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<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1a domanda</p><p></p><p>Lo studio di Müller Kucera e Bauer menzionato nell'interpellanza, commissionato dall'Ufficio dei servizi sociali della Città di Zurigo, costituisce finora in Svizzera l'unica analisi del beneficio che il potenziamento delle strutture di custodia complementari alla famiglia e alla scuola arrecherebbe al mercato del lavoro, all'economia e alla politica fiscale. Sebbene, a causa delle diverse condizioni nell'ambito dell'economia e del mercato del lavoro, i risultati non possano essere riportati allo stesso modo su tutte le regioni della Svizzera, si deve partire dall'idea che varrebbe la pena investire nella creazione di strutture di custodia per l'infanzia anche a livello nazionale. In realtà in Svizzera esiste ancora un notevole potenziale per quanto riguarda l'offerta di lavoro per le donne. In confronto ad altri Paesi, riguardo alla partecipazione al guadagno delle donne e degli uomini la Svizzera occupa già uno dei primi posti. Tuttavia, se si considera l'occupazione secondo il numero di ore, essa si trova solo a metà classifica per quanto attiene alla partecipazione al guadagno delle donne. Stando alla rilevazione sulle forze di lavoro in Svizzera, nel 2001 circa il 14 per cento delle donne hanno indicato di essere sottoccupate. Di queste il 37 per cento ha auspicato di lavorare da 1 a 5 ore in più, il 27 per cento da 6 a 10 ore in più e soltanto il 12 risp. il 9 per cento da 11 a 15 ore risp. da 16 a 20 ore in più. Oltre la metà (53 per cento) delle donne che desideravano lavorare di più era di età superiore ai 40 anni. </p><p></p><p>Nel suo parere del 27 marzo 2002 in merito al disegno di legge federale sugli aiuti finanziari per la custodia di bambini complementare alla famiglia della Commissione della sicurezza sociale e della sanità del Consiglio nazionale (Iniziativa parlamentare 00.403 Fehr Jacqueline), il Consiglio federale ha fatto notare esplicitamente l'importanza delle strutture di custodia complementari alla famiglia nell'ambito dell'economia, del mercato del lavoro e della fiscalità. Anche per questo motivo si è detto disposto a sostenere un programma d'incentivazione della Confederazione che prevede lo stanziamento di 25 milioni di franchi l'anno. </p><p></p><p>2a domanda</p><p></p><p>L'attrattiva della piazza economica svizzera è subordinata a diverse condizioni quadro, in cui rientra certamente anche l'offerta di strutture di custodia complementari alla famiglia e alla scuola. Tuttavia, spetta prevalentemente alle imprese trovare il modo in cui rendere attraenti i loro posti di lavoro. Un massiccio aumento del numero di posti per la custodia di bambini complementare alla famiglia, da parte dei datori di lavoro o in strutture di altri soggetti giuridici, avrebbe senza dubbio anche un'incidenza positiva sulla qualità della posizione della Svizzera sul mercato internazionale del lavoro. </p><p></p><p>Con il programma d'incentivazione della Confederazione menzionato al punto 1 si cerca di colmare le lacune esistenti. L'impegno assunto dalla Confederazione è tuttavia limitato nel tempo, visto che la competenza in questo settore è dei Cantoni e dei Comuni come anche dei privati. Vari Cantoni hanno anche adottato o stanno preparando provvedimenti volti ad incentivare la creazione di strutture di custodia complementari alla famiglia e alla scuola. </p><p></p><p>3a domanda</p><p></p><p>Tra il 1991 e il 2000 il numero di persone esercitanti un'attività lucrativa nei settori della sanità e della socialità come anche dell'istruzione è salito del 21,4 risp. 24,9 per cento. Per lo stesso periodo l'aumento delle persone attive è stato del 2,1 per cento in tutti i rami dell'economia. Tuttavia, se si considerano i lavoratori non qualificati e semiqualificati la carenza di manodopera nel settore della sanità e della socialità era inferiore alla media di tutti i rami. In questo ambito vi era invece una carenza di manodopera qualificata. Nel settore dell'istruzione, per le tre categorie di qualifiche le cifre relative alla carenza di manodopera erano inferiori alla media di tutti i rami dell'economia. In base a queste cifre non si può al momento parlare di grave penuria di manodopera in questi due settori, anche se negli ultimi dieci anni questi ultimi si sono notevolmente sviluppati. </p><p></p><p>Secondo la Costituzione federale del 18 aprile 1999 la formazione professionale è di competenza della Confederazione. Per questo motivo la nuova legge sulla formazione professionale, che il Consiglio federale ha sottoposto alle Camere federali il 6 settembre 2000, comprende anche gli ambiti della sanità, della socialità e dell'arte. Dopo l'entrata in vigore della nuova legge (presumibilmente nel 2004) è previsto un periodo transitorio di cinque anni entro cui si dovrà ultimare l'integrazione di questi nuovi settori. Per questa fase transitoria i partner principali (Ufficio federale della formazione professionale e della tecnologia, Conferenza svizzera dei direttori cantonali della pubblica educazione e Conferenza dei direttori cantonali della sanità) hanno convenuto un'organizzazione comune del progetto e linee direttive, costituendo così un quadro per i lavori correnti e le decisioni in discussione. I lavori correnti riguardano il coordinamento dei cicli di formazione, la fissazione delle disposizioni concernenti l'accesso a questi ultimi, dei requisiti per la formazione e dei contenuti di quest'ultima, la classificazione delle formazioni esistenti nell'insegnamento medio superiore e in quello di grado terziario, l'elaborazione delle disposizioni in materia di formazione come anche la fissazione delle competenze in tema di esecuzione. In questo modo la Confederazione provvede a costituire un quadro in materia di politica della formazione di modo che negli ambiti d'attività in questione le nuove leve siano garantite sia dal punto di vista quantitativo che da quello qualitativo. </p><p></p><p>L'introduzione di questi presupposti in materia di politica della formazione non è ovviamente sufficiente per ovviare alla carenza di manodopera. Per le relative professioni sono altrettanto decisive l'offerta di manodopera e le condizioni di lavoro.</p><p></p><p>4a domanda</p><p></p><p>In seguito alla ripartizione federalista dei compiti sono i Cantoni e i Comuni, e non la Confederazione, ad essere competenti per la maggior parte degli ambiti della politica familiare. Inoltre, importanti competenze federali in tema di protezione della maternità e degli assegni familiari non sono ancora state applicate o lo sono state soltanto in parte. I Cantoni hanno quindi adottato anche provvedimenti, nel quadro della legislazione cantonale in tema di assegni familiari, nell'ambito dell'aiuto sociale o mediante leggi speciali, volti a migliorare la situazione delle famiglie con reddito modesto. Undici Cantoni prevedono particolari prestazioni in caso di bisogno a favore dei genitori. Anche la Commissione federale di coordinamento per le questioni familiari ha evidenziato questo problema e posto in discussione possibili soluzioni che mirano, tra l'altro, ad un potenziamento della perequazione degli oneri delle famiglie a livello federale. </p><p></p><p>Di massima e nel quadro delle possibilità delle finanze federali il Consiglio federale sostiene i miglioramenti nell'ambito della politica familiare attualmente discussi alle Camere federali, quali la creazione di una legge quadro concernente gli assegni familiari, l'introduzione di un'assicurazione maternità e il programma d'incentivazione per l'istituzione di strutture di custodia per l'infanzia complementari alla famiglia. Anche la revisione in corso dell'imposizione delle famiglie sgraverà maggiormente le famiglie con figli. </p><p></p><p>5a domanda</p><p></p><p>In risposta al postulato 95.3129 (Gemperli: Competitività dell'economia svizzera), alla mozione 01.3089 (Gruppo radicale-democratico: Sette misure per una politica di crescita), al postulato 99.3584 (Gruppo dell'Unione democratica di centro: Programma d'azione per mantenere e creare posti di lavoro) e alla mozione 00.3229 (Commission speciale CN 00.016 Minoranza Leutenegger Oberholzer: Sostegno ad una crescita economica sostenibile) il Consiglio federale ha incaricato il segretariato di Stato dell'economia (seco) di elaborare un rapporto sulla crescita sulla cui base si dovranno prevedere misure volte a rafforzare lo sviluppo economico in Svizzera. Queste misure concrete verranno incluse nel programma di legislatura 2003-2007. Tuttavia, il Consiglio federale non persegue per principio nessun obiettivo quantitativo riguardo alla crescita dell'economia svizzera in quanto lo sviluppo economico è un risultato dell'attività degli operatori dell'economia privata.</p>  Risposta del Consiglio federale.