Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01044.jsonl.gz/1431

Tra i beni di base che subiranno conseguenze a causa del conflitto c'è il grano. La Svizzera per questo tipo di cereale è autosufficiente per l'85 per cento. I prezzi però potrebbero però salire comunque a seguito del rincaro di alcuni fertilizzanti, dovuto all'aumento del costo del gas. Un esempio: il prezzo dei concimi azotati che è già più che raddoppiato. I primi a farne le spese saranno le aziende agricole.
Il consigliere nazionale PLR Jacques Bourgeois si augura ai microfoni della RSI che non vi sia alcun problema per la produzione di derrate alimentari in Svizzera, ma è convinto che di fronte alla guerra in Ucraina ci si debba comunque preparare a quelle che potrebbero essere le conseguenze. L'ex direttore dell'Unione Svizzera dei contadini ha presentato una domanda in questo senso alla quale il Consiglio federale risponderà lunedì. "L'Ucraina è il granaio dell'Europa e molte delle nostre importazioni arrivano dal sud della Germania, ma se l'Unione Europea improvvisamente dovesse avere meno disponibilità, ci potrebbe essere un effetto domino con delle conseguenze anche per noi".
A preoccupare i contadini svizzeri c'è il prezzo dei fertilizzanti azotati, raddoppiati in un anno. "Un peso non da poco per le famiglie contadine", aggiunge Bourgeois, "e vorrei sapere come s'intende tener conto di questa situazione". Non è infatti scontato che i grandi commercianti al dettaglio aumentino i prezzi ai consumatori. In questo caso, secondo il consigliere PLR, si potrebbe aumentare il credito quadro destinato all'agricoltura per accrescere i pagamenti diretti ai contadini.
Dopo la politica di sicurezza e quella energetica, il conflitto in Ucraina potrebbe riaccendere anche il dibattito su quella agricola. Se negli ultimi anni si è puntato soprattutto su prodotti di qualità ed ecologia, la crisi internazionale riapre anche la questione dell'indipendenza in termini di derrate alimentari, visto che in questo momento circa la metà di quello che mangiamo proviene dall'estero.