Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/191011

<h2>SubmittedText<h2><p>Negli ultimi anni il numero delle persone che possiede una seconda cittadinanza oltre a quella svizzera è aumentato in maniera esponenziale. Non è rimasto molto della concezione originaria di doppia cittadinanza, secondo cui le persone giungono in Svizzera per lavorare, per poi poter tornare in maniera agevolata nel loro Paese d'origine. Oggi i passaporti sono "sposati" ed "ereditati" o chiesti in maniera retroattiva, perché la nonna è immigrata dall'Italia. </p><p>Oltre a queste derive, vi è anche una dimensione politico-democratica della doppia cittadinanza: "one man, one vote" è un antico principio e diritto democratico. Ogni cittadino dispone di un voto, a prescindere dal suo sesso o dal suo reddito. Ciò dovrebbe valere anche per chi possiede la doppia cittadinanza. Gli Svizzeri con un due passaporti devono decidere dove e come vogliono esercitare il loro diritto di voto. Questo vale per gli Svizzeri con due passaporti domiciliati nel nostro Paese, ma anche per gli Svizzeri all'estero titolari anche di un'altra cittadinanza. Dovrebbero decidere se il diritto di voto spagnolo, thailandese, francese o altro è più importante della partecipazione politica in Svizzera. </p><p>In tale contesto il Consiglio federale è invitato a rispondere alle domande seguenti:</p><p>1. Non è anch'esso dell'opinione che il principio "one man, one vote" debba valere anche per i cittadini con doppia cittadinanza?</p><p>2. Non è anch'esso dell'avviso che con la doppia cittadinanza si è aperto un divario democratico: creiamo una società a due classi, una mentalità per cui si vuole tutto senza rinunciare a nulla (sono Svizzero plus), premiata con il doppio diritto di voto?</p><p>3. Non constata che la doppia cittadinanza tende a cagionare problemi di integrazione, poiché i nuovi cittadini non si distaccano culturalmente e politicamente dal loro Paese di origine (o da quello dei loro genitori), il che risulta problematico soprattutto nel caso di Stati con strutture non democratiche o islamistiche?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1./2. Tutti gli Svizzeri hanno gli stessi diritti politici (art. 136 cpv. 1 in fine della Costituzione federale, Cost.; RS 101). La partecipazione politica è un pilastro fondamentale del buon funzionamento della nostra democrazia. Verrebbe messo in discussione se i cittadini con doppia cittadinanza dovessero rinunciarvi perché obbligati a scegliere. Un obbligo di questo tipo creerebbe un divario tra cittadini svizzeri con possibilità di partecipazione e senza. La facoltà di esercitare diritti politici in Svizzera suscita vivo interesse anche presso gli Svizzeri all'estero. Attualmente oltre 170 000 di loro si sono annunciati tramite una rappresentanza svizzera per l'esercizio dei loro diritti politici. Tre quarti degli Svizzeri all'estero possiede una o più cittadinanze supplementari.</p><p>3. Dal 1° gennaio 1992 in Svizzera è ammessa senza limitazioni la doppia cittadinanza. Il Consiglio federale non è a conoscenza di particolari problemi di integrazione di persone in possesso di più cittadinanze (cfr. anche la risposta del Consiglio federale alla mozione Reimann Lukas 16.3240, Naturalizzazione degli stranieri provenienti da Paesi che non concedono la doppia cittadinanza agli svizzeri. Sostituire il diritto automatico alla doppia cittadinanza con un modello di opzione). Gran parte delle persone che possiedono anche un'altra cittadinanza ha acquisito la cittadinanza svizzera tramite naturalizzazione (64,4 per cento). La legge sulla cittadinanza esige vari requisiti per la naturalizzazione, come un'integrazione riuscita, che deve essere esaminata dai Cantoni, dai Comuni e dalla Confederazione. Dato che l'acquisto della cittadinanza svizzera è l'ultimo passo dell'integrazione, il richiedente deve soddisfare i requisiti più severi in materia di integrazione.</p>  Risposta del Consiglio federale.