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La Guinea vota oggi per le prime legislative della sua storia post-coloniale, che dovrebbero permettere al Paese di avviare una reale transizione democratica dopo il colpo di stato del 2008 e decenni di instabilità politica. Queste elezioni erano state rinviate due volte e sono state precedute da sanguinose violenze che hanno causato decine di morti. Gli aventi diritto al voto sono circa 5 milioni e devono scegliere tra 2.000 candidati i 115 parlamentari dell'Assemblea Nazionale.
La pioggia battente ha caratterizzato l'apertura dei seggi alle 8 ora locale (le 10 in Svizzera). La chiusura è prevista alle 18. Finora non si segnalano atti di violenza ma la tensione, secondo gli osservatori nazionali e internazionali, è molto alta.
Anche perché proprio oggi cade il quarto anniversario della strage di oltre 150 dimostranti pro-democrazia, ammazzati nello stadio della capitale dopo che i soldati li avevano lasciati entrare per una manifestazione indetta contro i militari allora al potere.
Per poi "sigillarli" all'interno e compiere indisturbati la carneficina. Il presidente Alpha Condè, in carica dal dicembre 2010, si presenta con una coalizione che ha preso il nome di Raggruppamento del popolo della Guinea (Rpg, di tendenza socialista). L'opposizione guidata dall'ex primo ministro Cello Dalein Diallo, è invece organizzata nell'Unione delle forze democratiche della Guinea (Ufdg, di tendenza liberale).
La formazione di un Parlamento democraticamente eletto dovrebbe riportare investitori stranieri nel Paese, ricco di bauxite, oro e diamanti la cui estrazione legale è però da tempo quasi completamente bloccata a causa dell'instabilità politica. La Guinea ha ottenuto l'indipendenza dalla Francia nel 1958.
SDA-ATS