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Come Searle ha ricordato recentemente, se nella seconda metà del secolo scorso la filosofia della mente ha preso il posto della filosofia del linguaggio nel ruolo di “filosofia prima”, è perché la maggior parte dei filosofi ha riconosciuto che la filosofia del linguaggio era solo una parte della filosofia della mente.
Così Maurizio Ferraris nel già ricordato discorso per il conferimento a Searle del premio “Mente e Cervello”.
Direi che la condizione necessaria affinché la filosofia del linguaggio sia una parte della filosofia della mente, è che i fenomeni linguistici siano riconducibili ai fenomeni mentali. In altre parole: dove c’è un atto linguistico, c’è anche una mente che lo ha prodotto.
Ciò è indubbiamente vero per tutti gli atti linguistici umani: una dichiarazione d’amore, un attestato di matrimonio, un litigio e una sentenza di divorzio sono tutti atti linguistici, anche se non necessariamente legati tra loro, che richiedono una mente per esistere.
E per quanto riguarda le impronte lasciate da un animale oppure i segni sulle roccia lasciati da un corso d’acqua ora in secca? Sono tracce, segni di qualcosa d’altro (l’animale, l’acqua) e questo essere segni è qualcosa di linguistico. La mente tuttavia c’è ancora: sono infatti segni per qualcuno, cioè per una mente.
Ma se a seguire le tracce lasciate sulla roccia fosse un animale oppure il vento o una frana? Si tratta ancora di segni?
A seconda della risposta, la filosofia del linguaggio è una parte della filosofia della mente oppure no.