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I mezzi pubblici rappresentano sempre il modo più sicuro di viaggiare: l'anno scorso nessun passeggero è rimasto vittima di un incidente mortale, secondo i dati pubblicati oggi dall'Ufficio federale dei trasporti (UFT).
Una valutazione del periodo 2008–2017 eseguita dall'Ufficio federale di statistica mostra che il rischio di perdere la vita in auto è 59 volte maggiore rispetto a chi viaggia in treno se si considerano i passeggeri-chilometri. Nel raffronto europeo la Svizzera occupa la seconda posizione - dopo la Gran Bretagna - per quanto riguarda la sicurezza dei trasporti pubblici.
Nel periodo in rassegna, tuttavia, si registrano anche incidenti gravi (212) con morti (25, di cui 5 impiegati di imprese di trasporto o altre società collegate), che però non coinvolgono i passeggeri e 161 feriti gravi. Nel confronto quinquennale il numero degli incidenti gravi e dei feriti gravi risulta relativamente elevato (la Svizzera si piazza al 14esimo posto in un raffronto europeo per quanto riguarda gli incidenti sul lavoro), mentre quello delle vittime è piuttosto basso.
Secondo il rapporto dell'UFT, la maggior parte degli incidenti è riconducibile al mancato rispetto delle norme stradali da parte degli altri utenti della strada. A risultare maggiormente coinvolti in incidenti sono in effetti bus e tram. La seconda causa d'incidente si è rivelata la disattenzione dei viaggiatori. Altre importanti cause sono la sconsideratezza e l’imprudenza.
Anche la sicurezza dei passaggi a livello guadagna i vertici della classifica nel confronto europeo, grazie alle misure di risanamento adottate negli ultimi anni. A fine 2019, circa 4200 dei quasi 4400 impianti presenti nella Confederazione adempivano i più elevati requisiti di sicurezza.
Nel traffico merci anche l'anno scorso gli ispettori dell'UFT hanno controllato circa 400 treni per un totale di quasi 7000 carri. Poiché sono state nuovamente riscontrate diverse carenze, l'UFT ha adottato una serie di misure incentrate sulla collaborazione con le autorità di vigilanza estere, avviando scambi d'informazione e controlli congiunti con il Belgio, oltre a quelli già in corso con le autorità competenti di Germania, Italia e Francia.
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