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La vicenda delle schedature è definitivamente chiusa. Dal prossimo 1. marzo non sarà più possibile consultare i documenti del Ministero pubblico della Confederazione: saranno archiviati e per 50 anni non potranno più essere visionati.
Il Consiglio federale avrebbe voluto che, una volta terminata la consultazione, fossero distrutti, ma il Parlamento ha deciso diversamente: per mezzo secolo i documenti in materia di sicurezza dello Stato rimarranno al riparo da qualsiasi occhio indiscreto, compreso quello dell'amministrazione.
Undici anni orsono - era il 24 novembre 1989, la Svizzera apprendeva con sconcerto che nei locali della Procura federale erano custodite 900 mila schede di persone e organizzazioni che negli anni precedenti erano state sorvegliate, assai sovente in modo abusivo.
A scoperchiare la pentola fu la Commissione parlamentare d'inchiesta (CPI) istituita per far luce sulla vicenda Kopp- Shakarchi, sfociata nelle dimissioni della ministra di giustizia e polizia Elisabeth Kopp. Ci fu un moto di forte disapprovazione, venne creato un «Comitato contro lo Stato ficcanaso» (nel frattempo sciolto), ma poi col tempo all'indignazione è subentrata l'indifferenza.
Oggi la Polizia federale dispone di uno schedario elettronico (ISIS) in cui sono registrate 42.000 persone, fra cui circa 600 svizzeri. La polizia che sorveglia le attività politiche, dal 1990 non dovrebbe più esistere. Oramai vengono raccolte informazioni solo in rapporto a un quadro di minaccia che le autorità politiche hanno accettato come tale.
La Bupo, ad esempio, ha il compito di «tenere d'occhio» gli ambienti dell'estrema destra, ritenuti un pericolo per la sicurezza del paese a causa del suo potenziale di violenza.
swissinfo e agenzie
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