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Nikolas Cruz, il giovane accusato della strage nel liceo di Parkland (Florida) dello scorso 14 febbraio, aveva detto ad una donna mesi prima che avrebbe potuto attaccare la scuola e addirittura uccidere lei stessa. Ma la donna, Giovanna Cantone, non lo riferì alla polizia. È una delle testimonianze rese pubbliche oggi nell’ambito dell’indagine.
La signora ha raccontato che era in un negozio dove sua figlia e Cruz lavoravano nell’estate del 2017 e che aveva suggerito al ragazzo di lasciarsi alle spalle l’espulsione dall’istituto per sfruttare altre opportunità. Ma Cruz le rispose cosi’: "Posso andare a sparargli e sai che posso sparare anche a te". La donna pensò si trattasse di esternazioni estemporanee e non le riferì alle autorità, salvo chiamare l’Fbi dopo la sparatoria.
Altre persone segnalarono all’Fbi e all’ufficio dello sceriffo che Cruz avrebbe potuto compiere un massacro a scuola ma non ci furono indagini. Tra le testimonianze pure quella del fratello Zachary, 18 anni, il quale ha sostenuto che Nikolas cambiò dopo la morte della madre, nel novembre precedente la strage, e che "aveva perso la speranza nella vita".