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Secondo il capo dell'esercito, Philippe Rebord, "i transessuali hanno il diritto di prestare servizio militare se soddisfano tutti i requisiti richiesti". Lo afferma in un'intervista pubblicata oggi da '20 Minuten', nella quale precisa che la tematica sarà discussa internamente e che le regole verranno rielaborate.
Rebord, che lascerà il suo incarico alla fine dell'anno, torna sulla vicenda del vodese Ellyot, di cui ha riferito ieri '24Heures'. Nato donna, ha ufficialmente cambiato sesso nell'agosto del 2018. Malgrado abbia superato tutti i test, è stato scartato automaticamente dal medico dell'esercito perché transessuale. Al giovane è stato anche sconsigliato di insistere, per il rischio di essere vittima di comportamenti discriminatori da parte degli altri militi. Ellyot ha presentato ricorso e attende ora di passare davanti alla commissione di visita sanitaria centrale, che fra cinque o sei mesi si pronuncerà sulla questione.
Interpellata in merito dal quotidiano vodese, la portavoce dell'esercito, Delphine Allemand, ha spiegato che i criteri "prevedono che la transessualità rende inadeguato al servizio militare e civile", poiché queste persone hanno generalmente "bisogno di un sostegno medico, talvolta anche psicologico, che non può essere garantito dall'esercito. In particolare durante le missioni, dove la salute dell'individuo in questione potrebbe essere messa in pericolo".
Sul rischio di discriminazione nei confronti dei transessuali, Rebord afferma che in base alla sua esperienza i giovani sono molto aperti. "Attribuiamo grande importanza alla gestione della diversità, anche nella formazione dei nostri dirigenti." Sulla possibilità che vicende del genere gettino una cattiva luce sull'esercito, Rebord afferma che invece questi casi rappresentano un'opportunità per le forze armate di adeguarsi e svilupparsi.