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Non è stato avvisato il Consiglio di Stato dello sgombero e della successiva demolizione di uno degli edifici occupati dagli autogestiti all'ex Macello di Lugano nella notte tra sabato 29 maggio e domenica 30 maggio. Lo conferma lo stesso governo cantonale nella risposta all'interrogazione presentata dalla sinistra (prima firmataria Anna Biscossa). Una risposta evasiva nella quale il Consiglio di Stato ribadisce di non poter entrare nel merito delle domande alla luce dell'inchiesta penale tuttora pendente. D'altra parte, rileva il governo, la decisione d'intervento spettava unicamente all'esecutivo comunale, visto che il sedime è di proprietà della Città. La Polizia cantonale è stata messa a disposizione dal Consiglio di Stato in base alla richiesta di supporto del Municipio di Lugano per l'eventuale sgombero forzato in base alle decisioni del'esecutivo, cosi come per la gestione di eventuali manifestazioni di protesta non autorizzate. Nella risposta, il governo ricorda di aver reso attento il Municipio "sul fatto che un eventuale sgombero tempo prima dei lavori di ristrutturazione dell'ex Macello avrebbe generato un'instabilità a livello di ordine pubblico che sarebbe potuta durare a lungo e che l'ordine pubblico e il controllo del sedime post sgombero doveva essere garantito dal Comune e non dalla Polizia cantonale". Il Consiglio di Stato ha poi ribadito che, oltre a collaborare a identificare soluzioni logistiche utili sulla base della convenzione stipulata un ventennio or sono, il governo "ha indicato in più occasioni la propria disponibilità a cercare un mediatore o una mediatrice, quando saranno date le premesse per un processo di mediazione fruttuoso, premesse che per il momento non sono date".