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Dopo i polli provenienti dalla Cina, notevoli tracce di antibiotici sono state rilevate anche nella carne di vitello e maiale consumata in Svizzera.
Un quinto della carne di vitello e maiale macellata in Svizzera contiene antibiotici. Questo dato allarmante è stato reso noto domenica dal settimanale Sonntagszeitung, che ha presentato i risultati delle analisi effettuate dal Swiss Quality Testing Service (SQTS), il servizio di sorveglianza della qualità dei prodotti della Migros.
Secondo Roland Dousse, responsabile del settore carne del SQTS, questi dati sono stati comunicati il 31 gennaio scorso alla Società dei veterinari svizzeri e alle autorità cantonali competenti. Dousse si è dichiarato sorpreso per il fatto che, nonostante la segnalazione, nessun provvedimento sia stato adottato finora.
L'allarme antibiotici è scattato nei giorni scorsi, dopo che la massiccia presenza di questi medicinali sono stati rilevati nella carne di pollo proveniente dalla Cina e venduta dai due principali negozianti svizzeri, ossia Coop e Migros. Entrambe le società di distribuzione hanno deciso di sospendere le importazioni di carne cinese.
Somministrazione abusiva
In base ai dati forniti dal SQTS, la presenza di antibiotici è stata appurata in un quinto della carne di vitello macellata l'anno scorso. Risultati quasi analoghi sono venuti alla luce anche per quanto concerne i teste effettuati negli ultimi mesi sulla carne di maiale: nel 22 percento dei casi sono stati rintracciati degli antibiotici.
Sempre secondo Dousse, non è ipotizzabile che un quinto dei capi di bestiame siano da considerare ammalati: la somministrazione generalizzata di antibiotici sarebbe probabilmente abusiva e destinata piuttosto ad aumentare le resistenza contro le malattie.
Rischi per la salute umana
Un impiego simile violerebbe le disposizioni legali: il 1 gennaio del 1999 le autorità federali avevano introdotto un divieto dell'uso indiscriminato di antibiotici. Ancora attualmente oltre 39 tonnellate di questi prodotti medicinali vengono però impiegati ogni anno dagli allevatori svizzeri. Una quantità che supera evidentemente il fabbisogno necessario per la cura di singoli animali ammalati.
Questo eccesso rischia di danneggiare la salute dei consumatori: in caso di infezioni, il corpo umano non è più in grado di reagire all'attacco batteriologico e neppure la somministrazione di antibiotici si rivela a questo punto efficace, dal momento che i batteri hanno già sviluppato delle resistenze.
swissinfo