Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01235.jsonl.gz/511

AFFOLTERN AM ALBIS - Giovedì sera un dramma familiare ha fatto quattro morti ad Affoltern am Albis, nel canton Zurigo. Un uomo di 53 anni ha ucciso la moglie 51enne e i due figli, di 7 e 9 anni, prima di suicidarsi.
«Erano miei amici» - Intervistati da 20 Minuten , i vicini sono scioccati per quanto accaduto: «Non riesco neanche a parlarne - ha detto un residente del quartiere. Mi fa male il cuore per ciò che è successo. Ci incrociavamo spesso ed erano tutti molto gentili». Testimonianza questa confermata anche da una vicina, secondo la quale però «ultimamente sembravano un po’ tristi».
Anche Tarek, 12 anni, vive nel quartiere e conosceva bene i due bambini deceduti: «Erano miei amici. Ero nella stessa scuola di uno di loro. Spesso giocavamo insieme o andavamo in piscina».
Le esatte circostanze della tragedia non sono ancora chiare e sono oggetto di un’indagine di Ministero pubblico e polizia, che per ora non ha fornito informazioni sull'arma del delitto.
A stretto contatto con la polizia - Il padre dei due bimbi - riferisce sempre il quotidiano svizzero-tedesco - era un detective. Con la sua società ha collaborato con varie polizie svizzere, con diverse agenzie federali, pubblici ministeri e persino con l'FBI e la NSA.
La società ha anche partecipato attivamente al caso Mörgeli. Era stato incaricato dal pubblico ministero di chiarire i contatti avuti da alcuni membri dell'Università di Zurigo con il "Tages-Anzeiger". In altre parole, doveva scoprire chi aveva fornito al giornale informazioni su Mörgeli, che l'Udc zurighese ha deciso di riproporre per la corsa al Consiglio nazionale (nel 2015, dopo quattro legislature, non era stato rieletto).
Il caso Mörgeli
Christoph Mörgeli, noto per le sue doti polemiche, era già stato deputato al Consiglio nazionale dal 1999 al 2015. Alle ultime elezioni ha però mancato la rielezione, nonostante il successo elettorale dell'UDC. Egli era stato licenziato nel marzo 2013 dall'incarico di direttore dell'Istituto di storia della medicina dell'Università di Zurigo dopo la pubblicazione, nel settembre 2012 da parte del Tages Anzeiger, di estratti di un rapporto interno molto critico sul suo operato in veste di direttore del museo dell'istituto.
Il Tribunale amministrativo cantonale zurighese, nel dicembre 2015, ha giudicato il licenziamento irregolare e ha imposto all'ateneo di versare all'esponente dell'UDC, che si era detto vittima di "mobbing", l'equivalente di 17 mesi di salario.