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Proponendo tre candidati provenienti dalle tre grandi regioni linguistiche della Svizzera, l’UDC offre al Parlamento la scelta richiesta in vista dell’elezione in Consiglio federale del 9 dicembre prossimo. La concordanza nel governo nazionale potrà così essere ristabilita e, con lei, la stabilità politica di cui la Svizzera ha urgente bisogno. Il 30% di elettrici ed elettori che ha votato UDC e che si è pronunciato quindi per la limitazione dell’immigrazione e contro l’adesione all’UE, ritroverà finalmente la rappresentanza che gli spetta nell’esecutivo. Continuare in queste condizioni a praticare dei giochetti a scapito dell’UDC, significa agire contro gli interessi del paese.
Proponendo tre candidati di uguale qualità, l’UDC risponde a diverse esigenze che erano state formulate in questi ultimi tempi in vista dell’occupazione del seggio divenuto vacante in Consiglio federale:
- Per il momento, si libera solo il seggio occupato da un rappresentante della Svizzera tedesca.
- Tutti i grandi partiti sono tradizionalmente rappresentati anche da un consigliere federale di lingua madre francese.
- La Svizzera italofona attende da oltre 16 anni di essere rappresentata in Consiglio federale.
Dei pretesti
Le critiche avanzate contro la proposta che l’UDC fa al Parlamento sono perlopiù infondate, quando non addirittura disoneste. Che coloro che non vogliono accordare all’UDC un secondo seggio lo dicano apertamente, invece di rifugiarsi dietro argomenti in malafede! Pretendere che il seggio vacante non possa in alcun caso essere occupato da un candidato romando, vuol dire affermare che in futuro solo il PLR e il PS avranno ancora il diritto di presentare dei candidati della Svizzera francofona, perché questi due partiti hanno un rappresentante romando in governo. Questi stessi ambienti ignorano bellamente che meno di dieci anni fa sedeva in Consiglio federale un trio romando, formato da Pascal Couchepin, Joseph Deiss e Micheline Calmy-Rey. Anche le critiche lanciate contro il candidato italofono non sono per nulla convincenti. Chi rappresenterebbe meglio il Ticino del presidente attualmente in funzione del governo ticinese che, oltretutto, è appena stato brillantemente rieletto in Consiglio di Stato? Quanto al rappresentante della Svizzera tedesca sul ticket, s’è importo su parecchi concorrenti nel quadro di una procedura democratica in seno al gruppo parlamentare UDC. Questa procedura è applicata da sempre da tutti i gruppi quando si tratta di scegliere fra più proposte.
Niente di nuovo sotto il sole
Gli ambienti che denigrano il ticket a tre dell’UDC qualificandolo di “proposta alibi”, esprimono apertamente il loro disprezzo nei confronti delle minoranze linguistiche e applicano all’UDC un peso e una misura diversi di quelli riservati ai partiti concorrenti. Ricordiamoci che l’attuale consigliera federale PPD è uscita da una proposta unica, mentre che il suo predecessore era stato scelto in un ticket a tre che pure rappresentava le tre grandi regioni linguistiche della Svizzera. Queste proposte furono accettate e il Parlamento federale scelse senza grandi discussioni e senza che si parlasse di un colpo di mano o di un esercizio alibi.
Il nuovo consigliere federale rappresenterà l’UDC
Il colmo dell’assurdità è raggiunto quando si rimprovera all’UDC d’esercitare un ricatto nei confronti del Parlamento con il suo ticket a tre. L’UDC è dunque il solo partito a non avere il diritto di presentare delle persone dalle quali desidera essere rappresentata nel governo nazionale? Tanto vale allora che nessun partito possa d’ora in avanti fare delle proposte. I partiti rappresentano gli interessi delle loro elettrici e dei loro elettori. È la loro ragione d’essere, tanto che hanno il diritto di fare le loro proposte al Parlamento tramite i loro gruppi parlamentari. Nel nostro sistema di concordanza, questi differenti interessi sono riuniti in seno al governo. I partiti introducono i loro punti di vista e le loro idee nel collegio governativo tramite i loro consiglieri federali. Questa concorrenza di idee è un fattore centrale del vasto appoggio di cui gode il nostro governo nazionale e determina l’accettazione del nostro sistema politico da parte del popolo.
Si sta giocando con l’UDC
Le critiche lanciate in questi ultimi giorni mirano anche all’articolo 9 cpv 3 degli statuti dell’UDC. Secondo questa disposizione, delle persone che accettino un’elezione in Consiglio federale senza essere state proposte dal gruppo UDC alle Camere federali, non possono essere membri dell’UDC. Questa norma statutaria chiarisce la situazione. Durante gli ultimi vent’anni, il Parlamento ha messo in atto i suoi sporchi trucchetti solo con l’UDC, e ciò quasi a ogni elezione in governo. L’ultima volta che l’Assemblea federale elesse una persona di un altro partito che non era stata proposta quale candidata dal suo gruppo parlamentare, fu 22 anni fa: si trattava di Francis Matthey, in seguito obbligato dal partito socialista a rifiutare l’elezione. Conclusione: quando l’UDC chiede l’elezione di un candidato che rappresenta la linea del partito la si critica, mentre che tutti gli altri partiti considerano questo diritto come andante da sé.
Gli statuti dell’UDC non limitano assolutamente la scelta dell’Assemblea federale. Ognuno deve tuttavia sapere che tocca all’UDC decidere se un consigliere federale eletto dal Parlamento rappresenti il partito oppure no. Tenuto conto delle gravi sfide che attendono il nostro paese, si osa sperare che il Parlamento dia prova di lungimiranza e di senso di responsabilità. Coloro che continuano a cercare pretesti per tentare loro trucchetti in occasione di questa elezione, non hanno indubbiamente altro in testa. Ma dimostrano soprattutto di non essere capaci di assumere la responsabilità del loro paese.
Toni Brunner, consigliere nazionale, presidente UDC Svizzera
Berna, 25 novembre 2015