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Una delle gru più comuni tra il quindicesimo e il sedicesimo secolo era una gru a colonna (torre) mobile con un piccolo braccio. Probabilmente la prima rappresentazione di questa tipologia di macchina è quella realizzata da Leonardo da Vinci mostrata qui a lato.
Vediamo quindi attraverso i secoli una grande evoluzione che servirà da base per la costruzione delle moderne gru edili. In particolare, attraverso gli studi di Leonardo da Vinci, assistiamo alla collocazione alla base della torre di una sorta di primordiale ralla che permette la rotazione. La stessa macchina poteva essere collocata su un vagone di legno di modo da poterla anche movimentare. Queste tipologie di gru vennero descritte nel dettaglio da Leonardo (1452-1519).
Nel 1759 Wacław Sierakowski, priore della cattedrale di Cracovia scrisse un saggio dal titolo: “Macchine per la salvaguardia della salute umana nel sollevamento di carichi pesanti” ispirato dalle varie gru utilizzate durante la costruzione della basilica di San Pietro in Roma. Titolo d’incredibile attualità ancora oggi dopo oltre 250 anni!
Tornando a Leonardo, vediamo dalle rappresentazioni un modello girevole utilizzato per la movimentazione di blocchi di pietra per la costruzione di fondazioni. Questa gru era dotata di due bracci di lunghezza differente. Il modello che vediamo invece nella figura 1 è una vera e propria anteprima di quella che sarebbe stata l’evoluzione nei secoli a venire. Una gru girevole con contrappeso. Questa gru aveva raccorciato notevolmente i tempi di esecuzione dei lavori.
Sono anni di grande fermento, l’ingegnere Francesco di Giorgio Martini, attivo nella seconda metà del quindicesimo secolo progetterà e migliorerà numerose macchine quali attrezzature per la movimentazione, pompe per l’acqua ed attrezzature per il sollevamento. Pensando ai vincoli dell’epoca in tema di materiali, calcolo e capacità produttive, alcune delle macchine realizzate erano davvero geniali. Per esempio, quella realizzata da Martini e rappresentata nell’immagine 2. Nelle immagini 3 e 4 abbiamo delle macchine realizzata dall’ingegner Ramelli Agostino (1531-1608) che si adoperò per aumentare la capacità di sollevamento degli argani, meccanismo allora prevalentemente azionato da uomini. Lo fece inserendo combinazioni di corde, ingranaggi dentati e a vite senza fine.
Le altre rappresentazioni (immagini 5 e 6) si riferiscono a disegni degli ingegneri Jacobi Bessoni e Vittorio Zonca. Nella prossima puntata parleremo del sollevamento dell’obelisco effettuato dal grande ingegnere e mastro costruttore ticinese Domenico Fontana a Roma.