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Jean Castex è il nuovo primo ministro francese. Emmanuel Macron lo ha nominato ieri al posto di Edouard Philippe, destinato, per ora, a fare il sindaco di Le Havre. Il presidente - non è il primo a farlo - affronta l'ultimo biennio del mandato cambiando la squadra. Nel caso specifico, si tratta di un cambio non esclusivamente di routine: Philippe ha guadagnato 15 punti di popolarità durante la pandemia mentre Macron e gli altri ministri ne hanno persi quasi altrettanti. Castex, 55 anni, non è mai stato ministro, ma è comunque un politico di alta competenza, uscito dalla fucina di dirigenti dello Stato dell'Ena ma con maggior disposizione al dialogo sociale. L'ultimo suo incarico è stato quello di coordinare la politica di 'deconfinamento', dopo le restrizioni imposte dal coronavirus. E a giudizio comune ne è uscito bene.
Macron stesso ha indicato nella necessità di "reinventarsi" dopo la crisi del Coronavirus, la motivazione principale del rimpasto governativo. Nei prossimi giorni il presidente spiegherà direttamente ai francesi quali sono le sue intenzioni. Ma già si conosce la sua determinazione a portare avanti le riforme più importanti, prima fra tutte quella sulle pensioni, che gli è costata una vastissima mobilitazione ostile, anche se con un metodo nuovo, quello del dialogo. Per farlo ha chiamato Castex. Una scelta altamente simbolica: se ne va l'uomo sobrio, serio, che ha accompagnato i francesi durante la fase della paura e del confinamento, arriva l'uomo gioviale e "spiritoso" - come hanno sottolineato fonti dell'Eliseo descrivendo il personaggio, sconosciuto ai più - che ha riaperto le porte di casa ai francesi barricati da due mesi.
Una grande cordialità, quasi un affetto fra i due erano palpabili al momento del passaggio delle consegne, dopo che Castex - sindaco di Prades, nel sudovest (Pirenei), e come Philippe uscito dalla destra dei Républicains - ha esordito assicurando di "misurare l'immensità del compito" che lo attende. Ex collaboratore di Nicolas Sarkozy, viene descritto dalla presidenza della Repubblica come "uomo competente e polivalente" lontano mille miglia dal prototipo del "burocrate parigino".
La critica che una maggioranza di francesi scontenti e le opposizioni già rivolgono a Macron è quella di aver scelto non solo un altro conservatore che gli consentirà di non cambiare affatto politica, ma di essersi tolto di torno un primo ministro che gli avrebbe fatto ombra nella preparazione delle presidenziali del 2022. "Ci poteva essere una svolta politica, ma invece è tecnocratica", ha detto il presidente del Républicains, Christian Jacob. Per il leader socialista Olivier Faure, "il giorno dopo sarà di destra come lo è stato il giorno prima". La vera novità dovrebbe essere il "metodo", come si ripete oggi nel "Palazzo" a Parigi, non più quello del passaggio a tutti i costi dei provvedimenti, con autorità. Ma quello del dialogo e dell'ascolto di tutte le parti in causa.
Macron dovrebbe ancora rivolgersi alla nazione dalla tv nel fine settimana, forse subito dopo l'annuncio della squadra di governo, che - come anticipato ieri dal presidente - sarà ricca di "nuovi talenti" e di "personalità che arrivano da orizzonti diversi". In un'intervista ad alcuni quotidiani regionali sulla rotta nuova da seguire negli ultimi due anni di mandato, Macron ha messo l'accento sul "progetto di ricostruzione sociale, economica, ambientale e locale". Lo farà con una nuova equipe forse più agile e disponibile al dialogo, e con l'apporto di Philippe che - pur rientrando a Le Havre dove è stato appena riconfermato sindaco a furor di popolo - ha accettato di continuare ad "aiutare il presidente".