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Sembrava un problema "risolto", o quantomeno in via di soluzione, dopo la proibizione dell'uso dei cosiddetti "gas serra". E invece, ecco di nuovo il "buco dell'ozono", che in realtà è un assottigliamento dello strato di gas che avvolge il pianeta, e ci protegge dai raggi ultravioletti del sole.
Questa volta il fenomeno, 40% in meno secondo i calcoli degli scienziati, è registrato al Polo Nord, e non sull'Antartide come quello di cui si è parlato per anni, dopo la sua scoperta negli anni '80. A individuare il "buco" è il satellite Envisat dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA), a confermare il dato e l'Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM).
Il fenomeno, spiegano gli esperti, è stato causato da venti molto forti che hanno isolato la massa atmosferica sul Polo Nord, generando temperature molto basse. Questa massa d'aria fredda, per effetto della luce solare, ha rilasciato in marzo prodotti dei clorofluorocarburi (CFC), come atomi di cloro e bromo, veri e propri distruttori dell'ozono.
L'ultima perdita record di ozono sull'Artide risale a 14 anni fa. Anche nel 1997, come nell'inverno di quest'anno, si erano registrate temperature insolitamente basse e il perché questo sia accaduto è ancora da capire. Un'ipotesi all'esame dei ricercatori è che i due inverni così freddi siano correlati statisticamente al cambiamento climatico globale.
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