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Meglio ciber che cyber per formare una vasta serie di vocaboli 'moderni', legati alla dimensione virtuale. In italiano esiste la parola cibernetica da cui far derivare il prefisso ciber, da pronunciare come si scrive: non c'è "motivo di costruire ibridi linguistici con il prefisso cyber". Quanto alla grafia, "è opportuno privilegiare, quando non vi sono altri inconvenienti, la forma senza trattino", ovvero ad esempio ciberprotezione e non ciber-protezione. Questo il responso di Incipit, gruppo dell'Accademia della Crusca che si occupa di valutare neologismi e forestierismi 'incipienti', usati nella vita civile e sociale, al fine di "proporre eventuali sostituenti".
Incipit rileva come siano "largamente diffusi i prefissi cyber e ciber", con "varie oscillazioni di grafia e anche di pronuncia: il prefisso inglese viene pronunciato sovente secondo le norme della lingua di origine" e talora è presente il trattino. "La varietà è notevole – si osserva – e si può pensare a porre vantaggiosamente un freno a tutte queste oscillazioni. Si tenga conto del fatto che molte di queste parole entrano nella comunicazione sociale istituzionale, perché leggi e regolamenti prevedono interventi sulla Rete e controlli per la sicurezza degli utenti".
La Crusca comunque avverte che se la soluzione proposta "spesso è la più lineare" non può essere sempre assunta come vincolante, e "va evitata quando produca l'accostamento di due consonanti identiche, come nel caso di ciberrischi".