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Mercoledì all'Università di Ankara, il consigliere federale Christoph Blocher ha parlato dell'entrata in vigore, nel 1926, del Codice civile turco, redatto sulla base dell'omonimo testo elvetico.
In un'intervista a swissinfo, lo storico ed esperto di Turchia Hans-Lukas Kieser si sofferma sulla congiunzione tra la concezione di giustizia islamica e la legislazione occidentale.
Il 4 ottobre 1926, la Turchia introduce il suo codice civile, un documento che di poco differisce dal Codice civile svizzero e dal Codice delle obbligazioni, ai quali si è ispirato.
All'abolizione del Califfato nel 1924 fa seguito due anni più tardi quella della Sharia, d'ispirazione coranica, fino a quel momento pilastro della società.
Secondo Hans-Lukas Kieser, professore di storia all'Università di Zurigo e presidente della Fondazione per gli studi e la ricerca Svizzera-Turchia, questo cambiamento fu molto sentito nella vita sociale e si ripercosse sui legami tra Turchia e mondo islamico.
swissinfo: Come mai, 80 anni fa, la Turchia ha ripreso in gran parte il Codice civile svizzero?
Hans-Lukas Kieser: Principalmente perché una parte della giovane elite che stava ricostruendo il paese aveva studiato in Svizzera.
Inoltre, il codice civile elvetico era considerato il più moderno dell'epoca, il più semplice, il più conciso e quello che maggiormente si avvicinava al sentimento popolare.
swissinfo: Quali cambiamenti ha portato nel paese questa «rivoluzione dei diritti»?
H.-L. K.: Il mutamento è stato profondo. Il diritto di famiglia è diventato, per così dire, il nocciolo della società. Il codice civile ha rappresentato un chiaro distacco dalla tradizione della Sharia.
swissinfo: Ci sono stati cambiamenti anche nei diritti della donna?
H.-L. K: Certamente. Ad esempio in caso di eredità o divorzio, la tradizione islamica penalizzava molto la donna. Il nuovo codice civile ha invece eliminato le disparità, sebbene una parte della società abbia continuato a seguire le vecchie abitudini. La «rivoluzione dei diritti» si è diffusa soprattutto nelle città, molto meno nelle regioni orientali della Turchia e nelle campagne.
swissinfo: L'introduzione del codice civile ha riscontrato delle difficoltà?
H.-L. K: L'ostacolo maggiore da superare è stata l'imposizione del nuovo testo dall'alto, senza una minima discussione democratica alla base. È così emersa un'opposizione da parte del pubblico più tradizionalista, di fede islamica e di alcuni ambienti liberali, che non hanno digerito il modo di agire autoritario dello Stato.
Ci sono voluti decenni per imporre il codice, nonostante il sostegno apportato dall'elite. Soltanto in questi ultimi anni il testo si è pienamente affermato.
swissinfo: Quale invece l'influsso del codice civile sulle relazioni tra la Turchia e i paesi islamici amici?
H.-L. K: L'introduzione del codice e l'abolizione della Sharia ha suscitato un forte dissenso tra gli intellettuali islamici e gli esperti in religione, i quali hanno visto nel cambio di rotta un abbandono dell'insegnamento islamico.
swissinfo: Sono passati 80 anni dall'introduzione del codice civile in Turchia. Dopo la revisione alla fine degli anni Ottanta, la religione ha acquisito maggiore influenza?
H.-L. K: No, non c'è un grande influsso della religione. Non bisogna scordare che questa «rivoluzione dei diritti» si è saldamente ancorata alla società. Tanto è vero che resiste ancora oggi.
La revisione in Turchia si è svolta analogamente a quella in Svizzera. Sono persino stati tradotti gli interventi e le decisioni del Tribunale federale.
swissinfo: Il consigliere federale Christoph Blocher potrà allentare le attuali tensioni tra Svizzera e Turchia?
H.-L. K: Non so se ci riuscirà. Il legame tra i due paesi è ad ogni modo solido, ciò che consentirà di risolvere anche le divergenze più marcate, come nel caso del passato storico della Turchia.
swissinfo, intervista di Gaby Ochsenbein e Jean-Michel Berthoud
(traduzione: Luigi Jorio)
Fatti e cifre
Importazioni dalla Turchia alla Svizzera nel 2004: 0,51 miliardi di franchi.
La Svizzera è al 24esimo posto sulla lista delle esportazioni dalla Turchia.
Esportazioni elvetiche in Turchia nel 2004: 1,93 miliardi.
Sulla lista delle importazioni in Turchia la Svizzera figura al 9. posto.
In breve
Negli ultimi anni le visite di consiglieri federali in Turchia sono state annullate a più riprese. Nel 2003 toccò a Micheline Calmy-Rey rinunciare alla sua visita, mentre nel 2005 fu la volta di Joseph Deiss.
I motivi del rifiuto da parte di Ankara sono legati alla condanna del massacro degli armeni (1915) ad opera dei turchi, formulata dal parlamento cantonale di Vaud e dal Consiglio Nazionale (Camera bassa). La Turchia non aveva inoltre gradito l'inchiesta aperta dalla Confederazione nei confronti di un politico turco sospettato di aver infranto le norme antirazzismo.
Il 20 e 21 ottobre, all'Università di Friborgo si svolgerà un simposio sul tema «Rivoluzione dei diritti islamici - 80 anni di Codice civile svizzero in Turchia».
Christoph Blocher in Turchia
Il consigliere federale Christoph Blocher partecipa mercoledì ad un simposio all'Università di Ankara, dedicato all'entrata in vigore, 80 anni fa, del codice civile.
Durante la visita di un giorno, il ministro della giustizia elvetico incontrerà l'omologo turco Cemil Cicek, il ministro dell'interno Abdulkadir Aksu e la presidentessa della Corte costituzionale Tülay Tugcu.
Nel viaggio di Blocher è pure prevista una visita al mausoleo di Mustafa Kemal Atatürk, il fondatore della Turchia moderna.