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Politica energetica e nucleare
L’articolo sulla politica energetica di Piero Martinoli, apparso sul CdT del 10 agosto, contiene riflessioni sull’opzione nucleare che meritano di essere approfondite.
«E non per nulla Francia, Paesi nordici, USA e altri ancora non esitano a percorrere questa via» La Francia non connette più un nuovo reattore alla rete dal dicembre del 1999, mentre quello in costruzione costerà, secondo la Corte dei conti francese, 19.1 miliardi di Euro invece dei 3.5 preventivati. Nei Paesi nordici: la Svezia ha reso operativo il suo ultimo reattore nel 1985, mentre la Finlandia ha connesso un nuovo reattore alla rete nel marzo di quest’anno dopo 42 anni. Il suo tempo di costruzione (dal primo getto di calcestruzzo) è stato di 16 anni e 7 mesi. Gli altri Paesi nordici non operano centrali nucleari, mentre negli USA, gli ultimi due reattori ad andare in servizio (uno nel 1996 e l’altro nel 2016) hanno avuto entrambi un tempo effettivo di costruzione superiore ai 20 anni. Alla luce di questi fatti (dati tratti dal rapporto annuale della IAEA), ci si dovrebbe chiedere se questa sia veramente la via che il nostro Paese debba percorrere. Che la Francia promuova il nucleare si capisce: la filiera del nucleare civile impiega nel Paese circa 220'000 persone e contribuisce a coprire le spese del nucleare militare. Gli investimenti fatti per arrivare in tempo sul mercato con un nuovo reattore sono esorbitanti, e lo Stato viene regolarmente chiamato alla cassa: è del mese scorso la notizia secondo cui lo Stato francese ha fatto un’offerta di acquisto per una decina di miliardi per statalizzare EdF: un colosso su cui gravano 43 miliardi di debiti e con nubi cupe all’orizzonte: la flotta dei reattori invecchia e i problemi si accumulano e acutizzano. Mentre scrivevo queste righe, i reattori francesi, all’ora di punta dell’11 agosto, producevano 24 GW su 61 installati, e le importazioni ammontavano a 7’335 MW, valore superiore al consumo della Svizzera in quel momento. I continui imprevisti costringono EdF ad approvvigionarsi sul mercato spot, dove il 4 aprile il prezzo «day ahead» per i francesi ha quasi raggiunto i 3 Euro per kilowattora! Il nucleare francese sta dunque attraversando una grave crisi, eppure c’è ancora chi prova a venderlo come modello. All’estremo opposto la politica degli USA, dove due reattori sono in costruzione da 9 anni, altri 8 progetti sono stati ritirati e non è pianificata la costruzione di nessun reattore commerciale per il futuro, a dimostrazione che il nucleare non trova investitori altri che lo Stato. Martinoli definisce i fornitori del combustibile nucleare «certamente più affidabili di Russia e consorti», ignorando che attualmente il combustibile per i due reattori di Beznau e parte di quello per il reattore di Leibstadt provengono dalla ditta russa Rosatom con cui Axpo è legata fino al 2030. Continua poi affermando che il disastro di Fukushima è stato «provocato da uno tsunami, non da una difettuosità del reattore». Verissimo, ma come scrisse il presidente della commissione d’inchiesta designata dal governo giapponese nell’introduzione del suo rapporto «non può essere visto come un disastro naturale. Fu un disastro profondamente fatto dall’uomo – che poteva e doveva essere previsto e impedito.» Infatti, dei 54 reattori operativi prima del disastro, solamente 10 sono finora stati autorizzati a riprendere l’esercizio dopo migliorie costate 0.7 - 1 miliardo di dollari per ogni reattore, a prova che qualcosina di migliorabile c’era. A 11 anni dal disastro, i reattori in servizio sono 6, e si spera di arrivare a 9 prima dell’inverno. A livello globale, la produzione 2020 da fonti rinnovabili (senza idroelettrico) ha superato del 16.5% quella prodotta dal nucleare e ammonta a 3’147 TWh, energia che se fosse stata generata dal nucleare, visto il suo scarso rendimento, avrebbe prodotto (sempre in un anno) un’ulteriore inutile dispersione di circa 6'000 TWh nell’ambiente, pari a cento volte il consumo elettrico annuale della Svizzera! Se crediamo ai climatologi quando dicono che una parte di questo calore viene trattenuto dalla serra in cui viviamo, allora abbiamo un problema, e il nucleare non può che peggiorarlo
Patrizio Fenini, Ingegnere