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Qualche giorno fa la Corte di Appello di Berlino ha dovuto pronunciarsi in merito ad una sanzione comminata a spese di un exchange tedesco che operava senza licenza.
Il Federal Financial Supervisory Authority (BaFin) aveva classificato bitcoin come unità di conto nel Testo Unico Bancario, cosa che rendeva obbligatorio in Germania il permesso per commerciare criptovalute.
Ma, a causa della sua natura decentralizzata, e visto che bitcoin non è regolato da una banca centrale o da qualsiasi altra autorità pubblica, la Corte ha stabilito che non può essere considerato come una valuta. Pertanto le norme KWG non devono essere considerate valide per quanto riguarda gli scambi in bitcoin.
In questo modo la Corte d’Appello di Berlino contraddice palesemente la classificazione della BaFin, anche se quest’ultima ha dichiarato che per ora non cambieranno le loro procedure: questa sentenza sarebbe quindi da considerare come un caso a sè e pertanto continueranno ad imporre la richiesta di permesso per commercializzare bitcoin.
Tuttavia ora gli exchange hanno argomenti legali molto più forti rispetto a prima per difendersi dalle interferenze della BaFin.
Questa interpretazione è in linea con quella della Corte Europea di Giustizia, che aveva definito le criptovalute come “mezzi di scambio volontari”.