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Il Tribunale federale sconfessa la democrazia diretta: concedere il passaporto svizzero non è un compito adatto alle assemblee comunali.
Con la pubblicazione delle motivazioni, il Tribunale evidenzia la discrepanza fra diritti costituzionali e pratica democratica. Le razioni dividono il paese.
Scontro fra poteri: il Tribunale federale ha bloccato due settimane fa i verdetti delle assemblee comunali, chiamate a concedere il passaporto rossocrociato a dei cittadini stranieri.
Negli anni scorsi, il caso ha occupato per settimane i giornali e l’opinione pubblica. Il caso emblematico e quello della località lucernese di Emmen. Con un’iniziativa popolare, un partito di destra aveva portato davanti al popolo tutte le domande di naturalizzazione.
Il risultato aveva evidenziato un grosso problema per l’integrazione della popolazione residente da anni. Soprattutto i cittadini dell’ex-Iugoslavia, non riescono più a diventare svizzeri, anche se nati e cresciuti in Svizzera: le assemblee popolari dicono sistematicamente di no.
Arriva la motivazione
Due settimane dopo le sentenze con le quali ha messo al bando le votazioni popolari sulle naturalizzazioni, il Tribunale federale pubblica le motivazioni, da cui emerge che la democrazia diretta si scontra con i propri limiti.
Le decisioni che si applicano soltanto a individui e non alla collettività nel suo insieme esigono garanzie particolari, dicono i giudici: esse devono proteggere in maniera imperativa i diritti fondamentali, tra cui quello di venir ascoltati.
Siccome però in una procedura di votazione queste esigenze non possono venir rispettate, ecco che le norme cantonali che prevedono di sottoporre le naturalizzazioni a referendum sono contrarie alla Costituzione federale.
Pubblicando le motivazioni delle due sentenze emesse lo scorso 9 luglio in seduta pubblica, i giudici federali rispondono indirettamente alle numerose critiche formulate anche da parte di eminenti giuristi.
Reazioni discordanti
L'ex consigliere federale Arnold Koller, considerato il padre dell'attuale Costituzione, aveva definito «infelici» le due sentenze del TF, mentre il «senatore» Carlo Schmid (PPD/AI) non aveva esitato a parlare di «provocazione», arrivando a dire che la decisione dell'Alta Corte non sarebbe stata priva di conseguenze sulle prossime elezioni di giudici federali.
Se per i giudici, dunque, le decisioni delle assemblee comunali non sono legittime, manca invece qualche parola chiara su un'altra questione: le naturalizzazioni decise dai legislativi comunali. Anche i rappresentanti del popolo, affermano i critici, non sono necessariamente competenti per definire il destino di un individuo. I giudici federali hanno preferito non affrontare l'argomento, visto che non sono stati direttamente interpellati.
Il TF, inoltre, respinge le argomentazioni di coloro che si oppongono al diritto di ricorso quando una naturalizzazione viene respinta. La legittimazione dei «bocciati» di Emmen si deduce direttamente dal divieto di qualsiasi discriminazione e violazione dell'obbligo di motivare la decisione di rifiuto, spiegano i giudici.
swissinfo e agenzie
Fatti e cifre
Il 20,5% dei 7'280'000 abitanti della Svizzera non ha un passaporto rossocrociato
In Svizzera vivono 440'000 stranieri della seconda o terza generazione
Sono circa 20'000 le domande annuali di naturalizzazione
In breve
Un nuovo progetto di legge vuole semplificare le procedure di naturalizzazione per chi è nato in Svizzera. Attualmente in terra elvetica vivono circa 440'000 stranieri della seconda o terza generazione. Si tratta del 6% dell’intera popolazione e più di un quarto di tutti gli stranieri residenti.
In particolare i figli degli stranieri di seconda generazione non hanno spesso più alcun legame con il paese d’origine, il paese dei loro nonni, e parlano una lingua nazionale. Nonostante siano integrati in Svizzera, sono però esclusi dai diritti politici.
Le cose dovrebbero ora cambiare: per gli stranieri della terza generazione, la naturalizzazione dovrebbe avvenire automaticamente alla nascita. E anche per gli stranieri di seconda generazione la naturalizzazione dovrebbe essere più facile.
Ma l'esito è ancora aperto: la destra parlamentare ha già annunciato battaglia contro il progetto definito «svendita della Patria».