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Secondo Daniel Zuberbühler, ex vicepresidente della Finma, le grandi banche valutano troppo superficialmente i rischi cui vanno incontro e dispongono di troppo pochi capitali propri, ha detto alla Schweiz am Sonntag.
Esistono diverse tipologie di esigenze in materia di fondi propri: la categoria più semplice si basa sulla somma del bilancio. In una variante più complessa gli attivi sono ponderati in funzione del rischio. "Per queste esigenze di fondi propri ponderati le grandi banche hanno i loro modelli", sottolinea l’ex dirigente dell’Autorità federale di sorveglianza sui mercati finanziari. Gli istituti che si concentrano sul mercato interno, come le banche cantonali o regionali, operano invece con un approccio standard, la cui regolamentazione stabilisce la ponderazione dei rischi.
Ciò ha quale effetto che le grandi banche valutano i rischi in maniera nettamente più debole. "La differenza più flagrante è riscontrabile a livello di ipoteche sugli immobili residenziali", dichiara Zuberbühler.
I grandi istituti hanno quindi sottovalutato di tre volte i loro prestiti ipotecari rispetto alle banche che operano sul mercato nazionale. Ciò significa pure che esse garantiscono tali prestiti con minori fondi propri. "Qualora dovessero raddoppiare il loro capitale, sarebbero ancora al di sotto della media delle banche nazionali", stando a Zuberbühler. A suo dire la Finma ha parzialmente corretto i modelli utilizzati dalle grandi banche, ma si tratta di interventi provvisori.