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Una tempesta di neve violenta e improvvisa. Poi il campo base a 3.500 metri di quota sulle pendici del monte Gurja, nel Nepal occidentale, è stato sepolto da una valanga: per gli alpinisti che si trovavano lì non c'è stato nulla da fare.
Nove i morti, dei quali sette accertati e due i cui corpi sono ancora da recuperare. Della Koreanway Gurja Himal Expedition 2018 facevano parte quattro nepalesi e cinque sudcoreani, a quanto riferito da Wangchu Sherpa, direttore della Trekking Camp Nepal.
Tra le vittime, il team leader Kim Chang-ho, primo alpinista sudcoreano a raggiungere la vetta di tutte le 14 montagne più alte di ottomila metri senza l'ausilio di bombole d'ossigeno, proprio come Reinhold Messner, che 40 anni fa, l'8 maggio 1978, conquistò per la prima volta la cima dell'Everest, il tetto del mondo a 8.850 metri, respirando normalmente, insieme all'austriaco Peter Habeler.
Questa mattina è stato inviato un elicottero dei soccorsi, che però ha incontrato molte difficoltà a causa delle cattive condizioni meteo che ancora imperversano attorno al monte Gurja, la cui vetta raggiunge i 7.193 metri.
Gli abitanti dei villaggi della zona che hanno raggiunto il campo base hanno trovato i corpi di quattro sudcoreani, di due guide nepalesi e di un'altra persona non identificata, mentre comunque continuano le ricerche degli altri due, ha detto un funzionario della polizia locale, Bir Bahadur Budamagar.