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<h2>SubmittedText<h2><p>Nel 2012 l'Agenzia internazionale dell'energia (AIE) faceva notare nel suo "World Energy Outlook" che due terzi delle riserve di energie fossili devono rimanere nel sottosuolo per raggiungere l'obiettivo dei due gradi centigradi ed evitare pericolosi mutamenti climatici. Oltre a rimettere in discussione il ruolo delle riserve, ciò svaluta fortemente anche gli investimenti nelle infrastrutture per estrarre e sfruttare queste energie. Stati Uniti, Danimarca, Finlandia, Norvegia, Svezia, Islanda, Regno Unito e, recentemente, anche la Francia hanno deciso di finanziare con fondi pubblici le centrali a carbone all'estero solo in casi eccezionali.</p><p>Alla luce di quanto precede invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande: </p><p>1. Come giustifica il Consiglio federale il fatto che i soldi dei contribuenti svizzeri finiscano all'estero per alimentare tecnologie energetiche rischiose e dannose per l'ambiente?</p><p>2. La Svizzera partecipa finanziariamente anche alla Banca mondiale, alla Banca asiatica di sviluppo (Asian Development Bank, ADB) e alla BERS, le quali finanziano anche le seguenti centrali a carbone: Turceni, Sostanj, Kolubara (EPS Power II), Kolubara (miniere di lignite a cielo aperto), Belchatow II (tutte BERS), Jamshoro, Tata Mundra, Naga City (tutte ADB), Medupi e Tata Mundra (tutte Banca mondiale). Per quali di queste centrali la Svizzera ha appoggiato o rifiutato il finanziamento da parte delle banche e per quali invece si è astenuta?</p><p>3. In marzo 2014 la Danimarca ha annunciato nell'ambito del "OECD Export Credit Group" (un gruppo di lavoro internazionale dell'OCSE che adotta principi condivisi in materia di assicurazioni sui crediti alle esportazioni) di volersi impegnare insieme agli Stati Uniti contro il finanziamento e le garanzie da parte delle compagnie di assicurazione all'esportazione nei confronti delle centrali ad alta emissione di CO2. Il Consiglio federale intende aderire a questa iniziativa?</p><p>4. Diverse banche di sviluppo hanno interrotto i finanziamenti alle centrali a carbone. Non ritiene anche il Consiglio federale che gli investimenti nelle centrali a carbone non siano più compatibili con le politiche di sviluppo? </p><p>5. In luglio 2013 la Banca europea degli investimenti ha stabilito per i suoi progetti una soglia CO2 di 550 grammi per chilowattora (Emissions Performance Standard) e non finanzia gli investimenti con emissioni di CO2 superiori. Come valuta il Consiglio federale questo provvedimento?</p><p>6. Che cosa fa la Svizzera affinché le centrali a carbone non siano più finanziate con fondi pubblici?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>A livello di cooperazione internazionale la Svizzera in generale si impegna a favore di un approvvigionamento energetico sostenibile nei Paesi in via di sviluppo o in transizione e sostiene innanzitutto i progetti che incentivano l'efficienza energetica e le energie rinnovabili. Questo principio vale sia per gli impegni bilaterali che per la cooperazione multilaterale. La Confederazione non finanzia più nuovi progetti o programmi all'estero poggianti sulle energie fossili, come il carbone, anche se la Svizzera, in veste di membro della Banca mondiale e delle banche di sviluppo regionali, partecipa indirettamente al finanziamento, da parte di queste istituzioni, di progetti nel settore del carbone. Per principio, comunque, oggi le banche di sviluppo multilaterali non finanziano più progetti a base di energie fossili e preferiscono concedere prestiti o anticipi a progetti energetici sostenibili.</p><p>1. La Svizzera, d'intesa con gli altri Paesi membri dei gruppi di voto di cui fa parte, si impegna nelle banche di sviluppo multilaterali per una prassi restrittiva nel finanziamento delle centrali a carbone nei Paesi in via di sviluppo o in transizione. Soltanto in casi eccezionali e dopo aver attentamente analizzato il progetto, approva i progetti a base di carbone e in particolare la costruzione di nuove centrali. È fondamentale che il Paese di accoglienza non disponga di alcuna fonte di energia alternativa a basse emissioni in grado di assicurare un approvvigionamento energetico sicuro e che le centrali a carbone utilizzino le tecnologie più avanzate. Il progetto, inoltre, deve dimostrare che i ceti più poveri della popolazione potranno accedere più facilmente all'energia e che il Paese di accoglienza persegue degli obiettivi nazionali di tutela del clima. La Svizzera, se si esclude la partecipazione al capitale delle banche di sviluppo e dei loro fondi, non ha investito fondi pubblici in progetti di questo tipo finanziati dalle banche di sviluppo multilaterali.</p><p>2. La Svizzera si è detta favorevole al finanziamento di otto progetti di centrali a carbone tra quelli citati nell'interpellanza e approvati, tra il 2003 e il 2013, dalla Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, dalla Banca asiatica di sviluppo (ADB) e dalla Banca mondiale. In due votazioni relative al finanziamento di un progetto (Jamshoro e Naga City, entrambi riguardanti la ADB), è stata uno dei rari Paesi donatori ad astenersi, il che equivale a esprimere un disaccordo politico. Infine, pur avendo formalmente approvato numerosi progetti, la Svizzera ha palesato le sue riserve in seno al comitato esecutivo della rispettiva banca.</p><p>3. Sono attualmente in corso discussioni in seno al gruppo dell'OCSE sui "Crediti alle esportazioni", ovvero sulla possibilità di ridurre i gas a effetto serra generati dalle centrali a carbone: si tratterebbe cioè di imporre condizioni agli enti statali di assicurazione sui crediti alle esportazioni di tutti i Paesi membri dell'OCSE. La Danimarca ha proposto di ridurre i gas a effetto serra su scala mondiale attraverso diversi canali statali di assicurazione sui crediti alle esportazioni, ma è ancora troppo presto per esprimere un giudizio definitivo sulla proposta danese. In linea di massima, la Svizzera è comunque favorevole all'idea che le assicurazioni sui crediti alle esportazioni sostengano soltanto le centrali che soddisfano precisi requisiti di efficienza. In generale, la Svizzera si impegna in seno al gruppo dell'OCSE sui crediti alle esportazioni in favore di proposte realistiche ed economiche finalizzate a ridurre i gas a effetto serra. È bene rammentare che l'Assicurazione svizzera contro i rischi delle esportazioni, dalla sua creazione nel 2007, non ha mai assicurato i rischi all'esportazione legati a progetti di centrali a carbone. In generale, le esportazioni mondiali riguardanti le centrali a carbone sono finanziate da privati. Gli istituti finanziari statali come le banche di sviluppo multilaterali e gli enti statali di assicurazione sui crediti alle esportazioni occupano un ruolo marginale nel finanziamento delle centrali a carbone.</p><p>4. Nel contesto dello sviluppo sostenibile è bene rammentare che qualsiasi nuova centrale a carbone sarà una fonte di inquinamento per decenni e contribuirà al riscaldamento globale. Il Consiglio federale ritiene pertanto che bisognerebbe evitare il più possibile un'energia fossile come il carbone. Dalla prospettiva della politica dello sviluppo, tuttavia, ci sono motivi che parlano a favore di questa tecnologia in casi eccezionali, debitamente giustificati. In numerosi Paesi in via di sviluppo o in transizione, dove l'approvvigionamento energetico non è garantito e dove non esistono fonti alternative sufficienti a basse emissioni, l'approvvigionamento energetico a base di combustibili fossili come il carbone rimane un fattore importante per la crescita economica e la creazione di posti di lavoro, e dunque per ridurre la povertà.</p><p>5. L'applicazione di norme sempre più severe per le emissioni di CO2 è un provvedimento interessante per limitare le emissioni prodotte dalle centrali a combustibili fossili e, in tal senso, merita di essere sostenuta. Vincolando il finanziamento a una soglia che sarà progressivamente abbassata, l'industria verrà incoraggiata a investire nelle innovazioni tecnologiche e a migliorare costantemente l'efficienza delle centrali che bruciano combustibili fossili.</p><p>6. È necessario trasformare il sistema energetico globale e, nell'intento di produrre energia con scarse emissioni di carbonio, la definizione di un quadro regolamentare che permetta di decidere con efficacia gli investimenti conta molto di più dell'impatto dei singoli progetti. È opportuno, pertanto, favorire la convergenza globale delle legislazioni sul clima e sull'energia, che presentano tuttora forti disparità. In generale, la Svizzera si impegna in seno alle istituzioni partner multilaterali per rafforzare le norme e le strategie che contribuiscono a eliminare gli ostacoli agli investimenti nei progetti energetici sostenibili e a rendere più attrattivi gli investimenti nelle fonti di energia rispettose del clima.</p>  Risposta del Consiglio federale.