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Il leader cinese Bo Xilai, accusato di corruzione e abuso di potere, ha dato oggi battaglia nella sua prima apparizione in tribunale, respingendo con forza tutte le accuse.
Alla sua prima uscita pubblica dopo 17 mesi di detenzione Bo, 64 anni, è apparso invecchiato e leggermente dimagrito. Ma appena ha preso la parola, ha dimostrato di non aver perduto la sicurezza in se stesso e la brillante oratoria che hanno fortemente contribuito al suo successo.
Gli è stata accordata la possibilità di parlare, di difendersi e addirittura di contro-interrogare un testimone a carico, demolendone le accuse in un confronto a tratti drammatico.
Nell’aula del tribunale di Jinan, la città della Cina orientale scelta per ospitare il delicato processo, erano presenti solo qualche decina di persone selezionate tra cui, sembra, due fratelli e una sorella dell’imputato.
La decisione del Tribunale di trasmettere via internet una diretta del processo, prontamente rilanciata da alcuni dei principali mezzi di informazione, ne ha fatto uno spettacolo unico per la Cina.
“È meglio di un serial televisivo – ha affermato un internauta commentando l’avvenimento.
“Se mi servisse un avvocato, lo assumerei subito – ha aggiunto un altro riferendosi a Bo Xilai.
Fermandosi ad un passo dal denunciare di essere stato torturato, Bo ha ricordato di essere stato detenuto per sette mesi dalla Commissione disciplinare del Partito, prima di essere consegnato alla magistratura. «Mi hanno trattato civilmente ma sono stato sottoposto ad una impropria pressione psicologica», ha detto, ritrattando la confessione di aver ricevuto mazzette da un imprenditore quando era sindaco della città di Dalian: «È stata fatta contro il mio volere perché la mia mente era completamente bloccata».
“Non dobbiamo dimenticare che Bo Xilai è stato per decenni nell’elite del Partito, e sa molte cose su tutti gli altri leader – ricorda Nicholas Bequelin, esperto di giurisprudenza cinese e attivo nell’organizzazione Human Rights Watch – Non ho nessun dubbio sul fatto che la sentenza sia già decisa e che sia frutto di un accordo tra il gruppo di Bo e la dirigenza del Partito.
L’ex dirigente è accusato di aver ricevuto mazzette per 27 milioni di yuan (3,3 milioni di euro) e di abuso di potere. La seconda accusa si riferisce al tentativo di proteggere la moglie Gu Kailai, che è stata condannata all’ergastolo per l’omicidio di Neil Heywood, un faccendiere britannico morto nel 2011 a Chongqing, la metropoli nella quale Bo era capo del Partito Comunista.
Inoltre, Bo avrebbe licenziato senza seguire le procedure appropriate Wang Lijun, il suo braccio destro e capo della polizia che aveva scoperto la colpa di Gu Kailai.
È stato proprio Wang a dare il via alla saga, rifugiandosi nel febbraio 2012 nel Consolato americano di Chengdu. Wang disse di temere per la sua vita dopo un confronto con Bo Xilai sulla vicenda Gu Kailai-Heywood.
Consegnatosi alle autorità dopo il rifiuto degli Stati Uniti di concedergli asilo politico, Wang è diventato il principale testimone. L’accusa di abuso di potere verrà discussa in tribunale domani.
La sentenza, ha anticipato la tv di Stato, potrebbe essere emessa in settembre. In teoria Bo potrebbe essere condannato a morte ma la maggior parte degli osservatori ritiene più probabile che gli vengano comminati 15-20 anni di prigione.
(La Stampa.it)