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BERNA - Durante il momento più acuto della crisi pandemica, non sono state inflitte multe senza una base legale per il passaggio del confine svizzero. Lo scrive il Consiglio federale in risposta a un'interpellanza, in cui però non esclude errori di valutazione, risolti comunque direttamente con le persone interessate.
Secondo l'autore del quesito, il consigliere nazionale Christian Dandrès (PS/GE), l'Amministrazione federale delle dogane (AFD) non era autorizzata a imporre un divieto di passaggio del confine ai cittadini svizzeri e ai titolari di un permesso di soggiorno in luoghi che non aveva deciso di chiudere. Queste persone sono state multate quando non avrebbero dovuto esserlo.
Nella sua risposta, il governo sottolinea che l'AFD non ha inflitto multe senza una base legale. L'ingresso in Svizzera è sempre stato consentito ai valichi di frontiera aperti ai cittadini svizzeri o ai viaggiatori con permesso di soggiorno.
Le sanzioni sono state inflitte sulla base delle disposizioni penali pertinenti della legge doganale o della versione dell'ordinanza 2 Covid-19 in vigore al momento del reato, ad esempio per il turismo degli acquisti. «Le infrazioni sono state inoltre punite basandosi sul principio di proporzionalità e i singoli casi».
Secondo il governo, delle «centinaia di migliaia di controlli» eseguiti dall'AFD durante il periodo di chiusura delle frontiere, sono stati riscontrati solo pochi casi in cui a cittadini svizzeri o titolari di un permesso di soggiorno valido sia stato erroneamente negato l'ingresso. Questi casi sono stati risolti a livello locale e direttamente con le persone interessate.
Le multe contestate vengono esaminate dai competenti organi di ricorso federali o cantonali. Le persone ingiustamente multate vengono rimborsate al termine della procedura.