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Nella pubblicità ad essere decisiva è la percezione del destinatario medio, secondo la Commissione svizzera per la lealtà (CSL). Per l'organo di autocontrollo del settore, questo principio giustifica il ricorso a donne in abiti succinti per fare la pubblicità ad un casinò, ma non per una catena di ristoranti che vende hamburger.
Chiamata a decidere su una serie di reclami relativi a cartelloni pubblicitari, la prima camera della CSL è arrivata alla conclusione che "non esiste un legame naturale sufficiente" fra una donna poco vestita e un hamburger, indica la commissione in una nota odierna. Nei manifesti in questione, realizzati da una grande catena di fast food, "la donna aveva una funzione puramente decorativa". Si può quindi parlare di pubblicità discriminatoria.
Ben diversa è invece la situazione quando "donne in abiti succinti fanno la pubblicità per i giochi, i ristoranti o i bar di un casinò". Ai nostri giorni - si legge nella nota - il consumatore medio che frequenta un casinò non si aspetta soltanto di potersi sedere ai tavoli da gioco, ma è anche cosciente di poter trovare delle cantanti o delle donne che lavorano al bar con vestiti "piuttosto leggeri".
La camera della CSL non ritiene che tale pubblicità avesse un carattere sessualmente discriminatorio, perché "i soggetti pubblicitari facevano riferimento al modo in cui le prestazioni sono effettivamente fornite".
SDA-ATS