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WASHINGTON - L'ambasciatore Usa presso la Ue, Gordon Sondland, ammette di aver lavorato con Rudolph Giuliani su ordine del presidente Donald Trump per fare pressioni sull'Ucraina. Trump avrebbe ordinato di perseguire attraverso Giuliani il 'quid pro quo', legando la visita del presidente ucraino alla Casa Bianca e gli aiuti a Kiev all'avvio delle indagini sui suoi rivali politici.
È quanto emerge dalle dichiarazioni iniziali che il diplomatico si appresta a fare in apertura della sua testimonianza alla Camera.
«Giuliani - afferma Sondland - chiese che l'Ucraina facesse una dichiarazione pubblica annunciando delle indagini» sia sulle elezioni presidenziali americane del 2016 sia sulla Burisma, la società in cui aveva lavorato il figlio dell'ex vicepresidente Joe Biden.
«Giuliani stava esprimendo un desiderio del presidente e noi sapevamo che queste indagini erano importanti per il presidente", aggiunge Sondland, che parla di una email che inviò al segretario di Stato Mike Pompeo, al segretario all'energia Rick Perry e al capo dello staff della Casa Bianca Mick Mulvaney per informarli di aver parlato con Zelensky e che questi intendeva avviare delle "indagini trasparenti». La mail era del 19 luglio, una settimana prima della telefonata tra Trump e Zelensky.
Ora l'Fbi vuole sentire la talpa - L'Fbi vuole sentire la talpa della telefonata del 25 luglio fra Donald Trump e il leader dell'Ucraina Volodymyr Zelensky.
Secondo indiscrezioni riportate dai media americani, l'Fbi avrebbe avanzato al richiesta di sentire la talpa, ma l'analista della Cia alla base dell'avvio dell'indagine per l'impeachment non ha ancora sciolto le riserve.
La richiesta dell'Fbi prende le mosse dalla frustrazione dell'agenzia federale nei confronti dei Dipartimento di Giustizia, che non ha indagato sulla denuncia presentata dalla talpa.