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Sudafrica, mercoledì 8 maggio. Giorno di elezioni. L'African National Congress ha vinto e Cyril Ramaphosa guiderà il paese per i prossimi cinque anni.
Governo e Parlamento designati dal popolo dovranno, quanto prima, confrontarsi con una situazione che sta diventando esplosiva anche perché uno dei partiti più radicali - gli Economic Freedom Fighters di Julius Malema - che mira all'esproprio delle terre dei bianchi per ridistribuirle ai neri e alla statalizzazione delle miniere, ha superato il milione di voti.
Milioni di persone infatti, 25 anni dopo la fine dell’apartheid, vivono ancora in baracche nelle periferie delle grandi metropoli del Paese. Il Governo ha costruito circa 4 milioni di case popolari dal 1994 ad oggi, ma anche a causa dell’aumento della popolazione, la crisi abitativa è uno dei temi cruciali che si trova ad affrontare il nuovo esecutivo.
Un tema fortemente connesso con la ridistribuzione della terra alla popolazione nera. La minoranza bianca detiene ancora il 72% delle terre agricole nel Paese, proprietà che risalgono alla colonizzazione europea di metà ‘600. La maggioranza dei sudafricani rivendicano quelle terre accusando i bianchi di averli defraudati di un qualcosa che era di loro proprietà. Nonostante le tante promesse da parte del Governo, sono pochi gli agricoltori neri che, negli ultimi 25 anni, hanno ricevuto dallo Stato una proprietà per avviare un’attività agricola.
Da mesi, in Parlamento, si sta discutendo la riforma della terra che prevede l’espropriazione di alcune proprietà di proprietà di latifondisti bianchi, ma per procedere bisognerà prima attendere il parere della Corte Costituzionale dato che bisognerebbe modificare la Costituzione.
Lorenzo Simoncelli