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|Alma Mahler così racconta la traversata:

«La cabina era prenotata, tutto era stato impaccato, Mahler fu vestito. Era stata ordinata una lettiga, ma Mahler la rifiutò. A braccio di Fraenkel, pallido come un morto, raggiunse vacillando l'ascensore. Il ragazzo dell'ascensore, che si era nascosto perché Mahler non vedesse i suoi occhi rossi, venne a portarlo giù per l'ultima volta. Nell'enorme atrio dell'albergo non c'era anima viva. [...] Arrivai al piroscafo, Mahler era già a letto, Fraenkel vicino a lui. Mi diede ancora una volta tutte le istruzioni e mi consigliò di non chiamare il medico di bordo e si congedò brevemente e gravemente da Mahler. Sapeva che non l'avrebbe più rivisto. [...] Mia madre ed io ci demmo di nuovo il cambio nell'assistenza.
Mahler non si lasciava avvicinare da nessun estraneo e noi gli facevamo tutti i servizi, sempre a sua disposizione, col cuore stretto. [...]A bordo Mahler si alzava quasi ogni giorno e lo conducevamo, o piuttosto lo portavamo, sul ponte di passeggiata; il capitano ne aveva fatto recintare un bel tratto perché Mahler ci potesse stare senza esser visto dagli altri passeggeri. Lo vestivamo, lo svestivamo, lo sollevavamo, lo imboccavamo delicatamente, non aveva bisogno di fare neanche un gesto. Sul piroscafo c'era anche Busoni. Tutti i giorni mandava a Mahler dei contrappunti pazzeschi e buffi per divertirlo, e vino. Busoni era realmente una persona di cuore. Una volta mentre Mahler dormiva, passeggiavamo insieme per il ponte e parlavamo di Mahler, che Busoni amava. Ci fermammo a guardare il mare oltre il parapetto. Busoni disse: «Sono ben strani i tedeschi! Non capiscono mai le persone viventi. Il genio di Mahler, per esempio, non è ancora affatto riconosciuto. Sono ancora titubanti. In fondo non sanno nulla di lui. Ma quando un giorno non ci sarà più allora sì!»
[...] La traversata andò bene. [Trasbordo sul battello a Cherbourg; arrivo ad Amburgo, treno] Arrivammo a Parigi alle cinque di mattina. [...] In quegli anni Mahler era preoccupato per il futuro di Schönberg. Diceva: «Se io me ne vado, non gli resta più nessuno.» E io gli promisi di fare tutto quello che avrei potuto. Anche Moll gli promise di aiutare Schönberg. Moll, dopo la morte di Mahler, riferì le sue parole ad alcuni amici e questi decisero subito di raccogliere una somma abbastanza forte e di mettermela a disposizione per distribuirne gli interessi ogni anno a dei musicisti. Mi ero scelta come curatori Strauss, Busoni e Walter e, su mia preghiera, più volte rimisero gli interessi a Schönberg. La fondazione ha perduto purtroppo ogni valore a causa della guerra e dell'inflazione.» (A. MAHLER, Gustav Mahler. Ricordi e Lettere, Milano, il Saggiatore, 1984, pp. 190 ss.)