Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01220.jsonl.gz/1483

BERNA - Sono 66, attualmente, i soggetti che rappresentano un rischio per la sicurezza della Svizzera (nel novembre 2018 erano 80). Lo indica una nota odierna del Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC), in cui si precisa che tra questi non figurano solo i jihadisti, ma anche persone che sostengono o incoraggiano il terrorismo. Il totale dei rientri dalle zone di conflitto ammonta a 16.
Le persone che rappresentano un rischio sono rilevati dal SIC sulla base di una combinazione di criteri molto precisi e un riferimento concreto alla violenza è determinante, precisa la nota. Tutti questi individui sono segnalati all'Ufficio federale di polizia e al Ministero pubblico della Confederazione.
Il numero dei viaggiatori con finalità jihadiste partiti dalla Svizzera, che sono stati o sono attualmente in zone di conflitto, si è stabilizzato a 92 (come nel febbraio scorso).
Dal 2001 a oggi sono state rilevate 77 partenze verso la Siria e l'Iraq e 15 verso la Somalia, l'Afghanistan, il Pakistan e le Filippine. Alcune di queste persone sono ancora sul posto o passano da una zona di conflitto all'altra e 31 sono decedute. Il totale dei rientri ammonta a 16.
Tra i 92 viaggiatori della guerra santa vi sono 31 persone in possesso della nazionalità svizzera (di cui 18 con doppia nazionalità). Il SIC stima in circa una dozzina le donne aventi un legame con la Svizzera recatesi in Siria o in Iraq. Inoltre, ma questa cifra non è conteggiata nella statistica globale, sette bambini con almeno un genitore in possesso della nazionalità svizzera sono interessati da questa problematica.
No rimpatrio attivo - Secondo il SIC, circa 20 viaggiatori con passaporto rossocrociato (uomini, donne e bambini) si trovano attualmente nella zona di conflitto irachena e siriana. Tuttavia, a causa dell'instabilità politica della regione, questa cifra potrebbe ancora cambiare.
Il 19 di febbraio, la consigliera federale Karin Keller-Sutter aveva dichiarato alla radio romanda RTS che i processi nei confronti di jihadisti elvetici avrebbero dovuto essere celebrati direttamente in Medio Oriente, in modo da garantire la sicurezza dei cittadini nella Confederazione.
Tali dichiarazioni sono state fatte proprie dal Consiglio federale all'inizio di marzo. Il Governo si era anche detto disposto a sostenere l'eventuale istituzione di un tribunale speciale internazionale e l'esecuzione delle pene in loco. Ad eccezione dei minori che dovessero trovarsi nelle zone di conflitto, la Svizzera non intende inoltre rimpatriare attivamente i cittadini adulti recatisi all'estero per motivi terroristici.
In conformità con l'articolo 24 della Costituzione federale, la Svizzera non rifiuta il ritorno di questi cittadini. Tuttavia, l'esecutivo non vuole che le autorità svizzere rimpatrino attivamente gli adulti in questione.
Giro di vite normativo - Mercoledì scorso, il Consiglio federale ha presentato tutta una serie di strumenti per contrastare, al di fuori di un procedimento penale, le persone potenzialmente pericolose. Le nuove disposizioni potranno essere adottate quando si presume che una persona rappresenti una minaccia, ma gli indizi non sono sufficienti per giustificare l'apertura di un procedimento penale.
Sono previsti in particolare interventi quali l'obbligo di presentarsi regolarmente presso un posto di polizia, il divieto di lasciare il Paese e il conseguente sequestro del passaporto o della carta d'identità, il divieto di avere contatti e il divieto di lasciare e di accedere ad aree determinate.
Monitoraggio su Internet - Nel quadro della prevenzione del terrorismo, il SIC monitora anche i siti Internet pubblici nonché dei media e dei forum sociali specifici utilizzati da jihadisti. Dal 2012 a oggi, 624 utenti di Internet (606 nel novembre 2018) sono stati rilevati dal SIC dopo aver diffuso in Svizzera o a partire dal nostro Paese materiale che favorisce l'ideologia jihadista, oppure perché entrano in contatto con persone in Svizzera o all'estero che sostengono le medesime idee.
Quando vi sono degli elementi che indicano che un soggetto si è radicalizzato, il SIC organizza audizioni preventive e chiede l'applicazione di misure in materia di diritto degli stranieri, ad esempio divieti d'entrata in Svizzera, espulsioni, revoche dello statuto di soggiorno e segnalazioni per la ricerca di persone. In presenza di sospetti reati, il SIC trasmette i casi alle autorità di perseguimento penale.