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WASHINGTON D.C. - Graziato per il momento il settore europeo dell'auto, Donald Trump pensa a una nuova indagine commerciale molto più ampia nei confronti dell'Unione Europea che potrebbe portare all'imposizione di dazi su diversi settori.
Tutto nasce, riportano alcuni media americani, dalla scadenza ormai superata del 14 novembre, giorno in cui l'amministrazione Trump avrebbe dovuto annunciare se colpire i produttori europei di auto e componenti di auto per motivi di sicurezza nazionale.
Ma dietro il mancato annuncio ci sarebbe la volontà del tycoon di tenere alta la pressione sull'Europa in chiave elettorale, a poco meno di un anno dalle presidenziali americane del 2020.
Così, scaduti i termini per un intervento sull'importi di automobili, la Casa Bianca starebbe valutando di aprire una nuova inchiesta, ma stavolta sulla base di una diversa norma - quella della sezione 301 del Trade Act del 1974 - che consente di imporre dazi non per motivi di sicurezza nazionale ma in tutti i casi in cui si ravvisino pratiche considerate ingiustificatamente restrittive e che pesano sulla bilancia commerciale degli Usa, danneggiando la sua economia.
È in pratica la stessa norma a cui l'amministrazione Trump è ricorsa per giustificare le diverse ondate di dazi nei confronti della Cina, accusata al termine dell'indagine del rappresentante Usa al commercio di portare avanti politiche sul trasferimento delle tecnologie e sulla proprietà intellettuale che frenano il commercio Usa.
Non è ancora chiaro in questa fase - riporta Politico - quali possano essere i settori presi di mira da Trump, e se tra loro ci sia ancora quello dell'auto.
Sta di fatto che il presidente americano anche di recente ha attaccato l'Europa, definendola anche peggiore della Cina, continuando in particolare a denunciare come l'Unione europea imponga dazi del 10% sulle auto Made in Usa mentre gli Stati Uniti applicano solo il 2,5%.
Per Trump inoltre è del tutto ingiusto che gli Usa abbiano un deficit commerciale nei confronti del Vecchio Continente più volte quantificato dal tycoon in 151 miliardi di dollari.
Una eventuale nuova ampia indagine sul Made in UE rischia di esacerbare i rapporti tra le due sponde dell'Atlantico, soprattutto dopo che l'amministrazione Trump ha già imposto dazi su molti iconici prodotti europei, come il parmigiano e il vino francese, come risposta ai sussidi ad Airbus giudicati illegali dall'Organizzazione mondiale del commercio (WTO).
E nei prossimi mesi si attende la "rappresaglia" da parte della UE, quando sempre il WTO darà il via libera a dazi europei sul Made in USA per gli aiuti altrettanto illegali a Boeing.