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L'aspetto centrale oggetto di contesa è che le imposte sarebbero prelevate in funzione del domicilio degli eredi e non più in funzione di quello del defunto. Il ministro vodese delle finanze, che è stato interrogato oggi a Chardonne (VD), ha rinunciato ad esprimersi in dettaglio sulla questione. La consultazione sull'accordo non è ancora conclusa, ha argomentato. Lo scorso 6 agosto la CDF ha però già fatto sapere, per bocca del suo presidente, il consigliere di Stato solettese Christian Wanner (PLR), che non si opporrà all'intesa, anche se questa costituisce un "attacco alla sovranità fiscale svizzera". Il testo, era stato comunicato, ha ottenuto l'unanimità dei consensi perché, per la CDF, l'assenza di un accordo sarebbe stata un'alternativa peggiore. Oggi Wanner non era raggiungibile per una presa di posizione sul parere discordante del collega Broulis.
Per la Segreteria di Stato per le questioni finanziarie internazionali (SFI), dice all'ats la portavoce Anne Césard, il prelievo delle imposte in funzione del domicilio degli eredi non è un'anomalia giuridica. Un precedente è il commento della convenzione dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) del 1982 relativo proprio alle successioni. Il testo prevede la possibilità di inserire in questo tipo di convenzioni un diritto sussidiario d'imposizione (nel secondo paese, non in quello del defunto) sulla base della nazionalità o del domicilio dell'erede.