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Le prime conseguenze dell’impeachment che grava sulla testa di Donald Trump si stanno già facendo sentire. Kurt Volker, inviato speciale USA in Ucraina si è dimesso il giorno successivo alle rivelazioni sull’Ucrainagate.
La speaker Nancy Pelosi ha annunciato qualche giorno fa che sarà avviata una procedura di impeachment a scapito del presidente Trump, in seguito alla denuncia secondo la quale l’attuale inquilino della Casa Bianca avrebbe cercato di spingere il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyj ad avviare un’indagine sull’avversario di Trumo, Joe Biden e suo figlio Hunter. Volker è stato citato nella denuncia come uomo che ha ha messo in contatto l’avvocato di Trump, Rudy Giuliani, con un collaboratore stretto del leader ucraino. Giuliani ha dichiarato di voler testimoniare davanti al congresso per raccontare la sua storia aggiungendo che il presidente “non ha fatto nulla di sbagliato”. Fornendo la sua versione in un’intervista, Giuliani ha raccontato che Volker lo aveva contattato il 19 luglio scorso chiedendogli di mettersi in contatto a sua volta con un certo Andriy Yermak, il braccio destro dell’attuale presidente dell’Ucraina. I due si sono effettivamente sentiti in più di un’occasione e si sono incontrati a Madrid lo scorso 1 agosto. I dettagli della loro conversazione sono stati poi condivisi da Giuliani con il dipartimento di Stato e Volker stesso.
Il dipartimento di Stato ha voluto precisare che pur riconoscendo che Volker ha contribuito a mettere in contatto Yermak con Guliani, quest’ultimo avrebbe agito come cittadino privato e non come avvocato personale del presidente Trump e che “non parla per conto del governo Usa”. Intanto che Kurt Volker sta pagando con le dimissioni, Giuliani corre ai ripari: in una dichiarazione rilasciata alla CNN ha detto di aver rinunciato di partecipare come speaker ad un evento sponsorizzato da Cremlino, dove è prevista anche la presenza di Vladimir Putin. Entrambi, sia Giuliani che Volker, saranno probabilmente chiamati a testimoniare davanti al Congresso.
I presidenti di tre commissioni della Camera dei Rappresentati degli USA intanto hanno incaricato il segretario di Stato Mike Pompeo di fornire una dettagliata documentazione che faccia luce sui rapporti tra l’amministrazione Trump e l’Ucraina. I rapporti dovranno essere consegnati entro e non oltre una settimana in quanto fino ad ora Pompeo si è rifiutato di fornire documenti importanti per l’indagine “rendendo impossibile al Congresso di mantenere i propri impegni costituzionali per proteggere la sicurezza nazionale e l’integrità della democrazia”.
Ancora misteriosa l’identità dell’uomo che ha messo nei guai il presidente degli Stati Uniti, ma qualche indizio lo ha fornito il New York Times nella sua edizione di giovedì sera, scatenando non poche polemiche. Secondo il giornale l’informatore potrebbe essere un 007, un agente della CIA, l’agenzia di intelligence degli USA. In molti hanno espresso il loro disappunto per la decisione del giornale di rendere pubblica un’informazione di questo tipo. Ben Rhodes, ex consigliere di Barack Obama ha dichiarato: “Sono molto sorpreso che il New York Times abbia sostanzialmente denunciato l’informatore in un articolo che non aggiunge niente a quello che già sapevamo, lo stesso giorno in cui il presidente ha minacciato ritorsioni”.