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BERNA - C'è molta attesa nella Svizzera hockeystica in vista della votazione del 14 novembre, quella che potrebbe portare il numero di stranieri in National League da quattro a sei. Se ogni club ha ovviamente la sua idea - che verrà espressa tra sei giorni nelle sedi opportune - tale iniziativa che ripercussioni avrebbe sul movimento delle squadre nazionali elvetiche?
Lo abbiamo chiesto al direttore delle stesse compagini nazionali Raeto Raffainer, molto scettico su tale possobilità... «Non capisco come mai si voglia cambiare un prodotto che funziona benissimo e che tantissimi paesi ci invidiano. Con quattro stranieri per squadra abbiamo trovato il giusto equilibrio per il nostro campionato. Le due medaglie d'argento della nazionale maggiore, conquistate negli ultimi cinque anni, pensate siano arrivate per caso? No, per nulla. Dietro a questi risultati c'è tanto duro lavoro, iniziato in passato e sbocciato negli anni in cui i giocatori protagonisti delle magiche cavalcate di Stoccolma e Copenaghen avevano potuto esordire e mostrare il loro valore nel massimo campionato. Con sei stranieri per compagine, inevitabilmente, si andrebbe a rallentare questo processo... ».
La Svizzera ha tanti motivi di cui andare fiera... «Fuori dalla top-six mondiale siamo l'unico paese che ha tutte le nazionali nei Gruppi Mondiali A. E anche questo dev'essere un motivo d'orgoglio per la Svizzera hockeystica, la quale - in particolare a livello giovanile - lavora sodo tutti i giorni per far crescere le giovani leve. Come detto prima non v'è motivo per cambiare questo prodotto, ma posso capire i discorsi economici che ruotano attorno a certe scelte. Di questi, però, preferisco non parlarne...».