Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01244.jsonl.gz/66

Contenuto esterno
Il seguente contenuto proviene da partner esterni. Non possiamo dunque garantire che sia accessibile per tutti gli utenti.
Le autorità argoviesi accusano la madre del giovane condannato per l'omicidio di Sessa del 2009 di averlo aiutato a fuggire dalla clinica psichiatrica.
Keystone/URS FLUEELER(sda-ats)
Il 22enne argoviese condannato per l'omicidio di Sessa (TI) del 2009 sarebbe stato aiutato dalla madre a fuggire dalla clinica psichiatrica di Windisch (AG). Nei confronti della donna è infatti stato aperto un procedimento per liberazione di detenuti.
Elisabeth Sterberl, portavoce del Ministero pubblico argoviese, ha confermato all'ats l'anticipazione di una notizia in tal senso trasmessa oggi dalla tv regionale Tele M1. La portavoce non ha tuttavia voluto precisare in che modo la donna avrebbe aiutato il figlio nella fuga.
Il 22enne era riuscito a scappare la notte tra il 27 e il 28 maggio dal reparto chiuso della clinica psichiatrica Königsfelden di Windisch, vicino a Brugg (AG), dov'era ricoverato a scopo terapeutico. Arrestato una settimana più tardi in Germania, nei pressi di Stoccarda, il fuggitivo è stato estradato una settimana fa in Svizzera.
Nei suoi confronti è stata ordinata la detenzione preventiva per la durata di un mese. Il Tribunale della famiglia di Baden (AG) ha inoltre deciso il suo trasferimento nella sezione giovanile del penitenziario di Lenzburg (AG). Contro questa decisione è tuttavia ancora possibile un ricorso, ha precisato la portavoce.
Per l'omicidio di Sessa, commesso nell'agosto 2009 quando aveva 16 anni, il ragazzo è stato condannato nel 2013 dal Tribunale minorile di Baden - per l'accusa di assassinio - a quattro anni da scontare in un istituto chiuso, la pena massima prevista dal codice penale per un minorenne.
A Sessa, dove i genitori avevano una casa di vacanza, il giovane uccise una 17enne vietnamita residente nel canton Svitto, conosciuta attraverso una chat su internet. La ragazza, picchiata a morte con un pezzo di legno il giorno del loro primo incontro, fu dichiarata dispersa e per quasi un anno gli appelli dei genitori e i vari avvisi di ricerca rimasero senza esito.
La svolta si ebbe nel giugno del 2010, quando un escursionista ritrovò in un bosco vicino al villaggio del Malcantone resti umani in seguito identificati come appartenenti alla vittima.
SDA-ATS