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La riforma costituzionale proposta dal presidente Vladimir Putin è stata approvata dalla Corte Costituzionale russa che ha stabilito che le modifiche proposte sono compatibili con la legge. In particolare la Corte Costituzionale ha sottolineato: “Queste conclusioni sono immediatamente inviate al presidente della Federazione Russa. Sono definitive, non soggette a ricorso, hanno effetto immediatamente dopo la loro pubblicazione ufficiale, entrano in vigore direttamente e non richiedono la conferma di altri organi e funzionari”.
Già approvata dalla camera bassa del Parlamento russo, la Duma, la modifica principale e quella più discussa della Costituzione sarebbe quella proposta dalla prima cosmonauta donna e ora deputata Valentina Tereshkova. La modifica prevede che ci sia un limite complessivo di due mandati per un presidente della Federazione ma conteggiati a partire dall’approvazione della riforma.
Il mandato attuale di Putin si prolungherà fino al 2024 ma con quest’ultima mossa, che di fatto azzera tutti i mandati precedenti, l’uomo potrà restare al potere fino addirittura al 2036. La riforma dovrà essere approvata attraverso un referendum popolare che dovrebbe tenersi il prossimo 22 aprile, pandemia coronavirus permettendo.
Secondo un sondaggio dell’Istituto del marketing commerciale più della metà dei russi (57%) voterebbe nuovamente per Putin se dovesse ricandidarsi. Il 33% invece non vorrebbe più vederlo al governo, mentre un 10% degli intervistati si è astenuto. Numerose sono state le manifestazioni programmate per protestare contro le modifiche ma tutte sono state annullate a causa della pandemia dato che il sindaco di Mosca ha vietato gli assembramenti.
Oltre a questa modifica, la riforma Costituzionale prevede anche il divieto per i funzionari del governo di avere la doppia cittadinanza, introduce per la Duma il diritto di nominare il ministri, il premier e il vice premier, e infine vieta esplicitamente matrimoni gay definendo il matrimonio come unione tra uomo e donna.
Vladimir Putin è leader indiscusso della Federazione Russa dall’inizio del millennio, quando subentro a Boris Eltsin come presidente facente funzioni. Fu eletto democraticamente a marzo del 2000 per un primo mandato che all’epoca durava 4 anni. Nel 2004 venne nuovamente eletto mentre nel 2008 assunse la carica di primo ministro, cedendo la presidenza a Dmitrij Medvedev. Durante i suoi anni da premier si preoccupò di prolungare il mandato presidenziale a 6 anni e fu nuovamente rieletto presidente nel 2012. Da allora rimase alla guida del Cremlino, dato che nel 2018 fu nuovamente riconfermato per quello che effettivamente è il suo quarto mandato.