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I produttori svizzeri di latte (PSL) tornano alla carica contro il progetto del Consiglio federale su una possibile apertura del mercato del latte con l'Unione Europea (Ue). Secondo loro il governo sottovaluta i grandi rischi di un simile passo.
"Siamo giunti a un punto in cui i contadini non possono più produrre in modo redditizio", ha dichiarato oggi in una conferenza stampa a Berna il presidente dell'Unione svizzera dei contadini (USC) Markus Ritter.
A metà maggio il Consiglio federale aveva illustrato in un rapporto benefici e svantaggi di una liberalizzazione. Secondo l'analisi un'apertura totale del mercato lattiero tra la Svizzera e l'Unione europea sarebbe vantaggiosa per l'economia elvetica. Il prezzo del latte pagato al produttore potrebbe calare del 17-25% pari a un massimo di 16 centesimi al litro, ma - veniva sottolineato - senza perdite per i contadini grazie a compensazioni finanziarie.
Secondo tale rapporto, con un'apertura sarebbero necessarie sovvenzioni ulteriori nella misura di 100-150 milioni di franchi all'anno per compensare le perdite di entrate.
Le ipotesi del Consiglio federale sono ottimiste se non irrealistiche, ha detto il presidente della PSL Hanspeter Kern. Uno studio scientifico commissionato dalla PSL giudica che le perdite che occorrerebbe compensare con sovvenzioni ammonterebbero a 260 milioni di franchi. "I rischi per l'agricoltura sono stati sottovalutati dal governo", ha puntualizzato Kern.
La ricerca - che ha analizzato in modo approfondito le ipotesi alla base del modello del Consiglio federale - valuta le conseguenze di un'eventuale apertura del mercato diversamente. Secondo indagini condotte dalla Scuola universitaria professionale di scienze agronomiche di Berna, è grande il pericolo che molti contadini decidano di passare ad altri rami dell'agricoltura, maggiormente protetti dalla concorrenza estera.
La quantità di latte prodotto nel Paese potrebbe calare più di quanto supposto dal Consiglio federale, scrivono gli autori dello studio. È possibile che il bisogno di latte e di latticini non possa più essere completamente assicurato con prodotti nazionali.
Secondo il presidente della PSL Kern, il Consiglio federale inganna non solo i produttori di latte, ma anche i politici. È sicuro che una liberalizzazione non permetterà ai contadini di mantenere le parti di mercato in Svizzera né di aumentarle all'estero. Per i produttori di latte tale passo non è quindi un'opzione, ha sottolineato Kern.
Da parte sua Ritter considera il nuovo studio come contributo per future discussioni politiche "tra pari". "Grazie ad esso sarà anche possibile fare ragionamenti fondati in vista di un'eventuale apertura del mercato", ha aggiunto.