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Le banche svizzere hanno disinformato le vittime del nazismo: lo afferma il tribunale che esamina le richieste in merito ai fondi in giacenza. Critico anche il giudice Korman.
Secondo articoli apparsi sulla stampa domenicale, il Claim Resolution Tribunal (CRT), il tribunale arbitrale incaricato di esaminare le richieste avanzate in merito ai conti in giacenza, intende riorganizzarsi, adattandosi alle conclusioni della commissione Bergier, il gruppo di storici che ha fatto luce sull'atteggiamento della Svizzera nei confronti della Germania nazista, durante la seconda guerra mondiale.
Disinformazione deliberata
Sul sito Internet del tribunale, si legge pure che il CRT rinfaccia alle banche svizzera di aver deliberatamente disinformato, dopo la guerra, le vittime del nazismo.
Nelle sue conclusioni, pubblicate in marzo, dopo cinque anni di ricerche, la commissione di storici diretta da Jean-François Bergier ha tra l'altro denunciato la restituzione tardiva di beni sottratti alle vittime del nazismo.
La riorganizzazione, annunciata dall'istanza arbitrale, dovrebbe ora migliorare lo svolgimento delle procedure, secondo quanto pubblicato dai settimanale della domenica Sonttags Zeitung e NZZ am Sonntag.
Il piano di ripartizione, che accompagna la convenzione di arbitrato tra le due principali banche svizzere UBS e Credit Suisse Group da una parte e le associazioni ebraiche dall'altra, prevede che circa 800 milioni di dollari, su un totale di 1,25 miliardi, siano riservati per le rivendicazioni sui conti in giacenza. Il resto deve invece andare a beneficio di ex rifugiati, lavoratori coatti e altre vittime del nazismo.
Il CRT partecipa alla distribuzione delle somme prevista dalla convenzione di arbitrato e decide sul fondamento delle pretese che riguardano i conti stranieri in giacenza nelle banche svizzere.
Critico anche il giudice Korman
Secondo la NZZ am Sonntag, che cita fonti del CRT, il giudice di Nuova York, Edward Korman - che ha svolto un ruolo chiave nell'accordo tra le banche e i richiedenti ebraici - accusa le banche di rifiutare la pubblicazione su Internet di tutti i conti in giacenza. Inoltre ritiene che elementi di prova, che avrebbero potuto servire ad appoggiare le conclusioni del rapporto Bergier, siano stati distrutti.
Un responsabile dell'Associazione dei banchieri svizzeri, Thomas Suter, ha dal canto suo smentito categoricamente alla NZZ che siano avvenute distruzioni di documenti. E ha invece sottolineato quanto le banche si siano sottoposte di buon grado all'inchiesta senza precedenti condotta dalla commissione Volcker.
swissinfo e agenzie