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<h2>SubmittedText<h2><div><p style="margin-top:0pt; margin-bottom:0pt; line-height:150%; widows:0; orphans:0; font-size:11pt"><span style="font-family:Arial">L’agricoltura svizzera in futuro dovrà produrre decisamente più derrate alimentari di origine vegetale. Questo è quanto prevede la Confederazione nella sua Strategia climatica per l'agricoltura e l'alimentazione. Anche le riflessioni sull’ulteriore sviluppo della politica agricola a partire dal 2030 vanno in questa direzione. Al contempo l’agricoltura deve liberarsi in misura ancora maggiore dai prodotti fitosanitari ottenuti mediante sintesi chimica e ridurre considerevolmente l’impiego di sostanze nutritive, producendo in modo sempre più ecologico. Conformemente ai Conti economici dell’agricoltura, le aziende conseguono il 70 per cento circa del loro reddito mediante prodotti di origine animale. Soltanto il 30 per cento proviene dalla produzione vegetale, alla cui cifra d’affari le colture speciali (frutticoltura, viticoltura, orticoltura) e la foraggicoltura contribuiscono nella misura di tre quarti circa. Questo è quanto conferma anche il rapporto del Consiglio federale sui redditi nell’agricoltura pubblicato recentemente. A ciò si aggiunge che in Svizzera la produzione vegetale segna un’evoluzione negativa da 10 anni e per tutte le importanti colture principali la sua quota rispetto al consumo totale è in calo (grado di autoapprovvigionamento delle singole colture e nel bilancio delle sostanze nutritive in Svizzera). Il grado di autoapprovvigionamento nella produzione vegetale, con il 33 per cento, ha registrato un minimo storico.</span><span style="font-family:Arial"> </span></p><p style="margin-top:0pt; margin-bottom:0pt; line-height:150%; widows:0; orphans:0; font-size:11pt"><span style="font-family:Arial"> </span></p><p style="margin-top:0pt; margin-bottom:0pt; line-height:150%; widows:0; orphans:0; font-size:11pt"><span style="font-family:Arial">In tale contesto invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande. </span></p><p style="margin-top:0pt; margin-bottom:0pt; line-height:150%; widows:0; orphans:0; font-size:11pt"><span style="font-family:Arial; -aw-import:ignore"> </span></p><ol type="1" style="margin:0pt; padding-left:0pt"><li style="margin-left:33.5pt; line-height:150%; widows:0; orphans:0; padding-left:2.5pt; font-family:Arial; font-size:11pt"><span>Quali sono i motivi all’origine degli sviluppi nella produzione vegetale qui descritti? Come valuta il Consiglio federale tale evoluzione? </span></li><li style="margin-left:33.5pt; line-height:150%; widows:0; orphans:0; padding-left:2.5pt; font-family:Arial; font-size:11pt"><span>Quale ruolo svolgono gli standard ambientali meno elevati per le derrate alimentari di origine vegetale importate nell’evoluzione qui descritta?</span></li><li style="margin-left:33.5pt; line-height:150%; widows:0; orphans:0; padding-left:2.5pt; font-family:Arial; font-size:11pt"><span>Come verrà attuata concretamente la conversione a una maggiore produzione vegetale alla luce della situazione iniziale qui descritta e come si ripercuoterà sul reddito delle famiglie contadine?</span></li><li style="margin-left:33.5pt; line-height:150%; widows:0; orphans:0; padding-left:2.5pt; font-family:Arial; font-size:11pt"><span>Il Consiglio federale è disposto a prendere in considerazione adeguamenti nella protezione doganale per migliorare la redditività della produzione vegetale e dove vede possibilità concrete? </span></li><li style="margin-left:33.5pt; line-height:150%; widows:0; orphans:0; padding-left:2.5pt; font-family:Arial; font-size:11pt"><span>Quali altre possibilità entrano in considerazione per rafforzare la produzione vegetale?</span></li></ol></div><h2>FederalCouncilResponseText<h2><ol><li>Dal 2010 il valore della produzione agricola a prezzi correnti oscilla tra 3,8 e 4,5 miliardi di franchi nella produzione vegetale e tra 5,1 e 6 miliardi di franchi in quella animale. Sul valore della produzione vegetale incidono soprattutto le fluttuazioni di resa e di qualità dovute alle condizioni meteorologiche. L’andamento dei valori della produzione di settori importanti come i cereali, i semi oleosi, le patate e la frutta è stabile, quello della verdura fresca è al rialzo, mentre quello delle barbabietole da zucchero e delle colture foraggere è al ribasso. Tra le colture foraggere spiccano le rese dei prati, particolarmente sensibili alla siccità, il cui valore della produzione si aggira intorno a 0,9 miliardi di franchi.</li><li>In linea di principio, la questione degli standard ambientali non si pone in modo diverso per le derrate alimentari di origine vegetale importate e quelle da produzione indigena. La coltivazione è l’attività che sostanzialmente incide di più sull’ambiente, mentre il trasporto e la trasformazione hanno generalmente un ruolo secondario. In alcuni casi l'importazione di prodotti freschi può persino comportare un impatto ambientale minore rispetto a lunghi periodi di stoccaggio. In ultima analisi, la provenienza e il sistema di produzione utilizzato sono dettati dal comportamento dei consumatori. La Confederazione fornisce alla popolazione informazioni sugli effetti dell'alimentazione sull’ambiente e sulla salute.</li><li>Per garantire a lungo termine la sicurezza alimentare è importante potenziare la produzione vegetale. I cambiamenti in tal senso devono tuttavia avvenire in maniera sincronizzata a livello di produzione e consumo. Non è opportuno, ad esempio, coltivare quantità di cereali panificabili, patate o leguminose a granelli superiori al fabbisogno per poi destinare al foraggiamento degli animali da reddito prodotti adatti all’alimentazione umana perché non c’è domanda. Una produzione orientata al fabbisogno sostiene i prezzi e, quindi, anche il reddito agricolo. Le organizzazioni di categoria, che riuniscono gli attori dell’intera filiera del valore, rivestono un ruolo fondamentale nella definizione di quantità e qualità adeguate al fabbisogno. Sono chiamate a cogliere le opportunità in relazione a derrate alimentari con buone prospettive per il futuro.</li><li>Gli aumenti della protezione doganale nel settore alimentare tendono a tradursi in un rincaro dei prezzi di vendita dei prodotti indigeni, in una minore concorrenza, in prezzi più alti per i consumatori finali e in un maggiore turismo degli acquisti. Per leguminose ricche di proteine come le lenticchie o i fagioli per uso alimentare, ad esempio, il livello di protezione doganale è basso, eppure le importazioni totali ammontano soltanto a 10&nbsp;000 tonnellate l’anno. Per alcuni prodotti, come la frutta e la verdura fresche, l'aumento del valore aggiunto della produzione indigena non è limitato da un’insufficiente protezione doganale, bensì da prezzi al consumo già elevati che frenano la domanda.</li></ol><p>A un aumento della protezione doganale a favore della produzione vegetale indigena si contrappone un calo della domanda a causa del rincaro dei prezzi.</p><ol start="5"><li>Per rafforzare la coltivazione e la trasformazione all’interno del Paese è possibile puntare sull’evocazione della provenienza svizzera, che rende ammissibile anche una certa differenziazione del prezzo a livello di consumatori finali. In questo contesto, equiparando le leguminose a granelli destinate al consumo umano a quelle coltivate a scopo foraggero nel quadro del versamento dei contributi a singole colture nonché ampliando la gamma delle specie di leguminose che danno diritto a tali contributi il Consiglio federale ha favorito l’aumento dell'offerta. Esistono altresì strumenti per promuovere la ricerca, la consulenza e l'innovazione; a questo proposito nell'ambito dei loro programmi di ricerca gli istituti di ricerca della Confederazione o da essa cofinanziati, come Agroscope o FiBL, sviluppano anche basi per una produzione vegetale più sostenibile. Infine la Confederazione può cofinanziare progetti nei settori della selezione e dell’esame varietale, della ricerca agronomica e della consulenza agricola nonché della sostenibilità.</li></ol>