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Il Consiglio federale considera l’agricoltura svizzera come una serva tutto fare. Il progetto di politica agricola 2022 (PA22+) carica sull’agricoltura tutti i compiti che da lei sembra attendersi la società. Pur disponendo delle stesse risorse, l’agricoltura deve aumentare la sua creazione di plusvalore sul mercato e l’efficacia delle aziende, curare la natura svizzera e ridurre i danni all’ambiente nella produzione di derrate alimentari. Per contro, il governo rinuncia ad alleggerire gli oneri amministrativi che continuano così a gravare sulle aziende agricole.
L’UDC accoglie con favore la decisione del ministro dell’economia, Guy Parmelin, di proporre qualche miglioramento rispetto al progetto iniziale messo in consultazione. L’agricoltura deve avere i mezzi per adempiere al suo mandato costituzionale, ossia garantire la sicurezza alimentare della Svizzera. Ma il tasso d’autosufficienza cala, in particolare perché la Svizzera continua a subire un’immigrazione esagerata. Bisogna nutrire ogni anno 50’000 immigranti supplementari provenienti dall’UE. L’agricoltura è cionondimeno riuscita a ridurre dell’11% le sue emissioni di gas a effetto serra fra il 1990 e il 2016.
Le esigenze supplementari imposte agli agricoltori, in particolare allo scopo di ridurre l’impatto ambientale, rendono tuttavia la politica agricola ancora più complessa. Questi eccessi burocratici, che non sono compensati con misure d’alleggerimento, complicano la vita quotidiana delle famiglie contadine. L’UDC s’impegnerà con tutte le sue forze affinché le aziende agricole produttrici non si ritrovino ancora una volta nel campo dei perdenti.
Berna, 13 febbraio 2020