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Tuo figlio ha l’espressione da “pesce lesso”? Ecco il perché
Nella vita ti sarà capitato di sentire dire (o di utilizzare), almeno una volta, questa espressione.
Ebbene, in epoche in cui gli effetti sulla psiche del bambino delle nostre parole era meno considerati, i genitori e spesso i nonni quando vedevano il piccolo con la bocca aperta lo apostrofavano con un bel: “Chiudi quella bocca che sembri un pesce lesso!”. Ognuno di noi sa che il pesce bollito, una volta nel piatto, ha la bocca spesso aperta e a dirla tutta nemmeno un’espressione troppo intelligente. Infatti la “saggezza” popolare osservava e riferiva spesso che i bimbi con la bocca aperta non apparivano (o proprio non erano) troppo “intelligenti” o per meglio dire “svegli”.
Partendo da questo punto voglio introdurti nel meraviglioso mondo della respirazione.
Il bimbo con l’espressione da “pesce lesso” non lo fa né per capriccio, né per una congenita tara mentale, ma nella gran maggioranza dei casi per una sola, semplice, ragione: per respirare ha bisogno di aprire la bocca.
Se provi (e ti invito a farlo adesso) a tapparti il naso con le dita ti accorgerai che nel giro di pochi secondi la tua bocca si aprirà e che questa resterà necessariamente aperta fino a che non toglierai le dita che chiudono il naso.Ok, c’è una buona notizia, il tuo cervello ha deciso che è ancora presto perché tu muoia e quindi ha trovato una strategia per farti continuare a respirare.
Tutto questo senza chiederti il permesso!
Questo è quello che succede ad ogni bambino che respira con la bocca. Il suo cervello ha trovato una buona strategia per mantenerlo in vita di fronte all’impossibilità di respirare dal naso. Quindi quello che noi vediamo – l’espressione da “pesce lesso” – è la soluzione ad un problema e non il problema stesso. Da qui puoi comprendere il tuo senso di frustrazione quando tuo figlio, appena smetti di chiedergli di chiudere la bocca, dopo qualche istante la riaprirà. Semplicemente il suo sistema nervoso vuole farlo continuare a vivere ancora un bel po’.
Quindi, se desideri, come sarebbe ottimale, che tuo figlio chiuda la bocca, dovrà succedere qualcosa che gli premetta di respirare dal naso.
Ma spingiamoci ancora un po’ oltre perché sperimentare su di sé è il miglio modo per comprendere.
Adesso prova a chiudere nuovamente il tuo naso con due pezzi di cotone infilati appena dentro le narici. Ora ti invito a tenerli dentro per almeno un’ora facendo le tue normali faccende (magari all’interno di casa per evitare un ricovero forzato in psichiatria). Inoltre ti invito anche a mangiare e bere qualcosa. Se riesci prova a compiere anche un minimo di movimento fisico (ad esempio 10 piegamenti sulle gambe e 20 saltelli sul posto). Prova a percepire le tue sensazioni, quelle provenienti dalla gola mentre ingoi il cibo, ma anche il ritmo del respiro mentre fai le tue normali faccende. Il tuo senso di stanchezza o l’agitazione che il respirare per forza dalla bocca ti provoca. Dopo un’ora togli i tappi e riprendi a fare le tue faccende.
Ora ti invito a fermarti qui nella lettura. Fai quello che ti ho detto e solo dopo prosegui nella lettura di questo articolo. Vedrai che molte delle cose che scriverò dopo avresti potuto scriverle anche tu descrivendo le tue sensazioni dopo l’esperienza che ti ho invitato a fare.
Bene, hai tolto i tappi?
Ecco cosa succede, usando un parolone “fisiologicamente”, quando non possiamo respirare dal naso.
Il sistema nervoso percepisce un pericolo (il possibile soffocamento) e lo risolve aprendo la bocca per farci sopravvivere. Per fare questo usa molti muscoli, aumenta il battito cardiaco, aumenta leggermente la pressione sanguigna ed entra in uno stato di allerta.
Questo stato di allerta, se non si risolve la situazione, può generare due situazioni molto diverse tra loro che troviamo nei bambini che respirano dalla bocca e che rappresentano due strategie di sopravvivenza. La prima situazione è che, di fronte a questo disagio, il sistema nervoso decida di risparmiare più energie possibili.
Il bambino avrà la tendenza ad essere stanco già al risveglio (prova anche se vuoi a dormire un’intera notte con il naso tappato e vedi come ti senti al risveglio), poco attivo durante tutta la giornata, leggermente sovrappeso, con un addome prominente, un po’ goffo nei movimenti, con un’espressione non particolarmente reattiva e le guanciotte tonde. É il classico bambino che “dove lo metti sta”.
La seconda situazione è che, di fronte ad un problema di respirazione, il sistema nervoso rimanga in un forte stato di allerta che si esprime in uno stato di agitazione psicomotoria. Il bambino in pratica ha difficoltà a concentrarsi, a stare seduto perché il suo cervello è come se fosse sempre “preoccupato” di farlo respirare e non potesse occuparsi di altro. Spesso il bambino sarà molto magro (ma spesso con la pancia in fuori) e avrà difficoltà a dormire. É il classico bambino che “non sta mai fermo”.
Questa è solo una parte dei cambiamenti che respirare dalla bocca provoca. Ma questi cambiamenti sono già in grado di condizionare fortemente la vita di tuo figlio e con il passare degli anni di condizionare la sua postura.
Da oggi in poi, se sei un genitore, guardati intorno alla scoperta di chi respira dalla bocca. Osserva tuo figlio e gli altri bambini all’uscita da scuola.
Se sei un’insegnante osserva anche il loro rendimento scolastico in relazione alla loro respirazione. Ogni volta che hai occasione parla con i genitori dei bimbi che respirano dalla bocca di questo articolo ed invitali a sperimentare quello che hai provato tu. Invitali a parlarne con il pediatra che segue il bambino. Quanto più presto viene osservato e trattato un problema di respirazione dalla bocca tanto meno questo genererà cambiamenti duraturi e cronici nel bambino.
Se desideri approfondire l’argomento con tue osservazioni personali scrivi pure un commento sarò felice di risponderti a beneficio di quanti leggono questo articolo.
Walter Riscossa