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BERNA - La nuova riforma dell'AVS farà salire l'IVA al massimo di 1,5 punti e non risparmierà le donne. Nel progetto svelato oggi, il Consiglio federale conferma la volontà di farle lavorare fino a 65 anni, senza compensazioni generose.
Il governo aveva fissato in primavera le grandi linee del progetto a cui è stato dato vita dopo il rifiuto da parte del popolo della riforma congiunta di primo e secondo pilastro.
Dopo due tentativi di riforma bocciati alle urne, nel 2004 e nel 2017, ci troviamo «in un momento delicato», ha dichiarato il ministro dell'interno Alain Berset in una conferenza stampa a Berna. «Dopo 20 anni di sconfitte è ora di avere successo», ha aggiunto.
Sul menu, vi è ancora l'armonizzazione progressiva dell'età di pensionamento delle donne con quella degli uomini. Le donne contribuiranno così al finanziamento dell'AVS per 10 miliardi di franchi nel periodo dal 2022 al 2030.
Due versioni - Nel progetto in consultazione fino al 17 ottobre, l'esecutivo propone due modelli per le nate fra il 1958 e il 1966. Una variante da 400 milioni di franchi dovrebbe aiutare le donne con redditi bassi o medi che vanno in pensione anticipata. La rendita verrebbe ridotta in misura minore.
Quelle che guadagneranno oltre 56'400 franchi non perderanno niente se smetteranno di lavorare a 64 anni. Quest'ultimo punto riguarda un quarto delle donne coinvolte, secondo il governo.
Una variante da 800 milioni permetterebbe inoltre di venire incontro alle donne che lavorano almeno fino ai 65 anni. La loro rendita verrebbe migliorata con l'utilizzo del di una nuova formula per il calcolo. Riceveranno in media 70 franchi in più al mese, con un massimo di 240 per quelle con salari annui di 42'300 franchi. Circa il 54% delle donne interessate approfitterebbero della formula più vantaggiosa.
IVA - Affinché l'AVS possa far fronte al 100% delle spese annue fino al 2030, un finanziamento addizionale è comunque necessario. Il Consiglio federale propone di aumentare l'IVA di 1,5 punti. Il tasso normale arriverebbe quindi al 9,2%, quello ridotto per i beni di necessità al 3% e quello alberghiero al 4,4%.
Inizialmente il Consiglio federale puntava su un incremento di 1,7 punti, ma è stato fatto un piccolo passo indietro a causa delle veementi reazioni, ha spiegato Berset. Ad ogni modo, il consigliere federale si mostra aperto: l'importante è trovare «53 miliardi di franchi per stabilizzare l'AVS per i prossimi 10 anni», ha detto.
L'aumento sarà molto probabilmente contestato in ogni caso. Nella Previdenza 2020, il governo aveva inizialmente puntato su un aumento del 2% prima di proporre l'1,5% al Parlamento. Gli Stati avevano ridotto l'incremento all'1% e il Nazionale allo 0,6%. Questo non è però bastato a convincere la maggioranza degli svizzeri. Il paragone col nuovo progetto è comunque difficile.
Con la nuova idea dell'esecutivo tutti dovrebbero poter andare in pensione in maniera flessibile fra i 62 e i 70 anni, ricevendo tutta o parte della rendita. La popolazione sarà comunque incentivata a lavorare oltre i 65 anni: le quotizzazioni versate dopo i 65 anni permetteranno ad esempio di aumentare la rendita.
Il Consiglio federale spera di concludere in tempi brevi e di trasmettere il dossier alle Camere entro la primavera 2019.
Le reazioni - Il nuovo progetto di riforma dell'AVS svelato oggi dal Consiglio federale non soddisfa - per motivi opposti - né imprenditori né la sinistra: i primi criticano i consistenti finanziamenti supplementari contemplati dal Governo, la seconda soprattutto l'innalzamento a 65 anni dell'età di pensionamento delle donne. Più positivo il giudizio dei liberali-radicali.
USI - Per l'Unione svizzera degli imprenditori (USI), anziché risolvere alla radice i problemi strutturali dell'AVS, l'esecutivo continua a volerli nascondere, privilegiando onerosi finanziamenti supplementari, quali l'aumento dell'IVA di oltre lo 0,6%. Secondo l'USI, spetterà ancora una volta al Parlamento e al popolo prendere le misure correttive che si impongono.
A suo avviso, invece di garantire le rendite AVS a medio termine con una prima riforma più limitata ed equilibrata, il Consiglio federale ha optato per una approccio pericoloso, che rischia di rivelarsi fallimentare. Gli imprenditori sono favorevoli a un innalzamento generale dell'età pensionistica al di là dei 65 anni: si tratta di una misura indispensabile a medio termine per assicurare le rendite, ma anche per compensare la crescente carenza di personale specializzato.
USS - Di tutt'altro avviso l'USS: secondo l'organizzazione sindacale, la proposta di innalzare l'età di pensionamento delle donne creerà nuovi problemi e il Governo non vuole vedere in faccia la realtà, ossia che questa misura è già stata all'origine della bocciatura del progetto Previdenza vecchiaia 2020.
Per l'USS, è chiaro che i problemi attuali dell'AVS potranno essere risolti soltanto aumentando le rendite e non facendo lavorare le donne sino a 65 anni. A suo avviso, le misure compensative proposte quale contropartita non risolveranno i problemi reali della previdenza vecchiaia.
PS - Anche il Partito socialista svizzero respinge al mittente la riforma proposta dal Consiglio federale. A suo avviso, si tratta di un progetto di smantellamento dell'AVS «semplicemente inaccettabile». Secondo il PS, le donne non accetteranno mai un innalzamento dell'età pensionistica senza una reale compensazione.
Inoltre, per i socialisti, il fatto di garantire il finanziamento dell'AVS soltanto tramite un aumento dell'IVA è «un non senso antisociale». «Il Governo, dominato dalla destra borghese, vuole un progetto di legge di smantellamento della previdenza vecchiaia, nonostante introiti supplementari grazie al Progetto fiscale 17», ha sottolineato la consigliera nazionale Rebecca Ruiz, citata nel comunicato.
PLR - per il Partito liberale-radicale, il progetto presentato oggi prevede vari elementi positivi, quali l'innalzamento di un anno dell'età pensionistica delle donne nonché una flessibilizzazione dei pensionamenti tra i 62 e i 70 anni, ma anche negativi, come l'aumento "inaccettabile" dell'IVA dell'1,5%.
Il PLR procederà a un'analisi dettagliata del progetto nell'ambito della procedura di consultazione, tenendo conto dei dibattiti parlamentari in corso sul PF 17. Chiede inoltre che il Consiglio federale informi rapidamente sui progressi realizzati nelle discussioni tra le parti sociali.
PPD - Anche per il Partito popolare-democratico il nuovo progetto di riforma della previdenza vecchiaia va nella "giusta direzione", nonostante taluni "punti deboli". Secondo il PPD, un risanamento strutturale dell'AVS è necessario se si vuole abbandonare le cifre rosse.
I popolari-democratici sono favorevoli a una maggiore flessibilizzazione dell'età di pensionamento e all'innalzamento a 65 anni dell'età pensionistica per le donne. Tuttavia, per il PPD, tale aumento deve essere compensato socialmente. Un incremento dell'IVA di 1,5 punti percentuali come proposto dal Consiglio federale si spinge troppo lontano. Secondo il PPD, inoltre, il Governo non riconosce per l'ennesima volta la penalizzazione delle coppie sposate rispetto ai concubini in materia di AVS.
UDC - L'Unione democratica di centro vuole che l'innalzamento dell'età pensionistica per le donne sia incorporata nel progetto Progetto fiscale 17. L'UDC desidera inoltre agevolazioni fiscali quale incentivo per lavorare oltre la normale età di pensionamento.
Secondo il principale partito elvetico, la buona situazione finanziaria delle casse federali consentirebbe infine di trasferire soldi per garantire il futuro del sistema di previdenza vecchiaia.