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BERNA - Le piccole e medie imprese (PMI) svizzere si sono nettamente indebitate negli ultimi anni: lo rivela uno studio pubblicato oggi ed effettuato per la Segreteria di Stato dell'economia (Seco).
L'analisi mostra che nel 2021 la struttura di finanziamento delle PMI (meno di 250 dipendenti) è notevolmente cambiata rispetto al 2016. La quota di imprese che attinge a crediti bancari è rimasta invariata (il 32%), mentre quella che ricorre ad altre fonti esterne è salita dal 6% al 15%. Cresce in particolare l'importanza dei prestiti di famiglie, amici o azionisti, nonché il ricorso al leasing.
I crediti Covid-19 concessi sulla scia della pandemia hanno ridotto in misura ancora maggiore il numero di PMI autonome: attualmente solo il 37% delle ditte fa ancora affidamento solo sull'autofinanziamento, contro il 62% registrato nella precedente indagine del 2016.
La pandemia si è ripercossa pesantemente sull'economia svizzera: il 46% delle PMI interpellate dichiara di essere stato colpito negativamente dalla crisi e un altro 19% molto negativamente. Stando alla Seco il programma di crediti Covid-19 è stato quindi importante: complessivamente sono stati concessi circa 138'000 prestiti crediti, per un volume di circa 17 miliardi di franchi.
Nonostante i mesi difficili la maggior parte delle PMI svizzere è ottimista sul futuro sviluppo degli affari. La quota di aziende che prevede un aumento del fatturato nei prossimi due o tre anni è nettamente superiore a quella di coloro che nutrono aspettative meno rosee.