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25 anni fa nacque la seconda banca svizzera, l'odierno Credit Suisse (foto rappresentativa d'archivio)
KEYSTONE/GAETAN BALLY(sda-ats)
Una pietra miliare nel processo di consolidamento della piazza finanziaria elvetica: 25 anni fa, il 6 gennaio 1993, veniva annunciata l'integrazione della Banca popolare svizzera (BPS) in difficoltà nella holding del Credito svizzero (CS).
Una fusione da cui nacque la seconda banca svizzera, l'odierno Credit Suisse.
L'allora presidente del direttorio della Banca nazionale svizzera Markus Lusser, accogliendo con favore questo matrimonio tra partner ineguali, definì l'evento "il passo più importante" nella ristrutturazione bancaria in corso in Svizzera, da collocarsi nell'ambito di quella in atto a livello mondiale nel settore.
Fondata nel 1869 a Berna con il nome di Volksbank da rappresentanti di operai, funzionari e artigiani locali, la BPS era al momento dell'integrazione nella CS Holding la quarta banca elvetica. Il CS era il numero tre, dietro l'Unione di banche svizzere (UBS) e la Società di banca svizzera (SBS), e con la nuova acquisizione si issava al secondo posto.
Una posizione mantenuta dopo il ben più significativo matrimonio, annunciato quattro anni dopo, nel 1997, e concluso nel 1998 tra l'UBS e la SBS con la creazione della nuova UBS. Matrimonio che all'inizio del 1993 pareva ancora inimmaginabile: "Altre fusioni tra grandi banche sono poco verosimili", aveva dichiarato il 6 gennaio il presidente della BNS Lusser. E la maggior parte degli esperti erano allora dello stesso parere.
Gli stessi esperti erano tuttavia d'accordo nel ritenere che il panorama bancario elvetico sarebbe profondamente mutato negli anni a venire. Le cifre mostrano l'avvenuta ristrutturazione del settore: nel 1990 le banche attive in Svizzera erano 495, nel 2018 sono ancora soltanto 260.
La spinta al consolidamento si era rafforzata agli inizi degli anni Novanta, quando con la crisi immobiliare diverse banche si erano trovate in serie difficoltà. Una congiuntura debole aveva inasprito ulteriormente la situazione. Diversi istituti, soprattutto casse di risparmio e di credito regionali, furono rilevati da banche più grosse.
La stessa sorte toccò alla Banca popolare svizzera, che aveva alle spalle alcuni anni difficili prima di diventare parte della CS Holding. Dagli utili netti superiori ai 100 milioni di franchi ottenuti tra il 1986 e il 1990, e ancora di 68,4 milioni nel 1991, la BPS era passata nel 1992 a un risultato di segno opposto: una perdita di 68 milioni, che aveva spinto i suoi dirigenti a cercare un "partner forte".
In discussione: l'Unione di Banche Svizzere, il Credito Svizzero e anche istituti esteri. L'aggiudicazione della gara al CS fu un "colpo" del presidente di questa banca, Rainer E. Gut, che insieme al novello Ceo Josef Ackermann riuscì a "soffiare" la sposa all'ultimo minuto all'UBS. Già nel 1990 la CS Holding aveva rilevato la Banca Leu, la più vecchia e la più piccola delle grandi banche svizzere.
Nel 1994 fu poi la volta della Neue Aargauer Bank (NAB), l'allora più grossa banca regionale del Paese: l'UBS, azionista minoritaria della NAB, ebbe ancora la volta la peggio e vendette il suo pacchetto di azioni al CS, rinunciando a lanciare una sua controfferta all'opa lanciata da quest'ultimo.
L'UBS rilevò poi con successo diverse altre banche, tra le quali nel 1996 la Cassa di risparmio di Langenthal e la Banca cantonale di Appenzello esterno.
Grazie all'acquisizione della Banca popolare il Credito Svizzero, specializzato nei grossi clienti, poté entrare in affari anche con medi e piccoli clienti privati e aziendali e approfittare della fitta rete di succursali della BPS.
L'integrazione della quarta banca elvetica costò al CS complessivi 2,6 miliardi di franchi. Grazie a una riduzione massiccia dei costi, l'operazione terminò tuttavia con un plusvalore di un miliardo di franchi per il gruppo CS.
Meno rallegrante la situazione per il personale: l'integrazione della banca bernese nel Credito Svizzero comportò la soppressione di oltre 2000 posti di lavoro nei primi due anni dopo la fusione.
Nel corso di un'ulteriore riorganizzazione della CS Holding, che ha comportato anche il cambiamento della ragione sociale, nel 1997 il CS è confluito nel Credit Suisse Group (CSG).
SDA-ATS