Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01108.jsonl.gz/448

Le relazioni tra il presidente francese Nicolas Sarkozy e la Confederazione non sono mai state cordiali. Entrato nel 2007 all’Eliseo, Sarkozy si è ben presto messo l’obiettivo di scardinare il segreto bancario elvetico, rimproverando a Berna un certo lassismo nella lotta contro l’evasione fiscale.
Le ostilità erano state aperte nell’ottobre 2008, quando l’allora ministro francese del Bilancio Eric Woerth aveva dichiarato : “Il segreto bancario svizzero è una reliquia del passato.”
Quello stesso anno era anche stato cancellato il tradizionale incontro annuale tra i presidenti dei due paesi e inutili erano stati gli sforzi della diplomazia svizzera per favorire la visita dell’allora presidente della Confederazione Pascal Couchepin a Parigi.
Nel novembre 2008 il premier francese François Fillon aveva comunque effettuato una visita ufficiale in Svizzera, durante la quale aveva assicurato che “la Svizzera non è un paradiso fiscale né per la Francia né per l’Ocse.” Aveva però messo in guardia Berna di come fosse nel suo interesse rispettare gli standard dell’Organizzazione di cooperazione e di sviluppo economico.
Nel marzo 2009 l’allora reponsabile del Dipartimento degli affari esteri Micheline Calmy- Rey aveva insistito presso il suo omologo francese Bernard Kouchner affinchè la Svizzera non fosse considerata un paradiso fiscale, promettendo un ammorbidimento del segreto bancario. Kouchner aveva replicato che le dichiarazioni di Calmy Rey non erano soddisfacenti.
Nell’aprile 2009, dopo una riunione del G20 a Londra, l’Ocse inseriva la Svizzera nella lista grigia dei paradisi fiscali, per la sua mancanza nell’applicare gli standard internazionali.
Sarkozy aveva minacciato di trasferirla nella lista nera, qualora Berna non avesse obbedito alle richieste di trasparenza dell’Ocse. Il tutto aveva suscitato forte malcontento sia nel governo federale che nei partiti.
Nell’agosto 2009 il governo francese aveva annunciato di aver ottenuto una lista di 3’000 conti detenuti da cittadini francesi presso la filiale ginevrina della banca HSBC, dati rubati da un ex informatico dell’istituto.
Di fronte alla crescente pressione della Francia, in dicembre il governo federale aveva deciso di bloccare la ratifica della nuova Convenzione di doppia imposizione appena firmata con Parigi.
Per uscire dall’impasse, nel gennaio 2010 la presidente della Confederazione Doris Leuthard aveva incontrato al WEF di Davos Nicolas Sarkozy. Parallelamente, il ministro delle Finanze Hans-Rudolf Merz aveva incontrato il ministro francese dell’Economia Christine Lagarde.
Era stato allora annunciato un accordo per il caso HSBC: Parigi non avrebbe chiesto a Berna assistenza amministrativa sulla base della lista con i dati rubati.
Era inoltre stato deciso di riprendere il processo di ratifica della nuova Convenzione di doppia imposizione.
Nel luglio 2010, Doris Leuthard aveva incontrato Sarkozy a Parigi. Il presidente francese aveva chiesto che la Svizzera partecipasse al lavori preparatori del G20, che si sarebbe svolto a Cannes all’inizio di novembre 2011.
“La Svizzera è un partner essenziale per riformare il sistema finanziario internazionale – aveva affermato.
Però al G20 di Cannes la Svizzera non era stata invitata e al summit Nicolas Sarkozy aveva denunciato le mancanze della Confederazione in materia di fiscalità, malgrado fosse stata tolta dalla lista grigia dei paradisi fiscali nel settembre 2009.
Un altro punto di discordanza è l’accordo Rubik, che Berna desidera siglare con Parigi così come ha fatto con Londra e Berlino.
Dal novembre 2010 la Francia si oppone a questo accordo, che permetterebbe ai francesi che hanno conti bancari in Svizzera di mantenere l’anonimato, a condizione di mettersi in regola con il fisco.
(Ticinolive/Tribune de Geneve.ch)