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Il governo giapponese ha reso noto che tracce di radioattività sono state trovate nel latte materno di sette donne coinvolte in un test cui sono state sottoposte 23 persone, abitanti delle prefetture di Tokio e Fukushima. La quantità riscontrata è inferiore ai limiti stabiliti dalle autorità sanitarie e non implica alcun rischio per i lattanti, hanno reso noto le autorità, citate dall'agenzia Kyodo News.
Secondo i risultati dell'indagine, condotta tra il 24 e 28 aprile, è stata rilevata la presenza di sostanze radioattive in una quantità tra i 2,2 e gli 8 becquerel/kg nel latte materno di sette donne, cinque della prefettura di Ibaraki (nord di Tokyo), una della prefettura di Chiba (periferia est della capitale) e una della città di Iwaki, nella prefettura di Fukushima, 30 km a sud della centrale nucleare disastrata.
Sebbene in Giappone non esistano limiti di legge per la concentrazione di sostanze radioattive nel latte materno, i valori del test risultano inferiori ai tetti imposti per il consumo di latte e acqua del rubinetto da parte degli infanti, fissati in 100 becquerel/kg per lo iodio radioattivo e 200 becquerel/kg per il cesio.
L'indagine ministeriale era scattata in seguito alla denuncia fatta dieci giorni fa da un'associazione civica, che, in scia alla crisi nucleare in corso nell'impianto di Fukushima n.1, aveva lanciato l'allarme sulla possibile contaminazione madre/figlio dopo aver rilevato tracce di sostanze radioattive nel latte materno di quattro donne, tutte residenti nelle aree a est e nordest di Tokyo.