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Pur di non venderlo all'Europa, Putin brucia il gas russo, immettendo nell'atmosfera enormi quantità di CO2
09.08.2022
Dalle rilevazioni satellitari della NASA risulta che dalla stazione di compressione di Portovaya, appartenente al gigante russo GAZPROM, si stanno innalzando nel cielo fiamme enormi. Non si tratta tuttavia di un incendio, bensì del cosiddetto "Flaring", cioè di una pratica che consiste nel bruciare il gas in eccesso estratto dal sottosuolo. Putin ha infatti ridotto del 60% le esportazioni di gas russo verso l'Europa in ripicca delle sanzioni decise dai paesi occidentali in seguito all'invasione russa dell'Ucraina. La Russia non avendo molte opportunità di vendere questo gas ai paesi asiatici, mancano infatti i gasdotti necessari al suo trasporto, Putin ha deciso di bruciare il gas che non riesce a vendere. Con ciò non danneggia soltanto l'economia del suo paese, che dipende in larga parte dalle esportazioni di gas e petrolio, ma provoca pure l'immissione nell'atmosfera di enormi quantità di CO2 e di conseguenza incrementa la catastrofe climatica.