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BERNA - Le misure adottate in Svizzera per contrastare la diffusione del nuovo coronavirus hanno permesso di ridurre notevolmente il numero di casi di Covid-19. È quanto risulta da uno studio condotto dal Politecnico federale di Losanna (EPFL)
«Le stime dell'impatto delle misure sulla trasmissione della SARS-CoV-2 sono essenziali per il processo decisionale, sia per il seguito di questa epidemia che per quelle future», sottolinea Jacques Fellay, medico ricercatore presso la Facoltà di scienze della vita del Politecnico federale di Losanna (EPFL). Fellay è coautore dello studio i cui risultati sono stati appena pubblicati sulla rivista Swiss Medical Weekly ed è membro del comitato scientifico Covid-19 istituito dal Consiglio federale.
Dal 28 febbraio - I ricercatori dell'EPFL hanno analizzato le misure adottate dal 28 febbraio, data del divieto degli assembramenti di oltre 1'000 persone. Questa prima disposizione è stata seguita da tutta una serie di misure per arrivare al punto culminante di proibizione di assembramenti di più di 5 persone annunciata il 20 marzo.
Il metodo utilizzato consiste nel determinare l'evoluzione del tasso di riproduzione del contagio (dato dal valore R0) nel corso dell'epidemia su scala nazionale e cantonale servendosi di un modello epidemiologico. Quest'ultimo tiene conto dei dati dettagliati di oltre 1'000 pazienti ospedalizzati nel canton Vaud come anche dei rapporti pubblici sui ricoveri e sui decessi in Svizzera.
A livello svizzero i ricercatori hanno osservato che il valore R0, ossia il tasso di riproduzione, è passato da 2,8 all'inizio della pandemia a 0,4 all'inizio di aprile, ossia una riduzione dell'86%. Calcolata per ogni cantone separatamente, questa riduzione varia tra il 53% per il Giura e il 92% per Basilea Città.
La riduzione di trasmissione è stata comparata ai cambiamenti di mobilità ottenuti con i dati dei cellulari. Gli spostamenti legati al lavoro, alla spesa e al tempo libero sono diminuiti tra il 50 e il 75% a livello svizzero e tra il 30 e l'80% a livello vodese.
Si osserva una correlazione molto chiara tra la riduzione del tasso di riproduzione e la diminuzione di mobilità, ma il calo del R0 comincia qualche giorno prima dei primi cambiamenti di mobilità.
Effetto preponderante delle regole d'igiene - I ricercatori hanno constatato che la riduzione del tasso di riproduzione è iniziato intorno al 6 marzo, quindi almeno una settimana prima della chiusura ufficiale delle scuole. La campagna d'informazione dell'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP), lanciata il 28 febbraio e adattata il 2 marzo, ha posto l'accento sulle norme igieniche di base.
Questa ha determinato una presa di coscienza e un'applicazione volontaria di misure d'igiene e di distanziamento sociale, che hanno portato a un calo del tasso di riproduzione anche prima che venissero adottate le misure di blocco.
«Abbiamo osservato che il tasso di trasmissione era già intorno a 1 quando il governo federale ha vietato gli incontri di più di 5 persone e ha raccomandato l'isolamento volontario in casa per l'intera popolazione», osserva Joseph Lemaitre, dottorando presso il Laboratorio di ecoidrologia dell'EPFL (ECHO) e primo autore della pubblicazione.
«Tuttavia, questo risultato deve essere contestualizzato, poiché l'annuncio ha potuto essere anticipato, come si osserva analizzando le ricerche su internet. Questo probabilmente ha avuto un impatto sul comportamento di distanziamento sociale».
Tasso di infezione medio del 3,9% - Servendosi di questo modello, i ricercatori hanno anche calcolato che il 3,9% della popolazione svizzera era stato probabilmente infettato dal virus - un valore che risale al 24 aprile. A livello cantonale, questo tasso varia dall'1,9% per Berna al 16% per il Ticino.
Con la graduale abolizione delle restrizioni, i ricercatori intendono pubblicare un aggiornamento quotidiano del tasso di riproduzione. Secondo loro, è essenziale monitorare attentamente la sua evoluzione, in quanto la capacità di trasmissione del virus dipende essenzialmente dal comportamento, e non da un'ipotetica immunità collettiva ancora molto lontana dall'essere raggiunta.
Necessario un attento monitoraggio - Non si sa se l'apertura di ristoranti e negozi porterà a un aumento della trasmissione, se ciò possa essere compensato da una strategia più aggressiva di tracciamento e di localizzazione dei contatti o se l'uso della mascherina abbia un impatto.
«Un attento monitoraggio dei parametri epidemiologici è quindi cruciale», insiste Jacques Fellay. Anche i modelli sviluppati dai ricercatori dovranno essere affinati utilizzando nuovi dati, come i risultati degli studi sierologici in corso.