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Le comunicazioni diffuse dal G7 riunito in Cornovaglia non hanno indubbiamente raccolto la compiacenza della Cina. Il paese asiatico nelle ultime ore si è espresso criticamente su due argomenti delicati trattati al grande appuntamento tra le democrazie occidentali: l'indipendenza di Taiwan e l'origine del Covid-19.
"Taiwan parte di un'unica Cina"
Innanzitutto non è stato gradito il comunicato che parlava di Taipei. "Esiste una sola Cina al mondo e Taiwan è parte inalienabile del suo territorio", ha affermato un portavoce dell'ambasciata cinese a Londra. "La questione riguarda interessi fondamentali della Cina che non consente l'intervento di forze esterne. La Cina deve essere unificata. Siamo disposti a fare del nostro meglio per la riunificazione pacifica, ma non lasceremo mai spazio a forme di attività separatista per l'"indipendenza".
Attualmente, la causa principale delle tensioni attraverso lo Stretto "è il rifiuto del Partito democratico progressista di Taiwan di riconoscere il 'Consenso del 1992', che incarna il principio di una 'Unica Cina', e la continua provocazione collaborando con le 'forze dell'indipendenza'", si legge nella dichiarazione in cinese.
Non "politicizzare" origine del Covid-19
L'origine sull'epidemia del Covid-19 "è una questione scientifica". La Cina "ha sempre mantenuto un atteggiamento aperto e trasparente e ha assunto un ruolo guida nella cooperazione sulla sua tracciabilità con l'OMS". Sempre in risposta al comunicato finale del G7, una nota diffusa dell'ambasciata cinese a Londra ha obiettato che non bisogna "politicizzare", ma seguire un lavoro svolto in "modo scientifico, obiettivo ed equo", glissando sulla richiesta di una nuova indagine.
L'attuale epidemia, si legge ancora nella lunga dichiarazione in cinese postata sul sito della sede diplomatica londinese, "sta ancora imperversando in tutto il mondo e il lavoro di tracciabilità dovrebbe essere svolto dalla collaborazione di scienziati di tutto il mondo e non dovrebbe essere politicizzato". Secondo Pechino, i politici negli Stati Uniti e in altri Paesi "ignorano i fatti e la scienza, mettono in discussione e negano apertamente le conclusioni del rapporto del gruppo di esperti congiunto e fanno accuse irragionevoli contro la Cina, deviando completamente dallo spirito della scienza, che sono tipiche manipolazioni politiche".