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Il 24 settembre del 2006 una maggioranza schiacciante dei votanti si è espressa a favore di un nuovo giro di vite nella politica d'asilo e degli stranieri.
Preceduta da una campagna a tratti molto accesa e polemica, la votazione ha segnato una sconfitta pesante per i fautori di una politica più tollerante verso gli immigrati.
La politica d'asilo e degli stranieri è da decenni uno dei temi caldi dell'agenda politica elvetica. Pur richiamandosi spesso e volentieri alla propria tradizione umanitaria, la Svizzera ha sempre faticato a considerarsi un paese d'immigrazione.
Il tema dell'immigrazione, assieme a quello dell'integrazione europea, è stato uno dei cavalli di battaglia dell'Unione democratica di centro (UDC), contribuendo in maniera determinante alla strepitosa crescita del partito nel corso degli anni Novanta.
Nel 2002, l'UDC ha mancato di un soffio la vittoria alle urne con la sua iniziativa sull'asilo. L'anno dopo il leader del partito, Christoph Blocher, è stato eletto in governo e ha preso le redini del Dipartimento di giustizia e polizia.
Nel suo nuovo ruolo di massimo responsabile del dossier «immigrazione», Blocher è intervenuto nel dibattito parlamentare sulle leggi sull'asilo e sugli stranieri, per chiedere nuovi inasprimenti. La maggioranza borghese lo ha seguito di buon grado, rendendo quasi scontato il referendum da parte dello schieramento rosso-verde e delle organizzazioni di sostegno ai migranti.
Leggi controverse
Fra gli aspetti della revisione della legge sull'asilo che più hanno fatto discutere vi erano lo stralcio degli aiuti sociali a tutti i richiedenti l'asilo la cui domanda è stata respinta e la non entrata in materia sulle domande d'asilo di persone sprovviste di documenti d'identità.
Molte critiche si sono appuntate anche sulle norme relative all'arresto coercitivo, inserite nella legge sugli stranieri, ma pensate soprattutto per i richiedenti l'asilo. Con la nuova legge, un profugo respinto che si rifiuta di lasciare la Svizzera può essere incarcerato per due anni al massimo, un minorenne tra i 15 e i 18 anni per 12 mesi. Secondo alcuni giuristi, questa norma viola la convenzione dell'ONU sui diritti dell'infanzia.
I sostenitori del referendum - tra cui oltre ai partiti dello schieramento rosso-verde e alle organizzazioni dei migranti vi erano anche le chiese - hanno condotto la campagna in nome della difesa della tradizione umanitaria svizzera. La loro speranza era di riuscire a frenare la tendenza al continuo inasprimento delle norme sull'immigrazione.
Il 68% degli svizzeri e tutti i cantoni hanno dato loro torto. E visto l'alto grado di emotività che accompagna il tema, la discussione non sembra destinata a chiudersi. Negli ambienti nazional-conservatori si sta già discutendo al possibilità di lanciare un'iniziativa contro la costruzione di minareti.
swissinfo, Andrea Tognina
Fatti e cifre
Alla fine del 2005 vivevano in Svizzera 1'511'937 stranieri, il 20,3% della popolazione residente.
Di questi, circa 700'000 provengono da paesi che non fanno parte dell'Unione europea o dell'Associazione europea di libero scambio. Ad essi si applica la nuova legge sugli stranieri.
Nello stesso periodo gli stranieri in Svizzera che rientravano nell'ambito dell'asilo erano 71'871, di cui 23'678 rifugiati riconosciuti e 24'453 persone ammesse provvisoriamente.