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(16.077) Sulla questione dei valori di riferimento per la rappresentanza dei sessi la Commissione ha ampiamente aderito al disegno del Consiglio federale. Con 14 voti contro 11 propone di introdurre valori di riferimento per la rappresentanza dei sessi nel consiglio di amministrazione e nella direzione delle grandi società quotate in borsa. Qualora nel consiglio d’amministrazione e nella direzione non siano rappresentati entrambi i sessi rispettivamente per almeno un 30 e un 20 per cento ciascuno, l’impresa interessata dovrebbe spiegare in un rapporto i motivi per i quali i valori di riferimento non sono rispettati e quali provvedimenti intende adottare per promuovere la maggior presenza del sesso sottorappresentato. Rispetto al disegno del Consiglio federale, con 14 voti contro 11 la Commissione ha deciso di abbreviare il periodo transitorio del nuovo disciplinamento, mentre una minoranza vorrebbe attenersi a quanto previsto dal disegno del Consiglio federale. I valori di riferimento e l’obbligo di redigere un rapporto dovrebbero avere effetto tre anni dopo l’entrata in vigore del nuovo diritto per i consigli di amministrazione e cinque anni dopo per le direzioni. La Commissione ha inoltre limitato nel tempo il disciplinamento concernente i valori di riferimento per la rappresentanza dei sessi. Conformemente alla sua proposta il nuovo disciplinamento dovrebbe essere abrogato automaticamente dieci anni dopo la sua entrata in vigore senza essere sostituito. Mentre una minoranza propone valori di riferimento più elevati, rispettivamente di 40 e 30 per cento, un’altra minoranza propone di rinunciare completamente a introdurli.
Le disposizioni costituzionali dell’iniziativa popolare «contro le retribuzioni abusive» sono state già attuate dal Consiglio federale nell’ordinanza contro le retribuzioni abusive nelle società anonime quotate in borsa (OReSA). Per l’adozione di questa normativa a livello di legge la Commissione auspica una soluzione vicina al diritto vigente e al testo dell’OReSA.
Ampio consenso in merito all’attuazione dell’iniziativa «Affinché i pedofili non lavorino più con fanciulli»
La Commissione condivide in grandi linee la posizione del Consiglio degli Stati per quanto riguarda l’attuazione dell’iniziativa «Affinché i pedofili non lavorino più con fanciulli» (16.048). Alla stregua del Consiglio degli Stati, anche la Commissione ritiene che l’interdizione costituzionale di esercitare un’attività non possa essere applicata direttamente dai giudici e necessiti di un’attuazione da parte del legislatore. Con 22 voti contro 2 è quindi stata chiaramente respinta una proposta di non entrata in materia. La Commissione ha accolto positivamente la semplificazione del progetto governativo introdotta dal Consiglio degli Stati che prevede di ridurre da tre a due le interdizioni di esercitare un’attività. Ha suscitato discussioni all’interno della Commissione la decisione del Consiglio degli Stati di stralciare le contravvenzioni e i reati perseguibili a querela di parte nonché la pornografia per il consumo personale dall’elenco dei reati che dovrebbero far scattare obbligatoriamente l’interdizione automatica di esercitare un’attività. In entrambi i casi il voto determinante del presidente ha fatto pendere la decisione della Commissione verso la posizione del Consiglio degli Stati. Una minoranza propone di seguire su questi punti il Consiglio federale e di includere anche questi reati fra quelli che fanno scattare l’interdizione di esercitare un’attività. Una minoranza ritiene inoltre che nella legge non si debbano prevedere disposizioni derogatorie che permettano eccezionalmente ai giudici in casi particolarmente lievi di rinunciare a ordinare un’interdizione di esercitare un’attività non necessaria in un caso concreto. Con 15 voti contro 8 la Commissione ha deciso di allinearsi anche in questo caso al Consiglio degli Stati e di ammettere questa disposizione derogatoria già proposta dal Consiglio federale. Anche in merito a un riesame a posteriori dell’interdizione di esercitare un’attività la Commissione aderisce alla versione più restrittiva del Consiglio degli Stati, che non vorrebbe ammettere verifiche di alcun genere in caso di interdizione a vita pronunciate automaticamente. Una minoranza considera nella fattispecie preminente il principio di proporzionalità e, alla stregua del Consiglio federale, desidera ammettere a determinate condizioni un riesame a posteriori.
Negazione di genocidio
Nel corso dell’esame preliminare la Commissione aveva dato seguito all’iniziativa Nidegger 16.421 «Causa Perinçek contro la Svizzera. Per un articolo 261bis del Codice penale compatibile con i diritti umani». Dopo che la Commissione omologa si era scostata unanimemente da questa prima decisione, la Commissione ha rivisto la propria posizione e con 15 voti contro 8 ha ora proposto di non dare seguito all’iniziativa. Una minoranza propone comunque di darle seguito. L’iniziativa 16.421 chiede che la fattispecie di negazione di genocidio, prevista al quarto comma della norma penale contro la discriminazione razziale (art. 261bis comma 4 del Codice penale; CP) venga stralciata oppure adeguata, precisando che un genocidio debba essere accertato da un tribunale internazionale competente. La Commissione condivide il parere della Commissione omologa e giunge alla conclusione che nella sua sentenza Perinçek la Corte europea dei diritti dell’uomo non considera problematica la criminalizzazione della negazione di genocidio contenuta nell’articolo 261bis capoverso 4 CP, ma sostiene che, nel caso concreto, la disposizione è stata applicata nel modo sbagliato dal Tribunale federale. Per questo motivo la Commissione non ritiene opportuno mettere in discussione la disposizione. L’iniziativa sarà ora trattata dal Consiglio nazionale.
GRECO: 4° rapporto di valutazione sulla Svizzera
La Commissione degli affari giuridici del Consiglio nazionale ha preso atto del rapporto del gruppo di Stati contro la corruzione (GRECO) concernente la prevenzione della corruzione dei parlamentari, dei giudici e dei procuratori. Dopo aver assistito a una presentazione del rapporto ha sentito il presidente del Tribunale federale Ulrich Meyer e si è informata sulla posizione della Commissione giudiziaria. In sintonia con la Commissione omologa del Consiglio degli Stati e con la Commissione giudiziaria, la maggioranza non ritiene necessario legiferare in questo ambito perché convinta che l’organizzazione giudiziaria svizzera corrisponda perfettamente alle specificità istituzionali del Paese e che non vi sia alcuna necessità di modificare un sistema che funziona bene.
Altri oggetti:
- La Commissione ha deciso senza voti contrari di dare seguito all’iniziativa parlamentare Nidegger 16.461 «CEDU e casellario giudiziale, riparazione in integrum». Ritiene che nell’articolo 122 della legge sul Tribunale federale vi sia una lacuna.
- Con 21 voti a favore e 2 astensioni la Commissione ha respinto due iniziative del Cantone di Basilea Campagna che propongono l’estensione dell’impiego della cavigliera elettronica (electronic monitoring) nell’esecuzione delle pene (15.315) e la modifica del Codice di procedura penale prima ancora della sua prevista revisione (15.324). Anche il Consiglio degli Stati non ha dato seguito alle due iniziative cantonali.
- Con 12 voti contro 11 la Commissione ha inoltre deciso di non dare seguito all’iniziativa parlamentare Addor (16.477) «Rafforzare la lotta contro le reti di passatori». L’iniziativa voleva sottoporre alla giurisdizione federale il perseguimento di reati gravi perpetrati da coloro che in associazione o in gruppo favoriscono l’entrata, l’uscita o il soggiorno illegale.
Presieduta dal consigliere nazionale Jean Christophe Schwaab (PS, VD), la Commissione si è riunita a Berna il 2 e 3 novembre 2017.