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Commento di Giancarlo Ré
L'immagine che pubblichiamo, degli archivi del fotografo Vincenzo Vicari, documenta molto bene il fervore edilizio che ha cambiato il volto alla nostra città dopo la fine della seconda guerra mondiale. In questo caso siamo negli anni '70 del secolo scorso e, per orientare i lettori che non hanno vissuto quel periodo, iniziamo con il segnalare che, in basso a destra, si riconosce il complesso del convento di San Giuseppe, con gli edifici che ospitavano le scuole medie (in seguito abbattuti per far posto agli attuali stabili amministrativi e all'autosilo privato). Proseguendo verso sinistra si arriva al bar Cento, al ristorante Spuntino e alla casa Macconi; s'intravvede la cappella che ha resistito alle demolizioni del complesso di San Giuseppe. Dietro a quest'ultimo appare il grande cantiere della Migros, allora in fase di realizzazione in via Pretorio. L'area era occupata, sino agli anni '60, dall'oratorio femminile. Alla sinistra del sedime si vedono la casa di Ferruccio Pelli, in quegli anni sindaco della città, e quella che, al piano terreno, ospitava l'Economato comunale e il negozio della famiglia Nesa. Di fronte al cantiere Migros si riconoscono il palazzo di giustizia, con la tipica sporgenza realizzata in corso d'opera per ampliare l'aula penale, e il cantiere della Loggia «Il Dovere». Più sopra, un ampio spazio occupato da diverse automobili: si tratta del sedime che attualmente accoglie l'autosilo di via Balestra, realizzato in quegli anni su progetto dell'architetto Cesarini, allora funzionario dell'Ufficio tecnico comunale. Su quel terreno, che fino al 1934 ospitava l'officina comunale del gas, trovarono posto, per alcuni anni, le baracche provvisorie degli uffici della Posta, un campo di pallacanestro e la sede degli esploratori Aget. Dietro il palazzo di giustizia si scorge un altro importante cantiere, sorto sui terreni dove in precedenza c'erano le carceri.
Proseguendo verso l'alto si giunge in via Pioda, dove spicca il palazzo ex Fidinam, costruito sulla proprietà della famiglia Nasoni, e il nuovo palazzo delle Dogane, realizzato, assieme alla parte privata dalla ditta Boni e Regazzoni, negli anni '60 al posto delle proprietà Crescionini (dove abitò il sottoscritto fino ai 20 anni, quando la casa venne demolita e ci trasferimmo in via Lavizzari), Guglielmoni-Garbani Nerini e Ambrosetti (le cui officine erano situate in pieno centro città). All'incrocio tra via Pioda e via Emilio Bossi si distingue lo stabile, al cui pianterreno c'era la pasticceria Buri; alla confluenza di via Pioda e via Balestra si notano invece le costruzioni basse che accoglievano artigiani nel complesso che gravitava su via Industria. Ricordo ben due maniscalchi (Gauchat e Peri), un laboratorio per la lavorazione del rame (Pagnamenta) e una falegnameria in via Industria. Il complesso ospitò anche il garage Marelli ed Egg. Sulla foto si riconosce l'osteria Picet, della famiglia Senni. Sulla sinistra, all'incrocio tra via Balestra e viale Stefano Franscini, si può vedere la villa della famiglia Bolzani, sul cui sedime sorge ora la banca Pkb. All'estrema sinistra spuntano i rami di un albero tra quelli che un tempo ornavano le ville situate lungo il viale Stefano Franscini, ora sostituite dal complesso bancario progettato dall'arch. Mario Botta. Lungo via Balestra ci sono le proprietà Torricelli, con la fabbrica di gassose Peri, il garage Belloni e la proprietà Himmelsbach.