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Gli osservatori più maligni che non escludono qualcosa di simile a quanto accaduto per il giudice alla Corte Suprema, quando fece arrivare a Washington i due 'finalisti' per poi annunciare la decisione in diretta senza averli messi prima al corrente della sua scelta.
''C'è chi dice che è una corsa a due'' fra l'economista di Stanford John Taylor e il governatore della Fed Jerome Powell, dice Trump. ''Ma ho incontrato - aggiunge - anche Yellen, che mi piace molto, davvero molto. Ci sono anche un altro paio di candidati''.
La short list dei papabili presidenti include infatti anche l'ex governatore della Fed Kevin Warsh e il consigliere economico della Casa Bianca Gary Cohn. Contro una possibile nomina di Warsh si schiera il Washington Post, che critica un candidato non adatto perché nel corso della sua carriera ''ha praticamente sbagliato tutto'', vedendo in un'inflazione al 2% una ''minaccia maggiore che una disoccupazione al 10%''. Il curriculum ideale per quello che è uno dei posti di lavoro più potenti al mondo ce l'ha invece Janet Yellen, ''schierata dal lato dalle storia economica''.
In pole position per la presidenza ci sono - secondo indiscrezioni - Powell, il candidato del Tesoro americano, e Taylor, l'economista che tanto piace ai repubblicani più conservatori. L'imprevedibilità di Trump non esclude però anche Cohn, ex presidente e chief operating officer di Goldman Sachs, e Warsh, sposato con una delle eredi di Estee Lauder e che ha dalla sua parte un suocero fra i maggiori finanziatori del partito repubblicano.
Il mercato attende, come promesso dalla Casa Bianca, una decisione sulla presidenza della Fed prima della partenza di Trump per il viaggio in Asia i primi di novembre. L'attenzione è alta per un scelta decisiva, così come è alta per le prossime mosse della Bce. L'Eurotower si riunisce giovedì e il mercato attende indicazioni su un possibile piano di riduzione del quantitative easing e le modalità con cui sarà adottato.
Secondo un sondaggio condotto da Bloomberg, l'ammontare del Qe dovrebbe scendere da 60 a 30 miliardi di euro al mese, a partire da gennaio 2018, ed esteso per altri nove mesi. Per il primo rialzo dei tassi di interesse dell'era Mario Draghi, invece, gli analisti sono convinti che si dovrà aspettare almeno un altro anno ancora, ovvero l'inizio del 2019.