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COMUNICATO STAMPA - Un comitato composto prevalentemente da rappresentanti dell’UDC ha annunciato che lancerà un'iniziativa popolare per ridurre il canone radiotelevisivo a 200 franchi. Inoltre, vorrebbe sopprimere il canone delle imprese, confermato a più riprese dal popolo e dal Parlamento. Per i media privati che percepiscono una quota del canone rimarrebbe in vigore lo status quo. La SSR prende atto di questo attacco, che giunge a quattro anni dal netto rifiuto dell'iniziativa «No Billag» nel marzo 2018. Con oltre il 70% di «No», la popolazione aveva allora confermato la volontà di mantenere un servizio pubblico forte. La SSR è pronta a dimostrare ancora una volta il proprio contributo alla società.
Dopo il chiaro «No» all'iniziativa «No Billag», il popolo svizzero sarà nuovamente chiamato ad esprimersi sulla natura e sul futuro del servizio pubblico. Martedì 1° marzo 2022 un comitato composto prevalentemente da rappresentanti dell’UDC ha annunciato il lancio di un'iniziativa popolare che, se accettata, comporterebbe una massiccia riduzione del budget della SSR.
Una centralizzazione inevitabile
È chiaro che se la SSR vedesse il suo budget così fortemente ridotto in base alle intenzioni di promotrici e promotori dell’iniziativa, la SSR non potrebbe più sostenere il suo attuale modello decentralizzato. La conseguenza sarebbe una vasta centralizzazione, probabilmente in un unico sito di produzione, a scapito soprattutto della copertura regionale, delle minoranze linguistiche e di tutte le regioni del nostro Paese.
Jean-Michel Cina, presidente del Consiglio d'amministrazione della SSR: «La SSR fornisce un contributo essenziale allo scambio culturale e alla comprensione tra le regioni linguistiche svizzere, e quindi alla coesione della nostra società. Questo contributo è possibile solo con un forte radicamento regionale, che una tale iniziativa mette in pericolo».
Ripercussioni in numerosi settori
Un ridimensionamento massiccio della SSR sarebbe un duro colpo per la piazza mediatica svizzera, e in particolare per i settori svizzeri del cinema, della musica, della cultura e dello sport. La centralizzazione che esso comporterebbe nell’ambito della produzione avrebbe inoltre un impatto considerevole sul personale. Dopo il centinaio di milioni di franchi già risparmiati dalla SSR negli ultimi tre anni, conseguenze importanti sul personale sarebbero inevitabili. Ad essere colpiti sarebbero anche numerosi posti di lavoro esterni che dipendono direttamente dalla SSR, così come gli investimenti per quasi 100 milioni di franchi all'anno nell'industria audiovisiva e nella produzione indipendente.
Gilles Marchand, direttore generale della SSR: «La popolazione, con quasi il 72%, ha di recente detto «Sì», a un forte servizio pubblico dei media. Un servizio pubblico per il quale le collaboratrici e i collaboratori di RSI, RTR, RTS, SRF, SWI e della SSR si impegnano ogni giorno con grande determinazione e forniscono prestazioni di qualità riconosciute. Lo si può constatare proprio in questi giorni: mentre l'Europa si confronta con un conflitto armato, le informazioni fornite dalle redazioni della SSR, anche direttamente sul campo, sono essenziali per comprendere ciò che accade. Se, nel contesto di una «No Billag 2», saremo nuovamente chiamati a dare prova del contributo che apportiamo alla società, lo faremo con tutte le nostre forze».
La tassa sui media per le economie domestiche è già diminuita di oltre il 25% dal 2018. Nello stesso periodo, la SSR ha già ridotto fortemente il suo budget. Ulteriori tagli si tradurrebbero inevitabilmente in un indebolimento della qualità. L’accettazione di una tale iniziativa porterebbe a un forte calo dell'offerta di informazioni indipendenti, necessarie alla formazione dell‘opinione pubblica, e indispensabili per il buon funzionamento della democrazia diretta.