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Due anni e 10 mesi di carcere ed espulsione dalla Svizzera per 7 anni. Questa la condanna inflitta dalla Corte delle assise criminali di Lugano al 47enne cittadino kosovaro che per oltre 11 anni, dal 2008 al 2019 ha spacciato e in parte offerto gratuitamente a una rete di consumatori oltre 1 chilo di cocaina nel Luganese, tra Lugano, Castagnola, Lamone, Vezia, Gravesano e Taverne. La Corte ha tenuto conto della confessione avvenuta stamane in aula, giudicandolo "un segnale significativo, una presa di coscienza”. Ma la pena, rispetto ai tre anni di carcere proposti dalla pp Pamela Pedretti (nella foto) e l'espulsione per 8 anni, è rimasta pressoché invariata. I giudici hanno parzialmente prosciolto l'imputato da alcune vendite di cocaina (circa centro grammi in meno di quanto indicato nell'atto d'accusa). Il 47enne - ha spiegato la giudice Francesca Verda Chiocchetti, presidente della Corte, motivando la sentenza - ha fideilizzato una rete di consumatori, frequentando gli stessi loro bar e incontrandoli al biliardo. L'imputato - ha aggiunto la giudice - sapeva che con la sua attività di spaccio metteva in pericolo la salute di diverse persone: nel 2009, in occasione del primo arresto, lo aveva riconosciuto. Eppure lo spaccio è proseguito per oltre un decennio. Il 47enne è stato prosciolto dalla violazione della legge federale sulle armi e sulle munizioni: aveva posseduto nella propria abitazione una pistola soft-air che aveva le parvenze di un'arma vera, ma il possesso non è punibile. L'avvocato di difesa, Stefano Camponovo, che si era battuto per una massiccia riduzione della pena, ha annunciato che non intende ricorrere contro la sentenza.