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BERNA - Il Consiglio federale ha deciso oggi di mantenere immutato all'1% il tasso d'interesse minimo della previdenza professionale per il 2021.
Come già avvenuto per la fissazione del saggio un anno fa, l'esecutivo non ha seguito le raccomandazioni della Commissione federale della previdenza professionale (Commissione LPP), che raccomandava un abbassamento allo 0,75%.
Le proposte al vaglio della Commissione LPP in agosto andavano dallo 0,25% all'1%. A stretta maggioranza aveva optato per lo 0,75%. Nel limite del possibile, sottolineava tra l'altro l'organismo nella sua presa di posizione, il tasso d'interesse minimo dovrebbe essere in linea, a lungo termine, con l'evoluzione dei prezzi e dei salari. In passato, questo obiettivo è stato superato, constatava la Commissione LPP.
La definizione - Il tasso d'interesse minimo della previdenza professionale è il saggio minimo che deve essere corrisposto sull'avere di vecchiaia nel regime obbligatorio stando a quanto prevede la Legge federale sulla previdenza professionale per la vecchiaia, i superstiti e l'invalidità (LPP). Ai sensi della LPP, i parametri fondamentali per la fissazione di tale tasso sono l'evoluzione del rendimento delle obbligazioni della Confederazione e l'andamento di azioni, obbligazioni e immobili. Per il governo l'evoluzione dei prezzi e dei salari non è entrata in linea di conto.
Mercati finanziari col segno + - Il rendimento delle obbligazioni della Confederazione continua a essere basso: alla fine del 2019, il tasso d'interesse corrisposto su questi titoli con scadenza a dieci anni era pari a -0,46%, mentre alla fine dello scorso settembre si attestava a ‐0,50%. Per contro, nel 2019 la performance di azioni, obbligazioni e immobili è risultata «estremamente positiva», indica un comunicato del Dipartimento federale dell'interno (DFI) diramato al termine della seduta governativa odierna.
Nonostante forti oscillazioni temporanee, quest'anno poi i mercati finanziari hanno avuto un andamento complessivamente stabile. Per quanto riguarda le azioni, il risultato leggermente negativo del 2020 è stato «più che compensato dagli ottimi rendimenti dell'anno scorso»: nel 2019 lo Swiss Performance Index (SPI) ha registrato una progressione del 30,6%, mentre alla fine di settembre di quest'anno il risultato era leggermente negativo (-0,9%), ricorda il DFI nella nota.
«Anche le performance di obbligazioni e immobili rimangono positive». Considerata l'attuale situazione, non si impone quindi alcun adeguamento del tasso d'interesse minimo, considera il governo.