Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01111.jsonl.gz/654

LA LIBERTÀ INIZIA DAL PENSIERO
Stamattina mi si è affacciato un pensiero alla mente che riguarda la libertà.
Quanto valore ha per noi tutti! O almeno così sembra essere. Molti hanno dato la vita per guadagnare il diritto di libertà per quelli che restavano.
In effetti, quello di essere libero è un diritto di ognuno.
Ma libertà non è sempre libertà. E libertà non è uguale a libertà.
Mi sono immaginato un prigioniero in un paese dove non esiste libertà di pensiero, dove non c’è rispetto per la vita umana. Il carceriere apre la porta e fa per dare la libertà al carcerato. Gli spalanca il cancello e lo invita con un sorriso forzato a prendersi la libertà. Con quanta probabilità il carcerato varcherà la soglia e farà i primi metri liberi senza guardarsi alle spalle? Temerà di essere falciato in due da un mitra.
Se invece si conquistasse la libertà da solo riuscendo ad evadere e poi fuori dalle mura del carcere, sentendo la voce del carceriere che gli grida di fermarsi, lui si blocca dalla paura e si ferma, solo per vedere che l’ex-guardiano lo saluta da lontano e gli augura ogni bene, indicandogli pure la via da prendere per non incorrere in pericoli, non sarebbe questa una libertà completa, vera?
O anche un adolescente che la sera vorrebbe uscire di casa e il padre gli concede due ore, o gli indica l’orario del rientro. Si può chiamare certo libertà.
Se invece il padre chiedesse: “A che ora pensi di rientrare?” e, dopo che il figlio gli dice “A mezzanotte”, il padre replicasse “potresti rientrare un po’ prima, magari alle 23.00h, così facciamo una chiacchierata prima di andare a dormire?”. Ecco, se il figlio potesse scegliere di anticipare l’orario, non è questa la vera libertà?
Ho pensato che la libertà più saporita non è quella che ti viene regalata, ma quella che ti conquisti, perché non è condizionata dai capricci altrui.
Un carcerato potrebbe anche esser in isolamento e sentirsi libero. Ha la libertà di pensare. Può pensare se le proprie scelte valgono la pena di perdere la libertà fisica. Può leggere libri, biografie di evasori, può leggere saggi scritti da amanti della libertà. Può studiare pensieri nuovi. Può sognare un mondo libero in un futuro vicino.
Miliardi di persone sono prigioniere del passato e del loro ambiente: non mettono in dubbio nulla di ciò che è stato loro insegnato. “Così sono nato e così morirò!” Non vogliono deludere i propri educatori facendo scelte diverse. Sono in carcere credendo di essere libere. Pensano di essere padroni delle scelte che fanno, mentre sono prigioniere di tradizioni. Quel che è triste è che stanno bene così.
Mentre siamo in una cella, due per due, con una minuscola finestra, guardiamo verso il cielo, maestoso; osserviamo il volo degli uccelli. Se vogliamo sognare chiediamo dei libri al carceriere. Ci sveglieranno dal torpore! Ci faranno capire che la libertà non è lo stare in quattro metri quadri con una finestra aperta al cielo, ma di volare in alto, con un deltaplano al fianco degli uccelli, guardando da lassù le mura del carcere crollate. La libertà non è l’ora d’aria che ci viene concessa, ma l’ora di isolamento che scegliamo per essere soli e meditare.
Chiediamo libri al carceriere. La libertà si conquista prima col pensiero, poi con le azioni.
E non dimentichiamo di chiedere il libro dei libri, la Bibbia; ce n’è in ogni biblioteca carceraria. Non facciamocela leggere, perché quelli che ce la leggono senza farci vedere con i nostri occhi dove leggono, l’hanno usata per dirci che stiamo bene in quella cella, che ‘è scritto così’.
Un grande difensore della Bibbia, Gesù, parlando a Dio disse: “La tua parola è verità”. Poi rivolgendosi a noi: “Conoscerete la verità e la verità vi renderà liberi”.
La libertà inizia dal pensiero. E il pensiero va nutrito.