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<h2>SubmittedText<h2><p>1. Dopo lo scoppio della guerra in Ucraina la popolazione preoccupata ha atteso invano che il Consiglio federale dichiarasse in modo univoco che non vi è alcun pericolo di un attacco militare diretto contro la Svizzera. Soltanto l'UFPP, il 3 marzo, ha cercato di smorzare i timori e ha sottolineato: "Al momento la popolazione non deve adottare misure particolari". Quasi contemporaneamente il capo del DDPS ha però dichiarato alla radio che al momento attuale "per la sicurezza della popolazione" sarebbe meglio rinunciare ai mezzi della democrazia diretta. Quale delle due affermazioni corrisponde al vero? Non sono necessarie misure particolari? O la "sicurezza della popolazione" è talmente minacciata che sarebbe opportuno evitare una discussione democratica su un armamento adeguato?  </p><p>2. Anche il capo dell'esercito ha suscitato irritazione. Il 9 marzo, in un'intervista al Tages-Anzeiger, ha spiegato che, da un lato, in caso di difesa la Svizzera "potrebbe e dovrebbe" allearsi con altri Stati, eventualmente anche con la NATO. D'altro canto, nella stessa intervista il capo dell'esercito ha sottolineato che le pianificazioni dell'esercito si orientano sulla constatazione che la Svizzera "in quanto piccolo Paese autonomo deve contare sulle proprie forze contro un avversario superiore".</p><p>La strategia dell'Esercito svizzero si fonda ora su un concetto "sicurezza attraverso la conclusione di un'alleanza in caso di difesa"? Oppure la Svizzera pianifica realmente una "sicurezza in solitaria"? </p><p>3. Di quali strumenti dispone il Consiglio federale per frenare le dichiarazioni discordanti e contraddittorie all'interno di uno stesso dipartimento? In che modo il Consiglio federale provvede a una discussione informativa e ordinata in merito a questi temi fondamentali di politica estera e di sicurezza? </p><p>4. Il Consiglio federale verifica le competenze e le procedure al fine di garantire una comunicazione coerente da parte delle autorità in caso di crisi come nel caso dell'attacco all'Ucraina da parte della Russia? </p><p>5. Dalla fine della Guerra fredda, la Svizzera non dispone di una strategia dell'esercito e di difesa che descrive in modo concreto il compito dell'esercito. Il Consiglio federale intende colmare questa lacuna nel previsto rapporto supplementare concernente il rapporto sulla politica di sicurezza 21.070 al fine di fare chiarezza su quali azioni militari e metodi operativi d'impiego specifici l'esercito deve attuare? La coerenza della comunicazione e del sistema militare complessivo può essere garantita senza una strategia di difesa?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Nella domanda viene fatto cenno a diverse minacce e a diversi pericoli: nelle sue dichiarazioni l'Ufficio federale della protezione della popolazione (UFPP) ha fatto riferimento a un'eventuale minaccia nucleare per la popolazione. Basandosi su valutazioni attuali l'UFPP ha comunicato che a tale proposito la popolazione non doveva adottare misure particolari. Per quanto riguarda eventuali minacce nucleari la Centrale nazionale d'allarme dell'UFPP monitora costantemente la situazione in Ucraina ed è in stretto contatto con l'Agenzia internazionale per l'energia atomica (AIEA). In caso di necessità è possibile adeguare immediatamente le raccomandazioni e adottare le misure di protezione necessarie.</p><p>Occorre distinguere questa situazione dalla minaccia di un attacco armato contro la Svizzera stessa. Il rischio di un simile attacco nel prossimo futuro continua a essere basso. La guerra in Ucraina dimostra invece che i conflitti armati in Europa sono una minaccia reale e che la situazione in materia di sicurezza nel contesto regionale della Svizzera è nettamente peggiorata. Il compito fondamentale dell'esercito è proteggere la popolazione e quindi anche contrastare un attacco armato contro la Svizzera. La sostituzione prevista della flotta di aerei da combattimento è indispensabile per proteggere la popolazione da minacce aeree. La guerra in Ucraina ha reso ancor più evidente tale circostanza. Le dichiarazioni del capo del DDPS erano intese a sottolineare questo fatto.</p><p>2. In veste di Stato neutrale la Svizzera è tenuta a difendere in autonomia l'integrità del proprio territorio e a impedire che questo venga utilizzato dalle parti in conflitto per svolgere azioni militari. Se la Svizzera stessa dovesse essere oggetto di un attacco armato, la neutralità verrebbe meno. In un caso come questo la Svizzera desidera avere entrambe le opzioni: difendersi in autonomia o collaborare con altri Stati, in particolare con gli Stati confinanti. Questo è quanto riportato anche nel Rapporto sulla politica di sicurezza 2021. Per difendersi la Svizzera può pertanto cercare la cooperazione con altri Stati, ma non vi è nessun obbligo in tal senso. Di conseguenza l'esercito deve essere in grado di difendere autonomamente la Svizzera e la sua popolazione almeno per un periodo di tempo limitato. Tra l'altro questa libertà d'azione strategica non è una novità e valeva già durante la Guerra fredda con la concezione della difesa nazionale.</p><p>3./4. La comunicazione del DDPS come anche di altri dipartimenti non è né discordante né contraddittoria. Informare l'opinione pubblica è uno dei compiti costituzionali del Consiglio federale e dell'Amministrazione federale. Stando alla legge sull'organizzazione del Governo e dell'Amministrazione, il Consiglio federale "provvede ad informare in modo coerente, tempestivo e continuo sulla propria valutazione della situazione, sulla pianificazione, sulle sue decisioni e sui suoi provvedimenti" (art. 10 LOGA). Con le loro attività di comunicazione riguardo alla guerra in Ucraina e con le relative misure il Consiglio federale e i dipartimenti hanno fatto fronte a questo compito.</p><p>Il Consiglio federale verifica costantemente se la comunicazione di crisi possa essere migliorata. Ad esempio negli ultimi anni i relativi principi sono stati definiti nelle "Istruzioni concernenti la gestione delle crisi nell'Amministrazione federale". Per il lavoro dei media in una situazione di crisi la Cancelleria federale ha elaborato un apposito concetto che riporta in maniera dettagliata i possibili strumenti e che viene costantemente aggiornato. Inoltre l'ordinanza sull'organizzazione del Governo e dell'Amministrazione prevede che il Consiglio federale possa centralizzare l'informazione e la comunicazione (art. 23 cpv. 4 OLOGA). Il Consiglio federale si è avvalso di questa possibilità l'11 marzo e ha deciso di centralizzare le attività di comunicazione relative alla guerra in Ucraina e le relative misure assegnandole alla Cancelleria federale (CaF). Così facendo è stato rafforzato il coordinamento della comunicazione di crisi secondo i principi di cui sopra.</p><p>5. I compiti dell'esercito per la protezione e la difesa del Paese e della popolazione sono disciplinati in maniera chiara. A tale proposito non vi sono "lacune". I rapporti sulla politica di sicurezza del Consiglio federale costituiscono la base per la politica di sicurezza svizzera e per l'esercito in veste di uno degli strumenti per l'attuazione di quest'ultima. L'esercito ne desume la pianificazione delle capacità di cui ha bisogno per adempiere ai propri compiti. Le capacità dell'esercito vengono ulteriormente sviluppate su base continua. Attualmente gli ambiti prioritari sono il rinnovo dei mezzi per la difesa aerea, le truppe di terra e le cibercapacità. In tutti questi ambiti esistono basi concettuali utili anche in vista di conflitti armati.</p><p>In base al Rapporto sulla politica di sicurezza 2021, il DDPS in veste di Dipartimento competente e responsabile per la politica di sicurezza svolgerà un'analisi del conflitto in stretta collaborazione con altri servizi della Confederazione e presenterà il rapporto complementare annunciato al più tardi entro la fine dell'anno. Il rapporto complementare avrà ad oggetto le evidenze raccolte in relazione alla guerra e analizzerà le ripercussioni sulla situazione di sicurezza e la cooperazione internazionale in materia di sicurezza in Europa nonché le possibilità per la Svizzera di partecipare alle relative discussioni e cooperazioni.</p>  Risposta del Consiglio federale.