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L'Amministrazione federale delle contribuzioni (AFC) non avrebbe dovuto entrare nel merito della richiesta di assistenza amministrativa inoltrata dall'autorità fiscale americana (IRS) lo scorso aprile, che rivendicava la consegna dei dati di clienti USA della banca Julius Bär. È quanto ha deciso il Tribunale amministrativo federale (TAF), che ha accolto il ricorso di un cliente dell'istituto di credito elvetico, i cui dati bancari non possono pertanto essere trasmessi agli Stati Uniti.
Il 17 aprile 2013, l'IRS aveva presentato una richiesta di assistenza amministrativa sulla base della Convenzione tra la Svizzera e gli Stati Uniti per evitare le doppie imposizioni del 1996 (CDI-USA 96), nella quale rimproverava alla Julius Bär e ai suoi collaboratori di aver aiutato attivamente clienti americani a dissimulare i redditi e i beni loro appartenenti al fisco statunitense.
Dopo UBS e Credit Suisse, Julius Bär era la terza banca elvetica confrontata con una domanda dell'autorità americana per la consegna "raggruppata" di dati. La richiesta si riferiva a contribuenti americani sospettati di frodi fiscali commesse tra il 2002 il 2012.
Secondo il TAF, la domanda di assistenza amministrativa "non presenta quel grado di precisione richiesto (...) per essere ammessa". Per i giudici di San Gallo, l'IRS ha descritto "in maniera astratta i modi di agire rimproverati ai clienti". Neppure nell'atto di accusa riguardante i collaboratori di Julius Bär annesso alla domanda, "viene esposto alcunché che lasci presupporre la sussistenza di un comportamento costitutivo di una truffa o di una frode fiscale".
Secondo il TAF, non vi sono pertanto indizi sufficienti che consentano l'entrata in materia da parte dell'AFC. Il ricorso è dunque accolto. La sentenza (A-5390/2013 del 6 gennaio 2014) può ancora essere impugnata presso il Tribunale federale (TF).
Stando a un comunicato odierno, con questa sentenza il Tribunale amministrativo federale ha confermato la propria giurisprudenza, secondo cui "in base alla CDI-USA 96 il sospetto di semplice sottrazione di imposta, anche qualora si tratti di importi considerevoli, non dà luogo all'assistenza amministrativa". Il semplice fatto di non dichiarare un conto "costituisce tuttalpiù una sottrazione di imposta che non consente l'assistenza amministrativa".
In un'altra sentenza (A-5540/2013) riguardante la medesima vertenza fiscale, il TAF non è invece entrato nel merito di un reclamo di un cliente della Julius Bär contro la decisione dell'Amministrazione federale delle contribuzioni, in quanto il termine di ricorso non è stato rispettato. In questo caso, "i dati bancari possono quindi essere trasmessi agli USA", precisa la nota.