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WOLFENSCHIESSEN (NW) - Soffocarsi fino a svenire. La chiamano la sfida del blackout, e da mesi viene rilanciata tra i giovanissimi su TikTok. Un 12enne ne ha fatto le spese in primavera a Denver, negli Stati Uniti: ricoverato in ospedale con lesioni cerebrali. A Palermo una bambina di 10 anni è morta a gennaio scorso, partecipando allo stesso "gioco". A febbraio è stato il turno di un 14enne a Saskatoon in Canada.
Prendi una cintura, la leghi attorno al collo e stringi fino a svenire. L'assurda competizione ha messo in imbarazzo il social network cinese, e spinto le autorità italiane a prendere provvedimenti, con un intervento del Garante della privacy. In Svizzera i campanelli d'allarme sono ancora deboli, ma iniziano a suonare. A Wolfenschiessen (NW) la direzione delle scuole comunali ha messo in allerta la comunità scolastica.
«Ci sono stati segnalati casi apparentemente inspiegabili di malori tra gli allievi» ha scritto il direttore dell'istituto comprensivo Rolf Bucher in una lettera ai genitori. Dietro - secondo le scuole - ci sarebbe proprio il temibile gioco. Dai colloqui con i bambini è emerso che la sfida è effettivamente praticata non solo a scuola, ma anche nel tempo libero, e che «numerosi bambini» ne vi avrebbero già preso parte.
La lettera ricorda che il gioco è «severamente vietato» e che chiunque vi partecipi è passibile di denuncia penale, genitori compresi, in caso di lesioni. «In questa pratica il sistema respiratorio viene deliberatamente paralizzato, il cervello va in carenza d'ossigeno e c'è un alto pericolo di morte». I genitori sono invitati a «rendere i propri figli consapevoli dei pericoli di questa sfida e dissuaderli dall'imitazione». Dopo la pausa autunnale il tema verrà affrontato in classe, in una campagna di sensibilizzazione.
Contattato da 20 Minuten, il direttore Bucher conferma che nelle ultime due settimane si sono verificati degli incidenti individuali. I bambini interessati hanno tra i 10 e i 15 anni. È possibile - spiega Bucher - che metà degli alunni delle classi superiori siano a conoscenza della sfida. I genitori hanno reagito positivamente alla sua lettera. «Sono generalmente contenti che siamo proattivi e trasparenti riguardo al loro orientamento», afferma Bucher.
Samuel Zingg, vicepresidente dell'Associazione svizzera degli insegnanti LCH, ha una visione positiva della campagna informativa svolta dalla scuola: «È importante affrontare il fenomeno con genitori e figli e illustrare le conseguenze». Fondamentalmente si tratta di mostrare le dinamiche e la pressione del gruppo in questi pericolosi "giochi" senza cercare dei colpevoli. «Spesso - afferma - i bambini e i giovani non sono nemmeno consapevoli di quanto sia davvero pericoloso partecipare».
In Ticino non sono noti episodi di questo tipo, almeno in ambito scolastico. In generale «questi tristi casi appaiono slegati dal contesto scolastico» spiegano dal Decs. La scuola ticinese è comunque impegnata nel prevenire comportamenti simili, e questo «nell'ambito dell'educazione generale al vivere comune e al rispetto di sé stessi e degli altri, oltre che con l'educazione all'uso consapevole delle nuove tecnologie».