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dal portale www.blognews24ore.com
Dal 2012 il movimento per il rimpatrio dell’oro è senza precedenti. Aveva iniziato il Venezuela e da allora si assiste a una vera e propria corsa al recupero. Dopo il Venezuela è stata la volta di Germania, Paesi Bassi, Francia, Belgio, Austria, Polonia, Ecuador, Finlandia, Svizzera e Romania. Tutti paesi che hanno presentato una domanda ufficiale per riportare in patria le proprie riserve di oro depositate nei forzieri della Fed o che hanno iniziato trattative in tal senso.
In piena Guerra fredda sembrava una buona idea mettere al sicuro l’oro della nazione nei forzieri americani. Questa preoccupazione per la sicurezza era d’altronde il motivo principale avanzato per non tenere l’oro nelle banche in Europa, con il rischio di una possibile invasione dal blocco sovietico. Dopo la caduta del comunismo, tornata la sicurezza, nessun paese aveva però pensato a rimpatriare il proprio oro. Le richieste hanno iniziato a giungere più di 20 anni dopo la caduta dell’Unione Sovietica, in un momento in cui si torna a parlare di Guerra fredda a seguito della crisi tra Russia e Ucraina.
Ma la crisi nell’est europeo non è, ovviamente, una spiegazione logica. Restano due spiegazioni plausibili : le banche centrali, che conoscono bene le implicazioni della locazione e del re-ipotecare il metallo prezioso, temono che il loro oro non si trovi più interamente nei forzieri della Federal Reserve e dunque cercano di rimpatriare al più presto la maggior quantità possibile, prima che la perdita sia totale.
La seconda spiegazione è che le banche centrali anticipano la caduta dell’euro (per quanto riguarda la Germania, i Paesi Bassi, ecc.), dato che l’oro sarebbe il miglior garante della stabilità di una moneta nazionale, creata per sostituire l’euro.
Qualunque sia la ragione, il grande movimento di rimpatrio dell’oro da parte delle nazioni europee potrebbe essere un segno che le banche centrali si stanno preparando a un evento maggiore, sia che si tratti della fine dello schema Ponzi dell’oro praticato dalla Fed, sia che si tratti della fine dell’euro o entrambi.