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Il governo vuole far saltare l'ultimo bastione di Swisscom, il cosiddetto "ultimo miglio". Il raccordo dell'utente con la centrale più vicina ha i mesi contati.
La liberalizzazione del mercato delle telecomunicazioni prosegue rapidamente. L'unica incertezza riguarda i tempi. Con una sua tipica battuta, il ministro delle telecomunicazioni Moritz Leuenberger ha detto mercoledì di non sapere "chi suonerà l'ultimo tango per l'ultimo miglio."
Si arriverà al referendum?
I cambiamenti necessari potrebbero infatti essere realizzati con un semplice adattamento delle ordinanze che regolano il settore, ma potrebbero anche richiedere un cambiamento di legge. Nel primo caso, l'ultimo miglio cadrebbe all'inizio dell'anno prossimo e la decisione resterebbe di competenza del governo. Nel secondo, tutto si fa più incerto e potrebbero entrare in gioco il parlamento e addirittura il popolo, in caso di referendum contro la liberalizzazione. Una perizia giuridica permetterà di chiarire la situazione.
Leuenberger ha anche ricordato che l'apertura del mercato delle telecomunicazioni avviata il 1° gennaio 1998 ha portato fin qui notevoli vantaggi. Sia per quanto riguarda la diminuzione dei prezzi (calo del 70% per le comunicazioni internazionali e del 50% per quelle nazionali) sia per il lancio di nuovi servizi. La concorrenza è però effettiva soltanto nell'ambito dei servizi. Per quanto riguarda l'infrastruttura, si può parlare unicamente di concorrenza per la lunga distanza (in gergo tecnico "backbone") e nel settore della telefonia mobile.
I rischi della liberalizzazione
Ricordiamo però che in parlamento c'è anche chi teme questa apertura. Dai ranghi della sinistra si sono levate in passato voci preoccupate per le possibili ripercussioni della soppressione dell'ultimo miglio sulle azioni della Swisscom, con effetti negativi per la Confederazione in quanto azionista di maggioranza. Preoccupazione anche per l'approvvigionamento nelle regioni periferiche, con il rischio di una Svizzera a due velocità nel settore delle telecomunicazioni.
Il monopolio di Swisscom
Attualmente, in Svizzera, il mercato delle infrastrutture locali è caratterizzato da una situazione di monopolio nel campo della rete locale. Inoltre, Swisscom occupa una posizione dominante per quanto riguarda le offerte per i rivenditori di servizi banda larga. Infine, i prezzi delle linee affittate sono superiori a quelli raccomandati dalla Commissione europea.
Una situazione problematica, che ostacola lo sviluppo del mercato, frena gli investimenti, le innovazioni tecnologiche, la competitività e la fornitura alla popolazione di collegamenti a banda larga a buon prezzo.
L'Ue ha già liberalizzato
Nell'Unione europea la liberalizzazione dell'ultimo miglio è stata decisa al vertice portoghese di Feira, nel giugno del 2000 ed è entrata in vigore nel gennaio 2001.
Le modifiche del mercato svizzero sono ormai una questione di mesi. La pressione degli operatori privati si accentua su Swisscom, anche se lo scorso autunno il Tribunale federale, dopo una perizia dell'attuale legislazione, ha respinto la richiesta di Diax per l'accesso all'ultimo segmento della telefonia fissa.
La Commissione della concorrenza ha dal canto suo già fatto sapere che l'accesso alla rete locale è indispensabile per il miglioramento della libera concorrenza. Esso permetterebbe agli operatori di determinare liberamente il genere e il prezzo dei loro servizi e d'intrattenere relazioni più dirette con la loro clientela.
La procedura di consultazione per la revisione delle ordinanze che regolano questo settore inizierà in estate e Swisscom non mancherà di difendere a denti stretti i suoi interessi, ma il mondo politico ed economico sono pronti insieme a procedere a quest'ultima espropriazione e far cadere l'ultimo tabù.
Mariano Masserini