Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01091.jsonl.gz/765

Contenuto esterno
Il seguente contenuto proviene da partner esterni. Non possiamo dunque garantire che sia accessibile per tutti gli utenti.
Downing Street risponde picche alla richiesta di un nuovo referendum sull'indipendenza della Scozia lanciata da Nicola Sturgeon.
KEYSTONE/EPA/OLIVIER HOSLET(sda-ats)
Downing Street risponde picche alla richiesta di un nuovo referendum sull'indipendenza della Scozia lanciata da Nicola Sturgeon.
In una nota, il governo di Theresa May afferma che un tale voto causerebbe incertezza e ricorda che la secessione fu respinta nel referendum del 2014.
Il governo May s'impegna peraltro a negoziare ora la Brexit "nell'interesse di tutte le nazioni" del Regno Unito.
Nella nota si sostiene che il referendum del settembre 2014 fu considerato "unico per una generazione" dalla stessa leadership indipendentista scozzese e che la secessione fu allora respinta "a larga maggioranza". Non solo: Downing Street afferma anche di ritenere che non vi sia oggi una nuova maggioranza favorevole all'indipendenza in Scozia e invita Sturgeon a occuparsi di amministrare il territorio invece di puntare a un nuovo referendum bollato come "divisivo".
Theresa May avverte inoltre che rimettere in discussione in questo momento l'unità del Regno significherebbe produrre "enorme incertezza economica" per l'intera Gran Bretagna, tanto più sullo sfondo dei negoziati per la Brexit.
Contro la richiesta di Sturgeon e il cammino "divisivo" imputato al suo partito, gli indipendentisti dell'Snp, si sono pronunciati pure i Conservatori e i Laburisti scozzesi. Mentre a livello nazionale il leader del Labour britannico Jeremy Corbyn aveva detto di "non aver problemi" ad accettare un referendum bis, ma poi ha precisato d'essere contro la secessione.
SDA-ATS