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Il Consiglio federale raccomanda di respingere l’iniziativa popolare «Contro l’esportazione di armi in Paesi teatro di guerre civili (Iniziativa correttiva)». La procedura di consultazione è stata avviata il 20 marzo 2020. Pur comprendendo le richieste dei promotori dell’iniziativa, il Consiglio federale non considera opportuno inserire nella Costituzione il testo proposto. Per questo motivo sottopone a consultazione un controprogetto indiretto con due varianti.
Il comitato promotore «Allianz gegen Waffenexporte in Bürgerkriegsländer» chiede che i criteri di autorizzazione previsti per l’esportazione di materiale bellico non siano più disciplinati a livello di ordinanza, bensì per mezzo di divieti sanciti dalla Costituzione. Il Consiglio federale sarebbe così privato della competenza necessaria per adeguare tali criteri. Al tempo stesso le esportazioni di materiale bellico in Paesi teatro di guerre civili o che violano in modo grave e sistematico i diritti umani sarebbero vietate senza eccezione.
Pur comprendendo la principale richiesta del comitato promotore, ossia l’esigenza di un maggiore controllo democratico, il Governo ritiene che l’iniziativa si spinga troppo in là, poiché il suo eventuale accoglimento: priverebbe il nostro Paese della flessibilità necessaria per reagire a circostanze straordinarie; sancirebbe a livello costituzionale un testo che dovrebbe trovar posto tra le disposizioni d’esecuzione; comprometterebbe la certezza del diritto; penalizzerebbe dal punto di vista economico l’industria svizzera della sicurezza e della tecnica di difesa; comporterebbe un indebolimento della base tecnologica e industriale rilevante per la sicurezza della Svizzera; comporterebbe l’abrogazione del disciplinamento speciale per l’esportazione di pezzi di ricambio previsto all’articolo 23 della legge sul materiale bellico (LMB, RS 514.51) e inasprirebbe ulteriormente la legislazione, compromettendo la certezza del diritto e la tutela della fiducia.
Il Consiglio federale ha pertanto deciso di sottoporre a consultazione un controprogetto indiretto con due varianti.
La prassi attuale in materia di autorizzazione è stata mantenuta, ma è stata trasposta nella LMB. Le domande di esportazione di materiale bellico in Paesi che violano sistematicamente e in modo grave i diritti umani potrebbero dunque essere ancora autorizzate se il rischio che il materiale esportato venga utilizzato per commettere gravi violazioni di tali diritti è minimo.
Inoltre, la variante 1 prevede la facoltà per il Consiglio federale di derogare ai criteri di autorizzazione in presenza di circostanze straordinarie.
La variante 2 prevede anch’essa una trasposizione nella LMB, ma senza l’eccezione riguardante i Paesi che violano sistematicamente e gravemente i diritti umani.
Le domande di esportazione di materiale bellico in Paesi che violano sistematicamente e in modo grave i diritti umani non potrebbero dunque più essere autorizzate nemmeno se il rischio che il materiale esportato venga utilizzato per commettere gravi violazioni di tali diritti fosse minimo.