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Al mondo esistono solo due generi di cose: le sostanze e gli accidenti; se una cosa non è né l’una né l’altra, allora semplicemente non è una cosa, non esiste, è un non-ente.
Così argomentava Don Ferrante nei Promessi Sposi e, grazie ai suoi argomenti, dimostrava, sul finire del XXVII capitolo, l’inesistenza del contagio: la peste non si propaga, si manifesta. Non ha quindi alcun senso la prevenzione, come bruciare le vesti degli ammalati e rintanarsi in casa, essendo tutta una questione di cattiva influenza degli astri.
La storia è nota: alla fine il contagio vi fu, e Don Ferrante morì “come un eroe di Metastasio, prendendosela con le stelle”.
Prima di liquidare Don Ferrante tra gli stolti, vale la pena studiare più da vicino la sua argomentazione, iniziando proprio dalla premessa: in natura non ci son che due generi di cose: sostanze e accidenti. Aristotele non è certo lo scienziato più attuale dal quale è possibile partire, e tuttavia questa semplice dicotomia è indubbiamente vera, una volta riformulata in termini più comprensibili e, se possibile, attuali: ciò che esiste, o è materia che permane, o è una proprietà della materia. La logica impone che se il contagio non è né materia né proprietà di materia, allora semplicemente non esiste.
Il contagio non è materia, dal momento che “a ogni modo dovrebbe esser sensibile all’occhio o al tatto; e questo contagio, chi l’ha veduto? chi l’ha toccato?”.
Ma non può essere neppure proprietà, dal momento che le proprietà non si trasportano, non possono passare da un soggetto all’altro: solo la materia può muoversi, spostarsi da un luogo ad un altro.
Dov’è l’errore?
Sicuramente non nella logica del discorso: come premette lo stesso Manzoni, “nessuno potrà dire almeno che mancasse la concatenazione”. Limitandosi alla ragione, il discorso di Don Ferrante è corretto. Non è, purtroppo per lui, valido, ma la validità non è questione di logica.
Ciò che manca è l’osservazione, l’esperienza: restando chiuso nella sua mirabile biblioteca, a leggere libri di ogni genere e argomento, Don Ferrante è di fatto isolato dalla realtà, ed è quindi impossibilitato a dire alcunché di sensato sopra di essa.
Il miglior alleato dell’uomo nella conoscenza del mondo sono gli occhi, non la logica.