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Rappresentanti della comunità internazionale si riuniscono giovedì e venerdì a Ginevra per valutare le possibilità di consolidare l'assetto dello Stato bosniaco.
Dieci anni orsono, gli accordi di pace di Dayton ponevano fine ad un conflitto di 4 anni, che aveva lasciato dietro di sé 100'000 morti e 2 milioni di sfollati.
Organizzata dall'Associazione internazionale per la Bosnia e sponsorizzata in buona parte dalla Direzione della cooperazione e dello sviluppo (DSC), la conferenza vuole chinarsi sia sul passato che sul futuro della Bosnia-Erzegovina.
Proprio a Ginevra, nel settembre del 1995 era stato lanciato il processo di pace che avrebbe condotto nel dicembre dello stesso anno alla firma degli accordi di Dayton, con i quali i dirigenti delle comunità musulmana, serba e croata accettavano finalmente di porre fine al loro conflitto.
Quattro anni di guerra costati la vita a quasi 100'000 persone, tra cui soprattutto membri della comunità musulmana. Circa 2 milioni di persone erano state costrette invece ad abbandonare le loro case.
Divisioni ancora presenti
Ancora oggi non tutte le ferite della guerra sono state dimenticate.
Appena pochi giorni orsono i dirigenti croato-bosniaci hanno rivendicato nuovamente il diritto di creare una propria Repubblica autonoma, nel caso in cui le Republika Srpska (l'entità politica serba) non venga abolita per dare vita ad una Bosnia unitaria.
In virtù degli accordi di Dayton, al termine del conflitto la Bosnia era stata infatti suddivisa in due entità distinte, la Republika Srpska e la Federazione croato-musulmana.
Al centro della conferenza di Ginevra, aperta dalla ministra svizzera degli affari esteri Micheline Calmy-Rey, figurano quindi temi di carattere istituzionale, come la revisione della costituzione, la stabilizzazione della democrazia e il consolidamento dell'assetto statale. Molti punti degli accordi di Dayton, che miravano soprattutto a porre fine alla crisi, appaiono ormai superati.
"Attualmente vi sono moltissime persone in ogni parte della Bosnia che desiderano giungere ad uno Stato unificato. E questo è in fin dei conti anche l'obbiettivo della comunità internazione e di paesi donatori, come la Svizzera", dichiara a swissinfo Vreni Müller-Hemmi, consigliera nazionale zurighese che fa parte dell'Associazione internazionale per la Bosnia.
Avvicinamento all'Unione europea
Pure in discussione a Ginevra vi sono delicate questioni etniche e sociali, tra cui il processo di riconciliazione, il ritorno dei rifugiati, l'educazione e la cultura.
In numerosi di questi ambiti gli sforzi di pace sostenuti dalla comunità internazionale sono stati coronati negli ultimi anni da un discreto successo.
"Moltissime cose sono state fatte in questo decennio ed oggi la Bosnia è un paese che si sta sviluppando verso uno Stato democratico. La comunità internazionale è chiamata ora a rafforzare questa transizione, in vista di un'adesione all'Unione europea", osserva Vreni Müller-Hemmi.
Mercoledì, il parlamento bosniaco ha finalmente accordato luce verde ad una riforma del sistema di polizia che mira a creare uno solo corpo di sicurezza. Una condizione, proprio questa, considerata essenziale in vista di un avvicinamento all'Unione europea.
Problemi da risolvere
Molti problemi rimangono comunque da risolvere, tra cui la cooperazione insufficiente dei dirigenti bosniaci con il Tribunale penale internazionale istituito per l'ex-Jugoslavia.
Da alcuni anni si assiste inoltre al riemergere di partiti nazionalisti che alimentano nuovamente le passioni etniche.
Per sostenere il processo democratico e di riconciliazione, la comunità internazionale è ora chiamata a Ginevra a rinnovare anche il suo impegno finanziario. Un impegno che negli ultimi anni ha cominciato a dare chiari segni di cedimento.
"Anche la Svizzera, che ha offerto finora un contributo positivo, può essere soltanto interessata a sostenere gli sforzi internazionali per stabilizzare la situazione nei Balcani. Non va dimenticato tra l'altro che da questa regione provengono ben 380'000 persone che vivono attualmente sul territorio elvetico", ricorda Vreni Müller-Hemmi.
swissinfo e agenzie
Fatti e cifre
La Bosnia-Erzegovina ha una popolazione di circa 4 milioni di persone.
Il 40% degli abitanti si trova senza lavoro e il 20% vive in condizioni considerate al di sotto della soglia di povertà.
Tra le persone più vulnerabili vi sono numerosi sfollati e rappresentanti di comunità minoritarie nella loro zona di residenza.
In breve
La Bosnia-Erzegovina è diventata uno Stato indipendente dal 1992, anno nel quale è entrata a far parte dell'ONU e di diversi altri organismi internazionali.
Dopo la conclusione degli accordi di pace di Dayton nel 1995, l'ex-Repubblica jugoslava è stata posta sotto la supervisione del Consiglio di sicurezza dell'ONU.
In seguito alla guerra, la Bosnia è diventata uno dei paesi prioritari della politica di cooperazione svizzera.
Una conferenza internazionale sulla situazione e le prospettive nella regione si svolge il 20 e 21 ottobre a Ginevra.