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Nove mesi di carcere: a tanto fu condannato Harald Nägeli nel 1981, per aver "sull'arco di anni minato la sicurezza degli abitanti di Zurigo e la loro fiducia nell'intangibilità della proprietà". Ora la città adottiva dell'artista -Düsseldorf, dove vive da molti anni- dedica una mostra al pioniere dei graffiti, che ne lasciò a centinaia sulle facciate zurighesi. Aperta da una decina di giorni, chiuderà il 1° gennaio.
L'esposizione si intitola non a caso "il processo" e la frase citata in precedenza è stata copiata a lettere cubitali su un muro del museo cittadino. Si possono vedere anche gli atti del dibattimento: accanto alle centinaia di foto che documentano il lavoro di Nägeli, i 300 scatti che facevano parte delle prove dell'accusa. L'artista cercò di sottrarsi alla prigione fuggendo in Germania, ma solo per tre anni, perché infine Bonn acconsentì all'estradizione. Ancora oggi a 76 anni non perdona la Svizzera e si considera condannato ingiustamente.
Per la legge, infatti, i danneggiamenti prevedono che un oggetto sia stato rovinato, ma lui ritiene di aver sempre arricchito il supporto delle sue opere. Nemmeno una sorta di riabilitazione come il restauro della sua "Undine", nel 2004 all'Università, lo ha indotto a perdonare.
pon/SRF