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Il ritratto di un uomo, che sia capace di restituirne qualche sprazzo di verità è l’impresa in cui si cimentano tanto l’attore – qui al suo quinto film dietro la macchina da presa - Stanley Tucci, quanto il suo protagonista Alberto Giacometti.
Fuori concorso alla Berlinale, Final Portrait racconta un paio di settimane della vita del grande scultore e pittore grigionese, quando a Parigi nel 1964 chiese al critico d’arte americano James Lord di posare per lui.
Tucci, partendo dal libro di Lord “A Giacometti Portrait” (1965), indovina un cast che parte dal Giacometti interpretato da Geoffrey Rush, sempre bravo nel trasmettere la follia artistica, e include: Armie Hammer per il curioso giornalista, Sylvie Testud per la moglie infelice di Alberto che viene tradita con una ridanciana Clémence Poésy.
- RG del 11.2.2017 Marco Zucchi da Berlino su Giacometti
"Perché i suoi soldi non li mette in banca?"
"Le banche sono inaffidabili"
"Ma scusi, lei è svizzero!"
"Svizzero italiano, prego"
(dialogo da Final Portrait)
Un’impresa complessa anche per Stanley Tucci: se le sequenze più riuscite restituiscono la profondità dell’artista bregagliotto, alcune altre ne banalizzano l’esistenza, che si concluderà solo due anni dopo il suo ultimo ritratto.
Francesca Felletti