Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/256250

<h2>SubmittedText<h2><p>La legge Covid-19 prevede provvedimenti per i casi di rigore concernenti le imprese, che vengono definiti in dettaglio nella pertinente ordinanza del Consiglio federale.</p><p>Sembrerebbe che la SECO abbia ordinato ai Cantoni di applicare un certo numero di regole particolari nei confronti delle imprese che hanno beneficiato di provvedimenti concernenti i casi di rigore:</p><p>1. la cessazione d'attività da parte di un'impresa che ha beneficiato dell'aiuto per i casi di rigore va considerata come contrastante con il dispositivo;</p><p>2. le imprese beneficiarie di aiuti per i casi di rigore che cedono la loro attività a terzi devono ottenere da questi la garanzia di adempimento degli obblighi legati alla percezione di detti aiuti;</p><p>3. la mancata assunzione degli obblighi di cui sopra da parte di chi rileva l'attività può determinare la revoca dell'aiuto concesso e un obbligo di restituzione.</p><p>In altri termini, l'esercente che cede la propria attività (per motivi legati al termine della locazione, a una malattia, a un pensionamento pianificato da tempo, ecc.) è tenuto a rimborsare l'aiuto per casi di rigore che ha percepito, se chi gli subentra rifiuta di assumersi gli obblighi derivanti dall'aiuto in questione. Queste regole - sembra che siano state emanate nel 2022 - non figurano né nella legge Covid-19 né nella relativa ordinanza del Consiglio federale.</p><p>1. La SECO ha ordinato ai Cantoni di applicare le regole summenzionate?</p><p>2. Qual è la loro base legale?</p><p>3. Visto che gli aiuti per i casi di rigore sono a fondo perso, l'obbligo di restituzione che può essere imposto a un esercente che cede la sua attività non è contrario alla natura del dispositivo voluto dal Parlamento? </p><p>4. Queste nuove regole non finiscono per indebolire un numero cospicuo di attori economici - in particolare quelli con un'attività indipendente - che il Parlamento ha invece voluto sostenere mediante i provvedimenti per i casi di rigore?</p><p>5. È vero che queste regole resteranno in vigore fino alla fine del 2025?  </p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>All’articolo 12 capoverso 1ter della legge COVID-19&nbsp;(RU 2020 3835; 2020 5821; 2021 153)&nbsp;il Parlamento ha stabilito che nell’esercizio in cui è accordato il provvedimento per un caso di rigore e nei tre anni successivi le imprese beneficiarie non possono distribuire dividenti o versare tantièmes oppure deciderne la distribuzione/il versamento, né restituire apporti di capitale o deciderne la restituzione. La disposizione viene applicata dall’articolo 6 dell’ordinanza COVID-19 casi di rigore 2020 (OPCR 20,&nbsp;RU 2020 4919; 2020 5849; 2021 8; 2021 184) e dall’articolo 3 dell’ordinanza COVID-19 casi di rigore 2022 (OPCR 22, RS<i> 951.264</i>).&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>A titolo sussidiario si applica la legge sui sussidi (LSu; RS <i>616.1</i>): all’articolo 29, quest’ultima prevede che in caso di sottrazione allo scopo vada richiesta la restituzione dell’aiuto finanziario.</p><p>&nbsp;</p><p>L’OPCR 20 e l’OPCR 22 non escludono una cessione dell’attività. Tuttavia quest’ultima non deve generare utili o dividendi di liquidazione: equivalgono a una redistribuzione degli utili e di conseguenza comportano il rimborso dell’aiuto percepito. Se prima che sia trascorso il termine di tre anni risulta un utile di liquidazione o un dividendo di liquidazione imponibile, l’utilizzazione dell’aiuto è incompatibile con lo scopo dell’OPCR 20 e dell’OPCR 22, che l’impresa ha accettato con la sua richiesta di un provvedimento di sostegno per i casi di rigore. In caso di rilevamento dell’impresa, la limitazione d’impiego spetta all’acquirente.</p><p>&nbsp;</p><p>Se l’importo percepito è già stato rimborsato al pertinente Cantone all’atto del rilevamento dell’impresa o della cessione dell’attività, la limitazione dell’impiego dei fondi non vale più.</p><p>&nbsp;</p><p>1.&nbsp;La Segreteria di Stato dell’economia (SECO), d’intesa con l’Amministrazione federale delle finanze (AFF), ha ricordato ai Cantoni che la Confederazione partecipa ai provvedimenti cantonali solo se le basi legali sono rispettate.</p><p>&nbsp;</p><p>2. Per ciò che concerne la limitazione dell’impiego dell’aiuto finanziario, la SECO si basa sull’articolo 12 della legge COVID-19 in combinato disposto con l’articolo 6 OPCR 20, l’articolo 3 OPCR 22 e l’articolo 29 LSu. In materia attuativa sono inoltre determinanti i commenti all’OPCR 20 e all’OPCR 22, che sotto questo aspetto rimandano alla legislazione sulle fideiussioni solidali. Visto lo scopo d’utilizzazione, nell’applicazione dell’articolo 12 capoverso 1ter della legge COVID-19 e nel quadro del diritto tributario i dividendi e le eccedenze di liquidazione vanno considerati in modo equivalente.</p><p>&nbsp;</p><p>3. Il Parlamento voleva che gli aiuti versati per i casi di rigore contribuissero al mantenimento delle strutture e alla sopravvivenza delle imprese in un periodo di forte calo del fatturato causato dalla pandemia. In particolare si trattava di impedire che impianti o attrezzature dovessero essere ceduti. L’impresa dovrebbe perciò poter contare sull’aiuto finanziario per un certo arco di tempo.&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>4.&nbsp;Non si tratta di indebolire gli attori economici, bensì di garantire che se un aiuto è stato impiegato in modo non conforme alla legge – cioè per finalità diverse dal sostegno all’impresa – esso venga restituito. Qualora ciò non avvenisse, si penalizzerebbe la stragrande maggioranza dei beneficiari, che ha utilizzato gli aiuti conformemente allo scopo della legge (mantenimento dell’impresa).&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>5. La limitazione vale nell’esercizio in cui è stato accordato il provvedimento e nei tre anni successivi oppure fino alla totale restituzione degli aiuti percepiti. Se ad esempio un’impresa ha beneficiato un aiuto nell’esercizio 2021, la limitazione vale negli anni 2021, 2022, 2023 e 2024. &nbsp;</p>