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Swisscom ha paura di rimanere marginalizzata
La partecipazione maggioritaria della Confederazione nel capitale della Swisscom è un ostacolo allo sviluppo dell'azienda, secondo i dirigenti. Essi chiedono un maggiore margine di manovra e si oppongono con veemenza alla liberalizzazione dell'»ultimo chilometro».
Nel mercato concorrenziale delle telecomunicazioni, marcato dalla costante erosione dei margini di guadagno, è importante poter concludere alleanze, ha dichiarato all'assemblea generale lunedì a Zurigo il presidente del consiglio di amministrazione della Swisscom, Markus Rauh. E questo tipo di libertà non è compatibile con la partecipazione del 65 percento in mano alla Confederazione.
La Swisscom afferma di «poter vivere» con il progetto del Consiglio federale, che prevede la cessione della partecipazione maggioritaria della Confederazione, ma bisogna ancora convincere il popolo e il parlamento. Rauh ha promesso ai 1429 azionisti che la Swisscom rimarrà attaccata al servizio pubblico.
Jens Alder, presidente della direzione, ha vivamente criticato i progetti di apertura alla concorrenza dell'»ultimo chilometro», il collegamento tra le centrali Swisscom e gli utenti. Alder vede in essi un'»espropriazione» che serve gli interessi degli operatori delle reti via cavo. Entro cinque anni, questi cercheranno di offrire servizi completi che vanno dalla televisione al telefono, passando per internet, prevede Alder.
Nel frattempo la Swisscom, finché ci sarà la minaccia di espropriazione, non si sentirà libera di investire i miliardi di franchi necessari a istallare una rete di fibre ottiche, che le permetterebbe di rimanere competitiva. Se la Commissione della concorrenza imporrà l'apertura dell'ultimo chilometro, la Swisscom farà ricorso al Tribunale federale, ha annunciato Alder, che ha pure criticato le restrizioni all'istallazione di antenne per la telefonia mobile e le norme sempre più severe imposte da Berna.
«Tutti vogliono telefonare, ma nessuno vuole le antenne», ha detto. Per l'anno in corso, la Swisscom prevede che l'erosione dovuta alla «guerra dei prezzi» continuerà. L'utile operativo dovrebbe essere inferiore a quello dello scorso anno, ma un cambiamento di tendenza è atteso per il 2002. L'azienda dispone inoltre di importanti liquidità, che le permettono di prendere in considerazione acquisizioni all'estero. In Svizzera invece, le prospettive di crescita appaiono limitate.
Gli azionisti hanno approvato una riduzione della durata del mandato degli amministratori da quattro a due anni. La durata massima è stata portata da dodici a otto anni. I nove membri del consiglio sono stati rieletti per due anni.
swissinfo e agenzie
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