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BERNA - Potrebbero essere migliaia gli abusi connessi al lavoro ridotto richiesto a causa della crisi del coronavirus. Lo dice il Consiglio federale in risposta a un'interpellanza della consigliera nazionale Gabriela Suter (PS/AG), precisando al riguardo che verranno estesi i controlli sulle ditte che hanno fatto capo a questo strumento per superare le ripercussioni della pandemia sui loro affari.
Secondo Suter, visto l'alto numero di richieste per il lavoro ridotto che riguardano quasi due milioni di lavoratori (dati di maggio, n.d.r), non è stato possibile eseguire controlli approfonditi. Circolano notizie secondo cui delle aziende hanno ottenuto il lavoro ridotto benché i propri dipendenti non lavorassero meno del normale.
Attualmente non sono ancora disponibili dati precisi. Tuttavia, secondo il governo il tasso di abuso potrebbe essere compreso tra l'1,5 e il 3%. Tale stima si basa sull'esperienza accumulata col sistema di assicurazione contro la disoccupazione.
Attualmente circa 190'000 aziende lavorano a tempo parziale, di cui circa 150'000 chiederanno probabilmente un sostegno finanziario. Il Consiglio federale stima il possibile numero di abusi tra 2'100 e 4'200, ma al momento non è possibile una valutazione intermedia.
Il Consiglio federale non vede la necessità di ulteriori interventi in aggiunta ai controlli già rafforzati. I controlli vengono eseguiti sulla base di rapporti e su indagini a campione. L'autorità competente sta attualmente concentrando le sue risorse interamente su questi controlli.
Il Consiglio federale prevede di liberare a tal fine risorse supplementari a partire dall'anno prossimo, compreso il ricorso a società esterne.