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Di rientro da una visita di due giorni in Siria, il presidente del Comitato internazionale della Croce rossa (Cicr) Jakob Kellenberger ha accolto con soddisfazione oggi a Ginevra la decisione delle autorità siriane di permettere ai delegati di avere accesso ai detenuti in una prigione di Damasco. Ma il Cicr vuole di più.
La possibilità di visitare la prigione di Adra, a nordest di Damasco è "un primo passo importante, ma nel contempo, è soltanto un primo passo", ha dichiarato Kellenberger. "La nostra ambizione è più grande", ha aggiunto.
"Intendiamo aumentare progressivamente le nostre visite ad altri centri di detenzione che auspichiamo di vedere quanto prima", ha affermato l'ex diplomatico elvetico che ieri a Damasco ha incontrato il presidente siriano Bachar al-Assad.
"Queste visite costituiscono un esercizio molto ambizioso e delicato", ha sottolineato il responsabile del Cicr. Secondo le informazioni in suo possesso, la prigione Adra conta circa 6'000 detenuti. "Abbiamo cominciato in un grande carcere e ciò prenderà del tempo, visto che i delegati visitano una sezione dietro l'altra", ha spiegato Kellenberger.
"Condurre colloqui individuali senza testimoni non è un compito facile in un paese che scopre le regole del Cicr", ha proseguito. L'organizzazione internazionale dispone di sedici espatriati sul posto.
Altri centri di detenzione
Interrogato sull'esistenza di altri centri di detenzione informali, in cui - secondo gli oppositori al regime - i prigionieri sarebbero maltrattati e torturati, Kellenberger ha risposto: "Continuerò a seguire da vicino la situazione e ritornerò in Siria, se necessario. Il presidente Assad sa che vogliamo un accesso più ampio".
Presente in Siria da 40 anni, il Cicr finora non aveva mai avuto accesso alle prigioni nel Paese. Kellenberger ha anche fatto notare che, nonostante le ripetute richieste, altri paesi, come il Bahrein e l'Egitto, gli rifiutano sempre un accesso ai prigionieri.
Il presidente del Cicr ha messo in risalto il fatto che le autorità di Damasco abbiano tenuto la promessa, fatta in giugno, di migliorare l'accesso da parte di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa alle zone in cui si sono verificate le violenze e di facilitare l'ottenimento di un visto ai loro delegati.
Il responsabile del Cicr ha pure insistito sul fatto che tutti i feriti e i malati devono ricevere cure mediche, senza eccezioni, e che il personale deve poter fare il suo lavoro senza paura. Il Cicr aumenterà la sua assistenza in ambito medico.
Interrogato infine sulle violenze commesse dalle forze di sicurezza, Kellenberger ha affermato di "essere stato molto chiaro sulla nostra volontà basata sul diritto per quel concerne l'uso della forza, il rispetto dell'integrità fisica e della dignità umana". Dal mese di marzo, le violenze hanno fatto oltre 2'200 morti, secondo le Nazioni Unite.
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