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A parità di formazione le donne guadagnano meno degli uomini, tra il 10% (abilitazione all'insegnamento) e il 24% (università e politecnici) in meno.
Nelle grandi aziende che occupano oltre 500 persone si riscontra una differenza salariale sopra la media. Le donne dispongono in questi ambiti di un maggior margine di manovra per quanto riguarda le offerte di perfezionamento professionale e i salari. Nelle grandi aziende vengono corrisposti salari elevati per le posizioni dirigenziali, perlopiù in mano maschile. Il margine di fluttuazione delle disparità salariali è ampio, indipendentemente dal fatto che si faccia riferimento a industria, settore alberghiero o terziario. Le donne impiegate nei settori edili e alberghieri guadagnano mediamente «solo» il 9% in meno dei loro colleghi. Per contro, il lavoro femminile nell'industria tessile e del cuoio è pagato circa il 29% in meno, mentre nel settore finanziario si arriva al 33%. Tuttavia, le disparità salariali riscontrate in quest'ultimo settore si basano prevalentemente su fattori oggettivi e di conseguenza la discriminazione salariale in questo ambito si assesta al penultimo posto.
Nel complesso, l'evoluzione è positiva: la discriminazione salariale media è diminuita. L'evoluzione della discriminazione salariale è molto diversa, però, a dipendenza dei settori di impiego. Nell'edilizia e nel settore dei trasporti, le disparità salariali discriminanti sono estremamente alte. Le discriminazioni salariali più basse sono state riscontrate nel settore informatico, nel settore sanitario e sociale nonché a livello di prestatari di servizi finanziari. Tuttavia tra questi, la disparità salariale basata su fattori oggettivi è maggiore. Si registrano dei notevoli miglioramenti nel settore del commercio al dettaglio nonché nell'industria tessile e chimica.