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BERNA - Il Consiglio svizzero della stampa bacchetta il "Blick" per aver violato la sfera privata di una donna che pur essendo positiva al Covid è uscita di casa per festeggiare. Motivo: il quotidiano ha pubblicato dati privati che l'hanno resa identificabile.
L'articolo, pubblicato lo scorso 8 luglio, era intitolato "A causa sua, 280 persone hanno dovuto essere messe in quarantena". Una lettrice ha inoltrato un reclamo sostenendo che la giovane donna era facilmente identificabile e per questo sottoposta a una ingiustificata gogna mediatica.
Nella sua presa di posizione, il Consiglio svizzero della stampa arriva alla conclusione che la pubblicazione di diversi dati personali, fra cui un ritratto della donna e la foto di parte della casa in cui vive, hanno reso la donna riconoscibile anche a persone che non fanno parte della sua sfera famigliare, sociale o professionale.
La redazione del "Blick" ha così violato il codice deontologico dei giornalisti, scrive l'organo di autocontrollo dei giornalisti. Poco importa se gli occhi della donna erano coperti da una barra nera e il suo nome era stato cambiato.
In base al codice deontologico, i giornalisti sono obbligati a rispettare la privacy degli individui, a meno che l'interesse pubblico non richieda diversamente. Nel caso specifico, la donna era una persona privata che non aveva cercato in alcun modo di attirare l'attenzione del pubblico.
I responsabili del "Blick" ritengono invece che la donna non fosse riconoscibile al lettore medio a causa della barra nera: nemmeno l'indicazione dell'età o il fatto che lavorasse nel settore dell'assistenza era sufficiente per renderla riconoscibile al pubblico,
La giovane donna, pur essendo risultata positiva al coronavirus e tenuta a rimanere in isolamento, era uscita di casa per andare a una festa. Per questo motivo è stata nel frattempo condannata a pagare una multa di 1500 franchi, più 400 franchi di spese legali.