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Nobel per l'economia a Esther Duflo
Ritratto di un’economista francese, di fede protestante, impegnata nella lotta contro la povertà
in persone , economia
Il premio Nobel per l'economia è stato assegnato lunedì scorso alla francese Esther Duflo, all'indiano Abhijit Banerjee (marito della Duflo, ndr.) e all'americano Michael Kremer per il loro lavoro sulla riduzione della povertà. Esther Duflo e Abhijit Banerjee sono professori presso il Massachusetts Institute of Technology (Mit) e hanno co-fondato il laboratorio J-PAL Lab Abdul Latif Jameel contro la povertà. Si tratta di una rete di ricercatori di 58 università di tutto il mondo che lavorano su valutazioni delle scienze sociali basate su criteri scientifici. Michael Kremer è invece professore ad Harvard.
Una francese in America
Il suo arrivo al Collège de France per la cattedra annuale “Conoscenze contro la povertà” all’inizio del 2009 era stato molto mediatizzato. Esther Duflo, ricercatrice ed economista stabilitasi negli Stati Uniti, si ritrovava a essere, a 36 anni, la più giovane docente dell’eminente istituto, uno status che non l’intimoriva affatto. “Assegnando questa cattedra annuale a una giovane che lavora soprattutto su problemi empirici, il Collège ha tentato un’avventura inedita”.
Esther Duflo
L’economista analizza la povertà in modo originale: “L’idea è quella di usare metodi simili a quelli usati per gli studi clinici: assegnazione casuale di un gruppo di trattamento e di un gruppo di controllo. Partner sul campo identificano la popolazione e attuano il programma nella metà delle località. Successivamente organizziamo la raccolta dei dati. Non ho inventato io questo metodo, nemmeno la sua applicazione a questioni di sviluppo. Ho contribuito a generalizzarlo”.
Una protestante parigina
Esther Duflo è cresciuta a Bois-Colombes, nella regione parigina. Laurent Schlumberger, pastore riformato della parrocchia tra il 1983 e il 1989, presidente della Chiesa protestante unita di Francia tra il 2010 e il 2017, ricorda: “Esther non è complicata, è onesta e senza doppiezza. Quando era giovane era già così. Non si perde nei meandri delle false questioni”. Esther ha passato parte della sua infanzia con gli Éclaireuses et Éclaireurs Unionistes de France (gli scout protestanti transalpini, ndr.) prima di diventare responsabile: “Gli anni di scoutismo mi hanno dato molto presto la possibilità di avere una grande indipendenza, di realizzare progetti e di gestire un gruppo. Ricordo un’estate straordinaria trascorsa in giro per presentare uno spettacolo teatrale di città in città. Avevo 13 o 14 anni”.
Esther Duflo
Non ostento la mia croce ugonotta, la indosso e basta
Al Collège de France, durante i suoi corsi, la sua croce ugonotta risalta sui suoi abiti. Quando le domandano se la ostenta di proposito pare infastidita: “Non mi interessa ostentare la mia croce ugonotta, la indosso e basta! Non mi sono mai posta il problema. Porto una croce ugonotta da quando avevo dieci anni. La prima mi fu regalata da mia nonna, ma l’estate scorsa la colomba dello Spirito Santo è volata via e questa è la seconda. Togliermela sì che sarebbe strano. Il protestantesimo fa parte della mia famiglia, della mia educazione e del mio essere sociale”.
Dopo le scuole Esther frequenta una classe preparatoria al liceo Henri-IV a Parigi e lì incontra Judith, oggi professore associato al Centro di ricerca storica di Parigi. “È una persona che apprezzo molto. Amo questa forma di persistenza, questa capacità di trasformare le convinzioni in azione in modo appropriato”.
Esther Duflo e Abhijit Banerjee
La ricerca e l’azione
Nel 1992 le due amiche vengono ammesse alla École normale supérieure e cominciano a studiare storia. Esther parte poi per la Russia con alcuni economisti. “Laggiù ho deciso di scegliere questa disciplina, piuttosto che diventare storica, quando ho capito che permette di avere un piede nel mondo della ricerca e l’altro nella politica economica”. Studia dapprima al laboratorio d’economia Delta, poi va a studiare negli Stati Uniti, dove resterà dopo aver fondato l’Abdul Latif Jameel Poverty Action Lab (J-PAL), laboratorio contro la povertà che dirige ancora oggi.
Lo scoutismo mi ha insegnato a vedere il mondo un po' oltre il mio naso
Il laboratorio si trova presso il Massachusetts Institute of Technology (MIT). Muhammad Yunus, premio Nobel della pace, Bono Vox, cantante degli U2… sono tante le personalità giunte a vedere il lavoro del laboratorio dell’economista che è anche docente del MIT. “Ciò che è importante per noi non è tanto il finanziamento quanto il raggio d’azione e soprattutto la possibilità che i visitatori ricordino che possiamo essere loro utili per valutare o proporre progetti. Il nostro obiettivo è quello di creare un collegamento tra la ricerca e l’azione e di fare in modo che le decisioni politiche si basino su dati migliori”.
Esther Duflo è la seconda donna a vincere il premio Nobel per l'economia, dopo l'americana Elinor Ostrom nel 2009
Quando le domandiamo che cosa abbia contribuito a questo impegno professionale Esther risponde: “L’educazione che mi hanno dato i miei genitori, un certo senso di responsabilità che si accompagna alla buona sorte di essere nata in una famiglia benestante in un paese ricco, lo scoutismo che si fonda sul valore della solidarietà: si impara a vedere il mondo un po’ oltre il proprio naso. Tutto questo ha certamente influenzato il mio desiderio di svolgere un ruolo utile nel mondo”.
Eterna ottimista
Nel 2012 pubblica un libro insieme con il marito Abhijit V. Banerjee, anch’egli economista. Sostengono un approccio più mirato, più riflessivo, più lento, più adeguato per combattere la povertà. Esther conferma ancora oggi il proprio interesse per questo approccio che reputa unico nel suo genere per compiere progressi. Di fronte alle critiche rivolte a questo metodo sperimentale spiega che il successo non piace. “Oggi il laboratorio J-PAL ha all’attivo quasi 800 valutazioni in corso o complete e molte altre organizzazioni fanno attualmente lo stesso. Stiamo anche lavorando più direttamente con i governi”, dice la laureata che nel 2012 è entrata a far parte del Comitato per lo sviluppo mondiale del governo di Barack Obama.
Nel 2012 è entrata a far parte del Comitato per lo sviluppo mondiale voluto da Barack Obama
Puntare meno sulla crescita
Dopo la nascita di Noémie nel 2012 e di Milan nel 2014, Esther Duflo ha ridotto i suoi interventi sul campo. “Lavoro con molti coautori più giovani che invio sul campo. Io mi concentro sullo sviluppo del laboratorio. Abbiamo appena lanciato un nuovo programma di master parzialmente online per offrire al maggior numero possibile di persone l’accesso ai nostri metodi”.
Residente negli Stati Uniti, l’economista non ha visto di buon occhio l’elezione di Donald Trump. Tuttavia da eterna ottimista è persuasa che vi siano “risorse e conoscenze a sufficienza per migliorare la vita di molti americani, neri e bianchi, rurali e urbani. Ci vorrà del tempo per ricostruire, forse concentrandosi più sulla qualità della vita dei meno fortunati e meno sulla crescita”. Lo speriamo anche noi. (da Réforme; trad. it. G. M. Schmitt; adat. P. Tognina)