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0,83 gradi oltre la media registrata tra il 1951 e il 1980: il 2018 è stato il quarto anno più caldo mai registrato sul Pianeta da quando c’è disponibilità di dati (1880). Unitamente ai ‘bollenti’ 2016, 2017 e 2015, l’anno passato ha prodotto il lustro in assoluto più caldo dell’era moderna. I dati pubblicati ieri dalla Nasa e dall’ente americano per le ricerche sull’atmosfera e gli oceani (Noaa) fanno il paio con le previsioni del Met Office: il servizio meteorologico nazionale del Regno Unito sempre ieri ha fatto sapere che se le temperature in ciascuno dei prossimi cinque anni si manterranno su per giù ai livelli attuali (attorno o oltre 1 grado rispetto ai livelli pre-industriali), il decennio 2014-2023 sarà il più caldo dall’inizio delle misurazioni (1850).
“Il 2018 è ancora una volta un anno estremamente caldo, in cima a una tendenza di lungo periodo di riscaldamento globale”, ha spiegato Gavin Schmidt, direttore del Goddard Institute for Space Studies della Nasa. A soffrire maggiormente sono state le regioni artiche, che nel 2018 hanno subito una perdita continua di ghiacci. A partire dal 1880, aggiunge l’esperto, la temperatura media globale è salita di circa 1 grado: il fenomeno è dovuto in gran parte all’aumento delle emissioni di Co2 e dei gas serra prodotti dalle attività umane.
La perdita di massa dei ghiacciai in Groenlandia e Antartide ha continuato a contribuire all’innalzamento del livello dei mari, ha rilevato Schmidt, mentre l’aumento delle temperature contribuisce a prolungare le stagioni degli incendi e a generare eventi atmosferici estremi. Secondo i dati di Nasa e Noaa, 18 dei 19 anni più caldi della storia si sono succeduti a partire dal 2001. Questo fa capire come il riscaldamento globale non sia più una prospettiva futura, ma qualcosa di già tangibile oggi. “Gli effetti del riscaldamento globale sul lungo termine vengono già avvertiti: nelle inondazioni, nelle ondate di calore, nelle precipitazioni intense e nei cambiamenti dell’ecosistema”, ha spiegato Schmidt.
Il Met Office, dal canto suo, ha ricordato ieri che il 2015 è stato il primo anno nel quale la temperatura media globale ha raggiunto 1 grado oltre il livello pre-industriale (1850-1890), e che nei tre anni successivi la situazione è rimasta praticamente invariata. Ma il servizio meteorologico nazionale del Regno Unito va oltre. Le sue previsioni aggiornate indicano che la tendenza si confermerà da qui al 2023. In uno dei prossimi cinque anni, rileva, c’è perfino un 10% di probabilità che si verifichi una temporanea escursione oltre la soglia di 1,5 grado, soglia stabilita nell’accordo di Parigi sul clima.