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Diverse banche cantonali svizzere hanno deciso di partecipare al programma statunitense per appianare il conflitto fiscale con gli USA. I più importanti istituti statali hanno optato per entrare nella categoria 2, poiché è la via «più prudente», afferma il presidente della direzione della Banca cantonale di Zugo.
Dal 2008 il Dipartimento di giustizia statunitense fa pressione sulle banche elvetiche che gestiscono patrimoni di clienti americani. Alla fine d’agosto di quest’anno, gli USA e la Confederazione hanno raggiunto un’intesa per porre fine alla controversia che concerne circa 300 istituti finanziari svizzeri.
Una delle condizioni per partecipare al programma stabilito in quest’accordo, è che le banche svizzere decidano autonomamente in quale categoria (2, 3 o 4) vogliono essere incorporate.
Le banche che entrano a far parte della categoria 3 devono provare alle autorità americane che i loro clienti non hanno infranto la legge fiscale statunitense.
Quelle delle categoria 2 presumono invece di aver avuto dei clienti che hanno violato le leggi americane. Questi istituti vanno incontro a delle multe, anche nel caso in cui il numero dei clienti è esiguo. Pascal Niquille, presidente della direzione della Banca cantonale di Zugo (ZGKB) spiega perché il suo istituto ha scelto la categoria 2.
Il programma USA
La dichiarazione firmata dagli Stati Uniti e dalla Svizzera il 29 agosto 2013 per porre fine alla vertenza fiscale definisce il quadro per la cooperazione tra le banche elvetiche e le autorità USA. L’elemento centrale è un programma al quale gli istituti svizzeri possono partecipare su base volontaria e dietro autorizzazione del governo svizzero. Il programma è aperto a tutte le banche, ad eccezione di quelle che fanno parte della categoria 1.
Categoria 1
Questa categoria riguarda le banche contro le quali è già stata aperta un’inchiesta penale da parte della giustizia americana. Rientrano in questa categoria 14 banche, tra cui le due più grandi – UBS e Credit Suisse, le banche cantonali di Zurigo e di Basilea Città e le banche private Julius Bär e Pictet.
Categoria 2
Possono optare per questa categoria gli istituti che presumono di aver violato il diritto fiscale statunitense. Questi istituti hanno tempo fino al 31 dicembre 2013 per richiedere alle autorità americane un «Non-Prosecution Agreement». In seguito dovranno fornire agli USA informazioni sulle loro operazioni transfrontaliere. Finora hanno aderito a questa categoria la maggior parte delle banche cantonali, come quelle dei cantoni di Argovia, Berna, Ginevra, Grigioni, Lucerna, Nidvaldo, Vaud e Zugo, nonché la Banca Coop, la Banca Migros e Postfinance. Gli istituti di questa categoria dovranno pagare una multa, il cui importo sarà commisurato al volume del patrimonio statunitense non dichiarato.
Categoria 3
Comprende quegli istituti che ritengono di non aver violato il diritto fiscale statunitense. Queste banche devono provare la loro innocenza alle autorità USA. Finora solo la Banca Vontobel ha scelto questa opzione.
Categoria 4
Vale per gli istituti che hanno un’attività prettamente locale e che non devono provare nulla in materia di conflitto fiscale. Hanno scelto questa categoria piccole banche cantonali come quelle di Appenzello, Basilea Campagna, Glarona, Svitto e Uri.
Le banche che scelgono di non partecipare al programma devono attendersi a delle denunce.
Fonti: ATS, Segreteria di Stato per le questioni finanziarie internazionali
swissinfo.ch: Le banche che optano per la categoria 3, come ad esempio la Vontobel, si auto-attribuiscono una sorta di marchio di qualità. Scegliere la categoria 2 significa invece ammettere la propria colpa?
Pascal Niquille: No, si tratta di una conclusione superficiale e inammissibile. Lo spettro delle banche classificate nella categoria 2 è molto ampio per quanto riguarda il modello d’affari. A uno dei due estremi vi sono banche come la ZGKB, che non hanno mai promosso questo genere di attività e non sono mai state attive sul mercato americano. Quando si opera in una piazza internazionale come quella di Zugo, dove vivono persone provenienti da 127 Stati diversi, è normale che tra i clienti vi siano anche cittadini di origine statunitense. All’altro estremo vi sono banche che hanno cercato o cercano tuttora attivamente clienti negli USA.
swissinfo.ch: Quali considerazioni sono entrate in linea di conto nella vostra decisione?
P.N.: I criteri per la classificazione in queste categorie sono così precisi che una banca non può entrare nei gruppi 3 o 4 anche se ha un solo cliente americano che non ha adempiuto ai suoi obblighi fiscali. La nostra decisione è coerente con la nostra politica prudente in materia di gestione dei rischi.
swissinfo.ch: Nel vostro comunicato, scrivete che «la Banca cantonale di Zugo non può escludere che alcuni dei suoi clienti siano stati coinvolti in maniera sporadica in delitti fiscali». Con questa formulazione, affermate implicitamente che la banca può essere rimasta indirettamente coinvolta ma non ha contribuito attivamente al reato?
P.N.: Si tratta in questo caso di clienti che sono imponibili negli Stati Uniti e che forse non hanno adempiuto ai loro obblighi fiscali. Per le autorità statunitensi, il fatto di avere una relazione con questi clienti potrebbe già costituire un «aiuto al mancato rispetto delle disposizioni di legge».
swissinfo.ch: Scrivete anche che la ZGKB rispetta tutte le esigenze dell’Autorità di vigilanza sui mercati finanziari (FINMA). Alcune banche si sono arrabbiate per il fatto che la FINMA ha reso pubbliche queste raccomandazioni attraverso alcuni media. Fate parte anche voi di questi istituti?
P.N.: Il richiamo della FINMA ha ulteriormente evidenziato ciò che già conteneva il programma. Non facciamo parte delle banche che si sono irritate per le richieste della FINMA. Sono però rimasto stupito dai canali di comunicazione scelti da Patrick Raaflaub (ndr: il direttore della FINMA). La FINMA può comunicare direttamente con le banche che sorveglia e non deve farlo attraverso i media.
swissinfo.ch: Qual è la proporzione di clienti americani presso la ZGKB?
P.N: Sono una piccolissima parte. Si tratta non solo di clienti che vivono negli Stati Uniti, ma anche di persone con la doppia cittadinanza, nate magari nel canton Zugo e che hanno sempre vissuto qui. Finora queste persone non dovevano comunicarci di avere anche un passaporto USA. Essendo però tassabili negli Stati Uniti, queste persone potrebbero non essere in regola con le leggi americane.
swissinfo.ch: All’interno della ZGKB la decisione è stata difficile da prendere?
P.N.: Per analizzare il programma abbiamo avuto bisogno di molto tempo. Non è stata una decisione semplice, ma è condivisa da tutta la direzione della banca.
swissinfo.ch: Cosa succederà ora?
P.N.: Il programma ci dà tempo fino alla fine di giugno 2014 per far maggiore chiarezza sulla nostra clientela, riunire la documentazione richiesta dal Dipartimento di giustizia USA, tradurla in inglese e prepararci per ulteriori passi.
swissinfo.ch: Avete bisogno di un sostegno esterno o riuscite a gestire tutto da soli?
P.N.: Per determinati compiti, come l’analisi e la messa a disposizione dei dati corretti, facciamo capo a specialisti. Dall’ottobre 2013 lavoriamo con avvocati esterni e revisori.
swissinfo.ch: Quanti soldi avete messo da parte per l’intero programma?
P.N.: I costi saranno messi a bilancio come «spese correnti».
swissinfo.ch: Non avete ancora effettuato degli accantonamenti?
P.N.: È ancora troppo presto. Come detto, ci troviamo ancora allo stadio della ricerca e delle verifiche.
swissinfo.ch: Cosa significa questa decisione per i vostri clienti americani?
P.N.: Concerne le relazioni a partire da agosto 2008. Molte persone interessate, oggi non sono più clienti della ZGKB.
swissinfo.ch: Dovete comunicare alle autorità giudiziarie americane dove sono partiti questi clienti?
P.N.: Sì. I cosiddetti elenchi «leaver» fanno parte delle informazioni che dobbiamo trasmettere dal Dipartimento di giustizia americano. Non dobbiamo però comunicare i nomi dei clienti, bensì altri dettagli delle transazioni.
swissinfo.ch: Ritiene che con questo programma riuscirete a mettervi i residui del passato alle spalle o pensate che vi sia ancora il rischio di procedure civili?
P.N.: Questa domanda giunge troppo presto. Prima di tutto non possiamo ancora dire se abbiamo effettivamente dei residui del passato e, se sì, non sappiamo ancora cosa ciò significherà.
swissinfo.ch: Quali rischi incorrono i dipendenti? Lei e i suoi collaboratori potete viaggiare senza preoccupazioni all’estero e negli Stati Uniti?
P.N.: Nel quadro di questo programma cooperiamo con le autorità svizzere ed americane. Per questa ragione non abbiamo alcun motivo di imporre delle restrizioni di viaggio.
(traduzione di Daniele Mariani), swissinfo.ch