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Preoccupazione fra i contadini per l'erosione del reddito agricolo, che potrebbe provocare un esodo verso altre professioni.
Nel 2001 il reddito agricolo annuo è nettamente diminuito, nonostante l'aumento dei pagamenti diretti della Confederazione. Le aziende hanno guadagnato in media 53'300 franchi, quasi 4'000 franchi in meno rispetto al triennio 1998-2000. A livello di manodopera familiare le entrate sono state ancora più basse: 30'400 franchi contro i 34'700 dei tre anni precedenti, ossia il 7,4% in meno. Questi dati, ancora provvisori, sono stati comunicati lunedì a Berna dall'Ufficio federale dell'agricoltura.
Rendimenti inferiori, BSE, globalizzazione
I motivi di questo calo sono molteplici. In seguito alle condizioni meteorologiche poco favorevoli - nella primavera del 2001 è piovuto molto - la produzione di cereali, delle barbabietole da zucchero, del vino e della frutta ha subito una forte flessione. Inoltre, quale conseguenza del morbo della vacca pazza è calato il prezzo del bestiame e della carne da macello e anche la liberalizzazione del mercato dei cereali ha avuto ripercussioni negative sul reddito agricolo.
I dati presentati a Berna si basano sull'analisi della Stazione federale di ricerche in economia e tecnologia agricole di Tänikon. L'istituto ha esaminato 953 aziende, che coltivano in media 18 ettari e danno lavoro a 1,3 unità di manodopera familiare. Nel 2001 queste aziende hanno presentato una contabilità stabilita per la prima volta secondo criteri uniformati.
Il reddito agricolo si compone del ricavato della vendita dei prodotti, più i pagamenti diretti. Da questa somma vanno dedotti i costi diretti (per i mangimi, l'assistenza veterinaria, ecc.), i costi per i macchinari (carburanti, manutenzione, ecc.), varie spese d'esercizio, gli interessi passivi, i costi per il personale ma va invece aggiunto il valore locativo. Con il totale ottenuto, in media sui 40'000 franchi, la famiglia contadina deve riuscire a vivere.
Pagamenti diretti e sussidi
L'agricoltura svizzera beneficia ogni anno di circa 2,4 miliardi di franchi di sussidi federali. In media ogni azienda riceve 36'000 franchi di cosiddetti pagamenti diretti, legati al rispetto della protezione degli animali e di precise condizioni ecologiche.
I fondi servono anche per compensare il calo dei prezzi.
Il settore agricolo investe a sua volta due miliardi all'anno in infrastrutture e macchinari, un investimento da cui trae profitto tutta l'economia del Paese. Ha tuttavia debiti del valore di 20 miliardi e paga pertanto 800 milioni di interessi passivi. E' ovvio che i pagamenti diretti non bastano per coprire gli investimenti e gli interessi passivi.
Contadini preoccupati
L'Unione Svizzera dei Contadini è preoccupata e ribadisce la necessità di sfruttare al massimo l'attuale credito-quadro federale, destinato all'agricoltura. L'associazione teme che lo scarto fra il reddito agricolo e quello di altri settori economici spinga i contadini verso altre professioni.
Anche il direttore dell'Ufficio federale dell'agricoltura, Manfred Bötsch, ha definito la situazione "tesa" e ha ventilato l'ipotesi di un'apertura del mercato della carne alla concorrenza, a partire dal 2007. Nell'ambito della riforma della politica agricola l'Ufficio federale dell'agricoltura sta infatti esaminando la possibilità di passare ad un sistema con "vendite all'asta", come ha precisato Bösch. Attualmente le importazioni di carne dipendono infatti dalle quantità acquistate sul mercato svizzero.
Elena Altenburger