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Dopo il secco rifiuto alle urne il 7 marzo scorso opposto alla legge federale sui servizi d'identificazione elettronica (legge sull'Ie), il Consiglio federale intende proporre una nuova soluzione in tempi brevi, convinto che la popolazione abbia bisogno di tale strumento: entro fine anno dovrà essere pronto un piano di massima per una nuova Ie da inviare in consultazione nel marzo 2022.
Dopo la bocciatura della legge, contro la quale era stato lanciato il referendum, i rappresentati di tutti i gruppi parlamentari avevano inoltrato diverse mozioni dello stesso tenore concernenti una "Identità elettronica statale affidabile". Uno degli elementi che avevano causato la bocciatura del progetto iniziale era la partecipazione dei privati, avversata da molti ambienti poiché temevano falle nelle protezione dei dati.
Durante la seduta odierna, il governo ha quindi raccomandato al parlamento di adottare le mozioni e incaricato il Dipartimento federale di giustizia e polizia di elaborare, entro la fine dell'anno, un piano di massima in collaborazione con il Dipartimento federale delle finanze e la Cancelleria federale.
Stando una nota odierna dell'esecutivo, nella stesura del piano, che dovrà coinvolgere i Politecnici federali di Zurigo e Losanna nonché i Cantoni, occorrerà in particolare verificare le varie possibilità tecniche di attuazione e chiarire la questione dei costi. Sulla base del piano, il Consiglio federale fisserà poi i cardini di un nuovo progetto legislativo sull’Ie.
Contro la Legge sull'Ie erano state raccolte 64'933 firme valide, ben più quindi delle 50'000 necessarie. La legge avrebbe dovuto semplificare la vita dei cittadini con l'introduzione di un identificatore unico, certificato dallo Stato, in sostituzione nei numerosi nomi di utenti e parole chiave che vengono utilizzati in rete.
I contrari alla nuova normativa - approvata nel settembre 2019 dalle Camere federali - contestavano il fatto che per avere un'identità digitale occorresse passare attraverso operatori privati, con i rischi connessi per la protezione della sfera privata.
La bocciatura da parte del popolo contrasta con le nettissime maggioranze che la Legge sull'identificazione elettronica aveva raccolto in parlamento poche settimane prima delle elezioni federali. Già allora, però, un sondaggio rappresentativo aveva mostrato che la stragrande maggioranza dei cittadini voleva ottenere l'identità digitale direttamente dallo Stato e non nutriva fiducia nelle imprese privare in materia di protezione dei dati.
Il referendum era stato lanciato da Società Digitale, dall'organizzazione svizzera Campax, dalla piattaforma We collect e dall'associazione Public Beta e sostenuto da Ps, Verdi liberali, Verdi, Unione sindacale svizzera, Travail.Suisse e diverse organizzazioni degli anziani.
I contrari al progetto si sono sempre detti favorevoli ad un'identità elettronica, da considerarsi tuttavia come un servizio pubblico digitale gestito dallo Stato. Non deve essere compito delle banche e delle assicurazioni certificare l'identità dei cittadini, sostenevano.