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<h2>SubmittedText<h2><p>In collaborazione con la Norvegia, la Svizzera ha lanciato, nel quadro dell'iniziativa Nansen, un processo intergovernativo per l'elaborazione di un'agenda di protezione per i profughi del clima. Molte persone sono infatti costrette alla fuga a causa dei cambiamenti climatici, ma questo fenomeno tende a passare in secondo piano di fronte al gran numero di profughi derivante dalla guerra e dalla situazione economica. L'iniziativa Nansen si concluderà alla fine del 2015. La conferenza di chiusura ha avuto luogo nel mese di ottobre del 2015 e in quell'occasione sono state definite varie misure. Secondo il DFAE la Svizzera intende continuare a impegnarsi in questo ambito. A questo proposito chiedo al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande: </p><p>1. Si parla di istituire un gruppo di Stati per portare avanti il lavoro avviato con l'iniziativa Nansen sul tema dei profughi del clima e l'attuazione dell'agenda di protezione. In che modo la Svizzera si sta impegnando in questo ambito e quali passi concreti sono previsti? </p><p>2. Come dovrà configurarsi la collaborazione a livello delle organizzazioni internazionali negli ambiti summenzionati e fino a che punto questa collaborazione è già stata avviata? </p><p>3. Quali provvedimenti intende prendere la Svizzera per rafforzare le misure preventive nei Paesi d'origine delle persone costrette alla fuga e aiutare le persone colpite sul posto? </p><p>4. A medio e lungo termine pensa di accogliere profughi ambientali? </p><p>5. Quanto costa l'impegno della Svizzera nel quadro dell'iniziativa Nansen e dell'attuazione delle misure connesse a questa iniziativa, e quali benefici ci si può attendere per il nostro Paese da questo impegno?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Un nuovo gruppo di Stati, che sarà composto dagli ex membri del comitato direttivo e da altri Stati interessati, continuerà a occuparsi di questa tematica anche dopo la conclusione dell'iniziativa Nansen e la Svizzera intende impegnarsi anche nel quadro del neocostituito gruppo. In collaborazione con Stati interessati e organizzazioni internazionali di rilievo, la Svizzera sta attualmente definendo le modalità di attuazione del programma di protezione. A tale riguardo finanzia una fase di transizione della durata di sei mesi volta tra l'altro ad avviare il processo di radicamento di questa tematica a livello istituzionale. Inoltre, in America centrale la Svizzera continua a sostenere un processo regionale che mira ad armonizzare le buone pratiche esistenti nell'ambito della protezione umanitaria temporanea e ad elaborarne le relative linee guida.</p><p>2. L'iniziativa Nansen riguarda un tema trasversale. Per l'attuazione del programma di protezione è quindi fondamentale che i suoi principi siano integrati in organizzazioni internazionali di rilievo, tra cui l'Organizzazione internazionale per le migrazioni, le agenzie delle Nazioni Unite per i rifugiati, l'Ufficio per la riduzione dei disastri e il programma di sviluppo delle Nazioni Unite che, a loro volta, potranno concretizzarli attraverso il proprio operato. La questione del ravvicinamento istituzionale (cfr. risposta alla domanda 1) è attualmente oggetto di discussione tra gli Stati e le organizzazioni coinvolti e sarà definita entro l'estate 2016.</p><p>3. La riduzione del rischio di catastrofi e l'adattamento al cambiamento climatico costituiscono temi prioritari per la Svizzera: nel quadro di programmi e reti di esperti mette, per esempio, a disposizione il suo know-how in materia di fenomeni naturali nelle montagne. Su questo fronte la Svizzera sostiene ad esempio piani integrati per la gestione delle risorse idriche in Marocco, che al contempo mirano a promuovere lo sviluppo economico sul posto e a rafforzare la resilienza della popolazione interessata.</p><p>4. Nel quadro della protezione delle persone colpite, la Svizzera si impegna a favore di un approccio coerente. In tale contesto svolgono un ruolo cruciale provvedimenti per la lotta contro il cambiamento climatico e le loro conseguenze nonché un'assistenza mirata per la popolazione sul posto. Sono inoltre necessarie strategie che consentano alle persone colpite di trovare una protezione adeguata all'interno del loro Paese di origine o di provenienza, o nella loro regione di origine. Il reinsediamento di profughi ambientali in altri continenti non costituisce una priorità per la Svizzera. Per quanto riguarda la prassi della Svizzera riguardo all'ammissione provvisoria si rimanda alla risposta 6 dell'interpellanza Masshardt 15.4166.</p><p>5. La Svizzera ha cofinanziato l'iniziativa Nansen con un importo complessivo di circa 2 milioni di franchi, che rappresentano circa un terzo dei costi globali dell'iniziativa. Sono stati così finanziati, tra l'altro, il mandato dell'inviato della presidenza svizzero-norvegese dell'iniziativa Nansen e il segretariato a Ginevra, che studia questa tematica a livello scientifico e ha organizzato dodici tornate consultive regionali. Le consultazioni sono state la premessa per acquisire conoscenze sul fenomeno e sulle misure di gestione esistenti nonché per creare la volontà politica per l'attuazione del programma di protezione. L'iniziativa Nansen ha permesso di individuare possibili soluzioni volte a migliorare la protezione delle persone colpite. Attraverso questa iniziativa la Svizzera ha trattato in maniera lungimirante e innovativa un problema che a medio e lungo termine si trasformerà in una sfida globale e che comporterà, tra l'altro, importanti movimenti di popolazioni. Secondo le stime della NASA, l'innalzamento di un metro del livello dei mari e degli oceani a seguito del riscaldamento climatico costringerà alla fuga 150 milioni di persone.</p>  Risposta del Consiglio federale.