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Rispetto del popolo, invece di visioni governative
Il Consiglio federale ha pubblicato oggi la sua « Visione d’assieme dell’evoluzione della politica agricola ». Invece di rispettare la decisione chiara e netta presa da popolo e cantoni lo scorso 24 settembre, il governo mette in pericolo la base esistenziale dell’agricoltura, quindi la produzione alimentare in Svizzera, con dei progetti irrealistici e incomprensibili d’apertura delle frontiere e di esigenze eccessive imposti alle famiglie contadine.
Il nuovo articolo 104a della Costituzione federale obbliga esplicitamente il Consiglio federale a garantire l’approvvigionamento della popolazione di derrate alimentari. Quasi l’80% delle cittadine e dei cittadini che hanno partecipato alla votazione e la totalità dei cantoni hanno dato questo mandato al Consiglio federale. Ma non si trova traccia alcuna di questa richiesta del sovrano nel documento del Consiglio federale. Il governo si allinea invece ben di più alla scioccante retorica della presidente della Confederazione Doris Leuthard, espressa in occasione dell’esposizione agricola OLMA. L’unica “visione” che il Consiglio federale tenta da anni di applicare, con uno zelo quasi religioso, in politica agricola è la soppressione delle frontiere e l’esposizione diretta delle aziende agricole familiari svizzere alla produzione globale di massa, una concorrenza alla quale l’agricoltura svizzera non potrà evidentemente resistere. In queste condizioni, è evidente, come scrive il Consiglio federale stesso, che l’approvvigionamento della Svizzera dipenderà dai mercati aperti. Quando la Svizzera avrà sacrificato tutta la sua produzione agricola sull’altare di un libero scambio agricolo globale, conformemente alla visione fanatica di una maggioranza del Consiglio federale, la Svizzera dipenderà davvero dall’estero per la totalità del suo fabbisogno di derrate alimentari.
Si raggiunge l’apice del cinismo, quando questo stesso Consiglio federale esige che l’impronta ecologica dell’economia agricola e alimentare sia ulteriormente ridotta e che i contadini aumentino le loro performance ecologiche, facendo dei progressi costanti in termini di protezione dell’ambiente. In altre parole, abbiamo un Consiglio federale e un’amministrazione che considerano l’agricoltura come un problema ecologico e che non esitano a sacrificarla per potersi vantare a livello internazionale, stipulando accordi di libero scambio agricolo e sopprimendo la protezione contro le importazioni. È evidentemente più piacevole mangiare della carne brasiliana e bere del vino argentino con i funzionari di Mercosur, l’organizzazione del mercato interno sudamericano, che copre 12,8 milioni di chilometri quadrati, che non spiegare a una famiglia contadina friborghese come guadagnare abbastanza per vivere o come convincere i figli a riprendere l’attività in un settore senza prospettive economiche.
In vista della procedura di consultazione sulla Politica agricola 22+ del Consiglio federale nel 2018, l’UDC invita in particolare l’Unione svizzera dei contadini a prendere chiaramente posizione e a impegnarsi con tutte le sue forze per la salvaguardia di una produzione agricola minima in Svizzera.
I dibattiti parlamentari del 2019 saranno vitali per la produzione alimentare in Svizzera. Non è necessario, a questo effetto, aprire le frontiere o imporre ai contadini delle prescrizioni ecologiche inapplicabili; ciò che occorre, è semplicemente migliorare le condizioni-quadro della produzione nazionale. Invece di pavoneggiarsi sotto i proiettori di conferenze ministeriali internazionali in Argentina, il Consiglio federale farebbe meglio a interrogarsi sui mezzi per facilitare effettivamente il lavoro degli agricoltori svizzeri, al fine di ridurre i loro costi di produzione e di alleggerire gli oneri burocratici. E in questo senso s’impegnerà l’UDC.