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La Svizzera può essere, dopo aver cooperato con l'OCSE, "una piazza finanziaria all'avanguardia, stabile, affidabile e riconosciuta internazionalmente". Ad affermarlo è Jacques de Watteville, Segretario di Stato per le questioni finanziarie internazionali, in un'intervista pubblicata oggi da "Matin Dimanche".
"Vogliamo essere una piazza offshore che opera in zone grigie, costantemente sotto pressione e a rischio sanzioni?", si interroga il diplomatico, prima di affermare la Confederazione non è "un'isola sperduta in mezzo all'oceano". È una "una potenza economica importante" e "la sicurezza giuridica è cruciale per gli investitori".
Berna aveva posto delle condizioni per il passaggio allo scambio automatico di informazioni e "questi elementi si trovano, grazie all'appoggio di altri Paesi, nel documento adottato dal Consiglio dell'OCSE", si felicita de Watteville: "Possiamo parlare di un successo della diplomazia finanziaria elvetica".
Se lo scambio di informazioni riguarda il futuro, diverse banche svizzere devono ancora fare i conti con il passato. Il fatto che gli istituti dovrebbero consegnare nomi di collaboratori agli Stati Uniti è una questione "importante e delicata", afferma de Watteville, che invita comunque a non drammatizzare.
"Da quanto ci è noto gli Stati Uniti non hanno intenzione di avviare procedimenti in questo senso". La giustizia americana voleva solamente confermare informazioni già in suo possesso. Attraverso la scoperta di diversi clienti statunitensi, o grazie ad auto denunce, Washington conosceva già molti nomi di consulenti.
SDA-ATS