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L'intesa per l'avvio di trattative fiscali della Svizzera con la Germania, pochi giorni dopo un accordo analogo con la Gran Bretagna, è salutata dai grandi quotidiani elvetici come una vittoria del pragmatismo. Gli editorialisti sono però prudenti sugli sviluppi futuri.Questo contenuto è stato pubblicato il 28 ottobre 2010 - 12:22
Nella dichiarazione congiunta sottoscritta mercoledì a Berna dai ministri delle finanze svizzero Hans-Rudolf Merz e tedesco Wolfgang Schäuble, Berna e Berlino s'impegnano a dare il via a negoziati sull'estensione della cooperazione transfrontaliera in ambito fiscale e sul miglioramento dell'accesso al mercato per le banche.
In futuro la Svizzera dovrebbe prelevare un'imposta liberatoria sui capitali tedeschi depositati nelle banche elvetiche. La trattenuta alla fonte sarebbe versata alla Germania, senza tuttavia rivelare l'identità del titolare del conto. In tal modo sarebbe salvaguardata la protezione della sfera privata e dunque sarebbe preservato il nocciolo del segreto bancario elvetico. Per evitare il raggiro della tassa, sarebbe prevista un'estesa assistenza amministrativa. Ma la Germania rinuncerebbe allo scambio automatico d'informazioni.
Il giornale popolare zurighese Blick parla di "stretta di mano storica", fra Merz e Schäuble. L'atmosfera calorosa e amichevole che regnava mercoledì a Berna fra i due era infatti molto diversa da quella dei tempi in cui l'allora ministro delle finanze tedesco Peer Steinbrück paragonava gli svizzeri ad indiani che si facevano spaventare dalla minaccia d'intervento della cavalleria tedesca, come rilevato dall'agenzia di stampa Ats.
Solo l'inizio
"Le due firme, nel giro di pochi giorni, per l'avvio di negoziati fiscali con Gran Bretagna e Germania possono ragionevolmente rappresentare un punto di svolta. Ciò non significa che la strada sia spianata e che non vi saranno difficoltà nello sviluppo di queste trat¬tative", avverte il commentatore del Corriere del Ticino.
Sulla stessa lunghezza d'onda il Giornale del popolo, che parla di "una via coraggiosa e creativa, ma lunga". "Per essere realizzata dovrà avere l’approvazione non soltanto di singoli Stati, ma soprattutto della comunità internazionale", sottolinea il commentatore.
I negoziati che si aprono con la Gran Bretagna e la Germania "non saranno sicuramente una passeggiata", fa eco da Ginevra Le Temps, l'unico grande quotidiano in Romandia che sembra essersi accorto dell'intesa raggiunta mercoledì a Berna dai ministri delle finanze svizzero Hans-Rudolf Merz e tedesco Wolfgang Schäuble.
Infatti, gli altri giornali della Svizzera francofona, ad eccezione del quotidiano economico l'Agefi, sorprendentemente non dedicano nemmeno una riga all'avvenimento. Come se la svolta che, secondo la stampa svizzera tedesca e ticinese, dovrebbe segnare la salvezza del perno del segreto bancario elvetico, non interessasse a nessuno nella Svizzera francese.
Non si scava solo la galleria del San Gottardo
Eppure "in gioco ci sarà il denaro, molto denaro, taluni parlano di diverse decine di miliardi di franchi che saranno raccolti in Svizzera dai tesorieri tedeschi e britannici", rileva Le Temps, che parla di una breccia aperta dalla Confederazione, "fedele alla sua reputazione di saper scavare gallerie", proprio "quando l'ostacolo, per un attimo, è apparso insormontabile, talmente gli attacchi sono stati massicci e talvolta dogmatici".
Quel bisogno di denaro per le casse pubbliche che ha convinto Londra e Berlino "forse convicerà altre capitali europee nella prossima fase", pronostica il commentatore del Corriere del Ticino. Un'opinione diffusa fra i commentatori elvetici, che citano soprattutto Francia e Italia come potenziali interessati a imboccare la stessa strada di Gran Bretagna e Germania.
Il commentatore dei quotidiani Der Bund di Berna e TagesAnzeiger di Zurigo ritiene che la Svizzera abbia "buone possibilità di riuscire a imporre la stessa soluzione in tutta l'Unione europea. Dopo i ministri delle finanze tedesco e britannico, altri omologhi potrebbero pensare: meglio far affluire rapidamente denaro nella cassa dello Stato, piuttosto che affrontare anni di caccia agli evasori fiscali".
Se la situazione economica difficile ha certamente avuto un influsso sul cambiamento di atteggiamento di Londra e Berlino nei confronti di Berna, i commentatori rilevano anche l'abilità dei negoziatori elvetici di trovare una via d'uscita, quando ormai la Svizzera sembrava in un vicolo cieco.
Per la Neue Zürcher Zeitung questo risultato è "un successo per il governo federale, per la piazza finanziaria, come pure per la Svizzera come luogo di insediamento di cittadini e aziende". I commentatori sono unanimi nel sottolineare che ciò è frutto del pragmatismo e del basso profilo delle autorità elvetiche.
Non tutte le vie portano a Bruxelles
La partita è comunque ancora lungi dall'essere definitivamente vinta, mettono in guardia i commentatori. " È ancora troppo presto per escludere un rovescio finale", precisa il commentatore del ginevrino Le Temps. Dettagli importanti devono ancora essere regolati e motivi di politica interna in Germania e in Gran Bretagna potrebbero provocare opposizioni, osservano in generale gli editorialisti.
C'è poi la questione dell'Unione europea che non ha apprezzato queste due intese da parte di suoi Stati membri con la Confederazione. Bruxelles continua ad esigere lo scambio automatico di dati. Ma i due accordi pesano ora come una spada di Damocle sull'Unione. Essi hanno dimostrato che "una Svizzera sovrana può negoziare bilateralmente in ogni momento, con un importantissimo vicino su un tema importantissimo. Non tutte le vie portano a Bruxelles", conclude la BaslerZeitung.
Visto dalla Germania
In Germania, l'intesa fra Schäuble e Merz non ha destato grandi reazioni. I politici hanno tenuto un certo distacco, poiché al momento gli elementi noti sono ancora troppo pochi. Solo il Verde Gerhard Schick, in dichiarazioni alla Frankfurter Rundschau, ha manifestato incomprensione, accusando il ministero tedesco delle finanze di aver condotto in malo modo le trattative. A suo giudizio, Berlino ha perso.
Piu possibilista per la difesa degli interessi tedeschi la Frankfurter Allgemeine Zeitung. Secondo il quotidiano di Francoforte, "l'accordo fiscale firmato a Berna non mette fine al litigio con Berlino. Le discussioni dei ministri delle finanze devono andare ben oltre i rispettivi budget. Occorre affrontare principi contradditori. La Svizzera si dimena fra la propria affermazione e l'apertura al mondo".
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