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L'Unione europea (Ue) intende intavolare negoziati bilaterali sul tema della fiscalità delle imprese straniere in Svizzera. Il Consiglio dei ministri dell'Ue ha dato martedì il via libera in tal senso alla Commissione europea.
La commissaria europea Ferrero-Waldner crede nella possibilità di un accordo; il governo elvetico si dice disposto al dialogo ma non intende negoziare.
I ministri degli affari esteri dei 27 paesi dell'Ue hanno approvato all'unanimità il mandato negoziale richiesto da Bruxelles.
La commissaria europea alle relazioni esterne Benita Ferrero- Waldner si è rallegrata della decisione. In un comunicato ha fatto sapere che l'obiettivo è di giungere a una soluzione che "sia accettabile per entrambe le parti".
Al contempo ha tenuto a sottolineare che Svizzera e Ue non stanno litigando: "Non si tratta quindi di ricomporre un contrasto", né di capire chi ha ragione e chi torto, ma piuttosto di "superare - insieme - "una diversità di opinioni".
La Ferrero-Waldner ha espresso ottimismo e si è detta sicura che si giungerà a un compromesso.
Per Bruxelles vi è discriminazione
Le relazioni bilaterali tra Berna e Bruxelles sono incrinate a causa delle agevolazioni fiscali che alcuni cantoni svizzeri concedono a holding e aziende straniere.
L'Ue considera tali favori "discriminanti" e li paragona ad aiuti statali che ostacolano direttamente o indirettamente la concorrenza e il buon funzionamento dell'accordo di libero scambio del 1972.
Per questo gli esperti di Bruxelles avevano chiesto agli Stati membri di conferire alla Commissione europea un mandato per negoziare con la Svizzera.
L'opinione opposta di Berna
Diametralmente opposta l'interpretazione del governo, secondo cui la fiscalità elvetica non ha niente a che vedere con l'intesa del 1972.
Non stupisce quindi che Berna si dica aperta al dialogo, ma che nel contempo sottolinei la sua ferma decisione di non intavolare delle trattative.
Tale posizione è stata ribadita, non più tardi di giovedì scorso, dal ministro delle finanze Hans-Rudolf Merz, secondo il quale le agevolazioni fiscali di cui beneficiano le holding non contravvengono a nessuna delle intese raggiunte con l'Europa e quindi su questo tema non vi è nulla da negoziare.
Per il momento la Svizzera preferisce non commentare la decisione presa martedì dalla Commissione. Il governo ne prende però atto e se ne occuperà durante una delle sue prossime sessioni, ha affermato il portavoce del Dipartimento federale delle finanze, Jean-Michel Treyvaud.
"Nulla da negoziare"
"Non vi è niente da negoziare", hanno dal canto loro sottolineato tre dei quattro partiti di governo svizzeri.
Secondo il portavoce dell'Unione democratica di centro (destra nazional-conservatrice), Roman Jaggi, "il governo svizzero deve dar prova di fermezza".
Il Partito liberale radicale è sulla stessa lunghezza d'onda del governo: no ai negoziati, sì al dialogo.
Dal canto suo, il Partito popolare democratico prende nota della decisione dell'UE, ma non vede la necessità di discutere, tantomeno di negoziare.
Solo i socialisti sono più possibilisti: il partito si dice favorevole a una riforma, a patto che essa non causi importanti perdite fiscali.
swissinfo e agenzie
In breve
Settembre 2005: la Commissione europea scrive una lettera di protesta a Berna riguardo le pratiche fiscali in vigore nei cantoni di Svitto e Zugo.
Luglio 2006: il presidente della Commissione, José Manuel Barroso afferma che i vantaggi fiscali violamp le regole del mercato interno dell'Ue.
Novembre 2006: il direttore generale delle relazioni esterne dell'Ue minaccia d'inviare a tutti gli Stati membri un documento nel quale si esige dalla Svizzera il rispetto delle regole in vigore nell'Unione europea.
Marzo 2007: la presidente della Confederazione Micheline Calmy-Rey definisce le esigenze dell'Ue inaccettabili.
Aprile 2007: il ministro delle finanze Hans-Rudolf-Merz propone una riforma fiscale incentrata sulla diminuzione delle imposte sugli utili.
24 aprile 2007: gli esperti europei propongono di conferire un mandato ufficiale alla Commissione per negoziare con la Confederazione.
Posizioni divergenti
Per la Commissione europea, la fiscalità delle imprese adottata in certi cantoni elvetici costituisce una forma di aiuto statale incompatibile con il buon funzionamento dell'accordo di libero scambio del 1972.
I privilegi fiscali in questione sono accordati a società che hanno sede in Svizzera, ma che realizzano i propri profitti all'estero.
La Svizzera ritiene invece che l'accordo del 1972 si applichi soltanto al commercio di alcuni beni (prodotti industriali e prodotti agricoli trasformati).