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I servizi di informazione svizzeri devono disporre di maggiori strumenti per la lotta all'estremismo violento, di destra come di sinistra. È quanto prevede la revisione della legge sulle attività informative che il Consiglio federale ha messo in consultazione mercoledì, con due anni di ritardo rispetto alle intenzioni, ma si è dovuto tenere conto delle richieste delle commissioni della gestione delle due Camere.
La norma in vigore data del 2017 ma nel frattempo le minacce per la sicurezza sono evolute, argomenta il Governo. In particolare, occorre individuarle più tempestivamente per poterle prevenire. Le misure di acquisizione soggette ad autorizzazione devono poter essere utilizzate quindi, con parsimonia, anche nell'ambito dell'estremismo, fin qui escluso dal campo di applicazione. Può essere il caso per esempio quando gli estremisti si armano o si addestrano, senza raggiungere la soglia degli atti preparatori di reato.
L'altro punto centrale riguarda gli accertamenti di transazioni finanziarie: al SIC si vuole dare la possibilità di ottenere informazioni dagli intermediari. Tale misura potrà essere impiegata ad esempio nel caso di aziende commerciali, organizzazioni che perseguono ideali o istituzioni religiose in merito alle quali sussistono indizi fondati di partecipazione al finanziamento di attività terroristiche, di spionaggio o di estremismo violento.
I criteri di autorizzazione - come per i provvedimenti già previsti dalla norma attuale - dovranno essere rigorosi: serviranno il "sì" del Tribunale amministrativo federale e del capo del Dipartimento della difesa, obbligato a consultare in proposito anche quelli del Dipartimento di giustizia e polizia e del Dipartimento degli affari esteri.
Rimane immutato, inoltre, il divieto di ricercare o trattare dati relativi alle attività politiche o all'esercizio della libertà di opinione, di associazione e di riunione.