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In vista della prossima legislatura, l'organizzazione svizzera di cooperazione allo sviluppo Swissaid e l'Unione svizzera delle donne contadine e rurali (Usdcr), hanno lanciato oggi una "campagna politica per la protezione sociale delle contadine", con un'azione davanti a Palazzo Federale.
Le donne sono la linfa vitale delle aziende agricole a conduzione familiare, che forniscono il 70% dell'approvvigionamento alimentare mondiale. Tuttavia, il loro lavoro non è ancora adeguatamente riconosciuto e non godono di sufficiente protezione sociale, sottolineano Swissaid e USDCR.
Secondo gli ultimi dati, in Svizzera sono attive nel settore agricolo 152'400 persone, il 36% delle quali sono donne. Il 30% sono famigliari del gestore. Si tratta quindi di quasi 46'000 persone.
Le chiamate di donne al telefono Sos per gli agricoltori sono nettamente aumentate dal 2013, e le loro domande si concentrano principalmente su questioni di sicurezza sociale, afferma la sua responsabile Patrizia Schwegler.
Swissaid e Usdcr chiedono quindi al Consiglio federale e al Parlamento di presentare, per la prossima legislatura, un serie di misure per migliorare la situazione delle contadine. In concreto vogliono che la sicurezza sociale delle donne contadine sia inclusa nel programma di politica agricola 2022+ e che la sicurezza alimentare, compreso il lavoro delle contadine, diventi un tema prioritario del Messaggio per la cooperazione internazionale 2021-2024.
La presidente dell'Usdcr Anne Challandes spiega infatti che, nonostante le differenze significative, la situazione delle agricoltrici è simile in tutto il mondo. Anche in un paese ricco come la Svizzera, la sicurezza sociale delle donne contadine non è scontata, nota Challandes.
In base ad un rapporto del Consiglio federale del 2016, fra le donne che lavorano nel settore agricolo il 15% sono annunciate all'AVS come indipendenti e un altro 15% come salariate. Solo questo 30% di donne è quindi remunerato e assicurato. Di conseguenza il restante 70% non lo è. Si tratta di circa 32'000 donne senza paga, considerate non attive professionalmente, che non hanno copertura sociale propria e quindi nessuna rendita minima di vecchiaia (AVS) o di invalidità (AI), nessuna assicurazione maternità e, quasi sempre, nemmeno una previdenza sociale propria.