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Peter Kurer e Marcel Rohner, presidenti rispettivamente del consiglio di amministrazione e della direzione della banca elvetica, non erano al corrente delle frodi fiscali commesse negli USA con la complicità dei consulenti dell'istituto. Lo sostiene la stessa UBS.
«Né il Dipartimento di giustizia americano, né l'Autorità di vigilanza svizzera dei mercati finanziari (FINMA) accusano il presidente del CDA o il CEO di UBS di aver saputo delle strutture offshore illegali e quindi di frode fiscale. Nella sua indagine, la FINMA è giunta alla conclusione che i vertici di UBS non avevano alcuna conoscenza di queste trame fraudolente», indica una nota di UBS firmata dal portavoce Christoph Meier.
«Sostenere che il signor Kurer o il signor Rohner sapessero della frode fiscale attraverso le strutture offshore è falso», continua Meier.
UBS ha voluto reagire per smentire la notizia, pubblicata in questi giorni da diversi media, secondo cui i due manager erano coinvolti nella vicenda che sta intaccando i rapporti fra Svizzera e Stati Uniti. Negli scorsi giorni, alcuni politici avevano chiesto le dimissioni di Kurer.
Secondo il domenicale Sonntag, che cita un'ammissione degli stessi vertici di UBS contenuta nell'accordo extragiudiziario concluso con Washington, i dirigenti erano invece al corrente che dal 2000 la banca aiutava illegalmente i clienti americani a evadere il fisco.
Per il giornale svizzero tedesco, la responsabilità di Kurer e Rohner è pesante: i due sarebbero stati informati delle procedure già nel 2001 e avrebbero dato il loto benestare.