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TOKYO - La carenza dei semiconduttori costringe la casa automobilistica giapponese Subaru a rivedere al ribasso le stime sui ricavi, ultima in ordine cronologico tra le industrie del settore nel mondo.
Per l'anno fiscale in corso, le previsioni sulle vendite scendono di 43'000 unità a 868'000 veicoli: una dinamica che ha riguardato nelle scorse settimane anche Toyota, Nissan, Honda e Mazda sul mercato domestico, dopo il blocco forzato degli impianti provocato dalla pandemia da coronavirus.
La mancata disponibilità dei chip comporta una correzione delle stime sui profitti a 75 miliardi di yen (circa 643 milioni di franchi) dai precedenti 80 miliardi, ha comunicato Subaru, e del fatturato a quota 2850 miliardi per l'esercizio che si conclude al 31 marzo, ossia 100 in meno rispetto alle stime iniziali.
A livello globale, il costruttore automobilistico nipponico produrrà 823'000 veicoli, il 20% in meno rispetto all'anno precedente.
Per aggiornare i nuovi parametri, Subaru diminuirà il ricorso agli straordinari e ai turni dei lavoratori nei fine settimana nello stabilimento di Gunma, nel Giappone centrale, e nella fabbrica statunitense dell'Indiana.
«Attualmente la nostra catena produttiva si concentra sui modelli di fascia alta, con una maggiore dipendenza dai semiconduttori», ha indicato il direttore finanziario Toshiaki Okada, che si è detto poco fiducioso sul ritorno alla normalità nel breve termine.
Per il periodo tra aprile e dicembre l'utile operativo di Subaru è calato del 36,5% a 98 miliardi di yen, e il fatturato ha visto una flessione del 16,5%.
A inizio settimana anche General Motors aveva fatto sapere che ridimensionerà la produzione negli stabilimenti di Stati Uniti, Canada, Messico e Corea del Sud, anticipando che la mancata accessibilità ai chip potrebbe durare fino al termine dell'anno.
L'offerta limitata nel settore automobilistico riflette in primo luogo l'aumento della domanda nel comparto della telefonia mobile e nelle infrastrutture a sostegno della tecnologia di quinta generazione, durante una congiuntura che ha visto il rallentamento delle attività produttive a causa dell'emergenza sanitaria.
A questi fattori c'è da aggiungere il contributo della guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti, dicono gli analisti. Per evitare le sanzioni imposte dalla precedente amministrazione statunitense, le aziende di tutto il mondo hanno cancellato le richieste di approvvigionamento inoltrate ai produttori cinesi, mentre società come Huawei - a cui è vietato l'accesso alle componenti di tecnologia statunitense - hanno dovuto rivolgersi ad altri fornitori, riducendo le scorte dei principali produttori.