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I globalisti sono stati tassati meno del dovuto nel canton Berna e le autorità non hanno informato correttamente sulla questione. È quanto dimostra un’inchiesta pubblicata ieri sui giornali del gruppo Tamedia a proposito di ricchi stranieri residenti a Gstaad.
Berna e alcuni altri cantoni avrebbero infatti continuato a tassare i globalisti tenendo conto del dispendio solo a livello svizzero e non quello estero. Eppure una circolare del 1993 dell’Amministrazione federale delle contribuzioni aveva specificato che l’imposizione sulla base del dispendio doveva comprendere tutte le spese a livello estero. Nel 2011 inoltre il Consiglio federale aveva precisato che la tassazione a forfait secondo la legge allora in vigore doveva essere calcolata sulla base delle spese totali, siano esse effettuate in Svizzera o all’estero.
L’imposta secondo il dispendio è calcolata secondo i costi annui sorti nel periodo fiscale derivanti dal tenore di vita del contribuente, del coniuge, dei figli sotto la sua autorità parentale e di altre persone a suo carico. In merito vanno presi in considerazione tutti i costi a prescindere dal fatto che insorgano in Svizzera o all’estero. La somma di queste spese effettive deve almeno corrispondere, per quanto riguarda l’imposta federale diretta, al quintuplo della pigione o del valore locativo dell’abitazione propria per il contribuente con economia domestica o del valore locativo dell’abitazione o al doppio della pensione annua per il vitto e l’alloggio per gli altri contribuenti. Le deduzioni possono essere fatte valere unicamente nel calcolo di controllo per le spese di manutenzione di immobili e per i costi amministrativi della sostanza mobiliare, nella misura in cui i proventi che ne derivano siano tassati. (Messaggio concernente la legge federale sull’imposizione secondo il dispendio del 29 giugno 2011)
Le autorità ticinesi erano al corrente della maniera corretta di calcolare il dispendio per i ricchi stranieri. Nel Rapporto di maggioranza della Commissione speciale tributaria relativo ad una mia iniziativa parlamentare per la modifica della Legge tributaria, che chiedeva l’abolizione dell’imposizione globale secondo il dispendio per i cittadini esteri, si precisa che:
La prassi dell’AFC considera il dispendio imponibile come l’importo totale delle spese sostenute annualmente in Svizzera e all’estero per il mantenimento del contribuente e delle persone che vivono in Svizzera a suo carico (…)
Per quanto concerne la definizione del dispendio si tenga presente che la nuova legge (artt. 6 cpv. 3 LAID e 14 cpv. 3 LIFD) chiarisce e codifica che è necessario prendere in considerazione il dispendio a livello mondiale.
In realtà molti cantoni hanno semplicemente ignorato le direttive federali e continuato a tassare i globalisti solo sulla base del dispendio in Svizzera. Non solo quindi i ricchi stranieri godono di un privilegio fiscale, ma la “benevolenza” di alcune autorità cantonali ha permesso loro di avere privilegi supplementari non previsti per legge e, di fatto, di eludere le imposte, non solo all’estero, ma anche in Svizzera.
Il Ticino è fra i cantoni con il maggior numero di globalisti e ci si chiede se queste pratiche siano in uso anche da noi, tanto più che il recente scandalo internazionale riguardante i manager del gruppo Kering ha dimostrato quanto siano state “poco ligie al dovere” le autorità ticinesi nel verificare le condizioni minime necessarie ad ottenere lo statuto di globalista, in particolare per quanto riguarda l’effettiva residenza sul territorio cantonale. Malgrado le rassicurazioni del direttore del Dipartimento delle istituzioni, è evidente che l’Ufficio Migrazione e le autorità comunali hanno applicato la politica dei “due pesi e due misure” nel verificare le residenze fittizie degli stranieri.[1]
È inevitabile quindi chiedersi se anche nel calcolare il dispendio le autorità non siano state un po’ troppo “larghe di manica”. Per giustificare i privilegi fiscali dei globalisti, il Consiglio di Stato e il Parlamento hanno sempre invocato “l’ingente indotto” creato da questi ricchi stranieri sul territorio cantonale. Naturalmente se questi milionari in realtà non vivono in Ticino, l’argomento dei benefici sull’economia regionale viene a cadere. Rimane l’argomento “introito fiscale”, ma anche in quel caso dobbiamo basarci su affermazioni generiche che non permettono di valutare l’effettivo apporto di questa categoria di contribuenti. Nel caso di Gstaad, il Tribunale federale (sentenza 1C_447/2016, 1C_448/2016, 1C_449/2016 del 31 agosto 2017) ha stabilito che i dettagli riguardanti le imposte versate dai globalisti residenti nel comune bernese vanno resi pubblici alfine di permettere un dibattito pubblico in merito.
Anche in vista del dibattito in Gran Consiglio sull’istituzione di una commissione di inchiesta per il caso Kering, chiediamo al Consiglio di Stato:
1. In Ticino l’imposizione in base al dispendio è stata calcolata sulla base delle spese a livello svizzero o anche all’estero prima dell’entrata in vigore della revisione della Legge federale sull’imposizione secondo il dispendio, il 1° gennaio 2016?
2. Quanti e quali controlli sono stati effettuati per verificare l’effettiva residenza dei globalisti in Ticino o l’assenza di un’attività lucrativa in Svizzera?
3. Di pubblicare le cifre dettagliate delle imposte versate dai globalisti in Ticino per poter favorire il dibattito pubblico sul tema e verificare la fondatezza di alcune argomentazioni esposte.
*Interrogazione del Deputato MPS Matteo Pronzini del 2 aprile 2019.
[1] Lo conferma anche una recente sentenza del Tribunale amministrativo cantonale riguarda a caso di una signora calabrese cui è stato consegnato un decreto d’espulsione perché secondo il Cantone il suo “centro d’interessi” era in Calabria dove si recava alcune volte l’anno a visitare i genitori anziani.