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<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il diritto di consultare i registri esecutivi è stato oggetto di ampia discussione in occasione </p><p>della recente revisione completa della LEF. Già nel messaggio del Consiglio federale gli </p><p>interessi contrapposti (tutela dei creditori da un canto, protezione dei dati e tutela dei debitori </p><p>dall'altro) sono stati illustrati esaustivamente e soppesati attentamente (cfr. FF 1991 III 21). </p><p>Anche in Parlamento la problematica è stata successivamente discussa a fondo. Il risultato </p><p>di tali discussioni molto circostanziate è il nuovo articolo 8a LEF, in vigore dal 1° gennaio </p><p>1997, e che attua un compromesso ragionevole tra tutela del creditore e protezione del </p><p>debitore nonché dei dati.</p><p></p><p>Il disciplinamento in questione parte dal principio che ogni esecuzione va menzionata negli </p><p>estratti rilasciati dall'ufficio d'esecuzione fintantoché non sia stato accertato, in base a una </p><p>decisione del tribunale o in seguito a impugnazione, che essa sia stata avviata </p><p>indebitamente. La legge si fonda dunque - nell'interesse dei creditori e del pubblico - sul </p><p>principio della divulgazione di informazioni. Nel contempo tuttavia vuole garantire che </p><p>l'escusso, per quanto riguarda la sua reputazione (solvibilità), non abbia a patire inutilmente </p><p>un danno. Se in seguito il debitore intenta per esempio un'azione di disconoscimento del </p><p>debito dall'esito positivo o il creditore intenta un'azione di riconoscimento del debito </p><p>rispettivamente avvia una procedura di rigetto dell'opposizione dall'esito negativo, la relativa </p><p>esecuzione non deve più risultare in un estratto del registro esecutivo (art. 8a cpv. 3 lett. a e </p><p>b). Lo stesso dicasi se l'esecuzione è stata annullata, su ricorso o d'uuficio, in ragione di un </p><p>vizio essenziale di procedura. Fino al riconoscimento della circostanza che l'esecuzione è </p><p>avvenuta a torto, la tutela del creditore prevale sulla tutela del debitore e le esecuzioni sono </p><p>menzionate negli estratti.</p><p></p><p>Per di più la legge stabilisce che anche un'esecuzione ritirata a posteriori dal creditore non </p><p>può più essere menzionata in un estratto (art. 8a cpv. 3 lett. c LEF). Un siffatto ritiro entra </p><p>segnatamente in linea di conto se il debitore ha fatto fronte alle proprie obbligazioni mediante </p><p>pagamento nel corso della procedura d'esecuzione.</p><p></p><p>Tale limite suppletivo posto al diritto di consultare i registri esecutivi viene criticato dalla </p><p>mozione adducendo che esso altera il valore informativo del registro esecutivo. Infatti già la </p><p>stessa circostanza che una persona faccia fronte alle proprie obbligazioni soltanto in seguito </p><p>a una procedura esecutiva costituisce già un indizio d'insolvenza e di una dubbia moralità nel </p><p>soddisfare le proprie obbligazioni, circostanza in merito alla quale il pubblico va dunque reso </p><p>attento.</p><p></p><p>La limitazione del diritto di consultazione, oggetto di critica, è stata introdotta nel quadro delle </p><p>deliberazioni parlamentari sulla revisione della LEF, mostrandosi quindi il Parlamento </p><p>assolutamente consapevole della problematica. Alla base vi è l'intento del legislatore di </p><p>agevolare nel limite del possibile un soddisfacimento extragiudiziale dei debiti contestati. </p><p>Inoltre si vuole dare al debitore uno stimolo supplementare a pagare i propri debiti, cosí da </p><p>rendere successivamente superflua l'intera attuazione dell'esecuzione. Ciò permette a tutte </p><p>le parti e anche alle autorità di esecuzione e giudiziarie di risparmiare costi notevoli. Dottrina </p><p>e prassi approvano un siffatto completamento della legge (cfr. Basler Kommentar zum </p><p>SchKG, Basilea 1998, art. 8a N 28).</p><p></p><p>Anche il Consiglio federale non ha motivo di tornare sulla questione. Esso desidera anzi </p><p>sottolineare come il disciplinamento del diritto di consultazione ai sensi dell'articolo 8a LEF </p><p>attribuisca particolare rilevanza alla tutela dei creditori, visto che nell'estratto relativo alle </p><p>esecuzioni vengono menzionate tutte le esecuzioni in corso anche se presumibilmente </p><p>promosse senza valido motivo. La legittimità o meno di una procedura esecutiva emerge </p><p>sempre a posteriori e sino a quel momento le esecuzioni vengono sempre menzionate negli </p><p>estratti. Il pubblico che va reso attento alla situazione è interessato a conoscere - accanto </p><p>alle iscrizioni di attestati di carenza di beni - soprattutto le esecuzioni in corso e dunque a tal </p><p>riguardo non sussiste alcuna limitazione materiale. D'altro canto, fornendo una "prova" (nel </p><p>presente caso il pagamento), al debitore deve restare la possibilità di ristabilire la sua buona </p><p>reputazione. Ciò lo esige anche una protezione dei dati correttamente intesa. </p><p></p><p>Non vi è dubbio che l'applicazione della lettera c ha in qualche caso dato adito a incertezze. </p><p>Ma tale circostanza non deve sfociare nell'abrogazione del disciplinamento o - come chiesto </p><p>dall'autore della mozione - alla sua trasformazione nel perfetto contrario. E' invece ovvio, e </p><p>corrisponde anche allo spirito della legge, che in materia di diritto di consultazione il </p><p>pagamento del debitore durante una procedura esecutiva in corso e il susseguente ritiro </p><p>della stessa da parte del creditore vengano trattate sempre nel medesimo modo, </p><p>indipendentemente dal fatto se il pagamento è stato effettuato al creditore o all'ufficio </p><p>d'esecuzione: le esecuzioni interessate non devono più risultare poiché la "prova", </p><p>precedentemente menzionata, è stato fornita in entrambi i casi. In tal modo anche le </p><p>disparità, oggetto di critica, risultano eliminate.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.