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LONDRA - La pandemia di coronavirus, e con essa tutte le restrizioni e le limitazioni del caso, ha cambiato il modo di fare vacanza.
E così, almeno per l'anno in corso, probabilmente nessuno si allontanerà troppo. In tal senso, le autorità turistiche svizzere hanno già dato la carica, per incitare i cittadini elvetici a prenotare ed effettuare le vacanze all'interno del nostro Paese. E questo non avviene solo qui, ma in moltissimi Stati di tutto il mondo.
In un rapporto realizzato dall'analista di Bernstein Richard Clarke, riportato da Quartz e Skift, si esplora allora lo scenario in cui, per un anno intero, tutte le spese di viaggio che vengono effettuate generalmente all'estero vengono reindirizzate verso i mercati interni nazionali.
Prendiamo l'esempio della Germania. Secondo gli ultimi dati, l'industria dei viaggi nazionali in Germania vale 241 miliardi di euro, i tedeschi spendono poi 70 miliardi di euro all'estero (escluso il biglietto aereo per arrivarci) e la Germania riceve 43 miliardi di euro di spesa per il turismo in entrata. Se ipotizzassimo ora che i 70 miliardi di euro vengano spesi in Germania, ma che si perdano i 43 miliardi di euro in entrata, in totale il mercato turistico tedesco crescerebbe del 10%.
In Italia invece la situazione sarebbe tutt'altro che rosea: la convergenza dei viaggi all'estero nel mercato interno non farebbero crescere il settore, anzi, comprometterebbe l'industria del turismo, con perdite per 24 miliardi di euro.
L'analisi è stata realizzata prendendo in considerazione 37 Paesi e i risultati sono piuttosto sorprendenti: si mostra un'ampia gamma di possibilità. La Cina, largamente al comando, sarebbe la nazione che più ne godrebbe, seguita dal Regno Unito, mentre la Spagna e gli Stati Uniti subirebbero perdite enormi.
Per quanto riguarda la Svizzera, il settore turistico del nostro Paese avrebbe un guadagno di circa 1,3 miliardi di franchi. Un risultato che può far sperare il settore, che vede una luce di speranza nell'elevato numero di cittadini confederati che potrebbero decidere di passare le vacanze a visitare il territorio elvetico.
Chiaramente è solo una proiezione, definita da Bernstein «una semplificazione eccessiva», che non tiene conto di molti altri fattori, ad esempio chi deciderà di non partire, chi viaggerà ma senza dormire in hotel, e chi è in difficoltà economiche a causa del coronavirus e non potrà permetterselo.
In ogni caso, diversi gruppi di Stati, ad esempio i Paesi baltici, Australia e Nuova Zelanda, ma anche l'Unione europea, stanno valutando e cercando di coordinare gli sforzi per permettere una riapertura delle frontiere ai turisti dei Paesi vicini. Ma anche alcuni Stati singoli, ad esempio la Spagna, non vogliono rinunciare ad accogliere i turisti in entrata.
Una situazione che stravolgerà ancora le carte in tavola, e l'industria del turismo non può fare altro che aspettare per scoprire il vero impatto a lungo termine del Covid-19 sul settore.