Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01245.jsonl.gz/623

L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) attribuisce buoni voti al sistema svizzero di vecchiaia: attualmente, il sistema della previdenza vecchiaia in Svizzera garantirebbe un reddito adeguato al momento del pensionamento. Tuttavia, gli autori del «Rapporto economico OCSE Svizzera» ritengono che in futuro, a causa dei cambiamenti demografici, ciò non sarà più garantito. Una diminuzione del tasso di natalità e un aumento della speranza di vita porterebbero a una riduzione della percentuale della popolazione attiva. Questa parte deve utilizzare il proprio reddito per garantire il finanziamento delle assicurazioni sociali. Al contempo, la percentuale della popolazione che vive con i redditi risparmiati e i contributi previdenziali sta crescendo – per un periodo di tempo più lungo di prima. L’OCSE calcola che nei prossimi decenni la percentuale della popolazione di età superiore ai 65 anni in Svizzera salirà al 30 per cento. Ciò significa che il finanziamento delle pensioni sarà distribuito su un numero sempre minore di spalle. L’adattamento ai cambiamenti demografici è urgente. Per questo motivo, l’organizzazione economica chiede diverse misure per garantire anche in futuro il livello delle pensioni.
L’OCSE conclude giustamente che l’età pensionabile debba essere aumentata. Come primo passo, l’età legale di pensionamento delle donne dovrebbe essere allineata a quella degli uomini, ossia a 65 anni. In una seconda fase, l’età pensionabile per tutti deve essere portata a 67 anni. Per un finanziamento sostenibile a lungo termine della previdenza vecchiaia, l’organizzazione economica raccomanda di legare l’età pensionabile alla speranza di vita. L’OCSE propone un tasso di conversione minimo più basso per ridurre la pressione sul secondo pilastro.
L’Unione svizzera degli imprenditori (USI) accoglie favorevolmente la proposta dell’OCSE. Da qualche tempo gli imprenditori invitano i politici ad affrontare seriamente la realtà dell’evoluzione demografica e ad apportare i necessari adeguamenti strutturali. La sfida demografica non è nota solo a seguito del rapporto dell’OCSE.
L’USI ha assunto le proprie responsabilità. Insieme a due organizzazioni mantello nazionali dei lavoratori, ha elaborato una proposta di modernizzazione della previdenza professionale (LPP), il compromesso dei partner sociali. Il compromesso si avvicina notevolmente alle raccomandazioni dell’OCSE. Esso prevede anche una riduzione del tasso minimo di conversione. Grazie alle misure di compensazione, il livello della pensione può essere mantenuto. Questo compromesso deve ora essere attuato rapidamente.
L’USI richiede un rapido intervento anche per l’AVS. La riforma dell’AVS proposta dal Consiglio federale (AVS 21) richiede però importanti correzioni per raggiungere l’obiettivo di una sicurezza a lungo termine. Tra le altre cose, le misure di promozione per i lavoratori anziani qualificati devono essere adeguate in modo che rimangano nel mercato del lavoro su base volontaria. Ciò comporta un aumento della franchigia esente contributi per i beneficiari AVS ancora attivi. Inoltre, è necessario rinunciare a flessibilizzare ulteriormente le prestazioni AVS, soprattutto perché la proposta del Consiglio federale renderebbe il pensionamento anticipato molto più attrattivo rispetto ad oggi.
Il rapporto dell’OCSE dimostra ancora una volta che in Svizzera la previdenza vecchiaia ha bisogno di riforme rapide e sostenibili. Dal punto di vista odierno, è chiaro che l’adeguamento generale dell’età di pensionamento alla realtà demografica è inevitabile. Di conseguenza, la riforma dell’AVS 21 è solo l’inizio: dopo la metà degli anni 2020, l’età di pensionamento dovrà essere gradualmente aumentata oltre i 65 anni.
L’USI invita il neoeletto Parlamento a considerare seriamente il campanello d’allarme dell’OCSE e ad adottare le misure necessarie per garantire a lungo termine la nostra previdenza vecchiaia.