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"Se un Paese ha un comparto che produce valore, quello va usato al meglio. Chi ha il petrolio lo sfrutta", dice il regista italiano Paolo Sorrentino, in un'intervista al "Corriere della Sera", commentando l'esito del festival di Cannes.
"Noi non abbiamo i pozzi, ma un cinema che si fa conoscere all'estero e che conquista anche qualche riconoscimento. Bisognerebbe che tutti, la politica, l'industria, il Paese intero facesse quadrato intorno a lui", aggiunge Sorrentino.
"Abbiamo accanto - afferma - un esempio da seguire, quello della Francia che ha saputo difendere il suo cinema come meglio non si poteva. Perché non copiarli? Ho letto recentemente che il comune di Parigi ha comprato alcuni cinema in crisi per permettere di continuare a esistere. Noi, a Roma, dobbiamo lottare perché l'opinione pubblica si accorga almeno di quello che alcuni coraggiosi tentano di fare".
Sorrentino premette di non sentirsi troppo dispiaciuto per non aver portato a casa nulla con il suo film "La Giovinezza", girato tra l'altro in gran parte nei Grigioni: "I premi, se vengono, arrivano dopo. Prima c'è il mercato, che è la ragione più importante per cui si viene a questo festival. Fino a qualche anno fa era una fatica vendere i nostri film all'estero. Adesso non è più così ed essere in gara sulla Croisette aumenta la nostra forza contrattuale".
Rimpiange che non ci fosse un italiano in giuria? "Un italiano non sarebbe servito per farsi raccomandare, ma per veder confermata internazionalmente l'importanza del nostro cinema", risponde.
SDA-ATS