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Lo sostiene un comitato dell'Onu, che accusa la Confederazione e altri Paesi occidentali in merito ai brevetti dei vaccini
GINEVRA - La Svizzera e altri Paesi occidentali hanno violato il diritto internazionale rifiutandosi di revocare la proprietà intellettuale sui vaccini contro il coronavirus, stando a un comitato dell'ONU. La Confederazione non ha onorato i suoi impegni in termini di garanzia di non discriminazione.
In una decisione resa nota oggi a Ginevra, il Comitato delle Nazioni Unite per l'eliminazione della discriminazione razziale, che non si esprime però a nome dell'ONU, se la prende pure con gli Stati Uniti, il Regno Unito e la Germania. Mentre l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha tolto alcuni mesi or sono la sua allerta massima, il comitato ritiene che il coronavirus resti un problema di salute pubblica importante.
Le minoranze e i gruppi esposti a violazioni della Convenzione contro le discriminazioni razziali sono stati maggiormente colpiti, a suo avviso. In diversi Paesi in via di sviluppo, meno dell'1% della popolazione ha ricevuto almeno una dose di richiamo.
La quota nel mondo intero ha invece raggiunto un terzo, ha aggiunto il comitato. «Le sfide attuali di ineguaglianza possono essere significativamente attenuate condividendo l'accesso ai diritti di proprietà intellettuale» su tutte le tecnologie contro il Covid-19, ha affermato.
La Svizzera e altri Stati avevano deciso di accettare all'Organizzazione mondiale del commercio (WTO) una revoca provvisoria dei brevetti sui vaccini per cinque anni, ma soltanto dopo due anni di pandemia. Le popolazioni di questi Stati erano state allora ampiamente immunizzate con almeno una dose di richiamo. La produzione era sufficiente per alimentare la domanda.