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L'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) sta cercando di risolvere il dilemma tra la protezione del clima e la lotta contro la fame nel mondo. Un vertice sul tema è in programma, ma difficilmente otterrà risultati concreti, criticano ONG e ricercatori. L'influenza delle grandi aziende è troppo forte.Questo contenuto è stato pubblicato il 26 luglio 2021 - 11:29
Secondo l'ONU, 815 milioni di persone nel mondo soffrono la fame. La popolazione in crescita nell'emisfero sud necessita di sempre più cibo. Per aumentare il rendimento agricolo si utilizzano, ad esempio, fertilizzanti e pesticidi oppure si estendono le superfici coltivabili deforestando.
Sono pratiche che influenzano negativamente ambiente e clima che, sregolati, portano a loro volta a siccità e fame, come è attualmente il caso in Madagascar.
Un summit dell'ONU per risolvere il dilemma
Come devono cambiare agricoltura e alimentazione affinché si possa lottare contro fame e povertà salvaguardando al contempo clima e biodiversità? Secondo il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, è necessaria una trasformazione dei sistemi alimentari globali.
In collaborazione con il World Economic forum (WEF), l'ONU sta organizzando il quarto grande vertice sul sistema alimentare, in programma in settembre a New York. L'incontro intende fornire una risposta alla questione di come nutrire l'umanità nel contesto del riscaldamento climatico.
In vista del summit, un pre-summit è attualmente in corso a Roma (26-28 luglio).
Proteste
ONG come Public EyeLink esterno e SwissaidLink esterno criticano il summit: secondo loro, le grandi imprese agroalimentari hanno troppa influenzaLink esterno e prendono sempre più spazio nei processi delle Nazioni Unite.
"L'ONU perde legittimità", dichiara Simon Degelo, responsabile delle sementi e della biodiversità presso Swissaid. "È inquietante constatare che le agenzie delle Nazioni Unite mettano gran parte del processo di risoluzione dei problemi dell'alimentazione mondiale nelle mani delle imprese che hanno contribuito a provocarli."
Il summit è confrontato con un'opposizione a livello globale. Anche diversi scienziati svizzeri si sono uniti al boicottaggioLink esterno e numerosi politiciLink esterno pongono domande critiche al Governo federale.
"Rifiutare di discutere generalmente non porta a soluzioni", dice Patrick Dümmler del Think Tank economico Avenir Suisse. "Bisogna avere degli scambi per esaminare il problema da angolazioni differenti e trovare insieme soluzioni che coinvolgano tutti gli attori interessati".
Il presidente del Consiglio nazionale (camera bassa del Parlamento elvetico) ed esperto di politica estera Andreas Aebi, dell'Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice), vede le cose diversamente: "Un vertice dell'ONU può dare un contributo significativo. Secondo la mia esperienza nella politica estera, lo scambio di idee e la discussione tra le parti coinvolte sono sempre utili".
In definitiva, sono comunque gli attori nazionali che devono mettere in atto gli obiettivi e le decisioni di un summit. "Ritengo si essenziale che tutti partecipino al vertice su un piano di parità", conclude Aebi.
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