Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01120.jsonl.gz/653

Il versamento del cosiddetto "miliardo di coesione" all'Unione europea appare sempre più vicino. A metà agosto la Commissione della politica estera del Consiglio degli Stati (CPS-S) aveva discusso con il consigliere federale Ignazio Cassis, capo del Dipartimento federale degli affari esteri, l'orientamento strategico della politica europea della Svizzera e i vantaggi e gli svantaggi dello sblocco del contributo all'UE.
La commissione del Consiglio degli Stati aveva quindi deciso di inviare un "segnale positivo" a Bruxelles e di fare un "primo passo per contribuire ad allentare le tensioni", come si legge sul sito dei servizi del Parlamento. Tutte le proposte di condizionare il contributo, come per esempio legare il suo versamento all'integrazione dell Svizzera al programma di ricerca Erasmus, erano state respinte.
Ieri è stato invece il turno della Commissione della politica estera del Nazionale (CPS-N) ad approvare, con 19 voti a 7, la richiesta del Consiglio federale di sbloccare il cosiddetto "secondo miliardo di coesione".
Al contrario dei loro colleghi agli Stati, la Commissione del Nazionale vuole però che il governo presenti il messaggio sul finanziamento di Erasmus.
Le Camere federali avevano già accolto nel dicembre 2019 il secondo contributo svizzero al fondo di coesione europeo, pari a 1,3 miliardi di franchi su dieci anni, a condizione tuttavia che l’UE non adottasse misure discriminatorie contro la Svizzera.
La Confederazione vuole togliere questo vincolo e sbloccare il contributo per mostrare all'UE che, nonostante la fine dei negoziati sull’accordo quadro, la Svizzera intende rimanere un partner affidabile e contribuire in modo costruttivo al buon funzionamento di questo partenariato. Per il Consiglio federale, lo sblocco del miliardo di coesione dovrebbe consentire di fare passi avanti in altri dossier con Bruxelles.