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Il fondatore e ceo di Faceboo è comparso davanti al Senato Americano.
Mark Zuckerberg è comparso per la prima volta davanti al Senato degli Stati Uniti a causa dello scandalo Cambridge Analytica. Il ceo e fondatore di Facebook ha risposto alle domande di 44 senatori sulla vicenda, che avevano 5 minuti di tempo ciascuno per formulare le loro interrogazioni.
Il “padre” di Facebook ha ripreso il discorso che già aveva fatto sul suo social media dopo la vicenda dei dati di 87 milioni di suoi utenti finiti nelle mani della società di data mining britannica.
“Facebook è una compagnia ottimista e idealista. Per gran parte della nostra esistenza, ci siamo concentrati sul bene che si può portare connettendo le persone”, ha dichiarato. “Ma ora è chiaro che non abbiamo fatto abbastanza per impedire che questi strumenti venissero usati anche per fare danni. Ciò vale per fake news, per le interferenze straniere nelle elezioni e i discorsi di incitamento all'odio, così come per la privacy. Non avevamo una visione abbastanza ampia della nostra responsabilità, e questo è stato un grosso errore. È stato un mio errore, e mi dispiace. Ho creato Facebook, lo gestisco e sono responsabile di ciò che vi accade”.
“Come è possibile che i dati di 87 milioni di persone siano finiti nelle mani di Cambridge Analytica”, ha chiesto il senatore John Thune. “Come mai, se eravate a conoscenza fin dal 2015 del problema, non avete fatto nulla?”, ha invece domandato la senatrice Dianne Feinstein. “Non dobbiamo solo costruire strumenti, ma anche assicurarci che vengano usati bene", ha replicato Zuckerberg. "Sappiamo che Cambridge Analytica potrebbe aver raggiunto 87 milioni di persone. Ci vorrà del tempo, ma andremo fino in fondo e ci assicureremo che non accada più”.
Ma Zuckerberg si è in molte occasioni anche trincerato dietro a dei “non lo so”. Come nel caso della domanda della senatrice Maria Cantwell sugli analisti di Facebook che hanno collaborato con Cambridge Analytica, nata con la collaborazione del “guru” di Trump Steve Bannon, durante la campagna per le presidenziali Usa 2016.
Dopo quattro ore di audizione è arrivata una rivelazione nuova: i dati finiti nelle mani di Cambridge Analytica, sono stati venduti anche ad altre aziende.