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Il lavoro svoltosi nel corso dell'anno scolastico 2009-2010 ha portato sotto i riflettori le vicende di Sigismondo e Rosaura, che con gli altri personaggi della vicenda cercavano se stessi e una felicità.
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"SIGISMONDO: L'esperienza mi ha insegnato che l'uomo che vive sogna di essere quel che è, fino a quando si desta. Il re sogna d'esser re, e così ingannato vive comandando, disponendo e governando; e l'applauso che riceve in prestito lo scrive nel vento, e la morte lo muta in cenere. Sventura immensa! [...] Il ricco sogna le sue ricchezze che gli procurano affanni; il povero sogna di soffrire la sua miserabile povertà; sogna chi comincia a prosperare; sogna chi s'affanna a correr dietro agli onori; sogna chi insulta e offende. In conclusione, tutti nel mondo sognano di essere quel che sono, anche se nessuno se ne rende contro. Io sogno d'essere qui, oppresso da queste catene, e ho sognato che mi vedevo in altra condizione, ben più lusinghiera. Che è la vita? Una frenesia. Che è la vita? Un'illusione, un'ombra, una finzione. E il più grande dei beni è poca cosa, perché tutta la vita è sogno, e i sogni [...]"
(Atto II)
(traduzione di Antonio Gasparetti, Einaudi, Torino, 1980)