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Le autorità birmane hanno raggiunto oggi un accordo di cessate il fuoco con i ribelli Karen, una potenziale svolta per porre fine a una guerra civile che dura da oltre sessanta anni, e un ulteriore passo distensivo del nuovo governo civile nel percorso delle riforme imboccato nell'ultimo anno.
Rappresentanti del governo e i delegati della Karen National Union (Knu) hanno firmato un'intesa di massima in 11 punti per la fine delle operazioni militari del Karen National Liberation Army (Knla) - il braccio armato della Knu - e la possibilità di spedire proprie pattuglie nelle zone controllate dai due eserciti.
Dal 1949, quando sono iniziate le ostilità, altre sei volte le due parti si erano sedute al tavolo delle trattative, senza però mai giungere a un formale accordo di pace.
Considerato il più duraturo al mondo, il conflitto tra l'esercito birmano e i Karen nell'est del paese ha causato decine di migliaia di sfollati, molti dei quali rifugiatisi nella confinante Thailandia. Vasti tratti della frontiera birmana rimangono tuttora controllati da altre milizie, in un paese in cui un terzo circa dei 55 milioni di abitanti appartiene alle minoranze etniche.
Sia gli Stati Uniti che l'Unione europea hanno fatto della pace con i vari gruppi etnici una delle condizioni per arrivare alla rimozione delle sanzioni che applicano al paese dagli anni Novanta. Negli ultimi mesi, un processo di riforme avviato dal presidente birmano Thein Sein ha portato al ritorno in politica di Aung San Suu Kyi, a un allentamento della censura e alla liberazione di alcune centinaia di prigionieri politici.
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