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"Dopo aver impiegato due anni a girare Zelig, il "falso documentario" sulla vita dell'uomo-camaleonte, Woody Allen (e quasi contemporaneamente a Una commedia sexy di mezza estate ed al prossimo La rosa porpora del Cairo...!) ha sfornato Broadway Danny Rose. Un film semplice, spontaneo: girato, come dice Allen stesso, senza preoccuparsi se alla mattina ci fosse il sole o meno. Questa semplicità, questa sincerità si sente; e costituisce, nell'epoca del film gadgtet milionario, la prima qualità e lezione del film.
Un film girato a Broadway, la storia di un impresario di music-hall fallito, dei suoi successi e soprattutto insuccessi professionali e sentimentali: il solito tema dell'ometto ebreo complessato, il solito Woody Allen? In parte: ma non si vede la ragione per la quale l'autore dovrebbe abbandonare un personaggio dai significati ormai universali.
Anche se Woody Allen costituisce il perno evidente dell'opera, BROADWAY DANNY ROSE è però costruito (e verrebbe da dire, per la prima volta così compiutamente) per degli altri personaggi, per delle altre situazioni. Caratteristica che costituisce la seconda ragion dell'importanza del film nella carriera del comico. BROADWAY è un film quasi totalmente improvvisato: è nato dal desiderio di Mia Farrow d'interpretare una di quelle impossibile pupe da gangster, coi capelli cotonati ed i tacchi a spillo, gli enormi occhiali da sole, che sono sempre state una costante della vita americana.
Un altro marito avrebbe scelto altre forme di omaggio: Allen le ha scritto il personaggio in poche righe, e girato il film. E anche questo, si sente. L'opera del comico è stata spesso accusata di egocentrismo: qui s'equilibra magnificamente su tutti i personaggi. Non solo su quello di Mia Farrow, quasi irriconoscibile tanto la sua composizione è perfetta. Ma nell'altro protagonista (Lou Canova, il crooner nostalgico che l'impresario riporta al successo) il regista trova molto di più di un comico "contrario" del proprio fisico. Una vera e propria riuscita nell'osservazione poetica, che finisce col coinvolgere anche i personaggi secondari, la madre del cantante, i mafiosi, il pubblico degli spettacoli e quello dei personaggi che creano lo spettacolo.
Costruendo una vera e propria progressione drammatica, dei personaggi con un loro equilibrio psicologico, inserendo il tutto in un ambiente attentamente osservato che significa i personaggi e la vicenda, Woody riesce "semplicemente" a fare ciò che per anni non gli era riuscito: del grande cinema, oltre che della grande comicità. L'equilibrio del film s'impone anche per un altro aspetto, che viene a bilanciare gli elementi di cui sopra: il ritorno della comicità di Allen alla battuta verbale, al piacere di dettare i ritmi ricorrendo ai suoi celebri non-sensi pescati nel patrimonio della tradizione ebraica ("mio zio Menachem che allevava aragoste, il mio rabbino pensa che siamo tutti colpevoli agli occhi di Dio, secondo mia zia Rosa è impossibile cavalcare due cavalli con un solo sedere", e via dicendo). Un aspetto, quello della comicità di battuta, che si era andato attenuando negli ultimi film, dopo aver costituito la sola ragione d'essere delle sue prime opere.
Parodia del mondo dello spettacolo, parodia di quello dei mafiosi tipo Il Padrino, parodia dei cantanti has been, Broadway Danny Rose, nelle mani di un mestierante o anche soltanto di un Allen inesperto d'inizio carriera, avrebbe potuto essere un enorme pasticcio. Per rendersi conto della maturità espressiva del regista può anche essere utile osservare il film in questa prospettiva. E notare come i ritmi ricordino i grandi della commedia americana, da Hawks e Wilder, come la musica abbia la presenza di quella dei film di Bob Fosse, come il melodramma, ma ancor più l'umanità del film riconducano costantemente il pensiero a Chaplin.
Qualcuno ha parlato di un passo indietro, d'evangelismo come nuova forma d'egotismo alleniano. A noi sembra che a pochi, per non dire nessuno, riesca come ad Allen di creare in breve tempo opere così diverse e al tempo stesso perfettamente compiute come le sue ultime.
Se a un cosi gigantesco sforzo di creatività corrisponde il raggiungimento di una dimensione poetica di tipo chapliniano diventa sempre più difficile negare che Woody Allen sia uno dei più grandi cineasti del nostro tempo."