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Si conclude l'azione di risarcimento delle vittime del nazismo nei paesi dell'Est, promossa da Berna nel 1999. Finora versato circa 1 milione.
Nel 1999, nel Foglio federale era stata pubblicata una lista di 580 detentori di 550 conti bancari. Queste persone erano titolari di conti i cui fondi in giacenza erano stati versati negli anni Settanta a organizzazioni umanitarie.
I 550 conti erano stati individuati in occasione della prima ricerca sui fondi in giacenza. L'operazione era stata lanciata dal decreto federale del 20 dicembre 1962 sugli averi in Svizzera di stranieri o di apolidi perseguitati per motivi razziali, religiosi o politici.
Tale decreto prevede l'obbligo per tutti gli amministratori di patrimoni in Svizzera di annunciare i beni i cui titolari non si erano più annunciati dal 9 maggio 1945. Quest'azione aveva permesso di individuare circa 10 milioni di franchi.
Fondo e beneficienza
I titolari di quasi 4 milioni di franchi non erano stati reperiti. L'importo in questione era allora stato versato in un Fondo «Averi in giacenza». Successivamente, circa 800 mila franchi erano stati prelevati da questo fondo per essere versati alla Polonia e all'Ungheria nell'ambito di accordi di risarcimento.
I poco più di 3 milioni restanti erano stati attribuiti nel 1975 e nel 1979 a organizzazioni umanitarie: 2/3 alla Federazione svizzera delle comunità israelite e 1/3 all'Ufficio centrale svizzero d'aiuto ai rifugiati. Per certi averi, le ricerche non sono state approfondite. Concernono gli importi inferiori ai 1000 franchi, ma anche le somme appartenenti a persone il cui domicilio o la nazionalità erano sconosciute oppure erano domiciliate nei paesi comunisti dell'Europa dell'Est.
L'ultimo milione
In quest'ultimo caso, Berna non aveva voluto approfondire le ricerche delle persone che avevano diritto, «temendo di esporle a pregiudizi da parte delle autorità dei loro paesi».
Nel febbraio del 1997, il Consiglio federale aveva però adottato il principio di un risarcimento di questi aventi diritto e dei loro eredi, alla luce di un rapporto degli storici Peter Hug e Marc Perrenoud, che criticarono l'atteggiamento della Svizzera.
Quest'ordinanza, che ha permesso di versare poco più di un milione di franchi, è ora stata abrogata.
swissinfo e agenzie