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<h2>SubmittedText<h2><p>Banche, assicurazioni e casse pensioni svizzere investono ogni anno diversi miliardi di franchi nelle ditte operanti nel settore dell'armamento. Le casse pensioni svizzere investono complessivamente circa 8 miliardi nell'industria bellica. Questo non avviene unicamente con l'acquisto diretto di azioni, ma anche attraverso partecipazioni a fondi indicizzati, che possono contenere anche titoli azionari di ditte del settore dell'armamento. Che sia possibile ricorrere a strategie d'investimento alternative è dimostrato dall'esempio del fondo pensionistico norvegese, che sottopone la propria strategia d'investimento a una commissione etica e si è ritirato da partecipazioni scomode. Anche in Svizzera vi sono approcci simili, come dimostra l'Associazione svizzera per investimenti responsabili (ASIR), fondata nel dicembre del 2015 da investitori istituzionali tra cui Publica. Il suo obiettivo è di fornire ai propri membri servizi che permettano loro di operare investimenti tenendo conto responsabilmente dell'ambiente, della società e dell'economia. In aggiunta, oltre ai fondi indicizzati convenzionali, che comprendono anche azioni dell'industria bellica, ne esistono altri, sostenibili, che escludono esplicitamente investimenti in questo genere di ditte.</p><p>Chiedo pertanto al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. La Publica o le casse pensioni delle imprese vicine alla Confederazione (Swisscom, RUAG, ecc.) partecipano a fondi indicizzati che comprendono azioni dell'industria bellica, in particolare del settore delle armi atomiche e delle munizioni a grappolo? In caso affermativo, in quale misura (in percentuale e in franchi)?</p><p>2. La Publica o le casse pensioni delle imprese vicine alla Confederazione partecipano all'industria bellica in altro modo, diretto o indiretto?</p><p>3. Il Consiglio federale ritiene opportuno creare incentivi a favore di strategie d'investimento etiche che escludano partecipazioni dirette o indirette all'industria bellica, in particolare a ditte che producono armi atomiche e munizioni a grappolo?</p><p>4. Su quali principi etici si fonda la strategia d'investimento di Publica? L'istituto ha analizzato le opportunità e i rischi di investimenti sostenibili?</p><p>5. Gli investimenti non sostenibili comportano rischi maggiori di quelli sostenibili. Il Consiglio federale è disposto, per ragioni di gestione dei rischi, a fissare nell'OPP 2 un limite massimo per la quota d'investimenti non sostenibili?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1./2. Secondo le informazioni fornite da Publica, i fondi indicizzati che vengono selezionati sono diversificati in tutti i settori e le regioni del mondo e comprendono anche investimenti in ditte dell'industria bellica. La partecipazione di Publica a questo genere di ditte ammonta a 110 milioni di franchi, il che corrisponde quasi allo 0,3 per cento del suo patrimonio complessivo (questo dato tiene conto anche di ditte che non operano esclusivamente nel settore dell'armamento, come Airbus e Boeing).</p><p>Secondo i dati forniti dalla cassa pensioni di Swisscom (Complan), la sua strategia d'investimento si basa su categorie d'investimento e indici di mercato. Questi ultimi sono diversificati in tutti i settori e le regioni del mondo e comprendono anche investimenti in ditte dell'industria bellica. La Complan effettua regolarmente un cosiddetto "screening" dell'universo di investimenti sulla base di criteri ESG (Environmental, Social and Governance). Dall'ultima di queste analisi è emerso che una quota di circa 11 milioni di franchi (attorno allo 0,13 per cento del patrimonio complessivo) è investita in ditte la cui cifra d'affari include almeno in parte la produzione per l'industria bellica. La Complan è membro dell'Associazione svizzera per gli investimenti responsabili (ASIR).</p><p>Stando ai dati da essa forniti, la cassa pensioni della RUAG (Previdenza RUAG) investe circa 5,9 milioni di franchi, ovvero quasi lo 0,3 per cento del suo patrimonio complessivo, attraverso fondi azionari indicizzati in ditte classificate dallo SIPRI (Stockholm International Peace Research Institute) tra le 100 maggiori imprese al mondo nel settore dell'armamento.</p><p>I dati della cassa pensioni delle FFS (CP FFS) riportano investimenti per circa 52 milioni di franchi (circa lo 0,3 per cento del suo patrimonio d'investimento) nel settore "Aerospace &amp; Defense" (classificazione secondo l'indice MSCI). Oltre all'industria bellica, questo settore comprende anche imprese dell'aeronautica civile, ma non è possibile fare ulteriori distinzioni. Nel settore "Controversial weapons" la CP FFS investe circa 3 milioni di franchi, pari allo 0,02 per cento del suo patrimonio d'investimento. Va però fatto notare che queste posizioni verranno completamente eliminate a breve. La politica di sostenibilità adottata dal consiglio di fondazione nel dicembre del 2015 è infatti attualmente in fase di attuazione, in collaborazione con l'ASIR.</p><p>I dati forniti dalla cassa pensioni della Posta (CP Posta) - altro membro dell'ASIR - indicano che essa investe circa 34 milioni di franchi (0,2 per cento del suo patrimonio complessivo) in ditte ascrivibili al settore dell'industria bellica, ma operanti anche in ambito civile.</p><p>3. Il Consiglio federale ritiene opportuno che, nel decidere le proprie strategie d'investimento, gli istituti di previdenza tengano conto anche di criteri di ordine etico. Naturalmente devono essere rispettate le disposizioni giuridiche già vigenti (Legge federale sul materiale bellico; RS 514.51). L'esecutivo non reputa invece necessario creare ulteriori incentivi normativi. Come emerge dalle risposte alle domande 1 e 2, gli istituti di previdenza summenzionati si assumono consapevolmente le proprie responsabilità per quanto concerne le questioni sollevate. Infatti, i dati emersi dall'inchiesta tra gli istituti summenzionati sono eccezionalmente bassi. Inoltre, in particolare per le ditte di determinate dimensioni e per il settore della componentistica, diventa molto difficile fare distinzioni (è il caso p. es. della produzione di motori per veicoli e velivoli, che possono essere impiegati sia in ambito civile che militare). Pertanto, anche nel caso dei cosiddetti investimenti sostenibili o etici, che prevedono tra l'altro limitazioni per quanto concerne il settore dell'armamento, per attenuare il problema della distinzione spesso vengono definiti valori soglia che non possono essere superati. Anche in questi prodotti può quindi essere contenuta una piccola partecipazione alla produzione di armamenti o alla fornitura di prestazioni necessarie a tale produzione.</p><p>4. Publica fa rientrare la "sostenibilità" nel concetto di "investire responsabilmente". La sua strategia si basa sulla sorveglianza regolare degli investimenti per quanto concerne i rischi per l'ambiente, la società e l'economia (p. es. cambiamenti climatici), che potrebbero comportare danni a livello finanziario per Publica. Essa si assume le sue responsabilità di proprietaria principalmente mediante il dialogo con le imprese. La cassa pensioni considera la vendita di singoli investimenti solo come ultima ratio, ovvero quando, nonostante i ripetuti appelli, non si prospetta alcun cambiamento nel loro atteggiamento. Questo approccio è però connesso a un onere rilevante. Per questa ragione, nel dicembre del 2015, insieme ad altri sei grandi investitori Publica ha fondato l'ASIR, con lo scopo principale di contenere il più possibile l'onere dei singoli membri mediante l'assunzione collettiva di alcuni dei compiti previsti, mentre l'attività d'investimento rimane di competenza di ciascun investitore.</p><p>5. Attualmente gli istituti di previdenza godono di una certa libertà nella scelta degli investimenti, a condizione che rispettino gli obblighi in materia di diligenza e prestino la necessaria attenzione ai redditi, alla sicurezza, alla capacità di rischio e alla diversificazione (categorie d'investimento, regioni e rami economici), in modo da ridurre al minimo gli effetti di inattesi crolli dei corsi di imprese o settori specifici. Una restrizione dell'universo di investimenti limiterebbe le possibilità di diversificazione degli istituti di previdenza e quindi peggiorerebbe il loro profilo di rischio. Il Consiglio federale intende mantenere anche in futuro questi principi che si sono dimostrati validi. Non reputa infatti realizzabile una distinzione normativa obiettiva e affidabile dell'intero universo di investimenti in "sostenibile" e "non sostenibile" sulla base di criteri economici, ecologici e sociali. Inoltre la tesi secondo cui gli investimenti prettamente "sostenibili" siano più appropriati in termini di rendimenti e sicurezza è controversa. Se per considerazioni di natura etica o ecologica dovesse risultare necessario procedere a una limitazione degli investimenti, spetterebbe in prima luogo all'organo supremo del singolo istituto, e non al legislatore, emanare le disposizioni del caso.</p>  Risposta del Consiglio federale.