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NEW YORK - Una guerra commerciale da 100 miliardi di dollari fra Stati Uniti e Cina appare più vicina: il terzo round di trattative fra le due superpotenze economiche si chiude senza un accordo, in un nuovo nulla di fatto.
Pechino però avverte: se l'amministrazione Trump farà scattare i dazi dopo il 15 giugno, come più volte ha detto, le trattative naufragheranno perchè la Cina non intende attuare nessuno dei suoi impegni se la Casa Bianca procederà su questa strada.
Una posizione dura che si accompagna alla rabbia del G7 e dei principali alleati americani per l'imposizione di dazi sull'acciaio e l'alluminio. E che ora rischia di avere ripercussioni sui mercati, aumentando l'incertezza sulle prossime mosse degli Stati Uniti dell'imprevedibile Donald Trump.
Le tensioni commerciali preoccupano per il loro effetto sulla crescita, già alle prese con il rallentamento dell'Europa e che si appresta a fare i conti con il nuovo rialzo dei tassi di interesse da parte della Fed, dato per scontato alla riunione del 12 e 13 giugno.
Se il G7 dei governatori e delle banche centrali si è chiuso con gli Stati Uniti isolati in un vertice fra i più tesi della storia recente a causa dei dazi, anche a Pechino gli Stati Uniti non hanno raggiunto i risultati sperati.
Wilbur Ross, il segretario al Commercio americano, lascia la Cina a mani vuote, senza essere riuscito a capitalizzare su quei «significativi» progressi registrati nelle scorse settimane. In una breve dichiarazione, l'agenzia Xinhua riferisce di «concreti progressi» a Pechino fra Ross e Liu, senza però elaborare. «Se gli Stati Uniti introducono sanzioni, inclusi i dazi» tutti i risultati finora ottenuti nelle trattative «non andranno in effetto» aggiunge Xinhua.
E questo vuole dire che la Cina non solo può fare marcia indietro sugli accordi raggiunti per acquistare più beni Made in Usa, ma può anche reagire alle sanzioni americane imponendo le sue. La linea dura cinese prende le mosse dalle critiche del G7 alla Casa Bianca sui dazi, offrendo a Pechino la possibilità di affermarsi come "guardiano" degli scambi commerciali globali e di conquistare l'appoggio di altri paesi.
Che le trattative fra Stati Uniti e Cina non sarebbero state facili era emerso con chiarezza la scorsa settimana, quando Trump è tornato a sorpresa a minacciare dazi contro Pechino, facendo infuriare la controparte. Allo stesso modo appare evidente che le trattative del G7 dei capi a Charlevoix l'8 e il 9 giugno saranno in salita, dopo la spaccatura del vertice dei ministri finanziari e dei governatori delle banche centrali, in quello che da molti è stato descritto come un vertice G6 piu' uno.
In caso di strappo anche con la Cina, gli Stati Uniti rischiano un isolamento quasi totale in nome dell'America First di Trump, che fa sempre più paura per l'economia.