Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/204744

<h2>SubmittedText<h2><p>Sulla base di un'analisi svolta dall'ufficio di studi di politica del lavoro e politica sociale BASS commissionato dalla Confederazione, nel mese di giugno del 2019 diversi giornali hanno riportato che una donna su sette perde il proprio posto di lavoro in seguito alla maternità. Lo studio giunge alla conclusione che il 15 per cento delle donne è costretto a interrompere l'attività lavorativa dopo la nascita di un figlio, perlopiù a causa della disdetta del contratto di lavoro o della mancata possibilità di ridurre il tasso di occupazione (11 %) oppure a causa della scarsa disponibilità di posti di custodia o di altre difficoltà (4 %). Poiché, secondo lo studio, il 71 per cento delle donne riprende l'attività lucrativa soltanto dopo il periodo di protezione dalla disdetta di 16 settimane (mediamente dopo 22 settimane), esse non sono protette dalla disdetta pronunciata a causa di maternità. Molte neomadri ritengono il congedo di maternità troppo breve e prolungano dunque l'assenza dal posto di lavoro con un congedo non pagato, ragion per cui riprendono la loro attività lavorativa soltanto dopo la scadenza del periodo di protezione. In oltre l'80 per cento dei casi di gravidanza le donne riducono il tasso di occupazione perché non riescono a mantenere appieno la propria capacità lavorativa fino al parto.</p><p>Per poter discutere su misure ragionevoli, bisogna chiedersi in che misura questi risultati riguardino le collaboratrici dell'Amministrazione federale. Invito pertanto il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande.</p><p>1. Quante donne riprendono la loro attività lavorativa dopo il congedo di maternità?</p><p>2. Quante donne prolungano il congedo maternità con un congedo non pagato?</p><p>3. Quante donne riducono il loro tasso di occupazione al rientro dal congedo?</p><p>4. Quante donne disdicono il loro contratto di lavoro dopo il congedo? </p><p>5. A quante donne viene disdetto il contratto di lavoro dopo il congedo?</p><p>6. Per quali motivi le madri riducono il loro tasso di occupazione, prolungano il congedo o sciolgono il rapporto di lavoro?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Ad domanda 1: L'Amministrazione federale prevede un congedo di maternità di quattro mesi. Nel 2019, delle 278 collaboratrici che hanno beneficiato del congedo di maternità 265 hanno ripreso la loro attività lavorativa dopo tale periodo.</p><p>Ad domanda 2: Nel 2019 60 collaboratrici (ossia il 22 % delle donne in congedo) hanno prolungato il congedo di maternità con un congedo non pagato.</p><p>Ad domanda 3: Dalla nascita o dall'adozione di uno o più figli, i genitori e i partner registrati hanno diritto a una riduzione del tasso di occupazione del 20 per cento al massimo. Il nuovo tasso di occupazione non può essere tuttavia inferiore al 60 per cento (art. 60a dell'ordinanza sul personale federale, OPers; RS 172.220.111.3). Nel 2018 154 impiegati, di cui 105 donne, hanno ridotto il tasso di occupazione conformemente all'articolo 60a OPers. Nel rapporto sulla gestione del personale che verrà pubblicato nel mese di marzo del 2020 saranno disponibili le cifre del 2019.</p><p>Ad domanda 4: Tra il 2010 e il 2019, 120 collaboratrici hanno disdetto il contratto di lavoro dopo il congedo di maternità.</p><p>Ad domanda 5: Tra il 2010 e il 2019 a nessuna donna è stato disdetto il contratto di lavoro dopo il congedo di maternità. Nello stesso periodo di riferimento, in 35 casi il rapporto di lavoro di durata determinata non è stato prolungato.</p><p>Ad domanda 6: Non sono disponibili dati che spieghino il motivo per il quale i genitori riducono il tasso di occupazione o prolungano il congedo.</p><p>A ogni persona che lascia l'Amministrazione federale viene inviato un questionario online anonimo dove viene chiesto il motivo della partenza. I dati per il 2019 non sono ancora disponibili. Nel 2018, lo 0,4 per cento dei partecipanti al sondaggio (su un totale di 1240 persone) ha indicato la maternità/paternità come motivo principale della partenza. Non sono disponibili informazioni più dettagliate al riguardo.</p>  Risposta del Consiglio federale.