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Tra 48 ora prenderà avvio la fase finale della Coppa del mondo in Russia che precederà quella del 2022, per la prima volta organizzata in una nazione araba (Qatar). Ma la Fifa guarda già più avanti e domani, nel corso del congresso in programma a Mosca, sceglierà il paese nel quale disputare i Mondiali del 2026, i primi, forse, a 48 squadre. In lizza due candidate in rappresentanza di quattro nazioni: da una parte il Marocco, dall'altra l'unione tra Stati Uniti, Canada e Messico. Due candidature molto diverse, per estensione geografica e per prospettiva di introiti. Il Marocco sembra poter rappresentare l'unione euro-africana, con un potenziale superiore ai 100 voti (55 l'Uefa e 53 la Caf). La vicinanza al continente faro del calcio mondiale (la frontiera Nord dista appena 14 km dall'Europa) pone il regno africano in una posizione geografica ideale. L'Europa punta sul Marocco anche per questioni commerciali, in primo luogo legate ai diritti tv: con un Mondiale a 48 squadre le partite giornaliere sarebbero quattro e poterle trasmettere senza doversi adattare ai fusi orari rappresenta un vantaggio innegabile. «La candidatura Stati Uniti-Messico-Canada non mi sembra coerente – afferma Claude Le Roy, per anni impegnato con diverse selezioni africane – con un paese anglo/francofono, uno anglofono e uno ispanofono. La scelta del Marocco premierebbe una Coppa intelligente, coerente, a misura d'uomo».
«Proponiamo un concetto con 12 città ospitanti, tutte molto vicine tra di loro – afferma Hicham El Amrani, direttore di Marocco 2026 –. Sarà possibile viaggiare da Nord a Sud con un massimo di 60 minuti di volo. Un bel vantaggio per i giocatori. Inoltre, gli spettatori si potranno spostare facilmente all'interno di un paese nel quale il costo della vita è sensibilmente inferiore rispetto ad altre realtà. Per raggiungere Marrakech o Casablanca è sufficiente un volo low coast».
La sfida del Marocco non sarà una passeggiata. Come è facile immaginare, la candidatura Stati Uniti - Canada - Messico è una sorta di corazzata che, per convincere i delegati, conta soprattutto sulle fantasmagoriche previsioni di introiti. Carlos Cordeiro, presidente della federazione statunitense ha annunciato che la Coppa del mondo 2026 porterebbe nelle casse della Fifa 11 miliardi di dollari su una cifra d'affari di 14 miliardi: quattro volte tanto rispetto ai 2,6 miliardi di Brasile 2014. Cordeiro spera inoltre nella vendita di 5,8 milioni di biglietti, con una media spettatori di 72'500 a partita, ben più del record stabilito, guardacaso dagli Stati Uniti, nel 1994 (68'991). La Coppa del mondo nord e centrocamericana proporrebbe 23 stadi, dei quali tre in Messico, tre in Canada e 17 negli Stati Uniti. La capacità media degli stati sarebbe di 55'000 posti, con un picco all'AT&T di Dallas (92'467) e un minimo a Toronto (45'000). Tra gli impianti selezionati, oltre all'Azteca di Città del Messico, sede delle finali dei Mondiali del 1970 (vittoria del Brasile di Pelé) e del 1986 (trionfo dell'Argentina di Maradona), pure il Rose Bowl di Pasadena che vide il successo del Brasile nel 1994 e il nuovo impianto che dal 2020 ospiterà a Los Angeles i Rams della Nfl. Secondo il dossier di candidatura, la finale si disputerebbe al MetLife Stadium, di East Rutherford (New Jersey, vicino a New York), casa dei Giants e dei Jets della Nfl, mentre le semifinali andrebbero in scena ad Atlanta e a Dallas.