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BERNA - Il Consiglio degli Stati ha deciso oggi all'unanimità di rinviare in Commissione due mozioni che chiedevano maggiore controllo sull'export di armi da parte dell'amministrazione federale e del Parlamento. Dopo il dietrofront in ottobre del Consiglio federale, che voleva consentire la vendita di materiale bellico anche in Paesi alle prese con guerre interne, i "senatori" non hanno sentito il bisogno di dover spingere il governo a legiferare in tempi brevi.
Lo scorso settembre, per 97 voti a 82 il Nazionale aveva adottato una mozione del Partito borghese democratico affinché i criteri definiti nell'ordinanza sulle esportazione di materiale bellico venissero inclusi nell'omonima legge, e quindi fossero attaccabili mediante referendum.
In quel frangente, il governo non aveva ancora fatto marcia indietro. Al momento di rendere nota la scorsa estate la volontà di allentare i criteri dell'export di armi, il Consiglio federale era stato subissato di critiche da parte di quasi tutti i partiti, per non parlare delle associazioni attive in campo umanitario e dell'aiuto allo sviluppo.
Fatto più unico che raro, anche il presidente del Comitato internazionale della Croce Rossa, l'ex segretario di Stato Peter Maurer, aveva stigmatizzato pubblicamente la decisione del governo.
La seconda mozione rinviata in commissione porta la firma del "senatore" Raphël Comte (PLR/NE). Questi chiedeva un rafforzamento dei controlli sulle esportazioni di materiale bellico a livello di legge o ordinanza per evitare che materiale elvetico venisse dirottato verso zone di conflitto oppure utilizzato impropriamente dallo Stato acquirente.