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<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di rivolgersi alla SSR con il compito di fissare il termine di messa fuori servizio dei trasmettitori OUC a fine 2024, come inizialmente previsto e comunicato.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>La digitalizzazione della diffusione radiofonica - dalle OUC al DAB più - è un obiettivo comune dell'intero settore radiofonico svizzero, volto a creare una maggiore varietà di programmi. Già nel 2014 il settore radiofonico aveva sottoposto al Dipartimento federale dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni il progetto di abbandonare la trasmissione di programmi radiofonici tramite reti OUC "al più tardi a fine 2024". Un accordo in tal senso è stato sottoscritto da oltre l'80 per cento delle radio private e dalla SSR.</p><p>Sulla base di tale accordo, nel 2017 il Consiglio federale ha dichiarato lo standard digitale DAB più quale vettore di diffusione principale per i programmi radio dal 2020 e ha provveduto, tramite ordinanza, a prorogare al massimo sino al termine del 2024 le attuali concessioni di radiocomunicazione OUC. Al contempo, ha creato la base per un abbandono delle OUC prima del 2024, "per quanto ciò sia necessario per l'attuazione ordinata del passaggio dalla diffusione analogica a quella digitale".</p><p>Le OUC saranno disattivate anticipatamente unicamente con il consenso dell'intero settore. La SSR è solo uno dei numerosi attori coinvolti. La SSR ha informato i propri collaboratori nel giugno di quest'anno sui progetti di disattivazione delle OUC. In tale comunicazione presentava l'idea discussa nel maggio 2019, e sostenuta dall'azienda, di una disattivazione anticipata delle OUC nel corso del 2022 (SSR) o del 2023 (radio private). Quest'informazione non era affatto confidenziale, rifletteva anzi lo stato di avanzamento delle discussioni in seno al Gruppo di lavoro Migrazione digitale (DigiMig) nel quale, oltre alla SSR, sono rappresentate anche le associazioni delle radio private e l'Ufficio federale delle comunicazioni (UFCOM).</p><p>La Confederazione accompagna la decisione del settore radiofonico unicamente fornendo un sostegno: le emittenti radiofoniche private ricevono infatti contributi attinti dai proventi del canone radiotelevisivo e dalla tassa di concessione quale compensazione per gli oneri generati dalla diffusione parallela sui canali DAB più/OUC. Inoltre, dal 2017 l'UFCOM sta portando avanti una campagna di comunicazione fondata su basi legali che mira a stimolare la popolazione al passaggio dalle OUC al DAB più.</p><p>È vero che quando le OUC verranno disattivate i consumatori privi di apparecchi DAB più dovranno acquistare un nuovo apparecchio radiofonico. Tuttavia oggigiorno è solo il 17 per cento circa delle economie domestiche a captare ancora i programmi radiofonici esclusivamente tramite OUC. Dal 2006 in Svizzera sono state vendute quasi 4,5 milioni di radio DAB più; inoltre, a seguito della decisione presa nel 2014 dagli attori del settore, il mercato ha reagito tempestivamente e da allora vende quasi esclusivamente apparecchi DAB più (con ricezione OUC integrata). Occorre pertanto partire dal presupposto che, grazie ai normali acquisti sostitutivi, il numero delle radio OUC rimanenti calerà fortemente nei prossimi anni. Il settore automobilistico, in cui l'ascolto via OUC è il più diffuso, è ancora in forte ritardo. A fine 2018 solo quasi il 30 per cento delle vetture era dotata di una radio DAB più. Tuttavia, siccome a fine 2018 oltre il 90 per cento dei nuovi veicoli avevano una radio DAB più di serie, la quota dell'utilizzazione del DAB più è destinata ad aumentare fortemente. A questo si aggiunge il fatto che dal 2021 nell'UE tutte le autoradio delle nuove automobili dovranno essere atte a ricevere il DAB più.</p><p>In Norvegia il numero di ascoltatori era in calo già nel 2017, prima della disattivazione delle OUC. Per di più, in Norvegia durante i mesi estivi gli ascolti della radio sono generalmente più bassi. Tale tendenza si è accentuata fino all'estate del 2018, quando la percentuale degli ascoltatori diurni è scesa al 48 per cento (contro una media annuale del 57 per cento). In seguito il numero di ascoltatori è però cresciuto velocemente per raggiungere nuovamente, nel primo semestre del 2019, il livello del 2016 (67 per cento). Aspetti positivi da rilevare nel caso della Norvegia sono, in primo luogo, le cifre del tempo di ascolto diurno che, nel 2019, erano significativamente più elevate rispetto al periodo antecedente l'abbandono delle OUC. In secondo luogo, dopo la disattivazione delle OUC la quota di mercato delle emittenti private è cresciuta a spese della radiodiffusione di diritto pubblico.</p><p>L'autore della mozione chiede di mantenere in funzione le OUC obbligatoriamente sino al 2024: tale approccio impedisce le soluzioni flessibili ed è contrario agli sforzi comuni del settore radiofonico sostenuti anche dalla Confederazione in favore della digitalizzazione della diffusione radiofonica. A fronte di tale contesto il Consiglio federale non vede alcun motivo per impedire alla SSR o alle emittenti radiofoniche private di disattivare anticipatamente la trasmissione via OUC.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.