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Nel primo semestre dell'anno Syngenta ha realizzato un giro d'affari e un utile in calo rispetto allo stesso periodo del 2018. Il gruppo agrochimico basilese è stato rallentato dalle condizioni climatiche e dal pagamento di tassi elevati.
Il fatturato è sceso del 7% a 6,77 miliardi di dollari, si legge in un comunicato odierno. Se non ci fossero state le vendite legate all'acquisizione da parte di ChemChina, la contrazione sarebbe stata del 6%. Anche le valute hanno pesato: a cambi costanti il calo sarebbe del 2%.
Gravi inondazioni così come estremi periodi di siccità avvenuti in Australia e Indonesia hanno reso più difficili i lavori, ha spiegato Syngenta.
Ancora più netta la discesa fatta registrare dall'utile, che è arrivato a 798 milioni di dollari, pari ad una diminuzione del 34% rispetto ai primi sei mesi dell'anno scorso. Anche in questo caso però si sono riscontrati diversi effetti straordinari. In particolare, il gruppo basilese si è visto confrontato con alti tassi che hanno gravato per 237 milioni di dollari.
A livello operativo l'EBITDA è sceso del 15% a 1,46 miliardi di dollari. Oltre alle condizioni climatiche, a influenzare l'andamento vi è stato l'aumento del costo delle materie prime in Cina. Siccome l'utile è calato più delle vendite, il rispettivo margine si è contratto dal 23,6% al 21,6%.