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Secondo la Raccomandazione di politica generale n.15 della Commissione europea contro il razzismo e l’intolleranza del Consiglio d’Europa (ECRI) del 21 marzo 2016, il discorso d’odio, meglio conosciuto come hate speech, viene definito come:
l’istigazione, la promozione o l’incitamento alla denigrazione, all’odio o alla diffamazione nei confronti di una persona o di un gruppo di persone, o il fatto di sottoporre a soprusi, molestie, insulti, stereotipi negativi, stigmatizzazione o minacce tale persona o gruppo, e comprende la giustificazione di queste varie forme di espressione, fondata su una serie di motivi, quali la “razza”, il colore, la lingua, la religione o le convinzioni, la nazionalità o l’origine nazionale o etnica, nonché l’ascendenza, l’età, la disabilità, il sesso, l’identità di genere, l’orientamento sessuale e ogni altra caratteristica o situazione personale.
L’incitamento all’odio, come definito dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, copre tutte le forme di espressione che diffondono, incitano, promuovono o giustificano l’odio razziale, la xenofobia, l’antisemitismo o altre forme di odio basate sull’intolleranza, inclusa l’intolleranza espressa da nazionalismo aggressivo ed etnocentrismo, nonché discriminazione e ostilità nei confronti di minoranze, migranti e persone di origine straniera.
L’intolleranza sui presupposti sopra citati può portare alla discriminazione, all’esclusione e al mancato rispetto dell’alterità. In questo senso, l’odio online rappresenta una minaccia alla coesione sociale e ai valori democratici.
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Sebbene il mondo digitale sia ormai massicciamente parte del quotidiano, non sono ancora completamente noti i potenziali effetti a lungo termine di questa presenza sulla salute umana. Non vi è altresì uniformità di vedute in dottrina, sull’estensione dell’applicazione del diritto internazionale e particolare sullo spazio cibernetico. Queste incognite si fanno ancora più pressanti quando si analizzano le ripercussioni dell’utilizzo della tecnologia sui minori, i quali, in quanto soggetti di diritto, dispongono di norme specifiche di tutela.
Se rimane indubbio che l’accesso alla tecnologia sia un elemento imprescindibile per lo sviluppo umano, resta da interrogarsi sull’impostazione di una relazione tra minori e mondo digitale che possa meglio asservire a tale scopo, affinché lo spazio cibernetico non diventi, al contrario, una minaccia per la sicurezza e la salute dei bambini.