Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/78620

<h2>SubmittedText<h2><p>Il progetto della centrale idroelettrica dei Bagni di Craveggia, in Italia, si sta sviluppando in modo estremamente preoccupante. Si tratta della costruzione di una centrale che capterebbe le acque del fiume Isorno in località Bagni di Craveggia, nella parte italiana della Val Onsernone e a pochissimi metri dal confine di Stato. Attraverso una galleria, le acque verrebbero deviate verso la Val Vigezzo, in Italia, dove è prevista la produzione di energia elettrica per il mercato italiano. Un progetto simile non andò in porto nel 1997 grazie alla ferma opposizione dei comuni della Val Osernone, del cantone Ticino e, per quanto mi è dato sapere, delle autorità federali.</p><p>Se realizzata, l'opera arrecherebbe danni enormi al fiume Isorno e a tutto l'ecosistema della valle, e ciò proprio nella zona dove è stata da poco istituita (con il finanziamento della Confederazione) una delle più grandi riserve forestali naturali della Svizzera, la quale è in gran parte inclusa nel territorio del previsto Parco nazionale del Locarnese. Il tratto svizzero del fiume Isorno, uno dei pochi ancora allo stato naturale in Ticino, si ritroverebbe così praticamente prosciugato.</p><p>Dall'Italia giungono notizie preoccupanti sullo stadio avanzato del progetto. Pertanto, si formulano le seguenti domande:</p><p>1. Il Consiglio federale, e per esso l'ufficio competente del DATEC, conosce questo progetto?</p><p>2. È vero che le autorità svizzere competenti hanno espresso pareri favorevoli alla realizzazione dell'opera?</p><p>3. Qual è la posizione del Consiglio federale in merito all'eventualità di un chiaro danno ambientale per la Val Onsernone e per tutto il Locarnese in caso di realizzazione dell'opera?</p><p>4. Il Consiglio federale si rende conto delle effettive conseguenze globali della captazione delle acque dell'Isorno, che non possono essere di esclusiva proprietà italiana ma che verrebbero deviate in direzione della Val Vigezzo?</p><p>5. Il Consiglio federale non dovrebbe agire a tutela degli interessi socioeconomici delle zone periferiche della Svizzera e opporsi alla realizzazione di pericolose iniziative a favore delle zone limitrofe italiane?</p><p>6. Sono state informate le autorità cantonali e quelle locali ticinesi?</p><p>7. Il Consiglio federale come intende procedere affinché non si verifichi alcun grave pregiudizio agli interessi della Val Onsernone?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. I servizi federali competenti sono a conoscenza del progetto dal 1997. Nel 2000, l'allora UFAFP, in collaborazione con il DFAE, aveva comunicato al canton Ticino una stima dettagliata degli aspetti rilevanti dal punto di vista della protezione delle acque. La relativa missiva faceva riferimento anche alle possibilità offerte alla Svizzera dal diritto internazionale per far valere la sua posizione nei confronti dell'Italia. Nel maggio del 2003, a Berna, si è tenuta una sessione di lavoro a cui hanno partecipato sia le autorità svizzere che quelle italiane, e durante la quale le autorità federali e cantonali hanno potuto esprimere le loro preoccupazioni in merito al progetto. La posizione contraria della Svizzera è stata riportata in diversi documenti e comunicata alle autorità italiane. Nel maggio del 2005, infine, le autorità federali, d'intesa con quelle cantonali, hanno nuovamente comunicato per via diplomatica alle autorità italiane la posizione della Svizzera e le relative richieste, in particolare quelle riguardanti i deflussi residuali.</p><p>2. Non è vero che le autorità svizzere competenti hanno espresso pareri favorevoli alla costruzione della centrale in questione.</p><p>3. Poiché la realizzazione della centrale idroelettrica è prevista interamente sul territorio italiano, la Svizzera ha a disposizione pochi mezzi per influenzare o addirittura impedire il progetto. Le autorità svizzere sfrutteranno tuttavia le possibilità previste dal diritto internazionale, soprattutto in applicazione della Convenzione sulla valutazione dell'impatto ambientale in un contesto transfrontaliero (Convenzione di Espoo; RS 0.814.06). La Convenzione di Espoo è infatti in vigore sia per la Svizzera che per l'Italia e, sancendo una procedura di consultazione vincolante, offre anche alla Svizzera la possibilità di far valere le proprie esigenze legate al rispetto dell'ambiente.</p><p>4./6. Negli ultimi anni le autorità svizzere sono state informate sullo stato di avanzamento del progetto. Nel quadro della valutazione dell'impatto ambientale, attualmente in corso, la Svizzera verrà informata in particolare sulla quantità d'acqua che sarà effettivamente prelevata dall'Isorno e sui deflussi minimi che la centrale dovrà rispettare. Secondo la Convenzione di Espoo, l'autorità italiana competente deve notificare tutti i dati rilevanti del progetto a un'autorità svizzera designata in applicazione della convenzione. D'intesa con le autorità cantonali, alle autorità italiane è stato indicato come servizio di riferimento l'ufficio delle domande di costruzione del canton Ticino. Spetta tuttavia al cantone informare le autorità locali e coinvolgere in modo adeguato la popolazione. Le autorità federali, dal canto loro, stanno valutando la possibilità di organizzare un altro incontro con i rappresentanti italiani, al quale parteciperebbero, come nel maggio del 2003, esperti e autorità competenti.</p><p>5. Qualora il progetto toccasse effettivamente interessi socioeconomici, il Consiglio federale prenderebbe le misure necessarie.</p><p>7. Il Consiglio federale si impegnerà affinché, in caso di realizzazione, il progetto sia compatibile con l'ambiente e, in particolare, garantisca la presenza di deflussi minimi. A margine dell'incontro informale dei ministri dell'ambiente dell'UE, tenutosi a Lisbona all'inizio di settembre, il consigliere federale Leuenberger ha spiegato la situazione al suo omologo italiano, auspicando il raggiungimento di una soluzione sostenibile. In tale occasione, il ministro italiano ha assicurato che saranno rispettate tutte le disposizioni internazionali vigenti.</p>  Risposta del Consiglio federale.