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<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Le organizzazioni che praticano in Svizzera l'assistenza al suicidio (ma non l'assistenza </p><p>alla morte nel senso di eutanasia) hanno la forma giuridica di associazione ai sensi </p><p>dell'articolo 60 segg. CC. Tali associazioni riconoscono alla persona il diritto di decidere </p><p>se vivere o morire, sostengono i loro membri nel far valere tale diritto e li assistono nel </p><p>morire volontariamente. Nella misura in cui nella loro attività rispettano il diritto vigente, lo </p><p>Stato non ha nessun motivo per intervenire. </p><p></p><p>2. La regolamentazione emanata dal Consiglio cittadino zurighese concerne le case di cura </p><p>e per anziani della Città di Zurigo. Allenta l'attuale divieto di assistenza al suicidio nelle </p><p>case di cura e per anziani della città. Come finora, rimane vietata l'eutanasia attiva </p><p>diretta, vale a dire l'omicidio intenzionale da parte di terzi. Per contro, a partire dal 1° </p><p>gennaio 2001, a Zurigo è permesso ad una persona che vuole morire ed è capace di </p><p>discernimento di suicidarsi con l'aiuto di membri di un'organizzazione di assistenza al </p><p>suicidio, all'interno della casa di cura o per anziani. Per prevenire abusi, la Città di Zurigo </p><p>ha previsto varie misure di protezione. La direzione dell'istituto deve in ogni caso cercare </p><p>il colloquio con la persona intenzionata a suicidarsi e deve raccomandarle di discuterne </p><p>con uno specialista indipendente. Questi dovrà attirare l'attenzione sulle possibilità della </p><p>medicina e delle cure palliative. La direzione dell'istituto deve inoltre garantire che dopo </p><p>un suicidio con assistenza di un'apposita organizzazione, tale suicidio sarà comunicato </p><p>come caso di decesso straordinario alla polizia o al procuratore distrettuale. Con questa </p><p>regolamentazione si vuole conciliare da una parte il diritto di decidere sulla propria morte, </p><p>sancito implicitamente nella Costituzione (art. 10 e 7) e, dall'altra, il dovere dello Stato di </p><p>proteggere la vita da atti commessi da terzi. La nuova regolamentazione non viola </p><p>l'articolo 115 del Codice penale svizzero (CP, Istigazione e aiuto al suicidio). </p><p></p><p>3. Il problema dell'eutanasia è complesso e va chiaramente distinto da quello dell'aiuto al </p><p>suicidio. Quest'ultimo è disciplinato dall'articolo 115 CP. Secondo tale norma è punibile </p><p>chi per motivi egoistici istiga alcuno al suicidio o gli presta aiuto. Il che significa a </p><p>contrario che l'assistenza al suicidio non è punibile quando manca il movente egoistico. </p><p>Pertanto chi procura, su esplicita richiesta, a una persona intenzionata a morire, ma </p><p>capace di discernimento, un prodotto suscettibile di causare la morte a breve termine, </p><p>non soggiace alla legge. In altre parole, se dette condizioni sono adempite, non si può </p><p>affermare che l'associazione in questione pratica l'assistenza alla morte nel senso </p><p>dell'eutanasia. A livello federale, il dibattito sull'eutanasia in generale è in corso già da </p><p>parecchi anni. In tale contesto è opportuno distinguere chiaramente fra le varie forme di </p><p>eutanasia, a sapere l'eutanasia attiva diretta, l'eutanasia attiva indiretta e l'eutanasia </p><p>passiva. Il 5 luglio 2000, il Consiglio federale ha presentato al Parlamento il proprio </p><p>rapporto susseguente al postulato Ruffy e il rapporto del gruppo di lavoro "Eutanasia". Il </p><p>Consiglio federale auspica che il Parlamento discuta il problema dell'eutanasia e gli </p><p>indichi la direzione da seguire se si dovrà por mano ad eventuali lavori legislativi. </p><p></p><p>4. Nell'autunno 2000, è stata presentata un'iniziativa parlamentare (Cavalli) sullo stesso </p><p>tema. Il Consiglio federale è dell'opinione che sarebbe opportuno coordinare, nella </p><p>misura del possibile, questi due lavori. La decisione in merito spetta al Parlamento. </p><p></p><p>5. Nel suo rapporto del 5 luglio 2000, il Consiglio federale propone di legiferare sulle forme </p><p>di eutanasia che sono considerate lecite e che sono già oggi praticate. Resta da </p><p>esaminare se detta regolamentazione debba avvenire nell'ambito del diritto penale.</p>  Risposta del Consiglio federale.