Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/67897

<h2>SubmittedText<h2><p>L'Unione europea (UE) prevede la creazione di un fondo di 500 milioni di euro che consentirebbe, a partire dal 2007, di aiutare i lavoratori salariati licenziati a causa di localizzazioni. L'erogazione di tali aiuti sarebbe soggetta a condizioni molto severe (delocalizzazione di industrie verso Paesi terzi non facenti parte dell'UE, massiccio aumento delle importazioni con conseguente "grave perturbazione economica" di una regione); ne beneficerebbero, ogni anno, circa 50 000 lavoratori salariati.</p><p>A tale riguardo, chiediamo al Consiglio federale di rispondere alle domande seguenti:</p><p>1. È a conoscenza del progetto summenzionato e delle sue eventuali implicazioni economiche e sociali?</p><p>2. Considerato che il fenomeno delle delocalizzazioni interessa anche il nostro Paese, non ritiene che un fondo di questo tipo potrebbe essere creato anche dalla Svizzera, sulla base del modello europeo?</p><p>3. Il Consiglio federale non reputa che un fondo di questo tipo avrebbe effetti economici e sociali positivi, soprattutto nel caso in cui gli aiuti concessi fossero principalmente destinati alla formazione e alla riqualificazione dei lavoratori vittime di delocalizzazioni?</p><p>4. Non pensa che tale strumento, offrendo ai lavoratori salariati interessati la prospettiva di poter trovare un nuovo impiego, permetterebbe nel contempo di rispondere ai bisogni di imprese attive in settori dove la manodopera è carente?</p><p>5. Da ultimo, viste le conseguenze sul piano economico, sociale, fiscale e regionale delle delocalizzazioni, spesso più devastanti rispetto a quelle derivanti da problematiche "ordinarie", il Consiglio federale non condivide l'opinione secondo cui converrebbe introdurre uno strumento sussidiario alle misure già previste nella legge sull'assicurazione contro la disoccupazione?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale è a conoscenza del progetto di regolamento presentato dalla Commissione europea, inerente alla creazione di un fondo europeo di adeguamento alla mondializzazione da impiegare per fronteggiare gravi perturbazioni economiche - come le delocalizzazioni - causate dai cambiamenti strutturali di maggiore importanza che si verificano nell'ambito del commercio mondiale. Il programma relativo all'utilizzazione del fondo - dotato di 500 milioni di euro - prevede che se ne faccia uso soltanto su espressa richiesta degli Stati membri e per un periodo limitato. Il tipo di interventi realizzati grazie al fondo mireranno all'attuazione di misure di reinserimento, come:</p><p>1. provvedimenti concernenti il mercato del lavoro, come: l'aiuto alla ricerca di un impiego; l'orientamento professionale; servizi personalizzati per la formazione e il ricollocamento, comprendenti l'acquisizione di competenze in materia di informatica e tecnologia della comunicazione; l'aiuto alla riqualificazione esterna e la valorizzazione dell'imprenditorialità o l'aiuto al lavoro indipendente; e</p><p>2. speciali integrazioni salariali, di durata limitata, come: le indennità per la ricerca di un'occupazione; le indennità di mobilità; gli aiuti salariali destinati alle persone in formazione; e le integrazioni salariali temporanee destinate ai lavoratori con almeno 50 anni di età che accettano un ricollocamento sul mercato del lavoro a condizioni salariali inferiori.</p><p>Attualmente, considerato che si tratta soltanto della proposta di un provvedimento non ancora entrato in vigore, è troppo presto per valutarne le conseguenze socioeconomiche.</p><p>Il Consiglio federale è cosciente del fatto che i licenziamenti causati dalle delocalizzazioni colpiscono duramente i lavoratori che ne sono vittime. Nonostante ciò, esso considera inopportuna la creazione in Svizzera di un fondo paragonabile a quello progettato dall'UE: da un lato, le misure finanziate grazie al fondo in questione corrispondono largamente a quelle previste dalla legge sull'assicurazione contro la disoccupazione (LADI); dall'altro, lo stato delle finanze pubbliche non consentirebbe l'istituzione di simile strumento supplementare. L'assicurazione contro la disoccupazione finanzia già numerose misure destinate a favorire la riqualificazione delle persone colpite dalla disoccupazione e il superamento delle carenze con cui sono confrontate le imprese. Detta legge consente inoltre di proporre misure in favore di tutti i dipendenti minacciati da disoccupazione all'interno di un'azienda, ad esempio nel caso di un licenziamento di massa (art. 98a OADI).</p><p>Di conseguenza, l'istituzione di un nuovo strumento sarebbe inopportuna, soprattutto considerato che l'articolo 75a LADI permette di sperimentare diverse misure nel quadro di progetti pilota, se del caso anche vertenti su questioni relative alle delocalizzazioni. Dunque l'introduzione di uno strumento sussidiario non è necessaria.</p>  Risposta del Consiglio federale.