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Il 40 percento dell'investimento estero diretto non è un vero investimento, ma solo un trucco per schivare il fisco (pardon: 'ottimizzare' la propria posizione fiscale). E la Svizzera non ci fa una gran figura.
La denuncia viene dal Fondo monetario internazionale, secondo il quale 15mila miliardi di investimenti internazionali passano come "capitale fantasma" da "conchiglie vuote" disegnate per minimizzare l'imponibile delle multinazionali. La metà di questi soldi passa dal Lussemburgo e dai Paesi bassi, ma fra gli altri paesi nei quali meno di metà dell'investimento estero diretto è "autentico" ci sono anche Malta, l'Irlanda, i territori oltremare britannici e la Svizzera.
Intervistato dal 'Financial Times', l'esperto del Council on Foreign Relations Brad Stetser ha spiegato: "queste strutture – società fantasma o investimenti fantasma – sono ottimizzate per minimizzare la tassazione globale delle imprese".
La ricerca – coordinata dall'Università di Copenaghen per il Fondo – arriva in un momento di accorate discussioni sulla tassazione globale delle imprese: alcune, come Apple, registrano filiali in Paesi come l'Irlanda pur producendo la stragrande maggioranza dei loro beni e servizi altrove. Anche in Ticino sono numeorsi i casi di imprese che hanno aperto filiali per 'ottimizzare' la loro posizione fiscale: è il caso del gruppo Kering/Gucci, ormai in partenza.