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Ruth Metzler ha pubblicato un libro al vetriolo. In «Grissini & Alpenbitter» l'ex consigliera federale fa i conti con il suo partito, svelando così gli arcani del potere.Questo contenuto è stato pubblicato il 09 giugno 2004 - 12:12
In precedenza, il giornalista Claude Comina aveva già rotto il silenzio con un suo libro. Una prima nel mondo svizzero dell'editoria e della politica.
Nel mondo anglosassone, casi del genere non sono una novità: politici e giornalisti ne fanno largo uso e il successo nelle librerie è sempre garantito. Libri di questo tipo contribuiscono ad animare il dibattito mediatico sulla scena politica.
Ma in Svizzera, almeno fino alla pubblicazione di questi due libri, la situazione era diversa. Questione di mentalità e costume politico, ossia rispetto del potere, che è una delle virtù elvetiche.
Di conseguenza, le stanze del potere sono sempre rimaste avvolte nel mistero, per proteggere il funzionamento delle più alte sfere dello stato federale.
Oggi, però, questo modo di fare politica sembra oramai superato.
Contrariamente a quanto aveva dichiarato il 10 dicembre 2003 dopo la sua estromissione dal consiglio federale (il governo svizzero), Ruth Metzler se n'è andata colma di amarezza. E nel suo libro «Grissini & Alpenbitter» l'ex consigliera federale fa i conti con il presidente della confederazione Joseph Deiss e con la direzione del partito popolare democratico (PPD).
Da parte sua, Marc Comina, corrispondente parlamentare del settimanale svizzero tedesco «Facts», ha già scosso l'opinione pubblica con il suo libro «Potere e intrighi a Palazzo Federale».
Nell'intervista a swissinfo, Comina si sofferma sulla sua iniziativa.
swissinfo: Che cosa l'ha indotta a scrivere questo libro?
Marc Comina: Ho subito avuto voglia di fare qualcosa, dopo le elezioni federali dello scorso 19 ottobre. All'epoca, lavoravo ancora per la televisione.
Da quel momento, fu chiaro che il PPD rischiava di perdere uno dei suoi due seggi in governo. Per questo volevo fare un reportage su Joseph Deiss o Ruth Metzler, per accompagnarli fino al giorno della loro rielezione in governo, il 10 dicembre.
Un reportage che sarebbe stato diffuso a posteriori, permettendo di seguire la vita di uno dei candidati fino alla data fatidica. Ma poi entrambi i ministri hanno rifiutato la mia proposta.
Però l'idea mi è rimasta, e l'interesse per questo evento storico e per la causa femminile mi hanno indotto a fare qualcosa.
swissinfo: I suoi interlocutori, una cinquantina, si sono espressi protetti dall'anonimato. È così difficile scrivere un libro sugli arcani del potere?
M.C.: In definitiva è stato facile, ma per caso. Ogni corrispondente parlamentare ha buoni contatti a Berna, ma nessuno conosce tutti.
Il caso ha però voluto che io avessi buoni contatti con Joseph Deiss, con Ruth Metzler e con il PPD. Per cui ne ho approfittato.
swissinfo: Il suo libro è apparso subito dopo gli avvenimenti, come se si scrivesse la storia immediatamente.
M.C.: In effetti, non conosco alcun altro esempio in Svizzera di libri politici usciti così in fretta.
Vorrei che questo libro creasse un precedente, e che se ne facessero in modo più sistematico, un po' come gli anglosassoni, che hanno l'abitudine di mostrare quel che succede dietro le quinte del potere.
È un modo di fare che esercita una certa pressione sul mondo politico. Sapendo che gli avvenimenti verranno raccontati, i politici si sentiranno obbligati a essere più coerenti e trasparenti.
swissinfo: Lei non ha parlato né a Joseph Deiss né a Ruth Metzler. Non le sembra una mancanza? Se lo avesse fatto, il libro sarebbe stato diverso?
M.C.: Il libro non sarebbe stato diverso, dato che le informazioni sono state raccolte presso i loro più stretti collaboratori.
È ovvio che il libro di Ruth Metzler ci dirà qualcosa di più sul suo percorso mentale e le sue riflessioni. Ma dal punto di vista del racconto, non ci sarà una grossa differenza.
Anzi, direi che non aver parlato con Ruth Metzler è un vantaggio. Alcuni mi hanno rinfacciato di aver preso le sue parti. Ora, non potendomi intrattenere con lei, almeno non passo per il suo portavoce.
Invece mi dispiace che Joseph Deiss non si sia espresso. Avrei voluto confrontarlo con le gravi accuse sul suo comportamento.
Joseph Deiss ha l'immagine e la reputazione di uno che vuole sempre evitare i conflitti. Ma in questo libro, mostro come ha assistito, senza batter ciglio, al sacrificio della sua collega e come il suo entourage ha denigrato la sua rivale.
In fondo, è normale che un politico lotti per la sopravvivenza. Ma la forma si può contestare. E Joseph Deiss non assume pubblicamente il suo modo di fare. Sarebbe stato opportuno che si esprimesse questo punto.
swissinfo: Ci sono state reazioni politiche al suo libro?
M.C.: C'è stata una grande campagna mediatica. Ma le discussioni sono state incentrate soprattutto sulla tesi del complotto contro Ruth Metzler, una parola che io non adopero nel mio libro e che affronta la questione in modo superficiale.
Per il resto, non c'è stata discussione, e forse non ce ne sarà mai. Anche se molti elementi potrebbero essere oggetto di una discussione politica.
Per esempio, cito il verbale di una riunione del gruppo parlamentare socialista, in cui le donne socialiste riconoscono di non aver fatto assolutamente nulla per assicurare la presenza di due donne in governo, e che è giusto rinfacciarglielo. Una rivelazione molto diversa dalla posizione ufficiale del PS sulla questione.
Parlo pure dei negoziati segreti che si sono svolti tra il ministro UDC Samuel Schmid e la direzione del partito liberale radicale. Se l'UDC avesse deciso di abbandonare il governo in caso di non elezione di Christoph Blocher, Samuel Schmid sarebbe rimasto in carica, avvicinandosi ai radicali.
Ma nessuno è tornato su questo aspetto. E nessun elemento del libro è stato smentito da nessuno degli interessati.
swissinfo, Olivier Pauchard
(traduzione dal francese: Fabio Mariani)
Fatti e cifre
Marc Comina è nato nel 1965.
Dopo gli studi a Losanna, ottiene un dottorato in letteratura francese a Berlino, poi insegna negli Stati Uniti.
Di ritorno in Svizzera, diventa giornalista politico e collabora con Le Temps, dimanche.ch e la Televisione svizzera romanda.
Attualmente è corrispondente parlamentare per il settimanale Facts.
In breve
19 ottobre 2003: le elezioni federali consacrano la vittoria dell'UDC (destra dura) che ottiene 63 seggi (+12) sui 246 delle due camere del parlamento. I democratici cristiani (PPD) ne perdono 7 e rimangono con soli 42 deputati.
La nuova situazione rimette in causa la composizione del governo. L'UDC, maggior partito svizzero, rivendica un secondo seggio, mentre l'UDC è il partito più debole della coalizione governativa.
10 dicembre 2003: il nuovo parlamento elegge il nuovo governo. Il PPD mantiene la candidatura dei suoi due ministri uscenti, Ruth Metzler e Joseph Deiss.
Dopo tre scrutini, Ruth Metzler è battuta per cinque voti da Christoph Blocher, leader dell'UDC, che diventa il secondo ministro del suo partito.
Nel turno seguente, Ruth Metzler decide di rimanere in lizza contro il suo collega di partito Jospeh Deiss, mentre il gruppo parlamentare PPD ha ricevuto l'ordine di votare per quest'ultimo, che sarà eletto con 138 voti contro 96.
Ruth Metzler lascia la scena politica e accetta una sconfitta «che fa male». In governo non rimane che una sola donna, la socialista Micheline Calmy-Rey.
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