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tempo libero & Cultura
Un fiume che pensa di essere un mare
Un viaggio sulle acque del San Lorenzo è anche un appuntamento con la storia alla scoperta del Nordamerica più europeo e nostalgico che ci sia.
Quella del San Lorenzo è la storia di un fiume che ha sempre creduto di essere un mare. Di un immenso corso d'acqua di cui a volte si fatica a vedere la sponda opposta. E lungo il quale si sono scritte le prime pagine dell'avventura europea nell'America del Nord». La dichiarazione è di Benoît Lavoie, un capitano che per molti anni ha pilotato imbarcazioni lungo il fiume S. Lorenzo e che oggi si diletta realizzando modellini di navi nella sua casa laboratorio di Baie St. Paul. Il San Lorenzo viaggia dal Lago Superiore all'Atlantico, delimitando il confine tra Canada e Stati Uniti. La sua storia si sovrappone a quella del Québec, il Nordamerica più europeo e più nostalgico che sia mai esistito. Una simbiosi evidente a tal punto che la regione deve il proprio nome a un restringimento del fiume all'altezza della città di Québec. Gli algonchini, una tribù indigena incontrata dai francesi al tempo dei primi insediamenti, chiamavano infatti «kebec», stretto, il passaggio in vista dell'isola di Orléans. Per i nativi americani il San Lorenzo era «il fiume che cammina». Un fiume dotato di un estuario che copre quasi la metà del suo percorso, così ampio e frastagliato da lasciare entrare acqua salata, correnti e venti marini per centinaia di chilometri. E ci entrano pure balenottere, megattere e beluga. «Il fiume che cammina» è tranquillo, lento e maestoso, con una portata costante quasi tutto l'anno e raramente va in piena. Caratteristiche ideali per trasformarlo in una via di comunicazione per quello che, nel XVII secolo, ha rappresentato l'attività più importante dei primi europei che si sono spinti a queste longitudini: il commercio di pellicce. Ce lo ricorda Marie Paule Malec, originaria del gruppo tribale dei Montagnais, una tra le prime etnie indigene ad avere avuto contatti con l'uomo bianco e che seppe intraprendere, con i francesi, un proficuo commercio di pellicce. «Tutto ebbe inizio a Tadoussac, un villaggio che ha la fortuna di trovarsi dove il San Lorenzo riceve le acque dolci del Saguenay, una via d'acqua importante per riuscire a penetrare verso l'interno e raggiungere il lago Saint Jean». È a Tadoussac che nel 1603 venne firmato il primo accordo commerciale e di reciproco rispetto tra indiani e francesi. Sempre qui, nel 1864, nacque il turismo lungo il fiume, con la costruzione del Grand Hotel Tadoussac, che ancora oggi mostra il suo glorioso passato in decine di foto ingiallite. Tadoussac ricorda un borgo marino. La sua attività è legata alle maree, che si lasciano dietro piccole spiagge e scogli ricoperti di alghe. A collegarlo con le grandi città del Québec, c'è la «Main Road 138». Due semplici corsie disegnate su un paesaggio collinare che corrono verso Ovest. Percorrendole si arriva dove il fiume si restringe e avvolge la grande Ile d'Orléans, collegata alla terraferma da un unico ponte. Attraversandolo ci si immerge in una sorta di Eden, tra vigneti e frutteti, piccole case e grandi fattorie. Un tripudio di colori, odori e sapori.
Lungo questo fiume si sono scritte le prime pagine dell'avventura europea nell'America del Nord.»
Alla scoperta di primizie culinarie
Tassativa una visita a una delle Cabane à Sucre, dove si produce lo sciroppo d'acero, uno dei prodotti tradizionali del Québec. Interessante anche la visita di una «cidrerie», dove si possono gustare il burro e la marmellata di mele, la mostarda e il ketchup tradizionale e lo sciroppo di mela di ghiaccio. Campi di fragole e porticcioli si susseguono lungo la costa, da un villaggio all'altro, fino alla punta dell'isola, Saint-François-de-l'Île-d'Orléans, da dove si gode di una meravigliosa vista dell'estuario del San Lorenzo. Estuario che è raggiungibile proseguendo, da Tadoussac, verso Est. Man mano che si avanza le due sponde del fiume si allontanano. A Pointe de Monte, dove inizia il golfo di San Lorenzo, le sponde distano 50 chilometri l'una dall'altra. Qui si può fare tappa al faro, uno dei più antichi del Canada. Da qui si prosegue su una strada che in autunno si perde tra i mille colori adottati dai boschi che le fanno ombra. La tappa finale può essere il Parco Naturalistico dell'arcipelago di Mingan, una catena di isole calcaree sorvolate da una ricca varietà di uccelli che trasformano questo angolo del Québec in un paradiso per i bird-watchers. Ma qui, più che sulle rive di un fiume, siamo ai bordi di un mare…
La cultura dei nativi
In Québec è possibile costruire con facilità un itinerario per immergersi tra gli usi e i costumi dei nativi. Uroni, algonchini, atikamekw, cree, inuit: un viaggio tra queste popolazioni consente di venire in contatto con lingue, usanze e modi di vita che permettono di intuire cos'era il mondo dei popoli sterminati dall'avanzata dell'uomo bianco. Con gli Atikamekw di Manawan, nella regione di Lanaudière, si possono raccogliere erbe medicinali e assaggiare pietanze di cacciagione. I metodi tradizionali per confezionare calzature da neve e costruire canoe si apprendono a Wendakè, centro della nazione Huron-Wendat. Qui c'è anche un museo che ripercorre tutta la storia delle nazioni indiane del Canada. Splendidi manufatti sono esposti nel villaggio di Odanek nel Musée des Akénakis e a Mashteuiatsh, nella regione di Lac-Saint-Jean possibile pagaiare sul fiume Natashquan a bordo di canoe.