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I tecnicisti svizzeri sono tornati a contatto con la neve lunedì a Zermatt, per la preparazione in vista dell'inizio della prossima Coppa del mondo. È stata l'occasione per fare il punto della situazione con i romandi Daniel Yule, Loïc Meillard e Tanguy Nef. Si potrebbe quasi parlare dell'inizio del nuovo anno scolastico. Sulle storie in Instagram degli atleti elvetici, si poteva percepire il piacere di ritrovarsi a contatto con la coltre bianca. Cieli azzurri immacolati con il Cervino come sfondo, una parte del ghiacciaio riservata a loro e la gioia di essere di nuovo "con la famiglia", gigantisti e slalomisti hanno avuto diritto a un idilliaco ritorno sulla neve. «Che piacere poter provare di nuovo questa sensazione di libertà dopo dieci settimane trascorse in palestra», afferma Loïc Meillard.
Questa impazienza si riflette sicuramente nel fatto che gli sciatori sono stati tra i primi ad "assaporare" gli effetti dannosi del Covid-19, dato che la situazione internazionale si è improvvisamente aggravata alla fine di febbraio, ciò che li ha costretti a porre bruscamente fine alla loro stagione. A conti fatti, però, la vita degli atleti non è stata sconvolta più di tanto. A parte i test sul materiale in aprile, la loro primavera è stata molto simile a quelle degli scorsi anni. «Abbiamo dovutoi rimanere dieci settimane lontani dalla neve –, afferma Loïc Meillard dalla terrazza dell'appartamento che condivide con Marco Odermatt, Thomas Tumler e Gino Caviezel –. Quindi sì, abbiamo finito un mese prima, ma iniziamo ad allenarci due settimane prima rispetto a una stagione normale».
Vincitore di tre slalom lo scorso inverno, Daniel Yule non vede l'ora che torni l'inverno: «Sono felicissimo di ricominciare, ma francamente lo sci libero sui ghiacciai non è quello che mi stimola di più. Detto questo, sono felice di trovare i mini picchietti (i piccoli picchetti usati per simulare i pali della porta, ndr) e di sentire l'atmosfera del gruppo. Ma non vedo l'ora di fare qualcosa di più serio a partire dalla prossima settimana».
A causa del coronavirus, non ci saranno stage di preparazione in Sudamerica o in Nuova Zelanda, ma un uso intenso delle risorse vallesane a Zermatt e Saas Fee. Una decdisione che non perturba gli atleti... «Eravamo rimasti in Svizzera anche l'estate scorsa – afferma il vincitore della Coppa di parallelo, Loïc Meillard –. Cambiare luogo di allenamento serve sopreattutto a evitare di cadere in una sorta di routine».
Per Yule, quest'estate sarà soprattutto una questione di dettagli: «Durante queste tre settimane, dovremo gettare le basi tecniche sulle piste di slalom – prosegue il miglior svizzero nella storia della disciplina –. Cinque-sei anni fa, sciavo così male che era facile fare delle correzioni. Ora sto raggiungendo un livello piuttosto buono, ma noto anche che dal punto di vista mentale è più impegnativo che in passato. È emozionante lavorare su piccoli dettagli. Una volta mi dicevo che dovevo lavorare perché metà della corsa non andava bene, adesso da perfezionare c'è magarti soltanto una curva. Sto lavorando per fare in modo che tutti gli angoli siano giusti, ma è molto impegnativo sotto ogni punto di vista».
Poiché gli sciatori sono dovuti tornare a casa a marzo, non hanno avuto il tempo di testare l'attrezzatura per la stagione 2020-21. E non lo faranno adesso. A differenza dei suoi colleghi Luca Aerni e Justin Murisier, Tanguy Nef non ha cambiato il suo marchio, ma in agosto si recherà in Francia per effettuare alcuni test. «Andremo in una struttura ad Amnéville per testare le attrezzature della Fischer – spiega il ginevrino –. La neve del ghiacciaio è una neve "morta", molto facile da sciare rispetto a quelle che troviamo in Coppa del mondo. Per gli sci da slalom, abbiamo la fortuna di poter beneficiare dell'eccellente lavoro di Daniel (Yule, ndr). Per il gigante è un po' più complicato, perché Fischer non ha più avuto un gigantista di punta dal ritiro di Thomas Fanara».
Lo studente della prestigiosa Dartmouth University del New Hampshire si rallegra di poter preparare in estate la sua rossima stagione invernale. Rinviando gli ultimi tre mesi di studio alla primavera del 2021, il ginevrino si è assicurato una stagione completa: «È una bella sensazione perché l'ultima volta che ho potuto sciare per un'estate intera è stato quattro o cinque anni fa. E spesso iniziavo a settembre, in fretta e furia. Ora sono più rilassato perché abbiamo davvero tempo. Il mio obiettivo è di iniziare la stagione con molta più regolarità».
Un sentimento condiviso da Loïc Meillard: «Abbiamo avuto il tempo di allenarci fisicamente senza stress e di lavorare su punti specifici che altrimenti non avremmo avuto la possibilità di affrontare. Siamo stati in grado di fare blocchi di tre settimane con in particolare l'imitazione di una manche, fatta di squat e salti per circa un minuto e mezzo. Una volta concluso quel blocco, avevamo davvero bisogno di una settimana di recupero...».