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BERNA - Lo sviluppo della politica energetica a livello europeo non riduce né la sicurezza dell'approvvigionamento né la competitività svizzere. È la conclusione a cui giunge un rapporto sul tema approvato oggi dal Consiglio federale.
Secondo dati europei, fino al 2030 lo scenario più probabile è quello che prevede un importante potenziamento delle energie rinnovabili, un'integrazione incompleta del mercato elettrico e una domanda di elettricità stagnante o in calo, si legge in un comunicato governativo odierno.
Non è invece chiaro se il gas sostituirà il carbone: ciò dipenderà in modo determinante dall'entità dell'aumento del prezzo del CO2.
Secondo le stime, sempre guardando al 2030, la produzione elettrica sarà composta in questo modo: 31% di energie rinnovabili senza idroelettrico, 13% di energia idroelettrica, 24% di nucleare, 6% di gas, 18% di carbone, 0% di petrolio, 8% di altre fonti.
Il rapporto approvato dal governo, sottolinea che gli attuali eccessi di capacità quanto alla produzione di elettricità verranno ridotti. I prezzi a livello nazionale per l'acquisto dell'energia elettrica per l'industria continuano a essere per lo più determinati dai prezzi all'ingrosso. I costi per le singole economie domestiche dipenderanno in particolare dall'entrata in vigore di una liberalizzazione totale del mercato.
Tali sviluppi negli Stati membri dell'Unione europea (UE) non riducono né la sicurezza dell'approvvigionamento né la competitività svizzere. La stipulazione di un accordo sull'energia elettrica garantirebbe l'accesso della Svizzera al mercato.