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BERNA - Anche se la discussione sul dossier non si è ancora conclusa, la Commissione della sicurezza sociale del Consiglio degli Stati si è già espressa su un aspetto cruciale della riforma: l'età di pensionamento delle donne che, per 9 voti a 3, dovrà essere parificata a quella degli uomini, passando dai 64 anni attuali a 65.
Questo aspetto del progetto governativo di stabilizzazione dell’AVS (AVS 21) è un elemento centrale della riforma, ricorda una nota odierna dei servizi parlamentari.
La nozione di «età di pensionamento», prosegue il comunicato, sarà sostituita da quella di «età di riferimento». L'età di riferimento delle donne sarà innalzata progressivamente, secondo tappe di tre mesi all'anno su un periodo di quattro anni. Il primo aumento avrebbe aver luogo un anno dopo l'entrata in vigore della revisione.
La commissione proseguirà l'esame particolareggiato degli altri aspetti della riforma dopo la sessione autunnale, affrontando in particolare la questione delle misure di compensazione dell'aumento dell'età di riferimento delle donne e della flessibilizzazione della riscossione delle rendite.
Il progetto del Consiglio federale, presentato il 28 agosto 2019, oltre all'aumento dell'età pensionabile delle donne prevede la possibilità di anticipare o ritardare la riscossione della rendita di vecchiaia e l'incremento di 0,7 punti percentuali dell'IVA.
Il maggior introito fiscale derivante dall'incremento dell'Iva verrebbe interamente attribuito al Fondo di compensazione AVS permettendogli così di raggiungere un grado di copertura sufficiente. L'aumento, che verrà effettuato in una sola tappa al momento dell'entrata in vigore della riforma, comporta una modifica della Costituzione ed è quindi sottoposto a referendum obbligatorio. Il popolo sarà dunque chiamato a esprimersi almeno su questo punto.
In base ai piani del governo, la riforma dovrebbe entrare in vigore il primo gennaio 2022, ma molto dipenderà dalla durata delle deliberazioni parlamentari e dalla data della votazione popolare.