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BERNA - Il Presidente della Confederazione ritiene che sarà «piuttosto difficile» trovare sostegno per la ratifica dell'accordo quadro negoziato con l'Unione europea (UE). Per Alain Berset è comunque necessario stabilizzare le relazioni con Bruxelles.
«Si tratta di un argomento molto delicato», ha detto in un'intervista pubblicata oggi da La Liberté e dai giornali partner. Il Consiglio federale non ha voluto siglare l'accordo a causa delle «reazioni in Svizzera di quest'anno», ha continuato. «Con l'accordo quadro, applichiamo semplicemente la procedura che seguiamo per tutti i dossier, mettendo il testo in consultazione», sottolinea il ministro dell'Interno, specificando che in questo modo si favorisce «un dibattito su un testo concreto, per vedere se è fattibile o meno».
L'esito della procedura è, a suo avviso, incerto. «Dall'estate abbiamo visto quanto la questione sia delicata per le parti sociali e i partiti politici», spiega Berset. «Quel che è certo è che alla fine l'accordo sarà sottoposto a votazione popolare».
Il Dipartimento degli affari esteri condurrà discussioni con le parti interessate all'inizio del 2019. Il governo farà poi il punto in primavera. L'accordo istituzionale, voluto da Bruxelles per garantire una migliore armonizzazione del diritto svizzero ed europeo, non riguarderà i circa 120 accordi bilaterali, ma solo gli accordi di accesso al mercato comunitario esistenti e futuri, vale a dire libera circolazione, prodotti agricoli, trasporto aereo, trasporto terrestre, ostacoli al commercio.
La Svizzera avrà tempo per riprendere ogni sviluppo del diritto europeo e ci sarà sempre la possibilità di un referendum. La ripresa automatica del diritto comunitario è esclusa.
L'Unione europea però esige concessioni sulle misure di accompagnamento alla libera circolazione delle persone, una richiesta che ha provocato la ferma opposizione della sinistra e dei sindacati. Bruxelles vuole che la Svizzera sottoponga la protezione salariale al diritto europeo (direttiva sul distacco dei lavoratori) entro tre anni dall'entrata in vigore dell'accordo istituzionale.
Il progetto non menziona la direttiva sulla cittadinanza europea. Esso non fa neppure riferimento al regolamento dell'UE sul coordinamento dei servizi di sicurezza sociale attualmente in fase di riforma, la cui ripresa costringerebbe la Svizzera a versare le indennità di disoccupazione ai lavoratori frontalieri attivi sul suo territorio.