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GAFFE DI SCHOENBORN O GAFFE DI PELLEGRI?
Ho letto e riletto l'articolo del sig. Pellegri sulla questione dell'evoluzione. Mi sembra che questo articolo abbia bisogno perlomeno di approfondimento, altrimenti serve solo a sconcertare. Invito pertanto l'autore a dare ragioni più consistenti, oltre gli slogan giornalistici.
Alcuni interrogativi a partire dalle seguenti affermazioni:
L'autore dà per scontato la teoria dell'evoluzione, non riuscendo a capacitarsi del fatto che "... è ancora un'idea ben radicata nella cultura cattolica che l'intervento di Dio abbia a che fare con la creazione dell'uomo e del mondo..."
" Un Dio fiabesco, che anima le fantasie dei più piccoli, ma che delude gli stessi bambini quando, divenuti ragazzi, scoprono che quell'intervento di Dio non trova nessun riscontro nella realtà fisica dell'universo..."
(...)" Se è vero che oggi nessun cattolico interpreta la Genesi in termini scientifici, nuove interpretazioni hanno sostituito le vecchie, creando nuovi equivoci.
La più ricorrente è quella di spostare l'intervento creatore di Dio: si afferma che se Dio non ha creato l'uomo, gli animali e le piante, qualcuno avrà ben creato la Terra e l'universo al principio dei tempi. La materia non può essere comparsa dal nulla." (Dio tappabuchi)
(...) "Altri credenti rimuovono giustamente il problema: la religione si occupa del significato della vita dell'uomo,
la scienza ci dice solo come è nato l'uomo e di quale materia è fatto..."
1. Per me credere significa " percepire la verità di qualche cosa" (si veda il topic "relativismo e pensiero debole). Se mi devo riferire al Catechismo della Chiesa cattolica e al Credo che 800'000'000 di cattolici (così pochi?) recitano in piedi davanti all'altare ogni domenica, non posso avere la sua tranquillità nell'asserire la veridicità dell'evoluzione. Tutti questi credenti - infanti nella fede come li chiama lei - recitano in coro: "Credo in Dio Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili..." Mi domando perché dobbiamo recitare questo. Abbiamo forse bisogno di un ermeneuta dell'ultima ora che ci faccia da interprete?
2. Le teorie evolutive, proprio per il fatto che sono teorie (nella scienza c'è un inevitabile livello meta-scientifico intrinseco che è inutile tentare di nascondere o minimizzare), cioè possibilità di lettura unitaria dei dati che man mano vengono verificati, sono utili certamente, ma da qui a dire che sono vere ce ne vuole. Mi sembra, anzi, che proprio le "scoperte" degli ultimi decenni mettono in seria discussione queste teorie. Siano esse poi di tipo biologico o fisico - cosmologico.
3. Lei ha ragione nel dire che la ragione filosofico-teologica non usa propriamente il metodo scientifico, e quindi non ha nulla da dire circa il modo di acquisizione delle verità scientifiche. Va comunque detto che se è corretto distinguere i gradi del sapere, alla fin fine vanno uniti e ciò che la scienza dice non può non avere ripercussioni sui valori e sul senso della vita.
4. La possibilità della ragione di giungere per via naturale a conoscere qualcosa di Dio, passa anche attraverso il creato. Il senso religioso non si basa sul sentimento, ma trova fondamento nella ragione, che non è l'opinione. Stesso discorso per la fede, se non vogliamo che sia "alienazione".
5. Da quel che posso capire - mi corregga se interpreto male - lei sostiene che una fede adulta è "cristocentrica" e in qualche modo - da scienziato - ci invita a prepararci a buttare gli orpelli delle verità veterotestamentarie, relative soprattutto alla "conoscenza" del Padre, Creatore.
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"(...) Si tende a mettere da parte il problema di Dio Creatore anche perché si temono (e dunque si vorrebbero evitare) i problemi sollevati dal rapporto tra fede nella creazione e scienze naturali, a cominciare dalle prospettive aperte dall'evoluzionismo. Così ci sono nuovi testi per la catechesi che partono non da Adamo, dal principio del libro della Genesi; ma partono dalla vocazione di Abramo o dall'Esodo.
Ci si concentra cioè solo sulla "storia" evitando di confrontarsi con l' "essere".
In questo modo però - se ridotto al solo Cristo - Dio non è più Dio. E difatti, sembra proprio che una certa teologia non creda più a un Dio che può entrare nella profondità della materia; c'è come il ritorno all'indifferenza, quando non all'orrore della gnosi per la materia.
Da qui i dubbi sugli aspetti "materiali" della rivelazione ...
Non è certo per caso che il Simbolo apostolico comincia confessando: "Credo in un solo Dio, Padre onnipotente, Creatore del cielo e della terra".
Questa fede primordiale nel Dio Creatore (e dunque un Dio che sia davvero Dio) costituisce come il chiodo a cui tutte le altre verità cristiane sono appese. Se qui si vacilla, tutto il resto cade.
(Da : Rapporto sulla fede - Vittorio Messori a colloquio con J. Ratzinger - cap. V: segnali di Pericolo):
http://utenti.lycos.it/Armeria/Rap_fede_05.htm