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"Due archeologi svizzeri fotografano la Grecia" è il titolo di una sorprendente mostra fotografica all'Istituto d'archeologia dell'Università di Zurigo.
Si tratta di uno straordinario contributo documentario sulla Grecia della prima metà del Novecento, che presenta immagini oggettivamente belle, quasi sempre di pregio artistico, certamente non inferiori a quelle dei reportage prodotti dai più grandi fotografi del secolo scorso. Ma le fotografie in questione sono una selezione di 130 immagini in bianco e nero tra le migliaia scattate dagli archeologi svizzeri Waldemar Deonna (1880-1959) e Paul Collart (1902-1981).
Insegnamento e studio
Deonna e Collart, ambedue ginevrini, fecero in anni diversi lunghi soggiorni di lavoro in Grecia, tra il 1904 e il 1939. Durante questi soggiorni intrapresero numerosi viaggi, durante i quali scattarono un considerevole numero di fotografie. Ambedue lo fecero indubbiamente per passione, ma anche perché, da grandi umanisti quali erano, coglievano il collegamento dell'archeologia con la storia e con l'antropologia culturale, e capivano l'importanza dell'immagine come strumento d'insegnamento e di studio (divennero professori universitari).
Presero quindi a ritrarre con impegno e perizia monumenti antichi, scavi archeologici, paesaggi, edifici, persone, cerimonie, attività di vario genere, momenti di vita. L'insieme delle loro fotografie finisce così per diventare la testimonianza visiva dell'anima di un antico Paese mediterraneo, colta con la sensibilità di un antropologo, con l'attenzione ai particolari di un documentarista e con l'intuizione estetiche dell'artista. Sono immagini che "rapiscono" il visitatore e lo conduco in un viaggio suggestivo, dall'isola di Creta fino al confine settentrionale con la Bulgaria, all'interno di una Grecia che non esiste più.
I viaggi di Waldemar Deonna
La maggior parte delle fotografie scattate da Waldemar Deonna risalgono al periodo tra novembre 1904 e giugno 1907. Durante i suoi viaggi di studio esplorò la Grecia continentale, le isole e l'Asia minore. Visitò ovviamente gli scavi archeologici, e spesso corredava le foto con suoi articoli e dissertazioni scientifiche, allestendo così una vera e propria cronaca di quel periodo molto importante per l'archeologia.
Più volte Deonna si recò ad Atene, sull'Acropoli, dove documentò nel 1905, con alcune spettacolari fotografie, i lavori di restauro dell'Eretteo, eseguiti dopo che gli archeologi, nella seconda metà dell'Ottocento, avevano liberato i monumenti classici dalle successive costruzioni di epoca bizantina e ottomana. Altri viaggi importanti dell'archeologo ginevrino furono quelli a Delfi (tempio di Apollo), dove visitò il locale Museo archeologico aperto da poco; nell'isola di Delo, dove si trova uno dei complessi archeologici più importanti della Grecia; nelle altre isole dell'arcipelago delle Cicladi (Milo, Santorino, ecc.); a Cnosso, sull'isola di Creta; e poi al Nord, nell'isola di Taso.
Ritratti e umorismo
Anche Paul Collart, come Deonna, ha prodotto fotografie documentarie in quantità un po' dappertutto in Grecia. La sua attenzione era attirata in primo luogo dalle antichità; e pregevole rimane il suo accurato lavoro di ripresa di grandi costruzioni, come i teatri della Grecia classica. Sia il metodo che la scelta dei motivi e la loro raffigurazione mostrano tuttavia chiaramente qual'era lo scopo della sua fotografia: servirgli da strumento di lavoro. Collart utilizzò poi questa sua produzione nell'ambito della sua attività scientifica, in particolare per illustrare le sue pubblicazioni sugli scavi e per le sue lezioni all'Università.
Nelle loro opere, Deonna e Collart esprimono tuttavia l'amore per la Grecia; e con i loro obiettivi hanno fissato non soltanto la bellezza dei monumenti archeologici, ma anche un profondo, appassionato ritratto, spesso ricco di umorismo, del paese e della sua gente. Traspare l'interesse etnologico dei due studiosi, specie quando Deonna si fa riprendere dal suo accompagnatore Charles André in compagnia di pastori sui monti, o quando Collart fissa con la sua fotocamera la cerimonia di uno sposalizio presso i Sarakazzani, una tribù nomade del Nord della Grecia.
Stili e realtà a confronto
Lo stile di Deonna, sia come studioso che come viaggiatore e fotografo, era ancora quello avventuroso delle spedizioni del XIX secolo. La Grecia da lui illustrata era ancora quella arcaica e tranquilla, con mezzi di trasporto ancora ottocenteschi. Il Paese ritratto da Collart, vent'anni dopo, aveva appena riacquistato la tranquillità perdurta durante gli anni della guerra: una tranquillità che traspare dalle sue fotografie e che caratterizzava la ripresa, in condizioni migliorate, del lavoro degli archeologi.
La mostra - allestita dalla Scuola svizzera d'archeologia in Grecia, dal Museo d'arte e di storia della città di Ginevra e dall'Istituto d'archeologia e di storia antica dell'Università di Losanna - resterà a Zurigo fino al 9 giugno. Ha già riscosso un grande successo in Grecia (al Benaki Museum di Atene, alla Fondazione Telloglion di Salonicco, al Museo archeologico di Kavala), in Francia (alla Maison de l'Université di Digione) e in Svizzera (è già stata alla Skulpturhalle di Basilea e sarà durante l'estate al Museo cantonale d'archeologia e di storia di Losanna).
Silvano De Pietro, Zurigo