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BERNA - L'accordo istituzionale con l'Unione europea, messo in consultazione oggi dal Consiglio federale, comporta uno smantellamento delle misure di accompagnamento e della protezione dei salari. Si tratta di un'intesa inaccettabile per i sindacati che promettono battaglia.
I dettagli dell'accordo presentati oggi dal governo confermano i peggiori timori dell'Unione sindacale svizzera (USS), si legge in un comunicato. Una simile intesa vieterebbe alla Svizzera di proteggere i salari e impedirebbe un miglioramento delle misure collaterali, scrive la confederazione sindacale. La famosa "linea rossa", che il governo aveva promesso di rispettare nei negoziati è stata superata. Per questo l'USS si è detta determinata a combattere questa intesa, se necessario anche con un referendum.
«Con la non decisione odierna, il Consiglio federale ha guadagnato tempo per una discussione pubblica. Il risultato però sarà lo stesso: Travail.Suisse non potrà accettare l'accordo quadro in questa forma», afferma il consigliere nazionale Adrian Wüthrich, presidente della centrale sindacale indipendente. Travail.Suisse difenderà i lavoratori affinché non siano vittime degli interessi dell'economia per l'apertura del mercato all'Ue, precisa un comunicato.
«Le misure di deregolamentazione proposte dall'Ue - riduzione generale del termine di notifica per i lavoratori distaccati, limitazione delle cauzioni esistenti, riduzione dei controlli, impunità di fatto delle imprese in caso di infrazione - costituiscono un attacco di ampia portata contro i salari e le condizioni di lavoro in Svizzera», scrive Unia. «Chi rimette in forse le misure di accompagnamento, rimette in questione anche la libera circolazione», ha aggiunto il sindacato.