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Blog, graffiti, flash mob… I modi non convenzionali di manifestare sono un'espressione della vita politica. Il fenomeno attraversa le frontiere, dalla Russia di Putin, al WEF di Davos fino alla Primavera araba.Questo contenuto è stato pubblicato il 06 marzo 2013 - 11:00
Due politologhe – la svizzera Dorothée Nève e l'austriaca Tina Tina Olteanu - hanno affrontato il tema in un libro pubblicato di recente a Berlino.
swissinfo.ch: Cosa si intende per partecipazione convenzionale e non convenzionale?
Tina Olteanu: Le elezioni, le petizioni o le votazioni sono forme di partecipazione convenzionale. Si tratta, in altre parole, di tutte quelle occasioni in cui i cittadini vengono incoraggiati in modo esplicito a partecipare alla vita politica.
Il termine «convenzionale» è però difficile da definire, perché le convenzioni non sono stabili, ma in continuo movimento. A volte, ciò che prima era visto come non convenzionale diventa una consuetudine. Le manifestazioni ad esempio. Tutto dipende dalle norme sociali e culturali. Il nostro obiettivo è osservare quelle forme di partecipazione politica che non sono prese sufficientemente in considerazione.
Graffiti, flash mob e indignati
I graffiti sono immagini o iscrizioni dipinte con uno spray nello spazio pubblico solitamente senza autorizzazione e firmate con uno pseudonimo. Sono percepite come nuove forme d'arte o atti vandalici.
Per flash mob si intende una riunione di gruppo improvvisata in modo spontaneo e a breve termine, attraverso internet e i cellulari. I partecipanti non si conoscono e fanno spesso azioni che escono dall'ordinario.
Occupy Wall Street è un movimento di protesta emerso negli Stati Uniti nell'ottobre 2011. I membri hanno eretto un accampamento nel centro di New York per manifestare contro le inuguaglianze sociali, la speculazione delle banche e l'influenza dell'economia sulla politica. L'evento ha luogo contemporaneamente all'occupazione della piazza Tahir al Cairo durante al Primavera araba.End of insertion
swissinfo.ch: Nel vostro libro si legge che le forme di partecipazione non convenzionali sono particolarmente apprezzate. In che misura i graffiti o i flash mob sono una pratica diffusa?
Tina Olteanu: È difficile rispondere con delle cifre. Per le strade, tuttavia, si può notare che i graffiti sono uno strumento particolarmente sfruttato, dal forte contenuto politico e dalle forme svariate. Per quanto riguarda le flash mob, permettono di mobilitare persone che magari non parteciperebbero forzatamente a eventi politici. Tutti questi strumenti conferiscono dunque ai cittadini una voce politica.
Dorothée de Nève: Simili strumenti di partecipazione evolvono per fasi. A un certo punto possono far tendenza, poi entrano nei ranghi della normalità e non vengono più sfruttati così intensamente. Finché non appaiono altre idee.
Se si analizza la partecipazione politica in questo modo, si può supporre che tutti i cittadini siano politicamente attivi, sotto forme diverse. In fin dei conti tutti prima o poi iniziano a difendere i propri interessi, anche se attraverso associazioni non politiche, come ad esempio un'organizzazione di apicoltori. Le persone che ne fanno parte non considerano le loro azioni come una lotta politica, ma come un impegno a favore degli insetti.
swissinfo.ch: Si può dunque dire che in molti paese europei i graffiti e i flash mob sono uno strumento di lotta contro un deficit di democrazia?
Dorothée de Nève: Non sono né strumenti né «rimedi», ma un sintomo che la «malattia» non è così avanzata come si credeva. Ciò non significa tuttavia che non è più necessario riflettere sulla crisi della democrazia. Sappiamo ad esempio che c'è una chiara sotto rappresentazione delle nuove generazioni nelle democrazie stabilite.
swissinfo.ch: Le forme di partecipazione non convenzionale possono riempire questo vuoto?
Dorothée de Nève: I nostri studi sulle nuove forme di partecipazione dimostrano che le persone continuano ad interessarsi alla politica. Hanno un'idea di come dovrebbe essere. Criticano le condizioni, i processi e gli attori politici e portano i loro temi sul tavolo delle discussioni.
Ma il potere politico risiede nelle istituzioni politiche, nelle grandi imprese e nelle lobby. Non possiamo accontentarci di dire: «Non è grave se la gente non va a votare. Almeno fanno dei graffiti ». Non è così semplice.
swissinfo.ch: Queste forme di espressione differiscono da un paese all'altro?
Dorothée de Nève: Abbiamo trovato graffiti identici in posti diversi, ad esempio a Vienna e a Marsiglia. Visto che si tratta di forme non convenzionali di partecipazione, non sono legate a leggi specifiche. Ci sono molti scambi. Si tratta inoltre di un trasferimento di idee e di competenze sul modo di influenzare il gioco politico.
Il comportamento critico dei consumatori rappresenta un esempio interessante in questo senso. Le multinazionali sono molto ricettive, perché sanno che – a seconda delle circostanze – una protesta in una regione può estendersi molto velocemente al mondo intero. Prendiamo Ikea: nel suo catalogo per l'Arabia Saudita erano state tolte le donne. L'impresa ha subito reagito alle proteste internazionali.
Tina Olteanu: Anche il fattore solidarietà è fondamentale. Le manifestazioni internazionali a sostegno del gruppo punk Pussy Riot in Russia sono un buon esempio. Ma anche quelle organizzate dal movimento Occupy Wall Street oppure in Nord Africa. Questi eventi dimostrano come il principio di solidarietà superi le barriere. La gente sviluppa un sentimento di appartenenza nei confronti di temi particolarmente sensibili.
swissinfo.ch: Le manifestazioni nel mondo arabo possono essere considerate come non convenzionali?
Dorothée de Nève: Bisogna osservarle con occhi ancora diversi, perché non siamo di fronte a sistemi democratici e le convenzioni in questo caso sono molto più ridotte. Il raggruppamento di persone su una piazza pubblica rappresenta già una sfida. Manifestazioni che in Europa sono considerate normali, al Cairo sono anticonvenzionali.
Tina Olteanu: Nel nostro libro, facciamo anche la distinzione tra forme di partecipazione legittime ed illegittime. È un buon punto di partenza. Per noi le forme di protesta in Africa del nord sono senza dubbio legittime. Riteniamo che i cittadini abbiano il diritto di esprimere la loro opinione. Ma dal punto di vista dei governi di questi regimi autocratici, è assolutamente illegittimo.
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