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Edo Bertoglio
Edo Bertoglio nasce nel 1951 a Lugano (Svizzera). Agli inizi degli anni Settanta si trasferisce a Parigi dove, nel 1975, si diploma in regia e montaggio presso il "Conservatoire Libre du Cinéma Français". Dopo aver trascorso alcuni mesi a Londra, nel 1976 si trasferisce a New York dove rimarrà per quattordici anni. Negli anni trascorsi a New York collabora, dal 1978 al 1984, con "Interview" di Andy Warhol e le sue immagini vengono pubblicate dalle più importanti riviste di moda, musica, arte e costume. Realizza book fotografici per Blondie, Madonna, Grace Jones e Tim Curry. Realizza diverse copertine per case editrici musicali e nel 1981 gira il suo primo lungometraggio, "Downtown 81", scritto da Glenn O’ Brien e prodotto da Maripol dedicato ad una giornata dell’allora sconosciuto Jean Michel Basquiat. Il film, dopo varie vicissitudini, viene terminato nel 1999 ed è selezionato, nel 2000, al Festival di Cannes, nella sezione "Quinzaine des Réalisateurs". Nel 2005 porta a termine il suo secondo lungometraggio, intitolato Face Addict, nel quale, tramite il racconto diretto di alcuni personaggi di spicco (musicisti, pittori, attori, scrittori) conosciuti e fotografati negli anni ’70 e ’80 a New York, si ripropone di restituire l’atmosfera di quegli anni, di mostrare il percorso esistenziale di ciascun personaggio e di verificare che cosa resta oggi delle correnti artistiche del periodo e delle persone che le animarono. Sempre nel 2005 i suoi scatti dedicati a Jean Michel Basquiat, vengono esposti in occasione della mostra monografica "Jean Michel Basquiat Show" al Museo di Arte Moderna di Lugano e nel 2006 alla Triennale di Milano.
Ivo Soldini
Il lavoro di Soldini si inscrive in quel filone della tradizione scultorea che pone al centro dell’attenzione la raffigurazione umana, in particolare l’indagine psicologica della moderna esistenza dell’uomo. Nel primo decennio della sua attività plastica Soldini sperimenta diverse modalità figurative, alternando alla via naturalistica (torsi tondeggianti, composizioni classiche) stilemi più informali ed espressionisti (arcaicità ieratica, trattazione violenta delle superfici). Tra i possibili riferimenti iniziali si possono citare Marino Marini, Giacomo Manzù, Remo Rossi, ma soprattutto Alberto Giacometti. Verso la metà degli anni ottanta si palesa con migliore efficacia la scelta fondamentale dell’artista: la figura umana resa nel suo consistere interiore attraverso l’incisività del segno. Acquista sempre maggiore forza la presenza figurativa esplicitata come fisicità terrestre, che manifesta sulla propria pelle i segni che ne modellano l’identità. Tra i soggetti privilegiati spicca il corpo rigido e allungato: un volume stagliato obliquamente nello spazio esistenziale che ne minaccia l’equilibrio e ne scalfisce la plasticità (come nelle varie versioni dell’Inclinato). Negli ultimi il potenziale emotivo risulta imploso in enigmatici blocchi corporei, evocatori dei volumi massicci di Fritz Wotruba. Tali involucri materici traspirano però le tensioni interiori attraverso l’espressività viva delle superfici, logorate da un sofferto ‘levare’. Le inclinazioni, le torsioni e le espansioni dei volumi monolitici si contrappongono alla solidità verticale, significando da un lato l’instabilità che erode l’avventura esistenziale e dall’altra una spinta etica di resistenza.
Caterina Carletti
Nata nel 1953 e laureatasi in Lettere Moderne presso l’Università Statale di Milano, dal 2002 collabora con la Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana, in qualità di docente di marketing e di ricercatrice nell’ambito di un progetto sulla responsabilità sociale delle imprese. Ha pubblicato il libro "Per un nuovo dialogo tra mercato e società" sui risultati di una ricerca effettuata per la Commissione per la Tecnologia e l’Innovazione del governo svizzero. Da gennaio 2007 ha assunto la direzione artistica del Chiostro di Voltorre (Va), un chiostro benedettino del 1200 adibito, dopo la ristrutturazione, a spazio espositivo museale. Nell’ambito di questo ruolo cura la programmazione di mostre d’arte, concerti ed eventi culturali. Oltre alla definizione della programmazione artistica, si occupa dell’organizzazione di eventi collaterali quali conferenze, convegni, laboratori, work shop e assegnazione di premi. Inoltre sono di sua pertinenza i rapporti con le Istituzioni, i media e la Pubblica Amministrazione, oltre alle relazioni con gli sponsor. Si occupa della gestione e organizzazione di stage formativi per gli studenti della Scuola Professionale per Operatori Turistici e per gli studenti del Liceo Artistico, che offrono il loro supporto in qualità di guide all’interno degli spazi espositivi. Mantiene inoltre tutti i rapporti con il mondo dell’arte, dalle gallerie agli autori. Per mettere a punto il calendario di questa stagione, ha istituito un comitato scientifico di cui fanno parte Paul Davis, uno dei più noti illustratori americani, Vincenzo Mollica, giornalista Rai e curatore di mostre, Jesus Moreno editore, gallerista e allestitore di numerose mostre al Prado, Boris Tissot organizzatore di mostre dedicate all’infanzia al Centre Pompidou.
Roberto Mazzantini
Consulente di marketing e comunicazione, dal 1981-1998 è cresciuto professionalmente nella MAZZANTINI ASSOCIATI Srl, l’agenzia pubblicitaria fondata dal padre nel 1965 a Milano, ricoprendo negli anni le funzioni di copywriter, responsabile produzione, account junior, account executive e direttore generale. Iscritto dal 1988 in qualità di socio TPP all’Associazione Italiana Pubblicitari Professionisti e dal 1992 all’Albo Speciale dell’Ordine dei Giornalisti italiani in qualità di direttore di numerose testate periodiche di carattere informativo, dal 1994 è titolare della MAZZANTINI & ASSOCIATI SA, agenzia di comunicazione a servizio completo con sede a Lugano, Città dove vive dal 1998.