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Parafrasando Marzullo: il denaro aiuta a vivere o si vive per il denaro? La seconda, salvo imprevisti
Pubblichiamo l’editoriale apparso su Ticino7, allegato a laRegione
Nelle facoltà di Economia, anni fa, pare girasse una barzelletta piuttosto illuminante. È la storia di tre naufraghi, un economista, un ingegnere e un fisico. Si trovano su un’isola deserta con una lattina di fagioli tra le mani, ma manca loro un apriscatole. Va da sé, si chiedono in che modo potrebbero mai aprirla e mangiarne il contenuto. L’ingegnere propone di colpirla con un sasso; il fisico invece propende per accendere un fuoco e scaldare la lattina, aumentarne la pressione interna e farla così esplodere. "Supponiamo di avere un apriscatole…", dice invece l’economista. Una veloce ricerca in rete apre un mondo di rimandi, sia sul concetto d’immaginare di ‘avere un apriscatole’ – e provare a semplificare dinamiche complesse – sia sul "far apparire per magia una realtà preferibile" (di cose, di persone). I più critici si spingono oltre, mettendo in dubbio l’intelligenza dell’homo oeconomicus, l’eticità dell’economia basata sul consumo, sul guadagno facile, sulle speculazioni e i sistemi che pongono gli interessi personali al centro di tutto. Finché dura; poi arriva il ‘sorpresone’ e patatrac.