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Di fronte alla prospettata chiusura di centinaia di uffici postali, il Sindacato della Comunicazione sta valutando il lancio di un'iniziativa popolare per garantire un servizio di base che continui a coprire tutta la Svizzera. Il Partito socialista potrebbe associarsi all'impresa.Questo contenuto è stato pubblicato il 06 aprile 2001 - 15:10
Per finanziare il mantenimento o - perché no - il miglioramento di una rete intatta, il sindacato continua a puntare sul sussidio pubblico. Per un servizio di qualità esige il mantenimento del monopolio della Posta e chiede al Consiglio federale di prendere le distanze da «una politica oltranzista di liberalizzazione del mercato postale». Esso caldeggia pure nuove fonti d'introiti, sostenendo quindi il progetto di costituire una banca postale.
In una conferenza stampa a Berna, la direzione del sindacato ha annunciato venerdì la decisione di elaborare il testo di un'iniziativa popolare e di cercare possibili associati in vista del lancio eventuale.
Il Partito socialista ha subito risposto presente: la direzione del partito - indica una nota - si occuperà della questione mercoledì prossimo. Il PS si dice favorevole all'iniziativa, poiché essa «s'iscrive nella stessa linea già espressa dal suo congresso in ottobre, sulla necessità di un servizio pubblico rispettoso dei bisogni economici e sociali» del paese.
Durante la recente sessione parlamentare di Lugano, i socialisti avevano auspicato una revisione della legge sulla posta. Si tratta di ancorare nella legge il principio «un comune, un ufficio postale», aveva affermato il 21 marzo in Consiglio nazionale il grigionese Andrea Hämmerle, che ha depositato una mozione in questo senso. Per far fronte a una parte degli oneri di questo servizio postale universale, la Confederazione dovrebbe sobbarcarsi 100 milioni di franchi l'anno.
La Posta aveva annunciato lo scorso 19 gennaio la chiusura di 700-900 uffici non redditizi nei prossimi cinque anni, con la soppressione di circa 500 impieghi. La rete degli uffici postale è deficitaria per mezzo miliardo di franchi l'anno e il «gigante giallo» spera così di ridurre i costi di 100 milioni.
A fare le spese della riorganizzazione dovrebbero essere soprattutto i Grigioni, il Giura e il Vallese, dove sarebbe colpito dalle misure il 70 per cento degli uffici postali. Ma anche il Ticino non sarebbe graziato: è infatti destinata a scomparire quasi la metà degli attuali uffici.
swissinfo e agenzie
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