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Ho imparato molto presto a scuola che la Turchia aveva ripreso il Codice civile svizzero, il cosiddetto «CC». L'ho imparato in fretta e molto volentieri, prima ancora di sapere che cosa fosse un Codice civile! Comunque sia, noi alunni eravamo fieri che la grande Turchia aveva ripreso - dalla piccola Svizzera - una cosa del genere, a nostro parere importante.
Ancora oggi - egregio Rettore, egregio Ministro di giustizia, gentile signora Decana, gentili Signore e Signori, mi rallegro di poter festeggiare qui all'Università di Ancara l'80esimo anniversario dalla ripresa del Codice civile svizzero. Quando, negli anni Quaranta del secolo scorso, questo fatto riempiva d'orgoglio il mio cuore di ragazzino, non m'immaginavo neppure lontanamente che avrei avuto l'onore di presenziare ai presenti festeggiamenti.
Ringrazio il mio collega turco, il ministro di giustizia Cemil Cicek, per il gentile invito. Desidero porgere al Governo turco anche i saluti e i migliori auguri da parte del Consiglio federale svizzero. In Svizzera il Collegio dei sette consiglieri federali rappresenta nel contempo il «capo dello Stato». Non disponiamo di un Primo ministro o di un Presidente.
Egregio Rettore professor Nusret Aras, La ringrazio per l'ospitalità concessami oggi all'Università di Ancara, così importante per la storia della Repubblica della Turchia; mi congratulo anche con Lei, signora Decana Lale Sirmen e con le sue stimate colleghe e i suoi stimati colleghi, per l'iniziativa di svolgere nella capitale un simposio dedicato a questo anniversario.
Il fatto che la trasposizione di un Codice di diritto, come avvenuto per il Codice civile svizzero in Turchia, possa avere anche un altro significato, lo dimostra il seguente piccolo episodio: quando in qualità di giovane collaboratore giuridico presso l'impresa - di cui sarei diventato proprietario in seguito - mi trovai a dover trattare la domanda di un imprenditore turco concernente la costruzione di un impianto industriale in Turchia, chiesi al presidente fondatore della nostra ditta se dovevamo eseguire il mandato nella lontana Turchia, un Paese a noi estraneo. Altri Paesi, altri costumi, mi dissi all'epoca. La risposta del presidente fu perentoria: «I Turchi sono persone rette, hanno pur ripreso il nostro Codice civile. E quindi saranno anche buoni soci in affari!» Abbiamo concluso l'affare e da lì si è creata un'ottima collaborazione che perdura da parecchi anni e che è stata sempre caratterizzata da una reciproca fiducia. Questa relazione d'affari ha dato origine nel frattempo a diversi progetti in tutta la Turchia, ad esempio a Izmit, a Bursa o ad Adapazari. Questo esempio dimostra come non solo si sono creati rapporti commerciali, ma anche contatti umani di lunga data.
Non è quindi un caso che un grande numero di noti professori di diritto svizzeri provenienti da tre diverse città universitarie (Berna, Friburgo, Losanna) siano presenti in qualità di partecipanti a questo simposio, tra gli altri anche il professor Eugen Bucher, uno dei miei professori di allora, fatto questo che mi emoziona molto. Questi miei connazionali sono la testimonianza vivente non soltanto dei contatti a livello professionale instauratisi dopo il 1923, ma e soprattutto sono la dimostrazione di relazioni d'amicizia.
Se ripercorriamo gli ultimi 80 anni, incontriamo luoghi che rivestono particolare importanza, come ad esempio:
- «Ginevra» - nome legato intimamente ai «Giovani Turchi» – nella quale si stampavano circa 22 quotidiani d'opposizione ottomana;
- il Trattato di pace di «Losanna», concluso nel 1923, rappresenta ancora oggi il vero e proprio atto di nascita della Repubblica turca ed è, per così dire, il pendant turco del nostro Patto federale del 1291;
- i «Trattati di Montreux» del 1936, grazie ai quali la Turchia raggiunse la piena sovranità sui Dardanelli, il Mar di Marmara e il Bosforo;
- «Zurigo» dove nel 1960 ebbero luogo i negoziati relativi ai Trattati di Cipro;
- nel 1988 «Davos» fu la sede per il ravvicinamento turco-greco e la cosiddetta «Davos Declaration»;
- sul «Bürgenstock» nel 2004 ebbe luogo l'ultima tornata dei colloqui su Cipro.
Ma vi sono anche altri campi in cui i rapporti tra la Svizzera e la Turchia - improntati a reciproco rispetto e benevolenza - si sono sviluppati in maniera variata. Vediamo gli esempi:
- la ripresa del «CC» nel 1926, è il motivo per cui ci troviamo qui oggi;
- le Giornate dei giuristi turco-svizzere, che grazie al vostro contributo si svolgono già da parecchi anni in Turchia o in Svizzera;
- la «Migros turca», la cui fondazione avvenne nel 1954 in seguito alla visita di Gottfried Duttweiler, padre della Migros e autorevole personalità svizzera;
- gli studenti e i dottorandi turchi in Svizzera e le loro tesi: la Svizzera vantava fino al 1970 la più alta quota pro capite di tesi turche in Europa; gli atenei preferiti erano l'Università di Ginevra, di Losanna, di Friburgo e di Neuchâtel. – Anche la decana Lale Sirmen ha trascorso un anno in Svizzera, per la precisione all'Università di Zurigo.
L'impresa titanica di costruire ex novo il sistema giuridico della Turchia, diciamo pure l'intera società turca, è stata, nel 1926, un esperimento gigantesco e unico nel suo genere dal punto di vista storico, che merita la nostra piena ammirazione e stima. Che la Svizzera vi abbia potuto partecipare aggiungendo con il Codice civile svizzero e il Codice delle obbligazioni un tassello all’immenso mosaico è per noi motivo di orgoglio.
La circostanza che il primo ministro di giustizia turco, Mahmud Esad Bozkurt, abbia studiato a Losanna e a Friburgo ha sicuramente accelerato la trasposizione del Codice civile svizzero. Egli spiegò con le seguenti parole l'allora sfida:
«…Dobbiamo creare un'organizzazione giuridica turca che sia totalmente nuova, con un nuovo sistema normativo, nuove leggi e nuovi tribunali. Come dovrebbe essere questa organizzazione giuridica, alla quale dovrebbero sottoporsi anche gli stranieri? La risposta è racchiusa in una sola parola: <secolare>…»
Il Professor Ernst Hirsch ha citato questa frase in un articolo in occasione del 50°anniversario dell'Associazione svizzera dei giuristi.
Il coraggio dei padri fondatori della Turchia, in particolar modo di Kemal Atatürk, di trasformare i resti dell'impero ottomano in una repubblica moderna suscita a tutt’oggi grande ammirazione.
Egregio Ministro della giustizio,
Egregio Rettore,
Gentile Decana,
Gentili Signore e Signori
Oggi ci congratuliamo con Voi che «l'atto di nascita turco» sia stato negoziato a Losanna e che abbiate ripreso il Codice civile svizzero. Con il Codice civile avete ripreso un'opera giuridica scritta con grande modestia da un solo uomo, Eugen Huber. Questo ci riempie contemporaneamente di orgoglio e di umiltà e costituisce un forte legame tra i nostri due Paesi.
Vi auguro un simposio interessante dal punto di vista giuridico e che sia anche l'opportunità per nuovi contatti umani. Rendo omaggio al coraggio dei vostri padri fondatori, che hanno saputo fondere il progresso con l’eredità del passato in una sintesi vitale e orientata verso il futuro.
Vi ringrazio per il vostro impegno.
Teşekkürler!
Ultima modifica 04.10.2006