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Clima: Holcim denunciata, "in gioco questioni di principio"
Intervista alla professoressa Hellen Keller sul caso dei pescatori indonesiani che vogliono portare l'azienda in tribunale per i danni dovuti al cambiamento climatico
Quattro pescatori indonesiani, abitanti dell'isola di Pari, hanno sporto denuncia a Zugo contro Holcim, il colosso svizzero dei materiali di costruzione. Accusano la società di essere responsabile del riscaldamento climatico che sta avendo conseguenze nefaste per la loro isola (vd. correlati).
A prima vista parrebbe una sfida impari. Ma lo scontro rischia di assumere un significato giuridico molto importante. Per la prima volta, in Svizzera, una grande azienda è infatti stata denunciata perché ritenuta responsabile del surriscaldamento climatico. Quali sono le chance, e cosa ci si può attendere da questo processo? Il Telegiornale ha intervistato Hellen Keller, professoressa di diritto internazionale all'Università di Zurigo.
Helen Keller, questa denuncia è una sorpresa?
"Non è sorprendente, c'è una tendenza con diverse denunce simili in altri paesi europei. Ad esempio in Germania o Olanda, contro la Shell o alcune aziende automobilistiche. Abbiamo una sola sentenza, dall'Olanda, dove un tribunale ha stabilito che la Shell deve fare di più per ridurre le proprie emissioni di CO2. La Shell ha inoltrato ricorso, vedremo cosa decideranno le prossime istanze."
I quattro pescatori indonesiani sono autorizzati a sporgere denuncia?
"Sarà una delle domande che la corte dovrà chiarire. Non credo che si posa dire a priori che non sono autorizzati a sporgere denuncia. Chiedono un indennizzo per un danno accaduto a casa loro, lo chiedono alla sede della ditta. Dal punto di vista del diritto privato internazionale, si sono mossi nella sede giusta".
Quali sono le chance di questa denuncia?
"È ancora tutto aperto. Sono tutte domande nuove, è una prima per questi tribunali. Si dovrebbe dimostrare il danno, quantificarlo, e poi provare il nesso di causalità: la Holcim deve essere responsabile per il danno causato. Non sarà facile. La sentenza olandese era -diciamo- creativa. Non credo che molti altri paesi europei o occidentali decidano di seguire questa via creativa."
Che prove servono, per ottenere una condanna?
"Anche questa è una questione aperta. Sappiamo che i cambiamenti climatici esistono, che sono causati dall'uomo e che sono pericolosi. Ma tutti siamo coinvolti. La Holcim produce cemento, e noi tutti usiamo cemento per costruire case, ponti, strade. Quindi non sarà facile determinare se via un legame diretto causale, fra la produzione di cemento i danni in Indonesia."
Quale è la posta in gioco? Soldi?
"Non penso che siano i soldi l'obiettivo principale. La richiesta di risarcimento è relativamente modesta per un'azienda come la Holcim. Avrebbe potuto accettare la richiesta in fase di conciliazione, di fronte al giudice di pace. Ma per entrambe le parti ci sono in gioco dei principi. Per decenni noi abitanti dei paesi occidentali abbiamo emesso molto CO2, ma le conseguenze non le sentiamo come gli abitanti di queste isole, la cui esistenza è minacciata. In futuro si tratterà di trovare delle compensazioni. Ora si discute di questi principi."
Holcim rischia un danno alla reputazione?
"Non siamo ancora al punto di parlare di danno d'immagine o di reputazione. Ma questi processi rafforzano alcune consapevolezze. Ad esempio che il cemento è un prodotto molto intenso per i gas serra e un prodotto che necessita di materie prime limitate, come la ghiaia. Ma anche che ci sono popolazioni vulnerabili, minacciate direttamente dal surriscaldamento climatico, colto più che noi qui in Europa."
Per gli esperti come voi è un caso appassionante?
"È molto appassionante, ma ci vorrà resistenza. Visto che ci sono in gioco diverse questioni di principio, sicuramente una delle parti porterà il caso di fronte alla prossima istanza. Ci troviamo di fronte ad una strada lunga."
Ma sarà difficile spuntarla?
"Anche solo un piccolo successo, per gli abitanti di quest'isola, sarà un grande successo."