Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/256395

<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è invitato a studiare la possibilità di istituire un meccanismo dissuasivo per combattere il fenomeno della greedflation o profitflation. Quando una crisi porta a un aumento dei prezzi di alcuni beni, diversi attori, come certi intermediari o distributori, ne approfittano per aumentare i loro margini e i loro guadagni a scapito dei consumatori. L'aumento non si fonda su ragioni oggettive (ad es. senza che il lavoro fornito venga modificato, il margine in franchi su uno stesso prodotto può essere maggiorato se il prezzo di acquisto di un bene aumenta).</p><p>Il Consiglio federale è invitato a studiare diverse opzioni fra cui, in particolare, un meccanismo che riesca a innescare un'analisi dei margini quando l'inflazione su una categoria di beni o servizi supera il 5 per cento su base annua. Si tratterebbe di determinare le componenti dell'aumento dei prezzi e di renderle pubbliche, al fine di dissuadere i vari attori dall'aumentare ciecamente i loro margini senza temere conseguenze e ingannando i consumatori, facendo loro credere che l'intero aumento sia semplicemente dovuto a circostanze esterne.</p><p>Il Consiglio federale è inoltre incaricato di monitorare il rapporto tra l'andamento dei profitti delle imprese e i notevoli aumenti dei prezzi dei beni e dei servizi da esse forniti.</p><p>Il Consiglio federale può anche esaminare ulteriori opzioni quali il rafforzamento delle competenze del Sorvegliante dei prezzi o la garanzia della trasparenza dei margini con altri mezzi in caso di inflazione sostanziale.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>A livello macroeconomico, il calo dei prezzi e dei margini in tempi di crisi e il loro aumento durante una ripresa economica sono fenomeni ciclici prevedibili. Il peggioramento dei redditi osservato durante la crisi di COVID-19 e la ripresa intervenuta a partire dal 2021 ricalcano questo schema. Ciò si riflette anche nei dati di contabilità nazionale: nel 2020 la quota relativa ai redditi da lavoro dipendente sul PIL è aumentata, mentre è diminuita quella degli avanzi lordi di gestione, in parte utilizzati come misura approssimativa degli utili. Nel 2021 ha fatto seguito il fenomeno opposto. Nel frattempo, entrambe le quote sono tornate al livello del 2019 e non ci sono chiare evidenze di una «greedflation» su larga scala.&nbsp;</p><p>Nel confronto internazionale, durante gli ultimi anni i prezzi in Svizzera hanno avuto un andamento moderato, misurato sia dall’indice nazionale dei prezzi al consumo sia dal deflatore del PIL.</p><p>Le ragioni dell’aumento dei prezzi registrato negli ultimi mesi a livello mondiale sono complesse, e vanno ricercate sia dal lato della domanda che da quello dell’offerta. Nel primo caso figura, ad esempio, il ripristino della domanda di vari beni di consumo a seguito della crisi da coronavirus; nel secondo, invece, si riscontrano carenze nel settore dell’energia o dei trasporti, in particolare a causa del conflitto in Ucraina. In tale contesto, anche i margini delle singole aziende possono aumentare temporaneamente, ad esempio quando i beni sono scarsi e la domanda è alta, e questo incentiva le aziende a espandere le loro capacità produttive. Inoltre, i margini temporaneamente più elevati sono spesso dovuti all’introduzione di nuovi prodotti o migliorie, fenomeno che favorisce l’innovazione. In molti settori, tuttavia, le aziende sono costrette ad aumentare i prezzi finali a causa di fattori produttivi più costosi, anche se ciò si verifica in misura contenuta e si tratta comunque di situazioni temporanee. Difatti, tali sviluppi sono parte del processo di aggiustamento della domanda e dell’offerta durante una crisi, nel corso della quale l’aumento dei prezzi rispecchia una maggiore scarsità. Affinché questo meccanismo funzioni al meglio, è necessario garantire buone condizioni quadro. Una concorrenza efficace permette di esercitare una pressione tale da impedire che i margini delle aziende rimangano elevati a lungo. Grazie a un sistema concorrenziale di libero mercato, accompagnato da norme contro le restrizioni illegali della concorrenza e contro gli abusi sui prezzi, la Svizzera dispone già degli strumenti e delle istituzioni necessari. A ciò si aggiunge il mandato della Banca nazionale svizzera, che ha il compito di condurre una politica monetaria indipendente e impegnata nella stabilità dei prezzi per l’intera economia.</p><p>Il Consiglio federale ritiene pertanto che le misure proposte dal postulato, come l’analisi continua dei margini con valori soglia o una regolamentazione che vada oltre gli attuali requisiti di trasparenza, non siano necessarie o risultino persino inappropriate. Queste comporterebbero in particolare un onere burocratico molto elevato a carico delle imprese e della Confederazione. Un monitoraggio con relative verifiche determinerebbe un obbligo di documentazione esteso e ulteriori rilevazioni di dati presso le aziende, sovraccaricando in particolare le piccole e medie imprese. Sulla base dei dati attualmente disponibili, peraltro, non è possibile effettuare una valutazione tempestiva e definitiva della situazione dei margini, né a livello macroeconomico né a livello aziendale.</p>