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Revisione del diritto svizzero dei cognomi
Significato per la pratica
- Per informazione
- Stato del progetto: rinvio al consiglio nazionale
Il consiglio degli stati ha accettato in modo unanime, con due astensioni, un progetto di revisione del diritto svizzero dei cognomi che va ben oltre le proposte di revisione decise dal consiglio nazionale nel dicembre del 2009.
Secondo la nuova proposta entrambi i coniugi, in linea di principio, mantengono il proprio nome di famiglia anche dopo le nozze (e scelgono uno dei due nomi per i figli nel caso non dovessero decidersi per un nome di famiglia in comune). Il progetto di legge ritorna ora al consiglio nazionale.
Illustrazione della necessità di un ampliamento della giurisdizione costituzionale
I lunghi sforzi per una revisione del diritto svizzero dei cognomi mostrano come sia difficile, sulla base della situazione giuridica attuale, rimuovere una discriminazione in una legge federale. Il diritto svizzero dei cognomi ora in vigore infrange chiaramente l’Art. 8 Par. 3 Cost. e l’Art. 14 in collegamento con l’Art. 8 CEDU. Nonostante queste violazioni siano state determinate già nel 1994 dalla corte europea dei diritti dell’uomo nel caso Burghartz v. Svizzera, nel 2001 falli nella votazione finale l’iniziativa parlamentare Sandoz, con la quale il diritto svizzero dei cognomi sarebbe dovuto essere stato riformulato in modo conforme alla costituzione e alla CEDU.
Il tribunale federale si sentì legato a questo voto quando nel 2005 trattò un ricorso di una coppia ungaro-svizzera (DTF 5A.4/2005). Nonostante sia riconosciuto che il diritto svizzero dei cognomi violi l’Art. 8 Par. 3 Cost., il tribunale federale non aveva il permesso di introdurre un diritto dei cognomi rifiutato dal legislatore (DTF 5A.4/2005, Considerazione 3.3.1.). La coppia inoltrò conseguentemente un ricorso individuale presso la CEDU. La corte accettò questo ricorso il 19. novembre 2010 e determinò una violazione dell’Art. 14 in collegamento con l’Art. 8 CEDU. Nel 2009, contemporaneamente a questa procedura, fallì in consiglio nazionale, un nuovo tentativo di correggere questa situazione del diritto svizzero dei cognomi contraria ai diritti fondamentali.
Commento
La breve presentazione dei fatti mostra quanto sia importante l’attuale dibattito sull’ampliamento della giurisdizione costituzionale a livello di confederazione (vedi a questo proposito il contributo nella SKMR-Newsletter Nr. 1); il termine per le consultazioni sull'avamprogetto del decreto federale concernente la giurisdizione costituzionale per le leggi federali è scaduto il 20 maggio. Pare insostenibile che anche 17 anni dopo che la corte europea dei diritti dell’uomo ha determinato la sua non-conformità con la CEDU e nonostante ripetute pronunce di incostituzionalità da parte del tribunale federale, questa regolamentazione rimanga in vigore e debba ancora venire applicata.
Se dovesse essere modificata la costituzione secondo l'avamprogetto del decreto federale concernente la giurisdizione costituzionale per le leggi federali e se l’Art. 190 Cost. venisse cancellato senza sostituzione, il tribunale federale sarebbe autorizzato a verificare la conformità di disposizioni della legge federale (come qui Art. 160 e Art. 270 CC) con i diritti fondamentali nella costituzione e i diritti dell’uomo e vietare la loro applicazione nei casi concreti. Sarebbe auspicabile che nel campo del diritto svizzero dei cognomi, come d’altronde in molti altri campi, sia il legislatore stesso ad adeguare al diritto superiore una legge insufficiente. Né la Cost. né la CEDU prescrivono ai singoli come debba essere definito il diritto dei cognomi e sono permesse differenti soluzioni. La triste storia del diritto svizzero dei cognomi illustra però come la protezione della costituzione e del dritto internazionale non sia da lasciare esclusivamente al legislatore.
05.07.2011