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Le Ferrovie federali svizzere sono pronte a sospendere le misure di risanamento a patto che i dipendenti di FFS Cargo a Bellinzona, in sciopero da quasi una settimana, riprendano il lavoro.
Il sindacato del personale dei trasporti ha accolto la proposta con soddisfazione. Il comitato di sciopero ha tuttavia annunciato di voler continuare la contestazione. Gli operai si pronunceranno giovedì.
Le Ferrovie federali svizzere (FFS) sono pronte a dialogare con tutte le parti coinvolte per spiegare le ragioni che hanno spinto la direzione dell'azienda e il suo consiglio di amministrazione ad adottare misure di risanamento.
Per Andreas Meyer, direttore delle FFS, è necessario ragionare a mente fredda sulla situazione. Una tavola rotonda è tuttavia possibile solo se i lavoratori decidono di parteciparvi.
«Dal canto nostro, siamo disposti a sospendere i provvedimenti di ridimensionamento già in corso nella filiale Cargo in Ticino, purché gli operai riprendano a lavorare», ha precisato dopo un incontro a Berna con una delegazione del governo ticinese e col ministro dei trasporti Moritz Leuenberger.
«Al momento - ha affermato Meyer - le officine di Bellinzona hanno scelto di isolarsi ed è necessario fare un passo indietro». L'ex regia federale sarebbe pronta a mettere le carte in tavola, illustrando anche le alternative studiate.
Anche Moritz Leuenberger ha sottolineando l'importanza di evitare un'ulteriore «escalation» della situazione. «L'agitazione in corso a Bellinzona - ha detto il consigliere federale - rischia di fare solo dei perdenti, i lavoratori e le stesse FFS Cargo».
Soluzione entro due mesi?
Il dialogo dovrà tuttavia essere avviato in tempi brevi. L'azienda ha impegni con i propri clienti, ha rammentato Meyer: «Se non c'è uno sblocco della situazione, bisognerà trovare alternative». Qualora si dovesse avviare una discussione costruttiva, il direttore delle FFS spera di poter liquidare l'intera questione in due mesi.
Meyer ha poi ribadito che il ridimensionamento a Bellinzona non ha nulla a che fare con la qualità del lavoro fornita dagli operai, sostenendo che per garantire un futuro al capoluogo ticinese sono necessari 50 milioni di franchi. Una somma che l'azienda - vista la situazione finanziaria attuale - non può mettere a disposizione. «Gli investimenti necessari per Yverdon, nel canton Vaud, sono invece inferiori», ha aggiunto.
Tale cifra è stata contestata dal capo del Dipartimento del territorio del Canton Ticino, Marco Borradori, il quale ha parlato di investimenti inferiori ai dieci milioni. La presidente del governo ticinese, Patrizia Pesenti, ha ad ogni modo dichiarato di essere d'accordo con l'offerta delle FFS, affinché si possa avviare un dialogo su nuove basi. Tuttavia, ha insistito, il governo chiede il ritiro delle misure di risanamento.
«Le officine di Bellinzona hanno un significato storico e simbolico per il Ticino», ha osservato Borradori, aggiungendo di non capire come si possa ridimensionare un simile sito situato sul corridoio ferroviario più importante d'Europa.
Giovedì la decisione sullo sciopero
Il sindacato del personale dei trasporti SEV ha accolto con soddisfazione l'annuncio della sospensione delle misure di ristrutturazione di FFS Cargo. «È un passo nella giusta direzione», ha detto il suo portavoce, Peter Moor.
Tale decisione potrebbe però essere giudicata insufficiente dai lavoratori delle Officine di Bellinzona, in sciopero da venerdì 7 marzo. I dipendenti chiedono infatti il ritiro completo del piano di ristrutturazione, e non una semplice sospensione.
Secondo il sindacato, è indispensabile che le FFS rinuncino a tutti i progetti annunciati, che concernono - oltre a Bellinzona - anche i siti di Friburgo, Bienne e Basilea.
Il comitato di sciopero ha indicato di voler proporre all'assemblea di giovedì il prosieguo del movimento contestatorio. Seppur aperto al dialogo, il comitato ha in effetti evidenziato che in passato il Ticino è stato confrontato troppo spesso ai volta faccia delle FFS.
Intanto, lo slancio di solidarietà attorno alle Officine di Bellinzona non si placa. Mercoledì, la Città di Lugano ha offerto un sostegno di 80'000 franchi e l'esecutivo di Bellinzona ha promesso 100'000 franchi.
swissinfo e agenzie
Lo sciopero FFS in Parlamento
Il Consiglio nazionale terrà, probabilmente mercoledì 19 marzo, un dibattito urgente sulle difficoltà di FFS Cargo e l'annunciata soppressione di posti di lavoro, in particolare a Bellinzona e a Friburgo.
La Camera del popolo ha infatti accolto mercoledì senza opposizione due mozioni d'ordine in questo senso dell'Unione democratica di centro (UDC) e del popolare democratico Meinrado Robbiani.
Tutte le formazioni politiche hanno sostenuto l'opportunità e l'urgenza di procedere a questo dibattito, «non tanto per fare il processo alle FFS - ha dichiarato Robbiani - ma per poter affrontare il problema alla radice». Le autorità federali, ha aggiunto, devono affrontare il problema, dato che certe loro decisioni hanno contribuito a creare la crisi attuale.
A nome dell'UDC, il deputato Ueli Maurer ha dichiarato che il dibattito urgente permetterà anche di ottenere una presa di posizione del Consiglio federale, visto che è coinvolta un'azienda che «appartiene ancora alla Confederazione».
Anche la sinistra ha sostenuto l'organizzazione di un dibattito urgente. Ma si tratterà di parlare dei problemi di fondo, per esempio del fatto che la politica continua a favorire la strada a scapito della ferrovia, ha rilevato l'ecologista Josef Lang.