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Dopo 12 anni passati alla testa del Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR), Jakob Kellenberger lascia le redini di un’organizzazione più attiva e con maggiori mezzi finanziari, ma anche più vulnerabile nelle zone di conflitto.
Puro prodotto della diplomazia svizzera, Jakob Kellenberger aveva assunto la presidenza del CICR in un momento caratterizzato da una serie di fiammate di violenza, in particolare nel Corno d’Africa. Nel 2000, il budget dell’organizzazione internazionale era di un miliardo di franchi, il 30% in più rispetto all’anno precedente. Da allora, i fondi a disposizione del CICR sono rimasti a un livello elevato, malgrado qualche diminuzione passeggera.
«Oggi il budget è superiore di circa il 40% rispetto ai montanti degli anni ’90. Ciò riflette la maggiore mole di lavoro a cui è confrontata la nostra organizzazione», ha dichiarato Jakob Kellenberger durante la sua ultima conferenza stampa in veste di presidente del CICR.
Valutare quantitativamente l’aiuto umanitario non è semplice. L’analisi dei rapporti annuali del CICR può comunque fornire elementi di risposta. Nel 2002 , l’organizzazione aveva sostenuto 400'460 persone. Nel 2011 la cifra era lievitata a 703'807. Nel 2002, il CICR aveva visitato 448'063 detenuti, contro 540'828 lo scorso anno. Durante lo stesso lasso di tempo, il numero di operazioni chirurgiche è passato da 90'361 a 138'200.
In questo periodo, l’organizzazione ha anche dovuto constatare che i simboli di neutralità della Croce Rossa e delle Nazioni Unite sono meno rispettati . In molti conflitti attuali, gli operatori umanitari sono sempre più spesso costretti a trattare con gruppi implicati nelle lotte interne e che non si piegano alle regole stabilite dalla comunità internazionale.
«Non ho mai considerato l’emblema della Croce Rossa come la principale fonte di protezione per le nostre missioni, ha dichiarato Jakob Kellenberger a swissinfo.ch. È importante, certo, ma la principale protezione consiste ad assicurarsi che il nostro lavoro e le nostre attività siano rispettate. In ogni caso la politica del CICR, della FIRC (Federazione internazionale delle Società della Croce Rossa) e delle società nazionali della Croce Rossa è di martellare senza sosta che le Convenzioni di Ginevra devono essere rispettate».
Segreto
Per quanto riguarda il lavoro svolto sul terreno, il CICR è conosciuto soprattutto per le sue visite ai detenuti e l'assistenza medica. A fornire questo genere di aiuti sono i «delegati», che poi informano in maniera dettagliata il quartier generale di Ginevra di quello che hanno constatato sul posto. In alcuni rapporti della Prima guerra mondiale si legge ad esempio di delegati del CICR che misurano le celle dei prigionieri e provano il loro cibo.
Oggi professore di sviluppo economico presso l’Istituto di alti studi internazionali e sullo sviluppo di Ginevra, Gilles Carbonier è stato delegato del CICR in Iraq, Ecuador, Sri Lanka e Etiopia. Questa attività risale agli anni dal 1989 al 1991, ma ancora oggi Carbonier non può entrare nel dettaglio dei fatti di cui è stato testimone. In effetti, le informazioni che i delegati raccolgono sul terreno devono rimanere segrete.
«Ho la sensazione di aver fatto un lavoro utile, afferma. Certo, vi sono anche momenti di frustrazione, ad esempio quando non si può avere accesso a persone che hanno bisogno d’aiuto. I successi, però, ad esempio quando si riesce per la prima volta ad andare da qualche parte, contribuiscono a superare queste frustrazioni».
Secondo l’ex delegato, i buoni risultati raggiunti sul terreno dal CICR non sono legati alla sua neutralità, bensì alla sua efficacia.
Diplomazia discreta
Anche se sul terreno i metodi di lavoro del CICR lentamente evolvono, la politica di discrezione non cambia. L’organizzazione vuole evitare che il suo personale diventi bersaglio delle parti in conflitto. Un’ipotesi tutt’altro che remota, ad esempio nel caso in cui i delegati dovessero testimoniare davanti a un tribunale.
Il silenzio è il prezzo che il CICR deve pagare per potere avere accesso alle vittime, anche se Jakob Kellenberger sottolinea che vi è «una grande differenza tra il fatto di essere sul terreno e di parlare e organizzare dei dibattiti».
L’ormai ex presidente del CICR respinge con forza l’idea secondo cui il CICR potrebbe scendere a patti per operare in un paese. «Non veniamo meno ai nostri principi quando siamo sul terreno. Certo, siamo in Siria, ma non abbiamo guardie armate. Effettuiamo ispezioni con la Mezza Luna Rossa siriana senza scorta. Chiediamo che le visite ai prigionieri si svolgano in conformità con le regole che abbiamo stabilito dappertutto. In caso contrario, queste visite non hanno luogo».
Anche se il CICR è spesso la sola organizzazione internazionale presente in una zona di conflitto, come ad esempio in Siria, ciò non significa che i suoi delegati hanno la possibilità di vedere quello che veramente vorrebbero. «Sono stato confrontato a troppe situazione nelle quali dei civili erano presi di mira solo perché non era stato fatto nessuno sforzo per fare una distinzione tra civili e combattenti. È un problema molto diffuso», ha dichiarato Kellenberger in quella che è stata sicuramente la parte più commovente del suo discorso d’addio.
Trovare delle soluzione
Il problema non è nuovo per il CICR. L’organizzazione ha sempre cercato di offrire maggiore protezione alle vittime che non erano implicate nei combattimenti. Nel corso degli ultimi decenni, però, il CICR si è impegnato anche in altri ambiti complessi dell’aiuto umanitario.
Marie-Servane Desjonquères è portavoce per l’Africa subsahariana. Su una carta mostra con entusiasmo le zone del Congo dove il CICR ha attuato di progetti.
Ad esempio nella regione di Likoula, dove nel 2009 si sono insediati numerosi rifugiati in fuga dai combattimenti. Questi nuovi venuti si sono però urtati alla popolazione locale , già in situazione di bisogno poiché gli stock di cibo erano limitati e un virus stava distruggendo le piante di manioca. «In questo tipo di situazioni, non si può semplicemente arrivare sul posto coi vostri sacchi di riso e dire di aver trovato la soluzione», dichiara Marie-Servane Desjonquères.
Il CICR ha quindi acquistato e distribuito delle piante di manioca resistenti al virus e materiale per la pesca, per cercare di sviluppare una certa stabilità nell’approvvigionamento alimentare e permettere alla popolazione di produrre autonomamente il proprio cibo. Alla fine del programma, nel 2011, il CICR ha stimato che circa 100'000 persone avevano potuto trarne beneficio.
Dopo 12 anni alla testa del CICR, Jakob Kellenberger ha dei rimpianti al momento di passare il testimone a Peter Maurer, un altro ex membro della diplomazia svizzera?
«Lascio un’organizzazione che è sulla strada giusta, con un budget solido e un buon successore», risponde. E per quanto concerne le sfide che attendono Peter Maurer? «Ah, le conosce…».
Il CICR
La storia del Comitato internazionale della Croce Rossa inizia nel 1856, quando l’uomo d’affari ginevrino Henry Dunant è testimone della battaglia di Solferino. Profondamente sconvolto dall’esperienza, Dunant scrive Un ricordo di Solferino, libro che avrà un forte impatto.
Henry Dunant si impegna con tutte le sue forze per convincere i più potenti Stati dell’epoca a dare il loro sostegno a un’organizzazione il cui obiettivo è di offrire sostegno alle vittime della guerra, senza nessuna distinzione. È così che nel 1863 nasce a Ginevra il Comitato per l’aiuto ai feriti. Neutrale e imparziale, questa società prende per emblema la bandiera svizzera, invertendone però i colori.
Nel 1876 questa prima organizzazione cambia nome, diventando il Comitato internazionale della Croce Rossa.
Oggi esistono società nazionali della Croce Rossa in 188 paesi. Il CICR lavora in stretta collaborazione con loro, ma può anche proporre un aiuto diretto agli Stati che ne hanno bisogno.
Le leggi internazionali conferiscono al CICR il mandato permanente di agire in modo imparziale in favore dei soldati prigionieri, feriti o malati, così come dei civili toccati dai conflitti. Il CICR è all’origine del Movimento internazionale della Croce Rossa e della Mezza Luna Rossa, nonché del diritto umanitario internazionale, in particolare delle Convenzioni di Ginevra.
Traduzione di Daniele Mariani, swissinfo.ch