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Testo depositato
Al momento di un licenziamento talvolta viene versata un'indennità, ad esempio in funzione del numero di anni di servizio. Questa indennità è attualmente tassata come reddito. Se è comprensibile che il cosiddetto paracadute dorato possa essere sottoposto a tassazione, spesso non si capisce perché indennità di importo minore siano tassate, soprattutto a un'aliquota piena.
Se un'esenzione totale delle indennità di licenziamento non è appropriata, si potrebbe invece considerare di tassarle a un'aliquota preferenziale. Sembra esista una circolare federale che già ora lo consente, ma a condizioni molto restrittive (bisogna avere almeno 55 anni, cessare definitivamente qualsiasi attività lucrativa e presentare una lacuna nella copertura previdenziale della cassa pensioni).
Alla luce di queste premesse, chiediamo al Consiglio federale quanto segue:
1. Il Consiglio federale è disposto a sostenere una modifica della prassi fiscale attuale, mirata a una tassazione a un'aliquota preferenziale delle indennità versate in caso di licenziamento? Il Consiglio federale è quindi disposto ad ampliare le condizioni previste dalla suddetta circolare federale?
2. In caso affermativo, il Consiglio federale sarebbe disposto ad agire modificando la circolare o ritiene sia necessario un emendamento della legge?
Precisiamo che si tratta effettivamente di distinguere sul piano fiscale tra gli stipendi che devono ancora essere versati in caso di licenziamento e che devono naturalmente essere tassati come tutti gli stipendi, e l'indennità di licenziamento che costituisce una sorta di compensazione legata alla perdita del lavoro. Inoltre, un'apertura in quest'ambito sarebbe anche giustificata dal fatto che la LADI non compensa totalmente la perdita di guadagno.
Risposta del Consiglio federale
del
04.05.2011
Il trattamento fiscale di un'indennità versata dal datore di lavoro al termine dei rapporti di lavoro varia in funzione della sua natura. La legge federale sull'imposta federale diretta (LIFD) considera tutti i proventi di un'attività dipendente, compresi i proventi accessori (art. 17 cpv.1 LIFD), i proventi da fonti previdenziali (art. 22 LIFD), qualsiasi provento sostitutivo di provento da attività lucrativa (art. 23 lett. a LIFD) e gli indennizzi per la cessazione o il mancato esercizio di un'attività (art. 23 lett. c LIFD).
In linea di principio, un'indennità versata al termine dei rapporti di lavoro è imponibile ad aliquota piena con tutti gli altri proventi del contribuente (art. 17 cpv. 1 o art. 23 lett. a oppure c LIFD). Tuttavia la legge prevede anche delle eccezioni.
Innanzitutto, i pagamenti in capitale versati dal datore di lavoro o da un'istituzione di previdenza professionale in occasione di un cambiamento di impiego sono esenti da imposta, a condizione che il beneficiario li trasferisca nel termine di un anno ad un'altra istituzione di previdenza professionale o li impieghi per acquistare una polizza di libero passaggio (art. 24 lett. c LIFD).
L'imposizione secondo l'articolo 37 LIFD è possibile quando, secondo la natura delle prestazioni in questione, si tratta di una prestazione in capitale per prestazioni ricorrenti. Sono tuttavia escluse le indennità di partenza o la continuazione del pagamento dello stipendio convenuta a seguito di un rapporto di lavoro pluriennale.
Quando l'indennità di partenza è analoga a liquidazioni in capitale provenienti da istituzioni previdenziali in rapporto con l'attività dipendente, questa indennità è imponibile separatamente secondo l'articolo 38 LIFD (art. 17 cpv. 2 LIFD). Essa soggiace all'imposta annua intera che è calcolata su un quinto della tariffa secondo l'articolo 214 LIFD.
L'imposizione privilegiata prevista all'articolo 38 LIFD si applica solo nel caso in cui la prestazione in capitale versata al termine dei rapporti di lavoro ha carattere previdenziale. Infatti, l'articolo 38 LIFD disciplina l'imposizione delle prestazioni in capitale provenienti dalla previdenza. Separando queste prestazioni dagli altri proventi e applicando la tariffa ridotta, il legislatore ha voluto che esse fossero tassate in modo specialmente vantaggioso sul piano della progressione. Egli ha giustificato questo tipo di tassazione con il carattere previdenziale e con lo scopo di attenuare le conseguenze di una tassazione troppo pesante (cfr. messaggio a sostegno delle leggi federali sull'armonizzazione delle imposte dirette dei cantoni e dei comuni e sull'imposta federale diretta del 25 maggio 1983; FF 1983 III p. 112).
La prassi dell'Amministrazione federale delle contribuzioni, emanata nella circolare del 3 ottobre 2002 sull'indennità di partenza e sulla liquidazione in capitale del datore di lavoro, stabilisce le condizioni che permettono di considerare tali indennità in maniera analoga a liquidazioni in capitale provenienti da istituzioni previdenziali in rapporto con un'attività dipendente. La circolare impone infatti che il contribuente lasci l'impresa dopo aver compiuto 55 anni, affinché l'indennità sia tassata separatamente all'aliquota d'imposta prevista dall'articolo 38 LIFD. Tuttavia, in una decisione del 19 agosto 2010 (2C_538/2009) il Tribunale federale ha relativizzato questa prassi e ha stabilito che il criterio dell'età non è assoluto e deve essere analizzato in base alle normative sulla previdenza professionale. Il Tribunale federale si richiama in particolare all'ordinanza sulla previdenza professionale per la vecchiaia, i superstiti e l'invalidità (OPP 2) che ammette delle eccezioni all'età minima di pensionamento, fissata a 58 anni, segnatamente in caso di ristrutturazioni aziendali. Da questa decisione emerge che la tariffa ridotta, di cui all'articolo 38 LIFD, può essere applicata alle indennità di partenza e alle liquidazioni in capitale del datore di lavoro soltanto se predomina il carattere previdenziale. Infine, le autorità fiscali conoscono la giurisprudenza in materia e l'applicheranno tenendo conto dei principi stabiliti dal Tribunale federale.
Il Consiglio federale ritiene pertanto che le disposizioni legali attuali prevedono eccezioni che consentono già di tenere sufficientemente conto di un'imposizione a un'aliquota preferenziale delle indennità versate in caso di licenziamento. Di conseguenza, non sembra necessario ricorrere a una modifica della prassi o della legislazione. L'introduzione di un'altra eccezione contraddirebbe il principio dell'uniformità dell'imposizione e quello dell'imposizione secondo la capacità economica.