Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/129239

<h2>SubmittedText<h2><p>Le misure di sorveglianza hanno per oggetto unicamente l'imputato. Questo sistema non tiene conto dei problemi di ordine pratico. In un caso di omicidio, ad esempio, è probabile che la prima e pertinente misura da adottare consista nel chiarire se e con chi la vittima era stata in contatto telefonicamente. Ciò richiede una misura che abbia per oggetto la vittima. La possibilità di ordinare misure di sorveglianza va ampliata. Sia la vittima sia le persone informate sui fatti ai sensi dell'articolo 178 lettera e del Codice di procedura penale (CPP) devono poter essere sottoposte a sorveglianza alle condizioni di cui all'articolo 269 CPP. L'articolo 270 CPP deve essere modificato allo scopo.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale ritiene essenziale che i reati possano essere perseguiti e chiariti in maniera efficace e che quindi le autorità inquirenti dispongano degli strumenti necessari. Nel contempo, non va dimenticato che le misure segrete di sorveglianza costituiscono ingerenze delicate sul piano dei diritti fondamentali e sono ammissibili soltanto a condizioni severe.</p><p>La misura coercitiva della sorveglianza della corrispondenza postale e del traffico delle telecomunicazioni è diretta in primo luogo contro l'imputato. Questo perché la sorveglianza segreta rappresenta una restrizione dei diritti fondamentali, la cui gravità deve essere compensata da un grave sospetto di reato nei confronti della persona oggetto della sorveglianza. Maggiore è l'ingerenza, più grave deve essere la presunta violazione della legge e quindi il sospetto di reato. L'esempio che meglio illustra questo meccanismo è quello della carcerazione preventiva, che può essere ordinata soltanto contro l'imputato, anche se per far luce su un reato potrebbe essere opportuno incarcerare anche terzi, ad esempio per evitare che i testimoni si mettano d'accordo fra loro.</p><p>Lo stesso vale di principio anche per la sorveglianza della corrispondenza postale e del traffico delle telecomunicazioni, anche se in questo caso la normativa non è così severa. La sorveglianza è infatti sì diretta contro l'imputato, alle condizioni previste nell'articolo 270 del Codice di procedura penale (CPP; RS 312.0), ma è ammissibile anche la sorveglianza di terzi.</p><p>L'articolo 270 lettera b numero 1 CPP permette infatti di sorvegliare anche un terzo se si può presumere che l'imputato ne utilizzi il collegamento. La giurisprudenza del Tribunale federale ritiene che ciò sia il caso non soltanto quando l'imputato telefona dal collegamento del terzo, bensì anche quando chiama tale numero (DTF 1B_563/2012 del 6 novembre 2012). In assenza di tale presunzione (p. es. quando l'imputato si trova in carcerazione preventiva), una sorveglianza del collegamento di una vittima o di un terzo è esclusa, anche se potrebbe permettere di ottenere informazioni importanti per il procedimento penale. Se si sospetta che l'imputato, che non deve essere noto per nome, abbia chiamato il numero di un terzo, è possibile esigere i relativi dati marginali in virtù dell'articolo 273 CPP. Le autorità inquirenti possono pertanto ottenere i dati marginali concernenti una vittima già all'inizio di un procedimento se presumono che l'imputato sia stato in contatto con essa. Se la vittima acconsente alla comunicazione dei dati necessari da parte dei fornitori di servizi di telecomunicazione, non è nemmeno necessario cercare di ottenere i dati in virtù dell'articolo 273 CPP.</p><p>Il diritto in vigore e la giurisprudenza del Tribunale federale soddisfano quindi già in ampia misura le richieste avanzate dalla mozione e nel contempo rispettano i limiti risultanti dalla Costituzione. Il Consiglio federale ritiene che un'estensione della sorveglianza alle vittime o addirittura a terzi sarebbe invece problematica sul piano costituzionale.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.