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La variante BA.2, la cosiddetta Omicron 2, è più infettiva rispetto a Omicron 1 ma non sembra essere più aggressiva. Quanto era stato suggerito dai primi studi sulla variante gemella di Omicron, viene ora confermato da un ampio studio coordinato dal National Institute for Communicable Diseases sudafricano e pubblicato su medRxiv, piattaforma che rende disponibili ricerche prima della revisione da parte della comunità scientifica.
Lo studio ha passato in rassegna i 680mila casi di Covid-19 verificatisi nel Paese tra l’1 dicembre del 2021 e il 29 gennaio scorso, concentrandosi in particolare sui 95’470 tamponi positivi sottoposti a indagine genetica per conoscere la variante responsabile dell’infezione.
Il primo dato emerso è la velocità con cui Omicron 2 si è sostituita a Omicron: all’inizio di dicembre solo il 3% dei campioni testati era positiva per Omicron 2, a fine gennaio la percentuale era salita all’80%. Quanto all’aggressività della variante BA.2, non sono risultate differenze significative con la variante gemella. In particolare, ha avuto bisogno di ricovero il 3,4% dei pazienti con Omicron 1 e il 3,6% di quelli con Omicron 2; tra i ricoverati, aveva una forma severa di malattia il 33,5% dei pazienti con Omicron 1 e il 30,5% di quelli con Omicron 2.
"Questi dati sono rassicuranti e suggeriscono che, sebbene BA.2 possa avere in alcuni contesti un vantaggio competitivo su BA.1, il profilo clinico della malattia rimane simile", scrivono i ricercatori, che tuttavia invitano a usare cautela: "Il Sudafrica potrebbe essere diverso da altri contesti nell’avere alti livelli di immunità sviluppata dopo un’infezione naturale, perciò è necessario che dati che valutano la severità di BA.2 arrivino anche da altri contesti".