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Ogni giorno Salah, allevatore di 66 anni, marcia lungo lo stesso sentiero roccioso in compagnia del suo asino per raggiungere la sola fonte d’acqua del villaggio. Se non ci fosse questa fontana costruita dagli abitanti di Zaghdud, centro della Tunisia, Salah e la sua famiglia non potrebbero bere.
Quei bidoni da 20 litri, caricati a fatica sul dorso dell’asino, permettono loro di svolgere le attività domestiche, di lavarsi, di dissetare gli animali. “Se un giorno non potessi più andare a cercare l’acqua, qui moriremmo tutti di sete”, riassume amareggiato l’anziano. Eppure, Zaghdud si trova su una falda freatica. Ma secondo gli abitanti, le autorità ignorano le richieste di allacciamento alla rete idrica.
Come Salah, 300.000 persone in Tunisia non hanno accesso all’acqua potabile. Un problema che riguarda soprattutto le zone isolate dell’entroterra, mentre le risorse sono trasferite verso le città costiere. Eppure, l’accesso all’acqua garantito dallo Stato è citato nel capitolo riservato ai diritti umani della Costituzione del 2014.
Stefano Lorusso Salvatore - Arianna Poletti