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In occasione della giornata internazionale dei diritti umani, domani, le tre grandi chiese svizzere ricordano che essi sono la base per una democrazia funzionante ed equa.
Chiedono di non sacrificare una conquista fondamentale della nostra società a favore di "una politica miope e orientata al breve termine, che mette in primo piano interessi particolari o nazionali".
In una dichiarazione congiunta pubblicata oggi, la Conferenza dei vescovi, la Federazione delle chiese evangeliche (FCES) e la Chiesa vecchio-cattolica constatano con preoccupazione che "i diritti umani sono sempre più spesso messi in questione dagli umori del volere popolare". Ma un sistema democratico - sottolineano - può approssimarsi alla richiesta di giustizia solo se è basato sui diritti fondamentali.
Questi comprendono la partecipazione democratica all'elaborazione delle leggi alle quali tutti sono sottoposti, uno stato di diritto con leggi orientate all'equità, la solidarietà verso tutte le persone che vivono nel Paese e l'accesso a tribunali indipendenti, comprese le istanze di ricorso.
L'idea che i diritti umani debbano valere per tutti si è imposta nel mondo solo dopo le orrende esperienze dei regimi totalitari del XX secolo, ricordano le Chiese svizzere. I diritti fondamentali devono essere il parametro di verifica delle leggi, anche davanti alla apposita Corte europea. Solo in tal modo essi non rimarranno lettera morta. È l'ultima garanzia per la nostra libertà e sicurezza di cittadini di uno Stato degno della nostra fiducia.
Nella dichiarazione congiunta le chiese invitano infine a firmare un appello dell'organizzazione "ACAT Svizzera "Per un mondo senza tortura né pena di morte.
SDA-ATS