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Il numero di africani che vivono in Europa passerà da 9 milioni a 150-200 milioni entro il 2050: ne è convinto l'antropologo americano Stephen Smith, professore di studi sull'Africa presso la università Duke in North Carolina.
La stima si basa su un confronto della migrazione di messicani negli Stati Uniti e sulle previsioni di crescita della popolazione del continente nero, che a metà del secolo conterà 2,5 miliardi di abitanti, cinque volte l'Europa. "È una cosa abbastanza sicura: i genitori dei bambini che nasceranno nel 2050 sono già su questo mondo", spiega Smith in un'intervista pubblicata oggi dalla Weltwoche.
L'esplosione demografica avrà un impatto sulla migrazione: "già oggi vi sono circa 150 milioni di africani che possono permettersi il viaggio in Europa, entro il 2050 il loro numero si moltiplicherà", si dice convinto l'esperto che è stato per anni attivo in Africa per media francesi quali Le Monde e Libération.
"Viene spesso detto che l'emigrazione aiuta l'Africa: non sono di questo parere", afferma il professore con radici franco-tedesche. "Spero che prima o poi i governi africani capiranno che non è bene per i loro paesi perdere le persone che vogliono e possono fare qualcosa della loro vita".
Secondo Smith - che ha scritto un libro attualmente molto dibattuto in Francia, "La ruée vers l’Europe, la jeune Afrique en route pour le Vieux Continent (La corsa verso l'Europa, la giovane Africa in viaggio verso il Vecchio Continente) - "in una democrazia ci si dovrebbe mettere d'accordo su quanta immigrazione si vuole permettere".
A suo avviso l'apertura delle frontiere praticata dalla cancelliera tedesca Angela Merkel è finita molto male, sia per lei personalmente che per l'Ue: "che razza di Europa è quella in cui si decide il futuro comune senza che si voti?".
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