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La presidente della Confederazione ha pubblicato un messaggio per la Giornata della memoria. Doris Leuthard invita a non dimenticare e a non chiudere gli occhi davanti alle «numerose situazioni di ingiustizia che si ritrovano in tutto il mondo».
Il 27 gennaio del 1945, il campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau è stato liberato dall'Armata Rossa.
La rievocazione di quel giorno – scrive nel suo messaggio la presidente della Confederazione – «continua a suscitare vivi ricordi e ad assumere un notevole significato simbolico».
Per la presidente della Confederazione, il furto, qualche settimana fa, dell'insegna del campo «Arbeit macht frei» (il lavoro rende liberi) ha a ragione suscitato un'ondata d'indignazione. Quell'insegna è un monito; è lì per ricordare a cosa ha portato l'odio nazional-socialista: alla cancellazione di «opportunità, progetti per il futuro e percorsi di vita», all'annientamento di un'incommensurabile «carica di umanità».
Gli orrori della Seconda guerra mondiale dovrebbero portarci a non «valutare il prossimo solo in base alla forza lavoro che riesce a fornire. In ogni persona c'è molto di più: valori, dignità, umanità». Per questo, conclude Doris Leuthard, «il 27 gennaio deve ricordarci di essere umani».
swissinfo.ch