Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01164.jsonl.gz/515

In Svizzera come altrove in Europa, la controrivoluzione neoliberale iniziata negli anni ‘80 del secolo scorso ha portato ad una progressiva distruzione delle conquiste sociali raggiunte durante i “trenta gloriosi”, il periodo di crescita e sviluppo seguito alla Seconda guerra mondiale. Queste conquiste erano state raggiunte grazie ad un compromesso, spesso tacito, tra padronato e sindacati: questi ultimi rinunciavano a battersi per un cambiamento del modello strutturale, e in contropartita ottenevano regolarmente miglioramenti economici e della legislazione sociale.
Oggi il potere capitalista ha buttato a mare ogni volontà di compromesso e procede a passo spedito con la sua controrivoluzione neoliberale, aiutato anche dall’ideologia dell’impossibilità di un modello alternativo a quello capitalista diffusasi con la caduta del muro di Berlino. L’accelerazione della globalizzazione ha portato al predominio del capitale finanziario rispetto a quello industriale, così come alla messa a disposizione di una massa infinita di lavoratori, in concorrenza tra loro, che ha via via indebolito le capacità di rivendicazione delle masse popolari. Tutto ciò ha determinato la diminuzione progressiva dei diritti sociali, l’esplosione del precariato e delle disuguaglianze sociali e il peggioramento di prospettive per i giovani rispetto a quelle delle generazioni precedenti. Contemporaneamente assistiamo allo sfruttamento sempre più sfrenato e insostenibile delle risorse naturali e al restringersi degli spazi democratici.
In questa situazione la sinistra classica, ed in particolare i tradizionali partiti socialdemocratici, si sono in gran parte resi complici delle controriforme neoliberali. Così facendo, la sinistra ha smesso di rappresentare una reale alternativa agli occhi delle classi popolari, le quali hanno ridiretto il loro voto sulla destra populista. È quindi compito impellente, ma di lunga durata, ricostruire questa alternativa di sinistra, partendo da un’analisi dei bisogni degli strati popolari e dell’insostenibilità del capitalismo sul piano ambientale, sviluppando nuove forme di mutualismo e di gestione cooperativa dell’economia, e rilanciando i principi dell’autogestione in tutti i settori, da quello dell’organizzazione statale alla gestione del modello economico.
Tutto ciò passa necessariamente dall’adozione di misure realisticamente attuabili, senza illudersi di poter ottenere tutto e subito. La costruzione di un’alternativa al sistema economico attuale e di una società più giusta e sostenibile, dove tutte e tutti possano vivere serenamente senza doversi preoccupare costantemente per il domani, potrà avvenire solo in modo graduale: bisognerà avanzare passo dopo passo, con lo sguardo fisso sul presente e il pensiero rivolto al futuro. Ecco quindi la lista di rivendicazioni sulle quali intendiamo costruire la nostra azione politica nelle istituzioni federali.
Lavoro
• Generalizzazione dei contratti collettivi di lavoro (CCL) su scala nazionale per tutte le categorie salariali come misura anti-dumping.
• Parità salariale assoluta.
• Abolizione del lavoro interinale.
• Riduzione dell’orario di lavoro.
Salute
• Cassa malati unica con premi proporzionali al reddito e alla sostanza.
• Copertura delle spese dentarie.
• Rafforzamento della sanità pubblica tramite l’abolizione dei sussidi alle cliniche private.
• Lotta allo strapotere delle ditte farmaceutiche con strumenti come le licenze obbligatorie per i farmaci.
Ambiente
• Introduzione di misure obbligatorie per migliorare la qualità dell’aria in caso di superamento dei limiti previsti dalle ordinanze federali.
• Potenziamento della rete dei trasporti pubblici e riduzione delle tariffe.
• Difesa del territorio contro la speculazione e la cementificazione.
• Uscita dal nucleare e dalle energie fossili e rafforzamento del finanziamento pubblico delle energie rinnovabili.
Socialità
• Rafforzamento dell’AVS rispetto al secondo pilastro, senza aumento dell’IVA ma con prelievo sulle grandi fortune e sulle transazioni finanziarie.
• Reddito di cittadinanza che includa il riconoscimento economico del lavoro domestico e di care.
• Potenziamento delle strutture prescolastiche.
• Parità di diritti per le coppie eterosessuali e omosessuali.
• Congedo parentale basato sul modello scandinavo.
Educazione
• Riduzione del numero di allievi per classe.
• Innalzamento dell’obbligo scolastico.
• Rinforzamento dell’offerta di dopo-scuola per favorire l’integrazione e la riuscita scolastica.
• Riduzione delle tasse di iscrizione all’USI per i residenti, a livello degli altri cantoni.
• Istituzione di un sistema di borse di studio federale.
Servizio pubblico
• Ripristino delle ex-regie federali (posta, telecomunicazioni, FFS).
• Riorientamento degli obiettivi delle regie federali verso il servizio pubblico anziché il profitto.
• Opposizione alla privatizzazione del mercato dell’energia.
Politica estera
• Opposizione a ogni forma di sfruttamento imperialista, principale causa d’instabilità in quelle regioni del mondo da cui partono i flussi migratori.
• Adozione di sanzioni contro i paesi che discriminano e opprimono parte della propria popolazione su base etnica o religiosa, e solidarietà con i popoli oppressi.
• Sostegno alla causa del disarmo nucleare.
• Interruzione di ogni forma di cooperazione militare con la NATO e l’UE, in difesa della neutralità svizzera.
• Opposizione a ogni forma d’integrazione nell’UE, in quanto organizzazione neoliberale.