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Luglio 2016 - Completiamo la Newsletter no1 della nostra società cappello con alcune informazioni importanti dall'interno e dall'estero.
In Vallese la situazione attuale è drammatica e dimostra dove può condurre una politica sbagliata relativa ai grandi predatori. Illustriamo con un appello che abbiamo ricevuto dal Vallese da Daniel Steiner:
«Nella notte sul venerdì [3.6.2016] un lupo è penetrato in un pascolo primaverile sopra la località di Unterbäch, protetto secondo le regole prescritte, e uccide o squarcia otto giovani capre. In tutto pascolavano 32 capre della razza «Schwarzhals». Il guardiacaccia responsabile Thomas Imboden ha confermato che le ferite riscontrate presso le capre sono caratteristiche di un lupo. Il pascolo era cintato secondo le prescrizioni della protezione delle greggi con un Flexinet alto 1,10 metri allacciato alla corrente di 6000 Volt. Con quest'ultimo attacco del lupo i capi di pecore e capre colpiti nella regione tra Törbel e Ergisch sale a 48.
Anche nel canton Uri il lupo fa di nuovo parlare di sé. In aprile per esempio viene fotografato in zona abitata nei dintorni di Seelisberg. Il 23 maggio nell'Isental uccide otto pecore e il 27 giugno altre otto in zona Guggital, presso Erstfeld.
Da questa primavera anche gli orsi sono di nuovo in circolazione.
Ne sono state osservate, per esempio, le seguenti tracce: - in principio di aprile nell'Engadina bassa, alcuni giorni più tardi un orso è stato travolto e ucciso sotto un treno della Ferrovia retica; - alla fine di aprile si trovano tracce di orso in Volposchiavo; - in principio di maggio in zona Übernolla, presso Thusis; - a metà di giugno nel canton Uri, in zona Guggital, presso Bürgeln. Tutte queste tracce non lasciano intuire nulla di buono ed è solo una questione di tempo finché succede qualcosa.
Anche nei paesi confinanti i problemi con i grandi predatori sono in aumento. Peter Brandt dell'«Interessensgemeinschaft sichere Weide-wirtscahft» ci fa pervenire la seguente notizia:
«Secondo l'informazione della nostra veterinaria, consulente e membro signora M. (impiegata come veterinaria al macello di Salisburgo) poco tempo fa nella zona di Kobenauserwald (tra Salisburgo e Braunau) è stato fermato un camioncino proveniente dalla Repubblica ceca con a bordo cinque lupi tramortiti, e quindi subito confiscati. Ci si domanda dove erano diretti e a che scopo? Firmato: … Landesobmann.»
Per salvaguardare le persone coinvolte Peter Brandt ha tralasciato i nomi. Sono però conosciuti e possono essere rivelati a persone di fiducia che lo richiedessero. Questo fatto potrebbe confermare la tesi, che il ritorno del lupo non fu e non è spontaneo. Fatto che si può dedurre anche dalla documentazione redatta nel 2003 da Luigi Boitani, noto e temuto sostenitore della politica di insediamento dei grandi predatori in Europa «Piano d'azione per la conservazione del lupo in Europa», che a pag. 10 (versione francese) recita:
«Là dove si vuole reinsediare una zona con grandi predatori conviene applicare i seguenti principi: - Prima di tutto sostenere il reinsediamento naturale, - in secondo luogo lavorare sulla crescita delle popolazioni che non sono in grado di sopravvivere, - terza priorità: introdurre animali nelle zone affinché si aggiungano alle popolazioni che non sono in grado di sopravvivere, - e da ultimo effettuare introduzioni in zone nuove.»
Dalla Francia riceviamo la seguente notizia (fonte: www.franceinfo.fr del 26.5.2015):
Ségolène Royale vuole ridurre la protezione del lupo in Europa. Dal suo ritorno nel parco nazionale del Mercantour nel 1992 il tono nei suoi confronti è cambiato. I lupi si sono insediati in 33 Dipartimenti. L'anno scorso (2015) sembra che la protezione delle greggi abbia raggiunto il suo limite. Nonostante tutte le misure possibili sono state massacrate più di 9000 pecore. Ci si chiede: «abbiamo sottovalutato ciò che sarebbe successo?»
Cordiali saluti e un'estate piacevole a nome dei Comitati delle due associazioni vi augurano: Rico Calcagnini e Hermi Plump
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Berna, 26 maggio 2016 - La Commissione dell’Ambiente del Consiglio nazionale (CAPTE-N) raccomanda di non più considerare il lupo un animale strettamente protetto e chiede di poterlo cacciare
Questo dimostra che la visione del Consiglio federale sul tema grandi predatori non è da tutti condivisa. Invece di realizzare per gli allevatori misure di protezione costose e inutili, il governo federale deve finalmente mettere in applicazione la mozione Fournier, che chiede di rinegoziare la Convenzione di Berna sulla diversità biologica. La Commissione dell’Ambiente del nazionale (CAPTE-N) si è allineata alla precedente decisione che aveva preso nei mesi scorsi la Commissione del Consiglio agli Stati (CAPTE-S), a proposito della problematica di gestione della protezione del lupo. Tutte e due le Commissioni delle Camere hanno accettato le proposte presentate (mozione Rieder – iniziativa cantonale vallesana “Lupo, la festa è finita”) che chiedono che il lupo possa essere cacciato. Queste decisioni sono in controtendenza all’attuale politica della Confederazione. Rappresentano pure un’importante tappa nella messa in discussione del concetto nazionale lupo – lince, che prevede misure e azioni che sono spesso costose e inefficaci.
L’Associazione svizzera per un territorio senza grandi predatori domanda alla Confederazione di sospendere questi concetti e di lasciare ai Cantoni la responsabilità di decidere in quali regioni si ritiene adeguata la presenza del lupo. È auspicabile che i Cantoni alpini stabiliscano un piano strategico condiviso con definiti gli spazi ove l’allevamento di piccoli ruminanti (pecore, capre in particolar modo), il turismo e la gestione attiva del paesaggio sono prioritari.
La nostra Associazione è convinta che ritirandosi dalla Convenzione di Berna, o rinegoziandola prevedendo delle precise riserve, sarà possibile tener conto delle rivendicazioni provenienti dalle regioni che sono particolarmente toccate dalla presenza e dall’espansione dei grandi predatori.
Informazioni supplementari:
Germano Mattei
Co-presidente dell’Associazione svizzera per un territorio senza grandi predatori
Cel. 079 428 40 59 / www.atsenzagp.org
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La Commissione dell’ambiente, della pianificazione del territorio e dell’energia del Consiglio degli Stati è favorevole a una modifica della legge sulla caccia affinché il lupo possa essere cacciato.
Questa misura si spinge ben oltre la moderata regolazione delle popolazioni di lupi decisa l’anno scorso dal Parlamento. Con 6 voti contro 4 e 2 astensioni, la Commissione propone alla propria Camera di accogliere la mozione Imoberdorf (Rieder) 14.3570 «Inserire il lupo tra le specie cacciabili».
La mozione incarica il Consiglio federale di presentare una modifica della legge sulla caccia che permetta di cacciare il lupo durante l’intero arco dell’anno. La Commissione ha ribadito che le preoccupazioni dei Cantoni di montagna concernenti la problematica del lupo vanno prese sul serio.
Fondamentalmente ritiene che, per quanto concerne i singoli abbattimenti, ai Cantoni vadano attribuite maggiori competenze rispetto a quanto prevede attualmente la legge. La maggioranza dalla Commissione vuole tuttavia fare un ulteriore passo avanti e dare un segnale accogliendo la mozione.
Essa ritiene infatti che l’attuale modello di misure volte a prevenire i danni (protezione del bestiame) e ad abbattere i singoli esemplari problematici e in presenza di popolazioni regionali elevate non sia sufficiente. L’incremento del numero di lupi deve essere frenato intervenendo in modo efficace sulla loro popolazione come dimostrano le esperienze fatte in diversi Paesi d’Europa.
La maggioranza della Commissione è consapevole che promuovendo la caccia di questo animale si spinge ben oltre il quadro normativo deciso l’anno scorso con l’adozione della mozione Engler 14.3151.
La caccia non è affatto conciliabile con la permanenza nella Convenzione di Berna che classifica il lupo quale specie faunistica «assolutamente protetta». La minoranza della Commissione respinge la mozione e ricorda anche la soluzione equilibrata trovata dalle Camere accogliendo la mozione Engler, che tenta di conciliare le aspettative della popolazione di montagna con le esigenze legate alla protezione del lupo.
Sempre secondo la minoranza della Commissione, il solo fatto che la protezione del lupo in Svizzera sia garantita nella Costituzione come anche nella Convenzione di Berna escluderebbe già di per sé la caccia.
Sempre su questo tema, la Commissione propone, con 10 voti contro 2, di non dare seguito all’iniziativa del Cantone Vallese 14.320 «Lupo. La festa è finita!». L’iniziativa chiede al Parlamento di procedere a una modifica legislativa che collima con la richiesta della mozione. La Commissione ritiene che, vista l’adozione delle mozione, il Parlamento non dovrebbe legiferare in materia.
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L’Associazione Svizzera per un Territorio senza grandi predatori è preoccupata per quanto propone la nuova stratega federale per la gestione dei grandi carnivori (lupo e lince). Constatato che la stessa è inefficace per fronteggiare la problematica, chiediamo ai Parlamentari di attivarsi per trovare soluzioni adeguate
Berna, 02.02.2016 - Il 2015 è stato un anno nefasto per gli allevatori di bestiame nelle regioni di montagna. Malgrado le misure di protezione adottate, le perdite causate dai grandi predatori sono aumentate. Le conseguenze sugli alpeggi e per gli agricoltori stessi sono spesso drammatiche. I costi a carico della Confederazione, dei Cantoni e delle persone toccate da queste problematiche sono aumentati in maniera sproporzionata.
A causa di questa situazione, un numero importante di alpeggi di pecore e capre sono in pericolo di abbandono. Tradizioni e prodotti nostrani tradizionali sono a rischio di sparizione. Si rileva che i lupi perdono proghessivamente la loro paura nei confronti dell’essere umano e si avvicinano sempre più ai centri abitati. Nel 2003, la Commmissione federale dell’ambiente, della pianificazione del territorio e dell’energia (CAPTE) del Consiglio nazionale ha inviato un postulato al Consiglio federale.
Questa richiesta domandava l’adattamento del “concetto Lupo Svizzero” per essere compatibile con la custodia tradizionale degli animali in montagna, senza introdurre gravose restrizioni. Queste rivendicazioni non sono state purtroppo considerate nell’alaborazione del nuovo concetto quadro relativo ai lupi e alle linci (19.01.2016).
I lupi e i loro misfatti si stanno estendo alla totalità dell’arco alpino. In Francia, in Italia e in Germania i lupi sono diventati un vero problema. La ministra francese dell’ecologia, Ségolène Royal, ha autorizzato la caccia ai lupi, in modo da assicurare la gestione della situazione. In Italia, i proprietari di pecore e di capre, confrontate con l’immobilismo delle autorità, hanno adottato delle iniziative personali. In Germania sono segnalate delle aggressioni a esseri umani, mentre in Austria si stanno varando delle misure di protezione dei greggi stessi.
È giunto il momento di varare misure efficaci, in modo di far fronte agli attacchi dei lupi e degli altri grandi predatori. L’Associazione nazionale per un Territorio senza grandi predatori chiede ai Parlamentari federali di esercitare la loro influenza sul Consiglio federale affinchè gli interessi degli agricoltori e allevatori di montagna siano considerati seriamente in modo di gestire la crescente popolazione dei lupi.
Concretamente è necessario di: • Mettere in esecuzione la mozione Fournier che propone di denunciare la Convenzione di Berna, in modo da ridurre il grado di protezion del lupo, e non di favorire la sua reintroduzione.
- Adottare l’iniziativa cantonale del Canton Vallese che chiede alla Confederazione di rendere esecutive le decisione adottate dal Parlamento federale.
- Accettare la mozione (Imoberdorf) Rieder, in modo che il lupo sia inserito tra le speci caccciabili.
- Adottare la mozione Schmid che domanda che le bestie generate da incroci creati dall’uomo tra lupi e cani (ibridi) siano eliminati.
Almeno 20'000 lupi sono presenti in Europa, questa realtà dimostra che questa spece non è in via di estinzione. Al contrario sta colinizzando i nostri territori. È oggi impellente decidere di gestire questa popolazione, in modo da ridurre le fonti di conflitto con la presenza dell’uomo e delle sue atttività di gestione attiva del territorio. Le diverse iniziative parlamentari presentate qui sopra, costituiscono una forma pragmatica per confrontarsi efficaciemente alle sfide costituite dalla presenza dei grandi predatori, come il lupo, l’orso, la lince e, novità recente, il sciacallo dorato.
Informazioni:
Georges Schnydrig, cel. 078 736 62 58
Germano Mattei, cel. 079 428 40 59
Co-presidenti Associazione Svizzera per un Territorio senza grandi predatori
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Testo depositato: In considerazione del crescente problema rappresentato dal lupo in Svizzera, soprattutto nell'arco alpino, vorrei sapere dal Consiglio federale a quanto ammontano i costi annui della Strategia Lupo per i contribuenti. Andranno illustrati anche i costi indiretti, dovuti al reinserimento del lupo in Svizzera.Il Consiglio federale condivide la mia opinione che questi costi sono spropositati?
Interpellanza di Oskar Freysinger in Consiglio Nazionale
Risposta del Consiglio federale del 18.11.2015
La gestione del lupo in Svizzera è disciplinata dalla legge federale sulla caccia (LCP; RS 922.0) e dalla relativa ordinanza federale sulla caccia (OCP; RS 922.01). Secondo l'articolo 10bis OCP, l'UFAM elabora strategie per la gestione di determinate specie animali protette, fra cui in particolare anche quella del lupo. La Strategia Lupo Svizzera costituisce un aiuto all'esecuzione della Confederazione volto a concretizzare le disposizioni della legislazione federale sulla caccia, in particolare per quanto concerne
- (a) la protezione e il monitoraggio della popolazione della specie,
- (b) la prevenzione di danni e di situazioni pericolose,
- (c) la promozione di misure di prevenzione,
- (d) la valutazione di danni e pericoli,
- (e) il risarcimento di misure di prevenzione e di danni e
- (f) il coordinamento internazionale e intercantonale delle misure.
I costi a carico della Confederazione sono dovuti soprattutto:
- al monitoraggio della popolazione di lupi (in particolare le analisi genetiche dei campioni raccolti dai cantoni): in media sui 200 000 franchi l'anno;
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