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Lo scorso marzo, Greg Smith aveva lasciato il posto di direttore esecutivo presso il colosso bancario statunitense Goldman Sachs. Il 14 marzo il New York Times pubblicava un suo editoriale dal titolo “Why I left Goldman Sachs – Perché ho lasciato Goldman Sachs”. L’effetto nel discreto mondo della finanza newyorchese era stato devastante.
In seguito Smith aveva scritto un libro, con lo stesso titolo, nel quale descrive una cultura aziendale incredibilmente forte, una setta che durante gli anni 2000 aveva completamente perso la bussola, ossessionata com’era dal profitto, anche ai danni dei suoi clienti.
Qui di seguito alcuni estratti da un’intervista a Greg Smith, pubblicata sul portale online del giornale francese Le Nouvel Observateur.
“Ero stato ben fiero di lavorare per Goldman Sachs,e quando mi sono reso conto che sconsigliavo a dei giovani di venire a lavorare in quella banca mi sono sentito destabilizzato.
A quel punto ho iniziato a scrivere e a parlare con le persone. E’ quel che racconto nel libro : ho una serie di conversazioni con nove partners di Goldman Sachs. In privato la maggior parte di loro è d’accordo con me, ma sono poco propensi a intraprendere o a cambiare qualcosa.
La verità è che le persone guadagnano troppi soldi per voler cambiare il sistema, ognuno è preso nell’ingranaggio.”
… Dopo l’editoriale pubblicato il 14 marzo nel New York Times, a Wall Street l’azione Goldman Sachs era crollata del 3.4%, una perdita di capitalizzazione di oltre due miliardi di dollari. La banca si era affrettata a smentire in blocco tutte le affermazioni di Smith, che nell’intervista ancora spiega “Goldman Sachs denigra e truffa i suoi clienti, li descrive come idioti. Denigrare a Wall Street è cosa normale, è un ambiente duro, crudele. La questione è sapere perché i clienti delle banche vengono trattati come imbecilli, manipolati e spennati.
I maggiori clienti di Goldman Sachs, clienti internazionali, non hanno più fiducia nella banca.”
“La banca è diventata una macchina per produrre bonus per i partners, gli associati. Il corso del titolo è più o meno lo stesso di 12 anni fa, quando vi era stata l’entrata in Borsa, ma nel frattempo si sono versati più di 100 miliardi di dollari di bonus.
Goldman Sachs vuole mantenere il maggior riserbo possibile sui suoi affari. Guardate il loro recente comunicato sui benefici. La più grande fonte di reddito riassunta in una sola riga : “fixed income, currency and commodities client execution” [esecuzione per i clienti di operazioni su titoli a reddito fisso, divise e materie prime].
In termini di trasparenza non si saprà nulla di più, per una somma di 2 miliardi di dollari.
Il motivo è che non vogliono che la gente capisca due cose : la prima, come guadagnano tanti soldi – con i prodotti derivati e il trading per i loro propri conti; la seconda, grazie a chi guadagnano questi soldi. Se sapesse la verità, la gente ne sarebbe sconvolta. »
In questi mesi sono stato contattato da tre managing directors di Goldman Sachs, che in privato mi hanno detto, ognuno a suo modo : “Spero che stai bene. Capisco il messaggio che cerchi di mandare. Ma il sistema è quello che è e non cambierà.”
Lo scorso marzo, Greg Smith aveva lasciato il posto di direttore esecutivo presso il colosso bancario statunitense Goldman Sachs. Il 14 marzo il New York Times pubblicava un suo editoriale dal titolo “Why I left Goldman Sachs – Perché ho lasciato Goldman Sachs”. L’effetto nel discreto mondo della finanza newyorchese era stato devastante.