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Morto Ieoh Ming Pei, l’architetto della piramide del Louvre
Si è spento il 15 maggio a New York, all’età di 102 anni, il rinomato architetto Ieoh Ming Pei, uno degli ultimi maestri dell’architettura modernista e autore della piramide di vetro del Louvre a Parigi.
Nato a Canton, in Cina, Pei è diventato cittadino statunitense nel 1954. Figlio di un banchiere, si è trasferito negli Stati Uniti a 18 anni dove ha conseguito la laurea al MIT e poi il master in architettura a Harvard. È stato allievo di Walter Gropius e Marcel Breuer. Ha vinto il premio Pritzker nel 1983 e l’11 dicembre del 1992 l’allora presidente George H.W. Bush gli ha conferito la medaglia presidenziale della Libertà, la più alta onorificenza civile USA. Aprì il suo primo studio personale a New York nel 1955, il rinomato I.P.& Partners, che nel 1989 cambiò la sua denominazione in Pei Cobb Freed & Partners, con l’inserimento dei nomi dei suoi due storici collaboratori, James Ingo Freed e Henry N. Cobb.
Tra le sue opere più rinomate, oltre alla piramide del Louvre, la East Wing della National Gallery di Washington, la Biblioteca di J.F. Kennedy a Boston, il Deutsches Historisches Museum di Berlino e il museo d’arte della città cinese Suzhou, inaugurato nell’ottobre del 2006, realizzato rispettando le tradizioni culturali locali, ma con l’impiego di materiali innovativi. A Milano ha ridisegnato il nuovo Pirellone. La sua opera più conosciuta, la piramide del Louvre, fortemente osteggiata dall’opinione pubblica francese, ma ostinatamente voluta del presidente Francois Mitterand, è stata inaugurata il 29 marzo del 1989 diventando un’icona del museo più visitato del mondo.
Situata nella vecchia Cour Napoléon, la piramide di vetro venne definita dal critico André Fermigier su Le Monde «un corpo estraneo» che mostra «disprezzo per la storia». Alta 22 metri e costruita su una base di 35 metri, è composta da 70 vetri triangolari e 603 a forma di diamante sostenuti da una struttura in alluminio e acciaio inox da 200 tonnellate. «L’architettura non è un quadro, un edificio resta sempre visibile agli occhi di tutti e non si può evitare. Per questo bisogna avere i nervi saldi ed accettare le critiche», era il motto di Pei. La sua dimora di famiglia a Canton, chiamata «il Giardino del Leone della Foresta» è stata inserita nel patrimonio dell’umanità dell’Unesco.