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LUGANO - «Quando andavo in prima, c’era in classe con me uno che si chiamava Fabio che non parlava con i bambini, neanche col maestro. Non è che non aveva la voce, semplicemente non parlava. Io l’ho sentito due volte parlare col fratello nel corridoio, quando non c’era nessuno e non mi avevano visto. E allora ho pensato che la voce ce l’ha. Il maestro però diceva di lasciarlo in pace. Però Fabio non ha parlato neanche in seconda. In terza mi ha invitato a casa sua perché eravamo amici, però non mi ha parlato, ma parlava solo col fratello che mi diceva le cose che diceva Fabio. Anche se non mi parlava eravamo amici e facevamo i disegni insieme e nelle pause giocavamo insieme e mica serve parlare per giocare al calcio. Fabio tirava in goal e tutti lo volevano in squadra perché era veloce. Per questo era mio amico».
Fabio soffre di Mutismo Selettivo, un disturbo d’ansia che blocca la parola ed è caratterizzato dall' “incapacità" di parlare in varie situazioni sociali. Questi bambini non sono “muti” a causa di deficit di apprendimento o di disturbi gravi dell'età evolutiva; non parlano perché hanno paura, vergogna e tanta ansia.
Il Mutismo Selettivo sta diventando un malessere delle nuove generazioni, recenti stime indicano che soffre di tale disturbo un bambino su 140 (M. Johnson, A. Wintgens 2016).
Spesso sono gli insegnanti ad accorgersene e segnalarlo poiché a casa il bambino parla normalmente. Questo disturbo può essere superato più facilmente se la diagnosi è precoce e se si instaura una buona collaborazione tra genitori, insegnanti e terapisti. L’intervento si focalizza sulla riduzione dei sintomi ansiosi. La Terapia Cognitivo Comportamentale si è rivelata essere efficace.