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BERNA - Il senso del servizio civile è, fra le altre cose, accudire gli anziani nelle case di riposo, non certo prendersi cura degli effettivi delle forze armate: lo afferma l'Associazione svizzera per il servizio civile Civiva, che respinge la revisione della normativa posta in consultazione dal Consiglio federale.
«È politicamente altamente discutibile peggiorare un sistema che funziona bene per proteggerne un altro», afferma Rosmarie Quadranti, membro del comitato direttivo di Civiva e consigliera nazionale (PBD/ZH), citata in un comunicato.
A suo avviso la nuova legge federale sul servizio civile sostitutivo (LSC) comporta profonde restrizioni, volte a diminuirne l'attrattiva. Ma i problemi, secondo Quadranti, vanno risolti lì dove nascono, cioè in seno all'esercito.
Per Civiva - che difende gli interessi sia dei civilisti, sia delle istituzioni in cui costoro vengono impiegati - dà fra l'altro parecchio da pensare il fatto che fino ad oggi non esista nessuno studio che metta in relazione il pericolo per gli effettivi delle forze armate con il servizio civile. L'asserita necessità di agire in questo campo si basa quindi unicamente su asserzioni dei vertici dell'armata e di singoli politici attivi nel settore della sicurezza.
Secondo Lisa Mazzone, copresidente di Civiva e consigliera nazionale (Verdi/GE), se fosse applicata la proposta del governo non raggiungerebbe gli obiettivi e metterebbe in pericolo principi fondamentali, come il diritto di ogni milite di far valere un conflitto di coscienza in ogni momento della sua carriera militare.
Nell'ambito della procedura di consultazione Civiva respinge quindi in toto la revisione e minaccia di brandire l'arma del referendum se le camere federali seguiranno il governo sulla stessa strada.