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Boris Collardi, presidente della direzione del gruppo bancario Julius Bär dal 2009 al 2017, è nel mirino della giustizia: la procura di Zurigo si è mossa in seguito a una denuncia contro il finanziere italo-svizzero e altri dirigenti dell'istituto.
"Sulla base di una segnalazione anonima risalente a febbraio, il ministero pubblico cantonale sta conducendo un'indagine preliminare per determinare se sussistano sospetti di reato", ha indicato oggi un portavoce all'agenzia Awp, confermando una notizia diffusa dal portale Inside Paradeplatz.
Sotto la guida di Boris Collardi, oggi quasi 46enne e partner della banca privata ginevrina Pictet, Julius Bär si era espansa rapidamente, ma non tutto è stato fatto nel rispetto delle regole: nel febbraio scorso la banca era stata pesantemente strigliata dall'autorità di vigilanza Finma, che aveva ravvisato gravi lacune nella lotta contro il riciclaggio di denaro sporco, favorite anche dal modello di remunerazione. Concretamente avevano trovato asilo presso la società varie persone - alti funzionari sportivi, ad esempio - in odore di corruzione.
Le critiche dei controllori bernesi erano rivolte al periodo compreso fra il 2009 e l'inizio del 2018, proprio quello che ha visto attivo ai vertici Collardi, manager con infanzia a Nyon (VD) e trascorsi anche presso Credit Suisse. Erano scattate una serie di misure, fra cui il divieto di acquisizioni. La Finma aveva fatto sapere che avrebbe valutato in una seconda fase se avviare un procedimento contro determinate persone.
Ed è notizia di questa settimana che la banca è tornata nuovamente a interessare la Finma: stando a notizie di stampa per la vicenda di un imprenditore argentino che fra il 2007 e il 2016 avrebbe effettuato cospicue transazioni attraverso società di comodo. Il sospetto sarebbe quello di violazione delle regole volte a evitare il riciclaggio.