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L'aumento del numero di stranieri in National League e la questione di diritti televisivi legati ai mancati introiti a causa della pandemia.
Una 'vecchia' faccenda: aumento del contingente di stranieri
È una vecchia faccenda che torna a far discutere: solo due anni fa alcuni club di National League Lega portarono la proposta di aumentare la quota di stranieri da quattro a sei giocatori in campo per partita. All'epoca la proposta fu respinta.
Oggi un club di National League può contare nel suo organico otto giocatori con licenza straniera, quattro possono scendere sul ghiaccio.
Come riferisce la Neue Zürcher Zeitung, alcune squadre sono tornate a ridiscutere se questa restrizione debba essere eliminata. Il CEO degli ZSC Lions, Peter Zahner, vorrebbe che ciò avvenisse il prima possibile: se non la prossima stagione, non più tardi del 2021/22.
A quanto pare, secondo il foglio zurighese, oltre agli ZSC Lions, ci sarebbero Berna, Losanna, Bienne, Davos e Lugano a sostenere l'idea di aumentare il numero di stranieri nel nostro massimo campionato di hockey.
L'effetto «Coronavirus»
Il coronavirus e il conseguente divieto di eventi ha portato piccole e grandi difficoltà finanziarie a tutti i club svizzeri di hockey, quindi è certamente utile prendere in considerazione idee che potrebbero portare a costi salariali più bassi per le squadre. Va da sé che il discorso di allargare a più stranieri - che percepiscono salari più remunerativi - cade in un periodo non proprio roseo per le casse delle diverse società.
Tuttavia, Daniel Villard, amministratore delegato di EHC Biel, aggiunge che l'intera questione deve essere discussa in un contesto più ampio: «Qual è la giusta dimensione della lega? La promozione sportiva e la retrocessione, come la conosciamo oggi, è davvero ancora al passo con i tempi? Anche queste domande sono oggetto di discussione, come hanno dimostrato diversi rapporti delle ultime settimane. Il nuovo contratto di trasferimento con la NHL, su cui la lega sta lavorando, deve anche essere legato al contingente di stranieri. Tuttavia, resta da vedere se tutto questo entrerà in vigore o meno.»
Attrattività dell'hockey nazionale
Nonostante la lega svizzera permetta l'inserimento sul ghiaccio di soli quattro stranieri, il campionato svizzero di hockey rimane il più seguito in Europa, la nazionale oggi in mano a Patrick Fischer è una delle grandi potenze dell'hockey mondiale.
Inoltre, il modello svizzero è guardato con attenzione e rispetto dalle altre grandi leghe. Secondo il segretario della federazione svizzera di hockey, questa limitazione a 4 stranieri in NL e 2 in SL (sul ghiaccio a partita) permette sufficiente spazio per seguire e lanciare i giovani talenti nazionali.
Trovare buoni stranieri da portare in Svizzera non è cosa ovvia
Ma c'è anche dell'altro. I direttori sportivi non sempre riescono a trovare quattro buoni stranieri. Alcuni club si sono in passato trovati con una qualità di stranieri alquanto discutibile, a fronte di salari maggiori dei compagni di squadra svizzeri. Ora dovrebbe essere possibile trovare cinque, sei o addirittura sette stranieri di buono o ottimo livello? Un punto che deve far pensare.
Chiaro che i club più «forti» per disponibilità finanziarie (tra cui Zugo, ZSC Lions, Lugano, SCB, Losanna e Davos) si possono permettere una qualità maggiore, se si allargasse il numero di stranieri, il divario tra questi e i «piccoli» (Servette, Lakers, Ambrì e SCL Tigers) diventerebbe più marcata a discapito di un equilibrio che negli ultimi anni ha reso le Regular Season di National League estremamente entusiasmante.
Diritti televisivi: cosa bolle in pentola?
Secondo il giornalista di Watson Klaus Zaugg, sono ancora in corso le trattative per trovare soluzioni ai danni causati dalla cancellazione dei playoff all'emittente UPC.
Al momento sembra che i club dovranno rinunciare ad un reddito aggiuntivo come stipulato nel contratto originale tra la stessa UPC e le società proprietarie dei club di National League.
Questo mancata progressione costerebbe a ogni club di NL un manco di 200.000.- franchi, rispetto al budget fissato a priori.
L'UPC ha comunque pagato i 30 milioni di franchi per i diritti di trasmissione della stagione 2019-2020. L'amministratore delegato della UPC, Baptiest Coopmans, ha riferito al Tages-Anzeiger che ai club non sarebbe stato chiesto di restituire i soldi, in quanto «sarebbe indecente in questa situazione».
Tuttavia, è chiaro che bisognerà trovare una soluzione comune per arginare i danni economici causati all'emittente nazionale dalla crisi del coronavirus.