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Il consigliere federale dimissionario Didier Burkhalter
KEYSTONE/ANTHONY ANEX(sda-ats)
La sorpresa delle sue dimissioni è stata forse uno dei momenti più alti dell'attività politica del quasi ex consigliere federale Didier Burkhalter.
È il commento, non certo lusinghiero, che si può leggere stamane in molti giornali all'indomani dell'annunciata partenza, per il 31 ottobre, del ministro degli esteri.
Al neocastellano viene rimproverata una certa mancanza di leadership, specie nelle relazioni con l'Ue. Lodato invece il suo impegno in favore della collegialità e della pace in Ucraina.
Non tenero con Burkhalter è per esempio il "Blick" - con in prima pagina a caratteri cubitali "Adesso un Ticinese" - che incomincia la propria analisi con la domanda "Didier, chi?". Per il quotidiano zurighese, anche dopo anni Burkhalter non sembrava aver indossato i panni del magistrato.
Benché gli attesti molti meriti a livello internazionale, il consigliere federale PLR avrebbe omesso di spiegare la propria politica estera alla popolazione, in particolare l'idea di un accordo quadro con Bruxelles, idea che sembra ormai minoritaria all'interno del suo partito e in seno al Consiglio federale.
Sia il "Tages Anzeiger" che la "Neue Zürcher Zeitung" riconoscono a Burkhalter di aver portato una certa tranquillità nella politica estera elvetica dopo l'era erratica di Micheline Calmy-Rey, e di aver agito sempre con collegialità. Tuttavia, nel dossier europeo la mancanza di orientamento è palpabile, scrive il "Tagi".
Per la "Basler Zeitung", Burkhalter "il gentile", "intelligente e sensibile" sembra una persona di un'altra "epoca". Le sue dimissioni non sembrano veramente volontarie come ha sostenuto: il dossier europeo è infatti bloccato.
Anche per i giornali romandi, Burkhalter è stato un consigliere federale che ha preferito i piccoli passi, la collegialità, all'individualismo. "La Liberté" di Friburgo e la "Tribune de Genève" rimproverano al ministro degli esteri la mancanza di carisma, assenza che ha pesato sul dossier europeo, ciò che lo ha isolato in seno al suo partito. Da qui l'idea di partire non avendo più la forza di risalire la china.
"Le Temps" parla di un politico che non ha mai voluto veramente vestire i panni del consigliere federale. Benché la Svizzera abbia brillato nel 2014, quando era presidente dell'Organizzazione per la sicurezza e la pace in Europa, nel dossier ucraino, lo stesso anno Burkhalter ha dovuto subire lo schiaffo del sì popolare all'iniziativa contro l'immigrazione di massa, un "sì" dal quale non sembra si sia mai ripreso veramente.
A tale riguardo, per il quotidiano losannese "24 Heures", Burkhalter simboleggia suo malgrado il Consiglio federale che non ha visto arrivare questa ondata di collera.
Il giornali ginevrini in particolare riconoscono tuttavia al ministro di aver ridato slancio alla Ginevra internazionale, ridiventata un luogo in cui si discutono le grandi questioni internazionali.
SDA-ATS