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Il ricchissimo re d'Arabia Saudita ed il suo seguito stanno trascorrendo l'estate a Ginevra. Una manna economica che non suscita però solo consensi.
Fino a dove si può arrivare per soddisfare il monarca saudita e la sua corte? È la domanda da molti milioni di franchi che ci si pone attualmente a Ginevra, luogo prescelto, lo scorso maggio, da re Fahd e dalle sue centinaia di cortigiani per trascorrere le vacanze estive.
Una domanda sulla bocca di numerosi ginevrini e ripresa,con sempre più insistenza, dai mass media locali. Così, mercoledì, il quotidiano "Tribune de Genève" ha rivelato che il vecchio e malato monarca saudita potrebbe anche farsi ricoverare, per sottoporsi ad un intervento chirurgico di cataratta, all'ospedale universitario cantonale (HUG).
Un'eventualità che avrebbe già perturbato la routine dell'ospedale. Uno scompiglio suscitato, secondo il quotidiano ginevrino, dalle molteplici esigenze del re e dei suoi parenti. Per questa ragione nel proprio commento la "Tribune de Genève" si chiede provocatoriamente "a cosa serva un ospedale pubblico?".
Il ruolo internazionale di Ginevra
Pierre-François Unger, responsabile della sanità pubblica cantonale relativizza il tutto, dichiarando a swissinfo che "per il suo ruolo internazionale Ginevra è abituata a questo tipo di situazioni".
Quale esempio rammenta la visita dei servizi di sicurezza di 68 capi di Stato nei locali dell'ospedale, durante la conferenza ministeriale dell'Organizzazione mondiale del commercio (WTO), tenutasi a Ginevra nel 1998. Un episodio che il capo della sanità pubblica cantonale ha vissuto da vicino, poiché quattro anni fa era responsabile del servizio urgenze del nosocomio ginevrino.
"L'arrivo di una personalità come re Fahd - rileva ancora Pierre-François Unger - implica, inevitabilmente, un certo numero di sistemazioni e modifiche, non fosse altro che per ragioni di sicurezza. Le procedure ospedaliere d'ammissione non sono però negoziabili".
Sindacalista indignato
Un'argomentazione che non convince Albert Nahori, delegato del sindacato dei servizi pubblici (VPOD) all'HUG. "Sono scioccato da questa vicenda che riguarda un'istituzione pubblica. Non si dovrebbe lasciare al paziente, chiunque esso sia, la possibilità di decidere sulle cure che gli verranno praticate", precisa il sindacalista a swissinfo."
"L'ospedale universitario cantonale (HUG) ha un'ala privata per le camere a pagamento", replica a swissinfo Olivier Jornot, presidente del Partito liberale ginevrino. Jornot sottolinea pure aspetti quali il profitto in termini di reputazione che l'HUG può trarre dal ricovero dell'illustre paziente.
I soldi non comprano tutto
L'eventuale ospedalizzazione ginevrina del monarca saudita dà adito a chiacchiere e polemiche. Chiacchiere e polemiche esplose già alla fine dello scorso mese di maggio per l'apertura notturna, ai membri della corte di re Fahd, di un grande magazzino di Ginevra specializzato nell'elettronica per il tempo libero. Una pratica corrente per i monarchi del Golfo carichi di petrodollari ma che, questa volta, non è sfuggito allo sguardo vigile di un fotografo di "Le Matin", il quotidiano più letto nella Svizzera Romanda.
Immediata la reazione del Sindacato interprofessionale dei lavoratori e delle lavoratrici (Sit), che ha denunciato il negozio al Dipartimento ginevrino dell'economia per aver commesso una «violazione flagrante e particolarmente grave» delle disposizioni sulle ore d'apertura e della legge sul lavoro. Il sindacato esige l'apertura di un'indagine.
Una procedura che spetta al responsabile dell'economia del cantone Carlo Lamprecht. Il consigliere di Stato non ha nascosto il suo imbarazzo sulle colonne del settimanale "L'Hebdo": "Questa situazione mi mette in una posizione delicata. Se Fahd viene a Ginevra e fa acquisti, posso soltanto rallegrarmene. Ma se sono al corrente di una violazione, la legge mi obbliga ad aprire un'inchiesta".
Clienti provvidenziali
Per i commercianti è comunque difficile resistere, in questi periodi di stagnazione economica, a clienti col virus dello shopping come i membri della corte saudita ed i numerosi turisti del Golfo, calamitati a Ginevra proprio dalla presenza del monarca saudita e dalle oltre 300 persone che fanno parte del suo seguito.
Il risultato di questa presenza è che tutti gli alberghi cinque stelle ginevrini sono al completo ed i negozi di lusso vendono a tutto spiano. Senza contare i commercianti e gli artigiani spesso sollecitati per la sistemazione del palazzo reale e delle sue dipendenze. Una proprietà di 40 ettari da 1001 notte, che il monarca saudita si è fatto costruire ai bordi del lago Lemano a Collonge-Bellerive e che occupa per la prima volta.
Senza poter essere ancora quantificate, le ricadute per l'economia locale promettono dunque d'essere eccezionali. I responsabili del settore turistico, in particolare, confidano di potere fidelizzare una parte di questa clientela e vedono in re Fahd un formidabile testimonial per veicolare l'immagine della città e della regione di Ginevra.
I nuovi ricchi ed il tiranno
Il rovescio della medaglia è rappresentato dalla vistosa presenza di questi turisti del Golfo. I cittadini ginevrini possono, infatti, assistere all'andirivieni quotidiano delle 600 limousine affittate dalla corte saudita (cifra pubblicata dal quotidiano svizzero tedesco Blick). Automobili spesso parcheggiati in doppia fila, davanti alle entrate dei migliori negozi, giusto il tempo necessario per qualche acquisto principesco.
Modi e metodi che alcuni ginevrini non esitano a mettere all'indice: "Questi sauditi credono che a Ginevra sia loro permesso di fare tutto quello che vogliono". Un'immagine di nuovi ricchi incollata, da anni, alla pelle dei cittadini della penisola araba.
Un cliché che, a volte, si accompagna a considerazioni politiche. Lo testimonia l'opinione del sociologo Jean Ziegler, recentemente espressa alla Televisione svizzera romanda. Pur rallegrandosi della presenza a Ginevra di turisti arabi, l'ex parlamentare socialista ha dichiarato a proposito di re Fahd: "Quello che non mi piace è la presenza di questo tiranno".
Soap opera estiva
Il sociologo ginevrino non ha forse tutti i torti. Il regno saudita non è, infatti, un modello di virtù democratiche e si fa regolarmente pizzicare da organizzazioni non governative come Amnesty International.
Una cosa è tuttavia certa. La presenza di re Fahd e della sua corte contiene tutti gli ingredienti di una commedia di costume. Una ghiotta occasione per i mass media locali ed i loro lettori.
Frédéric Burnand, Ginevra