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All'indomani del suo incontro a Berna con la presidente della Confederazione, Agim Ceku si è detto convinto che la Svizzera svolgerà un ruolo importante nel proteggere le minoranze del Kosovo.
Il premier kosovaro ha domandato a Micheline Calmy-Rey – tra i primi rappresentanti di Stato a chiedere l'indipendenza della provincia serba – di incoraggiare gli altri paesi a fare altrettanto.
In visita venerdì a Berna, dove ha incontrato la presidente della Confederazione e ministra degli esteri Micheline Calmy-Rey, il primo ministro del Kosovo Agim Ceku ha reso omaggio sabato al ruolo svolto dalla Svizzera nella regione.
Intervistato dal Tages Anzeiger, Ceku si è detto convinto che la Svizzera sarà uno dei primi paesi al mondo a riconoscere l'indipendenza del Kosovo e che Berna occuperà un ruolo di primo piano nella protezione delle minoranze
In Kosovo vi saranno probabilmente cinque comuni con una popolazione in maggioranza serba e Micheline Calmy-Rey ha assicurato che la Svizzera si occuperà di formare gli impiegati in due comuni, ha indicato il premier kosovaro.
Inoltre, la Confederazione vuole partecipare alla creazione del futuro corpo di polizia internazionale e continuare a mantenere il contingente militare della Swisscoy, composto attualmente da circa 210 soldati.
"Un posto nella nostra storia"
"Micheline Calmy-Rey avrà sempre un posto nella nostra storia, perché è stata tra i primi rappresentanti di Stato a chiedere l'indipendenza del Kosovo", ha inoltre sottolineato Ceku.
Nel suo incontro con la presidente della Confederazione, il primo ministro del Kosovo ha chiesto a Micheline Calmy-Rey di prodigarsi affinché gli altri paesi facciano altrettanto.
Il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) ha confermato che i due responsabili hanno "avuto uno scambio di idee sulla situazione in Kosovo e in Serbia".
Quale statuto?
Hanno discusso dei possibili contribuiti svizzeri per la protezione delle minoranze, di decentralizzazione e di presa di coscienza del passato, ha indicato una portavoce del DFAE.
Dal 1999, dopo l'intervento della NATO contro la Serbia, il Kosovo è posto sotto l'amministrazione dell'ONU.
La situazione dovrebbe però presto mutare: il 26 gennaio prossimo, infatti, l'emissario delle Nazioni Unite Martti Ahtisaari deve presentare le sue raccomandazioni sullo statuto finale del Kosovo, provincia serba la cui maggioranza d'etnia albanese (circa il 95% della popolazione) rivendica l'indipendenza.
swissinfo e agenzie
In breve
Fino al XIV secolo il Kosovo è stato il centro del regno serbo. Con il passare del tempo e lo sviluppo demografico l'etnia albanese è diventata maggioritaria. Dopo il ritiro dell'impero ottomano nel 1913, la Serbia ha riconquistato la sovranità sulla provincia.
In seno alla Repubblica federale di Iugoslavia il Kosovo ha goduto fino al 1989 di una limitata autonomia. Sotto la presidenza di Milosevic si è insediato un regime discriminatorio, che ha escluso albanesi da tutti i posti chiave del mondo economico e della pubblica amministrazione.
L'occupazione da parte dell'esercito serbo ha provocato nel 1999 un conflitto e lo sfollamento di centinaia di migliaia di persone. La NATO è intervenuta nell'estate del 1999, constringendo i serbi al ritiro. La provincia è da allora sotto amministrazione ONU.
Nel 2005 l'ONU ha avviato un processo negoziale che dovrebbe alla definizione dello statuto politico del Kosovo
Swisscoy
Il distaccamento svizzero in Kosovo (Swiss Company, Swisscoy) è costituito attualmente da 210 soldati.
Nel giugno del 2005, il parlamento ha prolungato il mandato sino alla fine del 2008.
I militari svizzeri operano assieme al contingente austriaco ed appoggiano la brigata tedesca della KFOR.