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Tensioni
Cina: «Taiwan è come un vagabondo, alla fine tornerà a casa»
Taiwan è «come un vagabondo che alla fine tornerà a casa, non una pedina da usare. La Cina deve essere riunificata e sicuramente lo sarà». A dichiararlo è stato il ministro degli esteri cinese Wang Yi.
Aprendo a Pechino il simposio sulla situazione internazionale e la diplomazia cinese nel 2021, ha affermato che il punto cruciale del nuovo ciclo di tensioni attraverso lo Stretto di Taiwan risiede nel «tentativo delle autorità» dell'isola «di sollecitare il sostegno degli Stati Uniti per l'indipendenza» e nell'intenzione di Stati Uniti e alcuni Paesi di usare Taipei «per contenere la Cina», ha aggiunto Wang nel testo diffuso dal ministero degli Esteri.
Si tratta di comportamenti che rischiano di «offuscare o addirittura svuotare» il principio della 'Unica Cina', ha aggiunto Wang, secondo cui le azioni messe in atto hanno scosso «lo status quo nello Stretto di Taiwan, minato la pace e la stabilità, violando il consenso della comunità internazionale e le norme fondamentali delle relazioni internazionali».
Severi avvertimenti
In risposta, ha proseguito il ministro degli Esteri, «abbiamo lanciato severi avvertimenti e adottato contromisure energiche, scoraggiando l'arroganza delle forze separatiste dell'indipendenza di Taiwan».
Dieci giorni fa, la Cina ha ripreso le relazioni diplomatiche con il Nicaragua, che le ha tagliate con Taiwan, portando il numero di Paesi a livello globale con cui ha relazioni diplomatiche a quota 181. Di riflesso, gli alleati diplomatici di Taipei sono scesi a quota 14, tra cui il Vaticano, unico in Europa.
«Allo stato attuale, il consenso della Unica Cina si è ulteriormente consolidato nella comunità internazionale», ha aggiunto ancora Wang.
SDA