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La Svizzera non verserà alcun risarcimento alla Libia per l'arresto del figlio del colonnello Muhammar Gheddafi e di sua moglie, lo scorso luglio a Ginevra. È quanto ha ribadito la ministra elvetica Micheline Calmy-Rey, precisando che la polizia ha forse mancato di tatto ma ha agito in modo corretto.
La Confederazione ha dunque respinto fermamente l'ipotesi di elargire un compenso finanziario a Tripoli nel tentativo di appianare le relazioni diplomatiche tra i due paesi. Nel corso di una conferenza stampa, la ministra degli esteri ha riconosciuto che la polizia ginevrina avrebbe potuto dar prova di maggior riguardo nei confronti di Hannibal Gheddafi e della consorte, ma nel complesso ha agito in modo corretto.
Dal canto suo, il responsabile cantonale del Dipartimento giustizia e polizia, Laurent Moutinot, ha puntualizzato che «rispetto ad altri paesi, a Ginevra la giustizia è uguale per tutti, anche se si è ricchi o potenti». «Se il signor Gheddafi non fosse stato il signor Gheddafi», ha aggiunto, «sarebbe rimasto in prigione per 15 giorni».
I coniugi Gheddafi erano stati arrestati il 15 luglio in seguito ad una denuncia per maltrattamenti (poi ritirata) presentata da due loro camerieri ed erano rimasti in carcere per 48 ore. L'intervento energico della polizia ginevrina aveva fatto infuriare il leader libico, che aveva reagito con una serie di ripercussioni, tra cui la sospensione dei collegamenti aerei e della fornitura di petrolio.
Interrogata lunedì al Club svizzero della stampa, Micheline Calmy-Rey si è poi detta ottimista sull'esito della seconda Conferenza dell'ONU contro il razzismo (Durban II), in programma a Ginevra dal 20 al 24 aprile, e sulla possibilità che il progetto di ampliamento dello stabile dell'Organizzazione mondiale del commercio OMC) a Ginevra possa realizzarsi, malgrado la minaccia di referendum.