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Sarà il Tribunale federale di Losanna a stabilire se l'Autorità di vigilanza dei mercati finanziaria (FINMA) ha agito nel rispetto della legge o meno, quando ha trasmesso al fisco USA i dati di circa 300 clienti americani dell'UBS.
La FINMA ha infatti ricorso alla suprema corte. In una sentenza pubblicata lo scorso 5 gennaio, il Tribunale amministrativo federale (TAF) aveva giudicato illegale l'operazione. Ora "la FINMA coglie l'occasione per sottoporre alla verifica del Tribunale federale, quale ultima istanza, il margine legale di manovra concessole dalla legge vigente", ha comunicato giovedì la stessa autorità di sorveglianza.
Dopo aver consultato il governo federale, i vertici della FINMA avevano ordinato la consegna di dati dei titolari di conto ritenendo che questa fosse l'unica soluzione possibile per evitare la minaccia incombente di un procedimento penale negli Stati Uniti contro l'UBS. Un'indagine penale avrebbe compromesso l'esistenza della banca stessa, peggiorando gravemente le sue condizioni di liquidità, argomenta l'autorità. Questo avrebbe potuto avere ripercussioni negative sull'intera economia svizzera, aggiunge.
L'agire della FINMA aveva però provocato pesanti critiche: molti avevano ravvisato una palese violazione dello stato di diritto. Contro la delibera avevano presentato ricorso diversi clienti interessati, nel frattempo accolti dal TAF.
Il provvedimento della FINMA aveva sollevato un polverone per le sue conseguenze sul segreto bancario elvetico. Pesanti interrogativi erano stati espressi anche riguardo al ruolo del presidente Eugen Haltiner che - quale ex dipendente dell'UBS, dalla quale percepisce ancora una rendita di pensione - non veniva visto da tutti al di sopra delle parti. Il presidente del TAF Christoph Bandli si è anche pubblicamente lamentato del fatto che Haltiner, lungi dal prendere atto della sentenza, abbia dichiarato di essere pronto a ripetere quanto fatto.
La vicenda ha assunto contorni sempre più politici e il governo, dopo molte reticenze, mercoledì ha dato l'accordo a rendere consultabili i documenti richiesti dal parlamento per far luce sulla trasmissione dei dati bancari. La mossa dell'esecutivo è giunta dopo le pressioni esercitate dalle commissioni della gestione, nel timore che per stabilire le varie responsabilità le Camere decidessero di costituire una Commissione parlamentare d'inchiesta (CPI).
Un'eventualità che peraltro non è ancora scongiurata. Infatti, dopo la Commissione dell'economia, giovedì anche quella delle finanze della Camera del popolo ha deciso di proporre al plenum l'apertura di una CPI.
swissinfo.ch e agenzie