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Ma il Consiglio federale spiega di non vedere la necessità di negoziare nuove regole. Ciò significa che anche in futuro gli immigrati potranno chiedere la disoccupazione in Svizzera anche se dovessero aver lavorato un solo giorno nel nostro Paese.
De Courten chiedeva inoltre di avere delle cifre. Il Consiglio federale non gliele ha date, ma gli ha suggerito di cercarle nei rapporti dell’Osservatorio sulla libera circolazione delle persone, stilati da un gruppo di lavoro interdipartimentale composto da rappresentanti della SECO, dell’UST, della SEM e dell’UFAS.
Da questo rapporto si evince che nel 2019 la Svizzera ha versato 31,3 milioni di franchi in indennità di disoccupazione a immigrati che hanno fatto valere il lavoro effettuato all’estero nel calcolo del periodo di contribuzione (che deve essere di almeno 12 mesi negli ultimi 2 anni). L’anno precedente la somma era stata di 25,9 milioni.
Tuttavia i maggiori beneficiari sono gli stranieri provenienti da paesi extra-UE, che versano il 5,3% dei contributi e ricevono il 13,1% del totale delle indennità di disoccupazione. In pratica questi ultimi stranieri ricevono oltre 2,5 volte in più di quanto versano.
Infine il rapporto analizza anche i contributi e le indennità di disoccupazione in base alla nazionalità. Si scopre così che francesi e tedeschi, come gli svizzeri, versano più di quanto ricevono. “In compenso – si legge nel rapporto – il rapporto contributo/indennità degli italiani è nettamente negativo, a causa dell’elevato rischio di disoccupazione cui è esposta questa popolazione”.
Alla pari degli italiani, anche spagnoli, portoghesi, bulgari e rumeni ricevono dall’Assicurazione contro la disoccupazione molto più di quanto versano.