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La Lega svizzera contro il cancro ricorda i 4000 interventi rimandati nel corso della prima ondata e li paragona a oggi
BERNA - Uno studio dell'Ufficio federale di statistica ha analizzato l'impatto che la pandemia di coronavirus ha avuto sulle strutture sanitarie elvetiche nel 2020. Un duro colpo, quello inferto dal virus, sia sul piano organizzativo che su quello finanziario.
Tra i dati che colpiscono maggiormente c'è quello relativo al rinvio di 4000 ospedalizzazioni per un tumore, in modo da creare posti letto per i malati di Covid-19. Una decisione presa in un contesto difficile come quello della prima ondata ma che, con il senno di poi, si è rivelata eccessiva. «In retrospettiva, probabilmente non sarebbe stato necessario posticipare così tanti ricoveri per tumore», afferma a 20 Minuten Stefanie de Borba, della Lega svizzera contro il cancro.
Rischio di morte più elevato - Un'analisi compiuta nell'autunno 2020 ha mostrato che il rischio di morte, in un paziente oncologico, aumenta tra il 6 e l'8% se l'intervento chirurgico viene posticipato di quattro settimane. «È difficile determinare nei singoli casi» se la terapia posticipata abbia avuto un influsso determinante sulla sopravvivenza di alcuni pazienti, aggiunge de Borba. «Fortunatamente, al momento non siamo a conoscenza di alcun decesso di malati di cancro che possa essere attribuito direttamente al triage». È comunque vero che le conseguenze sulla salute di un rinvio si possono manifestare anche in un secondo momento.
Qualità della vita inferiore - Oltre alla minore possibilità di sopravvivenza, bisogna fare i conti con un peggioramento della qualità della vita di chi si è visto rimandare l'intervento chirurgico. «L'esperienza mostra che il rinvio degli interventi è spesso accompagnato da un prolungamento di sintomi come il dolore» spiega Manuela Eicher, presidente di Oncology Care Svizzera. «Allo stesso tempo, le operazioni posticipate comportano un grande carico psicologico per i pazienti e i loro familiari, poiché scatenano anche ansia e stress».
Un triage oggi? «Deplorevole» - Infine ci sono da mettere in conto ritardi o mancate diagnosi. «In singoli casi, i pazienti non volevano più venire all'appuntamento per paura di un'infezione da coronavirus o evitare un intervento in ospedale» ha sottolineato ancora de Borba. I programmi cantonali di screening per il cancro al seno e al colon, lo ricordiamo, sono stati sospesi per almeno sei settimane in concomitanza con la prima, devastante ondata della pandemia. Oggi la situazione «non è certo paragonabile» con quella di quei giorni difficili, spiega la portavoce della Lega contro il cancro. Ma appunto per questo «che ora ci si trovi in una situazione in cui è in discussione un duro triage è quindi tanto più deplorevole, soprattutto dal punto di vista delle persone colpite dal cancro», avendo a disposizione uno strumento che si è dimostrato efficace come il vaccino.
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