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Le autorità iraniane hanno ammesso che l'anno scorso quasi 4.500 persone "sono morte a causa dell'inquinamento" atmosferico a Teheran. Lo riferiscono media iraniani citando un consigliere del ministero della Salute che ha indicato in 4.460 le morti riconducibili allo smog nello scorso anno persiano che è finito marzo 2012.
L'ammissione è venuta dopo che, per la seconda volta in un mese, è stata decretata (stavolta per ben tre giorni) la chiusura di uffici pubblici, scuole ed università al fine di ridurre il traffico cittadino, cui peraltro è stato imposto un regime di targhe alterne tra martedì e sabato scorsi.
La principale causa di inquinamento è appunto il traffico alimentato da benzina alquanto cancerogena (contiene tra il 2 e il 3% di "elementi cancerogeni" rispetto a meno dell'1% auspicato, almeno secondo fonti ufficiali citate da un quotidiano riformatore). I tassi di zolfo nella benzina iraniana sono poi tre volte superiori agli standard internazionali. Una gran parte del carburante prodotta in Iran per il consumo interno è di qualità "euro 2" rispetto agli euro 4 e 5 previste dalle norme europee. La situazione è aggravata dalla posizione geografica di Teheran, metropoli da almeno otto milioni di abitanti fra le più inquinate al mondo anche perchè è incassata fra montagne in cui, d'inverno, l'aria fredda comprime verso il suolo ai gas venefici imponendo le chiusure di uffici come in queste settimane.