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Premio Nobel per l'Economia 2023 a Claudia Goldin
Servizio comunicazione istituzionale
23 Ottobre 2023
Il Premio Nobel per l’Economia 2023 è stato assegnato all'economista statunitense Claudia Goldin, professoressa all’Università di Harvard “per aver migliorato la nostra comprensione dei risultati del mercato del lavoro femminile” e per le sue ricerche su come raggiungere la parità tra uomini e donne sul posto di lavoro. Goldin è la terza donna a vincere il Nobel per l'Economia ed è stata, nel 1990, la prima donna ad ottenere una cattedra nel dipartimento di economia dell’Università di Harvard. È co-direttrice del Gender in economy study group dell'Nber ed è stata direttrice del programma Development of the american economy dello stesso dal 1989 al 2017.
Abbiamo intervistato Patricia Funk, Professoressa ordinaria alla Facoltà di scienze economiche, e Francesca Scalici, responsabile del Servizio pari opportunità.
Patricia Funk, Claudia Goldin ha vinto il premio Nobel per l’Economia. Cosa significa questo risultato per chi come lei fa ricerca nel campo della parità di genere?
Claudia Goldin, rinomata accademica della Harvard University, rappresenta una figura di spicco nel campo della ricerca di genere, e si erge come fonte di ispirazione per le ricercatrici in tutte le discipline delle scienze sociali. Fin dalle prime fasi della sua carriera, la sua attività di ricerca è stata contraddistinta da una attenta raccolta dati, dall'impiego di metodologie innovative per l'analisi, e dalla produzione di risultati incontrovertibili e molto rilevanti sul piano economico e politico. Un traguardo di notevole importanza è stato il conferimento del premio Nobel per l'Economia, divenendo la terza donna ad ottenere tale riconoscimento, dopo Elinor Ostrom nel 2009 ed Esther Duflo nel 2019, e la prima a riceverlo individualmente. Già nel 1990 ha affermato il suo ruolo di pioniera diventando la prima docente donna a tempo pieno presso la Harvard University.
Durante la sua carriera, Claudia Goldin ha compiuto un'analisi approfondita delle disparità di genere, delle radici dell'ineguaglianza e delle inefficienze, in un arco temporale di due secoli, rivoluzionando la percezione delle donne nell'ambito economico, ad esempio se e quanto lavorare. Questo è un risultato importante non solo per chi fa ricerca in questo ambito, ma per il mondo accademico in generale poiché viene ribadita l’importanza socio-economica di studi in questa direzione, sia per migliorare le condizioni delle donne nel mondo del lavoro che per trovare un equilibrio efficiente in grado di favorire lo sviluppo economico e sociale dei paesi.
Le ricerche condotte da Claudia Goldin sono sempre state molto influenti per l'economia come scienza, e questo si riflette anche negli insegnamenti dell'USI. Ad esempio, i due corsi "Labour Economics" e "Topics in Development, Public and Gender Economics", offerti nel Master of Economics, discutono e approfondiscono i risultati e le implicazioni di vari studi di Claudia Goldin.
Ci può dire qualcosa di più sul lavoro di ricerca di Claudia Goldin?
Claudia Goldin ha vinto il premio Nobel “per aver migliorato la nostra comprensione dei risultati delle donne sul mercato del lavoro”. Infatti, il suo lavoro ha posizionato le donne al centro della ricerca economica, portando ad una maggiore conoscenza delle dinamiche della partecipazione di queste nel mercato del lavoro, delle radici delle disuguaglianze di genere e delle cause storiche del persistente divario di genere. Prima dei suoi studi si pensava che la partecipazione femminile nel mercato del lavoro dipendesse positivamente e in maniera lineare dal grado di sviluppo economico. Con le sue ricerche, Claudia Goldin ha dimostrato che non è così, ma che questa relazione può essere rappresentata da una curva a forma di U. La percentuale di donne nel mercato del lavoro è diminuito nel XIX secolo, per poi ricominciare a crescere nel XX secolo in seguito a scoperte, come la pillola anticoncezionale che hanno fortemente impattato la vita lavorativa e la possibilità di scelta delle donne. Oltre a studiare la partecipazione femminile alla forza lavoro, Claudia Goldin ha anche analizzato le ragioni del divario salariale tra i sessi, ovvero il fatto che le donne guadagnano in media meno degli uomini. In uno dei suoi studi, l'autrice mostra che le carriere degli studenti MBA di sesso maschile e femminile di una prestigiosa università americana erano molto simili fino al momento in cui i laureati diventavano genitori. Dopo l'arrivo del primo figlio, tuttavia, le traiettorie di guadagno hanno iniziato a divergere (la cosiddetta "child penalty"), perché le donne hanno spesso subito interruzioni di carriera e riduzione dell'orario di lavoro - fattori determinanti del divario retributivo tra i sessi. In un altro studio recente, l'autrice ha analizzato più da vicino il ruolo delle ore lavorate nello spiegare il divario retributivo tra i sessi. L'autrice ha dimostrato che le aziende, che premiano in modo sproporzionato i lavori con orari di lavoro prolungati, tendono a penalizzare le donne. Sottolinea quindi il ruolo fondamentale dell'offerta di flessibilità lavorativa per facilitare l'equilibrio tra vita privata e lavoro per le donne.
Come pensa che il conferimento del Premio Nobel a Claudia Goldin influenzerà la professione economica accademica ed il mondo della ricerca economica?
Questo premio contribuirà certamente a una maggiore consapevolezza sul tema della ricerca di genere. I ricercatori che già operano in questo campo si sentiranno spronati nel continuare il loro lavoro e nuovi ricercatori potrebbero scegliere di lavorare in questo campo. Di conseguenza, ricercatori e studenti saranno esposti a nuove intuizioni nel campo dell'economia di genere, che potranno portare a una società più informata e consapevole.
Per concludere, può spendere qualche parola sulla sua ricerca nel campo dell'economia di genere?
Con piacere! Negli ultimi anni, la mia ricerca si è focalizzata sulle donne in ambito scientifico. Insieme a David Card (Berkeley; Premio Nobel nel 2021), Stefano DellaVigna (Berkeley) e Nagore Iriberri (University of the Basque Country), abbiamo studiato i potenziali ostacoli incontrati dalle scienziate donne. In particolare, abbiamo analizzato il processo di pubblicazione ed il processo di premiazione dell'eccellenza nella ricerca. Per quanto riguarda il processo di pubblicazione - prerequisito per entrare nel mondo accademico - abbiamo scoperto che le studiose donne devono presentare articoli leggermente migliori per poter pubblicare nelle migliori riviste di economia (cfr. Card et al., 2020). Speriamo che il nostro studio abbia contribuito ad aumentare la consapevolezza a riguardo, riducendo i pregiudizi, per poter eliminare questo ostacolo incontrato dalle donne. Per quanto riguarda il processo di premiazione dell'eccellenza nella ricerca, abbiamo analizzato se donne e uomini con un curriculum simile avessero le stesse possibilità di ricevere un premio (il premio Nobel è il più importante, ma a causa dell'esiguo numero di premiati, analizziamo questi tre prestigiosi riconoscimenti in ambito economico: essere eletti come Econometric Society fellow, diventare membro della National Academy of Science o essere eletti nell'American Academy of Arts and Science). È rassicurante constatare che le associazioni che assegnano i premi sono diventate più paritarie nel tempo. Storicamente, le donne avevano poche possibilità di vincere un premio (anche quelle con un curriculum eccellente). Tuttavia, nel corso del tempo, la percentuale di donne vincitrici è aumentata costantemente ed oggi molte associazioni dimostrano una preferenza per la diversità di genere, il che significa che, a parità di condizioni, preferiscono assegnare il premio alla categoria minoritaria (cfr. Card et al, 2022 e Card et al, 2023). In un altro progetto in corso (con la mia coautrice Nagore Iriberri e Nicole Venus, dottoranda all'USI), analizziamo la rappresentanza femminile nei comitati editoriali. Poiché molte riviste economiche sottolineano la necessità di diversità di genere nei comitati editoriali, indaghiamo se la percentuale di redattrici è in linea con la percentuale di ricercatrici che hanno un curriculum adeguato per diventare redattrici. Con un'indagine su larga scala, cerchiamo inoltre di capire quali sono le sfide che gli attuali redattori incontrano (tempo, competenza, reazione degli autori, ecc.) e se ci sono differenze di genere a riguardo.
Riferimenti:
Card, DellaVigna, Funk and Iriberri, 2020: “Are Referees and Editors in Economics Gender Neutral”, the Quarterly Journal of Economics
Card, DellaVigna, Funk and Iriberri, 2022: “Gender Differences in Peer Recognition by Economists”, Econometrica
Card, DellaVigna, Funk and Iriberri, 2023: “Gender Gaps at the Academies”, Proceedings of the National Academy of Sciences
Francesca Scalici, come commenta l’attribuzione di questo Premio e quali ripercussioni per la parità di genere nel mondo del lavoro?
L’attribuzione del Premio Nobel per l’economia 2023 rappresenta un passo importante nel campo degli studi di genere e della parità di genere nel mondo del lavoro, non solo perché, come ha ricordato la Professoressa Funk, si tratta della terza donna nella storia del Premio Nobel a ricevere questo riconoscimento ma soprattutto perché, per la prima volta, il Premio Nobel è assegnato ad una persona che si occupa di temi di genere e del loro impatto nella nostra società. È un traguardo importante ma anche un segnale importante verso la società, uno spunto di riflessione da cui cogliere tanti messaggi. L’attenzione verso questo tema rimane quindi alta e si vuole evidenziare come, le dinamiche partecipative femminili nel mercato del lavoro e le diseguaglianze di genere che ne derivano, la parità salariale, la “child penality” e la conciliazione vita professionale-vita privata non sono temi che interessano esclusivamente le istituzioni pubbliche o i datori di lavoro, o peggio ancora solo le donne, ma sono temi reali che trovano conferma e fondamento scientifico nella ricerca accademica, e le ricerche condotte dalla Professoressa Claudia Goldin e, nel contesto USI, dalla Professoressa Funk ne sono una dimostrazione.
Come è attivo il Servizio pari opportunità USI in questi ambiti?
Il Servizio pari opportunità è attivo in diversi ambiti, con diversi programmi che hanno l’obiettivo di supportare le carriere femminili e non solo. Lavoriamo per favorire la conciliazione fra vita privata e professionale sia del personale USI che degli studenti offrendo misure a sostegno, anche finanziarie, della conciliazione vita privata e professionale; sosteniamo le carriere accademiche e non tramite processi di reclutamento trasparenti e attenti alle questioni di genere, programmi di Mentoring, accademico e professionale, e Shandowing; offriamo workshop formativi e percorsi volti ad incentivare il benessere nel mondo del lavoro; promuoviamo la ricerca assegnando un Premio pari opportunità annuale a una tesi di master, di dottorato o a un articolo scientifico su tematiche di parità e diversità; realizziamo un monitoraggio che analizza la situazione dell’Istituzione dal punto di vista della parità di genere e dei bisogni di conciliazione (Bilancio di genere); offriamo diversi momenti di sensibilizzazione collaborando con i diversi Servizi USI e con gli enti territoriali. Nello specifico, lo sciopero femminista del 14 giugno 2023 è stata, anche in USI, un’occasione per affrontare e sensibilizzare su importanti questioni di genere, parità salariale, bilanciamento lavoro-vita privata e sessismo sul posto di lavoro.
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