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Rimane il muro contro muro nella crisi del Golfo, con Arabia Saudita, Bahrain, Emirati arabi uniti (Eau) ed Egitto che hanno deciso di mantenere il blocco al Qatar in una riunione dei loro ministri degli Esteri svoltasi oggi al Cairo, dopo che Doha aveva respinto come "offensiva" una lista di 13 richieste presentata dai quattro. Ma per ora nessuna ulteriore misura punitiva è stata adottata.
Nuove iniziative contro il Qatar, definito "un sabotatore" della regione, "non possono essere prese frettolosamente", ha sottolineato durante la conferenza stampa conclusiva della riunione il ministro degli Esteri del Bahrain, Ahmed al Khalifa, ma saranno valutate "a tempo debito". Forse in una nuova riunione dei quattro che si svolgerà a Manama, capitale del Bahrain, ma di cui non è stata annunciata la data. Tra le misure esaminate anche un congelamento della partecipazione di Doha al Consiglio di cooperazione del Golfo (Ccg).
Il "boicottaggio economico e politico continuerà fin quando il Qatar non rinuncerà alle proprie posizioni", ha detto il ministro degli Esteri saudita, Adel Al Jubeir. Ma i quattro Paesi hanno rinunciato per il momento ad ulteriori passi, con l’apparente volontà di lasciare aperta la strada per eventuali trattative. Una conclusione su cui è probabile abbiano influito le iniziative del presidente americano Donald Trump, inizialmente ostile al Qatar, per cercare di spingere le parti verso una soluzione.
L’inquilino della Casa Bianca, che nei giorni scorsi aveva avuto colloqui telefonici con i capi di Stato di Qatar, Arabia Saudita ed Eau, ha chiamato oggi anche il presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi dall’Air Force One che lo portava in Polonia. "Tutte le parti devono negoziare costruttivamente per risolvere la disputa", ha affermato Trump.
A questi "negoziati costruttivi" si è detto pronto il Qatar in un discorso tenuto oggi a Londra dal suo ministro degli Esteri, Mohammed bin Abdulrahman al Thani. Ma le richieste presentate dagli altri quattro Paesi arabi, ha aggiunto il ministro, erano "irragionevoli e irrealistiche", oltre che "offensive", perché imponevano a Doha "una rinuncia alla sua sovranità".
I quattro Paesi avevano detto di aver ricevuto la scorsa notte dal Kuwait, che fa da mediatore, la risposta di Doha alla lista di condizioni per mettere fine al blocco imposto dal 5 giugno ai loro collegamenti aeronavali con l’emirato, oltre che la chiusura della sua unica frontiera terrestre, quella con l’Arabia Saudita.
Tra le 13 richieste figurano la rottura delle relazioni con l’Iran e qualsiasi legame con i Fratelli Musulmani, lo Stato islamico, al-Qaida e gli Hezbollah libanesi, la chiusura della televisione panaraba Al Jazeera, anche in inglese, e di una base militare turca. Anche Ankara ha risposto negativamente a quest’ultima richiesta. "È una mancanza di rispetto verso di noi e il Qatar", ha affermato il presidente Recep Tayyip Erdogan in un’intervista al settimanale tedesco Die Zeit.
Ma l’Arabia Saudita e i suoi tre alleati continuano ad accusare Doha di destabilizzare la regione con le sue politiche. "Non è più possibile essere tolleranti con il ruolo sabotatore che gioca il Qatar", ha affermato il ministro degli Esteri egiziano Sameh Shoukry, aggiungendo che sul sostegno dell’emirato alle organizzazioni estremiste "ci sono fatti documentati, e la questione va al di là delle semplici accuse".
L’agenzia di rating Moody’s ha detto intanto di aver cambiato in 'negativo' il suo giudizio sull’economia del Qatar, avvertendo che "una soluzione rapida del contenzioso nei prossimi mesi è improbabile".