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L’impiego di antibiotici nell’infanzia potrebbe far aumentare il rischio di sviluppare l’artrite idiopatica giovanile, malattia autoimmune che - nei casi più gravi - può comportare, oltre al dolore cronico, danni permanenti alla vista e disabilità. Lo hanno scoperto i pediatri dell’Università della Pennsylvania (USA), che hanno pubblicato sulla rivista Pediatrics quanto emerso dall’analisi dei dati relativi a oltre 450mila bambini raccolti negli archivi nazionali britannici dell’Health Improvement Network. Va però subito precisato, avvertono gli studiosi, che la percentuale dei bambini che assumono antibiotici e sviluppano l’artrite è molto bassa (circa uno su mille, tra tutti coloro che seguono le cure antibatteriche).
Nella popolazione analizzata dai ricercatori della Pennsylvania sono stati individuati 152 casi di artrite idiopatica giovanile (sui 450mila bambini esaminati). Confrontando la storia clinica di questi ragazzi con quella di altrettanti coetanei sani è stato scoperto che l’incidenza della malattia è circa doppia in chi ha assunto antibiotici in più cicli di trattamento. Non solo, il rischio di artrite idiopatica giovanile è parso aumentare in modo direttamente proporzionale al numero dei cicli, soprattutto nel primo anno dopo la terapia.
L’assunzione di antimicotici o antivirali (farmaci che non esercitano sui batteri lo stesso effetto esercitato dagli antibiotici) non è invece stata associata a un aumento del rischio di artrite idiopatica giovanile. Per questo l’ipotesi, rafforzata anche da altri studi, è che l’aumento del rischio sia dovuto all’alterazione della flora batterica intestinale causata dalla somministrazione di antibiotici. Dato che, soprattutto nei bambini, la salute della flora intestinale è strettamente associata allo sviluppo del sistema immunitario, una sua alterazione potrebbe spiegare l’aumento del rischio di sviluppare una malattia autoimmune come l’artrite idiopatica giovanile.
Come dicevamo, in ogni caso, la percentuale di bambini che assumono antibiotici e sviluppano artrite è bassissima. Ciò dimostra, fra l’altro, che non basta la terapia antibiotica per scatenare la reazione autoimmune. Tuttavia, in soggetti predisposti l’alterazione della composizione della flora intestinale potrebbe essere sufficiente a dare il via ai processi che possono poi portare alla comparsa della malattia.
A.B.
Data ultimo aggiornamento: 21 luglio 2015