Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01230.jsonl.gz/602

L'industria chimico-farmaceutica sviz. dalla seconda guerra mondiale ha assunto un carattere multinazionale, come testimonia la presenza di succursali e filiali in ca. 65 Paesi. Grazie ai suoi prodotti ad alto valore aggiunto e al grande numero di occupati, figura tra i più importanti rami industriali sviz. Nel 1999 il suo fatturato su scala mondiale è stato di 87 miliardi di frs., di cui il 39% ca. realizzato in Svizzera; le esportazioni ammontavano a 34 miliardi, con un saldo commerciale settoriale positivo di 15 miliardi. Nello stesso anno impiegava ca. 68'000 dipendenti, pari al 10% ca. del totale degli occupati nell'industria e al 7% della forza lavoro complessiva del secondario. Nell'ambito di questo settore, nel 2000 ha contribuito con il 31% agli investimenti totali privati per ricerca e sviluppo. In Svizzera, la carenza di materie prime, l'inventiva e lo spirito imprenditoriale portarono assai presto alla creazione di redditizie imprese nel ramo delle specialità chimiche e dell'affinazione. Con il 90% del totale, la percentuale delle specialità chimiche sull'intera gamma di prodotti del settore risulta eccezionalmente elevata se paragonata alla media intern. L'industria chimica sviz. peraltro in pratica non produce beni di massa; spesso addirittura la domanda mondiale annua per singoli principi attivi non supera la tonnellata, e in alcuni casi si riduce persino a pochi chilogrammi.
La gamma di prodotti dell'industria chimica è molto ampia, e comprende farmaci, prodotti diagnostici, vitamine, coloranti, carotenoidi, sostanze chimiche a uso agricolo, aromi e profumi, fertilizzanti, detersivi, materiali compositi per l'industria aeronautica e monocristalli di corindone per l'industria orologiera e aerospaziale. L'industria chimica sviz. produce e sfrutta a fini commerciali certamente più di 30'000 sostanze diverse.
Anche la struttura dell'industria chimica risulta assai variegata. Accanto ai noti grandi gruppi basilesi esistono almeno altre 330 aziende di piccole e medie dimensioni. Due imprese chimiche su tre occupano meno di 100 collaboratori e solo otto ditte superano i 1000 dipendenti. Oggi la maggior parte delle imprese è insediata nei cant. di Basilea Città, Basilea Campagna, Argovia e Vallese.
In Europa, gli inizi dell'industria chimica vera e propria risultano strettamente legati alle tecniche che resero possibile la produzione su vasta scala di due sostanze chimiche di base. Si trattava del processo delle camere di piombo per la produzione di acido solforico, introdotto in Inghilterra nel 1746 da Roebuck e Garbett, e del processo Leblanc per la produzione di soda, scoperto nel 1791 in Francia. Divenne quindi possibile produrre industrialmente anche altre importanti sostanze come l'acido cloridrico e la soluzione di soda caustica, ciò che favorì la costruzione di apparecchiature e impianti. In questa prima fase di industrializzazione del settore chimico, anche in Svizzera prese avvio la produzione di acidi. Dato che prima dell'avvento delle ferrovie il loro trasporto in bombole di vetro risultava troppo costoso, nacquero piccole imprese situate in prossimità degli acquirenti, in primo luogo fabbriche tessili. A Winterthur-Neuwiesen, dal 1778 Johann Sebastian Clais e Johann Heinrich Ziegler produssero acido solforico, e più tardi anche acido cloridrico, soda, cloruro di calce, acido nitrico e solfato di rame. Divenuta nel corso della prima metà del XIX sec. la maggiore industria chimica sviz., la ditta chiuse però i battenti già nel 1854. Nel 1810 i fratelli Schnorf fondarono un'impresa ad Aarau, seguita da un'altra ad Uetikon am See nel 1818 (Chemische Fabrik Uetikon), mentre nel 1812 iniziò la propria attività la ditta di Carl Friedrich Renz a Basilea. Ulteriori fabbriche di acidi sorsero nei cant. di Berna, Soletta, Glarona e Argovia.
La produzione, ancora di tipo artigianale, non soddisfaceva tuttavia il fabbisogno di un'industria manifatturiera in pieno sviluppo: già nel 1844, una commissione fed. constatò l'incapacità dei produttori di sostanze chimiche di soddisfare la domanda di tintorie, stamperie di indiane, saponifici, vetrerie ecc. e la conseguente necessità di importare numerosi prodotti. La maggior parte di queste piccole imprese cessò poi la propria attività poco dopo la metà del sec., dato che lo sviluppo delle ferrovie aveva facilitato l'acquisto su vasta scala di prodotti chimici dall'estero. L'azienda dei fratelli Schnorf, tuttora esistente, costituì da questo punto di vista un'eccezione.
L'industria chimica moderna ad alto valore aggiunto prese avvio con la produzione di coloranti artificiali e la sintesi a basso costo di coloranti di origine naturale. Il catrame ottenuto nel corso della cokificazione del carbon fossile, finalizzata alla produzione di ferro e acciaio, divenne una risorsa indispensabile per la fabbricazione delle sostanze chimiche alla base dell'industria dei coloranti all'anilina. La malveina, il primo colorante sintetico, venne scoperto nel 1856 a Londra da William Henry Perkin. In Francia, Emanuel Verguin sviluppò nel 1858 una tecnica per sintetizzare la fucsina, un colorante rosso poi molto richiesto dalle tintorie. Nel 1859 il tintore di seta Alexander Clavel iniziò a produrre coloranti all'anilina a Basilea. Nel 1873 vendette l'impresa alla Bindschedler & Busch, che nel 1884 assunse poi la denominazione di Gesellschaft für Chemische Industrie (Ciba). In breve tempo, anche altre aziende - la J. R. Geigy (Geigy) nel 1859, la J. G. Dollfuss (dal 1872 Durand & Huguenin) nel 1862, la Gerber & Uhlmann (assorbita nel 1898 dalla Ciba) nel 1864, la Kern & Sandoz (Sandoz) nel 1886 - avviarono la produzione di coloranti all'anilina. Basilea offriva diversi vantaggi quale luogo di insediamento per l'industria chimica: i produttori locali di nastri di seta e l'industria di indiane alsaziana costituivano un importante mercato di sbocco e l'assenza in Svizzera di una legislazione in materia di brevetti relativi ai procedimenti chimici fino al 1907 permise alle ditte basilesi di copiare i prodotti, a differenza dei loro concorrenti stranieri. Inoltre, il Reno facilitava lo smaltimento dei residui tossici e la città disponeva di buoni collegamenti ferroviari con la Germania e la Francia che agevolavano l'approvvigionamento di materie prime. Nel 1882 il rapido sviluppo dell'industria chimica portò alla nascita a Zurigo della Società svizzera delle industrie chimiche (SSIC), in rappresentanza degli interessi politico-economici del settore.
Alla fine del XIX sec., i progressi tecnologici nel settore elettrico favorirono l'ulteriore consolidamento dell'industria chimica in Svizzera. La produzione di elettricità a basso costo grazie a generatori basati sul principio della dinamo, scoperto da Werner Siemens nel 1866, costituì la premessa per lo sviluppo dell'elettrochimica, le cui basi erano già state poste agli inizi del XIX sec. con la pila a colonna di Volta. Verso la fine del XIX sec., nei pressi delle nuove grandi centrali elettriche sorsero aziende elettrochimiche. Nel 1888 la Aluminium-Industrie AG (AIAG, Alusuisse) si insediò a Neuhausen am Rheinfall, dove iniziò a produrre alluminio per via elettrolitica a partire dall'allumina. Con il suo stabilimento di Chippis, la ditta fu attiva in seguito anche nel Vallese. Il secondo prodotto in ordine di importanza dell'elettrochmica fu in una prima fase il clorato di potassio, fabbricato dal 1890 in un grande stabilimento a Vallorbe, e dal 1895 in uno più piccolo a Turgi. Nel 1892 lo scienziato franc. Ferdinand Frédéric Henri Moissan era riuscito a descrivere il processo di produzione del carburo di calcio nel forno ad arco elettrico; nel 1894 l'AIAG ne avviò la fabbricazione su scala industriale, seguita poi da altre aziende, in particolare dal 1898 dalla Lonza a Gampel, che dal 1915 riuscì anche a produrre industrialmente fertilizzanti chimici. Dalla fine degli anni 1890-1900, la ditta La Volta di Vernier e la Société des usines de produits chimiques de Monthey (dal 1904 Ciba) riuscirono a ottenere cloro e soda caustica a partire da soluzioni saline.
Alla fine del XIX sec. risale anche la produzione di seta artificiale. Mentre le fabbriche di Spreitenbach e Glattbrugg (fondate attorno al 1890), che avevano adottato il metodo Chardonnet, cessarono l'attività nel 1905 risp. nel 1906, la Société de la Viscose (Viscosuisse) costituita nel 1906 a Emmenbrücke ebbe successo. Alla metà degli anni 1920-30 venne affiancata da altre aziende, tra cui l'ex fabbrica di ricami Feldmühle a Rorschach.
Attorno al 1915, la Lonza iniziò a utilizzare l'acetilene per la sintesi di importanti sostanze chimiche di base come l'acetaldeide, l'acido acetico, l'alcol (etanolo) e ulteriori prodotti organici. Negli anni 1960-70 la produzione di acetilene a partire dal carburo di calcio venne sostituita dal cracking del petrolio, che permetteva di ottenere anche idrogeno ed etilene. La sintesi tecnica dell'acetaldeide dall'acetilene o, con il processo Wacker, dall'etilene, rese disponibili anche basi azotate, e in particolare complessi formati da piridina. La sintesi a temperature elevate dell'acido cianidrico dall'ammoniaca e dal metano aprì contemporaneamente la strada alla produzione di ulteriori composti azotati, rilevanti per il settore dei coloranti e soprattutto per la nascente industria farmaceutica a Basilea. La chimica dell'acetilene diffusa nel Vallese costituì però anche un importante punto di partenza per i successivi processi di sintesi della F. Hoffmann-La Roche nel campo delle vitamine e dei carotenoidi, e della Givaudan-Roure nell'ambito delle sostanze odorifere
Autrice/Autore: Hans-Jürgen Hansen / sma
Nei primi decenni della sua esistenza, l'industria chimica basilese si dedicò quasi esclusivamente alla produzione di coloranti all'anilina, che raggiunse il suo apice poco dopo la prima guerra mondiale. Già all'epoca cominciarono però a delinearsi prospettive di crescita in nuovi settori, in particolare in quello farmaceutico. La Ciba aveva mosso i primi passi in tal senso già alla fine degli anni 1880-90, e anche la fabbrica di prodotti chimici M. C. Traub, fondata nel 1892 - dal 1896 F. Hoffmann-La Roche & Co, dal 1919 F. Hoffmann-La Roche & Co AG (Roche) - si era concentrata sulla fabbricazione e la distribuzione di prodotti farmaceutici. In seguito anche la Sandoz (1917) e la Geigy (1939) entrarono in questo mercato promettente ma ad alta intensità di capitale, che dopo la seconda guerra mondiale divenne l'attività principale dell'industria chimica basilese.
Rispetto ad altri settori, l'industria chimica nel XIX sec. si era sviluppata in maniera relativamente modesta, per cui anche il fabbisogno di capitale e di forza lavoro era risultato esiguo. Ancora nel 1900 gli occupati erano solo 5700, cioè un numero più o meno pari agli addetti del settore della concia, ma di gran lunga inferiore ai lavoratori impiegati nell'industria tessile (164'000). Dagli anni 1880-90 le imprese basilesi abbandonarono gradualmente la produzione di massa, dedicandosi alla fabbricazione di coloranti di alta qualità che richiedevano standard elevati nel campo della ricerca scientifica, manodopera specializzata e impianti produttivi sempre più costosi e complessi, un'evoluzione che fu accelerata dall'avvento della produzione farmaceutica attorno al 1900. L'industria chimica visse una notevole fioritura durante la prima guerra mondiale, grazie al venir meno della forte concorrenza ted. Nei decenni successivi il settore, che estese il suo campo di attività alla produzione di ausiliari tessili e materie plastiche oltre che all'agrochimica (antiparassitari), riuscì a reggere meglio di altri rami industriali orientati all'esportazione le crisi economiche dell'inizio degli anni 1920-30 e della prima metà degli anni 1930-40, in particolare dopo il 1932.
I rapporti intrattenuti con il Terzo Reich dalla J. R. Geigy AG, dalla Ciba, dalla Hoffmann-La Roche & Co AG e dalla Sandoz AG sono recentemente divenuti oggetto della ricerca storica. Tra il 1933 e il 1945, queste aziende furono le uniche imprese straniere di una certa rilevanza attive in Germania nella produzione di coloranti e farmaci; durante la seconda guerra mondiale fabbriche di loro proprietà furono attive nella Polonia occupata. Negli stabilimenti della Hoffmann-La Roche & Co AG e della J. R. Geigy a Grenzach furono impiegati lavoratori forzati stranieri; la J. R. Geigy partecipò inoltre all'"arianizzazione" di una ditta ebraica a Vienna. Per contro la succursale della Roche a Varsavia assunse in maniera fittizia giovani Polacchi, evitando così che venissero deportati in Germania come lavoratori forzati. Suscitano ancora oggi valutazioni contrastanti le vicende relative alla IG Chemie risp. alla Interhandel, holding basilese fondata dalla IG Farben, che a dispetto del suo nome non ebbe peraltro alcun legame con l'industria chimica basilese.
|Anno||Occupati||Percentuale rispetto al totale del settore secondario|
|1870||1 100||0,2 %|
|1880||3 100||0,5 %|
|1888||3 500||0,7 %|
|1900||5 700||0,8 %|
|1910||8 300||1,1 %|
|1920||16 800||2,1 %|
|1930||17 300||2,0 %|
|1941||24 600||2,9 %|
|1950||35 500||3,6 %|
|1960a||50 900||4,1 %|
|1970a||67 100||4,9 %|
|1980a||64 800||5,4 %|
|1990a||58 300||5,3 %|
|2000a||45 100||5,3 %|
Mentre durante la seconda guerra mondiale le aziende europee concorrenti subirono nuovamente gravi contraccolpi, l'industria chimica nazionale poté prepararsi con anticipo al ritorno alla pace. Dopo il 1945, essa acquisì un ruolo di primo piano all'interno dell'economia sviz. grazie alla forte crescita del ramo chimico-farmaceutico, originata dalla rapida diffusione delle tecniche radiografiche, spettrografiche e spettrometriche che facilitarono notevolmente la determinazione delle strutture molecolari. L'efficacia dei metodi cromatografici per l'identificazione e la separazione di nuovi prodotti e sostanze naturali costituì un ulteriore fattore favorevole. I risultati della ricerca chimico-fisica si rivelarono indispensabili per lo sviluppo dei centri di ricerca dell'industria chimica sviz. (situati a Basilea ma non solo), attivi nel campo delle materie naturali, dei principi attivi e dei materiali sintetici.
La decifrazione del codice genetico portò a un'industria chimica basata sulle conoscenze medico-biologiche, che si diffuse sul piano intern. attraverso l'acquisizione di aziende del settore (Biotecnologia). L'alto grado di specializzazione della ricerca chimico-biologica, la concorrenza intern., la legislazione divenuta sempre più vincolante in seguito agli effetti collaterali nocivi (effetto teratogeno del talidomide contenuto in farmaci quali il Contergan, indegradabilità di composti clorurati come il DDT) e catastrofi (nube di diossina a Seveso, incidente di Schweizerhalle) come pure gli alti costi per lo sviluppo di un medicamento (ca. 500 milioni frs. fino all'introduzione sul mercato) portarono a un processo di concentrazione e specializzazione. Nel 1970 la Ciba e la Geigy si fusero, dando vita alla Ciba-Geigy; quest'ultima nel 1996 si è poi unita con la Sandoz, con cui ha formato la Novartis. Con la nascita della nuova entità, i settori dei coloranti e delle specialità chimiche sono stati scorporati e concentrati in imprese autonome (Clariant, Ciba Specialities). La Hoffmann-La Roche ha rafforzato la sua posizione sul mercato dei prodotti farmaceutici e diagnostici rilevando la maggioranza del capitale azionario della Genentech, la ditta statunitense di maggior successo nel campo dell'ingegneria genetica (1990), e la Boehringer Mannheim (1998). Nel 2000 ha invece ceduto la sua affiliata Givaudan-Roure (Givaudan) - nata dalla fusione della L. Givaudan & Cie SA, ditta attiva nel campo degli aromi e delle sostanze odorifere acquistata dalla Hoffmann-La Roche nel 1963, con la Roure Bertrand Dupont SA, rilevata nel 1964 -, con cui era divenuta leader mondiale nel settore degli aromi e delle sostanze odorifere.
Autrice/Autore: Hans-Jürgen Hansen / sma