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L'ONU presenta annualmente una classifica delle condizioni di vita nei vari paesi. Svizzera e l'Europa unita mantengono ottimi posti. Est e sud peggiorano.
Il Programma per lo sviluppo umano dell'Onu (Undp) controlla annualmente l'andamento di 173 paesi del Globo e ne fa una lista calcolando speranza di vita, istruzione e reddito pro capite. Quest'anno al 173mo figura la Sierra Leone, ultima tra gli ultimi 24 paesi tutti dell'Africa sub-sahariana.
Regina dello sviluppo umano è la Norvegia, che detiene il titolo mondiale già da diversi anni; la Svizzera occupa l'11 posto, lo stesso dello scorso anno; i Quindici dell'Unione europea sono tutti nei primi 28 scalini del «gruppo di testa», la categoria dei 53 paesi ad alto sviluppo, così definiti nel rapporto annuale dell'Undp.
La classifica
Dal 1990, tra i paesi ricchi, Norvegia, Svezia e Australia sono saliti di diversi gradini, mentre gli Stati Uniti, l'Islanda, la Francia sono scesi di quattro posizioni, il Giappone di cinque e la Svizzera - che ha mantenuta lo stesso livello dello scorso anno - di sei. In questi 12 anni, l'Italia è scesa di 3 livelli, piazzandosi al 20 posto.
Nell'Asia orientale, a dispetto delle crisi finanziarie che hanno colpito la regione nell'ultimo decennio, molte economie hanno fatto notevoli progressi: la Cina ha scalato la classifica regionale guadagnando 14 posizioni (è la 96.ma), la Malaisia 12 (59.ma) e la Thailandia 10 (70.ma). Hanno guadagnato nove scalini anche nove paesi dell'America Latina e dei Caraibi, compresi Cile, Costa Rica e Panama.
La Federazione russa e l'Ucraina sono scese di 20 posizioni dal 1990, e la Moldavia e il Tagikistan sono precipitati di 30 posizioni. Solo la Croazia, l'Ungheria e la Polonia sono in controtendenza, avendo guadagnato qualche posizione in alto.
Disparità in aumento
Il Rapporto 2002 dell'Undp richiama l'attenzione su tragici rivolgimenti che dagli anni '90 hanno fatto scendere le condizioni di vita vertiginosamente nei paesi dell'Europa dell'est, dell'ex Unione sovietica e dell'Africa sub-sahariana.
Più di 60 paesi, in diverse parti del mondo, hanno oggi un reddito pro capite inferiore rispetto a prima del 1990 e in 26 paesi il reddito è inferiore ai dati del 1980. Questi dati, spiega il direttore dell'Undp Malloch Brown, «ci danno due informazioni: primo, ci sono stati tragici capovolgimenti; secondo, il progresso rapido è possibile».
Certo però, se il mondo vuole avanzare e raggiungere gli obiettivi posti dai leader mondiali due anni fa di dimezzare la povertà, i paesi poveri e i paesi ricchi dovranno raddoppiare i propri impegni: i primi su piano delle riforme sociali, economiche e politiche,; i secondi nel fornire opportunità commerciali, maggiore aiuto e altre risorse» ai paesi in via di sviluppo, avverte Brown.
swissinfo e agenzie
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