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BERNA - «Conosco persone che sono passate dal traffico di droga al traffico di tabacco per narghilè. È meno pericoloso e rende alla grande». La NZZ am Sonntag, ha intervistato una persona che conosce molto bene il mercato illegale della Svizzera romanda. E spiega che il contrabbando di questo prodotto è in piena ascesa nel nostro Paese. Secondo lui, ci si può intascare fino a 2'000 franchi di profitto supplementare con una tonnellata di tabacco. I recenti sequestri effettuati a Zurigo e Basilea dimostrano come si tratti di un fenomeno che interessa tutta la Svizzera.
Urs Bartenschlager, vicedirettore dell'Amministrazione federale delle dogane (AFD), conferma: «Riteniamo che circa l'80% del tabacco per narghilè consumato in Svizzera non sia stato importato legalmente». Secondo il quotidiano, questo dato riguarderebbe sia i privati, sia i professionisti che gestiscono i shisha-bar. La fonte, che desidera rimanere anonima, spiega: «La maggior parte di questi esercizi ha sugli scaffali scatole di tabacco acquistate legalmente che riempiono con prodotti contrabbandati».
Grandi sequestri - Secondo Abu Heba Houssam, in passato il più grande importatore di tabacco per shisha in Svizzera, la Confederazione è in parte responsabile per questo fiorente mercato nero. Nel maggio del 2015, Berna ha infatti deciso di aumentare significativamente la tassa d'importazione. Da allora, la tassa sul tabacco si compone di una quota fissa di 38 franchi al chilo e di una quota del 25% del prezzo di vendita al dettaglio (in precedenza era del 12%).
Di conseguenza, con questo aumento, l'importazione legale di tabacco per narghilé è drasticamente diminuita. Passando da 860 tonnellate nel 2014 a 50 tonnellate nel 2018. Per contro, alle dogane si sono moltiplicati i sequestri. Nel gennaio di quest'anno, a Zurigo, sono ad esempio state confiscate 1,4 tonnellate di tabacco importato illegalmente.