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- se richiede un importante onere di lavoro;
- se negli ultimi 12 mesi è stata presentata più di una domanda di accesso alle informazioni senza che sia possibile motivare una nuova domanda con un interesse degno di protezione.
Se l'accesso è fatturato, il richiedente deve essere informato sul relativo importo, cosicché può eventualmente decidere di ritirare la domanda. L'importo massimo non può superare i 300 franchi.
Se non sono date le condizioni per la fatturazione oppure se l'importo pare eccessivo, il richiedente può rivolgersi al giudice nell'ambito di un'azione di diritto civile (art. 15 cpv. 4 LPD).
Sì, se riceve i programmi radiotelevisivi anche al nuovo domicilio. in virtù dell'articolo 48 capoverso 1 dell'ordinanza sulla radiotelevisione (ORTVV; SR 784.401) la Billag SA è stata incaricata dal DATEC di riscuotere i canoni radiotelevisivi. Nella sua funzione di "Ufficio svizzero di riscossione dei canoni radiotelevisivi" deve naturalmente conoscere gli indirizzi degli utenti, in particolare per la fatturazione. A questo proposito si deve rilevare che la Billag SA può utilizzare gli indirizzi degli utenti solo per la sua attività di " Ufficio svizzero di riscossione dei canoni radiotelevisivi".
Non si possono trarre conclusioni plausibili sulla solvibilità di una persona sulla base di un (primo) sollecito di pagamento. A tutti può capitare di pagare una fattura un po' dopo la scadenza (p. es. a causa delle vacanze o di una lunga malattia).
L'articolo 13 capoverso 2 lettera c LPD afferma chiaramente che i dati possono essere trattati unicamente allo scopo di valutare il credito di una persona. In caso di contestazione delle fatture vengono emessi solleciti di pagamento ma, divulgandolo, non si rispetta il principio della proporzionalità poiché non si dice nulla sull'effettiva moralità commerciale della persona in questione.
Non si giustifica quindi la classificazione di chi ha ricevuto un (primo) sollecito di pagamento fra le persone di scarsa moralità commerciale. Naturalmente, non è quindi lecito neanche fornire quest'informazione a terzi come indicazione relativa al credito della persona in questione.
La legge federale sull'esecuzione e sul fallimento non consente di far pagare al debitore i costi relativi alla riscossione del debito (art. 27 LEF). Il debitore deve quindi pagare l'importo dovuto in base al contratto, gli interessi di mora effettivi (di regola il 5% a partire dalla scadenza, se non previsto diversamente dal contratto) e i costi della procedura di esecuzione, ma non gli eventuali ulteriori costi amministrativi sopportati dal servizio di riscossione dei crediti.
Visto che il debitore non deve coprire questi costi, la sua solvibilità non può essere valutata in base alle relative pretese inoltrate e quindi non è lecita neppure la divulgazione di queste informazioni a terzi.
La legge federale sull'esecuzione e sul fallimento (LEF) consente di inoltrare opposizione contro ogni precetto esecutivo. Dato che l'emissione di un precetto esecutivo può essere ottenuta senza l'esibizione di nessuna prova, la legge prevede la possibilità di inoltrare opposizione anche senza spiegarne la motivazione.
Se il creditore non reagisce di fronte all'opposizione (e non continua la procedura di esecuzione) oppure se l'opposizione del debitore ha successo nell'ambito di un'eventuale procedura giudiziaria, la presunta insolvibilità non può essere divulgata. Minacce di questo genere violano inoltre le regole del buon costume.
Il modo di procedere dell'agenzia d'incasso rappresenta una lesione illecita della personalità e può essere oggetto di un'azione giudiziaria fondata sull'articolo 15 LPD.
Chi giustifica un interesse può accedere ai protocolli e ai registri degli uffici di esecuzione e fallimento e farsi consegnare i relativi estratti. In virtù della LEF, gli attestati di carenza beni si estinguono solo dopo 20 anni e in questo periodo sono quindi registrati anche in un estratto del registro d'esecuzione.
Le disposizioni relative alla protezione dei dati consentono alle agenzie d'incasso di trasmettere informazioni a terzi (quindi anche alle agenzie d'informazioni) solo in presenza di motivo giustificativo elencato nell'articolo 13 capoverso 1 LPD. Inoltre, i terzi devono giustificare il proprio interesse per ogni singola richiesta. Alla divulgazione prevista dall'agenzia d'incasso non corrisponde semplicemente nessun concreto interesse giustificato!
Indipendentemente dall'esistenza o meno di un motivo giustificativo, le agenzie utilizzano questa "tattica" per vendere gli attestati comperati a proprio rischio e pericolo.
Sulla procedura di esecuzione non vi è nulla da eccepire, ma sono illecite le pressioni esercitate mediante minacce (" in caso di mancato pagamento le informazioni saranno comunicate a terzi").