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L'elettronica non è la causa dell'accelerazione involontaria delle auto Toyota oggetto del maxi-richiamo dell'ultimo anno. Le autorità americane, al termine di un'indagine durata 10 mesi, constatano come alla base dei problemi di sicurezza riscontrati sulle vetture della casa giapponese ci siano stati solo difetti meccanici.
La notizia mette le ali al titolo Toyota in Borsa, che arriva a guadagnare il 4% spinto anche dal rialzo delle previsioni per l'anno fiscale 2010-2011. Toyota ha chiuso l'ultimo trimestre del 2010 con utili in calo del 39% ma ha rivisto al rialzo le stime sull'intero esercizio 2010-11, che si chiude a fine marzo, in base agli effetti del taglio dei costi e alle vendite migliori delle attese in Asia e Russia: gli utili netti sono ora visti a quota 490 miliardi (da 350 miliardi) e i ricavi a 19.200 miliardi (contro 19.000 miliardi). Quanto alle vendite, la nuova proiezione è di 7,48 milioni di veicoli a fronte delle 7,41 milioni di unità ipotizzate a novembre.
"La nostra conclusione, che il difetto Toyota è meccanico, non elettronico, arriva - spiega il segretario ai Trasporti Ray Lahood - da uno dei maggiori e più esaustivi sforzi di ricerca mai condotti".
"Abbiamo utilizzato gli ingegneri migliori e più brillanti per studiare il sistema elettronico Toyota. Non c'è alcun problema elettronico dietro l'accelerazione involontaria delle auto Toyota". Il Dipartimento dei Trasporti ha condotto l'indagine assistita dagli ingegneri della Nasa e su richiesta del Congresso dopo le lamentele dei consumatori che hanno portato al maxi-richiamo di circa 12 milioni di vetture dal 2009.
SDA-ATS