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Articolo dal libro “Piotta, ricordi, leggende e tradizioni di un villaggio leventinese” a cura di Livio Gobbi, Lino Piccoli e Angelo Valsecchi
Nel 1610 quando gli abitanti di Scruengo si trasferirono a Piotta costruirono un Oratorio in fondo al neonato paese. Nel 1655 venne ingrandito e benedetto.
Nel XVI sec. l’azione istituzionale e culturale della Controriforma era impegnata in una campagna di civilizzazione religiosa delle montagne in chiave antiprotestante.
L’architettura religiosa prese il sopravvento tanto da divenire il primario tra gli edifici della comunità.
Nel 1763 si decise quindi di trasformare il primitivo Oratorio. Sorsero molte liti e divergenze tra la gente dei due nuclei. Quelli di Piotta di Sopra lo volevano erigere evidentemente nella loro zona. Quelli di Piotta Sotto invece desideravano che non fosse spostato. Per risolvere la vertenza vennero nominati tre deputati.
Il 19 maggio 1767, in una seduta al Dazio gli ambasciatori urani Statthalter Alfiere Generale, Don Giuseppe Ant. Miller, il senatore Maximus Berr e gli arbitri di Piotta eletti Giurato Giudici e Giouan Ant. Camos si radunarono per decidere il luogo dove si doveva edificare il nuovo Oratorio di Piotta. Gli abitanti di Piotta Sotto avrebbero donato una stalla, gli abitanti di Piotta Sopra invece un terreno. Dopo il sopralluogo le autorità decisero che l’Oratorio di Piotta, avrebbe dovuto essere edificato sopra la casa di Carlo Domenico Genoli dalla parte dell’orto e del prato e quelli di Piotta di Sopra avrebbero dovuto donare il terreno gratuitamente.
La chiesa venne eretta nel 1768. La data é incisa nell’architrave granitico del portale. Fu dedicata a San Carlo Borromeo, il cardinale che visitò il territorio durante le due visite pastorali e a San Giulio, l’evangelizzatore, già patrono di Scruengo.
(…) Il 31 luglio 1921 alcuni abitanti promossero il restauro della Chiesa di Piotta: opere muratorie, da pittore, lattoniere e falegname (…). Nel 1966 si eseguirono i lavori di pulizia dei tre altari (…). Nel 2007 venne rifatto completamente il pavimento. Si sotituì l’antica piletta per l’acqua Santa con una nuova realizzata con il granito di Iragna. L’artista Edy Mottini dipinse San Giulio sulla facciata principale della Chiesa.