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Il taxi che avrebbe dovuto portarci dall'Avana a Trinidad si è guastato. Non c'è da meravigliarsi se si considera la condizione pietosa dell'auto: americana, del 1954, ridipinta e rattoppata fino all'osso. Il proprietario però non può acquistarne un’altra: con la scarsità dell’offerta e i dazi doganali di quasi l'800%, i prezzi delle automobili sono proibitivi. Dopo due ore di attesa, troviamo finalmente un altro taxi collettivo che, per la somma astronomica di 120 CUC (120 CHF) ci porterà a destinazione. Sull’autostrada a quattro corsie, le auto sono così rare che la corsia di destra è utilizzata da biciclette e carri trainati da cavalli. Sotto i ponti, al riparo dal sole, le persone attendono pazientemente il passaggio di un mezzo di trasporto, qualsiasi esso sia. «Non sono mai stata a Trinidad, è troppo costoso!», ci dice una residente dell'Avana. In effetti, 120 CUC corrispondono a quattro volte lo stipendio mensile (ufficiale). Il treno è in pessime condizioni, tanto che non lo prendono nemmeno i cubani. Per quanto riguarda gli autobus turistici, rimangono a prezzi proibitivi per gli abitanti del posto. L’abbiamo capito: il trasporto è uno dei principali problemi di Cuba.
È quindi con un certo orgoglio che la SNCF (Société nationale des chemins de fer) francese ha annunciato all'inizio di aprile di aver ottenuto 5,5 milioni di euro dall'Agence Française de Développement per modernizzare la rete ferroviaria cubana. Da dove vengono i soldi? Dalla quasi totale cancellazione del debito cubano della Francia. Nel dicembre 2015 Cuba ha ottenuto una riduzione dell'80% del suo debito tramite il Club de Paris, il quale raggruppa i principali creditori. Compresa la Svizzera, che ha rinegoziato un vecchio debito rinunciando agli interessi di mora. Nel 2016, François Hollande ha compiuto un ulteriore passo avanti convertendo parte del debito cubano verso la Francia in un fondo di contropartita, dotato di 212 milioni di euro e destinato a finanziare progetti di sviluppo. Anche molti altri paesi hanno cancellato la totalità o la gran parte del loro debito cubano.
Non la Svizzera. Cuba, in 18 anni, deve restituirle fino all’ultimo centesimo 47,3 milioni di franchi. Il debito rimane nonostante già nel 1997 Berna avesse annunciato di aver cancellato tutto il suo debito pubblico bilaterale nei confronti dei paesi dell'America latina e di averlo sostituito con un fondo di contropartita.
Agricoltura: la salvezza grazie ai piccoli agricoltori
Per alcuni, 47,3 milioni di franchi, non sembrano una cifra esorbitante… Per un paese come Cuba, tuttavia, sono relativamente importanti e rappresentano quattro anni del budget della cooperazione svizzera. La DSC sostiene in particolare lo sviluppo della produzione agricola locale. Perché a Cuba l’alimentazione è un altro grande problema.
«Guardate questo paesaggio, come è autentico!» esclama la nostra guida, mostrandoci le pianure intorno a Viñales, dove i contadini arano i campi con aratri trainati da buoi. I cubani hanno capito che questo contesto rurale affascina il visitatore straniero. L’agricoltura è però poco motorizzata anche in questa parte occidentale del paese dove si coltiva il miglior tabacco del mondo. Infatti, nonostante l'abbondanza di terre, Cuba importa l'80% del cibo, che rimane scarso e quindi molto costoso.
Nel 2000 Olivier Berthoud ha aperto il primo ufficio della DSC a Cuba. La Svizzera si è concentrata sui piccoli agricoltori che, a differenza di quanto accaduto nell’Unione Sovietica, non sono stati espropriati a seguito della rivoluzione del 1959. Tuttavia, la riforma agraria aveva promosso, per il mercato del blocco sovietico, un’agricoltura statale industriale altamente motorizzata. «Dopo la caduta dell'URSS, nel 1991, l'agricoltura statale è crollata e il settore dei piccoli agricoltori (150.000 famiglie) ha occupato un posto predominante nella produzione alimentare », ci spiega il cooperante in pensione. Ciò nonostante, la commercializzazione della produzione e l'accesso ai fattori di produzione erano e rimangono sotto il controllo dello Stato. Ancora oggi, il potenziale dell'agricoltura contadina non è sfruttato appieno, soprattutto per delle considerazioni ideologiche; nel senso di voler limitare il rischio di arricchimento dei contadini e degli intermediari. Un produttore di tabacco di Viñales ci ha spiegato che deve vendere il 90% della sua produzione allo Stato.
Investimenti stranieri altamente direzionati
Oggi Cuba cerca di attrarre investitori stranieri. La Camera di Commercio Svizzera-Cuba conta circa 50 membri, di cui l'80% già commercia con l'isola, anche se le relazioni commerciali bilaterali rimangono molto modeste: nel 2017 la Svizzera ha importato per 38 milioni CHF ed esportato per 21 milioni CHF. Gli investimenti svizzeri sul posto sono però quasi inesistenti, con la notevole eccezione di Nestlé. Diversi imprenditori svizzeri stanno però valutando la possibilità di investire nel turismo e nell'agricoltura. «Tre o quattro anni fa, con il nuovo approccio avviato da Barack Obama, c'era molto entusiasmo, ma i cubani hanno i loro piani. Cuba è forse l'unico paese al mondo che ha sviluppato linee guida per gli investimenti esteri e, se non ci si aderisce, si hanno meno possibilità di successo», spiega il direttore della Camera di Commercio Svizzera-Cuba Andreas Winkler.
Infatti, nel catalogo delle opportunità pubblicato nell'aprile 2018, il governo cubano dimostra di avere le idee molto chiare: gli investimenti stranieri devono essere utilizzati per sostituire le importazioni, per creare posti di lavoro, per trasferire tecnologia e competenze e per introdurre nuovi metodi di gestione. Il governo si riserva il diritto di fissare un salario minimo, i lavoratori guadagnerebbero dunque di più, ma senza la possibilità di scioperare, poiché legalmente vietato. Dal punto di vista della politica di sviluppo, questo ha senso, ma se si guarda più da vicino, si può notare che su 456 opportunità d’investimento, i settori più sollecitati sono quelli mostrati in queste cifre:
Turismo (hotel, terreni da golf): 152
Agroalimentare: 104
Petrolio (per sostituire il petrolio venezuelano): 78
Industria: 33
Settore farmaceutico e delle biotecnologie:15
Costruzione: 14
Energie rinnovabili:13
Finanziamenti stranieri difficili
Ovviamente, l'embargo statunitense ostacola fortemente lo sviluppo economico dell'isola. Quest’ultimo vieta la maggior parte delle importazioni ed esportazioni tra gli Stati Uniti e Cuba, come anche l’accesso degli americani all’isola. Vieta inoltre a qualsiasi nave di effettuare operazioni di carico o di scarico negli Stati Uniti qualora essa abbia effettuato scambi commerciali con Cuba nei sei mesi precedenti. Secondo le stime di Cuba, dal 1962 ciò le è costato 753,69 miliardi di dollari. Ogni anno l'ONU vota una risoluzione di condanna dell'embargo che sfiora sempre l’unanimità.
«Dobbiamo normalizzare le nostre relazioni commerciali con Cuba. Se lo faremo, non ci sarà più motivo di mantenere l'embargo», ha detto Michael Parmly, rappresentante degli interessi degli Stati Uniti a Cuba dal 2005 al 2008. «L'infrastruttura in questo paese sta andando in rovina. Chi modernizzerà i porti, le strade e il sistema d’approvvigionamento di acqua potabile? La Banca Mondiale e la Banca Interamericana di Sviluppo non concedono finanziamenti a Cuba perché sono controllate dagli Stati Uniti, i quali ne fissano le condizioni. È un vero peccato».
Quale futuro, dunque, per Cuba, che ha (quasi) voltato pagina al castrismo? «Diverse forze competono internamente», analizza Olivier Berthoud. «Anche se stanno scomparendo, alcuni alti esponenti della vecchia guardia socialista continuano a frenare le riforme economiche di Raul Castro, così come i burocrati di base, che si sentono direttamente minacciati da tali riforme. L'esercito è molto potente perché controlla i settori chiave come il turismo e le importazioni, ma potrebbe cambiar bandiera seguendo i propri interessi. La piccola imprenditoria, autorizzata da alcuni anni, anche se sotto molteplici condizioni e vincoli, è sempre più in disaccordo con il sistema. I giovani, che non hanno vissuto la Rivoluzione, se ne vanno non appena possono. E gli intellettuali tentano d’immaginare un'uscita che preservi i benefici sociali e la sovranità nazionale, e allo stesso tempo stimoli l'economia e democratizzi le istituzioni».
Una cosa è certa: il 1° gennaio 2019 Cuba celebrerà il 60° anniversario della rivoluzione. La Svizzera potrebbe farle un bel regalo cancellando il suo debito.
Pubblicato il 9 luglio 2018
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(Traduzione: Zeno Boila)