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Tre mesi dopo il disastro di Fukushima, un tecnico in pensione dello stabilimento Areva di La Hague, nel nord della Francia, si è presentato pubblicamente davanti a una commissione ufficiale per denunciare la sicurezza "insufficiente" del sito, uno dei più ricchi al mondo di materie radioattive.
"La regione non deve essere sacrificata per il benessere del paese", ha accusato Guislain Quetel, 66 anni, 35 dei quali dedicati alla protezione dalle radiazioni dei dipendenti dell'impianto.
Il tecnico ha provato a convincere la commissione del sito, che riunisce autorità locali, esperti, sindacati e associazioni, a far costruire una "cattedrale di cemento" contro eventuali proiettili che potrebbero essere lanciati da aerei o mortai dalla campagna circostante.
Tutti i combustibili irradiati di Francia sono immersi nelle quattro piscine di La Hague prima di essere sottoposte a trattamento da Areva. Gli impianti, secondo il tecnico, "sono coperti soltanto da una semplice protezione metallica". All'interno ci sono scorie radioattive equivalenti, potenzialmente, a 100 reattori se un oggetto esplosivo le colpisse: "sarebbe molto peggio di Fukushima", ha detto il tecnico.
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