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Una netta maggioranza è a favore di un controprogetto indiretto all'Iniziativa per prezzi equi
Occorre fare qualcosa contro la maggiorazione dei prezzi in Svizzera per prodotti fabbricati all'estero. Con 154 voti contro 27 e 4 astenuti, il Consiglio nazionale ha accolto stasera il controprogetto indiretto elaborato dal Consiglio federale da opporre all'iniziativa popolare 'Stop all'isola dei prezzi elevati - per prezzi equi (Iniziativa per prezzi equi)'. Quest'ultima è stata bocciata con 102 voti contro 58 e 27 astensioni perché giudicata eccessiva. Il dossier passa ora agli Stati.
"Come giustificare il fatto che un videogioco del prezzo di 29 dollari sia venduto da una piattaforma di distribuzione a 50 franchi svizzeri? Ciò è inaccettabile", ha deplorato Samuel Bendahan (Ps/Vd), per il quale importatori esclusivi approfittano del potere d'acquisto in Svizzera.
I prezzi maggiorati non penalizzano soltanto i consumatori. Il settore alberghiero, la ristorazione, l'agricoltura e l'industria sono pure toccati, ha rilevato Olivier Feller (Plr/Vd) a nome della commissione. Stando a un recente studio, il sovraccosto per le imprese e i consumatori elvetici ammonterebbe ad oltre 15 miliardi di franchi annui.
L'iniziativa popolare - sostenuta da parlamentari federali, tra cui il ticinese Fabio Regazzi (Ppd), associazioni in favore dei consumatori, Gastrosuisse, Swissmechanic e Hotelleriesuisse - chiede alla Confederazione di modificare la legge sui cartelli (LCart) per permettere alle aziende svizzere di acquistare all'estero senza passare da importatori e fornitori. La non discriminazione dovrebbe valere anche per il commercio online.
Stando a un sondaggio gfs, il 68% della popolazione approva l'iniziativa, ha ricordato Benjamin Roduit (Ppd/Vs). Sarebbe una soluzione al turismo degli acquisti che rovina i cantoni frontalieri e farebbe abbassare i costi di produzione in Svizzera.
Ma diversi parlamentari hanno giudicato il testo eccessivo. "Non è per nulla sicuro che la riduzione dei prezzi si ripercuoterà sui consumatori", ha messo in guardia Thomas Burgherr (Udc/Ag). "Tale progetto conduce al controllo della concorrenza", gli ha fatto eco Frédéric Borloz (Plr/Vd).
Diversi parlamentari hanno inoltre tentato di convincere il plenum a non modificare la costituzione. Secondo Beat Walti (Plr/Zh), occorrerebbe affrontare il problema alla radice, riducendo gli ostacoli al commercio. Se si vogliono prezzi bassi e una vera concorrenza, bisogna sostenere un mercato libero e ridurre l'IVA e i diritti di dogana, ha aggiunto Philippe Nantermod (Plr/Vs).
Ma, al voto, il Nazionale ha chiaramente optato per il controprogetto indiretto. Quest'ultimo, secondo il governo, soddisferebbe la richiesta principale dell'iniziativa, ossia agevolare le importazioni parallele rafforzando la libertà di approvvigionamento delle aziende elvetiche. Stando al consigliere federale Guy Parmelin (Udc), il progetto di revisione della legge sui cartelli è più moderato e flessibile dell'iniziativa. Se l'iniziativa dovesse essere accolta, la Svizzera violerebbe taluni dei suoi obblighi internazionali, ha avvertito. E il plenum lo ha seguito bocciando il testo con un'ampia maggioranza. Gli Stati devono ancora pronunciarsi.