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Non avrebbe potuto scegliere giorno migliore per venire in quel mondo ch’egli avrebbe cambiato per sempre.
Nato alle Idi di Agosto, nel mese fondato dall’imperatore che tanto poi avrebbe emulato (allo stesso modo di come avrebbe emulato il di lui predecessore, Giulio Cesare) Napoleone fu l’imperatore romano della modernità.
Narra un biografo a lui contemporaneo che Letizia Ramolino lo partorì su un tappeto ricamato con le gesta degli antichi eroi. Arabesco letterario o poetico, l’aneddoto dimostra quanto egli auspicasse all’entrata di quel Pantheon riservato a pochi eletti, quali Alessandro, Cesare, Augusto.
Di errori ne commise tanti, di opere civili ne compì altrettante.
Il 15 aprile del 1803 entrò in vigore l’Atto di Mediazione, promulgato il 19 febbraio dell’anno stesso, che riconosceva la natura confederale e l’autonomia costituzionale della Svizzera. Dichiarò:
“La Svizzera non assomiglia ad alcun altro Stato sia per gli eventi che vi si sono succeduti nei vari secoli, sia per la situazione geografica e topografica, sia per le lingue differenti e le diverse confessioni religiose e l’estrema differenza di costumi che esiste fra le sue diverse parti. La natura ha fatto del vostro Paese uno Stato federale: Volerla vincere non è da uomo saggio.”
Ammirato o discusso, Napoleone resta un simbolo di un mondo finito per sempre, forse folgorato dalla sua stessa immensa luce.
Oggi ci sembra giusto rammendare il genetliaco dell’Aquila che con le sue ampie ali fece tremare quella stessa Europa che alla fine lo travolse ma che egli cambiò per sempre.
Chantal Fantuzzi