Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01047.jsonl.gz/463

Una pandemia viola tutti i principi di assicurabilità: si verifica contemporaneamente in tutto il mondo, è difficile da diversificare e la stima dei danni è fortemente limitata. Pertanto, la Confederazione e il settore assicurativo cercano approcci di soluzione sotto forma di risk partnership (partenariato di rischio), ad esempio sottoforma di soluzione in pool. In futuro sarà così possibile attutire meglio le conseguenze economiche di una pandemia.
Perché non esiste una soluzione assicurativa in senso stretto per la pandemia?
Una pandemia si verifica a livello internazionale e praticamente nello stesso momento. Di conseguenza, non è possibile diversificare né in termini geografici, né temporali e questo impedisce una distribuzione dei rischi. Una pandemia viola tutti i principi di assicurabilità. Inoltre, i danni economici non sorgono in prima linea con il verificarsi dell’evento, bensì in seguito, a causa delle misure di protezione imposte dalle autorità. La stima dell’entità dei danni è pertanto fortemente limitata.
Esistono altri eventi di grande portata non assicurabili?
Oltre alla pandemia sussistono altri rischi che sono considerati da difficilmente assicurabili a non assicurabili. Ad esempio, le interruzioni dell’erogazione dell’energia elettrica su vasta scala oppure gli attacchi cibernetici globali nonché i rischi nucleari e terroristici. Anche in questi casi non interviene una soluzione assicurativa tradizionale. Per grandi rischi di tale portata bisogna trovare altri approcci di soluzione. Ad esempio, i rischi nucleari e terroristici come pure i pericoli naturali sono assicurati attraverso una soluzione in pool.
L’approccio di soluzione è la «risk partnership», ossia un partenariato di rischio tra gli assicurati, la Confederazione e il settore assicurativo.
Quali sono gli approcci di soluzione per una pandemia?
Nei mesi scorsi il settore assicurativo ha lavorato a possibili approcci su incarico del Dipartimento federale delle Finanze con i rappresentanti dell’Amministrazione federale. A fronte della non assicurabilità della pandemia da parte dell’economia privata, l’approccio di soluzione è la «risk partnership», ossia un partenariato di rischio tra gli assicurati, la Confederazione e il settore assicurativo. Gli assicuratori privati forniscono in prima linea le loro conoscenze attuariali e il know-how operativo. A tal proposito vi sono varie opzioni orientate al modello consolidato del pool eventi naturali. Altri paesi stanno affrontando la stessa sfida e discutono approcci di soluzione per una migliore copertura dei rischi di pandemia. Anche loro prospettano prevalentemente partenariati di rischio e/o soluzioni in pool, in cui lo Stato si assume la quota di rischio maggiore.
Come può contribuire a una tale soluzione il settore assicurativo?
In una soluzione in pool con la partecipazione dello stato gli assicuratori privati possono occuparsi dell’attuazione operativa. Il settore assicurativo può quindi fornire il proprio sapere in materia di distribuzione, emissione di polizze, assistenza ai clienti e disbrigo dei sinistri; tuttavia, per quanto riguarda il finanziamento può svolgere solo un ruolo limitato: sarebbe il settore pubblico a doversi assumere gran parte del rischio finanziario. Un partenariato di rischio è dunque la chiave per far fronte ai rischi non assicurabili. Inoltre, crea certezza contrattuale e trasparenza su quali rischi sono coperti e quali no. In avvenire un diritto contrattuale a versamenti potrebbe anche facilitare l’accesso a crediti e partecipazioni.
Che cosa occorre affinché una tale soluzione possa essere realizzata?
Per funzionare una soluzione assicurativa necessita di una penetrazione assicurativa molto elevata. Solo se vi aderiscono possibilmente tutti i partecipanti del mercato è possibile ottenere una copertura opportuna. L’approccio facoltativo non funziona.
Quanto tempo ci vuole affinché un tale partenariato di rischio possa entrare in vigore?
Il rapporto finale del gruppo di progetto composto da rappresentanti dell’Amministrazione federale e del settore assicurativo è stato inoltrato a fine settembre 2020 al Consigliere federale Ueli Maurer. Pertanto, è probabile che il Consiglio federale si esprimerà in merito nel corso del primo trimestre 2021. Al più presto a quel punto potrà iniziare il processo politico, che a seconda delle stime in termini di utilità e fattibilità necessita di un periodo di tempo più o meno lungo. A tal proposito vanno osservate le attuali basi costituzionali e legali.