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La crescita del franco pesa sulla produzione svizzera della marca di utensili da cucina Kuhn Rikon. Ciononostante, il suo direttore Christof Gassner non prevede di spostare la fabbricazione di prodotti all’estero se non in ultima istanza.
Fondata nel 1926, l'impresa famigliare Kuhn Rikon fabbrica utensili da cucina come pentole e coltelli puntando sulla qualità ed il design. Con sede a Rikon nel canton Zurigo, possiede succursali in Gran Bretagna, in Spagna e negli Stati Uniti. I suoi prodotti sono disponibili in più di 40 paesi e buona parte di questi viene prodotta in Svizzera. La crescita attuale di Kuhn Rikon proviene principalmente dall'estero, dove la società diretta dal 2003 da Christof Gassner realizza il 70% della sua cifra d'affari.
In che modo i vostri utensili da cucina si differenziano da quelli della concorrenza?
Christof Gassner: Fabbrichiamo prodotti innovatori, di qualità elevata e dal design ricercato. Il design non riguarda unicamente la forma ma anche la funzionalità. La combinazione di questi due elementi costituisce un motore d'innovazione. Parallelamente, una grande cura è riservata alla scelta dei materiali ed al trattamento che vi applichiamo. Malgrado la pressione che regna attualmente sui prezzi in Svizzera, rifiutiamo ogni compromesso sulla qualità.
Quale parte della vostra cifra d'affari realizzate all'estero?
Gassner: Circa il 70%. Da 5 o 6 anni questa proporzione è aumentata in quanto la crescita è stata più debole in Svizzera che all'estero. Solo una frazione dei nostri prodotti viene fabbricata in Svizzera, fra i quali le pentole e le pentole a pressione. Circa la metà di questa produzione elvetica viene distribuita in Svizzera e l'altra metà all'estero. Molti prodotti sono concepiti in Svizzera ma fabbricati in altri paesi. Non abbiamo, ad esempio, i mezzi per produrre dei frustini o dei coltelli nella nostra fabbrica di Rikon.
Quali sono i vostri principali mercati?
Gassner: Gli Stati Uniti, la Svizzera, la Germania, la Gran Bretagna, la Spagna, la Cina e Taiwan. Abbiamo delle succursali negli Stati Uniti, in Gran Bretagna e in Spagna e dei distributori in Cina, a Taiwan e in altri paesi. In Cina il mercato è in piena crescita e la domanda dovrebbe progredire ulteriormente. I cinesi apprezzano le marche europee e sono pronti a pagare i nostri prezzi. L'evoluzione è altrettanto positiva negli Stati Uniti. Questo è dovuto alle nostre innovazioni nell'ambito degli utensili da cucina originali. Abbiamo lanciato molte novità su questo mercato.
In quale misura avete risentito della crisi del franco sulle vostre attività?
Gassner: Siamo stati costretti ad abbassare i prezzi dei prodotti fabbricati in Svizzera. I nostri margini si sono quindi ridotti. Con il rialzo del franco, grandi clienti come Coop e Migros hanno avuto la possibilità di acquistare prodotti simili ai nostri all'estero. Quindi ci siamo dovuti adattare. Tuttavia la forza del franco comporta anche dei vantaggi. Ha infatti fatto abbassare i prezzi delle materie prime che compriamo in dollari e in euro. Per finire, la produzione svizzera è la prima vittima della situazione attuale. Ci sforziamo di cercare delle soluzioni.
Appunto, quali misure avete preso per farvi fronte?
Gassner: Innanzitutto, tentiamo di migliorare l'efficacia della produzione e di essere innovativi. La seconda possibilità è di produrre all'estero. Vogliamo mantenere la produzione in Svizzera ma se i prezzi sono troppo elevati per riuscirci pur restando competitivi, la soluzione potrebbe essere la delocalizzazione. Se un cliente non è pronto a pagare per delle pentole fabbricate in Svizzera, non abbiamo altra scelta che produrle altrove.
Si ritiene soddisfatto del cambio attuale a CHF 1,20?
Gassner: Sicuramente un cambio a CHF 1,30 o CHF 1,40 sarebbe meglio, ma questo non è più possibile. Le misure prese dalla Banca nazionale sono molto importanti per noi e siamo convinti che saranno mantenute. Questo ci permette di evolvere in un ambiente più stabile rispetto a prima e di effettuare dei calcoli più a lungo termine.
Come vede il futuro di Kuhn Rikon?
Gassner: Con molto ottimismo. La crescita che abbiamo avuto negli ultimi sei anni continuerà. Proverrà dall'estero, in particolare dall'Europa e dall'Asia. Per quanto riguarda la cifra d'affari realizzata grazie alla produzione svizzera, sarà più o meno stabile.