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App di incontri: pericolo per il peso
Un nuovo studio associa l’uso di applicazioni come Tinder al rischio di comportamenti dannosi per la salute.
L’impiego di lassativi per perdere peso, così come le pillole dimagranti, o la provocazione del vomito per evitare di accumulare peso in eccesso sono comportamenti associati ad un frequente uso di applicazioni di dating.
Lo riporta un team di ricercatori della Harvard T.H. Chan School of Public Health, negli USA, che ha analizzato i dati di oltre 1.700 adulti monitorando l’uso di app di dating nel corso di 30 giorni e i loro comportamenti legati al peso per un arco di tempo di 12 mesi. Tutti i partecipanti dovevano compilare dei questionari online su temi riguardanti la sfera sentimentale.
«Per quanto ne sappiamo, il nostro studio è il primo ad esplorare l’uso di app di incontri in associazione con comportamenti dannosi legati al controllo del peso», ha spiegato Alvin Tran, leader dello studio. «Nel confronto tra le persone che non usano queste app a quelle che le usano, abbiamo rilevato che le prime hanno una probabilità assai maggiore di manifestare una varietà di comportamenti dannosi, come l’uso delle pillole dimagranti, il vomito per controllare il peso, i lassativi, il digiuno, la somministrazione di supplementi per i muscoli e di steroidi anabolizzanti».
Del campione di partecipanti, 83 donne e 209 uomini si servivano delle app di incontri per conoscere i loro potenziali partner. Rispetto a coloro che non ne facevano uso, le donne avevano da 2.3 a 26.9 volte più probabilità di incappare in un problema legato al controllo del peso. Per gli uomini, queste cifre oscillavano tra le 3.2 e le 14.6 volte.
«Non sappiamo se le persone coinvolte nello studio avessero già questi problemi prima di scaricare le app, ma i risultati che abbiamo ottenuto sono comunque preoccupanti perché anche nel caso in cui non fosse così, queste applicazioni – su cui vengono caricate immagini e l’apparenza è una questione in primo piano – possono peggiorare la situazione», ha aggiunto dottor Tran.
La ricerca è stata pubblicata nella rivista scientifica Journal of Eating Disorders.Tornare alla home page
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