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L'adesione europea non è più un obiettivo strategico, ma un'«opzione a termine». Lo ha deciso il consiglio federale, stabilendo che la domanda non va ritirata.
Prima di esprimersi ancora in merito, il governo aspetterà il rapporto interno sulla politica europea, previsto entro l'estate del 2006.
La domanda svizzera d'adesione all'Unione europea (Ue) non sarà ritirata, sebbene non rappresenti un obiettivo strategico.
Lo ha stabilito mercoledì il Consiglio federale, ribadendo la sua posizione per cui la domanda resta congelata nei cassetti di Bruxelles, dov'era stata depositata il 20 maggio 1992.
La domanda d'adesione non va ritirata
Dopo l'odierna riunione di clausura dell'esecutivo svizzero dedicata alla problematica delle relazioni Svizzera-Ue, Joseph Deiss ha dichiarato alla stampa che «l'adesione è ritenuta un'opzione a termine», sorretta da 18 accordi bilaterali.
Ritirare la domanda, congelata dalla bocciatura popolare di adesione alla Spazio economico europeo (See) nel dicembre 1992, non avrebbe fatto altro che «sollevare un'inutile necessità di spiegazioni supplementari», ha aggiunto Deiss, sottolineando che si vogliono «mantenere aperte tutte le possibilità».
Il Consiglio federale ha dunque raccomandato alle Camere di non dar seguito alle due mozioni - presentate da esponenti di destra e dei partiti borghesi - che chiedono il ritiro della domanda.
In merito all'idea di Christoph Blocher di imporre una moratoria di dieci anni sull'adesione, Deiss e Micheline Calmy-Rey hanno dichiarato che «non rientra in linea di conto».
Rapporto nel 2006
Prima della pausa estiva 2006 - ha precisato Calmy-Rey - il Consiglio federale presenterà un rapporto su vantaggi e inconvenienti delle varie opzioni possibili concernenti il futuro delle relazioni Svizzera-Ue.
Il documento - che sarà redatto dall'Ufficio federale dell'integrazione sotto la responsabilità dei Dipartimenti federali dell'economia e degli affari esteri - esaminerà il proseguimento dell'attuale via bilaterale, con qualche accenno ad accordi supplementari negli ambiti di interesse comune.
«Saranno inoltre presentate altre forme di cooperazione multilaterale più avanzate, come può essere il caso dello See», ha indicato Calmy-Rey.
Nel rapporto non mancheranno neppure opzioni che contemplano un'adesione «light», con deroghe permanenti a certe decisioni di Bruxelles, così come un'adesione completa.
Nuovi membri
Il governo ha pure riaffermato la volontà di sostenere i 10 nuovi membri dell'Ue con un fondo di un miliardo di franchi su 5 anni.
Si tratterà di «un contributo alla riduzione delle disparità economiche e sociali», e non di un versamento nel fondo di coesione dell'Ue, ha osservato Micheline Calmy-Rey.
swissinfo e agenzie
Fatti e cifre
Nel maggio 1992, la Svizzera ha depositato a Bruxelles la sua domanda di adesione all'Unione europea.
Richiesta che è però stata "congelata" da Bruxelles, dopo il rifiuto di adesione allo Spazio economico europeo (dicembre 1992) da parte del popolo elvetico.
In breve
Mercoledì, il governo elvetico ha dato il suo accordo per l'apertura di un'ambasciata dell'Unione europea (Ue) in Svizzera.
Una richiesta in questo senso era stata inoltrata il 19 agosto.
Il Consiglio federale reputa che la presenza di una delegazione permanente a Berna faciliterà i contatti e la gestione delle relazioni tra Svizzera e Ue.