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Gli Yámana, detti anche Yaghan, erano una delle più importanti tribù fuegine, insediata nella zona più meridionale della Terra del Fuoco ed in particolar modo nella zona di Capo Horn. Questo è il nome che porterà la mia imbarcazione.
Il nome “Yamana”, quello con cui questa tribù si riconosce, significa semplicemente “gente”. Il nome “Yaghan”, oggi molto diffuso, fu invece dato da uno dei primi missionari, Thomas Bridges, che lo prese dal nome degli abitanti della zona del canale Murray (Yahgashagalumoala, letteralmente “popolo della montagna-valle-canale”; il nome, inizialmente riferito solo a quella specifica zona, in seguito andò ad indicare l’intero popolo.
L’origine degli Yámana è ancora oggi incerta, ma sembra che provenissero dal litorale cileno meridionale; a quei tempi erano un popolo ben attrezzato per la pesca, per la caccia e per la navigazione. Gli Yámana occuparono i canali della frastagliata Terra del Fuoco circa 6000 anni fa, dopo che le ultime tracce della glaciazione si erano attenuate e si erano riformate fitte foreste di faggi australi.
Le tradizioni degli Yamana furono descritte principalmente dai missionari, tra i quali fu particolarmente importante Lucas Bridges, che visse la sua gioventù in mezzo a loro, nella seconda metà del XIX secolo, descrivendoli anni dopo nelle sue memorie “Ultimo confine del mondo”.
Verso la fine del XVIII secolo accadde un fatto storico che inciderà non poco sulle possibilità di sviluppo e di sussistenza dell’intero popolo: i nordamericani e gli europei iniziarono, in quel periodo, a cacciare talmente intensamente i mammiferi marini e le otarie, tanto da provocarne quasi un’estinzione in breve tempo.
Una delle conseguenze di questo rapido sovrasfruttamento di risorse naturali fu una alterazione dell’ecosistema con conseguenze catastrofiche per gli Yámana, che basavano tutte le loro risorse di sussistenza proprio su quegli animali.
Inoltre, i coloni, per una serie di motivi economici, introdussero nella Terra del Fuoco molte specie animali estranee, come ad esempio i conigli e i castori: i primi rasarono l’erba e colonizzarono in massa il territorio, i secondi alterarono l’ambiente acquatico con le loro dighe e la mutilazione degli alberi.
All’arrivo di Darwin gli Yaghan erano tremila, ma a causa delle epidemie furono rapidamente sterminati; nel 1884 erano solo mille, e in quello stesso anno calarono a circa quattrocento a causa di un’epidemia di morbillo. Nel 1908 erano rimasti 170, mentre a fine novembre 1932 ne rimanevano solo 43, meticci compresi.
Attualmente, dopo la morte di Acuña Calderón (12 ottobre 2005), l’unica purosangue Yaghan rimasta è la sua sorellastra Cristina Calderón.
L’incontro con Darwin
Nel diario di Charles Darwin vennero descritti con una certa accuratezza gli indios Yamana, incontrati la prima volta l’8 dicembre 1832 durante un viaggio dell’HMS Beagle.
Gli Yámana apparvero a Darwin come esseri inferiori, selvaggi, sudici, spesso dediti all’antropofagia e fermi nel loro sviluppo evolutivo. Darwin annotò, nel suo diario (1832), che gli Yámana si esprimevano in un linguaggio non articolato e che non possedevano abiti e nemmeno abitazioni proprie; insomma, parevano non appartenere al genere umano:
Com’è totale la differenza tra il selvaggio e l’uomo civilizzato! Essa è più grande di quella che esiste fra un animale selvatico e uno domestico. Io credo che se si frugasse tutto il mondo non si troverebbe un più basso grado di umanità.
In realtà l’esperimento antropologico effettuato dal capitano della nave, Robert FitzRoy, dimostrò parzialmente il contrario, dato che i tre giovani Fuegini (York Minster, Fuegia Basket e Jemmy Button) portati in Inghilterra nel 1830 e rieducati secondo i metodi europei mostrarono sorprendenti capacità culturali, di adattamento e di apprendimento; purtroppo due anni dopo, una volta riaccompagnati nello loro terre di origine, i tre ripresero la loro esistenza precedente.
Fonte: Wikipedia