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Le potenti multinazionali operano come entità indipendenti che non hanno bisogno di Stati nazionali forti.
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Traduzione e aggiunte: GFJ
20 settembre 2023
Come negli scenari del cinema cyberpunk, una corrente della fantascienza emersa all’inizio degli anni Ottanta, il capitalismo neoliberale concentra il potere nelle mani di un’élite super-ricca che cerca di controllare le vite di tutta l’umanità.
Le potenti multinazionali funzionano come entità indipendenti che non hanno bisogno di Stati nazionali forti, hanno i loro eserciti, le loro leggi interne e spostano le loro risorse in tutto il mondo, alla ricerca permanente di mercati del lavoro a basso costo che forniscano loro i maggiori profitti.
Oggi, 6 giganti dei media controllano ben il 90% di ciò che leggiamo, guardiamo o ascoltiamo.
Nel settore delle comunicazioni, dalla fine del XX secolo, soprattutto negli Stati Uniti, si è assistito a una spettacolare avanzata della monopolizzazione dei media. Il processo di deregolamentazione iniziato nel 1996 ha aperto tutti i mercati, compresi quelli del cavo, del satellite e di Internet, alla concorrenza sleale.
Questo fenomeno ha fatto sì che sei conglomerati mediatici controllino il 90% di tutto ciò che leggiamo, ascoltiamo e vediamo, controllati a loro volta da poche mega-multinazionali.
Attualmente, in termini di capitalizzazione di mercato, le aziende più potenti al mondo sono Apple, Google, Microsoft e Amazon, società che hanno una grande influenza nella sfera tecnologica e commerciale.
Ma chi sono in realtà i principali azionisti di queste e di molte altre grandi entità?
BlackRock: L’azienda che possiede il mondo. Durante il crollo del 2008, quando il governo ha salvato giganti troppo grandi per fallire come Bear Stearns, AIG, Fannie Mae, Freddie Mac – chi hanno assunto per analizzare e ripulire il 'casino'? Un’altra gigantesca società finanziaria di nome BlackRock, guidata da un miliardario molto ben collegato di nome Larry Fink.
Tra le aziende che controllano gran parte del mondo, per non sbagliare, possiamo citare BlackRock e The Vanguard Group Inc. Entrambe hanno un controllo significativo nell’arena finanziaria globale, grazie alle loro dimensioni e alla quantità di asset che gestiscono. Il loro dominio implica una complessa interazione di molteplici attori e fattori.
La parola “avanguardia” (Vanguard) significa “la posizione più avanzata in un esercito o una flotta che avanza in battaglia” e/o “una tendenza o movimento che propugna o attua nuove idee o nuovi modi espressivi, in contrasto, apparente o effettivo, con la tradizione e il gusto corrente”. Entrambe sono descrizioni appropriate di questo colosso globale, di proprietà di globalisti che spingono per un Grande Reset, il cui nucleo è il trasferimento di ricchezza e proprietà dalle mani di molti, alle mani di pochissimi.
Possiedono piani pensionistici, rendite variabili e fisse, patrimoni immobiliari, sono consulenti e azionisti della maggior parte delle società madri del mondo.
Possiedono le raffinerie di petrolio, i maggiori produttori di energia pulita, l’industria automobilistica, aeronautica e delle armi, le principali aziende alimentari, gli istituti farmaceutici e scientifici, i magazzini e i mercati online.
Siamo in presenza di due grandi imperi del mondo finanziario che si nascondono dietro tutte le Big Tech, tutte le grandi aziende, due fondi di investimento che gestiscono un totale di 17 trilioni di dollari, una cifra che supera di gran lunga il PIL, non solo di molti Paesi, ma di intere regioni; ad esempio, è simile a quella dell’intera Unione Europea.
La famiglia più potente del mondo: I Rothschild
Si stima che tra i proprietari di The Vanguard vi siano le persone più ricche del pianeta. Secondo il documentario Monopoly: Who Owns the World (clicca e guarda il documentario), del regista Tim Gielen, tra di loro ci sono i Rothschild, i DuPont, i Rockefeller, la famiglia Bush e i Morgan, solo per citarne alcuni.
I Big Three - Vanguard, State Street e Balck Rock - sembrano essere strettamente interconnessi, grazie alle intersezioni di proprietà e ai legami estremamente riservati e personali tra i loro rappresentanti al timone delle operazioni e i rispettivi consigli di amministrazione. Fondamentalmente, quando parliamo di “capitalismo finanziario”, di “imperialismo neoliberale”, o quando evochiamo “finanza” tout court, parliamo o, piuttosto, “evochiamo” una specie di bussola per guidare i destini del mondo di oggi e del futuro senza menzionarli direttamente. Come ogni vero potere, sono già diventati tabù.
Bloomberg definisce BlackRock come il “quarto ramo del governo” a causa del suo stretto rapporto con le banche centrali, compresa la Federal Reserve, di cui è il principale consulente. Quasi tutte le decisioni sull’economia globale passano attraverso i suoi uffici.
Un elemento molto interessante è che The Vanguard è il maggiore azionista di BlackRock e viceversa, il che potrebbe significare che, in realtà, il loro bipolarismo, per così dire, è solo un altro modo per imitare e aggirare il poco controllo che lo Stato può ancora esercitare su di loro.
Si tratta di una questione complessa e sfaccettata, perché se da un lato queste aziende hanno un’influenza e un potere crescenti, dall’altro ci sono ancora regolamenti e politiche governative che le “influenzano”. Da qui gli sforzi dei neoliberali per deregolamentare e indebolire il ruolo dello Stato.
Pochi oggi possono resistere al potere di questi imperi senza confini, rappresentanti della fase finale del capitalismo. Speriamo, e che l’umanità non finisca per vivere una distopia nello stile del mondo di Ridley Scott in Blade Runner o, peggio ancora, una fine catastrofica.
Fonti: BBC, El Economista, Forbes, Climaterra, Xataka.
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