Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/242114

<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di presentare al Parlamento, basandosi sull'articolo 184 della Costituzione federale in generale e sull'articolo 1 capoverso 2 della legge sugli embarghi in particolare, una politica in materia di sanzioni coerente, globale e indipendente, nonché le relative misure volte a preservare gli interessi del Paese.</p><p></p><p>Una minoranza della Commissione (Portmann, Aebi Andreas, Büchel Roland, Estermann, Gössi, Grüter, Köppel, Nidegger, Schilliger, Wehrli) propone di respingere la mozione.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>La Svizzera persegue una politica di sanzioni coerente e indipendente, basata sulla legge sugli embarghi (RS 946.231), in applicazione della quale può adottare le sanzioni dell'ONU, dell'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) e dei propri principali partner commerciali (l'UE). Il Consiglio federale ha quindi adottato severe misure sanzionatorie in risposta alla situazione straordinaria derivante dall'aggressione militare della Russia in Ucraina. L'ordinanza che istituisce provvedimenti in relazione alla situazione in Ucraina (RS 946.231.176.72) è stata modificata più volte per garantire un quadro giuridico sempre più completo per attuare queste sanzioni. Allo stato attuale include quasi tutte le sanzioni imposte finora dall'UE, compreso un embargo sul greggio, che entrerà in vigore gradualmente entro l'inizio del 2023.</p><p>Inoltre, la Svizzera è in costante contatto con numerosi attori esteri, in particolare attraverso la partecipazione a vari sottogruppi della task force dell'UE Freeze and Seize (letteralmente: "congelare e sequestrare").</p><p>Se la Svizzera dovesse erogare sanzioni di sua iniziativa si creerebbero numerosi svantaggi. In primo luogo, la portata di queste sanzioni sarebbe limitata, dato che ci sarebbero molti modi per aggirarle tramite l'estero. Inoltre, la Svizzera ha scarsa influenza sui suoi partner stranieri per quanto riguarda l'adozione di eventuali provvedimenti e dovrebbe anche fare i conti con eventuali contromisure dei Paesi interessati. Alcune sanzioni, se stabilite in modo indipendente dagli altri Paesi, non sarebbero nemmeno realizzabili a livello tecnico, come l'embargo sulle importazioni di gas: essendo integrata nel mercato europeo, la Svizzera acquista la maggior parte del gas direttamente dai fornitori europei, che vendono una miscela proveniente da vari Paesi, tra cui la Russia. Pertanto, la tracciabilità per attuare le misure sarebbe molto costosa, se non impossibile. Va inoltre ricordato che, a differenza dell'elettricità, per il gas non esistono garanzie di origine riconosciute dallo Stato. Infine, se le misure sanzionatorie dovessero essere adottate in modo autonomo, sarebbero necessarie molte più risorse per progettarle e attuarle. Il Consiglio federale ritiene che l'adozione delle sanzioni dei nostri più importanti partner commerciali si sia dimostrata una strategia valida, anche a fronte dell'aggressione militare russa in Ucraina. Pertanto, non ritiene necessario decidere sanzioni indipendenti in questo momento.</p><p>Il Consiglio federale è però ben consapevole delle nuove sfide nell'ambito della politica delle sanzioni e pertanto esamina regolarmente la situazione. Si stanno anche già applicando o prendendo in considerazione vari metodi per rafforzare l'attuale sistema di sanzioni. Ad esempio, si sta valutando di intensificare la cooperazione internazionale e nazionale tra le autorità competenti, soprattutto per quanto riguarda nuovi canali di discussione, come il dialogo sulle sanzioni tra Regno Unito e Svizzera, la cui prima riunione si è svolta l'8 giugno 2022. Si potrebbe inoltre rafforzare ancora di più la cooperazione tra tutti gli attori e le autorità interessate, compresi nuovi attori come l'Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari (FINMA) e le ambasciate, o consolidare le disposizioni penali sulla falsariga della legge sul controllo dei beni a duplice impiego (RS 946.202) o della legge federale sul materiale bellico (RS 514.51).</p><p>Il Consiglio federale sottolinea che, in caso di applicazione di misure sanzionatorie, non sono auspicabili misure compensative. Anche se è chiaro che qualsiasi azione da parte del governo ha un impatto sulle imprese e sugli individui, gli interventi statali devono essere sempre guidati da obiettivi costituzionali. La mozione chiede che il Consiglio federale adotti autonomamente sanzioni per preservare gli interessi del Paese. In questo contesto, non sarebbero giustificate misure compensative per attenuare le conseguenze di singole sanzioni. Va inoltre ricordato che la Svizzera dispone di una rete di sicurezza sociale ben sviluppata che protegge gli individui da rischi come la perdita del lavoro, l'invalidità, la malattia o altre emergenze di cui non sono responsabili.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.