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Margot Kässmann: "So ridere di me"
A colloquio con la teologa tedesca Margot Kässmann, che all’età di 60 anni ha deciso di andare in pensione anticipata
in intervista , protestantesimo
Nel luglio del 2018, all’età di 60 anni, la teologa tedesca Margot Kässmann ha deciso di andare in pre-pensionamento. Ha ricoperto numerosi incarichi per la Chiesa evangelica in Germania (EKD), l’ultimo dei quali fu quello di ambasciatrice per le celebrazioni del Cinquecentesimo della Riforma. Prima di essere eletta nel 2009 a presiedere la EKD, per dieci anni aveva prestato servizio come vescova della Chiesa evangelica di Hannover.
Fecero scalpore, nel 2010, le sue dimissioni da tutti gli incarichi ecclesiastici, quando fu trovata in stato di ebbrezza alla guida di un’auto. Madre di quattro figlie, è stata sposata con il pastore protestante Eckhardt Kässmann, dal quale ha divorziato nel 2007.
Margot Kässmann
Margot Kässmann, è palese che già da bambina lei faceva tutto di testa propria. Non è andata all’asilo perché le suore erano molto autoritarie, preferiva indossare i calzoni invece della gonna e non mostrava alcun timore delle autorità. Da dove veniva tutto questo?
È così che ci ha tirate su mia madre. Era un’infermiera qualificata e ci ha sempre detto: in mutande siamo tutti uguali. In qualche modo era confortante. E lo è ancora oggi. Quando vengo attaccata ritorno sempre con la mente a quella sua frase.
Sua madre, così come sua nonna, era plasmata dalla Chiesa evangelico-luterana indipendente, che predica una fede rigida e tradizionale. In che modo questo l’ha influenzata?
Mia madre ci ha amate, ma esigeva anche molto da noi. Era estremamente disciplinata. A volte mi ribellavo, ma la sua disciplina mi ha anche plasmato e in seguito questo mi è stato molto d’aiuto.
A volte mi ribellavo, ma la disciplina imposta da mia madre mi ha anche plasmato
Suo padre aveva una stazione di servizio e un’officina meccanica. Che cosa ha preso da lui?
Mio padre era una persona molto allegra ed è senza dubbio da lui che ho ereditato gran parte della mia gioia di vivere. Mi piaceva andare nella sua officina, ho vissuto un’infanzia molto libera in quel cortile. Era grande, c’erano i ragazzi, gli operai di mio padre, c’era una grande libertà e relativamente poche regole. La combinazione della disciplina di mia madre e della libertà e della gioia di vivere di mio padre era proprio ciò che ci voleva per me.
Lei è stata una pioniera, in quanto donna, nel ricoprire posizioni di leadership all’interno della Chiesa: prima vescova regionale, prima segretaria generale del Kirchentag, prima presidente del Consiglio della Chiesa evangelica in Germania (EKD)...
Non posso fare a meno di ridere un po’ io stessa della mia biografia. Non ho iniziato con l’intenzione di compiere questo percorso. È successo che mi è stato chiesto se potessi immaginarmi in tale o tal altra carica. Non ho detto subito di no e questo ha probabilmente a che fare con il modo in cui sono stata tirata su da mia madre. Perché non dovresti essere all’altezza? Anche mia nonna mi ha incoraggiato quando sono diventata pastora. Allora mi disse: “Se il buon Dio affida un incarico dà insieme anche la forza per adempierlo”.
Se il buon Dio affida un incarico dà insieme anche la forza per adempierlo
Nel 1999 fu nominata vescova della Chiesa regionale di Hannover. Il fatto di essere una donna ha avuto un ruolo nell’iter?
Sì, e in primo luogo perché ero madre di quattro figlie. Ad ogni colloquio mi si chiedeva come pensassi di conciliare la maternità con i doveri di una vescova regionale. Il mio concorrente aveva cinque figli, ma a lui non è stato mai chiesto come intendesse conciliare l’ufficio di vescovo con i suoi obblighi di padre. Ricordo l’incontro con gli ortodossi russi, che non vollero nemmeno stringermi la mano dopo che ero diventata vescova. Per loro ero come il fumo negli occhi. Quando fui nominata presidente del Consiglio troncarono persino i rapporti con l’EKD.
In qualità di vescova e di presidente del Consiglio lei si è impegnata per una maggiore presenza femminile nelle posizioni di leadership all’interno della Chiesa. Missione compiuta?
Mah, due leader in un totale di 20 chiese regionali non sono molte. Si potrebbe fare di più. Ma è anche vero che spesso le donne sono meno disposte a passare la loro vita all’interno di comitati e commissioni e le posizioni di leadership comportano inevitabilmente proprio questo. Ammetto che nel corso di parecchie riunioni io stessa ho pensato che stavo sprecando il mio tempo. In realtà una donna che diventa pastora vuole essere vicina alla gente e non stare perennemente seduta in una qualche commissione.
La chiesa non può assolutamente essere apolitica, in quanto ha a che fare con la vita delle persone
Lei pensa che la Chiesa debba pronunciarsi politicamente?
La chiesa non può assolutamente essere apolitica, in quanto ha a che fare con la vita delle persone. E questa è politica. “Quando un forestiero dimorerà presso di voi nel vostro paese, non gli farete torto” (Levitico 19, 33). Come faccio a predicare in modo apolitico una frase del genere? Oppure: “La giustizia innalza una nazione” (Proverbi 14, 34). Non ha a che fare con una giustizia reale? Il lavoro della chiesa e la predicazione avranno sempre una dimensione politica. Anche se non tutte le prediche sono necessariamente politiche. Ma pensare che la chiesa possa essere relegata in una nicchia privata è per me un errore. In questo caso diventa una mera istituzione morale.
Margot Kässmann e la figlia Sarah
Dai pulpiti non si fanno troppe prediche politiche a discapito dell’impulso spirituale?
Non riesco a scindere le due cose. La Chiesa non parla costantemente di rifugiati e di energia eolica. Parliamo anche, dal punto di vista del messaggio biblico, di invecchiare con dignità, di eutanasia, di medicina palliativa, e così via. Con il nostro lavoro ecclesiastico siamo molto vicini alle persone. Battesimi, matrimoni, confermazioni, funerali… facciamo anche questo.
Lei ha lavorato come teologa per 35 anni. Si è mai pentita della sua scelta?
Mai, perché quella del pastore è una professione fantastica. Non si è mai così vicini alle persone come a un funerale. Mi è sempre piaciuto predicare. Per questo sono molto soddisfatta della mia vita professionale. Del resto lo sono anche della mia vita privata, perché ho quattro splendide figlie e stanno per arrivare il quinto e il sesto nipote. Sto benissimo.
Ho quattro splendide figlie e stanno per arrivare il quinto e il sesto nipote
Anche quando pensa alle sue dimissioni dalla presidenza del Consiglio dell’EKD? Quella fu una grande sconfitta?
Fu una sconfitta? Ormai non ne sono più così convinta. Ho due raccoglitori in cui conservo gli articoli di giornale che furono scritti all’epoca. In uno scrissero: “Forse con le sue dimissioni la signora Kässmann ha reso a lungo termine un servizio maggiore alla Chiesa evangelica di quanto avrebbe fatto se fosse rimasta presidente del Consiglio per sei anni”. Forse è così.
Conferenza stampa, dimissioni dall'EKD
Fa ancora male il ricordo delle dimissioni?
No. Ma mi sento tuttora in colpa nei confronti di tutti coloro che allora mi elessero a quella carica. Elessero a grande maggioranza una donna, per giunta divorziata. Per alcuni era una grossa macchia.
Con l’età credere diventa più facile o più difficile?
Torni a domandarmelo fra dieci anni. In ogni caso crescere nella fede aiuta. Poi si dubiterà, si vivranno conflitti, ma si sarà sempre sostenuti dalla fede. (intervista di Philipp Gessler e Stephan Kosch, da zeitzeichen; trad. it. G. M. Schmitt; adat. G. Courtens)