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La COP 19 incentrata sulla Convenzione relativa al commercio delle specie animali e vegetali minacciate si è svolta nella seconda metà di novembre a Panama a cavallo tra la COP 27 sul clima in Egitto e la COP 15 sulla biodiversità in Canada. Nonostante le due conferenze globali di Sharm el Sheikh e di Montreal abbiano ottenuto qualche risultato degno di nota, l’impressione tra gli addetti ai lavori è più di delusione che di gioia. Non così per i partecipanti alla Cop-CITES di Panama che hanno concordato nuove restrizioni per il commercio di prodotti derivanti dallo sfruttamento di specie animali e vegetali già minacciate. La Convenzione CITES, cui aderiscono più di 180 paesi, è stata firmata a Washington nel 1973 ben prima della conferenza sul clima di Rio e del protocollo di Kyoto. Essa rappresenta una base giuridica concreta per proteggere le specie minacciate da un eccessivo sfruttamento commerciale e sanzionare il commercio illegale. Anche la Svizzera era presente a Panama con una delegazione di esperti, tra i quali il nuovo direttore del Giardino botanico di Ginevra Nicola Schoenenberger che ci illustra l’importanza di un consesso internazionale rivolto non a una semplice difesa di “nicchie” ecologiche minacciate, ma alla salvaguardia dell’intero ecosistema globale contro uno sfruttamento indiscriminato.