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Il serbo, sudando, piega l'italiano Matteo Berrettini in quattro set e fa suo il torneo di Wimbledon: finisce 6-7 6-4 6-4 6-3
E venti! Tanti quanti ne hanno vinti in carriera Rafael Nadal e Roger Federer. La tanto anelata ventesima consacrazione diventa realtà per Novak Djokovic sull'erba di Wimbledon, al termine di un torneo che l'ha visto concedere solo due set in quindici giorni: il primo nel primissimo confronto (contro il britannico Draper) e poi, in entrata di finale, a Matteo Berrettini, poi battuto in quattro set: 6-7 (4/7) 6-4 6-4 6-3.
Fatica a carburare in entrata di partita (a immagine dei due doppi falli addizionati nel primissimo game), ma poi, quando prende le misure dell'avversario, il serbo non dà tregua a Berrettini. Anche perché il romano in entrata appare ancora più condizionato dalla tensione e, soprattutto, maggiormente propenso all'errore non forzato. E così ben presto Djokovic si ritrova sul 5-2 in suo favore. Ma poi abbassa un po' la guardia. Quel tanto che consente all'italiano di piazzare a sua volta il break nel nono game e pareggiare sul 5-5. A quel punto Nole riprende il filo del discorso. Ma Berrettini, ritrovata la fiducia, non molla, portando la prima frazione al tie-break. E qui è proprio lui a piazzare l'allungo portandosi sul 5-3 sinonimo di due set point. Gliene basta uno sper strappare a Djokovic il primo set (e il secondo in tutto il torneo di Wimbledon.
Lo scivolone del primo set serve da lezione a Djokovic, che inizia il secondo pigiando subito sull'acceleratore. Con due break nei primi due turni alla battuta del romano, il serbo si ritrova quasi subito sul 3-0, e poco dopo sul 5-1. Poi, ancora una volta, Nole lascia un po' la presa, e Berrettini rientra in carreggiata fin sul 5-3, togliendosi pure lo sfizio di qualche colpo a sensazione, come il pallonetto fra le gambe nel corso del settimo game. Djokovic ha poi tre palle per chiudere il set con Berrettini al servizio, ma le spreca tutte: 5-4. Solo a quel punto il numero uno al mondo decide di dire basta e rimette il match sui binari dell'equilibrio: un set a testa.
La differenza nel terzo set l fa il terzo game, quello in cui Djokovic si prende il servizio dell'italiano per portarsi sul 2-1, vantaggio che poi manterrà per tutto il resto della frazione. Che viene consegnata al serbo da un errore di Berrettini sul secondo match point
Alla lunga, Berrettini accusa un lieve calo di lucidità, concedendo un po' troppo a un Djokovic nemmeno lui troppo falloso. Il romano ha comunque il merito di cavare dal suo cilindro anche diversi bei colpi che gli permettono di restare in partita, sorretto anche da un servizio tornato efficace. Efficace è però anche il servizio di Djokovic, che risponde colpo su colpo al numero 25 al mondo. Il serbo a quel punto sente nell'aria il profumo della ventesima consacrazione, e moltiplica gli sforzi, trovando colpi che minano il morale di Berrettini. Che consegna poi il break all'avversario nel delicato settimo game con un doppio fallo. È il colpo di grazia: a quel punto per Nole la strada verso la vittoria è tutta in discesa.