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La Stiftsbibliothek di San Gallo, considerata una tra le più importanti biblioteche di manoscritti medievali, custodisce i tesori dell'antica Abbazia benedettina della città.
Divenuta patrimonio dell'UNESCO nel 1983 insieme a tutto il complesso abbaziale, la biblioteca è ancora oggi un luogo di ricerca che ospita studiosi da tutto il mondo.
Fu nel 612 che il monaco irlandese Gallo si ritirò nella valle superiore dello Steinach, nella Svizzera orientale, per condurre un'esistenza da eremita. A poco a poco attorno a lui si radunarono alcuni discepoli, ma solo a partire dal 719 l'abate Otmar assunse la guida della comunità e la trasformò in un monastero.
L'introduzione della Regola benedettina avvenuta nel 747, che obbligava i monaci a letture quotidiane, gettò le basi per la creazione di una biblioteca, attorno alla quale ben presto si costituì anche una scuola.
Un'Abbazia presa a modello
Nel nono secolo, il monastero raggiunse la sua piena fioritura religiosa, spirituale ed economica. Ne sono documento la costruzione di una nuova basilica e i lavori di ampliamento del complesso abbaziale avviati dall'abate Gozberto nell'830.
Le nuove costruzioni pare si siano ispirate al progetto disegnato nella celebre pianta su carta pergamena, nota come «pianta di San Gallo»: si tratta della più antica fonte scritta sull'architettura carolingia che si sia conservata.
Corredata da 341 annotazioni, dopo il concilio d'Aix-la-Chapelle, la pianta fu considerata la struttura ideale di un'abbazia benedettina e venne presa a modello da molti monasteri.
Del complesso carolingio rimangono solo le fondamenta e qualche elemento architettonico isolato. L'abbazia, infatti, fu distrutta e ricostruita a più riprese e la struttura attuale in stile barocco, fu realizzata fra il 1758 e il 1767.
I due elementi più importanti sono la chiesa, oggi Cattedrale Vescovile e la sala della biblioteca considerata il più bell'ambiente rococò della Svizzera.
Un segno profondo nella storia della cultura europea
L'Abbazia di San Gallo ha esercitato una grande influenza non solo sullo sviluppo dell'architettura monastica. Grazie alla sua scuola e alla biblioteca, tra l'ottavo e l'undicesimo secolo essa assunse un ruolo di primaria importanza anche nel mondo culturale, soprattutto in area tedesca.
Nella scuola insegnarono grandi poeti e musicisti come Nokter I° Balbulus, ritenuto il padre della sequenza in musica e Tuotilo, il perfezionatore del tropo. Nel suo Scriptorium, la cui esistenza è documentabile dal 760, vennero copiati, decorati e rilegati, incunaboli e preziosi manoscritti, famosi soprattutto per le loro miniature.
Ma la creatività dei monaci spaziò davvero in ogni campo. Spetta a loro il merito di aver perfezionato in modo significativo anche i metodi di brassaggio della birra e di aver sviluppato la geniale tecnica di dividere una stessa produzione in più mosti.
I tesori raccolti nella Stiftsbibliothek
«Attualmente la Stiftsbibliothek conta circa 150mila volumi - dice a swissinfo Ernst Tremp, bibliotecario della Stiftsbibliothek - ma la sua vera ricchezza è costituita dai 2100 codici, la metà dei quali di epoca medioevale. Parecchie centinaia sono i manoscritti databili al periodo compreso tra i secoli 9° e 11° e ben 400 sono quelli anteriori all'anno 1000».
Si tratta di manoscritti tardoantichi, irlandesi, carolingi, ottoniani e in antico altotedesco, numerosi dei quali di straordinario pregio e magnificamente miniati.
Il patrimonio librario della biblioteca conobbe incrementi significativi anche in epoca rinascimentale e le ultime importanti acquisizioni di codici medievali sono databili tra il 1767 e il 1796.
I documenti conservati nella biblioteca dell'abbazia vanno dalla scienza biblica a quella liturgica; dalla paleografia alla storia dell'arte, della musica e della letteratura; dalla filologia latina e germanica alla storia del diritto e della medicina.
Manoscritti in rete
«La ricchezza della collezione di manoscritti medievali - spiega Tremp - insieme alla notorietà internazionale acquisita in seguito all'inclusione nel patrimonio mondiale dell'UNESCO, hanno reso la Stiftsbibliothek particolarmente adatta alla realizzazione di un progetto pilota volto alla creazione di una biblioteca virtuale di manoscritti».
Il progetto, avviato nel 2004 sotto il nome «Codices Electronici Sangallenses», prevedeva la riproduzione digitale di circa 130 tra i più bei codici miniati conservati presso la biblioteca. Sostenuto dall'Istituto di Studi Medievali dell'Università di Friburgo in stretta collaborazione con la biblioteca abbaziale, il progetto ha reso disponibili, fino ad ora, 102 manoscritti.
L'elevata qualità delle riproduzioni digitali ha consentito a molti ricercatori di compiere via internet anche analisi dettagliate sulle miniature. In questo modo è stato possibile sostituire, almeno in parte, la consultazione diretta dei pregiati documenti originali, favorendone una migliore conservazione.
«Considerato il successo del progetto pilota che si conclude alla fine di quest'anno - segnala Ernst Tremp - ne è stato programmato uno nuovo che coinvolge anche altre biblioteche svizzere. Il nuovo progetto, della durata di un anno, prevede di portare a 300 il numero dei manoscritti digitalizzati entro la fine del 2007».
swissinfo, Paola Beltrame, San Gallo
Fatti e cifre
Nonostante la parziale soppressione dell'Abbazia, avvenuta nel 1805, la biblioteca ha conservato la sua originaria ubicazione.
Ancora oggi utilizzata per consultazioni scientifiche, essa è diventata anche un museo.
Ubicato nella sala rococò, il museo allestisce esposizioni temporanee e una mostra permanente che espone, oltre alla pianta dell'abbazia del 9° secolo, anche tavole e quadri sulla storia del monastero.
In breve
Molte curiosità ruotano attorno all'Abbazia; tra queste vi è un avvenimento che la lega alla storia della svizzera Wiborada, la prima donna canonizzata dalla Chiesa nel 947.
Dotata del dono della profezia, Wiborada consigliò all'abate Engilberto (925-933) di mettere in salvo i monaci e la preziosa biblioteca.
Un cronista riferisce che mentre i tesori dell'Abbazia furono trasferiti nell'isola di Reichenau sul lago di Costanza, i monaci si rifugiarono nei boschi, sopravvivendo così alla devastante incursione degli Ungari del 926.
La santa invece, per non tradire il voto di reclusa, rimase nella sua cella dove morì assassinata.
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