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I tagli alle tasse annunciati domenica dal nuovo cancelliere dello scacchiere (ministro delle finanze) Kwasi Kwarteng, i maggiori da 50 anni a questa parte, che andranno a vantaggio soprattutto dei più abbienti e rappresenteranno minori entrate di 45 miliardi di sterline all'orizzonte 2026-27, mandano a picco la sterlina. La valuta britannica ha toccato lunedì mattina quota 1,03 contro il dollaro, minimo storico dalla fine degli accordi di Bretton Woods nel 1971, e 1,06 contro il franco, prima di riguadagnare una parte del terreno perso. C'è chi già ipotizza il raggiungimento della parità entro tempi brevi, quantomeno con il biglietto verde. Persino l'euro, da tempo in difficoltà, regge meglio nonostante accusi il colpo della vittoria della destra nelle elezioni italiane.
Ma perché una riduzione delle imposte indebolisce la valuta? La spiegazione è semplice: l'intervento fiscale - contestato dall'opposizione laburista - si accompagna ad aiuti per 60 miliardi di sterline in soli sei mesi (e 150 a medio termine), destinati a far fronte all'aumento dei costi dell'energia. Londra sarà costretta a chiedere in prestito sui mercati 72 miliardi supplementari, in un contesto di tassi di interesse crescenti e di crisi economica all'orizzonte, e questo metterebbe a rischio la stabilità delle finanze del Paese.
Ridurre le tasse lascia inoltre più soldi nelle tasche dei cittadini... stimolando la domanda e di conseguenza anche l'inflazione, già vicinissima al 10%. Infine, la bilancia commerciale britannica è storicamente negativa: il Paese compra all'estero più di quanto esporti e le importazioni con una moneta svalutata diventano più care.
La Banca d'Inghilterra, che ha appena alzato di mezzo punto al 2,25 i tassi di interesse di riferimento, potrebbe essere chiamata a intervenire ancora molto presto. Secondo diversi esperti, entro fine anno si potrebbe arrivare vicini al 5%.
Va pure detto che l'indebolimento della sterlina, che un tempo valeva più di due franchi, è in corso da diversi anni: dalla crisi del 2008 si è continuamente deprezzata di fronte al dollaro e a maggior ragione in questi ultimi mesi in cui il biglietto verde si è contraddistinto per la sua forza.