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In Svizzera è stato riscontrato ieri un primo caso di variante brasiliana del coronavirus. Lo ha dichiarato oggi davanti ai media Virginie Massery dell'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) durante il consueto incontro settimanale con i media.
Per quanto attiene ai numeri, le misure di protezione si stanno dimostrando efficaci secondo Masserey, che ha parlato di situazione "incoraggiante": il numero di nuove infezioni, di ricoveri e di decessi è in costante diminuzione. Il tasso di positività si aggira attorno al 6% (da 8% della settimana scorsa), e il tasso di riproduzione si aggira attorno a 1.
La situazione in quattro Cantoni romandi è leggermente peggiore con un tasso di riproduzione di poco superiore a 1, ha sottolineato Masserey. Il numero di positivi su 100 mila abitanti è di 232, con importanti differenze tra Cantoni (da 120 a 380). I Cantoni dell'arco lemanico, come accennato, registrano una stagnazione dei casi.
Per quanto riguarda la situazione negli ospedali, al momento si contano 250 persone ricoverate in cure intense, pari al 36% dei letti occupati. Finora sono stati registrati 4411 casi di varianti in Svizzera, nella maggior parte dei casi si tratta della variante "inglese" e "solo" 69 di quella sudafricana. Per la prima volta, ha spiegato Masserey, è stato rintracciato un caso di variante brasiliana del virus, ma è troppo presto per dire come e quando questa mutazione è giunta in Svizzera.
Christian Ackermann, presidente della Task Force Covid-19 del Consiglio federale, ha messo ancora in guardia dalle mutazioni del Covid-19. In particolare, quella "britannica" è responsabile di un sempre maggior numero di infezioni. Stando a un modello matematico, tale variante è del 50% più infettiva di quella normale, ossia si trasmette molto più facilmente tra persona a persona.
Le infezioni con le varianti meno contagiose si dimezzano ogni 4 settimana, ciò che dimostra l'efficacia delle misure di protezione adottate finora. Circa la mutazione "inglese" del coronavirus, ogni dieci giorni raddoppiano invece i casi di infezione.
Secondo nostre stime, ha precisato Ackermann, un quinto di tutti i casi confermati sono da attribuire alla mutazione britannica del virus. Vista la situazione e la difficoltà di arginare questa mutazione, dovremmo mantenere, se non rafforzare, le misure protettive in vigore attualmente. Stando a Ackermann, dipende da noi se vogliamo evitare un nuovo incremento dei casi di coronavirus, facendo in modo che no si ripeta quanto sta accadendo in Portogallo.
Per Ackermann, i dati sulla mobilità dimostrano che c'è ancora del potenziale di riduzione: i dati di febbraio (30km al giorno circa per persona) sono superiori a quelli di marzo-aprile del primo lockdown. La situazione è difficile, ma senza una riduzione della mobilità le cifre non miglioreranno come da tutti auspicato.
Tenuto conto delle nuove regole per l'entrata in Svizzera, il direttore dell'Amministrazione federale delle dogane, Christian Bock, ha sostenuto che al momento non sono stati registrati problemi particolari, a parte viaggiatori poco o punto informati delle nuove prescrizioni, come capitato all'aeroporto di Ginevra. Qui alcune compagnie aeree non hanno dimenticato di farlo.
Bock ha ricordato che i valici rimangono aperti, anche quelli piccoli: i controlli, compresi quelli sui treni, vengono eseguiti a campione. I conducenti dei camion sono praticamente esenti, come anche i frontalieri: in questo caso ci si assicura che la persona interessata sia veramente un frontaliere.
I viaggiatori provenienti da determinati paesi o regioni devono presentare un test negativo e fornire i dati di contatto. Finora, ha aggiunto Bock, non sono state inflitte multe: alle frontiere diamo ai viaggiatori la possibilità di fornire i loro dati di contatto e li annunciamo alle autorità sanitarie. In caso di controlli mobili nella zona di frontiera, l'ammenda è di 100 franchi per chi non ha fornito dati di contatto e 200 per chi non può esibire un test negativo. Al momento, secondo Bock, il personale per eseguire questo tipo di lavoro è sufficiente - 5 mila i collaboratori al servizio dei valichi.