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Weissenberg, Alexis
* Sofia (Bulgaria), 26 VII 1929 + Lugano, 8 I 2012. Nato in una famiglia di origine ebraica, iniziò a studiare il pianoforte all'età di tre anni con Pancho Vladiguerov. Emigrato in Palestina a causa della guerra, proseguì gli studi prima a Gerusalemme con Leo Kestenberg e poi alla Juilliard School di New York con Olga Samaroff, ricevendo anche consigli da Artur Schnabel. Il suo debutto ufficiale a New York avvenne nel 1947, quando eseguì il Concerto n. 3 di Rachmaninoff con la Philadelphia Orchestra e la direzione di George Szell. Sempre nel 1947 vinse il Leventritt Prize. Da allora e fino al 1992 si esibì nelle sale da concerto di tutto il mondo.
Dopo un decennio di congedo sabbatico riprese nel 1966 la carriera con un recital a Parigi ed esibendosi sotto la direzione di Herbert von Karajan, che lo giudicò "uno dei migliori pianisti del nostro tempo", associandolo nel 1968 a una memorabile versione cinematografica del Primo Concerto di Ciaikovkij con i Berliner Philharmoniker. È ritenuto una personalità della generazione posteriore alla grande scuola russa (Lhévinne, Horowitz, ecc.), dotato di smagliante e raffinata tecnica. La sua registrazione della Sonata di Liszt all’inizio degli anni 70 è considerata una delle più eccitanti e insieme liriche fra un centinaio di paragoni. È stato pure apprezzato per le sue letture di Schumann, Rachmaninov e di molte opere di Chopin. Altre sue notevoli interpretazioni sono il Primo Concerto di Brahms con Carlo Maria Giulini e Riccardo Muti, il Secondo Concerto di Rachmaninov con i Berliner Philharmoniker diretti da von Karajan e, dello stesso compositore, il Terzo con Georges Prêtre e Seiji Ozawa con la Boston Symphony Orchestra (pure con Leonard Bernstein e l’Orchestre national de France).
Alla sua affermazione contribuì certamente anche la lettura rivelante di Bach, proposto al pianoforte in anni in cui lo si riscopriva al clavicembalo. Oltre alle Partite, egli si cimentò spesso con le Variazioni Goldberg, che eseguiva con tutti i ritornelli.
Il suo suono martellato, "che sembra perforare l’aria e che come un proiettile arriva a colpire le orecchie dello spettatore senza peraltro sfondarle perché è molto elastico" (Piero Rattalino) era fatto su misura di autori quali Bartók, Prokofiev, Stravinsky, che entrarono quindi subito nel suo repertorio. In questo senso rimangono memorabili gli stravinskiani Trois mouvements de Pétrouchka, la cui sbalorditiva precisione esecutiva, sfoderata con energia motoria spinta fino all’ebbrezza e da una leggerezza impareggiabile, fu esaltata nel 1965 dalla televisione svedese grazie alla regia di Ake Falk (assistente di Ingmar Bergman il quale ne propiziò la realizzazione), che tradusse le contrastate immagini in bianco e nero dell’esecuzione in un teorema di movimenti e di ritmi di montaggio unico nel suo genere.
La capacità di cogliere con tale esattezza i principi formativi dell’estetica stravinskiana derivava probabilmente anche dal fatto di essere egli stesso compositore. Nota è la sua Sonate en état de jazz, riflesso in forma di "musica al quadrato" dei suoi anni nuovayorchesi trascorsi al Village in compagnia dei "profeti di Birdland" (Art Tatum, Oscar Peterson, Dizzy Gillespie, Ella Fitzgerald, Sarah Vaughan, ecc.). Un altro riflesso di quel mondo, questa volta attraversato da una sottile nostalgia per l’eleganza perduta della stagione di Broadway avvicinata con sensibilità da dandy, è la commedia musicale La Fugue rappresentata a Parigi nel 1979, nella quale, dal raffinato libretto di Francis Lacombrade e Bernard Broca per l’intermediario della lingua francese, ha ricavato un modello europeo di commedia musicale americana carico di coscienza storica in una struttura compositiva in cui si trova riverberata la molteplicità delle sue esperienze pianistiche.
A partire dagli anni 90 si dedicò soprattutto all’insegnamento, fondando le Alexis Weissenberg's Piano Master Class a Engelberg.Nel 1993 prese residenza a Muzzano, dove trascorse il resto della sua vita.