Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01125.jsonl.gz/497

Contenuto esterno
Un'apertura totale del mercato lattiero tra Svizzera e Unione europea (Ue) potrebbe rivelarsi vantaggiosa. È la conclusione a cui giunge oggi il Consiglio federale in un rapporto che illustra, su richiesta del parlamento, benefici e svantaggi di una liberalizzazione. Il prezzo del latte potrebbe diminuire di 16 centesimi, senza perdite per i contadini grazie a compensazioni finanziarie.
Per ora la questione è meramente teorica, dato che non vi è stata alcuna discussione esplorativa con Bruxelles, ha assicurato il direttore dell'Ufficio federale dell'agricoltura (UFAG) Bernard Lehmann. Una parte dei produttori è ostile a qualsiasi apertura perché teme un calo dei redditi.
Un'apertura settoriale in effetti implicherebbe a più o meno lungo termine la soppressione di diritti doganali, contingenti tariffali e determinate sovvenzioni. Scomparirebbero pure il supplemento per il latte trasformato in formaggio e i contributi all'esportazione offerti dalla cosiddetta "legge cioccolato" del 13 dicembre 1974.
Questi 310 milioni di franchi potrebbero tornare nelle tasche dei contadini attraverso altri strumenti. Il rapporto analizza vari scenari, con o senza aiuti finanziari. Nella maggior parte dei casi, la differenza dei costi rispetto all'Ue diminuirebbe di circa un quinto.
Il prezzo del latte potrebbe così calare del 17%-25%, pari ad un massimo di 16 centesimi. Il produttore dopo l'apertura del mercato riceverebbe dunque in media 47 centesimi al litro, contro i 63 attuali. Secondo il rapporto, non è possibile affermare che il consumatore beneficerà del calo del prezzo.
Nella variante preferita dall'UFAG, la liberalizzazione sarebbe compensata dall'introduzione di un contributo alla superficie inerbita di 800 franchi per ettaro. Inoltre per evitare un calo del reddito dei produttori, la Confederazione dovrebbe iniettare 100-150 milioni di franchi all'anno. Il finanziamento potrebbe essere assicurato dalle riserve costituite dal 2011 per attenuare lo choc di un accordo di libero scambio agricolo con l'Ue.
Ad eccezione della variante senza compensazione finanziaria alcuna, il volume di latte prodotto dovrebbe continuare ad aumentare. Il rapporto fa riferimento all'apertura delle frontiere per il formaggio dal 2007: da un lato è vero che le importazioni europee sono progredite, ma dall'altro sono cresciute anche le esportazioni delle specialità elvetiche.
Il settore lattiero, uno dei più importanti dell'agricoltura svizzera, occupa circa la metà dei contadini. Inoltre il settore della trasformazione rappresenta circa 10'000 posti di lavoro.
Nel rapporto il Consiglio federale ribadisce che prima di entrare nel merito di un simile progetto occorre "fare chiarezza sulle relazioni con l'Ue".
SDA-ATS