Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01243.jsonl.gz/473

Il direttore generale Gilles Marchand: ‘Dovesse essere accolta per il personale le conseguenze sarebbero inevitabili e importanti’
L’iniziativa che chiede di ridurre a 200 franchi il canone radiotelevisivo è "un nuovo attacco al servizio pubblico che giunge a quattro anni dal rifiuto dell’iniziativa ‘No Billag’", bocciata con il 72% di voti contrari. Allora la popolazione aveva confermato la volontà di mantenere un servizio pubblico forte, scrive la Ssr in una nota, in cui si dice "pronta a dimostrare ancora una volta il proprio contributo alla società".
Se accettata, l’iniziativa popolare comporterebbe una massiccia riduzione del budget della Ssr. Con una simile riduzione, "la Ssr non potrebbe più sostenere il suo attuale modello decentralizzato. La conseguenza sarebbe una vasta centralizzazione, probabilmente in un unico sito di produzione, a scapito soprattutto della copertura regionale, delle minoranze linguistiche e di tutte le regioni del nostro Paese".
Un ridimensionamento massiccio della Ssr sarebbe un duro colpo per la piazza mediatica svizzera, e "in particolare per i settori svizzeri del cinema, della musica, della cultura e dello sport".
La centralizzazione avrebbe inoltre un impatto considerevole sul personale. Dopo il centinaio di milioni di franchi già risparmiati dalla Ssr negli ultimi tre anni, conseguenze importanti sul personale sarebbero inevitabili. "A essere colpiti sarebbero anche numerosi posti di lavoro esterni che dipendono direttamente dalla Ssr, così come gli investimenti per quasi 100 milioni di franchi all’anno nell’industria audiovisiva e nella produzione indipendente".
La Ssr sottolinea inoltre come la tassa sui media per le economie domestiche è già diminuita di oltre il 25% dal 2018. Nello stesso periodo, la Ssr ha già ridotto fortemente il suo budget. Ulteriori tagli si tradurrebbero inevitabilmente in un indebolimento della qualità. L’accettazione di una tale iniziativa "porterebbe a un forte calo dell’offerta di informazioni indipendenti, necessarie alla formazione dell’opinione pubblica, e indispensabili per il buon funzionamento della democrazia diretta".