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"L'uomo più amato dalla sinistra" può vantare alcuni primati che nessuno nel Ps Ticino ha mai saputo eguagliare.
Nessun media ne parla, ma il vero "casus belli" che può esplodere nel Ps Ticino, non è tanto se candidare o meno al Consiglio di Stato Amalia Mirante o Laura Riget, o Tessa Prati (o candidarle tutte e tre), ma se ricandidare al Gran Consiglio "l'uomo più amato della sinistra ticinese", ossia il segretario cantonale della Vpod Raoul Ghisletta, l'uomo che praticamente da solo ha fatto vincere il referendum fiscale a Vitta (colui che Flavio Maspoli e Giuliano Bignasca avevano affettuosamente soprannominato "Raouletto").
I bene informati dicono che nel quartier generale della Vpod si dà per scontata una sua ricandidatura al parlamento cantonale, ma il "lider maximo" del sindacato dei servizi pubblici (Vpod) ha già avuto modo di fare tre legislature, 1999-2011 (a dire il vero entrò come subentrante nella precedente legislatura), per poi fare quattro anni sabbatici e ripresentarsi nel 2015 come novella "new entry" socialista in Gran Consiglio.
Gli esperti degli statuti del Ps Ticino dicono che lui non avrebbe più nessuna possibilità di ricandidarsi, infatti l'articolo 17 – Limiti alle rielezioni, recita al capoverso 1: "Nessun eletto socialista, tanto a livello cantonale quanto a livello federale, può essere nuovamente ricandidato dopo tre legislature consecutive" e al capoverso 2 "Su richiesta esplicita, il Congresso può concedere una deroga di una legislatura (massimo totale 16 anni)”.
Dunque Ghisletta avendo fatto 12 anni, ovvero tre legislature, dal 1999 al 2011, e avendone fatta un'ulteriore dal 2015 al 2019, non dovrebbe più essere ricandidabile.
Ma lo sappiamo, è abbastanza improbabile che il Ps Ticino non abbia nel suo gruppo parlamentare un sindacalista Vpod ed è anche risaputo che Raoul Ghisletta può godere di alcuni primati che nessuno nel Ps Ticino ha mai saputo eguagliare, ad esempio con l'elevato numero di volte che ha potuto candidarsi al Consiglio nazionale (e senza mai riuscire ad essere eletto): nel 1991, quando riesce a piazzarsi in settima posizione fra Manuela Minotti Perucchi e Aviles Lupita Trausch; nel 1995, quando sostituì all'ultimo minuto Silvano Gilardoni, arrivando poi ottavo, ossia ultimo; ci riprova nel 1999, quando duellò contro Sergio Savoia per "ereditare" il posto lasciato libero da Werner Carobbio (e poi il terzo gode, ossia Fabio Pedrina, che fu eletto); nel 2003 non figurerà nella lista al Nazionale (e sicuramente è un caso, ma è quando il Ps Ticino fa il miglior risultato della sua storia, arrivando vicino al 25% dei voti). Anche nel 2007 rimane "in panchina", ma non per molto, visto che nel 2011 torna in pista candidandosi alle elezioni nazionali per battere Nenad Stojanovic, ottenendo il suo miglior risultato, la seconda posizione, dietro Marina Carobbio. Purtroppo proprio in quelle elezioni il Ps Ticino perde il secondo seggio al Nazionale.
Ma il "lider maximo" della Vpod non si dispera e nel 2015 ci riprova: cambia spin doctor e linea politica, diventa più anti-europeista di Lorenzo Quadri, attacca sui social Bertoli, Lurati e Carobbio, e incassa la terza posizione, facendosi superare dal "sornione" Bruno Storni, che senza fare una campagna elettorale particolarmente aggressiva lo supera nei voti.
A questo punto, dopo cinque volte che è stato candidato al Consiglio nazionale non è totalmente da escludere che non vi sarà la sesta nel 2019.
Ma intanto ci si tiene strette le "cadreghe" conquistate: la poltrona di consigliere comunale a Lugano, la carica della presidente della sezione del Ps di Lugano (l'unico, dall'unificazione del Ps, assieme a Marco Jermini, ad essere resistito su questo scranno a Lugano per due legislature) e ovviamente il seggio in Gran Consiglio, che più di qualunque altra cosa ci si vuole tenere molto stretto.
E pensare che “gli indiavolati" pensavano che i "culi di pietra" fossero presenti solo nel territorio di Lumino.