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Da qualche tempo la Grecia è colpita da un’epidemia di influenza. Si calcolano 60 morti dovuti al virus H1N1, coinvolti nei casi più gravi. Queste cifre sono state pubblicate nello scorso febbraio dal Centro per il controllo delle malattie (KEELPNO).
I casi mortali colpiscono in particolare coloro che soffrono di malattie croniche, ma i medici sottolineano che la mancanza di vaccini e di medicamenti antivirali è uno dei fattori principali di questo aumento della mortalità e del numero di malati che devono essere trattati nei reparti di cure intense. 183 persone hanno dovuto subire questo tipo di ricovero, durante questi ultimi due mesi. L’associazione dei medici di Atene (ISA) afferma, in un comunicato, che “le persone muoiono per un vaccino che costa 6 euro”. Un vaccino che non viene fornito dal sistema di cura nazionale (EOPYY). Quest’anno, solamente il 30% dei residenti in Grecia hanno avuto accesso a una vaccinazione, contro una media del 70%, nella maggior parte dei paesi europei.
Questa epidemia è ora al massimo del suo sviluppo e il 50% dei decessi sono stati registrati negli ultimi giorni di febbraio. La cifra di 60 è lungi dall’essere definitiva. Il numero di decessi aveva già raggiunto la soglia inaccettabile di 49 durante tutto il periodo dell’influenza di stagione del 2012-13.
Questa crisi sanitaria è strettamente collegata alla situazione sociale, così come viene descritta dalla Confederazione greca dei liberi professionisti, degli artigiani e dei commercianti (SEVEE). Secondo la loro inchiesta, del dicembre 2013, in tutta la Grecia, su un campione di 1201 nuclei familiari il 40% dei nuclei – circa 1,4 milioni – contava un disoccupato e solamente il 9,8% percepiva un’indennità di disoccupazione. Un nucleo su tre non è più in grado di far fronte a spese come l’elettricità, il rimborso dei debiti, ecc. Il 41,7% dei nuclei analizzati non dispone di un reddito sufficiente per onorare obblighi finanziari di ogni tipo. Il GSEVEE stima attorno al 39,4 % il calo medio dei redditi, con punte del 41,6 % nella regione dell’ Attica. Per il 48,6%, il reddito di un membro pensionato della famiglia, è diventata la fonte di maggiore entrata. Il 65,7% ha dovuto ridurre le spese alimentari.
Di fronte ad un impoverimento così brutale e diffuso, la chiusura di 380 centri comunitari di cura non può che minare il sistema della salute pubblica, già traballante, e rendere ancora più difficile l’accesso alle cure di base, annientando le unità di pronto soccorso, già ridotte di numero. L’apparato della salute pubblica già vacillante, è al limite del crollo perché sono stati raggiunti i “limiti di resistenza” (Red)
In un impressionante rapporto sull’impatto dei tagli di spesa al sistema sanitario greco, alcuni ricercatori universitari hanno constatato un aumento del tasso di mortalità infantile, un aumento dell’AIDS fra i consumatori di droghe, il ritorno della malaria ed anche un aumento di suicidi.
Specialisti di Oxford, Cambridge e della London School of Hygiene and Tropical Medicine (LSHTM) indica che il budget degli ospedali pubblici greci è diminuito del 25% tra il 2009 e il 2011 e le spese pubbliche per i medicamenti sono state ridotte di più della metà, in misura tale che risulta impossibile ottenere alcuni medicamenti.
L’esplosione della disoccupazione in un paese dove l’assicurazione malattia è legata alla situazione lavorativa, ha fatto sì che 800’000 persone non abbia più accesso alle assicurazione sociali statali [state welfare] e ai servizi di cura. Tanto che, in alcune regioni, organizzazioni umanitarie come Medici del Mondo intervengono per fornire cure e medicamenti alle persone a rischio.
Il rapporto, pubblicato il 21 febbraio 2014 nella rivista medica The Lancet, accusa il governo e la comunità internazionale – che hanno imposto tagli considerevoli per “rafforzare ” l’economia greca durante la crisi del debito tra il 2010 e il 2012 – di essere “colpevoli” per la grande sofferenza inflitta al popolo greco.
“I costi dell’austerità vengono affrontati principalmente dai cittadini greci più poveri, che nel settore della salute hanno subito le più grandi riduzioni mai viste in Europa in epoca moderna” dichiara l’autore principale, il dottor David Stuckler dell’Università di Oxford. “Speriamo che questa ricerca aiuterà il governo greco ad organizzare una risposta urgente a queste crisi umanitarie sempre più grandi”
La Grecia è stata costretta a tagli massicci per adeguarsi alle condizioni dettate dai due pacchetti di risparmio, per un totale di 240 miliardi di euro, presentate dalla Commissione europea, dalla Banca centrale europea e dal Fondo monetario internazionale, la cosiddetta troika. Le spese per il settore sanitario non possono superare il 6% del PIL.
Gli autori indicano che l’analisi dei dati statistici, nell’inchiesta dell’Unione europea sui redditi e le condizioni di vita, rivelano un forte aumento delle persone i cui bisogni non sono soddisfatti. I costi della salute si sono spostati in modo significativo dallo Stato ai pazienti, con nuove partecipazioni a loro carico, per le prescrizioni e le visite ambulatoriali, aumentate da 3 a 5 euro.
Sono diminuiti i programmi governativi di prevenzione delle malattie, causando l’apparizione ed il ritorno di malattie infettive molto rare, come la malaria, riapparsa in Grecia dopo quarant’anni.
“Vi sono molte malattie infettive che sono state tenute a distanza durante gli ultimi 50 e 60 anni, con l’aumento degli sforzi della sanità pubblica” dichiara a The Independent Martin McKee, professore di salute pubblica europea presso la LSHTM e uno dei co-autori del rapporto: “Se l’attenzione diminuisce, così come in Grecia, le malattie possono “approfittare” dei cambiamenti. L’esperienza greca dimostra la necessità di valutare l’impatto sanitario causato da tutte le politiche dei governi e dell’Unione europea”.
I programmi di prevenzione e di trattamento destinati ai consumatori di droghe illegali hanno subito tagli importanti: durante il primo anno di austerità, nel 2009-10, è stato bloccato un terzo dei programmi di azione nelle strade. Il rapporto indica che la riduzione del numero di siringhe e di preservativi distribuiti ai consumatori di droghe conosciuti,” ha portato in questa “comunità direttamente ad un aumento del tasso di infezioni di AIDS – passando da solo 15 nel 2009 a 484 nel 2012.
Anche se occorrono molti anni per la pubblicazione di dati affidabili d’impatto sanitario sull’insieme di una popolazione, la Scuola nazionale greca di salute pubblica ha potuto constatare un aumento del numero dei nati morti tra il 2008 e il 2011. Lo attribuisce alla riduzione delle possibilità di accesso ai servizi prenatali. Tra il 2008 e il 2010 anche la mortalità infantile è aumentata del 43%.
Il tasso di suicidi è passato da circa 400 nel 2008 a quasi 500 nel 2011.
Alexander Kentikelenis, ricercatore in sociologia presso l’Università di Cambridge ed autore principale, ha dichiarato a The Independent che lo Stato “sociale” greco ha “smesso di proteggere le persone nel momento in cui ne avevano più bisogno”.
Ed aggiunge: ”È abbastanza scioccante quello che succede in Grecia ai gruppi più vulnerabili. È molto semplice valutare ciò che succede, ma è molto più difficile quantificare le implicazioni sanitarie a lungo termine per i disoccupati di lunga durata e le persone che non sono assicurate […] Lasciare che la sanità diventi una questione fuori controllo, a lungo termine finisce con il costare allo Stato molto di più”.
Il Ministero greco della salute e della solidarietà sociale non ha risposto ad una domanda di commento.
Un esempio
La clinica comunitaria metropolitana di Helliniko ad Atene è stata fondata nel dicembre 2011. Vi lavorano medici volontari e fornisce cure gratuite alle persone che non usufruiscono di un’assicurazione medica.
Christos Sideris, cofondatore, dichiara a The Independent: “In Grecia la situazione delle cure mediche è purtroppo drammatica. Abbiamo aiutato più di 4400 pazienti con più di 20’300 consultazioni, durante i 26 mesi di funzionamento dell’ospedale. Ci occupiamo di più di 300 bambini sotto i tre anni ed abbiamo aiutato 126 pazienti malati di cancro a ricevere una chemioterapia in collaborazione con l’ospedale pubblico. Tutto ciò non ufficialmente, ma con le persone che lavorano qui, ogni mercoledì dopo le ore di lavoro, e con medicamenti che riceviamo in donazione.
Abbiamo tre regole basilari: non accettiamo soldi da nessuno; non facciamo politiche partitiche e non facciamo pubblicità per chiunque ci offra aiuto. Accettiamo soldi solo dai nostri volontari – in questo momento sono 250. Questi volontari raccolgono i doni e finanziano la clinica. Anche la municipalità locale ci aiuta. Tutti i nostri medicamenti sono doni. In Grecia ci sono più di 40 cliniche comunitarie e di farmacie come la nostra. Non possiamo risolvere il problema. Ci siamo unicamente perché la nostra esistenza è indispensabile. Non possiamo e non vogliamo sostituirci al sistema di salute pubblica.”
* Articolo pubblicato il 21 febbraio 2014 dal quotidiano britannico The Independent. Traduzione, a partire da una versione francese apparsa sul sito wwwalencontre.org è stata curata dalla redazione di Solidarietà. L’introduzione è stata redatta dalla redazione di alencontre.