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di Marco Bazzi
È una brutta storia. Una storia che fa male allo sport. Abbiamo scelto di raccontarla senza enfasi, basandoci sui fatti accertati dal Tribunale arbitrale di Swiss Ice Skating - la Federazione svizzera di pattinaggio - e le parole di chi ha giudicata.
Le protagoniste sono due giovanissime atlete ticinesi che fino a qualche tempo fa erano iscritte al Club Pattinaggio di Lugano, e che per anni si sono allenate con ottimi risultati sulla pista della Resega, tanto da essere state inserite nella lista dei quadri nazionali svizzeri. Ma poi…
Poi sono iniziati, da parte di un allenatore e di un’allenatrice, atteggiamenti che hanno portato i genitori delle atlete minorenni a fare una segnalazione per mobbing. Si parla, nella decisione del Tribunale arbitrale, di un continuo e quotidiano utilizzo di “parole e comportamenti offensivi e umilianti” durante gli allenamenti.
Dopo l'audizione di entrambe le parti, nel novembre scorso, il Tribunale ha presentato il proprio rapporto finale al Consiglio di Swiss Ice Skating. Ha riconosciuto il diritto e il dovere dei genitori querelanti di difendere gli interessi delle loro figlie e ha giudicato “deplorevole che questo caso abbia raggiunto tali proporzioni”, ritenendo “che le accuse mosse avrebbero potuto e dovuto essere risolte direttamente con il Comitato del Club Pattinaggio Lugano”.
Il Tribunale arbitrale ha ravvisato una insufficiente attenzione al ruolo pedagogico nell’insegnamento da parte dell’allenatore, raccomandando ai vertici del Club luganese di richiamarlo a riflettere su questo aspetto. Ma più e preoccupante è il discorso per l’istruttrice, per la quale il Tribunale ha evidenziato come alcune delle testimonianze incrociate raccolte siano “incriminanti e gravi”, ritenendo indispensabile che il Comitato del Club indaghi seriamente sulla questione e “che prenda tutte le misure necessarie per assicurare che parole o comportamenti offensivi e umilianti nei confronti delle atlete non si ripetano in futuro”.
Nel suo rapporto il Tribunale arbitrale ha inoltre evidenziato che le audizioni hanno permesso alle atlete di esprimere la loro “profonda insoddisfazione e un senso di ingiustizia”; infatti le due ragazze si sono viste, loro malgrado, costrette a lasciare il Club in quanto lo stesso non è mai intervenuto per fare cessare questi gravi comportamenti.
Considerata la gravità delle risultanze, il Consiglio di Swiss Ice Skating ha deciso di sottoporre il rapporto del Tribunale Arbitrale anche al proprio legale, il quale ha concluso che “il Club non ha adempiuto sufficientemente ai suoi obblighi nei confronti dell’istruttrice, per cui non sarebbe sufficiente suggerire al Club, in presenza di una violazione riconosciuta dell'etica, soltanto di "indagare seriamente la questione": sarebbe invece opportuno obbligare il Club stesso “ad almeno formalizzare un avvertimento scritto” nei confronti dell’istruttrice stessa.
Alla luce di tutto questo, nella sua riunione di venerdì 7 gennaio, il Consiglio Direttivo di Swiss Ice Skating ha pertanto deciso di adottare la proposta del proprio legale e di raccomandare ai vertici del Club Pattinaggio Lugano di emettere un richiamo formale nei confronti dell'allenatrice.
Lo scorso anno, tra l’altro, la consigliera federale e ministra dello sport Viola Amherd, aveva incaricato un consulente legale di svolgere un’indagine anonima su possibili abusi nello sport. In base a questa indagine erano già emersi casi di “abusi” o di comportamenti inadeguati nel pattinaggio artistico in Ticino.
Sulla base di questa indagine, Swiss Olympic e l'Ufficio federale dello sport hanno elaborato una serie di misure per proteggere meglio soprattutto gli atleti minorenni. Finalmente i principi etici saranno inseriti nel quadro di una base giuridicamente vincolante, indicando quali tipi di comportamento non saranno più tollerati nello sport. Lo statuto avrà anche il carattere di regolamento disciplinare, per cui in futuro le violazioni potranno essere sanzionate. Una delle misure chiave adottate a inizio anno è la creazione di "Swiss Sport Integrity", un ufficio indipendente di segnalazione e di indagine per i casi di violazione dell’etica nello sport svizzero.
La questione etica dovrà essere considerata maggiormente pure nella concessione agli allenatori delle licenze di coaching. In futuro, conclude la Federazione svizzera di pattinaggio, “dovremo (…) agire rapidamente e cercare il dialogo affinché casi come quello del Club Pattinaggio Lugano non si ripetano”.
Della decisione del Consiglio di Swiss Ice Skating è stato informato pure il Municipio della Città di Lugano e si è attualmente in attesa degli sviluppi. Rimane, alle famiglie delle atlete coinvolte, l’amaro in bocca per la totale mancanza di reazione dei vertici del Club pattinaggio Lugano nei loro confronti.
È una storia che fa male allo sport, dicevamo, ma soprattutto fa male alle due ragazze, che hanno trovato il coraggio di denunciare i fatti affinché in futuro altre atlete non debbano subire gli stessi maltrattamenti. Anche a costo di compromettere la loro crescita sportiva.