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Il leader storico del Partito comunista spagnolo Santiago Carrillo è morto all'età di 97 anni. Carrillo fu segretario generale del Pce dal 1960 al 1982 e pioniere dell'eurocomunismo, assieme a Enrico Berlinguer.
Carrillo era malato da alcuni mesi ed era stato ricoverato a più riprese. Malgrado si fosse ritirato dalla politica attiva anni fa e malgrado le sue condizioni di salute, aveva continuato fino a poco tempo fa a collaborare con i mezzi di comunicazione e ad apparire in pubblico.
Dapprima segretario della Gioventù Comunista, Carrillo aderì nel 1936 al Partito Comunista spagnolo (Pce), alle soglie della guerra civile. Un conflitto che, nel novembre dello stesso anno segnò la pagina più nera della sua biografia: Carrillo era infatti delegato dell'Ordine Pubblico per conto dei repubblicani durante la "mattanza di Paracuellos", quando decine di militari sollevati dal loro incarico perché aderenti alla rivolta franchista furono trasferiti nel carcere della città di Paracuellos de Jarama, dove furono fucilati. La successiva vittoria di Franco segnò invece l'inizio del lungo esilio di Carrillo, durato 38 anni durante i quali viaggiò in tutto il mondo prima di stabilirsi a Parigi. Nonostante ciò, nel 1960 fu eletto segretario nazionale del Pce, succedendo così a Dolores Ibarruri, la "Pasionaria".
Nel 1976, pochi mesi dopo la morte di Franco, Carrillo tornò clandestinamente in Spagna dove, prima di essere scoperto e incarcerato, tenne diversi comizi camuffandosi con una celebre parrucca grigia. Per la Spagna, comunque, era cominciata l'era della Transizione democratica. Carrillo fu rilasciato ed eletto deputato alle prime elezioni libere del 1977 e confermato due anni dopo. Partecipò come rappresentante comunista ai patti della Moncloa per la Costituente mentre nel 1977, in uno storico incontro a Madrid, fondò con l'italiano Berlinguer e il francese Marchais, l'eurocomunismo, che prendeva le distanze da Mosca teorizzando la cosiddetta "nuova via", più moderata e riformista.
Dopo la debacle del Pce alle elezioni del 1982 Carrillo si dimise da segretario e tre anni dopo fu espulso dal partito. Creò il poco fortunato Partito dei Lavoratori che in seguito confluì nel Partito socialista e nel 1991 si ritirò dalla politica declinando anni dopo l'invito del leader del Psoe José Luis Zapatero a un clamoroso ritorno. Nell'immaginario collettivo, restano però ancora impresse le immagini del fallito colpo di Stato del colonnello Antonio Tejero del 23 febbraio 1981: assieme al presidente del governo Antonio Suarez e al suo vice Gutierrez Mellado Carrillo fu l'unico a restare impassibile di fronte agli ordini che i golpisti, sparando tra i banchi del Congresso, avevano impartito.
SDA-ATS