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<h2>SubmittedText<h2><p>Il 28 gennaio 2011 l'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa ha approvato all'unanimità una risoluzione concernente la promozione di un una "vecchiaia attiva" che valorizzi il potenziale lavorativo delle persone anziane (doc. 12431). Nella risoluzione l'Assemblea constata che dopo un pensionamento forzato, anticipato o dopo aver raggiunto l'età della pensione prevista per legge molte persone anziane preferirebbero rimanere nel mercato del lavoro. Queste persone tuttavia, incontrano vari ostacoli, sia effettivi che giuridici, che causano, secondo il Consiglio d'Europa, un "grande spreco di talenti". Riferendomi alla realtà svizzera, desidero porre al Consiglio federale le seguenti domande:</p><p>1. Il Consiglio federale condivide l'orientamento del Consiglio d'Europa mirato a consentire alle persone anziane di rimanere sul mercato del lavoro o di ritornarvi a seconda delle proprie capacità e della disponibilità a lavorare (ad es. a tempo pieno, a tempo parziale, lavorando in team o a rotazione)?</p><p>2. Il Consiglio federale ha intenzione di proporre al Parlamento dei miglioramenti giuridici e/o delle misure, ad esempio per quanto riguarda il diritto del lavoro, l'ambito fiscale o le assicurazioni sociali, al fine di rafforzare tale orientamento?</p><p>3. Il Consiglio federale ha in mente nuovi approcci per la cura e l'assistenza degli anziani, sia all'interno che all'esterno della famiglia, da parte di altri anziani attivi? Sono ipotizzabili incentivi finanziari?</p><p>4. Il Consiglio federale prende in considerazione anche eventuali attività ufficiali o di volontariato, soprattutto a livello comunale, ma anche cantonale e federale, che non prevedano rigidi limiti d'età?</p><p>5. Quali opportunità prevede il Consiglio federale per incentivare la formazione continua dei lavoratori anziani, soprattutto nei settori altamente tecnologici? Pensiamo soltanto alle tecnologie informatiche e della comunicazione dove il "lifelong learning" è un presupposto indispensabile per rimanere sul mercato del lavoro.</p><p>6. Il Consiglio federale condivide l'opinione secondo cui il maggior profitto ricavabile dal potenziale lavorativo della popolazione anziana potrebbe frenare la forte ondata migratoria dovuta alla libera circolazione delle persone?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale si adopera per un'elevata partecipazione al mercato del lavoro dei lavoratori anziani. Nel dicembre del 2005 ha approvato, nell'ambito della politica di crescita, un pacchetto di misure con tre obiettivi concreti. Tale pacchetto prevede l'adeguamento della legislazione in materia di assicurazioni sociali, dell'assicurazione contro la disoccupazione e dell'esecuzione nel settore delle condizioni di lavoro. Gli adeguamenti sono illustrati nella risposta al postulato Heim 09.4310, "Tempo parziale per i lavoratori anziani invece di licenziamenti". Va sottolineato con soddisfazione che nel frattempo la grande maggioranza delle misure è stata applicata. In generale si può affermare che, rispetto a quella di molti altri Paesi europei, la legislazione svizzera favorisce l'occupazione dei lavoratori anziani.</p><p>Alle singole domande il Consiglio federale risponde nel modo seguente:</p><p>1. Il Consiglio federale condivide l'orientamento del Consiglio d'Europa. Lavorare non significa soltanto guadagnarsi da vivere ma può anche significare integrazione sociale e qualità di vita. La questione assume tuttavia un'altra dimensione in Svizzera rispetto agli altri Paesi europei. Nel 2009 in Svizzera le persone tra i 50 e i 64 anni che esercitavano un'attività lucrativa costituivano il 75 per cento, mentre nei Paesi UE erano il 57 per cento.</p><p>2. Come già menzionato, negli ultimi anni in Svizzera sono state attuate varie misure a favore dei lavoratori anziani. I lavoratori che hanno raggiunto l'età di pensionamento e i loro datori di lavoro devono versare i contributi AVS soltanto sulla parte di reddito che supera una determinata franchigia e non devono versare alcun contributo alla previdenza professionale. Le misure di flessibilizzazione del pensionamento anticipato previste nell'11a revisione dell'AVS sono state respinte in Parlamento ma saranno ridiscusse nel quadro della prossima riforma dell'AVS. Nel quadro della previdenza professionale vi sono stati vari adeguamenti: primo, gli istituti di previdenza possono proporre ai loro assicurati che riducono la percentuale di lavoro a partire da 58 anni di mantenere il loro guadagno assicurato allo stesso livello di prima. Secondo, se alla cessazione di un rapporto di lavoro una persona desidera - a prescindere dalla sua età - continuare a lavorare, gli istituti di previdenza non possono costringere tale persona ad anticipare le sue prestazioni di vecchiaia ma devono versarle una prestazione di libero passaggio. Terzo, gli istituti di previdenza possono proporre agli assicurati che vogliono lavorare anche dopo l'età ordinaria di pensionamento di continuare a pagare contributi al loro istituto di previdenza fino al compimento dei 70 anni. Una persona che lavora anche dopo l'età del pensionamento può inoltre continuare ad alimentare il suo pilastro 3a fino a 70 anni. Tutti questi contributi alla previdenza sono fiscalmente deducibili. In questo ambito, le misure fiscali non sono sufficientemente efficaci o efficienti per raggiungere lo scopo ricercato. </p><p>3. Come risulta da un'indagine pubblicata recentemente dall'Ufficio federale di statistica, le persone anziane forniscono già oggi in ampia misura cura e assistenza, sia occupandosi dei genitori anziani, del proprio coniuge, dei nipotini sia svolgendo attività informali e non remunerate (aiuto reciproco tra vicini). Essi sono inoltre impegnati in attività di volontariato in istituti. Le loro motivazioni sono raramente di natura pecuniaria. Le persone anziane hanno tra l'altro alle spalle decenni di attività professionale o di assistenza e meritano quindi di poter approfittare del resto della loro vita senza essere costantemente confrontati con oneri.</p><p>In virtù dell'articolo 101bis LAVS, la Confederazione sostiene le attività di volontariato nell'ambito di contratti di prestazioni con le istituzioni che aiutano le persone anziane, ad esempio Pro Senectute o la CRS. Promuove inoltre il volontariato nel quadro della strategia nazionale in materia di cure palliative.</p><p>4. Le persone anziane sono già oggi occupate in ampia misura in attività di volontariato. È da anni che a livello comunale si sa come far capo a persone anziane motivate. La prassi volta a limitare l'eleggibilità degli impiegati comunali fissando un limite di età non si è instaurata.</p><p>5. Come sottolineato dal Consiglio federale nella sua riposta all'interpellanza Bruderer 08.3400, "Accesso alle TIC per le persone anziane", gli anziani che desiderano accedere alle TIC possono scegliere fra varie possibilità, che vengono inoltre costantemente sviluppate, in particolare nel quadro della rete "Integrazione digitale in Svizzera", sostenuta dall'UFCOM.</p><p>6. Spesso le persone anziane attive professionalmente dopo il pensionamento lavorano nell'ambito della propria ditta o per un datore di lavoro presso cui sono occupate da molto tempo. Solo raramente cercano un nuovo lavoro sul mercato generale. Si trovano quindi in una nicchia specifica del mercato del lavoro. Va inoltre osservato che i lavoratori immigrati occupano nella maggior parte dei casi posti complementari a quelli della popolazione indigena. Il Consiglio federale ritiene pertanto minima la correlazione tra il mantenimento dell'impiego dopo il pensionamento e l'entità dell'ondata migratoria.</p>  Risposta del Consiglio federale.