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Qualche giorno fa il Parlamento della Russia ha respinto il nuovo disegno di legge sul mining di criptovalute.
Lo riferisce l’agenzia locale Interfax, che rivela che il 19 ottobre a Mosca la Duma di Stato ha votato contro il disegno di legge sul mining di criptovalute proposto dai deputati del partito “Novye ljudi”, conosciuta in occidente come “New People”.
Il Parlamento della Russia respinge il disegno di legge sul Bitcoin mining
New People è un partito apparentemente di orientamento liberale e progressista, ma si ritiene sia sponsorizzato dal regime per sottrarre voti alla vera opposizione liberale.
Quindi, pur essendo teoricamente un partito centrista, in realtà appoggia il regime ed il governo.
Ciò suggerisce che dietro la scelta del Parlamento russo di bocciare questo disegno di legge ci potrebbe anche essere una motivazione politica.
Se da un lato New People appoggia l’attuale regime e fa quindi parte della maggioranza che appoggia il governo della Russia, dall’altro però si oppone al partito dominante, Yedinaya Rossiya (Russia Unita).
Quindi la bocciatura del progetto di legge sul mining delle criptovalute presentato da New People potrebbe anche essere un tentativo di Russia Unita di far valere la propria forza preponderante per pure dinamiche di forza interne al regime.
Russia Unita ha quasi il 50% dei parlamentari, mentre New People solo il 5%. L’attuale governo russo è formato solo da esponenti di Russia Unita o indipendenti.
Il disegno di legge n. 127303-8 è chiamato “On Mining in the Russian Federation” ( “О майнинге в РФ”), e getterebbe le basi normative per regolamentare il mining di criptovalute a livello nazionale. Non specifica però le modalità con cui dovrebbero essere calcolate ed applicate le tasse, e nemmeno i requisiti che dovrebbero avere i data center e gli operatori minerari.
Pertanto è anche possibile che la bocciatura sia stata dovuta alla sua incompletezza, tanto che la motivazione ufficiale è stata che il disegno di legge fosse frammentario e palesemente insufficiente, e che non rispondeva ai requisiti di completezza, certezza e non ambiguità delle normative proposte.
D’altronde in precedenza anche il Financial Market Committee aveva espresso un parere negativo sul testo del disegno di legge, perché di fatto prevedeva l’utilizzo delle criptovalute come mezzo di pagamento nella Federazione Russa, vietato però dalla Costituzione. Infatti la Costituzione della Russia afferma che l’unica valuta della Federazione Russa è il rublo, e che l’introduzione e l’emissione di altre valute non è consentita.
Russia: il mining di Bitcoin è anticostituzionale
Il rapporto della Russia con le criptovalute è complicato, ed è cambiato nel corso del tempo.
Inizialmente il Paese sembrava poter essere favorevole alla loro diffusione, ma poi il regime si è opposto categoricamente. Tuttavia un paio di eventi hanno generato alcune aperture più recenti.
Innanzitutto il ban del mining della Cina, a maggio 2021, quando molti miner cinesi si videro costretti a migrare all’estero per poter continuare a minare.
A beneficiarne maggiormente fu il vicino Kazakistan, in cui oltretutto il prezzo dell’energia elettrica è molto basso grazie all’ampia disponibilità di fonti fossili. Ad oggi il Kazakistan risulterebbe il terzo Paese al mondo per hashrate di Bitcoin.
A dire il vero nei mesi successivi molti miner cinesi riaccesero le loro macchine, tanto che ora la Cina è tornata ad essere il secondo Paese al mondo per hashrate. Tuttavia il ban del 2021 l’ha fatta sorpassare dagli USA in questa particolare classifica.
Alcuni miner si sono trasferiti nella vicina Russia, sempre grazie a costi dell’elettricità ridotti. Tuttavia, in Russia c’è di fatto il divieto di utilizzare criptovalute, quindi non è facile fare attività di mining. Infatti nonostante la Russia sia molto più grande del Kazakistan, e disponga di molte più risorse energetiche a basso costo, il suo hashrate è circa un terzo rispetto al Paese del centrasia.
Probabilmente l’intenzione del disegno di legge di New People era proprio quella di favorire l’installazione di altro hashrate in Russia, magari facendo concorrenza proprio a Cina e Kazakistan.
Ma il testo presentato è stato ritenuto privo di un approccio sistematico alla regolamentazione del mining e delle valute digitali.
In altre parole è stato ritenuto non adeguato dal punto di vista tecnico, quindi non approvabile.
La Russia si apre al mondo crypto dopo lo scontro in Ucraina
Il secondo evento che ha generato un’apertura della Russia nei confronti delle criptovalute è la guerra in Ucraina.
Infatti, a causa delle sanzioni internazionali è diventato difficile per cittadini ed aziende russe effettuare transazioni finanziarie con l’estero.
Questo ha indotto il regime a rendere legale l’utilizzo di criptovalute per le transazioni estere, mantenendo il divieto per quelle interne.
In questo modo non si violerebbe l’articolo della Costituzione che vieta la circolazione in Russia di valute diverse dal rublo, consentendone invece l’utilizzo da e verso l’estero.
Infatti, anche lo stesso Ministero delle Finanze del governo russo, con a capo Anton Siluanov di Russia Unita, sta preparando una propria versione degli emendamenti alla legislazione per regolare il mining di criptovalute.
Quindi è proprio il governo a lavorare per regolamentare le criptovalute nel paese, pertanto è più che logico che la proposta esterna di New People sia stata rigettata.
In un quadro tale è anche sensato che il disegno di legge bocciato sia stato ritenuto privo di un approccio sistematico al problema, dato che riguardava solo il mining mentre il governo sta lavorando invece ad una regolamentazione sistematica delle criptovalute nel Paese.
Bitcoin mining in Russia: sanzioni e territorio favorevole
Va detto che nel corso degli ultimi due anni la confusione che sembrava regnare sovrana in Russia in merito alle criptovalute è andata un po’ diradandosi.
Da un lato sicuramente si è ridotta quando è stato deciso chiaramente di vietarne l’utilizzo interno. Dall’altro si è ulteriormente ridotta quando è stato deciso di accettarne l’utilizzo per transazioni da e verso l’estero.
Invece, sembra ancora confuso l’atteggiamento nei confronti del mining, ma anche in questo caso inizia ad intravedersi una possibile soluzione.
Sembra, infatti, molto difficile che la Russia possa optare per il divieto del mining, non fosse altro per il fatto che dispone di grandi quantità di energia a basso costo e potrebbe ottenere guadagni interessanti con il mining.
D’altro canto sembra, però, anche probabile che possa seguire l’esempio dell’Iran, dove le criptovalute minate possono essere utilizzate solo per raccogliere capitali dall’estero. Ovvero, in altri termini, non potendo utilizzare le criptovalute all’interno della Russia, ma potendole utilizzare per transazioni verso l’estero, i miner potrebbero essere in qualche modo costretti a cedere allo Stato i token ottenuti con il mining, in cambio di un pagamento in rubli, e così lo Stato potrebbe acquistare criptovalute a prezzi ridotti per poterle utilizzare per transazioni verso l’estero.
Essendo le criptovalute non censurabili, questo utilizzo potrebbe consentire allo Stato russo di aggirare le sanzioni.
Per ora il governo non ha ancora deliberato a riguardo, ma se si protrarrà la situazione attuale è possibile che lo faccia a breve.