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Nella sentenza DTF 134 III 151, discostandosi da una giurisprudenza precedente più flessibile, il Tribunale federale ha stabilito, sulla base dell’art. 84 cpv. 1 CO,
che il creditore con un credito contrattualmente dovuto in euro, nella fattispecie un credito per la restituzione di un prestito denominato in euro, deve presentare le proprie domande di giudizio in euro (considerando 2).
Ciò in quanto l’art. 84 cpv. 2 CO dà unicamente al debitore la possibilità di saldare il proprio debito in franchi svizzeri, ma il creditore non ha questa possibilità
Nella sentenza DTF 137 III 158, poi, il Tribunale federale ha esteso la giurisprudenza sviluppata per i crediti in valuta estera fissati contrattualmente a tutte le richieste di risarcimento danni, sia contrattuali che extracontrattuali, ritenendo che l’art. 84 cpv. 1 CO si applichi a tutti i debiti di denaro, indipendentemente dalla loro causa (considerando 3.1).
Di conseguenza, visto che lo scopo di una richiesta di risarcimento danni è quello di compensare l’effettiva perdita di valore subita dal patrimonio del creditore, quest’ultimo deve formulare la sua richiesta nella valuta dello Stato in cui si è verificata la riduzione del patrimonio, ossia la valuta del suo domicilio o della sua sede legale (DTF 137 III 158 considerando 3.2.2).
Ad esempio, se un residente in Italia chiede un risarcimento danni a un ospedale svizzero in cui è stato curato, la richiesta deve formularla in Euro.
Le richieste di risarcimento erroneamente presentate in franchi svizzeri devono essere respinte. Il tribunale deve constatare l’inesistenza del credito e respingere l’azione per violazione dell’art. 84 cpv. 1 CO (DTF 134 III 151, cpv. 2; sentenza 4A_200/2019, cpv. 5).
Tuttavia, il creditore può proporre una nuova azione in valuta estera. Questo perché, per quanto riguarda l’eccezione di crescita in giudicato del precedente giudizio, l’oggetto della nuova azione, denominato in valuta estera, non è identico a quello oggetto della prima sentenza, espresso in franchi svizzeri.