Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01211.jsonl.gz/1135

Dopo l’attacco della Russia all’Ucraina, il 24 febbraio, la Svizzera ha più volte ampliato le sanzioni contro Mosca e gli oligarchi vicini al presidente russo Vladimir Putin. In linea di massima il Consiglio federale segue le decisioni dell’Unione europea; ma non ciecamente ed esamina ogni misura. Ecco una panoramica.
Il giorno dell’inizio dell’offensiva russa, lo scorso 24 febbraio, il Consiglio federale rinuncia a proprie sanzioni, ma rafforza le regole che impediscono di aggirare quelle di altri Stati. Berna vuole lasciare la porta aperta a discussioni diplomatiche, dice il presidente della Confederazione Ignazio Cassis. Pochi giorni dopo, il 28 febbraio, l’esecutivo elvetico decide di riprendere integralmente le sanzioni dell’Ue. Cassis parla di un passo che la Svizzera non doveva prendere alla leggera.
Dallo stesso giorno Berna blocca gli averi delle persone e delle società che figurano sulla lista dei sanzionati da Bruxelles. Fra di loro figurano il presidente russo Vladimir Putin, il primo ministro Mikhail Mishustin e il ministro degli Esteri Serghiei Lavrov. A cinque oligarchi è vietato l’ingresso in Svizzera. Il Consiglio federale sostiene l’esclusione della Russia dalla rete di comunicazione bancaria Swift. Il divieto di importazione, esportazione e investimento in Crimea e Sebastopoli, in vigore dal 2014, è esteso alle regioni di Donetsk e Lugansk, nell’Ucraina orientale. Lo spazio aereo svizzero è chiuso ai voli provenienti dalla Russia e agli aerei immatricolati in Russia, ad eccezione dei voli per scopi umanitari, medici o diplomatici.
Il 4 marzo Berna riprende tutte le sanzioni finanziarie dell’Ue contro Mosca, nonché gli ulteriori divieti di esportazione decisi da Bruxelles. Prodotti che possono essere utilizzati per scopi militari e civili non possono più essere esportati in Russia. Se è previsto un uso finale militare, anche le esportazioni verso l’Ucraina sono proibite. I divieti di esportazione si applicano inoltre anche a materiale destinato alla raffinazione del petrolio e all’industria aerospaziale. Sono pure vietati alcuni servizi, come i lavori di riparazione e ispezione e le assicurazioni. Le esportazioni ancora consentite per il settore petrolifero sono soggette ad autorizzazione.
Il 25 marzo il governo elvetico mette in atto nove sanzioni dell’Ue. Viene proibita l’esportazione di beni destinati al settore energetico e dei servizi connessi. È pure vietata la partecipazione a prestiti o altri mezzi finanziari destinati a società attive nel settore dell’energia. Vengono bloccate le importazioni di prodotti siderurgici di origine russa e le esportazioni verso la Russia di prodotti di lusso o destinati alla navigazione marittima. Nell’ambito finanziario sono proibite le transazioni con alcune imprese statali e i servizi di rating.
Il 13 aprile il Consiglio federale intende attuare la maggior parte del quinto pacchetto di misure varato dall’Unione europea, che include il divieto di importazione di carbone e altri beni di consumo suscettibili di generare reddito per Mosca, quali legname, frutti di mare e vodka. Proibito anche l’export di cherosene e prodotti che possono contribuire a rafforzare le capacità industriali russe. Berna intende poi riprendere le sanzioni di Bruxelles nell’attribuzione degli appalti pubblici e ulteriori misure nel campo finanziario, in particolare quelle che riguardano i trust. Non si potrà più fornire sostegno finanziario alle istituzioni pubbliche russe. L’esecutivo elvetico esclude invece le limitazioni adottate dall’Ue per la navigazione e il trasporto stradale.
Bruxelles ha deciso di imporre sanzioni alla Russia il 23 e 25 febbraio nonché il 9 e 15 marzo. Dal 25 marzo, le sanzioni del quarto pacchetto dell’Ue sono applicate anche in Svizzera. La Svizzera intende poi seguire in larga misura anche il quinto pacchetto, deciso l’8 aprile.
Finora sono stati bloccati in Svizzera beni per un valore di 7,5 miliardi di franchi, stando a quanto comunicato dalla Segreteria di Stato dell’Economia (Seco) una decina di giorni fa. Alla Confederazione sono state segnalate undici proprietà immobiliari di persone che figurano sulla lista delle sanzioni.
La Svizzera ha imposto misure agli stessi individui, aziende e organizzazioni colpiti dall’Ue. Fino a mercoledì scorso erano sulla lista delle sanzioni ottanta aziende e organizzazioni nonché 1’091 persone, fra le quali le due figlie di Putin.
Contrariamente a Bruxelles, Berna non vieta la diffusione di notizie dei media di Stato russi. In un’intervista con i giornali del gruppo Tamedia, il ministro dell’Economia Guy Parmelin ha riconosciuto che i canali RT e Sputnik sono "strumenti di propaganda russa". Tuttavia, ha sottolineato, un divieto potrebbe essere interpretato come una censura.