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Le registrazioni d’epoca di Mulatu Astatke
S’intitola New York-Addis-London. The Story of Ethio Jazz 1965-1975 e si presenta come un disco antologico che raccoglie molto del materiale inciso dal musicista etiope Mulatu Astatke a cavallo fra Stati Uniti, Europa e Africa sull’arco di un decennio. Come se, verrebbe da dire, il jazz etiope potesse esaurirsi nell’opera di un solo musicista.
Ma, per strano che possa sembrare, questo corrisponde in effetti al vero: Mulatu Astatke in quegli anni scrisse, di fatto, la storia del jazz etiope.
Astatke era sbarcato giovanissimo nel Regno Unito e aveva iniziato lo studio della musica da adolescente, in un college del Galles. Poi si trasferì a Londra nei primi anni ’60, dove frequentò la London Trinity School of Music, e infine si imbarcò per gli Stati Uniti, dove fece dapprima tappa a Boston, al celebre Berklee College of Music, e poi s’immerse nelle frementi notti newyorchesi della metà degli anni ’60. A New York Mulatu Astatke scoprì un genere di musica che non conosceva e che nessuno, in Etiopia, aveva mai sentito prima d’allora. Si avvicinò alla musica latina e al soul jazz e incise in America due dischi affiancato da musicisti d’origine caraibica sotto il nome di Mulatu Astatke & His Ethiopian Quintet (s’intitolavano rispettivamente Afro-Latin Soul e Afro-Latin Soul 2, e furono registrati fra il 1964 e il 1966).
Quando tornò in Etiopia nel 1969 aveva mille idee per la testa ma soprattutto un’intenzione che non tardò a concretizzare: comporre della musica basata sulle melodie tradizionali della sua terra, suonate però con gli strumenti della tradizione occidentale – jazz, in particolare – e arrangiate in modo che all’interno di queste composizioni vi fosse spazio per l’improvvisazione. È lì, negli anni a cavallo fra i Sessanta e i Settanta che si cristallizza il cosiddetto Ethio Jazz inventato, è proprio il caso di dirlo, da Mulatu Astatke, un vero e proprio pioniere nell’ambito della musica moderna etiope.
Il disco New York-Addis-London. The Story of Ethio Jazz 1965-1975 documenta una stagione di fusioni musicali che produrrà un repertorio assolutamente straordinario. Riascoltate oggi le tracce realizzate da Mulatu Astatke in quel decennio, con musicisti di varia origine ed estrazione, e nelle circostanze più diverse, ci appaiono fresche e vitali come se fossero state composte l’altro ieri. Dalle prime esperienze newyorchesi della metà degli anni ’60, passando per l’ormai leggendario disco Mulatu of Ethiopia del 1972, o per le diverse incisioni su 45 giri realizzate per la casa discografica indipendente etiope Amha Records, questa antologia ci presenta il meglio dell’opera di Mulatu Astatke e uno degli esempi più riusciti di fusione fra musica africana e musica di tradizione occidentale che orecchio umano abbia mai sentito.
Tutt’ora attivissimo – se non l’avete ancora sentito, procuratevi al più presto lo splendido Inspiration Information, disco inciso da Mulatu Astatke con un gruppo di giovani musicisti inglesi denominato The Heliocentrics, e uscito nei primi mesi del 2009 per l’etichetta Strut, casa discografica che pubblica anche l’antologia di cui sopra – Mulatu Astatke è uno dei più importanti e misconosciuti musicisti africani del nostro tempo. Questa antologia, al pari degli omaggi raccolti sul quarto volume della collana Ethiopiques pubblicata da Buda Musique, ci presentano un artista di grandissima levatura e una musica che pur non avendo mai raccolto successo in patria o all’estero (la conoscenza di Mulatu Astatke in Occidente la si deve principalmente alla presenza di un suo brano nella colonna sonora del film Broken Flowers di Jim Jarmusch) si presenta ricchissima di suggestioni e capace di coagularsi mirabilmente in un sound ibrido e unico nel suo genere. Per chiunque ami la musica africana, la world music o il jazz, ecco un album assolutamente da aggiungere alla propria discografia.
15.12.2009