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Tutto da rifare, a causa di due donne. La loro presenza durante l’audizione ha portato all’annullamento della decisione della Segreteria di Stato della migrazione (Sem) di respingere la domanda d’asilo di un cittadino etiope e di ordinarne l’espulsione. L’uomo, almeno per ora, può quindi restare in Svizzera.
La vicenda può apparire assurda ma è esplicitata nero su bianco in una sentenza del Tribunale amministrativo federale (Taf) risalente al 25 novembre scorso e pubblicata oggi. Nella sentenza si legge che il cittadino etiope era giunto in Svizzera nel giugno 2016 e aveva presentato una domanda d’asilo. La Sem lo aveva sottoposto a due audizioni, la prima nel luglio 2016, la seconda nel dicembre 2017. Infine, nell’agosto 2018, aveva deciso di respingere la summenzionata domanda e di ordinare il rinvio dalla Svizzera del richiedente. Ma l’uomo, patrocinato da un giurista di Entraide Protestante Suisse, ha presentato ricorso al Taf ed è clamorosamente riuscito a ottenere ragione.
Tutto si è giocato sull’audizione tenutasi nel dicembre 2017. Allora il cittadino etiope aveva denunciato di aver subito una “persecuzione di natura sessuale”. Ma i funzionari della Sem non l’avevano avvisato che nei casi in cui si presume siano avvenuti degli abusi sessuali vige la regola che il richiedente venga ascoltato unicamente da persone del suo stesso sesso. L’obiettivo è di permettere alla persona di esporre nella maniera più libera possibile gli abusi che avrebbe subito senza subire un sentimento di vergogna. “Questa regola si applica sia alle donne sia agli uomini” sottolinea il Taf. Invece quel giorno sia la funzionaria che conduceva l’audizione sia la rappresentante legale del richiedente erano di sesso femminile. Con la loro presenza hanno violato i diritti del richiedente l’asilo. Il dossier del cittadino etiope dovrà quindi essere rivalutato. Questa volta solamente da uomini.