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Dal 2014 si sono susseguite molte tornate di riforme in Ucraina, ma la loro attuazione è sempre stata tutt’altro che semplice. È sotto l’ex presidente Petro Porošenko che è stata varata la prima serie di riforme per superare in particolare il vecchio sistema post-sovietico e avvicinare il più possibile l’Ucraina al sistema europeo.
Molte di queste riforme erano volte a garantire un decentramento del potere; le riforme settoriali nei settori delle banche, della difesa, dell’efficienza energetica, della salute e dell’istruzione vanno sicuramente annoverate tra quelle che hanno avuto successo. Di fatto, dal 2014 sono stati compiuti sforzi considerevoli per creare istituzioni nuove e intatte, capaci di lottare contro la corruzione di alto livello. Tuttavia, a causa della progressiva perdita del sostegno popolare (nel contesto del conflitto militare) e della crescente concorrenza in seno alla coalizione al potere, alla fine Porošenko non è riuscito a smantellare quel sistema oligarchico che ha impedito l’auspicata trasformazione economica e politica del Paese.
Da quando il presidente Volodymyr Zelens'kyj è salito al potere e ha formato il suo governo nell’agosto del 2019, si è osservato un nuovo dinamismo nel processo di riforme. Zelens'kyj ha fatto approvare alcune decine di leggi per rilanciare il processo di riforme, rafforzando in particolare le capacità delle istituzioni nella lotta contro la corruzione. Ma ancora una volta questo nuovo slancio si è esaurito all’inizio del mese di marzo del 2020 con lo scoppio della pandemia di COVID-19. Le strategie adottate per salvare l’economia hanno infatti bloccato completamente l’agenda delle riforme.
La perdita di dinamismo nel processo di riforme è dovuta anche alla mancanza di un programma di riforma articolato in modo chiaro e di una visione strategica per il Paese da parte del presidente e del Governo. In assenza di una visione chiara dell’intero programma di riforme e in mancanza di una leadership politica in numerosi settori, il sistema di riforme stabilito in precedenza si è progressivamente sgretolato. A fronte di queste molteplici difficoltà, esistono delle strutture volte a favorire il sostegno degli attori internazionali e multilaterali al programma di riforme avviato nel 2014 in Ucraina: tra queste figura in particolare la conferenza sulla riforma ucraina, che si è tenuta per la prima volta nel 2017.
Nel 2022 Lugano ospiterà la quinta edizione della conferenza sulla riforma ucraina. L’evento servirà a fare il punto in occasione del primo anniversario, ma sarà anche la prima edizione della fase di ripresa post-pandemia.
L’organizzazione della quinta conferenza sulla riforma ucraina, che si terrà a Lugano il 4 e 5 luglio 2022, sarà un’opportunità per posizionare la Svizzera come partner solidale e affidabile che mette in atto le differenti strategie tematiche contenute nella sua Strategia di politica estera 2020–2023 in un Paese geograficamente vicino e prioritario per gli interessi della Confederazione.
In questo anno che precede la conferenza di Lugano, la Svizzera avrà l’opportunità di contribuire alla riuscita di un processo di grande importanza per l’Ucraina e per l’insieme dei partner bilaterali e multilaterali coinvolti. Tra questi, l’Unione europea, gli Stati Uniti, le istituzioni finanziarie internazionali come l’FMI, la Banca Mondiale, la NATO, la BERS, la BEI, l'OCSE, il PNUS e il Consiglio d’Europa figurano tra i principali partner impegnati a favore delle riforme nel Paese.
Detto questo, contrariamente alle precedenti città ospitanti, Lugano beneficerà di una particolarità non indifferente. Infatti, a differenza dei precedenti organizzatori (il Regno Unito, la Danimarca, il Canada e la Lituania quest’anno), la Svizzera non è membro né dell’Unione europea, né della NATO. Questo posizionamento particolare tra i partner dell’Ucraina, unitamente all’impegno di lunga data nel Paese e alla conseguente credibilità acquisita, consentono alla Svizzera di proporre un metodo e un’agenda pragmatici e nuovi.
Ultima modifica 26.01.2022