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ZURIGO - Uno storico dell'arte e avvocato di 51 anni è stato condannato in prima istanza a 39 mesi da scontare per ripetuta appropriazione indebita. In qualità di curatore della collezione d'arte dell'assicuratore AXA Winterthur, l'uomo ha venduto a terzi almeno 165 opere d'arte, pur non avendone le competenze.
La sentenza del Tribunale distrettuale di Winterthur (ZH) - non ancora definitiva - prevede anche che l'imputato si sottoponga ad una terapia ambulatoriale, cosa che l'uomo ha del resto già iniziato a fare.
La perizia psichiatrica ha diagnosticato al 51enne cittadino tedesco un disturbo bipolare, con un'alternanza di fasi maniacali e depressiva, come pure una leggera riduzione della capacità di intendere e di volere al momento dei fatti.
Il difensore ha invano chiesto il proscioglimento del suo assistito da tutte le accuse, sostenendo che le sue azioni erano una conseguenza della sua malattia e dei sentimenti di onnipotenza ad essa associati. «Non si può presumere che la la fase maniacale sia durata per oltre otto anni», ha tuttavia sottolineato durante la lettura della sentenza la presidente della corte.
Il prevenuto, avvocato e storico dell'arte è stato assunto da AXA Winterthur nel 2006 e dal 2007 è diventato curatore della collezione di opere d'arte della società di assicurazioni. In questa funzione aveva il compito di tenere un inventario e, se necessario, di consegnare le opere ad esperti per il restauro o la riparazione.
L'uomo era responsabile anche delle opere di proprietà dei clienti di AXA Winterthur, ma la vendita di opere d'arte era espressamente esclusa dalle sue competenze.
Nell'atto d'accusa, il Ministero pubblico ha elencato 165 opere, alcune delle quali di noti artisti, vendute dall'imputato. Il ricavato, per circa 1,1 milioni di franchi, è servito a finanziare un'azienda attiva nel settore dell'arte di sua proprietà.
Il commercio illegale di opere d'arte è stato scoperto nel 2016, quando un acquirente scoprì un adesivo di AXA su un dipinto messo in vendita ad un asta su Internet ed informò la compagnia di assicurazione. AXA sporse allora una denuncia.
Fra le parti lese figurano, oltre alla stessa AXA, anche il Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR) e diversi privati. Tutti hanno formulato richieste di risarcimento in sede civile.