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Divieto di ogni aiuto militare ed estensione dell'embargo aereo. Queste alcune delle nuove misure prese dal Consiglio federale contro il movimento dei Talibani in Afganistan, che si allinea in questo modo alle sanzioni adottate dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.Questo contenuto è stato pubblicato il 11 aprile 2001 - 12:26
Berna ha deciso un ulteriore giro di vite per fare pressione sui Talibani inasprendo le misure già adottate lo scorso ottobre. Accanto a provvedimenti di natura tecnica, in primis restrizioni riguardanti la sfera militare, il Consiglio federale ha adottato restrizioni volte a tagliare le fonti di finanziamento dei rivoltosi. A partire da subito, oltre all'attuale embargo su ogni sorta di materiale militare, sarà vietato anche fornire qualsiasi tipo di consulenza tecnica e mezzi di assistenza o di esercitazione legati ad attività militari dei Talibani.
Il nuovo pacchetto di misure comprende inoltre l'estensione dell'embargo aereo in modo da impedire qualsiasi possibilità di collegamento con le zone calde dell'Afganistan. Finora la proibizione riguardava l'atterraggio, i decolli e il sorvolo dello spazio aereo elvetico da parte dei velivoli appartenenti alla compagnia Ariana Afghan Airlines o da essa noleggiato Il divieto riguarderà ora tutti i voli, indipendentemente dalla compagnia, in direzione o in provenienza dalle regioni che sono sotto il controllo del movimento integralista. A questo si aggiunge anche il divieto d'entrare in Svizzera o di transitarvi per gli alti funzionari e i dignitari del regime talibano. Berna ha anche ampliato la lista delle persone fisiche e delle società (circa 170 nomi) i cui averi devono essere congelati.
E per evitare di contribuire indirettamente al finanziamento del movimento fondamentalista il Consiglio federale ha deciso di proibire l'esportazione verso l'Afganistan di anidride acetilica. Questa sostanza viene utilizzata per la produzione di oppio, il cui commercio viene tassato dai Talibani allo scopo di procurarsi le necessarie risorse economiche.
Un giro di vite, quello deciso martedì, che solo parzialmente è da attribuire ad una libera presa di posizione da parte del governo elvetico. Come spesso accade in questioni internazionali simili, anche in questo caso la Svizzera ha messo in pratica in maniera autonoma le misure già adottate dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.
Luca Hoderas
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