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BERNA - L'idea di Elon Musk di andare su Marte è un irrealizzabile sogno da bambini: lo sostiene Kathrin Altwegg, astrofisica, ricercatrice spaziale e professoressa all'Università di Berna. A suo avviso l'attivismo del fondatore e Ceo di Tesla è frutto del desiderio molto maschile di diventare immortale, di assurgere a una sorta di Cristoforo Colombo.
«Al di là di tutti gli ostacoli tecnici e finanziari, Musk sembra ignorare completamente il problema più grande: la radiazione cosmica», afferma l'esperta 67enne in un'intervista pubblicata dall'ultimo numero del bimensile svizzero tedesco Beobachter. «Questa ha il medesimo effetto della radioattività e distrugge il nostro DNA».
In base ai calcoli della missione europea Exomars in un viaggio verso Marte si subiscono il 60% della dose di radiazioni mortale per un uomo. «Finora nessuno ha trovato una soluzione a questo problema». Certo, si parla di un campo magnetico per sviare le radiazioni: ma richiederebbe una quantità enorme di energia, ed energia significa peso. «Attualmente tecnicamente la sfida non è superabile». Oggi gli astronauti della stazione spaziale internazionale ISS sono protetti dall'atmosfera della Terra e dal campo magnetico del pianeta.
Altwegg - che è stata anche direttrice del Center for Space and Habitability dell'ateneo bernese - dice non avere una grande considerazione dei piani di Musk, che in novembre in un'intervista ha affermato che vi è il 70% di possibilità che lui personalmente sbarcherà un giorno su Marte. «Detto sinceramente per me si tratta di sogni infantili», taglia corto l'astrofisica, che ricorre alla parola dialettale "Buebeträumli". «Non dico che sia impossibile colonizzare Marte: ma sicuramente non in 6 anni, né in 20. Forse in 200».
Keystone
La specialista dubita anche che Musk - numero uno dell'azienda spaziale statunitense Space Exploration Technologies Corporation (SpaceX) - abbia veramente i soldi necessari per il suo progetto. «Attualmente un viaggio di questo tipo non può essere finanziato. L'atterraggio sulla Luna con l'Apollo è stato possibile solo perché nello spazio è stata condotta una guerra per procura. All'epoca gli Stati Uniti investirono il 5% del loro bilancio».
Secondo la NASA, una spedizione attuale su Marte con un rover che raccoglie solo poche pietre e le riunisce in un mucchio costa da due a quattro miliardi di franchi. «E ora provi a calcolare quanto costerebbe mandare sul pianeta delle persone e farle tornare indietro».
Che dire dei privati che si inseriscono in questo campo? «Per la prima volta ci sono miliardari tecnologici, che mirano a rendersi immortali, essere quasi dei nuovi Colombo». Secondo Altwegg da sempre l'umanità ha voluto scoprire nuovi paesi e superare frontiere. «È una caratteristica profondamente umana e probabilmente maschile. Noi donne siamo biologicamente un po' diverse. Forse siamo più orientate a salvaguardare quello che esiste. Abbiamo dei bambini e vogliamo metterli al mondo in un ambiente favorevole. Non su Marte».
Per Altwegg non vi è alcun senso ad andare sul pianeta rosso. «Cosa faremmo là? Non potremmo mai camminare come sulla Terra, potremmo circolare solo in tute spaziali, altrimenti le nostre cellule scoppierebbero. Per proteggersi dalle radiazioni, dovremmo vivere sotto superficie. Sì, possiamo scavare una grande buca e sedercisi dentro tutti insieme. Ma questo si può fare anche sulla Terra».
Ma il progetto - chiede l'intervistatore - non sarebbe interessante se la Terra dovesse diventare invivibile? «Quindi qui facciamo una schifezza, poi lasciamo tutto per andare da qualche altra parte? Che stupidaggine! Sarebbe meglio prendersi cura della Terra», risponde la professoressa.
Altwegg ammette peraltro che molti andrebbero volentieri su Marte. «La Nasa ha condotto un'indagine sui suoi astronauti: chi volerebbe su Marte se ci fossero due terzi di possibilità di tornare? Il 100% ha detto di sì. Per un biglietto di sola andata, ancora la metà è favorevole. La gente preferisce morire in modo glorioso piuttosto che vivere una vita normale sulla Terra».
Per l'esperta sempre più spesso lo spazio rappresenta una questione di status symbol. «Non mi stupirebbe se i cinesi dovessero mandare uomini sulla Luna». In realtà a suo avviso non vi è nulla che una missione con astronauti può scoprire in più di una con sonde. «Al contrario, negli esperimenti scientifici il fattore umano è di disturbo». Per lo spazio, quella dei robot è la scelta migliore.
Cosa direbbe quindi a Musk, se lo incontrasse? «Che è bello che voglia andare su Marte. Se vuole farlo, che lo faccia. Ma a mio parere non è etico mandare altre persone verso la rovina», conclude Altwegg.