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Filippo Facci è convinto che l’uccisione di Bin Laden sia stata un errore, ed entra nei dettagli con ben sei ragioni per cui era meglio non ammazzarlo.
Ma a me colpisce l’incipit, la premessa all’elenco dei sei motivi:
Penso che l’uccisione di Bin Laden sia stata un errore, e questo per ragioni che mi paiono molto razionali e poco morali.
Questo è uno dei classici casi nei quali il saggio (in questo caso: Facci) indica la luna e lo stolto (in questo caso: io) guarda il dito. Lo ammetto e vado avanti: perché le ragioni paiono “razionali” e “poco morali”?
È forse un caso, nel senso che Facci ha trovato sei motivi per cui era meglio non eliminare Bin Landen, li ha guardati e si è detto: “Questi motivi mi paiono razionali, di mero ragionamento utilitaristico, senza fare riferimento a principi morali”. Insomma: Facci, in questa sua riflessione, si è dato al consequenzialismo, tralasciando la deontologia: calcolo costi/benefici, non principi o valori morali.
Oppure è una necessità: necessariamente le ragioni razionali sono poco morali, visto che principi morali sono sostanzialmente irrazionali.
Chissà.
Sono passati alcuni giorni da quando Cho Seung-Hui ha ucciso 32 persone in Virginia.
Difficile dire cose sensate su questo ragazzo di 23 anni, su quello che ha fatto, sul perché lo ha fatto. Lasciando passare un po’ di tempo, si evita almeno di dire cose ridicole e inadeguate, il che è già qualcosa.
Ad un livello molto semplice di analisi, quello che Cho Seung-Hui ha fatto è una risposta. Quale sia la domanda lo ha indicato lui stesso con filmati, fotografie e testi. C’è un po’ di tutto, dai videogiochi ai film, dalla Bibbia al comunismo.
È curioso, ed è l’unica riflessione che mi viene da fare, come la condanna e l’orrore per la risposta si trasferiscano nella domanda: la tragedia è nella domanda, nei videogiochi, nei film, nella religione, nel comunismo e così via. Non è un caso se, a seconda delle opinioni de commentatore, alcuni riferimenti vengono minimizzati o addirittura omessi.
Che le domande, gli stimoli, le richieste che hanno mosso Cho Seung-Hui possano non condividere l’orrore della sua risposta è una possibilità non contemplata.
Non si tratta di consequenzialismo, di giudicare un fenomeno, ad esempio i videogiochi o la Bibbia, dalle conseguenze: il consequenzialismo ha una visione raffinata e scientifica di causa ed effetto. Qui si è di fronte ad una sorta di magia, di una causa mitica.
Bioetica segnala un interessante articolo di Sam Harris sul Boston Globe: “Do We Really Need Bad Reasons To Be Good?”, “Abbiamo davvero bisogno di cattive ragioni per essere buoni”?
L’autore, laureato in filosofia ed esperto di tradizioni religione occidentali e orientali, si interroga sul legame tra religione e moralità: è davvero necessario credere in Dio per essere buoni?
La risposta è, ovviamente, negativa (sorprende che qualcuno si prenda la briga di scriverlo sui giornali, ma forse in questa sorpresa si pecca di ingenuità). Continua la lettura di Il buono, il brutto e il cattivo