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A cura di Mattia Mantovani
Formato 12.5x21, 288 pp.
Nel novembre del 1917 Stefan Zweig ottenne un permesso dall'archivio di guerra di Vienna, dove prestava servizio, e si recò in Svizzera con lo scopo di tenere alcune conferenze e di assistere alle prove del suo dramma Geremia, che venne messo in scena a Zurigo nel febbraio 1918. La sua permanenza in Svizzera doveva limitarsi soltanto a due mesi, ma Zweig riuscì a ottenere alcune proroghe e infine venne totalmente esentato dall'obbligo del servizio militare. In cambio, si impegnò a scrivere regolari corrispondenze per un giornale di Vienna e poté rimanere in Svizzera fino al marzo 1919, soggiornando prima a Zurigo e poi a Rüschlikon. I quindici mesi trascorsi in Svizzera coincisero con la fine del primo conflitto mondiale e marcarono una svolta decisiva nella sua vita. È infatti nel periodo trascorso in Svizzera, segnato in particolare dallo stretto rapporto di amicizia e dal fitto scambio epistolare con Romain Rolland, che Zweig prese piena coscienza del crollo della vecchia Europa e cominciò il lungo cammino sull'orlo dell'abisso che lo portò infine all'esilio e al suicidio. Questa presa di coscienza di Zweig emerge soprattutto dai diari del periodo trascorso in Svizzera, qui proposti in versione integrale, e dalla sua corrispondenza, della quale si propone una vasta scelta.
Stefan Zweig (Vienna, 1881 - Petropolis, 1942) è stato uno dei più grandi scrittori europei del Novecento. La sua vastissima opera comprende romanzi, novelle, testi teatrali, scritti saggistici, biografie storiche e l'autobiografia apparsa postume Il mondo di ieri. L'ascesa al potere di Hitler lo costrinse nel 1934 a lasciare l'Austria per cercare rifugio prima in Inghilterra e poi in Brasile, nei pressi di Rio de Janeiro, dove si suicidò insieme alla seconda moglie.