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Le iniziative antinucleari in votazione il 18 maggio rischierebbero di far aumentare la produzione di anidride carbonica e i costi dell'energia.
Lo sostiene il Forum per un approvvigionamento elettrico garantito, che ha lanciato la campagna per le votazioni.
La Svizzera, utilizzando il 60 per cento di energia idroelettrica e il 40 per cento di nucleare, produce corrente senza provocare emissioni di CO2.
Secondo il Forum per un approvvigionamento elettrico garantito, le iniziative «Corrente senza nucleare» e «Moratoria più» comprometterebbero una produzione rispettosa dell'ambiente.
Rimpiazzare il 40% dell'energia
In caso di chiusura affrettata delle cinque centrali nucleari in attività, sarebbe necessario rimpiazzare l'elettricità mancante, pari al 40 per cento dei bisogni attuali. Le altre fonti energetiche, eolica o solare ad esempio, non sarebbero in grado di fornire un contributo sufficiente, affermano i rappresentanti del Forum.
«Dovremmo quindi importare corrente o costruire nuove istallazioni in Svizzera» aggiunge il consigliere agli Stati friburghese Anton Cottier. Secondo Cottier, si potrà trattare unicamente di istallazioni funzionanti a gas o petrolio, che contribuirebbero ad inquinare l'atmosfera.
La Confederazione - ha ricordato - si è però impegnata a ridurre le emissioni nocive responsabili dell'effetto serra nell'ambito dell'accordo di Kyoto.
Tassa sul CO2
A suo avviso quindi, l'iniziativa «Corrente senza nucleare» è «un'autorete che renderebbe vani gli sforzi intrapresi finora». Inoltre l'aumento dell'inquinamento condurrebbe inevitabilmente all'introduzione di una tassa sul CO2.
Quest'imposta, il rincaro del prezzo dei carburanti fossili e la sostituzione delle centrali nucleari produrrebbero costi esorbitanti, stima il Forum.
L'iniziativa «Corrente senza nucleare»costerebbe fra i 39 e i 45 miliardi di franchi e «Moratoria più» circa 25 miliardi, stando alle cifre tratte da uno studio dell'Ufficio federale dell'energia citato da Cottier. Inoltre bisognerà prevedere la soppressione di 3500 posti di lavoro.
Rischio per l'approvvigionamento
Infine, sostiene ancora il Forum, l'abbandono affrettato del nucleare metterebbe in pericolo l'approvvigionamento elettrico della Svizzera, anche perché i principali paesi produttori di gas e petrolio sono situati in regioni molto instabili.
La complementarità energia idroelettrica e nucleare ha dato buoni risultati, secondo il Forum, e va preservata rifiutando le due iniziative antinucleari, definite «eccessive» e «non ragionevoli».
Le iniziative antinucleari
L'iniziativa «Moratoria più» chiede che per dieci anni non siano più concesse autorizzazioni per nuovi reattori o per un potenziamento di quelli già esistenti. Il funzionamento di una centrale nucleare per più di quarant'anni dovrebbe sottostare a referendum facoltativo. Infine si chiede una certificazione della provenienza dell'elettricità.
«Corrente senza nucleare» prevede lo spegnimento progressivo delle centrali nucleari. L'ultima centrale ad essere spenta, dopo 30 anni di attività, sarebbe quella di Leibstadt, nel 2014.
Infine, l'iniziativa chiede che l'approvvigionamento elettrico si basi su sorgenti energetiche non nucleari, evitando però il ricorso ad impianti funzionanti con combustibili fossili senza recupero del calore residuo.
swissinfo e agenzie
Fatti e cifre
Il 60% dell'energia elettrica prodotta in Svizzera proviene dalle centrali idroelettriche, il 40% dalle centrali nucleari.Fine della finestrella
In breve
Secondo il Forum per un approvvigionamento elettrico garantito, le iniziative antinucleari in votazione il 18 maggio comporterebbero la necessità di ricorrere a fonti di energia inquinanti.
Una maggiore produzione di anidride carbonica avrebbe come conseguenza l'introduzione di una tassa sul CO2 e quindi un aumento dei costi dell'energia.
I fautori delle iniziative «Corrente senza nucleare» e «Moratoria più» ritengono invece che il potenziale energetico alternativo alle centrali nucleari esista.
Le soluzioni proposte vanno dal miglioramento delle capacità di rendimento delle centrali idroelettriche, alla cessazione delle esportazioni di elettricità, passando per lo sfruttamento dell'energia eolica e geotermica.