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BERNA - Il mancato riconoscimento della cosiddetta equivalenza borsistica da parte dell'Ue potrebbe rappresentare un precedente visto in malo modo in Svizzera. Sanzionando la Confederazione per motivi politici, Bruxelles sta aprendo una breccia nella certezza del diritto perché, secondo alcuni specialisti, sta cambiando le regole del gioco a suo piacimento.
Il vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis ha fatto sapere che le discussioni tra Berna e Bruxelles sull'accordo quadro non hanno finora compiuto progressi sufficienti per estendere il riconoscimento dell'equivalenza della regolamentazione elvetica in materia di mercati borsistici. Questa è stata concessa su base temporanea solo fino alla fine di dicembre.
Non pochi all'interno della comunità finanziaria considerano la decisione ingiusta, vessatoria o addirittura offensiva. Altri relativizzano. «Vorrei inviare un messaggio rassicurante: è positivo che il Consiglio federale non abbia ceduto alle pressioni, le conseguenze per la Svizzera sono gestibili», ha indicato ieri all'agenzia finanziaria Awp Jan Langlo, direttore dell'Associazione delle banche private svizzere (ABPS).
Sebbene l'Ue non sia ancora arrivata a una decisione formale, le intenzioni di Bruxelles appaiono chiare e i tempi sembrano troppo stretti per raggiungere un accordo entro la fine dell'anno.
Specialista del diritto bancario, l'avvocato ginevrino Frédéric Bétrisey denuncia, come molti altri, una sanzione che viene considerata di natura politica. «La Commissione europea utilizza questa leva per costringere la mano della Svizzera a firmare l'accordo istituzionale».
Questa dimensione politica non viene smentita dall'Ue. Un portavoce è stato interrogato su questo tema in occasione della tradizionale conferenza stampa di mezzogiorno ieri a Bruxelles e ha ricordato la posizione della Commissione. «Spetta agli svizzeri agire e prendere una decisione: il legame tra l'equivalenza e l'accordo quadro è qualcosa che l'Unione europea ha sempre mantenuto», ha detto. «Non c'è niente di nuovo».
Secondo Bétrisey questo significa che, per motivi politici gli sforzi compiuti finora dalla Svizzera per raggiungere l'equivalenza della legislazione finanziaria avranno avuto scarso effetto. «Questo è un pessimo segnale per il futuro delle relazioni tra la Svizzera e l'Ue nel settore dei servizi finanziari», afferma l'esperto.
L'equivalenza borsistica è l'albero che nasconde la foresta nei negoziati con l'Unione Europea. Da alcuni anni la Svizzera cerca di svolgere il ruolo di allievo modello per attirare la benevolenza del suo principale partner economico. In particolare, la recente legge sui servizi finanziari è stata concepita per soddisfare i requisiti europei.
«Il tema potrebbe essere affrontato per la negoziazione di accordi che coinvolgono il resto dell'economia, perché la Svizzera assicura in linea di principio che tutte le nuove leggi che adotta sono equivalenti allo standard europeo», osserva l'avvocato.
Il parlamento svizzero potrebbe decidere di punire l'Ue a sua volta, revocando il cosiddetto miliardo di coesione, gli aiuti per l'Europa dell'Est. «Sarebbe facile cedere alla tentazione di rivalsa», puntualizza Langlo. «Ricordiamoci che questi pagamenti ammontano a 130 milioni di franchi all'anno e sono la contropartita degli accordi bilaterali esistenti».
Per il direttore dell'ABPS, il "piano B" elaborato dal consigliere federale Ueli Maurer - che priva le borse europee del diritto di negoziare titoli svizzeri - è una risposta adeguata.
Bétrisey teme che questa misura di ritorsione possa essere una spada a doppio taglio e che possa colpire le società svizzere quotate all'estero o che desiderano essere quotate all'estero.
Da parte sua in una dichiarazione scritta, l'Associazione svizzera dei banchieri «accoglie con favore» l'impegno del ministro delle finanze di «proteggere l'infrastruttura borsistica elvetica, se necessario».
Secondo Langlo si apre un periodo di incertezza che durerà mesi. «Dopo le elezioni europee e le elezioni federali Svizzera potremo ricominciare da capo con più calma».
Nel frattempo la prospettica di una mancata equivalenza non sembra preoccupare oltre misura SIX Swiss Exchange, l'operatore della borsa di Zurigo. Secondo la società i provvedimenti annunciati dal Consiglio federale sono adeguate.