Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01246.jsonl.gz/513

Da pretendente al titolo a poco più che comparsa. È questo il triste percorso fatto da Thomas Lüthi nella passata stagione di Moto2, la categoria alla quale aveva fatto ritorno due anni fa dopo l'altrettanto deludente campionato passato in MotoGp. A giudicare dai test effettuati, anche la stagione entrante si presenta complicata, per il 34enne pilota bernese, alle porte della 19esima stagione sulle due ruote.
Lüthi ha dimostrato nelle stagioni precedenti, e confermato nell’annata 2019 chiusa al terzo posto nella generale e condita da quattro podi filati, di poter competere con i migliori, in una categoria della quale è ormai da tempo uno dei piloti più affermati. Tuttavia lo scorso anno ha chiuso senza alcun piazzamento di rilievo, e con addirittura le quattro ultime gare consecutive senza alcun punto all’attivo. Una stagione così deludente, il 34enne di Linden non se la può più permettere, pena il levarsi di voci critiche che ne suggeriscono il pensionamento. Un’ipotesi che l’elvetico, molto legato al mondo delle due ruote e convinto di avere ancora molto da dire, non vuole prendere in considerazione.
Come ricordato, nel 2019 ha vissuto una delle sua stagioni più felici, simili a quella del 2016 e 2017 nelle quali ha lottato fino alla fine per la conquista del titolo. Lo scorso anno, invece, ha raccolto solo 72 punti (undicesimo rango). Peggio - escluso il 2018 trascorso nella classe regina - fece solo nel lontano 2004. L’anno successivo, però, trionfò nell’allora 125 (primo elvetico dopo Stefan Dörflinger nel 1985). Nel suo palmarès, 17 Gran Premi vinti, 65 podi, l’ultimo nel 2019 a Valencia.
Il cambio di scuderia (è passato agli spagnoli del Sag Team) non ha ancora dato i frutti sperati: i test di preparazione non sono andati in maniera soddisfacente. «Non siamo ancora al punto in cui vorremmo essere», dichiarò Lüthi a inizio marzo. La messa a punto della sua Kalex non lo pone infatti ancora allo stesso livello dei colleghi più ambiziosi. È addirittura risultato più lento del suo compagno di scuderia l’olandese Bo Bendsneyder, di 13 anni più giovane, il quale non vanta alcun piazzamento di rilievo nei 49 Gran Premi disputati in carriera.
Abbastanza impietoso l’esito degli ultimi test effettuati in Qatar: Lüthi (ventesimo) è risultato di un secondo più lento rispetto al collega più rapido, Sam Lowes. a titolo di paragone, Bendsneyder è giunto sesto, a ridosso dei migliori. «È evidente che mi aspettavo di essere più veloce, ma non siamo ancora al punto in cui vorremmo essere. Va però detto il ritmo gara mi dà sensazioni più confortanti che non il singolo giro veloce», afferma il bernese, consapevole che le attuali difficoltà nella messa a punto della sua moto rappresentano un ostacolo non di poco conto.«Abbiamo bisogno di fare ancora numerosi passi avanti prima di consentirmi di avvicinarmi ai migliori anche nelle qualifiche». Il tempo, però, è tiranno, la stagione incombe. «Devo restare rilassato, non posso permettermi di innervosirmi. I progressi non tarderanno». Nell’attesa, domenica non può che ambire a un piazzamento nei primi dieci, sarebbe già un risultato di un certo spessore.