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Gezeichneten, Die di Franz Schreker (1878–1934)
libretto proprio
(I predestinati) Opera in tre atti
Prima:
Francoforte, Opernhaus, 25 aprile 1918
Personaggi:
il duca Antoniotto Adorno (B); il conte Andrea Vitellozzo Tamare (Bar); Lodovico Nardi, podestà di Genova (B); sua moglie (m); Carlotta Nardi, sua figlia (S); Alviano Salvago, gentiluomo genovese (T); Guidobald Usodimare (T), Menaldo Negroni (T), Michelotto Cibo (Bar), Gonsalvo Fieschi (Bar), Julian Pinelli (B), Paolo Calvi (B), nobili genovesi; una cameriera (Ms); il capitano di giustizia (B); Ginevra Scotti (S); Martuccia, cameriera presso Salvago (A); Pietro, bravo (T); un giovane (T); un suo amico (B); una ragazza (S); sei senatori (T, Bar, B); popolo di Genova, nobili, borghesi, soldati, servitori, donne, fanciulle, bambini, fauni, naiadi, baccanti
Quando Zemlinsky progettò di comporre una ‘tragedia dell’uomo brutto’, chiese a Schreker di fornirgliene il libretto: da compositore quale a sua volta era, questi maturò, durante la stesura, una realizzazione personale del lavoro e approfittò senza ripensamenti di alcune riserve oppostegli da Zemlinsky a lettura ultimata, con conseguenti richieste di piccole modifiche, per destinare il testo a sé. Zemlinsky scelse allora un dramma di Oscar Wilde, Il compleanno dell’infanta , già utilizzato dallo stesso Schreker anni prima come spunto per un lavoro sinfonico e basato su una vicenda affine; dal canto suo Schreker, dopo aver terminato altri lavori, compose Die Gezeichneten fra il 1913 e il ’15; un estratto sinfonico dell’opera venne eseguito a Vienna già nel ’14 con Felix Weingartner sul podio, ma la prima rappresentazione si fece attendere ancora quasi quattro anni, per ritardi dovuti all’infuriare della grande guerra. Come il suo pendant zemlinskiano, Der Zwerg , anche l’opera di Schreker è ambientata nel Cinquecento, in questo caso a Genova.
Atto primo . Alviano Salvago, gentiluomo di terribile bruttezza, possiede un’isola lussureggiante, che per suo desiderio è stata curata e ingentilita tanto da sembrare un paradiso artificiale. Su quest’isola egli però non ha mai osato metter piede, perché la sua bruttezza vi stonerebbe con un contrasto troppo doloroso. Alcuni nobili genovesi gli rivelano di aver approfittato della sua isola per darsi a orge clandestine. Alviano freme, e li ammonisce ad astenersi almeno dal profanare la magica grotta sotterranea; ormai, comunque, è deciso a donare ai concittadini l’isola di cui il suo fisico sgraziato gli impedisce di godere. Arriva Carlotta, la bellissima figlia del podestà; il giovane Tamare se ne innamora follemente a prima vista, ma la fanciulla non se ne cura e chiede ad Alviano di recarsi da lei a posare per un quadro che sta dipingendo.
Atto secondo . Tamare confida all’amico Adorno la sua disperazione per il comportamento sdegnoso di Carlotta, e afferma di essere risoluto a strappare il suo ricordo dal proprio cuore; non prima, però, di averla ridotta a propria concubina per farle scontare l’umiliazione inflittagli. Nel suo atelier Carlotta cerca di catturare in Alviano lo sguardo intenso che che aveva sorpreso sul suo volto una mattina, mentre l’uomo contemplava l’alba; per ritrovare quell’espressione Carlotta cerca di avvalersi del suo fascino femminile e finisce per confessare ad Alviano di amarlo. Per portare a termine il suo disegno, gli ordina in ogni caso di rimanere immobile; il casto abbraccio dei due viene interrotto dall’annuncio dell’arrivo di Adorno, venuto a perorare la causa di Tamare.
Atto terzo . Carlotta, ammaliata dalla bellezza che vede fiorire intorno a sé, si riaccosta pentita a Tamare e lo segue nella grotta. Accortosi della sua assenza prolungata, Alviano la fa cercare e la ritrova ormai morente nella grotta. Qui Tamare lo deride per non aver saputo godere di lei e gli rivela che Carlotta gli si è data spontaneamente; convinto invece che Carlotta sia stata una vittima della furia bestiale del giovane Alviano lo uccide, ma resta pietrificato nell’udire la donna invocare appassionatamente, con l’ultimo respiro, il nome amato di Tamare.
La vicenda ideata da Schreker si nutre dei presupposti culturali maturati dalla cerchia di Siegmund Freud, Karl Kraus e Otto Weininger; la complessità dei rimandi (resta sottinteso un profluvio di echi letterari, da Wedekind a Maeterlinck a Mann) determina talora delle fratture nel decorso psicologico, forse troppo analitico per riuscire sempre credibile, ma affascinante proprio per le sue reticenze e ambiguità. Sullo sfondo di un Rinascimento idealizzato si profila una suggestiva commistione di Jugendstil e di espressionismo: da un lato la cornice floreale dell’isola artefatta e trasformata da mani umane, dall’altro lo stravolgimento fisico della deformità e quello psicologico dell’abbrutimento passionale. Tale dualismo estetico si riflette con coerenza nei profili musicali, vincolati alla tonalità ma liberamente atematici nella forma; il linguaggio sonoro si costituisce seguendo a passo a passo il divenire psicologico dei protagonisti, sul filo sottile e quasi imponderabile delle loro emozioni interiori più riposte.e.f.