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Memoriale per gli ebrei assassinati
Il Memoriale per gli ebrei assassinati d'Europa (tedesco: Denkmal für die ermordeten Juden Europas), conosciuto anche come Memoriale dell'Olocausto (o meglio, della Shoah) (tedesco: Holocaust-Mahnmal), è un memoriale di Berlino dedicato agli ebrei vittime della Shoah. È stato progettato dal'architetto Peter Eisenman, assieme all'ingegnere Buro Happold. Nonostante il bando sia stato pubblicato nel 1997, la costruzione è iniziata solo nel 2003 e l'inaugurazione si è tenuta il 10 maggio del 2005. Il costo approssimativo del complesso è stato di 25 milioni di euro. Il memoriale si trova nel quartiere Mitte, un isolato a sud della porta di Brandeburgo.
Il monumento è stato edificato nell'area originariamente occupata dal palazzo e dalle proprietà di Goebbels ed occupa l'intera superficie dell'isolato tra le Ebertstraße, Behrenstraße, Berlinerstraße e Hannah Arendt Straße; consiste in una superficie di 19.000 m² occupata da 2.711 stele in calcestruzzo colorate di grigio scuro, organizzate secondo una griglia ortogonale, totalmente percorribile al suo interno dai visitatori. Le stele sono tutte larghe 2,375 m e lunghe 95 cm, mentre l'altezza varia da 0,2 a 4 m. Dalla vista esterna appaiono tutte di altezze simili ma, poggiando su di un fondo variamente inclinato, le più basse lungo il perimetro esterno, "fagocitano" gradualmente il visitatore che si addentra fra esse. In base al testo di progetto di Eisenman, infatti, le stele sono realizzate per disorientare e l'intero complesso intende rappresentare un sistema teoricamente ordinato, che fa perdere il contatto con la ragione umana in un'angosciante solitudine.
Nell'angolo sud-est dell'area delle stele si ha accesso al sotterraneo Centro di documentazione degli ebrei morti nella shoah (ingresso gratuito), dove è possibile seguire un percorso che tratta simbolicamente le vicende personali e i destini di alcune vittime dell'olocausto attraverso citazioni, immagini e voci di testimoni. (Wikipedia)
«L'arte del decoratore consiste nel fare nelle case altrui quello che non si sognerebbe mai di fare nella propria.
» Le Corbusier