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Il contributo svizzero al fondo di coesione dell'Unione Europea non deve penalizzare l'aiuto allo sviluppo, chiedono le organizzazioni di cooperazione.
In vista del dibattito in Parlamento, domandano che la somma prevista per aiutare le economie più povere dei 25 venga prelevata dalle risorse generate dagli accordi bilaterali con Bruxelles.
In un appello firmato da 319 personalità e inviato al Consiglio federale e al Parlamento, la comunità di lavoro Alliance Sud ha chiesto martedì che il contributo svizzero al fondo di coesione dell'Unione Europea non vada a scapito dell'aiuto allo sviluppo.
Se il miliardo di franchi promesso dal Governo svizzero all'UE nel quadro degli accordi bilaterali II dovesse essere prelevato dall'aiuto allo sviluppo, allora i poveri pagherebbero per i ricchi, sostiene Alliance Sud.
«Il contributo alla coesione dell'UE non ha nulla a che vedere con l'aiuto allo sviluppo», ha dichiarato Bastienne Joerchel, di Alliance Sud. Il fondo serve a spalleggiare le economie delle regioni più povere dei Venticinque.
Il dossier da giovedì in Parlamento
Nel 2004, il Consiglio federale aveva deciso di prelevare il miliardo di franchi (sull'arco di 8 anni) destinato ad alimentare il fondo di coesione dell'UE dai budget dei Dipartimenti federali degli esteri e dell'economia, i due dipartimenti incaricati dell'aiuto allo sviluppo.
Il dossier arriverà giovedì sui banchi del Parlamento: ad occuparsene per prima sarà la commissione della politica estera del Consiglio degli Stati.
Nel loro appello, i firmatari sottolineano che con i Bilaterali II la Svizzera ha difeso molto bene i suoi interessi. Il Paese «ne trae diversi vantaggi economici per le sue imprese e per la sua economia. La Svizzera deve prendersi a carico il prezzo di questo successo».
Secondo Peter Niggli, direttore di Alliance Sud, questi accordi si tradurranno in risparmi ed entrate superiori per la Svizzera. L'accesso ai mercati dei paesi dell'est europeo, ad esempio, dovrebbe produrre un valore aggiunto di 1,7 miliardi di franchi, con conseguenti maggiori entrate fiscali pari a 100 milioni. Inoltre, aderendo agli accordi di Schengen/Dublino, la Svizzera potrà risparmiare ogni anno circa 80 milioni in materia di asilo.
Rispettare la tradizione umanitaria
«Il meno che possa fare la Svizzera è di non far pagare il contributo di coesione ai paesi più poveri del mondo», si legge nell'appello. «Il Mali o il Mozambico, paesi prioritari della cooperazione svizzera, non traggono in effetti nessun beneficio dal fatto che la Svizzera abbia potuto mantenere il segreto bancario nei confronti dell'UE. Come potremo spiegare un tale atteggiamento al resto del mondo?»
I firmatari dell'appello chiedono quindi al Parlamento e al Governo di finanziare il contributo elvetico al fondo di coesione con le risorse generate direttamente dagli accordi bilaterali.
In accordo con la sua Costituzione e la sua tradizione umanitaria, la Svizzera – si legge ancora nell'appello - deve assumersi le sue responsabilità per alleviare le sofferenze e la miseria del mondo. Valori ai quali la popolazione crede, come dimostrano i doni importanti e superiori alla media internazionale che ogni anno sono versati a favore dei più poveri.
swissinfo e agenzie
In breve
La Svizzera ha promesso di versare un contributo finanziario di 1 miliardo di franchi sull'arco di 5 anni (200 milioni per anno) per sostenere l'allargamento ad Est dell'Unione Europea.
I Venticinque chiedono la conclusione di un accordo vincolante sulla destinazione e l'impiego di tali aiuti.
Da parte sua, Berna preferisce limitarsi ad una dichiarazione d'intenti e vorrebbe trattare direttamente con i paesi beneficiari.
Per la Svizzera questo contributo dovrebbe venir destinato unicamente ai 10 nuovi membri dell'UE. Bruxelles vuole invece includere anche la Spagna, il Portogallo e la Grecia.
Alliance sud è la comunità di lavoro che raggruppa sei grandi organizzazioni svizzere attive nel campo della cooperazione internazionale (Swissaid, Sacrificio Quaresimale, Pane per i fratelli, Helvetas, Caritas e Aces).