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Investimenti per 20 miliardi di franchi e il mantenimento delle centrali nucleari. È questa la ricetta dell’Udc per garantire alla Svizzera un approvvigionamento energetico sicuro e indipendente. Il partito ribadisce inoltre la richiesta di nominare un "generale dell’elettricità".
Già prima della guerra in Ucraina, scrive l’Udc in una nota odierna, una carenza di energia elettrica era considerata uno dei maggiori rischi per il nostro Paese. Stando al partito, il fatto che la Svizzera si stia avviando verso una "catastrofe" è dovuto alla politica "fuori dalla realtà" della sinistra, mentre la Strategia energetica 2050 viene definita "inadatta".
Secondo l’Udc, che oggi ha presentato queste richieste ai media a Berna, andrebbero investiti 20 miliardi di franchi in un approvvigionamento sicuro, economico e indipendente. Il denaro deve essere utilizzato per assicurare la disponibilità di energia durante l’inverno.
L’Udc vuole anche che le centrali atomiche esistenti siano mantenute in funzione, che qualsiasi divieto tecnologico venga abbandonato e che vengano pianificati e realizzati immediatamente impianti nucleari basati sulle più recenti tecnologie. Inoltre, domanda ad esempio la costruzione di impianti di stoccaggio del gas in territorio elvetico, l’espansione dell’idroelettrico e la sospensione del diritto di ricorso delle organizzazioni finché l’approvvigionamento non sarà di nuovo garantito.
Il partito non molla neanche sul CO2. A suo avviso bisognerebbe infatti rinviare gli obiettivi di riduzione delle emissioni per favorire una disponibilità energetica nazionale sicura e conveniente.
Infine, è stata nuovamente avanzata la richiesta, già emersa in gennaio, di nominare un "generale dell’elettricità", una figura indipendente che andrebbe incaricata di effettuare un’analisi imparziale della situazione. Per il presidente del partito Marco Chiesa, citato nel comunicato, è necessaria una chiara responsabilità della leadership. Nei mesi scorsi, la responsabile del Dipartimento dell’energia Simonetta Sommaruga aveva già liquidato la questione, affermando che "non siamo in guerra" e che "Parlamento e Consiglio federale stanno già facendo il loro lavoro".