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Webinar - Il Sessantotto: una zona di confine tra passato e futuro
Tra le tante organizzazioni, correnti, scuole di pensiero che hanno animato il cosiddetto Sessantotto, si può rintracciare un minimo comune multiplo, le cui radici sono relativamente antiche perché affondano nelle critiche alla modernità che hanno accompagnato il passaggio tra Ottocento e Novecento. Critiche che si basavano sull’avversione nei confronti dell’individualismo, del materialismo, dell’utilitarismo, e sulla ribellione contro il dominio delle cose (delle forze materiali, ovvero dell’economia e della tecnica) sulla vita umana. Alla base dell’improvvisa esplosione della contestazione giovanile c’è dunque la rivolta contro un mondo artificiale, in cui l’essere umano si abitua, in definitiva, ad avere un rapporto strumentale con tutto ciò che lo circonda, con gli altri individui e, inevitabilmente, pure con se stesso. Tale condizione appare devastante perché isola l’individuo e rende la sua vita insensata, ovvero, in altre parole, povera di sentire, apatica, priva di partecipazione emotiva. È questo il contesto in cui occorre collocare il Movimento del Sessantotto per comprendere: il rifiuto dei giovani di diventare essi stessi una merce da vendere sul mercato; la messa in discussione delle gerarchie sociali e dell’autoritarismo che pervadono la società dell’epoca e soffocano l’autonomia individuale; l’affermazione della liberazione sessuale come strumento per affrancarsi dai condizionamenti di un’educazione repressiva che insegna a rinunciare a se stessi e a non farsi coinvolgere emotivamente dagli altri; e la ricerca di un’emancipazione individuale che diventi anche emancipazione collettiva, nella convinzione che il futuro individuale sia indissolubilmente legato alla capacità di trasformare, tutti insieme, la società esistente.
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