Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/72741

<h2>SubmittedText<h2><p>Si richiede al Consiglio federale di creare le basi legali per un marchio della pietra naturale, analogamente al marchio di certificazione per il legno, che riguardi in particolare le condizioni di lavoro nell'estrazione, ma anche la sostenibilità del trasporto e la successiva lavorazione.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale approva in linea generale gli sforzi per una maggiore trasparenza nella catena commerciale e per l'acquisto di pietre naturali di produzione socialmente sostenibile. La Svizzera si impegna già da tempo a livello multilaterale per affermare il rispetto delle norme fondamentali di lavoro e di condizioni di lavoro socialmente accettabili, e ciò sia in seno all'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL), agenzia specializzata dell'ONU, sia a livello bilaterale con progetti nell'ambito della cooperazione allo sviluppo. Con l'OIL e altri esperti è stato sviluppato un metodo innovativo per l'attuazione di questo importante intento tra le imprese di alcuni Paesi in via di sviluppo ed emergenti (Factory Improvement Programme, cfr. www.ilofip.org). Esso viene applicato in diversi Paesi chiave della cooperazione allo sviluppo in Asia, in America latina e nell'Africa settentrionale. Alle imprese esportatrici viene insegnato specificamente a rispettare le norme del lavoro. L'esperienza fatta ha confermato che tali programmi non portano solo miglioramenti sociali, ma spesso anche un aumento dell'efficienza delle imprese.</p><p>Come il Consiglio federale ha già spiegato nel rapporto sui marchi  ("Riconoscimento e promozione dei marchi", comitato interdipartimentale Rio, Berna, 2000, pag. 45), l'elaborazione e il ricorso ai marchi spetta prima di tutto al settore privato. Lo stesso vale anche per il settore del legno cui si riferisce l'autrice della mozione, per il quale, peraltro, non esiste un progetto di legge specifico. Nella legge sulla protezione dell'ambiente (art. 43a LPAmb) vi sono le premesse per insegne per la protezione dell'ambiente e per sistemi di gestione ambientale, ma non per un marchio di valenza sociale. </p><p>Il Consiglio federale è convinto che esistano già oggi approcci validi per affrontare la problematica di cui tratta l'autrice della mozione. Mediante misure volontarie gli importatori e gli utilizzatori di pietre naturali possono assicurare che le loro importazioni provengono da una produzione socialmente sostenibile. Le ditte private in Svizzera possono pretendere dai fornitori e produttori all'estero il rispetto di determinati standard sociali ed ecologici: il noto standard SA8000- (www.sa8000.org) è basato sulle principali convenzioni dell'OIL e sugli accordi internazionali in materia di diritti dell'uomo ed è applicabile in quasi tutti i settori. Il rispetto di questo standard è verificato da società di audit esterne. Esistono poi diverse iniziative settoriali, come il sistema di certificazione Xertifix (www.xertifix.de) sviluppato in Germania o la "Globe Stone Initiative" (www.globestone.net). Alcune ditte si sono anche dotate di un proprio sistema di controllo. </p><p>Il Consiglio federale è contrario a un disciplinamento statale e a un'azione unilaterale della Svizzera, come ha già avuto modo di spiegare nel parere sulla mozione CET-S 06.3415 ("Dichiarazione obbligatoria per il legno e i prodotti lignei"). Sarebbe molto difficile riuscire a imporre l'obbligo della dichiarazione. La stessa dichiarazione del Paese d'origine della pietra naturale oggi non è sempre possibile in base ai documenti doganali. Solo per le pietre naturali importate a un'aliquota di dazio agevolata nell'ambito di un accordo di libero scambio o del sistema di preferenze generalizzate a favore dei Paesi in via di sviluppo l'origine può essere accertata inequivocabilmente in base a un documento d'origine valido. Per le altre merci si considera Paese d'origine il Paese in cui è stato compiuto l'ultimo trattamento o l'ultima lavorazione della merce. Inoltre, l'obbligo di dichiarazione costituirebbe nuovamente un ostacolo tecnico al commercio. Il Consiglio federale non vuole adottare nuove norme sulle dichiarazioni relative ai prodotti in maniera unilaterale, ma esclusivamente nel quadro di processi multilaterali, richiamandosi alle norme tecniche dei principali partner commerciali della Svizzera. In termini di valore, circa il 90 per cento delle importazioni svizzere di pietra naturale arriva attraverso l'UE. Un'iniziativa unilaterale della Svizzera per introdurre l'obbligo di dichiarazione porrebbe quindi nuovi ostacoli al commercio soprattutto con l'UE, del tutto incompatibili con gli impegni attuali per l'abolizione degli ostacoli tecnici al commercio, in particolare con l'accordo dell'OMC sugli ostacoli tecnici agli scambi e con l'accordo di libero scambio tra la Svizzera e la Comunità europea del 1972. L'adozione di una dichiarazione obbligatoria per le pietre naturali sarebbe incompatibile anche con la mozione 04.3473, già approvata, che chiede che i prodotti messi legalmente in commercio nell'UE possano circolare liberamente anche in Svizzera (principio "Cassis de Dijon").</p><p>Il Consiglio non vede quindi la necessità di adottare l'obbligo di una dichiarazione sull'origine e sulle condizioni di produzione delle pietre naturali.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.