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BELLINZONA - Si è aperto stamane davanti al Tribunale penale federale (TPF) di Bellinzona il processo contro un 32enne serbo che nel dicembre del 2006 collocò un ordigno esplosivo sotto un'automobile parcheggiata a Zurigo, nel quartiere di Höngg. La bomba fu scoperta e fu disinnescata dopo che la polizia fece evacuare 150 persone.
Il 32enne, che è entrato in aula con un giubbotto antiproiettili e ha detto di temere per la sua incolumità, è accusato di tentato assassinio e uso delittuoso di materie esplosive. In aula si dovrà presentare anche un 29enne accusato di complicità per averlo aiutato a preparare l'ordigno.
La bomba era composta da 429 grammi di esplosivo preveniente da un deposito dell'esercito serbo e da un detonatore collegato ad un cellulare. In base all'atto d'accusa, l'attentato fu commissionato al 32enne da un "uomo d'affari" serbo di 56 anni che gli promise in cambio un posto di lavoro all'aeroporto di Belgrado.
L'attentato era una sorta di resa dei conti negli ambienti della mafia serba: la vittima predestinata era un serbo di 36 anni che nel 1998 prese parte ad Amsterdam ad una sparatoria nella quale morì un famigliare del mandante. Quest'ultimo si trova attualmente in detenzione preventiva a Belgrado: è stato arrestato all'inizio dell'anno per un traffico di droga in grande stile.
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