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A pagina 66 de La pastora illegale c’è una foto curiosa, scattata in un’aula universitaria. La stanza è gremita di giovani in giacca e cravatta e al centro spicca una figura minuta che si confonde nella massa e al contempo attira gli sguardi su di sé, punto focale dell’immagine.
È un po’ così la vita di Greti Caprez-Roffler, donna in un mondo di uomini che non ha paura di rivendicare una posizione centrale. La sua vita è stata insieme avventurosa e assolutamente normale.
Nata nel 1906 in un villaggio della Prettigovia, figlia di un pastore protestante, si dedica allo studio della teologia, prima donna grigionese a farlo. Si sposa a ventitré anni con un ingegnere e con lui passa un anno in Brasile, dove si prepara agli esami portando avanti la prima gravidanza. In anni in cui la chiesa protestante discuteva del ruolo della donna nella vita pastorale, Greti ottiene la nomina a pastora – prima in tutta la Svizzera – a Furna, il piccolo villaggio dei nonni materni.
Inizia così la lotta contro la visione patriarcale della società, religiosa e non, portata avanti una vittoria dopo l’altra, grande (come la nomina a pastora) o piccola (come il diritto di portare i pantaloni) che sia.
Nel libro ci sono numerose fotografie della protagonista, che accompagnano la narrazione della sua vita come istantanee sul passato. In realtà nella fotografia a pagina 66 non c’è Greti, e non sappiamo chi sia quella ragazza che nel 1916 era seduta in un’aula del Politecnico di Zurigo. Ma avrebbe potuto essere lei, e questo basta.
Christina Caprez, La pastora illegale. Vita di Greti Caprez-Roffler (1906-1994) - Collana I Cristalli, traduzione
di Gabriella Soldini, prefazione di Daria Pezzoli-Olgiati - Armando Dadò editore, 28 Fr.-