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Ricostruire l'Ucraina con gli averi russi
Ci lavorano i vertici UE - Von der Leyen a Zelensky: mantenere il ritmo delle riforme - Nessun calendario preciso per l'adesione di Kiev all'UE
L'Unione europea sta studiando il modo di utilizzare i beni russi congelati come parte delle sanzioni contro Mosca per finanziare la ricostruzione dell'Ucraina, "conformemente al diritto europeo ed internazionale": lo si legge nel comunicato congiunto diffuso al termine del vertice UE-Ucraina tenutosi oggi a Kiev.
L'idea, non nuova, solleva delicate questioni giuridiche e di certezza del diritto, almeno fino a quando i beni in questione saranno solo congelati e non conflscati. L'UE ha già promesso all'Ucraina fondi consistenti dal proprio bilancio per la ricostruzione post-bellica, un processo su cui vuole giocare un ruolo determinante.
Il presidente del consiglio europeo Charles Michel e la presidente della commissione Ursula von der Leyen hanno confermato il sostegno di Bruxelles al Paese invaso, ma nessun impegno preciso è stato preso in merito ai tempi del processo di adesione, che alcuni a Kiev vorrebbero vedere completato in un paio d'anni.
"L'Ucraina è l'UE e l'UE è l'Ucraina" ha chiosato Michel, mentre la von der Leyen, annunciando entro l'autunno un rapporto sui progressi compiuti, ha invitato il governo di Kiev a continuare sulla strada delle riforme. Oggi la Commissione europea ha pubblicato un rapporto tecnico sulla capacità di Ucraina, Georgia e Moldova (le tre ex-repubbliche sovietiche che nel 2022 hanno chiesto formalmente di aderire all'UE) di recepire nei loro rispettivi sistemi nazionali l'insieme della normativa europea, un passo indispensabile per poter aderire all'Unione.
Per due volte, durante il vertice e la conferenza stampa finale, su Kiev sono risuonate le sirene dell'allarme antiaereo, ma non si sono registrati attacchi.