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Il miglioramento delle condizioni meteorologiche dovrebbe facilitare, venerdì 21 marzo, le ricerche del Boeing della Malaysia Airlines scomparso da quasi due settimane.
Dopo quasi due settimane di false piste e speranze deluse, i satelliti hanno individuato due “oggetti” nel sud dell’Oceano Pacifico. Questi oggetti di colore bianco, di cui uno lungo circa 25 metri, sono considerati come una pista credibile nella ricerca del Boeing 777, scomparso l’8 marzo con 239 persone a bordo.
Grazie all’analisi dei dati satellitari sull’aereo, l’Australia ha potuto ridurre la sua zona di ricerca a un corridoio di 600 000 chilometri quadrati nel sud dell’Oceano Indiano.
“Saranno ricerche difficili. E’ come cercare un ago in un pagliaio – aveva previsto martedì John Young, capo operativo dell’Autorità della sicurezza marittima australiana – Saranno necessarie settimane.”
Secondo il ministro australiano della Difesa David Johnston è un incubo logistico : “Siamo in una regione fra le più isolate del pianeta.”
Anche se l’Australia si concentra in questa zona, le operazioni di ricerca proseguono in altri perimetri, più vicini alla Malesia, con decine di navi, aerei e elicotteri.
Se all’inizio si era pensato a un incidente, numerosi elementi fanno pensare che il volo MH370 è stato dirottato.
Il 15 marzo le autorità della Malesia hanno rivelato che i sistemi di comunicazione erano stati disinnescati manualmente e che i movimenti ulteriori del Boeing “corrispondono a quelli di azioni deliberate commesse a bordo dell’aereo”.
A metà strada fra le coste della Malesia e del Vietnam, l’aereo ha invertito la rotta, andando a ovest, in direzione opposta al piano di volo.
L’ultima posizione dell’aereo registrata dai satelliti fa pensare agli inquirenti che l’apparecchio si è diretto sia verso nord-ovest, fra la Thailandia e il Kazakhistan, sia verso sud-ovest, fra l’Indonesia e l’Oceano Indiano. E’ quest’ultima la pista privilegiata dopo l’identificazione in mare dei due possibili resti del Boeing.