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Il processo da rifare torna in aula
Lugano, le accuse nei confronti dell'imputato sono coazione sessuale, sequestro di persona e rapimento - Riproposta la stessa pena
Un processo su un caso di coazione sessuale, sequestro di persona e rapimento avvenuto nel Sopraceneri si sta ricelebrando in queste ore a Lugano. Era stato annullato lo scorso dicembre dopo che non era stata approvata la pena patteggiata tra accusa e difesa.
Le due parti si erano accordate per una condanna nei confronti dell'imputato di 36 mesi di carcere, di cui sei mesi da scontare. Ma il giudice Mauro Ermani si era opposto, ritenendo la condanna troppo lieve.
Oggi, un po’ a sorpresa, la procuratrice pubblica Valentina Tuoni ha riproposto la stessa richiesta di pena che aveva avanzato proprio a dicembre. Starà ora al giudice Amos Pagnamenta a decidere in merito.
L’imputato, ticinese di 36 anni, ammette il reato principale, ossia quello di coazione sessuale ma sostiene di non aver mai sequestrato la vittima. La donna, oltre ad aver denunciato di aver subito un rapporto sessuale violento, ha raccontato di essere stata rinchiusa in camera più volte anche per una quarantina di minuti. In almeno cinque occasioni, l’accusato avrebbe alzato le mani nei suoi confronti. L’uomo deve rispondere anche di lesioni semplici per aver colpito con una testata al naso un’altra donna, sua precedente compagna. La sentenza è attesa nelle prossime ore.