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SAN GALLO - In prima istanza era stato condannato a 12 anni di detenzione per aver sfruttato e commesso abusi su donne dell'Europa dell'est in difficoltà. Ora però, il Tribunale cantonale sangallese gli ha ridotto la pena a 26 mesi di prigione, di cui dieci da scontare. Avendo già passato un periodo dietro le sbarre, il protagonista della vicenda, un ristoratore vicino alla settantina, sarà subito scarcerato.
Con la sentenza pubblicata oggi dalla massima istanza giuridica cantonale, l'uomo, nel cui locale le donne lavoravano, è stato assolto da diversi capi d'imputazione. Contrariamente al tribunale distrettuale di San Gallo, quello di secondo grado ha infatti dato una diversa valutazione alle dichiarazioni di alcune denuncianti.
Secondo l'atto d'accusa, l'imputato, un ristoratore greco, ha fornito lavoro tra il 2013 e il 2017 a una decina di donne provenienti dall'Europa dell'est, impiegandole come manodopera a buon mercato, con salari inferiori alla norma. Avrebbe quindi abusato della situazione di difficoltà in cui si trovavano le sue vittime, che non erano in possesso di un permesso di lavoro o di soggiorno.
Per la procura, l'uomo si è inoltre comportato in maniera aggressiva, facendo un'enorme pressione psicologica sulle donne. Queste venivano minacciate di essere rispedite in patria e a volte il loro stipendio veniva trattenuto. Sempre stando al Ministero pubblico, ha poi costretto due serbe e una macedone ad avere rapporti sessuali con lui. La richiesta di pena era di quattro anni e mezzo.
Tuttavia, il tribunale di prima istanza nel gennaio 2019 si era dimostrato ben più severo, appioppando al cittadino ellenico dodici anni di reclusione. La pena complessiva è stata fissata sommando i sette anni per violenza carnale, i due per le coazioni sessuali e i tre anni e mezzo per i numerosi casi di sfruttamento dello stato di bisogno. Vista l'età avanzata e le condizioni di salute dell'imputato, la corte ha concesso sei mesi di sconto e ha rinunciato ad ordinarne l'espulsione dalla Svizzera.
Il tribunale cantonale ha però valutato in modo diverso la vicenda, in particolare per quel che riguarda i presunti stupri. Una delle donne ha dichiarato che il ristoratore le aveva detto fin dal suo arrivo che avrebbe dovuto avere dei rapporti con lui se voleva ottenere il lavoro. All'interessata, madre di due bambini, servivano soldi: ha dunque accettato inizialmente la proposta. Agli occhi del tribunale cantonale, ciò significa che la donna - in possesso di denaro e di un biglietto per la Serbia - non è stata limitata nella sua libertà di scelta a tal punto da considerare l'uomo colpevole.
Nei casi di altre vittime, i capi d'accusa di violenza carnale e coazione sessuali sono caduti, portando al sostanziale alleggerimento della condanna. Al greco è stata anche inflitta una pena pecuniaria con la condizionale.