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Il Tribunale federale di Losanna (foto d'archivio).
KEYSTONE/CHRISTIAN BRUN(sda-ats)
Una transessuale non otterrà il rimborso delle spese legate ad un aumento del volume del seno. Il Tribunale federale (TF) ha respinto il ricorso della donna e confermato il rifiuto oppostole dalla cassa malattia.
Una cura ormonale iniziata nel 2007, un anno prima di un intervento chirurgico di riassegnazione di genere subito all'estero, aveva favorito la formazione di un seno femminile di piccole dimensioni (coppa di taglia A), ritenuto insufficiente dall'interessata.
La donna si era dunque sottoposta nel 2014 ad una mammoplastica additiva, ma la cassa malattia aveva rifiutato di assumersi la spesa, una decisione confermata dalla Corte vallesana delle assicurazioni sociali.
Secondo la Corte cantonale, l'ormonoterapia aveva permesso la formazione di un seno femminile, dunque una riassegnazione sessuale completa a questo livello. Poiché la donna non ha dimostrato che le dimensioni del suo seno rappresentano un difetto estetico "totalmente straordinario" di cui soffre dal profilo psicologico, il suo caso dev'essere trattato alla stessa stregua di quello di una donna nata di sesso femminile che ritiene il proprio seno troppo esiguo.
Il TF conferma in ultima istanza il rifiuto, osservando che la ricorrente non può pretendere il rimborso da parte dell'assicurazione di base di un intervento il cui scopo principale era di contribuire a rendere il suo seno più bello.
Sentenza 9C_255/2016 del 17 febbraio 2017
SDA-ATS