Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01036.jsonl.gz/886

Il Premio Nobel per l’economia Paul Krugman continua a sbagliare su Bitcoin.
Lo rivela un’analisi di Kyle Torpey pubblicata di recente su reason, nella quale si rivela che la maggior parte di ciò che Krugman ha detto su Bitcoin nel corso degli anni è stato fuorviante, impreciso o completamente sbagliato.
D’altronde Krugman è famoso anche per un altro colossale errore. Infatti nel 1998 affermò che l’impatto di Internet sull’economia sarebbe stato non maggiore di quello del fax.
Va ricordato che non è affatto comune possedere la capacità di intuire come evolverà il futuro, ed in particolare come le nuove innovazioni possano cambiare il mondo, e questa capacità molto probabilmente Krugman non l’ha.
Gli errori di Paul Krugman su Bitcoin
Il primo errore di interpretazione su Bitcoin lo fece addirittura nel 2011, quando ipotizzò che un eventuale nuovo standard monetario basato su bitcoin sarebbe stato vulnerabile all’accumulo di denaro, deflazione e depressione. Ad oggi invece è piuttosto chiaro che questo standard non solo non ci sia, ma non ci possa nemmeno essere, perchè bitcoin ha chiaramente dimostrato invece di convivere senza problemi all’interno dell’attuale standard, senza fare concorrenza alle valute fiat inflattive.
Il secondo errore lo fece nel 2013, quando affermò che la creazione di Bitcoin richiede lo spreco di risorse reali. In realtà per “creare bitcoin” in teoria potrebbe bastare anche una quantità ridicola di energia elettrica, come accadeva ad esempio nel 2009 quando per minare bitcoin bastavano un paio di normali computer in tutto il mondo.
Certo, nel corso del tempo il consumo energetico di Bitcoin è cresciuto moltissimo, ma non perchè sia necessario. È frutto soltanto di una decisione arbitraria dei miner, che potrebbero anche essere indotti a consumare di meno senza causare problemi reali a Bitcoin stesso. Inoltre, visto che Krugman nel 2013 si riferiva genericamente ad una “valuta virtuale”, al giorno d’oggi vi sono diverse criptovalute con consumi energetici irrilevanti.
Nel 2013 fece altre affermazioni decisamente contestabili. Ad esempio Bitcoin sembrava essere stato progettato come un’arma destinata a danneggiare le banche centrali e le banche emittenti di denaro, e per danneggiare la capacità degli stati di riscuotere le tasse. Ora, ad otto anni di distanza, possiamo tranquillamente affermare che nulla di tutto ciò si sia rivelato essere vero.
Nel 2015 affermò che il problema che Bitcoin si proponeva di risolvere non era di grande rilevanza economica. Ormai invece è chiaro che per molti detentori di risparmi in valute fiat altamente inflattive, come ad esempio il Bolivar venezuelano, il problema in realtà è di enorme rilevanza economica. Inoltre anche negli USA il problema dell’inflazione sta tornando ad essere rilevante.
Probabilmente Krugman ha un forte pregiudizio ideologico contro Bitcoin, a causa della sua natura libertaria. L’economista infatti è un noto sostenitore delle politiche social-democratiche, tanto da aver esplicitamente appoggiato la candidata democratica Hillary Clinton nella corsa alle elezioni presidenziali statunitensi del 2016.
A dire il vero nel corso degli anni si era sempre schierato a favore del libero mercato, ma è anche un noto keynesiano che evidentemente preferisce un forte ruolo dello Stato in alcuni ambiti.
Infine va ricordato che è piuttosto celebre per le sue opinioni spesso critiche e contrarie, tanto da non aver appoggiato nemmeno l’amministrazione democratica del presidente Obama.