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Dopo aver percepito prestazioni assistenziali per 229'138.85 franchi, un cittadino turco dovrà ora lasciare la Svizzera. Lo ha stabilito il Tribunale federale con sentenza pubblicata ieri, confermando una decisione presa nel novembre 2017 dalla Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni del Canton Ticino.
L’uomo era giunto in Ticino nel 2002 per sposare una connazionale titolare di un permesso di domicilio. Egli aveva dapprima ottenuto un permesso di dimora e poi, nel 2007, un permesso di domicilio. Nel 2008 la coppia ha divorziato e l’uomo è finito una prima volta in assistenza. Negli anni seguenti ha alternato periodi lavorativi a periodi di disoccupazione ma nel 2012 è tornato in assistenza e da allora non ne è più uscito.
Vista la duratura dipendenza dall’aiuto sociale, nel 2017 la Sezione della popolazione ha quindi revocato il permesso di domicilio del cittadino turco. Egli ha ricorso al Consiglio di Stato e al Tribunale amministrativo cantonale, ma invano.
Nel settembre scorso si è così rivolto al Tribunale federale. Ma anche i giudici hanno rilevato che “l’ultimo impiego che ha occupato sembra risalire all’agosto 2011” e che “non sono date le condizioni per ammettere l’esistenza di una prospettiva concreta che egli riesca in futuro a provvedere al suo sostentamento”. L’uomo non si è nemmeno sforzato più di tanto di dimostrare il contrario, “nonostante il dovere di collaborazione che aveva”.
I giudici hanno inoltre evidenziato che un rientro in Turchia, dove vivono i figli avuti dalla prima moglie nonché altri familiari, “è tutt’altro che improponibile”. Egli ha vissuto in quel paese fino all’età di 36 anni e potrà sicuramente reintegrarsi, mentre in Svizzera non ha né familiari né un lavoro.
Con queste motivazioni il Tribunale federale ha confemato in via definitiva la revoca del permesso di domicilio del cittadino turco, ponendo a suo carico le spese giudiziarie.