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SION - Dieci giorni di congedo paternità per i funzionari sono troppi in periodo di restrizioni finanziarie: lo ritiene una maggioranza del Gran consiglio vallesano, secondo cui dovrebbe essere applicato il sistema in vigore nel settore privato, dove sono concessi al massimo 5 giorni.
I deputati hanno approvato oggi con 69 voti contro 32 un postulato in questo senso presentato dal Partito liberale-radicale (PLR). "Come spiegare una simile generosità quando le economie diventano indispensabili per equilibrare il preventivo cantonale", si chiede il partito, rilevando che il settore privato "concede di regola da uno a tre giorni".
Il testo suggerisce inoltre di limitare il congedo al mese che segue la data del parto, "per evitare che esso sia utilizzato per prolungare le vacanze" in un altro periodo dell'anno.
"Concedere del tempo al padre non è uno spreco di mezzi ma un investimento nei bambini e nelle famiglie", ha fatto valere - ma invano - una deputata della sinistra. A suo modo di vedere, il congedo paternità concesso ai funzionari dovrebbe piuttosto servire da esempio per il settore privato e non il contrario.
Il PPD, dal canto suo, ha difeso una sua proposta, volta a chiedere al Consiglio di Stato di studiare come meglio riconoscere dal profilo professionale il tempo trascorso dai genitori (sia uomo che donna) che si dedicano esclusivamente alla cura dei figli.
Ritenendo il postulato "poco chiaro e campato in aria", la sinistra vi si è opposta, ma una maggioranza del Gran consiglio l'ha accettato, approvandolo con 56 voti contro 48 e 7 astenuti.