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Normali bachi da seta producono seta colorata e fluorescente: basta modificare la loro dieta riducendo in polvere il loro principale alimento, le foglie di gelso, e mescolando ad esso un colorante comunemente usato nei laboratori di biologia. La ricerca, condotta nell'Istituto di ricerca e ingegneria dei materiali (Imre) di Singapore, è pubblicata sulla rivista Advanced Materials.
Secondo i ricercatori, le ricadute possono essere interessanti a livello industriale. Avere bachi che producono naturalmente seta colorata non soltanto promette di ridurre i costi necessari per tingere la seta, ma garantire una migliore qualità del prodotto.
Attualmente, infatti, per poter colorare la seta è necessario rimuoverne lo strato più esterno, chiamato sericina, per lasciare scoperta la fibroina, la proteina che si trova nel cuore della seta e che rende il tessuto così morbido e liscio. Per colorare la seta è necessario raggiungere la fibroina perchè solo questa proteina riesce a legarsi perfettamente ai coloranti, ma quando viene tinta finisce inevitabilmente col perdere parte della sua morbidezza. La seta naturalmente colorata permetterebbe invece alla fibroina di conservare intatte sue le sue qualità.
La seta prodotta dai "bachi a colori" potrebbe essere importante anche per le biotecnologie. La seta è infatti utilizzata come "impalcatura" sulla quale far sviluppare le cellule destinate a produrre nuovi tessuti: avere "sostegni" colorati e fluorescenti potrebbe facilitare la ricerca nel settore dell'ingegneria dei tessuti.