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Il processo Eternit bis si deve fermare immediatamente perché "siamo in presenza di una violazione del principio del ne bis in idem", secondo il quale un imputato non può essere giudicato due volte per lo stesso fatto.
Lo hanno affermato oggi a Torino gli avvocati dell'imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny, Guido Carlo Alleva e Astolfo Di Amato, alla ripresa dell'udienza preliminare.
Schmidheiny risponde a titolo di dolo di omicidio in relazione alla morte di 258 persone provocata - secondo l'accusa - dall'amianto lavorato negli stabilimento italiani della Eternit SpA.
"I fatti - spiega Di Amato - sono identici a quelli che erano stati contestati nel procedimento precedente, quello dichiarato prescritto dalla Cassazione.
Nel capo d'imputazione compaiono alcuni casi di morte nuovi, ma non fa differenza: il concetto è che la condotta che avrebbe provocato i decessi era già stata contestata. Ed era una condotta, come ha sancito la Cassazione, terminata nel 1986". "L'essenza del processo penale - ha aggiunto - è rimproverare una condotta. Ma qui si reitera il rimprovero e non è consentito".