Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/258300

<h2>SubmittedText<h2><p>All’inizio del 2023, la Cancelleria federale ha pubblicato la sua nuova guida «Pour un usage inclusif du français dans les textes de la Confédération». Una pubblicazione attesa da molto tempo in quanto l’ultima in materia risaliva al dicembre 2000. Nei due decenni trascorsi tra queste guide si sono realizzati importanti progressi politici, giuridici e sociali nell’ambito dell’uguaglianza: la depenalizzazione dell’aborto, l’istituzione dell’assicurazione maternità, il movimento «me too», la creazione del congedo paternità, l’introduzione del controllo della parità salariale e l’iscrizione nel codice penale dell’orientamento sessuale come motivo di discriminazione sanzionabile penalmente, per citarne alcuni.</p><p>Naturalmente, queste evoluzioni sociali si sono riflesse nella lingua, che ha iniziato a evolvere verso forme più inclusive e meno marcate dal punto di vista del genere. Nella «Guide de formulation non sexiste» del 2000 traspariva già una certa volontà di assicurare una migliore inclusività della lingua, dato che il manuale illustrava diversi metodi per un'applicazione più frequente e più ordinata dei principi della formulazione non sessista, precisando che si doveva naturalmente evitare di prendere in considerazione sistematicamente l'ultimo di questi, segnatamente il maschile generico. Ci si aspettava dunque che la nuova guida rispecchiasse questi due decenni di evoluzione sociolinguistica.&nbsp;</p><p>Invece, nella versione recentemente pubblicata, il genere grammaticale che include è il maschile o il genere non marcato. Benché la denominazione sia cambiata, in quanto non si parla più di maschile generico, il concetto rimane tuttavia lo stesso. Con questa nuova etichetta, il genere non marcato è ormai designato come il principale mezzo linguistico per veicolare un uso inclusivo della lingua, ciò che costituisce evidentemente un passo indietro significativo.&nbsp;</p><p>La risposta alla domanda 23.7122 Amoos in merito allo stesso tema ha sollevato diversi quesiti, che desideriamo sottoporre al Consiglio federale:</p><p>1. Nel 2000 la Cancelleria federale raccomandava di non ricorrere sistematicamente al maschile generico. Nel 2023 il maschile generico è il primo raccomandato in qualità di «genere non marcato». Questo principio non corrisponde tuttavia alla realtà linguistica del francese, che non contempla il genere neutro, e non è presente nei testi di grammatica, nelle opere di riferimento o nei manuali scolastici. L’Académie française cita il «genere non marcato» per giustificare l’uso del maschile, ma senza suffragare questa affermazione. Il Consiglio federale può dunque indicare i riferimenti e le fonti su cui la Cancelleria federale si è basata per sostenere l’esistenza del «genere non marcato» nella lingua francese e per giustificare il fatto che tale genere abbia improvvisamente sostituito la denominazione «maschile generico» impiegata finora?&nbsp;</p><p>2. Giustamente, la guida indica che non sono i grammatici né le raccomandazioni istituzionali che creano la lingua, ma l'uso dei parlanti. Nonostante negli ultimi anni si sia assistito a una rapida evoluzione dell’uso della lingua nei media e da parte del pubblico in generale, in particolare a livello di femminilizzazione dei nomi delle funzioni, la Cancelleria federale continua a raccomandare forme tradizionali al maschile (ad esempio «Madame le premier ministre»). Con queste formulazioni in controtendenza, nonché con il manifesto giro di vite effettuato con la nuova guida rispetto alla sua versione precedente, essa non abbandona il ruolo di semplice osservatrice dell’uso della lingua per addentrarsi nel terreno normativo?&nbsp;</p><p>3. Con questa nuova guida, la Cancelleria federale intende altresì risolvere la questione dell’espressione delle identità di genere che non rientrano nel modello donna-uomo, come il non binarismo. Essa sostiene che il maschile, in quanto «genere non marcato», ha una funzione inclusiva che si presta in modo ideale a esprimere tutte queste identità. Questo punto di vista non è tuttavia condiviso dalle persone interessate, che non sappiamo in quale misura siano state consultate, e non figura in alcun documento di riferimento in materia di linguaggio inclusivo, neppure in quelli che trattano la questione più specifica e più recente dell’espressione delle diverse identità di genere. Quali fonti e documenti di riferimento ha utilizzato la Cancelleria federale per elaborare i principi a cui si attiene per l’espressione delle identità di genere?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>La guida del 2023, analogamente a quella del 2000, disciplina l’uso del francese nei testi dell’Amministrazione federale, che, per loro natura, si rivolgono al pubblico nel suo insieme. A differenza dell’edizione precedente, con la stessa non s’intende più solamente proporre soluzioni di formulazione non sessista, ma anche considerare le persone che non rientrano nel modello binario donna / uomo, nel rispetto degli obblighi di legge (idoneità, chiarezza, comprensibilità, uso delle lingue ufficiali nella loro rispettiva forma standard) e delle regole del francese come a tutt’oggi insegnato.&nbsp;</p><p>1. La guida del 2023 prescrive l’uso del genere non marcato solo nella legislazione, come la guida del 2000. I termini «marcato» e «non marcato» sono concetti consolidati in linguistica. In francese e in generale nelle altre lingue, i termini non marcati includono in tutto o in parte gli usi laddove i termini marcati si sono specializzati. È in quest’ottica che si è preferito «non marcato» rispetto a «maschile generico».</p><p>2. La guida del 2023 è rivolta all’Amministrazione federale e non raccomanda assolutamente forme tradizionali al maschile. A differenza della guida del 2000, essa sancisce senza riserve la femminilizzazione dei titoli, delle professioni e delle funzioni e stabilisce come regola generale l’uso del femminile quando ci si riferisce a una donna o a un gruppo composto esclusivamente da donne. Tutti i mezzi linguistici proposti nel 2000 sono ripresi e illustrati con i loro vantaggi e svantaggi dal punto di vista della visibilità e dell’inclusività. Inoltre, la Cancelleria federale ha l'obbligo legale di disciplinare i criteri qualitativi redazionali e formali mediante istruzioni (art. 2 cpv. 2 OLing&nbsp;[RS 441.11], istruzioni sulle prestazioni linguistiche [FF 2023 936] e di assicurare la qualità dei testi destinati alla pubblicazione [art. 3 cpv. 2 dell’ordinanza sull’organizzazione della Cancelleria federale; RS&nbsp;172.210.10). A complemento della guida, e conformemente alla stessa, la raccolta di modi di scrivere rispettosi dell’identità di genere del Dipartimento federale dell’interno propone una serie di esempi adattati a situazioni specifiche.&nbsp;</p><p>3. Il genere non marcato è sempre compreso nella sua accezione inclusiva ed è spontaneamente impiegato dalla popolazione francofona. Nell’ambito dell’elaborazione della guida la Cancelleria federale ha incontrato le associazioni che hanno risposto al suo invito. Si è inoltre basata sui lavori della Conferenza intercantonale dell'istruzione pubblica della Svizzera romanda e del Ticino<span style="color:black;">, sulle grammatiche usuali e sulle raccomandazioni degli Stati francofoni o plurilingue in materia di comunicazione istituzionale. Segue gli studi scientifici nell’ambito del linguaggio inclusivo.</span></p>