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L'AIA - Shell, in seguito alla recente sentenza del tribunale dell'Aja, nei Paesi Bassi, ha annunciato che ridurrà le emissioni di CO2 più velocemente di quanto pianificato inizialmente.
Lo ha dichiarato oggi l'Amministratore delegato dell'azienda, Ben van Beurden, che in un post su LinkedIn ha detto di essere determinato a raccogliere la sfida, ma non chiudendo la possibilità di un appello contro la sentenza, definita «ingiusta».
La decisione della Corte «non cambia il fatto che Shell sia più determinata che mai nel fare la sua parte» e raggiungere «l'obbiettivo dell'Accordo di Parigi sul clima».
Secondo van Beurden, comunque, questa «non è la risposta» alla crisi climatica: gli sforzi per rendere più verde il pianeta, a detta sua, devono affrontare anche la domanda di prodotti di combustibili fossili, e non solo l'offerta. Se Shell interrompesse la vendita di benzina e diesel dall'oggi al domani, ciò ridurrebbe drasticamente le sue emissioni, ma non avrebbe effetti sulla domanda di carburante. I clienti andrebbero semplicemente da un'altra parte.
«C'è bisogno di uno sforzo globale, dobbiamo lavorare insieme, con la società, i governi e i nostri clienti per ottenere un cambiamento reale e significativo nel sistema energetico mondiale», ha infine detto van Beurden.
Shell, lo ricordiamo, dovrà tagliare le sue emissioni di carbonio del 45% (rispetto ai livelli del 2019) entro il 2030. In aggiunta, ha annunciato che di voler «raggiungere lo zero netto» entro il 2020.
In molti hanno definito la sentenza come «innovativa», in quanto apre la strada a possibili verdetti contro altre compagnie petrolifere, sulle quali la pressione - per abbandonare i combustibili fossili - è sempre più alta.