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Ai sensi dell’articolo 8 CEDU, il diritto alla vita familiare deve essere considerato nell’ambito della procedura Dublino, anche se un membro della famiglia non dispone di un diritto di presenza assicurato in Svizzera. Così ha statuito il Tribunale amministrativo federale in una sentenza di principio(1).
Nella fattispecie, riguardante una donna siriana, le autorità svizzere avevano dapprima stabilito, in una decisione Dublino cresciuta in giudicato(2), che l’esame della domanda d’asilo era di competenza della Croazia e non della Svizzera. A quel tempo la richiedente sosteneva di voler sposare un connazionale ammesso provvisoriamente in Svizzera da diversi anni. Tuttavia, prima dell’entrata in Svizzera, la donna non aveva una relazione di coppia con l’uomo in questione e pertanto le disposizioni relative all’unità della famiglia previste nel regolamento Dublino non erano applicabili. L’interessata è così stata trasferita in Croazia e i due sono rimasti in contatto. Quest’ultima ha poi fatto ritorno in Svizzera in stato di gravidanza avanzata e da allora ha convissuto con il partner e il figlio comune. In diverse domande successive, tra cui quella oggetto della presente sentenza, l’interessata si è opposta a un nuovo trasferimento in Croazia invocando di essersi nel frattempo sposata in Svizzera e di aver dato alla luce un secondo figlio e conseguentemente di costituire, se non prima quantomeno ora, una famiglia degna di essere protetta. Su questi presupposti ha chiesto il riesame della sua domanda d’asilo in Svizzera in nome del diritto al rispetto della vita familiare ai sensi dell’articolo 8 CEDU.
Interpretazione differenziata dell’articolo 8 CEDU
La Segreteria di Stato della migrazione (SEM) ha ritenuto che, pur sussistendo relazione famigliare effettiva, la ricorrente non potesse invocare l’articolo 8 CEDU poiché il marito beneficiava soltanto dell’ammissione provvisoria in Svizzera e non di un diritto di presenza assicurato.
Nella sua sentenza, il Tribunale amministrativo federale (TAF) non segue la posizione dell’autorità inferiore. Nell’interpretare l’articolo 8 CEDU fa riferimento alla giurisprudenza consolidata della Corte europea dei diritti dell’uomo (Corte EDU).
Il TAF ritiene che una famiglia può chiedere il controllo dei propri diritti alla luce di tale disposizione a prescindere dallo statuto di residenza del membro della famiglia che vive in Svizzera. Precisa tuttavia che l’articolo 8 CEDU non garantisce alle famiglie un diritto assoluto a soggiornare insieme in Svizzera. La disposizione in questione obbliga la Svizzera a svolgere la procedura d’asilo soltanto se in base a una ponderazione degli interessi in presenza l’interesse al proseguimento della vita familiare prevale sull’interesse pubblico all’esecuzione di una decisione di trasferimento cresciuta in giudicato.
Ponderazione degli interessi nel caso concreto
Nel caso concreto, la ponderazione degli interessi risulta sfavorevole alla famiglia. L’autorità ricorsuale sottolinea in particolare che la relazione ha avuto inizio soltanto dopo che la ricorrente è giunta in Svizzera e la competenza della Croazia era già assodata. La ricorrente ha dunque violato un divieto d’entrata già in vigore. Sposandosi nel frattempo in Svizzera e mettendo al mondo un secondo figlio, la coppia era a conoscenza del fatto che la sua situazione in merito alle regole sull’immigrazione fosse precaria. La separazione per la durata della procedura d’asilo in Croazia è certo pesante, ma secondo il Tribunale la famiglia può rimanere in contatto durante questo periodo. Né il bene dei figli, che deve essere considerato, né la durata della procedura consentono di giungere a una diversa conclusione. Pertanto, la Svizzera non è tenuta a esaminare nel merito la domanda d’asilo.
Potere di apprezzamento dell’autorità inferiore
Il TAF rinvia comunque la causa all’autorità inferiore. Nell’ambito della procedura Dublino, la SEM dispone di un margine discrezionale che le consente, per motivi umanitari, di esaminare una domanda d’asilo in Svizzera. Questo potere d’apprezzamento deve essere sempre esercitato. Nonostante l’invito del TAF nella presente procedura l’autorità di prima istanza non ha effettuato tale verifica.
Questa sentenza è definitiva e pertanto non può essere impugnata dinanzi al Tribunale federale.
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(1)
Questa sentenza è stata sottoposta a una procedura di coordinamento svolta dai giudici delle Corti IV, V e VI riunite. L'apprezzamento giuridico è valido non solo nella fattispecie ma in modo generale per una serie di procedimenti.
(2)
Cfr. sentenza del TAF E-2027/2016 del 27 maggio 2016