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Se sia finito l'“effetto-Paolo Tramezzani”, chiamato sulla panca durante la pausa invernale per sostituire il non particolarmente colpevole Andrea Manzo, saper non puotesi e più non dimandare, a scanso d'ire del “patron” pagante; rilevasi tuttavia che non pare aver prodotto risultati significativi la pensata dell'allenatore che all'alba di lunedì aveva portato i giocatori a vedere quale sia la vita degli operai di un'impresa nel quartiere di Davesco-Soragno, altro che farsi metter sotto da quelli del Thun, e ciò sarebbe dovuto risultare monito ed atto pedagogico a metà tra Rudolf Steiner e Maria Montessori. Difatti: pur a differenza di valori reali tra il Thun e lo Youngboys, zero punti una settimana fa in trasferta e zero punti oggi in casa, stavolta due stupidi minuti per imbarcare lo 0-2 ma si capisca anche che con quattro tiri in tutto - sì, compresi quelli sballati - c'è poco modo di andare lontano, ed a quattro tiri in tutto i bianconeri si sono contenuti nell'arco di minuti 96; il meglio, anzi, con quattro calci d'angolo fra l'89.o ed il 95.o, cosa utile e ragionevole se ti chiami Barcellona in ambizione da “remuntada” nella Champions' league ma un po' meno se sei il Lugano. Circa i goal dei bernesi, unici sbocchi di un'effettiva pressione commisurata al 57 per cento del possesso-palla con 13 conclusioni sul taccuino, l'ultima annotazione: prima Miralem Sulejmani, poi Guillaume Hoarau, ed in mezzo c'era persino stato il tiro di Sékou Sanogo che avrebbe potuto causare altri danni. Fermi tutti, riflettere, e fare due conti: primum vivere, deinde philosophari.