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Alla fine del 19° secolo, le ricerche del bernese Theodor Kocher hanno dato inizio a una piccola rivoluzione nel modo di fare la guerra. Un'eredità finora poco conosciuta.
Chi lo conosce, associa il nome del medico bernese alle ricerche sulla tiroide, studi che gli valsero il premio Nobel nel 1909Link esterno. Tuttavia Emil Theodor Kocher ci ha lasciato anche un'altra eredità, completamente diversa e meno nota: ha svolto studi sulla balistica e sulle ferite di arma da fuoco che hanno cambiato il destino di molti soldati.
Il percorso professionale di Theodor Kocher ricorda quello di un altro premio Nobel svizzero: Henri Dunant, il fondatore della Croce Rossa. Come il filantropo ginevrino, anche Kocher osserva con grande sgomento i conflitti della fine del 19° secolo; battaglie che causano un elevato numero di morti e feriti. Cristiano convinto, il chirurgo bernese si chiede, dato che non è possibile evitarle, almeno come limitare le barbarie delle guerre moderne.
Ridurre le sofferenze inutili
Nel 1875, il giovane professore dell'Università di Berna pubblica un primo articolo sulle ferite causate dalle pallottole di fucile. All'epoca queste ultime provocavano lesioni gravissime. Costituite soprattutto di piombo, le munizioni causavano gravi lacerazioni che favorivano le infezioni e, di conseguenza, le amputazioni degli arti dei soldati. Kocher svolge una serie di esperimenti per comprendere meglio quali effetti provoca l'impatto del proiettile sul corpo umano.
A quali conclusioni giunge? Sarebbe possibile realizzare dei proiettili che causano meno sofferenze ed evitano i danni irreparabili. "Kocher propone di ridurre le dimensioni delle pallottole e di impiegare materiali con un punto di fusione più alto per ridurne le deformazioni e di conseguenza le lacerazioni", scrive il politologo britannico Christopher Coker nel suo libro Future War.
Il proiettile "full-metal jacket"
Medico dell'esercito, Kocher nota che le sue ricerche suscitano l'interesse delle autorità militari. "I suoi studi vengono usati dal colonnello Eduard Rubin, un armaiolo dell'esercito svizzero, che all'epoca lavorava allo sviluppo di nuove munizioni", spiega Patrick GreiffensteinLink esterno, professore di chirurgia presso l'Università della Louisiana, coautore di un articolo scientifico su Theodor Kocher.
Grazie alle osservazioni di Kocher, Rubin realizza nel 1882 il primo proiettile blindato al mondo (full-metal jacket bullet). Coperta da una guaina di rame, la pallottola è più piccola e leggera e si deforma meno rispetto a una munizione di piombo. Il medico Kocher e l'armaiolo Rubin traggono ambedue dei vantaggi dalla scoperta: da una parte il nuovo proiettile è più preciso, dall'altra infligge ferite meno gravi.
Da Berna a Roma, per finire all'Aia
Sulla base delle sue esperienze, Kocher cerca di diffondere la sua idea al di là dei confini svizzeri. "Il suo articolo dal titolo 'Il miglioramento delle pallottole da un punto di vista umanitario', presentato nell'ambito di un congresso medico internazionale tenuto a Roma nel 1894, espone molto bene il problema e propone una soluzione specifica per rendere la guerra meno atroce", spiega Patrick Greiffenstein. "Queste ricerche non passano inosservate e vengono citate, per esempio, durante una conferenza di pace che si tiene cinque anni più tardi all'Aia".
In effetti, in maniera analoga agli sforzi profusi da Henri Dunant per la Croce Rossa, le motivazioni di Kocher a favore dell'impiego di nuovi proiettili suscitano rapidamente l'interesse dei militari stranieri. Negli anni successivi quasi tutti i principali eserciti si dotano di queste pallottole blindate come munizioni regolari. I proiettili deformanti sono addirittura ufficialmente vietati dalla Convenzione internazionale dell'Aia del 1899.
Una riflessione inedita
All'inizio del 1900, vari studi confermano che i proiettili blindati riducono il tasso di mortalità delle armi da fuoco. Per Christopher Coker, il professore bernese e i suoi colleghi hanno dato vita a una riflessione inedita: "Kocher era giunto alla conclusione che l'obiettivo della guerra era di impedire al nemico di continuare a combattere, di neutralizzarlo e non di ucciderlo".
Purtroppo per il medico svizzero, durante la Prima guerra mondiale ci si dimenticherà in fretta di questa sua riflessione. Durante il conflitto bellico, gli eserciti impiegheranno armi sempre più micidiali e atroci. La magra consolazione per Kocher, morto nel 1917, è che la sua tesi secondo cui in guerra bisogna ridurre le sofferenze inutili è diventato il principio chiave del diritto umanitario moderno.
Traduzione dal francese di Luca Beti