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Le armi chimiche sono dei killer micidiali.
È sufficiente che una goccia di neurotossico grande come la capocchia di uno spillo arrivi a contatto con la pelle di un adulto per provocarne la morte in brevissimo tempo. Allo stato gassoso, quest'arma chimica agisce molto più rapidamente. Sebbene la loro produzione sia relativamente semplice e poco costosa, le armi chimiche e biologiche sono incredibilmente efficaci. Bastano delle quantità minime per annientare migliaia di persone! È per questo che la distruzione delle armi chimiche è un obiettivo essenziale per garantire la pace nel mondo.
La Convenzione internazionale sulle armi chimiche del 1993 impone la distruzione di tutte le scorte entro il 2012. Ma mentre gli Stati Uniti hanno già eliminato quasi 9000 delle 32 000 tonnellate che originariamente componevano il loro armamentario chimico, incenerendole in costosissimi impianti, la difficile situazione economica della Russia le ha finora impedito perfino di iniziare a smantellare il proprio arsenale di armi chimiche, pari a un totale di 40 000 tonnellate.
Il maggior ostacolo allo smantellamento delle armi chimiche russe è dato dal suo costo, oggi stimato in 10-15 miliardi di franchi svizzeri. Già in occasione della ratifica della Convenzione internazionale sulle armi chimiche la Russia aveva fatto rilevare di aver bisogno del sostegno dei Paesi occidentali, rivolgendosi in particolare ai governi delle nazioni europee. Ma fatta eccezione per la Germania e la Gran Bretagna, fino all'anno 2000 nessun paese europeo era arrivato a deliberare un consistente supporto alla Russia, con il risultato che gli Stati Uniti hanno temporaneamente bloccato i loro contributi mettendo così in serio pericolo l'attuazione della Convenzione e quindi la salvaguardia di una pace duratura nel mondo.
2000: avvio della campagna informativa internazionale „Distruggiamo le armi chimiche! Ora!".
Allo scopo di sensibilizzare l'opinione pubblica mondiale sulla problematica delle circa 80 000 tonnellate di armi chimiche neurotossiche sparse per il mondo, Green Cross Svizzera ha lanciato nel 2000 una campagna informativa di vasta portata internazionale „Distruggiamo le armi chimiche! Ora!". Nel contempo, membri del Gruppo parlamentare di Green Cross, sotto la guida del Consigliere nazionale Rudolf Imhof, hanno presentato delle mozioni parlamentari in sede di Consiglio Nazionale e di Consiglio degli Stati a sostegno dello smantellamento di tutte le armi chimico-batteriologiche esistenti nel mondo e di un'efficace applicazione della Convenzione sulle armi chimiche.
Nel mese di dicembre 2000, davanti al Parlamento svizzero riunito nella sala del Consiglio nazionale, Mikhail S. Gorbaciov fece appello al mondo intero affinché nel nuovo secolo nulla venisse trascurato per mettere al bando le armi di distruzione di massa e per eliminare i pericolosi depositi di armi chimiche, biologiche e nucleari. „I paesi europei (Svizzera compresa) hanno finora destinato ca. 100 milioni di dollari USA (ca. 170 mio. di franchi svizzeri) per aiutare la Russia a risolvere il problema delle armi chimiche, mentre gli Stati Uniti ne hanno investiti 200 milioni. Il Senato statunitense ha temporaneamente congelato ulteriori aiuti finanziari", una decisione che Gorbaciov ha criticato come „miope e dannosa per gli interessi di sicurezza degli Stati Uniti e del resto del mondo", in quanto „le armi chimiche sono tanto piccole da poter essere trasportate all'interno di uno zaino, per esempio in uno stadio di calcio, e tanto grandi da uccidere migliaia di persone innocenti". Ogni anno di ritardo nell'attuarne la distruzione serve solo ad aumentare i rischi di furto, di propagazione e di catastrofi.
2003: la Svizzera sostiene il programma russo di distruzione delle armi chimiche con un credito quadro di 17 milioni di CHF
Nel marzo 2003, il Consiglio degli Stati ha approvato a larga maggioranza il messaggio del Consiglio federale riguardante la promozione del disarmo delle armi chimiche in tutto il mondo. Tale risoluzione è un chiaro seguito alla posizione assunta dal Consiglio nazionale che aveva approvato tale messaggio già nel dicembre 2002. Il progetto di risoluzione federale che accompagna il messaggio prevede un credito quadro di 17 milioni di franchi svizzeri nell'arco di cinque anni a sostegno della distruzione di tutte le armi chimiche esistenti nel mondo.
Forum sul disarmo chimico, Ginevra
In abbinamento alla campagna di informazione sulle armi chimiche lanciata in Svizzera nell'estate 2000, volta a richiamare l'attenzione dell'opinione pubblica sulla stentata attuazione della Convenzione internazionale sulle armi chimiche, Green Cross e il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) hanno allestito a fine giugno 2003, nel Palazzo delle Nazioni di Ginevra, il Forum sul disarmo chimico. Oltre 100 esponenti di quattordici nazioni hanno discusso su come consolidare la partecipazione internazionale e su come rafforzare ed accelerare il processo di sostegno alla Russia nella distruzione delle sue 40 000 tonnellate di armi chimiche, in modo da poter rispettare la scadenza del 2012 per lo smantellamento totale di queste armi su scala mondiale.
2013: All'Organizzazione per la proibizione di armi chimiche, OPAC, viene conferito il premio Nobel per la pace, e a Paul Walker, Green Cross International, il premio Nobel alternativo per il suo impegno a favore dell'attuazione della Convenzione sulle armi chimiche.
Delle 72’531 tonnellate di armi chimiche esistenti negli arsenali, alla fine del 2013 ne erano già state smantellate 58’528 tonnellate (80,7%). Solo in Russia sono state smantellate dagli arsenali 31’200 tonnellate di armi chimiche. Dal 2006 sono in funzionamento impianti di distruzione nei Comuni di Maradykovsky e Kambarka, in cui si trovano depositi di armi chimiche. L'impianto di Gorny è stato operativo dal 2002 al 2005. Nel 2008, a Scucie e Leonidowka sono entrati in funzionamento altri impianti di smantellamento, cui ha fatto seguito un altro a Potschep, e l'ultimo impianto di smantellamento di armi chimiche in Russia è stato avviato a dicembre del 2013.
Oltre alla risoluzione di problemi tecnici e finanziari nella costruzione di un impianto di smaltimento, rivestono grande importanza misure per la creazione di un rapporto di fiducia fra la popolazione locale, le autorità e l'esercito. Spesso, gli abitanti della zona apprendono con preoccupazione dell'esistenza, per anni, di armi chimiche nelle loro dirette vicinanze e non gradiscono che adesso debbano essere distrutte nei pressi delle loro case. Tale situazione è sfociata sovente in proteste e azioni di resistenza da parte della popolazione, circostanze che hanno ritardato la costruzione degli impianti e che nel peggiore dei casi hanno causato la perdita di investimenti del valore di miliardi. La costruzione di un solo impianto per lo smantellamento di armi chimiche costa in Russia circa 700 milioni di dollari americani, cifra che negli Stati Uniti si moltiplica addirittura per sei.