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Pierre Maudet respinge categoricamente le accuse: «Non sono influenzabile. Ho sempre fatto gli interessi del Cantone».
Il ministro ha precisato di aver accettato il famoso viaggio per «rafforzare i legami» di Ginevra con gli Emirati Arabi Uniti.
GINEVRA - Nel secondo giorno del processo contro Pierre Maudet, i dibattimenti sono entrati nel vivo con le dichiarazioni dello stesso consigliere di Stato ginevrino. Il ministro ha respinto categoricamente l'accusa di accettazione di vantaggi, affermando di non essere influenzabile e sottolineando di aver voluto fare esclusivamente gli interessi del suo Cantone.
L'accusa principale contro il "ministro" indipendente (all'epoca dei fatti liberale radicale, ma poi espulso dal partito lo scorso anno), che nel 2015 dirigeva il Dipartimento ginevrino della sicurezza e dell'economia (DSE), è quella di aver accettato un viaggio per se, per tutta la sua famiglia e per il suo capo di gabinetto ad Abu Dhabi nel novembre del 2015. Il ministero pubblico stima il valore del soggiorno di lusso, comprese tutte le spese, pagato dal principe ereditario Bin Zayed Al Nahyan, a 50'000 franchi.
«Respingo questa accusa» di accettazione di vantaggi, ha dichiarato Maudet, interrogato dalla presidente del tribunale, spiegando di aver accettato un invito ufficiale che avrebbe permesso al Canton Ginevra di «rafforzare i legami» con gli Emirati Arabi Uniti.
Il consigliere di Stato, mostratosi sicuro di sé parlando per tutto il tempo in piedi, ha affermato di non aver saputo fino al primo novembre che il soggiorno ad Abu Dhabi sarebbe stato interamente pagato dal principe ereditario. Ha detto di averne stimato il costo a 10'000 franchi: «Non ho spinto oltre la mia curiosità». Ha indicato di aver pensato a rinunciare al viaggio, ma non lo ha fatto perché «gli Emirati erano un obiettivo importante». Aveva inoltre visto poco la sua famiglia nel 2015: «Il rischio di esporla era minimo», aveva stimato.
«Una reazione stupida»
Nella primavera del 2016, i media hanno iniziato a interrogarlo sul viaggio. Il magistrato ha mentito poiché temeva per la sua immagine. «Ho avuto una reazione stupida quando ho detto che il viaggio era privato, ma la sua dimensione ufficiale era molto importante». «Fare di questo viaggio un soggiorno privato mi ha permesso di sottrarlo agli sguardi dell'opinione pubblica», ha giustificato.
Maudet ha ammesso che non sarebbe stato invitato ad Abu Dhabi quell'anno senza l'intervento di un imprenditore libanese, pure tra gli imputati del processo, così come di un intermediario tra i due uomini. Tuttavia, ha sottolineato di non sentirsi in debito con loro. «Sono una persona difficile da influenzare», si è giustificato.
«Tre anni di calvario»
Prima di essere interrogato dalla presidente della corte, Maudet ha iniziato la deposizione rispondendo alle domande di uno dei suoi tre legali, Yaël Hayat. Il magistrato ha affermato di vivere il processo «con una certa impazienza. Negli ultimi tre anni ho vissuto un calvario di cui sono in gran parte responsabile. Ho anche una certa apprensione».
A livello personale, questo caso «mi ha costretto a chiedere aiuto, cosa che per me non è naturale. Non ne esci indenne per quanto riguarda la famiglia, il senso del potere e il modo in cui lo si esercita. Ne esci più consapevole delle tue responsabilità», ha spiegato Maudet, che ha anche aggiunto di essere più consapevole dei suoi "limiti" e della sua "viltà". «Sotto il magistrato, c'è sempre un uomo».
Nessun vantaggio neppure per il sondaggio
Il consigliere di Stato ha anche contestato l'accusa di accettazione di vantaggi in merito a un secondo episodio, ossia il finanziamento di un sondaggio nel 2017 da parte di società appartenenti all'imprenditore libanese per un importo totale di 34'000 franchi. Si è trattato di «un finanziamento ordinario», ha detto. Il denaro era stato versato all'associazione di sostegno alla sua persona e non al PLR.
«Niente in cambio»
Anche l'imprenditore mediorientale ha contestato «tutte le accuse». Ammette di non credere che Maudet avrebbe ricevuto un invito ufficiale senza l'intervento di suo zio ad Abu Dhabi, ma non si aspettava «nulla in cambio». E non ha niente a che vedere con il fatto che anche la famiglia e l'ex capo di gabinetto siano pure stati invitati. Per quanto riguarda il sondaggio, ha accettato di pagare 15'000 franchi. Più tardi ha scoperto che le sue aziende avevano già finanziato l'intero importo.
L'imprenditore ha ammesso di aver discusso di un suo progetto di un campus dell'innovazione a Ginevra durante un pasto con il consigliere di Stato, ma non ha avuto l'impressione di aver beneficiato di alcun favore quando ha ottenuto un primo appuntamento con il servizio competente del DSE. In relazione ai suoi progetti immobiliari, ha anche incontrato altri consiglieri di Stato, ha affermato.
Il processo continua mercoledì con l'audizione di testimoni, tra cui la moglie di Maudet. La parola passera poi al ministero pubblico per la requisitoria.
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«Non voglio essere etichettata semplicemente come la moglie di un giocatore. Penso che le persone non sappiano quanto ho studiato, lavorato e combattuto».