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Il dottor Giuseppe Maggi, originario di Caneggio, nacque nel 1910 a Brunnadern, Canton San Gallo ove il padre, ingegnere, era impegnato in un cantiere per i lavori di scavo di una galleria.
Nel 1936 si laureò in medicina a Losanna per poi esercitare a La Chaux de Fonds, a Travers (NE) e in seguito in Ticino.
Nel 1948 Maggi lesse sul Bollettino dei medici svizzeri un annuncio: “Si cerca un medico per l’Africa”.
Maggi non era mai stato in Africa ma aveva sempre sognato segretamente di scalare il Kilimangiaro. Nel 1948 partì per Kagondo, nel Tanganika. In quella piccola, remota località, iniziarono i suoi quarant’anni d’Africa.
Nel 1951, dal Tanganika il dottor Maggi si spostò di duemila chilometri verso ovest approdando in Camerun a Omwan, poco a nord della capitale Yaoundé.
Iniziò la sua attività nell’ospedale “Ad Lucem”, dell’omonima fondazione. La struttura sanitaria era diretta dalla dottoressa ginevrina. Josette Debarge. Maggi l’aiutò nel suo lavoro, mentre scopriva e prendeva coscienza della realtà umana del continente.
Spostatosi di 150 Km verso sud ovest, nella foresta litoranea del sud, nel distretto di Douala, Maggi si rese immediatamente conto che in quei luoghi vi era assoluta necessità di un ospedale.
Così, senza indugio, cominciò la costruzione del suo primo ospedale in una radura della giungla presso la missione di St. André. Diresse personalmente i lavori di costruzione.
Per due anni fece la spola con Omvan che dista 150 Km. Quando il complesso ospedaliero dimostrò un buon livello di autonomia, il medico prese una decisione che avrebbe in seguito caratterizzato tutto il suo lavoro in Africa: cedette l’ospedale ad un ente capace di assicurarne il funzionamento. L’Ospedale di St.André passò alla Diocesi di Douala che ne continuò la gestione.
Nel ‘54 Il dottor Maggi ritornò a Omwan, in piena foresta, dove era iniziata la sua avventura camerunese. Trasformò il piccolo nosocomio di 60 posti letto, fatto di capanne in fango e paglia, in un ospedale in muratura da 200 posti letto.
Nei territori adiacenti l’ospedale creò una rete di 16 dispensari in cui operavano infermiere ed infermieri indigeni preparati da lui e capaci di svolgere in modo relativamente autonomo i loro compiti.
Formare giovani del luogo in campo sanitario e renderli autonomi nello svolgimento della loro attività sarà l’elemento distintivo della sua opera di medico al servizio delle popolazioni camerunesi più disagiate.
Assicurato il funzionamento sanitario e amministrativo degli ospedali di Omvan e St.André, il dottor Maggi, dopo un viaggio nell’estremo Nord del Camerun (1956), maturò il suo grande progetto per un intervento in un’area geografica da molti ritenuta allora proibitiva.
Le realizzazioni sanitarie sorte una dopo l’altra si chiamano: Tokombéré, Petté, Zinah, Mada.
L’inizio di Tokombéré, ai piedi dei monti Mandara abitati dalle tribù dei Kirdi, furono due piccole case di fango col tetto di paglia dove cominciarono ad affluire i primi pazienti. Superate le iniziali diffidenze divenne un punto di riferimento anche per le popolazioni mussulmane della pianura circostante da sempre piuttosto ostili nei confronti dei Kirdi della montagna. L’ospedale si ingrandì notevolmente nel corso degli anni.
Nel marzo del 1961 un incendio causato da autocombustione lo distrusse completamente. Il dottor Maggi stesso ricordava di aver salvato solo i pantaloncini, la maglietta e le ciabatte che indossava.
La notizia del devastante incendio ebbe grande rilievo sui media ticinesi.
Si aprì una sottoscrizione popolare con buoni risultati. Due anni dopo il Giornale del Popolo promosse un ulteriore raccolta per poter concludere la ricostruzione.
Vennero raccolti 50 mila franchi più del previsto che il medico utilizzò per la costruzione del reparto di maternità.
Nel 1965 il dottor Maggi affidò l’ospedale, fresco di ricostruzione, alla Diocesi di Maroua che ne garantirà il funzionamento nel tempo unitamente all’Association Tokombéré.
Per assistere meglio le popolazioni mussulmane della savana che non potevano raggiungere Tokombéré a causa delle distanze da superare su piste disagevoli e talvolta impraticabili, il dottor Maggi decise di costruire un nuovo ospedale 70 km verso nord-est, a Petté, non lontano dalla riserva naturale di Waza.
L’incisività della sua azione non era sfuggita alle autorità del Camerun che appoggiarono l’iniziativa mentre il sultano di Petté mise gratuitamente a disposizione i terreni necessari. La struttura fu costruita in una zona propizia all’agricoltura il che spinse molti Fulbé (pastori nomadi) che usufruivano delle cure ospedaliere a intraprendere una nuova vita da contadini sedentari.
Petté, come Omvan e Tokombéré, divenne anche un centro di aggregazione sociale.
Una volta raggiunta la piena autonomia d’esercizio anche Petté venne ceduto a un ente appositamente costituito, la “Fondation sociale suisse du Nord Camerun”, un organismo di interesse pubblico con sede a Losanna.
Archiviato Petté il dottor Maggi rivolse la sua attenzione alla regione di Zinah, a Nord Est del Parco Nazionale di Waza. L’intera zona era interessata da esondazioni stagionali in seguito allo straripamento dei fiumi Logone e Chari e del lago Tchad. Questa particolare condizione idroclimatica, garantendo due raccolti l’anno, richiamava molta popolazione. Nel ’69 A Zinah e nei dintorni risiedevano 25 mila persone esposte a gravissime epidemie determinate dal carattere paludoso del territorio.
Gli ospedali più vicini erano quello di Petté ( 90 km.) e quello di Yagoua ( 135 km) raggiungibili su piste non percorribili per sei mesi l’anno. Finché le condizioni del terreno lo consentivano il dottore si spostava in auto poi in barca a motore per visitare i malati che non potevano raggiungere l’ospedale di 100 posti letto costruito su un altura nella savana paludosa.
Nel ’74, senza lasciare Zinah , cedette la struttura alla Fondazione Elvetica Ospedale di Zinah con sede a Lugano. L’anno seguente, pur continuando ad occuparsi di Zinah, iniziò la costruzione del suo sesto ospedale ancora più a Nord, a Mada, a pochi km. dal lago Tchad.
A metà del degli anni ’80, in seguito alla costruzione di alcune dighe nel Tchad, le esondazioni dei fiumi e del lago si interruppero: i terreni inaridirono e la zona si spopolò. Per questa ragione, alla morte del dottor Maggi, la struttura fu abbandonata. A Zinah rimase operativo un piccolo centro sanitario.
La straordinaria intraprendenza del dottor Maggi non lasciò indifferenti le Autorità camerunesi che nel 1975 gli proposero di costruire un nuovo ospedale al limitare del lago Tchad. Dopo un accurato sopraluogo scelse il villaggio di Mada, 250 km. a Nord di Zinah, preferendolo alla località di Massaky suggerita dai funzionari statali. La regione, isolata sia dal profilo geografico sia dal profilo sociale, presentava bisogni sanitari estremi.
Così a Mada prese vita la sua grande ultima opera, sostenuta fin dall’inizio dalla generosità di numerosissimi ticinesi, tra questi Gianalberto Balliana – da molti anni alla guida dell’opera Umanitaria – che affiancò Maggi nell’allestimento della struttura sanitaria.
Oggi l’Ospedale dispone di 150 posti letto e offre un’ampia possibilità di cure alla popolazione dell’estremo Nord del Camerun che, diversamente, potrebbe trovarle solo a 120 km di distanza e per alcune patologie addirittura a 250 km di distanza.
Il dottor Maggi si congedò dalla vita il 25 luglio del 1988, a 78 anni, durante il breve riposo pomeridiano dopo aver trascorso l’intera mattinata in sala operatoria. L’infermiere, che era andato a chiamarlo per le consuete visite del pomeriggio, lo trovo serenamente addormentato. Mada fu la sua ultima fatica dopo 40 anni di inesausto lavoro al servizio dell’Africa. Fu sepolto nel “suo”ospedale, all’ombra degli alberi, di fronte a una piccola cappella a lui dedicata.