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Uno studio valuta a 4300 i posti di lavoro che i cantoni Vaud e Vallese perderebbero a seguito dell'applicazione della legge federale sulle residenze secondarie. L'impatto sarebbe particolarmente forte in Vallese, con la perdita di 3300 posti di lavoro, mentre Vaud ne cederebbe un migliaio circa.
"Queste cifre sono tristemente significative e avrebbero dovuto essere comunicate prima del voto del 4 marzo sull'iniziativa Weber" ha osservato il consigliere nazionale vallesano PPD Christophe Darbellay oggi a Montreux, presentando uno studio condotto dalla società i-Consulting, su incarico dei cantoni Vaud e Vallese nonché di un certo numero di rappresentanti dell'economia.
Primo elemento emerso dallo studio: la diminuzione dei posti di lavoro nel settore edilizio non avverrà in un colpo solo ma progressivamente, quando le imprese avranno esaurito le ordinazioni in corso. Il contraccolpo si farà pienamente sentire nel 2014.
Vaud - e particolarmente le Alpi vodesi - perderà 966 impieghi diretti e 86 indiretti. In Vallese, i posti di lavoro diretti minacciati dalla legge sono 3300, mentre gli impieghi indiretti saranno circa 300, ha precisato Yvan Schmidt, amministratore di i-consulting.
In queste regioni, il tasso di disoccupazione aumenterà del 2,34%, il che rappresenterà un volume di indennità di circa 200 milioni. Le riconversioni professionali saranno particolarmente difficili in Vallese, a causa della situazione geografica del cantone.
La perdita di valore dei terreni non più edificabili - circa 100 ettari in Vallese e 55 ettari nel canton Vaud - è stimata a 300 milioni. Il valore degli stabili già costruiti diminuirà, con un rischio d'indebitamento eccessivo per una parte dei loro proprietari.
Secondo lo specialista, in simili frangenti le misure di accompagnamento sono imperative. Darbellay e il suo collega PLR vodese Olivier Feller hanno invitato il Consiglio federale a elaborare un'ordinanza flessibile, che tenga conto delle necessità delle regioni di montagna.
SDA-ATS