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Bertrand Piccard è noto per aver compiuto nel 1999 il primo giro del mondo in pallone aerostatico senza scalo e per averlo rifatto, a tappe, nel 2016, questa volta con un aereo solare concepito in cooperazione con il politecnico di Losanna. Ma è conosciuto anche come rampollo di una stirpe di scienziati: il nonno Auguste fu il primo uomo a raggiungere la stratosfera nel 1931 in pallone; il padre, Jacques Piccard, fu il primo a scendere in fondo alla fossa delle Marianne nel 1960. Lui, Bertrand Piccard - psichiatra di formazione e aviatore per passione – chiuso il capitolo delle imprese spettacolari, si dedica ora a un’altra missione impegnativa: la promozione di tecnologie ecocompatibili.
La sua Fondazione Solar Impulse, dal nome dell’aereo solare, ha già catalogato 1'400 soluzioni per rispondere alla crisi ambientale e le propone ai dirigenti politici di Città e Nazioni. Con quale successo? Quali sono gli ostacoli e le opportunità che intravede nella lotta alla crisi climatica? E come valuta l’impegno dei giovani in favore del clima? Le risposte nell’intervista che ha rilasciato alla RSI.
Bertrand Piccard, lei si era prefisso di fare il giro del mondo per promuovere le soluzioni già esistenti nella lotta contro il riscaldamento climatico. Come è andata con la pandemia?
"La pandemia ha accelerato la ricerca e quindi oggi abbiamo una lista di 1'400 soluzioni che proteggono l’ambiente e che sono economicamente redditizie. Certo, lo scopo era di sottoporle ai Governi e ho potuto viaggiare meno, ma ho comunque incontrato molti ministri e capi di Stato, in particolare alla conferenza sul clima di Glasgow. Ho potuto mostrare loro che si possono identificare soluzioni in funzione delle caratteristiche di ogni Paese. Ho consegnato una lista specifica alla premier scozzese Nicola Sturgeon e ne stiamo preparando un’altra per il Governo russo e per una ventina di altri Paesi. Vedremo i risultati".
Ha la sensazione che i dirigenti politici ed economici siano davvero ricettivi alle sue proposte?
"La maggior parte lo è. Ma ce ne sono ancora molti che considerano, a torto, che gli impegni contro il riscaldamento climatico limiteranno il loro sviluppo economico. E io cerco di mostrare loro che è l’esatto contrario: per stimolare l’economia, garantire le assicurazioni sociali, l’educazione e la salute, bisogna creare del valore e bisogna farlo con infrastrutture e tecnologie efficienti che evitino gli sprechi. Un buon esempio sono le energie rinnovabili che oggi in diverse parti del mondo sono meno care di quelle fossili. Ma occorre cambiare la narrativa sull’ecologia: oggi non è più qualcosa di costoso, un sacrificio, un ostacolo allo sviluppo economico, ma al contrario: può stimolare la produzione di valore proteggendo l’ambiente".
Della conferenza sul clima di Glasgow ricordiamo la delusione della consigliera federale Simonetta Sommaruga, quando all'ultimo è stato tolto l'obiettivo di abbandonare il carbone, per le pressioni di Cina e India. Anche lei, Bertrand Piccard, era tra i delusi.
"Nella ricerca di unanimità, il risultato è sempre allineato sulla proposta meno ambiziosa. Ma non bisogna dimenticare, quando si critica la Cina e l’India, che anche la Svizzera ha rifiutato la legge sul CO2 in un referendum popolare. Inoltre una gran parte dell’inquinamento cinese deriva dalla produzione di beni per l’Occidente. Con la delocalizzazione dell’industria, l’Europa e gli Stati Uniti fanno produrre in Cina prodotti che inquinano lì per noi".
Intanto però non si fa quanto si dovrebbe per arginare il disastro, malgrado i rapporti allarmanti degli esperti. Come possiamo allora evitare di andare a sbattere contro l'iceberg?
"È vero che la situazione è allarmante e che occorre reagire con urgenza. Le grandi conferenze generano una frustrazione che spinge però molte regioni, città, aziende ad agire più rapidamente rispetto al consenso trovato. Moltissime aziende si diversificano verso prodotti più puliti e una maggiore efficienza energetica. Un’industria come Holcim comincia a fabbricare cemento e calcestruzzo riducendo le emissioni di carbonio: e l’obiettivo finale e di non emetterne più del tutto. Ci sono società petrolifere che cominciano a investire anche nelle energie sostenibili... Ma anche la popolazione può fare molto: consumare prodotti locali, essere più efficienti nel consumo energetico… e sostenere le autorità politiche ogni volta che vogliono agire in favore dell’ambiente. In Svizzera abbiamo la fortuna di avere due partiti ecologisti, uno a destra e l’altro a sinistra".
A Glasgow c'erano anche molti giovani, fuori dalla conferenza, a protestare. Non credono più alle parole, vogliono azione, alcuni scelgono la disobbedienza civile. Bertrand Piccard, lei che si rivolge ai dirigenti, politici ed economici con soluzioni tecnologiche, come valuta invece la strada imboccata da questi ragazzi?
"Penso che questi giovani facciano un ottimo lavoro spingendo le autorità ad agire più in fretta. Ad esempio, nel canton Vaud, il Gran Consiglio ha votato l’emergenza climatica grazie ai giovani che in strada facevano lo sciopero del clima. Ma vorrei dire a questi giovani: invece di gridare “problema, problema!”, dovrebbero gridare “soluzioni, soluzioni!”. Perché parlando solo del problema, si alimenta la depressione e l’angoscia. Parlando delle soluzioni si porta invece speranza e voglia di agire, tanto più che le soluzioni ci sono!".
Alcuni rimproverano a Bertrand Piccard un ecologismo chic, che ritarda in qualche modo una vera presa di coscienza con l'illusione che bastino delle soluzioni tecnologiche.
"Non si tratta di fare del soluzionismo tecnofilo che consisterebbe nell’andare a cercare nel futuro le soluzioni e così non far niente oggi. No: le soluzioni ci sono, ma occorrono norme che favoriscano il loro uso. Finché sarà possibile, permesso, legale: inquinare, sprecare, essere inefficiente, emettere CO2 in quantità, non otterremo un cambiamento. Le imprese e i cittadini diranno: è legale, perché dovremmo cambiare? Occorrono norme molto più esigenti che obbligheranno tutti ad adottare le nuove soluzioni: le energie rinnovabili, l’efficienza energetica, l’economia circolare, l’isolamento degli edifici, le pompe di calore, la lotta agli sprechi: bisogna andare molto più in fretta e molto più lontano in tutte queste misure ambientali".
La decrescita propugnata da alcuni movimenti invece non è una soluzione ai suoi occhi. Perché?
"Ritengo che la decrescita economica non sia possibile sul piano sociale. La decrescita porterebbe il caos perché non ci sarebbero più i soldi per le pensioni, le assicurazioni sociali, l’educazione e la salute. Occorre invece decrescere in fatto di spreco, inefficienza, inquinamento. Sono per una crescita qualitativa, che crei posti di lavoro e stimoli l’economia sostituendo ciò che inquina con ciò che protegge l’ambiente".
Come tecnologia da usare contro il riscaldamento climatico, il presidente francese Emmanuel Macron vuole rilanciare il nucleare e non è il solo. Tema scottante. Cosa ne pensa?
"Occorre continuare a utilizzare le centrali nucleari in funzione perché non producono CO2. Ma non ritengo per niente giudizioso pianificare nuove centrali perché occorrerà troppo tempo e denaro per costruirle e produrre l’elettricità, rispetto alle alternative già disponibili, come il solare, l’eolico, la biomassa, l’idroelettrico, la geotermia. Ma quello che è molto paradossale è che ci sono delle organizzazioni di protezione del paesaggio che lottano contro le dighe o le centrali solari e eoliche. E così alla fine potrebbe restarci solo la costruzione di nuove centrali nucleari, il che sarebbe davvero paradossale".
Volgendo lo sguardo verso il 2022 e quindi verso il futuro prossimo, che cosa la fa sperare o tremare?
"Mi dà speranza - ed è la mia sfida - portare a tutti i Governi la prova che la protezione dell’ambiente è uno stimolo per l’economia. Che l’ecologia è al centro dello sviluppo economico. E che le soluzioni esistono, creano lavoro e nello stesso tempo proteggono l’ambiente. Sono ottimista quando vedo l’alto numero di soluzioni. Ci vuole però molto tempo per renderle effettive, perché l’amministrazione è lenta, la politica è lenta, ci sono opposizioni e referendum e bisognerebbe essere molto più rapidi. Insomma: ciò che mi fa paura è la lentezza e ciò che mi fa sperare sono le soluzioni già esistenti per poter fare molto meglio".