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La nuova quotidianità di tre giovani ucraini, in viaggio ogni giorno per consegnare cibo ai più bisognosi
«Facendo queste consegne sento che sto facendo la cosa giusta»
KHARKIV - Il bagagliaio pieno di provviste e la musica tecno a tutto volume: è così che tre giovani consegnano giornalmente aiuti umanitari alla popolazione di Kharkiv, a bordo della loro Opel Astra rossa.
Si chiamano Nazar, Alexiï e Oleg, e hanno accolto un reporter dell'agenzia stampa AFP per fare un giro con loro, per mostrare ciò che è diventata la loro quotidianità sotto le bombe.
Nella seconda città più grande dell'Ucraina - i cui quartieri settentrionali e orientali sono presi di mira dai razzi russi quasi ogni giorno - le ultime 48 ore sono state piuttosto tranquille. Questo non significa che il suono dei missili, della contraerea e dell'artiglieria non continui a rimbombare: la linea del fronte è a meno di 5 km dai quartieri settentrionali e orientali di Charkiv, e il confine russo è a poche decine di chilometri.
«Il nostro scopo? Nutrite i bambini e gli anziani»
Il loro viaggio inizia ogni giorno davanti ad un ex-asilo, convertito ora in un centro di stoccaggio di alimenti. Qui, i tre volontari caricano il loro bagagliaio con decine di sacchetti e lattine.
«Il nostro obiettivo principale è quello di nutrire i bambini e gli anziani, ne hanno più bisogno. Purtroppo, al momento la gente non ha soldi o lavoro, molti di loro non possono nemmeno raggiungere un supermercato», racconta Nazar Tishchenko, 34enne appassionato di calcio e da sempre un ultras, innamorato del proprio paese.
Il prossimo step è un ex ufficio postale, ora centro umanitario che distribuisce carne ed altri alimenti, dove i tre giovani scambiano il pane per delle cosce di pollo. Oltre a loro, per avere della carne ci sono in coda più di cento persone.
«Se c'è un bombardamento, basta alzare il volume»
Caricato il pollo, si parte per le consegne. Dentro il veicolo si fuma e c'è la musica tecno a tutto volume.
«Non possiamo guidare senza musica», spiega Oleg, «se c'è un bombardamento, basta alzare il volume. Siamo stanchi dei bombardamenti. La musica ci aiuta, ci rilassa, ma non abbiamo paura».
Al volante dei veicolo c'è Alexiï, il 23enne che ha avuto l'idea delle consegne, avendo - prima della guerra - già lavorato consegnando il pane. Iniziati i bombardamenti, ha deciso di continuare a consegnare a chi ne ha più bisogno, e ha chiesto aiuto ai suoi amici.
«Sento che sto facendo la cosa giusta»
Ecco il primo step, una casa decrepita in cui vivono quindici persone (compresi bambini piccoli), in diversi appartamenti. Si consegnano i sacchetti, si parla, ci si abbraccia, si gioca con i bambini: è anche una visita di conforto, un legame umano di cui c'è bisogno in questo periodo.
«Facendo queste consegne sento che sto facendo la cosa giusta, che non sono inutile, capisco che posso aiutare le persone», commenta Alexiï, poco prima del suono di un'esplosione, ovattata, nelle vicinanze.
C'è paura tra i residenti, ma arriva la rassicurazione: Nazar spiega che si nota la differenza tra il fuoco della contraerea ucraina e quello di un attacco russo.
Un appello a Putin
È il momento di salutare, e partire per il prossimo indirizzo, per la prossima consegna. Ci si abbraccia, ci si bacia.
L'ultimo commento arriva da una 49enne del luogo, che ha accolto l'aiuto dei volontari con il viso coperto di lacrime: «Non abbiamo sostegno, i negozi sono distrutti, stiamo solo sopravvivendo», un grido seguito da un appello: «Putin, per favore, si fermi!».