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È già passato molto tempo. Eppure avrebbe potuto essere ieri. Prima degli Europei 2008 organizzati in Svizzera (e in Austria), la nazionale elvetica si è allenata a Lugano. Otto anni più tardi avrebbe fatto la stessa cosa.
Nel 2008, al termine della preparazione in vista del Campionato europeo di calcio, la nazionale rossocrociata ha giocato un’amichevole contro la Slovacchia. Mi trovavo per caso nel bel Ticino e ho deciso spontaneamente di andare allo stadio per assistere alla partita.
Una decisione di cui avrei dovuto pentirmi. Non però a causa del livello mediocre della partita. No, questo era prevedibile. Ad avermi davvero colpito è stato il comportamento dei tifosi svizzeri tra i quali mi trovavo.
Già allora, a metà campo giocava un tale Valon Behrami, che correva su e giù come un matto. Un giocatore che da bambino era fuggito dall’ex Jugoslavia e che era cresciuto in Ticino.
Durante quell’ultima partita prima dell’Euro 2008, il giovane non ha fatto una bella figura, perdendo pallone dopo pallone. Troppi per il pubblico svizzero che ha iniziato a insultarlo «Jugo di merda». Uno «Jugo di merda» che però non aveva ancora perso con la nazionale elvetica.
Gli insulti sono durati fino al 56. minuto dell’incontro. Poi la Svizzera è passata in vantaggio. E la rete, come potete immaginare, è stata segnata da Valon Behrami. Tutto lo stadio si è messo ad esultare. Nello stadio Cornaredo di Lugano è risuonato il «Forza Svizzera» uscito da migliaia di bocche.
Probabilmente non è mai capitato che qualcuno passasse dallo statuto di «Jugo di merda» a quello di svizzero valoroso, così velocemente come è successo nel 2008 a Lugano.
E oggi, otto anni più tardi, le cose sono diverse? La nazionale elvetica è cambiata. E con lei anche i tifosi. Oggi, i giocatori con radici nell’ex Jugoslavia sono l’insostituibile spina dorsale della squadra. Una nazionale senza Behrami, Granit Xhaka, Admir Mehmedi, Blerim Dzemaili e - quando è in forma - Xherdan Shaqiri, è semplicemente impensabile.
Anche l’allenatore Vladimir Petkovic è originario dell’ex Jugoslavia.
Ad essere cambiato, mi sembra, è però anche l’atteggiamento degli svizzeri nei confronti della nazionale. Sono più distaccati. Non è che il paese veda di cattivo occhio la nazionale, ma è meno coinvolto emotivamente. Persino ora, nel momento in cui la squadra di Vladimir Petkovic si mostra vittoriosa (contro l’Albania) e bella da vedere (contro la Romania), in Svizzera si percepisce meno euforia. Le prestazioni della nazionale sono analizzate in modo sobrio, senza eccessivo entusiasmo. Per una volta, la ragione prevale sull’istinto.
A livello politico, la nazionale non offre più un’immagine così semplicistica. La rappresentazione della Svizzera da parte dei conservatori di destra non corrisponde più alla realtà da parecchio tempo. E anche la bella storia dei giocatori della nazionale quali esempi di una perfetta integrazione, che piace così tanto alla sinistra, ha perso parte della sua attrazione da quando si è iniziato a discutere pubblicamente del presunto “fossato balcanico” che esisterebbe in seno alla squadra, come ha evocato un giocatore.
Negli ultimi otto anni, la nazionale svizzera è quindi stata disincantata, demitizzata. Alla massa non offre più un grande potenziale di identificazione. C’è una sorta di distacco tra giocatori e tifosi. La nazionale svizzera non sembra più essere al passo coi tempi, è diventata un anacronismo. Come quando la Svizzera e l’Albania si fronteggiano sul campo, fratelli contro fratelli, svizzeri contri svizzero oppure albanesi contro albanesi, a seconda della prospettiva.
A differenza di otto anni fa, la nazionale è sempre più vista per quello che è nella sua essenza. Un assemblaggio di “società anonime individuali” che valgono milioni e che vogliono aumentare ulteriormente i loro valori. Giocare con la maglia della nazionale offre loro una “Opportunity” benaccetta e una situazione “Win-Win”, di cui alla fine approfitta anche la Svizzera.
Oppure, anche nel 2016 la Svizzera non è ancora pronta a portare nel cuore una squadra guidata da un certo Valon Behrami….
E voi, vi riconoscete nella nazionale svizzera di calcio o in quella del vostro paese? Mandateci i vostri commenti.
Traduzione dal tedesco di Luigi Jorio, swissinfo.ch