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Una politica monetaria a tassi negativi è una condizione con cui l’economia svizzera fa i conti, letteralmente, da ormai cinque anni. Era il 15 gennaio 2015 quando la Banca nazionale annunciò, molto a sorpresa, il cambiamento di strategia per combattere l’apprezzamento del franco svizzero. L’istituto di emissione abbandonò la difesa della soglia di cambio minima di un franco e venti centesimi per un euro, decisa solo tre anni prima, per sostituirla con “i tassi d’interesse negativi”: un ossimoro e un paradosso finanziario prima di allora. La liquidità in franchi delle banche commerciali depositata sui conti giro della Bns è quindi da cinque anni tassata con un rendimento negativo dello 0,75%.