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Il parassita della malaria è cambiato spontaneamente a causa di una mutazione genetica, mettendo a rischio decine di milioni di africani finora considerati resistenti alla malattia. La scoperta, presentata nel convegno della Società americana di igiene e medicina tropicale e pubblicata sulla rivista PLoS Neglected Tropical Disease, si deve ai centri di ricerca statunitensi Case Western Reserve University e Cleveland Clinic Lerner Research Institute.
I ricercatori hanno scoperto recenti mutazioni genetiche nel Plasmodium vivax, chiamato parassita della malaria benigna perché è meno letale del Plasmodium falciparum. Ma a differenza del cugino questo parassita può sfuggire di più ai trattamenti ed emergere ripetutamente provocando ricadute di mal di testa debilitanti, nausea e febbre.
Il Plasmodium vivax è responsabile di oltre 100 milioni di casi di malaria ogni anno, ma le mutazioni individuate possono rendere suscettibili alle infezioni decine di milioni di africani finora considerati resistenti. Il progetto 'Malaria Atlas Project' stima che nel mondo vi siano 2,5 miliardi persone a rischio malaria a causa delle mutazioni del parassita. "Abbiamo trovato la duplicazione di un gene che permette al parassita di infettare i globuli rossi e due possibili componenti aggiuntivi responsabili di un meccanismo di invasione dei globuli rossi più complesso", ha osservato Peter Zimmerman, uno dei coordinatori del lavoro.
Il Plasmodium vivax infetta le persone attraverso la proteina chiamata Duffy, che si aggancia a un recettore che si trova sulla superficie dei globuli rossi. Le persone che non hanno il recettore sono chiamate Duffy-negative e sono resistenti alle infezioni. Tuttavia negli ultimi dieci anni sono stati segnalati molti casi di persone Duffy-negative che hanno contratto la malaria. I nuovi elementi presenti nel genoma del parassita sono due proteine che assomigliano molto alla proteina Duffy e potrebbero essere proprio queste proteine la causa delle infezioni in crescita tra le persone finora resistenti.
SDA-ATS