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BERNA - Anche i genitori omosessuali in unione domestica registrata dopo la separazione devono pagare alimenti per i figli che crescevano insieme. Lo ha stabilito il Tribunale regionale di Berna-Mittelland nel caso riguardante due madri.
In base alla sentenza il sostentamento viene calcolato come presso le coppie eterosessuali sposate che si sono occupate insieme dei bambini comuni, ha comunicato oggi l'avvocato della madre biologica Dominic Nellen. Egli parla di una sentenza di principio «perché direttiva per molte famiglie arcobaleno».
Infatti solo uno dei due genitori è la madre o il padre biologico e se non viene effettuata un'adozione del figlio della compagna o del compagno - possibilità aperta alle coppie dello stesso sesso da inizio 2018 - per il partner non sussiste alcun tipo di legame giuridico. Ciò comporta che in base alla legge federale sull'unione domestica registrata di coppie omosessuali (LUD) non può essere obbligato a pagare alimenti.
Questo vuoto legale si spiega con il fatto che la LUD parte dal presupposto che due donne o due uomini non abbiano mai figli insieme. Nella realtà però ciò accade spesso: in Svizzera si stima che vi siano tra i 6'000 e i 30'000 bambini che crescono assieme a genitori omosessuali.
Il caso esaminato dalla corte bernese riguardava due donne che si erano conosciute nel 2004 e che hanno avuto bambini tramite l'inseminazione artificiale di una di esse. La compagna ha assistito ad ogni inseminazione, visita ginecologica e nascita dei figli.
Dopo l'arrivo del primo figlio la madre biologica ha ridotto il suo tempo di lavoro al 50%. In seguito le due donne hanno costruito una casa insieme e per disporre di sicurezza legale hanno fatto registrare la propria unione. Dopo crescenti problemi relazionali la coppia si è separata e a fine 2016 la compagna della madre biologica ha lasciato l'abitazione comune. Da allora l'altra donna ha cercato di ottenere per via legale il pagamento di alimenti per sé e i figli.
Il giudice, nella sua sentenza pubblicata martedì, afferma che contrariamente alla LUD egli si considera competente per regolamentare il diritto di contatto (visite, vacanze). Inoltre per il sostentamento egli ricorre allo stesso calcolo dei bisogni della madre rimasta sola e dei figli comuni come nel caso di una coppia sposata eterosessuale.
In questo modo il tribunale crea una nuova base legale: la compagna deve pagare alimenti anche se non ha legami giuridici con i bambini che prima cresceva insieme alla loro madre biologica.
«La sentenza dimostra che le famiglie arcobaleno con figli comuni sono una realtà e che servono regole», afferma Nellen. Si tratta di un segnale al mondo politico: «Le famiglie arcobaleno in unione registrata devono essere trattate alla pari di quelle con genitori eterosessuali. Perché un figlio non sceglie il suo retroscena giuridico e la sua famiglia».
La sentenza non è ancora passata in giudicato e può ancora essere impugnata presso il Tribunale cantonale.