Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/177322

<h2>SubmittedText<h2><p>Da quando Donald Trump è arrivato al potere assistiamo a una drammatica regressione della politica climatica americana. In un primo momento il nuovo presidente se l'è presa con i ricercatori, tagliando i fondi a loro disposizione, e con l'Agenzia per la protezione dell'ambiente. In seguito ha annunciato il ritiro degli Stati Uniti dall'Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici.</p><p>Oltre a suscitare condanne in tutto il mondo, questa deriva ha provocato una forte mobilitazione negli stessi Stati Uniti. La comunità scientifica è scesa in piazza organizzando marce a favore della scienza e del clima. Molti stati e molte città americane che hanno già iniziato il percorso verso la transizione energetica hanno annunciato che continueranno a impegnarsi, nonostante tutto, per rispettare gli obiettivi sul clima stabiliti dall'amministrazione Obama.</p><p>Malgrado questi segnali incoraggianti, il ritiro degli USA dall'Accordo di Parigi resta una pessima notizia per il nostro pianeta: secondo l'Organizzazione meteorologica mondiale potrebbe far innalzare la temperatura terrestre di 0,3 gradi.</p><p>Ci si chiede quindi in che modo la Svizzera potrebbe contribuire a "limitare i danni", in particolare sostenendo le forze progressiste attive negli Stati Uniti.</p><p>1. Quali sono le reti internazionali di città in cui si potrebbero realizzare scambi di buone pratiche per la transizione energetica? In che misura la Svizzera potrebbe contribuire a intensificare questo tipo di scambi?</p><p>2. Grazie al progetto "Città dell'energia" la Svizzera ha acquisito un vasto know-how. Sarebbe possibile avviare o rafforzare uno scambio di esperienze su questa base per sostenere le città americane che vogliono impegnarsi nella svolta energetica?</p><p>3. La pressione esercitata sui ricercatori americani dall'amministrazione Trump ha spinto il presidente francese Emmanuel Macron a lanciare un appello per invitarli a proseguire le loro ricerche in Francia. Cosa ne pensa la Svizzera?</p><p>4. Attualmente qual è il volume degli scambi e delle collaborazioni tra ricercatori e istituti di ricerca svizzeri e americani, in particolare nel settore del clima? In che misura questi scambi e queste collaborazioni potrebbero essere incentivati per scongiurare un'immensa perdita di sapere e una fuga di cervelli negli ambienti scientifici americani?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Per le metropoli e le città secondarie che vogliono garantirsi un approvvigionamento energetico sostenibile esistono diverse reti e diversi approcci. Per promuovere gli scambi in questo ambito la Svizzera, tramite la Segreteria di Stato dell'economia (SECO), ha svolto un'analisi comparativa dei seguenti strumenti: European Energy Award (Città dell'energia), Global Covenant of Mayors, Tool for Rapid Assessment of City Energy e Climate Action for Urban Sustainability. L'analisi evidenzia la loro complementarità e la possibilità di utilizzarli in maniera combinata. Inoltre la Svizzera fa parte della rete Cities Alliance, che raggruppa una serie di operatori regionali, nazionali e internazionali attivi nel settore dello sviluppo urbano e sostiene il programma della Banca mondiale per l'efficienza energetica delle città.</p><p>2. Tramite la Direzione dello sviluppo e della cooperazione, la SECO e la piattaforma interdipartimentale della Confederazione per la promozione dell'efficienza energetica e dell'impiego delle risorse nella cooperazione internazionale, la Svizzera ha avviato diversi progetti di cooperazione allo sviluppo basati sul label European Energy Award/Città dell'energia in Romania, Ucraina, Marocco, Brasile, Cile e Cina. Altri progetti sono in preparazione in Serbia, Tunisia, Colombia e Perù. Le città statunitensi possono adottare questo approccio o combinarlo con altri programmi già esistenti. Si tratta di uno strumento caratterizzato da aspetti tipicamente svizzeri come la partecipazione, il lavoro congiunto dei rappresentanti politici e dell'amministrazione, il principio di sussidiarietà per favorire la condivisione delle competenze, la gestione di prossimità e un'ottica consensuale che permette di integrarlo con altre modalità operative. La "swissness" gode di un'ottima reputazione. Inoltre, diverse aziende svizzere attive nel settore a livello di consulenza e audit hanno già dimostrato di essere interessate a esportare all'estero il loro know-how e di essere in grado di farlo. </p><p>3. Gli enti finanziati direttamente tramite il bilancio federale americano, come l'Environmental Protection Agency, la National Oceanic and Atmospheric Administration e le istituzioni dello United States Department of Energy rischiano di vedersi tagliare i fondi. Il Congresso però non ha ancora preso decisioni al riguardo. Gli organismi di ricerca e gli istituti universitari finanziati dalla National Science Foundation, invece, sono meno esposti ai cambiamenti della politica. Lo scambio di sapere e di informazioni nel settore della ricerca funziona bene e non sono previste altre misure. </p><p>4. I dipartimenti di ricerca sul clima del Politecnico federale di Zurigo e dell'Università di Berna nonché il Fondo nazionale svizzero (FNS) tramite il programma PIRE (Partnership for International Research and Education) intrattengono significative collaborazioni con i loro colleghi negli Stati Uniti. Non esiste però un programma speciale sul clima per i ricercatori americani. Per quanto riguarda i progetti di ricerca sostenuti dal FNS, gli Stati Uniti sono il secondo Paese partner della Svizzera dopo la Germania e il primo Paese di destinazione delle borse di studio post-dottorato all'estero.</p>  Risposta del Consiglio federale.