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Nel febbraio 1804, la Penydaren, costruita dall’inglese Richard Trevithick, trasporta cinque vagoni con 10 tonnellate di metallo e 70 persone tra due paesi del Galles.
Per coprire la distanza di poco meno di 10 miglia impiega circa 4 ore, la velocità media è di 3,9 km/h. Il modello non avrà successo, ma passerà alla storia come la prima locomotiva a vapore a correre su dei binari alla testa di un convoglio merci e passeggeri. La prima locomotiva “moderna” di successo fu invece la Rocket, progettata da due ingegneri britannici, padre e figlio, George e Robert Stephenson. La Rocket vede impiegata una caldaia multitubolare che trasferisce il calore in modo molto più efficace ed efficiente tra i gas esausti e l’acqua. Gli Stephenson la progettano nel 1829 per la gara d’appalto della ferrovia Liverpool-Manchester, che sarà la prima al mondo a collegare due città.
In Svizzera la più potente locomotiva a vapore delle FFS, soprannominata “Elefant”, verrà prodotta a partire dal 1913 per la tratta del San Gottardo.
Arnold Bennett
La locomotiva a vapore richiede il lavoro di varie persone sia in fase di stazionamento che durante la condotta. Quando è spenta occorre un accenditore che dopo aver verificato la presenza d’acqua nella caldaia, con legna e stoppacci, accende il fuoco. Poi gli accudienti aggiungono carbone per arrivare a una pressione della caldaia di 4 o 5 atmosfere.
A quel punto arriva il fuochista che aumenta ancora la pressione immettendo altro carbone. Infine il macchinista sale a regolare il flusso di vapore al motore e a mettere in moto il locomotore. Durante il viaggio il fuochista continua ad alimentare con nuovo carbone il forno e ad aggiungere acqua alla caldaia.