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La questione delle aree di sosta, destinate agli zingari nel canton Vaud, è di nuovo stata esaminata dal Tribunale federale. Gli zingari hanno spiegato ai giudici che il diritto di spostarsi liberamente fa parte dei diritti fondamentali del popolo gitano. Dalla sentenza ci si aspetta chiarezza sui diritti delle comunità nomadi e quelli dei comuni che si sentono disturbati dalla presenza.
«Trenta minuti per evocare i 600 anni di storia degli zingari in Svizzera sono pochi», ha sottolineato nel suo preambolo il legale della comunità Henri-Philippe Sambuc. Egli ha quindi passato in rivista le «innumerevoli misure discriminatorie» prese nei riguardi degli zingari in Svizzera e in Europa.
Fra queste, l'avvocato ha citato le aree di sosta ufficiali, che «limitano il diritto di viaggiare, elemento essenziale della cultura gitana». Queste aree - ha sottolineato - sono state create per rimediare ai problemi posti da poche famiglie, ma colpiscono l'intera comunità e i suoi diritti fondamentali.
Il rappresentante del Canton Vaud ha replicato rilevando che il decreto che ha istituito le aree di sosta ufficiali è stato varato in seguito «alle tensioni sorte fra la popolazione sedentaria e la popolazione mobile». Il decreto ha quale unico scopo di mettere temporaneamente a disposizione dei gitani un'area di sosta.
Le aree in questione non costituiscono in nessun caso luoghi di «raggruppamento forzato», come sostengono gli zingari. Secondo l'avvocato Denis Sulliger, il ricorso presentato dai gitani è «paradossale», nella misura in cui potrebbe avere quale conseguenza la rinuncia ad una infrastruttura adeguata. Potrebbe anche avere un effetto dissuasivo sui comuni invitati ad accogliere un'area di sosta.
Dopo aver ascoltato le arringhe delle due parti, il Tribunale federale ha posto termine all'udienza. La sua decisione dovrebbe essere comunicata nei prossimi giorni. Lo scorso agosto, la Corte suprema aveva dichiarato irricevibili i ricorsi dei comuni di Orbe, Trélex e Gingins, dove il Cantone voleva creare aree di stazionamento fisse.
Nell'attesa dell'esito della procedura, Vaud ha aperto quest'estate due aree provvisorie, una a Bursins e l'altra a Aclens. Grazie a questo provvedimento, la polizia non ha rilevato stazionamenti selvaggi, indica Pierrette Roulet-Grin, presidente del «gruppo di lavoro gitani» vodese.
swissinfo e agenzie
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