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Il prossimo 13 giugno si voterà anche sulla legge covid-19, entrata in vigore lo scorso settembre con una procedura "accelerata" e che in seguito alla riuscita del referendum è stata portata alle urne. Tutti i principali partiti si sono schierati a favore del testo in votazione, ma non manca anche chi è contrario e critica l'eccessivo potere attribuito al Consiglio federale da questa legge. Abbiamo intervistato uno degli oppostiori di questa legge, Werner Nussbaumer, medico e coordinatore della Lega Verde.
Werner Nussbaumer, i promotori del referendum sostengono che la legge covid-19 in votazione il prossimo 13 di giugno lede le libertà e i diritti dei cittadini. Come mai?
Lede le libertà fondamentali dei cittadini, in quanto la Svizzera è sempre stata un Paese democratico, una delle prime democrazie al mondo. Dopo 600 anni siamo chiamati a votare una legge liberticida, anche per le generazioni future. Una simile legge a mio avviso non dovrebbe mai essere approvata. Con la scusa della pandemia si sono imposte restrizioni incredibili alle libertà individuali. Sono state prese misure, come il confinamento e la mascherina, esagerate, che alla fine hanno fatto più male che bene alla popolazione.
Il Consiglio federale, però, in merito a questa legge, spiega che riguarda prevalentemente le misure di sostegno economico e non le misure restrittive, che hanno già una base legale nella legge sulle epidemie. Tant'è che il Consiglio federale ha già detto esplicitamente che anche se la legge covid-19 venisse bocciata, potrà continuare a imporre misure restrittive qualora fosse necessario. Perché dunque essere contrari?
Si deve far capire al Consiglio federale che in Svizzera comanda ancora il popolo, che elegge dei parlamentari, e il Consiglio federale non ha diritto di fare quello che vuole. Con questa legge diventerebbe autonomo sia dal Parlamento che dal popolo e potrebbe prendere delle misure molto restrittive, sia dal punto di vista economico che dal punto di vista sanitario. Il Consiglio federale ha già sufficiente margine di manovra. Con i decreti che ha emesso è già riuscito a pagare le aziende che lui medesimo ha messo in difficoltà prendendo misure drastiche come il confinamento e la chiusura di ristoranti. Dire sì a questa legge corrisponde a dire al Consiglio federale: "decidete voi e noi seguiremo come bravi soldatini". Gli svizzeri non sono da considerare dei "baravi soldatini". Sono indipendenti, pensano ancora con la propria testa e hanno diritto di dire la propria parola, specialmente su questioni importanti come una pandemia, che porta gravi problemi sia dal punto di vista economico che dal punto di vista sanitario.
Secondo lei le misure dovrebbero passare dal voto del Parlamento?
Sono il Parlamento e i Cantoni che devono decidere. Se lasciamo questa scorciatoia rischiamo di diventare uno Stato totalitario. Questo non va bene, specialmente in Svizzera, dove vi è un timore verso la concentrazione del potere, tant'è che il presidente della Confederazione rimane in carica un anno e non dieci o vent'anni come in altre nazioni. Il nostro sistema politico prevede un controllo su chi ha il potere. Dare a queste sette persone un potere assoluto non ci va bene.
Per quanto riguarda le misure di sostegno economico, una delle misure più criticate è quella del sostegno ai media. Rischia di diventare un "guinzaglio"?
I media sono diventati i portaborse del potere. I media devono essere indipendenti, dire quello che pensano. Il giornalista in uno Stato totalitario può solo dire quello che gli dice il potere. Il sostegno finanziario ai media potrebbe diventare un modo per far sì che i media siano sempre più controllati: se volete i soldi, comandiamo noi e non avrete più il diritto di criticarci o criticare il sistema.
La gran parte delle misure di questa legge covid comunque giungeranno a scadenza alla fine del 2021 (mentre se venisse bocciata, a settembre 2021). Ciò non la tranquillizza almeno un po'?
L'appetito vien mangiando e si può sempre rinnovare questa legge in seguito. Se questa legge venisse approvata il Consiglio federale si sentirebbe ancora più rafforzato e in condizione di poter fare quello che vuole. Se invece il popolo svizzero la respingesse dovrebbero pensarci due volte prima di prendere misure che mettono in ginocchio non solo l'economia. Abbiamo visto che in molti Paesi, dove le misure non sono state obbligatorie, ma consigliate, il numero dei decessi è più o meno uguale al nostro. Non è in base alle misure prese che muoiono più o meno persone. Il 13 giugno bisogna lanciare un messaggio forte contro la volontà del Consiglio federale di dettar legge a suo piacimento. Le leggi devono essere approvate dal Parlamento ed eventualmente sottoposte a referendum. Grazie a questa possibilità in Svizzera possiamo votare anche su questo tema, cosa che invece non si può fare in Francia, in Germania o in Italia. Mantenere la nostra democrazia significa dare l'ultima parola al popolo.