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L'economia elvetica continuerà a crescere, ma ad un ritmo meno sostenuto di quanto previsto finora, complici anche le turbolenze internazionali attuali, come la vertenza commerciale tra gli Stati Uniti e la Cina. Ciò avrà un impatto anche sull'occupazione e sul tasso di disoccupazione, con quest'ultimo che dovrebbe sì salire, ma moderatamente. Una "Brexit" senza accordo potrebbe inoltre peggiorare ulteriormente la situazione.
Lo rende noto il KOF, il Centro di ricerche congiunturali del Politecnico federale di Zurigo, che ha abbassato le sue previsioni per quest'anno dall'1,6% allo 0,9% (1,4% senza eventi sportivi) e, per il 2020, dal 2,3% all'1,9% (senza eventi sportivi: 1,5%).
I ricercatori zurighesi sostengono che i segnali dell'economia svizzera suggeriscono un raffreddamento. Anche se, in generale, l'occupazione è al momento in crescita e la disoccupazione ha continuato a diminuire, l'utilizzazione degli impianti dell'industria svizzera non è più così elevata come alla fine del 2018.
Contesto internazionale incerto
Il contesto internazionale si è ulteriormente deteriorato negli ultimi mesi: le condizioni economiche nell'area euro si sono indebolite nel secondo trimestre dell'anno corrente e il commercio internazionale ha subito un calo significativo, dopo due trimestri già negativi.
La controversia commerciale tra Washington e Pechino si sta aggravando. Ulteriori misure protezionistiche contro l'UE adottate dagli Stati Uniti potrebbero presto diventare realtà. In particolare, il rischio di dazi doganali sulle automobili rimane elevato. Anche se la Svizzera ne risentirebbe solo indirettamente, ciò potrebbe comunque avere conseguenze nefaste per i fornitori di pezzi di ricambio. Ulteriori recessioni tra i partner commerciali della Svizzera avrebbero ripercussioni sulla maggior parte degli attori dell'economia d'esportazione.
ATS/M. Ang.