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ATENE - Il giornalista Costas Vaxevanis è soprannominato l'"Assange greco". La sua "colpa" è quella di aver pubblicato sul suo periodico Hot Doc i nomi di 2.059 cittadini ellenici che avrebbero da anni conti bancari presso la HSBC in Svizzera - non si sa se dichiarati o no al fisco del loro paese - per un valore stimato tra 1,5 e 2 miliardi di euro. E oggi ad Atene si è aperto il processo che lo vede imputato per violazione della privacy per aver diffuso dati personali considerati sensibili, anche se ha pubblicato soltanto i nomi dei correntisti e non l'ammontare delle cifre depositate sui conti. Rischia fino a tre anni di carcere. Il pubblico ministero ha chiesto la condanna piena e ha detto, rivolgendosi all'imputato: "Lei ha ridicolizzato pubblicamente una serie di persone, le ha consegnate a una società assetata di sangue, la soluzione ai problemi che sta attraversando il paese non è il cannibalismo».
Il presidente della Federazione internazionale dei giornalisti, Jim Boumelha, che ha testimoniato oggi a suo favore, si è detto "sorpreso" dell'arresto e ha definito il processo "una farsa assurda". "Avrei fatto la stessa cosa" ha dichiarato dal canto suo in aula il presidente del sindacato dei giornalisti di Atene Dimitris Trimis.
I dati in questione fanno parte della cosiddetta "Lista Lagarde", che fu consegnata nel 2010 alle autorità greche da Christine Lagarde, allora ministra francese delle Finanze e attuale direttrice del Fondo monetario internazionale. Più governi successivi sembrano aver ignorato la lista, sebbene l'evasione fiscale rimanga uno dei peggiori mali non curati del paese.