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WASHINGTON - Temperature da record, inondazioni, incendi e siccità: gli Stati Uniti sono stati scombussolati dai disastri ambientali quest'estate.
Quasi un cittadino su tre, infatti, vive in una Contea che è stata colpita da un disastro ambientale negli ultimi tre mesi, con almeno 388 persone che hanno perso la vita, a causa del maltempo, da giugno a oggi. Insomma, è sempre più chiaro come il surriscaldamento globale abbia «già trasformato la vita degli americani».
È quanto emerge da una ricerca del quotidiano statunitense Washington Post, che ha analizzato rapporti e registri del Governo e che ha confermato il trend generale: un forte aumento dei disastri alimentati dal clima. Si tratta di una ricerca che segue il filo di diversi studi degli ultimi mesi, che hanno mostrato che gli uragani più forti sono ora più probabili a causa del cambiamento climatico, che l'area arsa dagli incendi è il doppio di quella che sarebbe stata senza l'influenza umana, e che il riscaldamento provoca un aumento esponenziale delle precipitazioni. Eventi distruttivi, sempre più frequenti, che vanno a colpire infrastrutture che non sono state costruite per sopportarli.
Una chiave di... svolta?
La domanda, si chiedono gli esperti, è se questa stagione calamitosa segnerà una svolta nell'opinione pubblica, che finalmente spingerà i leader politici ad agire.
«Se non ora, quando?», si chiede ad esempio Craig Fugate, ex capo dell'Ente federale per la gestione delle emergenze (Federal Emergency Management Agency), che ha ammesso di non aver mai vissuto «un'estate così piena» di eventi metereologici critici. D'altronde, molte persone che non si sono mai considerate «a rischio» a causa del cambiamento climatico si stanno improvvisamente trovando con l'acqua, o con il fuoco, nelle loro abitazioni.
«Le tempeste sembrano più forti. Il caldo estivo dura più a lungo. Gli inverni normalmente miti sono stati sostituiti da tempeste di ghiaccio e sbalzi di temperatura repentini», ha ad esempio ammesso un'abitante di New Orleans, che sebbene non sia un'esperta, ha ammesso che «sembra esserci qualcosa che non va».
Eppure, le opinioni sulla questione sono ancora fortemente polarizzate. Quest'anno, in un sondaggio di Gallup, l'82% dei democratici ha detto che gli effetti del riscaldamento globale sono già iniziati, rispetto al 29% dei repubblicani. E anche tra coloro che si preoccupano, la questione manca di urgenza. Quando il Pew Research Center ha interpellato gli americani riguardo all'agenda politica di Biden, a gennaio, solo il 38% ha detto che il cambiamento climatico dovrebbe essere una priorità assoluta.
È troppo tardi, per agire?
Guardando al futuro, la vera prova è una riduzione - veloce e significativa - delle emissioni che riscaldano il nostro pianeta. Lo ha detto il Gruppo Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici (IPCC), nel suo rapporto, chiarendo che l'umanità deve dimezzare le emissioni entro la fine del decennio. Gli Stati Uniti stanno agendo?
In realtà, il piano più ambizioso degli USA per affrontare il cambiamento climatico, ovvero la legge di bilancio da 3,5 trilioni di dollari, ha subito una battuta d'arresto giovedì scorso, quando il Senatore Joe Manchin ha chiesto una «pausa strategica», relativa a discussioni sul prezzo da pagare per istituire nuovi requisiti, modificare le tassazioni e fornire sostegni e sovvenzioni.
Eppure, è proprio il tempo la cosa che più manca: il pianeta si è infatti già riscaldato di più di 1,1 gradi Celsius dall'inizio dell'era industriale. Ed è un problema che non riguarda solo gli USA, sebbene abbiano contribuito a questo riscaldamento più di qualsiasi altro Paese nella storia.
Ma il prezzo è un problema?
«Il costo della risposta ai disastri ammonta già a più di 81 miliardi di dollari all'anno», ha dichiarato a riguardo Claudia Tebaldi dell'IPCC, «alla fine è una scelta tra spendere ora o spendere di più in futuro».
Ma il costo più importante, potrebbe essere quello di vite umane. Più di 60'000 persone in più potrebbero essere uccise ogni anno dal calore estremo entro il 2050, per non parlare degli uragani sempre più forti o degli incendi. E i cittadini più vulnerabili soffriranno inevitabilmente di più.
«Se vogliamo limitare queste probabilità, se vogliamo limitare i danni, allora dobbiamo iniziare a fare qualcosa di concreto, e dobbiamo iniziare ora» ha concluso Tebaldi.