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Tara torna a casa. Dopo due anni e mezzo trascorsi a esplorare i coralli del Pacifico e a misurare l’impatto sulla barriera dei cambiamenti climatici e sugli ecosistemi marini, la goletta scientifica è ritornata, sabato, nel porto francese di Lorient. Scopo principale della missione, proprio quello di valutare l’impatto del surriscaldamento climatico sulle barriere coralline.
Decine di ricercatori di varie nazioni si sono alternati a bordo dell’imbarcazione, raccogliendo migliaia di campioni che verranno in seguito analizzati, studiati e archiviati. Negli ultimi 30 mesi ha percorso oltre 100'000 chilometri in una quarantina di Paesi; da Panama al Giappone passando per le isole Samoa, Hong Kong o ancora in Australia.
Stéphanie Thiébault, direttrice dell’Istituto ecologia e ambiente del Centro nazionale francese della ricerca scientifica ha specificato che la missione di Tara era quella “di osservare, per la prima volta, luoghi precisi valutando la salute dei coralli in un intero oceano”. “Abbiamo visto delle barriere coralline, come a Samoa, la cui salute era compromessa dall’aumento delle temperature, portando il corallo ad un alto tasso di mortalità”, ha ricordato il direttore della spedizione Tara, Romain Troublé.
Le barriere coralline coprono solo lo 0,2% della superficie degli oceani ma ospitano circa il 30% delle specie marine ad oggi conosciute. Il 20% delle barriere è già distrutto, il 15% rischia di essere compromesso tra 10-20 anni e un 20% supplementare tra una quarantina d’anni. Ciò che rappresenterebbe la perdita dell’effetto protettivo delle barriere coralline nonché quello di ospitare pesci, molluschi e specie marine varie.
ATS/AFP/Swing