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LE VAUD (VD) - L'ibis eremita (Geronticus eremita), specie minacciata d'estinzione, potrebbe fare ritorno in Svizzera entro il 2030. Un progetto di reintroduzione dell'uccello prevede di costituire una popolazione autonoma in grado di riprodursi nelle Alpi e di migrare sulle rive italiane del Mediterraneo in inverno.
Il piumaggio del pelecaniforme è di colore nero corvino in ambedue i sessi. L'adulto è lungo 70-80 centimetri e ha un'apertura alare di 125-135. La testa e la gola, nude, appaiono molto rugose. Il nome del genere, Geronticus, del resto deriva dal greco antico "geron", ossia "anziano nell'aspetto", e si riferisce proprio al capo glabro e rugoso di questi animali, che ricordano la testa pelata di una persona anziana, spiega l'enciclopedia on line Wikipedia. Il genere conta due sole specie.
La prima descrizione risale al 1555 ed è merito di uno svizzero, il naturalista zurighese Conrad Gesner. Neppure un secolo più tardi la specie era estinta. In quell'epoca la Confederazione era una delle maggiori regioni di riproduzione.
L'associazione Zooschweiz, che riunisce nove giardini zoologici gestiti scientificamente, come quelli di Goldau (SZ), Basilea e La Garenne (VD), è il fulcro del progetto, che in un primo tempo prevede la riproduzione in cattività. L'iniziativa elvetica si iscrive negli sforzi promossi dal gruppo internazionale per la conservazione di questa specie - il Walrappteam, dal nome tedesco del volatile - e sono condotti da anni in Germania, Austria e Italia, indica un comunicato odierno dell'istituzione di La Garenne.
Popolazioni del volatile attualmente sopravvivono in natura solo sulla costa atlantica del Marocco, dove rimangono alcune centinaia di individui, facendo dell'ibis eremita una delle specie di uccelli più minacciate al mondo. La popolazione turca è passata da 3000 a tre individui in un secolo: è stato allora deciso di catturarli per destinarli alla riproduzione in cattività.
I Geronticus eremita vivono in colonie e si riproducono in scogliere o in rovine, ad esempio di castelli. Non intimoriti dall'uomo, sono stati cacciati per la carne. Si raccoglievano anche uova e piccoli nei nidi.
Per salvare la specie dall'estinzione, programmi di reintroduzione sono stati lanciati in Andalusia (Spagna meridionale), Austria, Germania e Italia. Gli uccelli devono riapprendere a migrare e, a questo scopo, in autunno vengono guidati attraverso le Alpi con appositi aerei ultraleggeri definendo una rotta che gli ibis superstiti possono poi insegnare ai loro discendenti.
Individui persisi in Svizzera nel corso di tali migrazioni sono saliti alla ribalta della cronaca negli ultimi anni, come la femmina Shorty nel 2013. Questi sono stati recuperati dagli ornitologi del Walrappteam.
Lo zoo di La Garenne parteciperà alla produzione di pulcini. Individui da Basilea e Goldau sono già sul posto; altri provenienti dalla Repubblica ceca e dal Portogallo sono attesi nelle prossime settimane.
Il progetto internazionale, volto alla costituzione di una popolazione autonoma, ha come punti forti anche la lotta contro il bracconaggio, una piaga soprattutto in Italia, e contro la folgorazione degli uccelli sulle linee di media tensione.