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Presto nuovi medicinali contro il morbo di Parkinson?
Le ricerche di un gruppo di biologi di Basilea aprono la strada alla produzione di farmaci più efficaci per il trattamento della grave malattia neurodegenerativa.
Nonostante i progressi ottenuti negli ultimi anni con il trapianto di cellule cerebrali staminali, ancora oggi non esiste una cura definitiva per il morbo di Parkinson.
L'unico trattamento capace di mitigare i sintomi della malattia e garantire una vita normale ai pazienti è la somministrazione di levoDOPA, un farmaco potente che però provoca pesanti effetti collaterali. Ora, un gruppo di ricercatori dell'Istituto di Biologia Strutturale dell'Università di Basilea ha aperto la strada alla produzione di nuove sostanze, che annullano gli effetti indesiderati della levoDOPA.
I sintomi del morbo di Parkinson, tremori, rigidità dei movimenti e mancanza di coordinazione, sono dovuti alla progressiva degenerazione delle cellule cerebrali che producono la dopamina, un importante neurotrasmettitore.
Non si può rimpiazzare la dopamina mancante somministrandola direttamente ai pazienti, perché il neurotrasmettitore non è in grado di superare la barriera naturale che separa la circolazione sanguigna cerebrale da quella del resto del corpo. Bisognerebbe iniettarla direttamente nei tessuti del cervello. Si ricorre così alla levoDOPA, un precursore della dopamina, ovvero una sostanza che attraversa la barriera emato-encefalica e viene trasformata in dopamina dalle cellule cerebrali.
Gran parte della levoDOPA somministrata, però, si trasforma in
dopamina prima di raggiungere il cervello, quando entra in contatto con un enzima presente nel sangue: la DOPA decarbossilasi. Le conseguenze negative di questo fenomeno sono due: solo una piccola parte della levoDOPA assunta dai pazienti esercita l'azione desiderata nel cervello e l'eccesso di dopamina nel sangue provoca nausea, crampi, insonnia, movimenti involontari e inappetenza.
Per evitare che la levoDOPA si trasformi in dopamina prima di raggiungere i tessuti cerebrali, i medici somministrano ai pazienti un farmaco, la carbiDOPA, che neutralizza l'enzima DOPA decarbossilasi.
Un gruppo di ricercatori svizzeri e italiani guidati da Peter Burkhard, biologo dell'Università di Basilea, ha analizzato a livello molecolare il legame che si forma tra la carbiDOPA e la DOPA decarbossilasi, bloccando quest'ultima.
I risultati dello studio, pubblicati sull'ultimo numero della rivista Nature Structural Biology, aiuteranno i farmacologi a progettare nuovi e più efficaci inibitori della DOPA decarbossilasi e quindi a ridurre gli effetti collaterali del trattamento del morbo di Parkinson.
Maria Cristina Valsecchi
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