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Autori: Dr. Jeffrey Pedrazzoli e Dr. Serge Wunsch
A cosa corrisponde il gioco ? Qual è il suo ruolo nello sviluppo del bambino e dell’adolescente?
Durante il periodo dello sviluppo, il gioco rappresenta fondamentalmente un mezzo privilegiato per l’apprendimento dei comportamenti e delle attività degli adulti. I comportamenti complessi (alimentari, parentali o sessuali) non sono completamente istintivi nei mammiferi. Tutto ciò che innato nell’organismo, e che è pre-cablato nel sistema nervoso, sono in generale delle funzioni o dei riflessi elementari. Ed è durante le interazioni con l’ambiente e con gli altri individui che queste funzioni e questi riflessi elementari si uniranno, si coordineranno e diventeranno gradualmente sempre più complessi per fornire all’età adulta dei comportamenti appropriati.
Al livello più elementare, la motivazione all’interazione e all’esplorazione dell’ambiente provengono da due grandi sistemi, l’appetitivo e l’avversivo, complementari e pre-organizzati nel cervello. I sistemi appetitivi (o di « ricompensa » e avversivi (o di « punizione) analizzano le sensazioni interne e gli stimoli provenienti del mondo esterno. Il sistema avversivo è organizzato in modo tale da indurre la ricerca di tutti gli stimoli che sono reputati generalmente positivi per lo sviluppo: lo zucchero, il calore, il contatto fisico con la madre…che sono percepiti come piacevoli e sono di conseguenza ricercati, e questo favorisce delle interazioni e degli apprendimenti generalmente costruttivi; e il sistema avversivo è inoltre predisposto per indurre degli apprendimenti ma anche per evitare tutti gli stimoli che potrebbero potenzialmente causare danni all’organismo (le sostanze acide, un taglio, una bruciatura…sono percepiti come spiacevoli o dolorosi). Inoltre i sistemi sensoriali sono organizzati in modo tale che una stimolazione moderata degli organi sensoriali sia percepita come piacevole, spingendo il giovane mammifero a ricercare le interazioni con l’ambiente e con gli altri. Così quest’organizzazione relativamente semplice contribuisce a motivare il giovane ad interagire con l’ambiente, ad esplorarlo, ad apprendere attraverso tentativi ed errori e ad adattarvisi.
Ad un livello più elaborato, esistono anche delle emozioni (come la paura) e dei processi cognitivi (come l’imitazione). Esistono inoltre nei grandi primati dei processi cognitivi complessi e attualmente poco conosciuti, che permettono l’elaborazione di rappresentazioni astratte e simboliche. Per questi motivi, gli apprendimenti negli ominidi sono complessi e vengono realizzati su vari livelli, dal più semplice al più complesso: apprendimenti motori, condizionamenti appetitivi o avversivi, apprendimenti affettivi, apprendimento sociale (imitazione, vicariante, osservazione), apprendimenti cognitivi, (latenti, per insight..). inoltre le capacità cognitive umane elaborate (ragionamento, formazione di concetti, giudizio, processo decisionale, problem solving, pensiero creativo..) possono rendere le situazioni più complesse. In questo modo essendo motivati dal sistema appetitivo (il piacere), e dalla prevenzione della costrizione e del disagio (sistema avversivo), i bambini esplorano e imitano creando così numerose situazioni concrete o simboliche. Questa dinamica, che viene definita con il concetto di « gioco », permette l’apprendimento graduale di atteggiamenti e comportamenti adulti appropriati alle pratiche culturali.
Per quanto concerne gli apprendimenti sessuali attraverso il gioco, risponderemo successivamente a diverse domande: quali sono i fattori sessuali innati, quali sono gli apprendimenti necessari, qual è l’influenza della cultura e quali sono i diversi effetti del gioco sessuale sullo sviluppo?
Esistono fattori sessuali innati?
Nei mammiferi i fattori biologici e i circuiti neurobiologici che controllano il comportamento sessuale sono relativamente semplici: i circuiti olfattivi che rilevano i feromoni, i circuiti dei riflessi copulatori (lubrificazione, posizione di lordosi , erezione, eiaculazione…), il circuito delle ricompense per gli apprendimenti sessuali, e gli ormoni per controllare questi circuiti…Questi fattori sono abbastanza simili a quelli che esistono negli insetti e sono sufficienti per permettere lo sviluppo della copulazione eterosessuale e la realizzazione della riproduzione. Inoltre l’analisi sistematica del sistema nervoso suggerirebbe che il fatto che non esistano altri fattori specifici del comportamento sessuale.
Inoltre nel corso dell’evoluzione della copulazione eterosessuale dei mammiferi verso la sessualità umana, la maggior parte di questi fattori diventano alterati o modificati (alterazione dei circuiti olfattivi che rilevano i feromoni, riflessi di immobilizzazione e della lordosi che diventano non funzionali, dissociazione delle attività sessuali dei cicli ormonali…). E non risulta che siano apparsi dei nuovo fattori innati della sessualità, come la visione, che avrebbero potuto sostituire i fattori alterati. Per questi motivi sembrerebbe che i fattori biologici innati della sessualità, ancora perfettamente funzionali, siano poco numerosi nell’essere umano: gli ormoni non inibiscono più la sessualità al di fuori del periodo di fecondità, e i feromoni hanno solo degli effetti piuttosto deboli: rimangono prevalentemente dei riflessi copulatori autonomi (lubrificazione, erezione, eiaculazione) e motori (movimenti ritmici del bacino nell’uomo), e delle zone erogene primarie (pene e clitoride) legati al sistema di ricompensa (1). Sono queste ricompense erotiche, causate dalla stimolazione delle zone erogene, che sarebbero apparentemente all’origine dei principali apprendimenti sessuali (2).
Gli apprendimenti sessuali
Per tutti questi motivi sembrerebbe che la sessualità degli ominidi e degli umani sia principalmente acquisita: le associazioni con delle emozioni o dei sentimenti positivi e/o avversivi; e tutti gli apprendimenti delle diverse attività erotiche, degli automatismi motori, della socializzazione sessuale, di tutte le conoscenze riguardanti la sessualità, così come l’assimilazione delle norme e dei valori sessuali.
Possiamo dire, per semplificare e riassumere l’essenziale, che i riflessi copulatori autonomi e le ricompense erotiche sono innati, ma che il comportamento sessuale si impara e che la sessualità è socialmente costruita.
Come s’impara la sessualità?
Negli ominidi possiamo osservare delle tappe apparentemente simili nello sviluppo sessuale. In primo luogo lo sviluppo dell’auto-erotismo con l’apprendimento dell’auto-stimolazione dei genitali. Inoltre dato che la sessualità degli ominidi (e probabilmente anche quella dei primi essere umani) è generalmente pubblica, i giovani osservano e poi imitano quelli più grandi di loro. Questi primi giochi sessuali permettono di realizzare degli apprendimenti senso-motori, con la coordinazione dei diversi sistemi motori, dell’equilibrio posturale, e delle ricompense erotiche; E allo stesso modo degli apprendimenti senso-motori (locomozione, equilibrio, nuoto), le attività sessuali diventano anche loro degli automatismi motori. Questi giochi sessuali permettono inoltre di imparare l’anatomia sessuale e la differenza dei sessi, così come la socializzazione sessuale, vale a dire come interagire con gli altri per iniziare o continuare i giochi o le attività sessuali. Poi col passare del tempo la ripetizione dei giochi sessuali induce degli apprendimenti cognitivi riguardo all’anticipazione, allo sviluppo e alle conseguenze sia sessuali che affettive e sociali delle varie situazioni sessuali. Durante l’adolescenza, sotto la spinta degli ormoni sessuali, la sessualità diventa più frequente e più intensa. E nell’essere umano, a causa di uno sviluppo maggiore delle capacità cognitive, la ripetizione dei contesti sessuali induce lo sviluppo di rappresentazioni cognitive astratte (significati, simboli, valori…).
I giochi sessuali nelle società che autorizzano la sessualità infantile sono simili ai giochi dei bambini occidentali, ma questi giochi contengono una dimensione sessuale. Ad esempio, i bambini Pilagá, in Argentina, giocano anche loro a rincorrersi l’un l’altro e a catturarsi, ma essi si afferrano spesso per i genitali; i preadolescenti e adolescenti delle isole Marchesi fanno anche delle gare, ma che sono spesso di masturbazione in cui si scambiano le varie tecniche; i bambini della Papua Nuova Guinea giocano anche a riprodurre nello piccole capanne le attività familiari, ma questi giochi comprendono l’imitazione del rapporto sessuale. La dinamica ludica che si può osservare è simile per tutti i comportamenti; lo sviluppo e gli apprendimenti sessuali dipendono da processi neurobiologici e psicobiologici similari.
Gli effetti della cultura
Possiamo notare il fatto che le società umane hanno delle pratiche e dei valori differenti, sia per quel che riguarda la sessualità che per le altre sfere della vita. Nelle società permissive in cui lo sviluppo sessuale non è affatto limitato da regole culturali, la sessualità si sviluppa rapidamente già dai primi anni di vita assieme al comportamento di aggressività; in questo contesto i giochi sessuali possono essere coercitivi e violenti. Nelle società educative i giochi sessuali sono influenzati dalle pratiche sociali apprese, e si adattano alle regole culturali. Nelle società restrittive e soprattutto repressive, i giochi sessuali sono più rari,o quasi inesistenti (almeno negli spazi pubblici e familiari).
Le conseguenze dei giochi sessuali
Nelle società cosiddette restrittive, sembrerebbe che più i giochi sessuali sono limitati, più sono presenti dei difetti o dei problemi di apprendimento. Si può osservare sul piano della motricità un maggior numero di gesti motori maldestri e molta ignoranza su come procurarsi delle stimolazioni sessuali adeguate; sul piano affettivo, esiste una maggiore ansia da prestazione, maggiori sentimenti di pudore, di imbarazzo o di vergogna; sul piano sociale, esistono maggiori difficoltà ad iniziare e mantenere una relazione amorosa e sessuale; sul piano cognitivo esistono più ignoranza e credenze disfunzionali.
Nelle società repressive, oltre ai problemi causati dall’assenza di giochi sessuali, si aggiungono ulteriori problemi dovuti alle convinzioni che i giochi sessuali siano anormali o amorali, alla riprovazione sociale che ne deriva, e alle pratiche educative o mediche che mirano ad eliminare i giochi sessuali…
In conclusione i dati neurobiologici e etnologici segnalano l’importanza dello sviluppo dei giochi sessuali, ma preferibilmente in un contesto educativo. Se l’obiettivo educativo e sociale è la salute sessuale e una vita sessuale e sociale adeguata, cosciente e responsabile, allora non si dovrebbero ridurre i giochi sessuali fintanto che essi rimangono in un contesto costruttivo. Vale a dire un contesto educativo che impedirebbe lo sviluppo del comportamento di aggressività (e di molestia sessuale), educherebbe alla socializzazione (e alla socializzazione sessuale), insegnerebbe a conoscere e a gestire le emozioni (tra cui le emozioni sessuali), e le frustrazioni (tra cui le frustrazioni sessuali), ed eviterebbe i rischi (STI…); bisognerebbe inoltre favorire l’acquisizione di competenze connesse ma importanti per la sessualità: l’apprendimento di conoscenze scientifiche sulla sessualità, sulla durata e la resistenza, e sviluppare delle capacità all’analisi critica, all’autonomia, alla responsabilità, al senso morale e all’autocontrollo.