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«Vogliamo che la Chiesa si impegni a ritenere responsabile chi ha commesso crimini all'interno dell'Istituzione»
CITTÀ DEL VATICANO - Il capo dell'organizzazione nazionale che rappresenta gli Inuit in Canada afferma che il suo incontro la prossima settimana con Papa Francesco in Vaticano non sarà motivo di festa. Natan Obed, dell'organizzazione Inuit Tapiriit Kanatami farà parte di una delegazione indigena che sarà ricevuta dal Papa in una serie di incontri che cominceranno domani e si concluderanno venerdì primo aprile.
In particolare verrà sollevato il caso di un prete accusato di abusi, Johannes Rivoire. Un mandato è stato emesso nel 1998 per almeno tre accuse di aggressione sessuale nelle comunità Nunavut di Arviat, Rankin Inlet e Naujaat nei confronti di bambini. Più di due decenni dopo, tuttavia, le accuse sono state sospese.
Il sacerdote in questione ha vissuto in Canada dai primi anni Sessanta fino al 1993, anno del suo ritorno in Francia. Il pubblico ministero canadese ha affermato che c'è riluttanza da parte della Francia a estradarlo. Leader e politici Inuit hanno continuato a sollecitare il sacerdote, che ora ha 90 anni, a essere processato.
Questi appelli sono diventati ancora più forti in seguito alla scoperta di tombe anonime sui siti di ex collegi per bambini indigeni gestiti dalla Chiesa cattolica, ha ricordato Obed. «Vogliamo che la Chiesa e il Papa si impegnino a ritenere responsabile chiunque sia parte della Chiesa e ha commesso crimini, specialmente contro i bambini», ha affermato.