Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/241764

<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale stima che da qui all'estate la Svizzera potrebbe accogliere 50 000 ucraini. Al momento, il 40 per cento dei rifugiati ha meno di 18 anni. È quindi fondamentale integrare rapidamente questi giovani nelle nostre scuole (scuola dell'obbligo e tirocinio) e nelle nostre università.</p><p>A prima vista, l'integrazione nei livelli di formazione superiori (SUP, scuole universitarie e PF) dovrebbe risultare più facile rispetto all'integrazione nella scuola dell'obbligo o nella formazione professionale. Per le scuole universitarie, che collaborano già sul piano internazionale e conoscono i curriculum ucraini, organizzarsi per accogliere gli studenti ucraini e permettere loro di proseguire gli studi in Svizzera non dovrebbe comportare grossi problemi.</p><p>Più complicata appare invece questa integrazione per il livello primario e secondario, oltre che per la formazione professionale. Gli alunni di questi cicli non parlano inglese e provengono da un sistema completamente diverso da quello elvetico. Il numero cospicuo di alunni ucraini e i traumi che potenzialmente si portano dietro costituiscono una grande sfida per gli attori del nostro sistema formativo. Il gruppo Verde liberale rivolge quindi al Consiglio federale le seguenti domande:</p><p>1. la SEFRI ha previsto una strategia concreta per aiutare i centri di formazione che dovranno potenzialmente accogliere molti rifugiati, che non parlano nessuna delle nostre lingue, hanno seguito un percorso scolastico completamente diverso dal nostro e per i quali occorrerà chiedersi in quale ciclo e livello formativo sia più opportuno integrarli?  </p><p>2. il Consiglio federale ha definito una strategia di coordinamento fra i diversi attori (Cantoni, organizzazioni del mondo del lavoro, centri di formazione, ecc.)?</p><p>3. le scuole e i Comuni che hanno accolto i primi rifugiati hanno dovuto organizzarsi da soli. Il Consiglio federale prevede degli aiuti concreti da destinare ai centri di formazione e ai Cantoni per l'accoglienza di questi giovani ucraini?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Il Consiglio federale condivide il parere dell'autrice dell'interpellanza: è fondamentale integrare rapidamente i giovani rifugiati ucraini nel sistema formativo svizzero.</p><p>I Cantoni, competenti per la scuola dell'obbligo, i licei e l'orientamento professionale, universitario e di carriera, possono avvalersi di procedure e misure convalidate per l'integrazione scolastica e la promozione delle competenze linguistiche, pensate appositamente per gli alunni con una lingua madre diversa da quella locale. Nel ciclo obbligatorio, i bambini ucraini vengono solitamente integrati nelle classi normali, in base all'età dell'alunno. Se ciò non fosse possibile, per esempio perché il numero di alunni ucraini è troppo alto, verranno create apposite classi. In un primo tempo l'obiettivo sarà imparare la lingua locale.</p><p>La competenza per la formazione professionale, invece, è ripartita fra Confederazione, Cantoni e organizzazioni del mondo del lavoro. Le strutture esistenti sono flessibili fino a un certo punto. Per poter intraprendere una formazione professionale di base, occorre come minimo un livello linguistico B1.</p><p>2. Il Consiglio federale ritiene che le persone che ottengono lo status di protezione S devono poter partecipare alla vita sociale e professionale durante la permanenza in Svizzera. Solamente il dialogo fra i Cantoni, i partner sociali e gli altri attori coinvolti può permettere di trovare rapidamente soluzioni. Per quanto riguarda la formazione professionale, questo dialogo ha luogo nel quadro della Conferenza tripartita della formazione professionale.</p><p>3. Il sostegno scolastico è di norma una responsabilità cantonale. Sono già state messe a punto alcune offerte formative, in particolare per quanto riguarda l'informazione preliminare, la consulenza e la promozione di lingue e competenze di base. Il Consiglio federale esprime profonda gratitudine a Comuni e scuole, che hanno agito rapidamente e svolto un lavoro notevole. Allo scopo di sostenere i Cantoni nello svolgimento dei loro compiti, il Consiglio federale ha deciso di adottare ulteriori misure a sostegno delle persone con lo status di protezione S per permettere loro di partecipare alla vita sociale ed economica in Svizzera. Il Consiglio federale ha approvato un contributo finanziario per i Cantoni di 3000 franchi a persona per permettere in particolare l'acquisizione della lingua, l'accesso al mercato del lavoro e il finanziamento di offerte a sostegno delle famiglie e dei bambini.</p>  Risposta del Consiglio federale.