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I negoziati tra israeliani e palestinesi dovrebbero riprendere domani con un incontro tra le due delegazioni, guidate dalla ministra della giustizia Tzipi Livni e dal capo negoziatore dell'Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp) Saeb Erekat. La riunione di domani - afferma Ynet - segue quella svoltasi sabato a Gerusalemme.
Per Nabil Shaath - alto dirigente di al-Fatah, citato sempre da Ynet - per ora "non ci sono progressi nei colloqui" e da parte israeliana "non è stata avanzata alcuna proposta che potrebbe portare ad un successo dei negoziati". Shaat ha anche ammonito che l'Autorità nazionale palestinese (Anp) potrebbe di nuovo ricorrere alle istituzioni internazionali se "i colloqui raggiungessero un'impasse".
Il presidente dell'Anp Abu Mazen (Mahmud Abbas) ha detto ieri di aver ricevuto dagli Usa "la garanzia formale" che i negoziati con Israele saranno basati sulla soluzione a due Stati con riferimento ai confini del 1967. Ragione questa - ha sottolineato secondo i media - per la quale ha concordato sulla ripresa dei colloqui di pace.
Abbas ha anche spiegato che i palestinesi, in cambio del rilascio di 104 detenuti nelle prigioni israeliane, hanno convenuto di non rivolgersi alle istituzioni internazionali durante le trattative stesse. Poi ha aggiunto che l'Anp chiederà il rilascio di altri 250 detenuti.
Da parte israeliana, in un'intervista alla radio militare in occasione del Capodanno ebraico, il presidente Shimon Peres ha detto che il primo ministro Benyamin Netanyahu "ha fatto una scelta difficile con l'ingresso nelle trattative" ed ha ricordato che il premier "dice due cose: che l'unica soluzione è quella dei due Stati; e che si oppone ad uno Stato binazionale".
Peres si è detto convinto che "Israele può ottenere pace e sicurezza. Una è legata all'altra. Nella mia generazione si raggiungerà la pace. Non dobbiamo desistere dagli sforzi nemmeno per un giorno".