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La notizia del ritardo nella consegna dei nuovi droni all'esercito ha fatto storcere il naso, nei giorni scorsi, anche alla deputazione ticinese alle Camere federali. Dal prossimo mese e fino alla prossima estate, infatti, determinati controlli al confine sud verranno effettuati con gli elicotteri. Gli attuali e vecchi droni verranno messi fuori servizio, quelli nuovi (modello Hermes 900) non sono ancora omologati. Colpa della casa produttrice israeliana Elbit, ma non ci si può fare nulla, aveva sostanzialmente spiegato il Governo, conscio che i rotori degli elicotteri daranno più fastidio del ronzio dei droni.
A fare le pulci all'acquisto del nuovo sistema, costato 250 milioni di franchi, è ora il Controllo federale delle finanze che, innanzitutto, annota: saremo il primo esercito ad usare questo modello, peraltro non ancora pronto per la produzione in serie, grazie alla collaborazione con Ruag per il suo sviluppo. La Confederazione potrebbe comunque guadagnarci in caso di future altre vendite, in tutto questo il Parlamento è stato informato correttamente ma, viste le circostanze, dice l'organo di controllo, a suo tempo non venne fatta alcuna valutazione critica, né su possibili alternative né sui rischi, per esempio quelli riguardanti l'approvvigionamento. Il sistema è inoltre esposto a cyberattacchi e urgono correttivi.