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Le autorità cinesi stanno valutando come e se intervenire sulla Borsa, dopo che le due principali piazze del Paese, quella di Shanghai e quella di Shenzhen, hanno perso il 30% del loro valore in tre settimane, bruciando miliardi di dollari degli investitori.
Ieri Shanghai ha chiuso con una perdita del 5,8% mentre a Shenzhen la caduta è stata del 5,4%. Le perdite vengono dopo che, a partire dallo scorso novembre, gli indici di entrambe le Borse avevano visto raddoppiato il loro valore, creando l' illusione di facili acquisizioni di ricchezza in un pubblico in larga parte poco familiare con il mercato finanziario.
In un editoriale il quotidiano Global Times sostiene che il governo "non può' essere la bambinaia del mercato". "Il governo - scrive il giornale - sta mandando forti segnali secondo i quali nei prossimi pochi giorni interverrà' per salvare il mercato. Ma data l' attuale caduta libera, o poteri del governo non sembrano grandi come si pensava". Le misure prese in questo periodo dalle autorità' per "raffreddare" il mercato, tra cui l' abbassamento dei tassi d' interesse, non hanno dato frutti.
La rivista Caixin sostiene che "i colpevoli di aver provocato pesanti perdite agli investitori sono in primo luogo coloro che hanno eccitato il pubblico", vale a dire le istituzioni finanziarie - che in Cina sono pubbliche - che hanno concesso a man bassa prestiti a investitori inesperti, che li hanno usati per "giocare" in Borsa. Secondo i media cinesi da questa mattina è in corso a Pechino una riunione di emergenza della China Security Regolatory Commission (Csrc) e della China International Trust and Investment Corporation (Citic) per decidere nuove misure volte a stabilizzare i mercati.
SDA-ATS