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Diciotto mesi di detenzione sospesi condizionalmente, poiché riconosciuto colpevole di messa in pericolo della vita altrui e lesioni semplici. Ma prosciolto dagli altri capi d'imputazione. Sono gli estremi della condanna inflitta lunedì dalle Criminali di Locarno (giudice Amos Pagnamenta) al 49enne ticinese che aveva vessato la moglie, una donna sudamericana di una decina di anni più giovne che anche dopo il matrimonio aveva continuato a prostituirsi. Il marito – un uomo intellettualmente limitato, succube della madre e difeso dall'avvocato Niccolò Giovanettina – era accusato fra l'altro di pratiche feticistiche pregiudizievoli della salute della consorte.
Per lui l'accusa, sostenuta dalla procuratrice pubblica Chiara Borelli, prefigarava anche reati di natura sessuale, che però non sono stati riconosciuti poiché non suffragati da elementi sufficientemente certi. Anche per questo motivo l'entità della condanna si è ridotta drasticamente rispetto ai 6 anni e 6 mesi chiesti dal magistrato. In proiezione, l'imputato dovrà comunque seguire un trattamento ambulatoriale.