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Il concetto di "letteratura romanda", che designa oggi correntemente la produzione letteraria della Svizzera di lingua franc., è doppiamente problematico: da una parte implica l'esistenza di un'entità romanda, mentre i diversi cant. che la costituiscono non formano un insieme storicamente omogeneo; dall'altra, l'idea di una letteratura sviz. francofona, che sarebbe diversa da quella franc. propriamente detta, è tuttora oggetto di accese controversie. Al centro di questa problematica si pone la questione identitaria: gli Svizzeri romandi hanno un'identità specifica che li distinguerebbe dai Francesi o dagli Svizzeri, e la letteratura di questa regione francofona è il riflesso di questa identità, che in ogni caso non può trovare espressione nella Letteratura dialettale, assolutamente marginale?
Non ha senso parlare di letteratura romanda per il periodo che precede l'ingresso dei cant. romandi nella Conf. elvetica, anche se, soprattutto a partire dal XVI sec., esiste nella Svizzera occidentale una produzione letteraria e culturale che tende a differenziarsi da quella espressa in Francia. Tuttavia fu solo nella seconda metà del XIX sec. che in quest'area si concluse il processo di elvetizzazione e si definì uno spazio letterario autonomo, agli inizi del XXI sec. particolarmente vitale.
Autrice/Autore: Roger Francillon / bel
Fu l'affermarsi della Riforma a Neuchâtel, Losanna e Ginevra a dare alla regione una cultura specifica: gli autori medievali (Othon III de Grandson, Martin Le Franc e Jean Bagnyon) non si differenziavano in effetti dai loro omologhi franc. L'apertura delle Acc. di Losanna (1537) e di Ginevra (1559) creò un terreno favorevole allo sviluppo intellettuale e all'emersione di una creazione poetica originale, i cui valori estetici si allontanavano dai gusti barocco e petrarchesco allora di moda in Francia: anche se i grandi scrittori, come Giovanni Calvino o Teodoro di Beza, erano di origine franc., e solo Pierre Viret, originario di Orbe, fu un autore autoctono, che si esprimeva in una lingua saporita percorsa da tratti del dialetto locale. Una situazione completamente diversa si aveva nelle regioni romande rimaste fedeli a Roma, a Friburgo, dove il ted. era la lingua dell'ufficialità, o nel principato vescovile di Basilea e nel Vallese, governati da vescovi spesso germanofoni.
Oltre a quello confessionale, un altro fattore di differenziazione ebbe un ruolo crescente: il sentimento dell'appartenenza a una comunità politica, la Conf., i cui interessi erano peculiari rispetto a quelli della Francia. La coscienza di un'identità sviz. si sviluppò progressivamente dal XVI sec.; nel XVIII sec. condusse alla creazione di un vero e proprio mito, alimentato dalle descrizioni dei viaggiatori (Viaggi in Svizzera) e dalle opere in ted. o in franc. di scrittori sviz., ad esempio Beat Ludwig von Muralt, membro del patriziato cittadino bernese che come molti suoi compatrioti scriveva in franc., o Philippe-Sirice Bridel (Elvetismo). Entrambi opposero la rusticità e il buon senso elvetico al bello spirito e alla frivolezza parigina; ma fu Jean-Jacques Rousseau, con la Lettera a d'Alembert sugli spettacoli e la Nuova Eloisa, a dare al mito dimensione europea. Questa immagine mitica di una Svizzera idilliaca, non toccata dai turbamenti della Storia, non corrispondeva di fatto né alla realtà politica dei principali cant., retti da oligarchie, né a quella culturale di città come Ginevra, Losanna o Neuchâtel. Dopo un periodo di stagnazione nel XVII sec., dovuto ai conflitti confessionali che avevano portato a un irrigidimento delle posizioni, le Acc. di Ginevra e poi di Losanna si aprirono all'Illuminismo, che permeò in Svizzera gli ambiti giur., pedagogico, antropologico e scientifico.
Sul terreno letterario, i successi erano ancora rari. Il romanzo sentimentale ebbe a Losanna un momento di gloria grazie a Isabelle de Montolieu. Prima di lei, Isabelle de Charrière, un'aristocratica olandese giunta sulle sponde del lago di Neuchâtel in seguito al suo matrimonio, può essere paradossalmente considerata la prima grande scrittrice "romanda": i suoi romanzi, gli scritti polemici e la sua abbondante attività epistolare costituiscono nell'insieme un'opera notevole, il cui valore è stato valutato compiutamente solo nel XX sec.
L'agitato periodo della Rivoluzione franc. fu l'occasione per due personaggi di primo piano come Germaine de Staël e Benjamin Constant di esprimere tutto il loro genio creativo. La storiografia sviz. li rivendica a sè non solo per le loro origini ginevrina e vodese, ma anche per l'importanza da essi assegnata al sentimento religioso e la loro fede nella perfettibilità dell'uomo. Il fatto che entrambi conoscessero il loro maggiore successo nell'opposizione al regime vigente fu per Jean Starobinski il segno del rafforzamento dell'identità (il "décalage fécond") rispetto alla Francia che caratterizzò la letteratura prodotta in terra romanda. Nell'esilio sulle rive del lago di Ginevra, Germaine de Staël riunì nel suo castello di Coppet "gli Stati generali dell'opinione europea" (secondo la definizione di Stendhal): una rete cosmopolita di amicizie - per la storiografia contemporanea il "gruppo di Coppet" - che seppe preservare il meglio dell'eredità dei Lumi e al tempo stesso aprire nuove strade verso il romanticismo e la democrazia liberale.
Autrice/Autore: Roger Francillon / bel
Durante la Restaurazione e la Rigenerazione le differenze cant. erano ancora rilevanti: a Friburgo, a Neuchâtel e nel Vallese le forze conservatrici ostacolarono lo sviluppo culturale, e lo stesso avvenne nell'ex principato vescovile di Basilea, divenuto bernese con il congresso di Vienna. Le tendenze separatiste che qui si manifestarono erano tenute sotto stretto controllo, anche se una prima presa di coscienza identitaria si palesò nel 1847 con la creazione della Société jurassienne d'émulation. Il cant. Vaud ebbe allora il suo primo storico poeta, Juste Olivier, e con Alexandre Vinet il suo primo grande critico letterario e moralista. A Ginevra, Rodolphe Töpffer, autore di romanzi e racconti, critico d'arte e disegnatore anticipatore del fumetto, fornì un quadro tenero e nello stesso tempo critico della sua città.
Nel 1849, dopo che la Svizzera aveva adottato una nuova Costituzione, Henri-Frédéric Amiel pubblicò una memoria, Du mouvement littéraire dans la Suisse romane, in cui propose un programma per definire una letteratura specifica e distinta da quella franc.: il grande scrittore intimista considerava la Svizzera romanda come "un corpo in cerca di un'anima". Nella seconda metà del XIX sec. si costituì uno spazio letterario che acquistò autonomia grazie alla creazione di nuove Case editrici, al ruolo delle riviste (Bibliothèque universelle, La Semaine littéraire) e alla quasi simultanea pubblicazione di due storie della letteratura da parte di Virgile Rossel e di Philippe Godet. Eugène Rambert, autore di Les Alpes suisses e collaboratore della Bibliothèque universelle, dedicò alla letteratura romanda gran parte delle sue pubblicazioni; nella stessa rivista Marc Monnier si fece invece interprete delle culture europee per sfuggire a quello che riteneva un ripiegamento su se stessi. Altri autori, come Victor Cherbuliez o Edouard Rod, scelsero l'esilio parigino. Dopo un provocatorio debutto nel naturalismo, Rod riorientò la sua opera verso il romanzo regionalista in voga alla fine del XIX sec.; nel 1906 regolò i conti con il piccolo mondo letterario della Svizzera franc. affermando che come non esisteva una marina sviz., non esisteva nemmeno una letteratura romanda.
Questa clamorosa dichiarazione va collocata nel dibattito sull'identità che percorreva la nuova generazione di scrittori. La loro rivista, La Voile latine (1905-10), naufragò in seguito alle violente dispute sollevate dalla questione identitaria: mentre Gonzague de Reynold e Robert de Traz esaltavano una letteratura nazionale e vedevano nell'apporto della cultura germ. e nell'influenza del protestantesimo il fondamento dell'identità romanda, Alexandre e Charles-Albert Cingria si ritenevano invece rappresentanti della cultura latina e fedeli discepoli di Charles Maurras. Dal canto suo, Charles Ferdinand Ramuz adottò un punto di vista strettamente cant. e rifiutò l'idea di una cultura sviz.: ma benché vivesse e pubblicasse a Parigi fino al 1914, non si considerò franc. e, come il suo eroe Aimé Pache peintre vaudois, concepì un'estetica basata sulla differenza. Appartenente a "una provincia che non lo è", fu alla ricerca di uno stile che potesse esprimere l'essenza del Paese: principale animatore dei Cahiers vaudois, creati da Paul Budry ed Edmond Gilliard, propose con Raison d'être (1914) un manifesto che situava la differenza non sul piano morale ma su quello estetico.
Nello stesso tempo, Gonzague de Reynold tentò di definire con la sua opera "lo spirito sviz.". Guy de Pourtalès guardò invece all'Europa romantica: con La pêche miraculeuse (1937) realizzò un grande romanzo di formazione in cui la Svizzera romanda appariva al crocevia delle culture franc. e ted., anche se l'autore denunciava con verve il conservatorismo ginevrino. La stessa vena satirica si ritrova nei romanzi psicologici di Jacques Chenevière o, in tono più leggero, nei racconti fantasiosi di Pierre Girard.
Gli Svizzeri sono sempre stati viaggiatori: questa Svizzera nomade, anch'essa alla ricerca di un'identità, è ben rappresentata da Charles-Albert Cingria, che si mosse con spirito brillante sia nello spazio sia nel tempo, e da Blaise Cendrars: le sue Les Pâques à New York, del medesimo periodo delle composizioni di Guillaume Apollinaire, rinnovarono la poesia franc. e la sua produzione, molteplice e proteiforme, si situa in netta contrapposizione a quella di Ramuz. Nella stessa fam. di Svizzeri nomadi vanno collocate, nel dopoguerra, le opere di Ella Maillart, Lorenzo Pestelli e Nicolas Bouvier; quest'ultimo, poeta e iconografo, ha acquisito notorietà anche all'estero conferendo dignità letteraria al racconto di viaggio.
Autrice/Autore: Roger Francillon / bel
In un tentativo di descrizione delle molteplici sfaccettature della letteratura sviz. in lingua franc. nella seconda metà del XX sec., si possono evidenziare alcuni aspetti: la straordinaria vitalità della poesia; l'emersione delle scrittrici nel genere romanzesco; la predilezione per l'autobiografia romanzata; un forte interesse per le relazioni tra arte e letteratura e la scelta di modelli alternativi al mondo letterario parigino; l'esplorazione di nuove vie e di nuovi registri; lo sviluppo di un'intensa vita teatrale; l'importanza del saggio e della critica letteraria.
Contrariamente ai loro colleghi svizzeroted., gli autori romandi del secondo dopoguerra rimasero sostanzialmente indifferenti alle teorie di Jean-Paul Sartre sull'impegno dello scrittore. Tuttavia, attraverso la rivista Rencontre (1950-53), Henri Debluë, Jean-Pierre Schlunegger e Yves Velan posero in discussione la quiete elvetica; Velan fu uno dei primi a denunciare la schedatura dei cittadini e ad assegnare alla letteratura una funzione di contropotere. Gaston Cherpillod condannò l'ingiustizia sociale e fece appello alla solidarietà verso i deboli e gli sfruttati; lo stesso fece Jean Vuilleumier nei suoi racconti. Negli ultimi decenni del XX sec. scrittori come Yvette Zgraggen, Roger-Louis Junod, Janine Massard, Ursula Gaillard, Jean-Luc Benoziglio, Bernard Comment o Daniel de Roulet presero posizione contro l'immagine di una Svizzera che sarebbe, secondo la definizione di Jean Ziegler, al di sopra di ogni sospetto.
Tre autori in particolare hanno segnato l'avvento di una poesia originale nella Svizzera romanda: Pierre-Louis Matthey, Edmond-Henri Crisinel e Gustave Roud; per la generazione seguente fu in particolare quest'ultimo a incarnare la figura esemplare del poeta. Maurice Chappaz ha schizzato, nella sua poesia barocca e nei suoi racconti polifonici, un ritratto di grande originalità dei Vallesani. Jacques Chessex (premio Goncourt nel 1973), poeta, romanziere, autore di racconti, di testi autobiografici e di saggi, ha avuto un ruolo importante nella vita letteraria del Paese. La sua opera molteplice, dagli accenti contrastati, pervasa dal sentimento del sacro e della colpa, si iscrive nel solco della tradizione prot., rinnovata in profondità da Chessex attraverso la denuncia di un puritanesimo diffuso. Sul versante opposto delle tendenze baroccheggianti di Chappaz e Chessex si situa la ricerca rigorosa di Philippe Jaccottet: riconosciuto dai poeti franc. come uno dei loro, questo vodese che vive in Provenza ha cercato di conservare nei versi e nella prosa un ideale di misura. Una medesima estetica essenziale e tensione verso l'armonia si ritrova in Edmond Jeanneret, Jean-George Lossier, Anne Perrier e Pierre-Alain Tâche. La poesia, in genere destinata a un pubblico ristretto, ha avuto un ruolo importante nella presa di coscienza popolare nella lotta per l'autonomia giurassiana; i poeti Jean Cuttat e Alexandre Voisard hanno recitato i loro versi di esaltazione della libertà sulla piazza principale di Delémont. Dagli anni 1960-80, questa estetica della misura è stata messa in discussione da numerosi scrittori: ne sono derivati violenza ed erotismo in Jean Pache, poetica della discontinuità in Vahé Godel, provocazione nella linea del surrealismo in Jacques Roman, parola frammentata per afferrare un mondo che sfugge in Pierre Chappuis, rivendicazione femminista radicale in Monique Laederach. Negli anni 1980-90 una nuova generazione di scrittori ha dato il cambio alla precedente.
Nell'ambito della produzione romanzesca Emmanuel Buenzod, Maurice Zermatten o Charles-François Landry si collocarono nel solco di Ramuz. L'effettivo rinnovamento del genere si deve in primo luogo alle donne, che nella letteratura romanda furono a lungo confinate nel genere del romanzo moralista o pedagogico. Monique Saint-Hélier, Catherine Colomb, Alice Rivaz e S. Corinna Bille modificarono radicalmente la narrativa tradizionale. Per queste antesignane, il lavoro sulla scrittura, qualunque ne fosse la forma, prevaleva sul contenuto narrativo e lo rinnovava profondamente. L'immagine tradizionale della donna venne contestata con forza, per esempio da Yvette Zgraggen che fin dagli anni 1970-80 ha privilegiato l'autobiografia e la messa in discussione dei miti sviz. Nella generazione seguente, una pleiade di autrici di romanzi, tra cui Monique Laederach o Annelise Grobéty, ha contribuito alla presa di coscienza poetica della condizione femminile.
La ricerca di un'identità personale, presente nella tradizione romanda fin da Rousseau e Amiel, può in parte spiegare l'abbondanza di testi vicini all'autobiografia nella produzione romanzesca. Jean-Pierre Monnier ha creato nei romanzi e nei saggi un universo a mezze tinte in cui i personaggi si interrogano sul proprio destino. Georges Borgeaud predilige la forma del romanzo pedagogico per esprimere la sua relazione al tempo stesso dolorosa e incantata con il mondo. Georges Haldas cerca di trasfigurare nelle sue cronache e nelle memorie il vissuto quotidiano attraverso il miracolo dello "stato poetico". Jean-Claude Fontanet trova nella scrittura il solo mezzo per sfuggire all'angoscia della malattia e della morte. Albert Cohen, ebreo di Corfù divenuto cittadino sviz., trasmuta la propria esperienza individuale in valore universale facendo riferimento ai grandi miti dell'amore. Questo filone autobiografico si prolunga nell'ultimo terzo del sec., in particolare con Anne Cunéo, che ha affrontato anche il genere del romanzo storico.
Jacques Mercanton, romanziere e saggista, ritiene l'uomo "al di là dei suoi segreti", come ebbe a dire André Malraux; ammiratore di François Mauriac e Georges Bernanos, individua nel mistero dell'Incarnazione il senso del destino dell'uomo. Nei suoi romanzi i personaggi sono spesso scrittori alla ricerca del segreto dei cuori; l'Arte ha un ruolo fondamentale, in un'opera ricca di elementi intertestuali che si riallacciano alle principali culture europee, da Dante a T. S. Eliot, da Cervantes a Thomas Mann, da Jean Racine a James Joyce. Dopo il 1970, anche Etienne Barillier, romanziere e saggista, si colloca in questa corrente, che attraverso la creazione artistica interroga il senso del destino e cerca di ridare vita ai valori dell'Umanesimo. Anche i romanzi di Claude Delarue propongono il medesimo confronto tra perennità dell'arte e precarietà della condizione umana.
Come nella poesia, anche nel romanzo la tradizione è stata messa in discussione a partire dagli ultimi decenni del XX sec. Nella scia di Yves Velan o di Robert Pinget, che ha assunto notorietà in Francia in quello che è stato impropriamente definito il "Nouveau roman", Jean-Marc Lovay, Jean Pache, Vahé Godel, Adrien Pasquali, Jean-Luc Benoziglio, François Debluë, Yves Laplace e Agota Kristof hanno rivoluzionato la narrazione rifiutando il romanzesco per mettere in evidenza l'arbitrarietà del racconto, contaminando i generi e giocando disinvoltamente con la lingua, distruggendo i tabù della sessualità o problematizzando la difficoltà della parola a esprimere il reale.
Il Teatro era praticato nella Svizzera franc. all'epoca della Riforma, ma l'interdetto che in seguito lo colpì in ambiente prot. lo ridusse per lungo tempo a gioco di società. Fu solo nel XIX sec. che si registrò un suo sviluppo, che tuttavia non portò a un arricchimento del repertorio con opere importanti. All'inizio del XX sec., i drammi popolari di René Morax e, con toni nuovi, l'Histoire du soldat di Ramuz e Igor Stravinskij, o le opere teatrali di Fernand Chavannes, erano ancora delle eccezioni. Nella seconda metà del sec., l'attività teatrale della Svizzera romanda si è fatta intensa; tra il ridotto numero di opere che hanno saputo imporsi figurano quelle di Henri Debluë, Louis Gaulis, Walter Weideli, Bernard Liègme e Michel Viala.
Nell'ambito della saggistica, Denis de Rougemont ha esaminato le cause dell'ascesa del nazismo in Germania e interrogato i miti dell'amore. Divenuto, nel dopoguerra, animatore a Ginevra del Centro europeo della cultura, le sue frequenti perorazioni a favore dell'Europa delle regioni e del federalismo lo situarono nel solco di una lunga tradizione che risale al "gruppo di Coppet" e che si oppone all'imperialismo degli Stati-nazione. Già nel XIX sec., Alexandre Vinet aveva innalzato la critica letteraria a un livello elevato. Nel periodo tra le due guerre i contributi di Marcel Raymond e Albert Béguin aprirono nuove strade allo scandaglio critico dei testi letterari, mettendo l'accento sul senso della creazione poetica e affrontando molti aspetti inesplorati della storia letteraria; il loro lavoro è stato ulteriormente ampliato, nella seconda metà del sec., da Jean Rousset e Jean Starobinski, che hanno conferito prestigio intern. alla scuola di Ginevra.
Agli esordi del XXI sec., la letteratura sviz. di espressione franc. ha definitivamente conquistato un suo statuto autonomo nell'ambito delle letterature francofone. Anche se diversi autori pubblicano le loro opere a Parigi e a volte rifiutano di essere annoverati tra gli Svizzeri, le istituzioni culturali elvetiche (Pro Helvetia, la Bibliographie des lettres romandes dal 1979, i dizionari e le storie della letteratura, il Centro di ricerca sulla letteratura romanda, fondato nel 1965, l'Archivio sviz. di letteratura, creato nel 1989) li considerano come appartenenti a pieno titolo al patrimonio romando. L'intensa attività delle case editrici, la presenza di riviste come Ecriture, pubblicata dal 1983 al 2001, o la Revue de Belles-Lettres, le numerose antologie e gli studi sugli autori sviz. di espressione franc. attestano l'importanza di questo spazio letterario ai margini dell'esagono franc.
Autrice/Autore: Roger Francillon / bel