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Il dossier dei nuovi aerei da combattimento, sei anni dopo la bocciatura alle urne dell’acquisto dei Gripen, torna all’esame degli elettori. Il popolo però, a differenza di quanto avvenne nel 2014, non è stavolta chiamato a pronunciarsi sull’acquisizione di un velivolo specifico. Deve invece esprimersi su un decreto che concerne una decisione programmatica e, segnatamente, i limiti relativi alla spesa per i nuovi velivoli militari.
I margini d’operatività degli aerei attualmente in servizio si esauriranno fra il 2025 e il 2030. I 26 F-5 Tiger in dotazione alle Forze aeree hanno già 40 anni e sono attualmente sfruttati solo per finalità di addestramento. Gli F/A-18 invece, operativi dagli anni Novanta, possono essere utilizzati per qualsiasi funzione di difesa e di polizia aerea, ma la loro manutenzione risulta sempre più complessa e onerosa. Col tempo, inoltre, diminuiscono le probabilità che gli F/A-18 possano prevalere in combattimento su caccia moderni.
Al centro del dossier si colloca quindi la questione del rinnovo complessivo della flotta. L’atto normativo sottoposto al popolo fissa in 6 miliardi di franchi il volume finanziario massimo per l’acquisto di nuovi aerei, con successivi costi d’esercizio in una misura analoga a quella che concerne i velivoli attualmente operativi. Lo stesso decreto, inoltre, prevede che l’acquisto dei velivoli sia coordinato con quello, parallelo, di un dispositivo a lunga gittata di difesa terra-aria.
Se il decreto sarà approvato dal popolo, competerà in seguito al Governo la scelta del modello e del numero di aerei da acquistare. La deliberazione sarà in seguito sottoposta alle Camere. Il processo di acquisto, dalla valutazione fino alla fornitura dei velivoli, impone un periodo di circa un decennio. Di conseguenza i nuovi aerei da combattimento potranno essere operativi intorno al 2030. Contestualmente, cioè, alla messa fuori servizio degli ultimi F/A-18.
Il decreto, infine, regola anche la questione delle commesse che il produttore dei nuovi aerei dovrà attribuire in Svizzera nella misura del 60% del prezzo d’acquisto. L’Esecutivo dovrà quindi adoperarsi in modo che l’assegnazione di questi ordinativi sia conforme, per quanto possibile, alla seguente chiave di riparto: 65% delle commesse alla Svizzera tedesca, 30% alla Romandia e 5% alla Svizzera italiana.
Gli argomenti dei contrari
I promotori del referendum contro il progetto - referendum riuscito lo scorso giugno con più di 65’000 sottoscrizioni a sostegno - contestano anzitutto la portata delle spese, sostenendo che i costi complessivi della flotta, tenuto conto della durata d’esercizio, finirebbero per risultare 4 volte superiori. Al popolo però, sostengono sempre i referendisti, si chiede un assegno in bianco di 6 miliardi senza che sia dato conoscere il modello del velivolo e il numero di esemplari da acquistare.
I contrari al progetto non contestano la necessità di un servizio di polizia aerea. Sostengono però che non sarebbe stata presa seriamente in esame l’opzione relativa a velivoli da combattimento più leggeri, meno onerosi e con un impatto ambientale più contenuto. Intanto la spesa legata al progetto si tradurrebbe in una minore disponibilità di denaro pubblico in ambiti come la sanità, la protezione contro le catastrofi e le misure volte a contrastare i mutamenti climatici.
La posizione di Governo e Parlamento
Necessità di investimenti tempestivi nella sicurezza, di equipaggiamenti moderni, di una protezione credibile dello spazio aereo nella eventualità di crisi. Sono alcuni fra i principali aspetti messi in evidenza dal Consiglio federale e dalle Camere in funzione dell’approvazione del progetto. L’ipotesi rappresentata da velivoli leggeri, ossia da aerei d’addestramento armati, non è definita valida né per le funzioni di polizia aerea, né tantomeno in uno scenario di crisi.
Circa la problematica dei costi degli aerei, fra acquisto ed esercizio, Governo e Parlamento osservano che saranno ripartiti su più decenni e finanziati attraverso il bilancio ordinario dell’esercito. Non rappresenteranno quindi un onere supplementare per le casse pubbliche e non sottrarranno risorse ad altri ambiti. Sottolineate, inoltre, sono le positive ricadute per l’industria grazie alle commesse legate all’acquisto degli aerei.
ARi