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La prova, a 50 anni di distanza sta nel Dna e il caso dello "Strangolatore di Boston" trova finalmente soluzione. Un laboratorio del Massachusetts ha collegato "al 100%" il Dna recuperato dal corpo di Mary Sullivan quasi mezzo secolo fa con quello del del suo assassino, Albert DeSalvo, che confessò di essere il "mostro" ma all'epoca non venne mai creduto.
Il cadavere di DeSalvo è stato esumato per ordine di un giudice la settimana scorsa. È la prima volta, hanno annunciato le autorità, che la polizia è stata in grado di collegare DeSalvo alla catena di omicidi che tra 1962 e 1964 tenne Boston col fiato sospeso.
DeSalvo, un pregiudicato per rapine e reati minori, confessò all'epoca l'omicidio della Sullivan e di un'altra decina di donne ma poi si rimangiò la prima versione dei fatti. Morì accoltellato nel sonno in carcere nel 1973 mentre serviva una condanna all'ergastolo per una serie di stupri non collegati.
Lo strangolatore di Boston fu uno dei serial killer americani più famosi: le sue vittime tra i 19 e gli 85 anni furono uccise tutte nelle loro case tra giugno 1962 e gennaio 1964. Il caso ispirò film (il primo del 1968 con Tony Curtis e Henry Fonda), romanzi e canzoni tra cui la mitica "Midnight Rambler" dei Rolling Stones e creò una profonda impressione nell'opinione pubblica della città. Importanti le ripercussioni sociologiche: all'epoca venne attribuito al panico creato dall'assassino lo spostamento delle famiglie benestanti dalle città alle aree periferiche, ritenute più sicure.
Nessuno venne mai incriminato per gli omicidi: la Sullivan, ultima vittima, venne uccisa il 4 gennaio 1964 nel suo appartamento tre giorni prima del ventesimo compleanno.
SDA-ATS