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Trent'anni fa, il 23 giugno 1974, il popolo giurassiano sceglieva di separarsi dal canton Berna, formando il 23esimo cantone svizzero.Questo contenuto è stato pubblicato il 21 giugno 2004 - 15:29
Un plebiscito a favore dell’autodeterminazione che mise termine a decenni di lotta e di tensione ma al tempo stesso segnò la fine dell’unità giurassiana.
Uno psicodramma durato decenni. Per cosa ? Semplicemente per ridisegnare alcune frontiere interne della Svizzera.
Messa a confronto con l’Europa a 25, la famosa «questione giurassiana» può oggi apparire insignificante. Eppure, è stata a lungo emblematica di un certo modo di pensare tipicamente elvetico.
«Dal 1848, in Svizzera non è cambiato nulla. Tutto pareva immutabile. La questione giurassiana ha rimesso in discussione parecchie cose», osserva Alain Pichard, autore del libro «La Question jurassienne».
Una causalità complessa
Il Giura storico, già appartenente al vescovato di Basilea, fu offerto al Canton Berna durante il Congresso di Vienna, nel 1815. Il popolo giurassiano, francofono (con l’eccezione del distretto di Laufen) e cattolico, passò così nelle mani di uno Stato germanofono e protestante.
I giurassiani del Nord svilupparono lentamente il sentimento di essere trascurati dal canton Berna. Assenza di riconoscimento della cultura francofona, mancanza di investimenti da parte delle autorità bernesi, soprattutto per quanto riguardava l’infrastruttura stradale e ferroviaria. Lentamente, la collera crebbe.
Parallelamente, la parte sud del Giura era invece toccata da uno sviluppo industriale sempre più importante che attirò una massiccia immigrazione germanofona.
Questo disequilibrio economico ricoprì un ruolo importante nella resistenza anti-separatista del Sud. «La gente del Sud temeva di dover assumere un ruolo assistenziale nei confronti del Nord», spiega Alain Pichard.
«E poi tradizionalmente, il Sud era poco politicizzato, mentre il Nord cattolico era molto più combattivo. Il Sud temeva che nel contesto di un cantone indipendente si sarebbe trovato politicamente marginalizzato dalla parte economicamente più debole», aggiunge il giornalista.
Dalla rivendicazione etnica al voto a cascata
Un tratto caratteristico del separatismo giurassiano è quello di essere nato al di fuori dei partiti politici. E’ nato come moto intellettuale in risposta ai rischi di germanizzazione, una lotta per la lingua che è stata lanciata a partire dagli anni 50 dal segretario generale del «Rassemblement jurassien», Roland Béguelin, sostenuto da poeti come Alexandre Voisard o Jean Cuttat.
Una lotta che ha apertamente rivendicato una dimensione etnica. «Nel 1959, l’obiettivo era quello di ottenere che a un eventuale plebiscito non potessero partecipare gli immigrati bernesi e fossero invece ammessi i giurassiani emigrati», ricorda Alain Pichard. Il che significava fondare il voto non su criteri geografici, bensì sull’origine dei votanti.
Una stravaganza legislativa che non è stata applicata, e che nel plebiscito del 1974 è stata sostituita, nel chiaro intendo di favorire l’interesse bernese, da una procedura almeno altrettanto inedita: quella del plebiscito «a cascata».
Questa norma prevedeva che nel caso vi fosse stato un voto popolare favorevole alla separazione, i distretti nei quali la maggioranza dei votanti si fosse espressa in senso opposto avrebbero potuto organizzare un contro-plebiscito per chiedere di rimanere con Berna. È quello che accadde nel 1975 a Moutier, Courtelary e La Neuveville, causando di fatto la bipartizione del ‘Giura storico’.
Una contestazione profonda
Oggi il canton Giura è uno stato di cui nessuno pemserebbe di contestare la legittimità. Ma chi ha vissuto gli anni '60 e '70 ricorda ancora i toni violenti della polemica. Per alcuni, la parola separatista suonava davvero come un insulto.
Va detto che al di là delle cause di natura storica, linguistica, religiosa e economica, altri fattori si sono cristallizzati nella lotta giurassiana. Il rifiuto dell’esercito (nel Giura del Nord si progettava la creazione di una piazza d’armi), l’indipendentismo regionale (il Québec, ma anche la Corsica e la Bretagna fungevano da modello), il gusto per l’autogestione (anche il maggio '68 ha lasciato il suo segno).
E poi il gusto della provocazione… Perché se le azioni del FLJ (Fronte di liberazione giurassiano), ai limiti del terrorismo, non hanno mai fatto sorridere nessuno, l’attivismo del movimento «Bélier», fondato da giovani separatisti, puntava molto sulla carta dell’irriverenza. Tanto da osare esportare la rivendicazione separatista anche al di fuori delle forntiere nazionali.
«La Questione giurassiana è esplosa poco dopo la seconda guerra mondiale, in un’epoca in cui si glorificava l’unione nazionale. Poi è venuta la guerra fredda, che ha provocato una sorta di consenso tra i partiti, sfociato nella creazione della ‘formula magica’. Era davvero un’epoca in cui in Svizzera si cercava di mettere a tacere ogni conflitto», afferma Alain Pichard.
I separatisti scioccavano, facevano paura. La loro lotta metteva in discussione alcuni valori fondatori della confederazione. E così facendo, osavano mettere in dubbio la «perfezione» del modello elvetico.
swissinfo, Bernard Léchot
(traduzione: Luisa Orelli)
Fatti e cifre
Popolazione del canton Giura: 69'000 abitanti
Superficie: 838,5 km quadrati
Capoluogo: Delémont
In breve
Il canton Giura celebra quest’anno il 30esimo anniversario dal plebiscito sull’autodeterminazione (1974) e il 25esimo dall’acquisizione della piena sovranità (1979).
Per festeggiare degnamente questa doppia ricorrenza, il cantone propone un programma di manifestazioni culturali e popolari.
Per l'anniversario del plebiscito, la popolazione è invitata il 23 giugno per una grande festa a Porrentruy.
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