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Il tribunale cantonale di Zurigo.
KEYSTONE/WALTER BIERI(sda-ats)
Pena ridotta, da 9 a 7 anni e 3 mesi di detenzione, al processo d'appello contro l'ex direttore del patronato INCA-CGIL Svizzera che dalla sede di Zurigo ha truffato decine di pensionati italiani.
Il 54enne, cittadino italiano nato e cresciuto nel canton Zurigo, è stato riconosciuto colpevole di truffa per mestiere, appropriazione indebita e ripetuta falsità in documenti, per un totale di 300 casi.
Il Tribunale cantonale ha in larga parte seguito le motivazioni del Tribunale distrettuale, che nel luglio 2015 aveva condannato Antonio Giacchetta - questo il nome dell'ex direttore del patronato - a 9 anni di prigione.
Anche la seconda istanza ha riconosciuto la gravità dei fatti, ma ha ridotto la pena in considerazione della "facilità" con cui il condannato è riuscito a farsi intestare i soldi affidatigli dai connazionali. Antonio Giacchetta ha finora passato 767 giorni in carcere.
In veste di direttore del patronato che dipende dalla CGIL, Giacchetta ha gestito fra il 2001 e il 2009 le prestazioni previdenziali affidategli da 250 suoi connazionali, per una somma complessiva di 34 milioni di franchi.
Somme che l'ex dirigente ha in parte trasferito su conti privati e dilapidato per acquistare orologi di lusso, pagare prostitute e - come ha sostenuto l'imputato al processo di prima istanza - mantenere cinque amanti avute contemporaneamente mentre viveva separato dalla moglie.
Una parte delle somme ricevute furono effettivamente utilizzate per pagare alcune rendite pensionistiche, ma nel 2009, quando l'ex dirigente fu arrestato, mancavano 7 milioni di franchi.
Le persone che si sono viste private del patrimonio pensionistico erano perlopiù normali lavoratori che si erano rivolti all'organizzazione che dipende dal sindacato perché avevano difficoltà con il tedesco.
Alcuni hanno scelto la via dei tribunali per riottenere il maltolto. Diversi casi sono tuttora pendenti davanti al Tribunale federale (TF), che giudica caso per caso.
SDA-ATS