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Di ritorno da un viaggio in Asia centrale, una delegazione della DSC sottolinea come, con l'arrivo dell'inverno, urgono aiuti per la popolazione afgana. La Svizzera prevede anche l'invio di osservatori a garanzia della pace.Questo contenuto è stato pubblicato il 16 novembre 2001 - 18:36
L'appello a favore della popolazione stremata del Paese è stato lanciato venerdì da Walter Fust, direttore della Direzione dello sviluppo e della cooperazione, in una conferenza stampa a Berna, basandosi sulla recente esperienza di una delegazione appena rientrata da un viaggio in Asia centrale, con tappe in Turkmenistan, Iran e Pakistan.
La missione, guidata da Toni Frisch, direttore del Corpo svizzero d'aiuto umanitario (CSA), ha esaminato attentamente la situazione sul posto: il principale timore della DSC è che l'inverno interrompa i collegamenti stradali in Afghanistan, rendendo arduo il compito delle organizzazioni umanitarie.
Toni Frisch ha precisato che i sette camion della DSC partiti dal Kosovo sono già giunti nel Turkmenistan, Paese confinante con l'Afghanistan. I tre trasporti aerei partiti il 30 ottobre da Zurigo sono pure arrivati con tende, sacchi a pelo, coperte di lana ed utensili da cucina. Frisch sottolinea peraltro l'ottima collaborazione 'in loco' con le Nazioni Unite.
L'aiuto umanitario della DSC alla popolazione afghana ammonta quest'anno a 17,5 milioni di franchi, una somma che dovrebbe essere riproposta anche per il 2002.
Osservatori svizzeri a garanzia della pace
La Confederazione prevede inoltre l'invio sul terreno di esperti civili cui spetterà il non facile compito di contribuire al ritorno della normalità nel martoriato Paese asiatico. La decisione è stata presa nell'ambito della risoluzione dell'ONU approvata mercoledì e volta alla ricerca di una soluzione politica.
Il numero di esperti non è ancora noto, afferma Muriel Berset Kohen, portavoce del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE). "Stiamo già cercando nei nostri dossier esperti con una buona conoscenza della regione. Non appena conosceremo il numero di persone con i requisiti necessari, lo comunicheremo all'ONU", aggiunge la portavoce.
Anche il compito di questi specialisti non è ancora chiaramente definito. Una possibilità sarebbe che essi contribuiscano alla creazione di un nuovo governo nel Paese, osserva ancora Muriel Berset Kohen.
La Svizzera conta già dall'inizio dell'anno un pool di esperti per la promozione della pace. Si tratta di 600 persone ben affiatate e disponibili in ogni momento per operazioni puntuali urgenti. Questa speciale struttura, istituita sul modello del CSA, permette il rapido invio in missione anche di un centinaio di persone.
Attualmente ne sono impegnate un'ottantina in 19 Paesi, soprattutto nei Balcani, precisa la portavoce del DFAE. Oltre al mantenimento della pace, il loro compito è di contribure al rafforzamento della democrazia e delle istituzioni.
swissinfo e agenzie
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