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Mercedes Aráoz Fernández ha annunciato la notte scorsa la decisione di rinunciare in modo irrevocabile sia alla carica di presidente del Perù, a cui l'aveva eletta il Parlamento in conflitto con il presidente Martín Vizcarra, sia all'incarico di vicepresidente.
Quest'ultima carica era stata "ottenuta con un voto popolare nel luglio 2016".
Via Twitter, Aráoz ha spiegato che questa sua scelta, comunicata per lettera al presidente della Commissione permanente del Parlamento, Pedro Olaechea, è stata motivata dalla "ragione fondamentale che in Perù si è rotto l'ordinamento costituzionale".
Dopo aver sostenuto che "non c'erano le condizioni minime per esercitare l'incarico conferitomi dal Congresso della Repubblica", Aráoz ha auspicato che "la mia rinuncia conduca alla convocazione di elezioni generale nel più breve tempo possibile per il bene del Paese".
L'annuncio della Aráoz, considerata vicina all'ex presidente Pedro Pablo Kuczynski, di cui fu anche presidente del consiglio dei ministri (2017-18), attenua la crisi istituzionale che ieri aveva portato il Perù ad avere due presidenti.
Il Parlamento, infatti, sciolto dal presidente Martín Vizcarra per essersi rifiutato di esaminare una sua mozione di fiducia, aveva risposto sospendendolo dalle funzioni e nominando la sua vicepresidente, appunto la Aráoz, alla massima carica dello Stato.
Quest'ultima però ha alla fine rinunciato sostenendo fra l'altro che "lungo la mia vita e la carriera pubblica ho sempre preferito la difesa dei miei principi e la legalità prima dei miei interessi personali o della mia popolarità politica".
L'annuncio delle dimissioni è stato salutato dal nuovo premier peruviano, Vicente Zeballos, che lo ha definito "un gesto non solo compiuto pensando all'interesse del Paese, ma anche come segnale di impegno per il Perù".
Zeballos ha tuttavia escluso che al momento si possa pensare allo svolgimento di elezioni generali, come chiesto da Aráoz, dato che "il presidente Vizcarra ha già indetto elezioni parlamentari per il prossimo 26 gennaio".
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