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Nella lettera del premier libico Al Baghdadi Ali Al Mahmudi non c'è la promessa esplicita di un rientro in patria dei due uomini d'affari svizzeri entro la fine di agosto, ma il testo poteva essere interpretato in tal senso. Lo ha dichiarato alla stampa il presidente della commissione di politica estera della Camera bassa Geri Müller.
I membri delle commissioni di politica estera delle due Camere del parlamento si sono incontrati martedì mattina con il presidente della Confederazione Hans-Rudolf Merz e con la ministra degli affari esteri Micheline Calmy-Rey. Nel corso della riunione hanno preso conoscenza del contenuto esatto della missiva inviata il 26 agosto da Tripoli a Berna.
Il testo può essere interpretato, come ha fatto Merz, in un rilascio dei due svizzeri prima della fine di agosto, ma non c'è alcuna promessa al 100%, ha spiegato Müller. Il deputato ecologista ha quindi aggiunto che la procedura continua e che ora non serve a nulla discutere sui termini precisi della lettera.
"Sulla base di situazioni analoghe crediamo che il vostro caso si concluderà molto presto e che essi (i due cittadini svizzeri trattenuti in Libia, ndr.) potranno partire dalla Libia prima della fine del mese", si legge nell'estratto della lettera diffuso lunedì sera dal telegiornale della Svizzera tedesca "10 vor 10" e pubblicato da diversi giornali.
Nell'incontro con le commissioni, i due ministri elvetici hanno risposto alle domande dei parlamentari. Alcuni di essi hanno detto che la pazienza della Svizzera ha raggiunto i limiti, ha dichiarato Geri Müller.
La comunicazione tra i due Paesi prosegue fra alti e bassi. Ma la Svizzera non è l'unico Paese che si trova in tale situazione, ha commentato il parlamentare verde, auspicando uno sblocco nei prossimi giorni.
Merz e la Calmy-Rey erano presenti all'incontro con i giornalisti al termine della riunione con le commissioni parlamentari di politica estera, ma non hanno rilasciato alcuna dichiarazione.
swissinfo.ch e agenzie
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