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Il 15 gennaio, l'Unione europea dovrebbe dare il via alla procedura d'approvazione dell'accordo che – spera Berna – integrerà la Svizzera nello spazio di Schengen il primo novembre 2008.
Grecia, Repubblica ceca e Belgio hanno ritirato le loro riserve. La Svizzera non dovrebbe più trovare ostacoli importanti sul cammino che porta a Schengen.
Più di tre anni dopo la firma dell'accordo che prevede l'associazione della Svizzera allo spazio di Schengen, l'Unione europea può lanciare la procedura che lo renderà effettivo. I paesi che avevano delle riserve – Grecia, Repubblica ceca e Belgio – hanno notificato al Consiglio dei ministri dell'Unione che quest'ultime non sussistono più.
«Per quanto riguarda la sostanza non c'era alcun problema», spiega un diplomatico belga. «Ma abbiamo dovuto attendere la formazione di un nuovo governo prima di poter emanare un decreto d'approvazione di questo accordo».
Il gruppo di lavoro dell'Unione europea - che cura le relazioni con i paesi dell'AELS - dovrebbe dare martedì il suo nullaosta alla ratifica dell'accordo tra l'UE e la Svizzera sullo spazio di Schengen. La decisione finale, tuttavia, dovrà essere presa all'unanimità a livello ministeriale.
«Non ci saranno difficoltà», affermano alla Commissione europea che, fortunatamente, rifiuta di stabilire un legame tra questo dossier e quello della fiscalità cantonale che gli esperti svizzeri e comunitari esamineranno per l'ennesima volta il 23 gennaio a Bruxelles.
Ostacoli
Malgrado i toni rassicuranti, qualcuno teme che la Bulgaria e la Romania possano farsi pregare. Questo perché pur essendo diventati membri dell'Ue il primo gennaio del 2007, i due paesi attendono ancora un accordo che permetta ai loro cittadini di accedere progressivamente al mercato del lavoro elvetico.
Affinché la procedura vada a buon fine è inoltre necessario arrivare ad un memorandum d'intenti su un ulteriore contributo finanziario della Confederazione al fondo per la riduzione delle differenze economiche e sociali tra i paesi dell'Unione. Si parla di 300 milioni di franchi in cinque anni.
Ogni ritardo supplementare metterebbe a rischio l'entrata della Svizzera nello spazio di Schengen per la data prevista, il primo novembre 2008. «I tempi sono stretti», riconoscono a Berna.
In effetti, l'UE deve ancora valutare la capacità della Svizzera di applicare tutte le disposizioni degli accordi che mirano a compensare la soppressione dei controlli sistematici alle frontiere attraverso il rafforzamento della cooperazione internazionale in materia di giustizia e polizia.
I test non potranno essere effettuati durante i campionati europei di calcio che la Svizzera organizza insieme all'Austria, perché si tratta di una manifestazione per la quale vigono misure di sicurezza speciali.
C'è da fare
Anche la Confederazione ha ancora da fare se vuole che la data del primo novembre non sia posticipata.
È necessario che la Svizzera si colleghi al sistema d'informazione previsto dall'accordo di Schengen (SIS: una vasta banca dati europea sulle persone ricercate e gli oggetti rubati).
Inoltre, la Confederazione dovrà adattare i sistemi di sicurezza dei suoi aeroporti e provare di essere eurocompatibile per quanto riguarda la collaborazione tra forze di polizia, la protezione dei dati o, ancora, la concessione dei visti.
Berna dovrà impegnarsi a fondo, perché sa che l'UE con la disciplina non scherza: la maggior parte dei nove Stati che hanno aderito a Schengen il 21 dicembre del 2007 hanno dovuto subire un secondo esame; l'UE aveva giudicato insufficienti i risultati del primo test.
swissinfo, Tanguy Verhoosel, Bruxelles
traduzione, Doris Lucini
La Svizzera e Schengen
La Svizzera ha ratificato il trattato di Schengen il 16 ottobre 2004.
La proposta di adesione della Svizzera allo Spazio di Schengen, combattuta da un referendum, è stata approvata dal popolo svizzero il 5 giugno 2005 (54,6% i voti favorevoli).
Se i tempi previsti saranno rispettati, la Confederazione dovrebbe aderire allo spazio di Schengen il 1° novembre 2008.
Spazio di Schengen
Il trattato di Schengen è stato sottoscritto nel 1985 nell'omonima cittadina del Lussemburgo dai rappresentanti di Francia, Germania e Benelux.
Gli accordi, che concernono i settori di giustizia e polizia, hanno fornito il quadro legale per la progressiva abolizione dei controlli delle persone lungo le frontiere interne dell'UE.
Per garantire la sicurezza dopo l'apertura delle frontiere, il trattato di Schengen prevede un potenziamento dei controlli alle frontiere esterne dell'Unione, una migliore collaborazione transfrontaliera tra gli organi di polizia e il coordinamento tra gli Stati per la lotta alla criminalità organizzata.
Gli accordi sono stati adottati da 24 paesi. Gli ultimi arrivati, il 21 dicembre 2007, sono Polonia, Repubblica ceca, Ungheria, Slovacchia, Slovenia, Estonia, Lettonia, Lituania e Malta, ovvero nove dei 10 Stati che hanno aderito all'UE nel 2004.