Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/56710

<h2>SubmittedText<h2><p>"Lavorate di più, guadagnate di meno, paghiamo meno imposte, altrimenti ci trasferiamo all'estero!"  È questo l'attuale ricatto di numerose multinazionali e PMI.</p><p>Nel duplice obiettivo di porre fine a questi ricatti e di limitare le delocalizzazioni, il Consiglio federale prevede di:</p><p>- vietare i trasferimenti all'estero alle imprese che beneficiano di sovvenzioni o di prestiti statali e nel caso di contratti finanziati con fondi pubblici?</p><p>- favorire la formazione e la riconversione delle categorie professionali più esposte alle delocalizzazioni?</p><p>- indurre le imprese che si trasferiscono all'estero a investire in materia sociale, nella promozione della democrazia e/o nella protezione ambientale nei paesi di destinazione?</p><p>Inoltre il Consiglio federale è consapevole che rimettere in questione le conquiste sociali in Svizzera non permetterà in alcun modo di lottare contro i trasferimenti delle aziende all'estero?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale è consapevole che i trasferimenti all'estero delle aziende possono provocare dolorose conseguenze ai lavoratori. Tuttavia, la ricchezza economica del nostro Paese si basa in maniera determinante sui vantaggi della ripartizione internazionale del lavoro, che rende possibili esportazioni supplementari dalla Svizzera (soprattutto di servizi) e importazioni più economiche.</p><p>Le delocalizzazioni sono riconducibili a tre fattori principali: costi unitari del lavoro, condizioni giuridiche quadro e costi delle transazioni. Se si vogliono evitare le delocalizzazioni o compensare i loro effetti con la creazione di nuovi posti di lavoro, è importante che i costi unitari del lavoro siano equilibrati, che le condizioni quadro favoriscano gli investimenti a forte valore aggiunto e che l'infrastruttura pubblica sia integra. Le nostre conquiste sociali saranno assicurate soltanto quando la nostra economia ritroverà la strada della crescita e presenterà un'elevata produttività del lavoro.</p><p>1. Sulla base di quanto sopra esposto, il Consiglio federale non intende subordinare gli aiuti statali o gli appalti pubblici all'obbligo di rinunciare alle delocalizzazioni. Non si devono infatti ostacolare le imprese che cercano di conquistare nuovi mercati ottimizzando la loro produzione a livello mondiale.</p><p>2. Trattative salariali flessibili hanno garantito in passato un equilibrio a lungo termine sul mercato svizzero del lavoro, senza grandi interventi da parte dello Stato. Procedendo in questo modo, i lavoratori colpiti dalle delocalizzazioni troveranno un altro lavoro in tempi ragionevoli. Inoltre, l'assicurazione contro la disoccupazione offre già opportunità di riconversione professionale e nel 2006 la formazione continua costituirà l'oggetto di un rapporto del Consiglio federale.</p><p>3. Sul piano internazionale la Svizzera si impegna a tutti gli effetti a favore della promozione della democrazia, nonché di una migliore tutela dell'ambiente e delle condizioni sociali.</p><p>A livello privato, numerosi investitori svizzeri all'estero contribuiscono sin d'ora al miglioramento delle condizioni sociali e ambientali nel paese ospite grazie ai loro standard elevati. Alcune imprese si spingono addirittura oltre, impegnandosi in progetti di sviluppo. Al fine di incentivare le imprese che si trasferiscono all'estero a rispettare i principi essenziali di protezione sociale e ambientale, il Consiglio federale sostiene varie iniziative finalizzate a promuovere la responsabilità delle imprese (corporate responsibility). Tra queste, si citano gli strumenti dell'Organizzazione internazionale del lavoro e l'iniziativa "Global Compact" delle Nazioni Unite. Infine, i principi guida dell'OCSE per le imprese multinazionali si rivolgono a tutti gli investitori svizzeri all'estero e possono essere invocati, in caso di violazione, davanti al punto di contatto nazionale (National Contact Point), che nella fattispecie sottostà al Segretariato di Stato dell'economia.</p>  Risposta del Consiglio federale.