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Due figure romanzesche hanno contribuito alla conoscenza dell’Oriente nella cultura europea. Lady Esther Stanhope, avventuriera, archeologa, femme fatale, maga, salutata dalle tribù beduine come “la regina di Palmira” e dai drusi come una profetessa, visse per molti anni tra Siria ed Egitto, compì scavi archeologici, guidò tribù di beduini, creò una piccola corte nel deserto, cui solo in pochi venivano ammessi.
Un’altra grande viaggiatrice che consacrò l’intera esistenza, non al Medio, ma all’Estremo Oriente, allora ancora poco noto, fu la francese Alexandra David–Néel. Studiosa francese di filosofie e religioni orientali, frequentatrice di principi, di lama e di maestri buddisti himalayani, praticò il buddismo anche in prima persona. Ciò non le impedì di fare la cantante all’Opera di Hanoi, ad Atene e a Tunisi e di proclamarsi anarchica e femminista.
Nel 1912 a Kalimpong, nel Bengala, Alexandra sarà la prima donna, a incontrare il tredicesimo Dalai Lama, allora in esilio. Nel 1916 e poi di nuovo nel 1924 sarà anche la prima donna a entrare nella città proibita di Lhasa.