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BERNA - Nella lotta alla pandemia la Confederazione deve rimanere fedele alla sua linea, continuando a permettere la pratica dello sci e respingendo le richieste - provenienti dall'estero - di uno stop: lo afferma il presidente di Funivie svizzere Hans Wicki, che auspica più tranquillità e serenità nell'affrontare il tema.
Non esiste un argomento ragionevole e condivisibile che imponga la chiusura di tutti i comprensori sciistici, afferma il rappresentante degli impianti di risalita e consigliere agli stati (PLR/NW) in un'intervista diffusa oggi dalla radio SRF. Alcune stazioni in Svizzera sono aperte da due mesi e nessuna di esse è diventata un focolaio d'infezione.
Secondo Wicki - che è anche presidente del consiglio di amministrazione degli impianti del Titlis - non ha nemmeno senso chiudere gli impianti per paura che gli ospiti si possano contagiare nel doposci. Esistono piani di protezione per il settore della ristorazione, fa notare il 56enne.
Per quanto riguarda gli impianti di risalita in senso stretto, le mascherine devono essere indossate nei locali chiusi e nelle zone in cui non è possibile mantenere la distanza minima. Wicki ha ammesso che potrebbero esserci ingorghi nelle stazioni ferroviarie e nella zona delle funivie, ma a suo avviso la situazione è paragonabile a quanto si assiste già normalmente sui tram e nei treni.
«La gente dovrebbe essere in grado di uscire al sole, di ricaricarsi, di avere emozioni e di rilassarsi», osserva il politico laureato in economia all'Università di Zurigo. «Il virus non si trasmette quando si scia nell'aria fresca in natura».
Secondo Wicki l'attuale discussione sulla chiusura delle stazioni è «una frenesia dettata dall'estero». Germania, Francia e Italia vogliono tenere chiusi i loro comprensori e la cancelliera tedesca Angela Merkel mira a estendere questo approccio a tutto il continente. Oltre alla Svizzera, anche l'Austria si difende su questo punto.
Wicki ricorda l'importanza economica del ramo: le società che gestiscono gli impianti di risalita realizzano gran parte del loro fatturato annuale durante le vacanze di Natale e Capodanno. E ricorda come in settembre sia stato introdotto un piano di protezione che è stato esaminato anche dall'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP). Sono stati fatti investimenti in nuove tecnologie e in sistemi di disinfezione.