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Occorre arginare l'ondata di regolamentazioni che sta sommergendo la Svizzera: il grido d'allarme è lanciato dall'UBS che, visto anche il problema del franco forte, ritengono urgente porre un freno a quella che descrivono come una crescente giungla normativa.
Una fitta rete di norme che, per le imprese, si traduce in elevati oneri amministrativi e perdita di competitività. Negli ultimi anni la Confederazione ha perso continuamente posizioni nel raffronto internazionale a causa dell'aumento delle regolamentazioni, affermano gli specialisti della banca nell'ultima edizione di UBS Outlook Svizzera, uno studio pubblicato a scadenza trimestrale che è stato presentato oggi a Zurigo.
Nell'ultimo decennio la raccolta ordinaria del diritto si è arricchita di 12'000 pagine solo a livello federale e ha ora raggiunto le 66'000 pagine di legislazione. Nell'anno record del 2012 sono state emanate in media 140 pagine a settimana di nuove leggi e ordinanze. Anche il rapporto 2014 del Forum economico mondiale (WEF) sulla competitività globale segnala come la burocrazia statale elvetica sia uno uno dei principali problemi per l'attività aziendale.
"Lo spazio di manovra per l'azione imprenditoriale viene ridotto da una rete sempre più fitta di regolamentazioni e normative; questo scoraggia lo spirito innovativo e imprenditoriale", sostiene il capoeconomista di UBS Svizzera Daniel Kalt.
La situazione si è aggravata con l'improvviso apprezzamento del franco seguito all'abrogazione del tasso di cambio minimo con l'euro da parte della Banca nazionale svizzera (BNS) a metà gennaio. Secondo gli esperti di UBS il contesto congiunturale in Svizzera è radicalmente mutato: la speranza di una ripresa del corso in direzione di 1,10 si è scontrata con i focolai di crisi in Europa. Di recente l'euro è tornato ad avvicinarsi alla parità con la moneta elvetica, ciò che aumenta l'incertezza circa l'andamento congiunturale del paese.
Il rallentamento è inevitabile: le previsioni di UBS - già comunicate il 16 gennaio, all'indomani del Francogeddon, e finora mai modificate - vertono su un'espansione del prodotto interno lordo dello 0,5% quest'anno e dell'1,1% l'anno prossimo.
Alla luce del difficile contesto in relazione a tassi d'interesse e cambi secondo UBS occorre ora occuparsi dei fattori sui quali è possibile intervenire direttamente. Importanti aspetti di questo tipo sono l'efficienza e un quadro normativo favorevole alle imprese.
"Le numerose regolamentazioni comportano solo una lievitazione dei costi e spesso limitano addirittura la capacità innovativa, risultando controproducenti", sintetizza il numero uno di UBS Svizzera Lukas Gähwiler. Il manager avanza una proposta: "perché non introdurre un freno alla regolamentazione come si è fatto efficacemente per il freno all'indebitamento?".
Lo studio analizza anche le differenze regionali in materia di crescita. Stando agli economisti nella Svizzera tedesca essa è stata sostenuta soprattutto da incrementi di produttività, mentre in quella occidentale ha inciso maggiormente l'occupazione. Nei cantoni Vaud e Ginevra la produttività è infatti aumentata molto meno rispetto alla media nazionale e anche Zurigo e Ticino sono riusciti a incrementare relativamente poco la prestazione lavorativa media per occupato.
Rimanendo al Ticino, il potenziale di progressione del prodotto interno lordo sino al 2025 è giudicato inferiore alla media nazionale. Ipotizzando un +2,0% per l'insieme del paese, il cantone italofono si situa nella fascia 1,2%-1,6%. Il valore dei Grigioni è ancora più basso, fra 1,2% e 1,0%.
SDA-ATS