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Compie oggi novant’anni uno dei più influenti pensatori del nostro tempo: Jürgen Habermas. Ancora a questa età rimane una figura centrale del nostro tempo: non solo lo abbiamo visto attivo nelle ultime elezioni europee in difesa di un pensiero democratico, ma presto nelle librerie arriverà il suo nuovo libro, intitolato Auch eine Geschichte der Philosophie (Also a History of Philosophy), un doppio volume di oltre 1700 pagine che, stando agli editori, non solo copre lo sviluppo della filosofia dall’Antichità, ma riflette anche in modo molto penetrante sul suo ruolo nella società.
Nato nel 1929 a Düsseldorf e attualmente residente nella città bavarese di Starnberg, Habermas iniziò la sua carriera universitaria con la difesa di un dottorato in filosofia a Bonn nel 1954 dedicato al filosofo Friedrich Wilhelm Joseph Schelling (1775-1854). Nel 1964 prese la cattedra di filosofia e sociologia all’università di Francoforte, dove sarebbe rimasto fino al 1971, divenendo una figura chiave della cosiddetta “Scuola di Francoforte”. Rimane una pietra miliare della sociologia la sua tesi postdottorale Strukturwandel der Öffentlichkeit, in cui esplora il concetto di “sfera pubblica” come categoria storica. Nel contempo, definisce il concetto di “opinione pubblica”, secondo lui nato nel XVII secolo in Inghilterra.
A questo si aggiungono volumi come Between Facts and Norms: Contributions to a Discourse Theory of Law and Democracy (1992), The Inclusion of the Other (1996), Theory of Communicative Action e The Structural Transformation of the Public Sphere. Ma è nella sua opera maggiore del 1981, Theory of Communicative Action, che lo studioso sviluppa una vera e propria “guida” per la società moderna. Stando a quanto scrive, le basi normative di una società stanno nel linguaggio, il quale permette l’azione sociale. Habermas guarda ai principi della comunicazione razionale, delineando una situazione discorsiva ideale, in cui ogni partecipante è libero di prendere parte al discorso democratico.
Particolarmente notevole è il contributo dell’autore a una rilettura del triste periodo della Seconda guerra mondiale. Come altri intellettuali come Martin Walser, Günter Gras e Siegfried Lenz, egli si interroga su una domanda fondamentale: perché la Germania arrivò a scegliersi Hitler come guida? Cosa permise alle cose di andare tanto oltre? Ma soprattutto, come potrebbe essere prevenuta la ripetizione di un simile evento tragico? È da questi pensieri che nasce l’opera di Habermas, tesa a elaborare un modello comunicativo in cui ogni partecipante è in grado di bilanciare gli interessi altrui. La parola chiave del processo è “consenso”. I cittadini non devono ricevere ordini dall’alto, piuttosto devono essere incoraggiati ad intervenire nella sfera pubblica, per formulare apertamente la loro visione ed essere inclusi in una discussione su larga scala. Questa è la risposta di Habermas agli orrori della guerra.
Dalla riflessione sul passato scaturisce in Habermas un pensiero lucido sul presente. In particolare notevole è la sua riflessione sull’onda populista che attualmente attraversa l’Europa. Per Habermas la lotta alle disuguaglianze resta l’unico modo per arginare le destre estreme, in una Unione europea che riesce difficilmente a fare posto agli “ultimi” e agli scartati, coloro che sono ai margini della società. Ci vorrebbe, secondo lo studioso, un’Europa più solidale, in primis entro i suoi stati membri: «L’unico modo – ha dichiarato di recente – in cui l’Unione potrebbe guadagnare capacità di azione politica e recuperare il supporto dei suoi cittadini sarebbe attraverso l’istituzione, a livello europeo, di poteri e risorse per programmi democraticamente legittimati miranti a contrastare l’acuirsi delle divergenze economiche e sociali tra gli Stati membri».
Laura Quadri