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Domani sera sarà ancora l’erba di Wembley a scegliere la seconda finalista di Euro 2020. Due candidate, Inghilterra e Danimarca, per una sfida meno scontata di quanto potrebbe sembrare. È dagli anni Novanta che le due selezioni non raggiungono più l’ultimo quartetto della competizione continentale. Nel 1992, addirittura, la Danimarca scrisse una favola che, nel calcio moderno, soltanto la Grecia ha saputo replicare 12 anni più tardi: invitata all’ultimo momento per l’esclusione dell’allora Jugoslavia, la squadra di Peter Schmeikel e Brian Laudrup passò di sorpresa in sorpresa fino al successo per 2-0 in finale contro la Germania. L’Inghilterra ci provò quattro anni più tardi, proprio a Wembley, ma le andò male, fermata dalla Germania in semifinale ai rigori per un errore, guarda caso, di Gareth Southgate, attuale c.t. di sua Maestà.
Entrambe ci riprovano, con la consapevolezza di avere in mano carte vincenti. L’Inghilterra, dai Mondiali 1966 a oggi non ha mai avuto una rosa tanto forte. Southgate ha costruito un’intelaiatura molto solida ed equilibrata, che non segna molto (a parte il 4-0 rifilato all’Ucraina nei quarti), ma che in compenso concede pochissimo (Pickford è l’unico portiere dell’Europeo ancora imbattuto). Adesso che anche Harry Kane sembra essersi definitivamente sbloccato (tre reti tra ottavi e quarti), ai tifosi dei Leoni tutto sembra possibile.
Sull’altro fronte, c’è una Danimarca che pare la fotocopia di quella del 1992. In termini assoluti, forse quella diretta da Richard Möller Nielsen possedeva maggior talento, ma il gruppo di Kasper Hjulmand possiede uno spirito capace di scavalcare le montagne. Intanto, la Danimarca è la prima Nazionale ad aver superato la fase a gironi (e quindi la prima ad aver raggiunto la semifinale) dopo due sconfitte nelle prime due partite. Il malore che ha colpito Christian Eriksen nel corso della sfida inaugurale con la Finlandia, ha contribuito a cementificare uno spirito di gruppo che balza agli occhi di chiunque guardi una partita di questa Nazionale. Schmeichel figlio e compagni scendono in campo per il loro Paese, per loro stessi, ma più ancora per Eriksen. Se a questo spirito si aggiunge una buona dose di talento e un impianto di gioco solido, chiaro e pure divertente, ben si capisce il motivo per cui sono in molti a sperare che il miracolo del 1992 possa ripetersi.
Secondo le indicazioni della vigilia, Southgate dovrebbe puntare su Saka al posto di Foden nel tridente alle spalle di Harry ”Hurricane” Kane, mentre Hjulmand sembra intenzionato a rinunciare ancora a Poulsen per far spazio a Dolberg, autore di tre reti nella fase a eliminazione diretta.