Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/43757

<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>In sintonia con l'interpellante, il Consiglio federale ritiene che l'entrata in vigore degli accordi bilaterali rappresenti una significativa intensificazione delle relazioni fra la Svizzera e l'UE e che tale evoluzione positiva perdurerà grazie alla conclusione di nuovi accordi. In questo contesto, è lecito chiedersi quali misure supplementari potrebbero essere adottate per migliorare la gestione delle relazioni, la cui complessità non fa che aumentare.</p><p></p><p>Attualmente in Svizzera una larga maggioranza ritiene - come evidenziato anche dal rapporto del 18 marzo 2002 della Commissione della politica estera del Consiglio degli Stati - che, a corto e medio termine, le relazioni con l'UE debbano essere approfondite mediante la conclusione di accordi bilaterali. Il Consiglio federale situa evidentemente in questo contesto la proposta oggetto dell'interpellanza di concludere un accordo d'associazione: occorre garantire che gli accordi bilaterali in vigore e quelli futuri s'iscrivano in una concezione globale coerente e che, mediante disposizioni istituzionali appropriate, possa aver luogo uno scambio con l'UE corrispondente all'intensità e alla qualità delle relazioni reciproche. Il Consiglio federale non concepisce quindi l'eventuale conclusione di un accordo d'associazione quale alternativa alla via bilaterale o all'adesione all'UE, ma quale complemento alla via bilaterale.</p><p></p><p>In merito alle singole domande: </p><p></p><p>1. La questione della conclusione di un accordo d'associazione, quale accordo-quadro per la rete contrattuale esistente fra la Svizzera e l'UE, non è stata finora affrontata dai due partner. Non è attualmente possibile, quindi, pronunciarsi in modo dettagliato sulla fattibilità di un simile accordo. L'opportunità di un accordo d'associazione dipenderà essenzialmente dal bisogno di coordinamento multisettoriale con l'UE per quanto riguarda l'attuazione degli accordi bilaterali (bilaterali I) e l'estensione della rete contrattuale (bilaterali II).</p><p></p><p>In tal caso, la conclusione di un accordo-quadro fra la Svizzera e l'UE si fonderebbe, per l'UE, sull'articolo 310 del Trattato che istituisce la Comunità europea (TCE). Questa disposizione prevede l'istituzione di una "associazione caratterizzata da diritti e obblighi reciproci", senza precisare tuttavia le caratteristiche che tale associazione deve assumere. (Sulla base dell'articolo 310 TCE, l'UE ha concluso, per esempio, i diversi accordi bilaterali con la Svizzera, ma anche il Trattato che istituisce l'unione doganale con la Turchia.)</p><p></p><p>Il valore aggiunto di un tale accordo potrebbe consistere nell'istituzione di un quadro globale per i numerosi accordi bilaterali, la cui attuazione sarebbe così soggetta a un coordinamento globale. Esisterebbe inoltre una base per consolidare il dialogo fra le due parti e per sviluppare eventualmente ulteriori relazioni contrattuali.</p><p></p><p>In occasione della conclusione dei bilaterali II, il Consiglio federale procederà a un'analisi approfondita dell'opportunità e della fattibilità di una tale proposta.</p><p></p><p>2. Il Consiglio federale condivide l'opinione dell'interpellante secondo cui l'apertura di una rappresentanza della Commissione europea avrebbe ripercussioni positive sulle relazioni fra la Svizzera e l'UE. Benché la Commissione europea mantenga più di 120 delegazioni nel mondo, in Svizzera soltanto gli Stati membri dell'UE - e non la Commissione stessa - vi sono rappresentati e questo nonostante l'intensità delle relazioni bilaterali. La Commissione europea ha una sua rappresentanza a Ginevra, accreditata però presso le organizzazioni internazionali e non presso il Governo svizzero. Oltre a miglioramenti di natura pratica, l'apertura di una rappresentanza incaricata in modo particolare delle relazioni bilaterali con la Svizzera permetterebbe, senza dubbio, una migliore comprensione di determinate peculiarità del nostro Paese - fra cui gli strumenti della democrazia diretta - e quindi della posizione svizzera che deve appunto tenere conto di queste peculiarità.</p><p></p><p>Come il Consiglio federale, anche la Commissione europea ritiene che l'apertura di una rappresentanza in Svizzera sia auspicabile. È quanto emerge, in particolare, dalla risposta che essa ha dato il 3 settembre 2002 all'interrogazione scritta di un membro del Parlamento europeo. Ad ostacolare finora una tale apertura vi sono state essenzialmente ragioni di natura finanziaria.</p><p></p><p>3. Il Consiglio federale è effettivamente dell'opinione che spetti alla Commissione europea formulare una domanda d'accreditamento presso il Governo svizzero. Non tocca alla Svizzera suscitare una tale domanda. Come il Consiglio federale ha evidenziato nella sua risposta a una mozione presentata nel 1998 (mozione Sutter 98. 3038, "Rappresentanza diplomatica dell'UE in Svizzera"), la Commissione europea è al corrente del fatto che, se domandasse l'autorizzazione di accreditare una delegazione presso il Governo svizzero, il Consiglio federale reagirebbe favorevolmente.</p>  Risposta del Consiglio federale.