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Sono circa 154.000 i nordcoreani attualmente tenuti prigionieri per crimini politici, divisi in un centro di 'rieducazione' e cinque campi di internamento sparsi nel Paese, sebbene il regime di Pyongyang continui a negare l'esistenza dei siti.
Sono le ultime stime pubblicate dal quotidiano sudcoreano Chosun Ilbo, che oggi cita i dati forniti in via ufficiosa da una fonte del governo di Seul, secondo cui il numero di detenuti risulta sensibilmente più basso delle 200.000 unità calcolate un anno fa dalla Commissione nazionale per i diritti umani.
"La Corea del Nord un tempo gestiva 10 strutture di questo tipo - spiega la fonte -, ma pare averne chiuse quattro in prossimità del confine con la Cina intorno al 1990, in seguito all'attenzione posta sul problema dalle organizzazioni internazionali in difesa dei diritti umani".
Tra le strutture di detenzione confermate attive figura il famigerato 'campo numero 15' di Yodok, l'unico centro di 'rieducazione' del Paese, dove sarebbe incarcerato il blasonato ricercatore nucleare Kim So-in, accusato di spionaggio insieme al padre per la consegna di documenti top secret a un soggetto straniero.
Gli altri cinque siti, invece, sarebbero veri e propri campi di concentramento da cui è improbabile uscire vivi: tra questi viene menzionato anche il 'campo numero 14' di Kaechon, dove, secondo informazioni riportate lo scorso anno da un'associazione di nordcoreani fuggiti nel Sud, sarebbero internate circa 3.000 persone, 1.200 delle quali con l'accusa di aver visionato clandestinamente programmi della tv sudcoreana
SDA-ATS