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Un proposta di un team di ricerca di Deutsche Bank propone di tassare chi sceglie di lavorare da casa, in quanto non contribuisce all'economia "collaterale" quanto chi lavora in ufficio.
Una tassa extra per chi sceglie di lavorare da casa? La curiosa proposta, in tempi di inviti allo “smart-working” (che in realtà è qualcosa che va oltre al semplice lavoro da remoto), giunge da un team di ricerca della Deutsche Bank, che ritiene il lavoro da casa un “privilegio da tassare”, come riferisce un articolo di Business Insider. In realtà la proposta non riguarda la necessità di lavoro da casa a causa della pandemia, ma dovrebbe, secondo i ricercatori, riguardare coloro che liberamente scelgono di lavorare da casa. Perché costoro sarebbero dei privilegiati? Per i ricercatori lavorare da casa consente di tagliare innumerevoli costi: spese per gli spostamenti, per l’abbigliamento, per i pasti, oltre ad offrire maggiore flessibilità e sicurezza. Il problema maggiore per il sistema, come emerso anche in occasione di questa pandemia, è che un uso generalizzato del lavoro da casa, rischia di svuotare commercio, ristoranti, bar e altre attività correlate alla presenza di lavoratori negli uffici. In sostanza chi lavora da casa contribuisce di meno al PIL.
I ricercatori tedeschi ritengono dunque opportuno compensare questo fatto con una ulteriore prelievo fiscale del 5%, che in Germania costituirebbe 16 miliardi di entrate in più, da destinare a sussidi a favore di lavoratori a basso reddito che non possono beneficiare del lavoro da casa. La tassa sarebbe a carico del datore di lavoro qualora fosse quest'ultimo a non mettere a disposizione una postazione al dipendente.