Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01096.jsonl.gz/799

“Qualche litro di grappa lo si lasciava passare. Chiudevamo un occhio anche perché per molte persone, compresa la mia zia acquisita, era un modo per guadagnare due lire.” (Domenico Bruzzechesse, ex maresciallo della Guardia di Finanza).
Siamo a Gorizia: nel territorio attorno alla città nazioni diverse hanno vissuto insieme per secoli. Prima nell’Impero asburgico, poi nel Regno di Italia. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, però, nel Goriziano venne tracciata la frontiera tra l’Italia e la neonata Jugoslavia socialista. Visti i diversi tenori di vita tra le due parti del muro, si sviluppò presto un fiorente contrabbando. Per tutta la Guerra fredda, i cittadini jugoslavi importarono sottobanco medicine, riso, caffè, vestiti e beni di consumo, scambiandoli con grappa, ortaggi o prodotti non reperibili in Italia. Con la separazione della Slovenia dalla Jugoslavia (1991) e la sua adesione all’Unione europea (2004), il fenomeno piano piano si esaurì. Le memorie dei protagonisti di quella epopea - alcune gioiose, altre cupe - sono state raccolte in una piccola mostra, inaugurata nel 2019 in una ex dogana al confine italo-sloveno.
Simone Benazzo - Marco Carlone