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“Un divieto d’entrata in Svizzera della durata di nove anni è sproporzionato, sette anni possono bastare”. Il Tribunale amministrativo federale ha parzialmente accolto il ricorso della cittadina italiana che la notte dell’8 giugno 2013 accoltellò alla schiena il suo compagno, a Cassarate.
La donna, nata e cresciuta in Ticino, aveva 38 anni all’epoca dei fatti. Già da tempo percepiva una rendita di invalidità intera per disturbi psichici. Quella notte prese a pugni e calci la porta d’entrata dell’appartamento del compagno e poi, una volta entrata, lo accoltellò con un coltello da cucina. Arrestata, venne poi condannata a quattro anni di detenzione, per tentato omicidio intenzionale in stato di scemata imputabilità.
Poco dopo la sentenza, nel 2014, l’Ufficio della migrazione cantonale le revocò il permesso di domicilio C, intimandole di lasciare la Svizzera al momento della sua scarcerazione. Su ricorso, sia il Consiglio di Stato sia il Tribunale cantonale amministrativo sia il Tribunale federale confermarono il provvedimento.
Nell’aprile 2017 la donna uscì dal carcere. Le venne concesso un periodo di un anno per abbandonare il territorio svizzero. Nel frattempo, in maggio, la Segreteria di Stato della migrazione (Sem) le comunicò di essere intenzionata a pronunciare nei suoi confronti un divieto d’entrata e la invitò a esprimersi in merito. Lei sottolineò di non aver commesso altri reati in vita sua e di avere rapporti molto stretti con il Ticino. Un divieto d’entrata, sosteneva, sarebbe stato nocivo per il suo equilibrio psichico.
La Sem, nel luglio 2017, pronunciò un divieto d’entrata di nove anni, ossia fino al luglio 2026. “Il rischio di recidiva non può essere escluso” scriveva la Sem. La donna presentò ricorso anche contro questa decisione, sostenendo di non essere un pericolo per l’ordine pubblico. E il Tribunale amministrativo federale le ha parzialmente dato ragione, riducendo la durata del divieto d’entrata da nove a sette anni, in virtù degli sforzi proferiti dalla donna per astenersi dal consumo di alcolici. L’accoltellatrice di Cassarate potrà quindi tornare in Svizzera due anni prima, nel luglio 2024.