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NEW YORK / MAINZ - Una terza dose ("booster") del vaccino da somministrare qualche mese dopo le prime due per proteggere al meglio le persone anche dalle nuove varianti del coronavirus.
È l'idea che hanno avuto Pfizer e BioNTech, che hanno iniziato una valutazione sulla sicurezza e sull'efficacia di questa terza dose nella neutralizzazione dei nuovi ceppi.
La ricerca si baserà su coloro che hanno partecipato alla sperimentazione di fase 1 negli Stati Uniti, ai quali verrà offerta l'opportunità di ricevere un richiamo di 30 µg del vaccino, da 6 a 12 mesi dopo aver ricevuto entrambe le prime due dosi.
I partecipanti saranno controllati e valutati nel momento in cui riceveranno la terza dose, una settimana e un anche mese dopo, e continueranno ad essere seguiti nello studio per un massimo di 2 anni, come originariamente previsto.
«Questo studio è fondamentale per capire la sicurezza di una terza dose di richiamo e per valutare l'immunità contro le varianti in circolazione», ha detto Albert Bourla, presidente e amministratore delegato di Pfizer.
Un nuovo prodotto contro la versione "sudafricana" - Oltre a ciò, al fine di essere preparati per qualsiasi potenziale cambiamento futuro del virus, Pfizer e BioNTech hanno dichiarato di essere in discussione con le autorità di regolamentazione, tra cui la Food and Drug Administration (FDA) degli Stati Uniti e l'Agenzia europea per i medicinali (EMA), per quanto concerne la registrazione di un vaccino con una sequenza mRNA modificata.
Questo permetterebbe alle aziende di aggiornare rapidamente l'attuale vaccino se dovesse sorgere la necessità di proteggere la popolazione contro altri ceppi in circolazione, e riguarda in particolare la registrazione di un preparato specifico efficace contro la variante identificata per la prima volta in Sudafrica.
«Sebbene non avessimo alcuna prova che le varianti circolanti comportino una perdita della protezione fornita dal nostro vaccino, stiamo prendendo molteplici misure per agire con decisione ed essere pronti nel caso in cui un ceppo diventi resistente alla protezione offerta dal vaccino» ha aggiunto Bourla.