Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01081.jsonl.gz/513

Era il 1946 quando un Dakota DC-3, aereo militare statunitense, si schiantò sul ghiacciaio del Gauli, nelle Alpi Bernesi. I rottami rimasero nascosti per una settantina d’anni e solo nel 2012 vennero alla luce – a oltre 3 chilometri di distanza dal luogo dell’impatto - i primi resti. Ora però, a causa del gran caldo degli ultimi mesi e del conseguente scioglimento dei ghiacciai sono finalmente riaffiorati quasi tutti i resti del velivolo.
L’apparecchio precipitò ad una velocità di quasi 300 chilometri all’ora, rimbalzando sulla neve. Come per miracolo non ci furono vittime tra i quattro membri dell’equipaggio e gli otto passeggeri, tra i quali figuravano militari statunitensi di alto rango, quattro donne una bambina di 11 anni. Alcune persone rimasero ferite e, assieme ai compagni dovettero attendere i soccorsi per giorni all’interno della fusoliera.
Il salvataggio avvenne per via aerea e fu una prima mondiale. Dopo cinque giorni e innumerevoli tentativi, due alpinisti - in marcia da 13 ore - riuscirono a raggiungere i superstiti. Il giorno successivo, un aereo dell'esercito svizzero su cui erano stati montati degli sci improvvisati al posto delle ruote, riuscì finalmente a localizzare il punto e ad atterrare sul ghiacciaio. Tutti i furono così riportati a casa. Una data - era il 24 novembre 1946 - che segna l'inizio del soccorso aereo alpino.
L'equipaggio dell’aereo statunitense tentò di distruggere il resto della carlinga prima di lasciare il velivolo, ma i soldati svizzeri lo impedirono Ora con il gran caldo, il ghiacciaio svela nuovi segreti e negli scorsi giorni sono riaffiorati due terzi della carlinga, ma anche vari oggetti come cucchiai, lattine e altri oggetti di uso comune. Come e quando i resti dell'apparecchio verranno recuperati ancora non si sa.
RG-BR/ludoC