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Per i favorevoli, il deciso sì all'armonizzazione degli assegni per i figli a livello nazionale è un chiaro segnale che la popolazione svizzera vuole una politica di sostegno famigliare più estesa e che chiede altri passi in tal senso.
Per gli oppositori si tratta di un peso che mina la competitività dell'economia elvetica e che non offre più altri margini a ulteriori concessioni.
Secondo il consigliere nazionale cristiano sociale Hugo Fasel, presidente di Travail.Suisse, il sindacato che si è battuto per gli assegni, si è trattato di un "fausto giorno" in cui la popolazione ha dato "un mandato molto chiaro" per il sostegno alle famiglie. La federazione sindacale ora si impegnerà affinché la legge entri in vigore rapidamente, perlomeno nel 2009, come previsto.
Il Partito Socialista (PS), vede invece il prossimo passo da compiere nell'abolizione dei premi di cassa malattia per i bambini, nell'ambito di una unica assicurazione nazionale. Per il presidente socialista Hans-Jürg Fehr bisogna poi ampliare anche l'offerta extra famigliare per l'assistenza dei figli.
Sulla stessa linea gli ecologisti. La presidente dei Verdi svizzeri Ruth Genner ha notato che il netto risultato della votazione odierna riflette il desiderio di ulteriori aiuti alle famiglie e anche di una maggiore armonizzazione. La gran parte della popolazione è evidentemente contraria a "stridenti differenze" fra i cantoni.
Per il presidente democristiano Christophe Darbellay si tratta di una vittoria per la quale il Partito Popolare Democratico (PPD) si è battuto per una decina di anni. Il PPD vedrà ora di operare soprattutto in favore di sgravi fiscali per le famiglie.
Dal canto loro, gli oppositori si sono invece subito pronunciati contro ogni ulteriore concessione.
Il presidente dell'Unione Democratica di Centro (UDC) Ueli Maurer addossa la responsabilità del risultato alle associazioni padronali che hanno parlato con "lingua biforcuta": hanno combattuto gli assegni famigliari ma hanno militato in favore del cosiddetto miliardo di coesione. L'auspicio di un sostegno alla famiglie è giustificato - concede Maurer - ma non deve attuarsi "a pioggia" né a spese dell'economia.
Anche in casa liberale-radicale, il presidente Fulvio Pelli ha "preso atto di un sì ampiamente prevedibile". Egli è convinto che non fosse necessario imporre ai cantoni il versamento di una somma minima, visto che essi avrebbero comunque sviluppato autonomamente la loro politica famigliare. Ma - aggiunge - "è difficile far valere argomenti di procedura quando tutti sono d'accordo sul contenuto".
swissinfo e agenzie