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Più di 3000 operai e tecnici potrebbero aver lavorato alla centrale nucleare di Fukushima senza la protezione dei dosimetri nei giorni subito dopo la crisi causata dal devastante sisma/tsunami dell'11 marzo 2011.
Per 17 giorni, a partire dal 15 marzo, non vi è traccia di dosimetri utilizzati da parte di 3.077 lavoratori dell'impianto gestito dalla Tepco sui 7.766 impegnati in quella delicata fase a contrastare e contenere la più grave crisi atomica da quella di Cernobyl, nel 1986.
Secondo i dati forniti dalla Tepco, erano 5.000 gli strumenti disponibili alla centrale, ma tutti spazzati via dalla potenza dello tsunami alto 15 metri. Altri circa 500 erano stati spediti e mancavano in prevalenza di caricabatteria: i funzionanti alla fine erano 320, indossati dai capisquadra, nella convinzione che tutti dovessero lavorare insieme o nelle immediate vicinanze.
Tuttavia, ha scritto l'Asahi Shimbun nell'edizione odierna, "diversi operatori lavoravano anche a 10 metri dai loro capi. È possibile, quindi, che non sia stata rilevata la quantità reale d'esposizione alle radiazioni".
Il numero di tecnici senza dosimetro per almeno un giorno "sono centinaia", ha ammesso la Tepco.
Il ministro della Salute, Yoko Komiyama, ha spiegato in una conferenza stampa che "il ministero ha emesso un'ordinanza il 31 marzo 2011 per correggere la situazione" che violava le norme a tutela dei lavoratori in contesti di pericolo.
"Abbiamo le conferme che tutti i lavoratori da quel momento hanno indossato i dosimetri", ha aggiunto, precisando che il suo ministero ha adottato una serie di misure quali il controllo periodico dell'esposizione alle radiazioni dei lavoratori allo scopo di fornire consultazioni ed esami costanti
SDA-ATS