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Una macchina fotografica in grado di sviluppare una foto subito dopo lo scatto viene chiamata „macchina fotografica istantanea“.
Nelle classiche macchine istantanee analogiche viene utilizzata una pila di fogli di carta con una striscia sensibile alla luce, al posto di una semplice pellicola. In questi fogli sono contenute anche le sostanze chimiche necessarie allo sviluppo delle immagini. Estraendo la foto dalla macchina questa viene divisa in negativo e positivo. Nelle foto in bianco e nero vengono trasportate particelle d’argento, mentre nelle foto a colori dei pigmenti, che vengono immagazzinati nel positivo. Mentre con l’utilizzo di un normale negativo è possibile fare diverse copie di una foto, la possibilità di avere dei duplicati con la camera istantanea è possibile con la procedura chiamata riproduzione.
La prima macchina istantanea è stata progettata dal fisico Edwin Herbert Land nel 1947, nella sua azienda Polaroid. I primi modelli utilizzavano pellicole bianco e nero in rotolo, di diversi dimensioni, e la procedura della separazione della foto. La pellicola denominata serie 40 doveva essere protetta con una vernice trasparente immediatamente dopo lo sviluppo, che durava in media tra i 15 e i 30 secondi. Nel 1945 arriva un formato più piccolo, la serie 30, che permetteva di produrre delle macchine più piccole e leggere. Una grande debolezza della tecnica usata era l’enorme sensibilità in rapporto al tempo di sviluppo. Qui giocava un ruolo fondamentale anche la temperatura dell’ambiente. Cronometri analogici, o anche tabelle che elencavano i tempi di sviluppo appropriati, avrebbero dovuto portare il fotografo ad ottenere uno sviluppo qualitativamente migliore. Tempi di sviluppo troppo lunghi portavano sulle foto in bianco e nero dei contrasti troppo forti, mentre sulle foto a colori delle macchie di colore indesiderate.
La prima pellicola integrata, la SX-70, è stata messa in commercio da Polaroid nel 1972 e quando oggi si parla di macchine istantanee, si pensa subito alle pellicole 600, che nel 1982 hanno sostituito le Sx-70. Queste presentavano una maggiore latitudine di posa, che poteva essere raggiunta anche con macchine economiche, che esponevano in modo meno preciso. Le pellicole 600 erano compatibili anche con la macchina SX-70 perché la dimensione delle due pellicole era identica.
Nell’epoca della fotografia digitale, con la sua tecnica avanzata e una qualità delle foto sempre migliore, il mercato delle macchine istantanee si è ridotto considerevolmente. Proprio come i vinili queste macchine fotografiche sono diventate motivo di interesse soprattutto per le nuove generazioni. Le funzioni delle classiche macchine istantanee si combinano con la nuova tecnologia degli smartphone ed entrano a far parte della comunità dello „sharing“. Gli ultimi modelli hanno uno schermo digitale in dotazione e hanno lo stesso numero di pixel delle macchine digitali. Con una tecnica in continuo miglioramento, le macchine istantanee digitali possono stampare una foto indelebile e impermeabile in un minuto. Con una WLAN integrata o un collegamento bluetooth gli utenti possono addirittura seguire la nuova moda dei social. Così possono, per esempio, installare sulle nuove Polaroid „Socialmatik“ le applicazioni per i social media e quindi condividere immediatamente i propri scatti su Facebook, Instagram e altri social network.
Anche le classiche Polaroid analogiche sono state negli ultimi anni recuperate, proprio per i loro colori falsati, per scopi artistici. Le foto scattate con queste macchine e realizzate da veri professionisti del settore sono piene di fascino e quindi molto amate.
Uno degli ultimi modelli arrivati sul mercato è la Polaroid Z2300. Anche se oggi il mondo delle macchine istantanee si è ridotto ad una piccola nicchia, ci sono molti fan di Polaroid che amano il valore artistico e umano di queste foto.