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[AZA 0/2] 1A.14/2000 1A.15/2000 I C O R T E D I D I R I T T O P U B B L I C O ***************************************************** 3 gennaio 2001 Composizione della Corte: giudici federali Aemisegger, pre- sidente della Corte e vice-presidente del Tribunale federa- le, Féraud, Catenazzi, Favre e Foglia, supplente. Cancelliere: Crameri. _________ Visti i ricorsi di diritto amministrativo del 21 gennaio 2000 presentati da A.________, patrocinato dall'avv. dott. Florian Baumann, studio legale Stern & Partner, Zurigo, e dalla B.________ N.V., Denderleeuw (B), patrocinata dall' avv. Rudolf Schaller, Ginevra, contro la decisione emanata il 17 dicembre 1999 dalla Camera dei ricorsi penale del Tribunale d'appello del Cantone Ticino, nell' ambito di una procedura di assistenza giudiziaria in materia penale av- viata su domanda del Belgio; R i t e n u t o i n f a t t o : A.- Il 25 ottobre 1996 il Giudice istruttore di Bruxelles ha inoltrato una domanda di assistenza giudizia- ria, completata l'8 novembre 1996, e in seguito il 21 apri- le 1999, nell'ambito di un procedimento penale avviato nei confronti di C.________, D.________, E.________, F.________ e G.________ per i reati di riciclaggio di denaro, possesso illecito e importazione di sostanze stupefacenti, estorsio- ni, organizzazione criminale e traffico di persone. Secondo l'Autorità richiedente gli inquisiti, attraverso le società B.________ N.V. e H.________ Ltd. e la I.________ Trust, avrebbero cercato di riciclare denaro, di provenienza ille- cita, per finanziare le attività della L.________, società attiva nella produzione e diffusione di programmi televisi- vi in curdo; amministratori delegati della B.________ erano C.________ e D.________. Il Giudice istruttore di Bruxelles ha chiesto all' Autorità svizzera di procedere al sequestro e alla consegna della "X.________ collection", consistente in sei zaffiri di grossa caratura, apparentemente di proprietà di A.________ e depositata presso la ditta M.________ nella zona franca dell'aeroporto di Kloten; vi sarebbe il sospet- to che la collezione sia servita al fine di procurare alla B.________, rispettivamente alla L.________, i mezzi finan- ziari leciti necessari per l'ottenimento di una licenza te- levisiva satellitare. Non potendo immettere direttamente sul mercato il provento dei traffici di stupefacenti o del- le estorsioni di cui era sospettata, la B.________ si sarebbe accordata con A.________, concludendo con lui il 5 febbraio 1996 un contratto: questo prevedeva il prestito da B.________ a A.________ di una somma (5 milioni Frs. e 13 milioni DM, pari a circa 10'600'000 ECU), senza interesse, A.________ impegnandosi a restituire alla B.________ 36 ordini di pagamento irrevocabili e incondizionati di una primaria banca occidentale, scadenzati su tre anni, per un valore complessivo di 13'359'540 ECU; a garanzia dell'ope- razione sarebbe servita la nota collezione, assicurata per un valore di US$ 53'339'000. Secondo l'Autorità estera, l'intero traffico è sta- to scoperto con il sequestro, avvenuto in Lussemburgo e tutt'ora operativo, degli importi consegnati dalla B.________ a A.________ e da quest'ultimo rimessi a un suo agente, perché li depositasse in una banca lussemburghese. Il 6 marzo 1998 A.________ e la B.________ hanno stipulato una convenzione, che secondo il primo avrebbe annullato retroattivamente il citato contratto del 1996; questa conclusione è contestata dalla B.________. B.- Con decisione del 19 novembre 1996 il Procura- tore pubblico del Cantone Ticino (PP), a cui l'allora Uffi- cio federale di polizia (UFP), ora Ufficio federale di giu- stizia, aveva delegato l'esecuzione della rogatoria, ha or- dinato il sequestro della "X.________ collection". Nel frattempo, informazioni preliminari aperte pa- rallelamente dal Ministero pubblico ticinese per riciclag- gio nei confronti di A.________ sono sfociate in un non luogo a procedere del 15 ottobre 1998. I risultati dell'in- chiesta svizzera sono stati trasmessi all'Autorità rogante. Il sequestro è stato confermato dalla Camera dei ricorsi penali del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CRP) con sentenza del 18 agosto 1998. Con decisione del 4 maggio 1999, il PP ha ordinato la trasmissione all'Autorità richiedente della "X.________ collection". C.- La CRP, adita da A.________, ne ha respinto il ricorso; ha egualmente respinto, in quanto ricevibili, le osservazioni al ricorso della B.________. La Corte cantona- le ha rilevato che la legittimazione attiva dei ricorrenti non era chiara; ha però lasciato irrisolta la questione, ritenendo che si trattava di quesiti di merito, la cui so- luzione sfuggiva all'Autorità rogata. Nel merito, la CRP ha precisato che le norme applicabili consentono la confisca e la consegna non solo dei proventi di reato, ma anche degli strumenti usati per compierlo; ora, essendo l'inchiesta fo- calizzata in Belgio, sede della B.________, rispetto alle diramazioni delle indagini in numerosi Paesi europei, appa- riva senz'altro giustificata la centralizzazione della pro- cedura presso la giustizia belga, e di conseguenza anche la responsabilità del contestato sequestro. Sempre secondo la CRP, alla consegna della collezione all'Autorità belga non si opporrebbe il contenzioso volto a stabilirne il proprie- tario, rispettivamente l'avente diritto, quesito su cui la Corte cantonale ha negato di aver titolo per giudicare. D.- Sia A.________ (causa 1A.14/2000) che la B.________ (causa 1A.15/2000) presentano un ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale contro la menzionata decisione. A.________ chiede di annullare la decisione stessa e quella di trasmissione del PP e di re- spingere la domanda di assistenza; postula inoltre il dis- sequestro della "X.________ collection" a suo favore. La B.________ chiede, in via principale, di annullare la deci- sione impugnata e le decisioni di sequestro e di trasmis- sione del PP e, in via subordinata, di subordinare la con- segna della "X.________ collection" alle Autorità belghe alla condizione ch'esse dichiarino di impegnarsi a resti- tuirgliela, una volta dissequestrata. E.- La CRP si è riconferma nella propria decisio- ne. Il PP e l'UFP chiedono di respingere i ricorsi. Nelle osservazioni al ricorso di A.________, la B.________ ha contestato i diritti di quest'ultimo sulla collezione, mentre A.________ ha contestato la legittima- zione della B.________ a ricorrere e ribadito i suoi dirit- ti. F.- Il 7 aprile 2000 A.________ ha comunicato che il 28 settembre 1999 era stato dichiarato a Lugano il suo fallimento, precisando che l'interesse al mantenimento del ricorso rimaneva comunque intatto, considerati i diritti della massa fallimentare. L'Ufficio dei fallimenti, mediante lettera del 21 aprile 2000 al Tribunale federale ha chiesto che, in caso d'accoglimento del ricorso di A.________, la "X.________ collection" venisse consegnata non a lui, ma all'Ufficio, in rappresentanza della massa fallimentare. Mediante lettera dell'8 maggio 2000, la B.________, vista la rivendicazione dell'Ufficio dei fallimenti sui beni sequestrati, ha chiesto di respingere la rogatoria e ribadito i suoi diritti di creditore pignoratizio. Il 19 maggio 2000 A.________ ha contestato l'ammis- sibilità dello scritto 8 maggio 2000 della B.________, chiedendo in subordine di fissargli un termine per presen- tare proprie controsservazioni. Ottenutolo, vi ha rinuncia- to con lettera dell'8 giugno 2000. Il 20 ottobre 2000 A.________ ha prodotto una dichiarazione dell'Ufficio di esecuzione di Lugano, attestante che nei suoi confronti non vi erano procedure esecutive in corso né risultavano iscritti, presso il predetto Ufficio, attestati di carenza di beni. C o n s i d e r a n d o i n d i r i t t o : 1.- Il Tribunale federale esamina d'ufficio e con piena cognizione l'ammissibilità dei ricorsi che gli vengo- no sottoposti, senza essere vincolato, in tale ambito, da- gli argomenti delle parti o dalle loro conclusioni (DTF 126 I 257 consid. 1, 126 II 506 consid. 1, 126 III 485 consid. 1). a) I ricorsi sono in stretta relazione tra loro, la sentenza impugnata è la stessa e concerne la medesima fattispecie, e le censure ricorsuali sono, in parte, analo- ghe. Si giustifica pertanto di trattare i gravami congiun- tamente e di deciderli con un unico giudizio (DTF 122 II 367 consid. 1a, 113 Ia 161 consid. 1, 390 consid. 1). b) Secondo l' art. 37 cpv. 3 OG, la sentenza è re- datta in una lingua ufficiale, di regola in quella della decisione impugnata; se le parti parlano un'altra lingua ufficiale, la sentenza può essere redatta in questa lingua. Il ricorso di A.________ è redatto in tedesco, quello della B.________ in francese; la procedura di assistenza è stata condotta dalle Autorità del Cantone Ticino in lingua ita- liana, che è la lingua in cui è stesa la decisione impugna- ta. Si giustifica pertanto di seguire la regola generale fissata dall' art. 37 cpv. 3 OG e di redigere il giudizio in italiano. c) Belgio e Svizzera sono parti contraenti della Convenzione europea di assistenza giudiziaria in materia penale del 20 aprile 1959 (CEAG; RS 0.351.1). La legge fe- derale sull'assistenza internazionale in materia penale del 20 marzo 1981 (AIMP; RS 351.1) e la sua ordinanza di appli- cazione (OAIMP; RS 351.11) sono applicabili alle questioni che la prevalente Convenzione internazionale non regola espressamente o implicitamente, come pure quando il diritto nazionale sia più favorevole all'assistenza di quello con- venzionale ( art. 1 cpv. 1 AIMP ; DTF 123 II 134 consid. 1a), fatto salvo il rispetto dei diritti fondamentali (DTF 123 II 595 consid. 7c). Nella fattispecie entra altresì in linea di conto la Convenzione sul riciclaggio, la ricerca, il sequestro e la confisca dei proventi del reato, conclusa a Strasburgo l'8 novembre 1990 (RS 0.311.53; cosiddetta Convenzione n° 141), entrata in vigore per la Svizzera il 1° settembre 1993 e il 1° maggio 1998 per il Belgio, la quale trova applicazione in tema di confisca di proventi di reato, di strumenti di reato e del valore sostitutivo dei proventi (art. 1c; art. 2, art. 13 cpv. 1). d) Secondo la norma speciale dell' art. 25 cpv. 6 AIMP, il Tribunale federale non è vincolato dalle censure e dalle conclusioni delle parti; esso esamina liberamente se i presupposti per la concessione dell'assistenza sono adem- piuti e in quale misura questa deve essere prestata (DTF 123 II 134 consid. 1d, 118 Ib 269 consid. 2e). Non è tutta- via tenuto, come lo sarebbe un'Autorità di vigilanza, a ve- rificare la conformità delle decisioni impugnate con l'in- sieme delle norme applicabili ( DTF 123 II 134 consid. 1d). Quando, come in concreto, la decisione impugnata emana da un'Autorità giudiziaria, il Tribunale federale è vincolato all'accertamento dei fatti, qualora non risultino manife- stamente inesatti o incompleti oppure accertati violando norme essenziali di procedura ( art. 105 cpv. 2 OG ; DTF 123 II 134 consid. 1e e rinvii). Le conclusioni che vanno oltre la richiesta di annullamento della decisione impugnata so- no, di massima, ammissibili ( art. 25 cpv. 6 AIMP e 114 OG; DTF 122 II 373 consid. 1c e rinvii). e) Interposto tempestivamente contro una decisione di sequestro e consegna di oggetti provento o strumento di reati, acquisiti in esecuzione di una domanda di assistenza resa dall'Autorità cantonale di ultima istanza, i ricorsi di diritto amministrativo sono ricevibili sotto il profilo dell' art. 80f cpv. 1 AIMP. f) La CRP ha lasciato aperto il quesito della le- gittimazione attiva dei ricorrenti: ha ritenuto infatti che sia la posizione della B.________, quale creditrice pigno- ratizia, sia quella di A.________, come proprietario della collezione, non erano chiare; ha concluso pertanto che la questione di sapere chi, tra loro, possa vantare diritti sulle pietre preziose, rispettivamente opporsi alla loro consegna all'Autorità richiedente, attiene soprattutto al merito e non può essere risolto dall'Autorità richiesta. Certo, il Tribunale federale, applicando il previ- gente art. 74 AIMP, aveva precisato che non spetta all'Au- torità richiesta pronunciarsi sulla sorte definitiva degli oggetti da consegnare e ch'essa non deve pertanto stabilire neppure diritti o obblighi di natura civile: e questo per- ché la decisione di merito su un'eventuale confisca o su diritti di natura civile riguardo agli oggetti da consegna- re dev'essere presa dalle Autorità giudiziarie dello Stato richiedente, in applicazione del suo diritto (DTF 117 Ib 517 consid. 11a pag. 550). I ricorrenti adducono, come incombe loro, i fatti che fonderebbero la rispettiva legittimazione a ricorrere ( DTF 123 II 161 consid. 1d/bb pag. 165). Tali fatti non so- no tuttavia chiari, sia riguardo alla qualifica di A.________ quale proprietario delle pietre preziose (egli ha dichiarato alle Autorità lussemburghesi, il 28 marzo 1996, di avere "loué le droit de propriété de N.________"), sia riguardo al contestato annullamento retroattivo del contratto del 1996 sia riguardo alla validità del diritto di pegno della B.________ sulla collezione stessa. A.________ appare formalmente il proprietario della "X.________ Collection". Indipendentemente dal titolo per cui lo sia divenuto, la sua legittimazione si fonda sulla presunzione conferitagli dal possesso dei beni contestati ( art. 930 CC ). Nel caso della consegna di oggetti con i quali è stato commesso il reato, o del suo ricavo, la le- gittimazione a ricorrere dev'essere riconosciuta all'acqui- rente che rende verosimile di aver acquisito in buona fede diritti su tali oggetti ( DTF 123 II 134 consid. 1c; Robert Zimmermann, La coopération judiciaire internationale en ma- tière pénale, Berna 1999, n. 308 pag. 235; sulla consegna di oggetti v. pure DTF 123 II 595 consid. 4c con rinvii; sulla legittimazione giusta l' art. 80h lett. b AIMP, rela- tiva alla trasmissione di informazioni e di mezzi di prova secondo l' art. 74 AIMP vedi invece DTF 126 II 258 consid. 2d, 125 II 356 consid. 3b). Non occorre quindi esaminare oltre la legittimazione della B.________, visto che si deve in ogni caso esaminare il ricorso di A.________. 2.- Entrambi i ricorrenti rimproverano alla CRP di aver violato il diritto di essere sentito e, in particola- re, di aver ritenuto la consegna dei gioielli giustificata poiché usati quale strumento per compiere un riciclaggio di denaro e non quale provento di reato; ora, solo con la sen- tenza della CRP A.________ avrebbe appreso che la Conven- zione n. 141 imporrebbe di scostarsi dalla regola dell' art. 74a cpv. 3 AIMP, secondo cui la consegna avviene di massima su decisione passata in giudicato ed esecutiva dello Stato richiedente. La B.________ fa valere dal canto suo che la Corte cantonale non le avrebbe dato accesso alle contros- servazioni di A.________ sul suo ricorso. a) Dal diritto di essere sentito, desumibile dall' art. 29 cpv. 2 Cost. (e in precedenza dall' art. 4 vCost. ), la giurisprudenza ha dedotto il diritto dell'interessato a esprimersi prima che una decisione sia presa a suo sfavore, di fornire prove sui fatti che possono influenzare la deci- sione, di poter consultare gli atti di causa, di partecipa- re all'assunzione delle prove, di prenderne conoscenza e di pronunciarsi in merito, come pure di addurre i propri argo- menti ( DTF 126 I 7 consid. 2b, 15 consid. 2a/aa, 19 consid. 2a, 126 V 130 consid. 2a e b, 123 I 63 consid. 2a). L'Auto- rità che inserisce nel fascicolo processuale nuovi documen- ti, di cui intende prevalersi nella decisione, deve infor- marne le parti ( DTF 124 II 132 consid. 2b e rinvii). Un'eventuale violazione del diritto di essere sen- tito, derivante per esempio da un difetto di motivazione o dal mancato accesso agli atti (sul loro esame nell'ambito dell'assistenza vedi l' art. 80b AIMP ), può essere sanata, di massima, anche nell'ambito della presente procedura di ricorso ( DTF 124 II 132 consid. 2d, 117 Ib 64 consid. 4 pag. 87; cfr. anche DTF 126 I 68 consid. 2 pag. 72; Zimmer - mann, op. cit., n. 265, 268 e 273 pag. 214). b) aa) Nella decisione impugnata la CRP ha rileva- to che il Procuratore pubblico, in conformità dell' art. 80b AIMP, avrebbe "fatto meglio" a sottoporre a A.________ la domanda di consegna all'estero prima di decretare la chiu- sura della procedura di assistenza. La CRP ha comunque ri- tenuto a ragione che questa omissione non comportava l'an- nullamento della decisione di chiusura, poiché dinanzi a lei, che fruisce di pieno potere cognitivo, A.________ ha avuto completo accesso agli atti e ampia possibilità di esprimersi, ciò che ha sanato il censurato vizio. La stessa conclusione vale per l'asserita carenza di motivazione del- la decisione del PP, oggetto di diffuse critiche da parte di A.________. Certo, nella decisione del 26 febbraio 1999 il PP ha invitato l'Autorità belga a precisare la prove- nienza delittuosa della collezione; egli ha però anche ri- levato che nella rogatoria non era stata considerata la provenienza delittuosa della collezione, quanto "il suo possibile uso nell'ambito del riciclaggio di denaro". Con- siderato che decisivo, come si dirà (cfr. anche DTF 126 II 495 consid. 5e/aa), è il contenuto della richiesta estera, è manifesto che la CRP poteva pronunciarsi anche sul quesi- to dell'uso della collezione quale strumento di riciclag- gio, per cui non si è affatto in presenza di una nuova qua- lificazione giuridica della fattispecie, sulla quale il ri- corrente avrebbe avuto, a determinate condizioni, la facol- tà di potersi esprimere ( DTF 126 I 19 consid. 2a e c; cfr. anche DTF 124 I 49 consid. 3c). Poiché la CRP non ha fonda- to la contestata decisione su una norma o un motivo giuri- dico non evocato nella procedura anteriore, il diritto di essere sentito del ricorrente non è stato violato, ritenuto come egli poteva ravvisarne la rilevanza nella fattispecie ( DTF 123 I 63 consid. 2d pag. 69, 115 Ia 94 consid. 1b e rinvii). bb) La B.________ ammette che, dopo numerose ri- chieste di accesso alle decisioni di sequestro e di conse- gna del PP, essa ha potuto infine, in data 28 settembre 1999, e quindi prima dell'inoltro delle sue "osservazioni contenenti un ricorso" alla CRP, consultare l'incarto con- cernente la procedura di assistenza giudiziaria (ricorso pag. 9), oggetto del presente litigio; l'asserita violazio- ne del suo diritto di essere sentito è stata quindi sanata. A torto i ricorrenti rimproverano alla CRP di non avere semplicemente annullato le decisioni del PP. Essi, infatti, già nella procedura cantonale di ricorso hanno po- tuto avere accesso all'incarto e hanno potuto esprimersi, con l'eccezione di cui si è detto e di cui si dirà, prima dell'emanazione del giudizio della CRP. Al più tardi a quel momento, essi hanno potuto prendere conoscenza della doman- da complementare di assistenza del 21 aprile 1999 che indi- cava, in modo sufficientemente chiaro, le ragioni che impo- nevano il mantenimento del sequestro e la consegna della collezione di gioielli, il cui uso - così nella traduzione italiana - "sembrava necessario per commettere l'operazione di riciclaggio di fondi criminali che non potevano essere utilizzati nell'economia legale". cc) La B.________ fa valere inoltre che la CRP non le avrebbe trasmesso, neppure con la decisione impugnata, le controsservazioni di A.________ al suo allegato del 28 ottobre 1999. Nel criticato giudizio la CRP ha rilevato che le controsservazioni, non stralciate dagli atti, e con le quali veniva contestato il diritto di pegno poiché il con- tratto originale sarebbe stato annullato con la convenzione del 6 marzo 1998, erano state presentate spontaneamente da A.________ (fatti h, pag. 4). Ora, dinanzi al Tribunale federale, è stata data alle parti opportunità di accedere agli atti del procedimento, e quindi anche alla menzionata memoria, e di formulare eventuali critiche, e le proprie osservazioni alle censure della controparte. Esse hanno così compiutamente potuto far uso del loro diritto di esse- re sentito e le loro stesse critiche dimostrano ch'esse hanno chiaramente compreso la portata del giudizio impugna- to, contestandolo con conoscenza di causa ( DTF 126 I 15 consid. 2a/aa in fine, 97 consid. 2b, 124 II 146 consid. 2a, 123 I 31 consid. 2c). Infondata è quindi anche la censura di carenza di motivazione della decisione della CRP. L' art. 29 cpv. 2 Cost., come il previgente art. 4 vCost., non pone esigenze troppo severe all'obbligo di motivazione, visto che l'Auto- rità è tenuta a esprimersi solo sulle circostanze signifi- cative e rilevanti, atte a influire sul giudizio di merito, e non su ogni allegazione fattuale, mezzo di prova od obie- zione giuridica addotti dalle parti ( DTF 126 I 97 consid. 2b, 121 I 54 consid. 2c), ciò che è avvenuto in concreto. Le garanzie contenute nella AIMP non conferiscono una pro- tezione più estesa di quella fornita dalla garanzia costi- tuzionale stessa ( art. 80d AIMP ; DTF 124 II 184 consid. 3 inedito, apparso in Rep 1998, pag. 152 segg.). c) I ricorrenti sostengono poi che la domanda com- plementare, inviata il 21 aprile 1999 per il tramite dell' UFP e, il 7 aprile precedente, direttamente al Ministero pubblico, sarebbe tardiva: essa non rispetterebbe in effet- ti il termine del 20 aprile 1999 fissato dal Ministero pub- blico all'Autorità richiedente affinché fornisse, se inten- deva mantenere il sequestro, indicazioni concrete sulla provenienza delittuosa della collezione. La CRP ha ritenuto che una domanda, complementare o no, può essere presentata in qualsiasi momento e che, tutt'al più, lo Stato richie- dente si è esposto al rischio di vedere la collezione dis- sequestrata alla scadenza del termine. Ha ritenuto altresì che si trattava di un caso d'urgenza, che autorizzava la trasmissione diretta tra le Autorità giudiziarie secondo l' art. 15 cpv. 2 CEAG, ciò che è contestato dai ricorrenti. Secondo la giurisprudenza, l'assenza del requisito dell'urgenza non costituisce una deficienza grave ai sensi dell'art. 2 lett. d AIMP, tale da invalidare la richiesta di assistenza ( DTF 116 Ib 86 consid. 5; sentenze inedite dell'11 novembre 1993 in re Titolare dei conti, consid. 3, e del 28 febbraio 1994 in re M., consid. 3). Inoltre, l'in- teresse pubblico volto a salvaguardare la procedura ordi- naria è comunque preservato dal fatto che le commissioni esperite d'urgenza sono rispedite, corredate dai documenti relativi all'esecuzione, secondo la procedura ordinaria dell' art. 15 cpv. 1 CEAG, ossia all'UFP ( art. 17 AIMP ), co- me avvenuto nella fattispecie. Non occorre quindi risolvere il quesito di sapere se è dato il requisito dell'urgenza, per cui l'Autorità di esecuzione e le Autorità di ricorso possono fondarsi sulla domanda complementare. 3.- I ricorrenti fanno valere la lacunosità della richiesta d'assistenza. a) La censura non regge, visto che la richiesta, con il complemento del 21 aprile 1999, adempie le esigenze poste dagli art. 14 cpv. 1 CEAG e 28 AIMP. Come ha rilevato la CRP, in particolare dal citato complemento si evince che l'inchiesta per riciclaggio di denaro proveniente da atti- vità criminali è iniziata nel 1966 mediante il sequestro in Lussemburgo di un'importante somma di franchi svizzeri e di marchi tedeschi, trasportati in una valigetta per conto della B.________. Il transito di fondi sospetti fu peraltro constatato su conti della B.________ e della H.________, società attiva nella produzione e diffusione di programmi televisivi in curdo, i cui dirigenti risultano avere stret- ti legami con il PKK. Secondo la B.________, il denaro sequestrato sarebbe frutto di donazioni volontarie, ammini- strate dal I.________ Trust; tuttavia, una verifica effet- tuata dall'Autorità belga presso persone indicate come do- natori ha smentito tale assunto. In effetti, diverse in- chieste hanno evidenziato che persone che rivestono ruoli importanti nella B.________ e nella H.________ sono impli- cate nel riciclaggio di denaro proveniente dal traffico di stupefacenti o da estorsioni. La Corte cantonale ha conclu- so che, secondo l'Autorità richiedente, sussisterebbe il fondato sospetto che i fondi della B.________ e del Trust curdo provengano dalle predette attività criminali e che per l'impossibilità di immettere direttamente questo denaro sul mercato, o di usarlo quale garanzia bancaria in vista dell'ottenimento di una licenza televisiva satellitare, erano state depositate le gemme della "X.________ Collec- tion", conformemente al noto contratto del 5 febbraio 1996. b) I ricorrenti sostengono che non sarebbero di- mostrate la provenienza delittuosa della collezione né la sussistenza di reati di riciclaggio. A.________ rileva che l'Autorità richiedente non sostiene ch'egli avrebbe commes- so reati, né che sarebbe coinvolto nel procedimento penale belga, né che la collezione abbia una provenienza delittuo- sa: non sussisterebbe pertanto, a suo dire, alcun motivo che giustifichi il sequestro e la consegna dei gioielli. Con la loro argomentazione i ricorrenti disattendo- no che l'Autorità estera non deve provare la commissione del prospettato reato ma soltanto esporre in modo suffi- ciente le circostanze e gli indizi sui quali fonda i propri sospetti. Spetterà al Giudice straniero del merito esamina- re se l'Accusa potrà esibire o no le prove del reato (DTF 122 II 367 consid. 2c). Né l'Autorità estera deve produrre i mezzi di prova sui quali fonda la richiesta (v. art. 14 CEAG e 28 AIMP), essendo sufficiente che ne renda verosimi- le, come in concreto, l'esistenza (sentenza inedita del 13 ottobre 1995 nella causa I., consid. 2d; Zimmermann, op. cit., n. 165 pag. 123 e n. 412 in fine, pag. 319; cfr. an- che DTF 118 Ib 111 consid. 5b pag. 122). Non spetta infine al giudice svizzero dell'assistenza, ma a quello estero del merito, pronunciarsi sulla (contestata) valutazione delle prove posta a fondamento della richiesta ( DTF 121 II 241 consid. 2b pag. 244, 117 Ib 64 consid. 5c pag. 88, 112 Ib 347 consid. 4). Certo, la B.________ adduce che, con la stipulazione di un accordo tra lei e la O.________ di A.________, la cui esecuzione era garantita dalla collezio- ne, si sperava di guadagnare circa 2,8 milioni di ECU: que- sta versione dei fatti, e la valutazione di tale prova, do- vranno essere verificate dal Giudice belga del merito, at- teso che non emergono elementi atti a far ritenere la roga- toria addirittura abusiva ( DTF 122 II 134 consid. 7b). L' Autorità richiedente ha in effetti precisato che l'inchie- sta ha permesso di appurare che, contrariamente all'assunto della B.________, la maggior parte del denaro indicato nelle liste dei donatori belgi non proveniva da doni volon- tari. Ora, il Tribunale federale è vincolato dall'esposto dei fatti, non lacunoso né contraddittorio, contenuto nella rogatoria ( DTF 118 Ib 111 consid. 5b pag. 121, 547 consid. 3a, 117 Ib 64 consid. 5c pag. 88). Né si è in presenza di una violazione del principio della proporzionalità, ritenu- to che tra i fatti descritti nella richiesta e la collezio- ne esiste, se del caso anche all'insaputa di A.________, una relazione diretta e oggettiva ( DTF 120 Ib 251 consid. 5a e b, 124 II 241 consid. 3c). Del resto, ai fini dell'assistenza giudiziaria, de- terminanti non sono solo eventuali imputazioni rivolte alla persona nei cui confronti è diretta la domanda, ma tutti gli atti punibili all'estero e, quindi, anche la fattispe- cie concernente gli indagati menzionati nella rogatoria. c) A.________ incentra il ricorso sulla sua estra- neità ai prospettati reati. Ciò facendo, egli misconosce che la concessione dell'assistenza non presuppone che l'in- teressato, nei cui confronti la domanda è rivolta, coincida con l'inquisito o l'accusato nel procedimento aperto nello Stato richiedente. In effetti, l'assistenza dev'essere pre- stata anche per acclarare se il reato fondatamente sospet- tato sia effettivamente stato commesso, e non soltanto per scoprirne l'autore o raccogliere prove a suo carico (DTF 118 Ib 547 consid. 3a pag. 552). È sufficiente che sussista una relazione diretta e oggettiva tra la persona o la so- cietà e il reato per il quale si indaga, eventualità che si verifica per la collezione litigiosa, e ciò senza che siano necessarie un'implicazione nell'operazione criminosa e an- cor meno una colpevolezza soggettiva ai sensi del diritto penale ( DTF 120 Ib 251 consid. 5a e b; Zimmermann, op. cit., n. 227). L'eventuale qualità di persona, fisica o giuridica, non implicata nell'inchiesta all'estero non con- sente a priori di opporsi alle misure di assistenza, a mag- gior ragione dopo l'abrogazione dell' art. 10 cpv. 1 AIMP. d) Limitandosi ad addurre la manifesta inutilità della collezione per il procedimento estero, i ricorrenti misconoscono che la questione di sapere se essa sia neces- saria o utile dev'essere lasciata, di massima, all'apprez- zamento delle Autorità richiedenti. Lo Stato richiesto non dispone infatti dei mezzi per pronunciarsi sull'opportunità di assumere determinate prove (o di confiscare determinati oggetti) e non può sostituire il proprio potere di apprez- zamento a quello dell'Autorità estera che conduce le inda- gini ( DTF 121 II 241 consid. 3a, 120 Ib 251 consid. 5c). L'Autorità belga, contrariamente all'Autorità svizzera, di- spone di tutte le risultanze processuali e può pertanto va- lutare compiutamente, vista la complessità del procedimen- to, la rilevanza della collezione. 4.- a) I ricorrenti fanno valere che l'Autorità richiedente non avrebbe sostenuto, e tanto meno dimostrato, la provenienza delittuosa della collezione. Al riguardo, i Giudici cantonali hanno ritenuto che non solo il provento ma anche gli strumenti di reato sono passibili di confisca: hanno considerato quindi infondata la critica ricorsuale riguardo alla provenienza delittuosa delle pietre preziose. I ricorrenti negano anche l'attività di riciclaggio: in ef- fetti, informazioni preliminari aperte parallelamente dal Ministero pubblico ticinese per riciclaggio nei confronti di A.________ sono sfociate il 15 ottobre 1998 in un non luogo a procedere poiché "sul territorio ticinese e svizze- ro" A.________ non ha violato norme relative al riciclaggio o al traffico di stupefacenti. b) Nel complemento alla domanda l'Autorità estera precisa che, secondo gli indizi raccolti, i fondi della B.________ proverrebbero da attività criminali, che questa società necessitava di una garanzia bancaria per ricevere una licenza satellitare, che la collezione litigiosa sareb- be servita per ottenere questa garanzia e che l'uso della collezione sembrava necessario per attuare il riciclaggio di fondi che non potevano essere utilizzati nell'economia legale; l'Autorità concludeva chiedendo di mantenere il sequestro e di trasmetterle, se possibile, i beni se- questrati. La CRP ha ritenuto il sequestro e la confisca di uno strumento di reato possibili anche qualora A.________ avesse agito in buona fede, visto che i suoi diritti sulla collezione, tutt'altro che dimostrati, potranno se del caso essere fatti valere in Belgio. La Corte cantonale ha ricor- dato poi che una decisione di non luogo a procedere non ha forza di cosa giudicata poiché, secondo l' art. 187 CPP /TI, il procedimento può essere riaperto dal Procuratore pubbli- co, quando si scoprano nuove prove. L'invocato decreto si riferisce d'altra parte solo all'accertamento che A.________ non ha infranto norme penali sul territorio svizzero; questi sostiene nondimeno che, secondo l' art. 6 CP, eventuali reati di riciclaggio avrebbero dovuto essere perseguiti in Svizzera, indipendentemente dal luogo in cui fossero stati commessi, visto altresì che la collezione si trovava in Svizzera; ne deduce che, in seguito alla revoca di un ordine di sequestro spiccato nei confronti della B.________ in Lussemburgo, non sussisterebbe alcun motivo per mantenere la misura e per ordinare la criticata conse- gna. Il sequestro nel Lussemburgo era stato ordinato nell'ambito di un'inchiesta per violazione di norme concer- nenti la lotta alle sostanze stupefacenti. Dal complemento rogatoriale si evince che i fondi della B.________ prover- rebbero da attività criminali e sarebbero stati raccolti, fra l'altro, in Belgio, Francia, Paesi Bassi, Gran Breta- gna, Germania, Austria, Svezia, Danimarca, Stati Uniti d' America e in Svizzera. Il fatto che in Svizzera non sono state accertate violazioni della legge federale sugli stu- pefacenti e dell' art. 305bis CP non esclude pertanto che nell'ambito del procedimento penale estero, aperto prima di quello svizzero e nel luogo ove si sono essenzialmente svolti i fatti, non risultino siffatte violazioni, commesse da altre persone. La competenza internazionale dello Stato richiedente a reprimere i prospettati reati non può quindi seriamente essere messa in dubbio (cfr. DTF 126 II 212 ). c) In tale ambito A.________ fa valere a torto una violazione del principio "ne bis in idem", già per il fatto che in Belgio nei suoi confronti non è stato avviato alcun procedimento penale, mentre la decisione di dissequestro lussemburghese concerne la B.________. Certo, secondo l' art. 5 cpv. 1 lett. a n. 1 AIMP, da lui invocato, la ri- chiesta di assistenza è irricevibile se in Svizzera o nello Stato in cui il reato è stato commesso il giudice ha pro- nunciato nel merito l'assoluzione o l'abbandono. Questi mo- tivi di esclusione, legati alla forza di cosa giudicata, presuppongono tuttavia che la situazione sia chiara: in caso di dubbio, la cooperazione dev'essere concessa poiché la questione di sapere definitivamente se l'azione penale sia estinta nello Stato richiedente spetta solo alle Auto- rità di tale Stato ( Zimmermann, op. cit., n. 427 pag. 330). Del resto, l' art. 5 AIMP non osta alla cooperazione inter- nazionale quando essa concerne partecipanti ai prospettati reati (coautori, complici, istigatori) che non sono oggetto della procedura in Svizzera ( Zimmermann, op. cit., n. 428; cfr. anche l' art. 66 cpv. 2 AIMP ). Né si è in presenza del- la fattispecie prevista dalla riserva Svizzera all' art. 2 lett. a CEAG. La semplice asserzione della B.________ - società anonima del diritto belga con sede in Belgio, di massima non legittimata a far valere l'implicita lesione dell' art. 2 AIMP ( DTF 125 II 356 consid. 3b) - secondo cui la conse- gna della collezione all'Autorità richiedente muterebbe la sua situazione giuridica, essendo secondo lei notorio che il funzionamento della giustizia belga non raggiungerebbe la qualità della giustizia zurighese, è priva di consisten- za, già per il fatto ch'essa non rende per nulla verosimile la fondatezza del suo assunto ( DTF 125 II 356 consid. 8a pag. 364 in fine) e che il Belgio ha ratificato sia la CEDU che il Patto ONU II ( DTF 123 II 134 consid. 6b). d) A.________ ribadisce che l'Autorità richieden- te, come rilevato anche dal PP nella decisione del 26 feb- braio 1999, non fa valere la provenienza delittuosa della collezione né essa, invitata a fornire indicazioni al ri- guardo, avrebbe sostenuto una siffatta tesi nella domanda complementare. Ora, sia il PP che la CRP hanno ritenuto che l'Autorità estera sospetta che le pietre preziose possano essere state usate quale strumento di riciclaggio; la CRP ha aggiunto essere comunque scontato che, in tale contesto, la collezione possa servire anche a fini probatori. A.________ contesta questa tesi, affermando che lui solo avrebbe potuto usarla come un siffatto strumento. Ora, vi- sto che in Belgio non è stato aperto alcun procedimento pe- nale nei suoi confronti e che in Svizzera, ove sono state compiute tutte le operazioni concernenti la collezione, è stato emanato il noto decreto di non luogo a procedere, la consegna della collezione sarebbe esclusa. Con questa argo- mentazione A.________ disattende tuttavia che l'Autorità estera non gli rimprovera d'aver usato la collezione per riciclare denaro. L'uso delle pietre preziose quale stru- mento di riciclaggio potrebbe essere avvenuto infatti anche a sua insaputa (cfr. DTF 117 Ia 424 consid. 20a). A.________ fa valere poi che non sarebbe possibile confiscare meri valori patrimoniali come "instrumenta sce- leris", rispettivamente che il diritto belga non conosce- rebbe la misura della confisca di beni rinvenuti nel patri- monio dell'accusato se non nel caso di vantaggi tratti direttamente dal reato. Visto l'esito del gravame la que- stione può essere lasciata irrisolta. Certo, il sequestro ha un senso, di massima, solo ai fini di un'eventuale con- fisca: tale misura non può essere tuttavia esclusa a priori considerato il sospetto dell'Autorità estera, secondo cui la collezione di gioielli, come tale, può costituire stru- mento di reato, la cui confisca sarebbe ammissibile sia ai sensi del diritto nazionale che di quello internazionale (art. 1 Convenzione n° 141). e) Anche la censura secondo cui i procedimenti contro la B.________ avrebbero carattere unicamente politi- co non regge. È vero che l'assistenza può essere rifiutata quando la domanda si riferisca a reati considerati dallo Stato rogato come delitti politici o connessi con delitti politici ( art. 2 lett. a CEAG e art. 18 cpv. 1 lett. d della Convenzione n° 141; sulle nozioni di reati politici assoluti e relativi vedi DTF 125 II 569 consid. 9b pag. 578 e rinvii; Zimmermann, op. cit., n. 380-393). Al riguardo non è sufficiente limitarsi a evocare, come fa la ricorren- te, un determinato contesto politico per rifiutare la coo- perazione internazionale, soprattutto quando l'assistenza sia domandata da un altro Stato che non quello direttamente implicato dall'asserito delitto politico, e legato alla Svizzera da trattati ( DTF 117 Ib 64 consid. 5c pag. 89, 115 Ib 68 consid. 5a pag. 85, 113 Ib 175 consid. 6a pag. 179). In concreto, benché la B.________ alleghi le finalità della sua attività, consistente a suo dire nel produrre e diffon- dere programmi televisivi per il popolo curdo nel mondo intero, non va misconosciuto che i fondati sospetti di cui la rogatoria fa stato riguardano reati di diritto comune. 5.- A.________ fa valere che la CRP, confermando la consegna della collezione prima che fosse emanata un' eventuale decisione passata in giudicato ed esecutiva nello Stato richiedente avrebbe violato l' art. 74a cpv. 3 AIMP. La CRP ha ritenuto che, secondo l'invocata norma, la consegna può avvenire in ogni stadio del procedimento e aggiunto che la Convenzione n° 141 prevede la cooperazione più ampia possibile tra gli Stati contraenti. Secondo la Corte cantonale, la centralità dell'inchiesta belga giusti- ficherebbe la centralizzazione della procedura in quel Paese, che dovrebbe assumersi anche la responsabilità del postulato sequestro confiscatorio: d'altra parte, essa non sarebbe competente per determinare il proprietario, rispet- tivamente l'avente diritto, della collezione. a) L' art. 74a cpv. 1 AIMP dispone che gli oggetti o i beni sequestrati a scopo conservativo possono essere consegnati su domanda dell'Autorità estera competente a scopo di confisca o di restituzione agli aventi diritto dopo la chiusura della procedura di assistenza giudiziaria. Secondo l' art. 74a cpv. 3 AIMP, la consegna può avvenire in ogni stadio del procedimento estero, di regola su decisione passata in giudicato ed esecutiva dello Stato richiedente. In tale ambito il Tribunale federale ha già avuto occasione di stabilire che l'espressione "di regola" è stata usata dal legislatore allo scopo di permettere una procedura ra- pida e poco formalistica nei casi in cui una restituzione si imponga con evidenza, per esempio quando non sussista alcun dubbio sulla provenienza illecita dei beni sequestra- ti e sulla fondatezza di una consegna all'avente diritto ( DTF 123 II 268 consid. 4a, 134 consid. 5c, 126 II 462 con- sid. 5c; Zimmermann, op. cit., n. 189/190). Come il previgente art. 74 AIMP, l' art. 74a AIMP è una norma potestativa: l'Autorità richiesta dispone di un largo margine di apprezzamento per decidere, sulla base di una valutazione coscienziosa dell'insieme delle circostan- ze, se e a quali condizioni può avvenire la consegna (cfr. DTF 115 Ib 517 consid. 7h pag. 540 seg.). Inoltre, anche qualora siano adempiute tutte le condizioni legali, l'Auto- rità di esecuzione non è tenuta alla consegna, ma deve piuttosto decidere tale quesito in applicazione del potere di apprezzamento che le spetta ( DTF 123 II 595 consid. 3 in fine, consid. 4a-c sull'interpretazione di questo articolo, consid. 4d sui lavori preparatori, ove si precisa che nell' ambito dell'assistenza accessoria, contrariamente ai casi di estradizione, all'inizio del procedimento non è chiaro chi sia l'avente diritto dei beni litigiosi, visto che a volte più pretendenti ne rivendicano il possesso). La pre- sunzione d'innocenza è, di massima, irrilevante per sapere se si è in presenza o no di un caso d'eccezione secondo l' art. 74a AIMP ( DTF 123 II 595 consid. 4b) ed essa non osta alla confisca di oggetti usati per compiere un reato ( DTF 117 IV 233 consid. 3). Solo qualora si debbano conse- gnare beni in assenza di una decisione esecutiva dello Stato richiedente si pone la questione di sapere se - in presenza di eventuali pretese di terzi, che rendano verosi- mile di aver acquisito in buona fede diritti su tali ogget- ti in Svizzera secondo l' art. 74a cpv. 4 AIMP - i beni stessi debbano essere trattenuti in Svizzera (DTF 123 II 595 consid. 3 in fine). b) In concreto non si è manifestamente in presenza di un caso chiaro, né la CRP ha precisato quali particola- rità della fattispecie giustificherebbero di derogare alla regola dell' art. 74a cpv. 3 AIMP. La provenienza delittuosa della collezione non è stata sostenuta dall'Autorità ri- chiedente, né il suo impiego quale strumento di riciclaggio impone una consegna immediata. Come ha rilevato A.________, le questioni di diritto e di fatto che si pongono sono molto complesse. L'inchiesta estera è iniziata il 12 aprile 1996. Dal complemento rogatoriale del 21 aprile 1999 par- rebbe ch'essa si trovasse a quel momento, e a distanza di tre anni, ancora allo stadio delle indagini preliminari. Da un'ordinanza del 6 luglio 1998 della "Chambre du conseil du tribunal d'arrondissement de et à Luxembourg", prodotta da A.________, si evince che detta Camera, anche se in seguito nuovamente oggetto di sequestro in ossequio a una rinnovata domanda di assistenza belga, ha ordinato la restituzione alla B.________ di averi bancari precedentemente bloccati su un conto aperto in nome di P.________ dopo aver consta- tato che "le dossier répressif ne contient pas, après deux années d'investigations, d'indications suffisantes pour retenir que les fonds saisis auraient servi à P.________ pour commettre une infraction à la loi concernant la lutte contre la toxicomanie ou constitueraient le produit d'une telle infraction, de sorte qu'à l'heure actuelle il n'est pas prouvé en l'occurrence que les fonds saisis seraient susceptibles de confiscation ultérieure par le juge du fond". Inoltre, le informazioni preliminari aperte paralle- lamente in Ticino sono sfociate nel noto decreto di non luogo a procedere: i risultati di quell'inchiesta sono stati trasmessi all'Autorità rogante ed essa non ha preci- sato perché, nonostante le risultanze negative del procedi- mento penale svizzero, s'imporrebbe ancora la postulata consegna. Per di più, nel complemento rogatoriale essa si è limitata a chiedere di mantenere il sequestro e di tra- smettere "se possibile" i beni sequestrati. Non v'è quindi alcuna indicazione, segnatamente ri- guardo ai bisogni del procedimento estero, che giustifichi una consegna immediata della collezione. Anche la centrali- tà dell'inchiesta belga, invocata dalla CRP, non può assur- gere a criterio decisivo: corrisponde infatti alla regola che le inchieste siano centralizzate nello Stato richieden- te, ove si svolgono i procedimenti penali che danno adito a rogatorie internazionali. L'esposto dei fatti contenuto nella rogatoria e nel suo complemento non consente, in que- sto stato degli atti e nell'ambito della consegna, di sta- bilire in modo sufficiente l'uso della collezione quale strumento di riciclaggio. Non si è pertanto manifestamente in presenza di un caso non ambiguo, sicché - per il momento - una consegna immediata, in deroga a quanto fissato dall' art. 74a cpv. 3 AIMP, non può entrare in linea di conto ( DTF 123 II 268 consid. 4a e 4b/aa pag. 275, 134 consid. 7a). Occorre richiedere infatti, in applicazione dell' art. 80o AIMP, e secondo quanto stabilito dalla giurisprudenza, informazioni complementari all'Autorità estera o fissarle un termine per aprire una procedura formale di confisca ( DTF 123 II 268 consid. 4a in fine con rinvio e consid. 4c; sentenza del 14 maggio 1999 in re M. Stiftung, consid. 3d, apparsa in Rep 1999 116). La decisione di confisca e di consegna persegue lo scopo, tra l'altro, visto che all'inizio della procedura di assistenza non sono sempre chiari i diritti di proprietà sugli oggetti sequestrati ( DTF 123 II 595 consid. 4d), di precisare se tali oggetti sono stati effettivamente ottenu- ti o usati in maniera penalmente rilevante, di determinare il loro avente diritto, di chiarire la fattispecie affinché le Autorità di esecuzione possano ordinare con cognizione di causa la consegna dei beni e, in casi eccezionali, di controllare che il provvedimento estero di confisca sia stato reso nell'ambito di un procedimento rispettoso delle garanzie della CEDU e del Patto ONU II ( DTF 123 II 595 con- sid. 4e pag. 604 e rinvio). Anche la Convenzione n° 141 (sul suo campo di ap- plicazione vedi DTF 123 II 134 consid. 5b/aa) non obbliga la Svizzera a consegnare beni o valori in assenza di una decisione giudiziaria di confisca resa nello Stato richie- dente ( DTF 123 II 268 consid. 4b/cc, consid. 4c), anche se la Svizzera potrebbe comunque concedere l'assistenza sulla base di disposizioni più favorevoli del suo diritto inter- no, segnatamente sulla base dell' art. 74a AIMP (DTF 123 II 134 consid. 5b/bb consid. 5c). Il chiarimento dell'utilizzazione delittuosa dei beni sequestrati non dev'essere eseguito, di massima, dall' Autorità svizzera dell'assistenza, ma deve avvenire nel quadro di un procedimento giudiziario nello Stato richie- dente, ove eventuali persone danneggiate, o che vantano di- ritti sugli oggetti litigiosi, possano far valere la loro buona fede ( DTF 123 II 268 consid. 4b, 595 consid. 4f pag. 606, 268 consid. 5a in fine e consid. 4b/aa pag. 275 in fi- ne). Ciò non deve avvenire necessariamente nell'ambito del procedimento penale principale ma, se del caso, al termine di una procedura indipendente di confisca o mediante un de- creto di abbandono (cfr. DTF 123 II 134 consid. 5b/aa-bb); fino all'emanazione di una siffatta decisione, indipenden- temente dai termini di prescrizione, il sequestro dev'esse- re mantenuto ( art. 33a OAIMP ; DTF 126 II 462 consid. 5c pag. 469, 123 II 268 consid. 4b/dd). Allo scopo di evitare un'eccessiva limitazione dei diritti di proprietà o di pe- gno sulla collezione litigiosa, tenuto conto anche delle elevate spese della sua custodia, e in ossequio al princi- pio della celerità ( art. 29 cpv. 1 Cost. e 17a AIMP), le Autorità di esecuzione non potranno mantenere a tempo inde- terminato il contestato sequestro, ma dovranno vegliare, seguendo attentamente il corso del procedimento estero, a che la procedura di assistenza possa essere chiusa entro un termine non eccessivo. Esse dovranno pertanto invitare lo Stato richiedente a produrre, entro un termine ragionevole, una decisione di confisca e a indicare concretamente se gli sviluppi dell'inchiesta estera giustifichino un ulteriore mantenimento del sequestro ( art. 80o AIMP ). Qualora appaia chiaro che una consegna della collezione non potrà entrare in linea di conto, o ciò non possa avvenire entro un termi- ne ragionevole, dovrà esserne ordinato il dissequestro (DTF 126 II 462 consid. 5e e rinvio). 6.- Ne segue che i ricorsi sono parzialmente ac- colti ai sensi dei considerandi: le ulteriori censure dei ricorrenti non devono quindi essere esaminate oltre. Riguardo alle censure principali (ammissibilità della richiesta estera e mantenimento del sequestro), i ri- corsi risultano infondati. Essi sono accolti solo parzial- mente. Si giustifica pertanto di prelevare una tassa di giustizia ridotta e di non attribuire ripetibili della sede federale (art. 156 cpv. 1 e 159 cpv. 1 OG). Per questi motivi i l T r i b u n a l e f e d e r a l e p r o n u n c i a : 1. I ricorsi sono parzialmente accolti ai sensi dei considerandi. La decisione impugnata è annullata nella misura in cui ordina la consegna al Belgio della "X.________ Collection". È invece confermata nella misura in cui mantiene il sequestro conservativo della stessa. 2. La tassa di giustizia ridotta di fr. 15'000.-- è posta a carico dei ricorrenti in ragione di metà ciascu- no. Non si attribuiscono ripetibili della sede federale. 3. Comunicazione ai patrocinatori delle parti, al Ministero pubblico e alla Camera dei ricorsi penali del Tribunale d'appello del Cantone Ticino e all'Ufficio fede- rale di giustizia. Losanna, 3 gennaio 2001 MDE In nome della I Corte di diritto pubblico del TRIBUNALE FEDERALE SVIZZERO: Il Presidente, Il Cancelliere,

[AZA 0/2]

1A.14/2000

1A.15/2000

I C O R T E D I D I R I T T O P U B B L I C O

*****************************************************

3 gennaio 2001

Composizione della Corte: giudici federali Aemisegger, pre-

sidente della Corte e vice-presidente del Tribunale federa-

le, Féraud, Catenazzi, Favre e Foglia, supplente.

Cancelliere: Crameri.

_________

Visti i ricorsi di diritto amministrativo del 21 gennaio

2000 presentati da A.________, patrocinato dall'avv. dott.

Florian Baumann, studio legale Stern & Partner, Zurigo, e

dalla B.________ N.V., Denderleeuw (B), patrocinata dall'

avv. Rudolf Schaller, Ginevra, contro la decisione emanata

il 17 dicembre 1999 dalla Camera dei ricorsi penale del

Tribunale d'appello del Cantone Ticino, nell' ambito di una

procedura di assistenza giudiziaria in materia penale av-

viata su domanda del Belgio;

R i t e n u t o i n f a t t o :

A.-

Il 25 ottobre 1996 il Giudice istruttore di

Bruxelles ha inoltrato una domanda di assistenza giudizia-

ria, completata l'8 novembre 1996, e in seguito il 21 apri-

le 1999, nell'ambito di un procedimento penale avviato nei

confronti di C.________, D.________, E.________, F.________

e G.________ per i reati di riciclaggio di denaro, possesso

illecito e importazione di sostanze stupefacenti, estorsio-

ni, organizzazione criminale e traffico di persone. Secondo

l'Autorità richiedente gli inquisiti, attraverso le società

B.________ N.V. e H.________ Ltd. e la I.________ Trust,

avrebbero cercato di riciclare denaro, di provenienza ille-

cita, per finanziare le attività della L.________, società

attiva nella produzione e diffusione di programmi televisi-

vi in curdo; amministratori delegati della B.________ erano

C.________ e D.________.

Il Giudice istruttore di Bruxelles ha chiesto all'

Autorità svizzera di procedere al sequestro e alla consegna

della "X.________ collection", consistente in sei zaffiri

di grossa caratura, apparentemente di proprietà di

A.________ e depositata presso la ditta M.________ nella

zona franca dell'aeroporto di Kloten; vi sarebbe il sospet-

to che la collezione sia servita al fine di procurare alla

B.________, rispettivamente alla L.________, i mezzi finan-

ziari leciti necessari per l'ottenimento di una licenza te-

levisiva satellitare. Non potendo immettere direttamente

sul mercato il provento dei traffici di stupefacenti o del-

le estorsioni di cui era sospettata, la B.________ si

sarebbe accordata con A.________, concludendo con lui il 5

febbraio 1996 un contratto: questo prevedeva il prestito da

B.________ a A.________ di una somma (5 milioni Frs. e 13

milioni DM, pari a circa 10'600'000 ECU), senza interesse,

A.________ impegnandosi a restituire alla B.________

36 ordini di pagamento irrevocabili e incondizionati di una

primaria banca occidentale, scadenzati su tre anni, per un

valore complessivo di 13'359'540 ECU; a garanzia dell'ope-

razione sarebbe servita la nota collezione, assicurata per

un valore di US$ 53'339'000.

Secondo l'Autorità estera, l'intero traffico è sta-

to scoperto con il sequestro, avvenuto in Lussemburgo e

tutt'ora operativo, degli importi consegnati dalla

B.________ a A.________ e da quest'ultimo rimessi a un suo

agente, perché li depositasse in una banca lussemburghese.

Il 6 marzo 1998 A.________ e la B.________ hanno

stipulato una convenzione, che secondo il primo avrebbe

annullato retroattivamente il citato contratto del 1996;

questa conclusione è contestata dalla B.________.

B.-

Con decisione del 19 novembre 1996 il Procura-

tore pubblico del Cantone Ticino (PP), a cui l'allora Uffi-

cio federale di polizia (UFP), ora Ufficio federale di giu-

stizia, aveva delegato l'esecuzione della rogatoria, ha or-

dinato il sequestro della "X.________ collection".

Nel frattempo, informazioni preliminari aperte pa-

rallelamente dal Ministero pubblico ticinese per riciclag-

gio nei confronti di A.________ sono sfociate in un non

luogo a procedere del 15 ottobre 1998. I risultati dell'in-

chiesta svizzera sono stati trasmessi all'Autorità rogante.

Il sequestro è stato confermato dalla Camera dei

ricorsi penali del Tribunale d'appello del Cantone Ticino

(CRP) con sentenza del 18 agosto 1998. Con decisione del 4

maggio 1999, il PP ha ordinato la trasmissione all'Autorità

richiedente della "X.________ collection".

C.-

La CRP, adita da A.________, ne ha respinto il

ricorso; ha egualmente respinto, in quanto ricevibili, le

osservazioni al ricorso della B.________. La Corte cantona-

le ha rilevato che la legittimazione attiva dei ricorrenti

non era chiara; ha però lasciato irrisolta la questione,

ritenendo che si trattava di quesiti di merito, la cui so-

luzione sfuggiva all'Autorità rogata. Nel merito, la CRP ha

precisato che le norme applicabili consentono la confisca e

la consegna non solo dei proventi di reato, ma anche degli

strumenti usati per compierlo; ora, essendo l'inchiesta fo-

calizzata in Belgio, sede della B.________, rispetto alle

diramazioni delle indagini in numerosi Paesi europei, appa-

riva senz'altro giustificata la centralizzazione della pro-

cedura presso la giustizia belga, e di conseguenza anche la

responsabilità del contestato sequestro. Sempre secondo la

CRP, alla consegna della collezione all'Autorità belga non

si opporrebbe il contenzioso volto a stabilirne il proprie-

tario, rispettivamente l'avente diritto, quesito su cui la

Corte cantonale ha negato di aver titolo per giudicare.

D.-

Sia A.________ (causa 1A.14/2000) che la

B.________ (causa 1A.15/2000) presentano un ricorso di

diritto amministrativo al Tribunale federale contro la

menzionata decisione. A.________ chiede di annullare la

decisione stessa e quella di trasmissione del PP e di re-

spingere la domanda di assistenza; postula inoltre il dis-

sequestro della "X.________ collection" a suo favore. La

B.________ chiede, in via principale, di annullare la deci-

sione impugnata e le decisioni di sequestro e di trasmis-

sione del PP e, in via subordinata, di subordinare la con-

segna della "X.________ collection" alle Autorità belghe

alla condizione ch'esse dichiarino di impegnarsi a resti-

tuirgliela, una volta dissequestrata.

E.-

La CRP si è riconferma nella propria decisio-

ne. Il PP e l'UFP chiedono di respingere i ricorsi.

Nelle osservazioni al ricorso di A.________, la

B.________ ha contestato i diritti di quest'ultimo sulla

collezione, mentre A.________ ha contestato la legittima-

zione della B.________ a ricorrere e ribadito i suoi dirit-

ti.

F.-

Il 7 aprile 2000 A.________ ha comunicato che

il 28 settembre 1999 era stato dichiarato a Lugano il suo

fallimento, precisando che l'interesse al mantenimento del

ricorso rimaneva comunque intatto, considerati i diritti

della massa fallimentare.

L'Ufficio dei fallimenti, mediante lettera del 21

aprile 2000 al Tribunale federale ha chiesto che, in caso

d'accoglimento del ricorso di A.________, la "X.________

collection" venisse consegnata non a lui, ma all'Ufficio,

in rappresentanza della massa fallimentare.

Mediante lettera dell'8 maggio 2000, la B.________,

vista la rivendicazione dell'Ufficio dei fallimenti sui

beni sequestrati, ha chiesto di respingere la rogatoria e

ribadito i suoi diritti di creditore pignoratizio.

Il 19 maggio 2000 A.________ ha contestato l'ammis-

sibilità dello scritto 8 maggio 2000 della B.________,

chiedendo in subordine di fissargli un termine per presen-

tare proprie controsservazioni. Ottenutolo, vi ha rinuncia-

to con lettera dell'8 giugno 2000. Il 20 ottobre 2000

A.________ ha prodotto una dichiarazione dell'Ufficio di

esecuzione di Lugano, attestante che nei suoi confronti non

vi erano procedure esecutive in corso né risultavano

iscritti, presso il predetto Ufficio, attestati di carenza

di beni.

C o n s i d e r a n d o i n d i r i t t o :

1.-

Il Tribunale federale esamina d'ufficio e con

piena cognizione l'ammissibilità dei ricorsi che gli vengo-

no sottoposti, senza essere vincolato, in tale ambito, da-

gli argomenti delle parti o dalle loro conclusioni (DTF 126

I 257 consid. 1, 126 II 506 consid. 1, 126 III 485 consid.

1). a) I ricorsi sono in stretta relazione tra loro,

la sentenza impugnata è la stessa e concerne la medesima

fattispecie, e le censure ricorsuali sono, in parte, analo-

ghe. Si giustifica pertanto di trattare i gravami congiun-

tamente e di deciderli con un unico giudizio (DTF 122 II

367 consid. 1a, 113 Ia 161 consid. 1, 390 consid. 1). b) Secondo l' art. 37 cpv. 3 OG, la sentenza è re-

art. 37 cpv. 3 OG datta in una lingua ufficiale, di regola in quella della

decisione impugnata; se le parti parlano un'altra lingua

ufficiale, la sentenza può essere redatta in questa lingua.

Il ricorso di A.________ è redatto in tedesco, quello della

B.________ in francese; la procedura di assistenza è stata

condotta dalle Autorità del Cantone Ticino in lingua ita-

liana, che è la lingua in cui è stesa la decisione impugna-

ta. Si giustifica pertanto di seguire la regola generale

fissata dall' art. 37 cpv. 3 OG e di redigere il giudizio

art. 37 cpv. 3 OG in italiano. c) Belgio e Svizzera sono parti contraenti della

Convenzione europea di assistenza giudiziaria in materia

penale del 20 aprile 1959 (CEAG; RS 0.351.1). La legge fe-

derale sull'assistenza internazionale in materia penale del

20 marzo 1981 (AIMP; RS 351.1) e la sua ordinanza di appli-

cazione (OAIMP; RS 351.11) sono applicabili alle questioni

che la prevalente Convenzione internazionale non regola

espressamente o implicitamente, come pure quando il diritto

nazionale sia più favorevole all'assistenza di quello con-

venzionale ( art. 1 cpv. 1 AIMP ; DTF 123 II 134 consid. 1a),

art. 1 cpv. 1 AIMP fatto salvo il rispetto dei diritti fondamentali (DTF 123

II 595 consid. 7c).

Nella fattispecie entra altresì in linea di conto

la Convenzione sul riciclaggio, la ricerca, il sequestro e

la confisca dei proventi del reato, conclusa a Strasburgo

l'8 novembre 1990 (RS 0.311.53; cosiddetta Convenzione n°

141), entrata in vigore per la Svizzera il 1° settembre

1993 e il 1° maggio 1998 per il Belgio, la quale trova

applicazione in tema di confisca di proventi di reato, di

strumenti di reato e del valore sostitutivo dei proventi

(art. 1c; art. 2, art. 13 cpv. 1). d) Secondo la norma speciale dell' art. 25 cpv. 6

art. 25 cpv. 6 AIMP, il Tribunale federale non è vincolato dalle censure e

dalle conclusioni delle parti; esso esamina liberamente se

i presupposti per la concessione dell'assistenza sono adem-

piuti e in quale misura questa deve essere prestata (DTF

123 II 134 consid. 1d, 118 Ib 269 consid. 2e). Non è tutta-

via tenuto, come lo sarebbe un'Autorità di vigilanza, a ve-

rificare la conformità delle decisioni impugnate con l'in-

sieme delle norme applicabili ( DTF 123 II 134 consid. 1d).

Quando, come in concreto, la decisione impugnata emana da

un'Autorità giudiziaria, il Tribunale federale è vincolato

all'accertamento dei fatti, qualora non risultino manife-

stamente inesatti o incompleti oppure accertati violando

norme essenziali di procedura ( art. 105 cpv. 2 OG ; DTF 123

art. 105 cpv. 2 OG II 134 consid. 1e e rinvii). Le conclusioni che vanno oltre

la richiesta di annullamento della decisione impugnata so-

no, di massima, ammissibili ( art. 25 cpv. 6 AIMP e 114 OG;

art. 25 cpv. 6 AIMP DTF 122 II 373 consid. 1c e rinvii). e) Interposto tempestivamente contro una decisione

di sequestro e consegna di oggetti provento o strumento di

reati, acquisiti in esecuzione di una domanda di assistenza

resa dall'Autorità cantonale di ultima istanza, i ricorsi

di diritto amministrativo sono ricevibili sotto il profilo

dell' art. 80f cpv. 1 AIMP. art. 80f cpv. 1 AIMP f) La CRP ha lasciato aperto il quesito della le-

gittimazione attiva dei ricorrenti: ha ritenuto infatti che

sia la posizione della B.________, quale creditrice pigno-

ratizia, sia quella di A.________, come proprietario della

collezione, non erano chiare; ha concluso pertanto che la

questione di sapere chi, tra loro, possa vantare diritti

sulle pietre preziose, rispettivamente opporsi alla loro

consegna all'Autorità richiedente, attiene soprattutto al

merito e non può essere risolto dall'Autorità richiesta.

Certo, il Tribunale federale, applicando il previ-

gente art. 74 AIMP, aveva precisato che non spetta all'Au-

art. 74 AIMP torità richiesta pronunciarsi sulla sorte definitiva degli

oggetti da consegnare e ch'essa non deve pertanto stabilire

neppure diritti o obblighi di natura civile: e questo per-

ché la decisione di merito su un'eventuale confisca o su

diritti di natura civile riguardo agli oggetti da consegna-

re dev'essere presa dalle Autorità giudiziarie dello Stato

richiedente, in applicazione del suo diritto (DTF 117 Ib

517 consid. 11a pag. 550).

I ricorrenti adducono, come incombe loro, i fatti

che fonderebbero la rispettiva legittimazione a ricorrere

( DTF 123 II 161 consid. 1d/bb pag. 165). Tali fatti non so-

no tuttavia chiari, sia riguardo alla qualifica di

A.________ quale proprietario delle pietre preziose (egli

ha dichiarato alle Autorità lussemburghesi, il 28 marzo

1996, di avere "loué le droit de propriété de N.________"),

sia riguardo al contestato annullamento retroattivo del

contratto del 1996 sia riguardo alla validità del diritto

di pegno della B.________ sulla collezione stessa.

A.________ appare formalmente il proprietario della

"X.________ Collection". Indipendentemente dal titolo per

cui lo sia divenuto, la sua legittimazione si fonda sulla

presunzione conferitagli dal possesso dei beni contestati

( art. 930 CC ). Nel caso della consegna di oggetti con i

art. 930 CC quali è stato commesso il reato, o del suo ricavo, la le-

gittimazione a ricorrere dev'essere riconosciuta all'acqui-

rente che rende verosimile di aver acquisito in buona fede

diritti su tali oggetti ( DTF 123 II 134 consid. 1c; Robert

Zimmermann, La coopération judiciaire internationale en ma-

tière pénale, Berna 1999, n. 308 pag. 235; sulla consegna

di oggetti v. pure DTF 123 II 595 consid. 4c con rinvii;

sulla legittimazione giusta l' art. 80h lett. b AIMP, rela-

art. 80h lett. b AIMP tiva alla trasmissione di informazioni e di mezzi di prova

secondo l' art. 74 AIMP vedi invece DTF 126 II 258 consid. art. 74 AIMP 2d, 125 II 356 consid. 3b). Non occorre quindi esaminare

oltre la legittimazione della B.________, visto che si deve

in ogni caso esaminare il ricorso di A.________.

2.-

Entrambi i ricorrenti rimproverano alla CRP di

aver violato il diritto di essere sentito e, in particola-

re, di aver ritenuto la consegna dei gioielli giustificata

poiché usati quale strumento per compiere un riciclaggio di

denaro e non quale provento di reato; ora, solo con la sen-

tenza della CRP A.________ avrebbe appreso che la Conven-

zione n. 141 imporrebbe di scostarsi dalla regola dell' art. art. 74a cpv. 3 AIMP, secondo cui la consegna avviene di massima

su decisione passata in giudicato ed esecutiva dello Stato

richiedente. La B.________ fa valere dal canto suo che la

Corte cantonale non le avrebbe dato accesso alle contros-

servazioni di A.________ sul suo ricorso. a) Dal diritto di essere sentito, desumibile dall'

art. 29 cpv. 2 Cost. (e in precedenza dall' art. 4 vCost. ),

art. 29 cpv. 2 Cost. art. 4 vCost. la giurisprudenza ha dedotto il diritto dell'interessato a

esprimersi prima che una decisione sia presa a suo sfavore,

di fornire prove sui fatti che possono influenzare la deci-

sione, di poter consultare gli atti di causa, di partecipa-

re all'assunzione delle prove, di prenderne conoscenza e di

pronunciarsi in merito, come pure di addurre i propri argo-

menti ( DTF 126 I 7 consid. 2b, 15 consid. 2a/aa, 19 consid.

2a, 126 V 130 consid. 2a e b, 123 I 63 consid. 2a). L'Auto-

rità che inserisce nel fascicolo processuale nuovi documen-

ti, di cui intende prevalersi nella decisione, deve infor-

marne le parti ( DTF 124 II 132 consid. 2b e rinvii).

Un'eventuale violazione del diritto di essere sen-

tito, derivante per esempio da un difetto di motivazione o

dal mancato accesso agli atti (sul loro esame nell'ambito

dell'assistenza vedi l' art. 80b AIMP ), può essere sanata,

art. 80b AIMP di massima, anche nell'ambito della presente procedura di

ricorso ( DTF 124 II 132 consid. 2d, 117 Ib 64 consid. 4

pag. 87; cfr. anche DTF 126 I 68 consid. 2 pag. 72; Zimmer -

mann, op. cit., n. 265, 268 e 273 pag. 214). b) aa) Nella decisione impugnata la CRP ha rileva-

to che il Procuratore pubblico, in conformità dell' art. 80b

art. 80b AIMP, avrebbe "fatto meglio" a sottoporre a A.________ la

domanda di consegna all'estero prima di decretare la chiu-

sura della procedura di assistenza. La CRP ha comunque ri-

tenuto a ragione che questa omissione non comportava l'an-

nullamento della decisione di chiusura, poiché dinanzi a

lei, che fruisce di pieno potere cognitivo, A.________ ha

avuto completo accesso agli atti e ampia possibilità di

esprimersi, ciò che ha sanato il censurato vizio. La stessa

conclusione vale per l'asserita carenza di motivazione del-

la decisione del PP, oggetto di diffuse critiche da parte

di A.________. Certo, nella decisione del 26 febbraio 1999

il PP ha invitato l'Autorità belga a precisare la prove-

nienza delittuosa della collezione; egli ha però anche ri-

levato che nella rogatoria non era stata considerata la

provenienza delittuosa della collezione, quanto "il suo

possibile uso nell'ambito del riciclaggio di denaro". Con-

siderato che decisivo, come si dirà (cfr. anche DTF 126 II

495 consid. 5e/aa), è il contenuto della richiesta estera,

è manifesto che la CRP poteva pronunciarsi anche sul quesi-

to dell'uso della collezione quale strumento di riciclag-

gio, per cui non si è affatto in presenza di una nuova qua-

lificazione giuridica della fattispecie, sulla quale il ri-

corrente avrebbe avuto, a determinate condizioni, la facol-

tà di potersi esprimere ( DTF 126 I 19 consid. 2a e c; cfr. anche DTF 124 I 49 consid. 3c). Poiché la CRP non ha fonda-

to la contestata decisione su una norma o un motivo giuri-

dico non evocato nella procedura anteriore, il diritto di

essere sentito del ricorrente non è stato violato, ritenuto

come egli poteva ravvisarne la rilevanza nella fattispecie

( DTF 123 I 63 consid. 2d pag. 69, 115 Ia 94 consid. 1b e

rinvii). bb) La B.________ ammette che, dopo numerose ri-

chieste di accesso alle decisioni di sequestro e di conse-

gna del PP, essa ha potuto infine, in data 28 settembre

1999, e quindi prima dell'inoltro delle sue "osservazioni

contenenti un ricorso" alla CRP, consultare l'incarto con-

cernente la procedura di assistenza giudiziaria (ricorso

pag. 9), oggetto del presente litigio; l'asserita violazio-

ne del suo diritto di essere sentito è stata quindi sanata.

A torto i ricorrenti rimproverano alla CRP di non

avere semplicemente annullato le decisioni del PP. Essi,

infatti, già nella procedura cantonale di ricorso hanno po-

tuto avere accesso all'incarto e hanno potuto esprimersi,

con l'eccezione di cui si è detto e di cui si dirà, prima

dell'emanazione del giudizio della CRP. Al più tardi a quel

momento, essi hanno potuto prendere conoscenza della doman-

da complementare di assistenza del 21 aprile 1999 che indi-

cava, in modo sufficientemente chiaro, le ragioni che impo-

nevano il mantenimento del sequestro e la consegna della

collezione di gioielli, il cui uso - così nella traduzione

italiana - "sembrava necessario per commettere l'operazione

di riciclaggio di fondi criminali che non potevano essere

utilizzati nell'economia legale". cc) La B.________ fa valere inoltre che la CRP non

le avrebbe trasmesso, neppure con la decisione impugnata,

le controsservazioni di A.________ al suo allegato del 28

ottobre 1999. Nel criticato giudizio la CRP ha rilevato che

le controsservazioni, non stralciate dagli atti, e con le

quali veniva contestato il diritto di pegno poiché il con-

tratto originale sarebbe stato annullato con la convenzione

del 6 marzo 1998, erano state presentate spontaneamente da

A.________ (fatti h, pag. 4). Ora, dinanzi al Tribunale

federale, è stata data alle parti opportunità di accedere

agli atti del procedimento, e quindi anche alla menzionata

memoria, e di formulare eventuali critiche, e le proprie

osservazioni alle censure della controparte. Esse hanno

così compiutamente potuto far uso del loro diritto di esse-

re sentito e le loro stesse critiche dimostrano ch'esse

hanno chiaramente compreso la portata del giudizio impugna-

to, contestandolo con conoscenza di causa ( DTF 126 I 15

consid. 2a/aa in fine, 97 consid. 2b, 124 II 146 consid.

2a, 123 I 31 consid. 2c).

Infondata è quindi anche la censura di carenza di

motivazione della decisione della CRP. L' art. 29 cpv. 2

art. 29 cpv. 2 Cost., come il previgente art. 4 vCost., non pone esigenze

art. 4 vCost. troppo severe all'obbligo di motivazione, visto che l'Auto-

rità è tenuta a esprimersi solo sulle circostanze signifi-

cative e rilevanti, atte a influire sul giudizio di merito,

e non su ogni allegazione fattuale, mezzo di prova od obie-

zione giuridica addotti dalle parti ( DTF 126 I 97 consid.

2b, 121 I 54 consid. 2c), ciò che è avvenuto in concreto.

Le garanzie contenute nella AIMP non conferiscono una pro-

tezione più estesa di quella fornita dalla garanzia costi-

tuzionale stessa ( art. 80d AIMP ; DTF 124 II 184 consid. 3

art. 80d AIMP inedito, apparso in Rep 1998, pag. 152 segg.). c) I ricorrenti sostengono poi che la domanda com-

plementare, inviata il 21 aprile 1999 per il tramite dell'

UFP e, il 7 aprile precedente, direttamente al Ministero

pubblico, sarebbe tardiva: essa non rispetterebbe in effet-

ti il termine del 20 aprile 1999 fissato dal Ministero pub-

blico all'Autorità richiedente affinché fornisse, se inten-

deva mantenere il sequestro, indicazioni concrete sulla

provenienza delittuosa della collezione. La CRP ha ritenuto

che una domanda, complementare o no, può essere presentata

in qualsiasi momento e che, tutt'al più, lo Stato richie-

dente si è esposto al rischio di vedere la collezione dis-

sequestrata alla scadenza del termine. Ha ritenuto altresì

che si trattava di un caso d'urgenza, che autorizzava la

trasmissione diretta tra le Autorità giudiziarie secondo

l' art. 15 cpv. 2 CEAG, ciò che è contestato dai ricorrenti. art. 15 cpv. 2 CEAG Secondo la giurisprudenza, l'assenza del requisito

dell'urgenza non costituisce una deficienza grave ai sensi

dell'art. 2 lett. d AIMP, tale da invalidare la richiesta

di assistenza ( DTF 116 Ib 86 consid. 5; sentenze inedite

dell'11 novembre 1993 in re Titolare dei conti, consid. 3,

e del 28 febbraio 1994 in re M., consid. 3). Inoltre, l'in-

teresse pubblico volto a salvaguardare la procedura ordi-

naria è comunque preservato dal fatto che le commissioni

esperite d'urgenza sono rispedite, corredate dai documenti

relativi all'esecuzione, secondo la procedura ordinaria

dell' art. 15 cpv. 1 CEAG, ossia all'UFP ( art. 17 AIMP ), co-

art. 15 cpv. 1 CEAG art. 17 AIMP me avvenuto nella fattispecie. Non occorre quindi risolvere

il quesito di sapere se è dato il requisito dell'urgenza,

per cui l'Autorità di esecuzione e le Autorità di ricorso

possono fondarsi sulla domanda complementare.

3.-

I ricorrenti fanno valere la lacunosità della

richiesta d'assistenza. a) La censura non regge, visto che la richiesta,

con il complemento del 21 aprile 1999, adempie le esigenze

poste dagli art. 14 cpv. 1 CEAG e 28 AIMP. Come ha rilevato

art. 14 cpv. 1 CEAG la CRP, in particolare dal citato complemento si evince che

l'inchiesta per riciclaggio di denaro proveniente da atti-

vità criminali è iniziata nel 1966 mediante il sequestro in

Lussemburgo di un'importante somma di franchi svizzeri e di

marchi tedeschi, trasportati in una valigetta per conto

della B.________. Il transito di fondi sospetti fu peraltro

constatato su conti della B.________ e della H.________,

società attiva nella produzione e diffusione di programmi

televisivi in curdo, i cui dirigenti risultano avere stret-

ti legami con il PKK. Secondo la B.________, il denaro

sequestrato sarebbe frutto di donazioni volontarie, ammini-

strate dal I.________ Trust; tuttavia, una verifica effet-

tuata dall'Autorità belga presso persone indicate come do-

natori ha smentito tale assunto. In effetti, diverse in-

chieste hanno evidenziato che persone che rivestono ruoli

importanti nella B.________ e nella H.________ sono impli-

cate nel riciclaggio di denaro proveniente dal traffico di

stupefacenti o da estorsioni. La Corte cantonale ha conclu-

so che, secondo l'Autorità richiedente, sussisterebbe il

fondato sospetto che i fondi della B.________ e del Trust

curdo provengano dalle predette attività criminali e che

per l'impossibilità di immettere direttamente questo denaro

sul mercato, o di usarlo quale garanzia bancaria in vista

dell'ottenimento di una licenza televisiva satellitare,

erano state depositate le gemme della "X.________ Collec-

tion", conformemente al noto contratto del 5 febbraio 1996. b) I ricorrenti sostengono che non sarebbero di-

mostrate la provenienza delittuosa della collezione né la

sussistenza di reati di riciclaggio. A.________ rileva che

l'Autorità richiedente non sostiene ch'egli avrebbe commes-

so reati, né che sarebbe coinvolto nel procedimento penale

belga, né che la collezione abbia una provenienza delittuo-

sa: non sussisterebbe pertanto, a suo dire, alcun motivo

che giustifichi il sequestro e la consegna dei gioielli.

Con la loro argomentazione i ricorrenti disattendo-

no che l'Autorità estera non deve provare la commissione

del prospettato reato ma soltanto esporre in modo suffi-

ciente le circostanze e gli indizi sui quali fonda i propri

sospetti. Spetterà al Giudice straniero del merito esamina-

re se l'Accusa potrà esibire o no le prove del reato (DTF

122 II 367 consid. 2c). Né l'Autorità estera deve produrre

i mezzi di prova sui quali fonda la richiesta (v. art. 14

art. 14 CEAG e 28 AIMP), essendo sufficiente che ne renda verosimi-

le, come in concreto, l'esistenza (sentenza inedita del 13

ottobre 1995 nella causa I., consid. 2d; Zimmermann, op. cit., n. 165 pag. 123 e n. 412 in fine, pag. 319; cfr. an-

che DTF 118 Ib 111 consid. 5b pag. 122). Non spetta infine

al giudice svizzero dell'assistenza, ma a quello estero del

merito, pronunciarsi sulla (contestata) valutazione delle

prove posta a fondamento della richiesta ( DTF 121 II 241

consid. 2b pag. 244, 117 Ib 64 consid. 5c pag. 88, 112 Ib

347 consid. 4). Certo, la B.________ adduce che, con la

stipulazione di un accordo tra lei e la O.________ di

A.________, la cui esecuzione era garantita dalla collezio-

ne, si sperava di guadagnare circa 2,8 milioni di ECU: que-

sta versione dei fatti, e la valutazione di tale prova, do-

vranno essere verificate dal Giudice belga del merito, at-

teso che non emergono elementi atti a far ritenere la roga-

toria addirittura abusiva ( DTF 122 II 134 consid. 7b). L'

Autorità richiedente ha in effetti precisato che l'inchie-

sta ha permesso di appurare che, contrariamente all'assunto

della B.________, la maggior parte del denaro indicato

nelle liste dei donatori belgi non proveniva da doni volon-

tari. Ora, il Tribunale federale è vincolato dall'esposto

dei fatti, non lacunoso né contraddittorio, contenuto nella

rogatoria ( DTF 118 Ib 111 consid. 5b pag. 121, 547 consid.

3a, 117 Ib 64 consid. 5c pag. 88). Né si è in presenza di

una violazione del principio della proporzionalità, ritenu-

to che tra i fatti descritti nella richiesta e la collezio-

ne esiste, se del caso anche all'insaputa di A.________,

una relazione diretta e oggettiva ( DTF 120 Ib 251 consid.

5a e b, 124 II 241 consid. 3c).

Del resto, ai fini dell'assistenza giudiziaria, de-

terminanti non sono solo eventuali imputazioni rivolte alla

persona nei cui confronti è diretta la domanda, ma tutti

gli atti punibili all'estero e, quindi, anche la fattispe-

cie concernente gli indagati menzionati nella rogatoria. c) A.________ incentra il ricorso sulla sua estra-

neità ai prospettati reati. Ciò facendo, egli misconosce

che la concessione dell'assistenza non presuppone che l'in-

teressato, nei cui confronti la domanda è rivolta, coincida

con l'inquisito o l'accusato nel procedimento aperto nello

Stato richiedente. In effetti, l'assistenza dev'essere pre-

stata anche per acclarare se il reato fondatamente sospet-

tato sia effettivamente stato commesso, e non soltanto per

scoprirne l'autore o raccogliere prove a suo carico (DTF

118 Ib 547 consid. 3a pag. 552). È sufficiente che sussista

una relazione diretta e oggettiva tra la persona o la so-

cietà e il reato per il quale si indaga, eventualità che si

verifica per la collezione litigiosa, e ciò senza che siano

necessarie un'implicazione nell'operazione criminosa e an-

cor meno una colpevolezza soggettiva ai sensi del diritto

penale ( DTF 120 Ib 251 consid. 5a e b; Zimmermann, op. cit., n. 227). L'eventuale qualità di persona, fisica o

giuridica, non implicata nell'inchiesta all'estero non con-

sente a priori di opporsi alle misure di assistenza, a mag-

gior ragione dopo l'abrogazione dell' art. 10 cpv. 1 AIMP. art. 10 cpv. 1 AIMP d) Limitandosi ad addurre la manifesta inutilità

della collezione per il procedimento estero, i ricorrenti

misconoscono che la questione di sapere se essa sia neces-

saria o utile dev'essere lasciata, di massima, all'apprez-

zamento delle Autorità richiedenti. Lo Stato richiesto non

dispone infatti dei mezzi per pronunciarsi sull'opportunità

di assumere determinate prove (o di confiscare determinati

oggetti) e non può sostituire il proprio potere di apprez-

zamento a quello dell'Autorità estera che conduce le inda-

gini ( DTF 121 II 241 consid. 3a, 120 Ib 251 consid. 5c).

L'Autorità belga, contrariamente all'Autorità svizzera, di-

spone di tutte le risultanze processuali e può pertanto va-

lutare compiutamente, vista la complessità del procedimen-

to, la rilevanza della collezione.

4.-

a) I ricorrenti fanno valere che l'Autorità

richiedente non avrebbe sostenuto, e tanto meno dimostrato,

la provenienza delittuosa della collezione. Al riguardo, i

Giudici cantonali hanno ritenuto che non solo il provento

ma anche gli strumenti di reato sono passibili di confisca:

hanno considerato quindi infondata la critica ricorsuale

riguardo alla provenienza delittuosa delle pietre preziose.

I ricorrenti negano anche l'attività di riciclaggio: in ef-

fetti, informazioni preliminari aperte parallelamente dal

Ministero pubblico ticinese per riciclaggio nei confronti

di A.________ sono sfociate il 15 ottobre 1998 in un non

luogo a procedere poiché "sul territorio ticinese e svizze-

ro" A.________ non ha violato norme relative al riciclaggio

o al traffico di stupefacenti. b) Nel complemento alla domanda l'Autorità estera

precisa che, secondo gli indizi raccolti, i fondi della

B.________ proverrebbero da attività criminali, che questa

società necessitava di una garanzia bancaria per ricevere

una licenza satellitare, che la collezione litigiosa sareb-

be servita per ottenere questa garanzia e che l'uso della

collezione sembrava necessario per attuare il riciclaggio

di fondi che non potevano essere utilizzati nell'economia

legale; l'Autorità concludeva chiedendo di mantenere il

sequestro e di trasmetterle, se possibile, i beni se-

questrati.

La CRP ha ritenuto il sequestro e la confisca di

uno strumento di reato possibili anche qualora A.________

avesse agito in buona fede, visto che i suoi diritti sulla

collezione, tutt'altro che dimostrati, potranno se del caso

essere fatti valere in Belgio. La Corte cantonale ha ricor-

dato poi che una decisione di non luogo a procedere non ha

forza di cosa giudicata poiché, secondo l' art. 187 CPP /TI,

art. 187 CPP il procedimento può essere riaperto dal Procuratore pubbli-

co, quando si scoprano nuove prove. L'invocato decreto si

riferisce d'altra parte solo all'accertamento che

A.________ non ha infranto norme penali sul territorio

svizzero; questi sostiene nondimeno che, secondo l' art. 6

art. 6 CP, eventuali reati di riciclaggio avrebbero dovuto essere

perseguiti in Svizzera, indipendentemente dal luogo in cui

fossero stati commessi, visto altresì che la collezione si

trovava in Svizzera; ne deduce che, in seguito alla revoca

di un ordine di sequestro spiccato nei confronti della

B.________ in Lussemburgo, non sussisterebbe alcun motivo

per mantenere la misura e per ordinare la criticata conse-

gna.

Il sequestro nel Lussemburgo era stato ordinato

nell'ambito di un'inchiesta per violazione di norme concer-

nenti la lotta alle sostanze stupefacenti. Dal complemento

rogatoriale si evince che i fondi della B.________ prover-

rebbero da attività criminali e sarebbero stati raccolti,

fra l'altro, in Belgio, Francia, Paesi Bassi, Gran Breta-

gna, Germania, Austria, Svezia, Danimarca, Stati Uniti d'

America e in Svizzera. Il fatto che in Svizzera non sono

state accertate violazioni della legge federale sugli stu-

pefacenti e dell' art. 305bis CP non esclude pertanto che

art. 305bis CP nell'ambito del procedimento penale estero, aperto prima di

quello svizzero e nel luogo ove si sono essenzialmente

svolti i fatti, non risultino siffatte violazioni, commesse

da altre persone. La competenza internazionale dello Stato

richiedente a reprimere i prospettati reati non può quindi

seriamente essere messa in dubbio (cfr. DTF 126 II 212 ). c) In tale ambito A.________ fa valere a torto una

violazione del principio "ne bis in idem", già per il fatto

che in Belgio nei suoi confronti non è stato avviato alcun

procedimento penale, mentre la decisione di dissequestro

lussemburghese concerne la B.________. Certo, secondo l'

art. 5 cpv. 1 lett. a n. 1 AIMP, da lui invocato, la ri-

chiesta di assistenza è irricevibile se in Svizzera o nello

Stato in cui il reato è stato commesso il giudice ha pro-

nunciato nel merito l'assoluzione o l'abbandono. Questi mo-

tivi di esclusione, legati alla forza di cosa giudicata,

presuppongono tuttavia che la situazione sia chiara: in

caso di dubbio, la cooperazione dev'essere concessa poiché

la questione di sapere definitivamente se l'azione penale

sia estinta nello Stato richiedente spetta solo alle Auto-

rità di tale Stato ( Zimmermann, op. cit., n. 427 pag. 330).

Del resto, l' art. 5 AIMP non osta alla cooperazione inter-

art. 5 AIMP nazionale quando essa concerne partecipanti ai prospettati

reati (coautori, complici, istigatori) che non sono oggetto

della procedura in Svizzera ( Zimmermann, op. cit., n. 428;

cfr. anche l' art. 66 cpv. 2 AIMP ). Né si è in presenza del-

art. 66 cpv. 2 AIMP la fattispecie prevista dalla riserva Svizzera all' art. 2

art. 2 lett. a CEAG.

La semplice asserzione della B.________ - società

anonima del diritto belga con sede in Belgio, di massima

non legittimata a far valere l'implicita lesione dell' art. art. 2 AIMP ( DTF 125 II 356 consid. 3b) - secondo cui la conse-

gna della collezione all'Autorità richiedente muterebbe la

sua situazione giuridica, essendo secondo lei notorio che

il funzionamento della giustizia belga non raggiungerebbe

la qualità della giustizia zurighese, è priva di consisten-

za, già per il fatto ch'essa non rende per nulla verosimile

la fondatezza del suo assunto ( DTF 125 II 356 consid. 8a

pag. 364 in fine) e che il Belgio ha ratificato sia la CEDU

che il Patto ONU II ( DTF 123 II 134 consid. 6b). d) A.________ ribadisce che l'Autorità richieden-

te, come rilevato anche dal PP nella decisione del 26 feb-

braio 1999, non fa valere la provenienza delittuosa della

collezione né essa, invitata a fornire indicazioni al ri-

guardo, avrebbe sostenuto una siffatta tesi nella domanda

complementare. Ora, sia il PP che la CRP hanno ritenuto che

l'Autorità estera sospetta che le pietre preziose possano

essere state usate quale strumento di riciclaggio; la CRP

ha aggiunto essere comunque scontato che, in tale contesto,

la collezione possa servire anche a fini probatori.

A.________ contesta questa tesi, affermando che lui solo

avrebbe potuto usarla come un siffatto strumento. Ora, vi-

sto che in Belgio non è stato aperto alcun procedimento pe-

nale nei suoi confronti e che in Svizzera, ove sono state

compiute tutte le operazioni concernenti la collezione, è

stato emanato il noto decreto di non luogo a procedere, la

consegna della collezione sarebbe esclusa. Con questa argo-

mentazione A.________ disattende tuttavia che l'Autorità

estera non gli rimprovera d'aver usato la collezione per

riciclare denaro. L'uso delle pietre preziose quale stru-

mento di riciclaggio potrebbe essere avvenuto infatti anche

a sua insaputa (cfr. DTF 117 Ia 424 consid. 20a).

A.________ fa valere poi che non sarebbe possibile

confiscare meri valori patrimoniali come "instrumenta sce-

leris", rispettivamente che il diritto belga non conosce-

rebbe la misura della confisca di beni rinvenuti nel patri-

monio dell'accusato se non nel caso di vantaggi tratti

direttamente dal reato. Visto l'esito del gravame la que-

stione può essere lasciata irrisolta. Certo, il sequestro

ha un senso, di massima, solo ai fini di un'eventuale con-

fisca: tale misura non può essere tuttavia esclusa a priori

considerato il sospetto dell'Autorità estera, secondo cui

la collezione di gioielli, come tale, può costituire stru-

mento di reato, la cui confisca sarebbe ammissibile sia ai

sensi del diritto nazionale che di quello internazionale

(art. 1 Convenzione n° 141). e) Anche la censura secondo cui i procedimenti

contro la B.________ avrebbero carattere unicamente politi-

co non regge. È vero che l'assistenza può essere rifiutata

quando la domanda si riferisca a reati considerati dallo

Stato rogato come delitti politici o connessi con delitti

politici ( art. 2 lett. a CEAG e art. 18 cpv. 1 lett. d

art. 2 lett. a CEAG della Convenzione n° 141; sulle nozioni di reati politici

assoluti e relativi vedi DTF 125 II 569 consid. 9b pag. 578

e rinvii; Zimmermann, op. cit., n. 380-393). Al riguardo

non è sufficiente limitarsi a evocare, come fa la ricorren-

te, un determinato contesto politico per rifiutare la coo-

perazione internazionale, soprattutto quando l'assistenza

sia domandata da un altro Stato che non quello direttamente

implicato dall'asserito delitto politico, e legato alla

Svizzera da trattati ( DTF 117 Ib 64 consid. 5c pag. 89, 115

Ib 68 consid. 5a pag. 85, 113 Ib 175 consid. 6a pag. 179).

In concreto, benché la B.________ alleghi le finalità della

sua attività, consistente a suo dire nel produrre e diffon-

dere programmi televisivi per il popolo curdo nel mondo

intero, non va misconosciuto che i fondati sospetti di cui

la rogatoria fa stato riguardano reati di diritto comune.

5.-

A.________ fa valere che la CRP, confermando

la consegna della collezione prima che fosse emanata un'

eventuale decisione passata in giudicato ed esecutiva nello

Stato richiedente avrebbe violato l' art. 74a cpv. 3 AIMP. art. 74a cpv. 3 AIMP La CRP ha ritenuto che, secondo l'invocata norma,

la consegna può avvenire in ogni stadio del procedimento e

aggiunto che la Convenzione n° 141 prevede la cooperazione

più ampia possibile tra gli Stati contraenti. Secondo la

Corte cantonale, la centralità dell'inchiesta belga giusti-

ficherebbe la centralizzazione della procedura in quel

Paese, che dovrebbe assumersi anche la responsabilità del

postulato sequestro confiscatorio: d'altra parte, essa non

sarebbe competente per determinare il proprietario, rispet-

tivamente l'avente diritto, della collezione. a) L' art. 74a cpv. 1 AIMP dispone che gli oggetti

art. 74a cpv. 1 AIMP o i beni sequestrati a scopo conservativo possono essere

consegnati su domanda dell'Autorità estera competente a

scopo di confisca o di restituzione agli aventi diritto

dopo la chiusura della procedura di assistenza giudiziaria.

Secondo l' art. 74a cpv. 3 AIMP, la consegna può avvenire in

art. 74a cpv. 3 AIMP ogni stadio del procedimento estero, di regola su decisione

passata in giudicato ed esecutiva dello Stato richiedente.

In tale ambito il Tribunale federale ha già avuto occasione

di stabilire che l'espressione "di regola" è stata usata

dal legislatore allo scopo di permettere una procedura ra-

pida e poco formalistica nei casi in cui una restituzione

si imponga con evidenza, per esempio quando non sussista

alcun dubbio sulla provenienza illecita dei beni sequestra-

ti e sulla fondatezza di una consegna all'avente diritto

( DTF 123 II 268 consid. 4a, 134 consid. 5c, 126 II 462 con-

sid. 5c; Zimmermann, op. cit., n. 189/190).

Come il previgente art. 74 AIMP, l' art. 74a AIMP è

art. 74 AIMP art. 74a AIMP una norma potestativa: l'Autorità richiesta dispone di un

largo margine di apprezzamento per decidere, sulla base di

una valutazione coscienziosa dell'insieme delle circostan-

ze, se e a quali condizioni può avvenire la consegna (cfr.

DTF 115 Ib 517 consid. 7h pag. 540 seg.). Inoltre, anche

qualora siano adempiute tutte le condizioni legali, l'Auto-

rità di esecuzione non è tenuta alla consegna, ma deve

piuttosto decidere tale quesito in applicazione del potere

di apprezzamento che le spetta ( DTF 123 II 595 consid. 3 in

fine, consid. 4a-c sull'interpretazione di questo articolo,

consid. 4d sui lavori preparatori, ove si precisa che nell'

ambito dell'assistenza accessoria, contrariamente ai casi

di estradizione, all'inizio del procedimento non è chiaro

chi sia l'avente diritto dei beni litigiosi, visto che a

volte più pretendenti ne rivendicano il possesso). La pre-

sunzione d'innocenza è, di massima, irrilevante per sapere

se si è in presenza o no di un caso d'eccezione secondo

l' art. 74a AIMP ( DTF 123 II 595 consid. 4b) ed essa non

art. 74a AIMP osta alla confisca di oggetti usati per compiere un reato

( DTF 117 IV 233 consid. 3). Solo qualora si debbano conse-

gnare beni in assenza di una decisione esecutiva dello

Stato richiedente si pone la questione di sapere se - in

presenza di eventuali pretese di terzi, che rendano verosi-

mile di aver acquisito in buona fede diritti su tali ogget-

ti in Svizzera secondo l' art. 74a cpv. 4 AIMP - i beni

art. 74a cpv. 4 AIMP stessi debbano essere trattenuti in Svizzera (DTF 123 II

595 consid. 3 in fine). b) In concreto non si è manifestamente in presenza

di un caso chiaro, né la CRP ha precisato quali particola-

rità della fattispecie giustificherebbero di derogare alla

regola dell' art. 74a cpv. 3 AIMP. La provenienza delittuosa

art. 74a cpv. 3 AIMP della collezione non è stata sostenuta dall'Autorità ri-

chiedente, né il suo impiego quale strumento di riciclaggio

impone una consegna immediata. Come ha rilevato A.________,

le questioni di diritto e di fatto che si pongono sono

molto complesse. L'inchiesta estera è iniziata il 12 aprile

1996. Dal complemento rogatoriale del 21 aprile 1999 par-

rebbe ch'essa si trovasse a quel momento, e a distanza di

tre anni, ancora allo stadio delle indagini preliminari. Da

un'ordinanza del 6 luglio 1998 della "Chambre du conseil du

tribunal d'arrondissement de et à Luxembourg", prodotta da

A.________, si evince che detta Camera, anche se in seguito

nuovamente oggetto di sequestro in ossequio a una rinnovata

domanda di assistenza belga, ha ordinato la restituzione

alla B.________ di averi bancari precedentemente bloccati

su un conto aperto in nome di P.________ dopo aver consta-

tato che "le dossier répressif ne contient pas, après deux

années d'investigations, d'indications suffisantes pour

retenir que les fonds saisis auraient servi à P.________

pour commettre une infraction à la loi concernant la lutte

contre la toxicomanie ou constitueraient le produit d'une

telle infraction, de sorte qu'à l'heure actuelle il n'est

pas prouvé en l'occurrence que les fonds saisis seraient

susceptibles de confiscation ultérieure par le juge du

fond". Inoltre, le informazioni preliminari aperte paralle-

lamente in Ticino sono sfociate nel noto decreto di non

luogo a procedere: i risultati di quell'inchiesta sono

stati trasmessi all'Autorità rogante ed essa non ha preci-

sato perché, nonostante le risultanze negative del procedi-

mento penale svizzero, s'imporrebbe ancora la postulata

consegna. Per di più, nel complemento rogatoriale essa si è

limitata a chiedere di mantenere il sequestro e di tra-

smettere "se possibile" i beni sequestrati.

Non v'è quindi alcuna indicazione, segnatamente ri-

guardo ai bisogni del procedimento estero, che giustifichi

una consegna immediata della collezione. Anche la centrali-

tà dell'inchiesta belga, invocata dalla CRP, non può assur-

gere a criterio decisivo: corrisponde infatti alla regola

che le inchieste siano centralizzate nello Stato richieden-

te, ove si svolgono i procedimenti penali che danno adito a

rogatorie internazionali. L'esposto dei fatti contenuto

nella rogatoria e nel suo complemento non consente, in que-

sto stato degli atti e nell'ambito della consegna, di sta-

bilire in modo sufficiente l'uso della collezione quale

strumento di riciclaggio. Non si è pertanto manifestamente

in presenza di un caso non ambiguo, sicché - per il momento

- una consegna immediata, in deroga a quanto fissato dall'

art. 74a cpv. 3 AIMP, non può entrare in linea di conto

art. 74a cpv. 3 AIMP ( DTF 123 II 268 consid. 4a e 4b/aa pag. 275, 134 consid.

7a). Occorre richiedere infatti, in applicazione dell' art. art. 80o AIMP, e secondo quanto stabilito dalla giurisprudenza,

informazioni complementari all'Autorità estera o fissarle

un termine per aprire una procedura formale di confisca

( DTF 123 II 268 consid. 4a in fine con rinvio e consid. 4c;

sentenza del 14 maggio 1999 in re M. Stiftung, consid. 3d,

apparsa in Rep 1999 116).

La decisione di confisca e di consegna persegue lo

scopo, tra l'altro, visto che all'inizio della procedura di

assistenza non sono sempre chiari i diritti di proprietà

sugli oggetti sequestrati ( DTF 123 II 595 consid. 4d), di

precisare se tali oggetti sono stati effettivamente ottenu-

ti o usati in maniera penalmente rilevante, di determinare

il loro avente diritto, di chiarire la fattispecie affinché

le Autorità di esecuzione possano ordinare con cognizione

di causa la consegna dei beni e, in casi eccezionali, di

controllare che il provvedimento estero di confisca sia

stato reso nell'ambito di un procedimento rispettoso delle

garanzie della CEDU e del Patto ONU II ( DTF 123 II 595 con-

sid. 4e pag. 604 e rinvio).

Anche la Convenzione n° 141 (sul suo campo di ap-

plicazione vedi DTF 123 II 134 consid. 5b/aa) non obbliga

la Svizzera a consegnare beni o valori in assenza di una

decisione giudiziaria di confisca resa nello Stato richie-

dente ( DTF 123 II 268 consid. 4b/cc, consid. 4c), anche se

la Svizzera potrebbe comunque concedere l'assistenza sulla

base di disposizioni più favorevoli del suo diritto inter-

no, segnatamente sulla base dell' art. 74a AIMP (DTF 123 II

art. 74a AIMP 134 consid. 5b/bb consid. 5c).

Il chiarimento dell'utilizzazione delittuosa dei

beni sequestrati non dev'essere eseguito, di massima, dall'

Autorità svizzera dell'assistenza, ma deve avvenire nel

quadro di un procedimento giudiziario nello Stato richie-

dente, ove eventuali persone danneggiate, o che vantano di-

ritti sugli oggetti litigiosi, possano far valere la loro

buona fede ( DTF 123 II 268 consid. 4b, 595 consid. 4f pag.

606, 268 consid. 5a in fine e consid. 4b/aa pag. 275 in fi-

ne). Ciò non deve avvenire necessariamente nell'ambito del

procedimento penale principale ma, se del caso, al termine

di una procedura indipendente di confisca o mediante un de-

creto di abbandono (cfr. DTF 123 II 134 consid. 5b/aa-bb);

fino all'emanazione di una siffatta decisione, indipenden-

temente dai termini di prescrizione, il sequestro dev'esse-

re mantenuto ( art. 33a OAIMP ; DTF 126 II 462 consid. 5c

art. 33a OAIMP pag. 469, 123 II 268 consid. 4b/dd). Allo scopo di evitare

un'eccessiva limitazione dei diritti di proprietà o di pe-

gno sulla collezione litigiosa, tenuto conto anche delle

elevate spese della sua custodia, e in ossequio al princi-

pio della celerità ( art. 29 cpv. 1 Cost. e 17a AIMP), le

art. 29 cpv. 1 Cost. Autorità di esecuzione non potranno mantenere a tempo inde-

terminato il contestato sequestro, ma dovranno vegliare,

seguendo attentamente il corso del procedimento estero, a

che la procedura di assistenza possa essere chiusa entro un

termine non eccessivo. Esse dovranno pertanto invitare lo

Stato richiedente a produrre, entro un termine ragionevole,

una decisione di confisca e a indicare concretamente se gli

sviluppi dell'inchiesta estera giustifichino un ulteriore

mantenimento del sequestro ( art. 80o AIMP ). Qualora appaia

art. 80o AIMP chiaro che una consegna della collezione non potrà entrare

in linea di conto, o ciò non possa avvenire entro un termi-

ne ragionevole, dovrà esserne ordinato il dissequestro (DTF

126 II 462 consid. 5e e rinvio).

6.-

Ne segue che i ricorsi sono parzialmente ac-

colti ai sensi dei considerandi: le ulteriori censure dei

ricorrenti non devono quindi essere esaminate oltre.

Riguardo alle censure principali (ammissibilità

della richiesta estera e mantenimento del sequestro), i ri-

corsi risultano infondati. Essi sono accolti solo parzial-

mente. Si giustifica pertanto di prelevare una tassa di

giustizia ridotta e di non attribuire ripetibili della sede

federale (art. 156 cpv. 1 e 159 cpv. 1 OG).

Per questi motivi

i l T r i b u n a l e f e d e r a l e

p r o n u n c i a :

1. I ricorsi sono parzialmente accolti ai sensi

dei considerandi. La decisione impugnata è annullata nella

misura in cui ordina la consegna al Belgio della

"X.________ Collection". È invece confermata nella misura

in cui mantiene il sequestro conservativo della stessa.

2. La tassa di giustizia ridotta di fr. 15'000.--

è posta a carico dei ricorrenti in ragione di metà ciascu-

no. Non si attribuiscono ripetibili della sede federale.

3. Comunicazione ai patrocinatori delle parti, al

Ministero pubblico e alla Camera dei ricorsi penali del

Tribunale d'appello del Cantone Ticino e all'Ufficio fede-

rale di giustizia.

Losanna, 3 gennaio 2001

MDE

In nome della I Corte di diritto pubblico

del TRIBUNALE FEDERALE SVIZZERO:

Il Presidente,

Il Cancelliere,