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Sostenute dal padronato locale, le autorità del canton Ginevra hanno chiesto alla Confederazione di trovare con la Francia una soluzione definitiva per il telelavoro dei frontalieri. Molto utilizzato durante la crisi sanitaria, si fonda attualmente su intese eccezionali e provvisorie che permettono di derogare alle disposizioni fiscali in vigore.
Il regime rinnovato a più riprese prevede infatti che i giorni lavorati in Francia per conto di un datore di lavoro elvetico siano contabilizzati come dei giorni lavorati in Svizzera e quindi soggetti ad imposizione nella Confederazione. Potrebbe essere prorogato fino al 30 giugno, ma in seguito i datori di lavoro ginevrini ""non avrebbero altra scelta che sospendere il telelavoro" per i loro impiegati francesi. Si troverebbero altrimenti confrontati a difficoltà amministrative insormontabili e in una posizione "delicata" rispetto alla legge.
La richiesta a Berna è quindi quella di negoziare una soglia di tolleranza perenne, che permetterebbe al personale di lavorare da casa almeno un giorno alla settimana, contribuendo così anche alla riduzione della mobilità e quindi anche al perseguimento di obiettivi di sviluppo sostenibile. Garantirebbe inoltre gli equilibri finanziari regionali, fra entrate dell'erario svizzero e compensazioni per le località di oltre confine.