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Israele si trova "in stato di emergenza". Lo ha detto il premier Benjamin Netanyahu a fronte dell'attuale seconda ondata di infezioni da coronavirus.
"Siamo in stato di emergenza - ha sottolineato in apertura della riunione di governo a Gerusalemme - e non possiamo ritardare la legislazione sulle misure da adottare. Dobbiamo andare avanti e fermare la diffusione".
La pandemia di coronavirus si estende in questi giorni con un ritmo molto simile sia in Israele sia fra i palestinesi in Cisgiordania, destando analoga apprensione fra i rispettivi responsabili sanitari.
In Israele, precisa il ministero della sanità, i casi positivi sono saliti oggi a 29.366: sono seimila in più rispetto ad una settimana fa e 1.800 in più rispetto a due giorni fa. I malati sono adesso 11.189: fra i casi più gravi se ne sono aggiunti 40 dall'inizio di luglio. I decessi sono adesso 330 mentre le guarigioni sono arrivate a 17.847. Nei test condotti fra ieri e oggi è stato rilevato un tasso di contagio di circa il 5%. Due settimane fa era del 2%.
Situazione simile fra i palestinesi di Cisgiordania, Gaza e Gerusalemme est dove, secondo l'agenzia di stampa Wafa, il numero dei casi positivi è salito a 4.250, il doppio di una settimana fa. I malati sono pure raddoppiati e sono ora 3.594. Nello stesso lasso di tempo i decessi sono quasi triplicati, passando da 7 a 19. La maggioranza assoluta di questi casi è in Cisgiordania, mentre a Gaza la situazione resta sotto controllo.