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IL MINISTERO PASTORALE
Svolgere il ministero pastorale in modo appropriato non è cosa da poco.
Non sono richieste soltanto alcune capacità, ma molte che siano in armonia l'una con l'altra.
Una persona potrebbe avere un vero talento per la predicazione, pur non essendo in grado di ammonire ed esortare privatamente o di presiedere alle questioni attinenti al governo della Chiesa.
Quindi, per adempiere in modo soddisfacente il ministero pastorale è necessario possedere tutte le capacità che esso richiede, affinché "l'uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona" (II Timoteo 3:17).
L'ufficio pastorale è descritto attraverso cinque termini:
Anziano (dal greco presbyteros). Questo titolo indica una guida spirituale ed amministrativa matura (Atti 15:6; 1 Tim 5:17; Giac 5:14).
Vescovo (dal greco episkopos). Esprime l'idea di sorveglianza, di una guida attenta ed autorevole (Atti 20:18; 1 Tim 3:5; Tito 1:7).
Pastore (dal greco poimen). Indica cura, guida, autorevolezza (1 Pietro 2:25; 5:2-3; Efesini 4:11).
Predicatore (dal greco Kerux). Questo nome fa riferimento alla proclamazione pubblica del Vangelo ed all'istruzione dottrinale della chiesa (Rom. 10:4; 1 Tim 2:7; 2Tim 1:11).
Dottore (dal greco didaskalos). Colui che è responsabile dell'esposizione della Scrittura per istruire e correggere il gregge (1 Tim 2:7).
La Scrittura insegna che tutti questi termini si riferiscono ad un unico ufficio, vale a dire quello del pastore o anziano.
In 1 Pietro 5:1-3, ad esempio, i vocaboli anziano, pastore e vescovo, sono usati in modo sinonimo:
"Esorto dunque gli anziani che sono tra voi, io che sono anziano con loro e testimone delle sofferenze di Cristo e che sarò pure partecipe della gloria che deve essere manifestata : pascete il gregge di Dio che è tra voi, sorvegliandolo, non per obbligo, ma volenterosamente secondo Dio; non per vile guadagno, ma di buon animo; non come dominatori di quelli che vi sono affidati, ma come esempi del gregge".
Quindi la corrispondenza e parità di questi titoli indicano che non vi è alcuna distinzione tra il governo e l'istruzione della chiesa.
Queste funzioni sono proprie di un unico ufficio: il pastorato.
Oltre a questi termini fondamentali, ve ne sono altri che ampliano la descrizione del ministero pastorale nel Nuovo Testamento: il pastore presiede o governa (1Tess.5:12; 1 Tim. 3:4-5); è un ambasciatore (2 Cor. 5:20); un amministratore (1 Cor.4:1); un difensore della verità (Fil. 1:7); un servitore della chiesa (2 Cor.4:5).
Inoltre la Parola di Dio insegna che i pastori devono predicare (1 Cor. 1:17); pascere o nutrire il gregge (1 Pietro 5:2); edificare la chiesa (Ef. 4:12); pregare (Col. 1:9); vegliare sulla vita dei credenti (Ebrei 13:17); combattere (1Tim. 1:18); convincere quelli che contraddicono (Tito 1:9); confortare (2Cor. 1:4-6); riprendere severamente (Tito 1:3) ed esortare (Tito 1:9; 2-15).
In 1 Tim. 3:1 è scritto che se uno aspira all'incarico di vescovo, desidera un attività lodevole.
L'apostolo si riferisce al desiderio intenso, cosciente, profondo e permanente di svolgere il ministerio pastorale al servizio della chiesa.
Pietro scrive : "Pascete il gregge di Dio che è tra di voi, sorvegliandolo non per obbligo , ma volenterosamente", pertanto il desiderio deve essere spontaneo, personale, genuino.
Chi desidera svolgere il ministerio pastorale deve essere altresì consapevole della natura dell' opera cui aspira, delle sue implicazioni, delle responsabilità, delle esigenze e delle pressioni che comporta.
Questo desiderio infine deve essere disinteressato, nel senso che non deve scaturire da interessi personali, da ambizioni carnali o da vanagloria.
Chi è veramente chiamato all'ufficio pastorale, desidera semplicemente servire il Signore ed il suo popolo.
Il grande obiettivo che bisogna raggiungere mediante la predicazione del Vangelo è quello di innalzare la persona e l'opera di Gesù Cristo.
Risulta evidente, quindi, che per annunciare il Vangelo del Figlio di Dio, bisogna conoscerLo realmente ed essere pienamente consacrati a Lui!
Due secoli fa, Giorgio Whitefield sottolineò proprio questa verità, ossia che non si può predicare Cristo con potenza e con passione, se prima non si sperimentano personalmente tutte le verità del Vangelo.
Se manca tale requisito, i discorsi del pastore risulteranno essere poveri, freddi, al cuore di coloro che lo ascoltano, i quali lasceranno la Sala di Culto indifferenti e insensibili, così come quando sono venuti.
Cristo, invece, deve risplendere nel cuore del pastore, altrimenti nella Chiesa non vi sarà né luce, né colore, né vita.
Per predicare non è necessario essere eloquenti, molto intelligenti ed abili nel convincere con le parole, ma bisogna essere reali.
Se dietro al pulpito si dà l'impressione di non aver sperimentato ciò che si va affermando, si finirà col venire miseramente meno.
Bisogna considerare, inoltre, che spesso si predica a persone con seri problemi, ad esempio disoccupate, o che vivono nell'ansietà, o provati fisicamente e mentalmente, insomma a credenti che soffrono a causa dei travagli della vita; allora occorre tanta sensibilità e non, (come mi è capitato di sentire da un anziano: chi va via dalla propria chiesa per lavoro, mostra di avere poca fede), ma piuttosto avere passione, amore e comprensione per il fratello o sorella, ma soprattutto tanta preghiera.
Il pastore deve dimostrare amore per le persone, egli è stato scelto da Dio per servire la Chiesa.
Questo significa che egli deve continuare a servire i credenti, non a giudicarli.
Ma guai se il pastore dimenticasse che esiste per servire il popolo di Dio, egli non potrebbe sopportare i pesi impliciti nell'esercizio di un ministero egoistico!
"Quando avrete fatto tutto il vostro dovere, ripetete a voi stessi: lo sono un servo inutile, ho fatto ciò che ero in obbligo di fare" (Luca 17:10).
L'anziano che non s'impegna con tutto il cuore nella sua comunità d'appartenenza, per conoscere le persone al fine di stabilire con esse dei rapporti significativi, non è disposto ad impiegare il suo tempo per discutere argomenti che non presentano per lui alcun interesse, ma che sono molto importanti per i suoi interlocutori, non può assumere l'incarico pastorale.
Pur esponendo abilmente la Parola di Dio, i suoi grandi sermoni non saranno efficaci, perché coloro che lo ascoltano sanno bene di non essere amati da lui!
E' incredibile l'effetto che può avere la predicazione, quando le persone percepiscono di essere amate dal pastore che sta esponendo la Parola di Dio!
Non si tratta di avere quel sorriso formale o quell'atteggiamento da "compagnone" per risultare simpatico nei confronti dei suoi interlocutori, ma della disposizione d'animo generata dallo Spirito Santo nel suo cuore, che lo costringerà a cercare praticamente il bene delle persone che lo circondano.
Il pastore deve servire senza aspettarsi nulla in cambio; è questa la via "della perfezione" (Colossesi 3:14) che gli permetterà di raggiungere il cuore dei credenti mediante la predicazione della Parola.
Infine, la sua predicazione deve essere caratterizzata dall'autorità data dallo Spirito Santo.
Per i ministri di Dio, la presenza dello Spirito Santo è assolutamente essenziale, altrimenti del loro servizio non rimane altro che il nome.
La presenza dello Spirito Santo, non si manifesta necessariamente tramite l'entusiasmo, l'eloquenza, le tante attività, il volume della voce o altre cose del genere.
La vera presenza dello Spirito Santo è quel qualcosa che conferisce consistenza, potere ed autorevolezza alla Parola predicata.
In pratica, questo significa che il parlare del pastore su cui riposa l'unzione dello Spirito di Dio farà breccia nei cuori di coloro che lo ascoltano, manifestando l'opera della grazia divina (Atti 2:37).
Senza una minima evidenza della presenza di quest'unzione, bisogna constatare che manca la chiamata, da parte del Signore, all'esercizio del ministero pastorale per edificare la Chiesa.
Voglia "Il sommo Pastore delle pecore" concedere ad ogni servitore di Dio di predicare il Suo nome efficacemente, nella potenza dello Spirito Santo!
LE CARATTERISTICHE DEL PASTORE
Lo strumento principale del pastore è la Sacra Scrittura. E tramite essa che egli riprende con mansuetudine i credenti e li esorta a correggersi.
E per mezzo del "ministerio della Parola" che egli istruisce i credenti nel cammino di giustizia e li prepara per ogni opera buona.
La chiesa di Dio non ha bisogno di essere cibata con opinioni umane, bensì con la Parola di Dio, che è sufficiente per guidarla nella fede e nella santificazione durante tutto il suo pellegrinaggio.
Il ministerio dell'anziano deve essere, quindi , fondato sulla Bibbia; per questo l'apostolo Paolo comandò a Timoteo di predicarla costantemente, di esporla correttamente e di esortare la chiesa attraverso di essa. "Predica la Parola, insisti in ogni occasione favorevole e sfavorevole convinci, rimprovera, esorta con ogni tipo di insegnamento e pazienza" (2 Tim. 4:2).
Una volta chiamato ad esercitare il ministerio, l'anziano deve badare prima di tutto alla propria vita davanti a Dio, non deve perdere di vista il proprio cammino di fede o i bisogni spirituali della propria famiglia.
E' possibile cadere nell'orgoglio e signoreggiare sulla chiesa, essere distratti da altre attività o lasciarsi intimorire dagli uomini impedendo così la predicazione della verità o l'opposizione decisa al peccato.
Soltanto rimanendo stretto alla Parola di Dio e nutrendosi continuamente di essa, esercitando la pietà, mantenendosi in tutto integro davanti a Dio, vigilando in ogni cosa e fortificandosi nella grazia, il pastore potrà compiere degnamente l'opera che Dio gli ha affidato.
Un buon pastore deve essere ciò che cerca di persuadere altri ad essere e deve credere di cuore alle verità che vuole inculcare nel cuore di coloro cui predica.
Prima di diventare predicatore è necessario diventare cristiano.
Gli uomini che sono appartati per diventare ministri del Vangelo devono essere stati prima santificati mediante la consacrazione del cuore.
I giovani che aspirano al ministero devono comprendere che è inutile applicarsi agli studi se non conoscono Dio e non aspirano a lui.
Quello che bisogna ricercare è conoscere e contemplare Dio, temerlo ed adorarlo, amarlo e gioire in lui.
L'opera del pastore non è fine a se stessa, ma tende al benessere spirituale della chiesa.
Ciò che ha il pastore nel cuore è ciò che giungerà alle orecchie della sua congregazione.
Se non si ciba bene lui stesso, anche la chiesa crescerà malnutrita, se non cammina santamente nel timore del Signore, la sua predicazione lo manifesterà.
Al contrario, se abbonda in fede, amore e zelo, anche la sua congregazione crescerà nella grazia e sarà pertanto di grande benedizione.
Il pastore deve badare che il suo comportamento non contraddica ciò che predica, egli deve essere un facitore e non soltanto predicatore.
Il suo comportamento deve condannare il peccato e deve essere un esempio per gli altri, i suoi discorsi non devono essere inutili ma devono edificare e conferire grazia a quelli che ascoltano (Ef.4:29).
Il pastore è stato chiamato ad essere servo di tutti, non deve estraniarsi dal gregge, ma familiarizzare con coloro che sono stati affidati alle sue cure facendo loro del bene.
il pastore deve vivere una profonda comunione col Salvatore, affinché possa indicare correttamente la via della salvezza, parlando delle cose che conosce e testimoniando di ciò che ha visto.
Se possiede tali caratteristiche, non sarà un cieco alla guida di altri ciechi.
Egli non può essere estraneo all'opera interiore compiuta dallo Spirito Santo, né può ignorare i metodi e le macchinazioni di Satana.
Deve essere capace di dare una sicura direzione alle persone, in tutte le loro difficoltà.
Il suo insegnamento deve essere completo, per cui non solo deve essere capace di insegnare, ma anche pronto ad istruire gli ignoranti con diligenza, sia in pubblico che in privato.
Egli deve essere scrupoloso e fedele nell'esporre tutto il consiglio di Dio, accompagnato dalla chiarezza d'espressione e dalla semplicità, affinché ognuno possa ricevere luce ed intendimento.
Deve essere "semplice come una colomba", ma anche "prudente come un serpente"; deve essere uno che "sappia ben governare prima la sua famiglia, poi la chiesa di Dio" e "condursi con sapienza verso quelli di fuori".
Essendo egli una guida nell'esercito di Dio, per poter assolvere quest'ufficio cosi importante e santo, deve possedere una pietà molto profonda che precede i talenti naturali, l'istruzione, le varie abilità pratiche e la capacità di preparare ed esporre sermoni.
Un ministero privo di una profonda pietà e di una esperienza di vita famigliare ( moglie e i figli ), è come un edificio senza fondamento.
La prima cosa cui un ministro deve aspirare è acquisire la santità nel suo cuore e nella sua condotta, egli deve ricercare continuamente la pienezza dello Spirito Santo.
Poiché la sua non è una chiamata comune, deve essere più santo di quanto non si aspetti normalmente dagli altri credenti.
Il pastore, secondo la Parola di Dio, deve essere:
irreprensibile, ossia non deve offrire occasione di critica e pettegolezzo: nessuno può dire di essere senza peccato, ma ci deve essere l'impegno ad essere irreprensibili. Ogni credente, ed in particolare colui che occupa nella Chiesa un posto di responsabilità, deve offrire al mondo un esempio di purità e coerenza;
marito di una sola moglie: in un mondo tristemente immorale, non solo il pastore, ma tutti I credenti devono dimostrare castità cristiana, l'indissolubilità del vincolo matrimoniale e la santità della famiglia cristiana;
i figli sottomessi : timorati di Dio, con buona testimonianza e reputazione nella chiesa e fuori;
sobrio, ovvero attento e vigile e non dedito al vino: "Tu sii vigilante in ogni cosa" (II Timoteo 4:5);
non litigioso o violento: alcuni tendono ad un atteggiamento di contesa;
prudente, ovvero assennato, con autocontrollo: come responsabile della comunità, deve dare una testimonianza chiara della luce e della potenza di Cristo che regna in lui, in modo da meritare il rispetto della Chiesa e del mondo;
ospitale: il pastore deve aprire il suo cuore e la sua casa ai servitori di Dio e dimostrare amore verso gli estranei, i timidi, le persone nuove che non sanno inserirsi nella comunità, nonché quelle che vengono a volte trascurate, mentre andrebbero aiutate, seguite ed incoraggiate;
in grado di insegnare, lasciandosi sempre guidare dallo Spirito Santo;
gentile, pacifico, non incline al litigio, facendo tutto il possibile per essere in pace con tutti;
non amante del denaro: colui che ama il denaro e che svolge il suo ministero unicamente per il profitto, si priverà del successo spirituale nella Chiesa;
diligente: il servo di Dio non deve essere pigro, non cerca l'occasione per riposarsi ma cerca di profittare di ogni occasione per servire il Signore;
stabile: come esempio del gregge, deve essere fermo nelle vie del Signore;
pieno d'amore per gli uomini: il servo di Dio non deve mai avere un atteggiamento di superiorità nei confronti dei propri simili, ma deve avvicinare gli altri nella spontaneità dell'amore;
misurato nel parlare: deve evitare di essere contemporaneamente predicatore dell'Evangelo e propagatore di pettegolezzi. Deve, pertanto, avere autocontrollo nel parlare, onde evitare discorsi che siano superficiali, l'ambiguità o peggio, scurrili, e non parlare male con gli altri senza la presenza della persona in oggetto; ( pettegolezzo).
In Matteo 5:37 è scritto: "Ma sia il vostro parlare: si, si: no, no: perché il di più viene dal maligno";
fedele alla verità: non solo non deve alterarla, ma deve fare attenzione a non presentarla in una maniera eccessivamente severa, quando essa riguarda gli altri, e ad addolcirla, quando deve essere applicata a sé stesso, alla sua famiglia o ai suoi amici.
Il pastore dovrebbe essere cosi preso dalle realtà spirituali che, oltre a "parlare di Cristo", dovrebbe far parlare la sua vita, ossia essere egli stesso una testimonianza vivente dei suoi insegnamenti.
Ogni servitore di Dio, pertanto, dovrebbe poter affermare con Paolo: "Siate miei imitatori, come anch'io lo sono di Cristo" (I Corinzi 11:1),
Dal pastore ci si aspetta una grande spiritualità; tuttavia, è anche vero che, molto spesso, ci si aspetta troppo dal lui.
Anch'egli è un uomo e, perciò, deve lottare costantemente contro il peccato e molteplici imperfezioni.
I nemici del Vangelo colpiscono lui per colpire la verità, mentre coloro che amano davvero il Signore lo fanno per ignoranza o superficialità.
Allo stesso tempo, ci si aspetta da lui una grande coerenza ed è giusto che sia così.
Se, dunque, un pastore non manifesta una pietà profonda perde il favore delle persone.
Nessuno è più onorato di un ministro devoto e coerente, come nessuno è più disprezzato di un pastore inconsistente e mondano, con la paura costante del complotto e la fobia del tradimento.
Purtroppo, bisogna constatare che, a volte, i pulpiti sono occupati da persone che dimostrano poco o nulla le caratteristiche peculiari del ministero pastorale innanzi esaminate.
In certi ambienti religiosi sì possono incontrare pastori contenziosi, che coinvolgono continuamente sé stessi e la comunità in dispute inutili, oppure responsabili volubili ed inconcludenti, che programmano molte cose senza mai concretizzare nulla di buono, o peggio ancora, persone mondane che non hanno alcun diritto di essere considerate amministratori dei misteri di Dio.
E ancora, ci si può imbattere in persone imprudenti e poco sagge, che fanno sempre cose contrarie al buon senso, o addirittura, in qualcuno che è caduto in qualche grave fallo ed ha fatto tremare tutto il regno di Cristo, facendo rallegrare i nemici della verità.
I DOVERI DEL PASTORE
Uno dei doveri primari del pastore è quello di pascere la Chiesa con conoscenza ed intelligenza.
Non è pastore colui che non nutre il suo gregge.
Per predicare efficacemente la Parola occorre avere sapienza spirituale, per comprendere i misteri del Vangelo, per poter dichiarare "tutto il consiglio di Dio", le ricchezze ed i tesori della grazia di Cristo (Atti 20:27; I Corinzi 2:1-4; Efesini 3:7-9).
L'apostolo Paolo, nella lettera agli Efesini al cap. 1:16-18, pregava affinché quei credenti potessero ricevere una grande comprensione delle realtà spirituali e dei misteri del Vangelo.
Se i pastori non possiedono sapienza e discernimento nelle cose di Dio, come potranno edificare la Chiesa?
Occorre, inoltre, avere autorevolezza, che scaturisce dalla presenza di Dio nella sua vita e non dai titoli che il pastore possiede.
Gli scribi avevano l'autorità che proveniva dall'ufficio o dal titolo, ma non conoscevano la presenza di Dio; al contrario, Cristo possedeva la vera autorità!
Solo la presenza dell'unzione che viene da Dio conferirà autorevolezza al pastore quando predica la Parola di Dio.
È necessario, quindi, aver sperimentato la potenza delle verità che il pastore espone ai credenti.
Per predicare bene un sermone agli altri occorre, sicuramente, che prima il servitore di Dio lo abbia predicato bene a sé stesso.
Occorre predicare con il cuore più che con la testa, ovvero essere trasformati interiormente dalle verità che si predicano, sia durante la preparazione del messaggio che durante la loro esposizione.
Egli deve considerare le tentazioni, le prove e la crescita dei suoi fratelli, agendo con comprensione verso coloro che lo circondano.
Un altro dovere del pastore è la preghiera continua per il bene del gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo lo ha costituito vescovo.
Se non prega regolarmente per i membri della Chiesa, non avrà alcuna evidenza nella sua anima, la quale dimostri che egli adempie coscienziosamente i suoi doveri ministeriali.
Può predicare quanto vuole, visitare le famiglie, discutere molto, ma se non prega molto, intercedendo per il gregge, egli non potrà dimostrare che sta adempiendo i propri doveri ministeriali.
E' mediante la preghiera che può essere di benedizione ai fratelli che gli sono stati affidati dal Signore.
Nel pregare per essi e nel considerare la loro condizione, il Signore lo illuminerà sugli argomenti che dovrà esporre.
Più prega per il gregge, più riuscirà a prepararsi bene, per predicare con la potenza dello Spirito Santo.
Un'altra incombenza del pastore è quella di preservare la verità e la dottrina del Vangelo che sono state affidate alla Chiesa, difendendolo da ogni assalto ed opposizione.
Difatti, egli è chiamato a proteggere il popolo del Signore ed a salvaguardare la verità nella comunità, avendo il grande compito di promuovere il timore di Dio e di tener fuori dalla Chiesa i lupi rapaci.
L'apostolo Paolo scriveva a Timoteo: "Custodisci il buon deposito per mezzo dello Spirito Santo che abita in noi".
Questo è il compito affidato al pastore, ossia dì custodire la verità, ovvero il buon deposito, quel tesoro di valore.
I ministri devono "combattere strenuamente per la fede, che è stata trasmessa ai santi una volte per sempre" (Giuda v. 3).
Se la verità deve essere protetta dagli avversari e dagli oppositori, occorre che il pastore abbia una chiara comprensione della dottrina che deve difendere.
La conoscenza della verità deve essere ottenuta a tutti i costi, con tutti i mezzi e in tutti i modi.
In particolare, egli deve dedicarsi diligentemente allo studio ed alla preghiera, in modo da riuscire ad essere in grado di "convincere quelli che contraddicono" (Tito 1:9).
Occorre, inoltre, che egli badi a sé stesso per non essere trascinato dietro le molte novità, specialmente riguardo a quei punti fondamentali della fede, in virtù dei quali tutti coloro che ci hanno preceduto in gloria hanno trovato vita, conforto e potenza.
Come è possibile, ad esempio, che, in questi ultimi tempi, tanti pastori dubitano sulla certezza della salvezza, o sulla verità che Dio concede ai santi la grazia di perseverare fino alla fine?
I credenti ricevono in queste verità bibliche potenza e conforto, quindi occorre che il pastore si attenga ad esse, senza proporre alla comunità false dottrine, o opinioni personali circa il mangiare, il vestire, il bere, oltre ai chiari insegnamenti della Parola di Dio; seguendo strani ragionamenti umani.
Ogni anziano deve conoscere le esigenze spirituali del gregge, deve dare tutto sé stesso per visitare i membri della comunità, per conversare con loro, per aiutarli.
Diversamente, i suoi discorsi, in privato o quando predica nella comunità, saranno astratti, su argomenti generici che non riguardano i veri bisogni del popolo, il quale resterà insoddisfatto e senza i mezzi necessari per raggiungere la maturità spirituale.
Ogni anziano non deve usare soltanto la "testa" per predIcare, ma deve usare anche i suoi piedi, per visitare, se vuole veramente curare e governare la comunità.
Dato il notevole impegno che comporta un tale governo, la conduzione della comunità non sarà affidata ad un solo anziano, bensì a diversi.
Nella Bibbia non viene detto che bisogna lasciare ad un solo anziano la responsabilità di una comunità, anzi quando ciò si verifica è molto pericoloso, in quanto si apre la porta ad un'autocrazia con tutti i suoi frutti negativi.
Il grave errore cui sono incorsi la maggior parte dei movimenti evangelici, malgrado il modello di comunità neotestamentaria a cui si ispiravano, è stato quello d'aver dato un carattere monarchico al pastorato.
In molte comunità evangeliche il pastore è, infatti, l'unico conduttore e responsabile della vita della comunità.
Un uomo solo, sia questi un anziano, un pastore, non deve mai dominare la comunità, poiché, oltre a non poter fare tutto da sé, per quanto ne possa essere capace, la Chiesa si trova ad essere privata dalla sana guida che proviene dal consiglio di diversi consiglieri.
Inoltre, nel caso in cui un anziano o un pastore assuma da solo il governo della comunità, può capitare che in realtà esso diventi il governo della famiglia di quell'anziano o di quel pastore.
Ci sono stati casi in cui la moglie ed i figli dell'anziano o del pastore hanno influenzato l'andamento della vita della comunità, in quanto le decisioni prese non sono state altro che il risultato di discussioni familiari.
Nella Chiesa primitiva la guida della comunità era affidata ad un collegio di anziani (in greco = presbyterion), formato da un insieme di "presbyteroi" o anziani, i quali collaboravano tra loro di pari consentimento (I Timoteo 4:14), svolgendo ognuno il ruolo affidatogli da Dio.
Ogni anziano, inoltre, si circondava di discepoli, che non solo istruiva (I e lI Timoteo, Tito), ma con i quali condivideva anche il suo ministero (Romani 16:21; I Corinzi 4:17; Filippesi 2:19-23; I Tessalonicesi 3:5-6; Tito 1:5-9).
Era, dunque, completamente estraneo alla Chiesa primitiva il concetto che il pastore fosse l'unico responsabile della comunità, dirigendo e svolgendo in prima persona ogni sua attività.
L'apostolo Paolo, in più occasioni, ha ricordato che lo Spirito Santo distribuisce ai membri della comunità diversità di doni spirituali e di ministeri (Romani 12:3-8; I Corinzi 12:4-11; ecc.), per cui ognuno deve espletare il suo ruolo sotto il comando e l'autorità del Signore Gesù, prendendo esempio dal corpo umano, le cui membra funzionano tutte, svolgendo ciascuna la sua funzione sotto la direzione del cervello.
L'apostolo Pietro raccomanda vivamente agli anziani, essendo egli stesso anziano con loro, di non signoreggiare le eredità (I Pietro 5:3).
L'apostolo Giovanni, inoltre, censura l'orgoglio di Diotrefe, che avendo il primato nella Chiesa e preoccupato di difendere la sua supremazia, non solo non riceveva l'Apostolo, ma proibiva anche agli altri fratelli di ospitarlo (III Giovanni 1:9-10).
Ed è proprio per evitare queste deplorevoli situazioni, il Nuovo Testamento prevede una pluralità di anziani (Atti 14:23; 20:27; Filippesi 1:1, Tito 1:5) che l'apostolo Paolo chiama, appunto, "il collegio degli anziani" (I Timoteo 4:14), ossia il presbiterio locale.
Quando la Chiesa è retta da un collegio di anziani, le decisioni sono prese da diversi consiglieri, che non soltanto salvaguardano la comunità dalle imposizioni di una sola persona, ma l'arricchiscono anche con esperienze diverse e doni vari.
D'altra parte, è davvero difficile immaginare che una sola persona possa avere tutti i doni dello Spirito Santo elencati nel Nuovo Testamento.
Un profeta che usa toni solenni difficilmente potrebbe essere un buon consigliere, un donatore generoso potrebbe facilmente fallire nell'amministrazione, un insegnante che spiega con chiarezza le Scritture potrebbe rivelarsi un predicatore poco incisivo ed incapace di motivare i credenti.
In caso di malattia, gli anziani devono sentire il dovere di visitare l'infermo, per portargli sia un messaggio di speranza e di consolazione, che esalti il trionfo di Cristo sulla sofferenza e sul male, che di incoraggiamento (Giacomo 5:14-15).
L'anziano, alla conoscenza della verità, deve unire la potenza dell'amore.
La verità deve essere associata alla carità.
Una conoscenza dottrinale senza amore è pressoché inutile, così come, d'altra parte, una confessione di amore, non basata sulla sana verità dottrinale, è pericolosa e anch'essa inutile.
Il servizio che l'anziano deve rendere al Signore, non può limitarsi alla preparazione di un sermone o di uno studio biblico, ma deve comprendere anche la cura delle anime preziose per le quali Gesù è andato a morire.
I verbi familiari al ministero dell'anziano sono quindi: conoscere, amare, sorvegliare, esortare, consolare, guidare, insegnare, curare, governare, servire.
Compito importante degli anziani è verificare la salute spirituale dei membri, interessandosi della loro crescita nella conoscenza e nella grazia.
Egli deve essere coinvolto nei problemi dei membri della Chiesa, deve prendere atto del fatto che c'è qualcuno che cade nel peccato, che scivola nella mondanità o nell'egoismo.
Essi devono sempre considerare che sono al servizio di Dio, per cui devono impegnarsi soprattutto ad aiutare il popolo di Dio a progredire spiritualmente.
La Parola di Dio raccomanda, inoltre, che "questi siano prima provati, poi assumano l'ufficio (di anziani) se sono irreprensibili" (I Timoteo 3:10).
Tra la chiamata al ministero e la successiva ordinazione deve necessariamente trascorrere un periodo di prova, durante il quale devono essere verificate e certificate come presenti le principali condizioni morali, spirituali e di preparazione, dalla cui soddisfazione dipende il successo del ministero e una sicura garanzia per la comunità locale, nel cui ambito quell'anziano è chiamato a servire.
Non dirado, trascurando quanto sopra esposto, alcuni "anziani" sono divenuti gonfi di orgoglio, sono caduti nella condanna del diavolo (I Timoteo 3:6).
Paolo raccomanda a Timoteo, con accenti imperativi: "Bisogna dunque che il vescovo (o anziano) non sia novizio" (I Timoteo 3:2), affinché non si inorgoglisca per una elevazione così rapida e non imiti Lucifero nel suo peccato.
Il periodo di prova deve rappresentare un periodo di preparazione di cui gli anziani hanno sempre bisogno, per una più approfondita coscienza del loro ministero.
La preparazione, poi, deve intendersi innanzitutto come conoscenza della Parola di Dio.
Quella degli anziani non deve essere, in fondo, necessariamente una preparazione teologica ad alto livello, bensì sarà sufficiente una acquisita capacità di applicazione pratica della verità di Dio alla propria ed all'altrui vita.
Un esercizio di "sapienza" più che una manifestazione di "conoscenza", sarà utile per avviare questi uomini di Dio a quella "predicazione privata", precedentemente indicata, che rappresenta Il viatico per far ottenere uno sviluppo spirituale alla comunità.
D'altra parte, la preparazione dell'anziano non deve essere neanche priva di una visione chiara delle verità di Dio, pur se raccolto in brevi proposizioni di fede o in forma molto sintetica e semplificata.
Non si deve dimenticare che l'anziano deve essere "atto ad insegnare" (I Timoteo 3:21), in grado cioè di sorreggere ed alimentare la fede e la spiritualità del fratello che gli è accanto.
Al giorno d'oggi, dove l'uomo corre il rischio di divenire soltanto un numero nel contesto della collettività, nella quale aumenta sempre di più il numero dei "solitari" che mal sopportano la propria solitudine, sono pochi quelli che dalla potenza del Vangelo sono condotti all'interno di una "comunità", dove possono trovare ministri di Dio capaci di comprenderli, di amarli e di aiutarli in quei problemi che si nascondono nell'animo e che rappresentano il travaglio della loro esistenza.
Chi vuole essere usato da Dio, chieda a Lui di essere riempito di potenza, per essere dotato delle qualità necessarie per servire la comunità, come Egli vuole.
Per quanto riguarda i loro rapporti con coloro che sentono la chiamata al servizio cristiano, prima di poter dare consigli ai giovani in vista di un loro eventuale impegno nell'ambito della comunità, occorre che gli anziani abbiano la conferma che gli aspiranti servitori di Dio vivano una vita di comunione con Dio, conseguenza di un incontro personale con Gesù Cristo.
Senza questa realtà non si può costruire nulla di serio.
Le attitudini e le disposizioni più notevoli non potranno sostituire il ravvedimento e la nuova nascita.
Gli anziani devono essere preparati a rispondere in modo positivo ai primi approcci, forse anche timidi, di un giovane, o talvolta, di uno meno giovane, quando questi manifesta il desiderio di servire il Signore.
Occorre pregare insieme al giovane per meglio valutare l'entità di questa chiamata, nonché provarlo affidandogli qualche incarico preliminare da svolgere.
Dopo aver constatato la sua disponibilità o la buona volontà, prima di pronunciarsi sulla sua chiamata, occorre che gli anziani verifichino se possiede tutti i requisiti richiesti dalla Parola di Dio, per essere un servitore serio e completo.
Possa il chiamato al ministerio pastorale essere mai pigro, altrimenti spegnerà lo Spirito Santo, ma sia sempre fervente nello spirito. Sia dedito allo studio, alla preghiera, alla predicazione e a fare il bene a tutti, badando bene a se stesso, affinché la sua negligenza non danneggi l'opera di Dio.