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BERNA - Nonostante il rimpatrio di turisti svizzeri bloccati all'estero dal coronavirus sia stato dichiarato terminato a fine aprile, la Confederazione ha in seguito organizzato altri quattro voli.
Tuttavia, i costi per il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) sono stati pari a zero, fanno sapere da Berna.
È infatti stata predefinita una garanzia in relazione al numero minimo di passeggeri sugli aerei in modo da coprire gli oneri per le compagnie, ha detto oggi in serata un portavoce del DFAE all'agenzia Keystone-ATS, confermando almeno in parte una notizia del Blick. Secondo il portale del giornale svizzerotedesco, fra maggio e luglio si sono svolti dieci voli, che hanno trasportato un migliaio di persone.
Il totale dei viaggiatori a bordo ha sempre permesso di superare la garanzia: in tal modo il Dipartimento non ha dovuto sostenere alcuna spesa per i voli commissionati. Gli aerei in questione sono partiti da Argentina, Marocco, Repubblica Dominicana e Perù.
Il DFAE ha deciso di organizzare tali collegamenti speciali per varie ragioni, fra cui il ridotto numero di voli di rimpatrio da Paesi terzi e le molte persone desiderose di rientrare. I turisti interessati hanno dovuto prenotare il tragitto direttamente presso la compagnia, pagando l'intero importo in anticipo. I servizi di Ignazio Cassis si sono limitati a garantire che i cittadini svizzeri avessero la priorità.
Come detto, questi voli non rientrano nella vasta operazione di recupero di persone rimaste bloccate all'estero a seguito dello scoppio della pandemia, che si è invece conclusa il 29 aprile. Nell'ambito di essa erano state riportate a casa oltre 7'000 persone con 35 aerei. I costi ammontano a circa 10 milioni di franchi, coperti per l'80% dai passeggeri.