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Il consigliere federale Ueli Maurer stila un bilancio positivo della gestione dell'epidemia di coronavirus in Svizzera. "Complessivamente è andata piuttosto bene", afferma il ministro delle finanze in un'intervista pubblicata oggi dalla "Neue Zürcher Zeitung". "Tuttavia bisogna ancora trarre degli insegnamenti".
Secondo Maurer il Consiglio federale avrebbe dovuto allestire un'ampia cellula di crisi assieme ai Cantoni. All'inizio della gestione di ogni emergenza vi è una fase di caos, e da questa la Svizzera non è mai uscita completamente.
Il governo ha spesso dovuto decidere rapidamente e sotto pressione. Una buona organizzazione di crisi crea tempo e spazio per l'analisi: un tema di cui è stato discusso - spiega - ma il Consiglio federale ha ritenuto che oltre alla cellula di crisi dell'Ufficio federale della sanità pubblica non ne servisse un'ulteriore.
Per superare la crisi la Svizzera ha speso molto: la distribuzione aggiuntiva di utili da parte della Banca nazionale (Bns) - risultante dalla nuova convenzione stipulata in gennaio tra il Dipartimento federale delle finanze e l'istituto - è benvenuta, visto che ha lasciato maggiore spazio di manovra nella riduzione dell'indebitamento. Ciononostante, secondo il ministro delle finanze, in futuro è necessaria "un'elevata disciplina nelle spese".
Alla domanda quanto sia costata l'epidemia alla Svizzera Maurer parla di un importo complessivo di 39 miliardi di franchi, ma verosimilmente non saranno utilizzati tutti. Si aggiungono le spese dei Cantoni pari a circa 5 miliardi. Se si tiene conto anche di perdite non esattamente quantificabili la pandemia dovrebbe costare economicamente tra i 60 e i 70 miliardi di franchi.
Il consigliere federale ribadisce poi che a suo avviso i 4 miliardi supplementari di utili della Bns dovrebbero essere utilizzati per la riduzione dell'indebitamento: in tal modo ogni anno la Confederazione riceverebbe - in base alla chiave di ripartizione di un terzo per Berna e due terzi per i Cantoni - 1,3 miliardi.
Secondo Maurer la richiesta di diversi economisti che lo Stato si indebiti è in ogni caso sbagliata: esso deve disporre di finanze solide in modo da rimanere in grado di agire. "Se si fosse dato retta a quei professori che esigevano aiuti per 100 miliardi di franchi ora avremmo un problema", sostiene. "Per fortuna sono state effettuate solo spese necessarie, così da evitare un indebitamento ancor più elevato".
Quanto alla riduzione dei debiti, il ministro delle finanze vuole lasciare tempo al paese: essa dovrebbe avvenire sull'arco delle prossime due-tre legislature, in una situazione particolare anche quattro. Quel che è certo è che non serviranno programmi di risparmio dolorosi.