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“Ci sono cose sul terreno che avrei potuto gestire meglio”: dopo che da mesi l'Australia brucia senza sosta, avvolta in una cappa di fumo, con almeno 28 morti, il primo ministro Scott Morrison, subissato di critiche e proteste, ha fatto oggi, domenica, pubblica ammenda per come l'emergenza è stata gestita dal suo Governo federale.
Contestato nei villaggi colpiti dal fuoco che visitava, dove in diretta tv (è successo a Cobargo, New South Wales) si è preso anche degli insulti, come “qui non prendi più manco un voto”, Morrison, citato dalla BBC, ha commentato: “Sono ambienti sensibili, sono ambienti molto emotivi. I primi ministri sono fatti pure loro di carne e ossa quando si confrontano con la gente”.
Il premier conservatore, accusato di aver fatto poco, di essere in pratica un negazionista sui cambiamenti climatici e di essere in combutta con la lobby del carbone e, infine, di essere andato in ferie alle Hawaii mentre la nazione bruciava, ha detto che ora c'è “una voglia nuova” del Governo di farsi carico del disastro, annunciando pure una sorta di pubblica inchiesta sulla risposta di Canberra all'emergenza incendi. Nessun collegamento tra il caldo, gli incendi e il clima, è stato però accennato da Morrison.