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L'iniziativa popolare "per la protezione dalla violenza perpetrata con le armi", in votazione il 13 febbraio prossimo, non apporta maggiore sicurezza alle donne e alle famiglie. Ne è convinto un comitato di donne borghesi, secondo cui il testo non combatte le cause della violenza domestica e dei suicidi.
Le consigliere nazionali Ida Glanzmann (PPD/LU), Corina Eichenberger (PLR/AG) e Andrea Geissbühler (UDC/BE), nonché la deputata al Gran consiglio ticinese Monica Duca Widmer (PPD) si sono presentate oggi alla stampa a Berna per esporre tutti gli inconvenienti dell'iniziativa.
Secondo il comitato femminile, è la responsabilità personale che accresce la sicurezza. "Sebbene in Svizzera ogni milite sia autorizzato a conservare l'arma personale a casa, viviamo in uno dei paesi più sicuri del mondo. L'iniziativa non combatte l'uso abusivo di armi", sottolinea il comitato che annovera un migliaio di donne.
Secondo le donne, per agire efficacemente in questo campo, occorre che le leggi siano applicate in modo coerente e rigoroso. A loro modo di vedere, l'attuale legislazione sulle armi è sufficiente, mentre l'iniziativa apporta una sicurezza apparente, appesantisce la burocrazia e comporta oneri amministrativi.
Inoltre, il testo mette in cattiva luce i membri dell'esercito. Rimette anche in causa la fiducia nei cittadini, la responsabilità personale, nonché l'autodeterminazione, ossia i valori e le tradizioni elvetiche, sottolinea ancora il comitato di donne borghesi.
Stando a un sondaggio dell'istituto "gfs.bern", il 61% delle donne sarebbe disposto ad accogliere l'iniziativa, mentre il 51% degli uomini vorrebbe bocciarla.
Opponendosi all'iniziativa, le popolari democratiche Ida Glanzmann e Monica Duca Widmer divergono dalla posizione delle donne PPD, il cui comitato aveva deciso, a metà dicembre, con 15 voti contro 2 e 2 astenuti, di sostenerla. Sono invece sulla stessa posizione del PPD svizzero che, lo scorso fine settimana, si era pronunciato contro l'iniziativa.
SDA-ATS