Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01290.jsonl.gz/352

Berna – Entrato in vigore due anni, il sistema delle procedure accelerate per l'esame delle domande di asilo si è rivelato sostanzialmente valido. Dall'inizio dell'anno, le decisioni respinte dal Tribunale amministrativo federale (TAF) sono chiaramente in flessione, stando alla Segreteria di Stato della migrazione (SEM).
Sulla base di una valutazione esterna, le cui conclusioni sono state presentate oggi dalla SEM, le procedure accelerate vengono applicate correttamente. Tale sistema è vantaggioso poiché permette al richiedente asilo di sapere in tempi assai meno lunghi di prima se dovrà lasciare il paese oppure se otterrà protezione.
"L'accelerazione delle procedure d'asilo sta funzionando - siamo sulla strada giusta e stiamo imparando ogni giorno", ha affermato oggi ai media Mario Gattiker, segretario di Stato per la migrazione. Tuttavia, per poter avere una valutazione esterna, la SEM si è affidata a periti esterni.
Dopo i problemi iniziali, il rapporto stilato del centro svizzero di competenza per i diritti umani (CSDU) sottolinea che, per quanto riguarda l'esame delle richieste di protezione, si è assistito a un cambiamento significativo negli ultimi mesi che si rispecchia nel minor numero di ricorsi respinti dal TAF. Dall'inizio del 2020, la percentuale di decisioni emesse dalla SEM rimandate al mittente dai giudici per ulteriori approfondimenti è scesa dal 18-19% al 10-11%.
Tuttavia, il CSDU constata che vi sono sempre troppi dossier complessi che vengono trattati mediante una procedura rapida, quando invece dovrebbero essere esaminati in maniera più approfondita. La pressione esercitata dai termini ristretti può sfociare nell'analisi lacunosa di alcuni casi.
L'analisi di 120 dossier individuali ha mostrato l'esistenza di un margine di miglioramento, ha spiegato Alberto Achermann del CSDU. "Errori formali o una mancanza di chiarimenti dei fatti sono stati rintracciati in circa un terzo dei casi". La raccomandazione del CSDU è che il principio del doppio controllo sia coerentemente osservato. "È obbligatorio che anche un'altra persona legga la decisione per determinare se ci sono carenze", ha sottolineato.
In media, una procedura d'asilo nel nuovo sistema richiede 55 giorni. Prima della revisione della legge sull'asilo, le procedure richiedevano circa 210 giorni. Secondo la SEM, un confronto diretto tra queste due cifre è problematico; le procedure divergono infatti profondamente.
Ad ogni modo, "dobbiamo diventare ancora più efficienti nella fase preparatoria", ha dichiarato ancora Gattiker. Questa prima fase della procedura richiede più del doppio del tempo previsto. L'obiettivo da raggiungere rimane di 21 giorni, mentre attualmente siamo ancora a 49 giorni in media, ha ammesso l'alto funzionario.
Durante questa fase vengono registrate le impronte digitali del richiedente e verificata la sua identità grazie alla banca dati europea Eurodac, per vedere se ha già inoltrato domanda di asilo in un altro Paese europeo oppure se è giunto illegalmente nello spazio Schengen. Oltre a ciò viene controllato lo stato di salute del richiedente e s'interroga la persone interessata sul tragitto percorso per giungere nel vecchio continente.
Marcel Egger della "Egger und Dreher Unternehmensberatung", una società di consulenza privata, ha affermato che, in termini di processi, è possibile un'ulteriore riduzione di quattro giorni. "Dove si possano risparmiare gli altri undici giorni non è evidente", ha però puntualizzato.
Ancora prima che venisse presentato il rapporto, l'Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ne ha criticato i contenuti. Il documento non fornisce un quadro completo del funzionamento del nuovo sistema d'asilo. "A causa del mandato limitato, aspetti importanti sono stati esclusi o hanno potuto essere esaminati solo in modo superficiale. La qualità delle decisioni d'asilo si basa inoltre su un numero assai circoscritto di decisioni”.
Anche l'Organizzazione svizzera di aiuto ai rifugiati (OSAR) ha espresso critiche. I casi complessi sono ancora troppo spesso trattati con una procedura accelerata invece che facendo ricorso alla procedura estesa. Inoltre, le persone vittime di trafficanti di esseri umani o traumatizzate ancora oggi non sempre vengono identificate.
Il sistema delle procedure accelerate è in vigore dal primo marzo 2019. Da allora la SEM si è pronunciata su 27 mila richieste di protezione. Nel 2020, oltre il 96% delle risposte negative sono diventate definitive. I richiedenti asilo sono ospitati in centri federali di asilo dove vengono sbrigate simili pratiche. Qui possono far capo a consulenze legali gratuite.