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Il governo svizzero ha deciso di inasprire le sanzioni contro l'Iran, adottando le misure applicate da Stati uniti e Unione europea. La Confederazione aveva esitato a lungo, temendo di compromettere il suo ruolo di mediatrice tra Teheran e Washington.
Dopo aver aderito alle sanzioni contro la Repubblica iraniana prese nell'agosto del 2010 dal Consiglio di sicurezza dell’Onu, ora la Svizzera va oltre e inasprisce le sue misure, adottando il testo siglato nell’ottobre dell’anno scorso da Stati uniti, Unione europea e da una serie di altri Paesi.
Le misure internazionali, che si inseriscono nell’annoso braccio di ferro tra la comunità internazionale e Teheran sul contestato programma nucleare iraniano, includono, fra l’altro, il divieto di fornire o acquistare beni a duplice impiego (beni dual-use) ed altri prodotti sensibili in termini di proliferazione militare, inclusi tecnologie e software.
La proibizione di esportare armi pesanti, introdotta in seguito alle sanzioni adottate l'anno scorso dal Consiglio di sicurezza, viene inasprita ulteriormente ed estesa a tutto il materiale di armamento. Le restrizioni interessano inoltre i beni utilizzati dall’industria iraniana del petrolio e del gas, i servizi finanziari e assicurativi.
L’economia elvetica non dovrebbe essere toccata da questa decisione. Infatti, i beni principali esportati nella Repubblica iraniana sono prodotti farmaceutici, macchinari e prodotti agricoli, il cui volume nel 2010 ammontava a 700 milioni di franchi. Le importanzioni dall'Iran raggiungevano invece l'anno scorso appena 41 milioni di franchi.
L’anello debole
Ad illustrare le motivazioni alla base di questa decisione governativa è stato il ministro dell’economia elvetico Johann Schneider-Ammann. «Prima di tutto, per il governo c’è la volontà di evitare che le misure sanzionatorie dei nostri principali partner commerciali vengano eluse attraverso la Svizzera», ha affermato il consigliere federale durante la conferenza stampa tenuta a Berna.
Analisi della situazione condivisa anche da Andrea Bianchi, professore presso l’Istituto di alti studi internazionali e dello sviluppo di Ginevra. «Il sistema delle sanzioni funziona soltanto nel momento in cui queste ultime vengono applicate da tutti. Se ci sono delle maglie deboli, si rischia di ridurre la pressione internazionale sullo Stato recalcitrante», ricorda Bianchi.
E così la Svizzera era un punto fragile nella maglia che cerca di far pressione sull’Iran. «Era l’anello debole che poteva permettere transazioni economiche e scambi commerciali dove la comunità internazionale cerca di imporre delle sanzioni», illustra ancora il professore di diritto internazionale.
Il ministro dell’economia Schneider-Ammann ha comunque assicurato mercoledì che non ci sono degli indizi secondo i quali la Svizzera sia stata utilizzata per eludere i divieti internazionali.
Ruolo diplomatico incrinato?
Altro discorso potrebbe invece valere per il ruolo di mediatrice della Svizzera nel conflitto iraniano, funzione che la Confederazione svolge da una trentina d’anni tra l’Iran e gli Stati uniti. Mohammad-Reza Djalili, ex docente presso l’Istituto universitario di alti studi internazionali e dello sviluppo di Ginevra ed esperto della regione, non crede tuttavia che le relazioni dei due Paesi vengano offuscate dalla risoluzione presa mercoledì dal governo elvetico.
«La Svizzera è troppo importante per l’Iran, che si ritrova molto isolato a causa delle sanzioni adottate dalla comunità internazionale. La Confederazione svolge una funzione-ponte fondamentale in ambito di diplomazia internazionale per Teheran», ricorda Djalili a swissinfo.ch.
Tuttavia, la decisione del governo elvetico gelerà almeno per un certo periodo le relazioni tra i due Paesi, continua Djalili. Così, la Repubblica iraniana potrebbe rivolgersi altrove, alla Turchia – per esempio – per mantenersi in contatto con il resto della comunità internazionale.
«Ankara è più vicina geograficamente e culturalmente a Teheran di quanto non lo sia la Svizzera. La Turchia potrebbe quindi rappresentare un’alternativa. Non dobbiamo comunque dimenticare che l’Iran e la Svizzera intrattengono relazioni diplomatiche dal 19esimo secolo e che molte organizzazioni internazionali hanno la loro sede nella Confederazione», sostiene Djalili.
Certezza e chiarezza
Se da una parte, il fatto di essersi allineata alla comunità internazionale potrebbe, forse momentaneamente, incrinare i rapporti diplomatici tra i due Paesi, dall’altra questa decisione definisce in maniera più nitida i margini entro i quali le imprese svizzere attive a livello internazionale possono muoversi.
Tali società erano, infatti, disorientate da questa situazione ambigua. Stando al rapporto sulla politica economica estera 2010, soltanto nei mesi di giugno e settembre dell’anno scorso la Segreteria di Stato dell’economia (Seco) ha dovuto rispondere a 270 domande inerenti l’esportazione di beni verso l’Iran.
«Il mondo delle imprese molto spesso ha bisogno di certezze, ha bisogno di sapere se può esportare certi tipi di beni in un Paese. Creare quindi certezza su ciò che le società possono o non possono fare per non incorrere in sanzioni crea sicurezza, anche se comporta delle restrizioni. Uscire dall’ambiguità è un vantaggio per le imprese», conclude Bianchi.
Iran-Svizzera
1917: l’Iran apre un’ambasciata a Berna.
1919: la Svizzera apre un consolato generale a Teheran.
1936: il consolato diventa un’ambasciata.
1979: nel pieno della rivoluzione islamica – che ha trasformato la monarchia persiana in una Repubblica islamica – studenti iraniani invadono l’ambasciata americana a Teheran, tenendo in ostaggio il personale per 444 giorni.
1979: gli Stati uniti interrompono le relazioni diplomatiche con l’Iran.
1980: la Svizzera rappresenta gli interessi americani e assicura il servizio consolare ai cittadini e alle cittadine americani.
2008: la ministra degli esteri elvetica Micheline Calmy-Rey si reca in Iran per assistere – tra le altre cose – alla firma di un contratto per la fornitura di gas tra l’azienda zurighese EGL e le autorità iraniane. Questa visita solleva aspre critiche in Svizzera e all’estero.
18 agosto 2010: la Svizzera adotta le sanzioni prese dal Consiglio di sicurezza dell’Onu contro l’Iran che ha rifiutato si sospendere il programma nucleare.
19 gennaio 2011: il governo elvetico decide di adeguare le sanzioni contro l’Iran applicate dai principali partner commerciali della Svizzera, segnatamente gli Stati uniti e l’Unione europea.
21 gennio 2011: rappersentanti di Teheran e del "gruppo dei 6" Stati uniti, Russia, Cina, Germania, Francia e Gran Bretagna) riprendono le discussioni ad Instambul sulla vertenza nucleare.Fine della finestrella
Rapporti economici
Il volume degli scambi con l'Iran ammontava nel 2010 a circa 741 milioni di franchi.
La Svizzera ha esportato beni per circa 700 milioni di franchi, mente le importazioni dall'Iran hanno raggiunto un totale di 41 milioni di franchi.
Rispetto al 2009 il volume degli scambi si è ridotto di circa 63 milioni di franchi.
I principali beni d'esportazione della Svizzera sono i prodotti farmaceutici, i macchinari e i prodotti agricoli.Fine della finestrella
(con la collaborazione di Julia Slater), swissinfo.ch