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Alimenti per i figli
|Caso 400, 16 aprile 2017||<< caso precedente|
Come viene considerato il fatto che un figlio maggiorenne continua a vivere presso un genitore per il calcolo del contributo di mantenimento a suo favore?
In una sentenza dell’11 gennaio 2017 il Tribunale d’appello di Lugano ha stabilito quanto segue:
Prestazioni in natura come vitto, abiti da lavoro ecc. vanno dedotti dal minimo d'esistenza in proporzione al loro valore: le spese di alimentazione incidono almeno nella misura del 42% sul minimo esistenziale del diritto esecutivo.
Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni
Con sentenza del 28 febbraio 2007 il primo Giudice ha pronunciato il divorzio tra i coniugi, ha affidato i figli allora minorenni alla madre, ha regolato il diritto di visita paterno e ha condannato quest’ultimo – tra l'altro – a versare determinati contributi alimentari.
Il 2 agosto 2014, divenuto nel frattempo maggiorenne, uno dei due figli ha cominciato un apprendistato triennale come operatore sociosanitario. Sollecitata invano una partecipazione finanziaria del padre, egli ha chiesto il 19 agosto 2014 in prime sede che il padre fosse obbligato a erogargli in via cautelare un contributo alimentare di CHF 2’065.00 mensili e il padre si è opposto.
Statuendo con decreto cautelare del 23 gennaio 2015, il primo Giudice ha parzialmente accolto l'istanza, nel senso che ha condannato il padre a versare al figlio un contributo alimentare di CHF 315.00 mensili dal 1° agosto 2014 al 31 luglio 2015, di CHF 225.00 mensili dal 1° agosto 2015 al 31 luglio 2016 e di CHF 135.00 mensili dal 1° agosto 2016 al 31 luglio 2017.
Contro la decisione appena citata il padre è insorto al Tribunale d’appello con un ricorso del 5 febbraio 2015 per ottenere che l'istanza cautelare fosse integralmente respinta.
Orbene, nel decreto cautelare impugnato il primo Giudice ha calcolato il fabbisogno minimo del figlio in CHF 1’564.90 mensili (minimo esistenziale del diritto esecutivo CHF 1’200.00, pasti fuori casa CHF 173.35, premio della cassa malati CHF 107.55, spese di trasferta CHF 84.00) per rapporto al guadagno di lui come apprendista di CHF 1’248.00 mensili netti il primo anno di tirocinio, CHF 1’339.00 mensili netti il secondo anno e CHF 1’430.00 mensili netti il terzo. Quanto al padre, il primo Giudice ha determinato il fabbisogno minimo di lui in CHF 2’551.68 mensili a fronte di un reddito da attività lucrativa di CHF 5’685.00 mensili.
Posto ciò, il Pretore ha reputato che il padre fosse senz'altro in grado di versare al figlio quanto manca per sopperire al fabbisogno minimo di lui, ovvero CHF 315.00 mensili dal 1° agosto 2014 al 31 luglio 2015, CHF 225.00 mensili dal 1° agosto 2015 al 31 luglio 2016 e CHF 135.00 mensili dal 1° agosto 2016 al 31 luglio 2017.
Nell’appello il padre dichiara di non contestare che l'apprendistato triennale seguito dal figlio sia una “formazione adeguata”, ma secondo l'appellante il fabbisogno minimo del figlio calcolato dal primo Giudice in CHF 1’564.90 mensili risulterebbe eccessivo, poiché il figlio vive con la madre, non ha alcun onere di alloggio e fruisce di vitto gratuito.
A ragione il primo Giudice ha ricordato intanto che il fabbisogno minimo di un figlio maggiorenne si determina, nel Cantone Ticino, in base alle indicazioni diramate dalla Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d'appello quale autorità di vigilanza (FU 68/2009 del 28 agosto 2009 pag. 6292; Rep. 1995 pag. 153 n. 28; I CCA, sentenza inc. 11.2015.35 del 28 dicembre 2016, consid. 5c). Tali direttive dispongono che ‟prestazioni in natura come vitto, abiti da lavoro ecc. vanno dedotti dal minimo d'esistenza in proporzione al loro valore: per il vitto nella misura del 50% dell'importo base mensile” (cifra V n. 1). La giurisprudenza ha già avuto modo di rilevare del resto che le spese di alimentazione incidono almeno nella misura del 42% sul minimo esistenziale del diritto esecutivo (RtiD I-2008 pag. 1084 n. 64c). Quindi la madre risulta farsi carico delle cene senza riscuotere alcun corrispettivo. Di ciò occorreva tenere conto ai fini del giudizio, ciò che il primo Giudice non ha fatto.
L'ammanco registrato dal figlio appare dunque ampiamente compensato dalle cene che la madre offre gratuitamente e pertanto l’appello del padre è stato accolto e l’istanza del figlio di conseguenza respinta.
Data creazione: 16 aprile 2017
Data modifica: 16 aprile 2017
|Caso 388, 16 ottobre 2016||<< caso precedente | caso successivo >>|
Se si calcolano le spese effettive di un figlio, si possono aggiungere anche le poste forfetarie delle tabelle di Zurigo?
in una sentenza del 16 agosto 2016 il Tribunale federale di Losanna ha stabilito quanto segue:
Nella misura in cui l’autorità giudiziaria cantonale ha considerato le spese effettive relative agli “altri costi” in relazione al mantenimento del figlio minorenne, risulta arbitrario considerare anche l’importo forfetario di CHF 870.00 mensili per i medesimi costi.
Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni
I coniugi si sono uniti in matrimonio nel 1995 e hanno avuto due figli, uno nato nel medesimo anno (e oggi maggiorenne) e l’altra nel 1998. La separazione è intervenuta nel marzo 2000 e da questo momento il marito ha versato alla moglie un contributo alimentare complessivo di CHF 6’500.00 mensili.
Il 24 luglio 2014 la moglie ha inoltrato una procedura di divorzio unilaterale, con delle richieste supercautelari e cautelari, chiedendo segnatamente degli alimenti per complessivi CHF 14’000.00 mensili. Il Tribunale di prima istanza ha fissato gli alimenti in via cautelare in CHF 5’200.00 mensili, mentre la successiva decisione cautelare del Tribunale d’appello, a seguito del ricorso della moglie, ha aumentato gli alimenti a CHF 7’400.00 mensili. Il metodo di calcolo utilizzato è stato basato sul dispendio.
Il marito ha ricorso al Tribunale federale contro tale decisione cautelare, chiedendone la riduzione a CHF 6’250.00 mensili.
Il Tribunale federale rammenta innanzi tutto che le Tabelle di Zurigo possono costituire un punto di partenza per calcolare il contributo alimentare a favore dei figli minorenni. Dato che danno delle informazioni sui costi statistici medi, occorre affinarle tenuto conto dei bisogni specifici del figlio, così come pure del tenore di vita e la capacità contributiva dei genitori (DTF 116 II 110, consid. 3a; sentenza TF 5A_621/2013 del 20 novembre 2014, consid. 4.2.1 non pubblicato in DTF 141 III 53).
Nel caso concreto il costo calcolato dall’autorità giudiziaria cantonale si basa sui bisogni effettivi del figlio, salvo per la posta “costi diversi e vestiario”, per la quale sono stati considerati CHF 140.00 per “vestiti” e CHF 870.00 per “costi diversi”, poste figuranti nelle tabelle di Zurigo (cfr. tabelle di Zurigo, ed. 2013, 2014 e 2015).
Le tabelle di Zurigo dividono i bisogni dei figli in 5 categorie: “cibo”, “vestiario”, “locazione”, “altri costi” e “cura ed educazione”. La posta “altri costi” comprende le spese di trasporto, l’igiene personale, la salute, la pratica di attività sportive, la parte del figlio alle spese dell’economia domestica (elettricità, telefono, radio e televisione, prodotti per le pulizie e altri piccoli acquisti che servono per l’economia domestica), le assicurazioni, la partecipazione alle spese mediche e dentistiche, le spese legate all’istruzione, alla cultura, ai divertimenti, così come pure alle vacanze e l’argent de poche (cfr. Empfehlung zur bemessung von Unterhaltsbeiträgen für Kinder, 2e ed. 2007, pag. 11).
Nella misura in cui l’autorità giudiziaria cantonale ha considerato le spese effettive relative agli “altri costi” in relazione al mantenimento del figlio minorenne, risulta arbitrario considerare anche l’importo forfetario di CHF 870.00 mensili per i medesimi costi (sentenza TF 5A_751/2008 del 31 marzo 2009, consid. 6 e riferimenti). Infatti nel caso concreto i Giudici cantonali hanno tenuto conto, erroneamente e in modo arbitrario, sia della cifra forfetaria di CHF 870.00, sia (in aggiunta) di alcune spese già calcolate per la figlia e la madre (spese dell’economia domestica, vacanze, equitazione), sia di altre concernenti unicamente la figlia (trasporto, telefonino, scuola, danza, medico, osteopatia, assicurazioni).
In conclusione il Tribunale federale ha indicato di essere in possesso degli elementi necessari per riformare la decisione impugnata. Tenuto conto dei redditi della moglie (pari a CHF 3’052.50mensili) e delle spese effettive di moglie e figlia (CHF 9’552.85, vale a dire CHF 10’422.85 - CHF 870.00), il contributo alimentare complessivo per moglie e figlia è stato ridotto a CHF 6’500.00 mensili.
Il Tribunale federale nella sentenza oggetto del presente caso coglie l’occasione di rammentare che di principio i costi legati all’esercizio delle relazioni personali sono a carico del genitore avente diritto (sentenza TF 5A_679/2011 del 10 aprile 2012, consid. 7.3).
Data creazione: 16 ottobre 2016
Data modifica: 16 ottobre 2016
|Caso 387, 2 ottobre 2016||<< caso precedente | caso successivo >>|
Quando nasce un bambino fuori dal matrimonio, l’Autorità Regionale di Protezione è obbligata ad istituire una curatela di rappresentanza per la ricerca di paternità?
In una sentenza del 15 luglio 2016 il Tribunale federale di Losanna ha stabilito quanto segue:
Il bambino ha diritto di far stabilire la paternità: la conoscenza della sua ascendenza è un elemento importante per lo sviluppo della sua personalità. La decisione non può essere lasciata a libera disposizione della madre.
Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni
In data 3 giugno 2015 è nata una figlia al di fuori di un matrimonio. La madre si rifiuta di comunicare il nome del padre “per dei motivi strettamente personali”, dicendosi inoltre in grado di poter mantenere sua figlia e curarsi di lei.
L’Autorità Regionale di Protezione (in seguito “ARP”) non pensandola allo stesso modo istituisce una “curatela di rappresentanza per la paternità e gli alimenti” ai sensi dell’art. 308 cpv. 2 CC, nomina un curatore e ne definisce i compiti. L’autorità di ricorso conferma la decisione e la madre ricorre al Tribunale federale.
Fino al 30 giugno 2014 l’art. 309 cpv. 1 CC prevedeva che l’autorità di protezione dei minori, a richiesta della nubile gravida o tosto che fosse informata del parto, doveva nominare al nascituro o all’infante un curatore che provvedesse all’accertamento della filiazione paterna e consigliasse e assistesse la madre nel modo richiesto dalle circostanze. Dal 1° luglio 2014, con l’entrata in vigore delle nuove normative sull’autorità parentale congiuntala, tale norma è stata abrogata. Ma nello stesso tempo l’art. 308 cpv. 2 CC è stato precisato nel senso che l'autorità di protezione dei minori può istituire una curatela e conferire al curatore speciali poteri, segnatamente la rappresentanza del figlio per l'accertamento della paternità, per salvaguardarne il diritto al mantenimento o diritti d'altra natura e la vigilanza delle relazioni personali. Da tale nuova norma risulta che in caso di nascita di un bambino al di fuori di un matrimonio una curatela per stabilire la filiazione paterna deve essere istituita solo se necessaria. Conformemente all’art. 307 cpv. 1 CC ciò è il caso quando il bene del figlio è minacciato e i genitori (in casu la madre) non vi rimediano o non sono in grado di rimediarvi.
E’ chiaro che il bene del bambino non si limita a soddisfare i suoi soli bisogni materiali, ma comprende tutto ciò che è atto a favorire e a proteggere il suo sviluppo fisico, intellettuale e morale (art. 302 cpv. 1 CC). Da sola una eventuale buona situazione professionale e finanziaria della madre (non sposata) non esclude quindi la possibilità di istituire una curatela per la ricerca della paternità.
Orbene, nel caso concreto, a parte che la situazione economica della madre - in particolare il suo stipendio di CHF 3’600.00 mensili netti - non è certo così buona come pretende, la sua opposizione alla nomina di un curatore per la ricerca della paternità è di pregiudizio ai diritti di sua figlia di poter beneficiare un contributo alimentare che possa essere fissato tenendo in considerazione anche le risorse economiche del padre (art. 285 cpv. 1 CC), dato che il rapporto giuridico di filiazione è necessario per l’obbligo alimentare (art. 276 CC; DTF 129 III 646, consid. 4.1). Ma non solo, se l’obbligo alimentare può essere anche pattuito solo contrattualmente con il padre biologico, se tale obbligo non si fonda su una decisione giudiziaria (art. 80 LEF) o una convenzione ratificata dall’ARP (art. 80 cpv. 2 cifra 2 LEF in relazione con l’art. 287 cpv. 1 CC), esso non costituisce un titolo di rigetto definitivo dell’opposizione (sulla pertinenza di un tale titolo cfr. DTF 111 II 2, consid. 2a). Infine, dato che la qualità di “discendente” (art. 457 CC e art 471 cifra 1 CC) è connessa alla nozione giuridica di famiglia (DTF 134 III 467, consid. 2 e citazioni), la qualità di erede legale del bambino sarebbe compromessa senza un legame di filiazione paterna.
Il bambino ha diritto di far stabilire la paternità (cfr. anche art. 8 § 1 CEDU e art. 119 cpv. 2 Cst.; DTF 134 III 241 con citazioni): la conoscenza della sua ascendenza è un elemento importante per lo sviluppo della sua personalità. La decisione non può essere lasciata a libera disposizione della madre.
Spetterà poi al curatore nominato dall’ARP, con il consenso di quest’ultima (art. 416 cifra 9 CC), valutare se eccezionalmente rinunciare all’azione di paternità qualora tale rinuncia sia nell’interesse del minore (e non dei suoi genitori).
Quindi la decisione dell’ARP si rivela adeguata e sancisce il diritto del bambino di far constatare il legame di filiazione paterna e tutela i suoi interessi patrimoniali. Sarà in seguito il curatore, in base agli elementi a sua disposizione, ad esaminare se stabilire la filiazione paterna sia nell’interesse del minore, senza con ciò impedire al minore stesso, dal momento in cui sarà capace di discernimento, di procedere lui stesso.
Data creazione: 2 ottobre 2016
Data modifica: 30 dicembre 2016
|Caso 376, 1 aprile 2016||<< caso precedente | caso successivo >>|
Il Giudice può decidere una diffida ai debitori per il contributo di mantenimento dovuto ad un figlio maggiorenne?
In una sentenza del 4 marzo 2016 il Tribunale federale di Losanna ha stabilito quanto segue:
Dal compimento della maggiore età sarà il figlio a dover agire personalmente per l’incasso degli alimenti a suo favore. Non vi è alcun motivo per non ammettere la possibilità di decidere un avviso ai debitori per un contributo alimentare a favore di un figlio maggiorenne.
Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni
In prima sede il Giudice ha ordinato al datore di lavoro del marito/padre di trattenere dallo stipendio di quest’ultimo l’importo alimentare dovuto alla figlia maggiorenne pari a CHF 1'130.00 mensili, oltre assegni famigliari. Il marito/padre ha, con esito negativo, ricorso fino al Tribunale federale.
Giusta l’art. 291 CC se i genitori trascurano i propri doveri verso il figlio, il giudice può ordinare ai loro debitori che facciano i pagamenti del tutto o in parte nelle mani del rappresentante legale del figlio.
Secondo il ricorrente questa norma non si applicherebbe ai figli maggiorenni, dato che con la maggiore età non sarebbero più rappresentati legalmente dall’altro genitore.
La diffida ai debitori, sia che riguardi il contributo di mantenimento a favore del coniuge (art. 177 CC), sia quello dell’ex coniuge (art. 132 CC) o il figlio (art. 291 CC), tende a garantire all’avente diritto il pagamento regolare di detto contributo. Secondo la giurisprudenza l’ente pubblico che anticipa gli alimenti è legittimata a chiedere la diffida ai debitori per i crediti futuri non ancora esigibili (DTF 137 III 193, consid. 2 e 3, pag. 197 e seg.).
Dal compimento della maggiore età spetta al figlio dover agire personalmente per il pagamento degli alimenti a suo favore (per la procedura di incasso cfr. sentenza TF 5A_984/2014 consid. 3 del 3 dicembre 2015, destinata a pubblicazione; v. anche DTF 129 III 55, consid. 3.1.2, pag. 57); a proposito della questione specifica dell’avviso ai debitori non vi è alcun motivo per trattare il figlio maggiorenne diversamente dal coniuge o dall’ente pubblico che anticipa gli alimenti, per cui dalla maggiore età sarà il figlio direttamente, e non un suo rappresentante legale (genitore), a dover chiedere l’avviso ai debitori per un contributo alimentare a suo favore (per un caso di applicazione cfr. sentenza TF 5D_150/2010 del 13 gennaio 2011).
Nella sentenza DTF 142 III 78 il Tribunale federale ha indicato che dopo il raggiungimento della maggiore età del figlio, il genitore precedentemente detentore dell'autorità parentale non è legittimato a promuovere in nome proprio un'esecuzione per contributi di mantenimento relativi al periodo della minore età del figlio e a chiedere, a questo riguardo, il rigetto dell'opposizione.
Data creazione: 1 aprile 2016
Data modifica: 4 marzo 2017
|Caso 362, 1 settembre 2015||<< caso precedente | caso successivo >>|
Quando una spesa relativa ai figli può considerarsi straordinaria e quando invece rientra nel contributo alimentare ordinario?
In una sentenza dell'11 agosto 2015 il Tribunale d'appello di Lugano ha stabilito quanto segue:
Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni
I coniugi si sono sposati nel 2000 e dal loro matrimonio sono nate due figlie, rispettivamente nel 2002 e nel 2004. La moglie ha inoltrato nel 2012 un'istanza di misure a protezione dell'unione coniugale. La separazione di fatto è intervenuta nel mese di agosto 2012.
Con sentenza del 30 maggio 2014 il primo giudice ha regolamentato la vita separata, attribuendo al marito l'abitazione coniugale, affidando le figlie alla madre, fissando le relazioni personali delle figlie con il padre, prevedendo determinati contributi alimentari a carico del marito/padre a favore della moglie e delle figlie. Il primo giudice ha anche condannato il padre a versare un determinato importo per le spese straordinarie a favore delle figlie.
Contro la decisione il marito ha presentato appello. Ci si sofferma con il presente caso solo sulla questione delle spese straordinarie a favore delle figlie.
La partecipazione dei genitori al pagamento delle spese straordinarie per i figli è regolamentata dall'art. 286 cpv. 3 CC, il quale indica che il giudice può obbligare i genitori a versare un contributo speciale allorché lo richiedano bisogni straordinari e imprevisti del figlio. invero la norma, l'unica prevista dalla legge, è a dir poco stringata, per cui la giurisprudenza ha dovuto elaborare dei criteri che permettessero di capire quali spese possano essere considerate straordinarie e quali no.
Le spese straordinarie devono riferirsi ad esigenze specifiche, limitate nel tempo, esigenze che non sono state prese in considerazione quando è stato fissato (o è stato modificato l'ultima volta) il contributo alimentare ordinario e che quest'ultimo non permette di coprire. Se l'esigenza è già nota o prevedibile al momento in cui è fissato il contributo alimentare ordinario, essa va presa in considerazione nell'ambito di tale contributo (sentenza TF 5C.204/2002 consid. 5.1 del 31 marzo 2003). Un genitore affidatario non può affrontare spese per i figli a piacimento e pretenderne poi automaticamente il rimborso dell'altro. Al contrario: dandosi una spesa straordinaria, se non riesce ad ottenere il consenso dell'altro genitore, egli deve rivolgersi di volta in volta al giudice, il quale stabilisce una somma precisa a copertura di esigenze documentate e quantificate, determinando la chiave di riparto secondo le concrete possibilità di entrambi i genitori (I CCA 11.2011.85, consid. 8, dell'11 ottobre 2012).
Nel caso concreto l'appellante a ragione si è lamentato del fatto di non essere stato previamente interpellato sui costi, ma d'altra parte non avendo egli censurato che questi fossero inutili e che non potessero essere assunti nell'interesse delle figlie nell'ambito di un normale sviluppo educativo e sportivo, ha ritenuto che l'omissione potesse ritenersi sanata. Al di là di questa assai discutibile considerazione del Tribunale d'appello, quest'ultimo ha precisato che i costi di attività che fanno parte della normale offerta scolastica, come la settimana verde o quella bianca, rientrano nel fabbisogno ordinario del figlio. Straordinaria è invece la spesa per attività extrascolastiche come la partecipazione a corsi di chitarra (in casu CHF 700.00), i corsi estivi (in casu CHF 100.00) o le trasferte organizzate da associazioni sportive per corse di orientamento (in casu CHF 560.00). tali costi, in altre parole, non possono ritenersi compresi nelle "altre spese" previste dalle tabelle di Zurigo. Compresa in quella voce è invece l'ordinaria quota di iscrizione a sodalizi sportivi o a organizzazioni analoghe. Carattere straordinario hanno anche le cure di ortodonzia non coperte dalla cassa malati (in casu CHF 1'752.25), di norma imprevedibili e temporanee, nonché le spese per l'acquisto di strumenti musicali o di specifici articoli sportivi, come gli sci. Sempre nel caso concreto non è stata per contro riconosciuta quale spesa straordinaria quella relativa ai costi di psicoterapia di una delle due figlie, siccome risulta che la stessa segue tale percorso già da quando i genitori vivevano ancora assieme: è stata dunque riconosciuta quale spesa prevedibile e ricorrente, già nota al momento in cui è stato chiesto il contributo di mantenimento: quindi il Tribunale d'appello l'ha aggiunta al fabbisogno in denaro della figlia (in casu CHf 77.00 mensili).
Data creazione: 1 settembre 2015
Data modifica: 2 settembre 2015
Fabbisogno del figlio minorenne in presenza di fratelli maggiorenni nella stessa economia domestica - tabelle e decorrenza del contributo alimentare
|Caso 353, 1 aprile 2015||<< caso precedente | caso successivo >>|
Quale fascia delle tabelle di Zurigo risulta determinante per calcolare il fabbisogno del figlio minorenne in presenza di fratelli maggiorenni che vivono nella stessa economia domestica? Secondo quali basi di calcolo decorre una modifica del contributo alimentare per il figlio?
In una sentenza del 7 aprile 2014 il Tribunale d'appello di Lugano ha stabilito quanto segue:
Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni
Il 19 settembre 2004 la Commissione tutoria regionale 12 ha approvato una convenzione del 6 agosto 2004 in cui il padre si impegnava a versare alla madre dei contributi alimentari scalari per il figlio fino al 18° anno di età o “alla conclusione di un periodo formativo adeguato”. La convenzione prevedeva che l'obbligo di versamento sarebbe rimasto sospeso “per il periodo di convivenza dei genitori”. Tale convivenza è cessata nel dicembre del 2008.
Il 31 luglio 2009 il padre è stato convenuto in giudizio davanti al giudice per una richiesta di aumento del contributo alimentare.
Statuendo con sentenza del 24 maggio 2011, il pretore ha parzialmente accolto l'istanza.
Contro la sentenza è stato presentato appello.
Un figlio può promuovere azione contro il padre o la madre o contro ambedue per chiedere il mantenimento futuro e quello per l'anno precedente l'azione (art. 279 cpv. 1 CC). Se il contributo di mantenimento è già stato definito, egli può chiedere al giudice di aumentarlo ove le circostanze considerate al momento in cui il contributo è stato stabilito “siano notevolmente mutate” (art. 286 cpv. 2 CC). La modifica di un contributo presuppone, concretamente, che la situazione economica dell'una o dell'altra parte sia cambiata in modo ragguardevole e duraturo rispetto al momento in cui il contributo è stato fissato. La procedura non ha lo scopo infatti di correggere la decisione (o la convenzione) precedente, ma di adattare la decisione (o la convenzione) alle nuove circostanze (DTF 138 III 292 consid. 11.1.1). Essa implica perciò un raffronto tra le condizioni finanziarie in cui si trovavano i genitori al momento in cui il contributo è stato fissato (o è stato modificato l'ultima volta) e la situazione nuova (sentenza ICCA 11.2012.22 del 12 marzo 2014, consid. 5).
Nel caso concreto il padre critica il modo in cui il pretore ha calcolato il fabbisogno del figlio. Ricorda che il figlio vive nella stessa economia domestica con due fratellastri ormai maggiorenni, sicché il suo fabbisogno in denaro dovrebbe rimanere quello di un terzo figlio (nel senso delle raccomandazioni pubblicate dall'Ufficio della gioventù e dell'orientamento professionale del Canton Zurigo, cui la prassi ticinese fa costante riferimento).
Il Tribunale d'appello ha già avuto modo di rammentare che il fabbisogno in denaro di un figlio minorenne, il quale viva in economia domestica con un fratello maggiorenne, va determinato secondo le raccomandazioni pubblicate dall'Ufficio della gioventù e dell'orientamento professionale del Canton Zurigo come quello di un secondo figlio e non come quello di un figlio unico (RtiD II-2006 pag. 693 n. 43c).
Nell'attuale fattispecie la questione è di sapere se dopo la maggiore età del primo fratellastro il figlio minorenne vada considerato alla stregua di un secondogenito e dopo la maggiore età del secondo fratellastro alla stregua di un figlio unico.
Orbene, la risposta a tale quesito dipende da una prognosi sul futuro dei fratellastri dopo la maggiore età. Se al compimento dei 18 anni costoro avranno terminato la formazione scolastica o professionale, il fabbisogno in denaro del figlio minorenne andrà stimato come quello di un secondo figlio, rispettivamente di un figlio unico. Se invece essi saranno ancora a carico dei genitori, non v'è ragione perché venga ignorata la loro presenza nell'economia domestica della madre.
Infine, dovendosi far decorrere i contributi alimentari dal 1° luglio 2008, il Tribunale d'appello ha indicato che occorre riferirsi alle tabelle di Zurigo del 2008 e ancorare il fabbisogno in denaro del figlio all'indice nazionale dei prezzi al consumo da quella data, per il che i contributi si trovano a seguire automaticamente l'evoluzione del rincaro (analogamente: sentenza ICCA 11.2007.109 del 25 luglio 2011, consid. 6).
Data creazione: 1 aprile 2015
Data modifica: 1 aprile 2015
|Caso 350, 16 febbraio 2015||<< caso precedente | caso successivo >>|
Come viene considerato il costo di una "mamma diurna" per il calcolo del contributo di mantenimento a favore dei figli?
In una sentenza del 4 febbraio 2015 il Tribunale d'appello di Lugano ha stabilito quanto segue:
Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni
I coniugi si sono sposati nel 2002; dalla loro unione sono nate due figlie. Si sono separati nel 2009. Nel 2011 la moglie ha promosso una procedura di misure a tutela dell'unione coniugale. Il primo giudice ha riconosciuto nel fabbisogno delle figlie, compreso la quota parte di cura ed educazione, solo parte dell'importo relativo alla "mamma diurna", vale a dire la cifra di CHF 220.00 al posto dell'ammontare fatturato di CHF 340.00. Il genitore affidatario ha ricorso e si è lamentato del fatto che il primo giudice non abbia preso in considerazione l'intero importo fatturato.
Secondo il Tribunale d'appello la spesa effettiva di un aiuto domestico, di una ragazza alla pari o di una mamma diurna si sostituisce alla posta per cura e educazione prevista nel fabbisogno in denaro dei figli delle raccomandazioni pubblicate dall'Ufficio della gioventù e dell'orientamento professionale del Canton Zurigo (le più note tabelle di Zurigo) (cfr. anche I CCA 11.2012.53, consid. 16b del 14 ottobre 2014 e I CCA 11.2004.118, consid. 4a, del 22 novembre 2004), tranne che il coniuge affidatario renda verosimile di essere sgravato dalla cura e dall'educazione solo in parte. In merito alle due sentenze appena citate:
- I CCA 11.2004.118: si evince che il coniuge affidatario per accudire i figli durante l'orario di lavoro assume ragazze alla pari. Tali costi sono considerati rientrare nel fabbisogno ordinario del figlio, per cui è stato ritenuto corretto sostituire il valore medio previsto dalle tabelle di Zurigo per la cura e l'educazione - nella misura in cui il coniuge affidatario non può occuparsi personalmente dei figli - con il costo effettivo sostenuto;
- I CCA 11.2012.53: si legge che per quanto riguarda l'aiuto domestico, la spesa effettiva va a sostituirsi nel fabbisogno in denaro dei figli alla posta per cura e educazione prevista dalle tabelle di Zurigo.
Nel caso concreto l'Associazione delle famiglie diurne ha fatturato CHF 340.00, corrispondenti a 58 ore di lavoro, a 24 pranzi o cene e a 14 merende. Il primo giudice ha calcolato il fabbisogno delle figlie considerando tutte le singole poste delle tabelle di Zurigo, compreso la cura ed educazione di CHF 395.00, ritenuto che il genitore affidatario lavora a tempo pieno. A tale importo ha aggiunto parte del costo della mamma diurna, vale a dire CHF 220.00 al posto di CHF 340.00, precisando che anche il genitore non affidatario si occupa delle figlie, segnatamente per 4 pranzi la settimana e il mercoledì pomeriggio.
Il Tribunale d'appello ha respinto il gravame per la censura sollevata dall'appellante. Il primo giudice aveva infatti già considerato l'intera posta per cura ed educazione delle tabelle di Zurigo e vi ha anche aggiunto una parte del costo della mamma diurna. L'appellante non ha da parte sua preteso che per la differenza di CHF 120.00 mensili (CHF 340.00 ./. CHF 220.00) la "mamma diurna" non lo abbia parzialmente sgravato dai suoi oneri.
Data creazione: 16 febbraio 2015
Data modifica: 16 febbraio 2015
Figlio che diviene maggiorenne durante la procedura - accordo tacito alle richieste alimentari a suo favore
|Caso 347, 1 gennaio 2015||<< caso precedente | caso successivo >>|
Se un figlio diventa maggiorenne durante la procedura giudiziaria che vede opposti i suoi genitori, si può presumere che egli sia d'accordo con il contributo alimentare previsto per lui e formulato con richiesta del genitore affidatario?
In una sentenza del 1° ottobre 2014 il Tribunale federale di Losanna ha stabilito quanto segue:
Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni
I coniugi si sono sposati il 30 aprile 1992. Dalla loro unione è nato un figlio nel 1995. I coniugi si sono separati di fatto nel settembre 2011.
il 17 aprile 2013 il giudice di prima istanza ha emanato delle misure a protezione (tutela) dell'unione coniugale a seguito della relativa procedura avviata dalla moglie. Tra le varie decisioni ha anche previsto l'obbligo contributivo del padre a favore del figlio pari a CHF 2'000.00 mensili per un certo periodo, importo aumentato a CHF 3'500.00 mensili dal 1° luglio 2013 fino ai 25 anni, a condizione della continuazione degli studi condotti regolarmente; quest'ultimo importo è stato confermato in sede di appello, tuttavia a partire dal 1° agosto 2013 e fino al termine degli studi o della formazione seguita regolarmente, oltre assegni famigliari o di studio.
Il figlio non si è espresso in pima sede in merito alla richiesta della madre di alimenti a suo favore anche dopo la maggiore età, mentre il tribunale d'appello in sede di ricorso lo ha interpellato.
Il marito ha ricorso al Tribunale federale.
Il marito sostiene che è arbitrario riconoscere retroattivamente in sede di appello la legittimazione attiva della moglie di agire in nome e per conto del figlio, divenuto maggiorenne durante la procedura in prima sede e che non era stato sollecitato dal primo giudice a dare il proprio consenso alla pretese della madre a proprio favore; il ricorrente ha citato a tal proposito la sentenza DTF 129 III 55.
Secondo la giurisprudenza citata dal ricorrente, e pubblicata in DTF 129 III 55 (cfr. anche caso 079), la facoltà del genitore detentore dell'autorità parentale di agire in proprio nome al posto del figlio perdura anche dopo la maggiore età se il figlio divenuto maggiorenne vi acconsente. Ciò vale anche nell'ambito delle misure a tutela (o protezione) dell'unione coniugale (sentenza TF 5A_104/2009 del 19 marzo 2009, consid. 2.2). Il figlio deve essere consultato e ciò suppone che sia al corrente sia dell'esistenza dell'azione giudiziaria sia delle conclusioni prese nei confronti dell'altro genitore per il suo mantenimento dopo la maggiore età. Se il figlio approva - se del caso anche tacitamente (sentenza TF 5C.240/2002 del 31 marzo 2003, consid. 3.1 e sentenza TF 5A_186/2012 del 28 giugno 2012, consid. 1.2) le pretese a suo favore la vertenza è continuata dal genitore detentore dell'autorità parentale e il giudizio dovrà indicare che il contributo di mantenimento a favore del figlio maggiorenne gli dovrà essere versato direttamente (DTF 129 III 55, consid. 3 e riferimenti; cfr. sentenza TF 5A_18/2011 del 1° giugno 2011, consid. 5.1.2; sentenza TF 5A_287/2012 del 14 agosto 2012, consid. 3.1.3).
Orbene, nel caso concreto è pacifico che il figlio divenuto maggiorenne in corso di procedura non ha espresso il suo consenso in prima sede. Tuttavia, contrariamente a quanto ritiene il ricorrente (e l'autorità cantonale di ricorso), l'accordo può anche essere tacito, ciò che era stato ritenuto dalla prima istanza la quale, in modo del tutto sostenibile, aveva rilevato che il figlio viveva con la madre e aveva dei difficili rapporti con il padre. Questa giurisprudenza non impedisce in ogni caso l'autorità cantonale di ricorso di interpellare il figlio divenuto maggiorenne durante la procedura di prima istanza affinché egli dia in modo espresso il proprio consenso alla pretese fatte valere per lui dal genitore. E' d'altra parte capitato al Tribunale federale di interpellare una figlia divenuta maggiorenne prima della decisione di prima istanza, affinché si pronunciasse esplicitamente sulle pretese fatte valere per lei dalla madre (sentenza 5C.240/2002 del 31 marzo 2003, consid. 3.2).
Sempre nel caso concreto il Tribunale federale ha rilevato che il Tribunale d'appello aveva interpellato il figlio maggiorenne, il quale non solo ha indicato di aderire alle richieste della madre a proprio favore, ma ha anche di essere stato informato della procedura sin dall'inizio.
In tali circostanze la decisione del Tribunale d'appello non è certo insostenibile.
Data creazione: 1 gennaio 2015
Data modifica: 1 gennaio 2015
|Caso 335, 16 giugno 2014||<< caso precedente | caso successivo >>|
Qualora l'ex coniuge dopo il divorzio abbia avuto un altro figlio e si risposi, viene presa in considerazione anche la situazione economica, segnatamente i costi, del nuovo coniuge per verificare se sia legittima una richiesta di modifica dei contributi alimentari dei figli di primo letto?
In una sentenza del 23 ottobre 2013, il Tribunale federale di Losanna ha stabilito quanto segue:
Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni
In occasione dello scioglimento del matrimonio, il Pretore ha omologato una convenzione con la quale il padre si è impegnato a versare determinati contributi alimentari indicizzati in funzione dell'età dei due figli avuti durante il matrimonio con la ormai ex moglie.
Successivamente l'ex marito ha avuto dalla sua nuova compagna, poi sposata, un terzo figlio. In ragione di ciò, ha convenuto i figli di primo letto al fine di ottenere, in modifica della sentenza di divorzio, una riduzione dell'obbligo contributivo nei loro confronti. Il Pretore ha respinto l'azione. Adito dall'ex marito, il Tribunale di appello ha respinto il ricorso.
L'ex marito si è dunque rivolgo con relativo gravame al Tribunale federale.
Il giudice, ad istanza di un genitore o del figlio, modifica o toglie il contributo per il mantenimento del figlio, se le circostanze siano notevolmente mutate (art. 286 cpv. 2 CC e art. 134 cpv. 2 CC combinati). Una tale modifica presuppone che intervengano fatti nuovi, importanti e durevoli, tali da esigere una regolamentazione diversa. Ma non ogni fatto nuovo, quand'anche importante e durevole, ha quale conseguenza automatica una modifica del contributo. Una siffatta modifica entra in considerazione unicamente se l'onere di mantenimento diventa squilibrato fra i genitori, alla luce delle circostanze prese in considerazione nel precedente giudizio ed in particolare se l'onere contributivo diventa eccessivamente pesante per il genitore debitore di condizione modesta. Il giudice non può dunque limitarsi a constatare una modifica della situazione di uno dei genitori, bensì deve procedere ad una ponderazione degli interessi del figlio da un lato e di ogni genitore dall'altro tale da permettergli di apprezzare correttamente la necessità di modificare il contributo di mantenimento nel caso concreto. Accertate tali condizioni, il giudice deve ricalcolare il contributo, attualizzando tutti i criteri di calcolo adottati nel precedente giudizio (DTF 137 III 604 consid. 4.1 con rinvii; sentenza TF 5A_29/2013 del 4 aprile 2013 consid. 3.2; sentenza TF 5A_199/2013 del 30 aprile 2013 consid. 4.2).
È incontestato che la situazione personale del ricorrente sia mutata rispetto al divorzio a seguito della nascita del figlio successivamente avuto dalla sua compagna e del matrimonio con la medesima.
Il Tribunale di appello, richiamate la DTF 137 III 59 consid. 4.2.1 (citata nel caso 293) e la sentenza TF 5A_352/2010 del 29 ottobre 2010 consid. 6.2.2, ha indicato che nella commisurazione del contributo alimentare per un figlio, il debitore alimentare risposatosi nel frattempo può invocare unicamente la garanzia del proprio minimo esistenziale secondo il diritto esecutivo e non il proprio fabbisogno minimo secondo il diritto civile, e per di più limitato alla sua persona. Riferisce che si deve tener conto delle poste relative al nuovo coniuge unicamente ove quest'ultimo sia chiamato ad assistere economicamente il debitore nei suoi obblighi di mantenimento verso i figli avuti prima del matrimonio, ciò che non è stato considerato nel caso concreto. In particolare, il minimo esistenziale del ricorrente secondo il diritto esecutivo ammonterebbe a fr. 2'600.65 mensili. A fronte di un reddito mensile di CHF 6'360.00 arrotondati, gli rimane ampiamente di che versare il contributo alimentare ai figli di primo letto, anche devolvendo una cifra analoga all'ultimo nato. Il Tribunale di appello ne ha concluso che non occorreva dunque chinarsi sulla situazione finanziaria della nuova moglie del ricorrente, segnatamente sul fabbisogno e sul reddito di lei, le cui variazioni non avrebbero portato conseguenze.
Tra le censure sollevate dal ricorrente, una riguarda proprio la posizione giuridica della nuova moglie, per la quale egli ha messo in discussione la giurisprudenza federale in proposito. Il ricorrente ha criticato la giurisprudenza di cui alla sentenza DTF 137 III 59: a suo dire, escludendo dal calcolo del fabbisogno del debitore di alimenti ogni spesa riferita al (nuovo) coniuge coabitante, se il medesimo non fosse in grado di sopperire con le proprie forze al suo debito mantenimento, il Tribunale federale ne negherebbe il sostentamento e, più in generale, impedirebbe l'applicazione degli art. 163 segg. CC.
Tuttavia secondo il Tribunale federale non sarebbe così, secondo le seguenti argomentazioni. La DTF 137 III 59 ribadisce, in primo luogo, uno dei principi già enunciati in precedenti sentenze: al debitore di alimenti deve essere garantito almeno il minimo esistenziale del diritto esecutivo, con la precisazione che soltanto il suo minimo è tutelato (DTF 137 III 59 consid. 4.2.1). Il calcolo di detto minimo terrà conto della metà dell'importo di base concretamente applicabile, al quale andranno aggiunti gli oneri locativi (per intero o parziali a seconda della situazione) e le usuali spese secondo il diritto esecutivo; restano escluse da questo calcolo segnatamente le posizioni concernenti i figli e l'attuale coniuge (DTF 137 III 59 consid. 4.2.2). Qualora dalla contrapposizione dei redditi e del minimo esistenziale del debitore di alimenti emerga un'eccedenza, questa andrà distribuita equamente fra tutti i figli (DTF 137 III 59 consid. 4.2.3). L'esclusione delle posizioni relative al nuovo coniuge nel contesto di una discussione degli alimenti per i figli si fonda peraltro non su una voluta disparità fra figli e coniuge, quale la esprime il ricorrente, o su un discorso di priorità, bensì sull'applicazione di differenti basi legali: l'art. 285 CC trattandosi di un'azione volta alla fissazione degli alimenti per i figli, l'art. 163 segg. CC quando sia invece discorso degli alimenti per l'attuale coniuge (DTF 137 III 59 consid. 4.2.2 in fine).
Quindi, secondo il Tribunale federale, il Tribunale di appello ha applicato correttamente questa giurisprudenza. Ed in virtù di detta giurisprudenza, constatato che il ricorrente disponeva di un'eccedenza tale da permettergli di destinare al mantenimento dei figli un importo analogo per tutti e tre, a ragione il Tribunale di appello ha concluso che le poste relative alla seconda moglie del ricorrente dovevano essere trascurate nel calcolo degli alimenti spettanti agli figli (di primo letto).
Invero ci si può domandare come mai - come previsto dall'art. 276a del progetto di revisione del diritto al mantenimento - il Tribunale federale non affermi una volta per tutte che il mantenimento dei figli è prioritario rispetto a quello del coniuge, dato che dalla sentenza qui riportata a mio giudizio si evince chiaramente proprio questo principio (ciò che d'altra parte è anche condiviso da una parte importante della dottrina).
Data creazione: 16 giugno 2014
Data modifica: 16 giugno 2014
Annullamento dell'esecuzione per contributi di mantenimento a favore del figlio maggiorenne - condizione risolutiva
|Caso 330, 31 marzo 2014||<< caso precedente | caso successivo >>|
Il genitore debitore di un contributo di mantenimento a favore di un figlio maggiorenne può invocare l'art. 85a LEF per ottenere l'annullamento della procedura esecutiva promossa nei suoi confronti per l'incasso di tale contributo alimentare?
In una sentenza del 2 ottobre 2013 il Tribunale federale di Losanna ha stabilito quanto segue:
Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni
Nella fattispecie, l'obbligo alimentare a carico del padre dopo la maggiore età, in caso di studi dei figli, risulta sia da una transazione giudiziaria che lo ha opposto al figlio maggiorenne, dalla sentenza di divorzio relativa agli altri due figli, all'epoca ancora minorenni, nel frattempo anche essi divenuti maggiorenni. In entrambi i casi l'obbligo alimentare è stato previsto a condizione che gli studi dopo la maggiore età avessero una durata normale (accordo con il figlio che era già maggiorenne), rispettivamente che la formazione professionale fosse terminata in tempi ragionevoli (sentenza di divorzio relativamente agli altri due figli).
Successivamente è stata avviata una procedura esecutiva di incasso per alimenti che il padre non ha più versato e ciò per due dei tre i figli divenuti nel frattempo tutti maggiorenni. Alla domanda di esecuzione e relativo precetto esecutivo il padre ha interposto opposizione. I giudici cantonali l'hanno rigettata in via definitiva; nel frattempo il padre ha promosso un'azione testa alla constatazione dell'inesistenza del debito (art. 85a LEF), per contro ammessa dai giudici cantonali, con la conseguenza che le procedure esecutive d'incasso degli alimenti a favore dei figli maggiorenni sono state annullate.
Secondo l'art. 85a LEF, l'escusso può domandare in ogni tempo al tribunale del luogo dell'esecuzione l'accertamento dell'inesistenza del debito, della sua estinzione o della concessione di una dilazione. Se l'azione è ammessa, il tribunale, secondo il caso, annulla o sospende l'esecuzione.
Questa azione ha una duplice natura: se ammessa, dal punto di vista materiale porta a constatare l'inesistenza del debito o la concessione di una dilazione di pagamento, mentre da un punto di vista esecutivo porta all'annullamento o alla sospensione dell'esecuzione (DTF 129 III 197, consid. 2.1, pag. 198; DTF 125 III 149, consid. 2c, pag. 151; sentenza TF 5P.337/2006 del 27 novembre 2006, consid. 4).
Il debitore che dinanzi ad una sentenza di rigetto definitivo dell'opposizione agisce in base all'art. 85a LEF può sollevare i motivi che derivano dalla decisione medesima - come ad es. il fatto che sussista una condizione risolutiva - o fatti che sono intervenuti dopo che la decisione è cresciuta in giudicato, vale a dire i nova propriamente detti (sentenza TF 5C.234/2000 del 22 febbraio 2001, consid. 2b; sentenza TF 5A_591/2007 consid. 3.2.2 del 10 aprile 2008), come ad es. un'estinzione posteriore del credito.
Il debitore non può censurare la causa del credito stabilito da una sentenza se non per il tramite di un ricorso ordinario o anche straordinario previsto dalla legge. Il giudice adito ex art. 85a LEF può solo tener conto, se del caso, di fatti nuovi, vale a dire la sussistenza di una nuova decisione resa al termine di una tale procedura di ricorso ordinario o straordinario ed esaminare se ne risulta che il credito oggetto di esecuzione non sussiste. In caso affermativo, può in seguito annullare l'esecuzione (sentenza TF 5A_269/2013 del 26 luglio 2013, consid. 5.1.2).
Nel caso concreto la sentenza alla base del credito del figlio minore, nel frattempo divenuto maggiorenne (sentenza di divorzio), è condizionata, nel senso che prevede il mantenimento fino alla fine della formazione professionale, compreso quella universitaria, anche dopo la maggiore età, purché la formazione professionale sia conclusa in tempi ragionevoli.
Secondo l'art. 81 cpv. 1 LEF se il credito è fondato su una decisione esecutiva di un tribunale svizzero o di un'autorità amministrativa svizzera, l'opposizione è rigettata in via definitiva a meno che l'escusso provi con documenti che dopo l'emanazione della decisione il debito è stato estinto o il termine per il pagamento è stato prorogato ovvero che è intervenuta la prescrizione. Secondo la giurisprudenza, tra i motivi di estinzione del credito non vi è solo il pagamento, ma tutte le altre cause di diritto civile come, ad es., l'adempimento di una condizione risolutiva (DTF 124 III 501, consid. 3b, pag. 503 e riferimenti). Nel caso di una sentenza che condanna al pagamento di contributi alimentari oltre la maggiore età, i cui effetti cessano se la condizione non è adempiuta, spetta al debitore portare la prova severa tramite documenti ("preuve stricte par titre") che la condizione è adempiuta, a meno che la stessa sia riconosciuta senza riserve da parte del creditore o se è un fatto notorio (DTF 124 III 501, consid. 3b, pag. 503).
Il debitore che nell'ambito della procedura di rigetto definitivo dell'opposizione non ha potuto portare tale prova, può agire ai sensi dell'art. 85a LEF chiedendo l'annullamento dell'esecuzione per far constatare che la condizione è stata adempiuta. Così facendo solleva una censura che deriva dalla decisione stessa e per poter avere successo deve portare la prova che la condizione, secondo la quale gli studi devono essere terminati in tempi ragionevoli, si è realizzata. Non può per contro usare la via dell'art. 85a LEF per far valere che le condizioni del mantenimento dopo la maggiore età (art. 277 cpv. 2 CC) non sono più adempiute a seguito delle circostanze economiche e personali intervenute dopo la crescita in giudicato delle decisioni alla base del credito (sentenza di divorzio). In caso di divorzio, l'obbligo di provvedere al mantenimento dopo la maggiore età previsto nella relativa sentenza sussiste, salvo realizzazione di un'eventuale condizione risolutiva (v. sopra), fintanto che una nuova decisione, che se del caso modifica la prima, sia emanata e cresciuta in giudicato (DTF 118 II 228, consid. 3b, in fine). Relativamente ai fatti nuovi che nell'ambito dell'art. 85a LEF il padre escusso può far valere, questi non possono che essere l'esistenza di un'altra decisione resa al termine di una procedura di modifica della sentenza oggetto del credito, con cui è stata constatata la cessazione dell'obbligo contributivo (sentenza TF 5A_269/2013 del 26 luglio 2013, consid. 5.1.2 e DTF 139 III 401, consid. 3.2.2 - caso 323).
Quindi, schematicamente, nel caso concreto, l'art. 85a LEF è applicabile se a) l'escusso prova la realizzazione della condizione risolutiva contenuta nella sentenza che dà origine al credito o se b) l'escusso prova che una successiva modifica della sentenza che dà origine al credito ha portato al decadimento del medesimo. Se per contro l'escusso solleva che le condizioni alla base dell'erogazione del mantenimento al figlio maggiorenne (art. 277 cpv. 2 CC) si sono modificate, dovrà allora chiedere una modifica della sentenza che dà origine al credito e poi, se del caso, prevalersi di una eventuale decisione a lui favorevole nella successiva procedura ex art. 85a LEF, qualora nel frattempo il creditore abbia ottenuto ragione con una procedura esecutiva.
Data creazione: 31 marzo 2014
Data modifica: 31 marzo 2014