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Quella di musica contemporanea è una definizione scivolosa e molto ambigua. Si potrebbe prenderla alla lettera per riferirsi ad un determinato periodo storico, ma quando inizia effettivamente la contemporaneità? Oppure potrebbe riferirsi ad uno specifico stile musicale, ma quale? E ancora, c'è sempre stata una musica contemporanea, anche nel passato, oppure è un'invenzione moderna?
Sappiamo che ai tempi di Beethoven la musica che veniva eseguita maggiormente in ambito classico era quella... contemporanea. Nella biblioteca di Beethoven c'erano i capolavori di Bach e di Händel (compositori quindi di un passato tutto sommato recente) ma soprattutto vi era spazio per Carl Philipp Emanuel Bach, per Haydn, per Mozart, compositori praticamente contemporanei. I concerti si aprivano spesso con una sinfonia, poi magari un'aria, seguiva un concerto, si inseriva anche qualche brano di musica da camera o per tastiera, facilmente si chiudeva il concerto con un'altra sinfonia. Programmi dunque di sola musica contemporanea e dalle durate oggi improponibili. Ma si stima anche che non più del 2-3% della popolazione della Vienna di quegli anni potesse permettersi il lusso di andare ad un concerto di questo tipo, quindi offerte di tipo elitario e per pochi.
L'idea di una musica (e di un'arte) contemporanea è però cosa recente, del secolo scorso, e spesso viene intesa come un'espressione artistica in contrapposizione con le forme precedenti. Contrapposizione che prima non c'è mai stata, anche perché la musica “passata” semplicemente non veniva più eseguita.
Molti fattori hanno contribuito all'emergere di questo concetto, che è in continua trasformazione ed evoluzione proprio perché riflette il nostro tempo e la nostra epoca. Ed è anche questo il motivo che dovrebbe spingerci a frequentare le espressioni artistiche contemporanee proprio per meglio saper leggere e interpretare la nostra di vita, non quella del principe von Lobkowitz, mecenate sostenitore di Beethoven. Se però volete restare nella vostra comfort zone, o siete ricchi sfondati, con un patrimonio accumulato nel passato dai vostri avi, potete per esempio continuare ad ascoltare la musica di certi pianisti italiani che, anche se si definisce tale, contemporanea non lo è per nulla, proprio perché serve solo ad illudervi e a distrarvi e non certo ad aprirvi gli occhi e le orecchie sul mondo.
Sarà quasi inevitabile, frequentando dei concerti di musica contemporanea, incappare in brani che annoiano, opere di cui non si capisce bene il senso, altre addirittura che appaiono (e magari lo sono) assurde o irritanti. Ma non mancheranno anche momenti piacevoli, sorprendenti, intriganti o spiazzanti, che ci possono far riflettere o vedere le cose in modo diverso. Questi credo siano i valori dell'arte contemporanea, che richiede un po' di pazienza e di fatica (qualità oggi decisamente fuori moda), ma anche curiosità e leggerezza. Sempre il principe a cui ci riferivamo sopra ricorda, a proposito di un concerto beethoveniano, che «siamo stati seduti lì, con il freddo più pungente, dalle sei e mezza alle dieci e mezzo, e abbiamo avuto conferma che anche di ciò che è buono – e ancor più di ciò che è vigoroso – si può facilmente averne abbastanza».
Nadir Vassena