Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/126351

<h2>SubmittedText<h2><p>Nel novembre 2011 le autorità della provincia di Espinar (Perù) hanno sporto denuncia contro la filiale di una multinazionale mineraria svizzera a causa di gravi danni arrecati all'ambiente e alla salute della popolazione locale. Nel marzo 2012 il procuratore generale di Tucumn (Argentina) ha sporto denuncia presso la Corte interamericana dei diritti umani contro una filiale di una multinazionale mineraria svizzera. Quest'azione giudiziaria fa seguito alla denuncia sporta nel 1998 dal ministero dell'ambiente di Tucumn contro la stessa impresa a causa dell'inquinamento delle acque e dell'ambiente. In entrambi i casi l'assenza di dialogo tra l'impresa e le comunità locali ha portato a scontri violenti tra le forze dell'ordine e la popolazione. A Espinar, le rivolte del maggio 2012 hanno causato la morte di almeno due persone e l'incarceramento del sindaco. </p><p>Questi casi sono emblematici del settore minerario, caratterizzato da gravi violazioni dei diritti umani e dall'inquinamento ambientale nei Paesi in via di sviluppo. Negli ultimi anni, in Svizzera, questo settore ha registrato un boom, con un incremento della presenza delle multinazionali. Dal 2003 circa 300 aziende estere, operanti soprattutto nel settore delle materie prime, hanno trasferito la propria sede centrale o regionale nel nostro Paese. Alcune personalità svizzere ed europee hanno affermato che questa situazione è rischiosa per la Svizzera o addirittura simile a una bomba a orologeria: essa implica infatti una particolare responsabilità per il nostro Paese quale promotore dei diritti umani, ma rappresenta anche un gran rischio per la reputazione della piazza economica svizzera.</p><p>Con la presente interpellanza chiedo pertanto al Consiglio federale:</p><p>1. come valuta questa situazione?</p><p>2. considera che le violazioni commesse dalle multinazionali con sede legale, amministrazione centrale o stabilimento principale in Svizzera e le denunce che possono conseguirne rappresentino un rischio per il nostro Paese?</p><p>3. nello specifico, considera che gli abusi commessi da parte di alcuni settori a rischio, in particolare dalle imprese di materie prime, possano nuocere alla reputazione della piazza economica svizzera?</p><p>4. quali misure intende adottare al fine di ridurre il rischio per la reputazione svizzera in futuro?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Per tradizione la Svizzera è un importante centro di scambi commerciali di materie prime. Le sedi di alcune delle imprese più importanti a livello mondiale, attive in questo settore, si trovano in Svizzera e sono fortemente concentrate in singole regioni, in particolare nella Svizzera centrale e nella regione del lago di Ginevra. A partire dagli anni Novanta, la quota nominale delle esportazioni legate al commercio di transito è aumentata, dallo 0,3 per cento ha raggiunto quasi il 3 per cento del PIL nel 2010, superando per la prima volta le esportazioni nel settore turistico. Pertanto il settore delle materie prime è molto importante per l'economia svizzera. Il Consiglio federale è consapevole che oltre alle opportunità vi sono alcuni rischi.</p><p>2./3. Il Consiglio federale attribuisce una grande importanza all'integrità della piazza economica svizzera e alla gestione responsabile delle imprese svizzere. Nelle sue risposte al postulato Fässler Hildegard 11.3803, "Ruolo della Svizzera come sede di aziende attive nel commercio di materie prime", del 21 settembre 2011, e all'interpellanza Wyss Ursula 12.3138, "Attribuzione sospetta di licenze minerarie in Congo. Ruolo della ditta Glencore e dell'FMI", del 13 marzo 2012, il Consiglio federale ha già constatato che imprese con sede centrale in Svizzera, attive sia nel commercio che nell'estrazione di materie prime, vengono talvolta accusate di violare i diritti umani e le norme ambientali e sociali nell'esercizio delle attività di estrazione nei paesi in via di sviluppo. Il Consiglio federale è consapevole che se tali accuse si rivelassero fondate, rischierebbero di compromettere la reputazione della Svizzera e potrebbero apparire in contraddizione con l'impegno internazionale della Svizzera nell'ambito della politica ambientale e in materia di diritti umani. Tuttavia occorre sottolineare che tutte le nostre imprese, comprese quelle attive nel settore delle materie prime, sono soggette alle leggi nazionali nonché a quelle degli Stati in cui operano. Inoltre ci si aspetta che le imprese multinazionali, oltre a rispettare la legislazione sul territorio nazionale e all'estero, si assumano particolari obblighi di diligenza anche nel quadro di una gestione aziendale responsabile (Corporate Social Responsibility). Ciò vale in particolare per i Paesi in cui lo Stato di diritto è ancora in fase di consolidamento o per le zone di guerra. Di conseguenza la Svizzera sostiene lo sviluppo e l'applicazione di diversi strumenti internazionali e norme volte a promuovere la gestione aziendale responsabile (ne sono un esempio le linee guida dell'OCSE destinate alle imprese multinazionali, le linee guida dell'ONU concernenti l'economia e i diritti dell'uomo e l'UN Global Compact).</p><p>4. Per quanto riguarda l'importanza delle materie prime in un contesto di politica interna ed estera, il 23 maggio 2012 il Consiglio nazionale ha istituito una piattaforma interdipartimentale gestita da DFF/DFE/DFAE, per permettere lo scambio di informazioni tra i dipartimenti ed effettuare un bilancio destinato al Consiglio federale riguardo ai diversi aspetti della tematica delle materie prime. Inoltre il DFE e il DFAE hanno avviato un dialogo interdipartimentale nell'ambito del quale si discute sull'applicazione delle linee guida dell'ONU concernenti l'economia e i diritti dell'uomo con attori attivi nell'economia, nella scienza, nei sindacati e nelle organizzazioni non governative.<b></b></p>  Risposta del Consiglio federale.