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Il Consiglio federale non vuole obblighi per quanto riguarda l'informazione dei cittadini prima degli appuntamenti alle urne e ritiene importante poter esprimere un'opinione diversa da quella del parlamento.
Per questo non intende stabilire con una legge il modo in cui il governo e l'amministrazione federale devono informare i cittadini.
Il Consiglio federale non transige: sancire nella legge i principi che reggono l'informazione governativa e dell'amministrazione alla vigilia delle votazioni federali è inopportuno. Inoltre, l'Esecutivo si riserva la facoltà di esprimere una raccomandazione di voto che si scosta da quella della maggioranza parlamentare.
Confermando questa posizione, il governo ha dunque respinto il progetto di modifica della legge sui diritti politici, proposto dalla Commissione delle istituzioni politiche (CIP) del Consiglio nazionale.
Su iniziativa del liberale radicale Didier Burkhalter, la CIP ha proposto d'introdurre nella citata legge la possibilità per il governo d'informare la popolazione «in modo esaustivo» e di «svolgere una campagna». Si tratta in pratica di fissare a livello legislativo l'obbligo d'informare e i principi che reggono l'attività d'informazione delle autorità federali.
Libero di esprimere la propria opinione
Come la commissione, anche il Consiglio federale ritiene che l'amministrazione e il governo siano tenuti a informare gli elettori nel rispetto dei principi di continuità, trasparenza, obiettività e proporzionalità, definiti nel rapporto «l'impegno di Consiglio federale e amministrazione alla vigilia delle votazioni federali».
Tuttavia, stando a un comunicato diramato giovedì dalla Cancelleria federale, questi principi sono «ampiamente riconosciuti» e la Costituzione già regola sufficientemente (articolo 180 capoverso 2) il mandato d'informazione governativo. Di conseguenza, afferma il Consiglio federale, è inutile sancire tali principi a livello legislativo.
Altro aspetto controverso: l'allineamento del Consiglio federale sulle posizioni del parlamento. Il progetto della commissione della camera bassa precisa che spetta al governo difendere i progetti adottati dal parlamento. In questo modo, la CIP vuole evitare il ripetersi di casi come quelli del 1996 (il governo aveva rinunciato a formulare una raccomandazione di voto sulla revisione della legge sul lavoro) o del 1979 (sulla maggiore età civica a 18 anni). All'esecutivo è inoltre capitato anche di esprimere riserve, pronunciando un «sì, ma».
Orbene, afferma il comunicato della Cancelleria, anche in futuro il Consiglio federale vuole «riservarsi la facoltà di esprimere una raccomandazione di voto che si scosti da quella della maggioranza del parlamento. Il governo sottolinea che «non ne approfitterà troppo spesso». Ricorda comunque che, quale potere non subordinato agli altri, è tenuto a farsi carico della propria responsabilità di esprimersi, all'occorrenza, in modo divergente da quanto deciso dalla maggioranza del legislativo.
La parola passa ai deputati
La CIP prenderà ora conoscenza del parere governativo nella sua seduta di giovedì prossimo. È poco probabile che modifichi il suo progetto. Il Consiglio nazionale dovrebbe affrontare il dossier nella sessione invernale.
La revisione legislativa proposta dalla CIP mira a fungere da controprogetto indiretto all'iniziativa popolare «Sovranità del popolo senza propaganda di governo», che chiede maggiore riservatezza ai ministri e all'amministrazione.
Come il governo, anche il Consiglio degli Stati (camera alta) ha già respinto questo testo nell'autunno del 2005, pur dicendosi favorevole a un controprogetto.
I partiti sostengono il governo
Partiti di governo, politologi e costituzionalisti sono il larga misura d'accordo sul fatto che il Consiglio federale debba poter esprimere delle opinioni sulle votazioni popolari che divergono da quelle del parlamento.
Il politologo Hans Hirter definisce le divergenze tra Consiglio federale e parlamento sulla questione della regolamentazione legale dell'informazione da parte delle autorità come «conflitto di competenze».
swissinfo e agenzie
In breve
La Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale (CIP-N, camera del popolo) e quella del Consiglio degli Stati (CIP-S, camera dei cantoni) si occupano di due ambiti politici.
Da una parte trattano il sistema politico svizzero e la struttura delle sue istituzioni: i diritti popolari; l'organizzazione, le procedure e le competenze dell'Assemblea federale, del Consiglio federale e dell'amministrazione federale; gli agenti federali; le relazioni tra Confederazione e Cantoni, tra Stato e Chiesa.
Dall'altra le CIP sono competenti per le disposizioni legali riguardanti gli stranieri, compresi il diritto di cittadinanza e d'asilo.