Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01030.jsonl.gz/140

Parliamo di sesso.
O, per essere più precisi, parliamo di come parliamo di sesso.
Pare che negli Stati Uniti ci si riferisca al sesso principalmente con metafore relative al baseball. Almeno così dice l’educatore di Philadelphia Al Vernacchio, che in un suo interessante Ted talk elenca alcune di queste metafore.
Non essendo gran conoscitore né di baseball né di sesso, mi limito a riportarle senza tentare particolari interpretazioni: in entrambi i casi ci sono un pitcher e un catcher, si inizia con la first base, poi si passa alla second base e si conclude, credo, con la third base, l’obiettivo è hit a home run e poi ci sono gli switch-hitter e quelli che plays for the other team. Non so quali sono le corrispondenti metafore italiane, ma immagino non siano troppo dissimili.
Al Vernacchio trova queste metafore profondamente inadeguate e responsabili di un approccio errato al sesso. Giusto per riprendere due punti: nel baseball si gioca quando c’è il campionato e una squadra vince e una perde, mentre si dovrebbe fare sesso quando uno ne ha voglia – o non farlo quando non se ne ha voglia – e non ci dovrebbero essere né vincitori né vinti, ma due (o più) persone soddisfatte.
Come nuova metafora Vernacchio propone la pizza. In effetti uno ordina la pizza quando ne ha voglia e, quando si è in due o più, si discute sui condimenti.
Nuove metafore per cambiare il rapporto con la sessualità.
Ma davvero basta cambiare parole per cambiare il mondo? Io credo di sì, perché alla fine è con queste parole che interagiamo con il mondo e con gli altri. Proprio per questo, però, cambiare parole non è affatto semplice.