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Prima Camera ad esaminare la proposta, il Consiglio degli Stati ha approvato mercoledì la modifica costituzionale che introduce un'imposta integrativa a carico dei grandi gruppi di interesse, che superano i 750 milioni di euro di fatturato annuo e sottostanno attualmente a un livello di imposizione inferiore al 15%. Il voto è stato netto: 44 favorevoli e un solo astenuto. Il dossier deve ancora superare l'esame del Nazionale e quello popolare: la data della votazione è già fissata al 18 giugno 2023, in modo tale da permettere un'entrata in vigore a inizio 2024.
In questo modo la Confederazione intende adempiere agli impegni fiscali presi nei confronti dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) e del G20. Allo stesso tempo, si intende fare in modo che queste imprese non lascino la Svizzera per installarsi all'estero.
Il Consiglio federale stima in circa 200 le società elvetiche e in 2'000 circa le filiali di multinazionali attive nel Paese interessate da questo modello di tassazione. Le circa 600'000 PMI e altre società operanti unicamente in Svizzera non sono interessate dalla riforma.
Le maggiori entrate per le casse pubbliche potrebbero oscillare tra un miliardo e 2,5 miliardi di franchi a partire dal 2026-2027, ha ricordato Alex Kuprecht (UDC/SZ) a nome della commissione. Il 25% di questo importo spetterebbe alla Confederazione, il resto ai Cantoni.
Una minoranza di sinistra proponeva una distribuzione delle maggiori entrate secondo la chiave di ripartizione dell'imposta federale diretta e quindi una quota destinata alla Confederazione del 78,8%. Questo nel timore che la riforma aumenti la disparità fiscale tra i Cantoni ricchi e quelli poveri. La proposta è stata però nettamente respinta.
- Da RG 12.30 del 28.09.22