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TEATRO SOCIALE
Un teatro non può giustificare la sua esistenza, se non è cosciente della sua missione sociale. (Eugenio Barba)
Il Teatro dell'Oppresso, (Teatro do Oprimido) è una metodo teatrale che comprende differenti tecniche create da Augusto Boal (1931-2009), uomo di teatro brasiliano che, ispirato alle idee di Paulo Freire, lo porterà ad una ricerca dal Sud America fino in Europa, e farà nascere una forma di teatro sociale nuovo.
L'obiettivo è quello di fornire strumenti di cambiamento personale, sociale e politico per tutti coloro che si trovino in situazioni di oppressione.
Il Teatro dell'Oppresso nasce dunque in Brasile, in un clima di lotte operaie e contadine, in tempi in cui il regime oppressivo non consentiva l'espressione del pensiero libero. Augusto Boal portò il teatro nella vita quotidiana delle persone, mostrando che ciascuno può influenzare attivamente gli sviluppi della società.
Nella foto un momento del progetto Cucù, sono a casa!
ASSOCIAZIONE "SCINTILLE: TEATRO E SPAZIO CREATIVO"
Le tecniche del Teatro dell'Oppresso rappresentano una forma di educazione popolare basata sulla comunità, che usa il teatro come strumento per il cambiamento sociale a livello individuale, locale e globale.
Pensato per i non-attori, utilizza il linguaggio universale del teatro come un mezzo per indagare la vita da parte di persone e comunità intere.
Si tratta quindi di analizzare piuttosto che dare risposte, agire e interagire. Augusto Boal sviluppò una varietà di tecniche, basate sull'interazione tra "spett-attori" e attori.
Uno dei motivi della popolarità del Teatro dell'Oppresso è infatti l'idea di attivare lo spettatore inserendolo al centro del lavoro teatrale, al fine di esplorare differenti rappresentazioni della realtà ed inventarne possibili trasformazioni.
Nella foto un momento del progetto Rimaniamo genitori
Le principali tecniche sono: il Teatro immagine, il Teatro forum, il Teatro invisibile, il Teatro giornale, il Teatro legislativo, le Flic-dans-la-tête.
Repertorio dei progetti di Teatro sociale messi in scena e replicati fino ad oggi:
2014: Il dialogo nella coppia - Progetto di Teatro sociale sul tema della comunicazione all’interno della coppia - Contesti differenti, Cantone Ticino
2013: Cucù, sono a casa! - Progetto di Teatro sociale sul tema della violenza domestica - Centri commerciali e conferenze, Cantone Ticino
2010: Rimaniamo genitori - Progetto di Teatro sociale sul tema delle famiglie monoparentali - Contesti differenti, Cantone Ticino
2009: La sposa - Progetto di Teatro invisibile sul tema del pregiudizio giovani-anziani - Gruppo ragazze, Locarno
2009: I teppisti - Progetto di Teatro invisibile sul tema del pregiudizio sull’abbigliamento e l’atteggiamento - Gruppo ragazzi, Locarno
2009: La cozza - Progetto di Teatro invisibile sul tema dell’aspetto fisico e della bellezza - Gruppo ragazze, Locarno
Fare Teatro sociale significa fare teatro “fuori dal teatro”, ossia in ambito sociale (scuole, periferie delle città, carceri, disabilità, psichiatria, eccetera) con persone che non hanno necessariamente l’obiettivo di diventare degli attori, ma che possono trovare nel teatro l’occasione per dar voce alla propria creatività, ai propri vissuti, ai propri interessi e bisogni.