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BERNA - Il Consiglio federale non ha adottato misure più severe per far fronte alla pandemia di Covid-19 nonostante il forte aumento dei contagi perché nella sua ultima riunione di mercoledì il ministro della sanità, Alain Berset, avrebbe presentato ai suoi colleghi solo una cosiddetta nota informativa e non proposte concrete. Ciò avrebbe formalmente impedito al governo di prendere decisioni.
Lo sostiene il SonntagsBlick sulla base di diverse fonti vicine ai fatti. Per il momento, Berset ha solo chiesto ai cantoni di adottare misure «forti o molto forti» di propria iniziativa. Stando al domenicale, l'atteggiamento esitante sarebbe dovuto al timore di esporsi all'accusa di voler istituire una "Corona-Diktatur", una "dittatura" del coronavirus.
In primavera il Consiglio federale era infatti stato rimproverato da chi, nei cantoni e fra i parlamentari federali, sosteneva che l'esecutivo avesse fatto troppo affidamento sulla situazione straordinaria, che aveva dato poteri molto estesi al governo. Berset vorrebbe evitare di subire una seconda volta queste accuse, sostiene il SonntagsBlick.
Il periodico descrive peraltro il Consiglio federale come un organo attualmente molto diviso al suo interno sulla questione pandemia: a distanziare i magistrati, chiosano i giornalisti, non sono gli 1,5 metri previsti dalle misure anti-Covid, ma interi mondi.
Ai poli si troverebbero Ueli Maurer (UDC) e Viola Amherd (PPD): il primo tenderebbe di scongiurare quelle che considera reazioni isteriche, mentre la seconda sarebbe a favore di misure molto incisive, come il coprifuoco. Karin Keller-Sutter (PLR) sarebbe come Maurer più incline a pigiare sul freno, mentre Guy Parmelin (UDC) sarebbe impegnato in dettagli tecnici.
Contrariamente a quanto successo in primavera, quando agivano di concerto, i due consiglieri federali socialisti sarebbero ora divisi: Berset vorrebbe mantenere l'attuale velocità di crociera, mentre Simonetta Sommaruga sarebbe a favore di misure rapide e severe. Proprio ieri in un incontro con i cronisti all'Inselspital di Berna la ministra dei trasporti ha detto che «il Consiglio federale dovrà decidere ulteriori misure» e che questo avverrà «presto».
Nel frattempo però la palla si trova ancora nel campo dei cantoni. Il governo ha dato loro 48 ore di tempo per prendere posizione su possibili misure. Domani giungeranno le risposte e in seguito partirà il processo decisionale, che dovrebbe sfociare nella seduta del Consiglio federale di mercoledì.