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Occorre contribuire ulteriormente all’elaborazione storica e politica della tematica relativa all’esercito segreto P-26. Per questo motivo il Consiglio federale ha deciso oggi di pubblicare una copia anonimizzata dell’inchiesta amministrativa condotta nel 1991 dal giudice istruttore neocastellano Pierre Cornu, contrassegnata all’epoca con la dicitura "Versione per i media". Il Progetto 26 è stato elaborato nel 1979 senza l’avallo del Parlamento, in piena Guerra fredda. La sua esistenza era venuta alla luce nell’ambito della vicenda delle schedature nel 1990. Nello stesso anno il Consiglio federale ne decretò la dissoluzione.
I documenti relativi alla P-26 erano finora classificati segreti fino al 2040, un termine ribadito nel 2010 dal governo. Ora l’esecutivo "intende rendere pubblica una copia anonimizzata del rapporto dalla quale sono stati rimossi contenuti degni di protezione", si legge in una nota governativa odierna. Si tratta della copia contrassegnata con la dicitura "Versione per i media", ma che all’epoca si era rinunciato a pubblicare. Il Consiglio federale ritiene che "dal profilo della protezione delle informazioni e dei dati oggi nulla si opponga a tale pubblicazione". Il Governo risponde così anche alle richieste di storici e giornalisti. Prima della pubblicazione "alcuni passaggi sono stati "obliterati per ragioni di protezione della personalità", si precisa nel comunicato. Il rapporto è disponibile in tedesco e in francese. "Nell’ambito delle ricerche effettuate sinora non è stata rinvenuta una traduzione italiana". All’Archivio federale è conservata sia una copia della "Versione per i media" sia una copia della versione integrale del "Rapporto Cornu". Quest’ultima, spiega il Consiglio federale, continua a essere classificata "segreta" e di conseguenza non può essere pubblicata. Il termine di protezione di 50 anni applicabile secondo la legge sull’archiviazione scade nel 2041. Pertanto il Consiglio federale propone di respingere una mozione che ne chiede la pubblicazione. Nel suo parere il Governo si basa sugli argomenti che già nel 2011 l’avevano portato a respingere un’altra mozione: tra questi figura il fatto che all’epoca le persone informate sui fatti avevano fornito al giudice Cornu informazioni "in via confidenziale". Molte di queste persone vivono ancora e hanno diritto alla protezione delle proprie informazioni. Ex impianto "Schweizerhof" Il Governo intende inoltre fornire altre informazioni concernenti in particolare i contratti stipulati tra la Confederazione e l’associazione "Pro Castellis" che gestisce un museo nell’ex impianto di fortificazione dell’esercito "Schweizerhof" a Gstaad (BE). Un’interpellanza chiedeva infatti informazioni sulle relazioni contrattuali tra l’associazione e il Dipartimento federale della difesa (Ddps). Stando al Consiglio federale, tra i due contraenti è stato stipulato un contratto di superficie che obbliga l’associazione a garantire una manutenzione ottimale dell’impianto e a utilizzare soltanto oggetti di natura storico-militare. I diritti di superficie scadono il 31 dicembre 2065. Il Ddps ha consegnato in prestito all’associazione materiale e apparecchiature per consentire alle generazioni future di avere una visione d’insieme documentata sulla "organizzazione di resistenza" in caso di occupazione comunista.