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Prima di sperare di essere riammessa dall'Agenzia mondiale antidoping, la Russia deve accettare integralmente la 'roadmap' tracciata dalla stessa Ama. La presa di posizione ufficiale arriva da parte delle organizzazioni nazionali antidoping (Onad), responsabili del controllo degli sportivi nei rispettivi Paesi di provenienza al di fuori delle competizioni. «Alla vigilia dei Mondiali di calcio, in una nazione che non si adegua ai codici dell'Agenzia mondiale antidoping, ribadiamo la nostra posizione inflessibile: la Russia deve conformarsi alla tabella di marcia decisa dall'Ama».
La stessa Ama il mese scorso aveva giudicato positivi i numerosi progressi compiuti nel frattempo dalla Rusada, l'agenzia russa per la lotta al doping, specificando però che due criteri non erano stati ancora soddisfatti: il primo è il libero accesso degli inquirenti al laboratorio moscovita un tempo diretto da quel Grigori Rodchenkov che che rivelò lo scandalo al mondo intero, mentre il secondo era il riconoscimento da parte delle autorità russe dell'ormai famigerato rapporto McLaren, al termine di un'inchiesta che portò alla luce il caso del doping istituzionalizzato in Russia tra il 2011 e il 2015. Quando furono coinvolti atleti di praticamente tutte le discipline, con la complicità – tra gli altri – dell'allora ministro dello Sport, oltre che dei Servizi segreti. Così, a tutt'oggi, la Rusada risulta ancora ufficialmente sospesa dall'Agenzia mondiale antidoping.