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Paesaggi scolpiti dal ghiaccio
Rivista numero 79 – Luglio-Agosto 2010
Paesaggi scolpiti dal ghiaccio
di Danilo Pagnutti
Per secoli l’uomo ha osservato con meraviglia e sconcerto lo spettacolo offerto da alcuni paesaggi naturali: enormi massi disseminati nelle campagne, profondi solchi scavati nella roccia, strane colline e depressioni in zone pianeggianti. L’opinione corrente attribuiva quelle anomalie al diluvio universale. Fu solo agli inizi dell’Ottocento che il naturalista svizzero Jean Louis Agassiz trovò la soluzione dell’enigma. Quei fenomeni, che in passato erano stati attribuiti al diluvio, erano in realtà il prodotto del lento incedere dei ghiacciai che scivolavano a valle. Lo scienziato svizzero fu il primo a suggerire l’ipotesi che in tempi remoti la Terra fosse interamente coperta di ghiaccio. Dapprima questa idea fu messa in ridicolo: chi poteva credere che un tempo le aree occupate da Milano, Parigi e Londra fossero coperte da uno spesso strato di ghiaccio? Eppure Jean Louis Agassiz e i suoi discepoli riuscirono a dimostrare che era stato il ghiaccio a modellare il paesaggio terrestre, dandogli il suo aspetto attuale. Per ragioni ancora sconosciute, milioni di anni or sono il clima della Terra si raffreddò. Come conseguenza, vi furono alcune glaciazioni successive, durante le quali la massa di neve e ghiaccio accumulata in inverno non riusciva a sciogliersi durante l’estate. I ghiacciai si estesero su enormi zone del globo. Lo strato di ghiaccio avanzò e si ritirò varie volte, a seconda delle fluttuazioni del clima, provocate probabilmente da cambiamenti dell’irradiazione solare.
Nel corso dei secoli i ghiacciai si ritirarono, ma sulla cima di alcune grandi montagne rimane il retaggio di quelle ere: grandi bacini collettori naturali, dove la neve si accumula e si trasforma in ghiaccio, finché diventa sufficientemente pesante per iniziare un lento viaggio verso il fondovalle, colando dal bordo inferiore del bacino. Mentre scivola fuori, il ghiaccio allarga la depressione fino a formare una cavità circolare, detta circo. A volte scava tre o piú circhi sui fianchi di un picco arrotondato, trasformandolo in una piramide aguzza. Probabilmente il Cervino si è formato in questo modo. Uscendo dal bacino, il ghiaccio è spinto in avanti dalla pressione retrostante e attirato verso il basso dalla forza di gravità. Nella sua discesa a valle può creare depressioni, scorrere sul piano e perfino superare lievi pendii; quando fonde, le depressioni che ha creato possono riempirsi d’acqua, formando laghi, che si susseguono l’uno l’altro come grani di un rosario.
I ghiacciai modificano le regioni che attraversano, tendendo a rendere piú diritte e larghe le valli: quelle di origine glaciale si riconoscono facilmente per il loro profilo a U, che contrasta col profilo a V della maggior parte delle valli scavate dai fiumi. La vallata dove scorre il ghiacciaio principale viene scavata molto piú rapidamente di quella di un ghiacciaio secondario; se il ghiaccio fonde, le valli minori possono rimanere sospese anche centinaia di metri sopra la vallata principale. In questo modo i torrenti, che scendono dalle valli sospese, creano cascate che rendono ancor piú spettacolare lo scenario montano.
Una volta che il ghiacciaio si è formato, tende ad autoconservarsi. Al passaggio di venti umidi, il freddo può provocare la condensazione del vapore e far cadere altra neve. Se l’aria non è fredda a sufficienza per nevicare, si formano nubi che schermano il ghiacciaio e lo difendono dai raggi del sole. L’aria fredda della montagna produce anche forti correnti discendenti, che allontanano l’aria calda e mantengono freddo il ghiacciaio. Quando la neve raggiunge uno spessore di circa 30 metri, il suo stesso peso comprime gli strati inferiori e forma neve granulosa. Se la neve continua a cadere e ad accumularsi, la neve sottostante fonde per effetto della pressione, poi gela di nuovo formando il cosiddetto ghiaccio compatto, trasparente, di colore azzurro-verdastro, la cui densità è in genere venti volte maggiore di quella della neve fresca. Qualcosa di nuovo accade quando lo strato di ghiaccio e neve si avvicina ai 100 metri di spessore: la massa semisolida inizia allora a scorrere e i pendii accelerano il movimento del ghiacciaio. Sul fondo del ghiacciaio si verificano pressioni enormi, anche piú di tre tonnellate per decimetro quadrato, pressioni che trasformano il ghiaccio in una sostanza fluida.
I ghiacciai possono anche rotolare su cuscinetti a sfere naturali: tra i singoli cristalli si formano sottili fratture, che rompono il ghiaccio in frammenti di circa un centimetro di diametro. Su questi frammenti il ghiacciaio può scivolare allo stesso modo in cui si scivola se si mette il piede su alcune biglie; ma mentre gli strati inferiori del ghiaccio diventano plastici e scorrono, quelli superiori, sottoposti a pressioni minori, rimangono fragili. Col movimento alcune zone degli strati di ghiaccio si spezzano, formando crepacci profondi oltre 30 metri. Essi hanno normalmente una forma arcuata, con la convessità rivolta a valle. Questo accade perché i ghiacciai, come i fiumi, scorrono piú rapidamente al centro che ai lati, dove l’attrito con le pareti della valle rallenta la loro corsa. Ne risulta che il centro di un crepaccio, che attraversa un ghiacciaio, sopravanza rapidamente i suoi bordi. I crepacci costituiscono in genere pericolosissime trappole per gli alpinisti e per gli sciatori, in quanto la neve fresca può mimetizzare una zona cosparsa di crepacci con una crosta tenera che, a volte, si spalanca sotto i piedi di una persona senza alcun preavviso.
La Commissione Glaciologica Svizzera – la cui fondazione risale al 1869 – tiene sotto attenta osservazione i movimenti e la densità dei ghiacciai, quali indicatori della tendenza generale del clima. Negli ultimi anni si è constatata una generale riduzione dei ghiacciai sia in lunghezza sia in volume, anche se si possono evidenziare sensibili differenze fra le varie regioni. Durante il periodo di osservazione 2004/2005, degli 87 ghiacciai presi in esame, 79 si sono ritirati e 7 sono rimasti stazionari. La diminuzione piú marcata si è verificata nel ghiacciaio del Trift (Canton Berna) ritiratosi di ben 216 metri.
Nonostante lo scioglimento dei ghiacciai rappresenti un’indubbia minaccia e la loro ritirata stia avvenendo in modo sensibilmente rapido, conviene ricordare che negli ultimi secoli i dati relativi a questo fenomeno hanno già subito grosse fluttuazioni. L’attuale periodo di surriscaldamento è però il primo in cui, oltre alle cause naturali, l’azione dell’uomo è un fattore aggiuntivo non secondario.