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Ruben si chiese come procedere. Ai tempi della sua bella gioventù non avrebbe esitato a fare l’amore davanti al camino, qui, per terra su quel buon grosso tappeto di lana tibetana. Avrebbe addirittura provveduto a lasciare una qualche macchia di modo che non si potesse mai più dimenticarlo. Però, adesso conveniva essere più circospetto… Con un menisco rotto nel ginocchio sinistro forse far sesso per terra era rischioso. Certo che se gli veniva una di quelle fitte, avrebbe dovuto saltare in piedi e addio l’erezione… Magari sul divano che era un vecchio divano bello lungo e largo ma anche lì… Quelle ginnastiche, solo vent’anni fa non gli avrebbero fatto paura… Ma non c’era un letto in questa casa?… Era un’idea banale ma, comunque, più prudente.
-“Andrei volentieri in bagno” – disse Ruben.
-“Certo!” – rispose Charlotte. Lo condusse attraverso lo stesso atrio verso il bagno. Ritornando verso il salotto, Ruben notò, davanti a se, la stanza da letto. Almeno una stanza da letto c’era. Guardò discretamente. C’era pure un letto che sembrava assolutamente un letto normale, non larghissimo, ma diciamo, un due posti stretti… Bè, per stare stretti… doveva bastare. Poi, gli scappò l’occhio verso un mobiletto nel quale si trovava una piccola tv e pensò che, aha, questa si guardava la tv comodamente installata nel letto… Sopra il mobiletto della tv c’erano due statue sicuramente africane e magari anche in legno di ebano.
-“Mi deve scusare – disse rientrando nel salotto – passando mi è scappato lo sguardo ed ho creduto di scorgere sculture africane…”
-“Ma sì! – disse Charlotte – Non gliele ho fatte vedere?”… sapendo benissimo che non gliele aveva fatte vedere. Si alzò e condusse Ruben nella sua camera da letto. A sinistra erano appese pitture ad olio africane ed a destra pitture erotiche su seta provenienti dal Kashmir e dal Radjastan. Una vetrina era piena di oggetti in ebano ed avorio.
-“Allora anche lei colleziona?”
-“No, questi sono ricordi di quando vivevo lì, oggettini comperati per caso, ricordini… Come si dice adesso: cianfrusaglie per turisti, solo che quando io ero lì, negli anni 1950, di turisti non ce n’erano.”
-“Almeno fino nella camera da letto siamo arrivati…” – pensò Ruben mentre esaminava un piccolo coccodrillo d’avorio.
Charlotte ritornò in salotto ad aggiungere legna nel camino.
Ruben diede uno sguardo più attento al letto, si, per due poteva bastare. Nell’angolo c’era la cesta del cane.
“Almeno il cane non dorme nel letto con lei!” pensò lui, molto incoraggiato. Sul tavolino inglese che serviva da comodino giaceva una placchetta di sonniferi… Allora, anche lei stentava a dormire… e la coperta elettrica e la liseuse, quello strano vestitino in lana, mohair ed angora, composto da due maniche rilegate e destinato a scaldare il collo e le spalle… C’erano anche tre paia di occhiali…
-“Chissà cosa se ne fa di 3 – pensò perplesso – bè si: uno per guardare la tivu, a vedere la catasta di libri accanto al letto, uno per leggere, ma il terzo?”…
Ruben tornò in salotto pensando che questi erano i veri valori che uniscono gli umani: l’insonnia, gli occhiali ed i reumatismi…