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Berna – La Banca nazionale svizzera (BNS) oggi non ha modificato di una virgola la sua politica monetaria, neanche dopo che gli Usa ieri hanno accusato la Confederazione di "manipolare" il franco. Di fronte alla crisi del Covid-19, l'istituto di emissione non ha altra scelta che sostenere l'economia svizzera ed evitare un eccessivo apprezzamento della valuta nazionale.
"La BNS non è un manipolatore di valute", ha sottolineato Thomas Jordan, presidente della direzione della banca centrale elvetica, in una videoconferenza sull'esame trimestrale della situazione economica e monetaria. La banca centrale ha sottolineato che la politica monetaria svizzera è orientata alla stabilità dei prezzi e che l'obiettivo non è quello di ottenere vantaggi nel commercio.
Ieri gli Stati Uniti avevano accusato la Confederazione, accanto in particolare al Vietnam, di aver manipolato la sua moneta per ottenere un vantaggio commerciale sleale, secondo i termini di un rapporto semestrale pubblicato dal Dipartimento del tesoro statunitense. Quest'ultimo vuole "incoraggiare" l'adozione di decisioni che "consentiranno di adeguare efficacemente la bilancia dei pagamenti e di eliminare gli ingiusti vantaggi in termini commerciali derivanti da queste operazioni".
Nonostante questo attacco, Jordan ha insistito sulle cordiali relazioni tra Berna e Washington. La partenza a gennaio del presidente in carica Donald Trump, a cui succederà il democratico Joe Biden, non cambierà questo rapporto, ha detto.
La Svizzera, che nel primo semestre dell'anno ha acquisito 90 miliardi di franchi in valuta estera, vuole far conoscere il proprio punto di vista all'amministrazione statunitense. Quest'ultima aveva raccomandato a Berna di ricorrere al quantitative easing (QE), ma Jordan ha respinto questa idea, sostenendo che il mercato svizzero dei prestiti è relativamente piccolo e non è adatto a questo tipo di operazioni.
Il responsabile dell'istituto di emissione ha inoltre sottolineato che la BNS ha compiuto "un importante passo avanti in termini di trasparenza" pubblicando alla fine di ogni trimestre i dettagli degli interventi sul mercato dei cambi.
Oggi la BNS ha deciso di mantenere invariata la sua politica monetaria, lasciando a -0,75% il suo tasso guida e il tasso di interesse sugli averi a vista detenuti sui suoi conti. La banca centrale rimane "pronta a intervenire più ampiamente sul mercato dei cambi, tenendo conto della situazione per tutte le valute", ossia non solo l'euro, ha sottolineato Jordan.
Dall'inizio dell'anno il franco ha subito forti oscillazioni rispetto alla moneta unica europea. Attualmente a 1,0806 franchi per 1 euro, la valuta svizzera dovrebbe chiudere l'anno intorno al livello di gennaio. La situazione è diversa rispetto al dollaro, nei confronti del quale la valuta svizzera ha continuato ad apprezzarsi. Da 0,9674 franchi per 1 dollaro a gennaio si è giunti, a metà dicembre, al rapporto 0,8838/1.
Il rafforzamento del valore del franco rappresenta un peso particolare per l'economia, soprattutto in tempo di crisi sanitaria. In questo contesto, per evitare una stretta creditizia, la BNS fornisce anche abbondante liquidità al sistema bancario nel quadro dello schema di rifinanziamento "BNS-COVID-19".
Secondo Jordan, "una politica monetaria espansiva rimane necessaria per superare la crisi". A suo avviso, "la ripresa economica richiederà ancora tempo e l'incertezza rimarrà elevata".
In base a una nuova valutazione della BNS, quest'anno il prodotto interno lordo (Pil) si contrarrà del 3% circa. In occasione dell'esame della situazione economica e monetaria di settembre, la BNS si aspettava un calo più marcato, del 5%. La correzione è dovuta al fatto che la flessione del Pil seguita alla prima ondata pandemica è risultata meno pronunciata di quanto inizialmente previsto.
Per il 2021 la banca centrale, che finora per l'anno prossimo non aveva formulato previsioni, si aspetta una crescita pari al 2,5%-3%, una ripresa giudicata incompleta. La disoccupazione dovrebbe nuovamente aumentare e i fattori di produzione rimarranno sottoutilizzati ancora per un certo tempo. Analogamente alle previsioni per l'estero, anche quelle per la Svizzera sono soggette a grande incertezza, sottolinea comunque l'istituto di credito.
Nel suo scenario di base per l'economia globale, la BNS si aspetta un "rapido" controllo della pandemia da parte degli Stati e una ripresa globale. Tuttavia, questo modello si basa su fondamenta fragili: una recrudescenza del coronavirus o tensioni commerciali potrebbero metterlo a repentaglio.
In Svizzera, le prospettive economiche sono diventate fosche in ottobre con l'impennata dei casi di Covid-19. La crescita dovrebbe rimanere debole anche quest'inverno, avverte la Banca nazionale.
Quest'ultima sottolinea l'incertezza che circonda l'inflazione. La banca centrale prevede per quest'anno un calo dei prezzi dello 0,7%, (previsione precedente: -0,6%). Per il prossimo anno non si prevedono aumenti dei prezzi (0%, contro un -0,1% stimato finora). La previsione per il 2022 rimane di un +0,2%. Lo scenario della Banca nazionale si basa su un tasso d'interesse di riferimento del -0,75%.