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Le esposizioni universali sono rimaste nella memoria soprattutto per i loro emblemi, come la Torre Eiffel di Parigi o l’Atomium di Bruxelles. Volte inizialmente ad esaltare il progresso e l’industrializzazione, oggi cercano soprattutto di promuovere la creatività dei paesi partecipanti.
“Inizialmente le esposizioni universali servivano soprattutto da vetrina per il paese organizzatore e da terreno di confronto tra i paesi partecipanti. Erano una specie di giochi olimpici dell’economia e dell’industria”, rammenta lo storico Marco Marcacci. Le prime grandi Expo di Londra nel 1851, Parigi nel 1853 e New York nel 1855 erano sorte nel contesto delle nuove società industriali e del positivismo scientifico che aveva caratterizzato la seconda metà del 19esimo secolo.
Basti pensare che l’esposizione londinese era stata chiamata “The Great Exhibition of the Works of Industry of all Nations" (la grande esibizione dei lavori dell’industria di tutte le nazioni). I paesi partecipanti mostravano con fierezza le loro innovazioni, nella speranza tra l’altro di poter aprire nuovi mercati.
Queste esposizioni avevano anche scopi didattici. “Si cercava di spiegare l'utilità sociale del progresso e mettere in risalto il genio dei popoli e delle nazioni che sapevano tradurlo in conquiste materiali e intellettuali”, spiega Marco Marcacci. Molte scoperte tecnologiche sono state così presentate al pubblico nell’ambito di esposizioni universali, tra queste il telegrafo, il telefono, la luce elettrica, l’automobile e la radio.
I paesi partecipanti
Dall’Expo di Parigi del 1867 i paesi partecipanti hanno cominciato a presentarsi con dei propri padiglioni, che potevano gestire piuttosto liberamente. Un concetto, quello dei padiglioni nazionali, che si ritrova ancora oggi nelle esposizioni universali.
Esposizioni universali
Le esposizioni universali non perseguono scopi commerciali. Vengono assegnate dall’Ufficio internazionale delle esposizioni (BIE) al paese vincitore di un concorso ufficiale.
La prima expo universale ha avuto luogo a Londra nel 1851. Il suo grande successo ha spinto diversi paesi ad organizzare a loro volta questi grandi eventi fino ai nostri giorni.
Il BIE, che comprende 157 paesi, è incaricato di sorvegliare la frequenza, lo svolgimento regolare e la qualità delle esposizioni universali.
L’ultima expo universale si è tenuta a Shanghai nel 2010. La prossima sarà organizzata a Milano dal 1° maggio al 31 ottobre 2015 e avrà come tema “Nutrire il pianeta – Energia per la vita”.
La Confederazione ha previsto un budget di oltre 23 milioni di franchi, una somma un po' inferiore a quella impiegata per il padiglione svizzero all'Expo di Shanghai.Fine della finestrella
Verso la fine del 19esimo secolo il legame con l’industrializzazione ha perso progressivamente d’importanza. A motivare l’organizzazione di questi mega eventi vi era sempre più il crescente nazionalismo. Mentre le innovazioni tecnologiche venivano prevalentemente presentate nel quadro di fiere specializzate, al centro delle esposizioni universali figurano soprattutto gli stessi Stati.
“La fiducia nel progresso è venuta a mancare e quindi si è perso l’intento didattico, a favore di effetti promozionali, sponsorizzazioni, utilizzazione delle esposizioni per questioni di politica interna: rinnovare le infrastrutture di una città, assecondare richieste o rivendicazioni regionali”, rileva Marco Marcacci.
Il tema
Le esposizioni universali servivano così principalmente da piattaforma di esibizione per i paesi organizzatori. “Un’esposizione era considerata internazionale solo per il fatto che vi prendevano parte diversi paesi”, ha dichiarato Maurice Isaac, il primo direttore dell’Ufficio internazionale delle esposizioni (BIE), alla cui fondazione nel 1931 aveva partecipato anche la Svizzera.
Oggi, al centro di queste gigantesche manifestazioni figura invece un tema comune, di portata globale, come rileva Vincente Gonzales Loscertales, segretario generale del BIE. “Le esposizioni universali riuniscono svariati partecipanti: esperti, scientifici e cittadini normali”.
Per i paesi partecipanti, queste esibizioni rappresentano anche una piattaforma ideale per allacciare dei contatti a livello politico. La Svizzera ha ad esempio approfittato delle esposizioni universali tenute a Aichi nel 2005 e a Shanghai nel 2010 per rafforzare le relazioni con i dirigenti giapponesi e cinesi. Ciò che ha poi favorito, tra l’altro, la conclusione di accordi bilaterali di libero scambio.
“Ancora oggi le esposizioni universali costituiscono una grande opportunità per presentarsi e per migliorare i rapporti bilaterali, soprattutto con il paese organizzatore”, osserva il governo elvetico nel suo messaggio per la partecipazione della Svizzera all’Expo Milano 2015.