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Donne pastore strada impervia
Zurigo celebra i cento anni dalla prima ordinazione di una donna al pastorato, ma fino al 1963 le pastore non poterono esercitare pienamente la loro funzione nella chiesa
in donne , protestantesimo
(Rita Gianelli, Cornelia Krause) Nel Cantone dei Grigioni, e più precisamente nel piccolo villaggio di montagna di Furna, nel Prettigau, le cose andarono diversamente. Greti Caprez-Roffler, ordinata pastora nel 1931, poté svolgere già allora, e pienamente, la funzione pastorale, con il consenso della locale parrocchia evangelica riformata.
Molte opposizioni
“Non si attacca un cervo all‘aratro”, dicevano gli uomini che ritenevano le donne incapaci di svolgere le funzioni pastorali. E aggiungevano commenti del tipo: “Quello che la pastora sta predicando suona bene. E se lo dicesse un uomo potremmo anche crederle”.
In effetti la strada delle donne verso il pastorato fu impervia e nemmeno l'anniversario dell'ordinazione al pastorato, cento anni fa, di due donne - Rosa Gutknecht e Elise Pfister - celebrato nella Chiesa riformata cantonale zurighese, lo può nascondere.
Greti Caprez-Roffler
Riconoscimento parziale
L'ordinazione delle due teologhe, il 27 ottobre 1918, nella Peterskirche di Zurigo, fu certamente un grande passo. Ma costituì un successo soltanto parziale. A entrambe le teologhe fu negato infatti il pieno accesso alla carica pastorale. Fatale fu soprattutto l’influenza dello Stato, ma anche la mancanza del diritto di voto delle donne. Gutknecht e Pfister lavorarono come assistenti del pastore per un salario ridotto, pur svolgendo attività pastorali come la conduzione della scuola domenicale, l’assistenza spirituale, la predicazione. Soltanto mezzo secolo dopo fu introdotta ufficialmente, a Zurigo, con pieno riconoscimento della funzione, l'ordinazione pastorale per le donne.
Ostacoli politici
Subito dopo la fine della Prima guerra mondiale, il Consiglio sinodale di Zurigo e il sinodo della Chiesa riformata zurighese avrebbero voluto introdurre il pastorato femminile, modificando la Costituzione della Chiesa. Ma il Consiglio di Stato non diede la sua approvazione. Le autorità politiche cantonali sostennero che quella del pastore era una carica pubblica. L’innovazione non era quindi una questione interna della chiesa, da poter introdurre modificando la Costituzione ecclesiastica, bensì una questione che riguardava gli ordinamenti dello Stato, e necessitava dunque di una modifica della legge ecclesiastica cantonale.
Lo storico Peter Aerne, che sta lavorando a un libro sull‘ordinazione delle donne, afferma che furono innanzitutto motivi giuridici formali a mandare a monte il tentativo di introdurre il pieno accesso delle donne alla carica pastorale. Nel caso di Elise Pfister l’amministrazione del Neumünster e alcuni sostenitori privati si rivolsero senza successo al tribunale federale. Soltanto con la legge ecclesiastica del 1963 le donne poterono essere nominate pastore a pieno titolo. Fra le dodici teologhe ordinate nel Grossmünster di Zurigo ci fu anche Greti Caprez-Roffler.
Greti Caprez-Roffler
In mancanza di un uomo
La teologa grigionese Greti Caprez-Roffler - che si presentò a Zurigo, nel 1963, per essere ordinata pastora -, esercitava già l’attività pastorale. E questo perché il piccolo villaggio di Furna aveva fatto, molti anni prima, ciò che ancora nessuna comunità in Europa aveva mai osato fare: nominare una donna - letteralmente in mancanza di un uomo - alla carica di pastore. Il Consiglio sinodale grigionese fece di tutto per ricondurre alla ragione l’ostinato villaggio di montagna, arrivando persino a confiscare gli immobili della parrocchia pur di piegare la resistenza dei cocciuti abitanti del Prettigau.
Prima donna pastore
Greti Caprez-Roffler aveva 25 anni quando nel 1931 si trasferì a Furna con il figlio, appena nato. Per due anni lavorò al servizio della comunità senza compenso alcuno. Suo marito, ingegnere, era rimasto a Zurigo. Successivamente anche lui, ispirato dalla moglie, studiò teologia e condivise con lei l’attività pastorale. “Mi ha sempre colpito il fatto che fosse una pioniera”, dice sua nipote, la giornalista Christina Caprez, la cui biografia della nonna uscirà nel 2019. Per sciare indossava calzoni al posto della gonna e insegnò ai suoi figli a lavorare a maglia. “Rivendicò per sé ciò che all’epoca era difficilmente immaginabile”, rievoca Christina Caprez, “una vita professionale piena e allo stesso tempo un amore felice, una sessualità appagata, una famiglia con molti figli”. (da reformiert., trad. it. G. M. Schmitt; adat. P. Tognina)