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I nuovi focolai di poliomielite sono causati da virus diversi da quelli conosciuti finora e alcuni di essi sono resistenti ai vaccini normalmente usati.
Trent’anni fa è stata lanciata una campagna globale per l’eradicazione della poliomielite, che ha portato a una diminuzione dei casi di oltre il 99% (nel 1988 erano ancora 350.000, nel 2011 erano 650).
Eppure periodicamente si manifestano ancora focolai talvolta gravi in varie parti del mondo. Per citare solo quelli degli ultimi anni, nel 2010 ce n’è stato uno in Congo particolarmente violento, con una mortalità di quasi il 50%, che ha fatto 445 vittime, e uno in Tajikistan, e nel 2011 uno in Cina.
Anche per questo i ricercatori dell’Università di Stony Brook, New York, hanno voluto verificare se i ceppi ancora in circolazione fossero o meno dello stesso tipo di quelli neutralizzati dalla copertura vaccinale, e hanno così scoperto che la situazione è peggiore del previsto.
Il virus che ha colpito il Congo presenta infatti due mutazioni nel suo involucro esterno, e un test eseguito su 60 volontari tedeschi, vaccinati, che operano in Gabon, ha mostrato che probabilmente si sarebbero ammalati, se fossero stati esposti a quel tipo di virus.
L’immunizzazione assicurata dal vaccino non è infatti sufficiente, e gli anticorpi non riescono a sconfiggere del tutto quel virus mutato.
È quindi necessario, scrivono gli autori su Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), intensificare le ricerche per identificare le possibili variazioni e modulare su di esse nuovi vaccini più efficaci, prima che la polio torni a essere un problema di dimensioni più ampie.
Data ultimo aggiornamento 11 novembre 2014