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La pandemia, i lockdown, la chiusura forzata in casa non hanno contribuito a un aumento dei reati violenti in ambito domestico. Forse hanno fatto capire quanto sia difficile convivere insieme per lungo tempo, ma un'esplosione della violenza domestica non c'è stata. Questo almeno stando alla Statistica criminale di polizia (SCP) che non ha registrato a livello svizzero un cambiamento significativo, rispetto agli anni precedenti. Bisogna subito chiarire che stiamo parlando dei reati segnalati alle autorità di polizia. Evidentemente esistono molti casi che non arrivano alla denuncia. Da uno studio precedente commissionato dall'Ufficio federale di giustizia è emerso che soltanto il 20 per cento circa dei casi di violenza domestica è notificato alla polizia.
Segnali di una ripresa - Per alcuni si tratta solo della punta dell'Iceberg. Ne è convinta ad esempio la task force contro la violenza domestica durante la pandemia di coronavirus, istituita da Confederazione e Cantoni nella primavera dello scorso anno. Secondo la loro valutazione vi sono indizi di un aumento sia dei conflitti all'interno della famiglia sia delle forme meno gravi di violenza domestica che non portano a una denuncia. In alcuni Cantoni, ad esempio, i centri di consulenza per le vittime osservano una tendenza al rialzo del numero di nuove denunce; gli alloggi protetti per donne sono spesso al limite delle loro capacità e devono in parte dirottare le persone in cerca di un rifugio verso strutture extracantonali.
Tuttavia è stato fatto notare che la pandemia accentua i fattori di rischio che favoriscono la violenza domestica. Tra questi vi sono, in particolare, le difficoltà economiche e i problemi di dipendenza che possono provocare situazioni di stress all'interno del nucleo familiare. Situazioni che, a loro volta, possono ulteriormente esacerbarsi a causa delle restrizioni poste alla libertà di movimento e di provvedimenti quali l'obbligo del telelavoro.