Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/37132

<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Nelle sue linee direttive delle finanze federali del 4 ottobre 1999, il Consiglio federale ha formulato obiettivi simili a quelli proposti con la presente mozione (O 12, p. 8 segg.): la quota delle uscite della Confederazione, l'aliquota fiscale e l'aliquota delle imposte devono risultare tra le più basse dell'OCSE, anche se è opportuno prendere in considerazione il livello di sviluppo dei Paesi oggetto del paragone. Conformemente alle linee direttive delle finanze federali le quote devono inoltre essere stabilizzate e a lungo termine diminuite.</p><p></p><p>La mozione chiede che, nel paragone con i Paesi più avanzati dell'OCSE, la Svizzera figuri fra i tre Paesi con le quote più basse. Se per Paesi "avanzati" si intende il PIL reale pro capite, con riferimento alle quote svizzere le conclusioni divergono a seconda di dove viene tracciata la linea di separazione tra i Paesi più avanzati dei 29 membri dell'OCSE. Conformemente alle statistiche dell'OCSE, nella piramide del benessere la Svizzera occupa il quarto posto dopo Lussemburgo, USA e Norvegia (1998). Per quanto riguarda l'aliquota fiscale, nel 1998, fra i dieci Stati membri "più avanzati" la Svizzera figurava al quarto posto, preceduta da Giappone, USA e Islanda. Se nel confronto si includono i venti Paesi più ricchi dell'OCSE la Svizzera perde, sempre per l'aliquota fiscale, due posizioni. Con riferimento alla quota delle uscite, il nostro Paese si piazza al quarto posto in entrambe le varianti.</p><p></p><p>Il Consiglio federale è dell'avviso che con questo attestato di prestazioni la Svizzera si avvicini molto agli obiettivi espressi nella mozione. Considerate la precisione delle cifre e la relazione tra l'onere fiscale e l'attrattiva della piazza finanziaria non vi è motivo sufficiente per giustificare una necessità di adottare misure a breve termine. Infatti, da un lato oltre alla portata della quota delle uscite e dell'aliquota fiscale è importante anche la composizione delle uscite e delle entrate. Peraltro, la quota delle uscite considera soltanto la parte di attività dello Stato che si ripercuote sulle uscite. Essa non fornisce indicazioni sulla densità delle regolamentazioni, che è un fattore importante per l'attrattiva della piazza economica e finanziaria.</p><p></p><p>Confronti tra aliquote fiscali e quote delle uscite sono effettuati in modo sensato a un livello aggregato. Per l'attuazione di direttive globali si pongono dei limiti nei Paesi in cui lo Stato centrale controlla soltanto una parte delle entrate e delle uscite e gli Stati membri sono autonomi nel determinare le loro imposte e le loro uscite. In questi casi, provvedimenti per la riduzione della quota delle uscite e dell'aliquota fiscale a livello federale non sono né necessari né sufficienti per raggiungere obiettivi di portata globale.</p><p></p><p>Per motivi di ordine costituzionale il Consiglio federale non è pertanto in grado di proporre provvedimenti e strumenti che si ripercuotano direttamente sulla quota delle uscite e sull'aliquota delle imposte viste nel loro insieme senza mettere in discussione la struttura federalistica della Svizzera.</p><p></p><p>Per quanto riguarda l'onere delle persone fisiche causato dalle imposte dirette, nel 1999 la quota dell'imposta federale diretta sulle imposte sul reddito di Confederazione, Cantoni e Comuni ammontava soltanto al 16,3 per cento (risp. 11,4 per cento se si escludono le quote dei Cantoni). Malgrado un'indiscutibile progressione elevata dell'imposta federale diretta, bisogna in primo luogo coinvolgere Cantoni e Comuni se si vuole ridurre in modo sostenibile l'onere delle persone fisiche prodotto dalle imposte dirette. Non bisogna inoltre dimenticare che, conformemente alla volontà del Consiglio federale, a partire dal 2003 le persone fisiche dovranno essere sgravate nel quadro del pacchetto fiscale 2001 per un importo annuo pari a 1,3 miliardi. Aumentando la base di calcolo aumenterà pure questo sgravio. Pensando all'anno 2003, la riforma dell'imposizione della famiglia comporterà una riduzione del gettito fiscale di almeno il 20 per cento. </p><p></p><p>Il fatto che le aliquote massime delle imposte federali più importanti siano ancorate nella Costituzione federale costituisce di per sé un freno implicito alle aliquote fiscali. In passato tuttavia ciò non è stato sufficiente per impedire la formazione di disavanzi strutturali o per garantire la loro eliminazione senza un conseguente aumento dell'onere fiscale. Il freno all'indebitamento è una strategia con cui il Consiglio federale vuole impedire la formazione di nuovi deficit strutturali. Senza provvedimenti sul piano delle entrate (aumenti o diminuzioni delle imposte) il freno all'indebitamento comporta una stabilizzazione delle aliquote dell'imposta federale e della quota delle uscite della Confederazione.</p><p></p><p>Conformemente al progetto del freno all'indebitamento i deficit determinati da un'economia in recessione dovrebbero essere sopportabili ed essere compensati con eccedenze realizzate nei periodi di alta congiuntura in modo che da questo profilo non vi sia alcun pericolo di un aumento dell'aliquota delle imposte e dell'aliquota fiscale. </p><p></p><p>Il freno all'indebitamento dispone però della necessaria flessibilità per permettere modifiche dell'aliquota delle imposte e della quota delle uscite qualora la maggioranza del Parlamento e del Popolo (in occasione di un'eventuale votazione popolare) lo desiderasse. Il freno all'indebitamento è neutro dal profilo della quota delle uscite e dell'aliquota fiscale. </p><p></p><p>Nel concetto di freno all'indebitamento sono senz'altro possibili diminuzioni delle imposte se il Parlamento e, in caso di un eventuale referendum, anche il Popolo riusciranno a mettersi d'accordo su quali uscite debbano essere tagliate per compensare le rispettive diminuzioni di imposte.</p>  Il Consiglio federale propone di trasformare la mozione in postulato.