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Che farsene delle monete andate fuori corso dopo l'introduzione dell'euro? Alcune organizzazioni caritative hanno lanciato azioni di raccolta. Con risultati eccezionali.
Dopo un viaggio all'estero, spesso in tasca rimangono le monete dei paesi visitati. Lire, dracme, pfenning, escudos, centimes, pesetas e quant'altro, piccoli tondini in rame o nickel che sovente finiscono in un cassetto o in vaso di vetro nella credenza.
Già da alcuni anni organizzazioni come la Caritas e l'Unicef offrono la possibilità di liberarsi dagli spiccioli, contribuendo nello stesso tempo ad una buona causa, che sia il sostegno ai contadini di montagna o il finanziamento di campagne di vaccinazione nel Terzo mondo.
Con l'introduzione dell'euro e la messa fuori corso delle vecchie valute, gli spiccioli dei paesi di Eurolandia sono diventati ancora più ingombranti. Dopo la fine di febbraio, non possono più essere spesi. Motivo in più per darli in beneficenza.
32 tonnellate di spiccioli per i bambini di montagna
"Abbiamo raccolto 32 tonnellate di monete", dice Rosemarie Ettlin, del Patronato per i comuni di montagna. Stimando un valore di circa 60 franchi al chilo, il ricavato si aggira attorno a 1,9 milioni di franchi. Non per niente il Patronato, che nella sua azione "Monete per i bambini" è sostenuto dai distributori di benzina di BP Svizzera e da varie banche cantonali, ha deciso di proseguire fino in giugno l'azione avviata nell'estate 2001. I proventi andranno a favore di scuole e asili nei comuni svizzeri di montagna.
"Nel quadro del nostro programma sociale internazionale", spiega Isabelle Thommen di BP Svizzera, "abbiamo proposto delle azioni analoghe in tutta Europa, in collaborazione con le Croce rosse nazionali." La Croce rossa svizzera non credeva però al successo dell'azione, dice Thommen. BP si è perciò associata al Patronato per i comuni di montagna.
"Alcune persone si sono presentate nei distributori di benzina con cassette piene di monete", racconta la portavoce di BP, "una signora un po' su con gli anni ha regalato un plico di banconote da tutto il mondo. L'azione ha avuto successo perché va a vantaggio di cittadini svizzeri e poi perché si tratta di monete che in buona parte hanno già perso il loro valore."
Non sempre però. Tra le monete raccolte c'erano anche franchi svizzeri, ricorda Rosemarie Ettlin. È indubbio però che il passaggio all'euro abbia contribuito in larga misura al successo insperato d'azioni analoghe.
Un boom grazie all'euro
Lo conferma Monika Pecoraro, della Caritas Svizzera.La Caritas raccoglie spiccioli da circa cinque anni, ma mai aveva registrato un successo della stessa portata: 200'000 franchi. "Ho l'impressione che le persone abbiano approfittato dell'occasione per svuotare i cassetti in cui per anni hanno riposto le monetine," osserva Monika Porcaro.
Ottimi risultati ha ottenuto anche l'Associazione svizzera degli invalidi (ora Procap), alla cui azione di raccolta hanno partecipato le Ferrovie federali e la Banca Raiffeisen: 15 tonnellate di monete a fine febbraio, circa 900'000 franchi. Nel 2000, un'azione analoga aveva fruttato solo 205'000.
Anche l'Unicef è della partita. Dal 1995 la campagna "Change for Good" - che è portata avanti parallelamente in vari paesi - ha fruttato in Svizzera 2 milioni di franchi. La metà è stata donata negli ultimi sei mesi. Ora però Unicef e i suoi partner UBS e Crossair hanno deciso di sospendere la raccolta. Una decisione analoga a quella della Caritas. "Dal momento che le monete extraeuropee rappresentano solo un frazione delle donazioni", osserva Monika Porcaro, "non val più la pena continuare."
Andrea Tognina