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<h2>SubmittedText<h2><p>Nel suo ultimo rapporto sulla Svizzera, pubblicato il 15 settembre 2009, la Commissione europea contro il razzismo e l'intolleranza (ECRI) rileva tra l'altro che nel nostro Paese si registrano tuttora comportamenti abusivi da parte delle forze di polizia o di organizzazioni analoghe (p. es. corpo delle guardie di confine), nei confronti di stranieri, richiedenti l'asilo, neri e altri gruppi minoritari. Nella pubblicazione si sottolinea inoltre che, nell'ambito di attività di controllo o sorveglianza, le forze di polizia o altre organizzazioni analoghe praticano il "racial profiling" invocando - senza giustificazione oggettiva e ragionevole - motivi quali la razza, il colore, la lingua, la religione, la nazionalità, l'origine nazionale o etnica. L'ECRI raccomanda alle autorità svizzere di creare uno o più organi indipendenti incaricati di indagare su tutti i casi presunti di discriminazione razziale da parte della polizia.</p><p>1. Come intende procedere il Consiglio federale per attuare tutte le raccomandazioni formulate nel rapporto?</p><p>2. Sarebbe disposto, sulla base di queste raccomandazioni, a riesaminare la propria posizione sul fatto di promuovere l'assunzione di persone di origine straniera, in particolare di persone di colore o neri, nel corpo delle guardie di confine? Più precisamente, sarebbe data la priorità ai candidati stranieri, in conformità alla legge in vigore, se un posto è vacante e a parità di qualifiche?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale risponde alle domande postegli come segue:</p><p>1. Il Consiglio federale prende atto della procedura di monitoraggio della Commissione europea contro il razzismo e l'intolleranza ECRI, che, da osservatrice esterna, esamina da un punto di vista diverso la situazione nel nostro Paese. Il collegio governativo si vede inoltre confortato nella sua lotta contro qualsiasi forma di razzismo e intolleranza. Le raccomandazioni dell'ECRI riguardano diversi settori d'attività della Confederazione, dei cantoni e di privati.</p><p>Nel suo rapporto, la commissione elogia lo strenuo impegno delle autorità nel condannare sistematicamente, chiaramente e inequivocabilmente il razzismo e la xenofobia. Fra gli elementi positivi evocati figurano il potenziamento continuo delle misure a favore dell'integrazione e contro la discriminazione a livello federale, cantonale e comunale, il maggiore impegno contro il razzismo e la discriminazione a scuola e nel mondo del lavoro, nonché le offerte formative in materia di competenza interculturale, educazione ai diritti umani e all'antirazzismo. A questo proposito lo studio riferisce del crescente numero di corsi di formazione già organizzati e previsti, destinati sia agli agenti di polizia diplomati che agli aspiranti poliziotti e incentrati sulla promozione delle competenze interculturali, sui diritti umani e sull'etica.</p><p>Il rapporto evidenzia però anche come tuttora vi siano numerosi casi di discriminazione nell'accesso a un posto di lavoro o nell'ambito dell'alloggio e delle prestazioni di servizio, e come le vittime siano soprattutto persone originarie dei Balcani, della Turchia, dell'Africa e/o musulmane.</p><p>Il rapporto contiene una serie di raccomandazioni concrete per il futuro, che esortano la Svizzera a portare avanti il suo impegno nella lotta contro il razzismo e la discriminazione, a potenziare il lavoro di sensibilizzazione e prevenzione e a intensificare le misure nel settore dell'integrazione e dell'antidiscriminazione. Il Consiglio federale esaminerà con attenzione le modalità per la loro implementazione e ne terrà conto nelle sue decisioni. Dato che la maggior parte delle raccomandazioni riguardano settori di competenza cantonale, il governo ha trasmesso il rapporto anche ai cantoni e alle conferenze intercantonali interessate, invitandoli a vagliare l'attuazione dei provvedimenti che rientrano nel loro ambito di responsabilità.</p><p>2. Il Consiglio federale constata che il corpo delle guardie di confine si impegna a svolgere le proprie funzioni nel più totale rispetto della dignità umana. Quando eseguono controlli alle frontiere, le guardie di confine non devono discriminare le persone per motivi di genere, razza, origine etnica, religione o ideologia, disabilità, età oppure orientamento sessuale. Questa linea di condotta è avvalorata dal fatto che è insegnata anche nei corsi di formazione.</p><p>Considerati i compiti sovrani del corpo delle guardie di confine, la nazionalità svizzera costituisce una delle condizioni di assunzione, che però - nella pratica - non costituisce alcun ostacolo per le persone in possesso di una doppia cittadinanza. Come spiegato nella risposta alla mozione Lumengo 08.3598, "Assunzione di persone di origine straniera nel corpo delle guardie di confine", del 2 ottobre 2008, l'aspetto di una persona non costituisce in nessun caso un criterio di assunzione. L'idoneità di un candidato per un posto di guardia di confine è giudicata unicamente in base ai risultati di un esame di assunzione uguale per tutti.</p>  Risposta del Consiglio federale.