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WASHINGTON - Il meeting con Pfizer c'è stato, ma per il momento la situazione non cambia. «Sulla base dei dati che abbiamo a disposizione finora non riteniamo necessaria una terza dose di vaccino». A esprimere il parere della Food and Drug Administration e dei Centers for Disease Control and Prevention, in diretta ai microfoni della CNN, è il virologo statunitense Anthony Fauci.
L'azienda farmaceutica americana, che venerdì scorso aveva annunciato di voler richiedere l'autorizzazione agli enti regolatori per un "richiamo" del proprio vaccino anti-Covid - da effettuare a circa sei mesi di distanza dal primo ciclo vaccinale - per contrastare con maggiore efficacia le varianti, ha incontrato virtualmente nelle scorse ore i vertici della sanità a stelle e strisce per esporre i propri argomenti.
In futuro? «Forse per alcune categorie»
Un incontro in un certo senso "risolutore", necessario dopo che l'annuncio di Pfizer aveva fatto scattare le autorità sanitarie, che ieri hanno sostanzialmente ribadito la propria posizione. «Di fatto non è cambiato nulla», ha detto Fauci, che non ha però escluso che in futuro possa essere necessario, in alcune situazioni, ricorrere a una terza dose. «Questo non significa che» il protocollo vaccinale «non cambierà mai. A un certo punto potrebbe essere necessario prevedere un richiamo per alcune fasce di popolazione, penso ai più anziani o a chi soffre di condizioni croniche».
Il fatto che la terza dose di vaccino non sia per ora un argomento è condivisa anche dal Dipartimento della salute e dei servizi umani degli Stati Uniti. Un portavoce ha confermato che «al momento gli americani completamente vaccinati non hanno bisogno di un richiamo» e che «i vaccini disponibili offrono un grado di protezione molto elevato». Tuttavia, l'Amministrazione americana è «pronta per le dosi di richiamo, se e quando la scienza dimostrerà che sono necessarie».
Un problema chiamato Delta
Ma perché Pfizer e BioNTech hanno annunciato l'intenzione di voler fare richiesta per omologare una terza dose del proprio vaccino? I dati raccolti in Israele, che si è subito distinta come prima della classe nella campagna vaccinale (utilizzando solo il siero di Pfizer), hanno mostrato un calo dell'efficacia del preparato nei confronti della variante Delta del virus SARS-CoV-2, candidata a prendersi a breve la "cintura" di ceppo dominante.
Cifre alla mano, la capacità del vaccino di prevenire le infezioni sintomatiche risulta - stando alle autorità israeliane - in calo dal 94.3% al 64%. Fortunatamente, lo scudo contro le forme gravi della malattia non sembra invece essersi incrinato. E in ottica varianti, Pfizer ha annunciato per il mese prossimo l'inizio di una nuova serie di test clinici su una nuova versione del siero, "riprogrammata" in modo specifico contro la proteina spike della variante Delta.