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Il Consiglio federale ha deciso di opporre un controprogetto indiretto all'iniziativa popolare "Contro l'esportazione di armi in Paesi teatro di guerre civili". Il Governo raccomanda inoltre di respingere il testo perché "si spinge troppo lontano".
L'iniziativa, che ha raccolto 126'355 firme valide in soli sei mesi, vuole fissare nella Costituzione il diritto per parlamento e popolo di avere voce in capitolo nella vendita all'estero di materiale bellico. Attualmente tale competenza spetta esclusivamente al Consiglio federale.
Gli iniziativisti intendono inoltre ristabilire lo status quo del 2014, ovvero che le esportazioni di materiale di guerra "in Paesi che violano in modo grave e sAllianz gegen Waffenexporte in Bürgerkriegsländeristematico i diritti umani non sarebbero più autorizzate, indipendentemente dal fatto che questo materiale possa servire a commettere o no tali violazioni".
Troppo restrittivo
Pur comprendendo la richiesta principale dei promotori dell'iniziativa, l'esecutivo ritiene il testo troppo radicale e restrittivo rispetto ad altri Paesi europei, come Austria, Francia, Germania, Italia e Svezia. In caso di accettazione, l'iniziativa causerebbe incertezza giuridica "perché l'attuazione di termini giuridici vaghi contenuti nel testo comporterebbe una serie di difficoltà", sottolinea il Governo. Inoltre, a suo avviso, essa "ridurrebbe la flessibilità per eventuali modifiche necessarie".
Oltre a ciò, "indebolirebbe una base industriale importante dal punto di vista della politica di sicurezza". Infine, secondo il Consiglio federale, l'iniziativa "violerebbe la gerarchia delle norme perché si tratta di disposizioni d'esecuzione che non dovrebbero essere iscritte nella Costituzione".
L'esecutivo ha pertanto incaricato il Dipartimento federale dell'economia (DEFR) di elaborare entro la fine di marzo un progetto preliminare da porre in consultazione. In seguito il DEFR dovrà preparare, entro il 24 dicembre 2020, un messaggio e un controprogetto indiretto.
Firme raccolte rapidamente
L'iniziativa prende spunto dalla revisione dell'ordinanza sulle armi proposta - e poi abbandonata - dal Consiglio federale, che avrebbe consentito alla Svizzera di esportare armamenti anche verso Paesi teatro di conflitti interni. Un'alleanza anti-export si è formata con esponenti di PS, Verdi, Verdi liberali, borghesi-democratici, evangelici, ambienti ecclesiastici, sindacati e organizzazioni umanitarie.
Le oltre 126'000 firme raccolte a sostegno del testo sono state riunite in soli sei mesi. Nessuna iniziativa è riuscita così rapidamente negli ultimi quattro anni, aveva sottolineato l'Alleanza contro le esportazioni di armi nei Paesi in guerra civile. Si tratta di un segnale positivo in vista della campagna, aveva dichiarato il consigliere nazionale Beat Flach (Verdi liberali/AG), uno dei co-presidenti dell'alleanza.
Nell'autunno 2018 circa 50'000 persone avevano risposto all'appello dell'alleanza per contribuire alla raccolta firme in sostegno dell'iniziativa popolare.
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