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I requisiti più elevati in materia di liquidità non sono una panacea
Documento di posizione Aumento dei requisiti in materia di liquiditàPosizione
In seguito all’acquisizione di Credit Suisse (CS) da parte di UBS, è stato riaperto il dibattito politico sull'aumento dei requisiti in materia di liquidità. Le Banche Cantonali comprendono il dibattito avviato, ma sottolineano la necessità di un’analisi approfondita e, qualora fosse necessario un intervento, di una regolamentazione differenziata tra le grandi banche attive a livello globale e le altre banche.
Posizione delle Banche Cantonali
- Per ridurre il rischio di liquidità delle banche, in Svizzera sono previste tre linee di difesa:
1. riserve di liquidità interne delle banche;
2. sostegno straordinario di liquidità da parte della BNS (ELA/LCGI);
3. sostegno di liquidità da parte della BNS durante un risanamento (PLB con garanzia in caso di dissesto da parte della Confederazione; solo per banche di rilevanza sistemica).
- I motivi per cui Credit Suisse non ha potuto evitare una situazione di squilibrio con questi requisiti e questi strumenti devono essere analizzati in modo approfondito. Vanno invece evitate reazioni affrettate a livello di regolamentazione.
- Qualora dovessero essere apportate modifiche alla regolamentazione in materia di liquidità, dal punto di vista delle Banche Cantonali è necessario operare una distinzione tra le banche di rilevanza sistemica attive a livello globale (G-SIB) e le altre banche. L’uscita dal mercato di una banca delle categorie da 2 a 5 non comporta pressoché alcun rischio per la stabilità finanziaria internazionale e, in ragione del suo modello di business più semplice, può avvenire in modo più ordinato e principalmente secondo il diritto svizzero.
- Come esposto nel rapporto del Prof. Dr. Manuel Ammann (Reformbedarf in der Regulierung von «Too Big to Fail» Banken. Bericht Prof. Dr. Manuel Ammann, 2023), un ulteriore aumento dei requisiti in materia di liquidità nel contesto di un assalto agli sportelli non è sostenibile dal punto di vista dell'economia aziendale e non è opportuno dal punto di vista dell'economia nazionale.
- Le Banche Cantonali sono favorevoli a un migliore accesso ai sostegni di liquidità di emergenza della Banca nazionale svizzera e all’introduzione di un Public Liquidity Backstop quale ulteriore sviluppo dell’attuale regolamentazione TBTF.
Evitare reazioni affrettate
Il modello di business di una banca è esposto a un certo rischio di liquidità. Come nel caso del Credit Suisse, la perdita di fiducia nei confronti di un istituto bancario può comportare il ritiro dei depositi (assalto agli sportelli). Per poter contrastare questo rischio, in Svizzera sono previste tre linee di difesa.
- Le riserve di liquidità delle banche fungono da prima linea di difesa («First Line of Defense»). Si tratta di prescrizioni minime stabilite a livello di regolamentazione, aventi carattere preventivo e che mirano, tra l’altro, a garantire che in caso di prelievi di depositi importanti continui a essere disponibile sufficiente liquidità. Le banche di rilevanza sistemica nazionale devono soddisfare requisiti nettamente più severi, anche nel confronto internazionale.
- La «Second Line of Defense» prevede l’accesso a sostegni di liquidità presso la Banca nazionale svizzera (BNS), che concede liquidità in cambio di garanzie. Fino a poco tempo fa questa possibilità era riservata alle banche di rilevanza sistemica e funziona sotto la denominazione di «Emergency Liquidity Assistance» (ELA). La BNS ha ora esteso la cerchia dei beneficiari a tutte le altre banche in Svizzera con garanzie ipotecarie: «Liquidità in cambio di garanzie ipotecarie» (LCGI). L’impostazione definitiva non è ancora disciplinata al momento.
- Nel caso di Credit Suisse è stato inoltre utilizzato il nuovo strumento del «Public Liquidity Backstop» (PLB), grazie al quale la BNS può mettere a disposizione di una banca di rilevanza sistemica ulteriori mezzi di liquidità garantiti dalla Confederazione («Third Line of Defense»). Il PLB si trova attualmente nella procedura parlamentare ed è accolto favorevolmente dal gruppo di esperti sulla stabilità delle banche e dalle Banche Cantonali
Il motivo per cui questi requisiti e strumenti non sono stati in grado di evitare che Credit Suisse cadesse in una situazione di squilibrio deve ora essere analizzato approfonditamente e solo su questa base si devono eventualmente trarre le possibili conseguenze. Vanno evitate reazioni affrettate a livello di regolamentazione.
Disciplinare rischi diversi in modo diverso
In Svizzera, le banche assoggettate alla vigilanza prudenziale sono suddivise dalla FINMA in cinque categorie. La categoria 1 comprende partecipanti al mercato estremamente grandi, importanti e complessi, con un rischio molto elevato per la stabilità finanziaria internazionale e nazionale. Nelle categorie inferiori, l’effetto di rischio degli operatori di mercato diminuisce gradualmente. La legge sulle banche prevede inoltre che nell’ambito della regolamentazione «too big to fail» la BNS designi le banche di rilevanza sistemica e le loro funzioni di rilevanza sistemica. In tale contesto viene operata una distinzione tra banche di rilevanza sistemica attive a livello internazionale e orientate al mercato interno. Una banca orientata al mercato interno – sia essa di rilevanza sistemica o meno – è da giudicare in termini di complessità e di profilo di rischio sostanzialmente in modo diverso rispetto a una grande banca di rilevanza sistemica orientata a livello globale. L’uscita dal mercato di una banca orientata al mercato interno non comporta pressoché alcun rischio per la stabilità finanziaria globale e, in ragione del modello di business più semplice, può avvenire in modo più ordinato e principalmente secondo il diritto svizzero. Sarebbe perciò sbagliato disciplinare in modo più severo tutte le banche senza considerare i diversi rischi. Qualora si dovessero apportare modifiche all’attuale regolamentazione, è fondamentale che si tengano in debita considerazione le diverse situazioni di rischio.
Requisiti elevati in materia di liquidità non pongono rimedio a tutti i mali
Come illustrato nel rapporto del Prof. Dr. Ammann e confermato nel rapporto degli esperti sulla stabilità delle banche, nonostante il rispetto delle prescrizioni in materia di liquidità, nettamente più severe a partire dalla crisi finanziaria, CS non è riuscita a riconquistare la fiducia dei clienti. Va osservato che una banca gestita in modo sostenibile non presenta alcun sospetto fondato di insolvenza. Un tale assalto agli sportelli si delinea quindi già in precedenza a causa di una continua perdita di fiducia da parte dei clienti della banca. Il fattore scatenante può essere dato da elementi che non sono necessariamente connessi con la liquidità o con i fondi propri (gestione; strategia; procedimenti giudiziari; corso in borsa; ecc.).
L’esigenza di un aumento del cuscinetto di liquidità può essere valutata solo dopo un’analisi approfondita dell’interazione di tutti i fattori e del ruolo dei requisiti di liquidità nel caso CS. Il mantenimento della liquidità, per una banca, è connesso con elevati costi opportunità, come confermato nel rapporto di Ammann. Prescrizioni più severe in materia di liquidità, infatti, riducono le possibilità di concessione di crediti, fanno aumentare il costo del credito per il mutuatario e limitano l’attività dell’istituto finanziario. Fissare agli istituti finanziari requisiti talmente elevati da superare qualsiasi assalto agli sportelli sarebbe insostenibile dal punto di vista dell'economia aziendale e non opportuno dal punto di vista dell'economia nazionale.
Ulteriore sviluppo della regolamentazione in materia di liquidità
In linea di principio è incontestato che, nel contesto di una perdita di fiducia nei confronti di una banca e del successivo assalto agli sportelli, l’accesso alla liquidità di emergenza della Banca nazionale svizzera (BNS) dovrebbe essere migliorato. Nel suo rapporto, il gruppo di esperti sulla stabilità delle banche raccomanda alla BNS di ampliare in futuro la gamma delle garanzie accettate per il sostegno straordinario di liquidità. Contrariamente a tale raccomandazione, secondo le intenzioni della BNS, ai sensi della LCGI – come suggerisce il nome – devono essere tuttavia accettate solo garanzie ipotecarie. Il rapporto degli esperti critica inoltre, a ragione, il fatto che la BNS applichi elevati scarti di garanzia («haircut») sulle garanzie ammesse. Le Banche Cantonali chiedono pertanto che il pool di garanzie accettate sia ampliato, che gli elevati scarti di garanzia siano ridotti e che i requisiti per la composizione delle garanzie siano allentati (limiti di concentrazione). Inoltre, come proposto dal Consiglio federale, occorre che il Public Liquidity Backstop (PLB) sia introdotto in Svizzera. Tali modifiche sarebbero di facile attuazione e rafforzerebbero ulteriormente la stabilità della piazza finanziaria svizzera.