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Mi accorgo solo oggi (non presto molta attenzione alle statistiche del sito) che domenica 29 marzo c’è stato un picco di accessi: +50% rispetto alla media dell’ultimo mese.
Responsabile del picco è un vecchio articolo, improvvisamente tornato in auge, nel quale commentavo brevemente una citazione di Orlando Franceschelli sulla amoralità della natura. E proprio “amoralità” è la parola chiave che, tramite google, ha condotto tanti visitatori su questo sito.
Il fenomeno, come vuole la definizione di picco, è durato pochi giorni:
Il tema della amoralità è molto interessante: il discorso morale non è universale, non riguarda tutti gli enti e gli eventi del mondo. Al contrario: molti di essi non sono né morali (giusti) né immorali (sbagliati) e non ha senso giudicarli in base alla moralità. Secondo Oscar Wilde, ad esempio, l’arte è sostanzialmente amorale: «non esistono libri morali o immorali […], i libri sono scritti bene o scritti male».
Come mai alcune persone si sono interrogate su questo tema, cercando il termine su google? Qualche articolo filosofico apparso qui quotidiani? Un discorso del Papa sulla amoralità della società? La dichiarazione di qualche politico?
Una breve ricerca sugli articoli di giornale ha svelato il mistero: sabato sera, durante una trasmissione dedicata a un reality show, uno dei protagonisti è stato accusato di avere “comportamenti amorali”.
Non so se l’accusatrice conoscesse il significato filosofico di “amorale” o se, più banalmente, abbia usato questo termine come semplice sinonimo di “immorale”. So che avere un picco di visitatori perché durante un reality show qualcuno utilizza una parola leggermente più ricercata del solito è profondamente immorale.