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BEIRUT - Le fiamme, l'esplosione e poi un'onda d'urto devastante che ha spazzato via tutto quanto incontrato sulla propria traiettoria per centinaia di metri, uccidendo almeno un centinaio di persone (un bilancio destinato a crescere) e provocando oltre 4000 feriti. Il giorno dopo, la zona del porto di Beirut ricorda un campo di battaglia.
Oltre 300mila persone sono rimaste senza casa, mentre la stima dei danni - ha detto il governatore della capitale libanese - è stimata in circa 3,5 miliardi di dollari.
Nei primi momenti si è parlato di materiali esplosivi confiscati e del coinvolgimento di una fabbrica di fuochi artificiali. Uno scenario però smentito dal ministro dell'Interno libanese, Mohamed Fehmi, che in una prima ricostruzione ha puntato il dito su di una «enorme quantità di nitrato d'ammonio».
L'identikit del composto - Ma di cosa si tratta effettivamente? È un composto chimico estremamente versatile per caratteristiche, che viene ampiamente utilizzato come base per la produzioni di fertilizzanti. Il nitrato d'ammonio è inoltre un componente utilizzato in molti tipi di esplosivi, destinati perlopiù a un utilizzo civile, in cave e miniere. Negli anni però è stato spesso sfruttato anche per scopi militari e - essendo facilmente reperibile e poco costoso - da gruppi terroristici.
Al nitrato d'ammonio sono legati diversi disastri industriali. Tra i più recenti si ricorda quello del Porto di Tientsin nel 2015, nel quale persero la vita 173 persone. Scorrendo all'indietro le pagine del calendario vi sono poi quelli di Texas City nel 1947, dove una nave carica di nitrato d'ammonio prese fuoco ed esplose, provocando 581 vittime, e ancora prima quello di Halifax nel 1917, nel quale morirono circa 2000 persone.
Un rischio noto - Nell'hangar in cui si è verificata l'esplosione erano stipate circa 2'750 tonnellate del composto. Un pericolo di cui le autorità libanesi erano al corrente da almeno sei anni, secondo quanto riferisce oggi Al Jazeera, citando alcuni documenti ufficiali. Il carico arrivò bel porto di Beirut nel settembre del 2013 su una nave cargo di proprietà russa, battente bandiera moldava.
Il trasporto, proveniente dalla Georgia, era diretto in Mozambico. Alla nave però, a causa di alcuni problemi tecnici riscontrati al largo, non fu permesso di ripartire. Il pericoloso carico fu quindi scaricato e riposto nell'hangar dove, nonostante i diversi solleciti e alcune lettere inviate dai funzionari doganali nel tentativo di trovare una soluzione, è rimasto fino a ieri.
Le fiamme, l'esplosione e poi un'onda d'urto devastante che ha spazzato via tutto quanto incontrato sulla propria traiettoria per centinaia di metri, uccidendo almeno un centinaio di persone (un bilancio destinato a crescere) e provocando oltre 4000 feriti. Il giorno dopo, la zona del porto di Beirut ricorda un campo di battaglia.