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Non ci sarà alcuna conseguenza giuridica in Francia per il consigliere federale Alain Berset, costretto ad atterrare il 5 luglio dalla Polizia dell’aria francese mentre stava pilotando da solo per diporto un aereo noleggiato. Lo indica una nota odierna della diplomazia francese.
Il "ministro", partito dalla Svizzera con un Cessna 182, è atterrato a Dole intorno alle 15 per espletare le formalità doganali. In seguito ha ripreso il viaggio diretto a Châtellerault volando a 2’900 metri di altitudine. Stando a quanto dichiarato all’agenzia di stampa Keystone-Ats da Frédéric Journès, ambasciatore francese in Svizzera, il consigliere federale friburghese aveva ricevuto l’autorizzazione al transito.
Tuttavia, verso le 16.23 il suo aeroplano ha attraversato per un breve tratto l’area riservata dell’aeroporto militare di Avord, facendo scattare l’operazione di Polizia aerea; due caccia lo hanno intercettato. Costretto ad atterrare a Thouars, Berset è stato sottoposto a un controllo da parte dei gendarmi. In seguito, ha potuto riprendere il volo.
Per la cronaca, il Dipartimento federale degli interni aveva informato i media di questo volo dieci giorni fa. Da quando ha ottenuto il brevetto di pilota nel 2009, il consigliere federale socialista ha occasionalmente noleggiato un aereo monomotore.
Questa disavventura non è passata inosservata ai media elvetici e ai partiti. Se la sinistra ha preferito astenersi dal commentare l’accaduto, la destra – in particolare l’Udc – ha rinfacciato al ministro la contraddizione esistente tra il suo comportamento quale cittadino privato e l’atteggiamento ostile del suo partito verso i viaggi in aeroplano, considerati tra i vettori più inquinanti.