Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01055.jsonl.gz/1171

Nella terza puntata dello speciale "La fattoria dei virus" abbiamo cercato di sollevare un tema complesso: l'evoluzione del sistema capitalista, dalla sua forma industriale - incentrata su capitale e lavoro - a quello che Shoshanna Zuboff ha definito come il capitalismo della sorveglianza, per il quale sono preponderanti i dati e la categoria del prosumer (vedi qui).
In questo quarto episodio, invece, al nostro piccolo tentativo di indagare l'evoluzione della modernità - nella quale la pandemia di COVID-19 sembrerebbe mettere in risalto i caratteri essenziali di questo tipo di capitalismo - facciamo fare un passo indietro nella storia. Consapevoli del fatto che un sistema produttivo e l'organizzazione sociale che ne deriva non mutano all'improvviso, ci sembra importante fornire uno spunto di riflessione sulle forme di controllo sociale presenti nella società fordista, delle quali il capitalismo della sorveglianza è figlio.
Le forme di sorveglianza che probabilmente sono caratterizzanti il mondo fordista, la sua organizzazione sociale e soprattutto la sua organizzazione del lavoro, sono quella diretta e quella indiretta. La prima è quella che un superiore può esercitare verso un sottoposto - ad esempio in una fabbrica, o in una ditta con degli impiegati - controllandone l'operato. La seconda, invece, è ben rappresentata dall'imposizione del rispetto degli orari di lavoro: dalla campanella di scuola, al cartellino da timbrare prima di entrare in ufficio. Vi è però anche una terza forma di controllo, probabilmente più forte di quelle citate: l'auto-sorveglianza.
Il processo di globalizzazione, caratterizzante il post-fordismo, ha dovuto portare alla ribalta nuove forme di controllo dell'organizzazione sociale e del lavoro, a causa della parcellizzazione del sistema produttivo. Infatti, sono sempre meno sia le grandi fabbriche, sia le strutture aziendali simili alla megaditta di fantozziana memoria. Con l'auto-sorveglianza, invece, l'individuo impara a sorvegliare sé stesso e possibilmente anche il proprio vicino. La prima struttura pensata per indurre l'auto-sorveglianza, probabilmente, è il Panopticon, ideato dal filosofo inglese Jemery Bentham. Si tratta di un carcere ideale, dalla forma circolare, con le celle sul perimetro e con una torre di controllo al centro. Secondo Bentham, i guardiani avrebbero potuto osservare i prigionieri in ogni momento, mentre i prigionieri non sarebbero mai riusciti a guardare i guardiani. Tale situazione pone i carcerati ad auto-sorvegliarsi, perché vivono nel sospetto di essere sorvegliati; anche se ciò non per forza avviene sistematicamente.
Il Panopticon è il protagonista del video di questa puntata di "La fattoria dei virus". Quel che vi proponiamo, infatti, è l'estratto di un documentario realizzato dalla Rai. Il Panopticon, però, è soprattutto un'immagine che ben rappresenta la società odierna, quella del capitalismo della sorveglianza, con le sue telecamere, la raccolta dei dati di chiunque e la quasi totale assenza di privacy.
Alla prossima puntata.
TM