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Con una nuova campagna, l'Alleanza climatica svizzera chiede che l'istituto rispetti le proprie direttive in materia.
BERNA - La politica d'investimento della Banca nazionale svizzera (BNS) è di nuovo sotto tiro. L'Alleanza climatica svizzera intende infatti aumentare la pressione sull'istituto con una campagna di manifesti per costringerla a cambiare rotta verso una maggiore responsabilità ambientale.
«Si assicuri che la Banca nazionale rispetti le sue direttive d'investimento», si legge su un manifesto, indirizzato personalmente alla presidente del Consiglio di banca, Barbara Janom Steiner. Il Consiglio di banca deve adempiere al proprio dovere di vigilanza e la BNS deve attenersi alle proprie direttive. Alla BNS viene chiesto di uscire dagli investimenti nel petrolio, gas naturale e nelle centrali a carbone.
L'accusa degli attivisti per il clima è che, con i suoi investimenti azionari, la BNS finanzia emissioni di CO2 superiori a quelle generate nell'intera Svizzera. Inoltre promuove un riscaldamento climatico globale catastrofico di 4-6 gradi.
Secondo le proprie direttive d'investimento, la BNS deve astenersi da investimenti che «violano in modo massiccio i diritti fondamentali dell'uomo o causano sistematicamente gravi danni all'ambiente», indica citato in un comunicato odierno Christian Lüthi, direttore dell'Alleanza climatica. Ci si attende che la Banca nazionale si impegni pubblicamente a rispettare l'Accordo di Parigi sul clima e gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite e che adotti misure adeguate.
Di fronte alle pressioni esercitate dalla società civile per rendere "verde" il suo portafoglio d'investimenti, lo scorso dicembre il presidente della direzione della BNS, Thomas Jordan, aveva annunciato che l'istituto di emissione si asteneva dall'investire in aziende che gestiscono miniere di carbone.
«In Svizzera, negli ultimi anni è emerso un ampio consenso per la decarbonizzazione dell'economia», aveva sostenuto a margine della conferenza stampa sull'esame trimestrale della situazione economica e monetaria.
Jordan aveva ricordato che gli investimenti in imprese che causano gravi danni all'ambiente, che violano i diritti umani o che fabbricano armi sono esclusi dai portafogli della banca centrale.
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