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<h2>SubmittedText<h2><p>Conformemente al messaggio concernente la prosecuzione delle misure di promozione civile della pace e di rafforzamento dei diritti dell'uomo (07.051), la Svizzera ha partecipato in qualità di mediatrice - nell'ambito dei buoni uffici - a oltre 15 processi di pace tra parti in conflitto. Secondo tale messaggio, occorre aumentare le risorse di mediazione della Svizzera. In prospettiva di questi progetti di potenziamento e alla luce di quanto accaduto in Colombia a proposito dell'attività di mediazione, invitiamo il Consiglio federale a rispondere alle domande seguenti:</p><p>1. Il Consiglio federale può fornire dettagli in merito ai progetti di potenziamento (calendario, numero dei mediatori, coinvolgimento di ONG e istituti di ricerca ecc.)? Quale obiettivo strategico persegue il Consiglio federale con questo potenziamento? Qual è il budget previsto per l'attività di mediazione?</p><p>2. Secondo quali criteri sono scelti i mediatori e gli specialisti per l'attività di mediazione? Come sono impostati i mandati o i contratti corrispondenti?</p><p>3. Come sono impostati il controlling e il reporting nel settore politicamente sensibile della mediazione internazionale? In seguito alle esperienze effettuate in Colombia, gli strumenti di controllo sono stati adeguati o sono previsti siffatti adeguamenti?</p><p>4. Il Consiglio federale condivide il fatto che il coinvolgimento di terzi (singole persone, ONG ecc.) in processi di mediazione è molto delicato dal profilo del coordinamento e della coerenza della politica estera e necessita di una forte componente politica?</p><p>5. Quale ruolo possono svolgere gli operatori non governativi in tali processi e, secondo il Consiglio federale,  dove si situano i limiti di tale coinvolgimento?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. L'obiettivo strategico del Consiglio federale in materia di mediazione dei conflitti consiste innanzitutto nel promuovere la pace e la sicurezza umana. Il messaggio del 15 giugno 2007 concernente la prosecuzione delle misure di promozione civile della pace e di rafforzamento dei diritti dell'uomo evidenzia le diverse misure volte a estendere le capacità di mediazione della Svizzera. Misure concrete sono già state adottate nel settore della formazione e del perfezionamento. Il dipartimento competente esamina periodicamente le diverse attività di mediazione alla luce dei criteri menzionati nel messaggio, come il calcolo del rischio politico, l'esplicita domanda avanzata dalle parti in conflitto e gli strumenti più idonei a disposizione della Svizzera.</p><p>Le spese dell'attività di mediazione svolte dalla Svizzera ammontavano nel 2007 a circa 2,3 milioni di franchi. Questo importo include le spese di formazione e di perfezionamento interni per mediatori, il costo dei seminari per mediatori delle regioni in conflitto, le spese di funzionamento, il salario di un mediatore esterno, nonché i contributi alle organizzazioni non governative specializzate come il "Centre for Humanitarian Dialogue", "Conciliation Resources" e "Caux-Initiatives et Changement International". I salari dei collaboratori e degli esperti interni non sono inclusi in questo importo.</p><p>2. Per rivestire il proprio ruolo di mediazione nei processi di pace, il DFAE invia innanzitutto diplomatici ed esperti interni con i quali lavora da molti anni. Si ricorre a un mediatore esterno unicamente se dispone di capacità determinanti. Concretamente, questa persona deve possedere le conoscenze specifiche su un determinato conflitto o beneficiare di una fiducia particolare presso le parti in conflitto e avere un accesso diretto ad esse.</p><p>3. Come in un qualsiasi progetto di promozione della pace, le modalità del controlling sono definite in contratti scritti. Il controlling si traduce concretamente in una supervisione costante, in un rapporto scritto completo, nonché in una valutazione interna o esterna. Questi strumenti sono oggetto di una verifica periodica, al fine di migliorare la sorveglianza e la collaborazione con i mediatori.</p><p>4. La mediazione rappresenta uno dei processi più complessi nel settore della promozione della pace. Nel corso di questi ultimi anni, la Svizzera ha acquisito in questo settore una solida fama a livello mondiale. Essa è un attore riconosciuto per la sua professionalità in seno alla comunità internazionale. In certi casi appare opportuno il ricorso a terze parti (cfr. risposta alla domanda 5) che va tuttavia gestito in maniera ragionevole.</p><p>5. Gli attori non statali specializzati possiedono una lunga esperienza di mediazione. Molto spesso sono implicati in conflitti durante molti anni e hanno un accesso diretto ai gruppi non statali. Consentono così agli attori statali di stabilire un contatto diretto o indiretto con questi gruppi. Questo può avere una grande importanza nella fase iniziale di un processo di pace. Organizzazioni non statali possono anche avere contatti con simili gruppi se le parti statali non desiderano l'intervento ufficiale di una terza parte. Questa situazione si presenta spesso laddove gli Stati interessati vogliono evitare un'internazionalizzazione del conflitto. Una cooperazione ben preparata con attori non statali costituisce quindi uno strumento importante della politica svizzera di promozione della pace.</p>  Risposta del Consiglio federale.