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BERLINO - È aumentato del 10,4% il numero di reati violenti commessi in Bassa Sassonia da giovani tra il 2014 e il 2016 , secondo lo studio pubblicato su incarico del locale ministero della Famiglia sulla nuova criminalità giovanile.
La grande maggioranza di questo aumento è imputabile ai giovani migranti (nel 92,2% dei casi), cosa che - fa notare il settimanale Der Spiegel - non è sorprendente perché la gran parte dei migranti arrivati in Germania corrisponde a quella fascia d'età. Il dato sui paesi di provenienza mostra che il tasso maggiore di criminalità non si ha tra migranti siriani, afghani o iracheni, quanto piuttosto tra i giovani nordafricani.
La ricerca, affidata al criminologo ed ex ministro della giustizia della Bassa Sassonia, Christian Pfeiffer mostra che il dato della provenienza è utile per la comprensione del fenomeno. Il criminologo pone l'accento sulla mancanza di prospettive delle persone provenienti dal Maghreb: ai nordafricani viene implicitamente detto «voi non avete alcuna chance di restare, dovete tornarvene a casa», ha spiegato Pfeiffer alla tv tedesca Zdf.
Mentre ai rifugiati di guerra viene fatto capire in fretta che hanno possibilità di rimanere «e allora si sforzano di non fare niente di male», ha continuato il criminologo. "Un dato che influenza negativamente la condotta è l'assenza di donne", prosegue Pfeiffer. Questa assenza porta ad aumentare il pericolo che i giovani si orientino alla violenza. Per questo, secondo il criminologo, "il ricongiungimento familiare non è una cosa stupida".