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Berna – Il Tribunale federale (TF) ha annullato l'espulsione dal territorio svizzero, disposta dalla giustizia argoviese, di una donna straniera che non aveva dichiarato ai servizi sociali un reddito di 3300 franchi. Per i giudici si tratta di un caso di lieve entità e le autorità comunali sono inoltre da considerare corresponsabili.
La ricorrente aveva ricevuto l'aiuto sociale nel 2016 e nel 2017. Fino a novembre 2016, il suo salario di aiutante cuoca era versato direttamente ai servizi sociali del suo comune. Tra febbraio e settembre 2017, la donna, che riceveva una rendita esistenziale, aveva lavorato come donna delle pulizie. Aveva comunicato il suo reddito all'assicurazione contro la disoccupazione ma non ai servizi sociali. Aveva dunque ricevuto più aiuti di quanti potesse pretendere.
Per questo motivo il Tribunale cantonale argoviese l'ha condannata a una pena pecuniaria sospesa di 50 aliquote giornaliere e all'espulsione per 5 anni. In una sentenza pubblicata oggi, il TF ha annullato tale pena.
I giudici di Mon Repos ritengono sì che la donna fosse a conoscenza dell'obbligo di informare le autorità comunali, nel 2011 aveva del resto già omesso tale obbligo (ma non era stata sanzionata penalmente). La Corte di diritto penale del TF ritiene però che si tratti di un caso leggero e che va quindi punita con una semplice contravvenzione. La ricorrente non ha agito attivamente per truffare i servizi sociali e non ha mostrato grande energia criminale.
I fondi ottenuti indebitamente non sono poi stati utilizzati per acquistare beni di lusso ma per comperare un nuovo letto per il figlio. Inoltre, dichiarando il salario all'Ufficio di collocamento il comune è venuto a conoscenza del nuovo reddito ma il funzionario incaricato non si è mosso assumendosi così una certa responsabilità.
(sentenza 6B_1246/2020 del 16 luglio 2021)