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Politica
06.02.2017 - 12:06
Aggiornamento : 19.06.2018 - 15:43
Querelle con Zali, il Consiglio della Magistratura dà ragione a Caimi
Il Ministro aveva segnalato l'ex deputato PPD, reo di interferire col processo legislativo per un post sulla legge sugli appalti. «Non ha trasmodato nell'esercizio dei suoi diritti», recita la sentenza
BELLINZONA - Se fosse una partita sportiva, si potrebbe dire Caimi-Zali 1-0: il Consiglio della Magistratura non intende dar seguito alla segnalazione del Ministro ai danni del giudice supplente del Tribunale d'Appello. La querelle era nata in relazione a un'esternazione dell'ex deputato PPD, oggi giudice supplente, in merito alla nuova normativa sugli appalti.
Il 30 novembre Carlo Luigi Caimi
aveva scritto un post su Facebook in cui sosteneva che la nuova legge sarebbe caduta al primo ricorso inoltrato al Tribunale Federale.
La frase non piacque per nulla a Claudio Zali
, che la segnalò al Consiglio della Magistratura, sostenendo che potesse essere un'interferenza al processo legislativo. «I giudici devono scrivere le sentenze quando richiesto, non le devono sputare su Facebook o sui giornali», aveva tuonato il Ministro, paragonando l'azione di Caimi ai pensionati che si recano sui cantieri e affermano che ai loro tempi il lavoro veniva svolto meglio. «Con la differenza però che il pensionato in questione forse si è dimenticato che ha lasciato il parlamento perché nel frattempo è diventato giudice supplente del Tribunale d'appello», aveva poi punzecchiato.
Il PPD, partito per cui Carlo Luigi Caimi è stato granconsigliere, aveva accusato il leghista di praticare dell'intimidazione. «Non si capisce perché un giudice, durante il processo legislativo, non possa esprimere la sua opinione sulla coerenza giuridica di una norma», aveva scritto in una nota, precisando che in ogni caso nella sua vita professionale Caimi non si occupa di temi quali gli appalti.
Con una sentenza del 31 gennaio, il Consiglio della Magistratura ha dato ragione a Caimi. È quest'ultimo a renderlo noto, sempre via Facebook, precisando che «alla segnalazione non è dato alcun seguito disciplinare e non si prelevano spese di procedura. In sintesi, si può ritenere che il magistrato supplente segnalato non ha trasmodato nell'esercizio dei suoi diritti e non si è reso autore di illeciti disciplinari».
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