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SaluteCuore spezzato: subire un grande dolore fa aumentare il rischio di malattie cardiovascolari
CoverMedia
21.11.2018 - 08:16
Perdere una persona cara può causare gravi disturbi del sonno e contribuire allo sviluppo di un problema di cuore.
A seguito di un grave lutto le probabilità di sviluppare una condizione cardiaca aumentano drasticamente. Nei casi più gravi causando la morte della persona addolorata, spesso rimasta vedova.
Lo rivela un nuovo studio condotto presso l’Università Rice e la Northwestern University, negli Stati Uniti, secondo cui il dolore provocato dalla perdita di una persona cara può causare un’infiammazione nell’organismo che, a sua volta, è associata a gravi problemi di cuore e un incremento del rischio di morte.
I ricercatori hanno preso come campione 101 individui di un’età media di 67 anni, la metà dei quali aveva sofferto un lutto; l’altra metà ha costituito il gruppo di controllo.
Durante l’esperimento, il team ha rilevato un disturbo del sonno – per esempio insonnia – in tutti i partecipanti, ma il legame tra questo problema e uno stato infiammatorio era di ben tre volte superiore per le persone che avevano perso il proprio coniuge. Per misurare l’infiammazione, i ricercatori hanno osservato il livello di citochine pro-infiammatorie, molecole responsabili della lotta contro la malattia, ma anche associate, nel lungo termine, al rischio di sviluppare problemi di salute cardiovascolare.
«La morte di un coniuge è un evento terribilmente stressante», spiega la dottoressa Diana Chirinos, della Northwestern University Feinberg School of Medicine. «Da quel momento in poi il coniuge vedovo deve vivere senza il sostegno dell’altro. Aggiungiamo un disturbo del sonno a questa situazione già frustrante, e lo stress raddoppia. Come risultato, il sistema immunitario non regge».
Passati studi dimostrano anche che le vedove e i vedovi corrono il 41% di rischio in più di morire durante i sei mesi successivi al lutto. Il 53% di questo rischio è causato da una malattia cardiovascolare.
«Ora sappiamo che non è dolore in sé», dice la dottoressa Chirinos. «È colpa di un disturbo del sonno causato dal dolore».
La ricerca è stata pubblicata nella rivista scientifica Psychosomatic Medicine.