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Una Svizzera coriacea e un'Italia sprecona, questo abbiamo visto, superficialmente, domenica a Basilea. Ma per leggere meglio tra le pieghe del match abbiamo scelto l'occhio sapiente del manager Gianluca Di Domenico.
Che partita ha visto?
"Nelle prime battute i rossocrociati hanno sofferto i forfait dei giocatori più importanti come Shaqiri, Embolo e Gavranovic. Poi dalla mezz'ora via hanno giocato compatti e hanno chiuso tutti gli spazi. La Svizzera ha dimostrato due cose, secondo me".
Ce le dica, ci interessano.
"La prima è che ogni giocatore di questa nazionale è intercambiabile, la seconda è che questa nazionale è più amata di quella di Petkovic".
Come mai?
"Yakin, oltre essere più vicino ai giocatori, è a contatto anche col popolo e la sua non è più una squadra blindata, ma gli allenamenti sono aperti. Contro l'Italia, dal riscaldamento al 90' ho percepito tutto quell'affetto che prima non c'era".
Si può dire che la Svizzera si è difesa bene e l'Italia ha attaccato male?
"Preferisco dire che sono i rossocrociati che hanno contrastato bene l'Italia, poi è anche vero che agli azzurri manca un Paolo Rossi o un Gianluca Vialli, un numero nove insomma. È la nazionale italiana più spuntata degli ultimi trent'anni e la responsabilità di ciò va ricercata nel campionato, dove le prime punte sono straniere".
I suoi assistiti come li ha visti?
"Lauper era in panchina, Fassnacht è invece entrato bene ed era difficile farlo, specialmente contro questa Italia e a questi ritmi. Non ha potuto fare il Maradona, ma ha svolto il suo lavoro".
Il prossimo avversario è l'Irlanda del Nord.
"La Svizzera deve vincerle tutte per arrivare allo spareggio di Roma con una buona classifica. Con gli irlandesi, però, sarà dura: i rossocrociati non sono più gli underdog, dovranno fare tutto in velocità, con tanta passione: in questo caso siamo noi l'Italia".
(foto Maffi)