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Ippolito Cremona, nato a Gravesano il 2 febbraio 1777, si trasferì fin da ragazzo a Genova. Dal 1820 circa, in coincidenza con un momento di generale rinnovamento urbano, fu impegnato nella sistemazione di edifici preesistenti che si affacciavano sulle principali strade della città come la casa De Fornari e Martinez, in Via Carlo Felice, il Palazzo Merlo e Tagliavacche, sull' area dell'antica Chiesa di Sta Caterina, il raccordo, attraverso una piccola ma preziosa corte d'onore, del palazzo Pallavicini con la nuova strada.
Sono andate distrutte le due più importanti opere di architettura civile : il Palazzo Faraggiana a Genova ed il Teatro Civico di La Spezia.
Oltre che per privati, Ippolito Cremona lavorò anche per una committenza pubblica.
Già nel 1812, in occasione dell' ampliamento del lazzaretto della Foce, aveva costruito una cappella e, quando si incominciò a parlare dello spostamento di quel centro sanitario, presentò un progetto per un "Porto e Nuovo lazzaretto" più a levante, a San Giuliano. Nel 1818 venne eletto direttore della sezione architettura dell' Accademia Ligure delle Scienze e Belle Arti.
Nel 1830 progettò i lavori del palazzo dell' Università, di cui sarà architetto fino alla morte.
Uno degli aspetti più noti della sua attività è la decorazione delle facciate di chiese. In questo settore il lavoro più importante e più riuscito è la facciata della Chiesa delle Vigne, che, grazie all'utilizzo di colonne rinascimentali poste su altissime basi con il motivo del doppio timpano, rivela affinità con l'architettura del Valadier.
Cremona, con la sua attività, contribuì profondamente ad affermare il nuovo volto urbano di Genova ottocentesca. Morì a Genova il 5 gennaio 1844.Tratto da "Dizionario Biografico degli Italiani", istituto Enciclopedia Italiana Treccani e da " Dizionario degli artisti ticinesi di Massimo Guidi , Ed. Formiggini, Roma