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Introdotte nel 1940 per sostenere le famiglie dei soldati mobilitati, le indennità di perdita di guadagno (IPG) giocano un ruolo di prim'ordine durante la Seconda Guerra mondiale: in quel periodo esse rappresentano quasi la metà delle uscite del sistema sociale (G2). Il sistema delle IPG e le casse di compensazione serve anche da modello e da matrice per l'introduzione, nel 1947, dell'assicurazione per la vecchiaia e per i superstiti (AVS). Durante la Guerra fredda, le IPG costituiscono un ramo sicuramente poco importante a livello quantitativo, ma centrale per quanto riguarda il mantenimento dell'esercito di milizia.
Dal 1989, le IPG subiscono un cambiamento profondo legato in particolare alla rapida riduzione degli effettivi dell'esercito. Questi passano da oltre 800 000 unità nel 1989 a circa 200 000 nel 2010, il che riduce notevolmente il numero totale di beneficiari di IPG (G15). L’introduzione, nel 2004, delle indennità di perdita di guadagno in caso di maternità costituisce una ulteriore svolta. Nel 2011 le donne rappresentano già un quarto delle persone beneficiarie di IPG e le indennità di maternità costituiscono quasi la metà delle spese totali di questo ramo del sistema di sicurezza sociale (G16). Dal 2011, le indennità di maternità superano addirittura le somme destinate agli uomini (e alla manciata di donne) che prestano il servizio militare obbligatorio. Dalla metà del primo decennio del 2000 pure le IPG legate al servizio civile segnano una forte crescita.
Grafici
(12/2015)