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Il parlamento polacco ha accolto oggi l'emendamento alla legge di riforma della Corte suprema, con il quale fa la marcia indietro rispetto alla legge del dicembre 2017 contestata ad ottobre dal Tribunale della giustizia dell'Ue.
A favore dell'emendamento hanno votato 215 deputati, i contrari erano 161, 24 gli astenuti. La proposta di cambiare la legge è stata presentata ai deputati dal gruppo parlamentare del partito al governo, Diritto e giustizia (Pis), e accolta nel giro di 3 ore e 37 minuti, senza un dibattito né nelle aule né nelle commissioni.
L'emendamento prevede il ritorno al lavoro di quei giudici della Corte suprema, compresa la presidente Malgorzata Gersdorf, che sono stati sospesi a causa dell'abbassamento dell'età pensionabile da 70 a 65 anni per gli uomini e 60 per le donne, che era contenuto nella nuova legge.
"La nostra riforma è buona, necessaria e sarà continuata, ma dobbiamo far sì che la Polonia eviti di pagare le multe che potrebbero essere imposte dalla Ue", ha spiegato oggi Andrzej Dera, ministro nella cancelleria del presidente. Secondo l'opposizione della Piattaforma civica si tratta di un'iniziativa fasulla dato che l'emendamento copia solo le soluzioni già in vigore, perché imposte alla Polonia dal Tribunale di Lussemburgo.