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Nonostante pesanti critiche da parte dei piccoli azionisti, il consiglio di amministrazione dell'UBS è riuscito a spuntarla nel corso di una turbolenta assemblea straordinaria degli azionisti.
La proposta di una verifica esterna della gestione della grande banca, dopo le ingenti perdite subite negli ultimi mesi, è stata bocciata. Approvata invece l'iniezione di capitale da Singapore.
Sospiro di sollievo per i vertici dell'UBS al termine di una lunga e affollata assemblea straordinaria degli azionisti, caratterizzata da accesi dibattiti, pesanti critiche e tumulti. Il consiglio di amministrazione (cda) della grande banca è riuscito ad evitare, anche se di misura, la proposta di una verifica esterna e ha ottenuto l'approvazione di tutte le misure volte a rafforzare la base di capitale.
Bombardato da critiche, il presidente del cda Marcel Ospel ha ammesso errori da parte della banca, che negli ultimi mesi ha dovuto effettuare rettifiche di valore per oltre 21 miliardi di franchi e ha chiuso i conti del 2007 con una perdita di 4,38 miliardi.
"Non abbandonerò la massima responsabilità alla leggera, agirò invece affinché l'UBS ritorni sulla via del successo", ha dichiarato Marcel Ospel, ribadendo la sua intenzione di rimanere in carica. Il presidente del consiglio di amministrazione ha inoltre affermato di essere cosciente della profonda delusione che la situazione della banca deve avere suscitato negli azionisti.
"Senza dubbio abbiamo giudicato in modo errato determinati sviluppi", ha ammesso Ospel. "Capisco che in una simile situazione si richieda di trarre le conseguenze". Per il consiglio di amministrazione e per se stesso "la responsabilità significa però impegno".
Rabbia degli azionisti
Il primo a prendere la parola dopo il discorso di Ospel è stato Dominique Biedermann, a nome della fondazione Ethos, che ha presentato la richiesta di una verifica speciale. Biedermann ha criticato duramente la gestione dei rischi da parte della banca.
L'UBS ha deluso e ingannato gli azionisti che hanno subito perdite ingenti, ha aggiunto Biedermann. Gli enormi ammortamenti degli ultimi mesi mostrano che il controllo dell'istituto finanziario non è avvenuto correttamente. Per il direttore della fondazione Ethos, non è comprensibile che in una tale situazione il consiglio di amministrazione rifiuti una verifica esterna.
Numerosi azionisti hanno poi espresso la loro rabbia per i risultati catastrofici dell'UBS. "Non riceviamo i bonus, ma paghiamo per i cocci", ha detto uno di loro. Tra i partecipanti all'assemblea che si sono schierati dalla parte di Ethos vi è stato anche Hans-Jakob Heitz, difensore dei piccoli azionisti, distintosi per i suoi interventi in seguito al dissesto della Swissair.
La richiesta di una verifica esterna è stata però respinta di misura dall'assemblea. I voti contrari sono stati 363,77 milioni, quelli favorevoli 314,06.
Strascichi giudiziari?
La questione potrebbe tuttavia ritornare sul tavolo. La Fondazione Ethos ha infatti ventilato la possibilità di ricorrere al giudice per ottenere la verifica speciale. Visti i risultati ottenuti, Ethos "si riserva il diritto di avviare i passi necessari per ottenere un controllo speciale in via legale".
La fondazione ha rammentato che la legge svizzera, per assicurare la protezione degli azionisti minoritari, prevede che chi detiene assieme titoli con un valore nominale di almeno 2 milioni di franchi può ricorrere al giudice.
Da notare che prima di passare al voto, un tentativo di intervento di Thomas Minder, promotore dell'iniziativa "Contro le retribuzioni abusive", aveva sollevato una mini-sommossa, accompagnata da fischi e grida. Il proprietario della Trybol si era diretto con documenti in mano verso il pulpito del consiglio di amministrazione e i servizi di sicurezza erano intervenuti.
Approvato l'aumento di capitale
Gli azionisti hanno poi approvato a grande maggioranza la sostituzione del dividendo in contanti con il dividendo in azioni. I voti favorevoli sono stati 671,47 milioni, quelli contrari 31,76 milioni.
L'assemblea generale ha accettato anche l'aumento del capitale di 13 miliardi di franchi, che apre le porte della grande banca ad fondo statale di Singapore (GIC) e ad un investitore anonimo del Medio Oriente. La ricapitalizzazione è stata accolta con 599 milioni di voti contro 87 milioni. Il GIC immetterà 11 miliardi di franchi e si assicurerà così l'8,8% del capitale dell'UBS, diventando il maggiore azionista.
Alla riunione, durata 7 ore con solo 10 minuti di pausa, hanno preso parte 6'454 azionisti in rappresentanza del 53,78% dei diritti di voto. L'esame del bilancio 2007 sarà oggetto dell'assemblea ordinaria convocata per il 23 aprile.
Reazioni contrastanti
Reazioni all'assemblea degli azionisti dell'UBS sono giunte da più parti. Per il Dipartimento federale delle finanze, la ricapitalizzazione permetterà alla grande banca di far fronte alle future turbolenze sui mercati finanziari internazionali.
La decisione dell'assemblea non è da considerarsi sorprendente, ha dichiarato Andrea Venditi, analista economico presso la Banca cantonale di Zurigo. "Se si trova qualcuno disposto ad iniettare soldi in una situazione simile, mentre le quotazioni sono in calo, allora si può solo accettare".
Secondo Kaspar Müller, presidente di Ethos, il 46% di voti ottenuti dalla sua fondazione possono essere considerati come un successo e dovrebbero agevolare le discussioni con i vertici della grande banca.
swissinfo e agenzie
Crisi dell'UBS
Nata nel dicembre 1997 in seguito alla fusione tra la Società di banche svizzere e l'Unione di banche svizzere, l'UBS è oggi la più grande banca elvetica e la settima al mondo in ambito di capitalizzazione borsistica. L'istituto finanziario dà lavoro a circa 80'000 persone.
Negli ultimi anni l'UBS ha presentato utili astronomici di diversi miliardi di franchi.
Nel gennaio scorso, per la prima volta nella sua storia, la grande banca ha dovuto annunciare pesanti perdite per l'esercizio 2007, pari a 4,4 miliardi di franchi. Nel quarto trimestre dell'anno scorso, l'UBS aveva perso 12,5 miliardi di franchi.
Le difficoltà della più grande banca elvetica sono legate alla crisi dei crediti ipotecari negli Stati uniti (subprime).
In seguito alle perdite annunciate negli ultimi mesi, le quotazioni dell'UBS sono crollate in borsa. Dall'inizio del 2008 il titolo della grande banca ha perso un terzo del suo valore.