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Google critica la legislazione al vaglio del parlamento australiano che regolamenta i contributi economici che le piattaforme devono versare ai media di cui utilizzano i contributi. Ha comunicato che se entrerà in vigore disattiverà il suo motore di ricerca in Australia.
Google ha minacciato di rimuovere il suo motore di ricerca dall’Australia e Facebook di rimuovere le notizie dal suo feed per gli utenti australiani nell’ambito della controversia sulla nuova legislazione, attualmente al vaglio del parlamento australiano, che impone alle piattaforme digitali di pagare per i contributi dei media che pubblicano.
La nuova legislazione australiana imporrebbe ai gestori piattaforme di entrare in trattativa con le società mediatiche per negoziare il prezzo dei contributi prodotti dalle seconde che compaiono sulle loro piattaforme. In caso di disaccordo sul prezzo entrerebbe in funzione un arbitrato.
Le due compagnie stanno lottando contro questa legislazione e oggi Google ha comunicato al Governo che se la legislazione entrasse in vigore non sarebbe fattibile continuare a offrire ricerche nel Paese. Il ceo di Google Australia Mel Silva ha ha comunicato che “il principio del collegamento illimitato tra i siti web è fondamentale per la ricerca e accoppiato con l'ingestibile rischio finanziario e operativo se questa versione del codice dovesse diventare legge, non ci darebbe altra scelta che smettere di rendere disponibile Google Search in Australia”. Google critica il codice di regolamentazione proposto dall’Australia, che non ritiene “praticabile”. La società evidenzia che è disposta a pagare i media per i contenuti e che ha stretto circa 450 accordi di questo tipo in tutto il mondo.
Il primo ministro australiano, Scott Morrison, ha detto in una conferenza stampa a Brisbane che il governo non avrebbe risposto alle minacce. "Lasciatemi essere chiaro”, ha detto. “L’Australia fa le regole per le cose che si possono fare in Australia. Questo viene fatto nel nostro parlamento. È fatto dal nostro governo. Ed è così che funzionano le cose qui in Australia e le persone che vogliono lavorare con questo, in Australia, sono le benvenute”.