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ZURIGO - Swatch si aspetta un boom della domanda di orologi dopo la fine delle restrizioni di viaggio legate alla pandemia: «ne sono convinto», afferma il Presidente della direzione Nick Hayek, «le persone sentono chiaramente il bisogno di consumare di più, dopo l'astinenza forzata».
«Ecco perché dico sempre che sarebbe pericoloso cambiare strategia in una situazione del genere», spiega l'imprenditore in un'intervista pubblicata oggi dalla Neue Zürcher Zeitung (NZZ). «Bisogna rafforzare il profilo aziendale e poi avere pazienza. Chissà quanto tempo ci vorrà prima che la gente possa viaggiare di nuovo. Ma il boom arriverà e in alcuni paesi come la Cina o, sorprendentemente, gli Stati Uniti, è già presente. Oggi le nostre vendite negli Usa sono di circa il 10% superiori a quelle del 2019 e allora c'era ancora il turismo».
Agli occhi di Hayek il potenziale di Swatch - che ha chiuso il 2020 in rosso per la prima volta da quasi 40 anni - è enorme. «Non vedo perché il gruppo non possa tornare a vendere 15 o 20 milioni di orologi all'anno. In Cina, per esempio, il marchio è ancora poco conosciuto», afferma. «Tuttavia, è anche chiaro che non produrremo mai 200 milioni di pezzi, perché uno Swatch non è una materia prima. Per mio padre è sempre stato chiaro che un orologio Swatch sarebbe rimasto comunque una merce relativamente rara, anche se centinaia di milioni di clienti avrebbero voluto acquistarne uno».
Per il manager l'orologio di plastica ha tuttora un futuro. «La plastica rimane attraente, ma la domanda è quale tipo di plastica. Nel 2020 abbiamo lanciato con successo i primi orologi in plastica bio e direi che già nei prossimi due o tre anni ci sarà un passaggio completo a questo tipo di plastica. Ma stiamo anche lavorando su nuovi materiali: in aprile, lanceremo uno Swatch fatto di bioceramica. Questo materiale è sostenibile e solo leggermente più costoso della plastica».
Nell'intervista in cui non manca di avanzare aspre critiche al Consiglio federale per come ha affrontato la crisi sanitaria e per come ha accolto la sua presentazione in una seduta di crisi ("a nessuno è interessato come andava l'industria orologiera e i suoi lavoratori"), Hayek si dice anche contrario a uscire dalla borsa, un'ipotesi che è stata ventilata più volte negli scorsi anni. «Uno dei nostri principi è essere indipendenti e questo significa non avere debiti. Se volessimo togliere Swatch dalla borsa dovremmo assumere oneri di almeno 10-12 miliardi di franchi. È un no-go. Il fatto che siamo quotati può comunque essere un vantaggio per alcuni dei nostri concorrenti, che non devono pubblicare alcuna cifra: lì ogni affermazione è presa per oro colato, mentre da noi tutto ciò che non è supportato dai numeri è messo in discussione in modo critico».
Interrogato su una possibile successione a favore del nipote Marc Hayek, il Ceo ha parlato di una persona che fa un lavoro straordinario, che è appassionata e che lavora da tempo nel gruppo. «Se ha voglia, perché no?». E all'intervistatore che gli chiede se piano piano non si dovrebbe capire se il nipote abbia voglia, considerato che ha già 50 anni, Hayek risponde diretto: «cosa significa 'già 50 anni'? è ancora un giovincello, specialmente in confronto a me».