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Per porre fine alla pubblicità aggressiva in favore del piccolo credito, il parlamento prevede un'autoregolamentazione del settore: le organizzazioni di prevenzione dell'indebitamento e di protezione dei consumatori sono scettiche davanti a questa proposta. Ritengono in particolare che l'indebitamento eccessivo può essere combattuto solo con una legge chiara.
Non spetta al settore determinare che cos'è una pubblicità "aggressiva", critica la Caritas nella sua risposta all'avanprogetto di legge in consultazione sino alla fine di settembre. E' poco credibile che chi trae profitto da questo sistema limiti la sua pubblicità, prosegue l'organizzazione.
Anche la Federazione romanda dei consumatori afferma di essere "del tutto scettica" su una autoregolamentazione del settore mediante una convenzione che non ha forza obbligatoria. Si dovrebbe almeno prevedere una sanzionale in caso di non rispetto della convenzione, rileva. L'organizzazione si rammarica inoltre che il principio stesso di pubblicità aggressiva non sia stato definito.
L'organizzazione sindacale Travail.Suisse critica che la proposta inviata in consultazione non riprenda l'idea principale dell'iniziativa parlamentare di Josiane Aubert (PS/VD): contenere l'eccessivo indebitamento vietando in modo generale la pubblicità per il piccolo credito.
La proposta di una autoregolamentazione mediante una convenzione è invece accolta favorevolmente dall'Associazione svizzera delle banche di credito e dall'organizzazione mantello della comunicazione commerciale Pubblicità svizzera.
Per l'associazione svizzera delle banche di credito, certe proposte si spingono troppo in là. Essa critica per esempio l'obbligo di segnalare al centro informazioni per il credito al consumo le persone che forniscono intenzionalmente false informazioni sulla loro capacità di contrarre un prestito. L'associazione svizzera dei banchiere chiede anche lei il ritiro di questo punto.