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BERNA - La ministra degli esteri Micheline Calmy-Rey ha ordinato un'indagine amministrativa nei riguardi della Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC), che non avrebbe rimediato ad asserite irregolarità, anche di natura penale, avvenute nell'ufficio di cooperazione svizzero in Ciad.
Oggetto dell'inchiesta interna non è solo l'ufficio in questione ma la stessa DSC che non ha reagito alle raccomandazioni del Controllo federale delle finanze (CDF), ha indicato oggi all'ATS Adrian Sollberger, portavoce del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) da cui la DSC dipende, confermando informazioni pubblicate dai quotidiani "Tages Anzeiger" e "Der Bund".
Già nell'ottobre 2006, il CDF, organo supremo di vigilanza della Confederazione, aveva riscontrato "gravi lacune riguardo alle finanze e al personale" nell'ufficio di cooperazione nel Ciad. Il gran numero di conti bancari rende difficile il controllo dei movimenti e ha permesso a un dipendente senza scrupoli di commettere atti penalmente perseguibili, lamentava già allora il Controllo delle finanze.
Nel rapporto annuale 2007 l'organo di vigilanza riscontrava ancora "lacune nel controllo delle spese" riguardanti due grossi progetti. Ma a questi riscontri non sembra essere seguito alcun provvedimento. Un ulteriore controllo nel 2009 ha permesso di appurare che le raccomandazioni fatte non erano state messe in atto, afferma il direttore del CDF Kurt Grüter.
SDA-ATS