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La presidente della Confederazione Micheline Calmy-Rey non prova "odio particolare" nei confronti di Muammar Gheddafi. "Ma quanto il regime ha fatto alla propria popolazione, alle infermiere bulgare e ai nostri ostaggi è criminale", afferma ribadendo che il colonnello "deve esser tradotto davanti alla giustizia".
"In politica estera non si hanno nemici, ma divergenze d'interessi che si cerca di appianare in modo pacifico. Quando non è possibile si passa al rapporto di forza. È proprio quanto avvenuto nella vicenda" di Gheddafi e degli ostaggi svizzeri, spiega la direttrice del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) in un'intervista pubblicata oggi dai domenicali Le Matin Dimanche e SonntagsZeitung in cui parla ampiamente della crisi tra Svizzera e Libia.
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