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"In Ticino, in base a quanto comunicato dalla Suva all'Ufficio dell'Ispettorato del lavoro, dal 2010 al 2020 si sono verificati 25 decessi causati da incidenti professionali". Lo scrive il Consiglio di Stato rispondendo a un'interrogazione del deputato e copresidente del Ps Fabrizio Sirica . La situazione, aggiunge il governo, "varia a dipendenza degli anni da 0 a 5 casi di infortunio mortale". Nello stesso lasso di tempo "i posti di lavoro in Ticino sono aumentati del 9,6 per cento".
Secondo l'Esecutivo cantonale "non si può parlare di un incremento dei decessi dovuti a incidenti sul posto di lavoro". Per prevenire infortuni e malattie professionali, il datore di lavoro "deve prendere tutte le misure necessarie per esperienza, tecnicamente applicabili e adatte alle circostanze". In altre parole, a tutela della salute dei lavoratori "deve prendere tutti i provvedimenti, che l'esperienza ha dimostrato necessari, realizzabili secondo lo stato della tecnica e adeguati alle condizioni d'esercizio". Le infrazioni commesse contro la sicurezza dei lavoratori "vengono anche punite di conseguenza", ricorda ancora il Consiglio di Stato: "Chiunque, in qualità di datore di lavoro, contravviene intenzionalmente o per negligenza alle prescrizioni in materia di prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali, è punito con una pena pecuniaria sino a 180 aliquote giornaliere di 3'000 franchi al massimo, per quanto non si tratti di un crimine o di un delitto punibile con una pena più grave secondo il Codice penale svizzero". Il governo ritiene inoltre che il numero di controlli in Ticino sia "adeguato".