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Una pena non superiore ai cinque anni di reclusione e anche l'espulsione dalla Svizzera non deve superare il quinquennio. Sono queste le richieste principali formulate al termine dell'arringa dall'avvocata Gaia Zgraggen, legale del trentenne brasiliano alla sbarra da stamattina per rispondere di accuse gravissime, fra le quali spiccano gli abusi sessuali e la violenza carnale nei confronti di una bimba di nemmeno dieci anni all'epoca dei fatti.
La legale ha contestato il reato di violazione di assistenza ed educazione, siccome il 30enne non fungeva da figura paterna, così come prospettato dalla procuratrice e dall'avvocata che tutela gli accusatori privati. Un reato che non è applicabile anche se all'uomo erano affidate le figlie quando la mamma non era in casa. Il suo assistito ha compiuto atti spregevoli ma ora si è reso conto della gravità di quanto ha fatto.
Zgraggen ha chiesto alla Corte delle assise criminali di Lugano di tenere in considerazione l'attenuante del sincero pentimento, visto che ha confessato tutto, seppur dopo cinque mesi dall'inizio dell'inchiesta. E col passare del tempo l'atteggiamento dell'imputato è cambiato, ha continuato la legale, e le indagini hanno potuto concludersi prima di quanto ci si potesse aspettare in casi delicati come questi, anche grazie alla sua collaborazione.
La sentenza è attesa intorno alle ore 18.