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Contesto
A seguito della pandemia di coronavirus che ha colpito tutto il mondo all’inizio del 2020, gran parte dei governi è stata costretta a introdurre numerose misure sanitarie stringenti. Queste misure forti, come i confinamenti o i divieti di assembramento, hanno portato alla chiusura temporanea o alla riduzione dell’orario di molti negozi e attività.
La pandemia e le misure sanitarie hanno avuto un impatto molto negativo sull’economia. In alcuni settori sono considerevolmente diminuiti sia la produzione che il consumo. Tuttavia, per evitare un disastro economico, in particolare nel mercato del lavoro, le amministrazioni pubbliche hanno adottato misure per mitigare l’impatto.
In particolare, le imprese hanno beneficiato di un sostegno senza precedenti sotto forma di indennità per lavoro ridotto (ILR) o di indennità di perdita di guadagno (IPG). Questi aiuti hanno permesso alle imprese di mantenere i contratti di lavoro delle persone temporaneamente impossibilitate a esercitare attività produttive a causa delle chiusure ordinate dalle autorità o di un calo della domanda.
Gli indicatori macroeconomici come il PIL devono riflettere correttamente gli effetti della pandemia e delle misure adottate dalle amministrazioni pubbliche sulla congiuntura economica. Lo stesso vale per i fattori produttivi utilizzati nel processo di produzione, altrimenti la misurazione della produttività del lavoro rischierebbe di essere falsata. Per quanto riguarda il calcolo della produttività del lavoro, la situazione è diversa a seconda dell’indicatore scelto. Se ci si interessa alla produttività oraria del lavoro, disponibile solo per l’economia nel suo complesso, i dati utilizzati tengono pienamente conto dell’impatto della pandemia di COVID-19. Tuttavia, per quanto riguarda la produttività del lavoro per rami di attività, il fattore produttivo utilizzato proviene dalla statistica strutturale delle imprese (STATENT). E questa fonte riflette l’impatto della pandemia solo in modo parziale. Il calcolo degli impieghi in ETP della STATENT, infatti, si basa sui rapporti contrattuali che prevedono il versamento contributivo all’AVS. Ma, grazie alle ILR e alle IPG, una parte considerevole dei contributi all’AVS ha continuato a essere versata, anche quando le persone impiegate avevano il divieto di esercitare l’attività lavorativa. Di conseguenza, i dati alla base della STATENT non possono riflettere appieno i cali di attività di alcuni settori. Occorre quindi allestire una serie specifica per gli anni della pandemia di COVID-19.
Obiettivi
L’obiettivo è di produrre e diffondere una misurazione della produttività del lavoro per rami di attività che sia coerente con la realtà economica. A tal fine, è essenziale che il fattore produttivo «lavoro» rifletta il volume di lavoro effettivamente svolto. Pertanto, è necessario sviluppare un nuovo input, al netto delle ILR e delle IPG, e corrispondente al quadro di riferimento delle analisi macroeconomiche. Questo nuovo prodotto statistico va a completare le informazioni che si possono trarre dalla STATENT, che deve continuare a illustrare il rapporto contrattuale. Il lavoro viene svolto per gli anni di riferimento a partire dal 2020, al fine di rispondere rapidamente alle esigenze degli utenti. I metodi sperimentali di stima utilizzati, descritti nella scheda tecnica riportata in calce (disponibile in francese e tedesco), devono ancora essere consolidati e testati su un periodo più lungo.
Documentazione
Questo documento metodologico è disponibile solo in tedesco o francese.