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<h2>SubmittedText<h2><p>Con riferimento al ruolo di numerose organizzazioni umanitarie e alla massiccia ingerenza delle Chiese nazionali nella campagna relativa all'iniziativa per imprese responsabili (votazione del 29 novembre 2020), chiedo al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Come giudica il Consiglio federale il modo in cui le Chiese hanno preso posizione rispetto alla campagna e la portata del loro intervento (p. es. tramite l'esposizione di enormi bandiere su campanili classificati come monumenti storici degni di protezione, la diffusione di modelli di sermoni per i pastori ecc.)? </p><p>2. Secondo il Consiglio federale fino a che punto le Chiese (finanziate attraverso le imposte) possono immischiarsi in questioni politiche?</p><p>3. Il Consiglio federale può escludere la possibilità che i fondi dell'aiuto allo sviluppo siano stati indebitamente utilizzati dalle organizzazioni umanitarie per la campagna sull'iniziativa per imprese responsabili?</p><p>4. Come garantisce che ciò non avvenga?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Il disciplinamento dei rapporti tra comunità religiose e Stato compete ai Cantoni (art. 72 cpv. 1 Cost.). In quasi tutti i Cantoni sono riconosciute la Chiesa evangelica riformata e la Chiesa cattolica romana. Per principio, le comunità religiose riconosciute devono rispettare i diritti fondamentali, compreso il diritto dei e delle votanti all'espressione libera e fedele della propria volontà (art. 34 cpv. 2 Cost.). Agli occhi del Consiglio federale, il fatto che le Chiese di diritto pubblico si esprimano su temi politici eticamente rilevanti è comprensibile, ma dovrebbero dar prova di un certo ritegno, come tutti gli attori di diritto pubblico (cfr. DTF 145 I 1 consid. 7.2). In relazione alla votazione popolare menzionata sono attualmente pendenti ricorsi, che saranno giudicati dal Tribunale federale.</p><p>2. Nel suo parere del 18 novembre 2020 sulla mozione Noser 20.4162 "L'esenzione fiscale per scopi di pubblica utilità delle persone giuridiche che perseguono obiettivi politici è giustificata?", il Consiglio federale ha rilevato che, in linea di principio, il sostegno di iniziative o referendum non si oppone all'esenzione fiscale, fintanto che l'attività politica non assuma un peso tale che l'organizzazione sia considerata nel suo insieme come organizzazione politica. È determinante sapere se l'obiettivo dell'organizzazione è prevalentemente la formazione della volontà pubblica oppure se la potenziale influenza sull'opinione pubblica è una semplice conseguenza dell'obiettivo di interesse generale che l'organizzazione persegue.</p><p>3/4. In Svizzera era ed è chiaramente vietato finanziare campagne politiche e attività di lobbismo con fondi della cooperazione internazionale (CI). Ad eccezione di un'ONG, che aveva impiegato illecitamente e immediatamente restituito contributi di programma della DSC per una campagna a sostegno dell'oggetto menzionato, le altre ONG hanno confermato di non aver mai impiegato fondi della DSC per attività di lobbismo o campagne politiche in Svizzera (cfr. risposta del Consiglio federale del 24 febbraio 2021 all'interpellanza Schneider-Schneiter 20.4611 "Caso "Solidar" e conseguenze per la cooperazione internazionale (CI)").</p><p>Il chiarimento proattivo e rapido dell'accaduto mostra che i meccanismi di controllo della DSC funzionano. L'utilizzo dei fondi è disciplinato dalle direttive della DSC per la collaborazione con le ONG svizzere (2019), pubblicamente accessibili, che comprendono una scelta accurata dei partner, una pianificazione esaustiva, l'accompagnamento e l'obbligo di rendiconto. L'impiego efficiente dei fondi, disciplinato contrattualmente, e la gestione dei rischi sono controllati conformemente al diritto in materia di sussidi e appalti pubblici. Finora i contributi di programma della DSC destinati ai programmi internazionali di ONG svizzere potevano essere impiegati anche per attività d'informazione e formazione in Svizzera. A partire dal 2021 ciò non è più consentito, non essendo sempre facile fare la distinzione tra attività d'informazione e formazione e attività politica.</p>  Risposta del Consiglio federale.