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Pressione fiscale e diritti individuali in seno all'OCSE: una comparazione internazionale
I governi ad elevata tassazione dovrebbero porre fine alla loro lotta contro la concorrenza fiscale e i "paradisi fiscali" e porre rimedio ai loro propri fallimenti.
La crisi economica globale ha portato a intensificare gli sforzi da parte di alcuni stati fortemente indebitati ad elevata tassazione contro altri paesi, spesso definiti come "paradisi fiscali", cioè giurisdizioni con un minore livello di tassazione e migliori norme sulla riservatezza finanziaria. L'Organizzazione per la cooperazione e sviluppo economico (OCSE), un organo ufficiale che, analizzando le politiche pubbliche di 30 paesi, ha svolto un ruolo fondamentale nel promuovere lo scambio di informazioni bancarie ai fini fiscali per oltre 10 anni, nel corso del vertice del G20 dell'aprile 2009, è servita di nuovo come supporto per liste di paesi, esentandone alcuni e accusandone altri, in particolare quelli che riconoscono nella loro legislazione i diritti dei loro cittadini alla riservatezza delle proprie informazioni bancarie.
La presente relazione rivaluta la lotta dell'OCSE contro la "concorrenza fiscale dannosa" e i "paradisi fiscali" nell'ottica della società civile e mostra che gli unici a guadagnare da questa lotta sono gli stati ad elevata tassazione, a discapito dei residenti e del loro benessere. Il rapporto quantifica per la prima volta, per mezzo di un indice di oppressione fiscale, il peso della pressione fiscale, la legittimità del sistema fiscale e la tutela della riservatezza finanziaria nei 30 paesi OCSE.
Con una prefazione del professor Pascal Salin
Scarica la relazione (in lingua inglese):
Tax burden and individual rights in the OECD (22 pagine, PDF)