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Il rinvio dell’intervallo fra prima e seconda dose dei vaccini anti-Covid elaborati dall’Università di Oxford e prodotti da AstraZeneca fino a un massimo di ben 45 settimane non solo non incrementa il rischio di stimolare le varianti del virus, ma rafforza l’impatto immunitario e l’efficacia dell’antidoto.
Lo conferma un nuovo studio aggiornato reso noto dallo stesso ateneo britannico: studio che di fatto indica come vincente la scelta fatta dal governo di Boris Johnson e dai maggiori consulenti scientifici del Regno di allungare fin da subito l’intervallo tra prima e seconda dose vaccinali rispetto alle 11-12 settimane inizialmente consigliate.
L’intervallo più lungo garantisce “un sostanziale incremento” della presenza di anticorpi nelle persone e dell’impatto del vaccino, ha sottolineato il professor Andrew Pollard, responsabile dello sviluppo del siero, illustrando la nuova ricerca prima della sua pubblicazione.
Si tratta di una “risposta rassicurante anche per quei Paesi che sono alle prese con i problemi di una limitata fornitura iniziale di vaccini”, ha aggiunto.
“La risposta immunitaria dopo la seconda dose è stata eccellente anche dopo 10 mesi dalla prima”, gli ha fatto eco la professoressa Teresa Lambe, una delle responsabili della ricerca, rimanendo per ora prudente invece sull’utilità successiva d’un terzo richiamo più direttamente tarato sulla variante Delta o su altre mutazioni recenti dei virus, pur senza escluderla.