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Donne che sopravvivono agli uomini
Tomogui può sembrare un racconto misogino, una storia di violenza e di soprusi che da tempo si perpetua contro le donne (non solo giapponesi); a ben vederla la parabola di Toma e della maledizione che il padre sembra avergli trasmesso nasconde in filigrana un discorso più sfumato, come se anche il giovane fosse una vittima di un sistema diventato tara ereditaria. Quest'idea si prolunga anche nel modo in cui il film tratta le figure femminili facendone dei personaggi senza tempo, destinate a sopravvivere agli impulsi degli uomini.
Diversi aspetti collegano questo film a L'anguilla di Imamura, a iniziare dal rapporto conflittuale tra i sessi per finire con l'immagine del canale dove tutto parte e tutto finisce. E' l'universo intero di Imamura, cantore di emarginati, contadini e prostitute, di quell'umanità che il cinema nipponico aveva deciso di lasciare nell'oblio a essere preso d'esame.
Lontano dalle sperimentazioni di Eli, Eli, Lema Sabachthani? Aoyama fa un film di pancia, dove la passione è più forte della ragione, un film che rifugge la misura perché essa non è compatibile con l'arte di raccontare l'animo dell'uomo.Carlo Chatrian
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