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Un disegno mostra Fabrice A., processato da lunedì a Ginevra per aver ucciso la socioterapeuta Adeline nel settembre 2013.
KEYSTONE/FREDERIC BOTT(sda-ats)
Fabrice A. soffre di una patologia sessuale estrema e il rischio di recidiva è molto alto. È la diagnosi dei due periti psichiatrici svizzeri ascoltati oggi a Ginevra nella terza giornata del nuovo processo a suo carico per l'uccisione della socioterapeuta Adeline.
I due dottori non preconizzano tuttavia il suo internamento a vita, pur giudicandolo al momento incurabile.
Secondo i due psichiatri elvetici, Alexandra Rageth e Eric Luke, l'uccisione della 34enne Adeline durante un'uscita accompagnata dal centro di reinserimento La Pâquerette di Ginevra, è stata pianificata dal 42enne imputato. Fabrice A. ha voluto riprodurre di persona, il 12 settembre 2013 nei pressi della città di Calvino, la scena del film "Braveheart" in cui una donna viene sgozzata mentre è legata ad un albero.
Fabrice A. aveva sviluppato una fantasia erotica nei riguardi di Adeline sin da quando l'aveva conosciuta. Era stata lei ad accoglierlo alla Pâquerette dove lei lavorava.
Nella sua cella, Fabrice A. ha utilizzato materiale pornografico e non pornografico per soddisfarsi sessualmente, includendo elementi della sua vita, quali la sua ex amica polacca, contro la quale ha sviluppato un forte risentimento, e la stessa Adeline. "Ci ha detto di essersi immaginato con Adeline nella scena di Braveheart", ha testimoniato il dottor Eric Luke.
Durante gli incontri con i periti psichiatrici, l'imputato ha riprodotto il momento in cui ha ucciso Adeline "in modo teatrale, barocco" ed ha dichiarato di ricordarsi dell'istante in cui il coltello ha toccato la gola della vittima, prima di sentirsi avvolto da un "velo nero".
Incurabile per ora
Per i due psichiatri svizzeri, come per i due colleghi francesi che si erano espressi ieri, il rischio di recidiva è molto alto, almeno a breve scadenza, e non esistono attualmente cure che permettano di ridurlo. Sono stati effettuati esperimenti, in particolare in carceri francesi, ma per il momento non hanno dato prova di essere efficaci, ha detto il dottor Luke rispondendo a una domanda del procuratore generale Olivier Jornot.
Secondo la sua collega Alexandra Rageth, Fabrice A. era in preda a "pulsioni di sgozzamento" ben prima che tagliasse la gola ad Adeline. I film che guardava durante il suo soggiorno ne sono chiari esempi, ha sostenuto Luke.
A quanto si è appreso, un giorno Fabrice A. aveva mostrato al compagno di Adeline, che come lei lavorava alla Pâquerette, una foto su internet della casa abbandonata presso la quale ha poi sgozzato la terapeuta, chiedendogli se gli piacesse la fine del film "Seven", in cui l'eroe scopre che la moglie è stata assassinata dal serial killer cui stava dando la caccia.
Simon Ntah, l'avvocato della famiglia di Adeline, ha interrogato i due esperti su questo episodio. A loro avviso, esso è particolarmente indicativo: "facciamo fatica a credere che l'imputato non intendesse nulla di particolare in quel preciso momento", ha risposto Alexandra Rageth.
Nessuna raccomandazione di internamento a vita
Alexandra Rageth e Eric Luke dubitano che l'imputato possa cambiare in futuro, ma hanno rilevato che è "ancora giovane". I due specialisti considerano impossibile pronunciarsi sul rischio "a vita" da lui rappresentato e ritengono che il suo stato debba essere rivalutato con il trascorrere degli anni.
Non hanno dunque preconizzato un internamento a vita. Neppure i loro due colleghi francesi si erano sbilanciati ieri: molto alto a breve scadenza, il rischio di recidiva è infatti difficile da prevedere a medio termine e impossibile a lungo termine, hanno sostenuto entrambi.
In merito all'uccisione di Adeline, gli specialisti svizzeri sono peraltro persuasi che Fabrice A. non abbia detto tutto: "sono convinta che ci ha mentito in modo deliberato", ha detto Alexandra Rageth.
La famiglia della vittima sarà ascoltata domani, quando riprenderà il processo davanti al Tribunale criminale presieduto dal giudice Fabrice Roch. Il procuratore generale Olivier Jornot terrà poi la sua requisitoria. Venerdì, nell'ultimo giorno di udienze, sarà la volta degli avvocati della parte civile, poi la parola passerà alla difesa.
SDA-ATS