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Il consigliere federale, Pascal Couchepin, sarà lunedì a Parigi per la sua prima visita ufficiale in territorio francese. In un suo contributo, apparso nell'edizione di sabato de "Le Monde", il ministro dell'economia illustra ai lettori del prestigioso quotidiano parigino le posizioni elvetiche verso l'integrazione europea.Questo contenuto è stato pubblicato il 08 settembre 2001 - 15:54
Sotto il titolo "Come la Svizzera cammina verso l'Europa", Couchepin si concede uno spazio di riflessione in cui riepilogare i dibattiti e le posizioni riscontrabili in territorio elvetico sulla questione Europa.
L'autore ricorda che una dozzina di paesi auspica di entrare a far parte dell'Unione europea. Alcuni di essi addirittura con impazienza. Diversamente "la Svizzera si concede tempo", spiega ai lettori francesi il magistrato.
Dal 1992, dopo il voto negativo del popolo allo Spazio economico europeo, il governo ha congelato la richiesta d'adesione. Ma l'atteggiamento di fondo degli svizzeri verso l'Europa unita non sarebbe cambiato, sostiene ancora Couchepin.
Tutti riconoscono l'apporto decisivo dell'Unione al mantenimento della pace, i successi economici e poi c'è la condivisione dei grandi valori comuni, come la democrazia, la libertà e la tolleranza. Inoltre 800'000 cittadini europei vivono in Svizzera e 350'000 cittadini elvetici nell'Unione europea, i rapporti economici sono poi di enorme importanza, fatti che per Couchepin riaffermano la necessità di una stretta collaborazione.
Sarebbe stato lo scacco alle urne a far tornare i partigiani pro-europeisti sul piano della realtà, ma il governo elvetico rimane fedele al traguardo strategico di una partecipazione a pieno titolo alle istituzioni europee. I processi politici di una democrazia diretta necessitano di tempo e sono "per natura incerti", rileva il consigliere federale.
Per questo il magistrato rimanda al futuro l'integrazione elvetica, contando sul fatto che la sempre crescente collaborazione fra le due entità porterà ad una "crescita organica". "una decisione popolare d'adesione - conclude l'articolista - non potrà essere raggiunta, se non sulla base di esperienze concrete, positive e durature".
Daniele Papacella
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