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Un cinema che non ha età. In qualsiasi verso lo si guardi - e il migliore è quello in sala, come ieri sera al GranRex - quello di Paul Grimault è un cinema senza età. Senza età cinematografica, perché le sue tavole possono tranquillamente vivere il loro 1943 così come il nostro 2020, e senza età anagrafica: non c'è pubblico che non possa vedere Grimault. Non c'è pubblico per il quale Grimault possa essere "passato". Proprio per questo lo Secret Screening di ieri sera, il numero 7, Le Chien Mélomane e Le Petit Soldat: il mondo animato di Paul Grimault, poteva e potrà accogliere (oggi alle 18 al PalaVideo) chiunque. Perché tanta è la magia di chi lo scopre a 3 anni, tanta la poesia di chi lo vede a 34, 60 o 99.
Vero genio sognante dell'animazione francese, fondatore del primo studio di animazione europeo, Les Gémeaux, nel 1936, Paul Grimault non è un regista, un illustratore o uno scrittore. È un universo. Scritto con l'amico Jacques Prévert, con cui ha condiviso ispirazioni e intuizioni, il suo è un lungo sogno ironico e poetico, potente nelle trame, profondo nell'immaginario, dolce nei movimenti; orchestrato in un'animazione degna di un balletto classico alla Scala. E non sarà strano se tra un cane, un uomo con l'ombrello o un soldatino vi sembrerà di intravedere un macchinario immaginario di Miyazaki, un'illusione di Fellini o un'espressione di Mattotti. E nemmeno il vostro ultimo sogno di questa notte.