Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01205.jsonl.gz/560

Un gigante della filosofia
Culture
Un gigante della filosofia
Hilary Putnam, morto oggi all'età di 89 anni, è stato uno dei pensatori – l’etichetta di “filosofo” sarebbe troppo riduttiva – più influenti della seconda metà del Ventesimo secolo; ha insegnato all’Mit, dove organizzò uno dei primi comitati contro la guerra in Vietnam, a Princeton e ad Harvard, dove era professore emerito. Figura di spicco della filosofia analitica (per capirci, quella che preferisce il rigore del metodo alle vacue profondità delle domande sul senso della vita), Putnam ha saputo più volte distanziarsi dagli eccessi claustrofobici di questa corrente di pensiero. Coerentemente con la sua visione della filosofia che – come spiegò alcuni anni fa in una conferenza a Genova – si basa da una parte sul dovere di mettere in discussione la propria storia e allargare le proprie prospettive, dall’altra sulla necessità di chiarire quello che pensiamo e conosciamo.
I suoi lavori spaziano dalla matematica alla filosofia della mente a quella del linguaggio, ed è difficile trovare un testo di filosofia degli ultimi cinquanta anni in cui non sia citata una sua opera. Tra i suoi contributi, val la pena citare – ma la scelta, ovviamente, è personale – l’introduzione del concetto di divisione del lavoro linguistico, quello per cui all’interno di una comunità ci sono vari esperti ai quali viene “delegato” il compito di stabilire il significato delle parole, così tutti possono correttamente parlare di ‘oro’ perché ci sono gli orefici, di ‘leoni’ perché ci sono gli zoologi e così via.
Un grande pensatore, ed è un peccato che – riprendendo fuori contesto un suo esperimento mentale, quello del “cervello in una vasca” – per molti sarà semplicemente il filosofo di una celebre trilogia cinematografica. Come è stato osservato ieri su Facebook, ogni volta che qualcuno parla di Putnam come di “quello di Matrix”, un filosofo analitico bestemmia.