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No alle "rendite variabili": questo genere di modello, preconizzato dalle FFS ma che sembra già aver trovato emuli, "mina il sistema svizzero delle rendite, fa fluttuare i redditi dei pensionati e precarizza la pensione", avverte l'Unione sindacale svizzera (USS), che ha presentato stamane alla stampa a Berna le sue argomentazioni e ha annunciato una manifestazione dei ferrovieri per il 21 settembre.
Il progetto studiato dalle Ferrovie federali era stato rivelato lo scorso aprile dal "Blick" e confermato dal direttore della cassa pensione delle FFS (CP FFS) Markus Hübscher: secondo il nuovo modello, le rendite dipenderebbero dallo stato di salute finanziaria della cassa pensione stessa. "I pensionati riceverebbero una rendita minima a cui andrebbe ad aggiungersi una parte variabile più o meno importante in funzione dei risultati conseguiti dalla CP FFS", aveva indicato Hübscher.
Semplicemente "mostruoso", ha commentato Giorgio Tuti, presidente del Sindacato del personale dei trasporti (SEV): con un simile modello, ha detto, un macchinista di locomotiva si vedrebbe abbassare la rendita fin di 560 franchi al mese, un operaio addetto alla posa di binari di 400 franchi. L'ammontare totale della rendita non sarebbe più garantito: "gli assicurati dovrebbero assumersi tutti i rischi cui sono esposti i mercati finanziari".
SDA-ATS