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Richard Carapaz ha regalato all'Ecuador la seconda medaglia d'oro della storia dei Giochi Olimpici. Il trionfatore del Giro d'Italia del 2019 è infatti arrivato per primo sul traguardo posto all'interno del Circuito automobilistico del Fuji dove ad attenderlo vi erano - e, in quest'edizione dei Giochi, è una notizia! - ben diecimila spettatori (grazie all'avvallo del procuratore del distretto di Shizuoka). Dietro al sudamericano (che entra così ancor più nella leggenda del suo paese dopo il marciatore Jefferson Perez, oro ad Atlanta 1996), dopo oltre sei di gara, ha chiuso il belga Wout van Aert a 1'07", il quale ha bruciato in volata Tadej Pogacar.
La gara - sviluppata lungo un decisamente impegnativo percorso di 234km - è entrata nel vivo in occasione dell'ultima salita, l'ascesa al Mikuni Pass. Dopo aver superato piuttosto indenne il passaggio al Monte Fuji (tra i big ha gettato la spugna solo l'eterno Alejandro Valverde), il plotone ha riacciuffato a circa trenta chilometri dalla fine il gruppetto di fuggitivi, che aveva tentato l'attacco già dai primi istanti. Poi, come detto, è salito in cattedra Carapaz che, prima affiancato da Brandon McNulty, ha provato la zampata quando mancavano 24,2km al traguardo. A 5,8km dall'arrivo, il sudamericano ha lasciato indietro anche lo statunitense con una fiammata nell'ultimo chilometro di salita.
Niente da fare per i corridori svizzeri, nessuno dei quali è riuscito a trovare il giusto momento per tentare un affondo minimamente efficace. Il migliore tra i rossocrociati è alla fine risultato Marc Hirschi, giunto 25o con più di sei minuti di ritardo; ancora più indietro Michael Schär (31o), Stefan Küng (40o) e Gino Mäder (74o).