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AMBRÌ - Nella stagione 1994/1995 il giovane Mattia Baldi si apprestava a esordire con la prima squadra dell'Ambrì.
L'allora attaccante 18enne ticinese disputò soltanto tre partite, ma fu proprio in quel momento che iniziò la sua carriera, condita poi anche da due titoli vinti con i Lions da protagonista (2000 e 2001). «Il fatto di poter giocare in prima squadra, che era il mio obiettivo fin da bambino, è ovviamente stato motivo di grandissima soddisfazione», ha raccontato proprio Mattia Baldi. «Ho imparato moltissimo, anche da coach Jakushev, nonostante avesse dei grandi problemi a comunicare con la nostra lingua. Mi ricordo che Malkov, ai tempi il suo vice, stava iniziando a masticare l'italiano e fungeva da traduttore. Era indubbiamente una situazione particolare, però poi la lingua dell'hockey era la medesima per tutti e riuscivamo quindi a venirne a capo».
La squadra poteva vantare giocatori di tutto rispetto e a questi si aggiunse un certo Kamensky durante il lock-out della NHL... «Ero molto giovane ma ho comunque avuto la fortuna di potermi allenare qualche volta con Kamensky: era un giocatore che ti lasciava a bocca aperta per quello che riusciva a fare con bastone, disco e pattini. Fino a quel momento certe giocate non mi erano mai passate per l'anticamera del cervello, anche perché non avevamo internet ed era difficile trovare filmati di grandi campioni».
Com'era il gruppo? «Ottimo e la squadra molto forte, anche se all'epoca c'era la tendenza a fare un po' i "gruppetti", soprattutto a causa della lingua, e quella era un po' la differenza rispetto all'hockey moderno. Oggigiorno anche lo svizzero di turno è più predisposto a giocare all'estero e ha quindi più facilità a integrarsi e a integrare lo straniero in squadra. Oltre a questo c'è il fattore dell'inglese, dato che adesso si comunica così nello spogliatoio».
Raccontaci un aneddoto... «Mi ricordo che il primo colore che aveva imparato Yakushev in italiano era l'arancione, che lui chiamava aranciata. Durante gli allenamenti avevo così la casacca "aranciata" e l'unica cosa che capivo era "aranciata vai di qua, aranciata vai di là". Il coach era un tipo abbastanza spiritoso e durante una partita contro il Kloten, a risultato già acquisito da parte degli Aviatori, mi chiamò e mi disse di entrare sul ghiaccio: "Aranciata, preparati e pensaci tu" e io: "Sì, tranquillo ci penso io (ride, ndr)"».
Qual è stato secondo te l'Ambrì più forte: quello del 1994/95 o quello del 1998/99? Rispondi votando nel sondaggio