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BERNA - Se i giovani non si stanno vaccinando qualche responsabilità ce l'ha l'Ufficio federale della sanità pubblica. Questo è quello che pensano alcuni esperti all'indomani della pubblicazione dei risultati del sondaggio Tamedia secondo cui una persona su tre (36%) dei giovani di età compresa tra i 18 e i 34 anni ha risposto di non avere alcuna intenzione di vaccinarsi. Il motivo? Considerano il Covid non più pericoloso di una normale influenza.
Se tra i giovani si è formata questa idea vuol dire che il messaggio non è passato del tutto. Gli esperti ritengono che la comunicazione sulla campagna vaccinale da parte dell'Ufficio federale della sanità pubblica si sia concentrata troppo sulla popolazione anziana. Ne è convinta ad esempio Michèle Bowley, psicologa attiva a Olten: «È stata un'occasione mancata, la comunicazione verso i giovani deve assolutamente essere migliorata. Bisogna mostrare sia i vantaggi sia gli svantaggi della vaccinazione, ed evidenziare la libertà di muoversi come principale vantaggio». C'è chi come l'infettivologo Andreas Widmer è convinto che debbano essere coinvolti anche i social media, i canali principali per quanto riguarda la comunicazione tra i giovani: «L'Ufficio della sanità pubblica deve usare tutti i mezzi possibili per far arrivare il messaggio ai giovani».
Tuttavia l'UFSP non ritiene che il numero delle vaccinazioni giovanili sia poi così eccessivamente basso. Ha fatto sapere che la disponibilità a vaccinare è aumentata negli ultimi mesi, e che sono molti coloro che non hanno ancora preso una decisione e che potrebbero cambiare idea a favore della vaccinazione nelle prossime settimane.