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<h2>SubmittedText<h2><p>Le conseguenze potenzialmente fatali dei cambiamenti climatici sono realtà. I periodi di canicola e siccità sono sempre più frequenti e gli eventi meteorologici estremi sono più devastanti, come nuovamente evidenziato dagli eventi di Houston, India, Bangladesh e Nepal. Il riscaldamento climatico, provocando lo scioglimento del permafrost, ha contribuito a innescare anche la frana di Bondo. L'Accordo di Parigi sul clima ha lo scopo di limitare l'aumento della temperatura media globale a 2 gradi Celsius al massimo rispetto all'era preindustriale. Gli obiettivi inoltrati dagli Stati firmatari non sono tuttavia sufficienti al raggiungimento di tale scopo. Senza azioni rapide e molto più incisive rispetto a quelle intraprese finora, rischiamo che le nostre basi vitali finiscano distrutte.</p><p>Si chiede al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Il Consiglio federale condivide l'opinione che il riscaldamento climatico metta sempre più a repentaglio la sicurezza e il benessere della popolazione - anche in Svizzera?</p><p>2. Il Consiglio federale prevede un obiettivo di riduzione delle emissioni fino al 2030 del 50 per cento rispetto al 1990 e intende computare le riduzioni delle emissioni realizzate all'estero. Considerati gli evidenti rischi, non occorrerebbe agire in modo più incisivo? Per quale ragione la Svizzera, in qualità di Paese ricco e particolarmente colpito, non persegue obiettivi più ambiziosi lanciando un segnale agli Stati comunitari?</p><p>3. L'Accordo di Parigi sul clima prevede di rendere "i flussi finanziari compatibili con ... uno sviluppo a basse emissioni di gas ad effetto serra e resiliente al clima". Quali provvedimenti intende adottare il Consiglio federale affinché banche, assicurazioni e casse pensioni applichino tale disposizione?</p><p>4. Quali costi diretti e indiretti si possono evitare agendo con impegno a livello nazionale?</p><p>5. Anche il Consiglio federale ritiene che misure nazionali incisive rappresentino un'opportunità per l'economia svizzera? A quanto stima il potenziale d'investimento, ad esempio per edilizia e artigianato? </p><p>6. Come si può realizzare una prassi economica al contempo ecologica e sociale?</p><p>7. Come si possono ridurre i rischi per la popolazione e per l'artigianato locali nelle zone esposte a eventi meteorologici estremi?</p><p>8. Le misure di protezione contro le conseguenze del riscaldamento climatico hanno costi elevati. Visti i programmi di risparmio di Confederazione e Cantoni, vi saranno ritardi di attuazione?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Il rapporto "Il clima svizzero sotto i riflettori" di ProClim segnala che la Svizzera sta reagendo con grande sensibilità ai cambiamenti climatici. Dall'inizio dell'industrializzazione, il riscaldamento nell'area alpina è aumentato all'incirca del doppio rispetto alla media globale. Quale Paese alpino, la Svizzera è particolarmente colpita per esempio dallo scioglimento dei ghiacciai e dal calo delle nevicate, con le relative conseguenze per il regime idrico e l'aspetto del paesaggio e, di riflesso, per il turismo invernale e l'agricoltura. Le estati canicolari 2003 e 2015 hanno causato un aumento della mortalità. Inoltre, con temperature elevate la produttività lavorativa è minore. L'adattamento ai cambiamenti climatici genera costi e blocca fondi che non sono più disponibili per altri investimenti. Nel complesso, i rischi legati ai cambiamenti climatici sembrano essere nettamente maggiori alle opportunità che ne derivano, come per esempio la ridotta necessità di riscaldare in inverno. Se il riscaldamento climatico permane al di sopra della soglia dei 2 gradi Celsius, non si può più escludere che la sicurezza dei cittadini e il benessere in Svizzera siano in pericolo.</p><p>2. Nella sessione estiva 2017 il Parlamento ha approvato la ratifica dell'Accordo di Parigi e contemporaneamente un obiettivo di riduzione fino al 2030 del 50 per cento rispetto al 1990. Tale obiettivo è da considerarsi ambizioso nel confronto internazionale: per esempio l'obiettivo di riduzione dell'UE del 40 per cento fino al 2030 è numericamente inferiore a quello svizzero. Tuttavia, l'UE non computa le riduzioni delle emissioni realizzate all'estero.</p><p>3. Quale Stato contraente dell'Accordo di Parigi anche la Svizzera è tenuta ad impegnarsi affinché i flussi finanziari siano orientati nel rispetto del clima e in futuro dovrà presentare dei rapporti al riguardo. Il Consiglio federale promuove un'attuazione volontaria e maggiore trasparenza. Inoltre, vista l'attuale mancanza di metodi di misurazione comparabili sul piano internazionale, il Consiglio federale intende agire - in collaborazione con i partner internazionali e gli attori interessati - a favore di un miglioramento e di una standardizzazione internazionale della valutazione della sostenibilità climatica di investimenti e finanziamenti, così da ridurre i costi di transazione sia per gli istituti finanziari che per gli investitori istituzionali e privati. I test pilota sulla sostenibilità climatica che UFAM e SFI hanno lanciato per le casse pensioni e le assicurazioni comprendono circa due terzi dei patrimoni amministrati appartenenti alle classi d'investimento esaminate. La loro compatibilità con lo scenario dei 2°C sarà presentata in una meta-analisi la cui pubblicazione è prevista per fine ottobre 2017. Le esperienze maturate nell'ambito dei progetti pilota possono essere integrate nello standard ISO 14097 per la misurazione della sostenibilità climatica dei portafogli finanziari, attualmente in fase di sviluppo.</p><p>4. Secondo il rapporto Stern del 2006, un'evoluzione ininterrotta del cambiamento climatico nei prossimi due secoli comporterebbe una riduzione media del PIL globale del 5 a 20 per cento l'anno (costi del mancato intervento). I costi di una stabilizzazione delle emissioni a un livello che limita il riscaldamento a 2 gradi Celsius rispetto all'era preindustriale corrispondono invece soltanto circa al 2 per cento del PIL globale. Pertanto, se la Svizzera agisce con impegno i costi possono essere notevolmente ridotti, a patto che la comunità internazionale faccia progressi nell'attuazione dell'Accordo di Parigi.</p><p>5. Il Consiglio federale ritiene che la transizione verso un'economia a basse emissioni di gas serra portata avanti da una politica climatica rigorosa in Svizzera offra opportunità di crescita e favorisca le innovazioni in determinati settori. Inoltre, tramite un minor consumo energetico fossile può essere ridotta la dipendenza dall'estero, il che rafforzerebbe la posizione delle aziende svizzere sul piano della concorrenza internazionale. Il solo Programma Edifici, secondo un'analisi dei primi cinque anni, ha avuto un effetto sul valore aggiunto all'interno del Paese pari a 3,45 miliardi di franchi e sull'occupazione di 14 000 uomini-anno.</p><p>6. Una prassi economica al contempo ecologica e sociale può essere promossa in parte tramite l'emanazione di atti legislativi come per esempio la legge sul CO2. Anche gli investitori istituzionali possono apportare un importante contributo se orientano a lungo termine la propria strategia d'investimento in base a tali caratteristiche. Tuttavia, per un cambio di paradigma sono determinanti le decisioni di consumo e investimento dei cittadini.</p><p>7. I rischi legati ai pericoli naturali possono essere ridotti tramite misure pianificatorie, organizzative, tecniche e biologiche. Le misure pianificatorie comprendono la rinuncia a edificare in zone ad alto rischio, il mantenimento di spazi adibiti alla protezione in caso di eventi meteorologici estremi, l'attuazione di misure di protezione puntuale oppure il trasferimento della popolazione, qualora non fosse possibile ridurre i rischi inaccettabili fino a un livello ragionevole tramite misure proporzionate di altro tipo. Mediante la realizzazione di un piano d'emergenza, le persone colpite possono essere allarmate ed evacuate per tempo (misure organizzative) e i loro beni possono essere protetti (misure di protezione mobili). Le misure biologiche includono la cura del bosco di protezione efficace contro i pericoli dovuti ai movimenti di versante e alle valanghe. Il pericolo può inoltre essere ridotto mediante misure tecniche, tra cui vi sono gli argini di protezione, le reti paramassi, le opere di premunizione valangaria o i bacini di ritenuta.</p><p>8. A seguito degli eventi di maltempo del 2005, il Consiglio federale e il Parlamento hanno aumentato i fondi per la prevenzione contro i pericoli naturali al fine di evitare che la Confederazione divenisse un fattore limitante per il finanziamento delle opere di protezione. Negli ultimi anni tuttavia, la mancanza di fondi da parte dei Cantoni ha portato alcuni progetti a subire dei ritardi. L'attuale pianificazione del budget, compreso il programma di stabilizzazione, è in linea con le pianificazioni cantonali. Dal punto di vista attuale, il fabbisogno finanziario a livello federale per il mantenimento dell'infrastruttura di protezione potrebbe aumentare nuovamente con la crescente disponibilità di mezzi finanziari cantonali. Per contro, le modifiche del diritto in materia di pericoli naturali previste dal Consiglio federale consentiranno in futuro di ridurre i costi per l'infrastruttura di protezione, poiché verranno promosse maggiormente le misure preventive di pianificazione e non verranno più attuate molte misure edili costose.</p>  Risposta del Consiglio federale.