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Il consigliere federale Alain Berset ha difeso oggi, lunedì, a Berna l'innalzamento a 65 anni dell'età pensionabile per le donne in vista della votazione del 25 settembre.
La misura principale della riforma AVS21 è l'introduzione della stessa età di pensionamento per uomini e donne, ovvero a 65 anni. Le persone che cominceranno a ricevere la loro rendita AVS a 65 anni la percepiranno senza riduzioni né supplementi, salvo per la cosiddetta generazione di transizione.
Tale misura è accompagnata da una compensazione in favore delle donne nate tra il 1961 e il 1969: un supplemento di rendita e migliori condizioni in caso di prepensionamento.
Nel dettaglio, il supplemento mensile sarà di 160 franchi per le donne con un reddito annuo determinante fino a 57'360 franchi, 100 franchi fino a 71'700 e 50 franchi a partire da 71'701.
Per quanto riguarda il pensionamento anticipato, le donne potranno accedervi al massimo tre anni prima dell'età di riferimento, ovvero a 62 anni se la riforma entra in vigore nel 2023. Le rendite anticipate delle donne della generazione transitoria saranno meno fortemente ridotte rispetto a quelle attuali.
"L'innalzamento dell'età pensionabile delle donne è giustificato"
Con l'evoluzione demografica, fra qualche anno, le entrate non basteranno più a coprire tutte le rendite, ha ricordato il Consiglio federale. Il fabbisogno finanziario per i prossimi dieci anni ammonta a circa 18,5 miliardi di franchi.
Complessivamente, AVS 21 consentirà di risparmiare circa 4,9 miliardi di franchi entro il 2032. Altre misure sono quindi necessarie. Il tasso di IVA sarà nel contempo aumentato di 0,4 punti percentuali. Tale misura dovrebbe fruttare circa 1,4 miliardi all'anno.
Per il Governo e la maggioranza del Parlamento l'allineamento dell'età pensionabile delle donne a quella degli uomini è giustificato. Le donne sono meglio formate rispetto al passato, la maggior parte di esse esercita un'attività lucrativa e vive più a lungo degli uomini. Circa un terzo dei risparmi realizzati grazie alla riforma verranno così ridistribuiti alle donne.
Di tutt'altro avviso la sinistra e i sindacati, che hanno lanciato un referendum contro la riforma. Secondo il comitato referendario, le rendite delle donne diminuiranno di circa 1'200 franchi annui, senza contare il fatto che esse guadagnano circa un terzo in meno degli uomini.