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JUDO: IL SIGNIFICATO
La parola JUDO è composta da due simboli Kanji “JU” e “DO”. La traduzione letterale dei due termini è “via della cedevolezza” o “via della adattabilità”. Il termine “do” (via) è stato scelto appositamente dal fondatore della disciplina, il professor Jigoro Kano (1860/1938), per evidenziare come il JUDO non si limiti a INSEGNAMENTI DI AUTO DIFESA ma sia un METODO EDUCATIVO completo. Il fine ultimo del fondatore era infatti quello di formare delle persone utili alla società grazie all’insegnamento dei valori fondamentali dell’onore, della cortesia, del rispetto, della modestia, dell’amicizia, del coraggio, della padronanza di sé e della sincerità.
Il JUDO è inoltre uno SPORT – presente alle Olimpiadi dal 1964 – strutturato in una federazione mondiale, in una europea e nelle singole federazioni nazionali.
La Svizzera ha ottenuto grandi soddisfazioni nel JUDO sportivo. Ben quattro sono state le medaglie ottenute da atleti svizzeri alle Olimpiadi. Nel 1964 Eric Hänni ha conquistato la medaglia d’argento nei pesi leggeri. Nel 1980 lo zurighese Jürg Röthlisberger ha vinto l’oro olimpico nella categoria dei medio-massimi (-86 kg), dopo essere giunto terzo già nel 1976 (-93 kg). Nel 2008 Sergei Aschwanden ha ottenuto – a coronamento di una splendida carriera che lo ha visto sul podio sia ai campionati d’Europa che ai mondiali – un ottimo terzo posto nei -90 kg.
STORIA DEL JUDO
Il JUDO è un arte marziale giapponese fondata dal professor Jigoro Kano negli ultimi decenni del XIX secolo.
Jigoro Kano nacque a Mikage il 28 ottobre 1860 in una famiglia agiata. Da ragazzino era gracile e per questo era spesso vittima di bullismo. Essendo tuttavia ambizioso e orgoglioso il giovane Kano, in età adolescenziale, cominciò a cercare una strada che gli permettesse di modificare tale situazione. Iniziò quindi a dedicarsi allo studio del ju-jutsu (o ju-jitsu); all’epoca veniva chiamato ju-jutsu l’insegnamento di tecniche di combattimento dato in numerose scuole ognuna delle quali tuttavia aveva una sua peculiarità. Fu quindi allievo di Hakinosuke Fukuda, Masamoto Iso e Tsunetoshi Ikubo, maestri delle scuole Tenshin-yo.ryu e Kito-ryu.
Nel 1882 a Tokyo aprì un proprio dojo dove iniziò ad insegnare il JUDO, ossia una disciplina che – riprendendo delle tecniche dell’antico ju-jutsu – aveva provveduto a completare e migliorare sia dal profilo tecnico che dal profilo educativo. Il dojo era chiamato Kodokan (ossia “scuola per studiare la via”).
Il JUDO conobbe quindi uno sviluppo crescente. In Giappone a seguito della sfida dell’11 giugno 1886 – un combattimento a squadre indetto per attribuire l’insegnamento presso la polizia metropolitana di Tokyo – vinto nettamente dagli allievi del Kodokan, la disciplina prese il sopravvento sull’antico ju-jutsu. Nei decenni a seguire i più importanti allievi di Jigoro Kano vennero inviati in Europa e negli Stati Uniti per diffondere la disciplina. Lo stesso fondatore promosse il suo metodo al di fuori dei confini nazionali in varie occasioni; egli fu per altro il primo membro asiatico del Comitato Olimpico Internazionale.
Jigoro Kano morì il 4 maggio 1938 a causa di una polmonite sul piroscafo Hiwaka Maru mentre rimpatriava dopo una riunione del CIO tenutasi in Egitto.
In seguito agli avvenimenti della Seconda Guerra Mondiale la pratica del JUDO subì una forte contrazione. La disciplina essendo stata insegnata e praticata dai militari nipponici era mal vista dalle nazioni vincitrici ed in particolare, durante l’occupazione statunitense in suolo giapponese durata fino al 1952. Fu in quest’epoca che venne posto maggiormente l’accento sul carattere sportivo del JUDO. Nel 1956 si svolsero i primi Campionati Mondiali di JUDO a Tokyo e nel 1964, sempre a Tokyo, il JUDO fu presente come sport dimostrativo all’Olimpiade. La sua ufficializzazione come disciplina olimpica effettiva avvenne nel 1972 a Monaco; le competizioni femminili vennero introdotte nel 1992 a Barcellona, quella a squadra è prevista per le Olimpiadi del 2020 a Tokyo.
Il JUDO è l’arte marziale più praticata al mondo. Secondo i dati della Federazione Internazionale di JUDO (IJF) a livello mondiale vi sono oltre 40 milioni di praticanti.
REGOLE DI COMPETIZIONE
L’ incontro di judo ha una durata di 4 minuti per le categorie elite uomini / elite donne, juniores (U21) e cadetti (U18) rispettivamente di 3 minuti effettivi per le categorie scolari (U15).
L’arbitro ordina “Hajime” (che indica l’inizio dell’incontro), “Mate” (che indica l’interruzione) e “Sore-made” (che indica la fine dell’incontro).
Scopo dell’incontro è ottenere l’ “IPPON” ossia la vittoria prima del limite.
L’ “ippon” si ottiene mediante una tecnica di proiezione portata in modo perfetto (ossia con forza, velocità, controllo e caduta sulla schiena dell’avversario), con una immobilizzazione della durata di 20 secondi, con uno strangolamento o una lussazione che costringono l’avversario alla resa (tecniche non ammesse nella categoria degli scolari).
Esiste un punteggio minore denominato “Waza-ari” che premia delle proiezioni effettuate in modo non perfetto oppure delle immobilizzazioni di durata di 10/19 secondi.
Vi sono poi delle sanzioni.
Le sanzioni più frequenti sono quelle di passività e di uscita dall’area di competizione. Le sanzioni sono denominate: “Shido”. Le sanzioni sono neutre, sono decisive solamente nella fase del golden score (tempo supplementare applicabile in caso di parità).
La terza ammonizione comporta la squalifica (“Hansoku-make”). In caso di seconda sanzione per presa al di sotto della cintura é prevista la squalifica, così come in caso di gravi comportamenti antisportivi.
Al DYK Chiasso crediamo che, per un corretto apprendimento della disciplina, il judoka deve effettuare esperienza agonistica. In tal senso, a partire dai nove anni, proponiamo la partecipazione a delle competizioni. Resta inteso che l’importante non è il risultato ma acquisire il coraggio di misurarsi con gli altri e con sé stessi, per migliorare ed imparare a superare i propri limiti caratteriali.
CODICE MORALE
L’insegnamento del JUDO intende perseguire il fine indicato dal suo fondatore, il professor Jigoro Kano (1860/1938), ossia creare – grazie alla pratica prolungata e continua della disciplina – persone sane, forti e utili alla società. Questo obbiettivo è raggiungibile attraverso l’acquisizione delle OTTO VIRTU’ MORALI che compongono il codice del judoka e meglio:
Educazione
che consiste nell’avere riguardo degli altri, del dojo, della disciplina, nel salutare quando si entra e quando si esce dal dojo, nel salire per tempo in materassina all’inizio dell’allenamento e rimanerci sino al termine;
Coraggio
che consiste nel fare ciò che si ritiene giusto assumendo la responsabilità delle proprie azioni, nel mettersi alla prova affrontando gli avversari in una competizione, nell’invitare chi è più forte ad ogni allenamento, nel cercare sempre di migliorare sé stessi;
Sincerità
che consiste nell’esprimersi senza mascherare il proprio pensiero, nell’ indirizzarsi sempre all’interessato evitando di agire tramite terzi o alle spalle, nel riprendere per tempo chi non si comporta in modo adeguato;
Controllo di sé
che consiste nel saper tacere quando la collera sale, nel rispondere in modo controllato anche a chi cerca lo scontro, nell’accettare le sconfitte senza fare drammi o sceneggiate e le vittorie senza inutili esaltazioni;
Onore
che consiste nel rimanere fedeli alla parola data e ai principi del dojo, nel comportarsi sempre con rettitudine, nel ricordarsi di essere un rappresentante del proprio dojo sempre ed ovunque;
Modestia
che consiste nel parlare di sé senza orgoglio evitando di mettersi in mostra inutilmente, nel promuovere il proprio dojo e la propria disciplina anziché le persone, nel ricordarsi che non si è mai finito di imparare;
Rispetto
che consiste nell’informare i superiori di ogni attività che si intende svolgere al di fuori del proprio dojo, nel segnalare tempestivamente le proprie intenzioni ai responsabili, nell’evitare di usare scortesia verso chi è più anziano anche se dispone di conoscenze inferiori alle proprie, nell’osservare le regole sociali e gli impegni assunti.
Amicizia
che consiste nell’accettare di praticare insieme a tutti aiutandosi l’un l’altro sempre e comunque riconoscendo i limiti propri e degli altri, nel dare priorità agli impegni del gruppo rispetto a quelli individuali, nell’apprendere a dare in modo disinteressato.
ALTRE DISCIPLINE
Al DYK vengono proposti anche corsi di karate, di yoga e di difesa personale.
Karaté
Anche il karaté – parola che significa „mano vuota“ (“kara” spazio vuoto / “te” mano) – trae origine da antiche arti marziali orientali. La disciplina si sviluppa nell’arcipelago Ryukyu (Okinawa e provincia) e, a partire dagli anni venti (del XX secolo), si diffonde in tutto il Giappone.
Il karaté è un arte del combattimento. Gli attacchi più utilizzati sono i colpi di pugno e di piede. Tecniche di parata diversificate sono state elaborate in risposta ai diversi tipi di attacco, esse sono completate da tecniche di immobilizzazione e proiezione. Nel karaté moderno i quattro stili principali sono: “shito” fondato dal maestro Kenwa Mabuni (1889 / 1952), “shotokan” fondato dal maestro Gichin Funakoshi (1868 / 1957), “gojo” fondato da Choijun Miyagi (1888 / 1953) e “wado” fondato da Hironorii Otsuha (1892 / 1982). Al DYK la disciplina viene insegnata secondo lo stile shito. Il fondatore Kenwa Mabuni, discendente da una generazione di samurai e praticante il karaté sin dal’età di tredici anni, riprese gli insegnamenti di due scuole importanti di Okinawa quelle dei maestri Yatsume Itosu e Kaneryo Higaonna fondando la propria. La data ufficiale di fondazione della sua scuola é il 1931.
Il responsabile dei corsi di karaté è Elio Zicca (VI° dan), già attivo nell’ambito della sicurezza ed istruttore del relativo personale.
Yoga
Lo YOGA è un arte meditativa e di rilassamento originata in India e diffusa universalmente. Una pratica costante permette di raggiungere un proprio equilibrio scaricando le tensioni.
L’insegnante è Claudio Conte, il quale sostiene che “L’essere umano delle volte é uno strumento mal accordato e lo yoga é un modo che permette di riaccordarlo; un insegnante ha la funzione di aiutare una persona a capire come risintonizzarsi. Questo é il mio ruolo nella relazione di insegnamento. In quasi tutte le lingue, le relazioni tra le persone sono definite in termini di possesso e il linguaggio esprime un po’ come tendiamo a vivere le cose: per me il maestro é maestro di qualcosa e non di qualcuno”.
Difesa personale
Al DYK vengono inoltre proposti dei corsi di difesa personale. Tali corsi prevedono un numero limitato di lezioni (8 oppure 5) e costituiscono una sorta di introduzione al judo inteso quale metodo di autodifesa. Per poter attivare un corso è richiesta l’iscrizione di almeno quattro interessati.
Corsi di difesa personale vengono proposti sia per adulti (donne e uomini), sia per giovani dai 16 ai 20 anni; i responsabili sono Marco e Mattia Frigerio.