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FRIBORGO - Qualche mese fa Benoît Jecker si è accordato con il Friborgo, dopo aver trascorso due stagioni in riva al Ceresio.
L'emergenza legata al coronavirus non ha però permesso al difensore 25enne di terminare il suo biennio bianconero nel migliore dei modi. «Ho vissuto una buona esperienza a Lugano, ma avrei voluto concludere la mia avventura ticinese sul ghiaccio», ha analizzato proprio Jecker. «Andarmene in questo modo, con la pandemia che ha fermato tutto, non è stato proprio esaltante. È stato un peccato: oltre a non avere disputato i playoff, non abbiamo nemmeno potuto fare la cena di squadra e celebrare la grande carriera di Vauclair, visto che nel giro di poco tempo hanno chiuso i ristoranti e vietato gli assembramenti».
Alla Cornèr Arena il giocatore ha complessivamente messo a referto 12 punti in 96 partite, calcolando campionato, Coppa Svizzera e Champions League. Inizialmente Jecker ha avuto poco spazio con Ireland, dopodiché con Kapanen ha ritrovato il suo smalto. «Ireland non mi vedeva proprio e con lui ho incontrato parecchie difficoltà. Non è stato un periodo felice ma in seguito, con il cambio dell'allenatore, le cose sono cambiate. In estate mi sono allenato duramente e Kapanen mi ha dato un ruolo importante in squadra. Sono soddisfatto perché ho dimostrato di essere un buon giocatore di hockey e di non essere io il problema l'anno precedente. Quando infine è arrivato Pelletier avevo appena firmato il contratto con il Friborgo, per cui ero abbastanza rilassato e ho aiutato la squadra a raggiungere i playoff. Mi dispiace perché eravamo carichi e nella seconda parte della stagione avremmo potuto dire la nostra. Il destino ha però voluto che finisse in questo modo. In ogni caso il bilancio del mio secondo anno è nettamente migliore rispetto al primo».
E adesso sei tornato (finalmente) a casa... «Da friborghese non potevo rifiutare la chiamata della mia squadra del cuore e con Dubé ho subito avuto un buon feeling. Dopo tre anni a Davos, cinque a Bienne e due a Lugano ho acquisito una certa esperienza, che non vedo l'ora di poter mettere a disposizione del Friborgo».
Proprio Dubé, che è stato confermato head-coach, aveva scelto - in qualità di ds - di mettere sotto contratto Jecker... «Ovviamente si tratta di una situazione favorevole per me, perché se Dubé mi ha scelto significa che apprezza le mie qualità e questo - adesso che è l'allenatore - mi dà la carica. Poi chiaramente devo dimostrare di meritare la fiducia che mi è stata accordata. Sono davvero contento di poter iniziare questa nuova avventura davanti ad amici e parenti».
Come hai vissuto queste ultime settimane di pandemia? «Quando la Lega ha cancellato la stagione ho deciso di venire subito a Friborgo, anche perché la situazione sanitaria che si stava creando in Ticino era già abbastanza critica. Per fortuna non sono stato contagiato e nemmeno i membri della mia famiglia. Per il resto questo sarebbe stato l'unico periodo dell'anno in cui avremmo potuto viaggiare e andare in vacanza, ma non è stato il caso. Fortunatamente la mia famiglia ha uno chalet, a una trentina di minuti da Friborgo, per cui ne ho approfittato insieme alla mia ragazza per cambiare un po' aria. Inizialmente ho ricaricato le batterie in campagna, mentre negli ultimi tempi ho iniziato a prepararmi individualmente a Friborgo. Abito vicino a un percorso vita, di conseguenza la corsa e gli esercizi di rito sono all'ordine del giorno. Non ho ancora visto nessun membro del club, ma ho ricevuto un programma di allenamenti da svolgere a casa e cerco di organizzarmi come posso. Siamo comunque ancora nel mese di aprile, la preparazione specifica arriverà più in avanti».