Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/160522

<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di presentare un rapporto sulle ripercussioni nonché su valori di riferimento e ordini di grandezza in caso di abolizione dell'imposta federale diretta per le persone fisiche con contestuale compensazione della perdita d'imposta attraverso l'imposta sul valore aggiunto, tenendo conto delle seguenti richieste:</p><p>1. l'imposta sul valore aggiunto dovrebbe essere aumentata dei punti percentuali necessari affinché la perdita di gettito in caso di abolizione dell'imposta federale diretta per le persone fisiche sia compensata;</p><p>2. nella Costituzione dovrebbe essere fissata l'aliquota IVA massima che comprendi sia la compensazione dell'imposta federale diretta per le persone fisiche che i provvedimenti del previsto risanamento del sistema sociale; </p><p>3. a seguito dell'abolizione dell'imposta federale diretta per le persone fisiche bisognerebbe di conseguenza conseguire notevoli risparmi a livello di costi amministrativi sia per la Confederazione che per i cantoni.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Se l'imposta federale diretta per le persone fisiche venisse abolita e venisse aumentata l'imposta sul valore aggiunto (IVA), anche i cantoni perderebbero la loro quota cantonale che è attualmente del 17 per cento. Pertanto, con lo stesso volume di uscite bisognerebbe aumentare le imposte cantonali oppure l'aumento dell'imposta sul valore aggiunto dovrebbe altresì coprire la quota cantonale affinché i cantoni possano partecipare alle entrate dell'IVA. Basandosi sull'ultimo scenario, l'abolizione dell'imposta federale diretta per le persone fisiche, che nel 2014 ha fruttato entrate pari a circa 9,6 miliardi di franchi (compresa la quota cantonale), richiederebbe in caso di aumento proporzionale delle aliquote dell'IVA il rialzo dell'aliquota normale di 3,4 punti percentuali, dell'aliquota ridotta di un punto percentuale e dell'aliquota speciale per le prestazioni nel settore alberghiero di 1,6 punti percentuali.</p><p>Un nuovo orientamento fondamentale del sistema tributario che rinunci all'imposta federale diretta a favore di una maggiore ponderazione dell'imposta sul valore aggiunto, avrebbe in particolare dal punto di vista del Consiglio federale le seguenti conseguenze (cfr. ad es. anche Keuschnigg, C., 2006, Ein zukunfts- und wachstumsorientiertes Steuersystem für die Schweiz: Analyse der Effizienz-, Verteilungs- und Wachstumswirkungen):</p><p>- Poiché a livello di Confederazione i redditi da capitale non verrebbero assoggettati all'imposta, bisognerebbe contare su maggiori risparmi. Se questi si ripercuotessero in accresciuti investimenti, sarebbero da attendersi effetti positivi (temporanei) di crescita sul PIL pro capite.</p><p>- I redditi da attività lucrativa verrebbero tassati in misura minore, ma crescerebbe l'onere del consumo. Nella misura in cui crescono i prezzi al consumo diminuisce il reddito da attività lucrativa reale. Tendenzialmente verrebbero sgravati i redditi elevati, mentre i redditi medi e bassi verrebbero gravati in misura maggiore. Di conseguenza, la riforma indebolirebbe l'incentivo a lavorare nei segmenti dei salari medi e bassi e lo rafforzerebbe invece nel segmento dei salari elevati.</p><p>- Una tale riforma genererebbe sensibili effetti di ridistribuzione. Da una parte la riforma sarebbe concomitante con l'effetto di ridistribuzione intragenerazionale. Infatti, secondo i dati del periodo fiscale 2011, il 10 per cento dei contribuenti con i redditi più elevati procura l'80 per cento delle entrate a titolo del'imposta federale diretta. Per contro circa il 50 per cento dei contribuenti fornisce il 2 per cento delle entrate fiscali. Considerando la definizione comune di ceto medio (ad es. dal 70 al 150 per cento del reddito mediano) non bisogna attendersi un suo sgravio. Inoltre potrebbero subentrare effetti di ridistribuzione intergenerazionali visto che di regola le economie domestiche di pensionati vengono gravate maggiormente dall'IVA che non dall'imposta federale diretta. Questa generazione ha già accumulato risparmi mentre le nuove generazioni trarrebbero profitti dalla non imposizione del reddito da capitale a seguito dell'abrogazione dell'imposta federale diretta.</p><p>- L'abolizione dell'imposta federale diretta eliminerebbe certamente da un lato taluni problemi di questa imposta (ad es. penalizzazione del matrimonio), mentre d'altro lato si acuirebbero i problemi esistenti nell'IVA (ad es. tassa occulta, differenziazione dell'aliquota, ecc.). I problemi dell'imposta federale diretta si ritroverebbero in parte ancora nelle imposte cantonali sul reddito.</p><p>- I risparmi amministrativi menzionati nel postulato sarebbero piuttosto modesti, dato che nei cantoni non si prevedono dei risparmi mentre a livello di Confederazione una parte dei dipendenti ricoprirebbe ancora mansioni in ambito di imposte dirette, nella misura in cui bisogna ancora mantenere un certo livello di armonizzazione a causa della perequazione finanziaria.</p><p>Contrariamente agli sgravi per il ceto medio indicati dall'autore del postulato, una tale riforma comporterebbe effetti indesiderati sulla ridistribuzione (anche per redditi medi). Inoltre, in occasione della consultazione concernente il nuovo ordinamento finanziario 2021 una grande maggioranza dei partecipanti si è espressa a favore di una continuazione (a tempo determinato) di entrambe le imposte.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.