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Contro «cacciatori di rendite e simulatori»
Quando c'è di mezzo il denaro, il rischio di dover fare i conti con frodi e truffe è molto elevato. E la tentazione non riguarda solo chi stipula assicurazioni. La Suva lotta da sempre contro questo fenomeno e i suoi spiacevoli «effetti collaterali». Tuttavia, solo da pochi anni promuove pubblicamente azioni legali contro privati che cercano di ottenere prestazioni assicurative con l'inganno.
Nella lotta contro le frodi assicurative la Suva distingueva tra due concetti: il termine «abuso» veniva utilizzato quasi sempre in riferimento ai medici che prescrivevano «prestazioni in eccesso», ovvero non necessarie, mentre il termine «truffa» riguardava i proprietari d'impresa che falsificavano le liste salariali per risparmiare sui premi. Agli assicurati privati, invece, nei primi anni non si faceva quasi mai cenno, almeno non in pubblico.
Contro le «assicurazioni mediante abbonamento a giornali»
La Suva riteneva una sorta di frode anche le cosiddette «assicurazioni mediante abbonamento» offerte dagli editori di giornali, che determinavano casi di doppia assicurazione e di sovrassicurazione.
Nel 1933 descrisse la sua «lotta contro la soprassicurazione, distruttrice delle basi sane dell'assicurazione sociale contro gli infortuni».
Gli assicurati, «specialmente attraverso l'abbonamento a giornali», riuscivano a percepire delle indennità che «aggiunte alle prestazioni dell'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni, sorpassano l'importo del salario perduto, e ciò senza troppo temere che l'Istituto ne venga a conoscenza». Una tale possibilità costituiva una tentazione «alla quale molti assicurati non sanno resistere e che ha così effetti demoralizzanti».
Nel 1936 Häberlin, nella sua qualità di rappresentante dei medici, propose dinanzi alla Commissione amministrativa di vietare le «assicurazioni mediante abbonamento a giornali». La sovrassicurazione era un «inconveniente da contrastare con forza», in quanto allungava i tempi di convalescenza del 50 per cento rispetto alla norma. Il legislatore non era intenzionato a porre divieti, ma la Suva decise di chiedere comunque agli assicurati una «dichiarazione scritta relativa alle altre prestazioni di rendita percepite».
Pena detentiva per chi falsifica la lista salariale
I proprietari d'impresa che falsificano le liste salariali per risparmiare sui premi hanno sempre creato problemi notevoli, e non solo nei primi anni di attività della Suva. All'indomani dell'inaugurazione, tuttavia, questo inconveniente generò un onere imprevisto per l'Istituto, che già nel 1921 si vide costretto a estendere il servizio di controllo
«per poter ispezionare ogni azienda almeno una volta nel giro di due-tre anni».
All'epoca, ogni ispettore appositamente nominato doveva controllare 600 liste salariali all'anno.
La Suva criticava continuamente la giurisprudenza. «Purtroppo», come si legge nel rapporto di gestione del 1930, «l'Istituto nazionale non trovò finora dappertutto la protezione di cui abbisogna da parte del giudice penale quando si tratta di frodi delle prestazioni dell'assicurazione». E questo malgrado le proteste dell'opinione pubblica contro l'eccessiva mitezza delle sentenze. La Suva si riferiva in particolare a un caso del 1923, quando un imprenditore di Wigoltingen nel Canton Turgovia fu dimostrato colpevole di aver tenuto per tre anni una doppia lista salariale. La condanna consistette in una pena detentiva di una settimana e nel pagamento di una multa pari a 500 franchi. «Quando la sentenza venne divulgata tramite una breve lettera che sarebbe dovuta servire come monito», scrisse la Suva, «si verificò una reazione inattesa. In numerose lettere inviate a diversi giornali turgoviesi, i lettori protestarono apertamente contro l'eccessiva mitezza della sentenza. Si parlava addirittura di ‹sentenza incomprensibile› e assolutamente ‹iniqua›».
I tribunali iniziarono gradualmente a pronunciare sentenze più severe, condannando chi falsificava le liste salariali a una pena detentiva fino a tre mesi. Ogni anno la Suva era costretta a presentare da 20 a 50 azioni penali contro aziende.
Cipolle negli occhi
Nei primi rapporti di gestione e nei verbali del Consiglio di amministrazione della Suva, le falsificazioni delle liste salariali erano un tema costante. Solo in rare occasioni, invece, la Direzione si espresse riguardo a tentativi di frode perpetrati da singoli assicurati.
Nel 1924, tuttavia, fece un'eccezione: «In un caso l'imputata, una giovane operaia, si era strofinata ripetutamente gli occhi con una cipolla, procurandosi un'infiammazione corneale e congiuntivale analoga a quella causata da gas tossici. Per questa frode venne condannata in prima e seconda istanza a una pena detentiva di un mese con sospensione condizionale. Poco tempo dopo, in un altro cantone, subì una nuova condanna per furto semplice reiterato, in seguito alla quale perse il diritto alla sospensione condizionale per la frode assicurativa commessa».
I tentativi di frode vennero esaminati anche in relazione alla generosità o della negligenza dei medici. Nel 1937 fu pubblicato il rapporto della commissione di esperti del Consiglio federale, che imponeva «sia dal punto di vista della morale pubblica quanto da quello economico [...] la repressione degli abusi».
La commissione, formata da tre persone, teneva la Suva sotto stretta osservazione dal 1934. La Direzione della Suva reagì a questo rapporto finale affermando chiaramente che gli abusi derivavano dal «prolungare inutilmente l'incapacità lavorativa» e da «trattamenti medici troppo lunghi ed esageratamente costosi». «Ricordiamo a questo proposito», scrisse nel suo rapporto annuale del 1937, «il detto comune ‹essere in assicurazione›».
Quale provvedimento contro la frode assicurativa, la commissione di esperti propose in primo luogo «la partecipazione dell'assicurato alle spese di cura, come già si pratica nelle casse-malati». Tuttavia a livello politico non si giunse a un consenso circa l'introduzione di una franchigia per l'assicurazione contro gli infortuni.
«Malattia dell'anima»
Nel 1946 la Suva si espresse per la prima volta in una comunicazione ufficiale in merito alle richieste degli assicurati privati. Per molti «le prestazioni erano troppo limitate», scrisse Friedrich Zollinger, medico capo della Suva, nel volume per il giubileo «25 Jahre Suval» (pubblicato solo dopo la guerra). È
«molto bello lasciarsi andare al sentimentalismo, ma se un'opera […] deve contribuire concretamente al bene del Paese», allora «oltre al cuore bisogna interpellare anche la ragione».
Riferendosi a uno studio condotto in Germania, Zollinger metteva in guardia dal rischio di attingere eccessivamente alle risorse dello stato sociale. Nel testo citato in precedenza affermava che la vera malattia non andava ricercata nel corpo bensì nell'anima, e si chiamava «smania di rendite». Anche in Svizzera il numero di simulatori era aumentato in seguito all'introduzione dell'assicurazione contro gli infortuni.
Da quel momento in poi la Suva, all'interno dei suoi organi direttivi, si occupò sempre più spesso di casi di frode, soprattutto quando sospettava che fossero di natura sistematica. Nel 1945 il direttore della Suva, Hans Gervais, riferì dinanzi alla Commissione amministrativa un continuo aumento di casi registrati nell'ambito della costruzione della diga del Lucendro (sopra Airolo). Malgrado fosse stato allestito persino un ospedale da cantiere con un medico fisso, i lavoratori, «dopo ogni più piccolo infortunio», tornavano nel proprio luogo di origine nel Vallese o in Ticino.
«Le persone, per così dire, scompaiono sfuggendo ai controlli e poi si ripresentano con richieste esigenti».
Nel 1949 Ulrich Oertli, il direttore della Suva che succedette a Gervais, si lamentò «del numero particolarmente elevato di frodi assicurative registrate nel Vallese e in alcuni altri cantoni». 11 azioni penali su 43 riguardavano il Vallese. Hans Itten, rappresentante delle FFS nel Consiglio di amministrazione, rincarò la dose. In un caso particolarmente grave «l'assicurato si è accordato non solo con la moglie, ma anche con il suo datore di lavoro e una serie di testimoni per rendere dichiarazioni false a un ispettore dell'agenzia principale di Sion». Si trattava di singoli casi che la Direzione sottoponeva al Consiglio di amministrazione, come fece il sottodirettore della Suva Charles Viquerat, che nel 1954 segnalò un «numero straordinariamente elevato di azioni penali» a Ginevra.
Le azioni penali erano «l'unico modo per combattere contro la mentalità profittatrice che domina in questa città».
Il Tribunale federale scuote la Suva
La Suva non accennava mai pubblicamente alle frodi assicurative commesse da assicurati privati. Nel 1999 istituì un gruppo di progetto per «analizzare la questione e proporre misure adeguate».
«Non serve sparare alle mosche: prevenire è meglio che curare. Non bisogna aspettare che gli ‹autori› del reato cadano in trappola. Gli assicurati, i loro rappresentanti legali, i medici e i datori di lavoro devono anzitutto avere la possibilità di comportarsi correttamente.»
E la Suva, a quel punto, intendeva coinvolgere anche l'opinione pubblica: «Gli eventi particolarmente eclatanti devono essere comunicati dai media in forma adeguata. La gente deve sapere che la Suva non resta con le mani in mano quando si verificano casi di truffa», dichiarò il presidente della Direzione Ulrich Fricker dinanzi al Consiglio di amministrazione.
Nel 2001 il Tribunale federale diede una scossa alla Suva, assolvendo in una sentenza un addetto alle fognature che aveva dichiarato di essere stato colpito da «qualcosa» sulla corsia di emergenza dell'autostrada A1. Senza condurre ulteriori verifiche, la Suva aveva pagato circa 25 000 franchi di spese di cura e indennità giornaliere. Evidentemente, però, le circostanze dell'infortunio riferite non erano veritiere: una perizia successiva dimostrò infatti che il colpo era partito da una distanza inferiore a due centimetri.
La Corte di Cassazione di Losanna assolse l'imputato sostenendo che non aveva ingannato con astuzia. Certo, aveva dichiarato il falso, ma la Suva non aveva dimostrato «quel minimo di prudenza che le avrebbe permesso di tutelarsi». Secondo il Tribunale federale, il comportamento della Suva era stato sorprendentemente ingenuo, tanto più che l'operaio aveva già presentato 11 richieste di prestazioni nel giro di quattro anni. Per questo venne ritenuto colpevole di sviamento della giustizia, ma non di frode assicurativa.
Offensiva contro la frode assicurativa
La sentenza del 2001 fece aprire gli occhi alla Suva e anche l'opinione pubblica cambiò atteggiamento: sempre più persone presero coscienza del fatto che le truffe a danno delle assicurazioni e della previdenza sociale si ripercuotono sull'intera collettività.
Nel 2007 la Suva passò all'azione istituendo il «Servizio di coordinamento contro le frodi», un servizio specializzato che ben presto poté beneficiare della doppia quantità di risorse. Oggi in quasi la metà dei casi esaminati si riscontra effettivamente una frode; dal 2007 il numero di casi sospetti è salito di oltre 20 volte. Nel 2006, prima dell'istituzione del Servizio di coordinamento, si contavano 44 casi, nel 2016 già 949. I risparmi sulle prestazioni non dovute raggiungono i 500 000 franchi per caso. Dall'istituzione del Servizio di coordinamento, si stima un risparmio complessivo pari a circa 150 milioni di franchi (dati aggiornati al 2017).
A caccia di truffatori
Il breve filmato di sensibilizzazione del 2017 spiega perché la Suva combatte attivamente le frodi assicurative.
Un software che rileva le truffe
In un'intervista del 2014 Ulrich Fricker racconta in breve come è cambiata la situazione:
«Ricordo bene uno dei miei primi giorni di lavoro alla Suva. All'epoca si diceva pubblicamente che la Suva era troppo severa e che non pagava. Da allora la mentalità è sicuramente cambiata. Le frodi assicurative non sono più considerate un peccatuccio, ma per quello che sono in sostanza, ossia una truffa a danno di tutti gli assicurati».
La lotta contro le frodi assicurative ha subito una piccola battuta d'arresto nell'autunno 2016, in seguito a una sentenza emanata dalla Corte europea dei diritti dell'uomo. In un caso non inerente alla Suva, la Corte ha rilevato che la Svizzera non dispone di una legislazione sufficiente in merito all'osservazione degli assicurati. Per onorare la sentenza, la Suva ha deciso di non ricorrere più a investigatori a scopo di sorveglianza finché non disporrà di basi legali adeguate. A tal fine ha sottoposto in tempi brevissimi al Consiglio federale una proposta per la revisione della Legge federale sulla parte generale del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA).
Parallelamente ha iniziato a utilizzare i «big data» per contrastare le frodi assicurative. Dal 2017 si serve dei dati disponibili per individuare schemi di comportamento che fanno supporre un'elevata probabilità di frode assicurativa. I casi sospetti vengono prima filtrati da un software dopodiché uno specialista si occupa di analizzarne i dettagli.