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PASSIONE ENGADINA
FIAT 1800-2100-2300, 1959-1968
by DAVIDE PIAZZA
Se la ricordano in pochi l’ultima ammiraglia della Fiat a piu’ di cinquant’anni dalla sua uscita di produzione. Dico ultima perche’dopo la fine di questo modello, la frazionatura del motore a 6 cilindri in linea non venne mai piu’impiegato nella gamma della Casa torinese; in effetti ci riprovarono anni dopo con la presentazione della Fiat 130, ma fu un inutile bagno di sangue di cui vi parlero’ in altra sede.
Una campagna pubblicitaria dell’epoca diceva: ”nella gamma Fiat un’auto per tutti” ed era vero.
Negli anni 50 e 60 il Gruppo Fiat era presente in ogni fascia di mercato; dalla 600 alla 1900 piu’ il modello ”fuoristrada”, oggi diremmo Suv, Fiat Campagnola.
A meta’ degli anni 50 si pose la questione della sostituzione delle ormai anziane 1400/1900, in produzione ormai dalla fine degli anni 40 e Gaudenzio Bono, l’allora amministratore delegato della Fiat, incarico’ il noto progettista Dante Giacosa lo sviluppo di una nuova “famiglia” di ammiraglie. Nel 1954 il Comitato di Presidenza della Casa delibero’ le direttive per la nuova vettura sia per l’Ufficio Sviluppo sia per la Direzione Commerciale, di cui era a capo Luigi Gajal de la Chenaye; noto per il suo carattere bizzoso e irascibile, aveva messo subito in chiaro che per competere con i concorrenti europei, si doveva sviluppare una vettura a sei o, addirittura, a otto cilindri. Dante Giacosa, il responsabile di tutta la progettazione delle auto della Fiat, non era d’accordo ma abbozzo’e porto’ avanti diversi studi; piu’ per interesse tecnico verso nuove soluzioni piu’ innovative e raffinate, che per le richieste di Gajal de la Chenaye.
Giacosa progetto’ un motore a otto cilindri a V che venne poi impiegato sulla splendida coupé “8V”; piu’ che un’ automobile, fu un capolavoro di estetica e tecnologia.
Nel 1956 fu varato il progetto 112/114 che denominava la nuova vettura di classe superiore, per prendere tempo si decise per un restyiling della serie 1400/1900 che fu denominato “B”.
Gaudenzio Bono ordino’ che le nuove ammiraglie dovevano essere presentate al Salone di Ginevra del 1958 ma , a causa dei lunghi collaudi e messa a punto, l’occasione fu persa, con grande rabbia di Bono…che oltretutto dovette rinunciare all’idea di far dotare le nuove berline di sospensioni pneumatiche tipo Citroen. Finalmente nel 1959, con un anno esatto di ritardo, fu sempre Ginevra il luogo dove vennero presentate le nuove Fiat 1800 e 2100 a sei cilindri a benzina e per la prima volta in assoluto, anche una versione Station Wagon denominata Familiare. La nuova vettura presentava delle linee tese, di forma squadrata e con le caratteristiche “pinne”, molto americaneggianti, sia anteriormente che posteriormente; il tutto con un piccolo ma decisivo, tocco di Pininfarina , che dava uno splendido esempio di design europeo. Per la 1800 il motore era un 1795 cc a sei cilindri in linea di 85cv di potenza mentre per la 2100 era un 2054 cc da 95 cv sempre con lo stesso frazionamento. Accanto alle berline, alla gia’ citata Familiare che non ebbe successo, venne allestita la 2100 “Berlina Speciale”, una Limousine assemblata dalla Carrozzeria Ellena di Torino; di questa versione oggi, credo che non ne sia sopravissuta nessuna. Sarei lieto di essere smentito al riguardo. A causa della fretta che aveva imposto Gaudenzio Bono nello sviluppo del nuovo modello, gia’ all’inizio delle vendite si penso’ subito come rimediare alle manchevolezze che presentavano le due auto: la scarsa riconoscibilita’ dei due modelli distinti e, uno su tutti, l’impianto frenante a 4 tamburi che non si addiceva alla stazza e alla classe delle vetture.
Nel Maggio 1961 venne presentata la seconda serie: la 1800 divenne “B” e la 2100, venne dotata di un frontale a 4 fari e chiamata 2300 e finalmente, per tutte, fu disponibile l’impianto frenante a 4 dischi della Girling.Il tallone d’Achille dei due modelli fu sempre il consumo di carburante eccessivo, dovuto soprattutto, alla carrozzeria con un’ aerodinamica da autonegozio, potrei dire.
Insomma “se bella vuoi apparire,un po’ devi soffrire” devono avere pensato al centro Stile della Fiat. Nonostante la tiepida accoglienza anche la Familiare fu aggiornata e, grazie al un nuovo disegno del retrotreno, il piano di carico fu abbassato di 12 centimetri rendendo piu’ spazioso il bagagliaio ma non servi’ a molto a ravvivare le vendite di questa versione ; i tempi delle Station Wagon alla moda erano ancora lontani. Con questa seconda serie si lancio’ anche la 1500 L (Lunga), cioe’ dotata di un motore piu’ piccolo per venire incontro alle richieste dei tassisti italiani che trovavano la 1800 a 6 cilindri troppo dispendiosa per le loro necessita’. Non fu un successo perche’ la meccanica era sottodimensionata per la carrozzeria della berlina e consentiva pretazioni modeste con consumi comunque elevati. Un’altra novita’ fu la versione Coupe’ a 4 posti carrozzata da Ghia denominata 2300 e 2300 S a due carburatori che ebbe un certo successo. Le Fiat 1800 e 2300 potevano essere dotate di numerosi optionals a pagamento di un certo pregio come la frizione Saxomat, un’antenato degli odierni cambi robotizzati, servosterzo, tettuccio apribile costruito su licenza della Golde; nota azienda tedesca che forniva questo genere di accessori, ed un ingegnoso impianto di aria condizionata che rinfrescava gli occupanti della vettura da bocchette posizionata alla base del lunotto posteriore, e dal cielo interno dell’abitacolo. La 2300 poteva montare anche un cambio automatico a 3 rapporti fornito dall’ azienda americana Borg Warner che purtroppo contribuiva a consumare molto piu’ carburante. La serie 1800/2300 non ebbe un successo travolgente soprattutto all’ estero dove scontava un’ immagine esterna forse troppo legata ad un costruttore di utilitarie, in Italia ando’ un po’ meglio ma erano auto comunque destinate ad un pubblico benestante che limito’ la diffusione. Una curiosita’: L’Avvocato Gianni Agnelli aveva in uso a Sankt Moritz, una 2300 Familiare con cambio automatico e dotata di un grande cesto di vimini sul tetto per riporre gli sci. Nel 1967 la 2300 venne aggiornata con un diverso disegno del baule posteriore e un anno dopo tutta la gamma 1800/2300 fu tolta dalla produzione dopo una stima( non esistono dati certi) di circa 150.00 unita’ vendute. Ando’ meglio alla versione della Seat , allora strettamente legata alla Fiat, che con la sua “1500” Normal e Lujo, versione spagnola della 1800, ne vendette 135.000 fino al 1971.