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La futura legge sulla dissimulazione del viso, controprogetto indiretto all'iniziativa popolare anti-burqa "Sì al divieto di dissimulare il proprio viso", dovrà includere anche provvedimenti volti a promuovere l'uguaglianza uomo-donna.
Lo ha stabilito oggi il Consiglio degli Stati, contro il parere dell'UDC, adeguandosi alle proposte formulate dal Consiglio nazionale. Quest'ultimo dovrà riesaminare il dossier per le ultime divergenze.
I due consigli sostengono una legge federale sull'occultamento del volto da opporre l'iniziativa popolare "Sì al divieto di dissimulare il proprio viso" lanciata dal comitato di Egerkingen, già all'origine del divieto di costruire nuovi minareti in Svizzera.
Il controprogetto obbliga una persona a mostrare il proprio volto per potersi identificare durante i controlli sui trasporti pubblici, alla dogana o per le procedure amministrative.
Durante la scorsa sessione invernale del Parlamento, il Consiglio nazionale aveva ritoccato al rialzo gli obiettivi del progetto includendovi disposizioni per la parità tra i sessi. Oggi nel plenum i "senatori" hanno aderito a questa proposta, aggiungendovi però altre precisazioni, come chiedeva la loro commissione preparatoria.
Concretamente, si auspica una modifica delle legge sugli stranieri e la loro integrazione in modo che i programmi cantonali d'integrazione finanziati dalla Confederazione tengano conto delle particolari esigenze di donne, giovani e bambini.
La legge sulla parità dei sessi andrebbe rivista onde rendere possibile anche i programmi promozionali che migliorano l'uguaglianza tra uomo e donna all'infuori della vita professionale. Infine, la legge sulla cooperazione allo sviluppo e l'aiuto umanitario internazionali andrebbe cambiata affinché figuri il principio che la situazione delle donne dev'essere migliorata.
In aula solo l'UDC si è opposta a queste precisazioni. Werner Salzmann (UDC/BE) ha sostenuto che simili aggiunte sono inutili. A suo dire l'intero controprogetto andrebbe ritirato.
L'iniziativa popolare ha come obiettivo le donne che indossano il burqa o il niqab, affinché queste ultime possano decidere liberamente. Il comitato di Egerkingen giustifica la sua iniziativa anche con motivi di sicurezza; il divieto di dissimulazione si applicherebbe infatti anche alle bande di teppisti che agiscono sovente a margine di importanti manifestazioni, come quelle del Primo maggio.
Due cantoni, il Ticino e San Gallo, contemplano nella rispettiva legislazione il divieto del burqa. Zurigo, Soletta, Svitto, Basilea Città e Glarona hanno respinto una normativa simile.
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