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Lo strascico proseguirà anche nei prossimi anni. Ne sono convinti gli esperti di UBS: «Un primo ribasso dei tassi? Non prima del 2024»
ZURIGO - Le pressioni inflazionistiche in Svizzera non scompariranno nei prossimi anni e la politica monetaria praticata dalla Banca nazionale (BNS) dovrà tenerne conto: ne sono convinti gli esperti di UBS, che prevedono un primo ribasso dei tassi nella Confederazione non prima del primo semestre del 2024, e anche in questo caso a patto che la BNS ritenga eliminato a lungo termine il rischio di rincaro.
«Nei prossimi dieci anni la BNS continuerà a essere influenzata dalle pressioni legate all'inflazione», ha affermato Daniel Kalt, capo economista di UBS per la Svizzera, in una conferenza stampa online. «La sua reputazione e i suoi mezzi di intervento dovrebbero consentirle di mantenere il rincaro al di sotto del 2%, ma per farlo dovrà fissare il suo tasso di riferimento a un livello molto più alto rispetto all'ultimo decennio».
La repubblica dei 26 cantoni deve infatti fare i conti con fattori strutturali che spingono i prezzi. Da un lato la carenza di manodopera, che probabilmente si acuirà con il pensionamento della generazione del baby boom, dovrebbe comportare una pressione al rialzo sui salari, una tendenza che potrebbe peraltro essere mitigata dai progressi della robotica e dell'intelligenza artificiale; dall'altro le tensioni tra Cina e Stati Uniti spingono le aziende a riorganizzare le proprie catene di approvvigionamento, anche se ciò comporta un aumento dei costi.
Gli specialisti della banca guidata da Sergio Ermotti prevedono che nel prossimo decennio l'inflazione si collocherà in un corridoio compreso tra l'1,0 e l'1,5%, che andrà di pari passo con tassi di interesse tra l'1,0 e l'1,25% e un rendimento delle obbligazioni decennali in media dell'1,75%.
Tuttavia questa previsione è minacciata da un altro scenario: in caso di grave recessione negli Stati Uniti le prospettive dell'economia peggiorerebbero notevolmente e i tassi di interesse scenderebbero più bruscamente. Non si può quindi escludere un ritorno all'inflazione molto bassa dell'ultimo decennio, con tassi di interesse negativi e rendimenti decennali prossimi allo zero: ma questo scenario si concretizzerebbe solo in caso di una profonda recessione a livello globale, oltre che in Svizzera.
Gli esperti di UBS ricordano anche che alla fine degli anni 80, l'inflazione superò il 6%: solo a metà degli anni 90 la BNS riuscì a riportare l'inflazione sotto controllo, al prezzo di una lunga recessione e di una crisi immobiliare. Più a breve termine gli economisti si aspettano un ultimo rialzo del tasso guida (dall'1,75% al 2,00%) in settembre. Si prevede che la Federal Reserve americana e la Banca centrale europea (BCE) termineranno i loro rialzi dei tassi prima della fine dell'anno, il che renderà più difficile per la BNS aumentare a sua volta il costo del denaro.
UBS corregge intanto lievemente al ribasso la previsione per l'inflazione del 2023, che è ora vista al 2,2%, contro il 2,5% ventilato in precedenza, ma mantiene invece all'1,7% la stima per il 2024. L'istituto conferma i pronostici di evoluzione del prodotto interno lordo (Pil), visto in espansione dello 0,9% quest'anno e dell'1,3% nei 12 mesi successivi, valori cioè inferiori alla media di lungo periodo.