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L'eventuale partecipazione del Canton Zurigo al finanziamento della nuova Crossair si deciderà in votazione popolare domenica prossima. Una tappa essenziale per il rilancio della compagnia aerea.
Se domenica prossima i cittadini del canton Zurigo non dovessero approvare il credito di 300 milioni per la partecipazione pubblica al capitale sociale di Crossair, "dovremo ridimensionare la nuova aviolinea nazionale", ha detto il presidente della direzione generale, André Dosé. Ma le conseguenze andrebbero ben al di là del semplice ridimensionamento.
Gli oggetti in votazione il 13 gennaio sono due: l'autorizzazione a coprire, fino a 100 milioni di franchi, eventuali impegni che alla società di gestione dello scalo di Zurigo-Kloten risultassero dal dover garantire i necessari servizi aeroportuali finora assicurati dalla Svissair; e l'autorizzazione del credito di 300 milioni di franchi quale partecipazione del cantone all'aumento di capitale della nuova Crossair.
Primo oggetto incontestato
Il primo dei due provvedimenti è praticamente incontestato. La Swissair ha sempre gestito - tramite le sue tre filiali Swissport, Atraxis e SR Technics - sistemi e funzioni tipicamente aeroportuali: i servizi relativi ai passeggeri ed ai velivoli, lo smistamento dei bagagli, il rifornimento, il trattamento delle merci, i servizi informatici, i mezzi di trazione che rimorchiano gli aerei sul piazzale ed il servizio di sbrinamento dei velivoli.
La società dell'aeroporto s'è offerta di assicurare provvisoriamente lo svolgimento di questi compiti, ma con la garanzia finanziaria del cantone. Data l'importanza di tali servizi per la funzionalità dell'aeroporto, il consenso a questo credito è quasi unanime.
Il pomo della discordia
Ben diversa la reazione al secondo credito posto in votazione. L'aumento di capitale dovrebbe consentire alla Crossair di aggiungere ai suoi 82 aerei i due terzi della flotta Swissair, cioè 26 velivoli per lunghe e 26 per medie distanze. Ma la partecipazione del cantone a tale operazione è vivacemente contestata per diversi motivi.
L'opinione pubblica non si mostra del tutto convinta: molti non accettano l'idea d'investire 300 milioni di denaro pubblico in un'impresa dichiaratamente a rischio. A captare e cavalcare questi umori, a dispetto di qualunque considerazione di opportunità politica o economica, è stata prontissima l'Unione democratica di centro (Udc), il partito di Blocher, che gli ultimi sondaggi indicano in ascesa.
Per un paese come la Svizzera - dicono i favorevoli - in cui il turismo e le esportazioni sono vitali, un aeroporto intercontinentale è d'importanza fondamentale. Inoltre, intorno all'aeroscalo ed alla Swissair si è sviluppato un vasto indotto - servizi di consulenza finanziaria e aziendale, tecnologia, centri direzionali - che dà un notevole contributo all'economia nazionale. Senza un aeroscalo intercontinentale, nella sola regione di Zurigo il danno economico sarebbe di almeno 4 miliardi di franchi.
Gli oppositori replicano che la Svizzera non ha bisogno di una compagnia aerea nazionale che offra collegamenti diretti intercontinentali. Le necessità in questo campo possono essere coperte da altre compagnie; senza contare che comunque l'aeroporto di Zurigo avrebbe in futuro un'importanza soltanto regionale.
Gli argomenti del no
A farsi paladino degli argomenti sostenuti dell'Udc è stato il deputato cantonale e presidente della "Lega dei contribuenti" (un movimento d'opinione promosso dall'Udc), Alfred Heer. Il "businessplan" presentato da Crossair - dice Heer - è sostanzialmente "non serio": prima prevedeva una perdita di 783 milioni di franchi nel primo anno d'esercizio, ma già il 6 dicembre scorso André Dosé parlava di 1'100 milioni di deficit. Di questo passo, aggiunge Heer, "ogni giorno potrebbe riservare una sorpresa negativa".
Quanto al danno economico di un no popolare, Heer replica che "dopo l'enorme perdita causata all'economia dal crollo della Swissair per colpa dell'ex-ministro cantonale Eric Honegger", è assurdo che oggi il partito di Honegger, il Plr, venga a chiedere di "buttare fuori dalla finestra altre diverse centinaia di milioni di franchi". Piuttosto - aggiunge Heer - si adoperino questi 300 milioni "per importanti infrastrutture nel cantone o per ridurre le imposte": in un caso o nell'altro servirebbero a creare più posti di lavoro di quanti se ne otterrebbero con l'investimento "in una Crossair non redditizia, soggetta al rischio d'incidenti ed esposta a richieste di risarcimento danni".
Perché sostenere invece il credito a Crossair
Per i sostenitori, è sceso in campo il consigliere di stato radicale, Ruedi Jeker, capo del dipartimento cantonale dell'economia. Innanzitutto - ha precisato - "non si tratta di salvare una ditta, ma un sistema di trasporto pubblico di utilità generale". Sperare, poi, "che una compagnia aerea straniera venga a servirci di voli intercontinentali da Zurigo, è pura ingenuità. E una compagnia regionale, per la nostra economia, è chiaramente insufficiente".
Ora, mortificare in questo modo l'economia ed i suoi bisogni, equivale a "mettere a rischio l'esistenza di molte imprese". Piuttosto che limitarsi a coprire passivamente tali rischi, assumendosene i costi sociali, "vale allora la pena di tenere in piedi una compagnia nazionale ed un aeroporto efficiente, il che significa investire in una possibilità reale". Jeker conclude con il richiamo alla responsabilità che gli zurighesi devono assumersi: un eventuale no di Zurigo alla nuova Crossair "non sarebbe capito".
Con argomenti forse ancor più incisivi s'è fatto sentire anche il direttore generale di Crossair, André Dosé, con un'intervista al "Tages-Anzeiger". In sintesi, Dosé nega che la nuova compagnia sarebbe sovradimensionata rispetto ai bisogni dell'economia elvetica. Aggiunge anche di avere dei punti di forza nella qualità di un buon prodotto e nei costi bassi.
Il capo di Crossair non nega l'importanza del voto del 13 gennaio e le conseguenze che potrebbe avere la vittoria del "no". Sono così indispensabili quei 300 milioni? "Molto importanti", risponde Dosé. "300 milioni corrispondono al valore di tre, quattro velivoli per lunghe distanze. Se dovessimo ridurre questi, anche i collegamenti europei ne risentirebbero". L'opposizione, secondo Dosé, verrebbe soprattutto dai comuni intorno all'aeroporto che subiscono il rumore.
La ciliegina sulla torta
Ma ad alimentare l'incertezza dei cittadini, utile agli oppositori, si è trovato pretesto di polemica (e di ricorsi, che però non bloccano la votazione perché nel frattempo respinti dal Consiglio di stato) anche per come è stata formulata la domanda sulla scheda di voto.
"Uno scandalo", secondo Alfred Heer, perché la domanda non contiene l'indicazione dell'ammontare del credito, 300 milioni di franchi: somma che "potrebbe spaventare questo o quel cittadino ed indurlo a votare no". A questa polemica s'è prestato anche il presidente cantonale dei Verdi, Martin Bäumle, che ha definito la domanda stampata sulla scheda "un'insolenza", una cosa "non seria". E persino i moderati del partito "evangelico" hanno avuto da ridire su quella domanda "inutilmente complicata".
Silvano De Pietro