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Il Gruppo d'azione finanziaria contro il riciclaggio saluta l'impegno della Svizzera in materia di assistenza giudiziaria e di collaborazione internazionale.
L'organismo indipendente giudica «efficace» il sistema elvetico di lotta al riciclaggio dei capitali. Non mancano però le critiche, prontamente respinte dalla Svizzera.
Nel terzo rapporto del Gruppo d'azione finanziaria contro il riciclaggio dei capitali (Gafi) presentato venerdì all'assemblea dei delegati a Parigi (ma non ancora pubblicato), la Svizzera si è vista assegnare buoni voti in fatto di lotta contro il denaro sporco.
Alla Confederazione è riconosciuto un «sistema completo ed efficiente», ha detto il capo della delegazione elvetica Alex Karrer, presente nella capitale francese unitamente ad altri 400 rappresentanti.
Un lavoro efficace...
Un giudizio positivo, rispetto ai due rapporti precedenti, ottengono l'azione penale e la cooperazione internazionale in materia di riciclaggio.
«Sebbene il rapporto sia indirizzato al governo, le banche elvetiche sono contente di veder riconosciuta l'efficacia dello sforzo svizzero nella lotta al riciclaggio», afferma a swissinfo James Nason, portavoce dell'Associazione svizzera dei banchieri (Asb).
«Inoltre è stato sottolineato il lavoro pionieristico svolto dalla Confederazione in questo campo», aggiunge.
Pochi giorni fa, anche la Commissione federale delle banche (Cfb) aveva valutato positivamente il lavoro di banche e commercianti di valori mobiliari. Salvo poche eccezioni, gli istituti elvetici controllati dalla Cfb hanno rispettato i severi criteri iscritti nell'ordinanza sulla prevenzione dei rischi di riciclaggio.
... ma non privo di pecche
A Parigi, oggetto di critica è invece il fatto che non siano state ancora applicate al diritto elvetico le rivedute raccomandazioni del Gafi per un ampliamento della definizione di riciclaggio.
Secondo il Gruppo d'azione essa dovrebbe applicarsi anche per reati preliminari quali il contrabbando, le manipolazioni «insider» e il traffico di esseri umani.
Un'altra critica riguarda la mancata applicazione delle direttive sui pagamenti transfrontalieri in denaro liquido. Inoltre, in Svizzera non ci sarebbero norme abbastanza trasparenti per quanto riguarda le azioni al portatore: essendo questi titoli anonimi, se ne potrebbe abusare per la legalizzazione di denaro illegale, sostiene la task force antiriciclaggio.
Critiche respinte
Pur giudicando positivamente il documento - che sarà disponibile nella sua versione completa soltanto tra alcuni mesi - la delegazione elvetica non condivide tuttavia alcuni rimproveri.
A suo avviso il Gafi ha dato troppo peso a certe carenze formali riguardanti l'identificazione dei clienti e il dovere di diligenza di banche e intermediari finanziari.
Inoltre, la delegazione svizzera non è d'accordo con l'opinione degli esperti del Gruppo, secondo cui il sistema di notifica previsto per le banche sarebbe «troppo poco efficiente».
«Anche il cattivo voto alle norme di trasparenza per le persone giuridiche non corrisponde al modo di vedere elvetico», puntualizza Alex Karrer.
Eccesso di regolamentazione
La maggior parte dei rimproveri alla Svizzera erano ad ogni modo già noti - fa notare Karrer - e Berna ne ha tenuto conto nelle sue proposte di adattamento della legge sul riciclaggio poste in consultazione lo scorso gennaio.
Queste proposte sono state tuttavia criticate dall'Asb e dai partiti borghesi che parlano di un «eccesso di regolamentazione».
Lo scorso 30 settembre, il Consiglio federale ha così deciso di aspettare il rapporto prima di prendere ulteriori decisioni.
swissinfo e agenzie
Fatti e cifre
La Svizzera è stata a lungo vista come un paradiso sicuro per il riciclaggio di denaro sporco.
Il 1. luglio 2003, la Commissione federale delle banche ha tuttavia imposto nuove normative più severe.
In breve
Il Gruppo d'azione finanziaria contro il riciclaggio dei capitali è un organismo intergovernativo con sede a Parigi.
Il suo obiettivo è la promozione e il coordinamento di strategie globali di lotta al riciclaggio di denaro sporco.
È composto da 33 membri: 31 Paesi e 2 organizzazioni internazionali (la Commissione europea e il Consiglio di cooperazione del Golfo).