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Ad esattamente un anno di distanza, torna ad aggirarsi in Grecia il tormentone della possibile vendita di qualcuna delle sue circa 6000 tra isole e isolette - di cui appena 227 sono abitate e collegate al continente - per contribuire al salvataggio dell'economia ellenica. Con l'aggravante che ora si prospetta anche - un possibile, autentico abominio per i greci - la possibile vendita dei "gioielli di famiglia" ad eventuali acquirenti turchi.
Un tasto, questo, estremamente delicato per la sensibilità dei greci i quali da sempre vedono come il fumo negli occhi le rivendicazioni territoriali della Turchia persino su scogli disabitati nel Dodecanneso come l'isoletta di Imia. Qui, a fine maggio del 2006, ci fu l'ultimo, breve confronto fra due motovedette, una della guardia costiera greca e una di quella turca. Ma 10 anni prima, nel gennaio 1996, lo stesso isolotto rischiò di innescare una vera e propria crisi militare tra Atene e Ankara dopo che alcuni sconosciuti vi avevano innalzato una bandiera turca.
L'anno scorso a far girare la voce della vendita delle isole fu il solitamente bene informato quotidiano britannico The Guardian secondo cui Atene era pronta a mettere sul mercato alcune delle sue isole più belle - o a concederle in affitto per lunghi periodi - per ripianare l'enorme debito contratto poche settimane prima con l'Unione Europea e con il Fondo Monetario Internazionale per evitare la bancarotta. Le indiscrezioni del Guardian vennero però subito seccamente smentite dal premier socialista Giorgio Papandreou il quale, rispondendo in Parlamento ad una interrogazione del leader dell'estrema sinistra (Syriza) Alexis Tsipras, affermò che non sarebbero stati "pignorati né il Partenone né le isole né le spiagge e neppure gli ospedali greci".
Questa volta l'allarmistica voce - cui i greci non vogliono nemmeno prestare ascolto - torna ad essere alimentata da un diffuso e attendibile quotidiano di Ankara, il laico Hurriyet, che giorni fa ha riportato la notizia (peraltro vera) secondo cui il governo di Atene ha revocato una restrizione esistente da anni la quale impediva la vendita a cittadini non europei di proprietà immobiliari considerate "di confine". Dal momento che la normativa ellenica sulle proprietà immobiliari definisce tutte le isole greche dell'Egeo antistanti le coste della Turchia come "aree di confine", anche le proprietà demaniali esistenti sulle isole del Dodecanneso come Lesbos, Samos, Chios e Creta - come pure terreni nei pressi della città greca di Salonicco, nel Nord del paese - sarebbero ora vendibili a cittadini che non fanno parte dell'Ue e, quindi, anche a turchi. Almeno in teoria. In pratica, però, è già allo studio del governo di Atene un progetto di legge che ristabilirà sotto altra forma il divieto di vendita di proprietà demaniali in zone di frontiera.
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