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Valerij Gergiev, direttore
Abisal Gergiev, pianoforte
Valerij Gergiev, direttore
Felix Mendelssohn
Sinfonia n. 4 in la maggiore, op. 90 Italiana
Maurice Ravel
Pavane pour une infante défunte
Aleksandr Skrjabin
Concerto per pianoforte e orchestra in fa diesis minore, op. 20
Contenuto multimediale:
Shostakovich: Symphony no. 7 "Leningrad" in C major op. 60
L’Orchestra Mariinskij è uno degli ensemble musicali più antichi della Russia. L’ha diretta Berlioz, Wagner, von Bulow, Čajkovskij, Mahler, Nikisch e Rachmaninoff, ed è stata la prima ad eseguire numerose delle opere di Čajkovskij, Glinka, Mussorgskij, Rimsky-Korsakov, Šostakovič e Chačaturjan.
La sua natura è permeata dell’anima russa. ≪Le orchestre occidentali sono davvero eccezionali≫ dice il suo direttore Valerij Gergiev ≪ma la questione, con la musica Russa, è trovare l’anima. Spesso usiamo la parola “anima, l’anima della musica, e cerchiamo di fare in modo che quando suoniamo essa parli. La qualità strumentale e lo splendore dell’anima sono in qualche modo l’“arma” per esprimere l’essenza stessa del brano≫.
In Gergiev si dice che bruci il fuoco sacro di un mistico russo, e per lo sguardo magnetico, il portamento solenne, la voce profonda, è stato spesso indicato come il successore ideale di Herbert von Karajan e Leonard Bernstein. Quando dirige, Gergiev è alla ricerca di un legame intenso tra la musica e il pubblico. Secondo Gareth Davies, il flautista dell’orchestra, ≪Gergiev ha questo incredibile senso della propria terra e della sofferenza≫. ≪Con la mia orchestra, gran parte di ciò che suoniamo appartiene alla nostra mentalità musicale≫ dice il Maestro, e non sono gli strumentisti, e la tradizione a rimanere nel tempo. Viene tramandata da insegnante ad allievo ≪come qualcosa che si prende da uno e si passa all’altro, e cosi va avanti ancora, ancora e ancora≫.
Per il suo ritorno a Lugano l’orchestra guarda allo scrigno musicale europeo e accosta i colori mediterranei della celebre Sinfonia n. 4 di Mendelssohn, nata sotto il sole di un viaggio in Italia del compositore tedesco che la definì ≪il brano più gaio che ho scritto≫, alle sonorità armoniose e seducenti della Pavane pour une infante defunte, eco di una danza lenta cinquecentesca, scritta nel 1899 per pianoforte e poi orchestrata dallo stesso Maurice Ravel, che la immagina ballata da una principessa alla corte di Spagna.
È Aleksandr Skrjabin a ricondurre il programma alla tradizione musicale russa ed e il giovane figlio di Gergiev, l’appena ventenne Abisal, a debuttare al LAC con l’elegante concerto in fa diesis minore per pianoforte e orchestra.