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Il 23 ottobre, alla presenza di decine di capi di Stato e di governo, l'Ungheria festeggia la rivoluzione del 1956, soffocata pochi giorni dopo dall'intervento delle truppe sovietiche.Questo contenuto è stato pubblicato il 23 ottobre 2006 - 07:53
Tra gli ospiti anche il presidente della Confederazione Moritz Leuenberger, invitato a Budapest in segno di riconoscenza per l'accoglienza riservata 50 anni fa dalla Svizzera a migliaia di profughi ungheresi.
Con una cerimonia solenne presso il maestoso palazzo del Parlamento di Budapest, l'Ungheria commemora la sua breve rivoluzione del '56. La rivolta della popolazione ungherese, iniziata il 23 ottobre e repressa pochi giorni dopo dalle forze sovietiche, aveva aperto speranze di libertà e democrazia, che si sono concretizzate solo 33 anni dopo, con il crollo dei regimi comunisti nell'Europa orientale.
Per i festeggiamenti, le autorità ungheresi hanno invitato anche i rappresentanti dei paesi che avevano accolto i 200'000 profughi fuggiti 50 anni fa alla repressione comunista. Tra di essi pure la Svizzera – rappresentata dal presidente della Confederazione – che aveva dato ospitalità a quasi 14'000 rifugiati ungheresi.
"Nel 56' le nostre frontiere e i nostri cuori si erano aperti per migliaia di profughi ungheresi. La solidarietà manifestata dalla Svizzera e da altri paesi hanno permesso agli ungheresi di capire che non eravamo indifferenti al loro destino", ha ricordato lunedì Moritz Leuenberger in un messaggio rivolto alle autorità e al popolo ungherese.
"Avevo 10 anni. A quell'età non sapevo ancora esattamente dove fosse l'Ungheria. Ma la lotta per la libertà del popolo ungherese e l'intervento delle truppe sovietiche sono state il primo avvenimento che hanno risvegliato una coscienza politica in me, che mi hanno fatto intravedere per la prima volta l'esistenza di un'Europa divisa in due".
Ondata di solidarietà
Il destino del popolo ungherese, nell'autunno del '56, ha sollevato grandi emozioni anche in Svizzera, dando vita al più grande slancio spontaneo di solidarietà dal Dopoguerra fino a oggi.
Già il 29 ottobre, alcune migliaia di studenti inscenano a Zurigo una manifestazione di sostegno in favore della rivoluzione ungherese. Lo stesso giorno, i giovani creano un'associazione, allo scopo di organizzare aiuti concreti.
Nel giro di poche ore vengono raccolte decine di migliaia di franchi e tonnellate di viveri, vestiti, medicinali, conserve di sangue donato da centinaia di studenti. Un primo convoglio di camion parte verso l'Ungheria già la sera del 30 ottobre, un secondo il 2 novembre.
Proteste e generosità
Al più tardi dal 4 novembre, quando i carri armati sovietici intervengono per reprimere la rivolta, lo spirito di solidarietà degli studenti contagia anche il resto della popolazione svizzera.
Imponenti manifestazioni di protesta hanno luogo in diverse città, decine di collette vengono organizzate per raccogliere aiuti di ogni tipo. Camion, treni e aerei vengono messi a disposizione per trasportare il materiale.
Musicisti offrono concerti gratuiti. Nelle aziende quadri e impiegati rinunciano alla gratifica o alla festa di fine d'anno per impiegare i soldi in favore dell'Ungheria. Nelle scuole ragazze e ragazzi si mettono a lavorare a maglia per cucire migliaia di coperte.
Il 20 novembre, quando la rivolta è ormai domata dall'esercito sovietico, la Svizzera si raccoglie per 3 minuti di silenzio in omaggio alle vittime della repressione.
Arrivano i profughi
Questa ondata di solidarietà prosegue anche all'arrivo dei profughi ungheresi. Tra novembre e dicembre, il governo svizzero decide di accogliere 14'000 rifugiati, ammassati in campi di fortuna in Austria.
Trasportati da treni speciali, gli esuli sono salutati nelle stazioni da migliaia di persone, che offrono loro alimenti, vestiti, regali. Raccolti dapprima in caserme, edifici pubblici, alberghi e pensioni, i rifugiati vengono distribuiti in pochi mesi in tutti i cantoni.
È spesso la popolazione ad offrire ai nuovi ospiti possibilità di alloggio, lavoro o formazione. Nonostante problemi di comunicazione e differenze culturali, l'integrazione dei nuovi arrivati dall'Est avviene rapidamente.
Gli aiuti forniti al popolo ungherese non sono stati solo il frutto di generosità, ricordano gli storici. Vi sono stati anche altri fattori o interessi da parte svizzera, come l'anticomunismo, il bisogno di manodopera nel boom economico degli anni '50, la volontà di riscattarsi dopo la chiusura delle frontiere a migliaia di profughi durante la Seconda guerra mondiale.
Ma, di certo, l'autunno del '56 resterà una pagina di storia di cui la Svizzera non dovrà vergognarsi.
"50 anni fa gli svizzeri hanno dimostrato che la neutralità non ha nulla a che vedere con la passività o l'indifferenza. Anche oggi la Svizzera deve impegnarsi per un'azione umanitaria", ha dichiarato lunedì Moritz Leuenberger.
swissinfo, Armando Mombelli
In breve
Il 23 ottobre 1956, una manifestazione di studenti a Budapest si trasforma in poche ore in una marcia oceanica di protesta contro il regime comunista, a cui aderiscono oltre centomila persone.
Il 24 ottobre la popolazione scende per le strade in diverse altre città ungheresi per chiedere libertà di stampa e di opinione, libere elezioni e l'indipendenza dall'Unione sovietica.
Il 4 novembre l'intervento delle truppe sovietiche soffoca la rivolta. Durante gli scontri, che durano una decina di giorni, 2'600 ungheresi perdono la vita. Migliaia di persone vengono imprigionate e centinaia sottoposte alla pena capitale.
Tra novembre e dicembre 200'000 ungheresi fuggono verso l'Europa occidentale. La Svizzera accoglie quasi 14'000 profughi.
Fatti e cifre
In Svizzera vivono attualmente circa 4'000 persone con nazionalità ungherese.
Oltre 1'600 cittadini svizzeri risiedono invece in Ungheria.
Nella maggior parte dei casi si tratta di ex-rifugiati ungheresi, ritornati nel loro paese d'origine dopo il pensionamento in Svizzera.
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