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Lo ha stabilito il TAF, chinandosi sul caso di un padre che durante la pandemia è rimasto a casa per la figlia
SAN GALLO - I giorni di congedo presi da un padre per accudire sua figlia durante l'epidemia di coronavirus devono essere presi in considerazione come impiego per il servizio civile. Lo ha stabilito il Tribunale amministrativo federale (TAF) in una sentenza pubblicata oggi.
Il padre doveva svolgere l'ultima parte del servizio dalla seconda settimana di marzo all'inizio di maggio 2020. La decisione di chiudere le scuole presa dal Consiglio federale il 16 marzo ha scombussolato il programma poiché la figlia maggiore ha dovuto rimanere a casa.
L'uomo ha potuto negoziare congedi il mercoledì e il giovedì compensando con giorni di vacanza. Secondo l'ordinanza sul servizio civile, i congedi devono essere concessi per obblighi che non possono essere rinviati, ma non vengono considerati come giorni di servizio.
Il padre ha fanno notare che per l'adempimento del servizio civile ordinario sono computabili «i giorni di lavoro durante i quali la persona che presta servizio civile sia senza sua colpa incapace di lavorare per causa diversa da malattia o infortunio», ma l'Ufficio federale del servizio civile (CIVI) ha respinto questa interpretazione ritenendo che il cambiamento della situazione per quanto riguarda l'accudimento della figlia non soddisfacesse questi criteri.
Il Tribunale amministrativo federale invece ha dato ragione all'uomo e ha fatto notare che l'ordinanza del Consiglio federale sulle misure per la perdita di guadagno in relazione al coronavirus prevede che i genitori di bambini fino a 12 anni hanno diritto a indennità se non hanno potuto lavorare a causa di misure ordinate dalle autorità. Se i congedi non fossero considerati giorni di servizio, l'uomo non avrebbe diritto nemmeno a un risarcimento per la perdita di reddito. Una tale conseguenza sarebbe anche contraria all'ordinanza del Consiglio federale.
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