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L’accoglimento dei ricorsi a Strasburgo potrebbe portare al riconoscimento del veganismo come convinzione di natura etica.
Due attivisti vegani si sono appellati alla Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) contro la giustizia svizzera per non aver ricevuto pasti conformi alle loro convinzioni durante il loro soggiorno rispettivamente in prigione e in un ospedale psichiatrico.
Il primo era stato posto in detenzione preventiva nel carcere di Champ-Dollon per 11 mesi per aver preso a sassate diverse macellerie ginevrine. La direzione della prigione si era rifiutata di servirgli pasti vegani nonostante le sue ripetute richieste. Il suo ricorso è stato dichiarato irricevibile dal Tribunale federale nel giugno 2020.
Il secondo attivista, che era stato all’ospedale psichiatrico di Cery (VD), si è unito al primo ricorso del 2020. Entrambi i reclami sono stati presi in considerazione dalla Cedu alla fine di settembre. La Corte ha ora fissato un termine alle parti affinché argomentino su eventuali violazioni della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.
L’accoglimento dei ricorsi a Strasburgo potrebbe portare al riconoscimento del veganismo come convinzione di natura etica.