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"Mr. Green" è ormai una realtà assodata nel panorama del riciclaggio urbano della Svizzera tedesca. La metropoli di Nairobi, nell'Africa orientale, ha invece ben altri problemi da affrontare, che i giovani zurighesi aiutano tuttavia a risolvere con le loro idee innovative.Questo contenuto è stato pubblicato il 26 gennaio 2020 - 11:00
Keiran Smith è svizzero e prima di avere l'idea di lanciare Mr. Green Africa niente lo legava al Kenya.
In effetti, tutto ebbe inizio una decina di anni fa, quando, nel loro appartamento comune, quattro studenti zurighesi di economia si trovarono a dover risolvere un piccolo problema di nettezza urbana: "Beh, come si può immaginare nessuno di noi voleva portar fuori le bottiglie vuote o le lattine", ricorda Smith.
Oggi a Nairobi, capitale del Kenya, Mr. Green Africa ritira ogni giorno diverse tonnellate di rifiuti plastici che vengono trasportati su grossi autocarri. Nel capannone della zona industriale adiacente all’aeroporto internazionale la plastica viene separata a mano per genere e colore. Dopodiché viene sminuzzata, lavata ed asciugata all’interno di macchinari rumorosissimi. Il materiale riciclato viene infine insaccato e venduto a produttori locali che lo usano ad esempio per fabbricare dei serbatoi per l’acqua.
"A Nairobi stiamo perfezionando una delle prime economie circolari veramente locali del mondo", afferma Keiran Smith, CEO 33enne di Mr. Green Africa, nel suo ufficio open space situato direttamente accanto alla fabbrica.
"Nell’Africa orientale siamo comunque i primi a raccogliere e riciclare la plastica a livello locale per poi immetterla nuovamente sul mercato, invece di esportarla come è consueto fare". Presto, aggiunge Smith, avremo una nuova macchina che produrrà dei cosiddetti pellet di alta gamma con cui grosse aziende produttrici di beni di consumo del calibro di Unilever o Coca Cola potranno fabbricare in Kenya contenitori e imballaggi di qualità.
Un’idea nata in una comune studentesca
Inizialmente l’attività di Mr. Green, l’azienda fondata da quattro studenti, indirizzato soltanto alla Svizzera: privati ed aziende di Zurigo, Winterthur, Berna e Basilea possono sottoscrivere degli "abbonamenti di riciclaggio". Circa 7000 clienti raccolgono già i loro rifiuti riciclabili in uno speciale sacco che viene ritirato almeno una volta al mese da un collaboratore di Mr. Green. "Mi sono allora reso conto che i rifiuti sono materiali riutilizzabili", ricorda Smith.
Un servizio di lusso per pigri, quindi, disposti a spendere almeno 17.90 franchi svizzeri al mese? Smith smentisce: "Innanzitutto Mr. Green ricicla anche materiali che altrimenti sarebbero inceneriti: ad esempio imballaggi per bibite in cartone, tappi di sughero o sacchetti di plastica". Inoltre, Mr. Green persegue anche un obiettivo sociale: la raccolta e la successiva separazione dei rifiuti vengono effettuate in gran parte da persone con disabilità o con un vissuto difficile alle spalle.
Da Zurigo al mercato di frontiera
Dopo che l’azienda ha raggiunto il punto di pareggio in Svizzera, Smith inizia ad annoiarsi a Zurigo. "Volevo dimostrare che il nostro modello aziendale funziona anche in un mercato di frontiera. Vogliamo risolvere problemi ambientali e sociali ma anche generare dei profitti".
Grazie a un keniano di sua conoscenza residente in Svizzera, nel 2012 Smith ha l’idea di esaminare la situazione a Nairobi, la principale città dell’Africa orientale. In seguito, si mette in contatto con Karim Debabe, che all’epoca ha già girato il continente africano in lungo e in largo per il suo datore di lavoro e che a sua volta coltiva il sogno di un’azienda propria. Keiran e Debabe fondano così "Mr. Green Africa" e dal 2016 mettono in piedi l’azienda.
Nairobi è una metropoli molto estesa sprovvista di un sistema di gestione pubblico dell’immondizia; la separazione dei rifiuti nello slum di Dandora (dove si trova la maggior discarica della città) è un affare losco e rischioso.
Non è stato pericoloso partire dalla controllata Svizzera per tuffarsi a capofitto in una struttura urbana di tale complessità? "Qui le sfide sono infinitamente più grandi che a Zurigo, ma anche le opportunità", commenta Smith. "Qui il mercato della gestione dei rifiuti è talmente grande che non pestiamo i piedi a nessuno; al tempo stesso il nostro impatto sia a livello ambientale che sociale è notevole".
Per quel che riguarda l’aspetto ecologico la necessità di agire è sotto gli occhi di tutti, basta recarsi dalla fabbrica al centro di raccolta. I sacchetti di plastica sono proibiti, ma si vede ogni sorta di contenitore di plastica gettato a bordo strada o lungo l’argine del fiume.
Al centro di raccolta si palesa poi la componente sociale: Dandora ospita attualmente uno dei 25 "trading point" della città. Della famigerata discarica dello slum non c’è traccia apparente. A prima vista il centro di raccolta si presenta come un piccolo commercio e viene gestito da un collaboratore di Mr. Green. Una quarantina di addetti – in tutta la città sono circa un migliaio – trasporta regolarmente i rifiuti plastici abbandonati per strada al centro.
Per ogni chilogrammo, i raccoglitori – che Mr. Green chiama "fornitori" – ricevono circa 20 centesimi in contanti. Tramite un sistema a punti possono guadagnarsi altri premi: ad esempio un abbigliamento di protezione, un’assicurazione sanitaria o una formazione.
Ogni due settimane accanto al centro di raccolta viene issato un tendone dove i fornitori di plastica possono sottoporsi a un controllo sanitario gratuito. Un’iniziativa resa possibile tra l’altro anche dalle donazioni di clienti di Mr. Green in Svizzera. Una o due volte alla settimana un camion trasporta il materiale da riciclare dai centri di raccolta alla fabbrica di Mr. Green Africa.
Un modello per il problema globale dei rifiuti
Nello spazioso e luminoso ufficio lì accanto Keiran Smith e Karim Debabe stanno pianificando da tempo il futuro di Mr. Green Africa. Prossimamente vogliono mostrare che la ditta è redditizia per poi poter continuare a investire. La plastica lavorata dovrà avere una qualità migliore e anche la quantità dovrà essere raddoppiata a circa 250 tonnellate al mese. Entro fine anno a Nairobi vogliono gestire dieci nuovi centri di raccolta e garantire un’entrata regolare a 2000 raccoglitori di immondizia, dando loro anche "l’autostima legata alla consapevolezza di essere un importante ingranaggio della società", come piace sottolineare a Smith.
"Il nostro obiettivo è creare un modello che possa essere trasposto in qualsiasi paese in via di sviluppo", prosegue Keiran Smith. "Il problema globale dei rifiuti ha una dimensione tale che occorrono possibilmente molti Mr. Green". Gli investitori interessati non mancano, diversamente dai tempi della fondazione, quando la gestione dei rifiuti o l’economia circolare erano concetti praticamente sconosciuti.
All’inizio anche la curva di apprendimento era piuttosto ripida. "A dispetto di tutti i cliché, in Kenya abbiamo avuto solo esperienze positive", afferma Smith. "In Svizzera, invece, siamo stati fregati due volte sia dai fornitori che dai consulenti".
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