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Su incarico del Consiglio federale, l’Ufficio federale della protezione della
popolazione (UFPP) elabora attualmente una revisione totale della legge
federale sulla protezione della popolazione e sulla protezione civile (LPPC).
In un’intervista il direttore Benno Bühlmann spiega le principali novità.
Perché la LPPC richiede una revisione totale?
La legge totalmente rielaborata costituisce la base giuridica centrale per lo sviluppo della protezione della popolazione e della protezione civile. L’attuale LPPC risale ai primi anni 2000. Da allora il contesto è mutato: il panorama dei rischi, le possibilità tecniche e molto altro ancora.
La revisione introduce cambiamenti fondamentali nel sistema integrato della protezione della popolazione?
No, il sistema integrato ha dato buoni risultati. In particolare la ripartizione dei compiti tra Confederazione e cantoni rimane sostanzialmente invariata. La protezione della popolazione dovrebbe ottenere però molto più spazio nella legge. La legge deve sancire nuove basi, come i sistemi di allarme e di comunicazione della protezione della popolazione, le infrastrutture critiche, i compiti della Centrale nazionale d’allarme, del centro d’istruzione di Schwarzenburg, della protezione NBC, del Laboratorio Spiez e dello stato maggiore federale NBCN.
La regolamentazione dei sistemi di allarme e di telecomunicazione è molto importante nella revisione della LPPC.
Un progetto centrale è la creazione della rete di dati sicura (RDS). L’obiettivo è quello di collegare in modo sicuro i più importanti organi di condotta delle autorità, ma anche le aziende con infrastrutture critiche in caso di catastrofe o situazione d’emergenza di portata nazionale. Se crolla la comunicazione a livello di condotta, mancano le informazioni necessarie per la presentazione della situazione e l’analisi coordinata della situazione. Non è quindi più possibile garantire una condotta efficiente. Con il progetto RDS, intendiamo creare collegamenti fissi a prova di blackout e meglio protetti contro i cyber-attacchi. In questo modo colmiamo una grossa lacuna nel sistema di sicurezza della protezione della popolazione.
Il sistema è in funzione ogni giorno da anni.
Polycom è una storia di successo. 55’000 utenti possono comunicare anche quando gli altri mezzi di comunicazione sono fuori uso. Tutte le organizzazioni di pronto intervento, la protezione civile, il corpo delle guardie di confine e l’esercito sono collegati a Polycom. Per consentire l’utilizzo di Polycom per un periodo più lungo, prevediamo l’esercizio fino al 2030, dobbiamo cambiare tecnologia. Nel 2020 intendiamo avviare la migrazione nei cantoni, che durerà fino al 2025. Sarà una sfida particolare garantire che il vecchio e il nuovo sistema funzionino congiuntamente nella fase di transizione.
A che punto è l’UFPP nel campo dell’allarme e dell’informazione all’attenzione della popolazione?
Intendiamo meglio raggiungere la popolazione in caso di catastrofe o situazione d’emergenza. Molti oggi non sanno più come comportarsi in caso di un allarme sirene. Per questo motivo vogliamo trasmettere messaggi push sugli eventi in corso tramite l’app Alertswiss realizzata dall’UFPP e pubblicare gli aggiornamenti sul sito di Alertswiss. Attraverso questi canali possiamo comunicare in modo rapido e diretto alla popolazione che cosa significa l’allarme sirene e come ci si deve comportare. Il nuovo servizio sarà lanciato nel secondo semestre del 2018. È un progetto congiunto dell’UFPP e dei cantoni. In caso d’evento, sono principalmente i cantoni a diffondere le informazioni tramite Alertswiss.
Quali cambiamenti prevede la revisione della legge per la protezione civile?
L’obbligo di prestare servizio nella protezione civile dev’essere ridotto e reso più flessibile. Vogliamo anche introdurre l’opzione di ferma continua. Si tratta di trovare una certa conformità con il servizio militare e con le attuali condizioni sociali. Inoltre, miriamo ad apportare modifiche agli impianti di protezione.
Che cosa è previsto per questi impianti?
In Svizzera ci sono più di duemila impianti di protezione, tra cui posti di comando, impianti d’apprestamento, centri sanitari protetti e ospedali protetti. Sono stati realizzati ai tempi in cui la preparazione in vista di un conflitto armato era ancora in primo piano. Gli effettivi della protezione civile sono inoltre diminuiti e vi sono molte meno organizzazioni di protezione civile. Insieme ai cantoni vogliamo chiarire di quanti impianti avremo ancora bisogno in futuro. E dobbiamo anche garantire di poterli effettivamente mettere in funzione quando è necessario. Oggi ciò non è il caso per i centri sanitari protetti e gli ospedali.
Viene quindi presa in considerazione la reintroduzione del servizio sanitario nella protezione civile?
Per me, è molto più di un’opzione. Dobbiamo prepararci anche a catastrofi e situazioni d’emergenza rare di portata nazionale. Si stima che un terremoto come quello che ha colpito Basilea nel 1356 provocherebbe fino a 50’000 feriti e che una pandemia su scala nazionale causerebbe 40’000 ricoveri. Il nostro sistema sanitario non sarebbe all’altezza della situazione. E l’esercito non è più in grado di fornire supporto a causa del suo sviluppo che prevede, tra l’altro, una riduzione degli effettivi.
Tecnicamente, i centri sanitari e gli ospedali protetti sono ancora funzionanti per la maggior parte, ma completamente obsoleti. Ad esempio, la ventilazione funziona perfettamente, ma l’attrezzatura per la disinfezione non soddisfa più gli standard odierni. Un altro punto è ancora più critico: oggi non abbiamo praticamente più personale operativo per queste strutture! La reintroduzione del servizio sanitario nella protezione civile è quindi una necessità. La popolazione si aspetta che l’aiutiamo nelle situazioni critiche.
Che cosa succederà con gli impianti in esubero?
Questa infrastruttura è un valore che non dovrebbe essere distrutto. L’obiettivo è quello di cambiare la destinazione di questi impianti. Se possibile per scopi connessi alla protezione civile, ma sono concepibili anche altri scopi. Stiamo cercando buone soluzioni insieme ai cantoni.
Qual è la prossima tabella di marcia per la revisione della LPPC?
La procedura di consultazione terminerà alla fine di marzo. Il Consiglio federale ci ha incaricati di preparare il messaggio per il Parlamento entro la fine dell’anno. Se il Consiglio federale approverà il messaggio nel novembre del 2018, il Parlamento dovrebbe trattarlo nel 2019 e, se non sorgeranno particolari dissensi o difficoltà, la legge potrebbe entrare in vigore il 1° gennaio del 2020.
Lei è arrivato all’UFPP da un ufficio cantonale. Oggi vede il federalismo svizzero con occhi diversi?
A dire il vero no. Sono ancora pienamente convinto del nostro sistema federalista. I cantoni devono continuare a fare quello che possono, e questo si applica anche ai comuni. Esattamente secondo il principio della sussidiarietà. Allo stesso tempo, la Confederazione deve fare in modo che non ci siano 26 soluzioni diverse e che possiamo agire in modo interoperabile. Nessuno vuole che la protezione della popolazione fallisca a causa dei confini cantonali.
In una precedente intervista ha dichiarato che in ambito professionale Lei è piuttosto un uomo d’azione e risoluto. Queste Sue caratteristiche hanno dato i risultati che si aspettava o ha dovuto cambiare un po’ atteggiamento?
Sono un uomo d’azione, questo è certo. Le sfide che dovremo affrontare sono reali. Se esitiamo e non le affrontiamo di petto, rischiamo di non raggiungere gli obiettivi. La popolazione si aspetta invece che raggiungiamo gli obiettivi e che la proteggiamo nel miglior modo possibile. Non basta quindi limitarsi alla mera amministrazione. A volte però devo rallentare, in modo che tutti riescano a seguirmi.
Quando ha assunto la carica di direttore Lei ha detto che voleva smuovere le acque e consolidare la protezione della popolazione. Ci è già riuscito?
Credo che abbiamo già ottenuto molti risultati. Quando vedo tutti i progetti che siamo riusciti a lanciare, i mandati che abbiamo ricevuto dal Consiglio federale e l’attuale revisione della legge, sono molto soddisfatto. Ma per ottenere questi risultati abbiamo lavorato duramente e a lungo. Ciò che abbiamo fatto finora, l’abbiamo fatto insieme. Ai miei collaboratori e ai nostri partner non posso che dire: grazie per la collaborazione!
Ulteriore informationi
L’intervista completa si può leggere nell’ultimo numero della rivista «Protezione della popolazione».