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BERNA - L'Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM) critica la politica e l'atteggiamento «esitante» del Consiglio federale. In una dura presa di posizione, l'organizzazione ribadisce la sua richiesta di un allentamento immediato delle severe misure in vigore e la fine della «fallimentare strategia del lockdown».
Nonostante i numeri in calo e rischi di contagio non dimostrati, «vengono mantenute misure sproporzionate», critica l'USAM in una nota inviata al termine della conferenza stampa del governo. «I fatti e le cifre mostrano che un allentamento è possibile con effetto immediato».
Secondo l'organizzazione, a partire dal primo di marzo ci deve essere un'apertura completa accompagnata da misure di protezione mirate. Ad esempio, spiega l'USAM, più test, un'intensificazione della campagna di vaccinazione e del tracciamento dei contatti, così come un'applicazione coerente dei piani di protezione e una maggiore protezione delle persone particolarmente a rischio.
Per quanto riguarda i casi di rigore, l'associazione di categoria accoglie favorevolmente l'aumento da 2,5 a 10 miliardi di franchi, ma è dell'idea che bisogna fare il più in fretta possibile, correggendo lacune ed errori "per non peggiorare ulteriormente un danno già immenso". Secondo l'USAM, il regime dei casi di rigore è e rimane un grande cantiere con tempi troppo lunghi.
Per le aziende che hanno dovuto chiudere a causa delle restrizioni imposte dalle autorità, l'USAM esige l'applicazione del concetto "parzialmente chiuso = chiuso = indennizzo del fatturato", poiché esse sono private della libertà economica e devono dunque essere risarcite.
Suscita invece maggiore sollievo la prevista riapertura dei negozi, soprattutto alla luce dei dati dell'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP), secondo il quale non si corre praticamente alcun rischio di infezione. Secondo l'USAM, ciò dovrebbe anche valere per i ristoranti e chiede pertanto al Consiglio federale di permettere anche al settore della ristorazione di riprendere le sue attività al più presto.