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Parte teorica
L'impronta ambientale e lo sviluppo sostenibile
Stiamo continuando a prelevare dal nostro pianeta più di quanto esso sia in grado di offrirci. Attingiamo sempre più voracemente alle sue risorse, e a ritmi sempre più frenetici. Consumiamo troppe materie prime, inquiniamo troppa acqua, peschiamo troppi pesci, mangiamo troppa carne, abbattiamo troppi alberi, produciamo troppa anidride carbonica. Se le risorse della terra dovessero finire?
Allarme lanciato da WWF, Agosto 2014
La domanda conclusiva è un'ipotesi che per fortuna non è ancora realtà ma che presto lo potrebbe diventare. Ti sei già chiesto a quanto ammonta il tuo consumo di risorse in rapporto a quanto la Terra riesce a generare? Questa è l'impronta ambientale o Foot Print in inglese.
Dato che il pianeta Terra è
uno solo l'uomo dovrebbe essere in grado di svilupparsi in modo che le risorse utilizzate non siano maggiori di quante si sono rigenerate e permettere alle generazioni future di svilupparsi. Detto anche sviluppo sostenibile. Attualmente però l'impronta ambientale di tutta la popolazione mondiale ammonta a
1.4 pianeti[1] mentre noi
svizzeri ne utilizziamo
2.8, peggio l'America che ne utilizza ben 5.
Fino al 1970 la sostenibilità era garantita, siccome l'impronta arrivava a 1, da quel momento in poi i valori si sono elevati in maniera incontrollata, come dimostra questo grafico preso dalla trasmissione “Scala Mercalli"[2] :
L'evoluzione dell'impronta ambientale mondiale
Fonte: « Scala Mercalli », RAI3, 28 febbraio 2015 (la trasmissione in streaming non è più disponibile)
A titolo di paragone vediamo i paesi quanto consumano:
Impronte ambientali a confronto
Il grafico sta a indicare che se tutti i paesi vivessero come gli americani sarebbero necessari 5 pianeti terra, quando il nostro bel mondo è uno solo: INSOSTENIBILE, SCARSITÀ, DOMANDA GLOBALE MAGGIORE DELLE DISPONIBILITÀ. Sono queste le parole chiave che descrivono bene la situazione.
La globalizzazione, come processo di maggiore integrazione e interdipendenza economia attraverso economie locali, regionali e nazionali, ha sicuramente peggiorato l'impronta generale. I due fenomeni che l'hanno contraddistinta sono la telecomunicazione a banda larga e la catena di produzione globale (global supply chain). Con il supporto di una logistica alimentata a combustili fossili oggi è possibile una crescente specializzazione delle funzioni, un'appiattimento dell'offerta commerciale a favore delle grandi multinazionali, una delocalizzazione della produzione alla costante ricerca di lavoro a basso costo e uno scambio di materia prima e semilavorata senza precedenti. Oggi è possibile avere gadget digitali disegnati in California, prodotti in Cina, inscatolati in Corea, e venduti in negozi in Svizzera. Composti di materiali estratti in Congo lavorati in Russia e distribuiti in Belgio e da qui spediti in Cina per l'assemblaggio!!
Per i dati aggiornati sul Footprint della varie nazioni rimando al seguente
link.
Si è anche arrivati a coniare il termine Overshooting day, ossia il giorno in cui il mondo avrebbe esaurito le risorse secondo il normale ciclo naturale. Il giorno del 2019 era il 29 luglio, significa che l'umanità sta attualmente utilizzando le risorse a disposizione 1,75 volte più velocemente rispetto a quanto gli ecosistemi del nostro pianeta possano rigenerare. Mentre nel 2020, si è avuto il 22 agosto, perché durante la primavera con il coronavirus i consumi sono calati parecchio.
Una buona qualità di vita può essere mantenuta preservando l'ambiente, altrimenti si mette in pericolo la biodiversità, oltre che la carenza di cibo, acqua, energia, una maggiore frequenza di catastrofi naturali e a un cambiamento climatico accelerato.
Per questo motivo è importante che la nostra società intraprenda con più decisione uno
sviluppo sostenibile, che secondo la definizione del programma delle Nazioni Unite per l'ambiente prevede “uno sviluppo in grado di assicurare il soddisfacimenteo dei bisogni delle generazione presente senza compromettere quelli delle generazioni future di realizzare i propri."[2]
Concetto ormai superato, così come quello della green economy. Entrambi hanno permesso la sostenibilità di materie prime inquinanti, vendendo all'opinione pubblica che sostenibile è sempre ecologico, quando in realtà non è così. Oppure la produzione di biocarburanti. L'Unione Europea, come spiegato nel relativo capitolo, è decisa a puntare sull'Economia Circolare.
Lo spreco di cibo la fa da padrone: si stima che ogni anno un terzo della produzione mondiale non raggiunge lo stomaco! Questo causa l'emissione di 3,3 miliardi di tonnellate di CO2, una cifra simile al flusso annuale del fiume Volga! Mentre in Italia si getta nella spazzatura cibo per un valore di 210 Euro all'anno. Così come il consumo di carne (come già detto nel capitolo "Alimentazione"). Molto importante è anche l'uso di acqua, in particolare quella nascosta. Ad esempio, quando indossiamo una T-shirt (che pesa circa 250 gr), in
realtà stiamo indossando anche 2.700 litri di acqua. Quando beviamo
un bicchiere di vino, beviamo anche 120 litri di acqua. Lo stesso per un
hamburger, assieme alla carne abbiamo consumato anche 2.400 litri, 20'0000 circa per un PC, mentre per produrre un autoveicolo (i dati differiscono parecchio) dai 150'000 ai 400'000 litri.
In questo studio della SUPSI dedicato all'acqua virtuale si possono ricavare molte interessanti informazioni.
Per questo motivo è molto importante che i processi di produzione vadano nella direzione di essere il più possibile rispettosi verso l'ambiente. Riciclo, produzioni meno inquinanti, possibilità di rigenerazione delle risorse utilizzati sono dei punti cardini di questo sviluppo futuro. Come già detto il target dell'impronta ambientale dovrebbe arrivare a
1.
Vuoi sapere a quanto ammonta la
tua impronta? Vai su Footprint
Quali sono i macroelementi che determinato il risultato finale? In particolare vanno menzionati:
- Mobilità;
- Abitazione;
- Alimentazione;
- Utilizzo energia;
- Riciclaggio;
Per migliorare questi aspetti vedi le altre schede tecniche.
Un altro importante tema da trattare riguarda l'impatto delle nuove tecnologie.
La trasformazione digitale della nostra società è ormai una realtà consolidata e presenta una quantità di vantaggi innegabile per cittadine, cittadini e per l'economia. È un fenomeno inarrestabile e che va sostenuto, perché i vantaggi sono tangibili. Sarebbe però sbagliato sorvolare completamente sugli effetti ambientali. La domanda di base è se Digitale = Neutrale?
Uno studio sulla sostenibilità dell’Agence de la Trasition Ecologique dal titolo “La face cachée du numérique”, mostra come solo una minoranza, il 23% dei francesi, è a conoscenza dell'impatto di cui l'utilizzo di strumenti digitali è responsabile. Pochi. Le risposte evidenziano come per gli italiani azioni quali l'invio di e-mail o guardare un film in streaming abbiano un minore impatto negativo sull'ambiente rispetto ad altre.
In sostanza, lo streaming dei film e i servizi di consumo di musica online che hanno soppiantato DVD e CD potrebbero apparire come meno invasivi, avendo eliminato o ridotto i supporti fisici. Analogamente alle mail che spesso sostituiscono le lettere cartacee, il giornale letto su supporto elettronico o azioni banali come i messaggi su Whatsapp.
Va detto che il consumo di energia legato al digitale aumenta di circa il 9% all'anno (dato pre-pandemia) e che la quota di emissione di gas a effetto serra proveniente dall'ambito digitale ha conosciuto un aumento dal 2,5% al 4% del totale delle emissioni totali.
Alcuni dati sull'inquinamento tecnologico
Anche un gesto apparentemente innocuo come l'invio di una mail ha conseguenze ambientali non trascurabili. Uno studio condotto recentemente in Francia dall'Agenzia dell'ambiente e di controllo dell'energia, ha calcolato che ogni impiegato francese riceve in media 58 mail professionali al giorno e ne invia 33. Queste 33 mail, accompagnate da un allegato di 1 Megabyte a due destinatari, a esempio, genera emissioni equivalenti a 180 chilogrammi di CO2, quindi l'equivalente di 1'000 chilometri percorsi in auto.
Secondo questo calcolo, le mail di un'impresa di 100 persone porterebbero quindi all'emissione annuale di 18 tonnellate di gas a effetto serra, quindi l'equivalente di 18 voli andata e ritorno Parigi-New York.
Lo scorso anno Netflix abbassò in maniera considerevole la risoluzione del suo streaming in particolare durante il primo lockdown nella primavera del 2020 perché già in condizioni “normali" portava alla produzione di 300 milioni di tonnellate di CO2, quanto prodotto da una nazione come la Spagna, cioè l'1% delle emissioni mondiali. In sostanza, 30 minuti di video in streaming “pesano" dai 28 ai 57 grammi di emissioni di CO2 e corrispondono a una percorrenza di un tragitto in automobile fra 1 e 8 chilometri.
Le emissioni di gas a effetto serra dei servizi di streaming video (Netflix, Amazon prime, ecc.) equivalgono alle emissioni di gas effetto serra del Cile. Un'ora di streaming alla settimana, in un anno, consuma circa come due frigoriferi nello stesso arco di tempo!
Per una telefonata di un minuto o l'invio di un sms si calcola che vi sia un'emissione di CO2 di 0.014 grammi, mentre un Tweet “pesa" 0,2 grammi. Più pesanti sono gli invii di messaggi via chat, che possono variare da 3 a 50 grammi, così come una mail che, a dipendenza della dimensione degli allegati, può portare a emissioni di CO2 dai 4 ai 50 grammi. Per un utente di Facebook si calcola che in media vi sia un'emissione di 299 grammi sull'arco di un anno. Sembra poco rispetto ai circa 95-120 grammi di CO2 al chilometro prodotti in media da un'automobile, ma sommando tutti i consumi di queste attività digitali, i valori sono rilevanti.
In un contesto del genere, è abbastanza facilmente comprensibile che il telelavoro, ad esempio, toglie molti spostamenti ma al contempo apre nuovi fronti su cui riflettere e non può essere certo considerato come soluzione ideale sotto tutti gli aspetti. Basti pensare che una videoconferenza di un'ora può generare fra i 150 e i 1000 grammi di CO2.
Quanto inquinano alcune azioni quotidiane
Come si spiega il fenomeno?
Per scambiare queste enormi quantità di dati, che siano video, musica, messaggi, ecc., attraverso computer, telefonini e altro, utilizzando il cavo, la fibra ottica, le antenne di telefonia mobile è necessaria una grande quantità di elettricità, che per essere prodotta richiede un forte consumo di risorse che porta a una considerevole emissione di CO2. Oltre al consumo va tenuto conto che lo stoccaggio dei dati è molto complesso e inevitabilmente energivoro, anche e soprattutto per le necessità di raffreddamento delle strutture.
Come rimediare?
In questo senso, il ricorso a energie rinnovabili sembra insufficiente per coprire un bisogno sempre maggiore di energia in tempi molto brevi. Soluzioni innovative come il raffreddamento dei centri di raccolta dei dati con l'acqua di un lago, come già conosciamo in Ticino, aiutano certamente. Non da ultimo una responsabilità individuale nel compiere piccoli gesti per evitare azioni inutili. Come ad esempio la rinuncia alla massima risoluzione dei video guardando una partita di calcio potrebbe portare a non distinguere esattamente tutti i fili dell'erba, ma rimarrebbe sufficiente per godersi lo spettacolo. Sviluppare una consapevolezza per prendere le decisioni giuste anche in ambito energetico, altrimenti le emissioni legate al digitale potrebbero raggiungere quelle dei veicoli
ECOSPEED E WWF
Altro modo per determinare la propria impronta ambientale, ma questa volta in termini di energia e consumo di CO2 è la pagina Web di Ecospeed
. Con alcune domande si potrà determinare il proprio fabbisogno energetico attuale e le emissioni di CO2 prodotte. Analizzando le proprie risposte sarà quindi possibile capire su quali punti agire per ridurre il proprio peso.
Mentre la pagina del WWF
, in modo altrettanto simile, restituisce il numero di pianeti utilizzati.