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All'indomani della decisione del tribunale antidoping dell'Uci che lo ha scagionato nel caso-salbutamolo, Chris Froome ha rilasciato un'intervista al quotidiano britannico The Times... «È stato il peggiore degli incubi», ha affermato in riferimento alla telefonata di un avvocato dell'Uci con la quale, lo scorso settembre, era venuto a conoscenza dell'avvio della procedura nei suoi confronti. «È la telefonata che non avrei mai creduto di ricevere. Fai tutto come si deve e poi, all'improvviso, quest'incubo. Mi ricordo di aver avuto una sorta di vertigine, poi mi sono alzato e sono immediatamente andato alla ricerca, su Google, di tutto quanto potevo imparare sul salbutamolo e sulle sue soglie».
Il peggio è arrivato nelle settimane seguenti... «È stato frustrante vedere dati completamente falsi arrivare nelle mani della stampa, perché a quel punto tutti credevano che le accuse fossero vere. Si è parlato di un risultato due volte superiore rispetto al limite, mentre si trattava di meno del 20%. In seguito è stato affermato che avrei cercato di raggiungere un accordo, ciò che non è mai entrato in linea di conto. Sapevo di non aver fatto nulla di male e l'unico finale accettabile era rappresentato dall'assoluzione con formula piena, in modo da ripulire il mio nome. Molti altri atleti hanno avuto lo stesso problema e sono stati assolti senza che i loro casi fossero resi di pubblico dominio».
Infine, Froome ritiene che Bernard Hinault, il quale a fine giugno aveva dichiarato che il britannico non avrebbe dovuto avere un posto nel plotone del Tour de France, aveva mal interpretato quanto accaduto... «Si tratta di uno dei più grandi campioni. Mi immagino che con l'età i pensieri si ingarbuglino, ma se lo incontrassi sarei contento di potergli spiegare tutto nei minimi dettagli, perché sicuramente ha fatto un po' di confusione».
Froome, che si è detto pronto a correre ancora cinque stagioni («se possibile»), si sente pronto a vincere altri Tour de France oltre ai quattro che si è già portato a casa.