supplementari risultanti dall'esecuzione della legge nonché fare in modo che non si creino eccedenze e, di conseguenza, eventuali incentivi inopportuni. Dall'ultima verifica è emerso che l'attuale remunerazione forfettaria per singolo controllo non basta a soddisfare i requisiti qualitativi supplementari risultanti dal piano d'azione del Consiglio federale volto a ottimizzare l'esecuzione delle misure collaterali. Per questo motivo è stato chiesto al Parlamento di stanziare un credito aggiuntivo per aumentare l'importo forfettario, richiesta approvata dal Parlamento nella sessione estiva 2018.</p><p>5./6. Il Consiglio federale è fortemente interessato a mantenere il più snello possibile il sistema di controllo finalizzato a tutelare le condizioni salariali e lavorative svizzere, e questo sia per le aziende che per gli organi d'esecuzione.</p><p>Le attività di controllo degli organi d'esecuzione preposti alle misure collaterali sono equilibrate, orientate ai rischi e mirate.</p><p>Permettono così di individuare gli abusi in maniera attendibile. L'andamento positivo degli stipendi in Svizzera dimostra che l'attuale sistema funziona in maniera accurata. Le attuali esperienze con la prestazione contingentata di servizi dall'UE/AELS di durata superiore a 90 giorni e con la conseguente verifica a priori delle condizioni salariali e lavorative in ogni singolo caso dimostrano inequivocabilmente che il passaggio a un sistema gestionale autonomo comporterebbe oneri amministrativi decisamente maggiori.</p>  Risposta del Consiglio federale.