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BERNA - L'Ufficio federale dei trasporti (UFT) ha sporto denuncia penale nei confronti della compagnia ferroviaria BLS e dell'azienda di trasporti pubblici lucernese Verkehrsbetriebe Luzern (VBL). Le due imprese sono accusate di aver percepito sussidi troppo elevati, truffando così Confederazione e Cantoni.
In una nota odierna l'UFT informa di aver presentato una denuncia penale presso i competenti ministeri pubblici cantonali - Berna e Lucerna - nei confronti dei dirigenti delle due imprese. In entrambi i casi la principale ipotesi di reato è la truffa.
BLS, per diversi anni (dal 2013), non ha intenzionalmente inserito nei bilanci preventivi tutte le vendite di abbonamenti metà-prezzo nella comunità Libero nel canton Berna (ovvero l'equivalente dell'Arcobaleno in Ticino, ndr). I responsabili d'impresa di VBL, dal canto loro, hanno conseguito utili dal 2010 di cui non hanno reso conto ai committenti. Entrambi, precisa l'UFT, hanno di conseguenza ricevuto troppi sussidi.
Confederazione e Cantoni esigono ora la restituzione del denaro indebitamente incassato, compresi gli interessi dovuti a titolo di penalità. L'UFT ha infine invitato l'Autorità federale di sorveglianza dei revisori a verificare se negli ultimi anni gli uffici di revisione di BLS e VBL abbiano adempiuto adeguatamente ai propri compiti.
43,6 milioni e 16 milioni - Nel febbraio scorso la direzione di BLS aveva ammesso di non aver prestato sufficiente attenzione alle incongruenze nei ricavi sugli abbonamenti, che hanno consentito alla compagnia ferroviaria di intascare indebitamente 43,6 milioni di franchi di sovvenzioni pubbliche in un decennio. In quell'occasione il direttore dell'azienda bernese Bernard Guillelmon aveva promesso per il futuro processi di verifica duraturi.
BLS e Busland (della comunità tariffale Libero) avevano elaborato un accordo con l'UFT e i Cantoni interessati, che stabilisce un rimborso di 41,8 milioni di franchi per BLS e di 1,8 milioni per Busland. Gli importi dovevano essere imputati per intero all'esercizio 2019 delle due aziende.
Anche VBL, in marzo, aveva dichiarato che avrebbe restituito alle competenti autorità sovvenzioni ricevute in eccesso per un totale di circa 16 milioni di franchi.
I responsabili avevano allora sostenuto di aver agito in buona fede e nella convinzione di essere in regola nel ricevere tali sussidi. La città di Lucerna era già stata informata della restituzione.
Reazioni odierne - In una nota diramata già questa mattina, BLS indica di aver preso atto dei risultati dell'inchiesta e di "proseguire le misure di miglioramento già avviate. Inoltre, contribuirà a chiarire le questioni ancora in sospeso". Oggi l'impresa ha poi diffuso una sintesi del rapporto commissionato dal Consiglio di amministrazione nella primavera del 2020, allo scopo di far luce sulle lacune nella gestione della società.
A sua volta, il governo bernese afferma di aver preso atto della decisione dell'Ufficio federale dei trasporti. Il canton Berna - azionista di maggioranza con il 56% del capitale dell'azienda, mentre la Confederazione ne detiene il 22% e altri Cantoni sono in possesso di quote, ndr - aggiunge di essere già stato informato della perizia legale realizzata dalla società di consulenza PwC.
Dal canto suo, la Comunità tariffale lucernese (VVL) ha annunciato che presenterà nei prossimi giorni una denuncia penale nei confronti di VBL. VVL ricorda che, dopo la pubblicazione del rapporto esterno, l'insieme del cda di VBL ha rassegnato le proprie dimissioni.
VVL chiede ora all'esecutivo della Città di Lucerna di nominare quanto prima un consiglio di amministrazione ad interim e di concludere rapidamente una convenzione di restituzione dei 16 milioni di franchi percepiti in eccesso. Il rapporto mostra che l'azienda di trasporti pubblici lucernese si è volutamente strutturata sotto forma di holding per intascare maggiori sovvenzioni di quanto le erano dovute.
Oggi, la direzione di VBL ha dichiarato che è pronta a cooperare con la giustizia e in tutta trasparenza. L'inchiesta consentirà di chiarire la situazione, ha aggiunto.
Vicenda AutoPostale - I casi odierni rimandano alla vicenda di AutoPostale, scoppiata nel febbraio 2018. Nell'ambito di una revisione, l'UFT aveva infatti scoperto che la filiale della Posta aveva percepito dal 2007 al 2015 sovvenzioni in eccesso per circa 90,9 milioni di franchi.
In seguito alla vicenda, l'UFT ha attuato un nuovo sistema di controllo. L'obiettivo è di verificare in modo più rigoroso gli importi corretti e la distribuzione di sovvenzioni.