Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01084.jsonl.gz/943

La Svizzera non vuole tassare maggiormente le persone più ricche
L'iniziativa che chiedeva di aumentare le tasse sui redditi delle persone più ricche in Svizzera è stata bocciata domenica alle urne. Malgrado la sconfitta, la sinistra non molla la presa sui più facoltosi e annuncia una nuova iniziativa "ancor più radicale".
La proposta di modifica costituzionale (detta anche "Iniziativa 99%") mirava ad aumentare le imposte per le persone più ricche in modo da sgravare la classe media e le fasce meno fortunate della popolazione. Per assicurare una migliore distribuzione della ricchezza, l'iniziativa lanciata dai Giovani socialisti chiedeva di aumentare la tassa sul reddito da capitale - ovvero dividendi, azioni, interessi sul patrimonio e affitti - di un fattore dell'1,5 rispetto alla normale imposta sul reddito.
Ritenuta troppo complessa, troppo astratta, troppo radicale e troppo pericolosa per la prosperità del Paese, l'iniziativa non ha superato lo scoglio delle urne. È stata bocciata da quasi due votanti su tre (64,9%) e da tutti i Cantoni.
La partecipazione al voto odierno è stata superiore alla media degli ultimi anni: i due oggetti hanno mobilitato un po' più di un elettore su due, attestandosi intorno al 52%.
"Il sistema fiscale svizzero funziona"
Gli argomenti di chi si opponeva all'iniziativa hanno dunque colpito nel segno in un Paese molto attaccato alla sua libertà economica e che sta uscendo da una delle peggiori crisi economiche della sua storia, con la fuga degli investimenti, la chiusura di molte imprese familiari e la minaccia alla competitività della Svizzera.
"La destra e il mondo economico hanno avuto una preponderanza sul tema fin dall'inizio", ha commentato Lukas Golder, politologo dell'istituto gfs.bern. A suo avviso, va comunque considerato un successo rispettabile il fatto che le persone all'origine dell'iniziativa siano riuscite a riunire così bene le forze di sinistra. È mancata però una mobilitazione al di là degli steccati partitici e anche sui media il tema non ha provocato grandi emozioni, ha spiegato l'esperto alla Radiotelevisione svizzera di lingua tedesca SRF.
"Il sistema fiscale svizzero funziona e non è necessario alcun nuovo bilanciamento", ha affermato il consigliere federale Ueli Maurer. In sintonia con la posizione di Governo e Parlamento, nonché al termine di un dibattito giudicato "molto pragmatico e costruttivo", il popolo ha ritenuto che il livello di distribuzione della ricchezza nel Paese è da ritenersi sufficiente. "Il Consiglio federale è contento", ha sottolineato il ministro delle finanze.
Socialisti ed ecologisti delusi
L'ex presidente dei Giovani socialisti svizzeri Tamara Funiciello si è detta "chiaramente delusa" per il fallimento dell'iniziativa. Al di là dell'uguaglianza dei diritti, promossa per esempio dalla riforma del matrimonio per tutti e tutte accolta oggi alle urne, sussiste anche un problema di uguaglianza di potere, ha argomentato la deputata della Camera del popolo (camera bassa del parlamento svizzero).
Non è possibile raggiungere questa parità se una piccola minoranza guadagna molto denaro, mentre il resto della popolazione non ha tale opportunità, ha deplorato Funiciello alla Radiotelevisione svizzera di lingua francese RTS. L'esito del voto non l'ha comunque stupita: "Sapevamo che sarebbe stato difficile", ha detto.
Per la deputata ecologista Regula Rytz, la proposta era moderata e formulata in modo aperto. Ma più che preoccuparsi del contenuto del testo, il campo degli oppositori si è concentrato sui promotori, cioè la Gioventù socialista, ha commentato alla SRF.
L'ex presidente del Partito ecologista svizzero - l'unica formazione politica ad aver sostenuto l'iniziativa assieme al Partito socialista (PS) - ha anche espresso timori riguardo alla futura politica fiscale della Confederazione. "Mi preoccupa molto che una certa 'industria del taglio delle tasse' voglia attuare tutta una serie di sgravi a favore dei ricchi", ha affermato Rytz, promettendo che "contro queste richieste ci batteremo con l'arma del referendum".
Una decisione pragmatica per il bene delle aziende
Una dimostrazione di sostegno all'economia svizzera: così viene interpretato il netto 'no' da Marianne Binder-Keller, copresidente del comitato contrario all'iniziativa.
Chi si è recato alle urne si è espresso in modo pragmatico per il bene delle aziende, ha indicato la deputata argoviese all'agenzia stampa Keystone-ATS. La grande maggioranza della popolazione, ha detto, è d'accordo con i meccanismi di ridistribuzione in Svizzera e la portata del problema delle disparità non è così grande come hanno sempre sostenuto i promotori dell'iniziativa.
Per Binder-Keller, il fulcro della futura politica fiscale svizzera è chiaramente da individuare nella tassazione delle famiglie. La vera ingiustizia per la classe media è a suo dire il trattamento fiscale delle coppie sposate. "Abbiamo finalmente bisogno di una tassazione congiunta: i redditi di entrambi i partner vanno sommati, divisi per due e tassati a metà dell'aliquota", ha detto.
Christoph Mäder, presidente della federazione delle imprese svizzere (economiesuisse), si è detto soddisfatto della bocciatura di un'iniziativa "economicamente dannosa". A suo avviso, la legislazione tributaria elvetica è già oggi molto orientata ai principi di un livellamento sociale. "Abbiamo una progressione molto elevata, soprattutto per l'imposta federale diretta", ha sottolineato Mäder.
Una nuova iniziativa ancor più radicale
Nonostante la sconfitta alle urne, i Giovani socialisti continueranno a battersi per un'equa distribuzione della ricchezza, ha affermato la presidente Ronja Jansen. "Non è stato praticamente contestato il fatto che in Svizzera ci troviamo di fronte a un problema della distribuzione del benessere", ha sostenuto l'attivista parlando con i cronisti di SRF.
L'iniziativa ha aumentato in Svizzera la consapevolezza riguardo al tema dei super-ricchi e ha aperto gli occhi sulle disuguaglianze e sul fatto che i grandi Paperoni possano arricchirsi senza lavorare, sulle spalle della popolazione, ha commentato Thomas Bruchez, vicepresidente dei Giovani socialisti.
Ora c'è spazio per una nuova iniziativa, che metterà le persone molto facoltose di fronte alle loro responsabilità nei confronti dell'ambiente, ha detto alla RTS.
La nuova proposta intende "far pagare ai più ricchi la crisi climatica". In particolare, il testo mira a limitare i grandi patrimoni a 100 milioni di franchi e a utilizzare il denaro che supera la somma per finanziare la trasformazione economica e sociale della società.
"È certamente una delle iniziative più radicali che abbiamo lanciato, ma il problema è così urgente, così totale, che dobbiamo trovare soluzioni per affrontarlo", ha spiegato Bruchez. Spetta alle persone che hanno beneficiato del sistema pagare per la crisi che ne è nata, ha argomentato l'attivista, secondo cui "nessuno ha bisogno di più di 100 milioni di franchi".
Una lunga serie di sconfitte
È la terza volta che un'iniziativa elaborata dai Giovani socialisti viene sottoposta e respinta dal popolo. L'iniziativa "1:12", che chiedeva che il salario dei top manager non superasse di più di dodici volte quello dei dipendenti meno pagati della stessa azienda, è stata respinta nel 2013. Un'altra iniziativa contro la speculazione alimentare ha avuto lo stesso esito nel 2016.
Più in generale, le iniziative della sinistra volte ad aumentare le tasse sul reddito o sul capitale delle persone più ricche non hanno mai convinto il popolo svizzero. Già nel 1922, l'elettorato aveva respinto con quasi l'87% dei voti un'iniziativa del PS per creare un'unica imposta diretta sulla ricchezza rivolta alle persone fisiche e giuridiche che possedevano più di 80'000 franchi.
Il tema è stato poi assente dalle domeniche di votazione per un lungo periodo prima di ripresentarsi all'inizio del XXI secolo. Nel 2001, i due terzi dell'elettorato hanno respinto un'iniziativa dell'Unione sindacale svizzera per l'introduzione di un'imposta di almeno il 20% sugli utili da capitale.
Nel 2010, nel tentativo di porre fine alla concorrenza fiscale tra i Cantoni, il PS non è riuscito a ottenere la maggioranza per la sua proposta di applicare in tutti i Cantoni e Comuni una tassazione minima del 22% sui redditi imponibili superiori ai 250'000 franchi annui. Il risultato è stato quasi identico nel 2014 per l'iniziativa che voleva abolire l'imposizione forfettaria per i ricchi stranieri che vivono in Svizzera.
Infine, l'ultima sconfitta alle urne prima di quella odierna risale al 2015, quando una netta maggioranza del popolo (71%) ha bocciato un'iniziativa socialista che voleva creare una nuova imposta federale del 20% sulle successioni di oltre 2 milioni di franchi per finanziare l'Assicurazione vecchiaia e superstiti (AVS).
In conformità con gli standard di JTI
Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative
I commenti a questo articolo sono stati disattivati. Potete trovare una panoramica delle discussioni in corso con i nostri giornalisti qui.
Se volete iniziare una discussione su un argomento sollevato in questo articolo o volete segnalare errori fattuali, inviateci un'e-mail all'indirizzo <email-pii>.