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La risposta globale ai cambiamenti climatici non è sufficiente. È quel che sottolinea un report dell’IFCR.
Secondo l’organizzazione internazionale che unisce Croce Rossa e Luna Rossa, troppi pochi fondi sono investiti laddove c’è maggiore bisogno di adattarsi ai cambiamenti climatici. Questo errore di fondo non protegge le persone che subiscono quei cambiamenti sulla loro pelle.
Spiega il segretario generale dell’IFCR Jagan Chapagain:
“La nostra prima responsabilità è quella di proteggere le comunità più esposte e vulnerabili ai rischi climatici. Tuttavia, la nostra ricerca dimostra che il mondo sta collettivamente fallendo in questo compito. C’è una chiara disconnessione tra il luogo in cui il rischio climatico è maggiore e dove vanno i finanziamenti per l’adattamento al clima. Questa disconnessione potrebbe benissimo costare delle vite umane”.
Il report sui cambiamenti climatici
Nel rapporto viene spiegato che negli ultimi 10 anni, l’83% dei disastri naturali sono stati causati da avverse condizioni atmosferiche ed eventi ad essi collegati, come inondazioni, tempeste e ondate di calore.
I disastri attribuibili ad eventi naturali e legati ai cambiamenti climatici sono andati progressivamente aumentando. Negli ultimi 10 anni hanno colpito ben 1,7 miliardi di persone al mondo e causato la morte di 410.000 persone, soprattutto nei paesi a reddito basso e medio-basso.
È vero che in questo momento il mondo intero è alle prese con le conseguenze del Covid-19, ma proprio le risorse per la ripresa economica possono essere utilizzate anche per avversare i cambiamenti climatici.
Dice il report che ci vorrebbero 50 miliardi di dollari USA annui per aiutare 50 nazioni in via di sviluppo a far fronte agli sviluppi necessari per contrastare i cambiamenti climatici. Sembra tanto, ma va tenuto presente che per riprendersi dal Covid, gli USA hanno stanziato 2,2 triliardi di dollari, e l’Unione Europea 750 miliardi.
“Questi soldi dovrebbero essere usati per il compito essenziale di creare lavoro, ma allo stesso tempo per facilitare una ripresa che sia verde, inclusiva e resiliente”.
Ai governi viene chiesto di:
- Stimolare pacchetti che consentano di arrivare ad una società che investa nella mitigazione dei cambiamenti climatici;
- Assicurare che le scuole, gli ospedali, strutture per anziani e bambini, dighe, centrali idroelettriche e strutture igieniche siano progettate per resistere agli eventi meteo estremi e all’innalzamento del livello del mare.
- Rivedere le leggi sulla gestione dei rischi, le politiche e i piani collegati, per assicurarsi che siano compatibili con i cambiamenti climatici.
- Investire e progettare sistemi di allerta precoce che assicurano avvertimenti tempestivi alle comunità e adeguate risposte protettive.
- Garantire l’accesso ai finanziamenti per la gestione del rischio di catastrofi.
Del resto, ragiona l’IFCR, il Covid-19 ha attivato una risposta globale alla crisi, lo stesso deve essere fatto per il clima, che anzi costituisce una sfida più importante del Covid, perché minaccia la nostra sopravvivenza sul lungo periodo.
“Dobbiamo affrontare questa minaccia intervenendo per invertire il cambiamento climatico. Nel frattempo, dobbiamo lavorare per limitare le morti e i danni che i disastri provocati dal clima stanno già causando. Noi tutti – governi, donatori, comunità umanitarie e comunità per lo sviluppo, il clima e l’ambiente – dobbiamo agire in modo efficace prima che sia troppo tardi. Non lasciamoci sfuggire l’occasione”.
Conclude a tal proposito Jagan Chapagain:
“Il lavoro di adattamento al clima non può passare in secondo piano mentre il mondo è preoccupato per la pandemia: le due crisi devono essere affrontate insieme. Questi disastri sono già alle porte in ogni paese del mondo. Dobbiamo aumentare in modo significativo gli investimenti in azioni intelligenti per il clima che rafforzino la riduzione del rischio e la preparazione, insieme a leggi e politiche intelligenti per il clima”.
Una risposta pronta salva vite umane e rende ogni ambiente un posto più sicuro:
Con sfide come queste, la solidarietà internazionale non è solo una responsabilità morale, ma anche la cosa più intelligente da fare. Investire nella resilienza nei luoghi più vulnerabili è più efficiente in termini di costi rispetto ad accettare continui aumenti del costo della risposta umanitaria, e contribuisce a rendere il mondo più sicuro, più prospero e sostenibile per tutti”.