Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/186302

<h2>SubmittedText<h2><p>La scorsa settimana sono stati resi noti i risultati dello studio Ecoplan commissionato dal Consiglio federale in adempimento ad un postulato del Partito socialista. Secondo questo documento, un'uscita della Svizzera da Schengen comporterebbe costi di 10 miliardi di franchi. Ecoplan ha già realizzato nel 2015 uno studio sui Bilaterali I sulla cui qualità erano stati a suo tempo sollevati vari dubbi. </p><p>L'indagine appare quanto meno parziale: non indica infatti quanto costano alla Svizzera gli accordi di Schengen, che si sono "arricchiti" di circa 200 sviluppi rispetto allo stato del 2005, quando si tenne la votazione popolare sul tema. Si stima che nel 2010 i costi degli accordi fossero già lievitati a 185 milioni di franchi all'anno contro gli 8 milioni indicati prima della votazione, ovvero oltre 23 volte di più. Senza contare che ogni sviluppo di Schengen erode la sovranità svizzera. Come noto, ad esempio, si tenta di imporci le nuove disposizioni UE sulle armi - che sono contrarie alle nostre leggi, alle nostre tradizioni ed alla volontà popolare espressa nella votazione del 2011 - con il pretesto che esse fanno parte degli sviluppi di Schengen.</p><p>Un'analisi credibile sull'uscita del nostro paese da Schengen non può prescindere da un'indicazione chiara dei costi che questi accordi comportano oggi per il nostro paese, in termini economici ma anche di perdita di sovranità e di sicurezza, legata quest'ultima all'impossibilità di effettuare controlli sistematici alle frontiere, con tutte le conseguenze negative che ciò comporta (frontalierato del crimine, immigrazione clandestina...).</p><p>Chiedo pertanto al Consiglio federale:</p><p>1. Perché lo studio sui costi dell'uscita da Schengen è stato commissionato ad Ecoplan? Quanto è costato?</p><p>2. A quanto ammontano attualmente i costi annuali degli accordi di Schengen per la Svizzera? Quale la proiezione per i prossimi anni?</p><p>3. Come valuta il Consiglio federale la differenza tra questi costi e quelli indicati prima della votazione sull'adesione della Svizzera allo spazio Schengen?</p><p>4. Come valuta il Consiglio federale la progressiva perdita di sovranità del paese a seguito dei numerosi "sviluppi" di Schengen?</p><p>5. Gli accordi di Dublino vengono messi sempre più in discussione. Come valuta il Consiglio federale l'ipotesi di una permanenza della Svizzera nello spazio Schengen nel caso in cui le possibilità di respingimento di migranti contemplate dagli accordi di Dublino dovessero venire ridotte?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Nel quadro di una procedura mediante invito, diversi istituti con esperienza in questo settore sono stati invitati a presentare un'offerta. Un gruppo di accompagnamento, costituito da rappresentanti di vari servizi federali del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE), Dipsartimento federale della finance (DFF), Dipartimento federale di guistizia e polizia (DFGP) e Dipartimento federale dell'economia, della formazione e della ricerca (DEFR), ha scelto tra le varie offerte pervenute quella di Ecoplan in quanto soddisfaceva al meglio i criteri enumerati nel bando di gara. Lo studio è costato in tutto 94 366 franchi.</p><p>2. Il rapporto del Consiglio federale in adempimento del postulato 15.3896 ha esaminato le conseguenze economiche e finanziarie dell'associazione a Schengen-Dublino. Il rilevamento dei dati sulle conseguenze finanziarie è stato effettuato all'interno dell'amministrazione. Per il periodo di riferimento del rapporto (2012-2016) i costi indotti da Schengen per il settore pubblico sono state pari a circa 53 milioni di franchi all'anno, con un risparmio effettivo di circa 270 milioni di franchi all'anno realizzato grazie alla procedura Dublino. Per il 2016 le spese indotte da Schengen hanno raggiunto i 55 milioni di franchi, mentre grazie a Dublino sono stati realizzati risparmi per circa 389 milioni di franchi. Sarebbe difficile, oltre che poco pertinente, effettuare una proiezione sui prossimi anni poiché, per farlo, bisognerebbe tenere conto di diversi fattori, come l'evoluzione della situazione della sicurezza e dei fenomeni migratori, ma anche il tipo e l'entità dell'ulteriore sviluppo della cooperazione. È evidente che la prevista introduzione di nuovi sistemi informatici o l'ammodernamento di quelli in uso a livello comunitario comporterà costi aggiuntivi, ma darà anche maggiori vantaggi sul piano operativo. Il Consiglio federale potrà fornire al Parlamento dati attendibili sui costi legati a questi sviluppi solo nell'ambito di opportuni messaggi.</p><p>3. Per quanto riguarda la stima iniziale dei costi, il Consiglio federale rimanda al parere espresso in merito alla mozione del gruppo UDC 10.3557 e alle risposte alle interpellanze Hutter 06.3683 e Wobmann 06.3247. Alla vigilia della votazione il Consiglio federale e l'allora capo del DFGP, che appoggiava il progetto, avevano fornito delle cifre che in quel momento potevano essere ritenute plausibili. Nel 2005 non era possibile prevedere i futuri sviluppi, come la crisi migratoria e la crescente minaccia terroristica degli ultimi anni. Fermo restando che il recepimento di importanti sviluppi che comportano costi considerevoli deve essere approvato sia dal Parlamento sia dal Popolo, nell'ambito di un referendum facoltativo, il Consiglio federale ritiene che l'adeguamento continuo della cooperazione nell'ambito Schengen alle attuali esigenze di sicurezza e l'impiego di nuove tecnologie tese a rafforzare la sicurezza siano nell'interesse della popolazione svizzera.</p><p>4. Nel rapporto del 7 giugno 2013 in adempimento del postulato Fehr Hans 10.3857, "Conseguenze dell'obbligo di conformarsi a Schengen" (FF 2013-5465), il Consiglio federale ha illustrato in modo esauriente le conseguenze del recepimento degli sviluppi di Schengen sulla legislazione, sulla democrazia diretta (iniziativa e referendum), sul federalismo e sulla sicurezza. Nel documento il Consiglio federale rileva che Schengen non mette in discussione gli istituti della democrazia diretta poiché non comporta un trasferimento di competenze normative all'UE. Il recepimento degli sviluppi dell'acquis di Schengen, inoltre, non è "automatico", ma si fonda su uno scambio di note, ragion per cui si applicano senza limitazioni le procedure costituzionali di approvazione ed attuazione dei trattati internazionali ed è garantita la partecipazione democratica diretta del Popolo in tutti gli sviluppi "importanti". Inoltre, in virtù dei diritti di partecipazione sanciti dall'accordo di associazione a Schengen, la Svizzera prende parte attiva all'elaborazione di tutti gli sviluppi di Schengen.</p><p>5. Al momento non ci sono motivi per ritenere che in futuro la collaborazione nell'ambito della procedura di Dublino possa deteriorarsi (per i risparmi realizzati grazie a Dublino cfr. risposta alla domanda 2). Tanto la partecipazione a Schengen quanto quella a Dublino apportano un valore aggiunto sostanziale alla Svizzera. Nel caso di Schengen questi vantaggi si traducono in effetti positivi sull'economia, come ha mostrato il rapporto del Consiglio federale, ma anche e soprattutto in un miglioramento in termini di sicurezza (cfr. p. es. risposta del Consiglio federale all'interpellanza 15.3894, Politica di sicurezza. Vantaggi conseguenti all'associazione a Schengen). In quanto parte dello spazio di sicurezza europeo, il nostro Paese approfitta dei vantaggi dell'interconnessione tra gli Stati Schengen, dello scambio automatico dei dati con tutti questi Stati (p. es. tramite il SIS) e dell'integrazione nello spazio d'indagine europeo. Schengen si è dimostrato uno strumento irrinunciabile nella lotta contro il terrorismo e la criminalità organizzata transfrontaliera. Per tutti questi motivi, il Consiglio federale ritiene che la partecipazione della Svizzera a Schengen, a prescindere dai vantaggi apportati da Dublino, sia molto importante.</p>  Risposta del Consiglio federale.