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Un giudice federale USA ha respinto una causa che accusava l’exchange Binance di violare le leggi statunitensi sui titoli vendendo token non registrati.
La causa di Binance negli USA
Giovedì scorso un tribunale federale degli Stati Uniti ha respinto una causa che chiedeva incriminazione di Binance per aver violato le leggi statunitensi sui titoli, vendendo token non registrati e non registrandosi come scambio o broker-dealer.
La causa è stata intentata da alcuni utenti di New York che avevano perso gran parte dei loro investimenti su alcune criptovalute acquistate sul primo exchange del mondo.
In un reclamo lungo 327 pagine, come riporta l’agenzia di stampa Reuters, gli investitori sostengono che Binance “si è impegnato erroneamente in milioni di transazioni” e non li avrebbe avvertiti dei “rischi significativi” derivanti dall’acquisto dei token.
Secondo il giudice Andrew Carter chiamato a dirimere la questione, la petizione sarebbe stata avanzata fuori tempo massimo, essendo passato più di un anno dagli acquisti in criptovaluta effettuati dai querelanti.
Inoltre, sempre secondo il giudice federale Carter, non si tratta di un’exchange nazionale. Di conseguenza non si possono applicare le leggi nazionali sui titoli. Viene infatti affermato che:
“I querelanti devono sostenere più che affermare di aver acquistato token mentre si trovavano negli Stati Uniti e che il titolo è passato in tutto o in parte sui server situati in California che ospitano il sito web di Binance.”
La società fondata nel 2017 da Changpeng Zhao ha sede alle isole Cayman e di recente ha stabilito la sede di tre sue aziende in Irlanda, a Dublino.
La risposta del CEO di Binance
Changpeng Zhao, durante un’intervista ad ottobre, ha detto:
“Storicamente, affermiamo di non avere un quartier generale. In realtà siamo solo in procinto di stabilire alcuni quartier generali in diverse parti del mondo.”
Quella intentata da alcuni utenti non è l’unica grana giudiziaria di Binance, che ha dovuto subire un’indagine a maggio scorso da parte del Dipartimento di Giustizia e dell’Internal Revenue Service, per sospetta attività di riciclaggio e reati fiscali vari.
A settembre invece è stata la volta della Sec ad aprire un’indagine contro Binance, per manipolazione del mercato. Il Regno Unito poi lo scorso anno ha vietato tutte le attività dell’exchange sul proprio territorio, sempre per supposte violazioni delle regole sul riciclaggio e potenziali truffe e per il fatto che sia difficile stabilire quale sede legale abbia l’exchange.
Ma anche gli enti regolatori di Italia, Germania, Giappone, Thailandia, Hong Kong e Malesia hanno messo, nei mesi scorsi, sotto la loro lente l’attività dell’exchange sul loro territorio.
Il CEO ad inizio anno ha detto che la società voleva fattivamente collaborare con gli enti regolatori internazionali per stabilire regole certe ed omogenee che possano andare incontro alle richieste fatte e per poter operare nella massima legalità e trasparenza.
Chissà che questa prima vittoria in tribunale non possa rappresentare uno spartiacque non solo per Binance, ma per tutto il mondo delle criptovalute, che deve fare i conti da mesi con indagini ed inchieste in mezzo mondo, per presunte violazioni delle regole finanziarie.