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L’Avversario, romanzo-verità di Emmanuel Carrère, pubblicato nel 2000, racconta la storia di un uomo, Jean-Claude Romand, che ha vissuto una vita intera nella menzogna. Si è infatti finto medico e ricercatore per l’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) di Ginevra, quando in realtà sperperava i risparmi della famiglia della moglie e passava le giornate a nascondere la sua vera identità. Senza destare alcun sospetto, ha truffato i propri cari per tutta la vita arrivando a commettere il crimine più crudo: uccidere la propria famiglia. Romand, originario del Canton Giura, è stato condannato all’ergastolo nel 1993. Il giudice ha stabilito un periodo di reclusione di almeno 22 anni, dopo il quale avrebbe potuto chiedere la liberazione condizionale della pena, che gli è stata concessa. È uscito di prigione lo scorso 28 giugno.
Emmanuele Carrère si è fin da subito interessato alla storia di Romand. Appena dopo la tragedia ha scritto una lettera al condannato, ma non ha ricevuto risposta per i tre anni consecutivi. Romand era infatti nel pieno del processo e il suo avvocato gli aveva consigliato di trattare questa faccenda solo una volta processato. Dopo la condanna, Romand ha risposto a Carrère, ed è nata una relazione epistolare tra i due, che ha permesso allo scrittore di gettare le basi per il suo romanzo. Carrère ha cercato di ripercorrere l’intera vita di Romand, svolgendo i suoi stessi tragitti in automobile, recandosi nella sua casa di vacanza, parlando con gli amici e andando a trovarlo di persona, ricerca difficile dal punto di vista emotivo, ma non quanto è stata la stesura del libro.
Carrère è riuscito a raccontare una tragedia in maniera oggettiva: lui stesso, in una lettera indirizzata a Romand, che ritroviamo nel libro, dice « il problema per me non è reperire informazioni, ma trovare una mia collocazione rispetto alla sua storia. Quando mi sono messo al lavoro, credevo di poter eludere il problema cucendo insieme pezzo per pezzo tutto quello che sapevo e sforzandomi di restare obiettivo. Ma in una vicenda come questa l’obiettività è una mera illusione ». Infatti il libro non esprime giudizi, bensì cerca di entrare nella testa dell’assassino e capire le ragioni che lo hanno spinto a compiere un gesto tanto folle.
Il romanzo ripercorre la vita di Romand a partire dalla sua infanzia, grazie alla quale riusciamo a capire le pressioni esercitate su di lui per mantenere il buon nome della famiglia, così come il divieto di mentire imposto dai genitori. Tuttavia, nel corso del romanzo il lettore capisce che spesso nella famiglia si mentiva a fin di bene « racconta che sua madre si angustiava per qualsiasi cosa, e lui ha imparato presto a nascondere la verità per evitarle ulteriori preoccupazioni. Ammirava suo padre perché non lasciava mai trasparire le proprie emozioni, e si è sforzato di imitarlo ». Il pluriomicida è riuscito a costruire una figura di figlio ideale così da non deludere le aspettative dei genitori.
Ancor più triste è la vicenda del cane: Romand ha sempre avuto una passione per questo animale e da bambino era il suo unico vero confidente, una figura alla quale mostrava la sua vera personalità e a cui si rivolgeva senza alcun filtro. Un giorno il cane è scomparso e ancora oggi Romand ha il sospetto che il padre lo abbia ucciso perché era malato. Questa vicenda permette di capire fino a che punto in quella famiglia fosse lecito mentire a fin di bene. Ma, ancor più scioccante, è la consapevolezza di Romand: « sapeva che la sua storia non poteva avere un lieto fine. Non ha mai confidato o provato a confidare il suo segreto, né a sua moglie, né al suo migliore amico, né a uno sconosciuto su una panchina […] In quindici anni di doppia vita non ha mai parlato con nessuno, non è mai entrato in contatto con quei mondi paralleli« .
Come i pezzi di un puzzle permettono di costruire un’immagine, il romanzo di Emmanuel Carrère permette di ripercorrere le varie tappe della vita di Romand. Non sarà mai possibile perdonare i gesti da lui compiuti, ma forse attraverso questo libro si riescono a scovare elementi che permettono di capire l’instabilità di Romand e la sua ricerca dell’immagine di uomo perfetto, avvicinandoci alle origini delle sue azioni. Penso che sia proprio questa ricerca di un ideale e dell’impossibilità di fallire, che durante l’infanzia consisteva nel tenere alto il nome della famiglia, ad averlo portato a compiere gesti spietati e inimmaginabili.