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L'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico Ocse ha pubblicato una lista di 35 Paesi considerati paradisi fiscali, tra i quali non figura la Svizzera, minacciandoli di sanzioni se non riformeranno il loro sistema fiscale entro un anno.
I 35 paradisi fiscali sono accusati dall'Ocse (riunito a Parigi per l'annuale assemblea ministeriale presieduta dal ministro australiano Peter Costello ed intitolata "Controllare la globalizzazione" mentre la delegazione svizzera è diretta dal consigliere federale Pascal Couchepin) di praticare una concorrenza fiscale pregiudizievole, cercando di attirare i privati e le società che vogliono evitare di pagare le tasse e le imposte nei loro Paesi.
La lista comprende Andorra, Anguilla, Antigua e Barbuda, Aruba, Bahamas, Bahrein, Barbados, Belize, Isole Vergini britanniche, Guernesey, Isole Cook, Dominica, Gibilterra, Grenada, Isola di Man, Jersey, Liberia, Liechtenstein, Maldive, isole Marshall, Monaco, Montserrat, Nauru, Antille olandesi, Niue, Panama, Saint-Kitts e Nevis, Sainte-Lucie, Saint-Vincent e Grenadine, Samoa occidentali, Seychelles, Tonga, Isole Turk e Caicos, Isole Vergini americane, Vanuatu.
Il Liechtenstein è preso di mira per la seconda volta nel giro di una settimana. Il Principato figurava infatti già sulla lista nera del Gafi, il Gruppo di azione finanziaria sul riciclaggio dei capitali (dipendente dall'Ocse).
Con la pubblicazione di questo nuovo elenco di 35 Nazioni compiacenti in materia fiscale, i Paesi dell'Ocse proseguono la loro offensiva contro il riciclaggio ed i paradisi fiscali. Proprio settimana scorsa, il Gafi (Gruppo d'azione finanziaria internazionale contro il riciclaggio) aveva pubblicato una lista di 15 Paesi che boicottano la lotta contro il riciclaggio di denaro sporco.
La campagna contro riciclaggio e paradisi fiscali è una delle misure che i Paesi più ricchi hanno deciso di adottare dopo le crisi asiatica e russa di due anni or sono per dare maggiore stabilità al sistema finanziario mondiale. Il fronte non è però compatto: Svizzera e Lussemburgo, ad esempio, temono di mettere in discussione il principio del segreto bancario ed esprimono le loro riserve.
La nuova lista dei paradisi fiscali poggia su un rapporto del 1998 sulla concorrenza fiscale sleale, che indica criteri come assenza o modestia delle tasse, mancanza di trasparenza del fisco e inadeguatezza degli scambi d'informazione. In maggio, il Foro di stabilità finanziaria, emanazione del G7 (il club dei Grandi dell'economia mondiale) aveva già censito 42 Paesi come paradisi fiscali, per la scarsa qualità dei loro organi di sorveglianza finanziaria e lo scarso grado di cooperazione con le istanze internazionali.
Rispetto al Gafi ed al Foro, l'Ocse punta il dito contro i Paesi dove si porta il denaro per evitare di pagare le tasse nel proprio e soprattutto prevede misure di ritorsione: «Applicheremo misure di ritorsione a tutti i Paesi che al 31 luglio 2001 saranno ancora dei paradisi fiscali» ha avvertito l'Ocse. Una minaccia che ha già indotto San Marino, Cipro, Malta, Mauritius, Bermuda e Caymans ad impegnarsi proprio in collaborazione con l'Ocse per rafforzare ed adeguare entro il 2005 le rispettive legislazioni fiscali nazionali.
Oltre a denunciare i paradisi fiscali, l'Organizzazione per lo sviluppo e la cooperazione economica -della quale fanno parte 29 Paesi, Svizzera compresa- fa il punto dei lavori per garantire l'apertura dei mercati, in particolare i negoziati per la liberalizzazione del commercio mondiale, bloccati dal fallimento della riunione di Seattle ed esamina le prospettive della crescita e dell'occupazione dei Paesi membri dell'organismo.
swissinfo e agenzie
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