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Ad un anno dall’entrata in vigore della normativa emanata in Colorado (USA), successiva ai risultati del referendum popolare del 6 novembre 2012, che ha legalizzato l’uso ricreativo della Marijuana, le statistiche riportano un significativo calo degli incidenti stradali mortali rispetto al 2013 e secondo l’Uniform Crime Reporting del dipartimento di Polizia di Denver i crimini violenti e reati contro il patrimonio sono, nel corso degli ultimi dodici mesi, diminuiti di oltre il 5%.
Notevole vantaggio anche per le casse dello Stato di una somma pari a 60.128.757 di dollari, fra tasse, imposte e licenze varie per la produzione ed il commercio di cannabis e derivati, denaro che, in base al dettato del Taxpaye’s Bill of Rights, la legge che impone la restituzione ai cittadini della quota d’imposte risultata eccedente rispetto all’introito pianificato, provocherà il rientro del surplus (oltre 30 milioni) nelle tasche degli abitanti del Colorado tra il 2015 e il 2016.
Tutti effetti positivi che hanno smentito le previsioni catastrofiche dei detrattori della legge, che oggi ammettono senza problemi di aver avuto torto a votare No al referendum del 2012.
L’acquisto e il possesso di marijuana sono consentiti per i residenti del Colorado fino a 1 oncia – pari a circa 28 grammi; per i non residenti la quantità consentita è pari a un quarto di oncia – ma rimane illegale sia il possesso che l’uso di cannabis a scopi non terapeutici per coloro che hanno meno di 21 anni. L’uso dell’erba a scopo terapeutico è legge in oltre 20 Stati USA.
Dall’8 luglio 2014, anche lo stato di Washington ha reso legale la Marijuana e lo scorso novembre, il voto popolare ha decretato la liberalizzazione della marijuana ad uso ricreativo anche in Oregon, Alaska e nel District of Columbia.