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<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Ad domanda 1</p><p>Con la revoca nel settembre 2002 della moratoria relativa alle decisioni, l'Ufficio federale dei rifugiati (UFR) è ritornato all'esame caso per caso delle domande d'asilo presentate da cittadini afgani. Se la domanda d'asilo è respinta - come per tutti i Paesi d'origine dei richiedenti l'asilo - viene esaminato a titolo individuale se il rimpatrio è ammissibile, esigibile e possibile. Come già esposto nella risposta all'interpellanza Garbani (03.3036), non regna una situazione di violenza generalizzata in tutto l'Afghanistan e quindi si tiene conto della situazione relativa alla sicurezza nelle diverse regioni del Paese come anche della situazione individuale. Pertanto l'UFR continua ad aggiornare la propria prassi alla situazione afgana. Ad esempio, nel caso di ritorno di famiglie con figli è per ora concessa l'ammissione provvisoria a causa della difficile situazione. La Commissione svizzera di ricorso in materia d'asilo (CRA) si è inoltre espressa in due decisioni pubblicate circa la ragionevolezza dell'esecuzione dell'allontanamento verso Kabul e la Provincia di Ghazni come anche l'insediamento tradizionale dell'Hazara. Riferendosi a Kabul, a seguito della situazione più favorevole se paragonata a quella delle altre regioni del Paese, è giunta alla conclusione che l'esecuzione dell'allontanamento colà può essere considerata ragionevole a determinate rigide condizioni (in particolare una stabile rete di relazioni sociali). Riguardo alla Provincia di Ghazni e al tradizionale insediamento dell'Hazara la Commissione ha specificato che un ritorno forzato senza tener conto delle circostanze individuali deve essere qualificato come pericoloso per l'esistenza e quindi non ragionevole. Pertanto il Consiglio federale non vede alcun motivo per scostarsi dal principio dell'esame individuale delle domande d'asilo presentate da richiedenti afgani e ordinare una proroga generale dei termini di partenza fino al giugno 2005.</p><p>Ad domanda 2</p><p>Le ammissioni provvisorie collettive, come richieste dall'autrice della mozione, conformemente alla legge vigente sull'asilo non esistono più sin dall'ottobre 1999. Secondo il Consiglio federale, l'applicazione degli articoli 66 segg. della legge sull'asilo (riguardo alle persone bisognose di protezione) - dopo le esperienze fatte con il conflitto nei Balcani - come unica alternativa legale possibile per una soluzione collettiva nel senso di quanto richiesto dall'autrice della mozione non entra assolutamente in discussione nel caso dell'Afghanistan. Tali disposizioni della legge sull'asilo sono previste segnatamente soltanto per le situazioni straordinarie con un elevatissimo numero di così detti rifugiati della violenza. Oggigiorno questa situazione non è data per quanto concerne i richiedenti l'asilo dall'Afghanistan. Globalmente nell'anno trascorso sono state presentate soltanto 213 nuove domande d'asilo di cittadini afgani. Nello stesso periodo 78 persone hanno ottenuto l'asilo e in 256 casi è stata decisa l'ammissione provvisoria individuale, cosa che non sarebbe stata possibile applicando gli articoli 66 segg. della legge sull'asilo. Queste persone sarebbero rimaste per un periodo molto più lungo con uno statuto di soggiorno incerto.</p><p>Ad domanda 3</p><p>Tutti i richiedenti l'asilo, indipendentemente dalla loro nazionalità, hanno la possibilità di informarsi presso i pertinenti consultori del loro Cantone di domicilio riguardo all'offerta federale esistente d'aiuto al ritorno (aiuto individuale al ritorno, programmi all'estero, progetti di ritorno finalizzati alla formazione). Per i richiedenti l'asilo afgani non esiste per ora nessun programma specifico riguardante il loro Paese. Le persone che ritornano volontariamente o forzatamente in Afghanistan ricevono, nel quadro dell'aiuto individuale al ritorno, un importo forfettario elevato adeguato alle necessità. Le offerte dell'aiuto al ritorno sono rese note ai richiedenti l'asilo afgani in generale attraverso l'attività dei consultori per il ritorno come anche mediante incontri e corrispondenza tra l'UFR e gli appartenenti alla diaspora afgana. Nel 2002 19 persone, nel 2003 10 persone sono ritornate volontariamente o forzatamente in Afghanistan ricorrendo all'aiuto individuale al ritorno.</p><p>Ad domanda 4</p><p>La Svizzera collabora strettamente in diversi ambiti con l'Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM). Il ritorno volontario in Afghanistan viene sostenuto nei singoli casi secondo le necessità, ricorrendo all'occorrenza alle conoscenze e alle prestazioni di servizio dell'OIM. Fondamentalmente è possibile partecipare al programma "Return of qualified Afghans" dell'OIM. Finora la Svizzera non ha partecipato finanziariamente a questo programma, a causa dello scarso riscontro da parte degli Afgani qualificati provenienti dal nostro Paese. La partecipazione a questo programma può, com'è il caso per "Go-and-See-Visits", avere ripercussioni sul rispettivo statuto di soggiorno. Il diritto vigente in materia d'asilo non prevede un ritorno a titolo di prova. Coloro che ritornano hanno a disposizione diverse fonti d'informazione. In genere essi sono ottimamente informati sulle condizioni esistenti nella loro patria. Finora nessuno ha espresso un interesse concreto per tali "Go-and-See-Visits".</p><p>Ad domanda 5</p><p>Negli ultimi anni le prestazioni per l'aiuto della Confederazione sono continuamente aumentate passando da 5.2 milioni di franchi nel 1998 a 17.5 milioni di franchi nel 2001. Per gli anni 2002 e 2003 i contributi annui si aggirano sui 20 milioni e per il 2004 è pianificato un impegno del medesimo ordine di grandezza.</p><p>L'accento dell'impegno federale è posto prevalentemente sul sostegno d'azioni negli ambiti dell'aiuto umanitario (alimenti, approvvigionamento di medicine di base), della ricostruzione, della sicurezza, del promovimento civile della pace, ma anche nel rafforzamento della società civile e nell'osservanza dei diritti dell'uomo.</p><p>La Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) finanzia programmi per sostenere la reintegrazione dei rifugiati afgani e dei gruppi più deboli, vale a dire bambini, donne, anziani nonché feriti e ammalati. Questo aiuto è fornito da agenzie specializzate delle Nazioni Unite, dal Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) come anche da opere di soccorso quali Terre des Hommes e Medici senza frontiere. La Svizzera mette anche a disposizione di parecchi programmi per il ritorno e la reintegrazione delle agenzie responsabili delle Nazioni Unite e dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM) specialisti del Corpo svizzero di aiuto umanitario (CSA).</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.