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Ruth Metzler, capo del Dipartimento di giustizia ha firmato in Senegal un accordo di base riguardante gli asilanti.
Critiche delle ONG africane: accusano i paesi ricchi di voler trasformare l'Africa occidentale in "discarica" dei richiedenti d'asilo.
Il viaggio in Senegal e in Nigeria di Ruth Metzler si è reso necessario dato l'elevato numero di domande d'asilo presentate da persone provenienti dall'Africa occidentale, cui si sommano le difficoltà - o addirittura l'impossibilità - di rimpatriare i richiedenti l'asilo respinti.
L'accordo prevede tra l'altro un periodo di 72 ore per stabilire l'identità e la provenienza del richiedente d'asilo. Dopo di che, se le autorità africane non sono state in grado di determinarle, la Svizzera deve riprendersi il richiedente.
Nell'accordo firmato in Senegal dalla ministra di giustizia e polizia, sono state apportate alcune modifiche tecniche: le discussioni con le autorità africane erano state rallentate dalla commissione degli affari esteri del parlamento senegalese, che affermava di non essere stata informata dal governo delle avvenute trattative.
Il ministro degli affari esteri senegalese, Cheikh Tidiane Gadio, ha dichiarato ad una radio privata locale che il Senegal non ha chiesto alcun compenso finanziario per l'accordo con la Svizzera, ma che ha firmato nell'interesse dei rifugiati: "che in Senegal si devono sentire come a casa propria", ha detto.
Gadio ha dichiarato inoltre che il suo paese ha firmato il testo «perché la Svizzera è uno Stato che rispetta i diritti umani». La questione dei richiedenti l'asilo suscita un dibattito difficile in Europa, ciò che ha rischiato di creare un malinteso, ha spiegato.
Le critiche
Alcune ONG africane, come la Rete dei rifugiati dell'Africa occidentale (Waripnet) e l'Unione africana per la difesa dei diritti umani (Raddho) hanno criticato l'accordo: accusano l'Occidente di voler trasformare i paesi dell'Africa occidentale in una "discarica" per i richiedenti l'asilo.
L'aiuto allo sviluppo, aggiungono, è usato in alcuni casi per obbligare i governi locali ad accettare gli accordi. Anche l'Organizzazione svizzera di aiuto ai rifugiati ha espresso alcuni dubbi, in particolare sulle procedure di identificazione.
L'ufficio federale dei rifugiati invece insiste sul fatto che i rimpatri non possono essere trattati efficacemente in Svizzera, e che il Senegal è la sede più appropriata per queste procedure.
"È importante lavorare con un paese che ha un'ambasciata svizzera, e il Senegal è l'unico paese nella regione", ha dichiarato a swissinfo Jean-Daniel Gerber, direttore dell'Ufficio federale dei rifugiati. Secondo lui, le autorità senegalesi possono determinare con più facilità da dove proviene un richiedente d'asilo.
Gli africani nel mirino?
Il governo elvetico è stato criticato perché prenderebbe di mira soprattutto i cittadini africani, ma Gerber lo nega, spiegando invece che la Svizzera persegue semplicemente un inasprimento della sua politica d'asilo in generale.
"Agiamo sempre in base alle priorità. Due anni fa la priorità erano i rifugiati kossovari, mentre l'anno scorso si trattava degli zingari. Quest'anno la priorità sono alcuni paesi africani, ma solo perché fra i cittadini provenienti da quei paesi si è verificato il più importante aumento in cifre assolute."
swissinfo e agenzie
Fatti e cifre
Nel 2001 i richiedenti d'asilo in Svizzera sono stati 20.633.
Un aumento del 17,2% rispetto all'anno precedente.
Aumento delle richieste d'asilo da parte di Nigeriani: + 300% in un anno.
Lo scorso novembre gli svizzeri hanno respinto di stretta misura un'iniziativa che avrebbe inasprito la legge sull'asilo.