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La politica di investimento della BNS e le sue particolarità
Andréa M. Maechler, membro della Direzione generale
Aperitivo "Mercato monetario", Zurigo, 23.03.2017
Dall'abolizione del cambio minimo con l'euro, all'inizio del 2015, la politica monetaria della Banca nazionale svizzera (BNS) si basa sul tasso di interesse negativo e sulla disponibilità a intervenire se necessario sul mercato valutario. In questo modo essa ha contrastato la pressione all'apprezzamento sul franco e il conseguente inasprimento indesiderato delle condizioni monetarie. Lo scorso anno è stato contrassegnato a livello internazionale da un notevole aumento dell'incertezza di politica economica. In tale contesto, gli investitori sia in Svizzera che all'estero hanno privilegiato gli investimenti giudicati sicuri, come il franco. La BNS ha pertanto fatto seguire alle parole i fatti, acquistando nell'arco del 2016 divise estere per circa 67 miliardi di franchi.
Gli acquisti di divise si traducono in un volume crescente di riserve valutarie. Il processo di investimento della BNS si ispira agli stessi principi che trovano applicazione presso grandi gestori istituzionali di patrimoni. Nondimeno, la politica di investimento della BNS presenta alcune particolarità che la differenziano da quella di altre banche centrali o di altri investitori istituzionali. Poiché il franco è una moneta fondamentalmente forte, la BNS può detenere una quota maggiore delle riserve valutarie in azioni, rispetto ai livelli ritenuti appropriati dalla maggior parte delle altre banche centrali. La differenza principale nel confronto con investitori istituzionali come le casse pensioni consiste nel fatto che la BNS non può coprirsi contro il più importante fattore di rischio cui sono esposti i suoi investimenti, ossia il rischio di cambio, giacché ciò è in conflitto con gli obiettivi di politica monetaria. Inoltre, la quota dei titoli azionari nel portafoglio della BNS è nettamente inferiore a quella che si riscontra mediamente presso una cassa pensione, ma un suo ampliamento condurrebbe alquanto rapidamente a un aumento della volatilità. Le azioni presentano peraltro altre caratteristiche vantaggiose: esse accrescono la probabilità di preservare nel tempo il valore reale delle riserve valutarie e contribuiscono a limitare la perdita massima su 12 mesi.
Entro la cornice dettata dal suo mandato di politica monetaria la BNS sfrutta da circa un ventennio le possibilità di diversificazione offerte alla politica di investimento per ottimizzare il profilo rischio-rendimento delle riserve valutarie. Con l'adeguamento della Legge sulla Banca nazionale nel 1997 la BNS poté per la prima volta investire in strumenti con vita residua superiore a un anno. La nuova Legge sulla Banca nazionale entrata in vigore nel 2004 definisce la politica di investimento come uno dei compiti centrali della BNS e ha ampliato nettamente il suo margine di manovra. La costante diversificazione in nuove classi di attività e valute ha dato buona prova di sé. Essa ha consentito di migliorare di continuo il profilo rischio-rendimento, e questo persino negli anni più recenti, caratterizzati da una forte espansione del bilancio. Anche in futuro la BNS continuerà a ottimizzare la sua politica di investimento.