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Capitolo di canonici (950/960) della diocesi di Losanna, situato su una collina costeggiante la valle della Broye (com. P.), poi priorato conventuale cluniacense (ca. 965) dedicato a S. Maria, elevato al rango di abbazia (1444) dall'antipapa Felice V. Fondato dalla fam. reale di Borgogna, il capitolo beneficiò in particolare delle donazioni della regina Berta. Sua figlia, l'imperatrice Adelaide, ne richiese in seguito l'annessione a Cluny quale priorato, ciò che segnò la fondazione effettiva di P. Adelaide vi fece poi seppellire sua madre (prima dell'aprile del 961). Nella prima metà del XII sec. i monaci di P. stilarono una serie di falsi documenti (noti come il "testamento della regina Berta") che designavano Berta quale fondatrice di P. e concedevano ai monaci diversi diritti di cui in realtà non godevano. Questi documenti furono all'origine della leggenda della regina benefattrice del Paese di Vaud, che conobbe particolare successo nel contesto della creazione del cant.
Sul piano ecclesiastico, il priorato venne dapprima gestito direttamente da due abati di Cluny, Maiolo e Odilone, che vi risiedettero a più riprese. Dal 1050 l'amministrazione cluniacense fu meno presente e la gestione venne assunta da priori residenti in loco che si resero sempre più indipendenti. I monaci di P. tentarono di ottenere la libera elezione del priore invocando i falsi documenti menz. in precedenza. Il tentativo fallì ma i legami con la casa madre si allentarono comunque. Lo statuto di abbazia conferito a P. nel 1444 fu riconosciuto sul piano locale, ma non dai superiori dell'ordine né dalla curia romana. Questa promozione non giovò al monastero: sin dall'anno successivo, tutti gli abati furono commendatari e designarono un vicario generale per rappresentarli a P. Nel 1512 il convento venne aggregato al decanato della Santa Cappella del castello di Chambéry.
Nonostante il monastero fosse posto sotto l'alta protezione dei re di Borgogna e dell'imperatore, l'abate di Cluny mantenne la libera scelta dell'avogadro. Questa carica fu dapprima detenuta dai conti di Borgogna, il cui ultimo esponente, Guglielmo IV, venne assassinato a P. nel 1127. In seguito passò nelle mani dei von Zähringen, dei de Montagny (XII sec.), dei Savoia (dal 1240) e dell'imperatore (1282). Nel 1314 l'avogadria ecclesiastica tornò nuovamente ai Savoia, che l'esercitarono fino alla Riforma tramite il balivo del Paese di Vaud e uno scoltetto locale. Dalla fine del XIII sec. diversi conflitti opposero il convento alla città; dopo che quest'ultima ebbe ottenuto una carta di franchigia nel 1348, l'autorità del priore fu solo nominale, per quanto formalmente ancora riconosciuta.
Sin dalle origini P. dispose di un gran numero di possedimenti (ripartiti su 15 chiese, 44 decime e un centinaio di località) disseminati fra la valle della Broye, il Vully vodese e friburghese, la città di Friburgo, i dintorni di Matran e le sponde del lago di Ginevra. In alcuni luoghi P. possedeva solo qualche appezzamento, in altri alcuni diritti di giustizia o un numero sufficiente di tributi da giustificare la costruzione di una grangia. Delle filiali del priorato furono create a Etrabloz (com. P.), a Sassel, a Chaney (com. Les Montets); un ospedale venne fondato a Ménières. Dal XII sec. alcuni priorati dipendenti da P. si insediarono sulle proprietà più distanti: a Pont-la-Ville, Bassins, Kerzers, Brüttelen e anche nel Pays de Gex (Prévessin-Moëns, Léaz) e nell'Alsazia (priorato di S. Pietro a Colmar e di S. Egidio a Wintzenheim). Il monastero di Baulmes, fondato nel 652, fu integrato nei possedimenti di P. prima del 1174. Mentre Kerzers e Pont-la-Ville ebbero un'esistenza effimera, gli altri stabilimenti mantennero il titolo di priorato fino alla Riforma, anche se persero ogni autonomia dal XIV sec. Considerato il complesso delle sue rendite, P. era una delle abbazie meglio dotate della regione. Nel XIV sec., a causa in primo luogo di una cattiva gestione, rischiò tuttavia la rovina finanziaria; fu allora ipotizzata la sua riunione a Cluny.
La Riforma permise alle città di Berna e Friburgo, facilitate dall'indebolimento dell'autorità savoiarda, di accrescere la loro influenza su P. Mentre la prima assicurò il proprio sostegno a una piccola comunità di cittadini rif., la seconda si dichiarò custode del monastero. Con l'invasione del Paese di Vaud i Bernesi ebbero il sopravvento: nel 1536 si impossessarono degli edifici del convento e di parte dei suoi diritti e beni fondiari. Il cant. Friburgo accolse i monaci rimasti fedeli alla fede catt.
La chiesa abbaziale, sconsacrata, deve la sua conservazione alle varie utilizzazioni secolari a cui fu adibita (servì da deposito nel XVII e nel XVIII sec., da caserma, da palestra, da prigione e archivio nel XIX sec.). In virtù del suo eccezionale valore culturale l'edificio venne posto sotto tutela alla fine del XIX sec. e i lavori di restauro cominciarono all'inizio del XX sec. Nel 1926 venne fondata un'ass. per dirigere il cantiere. Gli scavi effettuati in quel periodo permisero di conoscere meglio la prima chiesa del X sec., che nel 960 venne ampliata e prolungata con un nartece sul modello di quella di Cluny. Alla metà dell'XI sec. un'ulteriore fase di lavori, con diverse modifiche all'assetto originario, diede alla chiesa la sua struttura attuale. Attorno al 1070-80 fu tra l'altro costruita una nuova navata. Più tardi fu eretto sopra l'edificio il campanile gotico dotato di quattro torrette e un cornicione ai piedi della guglia, che ne caratterizza l'aspetto esterno. L'interno custodisce antichi dipinti, in particolare nel nartece (del 1200 ca.) e nel coro (cappella di Grailly, 1454 ca.). Diverse colonne conservano ancora i loro capitelli romanici di pregio. Gli imponenti pilastri e le alte arcate, illuminate dalle finestre delle navate laterali, conferiscono grandezza e luminosità allo spazio interno. Gli edifici conventuali, di cui sussiste ancora una parte romanica, vennero ampiamente ristrutturati nel XVI sec. (erano la sede del governatore bernese) e nel XIX sec.; ospitavano spazi scolastici e amministrativi. Dalla Riforma le funzioni religiose si svolgevano nella chiesa parrocchiale. All'inizio del XXI sec. la chiesa abbaziale era regolarmente utilizzata per mostre e concerti.
Bibliografia
– HS, III/2, 391-460
– H. R. Sennhauser, Die Abteikirche von Payerne, 1991
Autrice/Autore: Germain Hausmann / gbp