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NEW YORK - L'accesso alle università americane per alcuni studenti stranieri presenta, in vista del prossimo semestre autunnale, un ostacolo in più: essere vaccinati contro il Covid con un siero che abbia ricevuto il via libera anche dall'Organizzazione mondiale della sanità.
La problematica tocca in modo particolare i giovani provenienti da Paesi come la Russia e l'India, che hanno utilizzato nelle proprie campagne vaccinali preparati come lo Sputnik V e il Covaxin, il vaccino prodotto proprio in India e approvato per l'uso di emergenza all'inizio del 2021 dalle autorità sanitarie locali, che già a suo tempo aveva sollevato i dubbi di alcuni esperti.
Questa politica vaccinale, che non inficia in alcun modo le immatricolazioni degli studenti locali - che hanno accesso a ben tre vaccini (Pfizer, Moderna e Johnson & Johnson) approvati dall'Oms -, potrebbe complicare la vita a tutti quegli istituti che hanno tra le priorità anche quella di conservare la propria componente internazionale nel corpo studentesco. E non solo per mantenere un ambiente multiculturale. Se si semplifica il tutto in soldoni si parla - stando alle cifre pre-pandemia, riportate dal New York Times - di 39 miliardi di dollari tra rette e tasse universitarie. Non proprio briciole.
Il quotidiano statunitense riporta inoltre la testimonianza di una studentessa indiana di 25 anni, che il prossimo autunno dovrebbe iniziare un master presso la Columbia University. La giovane ha ricevuto due dosi del vaccino Covaxin, ma i vertici dell'università le hanno comunicato che una volta arrivata al campus dovrà vaccinarsi nuovamente con un siero approvato. «Sono preoccupata dal fatto di ricevere due vaccini diversi». Una preoccupazione legittima? Il caso si situa a tutti gli effetti in una zona ancora grigia, come confermato anche dalla portavoce del Centers for Disease Control (CDC) americano, Kristen Nordlund: «I vaccini contro il Covid-19 non sono intercambiabili e la sicurezza e l'efficacia di riceverne due diversi non è stata ancora studiata».