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14 luglio 2006 - 29 ottobre 2006, Heleneum - Lugano
La prima esposizione del ciclo Altrarti è intitolata Wagan, Arte e musica del Sepik. Si compone di 46 opere provenienti dalla Collezione Brignoni del MCL, dalla Collezione Schäfer della Regione Lombardia in deposito ai Musei Civici di Como (MCC), dal Musée d’Ethnographie di Ginevra (MEG), dalla Collezione Dinz Rialto del Museo degli Sguardi di Rimini (MSR) e da una collezione privata di Rovigo, già Collezione Hruska. Tutte le opere provengono dalla Nuova Guinea e sono state raccolte sul campo, o acquistate da intermediari, in un periodo che va dalla fine dell'Ottocento alla metà del Novecento.
Wagan è un termine polisemico che giocava un ruolo di grande importanza nel sistema di classificazione dei popoli della media Valle del Sepik: era il nome dello spirito ancestrale dei clan quando possedeva lo sciamano e parlava attraverso di lui e, dunque, per analogia, era anche il nome stesso dello sciamano; era lo spirito che dava ascolto alle preghiere degli uomini, ed era il grande tamburo a fessura la cui "voce" ritmata era addirittura accreditata come un essere dotato di volontà autonoma. Spesso il grande tamburo a fessura era associato alla canoa, cui assomiglia molto nelle forme, e in quanto legati all'idea di forza generatrice, i waganerano connessi all'acqua ed erano evocati in parecchie cerimonie che avevano a che fare col rinnovamento periodico delle cose.
Personificazioni dei wagan erano anche i sedili cerimoniali chiamati teket, intorno ai quali si riuniva l'assemblea degli anziani, per registrare le genealogie e prendere le decisioni più importanti che riguardavano la comunità. Legati al complesso ideologico del wagan erano, anche i cosiddetti "ganci", sculture che erano assicurate a una trave della casa e fatte penzolare liberamente dal soffitto per appendere gli oggetti di distinzione che appartenevano ai membri del clan. I ganci di maggiori dimensioni raffiguravano entità di grande rilievo mitico e culturale ed erano oggetto di particolare venerazione.
Nel percorso di scoperta che ci presentano le opere in esposizione il filo conduttore è l'idea che in una cultura semplice "tutto si tiene": che arte, mito, letteratura, musica e danza fanno parte dello stesso insieme del rito e dell'organizzazione sociale, in una concezione organicistica e immanente che permetteva agli individui, e alle culture, di vivere in profonda armonia con l'ambiente e con la storia. In esposizione vi sono pure strumenti musicali provenienti dalla regione del Sepik. La loro decorazione richiama in maniera evidente forme umane e animali che rappresentano antenati e spiriti protettori: le vibrazioni e i suoni emessi da flauti e tamburi, riccamente scolpiti e dipinti, sono considerati la voce stessa degli spiriti, onnipresenti nei contesti cerimoniali come nella vita di tutti i giorni. Si tratta di opere che svolgevano un ruolo di grande rilievo nella cultura dei popoli del Sepik ed erano oggetto di grandi attenzioni. La loro funzione principale era quella di emettere vibrazioni e melodie che modificavano la comune percezione sonora dell'ambiente. Il loro suono era necessario affinché si manifestassero in Terra gli universi virtuali del rito.