Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/99738

<h2>SubmittedText<h2><p>Nell'AVS, la nascita del diritto alla rendita è legata all'età dell'avente diritto. Le ultime proposte di riforma dell'assicurazione prevedevano sia l'aumento dell'età di pensionamento, segnatamente delle donne, sia la sua flessibilizzazione verso il basso.</p><p>1. Sarebbe ipotizzabile un cambiamento radicale di paradigma e basare la nascita del diritto alla rendita AVS sul numero di anni di contribuzione accumulati dal primo impiego e non più sull'età dell'assicurato?</p><p>2. Il Consiglio federale non è del parere che il sistema attuale penalizzi i giovani che seguono un apprendistato e che dunque iniziano prima la loro vita professionale rispetto a chi entra nel mondo del lavoro dopo aver studiato per molti anni?</p><p>3. La nascita del diritto alla rendita AVS non potrebbe variare in funzione della durezza del lavoro esercitato? Se le assicurazioni contro gli infortuni classificano i diversi mestieri in funzione del rischio professionale che implicano, è senz'altro possibile classificarli anche in funzione della loro durezza.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Attualmente il diritto alla rendita di vecchiaia nasce al raggiungimento dell'età ordinaria di pensionamento (64 anni per le donne, 65 per gli uomini). L'idea di basarsi su una determinata durata di contribuzione (modello di durata della vita attiva) anziché su un'età di pensionamento fissa non è nuova. Essa è già stata discussa più volte (cfr. 11a revisione dell'AVS, nuova versione; secondo messaggio concernente l'introduzione di una prestazione di prepensionamento, FF 2006 1925, p. 1932; Forschungsbericht Nr. 5/08 "Anpassung der Rentensysteme in der OECD: Reformmodelle für die Schweiz", pubblicato in Internet, disponibile solo in tedesco). Quando l'11a revisione AVS sarà giunta in porto, nel quadro della 12a revisione AVS saranno nuovamente esaminate soluzioni alternative all'attuale modello, tra cui certamente anche il modello basato sulla durata della vita attiva. </p><p>2. È vero che alcuni giovani di età compresa tra i 16 e i 20 anni versano contributi che non avranno alcun influsso sull'entità della loro rendita. I contributi versati prima del compimento dei 20 anni, durante i cosiddetti anni giovanili, possono però aumentare la rendita se l'assicurato ha accumulato lacune contributive tra i 20 e i 64 anni (65 per le donne). In questi casi, i contributi versati durante gli anni giovanili sono utilizzati per colmare le lacune e spesso permettono di aumentare le rendite. Per quanto riguarda gli assicurati che a causa degli studi iniziano la loro vita lavorativa più tardi e solo raramente hanno versato contributi durante gli anni giovanili, va detto che si tratta spesso di persone con un buon salario che versano contributi considerevoli all'AVS, senza per questo ricevere una rendita più elevata. Chi, sull'arco degli anni di attività lavorativa, percepisce un reddito medio superiore a circa 82 000 franchi riceve attualmente la rendita massima. I contributi versati sui redditi più elevati sono dunque contributi di solidarietà, che compensano adeguatamente i contributi versati da chi ha iniziato a lavorare in giovane età. </p><p>3. Un modello pensionistico che tenga conto della pesantezza dell'attività lucrativa esercitata è stato discusso nel medesimo contesto in cui è stato valutato anche il modello basato sulla durata della vita attiva. Anch'esso sarà nuovamente preso in considerazione e riesaminato in occasione dei lavori della 12a revisione AVS.</p>  Risposta del Consiglio federale.