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BERNA - Malgrado la politica dell' "America First" ("Prima l'America") di Donald Trump, le esportazioni svizzere degli Stati Uniti hanno raggiunto un nuovo record nella prima metà del 2017. Il clima commerciale internazionale si sta tuttavia raffreddando.
Dopo l'entrata di Trump nella Casa Bianca, le esportazioni elvetiche negli Usa sono salite del 4,5%, affermano le statistiche dell'Amministrazione federale delle dogane (AFD). Sino a fine maggio hanno varcato l'Atlantico merci per complessivi 13,4 miliardi di franchi, un record.
Dall'ultimo calo, avvenuto nel 2009 in seguito alla crisi finanziaria, le esportazioni svizzere negli Usa sono cresciute dell'80%. A titolo di confronto, in questo periodo a livello mondiale il totale dell'export è salito di circa il 17%.
A fungere da traino sono le aziende farmaceutiche, che rappresentano da sole il 60% delle vendite elvetiche negli Usa. Le esportazioni del settore negli Stati Uniti sono salite del 7% a 7,7 miliardi di franchi da quando Trump è entrato in carica.
Bene anche l'industria meccanica, elettrotecnica e metallurgica (MEM) che ha migliorato le sue consegne di oltre il 6% a 1,4 miliardi di franchi. E il 37% delle aziende interrogate dall'associazione di categoria Swissmem si attende un aumento degli ordini in provenienza dagli Stati Uniti per i prossimi 12 mesi. Quelle che ritengono una stagnazione più probabile sono il 54%, ha affermato all'ats il portavoce dell'associazione Ivo Zimmermann.
Dei maggiori settori industriali elvetici, solo quello orologiero ha fatto registrare una diminuzione dell'export. Ciò non ha tuttavia nulla a che fare con l'elezione di Trump, ha spiegato il presidente della Federazione dell'industria orologiera (FH) Jean-Daniel Pasche. «Non abbiamo del resto trovato alcuna nuova misura protezionistica», ha aggiunto.
Per Zimmermann, le promesse di Trump di lottare contro i surplus commerciali stranieri e gli accordi di libero scambio rimangono tuttavia pericolose per l'economia svizzera, che si basa su mercati aperti ed è contraddistinta da un forte export.
A pesare sarebbe in particolare la ventilata tassa punitiva sui beni non prodotti negli Stati Uniti. Unica consolazione: questa colpirebbe anche i principali concorrenti della piazza economica elvetica provenienti da Europa ed Estremo Oriente, ha spiegato Zimmermann.
Molto più problematica per la Svizzera sarebbe una guerra commerciale globale che potrebbe scaturire dalle misure protezionistiche statunitensi. Una posizione più chiara della politica commerciale americana nei confronti di Berna si potrà forse avere la settimana prossima quando il consigliere federale Johann Schneider-Ammann incontrerà Ivanka Trump.