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SIERRE - La donna che nel dicembre del 2015 soffocò il proprio neonato, per poi gettarlo nella spazzatura, rischiava 10 anni di carcere, ma alla fine il Tribunale di Sierre l’ha condannata mercoledì mattina a 2 anni con la condizionale.
La presidente della Corte, Patrizia Métrailler, ha spiegato che la donna è colpevole di infanticidio, ma non di assassinio o omicidio. Basandosi sulle perizie mediche, la Corte ha giudicato che la donna, che ha partorito da sola, nella sua vasca da bagno, si trovava ancora in una fase di «disordini fisici e mentali» dovuti alla gravidanza e al parto.
Era già la seconda volta che la donna rimaneva incinta da una relazione intrattenuta con un vicino di casa sposato. La prima volta si era resa conto di essere in dolce attesa solo con l'incombere del parto, la seconda era stata avvertita dai medici durante un intervento chirurgico.
I fatti - La mattina del primo dicembre 2015 la donna ha messo al mondo il piccolo. L’idea era di farlo adottare, ma poco dopo il parto l’ha soffocato con un asciugamano - un’agonia durata mezz’ora - mettendo poi il cadavere del neonato in un armadio situato nella camera degli altri tre figli.
In seguito lo ha trasferito sul balcone, per poi gettarlo, assieme alla placenta e al cordone ombelicale, in un sacco della spazzatura, gettato in un container poco distante.
La procuratrice, che aveva chiesto 10 anni di carcere, farà ricorso contro la decisione della Corte.