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Erano sette, e non due come noto finora, le persone di cui il Credit Suisse organizzò il pedinamento tra il 2016 e il 2019. La misura venne in larga misura messa in pratica. La vicenda - venuta alla luce e ampiamente mediatizzata nella seconda metà del 2019 - aveva condotto alle dimissioni di diversi dirigenti della banca, compreso il presidente della direzione Tidjane Thiam che aveva lasciato nel febbraio del 2020.
L'ampiezza dell'accaduto è emersa dalla procedura di verifica condotta dall'Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari (FINMA), che martedì sera ne ha comunicato i risultati, annunciando anche delle sanzioni. Il nome che fece scoppiare il caso fu quello del top manager Iqbal Khan, allora in procinto di passare a UBS. Poi emerse anche che anche il capo delle risorse umane Peter Goerke era stato pedinato. Ma ad essere oggetti della sorveglianza furono due membri della direzione, altri ex collaboratori e "soggetti terzi all'estero".
L'autorità di sorveglianza è arrivata alla conclusione che la banca "presenta gravi lacune organizzative in relazione ad attività di pedinamento". La cosiddetta "corporate governance" è risultata carente: tali pratiche non erano espressamente vietate, ma nemmeno disciplinate in modo specificio. I processi di gestione dei rischi e quindi un'integrazione nel sistema di controllo interno erano del tutto assenti. Nella maggior parte dei casi, si legge ancora nel comunicato della FINMA, "furono prese decisioni in modo informale e senza motivazione plausibile", senza "valutazioni documentate" e, "in contrasto con le direttive interne", facendo ricorso a sistemi di comunicazione esterni e a prestazioni di terzi". Fatture, infine, sono state emesse "in modo grossolano" e in un caso persino modificate a posteriori per occultare l'accaduto.
Il servizio di sicurezza del Credit Suisse era pesantemente coinvolto in queste operazioni, ma in seno alla banca è stato possibile risalire a informazioni e decisioni giunte fino ai più alti livelli: le visioni sui pedinamenti erano discordanti all'interno, ma diversi membri della direzione erano per esempio al corrente che un impiegato in Asia fosse stato fatto seguire nell'agosto del 2019.
Le conseguenze? Credit Suisse aveva già adottato misure organizzative e operative che la FINMA giudica adeguate, ma non sufficienti: ne ha quindi ordinate altre. La banca si impegna per esempio a elaborare un sistema di reporting ed eventuali pedinamenti dovranno essere in futuro approvati da presidente della direzione e presidente del consiglio di amministrazione. Dal profilo personale, ci sono misure nei confronti di cinque persone: l'autorità di vigilanza ne ha ammonite due e ha avviato procedimenti di "enforcement" nei confronti di altre tre.