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Il rifiuto dell’iniziativa che chiedeva di sopprimere il canone radiotelevisivo non sorprende i suoi promotori, per i quali la loro battaglià è però appena iniziata. Soddisfazione tra gli oppositori a No Billag, molti dei quali ammettono la necessità di riforme del paesaggio radiotelevisivo.
“Questo risultato dimostra che gli aventi diritto di voto vogliono mantenere il mandato di servizio pubblico dei media radiotelevisivi nella Costituzione federale e che la popolazione è pure disposta a versare un contributo a tale scopo”, ha dichiarato Doris Leuthard, responsabile del Dipartimento federale delle comunicazioni. “Anche in futuro la radio e la televisione dovranno contribuire all’educazione, allo sviluppo culturale e la formazione delle opinioni, come pure all’intrattenimento della popolazione”.
La radio e la televisione, ha proseguito la consigliera federale, devono continuare ad offrire un servizio alla società. “Un servizio per tutti, per tutte le regioni linguistiche, per tutte le minoranze, comprese le persone disabili. I votanti hanno chiaramente dimostrato oggi di non volere un cambiamento verso un sistema puramente commerciale in ambito radiotelevisivo. Coscienti del fatto che per un simile sistema non vi è nemmeno un mercato in un paese suddiviso in quattro lingue, diverse culture e piccole regioni economiche”.
Legittimazione per la SSR
Il rifiuto dell'iniziativa No Billag è “un segnale forte per il servizio pubblico, le emittenti radiotelevisive regionali private e la società svizzera”, ha dichiarato il direttore generale della SSR Gilles Marchand, secondo il quale la sua azienda terrà conto delle critiche costruttive e non resterà di certo immobile in futuro.
“Il risultato del voto era tutt’altro che scontato sin dall’inizio”, ha aggiunto Marchand, rallegrandosi del fatto che abbia suscitato “un vero dibattito, una profonda riflessione". Con questo ‘no' a No Billag, gli svizzeri hanno dimostrato che si preoccupano del servizio pubblico e della sorte delle emittenti radiotelevisive private regionali.
“Questo chiaro voto rappresenta per noi una legittimazione, il mandato del servizio pubblico è stato confermato dalla popolazione. Ciò non significa la fine, ma un nuovo inizio per noi: vogliamo migliorare e saremo chiamati a risparmiare, a ridefinire le nostre priorità e a collaborare maggiormente con i privati”, ha indicato Marchand.
In futuro la SSR intende concentrarsi su tre missioni prioritarie: consacrare il 50% delle entrate derivanti dal canone a un'informazione indipendente ed equilibrata nelle quattro lingue nazionali. In secondo luogo puntare su produzioni culturali diversificate, in particolare film e serie TV svizzeri. E, terzo, adeguare l’offerta digitale ai bisogni della società attraverso la creazione di una efficiente piattaforma multilingue che raccoglierà e valorizzerà i contenuti di servizio pubblico di tutte le unità aziendali.
Ridefinire il ruolo della SSR
Soddisfatto dell’esito dello scrutinio anche André Moesch, presidente dell'organizzazione delle emittenti regionali Telesuisse, secondo cui il ‘no’ del popolo svizzero a No Billag è un chiaro segnale di impegno della popolazione nei confronti di un servizio pubblico nazionale e regionale.
Secondo Moesch, era in gioco il futuro stesso delle emittenti regionali, che devono ora essere rafforzate. A tale scopo sarà necessario discutere apertamente di una restrizione della pubblicità presso la SSR, dell'abbandono di alcuni canali da parte dell'ente e della distribuzione dei proventi del canone fra SSR e fornitori di servizi regionali.
Meno concorrenza ai privati
Rallegrandosi a sua volta del voto emerso questa domenica, anche Stampa Svizzera, l'associazione che riunisce gli editori privati, considera necessario ridefinire il ruolo e la funzione della SSR e chiede al mondo politico di mettere rapidamente in cantiere una revisione della legge radiotelevisiva.
L'associazione è favorevole a una forte offerta di servizio pubblico della SSR orientata soprattutto all'informazione. L'emittente nazionale non deve per contro fare concorrenza ai privati e deve frenare la sua "marcia espansionistica", in particolare l’opzione di una pubblicità mirata.
NOF 2021: Maurer soddisfatto
Contrariamente al voto sull’iniziativa No Billag, ha suscitato poche reazioni quello sul Nuovo ordinamento finanziario 2021 (NOF 2021). L’esito dello scrutinio era difatti scontato, visto che si trattava di ricondurre per altri 15 anni un sistema fiscale in vigore già da molto tempo e che non solleva quasi opposizioni.
“Con il risultato di questa domenica, anche in futuro gli introiti della Confederazione si baseranno su questi due pilastri principali, l’Imposta federale diretta (IFD) e l’Imposta sul valore aggiunto (IVA)”, si è limitato a rilevare il ministro delle finanze Ueli Maurer, dicendosi particolarmente soddisfatto per l’alta percentuale dei sostegni popolari. “Questa volta il nuovo ordinamento finanziario è stato approvato da ben l’84% dei votanti, ossia il 10% in più rispetto a 15 anni fa”.
Il progetto era sostenuto da tutte le principali formazioni politiche e vedeva l'opposizione di un solo comitato, formato dal partito up!schweiz e da membri dell'Unione democratica di centro, del Partito pirata e dei Giovani liberali radicali. I contrari intendevano sollevare un dibattito sull'aumento costante del carico fiscale e frenare la crescita dello Stato.
Reagendo all'esito dello scrutinio, il presidente di up!schweiz, Simon Scherrer, ha affermato che non si aspettava sicuramente un "no" dalla votazione, ma il risultato così netto lo ha comunque deluso. Malgrado ciò, "è stato un bene per il sistema politico" discutere delle finanze federali e di possibili scenari alternativi.
IVA e IFD garantiscono il 65% delle entrate delle casse federali, senza le quali lo Stato verrebbe di fatto smantellato, aveva messo in guardia il ministro delle finanze Maurer, presentando il NOF 2021 all’inizio dell’anno.Fine della finestrella
Iniziativa troppo radicale ma non inutile
La bocciatura dell'iniziativa "No Billag" non è una sorpresa per i promotori, che sottolineano la differenza di mezzi finanziari impiegati nella campagna dei favorevoli e in quella dei contrari. Per loro l'oggetto in votazione ha comunque permesso di aprire un dibattito che ha rivelato "l'incoerenza totale" del sistema.
"La campagna degli oppositori è stata impressionante e il loro budget circa 15 volte superiore al nostro", ha affermato Frédéric Jollien, responsabile della comunicazione per il comitato d'iniziativa. A suo avviso è stato inoltre difficile far passare un messaggio nei media su un tema che li metteva parzialmente in discussione.
Jollien si felicita comunque per il dibatto di fondo sul sistema mediatico scaturito dall'iniziativa. "Se in futuro facciamo pressione politica sulla SSR, l'azienda dovrà trasformarsi e diventare più trasparente", ha aggiunto. La principale questione morale rimane: fino a che punto il sistema mediatico deve rispecchiare i desideri dei cittadini?
Per Thomas Birbaum, vicepresidente del comitato d'iniziativa, il popolo ha ritenuto che il testo fosse troppo radicale, "ma ciò non vuol dire che gli svizzeri diano carta bianca" alla SSR. Per ora i promotori non hanno voluto esprimersi sull'eventuale lancio di un'iniziativa per il dimezzamento del canone radio-TV, evocato in campagna.
Aspetti positivi per l’UDC
“Non ho mai immaginato che l'iniziativa sarebbe stata accettata”, ha dichiarato Nathalie Rickli, deputata dell’Unione democratica di centro (UDC), che da anni si batte per un ridimensionamento della SSR. A suo avviso, il testo era troppo radicale per ottenere la maggioranza dei voti. "Non pensavo che la gente sarebbe stata pronta a riformare il sistema così rapidamente".
Per la consigliera nazionale del partito di destra, la votazione ha comunque avuto un impatto positivo, riaprendo la discussione sulla SSR, lanciata già da anni dall’UDC. “Eravamo in anticipo sui tempi”, ha affermato Nathalie Rickli, osservando che ora il suo partito è sostenuto da diversi altri attori.
Nessun assegno in bianco
Il dibattito su un servizio pubblico forte è terminato", ha dichiarato Dominique de Buman, deputato del Partito popolare democratico (PPD), per il quale il segnale di questa domenica è chiaro. Vi è stato un dibattito, i promotori dell’iniziativa non avevano alcun piano B e la gente ha quindi riconosciuto che un prodotto come quello proposto dalla SRG e dalle emittenti radiofoniche e televisive locali ha un prezzo".
Secondo il presidente del Consiglio nazionale, il risultato della votazione non costituisce tuttavia un assegno in bianco: bisognerà imparare da un dibattito che non è venuto dal niente e compiere sforzi in termini di gestione e buon governo. Ciò vale non solo per la SRG, ma anche per tutte le imprese registrate a livello federale, come nel caso della Posta, di AutoPostale e di Swisscom, ha fatto notare de Buman.
Sollievo anche in Ticino
La bocciatura dell'iniziativa "No Billag" in Ticino è stata accolta con un sospiro di sollievo dalla maggior parte dei rappresentanti politici, dopo che l’ultimo sondaggio della SSR dava sostenitori e oppositori a parità, a poche settimane dal voto.
Questo risultato molto netto "è una grossa sorpresa", ha dichiarato all'ats la deputata socialista Marina Carobbio. "I ticinesi sono coscienti dell'importanza di una radio e di una televisione pubbliche e di un servizio pubblico nel panorama mediatico attuale, e questo malgrado la propaganda della Lega e dell'UDC".
Anche il senatore del Partito popolare democratico Filippo Lombardi si è detto molto soddisfatto dell'esito del voto, anche se non ha "mai dubitato che l'iniziava sarebbe stata bocciata anche in Ticino". Un risultato così chiaro mostra quanto la popolazione si identifichi con la radio e la televisione pubblica. Anche i giovani si sono dimostrati molto maturi e non hanno seguito le parole d'ordine dei giovani UDC e PLR, secondo Lombardi.
Nonostante la sconfitta, la Lega dei ticinesi rileva che da quasi 50mila votanti nel Cantone è giunto un chiaro segnale di protesta nei confronti della RSI: “I vertici dell’emittente dovranno tenerne conto ed avviare senza indugio i cambiamenti ed il ridimensionamento promessi durante la campagna di votazione. Qualsiasi altro atteggiamento costituirebbe uno schiaffo della TV di Stato ad una fetta importante di popolazione”.
Canone radiotelevisivo
Gli introiti del canone sono utilizzati principalmente per finanziare le attività della Società svizzera di radiotelevisione (SSR). Una piccola parte serve anche a sostenere stazioni radiofoniche e televisive private che forniscono prestazioni di servizio pubblico.
swissinfo.ch SWI swissinfo.ch è un’unità aziendale della SSR. È finanziata per la metà tramite il canone radiotelevisivo "Billag" e per l'altra metà con un contributo della Confederazione, stanziato dal parlamento federale.
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