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Musica: Dylan festeggia i 70, in Cina niente censura
Nessuna censura in Cina per Bob Dylan. A pochi giorni dai suoi 70 anni, poche settimane dopo essere stato accusato di avere tradito i suoi ideali da 'protest singer' non avendo interpretato i suoi più famosi inni alla libertà a Pechino e Shanghai per ragioni di opportunità, Dylan ha risposto pacatamente a fan e critici.
Lo ha fatto sul suo sito web spiegando di non essere stato censurato in Cina il mese scorso, come è stato scritto, e precisando che non gli era stata rifiutata la possibilità di suonare l'anno precedente, come era stato ipotizzato.
Gli Stati Uniti, intanto, si preparano a festeggiare il loro più famoso ed influente musicista vivente, che anche in questi ultimi anni, con ormai poca voce dai toni sempre più nasali, ha conquistato le chart con album decisamente più rock e country rispetto al passato, senza neppure disdegnare i canti di Natale, un 'must' per qualsiasi artista americano che si rispetti.
Il primo a festeggiare Bob è stato il bimensile Rolling Stone, la bibbia del rock. Il numero speciale è già in edicola: c'è un quiz sulle tappe della carriera del cantautore, c'è un lungo servizio fotografico e viene riproposta la prima (rara) intervista concessa alla rivista nel 1969, frutto di 18 mesi di lavoro per riuscire ad ottenerla.
Come spesso succede nelle colonne di RS ci sono interventi di altre rockstar, alle quali è stato chiesto quali sono le loro canzoni preferite. Per Bono degli U2 è Like a Rolling Stone, per David Crosby è Mr. Tambourine Man, per Bob Weir è The Times They Are a Changin'. C'è infine un intero capitolo dedicato alle tournee senza fine del cantautore, e ai 'bootleg', pirata ed ufficiali, che ne sono la testimonianza spesso eccezionale.
Sulla sua storica tournee cinese, Dylan spiega sul suo sito che le autorità di Pechino si sono limitate a chiedergli la lista delle canzoni che intendeva suonare in Cina. "Non essendoci nessuna risposta logica a ciò - racconta Bob - abbiamo inviato loro la lista delle canzoni interpretate in concerti negli ultimi tre mesi. Se ci sono state canzoni, parole o versi censurati, nessuno me lo ha detto e abbiamo suonato tutte le canzoni che avevamo l'intenzione di interpretare".
Il cantautore di Duluth precisa che i suoi concerti hanno praticamente fatto il pienone, con 12 mila posti venduti su 13 mila, e che (a parte ad Hong Kong) il pubblico era soprattutto cinese. La scelta delle canzoni, molte delle quali relativamente recenti, è stata fatta in base al gusto del pubblico locale, dove i 4-5 ultimi album sono stati accolti molto bene e dove i giovani spesso ignorano chi sia Joan Baez, Che Guevara, Jack Kerouac e Allen Ginsberg.
La (presunta) tournée dell'anno scorso non è mai stata progettata fino in fondo. Tutto nasce dalle dichiarazioni di un promotore, che avrebbe voluto portare Dylan in Cina, ma "non avevamo nessuna intenzione di suonare in Cina a quel momento" e le autorità cinesi non erano neppure al corrente del progetto.