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Al più tardi con la cosiddetta crisi dei rifugiati la migrazione è diventata uno degli argomenti prevalenti in tutti i discorsi di tipo sociale. L’opinione pubblica tende in generale a percepire le sfide legate all’immigrazione come una minaccia. Così facendo rischia di dimenticare che la Svizzera è da tempo una società di migrazione e che lo sviluppo demografico ha come corollario la diversità culturale, che per molti versi, ormai, fa parte della società comune.
Questa realtà sociale, tuttavia, si riflette (ancora) di rado nelle locandine e nelle strutture dei teatri elvetici. I progetti teatrali che trattano di temi legati alla migrazione, alla diversità e all’identità culturali sono innanzitutto prodotti di nicchia.
Il teatro Maxim Gorki di Berlino si considera espressamente come teatro “post-migrante”. Le sue rappresentazioni sono un invito a “riflettere sulla condizione umana dell’essere contemporaneo e sui suoi conflitti identitari, allo scopo di contribuire a un dibattito approfondito e paziente sulla coesistenza nella diversità del mondo odierno”. Dopo il discorso introduttivo di Dr. Onur Suzan Nobrega, esperta di teatro "post-migrante" dell'Università di Frankfurt a.M., i rappresentanti del teatro svizzero discuteranno su come impostare il tema della diversità culturale e s’interrogheranno sull’idoneità delle strutture attuali nell’integrare le implicazioni culturali della società delle migrazioni nella quotidianità del teatro.