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“Il Municipio condanna qualsiasi azione che leda i diritti umani di individui o popolazioni. Non ritiene tuttavia che le attività diplomatiche e i progetti in essere con la Cina costituiscano una legittimazione di tali azioni”. Così risponde l’Esecutivo di Lugano all’interrogazione presentata da Niccolò Castelli e cofirmatari, volta a indagare i rapporti con la diplomazia cinese. Alla domanda, se “i continui inviti ufficiali dell’ambasciatore di Cina a Berna siano in contrasto con le critiche della Confederazione svizzera verso la Repubblica Popolare Cinese” e se “ciò non costituisca di fatto una legittimazione del genocidio praticato dalla Repubblica Popolare Cinese negli ultimi decenni in danno di minoranze etniche, religiose e politiche in Cina e in Tibet”, la Città risponde: “In generale, la visita a Palazzo Civico di un ambasciatore cinese in carica rientra nella prassi diplomatica per cui i nuovi ambasciatori, oltre a presentarsi ai governi cantonali, chiedono di essere ricevuti per una visita di cortesia ai Comuni svizzeri con cui sono attivi dei partenariati. È quindi improprio parlare di continui inviti ufficiali. Oltre alle relazioni diplomatiche con l’ambasciata cinese a Berna e con l’ambiasciata svizzera a Pechino, la Città ha costruito negli anni legami culturali, formativi e commerciali finalizzati a creare una rete di contatti a sostegno, da un lato, di scambi educativi e, dall’altro, delle realtà accademiche, imprenditoriali e turistiche presenti a Lugano e nel Cantone, interessate alle relazioni con la Cina”.
Ma in occasione degli incontri in Municipio con l’ambasciatore della Cina a Berna – solleva l’interrogazione – il Municipio ha almeno evocato concretamente l’obbligo della Cina di rispettare i diritti umani? Ha chiesto l’immediata liberazione di tutte le persone detenute in Cina e nel Tibet, per il solo fatto di non appartenere all’etnia Han? “Nel 1991 è stato avviato il dialogo bilaterale sui diritti umani tra la Svizzera e la Cina con l’obiettivo di affrontare la situazione dei diritti umani, della libertà di espressione e dei diritti delle minoranze in modo aperto e critico”. Gli autori dell’interrogazione hanno osservato, come la diplomazia della Cina sia ormai universalmente definita aggressiva. La Città risponde che “con i rappresentanti cinesi non si sono mai riscontrati atteggiamenti aggressivi o rivendicativi” e che “un allontanamento della Svizzera dalla Cina – ha valutato la Confederazione – non avrebbe alcun impatto positivo sullo sviluppo politico interno cinese, in compenso danneggerebbe la popolazione locale e gli interessi svizzeri”.