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I rappresentanti delle economie più importanti si ritrovano giovedì e venerdì a Seoul. L'obiettivo è di definire una strategia comune per rendere più sicuro il sistema finanziario. La Svizzera sta pensando di introdurre misure per ridurre i rischi legati alle banche troppo grandi.
I partecipanti alla conferenza di Seoul sono confrontati a una sfida importante: raggiungere un accordo per dei provvedimenti coordinati volti a regolamentare un sistema finanziario che non conosce frontiere. Il rischio è grande infatti che molti paesi introducano tutta una panoplia di misure diverse per un problema comune.
In questo caso, le banche svizzere, che si sono già dette disposte ad aumentare le loro riserve di fondi propri per far fronte a eventuali rischi, potrebbero trovarsi svantaggiate di fronte alla concorrenza internazionale. UBS e Credit Suisse sono state chiamate ad applicare l'accordo di Basilea III e altre disposizioni più severe entro il 2018.
Altri paesi, tra cui gli Stati Uniti, hanno introdotto misure proprie. Attualmente non si sa ancora quanti Stati adotteranno le regolamentazioni di Basilea III, con quali scadenze e in che modo saranno definite esattamente le riserve di capitale.
«Le norme internazionali non sono così severe come avremmo auspicato», dichiara Mario Tuor, portavoce della Segreteria di Stato per le questioni finanziarie internazionali. «Essere i primi ad introdurre queste regole è un vantaggio solo se gli altri fanno lo stesso. In caso contrario, potrebbe rivelarsi controproducente».
«Inaccettabile stato delle cose»
Il presidente della Banca nazionale svizzera Philipp Hildebrand apparentemente è dello stesso avviso, poiché recentemente ha esortato gli altri paesi a coordinare delle contromisure per intervenire nell'ambito delle banche 'too-big-to-fail', troppo grandi per fallire.
In un articolo apparso sul Financial Times in ottobre, Hildebrand ha chiesto ai leader del G20 di porre fine a questo «inaccettabile stato delle cose» evocando la mancanza di standard internazionali.
«Se [le regolamentazioni per le banche too-big-to-fail] venissero realizzate, si tratterebbe di un passo in avanti significativo per ridurre i rischi posti sistematicamente da istituzioni importanti. Il problema degli istituti 'too-big-to-fail' è molto pronunciato in Svizzera. Si tratta tuttavia di un'anomalia che riguarda il mercato globale e va sradicata».
I segni premonitori per un accordo internazionale non sono però particolarmente positivi. In settembre, il Comitato dei Governatori delle Banche centrali ha approvato l'accordo Basilea III, accordo che dovrebbe ottenere l'avallo anche del G20. Tuttavia, vi è ancora confusione su come verranno esattamente attuate le regolamentazioni e sul calendario per la loro entrata in vigore.
Il vertice del G20 di Seul, in programma giovedì e venerdì, sarà centrato proprio sulle eventuali regole supplementari per porre fine al problema delle istituzioni finanziarie che in caso di fallimento potrebbero travolgere l'economia nel suo insieme.
Sulle possibili soluzioni non vi è però un consenso. Gli Stati Uniti hanno instaurato un sistema per liquidare in maniera ordinata a senza creare panico le banche che si trovano nei guai, mentre altri paesi hanno preferito introdurre degli strumenti finanziari che permettono di trasferire il costo delle garanzie dal settore pubblico a quello privato.
Esito incerto
La Svizzera ha optato per la seconda soluzione, obbligando le banche ad aumentare le loro riserve di fondi propri. Non tutti sono però convinti che questa sia la migliore soluzione.
La Confederazione vorrebbe che il G20 seguisse il suo esempio, ma non facendo parte del consesso può far sentire la sua voce solo indirettamente, attraverso istituzioni come il Fondo monetario internazionale o il Financial Stability Board.
Gli sforzi di lobbing rischiano quindi di avere un effetto limitato, osserva Mario Tuor. «Seguiremo da vicino i dibattiti. In una struttura così poco trasparente e dal funzionamento opaco è però difficile ottenere qualcosa di concreto».
La European Financial Services Round Table (EFR), un gruppo lobbistico di cui fanno parte UBS e Credit Suisse, seguirà anch'esso con attenzione i lavori del G20. L'organizzazione è però preoccupata perché «molti paesi hanno già preso delle misure senza coordinarsi l'un l'altro» per risolvere il problema delle banche' too-big-to-fail'.
«Vi sono divergenze d'opinione in alcuni ambiti e le discussioni potrebbero andare in una direzione che non auspichiamo», osserva il segretario della EFR Sebastian Fairhurst. «Vi è in effetti il pericolo che alcuni paesi proseguano in una direzione e altri in un'altra, ciò che potrebbe aggravare il rischio di frammentazione».
Basilea III
Gli Accordi di Basilea definiscono i requisiti patrimoniali delle banche stabiliti dal Comitato di Basilea, costituito dagli enti regolatori delle banche mondiali allo scopo di perseguire la stabilità monetaria e finanziaria.
I requisiti di capitalizzazione delle banche sono stati definiti nel 1988 con l'Accordo sul capitale minimo delle Banche, noto appunto come Accordo di Basilea. Con il passare degli anni, l'intesa si è rivelata inadatto a fronteggiare le nuove sfide legate ai prodotti finanziari, ai mercati bancari e alle tecniche di gestione dei rischi.
Di conseguenza, nel 2007 è entrato in vigore un nuovo accordo sui requisiti minimi di capitale (Basilea 2): la nuova intesa fissava il coefficiente di solvibilità all'8%. Tale coefficiente definisce l'ammontare minimo di capitale che le banche devono possedere in rapporto al complesso delle attività ponderate in base al loro rischio creditizio.
Basilea 3, adottato in settembre dal Comitato dei Governatori delle Banche centrali, va più in là, aumentando in particolare i fondi propri minimi delle banche. Il tasso di solvibilità rimarrà fissato all'8%, mentre il common equity (il nocciolo duro del capitale costituito dalle azioni ordinarie e dagli utili non distribuiti) salirà dall'attuale 2% al 3,5% nel 2013 e al 4,5% a fine 2018. Il Tier 1 (azioni ordinarie, utili non distribuiti e obbligazioni perpetue) passerà invece dal 4 al 6%.
Seoul 2010
La Corea del Sud occupa la presidenza di turno del G20 per il 2010. Il vertice si svolge l'11 e il 12 novembre a Seoul.
Il Consiglio di stabilità finanziaria (Financial Stability Board, FSB) è stato incaricato di proporre un pacchetto di misure per evitare che il denaro pubblico serva a rimpinguare i grandi istituti finanziari.
Queste raccomandazioni sono volte soprattutto a migliorare la sorveglianza del settore finanziario, a regolamentare il mercato dei prodotti derivati, a ridurre la dipendenza nei confronti degli istituti di credito e a migliorare le norme contabili.
Un forum informale
Lanciato nel 1999 dopo la crisi asiatica, il G20 è uscito rafforzato dalla recente crisi, diventando il principale forum di cooperazione economica internazionale.
Riunisce i paesi del G8 (USA, Giappone, Germania, Francia, Gran Bretagna, Italia, Canada, Russia), Unione Europea, Australia, Corea del Sud, Cina, Argentina, Arabia Saudita, Brasile, India, Indonesia, Messico, Sudafrica e Turchia.
Malgrado sia la settima potenza finanziaria mondiale, la Svizzera non ne fa parte.
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