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È entrata nel vivo la ricostruzione dei fatti nel corso del processo aperto stamattina a Lugano che vede alla sbarra cinque componenti della 'banda del buco' che lo scorso febbraio tentarono un colpo alla ditta Loomis di Chiasso. Sentito dal giudice Amos Pagnamenta, il 53enne pugliese ha ammesso che il piano era stato preparato con diversi sopralluoghi sul posto, durante i quali sono anche state perpetrate delle mosse che avrebbero dovuto evitare che l'allarme scattasse in occasione del colpo vero e proprio.
L'idea della rapina, ha raccontato, risale alla scorsa estate, quando il 53enne conobbe un ex portavalori della Loomis in occasione di una fiera di paese a Taranto. Una volta informatosi su internet a proposito dell'azienda del Mendrisiotto – aveva subito capito che si trattava di "un’impresa di soldi – assieme a dei complici aveva poi effettuato 6-7 sopralluoghi che gli avevano fatto notare un gran via vai di camion e furgoni. A quel punto l'idea era di mettere a segno un piano che potesse sistemare i componenti della banda, i loro figli e i loro nipoti. Quanti soldi volevano rubare? "Abbastanza per riempire mezzo cofano della macchina", ha risposto l'imputato, aggiungendo che la refurtiva sarebbe stata suddivisa in parti uguali dalla dozzina di persone che componevano la banda.
In aula oggi il 53enne ha ammesso che quando le forze dell'ordine sono intervenute nella notte tra il 25 e il 26 febbraio, la banda stava entrando in azione. Ha però anche sottolineato che se ne stavano già andando a causa dell'allarme che era scattato: il disturbatore di frequenze che avevano utilizzato non stava infatti funzionando come previsto nel loro piano. Nel pomeriggio è atteso l'interrogatorio degli altri quattro imputati.