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Berna non ha un programma specifico destinato alla lotta contro l'Aids nell'Africa orientale, la parte del continente più colpita dalla malattia, ma preferisce svolgere intervenire sul posto, nell'ambito dei programmi d'assistenza già predisposti.Questo contenuto è stato pubblicato il 14 luglio 2000 - 17:27
Di fronte all'esplosione della malattia in Africa, la cui rapida diffusione ha assunto un carattere endemico, la Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) è orientata verso un'azione diretta sul terreno, sottolinea Peter Bieler, responsabile dello sviluppo rurale nell'Africa orientale.
La Confederazione concentra i suoi sforzi sulla prevenzione e sull'informazione, grazie ai programmi già esistenti. In quest'ottica, la DSC integra la problematica dell'Aids sul piano didattico, sollevando spesso la questione durante i corsi di formazione professionale destinati alla popolazione rurale.
«Purtroppo, in alcuni Paesi la malattia ha assunto una tale dimensione da rendere difficile la realizzazione ed il successo di progetti di sviluppo rurale o artigianale», spiega Peter Bieler. Il responsabile della DSC cita un caso recente in Tanzania: l'attuazione di un programma agricolo è stata compromessa dall'assenteismo della popolazione interessata. Le persone implicate nel progetto erano infatti spesso assenti, perché malate o indaffarate nella sepoltura dei loro cari.
Il contributo svizzero nella lotta contro l'Aids è quindi difficile da quantificare, essendo spesso integrato in programmi di assistenza che hanno scopi ed obiettivi completamente diversi. A livello multilaterale, la DSC versa sei milioni di franchi ogni anno ad organizzazioni internazionali impegnate nella lotta contro la malattia. Il principale beneficiario dell'aiuto finanziario svizzero è appunto l'Unaids, che riceve 2,3 milioni di franchi.
Su un piano più generale, la Confederazione destina 75 milioni di franchi all'anno ai programmi sanitari nei Paesi in via di sviluppo.
swissinfo e agenzie
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