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Dall'Europa e dal Giappone fino a Berna per visitare le costruzioni dell'Atelier 5, il collettivo di architetti che festeggia quest'anno 50 anni.
Sono in particolare gli insediamenti abitativi dell'A5, caratterizzati da una differenziata definizione di spazio privato e comune, a godere di fama mondiale.
Cinque giovani architetti e una radura boschiva: iniziò così, nella metà degli anni Cinquanta e alle porte di Berna, la storia del successo dell'Alelier 5
Autodidatti, tutti quanti seguaci di Le Corbusier, in questa zona costruiscono il complesso residenziale di Halen, proprio a Herrenschwanden, nel comune rurale di Kirlindach.
Concepito coerentemente come un insediamento cittadino, Halen è composto da cinque case a schiera, con circa 80 abitazioni, piscina, impianti sportivi, lavanderia e deposito comuni.
Il cuore è la piazza del villaggio, con un negozio e uno spazio di svago comune.
Unità abitative nell'erba
Con questo progetto gli architetti dell'Atelier 5 trasformano l'idea verticale di struttura residenziale di Le Corbusier – l'Unité d'habitation - in un concetto orizzontale e lo inglobano in un paesaggio verde leggermente inclinato.
Le caratteristiche erano però le stesse: la sobria estetica del calcestruzzo, un compatto insieme urbanistico con installazioni comuni, i passaggi tra spazi comuni, semi comuni e privati definiti in modo marcato.
Lo scalpore internazionale fu grande, le reazioni degli abitanti del luogo spesso ostili: "Migliaia di interessati videro queste case d'avanguardia – si ricorda Fritz Thormann, uno dei fondatori dell'A5 - ma la maggior parte di loro storse il naso".
Elogio del calcestruzzo
Il "beton", ossia il calcestruzzo, è sempre stata la materia prima preferita degli architetti dell'A5. Una preferenza di cui parlò anche Jacques Blumer in occasione di una conferenza.
Giovane architetto, era presente al momento della costruzione di Halen. Oggi fa ancora parte del collettivo, ma insegna anche all'Università di Ginevra.
Secondo Blumer il "beton" è un materiale naturale, composto di sabbia, acqua, cemento, in fin dei conti una pietra.
Non è insomma un materiale in contrasto con la natura, poiché di fatto ne integra degli elementi. E permette ad una costruzione di essere tanto espressiva quanto ben definita nei dettagli.
L'A5 si confronta anche con la complessità: al centro residenziale di Halen - una realizzazione chiara e lineare - si sono poi succeduti insediamenti caratterizzati da strutture meno leggibili e meno leggere.
Per i visitatori i nuovi insediamenti possono persino trasformarsi in autentici labirinti. Eppure all'interno nessuno si perde.
Al contrario: ogni angolo si offre all'occhio attento, gradino dopo gradino si affaccia qualcosa di nuovo, sulla piccola piazza o in un verde cortile.
Soprattutto uno stile di vita
Anche la grandezza dei centri abitativi è cambiata. Soprattutto in Germania, dove l'A5 ha costruito interi quartieri: grandi complessi residenziali con più di cento abitazioni si trovano, per esempio, nel quartiere del porto di Amburgo, come pure a Main e a Francoforte sul Meno.
Agli inizi degli anni Sessanta, appena poco la fine della costruzione di Halen, anche in Svizzera si stava facendo strada la voglia di rinnovamento, tanto a livello sociale quanto a livello politico.
Non a caso tra i primi residenti c'erano in modo particolare liberi professionisti, artisti e anticonformisti.Animarono l'abitazione e lo stile di vita di Halen con lunghe discussioni fino a notte fonda, giochi, feste, concerti e proiezioni di film
E chi non desiderava prendere parte alla vita aperta di Halen, non veniva però descritto come un perbenista piccolo borghese. Tolleranza, rispetto e riguardo sono ancora oggi la colonna portante del centro abitativo di Halen, come pure di tutti gli altri insediamenti dell'A5.
Un influsso benefico sui bambini
Questa atmosfera è impressa anche in molti bambini di Halen, come ha dimostrato l'architetta Nancy Wiesman, esperta in Antropologia sociale, nel suo studio: "I bambini del centro abitativo di Halen – esperienze di vita tra architettura e urbanistica".
"I bambini della prima generazione di Halen – commenta l'esperta – hanno uno spirito sociale, sono aperti e tolleranti". Perché? "Perché ad Halen – spiega –molte persone diverse tra loro vivono molto vicine l'una all'altra".
La situazione privilegiata del complesso abitativo come pure i numerosi servizi in comune, aprirono infatti ai bambini spazi di grande libertà.
Il centro, con le sue stradine, le piazze, i servizi in comune e l'ambiente circostante (il bosco) offrirono inoltre, secondo Nancy Wiesman, infinite e svariate possibilità di muoversi in spazi non totalmente strutturati. Fattori importanti per la fantasia, che nello sviluppo del bambino gioca un ruolo importante.
L'esperta menziona infine un altro aspetto psicosociale: l'ampliamento della tradizionale struttura della famiglia, ricorrente nei bambini di Halen.
Cosa che, nel contesto attuale, non rappresenta per fortuna più niente di speciale. Con una sostanziale differenza: ad Halen funzionava, e funziona, senza organizzazione.
swissinfo, Renat Künzi
(traduzione e adattamento dal tedesco Françoise Gehring)
Fatti e cifre
Nel 1955 l'Atelier 5 viene fondato da Erwin Fritz, Samuel Gerber, Rolf Hesterberg, Hans Hostettler e Alfredo Pini
16 circa sono i soci attuali
Il lavoro più famoso è l'Unità di abitazione di Halen completata nel 1961 e citata in diverse Storie dell'architettura
Per i 50 anni dell'A5 la Kunsthalle di Berna ha organizzato un'esposizione
In breve
Lo studio Atelier 5, un collettivo oggi allargato a sedici soci, è ben conosciuto nel mondo soprattutto per i suoi progetti residenziali.
Il loro lavoro si organizza in gruppi operativi senza sotto specializzazioni, articolato come un contratto-programma che direziona gli sviluppi del progetto che porta sempre la firma comune.
Ispirati all'opera di Le Corbusier, il linguaggio è fin dall'inizio basato su un comporre asimmetrico e su un deciso rigore formale. Il materiale prevalente è il "beton", che consente loro una forza espressiva improntata alla sobrietà.