Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01207.jsonl.gz/1346

Indice della pagina (sopprimi)
|Autore: Peter Forster|

| Il presente testo è stato revisionato,

illustrato e linkato
da Daniela Rüegg in base
alla dispensa Nozioni imprenditoriali MN 3.4.
Come risposta alla situazione insoddisfacente nel settore della sanità, la mia visione sociale della professione di medico naturalista e terapista é la seguente:
Il mercato sanitario Svizzero è stimato con una cifra d'affari di 42 miliardi di franchi annui, corrispondente a fr. 7'000.- annui pro capite o fr. 580.- mensili pro capite. Per una famiglia di quattro persone corrisponde a fr. 28'000.- annui o fr. 2'320.- mensili.
Di questo ammontare ca. 16 miliardi (fr. 2'700.- p.c.a. / fr. 225.- p.c.m.) sono obbligatoriamente assicurati tramite le casse malati (obbligatori diretti) o provengono da federazione, cantone o comune tramite tasse e imposte (obblighi indiretti).
Per una famiglia di quattro persone corrisponde a fr. 11'000.- annui o fr. 900.- mensili. Questa cifra è ritenuta politicamente e socialmente indispensabile per un approvvigionamento sanitario base di una popolazione industrializzata e ricca come la Svizzera. Questa parte è regolamentata nella "nuova legge malattie e infortuni" federale, che funziona secondo criteri di solidarietà sociale (copertura dei differenti costi di ognuno con un contributo equo per tutti).
Le casse malati in pratica li gestiscono in base alla legge. Sono dettagliatamente regolati sia le prestazioni sia i diritti e obblighi materiali e ideali dei partecipanti (pazienti, casse, strutture e operatori sanitari). De facto si tratta di un'assicurazione sociale anche se gestita concorrenzialmente da molteplici imprese private. In questo contesto le casse malati sono "gestori di beni pubblici".
I restanti 26 miliardi (fr. 4'300.- p.c.a. / fr. 360.- p.c.m.) sono spesi privatamente o tramite le casse malati supplementari e private.
Per una famiglia di quattro persone corrisponde a fr. 17'000.- annui o fr. 1'400.- mensili. Questo settore non è particolarmente regolato; fanno stato i codici delle obbligazioni e penali nonché prescrizioni sull'esercizio di professioni sanitarie e le leggi sui medicamenti. Ma, con la nuova legge malattie e infortuni, questo settore è completamente staccato dalla parte obbligatoria / solidale ed è diventato mercato libero accessibile a ognuno.
Nella mia infanzia (anni cinquanta) il mercato sanitario consisteva:
Per problemi sociali, relazionali, emotivi e spirituali serviva:
Gli anziani vivevano autonomi finché ci riuscivano, spesso assistiti da una figlia celibe o, nella famiglia, da un figlio. Se questo non era (più) possibile passavano il resto dei loro giorni nella casa comunale per gli anziani. Questo situazione non era ritenuto una faccenda sanitaria e spesso era un peso per ambo le parti, ammorbidito solo dallo spirito di cristianità e dal rispetto per i genitori.
Sembra idilliaco a leggerlo così, ma non lo era. Per i fortunati, potenti, autonomi, benestanti e bravi era abbastanza soddisfacente; per i deboli, dipendenti, impotenti, poveri e sfortunati era un giornaliero terrore di dover fare i conti con la grazia degli altri, specie se quelli mettevano in atto la loro arroganza e disponevano di scarse doti morali.
A causa delle condizioni economiche, una grande parte di tutto questo era basato sull'idea della fraternità. Nella misura in cui la fraternità fu sostituita dalle assicurazioni sociali, queste strutture vennero modificate a favore dei meno fortunati e dei disgraziati. Perché si tratta di un mercato molto potente e in forte crescita (per via dell'evoluzione economica), oggi sono cambiate radicalmente le strutture socio-economiche in merito. Abbiamo perso di vista, quasi completamente, il fatto che tutto questo è finanziato esclusivamente dai soldi di noi tutti che avanzano dalle necessità esistenziali.
Almeno il legislatore ha dei criteri chiari: il consenso sociale praticato circa malattie e infortuni si limita espressis verbis alle cure che ristabiliscono la capacità di autosufficienza e di abilità lavorativa.
Per tutto il resto è responsabile il singolo cittadino a proprie spese e con le proprie competenze.
L'utente di prestazioni sanitarie è tutta la popolazione Svizzera, ca. sei milioni di abitanti.
I consumatori di prestazioni "sanitarie" pretendono che sia retribuito tutto quello che secondo il loro parere:
Esigono inoltre:
Preferibilmente non a proprie spese.
Assicurazione malattia CSA |
È fuori discussione che tutto questo è auspicabile per molte persone, ma che sia retribuito da soldi pubblici (di noi tutti in modo solidale) non è mai stato deciso democraticamente.
Ricordo di nuovo che il patto sociale di solidarietà si riferisce a cure che ristabiliscono la capacità di autosufficienza e di abilità lavorativa. Il consumo di altro a spese pubbliche è semplicemente parassitario e asociale.
Il legislatore prevede di garantire a tutti un approvvigionamento base medicosanitario degno di una nazione moderna, ricca e industrializzata. I relativi diritti sulle prestazioni, sono meticolosamente descritti nella nuova legge malattia e infortuni. L'ammissione a una cassa malati è obbligatoria. A chi dispone di un reddito sotto un certo limite, il relativo contributo viene restituito dal comune.
Rimane la completa libertà di assicurarsi ulteriormente per prestazioni supplementari o per "cura privata" a proprie spese o di consumare ulteriori servizi, prestazioni e prodotti "sanitari" a proprie spese.
L'utente si aspetta dalla "sanità" che lo porti da uno stato di disagio a uno di salute e che lo mantenga in questo stato:
|Disagi||Agio (salute)|
|dolore*||benessere|
|lesioni*, impedimenti*||autosufficienza*, capacità lavorativa*, integrazione°|
|depressioni*||voglia di vivere|
|ansia*||sicurezza|
|irrequietudine||successo|
|disperazione||progettualità|
|scombussolamento||equilibrio interno tra eccitazione e rassegnazione|
|impotenza, dipendenza°||competenza, autonomia|

Un breve confronto dimostra che la sanità non vuole e non può creare queste trasformazioni.
Al massimo può tentare di partecipare a far si che ci sia un'assenza di disagi.
Ma le esigenze occulte vanno più in là: belli, snelli, dinamici e lucidi in eternità (dice il mio amico farmacista).
È evidente che desideri, esigenze e domande di questo tipo provenienti inoltre da un pubblico benestante richiama un'offerta spietata, perché di questa dolce torta, molti vogliono assicurarsi una fetta.
Vengono trattati i seguenti argomenti:
Definizioni e delimitazioni sanitarie | Definizioni e delimitazioni naturopatiche | Impostura da etichetta e successo economico | Discorsi di comportamenti parassitari | Sanitocrazia | Terapisti dipendenti dalle casse | Liberi terapisti e naturopati |
Gli offerenti di servizi, prestazioni e prodotti che promettono la liberazione dai disagi e/o il benessere, per vendere le loro attività si servono, come mezzi propagandistici, dell'altissimo prestigio sociale di valori come "sano", "salutare" e così via.
Non centra poi se sono professori universitari o guaritori di paese.
La loro reputazione si basa comunque sulla superstiziosa stima sociale "di chi toglie disagio e ti mette a tuo agio"; e chi di reputazione non ne ha, sfrutta la stima degli altri per vendere anche la sua attività.
Vengono trattati i seguenti argomenti:
Le delimitazioni tra:
Siccome anche offerte per igiene, estetica, fitness, wellness, dietetica come d'altronde servizi consultivi spirituali, esoterici, new age, psicologici e così via, sono in largo senso collegate con "la salute", anche operatori di questi mestieri vengono annoverati tra i "terapisti".
È evidente che in un essere umano è da rispettare tutto questo, ma sommato sotto il criterio di "sanità, cura, terapia" serve solo a coloro che pescano in questo scuro stagno.
Come medico naturalista e terapista mi distanzio da queste interpretazioni perché l'accento del mio lavoro è indirizzato direttamente a:
Tutto il resto farà anche parte del mio lavoro ma in secondo piano e nel contesto del quadro elencato sopra.
Al proposito cito un'esperienza vissuta: Anni fa mi fece visita una futura collega terapista per consultarsi circa le attività "terapeutiche" poiché voleva crearsi un'attività indipendente nel ramo. Fra noi si svolse, più o meno, il seguente dialogo:
Rimasi perplesso:
Consigli a "terapisti" che non intendono a curare
Aveva ragione; lo è diventata e se lo scrive anche sul suo biglietto da visita. Ha notevole successo materiale e di reputazione e anche se abbiamo dei concetti diversissimi mi ha insegnato i criteri del suo successo e penso di diversi colleghi:
Inizialmente fui scioccato da un approccio così cinico, ma forse era solo invidia da parte mia e mi sono reso conto che tanti medici non fanno altro e che le relazioni private altrui (anche se terapeutiche) non sono cavoli miei. Ognuno è libero di scegliersi il suo terapista e il suo cliente e di stabilire il rapporto da avere con lui (anche economico).
Il discorso morale non regge se tutti e due sono adulti, vaccinati e responsabili delle loro mosse. L'unica cosa che non mi andava in realtà, era che una cassa malati finanziasse con soldi pubblici (anche miei) questi (per me strani) rapporti.
Ma questo problema a livello naturopatico è quasi completamente risolto con l'applicazione della nuova legge che non include più tali prestazioni nelle tariffe obbligatorie e quindi non si tratta più di soldi "miei" (che sono assicurato in comune).
A livello di medici approvati invece non è risolto per niente: chissà quanti rapporti "terapeutici" del genere sono sostenuti in un mercato dove per 270 persone c'è un medico, e tutti vogliono vivere bene. Il rischio che proprio i medici di scarsa capacità si impadroniscono di questo tipo di clientela a spese pubbliche (e anche mie) è abbastanza elevato. E non saprei come si possa controllare.
Tradizionalmente l'offerta sul mercato sanitario è (o era) organizzata sul modello delle corporazioni medioevali e congiunta ad accordi con le casse malati; a leggi sanitarie restrittive si è formata una sanitocrazia di carattere monopolistico da parte dell'offerta e una mentalità di tutto dovuto da parte degli utenti.
Questo ha causato, non solo un'esplosione di spese sanitarie, ma anche un gonfiamento di offerta a tutti i livelli: professionisti, strutture, attrezzature, materiali, medicamenti, ? Momentaneamente ci troviamo a un punto in cui non possiamo più permetterci queste spese sanitarie (o solo alcuni e gli altri non intendono pagare per questi).
Naturalmente sono tutti coinvolti: offerenti di prestazioni, servizi e prodotti sanitari che si battono disperatamente per recuperare i loro previlegi precedentemente raggiunti a spese della comunità.
Per i miei colleghi abituati a collaborare con le casse malati prevedo un futuro arido:
Come naturopata e terapista, è evidente che non devo preoccuparmi dei 16 miliardi obbligatori; per questa torta ci sono, oltre alle troppe restrizioni, anche troppi offerenti che si battono per una loro fetta insistendo su strutture inefficaci e prezzi smisurati. Invece per i 26 miliardi di potenziale di mercato "ausiliario" sono abbastanza vantaggiato:
Assicurazione malattia CSA |
Le casse malati come imprese assicurative hanno da una parte l'onere di gestire i 16 miliardi di assicurazione obbligatoria e con questi non fanno grandi affari, visto che c'è da una parte una regolamentazione dettagliata e dall'altra parte una gran concorrenza tra loro.
Devono quindi tentare per forza di assicurarsi una fetta rilevante dei restanti 26 miliardi con tutti i mezzi di marketing di un'assicurazione moderna. Hanno la difficoltà che non si tratta più dell'esigenza base indispensabile sanitaria ma di lusso sanitario.
E quale persona sana di mente assicura il diritto sul lusso: se se lo può permettere, non deve assicuralo, e in caso contrario, non avrà i soldi neanche per i premi, visto che in questo settore i conti dovranno tornare per tutti.
Inoltre le casse si sono alleate ai fornitori sanitari più cari (partecipanti alla sanitocrazia) e con il potere finanziario che hanno comunque dalla gestione dei soldi della parte obbligatoria dettano legge ai loro alleati produttori di prestazioni sanitarie (operatori medici, paramedici, farmacisti, strutture sanitarie). L'unica categoria, veramente fuori e libera, è quella dei dentisti.
Personalmente non comprerei azioni di una simile impresa e meno ancora mi metterei alle dipendenze di un simile padrone: meglio fallire per i propri errori. Per l'informazione del cliente nonché per la nostra distinzione naturopatica sul mercato della sanità, è dovere di un naturopata conoscere a fondo il funzionamento, la struttura e i punti deboli e forti dell'attuale organizzazione delle casse malati e sulla legge assicurazione malattie.
Un testo esauriente e affidabile è: Krankenversicherung; Beobachter-Buchverlag; Zürich 1998. Malauguratamente il testo è reperibile solo in tedesco.
Il terapista che dispone di più o meno molti strumenti operativi, li applica naturalmente in modo individuale, adattandosi alla clientela che ha e agli obiettivi "terapeutici" che si pongono lui e la sua clientela
Vengono trattati i seguenti temi:
a) Lifestile (moda) | b) Fitness | c) "Wellness" (benessere) | d) Fasi di riorientamento in malattie croniche e degenerative | e) Disturbi psicosomatici acuti | f) Malattie e impedimenti acuti | g) Malattie croniche e degenerative | h) Sollievo in situazioni "disperate" |
È anche razionale pensare che non esista un metodo (strumento) unico per soddisfare tutte queste esigenze. Personalmente ho una maggioranza di clienti del settore:
Dei seguenti settori:
I primi tre settori:
Sono socialmente rilevanti nella nostra cultura, rappresentano un grande mercato e un ricco e importante campo d'impiego per chi vuol praticare in quest'ambito. Ma non si dovrebbe parlare di "terapia" perché non si trattano "ammalati", anche se spesso tra i clienti coinvolti si riscontrano sintomi sociali, psichici e anche somatici.
I due settori seguenti:
si rivolgono prevalentemente a una clientela con disturbi che Freud ha descritto in modo geniale nel suo saggio "Il disagio nella cultura" e Grossarth-Maticek ha classificato bene nei tipici meccanismi comportamentali. Mostrano spesso dei sintomi neurovegetativi, ma secondo i miei criteri sono piuttosto soggetti predisposti a socio- e psicoterapie più che a naturopatia e terapie corporee.
Naturopatia, Medicina popolare, Terapie complementari e corporee (o manuali) si rivolgono prevalentemente a clienti degli ultimi tre settori:
Questo non vuol dire che siano esclusi elementi sociali, relazionali, emotivi, anzi; ma l'esperienza mi insegna che è più frequente la depressione dovuta a stati ormonali instabili, la disperazione a continui dolori reumatici e stati di panico a traumi subiti, che viceversa.
L'operatore sanitario avrà questo tipo di clientela se fa piuttosto lavoro di "lifestile" per ricchi annoiati e belli perché è di moda o prevalentemente "estetica" per motivi di gusto, voglia, svago o divertimento.
Questa fetta di mercato è dominata da clienti della media borghesia giovane e di mezza età (più donne che uomini) relativamente benestante.
Richiede uno studio in zona adatta, formazione impressionante con molti diplomi, arredamenti decenti ma cari e asettici, strumenti e attrezzature moderne e atteggiamenti distanziati. Conviene tenersi continuamente informato su cosa è "in", specialmente nel settore sanitario.
L'operatore sanitario avrà questo tipo di clientela se fa un lavoro di "fitness" per dilettanti sportivi e altre persone che intendono così affrontare meglio una vita "combattiva".
La clientela è giovane, lavorativa e sportiva (quasi equa tra uomini e donne).
Lo studio deve essere moderno e chic, strumenti e attrezzature di ultimo grido e bisogna avere atteggiamenti sportivi, diretti, aperti e cordiali.
L'operatore sanitario avrà questo tipo di clientela se fa piuttosto un lavoro di "wellness" per chi intende trattare bene il proprio corpo in senso preventivo augurandosi di star bene fino alla morte e di soffrire il meno possibile o per chi ha un tale terrore della vecchiaia e della morte che cerca di far tutto giusto per essere più sano. La clientela è normalmente di mezza età, più donne che uomini, anche coppie di piccola e media borghesia, quadri medi e indipendenti di istruzione superiore. Studio e arredamento devono essere solidi e asettici. La formazione basata sull'esperienza e/o la tradizione, con spiccate capacità di ragionamento medico-tecnico, strumenti e attrezzature funzionali e atteggiamenti educati e di buone maniere. Niente di alternativo!
L'operatore sanitario avrà questo tipo di clientela se accompagna fasi transitorie nella vita del cliente, spesso legate anche a cambiamenti neurovegetativi, emotivi, relazionali sociali e spirituali.
Questa clientela può essere di qualsiasi provenienza.
Lo studio e l'arredamento per questi clienti deve essere accogliente, caldo e famigliare. La formazione è meno importante per loro ma richiedono esperienza di vita e naturale autorità morale, etica e spirituale. Si sentono molto attratti da filosofie esotiche e da movimenti alternativi, basta che non abbiano niente di socialmente estremo, che mette in pericolo la loro sicurezza materiale così duramente raggiunta.
L'operatore sanitario avrà questo tipo di clientela se a lui ricorre chi ha problemi emotivi cronici, relazionali, sociali e relativi sintomi somatici.
Questi clienti possono essere di "atteggiamento":
Comune a tutti loro è:
Finché gli altri stanno più o meno al loro gioco (situazione compensata) riescono a gestirlo con molti trucchi, compromessi e scostamenti, cognizione selettiva e giustificazioni; quando diventa troppo (fase decompensata), crolla l'autoregolazione e si istaurano sintomi acuti psichici, sociali e relazionali abbastanza pesanti.
La tendenza è di "somatizzare" lo stress cronico della fase compensata sull'organo o il sistema debole del loro organismo. Questa clientela si trova in tutta la popolazione, anche se la cronificazione (disturbi somatici cronici) si evolve solo dalla mezza età fino alla senescenza e sono o erano normalmente in psicoterapia.
Al naturopata si rivolgono soprattutto le donne. Gli uomini preferiscono prendersi una bella sbronza.
Lo studio e l'arredamento come anche la formazione del terapista sono a loro avviso di secondaria importanza. Richiede da parte del terapista parecchia conoscenza psicoterapeutica per non lasciarsi coinvolgere nei loro abituali giochi relazionali inconsci.
La terapia può basarsi prevalentemente sul tocco, sulla parola o sul rimedio, ma normalmente richiede una combinazione sensata dei tre, almeno in fase acuta.
L'operatore sanitario avrà questo tipo di clientela se si è concentrato più su una clientela con "impedimenti acuti" che intendono essere "riparati efficacemente" al più presto possibile senza approfondire le cause.
Questo gruppo consiste in una clientela con recidive di disturbi dell'apparato motorio o di altri organi.
Questo settore è piuttosto complementare o sostitutivo al medico di condotta di una volta: il cliente si fa curare da "minori danni e malanni" e ogni tanto si fa un "controllo" o una "spolverata".
La clientela è composta per lo più da impiegati, artigiani e operai con relazioni abbastanza "biologiche" verso il loro organismo e un acuto buon senso per la vita e l'economia.
Si trovano bene in uno studio "famigliare", né alternativo, né chic, né troppo asettico, né troppo caro.
L'operatore sanitario avrà questo tipo di clientela se tratta persone con malattie prevalentemente croniche e degenerative dell'apparato motorio ma anche di altri organi.
Spesso si tratta di una clientela:
Normalmente sono clienti angosciati e scoraggiati, se non rassegnati, da tentativi sanitari precedenti senza esito.
Si tratta per lo più di donne sopra una certa età che non pretendono un gran che di arredamento e diplomi ma la capacità terapeutica di calmare i dolori e mitigare impedimenti e quella umana di prenderle sul serio e di dar loro una progettualità.
L'operatore sanitario avrà questo tipo di clientela, se si dedica al dar sollievo (anche se solo palliativo) a chi soffre di "brutti danni e malanni" o impedimenti.
È una clientela eterogenea che ha bisogno di dedizione perché colpita dal destino con brutte prognosi e ogni tanto anche colpite da isolamento sociale. Affrontare anche queste situazioni è un compito nobile per un terapista (almeno ogni tanto), per non dimenticarsi che alla fine di tutti i nostri sforzi ci può essere questa situazione. Meglio prepararsi, professionalmente e umanamente, prima che capiti all'improvviso.
Nella Svizzera italiana, la nostra professione ha poca tradizione, contrariamente a certi cantoni della Svizzera interna e specialmente alla Germania, dove la professione di "Heilpraktiker" (naturopata, medico empirico, guaritore, esperto di guarigione) fa parte della "sanità" riconosciuta come professione indipendente, con relative formazioni, esami e approvazioni sin dall'inizio del ?900. I naturopati tedeschi servono una clientela più o meno del seguente tipo:
Tanto per dare un'idea di come potrebbero essere delle pretese sociali.
Fino agli anni '50, gli "Heilpraktiker" erano un po' i figli poveri della medicina. Questa reputazione in Germania, è cambiata parecchio negli ultimi vent'anni in quanto:
Tutto questo, a lungo significherà una concorrenza in questo settore tra medici universitari e medici naturali (finché non si formano eventuali delimitazioni). Se ci sarà collaborazione (ed esiste tutt'oggi), tali deliminazioni saranno indispensabili.
Dove si troverà il nostro settore in Ticino e in una futura Europa è difficile da prevedere. Dipenderà soprattutto dalla nostra capacità terapeutica con le relative prestazioni, servizi e rimedi, dall'esito (anche economico) delle nostre cure e dalla capacità di soddisfare le esigenze della nostra clientela e di rispondere alle loro aspettative.
Per il singolo naturopata è importante posizionarsi sul mercato con:
I principianti in materia, sbagliano quasi sempre mettendo in rilievo le loro capacità tecniche e di formazione. Questo interessa solo in un secondo o terzo tempo:
Il secondo errore del principiante è quello di offrire troppe prestazioni e servizi nella comprensibile premura di coprire una "grande fetta di mercato" con un vasto pubblico di potenziali clienti: questo non ispira fiducia professionale, anzi. È meglio concentrarsi e avere (a sorpresa del cliente) ancora alcune frecce nella faretra. Più tardi, si può sempre ampliare le offerte. \\ Una brutta abitudine (proveniente da scuole esoteriche, di New Age, spirituali, ?) è quella di mescolare "terapie" di gruppo e individuali, esercizi, insegnamento, formazione spirituale e così via.
"Un'impresa è un costrutto sociale con lo scopo di produrre dei beni" (definizione degli studenti di economia). Un'azienda sanitaria:
Al centro delle attività si trovano quelle di servizio sanitario qualunque siano. Per svolgere questo, necessitano attività di esercizio, dall'organizzazione fino alla contabilità.
Per le sue attività (di servizio e di esercizio) un'impresa si serve dei seguenti strumenti:
Ciò richiede, fra l'altro, molteplici relazioni formali ed informali tra tutte le parti coinvolte. Le relazioni vengono regolate (organizzate), al fine di poter arrivare a soddisfare i principi economici. L'attività dell'impresa sanitaria è basata principalmente sulle relazioni fra le persone e istituzioni che svolgono varie funzioni nell'ambito seguente:
Le funzioni aziendali richiedono relazioni tra tutte le persone, gli enti e le imprese coinvolte:
Molto spesso un'impresa sanitaria naturopatica consiste in una singola persona coadiuvata da servizi esterni o da "volontari" ( membri di famiglia, amici, ?). Al principiante questo sembra facilitare le cose riguardo gli aspetti di costi e di organizzazione. In realtà è abbastanza esigente e forse neanche molto economico: approvvigionamento, "marketing" e amministrazione richiedono molto tempo di esercizio e relazionale a scapito del servizio. D'altronde l'impiego di collaboratori e servizi esterni richiede un maggiore grado organizzativo.
Diritti dei pazienti CSA |
Se un'impresa sanitaria consiste in più di una persona, i compiti dei singoli dipendenti sono stabiliti tramite contratti di lavoro, mansioni, procedure e specifici mandati a termine:
Tenendo in considerazione la complessità di relazioni e la molteplicità di:
A tutti coloro che intendono iniziare un'attività indipendente (pur piccola che sia) consiglio di farsi i seguenti ragionamenti e di annotarli. Fanno parte di un "business plan" che raggruppa un po' le intenzioni imprenditoriali. È una nobile caratteristica umana di sostituire, pianificando così, il caso con l'errore.
Vengono trattati i seguenti temi:
Condizioni personali | Offerta terapeutica | Clientela | Acquisizione clienti | Prima consultazione | Stima dell'impegno | Finanziamento della cura | "Unique selling proposition" | Propaganda naturopatica |
Sono da definire, per se stessi, le principali attività professionali (di lucro) con i loro impegni di tempo ed ev. di ricavi. Esempio:
Sono da chiarire le intenzioni circa i metodi e i procedimenti da applicare.
Esempio:
* Il termine magistrale sta ad indicare una ricetta preparata individualmente.
Sono da elencare le formazioni, tirocini ed esperienze che servono nel settore. Esempio:
Serve parecchio inizialmente ragionare sui seguenti punti:
Esempio:
È abbastanza importante inizialmente mirare a una determinata clientela di destinazione. Servono i seguenti ragionamenti:
Esempio:
Il nostro mestiere è caratterizzato da una relazione terapeutica. Il cliente cerca una persona che lo guarisce dai suoi danni e malanni e dal suo disagio e guarda molto bene a chi rivolgersi. Normalmente chiede ai suoi amici e conoscenti. Molti colleghi giovani mi hanno chiesto se conoscevo altri metodi di acquisizione di clienti ma non ne ho mai scoperto un altro efficace come la "propaganda orale". Avevano fatto inserzioni, visitato delle fiere e così via, ma oltre a notevoli spese avevano combinato ben poco. La migliore propaganda è un cliente soddisfatto e si può fargli anche capire che gli si è grati quando ci raccomanda ad altri. Lo farà forse nel suo giro, anche per questo è importante mirare a una clientela non troppo eterogenea, perché i problemi di un certo giro sono simili. La maggioranza dei clienti di naturopati sono donne e i pochi uomini arrivano di solito grazie alle loro mogli, compagne o amiche. Conviene riflettere bene sulle possibilità di acquisizione clienti concentrandosi sui seguenti ragionamenti:
La prima consultazione di un cliente è importante per:
Ritengo che sia leale verso il cliente fare delle stime approssimative riguardo la cura. Dipendono molto dalla tariffa oraria, dall'impegno consultativo e curativo per trattamenti terapeutici e rimedi, e questo è enormemente variabile secondo il terapista e i metodi applicati. Esempio 1: malattie croniche o disturbi funzionali duraturi
Il discorso sull'impegno e sulla cura porta spesso a una discussione sulla sanità, medici, farmacisti, casse malati e simili. Non è direttamente terapeutico ma mi dà l'occasione di argomentare il mio punto di vista. Il filo del discorso è per esempio:
Facendo bene tutti questi calcoli arrivano di solito alla conclusione che i risparmi fatti in assicurazioni sanitarie coprono facilmente quello che spendono da me. Diversi clienti mi hanno confidato che le spese per le mie cure (più efficaci secondo loro) erano minori dei 10% di partecipazione alle fatture mediche / farmaceutiche, di cure precedenti senza esito. Stimo che negli ultimi due anni abbiamo (noi due terapisti) convinto ca. 100 clienti a modificare le loro assicurazioni in questo modo. In media sono riusciti ad abbassare i loro premi mensili da 600.- fr a 200.- fr. Vuol dire che si sono risparmiati in media 4'800.- fr. di premi per un totale di 100 clienti, quasi mezzo milione di franchi, dedotti come cifra d'affari e capacità di guadagno agli assicuratori "ausiliari". Anche se sembra poco, agli assicuratori farà male, perché abbiamo tolto a loro del volume di mercato in un ambiente dove persiste già la concorrenza di rimozione, in un modo poi contro il quale avranno poche risposte, perché nel contatto terapeutico col cliente sarò sempre più vicino io che loro.
Nelle dottrine di marketing moderno c'è una centrale che si chiame "unique selling proposition" (proposta esclusiva di vendita). Significa che si può vendere un prodotto o una prestazione se essa si distingue almeno in una caratteristica esclusiva argomentabile rispetto alla concorrenza. Il tema può essere trattato a due livelli:
Naturopatia nei confronti della medicina "sanitocratica":
Essendo così in concorrenza con la sanitocrazia, faccio parecchio per non dovermi alleare (perché mi condizionerebbero grazie al loro potere di mercato), ma mi servo quanto possibile dei loro servizi che non sono in grado di fornire o nei quali sarei mediocre. In questo senso esiste una buona collaborazione con certi medici e farmacisti con profitto da ambo le parti, perché nessuno invade il campo dell'altro e il guadagno va a chi fornisce la prestazione. Come "operatore naturopatico" non ci vogliono grandi scervellamenti per l'esclusività della mia prestazione: sta nella mia persona. Il mio cliente non mi percepisce come esponente di una tecnica, apparecchiatura o prodotto (almeno spero) ma compra la mia prestazione in base ad un suo giudizio circa le mie capacità professionali e umane. È sbagliatissimo credere che si possa trasferire clientela tra metodi e terapisti, in ultimo "il nostro prodotto" è il terapista stesso e per il mio cliente sono io, Peter Forster. -
Il mio cliente:
Io anzitutto:
È evidente che questi ragionamenti non sono conformi a una "mentalità d'impiegato" né a addetti del "pensiero positivo". Ma se deve funzionare a lungo il mio piccolo "cronicario"(perché i clienti soddisfatti mi indicano ad altri) è grazie alla mia persona, al mio atteggiamento e alle mie capacità terapeutiche; non mi rimane granché di diverso. E se non mi sento di farlo così, devo cercarmi un posto sicuro come impiegato, forse in un centro sanitario.
Una vera e propria propaganda del settore sanitario fatta con i mezzi di comunicazione la escludono (vedi relative istruzioni nel materiale di documentazione). Tanto più importante è una presentazione pulita, semplice e sintetizzata su eventuali:
Per l'impostazione di tali incarti può servire il seguente esempio. Personalmente lascerei via d) ed e) se non sul foglio illustrativo e nel curriculum, perché d) serve per l'acquisizione che non avviene nel mio settore per via di incarti ma per raccomandazione personale ed e) mi puzza tanto di "giustificazione" che non ho bisogno. Inoltre l'esempio punto e) lascia mancare le tecniche diagnostiche (il medicamento è giusto, solo la malattia è sbagliata). Lascia del resto il sospetto di un conglomerato di tecniche aleatorie. Meglio non dire niente che creare sospetti (forse completamente infondati) del genere. Esempio:
a) nome di terapista Salvatore Curato ev. titolo, legittimazione approvazione medico naturalista NVS ev. nome dello studio Studio Sanintegro
b) ev. attività terapie corporee, naturopatia
c) recapito v. Budella 13, 6666-Scodinzolo appuntamenti: 079 211 87 13
d) ev. specialità trattamento di: stress, emicrania, insonnia depressioni, disturbi psicosomatici, mal di schiena
e) ev. metodi, tecniche aggiustamento base spinale, Breuss terapie antidolorifiche agopuntura reiki, fiori di Bach orientamento professionale
nel Cantone Ticino
Questo è il titolo di un prontuario per operatori economici del dott. rer. pol. Adriano Cavadini, Consigliere nazionale e già direttore della Camera di Commercio dell'industria e dell'artigianato del Cantone Ticino, reperibile alla Camera di Commercio, corso Elvezia 16, 6901 Lugano.
Consiglio vivamente chi intendesse iniziare un'impresa del genere (e a quelli che l'hanno già fatto), di studiare attentamente questo libro anche se è del 1990. Nel seguente capitolo mi riferisco soprattutto a questo testo. La popolazione residente in Ticino conta ca. 300'000 anime delle quali ca. la metà lavorativamente attiva, e di queste ca. il 60% nei servizi (gli altri in industria, edilizia e agricoltura). Il reddito sociale cantonale è di ca. 8 miliardi di franchi con un reddito pro capite, in media di ca. 30'000 fr. annui. Dati esaurienti, precisi e aggiornati sono rilevabili degli annuari statistici federali e cantonali (Ufficio cantonale di statistica).
Vengono trattati i seguenti temi:
Ditta individuale (società di una sola persona fisica) | Norme per le professioni sanitarie | Assicurazioni aziendali | Redditi di indipendenti | Progettazione di uno studio
Ogni persona con residenza nel cantone, cittadino svizzero o con permesso di lavoro può crearsi una ditta individuale senza ulteriori formalità. Quando la cifra d'affari supera i 100'000 fr. annui, è obbligatoria l'inserzione nel registro di commercio e di conseguenza una contabilità industriale. Di seguito le spiegazioni del dott. Cavadini:
Una persona che desideri iniziare un'attività indipendente nei settori industriali, commerciali o dei servizi, deve pure decidere quale forma giuridica dare alla sua iniziativa, tenendo naturalmente conto delle leggi o regolamenti esistenti in Svizzera e delle norme che disciplinano a livello federale o cantonale l'esercizio di una determinata professione. Per la scelta della forma giuridica esistono diverse possibilità a dipendenza se il nuovo imprenditore intende agire direttamente quale persona fisica o in comunione con altre persone oppure indirettamente attraverso una persona giuridica. Nelle spiegazioni seguenti faremo perciò una distinzione fra questi tre tipi di società.
Una persona fisica può esercitare un'attività commerciale in qualità di unico titolare dell'azienda. Egli crea così una ditta individuale, gestita con il suo nome e sotto l'intera sua responsabilità. Per la fondazione non sono richieste formalità particolari; basta che l'azienda venga aperta dal suo proprietario. Di regola, però, può fondare una ditta individuale ed esercitarvi un'attività lucrativa indipendente, solo una persona di nazionalità svizzera o uno straniero in possesso di un permesso di domicilio. Ritorneremo, al paragrafo II, 2. sulle condizioni richieste a una persona di nazionalità straniera per iniziare un'attività indipendente. A uno straniero in possesso di un permesso di dimora, di un permesso di lavoro come stagionale o frontaliere è pertanto esclusa la possibilità di lavorare in nome proprio.
Con il nuovo diritto matrimoniale, entrato in vigore il 1. gennaio 1988, i coniugi possono esercitare una professione o condurre un'impresa di loro scelta.
Ciascun coniuge deve tuttavia usare riguardo nei confronti dell'altro e tenere conto del bene dell'unione coniugale. Salvo speciali disposizioni legali (fideiussioni, contratti di vendita a rate e contratti di vendita a rate anticipate) ciascun coniuge può concludere liberamente negozi giuridici con l'altro coniuge e con terzi. Parecchie novità sono state introdotte nel sistema dei regimi dei beni fra coniugi e nel diritto successorio.
In quest'ultimo caso, la posizione del coniuge superstite è stata notevolmente rafforzata rispetto al passato. È opportuno quindi verificare questi aspetti, soprattutto quando nella famiglia esistono delle aziende. Infatti, il Codice civile dà determinate possibilità di attribuire a un coniuge i beni, rispettivamente i relativi redditi, destinati all'esercizio di una professione o di un'impresa. Ciò per evitare, ad esempio che l'incremento di valore di questi beni aziendali aumenti automaticamente anche la quota parte dell'altro coniuge, che magari dell'azienda non si interessa in nessun modo.
Sono aspetti estremamente importanti e delicati che giustificano un esame preliminare per porsi al riparo da spiacevoli situazioni in caso di separazione, divorzio o successione. Essi potrebbero persino mettere in gravi difficoltà la situazione finanziaria dell'azienda qualora il coniuge che la gestisce si vedesse costretto a pagare all'altro coniuge una parte dell'incremento di valore dell'azienda medesima, di regola investito e immobilizzato nei beni aziendali.
Un giovane può mettersi in proprio quando ha l'esercizio dei diritti civili, ossia è capace di discernimento, e se ha compiuto 20 anni. Da notare che il matrimonio rende maggiorenni. In taluni casi può essere ottenuta dall'autorità di vigilanza sulle tutele l'emancipazione, a condizione che l'interessato abbia compiuto 18 anni e che inoltre lui, i suoi genitori e se è il caso, il tutore siano d'accordo.
Colui che esercita un'attività individuale deve adoperare il suo cognome, con o senza nome. La donna sposata deve aggiungere al cognome la menzione "signora" o almeno un nome per esteso (art. 945 Codice delle obbligazioni). È preferibile aggiungere il tipo di attività.
Per una ditta individuale l'iscrizione al Registro di commercio è facoltativa. Essa diventa però obbligatoria quando l'introito annuo lordo supera i 100'000.- franchi. Sulle particolarità e conseguenze dell'iscrizione al Registro di commercio rinviamo il lettore al punto III.
Il testo sottostante spiega il problema delle ordinazioni secondo il dott. Cavadini. Visto che la vendita di rimedi può essere una parte integrante del lavoro naturopatico (secondo la scelta dell'imprenditore) è da notare:
Con il commercio di medicinali si intende la preparazione, la manipolazione, il tenere in deposito, l'importazione, l'esportazione, la confezione, la consegna e la vendita di medicamenti in dose e in forma di medicamento nonché delle specialità farmaceutiche e la pubblicità. La vendita e il commercio di medicamenti e delle specialità farmaceutiche sono riservate ai soli farmacisti nelle loro rispettive farmacie, salvo alcune eccezioni previste all'art. 76 della legge sanitaria1).
Il commercio di medicinali all'ingrosso soggiace pure alla vigilanza del Dipartimento delle opere sociali e richiede una speciale autorizzazione (art. 86 e 87 della legge sanitaria)
1) Raccolta delle leggi vigenti del Cantone Ticino, volume 5.
La nuova legge sanitaria Ticinese per la nostra categoria prevede:
È da aspettarsi che chi intende collaborare con le casse malati tenterà di farsi "naturopata" (senza obbligo di retribuzione da parte delle casse malati), con la speranza di aumentare la sua clientela. Chi non intende a collaborare con loro, preferirà rimanere "de iure guaritore" senza gli obblighi legali e amministrativi dei naturopati.
Il testo del dott. Cavadini (1990):
Altre attività legate alle professioni sanitarie (Levatrici, infermieri, logopedisti, rieducatori della psicomotricità, dietisti, odontotecnici, pedicure, estetisti).
Tutte queste professioni sono considerate dalla legge sanitaria e possono perciò essere esercitate solo se la persona ha ottenuto l'autorizzazione del Dipartimento cantonale competente, che viene rilasciata unicamente a chi è in possesso di determinati requisiti.\\ Le norme sono contenute segnatamente dagli art. 53 a 61. Vi è poi anche una disposizione che si riferisce ai "guaritori" (art. 63).
Ricordiamo che vi è un regolamento per l'esercizio delle pedicure 3), della professione d'igienista dentaria 4).
Nel Cantone Ticino esistono alcune scuole per diverse professioni sanitarie. Il lettore interessato troverà tutta questa documentazione nel volume 5 della Raccolta delle leggi vigenti del Cantone Ticino.\\
3) / 4): Raccolta delle leggi vigenti del Cantone Ticino, volume 5, 206.
Nel seguente riassunto il dott. Cavadini elenca la protezione contro rischi personali per l'indipendente e per i dipendenti (assicurazioni obbligatorie e facoltative). Una bella parte di questi oneri in caso di dipendenti è pagata dal datore di lavoro. Nel caso dell'indipendente, è lui che paga tutto di propria tasca e questo è da prevedere nei costi d'esercizio.
Fa parte dei ragionamenti e delle decisioni imprenditoriali stabilire l'assicurazione o meno di rischi e coperture del patrimonio, del capo-azienda e delle cose dell'azienda.
Il dott. Cavadini li elenca come segue:
Per la valutazione serve ragionare sul rischio, sulla copertura dei costi assicurativi e sulla possibilità propria di rispondere al rischio (cosa capita, se ...). I relativi costi fanno evidentemente parte dei costi di esercizio.
Il laico e principiante in materia fa spesso l'errore di paragonare il reddito lordo di un indipendente con quello di un dipendente. È un errore fatale che porta al fallimento di innumerevoli imprese artigianali create da ex-dipendenti e provocano drammi personali e familiari con un ammontarew di debiti mai più compensabili. Per fare un esempio:
guadagno lordo di 75'000fr annui di un indipendente coniugato (corrispondente virtualmente a 75'000 / 12 = 6'300.- fr. mensili) comporta:
cioè corrisponde a un lordo di un dipendente di ca. 46'700.- fr. diviso 13 (perché riceve di solito una tredicesima) virtualmente a ca. 3'600.- di salario mensile di un dipendente. Facendo la relazione risulta paragonabile come disponibilità di acquisto il lordo di 3'600.- fr. "dipendenti" con uno di 6'300.- fr. "indipendenti". Vuol dire che:
In allegato la tabella del dott. Cavadini con dati più completi (da notare, per il paragone, che le imposte devono essere pagate da dipendenti e indipendenti):
La progettazione è un'anticipazione mentale sistematica e ordinata di un'idea ritenuta realizzabile e formulata come concetto. Fornisce i dati che permettono:
Si tratta proprio di anticipazione mentale di tutti gli elementi importanti necessari per il funzionamento di un presunto studio naturopatico che richiede anzitutto la combinazione di fantasia e creatività con la capacità di quantificare consuntivamente tutti gli indicatori del sistema. I ragionamenti dei precedenti capitoli possono servire a questo lavoro, ma in ultimo ogni futuro naturopata ha da farsi questo lungo e faticoso lavoro a tavolino da solo.
Nella nostra società di impiegati questa capacità imprenditoriale è venuta a mancare.
Ogni contadino mediovale analfabeta, per necessità esistenziali, lo faceva meglio di noi. È ora di ripristinare questa dote.
Per non dover fare un corso accelerato di "systems engineering" e di contabilità aziendale propongo la seguente procedura:
Vengono trattati i seguenti argomenti:\\ Rappresentazione di idee | Analisi di idee (per realizzazione e esercizio) | Valutazione di idee | Ragionamenti economici | Esempio Budget di "fondazione" | Esempio ragionamenti economici di "fondazione" |
Un'idea nasce come un soffio e sparisce come tale, se non va formulata in modo di essere comunicata e analizzata. Sin dai tempi dei retori greci e romani si è conservato il seguente metodo (e sequenza di rappresentazioni):
Per la fase creativa (di sviluppo) di idee si è dimostrato utile non trattarla come sequenza ma come sistema che rende visibile le interferenze dei criteri.
Una volta chiariti i criteri dell'idea, se questa è ritenuta "non molto balorda", si prosegue alla sua analisi che consiste essenzialmente nei seguenti ragionamenti:
Volendo concretizzare l'idea bisogna riflettere:
sia la realizzazione, sia l'esercizio del progetto.
Anche la fase creativa (di sviluppo) è utile trattarla non in modo sequenziale, ma come sistema, per rendere visibile le interdipendenze. In questa fase si tratta di ragionare qualitativamente su influssi, condizioni e effetti di un sistema ancora ipotetico. Non vengono ancora fatte delle valutazioni quantitative, questo è riservato al prossimo passo.
Chiarite una volta qualitativamente le condizioni di realizzazione e di esercizio, e ritenuta l'idea ancora valida, si prosegue alla valutazione quantitativa.
In un primo tempo si fanno delle stime molto grossolane per non perdere tempo con dettagli di una ipotesi che forse si dimostrerà irrealizzabile e/o impraticabile.
Il seguente modulo permette di raggruppare delle stime di impegni, costi e investimenti per la realizzazione e l'esercizio di un progetto tipo "creazione di un'attività indipendente". Un'idea non è quantitativamente valutabile, se non si riesce a stimare almeno approssimativamente i costi di investimento e di esercizio. Per le relative stime conviene trattare voce per voce separatamente e più in dettaglio (ma sempre a livello di stime grossolane) su un foglio e riportare il risultato nella scheda. A conclusione dell'opera si dispone di una visione economica dell'idea abbastanza affidabile, pronta per fare dei ragionamenti conclusivi come descritto in seguito.
È buon uso imprenditoriale partire con gli investimenti "duri" (da pagare) inizialmente in modo molto cauto e limitarsi all'indispensabile, mentre sul proprio lavoro di realizzazione, non si risparmia e lo si fornisce nel tempo libero "a rischio".
Per le stime dell'esercizio si calcolano le proprie ore "a minimo fabbisogno esistenziale" (se rende, torna comunque come avanzo imprenditoriale, altrimenti è comunque perso).
Si usa anche contrassegnare tutti i costi fissi (quelli che non dipendono della mole di lavoro come p.es. l'affitto), con un asterisco a destra della voce nella colonna "Esercizio", e si tenta di tenerli inizialmente minimi per diminuire il rischio.
Per semplificare inizialmente le cose mi sono concentrato sul fattore lavoro/ore. Per chi intende anche fare commercio di prodotti, avrà da introdurre sotto la voce "Investimenti: materiali e trasporto" la cifra che corrisponde allo stock di prodotti che intende tenere, e sotto la voce "Esercizio: materiali e trasporti" il prezzo franco che ha pagato per la fornitura della merce che intende vendere per anno. Nei seguenti ragionamenti deve aggiungere alle relative voci di "ricavi" (orari) quelli netti previsti per la merce intesa da vendere. Un altro metodo è di farsi delle schede separate per "il commercio" che rendono più trasparenti e distinte la redditività di lavoro e quella di commercio. Le voci della seguente scheda sono discusse nei sottocapitoli e poi illustrate con un esempio.
Inizialmente è difficile prevedere la mole di lavoro "fatturabile" o meglio incassabile in un anno. A livello d'incasso, non si tratta delle ore realmente prestate, quindi normalmente solo di una buona parte di ore "operative". È buon uso imprenditoriale di calcolare solo l'80% delle stimate ore operative come retribuibili; se sono di più aumentano l'avanzo imprenditoriale, se sono di meno l'impresa va presto in malora.
Il costo orario si calcola dividendo il costo d'esercizio per le ore retribuibili in un anno. Si chiede anche, a questo livello, la ripartizione di costi fissi (somma di quelli contrassegnati con asterisco) e costi variabili sul costo d'esercizio. Costi fissi oltre al 30% dei costi d'esercizio sono da ritenere imprenditorialmente azzardati, perché sono rischiosissimi in caso che si abbassi la mole di lavoro. Si tenta di tenerli intorno ai 20%.
La tariffa oraria evidentemente deve essere più alta del costo orario (già introdotto a minimo di esistenza) se no si fallisce in fretta. D'altronde è la clientela a determinare le tariffe: se, a loro avviso, la prestazione non vale il prezzo o se la stessa prestazione possono averla a minor prezzo, non saranno più tuoi clienti e la tua mole di lavoro si abbassa facendo aumentare i costi orari.
Tra prezzo e costo (nel nostro caso tariffa oraria e costo orario di esercizio) esiste un classico circuito di regolazione (tramite clientela e mole di lavoro) che influisce sul vantaggio imprenditoriale. Il sistema è naturalmente aperto in quanto sia le condizioni di mercato sia le condizioni (e misure) imprenditoriali influiscono notevolmente.
Se la mole di lavoro supera le capacità lavorative, si può aumentare il prezzo, mentre se diminuisce, l'impegno lavorativo lo dovrebbe abbassare ma bisogna fare attenzione che i prezzi coprano sempre i costi, altrimenti si chiude l'impresa per liquidazione o fallimento.(Meglio prendere altre misure per diminuire i costi o intraprendere un'attività più redditizia).
Tenendo conto di tutti questi fattori si decide per una tariffa oraria che presumibilmente:
Vale la pena di farsi anche un'idea circa la copertura dei costi. Già precedentemente abbiamo notato che tenere bassi i costi fissi diminuisce il rischio imprenditoriale. Una volta stabilita una tariffa oraria, si fa il calcolo alla rovescia chiedendosi:
Per il controllo dell'esercizio è altamente istruttivo rendersi conto di quando si ha lavorato per l'affitto, il telefono e il riscaldamento, quando si ha raggiunto il minimo esistenziale e a partire da quando si lavora per il proprio vantaggio imprenditoriale.
Presumendo che i ricavi aziendali superino i costi d'esercizio, la loro differenza è il vantaggio imprenditoriale (ricavi - costi d'esercizio).
Il ritorno sull'investimento (ROI => return on investment) è il lasso di tempo entro il quale il vantaggio imprenditoriale copre l'investimento, calcolato come: investimento diviso vantaggio imprenditoriale.
I manager industriali per investimenti di produzione ritengono ottimi dei ROI tra 2 ... 3 anni (che corrisponde a un ammortamento di 30 ... 50% annuo. Certi beni di capitale si consumano (come i computer) e devono essere sostituiti o curati con costi rilevanti, mentre altri (come i terreni) tendono ad aumentare di valore.\\ Per il nostro scopo mi sembra importante rilevare che almeno il capitale investito inizialmente in contanti sia ricavabile. Prima di fare nuovi investimenti o prelevare soldi in avanzo, è buon uso imprenditoriale ammortare gli investimenti iniziali.
La preoccupazione dei primi anni è quella di ammortare il capitale investito (meglio se è capitale proprio) e la retribuzione imprenditoriale corrisponde al costo di lavoro orario operativo "minimo esistenziale" che è stato fissato in precedenza, moltiplicato per le ore effettive di incasso.
Per questo periodo è meglio avere un po' di riserve private per poter affrontare eventuali imprevisti. Specialmente all'inizio è spesso sbagliata la stima del minimo esistenziale in quanto gli oneri come imprenditore sono massicciamente superiori di quelli di un dipendente, come visto precedentemente.
Il paragone a livello di mensile si aggira intorno alla mensilità imprenditoriale diminuita di 20 ... 40%. Per una cifra d'affari intorno ai 75'000.- fr. si moltiplica il mensile imprenditoriale per 0.62 per arrivare ad un mensile paragonabile a quello di un dipendente. Questo perché non c'è più un datore di lavoro che versa dei contributi rilevanti per assicurazioni sociali, malattie/infortuni, cassa pensione e paga vacanze, giorni feriali e spesso una tredicesima.
A livello di paragone di salario orario, peggiora ancora il confronto, in quanto l'indipendente lavora normalmente più ore per il suo mensile che il dipendente, d'altronde ha la possibilità di farlo e nessuno gli rompe le scatole.
Come esempio, ho scelto un budget per la creazione di uno studio terapeutico di una persona che ha già una certa clientela perché nel suo tempo libero esercitava già come terapista e si è fatto una buona reputazione con molte richieste di lavoro sul corpo contro disturbi dell'apparato motorio. Si trova nella situazione che deve dedicare pochissimo tempo alla famiglia e lavora ca. 80 ore al mese per una tariffa di 40.- fr. all'ora, e questo gli ha permesso di mettere da parte negli ultimi anni ca. 30'000.
Ha ca. 80 clienti che tratta ogni mese per ca. 1 ora. Non è più molto soddisfatto del lavoro che esegue attualmente: gli pesa anche di lavorare 40 ore per settimana in industria, e altre 20 a casa nel tempo libero. Sua moglie lo sostiene nell'iniziativa di farsi indipendente.
D'altronde si rende conto che si tratta di un passo rischioso; l'allontanarsi dall' attuale professione alla sua età porta seri rischi nel trovare ancora lavoro se la faccenda va storta e come indipendente non può più godere le prestazioni della cassa disoccupazione. Malgrado questo, ha vagliato bene la situazione e arriva alle seguenti conclusioni:
soddisfatti.
Facendo i ragionamenti economici nota che il suo buon salario da impiegato raggiunge il doppio di quello imprenditoriale "paragonato". Migliorerà la situazione dopo l'ammortamento dell'investimento ma dovrebbe praticamente raddoppiare la tariffa oraria a 90.- fr. per trovarsi pari al mensile paragonato. Non pensa che la sua attuale clientela sia disposta a pagarlo queste tariffe di propria tasca (lui non lavora con le casse malati).
È un grattacapo per diversi mesi finché insieme alla moglie decidono di:
Notano però subito l'imbuto: la realizzazione del progetto costerebbe ca. 350 ore.
Essendo già sopraffatto dagli 80 clienti, che non conviene perdere, non gli rimane il tempo di farlo, chiede alla sua brava moglie di partecipare con le sue forze e prevedono di dedicare le prossime grandi vacanze al "progetto". Così hanno fatto e il mio amico è diventato terapista/naturopata, lavora tantissimo, è meno stressato e sua moglie lo sostiene con entusiasmo.
Se il seguente esempio d'esercizio che espongo è proprio il mio di due anni fa, non è per esibizionismo ma è perchè basandomi sul mio vissuto riesco ad esporre meglio tutte le problematiche del caso.
Le cifre corrispondono abbastanza alla mia realtà, anche se l'ispettore del fisco non mi crede e mi tassa maggiormente.
Il seguente esempio dimostra un budget (previsione) per l'anno 1998. Le attività sono:
"E per questa miseria lavori tanto?" mi chiederete. Sì, e non desidero altro, perché a parte la mia tendenza a ideali francescani:
P.S. 2007: In questi più di dieci anni mi sono fatto una solida riputazione. Gli anni passano e il lavoro richiede più sforzi di una volta. Potevo quindi decidermi di non più lavorare (come medico naturista) 3'000 ore all'anno ma ca. 1'800 come un qualsiasi impiegato. Dovevo quindi aumentare man mano le mie tariffe (a sFr. 70.-/ora) per campare ancora commodamente. Malgrado questo ho ancora una clientela disposta di pagare le mie prestazioni dalla loro tasca.
|Peter Forster: bozza | Daniela Rüegg: trascrizione, illustrazioni||Benedetta Ceresa, Mario Santoro, Daniela Rüegg curavunt|

|| Categorie

MedPop
| SiteMap

MedPop
| Ricerca in FreeFind

|Ricerca in CSA||Ricerca in it.Wikipedia|
alla pagina MN / Nozioni imprenditoriali

© Cc by P. Forster & B. Buser nc-2.5-it