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La Svizzera dovrebbe nuovamente accogliere gruppi di rifugiati, come ha fatto per 45 anni dopo la Seconda guerra mondiale, ritiene la Commissione federale delle migrazioni (CFM).
Tra il 1950 e il 1995, la Svizzera ha regolarmente accolto gruppi di rifugiati nel quadro di un programma coordinato dall'Alto Commissariato ONU per i rifugiati. Confrontata all'afflusso di profughi dai Balcani, Berna aveva deciso di sospendere tale provvedimento negli anni Novanta.
Facendo appello alla tradizione umanitaria della Svizzera - e respingendo ulteriori inasprimenti della legislazione su stranieri e asilo - il presidente della CFM, Francis Matthey, ha ribadito lunedì che «la Svizzera dovrebbe mostrarsi solidale con gli Stati più attivi nell'accoglienza di gruppi di rifugiati».
Le basi legali per accogliere queste persone esistono, ha rammentato Matthey, sottolineando che in questo modo si potrebbero assistere i rifugiati che non possono ritornare nel loro paese e che spesso vivono nella precarietà in una prima nazione d'accoglienza.
Nel suo rapporto sulla "politica dei contingenti", trasmesso l'autunno scorso al Consiglio federale, la CFM raccomanda a Berna di accogliere 200-300 rifugiati all'anno. Secondo le sue stime, il costo di questa operazione umanitaria dovrebbe aggirarsi attorno ai 20-30 milioni di franchi all'anno.