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In futuro, le imprese con almeno 100 lavoratori dovranno far svolgere un'analisi sull'uguaglianza dei salari tra i sessi ogni quattro anni, facendola verificare da un organismo indipendente.
Lo ha deciso oggi il Consiglio nazionale eliminando l'ultima divergenza che l'opponeva agli Stati in merito alla revisione della Legge sulla parità dei sessi.
In prima lettura, il Nazionale aveva proposto di considerare l'equivalente di posti a tempo pieno e non il numero effettivo di persone impiegate. Questa proposta interesserebbe però meno proprio le imprese che utilizzano maggiormente i tempi parziali tradizionalmente occupati soprattutto da donne, ha affermato Mathias Reynard (PS/VS).
Se si definisce la soglia considerando il numero di collaboratori si incita le imprese a offrire meno posti di lavoro a tempo parziale per sfuggire alla "complicata" analisi richiesta, ha sostenuto Mauro Tuena (UDC/ZH). Ciò andrebbe a scapito proprio di chi cerca un lavoro part-time, ha aggiunto Hans-Ulrich Bigler (PLR/ZH).
Al voto la maggioranza (99 voti a 88 e 4 astenuti) ha però scelto di considerare il numero effettivo di impiegati. Tenendo conto di questa decisione, saranno lo 0,9% delle imprese, che rappresentano il 46% del totale dei lavoratori, a dover redigere un rapporto sulla parità salariale. Le nuove disposizioni legislative avranno una durata limitata: saranno soppresse dopo 12 anni.
Il progetto adottato oggi, che non prevede sanzioni per chi non rispetta la parità salariale, vuole promuovere un cambiamento di mentalità. L'autoregolazione del settore non ha infatti ancora dato i risultati sperati.
Il dossier è ora pronto per le votazioni finali.