Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01074.jsonl.gz/1029

«Lilibet? Harry non ha chiesto il permesso alla regina»
Un omaggio non concordato, forse neppure troppo gradito. Buckingham Palace riaccende la guerra dei veleni fra la corte britannica e i ribelli Harry e Meghan ad appena 5 giorni dalla nascita della piccola Lilibet Diana.
La secondogenita dei duchi di Sussex, che dall'autoesilio californiano avevano tenuto a far sapere di aver scelto quei due nomi per onorare da una lato la 95enne bisnonna-regina della neonata – con il suo vezzeggiativo di bambina – e dall'altro l'indimenticata nonna Lady D: la principessa del popolo, madre di Harry, morta tragicamente nel 1997 a Parigi.
La bacchettata è arrivata da una fonte ufficiosa di palazzo citata dalla Bbc: evidentemente un alto funzionario di quell'apparato di corte – la cosiddetta Firm – ripetutamente preso di mira in questi mesi dai Sussex per la sua pretesa influenza soffocante in interviste esplosive nelle quali il secondo figlio di Carlo e Diana e l'ex attrice di madre afroamericana divenuta sua consorte non hanno esitato del resto a recriminare, per spiegare il proprio strappo e il trasloco negli Stati Uniti, nemmeno contro alcuni membri di spicco della Royal Family.
Non senza rinfacciare a uno di loro – rimasto anonimo – perfino qualche traccia di pregiudizio razzista nei confronti del colore della pelle del loro primogenito Archie.
La fonte si è premurata d'informare che Harry e Meghan Markle non avrebbero affatto chiesto alla sovrana il permesso di adottare il diminutivo Lilibet. E anzi Harry non lo avrebbe «mai menzionato» nella telefonata fatta alla nonna dopo il parto.
Sospetto di una presunta mancanza di sensibilità
Un modo per far aleggiare il sospetto di una presunta mancanza di sensibilità, se non di un'operazione d'immagine all'americana, rispetto a un nomignolo dietro il quale Sua Maestà custodisce le memorie più care dalla sua prima infanzia, quando lei stessa si appellava così non riuscendo a pronunciare correttamente il nome Elizabeth: nomignolo utilizzato poi affettuosamente da suo padre, re Giorgio VI, dal principe Filippo, consorte d'una vita scomparso nel marzo scorso quasi centenario dopo 73 anni di matrimonio, e da pochi altri.
Sospetto che peraltro una portavoce dei Sussex si è affrettata a smentire seccamente e a viso aperto: «Il duca – ha replicato – ha parlato con la famiglia prima dell'annuncio, a cominciare da sua nonna. E nella conversazione con lei ha condiviso la speranza di poter chiamare la figlia Lilibet in suo onore: se ella non fosse stata d'accordo, quel nome non sarebbe mai stato usato».
Fra le ipotesi possibili, a voler escludere che una delle due parti menta clamorosamente, quella che il figlio dell'erede al trono Carlo e fratello minore di William abbia toccato l'argomento in un colloquio informale con l'anziana matriarca. Ma senza passare per i canali familiari e di corte imposti di regola per un consenso ufficiale su qualsiasi affare dinastico. Di certo il risultato è quello di un ulteriore, ennesimo segnale di freddezza in casa Windsor fra le due sponde dell'oceano.
Un risultato amaro mentre la regina medesima si ritrova nel mirino di un gruppo di studenti di Oxford di radici 'non bianche' che questa settimana hanno votato (fra polemiche di stampa e accuse di cancel culture) a favore della rimozione d'un suo ritratto da una stanza del Magdalen College, nel più celebre ateneo inglese: additandola – in quanto rappresentante della monarchia – a simbolo di una «storia coloniale» che per tanti nuovi britannici sensibili agli slogan di movimenti come Black Lives Matter resta un passato con cui fare i conti.