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L’Ape, la Vespa, il Calabrone e il Bombo
Rivista numero 117 – Gennaio 2014
L’Ape, la Vespa, il Calabrone e il Bombo
Di Luca Bettosini
“Se le api si estinguessero, all’uomo resterebbero quattro anni di vita.” Albert Einstein
Non tutti gli insetti hanno le ali. La maggior parte degli insetti microscopici e parassiti sono privi d’esse e spesso sono del tutto immobili. Gli insetti, con quasi un milione di specie, sono gli animali con piú varietà al mondo. Basti pensare che tutti gli altri animali assieme (uomo compreso) non raggiungono nemmeno la metà delle specie degli insetti. Gli insetti sono le uniche creature dopo l’uomo ad aver creato società complesse con strutture sociali e divisioni dei compiti. Le fantastiche società delle api, delle formiche e delle termiti raggiungono la complessità di piccole città dove si allevano animali per il nutrimento della colonia, si coltivano piante, si costruiscono strade, si allenano soldati per la difesa, e ci si scambia informazioni sulla posizione e la reperibilità del cibo. Gli insetti sociali hanno un loro linguaggio, fatto di segnali chimici o di movimenti specifici grazie ai quali possono parlare con gli altri membri della colonia. Gli insetti svolgono un ruolo essenziale nella nostra vita quotidiana. I principali impollinatori delle piante sono gli insetti della famiglia degli Apidi. Si è calcolato che l’85% delle piante da fiore dipende dagli insetti per l’impollinazione. In cambio essi ricevono cibo: nettare, polline, vitamine, minerali e grassi. In un solo viaggio questi insetti possono visitare oltre 100 fiori, ma raccolgono polline e nettare (o entrambi) da una sola specie finché non ne hanno preso a sufficienza o finché le scorte non sono esaurite. Questo eccezionale comportamento istintivo serve ad assicurare un’efficiente impollinazione. L’importanza dell’impollinazione è avvalorata da questa celebre frase di Albert Einstein: Se le api si estinguessero, all’uomo resterebbero quattro anni di vita.
ImenotteriDevono il loro nome al fatto che posseggono, allo stato adulto, due paia di ali membranose. Gli imenotteri comprendono molte specie utili e solo poche specie dannose, perché fitofaghe. Molte famiglie hanno abitudini sociali, presentano un apparato boccale masticatore o lambente e succhiante, sono olometaboli, con larve prive di zampe. Appartengono all’ordine degli imenotteri la Vespa comune (Vespula vulgaris) e la Vespa cartonaia (Polistes gallicus). Formano società con piú individui in un nido, costruito in posti piú svariati e formato da materiale legnoso impastato con la saliva. Altri Imenotteri sono l’Ape (Apis mellifica), il Bombo (Bombus terrestris), il Calabrone (Vespa crabro).
L’Ape (Apis mellifica)
Due delle specie comprese nel genere possono essere allevate dall’uomo ovvero Apis mellifera e Apis cerana. L’Apis mellifera, diffusa in tutti i continenti ad esclusione delle zone artiche ed antartiche, è l’unica conosciuta in Europa.“Le api fanno parte della famiglia delle Apidi, dell’ordine degli Imenotteri. Come tutti gli insetti, le api hanno sei zampe e il loro corpo è diviso in tre parti: capo, torace ed addome. Hanno delle parti del corpo modificate per raccogliere polline e nettare, che viene trasformato in miele; queste modificazioni riguardano la struttura delle parti boccali e quella delle zampe. L’apparato boccale è adatto alla raccolta dei liquidi: se l’insetto vuole raccogliere dell’acqua o dello zucchero disciolto impregna il labello di liquido che poi passa nel solco ligulare e vi sale per capillarità. Quando i liquidi arrivano alla faringe si mescolano al secreto delle ghiandole salivari che vi sboccano, e una volta entrati nell’ingluvie o borsa melaria, subiscono l’azione enzimatica della saliva che cambia il nettare in miele. Oltre al nettare e all’acqua un altro alimento indispensabile per i melliferi è il polline che fornisce loro sostanze azotate. Il polline viene raccolto ed immagazzinato principalmente dalle zampe. Il primo articolo del tarso, soprattutto nelle zampe posteriori è molto lungo e largo e possiede verso l’interno una spazzola di peli che serve all’insetto per raccogliere il polline sparso sul corpo. La tibia delle zampe posteriori ha una depressione longitudinale sulla faccia esterna che si chiama cestella; in questa viene ammassato il polline” (1).“Ogni alveare contiene da 30’000 a 80’000 individui che nella quasi totalità sono api operaie. Le operaie sono femmine piú piccole dell’ape regina e i loro apparati riproduttori sono presenti seppur atrofizzati e solamente in alcuni casi a causa di orfanità sono in grado di deporre uova aploidi dalle quali nasceranno solo individui di sesso maschile (fuchi). Le operaie che depongono sono comunemente dette “figliatrici”. Dal momento della deposizione dell’uovo fecondato, ci vogliono 21 giorni affinché nasca l’ape operaia. Le uova resistono per tre giorni, quindi si schiudono e ne viene fuori una larva cieca che sarà alimentata per i primi tre giorni con pappa reale. Dal terzo giorno le larve si nutrono di un miscuglio di polline e miele (il cosiddetto pane delle api) per altri tre giorni e poi si chiudono nella cella per eseguire la metamorfosi. L’ape, quando nasce, è piccola, pelosa, bianchiccia, maldestra e inoffensiva. Gli insetti, nella loro fase adulta vivono una vita breve, che si limita ad una determinata epoca dell’anno, normalmente la primavera o l’estate: vivono una media di 30-40 giorni. In autunno e in inverno le operaie vivono fino a 180 giorni. Ciononostante, le api sono piú longeve rispetto ad altri insetti, la durata della loro vita dipende da fattori come il sesso e l’attività svolta. Nell’arco della loro vita le api operaie compiono diversi compiti secondo la loro età: fino ai 21 giorni non escono dall’alveare e realizzano differenti funzioni. Una caratteristica molto importante delle operaie è che sono l’unica casta dell’alveare che possiede nel suo addome quattro paia di ghiandola della cera; queste sono preposte alla produzione della cera che si usa nell’elaborazione e preparazione delle cellette del favo. L’operaia ha nel suo torace lo stomaco del miele o borsa melaria dove entra il nettare succhiato che successivamente si trasforma in miele. Il pungiglione (o dardo) è formato da tre parti: uno stiletto costituito da una punta affilata e da due rilievi longitudinali che corrono lungo tutta la sua lunghezza e lungo i quali scorre il veleno e due lancette ciascuna con un solco longitudinale e una decina formazioni simili ad uncini. Anche gli ultimi cinque uncini delle lancette iniettano il veleno in quanto provvisti di piccoli canali laterali che partono dal canale principale. Quando l’ape punge il pungiglione non entra completamente all’interno dei tessuti in quanto è la successiva azione di robusti muscoli che consente la sua totale penetrazione. Se la puntura viene inferta in un corpo adiposo o elastico, gli uncini fanno sí che tutto il pungiglione rimanga incastrato e l’ape, nel tentativo di liberarsi, strappi via anche gli ultimi segmenti addominali andando cosí incontro alla morte. Se invece la puntura viene inferta ad un altro insetto, vale a dire in un tessuto rigido, il pungiglione potrà essere sfilato senza danni per l’ape stessa. Quando si è punti da un’ape è importante cercare di togliere subito il pungiglione con molta delicatezza e senza esercitare pressioni (è sconsigliato farlo con le dita) altrimenti, dato che attaccate al pungiglione vi sono anche le ghiandole del veleno, non faremmo altro che iniettarci altro veleno peggiorando la situazione. Questa operazione deve essere fatta il prima possibile in quanto la quantità di veleno che entra nel nostro organismo è direttamente proporzionale al tempo di permanenza del pungiglione nella pelle. (2)“L’Ape regina è un individuo adulto, fertile, femminile della colonia d’api; è normalmente la madre di tutte le api presenti nell’alveare. La regina si sviluppa da una larva selezionata dalle api operaie e nutrita con pappa reale al fine di renderla sessualmente matura. In situazioni ordinarie all’interno della famiglia d’api è l’unico individuo fertile. La regina si sviluppa piú completamente delle operaie (sessualmente immature) poiché le viene fornita, per un lungo periodo, la pappa reale, una secrezione delle ghiandole presenti sul capo delle giovani operaie. Essa si sviluppa in una cella (la cella reale) appositamente costruita, piú grande delle ordinarie celle dell’alveare, e che è orientata verticalmente anziché orizzontalmente. L’addome dell’ape regina è visibilmente piú lungo di quello delle operaie che la circondano. Nonostante questo, può essere difficoltoso per un apicoltore rintracciarla in una famiglia di 60-80’000 api. Per questo molte regine allevate vengono marcate grazie a un pennarello colorato o appositi dischetti colorati e numerati, incollati sopra la nuca in prossimità dello scutello. La sostituzione è il processo col quale la vecchia regina viene sostituita da una nuova regina. Ciò può avvenire naturalmente oppure essere indotto. La sostituzione naturale avviene per l’età avanzata (2 anni) della vecchia regina, oppure per una sua malattia o qualsiasi altro difetto che la renda meno efficace nella sua funzione. Quando la nuova regina è pronta le operaie uccidono la precedente regina per raggomitolamento (le operaie avvolgono la regina formando una massa che porta alla morte per surriscaldamento e soffocamento). La sostituzione con celle reali può essere effettuata solo se vi è presenza di fuchi in grado di accoppiarsi con la nuova regina”. (3)
La Vespa (Vespula vulgaris)
Il termine comune Vespa indica anche molte specie appartenenti a famiglie con comportamento solitario. Le vespe sono insetti sociali: le loro società comprendono femmine sterili, operaie, ed una o piú femmine fertili dette regine. I maschi appaiono solo nel periodo riproduttivo. Nell’ordine degli Imenotteri si riscontrano molti altri esempi di socialità piú o meno evoluta: il livello di socialità delle vespe, anche se spesso complessa ed affascinante, è meno “evoluta” di quella delle api e di molte specie di formiche che rappresentano gli esempi evolutivi piú alti della socialità fra gli insetti. La Vespa comune, ha quattro punti gialli sulla parte posteriore del torace e un segno sul muso. Le strisce toraciche sono parallele ai fianchi. D’autunno il vespaio raggiunge il massimo della popolazione. Le femmine sono dotate di un aculeo velenoso che utilizzano esclusivamente per difesa. La puntura è dolorosa, in alcuni casi pericolosa perché potenziale scatenante di forme allergiche. In tal senso la Vespa piú pericolosa è spesso considerata il Calabrone. Le punture di vespa sono dolorose e possono essere mortali per chi è allergico; tuttavia, la vespa punge solo per difesa. Lo stiletto (parte dell’aculeo) delle vespe è liscio, per cui entra ed esce con facilità dalla ferita. Come le api anche le vespe vivono in società e formano stati complessi composti di centinaia e migliaia di individui; ma le vespe, contrariamente alle api, ogni anno riformano la comunità. Il popolo provvede all’allevamento di alcune regine e di maschi; questi ultimi muoiono dopo la copulazione. Le regine fecondate si ibernano in posti riparati in attesa della primavera. Ai primi tepori la regina si risveglia ed inizia una febbrile attività; dapprima costruisce alcune celle, quindi vi depone le uova, nutre le larve e solo quando nasceranno le prime vespe operaie potrà dedicarsi al suo vero compito: deporre uova in continuità. Le vespe adulte si nutrono prevalentemente di succhi di frutta. Gli adulti delle vespe si cibano anche di nettare dei fiori, ma predano piccoli insetti per integrare la dieta delle larve che allevano nel nido. Le vespe producono anche piccole quantità di miele che usano sia per nutrire le larve sia per rapporti sociali attraverso trofallassi. Il loro nido è formato da pasta di legno vecchio rosicchiato e masticato, mescolato con saliva, che diventa una sostanza molto simile alla carta. Se molestate, le vespe si difendono aggredendo in sciami. Paralizzano le loro vittime (bruchi, ragni ecc.) col veleno del pungiglione e le trascinano nel nido, dove depongono le loro uova. Le larve si sviluppano nutrendosi della vittima paralizzata, ma viva. Le vespe sono quindi carnivore, ma ciò non impedisce loro di essere ghiotte di sostanze zuccherine; a tal fine la natura le ha fornite di mandibole forti e taglienti, capaci di incidere la buccia dei frutti.
Il Calabrone (Vespa crabo)Le Vespe o Calabroni, (differenti dai Bombi che sono detti calabroni solo in gergo volgare), sono grossi anche tre cm ed il loro pungiglione raggiunge i tre mm di lunghezza. Il Calabrone è il piú grande dei vespidi nostrani; la regina raggiunge 50 mm e le operaie 25 mm di lunghezza. La Vespa crabro è la vespa piú grande in Europa.La metamorfosi dura 16-20 giorni, per il resto è organizzata analogamente alla Vespa comune, quindi vive in società e ha le stesse abitudini; il fatto che il popolo, ad eccezione di alcune giovani regine, muoia d’autunno, esonera questa specie (contrariamente all’Ape) di fare scorte per l’inverno, vivono per cosí dire “alla giornata”. Il materiale impiegato nella fabbricazione del nido ha sicuramente insegnato all’uomo la tecnica della produzione della carta. I nidi raggiungono dimensioni impressionanti: 80-100 cm d’altezza e 40-50 cm di diametro con favi disposti su 8-10 piani. Inizialmente il nido si presenta come una semisfera concava nell’interno della quale si affacciano alcune cellette con le larve all’interno. In questa fase è la regina che le nutre ed espande il nido.“Il nido, se costruito all’esterno, può assumere forma ovale o sferica delle dimensioni di un pallone da calcio, al cui interno ci sono piú piani orizzontali di cellette contenenti la covata. Se costruito all’interno di cavità o sottotetti può assumere ragguardevoli dimensioni, anche prossime al metro di altezza. Il materiale per costruire il nido viene ottenuto bagnando con la saliva alcune schegge di legno morto, fino ad ottenere una pasta modellabile, che, una volta indurita, sarà solida e dall’aspetto cartaceo. Le colonie sono costituite da circa 300-500 esemplari. Nate dalle uova le prime vespe operaie, la regina si occupa della sola deposizione delle uova. La regina, nutrita dalle operaie, andando di cella in cella, depone uova e controlla che le larve siano tutte sue figlie. Le operaie svolgono tutti i lavori: nutrici, toelettatrici, cercatrici di cibo, guardiane eccetera. In fine estate – inizio autunno, la regina cessa provvisoriamente di deporre le uova per lasciare alla sua prossima covata lo spazio necessario per crescere. L’ultima covata del nido è però composta da larve di vespe aploidi maschi, nate da uova non fecondate. Appena l’ultima covata è dischiusa comincia il declino del nido. La regina, ormai vecchia, non secerne piú l’ormone che rende sterili le sue operaie, e cominciano cosí a nascere le nuove regine. Le vespe regine ed i maschi si mescoleranno con quelli di altri nidi ed avverrà l’accoppiamento di ogni nuova regina. Le nuove regine, dopo l’accoppiamento, andranno a svernare in ibernazione nei tronchi marci o sotto terra. Nel frattempo la vecchia regina, ormai troppo anziana per deporre altre uova nel nido, muore di vecchiaia, seguita nei giorni successivi da tutte le sue operaie dalla piú vecchia alla piú giovane. I maschi e l’ultima nidiata di operaie possono sopravvivere sino all’arrivo dell’inverno, periodo che in ogni caso non riescono a superare. Le nuove regine svernanti, invece, inizieranno un nuovo ciclo la primavera successiva, continuando la specie come ha fatto la loro progenitrice. Del nido, non resta che l’involucro cartaceo e le cellette abbandonate, spesso saccheggiate da formiche o utilizzato come rifugio invernale da altri insetti come rincoti, coccinelle o qualunque altro insetto che in fase di adulto svernante cerchi rifugio. Gli individui di genere femminile sono dotati di pungiglione, le cui punture (conseguenti a una reazione difensiva dell’animale) possono essere molto dolorose per gli esseri umani. Come nel caso di vespe e api, il veleno inoculato ha effetti solo locali e transitori per la maggior parte delle persone, ma può provocare nei soggetti allergici reazioni anafilattiche quasi sempre mortali. Nonostante il ronzio del suo volo è il meno aggressivo tra gli imenotteri e solitamente non punge, se non molestato. A differenza di tutti gli altri imenotteri che nel buio non volano, questi conservano una parziale attività nelle ore notturne”. (4)
Il Bombo (Bombus terrestris)
Il bombo terrestre è un imenottero della famiglia degli Apidi, spesso erroneamente identificato col Calabrone. Si sviluppa nei continenti a clima temperato (Europa, America settentrionale, Asia), ma non in quelli a clima tropicale. Questo insetto, di grande taglia e dai colori evidenti, fa parte della stessa famiglia delle api. Esso è di dimensioni piú grandi rispetto all’ape, ha una ligula o “proboscide” molto piú lunga di quella dell’ape e costruisce nidi sotto terra. L’insetto si caratterizza per la colorazione bianca dell’ultimo segmento dell’addome; ha un corpo peloso e tozzo, grazie al quale è capace di trasportare grandi quantità di polline. Di carattere molto mite, punge solamente se costretto. La regina misura 2–3 cm, mentre le operaie 1,5–2 cm. Il Bombus terrestris, come altre specie simili, costituisce società annue dato che, col sopraggiungere dell’inverno, maschi e operaie periscono. Solo le femmine sopravvivono alla cattiva stagione per fondare nuovi nidi; questi sono sistemati in cavità del terreno, dove sono costruite celle a forma di piccoli otri in cui sono riposti il miele e le uova. I Bombi sono imenotteri sociali organizzati in colonie costituite da una regina fecondata, che depone le uova, e da numerose operaie che raccolgono il polline ed il nettare e curano il nido. Le piante che sono impollinate da uccelli, piccoli mammiferi e insetti di solito utilizzano elementi quali uncini, spine o fibre appiccicose per attaccare il polline al corpo dell’impollinatore in cerca di cibo. Un bombo peloso, per esempio, può ritrovarsi a trasportare in un solo carico circa 15’000 granuli pollinici! La colonia si sviluppa progressivamente per diverse settimane sino alla comparsa dei maschi e delle future regine. La regina può raggiungere i dodici mesi di vita, mentre le operaie solo due mesi. La regina è l’unica che sopravvive all’inverno e che farà ripartire la colonia nella primavera successiva (fondatrice). Dopo aver trascorso l’autunno e l’inverno sotto terra, la regina esce in primavera, alimentandosi col nettare dei primi fiori. Cerca un luogo dove nidificare (per il bombus terrestris un buco nel suolo) e vi deposita del polline su quale depone alcune uova ricoperte di un opercolo di cera. I bombi non accumulano scorte, ma solo un piccolo deposito di nettare per i bisogni contingenti della covata. Essi hanno un’attività di bottinatura piú intensa di quella delle api. Cominciano piú presto la mattina e lavorano piú a lungo, sino al crepuscolo, anche quando le condizioni meteorologiche sono sfavorevoli (pioggia, vento, bassa temperatura). Come le api sono “vegetariani”, cioè si nutrono normalmente di nettare e di polline; ma non è cosí per la maggior parte degli imenotteri i quali, oltre che di determinati vegetali, si nutrono anche di animali. Per esempio, le vespe sociali e i calabroni sono predatori di altri insetti, che portano nel nido e riducono in forma di pappa o poltiglia, per nutrire le larve.
Il veleno degli Imenotteri
Il veleno presente nel pungiglione degli Imenotteri contiene:·
sostanze con attività tossica e irritante che provocano a tutti una reazione locale nella sede della puntura con dolore, arrossamento, gonfiore. Reazioni generalizzate di tipo tossico si possono osservare in caso di punture multiple contemporanee. Le reazioni di tipo tossico compaiono piú tardivamente e si sviluppano piú lentamente rispetto alle reazioni allergiche ·sostanze allergizzanti capaci di sensibilizzare soggetti predisposti geneticamente, che in seguito ad una successiva puntura possono presentare reazioni allergiche anche gravi, che insorgono entro pochi minuti o comunque entro un’ora dalla puntura, aumentando rapidamente di intensità. Gli esperti avvertono che la puntura di un’Ape, di una Vespa, di un Bombo o di un Calabrone può essere mortale per chi è allergico, se non è curata immediatamente. Coloro che hanno una grave reazione in seguito a tale puntura devono prontamente chiedere assistenza. Le reazioni includono dolore continuo, calore in tutto il corpo, giunture doloranti e la comparsa di orticaria.
Le reazioni allergiche
www.ospedalebambinogesu.it
Le reazioni allergiche al veleno degli insetti iniziano in genere dopo pochissimi minuti dalla puntura e raramente oltre i 30 minuti (ma in alcuni casi le reazioni possono iniziare anche dopo un’ora dalla puntura). Ogni anno muoiono in Italia per reazioni allergiche al veleno degli insetti da 5 a 20 persone (adulti e bambini), in genere a causa di un edema della glottide e dello shock anafilattico. Quasi due persone su 100 vanno incontro a reazioni allergiche locali quando sono punte da un insetto. Fortunatamente tra i bambini è molto piú bassa che negli adulti.
In caso di puntura di insetto:
rimuovere immediatamente (entro 20 secondi) il pungiglione, se è visibile, con un movimento secco e rapido (usando le unghie o pinzette); trascorsi i primi 20 secondi l’operazione è meno utile perché tutto il veleno è stato ormai liberato;
applicare il freddo (ghiaccio o impacchi freddi);
identificare se possibile l’insetto responsabile;
rivolgersi tempestivamente al medico oppure al pronto soccorso;
pianificare poi una visita specialistica dall’allergologo.
Fonti
AA.VV. – “Il mondo degli animali”, Rizzoli, Milano, 1970.“Enciclopedia Animali”, di Giuseppe Scortecci, Edizioni Labor-Milano, 1965.http://en.wikipedia.org/wiki/Bombus_terrestriswww.ospedalebambinogesu.it
Note1: www.naturamediterraneo.com2: http://it.wikipedia.org/wiki/Ape_operaia3: http://it.wikipedia.org/wiki/Ape_regina4: http://it.wikipedia.org/wiki/Vespa_crabro