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Il Consiglio federale non avrebbe dovuto interrompere i negoziati sull'accordo quadro con l'Unione europea senza il consenso del Parlamento, perciò la decisione è incostituzionale. È la conclusione – riportata oggi dalla ‘SonntagsZeitung’ – di una perizia fatta dal noto esperto legale svizzero Thomas Cottier, professore emerito di diritto commerciale europeo e internazionale all'Università di Berna. La decisione governativa non è stata “solo la rottura di un negoziato specifico, ma una decisione fondamentale sulla politica europea e sulla definizione della rotta per la Svizzera”. Secondo l'esperto la Costituzione federale richiede che tali decisioni siano prese “congiuntamente e con il voto dell'Assemblea federale”. Il Parlamento “aveva non solo il diritto ma il dovere di correggerlo”. Gli strumenti sono, per esempio, l'iniziativa parlamentare o una commissione parlamentare d'inchiesta. Inoltre, il Consiglio federale ha privato il popolo del diritto democratico diretto di un referendum e quindi della possibilità di decidere da solo su una questione così importante, ha concluso Cottier.
Con la rottura dei negoziati sull'accordo quadro, anche l'accordo sull'elettricità è fallito. Questo rende più pressante la questione di come la Svizzera sarà in grado di coprire il suo fabbisogno di elettricità una volta che le centrali nucleari saranno chiuse. Anche se la durata di vita delle centrali nucleari non è limitata, in passato si supponeva che sarebbero rimaste in funzione per 50 anni. Ora si parla nuovamente di dieci anni in più, come riporta la ‘Nzz am Sonntag’. Solo due anni fa il ministro dell'energia Simonetta Sommaruga ha evitato di chiedersi se l'Ufficio federale dell'energia (Ufe) avesse ormai messo in conto una durata di vita di 60 anni nelle sue prospettive energetiche. Ora, secondo il domenicale, il governo federale ha iniziato i colloqui con gli operatori delle centrali nucleari. «Siamo interessati ai piani attuali degli operatori delle centrali nucleari», ha detto la portavoce dell'Ufe Marianne Zünd, secondo cui il funzionamento fino a 60 anni richiede «un lavoro preliminare completo e decisioni tempestive».