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UBS ha realizzato nel 2018 un utile netto di 4,9 miliardi di dollari, contro i 969 milioni dell'esercizio precedente, caratterizzato da un rettifica di valore dovuto a una riforma fiscale negli Stati Uniti. Il quarto trimestre si è chiuso con profitti per 696 milioni di dollari, inferiori alle attese degli analisti. In un comunicato diffuso stamane il presidente della direzione Sergio Ermotti descrive il 2018 come "un anno estremamente di successo, in un quadro difficile". Secondo il manager ticinese anche negli ultimi tre mesi dell'anno è stata conseguita una "solida performance". I paragoni sono difficili perché nel terzo trimestre dell'anno scorso ha pesato una svalutazione di quasi 3 miliardi sugli attivi differiti d'imposta negli Usa, a causa della riduzione dell'aliquota fiscale per le società decisa dall'amministrazione del presidente Donald Trump. Per questa ragione il periodo si era chiuso in rosso (-2,4 miliardi).
Il mercato si aspettava però di più: i pareri degli esperti raccolti dall'agenzia finanziaria Awp puntavano in media su un utile di 751 milioni di dollari. Come noto per la prima volta la grande banca presenta i conti nella valuta americana: al momento la differenza non è però praticamente percepibile perché il cambio con il franco è di 1 a 1. Gli specialisti guarderanno anche probabilmente con attenzione ai movimenti di denaro dei clienti: se nel terzo trimestre 2018 sono stati registrati afflussi per 13,5 miliardi di franchi, nel quarto trimestre si sono osservati deflussi per 7,9 miliardi di dollari. Per l'insieme dell'anno la banca - che è il più grande gestore patrimoniale del mondo - mostra un valore positivo di 24,7 miliardi di dollari. UBS intende aumentare il dividendo dell'8% a 0,70 franchi. Per quanto riguarda il trimestre in corso i vertici si mantengono prudenti: l'atmosfera generale non positiva dovrebbe pesare sull'attività dei clienti.