Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/175270

<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di elaborare un progetto che nell'ambito di una revisione parziale della LRTV e in prospettiva di una nuova concessione per la SSR preveda la possibilità di instaurare un modello "open content". Tale modello dovrebbe consentire ai media privati svizzeri di attingere alle produzioni SSR disponibili nella sua mediateca.</p><p>Nel limite del possibile questi media dovrebbero non solo poter trasmettere la totalità dei contenuti, ma anche usufruire delle singole sequenze utilizzate in tali servizi, con il suono originale ma senza l'aggiunta di commenti orali, accompagnamenti musicali o sovraimpressioni. Per prevenire eventuali abusi e garantire il rispetto degli obblighi legali nei confronti di terzi, la riutilizzazione dei contenuti andrebbe disciplinata da apposite licenze. Per le produzioni proprie e quelle estere, la SSR deve se possibile acquisire i diritti d'autore e di utilizzazione necessari per poterle mettere a disposizione gratuitamente.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale è favorevole a nuove forme di collaborazione della SSR con altre imprese mediatiche, come dichiarato espressamente nel suo "Rapporto sulla verifica della definizione e delle prestazioni del servizio pubblico della SSR in considerazione dei media privati elettronici" del 17 giugno 2016. Pertanto appoggia anche la cooperazione della SSR con diverse imprese mediatiche svizzere per quanto riguarda la ripresa senza modifiche di video della SSR (shared content). Questo modello si basa su accordi di diritto privato.</p><p>Le richieste formulate nella presente mozione in favore di un open content, secondo il Consiglio federale, sono però eccessive e presuppongono una regolamentazione statale che, in ultima analisi, non si addice a rafforzare il sistema dei media elettronici svizzeri. Già oggi, in virtù del diritto d'autore (norme sulla citazione e relative ai rendiconti sugli avvenimenti d'attualità), nelle proprie trasmissioni d'informazione i media privati hanno la possibilità di riprendere, in misura limitata, i contenuti della SSR. Inoltre il pubblico può utilizzare a fini privati o scientifici la maggior parte dei contributi della SSR per sette giorni a decorrere dalla loro diffusione. Anche in un secondo tempo, una parte delle produzioni proprie è disponibile per uso non commerciale nell'archivio della SSR.</p><p>Gli autori della mozione chiedono che la SSR sia obbligata a mettere gratuitamente a disposizione di altri media svizzeri i propri contenuti, affinché questi ultimi siano liberi di rielaborarli e utilizzarli a fini commerciali. Di conseguenza, per la SSR, l'acquisizione di diritti d'autore diverrebbe più difficile e notevolmente più costosa. Stando alla mozione ne trarrebbero vantaggio non soltanto i media tradizionali ma anche imprese di telecomunicazione, operatori di siti Internet privati, imprese internazionali con sede in Svizzera o con offerte per la Svizzera, ecc. Questo problema non può essere risolto nemmeno con apposite licenze.</p><p>Il modello open content risulta problematico anche sul piano giornalistico: i contributi SSR potrebbero essere utilizzati senza indicare in modo chiaro la fonte e in un contesto sostanzialmente diverso. Chi li utilizza non sarebbe più stimolato a investire in ricerche e produzioni proprie, il che potrebbe portare a una diminuzione della pluralità dei media e probabilmente anche a una scomparsa di posti di lavoro nelle redazioni. In un contesto open content, nel mercato dei media privati l'industria audiovisiva indipendente locale si troverebbe perfino a dover affrontare la concorrenza gratuita dei contenuti della SSR.</p><p>Infine il modello open content non offre alcuna garanzia che i media privati reinvestano in produzioni giornalistiche gli introiti pubblicitari supplementari realizzati grazie ai contenuti della SSR finanziati dal canone, come avviene invece presso la SSR.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.