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BERNA - Sarebbero una trentina i cittadini svizzeri in Afghanistan che Berna sta attivamente cercando affinché vengano rimpatriati.
Si tratta di privati che si sono recati nel Paese per motivi personali - affari, turismo oppure in missione umanitaria -, recatisi nel Paese anche se «l'Ufficio Federale degli affari esteri avverta da tempo che si tratta di una meta a rischio», ha confermato questa settimana il portavoce del Consiglio Federale.
Stando a 20 Minuten, proprio la questione della responsabilità individuale a fronte di un avviso da parte del Dfae che è in vigore sin dal 1998, potrebbe permettere alla Confederazione di battere cassa e chiedere una partecipazione alle spese per un eventuale rimpatrio al diretto/a interessato/a.
A fare testo è la Legge sugli svizzeri all'estero che riporta: «Ogni persona è responsabile della preparazione e dello svolgimento di un soggiorno all'estero o dell'esercizio di un'attività all'estero». Il fatto che l'Afghanistan sia da 23 anni a questa parte ritenuto un Paese «non sicuro» potrebbe quindi essere considerata una negligenza da parte del viaggiatore.
Negligenza che subentrerebbe visto che si verifica - sempre citando la legge - «se una persona non ha tenuto conto delle raccomandazioni della Confederazione, in particolare dei consigli di viaggio e delle raccomandazioni ufficiali del Dfae».
A quanto potrebbe ammontare la fattura? Al momento il Dipartimento non si sbilancia: «Nulla è ancora stato stabilito», conferma il portavoce Valentin Clivaz. In questi casi vengono fatti solitamente valere i prezzi di mercato tenendo conto delle tariffe dei voli di linea (quindi attorno ai 1'000 franchi) o almeno questo è stato il caso durante i rimpatri legati all'emergenza Covid.
La cifra potrebbe essere ritoccata verso l'alto, viste le complicazioni logistiche e la situazione molto difficile all'aeroporto di Kabul, o verso il basso tenendo conto dell'eccezionalità e imprevedibilità della situazione. In questo senso, conclude 20 Minuten, «il Dfae ha un certo potere discrezionale».
Tutti quelli che sono già stati rimpatriati
Al momento tutti gli svizzeri in Afghanistan in missione ufficiale hanno già lasciato il Paese. Come confermato mercoledì dal Consiglio Federale si sta valutando se e in che modo rimpatriare il personale afghano che ha lavorato per la Confederazione. Il timore - condiviso con le ambasciate di diversi altri paesi - è per la loro incolumità, visto che potrebbero essere considerati alla guisa di “collaborazionisti“ dai talebani.