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L'architetta elvetica Michèle Rüegg ha partecipato alla realizzazione di tre stadi che accoglieranno le partite della Coppa del mondo in Sudafrica. Con swissinfo.ch evoca questa sua esperienza.
Lo studio d'architettura gmp di Amburgo, per il quale lavora Michèle Rüegg, ha ricevuto nel 2005 l'incarico di progettare il nuovo stadio di Port Elizabeth.
Un anno dopo è riuscito ad aggiudicarsi anche i concorsi per l'edificazione degli stadi di Durban e Città del Capo.
Prima di trasferirsi a Città del Capo nell'ottobre del 2006, per assumere le redini del nuovo ufficio dello studio gmp, Michèle Rüegg ha partecipato a diversi workshop.
"In questo modo abbiamo potuto accelerare la pianificazione dei progetti e conoscere meglio i nostri partner sudafricani", racconta la donna.
Questi workshop erano focalizzati però esclusivamente sui progetti e non su come lavorare e vivere in Sudafrica. Questo aspetto, Michèle Rüegg ha imparato a conoscerlo solo una volta sul posto.
Ogni inizio è difficile
La prima prova non si è fatta attendere: "Il battesimo del fuoco è stato di allestire un ufficio perfettamente operativo in due settimane ".
Quello che in Germania sarebbe stato un gioco da ragazzi, sapendo precisamente a chi rivolgersi, in Sudafrica si è rivelato essere un compito ben più arduo. Procurarsi ad esempio in un lasso di tempo così breve dei telefoni o dei computer – e soprattutto avere dei collegamenti –non è così semplice se non si conoscono le abitudini del posto.
"Ho dovuto in un certo senso svolgere un corso accelerato per conoscere il mio nuovo ambiente di lavoro", sottolinea Michèle Rüegg.
Durante i lavori le sfide non sono mai mancate. In particolare quando si è trattato di erigere l'arco alto 100 metri che sovrasta lo stadio di Durban o la struttura portante del tetto dello stadio di Città del Capo.
Doppia sfida
"In caso di problemi in cantieri così grandi, la cosa più importante è di non perdere mai la visione d'assieme di come sarà lo stadio una volta finito", osserva l'architetta.
La sfida più complicata da affrontare è stata però di conciliare vita privata e vita lavorativa quando è nata la sua prima figlia, un anno fa.
"Naturalmente è una difficoltà alla quale sono confrontate tutte le donne che lavorano e non dipende dal fatto di trovarsi in Sudafrica", precisa.
Le caratteristiche del Sudafrica
Durante il suo soggiorno in Sudafrica, Michèle Rüegg ha imparato a conoscere le particolarità del paese e dei suoi abitanti. Sul lavoro, l'ha in particolare colpita il fatto che spesso bisogna parlare alla gente in modo molto diretto: "Vi sono un'infinità di riunioni con molti partecipanti, che discutono assiduamente. Non sempre queste riunioni sono ben strutturate e bisogna fare attenzione che non ci si perda nei dettagli".
Ciò è anche dovuto al fatto che il Sudafrica è una "società del consenso". "Ad ognuno viene chiesta la sua opinione e tutti possono partecipare all'elaborazione di una soluzione", spiega Michèle Rüegg. "A volte ciò costituisce un po' un handicap, poiché il processo di pianificazione diventa estremamente lento".
I sudafricani l'hanno anche colpita per la loro naturalezza e la loro gioia di vivere.
È stato invece più difficile convivere con la sensazione di dover stare sempre in guardia. Il Sudafrica è infatti uno dei paesi con il tasso di criminalità più elevato al mondo. "Contrariamente alla Svizzera o alla Germania, quando si cammina per strada bisogna sempre rimanere vigili", spiega Michèle Rüegg.
"Non potevo muovermi così liberamente. A certe ore è meglio non uscire più a piedi, poiché è troppo pericoloso".
La forza del calcio
Da quando ha iniziato ad occuparsi della costruzione degli stadi in Sudafrica, le è saltato agli occhi anche un altro aspetto: "Il calcio è amato soprattutto dalla popolazione di colore. Inizialmente le uniche passioni dei bianchi erano il rugby e il cricket; non erano assolutamente interessati alla Coppa del mondo".
Oggi però le cose stanno cambiando: "Man mano che i Mondiali si avvicinano, l'entusiasmo cresce in tutte le frange della società. Il calcio è un vettore di unione popolare ed è questo che mi piace in questo sport".
Il prossimo mondiale è già alle porte
Alla fine del 2009 Michèle Rüegg ha potuto consegnare le chiavi degli stadi. Un capitolo della sua vita si è chiuso. Tuttavia, mentre in Sudafrica fervono i preparativi affinché l'11 giugno sia tutto pronto, l'architetta sta già lavorando ai progetti legati ai prossimi Mondiali in programma nel 2014 in Brasile.
Dall'inizio dell'anno si è trasferita a Rio de Janeiro, dove sempre per conto dello studio gpm si occupa della costruzione di un nuovo stadio e della ristrutturazione di altri due.
In Sudafrica però ritornerà presto: "Assisteremo sicuramente al primo incontro nello stadio di Città del Capo, Francia contro Uruguay".
Sandra Grizelj, swissinfo.ch
(traduzione di Daniele Mariani)
La Svizzera ai Mondiali
La nazionale elvetica debutterà il 16 giugno, affrontando la Spagna a Durban.
Il 21 giugno se la vedrà con il Cile a Port Elizabeth.
L'ultima partita è in programma il 25 giugno a Bloemfontein contro l'Honduras.
Michèle Rüeg
Michèle Rüegg è nata nel 1970 a Zurigo.
Nel 1998 si è laureata in architettura al Politecnico federale di Zurigo.
In seguito ha studiato storia e teoria dell'architettura ad Harvard.
Dal 2006 al 2009 è stata responsabile della sede di Città del Capo dello studio d'architettura tedesco gmp.
Dal mese di febbraio del 2010 lavora e vive a Rio de Janeiro.
Lo studio d'architettura gmp partecipa a diversi progetti per gli stadi che accoglieranno la Coppa del Mondo 2014.