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Chissà se Donald Trump, da tre giorni rinchiuso nel mondo dorato di Mar-a-Lago, avrà ricevuto qualche telefonata di auguri per il quindicesimo anniversario di matrimonio con Melania, sposata il 22 gennaio del 2005. Quel che è certo è che una delle prime chiamate della giornata è arrivata da Capitol Hill, la più temuta: lunedì, lo avvertono, sarà inviato al Senato l'articolo per il suo impeachment, quello in cui si lo si accusa di aver istigato all'insurrezione i rivoltosi protagonisti dei tragici fatti del 6 gennaio in Congresso.
Martedì alle 13 ora di Washington, quindi, l'aula del Senato potrebbe già trasformarsi in un’aula di tribunale pronta a processare l'ex presidente. A meno che i leader dei due partiti non si mettano d'accordo su un'altra tabella di marcia. Eppure i vertici repubblicani avevano chiesto di prendere più tempo, per permettere a Trump di preparare al meglio la sua difesa e garantire all'ex Commander in chief un processo "equo e regolare". Per questo il leader dei senatori conservatori, Mitch McConnell, aveva avanzato la proposta si far slittare tutto a febbraio. Proposta che i democratici hanno però giudicato "inaccettabile".
"L'ex presidente per prepararsi al processo avrà lo stesso ammontare di tempo dei nostri manager", ha tagliato corto la speaker della Camera Nancy Pelosi, riferendosi ai nove membri dell'accusa designati. Sarà proprio Pelosi a inviare al Senato le carte per la messa in stato di accusa di Trump: "Oramai siamo pronti", ha affermato. In realtà l'inizio del processo potrebbe ancora essere spostato in avanti se democratici e repubblicani si accorderanno diversamente sulle regole, con la deadline per un'intesa che adesso è proprio quella di lunedì.
Ma la Casa Bianca e il neopresidente Joe Biden non hanno finora mostrato alcun entusiasmo per l'avvio di un secondo impeachment contro Trump, temendo che puntare i riflettori su questa vicenda possa oscurare l'agenda della nuova amministrazione e rallentare gli sforzi per cominciare ad attuarla immediatamente insieme al Congresso. Intanto di Trump non v'è traccia. Da quando è arrivato nella sua residenza di West Palm Beach mercoledì mattina ancora da presidente, nessuno lo ha più visto in pubblico. Secondo le pochissime indiscrezioni passerebbe il tempo al telefono con amici e alleati e impegnato in lunghe riunioni con i suoi legali per mettere a punto la strategia difensiva e scegliere il team di avvocati che dovrà sostenerlo durante il processo.
Il clima tra le mura di Mar-a-Lago è ad altissima tensione, e non potrebbe essere diversamente: da questa partita dipende il futuro dell'ex presidente che, se condannato, vedrebbe preclusa ogni strada per candidarsi nuovamente alla Casa Bianca.