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Economia
Putin crea il 'suo' Bitcoin
Il presidente russo Vladimir Putin ha ordinato l’emissione di un moneta crittografata nazionale. Così il ministro delle Comunicazioni Nikolay Nikiforov dopo una riunione a porte chiuse. Il...
Il presidente russo Vladimir Putin ha ordinato l’emissione di un moneta crittografata nazionale. Così il ministro delle Comunicazioni Nikolay Nikiforov dopo una riunione a porte chiuse. Il ’criptorublo’, così come è stato soprannominato, è destinato a divenire l’unica divisa digitale autorizzata in Russia.
Una volta che il ’criptorublo’ sarà rilasciato, il conio di altre monete digitali (come il Bitcoin) sarà vietato e sarà interamente regolato dal governo, ha indicato Nikiforov.
"Sono molto fiducioso che creeremo il ’criptorublo’ per una semplice ragione: se non lo faremo noi lo faranno i nostri vicini nella Comunità Economica Euroasiatica entro un paio di mesi", ha aggiunto Nikiforov.
Tutte le operazioni finanziarie effettuate con il ’criptorublo’ saranno tassate. L’imposta – del 13%, ovvero la flat-tax in vigore oggi in Russia – sarà applicata anche all’apprezzamento del valore. Lo riporta Rt. (Ats)
Gli Usa temono che la Svizzera manipoli i cambi
Gli Stati Uniti continuano a mantenere la Svizzera sull’elenco degli stati sotto osservazione perché potrebbero essere manipolatori dei corsi di cambio. Insieme alla...
Gli Stati Uniti continuano a mantenere la Svizzera sull’elenco degli stati sotto osservazione perché potrebbero essere manipolatori dei corsi di cambio. Insieme alla Confederazione la lista comprende Cina, Germania, Giappone e Corea del Sud, emerge da un rapporto pubblicato ieri dal Dipartimento del tesoro.
Il ministero delle finanze pubblica regolarmente, in aprile e in ottobre, un documento destinato al Congresso: se sussistono prove che un partner economico attui pratiche valutarie che concedono vantaggi commerciali sugli Usa la nazione in questione viene definita manipolatrice dei cambi. Questo fa scattare sanzioni da parte del governo. L’obiettivo è spingere i paesi in questione ad affrontare il tema degli elevati squilibri commerciali con gli Stati Uniti.
Per ottenere lo status di manipolatore devono essere adempiuti tre criteri: la Svizzera soddisfa due requisiti, vale a dire un eccesso nel conto delle partite correnti e interventi sul mercato delle divise, mentre manca il terzo, quello di un surplus commerciale del suo export negli Usa sufficientemente vasto.
Gli Usa rimproverano in particolare alla Confederazione l’operato della Banca nazionale (Bns) volto a indebolire il franco. Secondo Washington l’istituto guidato da Thomas Jordan dovrebbe limitarsi a intervenire unicamente per limitare le crisi acute quando la moneta elvetica si rafforza. In passato Jordan ha però respinto le critiche: "quando interveniamo" – aveva detto in un’intervista – "non lo facciamo per procurare vantaggi alla Svizzera grazie a una divisa sottovalutata".
Dall’attuale lista è uscita Taiwan: secondo gli estensori del rapporto lo stato asiatico ha diminuito dalla scorsa primavera i suoi interventi sulle divise. Il governo americano continua inoltre a non definire manipolatore la Cina, nonostante il presidente Donald Trump, durante la campagna elettorale, avesse promesso di farlo, una volta entrato in carica. In aprile però Trump ha detto di credere che Pechino abbia smesso di manipolare la sua moneta e ha fatto presente che al momento è più importante concentrarsi sulla collaborazione con la repubblica popolare per affrontare le tensioni legate alla Corea del Nord.
L’ultima volta che gli Usa hanno definito uno stato manipolatore di cambi correva l’anno 1994. L’amministrazione era quella di Bill Clinton e il paese interessato era la Cina. (Ats)
Airbus, guanto di sfida alla Boeing: accordo con la canadese Bombardier
Airbus sfida Boeing e acquista, senza sborsare denaro, la quota di maggioranza della joint venture per il controllo degli aerei serie C di...
Airbus sfida Boeing e acquista, senza sborsare denaro, la quota di maggioranza della joint venture per il controllo degli aerei serie C di Bombardier. Una notizia che rappresenta un’iniezione di fiducia per il colosso canadese: i titoli della società arrivano a guadagnare il 19%, volando ai massimi dagli inizi del 2015. Al gigante dei cieli europeo va il 50,1% della C Series Aircraft Limited Partnership, l’alleanza di cui fanno parte Bombardier con il 31% e Investissement of Quebec con il 19%. Con la sua forza finanziaria e nel marketing, Airbus punta a favorire il rilancio del programma per gli aerei serie C, molto rinomati nell’industria ma che faticano a trovare acquirenti. I papabili compratori, infatti, hanno avuto finora dubbi sulla capacità di Bombardier di continuare a portare avanti il programma fra gli innumerevoli ritardi collezionati e i costi superiori alle attese. "Non ho dubbi che la nostra partnership con Bombardier aumenterà le vendite e il valore del programma, con i potenziali clienti della serie C che avranno meno dubbi del futuro del programma’’ afferma l’amministratore delegato di Airbus, Tom Enders. L’intesa arriva come una boccata d’ossigeno per il primo ministro inglese Theresa May: l’esposto di Boeing contro Bombardier infatti pesa sull’impianto del colosso canadese nell’Irlanda del Nord, a Belfast, dove è la società che conta più occupati con i suoi 4’500 dipendenti, di cui 1’000 impiegati alla serie C. Boeing si mostra invece scettica sull’intesa, che va a rafforzare la rivale europea. ’’Sembra un accordo discutibile fra due società che ricevono aiuti dai rispetti governi. la nostra posizione resta la stessa, ovvero tutti dovrebbero giocare secondo le stesse regole per il giusto e corretto funzionamento degli scambi commerciali’’.
Bill Gates sul trono. È lui l'uomo più ricco d'America. Trump perde terreno
I Paperoni americani si arricchiscono. E Bill Gates si conferma il più ricco d’America con una fortuna stimata in 81 miliardi di...
I Paperoni americani si arricchiscono. E Bill Gates si conferma il più ricco d’America con una fortuna stimata in 81 miliardi di dollari, ovvero 8 miliardi in più rispetto alla precedente rilevazione. A fare i conti in tasca ai miliardari statunitensi è la classifica ’Forbes 400’, che vede il presidente Donald Trump scivolare al 248mo posto dal 156mo dell’anno scorso, con una fortuna di 3,1 miliardi di dollari, in calo di 600 milioni dollari. Jeff Bezos di Amazon conquista la seconda posizione con 67 miliardi di dollari (+14,5 miliardi), mentre al terzo posto si piazza Warren Buffett con 65,5 miliardi di dollari (+12,5 miliardi). "La ricchezza minima per entrare nella classifica degli americani più ricchi è salita al record di 2 miliardi di dollari, in aumento rispetto agli 1,7 miliardi di dollari dello scorso anno’’ afferma Forbes.
Economia svizzera in progressione a breve termine
Dopo una stagnazione nel corso del primo trimestre dell’anno, il barometro congiunturale Crea per la Svizzera si è risollevato tra il secondo e il quarto trimestre...
Dopo una stagnazione nel corso del primo trimestre dell’anno, il barometro congiunturale Crea per la Svizzera si è risollevato tra il secondo e il quarto trimestre.
L’indice per la Svizzera è aumentato nel corso dei trimestri, progredendo dai 99,7 punti del secondo trimestre ai 100,1 del terzo e 100,5 del quarto. Gli ultimi due sono valori pronosticati, indica oggi l’istituto Crea di macroeconomia applicata dell’Università di Losanna. L’economia si stabilisce nella zona di crescita con scarti di produzione positivi rispetto all’equilibrio (+0,5%).
Citando un recente sondaggio condotto da "Switzerland Global Enterprise" sulle prospettive d’esportazione delle piccole e medie imprese (Pmi), l’istituto rileva che l’ottimismo si accentua con l’indebolirsi del franco. Il relativo barometro è progredito nettamente e si avvicina al valore più elevato dal 2011.
Le esportazioni di merci sono inoltre aumentate in valore nei primi sette mesi dell’anno, guidate dai prodotti chimici, farmaceutici e dell’industria delle macchine, delle apparecchiature elettriche e dei metalli. Questi due ultimi settori rappresentano il 66% delle vendite all’estero.
Diversi indicatori industriali del Centro di ricerca congiunturale (Kof) del Politecnico di Zurigo mostrano tuttavia segni di debolezza che potrebbero portare a un’inversione di tendenza, avvisa Crea. A breve termine l’istituto si attende invece una progressione delle attività economiche.
Frontalieri, quando (non) si firma l'accordo tra Italia e Svizzera?
Si gioca tutto sul detto o non detto e il frainteso, la polemica di questi giorni tra Svizzera e Italia – via Ticino – sull’attesa firma sotto...
Si gioca tutto sul detto o non detto e il frainteso, la polemica di questi giorni tra Svizzera e Italia – via Ticino – sull’attesa firma sotto l’accordo per la fiscalità dei frontalieri e che probabilmente non arriverà nemmeno a questo giro.
La legislatura in Italia si sta avviando alla conclusione ed è improbabile che la sottoscrizione avvenga in tempi brevi come invece affermato (o a questo punto auspicato...) dal consigliere federale Didier Burkhalter lunedì scorso a Lugano. In realtà il responsabile del Dipartimento degli affari esteri uscente (a fine ottobre lascerà l’incarico a Ignazio Cassis) dopo l’incontro con il suo omologo italiano Angelino Alfano fu molto cauto aggiungendo che “l’esperienza ci insegna che bisogna essere prudenti”.
Alfano dal canto suo si limitò a una diplomatica frase di circostanza (“Non voglio dare date, ma siamo vicini”) non essendo il dossier di sua competenza e nemmeno del Dfae visto che tratta di materia fiscale notoriamente di pertinenza del Dipartimento federale delle finanze diretto da Ueli Maurer.
L’intesa, lo ricordiamo, è già stata parafata (siglata dalle rispettive delegazioni tecniche, ndr) da quasi due anni (dicembre del 2015) e attende ancora la firma politica a livello governativo per l’avvio dell’iter di ratifica. A contribuire a rallentare la parte italiana è l’arcinota richiesta del casellario giudiziale per i cittadini italiani che chiedono in Ticino per la prima volta, o lo rinnovano, un permesso G (frontalieri) o B (dimoranti). Lo scorso giugno il Consiglio di Stato ticinese, per rimuovere l’ultimo ostacolo a un accordo giudicato positivo visto che il futuro regime aggraverà fiscalmente i frontalieri riducendo il rischio di dumping salariale, ha accettato di non richiedere più sistematicamente il casellario giudiziale ma questo solo dopo l’avvenuta firma.
Alla Segreteria di Stato per le questioni finanziarie internazionali (Sfi) sono coscienti che il dossier frontalieri tra Italia e Svizzera si trascina da ormai parecchio tempo ma non possono dire con precisione quando ci sarà la firma. Il testo dell’accordo è noto e il lavoro dei negoziatori si è concluso da tempo. Serve solo la volontà politica che non sempre è chiaramente espressa da una parte e dall’altra del confine.
Raiffeisen non vende Notenstein La Roche
Il Ceo della Banca Raiffeisen Patrik Gisel ha definitivamente escluso la possibilità di vendere l’affiliata Notenstein La Roche. Tuttavia, il manager non è soddisfatto dell’...
Il Ceo della Banca Raiffeisen Patrik Gisel ha definitivamente escluso la possibilità di vendere l’affiliata Notenstein La Roche. Tuttavia, il manager non è soddisfatto dell’andamento degli affari dell’istituto finanziario privato, si legge in un’intervista al Tages-Anzeiger.
La filosofia di Raiffeisen – ha sottolineato Gisel – è quella di essere un leader del settore bancario per tutti i clienti svizzeri, indipendentemente dalla loro condizione economica. Per questo, abbiamo bisogno di offrire servizi anche in campo privato, ha aggiunto. Il direttore generale di Raiffeisen ha poi dichiarato che alcune mosse, come il reclutamento di nuovi consulenti, potrebbero mettere in moto una crescita in seno a Notenstein La Roche. Inoltre, ha lasciato la porta aperta a eventuali acquisizioni di altre banche o portafogli di clienti.
Gisel ha in seguito affermato che il cambio al vertice di Notenstein La Roche annunciato ieri, con Patrick Fürer a sostituire Adrian Künzi in qualità di Ceo, non è un atto di sfiducia nei confronti di quest’ultimo, alla testa della banca sangallese da sei anni. Secondo il numero uno di Raiffeisen, era semplicemente un buon momento per operare un cambio di leadership, opinione condivisa anche dallo stesso Künzi.
Mozione: l'amministrazione cantonale accetti i Bitcoin
Una mozione per chiedere al Consiglio di Stato che i cittadini possano pagare in bitcoin e altre criptovalute i servizi dell'amministrazione cantonale. È...
Una mozione per chiedere al Consiglio di Stato che i cittadini possano pagare in bitcoin e altre criptovalute i servizi dell'amministrazione cantonale. È quella depositata oggi da AreaLiberale, Udc, Lega dei Ticinesi, Plrt e Ppd.
"Proponiamo un’applicazione pilota nel Dipartimento delle istituzioni e chiediamo un rapporto all’attenzione del Gran Consiglio dopo un anno di prova", recita il comunicato. "Questa misura, simile a quanto ha già fatto l’anno scorso la città di Zugo (fino a Chf 200) e ha annunciato di fare dal 2018 il comune di Chiasso (fino a Chf 250), mira a lanciare un segnale fattuale a chi si occupa di FinTech e a rinforzare in tal modo la fiducia verso le istituzioni ticinesi in materia di innovazione. L’ambizione della mozione è di promuovere il Ticino come piazza svizzera alternativa e complementare a Zugo in materia di criptovalute, blockchain e FinTech."
Bitcoin è "una moneta elettronica creata nel 2009 che, a differenza della maggior parte delle valute tradizionali, non fa uso di un ente centrale: esso utilizza un database distribuito tra i nodi della rete che tengono traccia delle transazioni, ma sfrutta la crittografia per gestire gli aspetti funzionali, come la generazione di nuova moneta e l’attribuzione della proprietà dei bitcoin."
"Il 30 settembre 2017 - ricordano i firmatari della mozione - esistevano nel mondo 16.6 milioni di bitcoin con un prezzo medio unitario di CHF 4'140 e pertanto una capitalizzazione di mercato pari a CHF 68.7 miliardi."]
"Se gestito correttamente - si specifica - l’incasso in bitcoin anziché franchi svizzeri non comporta alcun rischio valutario per il Cantone, che potrebbe convertire istantaneamente in franchi svizzeri il pagamento avvenuto in criptovaluta."
Svizzera, triplicate le madri che lavorano
In Svizzera la quota delle madri che lavorano è triplicata negli ultimi 35 anni. A indicarlo è l’ultimo articolo pubblicato sul sito di "Social Change in Switzerland" che...
In Svizzera la quota delle madri che lavorano è triplicata negli ultimi 35 anni. A indicarlo è l’ultimo articolo pubblicato sul sito di "Social Change in Switzerland" che prende in considerazione i dati dal 1980 al 2014. In Ticino e nei Grigioni si riscontra una percentuale di mamme attive inferiore rispetto al resto del Paese.
La statistica si riferisce alle genitrici attive che vivono in coppia, con almeno un bambino di età inferiore ai tre anni. In Ticino la quota raggiunge il 53%, rispetto al 16% registrato nel 1980. Nei Grigioni si registra un incremento dal 19 al 60%, mentre la media generale svizzera si attesta al 64% (23% nel 1980). I cantoni della Romandia hanno registrato l’aumento maggiore, con una percentuale progredita dal 25 al 70% in 35 anni.
L’articolo in questione è scritto da Francesco Giudici, dell’Ufficio di statistica del cantone Ticino e da Reto Schumacher, che si occupa di statistica nel canton Vaud. I due esperti hanno inoltre analizzato la situazione delle madri in funzione delle caratteristiche individuali come il numero di figli, il livello di formazione, la nazionalità e lo stato civile.
I ricercatori hanno basato lo studio sui censimenti federali risalenti al 1980, 1990 e 2000 insieme alla rilevazione strutturale 2010-2014.
"Social Change in Switzerland" prende in considerazione l’evoluzione della struttura sociale in Svizzera ed è gestita dal Centro di competenze svizzero in scienze sociali (, il Centro di ricerca sui percorsi di vita e le ineguaglianze dell’Università di Losanna e il "Polo di ricerca nazionale Lives – superamento della vulnerabilità: prospettive dei percorsi di vita .
Dalla Confederazione 8 miliardi e mezzo al Fondo Monetario Internazionale
La Svizzera accorderà al Fondo monetario internazionale (Fmi) un mutuo di 8,5 miliardi di franchi sotto forma di impegni di garanzia,...
La Svizzera accorderà al Fondo monetario internazionale (Fmi) un mutuo di 8,5 miliardi di franchi sotto forma di impegni di garanzia, mutui e contributi a fondo perso. Lo ha deciso ieri il Consiglio federale. Il Governo ha inoltre posto in vigore per l’inizio di novembre la revisione della legge sull’aiuto monetario (Lamo) che consente l’attribuzione di questi fondi.
La revisione della Lamo, indica una nota odierna della Segretaria di Stato per le questioni finanziarie internazionali (Sfi), si è resa necessaria a seguito dei cambiamenti intervenuti nella prassi di concessione dei crediti a livello multilaterale.
La modifica più importante prevede l’aumento da sette a dieci anni della durata massima dell’aiuto monetario. Con l’entrata in vigore della revisione si adempiono le condizioni che permettono alla Svizzera di concedere al Fmi un mutuo bilaterale con termini di rimborso di dieci anni. L’esecutivo ha incaricato la Banca nazionale svizzera (Bns) di concedere al Fmi un prestito di 8,5 miliardi di franchi.
La partecipazione della Confederazione rientra nel processo di rinnovo della linea di credito bilaterale accordata al Fmi nel 2012. A causa delle costanti incertezze che pesano sul sistema finanziario, nell’ottobre 2016 il FMI ha deciso di rinnovare queste linee di credito bilaterali per un totale di 425 miliardi di dollari.
Ciò gli permette di disporre di uno strumento adeguato per adempiere in maniera efficace il suo compito di stabilizzazione del sistema monetario e finanziario internazionale in caso di crisi gravi. (Ats)
Le tensioni in Catalogna azzoppano il turismo
Il processo separatista in Catalogna comincia ad avere pesanti contraccolpi sul turismo, uno dei principali motori economici della regione.
Dal controverso...
Il processo separatista in Catalogna comincia ad avere pesanti contraccolpi sul turismo, uno dei principali motori economici della regione.
Dal controverso referendum sull’indipendenza dello scorso 1 ottobre, le prenotazioni alberghiere si sono dimezzate, con una caduta del 50%, rispetto alla media stagionale di occupazione, secondo quanto denuncia il patronato Foment del Treball in una nota intitolata ’Foment diu prou’, ossia Foment dice basta.
Gli arrivi di turisti a Barcellona registrano una diminuzione vicina al 30%, che il patronato attribuisce alla "grave situazione sociale ed economica che vive la Catalogna". "L’incerto cammino scelto dalle forze politiche con una stretta maggioranza nel Parlament nel mese di settembre ha superato frontiere di illegalità, portando il Paese verso il discredito nazionale e internazionale, e forse verso il dissesto economico", è detto nella nota.
Il patronato, presieduto da Joaquim Gay de Montellá, deplora "il contesto di incertezza e rischio politico", che ha provocato "la reazione e la risposta di imprese molto rilevanti in Catalogna, alcune protagoniste essenziali della nostra storia imprenditoriale", in allusione al cambio di sede sociale di grandi corporazioni catalane. Un esempio "che stanno seguendo centinaia di imprese di minori dimensioni".
Per Foment del Treball "è il riflesso chiaro del grado massimo di preoccupazione con la quale si assiste, in ambito imprenditoriale, a un conflitto politico molto serio, che ci interpella tutti". Nel rilevare "il rischio di dissesto economico", il patronato fa appello alla "responsabilità" e al "dialogo" dei dirigenti politici, per evitare "conseguenze irreparabili per la Catalogna e per la Spagna".
Con il patronato, anche il Gremi de restauració, associazione del settore della ristorazione, denuncia una caduta accumulata "fra il 25% e il 30% delle vendite" a settembre, che segue "i danni provocati dalla turismofobia", le manifestazioni contro il turismo di massa e dagli attentati sulla Rambla, lo scorso mese di agosto. Nel rilevare "la preoccupante diminuzione dei turisti stranieri" e la cancellazione di meeting e congressi, il Gremi ricorda che il settore alberghiero e della restaurazione occupa 70.000 persone nella sola città di Barcellona. (Ats)
Anche Gucci dice addio alle pellicce
Gucci rimette le pellicce nell’armadio, annunciando che le nuove collezioni 2018 ne faranno a meno. La notizia – dopo anni di proteste e polemiche dei gruppi animalisti – rimbalza...
Gucci rimette le pellicce nell’armadio, annunciando che le nuove collezioni 2018 ne faranno a meno. La notizia – dopo anni di proteste e polemiche dei gruppi animalisti – rimbalza oggi sul Times, che cita dichiarazioni attribuite al presidente della maison, Marco Bizzarri, durante un intervento al London College of Fashion.
Bizzarri ha parlato di un capo ormai "fuori moda" e ha rivendicato "l’impegno assoluto" di Gucci di fare "dello sviluppo sostenibile un elemento cruciale della nostra attività". Non solo. Ha anche promesso, stando al Times, che il ricavato dalle vendite di pellicce di quest’anno sarà devoluto ad associazioni per la difesa degli animali come Humane Society International (Hsi) o l’italiana Lav (Lega antivivisezione).
Kitty Block, di Hsi, si è detta compiaciuta e certa che la decisione di Gucci – analoga all’impegno anti pellicce assunto da Armani l’anno scorso – sia destinato ad avere "un enorme effetto traino" nel mondo della moda. (Ats)
Mercoledì sapremo come saranno i nuovi 10 franchi
Di lui si sa che rappresenterà il tema del tempo, che sul lato frontale recherà due mani in un tipico gesto da direttore d'orchestra e il mappamondo centrato sull'...
Di lui si sa che rappresenterà il tema del tempo, che sul lato frontale recherà due mani in un tipico gesto da direttore d'orchestra e il mappamondo centrato sull'oceano Pacifico. Sul retro troveranno posto un tunnel ferroviario e i meccanismi di un orologio. Il tutto per rappresentare la capacità organizzativa svizzera.
Il nuovo 10 franchi sarà presentato mercoledì dalla Banca nazionale e verrà messo in circolazione a partire dal 18 ottobre. Sarà leggermente più piccolo del predecessore (caratteristica comune a tutte le nuove banconote in fase di emissione): con una dimensione di 123 x 70 centimetri sarà largo come gli altri tagli e ma solo poco più lungo della banconota da 5 euro.
La banconota da 10 è la terza per numero di pezzi in circolazione. Viene dopo quella da 20 (seconda) e da 100. La nuova serie sarà completa nel 2019, quando verrà rilasciato il taglio da 100.
Nobel per l'economia all'americano Richard Thaler
Il premio Nobel per l’economia è stato assegnato all’economista statunitense Richard H. Thaler dell’università di Chicago.
Thaler, nato nel 1945 nel New...
Il premio Nobel per l’economia è stato assegnato all’economista statunitense Richard H. Thaler dell’università di Chicago.
Thaler, nato nel 1945 nel New Jersey, è l’inventore della cosiddetta "teoria del pungolo". Nel libro "Nudge, la spinta gentile’, scritto insieme al giurista Cass Sunstein esamina come poter indirizzare, con adeguati stimoli anche da parte di governi e istituzioni, persone e gruppi sociali a prendere le decisioni giuste e a migliorare la propria vita.
Il punto di partenza è che "la gente fa spesso fa scelte scadenti" perché "come esseri umani siamo condizionati da una vasta gamma di comportamenti routine" che il più delle volte portano a "imbarazzanti errori" in molteplici aspetti della vita quotidiana, come "nell’educazione, nella finanza personale, nell’assistenza sanitaria, in mutui e carte di credito, nella felicità e perfino pianeta stesso".
'Solo sette società quotate in Svizzera legano le paghe dei dirigenti alla sostenibilità'
Solo sette società quotate all’indice SMI vincolano le remunerazioni dei loro dirigenti a una gestione durevole. Lo...
Solo sette società quotate all’indice SMI vincolano le remunerazioni dei loro dirigenti a una gestione durevole. Lo sostiene un’inchiesta di Actares, associazione di azionisti per un’economia sostenibile, pubblicata oggi.
Per realizzare il sondaggio – si legge in un comunicato – sono state contattate 22 aziende: le 20 attualmente presenti nello SMI più Actelion e Syngenta, che lo hanno lasciato nel corso dell’anno dopo essere state acquisite rispettivamente da Johnson & Johnson e ChemChina.
Dei 17 gruppi che hanno risposto positivamente all’invito a partecipare allo studio, 7 hanno appunto citato traguardi di sostenibilità concreti per i quadri con un impatto diretto sui loro bonus. Si tratta di Abb, Julius Bär, LafargeHolcim, Nestlé, Novartis, Roche e Syngenta. Nessuno di questi però, precisa Actares, ha accettato di fornire dettagli sul peso di questi obbiettivi ecologici e sociali nel calcolo della parte variabile dei salari.
Presso ABB, LafargeHolcim e Roche, la salute e la sicurezza sul posto di lavoro sono criteri presi in considerazione per la retribuzione dei vertici. Non è tuttavia stato possibile sapere, ribadisce l’associazione, quale sia la percentuale di questo parametro nel calcolo del compenso.
In casa Syngenta vengono formulati sei obbiettivi di sostenibilità all’interno di un piano triennale, ma Actares è dell’avviso che lo scopo principale del programma sia un aumento della produttività e la diffusione dei prodotti del gruppo agrochimico. Per il bonus del Ceo di Novartis invece, entra in gioco l’accesso ai medicamenti nei Paesi poveri.
Le società dello Smi sono responsabili delle conseguenze delle loro attività economiche su uomo e ambiente e sono un attore chiave nella lotta ai cambiamenti climatici, mette in risalto la nota. Perciò, secondo Actares esse dovrebbero impegnarsi per raggiungere determinati obbiettivi di sostenibilità, utilizzandoli come incentivo per l’ottenimento dei bonus. (Ats)
Il boss di Ryanair si è scusato col suo staff
Il numero uno di Ryanair Michael O’Leary ha mandato una lettera di scuse a tutto il personale, promettendo una serie di migliorie nelle condizioni di lavoro ai suoi...
Il numero uno di Ryanair Michael O’Leary ha mandato una lettera di scuse a tutto il personale, promettendo una serie di migliorie nelle condizioni di lavoro ai suoi piloti. È quanto riporta il quotidiano belga La Libre Belgique, che ha ottenuto una copia della lettera.
Le modifiche "trasformeranno le vostre prospettive di stipendio e carriera", assicura O’Leary nella lettera invitando i piloti a "rimanere con Ryanair per un futuro più luminoso e migliore per te e la tua famiglia".
O’Leary attribuisce le cancellazioni dei voli a "un errore del management" e si scusa "per gli stravolgimenti che avete vissuto nei vostri calendari di ferie".
Nella lettera, il manager irlandese si impegna ad allineare i salari dei piloti a quelli dei concorrenti low cost Jet2 e Norwegian e a negoziare migliorie su giorni di malattia pagati, periodo di prova, congedo di maternità e altre voci contrattuali. (Ansa)
Rénault vuole raddoppiare le vendite entro il 2022
Il gruppo Renault punta a vendere 5 milioni di veicoli nel 2022, orizzonte del suo nuovo piano strategico presentato oggi, con un aumento del 44% rispetto al 2016...
Il gruppo Renault punta a vendere 5 milioni di veicoli nel 2022, orizzonte del suo nuovo piano strategico presentato oggi, con un aumento del 44% rispetto al 2016. L’obiettivo è che metà del suo parco veicoli sia, a quella data, elettrico o ibrido, con una vasta robotizzazione e automazione della auto.
Renault ha annunciato, nell’ambito del suo piano "Drive the future", che 8 veicoli del suo gruppo (Renault, Dacia, Samsung Motors, Alpine e Lada) saranno elettrici al 100% per il 2022. Il fatturato al quale si punta supera i 70 miliardi di euro
Escludendo la fabbrica russa delle Lada (consolidata nell’ambito Renault dall’inizio del 2017), Renault ha venduto 3,18 milioni di veicoli nel 2016, per un fatturato di 51,2 miliardi di euro, con un margine operativo del 6,4%. (Ats)
Preventivo 2018, Ticino in attivo insieme ad altri 13 cantoni
La maggioranza dei cantoni prevede un budget per il 2018 nelle cifre nere. In diversi casi la stabilità è dovuta a misure di risparmio passate o...
La maggioranza dei cantoni prevede un budget per il 2018 nelle cifre nere. In diversi casi la stabilità è dovuta a misure di risparmio passate o attuali. In Ticino il preventivo per l’anno prossimo presenta un risultato d’esercizio positivo di 7,5 milioni di franchi.
Dei 24 cantoni che hanno presentato i preventivi per il 2018 nelle ultime settimane, 14 stimano un attivo, otto un disavanzo e in un caso, Argovia, si prevede un bilancio neutro. Appenzello interno e Grigioni non hanno ancora presentato il budget 2018. Rispetto allo scorso anno i cantoni si sono mostrati più ottimisti.
Il canton Zugo ha previsto un risultato d’esercizio leggermente positivo – di 1,7 milioni – dopo diversi anni nelle cifre rosse. Il dato è però influenzato da una riserva di 52 milioni che verrà liquidata a causa di un nuovo modello contabile.
Davanti ai media il ministro cantonale delle finanze Heinz Tännler (UDC) si è detto fiducioso. La tendenza è infatti al rialzo grazie alle misure di risparmio e alla gestione di bilancio da parte dell’amministrazione. Tuttavia, Tännler non vuole rinunciare al progetto "Finanzen 2019", che porterà al primo aumento di imposta nel cantone da oltre 40 anni.
Misure volte al risparmio anche nel Canton Berna, che nel preventivo 2018 stima un saldo positivo di 125 milioni di franchi su un budget complessivo di 11 miliardi. Secondo la responsabile delle finanze Beatrice Simon (PBD), solo con "dolorose misure di austerità" si è riuscito a stabilizzare il bilancio. Per l’anno prossimo il governo cantonale prevede infatti una riduzione del debito di 52 milioni di franchi e per il periodo 2019-2021 ritiene di poterlo diminuire di circa 83 milioni.
Risparmi, riforme e aumenti delle imposte a partire dal 2019 sono previste anche nel canton Argovia. Per il 2018 si stima invece equilibrio, anche se il Gran consiglio cantonale dovrà decidere quest’anno su misure correttive concrete.
Nel canton Uri il deficit si attesta a circa 7 milioni di franchi, un preventivo che il Consiglio di Stato giudica "inaccettabile", nonostante le misure di risparmio.
A Lucerna si stima un disavanzo di 43 milioni. Il parlamento cantonale ha approvato da meno di un mese il preventivo per l’anno in corso, che presenta un deficit di 52 milioni. Nel maggio scorso a sorpresa i cittadini avevano respinto con il 54% dei voti la proposta di aumentare il moltiplicatore cantonale d’imposta. Il governo si è così visto costretto a rimettere mano ai conti e ad agire sul fronte della spesa poiché mancavano le entrate fiscali per un totale di circa 65 milioni di franchi.
Cifre rosse anche in Romandia: Ginevra presenta infatti un disavanzo di 261,4 milioni di franchi a causa di spese che si elevano a oltre 8 miliardi. Il cantone si appoggerà al contributo dei comuni, ritenuto "indispensabile" secondo il ministro delle finanze Serge dal Busco (PPD).
A Neuchâtel si stima un saldo negativo di 66 milioni, indica il Consiglio di Stato, precisando che il preventivo è tuttavia conforme alle proiezioni presentate nel 2016.
Disavanzo più ridotto per il Giura (5,6 milioni). Il governo cantonale mostra un certo ottimismo malgrado abbia sottolineato la necessità di tenere sotto controllo la spesa pubblica.
Vallese e Friburgo, dal canto loro, prevedono entrambi un surplus di 200’000 franchi nonostante i grandi investimenti.
Il canton Vaud si prepara al dodicesimo anno consecutivo nelle cifre nere, con un risultato d’esercizio di 60’000 franchi. Secondo il ministro delle finanze Pascal Broulis (PLR) i costi legati al settore sociale rimarranno elevati.
Il presidente della Conferenza dei direttori cantonali delle finanze (CDF) Charles Juillard ha spiegato all’ats che tutti i cantoni sono confrontati con un aumento delle spese nel settore della sanità e del sociale. Sono inoltre in corso discussioni con la Confederazione in merito alla mancanza di mezzi sufficienti forniti dal Governo federale per soddisfare i requisiti imposti ai cantoni, in particolare nell’ambito dell’asilo.
Il canton Zurigo prevede un’eccedenza di 76 milioni di franchi, in seguito alla buona situazione economica e a un consistente programma di risparmio.
Misure di austerità adottate anche dal cantone di Sciaffusa – due anni fa ha aumentato la base imponibile – che stima un surplus di 1,4 milioni di franchi.
In attivo anche San Gallo, che prevede un utile di 1,1 milioni.
Il cantone di Basilea Città si conferma in buona salute con un preventivo 2018 che calcola un risultato d’esercizio di 138 milioni di franchi, in particolare grazie agli elevati ricavi fiscali. La ministra delle finanze Eva Herzog (PS) lo ha giudicato un buon punto di partenza in vista del Progetto fiscale 17 (PF17).
I cantoni hanno stabilito il preventivo per l’anno prossimo in un clima di incertezza rappresentato proprio dal PF17, posto in consultazione fino a dicembre e destinato a rimpiazzare la Riforma III dell’imposizione delle imprese, bocciata dal popolo svizzero il 12 febbraio scorso. Rispetto a quest’ultima, il governo vorrebbe diminuire le possibilità per i cantoni di ridurre la base imponibile e questi ultimi avrebbero meno denaro a disposizione per finanziare la riduzione delle aliquote ordinarie dell’imposta sugli utili.
Le perdite fiscali supplementari da parte dei cantoni dovrebbero tuttavia essere compensate dall’imposta federale diretta che passerebbe dal 17% al 20,5% e non più 21,2% come previsto dalla Riforma III. Un aumento tuttavia insufficiente, ritengono i cantoni.
"I cantoni sono gli attori principali che garantiscono la competitività. La Confederazione deve contribuire", ha dichiarato Peter Mischler, vice segretario del CDF. Soprattutto dal momento che il progetto chiede ai cantoni di distribuire meglio gli aiuti ricevuti con i comuni, ha aggiunto Charles Juillard. Secondo lui, la PF17 dovrebbe entrare in vigore al più presto nel 2020. (Ats)
Vola l'economia vallesana
L’economia vallesana si è sviluppata in modo molto dinamico negli ultimi dieci anni, surclassando regioni di montagna analoghe in Francia, Italia e Austria: è la conclusione di uno studio...
L’economia vallesana si è sviluppata in modo molto dinamico negli ultimi dieci anni, surclassando regioni di montagna analoghe in Francia, Italia e Austria: è la conclusione di uno studio realizzato dall’istituto di ricerca BAK Economics pubblicato oggi.
Ad avere grande influsso sull’espansione economica è stata la crescita della popolazione, afferma la ricerca commissionata dalla banca cantonale e dalla locale camera di commercio e di industria. Sull’arco di un decennio sono arrivati 40’000 nuovi abitanti, con una progressione del 15%, superiore alla media svizzera del 12%.
Motori dell’economia vallesana sono gli agglomerati di Martigny e Sion. Ha invece più difficoltà a decollare Sierre. (Ats)
Sono svizzeri i top manager più pagati d'Europa
I top manager delle aziende svizzere rimangono i meglio pagati d’Europa e Sergio Ermotti ha in assoluto il terzo stipendio più elevato di tutto il continente. Lo...
I top manager delle aziende svizzere rimangono i meglio pagati d’Europa e Sergio Ermotti ha in assoluto il terzo stipendio più elevato di tutto il continente. Lo rivela uno studio pubblicato oggi dall’impresa di consulenza Willis Towers Watson.
Il valore mediano dei compensi ricevuti l’anno scorso dai dirigenti delle sette società elvetiche comprese fra le 100 più grandi europee si è attestato a 10,3 milioni di euro, l’equivalente di 11,8 milioni di franchi nel cambio attuale.
Sensibilmente staccati dietro agli svizzeri figurano gli inglesi (7,4 milioni di euro), gli spagnoli (5,6) e i tedeschi (5,1). I "mega-direttori" dell’Europa più settentrionale si accontentano invece in media di 1,8 milioni di euro.
A titolo di paragone per guadagnare quanto un dirigente di punta elvetico lo svizzero comune – salario mediano mensile nel privato 6189 franchi, ultimo dato disponibile 2014 – deve lavorare 159 anni. Per un ticinese (salario mediano 5125 franchi) i tempi si allungano ulteriormente: si tratta di aspettare l’anno dopo Cristo 2209, fra 192 anni. Oppure, detto in altri termini, per i suoi primi tre minuti in ufficio l’alto dirigente è compensato più che un dipendente comune per tutta la giornata.
La busta paga più pesante (14,4 milioni di euro) è andata anche l’anno scorso all’indiano Rakesh Kapoor, CEO della multinazionale britannica Reckitt Benckiser. Il 59enne ha guadagnato comunque nettamente meno dell’anno precedente (20,9 milioni), perché gli è stato ridotto il bonus. Lo stesso è avvenuto peraltro – in modo meno marcato – al secondo e al terzo in classifica: Martin Sorrell, fondatore e CEO del gruppo pubblicitario e di pubbliche relazioni inglese WPP, ha staccato un assegno di 13,3 milioni, mentre il presidente di direzione di UBS Sergio Ermotti si è visto accreditare 12,3 milioni. Il 57enne ticinese si conferma terzo nonostante una diminuzione del compenso (2015: 13,1 milioni).
Quarto è il numero uno del gruppo informatico tedesco SAP e subito dopo vi sono tre dirigenti di multinazionali svizzere: i CEO di Novartis Joseph Jimenez (10,8 milioni), di Roche Severin Schwan (10,6 milioni) e di Credit Suisse Tidjane Thiam (10,3). Complessivamente quindi in Svizzera sono attivi quattro dei dieci membri dell’esclusivo club degli ultrapagati d’Europa.
Il compenso medio diretto (stipendio fisso e gratifiche, senza però contributi previdenziali e prestazioni accessorie) di tutti i boss delle 80 più grandi aziende europee si è attestato a 5,4 milioni. Rispetto all’anno precedente vi è stato un calo del 6%, dovuto a un taglio dei bonus, ha spiegato all’ats Olaf Lang, dirigente presso Willis Towers Watson. Sono state passate al setaccio anche le retribuzioni delle 23 società elvetiche comprese nell’indice borsistico SLI: è emerso che la busta paga media è di 4,4 milioni di euro, in progressione del 12% nel confronto con il 2015.
Secondo Lang le normative entrate in vigore in seguito all’approvazione dell’iniziativa Minder sulle retribuzioni abusive – approvata dal popolo nel 2013 con il 68% di sì e da tutti i cantoni – non hanno finora avuto alcun influsso sugli stipendi. Il maggior potere dato agli azionisti ha però avuto un impatto nell’eliminare i pagamenti straordinari e i cosiddetti paracaduti dorati, vale a dire le buonuscite milionarie.
Lang si aspetta che nuove regole dell’Ue – è previsto che già dal 2019 le aziende dovranno per esempio rendere pubblici i rapporti fra gli stipendi più alti e quelli del resto delle maestranze – abbiano un influsso anche in Svizzera. "Ritengo che le multinazionali elvetiche dovranno adattarsi alla normativa europea se intendono mantenere il consenso degli investitori stranieri", sostiene lo specialista. Le nuove disposizioni dovrebbero in generale rallentare la crescita dei compensi: ma secondo Lang gli svizzeri rimarranno comunque i più pagati del continente. (Ats)