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Si sedettero davanti al camino che aveva ripreso una bella fiamma e parlarono dell’Africa. Il tempo passò ancora un po’, fin quando, di punt’in bianco, Charlotte chiese:
-“Signor Benatar, desidera passare la notte qui? È tardi, la strada è lunga…”
-“Non le darebbe fastidio?”
-“Se mi desse fastidio non lo proporrei…”
-“Allora volentieri, ma solo se mi concede di passare la notte con lei…” disse Ruben immensamente soddisfatto per il modo letterario in cui era riuscito ad esprimer il fondo del suo pensiero. Già che vent’anni fa avrebbe semplicemente scaraventato la partner sul letto. Però, vent’anni fa non ne aveva avuto l’occasione e nemmeno il bisogno perché c’era Violette… Oddio, cara Violette… chi sa cosa stava pensando a vederlo qui occupato a sedurre un’altra donna e a dire quelle sciocchezze da vecchio pazzo…
-“Non guadare, Violette – pensò Ruben – ti supplico… non guadare che mi fai sentire ridicolo…”
Charlotte si alzò e ricomparve con un grande asciugamani blu che sapeva di lavanda, una vestaglia di velluto marrone ed uno spazzolino dei denti ancora nel suo imballaggio d’origine dicendo:
-“Prego, di qui la doccia, prenda pure il bagno per primo, intanto sparecchio la tavola…”
-“Ma guarda – pensò Ruben sotto la doccia – questa è sempre pronta a ricevere nuovi amanti! Eccomi nei panni del cinquantunesimo, se non peggio… Forse sono il sessantunesimo… È terribilmente frustrante… Forse ha, addirittura, fatto le righette per quattro verticale con una obliqua per il cinque come lo facevano i cow-boy sul calcio del fucile. Domani mattina io sarò una righetta in più… sconvolgente… ”
E poi si chiese se lui sarebbe stato una righetta dritta oppure quella obliqua che marca il 5…
Quando uscì dalla doccia, si tolse la protesi dentaria e la spazzolò accuratamente. A casa sua, avrebbe depositato il suo “masticatore” nell’apposito vasetto in cristallo di Baccarat colle pastiglie effervescenti… Ma qui, non voleva fare brutte figure… Si spazzolò i denti e si rimise la protesi. Non poté impedirsi di dare un’occhiata allo scaffale tra la doccia ed il lavabo. Un’insalatiera di cristallo su piede d’argento conteneva ogni sorta di collane. Un posacenere conteneva orecchini. In un bicchiere da birra stavano una decina di pennelli da pittura ad olio con le setole all’insù. Tra i vasetti di creme per le mani e scatoline di trucco stavano bidoni di diluente universale e tinner per pulire i pennelli…
Finalmente Ruben infilò la vestaglia, raggiunse a piedi nudi Charlotte che stava chiudendo tende e persiane ed ebbe piacere a sentire la morbida lana e seta dei tappeti del Kashmir.
-“Prego – disse Charlotte, mi aspetti pure in camera, vado in bagno ed arrivo subito.”
Anche lei fece una breve doccia, spazzolò i denti e poi aprì l’armadietto farmacia pensando:
-“Io, sicuramente, avevo un tubo di gel lubrificante vaginale… Accidenti, chi sa dove l’ho messo? Che colore aveva già? era rosa… No… no, no era un tubetto azzurro con scritta chiara “vagiqualcosa”… Ma, che l’abbia buttato via? Forse era scaduto, bè, da sette anni… si capisce…”
Il tubetto era scomparso e Charlotte si unse generosamente le zone intime con la “nivea soin de jour activant” che di solito si spalmava sul viso. Visto che questa sera aveva un ospite nelle vicinanze strette, non era il caso di presentarsi col viso appiccicoso… Poi infilò la sua vestaglia, le pantofole slippers “Toffole” di lana cotta made a Caselle d’Altivole ed andò in camera.
Ruben aveva risolto il problema del pudore nascondendosi sotto il piumone. Com’era imbarazzante svestirsi davanti a questo uomo quasi estraneo e che viveva con dei pappagalli. Certamente svestirsi vent’anni fa non era stato un problema poiché aveva avuto un corpo non perfetto ma tranquillamente mostrabile e poi era stata un’amante, ma sì, diciamolo pure, fantasiosa e focosa…
-“Ebbene – pensò Charlotte – saltiamo il fosso il più naturalmente possibile…” Si tolse la vestaglia che appese all’apposito gancio, lentamente, come se si fosse svestita ogni sera davanti agli occhi curiosi di un guardone.
Ruben ebbe una visione globale immediata. Le gambe erano mica male, pure le natiche ed anche i seni. Bè, così piccoli stavano in piedi per forza ma era meglio piccoli sodi che grandi afflosciati… Ripensò a quella barzelletta che si era raccontata tra liceali “les petits coquins sont devenus de grands pendards”… Dove non funzionava era la pancia… pancia decisamente troppo prominente. Lì qualcosa era sproporzionato… Fu allora che vide una lunga cicatrice che partiva dal fianco destro e scendeva sotto la pancia fino al pube. Dall’altra parte c’era un’altra cicatrice che circondava la parte sinistra della pancia proprio come un cerchio. A quel momento Charlotte si girò e si scoprì una terza lunga cicatrice che scendeva lungo la colonna vertebrale fino in mezzo alla natica sinistra…
-“Oddio – pensò Ruben – che macello… Ecco perché si tiene sempre un po’ storta e chinata in avanti… Chi sa cosa sarà successo…”
-“Sta guardando le mie cicatrici…- disse Charlotte – Ormai… colpi di sciabola, un duello… per una donna… che poi mi ha comunque lasciata per un’altro…” Poi anche lei s’infilò sotto il piumone.
Ruben si ricordò le parole della canzone di Serge Reggiani: “la femme qui dort dans mon lit n’a plus vingt ans depuis longtemps…”
Invece il cane che non era abituato a queste visite invadenti venne a guardare da vicino cosa stava facendo la sua padrona, come per dire:
-“Ma quello… non avrà mica intenzione di occupare il mio posto?”
-“Vai sul tuo lettino” – gli disse Charlotte. Il cane andò lentamente a sdraiarsi nella cesta che si trovava nell’angolo della stanza. Si sdraiò ma comunque continuò a tenere gli occhi aperti e la situazione sotto controllo.
Charlotte si strinse vicino a Ruben con la testa nell’apposito incavo della spalla. Non era male perché egli aveva la pelle morbida e fresca e poi c’era davvero il Fabergé che stava prendendo sfumature caramellate da tabacco Clan.
-“Adesso – pensò Ruben che aveva provveduto ad un’erezione dignitosa – meglio non rischiare per via del ginocchio… Mo! me la faccio venire sopra… Così avrà pure l’impressione di dominare… Alle donne piace…” Con la mano destra invitò Charlotte a salire sopra di lui.
-“Già – pensò Charlotte – ma non ci siamo ancora baciati… Bè tanto meglio: lasciamo i baci come eventuale variante…”
Intanto era salita sopra di lui e tentarono di accoppiarsi. All’inizio fu problematico… Poi Ruben la penetrò di colpo e dopo solo qualche movimento eiaculò potentemente con ovvia soddisfazione e lasciando Charlotte insoddisfatta e sorpresa per tanta fretta. Almeno quando si masturbava raggiungeva deliziosi, intensi, lunghissimi orgasmi… Decisamente il sesso così sciatto richiedeva molto impegno e non produceva nessuna soddisfazione. Cioè, il beneficio era fallimentare rispetto all’investimento…
-“Bè… – disse Ruben dopo qualche minuto, per distogliere l’attenzione dalla sua prestazione fulminea – Come fa ad essere ancora vergine dopo una vita così avventurosa?”
-“C’est la fonction qui crée l’organe – rispose Charlotte – Durante questi ultimi anni la piaga ha avuto tempo di cicatrizzare. Non sanguina nemmeno più ma la cicatrice è retrattile…”
-“Ma come – s’informò Ruben – non ci sono trattamenti ormonali per mantenere il lucido dello smalto?”
-“Ha, questi… Sui foglietti esplicativi era sempre menzionato che queste terapie andavano bene per un sacco di cose ma nel contempo provocavano cancro del seno e dell’utero… Ho preferito stare col primo danno… E poi… questi prodotti stimolano la libidine… Si figuri per una donna della mia età che vive da sola. Cosa me ne faccio delle tempeste libidinose, dovrei pagarmi un gigolo?… I gigolo non vengono rimborsati dalle casse malati…”
-“Ma davvero è da così tanto tempo che non ha più una vita sessuale?”
-“Sette anni…”
-“Non le manca?”
-“Si, all’inizio. Ma raramente un uomo continua a vivere con una donna fisicamente diminuita, diciamo, che non è più all’altezza. Allora… bè, se ne va… Ci si ritrova da sola proprio nel momento in cui si avrebbe il più bisogno di sostegno. Dopo si rimane amareggiata e sfiduciata… Ma più che il sesso, manca il lato affettivo.”
-“Allora potrebbe avere una relazione con un uomo, ma senza sesso?”
-“Anzi – disse Charlotte – sarebbe un gran sollievo… Il sesso è diventato una specie di incubo. A pensarci adesso, mi chiedo perché ne ero ossessionata da giovane. Mi scusi, vado un attimo in bagno.”
Ruben rimase un po’ sconcertato. Era proprio per far sesso che lui sarebbe stato interessato ad un nuova relazione. Ma questo non era completamente vero, non era solo il sesso, no, piuttosto… Ecco la buona domanda: perché stabilire una nuova relazione? Perché non con una donna bella, giovane e focosa, bensì con una donna vecchia? Forse era la risposta al suo bisogno di pace, di tranquillità, un modo di poter rinunciare alla competitività? Finalmente non dover più essere in prima linea, all’altezza. Anzi, poter ammettere che si ritirava sotto la sua tenda e lasciava il campo di tutte le battaglie a generazioni più giovani che avevano energie ed illusioni da sfogare. Tutto sommato la rinuncia all’aggressività del sesso era una buona notizia. Semmai si doveva davvero pensare a quell’operazione della prostata, non sarebbe stato da solo a dover affrontarla. Non si sarebbe sentito diminuito. Charlotte aveva già accettato di essere una donna oltre alla menopausa e sarebbe stata un’alleata nel cammino verso la vecchiaia. Il superamento di quella soglia fatidica, insieme, sarebbe sicuramente fonte di grande complicità e tenerezza.
Alzandosi e rigettando il piumone Charlotte scoprì il corpo nudo del suo nuovo amante e vide che egli aveva una grande macchia di una specie di eczema sulla parte destra del torace.
-“Aha – pensò Charlotte – ecco perché è sempre così bello abbronzato, monsieur fa i bagni di raggi ultravioletti contro la psoriasi…”
E siccome Ruben vide che lei aveva visto, disse con finto pudore:
-“E si… lei ha fatto l’amore con un lebbroso…”
-“Fa niente – rispose Charlotte – ho un amico che lavora nella fondazione Raoul Follereau… E poi il nostro Guru guariva i lebbrosi…”
-“Bella fatica – disse Ruben – era un ebreo pure lui…”
Al ché Charlotte se ne andò sotto la doccia ridendo.