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Il diritto pubblico internazionale si differenzia sostanzialmente dal diritto nazionale perché non può emanare, come quest’ultimo, da uno Stato costituito dai tre poteri (Esecutivo, Legislativo e Giudiziario). Però, i singoli Stati, bene o male, devono convivere, formando (così come è avvenuto con i gruppi che, evolvendo, hanno costituito lo Stato nazionale) una società di fatto, la quale, spontaneamente, emana regole che la disciplinano: “Ubi societas ibi jus” (dove c’è una società vi è il diritto): così nasce il diritto naturale, generante quello consuetudinario (la “common law” anglosassone). Quindi, in mancanza dei tre poteri, ossia dello Stato internazionale, il diritto pubblico internazionale può essere solo consuetudinario.
Allora, che dire, alla luce di questa considerazione, della Giustizia che deve occuparsi dei crimini di genocidio, di guerra, di aggressione e contro l’umanità, commessi e commettenti dalla Russia nel conflitto scatenato contro l’Ucraina? Gli inquirenti ucraini stanno raccogliendo ogni e qualsiasi elemento atto a identificare gli autori di detti reati, con l’aiuto di altri Stati europei e della Corte penale internazionale (Cpi). Sennonché, quest’ultima, considerato che la Russia non ha firmato lo Statuto di Roma del 17 luglio 1998 che l’ha costituita, non sarebbe competente per giudicare il crimine fondamentale dal quale tutta la catastrofe discende, “l’aggressione”. Se così fosse, i responsabili della guerra, Putin e i suoi accoliti (tra i quali anche il Patriarca Kirill, in quanto suo sostegno spirituale indispensabile, specie agli occhi della devota profonda Russia) arrischierebbero l’impunità. Per questo, già nel marzo 2022, il ministro ucraino degli Affari esteri ha proposto la creazione di un Tribunale speciale, “ad hoc”, per giudicarli. A detta proposta hanno aderito progressivamente gli Stati baltici; la Polonia; il Consiglio dell’Europa; la Nato; il Parlamento europeo e milioni di persone che hanno sottoscritto una petizione. Dal canto suo, la Commissione europea, recentemente, ha annunciato la creazione di un “Centro internazionale per il procedimento penale del crimine di aggressione”.
Però, a ben guardare, la Cpi è competente per giudicare tutti i reati di guerra, compresa l’aggressione e il suo recente mandato di cattura internazionale, emanato contro Putin per il crimine di deportazione in massa di bambini ucraini in Russia per “rieducarli patriotticamente”, attesta l’intenzione di intervenire efficacemente in questa terribile guerra. A giusta ragione, poiché, più di ogni altro Tribunale speciale ne ha la legittimità. Infatti: è vero che la Russia non ha firmato il trattato di Roma, ma firmerebbe la costituzione di un Tribunale ad hoc? No di certo, quindi impunità, a meno di un cambiamento di regime. La Cpi, in quanto preesistente e permanente, è sicuramente più affidabile di un Tribunale effimero, creato appositamente dai vincitori, quindi con l’etichetta “vae victis” (guai ai vinti), sì da suscitare a lungo termine la vendetta. Né è possibile dimenticare che lo Statuto di Roma è stato sottoscritto da 123 Paesi e che la Corte vanta una decennale esperienza con buoni risultati. Ma soprattutto, il bisogno impellente di Giustizia, dal quale è scaturito lo Stato nazionale di diritto, si riscontra sempre più anche a livello internazionale ed è attestato dalla Russia stessa, in quanto ha partecipato alla costituzione del Tribunale internazionale di Norimberga e all’attuazione del suo mandato avendo avuto nello stesso un Giudice e un Procuratore; inoltre, quale membro permanente nell’Onu, ha accettato la creazione di Tribunali speciali internazionali, ad esempio per la ex Jugoslavia. Peraltro, è ininfluente il fatto che anche gli Stati Uniti e l’Ucraina non abbiano firmato lo Statuto di Roma, anzi questo aumenta l’indipendenza della Cpi, per cui la Russia non potrebbe trovare motivo per esercitare il diritto di ricusa. Questi attributi e queste decisioni, inseriti nel contesto della particolarità del diritto internazionale del quale si è detto in ingresso, fanno sì che la Cpi, accanto alla legittimità, abbia acquisito anche un certo grado di legale competenza giurisdizionale su tutti gli Stati della Società internazionale, anche perché l’alternativa sarebbe la scalata di vendette, come agli albori della vita collettiva. Comunque, se dovesse prevalere il Tribunale speciale, sarebbe opportuno designare tale la Cpi in quanto, indubitabilmente, più legittima e legale di ogni altro Tribunale e per beneficiare del suo prestigio e della sua esperienza.
E i due popoli? Prima dell’invasione ucraini e russi erano in buoni rapporti, anche perché più di undici milioni di ucraini hanno parenti prossimi in Russia. Ora però, a seguito degli orrori dell’invasione, la distinzione tra Putin e popolo è sparita: anche quest’ultimo è colpevole, in quanto complice con il suo silenzio. Allora, come sarà possibile la riconciliazione? Unicamente con “l’abbandono nossale” del diritto romano, istituzionalizzante l’antica pratica per evitare o risolvere i conflitti tra il gruppo del colpevole e il gruppo della vittima: la consegna del o dei colpevoli al gruppo di quest’ultimo, il quale poteva disporne come voleva, oggi appunto per giudicarli. La prova? Senza il Processo di Norimberga difficilmente ci sarebbe stata la stretta di mano tra il presidente Mitterrand e il cancelliere Kohl il 25 settembre 1984 durante la cerimonia commemorativa nel Cimitero militare di Verdun, la città martire della Prima guerra mondiale, né il parlamento franco-tedesco, creato il 26 marzo 2019 su iniziativa del presidente Macron e della cancelliera Merkel nell’intento di intensificare la cooperazione tra i due Paesi (lo zoccolo dell’Unione europea).