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In Kosovo si stanno svolgendo in una situazione di sostanziale calma e senza incidenti di rilievo le elezioni presidenziali e legislative serbe alle quali prendono parte circa 110 mila serbi residenti nel Paese che ha proclamato l'indipendenza da Belgrado nel febbraio 2008. Il voto, dopo prolungati contrasti tra Belgrado e Pristina, è stato reso possibile grazie alla mediazione dell'Osce (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa).
La polizia kosovara ha rafforzato il pattugliamento e i controlli, in particolare nel nord del Paese, dove più massiccia è la presenza della popolazione serba, in larga parte ostile alle autorità di Pristina. Mobilitati per il voto sono anche i militari della Kfor, la Forza Nato in Kosovo, e il personale Eulex, la missione civile europea (polizia, doganieri, magistrati). Per far fronte a possibili incidenti e situazioni di emergenza, la Nato ha inviato in Kosovo nei giorni scorsi un contingente supplementare di 700 militari, 550 tedeschi e 150 austriaci.
In Kosovo non si tengono le elezioni locali - che si svolgono invece in tutta la Serbia unitamente a presidenziali e legislative. Tuttavia due Comuni a maggioranza serba nel nord, Zvecan e Zubin Potok, hanno organizzato ugualmente il voto locale, sfidando in questo anche le autorità di Belgrado, che hanno rinunciato ufficialmente a tenere le municipali anche in Kosovo.
Lo scrutinio delle schede elettorali in Kosovo verrà effettuato non in territorio kosovaro ma a Raska e Vranje, due località della Serbia meridionale non lontane dalla frontiera kosovara.