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L'Ue aumenta ulteriormente il tono delle critiche e le pressioni nei confronti di Berna, in merito alla vertenza sulla fiscalità del risparmio.
La Commissione dell'Unione europea si è detta «molto delusa» dall'atteggiamento del Consiglio federale, mentre la Germania propone di operare «un'azione concertata» contro la Svizzera.
Nuovi rimproveri nell'ambito di Ecofin
Riuniti a Bruxelles, i ministri dell'economia e delle finanze dell'unione (Ecofin) hanno di nuovo esaminato la tassazione dei redditi dei risparmi nei paesi terzi. Per l'occasione, il commissario europeo al mercato interno, Frits Bolkestein, ha spiegato che sul tema le relazioni con Berna rimangono «molto difficili».
Si è detto «molto deluso» dall'assenza di progressi, malgrado i «contatti regolari» con il consigliere federale Kaspar Villiger. La Svizzera - ha ricordato - non è ancora disposta a mettersi al tavolo delle trattative, nemmeno a livello tecnico, finché l'Ue non avrà adottato gli ultimi quattro mandati negoziali per i dieci dossier dei bilaterali bis.
"Azione concertata" contro la Svizzera
Dal canto suo, il ministro tedesco delle finanze, Hans Eichel, ha messo in guardia la Svizzera, dicendo che deve prepararsi «ad un'azione concertata», affinché si trovi una soluzione al problema. Eichel non ha precisato il tipo di «azione», ma si può supporre che riguardi pressioni anche in ambito OCSE.
Dal canto suo, il minsitro britannico Gordon Brown, che ha deplorato la «lentezza» dei negoziati con la Svizzera, ha insistito sull'appoggio che potrebbero dare gli Stati Uniti per smuovere Berna.
Bolkestein, che a fine mese va a Washington per discutere di fiscalità del risparmio con gli americani, ha quindi chiesto ai ministri dell'Ecofin di attivarsi, affinché i loro colleghi responsabili degli affari esteri, che si riuniranno il 10 giugno, adottino «al più presto possibile» i quattro mandati richiesti dalla Svizzera.
Anche Berna - ha ammesso - ci tiene a risolvere la questione e le trattative potrebbero così finalmente entrare «nel cuore della materia», per definire con precisione le «misure equivalenti» e non «uguali» per la fiscalità del risparmio. L'Ue vorrebbe vederle adottate entro fine giugno dai sei stati terzi.
Informazioni sui risparmi dei non residenti
Al fine di evitare la fuga di capitali, l'UE si è già impegnata a introdurre uno scambio automatico di informazioni sui risparmi dei non residenti, ma perché il sistema funzioni deve ottenere misure analoghe da sei Paesi terzi, Stati Untiti e Svizzera in primo luogo.
Berna ha proposto un'imposta alla fonte, ma Lussemburgo e Austria la respingono perché ritengono che così l'unico segreto bancario preservato sarebbe quello svizzero e le loro piazze finanziari ne soffrirebbero.
swissinfo e agenzie