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GINEVRA - La Svizzera si è divincolata anche oggi sotto il torchio del Comitato dell'Onu contro la tortura, che ha mosso alla Confederazione una serie di rimproveri riguardo al rispetto dei diritti umani. Il capo della delegazione elvetica, il vicedirettore dell'Ufficio federale di giustizia (UFG) Bernardo Stadelmann, ha ribadito la volontà di Berna di praticare "la tolleranza zero verso qualsiasi atto di maltrattamento e di tortura".
In virtù della Convenzione delle Nazioni Unite che proibisce la tortura, ratificata da Berna nel dicembre 1986 ed entrata in vigore nel 1987, ogni Paese deve presentare al Comitato a intervalli regolari un rapporto sull'applicazione del trattato. Venerdì e oggi, la delegazione svizzera è stata sottoposta all'interrogatorio di dieci esperti del Comitato Onu, che ha posto una raffica di domande sul rimpatrio degli stranieri, il disbrigo delle domande d'asilo, le violenze della polizia e la situazione nelle prigioni.
I rappresentanti dell'Onu si sono detti preoccupati per le procedure di rimpatrio coatto dei richiedenti l'asilo e hanno evocato a più riprese la vicenda del nigeriano morto il 17 marzo all'aeroporto di Zurigo durante un'operazione di espulsione, deplorando l'assenza di osservatori indipendenti. Al termine dell'esame, hanno salutato i chiarimenti forniti da Berna, "in grado di placare le loro preoccupazioni", ma hanno mantenuto parte delle critiche.
SDA-ATS