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Mentre gli Stati industrializzati del G-7 desiderano ridurre gli oneri del Fondo monetario internazionale (FMI), i paesi emergenti e quelli in via di sviluppo chiedono di essere meglio rappresentati nei suoi organi direttivi.
Per il rappresentante svizzero Jean-Daniel Gerber, contattato da swissinfo al termine dei lavori annuali dell'istituzione di Bretton Woods, non è comunque il caso di parlare di crisi.
Crisi? Quale crisi? Il direttore della Segreteria di Stato dell'economia (SECO) Jean-Daniel Gerber non crede che questo termine sia appropriato per definire la situazione attuale all'interno del Fondo monetario internazionale (FMI) e della Banca mondiale (BM).
"Non apprezzo questa parola, poiché ritengo che non sia corretta nel caso specifico. Si può parlare di crisi quando mancano i soldi e non vi è una buona gestione", dichiara il delegato svizzero.
A suo avviso, la missione dell'FMI rimane ancora oggi indispensabile. "Il Fondo è stato creato per intervenire in caso di cattivo tempo, quando la congiuntura mondiale evolve negativamente".
Nessun accordo trovato
"Oggi, i paesi in via di sviluppo hanno meno bisogno dell'FMI. Ma ciò non significa che non vi saranno più delle crisi economiche o finanziarie in qualche parte del mondo. E, quando si produrranno, saremo contenti di disporre dell'FMI", aggiunge Gerber.
Gli Stati membri hanno concluso lunedì la loro riunione annuale senza aver raggiunto un accordo sul previsto rafforzamento del diritto di voto dei paesi emergenti e in via di sviluppo. Diversi Stati membri – tra cui Cina, Brasile e Russia – chiedono di essere meglio rappresentati nell'organo direttivo dell'FMI. I negoziati si trovano però attualmente in un vicolo cieco.
D'altra parte si sono accentuate le pressioni per giungere ad un piano di austerità all'interno dell'FMI. Gli Stati uniti esigono una riduzione delle spese e degli effettivi di questa istituzione. La loro richiesta è stata sostenuta anche dagli altri membri del gruppo dei paesi industrializzati G-7. All'interno dell'istituzione si sta già parlando di un nuovo "conflitto Nord-Sud".
A detta del ministro americano dell'economia, l'FMI si vede confrontato ad uno squilibrio finanziario "insostenibile". Una situazione quasi paradossale per un organismo incaricato di prevenire le crisi finanziarie nel mondo e di aiutare i paesi in difficoltà.
Lodi al direttore della Banca mondiale
A dover trovare nuove soluzioni per risolvere i problemi dell'FMI sarà il nuovo direttore generale Dominique Strauss-Kahn, il cui mandato inizia il 1° novembre prossimo. L'ex-ministro francese dell'economia è però già al lavoro, secondo quanto indicato da Jean-Daniel Gerber.
" Dominique Strauss-Kahn e il presidente della BM Robert Zoellick hanno già dato avvio ad una crescente collaborazione per migliorare la coordinazione dei programmi tra le due istituzioni".
Il direttore della SECO non risparmia le lodi all'indirizzo di Zoellick, che dirige la BM dal mese di giugno, dopo che Paul Wolfowitz era stato costretto a rassegnare le dimissioni in seguito a vicende di nepotismo.
"Da quando Zoellick è arrivato, la BM può essere considerata il contrario di un organismo in crisi. Si tratta di uomo che dispone di grandi influssi e che è già riuscito a far uscire la BM dall'impasse in cui si trovava", afferma Gerber.
La Svizzera pronta a battersi
Per la prima riunione annuale della BM sotto il suo mandato, Zoellick ha presentato due grandi priorità: rafforzare l'importanza dell'agricoltura nell'ambito delle politiche di sviluppo e integrare maggiormente il settore privato a queste politiche.
Secondo Gerber, l'agricoltura deve però rappresentare soltanto una delle priorità della BM. Ai suoi occhi, la vera missione di questa istituzione è di "lottare contro la povertà".
Per il direttore della SECO, la questione del rafforzamento del diritto di voto dei paesi emergenti e di quelli in via di sviluppo dovrà essere probabilmente affrontata anche in seno alla BM.
"Bisogna dapprima giungere ad una soluzione all'interno dell'FMI e poi sarà il turno della BM". In tale ambito, la Svizzera è decisa a battersi per mantenere i suoi due seggi negli organi direttivi delle istituzioni di Bretton Woods.
Il governo svizzero non teme tuttavia "una riforma fondamentale" dei due organismi internazionali, sottolinea Gerber. "Se la zona euro dovesse venir raggruppata in un solo seggio, bisognerà chiaramente ridistribuire le carte".
swissinfo, Marie-Christine Bonzom, Washington
(traduzione Armando Mombelli)
In breve
Il ministro svizzero delle finanze Hans-Rudolf Merz (capo della delegazione svizzera), il direttore della SECO Jean-Daniel Gerber e il presidente della direzione generale della Banca nazionale Jean-Pierre Roth hanno partecipato, questa fine settimana a Washington, alla riunione annuale del Fondo monetario internazionale e del gruppo della Banca mondiale.
La presenza svizzera è stata meno "folta" del solito. Le ragioni sono state attribuite alle elezioni parlamentari, tenute questa fine settimana in Svizzera, e alla diminuzione dell'importanza dell'FMI e della BM.
I lavori del Comitato monetario e finanziario internazionale dell'FMI sono stati consacrati in particolare alla situazione dei mercati finanziari internazionali, alle prospettive di sviluppo dell'economia mondiale, ai progetti di riforma del diritto di voto all'interno dell'FMI e alla questione del suo finanziamento al lungo termine.
Fondo monetario internazionale
Il Fondo monetario internazionale (FMI) dispone di un budget annuale di un miliardo di dollari e di un effettivo di 2'700 collaboratori.
Le entrate finanziarie dell'FMI sono diminuite negli ultimi tempi, in seguito all'annullamento dei crediti nei confronti dei paesi più poveri e alla tendenza dei paesi emergenti di cercare sempre più finanziamenti sul mercato privato.
Dominique Strauss-Kahn, ex-ministro francese dell'economia e delle finanze, assume dal 1° novembre la direzione generale dell'FMI, in sostituzione dello spagnolo Rodrigo de Rato.
Il peso della Svizzera e degli altri Stati membri all'interno dell'FMI viene stabilito sulla base di una formula di calcolo della loro quota-parte. Il valore delle quote di ogni paese e il diritto di voto all'interno dell'organo direttivo sono stati discussi durante quest'ultima riunione annuale, nel quadro dei progetti di riforma dell'FMI.