Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01164.jsonl.gz/161

LOCARNO - Più di un centinaio di persone hanno assistito, nell'aula video collegata a quella del processo Tamagni, alla lettura della sentenza del giudice Mauro Ermani. Un pubblico silenzioso e concentrato sulle parole del giudice, per capire fino in fondo le motivazioni della corte per una sentenza che si è fatta attendere ben oltre l'orario previsto dopo più di 13 ore di camera di consiglio. Il silenzio, carico di tensione e di aspettative, si è rotto solo quando Ermani ha emesso la sua prima condanna: 'Jurkic: 2 anni e sei mesi', una voce incredula si alza accompagnata da un leggero mormorio e c'è chi scuote la testa. 'Tomic, Grgic: 10 anni' la tensione si scioglie e qualcuno accenna un applauso che però muore subito. Perché non per tutti c'è motivo di esultare. Infatti le reazioni alla sentenza della corte che ha presieduto il processo ai tre ragazzi che hanno causato la morte di Damiano Tamagni nella notte di carnevale di un anno fa, sono state contrastanti.
All'uscita dell'aula i giovani amici di Damiano esprimono stupore per una condanna giudicata comunque troppo lieve (ricordiamo che le condanne corrispondono quasi completamente a quanto chiesto dalla procuratrice Rosa Item). C'è chi si aspettava che la corte potesse decidere di espellere dalla Svizzera i ragazzi condannati. La pena di Jurikic in particolare è sembrata troppo lieve: il giovane è stato condannato a 2 anni e mezzo, pena parzialmente sospesa con la condizionale e questo non è piaciuto agli amici di Damiano. Tra i conoscenti della vittima o i semplici spettatori il sentimento invece è diverso: 'Non me l'aspettavo, credevo che alla fine la corte avrebbe optato per una pena più lieve, così non è stato e sono molto soddisfatto'. 'Secondo me si meritavano l'ergastolo, ma visto che più di 10 anni non era possibile infliggerli, sono contenta così', ci dice una ragazza. 'Credo che sia un segnale forte da parte della giustizia, la prossima volta ci penseranno due volte prima di fare una cosa del genere', dice un altro signore.
I conoscenti e gli amici dei tre imputati, com'era immaginabile, sono invece amareggiati. 'La pena è troppo severa', 'Ok, hanno commesso un terribile sbaglio e devono pagare, ma così è esagerato'. E il sentimento tra questi giovani, anch'essi di origine straniera come gli imputati, è che proprio il fattore nazionalità abbia giocato un ruolo determinante in tutta la vicenda. 'Se fosse stato il contrario le cose sarebbero andate diversamente'.
p.l.
Foto apertura: Ti-Press/Samuel Golay