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Effetti dei cambiamenti climatici sulle risorse idriche e sulle acque
Berna, 08.06.2012 - L’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM) ha fatto analizzare gli effetti fino al 2100 dei cambiamenti climatici sul regime idrico della Svizzera. I risultati sono stati presentati l’8 giugno 2012 a Berna. Nel nostro Paese il regime di deflusso varierà e a lungo termine la distribuzione stagionale delle portate subirà modifiche. Inoltre, è probabile che gli eventi di piena e soprattutto quelli di magra si verificheranno con maggiore frequenza. Le analisi nel quadro del progetto «Cambiamenti climatici e idrologia in Svizzera» (CCHydro) consentono al nostro Paese di prepararsi per tempo ai cambiamenti.
Nei prossimi vent'anni, le risorse idriche annue della Svizzera subiranno pochi cambiamenti, salvo per quanto concerne un aumento temporaneo delle portate dovuto allo scioglimento dei ghiacciai nei bacini imbriferi con grandi superfici ghiacciate. Tuttavia, a lungo termine le riserve idriche disponibili diminuiranno leggermente. I cambiamenti climatici provocheranno infatti un aumento della temperatura dell'aria e di conseguenza un innalzamento del limite delle nevicate. Pertanto, le masse di neve e ghiaccio accumulate nelle Alpi diminuiranno in modo significativo (cfr. riquadro 1). Le portate subiranno cambiamenti (cfr. riquadro 2) e si assisterà a una ridistribuzione stagionale delle precipitazioni (minori precipitazioni in estate, maggiori in inverno).
Sono questi i risultati principali del progetto «Cambiamenti climatici e idrologia» (CCHydro) commissionato dall'UFAM e presentati l'8 giugno 2012 in occasione di un convegno di specialisti presso l'Università di Berna. Lo stesso giorno, l'UFAM ha pubblicato il relativo rapporto di sintesi.
L'obiettivo di CCHydro era mettere a disposizione della Svizzera scenari relativi ai cicli idrologici e alle portate per i periodi fino al 2035 e fino al 2085, sulla base di scenari climatici nazionali elaborati in contemporanea. Particolarmente interessante per l'UFAM era conoscere l'evoluzione del regime idrico, dei rischi di piena e di magra nonché della temperatura delle acque nei prossimi cento anni.
Il regime idrico subisce già l'influsso dei cambiamenti climatici
Il progetto CCHydro evidenzia come gli eventi di piena e soprattutto quelli di magra saranno più frequenti in particolare nell'Altipiano, in Vallese e in Ticino. In estate, ciò si ripercuoterà sugli ecosistemi e sulla gestione delle acque. Questi cambiamenti idrologici, peraltro già osservabili, si spiegano con i mutamenti delle condizioni climatiche.
Il progetto di ricerca mette a disposizione sin da ora basi idrologiche utili per riflessioni e decisioni di ordine strategico. I risultati del progetto CCHydro consentono per la prima volta di analizzare a livello nazionale gli effetti futuri dei cambiamenti climatici sulle singole componenti del ciclo idrologico e forniscono un notevole contributo alla Strategia di adattamento ai cambiamenti climatici adottata dal Consiglio federale (cfr. riquadro 3).
Doris Leuthard: «Chi agisce oggi può mantenere bassi i costi»
La Consigliera federale ritiene che il rapporto è molto importante, in quanto gli effetti dei cambiamenti climatici sul regime idrico della Svizzera rappresentano una grande sfida per il nostro Paese, ad esempio nell'ambito della protezione contro le piene, dell'agricoltura, della gestione delle acque urbane e dell'approvvigionamento energetico. Tali sfide potranno essere superate, ha proseguito, affrontandole per tempo e adottando le necessarie misure. Nell'ambito della protezione contro le piene va ad esempio garantito e adeguato lo spazio riservato alle acque. L'adattamento ai cambiamenti climatici, ha poi concluso, non è conseguibile a costo zero. Tuttavia, chi agisce oggi può mantenere più bassi i costi futuri rispetto a chi per il momento non passa all'azione e si ritroverà a pagare più caro per ovviare ai danni subiti.
RIQUADRO 1:
Ghiacciai e neve (pagg. 31 segg. del rapporto)
Dalla fine della piccola era glaciale (verso il 1850), il volume dei ghiacciai svizzeri si è ridotto di oltre la metà. L'atteso aumento delle temperature accelererà ulteriormente la scomparsa dei ghiacciai. Nel 2100 rimarrà presumibilmente il 20-30 per cento del volume attuale, principalmente nel bacino imbrifero del Rodano.
La neve sciolta costituisce ogni anno circa 22 chilometri cubi di acqua, ossia il 40 per cento circa del deflusso complessivo. Tale quota è nettamente superiore rispetto a quella dovuta allo scioglimento dei ghiacciai (1 km3). In futuro, il limite delle nevicate si situerà a quote più elevate di pari passo con l'aumento della temperatura, regioni fino a un'altitudine di 3500 metri saranno più sovente prive di neve durante l'estate. Entro la fine di questo secolo, la durata della copertura nevosa al di sotto dei 3500 metri di altitudine si ridurrà di oltre un mese in tutte le fasce altimetriche. Inoltre, lo spessore massimo della coltre nevosa si ridurrà di oltre la metà. Ciò comporterà una riduzione di circa il 40 per cento delle riserve di acqua relative alla coltre nevosa.
RIQUADRO 2:
Deflussi
Nel breve periodo (fino al 2035) in Svizzera i deflussi subiranno pochi cambiamenti, salvo un aumento temporaneo nelle zone con grandi superfici ghiacciate. A più lungo termine (fino al 2085), diminuiranno leggermente, ad eccezione dei fiumi Ticino e Toce, i cui deflussi si ridurranno di circa il 10 per cento.
La distribuzione stagionale subirà modifiche in quasi tutta la Svizzera. In molte zone aumenteranno i deflussi invernali, mentre diminuiranno quelli estivi. L'evoluzione dei principali fiumi sarà analoga.
I potenziali periodi di piena in molte zone dell'Altipiano subiranno modifiche e/o si prolungheranno.
In estate, gli eventi di magra saranno più lunghi e le portate, comprese quelle dei fiumi principali, si ridurranno sensibilmente nell'Altipiano. Nelle Alpi i periodi di magra si verificheranno in tarda estate anziché in inverno.
A livello di gestione delle acque, questi cambiamenti potrebbero
- imporre la verifica delle attuali misure di protezione contro le piene nell'Altipiano e nel Giura;
- accentuare il potenziale di conflitto latente fra i diversi utilizzatori in particolare a causa della maggiore frequenza dei periodi di magra e del conseguente maggior fabbisogno di acqua durante le estati calde e secche. Sarà quindi necessario esaminare le disposizioni legali in numerosi settori (prelievi di acqua, emissione delle acque di raffreddamento, regolazione dei laghi ecc.);
- imporre l'individuazione delle esigenze di creare bacini di accumulazione (multiuso) supplementari.
RIQUADRO 3:
Strategia di adattamento ai cambiamenti climatici
Il 2 marzo 2012, il Consiglio federale ha approvato la prima parte della strategia «Adattamento ai cambiamenti climatici in Svizzera», definendo obiettivi, sfide e campi d'azione. In tal modo, il Consiglio federale vuole premunirsi contro le estati secche e le piene. Per il settore della gestione delle acque sono stati descritti 14 campi d'azione con priorità differenti. Due fra le numerose sfide intersettoriali individuate sono l'aumento della siccità estiva e il maggior rischio di piene. La seconda parte della Strategia illustrerà in un piano d'azione come è possibile affrontare queste sfide. In vista della messa a disposizione di basi scientifiche in campo idrologico per l'elaborazione di detta Strategia, l'UFAM ha deciso già nel 2008 di avviare il progetto «Cambiamenti climatici e idrologia in Svizzera» (CCHydro).
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