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NEW YORK - Il presidente americano Donald Trump sceglie David Malpass per la Banca Mondiale. E le polemiche sono immediate. Scettico della globalizzazione e critico severo delle istituzioni multilaterali, Malpass ha in passato usato parole dure contro l'istituto, spingendolo fra l'altro a sospendere l'erogazione di prestiti a favore della Cina.
Nella scelta di Malpass - uno degli uomini chiave nelle trattative fra Washington e Pechino - i critici vedono proprio un nuovo 'capitolo' nella guerra commerciale fra Stati Uniti e Cina che Donald Trump sta giocando.
Fedelissimo del tycoon e veterano delle amministrazioni di Ronald Reagan e George H. W. Bush, Malpass è al momento il sottosegretario al Tesoro per gli affari internazionali. La sua nomina, se ufficializzata da Trump, dovrà essere approvata dal board di 12 membri della Banca Mondiale. Gli Stati Uniti avrebbero già avviato contatti con i paesi europei comunicando la loro scelta e assicurandosi il loro via libera. Per una tradizione non scritta da quando la Banca Mondiale è stata fondata il presidente è un americano, mentre il direttore del Fondo Monetario Internazionale è un europeo.
L'attesa è ora per la reazione dei paesi emergenti, che reclamano da tempo più voce e più potere in un'istituzione volta propri ai loro interessi: potrebbero presentare una loro candidatura alla guida della Banca Mondiale, un'istituzione multilaterale che rischia - a loro avviso - di finire nelle mani di uno scettico della globalizzazione.
"Quello di cui la Banca Mondiale ha bisogno di fronte alle complesse sfide che si trova di fronte è qualcuno che è impegnato al multilateralismo, che abbia una visione e che possa motivare l'istituzione. Lui non ha nessuno di questi requisiti", afferma l'ex rappresentante americana al board della Banca Mondiale, Karen Mathiasen. "Mi auguro che il board consideri seriamente altre alternative", aggiunge.
Dalla parte di Malpass giocano la sua esperienza e la fiducia dell'amministrazione: nella sua lunga carriera è stato capo economista di Bear Stearns, la banca fallita durante la crisi. Poi ha lavorato in due amministrazioni americane, occupandosi di mercati emergenti e di America Latina.
Chiunque assumerà la guida della Banca Mondiale al posto del dimissionario Jim Yong Kim dovrà - afferma l'ex presidente della Banca Mondiale, Robert Zoellick, anche lui aspramente criticato quando è stato nominato alla guida da George W. Bush - avere un piano preciso per i paesi emergenti e le loro economie, sempre più determinanti nel loro apporto alla crescita mondiale soprattutto nel caso dovesse esserci una nuova recessione.