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In cosa si differenziano i diversi interventi statali volti a soccorrere e sostenere le imprese, attuati dal salvataggio di UBS nel 2008?
Situazione iniziale
Il 16 e il 19 marzo 2023 il Consiglio federale ha deciso diverse misure volte a scongiurare l’imminente dissesto di Credit Suisse, banca di rilevanza sistemica attiva a livello globale, e dunque una crisi finanziaria e un danno di enormi proporzioni per la piazza finanziaria svizzera e l’intera economia nazionale. L’Esecutivo ritiene che il pacchetto di misure incentrato sull’acquisizione di Credit Suisse da parte di UBS abbia consentito di raggiungere questo obiettivo minimizzando i costi per lo Stato e i contribuenti, tenuto conto delle circostanze. La presente scheda informativa spiega le differenze rispetto ai precedenti interventi statali.
Il salvataggio di UBS nel 2008
La crisi di Credit Suisse è stata fondamentalmente diversa da quella affrontata da UBS nel 2008. All’epoca UBS aveva nell’attivo del suo bilancio posizioni ad alto rischio che però erano chiaramente identificabili e separabili, le cui perdite mettevano a repentaglio la stabilità della banca. Il salvataggio di UBS è avvenuto durante la crisi finanziaria internazionale, quando numerosi istituti finanziari sono stati salvati o stabilizzati con il denaro dei contribuenti.
Il piano di salvataggio di UBS prevedeva il trasferimento di posizioni illiquide della banca dell’ordine di 45,9 miliardi di franchi in un fondo di stabilizzazione controllato (StabFund) dalla Banca nazionale svizzera (BNS). Nel contempo la Confederazione aveva rafforzato la base di capitale di UBS con 6 miliardi di franchi, il che aveva permesso di sgravare notevolmente il bilancio dell’istituto. Alla fine, però, il salvataggio di UBS non è costato nulla ai contribuenti. Dopo aver corso un rischio elevato per salvare la banca, nell’estate del 2009 la Confederazione ha venduto la sua partecipazione realizzando un utile di 1,2 miliardi di franchi. Alla fine del 2013 la BNS ha venduto lo StabFund a UBS, generando un utile di 3,76 miliardi di dollari americani.
Le difficoltà di Credit Suisse, invece, erano di natura diversa. Si è verificata una perdita di fiducia dei clienti e degli investitori nei confronti della banca che ha causato una vera e propria corsa agli sportelli («bank run») e creato, inoltre, importanti attriti tra la banca e le controparti centrali. Ciò ha fatto precipitare Credit Suisse in una grave crisi di fiducia che ha immediatamente minacciato soprattutto la liquidità della banca.
A differenza di UBS nel 2008, per Credit Suisse non vi era alcuna soluzione promettente in vista che avrebbe consentito di liquidare singoli attivi di bilancio in un fondo di stabilizzazione.
Il piano di salvataggio per Axpo nel 2022
A causa dell’impennata dei prezzi sui mercati dell’energia dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, Axpo è incorsa in problemi di liquidità che avrebbero potuto compromettere l’approvvigionamento energetico in Svizzera. Per questo motivo, la fine di agosto del 2022 l’azienda ha presentato al Consiglio federale una domanda di sostegno temporaneo alla liquidità. Nel quadro di un piano di salvataggio per le aziende elettriche di rilevanza sistemica (credito d’impegno di fr. 10 mia.) ad Axpo è stato messo a disposizione un credito quadro di 4 miliardi di franchi. Il piano di salvataggio è limitato fino alla fine del 2026. Finora Axpo non ha ancora attinto al credito quadro. Come per il PLB, si tratta di un sostegno temporaneo (per fronteggiare eventuali carenze), ma in questo caso la liquidità e il mutuo sono stati concessi direttamente dalla Confederazione.
Il mutuo accordato ad Axpo è di rango posteriore e sottostà a condizioni severe (ad es. divieto di versare dividendi fino al pagamento integrale del mutuo e degli interessi). Il rischio di perdita per la Confederazione è considerato sostenibile grazie all’elevata profittabilità delle aziende elettriche. I Cantoni assumono la metà di eventuali perdite sul mutuo.
Il piano di salvataggio per l’aviazione nel 2020
La pandemia di COVID-19 ha provocato un drastico calo dei viaggi in aereo. Swiss ed Edelweiss rischiavano quindi di avere carenze di liquidità. Dato che il settore dell’aviazione è un’infrastruttura critica per l’economia del Paese e un’interruzione prolungata dei collegamenti internazionali si sarebbe tradotta in perdite economiche sostanziali, la Confederazione ha sostenuto finanziariamente le due compagnie. Anche questo aiuto è stato vincolato a condizioni severe come il divieto di versare dividendi.
Nel complesso è stato stanziato un credito d’impegno di 1,875 miliardi di franchi, ovvero 1,275 miliardi a garanzia dei mutui alle compagnie aeree svizzere e 600 milioni per sostenere le aziende del settore aeronautico presso gli aeroporti nazionali.
Nel 2020 le banche già coinvolte hanno erogato a Swiss ed Edelweiss un credito quadro di 1,5 miliardi di franchi, di cui la Confederazione ha garantito l’85 per cento (fr. 1,275 mia.) tramite una fideiussione.
La linea di credito è stata limitata a 7 anni. Il rischio di perdita per la Confederazione era presente, ma è stato considerato sostenibile in considerazione della struttura del contratto, delle garanzie offerte (ad es. costituzione in pegno delle azioni) e della presenza di un piano di vigilanza.
Swiss ed Edelweiss hanno rimborsato anticipatamente il credito nel mese di maggio del 2022 e la Confederazione non ha subito perdite.
SR Technics ha ricevuto un credito bancario di 120 milioni di franchi garantito dalla Confederazione in ragione del 60 per cento. Il credito è giunto a scadenza alla fine del 2023.
I crediti COVID-19 del 2020
La Confederazione ha sostenuto l’economia e le imprese durante la pandemia da coronavirus anche tramite i «crediti COVID-19» per permettere loro di far fronte a problemi di liquidità temporanei.
Le imprese hanno ricevuto dalle banche in modo rapido e semplice quote di credito pari fino al 10 per cento del fatturato e fino a un massimo di 20 milioni di franchi. Gli importi fino a 0,5 milioni di franchi sono stati garantiti al 100 per cento dalla Confederazione e gli importi superiori in ragione dell’85 per cento.
Nel complesso sono stati erogati crediti per circa 17 miliardi di franchi con una durata massima di 10 anni. Finora sono stati rimborsati 6,5 miliardi di franchi e sono state chieste fideiussioni per circa 600 milioni di franchi.
Sussiste tutt’ora un rischio di perdita per la Confederazione. In considerazione della difficile situazione dovuta alla pandemia, il rischio è stato ritenuto sostenibile. Nel quadro del messaggio è stato ipotizzato che il 1020 per cento dei crediti non sarebbe stato rimborsato e che quindi si sarebbe fatto ricorso alla fideiussione della Confederazione. Tuttavia, non si tratta di una perdita definitiva per la Confederazione, dato che cercherà una soluzione ad hoc per ogni impresa interessata con le organizzazioni che concedono fideiussioni. L’ammontare delle perdite effettive potrà essere determinato soltanto alla fine del programma di crediti e al completamento della loro gestione.
Ultima modifica 12.03.2024