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Ignazio Cassis oggi verrà eletto presidente della Confederazione. Dal 1° gennaio prossimo sarà il quinto svizzero italiano ad assumere la carica. Ma quanto potrà aiutarlo politicamente, questa carica? In Svizzera il presidente non ha più potere degli altri consiglieri federali, semmai - oltre a gestire le sedute - ha più visibilità. Per il consigliere federale ticinese la carica arriva in un momento difficile: il suo principale dossier, quello delle relazioni con l'Unione Europea, è arenato. E dai sondaggi risulta essere il meno influente e il meno popolare dei sette membri del Governo. La presidenza potrebbe però giovargli, come spiega il politologo Georg Lutz, professore dell'Università di Losanna, direttore della Fondazione svizzera per la ricerca nelle scienze sociali (FORS), per diversi anni direttore di progetto dello Studio elettorale svizzero (SELECTS).
Essere presidente della Confederazione, per un consigliere federale, è sempre un vantaggio?
Sì, di solito sì. La maggior parte dei consiglieri federali che hanno assunto questo incarico hanno sfruttato le apparizioni pubbliche legate al ruolo, soprattutto gli incontri internazionali. Lo mostra l'esempio di Guy Parmelin, che in questo anno da presidente è cresciuto in statura politica.
Cosa si può fare di sbagliato?
Ci sono ovviamente più situazioni in cui si rischia di fare delle gaffe. La comunicazione va curata e ci vuole la coscienza dell'aspetto simbolico delle apparizioni del presidente. Penso che proprio per Ignazio Cassis qui ci siano dei rischi, visti gli errori comunicativi che ha fatto in passato e che gli sono anche stati rinfacciati.
Ma quindi pensa che Ignazio Cassis non riesca a sfruttare la carica per salire nei sondaggi, che lo classificano come il consigliere federale meno influente e meno simpatico?
Bisogna riconoscere a Ignazio Cassis d'aver portato una ventata d'aria fresca a Berna. Nel suo dipartimento ha voluto ripensare a fondo la politica estera, o l'aiuto allo sviluppo, guardando al futuro. E ha voluto dare un'impronta borghese... e questo atteggiamento che potremmo definire "senza troppi vincoli" è certamente giusto, per un politico. Il suo punto debole come già detto secondo me è la comunicazione, si è esposto a critiche varie volte. In vista della presidenza su questo deve migliorare.
Ma ci faccia qualche esempio, di questi errori di comunicazione…
Già all'inizio, quando era ancora candidato al Consiglio federale, ha fatto discutere la sua adesione alla lobby delle armi, o la cessione del suo passaporto italiano... poi c'è stata la visita alla miniera della Glencore. E recentemente mi ha stupito l'intervista che ha rilasciato poco dopo l'incontro col vicepresidente della commissione europea. In questa intervista ha criticato la controparte... m'è sembrato inopportuno, se l'obiettivo era calmare le acque con Bruxelles. Questi episodi secondo me hanno contribuito alla sua posizione nei sondaggi sulla popolarità. Sondaggi che comunque non vanno sopravvalutati.
Andiamo quindi alla sostanza: il presidente in Svizzera non ha più potere degli altri consiglieri federali... può però aumentare il suo peso politico nelle decisioni?
In effetti il presidente è un primus inter pares. La grande differenza è che conduce le sedute del Consiglio federale, e quindi ha un influsso sul tenore della discussione. Difficile dire se ce la farà, perché le dinamiche sono confidenziali, segrete. Di certo in caso di conflitti tra alcuni consiglieri federali, il presidente ha un ruolo importante.
Ci sono quindi opportunità per Cassis, nell'anno presidenziale...
Penso proprio di sì. Potrà ad esempio contribuire a migliorare la coesione sociale durante la pandemia. E se sbloccasse i rapporti bilaterali con l'Unione Europea sarebbe una conquista. Non dimenticherei poi il suo ruolo per il partito, il PLR, che in vista delle elezioni del 2023 rischia di perdere un posto in Consiglio federale. Se farà bella figura, ne approfitterà anche l'immagine del suo partito.