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Hervé Falciani avrebbe chiesto da 100'000 a 150'000 dollari a una banca libanese in cambio dei suoi elenchi di clienti dell'istituto HSBC sottratti alla filiale ginevrina.
Lo ha dichiarato oggi davanti al Tribunale penale federale (TPF) di Bellinzona una teste chiave nel processo celebrato contro l'informatico franco-italiano, giudicato in contumacia. Si tratta della responsabile di una filiale della Bank Audi (la maggiore del Libano) a Beirut.
Falciani si era presentato all'istituto libanese sotto falso nome: la banca aveva indicato all'Associazione svizzera dei banchieri (ASB) di aver ricevuto la visita di un certo Rubrsi en Al Chidiak. L'imputato, ha detto la teste, le aveva proposto la vendita di dati con i nomi di clienti della banca HSBC.
Falciani le aveva assicurato che quanto stava facendo era legale e aveva persino sostenuto che avvocati ginevrini consultati gli avevano dato via libera. Alla richiesta di fornire i nomi di questi avvocati l'uomo aveva però cominciato a innervosirsi e a sudare, ha dichiarato la dirigente di banca.
Interrogato da un giudice della Corte penale, la teste ha precisato di aver rifiutato la proposta di acquistare gli elenchi di nomi di clienti, ritenendolo contrario alle regole deontologiche, e ha anche precisato il prezzo propostole da Falciani: tra i 100'000 e i 150'000 dollari.
L'affermazione ha fatto reagire il difensore d'ufficio: l'avvocato Marc Henzelin si è stupito che la dirigente di banca abbia indicato queste cifre al tribunale mentre davanti agli inquirenti della Polizia giudiziaria federale aveva affermato che Falciani non aveva chiesto soldi. Viste queste contraddizioni Henzelin ha chiesto un confronto tra la teste e il poliziotto che aveva redatto il verbale.
Dopo una interruzione della seduta, la Corte ha respinto la richiesta. Il processo continuerà domani con la requisitoria del procuratore federale Carlo Bulletti, cui seguirà l'arringa dell'avvocato della HSBC e infine quella del difensore di Falciani. La sentenza sarà emessa successivamente.
Il 43enne Falciani, nato il 9 gennaio 1972 nel Principato di Monaco, è accusato di acquisizione illecita di dati (art. 143 del Codice penale), spionaggio economico (art. 273 CP), violazione del segreto commerciale (art. 162 CP) e violazione del segreto bancario (art. 47 della legge sulle banche). Concretamente: "di avere copiato, dal 2006 al 2008, dati bancari del suo datore di lavoro e di averli in seguito, dal 2008 al 2014, resi accessibili a diverse ditte private e agli organismi pubblici di più Paesi".
SDA-ATS