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È l'iniziativa, rivolta a oltre 3 milioni di 'expats', presa dalla premier Theresa May.
Nel testo - reso noto oggi da Downing Street - May torna a elogiare "il contributo" dato da queste tre milioni di persone "all'economia, alla società, alla cultura e alla vita nazionale" britanniche. "Il nostro Paese - aggiunge la premier - sarebbe più povero se voi ve ne andaste e io voglio che restiate".
Da queste premesse discende la volontà del governo di far sì che tutti i cittadini "possano continuare a vivere come prima" anche dopo la Brexit, si legge ancora nella missiva pubblicata da Downing Street.
Un impegno che trova ora conferma nelle intese, spiega May, e che sarà formalizzato nella Withdrawal Agreement and Implementation Bill, la legge di ratifica degli accordi finali che si spera possano coronare i negoziati con Bruxelles. E che si sostanzia nella tutela del cosiddetto 'settled status' per tutti coloro che sono già residenti nel Paese - qualcosa di vicino a un'equiparazione ai cittadini britannici - e per i familiari (inclusi partner non sposati) che li potranno raggiungere anche dopo la Brexit. Uno status che potrà essere richiesto attraverso una procedura "semplice, trasparente e accelerata" destinata a essere resa nota nei prossimi mesi, promette May.
Resterà inoltre la stessa assistenza sanitaria di oggi e "il reciproco riconoscimento di titoli di studio come quelli di medici o architetti", ricorda la premier, sottolineando infine che questi diritti saranno protetti "dai tribunali del Regno Unito": i quali, "quando sarà appropriato, daranno la dovuta considerazione ai casi legali attinenti della Corte Europea di Giustizia".