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PYEONGYANG - La Corea del Nord e il leader Kim Jong-un si interrogano a questo punto sulla necessità di andare avanti coi colloqui con gli Usa sulla denuclearizzazione dopo il fallimento del secondo summit con Donald Trump.
Lo ha detto la vicemistro degli Esteri Choe Son-hui, tra i funzionari di primo piano del Nord su nucleare e rapporti con gli Stati Uniti, in un incontro ad Hanoi con un gruppo di media sudcoreani, tra cui la Yonhap, in quella che è apparsa come un'altra risposta mediatica dopo la brusca rottura dei negoziati di ieri.
Choe ha lamentato che il suo Paese dovrebbe avere un adeguato compenso per aver bloccato per più di un anno i test nucleari e di missili a lungo raggio, ad esempio, con la rimozione di almeno alcune delle sanzioni dell'Onu.
Un nodo, quest'ultimo, alla base della brusca rottura e della chiusura anticipata del summit, spiegata con motivazioni non del tutto coincidenti dalle parti, ma concordanti nell'indicare i dissapori nelle precondizioni per allentare proprio le sanzioni.
«Mi chiedo se dobbiamo continuare i colloqui», ha affermato la diplomatica, richiamando il discorso d'inizio anno del leader in cui rimarcava con toni minacciosi che al Nord non sarebbe rimasto che perseguire una «differente strada» rispetto al dialogo a meno che gli Usa non avessero «fatto passi reciproci».
«Ho la sensazione che il presidente Kim stia cambiando un po' il suo pensiero» nei confronti dei negoziati con gli Usa, ma «è una mia personale sensazione», ha aggiunto Choe.
Pyongyang, è il disappunto, ha fatto gesti d'apertura e alcune sanzioni Onu sono state decise, nella lettura della diplomatica, per le ripetute provocazioni e che quindi dovrebbero cadere se venuti meno i loro presupposti essendo state sospese da oltre 15 mesi le attività nucleari e missilistiche.
In aggiunta alla carenza di segnali dall'Onu, gli Usa hanno messo sul tavolo "un'incauta affermazione" che il Nord dovrebbe smantellare i suoi impianti nucleari e missilistici: in altri termini, l'accusa di Choe a Washington è di aver cambiato gli obiettivi iniziali (lo smantellamento del complesso atomico di Yongbyon) e adesso parlano di altri siti. Kim, invece, ha fatto la "migliore offerta" su Yongbyon, da demolire sotto la supervisione degli esperti Usa.
Le parole di Choe, così come è apparso la scorsa notte nella conferenza stampa d'urgenza del ministro degli Esteri Ri Yong-ho, riflettono timori e dubbi sul futuro della denuclearizzazione dopo la rottura Trump-Kim, anche se pubblicamente le parti hanno confermato la volontà di proseguire.