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Circa un terzo delle persone di più di 15 anni è in sovrappeso e il 10% è obeso. I principali fattori associati a un eccesso ponderale sono il sesso, l’età, il livello di istruzione e il reddito. Le rappresentazioni sociali e soggettive in materia di bellezza entrano anch’esse in conto. L’obesità risulta in particolare da una combinazione di cattive abitudini alimentari e scarsa attività fisica.
Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), la mancanza di attività fisica e una cattiva alimentazione (ipercalorica e povera di frutta e verdura) giocano un ruolo determinante nello sviluppo del sovrappeso e dell’obesità.
L’obesità è tra i principali fattori di rischio per le malattie cardiovascolari, il diabete mellito di tipo 2, i disturbi muscoloscheletrici e alcuni tipi di tumori. La speranza di vita di una persona obesa è inferiore a quella di persone di peso normale.
L’aumento continuo dell’obesità
Nel 2012, circa una persona di più di 15 anni su tre era in sovrappeso e una su dieci era obesa. La prevalenza dell’obesità ha praticamente raddoppiato nel corso di questi ultimi vent’anni (5,4% nel 1992 contro 10,3% nel 2012). Questa tendenza si ritrova in tutti i paesi occidentali industrializzati. Anche se la Svizzera presenta valori globali più bassi rispetto agli altri paesi, i suoi tassi di crescita figurano tra i più elevati.
Tra il 1992 e il 2002, la percentuale di persone obese o in sovrappeso è aumentata in maniera regolare, per poi stabilizzarsi tra il 2002 e il 2007. Da allora, il tasso di obesità è nuovamente aumentato, mentre quello di sovrappeso rimane stabile.
Differenze importanti tra i sessi
Il sovrappeso e l’obesità non interessano in maniera uniforme tutti i gruppi di popolazione. Mentre un uomo su due è in sovrappeso, questo problema concerne soltanto una donna su tre. Lo scarto tra i sessi, però, si osserva soprattutto per il sovrappeso (39% degli uomini e 23% delle donne). La differenza è molto meno marcata per quanto riguarda l’obesità (11% degli uomini e 9% delle donne).
Le differenze tra i sessi sussistono anche quando età, nazionalità, livello di istruzione, abitudini alimentari e pratica di attività fisica sono considerate simultaneamente. Tra gli uomini, la probabilità di soffrire di obesità è doppia rispetto alle donne, e quella di essere in sovrappeso lo è due volte e mezzo più elevata.
Obesità e diabete: quando alcuni neuroni spingono a consumare dello zucchero
Un team del Centro Integrativo di Genomica (CIG) dell’Università di Losanna (UNIL), in collaborazione con dei ricercatori del Centro di neuroscienze psichiatriche del CHUV, ha identificato una nuova popolazione di neuroni che sono coinvolti nel meccanismo di regolazione del glucosio e sono sospettati, in caso di disfunzione, di giocare un ruolo chiave nello sviluppo del diabete e dell’obesità.
Nel corso dell’evoluzione, il cervello ha selezionato il glucosio come fonte principale di energia, e questo l’ha condotto a sviluppare dei meccanismi efficaci per identificare questi zuccheri. Questi meccanismi controllano, da un lato, il tasso di glucosio sanguigno e, dall’altro, il comportamento alimentare, per favorire la ricerca e l’ingestione di alimenti che contengono glucosio. Un’alterazione di questi meccanismi può condurre all’obesità e al diabete, favorendo in particolare il consumo eccessivo di alimenti zuccherati.
Il sistema della ricompensa è attivo
A Losanna, gli scienziati hanno identificato nel topo una nuova rete di neuroni. Questi neuroni sono attivati da un calo del livello di glucosio nel sangue e stimolano, come reazione, la ricerca di cibi zuccherini calorici. Le ricerche dimostrano che questi neuroni, quando sono attivati dalla carenza di glucosio, interagiscono con il sistema di ricompensa cerebrale per aumentare la motivazione degli animali a cercare e ingerire zucchero.
Si noti che l’attività di questi neuroni è inibita dall’assunzione di glucosio, ma non da quella di edulcoranti o di fruttosio che non alterano il bisogno di mangiare zucchero.
I cibi edulcorati sono senza effetto per combattere l’epidemia di obesità
Visto che il consumo eccessivo di cibi calorici zuccherati rappresenta una delle cause principali dell’aumento di peso legato all’obesità e allo sviluppo del diabete di tipo 2, queste scoperte costituiscono un progresso scientifico importante per la comprensione dei meccanismi che controllano la motivazione legata al consumo di zucchero. Questi risultati mostrano la complessità dei meccanismi che controllano la ricerca e l’ingestione di cibi zuccherati. Essi mettono anche in evidenza il fatto che gli edulcoranti o il fruttosio, due elementi aggiunti in maniera massiva nei cibi industriali, non fanno scomparire il desiderio di consumare alimenti contenenti zucchero. Queste scoperte sono da mettere in parallelo con il fatto che l’introduzione di alimenti edulcorati non ha sfortunatamente permesso di ridurre l’epidemia di obesità che imperversa in tutti i paesi industrializzati.
Un approccio su misura alla nutrizione
Come sappiamo tutti, non esiste una dieta miracolosa; eppure, ogni anno, siamo in tanti a voler credere a questo miracolo e a lasciarci tentare da diete talvoltabizzarre e spesso inefficaci (perlomeno a lungo termine) e persino pericolose per la salute.
Non siamo tutti uguali di fronte al cibo e occorre considerare un approccio nutrizionale adatto alle nostre abitudini e al nostro contesto di vita, ma anche alle nostre caratteristiche fisiche.
Intervista a Dominique Habegger, fisioterapista e coach nutrizionale che ci parla del suo metodo e delle sue osservazioni, basati su 15 anni di esperienza.
Quali sono i principi del suo approccio nutrizionale?
Il peso di una persona mi interessa poco. Il mio scopo è che trovi un rapporto energia-silhouette soddisfacente. Il programma alimentare personalizzato non si rivolge unicamente alle persone che desiderano perdere peso, ma anche agli sportivi che vogliono ottimizzare le loro prestazioni e, più di rado, a chi vuole prendere peso.
Il punto di partenza del programma alimentare poggia sull’osservazione secondo la quale non siamo tutti uguali, morfologicamente parlando. Le nostre ghiandole endocrine (ghiandole che producono gli ormoni) non lavorano tutte alla stessa velocità, e non immagazziniamo i grassi negli stessi punti. Possiamo distinguere quattro classi morfologiche che corrispondono alle quattro grandi ghiandole endocrine: le ghiandole surrenali, l’ipofisi, la tiroide e le ghiandole genitali (o gonadi).
Per esempio, in caso di iperattività della tiroide, si avrà tendenza a mangiare fuori pasto e a immagazzinare i grassi (una specie di “salvagente” intorno alla vita).
Quali sono le difficoltà della gestione alimentare a lungo termine e le chiavi del suo successo?
La prima difficoltà che deve affrontare chi desidera ritrovare un peso forma (corrispondente alla sua altezza) è la presa di coscienza dei comportamenti alimentari che gli/le hanno fatto prendere peso.
Distinguiamo principalmente quattro tipi di comportamento:
– Una cattiva organizzazione della gestione dei pasti (snack e cibi industriali, spuntini che provocano la mancanza di appetito alle ore dei pasti, ecc.)
– Ignoranza sulle quantità dei diversi nutrimenti (protidi, glucidi, lipidi, ecc.) necessarie al buon funzionamento del metabolismo, senza eccesso per non prendere peso né generare malattie (diabete di tipo 2, colesterolo, ecc.)
– Comprensione del funzionamento dei comportamenti alimentari compulsivi, il più delle volte generati da emozioni conseguenti a determinati eventi. Per esempio, mangiare quando si é tristi, o in seguito a un litigio. Non servirà certo per cambiare le cose! Al contrario, oltre alla tristezza, l’aumento di peso è garantito!
– La nostra società dell’iper-informazione veicola numerose credenze. Molte di queste idee o consigli sono basati su conoscenze bizzarre e poco scientifiche!
Giunti a questa consapevolezza, la cosa più importante è riuscire a mantenere la nuova igiene alimentare a lungo termine, senza ricadere negli stessi errori!
Che cosa pensare delle diete proposte sul mercato, prima dell’estate? Sono efficaci?
Come preambolo, ricordiamo l’etimologia del termine “dieta”: modo di vivere, caratterizzato da un consumo ragionato e metodico di alimenti e bevande. La società ha deformato l’uso di questa parola! Vi sono tre tipi di dieta: quella che fa perdere peso, quella che mira a stabilizzarlo e quella che permette di acquistarne!
La dieta che mira a perdere peso non costa niente e permette persino di alleggerire le spese domestiche. La si chiama “dieta delle 3 M” = Mangiare Metà Meno. Perché le persone non riescono a rispettarla? Perché la presa di coscienza descritta sopra non è stata realizzata! La maggior parte delle “diete” proposte prima dell’estate permette di perdere qualche chilo per sentirsi bene in spiaggia, ma non propone granché per gestire con intelligenza la propria salute e la forma fisica a lungo termine!
I prodotti light sono una panacea?
Appena si parla di prodotti light, la confusione è enorme! Light o “più leggeri” in cosa? Zuccheri, grassi, proteine? E per ottenere questa “leggerezza” occorre obbligatoriamente passare per un procedimento industriale (meccanico, chimico o altro), cioè attraverso un intervento che cambierà le qualità del prodotto. Detto altrimenti, quest’ultimo non sarà più molto naturale! È meglio mangiare di tutto, senza utilizzare alimenti light, e imparare a consumare le quantità idonee al nostro fabbisogno fisiologico.
Ha osservato un’evoluzione nella sua clientela, nel corso di questi ultimi quindici anni?
Sì, c’è una nuova consapevolezza, grazie al marketing della salute (promozione e prevenzione), che invita le persone a capire meglio i loro fabbisogni nutrizionali e, di conseguenza, a mangiare meglio. In parallelo, osservo un netto aumento delle consultazioni pediatriche, in particolare di bambini a partire dai cinque anni fino alla preadolescenza. Questi giovani mi vengono inviati dai medici (perché il bambino soffre già di problemi di diabete), o dai genitori. Vengono da me per aiutarli a capire, con informazioni adatte alla loro età e alle loro necessità, l’importanza di nutrirsi bene, per il loro sviluppo e la vita futura. Non faccio mai dimagrire un bambino in piena crescita (nel senso di metterlo a dieta!), ma l’idea è di conservare il peso attuale durante la crescita, quindi allungandosi e snellendo!
In questo modo, cerco di fare il massimo della prevenzione presso i genitori che sono in cura da me o nelle strutture educative!