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Ciclo di conferenze sul pensiero e sulla figura di Giordano Bruno
La Società filosofica della Svizzera italiana organizza, in collaborazione con l'Associazione Biblioteca Salita dei Frati e la Rete 2 della Radio svizzera di lingua italiana, un ciclo di tre conferenze sul pensiero e la figura di Giordano Bruno, in occasione del quarto centenario della morte del filosofo italiano. Il ciclo si articolerà nel modo seguente:
Lunedì 2 ottobre 2000
La cosmologia. Relatore Miguel Granada, Università di Barcellona;
Martedì 10 ottobre 2000
L'etica. Relatore Rita Pagnoni, Scuola Normale Superiore di Pisa;
Martedì 24 ottobre 2000
Il processo. Relatore Francesco Beretta, Università di Friburgo (Svizzera).
Tutte le conferenze si terranno nella Sala di lettura della Biblioteca Salita dei Frati (Salita dei Frati 4, 6900 Lugano) con inizio alle ore 20.30.
Giordano Bruno ( Nola 1548-Roma 1600) è figura ricca e inquieta. Nel suo pensiero si ritrovano i grandi motivi che animano la cultura del Cinquecento, riguardanti la filosofia della Natura, la teoria del cielo rinnovata dal copernicanesimo, la questione religiosa aperta dalla sfida lanciata dalla riforma protestante. Egli entra giovanissimo nell'ordine domenicano, che lascerà ben presto, per rientrarvi in seguito e abbandonarlo di nuovo. Aderisce al Calvinismo, che poi rifiuta. Peregrina per tutta Europa, frequentando corti e tenendo lezioni in importanti università. È autore di trattati in latino, di dialoghi in italiano, di poemi e di una commedia (Il candelaio, pubblicata a Parigi nel 1582). Frutto di grande indipendenza intellettuale e congiunta ad una scrittura di notevole forza espressiva, la sua riflessione ruota attorno ai temi dell'unità del reale, dell'infinità dell'universo e dell'esigenza di libertà nell'esercizio del pensiero e della ricerca razionale. Polemico verso ogni forma di autoritarismo dottrinale, si scontra con le diverse confessioni ecclesiastiche nel nome di una religiosità pura e filosofica. Nel 1592 Giordano Bruno viene denunciato per eresia all'Inquisizione, che lo imprigiona e processa. Egli rimane in carcere per otto anni, prima a Venezia e poi a Roma. Nel dicembre del 1599 si rifiuta di abiurare e nel gennaio successivo è condannato a morte. Il 17 febbraio del 1600 è bruciato vivo in Campo dei Fiori.
Il quattrocentesimo anniversario della sua morte può offrire un'occasione per approfondire i temi essenziali di una delle grandi espressioni della libertà filosofica. In questo senso la nostra iniziativa vuole essere testimonianza su una personalità che dimostrò, assumendo lucidamente il prezzo estremo, il valore che assegnava alla ricerca della verità e alla sua affermazione di fronte al mondo.