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<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Il Consiglio federale è cosciente che il miglioramento delle condizioni quadro della</p><p>piazza economica svizzera avviato con la riforma 1997 dell'imposizione delle imprese deve essere ulteriormente ottimizzato in maniera puntuale. È quindi intenzionato a perseguire il perfezionamento dell'attrattiva in questione. Ciò dipende da diverse condizioni politico-finanziarie ed economiche. In primo luogo occorre garantire che la diminuzione delle entrate di complessivi 1,6 miliardi di franchi (di cui 1,2 miliardi riguardanti la Confederazione e 400 milioni i Cantoni) da accettare con il presente pacchetto fiscale non venga superata da decisioni di altro tenore delle Camere federali. Altre premesse per un'ottimizzazione delle condizioni quadro fiscali sono date dal continuo rispetto della disciplina sul fronte delle uscite e dal persistente sviluppo economico. Solo in questo modo sarà possibile mantenere a livelli più vantaggiosi l'aliquota fiscale e la quota delle uscite della Confederazione nel confronto con l'OCSE.</p><p></p><p>Tuttavia, nel campo delle imposte sulle imprese, sono in generale posti limiti alle riduzioni d'imposta, che devono pure essere osservati dai nostri concorrenti esteri, se non vogliono essere tacciati dall'OCSE di concorrenza nociva.</p><p></p><p>Quasi tutti i contribuenti approfitteranno degli sgravi dell'ordine di 1,3 miliardi di franchi (di cui 900 milioni a carico della Confederazione e 400 dei Cantoni) previsti nell'ambito dell'imposizione della coppia e della famiglia. La richiesta dell'autore della mozione di ridurre il carico fiscale delle persone fisiche è dunque tenuta in debito conto.</p><p></p><p>2. Il Consiglio federale è da sempre dell'opinione che aliquote d'imposta modeste -</p><p>sia per le imposte sulle società sia per le imposte sul reddito - sono la risposta adeguata all'esigenza ricorrente di attenuare la doppia imposizione economica della società anonima e dell'azionista. Il concetto avuto finora è sempre più suffragato dal fatto che non è mai stata addotta una chiara prova che la società anonima e il suo azionista siano generalmente gravati in misura maggiore di un'impresa di persone per il resto identica. Finora tutte le analisi effettuate hanno al contrario mostrato che, anche in caso di distribuzione annua di un dividendo normale (=rendimento conforme al mercato dell'effettivo capitale proprio), nella maggior parte dei casi l'onere totale della società anonima e dell'azionista è minore, talvolta perfino di gran lunga inferiore a quanto non lo sarebbe se la stessa impresa con gli stessi rapporti di partecipazione fosse gestita come impresa di persone (ditta individuale o società di persone).</p><p></p><p>La commissione di esperti istituita dal DFF sulla "imposizione delle imprese indipendente dalla loro forma giuridica" e diretta dal professor Xavier Oberson (Ginevra) si occuperà tra l'altro anche di confronti tra oneri fiscali. Il suo scopo principale è l'imposizione più equa di tutti gli utili delle imprese nel senso che - a prescindere dalla forma giuridica dell'impresa - gli utili, le distribuzioni e le riscossioni di utili vengano tassati secondo gli stessi criteri. In pari tempo la commissione di esperti dovrà esaminare se le alienazioni di partecipazioni a società di capitali e ad imprese di persone debbano parimenti essere tassate secondo stessi criteri. Inoltre, il capitale a rischio deve essere generalmente promosso a livello fiscale, in modo da venire incontro anche alla cronica mancanza di fondi propri delle PMI, a prescindere dalla loro forma giuridica.</p><p></p><p>È chiaro che non possono più essere adottate misure per attenuare la doppia imposizione economica e per ottimizzare in maniera mirata le condizioni quadro fiscali senza l'inclusione delle imposte cantonali. Così, ad esempio, anche i Cantoni potrebbero prefiggersi l'abolizione dell'imposta sul capitale, poiché le imposte patrimoniali non giovano all'attrattiva della piazza economica svizzera. La legge sull'armonizzazione delle imposte dirette dei Cantoni e dei Comuni, che prevede un'imposta sul capitale e una sulla sostanza, dovrebbe essere modificata di conseguenza.</p><p></p><p>3. Il Consiglio federale è disposto ad intraprendere tutto quanto possibile a livello</p><p>finanziario per ottimizzare in maniera mirata le condizioni quadro per l'insediamento di imprese; a tal fine si occuperà nuovamente delle prescrizioni sul riporto individuale delle perdite e proporrà all'occorrenza soluzioni più vantaggiose. Anche la legge sull'armonizzazione delle imposte dirette dei Cantoni e dei Comuni dovrebbe ovviamente essere adeguata nel dovuto dei modi.</p><p></p><p>Più difficile sarà trovare una soluzione in materia di compensazione delle perdite e degli utili per le società di un gruppo site in Svizzera, poiché già in occasione della riforma 1997 dell'imposizione delle imprese i Cantoni non hanno potuto accettare l'idea di assumersi le perdite di un gruppo sito fuori Cantone. Di conseguenza, un consenso in merito tra i Cantoni sarà la "conditio sine qua non".</p><p></p><p>Da queste considerazioni risulta che il Consiglio federale conduce attualmente una politica fiscale molto attiva e necessita pertanto di un margine di manovra illimitato. Sarebbe quindi inopportuno limitare questo spazio accettando mandati vincolanti, che possono essere considerati soltanto nell'ambito di una strategia politico-finanziaria globale. In particolare bisogna impedire che l'equilibrio a lungo termine delle finanze federali sia messo in pericolo da sgravi fiscali insostenibili.</p>  Il Consiglio federale propone di trasformare la mozione in postulato.