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Il premier serbo, Aleksandar Vucic, si è detto a favore di elezioni politiche anticipate.
Esse risolverebbero quello che ha definito lo "scontro sociale latente" in corso in Serbia e che ostacola e rallenta il corso delle riforme e dei cambiamenti necessari al Paese per continuare speditamente sulla strada dell'integrazione europea.
Parlando oggi a Belgrado a una riunione del direttivo del Partito del progresso serbo (Sns, conservatore), la forza politica di maggioranza da lui presieduta, Vucic ha detto che il governo ha bisogno di un mandato pieno in modo da portare a termine il programma di riforme entro il 2020, anno in cui la Serbia conta di chiudere il negoziato di adesione alla Ue, i cui primi capitoli sono stati aperti a metà del dicembre scorso.
"Andiamo al voto anticipato", ha detto Vucic, un annuncio salutato da applausi prolungati e da una 'standing ovation' di tutti i 505 delegati del direttivo. Il voto anticipato si terrà con tutta probabilità unitamente alle elezioni provinciali e locali già in programma per la prossima primavera, tra aprile e maggio.
Secondo Vucic, da quando l'Sns è andato al potere con il suo governo format un mese dopo la vittoria nelle elezioni del marzo 2014, la Serbia è in uno stato di "scontro sociale latente" per l'"enorme resistenza" ai tentativi di rompere il blocco formato da "taicoon, politicanti e criminali", che non hanno interesse a che la Serbia cambi e progredisca. Secondo Vucic, a fare resistenza sarebbero anche taluni esponenti del governo e del suo stesso partito Sns per i quali il potere è solo un "mezzo di arricchimento personale", per rubare e mantenere privilegi.
Il voto anticipato si terrà due anni prima rispetto alla scadenza regolare della legislatura. L'Sns di Vucic e del presidente Tomislav Nikolic è dato da tutti i sondaggi grande favorito, con percentuali che oscillano intorno al 50% dei consensi, rispetto al 10% circa del Partito socialista (Sps) del ministro degli esteri Ivica Dacic, che è secondo nei favori dell'elettorato.
SDA-ATS