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Fra gli organici che formano i pilastri del repertorio cameristico, il Trio con pianoforte è il diretto discendente di una tradizione che è comparsa sulla scena della storia più di quattro secoli fa, all'inizio del Seicento, facendo seguito all'introduzione del basso continuo. Ma dall'epoca della "Sonata per violino e b.c." o come venne anche chiamata "Sonata a tre", in quanto la realizzazione del basso continuo veniva spesso affidata a una coppia di strumenti, molta acqua è passata sotto i ponti. Dall'originaria funzione di accompagnare il canto del flauto o del violino, gli altri due strumenti da subordinati si sono totalmente emancipati, fino all'Ottocento, quando violino, violoncello e pianoforte divennero l'antonomasia della musica da camera per tre strumenti. Sulla vetta - e forse non poteva essere diversamente - incontriamo guarda caso tre compositori: Beethoven, Schubert e Brahms. Gli ultimi tre trii di Beethoven, i due di Schubert e i tre di Brahms sono in questo senso una sorta di sancta sanctorum.
David Schultheiss, Yves Savary e Pierpaolo Maurizzi, violino, violoncello e pianoforte rispettivamente, riuniti da una comune passione e visione consolidatasi magnificamente lungo gli anni, hanno aperto il tabernacolo e ne hanno estratto due gemme: il Trio in Si bemolle maggiore op. 99 di Franz Schubert e il Trio in Si maggiore di Johannes Brahms op. 8. Li abbiamo ascoltati recentemente in concerto a Bologna, per la rassegna "Conoscere la Musica".