Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/20406

<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p></p><p></p><p>Affinché i cittadini svizzeri possano, anche in futuro, recarsi senza visto negli Stati Uniti d'America, rappresentanti del DFGP e del DFAE hanno presentato, il 30 aprile, presso il competente servizio consolare dell'ambasciata americana a Berna un pacchetto di misure inerente a una soluzione transitoria fino all'introduzione di un nuovo passaporto svizzero leggibile per macchina.</p><p></p><p></p><p></p><p>Il progetto passaporto, avviato nell'autunno scorso dall'Ufficio federale di polizia (UFP), non prevede soltanto la produzione di un nuovo documento, bensì anche l'elaborazione di una base legale. Allo scopo di fermare l'aumento delle falsificazioni del passaporto svizzero occorrono moderni elementi di sicurezza nonché il controllo dei dati personali menzionati nel documento mediante mezzi ausiliari elettronici. In base all'articolo 17 capoverso 2 della legge del 19 giugno 1992 sulla protezione dei dati il trattamento elettronico di dati personali richiede una legge in senso formale. Con la nuova legge sarà possibile stare al passo con l'evoluzione tecnica e adattare costantemente e rapidamente il passaporto ai nuovi standard di sicurezza.</p><p></p><p></p><p></p><p>In una nota trasmessa il 22 giugno 1998 l'ambasciata USA a Berna ha comunicato che il Governo americano rinunciava a una soluzione transitoria, considerandosi soddisfatto dalle misure prese dalle autorità svizzere. In occasione dell'ora delle domande il Consiglio federale ha informato, lo stesso giorno, il Consiglio nazionale sulla nota dell'ambasciata USA secondo la quale le autorità americane avevano deciso di rinunciare a una soluzione transitoria e di permettere quindi ai cittadini svizzeri di recarsi senza visto negli USA fino all'introduzione, nel 2003, di un nuovo passaporto svizzero leggibile per macchina. </p><p></p><p></p><p></p><p>Ricordiamo infine che il pubblico è stato messo al corrente sull'evoluzione in tale campo mediante relativi comunicati stampa del 30 aprile e 22 giugno 1998.</p>  Risposta del Consiglio federale.