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"Pubblicità per gli dei": è il titolo di un'esposizione ospitata dal Museo della comunicazione di Berna.
Un viaggio di 4000 anni fra quattro continenti, da Memphis in Egitto a Memphis negli USA.
Cosa lega il culto del dio egiziano della creazione Ptah e quello di Elvis Presley, il re del rock 'n' roll? Una domanda curiosa, a cui cerca di rispondere un'esposizione del Museo della comunicazione di Berna, aperta fino al 25 gennaio 2004.
La pista, è vero, appare assai vaga. Tra l'Egitto del 2000 avanti Cristo e gli Stati Uniti della seconda metà del XX secolo il passo è lungo. In mezzo vi sono avvenimenti e processi storici che hanno trasformato radicalmente le società e le culture.
La comunicazione del sacro
Il pensiero corre subito al termine "laicizzazione" e ai suoi effetti sulla vita religiosa, sul rapporto con il sacro, sulla concezione del divino. Gli stessi pannelli della mostra avvertono che "gli odierni idoli pop non possono essere messi sullo stesso piano degli dei dell'antichità."
Ma la mostra suggerisce un altro percorso, legato ai modi e agli strumenti di divulgazione di un culto, ai supporti materiali che permettono di riprodurre e diffondere l'immagine della divinità.
Tenendo fede al suo nome, il Museo della comunicazione mette cioè l'accento sui mezzi di comunicazione."Si pensa che la comunicazione di massa sia un fenomeno moderno", osserva Ueli Schenk, responsabile dell'esposizione. "Ma in realtà si tratta di un fenomeno molto antico. Mezzi di comunicazione di massa esistevano già 4000 anni fa. Erano di altra forma, ma avevano la stessa forza."
Da Memphis a Memphis
Prendiamo l'esempio più antico (e prima tappa della mostra): il culto del dio creatore Ptah, il cui centro era Memphis, capitale dell'impero egizio fra il 2640 e il 2040 avanti Cristo.
I sacerdoti di Ptah ebbero la brillante idea di produrre in massa piccoli amuleti a forma di scarabeo, che potevano servire da timbro o sigillo. Grazie a questo stratagemma, simboli e immagini legate al culto di Ptah raggiunsero l'intero Egitto.
Esempio analogo è quello del culto di Sin a Harran, nel sud della Turchia. Piccoli cilindri di pietra servivano a riprodurre le immagini della divinità ed in particolare il suo simbolo, la falce di luna, diffusosi poi in tutto il Medio Orienta.
Terza tappa, Efeso e il suo tempio di Artemide, una delle sette meraviglie del mondo. Qui l'immagine della dea greca della caccia compariva sulle monete coniate nella prima zecca della storia. La divinità viaggiava così lungo le vie del commercio, passando di mano in mano e di tasca in tasca.
Quarto esempio è il santuario della Madonna nera di Einsiedeln, nel canton Svitto. Luogo di innumerevoli souvenir, oltre che meta di pellegrinaggio.
Mille oggetti, dalle statuine di Maria e dei santi ai libri di devozione, dai posacenere alle cartoline, animano un'importante attività economica, ma permettono anche di veicolare un frammento di sacro. In termini forse diversi da quelli dell'antichità, ma con non meno efficacia.
Ultima tappa, Graceland, la casa e ultima dimora di Elvis, a Memphis Tennessee, santuario di un culto che attrae centinaia di migliaia di visitatori ogni anno. Se la produzione di "devotionalia" è in questo caso del tutto mercantile, non mancano le analogie evidenti con gli esempi più strettamente religiosi.
A Memphis in Egitto come a Memphis negli USA, immagini e oggetti di devozione permettono ai fedeli (o ai fan) di stabilire un rapporto con l'idolo. Ma proprio perché costruita essenzialmente sulle analogie, la mostra permette solo parzialmente di cogliere i contenuti di quel rapporto.
swissinfo, Andrea Tognina
In breve
L'esposizione "Pubblicità per gli dei - 4000 anni di amuleti", nel Museo della comunicazione di Berna, rimarrà aperta fino al 25 gennaio 2004.
Il progetto è nato in collaborazione con il "Musée Bible + Orient" di Friburgo, che ha messo a disposizione molti oggetti della sua collezione.