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Le decine di profughi che erano fuggiti giovedì dal campo di raccolta di Roszke dopo le piogge torrenziali che l’hanno trasformato in un immenso pantano, e si sono poi rifugiati alla stazione di Szeged (nei pressi del confine serbo), hanno lasciato la struttura venerdì mattina a bordo di minibus e torpedoni.
Organizzati dalle autorità ungheresi, i primi mezzi di trasporto (autocarri e veicoli blindati) non avevano subito convinto i migranti nonostante l’invito dei funzionari di Budapest, "salite che vi portiamo al confine con l'Austria". Inizialmente infatti in molti avevano preferito non lasciare la vecchia struttura dove avevano trovato riparo da pioggia e freddo, ma poi in mattinata anche i più dubbiosi hanno accettato di partire su bus e minivan.
La stazione è ora deserta e all'esterno è rimasta solo una famiglia di profughi ospitata in una delle tende messe a disposizione dai volontari austriaci. Già mercoledì autobus civili avevano prelevato qualche centinaio di profughi non identificati dal campo di Rozske per portarli alla frontiera austriaca, a Gyor.
Reuters/ANSA/EnCa