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Piccola vittoria ieri per Ripple all’interno del procedimento giudiziario in corso dopo la causa avviata dalla SEC.
Infatti, il giudice distrettuale Analisa Torres ha ordinato alla SEC di produrre i documenti riguardanti un discorso del 2018 dell’ex direttore William Hinman, così come richiesto da Ripple.
In realtà una richiesta in tal senso era già stata emessa in precedenza, ma la SEC aveva fatto ricorso. Ora che ha perso il ricorso sarà di fatto obbligata a produrli.
Il discorso del 2018 dell’ex direttore William Hinman non è completamente pubblico, perchè ne sono stati pubblicati solo degli estratti, ma dagli estratti si capisce già chiaramente la sua posizione.
Disse, a proposito delle ICO:
“Gli asset digitali sono semplicemente codice. Ma il modo in cui viene venduto – come parte di un investimento; ai non utenti; dai promotori per sviluppare l’impresa – può essere, e, in tale contesto, il più delle volte lo è, una security – perché evidenzia un contratto di investimento”.
Il problema è che ciò sembra non corrispondesse alla posizione pubblica dell’agenzia, e questo potrebbe consentire a Ripple di sollevare alcune obiezioni sulla causa ed accusare alcuni dei loro accusatori.
Ripple sempre più vicina alla vittoria contro la SEC
Hinman è stato direttore della divisione di Corporation Finance della SEC da maggio 2017 a dicembre 2020, ovvero lo stesso mese in cui è stata annunciata la causa contro Ripple.
La divisione di cui è stato a capo ha anche, tra gli altri compiti, quello di fornire assistenza interpretativa rispetto alle regole della SEC, quindi il suo parere riguardo quali criptovalute debbano essere considerate security è rilevante.
L’attuale Presidente, Gary Gensler, nominato ad aprile dello scorso anno, ha una visione più ampia rispetto a ciò che dovrebbe essere considerato security, ma le regole nel corso del tempo non possono cambiare.
È possibile pertanto che nel corso degli anni la SEC abbia cambiato approccio, anche perché proprio a fine 2020 è stato eletto il nuovo presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, che qualche mese più tardi ha nominato Gary Gensler alla presidenza SEC al posto del predecessore Jay Clayton nominato da Trump.
La causa contro Ripple è stata avviata sotto la presidenza di Clayton, ma forse non a caso proprio quando Hinman smise di essere direttore della divisione di Corporation Finance.
Ripple ha chiesto alla corte che la SEC producesse la documentazione del discorso di Hinman del 2018, ma la SEC si è rifiutata. Ora, con l’ordine esplicito del giudice Torres, non potrà fare a meno che presentare tale documentazione alla corte ed all’accusato, ovvero Ripple.
Il prezzo di Ripple (XRP)
Oggi il prezzo di XRP sui mercati crypto ha beneficiato non poco di questa notizia, guadagnando circa il 12%. Nel corso della giornata poi ha però perso un po’ di quanto guadagnato nella notte, ma rimane attorno agli 0,49$.
Questo è un livello interessante perché è nettamente superiore agli 0,3$ toccati a giugno. Inoltre è ancora più interessante perché è in linea con il livello di prezzo precedente all’implosione dell’ecosistema Terra, a metà maggio. XRP per ora è l’unica grande criptovaluta ad essere riuscita a tornare sui livelli precedenti alla metà di maggio.
Va però detto che da quando è in atto questa causa, ovvero dicembre 2020, il trend del prezzo di XRP è stato differente rispetto a quello delle altre principali criptovalute, proprio a causa delle continue novità di importanza rilevante provenienti dall’evoluzione del procedimento giudiziario.
In particolare tra le principali criptovalute XRP è stata l’unica che durante la bullrun del 2021 non è riuscita a far registrare nuovi massimi storici, visto che i 3,4$ di gennaio 2018 sono ancora imbattuti.
La vittoria di ieri di Ripple però è solo una piccola vittoria parziale, anche se getta un po’ di ottimismo sul futuro di questa causa.
Da notare che a partire dal 16 settembre il prezzo di XRP ha iniziato una salita davvero molto interessante, che sembra ancora in corso, grazie alla quale è passato in due settimane da 0,32$ a 0,49$.
È molto probabile che questa risalita si debba primariamente al diffondersi di un certo entusiasmo nei confronti del possibile esito della causa in corso.
In effetti c’è chi sostiene che se in quasi due anni la SEC, che è l’agenzia governativa statunitense preposta a vigilare sul mercato delle security, non è riuscita a dimostrare che XRP sia una security, allora semplicemente potrebbe non riuscirci più.
Non è detto che questa ipotesi si riveli corretta, ma perlomeno appare più che logica. Anche perchè il nuovo presidente della SEC sostiene che molte criptovalute siano da considerare security, quindi in teoria dovrebbe già avere prove di ciò.
Oltretutto XRP, che in precedenza si chiamava Ripple come la società, è una criptovaluta che è stata emessa da una società privata e centralizzata, quindi ha molte più probabilità di essere una security rispetto ad una criptovalute decentralizzata.
XRP è una security?
Da ricordare che il punto chiave per stabilire se un asset finanziario sia da considerare una security è, come afferma l’Howey test, il fatto che venga venduto con la promessa di generare un guadagno dovuto solo a sforzi di terzi, ovvero non di chi lo compra.
In realtà ad oggi XRP non viene venduto con promesse di guadagno, perchè di fatto è solo lo utility token dei servizi crypto forniti dalla società Ripple, ma secondo al SEC fino a qualche anno fa la stessa società lo vendeva promettendo guadagni. Chi lo comprava pare si attendesse che, grazie agli sforzi della società Ripple, ci avrebbe guadagnato.
Quindi la questione non dovrebbe riguardare lo stato attuale, ma ciò che è stato fatto negli anni scorsi, quando Ripple utilizzò la vendita di XRP per raccogliere capitali.
Qualora la SEC dovesse perdere contro Ripple, sarà presumibilmente molto difficile affermare che altre criptovalute debbano essere considerate security, anche perchè essendo molte di queste decentralizzate non vengono vendute da un soggetto che promette guadagni.
Ciò che disse Hinman nel 2018 sembra essere perfettamente in accordo con questa impostazione, ovvero XRP non andrebbe di per sé considerata una security, ma al massimo può essere considerata vendita di titoli non registrati l’offerta al pubblico fatta inizialmente da Ripple.
Questo implicherebbe che le criptovalute in quanto tali non dovrebbero essere considerate generalmente delle security, ma solo che chi le vende sul mercato potrebbe dover essere soggetto alle stesse regole che valgono per chi vende security, ovvero contratti di investimento.
La posizione attuale della SEC invece sembrerebbe essere quella di considerare security molte criptovalute a prescindere da come vengano messe sul mercato, e questa può essere considerata una contraddizione.
Ripple probabilmente vuole approfittare di questa apparente contraddizione per screditare l’azione legale della SEC nei suoi confronti, e se dovesse riuscirci l’approccio della SEC nei confronti delle criptovalute dovrebbe cambiare.
Da notare che Bitcoin, invece, è ormai chiaramente considerata una commodity, tanto che dovrebbe essere la CFTC e non la SEC a vigilare sul suo mercato.