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Il governo britannico ha svelato mercoledì il suo nuovo sistema di immigrazione a punti post Brexit, che entrerà in vigore alla fine del periodo di transizione alla fine dell'anno.
Per ottenere un visto di lavoro dal prossimo anno l'aspirante immigrato dovrà presentare competenze specifiche, parlare inglese e avere già un'offerta di lavoro con un salario minimo annuo di 25'600 sterline (pari a 32'680 franchi), escludendo così i lavoratori poco qualificati o con bassi salari.
Il ministro dell'Interno Priti Patel (nella foto) ha definito le riforme "ferme ed eque", affermando che renderebbero più facile per i lavoratori altamente qualificati ottenere i visti ma allo stesso tempo ha invitato le aziende britanniche a "formare e assumere più lavoratori britannici".
"La nostra economia non dovrebbe più dipendere da manodopera a basso costo proveniente dall'Europa, ma piuttosto concentrarsi sugli investimenti in tecnologia e automazione", si legge nel documento in cui vengono dettagliate le nuove disposizioni.
Il piano del governo prevede che ogni lavoratore straniero accumuli 70 punti per ottenere un permesso di lavoro. Assegna un massimo di 20 punti ai candidati che guadagnano almeno 25'600 sterline all'anno. Venti punti saranno assegnati a coloro che dimostrano "competenze adeguate" e altri venti a coloro che parlano inglese a un "livello richiesto". Con questo nuovo sistema, non viene inoltre fatta alcuna distinzione tra cittadini europei e non europei.
Patel ritiene che questo sistema a punti sia conforme al "messaggio chiaro" inviato dal popolo britannico durante il referendum del 2016 che aveva sancito l'uscita del Regno dall'Unione europea. A suo tempo, il controllo dell'immigrazione era stato uno dei temi principali della campagna.
Queste misure non riguardano i circa 3,2 milioni di cittadini dell'UE che hanno presentato domanda di residenza in Gran Bretagna prima della fine del periodo di transizione.