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BELLINZONA - Il “contributo di solidarietà” concesso alle vittime di misure coercitive è soggetto a tassazione? È la domanda che sorge spontanea a seguito dell’interrogazione presentata da Fabrizio Sirica al Consiglio di Stato.
In Svizzera, prima del 1981, decine di migliaia di persone sono state internate sulla base di un provvedimento amministrativo, senza la decisione di un tribunale. La Legge federale, entrata in vigore il 1° aprile 2017, riconosce alle vittime di provvedimenti decisi prima del 1981 il diritto a un contributo di solidarietà, quale riparazione per le ingiustizie subite.
La “sensibilità” dimostrata dalla Confederazione è stata accompagnata da un promemoria per le autorità in cui si ricorda che il versamento del contributo di solidarietà non può essere decurtato. La commissione della sicurezza sociale e della sanità del consiglio degli Stati ha anche presentato una mozione per evitare spiacevole situazioni.
Ma il Ticino ha rispettato queste disposizioni? Il granconsigliere socialista ha ricevuto la segnalazione di una persona a cui non solo sarebbe stato tassato il contributo ricevuto, ma l’importo ricevuto “per solidarietà” avrebbe influito anche sulla prestazione complementare percepita.
«Non è ammissibile che le persone che hanno ricevuto un contributo di solidarietà diventino nuovamente vittime dello Stato», scrive Sirica.
Al Consiglio di Stato chiede pertanto se le direttive federali contenute nella legge sono applicate correttamente dal Cantone, se gli uffici preposti sono stati debitamente informati, così come i funzionari, e se il Governo non ritenga opportuno informare nuovamente la popolazione riguardo ai diritti delle persone che hanno ricevuto un contributo di solidarietà.