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Ripple ha deciso di coinvolgere Binance nella sua causa contro la U.S. Securities and Exchange Commission (SEC), in merito ad un recente deposito per conto del CEO, Brad Garlinghouse.
Secondo quanto riportato, il team legale di Garlinghouse sembra abbia richiesto documenti “rilevanti per il caso e non ottenibili con altri mezzi” a Binance Holdings Limited, la filiale con sede alle isole Cayman del grande crypto exchange.
In sostanza, gli avvocati del CEO di Ripple sostengono che le offerte e le vendite che la SEC contesta, non si siano verificate negli Stati Uniti e che quindi non siano soggette alla legge che la SEC invoca.
Ecco perché, a provare questa teoria, viene coinvolto Binance. Nello specifico, il crypto exchange dovrebbe essere obbligato a fornire tali prove, in quanto sono stati coinvolti istituzioni governative come Dipartimento di Stato e la Convenzione dell’Aia e l’Autorità Centrale delle Isole Cayman.
“Il signor Garlinghouse chiede la scoperta estera sulla base della sua convinzione in buona fede che [Binance Holdings Limited] possiede documenti e informazioni uniche riguardanti questo caso, e in particolare, riguardanti il processo con cui sono state condotte le transazioni in XRP presumibilmente condotte dal signor Garlinghouse su piattaforme di trading di asset digitali straniere”.
Si tratta di un’affermazione della SEC che accusa il CEO di Ripple di aver venduto più di 357 milioni di XRP su piattaforme di cripto trading “mondiali” a investitori “in tutto il mondo”. Ora i legali di Garlinghouse, invocano la legge per confutare tale affermazione.
“Come la SEC sa, le vendite di XRP del signor Garlinghouse sono state fatte per la maggior parte su piattaforme di trading di asset digitali al di fuori degli Stati Uniti […] la scoperta che il signor Garlinghouse cerca sarà rilevante per dimostrare che le offerte e le vendite che la SEC contesta non sono avvenute in questo paese e non sono soggette alla legge che la SEC ha invocato in questo caso”.
La causa Ripple-SEC e il coinvolgimento di Binance
L’agenzia americana che vigila sui mercati finanziari, la SEC aveva intentato la causa contro Ripple, lo scorso dicembre 2020, portandola definitivamente in tribunale.
Oltre il CEO Garlinghouse, l’azione legale vede anche l’ex CEO Christian Larsen e tutta la società di Ripple Labs Inc. L’accusa è stata quella di aver emesso security XRP come un’offerta di titoli non registrati, per il valore di 1,3 miliardi di dollari. E, nello specifico caso di Garlinghouse e Larsen, l’accusa li coinvolge per aver effettuato vendite personali non registrate di XRP per un totale di circa 600 milioni di dollari.
Sotto un aspetto tecnico-legale, secondo la SEC, gli imputati avrebbero violato le disposizioni sulla registrazione del Securities Act del 1933.
Ora, con il coinvolgimento di Binance, Garlinghouse potrebbe provare che l’applicazione di tale legge non può essere effettuata in questo caso, e liberarsi una volta per tutte dell’accusa mossa direttamente contro di lui.
Nello stesso tempo, il prezzo di XRP sembra iniziare questo agosto 2021 a quota 0,75$. Mentre la capitalizzazione di mercato, nonostante il calo dovuto alla presente situazione della società e anche all’entrata di nuovi attori più innovativi nel mercato crypto, la vede piazzarsi al sesto posto. XRP ricopre ancora il 2,5% di dominance nel mercato totale crypto, con ben 35 miliardi di dollari di market cap.