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BERNA - Il costruttore aeronautico nidvaldese Pilatus ha concluso con Riad un contratto di manutenzione della flotta saudita di PC-21. Il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE), che non era stato informato, sta esaminando il mandato: il fabbricante di aerei della Svizzera centrale potrebbe aver violato la Legge federale sulle prestazioni di sicurezza privata fornite all'estero (LPSP).
Stando al rapporto annuale dello scorso anno di Pilatus, il contratto, che risale appunto al 2017, prevede la manutenzione per un periodo di cinque anni di 55 apparecchi stazionati nella capitale saudita Riad.
La società non ha informato il DFAE dell'appalto, hanno indicato oggi vari giornali dell'editore Tamedia. Il Dipartimento ha avuto solo recentemente conoscenza delle attività di Pilatus in Arabia Saudita «sulla base di proprie ricerche», ha indicato il DFAE, contattato da Keystone-ATS, confermando le informazioni di stampa.
Secondo il Dipartimento diretto da Ignazio Cassis, le prestazioni fornite da Pilatus corrispondono a un sostegno logistico a forze armate. Il DFAE sta esaminando i dettagli dell'intesa e ha aperto una procedura di notifica.
«No comment» da Stans - Keystone-ATS ha chiesto una presa di posizione al gruppo di Stans (NW), che per ora non intende esprimersi. Lo farà a tempo debito, ha indicato.
Il mandato di Pilatus solleva interrogativi soprattutto in relazione al coinvolgimento di Riad nella guerra civile che insanguina lo Yemen sin dal 2015. Nello Stato dell'estremità meridionale della Penisola araba, il governo riconosciuto internazionalmente è in guerra contro i ribelli huti. L'Arabia Saudita guida una coalizione militare che bombarda regolarmente le loro postazioni dal cielo. Questi attacchi colpiscono anche la popolazione civile. Il conflitto, che finora ha causato la morte di 28'000 persone, per le Nazioni Unite rappresenta l'attuale maggiore catastrofe umanitaria a livello planetario.
Se vi fossero indizi secondo cui le attività di Pilatus potrebbero essere illegali, il DFAE può avviare una procedura di esame e, nel nel caso tali attività dovessero contrastare con gli obiettivi della LPSP, può vietarle.
Una violazione dell'obbligo di notificazione può essere sanzionata con una pena privativa di libertà di al massimo un anno e con una multa, indica la norma stessa.
La LPSP, che è entrata in vigore nel settembre del 2015, instaura l'obbligo di dichiarazione per le società che forniscono prestazioni di sicurezza oltre frontiera.
La necessità di regolamentare questo genere di imprese era apparsa evidente dopo le rivelazioni di stampa dell'agosto 2010 in merito alla costituzione di una holding a Basilea da parte di Aegis Defense Services. La società con sede centrale a Londra, fondata nel 2002, è uno dei maggiori gruppi di mercenari al mondo. In seguito all'entrata in vigore della legge, Aegis ha lasciato la Svizzera.
La LPSP obbliga le imprese svizzere che intendono fornire prestazioni di sicurezza all'estero a dichiararlo preventivamente alla Direzione politica del DFAE. Quest'ultima decide entro due settimane se l'attività notificata richieda l'avvio di una procedura di esame e se debba essere vietata.
La norma vieta in particolare il mercenarismo, vale a dire il reclutamento, la formazione e la messa a disposizione di personale in Svizzera e all'estero, nonché le attività che favoriscono gravi violazioni dei diritti umani. «Attualmente non vi sono indicazioni secondo cui Pilatus formi personale», ha indicato il DFAE a Keystone-ATS.
Lo scorso anno le notificazioni relative alla LPSP sono state 450, un terzo in più dell'anno precedente. Le autorità hanno aperto 18 procedure di esame, tre volte di più che nel 2016. In tredici casi i sospetti non sono stati confermati, in tre l'impresa ha rinunciato all'attività prevista dopo l'esame del DFAE e in due casi i progetti sono stati vietati.
Le pratiche di Pilatus suscitano biasimo nel mondo della politica. Interrogata dai giornalisti di Tamedia, la consigliera nazionale Corina Eichenberger-Walther (PLR/AG), specialista delle questioni di sicurezza, chiede un'inchiesta approfondita sul mandato ottenuto dal costruttore aeronautico. Il capogruppo dei Verdi Balthasar Glättli (ZH) auspica che le attività di Pilatus siano sospese fino al termine delle indagini e che DFAE e Segreteria di Stato dell'economia (SECO) adottino una politica più attiva nei confronti delle imprese a rischio.
Gli fa eco Lewin Lempert, del Gruppo per una Svizzera senza Esercito (GSsE). «Se persino le maggiori aziende dell'armamento ignorano l'obbligo di notificazione, la Confederazione deve ottenere competenze supplementari».