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La Via delle Genti: Motto Bartola 1’690 – San Gottardo 2’091 m
Rivista 153 – Aprile 2017
Valle Leventina
La Via delle Genti: Motto Bartola 1’690 – San Gottardo 2’091 m
Di Ely Riva
La strada del San Gottardo è stata definita Via delle Genti. Basta leggere soltanto l’elenco dei «Personaggi Celebri che varcarono il Gottardo nei tempi antichi e moderni» di Emilio Motta per rendersi conto dei traffici di merci e genti che si sono stati su quella montagna.
La strada del San Gottardo è stata definita Via delle Genti. Basta leggere soltanto l’elenco dei «Personaggi Celebri che varcarono il Gottardo nei tempi antichi e moderni» di Emilio Motta per rendersi conto dei traffici di merci e genti che si sono stati su quella montagna.
Fino al 1975 si pensava che il Gottardo fosse stato transitabile a partire dal XII-XIII secolo, quando venne costruito il Ponte del Diavolo sulla Schöllenen. Infatti la più antica menzione scritta di una chiesa sul passo era quella dedicata a San Gottardo, voluta dal arcivescovo Galdino di Milano ed eretta tra 1166 e il 1176. Durante le indagini archeologiche del 1975 promosse da Pier Angelo Donati si è accertartato che la Cappella romanica dedicata a San Gottardo e consacrata nel 1230 era stata preceduta da un edificio cultuale con abside semicircolare che risalirebbe al periodo tardocarolingio, al IX secolo! Il sacerdote leventinese Giovanni Rigolo nel 1682 nello «Scandaglio historico dell’antico contado Leopontico» dedicava un capitolo al Passo del San Gottardo intitolato «Hospitale nelle sommità et varco del Monte di San Gottardo edificato dalla pietà della regina Theodolinda longobarda circa l’anno 620 di nostra salute».
Dopo il ritrovamento dell’abside preromanica non è più tanto fuori luogo e assurdo pensare che furono i Longobardi a costruire la prima cappella sul passo…
Un altro ritrovamento di un favoloso tesoro di sette collari e braccialetti d’oro quasi puro, di fattura celtica e datato attorno al 390 a.C. avvenuto il 20 agosto del 1962 nella valle di Locher (Ersfeld) lungo la strada che portava al valico del San Gottardo, pone la domanda della sua destinazione. Era diretto oltre il San Gottardo o era un’offerta a qualche divinità della montagna? Domande che attendono ancora una risposta. D’altra parte recenti scavi hanno portato alla luce la primitiva chiesa dei Santi Nazario e Celso di Airolo dove esisteva un’aula di culto risalente al VI-VIII secolo. Inoltre a Madrano, frazione di Airolo, furono rinvenute e scavate da Mario Franzioli nel 1957, molte tombe romane dove furono trovate monete degli imperatori Vespasiano (69-79 d.C.), Tito, Nerva, Traiano (98-117 d.C.), Adriano (117-138 d.C.), Antonino Pio e Commodo ((180-192 d.C.), nonché una gran quantità di oggetti…
Tutti questi ritrovamenti archeologici fanno supporre che il valico del San Gottardo molto probabilmente era noto fin dall’alto Medio evo e forse prima. Ma torniamo alla mulattiera. Appena il commercio sul Gottardo si è fatto intenso sono nate le corporazioni dei somieri, corporazioni che erano parte integrante della comunità, quindi della vicinanza. “Per favorire un maggior numero di vicini gli statuti delle Vicinanze concedevano ad ognuno un solo diritto di soma, impedendo che l’attività di trasportatore potesse diventare autosufficiente”. Giorgio Bellini
Nasceva così il somiere trasportatore che rimaneva soprattutto contadino alpigiano. Anzi a questo proposito, Mario Fransioli studioso di storia locale, narra “che con il sopraggiungere dell’inverno il transito (del valico del San Gottardo) diventava per certi aspetti più agevole, la neve permettendo l’impiego di slitte, il traino di pesi maggiori, l’uso di scorciatoie, una maggiore velocità. (…) C’erano certo le forzate interruzioni imposte dalle nevicate eccezionali, dalle bufere e dal pericolo delle valanghe, ma esse avevano sempre una durata breve”. Un documento del 1601 parla proprio del traffico invernale sul valico. Dice che i somieri di Airolo per trasportare merci sul valico usavano i cavalli dal primo maggio al 16 di ottobre (durante la bella stagione), mentre nel periodo invernale, dal 16 di ottobre giorno di San Gallo, al primo di maggio, i buoi che si trovano più a loro agio sulla neve! Era il sindaco di Airolo che dava il permesso di transito in inverno. Dopo il suono della campana gli slittatori dovevano unirsi e partire al più tardi alle 9.00! Oggi, la cosiddetta “strada Jemale” è ben nota in alcuni punti strategici del valico.
Ora la vecchia mulattiera da Airolo al Motto Bartola è stata quasi completamente cancellata e distrutta dalla sovrapposizione delle strade cantonali. alcuni tratti selciato rimangono ancora vicino alla Cappella di Motto Bartola e dopo Motto di Dentro.
Dove la Valle della Tremola si restringe la mulattiera costeggia la strada a tornanti costruita nel 1830 da Francesco Meschini. Il sentiero attuale passa vicino al penultimo tornante della Tremola dove si trova inciso su un macigno noto come «Sass dét Suarof» l’iscrizione «1806 SUVOROWII VICTORIIS» in ricordo della battaglia avventua nel 1799 vicino al passo. La vecchia mulattiera varcava la Foss, il torrente che riunisce tutti i riali del Passo del San Gottardo, sul bel Ponte ad arco di Cima e saliva in direzione della Cappella dei Morti (2’072 m). Sull’intonaco interno rimangono tracce di frasi in russo del 1799 quando il valico fu teatro di aspri combattimenti tra francesi e le truppe austro russe. Poco oltre la Cappella dei Morti la mulattiera è cancellata dalla strada del 1832 ma ricompare dall’altra parte e un bel tratto, ancora visibile, conduce fino all’Ospizio Vecchio (2’091 m) e alla Stalla dalla forma ottagonale che un tempo era coperta di scandole e poteva ospitare ben 47 cavalli. Oggi è proprietà del Patriziato di Airolo e la Stalla è utilizzata come cantina per il formaggio degli alpi del massiccio del San Gottardo.
Al suo massimo splendore la mulattiera era larga più di due metri per consentire l’incrocio di due muli carichi. La manutenzione della mulattiera spettava alla Vicinanza di Airolo che evidentemente prelevava una tassa su ogno passaggio. Il primo passaggio sul colle documentato è avvenuto nel 1236 quando l’abate benedettino del vescovado di Brema, Albrecht von Stade, sceglie questa strada per il ritorno da Roma. Al Passo rimangono ancora in ottimo stato e molto simili ai buoni vecchi tempi andati la vecchia Sosta costruita su disegno di Domenico Fontana di Cureglia, l’Ospizio Vecchio che ingloba la cappella, la Stalla…
Nella Vecchia Sosta del 1834 che fungeva da posto di dogana e da alloggio per i viaggiatori è stato allestito un museo che racconta come si sviluppava il traffico dei viaggiatori e delle merci lungo il valico, il suo significato storico, culturale, politico e sociale. Nel Museo si trovano le ricostruzioni di camere d’albergo, diligenze, slitte invernali per i passeggeri, uniformi, armi… In diverse vetrine sono in mostra anche una interessantissima serie di cristalli tipici del Massiccio del San Gottardo come l’Adularia e le famose Rose di ferro. Quelle trovate sul San Gottardo sono le più belle al mondo. Sul passo si trova anche il monumento ad Adrien Guex in memoria dell’aviatore vodese caduto per la Patria, la statua equestre del generale Sovarov e posta a lato della strada principale e la statua del Viandante opera di Pedro Pedrazzini, collocata in memoria del 200 anniversario dell’adesione del Cantone Ticino alla Confederazione nel 2003.
Itinerario
L’antica mulattiera è oggi percorribile da Airolo anche se i tratti più interessanti si trovano dopo il Motto Bartola e vicini alla Tremola costruita tra il 1828 e il 1832.
Dalla cappella del Motto Bartola (1’527 m) si segue il sentiero pedestre segnalato che sale a Motto di Dentro e continua fino al Ponte di Mezzo (1’729 m) dove si segue il vecchio tratto della Tremola oggi abbandonato. Il sentiero alla curva della Tremola a quota 1’837 metri segue la vecchia strada carrozzabile per circa 200 metri prima di ritornare sul vecchio percorso della mulattiera. Poco oltre l’ultima curva a gomito della Tremola la mulattiera varca la Foss sul ponte di Cima e sale alla Cappella dei Morti (2’072 m). Attraversata la strada carrozzabile della Tremola in pochi minuti si è all’Ospizio Vecchio e alla Stalla…
Scheda tecnica
Meta: Passo del San Gottardo (2091 m)
Cartina 1:25.000: Val Bedretto 1251
Partenza: Motto Bartola (1527 m)
Arrivo: Passo del San Gottardo
Dislivello salita: 470 m
Dislivello discesa: 470 m
Tempo salita: un’ora e 30
Tempo discesa: un’ora
Difficoltà: T2
La Tremola
La prima strada cantonale carrozzabile sul sal Gottardo è stata realizzata tra il 1828 e il 1832. Prima vi era la mulattiera, larga in medie due metri per permettere il passaggio di due muli o due cavalli con basto che in media portava circa 150 chili. Fin dalla nascita del nuovo Cantone Ticino il governo ticinese aveva cercato di regolare, disciplinare e incentivare il traffico sul Passo del San Gottardo. E dopo tante discussioni il 25 agosto 1827 veniva firmata una convenzione tra il Governo e l’ingegnere Francesco Meschini di Piazzogna per la realizzazione di una strada carrozzabile della lunghezza di quasi 17 chilometri e larga sei metri «da cilio a cilio». All’inizio lastrada a tornanti era prevista senza paracarri ma con «barricate di legno». Solo a partire dal 1842 furono aggiunti i paracarri di pietra.L’albergo dogana dove oggi risiede il museo è stato costruito nel 1837. Il servizio viaggiatori con carrozza fu introdotto nel 1834 con tre corse settimanali tra Flüelen e Bellinzona. Nel mese di settembre del 1842 fu introdotta la corsa giornaliera tra Lucerna e Chiasso con diligenze della capienza di 8 o 1o passeggeri, tirate da 5 cavalli. Il viaggio iniziava a Lucerna alle 5 del mattino e dopo 28 ore i passeggeri raggiungevano Milano alle 8 e 55 del giorno seguente. «La strada cantonale del San Gottardo» di Giorgio Bellini