Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/182056

<h2>SubmittedText<h2><p>Il jihadista di origine serbo-bosniaca Ajdin B, partito nel 2015 per l'Iraq per combattere per il califfato, vorrebbe ora rientrare in Svizzera, apparentemente per motivi di salute.</p><p>Come intende il Consiglio federale attivarsi affinché a questo "foreign fighter" - riconosciuto come pericoloso dall'intelligence - venga impedito il ritorno nel nostro Paese, dove potrebbe addirittura beneficiare di cure mediche e prestazioni sociali pagate dal contribuente o in ogni caso generare importanti costi di carcerazione?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale non fornisce informazioni su procedimenti contro singole persone. Alla domanda concernente le misure da adottare nei confronti di jihadisti che fanno ritorno in Svizzera, è possibile rispondere come segue: le informazioni concernenti i viaggiatori con finalità jihadiste sono trattate dal Servizio delle attività informative della Confederazione. In caso di minaccia per la sicurezza interna o esterna della Svizzera, le competenti autorità di polizia e di perseguimento penale ne vengono debitamente informate. Esse adottano le misure necessarie nei rispettivi ambiti di competenza. L'Ufficio federale di polizia può vietare l'entrata in Svizzera a uno straniero o disporne l'espulsione al fine di salvaguardare la sicurezza interna o esterna della Svizzera. In tale conteste, occorre esaminare il singolo caso e verificare, in particolare, se sono adempiute le condizioni legali e se l'emanazione di un divieto d'entrata o di un'espulsione è da considerarsi proporzionata. Infine, il Ministero pubblico della Confederazione di norma apre un procedimento penale nei confronti di tali persone, poiché sussiste il sospetto che abbiano partecipato a reati di matrice jihadista.</p>