Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01025.jsonl.gz/770

BERNA - Forti critiche sono state mosse nei confronti delle modifiche di alcune ordinanze sul nucleare proposte dal Consiglio federale. Durante la consultazione, molti partiti, cantoni e associazioni hanno deplorato il fatto che il governo abbia proposto una revisione malgrado la procedura giudiziaria contro la centrale argoviese di Beznau non sia ancora conclusa.
L'UDC, i Verdi e i Verdi liberali, seppur con motivazioni diverse, criticano il momento scelto dall'esecutivo per aggiornare le ordinanze. Secondo gli ecologisti, il vero scopo del Consiglio federale è continuare a sfruttare «il vecchio malato rappresentato dalla centrale atomica di Beznau». Una decisione, dal loro punto di vista, che viola il principio della separazione dei poteri.
I democentristi avrebbero invece voluto che la revisione fosse stata fatta prima. Sarebbe così stato molto più semplice smentire le argomentazioni degli oppositori all'atomo. Del resto, ricorda l'UDC, già nel 2012 la Commissione federale per la sicurezza nucleare (CSN) aveva sostenuto la necessità di chiarimenti giuridici.
L'unico partito che finora ha sostenuto il progetto governativo è il PLR, secondo cui l'esistenza di un procedimento giudiziario non è un motivo per ritardare il necessario adeguamento delle ordinanze. Aggiornamento che permetterà di migliorare la certezza del diritto e di precisare i contenuti.
Cantoni scettici - Anche il canton Berna ha espresso perplessità del fatto che il governo proponga delle riforme senza attendere la sentenza del Tribunale amministrativo federale (TAF) sul caso Beznau. Sui contenuti della riforma, Berna e Basilea-Città criticano l'abbassamento del livello di sicurezza che la revisione potrebbe provocare.
Opposizione alla riforma è stata espressa anche dal Ticino: «Crediamo che parte delle nuove proposte di legge vadano nella direzione di un allentamento della sicurezza delle centrali, aspetto che giudichiamo negativamente», viene affermato in una presa di posizione del Dipartimento del territorio. Per Bellinzona è invece fondamentale «mantenere la massima considerazione dei requisiti di sicurezza delle centrali nucleari», soprattutto in una fase che vede gli impianti invecchiare.
Da parte sua, il Canton Argovia, che ospita le centrali di Beznau e Leibstadt, afferma di non avere le competenze necessarie per giudicare la sicurezza degli impianti e di fidarsi quindi del giudizio dell'Ispettorato federale della sicurezza nucleare (IFSN).
"Lex Beznau" - Tra le associazioni, anche Greenpeace, la Fondazione svizzera per l'energia e l'Associazione trinazionale di protezione nucleare - che sostengono le persone che vivono vicino alla centrale di Beznau nel procedimento giudiziario in corso - accusano il governo di voler "correggere", prima della sentenza del TAF, le disposizioni che stanno alla base del procedimento.
Per evitare una chiusura della centrale di Beznau, il Dipartimento di Doris Leuthard preferisce aumentare di un fattore 100 le radiazioni a cui la popolazione può essere sottoposta, sostengono le tre organizzazioni. Le conseguenze di questa "Lex Beznau" saranno gravi: da un punto di vista tecnico, affermano, è un ritorno alla sicurezza nucleare degli anni Sessanta.
Di parere diametralmente opposto Swissnuclear che accoglie con favore il progetto governativo che "permetterà di aumentare la certezza del diritto". I chiarimenti e le precisazioni in esso contenuto corrispondono alla volontà del legislatore e alla prassi attuale in materia di controlli, sostiene l'agenzia della lobby atomica elvetica.
Le riforme proposte - Le ordinanze sul nucleare poste in consultazione fino ad oggi riguardano la responsabilità civile in materia nucleare, la messa fuori servizio temporanea di centrali nucleari, le ipotesi di pericolo e l'analisi degli incidenti.
Con la revisione il governo afferma di voler disciplinare "senza ambiguità" disposizioni sinora formulate in modo equivoco. Queste corrispondono alla prassi applicata sinora dall'IFSN in materia di analisi degli incidenti, prassi del resto conforme alle prescrizioni internazionali.
Il governo vuole anche fare chiarezza nelle disposizioni in materia di stoccaggio di scorie radioattive, in particolare di quelle che non sono destinate a un deposito in strati geologici profondi, ma che al più tardi dopo 30 anni decadono al punto tale da poter essere declassate. L'attuale legislazione viene infatti ritenuta "insufficiente".
Il "caso" Beznau - Un anno fa quindici abitanti di Döttingen (AG) - il comune in cui si trovano i due reattori di Beznau - si erano rivolti al Tribunale amministrativo federale per chiedere la chiusura dell'impianto. Ritengono che i reattori non resisterebbero a un sisma e che le norme in materia di radiazioni non sono rispettate.
Gli abitanti si erano rivolti all'autorità di controllo nel 2015, chiedendo la chiusura dei «reattori nucleari commerciali più vecchi al mondo» per violazione delle prassi di autorizzazione. L'IFSN nel marzo 2017 aveva stabilito che le procedure di valutazione e di controllo sono rispettate. Contro questa decisione è stato inoltrato ricorso al TAF.
I due reattori di Beznau sono entrati in funzione nel 1969 e nel 1972. Il numero 1 era stato fermato nel marzo 2015, quando nel corso di una grande revisione sono venute alla luce "irregolarità" nella struttura primaria di contenimento. Dopo una lunga serie di rinvii, è stato riattivato un mese fa.