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Il candidato repubblicano Donald Trump
KEYSTONE/AP/JEFF CHIU(sda-ats)
I frontrunner repubblicano e democratico nella corsa alla Casa Bianca, Donald Trump e Hillary Clinton, partono ancora in pole position nelle primarie di domani nell'Indiana.
Stando a un sondaggio di Marist Poll per Wall Street Journal e Nbc News, il tycoon è avanti di 15 punti sul principale rivale Ted Cruz, 49% contro il 34% dell'ultraconservatore senatore del Texas e il 13% accreditato al governatore dell'Ohio, John Kasich, mentre l'ex segretario di Stato ha un vantaggio su Bernie Sanders di 4 punti.
Secondo lo stesso sondaggio, inoltre, la maggioranza degli elettori repubblicani disapprova l'alleanza anti Trump tra Cruz e Kasich per non ostacolarsi nei prossimi Stati dove si vota, con il primo che lascerà campo libero in Oregon e New Mexico e il secondo in Indiana. Nessuno dei due però ha detto esplicitamente ai suoi sostenitori in questi stati di votare per l'altro, creando una grande confusione di cui potrebbe avvantaggiarsi lo stesso Trump.
Il 're del mattone' ha bisogno di altri 281 delegati per raggiungere la maggioranza assoluta. Le primarie repubblicane ne mettono in palio da qui in poi 502. Di questi, 172 vanno a chi vince anche di un voto solo la California, dove Trump oggi è quasi 20 punti avanti nei sondaggi. Per lui quindi la nomination è dietro l'angolo.
Idem per Hillary, che finora ha vinto in quasi tutti gli stati più grandi, influenti e multietnici degli Stati Uniti, aumentando il suo vantaggio di delegati su Sanders, oggi praticamente incolmabile: a oggi ne ha 2.165 (di cui 520 superdelegati), ed è sempre più vicina al numero magico di 2.383. Il senatore del Vermont ha 1.367 delegati e ne restano in palio 1.016. Questo significa che Sanders dovrebbe vincere tutte le primarie da qui in avanti con circa il 90% dei voti.
Oppure dovrebbe sperare che una parte consistente dei superdelegati - funzionari, dirigenti, deputati e senatori del partito - decidano di spostarsi in massa sulla sua candidatura. Ma lo scenario è poco plausibile, perché la Clinton controlla la macchina del partito e i superdelegati tendono inoltre ad andare dalla stessa parte del voto popolare: e finora Sanders ha raccolto oltre tre milioni di voti in meno di Hillary. Bernie ci prova lo stesso, con un appello ai superdelegati, nella speranza di una convention 'contestata'. Ma sembra più una mossa disperata che convinta.
Che la corsa di Sanders cominci a frenare si desume anche da altri indizi: per la prima volta la Clinton lo ha superato nella raccolta fondi, raggiungendo in aprile la cifra di 26,4 milioni di dollari, contro i 25,8 del senatore del Vermont (in calo del 40% rispetto a marzo).
L'ex first lady guida anche la classifica dei fondi complessivi: dall'inizio della campagna elettorale, ha incassato 213,5 milioni di dollari, rispetto al 210 del rivale.
SDA-ATS