Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01172.jsonl.gz/254

Oltre a introdurre l'euro come moneta al posto della kuna, la Croazia a inizio 2023 entrerà anche a far parte dell'area Schengen, all'interno della quale più di 400 milioni di cittadini di 22 Stati dell'Unione Europea e di quattro Paesi associati, fra cui la Svizzera, viaggiano liberamente. Gli Stati membri, inoltre, emettono visti validi per l'insieme di quest'area.
I controlli alle frontiere terrestri e marittime croate verranno meno già dal 1° gennaio - e questo dovrebbe ripercuotersi positivamente sulle code estive - mentre negli aeroporti la transizione avverrà in primavera.
Il via libera a Zagabria è stato dato giovedì dai membri dell'UE, che si sono divisi invece per quanto riguarda gli altri due candidati: Romania e Bulgaria saranno costrette così a pazientare. Le resistenze al loro ingresso sono venute in particolare da Olanda (per la sola Bulgaria) e Austria. Vienna ha votato contro perché - secondo il ministro dell'interno Gerhard Kanner - "non è normale estendere un sistema che in molti luoghi non funziona correttamente". Sotto accusa, l'immigrazione illegale: oltre 100'000 persone hanno passato clandestinamente da inizio anno i confini austriaci attraverso la cosiddetta rotta balcanica.
La posizione elvetica sul caso della Croazia non è ancora nota: il Consiglio federale si pronuncerà verosimilmente il 21 dicembre. Il solo impatto sarebbe sul traffico aereo, perché alle frontiere terrestri elvetiche i croati non saranno controllati.
A metà novembre - va ricordato - il Governo svizzero aveva stabilito di reintrodurre i contingenti per i lavoratori croati il prossimo anno, dopo che in questo le richieste di permessi hanno superato ampiamente le attese.
- Notiziario 16.00 dell'08.12.2022