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Alla fine della Prima guerra mondiale nasce un acceso diverbio nella più grande famiglia di soccorso. Improvvisamente i membri della Croce Rossa sono in disaccordo sulla gestione e sui compiti del movimento internazionale. Il dissidio è stato purtroppo dimenticato, anche se ha cambiato la Croce Rossa più di quanto non abbiano fatto i due conflitti mondiali del 20° secolo.
No, non è un sentimento di misericordia quello che il 12 gennaio 1923 riempie i cuori dei collaboratori della Croce Rossa a Ginevra. La tensione è palpabile, la sfiducia enorme. I rappresentanti del Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR) ricevono una delegazione della Lega delle società della Croce Rossa. Si riuniscono per discutere sul futuro e sull’organizzazione del movimento. Le posizioni sono molto distanti, anche se i presenti sostengono il contrario. Per il CICR, almeno stando alle parole del suo presidente Gustave Ador, è “assolutamente necessario” che la Croce Rossa resti neutrale e che mantenga la sua sede a Ginevra. La Lega è di opinione diversa. “Come facciamo a sapere quale Stato rimarrà neutrale in un futuro conflitto?”, si chiede il rappresentante della Lega inglese, Sir Arthur Stanley. Quest’ultimo critica l’egemonia ginevrina e il forte legame del movimento internazionale con la Svizzera. Le armi della guerra ora tacciano, a farsi sentire sono invece i dissensi tra chi ha prestato aiuto alle vittime.
Durante la Prima guerra mondiale, il CICR e la Svizzera si sono guadagnati la stima internazionale. Il CICR si è impegnato in maniera efficace per i prigionieri di guerra e per le vittime civili. Nel 1917, l’istituzione è stata insignita del Premio Nobel per la pace e per molti osservatori la Svizzera e il CICR sono tutt’uno. Il quotidiano inglese Daily Telegraph scrive: “Oh, Svizzera, grazie”. Perché dunque questi toni critici? L’istituzione ginevrina è invecchiata. In un periodo in cui l’autodeterminazione è una caratteristica molto importante e l’ordine internazionale si sta riorganizzando, questo suo forte legame con la Confederazione elvetica non piace a tutti. Soprattutto per la ricca Croce Rossa americana, il CICR è troppo flemmatico e incentrato su se stesso. Per questo motivo, le società della Croce Rossa degli Alleati, con alla testa quella statunitense, danno vita alla Lega delle società della Croce Rossa sotto forma di federazione, affiancandola al CICR e con il compito di assumere nuove mansioni. La Lega deve continuare le attività della Croce Rossa nei periodi di pace, migliorare la salute pubblica, prevenire le epidemie e combattere le catastrofi. A differenza dell’organizzazione elitaria del CICR, la Lega è retta da principi più democratici.
Svizzera, Società delle Nazioni e Croce Rossa
La Società delle Nazioni (1920-1946) è la precorritrice dell’ONU. La sede si trova a Ginevra; la città di Calvino la spunta sulla concorrenza, per esempio, su Bruxelles. La neutralità svizzera e il CICR hanno reso Ginevra una sede privilegiata per le organizzazioni internazionali. Tra il CICR e la Società delle Nazioni ci sono punti comuni oltre al vicinanza geografica: il CICR ha un ruolo importante nella politica della Società delle Nazioni della Svizzera. La Confederazione può far riferimento al CICR, se si tratta della sua neutralità. In tempo di guerra, la Svizzera vuole ancora adempiere ai suoi compiti umanitari e si definisce volentieri “la culla della Croce Rossa”. Da questo punto di vista, il CICR serve alla Svizzera come scudo e veicolo per trasmettere la sua immagine all’estero. La politica elvetica per quanto riguarda la neutralità e la Società delle Nazioni ha subìto l’influsso di persone legate anche al CICR: diplomatici e scienziati, come William Emmanuel Rappard, Max Huber e Paul Logoz; consiglieri federali come Gustav Ador e Giuseppe Motta; funzionari di alto rango come Paul Dinichert e Camille Gorgé. Tutti sono stati i protagonisti della politica estera di quell’epoca e hanno seguito molto da vicino le vicende di quegli anni del CICR.Fine della finestrella
Unità in pericolo
Che cosa c’è in palio? L’unità di un movimento che dal 1863 è presente in molti Paesi e che dopo la Prima guerra mondiale conta oltre 20 milioni di membri. Questa unità viene messa in discussione nel momento peggiore e così all’interno del CICR a farla da padrone è il nervosismo. Durante il primo conflitto mondiale altri attori umanitari – soprattutto la Società delle Nazioni – si sono prodigati per difendere le vittime più indifese. Anche altre società di soccorso a carattere religioso o politico si sono presentate sui campi del conflitto. Rifugiati, bambini e persone anziane, le nuove vittime, hanno bisogno di un aiuto coordinato. Nascono così alcune organizzazioni internazionali. Queste ultime non sono solo partner con un obiettivo comune, bensì anche potenziali concorrenti della Croce Rossa. In questo clima l’unità della famiglia della Croce Rossa è più che mai importante.
All’inizio della disputa, i membri della Croce Rossa tentano di trasmettere all’esterno un’immagine di un’organizzazione che va d’amore e d’accordo. La Lega è stata creata nella stessa sala del CICR. Gustave Ador rivolge un messaggio di saluto, mentre la Lega esprime, a voce, tutto il suo rispetto nei confronti della sorella maggiore. Sono però solo belle parole. Un anno dopo la sua fondazione, il segretario generale della Lega critica pubblicamente il CICR, reo, secondo lui, di voler esercitare il predominio sull’attività di soccorso in tempo di pace; è un compito che deve invece rientrare nelle mansioni della Lega. La risposta del CICR non si fa attendere ed è molto articolata. Il CICR non intende certo lasciarsi dettare da altri chi deve aiutare. I due contendenti iniziano così a lanciarsi frecciatine e a esprimere il proprio disappunto. Il diverbio è ben presto un argomento di pubblico dominio. “Ci dobbiamo augurare che la Lega della Croce Rossa, come ha anche fatto notare il signor Gustave Ador, non continui più del dovuto in questa attuale forma che non tiene conto dell’universalità della Croce Rossa”, scrive la Neue Zürcher Zeitung nel 1921. Sulle colonne del quotidiano zurighese, lo stesso presidente del CICR descrive la Lega come un’”organizzazione di guerra”, il cui intento è diffondere la discordia. Il diverbio non si limita alle parole. La Lega si trasferisce da Ginevra a Parigi e così la rottura è anche geografica.
Lotta di trincea per i volontari
Naturalmente i “galletti” tentano di trovare alleati fuori e dentro il loro movimento. La Lega sostiene che essa si fonda su una base più democratica, che dispone di mezzi finanziari maggiori e di essere più vicina alle società nazionali della Croce Rossa. Il CICR ricorda le sue mansioni originarie e ripete la storia e i principi dell’organizzazione. Nel 1923, quest’ultimo riesce a conseguire una prima vittoria parziale. Durante la conferenza di tutte le società della Croce Rossa gli vengono confermati i compiti tradizionali in tempo di guerra. Nel contempo il CICR modifica un po’ la sua politica. Per ottenere maggior sostegno economico e politico, esso di avvicina allo Stato in cui ha sede. Può contare sull’aiuto del ministro degli esteri elvetico Giuseppe Motta e sul contributo finanziario del governo svizzero. È un cambiamento di paradigma, il fatto che un consigliere federale in carica faccia parte del CICR. Per salvaguardare la sua indipendenza, l’organizzazione diventa più dipendente. Oltre a Motta, il CICR può contare anche sullo zurighese Max Huber, esperto di diritto internazionale. Per la prima volta, dopo sessant’anni, tra i membri del comitato c’è un cattolico e uno svizzero tedesco. L’istituzione ginevrina si trasforma lentamente in un’istituzione svizzera. È una trasformazione che prende slancio negli anni successivi. Quando inizia la Seconda guerra mondiale, altri membri del CICR provengono dalla Svizzera tedesca e sono vicini al mondo della politica; oltre al già citato Huber, sono Philipp Etter e Carl Jakob Burckhardt.
La vicinanza con la Svizzera non ha però appianato le divergenze. Il panorama delle organizzazioni di soccorso è cambiato troppo dopo la Prima guerra mondiale. Gli incontri come quello del 12 gennaio 1923 sono all’ordine del giorno per il movimento. Gruppi di studio, proposte di fusione e rapporti si sommano. Anche la relazione con le organizzazioni consorelle rimane difficile. Se nel 1925 le grandi potenze europee cercano di migliorare il clima diplomatico con gli accordi di pace di Locarno, gli attori umanitari non riescono a trovare un’intesa. Nemmeno una conferenza straordinaria, tenuta a Berna nel 1926, è in grado di ricucire lo strappo all’interno della Croce Rossa. Il CICR e la Lega continuano a rimanere nel loro vuoto organizzativo e sono vittime della sfiducia reciproca. Le società nazionali della Croce Rossa ne hanno lentamente abbastanza dei dissapori interni. Si rischia il blocco di tutte le attività.
A caccia di se stesso
Gli anni passano. Nel 1927, l’influente presidente americano della Lega James B. Payne respinge una proposta di soluzione riguardante l’organizzazione del movimento della Croce Rossa perché avrebbe messo fine alla Lega. Per qualcuno è la goccia che fa traboccare il vaso. La società scandinava della Croce Rossa lascia la Lega. Il vecchio movimento rischia di essere schiacciato dagli eventi. Nuove persone al vertice riescono finalmente a calmare le acque e a sbloccare l’empasse: sono il rappresentante tedesco della Croce Rossa della Lega, il colonnello Paul Draudt, e lo zurighese Max Huber, che sostituisce al tavolo dei negoziati il presidente di lunga data del CICR Gustave. In poche settimane i due dirimono le antiche divergenze e nella primavera del 1928 appongono la loro firma allo statuto della Croce Rossa internazionale. Questo documento definisce ancora oggi le basi organizzative del movimento internazionale e stabilisce un equilibrio tra i principi organizzativi di natura rappresentativa ed elitaria. Nuove guerre fanno dimenticare in fretta il prolungato diverbio.
Oggi possiamo dire che la famiglia della Croce Rossa si è trasformata maggiormente nel periodo tra le due guerre che durante i conflitti mondiali o le grandi sfide umanitarie. Il litigio è stato l’espressione del cambiamento generale delle attività di soccorso internazionali. Nella Croce Rossa è emersa la consapevolezza che quest’ultima non è chiamata solo a far sentire la sua voce quando urlano le armi, bensì anche in un nuovo contesto caratterizzato dalla concorrenza in ambito umanitario e basato sui principi economici. Per la prima volta, i volontari della Croce Rossa si rendono conto che anche loro potrebbero avere bisogno d’aiuto. Il CICR propone campagne fotografiche e video, elabora nuovi statuti, ripensa il suo modo di lavorare, dà inizio a riforme e lancia dei sondaggi all’interno del suo movimento. In sintesi rivolge sempre più lo sguardo su se stesso. La vecchia signora delle organizzazioni di soccorso, spinta dall’orgoglio e dall’insicurezza, si ritrova all’indomani della Prima guerra mondiale tra i meandri di una nuova era segnata da guerre e catastrofi.
Punti di vista
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Traduzione di Luca Beti