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Un giudice USA ha ordinato a Tether di esibire tutta la documentazione necessaria per dimostrare che tutti gli USDT messi in circolazione abbiano delle coperture adeguate.
La richiesta è avvenuta all’interno del dibattimento per il caso 1:19-cv-09236-KPF che si sta tenendo presso la corte distrettuale del Southern District of New York.
In risposta, Tether ha rilasciato la seguente dichiarazione:
“L’ordine emesso ieri nella causa intitolata In Re Tether and Bitfinex Crypto Asset Litigation, è un ordine di scoperta di routine e non conferma in alcun modo le affermazioni infondate dei querelanti. Avevamo già concordato di produrre documenti sufficienti a stabilire le riserve a sostegno di USDT, e questa controversia riguardava semplicemente la portata dei documenti da produrre. Come sempre, non vediamo l’ora di sbarazzarci della causa infondata dei querelanti a tempo debito”.
Il caso è quello che vede contrapposti Leibowitz e iFinex, con i querelanti Benjamin Leibowitz, Pinchas Goldshtein, Jason Leibowitz, David Leibowitz e Aaron Leibowitz contro BFXNA Inc., Tether International Limited, Ludovico Jan van der Velde, Tether Holdings Limited, iFinex Inc., Philip G. Potter, Tether Limited, Crypto Capital Corp., Reginald Fowler, Tether Operations Limited, Giancarlo Devasini, DigFinex Inc., Global Trade Solutions AG e BFXWW Inc.
La vicenda va avanti fin da ottobre 2019, quando i querelanti accusarono Bitfinex e Tether di aver manipolato il mercato di Bitcoin alla fine del 2017 per farne decollare il valore.
Le coperture monetarie di Tether nel tempo
Sebbene ormai sia stato in qualche modo dimostrato, ed accettato, che l’exchange Bitfinex non abbia manipolato il mercato di Bitcoin a fine 2017 utilizzando USDT emessi da Tether, è tuttavia anche stato accertato che c’è stato un periodo nel 2018 durante il quale è possibile che non tutti gli USDT emessi sul mercato fossero realmente coperti da sufficienti fondi.
La questione pertanto nel corso del tempo si è spostata dall’ipotesi di manipolazione dei mercati a quella della mancanza delle coperture, ed è proprio per questo motivo che il giudice Katherine Polk Failla ha esplicitamente ordinato a Tether di produrre tutta la documentazione necessaria a dimostrare che ora come ora tutti gli USDT esistenti sul mercato siano adeguatamente coperti da fondi di valore pari o superiore.
Risulta, tuttavia, un po’ curioso che questo ordine sia stato impartito tre anni dopo l’inizio della causa, e dopo che Tether ha annunciato di recente di voler ottenere audit di maggiore rilievo riguardo i fondi a copertura di USDT.
Infatti stando agli ultimi audit i fondi di Tether a copertura di USDT sarebbero più del dovuto, e la società si sta preparando per il rilascio di nuovi audit effettuati da fonti più attendibili rispetto a quelle utilizzate in passato.
Probabilmente, però, il punto chiave per il giudice è proprio questo, ovvero arrivare ad avere la certezza dell’esistenza di tutti i fondi senza doversi affidare a società di terzi di dubbia reputazione.
Nel documento ufficiale in cui Polk Failla ordina a Tether di produrre la documentazione, il giudice afferma che i querelanti hanno chiesto di poter verificare l’esistenza dei fondi a supporto di USDT, e di concordare in questa richiesta.
Per questo motivo ha richiesto alla società di presentare tutta la documentazione necessaria per stabilire il vero ammontare dei fondi a copertura di USDT, e non solamente gli audit forniti da società scelte da Tether.
I tre scenari potenziali per Tether
A questo punto gli scenari possibili sembrano solo tre.
O Tether presenta tutta la documentazione, e questa dimostra che i valori già resi noti con i precedenti audit sono corretti.
O Tether presenta tutta la documentazione, ma questa dimostra che i valori reali differiscono da quelli già resi noti con i precedenti audit.
O Tether non presenta la documentazione completa rischiando l’ira del giudice.
Per quanto se ne sa, sembrerebbe più plausibile il primo scenario, che metterebbe la parola fine ad una questione che dura ormai da anni. Ma qualora si verificassero invece il terzo, o ancora peggio il secondo scenario, potrebbero essere problemi per il mercato crypto.
Va detto che dopo la pubblicazione della notizia dell’ordine del giudice Polk Failla il prezzo di USDT non ha subito alcuna variazione di rilievo. I mercati sembrano pertanto credere che lo scenario più probabile sia quello in cui Tether presenti la documentazione, e questa dimostri che i valori resi noti con i precedenti audit fossero corretti.
Anche perché nel corso del 2022 gli USDT in circolazione sono scesi dagli 83 miliardi raggiunti a maggio agli attuali 68 miliardi, e questo potrebbe anche aver aiutato Tether, qualora ne avesse bisogno, a rientrare di eventuali eccessi di emissione.
Inoltre, risulta che i 15 miliardi di dollari di riduzione della capitalizzazione di mercato di USDT corrispondano ad altrettanti dollari dati indietro da Tether a chi ha restituito i token USDT, e questo ha convinto moltissimi investitori e speculatori che Tether sia solvibile. Restituire 15 miliardi di dollari in circa due mesi, senza preavviso, è davvero sintomo di buona salute e di una gestione accurata dei fondi.
I dubbi riguardo la gestione degli USDT da parte di Tether iniziarono a fine 2017.
Tether viene accusato di manipolazione di mercato nel 2017
Dopo l’halving di luglio 2016, nel corso del 2017 si innescò una grande bullrun che portò il prezzo di BTC da 1.100$ a 20.000$. In particolare tra ottobre e dicembre si innescò una vera e propria bolla speculativa che lo portò in poco più di due mesi da sotto i 4.000$ ad un picco di 20.000$.
Quella bolla da alcuni fu intesa come un rigonfiamento artificiale del prezzo di Bitcoin, ma a fine 2013 era già accaduto, quando USDT ancora non esisteva ed era appena avvenuto il primo halving. Anzi, la bolla speculativa di fine 2013 fu in proporzione enormemente superiore, e nessuno venne accusato di averla gonfiata artificiosamente.
Invece, a fine 2017, dopo lo scoppio della bolla, alcuni tra coloro che avevano comprato BTC durante la bullrun avevano deciso di accusare Tether della bolla, forse per trovare un capro espiatorio per giustificare un comportamento non particolarmente efficace.
Da allora iniziò a diffondersi il falso mito che la bolla speculativa del 2017, nonostante fosse stata inferiore in percentuale rispetto a quella di fine 2013, fosse stata creata ad arte da Tether, come se avesse potuto non formarsi in assenza di un deliberato piano della società.
All’epoca persino dei ricercatori universitari tentarono di dimostrare questa manipolazione, ma nel corso degli anni emerse in modo abbastanza chiaro che non vi era stata alcuna vera e propria manipolazione del mercato di Bitcoin da parte di Tether. Insomma, la bolla speculativa di fine 2017 fu spontanea, così come lo era stata quattro anni prima quella di fine 2013. Anche la bullrun del 2021, innescatasi dopo il terzo halving di Bitcoin, fu per certi versi simile, ovvero spontanea.
Tuttavia, la causa contro Tether per manipolazione del mercato portò alla luce un problema di gestione dei fondi emerso nel 2018, quando si ipotizza che per un certo momento non tutti gli USDT esistenti sul mercato fossero coperti da sufficienti fondi.
Tether riuscì poi a risolvere quel problema, ma ancora oggi questo problema tiene banco soprattutto all’interno dei procedimenti giudiziari che vedono dei querelanti accusare la società di qualcosa.
E così nel corso degli anni successivi Tether decise di iniziare ad aumentare un po’ il livello di trasparenza del modo con cui gestisce i fondi a supporto di USDT, ma affidandosi ad audit effettuati da società di dubbia reputazione.
Per questo motivo molti hanno messo in discussione che i dati pubblicati all’interno di quegli audit fossero attendibili, spingendo infine Tether a decidere di affidarsi a fonti più attendibili.
Il report di giugno sulla trasparenza di Tether
L’ultimo report è stato pubblicato a fine giugno 2022, ed è stato redatto da BDO. Tuttavia, nemmeno questo ha dissipato tutti i dubbi di tutti coloro che credono che Tether crei USDT dal nulla. Per questo motivo si attendono ulteriori report effettuati da società ancora più credibili.
Se, però, Tether dovesse riuscire a presentare al giudice Polk Failla la documentazione completa che evidenzia l’esistenza di fondi sufficienti a copertura di tutti gli USDT la questione potrebbe dirsi finalmente chiusa.