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BERNA - Un impiegato dell'Ufficio federale dei trasporti (UFT), ora in pensione, ha manipolato per ben 38 volte i moduli di controlli per l'erogazione delle sovvenzioni statali, permettendo ad aziende private di accedere ad aiuti ingiustificati.
Lo ha riferito il Tages Anzeiger, che ha riassunto quanto è accaduto negli ultimi 9 anni.
Il 66enne, che ha lavorato per quasi vent'anni presso l'UFT, aveva un compito chiaro: controllare che le condizioni per i sussidi fossero rispettate. Tuttavia, per quasi quaranta volte negli ultimi nove anni, il funzionario ha fatto esattamente il contrario, manipolando la banca dati per far sì che le imprese private potessero trattenere ingiustificatamente più di un milione di franchi di aiuti finanziari.
Per diversi lunghi anni l'Ufficio federale dei trasporti non si è accorto di nulla, finché scosso dagli scandali delle sovvenzioni di Autopostale e BLS, ha deciso di controllare il tutto più da vicino, scoperchiando un piccolo vaso di pandora.
In particolare, gli aiuti finanziari indebiti sono finiti a determinate imprese che hanno realizzato degli impianti privati per i vagoni merci. «Promuovendo gli impianti privati per il trasporto di merci, la Confederazione contribuisce fattivamente allo sviluppo sostenibile del traffico merci su rotaia», si legge sul sito dell'UFP. Tutto regolare, insomma, se non fosse che nel caso la quantità di merci trasportate precedentemente concordata non venisse raggiunta, la Confederazione richiederebbe una parte del denaro indietro.
L'impiegato, però, correggeva al ribasso la quantità stabilita, in modo da farla coincidere con la cifra reale di merci trasportate, ed evitando così l'avvio della procedura di rimborso, che poteva portare da 500 fino a 400mila franchi nelle casse statali. In totale, nel corso dei nove anni, si sono accumulati 1,1 milioni di franchi di entrate mancate.
È un caso particolare, in quanto le indagini del Ministero pubblico della Confederazione hanno concluso che non si è trattato di corruzione. Il funzionario dell'UFT non ambiva infatti ad arricchirsi o a favorire le imprese industriali. Durante l'interrogatorio, il pensionato ha dichiarato che è stato un mix tra «convenienza, incapacità e richieste eccessive» a portarlo a falsificare i moduli, e quindi a non avviare quelle che considerava «procedure complesse e lunghe».
L'UFT ha ora intrapreso delle misure per evitare che una sola persona potesse causare milioni di perdite senza che nessuno se ne accorga, applicando delle linee guida più rigorose con un controllo sempre a quattr'occhi.
Il pensionato, dal canto suo, è stato condannato per falsità in atti formati da pubblici ufficiali o funzionari e amministrazione infedele, ma vista la piena confessione e il «sincero rimorso» mostrati, se l'è cavata con poco: dovrà pagare una multa di 3'600 franchi e rimborsare una parte del denaro ingiustamente sottratto.