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LONDRA - La premier britannica Theresa May propone un rinvio della Brexit fino al 30 giugno. Lo riferisce Downing Street.
«Nel caso in cui le parti siano in grado di ratificare più velocemente, l'estensione sarà conclusa prima», scrive May in una lettera al presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, in vista del summit straordinario dei leader Ue del 10 aprile.
«O accordo con Labour o opzioni Camera» - Theresa May punta a un compromesso per sbloccare lo stallo sulla Brexit. Lo conferma nella lettera all'Ue nella quale indica l'obiettivo o di "un approccio unico" concordato con il Labour nell'ambito dei colloqui avviati con Jeremy Corbyn e il suo team, o altrimenti di un voto multiplo alla Camera dei Comuni su una serie di opzioni con l'impegno del governo a far sua quella preferita.
«Non si può consentire che l'impasse continui - scrive la premier Tory -essa crea incertezza e danneggia la fiducia nella politica».
«Ci prepariamo comunque» - «Il governo britannico vuole concordare una tabella di marcia per la ratifica che permetta al Regno Unito di ritirarsi dall'Ue prima del 23 maggio e così cancellare le elezioni parlamentari europee, ma continuerà a fare preparazioni responsabili per organizzarle, se questo piano non si dimostrasse possibile».
È quanto si legge nella lettera che la premier britannica Theresa May ha scritto al presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, in vista del vertice del 10 aprile.
«Con rinvio lungo bloccheremmo Ue» - «Bruxelles farebbe bene a non concedere al Regno Unito una proroga della Brexit prolungata»: lo suggerisce, in toni politicamente minacciosi, Jacob Rees-Mogg, capofila dei falchi Tory brexiteers contrari a qualunque ulteriore rinvio.
Rees-Mogg lascia intendere che il governo britannico - destinato a restare comunque in mano ai conservatori salvo elezioni - potrebbe fare ostruzionismo praticamente su tutto durante la fase dell'estensione. E di fatto paralizzare l'Ue.
«Se un'estensione ci intrappolasse nell'Ue - twitta Rees-Mogg - potremmo mettere il veto a qualsiasi incremento del bilancio, ostacolare il cosiddetto esercito europeo e bloccare i piani integrazionisti del signor Macron».
“No deal” preferito al “remain” - Nel frattempo arriva una doccia fredda da un sondaggio dell'istituto Yougov sulle speranze di una rivincita sulla Brexit nel Regno Unito, alimentate dalla possibilità che l'opzione di un secondo referendum possa essere rimessa ai voti alla Camera dei Comuni nei prossimi giorni.
Stando alla rilevazione, appena realizzata e ripresa da diversi giornali, l'auspicio di restare nell'Ue raccoglie ora il sostegno convinto di non più del 42% dei britannici, mentre l'ipotesi hard di una Brexit no deal - ossia di un taglio netto da Bruxelles anche a costo di uscire senz'accordo - conquista un 44%.
Risposta dai 27 leader al summit - «Saranno i leader dell'Ue, al vertice di mercoledì, a rispondere alla richiesta» della premier britannica Theresa May di posticipare la Brexit al 30 giugno.
Lo afferma il portavoce della Commissione europea Margaritis Schinas, che aggiunge: «Abbiamo visto» queste indiscrezioni sulla possibilità di una 'flextension' di un anno, «non è attribuita» al presidente del Consiglio europeo Donald Tusk «ma ad un alto funzionario, e di funzionari a Bruxelles ce ne sono molti, e tanti parlano. La risposta verrà dal summit».
Francia, prematura la richiesta - In assenza di un "progetto chiaro", la Francia giudica "prematura" la richiesta di rinvio della Brexit formulata oggi dalla premier Theresa May. Lo ha fatto sapere l'Eliseo ad alcune agenzie di stampa, secondo quanto riferito dalla radio France Info.
Verhofstadt mette in guardia - «Per quelli in Ue che potrebbero essere tentati da un'ulteriore estensione della saga della Brexit, posso solo dire state attenti a ciò che sperate». Così su Twitter il coordinatore del Parlamento europeo per la Brexit Guy Verhofstadt facendo riferimento alle minacce di Jacob Rees-Mogg, capofila dei falchi Tory brexiteers, secondo il quale Bruxelles farebbe bene a non concedere al Regno Unito una proroga della Brexit prolungata, perché il governo britannico potrebbe fare ostruzionismo praticamente su tutto.