Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01253.jsonl.gz/1170

«… guarda le rovine»
Kaveh Rezakhanlou ricorda Luigi Snozzi
«Snozzi parlava di architettura come della cosa più importante al mondo, con molta passione e in una maniera che capivo». L'architetto Kaveh Rezakhanlou ricorda Luigi Snozzi, di cui è stato studente e poi assistente a Losanna.
Nel 1984 ero al primo anno, ma andavamo ad ascoltare le critiche del quarto. Snozzi parlava di architettura come della cosa più importante al mondo, con molta passione e in una maniera che capivo. Riusciva a trasmettere il desiderio di fare progetti.
Ho seguito il suo atelier al 4° anno e poi ho fatto con lui il progetto di diploma. Il mio lavoro gli era piaciuto e mi ha offerto un posto di assistente. È stato un giorno decisivo per la mia vita. L'ho accompagnato nel suo insegnamento fino al pensionamento, nel 1997.
Luigi Snozzi era un intellettuale importante per la Svizzera. Come architetto, la sua capacità di sintetizzare un concetto, un'idea, partendo da un disegno o guardando una mappa, era fuori dal comune. Divorava la storia delle città per capirne l'evoluzione; sul terreno aveva un talento impressionante per leggere un territorio: pieno, vuoto, allineamento, non allineamento, viale di alberi, muri, curve di livello. Tutti questi talenti, che hanno fatto di lui un maestro eccezionale, hanno tuttavia messo in ombra le sue opere costruite: sarebbe sbagliato sorvolare sul suo senso delle proporzioni (Casa Bianchetti, Casa Guidotti), sul suo trattamento della luce (Palestra di Monte Carasso) e sui percorsi interni che disegnava in tutti i suoi progetti.
In un momento di grande tristezza come questo, è difficile pensare a cose su cui eravamo in disaccordo. Adorava la pesca e l'architettura, preferiva il dialogo al monologo: le discussioni con il suo amico d'infanzia Livio Vacchini erano vere e proprie lezioni di architettura, anche se Vacchini aveva sviluppato, negli anni '90, un pensiero architettonico diverso dal suo.
I suoi aforismi ti segnavano: avevano sostanza. A parte l'indispensabile «Ma soprattutto la luce…», mi fa spesso compagnia quello che dice: «L’architettura nasce da bisogni reali, ma essa va al di là di essi: se vuoi scoprirla guarda le rovine». La sua vera influenza sul mio lavoro non è solo nella metodologia della progettazione; è, credo, nell'obbligo di cercare, nel progetto e nel suo contesto, ciò che è vero.
Kaveh Rezakhanlou, architetto, è co-titolare dello studio FRAR Frei Rezakhanlou, Losanna. È stato assistente di Luigi Snozzi dal 1991 al 1997.
Le testimonianze in ricordo di Luigi Snozzi
- Un pensiero radicale – di Pietro Martinelli
- Luigi Snozzi: Don Chisciotte dell’architettura ticinese – di Pierre-Alain Croset
- «Ma soprattutto la luce…» – di Doris Wälchli
- La città, cosa pubblica – di Patrick Berger
- «L’architettura nasce da bisogni reali, ma essa va al di là di essi: se vuoi scoprirla guarda le rovine» – di Kaveh Rezakhanlou