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JOHANNESBURG - Sta facendo indignare l'opinione pubblica sudafricana la scoperta di quasi 150 morti sospette di persone affette da disturbi mentali e ricoverate presso strutture private, alcune prive dei necessari requisiti.
Tra l'ottobre del 2015 e il giugno del 2016 il governo della provincia di Gauteng ha trasferito 1'711 pazienti (la cui retta era pagata dallo Stato) dal fornitore privato di assistenza sanitaria Life Esidimeni ad altre strutture, con un procedimento che è stato definito perlomeno «caotico» e che è stato spiegato tra le altre cose con ragioni di risparmio economico. Sono stati riportati casi di persone legate con lenzuola e caricate su camion e portate alle nuove destinazioni, senza che venissero prese le cartelle cliniche e i fascicoli personali. A molti pazienti non sono stati garantiti cibo e acqua necessari, le cure sanitarie indispensabili e nemmeno la possibilità di lavarsi. In alcuni centri l'affollamento era talmente elevato che dei pazienti sono stati costretti a dormire per terra o sulle panchine. Un rapporto dello scorso anno parla di un processo «negligente e spericolato e che mostra una totale mancanza di rispetto per la dignità umana».
Un reportage dell'agenzia stampa Ap riporta un caso specifico: una donna scoprì che la madre, affetta da demenza, fu trasferita senza che nessuno l'avvisasse e senza che nemmeno il personale sanitario della clinica dove veniva seguita sapesse dove fosse finita. Una volta risalita - tramite vie non ufficiali - alla nuova struttura, la donna trovò la madre in condizioni di totale abbandono: era molto dimagrita, affamata e sporca. La sua salute era peggiorata irrimediabilmente, tanto che morì dopo qualche giorno.
«È la più grande serie di decessi di massa dall'avvento della democrazia» ha dichiarato il responsabile di un centro che assiste le famiglie dei pazienti morti. «È un gigantesco fallimento del sistema». Il ministero della Salute, nel frattempo, ha cercato di correre ai ripari: molte persone sono state nuovamente affidate alle cure di Life Esidimeni o ad altri operatori accreditati. Il ministro Aaron Motsoaledi ha chiesto scusa piangendo alle famiglie delle vittime (per le quali è stato disposto un risarcimento economico) e alla nazione. Alcuni responsabili del "progetto" si sono dimessi dall'incarico e molti di essi dovranno affrontare un processo.