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Il Fondo Bruno Manser chiede al Consiglio federale di congelare i beni del primo ministro dello Stato malaysiano del Sarawak depositati in Svizzera. Una trentina di persone hanno formulato questa rivendicazione in una mini manifestazione tenutasi oggi a Berna.
Secondo l'organizzazione basilese per la protezione dell'ambiente, il 74enne Abdul Taib Mahmud, capo del governo del Sarawak dal 1981, e la sua famiglia hanno ammassato parecchi miliardi di franchi saccheggiando le risorse naturali della foresta tropicale. Secondo il Fondo, questa fortuna sarebbe stata sistematicamente depositata all'estero.
L'associazione afferma di disporre di indizi su relazioni d'affari tra banche svizzere e Taib Mahmud e la settimana scorsa ha scritto una lettera alla presidente della Confederazione Micheline Calmy-Rey, aggiungendovi una lista di 43 membri della famiglia Taib. Rappresentanti del Fondo hanno indicato di voler consegnare, dopo la manifestazione, una petizione con oltre 20'000 firme all'ambasciata della Malaysia. Nel testo si chiede tra l'altro l'avvio di un'inchiesta da parte dell'autorità anti-corruzione malaysiana (MACC) contro Taib.
Il Fondo si richiama a Bruno Manser, noto militante ecologista sparito nella primavera 2000 nelle foreste del Borneo mentre tentava di raggiungere clandestinamente il Sarawak, dove tra il 1984 e il 1990 si era battuto per la causa degli indigeni Penan minacciati dalla deforestazione, in mezzo ai quali aveva vissuto. Egli aveva lasciato lo Stato della Malaysia orientale dopo un mandato d'arresto spiccato nei suoi confronti. Di ritorno in Svizzera, non aveva però cessato la lotta e si era conquistato una rinomanza nazionale quando nel 1993 aveva inscenato uno sciopero della fame di 60 giorni davanti a Palazzo federale a Berna.
SDA-ATS