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Il Consiglio federale ha approvato oggi il protocollo d'emendamento per la revisione dell'"accordo UBS", ponendolo sullo stesso piano della convenzione bilaterale di doppia imposizione (CDI) e conferendogli la precedenza su quest'ultima visto che è più recente e più specifico. Il testo "pone rimedio al vizio contestato dal Tribunale amministrativo federale (TAF) nella sua decisione del 27 gennaio", precisa un comunicato del Dipartimento federale di giustizia e polizia.
Le competenti commissioni del Consiglio Nazionale e degli Stati si erano opposte all'applicazione provvisoria dell'accordo, ma per il Consiglio federale in questo caso sono soddisfatte le condizioni di "urgenza e tutela di importanti interessi della Svizzera" che consentono di porre in vigore a titolo provvisorio un trattato internazionale.
Firmando l'accordo UBS, nel 19 agosto 2009, la Svizzera si è impegnata a sbrigare la richiesta di assistenza amministrativa riguardante circa 4450 clienti americani di banche elvetiche entro fine anno. La decisione del TAF però ha bloccato l'esame dei casi di presunta evasione fiscale e anche se in giugno il Parlamento approvasse l'accordo, sarebbe comunque impossibile sbrigare tutte le pratiche entro il termine previsto.
"Se la Svizzera non dovesse ottemperare ai propri impegni internazionali, rischierebbe un nuovo inasprimento del conflitto con gli Stati Uniti, con tutte le conseguenze negative che ne derivano per la piazza finanziaria e il mercato del lavoro elvetici", precisa il governo.
Grazie al protocollo d'emendamento invece l'Amministrazione federale delle contribuzioni (AFC) può preparare anche le decisioni in merito ai circa 4200 casi di presunta evasione fiscale grave e continuata. L'applicazione provvisoria dell'accordo, secondo il Consiglio federale, non anticipa la decisione del Parlamento, ma anzi "garantisce che gli venga sottoposto un accordo effettivamente attuabile una volta approvato".