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Ormai le dichiarazioni di Mario Draghi stanno diventando un mantra che si ripete quasi settimanalmente ormai dal luglio del 2012 quando da Londra, alla vigilia delle Olimpiadi, durante la Global Investment Conference affermò: “Ho un messaggio chiaro da darvi: nell'ambito del nostro mandato la Bce è pronta a fare tutto il necessario a preservare l'euro. E credetemi: sarà abbastanza”. Da allora le attese degli investitori per un 'quantitative easing' in salsa europea sono aumentate. Questa mattina a Francoforte Mario Draghi durante un seminario ha ripetuto nuovamente il concetto. “La situazione dell’inflazione nell’Eurozona è diventata sempre più difficile”. Faremo “tutto quello che dobbiamo fare per alzare l’inflazione e le aspettative d’inflazione il più veloce possibile”, e se l’attuale politica monetaria non è abbastanza efficace “aumenteremo la pressione ampliando ulteriormente i canali attraverso cui interveniamo”, ha aggiunto.
L’indice Pmi dell’Eurozona suggerisce che “una ripresa più forte è improbabile nei prossimi mesi, con i nuovi ordini in calo per la prima volta dal luglio 2013”.
La Banca centrale europea è “impegnata a ricalibrare le dimensioni, il ritmo e la composizione degli acquisti di titoli, se necessario, per rispettare il proprio mandato”: ha continuato Mario Draghi, citando esplicitamente il 'quantitative easing' messo in atto dalla Fed e dalla Banca del Giappone.
La politica di bilancio complessiva dell’Eurozona deve andare nella stessa direzione impressa dalla politica monetaria espansiva della Bce “in modo da spingere la fiducia, e cioè coerente con le regole di governance fiscale”, ha precisato. L’Eurozona ha bisogno di “appropriate riforme strutturali” per creare un ambiente imprenditoriale “dove i nuovi investimenti siano attraenti”, secondo il presidente della Bce.