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Ho avuto la sensazione di trovarmi al cospetto di una divinità: l’introduzione di Mario De Caro alla Lectio Magistralis di Hilary Putnam ha avuto, almeno su di me, questo effetto.
Nelle parole di De Caro vi era qualcosa di più del semplice, e comprensibile, tributo del discepolo al maestro, e così, quando Putnam si è alzato e si è avvicinato al microfono, è stato inevitabile pensare che di fronte a me non c’era semplicemente uno dei più importanti filosofi del XX secolo, ma la Filosofia in persona, una sorta di incarnazione del Pensiero Filosofico: una divinità pagana.
La spiacevole conseguenza di tutto ciò è che era impossibile non rimanere delusi: per quanto interessanti possano essere le parole di un filosofo, non saranno mai all’altezza di quelle che uno si aspetta di sentire pronunciare dalla Filosofia in persona.
Scilla e Cariddi
Quale è lo spazio della filosofia?
Putnam, per presentare la sua idea, ricorre al classico sistema di Scilla e Cariddi: presentare due diversi approcci entrambi fallimentari per poi avanzare la propria proposta.
La Scilla della situazione è il positivismo logico: il progetto di Rudolf Carnap di condannare tutta la metafisica, e soprattutto tutta l’etica, in quanto discorsi insensati.
Il positivismo logico è fallito: la filosofia non è diventata parte della scienza, i suoi asserti non sono diventati empiricamente verificabili.
Da Scilla a Cariddi, da Carnap a Derrida: il postmoderno ci dice che il mondo non esiste, che i fatti sono, in realtà, illusioni.
Gli argomenti dei postmoderni sono deboli, il rappresentazionalismo non funziona.
La lectio magistralis di Putnam inizia nel migliore dei modi: chiaro, conciso e schematico (forse troppo schematico nel presentare Carnap e Derrida, ma la cosa non è certo grave).
Etica e teoretica
Dopo molti anni trascorsi a fare filosofia, Putnam può, finalmente, tentare una definizione in prospettiva: che cosa è la filosofia?
Innanzitutto Claim of Reason, che è il titolo di un libro di Stanley Cavell (La Riscoperta dell’Ordinario in italiano). È la dimensione etica della filosofia: la capacità di mettere in discussione la propria storia, di allargare la propria prospettiva.
Inoltre, vi è il compito di chiarire quello che pensiamo e conosciamo; per questo compito epistemologico Putnam cita Wilfrid Sellars.
Entrambe le componenti sono essenziali: non si può, come voleva fare il positivismo, rinunciare alla componente etica ma neppure, come invece predicava il postmoderno, rinunciare alla consocenza del mondo.
50 anni in 5 minuti
A questo punto Putnam ha una idea folle: riassumere 50 anni di ricerca filosofica e scientifica in 5 minuti: invece di presentare uno o due argomenti in maniera approfondita, decide di passare in rassegna, dedicando poche frasi, una dozzina di temi da lui affrontati, dalla matematica al realismo passando per le teorie della mente passando e la meccanica quantistica.
Nell’eseguire questa improponibile rassegna abbandona, ovviamente, la traccia scritta nelle diapositive di PowerPoint che sinora avevano accompagnato la sua presentazione. Il mio inglese non è sufficientemente allenato per seguirlo e allora ricorro alle cuffie per la traduzione prese, prevedendo i miei limiti linguistici, prima della conferenza. Sento la traduttrice che proprina alcune parole decisamente slegate le une dalle altre, poi sbotta con un “Così non si può andare avanti. Qualcuno spieghi al relatore che non si può tradurre un libro di filosofia in simultanea!”.
Forse ha ragione Putnam: la filosofia non è in crisi e mai lo sarà. Di sicuro mette in crisi i traduttori.