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Nella democrazia consociativa il meccanismo decisionale del sistema politico non verte principalmente sul principio di maggioranza come nella "democrazia competitiva", bensì sulla ricerca di intese amichevoli e di soluzioni di compromesso. Tutti i principali Partiti sono coinvolti in questo processo e partecipano, proporzionalmente alla loro forza elettorale, alla distribuzione delle cariche politiche e degli incarichi ai vertici dell'amministrazione, dell'esercito e della giustizia. In Svizzera la democrazia consociativa viene anche chiamata democrazia di concordanza o più semplicemente concordanza; nella sua forma attuale iniziò a svilupparsi negli anni 1930-40, dopo il superamento della forte polarità ideologica fra il movimento operaio e le forze borghesi. Dal profilo storiografico, l'anticipazione delle origini della concordanza al periodo di costituzione degli strumenti della democrazia diretta (Referendum popolare nel 1874, Iniziativa popolare nel 1891) appare discutibile, considerando che all'epoca il concetto stesso era ancora inesistente.
In Svizzera la democrazia consociativa nacque in risposta ai problemi legati alla formazione della maggioranza, che negli anni 1920-40 interessò diversi Stati europei; nella maggior parte dei casi, la ragione partitica e le considerazioni tattiche prevalsero sui tentativi di soluzione mediante un governo di coalizione. Dopo lo sciopero generale del 1918, il cosiddetto blocco borghese, formato dal partito radicale democratico, dal partito conservatore e più tardi anche dal partito dei contadini, degli artigiani e dei borghesi (in seguito UDC), costituì una coalizione di orientamento anticomunista e antisocialista, ponendo così fine a un lungo periodo di egemonia radicale che durava dalla nascita dello Stato fed. Il blocco trovò il proprio fondamento non solo nell'intesa politica pragmatica, in particolare in materia di politica economica, ma anche in riflessioni di ordine tattico e nell'opposizione contro il comune avversario politico. Nel 1935 l'adesione senza riserve del partito socialista alla difesa militare del Paese rassicurò i suoi avversari politici: la sinistra cessò di considerare i partiti borghesi come nemici di classe, e iniziò a rispettarli come controparte della lotta democratica. Il processo di accostamento politico tra i due schieramenti proseguì nell'ambito del cosiddetto Movimento delle linee direttrici, che nel 1936 portò a una considerevole convergenza fra socialisti, radicali e agrari soprattutto nell'ambito della politica in generale, ma anche su questioni di politica economica e sociale. La conciliazione attenuò progressivamente il timore dello spauracchio comunista e socialista tra le file borghesi, ma innescò anche una drammatica crisi nella maggioranza borghese. Nell'ambito della legislazione d'emergenza, e ancora prima dell'instaurazione dei Pieni poteri nel 1939, i decreti del parlamento vennero sottoposti in maniera sempre più sistematica alla clausola d'urgenza, con lo scopo di sottrarli al referendum. Ciononostante l'erosione della capacità d'azione politica della coalizione borghese non poté essere frenata. Alla fine degli anni 1930-40 prese forma una collaborazione interpartitica, che consentì il coinvolgimento politico sia dei socialisti sia dei sindacati, così come il graduale superamento della resistenza alla partecipazione dei socialisti al governo. Se, inizialmente, uno dei propositi del Movimento delle linee direttrici era quello di sostituire la coalizione di centro destra del blocco borghese con una coalizione di centro sinistra, la collaborazione interpartitica diede avvio nel 1938 al processo di istituzionalizzazione di un governo che beneficiava di un sostegno quasi generale, definendo così la base della democrazia consociativa. Il successo della votazione popolare sulla riforma delle finanze fed. del 1938 rivelò per la prima volta la capacità d'azione di un'ampia coalizione di partiti e di Federazioni. Nel 1943 il partito socialista, uscito ancora una volta rafforzato dalle elezioni, vide realizzata la sua vecchia rivendicazione di entrare nel Consiglio fed. Con la concessione di un secondo seggio nel 1959, i socialisti furono rappresentati nel collegio di governo in maniera più proporzionale alla loro forza elettorale (Formula magica).
In seguito a questo processo contraddittorio di avvicinamento politico, la capacità di alleanza dei partiti uscì rafforzata sul piano qualitativo. L'intesa trasse origine dal riconoscimento della propria debolezza, maturato sullo sfondo della forte pressione di una crisi politica: l'impossibilità tanto per il blocco borghese quanto per l'alleanza di centro sinistra di ottenere una maggioranza duratura indusse i due fronti a elaborare soluzioni pragmatiche all'interno di coalizioni mutevoli. La tendenza fu consolidata dalle strutture istituzionali elvetiche, quali il federalismo e la democrazia semidiretta, che possono ostacolare in maniera considerevole qualsiasi progetto di maggioranza, ma anche dalla profonda crisi che nel corso degli anni 1920-40 colpì i partiti portatori di un'ideologia, come quelli socialisti, che in molti Paesi europei si trasformarono in partiti popolari. A seguito di questo processo di neutralizzazione ideologica, i partiti politici subirono una progressiva e spesso irreversibile perdita di importanza. Nel dopoguerra, la democrazia consociativa sviz. si è distinta per due motivi: da una parte per la volontà di rappresentare in governo i partiti in proporzione alla loro forza politica, dall'altra per il coinvolgimento delle federazioni in grado di lanciare un referendum nel contesto decisionale; la Procedura di consultazione consente a queste forze di esprimersi in merito alle proposte di legge prima che siano discusse in parlamento. La ricerca di un compromesso dovrebbe così limitare il più possibile il ricorso al referendum.
La democrazia consociativa può essere considerata sia la causa sia la conseguenza dell'attenuata forza di polarizzazione e mobilitazione dei partiti politici; dopo la seconda guerra mondiale, la si è spesso ritenuta responsabile del calo della partecipazione alle urne e del generale ristagno delle riforme politiche. Per questo motivo ne è stata chiesta più volte l'abolizione. D'altra parte, la rinuncia a fondare la capacità operativa e decisionale del sistema politico sul predominio di un partito di maggioranza ha costretto a cercare un consenso di matrice civile-religiosa, favorevole anche alle minoranze, che ha portato alla costituzione di procedure politiche e di istituzioni designate talora come patti neo-corporativi. L'adesione maggioritaria dei partiti alla democrazia consociativa comporta peraltro una situazione in cui l'opposizione duratura può essere sostenuta solo da partiti piccoli, non rappresentati nel governo: i problemi politici impellenti trascurati dai partiti di governo vengono ripresi e fatti propri da movimenti borghesi di opposizione o da nuovi partiti, votati a una specifica tematica, o in altri casi anche da correnti dissidenti interne agli stessi partiti di governo.
Bibliografia
– A. F. Reber, Der Weg zur Zauberformel, 1979
– A. Riklin (a cura di) Handbuch Politisches System der Schweiz, 1, 1983
– E. P. Rüegg, Regierbarkeit durch Konkordanz?, 1985
– J.-P. Leresche, «Démocratie de concordance et majorités d'idées», in Passé pluriel, a cura di B. Prongué et al., 1991, 329-340
– P. Morandi, Krise und Verständigung, 1995
Autrice/Autore: Pietro Morandi / mdi