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I lavoratori stranieri s’inseriscono in fretta e bene sul mercato svizzero e l’integrazione migliora più il soggiorno di questi nella Confederazione è prolungato. Lo mostra uno studio commissionato dalla Segreteria di Stato dell’economia ai ricercatori dell’Università di Zurigo e San Gallo i quali hanno provato a calcolare il tasso di successo dei forestieri inseritesi nel mercato di lavoro svizzero tra il 2003 e il 2013 rispetto alle persone nate in Svizzera.
Con sorpresa, gli autori dello studio Sandro Favre, Reto Föllmi e Josef Zweimüller hanno constatato che se i nuovi arrivati non eguagliano la partecipazione in media molto elevata degli svizzeri sul mercato del lavoro, le loro entrate sorpassano leggermente quelle degli autoctoni.
Tra gli immigrati, sono gli uomini a trovare velocemente impiego: se l’anno del loro arrivo il loro tasso d’impiego è inferiore del 16% rispetto agli svizzeri, tre anni più tardi è solo del 3%; in un anno colmano la differenza iniziale di salario e cinque anni dopo il loro arrivo il loro salario mensile è di circa il 2% superiore ai cittadini maschi svizzeri di livello comparabile.
Le più grandi differenze sono state rilevate tra le donne: l’anno d’arrivo il loro tasso d’impiego è del 27% più basso delle omologhe native e cinque anni più tardi la differenza è ancora del 12%. Tuttavia le straniere guadagnano leggermente di più delle donne elvetiche. A causa di un tasso d’occupazione medio superiore i loro introiti sono già soddisfacenti nel primo anno di permanenza e cinque anni dopo il loro stipendio sorpassa del 21% quello delle donne nate in Svizzera.
Per numerosi stranieri, il soggiorno in Svizzera è solo transitorio. Circa la metà di loro, infatti, lascia il paese nei cinque anni seguenti lo stanziamento.