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Il Consiglio federale ed il Parlamento intendono attuare in Svizzera il progetto di riforma dell’OCSE/G20 sull’imposizione minima per i grandi gruppi di imprese attivi a livello internazionale e garantire così condizioni quadro stabili, oltre ad assicurare entrate fiscali e posti di lavoro.
Il 18 giugno 2023 i cittadini svizzeri saranno chiamati a pronunciarsi sulla necessaria modifica costituzionale. Durante la conferenza stampa del 24 dicembre 2023 la consigliera federale Karin Keller-Sutter ha presentato gli argomenti a favore del progetto.
Insieme a circa altri 140 Stati la Svizzera ha aderito al progetto dell’OCSE/G20 sull’imposizione minima dei grandi gruppi di imprese attivi a livello internazionale, in base al quale i grandi gruppi di imprese devono versare un’imposta sull’utile di almeno il 15 per cento in ogni Stato se realizzano una cifra d’affari annua di oltre 750 milioni di euro. L’introduzione dell’imposizione minima dell’OCSE/G20 richiede una modifica della Costituzione federale sulla quale Popolo e Cantoni sono chiamati a pronunciarsi.
Con l’attuazione dell’imposizione minima il Consiglio federale ed il Parlamento intendono garantire a livello internazionale condizioni quadro stabili per la piazza economica nazionale e assicurare entrate fiscali e posti di lavoro in Svizzera. Se la Svizzera non introdurrà l’imposizione minima, gli altri Stati potranno riscuotere la differenza tra l’aliquota fiscale più bassa e l’aliquota minima del 15 per cento. L’introduzione dell’imposizione minima garantirebbe dunque che gli introiti fiscali rimangano in Svizzera. Il quadro normativo crea inoltre certezza del diritto per le imprese interessate in Svizzera.
Il progetto prevede l’introduzione di un’imposta integrativa per raggiungere l’imposizione minima pari alla differenza tra l’onere fiscale effettivo e l’imposizione minima del 15 per cento. Secondo l’AFC, nel primo anno le entrate derivanti dall’imposta integrativa sono stimate a 1–2,5 miliardi di franchi. Rimane comunque difficile stimare le ripercussioni finanziarie dell’imposta integrativa sia nel breve sia nel lungo periodo.
Il 75 per cento di queste entrate spetta ai Cantoni in cui le imprese interessate presentano un onere fiscale effettivo inferiore al 15 per cento. Alla Confederazione spetta invece il 25 per cento degli introiti fiscali.
I Cantoni decidono autonomamente come impiegare le entrate, tenendo adeguatamente conto dei Comuni. Le entrate fiscali supplementari vengono prese in considerazione nella perequazione finanziaria. In tal modo è garantito che tutti i Cantoni possano beneficiare delle entrate, anche quelli finanziariamente deboli.
Nel dibattito parlamentare la distribuzione delle entrate derivanti dall’imposta integrativa tra la Confederazione ed i Cantoni come pure tra i Cantoni stessi ha sollevato reazioni controverse. La chiave di ripartizione proposta ha indotto una minoranza a respingere il progetto. La maggioranza è invece favorevole all’introduzione dell’imposizione minima in Svizzera e sostiene il progetto.
Diversi Stati, in particolare l’UE, prevedono l’entrata in vigore dell’imposizione minima per la fine del 2024. Il progetto in votazione assicura che la Svizzera proceda di pari passo con gli altri Paesi, consentendo al Consiglio federale di introdurre l’imposizione minima temporaneamente mediante ordinanza. L’Esecutivo avrà in seguito sei anni di tempo per presentare al Parlamento un disegno di legge che sostituisca l’ordinanza.
Fonte: Dipartimento federale delle finanze
Foto: pixabay