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Il fabbricante argoviese di giocattoli di alta gamma Naef Spiele ha dovuto delocalizzare la sua produzione al sud della Germania a causa del franco forte. Colloquio con il suo direttore Hans-Peter Engeler.
Fondata nel 1954 a Basilea, Naef Spiele vende mobili, prima di specializzarsi esclusivamente in giocattoli. Acquisita da un fornitore nel 1988, la società ritorna finalmente nelle mani della famiglia del fondatore Kurt Naef nel 2002. Con sede a Zofingen, nel canton Argovia, fabbrica dei giocattoli di alta gamma in legno, destinati sia a bambini che ad adulti, data l'importanza accordata al design. Conta 14 impiegati in Svizzera ed in Germania ed una filiale di distribuzione situata nel West Virginia negli Stati Uniti.
Che tipo di giocattoli poducete?
Hans-Peter Engeler: Produciamo giocattoli in legno ed accordiamo una grande attenzione al design - forme e colori - così come alla qualità di fabbricazione. La maggior parte di questi è fatta a mano. Proponiamo ad esempio una collezione di giocattoli sviluppata tra le due guerre dal Bauhaus, la celebre scuola tedesca che all'epoca ha rivoluzionato l'arte ed il design. Questi oggetti possiedono un'estetica propria e scaturiscono da una filosofia pedagogica particolare. In generale, i nostri giocattoli incoraggiano la creatività e fanno lavorare tutti i sensi. Di conseguenza non piacciono soltanto ai bambini ma anche agli adulti.
Vendete i vostri prodotti all'estero?
Engeler: Per la verità realizziamo la maggior parte - oltre il 90% - della nostra cifra d'affari al di fuori della Svizzera.
In quali paesi in particolare?
Engeler: I nostri prodotti si vendono in tutta l'Europa, pur se la Germania resta lo sbocco prioritario. Siamo anche fortemente presenti sul mercato degli Stati Uniti, dove possediamo una filiale di distribuzione. I nostri prodotti sono ad esempio venduti nella boutique del museo d'arte moderna di New York, il MoMa. Dagli anni '70 collaboriamo con un distributore in Giappone, che è diventato il nostro più importante mercato. Esportiamo i nostri giocattoli anche in Cina ed in Corea.
In quale misura le vostre vendite hanno risentito del franco forte?
Engeler: La forza del franco ha avuto un impatto considerevole sulle nostre attività. Il margine generato dalle vendite nella zona Euro e negli Stati Uniti ha perso il 25%, anche a causa dei problemi legati al tasso di cambio. Per far fronte a questa situazione siamo stati costretti ad aumentare i prezzi delle grosse offerte ai nostri intermediari. I nostri prodotti sono così diventati molto cari per il consumatore finale. In alcune zone, i nostri prodotti hanno addirittura subito un aumento del 50% alla fine della catena. Noi non abbiamo potuto impedire questo rincaro.
Quali altre misure avete preso?
Engeler: Con il 90% di esportazioni, era soltanto una questione di tempo prima che fossimo costretti a delocalizzare la produzione all'estero. Siamo rimasti in Svizzera fino al settembre 2012. Produciamo ormai i giocattoli nel sud della Germania, dove disponevamo già di contatti con dei fabbricanti locali che potevano garantire lo stesso livello di qualità. Era la sola scelta possibile.
Col senno di poi, raccomanderebbe questa soluzione ad altre imprese?
Engeler: Ogni dirigente d'impresa deve analizzare la sua situazione e prendere una decisione conseguente. Nel nostro caso, come per numerose altre imprese esportatrici, i salari generano la maggior parte dei costi di produzione. Prendiamo, ad esempio, le persone che si occupano dell'imballaggio dei prodotti: in Svizzera costano tra i CHF 22 e CHF 24 all'ora, contro EUR 10 e EUR 12 in Germania. In questo contesto, siamo stati costretti ad esternalizzare.
Lei è soddisfatto del tasso di cambio attuale?
Engeler: Il franco è sempre troppo forte. La nostra massa salariale in Svizzera era tra il 10% ed il 15% più elevata che in Germania quando l'euro ammontava ad 1,50-1,60 CHF. Oggi, la massa salariale in Svizzera si rivela il 40% più importante rispetto a quella della Germania. È molto, ma dobbiamo riconoscere che il tasso di cambio sarebbe ancor più sfavorevole senza l'intervento della BNS.
Come vede il futuro della sua azienda?
Engeler: Le misure che abbiamo preso sono sufficienti per conservare le nostre parti di mercato a medio termine. A lungo termine, il futuro della zona euro resta incerto. La Germania è stabile ma certi altri paesi, come quelli del sud dell'Europa, non sono altrettanto sicuri.