Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01073.jsonl.gz/694

Che l’indipendenza non sia una passeggiata domenicale lo dimostra il tasso di sopravvivenza delle start-up. Secondo una ricerca della Segreteria di Stato dell’economia (SECO), circa il 60 percento delle aziende sopravvive dopo i primi cinque anni di attività. Nel confronto internazionale è molto, ma significa anche che per quattro su dieci fondatori il sogno si infrange (1).
Soprattutto perché sopravvivere non è sinonimo di avere successo – il vostro vero obiettivo. Questi quattro suggerimenti aiutano a diventare un imprenditore di successo, e non solo a cercare di cavarsela.
Lo sviluppo delle start-up è accompagnato sempre di più dalla scienza e numerosi studi sono dedicati ai motivi più frequenti del fallimento. Approfittate del lavoro svolto e individuate gli errori commessi dai vostri predecessori. I seguenti tre compaiono praticamente in qualsiasi lista degli errori.
Stando a un modo di dire, solo chi punta tutto su una carta ha la possibilità di avere successo. Così come ha fatto Bill Gates, lasciando gli studi all’università d’élite di Harvard per fondare Microsoft. Questa storia non è falsa, ma tralascia un importante dettaglio: Gates non ha rinunciato agli studi, ha chiesto una sospensione. Nel caso in cui Microsoft non avesse avuto un successo così clamoroso avrebbe potuto riprendere gli studi.
Anche altri imprenditori di successo hanno fatto le cose con calma. Steve Wozniak ha lavorato per altri due anni da Hewlett-Packard dopo aver fondato Apple con Steve Jobs. I fondatori di Google Sergey Brin e Larry Page hanno aspettato due anni prima di abbandonare gli studi a Stanford per il loro motore di ricerca.
Questo approccio è supportato da uno studio dell’università del Wisconsin, in cui 5000 fondatori sono stati seguiti per 12 anni. Quelli che hanno conservato il loro posto di lavoro sicuro, avevano il 33 percento di possibilità in meno di fallire (2).
Vi sono numerosi incubatoi e altri punti di contatto che promuovono l’imprenditorialità. Economia, politica, società: in molti luoghi i fondatori trovano benevolo ascolto e forte supporto. Queste risorse andrebbero assolutamente usate. E anche laddove le porte non dovessero essere aperte: dappertutto lavorano persone con le quali si può parlare e che potrebbero eventualmente diventare sostenitori. Esiste anche l’aiuto finanziario: su jungunternehmerpreise.ch si trovano una dozzina di offerte, tramite le quali i giovani imprenditori possono ricevere denaro.
In particolare per le imprenditrici, che sono ancora una minoranza, ci sono tante offerte. Secondo il portale federale PMI, nel 2015 pur sempre un’azienda su tre è stata fondata da donne. La situazione è diversa se, come European Startup Monitor, si tiene conto solo delle start-up in rapida crescita. In questo caso la Svizzera è agli ultimi posti con una quota di donne di poco più del dieci percento (3).
Questa è sicuramente una situazione misera, che può essere però utilizzata a proprio beneficio (femminile). Esistono numerose reti e iniziative dedicate esclusivamente alle imprenditrici. Con iniziative come We Shape Tach oppure Gründerinnen-Stammtisch le porte non sono solamente aperte, ma si aspetta che qualcuno entri.
La cosa più tragica che può accadere a una start-up è: idea fantastica, team fantastico, tempistica fantastica, spirito fantastico… ma nessun piano finanziario fatto come si deve. Anche qui: fatevi consigliare da persone che se ne intendono. Solo perché siete riusciti a gestire un bilancio familiare – che alla fine è anche risultato proficuo – non vuol dire che funzioni in un’azienda.
La pianificazione finanziaria di un’azienda è una scienza a parte. Ma come tutte le scienze si può studiare e, in qualità di imprenditori e imprenditrici, nel corso del tempo dovrete farlo inevitabilmente. Prima o poi riuscirete anche a capire e utilizzare le numerose app e gli strumenti dedicati al supporto nella pianificazione finanziaria. Ma per giovani fondatori ancora inesperti fare un salto nel buio, e senza rete, può portare alla rovina finanziaria.
L’ultimo suggerimento non aiuta l’imprenditoria di successo e non riceve quindi numeri, ma può salvare un’esistenza.
Si fa onore chi realizza il sogno di un’azienda propria dedicandovi anima e corpo per un paio di anni. Se però ci si accorge che gli sforzi non vengono minimamente compensati, che l’azienda risucchia tutto e non lascia spazio alla vita privata, è meglio rassegnarsi. Non serve a nessuno distruggere sé stessi, anche un’azienda di successo non sostituisce una vita felice.
(1) Statistische Grundlagen zu Neugründungen und wachstumsstarken Unternehmen, SECO, settembre 2016
(2) Should I Quit My Day Job?: A Hybrid Path to Entrepreneurship, Joseph Raffiee & Jie Feng, Academy of management Journal, Vol. 57, no 4, 2013
(3) European Startup Monitor 2016