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Il Giappone è "estremamente cauto" sulle sanzioni proposte dagli Usa contro la vendita del petrolio iraniano, che rischia di essere causa di un'impennata nei prezzi mondiali del greggio. È la posizione del ministro degli Esteri, Koichiro Gemba, all'indomani del via libera dato invece dal ministro delle Finanze Jun Azumi, al termine del faccia a faccia con il segretario al Tesoro americano, Timothy Geithner.
Gemba, subito dopo l'incontro avuto nel pomeriggio col ministro degli Esteri francese Alain Juppé, ha ribadito i timori, peraltro già illustrati a dicembre al segretario di Stato Hillary Clinton, sul rischio di un'impennata dei prezzi del petrolio in una fase di congiuntura economica mondiale estremamente debole.
"Gli Usa vogliono imporre sanzioni e noi crediamo che si debba essere estremamente cauti ad accettare tali misure", ha osservato il ministro, puntando sul concetto di "effettività delle sanzioni" stesse. Quotazioni più alte dell'oro nero non farebbero, paradossalmente, che beneficiare proprio l'Iran. La sua posizione, del resto, è stata anche sposata dal capo di Gabinetto Osamu Fujimura, per il quale l'annuncio del taglio alle importazioni di greggio da Teheran annunciata da Azumi era da considerare come "un'opinione".
"Vogliamo intervenire per ridurre ulteriormente la nostra quota del 10% (sul totale del fabbisogno, ndr)", aveva detto Azumi che, in giornata, ha voluto precisare di non vedere "alcuna confusione" di vedute all'interno della compagine di governo. Il Giappone sta cercando di creare "un nuovo ambiente per una serie di ragioni diverse e, pertanto, non vi è alcuna incoerenza all'interno del governo", ha rimarcato, aggiungendo che nel Sol Levante le importazioni di petrolio dall'Iran, Paese con il quale i rapporti sono sempre stati improntati all'insegna della cordialità, sono state ridotte del 40% negli ultimi cinque anni.