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Il sistema politico svizzero non permette ai cittadini di scegliere il loro governo. Questa competenza è affidata al Parlamento.
La composizione dell’esecutivo corrisponde alla forza dei differenti partiti. Ma l’aritmetica non è il solo criterio.
Dal 1959, quattro partiti politici si spartiscono i sette seggi del governo (Consiglio federale) secondo la cosiddetta « formula magica ». Il sistema svizzero, a differenza del suo modello americano, si caratterizza per il fatto che è il parlamento, e non il popolo, ad eleggere il governo.
Questa chiave di ripartizione rispetta al tempo stesso la forza elettorale dei singoli partiti e l’equilibrio linguistico. Il Partito socialista, il Partito popolare democratico (centro-destra) e il Partito liberale radicale (destra) dispongono ciascuno di due seggi. L’Unione democratica di centro (UDC/destra dura) ne ha solo uno e ne rivendica un secondo.
Non di sola aritmetica
Il nuovo progresso dell’UDC nelle elezioni dello scorso 19 ottobre pone con più urgenza che mai la questione del secondo seggio UDC in governo.
Ma la formula magica non si riduce a una mera questione matematica. Per funzionare, il sistema presuppone infatti che i diversi membri del governo sappiano intendersi su una politica comune.
Per questo, al momento della rielezione del Consiglio federale, molti parlamentari potrebbero chiedersi se conviene davvero che un secondo rappresentante dell’UDC entri a far parte del governo.
In effetti, nel corso degli ultimi anni, questo partito si è contraddistinto per un’opposizione energica alla politica intrapresa dal governo in alcuni ambiti (ONU, Europa, forze di mantenimento della pace, ecc.).
swissinfo, Olivier Pauchard
(traduzione di Luisa Orelli)
In breve
La questione dell’elezione popolare del Consiglio federale riappare regolarmente nel dibattito politico.
Di solito raccoglie i consensi di una minoranza, sia in Parlamento, sia all’interno del governo.
Due iniziative in materia sono state sottoposte a voto popolare, nel 1900 e nel 1942. La prima era un’iniziativa comune di socialisti e cattolico-conservatori, la seconda un’iniziativa dei soli socialisti.
Entrambe sono state respinte dal popolo.
Il capofila dell’UDC Christoph Blocher ha anch’egli evocato l’idea di un’elezione popolare. La proposta non ha però assunto la forma di un’iniziativa.
Uno dei principali argomenti degli oppositori all’elezione popolare è che in questo modo verrebbero favorite le diverse lobby e i demagoghi.