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Quando visitai per la prima volta il centro diurno per bambini minorati mentali a Homs nel 2014, fui sconvolto. I danni incontrati erano pesantissimi. Per tre anni il centro era stato usato come centrale di commando da milizie islamiste.
CSI si fecce carica di una parte dei costi della ricostruzione. Oggi il centro è per cento bambini e giovani una vera e propria oasi. Un ampliamento delle strutture è necessario, perché nella metropoli di Homs molti altri bambini aspettano di ricevere un posto. E ognuna di queste persone è un presente di Dio.
Molti genitori si vergognano dei figli disabili. Non sanno come affrontare la situazione e tengono i figli rinchiusi in casa. La quindicenne Zeina, per esempio, fu nascosta per anni nell’appartamento, senza mai uscire all’aria aperta.
Un altro adolescente che frequenta il centro è il diciassettenne Somar aus al-Qusayr. Quando i ribelli islamisti irruppero a casa sua, pestarono il padre col calcio del fucile, prima di andarsene trascinandolo con loro. Finora Somar non sa, se il padre è ancora in vita.
Somar è profondamente traumatizzato. Era pervicace, violento e s’isolava. Sua madre non sapeva più cosa fare. Fu un sollievo enorme poter portarlo al centro.
Le suore che gestiscono la struttura si prendono premurosamente cura di lui. È diventato più calmo, partecipa alle attività e contribuisce al benessere degli altri bambini. Ancora non ha ritrovato la parola.
Le suore, tuttavia, non si arrendono. Sanno per esperienza: non ci sono casi disperati. Ogni bambino è un presente di Dio. La prego di aiutare questi vulnerabili bambini, affinché anche loro abbiano un futuro.
Cordialissimi saluti,
Dott. John Eibner
Direttore