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La situazione legata al coronavirus in Svizzera sta peggiorando ed è seria. È questo il monito lanciato dagli esperti del settore oggi in conferenza stampa a Berna dopo il forte aumento dei nuovi casi di coronavirus in Svizzera (220). Per Pascal Strupler, direttore dell'Uffico federale della sanità pubblica (Ufsp), è auspicabile l'suo obbligatorio delle mascherine nei negozi. "Il numero di casi deve assolutamente diminuire di nuovo", ha affermato Strupler durante l'incontro con i media a Palazzo federale.
Strupler ha spiegato che i 200 casi giornalieri non venivano superati dal 23 aprile e ha pure ricordato che in questa situazione straordinaria il contenimento della pandemia è ancora di competenza dei Cantoni. "Alcuni hanno già adottato misure più severe".
Tuttavia per l'Ufsp sono necessarie regole di condotta uniformi e coerenti. Ciò richiederebbe un certo grado di coordinamento e l'Ufficio federale della sanità vorrebbe collaborare con i Cantoni per trovare delle soluzioni.
Per quel che riguarda il futuro prossimo dello sport in Svizzera, rispondendo a una domanda dei media Strupler è stato lapidario, affermando che personalmente non riesce a immaginarsi stadi di calcio e piste di hockey piene al 50% già a settembre.
Per quanto riguarda una possibile armonizzazione, la principale proposta dell'Ufsp è di introdurre l'obbligo delle mascherine anche nei negozi o addirittura in tutti i locali accessibili al pubblico. L'UFSP propone inoltre il controllo obbligatorio dei dati di contatto nei locali notturni e un numero massimo di 100 ospiti in questi stabilimenti.
Attualmente circa il 10 per cento dei nuovi contagi in Svizzera è attribuibile a infezioni all'estero, come ha spiegato Patrick Mathys, il delegato Covid-19 dell'Ufsp.
Il 6% di questi proveniva da paesi a rischio. Secondo l'Ufficio federale della sanità pubblica circa 9'000 persone sono attualmente in quarantena dopo essere rientrati da uno dei cosiddetti Paesi a rischio. Questo dimostra che i viaggiatori di ritorno sono consapevoli della loro responsabilità, ha dichiarato Mathys.
Tuttavia, l'Ufsp si dice consapevole del fatto che non tutti avrebbero seguito questa regola. "Il rispetto della quarantena è un atto di solidarietà. La non conformità non è un reato banale", ha detto Mathys. Per il momento, l'Ufsp vuole astenersi "dopo un'attenta riflessione" dall'effettuare test sugli arrivi negli aeroporti.
Dal canto suo Rudolf Hauri, medico cantonale di Zugo che ha parlato anche a nome degli altri Cantoni, ha sottolineato che al momento le autorità riescono a tracciare i contatti e a svolgere i propri compiti. A Zugo ultimamente ci sono state però oltre 200 telefonate al giorno da parte di persone che rientravano dall'estero, il lavoro è quindi molto. I mezzi per affrontare la situazione vengono costantemente aumentati, ma se i casi dovessero improvvisamente esplodere, sarebbe difficile continuare a controllare la situazione, ha detto.
Le persone rientrano in Svizzera con ogni mezzo e "puntiamo sulla collaborazione di tutti i coinvolti", ha continuato. In caso di bisogno, "non ci facciamo però problemi ad applicare la legge", con ammende che possono arrivare fino a 10'000 franchi, ha ricordato. Hauri ha poi giustificato le differenti regole cantonali con la eterogenea distribuzione del virus sul territorio, ma i Cantoni si sono detti disposti ad analizzare la proposta di armonizzare le misure.
Barbara Büschi, vicedirettrice della Segreteria di Stato della migrazione (SEM), ha invece attirato l'attenzione sulla situazione delle coppie ormai separate da mesi. Per questi innamorati ci sono buone notizie: le persone in provenienza da Stati terzi con un o una partner in Svizzera, anche se non sono sposati, dal prossimo lunedì 3 agosto potranno entrare nella Confederazione.
Queste persone avranno bisogno di un invito da parte del loro partner. La coppia dovrà poi portare prove della relazione, come biglietti aerei passati, foto o e-mail.