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Attuò riforme ecclesiastiche ed emanò disposizioni per il clero ed il popolo, provvide a stabilizzare la contea vescovile del Vallese e fu un accorto stratega anche in politica estera: questioni di cui si occupò già nel primo decennio del suo episcopato. Una figura di spicco dell’Antica Confederazione che nel 2022 ricordiamo in occasione del cinquecentesimo dalla sua scomparsa.
LA SUA STORIA
Matthäus Schiner, cardinale, politico e diplomatico svizzero, nacque attorno al 1465 nel comune vallesano di Mühlebach-oggi parte del comune di Ernen, nel distretto di Goms- e terminò il suo percorso terreno a Roma, a causa della peste, tra il 30 settembre e il 1° ottobre 1522.
Figlio di un agricoltore di nome Peter e soprattutto per quanto riguarderà poi il suo operato, nipote di Niklaus Schiner: vescovo di Sion dal 1497 al 1499. Intraprese gli studi proprio tra Sion e Como, per poi essere ordinato a Roma nel 1489. Fu dapprima cappellano di Ernen, ricoprendo anche la carica di notaio e dal 1492 fu segretario del cancelliere del Vallese Georg Supersaxo, divenuto poi parroco di Ernen e canonico non residente di Sion. Nel 1497 fu decano di Valère e due anni più tardi assunse la carica di vescovo di Sion e conte del Vallese, succedendo di fatto allo zio.
I SUOI MERITI
Matthäus Schiner fu un aperto difensore della coalizione tra Milano, l'imperatore e il papa e non a caso infatti, nel 1507 prolungò di 15 anni la tregua con la Savoia; con ogni mezzo tentò di tenere la Francia lontana dalla Lombardia e per questa ragione la curia romana fece sempre più ricorso alle sue doti diplomatiche. I rapporti con Milano e l'alleanza con Berna contro i Savoia, testimoniano perfettamente questa abilità, contribuendo all’annessione di Bellinzona e della valle di Blenio alla Confederazione. Nel 1507 partecipò, quale inviato papale, alla Dieta imperiale di Costanza, per poi, tre anni più tardi, operare persuasivamente nei confronti dei Confederati affinché sostenessero papa Giulio II contro la Francia nell'Italia settentrionale. Un lavoro diplomatico che gli venne riconosciuto nel 1511 dallo stesso pontefice, il quale gli conferì il titolo cardinalizio di Santa Pudenziana.
GLI AVVERSARI
In questo contesto, bisogna menzionare anche l’antecedente principe-vescovo Walter Supersaxo fine statista nonché primo esponente a batter moneta in Vallese, che promulgò un nuovo ordinamento giuridico oltre agli statuti sinodali e che curò relazioni diplomatiche con la Svizzera centrale, con la città di Berna, aderendo pure all’alleanza tra Milano, Venezia e Firenze. Nel 1475, con l’aiuto della popolazione vallesana, Supersaxo fece un’importante riconquista territoriale nel Basso Vallese savoiardo a scapito dei duchi di Savoia; uno sforzo militare grazie al quale, negli anni seguenti, vennero elargite ulteriori concessioni sia alle Decanie, sia al popolo vallesano. Dal punto di vista privato, va ricordato un fatto che nella Chiesa del XV secolo non si può definire raro: il vescovo Supersaxo concepì un figlio di nome Georg (1450-1529), che sarebbe poi stato definito addirittura “spregiudicato” nello svolgimento della sua carica di castellano e cancelliere. Quest’ultimo, con le sue cariche nepotistiche, aumentò la sua ricchezza e anche l’influenza politica in tutto il Vallese, così come nella Confederazione, mediante capitolazioni militari e grazie alle sue relazioni diplomatiche pure con sovrani stranieri. È proprio a questo personaggio che si deve il rovesciamento del vescovo Jost von Silenen, che Supersaxo sostituì dapprima con Nikolaus Schiner e poi con suo nipote, appunto Matthäus Schiner. Una valutazione forse affrettata, dato che attorno al 1509 tra Supersaxo e il vescovo Schiner iniziò una lotta che per più di vent’anni turbò il paese, provocando ogni genere di crudeltà. In effetti, Georg Supersaxo indusse tre decanie vallesane a concludere un'alleanza con la Francia, inasprendo il conflitto latente sorto in Vallese nel 1505 con il cambiamento di fronte di Supersaxo, conflitto che nel 1510 Schiner riuscì a risolvere provvisoriamente a suo favore.
IL PERIODO ESTERO
Nel 1511 Matthäus Schiner, decise tuttavia di rifugiarsi a Roma per sottrarsi ai suoi avversari politici in Vallese, lavorando alla costituzione della Lega Santa tra il papa, Venezia e il re di Spagna (poi anche l'Inghilterra), rivolta contro la Francia. L’anno successivo Giulio II lo nominò dunque legato presso i Confederati e poi amministratore della diocesi di Novara. Sempre nel 1512 partecipò alla campagna di Pavia, scacciando i Francesi dalla Lombardia con l'aiuto di mercenari svizzeri e impose, con i Confederati, l'insediamento di Massimiliano Sforza quale duca di Milano. Papa Leone X conferì quindi a Schiner il comando supremo dell'esercito pontificio, ma la disfatta di Marignano datata 1515 (che per altro avrà come conseguenza la vocazione alla neutralità elvetica), compromise gravemente la posizione di Schiner in Vallese e i seguaci di Supersaxo ritornarono dunque ad avere il sopravvento.
Schiner cercò allora di formare una nuova lega tra il papa, l’imperatore, l’Inghilterra e la Spagna e, nell’autunno del 1516, attraversò sotto mentite spoglie le linee francesi verso Londra, dove fu ricevuto solennemente in udienza da re Enrico VIII. Durante la sua lunga assenza dalla sua terra natia, Supersaxo venne corrotto e passò al partito francese, aizzando il popolo contro Schiner, che fu espropriato delle sue rendite ed espulso dalla sua diocesi. Nel febbraio 1516 si recò con l’imperatore a Milano, divenendo suo rappresentante in Italia e, nei due anni seguenti, appoggiò l’elezione cesarea di Carlo V, guadagnando la posizione di intimo consigliere del nuovo imperatore; infatti è anche alla sua influenza che si deve la bolla di esilio lanciata contro Lutero.
Nell’agosto 1521, come inviato cesareo, divenne rappresentante presso i Confederati a Zurigo delle istanze del papa e dell’imperatore, reclutando truppe per conto loro e, il 19 novembre, entrò vittoriosamente a Milano.
Il 1° dicembre dello stesso anno morì però Leone X. Schiner si affrettò ad andare a Roma per il conclave e al settimo turno ottenne ben dieci voti, ma la sua elezione al soglio di Pietro fallì di fronte all’opposizione del partito francese malgrado l'appoggio di Carlo V e così venne eletto Adrian di Utrecht, con il nome papale di Adriano VI.
Nel settembre del 1522 a Roma si diffuse la peste, Schiner vi soccombette la notte del primo ottobre, venendo sepolto nella chiesa dell’Anima; Matthäus Schiner oggi è ricordato come il prelato svizzero che più di tutti si avvicinò a ricoprire la massima carica della Chiesa cattolica nella Santa Sede.
Il CASATO E IL RUOLO RICOPERTO
Il casato degli Schiner di Mühlebach, in origine portava il nome di z’Nidweg: “sotto la strada del paese”, corrispondente al suo domicilio; un luogo dove ancora oggi sorge la casa paterna del cardinale Matthäus Schiner.
Il primo esponente genealogico noto nel 1408 fu Klaus z’Nidweg, ma l’ascesa sociale della famiglia avvenne quasi un secolo più tardi, per l’appunto con Nikolaus Schiener. Da suo fratello Peter, agricoltore e castellano di Martigny oltre che capostipite del ramo ancora attualmente esistente, nacque il futuro cardinale Matthäus che, già da promettente giovane prelato, diventò il braccio destro del demagogo Supersaxo, venendo poi consacrato vescovo di Sion a Roma, in sostituzione appunto dello zio.
Alla Dieta di Costanza nel 1507, Schiner fu magnificamente ricevuto e generosamente ricompensato dall’imperatore Massimiliano; Papa Giulio II utilizzò invece la privilegiata posizione di Schiner nella Confederazione, confidando nella sua lealtà verso la Santa Sede, al fine di assicurarsi il sostegno delle truppe confederate e scacciare i francesi dall’Italia. Sempre a lui i Confederati devono la conquista di Milano nel 1512; proprio considerato che Massimiliano Sforza gli era debitore per la sua ascesa al trono ducale, diede in feudo ereditario al cardinale vallesano il marchesato di Vigevano e agli svizzeri il controllo su Ossola, Locarno e Lugano.
LA FIGURA DEL CARDINAL SCHINER E IL SUO OPERATO
Quale religioso, Matthäus Schiner secondo le cronache dei primi anni del suo episcopato, fu un buon vescovo: pio, dotto e colto, che amministrò la sua diocesi con notevole ardore, predicando spesso con grande eloquenza. Le sue visite pastorali lo portarono nelle parrocchie più remote, celebrando messe ed esortando i fedeli, insistendo severamente sulla disciplina e sull’ordine. Ovunque incoraggiò i giovani allo studio favorendo i più promettenti ed assegnando loro incarichi di rilievo. Il prelato aveva una particolare venerazione per la Beata Vergine, come attestato da un grande numero di donazioni e fondazioni. Molte chiese hanno beneficiato della sua generosità, soprattutto a Münster, il cui altare maggiore porta il suo stemma.
L’abbazia di Saint-Maurice e la chiesa del Gran San Bernardo conservano preziosi calici donati proprio dal cardinale Schiner.
Come tutti i principi rinascimentali, egli incoraggiò la costruzione e il restauro di molte chiese, curandone personalmente alcune: quelle di Sion, Raron ed Ernen ne sono un esempio. Godendo dei favori di tre papi, ottenne da Giulio II, nel 1510, a vita e da Leone X, il 6 luglio 1513, definitivamente, l’immediatezza della Santa Sede per la sua diocesi, togliendo il principato vescovile sedunese dal controllo dell’arcidiocesi di Tarantasia. Anche nella sua politica internazionale mirava, con una logica rigorosa, a garantire al Vallese la sua totale indipendenza nei confronti della Francia.
Le parole conclusive sono quelle del suo stesso biografo, il professor Albert Büchi che negli anni ’50 del secolo scorso scrisse:
Più forte di qualsiasi altro svizzero, Matthäus Schiner ha segnato il corso della storia e ha dispiegato, lontano dagli stretti confini del suo paese, un’attività politica che ha ottenuto un successo indiscutibile. La sua personalità impressionò fortemente tutti i suoi contemporanei, re e principi, papi e prelati, statisti e studiosi che tutti all’unanimità riconobbero il suo genio di statista e le sue eminenti doti. Per questo abbiamo tutte le ragioni per mantenere la sua effigie, nella memoria della storia, come quella di uno dei primi e più influenti figli del nostro paese, che rese famoso il nome degli Svizzeri e lo fece temere; di un uomo rinascimentale con tutte le sue qualità e tutti i suoi difetti, che non possono essere misurati con una meschina misura comune. Temuto dai suoi nemici, considerato e ammirato dai suoi amici, Schiner appartenne ai più grandi e ai migliori del suo tempo.
Allo stesso modo, come sottolinea anche lo storico Francesco Cerea nel suo recente libro “Ernen, nel 500° anniversario della morte del Cardinal Schiner”: l’illustre porporato cosmopolita, rimane tuttora una figura affascinante ma allo stesso tempo controversa che ci interroga ancora oggi, in particolare rispetto alla sua personalità politica rilevante sia all’interno, sia all’esterno della Confederazione, facendo pensare al ruolo che la Svizzera giocò nel contesto europeo del XVI secolo.
BUONO A SAPERSI
Podcast SRF dedicato alla figura del Cardinal Schiner (versione ted)
SRFdok Cardinal Matthäus Schiner – Il cavallo di battaglia del papa | Documentario (versione ted)