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L'Unione Europea esorta i suoi 27 membri ad adottare provvedimenti, come riduzioni delle accise ma anche aiuti diretti finanziabili con fondi europei e differimenti di fatture, per contrastare il forte aumento del prezzo dell'energia che è "fonte di forte preoccupazione in un momento di ripresa dell'economia dopo la pandemia". Bisogna in particolare proteggere i consumatori più vulnerabili, come le economie domestiche con un basso reddito.
A inquietare è soprattutto il gas, il cui prezzo in un anno è quadruplicato, con possibili effetti anche negativi sulla lotta ai cambiamenti climatici, perché spinge a ricorrere ad altre fonti come il nucleare e soprattutto il carbone.
La Commissione europea vuole inoltre predisporre misure preventive per crisi analoghe in futuro, come un aumento delle riserve, oggi al 20% del consumo annuo, ma inesistenti in alcuni Paesi. L'incremento dei prezzi viene attribuito dalla maggioranza non alle politiche "verdi", come sostiene l'Ungheria, ma agli effetti della ripartenza economica. Viene ritenuto temporaneo, della durata di alcuni mesi prima che la situazione si stabilizzi anche se magari a un livello superiore al precedente e con una maggiore volatilità.
Ma c'è chi addita la Russia, nei confronti della quale esiste una forte dipendenza. Mosca - riconosce Bruxelles - ha rispettato i contratti, ma non ha aumentato le forniture di fronte a una domanda eccezionale. "Siamo al massimo di quanto pattuito", ha risposto Vladimir Putin intervenendo in patria alla "settimana dell'energia". Un aumento potrà comunque essere negoziato, "con Gazprom", ha precisato il portavoce Dmitri Peskov. L'inquilino del Cremlino nega con decisione di usare il gas come arma, come accusa invece la Polonia. L'attuale situazione, ha ribadito, è un danno anche per i produttori che hanno a loro volta bisogno di prevedibilità.