Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01235.jsonl.gz/161

Svizzera-Ue
Svizzera-UE - Accordo quadro: anni di negoziati difficili
La Svizzera e l'Unione europea (UE) hanno iniziato i negoziati nel 2014 su un accordo quadro istituzionale che dovrebbe essere un «ombrello» per i circa 120 accordi bilaterali. I colloqui si sono conclusi oggi con la decisione del Consiglio federale di non firmare la bozza di intesa.
18 marzo 2002: la commissione di politica estera del Consiglio degli Stati discute la possibilità di combinare gli accordi bilaterali in un accordo quadro.
18 settembre 2008: il Parlamento incarica il Consiglio federale di avviare i negoziati con l'UE. Il Consiglio dei ministri dell'UE accoglie con favore la decisione, ma critica la regola secondo cui le aziende europee che desiderano lavorare in Svizzera devono registrarsi otto giorni prima. La considera una violazione della libera circolazione delle persone.
20 dicembre 2012: Il Consiglio europeo decide di far dipendere la conclusione di nuovi accordi per l'accesso al mercato unico da una soluzione sulle questioni istituzionali.
18 dicembre 2013: il Consiglio federale approva il mandato negoziale. Esclude l'adozione automatica del diritto comunitario e fa delle misure di accompagnamento una «linea rossa» che non deve essere superata.
9 febbraio 2014: il popolo svizzero approva l'iniziativa «contro l'immigrazione di massa». Tre giorni dopo, gli ambasciatori dell'UE ritirano dalla loro agenda il mandato per i negoziati su un accordo quadro.
6 maggio 2014: il Consiglio dei ministri dell'UE approva il mandato negoziale e chiede di risolvere la questione della libera circolazione delle persone. I negoziati iniziano il 22 maggio. La ripresa automatica del diritto e la risoluzione dei conflitti sono oggetto di un acceso dibattito.
16 dicembre 2016: Le Camere federali approvano la "preferenza indigena light", che permette di attuare l'iniziativa «contro l'immigrazione di massa» in maniera accettabile per l'Ue.
6 aprile 2017: Doris Leuthard si reca in visita a Bruxelles. La presidente della Confederazione e il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, sono d'accordo nel rompere lo stallo dei negoziati.
23 novembre 2017: Jean-Claude Juncker propone la creazione di un tribunale arbitrale per risolvere le controversie. Il Consiglio federale promette un nuovo «miliardo di coesione» per i paesi poveri dell'UE.
18 dicembre 2017: la Commissione europea limita a un anno il riconoscimento da parte dell'UE dell'equivalenza della borsa svizzera. Una proroga dipenderà dai progressi dell'accordo quadro. Furioso, il Consiglio federale decide di riconsiderare la promessa di un nuovo «miliardo di coesione».
2 marzo 2018: Il Consiglio federale accetta l'idea di un tribunale arbitrale, ma non intende modificare le misure di accompagnamento.
8 giugno 2018: Il Consiglio federale minaccia misure di ritorsione se l'UE non estende l'equivalenza borsistica. Potrebbe negare alle banche e ai commercianti europei il diritto di continuare a commerciare in azioni svizzere.
2 luglio 2018: L'economia si pronuncia in modo schiacciante a favore di un accordo quadro.
7 dicembre 2018: La Svizzera e l'UE raggiungono una bozza di accordo. Due questioni rimangono irrisolte: le misure di accompagnamento e la direttiva sulla cittadinanza europea, che estende l'accesso alle prestazioni sociali. Nonostante ciò, il Consiglio federale decide di pubblicare il testo e di metterlo in consultazione.
17 dicembre 2018: Bruxelles estende l'equivalenza borsistica di sei mesi.
Febbraio/marzo 2019: I gruppi parlamentari liberale-radicale e dei Verdi liberali sostengono l'accordo quadro. L'Unione sindacale svizzera (USS) lo rifiuta, ritenendo che le misure di accompagnamento e la protezione dei salari non siano negoziabili.
7 giugno 2019: dopo la consultazione nazionale, il Consiglio federale mantiene una "valutazione generalmente positiva", ma intende chiedere a Bruxelles chiarimenti sugli aiuti di stato, sulla protezione dei salari e sulla direttiva europea sulla cittadinanza.
11 giugno 2019: Jean-Claude Juncker si dice pronto a discutere, ma rifiuta una rinegoziazione. Ritiene che i chiarimenti richiederanno solo qualche giorno.
18 giugno 2019: Bruxelles constata una «mancanza di progressi» e decide di non estendere l'equivalenza borsistica. Per ritorsione, Berna vieta il commercio di azioni svizzere sulle borse europee.
3 dicembre 2019: le Camere federali approvano il «miliardo di coesione». Tuttavia, i fondi saranno concessi solo dopo che l'equivalenza del mercato borsistico svizzero sarà stata ripristinata.
2020: I negoziati sono bloccati fino alla votazione del 27 settembre sull'iniziativa «Per un'immigrazione moderata» dell'UDC. Dopo il rifiuto del testo, Bruxelles si aspetta che il progetto di accordo quadro venga firmato «rapidamente». In novembre, il Consiglio federale dichiara di aver definito la sua posizione sui tre punti ancora in sospeso.
Inizio 2021: Economiesuisse e l'Associazione svizzera degli imprenditori chiedono un "rapido chiarimento" delle questioni in sospeso. Si forma un gruppo parlamentare per sostenere il governo in questo sforzo.
Febbraio/marzo 2021: la nuova segretaria di Stato Livia Leu si reca a Bruxelles ogni due settimane per colloqui.
3 marzo 2021: Medici, ospedali, difensori dei pazienti e rappresentanti dell'industria sanitaria temono che la lentezza dei negoziati influirà negativamente sulle importazioni ed esportazioni di prodotti medici.
20 aprile 2021: Secondo il verbale di una riunione tra la negoziatrice dell'UE Stephanie Riso e gli ambasciatori dei 27 Stati membri, l'UE ritiene che spetti alla Svizzera prendere l'iniziativa. Considera Berna responsabile di un fallimento dell'accordo quadro.
22 aprile 2021: il presidente della Confederazione Guy Parmelin incontra la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, a Bruxelles. La riunione non porta a nessun progresso. Per il Consiglio federale, rimangono «divergenze sostanziali».
26 maggio 2021: il Consiglio federale decide di non firmare l'accordo quadro e conclude i negoziati. Ritiene che le discussioni con l'UE non abbiano portato alle soluzioni di cui la Svizzera ha bisogno. Tuttavia, considera importante mantenere la cooperazione bilaterale.