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Se il Kansas difende il diritto all'aborto, ma l'Indiana lo affonda
Solo qualche giorno fa gli americani sostenitori del diritto all'aborto festeggiavano per lo storico risultato in Kansas, dove gli elettori hanno deciso che la Costituzione dello stato dovrà continuare a proteggerlo, come previsto da una decisione della Corte Suprema statale del 2019 che parla di diritto «fondamentale». In Indiana, invece, il governatore Eric Holcomb venerdì ha firmato un disegno di legge che vara una stretta quasi totale. Diventando così il primo stato americano a (praticamente) vietarlo dopo la decisione della Corte Suprema che ha ribaltato la sentenza Roe v. Wade.
Il Senato dell'Indiana, a maggioranza conservatrice, ha approvato con 28 voti a favore e 19 contrari il divieto all'aborto poche ore dopo il via libera della Camera. Il provvedimento è stato poi inviato al governatore, il repubblicano Eric Holbcom, che lo ha firmato tramutandolo in legge. La misura entrerà in vigore il 15 settembre e prevede l'aborto solo in caso di incesto e stupro, di anomalie letali del feto o quando è strettamente necessario per prevenire la morte della mamma. Le eccezioni sono state «attentamente negoziate» per affrontare alcune delle «circostanze impensabili che una mamma o un bimbo non nato potrebbero trovarsi ad affrontare». La legge attualmente in vigore in Indiana consentiva l'aborto fino alla 20. settimana dopo la fecondazione (o 22 settimane dopo l'ultimo ciclo mestruale della madre).
Conservatori vs. repubblicani
Gli attivisti pro-aborto non hanno nascosto la loro delusione, parlando di un provvedimento «crudele che si rivelerà devastante per le donne e le loro famiglie», come ha commentato il presidente della Planned Parenthood Federation of America, Alexis McGill Johnson. Ma il via libera delle autorità locali scatena anche la reazione della Casa Bianca: dopo aver lodato il Kansas conservatore, il presidente Joe Biden ha criticato aspramente la svolta dell'Indiana. È un'iniziativa «devastante», un «altro passo radicale dei repubblicani per strappare alle donne i loro diritti», si legge in una nota di Washington. Che preme anche affinché il Congresso agisca «immediatamente e approvi una legge che ripristini i diritti» previsti dalla Roe v. Wade. Insomma, la partita politica si gioca anche su questo importante tema.
Il caso della bimba di 10 anni
L'Indiana era uno dei pochi stati conservatori a non avere una trigger law dopo la storica sentenza della Corte suprema. Questo lo aveva reso finora una destinazione per molte donne di stati vicini che necessitavano di un'interruzione di gravidanza. A metà luglio la polizia dell'Ohio ha confermato che una ragazzina di 10 anni, vittima di uno stupro, ha dovuto attraversare il confine per abortire in Indiana. Un viaggio ormai obbligato, essendo entrata in vigore una legge dello Stato che vieta l'aborto dopo sei settimane, in qualsiasi circostanza. Il caso, che ha suscitato sdegno e critiche a livello internazionale, ha trovato riscontro nella testimonianza in tribunale da parte di un agente dopo l'arresto di un uomo di 27 anni accusato di aver violentato la bimba, poi condannato. Ma non è tutto. Le autorità dell'Indiana hanno annunciato di aver aperto un'indagine sulla dottoressa che le ha praticato l'interruzione di gravidanza.
Cosa succederà ora?
«La medicina non riguarda le eccezioni», ha dichiarato la dottoressa Caitlin Bernard, della Indiana University School of Medicine, alla CNN. «Non so nemmeno quantificare quante pazienti vedo che si trovano in situazioni davvero uniche e che non rientrano nelle eccezioni ora previste dallo Stato dell'Indiana. Non posso fornire loro un elenco di cose che posso o non posso fare. Devo essere in grado di prendermi cura dei pazienti quando e dove necessitano di cure».