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Di ieri la notizia della lieve sospensione (sei turni) per il nuovo Qb di Cleveland, accusato di molestie sessuali. Sei mesi di mercato effervescente
Dall’annuncio del ritiro (per altro subito rientrato) di Tom Brady alla sentenza sul caso-Watson, quella che si è di fatto conclusa nei giorni scorsi con l’inizio dei camp pre-stagione, è stata una offseason come mai se ne erano viste nella storia ultracentenaria della National Football League. Una sarabanda di inattesi colpi di mercato suscettibili di modificare in maniera sensibile i valori di una stagione che scatterà l’8 settembre con la sfida tra i campioni in carica dei Los Angeles Rams e Buffalo. L’ultima delle mille notizie che hanno affollato l’estate della Nfl è giunta lunedì dai tribunali, per bocca del giudice Sue L. Robinson, designato congiuntamente dalla Lega e dall’associazione dei giocatori (Nflpa) per statuire in merito al caso-Watson. E la sua decisione di infliggere all’ex quarterback di Houston (nel frattempo passato a Cleveland con un trade che comporta la cessione di tre prime, una terza e due quarte scelte) sei giornate di sospensione a seguito delle oltre 20 denunce per molestie sessuali nei confronti di una serie di massaggiatrici, ha suscitato un’ondata di disapprovazione nell’opinione pubblica, tanto che la Nfl potrebbe ricorrere contro la sentenza, nella speranza di una punizione più severa. Watson dovrà, ad esempio, scontare 11 giornate di meno rispetto a Calvin Ridley, ex ricevitore di Atlanta, punito per aver scommesso su partite della Lega, per altro quando lo scorso anno non era inserito nel roster. E nel 2006, Ricky Williams, runner di Miami, aveva perso l’intera stagione a causa di un controllo positivo alla marijuana: fumare uno spinello sembra essere più grave che molestare sessualmente 24 donne… E lo sono pure i combattimenti tra cani, costati nel 2007 una sospensione a vita a Michael Vick, quarterback di Atlanta, poi reinserito nella Lega nel 2009 dopo aver scontato 18 mesi di prigione.
Adesso sta alla Nfl, e in particolare al suo commissioner Roger Goodell, decidere se ricorrere contro la sentenza. La Lega si sarebbe aspettata una squalifica di almeno una stagione, per cui un ricorso sembrerebbe più che logico, a maggior ragione nell’anno in cui i Las Vegas Raiders hanno fatto di Sandra Douglass Morgan la prima donna presidente di una franchigia della Nfl. D’altra parte, la clemenza del giudice Robinson, che ha deciso di non infliggere nemmeno un dollaro di multa a Watson, sta più che bene alla Nflpa, la quale in caso di inasprimento della sentenza potrebbe scendere sul piede di guerra, ma nella stagione del "Me Too", la Lega non può permettersi passi falsi...
Se però la squalifica dovesse rimanere limitata alle attuali sei partite, Watson perderebbe le sfide con Carolina, New York Jets, Pittsburgh, Atlanta, Los Angeles Chargers e New England Patriots, per poi scendere in campo la prima volta con i nuovi colori il 23 ottobre a Baltimore. Affaire-à-suivre…
Di fronte all’enorme interesse mediatico attorno al caso – e allo scarso sostegno dell’opinione pubblica nei confronti di Watson – c’è da chiedersi se il trade di Cleveland non possa rivelarsi un boomerang. Alla luce del monumentale contratto stipulato dai Browns con il giocatore (230 milioni garantiti) e delle almeno sei giornate di sospensione, più di una franchigia oggi si frega le mani (Miami e Denver su tutte) per aver evitato lo scorso anno di finalizzare un trade al quale soprattutto i Dolphins erano stati molto molto vicini.
Domani 3 agosto Tom Brady compie 45 anni. E, nonostante a fine gennaio avesse annunciato il suo addio al football giocato, sei settimane più tardi è tornato sui suoi passi, ufficializzando la presenza (beninteso con l’avallo della moglie Gisele) al via della sua 23.ma stagione, la terza con Tampa Bay. E TB12 è pronto a mettersi al dito l’ottavo anello del Superbowl, con una squadra che parte pure quest’anno tra le grandi favorite.
Alla fine, l’amore per il football ha fatto cambiare idea a mister Bundchen, ma la stagione 2022 sarà comunque orfana di alcuni grandi nomi: il "bernese" Ben Röthlisberger (40 anni), Ryan Fitzpatrick (40 anni), Rob Gronkowski (solo 33 anni, ma con il fisico martoriato), Frank Gore (39 anni, il runner più longevo della storia), Andrew Whitworth (41 anni, offensive tackle fresco di Super Bowl con i Los Angeles Rams) hanno tutti detto basta. Tra i ritiri, pure quello di Sean Payton, head-coach di New Orleans, che con Drew Brees ha formato per anni una delle coppie più vincenti, seconda soltanto a Belichick-Brady, e quello di Bruce Arians, vincitore con Brady del Superbowl 2020 e passato dalla sideline a una scrivania da dirigente.
Detto di chi ha appeso casco e spalline al chiodo, veniamo ai numerosi colpi di mercato. Iniziando dalla posizione più delicata dello sport professionistico, il quarterback. In un ipotetico ranking dei cambi di casacca, il primo posto spetta indubbiamente al passaggio di Russell Wilson da Seattle a Denver per due prime, due seconde, una quinta scelta e tre giocatori (nello scambio, il mediocre Qb Drew Lock è stato spedito dal Colorado allo stato di Washington). Una scelta che ribadisce l’incapacità dei Broncos e del suo presidente John Elway, ultimo "franchise quarterback" nelle Rocky Mountains negli anni Ottanta e Novanta, di trovare un quarterback di valore via draft, tant’è che tra il 2012 e il 2015 Denver si era affidata alle ultime quattro stagioni della carriera di Peyton Manning, l’ultima coronata per altro con la conquista del Superbowl.
Come Denver, anche Indianapolis è da anni alla ricerca di un quarterback capace di reggere il confronto con il fantasma di Peyton Manning (14 stagioni con i Colts). Fallita l’operazione Andrew Luck (prima scelta nel 2012, ma ritiratosi dopo appena sette stagioni), la franchigia dell’Indiana quest’anno ha deciso di puntare su Matt Ryan, acquisito con un trade da Atlanta (al suo posto Marcus Mariota). Nel serbatoio del 37.enne Ryan è rimasta della benzina, ma la soluzione è certamente a breve termine e i Colts dovranno ben presto tornare sul mercato dei college per trovare una sistemazione duratura per la fondamentale posizione alle spalle del centro. L’arrivo di Ryan nell’Indiana ha per altro spinto fuori dalla porta Carson Wentz, seconda scelta assoluta nel 2016, accasatosi a Washington con i Commanders.
Il ritiro di Big Ben Röthlisberger ha ribadito come troppe franchigie, abituate per anni alla manna di quarterback sopra la media, siano incapaci di pianificare strategie d’uscita. Pittsburgh, infatti, non ha preparato un’adeguata successione ed è stata costretta a firmare con Mitchell Trubisky, un backup/tappabuchi che a Chicago non si è mai dimostrato all’altezza della seconda scelta assoluta spesa per acquisirlo nel draft del 2017.
Detto dell’arrivo del contestatissimo Deshaun Watson a Cleveland (ricordiamo che la sua ultima partita giocata risale al dicembre 2020, lo scorso anno non aveva più voluto vestire la maglia di Houston), l’Ohio è diventato stretto per Baker Mayfield, prima scelta assoluta del draft del 2018, il quale ha deciso di provare a rilanciare da Carolina una carriera Nfl mai del tutto sbocciata.
E se il mercato dei quarterback ha fatto scintille, quello dei ricevitori non è stato da meno. Due i colpi più importanti: da una parte la decisione di Davante Adams di rompere il sodalizio con Aaron Rodgers a Green Bay e volare nella città del gioco d’azzardo per indossare la maglia dei Raiders, dall’altra il trade con il quale Miami si è assicurata Tyreek Hill (prima, seconda e terza scelta 2022, quarta e sesta scelta 2023). Due trasferimenti capaci di cambiare in modo sostanziale le aspirazioni di Raiders e Dolphins, in una Afc che appare sempre più equilibrata. Trasferimenti che di sicuro hanno cambiato il conto in banca dei due beneficiari (140 milioni in cinque anni per il primo, 120 milioni in quattro anni per il secondo). Tra le altre mosse non possono essere sottaciuti i trasferimenti di A.J. Brown da Tennessee a Philadelphia, di Allen Robinson, passato da Chicago alla corte dei campioni in carica, e di Robert Woods dai Rams a Tennessee.
E se l’offseason ha visto fuochi d’artificio in attacco, il draft è stato dominato dalla difesa. Per la prima volta dal 1991, le prime cinque scelte assolute hanno premiato altrettanti difensori, mentre a livello di quarterback, uno solo è stato scelto nel primo giro (Kenny Pickett da Pittsburgh al numero 20) e nessuno al secondo.
Abbiamo aperto con il caso giudiziario relativo a Deshaun Watson, chiudiamo con quello riguardante Brian Flores, che ha trovato una parziale soluzione proprio poche ore fa. L’ex head-coach di Miami, silurato nonostante due stagioni vincenti su tre (per altro senza playoff), aveva intentato causa alla Lega, alla sua ex franchigia, a Denver e ai New York Giants. Secondo Flores, Stephen Ross, proprietario dei Dolphins, nella stagione 2019 gli avrebbe offerto incentivi per perdere le partite e acquisire in tal modo la prima scelta assoluta del successivo draft (alla fine, con la quinta scelta era stato selezionato Tua Tagovailoa). La Nfl ha riconosciuto un’impropria ingerenza di Ross, senza per altro poter configurare il reato di truffa. Per contro, Miami è stata riconosciuta colpevole di tampering, vale a dire di aver contattato senza il consenso di New England e New Orleans, Tom Brady e Sean Peyton quando i due erano ancora sotto contratto con i loro club. Uno schema di tampering "senza precedenti", lo ha definito Goodell, per cui ai Dolphins sono state sottratte la prima scelta del draft 2023 e la terza del draft 2024. Inoltre, la Lega ha deciso di comminare a Ross una multa di 1,5 milioni di dollari, di sospenderlo da ogni attività della squadra fino al 17 ottobre, di rimuoverlo da ogni commissione della Lega e di bandirlo dai meeting dei proprietari fino all’annuale riunione del 2023.
Rimangono ancora aperte le cause intentate da Flores contro Broncos, Giants e Nfl per aggiramento della Rooney Rule.