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Al processo bis contro nove presunti membri della cosiddetta "mafia delle sigarette", che si svolge in questi giorni al Tribunale penale federale (TPF) di Bellinzona, le parti oggi hanno in sostanza ribadito le richieste avanzate nella procedura preliminare.
Il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) ha mantenuto le richieste di pene dai tre ai quattro anni e mezzo di reclusione per i sette imputati maggiori e il sequestro di oltre 100 milioni di franchi. I tre difensori che si sono espressi oggi hanno chiesto l'assoluzione dei loro clienti. Il processo prosegue domani e dovrebbe chiudersi venerdì. La sentenza è attesa per fine marzo.
Gli imputati, otto uomini e una donna residenti in Svizzera, sono accusati a vario titolo di partecipazione, eventualmente sostegno, a un'organizzazione criminale e riciclaggio di denaro. Sono sospettati di aver contrabbandato fra il 1996 e il 2000 215 milioni di stecche dal Montenegro in Italia, riciclando in Svizzera il denaro guadagnato. Per il MPC, essi hanno avuto un ruolo nelle attività della Camorra napoletana e della Sacra Corona Unita pugliese.
Quattro anni di reclusione sono stati chiesti per un cambiavalute ticinese, di 76 anni, assolto nel primo processo svoltosi due anni fa. È sospettato di aver introdotto nel sistema bancario elvetico 1,4 miliardi di lire ricevuti da membri di organizzazioni mafiose fra il 1994 e il 2001. L'accusa è convinta che fosse al corrente della provenienza illegale del denaro.
Il nuovo processo si è reso necessario dopo che nel marzo del 2011 il Tribunale federale (TF), accogliendo un ricorso del MPC, aveva cassato la sentenza del giugno 2009, che proscioglieva tutti gli imputati - quattro cittadini svizzeri, tre italiani, uno spagnolo e un francese - dall'accusa di riciclaggio e sette di essi da quella di sostegno ad un'organizzazione criminale. Per il TF la corte bellinzonese aveva operato in modo arbitrario, senza valutare nel dettaglio quello che viene considerato uno dei più importanti casi di criminalità organizzata in Svizzera.
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