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Gli avversari dell'UE britannici, soprattutto il Partito dell'Indipendenza del Regno Unito (UKIP) sotto Nigel Farage (membro del Parlamento europeo 1999-2020), chiedevano già all'inizio degli anni '90 l'uscita del loro paese dall'UE e l'indipendenza nazionale, in modo che potesse fare le sue leggi (ad esempio nei settori immigrazione, pesca, tariffe) e concludere accordi di libero scambio con tutti i paesi del mondo.
Nel 2013, il Primo Ministro David Cameron annunciò (per assicurare il suo governo) di domandare a Bruxelles diritti speciali per la Gran Bretagna e, sulla base di ciò, prometteva di organizzare un referendum politicamente impegnativo sul ritiro del paese dall'UE. Cameron poi elogiò il compromesso raggiunto con l'UE nel febbraio 2016 e, raccomandava ai britannici di restare nell'UE.
Tuttavia, a seguito di una campagna referendaria accanita, in cui Nigel Farage con l'UKIP svoltò un ruolo chiave, gli avversari dell'UE vinsero il referendum, il 23 giugno 2016, con 17,4 milioni o il 51,9% dei votanti in favore della Brexit, cioè per l'uscita del paese dall'UE, con una participazione elettorale del 72,1%.
Questa decisione epocale segnalò l'inizio di negoziati caotici, epici, in parte drammatici e quasi senza fine sulla Brexit tra la Gran Bretagna e l'UE.
David Cameron si dimise dopo la questa sua sconfitta. Gli successe il 13 luglio 2016 la sua ministra degli interni, Theresa May, che anche lei si era battuta contro la Brexit nella campagna referendaria.
Durante tutta l'era May, gli avversari della Brexit, dominando il parlamento, il governo May e l'amministrazione britannica, riuscirono a paralizzare praticamente le trattative con l'UE, facendo tutto, perfino nei loro contatti con "Bruxelles", per annullare e ritardare la Brexit e per mantenere il Regno Unito legato il più strettamente possibile all'UE - e ciò malgrado il fatto che, sia il governo, sia i partiti laborista e conservativo avessero promesso, prima e dopo il referendum di giugno 2016 (perfino nei loro manifesti elettorali del 2017), di osservare strettamente il risultato impegnativo del verdetto popolare!
Gli avversari della Brexit evocavano - sulla base di documenti del governo, di think tank, banche e grandi imprese - nel caso di una Brexit dura, cioè senza accordo di ritiro, da realizzare secondo l'OMC - il caos totale nel Regno Unito, soprattutto:
Carenze di cibo e farmaceutici, collassi del traffico, perdite di interi settori, con conseguenze drammatiche, una disoccupazione pesante e una lunga recessione erano pronosticati. Allo stesso tempo, questi "remainers" mettevano in guardia da aspettative esagerate, auspicate da nuovi accordi commerciali con paesi terzi (Commonwealth, USA, Giappone...).
L'UE operava molto più abilmente e più risolutamente che il governo di Theresa May, con grande successo e unità. Al fine di escludere, in ogni circostanza, qualsiasi ulteriori exit di altri paesi membri, e quindi la disintegrazione dell'Unione, il negoziatore principale Michel Barnier e la sua squadra badavano meticolosamente a non offrire ai britannici un accordo di uscita allettante e soprattutto nessun "menu à la carte". Grazie a questa unità dell'UE e fra i 27 paesi membri restanti, questa strategia ha funzionato pienamente.
Il "Brexit Deal" negoziato da Theresa May in tre anni era per i Brexiteers, cioè i fautori di una Brexit dura e "credibile", soprattutto per Nigel Farage e il suo partito Brexit, fondato il 20 gennaio 2019, una Brexit solo di nome, un tradimento di 17,4 milioni di elettori con conseguenze fatali per la democrazia britannica nel suo insieme, una sottomissione permanente del Regno Unito sotto l'UE come suo "stato vassallo". Gli elettori confermarono questa opinione: il 23 maggio 2019, il partito Brexit - dopo appena 6 mesi - vinse le elezioni europee in modo spettacolare con il 30,1% dei voti. Il 24 maggio 2019 Theresa May annunciò le sue dimissioni.
Il 24 giugno 2019 - tre anni dopo il referendum Brexit - Boris Johnson diventò il primo capo del governo britannico sostenendo la Brexit. Il 22 ottobre 2019, la Camera bassa britannica approvò il suo accordo di uscita rinegoziato con l'UE e parzialmente migliorato, ma respinse il suo calendario, ciò che lo costrinse a rinviare (un'altra volta) la scadenza per uscire dall'UE.
La svolta decisiva arrivò con le elezioni parlamentari anticipate del 12 dicembre 2019. I Conservativi conquistarono la maggioranza assoluta alla Camera bassa, principalmente grazie al sostegno di Nigel Farage e del suo partito Brexit con lo slogan "Realizziamo Brexit". Il 9.1.20 il parlamento britannico approvò l'accordo di uscita concordato il 17.10.19 nonché il periodo di transizione, in base al quale la Gran Bretagna rimarrebbe sotto l'ordinamento giuridico dell'UE fino alla fine del 2020, ma senza poter avere voce in capitolo! Il 31 gennaio 2020, il Regno Unito ha lasciato formalmente l'UE in base a questo accordo!
Seguironono altre trattative molto tese, a volte drammatiche, sotto la costante minaccia di una "Brexit senza accordo". Di volta in volta venivano fissate nuove date di uscita. Il dramma raggiunse il culmine il 24 dicembre 2020: All'ultimo minuto, la Commissione UE e il governo britannico concordarono - per così dire come regalo di Natale, per evitare un'uscita secondo le regole dell'OMC - un accordo di libero scambio di 1200-2000 pagine*, che venne approvato in tempo record assoluto, entro pochi giorni, prima della fine dell'anno dal Parlamento britannico e dai governi dei 27 Stati membri dell'UE.
La Gran Bretagna quindi lasciò l'UE, l'Unione doganale e il Mercato unico il 1° gennaio 2021. Il paese non è più soggetto alla Corte di giustizia europea, né all'adozione automatica del diritto dell'UE, né alla libera immigrazione dei cittadini da tutti i paesi dell'UE. Gli inglesi ritrovano dunque in gran parte la sovranità nazionale per la quale si pronunciarono in giugno 2016. Secondo Nigel Farage, è "la fine della guerra, il trionfo del popolo britannico sulle élite e l'inizio della fine dell'UE".
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*) Il progetto di costituzione per la nostra nuova Europa, comprese le spiegazioni, è composto da 14 pagine.
Gli effetti della Brexit sulla Gran Bretagna, ma anche sull'UE, si manifesteranno solo gradualmente. Ma dopo l'uscita della Gran Bretagna dall'UE, sorgono le seguenti domande fondamentali per il futuro dell'Europa: È possibile adesso in tutta Europa una rivoluzione democratica come quella nella Gran Bretagna? La Brexit sta creando ora un precedente per altri paesi dell'UE? È possibile una cooperazione reciprocamente vantaggiosa con l'UE anche per altri paesi senza integrazione politica? La Brexit sarà l'inizio della fine dell'Unione o una chance per il suo rinnovamento, per democratizzarsi, diversificarsi e stabilizzarsi di modo sostenibile?
La stragrande maggioranza dei cittadini non solo in Gran Bretagna (compresi i sostenitori della Brexit) ma ovunque in Europa vuole indubbiamente una cooperazione sensata, efficiente, prospera e vantaggiosa per tutti i paesi e tutti i popoli europei - almeno nei settori del commercio, dei trasporti e della ricerca - ma finora non avevano mai l'opportunità di esprimere pubblicamente la propria opinione e soprattutto di discutere in maniera vincolante il proprio ruolo e la propria responsabilità per la nuova Europa.
Ecco perché tutti i cittadini in tutta Europa sono invitati a farlo qui e adesso, scegliendo la loro futura Europa: sia la Brexit, l'uscita del proprio Paese dall'UE (scenario UE-); o "Bruxelles", cioè un'Unione (UE+) sempre più stretta, più potente e più centralizzata; oppure la terza via: una nuova Europa democratica, svariata, prospera e sostenibile dei cittadini, per e con noi cittadini (UE *).