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L'abolizione della soglia minima di cambio, annunciata giovedì dalla Banca nazionale svizzera (BNS), accelererà il consolidamento delle banche private in Svizzera. Secondo Boris Collardi, CEO di Julius Bär, il rafforzamento del franco rispetto all'euro e al dollaro, diminuirà le entrate e aumenterà i costi di produzione.
"Entro cinque anni è possibile che la Svizzera conti solo 100 banche private", ha dichiarato oggi in una conferenza stampa a Berna Collardi, presidente dell'Associazione di banche svizzere di gestione patrimoniale e istituzionale. Dal 2005 al 2013 il loro numero è già sceso da 182 a 139.
Alcuni istituti si uniranno o esternalizzeranno alcune prestazioni, come l'informatica. "Le banche rifletteranno sul loro modello di affari, ma non è escluso che trasferiranno una parte del loro strumento di produzione fuori dalla Svizzera", ha aggiunto Collardi.
I membri dell'Associazione di banche svizzere di gestione patrimoniale e istituzionale e quelli dell'Associazione delle banche private svizzere contano in totale 21'500 collaboratori di cui 14'500 in Svizzera. La decisione della BNS comporterà sicuramente una riduzione o un rinvio degli investimenti, ha precisato il Ceo di Julius Bär. L'assunzione di personale si effettuerà essenzialmente all'estero.
Le banche private in Svizzera generano l'80% dei loro introiti in dollari o in euro e il 20% in franchi. A livello di costo accade il contrario. "Il rafforzamento del franco farà diminuire le entrate e influirà sulla redditività se non si farà nulla", ha indicato Collardi.
Christoph Gloor, associato della banca basilese La Roche e presidente dell'Associazione delle banche private svizzere ha criticato la BNS. L'interesse negativo sugli averi in conti giro penalizza maggiormente gli istituti privati rispetto alle grandi banche.
Inoltre, dato che le banche private svizzere sono confrontate con un contesto difficile sia a livello regolamentare che concorrenziale, la loro crescita nei prossimi anni sarà certamente meno forte (+3%) di quella di altre piazze finanziarie come Singapore (+10%) e Hong Kong (+11%).
La Svizzera dovrebbe restare il numero uno nel 2018 con 2,4 miliardi di franchi di attivi in gestione ma "se non si fa nulla si perderanno quote di mercato. Il che vuol dire anche posti di lavoro", ha aggiunto Collardi.
Per conservare e sviluppare questi atout unici, la Svizzera deve far evolvere le sue condizioni quadro, ha aggiunto Gloor secondo il quale occorre migliorare l'accesso al mercato attraverso per esempio accordi con i principali partner.
Anche nelle nuove leggi finanziarie svizzere non occorrono alcune ulteriori regolamentazioni ma condizioni uguali alle altre piazze finanziarie. E per conservare la capacità concorrenziale occorre "evitare per principio qualsiasi misura che sfavorisca la piazza finanziaria elvetica rispetto ai suoi concorrenti stranieri", sia in materia fiscale che regolamentare, ha aggiunto Gloor. Riguardo all'applicazione dello scambio automatico di informazioni fiscali, è per esempio vitale che il level playing field (terreno di gioco identico per tutti) sia rispettato.