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La centrale di riserva a gas di Birr, che dovrebbe permettere di produrre elettricità in Svizzera in caso di penuria, dovrebbe essere pronta a funzionare a metà febbraio come previsto dall'Ufficio federale dell'energia. Lo ha assicurato in una conferenza stampa tenutasi lunedì nella località argoviese Christian Verhoeven, il responsabile del progetto di cui la Confederazione ha affidato la realizzazione a General Electric. Questo pur ammettendo che la tabella di marcia del cantiere è ambiziosa.
La centrale dovrebbe restare in esercizio fino al 2026 e i costi complessivi fino a quella data sono stimati in 470 milioni di franchi. Le otto turbine potranno essere alimentate anche a gasolio. Secondo l'azienda, i primi generatori sono già stati posizionati a metà novembre e verranno collegati all'impianto a dicembre. Dopodiché si procederà con i primi collaudi. La potenza complessiva è di 250 megawatt ed è paragonabile a un quarto della produzione generata della centrale nucleare di Leibstadt.
Durante la produzione di energia di emergenza non sarà possibile rispettare i limiti dettati dall'Ordinanza contro l'inquinamento fonico e da quella contro l'inquinamento atmosferico. Le emissioni, a dipendenza del carburante utilizzato, varieranno fra 2,8 e 4,8 tonnellate di ossido di azoto e fra 2,8 e 6,6 tonnellate di monossido di carbonio al giorno. La Confederazione ha quindi dovuto temporaneamente adattare le soglie, una misura che non piace a tutti, tanto che lunedì una dozzina di attivisti climatici ha manifestato il suo disappunto davanti all'ingresso della sede della GE Gas Power.