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WASHINGTON - I suoi giorni più felici, amava ricordare, quelli in cui era stato proprietario dei Los Angeles Chargers, e con altri partecipò alla ormai leggendaria sfida che l'American Football League, da lui fondata con altre sette persone, lanciò al dominio della National Football League.
Ma Barron Hilton era molto di più: l'erede di un impero alberghiero che il padre aveva fondato nel 1919 partendo da un piccolo hotel di Cisco, in Texas, facendo fortuna grazie al boom del petrolio. E che lui ampliò fino a far diventare la catena Hilton leader nel mondo.
A 91 anni Barron si è spento serenamente a Los Angeles. E a piangerlo, tra familiari e conoscenti, la nipote Paris Hilton che su Instagram parla di un nonno «gentile e premuroso». Di certo era un tipo schivo, che non amava la luce dei riflettori come il resto della famiglia. Il padre Conrad nel 1942 sposò in seconde nozze l'attrice di origini ungheresi Zsa Zsa Gabor, protagonista delle cronache mondane dell'epoca. Il fratello Conrad Junior sposò nel 1950 una Elizabeth Taylor ancora teenager. Per non parlare, arrivando ai tempi nostri, della vulcanica nipote Paris.
Barron, al di fuori del business, amava lo sport e la filantropia. Nel 2007 decise di donare il 97% della sua ricchezza personale alla ricerca medica e allo sviluppo dell'edilizia per i senza tetto. Il suo patrimonio netto, secondo Forbes, si aggirava sui 2,5 miliardi di dollari.
Negli affari era un visionario e un audace. A 19 anni rifiutò l'offerta del padre di entrare già nel gruppo di famiglia per accettare un lavoro da 150 dollari a settimana. Poi creò la sua prima azienda che si occupava di distribuzione di agrumi, a Los Angeles. Ma nel 1954 fu cooptato nel business di famiglia e divenne vicepresidente. Nel 1966 salì alla guida del mondo Hilton come amministratore delegato, e alla morte del padre nel 1979 fu nominato presidente.
Nella sua carriera capì che per espandere l'impero non doveva limitarsi all'apertura e all'acquisizione di tradizionali hotel in tutto il mondo, ma estendere il raggio di azione al mondo del time sharing e dei hotel-casino'. La vera svolta fu lo sbarco a Las Vegas nel 1970, quando acquistò il mitico Kirk Kerkorian International, il più grande resort al mondo, e lo ribattezzò Las Vegas Hilton. Subito dopo l'acquisizione di una altro prestigioso simbolo della città delle luci, il Flamingo. Dopo Las Vegas fu la volta di Atlantic City, e ad un certo punto dell'impero Hilton fecero parte anche il Waldorf Astoria e il Plaza, i due iconici hotel di Manhattan.
L'atto finale nel 2007, quando il gruppo Hilton Hotels, che guidava allora con il finanziere Stephen Bollenbach, fu venduto al fondo di private equity Blackstone.