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Ha detto di essere scappato dal suo paese a causa di un morso. Il giovane, un cittadino afgano, ha spiegato di aver deciso di chiedere asilo politico in Svizzera dopo che il suo cane aveva morso il figlio di un parlamentare. Quest’ultimo, inviperito, avrebbe quindi fatto uccidere il cane e minacciato di riservare la stessa sorte al suo proprietario.
Da qui la fuga dall’Afghanistan, che l’ha portato ad arrivare a Chiasso il 21 luglio 2016. Interrogato dai funzionari della SEM, ha in un primo tempo dichiarato di aver lasciato il suo paese “per studiare e alla ricerca di un futuro migliore”. Solo in un secondo tempo ha aggiunto la vicenda del cane e delle minacce di morte ricevute.
La Sem, trovando sorprendente che l’uomo non ne avesse parlato già durante la prima audizione, ha ritenuto il suo racconto inverosimile e, nel luglio 2018, ha quindi respinto la sua domanda d’asilo. Il cittadino afgano ha però presentato un ricorso al Tribunale amministrativo federale, che l’ha evaso solo due anni dopo. Un periodo durante il quale il giovane è rimasto in Ticino in attesa di conoscere il suo destino.
Un destino che avverrà a casa sua. Il TAF ha infatti ritenuto che la SEM abbia avuto tutte le ragioni di non credere al racconto dell’uomo. E ha evidenziato che la città da cui proviene il cittadino afgano “è tra le più stabili e sicure del paese”. Un suo rimpatrio, dunque, “non costituirebbe una violazione degli impegni di diritto publico della Svizzera”.
I giudici hanno quindi deciso che il giovane dovrà tornare in Afghanistan, non appena la situazione sanitaria lo permetterà.