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<h2>SubmittedText<h2><p>Con tutta evidenza, il comando dell'esercito e il DDPS stanno verificando da mesi un possibile impiego dell'esercito a Kunduz (Afghanistan settentrionale). Sulla base di informazioni apparse nei media e di altre informazioni, pongo al Consiglio federale le domande seguenti: </p><p>1. Quando è nata l'idea di un impiego "PRT" ("Provincial Reconstruction Team") a Kunduz? </p><p>2. Corrisponde al vero che all'origine del previsto impiego vi è il desiderio oppure una richiesta esplicita da parte degli Stati Uniti?</p><p>3. Il Consiglio federale non teme che - in maniera analoga a quanto accaduto con la questione dei carri armati - gli Stati Uniti intendano soprattutto sfruttare la nostra neutralità quale fonte di legittimazione?</p><p>4. È compito della Svizzera sgravare e sostenere gli Stati Uniti, mediante un simile impiego di truppe, nella loro discutibile operazione "Enduring-Freedom"?</p><p>5. Come valuta il Consiglio federale la situazione in materia di sicurezza a Kunduz? Come valuterebbe il Consiglio federale la situazione in materia di sicurezza e di approvvigionamento, se lo spazio aereo sopra l'Uzbekistan dovesse essere chiuso alla NATO?</p><p>6. Come pensa il Consiglio federale di trovare volontari per un impiego così rischioso e discutibile?</p><p>7. Corrisponde al vero che il Consiglio federale si è rivolto alla commissione d'accompagnamento PSO, affinché chiarisca le possibilità di un impiego "PRT" a Kunduz? Un incarico di questo tipo corrisponde al compito originale di tale commissione?</p><p>8. Corrisponde al vero che per gli accertamenti è stato interpellato in particolare Bruno Lezzi, membro della commissione? Corrisponde al vero che egli, nell'ambito dell'incarico menzionato, si recherà in Afghanistan nel febbraio 2006? Il Consiglio federale ritiene che il signor Lezzi, giornalista presso la "NZZ" ma non specialista dell'Afghanistan, sia la persona più indicata per questo compito?</p><p>9. In quale maniera il Dipartimento federale degli affari esteri è stato coinvolto nella pianificazione di questo impiego?</p><p>10. Per quale ragione le Commissioni della politica di sicurezza non sono state finora informate?</p><p>11. Come e quando il Consiglio federale intende sottoporre al Parlamento la questione dell'impiego nel nord dell'Afghanistan?</p><p>12. Come è definita a medio e lungo termine la stategia di promovimento della pace nella quale è o dovrebbe essere inglobato l'impiego a Kunduz?</p><p>13. L'impiego di Kunduz, con i suoi innegabili collegamenti con l'operazione "Enduring-Freedom", è conforme a una legge militare che prevede la limitazione al mantenimento della pace e, come esplicitamente confermato dal DDPS durante la campagna in vista della votazione, l'astensione da qualsiasi partecipazione, anche indiretta, ad operazioni di imposizione della pace?</p><p>14. Non sarebbe più ragionevole se la Svizzera, considerate le proprie risorse civili, si concentrasse piuttosto sull'aiuto civile alla ricostruzione estremamente necessario?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Finora, da parte del DDPS e del DFAE sono stati intrapresi esclusivamente accertamenti riguardo alla possibilità di un eventuale rafforzamento della partecipazione svizzera all'International Security and Assistance Force (ISAF), attiva in Afghanistan su mandato dell'ONU, nonché a pertinenti opportunità e rischi. Si è pure considerato il fatto che la Svezia ha manifestato il proprio interesse per una partecipazione svizzera al PRT svedese a Mazar-i-Sharif, nell'Afghanistan settentrionale. In generale, vi è una grande richiesta di truppe di pace supplementari per l'ISAF a causa dell'estensione del suo settore d'impiego a molte parti del Paese.</p><p>Qualora il Consiglio federale dovesse avere l'intenzione di ampliare l'impegno svizzero nell'ISAF, esso informerà tempestivamente le commissioni competenti e il Parlamento. In questo contesto, esso rinvia al proprio parere sulla mozione Lang del 12 dicembre 2005 (05.3855, Nessun impiego di truppe svizzere in Afghanistan).</p><p>Il Consiglio federale risponde alle domande come segue:</p><p>1. Già oggi la Svizzera è impegnata con tre militari, in virtù del decreto federale del 10 giugno 2003, nel PRT di Kunduz. Né il comando dell'esercito né il DDPS prevedono un impiego a Kunduz che superi l'entità dell'attuale effettivo di personale messo a disposizione del PRT sotto comando tedesco.</p><p>2.-4. Poiché la richiesta è stata presentata dalla Svezia, queste domande diventano superflue.</p><p>5. Nel caso dell'impiego svizzero nell'ambito dell'ISAF, il rischio specifico in materia di sicurezza è generalmente considerato più elevato che non nel caso delle missioni di pace nei Balcani. Inoltre, sussistono rischi generali (pericolo delle mine, incidenti stradali, incidenti in occasione dello smaltimento delle munizioni). La situazione in materia di sicurezza a Kabul, Kunduz e nella regione settentrionale, nella quale entrerebbe in considerazione un impiego svizzero supplementare con la Svezia nell'ambito dell'ISAF, è tuttavia da considerarsi meno problematica che nel resto del Paese.</p><p>Già oggi, una parte dell'approvvigionamento a favore dell'ISAF avviene per via aerea passando da Dubai. Qualora lo spazio aereo sopra l'Uzbekistan fosse chiuso, si farebbe maggiormente ricorso a questa variante, più lunga.</p><p>6. I volontari sarebbero reclutati nel medesimo modo con il quale sono stati reclutati gli ufficiali impiegati finora nell'ISAF.</p><p>7. La commissione extraparlamentare indipendente per gli impieghi militari della Svizzera per il promovimento della pace in ambito internazionale (commissione PSO) stabilisce essa stessa i propri viaggi nel quadro del proprio budget (50 000 franchi per anno per tutte le spese della commissione) e, conformemente al proprio mandato, consiglia di propria iniziativa il DFAE e il DDPS nelle questioni relative al promovimento militare della pace.</p><p>8. Né il Consiglio federale né singoli dipartimenti hanno contattato il dottor Bruno Lezzi. È esatto che la commissione PSO, dopo aver periziato sul posto gli impieghi svizzeri di promovimento della pace in Kosovo e Bosnia-Erzegovina, prevede un viaggio in Afghanistan. Il Consiglio federale non deve valutare se la commissione PSO o una parte dei suoi membri siano competenti per le questioni afghane.</p><p>9. Il DFAE dev'essere costantemente coinvolto in tutti i settori del promovimento militare della pace, segnatamente per accertare in quale misura un incremento dell'impegno svizzero nell'ISAF sia appropriato.</p><p>10. Un'informazione delle due Commissioni della politica di sicurezza non è stata considerata opportuna in quanto finora non è previsto alcun incremento dell'effettivo. Naturalmente, se del caso, le commissioni sarebbero informate a tempo debito.</p><p>11. Nel caso in cui dovesse concretizzarsi un ampliamento dell'impegno svizzero a favore dell'ISAF, conformemente all'articolo 66b della legge militare, le Commissioni della politica estera e della politica di sicurezza di entrambe le Camere, rispettivamente l'Assemblea federale, sarebbero chiamate a decidere definitivamente in merito.</p><p>12. A questa domanda potrà essere data risposta soltanto dopo la presentazione dei risultati degli accertamenti del gruppo di lavoro DDPS-DFAE menzionato sopra.</p><p>13. L'ISAF e l'operazione "Enduring Freedom" (OEF) sono due missioni separate fondate su due mandati differenti. L'ISAF, su mandato dell'ONU, ha il compito di appoggiare il governo afghano nella salvaguardia della sicurezza in Afghanistan. L'OEF lotta in primo luogo contro gruppi armati illegali nel sud e nell'est dell'Afghanistan. A causa dell'estensione del settore d'impiego dell'ISAF è necessaria una stretta collaborazione con l'OEF, ma i mandati di entrambe le missioni resteranno, fino a nuovo avviso, separati. L'attuale partecipazione svizzera all'ISAF con un effettivo massimo di quattro militari è perciò conforme alle pertinenti condizioni stabilite nella legge militare.</p><p>14. L'impegno civile svizzero in Afghanistan è superiore a quello militare: negli anni 2002 a 2005, l'aiuto svizzero ha raggiunto i 20 milioni di franchi annui. Alla fine di gennaio 2006, in occasione della Conferenza dei donatori di Londra, la Svizzera ha annunciato, per il periodo 2006-2010, ulteriori aiuti a favore dell'Afghanistan per un ammontare di 100 milioni di franchi. La Svizzera intende concentrarsi maggiormente sull'aiuto civile a lungo termine alla ricostruzione, che tuttavia può essere efficace soltanto in un contesto in qualche misura sicuro. La stabilizzazione e la ricostruzione dell'Afghanistan sono pertanto possibili unicamente se l'aiuto civile alla ricostruzione e il promovimento militare della pace vanno di pari passo.</p>  Risposta del Consiglio federale.