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Secondo le autorità locali il fenomeno è legato alle temperature dei mari più alte della norma e ad altri fattori che hanno ridotto i livelli di ossigeno
Da lontano potrebbero facilmente essere confusi con la spuma del mare o un ‘cimitero’ di conchiglie bianche, trascinate a riva dalle onde. Sono decine di migliaia, o forse anche più, i pesci morti che negli ultimi giorni si sono riversati sulla spiaggia di Freeport (che si trova nella contea di Brazoria), a circa un centinaio di chilometri a sud di Houston, in Texas.
A testimonianza del tragico ritrovamento diversi video girati fra le spiagge di Bryan Beach e del Quintana Beach Country Park. Un tratto di costa lungo quasi dieci chilometri e che, da venerdì 9 giugno, è ricoperto di carcasse galleggianti e disseminate sulla sabbia.
Secondo il direttore del dipartimento della contea che si occupa di parchi, Bryant Frazier, la moria è stata causata da una "tempesta perfetta" di condizioni avverse che hanno ridotto di molto i livelli di ossigeno nell’acqua, facendo così soffocare gli animali.
Un evento già registrato, ma mai di questa portata
Nella zona di Quintana, come confermato anche dai responsabili del parco, erano già stati osservati in passato fenomeni simili, a causa dell’aumento delle temperature delle acque del mare durante l’estate. Ma per Patty Brinkmeyer, direttrice del parco questa è "di gran lunga la più grande quantità di pesci morti" che abbia mai visto.
La maggior parte degli individui rinvenuti appartiene alla specie dei menhaden (Brevoortia tyrannus), un tipo di pesce marino che vive prevalentemente in varie zone del golfo del Messico e della costa atlantica di Stati Uniti e Canada.
Ma cosa ha provocato, in concreto, la morte dei pesci? A fornire una spiegazione sono gli stessi curatori del parco, secondo cui, gli animali sarebbero – letteralmente – rimasti senz'aria per il troppo caldo. L'aumento della temperatura diminuisce l’ossigeno disciolto in acqua, e questo è un problema soprattutto nelle zone poco profonde, poiché queste si riscaldano più in fretta. Ma non solo: anche il vento e le nuove condizioni hanno giocato un ruolo determinante. Il mare nelle settimane precedenti al disastro aveva visto infatti poche correnti d'aria (che favoriscono la circolazione dell’ossigeno nell’acqua) e un cielo particolarmente nuvoloso che ha limitato la capacità di alghe e di altri organismi di produrre ossigeno attraverso il processo di fotosintesi.
A fargli eco anche la ricercatrice Katie St. Clair, specializzata in fauna marina alla Texas A&M University, che in un'intervista al New York Times ha dichiarato: "L'innalzamento delle temperature delle acque del golfo del Messico, collegato al cambiamento climatico, potrebbe aver contribuito alla moria dei pesci. Questo rischia di avere un impatto significativo sull'intero ecosistema locale e potrebbe portare a un maggior numero di eventi di questo tipo in futuro".