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L’iniziativa «Stop alla sovrappopolazione» chiede, tra l’altro, che il 10% dell’aiuto allo sviluppo svizzero serva alla pianificazione familiare nei paesi del sud. Se nessuno sembra contestare l’idea di un sostegno all'educazione femminile, la proposta di Ecopop non convince le organizzazioni di aiuto allo sviluppo.
Due volte al mese gruppetti di uomini si ritrovano sotto l’ombra di un albero nella piazza di un villaggio del Niger, nell’Africa occidentale. Non si incontrano per discutere dei Mena, la nazionale di calcio, né per dedicarsi alla popolare «lotta tradizionale». Frequentano i corsi della «scuola per mariti», organizzati dal Fondo delle Nazioni unite per la popolazione (UNFPALink esterno).
Lo scopo di questa scuola informale è di sensibilizzare gli uomini del Niger sull’importanza dei metodi contraccettivi e di convincerli del vantaggio di permettere alle loro mogli di accedere ai servizi di medicina riproduttiva.
Il Niger ha il più alto tasso di fertilità del mondo. Al momento, secondo un sondaggio governativo risalente al 2012, si situa attorno ai 7,6 figli per famiglia. A questo ritmo la popolazione nigerina, che attualmente ammonta a 17 milioni di abitanti, potrebbe raggiungere i 69 milioni nel 2050 e i 203 milioni nel 2100.
Il Niger, ultimo paese nell’indice delle Nazioni Unite per lo sviluppo umano del 2013, è anche uno dei paesi prioritari della Direzione per lo sviluppo e la cooperazione, l’agenzia svizzera per l’aiuto allo sviluppo.
Se l’ iniziativa popolareLink esterno Ecopop, su cui i cittadini elvetici saranno chiamati ad esprimersi il 30 novembre, dovesse essere approvata, il paese dell’Africa occidentale potrebbe essere uno dei primi a sperimentare l’impiego del 10% dei fondi svizzeri per lo sviluppo a favore della pianificazione familiare. Per il suo alto tasso di fertilità, il Niger è uno dei quattro paesi citati sul sito web di Ecopop a sostegno delle tesi su cui si basa l’iniziativa.
Imposizione o assistenza?
L’associazione Ecologia e popolazione (EcopopLink esterno) si batte contro la sovrappopolazione al fine di preservare le risorse naturali per le generazioni future. La sua richiesta centrale è quella di ridurre l’immigrazione annuale in Svizzera allo 0,2% della popolazione.
Gli avversariLink esterno dell’iniziativa ritengono che l’impiego di una quota del 10% dei fondi per l’aiuto allo sviluppo per la pianificazione familiare equivarrebbe a un’imposizione nei confronti delle popolazioni assistite, senza considerazione per le situazioni locali.
«La pianificazione familiare non è una cosa che può essere imposta. Nel passato abbiamo visto come la pianificazione imposta dall’alto si risolva in una catastrofe», osserva Jean-Luc Pittet, segretario generale di Terre des Hommes SvizzeraLink esterno.
Questa opinione è condivisa anche da Jeremias Blaser, capo della cooperazione allo sviluppo di SwissaidLink esterno: «Il tasso di fertilità e il controllo delle nascite sono questioni inerenti alla sovranità. Se il Niger ha un tasso di fertilità del 5,3 o del 7,2% è una questione che riguarda solo i suoi cittadini e il suo governo».
L’associazione Ecopop respinge però l’accusa di voler imporre programmi di pianificazione familiare ai paesi più poveri: «Vogliamo solo lavorare con le persone che desiderano avere una famiglia più piccola. Chi vuole una grande famiglia è libero di averla», afferma Andreas Thommen, segretario di Ecopop.
La Direzione per lo sviluppo e la cooperazione teme dal canto suo di mettere a repentaglio le relazioni con i suoi partner. «La decisione unilaterale di destinare 10% dei fondi alla pianificazione familiare sarebbe difficile da spiegare ai paesi partner e sarebbe contraria ai precedenti accordi e alle politiche fin qui adottate», fa sapere l’agenzia.
E se invece i paesi riceventi fossero d’accordo a ridurre in modo significativo il tasso di fertilità? «Nel 2012 il governo del Niger si è impegnato a favorire una diffusione di contraccettivi, portandola al 25% entro il 2015 e del 50% entro il 2020», dice Monique Clesca, rappresentante dell’UNFPA nel Niger.
Si tratta di un obiettivo molto ambizioso considerando che la diffusione di metodi contraccettivi moderni è attualmente del 12% nonostante la disponibilità di contraccettivi gratuiti fin dal 2002. La combinazione tra desiderio di avere una grande famiglia, matrimonio precoce delle ragazze e scarse possibilità di accesso a un centro sanitario fa sì che la sola la distribuzione di contraccettivi non sembri offrire una soluzione all’alto tasso di fertilità.
«Le donne di solito non dicono di volere una pianificazione familiare, dicono piuttosto di essere stanche o di aver bisogno di tempo per riposare. La pianificazione familiare non è mai stata considerata in modo positivo nel Niger», conferma Clesca.
Consenso sull’educazione
Un fattore che sembra avere il potenziale di modificare le abitudini e ridurre il tasso di fertilità del Niger è l’educazione. Le donne che non hanno mai goduto di un’educazione formale hanno in media tre figli in più di quelle che sono arrivate alle scuole superiori o oltre.
Significativamente, il divario educativo rispetto al tasso di fertilità e all’uso di metodi contraccettivi è più grande di quello tra città e campagna o tra ricchi e poveri.
Considerando che i due terzi delle donne del Niger tra i 15 e i 24 anni sono analfabete, alzare il livello dell’istruzione femminile e contrastare i matrimoni precoci sembra promettere buoni risultati dal punto di vista della pianificazione familiare.
«Se una ragazza va a scuola, è meno probabile che si sposi ed abbia figli in giovane età. In tutto il mondo mandare le ragazze a scuola si è rivelato uno dei migliori metodi di pianificazione familiare», afferma Clesca.
Nel Niger i matrimoni precoci sono frequenti. Circa il 40% delle donne tra i 15 e i 19 anni ha già avuto almeno un figlio. L’educazione femminile è importante per lo sviluppo del Niger sia agli occhi dei fautori, sia degli avversari della quota del 10% prevista da Ecopop.
«In tutto il mondo vediamo che, indipendentemente dal paese e dalla cultura, la dimensione delle famiglie è inversamente proporzionale agli standard di vita e all’accesso all’educazione», nota Jean-Luc Pittet.
Anche il governo svizzero sostiene un approccio che mette l’educazione in primo piano: «Per rompere il circolo vizioso della povertà e della rapida crescita demografica sono necessarie misure nell’ambito dell’educazione, della salute e dell’uguaglianza di genere», si legge nella presa di posizione ufficiale della DSC sull’iniziativa Ecopop.
Anche i promotori dell’iniziativa credono nei vantaggi dell’educazione per le giovani donne. «L’educazione è una cosa importante su cui tutti siamo d’accordo. Pensiamo che l’educazione delle giovani donne sia particolarmente importante, ma deve includere anche l’educazione sessuale», dice Thommen.
Monique Clesca ha già una lista dei desideri da sottoporre al governo svizzero se l’iniziativa Ecopop dovesse essere approvata: «La Svizzera potrebbe investire nel programma dell’UNFPA dedicato alle ragazze adolescenti del Niger, un programma educativo della durata di otto mesi che vuole porre un freno ai matrimoni e alle gravidanze precoci mettendo l’accento sull’alfabetizzazione, sull’igiene e sulla medicina riproduttiva».
L’iniziativa
Denominata «Stop alla sovrappopolazione - sì alla conservazione delle basi naturali della vita», l’iniziativa popolare lanciata dall’associazione Ecologia e popolazione (Ecopop) chiede che l’immigrazione annuale netta in Svizzera (numero di immigrati meno numero di emigrati) non superi la media dello 0,2% della popolazione sull’arco di tre anni.
L’iniziativa chiede inoltre che almeno il 10% dei fondi stanziati dalla Confederazione per l’aiuto allo sviluppo siano destinati alla pianificazione familiare volontaria.
L’associazione sostiene che la pianificazione familiare volontaria è un diritto umano fondamentale stabilito dall’ONU nel 1968. Ecopop critica la politica svizzera di aiuto allo sviluppo perché non si impegnerebbe a sufficienza per sostenere il controllo delle nascite nei paesi più poveri.
L’iniziativa è avversata dal governo e da tutti i grandi partiti politici, dagli ambienti economici, dai sindacati, dalle chiese e dalla maggior parte delle organizzazioni attive in ambito sociale e della cooperazione. Gli oppositori ritengono che sia troppo rigida e restrittiva e che danneggi la prosperità e la tradizione umanitaria elvetica.Fine della finestrella
(Traduzione dall'inglese: Andrea Tognina), swissinfo.ch