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La valutazione globale del Rischio Paese si basa sull’associazione fra il Grade Paese e il livello di rischio del paese di riferimento. Il Grade Paese (CG) misura l’instabilità economica, la qualità del contesto economico e la probabilità di rischi politici attraverso una scala di sei valori da AA a D, dove AA rappresenta il livello più alto e D il più basso. Il Grade Paese è il risultato di tre punteggi:
(I) Il Rating Macroeconomico (ME)
si fonda sull’analisi della struttura dell’indebitamento legato alla politica economica, budgetaria e monetaria, il bilancio esterno oltre alla stabilità del sistema bancario e ad altri fattori.
(II) Il Rating Strutturale dell'Ambiente Operativo (SBE)
misura la percezione del contesto normativo e legale, il controllo della corruzione e la relativa facilità degli scambi commerciali.
(III) Il Rating del Rischio Politico (P)
si basa sull’analisi dei meccanismi di trasferimento e concentrazione del potere, l’efficacia dell’azione politica, l’indipendenza delle istituzioni, la coesione sociale e le relazioni internazionali.
Oltre a ciò, il Grade Paese viene associato a due indicatori di allarme a breve termine, per ottenere alla fine il livello di Rischio Paese (CRL). Per misurare questo livello si utilizza una scala di quattro valori da 1 a 4, dove 1 è il rischio più alto e 4 il più basso. Nella nostra mappa del Rischio Paese, questi livelli sono indicati anche come basso, medio, sensibile e alto. I due indicatori di allarme a breve termine sono:
• l’Indicatore dei Flussi Finanziari (FFI), che misura i rischi finanziari a breve termine di un’economia, che possono impattare sui pagamenti dei crediti commerciali B2B;
• l’indicatore del Rischio Ciclico (CRI), che misura gli squilibri a breve termine della domanda. A questo indicatore contribuiscono le nostre previsioni macroeconomiche e di insolvenze.
L’insieme di questi cinque indicatori di rischio costituisce la nostra formidabile metodologia di valutazione del Rischio Paese, che misura il rischio di impagati da parte delle imprese di un dato Paese, consentendo ai nostri clienti di prendere decisioni più ponderate.
Il concetto di insolvenza commerciale varia da un paese all’altro, rendendo difficile una comparazione a livello internazionale
Le disparità fra i diversi paesi sono numerose. Innanzi tutto le procedure ufficiali in caso di insolvenza non hanno dappertutto la stessa importanza. In alcune nazioni predominano le procedure concorsuali (per esempio in Spagna e Italia) e le cifre delle insolvenze nel caso delle imprese sono abbastanza basse, dando una misura del problema inferiore alla realtà. In secondo luogo, in alcuni paesi gli imprenditori individuali sono compresi nelle statistiche delle insolvenze commerciali, in altri (per esempio gli USA) essi confluiscono nella valutazione dei fallimenti personali, senza distinzione fra fallimenti personali propriamente detti e fallimenti delle imprese individuali. In quest’ultimo caso, il numero delle insolvenze commerciali è molto sottostimato.
Per risolvere la natura eterogenea delle statistiche e classificazioni nazionali, abbiamo elaborato degli indici paese e creato il nostro Indice Globale delle Insolvenze.
Quando le cifre sulle insolvenze possono essere considerate paragonabili e standardizzate, calcoliamo un indice di insolvenza su base 2000=100. Questo indice misura la variazione delle insolvenze nel tempo, piuttosto che in valori assoluti e rappresenta un indicatore precoce di importanza cruciale dei possibili picchi del rischio di impagati in un dato paese.
L’Indice Globale delle Insolvenze (GII) rappresenta la somma ponderata degli indici nazionali. Ciascun paese è valutato sulla base della quota parte del PIL totale (a tassi di cambio correnti) dei paesi inseriti nel nostro studio. Questo indicatore, di nostra creazione, è il modo migliore per monitorare la salute dell’economica reale a livello internazionale.
Nell’ambito dell’analisi del rischio di credito, Euler Hermes prende in considerazione quattro principali caratteristiche di un'azienda privata.
1. Proprietà, management e strategia: valutiamo la capacità finanziaria e il sostegno degli azionisti, le competenze del management, la qualità della corporate governance e l’adeguatezza della strategia aziendale.
2. Fatturato e redditività: valutiamo la capacità di un’azienda di conseguire un incremento del fatturato, gestire costi e spese e generare profitti.
3. Liquidità e leva finanziaria: valutiamo le fonti di finanziamento dell’azienda e la sua capacità di adempiere agli obblighi finanziari di breve termine, nonché la misura in cui fa ricorso al debito a lungo termine.
4. Cash flow e copertura: valutiamo la capacità attuale e futura dell'azienda di generare sufficiente cash flow per coprire i pagamenti dei prestiti e le esigenze di investimento, nonché le liquidità eccedenti per altri scopi (riduzione del debito, versamento dei dividendi, riacquisto di azioni proprie, spese per ulteriori investimenti ecc.)