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Il coronavirus ha scatenato una crisi sanitaria mondiale: in tutto il globo, da quando la pandemia è scoppiata, le giornate sono accompagnate da stress, incertezza e paura. Quali effetti ha il Covid-19 sulla salute psichica della popolazione svizzera? Ecco una sintesi dei risultati più interessanti del sondaggio paneuropeo condotto da AXA a ottobre 2020.
In Svizzera il COVID-19 ha inciso soprattutto sulle vite dei più giovani. Tuttavia, rispetto ad altri Paesi che hanno preso parte allo studio, gli svizzeri hanno finora gestito adeguatamente la crisi epidemiologica del coronavirus e le conseguenze del lockdown. Sul lavoro il COVID-19 ha creato invece una situazione di indubbia tensione: secondo lo studio, svolto a giugno 2020, su questo fronte la popolazione svizzera viveva una condizione di stress nettamente superiore. Sono stati soprattutto i giovani a perdere il lavoro a causa della pandemia.
Nel nostro Paese il Covid-19 ha inciso soprattutto sulle vite dei più giovani, ma è interessante notare come, a livello psichico, la situazione di emergenza non abbia avuto effetti solo negativi. Rispetto ad altri Paesi partecipanti allo studio, gli svizzeri hanno finora gestito adeguatamente la crisi epidemiologica del coronavirus e le conseguenze del lockdown. Invece sul lavoro il Covid-19 ha creato una situazione di indubbia tensione: secondo lo studio, svolto a giugno 2020, su questo fronte la popolazione svizzera viveva una condizione di stress nettamente superiore e sono stati soprattutto i giovani a perdere il lavoro a causa della pandemia.
Il sondaggio è stato condotto a giugno 2020 in Svizzera (intervistando campioni rappresentativi di tutti i Cantoni) e in altri sei Paesi europei (Belgio, Francia, Germania, Italia, Spagna e Regno Unito). Il presente resoconto si concentra sui risultati emersi in Svizzera e li confronta con quelli relativi al resto d’Europa.
Un’altra questione: un terzo degli svizzeri intervistati ha dichiarato di avere avuto problemi di salute psichica già prima del Covid-19. In particolare sono le donne a soffrire di patologie di questo genere. Non tutti sanno dove trovare assistenza professionale per risolvere i disturbi mentali, ma la necessaria opera di informazione e sensibilizzazione racchiude in sé anche opportunità, poiché induce un cambiamento nel modo di vedere la salute psichica. Ora sono soprattutto i più giovani ad attribuire maggiore importanza al benessere mentale rispetto al periodo ante-coronavirus. Inoltre vi è ora più comprensione per chi ricorre all'assistenza professionale in caso di problemi psichici. Un quadro quindi che infonde una certa fiducia.
«In Svizzera una persona su cinque soffre, almeno una volta nella vita, di una malattia psichica. Nella nostra società problemi di questa natura, come burnout, depressione o stati d’ansia sono ancora stigmatizzati, nonostante siano disponibili misure risolutive e terapie efficaci. Insieme ai nostri partner vogliamo impegnarci affinché si possa parlare apertamente dei disturbi di natura psichica e coloro che ne soffrono possano ricevere, insieme ai loro familiari, un pronto sostegno»
Gli svizzeri sono riusciti a gestire relativamente bene la situazione venutasi a creare con la pandemia: lo dimostra il confronto con gli altri Paesi europei in cui è stato condotto il sondaggio. Una possibile spiegazione è che in Svizzera non c’è stato un lockdown ferreo come nel caso di Spagna, Italia o Francia. Anche senza la prescrizione di un isolamento completo e della quarantena il numero dei contagi si è tuttavia mantenuto basso rispetto ai Paesi confinanti. La fiducia relativamente elevata nella politica, nel sistema sanitario e nelle autorità di sicurezza ha indotto nella popolazione svizzera un atteggiamento positivo.
Da notare che, durante la prima ondata epidemica, la fascia di età particolarmente a rischio, cioè quella superiore ai 65 anni (patologie pregresse escluse), ha gestito adeguatamente la situazione. Al contrario i maggiori problemi sono emersi tra i più giovani, posti, come sono stati, di fronte a situazioni del tutto nuove, ad esempio la didattica a distanza. Inoltre a preoccuparli è stata la possibilità di perdere il posto o di dover accettare il lavoro ridotto, casi che effettivamente in Svizzera hanno riguardato in particolare le fasce di età inferiore. La crisi sanitaria si è così trasformata in una crisi economica e le condizioni psichiche generali sono peggiorate.
Negli ultimi mesi il Covid-19 ha determinato un netto aumento dello stress psichico, per quanto, già prima della pandemia, il 30% degli intervistati si fosse sottoposto a un trattamento per problemi mentali. Il numero di persone che lamenta condizioni negative è più che raddoppiato, dal 6% pre-coronavirus all’attuale 15%. Nel complesso il 44% degli intervistati non crede di potersi permettere cure psicologiche adeguate.
Il Covid-19 ha comunque avuto un effetto collaterale positivo: grazie al coronavirus l’opinione pubblica ha preso consapevolezza del problema dei disturbi mentali, per quanto la persistente stigmatizzazione di queste malattie rappresenti un’ulteriore fonte di stress per i soggetti coinvolti e i loro congiunti. Questa rende infatti i problemi psichici un argomento «tabù», ostacolandone la prevenzione. Ed è proprio da qui che vogliamo partire.
Lo studio ha anche evidenziato punti deboli che AXA intende affrontare proattivamente, iniziando a sviluppare offerte di informazione e prevenzione adeguate e facilmente accessibili. A questo scopo AXA ha avviato una collaborazione con la fondazione Pro Mente Sana, che dal 1978 si impegna in Svizzera a favore della salute mentale. Indipendentemente dal Covid-19, il benessere psichico è infatti un argomento di cui in futuro dovremo parlare in maniera più aperta.
Siete interessati a conoscere gli altri effetti del Covid-19 sulla salute psichica e desiderate maggiori informazioni sui risultati dello studio paneuropeo del Gruppo AXA?
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