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Vicenda Mabetex e Mercata: incriminate tre persone per riciclaggio
Il giudice ginevrino Daniel Devaud ha formalmente incriminato tre persone nell'indagine per riciclaggio riguardante le società luganesi Mercata e Mabetex. Avrebbero dissimulato tangenti destinate ad alti funzionari russi.
Secondo quanto indicato dal giudice Devaud, le tre persone incriminate per ripetuto riciclaggio e partecipazione ad organizzazione criminale sono due finanzieri e un avvocato ginevrini. I due finanzieri, entrambi ex-amministratori patrimoniali presso l'UBS, gestivano conti appartenenti a clienti russi.
Con l'avvocato, sono accusati di aver aiutato a dissimulare tangenti destinate ad alti funzionari russi, tra cui anche l'ex capo del Servizio presidenziale del Cremlino e collaboratore personale di Boris Ieltsin, Pavel Borodin.
In relazione all’indagine avviata nella primavera del 1999, a Devaud ha annunciato l’intenzione di incriminare anche i proprietari della Mabetex e della Mercata. Il titolare di quest'ultima, l'imprenditore Viktor Stolpovskikh, non si è presentato lunedì all'appuntamento con il giudice.
Il magistrato ha reso noto di aver ricevuto in mattinata una domanda di rinvio, mentre l'incontro era stato fissato un mese fa. «Ho preso le disposizioni abituali in questi casi», ha indicato il giudice senza fornire maggiori spiegazioni. Interrogati in proposito, gli avvocati della Mercata, Lucio Amoruso e Filippo Ferrari, indicano di aver chiesto di poter rinviare l'incontro a metà luglio, per motivi legati al loro sovraccarico di lavoro.
Il giudice Devaud dovrebbe invece incontrare martedì il proprietario della Mabetex Behgjet Pacolli, chiamato a fornire spiegazioni sulle ingenti somme di denaro che avrebbe versato a persone vicine al Cremlino. Nel caso della Mabetex si tratterebbe di 4 milioni di dollari; per la Mercata l'importo è di 60 milioni di dollari. I conti bancari intestati a quest'ultima a Ginevra sono bloccati dall'autunno del 1999.
Per Devaud, queste somme sono commissioni versate in cambio di ingenti contratti pubblici ottenuti negli anni Novanta in Russia. Da parte loro, le due società negano categoricamente.
Il giudice e la difesa nutrono una visione diametralmente opposta della sfera contemplata dall'articolo 305 bis del Codice penale. Gli avvocati contestano l'accusa di riciclaggio, affermando che il reato iniziale - la corruzione di funzionari stranieri - non era riconosciuto in Svizzera al momento dei fatti. Devaud sostiene al contrario che la corruzione passiva commessa all'estero rientra nella definizione giuridica del riciclaggio.
swissinfo e agenzie
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