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Conformemente alla proposta avanzata dalle due Commissioni della politica di sicurezza del Parlamento, che ad aprile del 2012 avevano discusso la bozza del rapporto oggi approvato, per il momento il Consiglio federale rinuncia a prendere nuove misure volte all'ulteriore riduzione del numero delle ammissioni.
Il 1° febbraio 2011 il Consiglio federale aveva inasprito le condizioni di esecuzione e come conseguenza le ammissioni al servizio civile sono notevolmente diminuite rispetto all'anno successivo all'abolizione dell'esame di coscienza (da 8533 a 4459 ammissioni; cioè una diminuzione di 48%). Queste partenze dall'esercito, che per due terzi erano state compensate dalla diminuzione degli esoneri dal servizio militare, non mettono in pericolo a medio termine gli effettivi dell'esercito. Il Dipartimento federale dell'economia (DFE) e il Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS) analizzeranno costantemente la situazione e nel corso dell'estate 2014 il Consiglio federale presenterà un terzo rapporto, nel quale valuterà la relazione tra il Servizio civile e il futuro esercito.
Le persone abili al servizio militare che non possono conciliare il servizio nell'esercito con la propria coscienza hanno la possibilità dal 1996 di prestare il servizio civile, che dura una volta e mezza quello militare. Dal 1° aprile 2009 i motivi di coscienza non devono più essere dimostrati in modo credibile davanti a una Commissione. La disponibilità a prestare un servizio più lungo conformemente alle norme severe della legge sul servizio civile fornisce una prova sufficiente del conflitto di coscienza vissuto da una persona. L'Organo di esecuzione del servizio civile applica tali regole sistematicamente.