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Seguendo il modello già applicato in Italia, il Ticino diventa il primo cantone svizzero ad introdurre il divieto di fumo nei caffè e nei ristoranti.
Nell'altro tema in votazione cantonale, due ticinesi su tre hanno rifiutato delle misure d'economia che volevano frenare l'aumento delle sovvenzioni sociali.
Il testo sul divieto di fumo è stato accettato, a schiacciante maggioranza, dal 79.1% dei votanti. Il fumo sarà dunque bandito da tutti i ristoranti, bar, discoteche e night-club del Ticino.
I proprietari dei locali avranno tuttavia la possibilità d'allestire degli spazi separati e dovutamente aerati da destinare ai fumatori.
Con l'entrata in vigore del divieto, i gestori dei locali avranno a disposizione un periodo di un anno per adattare i loro esercizi alle nuove esigenze.
Il risultato era atteso, ma la percentuale di cittadini contro il fumo nei locali, che ha sfiorato l'80%, ha superato le aspettative ed è stata definita "storica" da diversi partecipanti alla campagna.
"Sono molto soddisfatto della chiarezza di questo risultato", ha dichiarato il presidente del Partito liberale-radicale ticinese Giovanni Merlini. "Si è trattato di una scelta di libertà".
L'esclusione del fumo dai locali pubblici, voluta dal governo ed accettata a larga maggioranza dal parlamento il 12 ottobre 2005, era combattuta da un referendum lanciato dal Comitato "Basta divieti - più libertà", sostenuto dalla Lega dei ticinesi.
Esercenti soddisfatti
La Federazione degli esercenti e degli albergatori ticinesi, che comprende circa 1600 membri, si è detta soddisfatta del risultato.
Gli esercenti motivano la loro posizione con l'esperienza positiva dell'Italia, dove un divieto simile è stato introdotto il primo gennaio 2005. In Italia non si sono verificati cali della cifra d'affari dei locali pubblici.
Anzi, stando ai risultati di un sondaggio, molti italiani hanno dichiarato che, grazie al divieto, si sono recati più spesso in ristoranti o bar.
No ai tagli nel sociale
Nell'altro oggetto in votazione nel cantone, il 64.9% dei votanti ha rifiutato delle misure d'economia che prevedevano un limite dello 0.5% all'aumento delle sovvenzioni sociali per il 2006 e il 2007.
Una misura voluta dal governo per contribuire a risanare il bilancio cantonale, in rosso ormai da diversi anni.
A differenza del tema riguardante il fumo, in questo caso i ticinesi non hanno però seguito la volontà dell'esecutivo, che voleva risparmiare 40 milioni nelle sue spese sociali, in particolare in ambito di sovvenzioni ad istituzioni quali ospedali, case di riposo, scuole ed giardini d'infanzia.
Il netto rifiuto viene interpretato come uno schiaffo morale nei confronti della ministra delle finanze Marina Masoni, finita al centro di una polemica scoppiata all'inizio dell'anno in seguito alla scoperta d'irregolarità presso il servizio cantonale delle contribuzioni e ad un affare riguardante una fondazione della sua famiglia basata a Svitto.
"Sconfitta più ampia del previsto"
Il democristiano Luigi Pedrazzini, direttore del Dipartimento di giustizia e polizia e vice presidente del governo, ha dichiarato alla Radio della Svizzera italiana che la vicenda Masoni ha parzialmente influenzato l'esito dello scrutinio.
"Ci si poteva attendere una sconfitta, ma non di questa ampiezza", ha detto Pedrazzini.
Per la sinistra, che si è battuta contro i tagli, non è accettabile ridurre le imposte alle persone giuridiche da un lato e tentare in seguito di far quadrare il bilancio dello Stato riducendo le spese sociali dall'altro.
Il budget 2006, che prevede un deficit di "soli" 200'000 franchi (grazie agli utili della vendita dell'oro della Banca Nazionale destinati ai cantoni), ha forse pure avuto un ruolo in questo risultato.
swissinfo e agenzie
Fatti e cifre
Divieto di fumo negli esercizi pubblici: Sì 79.1%, No 20.9%.
Limitazione sussidi sociali: Sì 35.1%, No 64.9%.
Partecipazione al voto: 56%.
In breve
Il divieto di fumare nei locali pubblici è già stato introdotto da diversi paesi europei. La Norvegia e l'Irlanda hanno preso una decisione simile nel 2004, Italia e Svezia nel 2005. Da quest'anno, anche in Spagna non è più possibile fumare nei ristoranti.
In Svizzera si discute da anni sull'introduzione di divieti di fumare per limitare i danni del fumo passivo. Recentemente, il fumo è stato bandito da tutti i treni delle Ferrovie federali svizzere.
Il parlamento federale sta trattando un'iniziativa parlamentare sulla protezione dal fumo passivo. Ma anche i cantoni stanno agendo. I Grigioni hanno ad esempio proibito la pubblicità delle sigarette e nel palazzo del parlamento di Basilea Campagna vige ormai il divieto di fumare.
Ma la tendenza non è generalizzata: il canton Berna ha in effetti bocciato una proposta per proibire di fumare negli esercizi pubblici.