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Una nuova analisi sull'andamento infortunistico tra gli assicurati alla Suva rivela che se si rispettassero le «regole vitali» del principale assicuratore infortuni, si potrebbe ridurre del 60 per cento il numero degli infortuni professionali mortali in tutta la Svizzera. Il programma «Visione 250 vite» è quindi realizzabile. Anche se attualmente il numero degli infortuni mortali sul lavoro risulta stabile, l'obiettivo del programma è preservare 250 vite umane entro il 2020.
Ogni anno si infortunano 180 000 lavoratori appartenenti ad aziende assicurate alla Suva. Questo corrisponde a circa 100 infortuni l'ora in una normale giornata di lavoro. Particolarmente drammatici sono gli infortuni mortali: negli ultimi dieci anni sono morti sul lavoro circa 80 lavoratori. La Suva vuole contrastare con ogni mezzo questa tendenza e per questo motivo ha lanciato, nel 2010, il programma di prevenzione «Visione 250 vite», il cui scopo è dimezzare il numero degli infortuni mortali tra il 2010 e il 2020. La campagna ha ormai cinque anni di vita ed è ora di fare un bilancio provvisorio. Un primo dato accertato è che gli infortuni professionali continuano a diminuire, ma che il numero di quelli mortali non registra ancora un calo significativo. «Questo ci sorprende solo in parte» constata André Meier, capodivisione Sicurezza sul lavoro alla Suva. I motivi che sono all'origine degli infortuni professionali sono diversi: fretta, altre priorità e scarsa sistematicità nell'impartire le regole di sicurezza. «Se vogliamo dimezzare il numero degli infortuni mortali entro il 2020, dobbiamo raddoppiare gli sforzi» afferma Meier.
Nella «Visione 250 vite» la Suva punta molto sulle «regole vitali» e all'inizio del 2015 ne ha elaborato una serie su 19 tipi di attività diverse esposte a rischi elevati. «Abbiamo creato le premesse necessarie per la realizzazione della nostra visione. Affinché le regole vitali siano spiegate per filo e per segno e impartite al personale la Suva conta sull'appoggio dei superiori nelle aziende. Lo scopo è uno solo: salvare vite umane» dichiara Edouard Currat, membro della Direzione della Suva. Che le «regole vitali» possano salvare concretamente delle vite, lo dimostra una recente analisi che esamina gli infortuni mortali sul lavoro dall'avvio della campagna:
nel 60 per cento degli infortuni mortali occorsi negli ultimi cinque anni (tre casi su cinque) non è stata rispettata una regola vitale. Se si escludono dal computo gli infortuni sulle strade, nel 72 per cento dei casi (tre casi su quattro) è stata violata una regola vitale. Conclusione: rispettando le «regole vitali», la «Visione 250 vite» è realizzabile, ossia è possibile evitare tante sofferenze inutili.
«Mettiamo in sicurezza le aperture nel vuoto a partire da un'altezza di caduta di 2 m» recita la prima regola vitale per chi lavora nell'edilizia. Ogni regola è facile da mettere in pratica, ma bisogna pensarci e assimilarla. «Nell'elaborare le regole vitali ci siamo avvalsi della collaborazione delle associazioni e dei sindacati. Solo in questo modo siamo riusciti a definire delle regole di sicurezza facili da attuare e credibili per i datori di lavoro e i lavoratori» dichiara André Meier. Se non si rispettano queste regole, sia i superiori che i lavoratori devono dire STOP e riprendere i lavori soltanto dopo aver eliminato il pericolo.
Per rafforzare questo messaggio nelle aziende, quattro anni fa circa la Suva ha introdotto la Charta della sicurezza. Le associazioni, le imprese e le organizzazioni che aderiscono alla Charta dichiarano apertamente di impegnarsi a favore della sicurezza e di rispettare scrupolosamente le regole vitali della Suva. Sino ad oggi sono 1250 i sostenitori della Charta della sicurezza, tra cui la direzione della società SR Technics, che offre soluzioni tecniche alle compagnie aeree di tutto il mondo. Il principio STOP funziona veramente: ce lo spiega Sara Juraschka, responsabile del reparto Occupational Safety, Health & Environment alla SR Technics, in occasione della conferenza stampa della Suva il 18 agosto 2015. «Applicando il principio STOP in tutta l'azienda, nel 2011 siamo riusciti a ridurre gli infortuni del 14 per cento in tutto il mondo. Questo successo è stato reso possibile anche grazie alla dirigenza che ha sostenuto il principio STOP, principio in base al quale si riprende a lavorare solo dopo aver eliminato il pericolo» afferma Sara Juraschka.
Dalle ore 14 sul sito www.photopress.ch è possibile visualizzare un video informativo e le foto (entrambi pubblicabili) relativi alla conferenza.
Per le regole vitali e ulteriori informazioni: www.suva.ch/regeln
Comunicazione d'impresa
Tel. 041 419 56 26, <email-pii>
Operante dal 1918, oggi la Suva occupa 4100 collaboratori nella sede principale di Lucerna, nelle 18 agenzie sul territorio nazionale e nelle due cliniche di riabilitazione a Bellikon e Sion. Azienda autonoma di diritto pubblico con un volume premi di 4,2 miliardi di franchi, la Suva assicura 123 000 imprese, ossia 1,97 milioni di lavoratori, contro le ripercussioni degli infortuni e delle malattie professionali. Le persone disoccupate sono automaticamente assicurate alla Suva. Dal 2005 gestisce anche l'assicurazione militare su mandato del Consiglio federale. Le prestazioni comprendono assicurazione, prevenzione e riabilitazione. La Suva si autofinanzia, non beneficia di fondi pubblici e ridistribuisce gli utili agli assicurati sotto forma di riduzione dei premi. Nel Consiglio damministrazione sono rappresentate le parti sociali - datori di lavoro e lavoratori - e la Confederazione.