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Per Langenbacher i crescenti flussi migratori possono essere contenuti soltanto se si segnala ai migranti che "puoi venire, ma devi lavorare".
Keystone/EPA/ITALIAN COASTGUARD / HANDOUT(sda-ats)
Per far fronte alla crisi dei migranti in Europa serve una nuova politica dell'immigrazione. Lo sostiene l'ex ambasciatore svizzero Dominik Langenbacher in un'intervista al "Blick" di oggi. In particolare egli pensa a un visto di lavoro.
"Nell'immigrazione ci siamo concentrati troppo a lungo sui visti per motivi umanitari. Adesso ne paghiamo le conseguenze", ritiene Langenbacher, che è stato ambasciatore in diversi paesi africani. A suo dire la Svizzera ha mancato di sviluppare, oltre alla libera circolazione con l'Unione europea, una politica dell'immigrazione per il resto del mondo.
Molti africani non hanno diritto allo stato di rifugiato, ciononostante nulla li trattiene nei loro paesi: "la gente parte perché da noi trova condizioni migliori. Viene anche se costruiamo muri e centri profughi", afferma l'ex diplomatico. Secondo lui è un'utopia credere che ampliando l'aiuto allo sviluppo si possa dissuadere gli africani dal lasciare il loro continente.
Langenbacher, che è stato tra l'altro coordinatore dell'ONU per la Somalia ed ambasciatore svizzero in Somalia, Etiopia e Costa d'Avorio, pensa a un sistema come negli Stati Uniti. Gli USA regolano l'immigrazione con la Greencard, un permesso di lavoro.
La Svizzera potrebbe emettere un visto d'immigrazione: "chi ne vuole uno deve disporre di un importo di, diciamo, 20'000 franchi. Poi avrà sei mesi di tempo per trovare un lavoro in Svizzera", propone Langenbacher. In tale periodo i migranti non avrebbero diritto a prestazioni sociali.
Chi trova un impiego che gli garantisce la sussistenza potrebbe restare, chi invece non ce la fa dovrebbe di nuovo lasciare la Svizzera, prosegue l'ex ambasciatore. I crescenti flussi migratori possono essere contenuti soltanto se si segnala ai migranti che "puoi venire, ma devi lavorare".
Secondo Langenbacher chi vuole lasciare il proprio paese riesce a trovare i soldi. Spesso le famiglie danno un contributo nella speranza che i loro parenti poi spediranno a casa del denaro. In fondo "anche per i passatori riescono a racimolare migliaia di franchi".
Per l'ex diplomatico nessuno parla dei progressi in Africa, ad esempio in Somalia, dove la guerra civile è finita e il paese si sta stabilizzando. A suo modo di vedere bisognerebbe rimandare indietro i richiedenti somali che stanno arrivando ora.
Langenbacher afferma anche che nella Confederazione ci sono molti eritrei perché questi fanno venire i compatrioti raccontando della bella Svizzera e delle prestazioni sociali che si ricevono. Inoltre dicono loro quali storie devono raccontare alle autorità per poter restare. Secondo l'esperienza dell'ex ambasciatore la maggior parte non viene per lavorare. Inoltre eritrei e somali sanno che non saranno rispediti indietro. "Spesso valutiamo gli africani in maniera sbagliata: hanno una strategia di sopravvivenza e sono molto creativi".
SDA-ATS