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In un comunicato stampa giunto da poco in redazione l'avvocato Costantino Castelli, patrocinatore del 37enne ex agente della Argo 1 dalla doppia nazionalità, turca e svizzera, conferma la decisione di impugnare la sentenza con cui il Tribunale amministrativo federale ha convalidato la revoca - pronunciata nel settembre 2019 dalla Sem - del passaporto rossocrociato al suo assistito per violazione della legge federale che vieta i gruppi Al-Quaida e Stato islamico.
Nella nota il legale luganese sostiene tuttavia che la decisione del Taf non gli è stata notificata. Avrebbe insomma appreso dai media dei contenuti della sentenza. E al riguardo usa l'artiglieria pesante. "Il fatto - scrive il legale luganese - che il Taf l’abbia trasmessa alla stampa e l’abbia pubblicata sul proprio sito prima della notifica è inaccettabile e fa dubitare dell’indipendenza del tribunale. Molto curiosa - aggiunge - è anche la tempistica della comunicazione, che, a distanza di oltre un anno e mezzo dall’inoltro del ricorso, interviene a pochi giorni dalla votazione federale sulla legge sulle misure di polizia contro il terrorismo, che sta polarizzando l’opinione pubblica". Secondo Castelli, il comunicato stampa del Tribunale amministrativo federale "rischia di essere percepito come un tentativo di influenzare il dibattito politico su questo tema, sottolineando che oggi non esisterebbero misure meno incisive della revoca della nazionalità per prevenire il rischio di attentati terroristici in Svizzera".
Sul merito della decisione, il patrocinatore del 37enne prenderà posizione "nel ricorso che verrà presentato al Tribunale federale, dopo che gli sarà stata notificata la sentenza" ed esprime "in ogni caso forte preoccupazione sulla deriva generale in atto, tendente allo snaturamento dello Stato di diritto".