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<h2>SubmittedText<h2><p>Negli ultimi tempi il numero delle azioni violente commesse dall'estremismo islamico è aumentato in Europa e nel mondo. Ormai da tempo l'ondata di violenza non si limita più alle regioni di crisi ed ha raggiunto anche i Paesi europei, minacciando la popolazione civile. Urge di conseguenza agire in maniera preventiva. Anche nel nostro Paese è necessario analizzare in modo approfondito la situazione. Chiediamo urgentemente al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Come valuta la minaccia dell'estremismo violento islamico per il nostro Paese e per i cittadini svizzeri che risiedono o lavorano all'estero?</p><p>2. Dispone di una visione d'insieme sul numero dei gruppi islamici violenti e terroristi che agiscono in Svizzera?</p><p>3. Ritiene che i mezzi a disposizione dei servizi d'informazione e della polizia e gli strumenti giuridici siano sufficienti per riconoscere tempestivamente e combattere le attività violente estremiste e terroriste? In quali settori ritiene necessario intervenire?</p><p>4. Quali risultati concreti nella lotta al terrorismo e all'estremismo hanno finora ottenuto gli Stati dello spazio di Schengen grazie al SIS? Il Consiglio federale condivide l'opinione secondo cui il sistema d'informazione di Schengen (SIS) non è uno strumento efficace per prevenire attentati terroristi come quelli avvenuti a Madrid o nei Paesi Bassi, poiché i dati sensibili rilevanti in materia non vi sono registrati? È inoltre anch'esso dell'avviso che, vista l'evoluzione recente, è necessario riesaminare l'efficacia dell'accordo di Schengen per quanto riguarda la garanzia della sicurezza?</p><p>5. È anche dell'opinione che la neutralità svizzera, nel senso di una rigida osservanza del principio dell'imparzialità e della non ingerenza, abbia assunto maggiore importanza, poiché in tal modo la Svizzera è meno esposta al pericolo di diventare l'obiettivo di attacchi? Il Consiglio federale intende dare di nuovo la dovuta considerazione alla neutralità integrale?</p><p>6. Quali altre misure intende adottare il Consiglio federale per prevenire la minaccia del terrorismo islamico? Intende in particolare fare in modo che l'obiettivo della stabilizzazione del numero di stranieri venga rispettato?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Nel suo rapporto sull'estremismo del 25 agosto 2004 il Consiglio federale osserva che la sicurezza interna della Svizzera attualmente non è minacciata seriamente da nessun gruppo estremista. Inoltre afferma che per quanto riguarda i gruppi estremisti stranieri con motivazioni politiche o religiose, la situazione si può definire relativamente tranquilla, anche se tesa.</p><p>La Svizzera non costituisce tuttora un obiettivo principale per gli attivisti dei gruppi terroristi islamici. A causa del suo ruolo internazionale (CICR, sede dell'ONU a Ginevra ecc.) sussiste tuttavia il pericolo di atti terroristi. Di conseguenza la Svizzera ha attuato le misure di protezione necessarie e le aggiorna continuamente.</p><p>Negli ultimi anni inoltre persone che risiedono in Svizzera sono state vittime della violenza islamica all'estero, ad esempio in occasione degli attentati di Luxor (1997), in Pakistan (2002), a Bali e a Riad (2003) o durante la presa di ostaggi nel deserto del Sahara in Algeria. Simili avvenimenti potranno realizzarsi anche in futuro.</p><p>2. Nei limiti fissati dalla legge federale sulle misure per la salvaguardia della sicurezza interna (LMSI), l'Ufficio federale di polizia (fedpol) si occupa anche degli ambienti islamici violenti in Svizzera. Se vi sono indizi concreti di reato è avviato il perseguimento penale, in particolare nei casi di sospetta appartenenza a un'organizzazione criminale. Una certa lacuna nasce dalla mancanza dei mezzi che permettono di svolgere indagini preventive. S'intende tuttavia eliminare tale lacuna con la revisione della LMSI II. In virtù della legge i dati personali sono trattati singolarmente e la Confederazione non redige elenchi generici di persone sospette, tali da consentire una visione d'insieme e una costante valutazione del loro numero. Tendenzialmente si può comunque affermare che la quota degli islamici violenti si situa nettamente al di sotto dell'1 per mille dell'intera popolazione di fede musulmana residente in Svizzera (circa 340 000 persone). È tuttavia registrabile una tendenza alla radicalizzazione ed è quindi necessaria un'attenta osservazione del fenomeno.</p><p>3. In seguito agli attacchi terroristi dell'11 settembre 2001, la questione della prevenzione e della lotta al terrorismo ha assunto maggiore importanza e urgenza. Nel novembre 2001 il Consiglio federale ha incaricato il DFGP di sottoporgli un rapporto e una proposta sulle misure da adottare per migliorare la lotta contro il terrorismo. Il 26 giugno 2002 il Consiglio federale ha approvato il rapporto "Analisi della situazione attuale e dei rischi per la Svizzera dopo gli attacchi terroristici dell'11 settembre 2001". </p><p>In seguito sono stati concretizzati i lavori di revisione della LMSI, già precedentemente avviati. Essi riguardano soprattutto l'ampliamento dei compiti nei settori disciplinati dalla LMSI, maggiori possibilità di raccogliere informazioni per l'autorità preposta alla prevenzione, l'ampliamento delle possibilità di trattamento dei dati personali degni di particolare protezione e l'istituzione di un'autorità di controllo. La procedura di consultazione è prevista per il 2005.</p><p>4. Grazie al sistema d'informazione di Schengen (SIS), la cooperazione ai fini di ricerca prevista da Schengen/Dublino comporta un netto miglioramento rispetto all'attuale cooperazione nell'ambito di Interpol (chiara base legale, severe disposizioni in materia di protezione dei dati, netta riduzione del tempo necessario per trattare i dati). Il SIS è soprattutto uno strumento di polizia giudiziaria che serve a individuare in modo efficace persone e oggetti ricercati. Inoltre contiene anche informazioni importanti su armi, documenti d'identità e documenti in bianco rubati, il che è importante soprattutto per la lotta contro il terrorismo. Sussiste infine la possibilità della sorveglianza discreta e del controllo specifico ai sensi dell'articolo 99 della Convenzione di applicazione dell'Accordo di Schengen. Queste possibilità sono sfruttate anche nella lotta al terrorismo. Per migliorarla, l'anno scorso sono state ampliate le funzioni del SIS procedendo a varie modifiche. Ora ad esempio le autorità di perseguimento penale e le autorità competenti in materia di stranieri (in relazione ai divieti d'entrata) hanno direttamente accesso al SIS. </p><p>Alla luce di queste circostanze il SIS, a cui attualmente si può accedere soltanto indirettamente, è uno strumento importante anche nella lotta al terrorismo, da sfruttare insieme alle altre importanti forme di cooperazione, in particolare nel settore dei servizi d'informazione. È nell'interesse del nostro Paese impiegare tutti gli strumenti a disposizione nella lotta contro il terrorismo. Non si può stabilire con certezza in quale misura il SIS contribuisca alla lotta contro il terrorismo.</p><p>5. Mentre fino ad alcuni anni fa gli atti di terrorismo, anche quelli di matrice islamica, avvenivano principalmente nelle regioni di crisi, oggi il terrorismo è presente su scala internazionale. I gruppi islamici radicali prendono di mira soprattutto i Paesi con popolazione a maggioranza musulmana che secondo loro si sono discostati troppo dalla retta via. Inoltre il terrorismo è un mezzo impiegato da gruppi radicali anche nel conflitto in Medio Oriente. Gli Stati Uniti e i loro alleati, ad esempio nella guerra contro l'Iraq, costituiscono un ulteriore obiettivo. Gli attentati in Marocco, Arabia Saudita, Indonesia e Spagna confermano questa tendenza. Non partecipare a un conflitto armato e non sostenere nessuna parte coinvolta sono i principi fondamentali del diritto e della politica di neutralità della Svizzera. Questi principi diminuiscono il pericolo che la Svizzera sia coinvolta in conflitti. La politica di neutralità deve essere attuata in modo coerente anche in futuro. </p><p>D'altra parte, nella lotta contro il terrorismo, la Svizzera deve poter fare affidamento sulla cooperazione con i servizi d'informazione e le polizie di altri Paesi, con Interpol, con l'ONU e con l'OSCE. La cooperazione include ad esempio misure quali il divieto di varcare la frontiera e il blocco dei beni appartenenti a presunti terroristi. La Svizzera inoltre s'impegna nella lotta contro il terrorismo promuovendo i diritti umani e la soluzione pacifica dei conflitti.</p><p>6. L'attuale legislazione in materia di stranieri permette misure di allontanamento e di rinvio contro stranieri che minacciano l'ordine e la sicurezza pubblica. Gli Imam ricevono un permesso di dimora soltanto su approvazione dell'Ufficio federale della migrazione. In singoli casi, i permessi vengono rifiutati se vi sono indizi che le loro attività e idee potrebbero minacciare i valori fondamentali del nostro Stato di diritto democratico. </p><p>Il Consiglio federale si prefigge di assicurare un rapporto equilibrato tra l'effettivo della popolazione svizzera e quello della popolazione straniera residente (art. 1 dell'ordinanza che limita l'effettivo degli stranieri; OLS, RS 823.21). Tale rapporto si fonda su criteri di politica demografica, economici, culturali e di contesto sociale e si può misurare in base al grado d'integrazione, vissuto e percepito, degli stranieri nel nostro Paese (vedi anche la risposta alla mozione della commissione speciale 00.3232; Stabilizzazione della quota degli stranieri). Secondo la nuova legge sugli stranieri, attualmente discussa in Parlamento, i cittadini di un Paese che non è membro dell'UE o dell'Associazione europea di libero scambio (AELS) possono essere ammessi in Svizzera per esercitare un'attività lucrativa soltanto se sono altamente qualificati. </p><p>Si prevede inoltre anche in futuro di dare la priorità ai lavoratori dipendenti svizzeri e di limitare la quota degli stranieri ammessi nel nostro Paese. Sono decisive le possibilità d'integrazione professionale e sociale a lungo termine e gli interessi economici globali. Tali principi non sono applicati all'ammissione per motivi umanitari, per il ricongiungimento famigliare e per la formazione e il perfezionamento professionale. La nuova legge prevede anche altre misure efficaci per prevenire gli abusi soprattutto nell'ambito del ricongiungimento famigliare. Anche con la legislazione vigente, l'aumento della popolazione straniera negli ultimi due anni è riconducibile quasi esclusivamente all'immigrazione dai Paesi dell'UE e dell'AELS.</p>  Risposta del Consiglio federale.