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Il consigliere federale ricorda che 175 anni fa è stata posta la prima pietra della Confederazione moderna e liberale
Il consigliere federale Ignazio Cassis invita gli svizzeri a "non rifugiarsi nella zona di comfort", ma a fare un uso attivo dei propri diritti. A suo avviso, la Confederazione non può riposare sugli allori in un mondo in continua evoluzione.
Quest'anno la Svizzera celebra i 175 anni della Costituzione federale, ha ricordato il "ministro" degli esteri durante un'escursione sul massiccio del Gottardo con circa 160 lettori dei settimanali L'Illustré e Schweizer Illustrierte. "175 anni fa abbiamo posto la prima pietra della Svizzera moderna e liberale, un modello di successo che molti ci invidiano. Dobbiamo alimentare lo slancio del 1848", ha affermato. "Perché se la Costituzione garantisce i nostri diritti, ci dà anche delle responsabilità".
Attualmente la Svizzera "sta bene": l'economia è competitiva e innovativa, la disoccupazione è bassa, l'inflazione è relativamente contenuta e la fiducia nelle istituzioni pubbliche è alta, ha affermato. "Ma con la prosperità e le comodità che ne derivano, tendiamo a rifugiarci nella nostra zona di comfort e ad aspettare che altri - anche lo Stato - si prendano cura di noi", ha lamentato il liberale radicale. "Ma nella nostra democrazia diretta, lo Stato siamo noi".
"Ognuno è chiamato a dare il proprio contributo, senza temere le differenze di opinione, nel rispetto degli altri. E tenendo sempre presente che anche l'altro può avere ragione", ha sottolineato il capo del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE). "Questo è l'atteggiamento liberale che ha reso la Svizzera ciò che è". E invita a "mantenere lo spirito dei nostri antenati: la volontà di andare avanti insieme e uniti nel nostro Paese, mantenendo una porta aperta verso i nostri vicini e il mondo".
In italiano, la strada che risale il Gottardo si chiama "La via delle genti". È proprio vero, ha detto il ticinese sottolineando che si tratta di un punto di passaggio, a volte difficile, perché collega culture profondamente diverse: il nord e il sud dell'Europa, la parte germanofona con quella italofona.
Quando studiavo all'università di Zurigo, noi ticinesi attraversavamo le Alpi per "studiare indentro" - in Svizzera interna - come se il Ticino fosse un po' fuori dalla Svizzera. Oggi per fortuna è diverso: insieme abbiamo costruito tunnel, vie ferrate e autostrade. La durata del tragitto si è ridotta. Non siamo mai stati così vicini. Ciò plasma la nostra identità e, con essa, quella di tutta la Svizzera, ha concluso Cassis.