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Una questione controversa, che pone dilemmi etici irresolubili o quasi. Non a caso dunque il divieto o la limitazione degli esperimenti sugli animali torna regolarmente a far discutere. Anche in Svizzera. Il 13 febbraio – quando si voterà sull’iniziativa ‘Sì al divieto degli esperimenti sugli animali e sugli esseri umani’ – il popolo svizzero si esprimerà per la quinta volta su questo tema dal 1978.
Quell’anno la Svizzera si dota della sua prima legge federale sulla protezione degli animali. La normativa definisce tra l’altro gli standard per gli esperimenti sugli animali. Attaccata dagli animalisti, per i quali non si spinge abbastanza lontano, la legge supera agevolmente la prova delle urne (81,7% di ‘sì’). Helvetia Nostra però non si arrende. Pochi anni dopo la filiale della Fondazione Franz Weber torna alla carica. Nel 1983 lancia la prima iniziativa popolare per abolire la vivisezione. Nel 1985 il testo viene nettamente respinto in votazione popolare (70% di ‘no’).
La Protezione svizzera degli animali raccoglie il testimone e rilancia con una proposta più pragmatica, che mira a ridurre gradualmente la sperimentazione animale. La sua iniziativa fa meglio della precedente: viene respinta con il 56% di ‘no’ nel febbraio del 1992. La Lega internazionale dei medici per l’abolizione della vivisezione ci riprova. Ma la sua proposta di divieto totale fallisce alle urne l’anno seguente, seppellita da una valanga di ‘no’ (72%).
I difensori degli animali si sono mossi anche a livello cantonale. Le votazioni sul tema sono state numerose. L’ultima nel 2019 a Ginevra, dove il 64% dei cittadini ha rifiutato l’idea di sottoporre gli esperimenti sugli animali a maggiori controlli, come proponeva un’iniziativa della Lega svizzera contro la vivisezione.
E proprio il 13 febbraio a Basilea Città elettrici ed elettori si esprimeranno sulla controversa iniziativa cantonale ‘diritti fondamentali per i primati’. Lanciata dal laboratorio di idee Sentience Politics, dichiarata valida dal Tribunale federale, chiede di inserire nella costituzione cantonale un articolo sul “diritto dei primati non umani alla vita e all’integrità fisica e mentale”. Vada come vada il 13 febbraio, il dibattito sul benessere degli animali non si esaurirà. Prossimo appuntamento: la votazione (ancora quest’anno o nel 2023) sull’iniziativa popolare contro l’allevamento intensivo, già respinta dal Consiglio nazionale e destinata a identica sorte al Consiglio degli Stati.
Carlo Lepori
Questa iniziativa, che propone il divieto degli esperimenti sugli animali e sugli esseri umani, a una prima lettura risveglia in noi la simpatia per gli animali e per il loro benessere: chi non ama i cani, i gatti e gli altri animali domestici? Chi non si indigna quando legge di loro maltrattamenti?
D’altra parte i nostri rapporti con il regno animale sono molto differenziati: amore, sì, ma anche paura (per i lupi) e ribrezzo (per i roditori), per limitarci alle specie a noi vicine; gli insetti non godono di grandi simpatie (a parte forse le api). E la diminuzione della biodiversità, con la scomparsa sempre più incalzante di un numero enorme di specie, non ci preoccupa più di tanto. Altre specie (bovini, maiali, galline ecc.) le amiamo sì, ma come cibo! Preoccupandoci solo che questi animali vivano abbastanza bene e siano uccisi senza troppe sofferenze. Rinunciare in assoluto a ogni forma di sfruttamento degli animali esigerebbe quindi una notevole coerenza nel nostro stile di vita!
L’Accademia svizzera di scienze naturali ci ricorda che «la ricerca biomedica continua a fare affidamento sugli animali da laboratorio, sia per condurre la ricerca di base che per poter continuare a sviluppare medicine, vaccini e altri trattamenti efficaci e sicuri. La ricerca clinica si basa sui risultati della ricerca di base. Inoltre, ci sono domande scientifiche che attualmente non possono essere studiate con metodi alternativi.»
La Svizzera ha norme molto severe per le sperimentazioni su animali e tutte devono essere valutate e autorizzate. Il numero di animali è passato da quasi due milioni all’anno nel 1985 a poco più di mezzo milione all’anno dal 2000 in avanti. Nel 2020 su 556’100 casi il 42% è stato sottoposto a un livello zero di stress (vivono in gabbia e servono per i confronti), il 26% a un livello 1 (la sperimentazione avviene sotto narcosi e l’animale muore senza riprendere coscienza) e solo il 3,5% sono stati sottoposti a un livello 3 di grave stress. Topi e ratti rappresentavano il 72%, altri mammiferi (meno i primati) il 2,3% e i primati lo 0,36‰.
Il Consiglio federale ha lanciato un Programma Nazionale di Ricerca (PNR 79) di cinque anni, dotato di 20 milioni ‘Advancing 3R – animali, ricerca e società’, dove i 3 R sono ‘Replace, Reduce, Refine’, cioè: sostituzione di esperimenti su animali con altre tecniche, riduzione del numero di animali coinvolti, riduzione della sofferenza degli animali e miglior qualità di vita.
La diminuzione del numero di esperimenti in questo secolo mostra che il problema non è trascurato, anzi! Ma l’iniziativa formula richieste molto generali e problematiche: “Gli esperimenti sugli animali e gli esperimenti sugli esseri umani sono vietati. Gli esperimenti sugli animali sono considerati maltrattamenti di animali e possono costituire un crimine”.
Il divieto di esperimenti sugli animali comporta che siano anche vietati “il commercio, l’importazione e l’esportazione di prodotti di qualsiasi settore o genere che continuino a comportare, direttamente o indirettamente, esperimenti sugli animali”. Questo impedirebbe l’importazione in Svizzera di medicamenti che nel loro paese di produzione sono passati attraverso fasi di sperimentazione su animali: non potremmo più importare vaccini per le nuove mutazioni del SARS-CoV-2 e di altri virus che ci attaccheranno in futuro. I problemi che il divieto di esportazione porrebbe alla nostra industria farmaceutica sono evidenti.
Un altro tema sollevato dall’iniziativa – respinta all’unanimità dal Consiglio nazionale e con solo due astensioni dal Consiglio degli Stati – è la sperimentazione sugli esseri umani. In Svizzera essa è disciplinata nel dettaglio in modo da tutelare la dignità, la personalità e la salute dell’individuo. Per esempio: le persone che partecipano alla ricerca devono avervi acconsentito dopo essere state bene informate. L’iniziativa ammette come eccezione alla proibizione totale solo una cosiddetta ‘prima applicazione’, cioè i test di nuove sostanze; ma non è chiaro il significato di questa proposta.
* granconsigliere del Partito socialista
Cristina Clemente
Il 13 febbraio votiamo sull’iniziativa che chiede di sospendere gli esperimenti su animali ed esseri umani. Si tratta di una scelta che, prima di tutto, implica da parte nostra una presa di coscienza (etica) sul fatto che l’essere umano ha il dovere di promuovere il bene della sua e delle altre specie.
Ma, contrariamente a quello che siamo indotti a pensare, non si tratta di scegliere tra la vita di un animale, o di una persona che volontariamente (ma più spesso per necessità economiche) si sottomette a questi esperimenti, e la salvezza di un uomo. Infatti a mio parere – ed è un parere che si basa su molti studi scientifici – gli esperimenti su animali sono fuorvianti, e anche gli esseri umani sono diversi tra di loro. Inoltre, oggi la tecnologia e la biologia hanno fatto progressi tali da rendere possibile e più sicuro studiare gli effetti dei medicamenti senza infierire su creature viventi. E meglio.
La ricerca su animali, anche qualora fosse eticamente giustificabile (ma a mio giudizio non lo è), non tiene conto del fatto che vi sono enormi differenze genetiche tra un gatto, un cane, un topo e una persona. Basti pensare che, secondo studi ufficiali recenti, il 95% delle sostanze che hanno dato risultati positivi sugli altri animali non hanno potuto essere utilizzate sull’uomo, oppure lo sono state con conseguenze drammatiche (talidomide). Molti studi clinici riconoscono che le differenze tra esseri umani e animali usati come cavie sono tali e tante da rendere inutili tali esperimenti.
Qui ci riferiamo a considerazioni in gran parte tratte dallo studio condotto dal Dr.med.vet. Gaby Neumann, ma sono moltissimi gli studiosi che affermano l’inutilità e crudeltà degli esperimenti su animali ed esseri umani. Alle cavie sono indotte artificialmente cellule infettate dalle malattie di cui soffrono gli umani, come per esempio il morbo di Alzheimer. Dimenticandosi del fatto che solo una parte della malattia nell’uomo è di natura genetica, e pertanto le soluzioni trovate per le cavie non sono di nessun aiuto per l’uomo. Questo vale anche per malattie come il cancro e la Sla. Inoltre, gli animali nel laboratorio vivono in condizioni standard, mentre questo certo non vale per gli esseri umani.
Un medicamento può essere utile per una persona, e pericoloso per un’altra, come spesso leggiamo nei foglietti illustrativi. In queste circostanze, ritenere che una cura testata su un gatto o un topo, al quale inoltre la malattia è stata spesso indotta artificialmente, possa essere valida per un essere umano, per ogni essere umano, è ingenuo e fuorviante.
Va osservato poi che molti farmaci utili e necessari per noi non sarebbero mai stati messi sul mercato se fossero stati prima testati su animali. Ad esempio, l’aspirina provoca malformazioni nei discendenti di topi e scimmie, la penicillina è letale per i porcellini d’india e i conigli, il paracetamolo è velenoso per i gatti. Le leggi sulla protezione degli animali soccombono davanti alle cosiddette esigenze della ricerca, e pertanto sulla base di ipotesi vengono effettuati esperimenti assurdi e crudeli, che non portano a sviluppare nessun medicamento, e che non sono di nessuna utilità, ad esempio quanto può resistere un animale senza respirare.
Inoltre, sperimentare sugli animali è un alibi per molte industrie farmaceutiche, per evitare di essere coinvolte in procedure giudiziarie. La sperimentazione su animali è un grosso affare, si vendono animali già infettati, a un prezzo altissimo, e si spendono milioni per laboratori e infrastrutture. Questo denaro potrebbe e dovrebbe essere investito per la ricerca di metodi alternativi.
Tutto questo vale ovviamente anche per quanto riguarda le sperimentazioni su esseri umani: la tecnologia ha fatto passi da gigante, e ci sono soluzioni alternative per verificare l’efficacia dei medicamenti, senza coinvolgere persone che, nella maggior parte dei casi, non hanno la possibilità di difendersi, ad esempio tramite il materiale biologico che rimane dopo un intervento chirurgico, le donazioni di sangue e di altre parti del corpo, e le simulazioni. Questi studi sarebbero incentivati grazie al denaro che si risparmierebbe sospendendo gli esperimenti. Così si darebbe lavoro a nuove piccole aziende e vi sarebbe più denaro per favorire veri progressi nelle condizioni di vita (condizioni igieniche, ambiente pulito ecc.) atti a debellare le malattie.
* avvocato, responsabile per il Ticino dell’associazione Ig Tierversuchsverbots-Initiative Ch
Una questione controversa, che pone dilemmi etici irresolubili o quasi. Non a caso dunque il divieto o la limitazione degli esperimenti sugli animali torna regolarmente a far discutere. Anche in Svizzera. Il 13 febbraio – quando si voterà sull’iniziativa ‘Sì al divieto degli esperimenti sugli animali e sugli esseri umani’ – il popolo svizzero si esprimerà per la quinta volta su questo tema dal 1978.