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La difesa nazionale sviz. comprende l'insieme delle misure civili, militari e politiche volte ad assicurare l'indipendenza dello Stato e la difesa di fronte a minacce esterne. Ha le sue origini nel tardo ME ed è il settore dell'attività statale che ha maggiormente determinato la storia della Svizzera. Il concetto è apparso nel XVI e XVII sec. nel quadro delle nuove concezioni europee della difesa territoriale.
La volontà di permettere uno sforzo militare comune fu nel XIII sec. uno degli elementi costitutivi della Confederazione medievale, che si rifletté in diverse alleanze: ad esempio quelle fra le città di Berna, Friburgo e Morat nell'Altopiano occidentale (Confederazione burgunda), fra Zurigo e Costanza nell'Altopiano orientale e fra le comunità di valle di Uri, Svitto e Untervaldo, che godevano dell'immediatezza imperiale, nelle Alpi centrali. Queste org. di aiuto reciproco, al servizio della sicurezza comune, avevano inizialmente soprattutto lo scopo di imporre la pace e l'ordine sul territorio, in particolare contro pretese giur. basate sulla solidarietà di lignaggio che giustificavano la vendetta e la faida privata. Ben presto, tuttavia, esse mirarono anche alla difesa da tutti i nemici "dentro le loro valli e fuori" (secondo il Patto fed. del 1291). La guerra del Morgarten (1315) rafforzò ulteriormente gli sforzi dei tre cant. primitivi in favore di un sistema comune di difesa; il patto di Brunnen (1315) definì in modo più concreto rispetto all'alleanza del 1291 i doveri di reciproca assistenza in caso di minaccia di guerra e prevedeva anche misure di politica estera. La volontà di resistenza alle ingerenze esterne, in particolare asburgiche, condusse in seguito all'allargamento dell'alleanza primitiva alla Conf. degli otto (1353), poi dei dieci (1481) e infine dei tredici cant. (1513).
Al centro dell'organizzazione militare conf. vi era il diritto dei singoli cant. di chiamare gli alleati in aiuto (Mahnrecht) e il dovere degli alleati di prestare l'aiuto richiesto. Quando questo giungeva in tempo utile, furono possibili vittorie come quella nella guerra di Laupen (1339) o nella battaglia di Morat (1476); quando la levata delle truppe si faceva attendere, la salvezza poteva giungere troppo tardi, come accadde agli assediati della battaglia di Grandson (1476). Questo sistema di richieste e prestazioni di aiuto reciproco presupponeva una volontà politica comune e un sistema di mobilitazione efficiente; nello stesso tempo limitava la libertà di azione dei singoli cant. sul piano militare e della politica estera e implicava un trasferimento di diritti sovrani all'alleanza comune.
Nei diversi Patti federali, Diritti territoriali e Diritti civici dell'epoca, il diritto di richiesta di aiuto, i costi dell'assistenza militare e l'estensione dell'obbligo di assistenza erano definiti in modi differenti. Le Armi e l'Armamento erano in genere a carico dei singoli soldati; solo a partire dal tardo ME furono creati degli Arsenali. I contingenti dei diversi cant. venivano riuniti e sottoposti a un comando comune, il Consiglio di guerra. La Condotta di guerra a seconda dei casi cercava la battaglia risolutiva o praticava la guerriglia; più raramente si faceva ricorso all'assedio. I preparativi militari comprendevano in particolare le Fortificazioni per la difesa delle città e delle vallate. Le disposizioni più importanti relative alla guerra furono fissate dai Conf. nelle convenzioni di Sempach e di Stans. La politica di espansione del XV e XVI sec., che aveva quali obiettivi lo stabilire dei confini vantaggiosi dal punto di vista topografico e la difesa di interessi economici, condusse i Conf. fino al Reno, alle vallate a sud del San Gottardo e al Lemano.
La fase espansiva della politica conf. fu bruscamente conclusa dalla sconfitta nella battaglia di Marignano (1515); dalla prima metà del XVI sec. i cant. elvetici si limitarono a un'attitudine difensiva. A quell'epoca, anche la Politica estera acquisì un'importanza accresciuta per la difesa nazionale. I grandi trattati intern. che seguirono, come l'alleanza ereditaria con l'Austria nel 1511 (Pace perpetua) o il trattato con la Francia del 1521 (Alleanze), contenevano principi importanti per la difesa nazionale: la clausola di non aggressione reciproca, il divieto di prestare sostegno a terzi e l'impegno di assistersi militarmente e finanziariamente in caso di guerra. Inoltre, la maggior parte dei trattati con le potenze estere ancorava il territorio elvetico al diritto intern.
I cant. cittadini di Berna e di Zurigo furono i primi a riorganizzare, all'inizio del XVII sec., le proprie strutture militari secondo il modello delle riforme della casa d'Orange e delle nuove concezioni della difesa territoriale. Nel 1638 la Dieta fed. decise che la Conf. si sarebbe mantenuta neutrale nella guerra dei Trent'anni. Nel 1647 i cant. si accordarono sul Defensionale di Wil (Defensionali), che prevedeva un Esercito conf. di 40'200 uomini diviso in tre unità principali. La preparazione militare, di qualità diseguale, era di competenza dei singoli cant. Mentre le città, economicamente prospere, furono in grado di tenere il passo con lo sviluppo degli armamenti dell'età moderna e costruirono imponenti fortificazioni, gli sforzi per la difesa dei cant. rurali rimasero modesti. Al contrario di quanto avveniva all'estero, dove si andavano costituendo eserciti stabili, i cant. sviz. conservarono il sistema di Milizia. Di grande significato era in particolare la competenza militare e l'esperienza che soldati e ufficiali avevano potuto acquisire nel Servizio mercenario. I mercenari contribuirono alla sicurezza della Svizzera, anche perché i monarchi europei, e in particolare il re di Francia, erano interessati a non mettere in pericolo il reclutamento di soldati sviz. nei loro eserciti.
Il sistema dei Defensionali si dimostrò efficace nei diversi casi di difesa dei confini del XVII e XVIII sec. (ad esempio in occasione della prima delle guerre di Coalizione). Di fronte all'attacco della moderna armata rivoluzionaria franc., la Conf., fondata sulle alleanze tardomedievali e sui Defensionali del XVII sec., subì invece un tracollo (Invasione francese). Soprattutto le truppe bernesi e svittesi opposero una resistenza puntuale agli invasori franc.; per l'assenza di una difesa per tutta la Conf., diretta da un unico centro e dotata di un armamento moderno, non si riuscì tuttavia a impedire il disastro militare, la caduta della vecchia Conf. e l'avvio della sola fase di dominazione straniera nella storia sviz.
Autrice/Autore: Marco Jorio, Hans Stadler / sgh
La Repubblica elvetica levò ai cant. le loro competenze in materia militare e centralizzò per la prima volta la difesa nazionale. L'Organizzazione militare si basava sul principio del servizio militare obbligatorio, che prevedeva un esercito di milizia per la difesa nazionale e un piccolo esercito stabile, la cosiddetta legione elvetica, per il mantenimento dell'ordine interno. Dopo la fine della Repubblica elvetica, il principio di un esercito nazionale stabile venne abbandonato. In base alla Costituzione della Mediazione del 1803, la Dieta fed. disponeva di un esercito fed. di ca. 15'000 uomini, comandato da un Generale. L'istruzione e l'armamento delle truppe divennero di nuovo compito dei cant. Nel 1804 venne creata, con il regolamento militare generale per la Conf. sviz., la prima organizzazione militare a livello fed. Nel 1805, 1809 e dal 1813 al 1815 l'esercito fu mobilitato per la difesa delle frontiere; inoltre dovettero essere reclutati e armati quattro reggimenti (16'000 uomini) al servizio di Napoleone. In seguito al Blocco continentale, decretato da Bonaparte nel 1806, la Svizzera si trovò per la prima volta coinvolta in una Guerra economica di ampie dimensioni e fu così costretta a prendere alcune misure di difesa economica (Approvvigionamento economico del Paese).
Autrice/Autore: Marco Jorio, Hans Stadler / sgh
Dopo la caduta di Napoleone, la Svizzera poté riorganizzare liberamente la propria difesa. Accanto al mantenimento dell'ordine pubblico all'interno del Paese, l'obiettivo strategico era la difesa del territorio dei 22 cant. La strategia difensiva risultava dal ristabilito principio della Neutralità, riconosciuto dalle potenze europee al congresso di Vienna (1815) e divenuto nel XIX e XX sec. il principio fondamentale della politica estera sviz. Il Patto fed. del 1815 e il regolamento militare del 1817 aumentarono l'effettivo dell'esercito fed., che restava composto da contingenti cant., portandolo a 35'000 uomini. La Dieta fed. ebbe ora le principali competenze sull'esercito (e la cassa di guerra, che ne assicurava il finanziamento): la nomina del generale, dello Stato maggiore generale, dei colonnelli fed., la decisione sulla guerra e sulla pace e sulle alleanze con le potenze estere. In tal modo competenze centrali nel campo della difesa nazionale e importanti diritti sovrani furono trasferiti dai cant. alla Dieta.
La Costituzione fed. del 1848 stabilì come compito primo della Conf. il sostegno dell'indipendenza del Paese contro lo straniero e il mantenimento della tranquillità e dell'ordine interno, facendo in tal modo della difesa nazionale uno dei compiti centrali del giovane Stato fed. L'effettivo dell'esercito fed. fu portato a 100'000 uomini, divisi in attiva e riserva. La Conf. si assunse l'istruzione delle truppe speciali, dei quadri superiori e la sorveglianza sulle attività militari di competenza dei cant.
Già nei diversi periodi di Servizio attivo, ma soprattutto durante la guerra Franco-prussiana (1870-71), i limiti del sistema dei contingenti cant. divennero evidenti. Sulla base di un progetto di riforma del 1868, elaborato dal Consigliere fed. Emil Welti, la Costituzione fed. del 1874 attribuì l'organizzazione della difesa nazionale, con poche eccezioni, alla Conf. La legislazione militare, l'armamento e l'istruzione divennero di esclusiva competenza fed.; l'esercito stesso non era più composto da contingenti dei diversi cant. Nei successivi 40 anni di pace, la difesa militare fu sistematicamente rafforzata, con l'imposizione del servizio militare obbligatorio, l'aumento degli effettivi, la modernizzazione dell'armamento e la costruzione di nuove fortificazioni. Tale evoluzione fu legata anche al fatto che la situazione strategica di un piccolo Stato come la Svizzera diveniva sempre più critica a causa dell'unificazione di Italia e Germania, della costruzione dei grandi trafori ferroviari attraverso le Alpi e delle tendenze sempre più bellicose nei Paesi confinanti. La difesa nazionale armata fu sostenuta da una politica estera attiva (ad esempio nella costituzione delle prime Organizzazioni internazionali, che in parte avevano sede in Svizzera), dallo sviluppo di una Diplomazia professionalizzata e da misure di approvvigionamento economico del Paese.
Autrice/Autore: Marco Jorio, Hans Stadler / sgh
L'efficacia delle misure preventive di difesa militare si evidenziò durante la prima Guerra mondiale. La costruzione sistematica di fortificazioni sul San Gottardo e nella zona di Saint-Maurice e le manovre nella Svizzera orientale, condotte alla presenza dell'imperatore Guglielmo II, contribuirono indubbiamente a rafforzare la fiducia nella neutralità armata; in tal modo la Svizzera rimase ampiamente esclusa dai piani operativi di Italia e Germania. Nel periodo del conflitto, la forza di combattimento dell'esercito venne progressivamente aumentata sotto il comando del generale Ulrich Wille. Durante il servizio attivo, fra i 30'000 e i 100'000 uomini furono chiamati sotto le armi. Il comando dell'esercito si sforzò soprattutto di evitare un dilagare del conflitto sul territorio sviz. attraverso una concentrazione di truppe nei punti cruciali della propaggine di Porrentruy, dove il fronte franco-ted. toccava la frontiera sviz., e nella Bassa Engadina, vicina al fronte italo-austriaco; nonostante queste misure, si registrarono ca. 1000 violazioni delle frontiere (comprese le violazioni dello spazio aereo).
Il Paese era ben preparato dal punto di vista militare, ma non lo era nei confronti della nuova condotta di guerra, una guerra totale che coinvolgeva ormai tutti i settori della vita civile, in particolare l'economia. La guerra economica condotta dalle potenze belligeranti mise in difficoltà la Svizzera e impose l'allargamento sistematico della difesa al settore economico. Le tensioni sociali che ne derivarono esplosero nel 1918 nello Sciopero generale, che rese evidente come ormai anche la politica sociale fosse una componente della moderna difesa.
Dopo quattro anni di conflitto, in cui la vita dell'intera nazione fu dominata dalle esigenze della difesa nazionale, si diffuse presso la pop. un sentimento di insofferenza nei confronti della guerra ("mai più guerra"). Ma l'ascesa al potere dei nazionalsocialisti in Germania nel 1933 riportò la difesa nazionale al centro dell'interesse politico. In base alle esperienze fatte durante la prima guerra mondiale, accanto alla difesa militare, il cui ruolo restava comunque essenziale, acquisirono un'importanza ancora maggiore quali elementi in parte nuovi di difesa dello Stato la difesa economica (Economia di guerra), la Difesa spirituale, avversa alle ideologie totalitarie, e la difesa sociale (con l'introduzione dell'Indennità per perdita di guadagno e la lotta contro la disoccupazione). Malgrado i grandi sacrifici finanziari e personali, il popolo sviz. sostenne il rafforzamento di quella che ormai era una "difesa nazionale totale".
Allo scoppio della seconda Guerra mondiale, questo processo era però ancora agli inizi. Nonostante le lacune ancora esistenti nella difesa armata, la Germania nazista scelse - come già era avvenuto nel 1914 - di condurre la sua campagna sul fronte occidentale, potenzialmente pericolosa per la Svizzera, senza entrare in territorio elvetico. Quando la Conf. si ritrovò circondata dalle potenze dell'Asse, la lotta per l'indipendenza si basò sulla resistenza militare, politico-istituzionale e culturale da una parte, e sulla cooperazione economica con i potenti dell'Europa dall'altra. Come nella prima guerra mondiale, durante i quasi sei anni del conflitto la Svizzera chiamò sotto le armi diverse decine di migliaia di soldati; nei periodi di crisi furono addirittura diverse centinaia di migliaia. La vita privata e la vita sociale dovettero sottostare alle esigenze della difesa nazionale.
Entrambi i conflitti mondiali imposero ai singoli individui prestazioni e sacrifici notevoli (servizio attivo, restrizioni economiche, razionamenti). Inoltre, la Conf. dovette investire per la difesa nazionale somme enormi che, malgrado le diverse imposte di guerra, provocarono una crescita imponente del debito pubblico. Durante il primo conflitto mondiale le spese legate alla guerra raggiunsero, fra il 1914 e il 1920, i 2,35 miliardi di frs.; nel 1920 il debito pubblico era salito fino a 1,4 miliardi di frs. Nella seconda guerra mondiale le spese per la difesa nazionale passarono da 212 milioni di frs. nel 1938 a 1,13 miliardi nel 1940 e i debiti da 2,6 miliardi nel 1939 a 8,8 miliardi nel 1945.
Autrice/Autore: Marco Jorio, Hans Stadler / sgh
Il periodo della Guerra fredda fu caratterizzato da conflitti riguardanti la concezione stessa della difesa militare, ma anche dall'ulteriore consolidamento della difesa totale, che divenne ora "difesa integrata", come pure da progetti di integrazione delle donne nella difesa nazionale e da un isolamento politico, che si manifestò nella rinuncia di adesione ad organismi intern. come la NATO e l'ONU. A ciò si affiancò la rinuncia alle Armi atomiche, con la firma del trattato di non proliferazione nucleare nel 1969, e una politica di stretta neutralità, a cui seguì una prudente apertura in politica estera. La concezione della difesa nazionale militare del 1966 teorizzò la "difesa combinata" come principale forma di difesa del territorio, nella quale venivano uniti elementi fissi ed elementi mobili. L'esercito doveva far sì che un attacco alla Svizzera apparisse poco conveniente, secondo il concetto dell'"alto prezzo di entrata", impedendo in tal modo una violazione della neutralità. La sfida rappresentata dalla guerra globale e dalle armi di distruzione di massa fu affrontata nel 1969 dal rapporto della commissione di studio per le questioni strategiche diretta da Karl Schmid, che per la prima volta propose una concezione strategica globale in cui alle diverse nuove minacce venivano opposti l'esercito, le truppe di protezione aerea, la Protezione civile, creata agli inizi degli anni 1960-70, la protezione dello Stato e un piano di approvvigionamento economico del Paese. In tal modo, la difesa nazionale venne suddivisa in un settore militare e un settore civile. Il coordinamento dei diversi strumenti di difesa fu affidato nel 1970 agli organi direttivi della difesa (Stato maggiore e ufficio centrale della difesa) e al Consiglio della difesa.
Per permettere un impiego concertato degli strumenti civili e militari furono poi creati, nel 1973, i servizi coordinati; nello stesso anno il parlamento approvò il rapporto sulla Politica di sicurezza. Questo nuovo concetto comprendeva sia gli sforzi di politica estera per il mantenimento della pace sia la preparazione civile e militare della difesa. Il rapporto indicava quali obiettivi il mantenimento della pace nell'indipendenza e la libertà di azione del Paese, la protezione della pop. e la difesa del territorio nazionale. Con l'obiettivo strategico della dissuasione venne legittimato il mantenimento di un esercito di 625'000 uomini, che attraverso la propria forza e preparazione fosse in grado di prevenire operazioni belliche; si rinunciava tuttavia a una concezione operativa che andasse al di là dei confini nazionali.
In seguito alle esperienze delle due guerre mondiali e anche per la paura che la guerra fredda potesse trasformarsi in un conflitto aperto, la difesa nazionale godette fino agli anni 1960-70 di un'accettazione quasi senza riserve. Visto il successivo disgelo nelle relazioni fra est e ovest, il chiaro ritardo del blocco sovietico e lo sviluppo della tecnologia militare, dagli inizi degli anni 1980-90 la difesa nazionale venne di nuovo posta in questione, soprattutto dal movimento pacifista. Nel 1989 l'iniziativa popolare per una Svizzera senza esercito e una politica globale di pace fu accolta favorevolmente dal 35,6% dei votanti.
Autrice/Autore: Marco Jorio, Hans Stadler / sgh
La dissoluzione dell'Unione Sovietica e la fine della guerra fredda diedero vita a una nuova situazione politica intern. Al rapporto sulla neutralità fece seguito nel 1990 il rapporto del Consiglio fed. sulla politica di sicurezza della Svizzera in un mondo in trasformazione, la cui applicazione subì tuttavia dei ritardi. Gli elementi nuovi erano l'obiettivo di rafforzare la stabilità intern., soprattutto in Europa, e di riorientare la politica di sicurezza coerentemente alle nuove minacce, che si situano al di sotto della soglia bellica, come il terrorismo, le catastrofi ambientali o dovute all'uomo. Con le linee direttive elaborate per il progetto Esercito 95 e la legge militare del 1995, accanto alla difesa militare veniva affidato all'esercito il compito di contribuire al promovimento della pace e anche in generale alla salvaguardia delle condizioni di esistenza della pop.; questa nuova dottrina di intervento venne definita "difesa dinamica del territorio". Nel 1994 popolo e cant. respinsero il progetto di impiego di soldati come caschi blu dell'ONU; nel 2001 fu però approvato l'armamento dei berretti blu.
Nel 1996 il Consiglio fed. decise di aderire al programma della NATO Partnership per la pace, così da aver accesso allo scambio di esperienze con l'Alleanza atlantica e con gli Stati dell'Europa centrale e orientale, contribuendo pure, attraverso gli osservatori militari, alla costruzione di una futura sicurezza europea. Nel 1998 gli impulsi offerti dal Dip. militare fed. e dal rapporto strategico della commissione Brunner sfociarono in una serie di riforme nel campo della difesa, quali Esercito XXI e Protezione civile XXI. Nella Costituzione fed. del 1999 la difesa nazionale è trattata nella stessa sezione della protezione civile e della sicurezza (art. 57-61). Nel 2002 la Svizzera ha aderito all'ONU, segnando un ulteriore passo nel processo di apertura intern. La nuova struttura dell'esercito, Esercito XXI, accolta in votazione popolare nel 2003 e realizzata il 1.1.2004, ha risposto alle mutate condizioni generali con una riduzione dell'effettivo, l'accorciamento del periodo di servizio, l'impiego di militari a contratto temporaneo e di militari in ferma continuata e la definizione di una prontezza di intervento differenziata. Nel 2005 il Consiglio fed., nell'ambito della fase di sviluppo dell'esercito 2008-11, ha fissato delle nuove priorità che prevedono di ridurre le risorse destinate alla difesa nazionale intesa in senso classico per privilegiare gli impieghi di sicurezza. Questo progetto (soprattutto la riduzione del numero dei battaglioni di blindati) é osteggiato da una parte del parlamento e dell'opinione pubblica. Respinto dal Consiglio nazionale e approvato dal Consiglio degli Stati, é oggetto della procedura di eliminazione delle divergenze (2007).
Autrice/Autore: Marco Jorio, Hans Stadler / sgh