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L'Associazione mantello degli insegnanti intende promuovere il dopo-scuola, momento in cui gli allievi possono svolgere i loro compiti. Altri li vogliono abolire. Una breve panoramica su un argomento sempre attuale.
Sono in pochi a desiderarli. Tra di loro di sicuro i bambini di prima classe elementare. Per loro, i compiti sono quasi la chiave per entrare finalmente nel mondo della scuola. Per tutti gli altri, i compiti sono spesso un castigo, un obbligo di cui farebbero volentieri a meno.
Potremmo discutere per ore sugli svantaggi e sui benefici dei compiti a casa senza per questo giungere a una soluzione. Il pediatra e autore Remo Largo, personaggio molto conosciuto nella Svizzera tedesca, da decenni sostiene la tesi secondo cui sgobbare anche a casa sui temi scolastici non servirebbe a nulla.
Un'opinione ripresa lo scorso autunno anche dall'Associazione dei direttori della Svizzera tedesca. Stando a quest'ultima, i compiti sarebbero all'origine di discussioni all'interno della famiglia e per questo motivo andrebbero annullati. Inoltre, i figli con ambedue i genitori che svolgono un'attività professionale remunerata o con un basso livello di istruzione non avrebbero alcun sostegno a casa e quindi sarebbero svantaggiati.
Il neozelandese John Hattie, uno dei più rinomati ricercatori in materia di educazione e formazione, sostiene che i compiti avrebbero poco senso nella scuola elementare, mentre in seguito favorirebbero l'apprendimento.
Da un sondaggio svolto nel 2016 all'interno dell'Associazione degli insegnanti del canton Zurigo emerge che la metà dei suoi membri ritiene sia utile assegnare dei compiti a casa. Solo il 23 per cento è invece per una completa abolizione.
Nel marzo 2017, l'Associazione mantello degli insegnanti della Svizzera LCH ha pubblicato un documento programmatico in cui rilancia il tema. LCH non vuole sopprimerli; chiede invece che le scuole propongano dei momenti in cui gli allievi possano svolgere i compiti e vengano seguiti da personale specializzato.
Concretamente, LCH chiede ai comuni e alle scuole di offrire dei dopo-scuola facoltativi e gratuiti per quegli scolari che vogliono fare i compiti a scuola. La decisione se approfittare di questa opportunità spetterebbe ai genitori. Gli insegnanti potrebbero però consigliare una partecipazione al dopo-scuola per favorire e migliorare il successo scolastico di un allievo.
E anche per l'Associazione mantello degli insegnanti della Svizzera, le pari opportunità sono l'argomento principale a favore del dopo-scuola. «Ci sono dei genitori che per vari motivi non riescono a sostenere i loro figli», sostiene Beat W. Zemp, presidente di LCH. «Non vogliamo però obbligare nessuno ad approfittare di questa offerta: la scelta spetta ai genitori».
Nel 2013, l'ispettore scolastico Dante Peduzzi ha scritto sull'argomento un articolo d'approfondimento «Pro e contro sui compiti a casa», pubblicato anche su PortaleSud. Un testo ancora attuale e che offre vari spunti di riflessione.
Fonte: NZZ