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Ad inizio giugno, il Consiglio nazionale ha accettato la proposta del Consiglio federale di ridurre l’aiuto allo sviluppo dallo 0,52 allo 0,48% del reddito nazionale lordo per il periodo 2017-2020. L’oggetto passa ora al Consiglio degli Stati. Si prospettano nuovi intensi dibattiti sul senso e sullo scopo della cooperazione allo sviluppo.
Alla camera bassa, il capo redattore della Weltwoche Köppel ha giocato la carta populista. Si è sentito costretto ad affermare che l’Africa non aveva fatto nessun passo in avanti in questi ultimi decenni, nonostante i miliardi di franchi di aiuto. Il consigliere federale Burkhalter ha replicato evidenziando la diversità della situazione africana, ma ha pure rilevato che molti paesi hanno fatto enormi progressi. Detto questo, la domanda è giustificata: perché c’è ancora tanta povertà e miseria in numerosi paesi in sviluppo in Africa ed in altri continenti?
La cooperazione allo sviluppo è una parte non del problema ma della soluzione. Ha portato ad importanti progressi nella salute e nell’educazione, in particolare nella formazione delle ragazze e delle donne. Ha anche contribuito a rafforzare la società civile locale che, più che mai, spinge i governi ad assumersi la loro responsabilità politica. Non vorremmo immaginare dove sarebbero i paesi in sviluppo senza il sostegno estero.
La migliore cooperazione allo sviluppo del mondo nulla può, però, contro le differenze di potere tra paesi industrializzati e paesi in sviluppo, le relazioni commerciali inique, le violazioni dei diritti umani ed i trasferimenti dei guadagni delle multinazionali o, ancora, le conseguenze dei cambiamenti climatici. Non può nulla nemmeno contro le frontiere arbitrarie che, dalla fine dell’era coloniale, nutrono i conflitti e le lotte etniche in numerosi paesi in sviluppo. Sono queste le ragioni dei problemi che persistono.
Le esportazioni di armi dei paesi industrializzati alimentano in munizioni questi conflitti. I paradisi fiscali e le piazze commerciali opache, permettono ai signori della guerra di finanziare i loro affari. Nel contempo, favoriscono gli evasori fiscali nel privare gli Stati ben funzionanti di entrate pubbliche di cui hanno urgentemente bisogno. I flussi finanziari illeciti hanno come effetto la scomparsa, ogni anno, di miliardi di franchi dai paesi del Sud, senza lasciare traccia. Sono dieci volte maggiori dell’aiuto allo sviluppo. Per quanto riguarda i cambiamenti climatici in aumento, questi flussi finanziari illeciti rafforzano le lotte per le risorse ed aumentano la pressione migratoria.
La Svizzera qui deve assumersi una responsabilità. In Parlamento la destra esige sempre un “aiuto in loco”. D’accordo, ma solo se il “loco” in questione è prima di tutto la Berna federale. Perché per avere più successo in materia di sviluppo, abbiamo bisogno di una politica svizzera che non crei ostacoli ai paesi del Sud. Questo implica regole di trasparenza per la piazza finanziaria svizzera e il commercio di materie prime, ma anche una procedura coerente per prevenire la catastrofe climatica incombente. Sono anche necessarie disposizioni vincolanti per le multinazionali domiciliate in Svizzera, affinché esse siano obbligate a rispettare i diritti umani e gli standard ambientali internazionalmente riconosciuti ovunque nel mondo.
Mark Herkenrath, direttore di Alliance Sud
Testo da GLOBAL+, estate 2016, pubblicato sul Corriere del Ticino, 13 giugno 2016, Traduzione Sonia Stephan)