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Nel suo rapporto annuale Amnesty International definisce "sproporzionate" le risposte del Governo alla pandemia riguardanti la libertà di riunione e di espressione.
“La risposta del governo al Covid-19 ha limitato in modo sproporzionato il diritto alla libertà d’espressione”. A dirlo è Amnesty International nel suo rapporto 2020-2021 nel capitolo riguardante la Svizzera. “Tra marzo e giugno, in risposta alla pandemia da Covid-19, l’esecutivo ha governato con poteri d’emergenza, con un impatto su una serie di diritti come la libertà di riunione e di movimento”, si legge nel rapporto dell’organizzazione umanitaria. Inoltre, “nonostante la pressione di numerose organizzazioni e associazioni, a fine anno non era stato commissionato alcuno studio completo e indipendente per determinare le misure volte a fornire la massima tutela agli operatori sanitari in Svizzera”. Sono alcuni degli aspetti critici in relazione alla pandemia che evidenzia il rapporto. Inoltre, per quanto riguarda la chiusura dei confini “nell’ambito delle misure di emergenza per il Covid-19, da metà marzo a metà maggio, le domande di asilo alle frontiere sono state sospese, con la sola eccezione delle persone vulnerabili”.
Il rapporto di Amnesty evidenzia anche altri aspetti critici dal punto di vista dei diritti umani non legati direttamente alla pandemia. Si citano le o “draconiane leggi antiterrorismo” adottate dal Parlamento e criticate dal Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa e gli esperti delle Nazioni Unite.
In relazione al Covid, si legge, “il governo si è rifiutato di reinsediare altri rifugiati dalle isole greche e ha sospeso temporaneamente le domande di asilo alle frontiere a causa del Covid-19”. “All’inizio della pandemia”, si legge, “la polizia non ha avuto linee guida chiare per attuare le misure di emergenza e ha limitato in modo sproporzionato il diritto di riunione pacifica, imponendo divieti generali alle manifestazioni pubbliche e comminando multe in alcuni cantoni”.
Fra le evoluzioni positive dell’ultimo anno Amnesty cita invece il cambiamento della definizione di stupro che prevedeva che “la vittima fosse di sesso femminile e l’uso della coercizione o della forza”, il voto del Parlamento a “favore dell’introduzione del matrimonio tra persone dello stesso sesso”, l’estensione della legislazione “sull’incitamento all’odio è stata estesa per rendere reati l’incitamento all’odio e la discriminazione basata sull’orientamento sessuale” e il voto sull’iniziativa per imprese responsabili, che seppur bocciato dalla maggioranza dei Cantoni (e dunque è stata respinta) ha ottenuto l’avallo della maggioranza della popolazione. “Era la prima volta che i votanti di un paese dicevano sì a questa tipologia di diligenza dovuta obbligatoria”.