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PECHINO - Hong Kong ha annunciato la «sospensione» sine die del dibattito sulla controversa legge sulle estradizioni in Cina.
Lo ha annunciato la governatrice Carrie Lam, dopo le proteste di domenica e gli scontri di mercoledì tra polizia e manifestanti. «Le nostre intenzioni erano sincere ed erano di colmare alcune lacune normative», ha aggiunto Lam, che ha letto una dichiarazione di oltre dieci minuti prima in cantonese e poi in inglese, volendo ricostruire le ragioni della vicenda.
«Forse non stiamo stati sufficientemente efficaci nella comunicazione, ma ora la priorità è quella di ricostruire la pace e l'ordine e la fiducia verso il governo». In un primo momento, la volontà era di approvare la normativa e renderla effettiva a luglio, entro «l'attuale legislatura, ma ora non è più la priorità».
Sostegno cinese - La Cina ha espresso «sostegno, rispetto e comprensione» per la decisione del governo di Hong Kong di rinviare la discussione sulla controversa legge sulle estradizioni, assicurando che continuerà «a supportare con fermezza» la governatrice dell'ex colonia, Carrie Lam, al fine di salvaguardare la prosperità e la stabilità dei territori.
Lam (per ora) non si dimette - Carrie Lam, governatrice di Hong Kong, ha puntualmente glissato di fronte alle ripetute domande sulle ipotesi di dimissioni o scuse dopo l'annuncio del rinvio sine die della controversa legge sulle estradizioni in Cina.
La legge è alla base della più grande protesta popolare dal passaggio del 1997 dell'ex colonia britannica da Londra a Pechino.
«Avverto un profondo dolore e rimpiango le carenze nel nostro lavoro e vari altri fattori che hanno sollevato controversie nella società dopo il periodo di due anni relativamente calmi», ha replicato in conferenza stampa.