Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01020.jsonl.gz/286

Cosa posso fare se non riesco a procurarmene una? Quali accorgimenti devo adottare quando indosso la mascherina? Quale tessuto è più adatto per confezionarle in casa? Le mascherine possono essere controproducenti? Le domande e le risposte più importanti.
Si presume che quasi il 50 percento dei pazienti infettati dal nuovo coronavirus abbiano contratto l’infezione da persone contagiose che non presentavano ancora i sintomi della malattia. Soprattutto starnutendo e tossendo, la persona infetta espelle dalla bocca una «nuvola» di goccioline per lo più invisibili che, come si vede in questo video, può viaggiare a metri di distanza nel giro di pochi secondi. Le particelle più grandi contengono una quantità maggiore di virus rispetto a quelle piccole, ma cadono anche molto rapidamente sul pavimento o sulle superfici che incontrano sulla loro traiettoria. Le goccioline più piccole, che vengono prodotte anche normalmente quando si parla, possono restare per alcuni minuti nell’aria e trasportare particelle di virus microscopiche che negli ambienti chiusi possono rimanere in sospensione per alcune ore sotto forma di «aerosol». Questi tipi di aerosol hanno una scarsa capacità di contagio, ma, allo stato attuale delle conoscenze, gli esperti non possono assicurare che questo valga anche per il nuovo coronavirus.
Il nuovo coronavirus è più piccolo di un duemillesimo di millimetro (0,2 micrometri). Le mascherine hanno maglie molto più larghe che non riescono a bloccare il passaggio del virus, quello che le rende efficaci è la carica elettrostatica che «attira» i virus nel vero senso della parola. Se le mascherine avessero maglie così strette da non lasciar penetrare i virus impedirebbero anche il passaggio dell’aria.
Su questa questione non c’è ancora chiarezza. Un episodio accaduto in Cina fa sperare che abbiano qualche utilità: in quel paese un uomo, ignaro di essere portatore del virus, aveva viaggiato per due ore in autobus contagiando presumibilmente cinque passeggeri. Durante il viaggio successivo in minibus, che era durato circa un’ora, aveva indossato una mascherina e nessuno degli altri passeggeri era risultato infetto.
È significativo l'esempio di Jena, città che per prima in Germania all'inizio di aprile ha introdotto l'obbligo della mascherina: da quel momento si sono registrati meno nuovi contagi rispetto alle regioni che hanno invece introdotto più avanti l'obbligo della mascherina.
Tuttavia questo non ne dimostra l'efficacia. L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ne deduce che anche la popolazione trae beneficio dalle mascherine. Consiglia attualmente sempre l'uso della mascherina in caso di elevato rischio di contagio oppure se non è possibile osservare altre misure di protezione come il distanziamento. Una cosa è certa: qualsiasi sia il loro grado di efficacia, le mascherine sono utili solo se indossate correttamente.
Soprattutto per le persone che si occupano di pazienti affetti da Covid-19, perché sono esposte a una grossa carica virale e quindi a un rischio di contagio molto elevato. L'Ufficio federale della sanità pubblica consiglia l'uso della mascherina anche a chi assiste persone particolarmente a rischio nonché a tutti quando non è possibile osservare la distanza minima (2 metri o più) dagli altri. Indossare la mascherina è utile anche quando si vive con un familiare che si è infettato (sia per il malato che per chi lo assiste) o se si deve ricorrere al medico per i sintomi del raffreddore. (Continua a leggere qui di seguito…)
Le mascherine possono essere di due tipi: chirurgiche e filtranti. Le mascherine chirurgiche hanno lo scopo di impedire che il chirurgo infetti il paziente durante l’intervento, ma non sono fatte per proteggere dal contagio chi le indossa. Le mascherine filtranti riescono invece a bloccare quasi completamente il passaggio di particelle pericolose di dimensioni estremamente piccole. Vengono realizzate in tre varianti, FFP1, FFP2 e FFP3: più alto è il numero maggiore è il grado di protezione. Questo tipo di mascherine deve aderire perfettamente al viso, una caratteristica che le rende inadatte a chi ha la barba. Vanno indossate solo quando il rischio di contagio è molto elevato, ad esempio se si deve intubare un paziente infetto per la respirazione artificiale o sottoporlo a una broncoscopia.
Gli esperti hanno opinioni discordi a riguardo. Nel 2011 un gruppo di ricercatori aveva scoperto che le mascherine garantiscono una discreta protezione dai virus dell’influenza e riuscivano a ridurre il rischio di contagio del 70 percento. I ricercatori avevano analizzato i pochi studi a disposizione. Come emerso da questa analisi e da un’analisi aggiornata, le mascherine chirurgiche non presentavano prestazioni inferiori a quelle filtranti. Recentemente i ricercatori si sono nuovamente espressi sull’argomento. Hanno considerato solamente studi particolarmente attendibili e ora sostengono che le mascherine non siano utili nelle malattie simil-influenzali. Eppure gli operatori sanitari raccomandano di indossarle.
Durante un esperimento condotto con persone raffreddate che portavano una mascherina era stata rilevata nell’aria una carica virale molto più bassa. Ma c’è un però: l’esperimento era durato solo 30 minuti e tutti i partecipanti indossavano le mascherine in modo corretto.
Lavati le mani con il sapone o un disinfettante, quindi prendi la mascherina solo dai bordi superiori e inferiori, quindi appoggiala sul viso coprendo la bocca e il naso. Piega la linguetta in corrispondenza del naso in modo da farla aderire perfettamente al viso. Fissa la mascherina con i lacci. Non toccare con le mani la parte anteriore della mascherina, neppure quando la togli. Dopo averla tolta lavati le mani. Questo grafico ti spiega come fare. Se indossi una mascherina filtrante verificane innanzitutto la «tenuta»: se quando espiri con forza esce aria dai lati, significa che non è sufficientemente aderente al viso.
Spesso la mascherina provoca prurito e ci vuole un po’ di autocontrollo: non toccare il viso e la mascherina in nessun caso! Altrimenti rischi di trasportare con le mani eventuali virus in questi «punti di ingresso». È sbagliato anche portare la mascherina solo davanti alla bocca o tenerla attorno al collo.
Le mascherine chirurgiche sono monouso. Considerata la situazione di emergenza anche molti sanitari tendono tuttavia a riutilizzarle dopo averle fatte asciugare durante la notte. L’importante è usare sempre e solo la propria mascherina personale e farla asciugare e conservarla lontano dalle altre (preferibilmente in un sacchetto di carta pulito e non in un contenitore ermetico). Se una mascherina è umida o danneggiata deve essere sostituita. Per questo si deve evitare di infilarla in tasca assieme al mazzo delle chiavi, che potrebbero forarla. La mascherina non va più utilizzata anche se viene contaminata da saliva o sporcizia. (Continua a leggere qui di seguito…)
Può irritare la pelle, provocare mal di testa e dare fastidio durante il lavoro. Inoltre rende difficile la lettura dell’espressione del viso da parte del nostro interlocutore.
Sì, può perfino aumentare il rischio di contagio se chi la porta diventa meno vigile e trascura le regole per l’igiene delle mani e la distanza interpersonale (ad esempio in ascensore, durante le riunioni o in autobus). La mascherina non deve in nessun caso essere intesa come «rimedio» che consenta di spostarsi nonostante si presentino i sintomi di una malattia da raffreddamento, ad esempio per andare a lavoro.
La mascherina trasmette anche l’impressione che chi la porta possa essere infetto e fa sì che gli altri si tengano più a distanza. Per alcune persone ha un po’ l’effetto di un talismano da cui si aspettano di ricevere protezione. Ma non si dovrebbe fare affidamento su questo.
Data la carenza di presidi medici di protezione persino la rinomata rivista medica statunitense «Jama» ha recentemente posto questa questione ai suoi lettori, che hanno proposto diverse soluzioni, tra cui realizzare le mascherine utilizzando il filtro dell’impianto di condizionamento, i filtri antiallergici, i sacchetti dell’aspirapolvere o i filtri delle macchine del caffè. Usare una maschera da immersione e montare un filtro sul boccaglio o chiedere le mascherine agli studi di ricostruzione unghie, alle officine, ai pittori e ai dentisti. Avvolgere attorno al viso una «fascia per il collo» come fanno spesso gli sciatori. Nessuna di queste soluzioni è stata tuttavia indagata scientificamente e ritenuta efficace. Alcune possono essere persino controproducenti perché in molti casi non si conosce il contenuto dei filtri e non si sa, ad esempio, se causano irritazioni alla pelle. Tra le tante idee, quasi 275, c’era anche quella di realizzare da sé una mascherina di stoffa.
VSono una soluzione di ripiego rispetto alle mascherine filtranti e chirurgiche perché non riescono a bloccare le particelle con un diametro inferiore a 2,5 micrometri. Nel corso di un esperimento ad esempio è stato osservato che le persone che avevano indossato una mascherina di stoffa avevano contratto malattie da raffreddamento simil-influenzali più spesso di chi aveva portato una mascherina chirurgica. La cosa non stupisce se si pensa che le goccioline che contengono il virus si depositano sulla mascherina e possono essere inalate attraverso la respirazione. Se una persona è infettiva la mascherina di stoffa può però evitare che le goccioline espulse con la tosse vengano proiettate lontano. Il buon senso fa ritenere che una mascherina di stoffa sia comunque meglio di niente, spiegano tre medici nella rivista «Jama».Si tratta comunque di uno strumento insufficiente.
Il modo più semplice di realizzare da soli una mascherina è disponibile qui. Su YouTube e in Internet si trovano i tutorial per cucire da sé una mascherina. Il tessuto con le maglie più piccole è la microfibra, come quella che si usa nei panni per pulire gli occhiali e i vetri delle finestre. Tuttavia, anche queste maglie sono molto più grandi dei coronavirus. Le mascherine chirurgiche sono fatte prevalentemente di meltblow. L'importante è che la stoffa utilizzata sia lavabile ad almeno 60 gradi. La mascherina va sistemata correttamente sopra la bocca, il naso e le guance, deve aderire ai lati per evitare il più possibile che l’aria penetri e deve ostacolare il meno possibile la respirazione. Un modello fatto in casa è stato testato addirittura nel 2006. Per realizzarlo procurati una maglietta di cotone e immergila in acqua bollente per dieci minuti in modo da infeltrire il tessuto. Quindi, ricavane una mascherina in base a questo modello. A detta dei suoi inventori, una simile mascherina garantisce una protezione di gran lunga inferiore a quella delle costose mascherine filtranti e non deve essere usata da chi soffre già di problemi respiratori, perché rende più difficoltosa la respirazione. Recentemente, alcuni veterinari cinesi hanno fatto sapere di aver ottenuto ottimi risultati con una mascherina realizzata con diversi strati di carta da cucina e uno strato di poliestere. Altri esperti hanno sconsigliato vivamente di utilizzare tessuti sintetici come il poliestere, a riprova che la scienza ne sa davvero poco.
È probabile che i coronavirus siano in grado di penetrare attraverso la congiuntiva. Un normale paio di occhiali non è una protezione sufficiente dai colpi di tosse e dagli starnuti. Sono più efficaci gli occhiali protettivi in vendita presso i negozi di fai da te. Chi non riesce a procurarseli può ricorrere ai consigli della rivista specializzata «Jama» e indossare un casco da moto con visiera o costruirsi un paio di occhiali protettivi con una bottiglia di plastica in PET.