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Lo Stato belga ha depositato una causa per 1,5 miliardi di franchi. Swissair non ha infatti fatto fronte agli impegni presi con Sabena, compagnia in liquidazione.Questo contenuto è stato pubblicato il 24 novembre 2001 - 17:55
Sebena e lo stato belga hanno avviato davanti al tribunale del commercio di Bruxelles una serie di cause legali contro Swissair per il mancato rispetto degli obblighi contrattuali: complessivamente viene chiesto un risarcimento di 1 miliardo di euro, circa 1,5 miliardi di franchi.
L'annuncio è giunto ieri in serata con un comunicato congiunto diffuso dal ministro belga delle imprese pubbliche Rik Daems. Sabena e stato belga (proprietario del 50,5 per cento delle azioni della compagnia) accusano Swissair (che controlla il restante 49,5 per cento) di non aver adempiuto agli obblighi sottoscritti in gennaio e in agosto, in particolare per quanto riguarda la promessa ricapitalizzazione della società.
In dettaglio, lo stato belga chiede che la holding Swissair sia condannata a versare 529 milioni di euro a Sabena e di pagare un indennizzo provvisorio di 355. Per il mancato rinnovo della flotta, la Sabena chiede a sua volta altri 529 milioni e un risarcimento di 161,5 milioni. Lo stato belga e altri azionisiti istituzionali hanno pure avviato una causa contro SAirGroup e SAirLines per 370 milioni. In totale quindi contro il gruppo elvetico sono pendenti richieste di risarcimento per 1,94 miliardi di euro.
Stando al comunicato sono inoltre all'esame altre opzioni giudiziarie, come ad esempio un'azione comune da parte di Portogallo, Germania e Francia. In questi paesi Swissair deteneva una serie di partecipazioni a compagnie aeree regionali e nazionali.
Fondata nel 1923, Sabena è stata messa in fallimento la settimana scorsa: nella sua storia ha chiuso solo due volte i conti in positivo. Complessivamente il gruppo impiega 13.000 persone. Il piano di rilevamento da parte di due investitori prevede la soppressione di 5100 impieghi.
Swissair aveva assunto la partecipazione del 49,5 per cento nel 1995. Nell'aprile 2000 aveva deciso di portare la sua quota all'80 per cento una volta entrati in vigore degli accordi bilaterali fra Svizzera e UE, che però sono tuttora in fase di ratifica. Dal giugno scorso il gruppo elvetico, schiacciato da miliardi di debiti derivanti da una fallimentare strategia di partecipazioni, cercava però di sganciarsi: in luglio ha raggiunto un accordo che non ha poi però rispettato.
swissinfo e agenzie
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