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Alexei Navalny è stato avvelenato con un agente nervino della famiglia del Novichok, sviluppato nell'ex Unione Sovietica fra gli anni '70 e '80 e già utilizzato nel 2018 in Gran Bretagna contro l'ex spia Sergei Skripal, che sopravvisse insieme alla figlia.
Dopo le analisi tossicologiche svolte da un laboratorio dell'esercito, il Governo tedesco ha fatto sapere oggi, mercoledì, di avere "prove inequivocabili" e ha chiesto spiegazioni "urgenti" a Mosca, convocandone anche l'ambasciatore. Il Governo di Angela Merkel, tramite il portavoce Steffen Seibert, ha definito "scioccante" il tentativo di eliminare l'oppositore di Vladimir Putin. Sette ministri si sono incontrati per deliberare sui prossimi passi da fare.
Berlino informerà i partner della NATO e dell'Unione Europea dei risultati dell'inchiesta e le prime reazioni di condanna da parte della cancelliera Merkel, delle autorità britanniche, della Casa Bianca e della presidente della commissione UE Von der Leyen non si sono fatte attendere. Il Cremlino, dal canto suo, ha precisato in un primo tempo di non aver ricevuto alcuna comunicazione ufficiale, per poi promettere piena collaborazione.
Il 44enne dissidente russo era stato ricoverato in coma a Omsk dopo essersi sentito male durante un trasferimento in aereo da Tomsk a Mosca il 20 agosto. Quarantotto ore dopo era stato trasferito a Berlino, dove negli ultimi giorni ha dato segnali di miglioramento anche se le sue condizioni rimangono serie, secondo un bollettino medico diffuso in prima serata. Già il 24 agosto i medici tedeschi avevano fatto sapere che i primi esami avvaloravano la tesi dell'avvelenamento.