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Per il consigliere federale UDC la sfida sarà importante.
Dovrà infatti farsi carico della gestione della crisi del coronavirus e difendere l'accordo istituzionale con l'Ue.
BERNA - L'Assemblea federale procederà domani all'elezione di Guy Parmelin alla presidenza della Confederazione per il 2021. Il vodese, 61 anni, assumerà questa carica per la prima volta.
Per il consigliere federale UDC la sfida sarà importante: dovrà farsi carico della gestione della crisi del coronavirus e difendere l'accordo istituzionale con l'Ue.
Spesso mal valutato nelle classifiche di popolarità dei consiglieri federali, Parmelin avrà il compito di ripristinare la fiducia della popolazione gravemente intaccata dalla pandemia. Il vodese non è una persona che pronuncia frasi "assassine" o sfoghi incisivi, la sua autenticità e semplicità dovrebbero quindi aiutarlo. Dovrà anche convincere anche aldilà del "Röstigraben", lui che generalmente si esprime solo in francese.
Il viticoltore di Bursins è cionondimeno conosciuto per essere un uomo di dialogo. Finito in prima fila a causa delle conseguenze della pandemia di coronavirus per l'economia svizzera, Parmelin ha partecipato a numerose tavole rotonde con gli ambienti economici colpiti dalla crisi. La sua velocità di reazione è stata inizialmente elogiata, ma non sono mancate le critiche, in particolare per l'esitazione nel sostenere i cosiddetti casi di rigore.
Da gennaio, un altro compito attende Guy Parmelin: sarà l'"ambasciatore" della Svizzera sulla scena internazionale. La sua scarsa padronanza delle lingue straniere non gli renderà il lavoro più facile.
In questo ruolo, il democentrista sarà chiamato a firmare l'accordo istituzionale quadro con l'UE, qualora questo sarà approvato dal Consiglio federale. Nel caso contrario dovrà farsi carico della ricerca di una nuova soluzione con Bruxelles.
Contrariamente al collega di partito Ueli Maurer, che ha minacciato di dimettersi in caso di firma dell'accordo, Guy Parmelin è sempre rimasto collegiale. Resta da vedere se nelle vesti di presidente cambierà il suo atteggiamento sulle questioni "care" all'UDC.
Il vodese è alla testa del Dipartimento federale dell'economia, della formazione e della ricerca (DEFR) dal 2019, più per ordine del suo partito che per scelta personale. Nonostante abbia imposto una visione più conservatrice al DEFR, Parmelin è riuscito, contrariamente al suo predecessore, a ripristinare la fiducia tra i partner sociali, nonché nell'agricoltura.
Nel caso della nuova politica agricola PA22+, il consigliere federale deve però fronteggiare una parte del suo partito che chiede l'archiviazione del progetto. Altri temi "scottanti" attendono Parmelin, come le iniziative sui pesticidi, il controverso accordo di libero scambio con i Paesi del Mercosur o quello con gli Stati Uniti.
Guy Parmelin è stato eletto il 9 dicembre 2015 al posto di Eveline Widmer-Schlumpf, che non aveva sollecitato un terzo mandato. Come molti consiglieri federali prima di lui, il vodese si è "fatto le ossa" in governo alle redini del Dipartimento federale della difesa (DDPS) per poi passare due anni fa, come detto, al DEFR.
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