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BERNA - I Cantoni si oppongono al trasferimento dalla Confederazione del finanziamento e della responsabilità nell'attuazione dei test Covid a partire da inizio 2023, come proposto dal Consiglio federale. Si comprometterebbe la sorveglianza dell'evoluzione delle infezioni su scala nazionale e verrebbero perturbati procedimenti ben rodati, scrive la Conferenza dei direttori cantonali della sanità (CDS) in una nota diffusa oggi nel quadro della consultazione sul tema.
Secondo la bozza del Governo, si deve presumere che la circolazione del virus riprenderà in autunno o al più tardi in inverno. In questi mesi, un più facile accesso ai test per la popolazione e una panoramica accurata dell'attività del virus dovrebbero quindi diventare più importanti, secondo la CDS, che ritiene"incomprensibile" che il Consiglio federale voglia sollevare la Confederazione da questa responsabilità.
Per il presidente della CDS Lukas Engelberger, citato nella nota,"la strategia Covid-19 solleva questioni fondamentali che dovranno trovare risposta a livello nazionale". Lasciando ai Cantoni il compito di definire quali test sono presi a carico dalle autorità, differenze regionali e cantonali saranno inevitabili.
Ciò porterebbe a un'incomprensione da parte della popolazione e a un turismo di depistaggio, secondo la CDS. A causa delle competenze finanziarie dei cantoni, alcune decisioni sarebbero inoltre in parte di competenza dei parlamenti cantonali.
Oltretutto, la soluzione proposta elimina anche il collaudato sistema di fatturazione e dovrebbero essere messe in atto procedure completamente nuove, che variano da Cantone a Cantone.
Sarebbero poi seriamente ostacolati il coordinamento con i laboratori e le garanzie di capacità. Infine, secondo la CDS l'onere finanziario aggiuntivo per i Cantoni ammonterebbe a diverse centinaia di milioni di franchi.
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