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Indicatore di legislatura: Tasso d’esposizione al commercio internazionale
Estratto dall’obiettivo 4: la Svizzera si contraddistingue quale economia nazionale di medie dimensioni, aperta e caratterizzata da una forte vocazione internazionale. Essa dispone al tempo stesso di un mercato interno relativamente modesto. Il commercio internazionale di beni e servizi nonché l’attività di investimento transfrontaliera sono i gangli dell’economia elvetica. Il nostro Consiglio vuole pertanto migliorare ulteriormente l’accesso ai mercati esteri e abbattere le barriere commerciali.
Significato dell’indicatore: per la Svizzera, che ha un mercato interno limitato, l’integrazione nel commercio internazionale è fondamentale per mantenere e promuovere la sua prosperità. I mercati esteri servono sia come possibilità di sbocco sia per l’acquisto di beni e servizi.
L’indicatore mostra la media delle importazioni e delle esportazioni di beni e servizi in rapporto al prodotto interno lordo (PIL) della Svizzera. Rispecchia l’esposizione al commercio internazionale dell’economia svizzera e fornisce un’indicazione del suo grado di apertura. L’indicatore non consente tuttavia di trarre conclusioni sulla bilancia commerciale della Svizzera.
Obiettivo quantificabile: il tasso di esposizione dell’economia svizzera al commercio internazionale rimane stabile o cresce rispetto al valore medio della legislatura 2015–2019. Il volume degli scambi tra la Svizzera e l’UE è in aumento rispetto alla precedente legislatura.
Dal 1995 il tasso d’esposizione al commercio internazionale della Svizzera è in aumento, e nel 2021 si situava al 54,7%.
L’esposizione al commercio internazionale della Svizzera è aumentata nel complesso dal 1995, pur avendo registrato fluttuazioni dettate dalla congiuntura. All’inizio del nuovo millennio si è assistito ad un calo, ma a partire dal 2003 la media delle importazioni e delle esportazioni in rapporto al prodotto interno lordo (PIL) ha ricominciato a crescere. Dopo la crisi finanziaria del 2008, il volume medio delle importazioni e delle esportazioni in rapporto al PIL ha subito un nuovo calo. Dal 2016 l’esposizione al commercio internazionale si è sempre mantenuta al di sopra della soglia del 50%, raggiungendo il 54,3% nel 2019, per poi scendere al 50,7% nel 2020, a seguito della pandemia di COVID-19. Nel 2021 l’esposizione al commercio internazionale si è attestata al 54,7%, tornando pressoché a raggiungere il livello prepandemico. L’Unione europea (UE) assume particolare rilievo per il commercio estero svizzero di beni. Tra i principali partner commerciali della Svizzera all’interno dell’UE figurano la Germania, l’Italia e la Francia.
Rapporto tra il commercio di beni e quello di servizi
Nel 2021 il valore nominale dei beni esportati è di circa due volte e mezzo superiore a quello dei servizi esportati. Mentre per le esportazioni tra il 1995 e il 2019 questo rapporto è rimasto relativamente invariato a circa il doppio per poi aumentare negli ultimi anni, per le importazioni è cambiato a favore dei servizi: fino al 2008 le importazioni di beni erano di circa 2,5 volte superiori a quelle dei servizi; da allora il rapporto è temporaneamente coinciso con quello delle esportazioni per poi tornare a diminuire.
Valore aggiunto nazionale generato dalle esportazioni
Circa tre quarti del valore aggiunto totale delle esportazioni lorde svizzere del 2016 sono stati prodotti a livello nazionale; la quota rimanente è importata dall’estero quale prestazione intermedia. La quota del valore aggiunto nazionale nelle esportazioni di servizi è solitamente superiore alla corrispondente quota nelle esportazioni di beni; questa situazione è dovuta al fatto che i servizi sono tipicamente meno negoziabili mentre nel caso dei beni le prestazioni intermedie importate svolgono un ruolo più importante.
Investimenti diretti
L’interdipendenza economica con l’estero non si contraddistingue soltanto dallo scambio internazionale di beni e servizi, bensì anche dall’utilizzo transfrontaliero del capitale, come ad esempio gli investimenti diretti: nel 2020 gli investimenti diretti realizzati da operatori svizzeri in sedi estere ammontavano a circa 1460 miliardi di franchi. A loro volta, anche gli operatori stranieri hanno scelto la Svizzera per realizzare investimenti di capitali che, nel 2020, erano pari a 1216 miliardi di franchi. Da allora gli investimenti diretti in Svizzera e all’estero sono aumentati. All’origine di questo cambiamento possono esserci oltre che le operazioni in capitale le fluttuazioni dei tassi di cambio.