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Questo trattato è tornato alla ribalta delle cronache in occasione di un drammatico caso di violenza domestica avvenuto nel canton Berna. Un marito iraniano aveva minacciato e maltrattato più volte la moglie iraniana. Quando quest'ultima ha chiesto il divorzio, ha scoperto che la legge iraniana si applica anche in Svizzera.
Nel 2001, il Tribunale federale aveva stabilito che l'accordo doveva essere applicato. Per Sanaz Habibian, avvocato di origine iraniana, si tratta di un'assurdità. La donna rimprovera a Berna di voler evitare qualsiasi conflitto con il regime di Teheran. La consigliera nazionale Natalie Imboden (Verdi/BE), che è stata informata del caso bernese, condivide questo punto di vista e presenterà un'interpellanza su questo tema la prossima settimana. "La legge iraniana non è compatibile con il nostro sistema giuridico", ha dichiarato. Vuole anche dimostrare che la Svizzera rifiuta questo sistema di ingiustizia e difende i diritti delle donne e dell'uomo.
Un'opinione condivisa da altri in parlamento. Philipp Matthias Bregy (Centro/VS), trova scioccante che elementi così culturalmente estranei vengano incorporati nelle procedure svizzere. Il Consigliere agli Stati Andrea Caroni (PLR/AR) afferma di avere "poca comprensione per questo trattato". Resta comunque aperta la questione di quando sarebbe il momento giusto per denunciarlo.
La discussione sul trattato con l'Iran va ben oltre il trattato stesso, sottolinea la NZZ am Sonntag. Il dibattito riguarda la posizione fondamentale della Svizzera. "Come la guerra in Ucraina, la rivolta in Iran è un banco di prova per la neutralità", osserva il giornale. A ciò si aggiunge il ruolo speciale del nostro Paese, che ha cinque mandati di potenza protettiva in Iran e rappresenta gli interessi degli Stati Uniti, ad esempio. Questo complica ulteriormente la posizione svizzera.