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BERNA - Amaro rientro in Svizzera per Christoph Meili. L'eroe celebrato negli Stati Uniti per aver, 12 anni fa, reso pubblico il grande scandalo dei fondi ebraici fa ora ritorno in Svizzera dal suo esilio negli Stati Uniti. L'allora guardiano notturno dell'Ubs di Zurigo aveva evitato la distruzione di numerosi documenti che sono poi stati utilizzati da legali statunitensi per dimostrare le colpe rossocrociate. La vicenda aveva recato un grave d'anno d'immagine al settore bancario elvetico che era poi arrivato ad un accordo con le associazioni ebraiche costato 1,25 miliardi di dollari.
Terminata la vicenda, Meili era stato accolto dagli Stati Uniti che gli avevano concesso l'asilo politico e la comunità ebraica internazionale si era proclamata in favore di una ricompensa economica per il coraggio dimostrato. Come ricorda oggi il domenicale il Caffé la parabola di Meili ha però conosciuto un rapido declino. Da due anni era infatti tornato alla sua professione di guardiano notturno guadagnando 15 franchi l'ora. Difficoltà economiche che hanno obbligato la famiglia Meili a vivere in una stanza "perché in America non c'é un servizio sociale come in Svizzera" ha precisato Meili al SonntagsBlick.
"Ho perso tutto, famiglia, amici, patria. Non rifarei più quello che ho fatto, il prezzo da pagare è troppo alto" aveva confidato nel 2003 in un'intervista alla RSI. A far definitivamente pendere l'ago della bilancia verso la scelta di ritornare in Svizzera è stata l'impossibilità di far fronte ad una spesa ospedaliera di 900 franchi. Convinto d'essere stato utilizzato dalle associazioni ebraiche per ottenere ciò che, in precedenza, non erano mai riusciti a dimostrare, Meili si trova quindi costretto a cercare asilo in patria.
Foto apertura (archivio): Keystone AP Michael Schmelling