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L'esercito intraprende tutto quanto è in suo potere per ristabilire l'ordine e impedire possibili abusi dell'arma personale o dell'arma in prestito. Due delle principali misure a tele riguardo consistono nella verifica di dossier personali e nel ritiro di armi. Dal mese di giugno del 2011 l'esercito ha verificato complessivamente 309 000 dossier e ritirato 415 armi personali e 5904 armi in prestito. Per questi lavori sono finora state investite circa 50 anni-uomo.
La terza importante misura consiste invece nelle analisi dei rischi eseguite in maniera capillare a partire da agosto 2011 nell'ambito del reclutamento. A seguito di tali controlli, fino alla fine di febbraio 2012, 456 persone non sono state incorporate nell'esercito svizzero. Prima della SR primaverile iniziata nel mese di marzo, sono inoltre state disposte 84 ulteriori sospensioni della chiamata in servizio. Questo a seguito di episodi rilevanti ai fini della sicurezza, accaduti dopo che il reclutamento era già stato superato.
Avviata nel marzo 2012 la seconda fase del ritiro degli equipaggiamenti
Dopo l'omicidio di un agente di polizia avvenuto a Schafhausen BE, il 1° giugno 2011 il capo dell'esercito, comandante di corpo André Blattmann, ha emanato l'ordine di verificare le procedure di ritiro dell'equipaggiamento personale dei militari. Alla fine del 2011, la verifica dei 530 casi allora pendenti e con essa la prima fase del ritiro degli equipaggiamenti erano concluse; in tale ambito erano state ritirate 188 armi.
Il motivo dell'invio di lettere a 27 000 ex militari risiede nell'avvio della seconda fase del ritiro degli equipaggiamenti. L'esercito intende armonizzare i dati contenuti nei libretti di servizio (LS), relativi all'intero equipaggiamento personale, con quelli della banca dai elettronica centrale. Queste lettere rappresentano pertanto un'ulteriore misura di sicurezza. La verifica degli LS sarà conclusa entro la fine di maggio 2012.
L'armonizzazione dei dati è necessaria dal momento che i dati che abbiamo oggi a disposizione sono stati ricavati nel 2006 da 26 Cantoni con diversi sistemi (EED e comuni schede di dati compilate a mano) e sono poi stati inseriti nel 2007 in un unico sistema SAP.
In considerazione di questi elementi, trarre la conclusione che l'esercito non saprebbe dove si trovano le armi di servizio dei 27 000 militari non è tuttavia ammissibile.