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Sono 1'401 in totale le infezioni da mutazioni del virus, di cui 754 non assegnabili alle varianti conosciute. Ancora nessun caso di variante brasiliana
In Svizzera finora sono state rilevate 1401 infezioni dovute a forme mutate del coronavirus (275 in più di ieri), 600 circa delle quali attribuibili al ceppo inopportunamente designato come variante inglese.
Finora sono stati scoperti precisamente 613 casi di contagio dovuti a questo lignaggio, descritto la prima volta in Inghilterra, che porta i nomi scientifici VOC 202012/01, B.1.1.7 e 20I/501Y.V1, indica oggi l'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP).
Quelli causati dall'altrettanto inopportunamente chiamata variante sudafricana - perché osservata la prima volta nel Paese dell'Africa australe, che gli specialisti designano con 501.V2, B.1.351 o 20C/501Y.V2 - sono 34. Insomma, delle 1401 mutazioni rispetto al virus "convenzionale", 754 non possono essere assegnate ad alcuno dei due ceppi.
Tutte queste cifre vanno considerate con cautela solo come informazioni descrittive, sottolinea l'UFSP. La diffusione dei lignaggi mutati è certamente sottovalutata nei cantoni in cui il sequenziamento genico per la loro identificazione non è stato usato o praticato solo su un campione ridotto di persone infette.
Un'altra mutazione del coronavirus è stata recentemente rilevata in Brasile. Questa variante, ossia il lignaggio B.1.1.248, non è ancora stata trovata in Svizzera, indica l'UFSP. Il paese sudamericano, per cui un divieto di ingresso è già in atto, mercoledì scorso è anche stato inserito nella lista degli Stati e territori da quarantena.
B.1.1.248 è una delle tre varianti classificate come preoccupanti dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc). Come B.1.1.7 e B.1.351, presenta mutazioni che possono portare a una maggiore trasmissibilità e un peggioramento della situazione epidemiologica.
Rivela somiglianze con la mutazione scoperta in Sudafrica: entrambe si diffondono molto rapidamente in aree già gravemente colpite dalla variante precedentemente prevalente.
Gli esperti vogliono ora chiarire se l'immunità delle persone che sono già sopravvissute a un'infezione dal coronavirus "convenzionale" sia peggiorata dai nuovi ceppi virali.
I virus - come gli esseri viventi - presentano costantemente mutazioni, ossia modifiche casuali nel loro materiale genetico. Alcune di esse conferiscono all'agente patogeno vantaggi - per esempio rendendone più facile la trasmissione - mentre altre sono innocue per l'uomo.