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LONDRA - Un allarme che mette in fila i Paesi più poveri del mondo è stato lanciato dall'Istituto britannico Maplecroft con il suo annuale 'Indice dei rischi sulla sicurezza alimentare', secondo il quale ben 197 nazioni rischiano la carestia. Di queste, oltre un quarto si trovano nel continente africano o tra quelle che hanno vissuto le 'primavere arabe'.
Spazzati via dittatori e regimi, Egitto e Tunisia, Libia, Yemen e Iraq non sono ancora riusciti a ricostruire un'economia alternativa, a darsi uno scheletro solido almeno in agricoltura e nei settori primari. Restano dipendenti, come prima delle rivolte, dall'estero e dai giganti dei cereali, Stati Uniti e Russia (ma anche paesi dell'ex Urss), che quest'anno hanno conosciuto una tra le peggiori ondate di siccità che ha drasticamente abbattuto il livello delle esportazioni.
Il rapporto, stilato in Gran Bretagna, segnala che la diminuzione della produzione e il naturale indebolimento delle economie locali, si sono saldati mettendo ora a rischio-carestia l'Africa del Nord, quelle Subsahariana e il Medio Oriente. "Tutta la regione resta classificata a rischio elevato - sostiene Maplecroft - a causa della fragilità congenita e della vulnerabilità alla fluttuazione del mercato".
Secondo l'indice dell'istituto - stilato perché governi, organizzazioni non governative e soggetti economici identifichino i Paesi a rischio-fame o possibili prede di rivolte determinate da penuria di cibo o impennate dei prezzi - i Paesi più esposti della regione sono lo Yemen e la Siria con un indice di rischio "alto", seguiti da Egitto e Tunisia con "rischio medio".
Vale la pena ricordare che tra le ragioni dell'esplodere delle rivolte arabe, quasi sempre molto complesse e articolate, vi era l'estrema povertà e l'innalzamento dei prezzi dei generi di prima necessità, accanto alle sempre presenti corruzione delle istituzioni, repressione politica, assenza del rispetto dei diritti umani.
Proprio a Sidi Bouzid, nel dicembre del 2010, un ambulante si era dato fuoco per protesta contro l'aumento dei prezzi, dando così simbolicamente avvio alla stagione delle 'primavere arabe'. La presidente di Maplecroft, Alyson Warhurst, rileva che quando "la collera antica contro corruzione e repressione si combina con l'insicurezza alimentare determinata da una fiammata internazionale dei prezzi, si crea un ambiente favorevole ai disordini sociali e ai ribaltamenti di regime".
Naturalmente, prima ancora dei Paesi delle primavere arabe, la lista contempla nazioni dove è endemico il problema della fame: ai primi posti vi sono Somalia, Repubblica democratica del Congo, Burundi e Ciad (con Haiti che si incunea al terzo posto), e in Africa il 75% dei paesi sono classificati a rischio "estremo" o "elevato".
Le recenti stime del rapporto Sofi della Fao, segnalano che un essere umano su otto non mangia. Vale a dire 870 milioni di persone in tutto il mondo, cifra che è calata negli ultimi anni in modo considerevole quasi ovunque (ha cominciato ad aumentare in alcuni paesi europei) ma certo non in Africa. È ancora troppo poco, ha stimato il direttore generale della Fao Josè Graziano da Silva che domani apre a Roma la Giornata Mondiale dell'Alimentazione.
Ats Ans