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Lunedì 7 marzo, alle ore 20.00, saliranno sul podio del Teatro alla Scala di Milano il maestro Valerij Gergiev e il giovane pianista giapponese Mao Fujita, interprete del Concerto per pianoforte n. 2 in sol mag. op. 44 di Pëtr Il’ič Čajkovskij, cui Gergiev accosta, nella prima parte del programma, la Suite sinfonica dal balletto Il bacio della fata di Igor’ Stravinskij.
Il Concerto n. 2 in sol maggiore di Pëtr Il’ič Čajkovskij, venne scritto tra il dicembre 1879 e il maggio 1880, in un periodo di fervida attività creativa. Sin dal primo tema orchestrale appare l’attrazione di Cajkovskij per gli elementi melodici e armonici della cultura musicale che lo circondava negli anni dell’infanzia a Kamsko-Votkinsk, un’attrazione tanto forte da ritenere il ricorso a materiale folkloristico un’imprescindibile necessità per dare alla musica tutta la profondità del mondo slavo. Una capacità di fondere tradizione slava e schemi espressivi europei nella quale Stravinskij in seguito si riconobbe.
Il balletto Il bacio della fata, concepito da Igor’ Stravinskij sulla trama di una favola di Hans Christian Andersen, rielaborando temi di Cajkovskij, è dedicato al compositore russo. Come chiarisce Stravinskij nella dedica in partitura, la Fata della favola – che con il suo bacio salva il bambino dalla morte per tornare anni dopo, poco prima del suo matrimonio, e portarlo via con sé nel suo mondo di neve perenne – non è altro che la Musa del compositore russo, incarnazione dell’Arte e della sua attrazione fatale così cara all’estetica romantica.
L’ammirazione di Stravinskij durava sin da quando a undici anni si recò al Mariinskij e, nell’intervallo, incontrò Čajkovskij due settimane prima della morte: «Guardai e vidi un uomo con capelli bianchi e grandi spalle, e questa immagine è rimasta nella retina della mia memoria per tutta la vita», ha scritto in Expositions and Developments.