Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/187247

<h2>SubmittedText<h2><p>Il 24 settembre 2013, in occasione della 68a sessione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, la Svizzera ha sottoscritto la "Dichiarazione d'impegno per arrestare le violenze sessuali nei conflitti" (Declaration of commitment to end sexual violence in conflit), che più di 160 Stati si sono impegnati ad attuare.</p><p>In occasione di un vertice internazionale tenutosi a Londra su convocazione del Governo britannico nel giugno 2014 è inoltre stato adottato un "Protocollo internazionale relativo alle indagini sulle violenze sessuali nelle situazioni di conflitto", nell'ambito del quale numerosi Stati si sono impegnati concretamente a lottare contro la piaga delle violenze sessuali nei conflitti. È altresì prevista la convocazione di un nuovo vertice internazionale da parte del Governo britannico nel corso del 2019 al fine di fare il punto della situazione e di definire nuovi obiettivi.</p><p>Sulla scorta di quanto precede rivolgo le seguenti domande al Consiglio federale:</p><p>1. Quali, fra le misure previste nella Dichiarazione d'impegno per arrestare le violenze sessuali nei conflitti, sono state attuate?</p><p>2. In che modo la Svizzera si impegna in seno all'ONU per rafforzare gli sforzi volti a lottare contro questa piaga?</p><p>3. Il Pool di esperti per la promozione civile della pace del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) conta un numero sufficiente di esperti in questo ambito, di modo che possano essere messi a disposizione di organizzazioni internazionali, tribunali internazionali o Stati terzi?</p><p>4. In che modo la Svizzera sostiene concretamente gli sforzi della società civile impegnata a documentare i crimini di violenza sessuale, a sostenere le vittime e a lottare contro l'impunità ancora troppo spesso legata a questi crimini?</p><p>5. Quali provvedimenti sono in atto per offrire un'assistenza medica e psicosociale alle vittime di violenze sessuali nei conflitti che hanno trovato rifugio in Svizzera?</p><p>6. Cosa ha fatto il Consiglio federale per garantire che venga dato seguito a quanto deciso nel vertice del 2014 e per attuarne le raccomandazioni?</p><p>7. La Svizzera ha intenzione di partecipare attivamente al vertice previsto a Londra nel 2019? Quali altre misure potrebbero essere decretate?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1./2./6. La Svizzera mette in atto le raccomandazioni della Dichiarazione nel quadro delle sue strategie esistenti per la promozione della parità dei sessi e dei diritti delle donne. La lotta contro la violenza basata sul genere nell'ambito di conflitti e contesti umanitari è una priorità della nuova strategia del DFAE sull'uguaglianza di genere (2017) come pure del messaggio concernente la cooperazione internazionale 2017-2020 (obiettivo strategico 7) e del Piano d'azione nazionale 1325 (Donne, pace, sicurezza).</p><p>Mediante l'aiuto umanitario, la Svizzera sostiene a livello locale soprattutto progetti specifici a favore delle vittime di violenze sessuali. Su scala globale contribuisce finanziariamente a meccanismi di coordinamento per contrastare la violenza sessuale e a studi sulla prevalenza di questo genere di soprusi nelle zone di conflitto. Inoltre si impegna nel quadro della piattaforma "Call to Action", che lotta contro la violenza basata sul genere in situazioni d'emergenza e comprende oltre 70 partner (Stati, ONU e ONG) e mette a disposizione esperti nel campo della tutela dalle violenze sessuali alle organizzazioni ONU. La Svizzera sostiene anche UN Women nell'organizzazione di corsi di formazione, destinati al personale delle operazioni di mantenimento della pace, volti a identificare e combattere le violenze sessuali nell'ambito di conflitti e a sensibilizzare su questo fenomeno. Nel quadro della prevenzione dello sfruttamento sessuale perpetrato da personale dell'ONU durante interventi sul campo, la Svizzera appoggia la politica di tolleranza zero del segretario generale dell'ONU e, nel perseguimento di questi casi, si adopera per un approccio incentrato sulle vittime.</p><p>3. Il Pool svizzero di esperti per la promozione civile della pace finora è stato in grado di rispondere positivamente a richieste in tal senso e ha messo più volte le proprie competenze in materia di genere al servizio di organizzazioni internazionali. L'aiuto umanitario dispone del gruppo tecnico Protezione, che opera affinché siano preservati i diritti, la sicurezza, l'integrità e la dignità delle persone colpite da conflitti armati e catastrofi naturali. I membri di questo gruppo tecnico sono impiegati presso agenzie umanitarie dell'ONU come l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (ACNUR).</p><p>4. Dal 2014 la Svizzera sostiene la ONG Women's Initiatives for Gender Justice, che aiuta le vittime di violenze sessuali garantendo loro l'accesso all'assistenza psicosociale e medica. Questo progetto contribuisce inoltre a far sì che gli autori di violenze sessuali siano chiamati a rispondere dei loro crimini. La documentazione delle violenze sessuali è anche utilizzata nei processi davanti alla Corte penale internazionale. La Svizzera supporta altresì l'organizzazione Justice Rapid Response, una rete mondiale di specialisti che possono essere mobilitati per fare luce sui reati in modo rapido e indipendente.</p><p>5. Dopo la presentazione di una domanda d'asilo presso un'autorità della Confederazione, le persone che hanno subito violenze sessuali nel quadro di conflitti hanno diritto a prestazioni di aiuto sociale e soccorso d'emergenza come tutti gli altri richiedenti l'asilo. Essi sono assicurati secondo la legge federale sull'assicurazione malattie e possono beneficiare di cure psicologiche. In caso di necessità, la SEM si avvale di organizzazioni specifiche e di specialisti.</p><p>7. Attualmente la Svizzera non dispone ancora di informazioni sul vertice previsto nel 2019. Quando sarà in possesso delle necessarie indicazioni deciderà in merito alla partecipazione.</p>  Risposta del Consiglio federale.