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Per capire il significato di questo medaglione, collocato nel 1921, si tenga presente che, fino all’anno scolastico 1967-1968, la cattedra era situata sotto di esso: l’effigie del Manzoni, insomma, campeggiava sopra il posto del rettore e, nel corso delle manifestazioni culturali pubbliche, dell’oratore ospite. Alessandro Manzoni, tuttavia, non fu allievo del Liceo Cantonale, bensì del Collegio S. Antonio, retto dai padri Somaschi, dal 1796 al 1798; quel collegio era stato istituito con bolla pontificia del 1596, ma effettivamente aperto nel 1608. Cessò di esistere il 28 maggio 1852, quando il Gran Consiglio ticinese approvò la Legge sul riordinamento della scuola secondaria e superiore, istituendo il Liceo cantonale.
Per un cinquantennio la nuova scuola occupò, è vero, la vecchia sede del Collegio, a ridosso della chiesa di S. Antonio, dove oggi stanno il palazzo postale e la via Magatti. Cambiò però l’ente istitutore e cambiarono tutti i professori. Un’unica cattedra rimase attiva, quella di fisica, istituita nel 1851, che però era ospitata dal Collegio, ma era pagata dalla fondazione Vanoni, amministrata dalla Città di Lugano. Se proprio si vuol trovare un elemento di continuità fra la vecchia e la nuova scuola, bisogna cercarlo nella ricca biblioteca del Collegio S. Antonio, che, incamerata dallo Stato, divenne, insieme a parti cospicue di altri fondi conventuali, fondo antico della nuova biblioteca del Liceo, chiamata Biblioteca cantonale.
Pertanto, la scuola statale e laica istituita nel 1852 non è la scuola ecclesiastica e cattolica che la precedette. È invece giusto dire che l’istruzione ginnasiale e liceale nelle terre che oggi costituiscono il Canton Ticino risale all’età della Controriforma. Il Collegio S. Antonio non era stato l’unica scuola superiore ticinese fra l’età della Controriforma e la prima metà dell’Ottocento. Fin dal 1584, ad Ascona era stato fondato un Collegio pontificio, a sua volta soppresso nel 1852. Lo avevano retto i padri Oblati. A sua volta aveva posseduto una ricca biblioteca profana, anch’essa incamerata dallo Stato e in parte cospicua trasferita a Lugano, nella sede del nuovo Liceo. Esistevano anche altre scuole religiose annesse ai conventi, ma erano esclusivamente seminari destinati alla formazione del clero; a uno di questi, il convento francescano di S. Maria degli Angioli a Lugano, era annessa una scuola di teologia, con una ricca biblioteca, anch’essa divenuta parte, dal 1852, del fondo antico della Biblioteca cantonale di Lugano. L’unica antica biblioteca conventuale non toccata dalle soppressioni è quella dei Cappuccini di Lugano, denominata Biblioteca Salita dei Frati dal 1977, quando ne ha assunto la gestione un’associazione laica.
Dunque, neppure il Collegio Papio, riaperto nel 1878 sotto un governo conservatore, è la continuazione diretta dell’antico Collegio pontificio di Ascona. Questo era stato originariamente impostato sulla Ratio studiorum gesuitica. Dopo l’istruzione elementare si studiava esclusivamente in latino, lingua che doveva essere usata anche durante la ricreazione. I primi quattro anni erano di grammatica; seguivano due anni di umanità e retorica, già di livello superiore e con un programma letterario che per noi sarebbe liceale. Il successivo studentato di filosofia, articolato in logica, fisica e metafisica, ed etica era propedeutico agli studi universitari in teologia, in giurisprudenza o in medicina. Gli studenti del Collegio pontificio di Ascona, completata la scuola d’umanità e retorica, proseguivano gli studi filosofici al Collegio Elvetico di Milano.
Il Collegio di Lugano era invece a ciclo completo, con scuola di grammatica, d’umanità e retorica, e di filosofia. Il suo momento di massimo splendore fu intorno alla metà del Settecento. A quei tempi era una scuola moderna, come si evince dalla Methodus studiorum somasca del 1741. In quell’anno, superiore generale della congregazione era il luganese Gian Battista Riva, rettore del Collegio suo fratello Giampietro, che fu uno degli estensori della Methodus. Questa si differenziava dalla Ratio studiorum gesuitica su due punti fondamentali: propugnava l’insegnamento in volgare e lo studio dell’eloquenza italiana accanto a quella latina e greca. In ciò si può ravvisare una sicura consonanza con l’orientamento giansenistico della congregazione, e infatti nella biblioteca del Collegio S. Antonio si trovano ben due edizioni della grammatica latina di Claude Lancelot, secondo il metodo di Port-Royal, tradotta dal francese in italiano.
L’impostazione del Collegio fu però presto superata dalle riforme introdotte nella Lombardia austriaca sotto l’impero di Maria Teresa, regnante dal 1745 al 1780, e di suo figlio Giuseppe II, regnante dal 1765 a fianco della madre, autonomamente dal 1780 al 1790. Maria Teresa nel 1774 introdusse nelle terre a lei soggette l’istruzione primaria obbligatoria e soppresse almeno parte dei collegi religiosi, che trasformò in ginnasi e istituti filosofici imperiali. I ginnasi, dove si insegnava grammatica e umanità, erano diffusi non solo nelle città, ma anche nei borghi. Ad essi furono annessi degli orti botanici, nel tentativo di introdurre una prima forma d’insegnamento sperimentale.
In Lombardia, Maria Teresa attuò quest’opera avvalendosi della collaborazione del Somasco luganese Francesco Soave. Questi, fra l’altro, pubblicò a Milano, nel 1775, una Gramatica delle due lingue italiana e latina. Nel metodo empirico si distanziava sia dal precettismo della scuola gesuitica, sia dal logicismo di tradizione giansenistica; Soave, che accorpava i casi secondo le desinenze, cercava di procedere dal noto all’ignoto, partendo dall’italiano. Analogo empirismo, Soave lo applicò alla riforma dello studentato filosofico. Nelle sue monumentali Istituzioni di logica, metafisica ed etica, pubblicate per la prima volta a Milano, in quattro volumi, fra il 1791 e il 1794, Soave superava l’impostazione aristotelica, per rifarsi alla lezione dell’inglese John Locke, di cui aveva cominciato a occuparsi fin dal suo arrivo a Milano nel 1771, dopo gli studi a Lugano, Pavia e Roma e dopo alcuni anni d’insegnamento a Parma. Nell’opera Soave recepiva, tra l’altro, le recenti scoperte e invenzioni di Galvani e Volta intorno all’elettricità. Solo la parte riguardante la spiritualità e l’immortalità dell’anima, e l’esistenza di Dio, era conforme alla dottrina cattolica tradizionale.
A tutto questo il Collegio S. Antonio di Lugano non pare sia stato gran che permeabile, nonostante lo stesso Soave vi abbia insegnato fra il 1796 e il 1797, quando riparò a Lugano per sfuggire alla rivoluzione napoleonica. La biblioteca del Collegio, infatti, non acquistò le Istituzioni, e acquistò la Grammatica delle due lingue solo nella riedizione del 1820, quando, ormai defunto l’autore, il testo era in uso nei ginnasi della Lombardia austriaca.