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BERNA - Il consiglio di amministrazione della Posta viene messo sempre più sotto pressione per la vicenda delle manipolazioni contabili di AutoPostale. Dopo il siluramento della direzione e le dimissioni annunciate ieri sera dal vicepresidente del cda Adriano Vassalli, oggi politici di destra e di sinistra chiedono dalle pagine dei domenicali conseguenze non solo per la direzione ma anche per altri membri dell'organo di sorveglianza.
Il capo del gruppo parlamentare UDC alle Camere federali Thomas Aeschi (ZG) ritiene «inaccettabile» che solo la direzione della Posta sia chiamata a rispondere delle sovvenzioni pubbliche per quasi 91 milioni di franchi non dovute ma incassate da AutoPostale tra il 2007 e il 2015. Anche i responsabili del consiglio di amministrazione hanno trascurato il loro dovere, dice alla SonntagsZeitung.
Nel mirino dei politici c'è sempre più anche il presidente dalla Posta Urs Schwaller. Dalle pagine dello stesso domenicale, il consigliere nazionale Philipp Hadorn (PS/SO) rinfaccia a Schwaller di aver ordinato un'indagine solo sul periodo dove lui non era ancora presidente del cda. «Evidentemente così non va», osserva Hadorn auspicando che venga fatta chiarezza anche su quanto successo negli anni 2016 e 2017.
La SonntagsZeitung scrive poi che secondo un recente rapporto di inchiesta Urs Schwaller ha avuto indicazioni di manipolazioni contabili. Una bozza del rapporto di revisione del luglio del 2016 riporta che AutoPostale era confrontato a un conflitto di obiettivi: una contraddizione tra direttive imperative dell'Ufficio dei trasporti di realizzare profitti per il gruppo ma di non fare utili con il traffico regionale sovvenzionato.
In una presa di posizione odierna La Posta scrive che Schwaller ha già comunicato apertamente in occasione della conferenza stampa di lunedì scorso che con i documenti e le perizie ora a disposizione avrebbe potuto valutare diversamente alcuni passaggi del rapporto di gestione del gruppo. Il presidente del cda ha anche aggiunto di «prendersi la propria responsabilità per quello ora si può valutare come comportamento troppo poco critico».
Sempre oggi, l'ex-presidente del consiglio di amministrazione delle Posta Claude Béglé, in un'intervista al domenicale Matin Dimanche, ha denunciato una «cultura del non detto» e una «maniera di manipolare l'informazione» all'interno dell'azienda. «La mancanza di trasparenza può comportare delle derive» ed è quanto successo con AutoPostale tra il 2007 e il 2015, ha detto. Secondo il consigliere nazionale (PPD/VD) la Posta ha un grave problema nelle procedure di gestione, e «la mancanza di chiarezza consente una concreta libertà di azione» di quelli che sono ai comandi.