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La svizzera Barbara Ott non è stata eletta nella Corte penale internazionale (CPI). Ora si dicute di una candidatura di Carla del Ponte al posto di procuratrice.
L'attuale procuratrice del tribunale penale per l'ex-Jugoslavia e il Ruanda non si è però ancora espressa.
Barbara Ott, specialista di diritto penale, si è ritirata dalla corsa al 18esimo turno, dopo aver visto le sue possibilità assottigliarsi sempre di più. Sono stati necessari 33 scrutini per eleggere i 18 giudici.
«Ho passato tre giorni sotto il regime delle docce scozzesi, aspettando i risultati da New York», ha dichiarato la 52enne neocastellana poco dopo l'annuncio del suo ritiro.
La magistrata elvetica si è detta un po' delusa, pur essendosi preparata ad affrontare un insuccesso. Ha precisato di aver deciso di ritirarsi per «dare una mano ai candidati restanti» e per evitare che si giungesse a una situazione di stallo.
Una complessa procedura
43 candidati erano in lizza per i 18 posti disponibili. Per essere eletto un giudice doveva ottenere la maggioranza dei due terzi, ovvero almeno 57 voti.
Gli 88 paesi che hanno ratificato lo Statuto di Roma, trattato fondatore della CPI, hanno partecipato al voto, rispettando quattro criteri tra cui la parità tra uomo e donna e la diversità di provenienza.
Dopo una lunghissima procedura, che ha richiesto ben 33 scrutini, si è finalmente giunti alla scelta finale: gli eletti sono undici uomini e sette donne.
Delusione delle autorità svizzere
Dopo la missione svizzera alle Nazioni unite, anche il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) ha espresso sabato il suo rammarico per l'esclusione di Barbara Ott.
«Ci rammarichiamo per la mancata elezione della signora Ott, che era una candidata assai qualificata», ha dichiarato la portavoce del DFAE Muriel Berset Kohen. Alla vigilia dello scrutinio Berna si era mostrata fiduciosa, ma in realtà la concorrenza si è rivelata più forte del previsto, ha aggiunto.
Buone prospettive per Carla Del Ponte
La portavoce del DFAE ha rifiutato di esprimersi in merito a un'eventuale candidatura della ticinese Carla Del Ponte per il posto di procuratore della CPI.
L’insuccesso di Barbara Ott rafforza comunque le prospettive di un’eventuale candidatura delll’attuale procuratrice del Tribunale internazionale istituito per giudicare i crimini commessi nell’ex-Jugoslavia e in Ruanda.
La presenza di un rappresentante svizzero nella CPI avrebbe infatti ridotto le speranze di poter far eleggere un secondo magistrato elvetico.
Muriel Berset Kohen ha reso noto che venerdì, al termine dello scrutinio per la nomina dei giudici, gli Stati membri della CPI si sono riuniti per discutere del posto di procuratore.
È stato deciso che l'elezione avverrà «per consenso» su una sola candidatura, che sarà presentata al termine di «consultazioni informali». L'elezione si terrà dal 21 al 23 aprile.
Un'istituzione di portata storica
I giudici della CPI dovranno occuparsi delle denunce per crimini di guerra, crimini contro l'umanità e genocidio. 88 paesi hanno ratificato finora lo Statuto di Roma che getta le basi del nuovo tribunale internazionale.
Un'istituzione che dovrebbe segnare una svolta storica nella lotta contro l'impunità di dittatori e criminali di guerra, che commettono atrocità in nome della ragione di Stato. Le barriere nazionali non potranno più servire da rifugio per sfuggire alla giustizia internazionale.
swissinfo e agenzie
Fatti e cifre
88 paesi hanno ratificato l'accordo che istituisce la Corte penale internazionale, con sede all'Aja.
11 uomini e 7 donne sono stati eletti alla carica di giudice.
Il procuratore della corte sarà scelto tra il 21 e il 23 aprile.