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Il Presidente della Repubblica Francese, Emmanuel Macron ha riunito un vertice a Versailles per una risposta all’invasione russa in Ucraina. Macron ha detto che “la guerra cambierà il volto dell’Europa ancor più del Covid” e così ha invitato i Paesi a trovare un piano per sviluppare l’autonomia strategica e far fronte ai circa 100 miliardi di investimenti – secondo le prime e parziali stime – di cui l’Ue potrebbe aver bisogno come conseguenza della guerra in Ucraina.
Così, nella Reggia che fu di Louis XIV, Marie Antoinette e Napoleone, Emmanuel Macron, ha dato sprint ad una proposta che si fa spazio da giorni a Bruxelles e che, nelle cancellerie europee, cominciano a delineare come una sorta di ‘Recovery di guerra’.
In conclusione, il vertice ha confermato l’obiettivo dell’autonomia energetica da Mosca, già inserito nelle bozze dei giorni scorsi, quindi ha visto i leader baltici in prima linea. Al vertice era presente anche il premier d’Italia Mario Draghi.
Le Château de Versailles fu teatro di importanti eventi storici, sin dal 1783 quando il Regno Unito vi riconobbe il trattato d’indipendenza degli Stati Uniti d’America (alleati della Francia in funzione anti-inglese): tra le altre questioni, il trattato sanciva la fine della guerra d’indipendenza americana, riconosceva l’indipendenza delle Tredici colonie (divenute ormai Stati Uniti d’America); imponeva alla Gran Bretagna di rinunciare ai territori fra i monti Allegani e il Mississippi, ora linea di frontiera fra gli Stati Uniti d’America e i possedimenti spagnoli nel nord America. Quindi, nel 1871, fu teatro della grave umiliazione per la Francia, sconfitta nella Guerra Franco-Prussiana (1870-71) dalla Prussia: nella reggia, infatti, con somma umiliazione dei francesi, mentre la Confederazione prussiana veniva trasformata in Impero, avvenne l’incoronazione del re prussiano Guglielmo I, Kaiser del Secondo Reich.
Infine, il celeberrimo quanto controverso “trattato di Versailes”, prese il nome proprio dal luogo, ove, nel fu firmato per porre ufficialmente fine alla prima guerra mondiale. Stipulato nell’ambito della conferenza di pace di Parigi del 1919 e firmato da 44 Stati il 28 giugno 1919 a Versailles, in Francia, nella galleria degli specchi del palazzo non contemplò la partecipazione di Germania, Austria ed Ungheria le quali firmarono soltanto alla fine, il 28 giugno, dopo le minacce, da parte dei vincitori, di una ripresa della guerra se non lo avessero fatto.
L’auspicio oggi è che il Palazzo di Macron non rievochi gli errori del passato.
Infine, il 22 giungo 1940. Adolf Hilter impose alla Francia, rappresentata dal generale Charles Huntziger, la firma del Secondo Armistizio, che obbligava il Paese alla Resa. La firma avvenne alle 18:50 del 22 giugno 1940 all’interno dello stesso vagone ferroviario in cui fu firmato il precedente Armistizio di Compiègne nel 1918, che aveva portato, per l’appunto, l’Europa stremata dalla Prima Guerra Mondiale al suddetto trattato di Versailles del 1919. Per vendicare l’offesa subita allora dalla Germania, Hitler volle prendere posto sulla stessa sedia sulla quale nel 1918 il Maresciallo Ferdinand Foch aveva ricevuto i tedeschi sconfitti; emulando Foch, Hilter lasciò la carrozza in segno di spregio verso il nemico poco dopo la lettura del Preambolo. A firmare per la parte tedesca fu il colonnello generale Keitel a nome dell’Altocomando delle forze armate. Pochi giorni dopo, Hitler fece esplodere il vagone nel quale era avvenuta la firma.