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Covid-19 FAQ
Obbligo di lavorare
- Appartengo ad una categoria a rischio. Posso essere obbligato a lavorare fuori casa durante la situazione particolare?
- Sono incinta. Posso essere obbligata a lavorare fuori casa durante la situazione particolare?
- Non appartengo ad alcun gruppo a rischio. Quali provvedimenti si applicano durante la situazione particolare?
- Il mio datore di lavoro può obbligarmi a indossare una mascherina?
- La mensa aziendale può rimanere ancora aperta?
- Lavoro nel settore sanitario: quali provvedimenti si applicano durante la situazione particolare?
- Appartengo ad una categoria di persone a rischio. Durante la situazione straordinaria, la mia datrice di lavoro poteva obbligarmi a recarmi al lavoro?
- Non appartengo alla categoria a rischio e lavoro in ufficio. Durante la situazione straordinaria potevo ancora recarmi al lavoro?
- Non appartengo ad alcun gruppo a rischio e lavoro in un cantiere. Durante la situazione straordinaria potevo ancora recarmi al lavoro?
- Lavoro nel settore sanitario: durante la situazione straordinaria potevo ancora lavorare?
- Mi occupo della pulizia di uffici, durante la situazione straordinaria potevo continuare a lavorare?
Appartengo ad una categoria a rischio. Posso essere obbligato a lavorare fuori casa durante la situazione particolare?
Sì.
L'ordinanza sulla situazione particolare COVID-19 non contiene più disposizioni di protezione per le persone particolarmente vulnerabili. Per tutti i lavoratori dipendenti valgono le stesse misure di protezione (vedi sotto). Tuttavia, sulla base della legge COVID-19, il Consiglio federale potrebbe in futuro nuovamente ordinare misure per la protezione dei lavoratori particolarmente vulnerabili.
In linea di principio, sì. Tuttavia, la sua datrice di lavoro deve garantire che la sua salute e quella del bambino non siano compromesse.
L'Ufficio federale della sanità pubblica ha riclassificato le donne incinta come particolarmente a rischio, ritenendo che il rischio di un grave decorso della malattia COVID-19 sia maggiore in caso di sovrappeso, ipertensione arteriosa ed età superiore ai 35 anni.
Tuttavia, poiché l’ordinanza COVID-19 situazione particolare non distingue più tra lavoratori a diversi livelli di rischio, questa classificazione non ha alcun effetto diretto in termini di diritto del lavoro. Come per tutti gli altri dipendenti, la datrice di lavoro deve assicurarsi di adottare tutte le misure necessarie per prevenire l'infezione da COVID-19 dei suoi dipendenti.
Durante la gravidanza e la maternità, la tutela della salute sul lavoro è però più rigorosa. È responsabilità della datrice di lavoro di impiegare e di gestire le condizioni di lavoro di donne incinta e madri che allattano in modo tale da non compromettere la loro salute e quella del bambino. La Società Svizzera di Ginecologia e Ostetricia raccomanda in questo caso di fare Home Office. Il suo medico curante valuterà se le misure adottate dalla sua datrice di lavoro sono sufficienti e, se necessario, certificherà la sua incapacità lavorativa.
Non appartengo ad alcun gruppo a rischio. Quali provvedimenti si applicano durante la situazione particolare?
Il datore di lavoro deve adottare misure preventive secondo l’Ordinanza CVID-19 sulla situazione particolare. Ciò vuol dire che deve osservare le raccomandazioni dell'UFSP in merito al lavoro a domicilio (Home Office). Se non può lavorare da casa, il suo datore di lavoro deve garantire il rispetto delle raccomandazioni dell'UFSP in materia di igiene e distanza.
Dal 19 ottobre, l’UFSP raccomanda nuovamente ai dipendenti di lavorare da casa, se possibile. Qualora ciò non fosse possibile, occorre rispettare le regole di distanza e d'igiene dell'UFSP. Attualmente l'UFSP raccomanda una distanza di 1,5 metri. Questa distanza deve essere rispettata negli uffici, ma anche, ad esempio, durante le riunioni per le quali l'UFSP raccomanda di lasciare libera una sedia tra i partecipanti.
Negli spazi chiusi vige l’obbligo di portare una mascherina. Se ad esempio condivide il suo ufficio con un’altra persona, deve indossare una mascherina anche quando si trova al suo posto di lavoro; lo stesso vale anche durante le riunioni. Eccezioni all’uso della mascherina si applicano solo alle seguenti situazioni e persone:
- Chi lavora in un ufficio o una stanza individuale
- Durante attività in cui non è possibile indossare una maschera per motivi di sicurezza o per la natura stessa dell'attività
- Persone che dimostrano di non poter indossare la mascherina, in particolare per motivi medici.
- Sostituzione
- Misure tecniche
- Misure organizzative
- Dispositivi di protezione individuale
(Data: 29.10.2020)
Sì, in linea di principio sul luogo di lavoro le mascherine sul luogo di lavoro le mascherine devono essere indossate all'interno dei locali chiusi. Perlomeno negli spazi dove non si lavora da soli. Anche se lavora senza essere a contatto con altre persone, il suo datore di lavoro può, in linea di massima, richiederle di indossare una mascherina.
Il suo datore di lavoro non solo può, ma deve assicurarsi che lei come lavoratore indossi la mascherina e che sia in grado di rispettare le raccomandazioni dell'UFSP in materia di igiene e distanza sul posto di lavoro. Ogni volta che, sul luogo di lavoro, entra in diretto contatto con una persona, deve indossare una mascherina. Ad esempio, deve indossare una mascherina nel suo ufficio se lo condivide con una o più persone, nelle sale riunioni e nelle aree condivise, come lo spazio adibito alle pause o gli ascensori. Il suo datore di lavoro è tenuto ad attuare queste misure, non solo in base all’ordinanza "COVID-19 Ordinanza sulla situazione particolare", ma anche in base al suo dovere di diligenza, nei confronti suoi e dei suoi colleghi, e al diritto del suo datore di lavoro di impartire istruzioni.
Anche se non ha contatti con altre persone sul posto di lavoro e non esiste un piano di protezione né una normativa cantonale più severa, il suo datore di lavoro può, in linea di principio, esigere che indossiate una mascherina: secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, un datore di lavoro può prendere decisioni non obiettive e arbitrarie, a condizione che queste non “esprimano un disprezzo che offenda la personalità della dipendente". Nel caso dell'obbligo di indossare una mascherina, tuttavia, tale inosservanza può essere molto difficile da dimostrare.
Se non rispetta l'obbligo di indossare una mascherina, il datore di lavoro può richiamarla e nel peggiore dei casi licenziarla senza preavviso. Attualmente non ci sono decisioni sulla questione se un tribunale confermerà un tale licenziamento in tronco.
(Data: 19.11.2020)
Sì, ma solo le persone che lavorano nell'azienda interessata possono mangiare nella rispettiva mensa aziendale.
In mensa si può consumare cibo e bevande solo se seduti al tavolo e per tavolo non possono sedersi più di quattro persone. Chi non è seduto a tavola deve obbligatoriamente indossare una mascherina.
(Data: 29.10.2020)
La sua datrice di lavoro deve elaborare e attuare un piano di protezione.
Gli ambulatori e le altre strutture sanitarie sono strutture aperte al pubblico, motivo per cui hanno l’obbligo di elaborare un piano di protezione. Lei, in quanto dipendente, ha l’obbligo di indossare una mascherina. L’obbligo di indossare una mascherina non si applica alle persone sottoposte ad una cura medica inerente il viso.
- mettere a disposizione o tenere a disposizione su richiesta le loro capacità nel settore stazionario
- limitare o sospendere gli esami e i trattamenti medici non urgenti
(Data: 19.10.2020)
Appartengo ad una categoria di persone a rischio. Durante la situazione straordinaria, la mia datrice di lavoro poteva obbligarmi a recarmi al lavoro?
No. Se la sua attività lavorativa poteva essere svolta unicamente sul posto di lavoro usuale, la sua datrice di lavoro le doveva proporre un lavoro alternativo equivalente da poter svolgere da casa.
Secondo l’ordinanza COVID-19 2, erano considerati gruppi a rischio le persone di 65 anni e oltre, o che soffrono in particolare delle seguenti patologie: ipertensione arteriosa, diabete, malattie cardiovascolari, malattie croniche delle vie respiratorie, malattie e terapie che indeboliscono il sistema immunitario o cancro. L'UFSP aggiorna costantemente questo elenco. Le donne incinte e che allattano, ad esempio, sono considerate da inizio agosto 2020 gruppo a rischio.
Tuttavia, se la sua attività poteva essere svolta unicamente sul posto di lavoro usuale e la sua presenza era indispensabile, il suo datore di lavoro poteva esigere la sua presenza sul posto di lavoro, a patto che venissero rispettate le seguenti condizioni:
- il suo datore di lavoro aveva cercato il dialogo prima di adottare dei provvedimenti
- la sua postazione di lavoro era organizzata in modo tale da evitare qualsiasi contatto stretto con altre persone
- nei casi in cui non fosse possibile evitare un contatto ravvicinato, il suo datore di lavoro doveva adottare provvedimenti idonei alla sua protezione.
Se tali condizioni non potevano essere rispettate per lo svolgimento del lavoro stabilito nel suo contratto lavorativo, il suo datore di lavoro doveva assegnarle un lavoro alternativo equivalente, da svolgere sul posto e per il quale avrebbe dovuto ricevere la stessa retribuzione.
Se la sua attività poteva essere svolta unicamente sul posto di lavoro usuale, ma il suo datore di lavoro non era in grado di garantire il rispetto delle condizioni sopra elencate, appartenendo alla categoria di persone particolarmente vulnerabili, aveva il diritto di rimanere a casa. Lo stesso valeva se, per motivi particolari e nonostante tutte le precauzioni previste, avesse ritenuto il rischio di recarsi sul luogo di lavoro troppo elevato. Durante tale periodo di assenza il datore di lavoro doveva continuare a versarle lo stipendio. Tuttavia quest’ultimo poteva anche proporle il lavoro a orario ridotto. In tal caso, come per il regolare lavoro a tempo parziale, era necessario il suo consenso. Non doveva tuttavia dare il suo consenso per iscritto: era sufficiente che il suo datore di lavoro confermasse alle autorità cantonali che acconsentiva al lavoro a tempo parziale.
Se lo svolgimento della sua attività lavorativa non era legato al luogo di lavoro usuale, allora aveva il diritto di fare Home Office, a condizione che facesse parte della categoria di persone a rischio. In tale caso doveva accordarsi con il suo datore di lavoro su quale infrastruttura utilizzare per lo svolgimento del suo lavoro: infrastruttura dell’azienda, come ad esempio computer portatili interni, o dispositivi privati? In ogni caso l’infrastruttura doveva essere adatta per lo svolgimento del suo lavoro e doveva rispettare le norme di sicurezza, quali ad esempio le norme per la protezione dei dati.
In ogni caso, se attestava la sua condizione particolarmente a rischio per richiedere provvedimenti speciali al suo datore di lavoro, quest’ultimo poteva richiedere un certificato medico che attestasse la sua condizione particolarmente a rischio.
(Data: 06.08.2020)
Non appartengo alla categoria a rischio e lavoro in ufficio. Durante la situazione straordinaria potevo ancora recarmi al lavoro?
Sì, ma a condizione che l'ufficio non fosse essere aperto al pubblico. Inoltre, le raccomandazioni concernenti l’igiene e il distanziamento sociale valevano anche sul posto di lavoro e per tutte le persone, vale a dire anche per quelle non particolarmente a rischio.
Il suo datore di lavoro doveva garantire che vi fosse una distanza sufficiente tra i dipendenti presenti, sia in ufficio che durante le riunioni. Come regola generale, ogni persona doveva avere a disposizione 4 m2 di spazio.
Inoltre, il suo datore di lavoro doveva chiudere l'ufficio al pubblico. Servizi di consulenza e appuntamenti individuali precedentemente concordati con i clienti potevano essere mantenuti, a condizione che avvenissero in uffici o sale debitamente riservate a tale scopo. In tutti i casi era necessario rispettare sempre le norme concernenti l’igiene e la distanza sociale.
(Data: 08.07.2020)
Non appartengo ad alcun gruppo a rischio e lavoro in un cantiere. Durante la situazione straordinaria potevo ancora recarmi al lavoro?
Sì. In principio era consentito continuare a lavorare nei cantieri, poiché non sono luoghi aperti al pubblico.
Questo valeva per i settori dell'edilizia principale e i suoi rami accessori. Questi ultimi comprendono le categorie quali i carpentieri, gli imbianchini e gli stuccatori, e anche l'edilizia metallica, le scienze tecniche, l'involucro edilizio, l'installazione elettrica, le impalcature e i settori fornitori di marmo e granito, i prodotti in calcestruzzo, i mattoni, le tegole ed il cemento.
Tuttavia, il Suo datore di lavoro doveva garantire che tutti i dipendenti potessero rispettare le norme igieniche e di distanziamento sociale. In particolare doveva limitare il numero di lavoratori presenti contemporaneamente nel cantiere e doveva garantire il rispetto delle norme relative al distanziamento sociale in mensa e nei locali per le pause. Era compito delle autorità di esecuzione della legge sul lavoro e della legge sull’assicurazione contro gli infortuni di sorvegliare i cantieri e le imprese.
Se il suo datore di lavoro non rispettava queste disposizioni, l'autorità cantonale competente poteva chiudere singoli cantieri o aziende. In quanto dipendente, poteva difendersi appellandosi all’obbligo di protezione da parte del Suo datore di lavoro.
(Data: 08.07.2020)
Sì, le strutture sanitarie potevano rimanere aperte, e, in linea di principio, dal 27 aprile erano nuovamente autorizzate a fornire tutti i servizi. Tuttavia, i cantoni e gli ospedali dovevano e devono garantire una capacità sufficiente per accogliere i pazienti COVID-19.
Per riprendere l’attività in maniera regolare, la datrice di lavoro doveva elaborare e attuare un piano di protezione. Tale piano di protezione doveva ridurre al minimo il rischio di trasmissione sia per i clienti che per le persone che lavorano all’interno della struttura. Se possibile, le associazioni di categoria o professionali elaboravano dei piani generali per il rispettivo settore, su cui le singole strutture potevano basare il loro piano di protezione. Se non era disponibile un piano di protezione adeguato, o se la struttura non lo rispettava, le autorità cantonali competenti potevano procedere alla chiusura della struttura in questione.
(Data: 08.07.2020)
Mi occupo della pulizia di uffici, durante la situazione straordinaria potevo continuare a lavorare?
Sì, poteva continuare a lavorare poiché gli uffici non erano aperti al pubblico.
Tuttavia, il suo datore di lavoro doveva garantire il rispetto delle norme concernenti l’igiene e il distanziamento sociale.
Anche in qualità di lavoratore indipendente, se ad esempio gestisce un’impresa di pulizie, poteva continuare a lavorare. Tuttavia, se la sede della sua azienda è normalmente aperta al pubblico, durante la situazione straordinaria doveva chiuderla.