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Si è conclusa con la Domenica di Pasqua la campagna ecumenica "Non sempre l'oro luccica", promossa da Sacrificio Quaresimale, Pane per tutti e Essere solidali, che ha visto la mobilitazione di circa 3000 parrocchie in tutta la Svizzera.
Momenti forti della campagna sono stati la presenza di personalità provenienti dal Burkina Faso e dal Sudafrica, che con una esposizione itinerante hanno sensibilizzato la popolazione su tutto ciò che gravita attorno al commercio dell'oro. La Svizzera è il più grande crocevia del mondo nell'ambito della lavorazione di questo metallo prezioso: circa il 70% è raffinato qui da noi, ma tutta la filiera comporta sfruttamento e violazione dei diritti umani, affermano le tre organizzazioni.
"La campagna è stata un'occasione formidabile per suscitare molti incontri e riflessioni", dichiara Bernard DuPasquier, direttore di Pane per tutti. Le iniziative tradizionali della campagna hanno permesso di raccogliere 50 mila franchi, mentre la vendita delle 130 mila rose ha fruttato circa mezzo milione di franchi. Si tratta di denaro che permetterà di finanziare progetti volti a permettere ai piccoli contadini del Burkina Faso di continuare a coltivare le loro terre o alle comunità del Sudafrica di rendere pubbliche le violazioni dei diritti umani compiute dalle industrie che estraggono l'oro.
Una lacuna nella legge svizzera favorisce la violazione dei diritti umani da parte delle multinazionali con attività all'estero. Le 14'000 persone che in Burkina Faso sono state trasferite per far posto a tre miniere di oro hanno perso le loro fonti di sussistenza.
Sacrificio Quaresimale e Pane per tutti, insieme a Essere solidali, hanno sostenuto l'iniziativa "Per multinazionali responsabili", lanciata nell'aprile 2015, affinché la Svizzera si assuma le proprie responsabilità nell'ambito dei diritti umani.
In questo campo la legge svizzera rimane insoddisfacente, dicono le organizzazioni umanitarie. La Metalor, una delle più grandi raffinerie di oro al mondo, ad esempio, afferma di operare nelle sue attività nel rispetto della normativa svizzera, in particolare nell'ambito della Legge sul riciclaggio di denaro e l'Ordinanza sul controllo dei metalli preziosi. "Queste leggi garantiscono solo la provenienza legale dell'oro e la sua qualità. Non sono però in grado di assicurare che dietro ad esso ci sia il rispetto dei diritti umani", secondo Doro Winkler di Sacrificio Quaresimale.
La Confederazione lascia alle raffinerie la responsabilità di verificare l'osservanza dei diritti umani. Questo non è però sufficiente, dichiara convinta Doro Winkler: "La protezione dei diritti umani non deve essere su base volontaria".
Sacrificio Quaresimale ha condotto uno studio in tre miniere in Burkina Faso da dove viene estratto l'oro che è raffinato da Metalor (miniera di Essakane) o che è stato lavorato della stessa azienda fino al 2015 (miniere di Bissa e Kalsaka). Per far posto a queste tre miniere, 14'000 persone hanno dovuto essere trasferite. In questi tre casi i diritti umani sono stati violati in diversi modi. Molte persone hanno perso la loro terra e l'accesso all'acqua. I raccolti sono così diminuiti e la fame ha ora il sopravvento.
Con l'iniziativa per multinazionali responsabili si possono colmare le lacune nella legislazione elvetica. Essa obbliga infatti le multinazionali ad un dovere di diligenza anche nelle sue attività all'estero e quindi ad attivarsi affinché i diritti umani siano rispettati e l'ambiente protetto, ovunque nel mondo.
SDA-ATS