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di Daniele Scarabel
13 Tutti costoro sono morti nella fede, senza ricevere le cose promesse, ma le hanno vedute e salutate da lontano, confessando di essere forestieri e pellegrini sulla terra. 14 Infatti, chi dice così dimostra di cercare una patria; 15 e se avessero avuto a cuore quella da cui erano usciti, certo avrebbero avuto tempo di ritornarvi! 16 Ma ora ne desiderano una migliore, cioè quella celeste; perciò Dio non si vergogna di essere chiamato il loro Dio, poiché ha preparato loro una città. (Ebrei 11:13-16)
Domenica scorsa Peter ci ha mostrato alcuni aspetti della vita di Abraamo, che ha lasciato la sua patria per cercare la nuova patria che Dio gli aveva promesso. Nel testo di oggi, l’autore della lettera agli Ebrei fa una pausa nella descrizione dei vari eroi della fede, per guardare al cuore di queste persone che hanno vissuto e che sono morte nella fede.
Se nel resto della lista ci si concentra più su atti esteriori che hanno dimostrato la fede dei vari personaggi citati, nei versetti da 13-16 il punto centrale è come loro hanno sperimentato interiormente la loro fede.
Pellegrini in terra straniera
13 Tutti costoro sono morti nella fede, senza ricevere le cose promesse, ma le hanno vedute e salutate da lontano, confessando di essere forestieri e pellegrini sulla terra.
In questi versetti si parla di Abraamo, di suo figlio Isacco e di suo nipote Giacobbe. La promessa data da Dio ad Abraamo è stata tramandata di padre in figlio, ma tutti loro hanno vissuto da stranieri in una terra già occupata da altri popoli senza mai averla veramente posseduta. Sono stati disposti a vivere in tende, un simbolo del fatto che erano disposti a tenersi saldi alla promessa, senza tener conto di quanto tempo avrebbero dovuto attendere che si adempisse.
Ricordo molto bene quando io ero a Basilea ed ero fidanzato con Nicole. Lei seguiva la formazione come infermiera nel Canton Zurigo e ci vedevamo veramente poco, ogni tanto il fine-settimana e a volte passavano anche diverse settimane prima che potevano rivederci. Attendevo con impazienza il giorno in cui ci saremmo sposati, perché se anche mi trovavo bene a Basilea, la mia vita senza di lei era incompleta.
Così era anche per Abraamo e i suoi discendenti. Nessuno di loro ha ricevuto le cose che Dio aveva promesse, “ma le hanno vedute e salutate da lontano”. Noi, che conosciamo molto meglio di Abraamo stesso il piano che Dio aveva ideato, sappiamo oggi che la promessa che Dio fece ad Abraamo consisteva in molto di più che “solo” una terra promessa nel paese di Canaan. Ad Abraamo Dio aveva promesso una discendenza eterna e un regno eterno.
Sentite cosa disse Gesù a riguardo:
E io vi dico che molti verranno da Oriente e da Occidente e si metteranno a tavola con Abraamo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli… (Matteo 8:11)
Grazie ad Abraamo e alla sua discendenza che arrivò fino a Gesù, la salvezza, l’offerta di poter tornare in comunione con Dio è stata estesa a tutto il mondo, ma Abraamo tutto questo non lo sapeva. In un qualche modo la sua fede in Dio lo portò però a capire intuitivamente che Dio doveva aver preparato per lui qualcosa di più grande, che ancora non riusciva a capire.
Ma com’è possibile? Da cosa lo ha capito? Un indizio lo troviamo nel libro degli Atti:
Il Dio della gloria apparve ad Abraamo, nostro padre, mentr’egli era in Mesopotamia, prima che si stabilisse in Carran… (Atti 7:2)
Dio è apparso ad Abraamo in tutta la sua grandezza, meraviglia e sovranità. Questo incontro con il Dio della gloria permise ad Abraamo di intuire che Dio aveva in serbo per lui grande cose. Per questo leggiamo che Abraamo non solo è vissuto nella fede, ma ha anche portato avanti la sua fede fino alla morte, pur senza aver ricevuto le cose promesse.
Sono sicuro che se tu sei veramente in cammino con Dio, hai anche già sperimentato in un qualche modo la sua gloria. Forse non te ne sei reso conto o te ne sei dimenticato, ma prova a pensare alla tua vita con Dio fino ad oggi. Riesci a riconoscere la mano del Dio della gloria nella tua vita?
Credo che non sia sempre facile riconoscerla, ma sono convinto che anche tu hai già avuto dei momenti nella tua vita nei quali hai almeno intravisto qualcosa della gloria di Dio. Momenti nei quali hai sperimentato come Dio ti è stato particolarmente vicino, come ti ha guidato o come ti ha aiutato trovare una nuova prospettiva nella tua vita. Forse addirittura ancora prima che tu decidessi di credere in lui. Prenditi del tempo per riportare alla tua mente questi episodi e poi vai a cercare ciò la Bibbia dice su Dio, sulla sua fedeltà nei nostri confronti, su come lui desidera prendersi cura di noi e paragonalo a ciò che hai sperimentato tu con lui.
Cercare una nuova patria
14 Infatti, chi dice così dimostra di cercare una patria; 15 e se avessero avuto a cuore quella da cui erano usciti, certo avrebbero avuto tempo di ritornarvi!
Abraamo con la sua fede “dimostra di cercare una patria”. Possiamo leggere più volte di come Abraamo e i suoi discendenti hanno confessato di essere forestieri e pellegrini sulla terra. Per tutta la loro vita hanno atteso con pazienza la nuova patria che Dio aveva preparato per loro. È interessante che questo argomento torna spesso anche nel Nuovo Testamento riferito a noi cristiani:
Quanto a noi, la nostra cittadinanza è nei cieli, da dove aspettiamo anche il Salvatore, Gesù Cristo, il Signore… (Filippesi 3:20)
Carissimi, io vi esorto, come stranieri e pellegrini, ad astenervi dalle carnali concupiscenze che danno l’assalto contro l’anima… (1Pietro 2:11)
Anche noi cristiani facciamo una vita da stranieri e pellegrini, perché sappiamo che in questo mondo siamo solo di passaggio. Aspettiamo di meglio. In parte abbiamo già potuto sperimentare alcune promesse di Dio nelle nostre vite, ma nemmeno noi che abbiamo conosciuto il Messia abbiamo ricevuto tutte le cose che Dio aveva promesso ad Abraamo.
Abraamo sapeva che il suo destino era di cercare la patria che Dio gli aveva promesso. Non so se l’avete mai vista sotto questo aspetto, ma anche Gesù ci parla dell’importanza del cercare nella nostra vita quotidiana un’altra patria:
Cercate prima il regno e la giustizia di Dio, e tutte queste cose vi saranno date in più. (Matteo 6:33)
Qui Gesù ci spiega che avere fede significa desiderare con tutto il nostro cuore di poter far parte del regno di Dio che un giorno verrà e di poter avere un giorno piena comunione con Dio. In pratica è la stessa cosa che Dio aveva chiesto ad Abraamo.
Abraamo e sua moglie Sara desideravano con tutto il loro cuore entrare nel regno che Dio aveva promesso loro, ma ancora più speravano in una discendenza numerosa, attendevano con ansia la nascita del loro primo figlio al quale ereditare questo nuovo regno. Come fare quando sembra che “tutte queste cose” che Dio promette di darci, non ci sembra di riceverle?
Ognuno di noi ha dei grandi desideri nel suo cuore. Potrebbe essere qualcosa tipo: “Dio desidero disperatamente di… potermi sposare, trovare vere e profonde amicizie, avere dei genitori che non siano divorziati, avere più amici cristiani, un lavoro migliore, sentirmi profondamente amato da qualcuno, che Dio mi liberi dalle mie sofferenze…”.
Sono tutte buone cose da desiderare. Ma non vuol dire che perché sono buone le dobbiamo per forza ricevere. Se c’è una cosa che ho imparato sul mio cammino con Dio è questa: Dio può anche non darci ciò che desideriamo, ma ci darà sempre ciò di cui abbiamo bisogno.
Dio sa molto meglio di noi ciò che è il meglio per noi. A volte può darsi che non ci dà alcune cose “buone”, perché vede il grande disegno che a noi sfugge. Sa come aiutarci a crescere, sa che esperienze dobbiamo fare per diventare delle persone in grado di aiutare altri. Ma tutto questo funziona solo se noi ci arrendiamo a Dio e portiamo a lui tutti i nostri desideri.
È ciò che anche Abraamo ha imparato. Se i patriarchi avessero a tutti i costi voluto trovare una patria qui sulla terra, avrebbero anche avuto tutto il tempo di tornare a Ur dei Caldei, il paese che avevano abbandonato in precedenza. Ma non lo fecero, preferirono vivere in tende.
Come Abraamo anche noi dobbiamo essere disposti a rinunciare a conquiste passate, ad abbandonare delle comodità e ad accettare che potrebbe essere necessario affrontare fatiche, rinunce o difficoltà per il resto della nostra vita. Se arriviamo a quel punto siamo anche noi pronti a desiderare qualcosa di meglio di ciò che il mondo ha da offrirci.
La patria celeste
16 Ma ora ne desiderano una migliore, cioè quella celeste; perciò Dio non si vergogna di essere chiamato il loro Dio, poiché ha preparato loro una città.
Ecco la fede di Abraamo, la fede che vede il futuro che Dio ci offre e inizia a desiderarlo più di ogni altra cosa. Riflettiamoci un attimo. Molte persone si limitano a descrivere la fede come se si trattasse di una semplice decisione, come se non avesse alcun influsso su ciò che cerchiamo o desideriamo nella nostra vita.
Dai patriarchi impariamo invece che vivere nella fede significa anche vedere come nella nostra vita poco a poco sviluppiamo nuovi desideri e come iniziamo a cercare un nuovo tipo di soddisfazioni. E morire nella fede significa aver capito che la vera soddisfazione la possiamo trovare solo in ciò che Dio ha previsto per noi.
La fede di Abraamo lo ha portato a un cambiamento di valori per la sua vita. Lo ha portato a desiderare le promesse di Dio più di ciò che il mondo ha da offrire. Non è facile immaginarselo, ma in realtà come cristiani possiamo e dobbiamo aspettarci un futuro nell’eternità molto più meraviglioso della nostra vita attuale.
La “patria celeste” che aspettiamo non è semplicemente “il cielo”, il luogo dove vanno i credenti dopo la morte. Anche se dopo la morte il credente si ritrova subito alla presenza di Dio, quello non è che uno stato intermedio. Quando Cristo tornerà tutti i credenti risorgeranno, riceveranno un nuovo corpo e vivranno in un nuovo regno con Cristo come re.
Cristo regnerà su questa terra per mille anni e ci sarà la pace nel mondo, ma anche quel regno avrà una fine. Arriverà il giorno che Dio giudicherà il mondo intero, tutte le persone dovranno apparire davanti al suo trono e rendere conto della loro vita. Satana e tutti i suoi aiutanti saranno giudicati e puniti. Quando tutto ciò sarà terminato Dio creerà nuovi cieli e una nuova terra, nei quali passeremo l’eternità.
La più grande battaglia nella fede non consiste tanto nel riuscire a fare le cose giuste, bensì nel desiderare le cose giuste. Desideriamo Dio e le sue promesse più di ogni altra cosa? Desideriamo la città che Dio ha già preparato per noi? Questa è la nostra grande sfida, perché quando riusciamo a desiderare Dio più di ogni altra cosa, riusciremo anche a comportarci nel modo giusto.
È per questo che Dio non si vergognava di essere chiamato il Dio di Abraamo, di Isacco e di Giacobbe, perché loro hanno desiderato Dio più di ogni altra cosa. Hanno compiuto anche tante azioni giuste, così come hanno fatto tanti errori, ma hanno sempre desiderato ricevere ciò che Dio aveva preparato per loro. Anche a costo di rinunciare a tante altre cose.
Soffermati un attimo a riflettere: vorresti anche tu che Dio non si vergogni di essere il tuo Dio? Se è così, che cosa devi fare? Devi forse compiere qualche grande atto di fede del quale può essere orgoglioso? Devi raggiungere un livello morale tale da impressionarlo? No, in realtà ciò che devi fare èdesiderare Dio più di ogni altra cosa.
Non è facile, è una sfida, perché il mondo tenterà sempre di nuovo di attirarci con ciò che ha da offrici. Ma non dimenticare che ciò che Dio ha preparato per te è più grande di ogni cosa che il mondo possa offrirti. Se ti serve un’ispirazione, rileggiti Apocalisse 21 e 22 con la descrizione dei nuovi cieli e della nuova terra che un giorno Dio creerà per noi.
Amen