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Si è chiusa il 29 settembre scorso a Ginevra la 36a sessione del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite nel cui ambito la Svizzera ha presentato due risoluzioni: una sulla pena capitale e l’altra per il rinnovo del mandato del relatore speciale nel campo della giustizia transizionale.
Il Consiglio dei Diritti Umani ha adottato una risoluzione sulla pena di morte presentata da otto Paesi: Belgio, Benin, Costa Rica, Francia, Messico, Moldova, Mongolia e Svizzera.
Questa risoluzione invita gli Stati che ancora non hanno abolito la pena di morte a fare in modo che questa essa non venga applicata in maniera arbitraria o discriminatoria perché, come ricordato nel discorso “Insieme per un mondo senza pena di morte”, sono proprio le minoranze etniche, religiose e sessuali che sempre più spesso sono vittime della pena capitale con chiare conseguenze negative per la tutela dei diritti umani.
La Confederazione si è anche impegnata con successo, per il secondo rinnovo del mandato del relatore speciale nel campo della giustizia transizionale, incaricato, tra l’altro, di formulare le raccomandazioni per ovviare alle violazioni gravi dei diritti umani e del diritto internazionale. La risoluzione è stata adottata con il sostegno di 71 Stati.
La Svizzera ha ricordato l’importanza del ruolo della società civile nella protezione, la promozione e il rispetto dei diritti umani poiché “per noi la pena capitale simboleggia le innumerevoli violazioni dei diritti umani che avvengono oggi nel mondo e non trova posto nella realtà del 21° secolo.”