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Amnesty International (AI) e la società per popoli minacciati (GfbV) lanciano un appello affinché il tema dei diritti dell'uomo non sia ignorato in occasione dell'imminente visita di Stato in Svizzera del presidente cinese Xi Jinping.
La visita di Xi, che inizia dopodomani, avrà come elemento centrale le relazioni economiche. Ma la volontà di non compromettere i rapporti non può indurre ad ignorare la precaria situazione dei diritti dell'uomo in Cina, indica AI in una nota diramata oggi.
"Il Consiglio federale, nel contesto dei propri incontri con Xi Jinping e la delegazione che lo accompagna, deve affrontare apertamente le questioni critiche, come ad esempio la soppressione della libertà d'espressione o l'uso della pena capitale in Cina," dichiara Reto Rufer, esperto sulla Cina per la sezione svizzera di AI, citato nel comunicato.
Dall'inizio del mandato di Xi, nel 2013, la situazione dei diritti umani nel Paese è molto peggiorata, sostiene AI. Questo in particolare a causa dell'attuazione di varie nuove leggi che contengono una definizione molto vaga del concetto di "sicurezza nazionale" e di reati la cui definizione è discutibile, come ad esempio "incitamento alla sovversione", "separatismo" e "incitamento alla rivolta sociale". Fondandosi su queste norme, "il governo cinese interviene in modo pesante contro le voci critiche presenti nel Paese", scrive l'ong.
Durante l'estate 2015, ad esempio, oltre 300 difensori dei diritti dell'uomo sono stati arrestati o è stato loro proibito, in modo arbitrario, di lasciare il territorio nazionale, indica dal canto suo la GfbV.
L'ong chiede in particolare al Consiglio federale di tentare di stabilire un dialogo con Xi per convincerlo a cambiare la sua politica relativa alle minoranze, in particolare tibetani, uiguri (etnia turcofona di religione musulmana che vive nel nordovest della Cina accusata di sostenere il terrorismo islamista) e mongoli.
SDA-ATS