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La necessità di regolamentare l'uso del suolo di fronte al rapido e caotico sviluppo degli insediamenti e delle attività produttive, spinse il Cantone Ticino a volersi dotare di uno strumento che consentisse di gestire il territorio. Avviata nel 1964, l'elaborazione di una legge urbanistica giunse a compimento nel 1968: l'ente pubblico intendeva disciplinare l'uso del territorio per evitare un'espansione disordinata degli insediamenti, frenare la speculazione edilizia, attenuare gli squilibri regionali, impedire la deturpazione del paesaggio e il degrado ambientale. Nei presupposti teorici il progetto risentiva del clima di contestazione del Sessantotto e ciò contribuì a polarizzare e ad infiammare il dibattito politico.
Il progetto fu difeso soprattutto dagli esponenti più giovani dei partiti di governo, quale strumento di modernizzazione del paese e di gestione razionale del territorio e delle risorse. Tanto le premesse ideologiche della legge, quanto gli interessi coalizzati di vari ambienti (fidiciari, bancari, fondiari), suscitarono vivaci opposizioni e portaro al lancio di un referendum l'anno successivo: i piccoli proprietari temevano di non poter più disporre liberamente dei terreni superflui; i Comuni non volevano farsi imporre dal Cantone le regole per l'edificazione del suolo; le società immobiliari paventavano la perdita del plusvalore sui beni fondiari acquistati a scopo speculativo.
La bocciatura della Legge Urbanistica (LU) per mezzo del referendum popolare avvenne nell'aprile del 1969 e favorì l'evoluzione del territorio ticinese nel senso di una "città diffusa". Prima approvata in Gran Consiglio e poi bocciata in un referendum, la Legge rappresentò un tentativo lungimirante di dotare il Cantone di una legislazione che avrebbe consentito di affrontare molti dei gravi problemi urbanistici e ambientali che hanno adulterato e stanno ancora oggi adulterando il territorio ticinese. Fu, quella della legge urabistica, la vicenda di un Paese che preferì vivere sulla compravendita immobiliare e sulla speculazione fondiaria piuttosto che salvaguardare il proprio territorio.