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Civico è tutto ciò che concerne il cittadino giacché membro di uno Stato, con valore prevalentemente etico.
Ne consegue che l'educazione civica da una parte è lo studio e la conoscenza delle forme di governo di una cittadinanza, la gestione e il modo di operare dello Stato, con particolare attenzione alla ricerca del bene o del male per la popolazione, di ciò che è giusto fare o non fare, ma d'altra parte è anche l'assunzione di un modo di comportamento secondo quello che ciascuno ritiene sia la cosa più giusta! Bello convivere in armonia, nevvero?
Le prime teorie sulla necessità di uniformare il comportamento dei cittadini risalgono a Platone e a Confucio, i quali, rispettivamente in occidente e in oriente, hanno contribuito a elaborare i concetti di diritto e di giustizia.
Orbene, è risaputo che per tali concetti vi è una moltitudine di applicazioni pratiche: ogni Nazione ha le proprie, spesso con rapidi sviluppi più o meno evolutivi.
Nelle nostre Scuole si rendono attenti e partecipi gli allievi sulla Civica soprattutto mentre si tratta la Storia: è naturale che sia così, poiché la prima è la conseguenza della seconda. Per fare un facile esempio: prima della rivoluzione francese l'essere civico era sicuramente diverso da quello dopo.
Da noi, dal terzo anno di scolarità elementare, si parla di Civica con riferimento al funzionamento organizzativo del "proprio" Comune e non mancano di certo testi in aiuto dei maestri (un esempio su tutti: "Voglio fare il cittadino" di Eros Ratti). Naturalmente la conoscenza si amplia vieppiù negli ordini scolastici seguenti: cosa significa essere cittadino ticinese o svizzero o europeo oppure del mondo. La Civica, oltre che parlando di Storia, può essere tranquillamente approfondita con tutte le altre materie d'apprendimento, siano esse umanistiche o scientifiche: non mancano certamente, agli insegnanti, le occasioni per trattare l'educazione alla cittadinanza.
Ma allora perché rendere fine a se stessa la Civica, scorporandola dalla Storia? I sostenitori di questa iniziativa sostengono un calo d'interesse per l'impegno civico, che è essenziale per la democrazia, perché solo partecipando alla vita politica e sociale è possibile dar voce alle proprie esigenze e interagire nelle decisioni politiche, magari traendo sensazioni di felicità nel veder soddisfatti i concittadini.
Ma quale democrazia se, in pratica, il più debole nulla può contro chi detiene un potere economico e/o politico, cioè il più forte?
La proposta di scorporamento, a mio parere fatta da persone in mala fede, ha più le fattezze di un tentativo d'indottrinamento finalizzato alla strumentalizzazione della popolazione. Un po' come avviene per le religioni monoteiste non secolarizzate (e ce n'è una che ci dà grattacapi!).
Al giorno d'oggi l'essere umano può acquisire un senso civico solo tramite un apprendimento a 360 gradi, avendo anche la concreta possibilità e opportunità di assimilare conoscenza ed esperienza con il mondo reale.
Ecco perché voterò no il prossimo 24 settembre.