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<h2>SubmittedText<h2><p>Oggigiorno nell'atmosfera vengono rilasciate quantità eccessive di CO2. Nonostante alcune incertezze, il mondo scientifico è ormai concorde nell'affermare che ciò ha conseguenze negative. Tra queste figurano i cambiamenti climatici, che a loro volta si ripercuotono su ambiti come ad esempio la salute, a causa delle ondate di caldo previste, o l'agricoltura, che sarà colpita in misura ancora maggiore sia da eventi meteorologici estremi che da variazioni delle precipitazioni. </p><p>Sconosciuta è invece la portata di questi effetti, che dipende dalle contromisure adottate e da quando queste verranno realizzate. Tali misure devono essere tanto più severe, quanto maggiore è la determinazione a cogliere l'obiettivo dei 2 gradi.</p><p>Al fine di contenere le ripercussioni la comunità internazionale ha fissato una serie di obiettivi, e così ha fatto la Svizzera. Da un bilancio relativo al 2012 si evince che il nostro Paese non ha colto gli obiettivi climatici stabiliti. Questo fallimento ha reso necessario un aumento della tassa sul CO2, entrato in vigore nel 2014. Secondo il Protocollo di Kyoto, la Svizzera può raggiungere l'obiettivo di Kyoto soltanto computando anche i certificati di emissione acquistati all'estero e la prestazione del bosco quale pozzo di carbonio. </p><p>Finora la politica climatica e in materia di CO2 si è focalizzata sul riscaldamento globale e sull'obiettivo dei 2 gradi. Ciò non è affatto messo in discussione, al contrario. Tuttavia, questo approccio unidirezionale porta a trascurare ingiustamente altre conseguenze parimenti riconducibili a emissioni eccessive di CO2. Oltre a un aumento della temperatura globale, l'anidride carbonica ha un impatto anche, per esempio, sugli oceani, soggetti a un processo di acidificazione. Alla luce di ciò, esperti dell'Università di Berna consigliano di fissare obiettivi climatici più ambiziosi e chiedono che si proceda a una riduzione delle emissioni di CO2 molto più rapida rispetto a quanto attualmente richiesto. </p><p>Il Consiglio federale è invitato a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Secondo il Consiglio federale quale sarà la riduzione dei gas serra derivante dall'aumento della tassa sul CO2, passata da 36 a 60 franchi per tonnellata di CO2?</p><p>2. Quali misure supplementari ha previsto nel quadro dell'economia verde? Quali sono gli effetti supplementari presunti e quelli certi?</p><p>3. Qual è la probabilità che raggiungerà l'obiettivo dei 2 gradi? In quest'ottica, si sta impegnando anche sul piano internazionale?</p><p>4. Come reputa un inasprimento degli obiettivi climatici? Cosa risponde agli scienziati che chiedono obiettivi più severi rispetto a quelli stabiliti finora? </p><p>5. Qual è la sua posizione in merito ad altri obiettivi di protezione del clima, quali la protezione delle Alpi, la protezione dei coralli, la garanzia della produzione alimentare o ancora la limitazione dell'aumento del livello dei mari? Ne sta appoggiando l'introduzione nel quadro di negoziati internazionali?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. L'aumento della tassa sul CO2 sui combustibili fossili ha un duplice effetto: in primo luogo l'aumento di prezzo amplifica l'effetto incentivante. Inoltre incrementa le risorse finanziarie disponibili per il Programma edifici, al quale è destinato in maniera vincolante un terzo dei proventi, per un massimo di 300 milioni di franchi l'anno. Se nel 2014 le emissioni di CO2 da combustibili fossili non saranno inferiori di almeno 1,6 milioni di tonnellate rispetto al 2012, la tassa sul CO2 aumenterà ulteriormente. L'ordinanza sul CO2 (RS 641.711) prevede infatti un aumento dell'aliquota a 72 o a 84 franchi per tonnellata di CO2, se nel 2014 le emissioni di CO2 da combustibili fossili saranno aumentate rispettivamente al 76 e al 78 per cento rispetto a quelle del 1990.</p><p>2. Con i lavori sull'economia verde il Consiglio federale intende rendere più efficiente l'impiego di tutte le risorse naturali lungo l'intera filiera e diminuire massicciamente il carico inquinante della Svizzera all'interno e all'esterno del Paese. La revisione della legge sulla protezione dell'ambiente (LPAmb; RS 814.01) proposta dal Consiglio federale come controproposta indiretta all'iniziativa popolare "Economia verde" intende sancire per legge l'obiettivo di una salvaguardia permanente delle risorse naturali. Le misure previste nel settore dei consumi e dei prodotti nonché dei rifiuti e delle materie prime contribuiranno a diminuire il carico inquinante e dunque anche le emissioni di CO2. La riduzione di CO2 potenzialmente raggiungibile dipende molto tuttavia dall'attuazione concreta e al momento non è pertanto ancora quantificabile.</p><p>3. L'obiettivo dei 2 gradi è stato deciso dalla comunità internazionale nel 2010 ed è sancito nell'articolo sullo scopo della legge sul CO2 (RS 641.71) e può ancora essere raggiunto con un impegno internazionale congiunto, purché nei prossimi decenni le emissioni mondiali di gas serra siano ridotte drasticamente. Nel contesto internazionale la Svizzera si adopera a favore di un quadro globalmente vincolante che obblighi tutti i Paesi a ridurre drasticamente le loro emissioni di gas serra e verifica anche l'attuazione di questo impegno. La Svizzera intende inoltre offrire un suo contributo riducendo ulteriormente le proprie emissioni. A tal fine si orienta all'obiettivo indicato dall'IPCC, secondo cui i Paesi industrializzati dovrebbero ridurre entro il 2050 le loro emissioni dell'80 al 95 per cento per una probabilità media di limitare a due gradi il riscaldamento globale.</p><p>4. Un aumento medio globale della temperatura fino a due gradi è considerato una soglia critica per una pericolosa interferenza sul sistema climatico. In che misura l'obiettivo dei due gradi corrisponda alle più recenti scoperte scientifiche è una questione attualmente al vaglio della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC). La Svizzera sostiene questo processo di verifica e vi partecipa in modo attivo. In particolare, il dialogo strutturato, appositamente previsto, con gli esperti sarà guidato da un professore svizzero del Politecnico federale di Zurigo. La Svizzera attribuirà un valore molto elevato agli esiti di questo processo e li utilizzerà come punto di riferimento.</p><p>5. Nell'ambito dei negoziati internazionali il Consiglio federale si impegna per una protezione climatica completa. Di fatto, la protezione del clima non si riduce meramente alla prevenzione dell'aumento delle temperature globali, ma richiede la considerazione scrupolosa e integrale di altri valori e beni degni di protezione. In tale contesto, il Consiglio federale è attento da un lato al territorio svizzero, attribuendo ad esempio particolare importanza alla protezione delle Alpi, ma dall'altro è anche consapevole del fatto che i pericoli climatici per le nostre Alpi, come ad esempio il completo scioglimento dei ghiacciai, possono essere affrontati solo con una protezione climatica globale. Nel processo negoziale internazionale nell'ambito dell'UNFCCC e del relativo Protocollo di Kyoto, la Svizzera svolge di conseguenza un ruolo attivo per favorire un regime climatico ambizioso, effettivo, efficiente ed equamente multilaterale. L'obiettivo è quello di stabilizzare la concentrazione di gas serra nell'atmosfera a un livello non pericoloso al fine di consentire agli ecosistemi di adeguarsi ai cambiamenti climatici, di salvaguardare la produzione alimentare e di promuovere uno sviluppo economico sostenibile. Con il suo ruolo attivo nell'ambito della politica climatica internazionale e i suoi significativi rapporti di collaborazione internazionale a protezione del clima finanziati con fondi federali, la Svizzera contribuisce anche a contenere gli effetti indiretti dei cambiamenti climatici sulla nostro Paese.</p><p>Nel 2012 la Svizzera, insieme alla Norvegia, ha lanciato l'iniziativa Nansen per proteggere le persone obbligate a fuggire all'estero in seguito a catastrofi naturali. Entro il 2015 si prevede di mettere a punto, insieme agli Stati interessati, un programma di protezione.</p>  Risposta del Consiglio federale.