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LUGANO - Una pena più severa contro l'ex funzionario del DSS accusato di abusi sessuali nei confronti di una giovane. Oltre che di coazione sessuale, il sessantunenne - come ha fatto sapere oggi la Corte di appello e di revisione penale - è infatti stato ritenuto colpevole di violenza carnale e condannato a 18 mesi di carcere, con la condizionale.
Si tratta di un episodio risalente al 2004, in cui l'uomo aveva costretto la ragazza all'epoca diciottenne dapprima a un rapporto orale poi a uno completo, minacciando di togliersi i punti di sutura che gli erano stati applicati a causa di un precedente tentativo di suicidio. L'ex funzionario è invece stato prosciolto dalle altre imputazioni, come già avvenuto in primo grado.
La pena di primo grado - Un verdetto che è quindi più severo rispetto alla pena pecuniaria di 7'200 (sempre sospesa) inflittagli nel gennaio del 2019 dalla Corte delle Assise criminali, che lo aveva ritenuto colpevole di aver abusato della giovane e di altre due ragazze. In Appello il sessantunenne era poi tornato alla sbarra soltanto per i fatti relativi a una delle tre.
La vittima, lo ricordiamo, era una giovane conosciuta nell'ambito delle attività giovanili da lui promosse in seno all'amministrazione cantonale. All'epoca la ragazza aveva un'età compresa tra i quindici e diciassette anni. Tra loro c'era una relazione, come sosteneva la procuratrice pubblica Chiara Borelli, basata su pressioni psicologiche. «Lui era molto abile, sapeva sfruttare le debolezze di una persona» aveva detto la procuratrice in aula.
La Corte: «Lui era visto come una guida» - Per la Corte di appello, presieduta dal giudice Giovanna Roggero Will, la colpa dell'imputato «è molto grave». Questo «sia a causa della natura degli atti sessuali, sia perché questi atti sono stati imposti a una ragazza poco più che diciottenne da un autore che non solo aveva già superato la quarantina ma, soprattutto, che grazie alla mansione pubblica che gli era stata affidata dallo Stato rivestiva ai suoi occhi una funzione di riferimento e di guida». Tuttavia, il tempo trascorso dai fatti (si parla di oltre diciassette anni) ha contribuito a una considerevole riduzione della pena a carico del condannato.
Accusa e difesa - Davanti alla Corte di Appello, l'accusa aveva chiesto una pena sospesa di 24 mesi per coazione sessuale e violenza carnale. Per Borelli non contava soltanto la condanna, ma anche si desse credibilità alla vittima. L'avvocato difensore Niccolò Giovanettina puntava invece all'assoluzione.
L'imputato - che si è sempre professato innocente - ha ora la possibilità di ricorrere al Tribunale federale di Losanna. Il processo in Appello si era chiuso lo scorso 29 gennaio.