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Dopo un'indagine durata oltre due anni, l'ex potentissimo "zar" della sicurezza cinese Zhou Yongkang è stato rinviato a giudizio per corruzione, abuso di potere e per aver "intenzionalmente divulgato all'estero segreti di Stato".
Un'accusa, quest'ultima, che nel corso del processo Zhou potrebbe sfociare nella contestazione formale del reato di "tradimento" per il quale rischierebbe in teoria il boia. Alcuni osservatori, reagendo "a caldo" all'annuncio dell'incriminazione, hanno previsto che gli verrà inflitta in realtà una condanna a morte "sospesa", che di solito viene tramutata in un ergastolo di fatto. Ma il suo destino, dagli altari del potere alla polvere, pare comunque segnato.
Zhou, 73 anni, faccia e carattere da mastino, era diventato a sorpresa responsabile della sicurezza nel 2007, quando fu cooptato nel Comitato permanente dell'Ufficio politico (Cpup) comunista, cuore del regime di Pechino.
Nato in una famiglia modesta ed estranea alla politica, nella provincia costiera del Jiangsu, Zhou aveva fatto carriera nell'industria petrolifera di Stato, accumulando una ricchezza notevole e costruendosi una serie di relazioni che gli avevano permesso di fare il balzo in avanti verso il vertice del potere. Il Cpup, che fino al 2012 contava nove membri, poi ridotti a soli sette, è infatti considerato il vero governo della Cina.
Il suo errore è stato quello di sostenere la fallita scalata al potere di Bo Xilai, l'ambizioso ex ministro del commercio che nel 2013 è stato condannato all'ergastolo per corruzione e abuso di potere.
L'agenzia Nuova Cina ha annunciato oggi che il processo a Zhou verrà celebrato a Tianjin, città di mare nella quale la sua fazione non ha mai avuto una presenza significativa. Una data non è ancora stata stabilita. Zhou Qiang, presidente della Corte suprema di Pechino, ha affermato l'ex capo della sicurezza avrà "un processo aperto, secondo i dettami della legge".
SDA-ATS