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Oltre la piacevole etichetta di “pittore dei bimbi” – attribuita a Luigi Rossi da Guido Marangoni nello scritto commemorativo del 1924 – si definisce la sensibile poetica dell’infanzia dipinta da Luigi Rossi.
Il primo capitolo data 1871-’78 e coincide con le stesure di Amor fraterno, dove il giovane artista raffigura la verità malinconica di un bambino ammalato: una scena patetica, vicina a quella in cui Albert Anker si sofferma sull’infanzia che muore: la sua Petite Amie, in versione eliografica, è conservata fra le carte d’archivio.
Lo spirito dell’educatore si rivela in Luigi Rossi – come Anker, ammiratore di Pestalozzi* – nella Scuola del Dolore del 1894: la casa museo conserva del dipinto (acquistato dalla Casa Reale alla Biennale di Venezia) una replica che risale ai primi del Novecento e uno studio di figura. Scuola del Dolore, che è stato oggetto di una traduzione in versi di Gian Pietro Lucini, dal titolo La prima Orma, riflette il tema dell’infanzia che impara a soffrire, a conoscere il dolore.
L’infanzia che invece si desta alla scoperta della vita è al centro della sequenza di versioni intitolate Alba e Primi raggi, eseguite ai primi del Novecento.
La scena del risveglio del gruppo di bambini (due, tre, quattro nelle diverse stesure) è ambientata in un interno (come nella versione presentata alla mostra della Secessione di Monaco nel 1900 con il titolo Die ersten Strahlen) o trasferita all’esterno – come nella versione esposta alla mostra del Sempione di Milano nel 1906 con il titolo Primi raggi. Il dipinto che raffigura il risveglio di tre bambini en plein air – in luce fredda con il taglio alto dell’orizzonte – condivide l’atmosfera segantiniana e riflette la forte intonazione simbolica che sarà al centro del noto e successivo Canto dell’Aurora, del 1912.
Questa versione del dipinto è conservata alla casa museo con una serie di varianti, eseguite secondo le diverse tecniche: intorno ai Primi raggi si delinea una famiglia di schizzi a matita e prove fotografiche che servono a capire le regole di montaggio del quadro principale. La scena del risveglio è impostata sulla varietà di fotografie e disegni che studiano le diverse pose, la direzione della luce e l’ambientazione del dipinto. Accanto alla stesura compiuta del disegno preparatorio per la versione con il gruppo di quattro bambini nella stanza, si vedono alcuni studi a matita che cercano la costruzione della posa del bambino più piccolo. La sequenza fotografica illustra le fasi del sonno e del risveglio dei singoli protagonisti all’interno e all’esterno.
Opere di rilievo come Rêves de Jeunesse, Scuola del Dolore e Il mosto conoscono un percorso compositivo analogo che riunisce intorno alla versione principale del dipinto – oggetto di acquisizioni ufficiali – un ricco sistema di varianti, a partire dai bozzetti (schizzi, fotografie e dipinti) fino alle diverse repliche di committenza.
La lettura dello speciale corpus dei Primi raggi offre un’occasione preziosa per capire il funzionamento di un’opera, le diverse fasi legate alla costruzione del soggetto. Un soggetto specialmente caro all’artista, vicino alla sensibilità dell’educatore democratico e aderente al suo mondo affettivo – come si rivela nel sentimento pacato e malinconico di Genzianella, ritratto della figlia Gina, del 1908. E a questo proposito Rossana Bossaglia ha scritto che “la forza dell’arte di Luigi Rossi sta nell’essersi misurato con la sua sincerità”.
Sincerità profusa ancora nell’ultimo capitolo della sua vita d’artista trascorsa nella regione amata della Capriasca: Luigi Rossi – accanto alle fienagioni del Sèra – dipinge le ultime scene della vita contadina abitate dall’infanzia che partecipa alla raccolta delle mele, dei mirtilli e delle castagne.
* La casa museo conserva un gesso patinato di Luigi Vassalli raffigurante Pestalozzi: significativa l’appartenenza dell’opera al professor Camillo Bariffi, educatore, sposo della figlia dell’artista nel 1925.