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Molti investitori considerano la nostra valuta un porto sicuro e la BNS deve agire di conseguenza.
Non ci sarà però un nuovo taglio dei tassi d'interesse e quello negativo verrà abolito appena possibile
BERNA - La Banca nazionale svizzera (BNS) intende agire con ulteriori interventi sul mercato valutario contro un franco troppo forte. Il presidente della direzione generale della BNS, Thomas Jordan, attualmente non giudica un nuovo taglio dei tassi d'interesse come strumento per combattere l'apprezzamento della valuta e i danni che provoca all'economia di esportazione del Paese.
«Se necessario, abbiamo ancora un margine di manovra, ma ora ci stiamo concentrando sugli interventi sul mercato valutario per limitare la pressione sul franco svizzero», ha detto Jordan in un'intervista pubblicata ieri sera dalla Tribune de Genève.
La più grande recessione dalla grande depressione degli anni Trenta, scatenata dalla crisi del coronavirus, ha portato a «un'enorme pressione di apprezzamento» sul franco, che molti investitori considerano un porto sicuro, ha dichiarato Jordan in un'intervista pubblicata oggi dalla SonntagsZeitung.
Se è vero che il franco si è apprezzato rispetto all'euro, gli interventi da miliardi di euro della BNS hanno avuto un forte impatto. «Senza la politica monetaria della Banca nazionale, nella situazione attuale vedremmo un tasso di cambio del franco completamente diverso», ha aggiunto Jordan.
A suo avviso non ci sono alternative al proseguimento dell'attuale politica monetaria. «Non è che siamo proprio contenti del tasso di interesse negativo. Lo aboliremo non appena le circostanze lo permetteranno», ha aggiunto nell'intervista alla SonntagsZeitung. Ma al momento, il tasso di interesse negativo dello 0,75% è necessario per evitare maggiori danni al paese.
Secondo Jordan gli effetti del coronavirus si sentiranno per anni in Svizzera. La crisi è drammatica a livello mondiale e colpisce duramente anche l'economia elvetica. L'attività dell'economia svizzera attualmente raggiunge solo il 70%-80% circa dei livelli normali. Ciò comporta costi che vanno dagli undici ai 17 miliardi di franchi al mese. Molti forse non possono nemmeno immaginare cosa significano queste cifre per il benessere della Svizzera, afferma il direttore della BNS.
Inizialmente era ancora possibile ipotizzare che a un brusco crollo avrebbe fatto seguito una rapida ripresa, in modo che entro la fine dell'anno il prodotto interno lordo sarebbe tornato allo stesso livello di inizio anno. Ora, però, sta diventando evidente che i postumi della crisi non scompariranno tanto presto.
Se l'economia svizzera non si riprendesse rapidamente, è possibile che si perdano aziende sane - e relativi posti di lavoro - che sarebbero sopravvissute a una normale recessione. L'importante è ora evitare danni supplementari all'economia. Tra le altre cose occorre quindi impedire una seconda ondata epidemica.