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Polarizzazione: è la caratteristica principale dell’immagine politica della Svizzera, alla luce delle elezioni tenutesi quest’anno in nove cantoni e in molti comuni. Una polarizzazione destra-sinistra a livello di partiti. Ma anche una polarizzazione tra città e campagna, con le prime che vanno a sinistra e la seconda a destra.Questo contenuto è stato pubblicato il 20 dicembre 2016 - 11:00
Nei cantoni si confermano le tendenze registrate alle elezioni federali dell’ottobre 2015: nessuno scombussolamento del panorama partitico, con una progressione della destra, un consolidamento della sinistra e un cedimento del centro, concordano Daniel BochslerLink esterno, professore di scienze politiche alle università di Copenaghen e di Zurigo, e Lukas GolderLink esterno, co-direttore dell’istituto di ricerche gfs.bern.
Si tratta di un classico: le elezioni cantonali nell’anno che segue quelle federali solitamente sono una sorta di "prolungamento" di queste ultime, spiega Daniel Bochsler. Infatti "le probabilità che gli elettori che hanno votato per un partito alle elezioni federali votino quello stesso partito alle elezioni cantonali seguenti sono elevate", spiega Lukas Golder. Così è stato anche questa volta: le elezioni cantonali 2016 riproducono più o meno lo stesso schema delle federali 2015.
Principale vincitore delle elezioni cantonali 2016 è il Partito liberale radicale (PLR, destra), mentre i due grandi perdenti sono due partiti di centro, quello popolare democratico (PPD) e quello borghese democratico (PBD), rilevano i due esperti. Tra i vincitori anche il Partito socialista (PS), che con un totale di 459 seggi parlamentari si mantiene stabile in terza posizione in classifica e che ha registrato successi nelle elezioni più recenti in vari cantoni.
Tendenze non chiare
Complessivamente l’Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice) continua a guadagnare terreno: in totale nei cantoni ora detiene 590 seggi parlamentari (47 in più del 2012) ed è così al primo posto. A livello di esecutivi invece resta in quarta posizione con 23 seggi (+4). "Poco a poco, l’UDC riesce ad entrare anche nei governi in cantoni della Svizzera tedesca. Ma è un processo molto lento. La gente accetta lo stile provocatorio dell’UDC nei dibattiti parlamentari, ma non in governo", afferma Lukas Golder.
Tuttavia l’andamento dell’UDC non è lineare, diversamente dal PLR – al secondo posto nei parlamenti con 534 seggi (+29) – che ha vinto praticamente dappertutto quest’anno, puntualizza Daniel Bochsler. "L’UDC avanza perché ha vinto nei cantoni di San Gallo e di Turgovia. Ma nelle elezioni più recenti nei cantoni di Basilea Città, Argovia, Friburgo e della Svizzera centrale ha perso. La tendenza non è dunque così chiara".
Discesa inarrestabile
Chiara è invece la parabola discendente del PPD, al quarto posto nei parlamenti con 435 seggi (-33), e del PBD (66 seggi, -20). Il PPD è in discesa continua dagli anni ’90 e il calo non sembra destinato a fermarsi: "mentre prima perdeva nei cantoni in cui non era mai stato tradizionalmente forte, adesso perde ovunque, anche nei suoi feudi. C’è una tendenza nazionale negativa per il PPD", rileva Daniel Bochsler.
Negli ultimi vent’anni l’UDC è riuscita a conquistare sempre di più l’elettorato nei cantoni conservatori, che in passato erano quelli del PPD: "oggi questi elettori si identificano maggiormente nella politica dell’UDC", aggiunge il politologo. Inoltre "una volta chi votava per il PPD lo faceva per la sua identità cattolica, un’identità che oggi non è più così importante".
Pure irreversibile sembra la caduta libera del PBD, il partito nato nel 2008 da una scissione dall’UDC, in seguito all’estromissione dal governo federale di Christoph Blocher. "È il partito nella situazione più drammatica, perché era basato quasi solo sui tre cantoni storici Grigioni, Berna e Glarona: al di fuori di questi, dove era forte, ha avuto qualche moderato successo, ma non è mai riuscito ad attirare molti elettori. A livello nazionale il PBD non è mai riuscito a profilarsi al di fuori di Eveline Widmer-Schlumpf [subentrata a Blocher nel governo federale e ritiratasi alla fine del 2015, NdR.]. Adesso sta perdendo dappertutto, ad eccezione dei Grigioni. C’è da chiedersi se avrà un futuro al di fuori di questo cantone", analizza Daniel Bochsler.
Potenziale di crescita?
Prospettive migliori sembra avere l’altro partito di centro entrato sulla scena politica nazionale alle elezioni federali 2011: quello dei Verdi liberali (PVL), che con 85 seggi parlamentari (+22) nei cantoni "è tornato a vincere e si mantiene a un livello elevato. Considerato il fatto che il Partito socialista (PS) si sposta più a sinistra e che il PPD continua a perdere, penso che questo partito di centro liberale-sociale possa avere un futuro", commenta Lukas Golder.
Meno ottimista in merito è Daniel Bochlser, che per i Verdi liberali intravvede "poco potenziale di crescita: dove esistevano, stagnano a un livello attorno al 5%. Gli unici cantoni dove potrebbero crescere sono quelli in cui si sono appena insediati e crescono da zero: ossia Sciaffusa e Svitto".
Più omogeneità tra i cantoni, fossato città-campagna
Nell’insieme dei risultati delle elezioni cantonali 2016 si conferma poi un’altra tendenza degli ultimi vent’anni: le differenze tra i cantoni lentamente si assottigliano, sottolineano i due politologi. Ci sono meno partiti presenti solo in alcuni cantoni e più partiti presenti in tutti i cantoni. Inoltre c’è un’omogeneizzazione dei programmi e delle campagne dei singoli partiti: oggi sono prevalentemente orientati su quelli del partito a livello nazionale, mentre un tempo c’era una grande diversità tra i cantoni.
Mentre si riducono le differenze tra i cantoni, cresce il fossato tra città e campagna: nei centri urbani domina sempre più la sinistra e mentre nelle zone rurali si rafforza sempre più la destra, osservano i due specialisti. Anche questa non è una nuova tendenza, ma nelle ultime elezioni comunali si è accentuata, soprattutto con l’estensione della sinistra in città più piccole della Svizzera tedesca, come Soletta, San Gallo, Burgdorf, Thun.
Un fenomeno che secondo Lukas Golder è "più sociologico che politico: la società è sempre più mobile, quasi tutti possono scegliere dove vivere". Cosicché, tendenzialmente le città attirano sempre più persone a cui piace una vita urbana, aperte ai cambiamenti, giovani, mentre le campagne attraggono più persone in cerca di quiete e di modi di vita tradizionali. "Questa evoluzione dovrebbe continuare nei prossimi anni", pronostica il co-direttore del gfs.bern.
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