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Recentemente la Camera di protezione del Tribunale d’appello ha rammentato che, secondo l’art. 400 cpv. 1 CC, è competenza dell’autorità di protezione designare il curatore.
Per tale funzione, va designata persona fisica che sia idonea, dal profilo personale e delle competenze, ad adempiere i compiti previsti, disponga del tempo necessario e svolga personalmente i suoi compiti.
Secondo l’art. 401 CC, quando l’interessato propone quale curatore una persona di sua fiducia, l’autorità di protezione vi acconsente se la persona proposta è idonea e disposta a investirsi della curatela (cpv. 1).
Per quanto possibile, l’autorità tiene conto dei desideri dei congiunti o di altre persone vicine all’interessato (cpv. 2).
L’art. 401 cpv. 1 CC concretizza il principio costituzionale dell’autodeterminazione, secondo il quale qualora la persona scelta dalla persona interessata sia idonea allo svolgimento del previsto mandato ai sensi dell’art. 400 cpv. 1 CC, l’autorità di protezione è persino obbligata a tenere conto del desiderio espresso dal curatelato, anche se altri candidati possiedono le stesse competenze.
Si parte infatti dal principio che un rapporto di fiducia tra la persona interessata e il curatore sia indispensabile per il buon funzionamento della misura.
Il rifiuto della persona scelta dal curatelato deve essere motivato, per esempio dall’insufficienza delle competenze in relazione alle mansioni che devono essergli affidate.