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È morto a Milano Francesco Saverio Borrelli, ex capo del pool "Mani Pulite" ai tempi in cui era procuratore della Repubblica ed ex procuratore generale della capitale lombarda. Protagonista di una capitolo della storia d'Italia, ha indossato la toga per 47 anni. Si è spento in ospedale all'età di 89 anni.
Figlio e nipote di magistrati e a sua volta con un figlio magistrato, Borrelli, trasferitosi a Firenze, si laureò in giurisprudenza con una tesi su "Sentimento e sentenza". Relatore fu il grande giurista e accademico Piero Calamandrei.
Entrò in magistratura a metà degli anni '50 come giudice civile a Milano, nel palazzo dove il padre deteneva la più alta carica. Passato dal civile al penale, presiedette sezioni di tribunale e di Corte d'Assise, giudicando anche le Brigate Rosse.
Negli anni '60 fu tra i fondatori della corrente di Magistratura Democratica. Il 17 marzo 1988 Borrelli successe a Mauro Gresti alla guida della Procura della Repubblica, dove dal 1983 era attivo come procuratore aggiunto.
Divenne noto al grande pubblico con "Mani Pulite", la maxi-inchiesta sulla corruzione politica che coordinò con il vice Gerardo D'Ambrosio, collega ed amico scomparso nel 2014 con il quale, peraltro, si trovò talvolta in disaccordo sui temi di politica giudiziaria. L'inchiesta su Tangetopoli, condotta insieme ai colleghi Antonio di Pietro, Ilda Boccassini, Piercamillo Davigo e Gherardo Colombo, portò al dissolvimento dell'intera classe dirigente della prima Repubblica.
Dal 1999 al 2002, come Procuratore Generale, difese con fermezza il principio costituzionale della indipendenza della magistratura.