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Sono state ammesse le prove chieste dalle difese all'udienza preliminare a carico del leader della Lega ed ex ministro dell'interno italiano Matteo Salvini, accusato di sequestro di persona e rifiuto di atti d'ufficio per aver negato l'approdo a Lampedusa alla nave della ong spagnola Open Arms con a bordo 147 migranti.
L'udienza verrà rinviata al 14 gennaio per il conferimento dell'incarico al perito che dovrà tradurre dallo spagnolo le email dell'organizzazione non governativa la cui produzione è stata chiesta dal legale di Salvini.
Tra gli atti di cui è stata sollecitata l'acquisizione anche la deposizione a Catania, all'udienza preliminare che vede imputato Salvini per una vicenda analoga, dell'ex ministro delle infrastrutture e dei trasporti Danilo Toninelli.
La procura di Palermo non si è opposta alle richieste probatorie ma si è riservata, dopo aver esaminato la documentazione, di chiederne l'esclusione dal procedimento.
Secondo la tesi di difesa la nave avrebbe agito di sua iniziativa, al di fuori delle regole sul soccorso in mare, nel tentativo di far entrare in Italia migranti irregolari. Per tale ragione, sin da subito l'Italia le avrebbe vietato l'ingresso nelle acque territoriali.
Per la difesa non spettava all'Italia indicare un "porto sicuro" (POS) ai migranti che erano saliti a bordo della nave recuperati in acque libiche e maltesi da una nave battente bandiera spagnola. L'Italia, per i legali, infatti non era né Stato di primo contatto né Stato coordinatore, non avendo mai assunto il coordinamento delle operazioni di soccorso. Inoltre i minori giunti in prossimità delle acque italiane erano stati fatti sbarcare.
Altro punto su cui la difesa insiste è che Il comandante della nave ha sempre avuto numerose alternative. Ad esempio, il 1. agosto, dopo il primo trasbordo, era a meno di tre giorni di navigazione dalla Spagna dove si sarebbe potuto dirigere. Perché ha insistito per voler sbarcare in Italia?, si chiede la difesa.
La gestione della vicenda, inoltre, avrebbe costituito attuazione della linea di Governo condivisa dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dai ministri competenti, secondo quanto concordato nel "Contratto per il governo del cambiamento" sottoscritto dalle forze di maggioranza dell'epoca. Tale linea prevedeva il raggiungimento di un accordo di redistribuzione dei migranti tra gli Stati membri dell'Unione europea come fase essenziale per il successivo sbarco.
Inoltre, sostiene la difesa, a bordo della Open Arms potevano esserci persone potenzialmente pericolose. Per questo l'allora ministro dell'interno era contrario al loro sbarco.
In particolare, il comandante della nave Marc Reig Creus era già indagato per violenza privata e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina per essersi diretto a bordo della Open Arms verso le coste italiane costringendo le autorità a concedere l'approdo. Il dato emergerebbe da documenti della procura di Ragusa.
Ma nel corso dell'udienza preliminare i pm hanno prodotto il certificato del casellario giudiziario che attesta che Creus è incensurato.