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Un blocco generalizzato e l'inizio di una regressione hanno marcato, secondo Adrien-Claude Zoller, la terza sessione del Consiglio dei diritti umani che si conclude questa settimana a Ginevra.
L'esperto di diritti dell'uomo, che saluta gli sforzi della Svizzera, avverte che l'istituzione effettiva del nuovo organo dell'ONU necessiterà di parecchi anni.
Adrien-Claude Zoller e la sua organizzazione «Ginevra per i diritti umani» offrono una formazione per le ONG (Organizzazioni non governative) e i diplomatici che si occupano di diritti fondamentali in seno alle Nazioni Unite. Un tema che l'esperto segue da quasi vent'anni.
swissinfo: Il Consiglio dei diritti umani è ad un vicolo cieco. Come spiega questa situazione?
Adrien-Claude Zoller: I dibattiti attuali assomigliano a quelli del periodo della Guerra fredda. A differenza del passato però, quando il tema era totalmente marginale, le discussioni si focalizzano sulla questione dei diritti dell'uomo.
Permaniamo tuttavia in una fase di ricomposizione delle relazioni multilaterali e i negoziati restano difficili, indipendentemente dall'ambito o dall'organizzazione interessata.
I paesi del Sud speravano inoltre che la riforma del sistema dell'ONU avrebbe portato ad una migliore rappresentatività in seno al Consiglio di sicurezza. Questa riforma è però completamente fallita.
Ragione per la quale la creazione del Consiglio dei diritti umani - il cui statuto è più elevato di quello dell'ex Commissione - ha offerto al Movimento dei Non-Allineati (un'organizzazione internazionale di oltre 100 stati che si considerano non allineati con o contro le principali potenze mondiali, ndr) l'opportunità di sviluppare uno spazio di contro-potere.
swissinfo: Ma questo confronto Nord-Sud in seno ad un organo che si occupa delle libertà pubbliche, non oppone in realtà delle democrazie a dei regimi autoritari?
A-C. Z.: Il Consiglio non ha ancora abbordato nella sostanza i diritti umani. È però evidente che pure alcuni Stati, in particolare i leader del Movimento dei Non-Allineati, tentano di evitare che i meccanismi efficaci dell'ex Commissione dei diritti umani - come ad esempio i relatori speciali - siano mantenuti in seno al Consiglio.
Questi paesi figurano principalmente nell'Organizzazione della conferenza islamica, un'organizzazione che controlla interamente il Movimento dei Non-Allienati con l'appoggio della presidenza attuale: Cuba.
Siccome sono maggioritari in seno al Consiglio, possono imporre il loro potere in qualsiasi momento, ciò che hanno già iniziato a fare e che rischiano di fare sempre di più.
È inoltre innegabile che il gruppo maggioritario abbia già posto dei paletti sul futuro dei negoziati, in particolare sulle procedure speciali. Le decisioni finali non sono ad ogni modo ancora state prese.
swissinfo: I paesi europei e latinoamericani non hanno ancora reagito?
A-C. Z.: Prima di poter reagire bisognerebbe aver presente che l'istituzione del Consiglio necessiterà di parecchi anni. Questo proprio a causa della difficoltà di portare avanti i negoziati nel contesto internazionale attuale.
Inoltre, fintanto che l'Unione europea non prenderà le distanze dagli Stati Uniti sulla questione di Guantanamo, dei voli segreti o della tortura, non avrà la credibilità necessaria per convertire la maggioranza del Consiglio.
swissinfo: La Svizzera si è impegnata molto nella creazione del Consiglio. Quale ruolo svolge attualmente?
A-C. Z.: La diplomazia elvetica continua a sviluppare iniziative innovative, come la proposta di riunire gli Stati di differenti gruppi regionali attorno ad un tema specifico. La Svizzera deve continuare in questa direzione.
swissinfo: L'istituzione laboriosa del Consiglio ha delle conseguenze concrete sul terreno?
A-C. Z.: Il vuoto di protezione che si è creato è più importante del previsto. Lo statuto e il ruolo dei relatori speciali , ad esempio, sono stati rinegoziati: le loro chiamate telefoniche ai governi in favore delle vittime di violazioni dei diritti umani non hanno più effetto. In passato invece, queste chiamate hanno potuto salvare delle vite umane.
swissinfo, intervista di Frédéric Burnand, Ginevra
(traduzione e adattamento: Luigi Jorio)
In breve
Durante la terza sessione del Consiglio dei diritti umani dell'ONU - che si è svolta dal 29 novembre all'8 dicembre - è stata adottata una risoluzione che propone un «codice di condotta» per i relatori speciali (esperti indipendenti) per i diritti umani.
Il 12 dicembre, il Consiglio si riunirà per una terza sessione speciale per parlare della crisi in Darfur (Sudan).
La quarta sessione è programmata dal 12 marzo al 6 aprile 2007. Al termine di questo incontro, gli Stati membri dovrebbero presentare un accordo sui meccanismi del Consiglio, tra cui una periodica valutazione del lavoro svolto dal nuovo organo.
I 47 membri del Consiglio
Africa (13 seggi): Algeria, Camerun, Gibuti, Gabon, Ghana, Mali, Isole Mauritius, Marocco, Nigeria, Senegal, Africa del sud, Tunisia e Zambia.
Asia (13 seggi): Bangladesh, Bahrain, Cina, India, Indonesia, Giappone, Giordania, Malesia, Pakistan, Filippine, Corea del sud, Arabia saudita e Sri Lanka.
America latina e Carabi (8 seggi): Argentina, Brasile, Cuba, Ecuador, Guatemala, Messico, Perù e Uruguay.
Europa dell'Est (6 seggi): Azerbaijan, Repubblica ceca, Polonia, Romania, Russia e Ucraina.
Europa centrale e altri paesi (7 seggi): Canada, Finlandia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Svizzera e Gran Bretagna.