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Indicatore di legislatura: Impronta materiale pro capite
Estratto dall’obiettivo 16: A seguito del costante incremento demografico e del crescente fabbisogno di spazio pro capite, in Svizzera è fortemente aumentata la domanda di infrastrutture insediative e legate alla mobilità. Ciò comporta un maggiore sfruttamento del suolo e delle risorse naturali, come acqua, aria e boschi nonché materie prime rinnovabili e non rinnovabili. Il loro utilizzo deve pertanto essere più rispettoso.
Significato dell’indicatore: la fornitura di beni e servizi è legata al consumo di materie prime. In seguito all’integrazione della Svizzera nel commercio mondiale, il consumo di risorse generato dalla domanda finale interna di beni e servizi, viene in parte trasferito all’estero. Gli effetti del consumo interno, come l’inquinamento ambientale, non sono quindi circoscritti all’interno dei confini nazionali della Svizzera. L’impronta materiale considera, oltre alle materie prime estratte in Svizzera, anche la quantità di tutte le materie prime utilizzate all’estero per la produzione e il trasporto dei beni o servizi consumati in Svizzera.
L’indicatore presenta il consumo interno di materie prime (dall’inglese Raw Material Consumption, RMC), denominato anche impronta materiale, ed è espresso in tonnellate per persona.
Obiettivo quantificabile: il consumo di risorse della Svizzera sul territorio nazionale e all’estero diminuisce.
Commento
Dal 2000 l’impronta materiale per persona è diminuita di circa 1,5 tonnellate. Nel 2019, la quantità totale di materie prime estratte in Svizzera o all’estero per soddisfare la domanda finale di beni e servizi della Svizzera si attestava a 17,1 tonnellate per persona.
La diminuzione dell’impronta materiale pro capite è riconducibile al fatto che dal 2000 la popolazione è aumentata più sensibilmente in termini assoluti rispetto al consumo di materie prime, che nel periodo in esame è cresciuto del 9,8%. Dalla media degli ultimi vent’anni risulta che le materie prime estratte e utilizzate in Svizzera coprono il 43% dell’impronta materiale.
Nel 2019 questa estrazione interna si componeva per il 24% di biomassa proveniente dal taglio di legname e dalla produzione agricola, e per il 76% da minerali non metalliferi come roccia, ghiaia e sabbia. Dal 2000, quest’ultima categoria, direttamente collegata alle attività di costruzione, ha registrato un aumento del 7,5%. Gli altri due elementi della statistica dei conti dei flussi di materiali, ovvero i vettori energetici fossili e i minerali metalliferi, non sono estratti in Svizzera e vengono quindi importati nella loro integralità.
L’efficienza materiale, risultato del prodotto interno lordo (PIL) diviso per l’impronta materiale, rappresenta il valore aggiunto (in franchi) prodotto per chilogrammo di materia consumata. Quest’ultima è aumentata del 30% tra il 2000 e il 2019. In questo periodo, il PIL reale ha segnato un incremento del 43%, mentre il consumo interno di materie prime, ovvero l’impronta materiale, è aumentato del 10%. Si è quindi verificato uno sganciamento relativo.
Nel complesso, i flussi di materie che entrano nell’economia svizzera (input) sono maggiori di quelli che ne escono (output). In Svizzera, nel 2019 questa differenza ha generato un aumento dello stock di materie pari a 6,7 tonnellate per abitante (rifiuti nelle discariche esclusi). La principale causa è il proseguimento costante delle attività di costruzione.