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A Caslano si racconta che un tempo le streghe davano una mano ai contadini nel lavoro dei campi. Accadeva a fine luglio, quando, tagliata la segale, si procedeva ad una seconda semina, di panìco. Le streghe venivano in volo, di notte, dalla Rocchetta, oltre il monte di Pura: silenziose e notturne strappavano dai campi i fusti della segale perché il panìco crescesse più rigoglioso.
Le donne del villaggio preparavano loro, per compenso, una focaccina di farina, acqua e sale, e la deponevano su una grande pioda in cima al paese: qui le streghe, a lavoro finito, sedevano e si rifocillavano. Una panchina di pietra era il loro sedile, mentre gustavano la focaccia del loro compenso.
Ma una volta i ragazzi del villaggio vollero giocare un brutto tiro alle streghe: accesero un fuoco sotto la panchina e lo tennero vivo fino ad arroventare la pietra; poi la ripulirono e tolsero ogni traccia della legna bruciata.
Le streghe, ignare, vennero a sedersi dopo la lunga fatica: quando la pietra rovente morse loro la carne, si volsero inviperite alle case buie del villaggio: "Ah sì? Scotaa ciap a mi? Mi strépa panic a ti!".
Di nuovo si gettarono per i campi, ma questa volta con furia distruttiva: divelsero le piantine di panìco, le sradicarono, e dappertutto rimase solo la loro devastazione.
Poi abbandonarono il luogo, e da quella volta non vi fecero più ritorno.
Franco Zambelloni
Il meraviglioso, Leggenda comunicata dalla signora Rosina Faedi, di Caslano