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Petra
Patrimonio dell?umanità
Petra: la città rosa
Di Ely Riva
Il giovane viaggiatore ed esploratore svizzero Johann Ludwig Burckhardt (1784 ? 1817) che si esprimeva correntemente in arabo, un giorno del 1812, mentre si recava da Damasco al Cairo, udì alcuni beduini che parlavano di una straordinaria e fantastica città, nascosta tra le montagne, in fondo a ripidi burroni. Fece di tutto per conoscere la favolosa città, ma i beduini conservavano il loro segreto gelosamente. Rendendosi conto che insistendo non avrebbe cavato il ragno dal buco, studiò uno stratagemma. Spacciandosi per Ibraim Ibn Abdullah un erudito islamico, raccontò di aver fatto voto ad Allah e di voler andare a sacrificare una capra sulla tomba del profeta Aronne, in vetta al Gebel Haron (Monte di Aronne), in fondo alla valle del Wadi Musa, ruscello di Mosé. Così due indigeni lo hanno guidato attraverso un lungo ?siq?, (nome arabo che indica strettoia scavata da un torrente), largo in alcuni punti poco più di un metro. Ad un tratto le pareti del siq si allargano, formando un?estesa piazza e mettendo in bella mostra sulla parete verticale, un grandioso e meraviglioso monumento. Burckhardt aveva scoperto Petra la capitale degli antichi Nabatei, la mitica Arabia Petraea. La notizia del ritrovamento di Petra è stata pubblicata dopo la morte di Burckhardt, nei diari di viaggio, solo nel 1822! Da quel momento divenne la meta privilegiata dei viaggiatori occidentali. Il territorio oggi fa parte della Giordania. Nel 1985 Petra fu inserita come patrimonio dell?umanità dall?UNESCO, e i beduini che con gli anni si erano installati nelle varie tombe, hanno dovuto lasciare le loro antiche e preziose abitazioni.
I primi dati sui Nabatei ci sono stati tramandati dallo storico greco Diodoro Siculo, che ne parla come di pastori e allevatori di cammelli. Diodoro Siculo parla di un gruppo di Nabatei che da popolo nomade, divenne ricco con il commercio di spezie e profumi provenienti dall?Arabia Felix.
I Nabatei crearono la loro capitale a Petra, una fortezza naturale facile da difendere, raggiungibile solo attraverso il deserto e percorrendo un intricato dedalo di strettissime valli.
Nel IV secolo avanti Cristo, i Nabatei, imponendo pedaggi salatissimi alle carovane che attraversano il loro territorio, diventano un popolo straordinariamente ricco e costruiscono una città meravigliosa, con tombe e monumenti di grande effetto scenografico. Le carovane partivano dall?Oman con i preziosi carichi di incenso, e attraversavano lo Yemen e l?Arabia. Era un viaggio lungo e difficile dove i pericoli erano sempre in agguato. I carovanieri erano abili a condurre le loro carovane attraverso il deserto e guidarle ai vari pozzi di acqua salmastra, fino alla meta finale, la città di Petra tra le montagne di arenaria rosa, in fondo al Wadi Musa. Dopo aver pagato il pedaggio di passaggio, entravano nello stretto viale, all?ombra delle alte pareti del ?siq?, (una spaccatura della montagna alta 75 metri, dovuta a forze tettoniche), a lato del quale, in un canale scavato nella viva roccia, scorreva un ruscello di acqua fresca e gorgogliante proveniente dal Wadi Musa, e dalle sue numerose ramificazioni. I carovanieri che arrivavano dopo 12 settimane di deserto fatto di sabbia, vento e sole, dovevano rimanere assai impressionati, da questo dissetante benessere. Poi in fondo al canyon, lungo ben 1300 metri, ecco apparire il monumento più importante di Petra, il Khazneh, la Casa del Tesoro, dalla splendida facciata alta 40 metri, interamente scavata nell?arenaria rosa. Vedendo davanti al Kahzneh il laghetto tondo impreziosito dai fiori di loto, e tutt?intorno un ricco mercato pieno di gente, i carabinieri avevano la certezza di essere arrivati in paradiso. E quello splendido monumento, il Khazneh, che cambia colore dall?alba al tramonto, riflesso nell?acqua, non era un miraggio, ma una incredibile rinfrescante realtà!
Petra era enorme, ricchissima di monumenti e tombe.
I Nabatei furono maestri nel fare incetta d?acqua tra quelle montagne di arenaria per convogliarla, con una rete incredibile di canali e tubazioni, verso le cisterne di Petra, che ha così potuto prosperare in mezzo al deserto, arrivando ad ospitare fino a 30.000 abitanti.
Una città sapientemente ricca anche di cultura, come lo dimostra l?enorme anfiteatro che poteva ospitare la bellezza di 8000 spettatori seduti, fatto scavare nella roccia e ricoprire di lastre di marmo dal re nabateo Areta IV tra il 4 a.C. e il 27 d.C.
Dopo oltre quattro secoli di ricchezze e gloria, in seguito alla conquista romana e alla sottomissione di Petra da parte dell?imperatore Traiano nel 106 d.C., che dirotta altrove il commercio carovaniero, inizia la decadenza. Con la dominazione bizantina, Petra sembra risollevarsi, ma un paio di terribili terremoti nel 363 e nel 551 distruggono una città che, nascosta com?era, pareva destinata a rimanere nell?oblìo in eterno.
Con l?avvento dell?Islam, la storia di Petra tace.
In seguito, anche il ricordo della città scompare. I templi e le tombe furono utilizzati per centinaia e centinaia di anni dai beduini, come loro dimora e deposito delle loro mercanzie. Un segreto che i beduini riescono a mantenere a lungo senza mai tradirlo. Così Petra rimase un segreto fino all?arrivo del viaggiatore svizzero Ludwig Burckhardt nel 1812.
E? difficile dire quel che si prova oggi come turisti, camminando tra quelle strette gole. Come già diceva Thoma Edward Lawrence, meglio noto come Lawrence d?Arabia: ?Petra è il più bel luogo della terra. Non per le sue rovine (?) ma per i colori delle sue rocce, tutte rosse e nere con strisce verdi e azzurre, quasi dei piccoli corrugamenti, (?) e per le forme delle sue pietre e guglie, e per la sua fantastica gola, in cui scorre l?acqua sorgiva e che (?) è larga appena quanto basta per far passare un cammello. (?) Quindi tu non saprai mai che cosa sia Petra in realtà, a meno che non ci venga di persona?. Anch?io ci sono andato con Marilù e Francesco, rimanendo senza parole. Sono arrivato proprio quando l?archeologo svizzero Ueli Bellwald aveva appena scoperto, sotto uno spesso strato di sabbia e ghiaia, i canali scavati nella roccia a lato del ?siq? e il fondo ancora in parte lastricato dai Romani. Camminavo, cercando di leggere sulle pareti oscure del ?siq? la storia passata, quando la mia attenzione venne attratta da una colonna illuminata dal sole. Senza più togliere lo sguardo ho accelerato il passo, avanzando lungo il ?siq?, fin quando mi sono fermato di botto: davanti a me, in tutto il suo splendore, si era materializzata la meraviglia delle meraviglie, il Khazneh, tutto scavato nella viva roccia di arenaria rosa. Tutte le rocce sono di mille colori vivaci e brillanti con centomila sfumature. Incredibile! Domina il rosso papavero, mescolato al bianco luna, al giallo primula, al celeste campanula, al nero notte, e a tanti rosa diversi come certi nostri fiori di montagna… Quel monumento l?avevo visto tante volte in fotografia, ma la realtà superava in bellezza qualsiasi immagine: era stupefacente. Si trattava di un tempio, una tomba o nascondeva un tesoro? Era cosparso di piccole macchie nere, come ferite, piccoli buchi! L?archeologo svizzero spiega che, per molto tempo, i beduini avevano l?abitudine di sparare fucilate contro il Khazneh, nella speranza di bucare la parete e far cadere un tesoro nascosto!
Malgrado il tempo, il vento, i terremoti, la sabbia, Petra è ancora viva di misteriosa bellezza, ma si sente che nasconde ancora molti enigmi. Ogni passo è una nuova scoperta, un nuovo monumento. Ne sono stati censiti più di 700! A Petra si deve camminare, senza seguire nessuna guida, camminare, immaginare e osservare quei colori che rimangono indelebili nella mente! E? tutto un saliscendi, un incredibile mondo fatto di interminabili scalinate che portano ad altre meraviglie.
Dopo 800 scalini per 200 metri di dislivello si arriva al monastero Ed Deir, un?altra bellissima costruzione di 47 metri di larghezza per 43 di altezza in cima ad una montagna che guarda verso il Wadi Araba, la valle che confina con Israele e dove giace il Mar Morto. Anche questa era probabilmente una tomba! Oggi è chiamato ?monastero? in quanto vi hanno soggiornato per un certo periodo alcuni eremiti bizantini. Altre scalinate conducono al luogo del sacrificio, sul Jebel Madbhbah, una roccia piatta circondata da numerosi piccoli canali. Si tratta di un altare, a 1035 m, dove sacrificavano a Du Shara, dio nabateo. Il luogo è selvaggio e le spaccature tutt?intorno, erano abitate da numerose Agame azzurre (Agama mutabilis), un rettile che ha trovato nell?arenaria rosa delle montagne che sovrastano Petra, un habitat ideale. Le rocce colorate di rosso e rosa con mille sfumature ci accompagnano lungo tutte le scalinate che si intrecciano tra le ripide pareti. Ecco qual?era il bellissimo mondo dei Nabatei! Solo ora sappiamo quale livello di civiltà abbia raggiunto Petra duemila anni fa, con i suoi templi favolosi, le bellissime facciate delle tombe, il teatro, i viali, i colonnati, le cisterne di acqua fresca, i canali, le fontane, le numerosissime scalinate?
Per raggiungere Petra c?è anche un altro passaggio, lungo il Siq Al Mudhlem che significa ?scuro?. Era il vecchio percorso del Wadi Musa, prima della costruzione di Petra, e inizia con un tunnel scavato dai Nabatei per impedire che l’acqua allagasse il Siq che porta al Khazneh! Il Siq Mudhlem è molto stretto, un lunghissimo meandro che alle volte non arriva al metro di larghezza, e che sfocia a Petra: rocce e colori che sembrano un tramonto e un?alba soffiati dal vento e immobilizzati per sempre in una roccia rosa.