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I due ex alti ufficiali delle Guardie di confine ticinesi hanno abusato della fiducia del Corpo, e la loro funzione è un'aggravante. Così l'uditore dell'esercito ten col Martino Righetti ha introdotto le richieste di pena nel processo all'ex comandante della Regione IV, Mauro Antonini, e all'ex responsabile dello stato maggiore, a processo da giovedì davanti al Tribunale militare riunito a Locarno.
L'accusa ha chiesto per Antonini una pena pecuniaria pari a 120 aliquote giornaliere da 180 franchi, a fronte di una condanna per istigazione all'appropriazione indebita, gestione infedele e falsità in documenti reiterate, da sospendere con la condizionale per due anni, oltre a una multa di 4'300 franchi.
Per l'altro imputato, Righetti ha chiesto 80 aliquote giornaliere da 200 franchi, sempre sospese per due anni, per appropriazione indebita, reiterate gestione infedele e falsità in documenti, oltre a una multa di 3'200 franchi.
I due imputati, ha rilevato l'uditore, "hanno violato i loro doveri più basilari di ufficiali e quadri. Hanno creato la cassa nera per aggirare le regole sulle spese di rappresentanza, hanno creato liste fittizie di persone che avrebbero ricevuto premi in natura mai consegnati". Hanno, in definitiva, abusato della fiducia usando fondi federali per i loro scopi. Ma è anche vero che si è trattato di poco denaro è che è stato effettivamente usato per lo più per spese di rappresentanza. Secondo l'accusa, è stato l'ex comandante ad istigare l'altro ufficiale.
In mattinata si è espresso anche Daniele Meier, patrocinatore dell'ex responsabile dello stato maggiore. L'avvocato ha contestato tutti i reati tranne l'appropriazione indebita, chiedendo alla corte il proscioglimento o una sostanziale riduzione delle pene proposte dall'accusa. Meier ha cercato di spostare le responsabilità su Antonini, parlando di dichiarazioni "ondivaghe e contraddittorie" e di spese effettuate anche per sostenere la corsa al Consiglio di Stato del 2014.
La parola è poi passata al patrocinatore dell'ex comandante, avv. Elio Brunetti, che già in avvio di dibattimento ha lasciato trasparire una linea difensiva che punta al proscioglimento di Antonini da ogni accusa. L'inchiesta, ha sostenuto Brunetti, è frutto di un risentimento da parte dell'ex responsabile dello stato maggiore, che avrebbe chiamato in correità Antonini dopo essere stato da lui licenziato. L'ex comandante, a mente del suo difensore, non ha mai posseduto le somme contestate, e la cassa nera sarebbe stata sempre gestita dall'altro imputato. "Far cadere su Antonini la responsabilità di quanto successo è solo una tesi di comodo, strumentale e di scarico delle responsabilità. Le iniziative dell'altro ufficiale non erano condivise da Antonini", ha aggiunto Brunetti, mettendo in dubbio la credibilità di chi ha accusato l'ex comandante. Inoltre "l'analisi oggettiva delle prove non permette di dissipare i dubbi circa la creazione della cassa nera".
La Corte militare presieduta dal col Mario Bazzi dovrebbe emettere una sentenza a fine giornata.