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Agli occhi dei Cantoni, alle prese con limitate capacità d'accoglienza dei rifugiati, in materia d'asilo la Confederazione non svolge il proprio dovere. La Conferenza delle direttrici e dei direttori cantonali di giustizia e polizia (CDDGP) accusa in particolare la Berna federale di lentezza nelle procedure di espulsione dei richiedenti l'asilo provenienti da paesi considerati sicuri. Confederazione e Cantoni, che oggi si sono comunque confrontati in un'atmosfera "costruttiva", hanno assicurato che cercheranno soluzioni in comune.
Attualmente i richiedenti che possono essere rinviati nei paesi dell'area Dublino in cui hanno presentato la prima domanda d'asilo - il 55% di tutte le richieste - passano 18 giorni nei centri gestiti dalla Confederazione prima di essere attribuiti ai Cantoni. Per questi ultimi i tempi sono troppo stretti, ha denunciato in una conferenza stampa a Berna Karin Keller-Sutter. La presidente della CDDGP e consigliera di Stato a San Gallo (PLR) ha informato sui lavori della CDDGP che si è riunita all'inizio della settimana.
I Cantoni faticano anche a capire perché la Confederazione, nei casi a cui si applica il diritto di Dublino, impieghi due mesi per avviare una procedura di espulsione. Poi di fatto fino alla concretizzazione del rinvio trascorrono ancora vari mesi perché gli stati terzi, in particolare l'Italia, cercano di sfruttare al massimo i tempi offerti dalle procedure.
Durante tutto questo periodo i Cantoni devono occuparsi delle persone, con ripercussioni sulle casse pubbliche e talora problemi di sicurezza quando i richiedenti l'asilo hanno comportamenti problematici, ha aggiunto la Keller-Sutter.
La Confederazione afferma di trattare in modo accelerato i casi che dipendono dall'accordo di Dublino, ma i Cantoni non se ne sono praticamente accorti, ha rincarato Hans-Jörg Käser, vicepresidente della CDDGP e consigliere di Stato a Berna (PLR). "Se il trattato di Dublino fosse applicato alla lettera, la situazione sarebbe ben migliore".
La Confederazione dovrebbe esercitare più pressione sugli altri paesi che hanno aderito a Dublino affinché riprendano i richiedenti che hanno inoltrato la prima domanda d'asilo da loro, ha detto Philippe Leuba, consigliere di Stato vodese (PLR). A questo proposito la responsabilità non è solo del Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP) diretto da Simonetta Sommaruga (PS), ma di tutto il collegio governativo.
Leuba ha pure insistito sulla mancanza di accordi di riammissione, per cui anche il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) e quello dell'economia (DFE) dovrebbero mostrare maggiore dinamismo. Attualmente oltre 5500 persone sono in attesa di rimpatrio, ma il 68% di loro proviene da paesi con cui Berna non ha siglato un accordo, ciò che rende il rinvio praticamente impossibile.
Dopo la conferenza stampa della CDDGP, una sua delegazione ha incontrato la Sommaruga. Le discussioni sono avvenute in un clima "costruttivo", ha affermato la Keller-Sutter. Una portavoce del DFGP, contattata dall'ats, ha detto che Cantoni e Confederazione si sono trovati d'accordo sulla necessità di affrontare i problemi in comune.
Per la portavoce la situazione migratoria attuale, con una crescita delle richieste d'asilo in seguito alla situazione nel mondo arabo, pone i Cantoni sotto pressione. Una pressione resa ancora più forte dalla campagna in vista delle elezioni federali di ottobre. La Keller-Sutter, candidata per un seggio al Consiglio degli Stati, negli ultimi tempi ha criticato la Confederazione in varie interviste.
Proprio oggi si è appreso che la Confederazione disporrà di due nuovi centri in regioni discoste del canton Berna, capaci di ospitare fino a un massimo di 230 "asilanti". Si tratta di alloggi militari nei pressi dei passi dello Jaun (BE/FR) e del Brünig (BE/OW). In un'intervista pubblicata dalla "Berner Zeitung", Käser chiede che i due centri rimangano operativi al massimo per sei mesi. Auspica inoltre che centri analoghi siano aperti anche in altri Cantoni.
Finora però le promesse sono poche e vaghe. Altri centri gestiti dalla Confederazione dovrebbero presto essere aperti nei Grigioni e nel canton Uri, ha detto all'ats Joachim Gross, portavoce dell'Ufficio federale della migrazione (UFM). Non è però ancora noto dove saranno situati. Dovrebbero poter ospitare 220 "asilanti".
Malgrado questa prospettiva le capacità di accoglienza rimangono insufficienti. Berna spera in altre offerte perché non può imporre nuovi centri senza l'accordo dei Cantoni interessati.
Nella conferenza stampa la Keller-Sutter ha affermato che le dimensioni dell'afflusso di rifugiati sono nettamente inferiori a quanto vissuto in Svizzera negli anni Novanta. Tuttavia, su ordine della Confederazione, negli ultimi anni i Cantoni hanno ridotto la loro infrastruttura d'accoglienza. Per la Keller-Sutter comunque la mancanza di alloggi non è il problema principale. È invece fondamentale "accelerare le procedure".
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