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Le associazioni di impresari costruttori e imprenditori non vogliono sentir parlare della chiusura dei cantieri. A loro avviso, sono sufficienti le misure adottate dal Consiglio federale per combattere il coronavirus.
Se le norme di sicurezza sono seguite dalle aziende e dalla popolazione, non c'è bisogno di andare oltre, sostengono.
La Società svizzera degli impresari costruttori (SSIC) invita la direzione del sindacato Unia a "interrompere immediatamente questa campagna basata su motivi di politica sindacale contro le decisioni del Consiglio federale". Le iniziative dei cantoni, come Vaud e Ginevra, vengono criticate anche da Commercio Svizzera e costruzionesvizzera .
Le diverse prassi nei Cantoni creano incertezza nelle aziende e tra la popolazione, hanno dichiarato le tre organizzazioni mantello in distinti comunicati stampa in cui invitano i cantoni a seguire la linea del Consiglio federale.
Costruzionesvizzera chiede un po' di pazienza per permettere all'industria edile di adeguarsi alle norme igieniche nei cantieri. E ricorda che la decisione del Consiglio federale di lunedì scorso di porre la Svizzera in una "situazione straordinaria" non contemplava misure che avrebbero portato all'arresto dell'economia. A suo avviso ulteriori restrizioni nel settore delle costruzioni o chiusure complete dei cantieri, come attualmente richiesto da alcuni ambienti, sarebbero sproporzionate.
Per Commercio Svizzera le misure più severe applicate in diversi cantoni sono "inaccettabili: i cantieri devono rimanere aperti". I controlli alle frontiere hanno un effetto anche sulle catene di approvvigionamento, in particolare sui tempi di consegna dei materiali, ma "questo è sempre garantito".
Secondo Eric Scheidegger, capo della direzione della politica economica della Segreteria di Stato dell'economia (SECO), le imprese di costruzione possono attuare le raccomandazioni del Consiglio federale. Per questo motivo, i cantieri non sono elencati tra le aziende e le imprese che devono chiudere, ha detto alla stampa.
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