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Quali sono dunque i meriti pratici del concetto più ristretto di diritto per la decisione morale? Perché è meglio, quando si è di fronte a delel imposizioni moralmente inique, pensare «Questa non è una legge in nessun senso» [tesi del giusnaturalismo] piuttosto che «Questa è una legge ma è troppo iniqua per essere obbedita o applicata» [tesi del positivismo giuridico]? Si chiarirebbero così le idee agli uomini o li si renderebbero più pronti a disobbedire quando la morale lo esige? Si otterrebbe un modo migliore di risolvere problemi simili a quelli lasciati dietro a sé dal regime nazista? Senza dubbio le idee hanno la loro influenza: ma sembra poco probabile che lo sforzo di allenare e istruire gli uomini nell’uso di un concetto più ristretto di validità giuridica, nel quale non vi sia posto per le leggi valide ma moralmente inique [tesi del giusnaturalismo], possa portare a un rafforzamento della resistenza al male, di fronte a minacce del potere organizzato, o a una migliore comprensione di ciò che è moralmente in gioco quando si richiede obbedienza.
H. L. A. Hart, Il concetto di diritto, p. 244