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"Rimanere nell'Ue non è un'opzione" perché "il popolo ha votato per uscirne". Così Theresa May stamattina durante un'audizione in commissione parlamentare sulla Brexit.
Pressata da alcuni deputati a dire cosa accadrebbe se l'accordo di divorzio da lei sottoscritto a Bruxelles fosse rigettato a Westminster, la premier si è poi limitata a dire che "vi sarebbero misure pratiche" da prendere senza dare dettagli.
Mentre ha glissato sui rischi di un no deal, insistendo che ora è tempo di "focalizzarsi sull'accordo" sul tavolo.
"Qualunque tentativo di estendere l'articolo 50", ossia di prorogare i termini del negoziato con l'Ue oltre la data fissata del 29 marzo 2019, o di promuovere "un secondo referendum" rappresenta solo un tentativo di "frustrare la Brexit", ha ribadito più avanti la premier.
May ha quindi ripetuto ancora una volta che l'accordo da lei raggiunto "è l'unico" sul tavolo ed "è giusto per gli interessi del Regno Unito" poiché "rispetta" il risultato del referendum del 2016 e allo stesso tempo "protegge i posti di lavoro" britannici dal rischio dei contraccolpi economici del divorzio, sottolineando come anche Bruxelles escluda rinegoziazioni.