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Il malcontento provocato dalla riduzione dei contingenti dei permessi di lavoro per extracomunitari mette sotto pressione il governo elvetico. Google e altre grandi aziende che necessitano specialisti mettono in guardia contro il rischio della delocalizzazione.
Di fronte all'aumento della disoccupazione in Svizzera, l'esecutivo lo scorso dicembre ha deciso di dimezzare il numero annuo delle autorizzazioni di dimora (permessi B) e di soggiorno di breve durata (permessi L) rilasciate a lavoratori provenienti da paesi non membri dell'Unione europea (UE) o dell'Associazione europea di libero scambio (AELS). Il governo ha fissato a 2'000 il numero massimo di permessi B e a 3'500 quello di permessi L per il 2010.
La misura ha carattere temporaneo. Il Consiglio federale si è comunque impegnato a rivalutare la situazione nel giugno 2010. A seconda dell'evoluzione del mercato del lavoro, il governo potrebbe dunque ritoccare verso l'alto il limite dei permessi per persone di cosiddetti paesi terzi, generalmente accordati a personale altamente qualificato per progetti speciali, come pure a studenti e a ragazze alla pari.
Il dimezzamento dei contingenti ha già sollevato un'ondata di opposizioni fra i Cantoni, cui compete il rilascio dei permessi ripartiti fra le varie multinazionali attive nella Confederazione. Motivo: il numero di permessi disponibili non basta a soddisfare i bisogni di diverse società internazionali, che rischiano così di trasferire altrove parte o addirittura tutte le loro attività.
Una situazione portata alla ribalta delle cronache da Google, che ha denunciato la "drastica riduzione" dello staff di specialisti del proprio centro di ricerca e di sviluppo a Zurigo, a seguito del taglio dei permessi.
Il portavoce della filiale svizzera del gigante di internet Matthias Graf ha dichiarato ai media che alcuni progetti dovranno essere trasferiti all'estero se non sarà rapidamente aumentato il numero di questi permessi. Graf ha aggiunto che dal quartiere generale di Google negli Stati Uniti giungono critiche crescenti.
Una portavoce ha spiegato a swissinfo.ch che la sede di Zurigo è un centro internazionale di tecnologia per il Medio Oriente, l'Europa e l'Africa. Perciò ha bisogno di accedere a un'ampia gamma di talenti.
La società americana precisa di puntare ancora su Zurigo. Ma avverte che per poter continuare le attività è importante che sia in grado di crescere ulteriormente in Svizzera e che siano rilasciati più permessi di lavoro per persone provenienti da paesi terzi.
Preoccupante
Google non è peraltro la sola ad accusare problemi di questo tipo. IBM lamenta una situazione analoga. La società di consulenza Accenture ha sospeso diversi progetti perché gli specialisti di tecnologia informatica necessari per realizzarli non hanno ottenuto i permessi di lavoro. UBS, Credit Suisse e Julius Bär non hanno potuto assumere numerosi dipendenti specializzati. L'Associazione padronale delle banche in Svizzera (AGV) afferma che "importanti progetti sono minacciati".
L'Unione padronale svizzera ha chiesto che i contingenti siano aumentati. In caso contrario, si assisterebbe alla partenza dalla Svizzera di comparti di imprese o persino di aziende intere che non potrebbero reclutare il personale necessario. Ciò rallenterebbe o addirittura bloccherebbe la ripresa in certi settori, avverte l'organizzazione degli imprenditori.
L'organizzazione del ramo delle tecnologie informatiche swico dice che in certi cantoni i contingenti sono già esauriti. Ciò mette in difficoltà parecchie imprese attive in questo campo. "È preoccupante. Specialmente quando il governo sprona i cantoni ad adottare misure per attirare in Svizzera società straniere", commenta un portavoce della swico.
L'organizzazione si è rivolta all'Ufficio federale della migrazione. Nella risposta è stato assicurato che il governo è cosciente della necessità di specialisti provenienti da paesi non europei e che terrà conto degli interessi dell'economia svizzera quando riesaminerà la questione dei contingenti.
Di fronte alle crescenti proteste, la ministra di giustizia Eveline Widmer-Schlumpf ha annunciato che sarà stilato un documento di lavoro "il più presto possibile", che sarà presentato al governo per la rivalutazione.
Nessuna consultazione
L'aumento dei contingenti è stato sollecitato anche dalla Conferenza dei direttori cantonali dell'economia pubblica (CDEP), che in febbraio ha scritto alla ministra di giustizia sottolineando l'urgenza del provvedimento.
La CDEP ha deplorato che il dimezzamento dei contingenti sia stato deciso senza previa consultazione dei cantoni, dei datori di lavoro e dei sindacati. Ha inoltre rilevato che il provvedimento potrebbe avere "un impatto molto grave" sull'economia. La Svizzera rischierebbe di non più essere attrattiva per l'insediamento di società.
Fra i cantoni sul piede di guerra contro il taglio c'è Vaud. "Riteniamo che sia stata prevaricata la legge", ha detto a swissinfo.ch François Vodoz, dell'Ufficio cantonale del lavoro. "Il governo federale avrebbe dovuto consultare i cantoni e i partner sociali".
Secondo Vodoz, "si tratta di una decisione che fondamentalmente penalizza lo sviluppo economico delle imprese e il dinamismo economico dei cantoni. Inoltre è in contraddizione con tutte le misure per l'economia adottate a livello federale".
Incertezza
I circa 140 permessi di breve durata a disposizione di Vaud erano già esauriti alla metà di gennaio. François Vodoz spiega che il cantone lo scorso anno ha registrato una crescita economica e la creazione di nuovi impieghi. Perciò c'è particolare necessità di un numero supplementare di permessi di lavoro.
"È chiaro che per noi questa è una rapina. Tutti i settori sono stati colpiti da questa riduzione. Credo che la situazione sia la stessa in tutti i cantoni che hanno un certo dinamismo", afferma il funzionario vodese.
"In linea di principio questi permessi sono per persone altamente qualificate, persone che portano un valore aggiunto – economico, scientifico o di competenze – alla Svizzera e che solitamente generano altro lavoro e che non portano via il posto ad alcuno svizzero", puntualizza Vodoz.
"Non c'è alcun legame con i problemi di disoccupazione. Questo legame è stato puramente politico e non basato su un aspetto economico concreto", conclude.
Jessica Dacey, swissinfo.ch
(Traduzione dall'inglese: Sonia Fenazzi)
MENO DISOCCUPATI, PIÙ PIL
Il tasso di disoccupazione è diminuito di 0,2 punti percentuali al 4,2% nel marzo 2010, secondo i dati della Segretaria di Stato dell'economia (Seco).
È il più grande calo per il mese di marzo registrato negli ultimi tre anni. Poco più di 166mila disoccupati erano registrati agli uffici regionali di collocamento in marzo.
La Seco ha nel frattempo rivisto nettamente al rialzo le previsioni di crescita per il 2010. Ora calcola che il prodotto interno lordo (Pil) aumenterà dell'1,4%, contro il +0,7% stimato in precedenza.
PERMESSI DI LAVORO
La Svizzera ha un sistema a due livelli nella concessione di permessi di lavoro a persone provenienti dall'estero.
I cittadini di paesi dell'UE e dell'AELS, indipendentemente dalla loro qualifica, usufruiscono di un accesso agevolato al mercato del lavoro svizzero, in virtù dell'Accordo bilaterale sulla libera circolazione delle persone.
I lavoratori degli altri stati – i cosiddetti stati terzi – possono accedere in numero limitato al mercato del lavoro elvetico, a condizione che siano altamente qualificati. Generalmente si tratta di specialisti non reperibili sul mercato del lavoro interno o di un paese UE o AELS, cui è data la priorità.
RAGAZZE ALLA PARI
Fra coloro che richiedono permessi di lavoro di breve durata, vi sono le ragazze alla pari. Queste ultime sono autorizzate a rimanere in Svizzera al massimo per un anno.
In alcuni cantoni il contingente annuale per ragazze alla pari provenienti da paesi non membri dell'UE o dell'AELS è stato esaurito nel giro di poche settimane.
A Julia Steiner, che dirige un'agenzia di ragazze alla pari nel canton Vaud, alla metà di gennaio è stato notificato dalle autorità che non c'erano più permessi disponibili.
Il risultato è che le famiglie alla disperata ricerca di ragazze alla pari sono costrette a reclutarle illegalmente, ha detto a swissinfo.ch.
Come altri operatori del ramo, Julia Steiner afferma che le restrizioni penalizzano le famiglie e chiede che alle ragazze alla pari sia rilasciato un permesso di lavoro speciale.