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|Ai primi di dicembre del 1924 arriva nel Cantone Ticino un personaggio eccentrico e pieno di fascino. Si fa chiamare “Altezza il Principe Tewanna Ray”, ma molti preferiscono il suo nome indiano: Cervo Bianco. Il “Capo” pellerossa, che ha recitato in un film accanto a Rodolfo Valentino, è reduce da una trionfale tournée che - con il suo costume variopinto, le sue danze, i suoi canti - lo ha portato sulle scene di mezza Europa. Dice di avere attraversato l’Oceano per cercare sostegni alla causa del suo popolo; racconta di essere proprietario di vasti territori gonfi di petrolio; in Italia, dove ha trascorso sei mesi (fra crociere, bagni di folle deliranti, sontuosi ricevimenti, pantagruelici bagordi) ha distribuito in regalo somme fantastiche di denaro avute da due contesse stregate dal suo charme. Ma l’uomo che attraversa il confine elvetico non è più lo stesso che due anni prima era sbarcato in Inghilterra. È malandato, solo e senza il becco di un quattrino. Il Fascismo, che lo aveva osannato coprendolo di onorificenze, lo abbandona al proprio destino. L’autorità giudiziaria lo sta tenendo d’occhio. La commedia inscenata sta insomma per concludersi. Il venditore di olio di serpente riesce ancora ad aggirare la buona fede di qualcuno (e a rubare il cuore a più di una donna). Poi viene processato e finisce in prigione. Quindi si eclissa per sempre, sparendo in quel nulla da cui era misteriosamente uscito.