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BERNA - La Finma ha rivisto al ribasso la confisca dell'utile indebitamente realizzato dalla Banca della Svizzera italiana (BSI) nell'ambito delle sue attività con il fondo sovrano della Malaysia 1MDB. L'importo da confiscare è stato ridotto da 95 a 70 milioni di franchi.
L'Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari «ha rivalutato in maniera più precisa l'utile da confiscare alla BSI nella vicenda dell'1MDB del 2016», si legge in una nota odierna.
«La Finma ha tenuto conto dei redditi e dei costi della banca derivanti dalle violazioni delle disposizioni legali in materia di vigilanza nei rapporti d'affari nel contesto del caso 1MDB», viene precisato nel comunicato.
La Finma ha inoltre posto un termine ai cosiddetti procedimenti "d'enforcement" nei confronti di quattro persone nell'ambito del dossier BSI. In due casi, il gendarme dei mercati finanziari ha imposto il divieto di esercitare per una durata di diversi anni. Contro tali decisioni è stato interposto ricorso presso il Tribunale amministrativo federale (TAF) tuttora pendente.
In un altro caso, la Finma ha definitivamente chiuso il procedimento constatando la violazione delle disposizioni legali in materia di vigilanza, ma senza adottare alcuna misura. Nell'ultimo caso, ha messo fine al procedimento, «dato che la persona interessata ha dichiarato in modo credibile che avrebbe rinunciato in futuro ad occupare una funzione dirigente in seno a un istituto di credito».
EFG International, che ha acquisito la BSI nel 2016, ha dal canto suo precisato che la decisione della Finma di rivedere al ribasso gli importi confiscati «non avrà un impatto sui risultati» del gruppo bancario, stando a una nota odierna.