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La Corte Suprema pachistana ha esteso di due settimane la scadenza dell'obbligo per il primo ministro Raja Pervez Ashraf di scrivere alle autorità svizzere in merito alla riapertura dell'inchiesta sui presunti fondi neri del presidente Ali Asif Zardari. Lo ha riferito la televisione Geo News.
Il termine stabilito nel precedente verdetto del 12 luglio scadeva oggi, ma il procuratore generale dello Stato Altaf Qadir ha chiesto un'estensione fino all'8 agosto.
La Corte Suprema aveva destituito lo scorso giugno l'ex premier Yousuf Raza Gilani dopo la condanna per "oltraggio alla Corte" in quanto si era rifiutato di eseguire l'ordine di riaprire i vecchi fascicoli a carico della famiglia Bhutto.
Zardari e la defunta moglie Benazir Bhutto era tornati in patria grazie a una amnistia generale emanata nel 2007 dall'allora presidente e generale Pervez Musharraf, ma revocata tre anni fa dalla Corte Suprema. La famiglia è sospettata di avere depositato nelle banche elvetiche circa 12 milioni di dollari provenienti da tangenti intascate negli anni Novanta.
Un procedimento contro Zardari e la moglie, poi uccisa in un attentato il 27 dicembre 2007 a Rawalpindi, era stato aperto a Ginevra nel 1997 su domanda del Pakistan. La coppia nel 2003 venne condannata dal giudice ginevrino Daniel Devaud a sei mesi di detenzione con la condizionale, ma contro la sentenza venne interposto ricorso. Il caso venne definitivamente chiuso in Pakistan a seguito dell'amnistia proclamata nel 2007 dall'allora presidente Pervez Musharraf, che permise alla Bhutto di tornare in patria. Di conseguenza, nel 2008 venne archiviato anche il procedimento svizzero e fu disposto il dissequestro dei fondi bloccati di Zardari, circa 72 milioni di franchi.
Nel marzo 2010 l'allora procuratore generale ginevrino Daniel Zappelli aveva spiegato che l'"immunità personale assoluta" che protegge i capi di Stato mette al riparo Zardari da qualsiasi perseguimento penale in Svizzera: "se non tolgono l'immunità (in Pakistan) è impossibile procedere".
SDA-ATS