Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01221.jsonl.gz/796

L'allargamento ad Est dell'Unione europea ha aperto interessanti prospettive di cooperazione economica anche per la Svizzera. Finora, le aziende elvetiche non hanno però approfittato molto di questo nuovo mercato in piena espansione.
"Il nostro bilancio è indubbiamente molto positivo. Operiamo in un mercato che si muove in modo estremamente dinamico. Una dinamica che non conosciamo più da decenni in Svizzera", dichiara Bruno Kaspar, responsabile delle Camere di commercio elvetiche in Lituania e Lettonia.
L'imprenditore svizzero, che dirige dagli anni '90 tre ditte in Romania e nei paesi baltici, ha illustrato le esperienze da lui raccolte nell'Europa orientale nel corso di un seminario organizzato questa settimana dalla Segretaria di Stato dell'economia (SECO) e dal Forum Est-Ovest, un'organizzazione che mira a promuovere la cooperazione e il partenariato in Europa.
Agli occhi di Bruno Kaspar, le aziende svizzere non colgono sufficientemente le opportunità offerte dai mercati dei paesi dell'Europa orientale, che hanno aderito negli ultimi anni all'UE. Anche perché le economie di questi paesi dovrebbero continuare a crescere rapidamente ancora per diversi anni, visto che sussistono notevoli ritardi da colmare rispetto al livello medio dell'Europa occidentale.
Immagine positiva
Dal 2004, gli scambi commerciali tra i nuovi membri est-europei dell'UE e i vecchi membri sono aumentati ad un ritmo del 20-30% all'anno. La cooperazione economica con la Svizzera si sviluppa invece ad una velocità molto meno sostenuta (13% all'anno). Attualmente solo il 3% del commercio estero elvetico proviene dagli scambi con i nuovi membri dell'UE.
Secondo Bruno Kaspar, questa evoluzione non è legata al fatto che la Svizzera non appartiene all'UE. "Già dai tempi del comunismo la Svizzera gode di un'ottima immagine dei paesi est-europei. Oggi viene vista tra l'altro come un paese che riesce a cavarsela da solo, che è in grado di trovare proprie soluzioni".
Un'opinione condivisa anche da Bernhard Kobel, direttore del marketing della casa editrice Stämpfli, presente già da alcuni anni in Polonia. "Sui mercati est-europei, le aziende svizzere sono considerate dei partner affidabili, che lavorano in modo qualitativo e che offrono una grande sicurezza nei pagamenti".
Pesantezza burocratica
L'avvio di un'attività nell'Europa orientale richiede spesso un impegno particolare, ammette Bernhard Kobel. Innanzitutto è sicuramente utile confrontarsi con la storia del paese in cui si intende operare, saper adeguarsi alle differenze di mentalità ed essere pronti ad affrontare alcuni svantaggi.
"Rispetto alla Svizzera, in Polonia vi è generalmente una maggiore pesantezza burocratica e un deficit di trasparenza, soprattutto per quanto concerne la fiscalità e le assicurazioni sociali. Non siamo stati invece confrontati a problemi di corruzione, di cui si sente spesso parlare", sottolinea Kobel.
"Sono inoltre convinto che il livello dei salari dovrebbe avvicinarsi rapidamente a quello dell'Europa occidentale. Se un'azienda punta ancora oggi sulle differenze salariali per spingersi nell'Europa dell'Est, evidenzia perlomeno una visione a corto termine".
A detta di Bruno Kaspar, le piazze economiche dei nuovi membri dell'UE offrono però un altro vantaggio: diventeranno sempre più importanti, nei prossimi anni, quali centri logistici per raggiungere i mercati dei paesi dell'Europa orientale, come l'Ucraina o la Bielorussia, che non fanno (ancora) parte dell'UE.
Un investimento per il futuro
Nuove opportunità per mettere un primo piede nell'Europa orientale si offrono ora alle aziende svizzere tramite il contributo finanziario della Confederazione all'allargamento dell'UE – 1 miliardo di franchi per i 10 paesi che hanno aderito all'UE nel 2004 e, prevedibilmente, 257 milioni per Romania e Bulgaria. Anche le imprese elvetiche dovrebbero infatti riuscire ad ottenere dei mandati per la realizzazione dei progetti di sviluppo nell'Europa orientale.
"Questo contributo rappresenta, da un lato, un gesto di solidarietà della Svizzera agli sforzi intrapresi dall'UE per ridurre le disparità economiche e sociali in Europa. E, dall'altro, costituisce anche una sorta di investimento, dal momento che serve a promuovere l'immagine della Svizzera nell'Europa orientale e permette alle aziende svizzere di accedere più facilmente ai mercati locali", sottolinea Hugo Bruggmann, responsabile del dossier allargamento dell'UE presso la SECO.
Le trattative tra la Svizzera e i paesi beneficiari per l'impiego del miliardo di franchi già approvato dal popolo proseguono secondo i piani. Nei prossimi mesi dovrebbero venir selezionati i primi progetti di cooperazione, destinati in particolare allo sviluppo delle infrastrutture e al sostegno delle regioni periferiche nell'Europa orientale. Entro la fine dell'anno saranno pubblicati i concorsi per la realizzazione, ai quali possono partecipare anche le aziende svizzere.
Allargamento ad Est
Il 1° maggio 2004 dieci paesi hanno aderito all'UE: Cipro, Estonia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia e Ungheria. Dal 1° gennaio 2007 anche la Romania e la Bulgaria sono membri dell'UE.
Con l'allargamento ad Est delle proprie frontiere, l'UE dispone attualmente di un mercato interno di oltre 490 milioni di consumatori.
Grazie agli accordi bilaterali conclusi con l'UE anche la Svizzera può approfittare di questo nuovo mercato in piena crescita: tra il 2001 e il 2007, i 12 nuovi membri hanno registrato un incremento annuale del loro Prodotto interno lordo del 5,5%, in media.
L'allargamento dell'UE dovrebbe contribuire in misura dello 0,2-0,5% alla crescita annuale dell'economia svizzera. I nuovi membri est-europei assorbono già attualmente il 3% delle esportazioni elvetiche.
Nel 2005, la bilancia commerciale della Svizzera con questi paesi ha registrato un'eccedenza di quasi 2 miliardi di franchi.
Contributo all'allargamento
Tramite i Fondi strutturali e il Fondo di coesione, dal 2007 l'UE versa 33 miliardi franchi all'anno per ridurre le disparità sociali e sostenere lo sviluppo economico dei suoi nuovi membri est-europei.
Su richiesta dell'Unione europea, il governo svizzero ha accettato nel 2004 di accordare 1 miliardo di franchi quale contributo all'allargamento dell'UE avvenuto nel 2004.
Il 26 novembre 2006, il popolo svizzero ha approvato la nuova Legge federale sulla cooperazione con l'Europa orientale, che fornisce anche la base legale per l'attribuzione del contributo ai nuovi membri dell'UE.
Il parlamento svizzero è chiamato ora a decidere su un nuovo contributo, 257 milioni di franchi secondo la proposta del governo, destinato a Romania e Bulgaria.
swissinfo.ch