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La responsabilità in caso di incidenti in montagna
Rivista numero 86 – Marzo 2011
Ogni notte, capite, vedo i miei compagni
del Cervino scivolare giú sulla schiena
con le braccia tese, uno dopo l’altro in
ordine perfetto, tutti della stessa distanza
l’uno dall’altro. (Edward Whymper)
Cime tempestose
La responsabilità in caso di incidenti in montagna
Di Fabrizio Ottaviani
“In quel momento Hadow scivolò, cadde addosso a Croz e lo travolse. A Croz sfuggí un’esclamazione di sorpresa e, quasi contemporaneamente, li vidi scivolare insieme a velocità vertiginosa; un attimo, e Hudson fu strappato dai suoi appigli, subito seguito da lord Douglas. Tutto accadde alla velocità di un lampo. Noi resistemmo, ma disgraziatamente la corda si ruppe fra Taugwalder e lord Francis Douglas, esattamente a metà della distanza che li divideva. Per qualche attimo potemmo vedere i nostri sfortunati compagni scivolare sulla schiena a velocità vertiginosa, le mani disperatamente tese nel tentativo di aggrapparsi agli spuntoni di roccia. Disparvero uno dopo l’altro, senza aver riportato una sola ferita, e rotolarono, di parete in parete, fino sul ghiacciaio del Cervino, 1200 metri sotto di noi.”
Cosí Edward Whymper, il grande alpinista inglese, descrive la terribile disgrazia che funestò la prima salita in vetta al Cervino nel 1865. Infatti, sulla via del ritorno dalla vittoriosa spedizione degli inglesi con le loro guide svizzere, quattro dei sette partecipanti precipitarono a valle e trasformarono un giorno di gioia in un momento di tragedia assoluta. Ne seguí un processo per determinare eventuali responsabilità, che si concluse con l’assoluzione giudiziaria delle guide e di Whymper, che rimase però colpito profondamente e che da quel momento rinunciò praticamente alla sua attività di alpinista nelle Alpi. Oltretutto proprio quest’anno ricorre il 100° anniversario della sua morte, avvenuta a Chamonix, dove aveva appena effettuato un’ultima scalata. Anche le illustrazioni di questo articolo sono tutte d’epoca e, se non indicato diversamente, sono disegni dello stesso alpinista inglese. Le due fotografie invece non c’entrano, e sono riprese dal libro di Pit Schubert, ricordato nella bibliografia, alla fine dell’articolo.
Considerazioni generali
Già in quegli anni, nella piena giovinezza della passione alpina, si discuteva della responsabilità dei singoli individui in caso di incidenti e disgrazie. A maggior ragione oggi l’argomento è piú che mai attuale, considerando come la sensibilità delle persone danneggiate è aumentata (e lo vediamo a livello di errori professionali nell’ambito dell’attività medica, edilizia, legale e altro).
Di triste attualità è la disgrazia avvenuta nel 2007 ad un gruppo di soldati sulla Jungfrau, precipitati e morti in sei in seguito al distacco di una valanga: si è discusso della responsabilità delle guide che li accompagnavano, degli ufficiali che avevano organizzato l’ascensione e di chi aveva in mano la gestione del corso. Si è tenuto un processo militare che ha visto l’assoluzione delle guide perché non si è potuto dimostrare con certezza che le due guide si siano comportate in modo sbagliato. Come aveva detto uno degli avvocati difensori, non tutti gli incidenti di montagna hanno un colpevole. Ma anche in caso di condanna penale o di risarcimenti in denaro a livello civile, nulla avrebbe potuto restituire quei ragazzi alle loro famiglie. E cosí è sempre, quando un evento improvviso causa una sciagura. Il tema della responsabilità civile, ossia della “colpa” in seguito ad un avvenimento che ha causato un danno, è difficile, complesso e presuppone una conoscenza giuridica approfondita. In questa sede possiamo solo limitarci a segnalare i possibili sviluppi di una disgrazia nei confronti dei suoi partecipanti, diretti ed indiretti. In caso di incidente bisogna domandarsi se esso è avvenuto per pura fatalità, oppure se in qualche modo qualcuno ne sia responsabile. E la rosa dei possibili colpevoli è ampia, come vedremo nelle considerazioni che seguono, suddivise secondo i singoli possibili responsabili. In montagna solitamente si va in gruppo o almeno in coppia. L’escursionismo e l’alpinismo solitari danno sicuramente delle sensazioni particolari, fanno stare soli con se stessi e la natura, permettono di decidere liberamente mete e cambiamenti di programma, ma privano dell’aspetto sociale dell’andare in montagna, altrettanto importante quanto le altre peculiarità di questa attività. Inoltre dal lato della sicurezza, un compagno è un elemento essenziale dell’insieme di accorgimenti che ognuno deve assumere prima di intraprendere una salita tra i monti. Ma la presenza di un collega di ascensione o di semplice gita fa nascere anche una complessa rete di interazioni e di responsabilità reciproche.
Responsabilità penale e responsabilità civile
Spendiamo innanzitutto due parole, usando un linguaggio non troppo tecnico e senza approfondire il discorso, per spiegare la differenza tra la responsabilità penale e quella civile. La prima è riferita soltanto a persone che hanno commesso dei reati. Nell’ambito degli sport della montagna raramente essi sono intenzionali, ma generalmente possono essere ricondotti a negligenza o a errori di valutazione: pensate ad esempio il ferimento o anche la morte di un alpinista, dovuti a una manovra errata da parte del suo compagno o alla caduta di un sasso, fatto precipitare per imprudenza da qualcun altro. La legge infatti punisce alcuni comportamenti che hanno avuto conseguenze per altre persone, commessi per disattenzione o faciloneria o mancanza di preparazione. Solitamente le sanzioni sono limitate alle multe, ma possono anche essere pene detentive, generalmente sospese con la condizionale, quindi non da espiare. Le autorità competenti in questi casi sono la Polizia, il Ministero Pubblico ed eventualmente il giudice penale nell’ambito di un processo.
Nell’ambito invece della responsabilità civile, la cosiddetta RC, si considerano le conseguenze a livello economico di un comportamento sbagliato che ha causato dei danni. Chiunque commette errori, anche solo per negligenza, e crea dei problemi a terzi, ne deve rispondere. La legge concede il risarcimento ai danneggiati che hanno subito lesioni, la perdita di un congiunto, l’impossibilità lavorativa, dei danni materiali a loro oggetti, oltre anche al torto morale. Generalmente in queste situazioni si ha a che fare con le assicurazioni e, nei casi di mancato accordo, con i tribunali civili, ossia il pretore. La responsabilità civile e quella penale possono coesistere in un comportamento, oppure essere presente solo una o solo l’altra.
Prove e assicurazioni.
Nel concreto, per stabilire una responsabilità, è necessario provarla: a volte solo i presenti sanno cosa è successo, e magari qualcuno non c’è piú per raccontarlo. Senza la prova certa non si può condannare nessuno, né a una sanzione penale, né a un risarcimento in denaro. Evidentemente poi al giorno d’oggi quasi tutti sono assicurati per la responsabilità civile, ossia per il caso che causassero danni a terzi. Questa copertura, obbligatoria ad esempio per i conducenti di veicoli, non lo è per chi va in montagna; perciò sarebbe prudente che tutti si coprissero con una polizza RC privata. Con varie eccezioni e limiti, in caso di errore o negligenza, la propria compagnia di assicurazione si fa carico dei danni causati a terze persone. In questo testo, quando si parla della responsabilità di una persona, s’intende la sua colpevolezza diretta, indipendentemente dal fatto che poi essa abbia una copertura assicurativa.
Non bisogna poi dimenticare che a volte, pur in presenza di un comportamento che ha causato un danno, si è completamente scusati perché si è agito in uno stato di necessità, ossia per preservare sé o altri da un danno che stava per verificarsi, oppure ancora per forza maggiore.
Le categorie di responsabili
Esaminiamo qui di seguito le possibili responsabilità civili delle varie categorie di persone che potrebbero essere coinvolte in un incidente.
Il partecipante diretto e la sua concolpa
L’andare in montagna presuppone una preparazione di base e tutta una serie di preparativi specifici, spesso ricordati anche su questa rivista. Si va dall’allenamento, che deve essere proporzionato all’impresa che si compie, al vestiario e all’equipaggiamento che si mette nello zaino, alla scelta dell’itinerario e del tragitto, fino all’ascolto delle previsioni del tempo. Una persona che non segua una o piú di queste raccomandazioni e poi si trovi in difficoltà, dovrà aspettarsi delle conseguenze giuridiche o almeno assicurative, nel senso che verrà considerato responsabile, in parte piú o meno importante, di quanto accaduto. E questo vale sia per l’alpinista solitario, sia per un gruppo di persone. Accenniamo qui che oltre tutto in Svizzera può essere molto caro farsi male, se non si è assicurati adeguatamente: a differenza degli altri Paesi, dove il soccorso alpino, anche con l’elicottero, è gratuito, da noi gli interventi di emergenza sono seguiti da fatture salatissime.
Le guide professioniste
Il discorso è diverso nel caso di un cliente accompagnato da una guida professionista. Il contratto, spesso solo verbale, che sta alla base di questo tipo di attività montana, fa sí che la guida si assuma l’incarico di condurre, aiutare, portare in vetta e riportare a casa sano e salvo il suo cliente. Sta a lei preparare l’ascensione e il materiale, istruire i suoi compagni di avventura, assumere le informazioni necessarie e prendere tutte le decisioni importanti, anche quella di rinunciare alla meta prevista, per permettere la perfetta riuscita della gita e soprattutto la sicurezza del gruppo. In cambio di ciò il cliente paga la tariffa prevista e concordata. In caso di incidente, il comportamento della guida e del cliente verranno analizzati in dettaglio per determinare le singole responsabilità, ma a carico della prima vi sarà la presunzione di colpevolezza, perché essa non ha ottemperato ai suoi obblighi contrattuali. Anche il peso morale della salvezza dell’ospite deve spingere la guida a dedicarsi con abnegazione alla sua salvezza, prima ancora che alla propria. Nella storia dell’alpinismo si è discusso molto di questo tema, anche portato all’estremo, con il famoso dilemma del taglio della corda: in seguito ad una caduta di un componente di una cordata, l’altro non riesce piú a trattenere il compagno e sta per essere trascinato nel baratro. Tagliando la corda potrebbe salvarsi, sacrificando però l’altro, non tagliandola cadrebbero entrambi. In tempi passati si diceva che era consentito al cliente salvarsi in questo modo, non però alla guida, che doveva restare al suo posto, come doveva fare il capitano di una nave che stava per inabissarsi. Oppure ricorderete le polemiche legate a famosi fatti di cronaca, come ad esempio la tragedia del pilone centrale del Freney sul Monte Bianco: a Walter Bonatti, grande alpinista e guida alpina, era stato rimproverato di essere riuscito a salvare il suo cliente, ma non anche tutto il gruppo che si era unito a loro.
L’accompagnatore ufficiale, il capo-gita e l’organizzatore ufficiale
Il boom dell’alpinismo del secolo appena trascorso ha visto crescere sempre di piú il numero di persone che vanno in montagna senza guida, spesso nell’ambito di un gruppo organizzato. Senza raggiungere il grado di impegno e di responsabilità di una guida professionista, anche chi ha organizzato un’ascensione o una passeggiata e conduce delle persone in montagna, ha stipulato con loro un tacito accordo, per il quale egli si assume implicitamente la responsabilità nel caso avvenissero incidenti riconducibili all’organizzazione o alla conduzione del gruppo. Ovviamente il fatto che non esista una controprestazione in denaro, rende meno pesante la situazione di partenza del responsabile, senza con questo esimerlo da tutti i controlli e le prudenze necessari per portare a termine senza problemi la gita da lui organizzata.
Enti e società alpinistiche
La medesima cosa si può dire se quanto spiegato sopra avviene nell’ambito dell’attività di un club alpino: oltre della responsabilità dei singoli capi gruppo, potrebbe essere chiamata in causa l’associazione, in qualità di organizzatrice dell’evento, e i suoi organi dirigenti.
Il compagno piú esperto
Molte volte si va in montagna con amici, senza che vi sia un vero e proprio organizzatore: si stabilisce una meta e si parte in compagnia. In questo caso è chiaramente piú difficile determinare l’eventuale responsabilità di qualcuno. Spesso però uno dei partecipanti viene riconosciuto come leader degli altri, soprattutto se il livello di capacità e di esperienza tra i partecipanti è molto diverso. L’esperto alpinista, che magari ha già raggiunto quella vetta altre volte, assume una funzione predominante. Le decisioni importanti, ad esempio sulla prosecuzione o la rinuncia alla cima, oppure ancora la scelta dell’itinerario, sono prese da lui e di conseguenza egli è piú responsabile di altri nel caso commettesse errori, anche solo per negligenza. Anche in questo caso la mancanza di una controprestazione economica alleggerisce la sua responsabilità. Diverso è il caso in cui il livello tecnico medio sia uniforme e che quindi tutti i partecipanti abbiano una capacità sufficiente per affrontare l’ascensione scelta. In quel caso non si instaura nessun rapporto contrattuale e non vi è quindi nessun rapporto di affidamento. Ogni membro del gruppo conterà esclusivamente sulle proprie forze, pur adoperandosi tutti nel soccorrere un compagno in difficoltà.
Il compagno occasionale
Vi è un caso di potenziale responsabilità, ancora piú difficile da determinare. Capita a volte di andare in montagna da soli e poi di unirsi ad un altro escursionista. Senza che lo si conosca, si delegano a lui certe decisioni, oppure al contrario le si prende per lui. Ebbene in questi casi, se dovesse succedere un incidente, è evidentemente molto arduo poter far ricadere su uno dei due la responsabilità per l’avvenuto. Bisogna evidentemente valutare bene, anche in questa situazione, se la funzione concreta presa durante l’impresa possa essere paragonata a uno dei casi precedenti e faccia scaturire cosí per uno di essi l’impegno per la salvaguardia del suo occasionale compagno.
L’altra cordata o l’altro gruppo
Capita spesso in montagna di trovarsi sul pendio di un monte insieme con altri gruppi di escursionisti che precedono nella salita o seguono nella discesa, oppure ancora con altre cordate, che arrampicano piú sopra. La caduta di sassi o il distacco di lastroni di neve causato dal passaggio di altre persone è uno dei casi frequenti di incidente. Pertanto in tali situazioni bisogna valutare se il comportamento di chi si trova piú in alto può essere considerato imprudente o negligente. In tal caso è data la responsabilità per i danni causati alle persone sottostanti.
Il compilatore di mappe e guide
A livello teorico è pure ipotizzabile una responsabilità di chi avesse pubblicato una cartina o una guida turistica, che si rivelano poi errate o comunque causa di un evento dannoso, subito da chi le avesse seguite. Immaginate di caso di una persona che ha passato la vita a compilare guide alpine, percorrendo le montagne in lungo e in largo e mettendo la sua esperienza al servizio di tutti gli appassionati. Un suo sbaglio nella descrizione di un itinerario, che causasse delle conseguenze gravose per qualcuno, potrebbe far scaturire un suo impegno. Difficile in concreto sarebbe però provare che proprio per quell’errore è avvenuto l’incidente, anche perché chiunque va in montagna non si deve limitare a seguire le istruzioni, ma deve verificare sul posto l’attendibilità di previsioni o consigli. Scherzando un po’, potrei ricordare che a volte la tentazione di far causa al curatore delle nostre guide alpine qualcuno l’ha avuta: in diverse occasioni i tempi di percorrenza indicati sul testo erano infinitamente inferiori e troppo ottimistici in confronto a quelli reali. E questo pur considerando le avvertenze della prefazione a proposito di come dovessero essere valutati i minuti e le ore indicati nei singoli itinerari. Si vede proprio che gli estensori delle guide sono veramente dei camosci, quando provano i percorsi.
Il preparatore di sentieri, ferrate e vie di arrampicata
Piú facile e evidente è la responsabilità civile di chi ha allestito un sentiero (solitamente si tratta di persone legate a enti pubblici o all’ente del turismo), oppure in maniera ancora piú marcata per chi ha costruito una via ferrata o una via di arrampicata. Esistono appassionati che preparano queste vie su falesie o anche in alta montagna, chiodando dei percorsi. È naturale che i fruitori di questi tragitti debbano potersi fidare ciecamente degli appigli creati artificialmente, come chiodi, spit, fittoni, anelli, catene, e quant’altro. In caso di non corretta applicazione o costruzione, è data la responsabilità di chi li ha messi in opera. Ovviamente sempre che si sappia di chi si tratta.
Il responsabile della manutenzione
La medesima cosa si può dire per chi avrebbe dovuto fornire la dovuta manutenzione all’impianto e non l’ha fatto: se un Comune o un ente del turismo pubblicizza ad esempio una via ferrata, spingendo turisti o utenti a percorrerla, deve nel contempo garantire il perfetto stato della stessa, verificando regolarmente gli attacchi e le eventuali lacune o danneggiamenti. Ci vuol poco in montagna per rendere insicuro un passaggio che a prima vista sembra a prova di bomba: è sufficiente una scarica di sassi o la pressione della neve o un fulmine per danneggiare gravemente un punto della via. E le conseguenze possono essere tragiche.
Il proprietario dell’opera
In generale nel diritto civile il proprietario di un’opera, come ad esempio una casa, una miniera, un ponte o una strada, sono responsabili oggettivamente, ossia senza una colpa diretta, per i danni causati dall’edificio stesso. Si prenda il classico caso della tegola o della neve caduti dal tetto di una casa, che fanno scaturire la responsabilità del proprietario dello stabile (generalmente della sua assicurazione). Alla stessa stregua anche le costruzioni in montagna, che servono alla progressione su roccia o oppure come riparo oppure in ogni caso invogliano la gente a recarsi in un certo posto, come ad esempio un sentiero, sono soggetti alla responsabilità oggettiva del loro proprietario.
Il modello americano
Vi sarebbero ancora altre categorie di possibili responsabili, ma noi ci fermiamo qui. Parliamo ora un po’ di America. Negli ultimi decenni negli Stati Uniti le problematiche legate alla responsabilità civile in generale, e in particolare ai processi che ne sono scaturiti, hanno fatto scrivere fiumi di inchiostro. Là ti fanno causa anche solo perché hai starnutito o convengono in giudizio un produttore di attrezzature sportive, chiedendo risarcimenti milionari, ad esempio perché nelle istruzioni dei ramponi da ghiaccio non è stato indicato che correndo in una spiaggia affollata si rischia di ferire qualcuno… A poco a poco anche da noi stanno sempre piú aumentando le richieste di risarcimento da parte di danneggiati, soprattutto a livello professionale o commerciale. Se si dovesse continuare con questa tendenza, fra poco si dovrà andare in montagna accompagnati dall’avvocato e dall’assicuratore, pronti ad intervenire per ogni piccolo contrattempo.
Conclusioni
Do ancora la parola a Whymper, lasciando a lui le conclusioni per questo breve saggio. “Ci sono stati momenti di felicità troppo intensi per poterli descrivere a parole e ci sono stati affanni su cui non ho osato insistere; ed é con queste immagini davanti agli occhi che dico: salite le montagne, se volete, ma ricordate che il coraggio e la forza non sono nulla senza la prudenza e che la trascuratezza di un attimo può distruggere la felicità di una vita. Non abbiate fretta. Prestate attenzione a ogni vostro passo. E, fin dall’inizio, tenete a mente quale potrebbe essere la conclusione.”
Attenzione!
Ogni ricerca o soccorso è a completo carico della persona che ne ha causato la messa in moto. È importante dunque essere almeno assicurati o diventare soci della REGA al fine di evitare una fattura salata. Con le seguenti quote minime si diventa sostenitori della Rega:
• Persona singola: CHF 30.-
• Famiglia monoparentale (un genitore con i figli fino a 18 anni): CHF 40.-
• Due persone (coppia sposata o convivente): CHF 60.-
• Famiglia (genitori con i figli fino a 18 anni): CHF 70.-
La quota di sostenitore copre l’anno di calendario in corso. L’affiliazione entra in vigore alla data del versamento. In caso di mancato rinnovo la validità scade il 15 maggio dell’anno successivo.
Per diventare soci della REGA telefonate al numero 0844 834 844
Fax 01 654 32 48, sito Internet www.rega.ch.
Note e fonti bibliografiche
Edward Whymper, nato a Londra il 27 aprile 1840 e morto a Chamonix il 16 settembre 1911, è stato un grande alpinista inglese. Di professione disegnatore ed incisore, nell’estate del 1860, appena ventenne e senza alcuna preparazione alpinistica, visitò le Alpi, salendo una gran quantità di vette, spesso inviolate. È famoso soprattutto per aver raggiunto per primo nel 1865 la vetta del Cervino alla guida di una cordata di altri sette compagni, quattro dei quali perirono durante la discesa. La disgrazia ebbe grande eco e lasciò un segno indelebile nella coscienza dell’alpinista per tutto il resto della sua vita. Dopo l’incidente si diede all’esplorazione e alle scalate in terre lontane, fra cui la Groenlandia e il Sud America, spesso in compagnia di Jean-Antoine Carrel, suo amico e avversario nella corsa alla conquista del Cervino. Morí a Chamonix, dopo un’ultima scalata, nella camera d’albergo dove si era rinchiuso, rifiutando di vedere chiunque, persino i medici. La sua tomba si trova ancora in quella cittadina.
• Edward Whymper, Scrambles, amongst the Alps in the years 1860-1869 (Londra, 1871),
• Edward Whymper, The Ascent of the Matterhorn (Londra, 1880).
• Carlo Ancona, Aspetti giuridici degli incidenti da valanghe, in I pericoli della montagna, Zanichelli.
• Pit Schubert, Sicherheit und Risiko in Fels und Eis, Bergverlag.
• Patrizia Romagnolo, Norme e regole, montagne e responsabilità. La responsabilità civile e/o penale di guide alpine, istruttori del CAI e semplici compagni di cordata, in caso di incidente, su Rivista della Montagna, aprile 2002.
• La Rivista del CAI, luglio / agosto 2005, La responsabilità dell’accompagnatore.
• Avv. Daniela Messina, Responsabilità civile e penale in montagna, 6 giugno 2008, sito del CAI, sezione di Lanzo.
• Der Prozess, su rivista Alpin, novembre 2000.
• Anke Schlesinger, Im Irrgartner der Versicherungen, Alpin, maggio 2002.