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<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Ad 1:</p><p>La Svizzera incoraggia già oggi, mediante varie forme di sostegno finanziario e tecnico, l'integrazione dei Paesi in sviluppo e in transizione nell'ambito delle regole del sistema del commercio mondiale. Come esposto in dettaglio nella risposta all'interpellanza del Gruppo socialista (99.3646), il sostegno è stato finora fornito, ad esempio:</p><p>- attraverso "l'Agenzia di cooperazione e di informazione per il commercio" (ACICI) con sede a Ginevra, finanziata totalmente dalla Svizzera. Lo scopo di questa Agenzia è di sostenere le missioni diplomatiche dei Paesi che dispongono di risorse umane limitate per la ricerca d'informazioni presso le organizzazioni commerciali internazionali (OMC, UNCTAD, International Trade Center); </p><p>- mediante il finanziamento di corsi e di manifestazioni a Ginevra per i negoziatori delle missioni dei Paesi in sviluppo. In questo settore, la Svizzera opera in stretta collaborazione con gli istituti universitari di Ginevra;</p><p>- mediante il finanziamento e l'organizzazione - in collaborazione con il Segretariato dell'OMC o con l'UNITAR (United Nations Institute for Training and Research) - di stage per i funzionari dei Paesi dell'Europa centrale e orientale e delle Repubbliche della CSI incaricati dei negoziati per l'adesione dei loro Paesi all'OMC;</p><p>- attraverso il cofinanziamento di programmi volti a migliorare le conoscenze di politica commerciale dei rappresentanti di governi e delle persone interessate della società civile dell'Africa australe e occidentale;</p><p>- mettendo a disposizione dei Paesi meno avanzati dei locali a Ginevra per le loro rappresentanze presso l'OMC.</p><p>Questi esempi di attività finanziate dalla Svizzera rappresentano solo una piccola parte dell'ampia offerta a favore dei rappresentanti dei Paesi in sviluppo. Dando seguito alla Conferenza dei Ministri di Seattle, è stato lanciato, nel quadro dell'OMC, un vasto programma inteso a consolidare l'integrazione dei Paesi in sviluppo. La Svizzera, che sostiene attivamente questo programma, è tra l'altro coiniziatrice di una proposta intesa ad ottenere che i contributi per la collaborazione tecnica sinora volontari siano iscritti nel bilancio ordinario dell'OMC e che i mezzi finanziari siano aumentati a 10 milioni di franchi svizzeri (attualmente ammontano a ca. fr. 700'000). </p><p>Per quanto concerne l'impiego dei mezzi finanziari, il Consiglio federale ritiene che una certa flessibilità debba essere mantenuta. I Paesi in sviluppo dovrebbero segnatamente avere la possibilità di scegliere essi stessi i campo su cui porre l'accento e di decidere, per esempio, se la presenza di rappresentanze diplomatiche a Ginevra costituisca per loro una priorità. Dal punto di vista di un Paese in sviluppo, può essere senz'altro più opportuno concentrare gli specialisti nella propria capitale e partecipare solo occasionalmente e in modo mirato ai processi OMC. Al riguardo va sottolineato che anche vari Paesi industrializzati sono rappresentati a Ginevra da piccole delegazioni.</p><p>Ad 2:</p><p>Ai sensi dell'articolo VI dell'Accordo che istituisce l'OMC, il Segretariato OMC sottostà al Direttore generale il quale ha anche la competenza di nominare i collaboratori del Segretariato. Ciò significa che gli Stati membri non hanno alcun influsso diretto sulla composizione del Segretariato, e non rientra pertanto nelle competenze del Consiglio federale d'intervenire direttamente per ottenere una modifica della composizione.</p><p>Dall'istituzione dell'Organizzazione mondiale del commercio sono stati intrapresi seri sforzi per ampliare la composizione del personale del Segretariato OMC e, in particolare, per aumentare la quota dei collaboratori provenienti dai Paesi in sviluppo. Se nel 1994 i collaboratori del Segretariato provenivano da 40 Stati, oggi vi sono rappresentati 52 Paesi. La quota dei rappresentanti dei Paesi in sviluppo è così passata dal 21% nel 1994 al 23% nel 1999. Nello stesso periodo il numero dei collaboratori provenienti dall'Africa è passato dal 2% al 4%, il che corrisponde al doppio della quota del continente africano al commercio mondiale. Non va inoltre dimenticato che l'OMC è un'organizzazione piccola che impiega solo 500 persone. La proporzione dei rappresentanti dei Paesi in sviluppo può dunque essere aumentata solo gradualmente, in funzione delle partenze naturali in seno al Segretariato e a condizione che le persone provenienti dai Paesi in sviluppo siano sufficientemente ben qualificate. I Paesi in sviluppo ricevono già oggi un appoggio concreto, attraverso aiuti tecnici e finanziari, per formare specialisti qualificati. Per questi Stati è tuttavia prioritario sviluppare le necessarie conoscenze in seno alle proprie amministrazioni nazionali. La presenza dei Paesi in sviluppo verrà infine rafforzata anche dal fatto che la persona designata a succedere a Mike Moore nella carica di Direttore generale dell'OMC, a partire dal 1° settembre 2002, è il Signor Supachai Panitchpakdi (Tailandia), rappresentante di un Paese in sviluppo.</p><p>Ad 3:</p><p>Le esperienze fatte in occasione della Conferenza dei Ministri in Seattle hanno dimostrato che i metodi di lavoro dell'OMC devono essere rivisti. Negli ultimi mesi è stato avviato, in seno all'OMC, un intenso processo di discussione inteso a garantire la trasparenza interna nonché l'effettiva partecipazione di tutti i membri alle decisioni dell'OMC, senza però che il processo negoziale venga appesantito in modo tale che non sia più possibile prendere una decisione. La Svizzera segue con notevole interesse questi lavori ai quali peraltro partecipa attivamente.</p><p>I membri dell'OMC concordano con il fatto che il carattere fondamentale del processo decisionale non deve essere modificato. L'OMC è un'organizzazione intergovernativa che attraverso i suoi accordi conferisce diritti e impone doveri ai suoi Stati membri. In altri termini, è un forum negoziale per la creazione di siffatti diritti e doveri. Anche in futuro, le decisioni saranno prese all'unanimità in ottemperanza all'articolo IX dell'Accordo che istituisce l'OMC. Considerato il grande e sempre crescente numero di Stati membri (attualmente l'OMC ne conta 139) è inevitabile, già solo per motivi organizzativi, che le decisioni siano preparate in seno a gruppi ristretti nei quali sono rappresentate le varie posizioni degli Stati membri. Questa procedura è sostanzialmente paragonabile al lavoro delle Commissioni parlamentari a livello nazionale. Non si prevede pertanto di abolire queste trattative in comitati ristretti (cosiddette "green room"), ma verranno esaminate varie possibilità per aumentare la trasparenza e garantire l'effettiva partecipazione di tutti i membri dell'OMC.</p><p>Le proposte concrete elencate nell'interpellanza sono sostenute dal Consiglio federale e rispecchiano la posizione svizzera nell'ambito delle discussioni attualmente in corso. Oggi la necessità di informare anticipatamente tutti i membri dell'OMC sulle sedute alle quali partecipa un numero ristretto di persone e di mettere loro a disposizione i documenti di lavoro e le proposte di testi è ampiamente riconosciuta. Inoltre, tutti i membri dell'OMC interessati che non hanno partecipato alle sedute informali dovrebbero essere messi a conoscenza del contenuto e dei risultati di tali sedute nonché avere la possibilità di esprimere il proprio parere. La Svizzera sostiene queste richieste e spera in tal modo che saranno possibili dei miglioramenti.</p><p>Una delle questioni centrali che si pone in rapporto con il miglioramento della trasparenza interna riguarda la composizione dei gruppi negoziali costituiti da un ristretto numero di partecipanti. Da un lato, questi comitati non possono essere troppo grandi per evitare di compromettere l'efficacia del processo decisionale. Dall'altro, è necessaria un'ampia base nella quale siano rappresentati tutte le sensibilità e tutti gli interessi commerciali. Tuttavia, malgrado il desiderio di maggiore efficienza, bisogna evitare di introdurre una struttura di direzione che favorisca soltanto i grandi Paesi in quanto la maggior parte degli Stati membri sono di medie e piccole dimensioni. In questo contesto va anche sottolineato che i Paesi in sviluppo non costituiscono un gruppo omogeneo. L'OMC raggruppa in effetti diverse categorie di Paesi in sviluppo e in transizione quali i Paesi più poveri, i Paesi in sviluppo fortemente indebitati, i Paesi emergenti e i Paesi in transizione, tutti con interessi e priorità diversi. La Svizzera è favorevole al fatto che tutti questi diversi gruppi d'interesse siano rappresentati nelle "green room". Essa si impegnerà inoltre affinché la cerchia dei partecipanti venga sempre fissata secondo criteri obiettivi e trasparenti, mantenendo nel contempo una certa flessibilità che consenta una composizione diversa secondo il tema e lo svolgimento dei negoziati.</p><p>È infine evidente che le decisioni possono essere prese soltanto nel corso di sedute formali e che le sedute informali con un numero limitato di partecipanti non hanno alcun potere decisionale. Il Consiglio federale si impegnerà affinché anche in futuro questo principio venga rispettato.</p>  Risposta del Consiglio federale.