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Russia: morte legale; Cremlino, da Usa misure guerra fredda
Il leader del Cremlino Dmitri Medvedev ha ordinato al ministro degli esteri di rispondere alla decisione di Washington di negare i visti a numerosi funzionari russi ritenuti coinvolti in qualche modo alla controversa morte a Mosca dell'avvocato Serghiei Magnitski sostenendo che tali misure non furono prese neppure negli anni più difficili della guerra fredda. Lo riferisce il quotidiano Kommersant citando la portavoce di Medvedev, Natalia Timakova.
"Medvedev ha istruito il ministero degli esteri russo perchè prepari misure simili in relazione a cittadini americani", ha spiegato la Timakova al quotidiano. "Siamo sconcertati dalla posizione del dipartimento di Stato Usa che, senza attendere la fine dell'indagine e una sentenza di un tribunale russo, ha assunto funzioni che sono atipiche. Tali misure non sono state prese neppure gli anni più difficili della guerra fredda", ha osservato la portavoce. Il caso di Magnitski rischia quindi di avere ripercussioni sul reset russo-americano, favorito finora dall'intesa anche a livello personale tra il presidente Usa Barack Obama e quello russo Medvedev.
I funzionari russi presi di mira - senza un'ufficiale notifica alle autorità russe - sono giudici, dirigenti dei servizi di sicurezza e ufficiali di alto e medio livello della polizia e delle carceri, nonché medici, procuratori e ispettori delle tasse.
Secondo Washington sono tutti coinvolti, a vario livello con l'arresto, la detenzione e la morte in carcere nel 2009, a 37 anni, dell'avvocato Sergei Magnitsky, che difendeva gli interessi di una società Usa a Mosca e aveva denunciato una maxi-frode da 230 milioni di dollari. Finora la giustizia russa ha inquisito solo due medici di basso livello per negligenza ma, secondo un rapporto del Consiglio per i diritti umani presso il Cremlino, Magnitski, sofferente di cuore, fu "privato totalmente di aiuto medico" e vi sono "fondati sospetti" che la morte sia stata provocata da percosse.