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Un nuovo allarme sulle conseguenze dell'inquinamento e del surriscaldamento della Terra causato dall'umanità è giunto venerdì dalla COP15, la Conferenza delle Nazioni Unite sulla tutela della biodiversità, che sta riunendo i Governi di tutto il mondo a Montreal, in Canada, dal 7 al 19 dicembre.
Circa 2,2 milioni di organismi (il 90% delle specie marine), infatti, rischia di estinguersi e scomparire prima ancora di essere scoperto, con conseguenze imprevedibili per l'approvvigionamento alimentare umano e per la regolazione del clima.
Il documento, firmato da un gruppo internazionale di ricercatori guidato da Stefanie Kaiser, dell'Istituto di ricerca e Museo di storia naturale Senckenberg (Germania), esorta i politici a tutelare anche l'ambiente marino immediatamente.
"Gli ambienti marini più profondi sembrano, a prima vista, molto distanti e insignificanti", dice Kaiser. "Ma l'oceano profondo, quello tra i 200 e gli 11'000 metri di profondità, è l'habitat più grande del mondo - ricorda la ricercatrice - e copre più della metà della superficie terrestre: è essenziale per la regolazione del clima globale, immagazzinando anidride carbonica e calore e mantenendo la biodiversità".