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La situazione delle persone senza impiego che necessitano di un salario per vivere cambia profondamente nel corso del 20° secolo in seguito ai mutamenti intervenuti nella politica di gestione della disoccupazione. Le conseguenze della disoccupazione variano tuttavia a seconda dell'età, del sesso e della cittadinanza della persona interessata.
Operaie e operai disoccupati all’inizio del 20° secolo
Prima della fondazione delle prime casse di disoccupazione alla fine del 19° secolo, le persone senza impiego e in situazione di bisogno sono assimilate ai poveri e prese a carico, talvolta, dalla famiglia, dalla carità privata o dall’assistenza pubblica. Le prime casse di disoccupazione, sostanzialmente sindacali, assicurano innanzitutto gli operai. Senza esserne escluse formalmente, le operaie vi sono assicurate meno frequentemente degli uomini. All’inizio del 20° secolo, le persone che godono di questa copertura costituiscono un’esigua minoranza: meno del 10 per cento della popolazione attiva.
L’ammontare e la durata degli aiuti sono limitati dalla situazione finanziaria delle singole casse sindacali, le quali, in assenza di sussidi pubblici o contributi padronali, possono contare soltanto sui contributi versati dai loro membri. Nel 1918, l’indennità accordata dalla principale cassa di disoccupazione, la Federazione svizzera dei lavoratori metallurgici e orologiai (FLMO), corrisponde alla metà del salario giornaliero di un operaio orologiaio, nonostante la spesa per l’acquisto di cibo e vestiti e l’affitto rappresenti oltre i due terzi del budget di una famiglia operaia. L’indennità inoltre è molto limitata nel tempo: la durata accordata dalla FLMO varia da 30 giorni per le persone affiliate alla cassa da almeno un anno ad al massimo 50 giorni per coloro che hanno versato i contributi per oltre dieci anni. Le persone disoccupate vengono quindi aiutati dalla cassa per al massimo due mesi, dopodiché devono trovare da soli una soluzione o chiedere aiuto all’assistenza pubblica. A differenza di quest’ultima, che dipende dalla buona volontà delle autorità pubbliche, l’indennità di disoccupazione è un diritto, anche se le possibilità di ricorso contro le decisioni delle casse sono ridotte, o addirittura inesistenti a seconda dei Cantoni, in quanto sono previste soltanto in alcune legislazioni cantonali.
Le persone in disoccupazione vengono regolarmente controllate: ogni giorno devono far timbrare il tesserino di disoccupazione, giustificare le ragioni del loro stato e accettare ogni impiego ritenuto adeguato (che rispetti in particolare le condizioni di lavoro e salario del settore). Chi non si presenta alla cassa o rifiuta un impiego è privato dell’indennità.
Le persone disoccupate si mobilitano nel nascente movimento operaio per rivendicare una protezione migliore e organizzano manifestazioni, come per esempio quella di Neuchâtel nel 1922 contro la riduzione degli aiuti ai senza lavoro.
L’esperienza della disoccupazione durante la crisi degli anni 1930
La massiccia riduzione dell’occupazione durante la crisi degli anni 1930 (1932-1937) e le misure prese dai Cantoni e dalla Confederazione per limitarne gli effetti nel tentativo di contenere le contestazioni sociali sono i presupposti affinché la politica si occupi specificatamente del problema della disoccupazione.
Le persone disoccupate beneficiarie di un’indennità versano in una situazione economica molto precaria, poiché in quegli anni le casse accordano al massimo il 60 per cento del guadagno per una durata di 90 giorni. Inoltre, meno di un terzo della popolazione attiva gode di una tale copertura e può dunque riscuotere un’indennità. Le donne salariate sono assicurate meno frequentemente dei colleghi maschi e spesso sono colpite da disoccupazione parziale, sotto forma di riduzione dell’orario di lavoro o di reddito, la quale sovente non viene indennizzata dalle casse. Parte della manodopera migrante, in particolare quella stagionale, è esclusa dall’assicurazione.
Le persone senza lavoro escluse dall’assicurazione e coloro che hanno esaurito il diritto alle indennità o non riescono a vivere con l’esiguo importo accordato vengono aiutate mediante provvedimenti urgenti adottati da Comuni, Cantoni e organizzazioni private. I Comuni allestiscono dormitori e mense per le persone disoccupate e si aprono cantieri per dare lavoro ai disoccupati sposati. Le autorità si fanno dunque carico delle persone in disoccupazione con misure specifiche ricalcate sul modello dell’assistenza ai poveri.
Alla parola d’ordine di "mettere al lavoro i disoccupati", si aggiunge una politica di riconversione. I disoccupati, gli operai dell’industria orologiera, metallurgica ed edile sono incoraggiati ad accettare lavori in altri settori, in particolare l’agricoltura, e a trasferirsi nelle regioni meno colpite dalla disoccupazione. Le donne disoccupate dell’industria orologiera o tessile sono a loro volta spinte a lavorare come domestiche, spesso per un salario inferiore a quello della fabbrica.
Durante gli anni 1930 si formano comitati di disoccupati a difesa degli interessi delle persone che hanno perso il lavoro e rivendicano una migliore protezione. Essi si sviluppano in collaborazione, ma anche in contrasto con le organizzazioni sindacali, che desiderano limitare il peso politico di questo movimento, le cui rivendicazioni sono giudicate troppo radicali da una parte dei sindacalisti.
La legge federale sull’assicurazione obbligatoria contro la disoccupazione del 1982
L’introduzione dell’obbligo di affiliarsi all’assicurazione nel 1976 rappresenta un cambiamento importante: quasi la totalità dei salariati è assicurata contro la disoccupazione alla fine del decennio, contro meno di un quinto prima di quest’innovazione. Questo significa che ora un maggior numero di persone può riscuotere un’indennità in caso di disoccupazione. Quali sono le prestazioni dell’assicurazione?
La legge federale sull’assicurazione obbligatoria contro la disoccupazione e l’indennità per insolvenza (LADI), adottata nel 1982, non comporta alcuna modifica di rilievo riguardo alla percentuale del salario assicurato: le persone sposate ottengono l’80 per cento del salario assicurato, le altre il 70 per cento, e queste percentuali sono ancora valide nel 2013. La perdita di guadagno rimane quindi significativa. Vi sono grandi differenze fra le persone disoccupate, poiché la disuguaglianza dei redditi è mantenuta dall’assicurazione. Nel 2013 l’indennità massima è fissata a 8400 franchi al mese, a fronte dei 5500 franchi del salario mediano. Non essendovi un’indennità minima, alcuni disoccupati scendono al di sotto della soglia della povertà e ricevono importi supplementari dall’aiuto sociale.
La durata dell’indennità di disoccupazione è un altro fattore di disparità. Nel 1982 una persona che ha versato i contributi per 18 mesi può chiedere 250 indennità (400 nel 2013). Passato questo periodo, le persone disoccupate si ritrovano senza reddito e, una volta esauriti gli eventuali risparmi, si vedono costrette a chiedere il sostegno dell’aiuto sociale.
I disoccupati sono tenuti a cercare e accettare un lavoro adeguato e devono produrre le prove scritte delle ricerche svolte per trovarlo. Colloqui a cadenza mensile presso un consulente per il collocamento sostituiscono la timbratura quotidiana o settimanale. La LADI del 1982 sviluppa provvedimenti d’integrazione nel mercato del lavoro e segna l’inizio della politica di attivazione che si esplica soprattutto a partire dagli anni 1990. Il rifiuto di partecipare ai provvedimenti, come per esempio stage, impieghi sovvenzionati o corsi, comporta sanzioni che si traducono nella soppressione di indennità.
Durante la crisi degli anni 1970 (1975-1979), come in quella degli anni 1930, nascono comitati di disoccupati e disoccupate. Questi collettivi fonderanno negli anni 1990 associazioni di difesa dei disoccupati, di cui alcune sono ancora in vita nel 2013. Queste associazioni offrono un aiuto individuale e promuovono rivendicazioni collettive.
Durante la crisi degli anni 1970 (1975-1979) si formano, come già negli anni 1930, comitati di disoccupati. Altri vengono fondati negli anni 1980 e 1990. Formalmente indipendenti e sostenuti in parte da sindacati od organizzazioni ecclesiastiche, offrono aiuto individuale e difendono le richieste collettive. I comitati radicati a livello locale si uniscono in organizzazioni nazionali, principalmente allo scopo di far sentire la propria voce in occasione dei processi legislativi a livello federale. Politicamente si posizionano per meno controllo e contro la riduzione delle prestazioni: nel 1997 per esempio combattono con successo i previsti tagli delle indennità giornaliere, poi bocciati di misura dal Popolo in un referendum. Durante la crisi degli anni 1990 dai comitati nascono i servizi di consulenza per i disoccupati, alcuni dei quali esistono ancora e sono sovvenzionati da istituzioni statali.
Dalla crisi economica degli anni 1990, le statistiche rilevano ogni anno un tasso di disoccupazione tra il 3 e il 5 per cento nella popolazione attiva. Tra le categorie particolarmente interessate dalla disoccupazione o dal sottoimpiego figurano i giovani, la popolazione migrante e le donne.
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(05/2020)