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GINEVRA - La Svizzera è finita sotto pressione diplomatica da parte di Siria e Turchia a causa di un ufficio di collocamento aperto da curdi siriani a Ginevra. Damasco ha inviato a Berna una nota, mentre Ankara ha convocato l'incaricato d'affari svizzero al ministero degli esteri.
Il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) ha confermato oggi a Keystone-ATS una notizia in questo senso della radio svizzero-tedesca SRF.
Non si tratta di una rappresentanza ufficiale nella città che ospita le Nazioni Unite, ma di un'associazione ai sensi del Codice civile svizzero che porta il nome «Ufficio autonomo delle regioni nel nordest della Siria in Svizzera», spiega per iscritto il DFAE all'agenzia di stampa. In Svizzera le associazioni possono essere fondate liberamente e senza autorizzazione. Uffici simili sono stati inaugurati anche in altri paesi europei.
Parlando con SRF, pure la presidente della commissione della politica estera del Consiglio nazionale Tiana Moser (PVL/ZH) ha sostenuto che la Svizzera è un Paese libero e quindi anche simili forze hanno il diritto di riunirsi in un'organizzazione, fintanto che vengano rispettati lo Stato di diritto e i valori elvetici.
Il DFAE sottolinea che la Svizzera riconosce l'integrità territoriale della Siria. Tuttavia al momento questa esiste soltanto solo sulla carta, dato che il regime di Damasco non controlla tutto il Paese - parti del nord e del nordest, vicino al confine turco, vengono amministrate da islamisti e curdi.
Nel marzo 2016 un'assemblea di delegati curdi, assiri, arabi e turkmeni avevano proclamato la Federazione democratica del Rojava - Siria del Nord. Ma tutte le aspirazioni curde all'autonomia sono invise al governo turco e il regime siriano le considera un pericolo l'unità dello Stato.
Il DFAE spiega ancora che la Svizzera è impegnata nell'intera Siria, indipendentemente dalle linee di conflitto, in base ai principi umanitari e ai bisogni della popolazione interessata, soprattutto donne e bambini.
Dall'inizio della sanguinosa guerra nel Paese nel 2011 la Confederazione ha messo a disposizione oltre 550 milioni di franchi, riferisce ancora il DFAE. Si tratta del maggiore impegno umanitario della Svizzera finora. Berna sostiene anche una soluzione politica della crisi nel quadro del processo di pace dell'ONU a Ginevra.