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SAN GALLO - L'operatore SIX ha abusato della sua posizione dominante sul mercato delle carte di pagamento: lo ha stabilito il Tribunale amministrativo federale (TAF), che ha confermato una multa di 7 milioni di franchi inflitta nel 2010 dalla Commissione della concorrenza (Comco) per fatti risalenti al periodo fra il 2005 e il 2007.
Secondo la Comco SIX Multipay (ex Telekurs Multiplay) - filiale del gruppo SIX - ha sfruttato la sua posizione favorendo i terminali per carte di pagamento della sua consorella SIX Card Solutions: solo a questa società veniva infatti offerta, a partire dal 2005, la funzione DDC (Dynamic Currency Conversion). Questa permette a un cliente detentore di carte di debito o di credito straniere la possibilità di decidere, direttamente al terminale, se effettuare il pagamento in franchi o nella sua valuta nazionale. La DCC non solo è comoda per l'acquirente, è anche finanziariamente molto interessante per il negoziante, perché questi partecipa all'utile risultante dalla conversione.
Il procedimento dell'autorità federale era stato aperto a seguito di una denuncia di un produttore di terminali concorrente alla SIX Card Solutions, che si era lamentato per non ricevere dalla SIX Multipay le informazioni di interfaccia necessarie per rendere compatibili i suoi prodotti con la funzione DCC. Questo rifiuto era stato considerato dalla Comco come illecito.
SIX - che attraverso un'azienda controllata gestisce fra l'altro anche la borsa svizzera - aveva portato il caso davanti al TAF. A otto anni e mezzo dalla multa arriva la sentenza, di oltre 500 pagine, dei giudici di San Gallo. La corte ha detto la sua su una sessantina di questione giuridiche, di cui una ventina hanno valore di precedente. Ma potrebbe non essere ancora finita: il giudizio del TAF può essere impugnato davanti al Tribunale federale.
SIX Card Solutions è nel frattempo diventata Six Payment Services, che nel novembre 2018 è stata venduta alla società francese Wordline con tutti i diritti e doveri, ha indicato un portavoce del gruppo SIX. Toccherà dunque a Wordline pagare la multa. Non è ancora noto se l'impresa francese intenda ricorrere al supremo tribunale di Losanna.