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Esistono correnti ideologiche come il Bauhaus o Memphis nel design contemporaneo?
Il product design del XX secolo sottostava a norme dettate da importanti scuole di pensiero. Oggi, mancano delle vere e proprie correnti e i leitmotiv del passato vengono solo citati qui e là. Su cosa si basano dunque le menti creative del XXI secolo?
Art Nouveau, International Style e Art Deco: il XX secolo era dominato da collettivi che seguivano i principi di design con estrema coerenza. Oggi invece, nessuno sembra dettare più cosa sia un «buon design». Almeno non come allora.
Cosa spinge oggi le menti creative che lavorano nel design e nell’architettura d’interni? Da chi e da cosa trovano ispirazione? Iniziamo con un’infarinatura di storia del design. Perché se vuoi capire il design contemporaneo dei talenti emergenti, devi conoscere le correnti del passato, spesso citate nelle loro opere.
Minimalismo vs. massimalismo
Le due correnti artistiche più importanti, e praticamente opposte tra loro, furono «il Bauhaus» e «Memphis». Se il Bauhaus seguiva le leggi del funzionalismo e del purismo più estremo, il collettivo italiano era convinto che anche il decoro avesse una funzione e una giustificazione negli oggetti.
A partire dagli anni Venti, i protagonisti del Bauhaus anelarono il principio essenziale del Movimento Moderno, coniato dall’architetto Louis Sullivan con la massima «la forma segue la funzione». Sia Walter Gropius che Ludwig Mies van der Rohe, sostenevano che l’estetica di un oggetto dovesse risultare dal suo scopo. La poltrona Wassily del designer e architetto Marcel Breuer ne è un esempio. Consiste in un telaio tubolare in acciaio saldato e in semplici strisce di pelle. Nessun colore superfluo, nessun decoro, nessuna cucitura a vista. Il design si riduce all'essenziale.
Quarant’anni dopo, il gruppo milanese «Memphis» reagì con un'esplosione di colori, forme ed emozioni. Il movimento si opponeva radicalmente al «buon gusto» funzionalista che andava per la maggiore negli anni Settanta. Il co-fondatore di Memphis Ettore Sottsass, per esempio, dette di tutto e di più a Tahiti, l’iconica lampada da tavolo dalle sembianze di un giocattolo: un nome fuorviante, colori vivaci, materiali contrastanti, una forma inclinata che ricorda la silhouette di un'anatra e una base in formica stampata con un motivo geometrico bianco e nero. L’iconico pattern decorativo «Bacterio», secondo Sottsass, era ispirato a un tempio buddista di Madurai, in India. Cosa avrà a che fare tutto ciò con Tahiti? La questione rimane aperta.
La designer e co-fondatrice di Memphis Martine Bedin propose invece una sorta di riccio su rotelle. La lampada semicircolare Super, ricorda anche la forma di una ruota panoramica, con le lampadine in fila. Vivace, giocoso e volutamente inutile. Era questo l’approccio di Memphis in termini di progettazione. Ma i colori e le forme avevano uno scopo ben preciso e cioè quello di suscitare emozioni e sensazioni positive nelle persone.
Memphis è un’azienda ancora attiva e tutt'oggi determina come presentare gli oggetti originali. L'ultima volta che ho visto una selezione delle sue opere durante i Geneva Design Days, gli oggetti esposti non mi sono piaciuti, anche se conoscevo benissimo il concetto di design che rappresentavano. D’altra parte, non avevo proprio idea delle altre opere esposte, quelle dei designer contemporanei. Anch’esse spesso sono comprensibili solo dopo essersi documentati o aver fatto qualche domanda.
Oggi non sembra esserci una nuova corrente ideologica all’interno del design. Lo dimostra il fatto che i label di design attuali spesso amano citare caratteristiche tipiche di Memphis nelle loro opere. Il motivo a onde dello specchio di Sottsass Ultrafragola, per esempio, è stato chiaramente ripreso dal giovane designer Gustav Westmann. L'originale presenta una cornice dai tratti ondulati che appare rosa quando è illuminata e bianca quando è spenta. Anche la versione di Gustav, detta Curvy Mirror, presenta una cornice rosa ondulare. Nel 2020, quando la stilista svedese Hanna MW ha postato abilmente lo specchio di Gustav, l’oggetto design a onde è diventato virale sui social media. Il designer lo ha rivelato alla rivista online Beige. Ma non ha detto nulla sull’opera a cui si è ispirato.
I marchi affermati, invece, se citano qualcosa di Memphis lo ammettono apertamente. Alessi e Kartell hanno persino dato il nome di Sottsass alle loro vivaci collezioni. Ma vi sono anche voci maligne, come quella dell'editorialista di AD Ulrich Clewing, che li definisce degli «imitatori di massa, che vagano come un’anima in pena su Internet, come lucciole in una notte di maggio». Ciò che Clewing ignora deliberatamente è che è difficile reinventare la ruota. Quindi l’approccio del design contemporaneo è quello di citare gli approcci passati?
La forma segue cosa?
L'architetto e designer Matteo Thun, anch’esso co-fondatore del collettivo milanese, una volta disse alla rivista Wallpaper che Memphis sarebbe stata forse «l’ultima forte corrente di design». Crede che il mondo di oggi non richieda più alcun dogma. Sono d'accordo con lui. Le citazioni del product design sono solo una conseguenza logica. Eppure, mi chiedo ancora cosa spinga le menti creative oggi. Perché alcuni citano il modernismo e altri il postmodernismo? Perché sono continuamente alla ricerca di soluzioni ancora migliori quando tutto sembra già esistere?
La mia nuova serie di articoli si basa proprio su queste domande. Ne ho parlato innanzitutto con Astrid Haury, futurologa e studiosa dei trend, nonché fondatrice della piattaforma di upcycling Trash2Treasure e mi ha svelato come vuole arricchire il nostro mondo. Seguimi come autrice per non perderti il prossimo articolo.
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