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LFF
Alexandra Latishev: «la metà dei registi in Costa Rica sono donne»
«Medea» (2017), primo film della regista costaricana Alexandra Latishev, proiettato sabato al Locarno Film Festival nel quadro della sezione Open Doors, ha già cinque anni ma la storia che racconta è ancora molto attuale. Keystone-ATS ha incontrato la regista.
La pellicola prende il nome dal mito di Medea, che arrivò ad uccidere i suoi figli per vendetta contro il marito. «È la mia interpretazione del mito», ha detto la regista Alexandra Latishev in un'intervista all'agenzia Keystone-ATS, «adattata al contesto in cui vivo, una Medea tropicale».
Linguaggio cinematografico
La protagonista del film, María José (Liliana Biamonte), è una 25enne incinta ma che fa di tutto per nasconderlo e negarlo, anche a sé stessa. Grazie al formato 4:3, il film si concentra sulla protagonista e sulle sue emozioni. Spesso però, e volutamente, la sequenza non mostra la sua pancia benché il film si apra con un'immagine dove la gravidanza è ben visibile.
«Volevo tradurre la sofferenza del personaggio in immagini», afferma la regista, «nel film la parola gravidanza non viene mai pronunciata». «Il Costa Rica è un Paese cattolico e molto conservatore», spiega Latishev, «dove l'aborto è illegale». «Le donne che abortiscono illegalmente possono finire in prigione». Soltanto recentemente la legge è cambiata e le donne vittime di abusi possono abortire, aggiunge.
Latishev ha inoltre intenzionalmente voluto mostrare «un'altra faccia del Costa Rica», tralasciando le immagini e gli stereotipi tipicamente turistici e concentrandosi su uno dei problemi centrali della nostra società: i diritti delle donne sul loro corpo.
Cinema in America centrale
«In America centrale è molto difficile fare cinema, non abbiamo molti fondi o educazione in questo ambito», indica Latishev, «ma in Costa Rica c'è qualcosa di particolare: metà dei registi sono donne». La regista aggiunge che prima di lei altre donne hanno spianato la strada in questo senso.
«Medea» è una coproduzione fra Cile e Costa Rica, per il film Latishev ha collaborato con la produttrice argentina Cynthia Garcia Calvo. «Abbiamo fatto questo film come una 'guerilla'», spiega Latishev, «con quasi niente, soltanto una raccolta di fondi per finanziarlo». In Costa Rica il film, nonostante la tematica controversa che tratta, è stato ben ricevuto.
«Per un film in America Latina in generale la prima difficoltà è quella di trovare i fondi per fare il primo film», spiega la produttrice Garcia Calvo.
Latishev è attualmente nella fase di editing di «Delirio», sempre prodotto da Garcia Calvo, «che esplora il tema della violenza di genere in tre generazioni di donne», spiega la regista. Si tratta di un film autobiografico con elementi di «terrore psicologico».
20 anni di Open Doors
La sezione Open Doors del Locarno Film Festival compie quest'anno 20 anni. Ogni tre anni Open Doors si interessa ad una nuova regione, gli scorsi tre anni il focus era sul sud est asiatico, mentre fino al 2024 al centro ci sono l'America Latina e i Caraibi.
Questa sezione, dedicata a registi e film che provengono dai Paesi dell'Est e del Sud del mondo, è frutto di una collaborazione con la Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) parte del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE).
Un traguardo importante questo, che stamane alla proiezione del film «Todos los peces», il direttore artistico del Locarno Film Festival Giona A. Nazzaro ha descritto come «una cooperazione a lungo termine» e «una fabbrica di creatività». Quest'ultimo in particolare grazie alla piattaforma di co-produzione Open Doors Hub, nel quale ad esempio Latishev partecipa in qualità di produttrice per «Los hombres morimos antes» ("Men Die Sooner") di Federico Montero.
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sifo, ats