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LOSANNA - Il Tribunale federale (TF) ha concesso lo statuto di apolide a un palestinese fuggito dalla Siria che lo aveva richiesto dopo il rifiuto della sua domanda di asilo.
I giudici della corte suprema con sede a Losanna hanno stabilito che la situazione dei profughi palestinesi è un caso ben specifico.
Essi non hanno una patria d'origine e dal 1949 sono dispersi in diversi Paesi sotto l'egida dell'UNRWA (l'Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l'occupazione dei rifugiati palestinesi nel Vicino Oriente). Questa agenzia dell'ONU - che fornisce strutture in 59 campi profughi in Giordania, Libano, Siria, Cisgiordania e Striscia di Gaza - svolge il ruolo di Stato sostitutivo, sottolinea il TF.
Tenendo conto di questa situazione, i giudici della seconda Corte di diritto pubblico hanno convenuto che, quando un profugo palestinese non può tornare nel suo Stato di residenza abituale, l'allontanamento verso una zona amministrata dall'UNRWA può essere considerato solo se sussistono "sufficienti legami" con quel territorio. E, in assenza di elementi in tal senso, i giudici hanno quindi ritenuto che il ricorso del palestinese doveva essere accolto.
Il caso riguarda un uomo che era fuggito dalla Siria nel 2014, dopo una brutale repressione da parte delle forze governative nella sua città. Nel 2015, la Segreteria di Stato per la migrazione (SEM) ha respinto la sua domanda d'asilo adducendo che non era personalmente perseguitato. Il palestinese ha quindi richiesto l'apolidìa per se stesso, sua moglie e i loro quattro figli, che l'avevano raggiunto. Nel 2017 la SEM ha rifiutato anche questa richiesta. E la decisione è stata confermata dal Tribunale amministrativo federale (TAF) nel 2020.
In un'udienza svoltasi oggi, il TF ha invece ammesso l'appello del palestinese, ha annullato il verdetto del TAF e ha rispedito il dossier alla SEM affinché conceda all'uomo lo statuto di apolide. Nel frattempo la moglie e i figli si sono stabiliti in Turchia.