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MILANO - È durato oltre due ore l’interrogatorio a Marco Piovella, capo ultras della curva dell'Inter arrestato due giorni fa nell'ambito dell'inchiesta sugli scontri avvenuti prima della partita Inter-Napoli del 26 dicembre scorso, in cui ha perso la vita Daniele Belardinelli, 35enne ultrà del Varese (i cui tifosi sono gemellati con l'Inter) che era stato anche socio di una ditta con sede a Contone.
Piovella - soprannominato "il rosso" dai "Boys S.A.N." della curva - era stato indicato da Luca Da Ros, uno dei primi tre arrestati, come l'ispiratore dell'agguato ai tifosi napoletani. Durante l’interrogatorio - come riferiscono alcuni media italiani - ha spiegato di avere visto Daniele Belardinelli - chiamato affettuosamente “Dede” - a terra e di averlo poi visto mentre veniva travolto da una vettura. Ha quindi avanzato l’ipotesi che il 35enne fosse già stato investito in precedenza da una prima auto.
Marco Piovella ha parlato di Belardinelli come di «un fratello maggiore amico fraternissimo», spiegando di avere passato il Natale giocando con i suoi bambini. Dopo che il 35enne è stato investito, sarebbe stato proprio “il rosso” a mettere l’amico nell’auto che l’ha portato in ospedale. Lo avrebbe salutato quando era ancora cosciente.
Piovella ha quindi ammesso il suo coinvolgimento negli scontri, negando di averli organizzati. Assistito dall'avvocato Mirko Perlino, si era presentato spontaneamente in Questura per sostenere di essere stato presente, ma non di esserne il primo responsabile.