Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01280.jsonl.gz/607

SGRUNT! esclamò qualcuno, ma lo disse soltanto, senza scriverlo, perché la esse che gira prima di qua e poi di là non esisteva per nulla, e nemmeno la gi, la erre e tutte le altre lettere del caso. avrebbe anche potuto urlare XBTLAURT con tutta la voce che aveva in gola e sarebbe stata più o meno la stessa cosa, tanto che ne sapeva, la gente, di come si scrive SGRUNT? però SGRUNT è meglio di XBTLAURT, nessuno dubbio: fa molto più fumetto, ancorché pure i fumetti non esistessero per nulla, allora...
ARGH! brontolò di rimando qualcun altro e pareva quasi che stesse cominciando una discussione, un dibattito, o anche semplicemente un dialogo. o forse erano solamente due tipi di cattivo umore, ognuno per conto proprio...
BANG, CRASH, GULP! intervennero in tre, interrompendo il discorso di entrambi in modo piuttosto rude e poco gentile davvero.
MUMBLE MUMBLE, bofonchiò un ragazzino sottovoce, che non ci stava capendo nulla, oppure stava iniziando a capirci e forse il primo MUMBLE era per ciò che non capiva e il secondo per il resto. chi lo sa?!
GNAM, si sentì dalla sala da pranzo. BURP!
MAH.
SIGH!
YAWN...
ognuno emetteva in libertà il proprio suono distintivo e si sentiva in dovere di farlo sentire al mondo intero, senza troppo badare se gli altri ascoltassero o – cosa più importante ancora – ne capissero il significato. finché DIN DON: qualcuno suonò il campanello e tutti si affrettarono a sbirciare dallo spioncino.
di là dal portone se ne stava in piedi un signore fenicio, con lo sguardo fenicio, l’espressione fenicia, il sorriso fenicio e la punta del naso fenicia pure lei. in mano teneva un grande papiro, pieno di segni incomprensibili messi in riga in bell’ordine, che qualcosa significavano di sicuro, ma cosa, nessuno lo sapeva. inutile dire che veniva dalla fenicia, il signore fenicio, e si era fermato proprio lì, interrompendo il suo viaggio verso chissà dove, incuriosito da quegli strani suoni mugugnati ed esclamati da tutti.
GASP! rimase sorpreso qualcuno. la casa era un po’ troppo in disordine per un ospite di tale levatura. c’erano ancora i piatti da lavare, i panni da stirare, il letto da rifare... che figura!
TOC TOC: il fenicio bussava al portone. e alla fine gli fu aperto, tenendo la luce soffusa, per celare ogni cosa nella penombra, nascondendo la polvere sotto il tappeto e i calzini sotto il divano.
BENVENUTO! gli avrebbero detto in coro. lo avrebbero intonato volentieri, ma con le voci rotte dall’emozione ne venne fuori una cosa tipo BBNVNTT, che non sa di benvenuto per nulla. però lui sorrise e porse una bottiglia di succo di mirtillo, che aveva portato come omaggio.
SLURP! s’ingolosì una ragazzina golosa.
lo si fece accomodare in poltrona, sloggiando il gatto che miagolò un MIAO poco convinto, quindi ci si mise in cerchio per ascoltare le novità.
«PRPNG D MTTR N P’ D’RDN.» cominciò il fenicio, che a ben ascoltare voleva dire propongo di mettere un po’ d’ordine. evidentemente la penombra non gli aveva impedito di guardarsi in giro.
EH! sospirò, costernato, il padrone di casa.
«macché EH!– corresse il fenicio, con tono serioso, destando non poca sorpresa – la E nel mio alfabeto non c’è per nulla! la acca chissà, ma a quella ci penseremo più il là. intanto potete dire XT, che da noi vuol dire EH, almeno credo...»
alfabeto?! deve aver pensato chiunque lì intorno, ma per non fare la figura degli ignoranti, si guardarono tra di loro, fecero un cenno di intesa con il capo e:
OH! esclamarono in coro, in segno di approvazione, per cosa, nessuno lo sapeva. ma quell’alfabeto doveva essere un’idea mica male. e il disordine passò inosservato.
«macché OH! – corresse di nuovo il fenicio, questa volta sorridendo – da noi si scrive SP, oh come ho fatto bene a fermarmi da voi! la O, accanto alla E, prima o poi sarà anche lei una bella lettera, ma non tra noi fenici.»
AH! annuì il sindaco, arrivato in tutta fretta, in ritardo, ma ancora in tempo per non perdersi la grande novità.
«AH! certo, macché AH! – ormai il fenicio sembrava la mia maestra e si vedeva che nella sua testa mille rotelle si erano messe in moto contemporaneamente – E, O, A! e siamo a tre! ahi, ahi, ahi!»
UH! aggiunse la zia di non so chi, forse per dispetto. è spesso dispettosa e vuole sempre dire la sua, la zia di non so chi, anche quando non sarebbe per nulla necessario e forse farebbe una figura migliore a starsene zitta. ma il fenicio la guardò negli occhi, si alzò dalla poltrona, le si avvicinò, la abbracciò, la baciò su entrambe le guance e, mentre quella se ne cadeva svenuta per l’emozione, affermò:
«UH?! da noi la U non esiste. prova piuttosto con LTT.» e prese appunti di ogni cosa sul suo taccuino, con strani segni di matita, ma tra loro nemmeno l’ombra di una piccola vocale.
IH, sibilò un tipo, un po’ schizzinoso e poco convinto di qualsiasi cosa.
«IH?! – il fenicio non si fece sfuggire nemmeno quella – A, E, I, O, U, in ordine alfabetico! quanto a vocali mi pare che cinque possano bastare. mettetele lì, che prima o poi vi torneranno utili.»
«alle consonanti – continuò – ci abbiamo pensato noi fenici già da un po’.»
«ora propongo una cenetta con i fiocchi, – concluse, annodando il tovagliolo intorno al collo – che ho una fame che non vi dico.»
AH! esultò il cuoco.
EH! si accodò l’aiuto cuoco.
IH! sorrise il cameriere.
OH! accorse il sommelier.
UH! cantarono tutti gli altri in coro.
fu una serata indimenticabile, quella lì. il cuoco era convinto che fosse per il suo timballo, il sommelier dava il merito al vino, ma in realtà quello che si festeggiava era la nascita di un intero alfabeto, con la possibilità di scrivere SGRUNT con la esse ricurva e qualsiasi altra cosa. anzi, SGRNT, che le vocali erano ancora in lista d’attesa.
il signore fenicio fu festeggiato fino a notte inoltrata e, sotto sotto, il padrone di casa si sentì sollevato che nessuno, nella penombra, avesse troppo badato al disordine.
© andrea valente