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COMUNICATO STAMPA
25 novembre 2019
Un’iniziativa rigida, inefficace ed ingiusta
Il Comitato «No all‘iniziativa estrema sugli alloggi» saluta molto positivamente le chiare parole del Consigliere federale Guy Parmelin in vista della votazione popolare del 9 febbraio 2020.
Il Consigliere federale Guy Parmelin ha presentato oggi una sintesi della posizione contraria del Consiglio federale all'iniziativa dell'associazione degli inquilini. Il Comitato «No all‘iniziativa estrema sugli alloggi» accoglie con favore il chiaro rifiuto del progetto, che sarà sottoposto al volere popolare il 9 febbraio 2020. Il massiccio intervento dello Stato sul mercato funzionante è fondamentalmente in contraddizione con l'ordine economico svizzero e sarebbe veleno per il mercato immobiliare. La quota fissa imposta dal testo in votazione porterebbe in ultima analisi gli alloggi di utilità pubblica nel posto sbagliato.
Interventi sproporzionati senza chiari benefici
L’iniziativa dell’associazione inquilini esige tre modifiche della Costituzione federale:
- Quota fissa del 10 percento degli appartamenti di nuova costruzione su tutto il territorio svizzero dedicata ad abitazioni di utilità pubblica
- Diritti di prelazione per Cantoni e Comuni su terreni idonei alla costruzione di abitazioni di utilità pubblica
- Divieto di aumento degli affitti a seguito di ristrutturazioni energetiche sovvenzionate.
Al fine di monitorare il rispetto dei regolamenti, dovrebbe essere istituito un nuovo apparato burocratico di controllo. Ottenere le licenze edilizie sarebbe ancora più complicato e la costruzione di appartamenti sarebbe più lenta e inferiore da un punto di vista numerico. Bloccherebbero inoltre gli investimenti anche lunghe discussioni sulle modalità di applicazione pratica della quota del 10 percento.
Con una quota del 10 percento, il settore della costruzione di utilità pubblica triplicherebbe da un giorno all’altro. Il Consiglio federale stima costi supplementari pari a 120 milioni di franchi all'anno, esclusi i costi aggiuntivi per l'apparato burocratico di controllo. E se - come giustamente teme il Consiglio federale - non venisse trovato un numero sufficiente di committenti di immobili di utilità pubblica, la Confederazione, i Cantoni e i Comuni sarebbero costretti a sostituirsi a loro e a costruire essi stessi tali abitazioni.
Inoltre, il vantaggio sociopolitico dell’iniziativa è piuttosto discutibile: una parte sostanziale degli alloggi di utilità pubblica non andrebbe infatti a beneficio di quei gruppi di popolazione che invece avrebbero proprio più bisogno di un alloggio a prezzi inferiori.
Anche con una quota del 10 percento, l’ottenimento di un appartamento di utilità pubblica rimarrebbe un privilegio per pochi – provocando però svantaggi per la stragrande maggioranza della popolazione. Per un beneficio così discutibile, l'istituzione di folli quote fisse e le massicce violazioni dei diritti di proprietà attraverso diritti di prelazione e imposizioni sull'affitto sarebbero assolutamente sproporzionate.
250 milioni di franchi in caso di rifiuto dell’iniziativa
La Confederazione sta già promuovendo oggi la costruzione di abitazioni di utilità pubblica e continua in ogni caso ad ampliare questo sostegno: nell'ambito del controprogetto indiretto già approvato dal Parlamento, nei prossimi dieci anni, dopo il rifiuto dell'iniziativa, la costruzione di abitazioni di utilità pubblica sarà sostenuta con 250 milioni di franchi. Secondo il Comitato «No all‘iniziativa estrema sugli alloggi», non è necessario un ulteriore sostegno a livello federale. Ulteriori misure devono essere lasciate ai Cantoni e ai Comuni: solo loro conoscono la situazione sul territorio.
Da qualche tempo la situazione sul mercato immobiliare svizzero si è notevolmente rasserenata. Mai prima d'ora, negli ultimi 20 anni sono stati disponibili così tanti appartamenti in Svizzera come oggi: attualmente sono liberi 75'323 appartamenti, ciò che corrisponde all'intera città di Berna. Anche nella città di Zurigo, con la sua situazione più tesa, un tasso del 10 percento in tutta la Svizzera non cambierebbe nulla, perché la quota di abitazioni di utilità pubblica è già oggi al 27 percento.