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NEW YORK - E alla fine domani anche per Gene Hackman, il 'leone cattivo' di Hollywood arrivano gli ottanta, anche se non li dimostra. Personaggio perfetto per i ruoli virili, ma anche capace di interpretare quelli ironici, l'attore americano vincitore di due Oscar è oggi più che mai un mito del cinema mondale costruito in 45 anni di trionfi, spesso nel campo del thriller e del noir, da 'Il braccio violento della legge' a 'La conversazione', da 'Gli spietati' a 'Pearl Harbor'.
Figlio di Eugene e Lyda Hackman, Eugene Allen Hackman (questo il suo nome completo) cresce a Dundville, Illinois, dove il padre lavora come giornalista (il Commercial News). A sedici anni è già fuori casa e si arruola nel corpo dei marines. Si ritrova prima in Giappone, poi Shanghai e, infine all'Hawaii, ma dopo un po' (tre anni) si congeda per frequentare il corso di giornalismo all'Università dell'Illinois. Dopo una breve esperienza in questo settore, si iscrive a trenta anni di età ai corsi di arte drammatica della Pasadena Playhouse in California. E qui conosce un altro studente destinato a diventare un mostro sacro di Hollywood: Dustin Hoffman.
Comincia ad arrivare per lui qualche scrittura in produzioni tv, mentre Hackman si dà da fare con tutti i lavori per sopravvivere: da camionista a traslocatore fino a cameriere. Una grande occasione per lui arriva nel 1964, un ruolo da protagonista a Broadway nello spettacolo 'Any Wednesday'. Poi è la volta di un ruolo in 'Lilith' con Warren Beatty. Arthur Penn, infine, gli regala nel 1967 una nomination all'Oscar con il ruolo di Buck Barrow 'Gangster story'.
Nel 1971 è la volta di un film di culto come 'Il braccio violento della legge' di William Friedkin, dove interpreta la parte di un agente della narcotici burbero e duro che gli regala l'Oscar come miglior attore protagonista. Tra i suoi ruoli più importanti, quello sicuramente del razzista Anderson in 'Mississipi Burning' di Alan Parker e quello dello sceriffo Little Bill Daggett in Gli spietati di Clint Eastwood con cui conquista la seconda statuetta.
Sposato due volte, prima nel 1956 con Faye Maltese da cui ha divorziato dopo trent'anni e con cui ha avuto tre figli (Christopher, Elizabeth e Leslie) e, nel 1991, con l'attuale moglie, la pianista Betsy Arakawa, l'attore anche un'altra grande passione quella delle pittura. Quando si parla con lui si emoziona, più che a citare i suoi film e i suoi premi, quando nomina Georgia O'Keefe e Daniel De Kooning che sono di fatto suoi ispiratori per il suo lavoro parallelo di pittore.
SDA-ATS