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Il Consiglio federale ha violato il principio costituzionale di legalità in occasione degli eventi che hanno condotto alle dimissioni, all'inizio del 2012, dell'allora presidente della Banca nazionale svizzera (BNS) Philipp Hildebrand. Lo afferma un rapporto delle Commissioni della gestione del parlamento, che rivolge severe critiche all'operato dell'ex consigliera federale Micheline Calmy-Rey.
Nel rapporto, di un centinaio di pagine, le due commissioni biasimano gli errori commessi nella ripartizione delle competenze tra i vari organi di sorveglianza implicati in questa vicenda. Senza soffermarsi troppo sugli aspetti che hanno spinto Hildebrand a dimettersi il 9 gennaio 2012 per operazioni su valute imputate alla moglie, i commissari giungono alla conclusione che "la competenza di verificare le transazioni bancarie del presidente della BNS spettavano chiaramente alla stessa Banca nazionale, e più precisamente al Consiglio di Banca".
Informata a dicembre 2011 dal neo rieletto consigliere nazionale Christoph Blocher (UDC/ZH) dei sospetti concernenti le dubbiose transazioni di Hildebrand, Micheline Calmy-Rey, presidente della Confederazione nel 2011, ha voluto fare chiarezza sull'episodio attraverso una delegazione governativa e rappresentanti dell'amministrazione.
Per fare luce sulla vicenda, l'ex consigliera federale ha ascoltato Hildebrand, senza riferirne al Consiglio di Banca. Avrebbe invece dovuto, secondo le commissioni, informare "immediatamente e personalmente il presidente" di tale organismo.
Non esente da critiche è inoltre la decisione di affidare le verifiche sui conti bancari di Hildebrand al direttore e al vice direttore del Controllo federale delle finanze. Le commissioni della gestione constatano che le misure varate dalla presidente della Confederazione del 2011 e dalla delegazione ad hoc del Consiglio federale "non poggiavano su alcuna base legale".
SDA-ATS