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Con il referendum del 19 maggio 2019 sulla legge federale del 28 settembre 2018 concernente la riforma fiscale e il finanziamento dell’AVS (RFFA), l’elettorato svizzero ha ampiamente accolto la riforma sull’imposizione delle imprese, portando così all’abolizione dei regimi fiscali criticati a livello internazionale. Con questa riforma la Svizzera mette in atto la dichiarazione comune firmata con l’UE il 14 ottobre 2014 e viene quindi considerata dall’UE come uno Stato cooperativo in materia fiscale.
Fiscalità delle imprese
Nel quadro del dialogo iniziato nel 2012 su determinati regimi fiscali svizzeri per le imprese, la Svizzera e l’UE sono riuscite a raggiungere un’intesa comune in questo ambito. Il 14 ottobre 2014 l’allora consigliera federale Eveline Widmer-Schlumpf e i rappresentanti di tutti gli Stati membri dell’UE hanno firmato una dichiarazione, ponendo così fine a una controversia bilaterale che dal 2005 era stata all’origine di attriti e minacce di pesanti contromisure da parte dell’UE.
Questa dichiarazione non comportava nessun impegno internazionale e si limitava a elencare principi e intenzioni reciproche. Il Consiglio federale ha ribadito la sua intenzione di proporre l’abrogazione di determinati regimi fiscali, in particolare quelli che prevedevano il trattamento differenziato tra redditi nazionali ed esteri (cosiddetto «ring fencing»). Le nuove misure fiscali dovevano essere orientate agli standard internazionali dell’OCSE. Da parte loro, gli Stati membri dell’UE hanno confermato l’intenzione di abbandonare le eventuali contromisure adottate per questi regimi non appena fossero stati soppressi. Contro il primo progetto della riforma III dell’imposizione delle imprese è stato chiesto il referendum. L’elettorato svizzero ha respinto la riforma il 12 febbraio 2017. Poco dopo il Consiglio federale ha quindi presentato un nuovo progetto di legge al Parlamento, che il 20 maggio 2019 è stato accolto dall’elettorato con una maggioranza superiore al 66%.
Alla fine del 2017 l’UE ha inserito la Svizzera nell’allegato II della lista delle giurisdizioni non cooperative con l’UE a fini fiscali insieme a un gruppo di altri Stati pronti ad adeguare le proprie basi giuridiche. A seguito dell’accettazione dell’RFFA, il 17 ottobre 2019 l’UE ha tolto la Svizzera dalla lista, considerandola ormai come un Paese cooperativo in materia fiscale.
La Svizzera continua a partecipare attivamente ai lavori riguardanti lo sviluppo di standard internazionali per l’imposizione delle imprese in seno all’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economici (OCSE). Queste norme sono inizialmente comprese in un nuovo standard «BEPS» (Base Erosion and Profit Shifting) riconosciuto sia dalla Svizzera che dall’UE.
Contesto
Il 13 febbraio 2007 la Commissione europea ha informato la Svizzera di aver deciso unilateralmente di considerare le agevolazioni fiscali concesse da alcuni Cantoni a società straniere con sede in Svizzera alla stregua di una violazione dell’Accordo di libero scambio (ALS) stipulato tra la Svizzera e l’allora Comunità europea nel 1972. La Svizzera ha sempre ritenuto tale decisione infondata.
Nel giugno del 2010 l’UE ha invitato la Svizzera ad avviare un dialogo sul Codice di condotta dell’UE in materia di tassazione delle imprese. Il Codice costituiva un impegno politico interno all’UE e non era applicabile alla Svizzera in quanto Paese non membro dell’UE.
La Svizzera era tuttavia disposta a esaminare i punti controversi dell’imposizione delle imprese con l’UE. L’UE riteneva che in alcuni Cantoni i regimi fiscali delle imprese fossero discriminatori per il fatto che talvolta tassavano in maniera diversa gli utili realizzati all’estero e quelli realizzati in Svizzera (ring-fencing).
Da allora si sono tenuti colloqui esplorativi con l’UE per definire le condizioni di dialogo. Dopo aver consultato le commissioni parlamentari e quelle dei Cantoni, il Consiglio federale ha adottato il mandato corrispondente a inizio luglio 2012. I colloqui che ne sono seguiti hanno portato all’intesa comune del 14 ottobre 2014.