Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/75986

<h2>SubmittedText<h2><p>L'omicida di Höngg era noto alle forze dell'ordine come attivista anti-WEF incline alla violenza.</p><p>A questo proposito il Consiglio federale è invitato a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Quanti attivisti anti-WEF sono ancora incorporati nell'esercito svizzero?</p><p>2. Quanti di loro sono detentori di un'arma assegnata loro dall'esercito?</p><p>3. Quali provvedimenti intende adottare il Consiglio federale per assumere il controllo di questo potenziale di violenza?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>I controlli di sicurezza relativi alle persone previsti dalla legge federale del 21 marzo 1997 sulle misure per la salvaguardia della sicurezza interna (RS 120) riguardano soltanto i militari che hanno accesso a informazioni, materiali o impianti classificati. Essendo questo il mandato previsto dalla legge, si può sottoporre a controlli di sicurezza soltanto una parte dei militari. Attualmente non esistono basi legali che permettono di affidare all'esercito attività di ricerca, rilevamento e controllo - su tutto il territorio nazionale - del rischio potenziale di abuso dell'arma di servizio.</p><p>Fatta questa premessa, il Consiglio federale risponde alle domande come segue:</p><p>1./2. Nell'ambito dei controlli di sicurezza summenzionati, il servizio specializzato competente del DDPS identifica un numero limitato di militari che, a determinate condizioni, potrebbero potenzialmente diventare violenti. Il fatto che questi militari siano attivisti anti-WEF violenti non è necessariamente rilevante per l'esercito. Se l'entità della pena o il reato è tale da rendere l'autore integralmente o parzialmente intollerabile per l'esercito, vengono applicati i provvedimenti previsti dalla legge, indipendentemente da un controllo di sicurezza (cfr. art. 21 della legge federale sull'esercito e sull'amministrazione militare e art. 66 OOPSM).</p><p>Il Consiglio federale non può quindi fornire cifre in risposta alle domande poste dall'autore. Per una risposta esaustiva, dovrebbero essere messi a disposizione del DDPS i dati sugli attivisti anti-WEF violenti registrati nel sistema informatizzato per il trattamento dei dati relativi alla protezione dello Stato (ISIS) del DFGP. Tali dati andrebbero confrontati con quelli sui militari incorporati nell'esercito svizzero. In alternativa il DFGP potrebbe verificare, nell'ambito di controlli di routine, quali dei 220 000 militari incorporati nell'esercito sono registrati nel sistema ISIS. Il Consiglio federale è dell'avviso che entrambe le soluzioni non siano praticabili per motivi di protezione dei dati e che richiedano un dispendio amministrativo sproporzionato.</p><p>3. Il capo del DDPS ha istituito il gruppo di lavoro "Armi d'ordinanza" incaricato di esaminare, al più tardi entro fine 2008, tutti gli aspetti militari, giuridici, istituzionali e sociologici legati alla questione dell'arma d'ordinanza. In questo contesto andranno anche verificate le procedure di reclutamento e le relative basi giuridiche. Inoltre, nel quadro di una revisione della legge federale sull'esercito e sull'amministrazione militare si dovranno innanzitutto creare le basi legali che permettano di elaborare i dati personali in vista di prevenire abusi dell'arma personale.</p>  Risposta del Consiglio federale.