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Prosegue il braccio di ferro fra Bruxelles e Varsavia sullo stato di diritto. La Commissione europea ha deferito la Polonia alla Corte di giustizia dell'Unione europea stimando che la riforma sulla Corte suprema limita l'indipendenza del sistema giudiziario.
Inoltre è stato chiesto alla Corte di Lussemburgo di ordinare misure provvisorie e di seguire una procedura d'urgenza.
La mossa - terza tappa della procedura - arriva dopo che a luglio Palazzo Berlaymont aveva deciso di aprire una procedura d'infrazione sulla legge sulla composizione della Corte suprema, oltre al già avviato processo dell'articolo 7 sul mancato rispetto dello stato di diritto. In quell'occasione Bruxelles aveva inviato al governo polacco una lettera di messa in mora urgente, per cui Varsavia aveva un solo mese di tempo per rispondere, contro gli abituali due mesi.
Una missiva alla quale era seguito un parere motivato il 14 agosto. Ma la risposta delle autorità polacche in entrambe le occasioni "non è riuscita ad alleviare le preoccupazioni della Commissione", che oggi l'ha trascinata davanti ai togati del Lussemburgo. Secondo Bruxelles, la legge polacca è "incompatibile con la legge Ue", proprio perché mina il principio dell'indipendenza della magistratura, compresa l'irremovibilità dei giudici".
La legge in questione abbassa infatti notevolmente l'età pensionabile per i giudici dell'Alta Corte da 70 a 65 anni, costringendo più di un terzo dei magistrati che la compongono ad essere pensionati (27 su 72 in totale).
Il rispetto dello stato di diritto è un tema bollente all'interno dell'Unione. Oltre alla Polonia, nel mirino delle istituzioni europee c'è anche l'Ungheria, recentemente processata e condannata dalla Plenaria a Strasburgo. Il governo di Orban è stato messo sotto accusa tra l'altro per le sue politiche anti-migranti, il mancato rispetto dei media e delle ong.