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28 maggio 1986, Larry Bird entra nella leggenda del basket NBA
Tre titoli NBA, 3 premi come MVP del campionato (Most Valuable Player), 12 partecipazioni all’All Star Game, oltre 21’000 punti segnati ed il suo numero 33 ritirato dai Boston Celtics ed appeso sotto la volta del TD Garden. Stiamo parlando di Larry Bird, da tutti considerato come un autentico idolo del basket mondiale. Anche lui, però, ha dovuto sudare le proverbiali sette camice prima di essere considerato tra i più grandi di sempre, entrando definitivamente nella leggenda il 28 maggio 1986, esattamente 27 anni fa.
In quell’occasione, infatti, Larry Bird era passato dall’essere uno dei migliori giocatori dei Boston Celtics nei suoi primi 7 anni di carriera, ad uno dei giocatori di maggior successo dell’intera NBA vincendo per il terzo anno di fila di titolo di miglior giocatore della lega (MVP). Larry divenne così uno dei soli tre giocatori sino ad allora a vincere il prestigioso premio per tre stagioni consecutive, raggiungendo nell’olimpo del basket nordamericano Bil Russel (1961,62 e 63) e Wilt Chamberlain (1966, 67 e 68).
Tra i giocatori capaci di vincere tre o più MVP awards troviamo anche i grandi Magic Johnson, Moses Malone, Kareem Abdul-Jabbar, Michael Jordan e l’attualmente ancora in attività LeBron James. Il più grande di tutti è stato Kareem Abdul-Jabbar, che ha terminato la sua carriera con addirittura 6 titoli MVP.
In quel campionato 1985/86 Larry Bird non ebbe alcun problema a vincere il prestigioso premio, ottenendo una media di 25.8 punti segnati, 9.8 rimbalzi e 2.02 palle rubate a partita. Al secondo posto si piazzò invece Dominique Wilkins degli Atlanta Hawks, ben noto anche alle nostre latitudini per aver giocato un paio di stagioni in Italia con la Fortitudo Bologna.
La carriera di Larry Bird continuò poi sino al 1992, anno in cui decise di ritirarsi e di intraprendere, 5 anni dopo, l’avventura da allenatore degli Indiana Pacers. Dal ‘92 al ‘97, invece, rimase al servizio dei Boston Celtics come consulente. Il suo successo come head coach fu invece immediato, dato che riuscì a portare Indiana ad ottenere 58 vittorie e sole 24 sconfitte, stabilendo all’epoca il miglior record di sempre della franchigia.