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Se l'Unione europea concederà alla Cina lo status di economia di mercato ('MES'), potrebbero essere a rischio oltre 3,5 milioni di posti di lavoro in Europa.
È l'allarme che lancia uno studio condotto dall'Economic Policy Institute (Epi) e presentato da Aegis Europe, che raggruppa 30 associazioni industriali europee operanti nel settore manifatturiero. Secondo il rapporto, l'economia europea potrebbe anche subire perdite fino al 2% del pil.
A determinare questi danni sarebbe l'impossibilità in cui si verrebbe a trovare l'Ue di difendersi dal dumping cinese. I paesi maggiormente colpiti sarebbero la Germania, l'Italia, il Regno Unito, la Francia e la Polonia.
Il nuovo status economico per la Cina, secondo l'autore dello studio, il professor Robert E. Scott, "potrebbe mettere a rischio altri 2,7 milioni di posti di lavoro" nei settori di acciaio, ceramica, alluminio, carta, vetro, componenti per auto, chimica e il settore delle tecnologie ambientali. "Circa 50 provvedimenti anti-dumping cruciali attualmente in vigore nell'Ue sarebbero vanificati", ha quindi dichiarato il portavoce di Aegis Milan Nitzschke.
La Commissione "prende nota di questo studio che esamineremo attentamente", ha risposto il portavoce della commissaria europea al commercio Cecilia Malmström, ricordando che al momento sono in corso di esame "le possibili implicazioni della fine di alcuni provvedimenti del protocollo di accesso della Cina alla Wto, tra cui le indagini sui casi di difesa commerciale".
L'esercizio in corso "richiede uno studio approfondito" in quanto ha "molte implicazioni legali ed economiche", su cui Bruxelles intende prendersi "il tempo necessario" per riflettere e decidere.