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L’incidente del reattore di Chernobyl ha determinato anche l’adozione di misure da parte dell’allora autorità di vigilanza. L’organizzazione d’intervento della Divisione principale della sicurezza degli impianti nucleari (DSN) deve essere in grado di gestire interventi prolungati. Questo è ciò che ha insegnato l’esperienza con l’incidente di Chernobyl.
L’autorità di vigilanza nucleare svolge un ruolo fondamentale in caso di incidente in una centrale nucleare estera: essa mette le proprie conoscenze tecniche a disposizione dell’organizzazione nazionale d’intervento e valuta le lezioni dell’incidente per la Svizzera.
Una volta che furono gestite le conseguenze in Svizzera l’incidente del reattore in Ucraina, vennero analizzate organizzazione e procedure. Le esperienze operative della DSN dimostrarono che l’organizzazione d’intervento dipendeva dall’intera DSN. Le fasi cruciali erano costituite in particolare da un intervento prolungato per settimane e dalla gestione di mansioni speciali. Per questo motivo, l’organizzazione d’emergenza della DSN a seguito di Chernobyl fu riformata.
Riforma dell’Organizzazione d’intervento
A tutti i collaboratori e le collaboratrici della DSN e del Segretariato della Commissione federale della sicurezza degli impianti nucleari (CSA) era stata assegnata una determinata funzione nell’organizzazione d’intervento della DSN. Le funzioni furono assegnate più volte, in modo da poter coprire le assenze per ferie e un eventuale funzionamento su più turni.
L’Ispettorato federale della sicurezza nucleare (IFSN) continuò a gestire un’organizzazione d’intervento pronta ad agire in qualsiasi momento.
Sala protetta d’emergenza
Nell’ambito delle verifiche per il miglioramento della rapidità d’intervento dopo Chernobyl fu messa in dubbio l’adeguatezza della sala d’emergenza della DSN. Fu dimostrato che i locali allora utilizzati, in particolare nei casi di guasti gravi con rilascio di radioattività, non offrivano una protezione adeguata.
Tutto ciò ha portato alla considerazione che la DSN doveva disporre di una sala d’emergenza protetta come lo Stato maggiore di condotta comunale dei comuni vicini. A questo proposito si era pensato a un posto di comando analogo a quello che si era mostrato utile nella protezione civile.
La sala d’emergenza sotterranea doveva offrire protezione contro le radiazioni esterne unitamente ad un sistema di filtri. L’organizzazione d’emergenza doveva anche essere in grado di svolgere i propri compiti per settimane all’interno di una zona contaminata. Di conseguenza era necessario allestire la sala d’emergenza.
L’IFSN dispone inoltre, presso la sede di Brugg, di una sala d’emergenza attrezzata modernamente, in cui l’organizzazione d’intervento è in grado assumere il comando delle operazioni rapidamente. L’organizzazione d’intervento svolge i processi in modo autonomo o in collaborazione con gli altri partner per la gestione dell’emergenza.
Si tratta della nona parte d’una serie di sedici articoli sull’incidente di Chernobyl.