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LUGANO - «Noi ci sentiamo dei carnefici». Un grido d’aiuto, questo, che i genitori affidatari alla sbarra per una serie di maltrattamenti su una bambina avrebbero lanciato nell’autunno del 2011. Un grido che però, come emerge oggi davanti alla Corte delle Criminali di Mendrisio presieduta da Mauro Ermani, era rimasto inascoltato. Il tutore e l’assistente sociale che seguivano l’affidamento, a loro volta seduti al banco degli imputati, non avrebbero allora affrontato la situazione, lasciando la bambina alla coppia affidataria. «Ma noi non avevamo idea di quello che stava succedendo» sostiene in aula il tutore.
Altri segnali d’allarme sarebbero giunti nei primi mesi del 2012, ma anche allora il tutore e l’assistente sociale non avrebbero immediatamente preso nessun provvedimento per garantire il benessere della bambina. Soltanto a marzo il tutore si sarebbe attivato, «ma al centro di pronta accoglienza non c’era posto» afferma. L’allontanamento era poi avvenuto in seguito, nel mese di aprile. La vicenda è stata denunciata soltanto l’anno successivo, perché «altrimenti andiamo in merda anche noi» avrebbe detto all’epoca il tutore o l’assistente sociale, rivelano gli atti.
I fatti, lo ricordiamo, risalgono al periodo compreso tra il 2010 e il 2013. La vittima era una bambina che la coppia aveva in custodia. Nei confronti dei genitori affidatari la procuratrice Valentina Tuoni ipotizza i reati di coazione, lesioni semplici e violazione del dovere di assistenza o educazione. Il tutore e l’assistente sociale sono invece alla sbarra per violazione del dovere di assistenza o educazione e, in alternativa, favoreggiamento.
I quattro imputati sono difesi dagli avvocati Pietro Croce, Felice Dafond, Andrea Ferrari e Yasar Ravi.