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La finale olimpica dei 100m di domenica sera, con sette uomini sotto i 10" e tre sotto i 9"80, è stata la corsa più combattuta e rapida della storia. E se Asafa Powell non si fosse infortunato a 30m dall’arrivo, gli otto finalisti sarebbero scesi tutti sotto i 10". Interrogato se questa fosse la più grande corsa della storia, Usain Bolt non ha avuto dubbi: «Sicuro! Tutti hanno elevato il loro livello. L’avevo detto che sarebbe stata la più grande finale di sempre. È stato un grande onore far parte di questa gara».
D’altronde era la prima volta dall’avvento del cronometraggio elettronico che i quattro uomini più rapidi di tutti i tempi (Bolt, Powell, Gay, Blake) erano riuniti alla partenza di una finale olimpica. L’ambiente, le condizioni meteo di gara quasi perfette, un vento appena favorevole, e la pista di ultimissima generazione hanno poi dato quella spinta in più. Bolt è così riuscito a realizzare il secondo tempo della storia in 9"63, in una finale dove 5 atleti erano originari dei Caraibi.
Usain Bolt, dopo questa vittoria ti consideri ormai come una leggenda?
È un primo passo. Mi potrò vedere come una leggenda dello sport se dovessi riuscire a difendere anche il mio titolo nei 200m. Non vedo l’ora di questa gara, che resta la mia preferita.
Qualche settimana fa avevi affermato di essere al 95% della forma. Questo vuol dire che sei più contento della tua prestazione a Londra che di quella di Pechino?
Yeah! Questa vittoria significa molto per me perché ci sono state tante discussioni attorno a me. Alcuni hanno dubitato delle mie qualità, affermando che non avrei mai vinto. Ma resto il migliore, dovevo solo dimostrarlo... ancora una volta. Vincere questo titolo in occasione del 50° anniversario dell’indipendenza della Giamaica è una sensazione molto forte.
Hai realizzato la corsa perfetta?
Non posso dire questo perchè il mio allenatore Glen Mills sicuramente dirà che non lo è stata...
Ripetere il successo di Pechino domenica sera è stato più difficile che arrivare in vetta alle gerarchie quattro anni fa?
Si, ripetere un trionfo è sempre più difficile di qualsiasi altra cosa. A volte quando si vince, si perde di lucidità. Quando Blake mi ha battuto alle selezioni giamaicane, mi si sono aperti gli occhi. E mi sono detto: «ehi, Usain, svegliati!». Dopo i “trials”, il mio coach mi ha detto di non preoccuparmi. Ho lasciato perdere il meeting di Monaco e ho lavorato duro. Così sono arrivato a Londra con il pieno di fiducia.
Quale è stato il contributo del tuo medico bavarese Hans-Wilhelm Müller-Wohlfahrt nelle tue vittorie?
Dopo le selezioni giamaicane, mi sono recato da lui, per far sì che si occupi dei miei muscoli. Ha giocato un ruolo importante perché non è solo un medico. Lui si prende davvero cura di me, è sempre disponibile e gli sono molto riconoscente (a seguito di una scogliosi, Bolt ha la gamba destra più corta di 1,5 cm rispetto all’altra, e soffre regolarmente di dolori ai muscoli ischio-gambali, ndr).
Cos’hai mangiato prima della corsa?
(ride, ndr) Per colazione mi sono preso degli hash browns (patate cucinate in stile dei nostri rösti, ndr), della frutta, una specie di sandwich con il pollo e anche dei legumi... Non preoccupatevi, erano tutti cibi sani! E per pranzo, sono rimasto piuttosto leggero, con un po’ di riso, del pollo, del maiale...
Ti rivedremo ai Giochi di Rio de Janeiro?
Spero di esserci... Avrò 30 anni, spero di riuscire a rimanere in forma fino a là. Blake ne avrà 26, potrebbe essere una corsa interessante, sono impaziente di viverli.
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