Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01236.jsonl.gz/989

Alle porte dell'inverno, la Moldavia è alle prese con una grave crisi energetica dopo il netto aumento del prezzo del gas russo. Al posto dei 300 dollari per 1'000 metri cubi stabiliti dai vecchi contratti scaduti, dal 2022 Gazprom ne chiede 790, ovvero più del doppio. Un costo definito "ingiustificabile e irrealistico" dal Governo della piccola repubblica ex sovietica, che con Mosca ha già accumulato un debito di circa 700 milioni di dollari. Da parte sua, la Russia ha minacciato di tagliare le forniture dal 1° dicembre se il debito non verrà saldato.
Nei giorni scorsi, la Moldavia ha decretato lo stato di emergenza, una mossa che le ha permesso di acquistare gas dalla Polonia per la prima volta dopo l'indipendenza del Paese nel 1991. Intanto, nella capitale Chisinau anche la "fiamma eterna" del monumento dedicato ai soldati sovietici uccisi durante la seconda guerra mondiale è stata spenta.
Mosca nega di aver aumentato le tariffe del gas come ritorsione dopo la vittoria alle elezioni moldave del 2020 della presidente filoeuropea Maia Sandu. Gazprom ha dichiarato che si tratta di negoziati puramente commerciali, mentre il Cremlino ha smentito qualsiasi pressione politica su Chisinau.
Con i suoi 2,6 milioni di abitanti, la Moldavia riceve il gas attraverso la Transnistria (regione separatista filorussa), e l'Ucraina. Come nel caso di molte repubbliche ex sovietiche, la popolazione è divisa tra chi vuole avvicinarsi all'UE, e chi vuole rientrare nell'orbita di Mosca.
Il gas usato come arma geopolitica?
Secondo Anna Creti, docente del Centro di geopolitica dell’energia e delle materie prime dell’Université Paris-Dauphine, il caso della Moldavia è simile a quello dell'Ucraina di qualche anno fa, ma "ora il braccio di ferro è inserito in un contesto di crisi dell'energia che rende l'Europa ancora più vulnerabile di fronte all'atteggiamento russo" (l'intervista integrale nel servizio del TG).
Un analista del think thank Expert Group basato a Chisinau, Dionis Cenusa, sostiene che la Moldavia abbia fatto degli sforzi per diversificare le sue forniture di gas, soprattutto con la Romania, ma questi tentativi spesso non erano supportati finanziariamente: "La Russia vuole che la sua influenza in Moldavia non venga toccata e l'attuale crisi energetica sembra essere usata per bilanciare i poteri con l'UE". Intanto, da Bruxelles è arrivata la disponibilità a stanziare 60 milioni di euro per aiutare la Moldavia.