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La valanga che ha ucciso quattro persone sabato al Gran San Bernardo porta a 25 il numero delle vittime delle slavine in Svizzera dall'inizio dell'inverno, contro 22 in media annua dal lontano 1936.
Sabato, la colata di neve ha travolto sei escursionisti italiani, di cui quattro hanno perso la vita dopo essere stati estratti dalla massa di neve. I loro corpi, indica la polizia vallesana, saranno rimpatriati nel corso della settimana.
Il dramma avvenuto in Vallese è il secondo per numero di morti in Svizzera quest'anno, dopo la valanga scesa dalle pendici del Piz Vilan, nei Grigioni, che a fine gennaio ha mietuto cinque vittime.
L'elevato numero di morti si spiega forse con il fatto che il forte pericolo di valanghe coincide quest'anno con i periodi di vacanze. Le persone che sciano fuori dalle piste sono anch'esse più numerose, osserva Frank Techel, dell'Istituto per lo studio della neve e delle valanghe di Davos.
Un'analisi più dettagliata degli incidenti dovuti alle valanghe sarà svolta dopo l'inverno, quando saranno disponibili tutte le informazioni al riguardo. Lo specialista relativizza tuttavia le cifre: anche se elevate, a suo modo di vedere esse non significano necessariamente un aumento in assoluto.
La prevenzione - aggiunge - porta i suoi frutti, in particolare per quanto riguarda l'equipaggiamento consigliato a sciatori, escursionisti e freeriders. Secondo la guida vallesana Pascal Gaspoz, che ha partecipato all'operazione di salvataggio di sabato, le persone dovrebbero anche imparare ad usare questi equipaggiamenti in modo corretto ed efficace. Gaspoz consiglia dunque di dedicare maggior tempo alla formazione e di ricorrere ad una guida per le prime escursioni in montagna.
SDA-ATS