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Le esportazioni di materiale bellico dalla Svizzera sono quasi raddoppiate nel primo semestre di quest'anno, salendo a 501 milioni di franchi, contro i 272 dello stesso periodo del 2019. Il più grande mercato di sbocco è l'Europa, emerge dai dati pubblicati oggi dalla Segreteria di Stato dell'economia (Seco).
Fra i principali acquirenti figurano Danimarca e Romania, che hanno acquistato blindati per rispettivamente 80 e 57 milioni. La Germania ha importato 26 milioni di franchi di munizioni. In Asia è finito materiale per 124 milioni, con l'Indonesia che ha fatto la parte del leone (110 milioni). In Africa in prima fila figura il Botswana, con 64 milioni.
In un comunicato il Gruppo per una Svizzera senza esercito (GSoA) esprime indignazione per queste cifre. L'aumento non è scioccante solo in considerazione del ruolo internazionale della Svizzera, ma anche per il comportamento dell'industria degli armamenti: da anni si lamenta per ottenere un allentamento dei criteri di esportazione e ora, in un momento in cui molte aziende stanno lottando per sopravvivere, tutto va gonfie vele: "È nauseante!", commenta il cosegretario del GSsE Thomas Bruchez, citato nella nota.
Motivo di preoccupazione, secondo l'organizzazione pacifista, è anche l'export in Brasile (18 milioni), dove le violazioni dei diritti umani sono aumentate sotto la presidenza di Jair Bolsonaro a detta dell'associazione. Critiche vengono espresse anche nei confronti delle vendite a Israele (0,6 milioni) e Pakistan (0,5).