Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/144048

<h2>SubmittedText<h2><p>Il direttore dell'Ufficio di coordinamento delle Nazioni Unite per gli affari umanitari (OCHA), l'irlandese John Ging, ha recentemente affermato, davanti ad alcuni parlamentari, che sarebbe necessario raddoppiare i mezzi finanziari (17 miliardi di dollari) a disposizione dell'Ufficio per poter assistere tutte le persone che si trovano in una grave situazione di emergenza. L'anno scorso nella zona del Sahel 575 000 bambini di età inferiore a cinque anni sarebbero morti solo perché l'ONU non è stata in grado di aiutarli. Il direttore dell'OCHA descrive questa situazione come un "deficit umanitario" del nostro mondo. Chiedo al Consiglio federale se ha intenzione di raddoppiare il contributo svizzero all'OCHA in modo da ridurre, almeno in parte, questo "deficit umanitario" e permettere così a migliaia di persone di sopravvivere.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il divario tra i bisogni umanitari a livello mondiale e i mezzi a disposizione per soddisfarli continua a crescere. Le crisi di grave entità sono sempre più numerose e spingono il sistema umanitario al limite delle proprie possibilità. Di recente il programma alimentare mondiale (PAM) si è visto costretto a interrompere temporaneamente gli aiuti alimentari nei Paesi confinanti con la Siria.</p><p>L'8 dicembre 2014 l'Ufficio di coordinamento delle Nazioni Unite per gli affari umanitari (OCHA) ha comunicato l'ammontare dei mezzi necessari per le attività umanitarie da condurre in tutto il mondo nel 2015 affinché le organizzazioni dell'ONU operanti in questo settore, come l'ACNUR, il PAM, l'Unicef e l'OCHA, possano prestare aiuto agli oltre 57 milioni di persone colpite catastrofi e conflitti. Si tratta di un importo di 16,4 miliardi di dollari statunitensi, il 70 per cento dei quali destinato alle quattro grandi regioni di crisi, ovvero Siria, Iraq, Repubblica centrafricana e Sudan del Sud.</p><p>I programmi dell'ONU devono far fronte a un sottofinanziamento cronico. Le cifre attuali concernenti il grado di finanziamento e i mezzi ancora mancanti sono consultabili su fts.unocha.org. Per poter svolgere i loro compiti, le organizzazioni umanitarie dell'ONU dipendono dai contributi versati dai Paesi donatori. La Svizzera si adopera per garantire un finanziamento stabile alle organizzazioni delle Nazioni Unite e, in tale ambito, l'aiuto umanitario della Confederazione fornisce in particolare assistenza alle cinque organizzazioni umanitarie dell'ONU, ovvero PAM, ACNUR, OCHA, Unicef e UNRWA. A queste organizzazioni, designate come partner principali nel messaggio concernente la cooperazione internazionale 2013-2016, è stato assegnato un terzo del budget dell'aiuto umanitario (i restanti due terzi dei mezzi sono destinati al CICR e all'aiuto umanitario bilaterale, nella misura del 50 per cento ciascuno). In tale contesto occorre mantenere un equilibrio tra i vari programmi dell'ONU: un aumento unilaterale dei mezzi destinati all'OCHA avrebbe infatti un effetto compensatorio sugli altri programmi. È invece importante una ponderazione che tenga conto dei singoli Paesi e dei diversi contesti. Per questo il 14 gennaio 2015 il Consiglio federale ha incaricato il DFAE di esaminare in tempi rapidi in che modo l'aiuto umanitario nel contesto siriano potrebbe essere rafforzato mediante una riallocazione dei mezzi a disposizione. Inoltre, considerato l'enorme fabbisogno, nella seconda metà del 2015 il DFAE presenterà al Consiglio federale un rapporto in cui indicherà in quale misura è possibile stanziare risorse supplementari a favore del programma per la Siria.</p><p>Nel 2014 il contributo annuale della Svizzera a favore dell'OCHA è stato di circa 20 milioni di franchi. Considerando il budget annuale dell'OCHA, pari a 280 a 300 milioni di dollari statunitensi, la Svizzera figura quindi tra i dieci principali donatori di questa organizzazione. Nel 2015 tale contributo verrà presumibilmente aumentato in proporzione ai mezzi disponibili.</p><p>Alla luce di queste sfide, la Svizzera continuerà inoltre a impegnarsi con decisione, attraverso la propria cooperazione allo Ssiluppo, a favore della sicurezza umana e dell'eliminazione delle cause delle crisi umanitarie (lotta alla povertà, prevenzione e riduzione dei rischi di conflitto e di catastrofe).</p>  Risposta del Consiglio federale.