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BERNA - Le grandi banche devono dotarsi di un "cuscinetto" interno per evitare un tracollo di tutta l'economia: questo, in estrema sintesi, l'orientamento del rapporto intermedio presentato oggi a Berna dalla commissione di esperti istituita dal Consiglio federale. Entro l'autunno le proposte verranno ancora concretizzate.
"Le grandi banche rivestono un'importanza vitale per l'economia svizzera", ha affermato durante una conferenza stampa il presidente della commissione di esperti Peter Siegenthaler. Il caso UBS - ha aggiunto - ha messo in evidenza che lo Stato non può lasciar affondare gli istituti di importanza sistemica.
Tra questi figurano le banche con una posizione dominante sul mercato, in grado di scatenare un effetto domino e le cui funzioni non possono essere rimpiazzate tempestivamente dal mercato, ha indicato Siegenthaler. Sulla base dei criteri elaborati dalla commissione, tale definizione si applica soprattutto alle due grandi banche UBS e Credit Suisse.
Altri istituti minori (non specificati e non ancora esaminati in dettaglio dalla commissione) soddisfano singoli requisiti, ma non pongono i medesimi problemi per il sistema. Non è comunque da escludere che in futuro vengano annoverati tra le banche "too big to fail" (troppo grandi per fallire), ha osservato Thomas Jordan, vicepresidente della commissione e della direzione della Banca nazionale svizzera.
Stabiliti i criteri per identificare le banche a rischio, è necessario prevenire le situazioni di crisi. Da un lato si tratta di ridurre i rischi di insolvenza, dall'altro di limitare le ripercussioni di un eventuale fallimento sull'economia, ha osservato Jordan.
A tale scopo i quattordici esperti della commissione - compresi i due rappresentanti di UBS e Credit Suisse, pur senza entusiasmo - si sono accordati su un progetto di legge, che ora dovrà essere ulteriormente concretizzato. Tra le principali proposte figura il rafforzamento del capitale proprio e della liquidità delle grandi banche: "Ciò incentiverebbe gli istituiti a diminuire i rischi e a ridurre le proprie dimensioni", ha osservato Jordan. La commissione non ha tuttavia specificato i requisiti, compito che spetterà al Consiglio federale con un'ordinanza.
Per diminuire i rischi sistemici, anche la struttura delle grandi banche deve essere riformata, ha aggiunto Patrick Raaflaub, vicepresidente della commissione e direttore dell'Autorità di vigilanza sui mercati finanziari (FINMA). Secondo gli esperti, gli istituti dovrebbero organizzarsi in modo tale che provvedano alle funzioni di importanza sistemica (ad esempio i pagamenti) anche nel caso di un'insolvenza.
Nell'eventualità che ciò non dovesse avvenire, verranno esaminate alcune misure per evitare un effetto domino che potrebbe trascinare nel baratro altri settori dell'economia e costringere a un salvataggio di tutta la banca: ad esempio lo scorporo di determinate funzioni in entità giuridiche speciali, la limitazione delle dipendenze interne (ad esempio tra sistema informatico e servizi fondamentali) nonché delle asimmetrie geografiche di passivi e attivi.
Il modello di banca universale, comunque, non è messo in discussione, ha precisato Jordan. Non vi è dunque motivo di smantellare le grandi banche, né di limitarne la taglia, operando sul bilancio o sulla quota di mercato.
La commissione rinuncia pure all'idea di una suddivisione degli impegni tra vari Stati ("burden sharing") in caso di salvataggio o di un'introduzione di una duplice sede, dato che non vi è consenso internazionale in materia. Viene inoltre esclusa la possibilità di esplicita garanzia statale per le banche importanti: ciò avrebbe conseguenze nefaste, ha affermato Siegenthaler, in quanto indurrebbe le banche ad assumere rischi eccessivi e farebbe ricadere i costi sulla collettività.
SDA-ATS