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L'ex direttore di Alliance Sud, Peter Niggli, giudica complessivamente positiva la politica di cooperazione allo sviluppo della Svizzera. Egli osserva però due tendenze che lo preoccupano.
In un'intervista pubblicata oggi dalla "Neue Zürcher Zeitung" Niggli, che ha guidato l'organizzazione dal 1998 ed è ora andato in pensione - loda la Svizzera quale paese che impiega i fondi dell'aiuto allo sviluppo "per la promozione dei paesi poveri": altri stati come gli USA, il Giappone e la Francia - afferma - promuovono invece i propri interessi.
Tuttavia questo pregio della Svizzera si sta smorzando: "anche qui sempre più soldi vengono usati per scopi diversi da quelli previsti", afferma l'ex direttore della comunità di lavoro che comprende Swissaid, Sacrificio quaresimale, Pane per tutti, Helvetas, Caritas e Aiuto delle chiese evangeliche della Svizzera (ACES).
Dalla ricca Svizzera - sostiene - ci si attende che metta mano al portafogli se vuole qualcosa, ad esempio l'auspicato seggio non permanente nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. "Sussiste il rischio che il governo si serva poi dalle casse della cooperazione allo sviluppo". Queste sono più piene che in passato e al contempo sono cresciute le ambizioni di politica estera.
L'ex direttore di Alliance Sud, cui a inizio agosto è succeduto Mark Herkenrath, si mostra anche scettico quanto alle ristrutturazioni in seno al Dipartimento degli affari esteri, che a suo modo di vedere hanno indebolito la Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC).
Niggli critica la promiscuità tra la rete di sede diplomatiche e l'aiuto allo sviluppo: "è d'impedimento se nei paesi di destinazione invece di un responsabile della DSC a decidere è improvvisamente un ambasciatore che non ha alcuna conoscenza della cooperazione allo sviluppo". Al momento molte cose funzionano ancora normalmente, afferma, ma "talvolta sento delle lamentele".
SDA-ATS