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Washington — "Buy american", comprate americano. Tra i primi decreti firmati da Joe Biden anche quello per spingere il governo federale a un taglio drastico delle forniture dall'estero e per promuovere sempre più l'acquisto di beni e servizi prodotti in casa, a vantaggio delle aziende e dell'occupazione americane. Una mossa che stavolta ricorda molto da vicino uno dei primi passi con cui Donald Trump quattro anni fa avviò la strategia dell'America First. Anche se c'è una differenza di fondo: la nuova amministrazione Biden vuole evitare a ogni costo nuove tensioni commerciali, che si parli di Paesi alleati o della Cina. Proprio il gigante asiatico ha superato per la prima volta gli Stati Uniti sul fronte degli investimenti stranieri, diventando nel 2020 la prima destinazione mondiale. Anche questo in gran parte effetto di una pandemia che sempre più sta spostando verso il Dragone il centro di gravità dell'economia globale.
I dati della Conferenza delle Nazioni Unite su commercio e sviluppo parlano chiaro: lo scorso anno Pechino, a lungo numero due della classifica, ha visto calare gli investimenti diretti delle compagnie straniere solo del 4%, contro il 49% degli Stati Uniti. Sembrano lontani i tempi in cui - era il 2016 - gli investimenti esteri negli Usa toccarono il record di 472 miliardi di dollari, contro i 134 miliardi di dollari della Cina. Sono circa 600 invece i miliardi che ogni anno l'amministrazione Usa spende per i contratti di fornitura di beni e servizi alle agenzie federali. Il Buy American Act del 1933 prevede che tali acquisti siano principalmente indirizzati verso le aziende americane, ma molte sono le eccezioni e le scappatoie che spesso dirottano i fondi verso aziende straniere.
Il decreto firmato da Biden, quindi, elimina molte delle esenzioni esistenti e introduce una stretta sulla possibilità di rifornirsi all'estero. A ogni agenzia federale viene data inoltre una scadenza per completare una revisione approfondita delle procedure relative al Buy American. I risultati poi andranno inviati alla Casa Bianca che potrebbe intraprendere ulteriori passi, soprattutto perché a beneficiare delle forniture al governo siano anche le piccole e medie imprese. Sul piatto Biden, in campagna elettorale, ha promesso almeno 400 miliardi di dollari. A vigilare su tutto sarà poi una figura apposita istituita alla Casa Bianca, presso l'Ufficio della Gestione e del Bilancio. L'attenzione di Biden nei primi giorni del suo mandato non è però solo rivolta all'economia.
Sul fronte dei diritti civili è arrivata l'attesa rimozione del divieto per i transgender nelle forze armate. Un divieto che era stato imposto dall'amministrazione Trump che aveva eliminato tutte le norme anti-discriminazione dell'era Obama. Anche qui si tratta solo di un primo passo verso una profonda revisione delle policy portate avanti dal Pentagono, con un piano molto ampio che il neo presidente ha discusso nelle ultime ore nel corso di un meeting nello Studio Ovale con il nuovo segretario alla difesa Lloyd Austin e il capo di stato maggiore Mark Milley. Biden vuole indagini approfondite sul come il Pentagono ha finora gestito il crescente fenomeno delle molestie e violenze sessuali tra i militari. Ma a preoccuparlo anche un dato da brividi e che risale agli ultimissimi giorni: tra i rivoltosi arrestati per l'assalto al Congresso del 6 gennaio scorso circa uno su cinque è legato alle forze armate, e molti di loro sono in contatto con gli ambienti dell'estrema destra e del suprematismo bianco.