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Lo scandalo delle sperimentazioni fallite sugli animali. Il clima di terrore. La creazione di un uomo"mostro". Benvenuti a Neuralink.
«Ogni giorno stiamo costruendo strumenti migliori destinati a comunicare con il cervello. Con il team giusto, le potenziali applicazioni di questa tecnologia sono illimitate». Questa è la dichiarazione di intenti di Neuralink Corporation, una azienda statunitense di neurotecnologie, con sede nel Mission District di San Francisco, fondata da un gruppo di imprenditori, tra i quali spicca Elon Musk. L'azienda si occupa di sviluppare interfacce neurali impiantabili nel cervello umano per ripristinare le connessioni nel sistema nervoso o amplificarle, per controllare con la mente altri strumenti tecnologici.
Un grande aiuto per le persone paralizzate
In questo senso, sarebbe possibile per le persone paralizzate, a seguito di gravi incidenti o di malattie, poter ripristinare i segnali chimici e elettrici che dal sistema nervoso centrale si propagano fino ai nervi periferici. Neuralink starebbe, quindi, lavorando ad un tipo di innesto flessibile e miniaturizzato, per limitare al minimo eventuali danni al cervello, composto da numerosi sensori e cavi, capaci di trasmettere una maggiore quantità di informazioni rispetto a quelli tradizionali. I ricercatori hanno studiato un sistema composto da oltre 3 mila elettrodi, distribuiti in un complesso di 96 innesti. La grandezza di ciascuno di essi sarebbe di 4-6 millesimi di millimetro e, per il loro posizionamento, è stato necessario costruire un robot che, in maniera autonoma, sia in grado di effettuare anche sei innesti al minuto. Come dichiarato da Musk stesso, l'obiettivo è quello di impiantare nel corpo umano un sensore, denominato N1, che dovrebbe raccogliere i segnali dal cervello per poi trasmetterli, senza l'utilizzo di fili, ad un dispositivo esterno simile ad un apparecchio acustico che, a sua volta, risulta essere collegato con uno smartphone dotato dell'applicazione atta ad interagire con il sistema.
In sei mesi il primo impianto in un essere umano
I sensori installati nel corpo dovrebbero essere quattro: tre preposti alla parte motoria ed uno alla per la parte sensoriale. Il progetto, che eufemisticamente si può definire ambizioso, prevede che, in futuro, l'innesto di tali sensori possa avvenire in anestesia locale e con una procedura poco invasiva simile alla chirurgia laser degli occhi. Ciò che si prefigge Neuralink, quindi, è di andare oltre la lettura della corteccia cerebrale ma di impiantare un sistema di elettrodi così sofisticati e microscopici da poter ripristinare il funzionamento del sistema nervoso. Come detto, i primi beneficiari di questa nuova tecnologia dovrebbero essere coloro che non riescono più a controllare i propri arti a causa di lesioni spinali o cerebrali ma, in futuro, il campo applicativo potrebbe essere esteso per migliorare l'interazione con i dispositivi elettronici. Il 1 dicembre scorso, Elon Musk ha dichiarato di aver presentato alla Food and Drugs Administration, l'agenzia che negli Stati Uniti si occupa della salute pubblica, tutti i documenti relativi al progetto e di credere che «entro 6 mesi saremo in grado di avere il nostro primo impianto in un essere umano».
Lo scandalo sulla sperimentazione animale
Chi conosce il personaggio, però, sa che Musk sbaglia spesso le proprie previsioni. Nel 2019, per esempio, aveva previsto che Neuralink avrebbe iniziato la sperimentazione umana entro il 2020 mentre, ad oggi, sono stati eseguiti solo test su animali. Nel 2021 il miliardario aveva dichiarato di avere «già una scimmia con un impianto wireless nel cervello che, con minuscoli fili, le permette di giocare ai videogiochi usando la mente. E sembra totalmente felice. Non puoi nemmeno vedere dove è stato inserito l'impianto neurale. Non è a disagio e non sembra per nulla strano». «Abbiamo fatto il possibile per le scimmie - ha aggiunto Musk - una delle cose che stiamo cercando di capire è se possiamo permettere a due animali di giocare, l'uno contro l'altro solo col pensiero. Sarebbe fantastico». La favola della scimmia felice con il microchip nel cervello, però, è durato molto poco e proprio tali test sono finiti nel mirino dell'agenzia di stampa britannica Reuters, la quale ha esaminato documenti riguardanti una serie di denunce, avanzate da alcuni membri dello staff della società, relative a test condotti in maniera frettolosa e crudele sugli animali impiegati in laboratorio.
Uccisi 1500 animali e un clima di terrore
Neuralink sarebbe finita così sotto indagine federale per la morte di 1.500 animali, dal 2018 al oggi, a seguito dei test condotti per fini sperimentali. Tale indagine, voluta dall'ispettore generale del Dipartimento dell'agricoltura degli Stati Uniti, si concentra sulla violazione dell'Animal Welfare Act, che regola le modalità di trattamento delle cavie da laboratorio. Reuters riferisce che Musk sottoponeva i propri dipendenti ad una pressione eccessiva, sollecitandoli ad essere quanto mai frettolosi, con frasi come «non ci stiamo muovendo abbastanza velocemente. Mi sta facendo impazzire», e imponendo loro di lavorare come se «avessero una bomba legata alla testa».
«Saremo tutti morti prima che accada qualcosa di utile» aveva tuonato Musk, mettendo ancora più sotto pressione i propri ricercatori. Proprio a causa di questo clima di terrore, gli scienziati avrebbero lavorato in maniera meno accurata del dovuto, usando poche precauzioni e commettendo numerosi errori che avrebbero causato la sofferenza e la morte delle cavie. L'utilizzo di colle non adeguate o di chip celebrali di dimensioni errate avrebbero portato gli animali a soffrire enormemente durante gli esperimenti ed infine a morirne. La pressione imposta da Musk sarebbe la causa di un numero tanto alto di errori.
Gli stessi hanno poi reso necessario il ripetersi delle esperimenti svariate volte con l'impiego di sempre più animali. Nei documenti analizzati da Reuters, i ricercatori stessi hanno ammesso di «aver causato sofferenze estreme» ad alcuni animali tra cui una scimmia che «avrebbe perso le dita forse a causa di automutilazioni». Le fonti citate da Reuters parlano di 1.500 animali morti, tra pecore, maiali e scimmie, oltre a decine di topi, ma la cifra sarebbe stata stimata per difetto, dato che l'azienda non tiene un regolare registro sul numero degli animali utilizzati negli esperimenti. Anche in questo caso, Musk paga la fretta di voler vedere elaborati, con eccessiva velocità, dei progetti che, per la loro complessità, meritano uno studio accurato. Una cosa, infatti, è presentare un ottimo prodotto di alta ingegneria, un’altra è capire come questo possa adattarsi al funzionamento del cervello umano. Si tratta di problematiche per le quali esimi studiosi, premiati anche con il premio Nobel, hanno speso anni di ricerca e che il magnate sudafricano vuole presentare al mondo nel giro di pochi mesi.
Scambiarsi informazioni senza parlare
In questa ottica si pone anche la sfida, condotta a distanza, tra la Neuralink e la Synchron, altra azienda statunitense con sede a New York, che ha già avviato la sperimentazione umana su un volontario statunitense e su altri quattro in Australia. Tempo fa, l'ambizione smisurata aveva spinto Elon Musk a scrivere, nel proprio profilo Twitter, che tale impiantistica può condurre ad una “telepatia concettuale”, grazie alla quale le persone non devono parlare per scambiarsi delle informazioni «a meno che non si desideri aggiungere estro alla conversazione». «Le persone - aveva vaticinato Musk - potrebbero diventare telepatiche in una certa misura, in grado di conversare senza parlare, attraverso l'accesso reciproco a livello concettuale. Non solo i pensieri, ma le esperienze sensoriali, potrebbero essere comunicati da un cervello all'altro.
Qualcuno in vacanza potrebbe trasmettere una 'cartolina neurale' di ciò che sta vedendo, ascoltando o assaggiando nella mente di un amico a casa». Nel 2017, in un summit a Dubai, il magnate aveva previsto che, in un prossimo futuro, ci sarebbe stata «una fusione più stretta tra intelligenza biologica ed intelligenza artificiale» necessaria per evitare che una intelligenza più sofisticata di quella dell'uomo potesse poi condannarlo ad una sorta di schiavitù. Un transumanesimo in piena regola, con le scoperte scientifiche e tecnologiche poste al servizio dell'uomo per aumentarne le capacità fisiche e cognitive. Un terreno nuovo, in cui medicina ed etica si scontrano per definire i limiti dell'agire umano.