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Almeno quattro grandi banche avrebbero limitato le loro attività con Credit Suisse o con i suoi titoli. Lo riporta oggi l'agenzia Reuters, citando fonti vicine al dossier.
Deutsche Bank avrebbe ridotto il valore dei prestiti di titoli Credit Suisse, in particolare quelli emessi da clienti facoltosi della banca elvetica come garanzia di credito. La britannica HSBC avrebbe iniziato a valutare i suoi crediti legati alla banca zurighese, mentre la francese Société Générale avrebbe ridotto le sue posizioni detenute presso Credit Suisse.
I responsabili degli istituti finanziari in questione non hanno confermato queste informazioni a Reuters. Interpellata dall'agenzia AWP, Credit Suisse non ha voluto commentare la notizia.
Le azioni del Credit Suisse sono in difficoltà: verso le 14.40 registravano un calo significativo del 9,25% a 1,835 franchi. Dopo un avvio di contrattazioni in rialzo hanno perso rapidamente terreno.
I ribassi del mercato azionario in generale si sono ampliati da quando i trader oltreoceano hanno iniziato a lavorare. La crisi bancaria è ancora presente a Wall Street. In primo luogo, la problematica First Republic Bank ha ricevuto miliardi di dollari di sostegno dalle maggiori istituzioni finanziarie americane, ma i suoi titoli hanno comunque perso il 20% nelle contrattazioni pre-borsa. La Silicon Valley Bank, che ha scatenato l'attuale crisi, ha nel frattempo avviato le procedure per il Chapter 11, la bancarotta assistita per una riorganizzazione sotto supervisione.
Anche gli altri titoli finanziari come UBS, Partners Group e Julius Bär sono tutti in rosso.
Con il fallimento di Silicon Valley Bank e con la vicenda Credit Suisse «attraversiamo un periodo di turbolenza ma non vediamo rischi sistemici». Ad affermarlo è il capo economista dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), Alvaro Pereira rispondendo ai giornalisti nel corso della presentazione dell'Outlook dell'organizzazione internazionale in merito alla situazione della banca californiana e di quella svizzera.
«Per ora - spiega - consideriamo che il rischio è limitato» per quanto riguarda un impatto di queste crisi sulla situazione macroeconomica. «La situazione è diversa rispetto a quella del 2008. La regolamentazione è più forte, i regolatori e le banche centrali hanno imparato dalle crisi precedenti. Il livello dei (crediti deteriorati) Npl nelle banche è molto limitato, non vediamo un rischio importante», osserva Pereira.
Sulla stessa linea anche il segretario generale dell'Ocse, Mathias Cormann. Certo, osserva, «il fallimento della Svb è il più importante fallimento di una banca statunitense dalla crisi finanziaria del 2007-2008, ma il quadro regolamentare è molto migliorato negli ultimi anni. Certo i mercati sono agitati ma consideriamo che il rischio sia limitato».
Il caso Svb «è molto singolare»: «La banca era focalizzata su un'industria particolare e il suo bacino geografico era limitato». Per Cormann «non bisogna gonfiare l'impatto» della situazione sui mercati finanziari e bancari e «prendere un po' di distacco». Il sistema bancario «è ben capitalizzato», aggiunge.
Per quanto riguarda nello specifico il Credit Suisse, Cormann sottolinea che «le autorità svizzere hanno reagito rapidamente per limitare il rischio di contagio».
Raddoppia il calo in borsa del titolo Credit Suisse. L'azione perde l'8,5% a 1,84 franchi dopo che, secondo l'agenzia di stampa statunitense Bloomberg, gli investitori hanno potuto leggere il prospetto del salvataggio da 50 miliardi di franchi annunciato dalla Banca nazionale svizzera (BNS).
Si moltiplicano i commenti degli analisti finanziari riguardo alla via da seguire da Credit Suisse dopo il crollo e la sua successiva rimonta in Borsa. Le incertezze restano numerose oggi, nonostante il prestito di 50 miliardi di franchi ottenuto dalla banca. Dopo aver aperto con segno «più», l'azione del numero due bancario elvetico è sceso in rosso, passando sotto i 2 franchi.
«La banca svizzera ha ricevuto ieri mattina un'ancora di salvezza dalle autorità di regolamentazione svizzere, un tentativo di calmare gli investitori dopo giorni di turbolenze nel settore bancario che hanno alimentato i timori di una più ampia crisi finanziaria ed economica», ha dichiarato John Plassard di Mirabaud Banque.
La banca ginevrina nota inoltre che Credit Suisse è ora confrontato negli Stati Uniti con una causa intentata da azionisti che lo accusano di averli truffati.
Tra i punti di forza del numero due bancario elvetico, LBBW Research sottolinea la stabilità e la redditività della banca universale svizzera e la forte posizione di mercato nella gestione di patrimonio globale. D'altro canto, le incertezze restano elevate, soprattutto per quanto riguarda lo scorporo della banca d'investimento entro il 2024 e le possibili ripercussioni delle numerose controversie legali.
Le circostanze peseranno sul risultato operativo 2023 e 2024, inducendo gli analisti della Landesbank Baden-Würtemberg a ridurre le loro previsioni. Nonostante la bassa valutazione, consigliano di tenere il titolo, anche se non possono escludere, nel peggiore dei casi, una perdita totale del capitale azionario. In ogni caso, il corso dell'azione dovrebbe rimanere molto volatile.
La Royal Bank of Canada (RBC) ha accolto con favore il sostegno della BNS e della Finma. Ma la chiave per il titolo Credit Suisse resta la riconquista della fiducia. Le misure adottate dovrebbero contribuire a contenere il contagio al settore bancario, «ma la situazione rimane incerta».
In questo contesto, JP Morgan ha tracciato diversi scenari per il futuro dell'istituto di Paradeplatz, che potrebbero comportare l'ottava ristrutturazione del Credit Suisse dal 2011, mentre gli analisti ritengono «insufficiente il sostegno di liquidità della BNS (come annunciato mercoledì sera)». «Lo status quo non è un'opzione», affermano gli esperti.
Gli analisti della banca statunitense giudicano così un'acquisizione da parte della concorrente UBS come lo scenario più probabile, pur rilevando le difficoltà in termini di concorrenza, secondo loro, «dato che la quota di mercato combinata è di circa il 30%», con un rischio di concentrazione e di controllo di quote di mercato in Svizzera troppo elevato. Né Credit Suisse né UBS hanno voluto esprimersi in proposito.
Commentando la situazione da Parigi, il governatore della Banque de France François Villeroy de Galhau ha spiegato questa mattina all'emittente BFM Business che il Credit Suisse è «un caso particolare, noto da diversi anni». «È una banca che ha sia difficoltà nel modello di business (...) sia carenze nel suo sistema di controllo interno», ha aggiunto, incoraggiando l'istituto ad andare fino in fondo sulla strada della ripresa
Ha assicurato che «le banche europee sono estremamente solide», sottolineando la normativa di Basilea III introdotta dopo la crisi finanziaria del 2008, «a volte criticata» ma che ha dimostrato «l'efficacia» delle regole «sulla loro liquidità e sul loro capitale».
Dopo aver segnato un rialzo a inizio seduta, l'azione del Credit Suisse cedeva alle 11.50 il 5,46% a 1,92 franchi. Lo SMI perdeva lo 0,25%.
In Borsa il titolo del Credit Suisse è tornato a scendere sotto i 2 franchi: alle 11.24 cedeva il 4,08% a 1,94 franchi, dopo aver aperto la seduta in rialzo dello 0,40% a 2,03 franchi. Ieri le azioni erano rimbalzate, chiudendo a +19% dopo il sostegno da 50 miliardi di franchi annunciato dalla Banca nazionale Svizzera (BNS).
I nervi degli investitori restano tesi riguarda alle azioni della grande banca Credit Suisse. Dopo aver inizialmente dato l'impressione di continuare il recupero del giorno precedente, si delinea ora una lotta per la soglia dei 2 franchi.
Poco prima delle 9.30 le azioni erano ancora in rialzo dello 0,4% a 2,03 franchi. All'apertura della borsa erano salite di quasi il 3%, per poi scendere in rosso.
Dopo il crollo di mercoledì, a volte superiore al 30%, e la rapida ripresa di ieri, con guadagni che per breve tempo hanno raggiunto il 40%, sembra che ora si stia diffondendo una certa perplessità tra gli investitori. In definitiva, secondo gli operatori di mercato, l'attuale andamento dei corsi è un segnale del perdurante elevato livello di nervosismo da parte degli investitori.
Gli altri titoli finanziari come UBS, Partners Group o Julius Bär, venduti a metà settimana a causa del panico, hanno continuato a recuperare alla fine della settimana.
L'opinione dei media svizzeri
Mercoledì sera l'autorità di vigilanza indipendente sul mercato finanziario svizzero (Finma) e la Banca nazionale svizzera (BNS) hanno reso noto che, in caso di necessità, avrebbero messo liquidità a disposizione di Credit Suisse (CS). Già nella notte di ieri CS ha annunciato l'ottenimento del prestito dalla BNS fino a 50 miliardi di franchi. Ecco l'opinione dei media svizzeri sul supporto all'istituto di credito.
Secondo il gruppo Tamedia, il salvataggio di CS da parte della BNS - che ha quindi adempiuto al suo mandato di garantire la stabilità finanziaria - è uno «scandalo senza pari», nonostante la manovra sia necessaria per permettere a CS - che al momento non ha veri problemi di liquidità - di liberarsi dalla spirale negativa in cui è avvolta. L'esistenza di CS sarebbe infatti minacciata da una crisi di fiducia fomentata dalla comunicazione inattendibile della stessa banca.
Sempre a detta di Tamedia, la politica dovrà ora assumere un ruolo attivo nella questione, ad esempio esaminando l'idoneità dei fondi propri e stabilendo requisiti più severi per gli stipendi e i bonus dei top manager. Inoltre, le banche per la gestione patrimoniale e quelle commerciali potrebbero venire separate dalle banche d'investimento. La Finma dovrebbe poi essere dotata di strumenti più severi, come la possibilità di comminare multe.
«L'operazione è riuscita: il paziente è debole ma stabile per il momento», ha dichiarato la Neue Zürcher Zeitung (NZZ). La fiducia dei clienti, che «è stata messa alla prova dalla serie di scandali e brutte figure accumulate nel corso degli anni», è ora decisiva per la sopravvivenza di CS.
L'attuale leadership formata dal presidente del consiglio di amministrazione Axel Lehmann e dal CEO Ulrich Körner non ha nulla per rimediare alla perdita di fiducia. «A Credit Suisse manca una figura in grado di riportare la fiducia in una svolta, sia all'interno sia all'esterno della banca», aggiunge la NZZ.
I 50 miliardi della BNS potrebbero forse offrire la possibilità di completare autonomamente il cambiamento di strategia avviato in autunno, comunica la NZZ con una nota di scetticismo. Tuttavia, aggiunge, forse arriverà presto il momento di cercare una fusione con una banca partner più solida.
Secondo il Blick, «il minimo che ci si aspetta ora da Körner e Lehmann è che assumano una posizione chiara, mostrino leadership, e accettino la responsabilità». Dopo l'iniezione di capitali «tranquillizzante» - azione già abbastanza deplorevole - spettava alla dirigenza del CS il compito di dimostrare che il sostegno era meritato. Il giornale dubita che i due dirigenti abbiano gli strumenti necessari: «non hanno una visione o piani concreti su come i fondi perduti possano tornare a Credit Suisse in un secondo momento».
«La fiducia non può essere comprata come un titolo in borsa», ha dichiarato Pierre-André Sieber, vice caporedattore de La Liberté, in un editoriale odierno. «La banca numero due in Svizzera deve imparare la lezione del vero disastro che l'ha quasi demolita», aggiunge, dato che non potrà né «reggersi sulle spalle della BNS a vita» né diventare statale.