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BERNA - Altro che incentivo di 50 franchi, il vaccino anti-Covid dovrebbe costare e il suo prezzo potrebbe essere progressivo: dapprima 50 franchi, poi 100 franchi e in seguito 500 franchi. È l'idea di Christian Fichter, responsabile dell'istituto di psicologia economica presso la scuola universitaria professionale Kalaidos di Zurigo.
L'esperto è contrario alla proposta del Consiglio federale di premiare con 50 franchi chi convince un amico a farsi immunizzare. «Sono dell'opinione che il bonus non funzioni», afferma Fichter in dichiarazioni riportate oggi dal Blick. «Potrei al massimo immaginare che con un premio si raggiunga alcuni giovani», argomenta il 50enne. Per tutti gli altri, 50 franchi non vanno bene. «Dopo tutto, non si vuole essere in vendita e, se caso, non per 50 franchi; con 1000 franchi le cose sarebbero diverse».
Per molte persone che esitano un bonus potrebbe anche essere controproducente. «Ora ci vacciniamo per proteggere noi stessi, ma anche la società intorno a noi. C'è un consenso sociale sul fatto che la vaccinazione abbia senso. Gli incentivi finanziari rendono questo consenso di nuovo negoziabile: si può per così dire comprare il diritto di danneggiare un po' la società. È un segnale sbagliato». Inoltre, coloro che sono già critici nei confronti delle campagne d'immunizzazione probabilmente diventeranno ancora più sospettose con il premio di 50 franchi.
Fichter è invece aperto a un altro approccio. «Si potrebbe dire: in dicembre la vaccinazione costa 50 franchi, da marzo 100 e poi gradualmente forse fino a 500 franchi. Questo trasmetterebbe anche il valore della vaccinazione. E si potrebbe quasi creare qualcosa come un effetto Black Friday», afferma l'esperto facendo riferimento alla speciale giornata di sconti nel commercio al dettaglio. In questo modo a suo avviso si potrebbe segnalare che la vaccinazione è in realtà qualcosa di prezioso che viene offerto gratuitamente solo per una situazione di emergenza.
Per il professore comunque bisogna puntare sul «convincere, convincere, convincere. Ci vuole tempo per farlo. In Svizzera, in passato c'è stata una carenza in questo ambito: tendiamo a muoverci solo quando la terra brucia sotto i nostri piedi". Anche in altri settori, come nelle campagne contro il fumo o nella lotta contro il cambiamento climatico, si può osservare una reazione molto lenta da parte della popolazione, sostiene Fichter. "La società deve prendersi tempo per convincersi: la cosa più importante è che resti unita», conclude.