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Le proposte dl Consiglio federale per la revisione della legge sull'asilo sono state in maggioranza bene accolte dalle parti sociali.
Tra i critici, delle indicazioni di riforma della legge sull'asilo messe a consultazione dal Consiglio federale, le organizzazioni di aiuto ai rifugiati, le Chiese ed il Partito Socialista (PSS), che le giudicano appunto troppo limitative. Le vautazioni fanno parte dei risultati della procedura di consultazione, svoltasi tra il 20 giugno e il 20 settembre dell'anno scorso, relativa alla revisione della legge sull'asilo ed i cui risultati sono stati resi pubblici mercoledì a Berna. Lo spunto per le proposte del Consiglio federale è stato dato dalle prime esperienze fatte dopo la precedente revisione della legge sull'asilo entrata in vigore il 1 ottobre 1999, e in seguito all'attuazione di diverse misure per introdurre incentivi finanziari nel settore dell'asilo.
Il concetto di "Stato sicuro"
Tali proposte di modifica della legge sono costituite essenzialmente dalle disposizioni sulla regolamentazione relativa allo Stato terzo, dalle misure sostitutive in caso di allontanamento non eseguibile e dalla nuova disciplina giuridico amministrativa dei sussidi ai Cantoni. La regolamentazione relativa allo Stato terzo prevede che una persona, che prima d'inoltrare la sua domanda d'asilo abbia soggiornato in uno Stato terzo sicuro, sia rinviata in questo Stato, purché possa farvi ritorno, senza che si entri nel merito della sua domanda d'asilo.
Questa soluzione viene tendenzialmente accolta in modo favorevole dalla maggioranza dei Cantoni, mentre numerose organizzazioni assistenziali ed i partner sociali la reputano troppo restrittiva. In particolare, viene posto l'accento sulla difficoltà di stabilire il concetto giurisprudenziale di "Stato considerato sicuro". L'Organizzazione svizzera d'aiuto ai rifugiati propone una lista dei Paesi "sicuri", mentre il Partito Socialista (PSS) considera che gli Stati non inclusi nella lista potrebbero essere considerati "non sicuri", con conseguenze intollerabili in politica estera. Altri partecipanti alla consultazione chiedono una più generosa applicazione della norma, nonché disposizioni derogatorie.
Integrazione, requisito base
Le misure sostitutive in caso di allontanamento non eseguibile concernono quelle persone che, per ragioni diverse, non possono lasciare la Svizzera e vengono quindi ammesse provvisoriamente. Tale ammissione provvisoria dovrebbe sfociare, dopo sei anni, nella concessione di un permesso di dimora che viene però condizionata al grado d'integrazione della persona in questione, nonché al suo comportamento rispetto alla sicurezza e all'ordine pubblico.
Anche in questo caso le opinioni divergono molto, ma le posizioni di Cantoni e associazioni umanitarie sono invertite: contrari i primi e favorevoli le seconde. Le divergenze concernono in particolare il numero di anni dopo i quali le persone ammesse provvisoriamente possono beneficiare di un permesso di dimora, come ed in quali ambiti l'integrazione debba essere migliorata ed a carico di chi saranno, in futuro, le spese nel caso di persone dipendenti dall'assistenza pubblica.
Lungaggini burocratiche
Sul numero di anni per concedere il permesso di dimora, si va da chi propone che sia elevato a dieci (il Canton Grigioni, per esempio) a chi ritiene che sei anni siano un limite eccessivamente alto. E non manca chi fa notare le lungaggini burocratiche che l'applicazione di queste norme richiede, per cui viene auspicata l'introduzione di limiti temporali imperativi entro i quali evadere le domande.
Una certa intesa si ritrova sul terzo punto della riforma: la questione del finanziamento. L'idea del nuovo sistema di rimborso delle spese sostenute dai Cantoni trova d'accordo tanto la maggioranza dei Cantoni che quella delle organizzazioni d'assistenza. I previsti contributi forfettari offrirebbero ai Cantoni sufficienti spazi di manovra. Restano tuttavia aperte molte questioni relative all'attuazione concreta di questo sistema: sono ben viste le misure d'incitamento al risparmio e anche, da parte dei Cantoni, la possibilità di permettere alle persone accolte provvisoriamente di lavorare.
Silvano De Pietro