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Il Tribunale federale:«esame limitato alla sola superficie del corpo. Ispezioni cavità intime affidate a un medico».
BERNA - Le guardie di frontiera, come i poliziotti e il personale penitenziario, possono procedere a perquisizioni corporali quando le circostanze lo richiedono ma non a ispezioni delle cavità intime che debbono essere affidate a un medico. È quello che precisa il Tribunale federale (TF) alla luce di un processo avviato dopo la denuncia di una donna perquisita alla dogana di Collex-Bossy (Ginevra).
Il fermo alla dogana e la perquisizione corporale che ha fatto scattare la denuncia - I giudici di Mon Repos erano chiamati a esaminare la competenza del personale doganale in seguito al controllo eseguito su una giovane trovata in possesso di mezzo spinello che nascondeva nel vano portaoggetti della sua auto. In questa occasione, la trentenne era stata oggetto di una palpazione sopra gli indumenti e poi aveva dovuto spogliarsi completamente davanti al personale femminile.
Richiesta di risarcimento respinta ma riconoscimento del principio di proporzionalità - Dopo qualche tempo la donna ha presentato una denuncia penale per abuso di autorità e coercizione, chiedendo un risarcimento per torto morale di 5'000 franchi. Il procedimento penale è stato condotto dalla giustizia militare ed è ancora pendente. Da parte sua il Tribunale amministrativo federale (TAF) ha respinto la richiesta di risarcimento. In una sentenza pubblicata oggi, il TF accoglie il ricorso della trentenne. La Corte ritiene che la perquisizione corporea non rispettasse il principio di proporzionalità. In effetti, la donna era stata vittima di atti di carattere sessuale nel 2015 e conservava nel portafoglio una carta che attestava tale abuso.
La donna e il certificato nel portafoglio attestante abusi sessuali subiti - I giudici federali sottolineano che il controllo degli effetti personali, meno invasivo, deve essere effettuato prima della perquisizione corporale. Se le doganiere avessero proceduto in quest'ordine, avrebbero trovato la carta che attestava l'abuso e avrebbero potuto valutare meglio la situazione. Davanti alla giustizia militare le doganiere hanno riconosciuto che, date le circostanze, avrebbero rinunciato a una simile perquisizione per un pezzo di spinello.
Ambiguità giuridica - Al di là del caso in questione, il TF ha avuto l'occasione di eliminare l'ambiguità riguardo alla legalità delle perquisizioni corporali effettuate dalle guardie di frontiera. Constatando che la legge sulle dogane non è chiara sulle modalità dell'ispezione delle zone intime, la seconda Corte di diritto pubblico, composta da tre uomini e due donne, ritiene che debba essere interpretata in modo da conferire ai doganieri le stesse competenze degli agenti di polizia o del personale penitenziario. In altri termini le guardie di frontiera possono, quando le circostanze lo richiedono, effettuare un controllo visivo dell'intera superficie corporea delle persone sospette, compresa la zona intima. È autorizzata l'ispezione delle cavità nasali e orali.
Ispezione cavità intime da affidare solo a un medico - Tuttavia, l'ispezione delle cavità intime deve essere affidata a un medico. In linea generale, e se non c'è urgenza, tutte le perquisizioni devono essere compiute da agenti dello stesso sesso della persona controllata. Il caso è stato rinviato al Tribunale amministrativo federale per determinare se le altre condizioni per un risarcimento della ricorrente siano soddisfatte.