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LUGANO - "Non ero al corrente di nulla, ma resta il fatto che non è un problema mio": risponde così Mario Botta, da noi contattato, alle dichiarazioni della Commissione vallesana delle costruzioni, la quale quest'oggi si è espressa negativamente in merito ad un progetto dell'architetto ticinese, che prevedeva la costruzione di una cappella sull'Alpe di Moosalp, proprio nel canton Vallese. La Commissione, più precisamente, aveva sottolineato che "non è permesso erigere un luogo di culto fuori zona edificabile".
Botta ci spiega che più di un anno fa le autorità di Törbel (Vallese) lo avevano contattato chiedendogli appunto di preparare un progetto per una cappella da costruire in quella zona e, ritenendo fin da subito l'idea interessante, l'architetto aveva accettato. "Ma le autorità del luogo sapevano bene che la zona non era edificabile, ma comunque le eccezioni ci sono", ci dice Botta, il quale ci spiega ad esempio che la 'sua' chiesa Santa Maria degli Angeli, la quale sorge sul Monte Tamaro, è stata costruita proprio in una zona 'non edificabile', quindi nelle stesse identiche condizioni di quelle vallesane. "Ma se la Commissione vallesana delle costruzioni ritiene che non si debba costruire sull'Alpe di Moosalp, - replica Botta - che non costruiscano".
Per quanto riguarda invece le dichiarazioni rilasciate da Raimund Rodewald, direttore della Fondazione svizzera per la tutela del paesaggio ("La decisione della Commissione cantonale tutela non soltanto il ricco ambiente naturale di Moosalp, ma segnala pure agli architetti, conosciuti e no, che la legge è uguale per tutti"), l'architetto ticinese sembra non scomporsi: "Ci mancherebbe altro che la legge non sia uguale per tutti! Io rispetto le leggi, ma qui il discorso è differente: la Commissione non vuole che si costruisca in quella zona e va bene così, io non ho nessuna pretesa e sono molto sereno".
La nostra conversazione con l'architetto Maria Botta si conclude con una sua battuta: "Grazie al cielo posso costruire in altri luoghi!".
S.M.