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LUGANO - Ha infranto la legge, è stato multato, non ha pagato e gli è stato ritirato il passaporto. L'ultimo "guaio" avuto ha gettato una luce sinistra su Ronaldo de Assis Moreira, da tutti conosciuto come Ronaldinho. Già perché il contrattempo è un po' più grande di quanto raccontato. La sanzione è arrivata per aver fatto costruire una piattaforma di pesca abusiva a Porto Alegre - in un'area protetta - e, mai saldata, con gli interessi ha superato gli 8,5 milioni di real (2,3 milioni di franchi). A quel punto i giudici brasiliani hanno disposto il prelievo di quattrini direttamente dai conti dell'ex fenomeno pallonaro, andando però incontro a un'amara sorpresa: in banca hanno trovato appena l'equivalente di 7 franchi. Sette. Franchi.
Un uomo immagine Nike, un calciatore che ha avuto una carriera quasi ventennale e che per dieci anni è stato tra i più pagati d'Europa... Evidentemente, se non ha "nascosto" i suoi averi in lidi più sicuri, ha gestito le sue finanze come giocava a calcio: con estro...
«Era imprevedibile in campo - ha sottolineato ridendo Arno Rossini - avrà fatto lo stesso con i soldi».
Non è delle sue spese che, in ogni caso, vogliamo parlare, quanto più di come ha guadagnato tanti denari: Ronaldinho è davvero stato un campione?
«Tecnicamente non si discute. Aveva doti e numeri che altri nemmeno potevano immaginarsi. Non era però, non lo è mai stato, un uomo squadra. Un elemento capace di muoversi in armonia con i compagni. Si accendeva, faceva la giocata incredibile...».
...e decideva la partita.
«Vero. Ma se non gli riusciva rischiavi di giocare in dieci».
Lasciamo perdere i club piccoli o quelli in cerca di visibilità. L'allenatore di una big, uno come Ronaldinho lo prenderebbe?
«Non so. Secondo me no. Al City di Guardiola, per fare un esempio, un elemento come il brasiliano - quando era al top ovviamente - io non lo vedrei. Era bellissimo da ammirare, certo, e uno o due dei suoi numeri valevano da soli il prezzo del biglietto; per vincere però serve altro. Si vince in undici».
Il Gaucho ha vinto una Champions League e due campionati con il Barcellona. Ha vinto un pallone d'oro e due FIFA World Player. Ha vinto un Mondiale e una Copa America.
«Ma lo ha fatto quando ha giocato in squadre molto forti, nelle quali le sue "pause" erano comunque sopportate e le sue invenzioni erano la ciliegina sulla torta. Calciatori così sono eccezionali, ma devono essere messi nel contesto giusto. O di grande qualità o... nel quale c'è qualcuno che corre anche al loro posto. Altrimenti sono un lusso che pochi si possono e si vogliono concedere».
Ronaldinho vale Cristiano Ronaldo e Messi, giusto per citare gli ultimi due marziani del calcio mondiale?
«A livello tecnico sicuramente. È anche superiore. La differenza però la fanno l'abnegazione e il lavoro. Portoghese e argentino non si sono mai risparmiati. Il brasiliano non è invece divenuto famoso per il suo impegno».
Quando era a Milano era famoso per le sue serate, per le sue feste, per i suoi rientri all'alba.
«Avesse lavorato di più, con quelle qualità avrebbe lasciato un segno indelebile nella storia del pallone. Invece così ha saputo davvero fare bene al PSG e nei primi anni di Barcellona. Poi ha avuto un calo inesorabile, nonostante qualche fiammata. I suoi eccessi? Ve ne racconto uno: quando era in rossonero diede una festa a casa sua. Normale? Più o meno: per allietare i compagni chiamò un'autobotte e fece riempire la piscina di birra... Tenuto conto di ciò, se mi dite che è rimasto senza soldi posso anche crederci».