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Due anni dopo che la sperimentazione di un vaccino contro l’Alzheimer era stata sospesa per ragioni di sicurezza, i ricercatori svizzeri restano ottimisti.Questo contenuto è stato pubblicato il 22 marzo 2004 - 17:05
Gli esperimenti su esseri umani, con una versione modificata del vaccino dovrebbero riprendere nel corso di quest’anno.
La sperimentazione del vaccino originale su 298 pazienti in tutto il mondo era stata abbandonata nel 2002 dopo che 18 pazienti avevano accusato un’infiammazione del cervello.
Il vaccino era invece risultato efficace nella sperimentazione animale. Uno studio realizzato da esperti svizzeri aveva dimostrato che avrebbe potuto contribuire a rallentare il processo degenerativo del morbo di Alzheimer.
“Stiamo cercando delle soluzioni che ci permettano di separare gli effetti clinici positivi – che abbiamo constatato – da quelli negativi”, spiega a swissinfo Roger Nitsch, direttore della Divisione di ricerca psichiatrica dell’Università di Zurigo.
Un approccio promettente
Il vaccino ha lo scopo di rinforzare il sistema immunitario contro il raggruppamento della proteina denominata beta-amiloide, che danneggia i processi mnemonici.
Questi raggruppamenti indesiderati, le famose placche cerebrali che caratterizzano il morbo di Alzheimer, sarebbero all’origine del deterioramento dell’attività cerebrale.
Le sperimentazioni con il vaccino, prodotto dall’americana Elan Pharmaceuticals, erano state interrotte nel marzo del 2002 dopo che 18 pazienti avevano avuto una meningo-encefalite.
Sembra infatti che il vaccino da un alto produca l’effetto desiderato per quanto riguarda la produzione di anticorpi, d’altro canto però stimoli altre cellule del sistema immunitario, chiamate cellule T.
I pazienti con un’infiammazione cerebrale sarebbero stati quelli con una presenza molto forte di cellule T.
“Un paziente non aveva alcun anticorpo ma soffriva ugualmente degli effetti collaterali”, dice Nitsch.
“Siamo pertanto giunti alla conclusione che gli anticorpi non sono automaticamente all'origine degli effetti collaterali. Per il futuro speriamo di ottenere una buona reazione in materia di anticorpi, evitando però contemporaneamente una proliferazione delle cellule T".
Risultati promettenti
Roger Nitsch è moderatamente ottimista per il futuro. Al momento della sospensione delle sperimentazioni il suo team stava esaminando 30 pazienti, di cui tre affetti da encefalite.
20 avevano prodotto anticorpi contro le proteine beta-amiloidi e la malattia aveva subito un rallentamento.
I ricercatori seguono ora due vie. Una migliore versione del vaccino in grado di stimolare la produzione di anticorpi senza attivare in modo eccessivo le cellule T erranti verrà sottoposta ad una serie di sperimentazioni cliniche nei prossimi nove mesi.
Un’altra via prevede invece l’iniezione di dosi specifiche di anticorpi, invece di lasciare che sia l’organismo a produrne. Anche questo tipo di pre-vaccino verrà sperimentato ancora quest’anno.
“L’ultimo passo del nostro lavoro potrebbe essere quello di identitificare gli individui a rischio e di trattarli con terapie preventive”, dichiara Nitsch.
Secondo lo studioso, se l’approccio immunologico risulterà positivo, potrebbe venir applicato per curare anche altre malattie degenerative che comportano un accumulo di proteine anomale nel cervello, fra cui il morbo di Parkinson e quello di Creutzfeld-Jakob.
swissinfo, Vincent Landon
Traduzione: Elena Altenburger
Fatti e cifre
Il morbo di Alzheimer tocca più del 10% della popolazione di oltre 65 anni.
Una cifra che aumenta del 5% circa per decennio.
A partire dai 90 anni la percentuale si assesta sul 20-25%.
In breve
Una versione “più leggera” di un vaccino contro il morbo di Alzheimer dovrebbe venir sperimentato su esseri umani ancora quest’anno.
Nel mirino del vaccino: le proteine beta-amiloidi, all’origine delle placche che si formano nel cervello di persone affette dal morbo.
Un team di ricercatori aveva sperimentato il vaccino originale su 298 pazienti.
Questi malati di Alzheimer avevano iniziato a produrre anticorpi destinati ad eliminare le proteine beta-amiloidi.
Ma le sperimentazioni erano state sospese nel marzo del 2002 dopo che 18 pazienti avevano sviluppato una meningo-encefalite, un’infiammazione potenzialmente pericolosa.
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