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Kanton Graubünden
Chantun Grischun
Cantone dei Grigioni
Qualche parola sulla storia della Cappella
La Cappella di Santa Maria Maddalena si trova nella ex borgata Gula sul versante
destro del burrone torrentizio di fronte a Schnaus. Il pittore di monumenti nonché
inventarista Erwin Poeschel presume l'esistenza di una precedente cappella, rasa al
suolo, risalente al 16° secolo. Da nell'occhio che dal 1522 la nuova Chiesta del vicino
Comune di Schnaus sia consacrata, oltre che a San Sebastiano e San Giorgio,
soprattutto a Santa Maria Maddalena. Già quattro anni dopo la costruzione, ossia nel
1526, il Comune di Schnaus si convertì al protestantesimo. Forse i vicini di Gula,
borgata al di là della Val da Mulin, ovvero altre la gora del mulino, costruirono una
nuova Casa di Dio e quindi una nuova patria per Santa Maria Maddalena che nel
frattempo era stata scacciata da Schnaus.
Il moncone di quella che era una traversa per campane, posta nello spazio sotto il
tetto, al di sopra dell'arco del coro nella Cappella, lascia intendere che vi fu un restauro.
Pure il massiccio spostamento della volta rinvia ad un intervento successivo. Entrambe
le campane risalenti al 1643 e recanti l'incisione "SANCTA MARIA ET SS. FRANZISCE
ET SANCTA MA. MAG. (Maria Maddalena) ORATE PRO NOBIS A. DO. 1643" sono
conservate. La più grande si trova nella torre a Gula, la minore nella torretta
campanaria della Cappella San Antonio a Rueun. La pittura della volta, che se pur non
firmata riconduce, sulla base delle sue peculiarità formali e stilistiche, a Giovanni
Battista Macholino o perlomeno al suo atelier, confermano l'anno 1643 quale data di un
restauro o persino di una costruzione ex novo della Cappella. Macholino, che proveniva
dalla Val San Giacomo nei pressi di Chiavenna, ha firmato e datato le sue opere nella
Chiesa di Pigniu/Panix (1636) e nella Chiesa parrocchiale evengelica di Sagogn (1639).
Verosimilmente anche la pittura meno riuscita della Cappella di San Francesco e forse
anche quella nel coro della Chiesa parrocchiale di Rueun sono uscite dall'atelier di
Macholino, che proprio a Rueun firmò il quadro sull'altare laterale destro recante
l'immagine di Gesù crocifisso (1635). L'opera di Macholino più antica nota nella
Regione è il colossale affresco su tela raffigurante la battaglia di Lepanto posto
nella Chiesa di San Vincenzio di Pleiv (firmato e datato 1630).
Conservazione e restauro
Poco dopo il restauro della Chiesa parrocchiale si è manifestata l'urgenza
d'intervenire su ampia scala per conservare e ristrutturare la Cappella Maria
Maddalena a Gula. Di fatto la volta della navata riccamente dipinta minacciava di
crollare. Il tetto in lamiera e gli allacciamenti fra tetto e torre erano danneggiati, mentre
la crescente umidità metteva a dura prova la muratura e l'intonaco. Nuove scanalature
e nuovi tubi di caduta come pure un canale di drenaggio attorno alla Chiesa provvedono
ora all'evacuazione dell'acqua del tetto e contribuiscono a ridurre l'umidità nei muri.
Nuovo è pure l'impianto parafulmini. Al posto della rovinato manto di copertura del tetto
in banda stagnata si è provveduto a ricoprire la cupola della torre con scandole di larice
spaccate a mano. Per contro la navata e il coro sono stati dotati di un tetto sfaccettato in
lamiera d'acciaio uginox. Per sostituire il manto scandolato, la cui esistenza è stata
storicamente comprovata, è stato scelto un moderno rivestimento in metallo, in quanto
i pipistrelli trovavano rifugio scaldandosi sotto il metallo. Grazie al migliore isolamento
della gronda il clima nello spazio sotto il tetto era tanto favorevole che in estate circa
2000 rinofoli minori lo utilizzavano per allevare i propri piccoli.
L'orditura del tetto sopra la navata era in cattivo stato, cosa che ha reso necessario
l'inserimento di una nuova traversa arcuata in metallo. Il soffitto a botte nella navata,
maltato e minacciato da crollo, è stato puntualmente fissato a numerose barre d'acciaio
e attaccato all'orditura del tetto rispettivamente alla nuova traversa. Un metodo ben
sperimentato per la fissazione del soffitto, al quale l'architetto progettista Jürg Buchli
aveva già fatto ricorso per la ristrutturazione della Chiesa del Convento di Pfäfers
nonché della Chiesa parrocchiale di Disentis.
Nel corso dei più recenti lavori di rinnovo della Cappella, effettuati circa 60 anni or
sono, si è tentato di porre rimedio all'umidità interna all'edificio con un pavimento in
cemento. Questo pavimento è stato fresato lungo le pareti in modo tale garantire lo
scambio d'aria e d'umidità. Il pavimento in cemento, che mal si presenta, è stato
ricoperto di lastre di Vals spaccate nella parte superiore. I banchi in legno di abete
rosso, introdotti durante l'ultimo restauro, sono stati soltanto sverniciati. Le modesti
finestre in pioli di legno, situate nella navata e provviste di un prezioso vetro soffiato
a bocca, datano degli inizi del 20° secolo, quelle nel coro potrebbero essere persino di
100 più vecchie. È stato possibile riparare accuratamente le finestre della parete sud,
mentre quelle della parete ovest dotate di intelaiature riccamente dipinte erano così
danneggiate che è stato necessario ricostruire una copia del telaio in legno. Si è
optato per un'invetriatura con vetro a tondi del 17° secolo che ben si concilia con i telai
dipinti.
Gli stipiti in pietra e sabbia del portale d'entrata in sasso Verrucano verde,
originario del luogo, sono adornate con riempitivi e rosette; il restauratore Jörg Joos ha
potuto conservare gli stipiti grazie all'impiego di eteri silicici. Una volta restaurata, la
porta barocca a doppio battente è stata completata con un catenaccio forgiato.
Il retablo dell'altare, costruito in legno in stile barocco, è dipinto con effetto marmo
e in parte rivestito d'oro. Due colonne scanalate guarnite con capitelli reggono un
frontone con travatura riccamente profilata. Il frontespizio è un cartoccio con stemmi
Cappuccini plasticamente intagliati e incastonati (Gesù Cristo crocifisso e Francesco
con le stigmate). Il retablo dell'altare proviene dal medesimo atelier di quello ubicato
nella Cappella di San Francesco che, sulla scorta della data posta sul dipinto, risale al
1642. Particolare sorpresa suscita il quadro, dipinto su tela, sull'altare della Cappella
della Maddalena. Esso raffigura Gesù crocifisso accompagnato da Maria e Giovanni, ai
piedi di Cristo vi è inginocchiata Maddalena, la patrona della Cappella, la quale
abbraccia i piedi di Gesù, Francesco è inginocchiato accanto a lei. La pittura di questo
quadro, che se paragonata a quella della soffitta della Cappella risulta qualitativamente
scarsa e dipinta con mano maldestra, ha un che di estraneo e fastidioso. Come le
ricerche del restauratore hanno comprovato, essa è una copia malriuscita della
rappresentazione originale di stampo barocco sul retro della tela. La sostituzione di
immagine si spiega con un danno importante, vale a dire una lacuna nella parte
superiore del corpo di Cristo dovuto ad un'infiltrazione d'acqua.
La mano esperta, ma soprattutto le iniziali J.R.S. poste sulla parte inferiore della
cornice, confermano che si tratta di un'opera di Johann Rudolf Sturn, il pittore di corte di
Coira. In seguito fu presa la decisione di restaurare la pittura, purtroppo danneggiata,
sul retro della tela. Il restauratore completò la parte mancante, con tecnica irreversibile,
secondo il modello dell'altare laterale di Cabbiolo (dipinto nel 1645 da J.R. Sturn)
I dipinti sulla volta
Il gioiello più prezioso di questa modesta Cappella barocca sono le pitture del
soffitto molto ben conservate. Le pareti nella navata e nel coro sono imbiancate a calce,
tuttavia sul profilo della cornice che si snoda tutt'intorno alla volta i soffitti sopra la
navata e il coro sono integralmente dipinti come pure l'arco trionfale e la parete dell'arco
sopra l'entrata. Nella volta regna un vero e proprio "horror vacui", ossia la "paura delle
superfici vuote". La volta è ricoperta di scene metaforiche con fiori variopinti e viticci
nonché adornata di cornici in stucco dipinte in grisaille.
In occasione dei precedenti restauri, operati all'inizio del 20° secolo, si è proceduto
ad inserire tre tiranti nella navata e ricoprire con malta la pericolosa crepa apertasi
nella sommità della volta della navata, del coro e dell'arco trionfale. Il riempimento
della fessura è riuscito solo in parte e i sensibili dipinti del soffitto, posti su entrambi i
lati della crepa, sono stati coperti e parzialmente distrutti.
I restauratori della ditta Joss di Andeer hanno rimosso i maldestri intonaci in
esubero, tappato con sassi e malta di calce la fessura e laddove necessario l'hanno
piombata. Per concludere le parti di dipinto mancanti sono state completate con la
tecnica del tratteggio. Il vertice della volta ospita un quadro rettangolare di Maria
Maddalena sollevata dagli angeli mentre tiene nella mano destra un vaso di unguento in
alabastro. Come per la pittura sulla volta della navata, anche questo dipinto è inserito in
una cornice di cartoccio dipinta con la tecnica a grisaille. Da entrambe le parti la cornice
del dipinto è puntellata da pilastri a scaglie dipinti. Gli spazi fra i pilastri sono ornati con
variopinti calici di fiori e pitture con viticci alla maniera del 17° secolo.
I due maggiori campi in fiore della metà nord erano stati in parte distrutti da
infiltrazioni d'acqua. Sul modello della parte sud il restauratore ha completato, firmato e
datato, utilizzando una tecnica di pittura in piano, le aggiunte.
La sottostruttura dell'arco trionfale e l'arco di volta dipinto sulla volta della navata
presentano, da entrambe le parti della bordatura, un nastro rosso e colorate pitture di
fioriture e viticci.
All'inizio dello strato inferiore dell'arco entrambi i lati sono adornati con ricchi
mazzi di fiori inseriti in dorate brocche ad ansa, simili ai rigogliosi fiori che guarniscono
i tasselli della volta del coro anteriore a Sagogn e l'arco trionfale a Pigniu.
Anche sulla volta della navata tutte le scene metaforiche sono incastonate in
cornici a grisaille. Chiara l'intenzione del ben riuscito dipinto a grisaille con
ombreggiatura di simulare lo stucco plastico, per contro effettivamente utilizzato in
forma semplificata nella Chiesa parrocchiale di Sant'Andrea a Rueun e in forma più
ricca nella Chiesa di Santa Maria a Sagogn.
Lungo il muro frontale dell'arco trionfale nella Cappella di Santa Maddalena è stato
scoperto riportato alla luce dopo aver rimosso l'intonaco di calce e ritoccato lo stemma
dell'ordine dei Cappuccini, lo stesso procedimento è avvenuto per gli spigolosi viticci
cirri laterali. Anche questi viticci e lo stemma hanno i propri modelli in stucco nella
Chiesa parrocchiale di Sagogn.
Sulla parete occidentale della cappella si apre l'unica finestra posta al di sopra del
cornicione, la quale illumina direttamente la volta della navata. La finestra è inserita in
una cornice riccamente dipinta. Il tutto è completato da una bordatura di color rosso e
ocra su cui sono dipinti putti, maschere e ghirlande di piante. Sui tasselli dell'arco
perimetrale della parete occidentale è raffigurata l'Annunciazione a Maria; sul lato
sinistro Maria s'inginocchia sul poggiamani dell'inginocchiatoio con le mani incrociate
sul petto; sul lato destro l'Arcangelo Gabriele s'inginocchia su un banco di nuvole.
Nell'iscrizione a specchio compare il saluto "AVE MARIA". Si tratta di un gioco di parole,
in quanto l'espressione "AVE" riflessa si trasforma in "EVA"; vengono quindi fra loro
contrapposte la progenitrice e fonte del peccato originale (Eva) e la Madre di Dio nonché
redentrice dal peccato originale (Maria).
(Una simile scena dell'Annunciazione è stata dipinta da Giovanni Battista
Macholino nella Chiesa di Pigniu/Panix. Di questo affresco si conserva soltanto
l'Arcangelo Gabriele che, dopo essere stato staccato dal muro orientale della navata
(1984), è stato e posto sulla parete sud. A Pigniu Macholino ha firmato la sua opera e
l'ha datata 1636.)
Sulla volta della navata sono raffigurate sei importanti stazioni
della vita di Maria Maddalena, Tutte sono provviste di "tituli", fvale a dire di citazioni in
lingua latina estrapolate dai Vangeli.
Nel dipinto rotondo anteriore situato nella volta è rappresentato l'incontro di Maria
Maddalena con il Cristo risorto, il cosiddetto "Noli me tanghere". Cristo porta un panno
attorno ai fianchi, un ondeggiante mantello rosso e un cappello a falda larga. Egli
appare in veste di giardiniere con la pala nella mano sinistra a Maria, inginocchiata
dinanzi a lui. La scena si svolge in un giardino barocco di stile italiano, in cui vi è
raffigurato un palazzo, delle aiuole fiorite rettangolari, un asse mediano, una nicchia e
una staccionata.
Il dipinto rotondo inferiore situato nella parte occidentale della navata mostra la
cena in casa di Simone; Maria Maddalena si è gettata a terra asciugando con i suoi
lunghi capelli i piedi di Cristo.
L'immagine rettangolare a sinistra davanti rappresenta il risveglio di Lazzaro.
L'immagine di fronte rappresenta Maria Maddalena penitente in atteggiamento di
preghiera in eremitaggio nella Grotta di Ste. Baume presso Marsiglia. Maria Maddalena
inginocchiata tiene un crocifisso intenta a leggere dal Vangelo aperto, accanto al quale
giace un teschio, che simboleggia la fugacità di tutte le cose terrene.
Nell'immagine sotto a sinistra Maria Maddalena si separa dai suoi beni terreni.
Ella è davanti ad un tavolo e strappa una collana di corallo a tre giri e con l'altra mano
allontana dal tavolo un medaglione raffigurante un uomo. Sul pavimento vi sono già
degli orecchini, delle perle di corallo e spille. Pesanti tende di broccato rosse sono
ricamate in oro come la tovaglia verde e mostrano l'interno sfarzoso in cui si
trova la peccatrice pentita.
L'immagine sotto a destra riproduce la visita di Cristo presso le due sorelle. Marta
serve in piedi il Signore, Maria Maddalena è seduta ai suoi piedi, scegliendo così "la
parte migliore".
Questa pittura murale e del soffitto è fluida e dipinta in modo sicuro, ma non emana
tuttavia l'audacia degli scorci e delle prospettive dei dipinti realizzati da Macholino nel
1639 a Sagogn; la pittura nella Cappella di Santa Maria Maddalena è comunque meglio
riuscita di quella nella Chiesa di Rueun.
Grazie all'iniziativa del Comune parrocchiale di Rueun e alla direzione lavori
dell'architetto Bruno Indergand si è riusciti a preservare per l'avvenire questa
interessante opera d'arte sacrale tardobarocca in stato ormai di avanzato degrado.
Hans Rutishauser, Sovrintendente ai monumenti storici
Organo: Ufficio monumenti dei Grigioni
Quelle: it ufficio monumenti dei Grigioni