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- In Svizzera sono vietati, fra l’altro, la produzione, il commercio, l’importazione, il transito e l’esportazione di armi atomiche, biologiche e chimiche nonché di mine antiuomo e di munizioni a grappolo. Nel 2013 ne è stato vietato anche il finanziamento. Un’eccezione è costituita dall’investimento in fondi azionari che contengono azioni di produttori di tale materiale.
- Le esportazioni di materiale bellico dalla Svizzera devono rispondere a criteri molto severi, definiti nell’articolo 5 dell’ordinanza sul materiale bellico. La SECO decide d’intesa con il DFAE in merito al rilascio di un’autorizzazione all’esportazione. Sulle domande di grande portata sul piano della politica estera o di sicurezza decide il Consiglio federale.
- Secondo lo Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI), nel 2019 la Svizzera occupava il 12° posto tra i maggiori esportatori di materiale bellico a livello mondiale, subito dopo l’Italia, Israele e i Paesi Bassi. Questa classifica è tuttavia poco significativa: a confronto dell’elevata percentuale delle esportazioni degli USA e della Russia nonché di altri Paesi, la quota di mercato della Svizzera nel commercio internazionale di armi è molto ridotta. Tra il 2015 e il 2019 è stata mediamente dello 0,92 per cento.
Fonte: grafico prodotto dalla SECO, arrotondato con dati tratti da http://armstrade.sipri.org
- La maggior parte delle esportazioni svizzere di materiale bellico è destinata a Paesi europei.
Fonte: grafico prodotto dalla SECO, dati della statistica annuale tratti.
- Nel suo barometro della trasparenza del 2019, basato sulle informazioni ufficiali relative alle esportazioni di materiale bellico, il progetto di ricerca Small Arms Survey ha nuovamente posto la Svizzera al vertice dei Paesi più trasparenti, come già avvenuto nel 2018 e dal 2009 al 2014.
- I Paesi destinatari del materiale bellico esportato dalla Svizzera devono impegnarsi a non riesportarlo senza previo accordo scritto del nostro Paese. Per evitare che il materiale esportato dal nostro Paese finisca in mani sbagliate, la Svizzera è uno dei pochi Stati al mondo a effettuare controlli nel Paese destinatario per verificare che il materiale bellico sia ancora presente. Dalla loro introduzione nel 2012, sono già stati effettuati 46 controlli (stato: novembre 2020).
Paesi in cui sono stati effettuati controlli (post-shipment verifications, stato: novembre 2020)
Ultima modifica 01.10.2020