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<h2>SubmittedText<h2><p>L'ultimo rapporto sulla politica di sicurezza (Rapolsic 2000) risale al 1999. Nel frattempo, la situazione e i pericoli sono profondamente mutati. Il Consiglio federale è disposto a elaborare e sottoporre al Parlamento un nuovo rapporto sulla politica di sicurezza? In caso affermativo, con quali scadenze e quali parametri?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Nelle proprie risposte a interventi e iniziative parlamentari (interpellanza del gruppo democratico-radicale 06.3471, Politica di sicurezza. Fase di sviluppo dell'esercito 2008-2011; interpellanza Leumann 06.3472, Politica di sicurezza. Fase di sviluppo dell'esercito 2008-2011; iniziativa parlamentare</p><p>del gruppo dell'Unione democratica di centro 06.447, Rapporto strategico in materia di politica di sicurezza della Svizzera), il Consiglio federale ha più volte ribadito la propria disponibilità a rivedere la strategia in materia di politica di sicurezza ad ogni legislatura, ad adeguarla eventualmente e a presentare al Parlamento un rapporto a tale proposito. Se la verifica dell'attuale rapporto sulla politica di sicurezza dovesse evidenziare una necessità di adeguamento generale, occorrerà allestire un nuovo rapporto; se risultasse che occorrono soltanto adeguamenti puntuali, basterà aggiornare l'attuale rapporto ed ampliarlo eventualmente. Il Consiglio federale intende sottoporre un rapporto al Parlamento nel 2009 o nel 2010.</p><p>La verifica toccherà la questione della definizione esatta del concetto di "politica di sicurezza". I molteplici legami tra i vari settori politici parlano a favore di una concezione ampia del concetto. La necessità di suddividere la politica nazionale nel suo complesso in settori gestibili è invece un argomento a favore di una definizione un po' più restrittiva, che ad esempio escluda la sicurezza sociale dalla tematica della politica di sicurezza. Tuttavia, la distruzione dell'ambiente naturale, ad esempio, rappresenta un rischio crescente per la sicurezza di molte regioni: il Consiglio federale è pertanto disposto a considerare nel nuovo rapporto in materia di politica di sicurezza anche i rischi risultanti per la sicurezza dalla progressiva distruzione dell'ambiente e, segnatamente, dal cambiamento climatico.</p><p>I parametri del rapporto, e quindi della politica di sicurezza medesima, devono ancora essere stabiliti in modo definitivo. Ma nell'ottica attuale occorre presumere che tali parametri non saranno sostanzialmente diversi da quelli del Rapolsic 2000. Una vera e propria alternativa alla cooperazione in materia di politica di sicurezza non si intravede né a livello nazionale né in rapporto con l'estero: a livello nazionale, un tale approccio è necessario anche solo per via del federalismo, mentre nei rapporti con le organizzazioni internazionali l'unica alternativa alla cooperazione è rappresentata dall'adesione.</p><p>Più gli interessi della Svizzera in materia di politica di sicurezza vengono rappresentati in dettaglio, più essi sono legati al tempo; se vogliamo definire interessi validi per un certo tempo, dobbiamo necessariamente esprimerli con una formulazione più astratta. Il rapporto tenterà di realizzare un compromesso tra queste due diverse esigenze.</p><p>Il Consiglio federale è anch'esso del parere che la descrizione delle minacce e dei pericoli deve essere adeguata alle nuove circostanze. Per quanto concerne la minaccia del terrorismo, già nella sua "Analisi della situazione e dei rischi in Svizzera dopo gli attentati terroristici dell'11 settembre 2001", presentata al Parlamento in data 26 giugno 2002, il Consiglio federale ha proceduto a un bilancio aggiornato della situazione. Nel suo messaggio del 15 giugno 2007 concernente la modifica della legge federale sulle misure per la salvaguardia della sicurezza interna, esso ha sottoposto al Parlamento una serie di misure volte a migliorare l'individuazione tempestiva di gravi minacce per la sicurezza interna della Svizzera. L'analisi della situazione nella prospettiva delle forze di polizia comprende anche il rapporto pubblicato ogni anno dall'Ufficio federale di polizia sulla sicurezza interna del Paese. Inoltre, nel messaggio del 31 maggio 2006 concernente la modifica dell'organizzazione dell'esercito e della legge federale concernente le misure per il risanamento delle finanze federali (adeguamenti giuridici per l'attuazione della fase di sviluppo dell'esercito 2008-2011), il Consiglio federale ha proceduto a una prima analisi nella prospettiva dell'esercito dei mutamenti intervenuti a livello di minacce e pericoli dal 1999 a oggi. Per quanto concerne i rapporti con l'Unione europea (UE) e con la politica europea in materia di sicurezza e di difesa (PESD) ha più volte esposto che è possibile cooperare negli ambiti in cui la cooperazione è di reciproco interesse. Per una cooperazione permanente e più estesa, come quella realizzata nei confronti della NATO nell'ambito del Partenariato per la pace, non sussiste tuttavia, al momento attuale, alcun fondamento. Attualmente è al vaglio la possibilità di concludere un accordo quadro con l'UE sulla partecipazione a operazioni nel quadro della PESD.</p>  Risposta del Consiglio federale.