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WSHINGTON - Scatta negli Stati Uniti la riforma della finanza firmata oggi dal presidente americano Barack Obama, mentre il numero uno della Federal Reserve, Ben Bernanke, avverte che le prospettive dell'economia americana restano insolitamente incerte, ma che la banca centrale è pronta a garantire ulteriori misure di stimolo se le condizioni peggioreranno.
L'onda lunga della crisi continuerà a farsi sentire e Obama e Bernanke, a poche ore l'uno dall'altro, cercano di rassicurare la gente e i mercati: il presidente ha garantito che le nuove misure previste dalla riforma finanziaria si tradurranno nelle "maggiori protezioni finanziarie dei consumatori nella storia" con un nuovo organo di vigilanza che avrà un unico compito: "Pensare alla gente, non alle grandi banche", perché "ogni americano, da Main Street a Wall Street, ha una posta in gioco nell'industria finanziaria".
Per Bernanke - che ha tenuto l'audizione semestrale su economia e politica monetaria alla commissione Bancaria del Senato - la riforma, insieme ai più rigidi standard di capitale e liquidità per le banche, pone "solide basi per il nostro sistema finanziario e minimizza il rischio che possano ripetersi i devastanti eventi degli ultimi tre anni".
Obama ha riconosciuto il ruolo "centrale" dell'industria finanziaria per sostenere la crescita e la prosperità del Paese, e ha aggiunto che "la riforma aiuterà a alimentare innovazione, non a frenarla. È pensata a dare a tutti le stesse regole, per incoraggiare la concorrenza in prezzi e qualità, non trucchi e trappole. Ma il presidente ha avvertito che "il lavoro non è finito". Perché la riforma sia efficace "i regolatori dovranno esser vigili e bisognerà anche fare aggiustamenti lungo la strada mentre il sistema finanziario si adegua ai cambiamenti".
Allo stesso tempo, Bernanke ammette che gli effetti della crisi rendono lo scenario futuro "insolitamente incerto" e assicura che la Fed è determinata ad agire con altre misure per aiutare la crescita economica che "continuerà ad essere moderata con un graduale calo della disoccupazione e un'inflazione sotto controllo nei prossimi anni".
Il nodo cruciale per Bernanke resta la difficile ripresa occupazionale: l'aumento medio di 100.000 posti di lavoro al mese "è insufficiente a ridurre in modo sensibile la disoccupazione" e probabilmente ci vorrà "un considerevole periodo di tempo per recuperare i quasi 8,5 milioni di posti persi nel 2008 e nel 2009".
Per questo la Fed non può ancora venir meno all'impegno di "mantenere i tassi di interesse bassi per un periodo prolungato" anche se - ha fatto capire Bernanke - i banchieri centrali sono anche pronti ad un eventuale rialzo di tassi di interesse se ci saranno le condizioni.
SDA-ATS