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Il vergognoso divieto imposto dal Comitato Olimpico Internazionale contro la Russia, che sta impedendo di vedere la bandiera russa e di ascoltare le note dell’inno già sovietico nelle gare di Tokio, non è stata riportata dai distratti media occidentali.
La motivazione sarebbe l’artefatta accusa di doping, per altro praticato nei limiti delle normative internazionali, in Russia come in ogni altro paese del mondo, Stati Uniti ed Unione Europea compresi.
I solerti funzionari del Comitato Olimpico Internazionale hanno imposto pure l’acronimo ROC all’inglese, e non OKR, alla russa, per il Comitato Olimpico Russo, Олимпийский комитет России.
Inoltre le medaglie d’oro russe non potranno essere accompagnate dalle note di Katjuša, la celebre canzone diventata in Italia “Fischia il vento”, tra l’altro cantata dai partigiani molto, ma molto di più di “Bella Ciao”, perché Katjuša, proposta inizialmente dal governo russo, scritta nel 1938 e di argomento bucolico, parlando di meli e peri in fiore, essendo anche un ricordo della vittoria contro il nazifascismo, potrebbe urtare, secondo i dirigenti del Comitato Olimpico Internazionale, talune sensibilità. A me verrebbe da chiedere a lor signori quali, visto che la lotta contro il nazifascismo dovrebbe essere a fondamento delle Nazioni Unite e del Comitato Olimpico Internazionale.
La Russia ha dunque dovuto scegliere il Concerto per pianoforte n. 1 di Pjotr Chaikovskij, una musica senza parole, perché con tutta evidenza il Comitato Olimpico Internazionale vuole che i russi stiano zitti.
Auguro alla Russia di arrivare prima nel medagliere. Contro la violenza di un potere politico e sportivo che ammicca al fascismo e spalleggia la guerra contro la Russia e la Cina portata avanti da Biden e dall’Occidente.
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