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<h2>SubmittedText<h2><p>Il conflitto tra Russia e Ucraina e le tensioni nel Mar Cinese meridionale mostrano che la situazione geopolitica in Europa e nel mondo sta cambiando e che si stanno affermando nuove sfere d'influenza. Il "nuovo ordine" nato nel 1989 a seguito della caduta del muro di Berlino si sta progressivamente sgretolando e si sviluppano nuovi rapporti di forza. Gli Stati Uniti, un tempo dominanti, hanno sempre meno la possibilità e la volontà di mantenere il loro sistema globale; parallelamente, potenze quali Cina e Russia recuperano terreno. Il risultato è un rafforzamento del nazionalismo e del militarismo. Il mondo sta dunque cambiando e, con esso, la nostra politica della neutralità. Nel Patto federale del 1815 e nelle Costituzioni del 1848, 1874 e 1999, il principio della neutralità si è affermato come uno dei punti fermi della politica estera, seppure applicato in modo flessibile a seconda delle circostanze e degli interessi del Paese. I fattori determinanti della politica della neutralità sono gli interessi della Svizzera, il diritto della neutralità, la situazione internazionale nonché la tradizione e la storia del nostro Paese. La neutralità è inoltre servita in molteplici occasioni alla coesione nazionale e rappresenta una parte sostanziale della nostra autoconsapevolezza. Dallo studio "Sicurezza 2014" del Politecnico federale di Zurigo emerge che il 96 per cento della popolazione approva la neutralità e si attende quindi, anche in un contesto geopolitico in cambiamento, una politica della neutralità autonoma.</p><p>A questo proposito chiedo al Consiglio federale:</p><p>1. Il Consiglio federale condivide l'opinione che la situazione geopolitica sta cambiando sostanzialmente e ci stiamo dirigendo verso un nuovo equilibrio di poteri?</p><p>2. Quali conseguenze strategiche comportano gli attuali sviluppi geopolitici per la politica della neutralità della Svizzera?</p><p>3. Ritiene che, per un piccolo Stato come la Svizzera con i suoi legami politici ed economici e la sua lunga tradizione di neutralità e mediazione, i nuovi sviluppi geopolitici, oltre che un pericolo, rappresentino anche un'opportunità per ravvivare il proprio ruolo tradizionale tramite una politica autonoma? Il Consiglio federale non serve meglio gli interessi del sistema internazionale e della Svizzera in tal modo, invece che appoggiando semplicemente uno dei blocchi?</p><p>4. In quali ambiti della politica estera il Consiglio federale intende adeguare in tal senso la propria politica o in che misura l'ha già fatto?</p><p>5. La presidenza dell'OSCE consente attualmente alla Svizzera di svolgere un ruolo di mediatrice nel conflitto tra Russia e Ucraina. Il Consiglio federale è disposto a portare avanti la mediazione anche al termine dell'anno di presidenza dell'OSCE e a contribuire quindi in modo attivo alla riduzione delle nuove tensioni Est-Ovest?</p><p>6. A fronte degli attuali sviluppi, è pronto ad aggiornare il rapporto sulla neutralità del 1993?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Il Consiglio federale condivide l'opinione che l'ordinamento geopolitico attuale sta cambiando. La posizione di preminenza internazionale dei Paesi aderenti all'OCSE si sta indebolendo sensibilmente e si constata, soprattutto, un relativo declino del continente europeo (per esempio in senso demografico ed economico). A questo declino si contrappone l'affermazione durevole degli Stati BRICS e di altri Paesi emergenti, con ciò che ne consegue a livello di governance globale, istituzioni internazionali e commercio mondiale. Questi cambiamenti non sono finiti, pertanto non è al momento possibile prevedere come si configurerà un eventuale nuovo equilibrio globale. Non si prospetta tuttavia una spaccatura, come ai tempi della guerra fredda, del contesto europeo in cui si situa la Svizzera.</p><p>2./3. Innanzitutto va precisato che la neutralità non rappresenta di per sé un obiettivo di politica estera della Svizzera. Deve piuttosto essere uno strumento della politica estera e di sicurezza e contribuire alla realizzazione degli interessi nazionali. Ciò che distingue la Svizzera da altri Stati di fronte ai menzionati rivolgimenti non è la neutralità in quanto tale, ma la possibilità di posizionarsi autonomamente sul piano internazionale in virtù della non aderenza a nessun blocco di potere o alleanza. Questa autonomia comporta vantaggi e svantaggi, da moltiplicare o da contenere, e impone la necessità di rivalutare regolarmente la propria posizione in modo da tenere conto degli sviluppi correnti. Al di là di questo, l'attuazione della politica estera ubbidisce ad alcuni principi immutabili a prescindere dai cambiamenti in atto nel contesto internazionale, tra cui l'aspirazione a una politica estera universale, cioè l'interesse a intrattenere, nel limite del possibile, buone relazioni con tutti gli Stati del mondo. In virtù della sua politica estera autonoma la Svizzera gode della reputazione di attore autorevole che non persegue interessi di parte sovraordinati. In questo modo al nostro Paese si aprono possibilità di contatto e di dialogo con attori non altrimenti avvicinabili da tutti gli Stati.</p><p>Il cambiamento geopolitico citato all'inizio apre nuove linee di conflitto e di confronto che, a loro volta, possono portare con sé la necessità di servizi di mediazione indipendenti. In tal senso questi sviluppi rappresentano per la Svizzera anche un'opportunità per mettere in risalto i suoi buoni uffici, un tradizionale punto di forza della nostra politica estera: i meccanismi messi a punto negli ultimi decenni nel settore della mediazione e della facilitazione collocano la Svizzera nella posizione di poter offrire, su richiesta delle parti in conflitto, un contributo al processo di distensione e di riavvicinamento. E lo fa sempre nella consapevolezza che un allentamento durevole della tensione e la risoluzione del conflitto possono essere raggiunti solo con il coinvolgimento diretto delle parti in conflitto e dei principali attori internazionali.</p><p>4. Come detto, il comportamento autonomo della Svizzera in politica estera presuppone una rivalutazione e un riorientamento regolari della propria posizione, a seconda dell'evoluzione delle circostanze esterne. Il Consiglio federale si occupa continuamente di questi adeguamenti dinamici. Esemplificativi a questo proposito possono essere l'intervento della presidenza svizzera dell'OSCE nell'ambito dell'attuale crisi in Ucraina o la politica della Svizzera in relazione al recepimento o meno delle decisioni sanzionatorie dell'Unione europea.</p><p>5. In quanto membro della troika dell'OSCE (composta dalla presidenza attuale, dalla precedente e dalla successiva) la Svizzera continuerà a svolgere un ruolo attivo in questa organizzazione anche nel 2015, adoperandosi affinché l'intervento attuale dell'OSCE in Ucraina sia portato avanti, rafforzato e ampliato. Oltre al sostegno alle attività istituzionali dell'OSCE (Special Monitoring Mission, Border Observation Mission, Office for Democratic Institutions and Human Rights, High Commissioner on National Minorities, Representative on Freedom of the Media), la Svizzera intende consolidare l'impegno tematico nel settore della promozione del dialogo, del disarmo, dello Stato di diritto, della decentralizzazione e della riconciliazione. La Svizzera parteciperà inoltre alla discussione sul futuro della sicurezza europea che lancerà a dicembre 2014 nell'ambito del Consiglio dei ministri dell'OSCE, a Basilea, con l'istituzione di un "Panel of Eminent Persons". Anche dopo il suo anno di presidenza la Svizzera si adopererà in generale per il rafforzamento dell'OSCE e delle sue capacità nella prevenzione e nella risoluzione dei conflitti, per le quali attribuisce un ruolo particolarmente importante alla facilitazione della mediazione.</p><p>6. Nel suo rapporto sulla neutralità del 29 novembre 1993 il Consiglio federale ha esposto esaurientemente il concetto della neutralità. I principi teorici sono tuttora pertinenti e conformi alla situazione, restando ancora oggi una base adeguata per la conduzione della politica di neutralità del Consiglio federale. Essi consentono al Consiglio federale un'applicazione coerente della neutralità e la definizione di una politica estera autonoma e autorevole.</p>  Risposta del Consiglio federale.