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SYDNEY - Uno squarcio sull'esperienza di vita quotidiana dei foreign fighter che combattono per l'Isis in Siria sta emergendo dal processo nella Corte Suprema di Sydney a carico di un reclutatore, dove sono state presentate come prove centinaia di messaggi trasmessi e ricevuti via Skype e WhatsApp dall'imputato, Hamdi Alqudsi, accusato di aver preparato sette uomini a combattere in Siria, fra giugno e novembre 2013.
Secondo le informazioni ricevute da Alqudsi per conto di potenziali reclute, il trattamento prevedeva una paga mensile pari a 60 dollari australiani per gli uomini sposati, pasti inclusi, ma i combattenti dovevano pagare per andare al ristorante e per comprare gelati e vestiario.
«Il mangiare non è un problema, grazie a Dio», assicura un messaggio. «I gabinetti sono come alla Mecca, accosciati secondo la Sunnah (legge islamica) e con acqua da un secchio per pulirsi», precisa.
Alqudsi scrive anche del suo desiderio di raggiungere le sue reclute in Siria, ma quando ha cercato di partire dall'Australia nel 2013 il suo passaporto è stato cancellato.