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<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>La "Commissione indipendente d'esperti Svizzera-Seconda Guerra mondiale" (Commissione Bergier) ha ricevuto un mandato di ampio respiro dalle autorità fede-rali e ha ingaggiato più di cento collaboratori per effettuare le ricerche necessarie. La Commissione Bergier ha pubblicato il rapporto finale in varie fasi tra agosto 2001 e marzo 2002. Forte di 11.000 pagine, il rapporto si compone di 25 volumi di studi sto-rici e perizie giudiriche ed è completato da un volume di sintesi.</p><p>In occasione della pubblicazione dei primi risultati il 30 agosto 2001, il Consiglio fe-derale ha manifestato il desiderio di disporre del testo completo prima di esprimere un parere in merito.  Per questa ragione ha atteso il 22 marzo 2002 per rilasciare una dichiarazione sul rapporto finale nel suo complesso. Lo stesso giorno il Presi-dente federale e il capo del Dipartimento dell'interno hanno tenuto un discorso a nome del Consiglio federale rispondendo alle domande dei rappresentanti dei me-dia.</p><p>Nella sua risposta del 21 febbraio 2001 all'interpellanza Luzi Stamm 00.3753 ("Lavo-ro della Commissione Bergier") il Consiglio federale ha precisato di ritenere in linea di massima inopportuno, e comunque non suo compito, esprimersi su singoli punti degli aspetti scientifici e storici del lavoro della Commissione. Il Consiglio federale ha espresso questa opinione prima della pubblicazione del rapporto finale. Da allora non ha cambiato parere. Il collegio governativo non ritiene dover assumere il ruolo di autorità incaricata di discutere in modo particolareggiato i risultati di ricerche condot-te in Svizzera e all'estero in archivi privati e pubblici che prima erano non accessibili alla consultazione di altri scienziati. </p><p>Il Consiglio federale si esprime come segue sulle domande formulate nell'interpellanza:</p><p>1. Il decreto federale del 13 dicembre 1996 concernente le ricerche storiche e giuridiche sulla sorte degli averi giunti in Svizzera a causa del regime nazio-nalsocialista (RS 984) ha fissato obiettivi in merito ai quali spettava all'Assemblea federale esprimersi. Alla stessa spetta anche pronunciarsi sulla realizzazione degli obiettivi. Conformemente al decreto, il Consiglio federale ha pubblicato la versione integrale dei risultati delle ricerche della Commissio-ne Bergier. D'altra parte, il decreto non prevedeva che il Consiglio federale commentasse i risultati. Ciononostante il collegio governativo ha ritenuto suo dovere farlo e ha espresso la propria opinione nelle circostanze già illustrate. Con la decisone del 19 dicembre 1996, il Consiglio federale ha precisato il mandato della Commissione Bergier enumerando gli argomenti su cui incen-trare la ricerca. Il Consiglio federale intende confermare in questa sede che la Commissione ha approfondito tutti gli argomenti, anche se in maniera irrego-lare a causa delle lacune nelle fonti disponibili. </p><p>Da vari decenni gli storici rivolgono critiche ad alcuni aspetti della politica sviz-zera durante la Seconda Guerra mondiale. Nella Storia della neutralità svizze-ra, Edgar Bonjour scrive nel quarto volume, a pagina 41, che tutta la genera-zione ha fallito e ne porta la responsabilità. L'egoismo di ogni singolo cittadino e l'antisemitismo latente sarebbero stati all'origine del rifiuto di riconoscere il lato disumano di alcuni aspetti della prassi sull'asilo attuata dalle autorità. Il commento a volte critico della Commissione Bergier non costituisce dunque una novità.</p><p>In una società democratica ogni azione politica, sia essa passata, presente o futura, è soggetta a critiche. Tuttavia, una critica, anche se espressa da una commissione di esperti, non equivale ad una verità definitiva. Il Consiglio fede-rale ha sottolineato varie volte che la Commissione Bergier non intendeva scrivere una storia della Svizzera durante la Seconda Guerra mondiale e che i risultati di queste ricerche andavano discussi, corretti, completati. La stessa Commissione ha confermato questo principio. Il rapporto finale non si arroga la pretesa di essere una valutazione definitiva della storia dell'epoca.</p><p>Il Consiglio federale rinvia alle dichiarazioni rilasciate in occasione della pub-blicazione del rapporto finale della Commissione Bergier (il 22 marzo 2002) e dei due rapporti intermediari, quello sulle transazioni in oro (del 25 maggio 1998) e quello sulla politica nei confronti dei rifugiati (del 10 dicembre 1999). Inoltre ribadisce di aver fermamente respinto le gravi accuse formulate nel rapporto di Stuart Eizenstat del maggio 1997, secondo le quali la Svizzera a-vrebbe prolungato la Seconda Guerra mondiale, avrebbe funto da banchiere per la Germania nazista e la sua neutralità sarebbe stata immorale. Tra l'altro, la Commissione Bergier non ha mai fatto sue queste accuse. Nella dichiara-zione del 22 maggio 1997 sul rapporto Eizenstat, il Consiglio federale afferma che la politica dei rifugiati messa in atto nei confronti degli ebrei è stata imper-donabile e pusillanime, che sono state fatte delle concessioni alle potenze dell'asse soprattutto nei settori economico e finanziario, concessioni che, di fronte alle profonde convinzioni della popolazione e commisurate a ciò che era assolutamente necessario, sono difficili da comprendere al giorno d'oggi.</p><p>2. Il Consiglio federale è al corrente del fatto che sono state mosse numerose critiche ai rapporti della Commissione Bergier. Nella dichiarazione rilasciata in occasione della pubblicazione del rapporto intermediario sulla politica nei con-fronti dei rifugiati (il 10 dicembre 1999), il Consiglio federale aveva ritenuto che davanti ad un rapporto così voluminoso (un migliaio di pagine compresi gli allegati), sarebbe stato opportuno tener maggior conto del contesto interna-zionale nella valutazione della politica federale. Il Consiglio federale rinvia in questa sede al capitolo di sintesi di una cinquantina di pagine che si concen-tra esclusivamente sul contesto internazionale e sugli sviluppi nazionali. A pa-ragone, tanto il rapporto della commissione storica svedese (Sweden and Je-wish Assets, 1999) quanto il Rapport général (2000) del francese Jean Mat-téoli dedicano al contesto nazionale ed internazionale solo poche pagine. Inol-tre, nessuna delle due commissioni ha interrogato dei testimoni.</p><p>3. La decisione del Consiglio federale del 19 dicembre 1996 autorizzava la Commissione Bergier ad interrogare testimoni nell'ambito del suo mandato, ma non la obbligava a ricorrere a queste persone. Nella risposta all'interpellanza Luzi Stamm 98.3150 sulla pubblicazione delle conclusioni del-la Commissione Bergier, il Consiglio federale ha già rilevato che la Commis-sione aveva invitato i testimoni dell'epoca a presentarsi, un invito cui avevano risposto circa 400 persone (volume di sintesi, pag. 44 e seguenti). Contempo-raneamente, la Commissione ha interrogato persone la cui professione e si-tuazione all'epoca permetteva di pensare che fossero in grado di fornire in-formazioni utili, nonché mezza dozzina di vittime sopravvissute al regime nazi-sta (volume di sintesi, pag. 44).</p><p>Come ribadito più in alto dal Consiglio federale, la Commissione Bergier non intendeva scrivere una storia completa della Svizzera dal 1933 al 1945. Per questa ragione ha accolto con soddisfazione le raccolte di testimonianze dei contemporanei (tra cui il progetto "Archimob"), le numerose pubblicazioni, le mostre ed i dibattiti organizzati in questi ultimi anni. Tra i numerosi promotori troviamo enti come l'Archivio federale, l'Archivio di storia contemporanea a Zurigo (che dal 1973 invita testimoni del periodo bellico a colloqui che vengo-no registrati) e il forum politico della Confederazione. In tali circostanze il Con-siglio federale non ritiene di avere motivo di lanciare esso stesso un ulteriore progetto. Tuttavia approva ogni iniziativa, venga essa da testimoni o da scien-ziati, destinata allo studio dei rapporti tra la storia e la memoria, al fine di giungere ad una migliore comprensione della storia della Svizzera.</p>  Risposta del Consiglio federale.