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ROMA - È legittimo contestare il reato di violenza sessuale anche a chi abbia inviato foto pornografiche via WhatsApp a un minore. Lo ha stabilito la terza sezione penale della Cassazione italiana, respingendo il ricorso degli avocati di un uomo indagato per avere spedito messaggi e immagini esplicite a una ragazza minorenne invitandola a fare altrettanto.
Nel ricorso la difesa aveva precisato che «in assenza di incontri con la persona offesa o di induzione a pratiche sessuali» di fatto sarebbe mancato «l'atto sessuale». Il Tribunale del Riesame però ha sottolineato - osserva la Cassazione - che «la violenza sessuale risultava ben integrata, pur in assenza di contatto fisico, quando gli atti sessuali coinvolgessero la corporeità sessuale della persona offesa e fossero finalizzati a compromettere il bene primario della libertà individuale nella prospettiva di soddisfare il proprio istinto sessuale».
Inoltre, spiegano gli ermellini, il Riesame «ha ravvisato i gravi indizi di colpevolezza del reato contestato nell'induzione allo scambio di foto erotiche, nella conversazione sulle pregresse esperienze sessuali e i gusti erotici, nella crescente minaccia a divulgare in pubblico le chat».