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Doveva rispondere di episodi di violenza domestica. La Pretura ha seguito il principio ‘in dubio pro reo’.
Doveva rispondere di ripetute vie di fatto il medico del Luganese comparso in Pretura penale a Bellinzona per episodi di violenza domestica perpetrati nei confronti della moglie e dei figli minorenni. In virtù del principio ‘in dubio pro reo’ il giudice Fulvio Biaggi lo ha prosciolto. La Corte non è riuscita a sciogliere i dubbi legati ai fatti che, stando ai decreti d'accusa dei procuratori pubblici Pamela Pedretti e Zaccaria Akbas, sarebbero stati commessi principalmente tra le mura domestiche. Entrambi i decreti proponevano la condanna a una multa.
A denunciare il medico sono stati sia la moglie che il figlio minorenne, entrambi accusatori privati nel procedimento. La donna lo ha accusato di essere stata colpita con uno schiaffo tra il collo e la guancia; il figlio ha invece dichiarato di essere stato colpito con due pugni sulle spalle e un calcio. A seguito di questi fatti, il medico era stato allontanato dall'abitazione. Nel comunicare la sua decisione, il giudice ha evidenziato l'assenza di testimoni, fatto piuttosto abituale quando si parla di reati di violenza domestica, e ha espresso le sue considerazioni sul contesto di situazione tesa e litigiosa in cui i fatti si sarebbero svolti. Vista l'assenza di elementi concreti a supporto dei fatti denunciati, come detto il giudice ha ritenuto che vi fossero ancora troppi dubbi per arrivare a una condanna.
Il professionista era rappresentato in aula dagli avvocati Fabio Nicoli e Marco Robbiani. Il patrocinatore degli accusatori privati, avvocato Daniel Ponti, valuterà se rivolgersi alla Corte di Appello e revisione penale. Sul tema si chineranno anche i rappresentanti dell'accusa, che non hanno partecipato all'udienza.