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Non me la venga, non ce la venga a contare Bruno Ritter che questo è il pizzo Lizun: o meglio, che sia solo il pizzo Lizun e non piuttosto la montagna che nel suoi lunghi anni di galera ha dipinto e ridipinto, credendo infine di aver esaurito la sua missione.
Galera, proprio, non c‘è errore. Poichè solo un galeotto può conoscere le infinite variazioni di ciò che nella finestra della sua cella si succedono nello stretto panorama che tutti i giorni, giorno dopo giorno, vede. È il Ritter galeotto è stato; non in senso stretto, poichè non gli si conoscono crimini da codice penale, ma in senso metaforico, negli anni della solitaria Canete; docce gelide, pallidi soli e ringhiosi profili di montagne, altezzose e acerbe modelle per tanti suoi quadri.
Caro Bruno, credevi di non aver più montagne da dipingere? Guarda i cento Lizun di adesso allora, pensa agli altri rocciosi embrioni che fra un pò prenderanno forma di montagna la galera segna; c‘è chi ne esce rivestito di tatuaggi, chi con l‘ossessione di quella vista che sembra sempre uguale. Ti saluto cordialmente.
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