Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/73006

<h2>SubmittedText<h2><p>Tra il 1914 e il 1918 più di mezzo milione di Assiri residenti nell'allora impero ottomano fu vittima di un massacro sistematico. Non tutti sanno, tuttavia, che questo popolo continua a subire soprusi di vario genere (e perfino uccisioni) in diversi Paesi: dalla nazionalizzazione di terreni privati non coltivati (preceduta dall'espulsione del proprietario, impossibilitato di farvi ritorno), a violazioni dei diritti politici, privazione della libertà religiosa e altri abusi di diritti umani fondamentali.</p><p>Invito pertanto il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Il Consiglio federale è al corrente della sorte degli Assiri?</p><p>2. Cosa fa la Svizzera per migliorare le condizioni di vita degli Assiri nelle loro terre natali?</p><p>3. Cosa fa il Consiglio federale per impedire il rimpatrio di Assiri che nei Paesi d'origine rischiano la vita?</p><p>4. Cosa viene fatto concretamente in Svizzera per favorire l'integrazione degli Assiri che vi risiedono (circa 1300 famiglie)?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Durante la prima guerra mondiale, il popolo cristiano-ortodosso degli Assiri che viveva nella parte orientale dell'impero ottomano si ritrovò stretto fra più fronti. Nel 1915, in particolare, le persecuzioni ad opera dell'esercito ottomano e di gruppi curdi si fecero estremamente cruente e costarono la vita a moltissime persone. Da allora, gli Assiri vivono dispersi tra la Turchia sud-orientale, l'Iran nord-occidentale, la Siria settentrionale e in Iraq. A seconda del Paese di residenza, la loro situazione è a volte difficile e, in alcuni casi, si registrano soprusi e pressioni gravi. Molti, quindi, coloro che hanno scelto la via dell'esilio. Il Consiglio federale riceve informazioni aggiornate sulla situazione dalle rappresentanze del DFAE sul posto. </p><p>2. La situazione delle comunità cristiane e di altre comunità religiose vittime di discriminazioni in alcune regioni del mondo preoccupa la Svizzera poiché la libertà religiosa è uno degli obiettivi della politica elvetica dei diritti umani. Il nostro Paese non guarda quindi con indifferenza al destino degli Assiri nel Vicino e Medio Oriente: il DFAE è intervenuto più volte in Turchia per migliorare la condizione dei cristiani e in particolare degli Assiri. Va detto che, in termini generali, la loro situazione è nettamente migliorata rispetto ad alcuni anni fa. La libertà di culto è maggiormente rispettata e alle comunità religiose non musulmane sono riconosciute nuove libertà come quella di erigere edifici religiosi. Le autorità locali turche, inoltre, si mostrano più concilianti. Si assiste quindi a un'evoluzione che il Consiglio federale giudica positiva. In Siria, Iran e Iraq la Svizzera segue con molta attenzione gli sviluppi riguardanti la situazione delle minoranze e, in particolare, quella degli Assiri. Se necessario, il nostro Paese è pronto a intervenire nell'ambito del suo impegno a favore dei diritti dell'uomo.</p><p>3. Le persone che nel loro Paese d'origine o di ultima residenza sono minacciate hanno la possibilità di presentare una domanda d'asilo in Svizzera. La procedura d'asilo prevede che ogni singolo caso sia esaminato per accertare se le condizioni per il riconoscimento dello statuto di rifugiato sono soddisfatte. Nel caso in cui la domanda d'asilo è respinta, si verifica se l'esecuzione dell'allontanamento è possibile, ammissibile e ragionevolmente esigibile. Una decisione negativa del competente Ufficio federale della migrazione può essere impugnata entro trenta giorni dalla persona interessata con ricorso davanti al Tribunale amministrativo federale. Scopo di questa procedura è garantire che nessuno venga rimpatriato in un Paese in cui è minacciato.</p><p>4. Molti Assiri sono emigrati per ragioni politiche ed economiche e si sono stabiliti nell'Europa occidentale, in Canada e negli Stati Uniti. Quelli che hanno deciso di venire in Svizzera si sono integrati in modo ragguardevole. </p><p>La politica d'integrazione svizzera mira, innanzitutto, a garantire agli stranieri le stesse possibilità di accesso all'istruzione scolastica, alla formazione professionale, al mercato del lavoro e alle prestazioni sanitarie offerte ai cittadini svizzeri in situazioni analoghe. La loro integrazione si inserisce, quindi, in strutture cosiddette ordinarie. Questo principio è sancito dalla nuova legge federale sugli stranieri (LStr), che entrerà in vigore il 1° gennaio 2008, nel capitolo sull'integrazione (art. 53-58 nonché art. 4). Inoltre, Confederazione, cantoni, città, comuni, organizzazioni non governative e privati finanziano misure specifiche di integrazione le quali, in generale, mirano a soddisfare i bisogni delle persone interessate indipendentemente dal loro Paese d'origine. Ciò significa che sono a disposizione degli Assiri le stesse possibilità e le stesse misure garantite agli altri stranieri residenti legalmente in Svizzera.</p>  Risposta del Consiglio federale.