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BELLINZONA - Il Tribunale penale federale (TPF) ha confermato la decisione del Ministero pubblico ginevrino di prelevare il DNA di due sospetti al fine di chiarire l'imbrattamento del consolato di Francia avvenuto nel 2019. La sentenza non è definitiva e può essere impugnata al Tribunale federale.
Nella notte fra il 6 e il 7 maggio del 2019, l'edificio del consolato a Ginevra era stato cosparso di vernice gialla da diversi individui. L'azione era stata rivendicata dal "Gruppo intergalattico di lotta emancipatrice transfrontaliera" (GILET) ed era avvenuto nel quadro del movimento francese dei gilet gialli. I danni erano ammontati a 5785,65 franchi.
Estrema sinistra - La polizia giudiziaria aveva orientato le sue indagini verso l'estrema sinistra. Indizi avevano portato a constatare che due dei partecipanti all'azione - un uomo e una donna - appartenevano a tale corrente. Le loro abitazioni sono state perquisite.
A causa dell'implicazione di uno Stato estero, le indagini sono state riprese dal Ministero pubblico della Confederazione (MPC), che ha ordinato prelievi di DNA per i due sospetti, che hanno però inoltrato ricorso presso il TPF.
Una «certa gravità» - In due sentenze pubblicate oggi, la corte d'appello ha respinto i ricorsi. Fondandosi sulla giurisprudenza del Tribunale federale, ricorda che i danni procurati costituiscono un «delitto di una certa gravità» e non una semplice ragazzata.
I giudici di Bellinzona hanno anche spiegato che il prelievo di un campione di DNA è proporzionato ai fatti, anche considerando i forti sospetti sui due imputati. Oltre tutto, se fossero innocenti, proprio questo tipo di test permetterebbe di scagionarli.