Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01047.jsonl.gz/50

Gli attori culturali indipendenti si sentono ingiustamente esclusi dalla società a mano a mano che vengono adottati a livello federale o cantonale provvedimenti per arginare il coronavirus. Un manifesto inviato alle autorità federali, sostenuto da grandi festival e personalità politiche, ricorda l'importanza di questo settore per la società.
Circa 450 protagonisti della scena culturale elvetica hanno firmato un manifesto indirizzato al Parlamento e al Consiglio federale in cui chiedono che i lavoratori autonomi attivi nella cultura vengano difesi almeno con lo stesso zelo profuso per quelli di altri settori dell'economia, sottolinea il collettivo che ha dato il "la" all'iniziativa.
La gamma di artisti coinvolti è ampia: cantanti lirici, cineasti, pianisti, scrittori, comici e tecnici. Si tratta di profili professionali che si lasciano alle spalle un anno estremamente difficile a causa delle restrizioni legate all'epidemia.
Il manifesto sottolinea che le persone che lavorano nella cultura in senso lato rappresentano il 6,3% della popolazione attiva in Svizzera. Nel 2018, il valore aggiunto generato dall'economia culturale ammontava a 15,2 miliardi di franchi. Gli attori culturali indipendenti rappresentano il 28% di coloro che operano in questo campo. Poiché non sono in grado di lavorare sono quelli che hanno sofferto di più a causa della crisi pandemica.
Gli attori culturali si sentono discriminati quando constatano che eventi religiosi, sportivi o politici sono invece permessi a determinate condizioni, mentre quelli culturali sono vietati, benché anch'essi possano essere sottoposti agli stessi piani di protezione.
Per questo chi opera nella cultura da indipendente rivendica un indennizzo alla stessa stregua delle istituzioni culturali e di altri settori economici.