Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01141.jsonl.gz/67

Come fu il caso per lo zucchero, gli Svizzeri dovranno dichiarare guerra anche al sale. Per la loro salute, e a dispetto dell'industria agro-alimentare.
Come la maggioranza degli abitanti dei paesi industrializzati, anche gli Svizzeri mangiano troppo salato. L'Organizzazione mondiale della salute (OMS) stima che non bisogna oltrepassare i 2 chilogrammi di sale all'anno a testa.
"Gli Svizzeri ne consumano in media 10 grami al giorno: decisamente troppo", afferma Jürg Luthy, responsabile del settore nutrizione dell'Ufficio federale della salute pubblica (UFSP). E il problema è ancora più grave, se si pensa che il cloruro di sodio è ritenuto dannoso per la salute.
In effetti, i medici ritengono che il consumo eccessivo di sale favorisca l'ipertensione arteriosa, aumentando di conseguenza i rischi di malattie cardiovascolari.
Negli alimenti industriali l'80 percento del sale consumato dagli Svizzeri
In realtà, sotto accusa non è la saliera, quanto piuttosto i cibi prodotti dall'industria agro-alimentare, che contengono l'80 percento del sale consumato dagli Svizzeri.
"Il peggio", dice Françoise Michel, capo-redattrice del bollettino della Federazione romanda dei consumatori, "è che anche gli alimenti zuccherati contengono del sale nascosto". A volte, in quantità considerevole, come nel caso dei cereali per la colazione, che possono contenere tanto sale quanto una tazza d'acqua marina.
Insomma, il sale costituisce un vero problema per la salute pubblica. E la prevenzione è resa difficile dal fatto che l'industria alimentare non è obbligata a indicare sui prodotti il tasso di cloruro di sodio contenuto.
"In Svizzera, soltanto i prodotti dichiarati 'poveri di sodio' devono sottostare a rigide norme e non possono contenere più di 0,12 grammi di sale ogni cento grammi", conferma Elisabeth Nelle, responsabile aggiunta della sezione delle derrate alimentari dell'UFSP.
Gli Svizzeri hanno già vinto la battaglia dello zucchero
"In definitiva", spera Françoise Michel, "è il consumatore che finirà per dettare la sua scelta all'industria agro-alimentare. Quando avrà preso coscienza del problema, deciderà spontaneamente di limitare il suo consumo di prodotti precotti. E i fabbricanti saranno costretti a correggere il tiro."
E Françoise Michel ricorda che i consumatori hanno già vinto la battaglia dello zucchero. "Sotto le loro pressioni, i fabbricanti hanno finito per commercializzare dei prodotti senza aggiunta di zuccheri," sottolinea, "mentre ancora qualche anno or sono non si trovava nessun prodotto di questo tipo sul mercato".
Ma la battaglia del sale sarà dura, perché il cloruro di sodio torna utile all'industria, sia perché mantiene l'umidità e quindi aumenta il peso degli alimenti confezionati. E inoltre il sale è un esaltatore di sapidità che costa molto poco.
Nel mirino delle autorità francesi
La battaglia del sale è già cominciata in Francia, dove l'agenzia di sicurezza sanitaria degli alimenti preconizza una riduzione di circa il 20 percento del tenore di sale negli alimenti commercializzati. Un traguardo che dovrà essere raggiunto nel giro di 5 anni.
Dal canto loro, i Britannici sono già riusciti a ridurre a soli 4 grammi al giorno per persona la quantità di sale ingerita, mentre in Belgio, in Canada, in Finlandia e in Australia sono state decise misure o emesse raccomandazioni per ridurne il consumo.
Vanda Yanka