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Completare la Convenzione europea dei diritti dell'uomo con il riconoscimento formale dell'obiezione di coscienza: questa la raccomandazione formulata dalla Commissione permanente del Consiglio d'Europa, in un rapporto illustrato mercoledì a Istanbul, in Turchia, dal senatore ticinese Dick Marty.Questo contenuto è stato pubblicato il 24 maggio 2001 - 15:24
La Commissione permanente ha approvato all'unanimità il progetto di raccomandazione ed ora l'Assemblea parlamentare del Consiglio dell'Europa si rivolge al Comitato dei ministri (organo esecutivo) invitandolo a mettere in atto i vari punti della raccomandazione.
Tra di essi figura quello che chiede il riconoscimento formale del diritto all'obiezione di coscienza, da inserire nella Convenzione europea dei diritti dell'uomo. Quando ciò sarà fatto, i cittadini potranno rivolgersi alla Corte europea se ritengono di essere stati lesi nell'esercizio di tale diritto.
Oggi, ciò non è possibile poiché il testo della Convenzione non copre ancora tale diritto. L'obiezione di coscienza, fa sapere il senatore ticinese, è parte integrante della libertà di pensiero, di coscienza e di religione. Viene inoltre proposta l'introduzione di un servizio civile alternativo la cui durata non abbia carattere punitivo.
Marty ricorda che con la facoltà di rivolgersi alla Corte di Strasburgo «ci possono essere profonde trasformazioni anche a livello legislativo: a seguito di diverse sentenze, in questi ultimi decenni i Cantoni svizzeri hanno dovuto rivedere, talvolta in modo incisivo, la loro procedura penale per renderla compatibile con la Convenzione e la giurisprudenza della Corte».
Si può addirittura affermare, prosegue Marty, che la Corte di Strasburgo «è riuscita a fare quello che la politica non era in grado di fare: unificare, almeno a livello dei principi fondamentali, il processo penale in Svizzera».
Il Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa dovrà prendere posizione ed eventualmente proporre un protocollo addizionale alla Convenzione dei diritti dell'uomo, con l'esplicito riconoscimento del diritto all'obiezione di coscienza. L'Assemblea lo esaminerà e potrà formulare modifiche, mentre i 43 Stati membri potranno firmarlo, eventualmente con delle riserve.
L'adozione di questa raccomandazione ha una grande importanza, poiché «farà aumentare la pressione sui paesi che ancora si dimostrano nettamente contrari o molto recalcitranti nell'applicazione del diritto all'obiezione di coscienza». Fatto molto simbolico - conclude Marty -: la raccomandazione è stata accolta ad Istanbul, in un Paese, la Turchia, che non prevede alcuna norma a tutela dell'obiezione di coscienza, che viene invece considerata come atto di diserzione o di disobbedienza militare con gravi conseguenze.
swissinfo e agenzie
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