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Chiesa SS. Trinità
E’ quasi certo che già prima del ‘600 sul monte “dei Borghesi” sorgesse un piccolo oratorio dedicato alla SS Trinità. Nel 1621 una nuova chiesetta viene benedetta dall’arciprete Ballerini, ma nel 1626 la costruzione non è ancora ultimata. Nel 1657 viene inserita la prima cappella laterale dedicata ai santi Giacomo e Filippo, donata da una famiglia Mainetta. Nel 1669 si aggiunge la seconda cappella dedicata a san Bartolomeo, donata dalla Compagnia dei macellai.
In quegli anni per opera del barone Giovan Antonio Marcacci e dei fratelli Catti, il primo come Protettore e i secondi come Amministratori, viene istituita la Confraternita dei Trinitari chiamata comunemente la Confraternita del Riscatto. (Risulta dalla bolla pontificia del 27 gennaio 1663 di Alessandro VII e la patente dell’ordine del 1665). L’ordine dei Trinitari per il riscatto degli schiavi fu fondato verso il 1198 da Giovanni di Mata e Felice di Valois). Venne solennizzata la sagra annuale della Trinità, con l’obbligo per le famiglie borghesi di prendere parte alla processione con almeno un proprio membro, pena una multa. L’emblema dei Trinitari (una croce dai colori rosso e blu) si ritrova in molti atti; fino all’inizio del 1900 questo emblema è raffigurato nella bandiera della Corporazione assieme al toro.
Nel ‘700 le corporazioni delle arti e dei mestieri fanno a gara per decorare la chiesa con grandi quadri eseguiti in buona parte dal pittore Baldassare Orelli. Le prime donazioni sono dei muratori e dei fabbri ferrai con un quadro di S. Antonio (1715), seguono i falegnami con una tela di S. Giuseppe (1716), i carratori con una tela dell’Assunta e dell’Annunziata (1717), i macellai con 5 tele (1717), i muratori con una tela (1718), i sarti con una tela della Pietà (1721). L’elenco è purtroppo incompleto per la scomparsa non solo di documenti, ma anche di parecchie opere.
L’iconografia originaria della chiesa, eretta nel primo ventennio del XVII secolo, ripete il tipo semplicissimo dell’aula ampia e luminosa, coperta da volta lunettata (m 14.30 x 7.30 ca.). La navata è innestata a un coro quadrato con due larghi pilastri portanti, oltre quelli d’angolo, chiusi da pareti sottili che ne consentono un eventuale sfondamento per la costruzione di future cappelle. Così fu fatto nel 1657 e nel 1669, anni in cui presumibilmente furono costruite le due cappelle laterali.
Un disegno topografico (edito in Ticinensia IV, fig. 33) del pittore Vittore Nicora ci mostra l’aspetto settecentesco della chiesa con il portico basso, il campaniletto a vela, il “casino posteriore” circondato dalle stalle e casette di campagna dei Borghesi sparse qua e là sul monte.
La costruzione della casa annessa sul lato ovest risulta dalla decisione della Vicinanza borghese del 7 maggio 1690 e in origine servì per “l’Eremita o Custode”.
Fu abitata da religiosi e monaci cappellani della chiesa, come ci racconta nelle “Memorie storiche religiose” del 1902 il prevosto dei Borghesi Guglielmo Buetti (1863 – 1932). La casa, rimaneggiata più volte, è ora adibita a ristorante.
La chiesa viene restaurata e ampliata. Nel 1866 vengono aggiunti il portico e la cantoria con la facciata tuttora esistente. Nel 1867 si rinnova la decorazione delle pareti (Agostino Balestra). Nel portichetto vi è la tomba di un eremita e la faccia esterna del pilastro settentrionale porta la scritta di un caneparo “Bartolome Cat/Cane/par”. La chiesa era composta da tre altari: quello maggiore trasferito nel 1881 dalla Chiesa di S. Maria in Selva e due laterali. Il quadro raffigurante la SS. Trinità nel mezzo dell’ancona sopra l’altare maggiore fu dipinto dal prof. Damaso Poroli di Ronco s. Ascona attorno al 1890. Decorazioni e fregi furono in parte sostituiti
all’inizio del 1900 da due grandi medaglioni, uno raffigurante la Madonna di Re, l’altro con la SS. Trinità, per opera dello stesso pittore.
Il campanile originale a vela fu sostituito nel 1903 con uno a torre modificato e sopraelevato nel 1950 su progetto dell’arch. Beretta-Piccoli.
Gli ultimi interventi allo stabile della chiesa risalgono agli anni 1990-1992. Si è intervenuti per arginare l’infiltrazione di umidità della muratura esterna, consolidare la
parte nord e ritinteggiare l’interno della chiesa tralasciando la volta.
Il tetto della chiesa e dello stabile annesso è stato completamente rifatto in piode nell’anno 2001.