Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/69212

<h2>SubmittedText<h2><p>Nel nostro esercito non vi può essere posto per estremisti. Il Consiglio federale è incaricato di istituire le basi legali necessarie al fine di impedire l'esercizio della funzione di quadro militare (e in casi gravi la permanenza nell'esercito) in presenza di violazioni della legge contro il razzismo o di altre azioni degradanti. Tali azioni possono comprendere vie di fatto, affermazioni oppure atti di natura simbolica.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale concorda con l'autore della mozione in merito al fatto che nell'esercito svizzero non vi può essere spazio per estremisti. Il DDPS si sta pertanto occupando già da tempo della creazione di una speciale norma di legge concernente l'esclusione per estremismo dal servizio militare o dall'esercito. I lavori preliminari hanno tuttavia mostrato che una tale norma - anche in considerazione del sistema di milizia del nostro esercito, nel quale è rispecchiata la società con le sue diverse correnti politiche - sarebbe solo difficilmente applicabile.</p><p>Già il 20 novembre 1997, la Commissione della gestione del Consiglio nazionale aveva stabilito che la valutazione di persone sulla base delle loro opinioni non era per principio ammissibile in seno all'esercito. In Svizzera - dove non sono vietate le idee estremiste in sé, bensì certe forme di espressione di idee estremiste - è pertanto possibile reagire solo in presenza di una delle forme di espressione vietate. In tutti gli altri casi, in virtù della libertà di espressione, le opinioni non possono essere perseguite da parte dello Stato.</p><p>Il Consiglio federale fa inoltre notare che, in particolare, il concetto di "estremista" è molto impreciso. Il Consiglio federale aveva sottolineato tale questione, tra l'altro, nel suo rapporto sull'estremismo del 25 agosto 2004. Quindi, in ultima istanza dovrebbe essere deciso a livello politico quali opinioni sono incompatibili con una permanenza in seno all'esercito. Inoltre, sarebbe problematico attribuire alle autorità il permesso di procedere a indagini preventive sulla diffusione di opinioni estremiste in seno alla popolazione.</p><p>Una norma sull'esclusione, tenente conto di tali considerazioni e applicabile solo quando un'opinione estremista è esposta pubblicamente, sarebbe anch'essa poco soddisfacente. In questo caso sarebbe unicamente possibile reagire a un possibile danno a posteriori; l'immagine dell'esercito ne avrebbe già risentito. Infine, una simile norma sull'esclusione comporterebbe il pericolo latente che gli obbligati al servizio simulino la condivisione di opinioni estremiste, unicamente per non dovere più prestare servizio militare.</p><p>Conformemente alla prassi attuale, i casi di persone per le quali deve chiaramente essere ordinata un'esclusione sono trattati, di regola, in base alle esistenti norme sull'esclusione, dal momento che in tali casi sussiste già, di regola, anche una pertinente sentenza di condanna di un tribunale civile o militare. Se l'esclusione non risulta essere assolutamente necessaria, possono essere adottate altre misure, quali un proscioglimento anticipato, un trasferimento, una sospensione della chiamata o dell'avanzamento. Il caso menzionato dall'autore della mozione, oggetto del quale era un primotenente e non un tenente colonnello, è già stato illustrato dal capo del DDPS nella sua risposta alla domanda 05.5234. Il delitto, dal punto di vista del competente Stato Maggiore di condotta dell'esercito, non è apparso grave fino al punto da giustificare un'esclusione.</p><p>Le basi legali per l'esclusione dal servizio militare o dall'esercito sussistono già. Secondo l'opinione del Consiglio federale, gli obiettivi della mozione sono pertanto ampiamente realizzati; il Consiglio federale giudica ulteriori misure non necessarie o difficilmente applicabili.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.