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Nikita Mazepin non ci sta e quattro giorni dopo essere stato lasciato a casa dalla scuderia di Formula 1 Haas a seguito dell’invasione russa in Ucraina e del conseguente scioglimento del contratto da parte del team americano con lo sponsor principale Uralkali – il cui proprietario è il padre del 23enne di Mosca (imprenditore amico di Putin), che non esclude la possibilità di chiedere un risarcimento per la sua azienda –, ha annunciato la creazione di una fondazione a sostegno degli sportivi che secondo lui come lui vengono discriminati "per ragioni politiche o semplicemente per il loro passaporto".
"Non credo si possa usare lo sport come pubblica piazza per rivendicazioni politiche, è questo lo sport che vogliamo – si è chiesto il giovane pilota russo presentando la fondazione dallo slogan "We Compete As One", che sarà finanziata con l’eventuale rimborso di Haas e la parte restante del finanziamento dello sponsor di Uralkali per il 2022 –? Sosterremo questi atleti che non possono gareggiare o a cui viene tolta la possibilità di competere, per rispetto dei sacrifici che hanno fatto e contro le conseguenze legate a un’esclusione di cui non sono responsabili, la nostra porta è aperta a tutti. Io avevo accettato di correre senza bandiera, la mia squadra mi ha proprio impedito di farlo".
La Fia (Federazione internazionale dell’automobile) aveva infatti imposto come sanzione che i piloti di Russia e Bielorussia corressero senza bandiera, ma non venissero esclusi dai vari campionati, solo l’Inghilterra ha introdotto uno specifico divieto di gara per loro sul territorio inglese. Ma la Haas è andata oltre e Mazepin non ha nascosto tutta la sua delusione. "È qualcosa che si è consumato in due fasi, nella prima ho saputo che la Fia mi avrebbe consentito di correre da pilota senza bandiera e l’avevo accettato. Ma non ho avuto tempo perché ho ricevuto la lettera della Haas che mi ha unilateralmente licenziato. Non c’è alcuna motivazione legale dietro a questa decisione, la Fia mi aveva dato il permesso di gareggiare. È uno dei momenti più dolorosi della mia vita, questa guerra colpisce persone da ambo le parti con cui ho legami, il mio destino è meno importante. Posso solo dire che la decisione di licenziarmi è stata unilaterale della Haas e legalmente immotivata. Se farò causa? Ogni opzione è sul tavolo e la valuteremo. Ma di base non ha senso avere a che fare con chi non ti vuole. La F1 è uno sport pericoloso e devo avere piena fiducia in una squadra che prepara la mia macchina. Ma non mi fido più di loro".