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La frattura medievale col teatro dell'antichità è netta, e comincia a sanarsi solo a partire dal tardo Trecento, e poi più organicamente solo nel Cinquecento. Il Medioevo intraprende invece una strada nuova, che nasce dalla liturgia stessa della Chiesa. Ci sono momenti specifici nei Vangeli canonici nei quali qualcuno pone ad altri la domanda «Quem quaeritis?», «Chi cercate?». Così nella liturgia di Natale l'angelo si rivolge ai pastori; così Gesù stesso nell'orto del Getsemani a chi è venuto per catturarlo; così infine dopo la Resurrezione l'angelo alle tre Marie. In quest'ultimo caso le donne rispondono, e il dialogo è già un inizio di scambio drammatico. Col tempo, l'azione si sposta dalla chiesa alla piazza, e drammi sempre più complessi vengono organizzati, soprattutto a cura delle varie corporazioni, in veri e propri cicli che mettono in scena l'intera storia sacra, dalla Creazione all'Apocalisse: sono i cosiddetti «misteri», come quello di York e di tante altre città inglesi. Questi drammi destinati al popolo possiedono anche notevole vivacità, non solo teologica ma anche realistica, come nella celebre Secunda Pastorum di Wakefield. Altre azioni drammatiche si fermano invece su un solo episodio, come il Jeu d'Adam francese, la «laude» di Jacopone da Todi Donna de Paradiso, e più tardi la Mary Magdalen che ancora Shakespeare, forse, ha visto. Una forma particolare di dramma è infine la «moralità», quale Everyman, in cui un Ognuno che rappresenta ogni uomo è chiamato dalla Morte e inizia lunghi colloqui con personificazioni allegoriche come Conoscenza, Discrezione, Bellezza per fare, aprendo all'introspezione, i conti della propria vita.