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L'ospedale dentro l'esterno: eredità storiche e innovazione sociale
La pandemia che si ripete ha reso visibile ai mass media la vulnerabilità dell'ospedale e quindi una questione di importanza politica contemporanea. Una conferenza a Roma affronta questi temi.
L'idea dell'ospedale urbano può essere fatta risalire alla metà del XV secolo, all'Ospedale Maggiore costruito dal Filarete per gli Sforza a Milano. Questo "ospedale" consisteva in due grandi navate intersecate lungo le quali erano disposti i letti, un progetto che richiamava la pratica dei malati di dormire nelle nicchie delle chiese nella speranza di un intervento divino. Il principale vincolo progettuale era che i malati e i moribondi potessero ascoltare la messa recitata su un altare al centro della struttura.
L'ospedale come città
L'ospedale pubblico contemporaneo, tuttavia, è una realtà molto più complessa, più vicina a una città nella città che a una singola istituzione. È un organo indispensabile nella vita di una città, ma allo stesso tempo è - e deve essere - un aggregato di strutture più piccole, ognuna con il proprio focus specialistico e la propria vita tecnica. Queste vite sono diventate sempre più brevi e l'ospedale è stato radicalmente ridefinito più volte nell'ultimo secolo e mezzo. In quanto microcosmo della città, l'ospedale non può essere racchiuso a lungo in un'unica tipologia di edificio. Con i cambiamenti tecnologici e sociali, si trasforma e si differenzia.
Gli architetti, pur essendo innegabilmente affascinati dalla scala e dall'evidente importanza civica degli ospedali, hanno faticato a trovare una forma per le sue proteiformi funzioni. Ancora oggi, molti ospedali sono essenzialmente progetti guidati da ingegneri, per lo più edifici a lastre con molti cavi. Come dimostrano i lavori più recenti, questa situazione sta cambiando. In particolare, i progetti di Christ & Gantenbein, Herzog de Meuron e OMA mostrano un cambiamento fondamentale nel rapporto tra lo studio di architettura come unità di lavoro e l'ospedale come problema politico, sociale e tecnico.
Come progettare un ospedale? L'enorme complessità dei requisiti di un ospedale lo rende un banco di prova per le pratiche di lavoro di qualsiasi studio di architettura. Nel soddisfarli, gli architetti scoprono tecniche di collaborazione interdisciplinare rilevanti non solo per il loro settore, ma anche per i politici e gli amministratori.
Vecchi dilemmi, nuove ricerche
Sulla scia della pandemia, l'ala di ricerca di OMA, AMO, dichiarò che l'ospedale centralizzato era una reliquia del passato e che gli ospedali del futuro sarebbero stati affari distribuiti, in cui la tecnologia informatica avrebbe sostituito l'infrastruttura fisica. Christ & Gantenbein, invece, hanno sviluppato un'immagine dell'ospedale come ambiente indispensabile per la cura del paziente. La prospettiva che prevarrà ci dirà molto sul volto futuro delle città.
Una conferenza che si terrà a Roma si propone di affrontare questi recenti e rapidi cambiamenti e di lanciare una sfida agli architetti affinché ripensino la storia dell'ospedale da una prospettiva contemporanea. Le questioni della centralizzazione dei servizi ospedalieri e della concomitante chiusura degli ospedali regionali più piccoli in Svizzera, o il problema della ristrutturazione degli ospedali carichi di storia in Italia, offrono dilemmi e opportunità pratiche alla nostra professione.
Conferenza
Roma, 24-25 novembre, organizzata dall'Istituto Svizzero di Roma, con il sostegno de La Sapienza di Roma, dell'ETH, dell'Università di Berna e dell'EPFL. La conferenza è aperta al pubblico, online o di persona. –
Registrazione e programma dettagliato: https://www.istitutosvizzero.it/conferenza/the-hospital-inside-out/