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La scoperta dei ricercatori del Politecnico di Zurigo, che hanno trovato un errore nello studio di Hong Kong sul quale si basano le procedure di contact tracing di molti paesi fra cui la Svizzera, se confermata potrebbe avere conseguenze sulle pratiche adottate nella Confederazione, aumentando il lavoro per l'identificazione dei contatti a rischio e portando a un incremento anche delle persone in quarantena.
"Abbiamo già informato l'Ufficio federale della sanità pubblica e le altre autorità", spiega l'epidemiologo Marcel Salathé, uno degli esperti della task force federale, che si augura ci siano presto degli adattamenti, altrimenti si trascureranno possibili contagi. "Si è più contagiosi al momento della manifestazione dei sintomi", spiega ancora Salathé, ma in precedenza "si pensava che tre giorni prima non lo si fosse per niente" e per questo ancora oggi quando una persona risulta positiva si vanno a cercare coloro con cui è stata in contatto nelle ultime 48 ore
La nuova ricerca dimostra invece che il rischio di trasmissione può sussistere almeno tre o quattro, se non cinque, giorni prima dei sintomi. Il team del professor Sebastian Bonhoeffer raccomanda quindi di ricostruire gli incontri dei quattro giorni precedenti, in modo da coprire il 90% dei contagi già nella fase asintomatica. Il numero delle persone in quarantena potrebbe aumentare del 30-40%, stima l'esperto. L'USFP sta già vagliando le possibili implicazioni.