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Il pestaggio c'è stato. Lo ha confessato uno dei tre carabinieri imputati al nuovo processo per la morte, causata da percosse, di Stefano Cucchi, avvenuta il 22 ottobre del 2009 nel reparto carcerario dell'ospedale Pertini di Roma.
- RG 18.30 dell'11.10.2018: il servizio di Claudio Bustaffa
"Fu un'azione combinata, Cucchi prima iniziò a perdere l'equilibrio per il calcio di D'Alessandro poi ci fu la violenta spinta di Di Bernardo che gli fece perdere l'equilibrio, provocandone una violenta caduta sul bacino. Anche la successiva botta alla testa fu violenta, ricordo di avere sentito il rumore". Così Francesco Tedesco, accusando i carabinieri D'Alessandro e Di Bernardo, descrive le fasi del pestaggio di Cucchi nel verbale. "Spinsi Di Bernardo - aggiunge Tedesco - ma D'Alessandro colpì con un calcio in faccia Cucchi mentre questi era sdraiato a terra".
La sorella di Cucchi, Ilaria, alla fine dell'udienza davanti alla Corte d'assise ha dichiarato che "ci sono voluti nove anni, ma finalmente oggi la verità che noi sosteniamo da sempre è entrata in un'aula di giustizia". "Importante è che questa verità - ha aggiunto - entra nel processo con le parole di uno degli imputati, che racconta il massacro di Stefano e tutto ciò che è accaduto nei giorni successivi, ovvero le coperture che ci sono state".
Coperture in parte denunciate dallo stesso Francesco Tedesco: "D'Alessandro, inoltre, mi aveva detto di aver cancellato quanto lui aveva scritto sul registro del fotosegnalamento", si legge ancora nel verbale. Tedesco ha anche parlato del suo rapporto con il maresciallo Mandolini, allora comandante della stazione Appia dove fu portato Cucchi che, secondo quanto sostiene Tedesco, sapeva di ciò che era accaduto. "Quando dovevo essere sentito dal pubblico ministero, il maresciallo Mandolini non mi minacciò esplicitamente ma aveva un modo di fare che non mi faceva stare sereno", mette a verbale Tedesco. E riferisce che prima di recarsi a Piazzale Clodio per il primo interrogatorio del Pm, Mandolini gli disse: "Tu gli devi dire che stava bene, gli devi dire quello che è successo, che stava bene e che non è successo niente...capisci a me, poi ci penso io, non ti preoccupare".
ANSA/M. Ang.