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I finanziatori delle campagne elettorali non devono più rimanere anonimi. È quanto ha deciso oggi - con 22 voti favorevoli e 18 contrari - il Consiglio degli Stati approvando una mozione della sua Commissione delle istituzioni politiche. Il dossier va al Nazionale.
Il testo chiede al governo di approntare le basi legali affinché siano pubblicate obbligatoriamente le fonti di finanziamento utilizzate per le campagne di votazione. I comitati d'iniziativa, al pari di altre istanze coinvolte nella campagna, sarebbero quindi tenuti a comunicare alla Cancelleria federale la provenienza dei mezzi utilizzati.
La commissione aveva invece preferito soprassedere all'idea di estendere la mozione anche alle fonti di sostentamento dei partiti. Il parlamento si è infatti detto più volte contrario ad un simile obbligo di trasparenza.
Invitando i collegi ad approvare la mozione, che in seduta di commissione era stata accolta di stretta misura con 6 voti contro 5, il senatore Dick Marty (PLR/TI) ha ricordato che "non c'è democrazia senza trasparenza". Per il cittadino, ha affermato il ticinese, è importante sapere chi investe nelle campagne di votazione, "è un'esigenza fondamentale".
Per la minoranza, sostenuta anche dal Consiglio federale, non bisogna introdurre nuove regolamentazioni. I cittadini sono in grado di fare le loro scelte con cognizione di causa, lo Stato non deve metterli sotto tutela, ha affermato Maximilian Reimann (UDC/AG).
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