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Le esportazioni di materiale a duplice uso militare e civile non saranno sottoposte a regole più severe, nonostante la vicenda del velivolo Pilatus. Dopo il Consiglio degli Stati, anche la Camera del popolo non è entrata in materia sul progetto di revisione della legge, proposto dal governo.
Il Consiglio federale voleva ottenere dal parlamento la competenza di respingere, in determinati casi, permessi d'esportazione di armi "per salvaguardare gli interessi essenziali della Svizzera". La richiesta faceva seguito alla vendita al Ciad nel 2006 di un velivolo Pilatus, che invece di essere impiegato in ambito civile è stato utilizzato a fini militari nel Darfur. La modifica di legge proposta avrebbe riguardato tutti i tipi di beni a duplice uso, come per esempio le macchine utensili di alta precisione impiegate per fabbricare armi a mano.
In parlamento, il governo ha ottenuto soltanto l'appoggio dello schieramento rosso-verde. Per i partiti borghesi questo giro di vite è inutile, dato che la Svizzera già dispone di un sistema di controllo delle esportazioni severo. Inoltre, le basi legali attuali sono sufficienti per appianare eventuali vertenze.
Seguendo l'esempio del Consiglio degli Stati, lunedì la Camera del popolo ha così bocciato, con 114 voti contro 67, il progetto di revisione della legge sulle esportazioni di armi. Da notare che, lo scorso 29 novembre, il popolo svizzero aveva respinto un'iniziativa popolare che chiedeva di rinunciare completamente alle esportazioni di materiale bellico.
swissinfo.ch e agenzie