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A queste conclusioni è giunto un importante studio del gruppo di ricerca internazionale sui linfomi maligni (IELSG)
I risultati saranno presentati in anteprima mondiale oggi a Chicago al Congresso annuale della Società Americana di Oncologia Clinica. Il professor Franco Cavalli, presidente di IELSG: «Un risultato straordinario, con risultati così chiari che tutte le linee guida lo includeranno»
BELLINZONA - La radioterapia per i linfomi maligni (quelli denominati non-Hodgkin) localizzati tra il cuore e i polmoni è inutile. L'annuncio arriva dallo IELSG, il gruppo di studio internazionale impegnato a sconfiggere questa tipologia di cancro del sangue e che ha sede a Bellinzona, che per voce del suo direttore scientifico - il Prof. Emanuele Zucca - presenterà oggi a Chicago in anteprima mondiale i dati che hanno portato a questa scoperta a lungo attesa dalla comunità scientifica e dai pazienti affetti da questo tumore molto aggressivo che colpisce soprattutto i giovani tra i 25 e i 30 anni e in special modo le donne.
Il linfoma dei giovani che si manifesta con una grande massa tumorale nel torace - «La radioterapia non è più necessaria per i pazienti con linfoma primario a cellule B del mediastino (la regione del torace tra cuore e polmoni), che ottengono una risposta metabolica completa dopo la chemio-immunoterapia convenzionale» si legga in una nota diffusa dal gruppo di ricerca.
Il linfoma che colpisce i giovani «si manifesta con una grande massa tumorale nel torace e ha una prognosi spesso sfavorevole se la remissione non è rapidamente ottenuta con la terapia iniziale o se la malattia si ripresenta dopo una prima remissione. Questo - viene spiegato - ha portato all'uso generale della radioterapia per consolidare i risultati della chemio-immunoterapia».
Gli effetti nefasti della radioterapia: «Le persone avevano degli infarti» - Tuttavia, la radioterapia è associata a un rischio elevato di sviluppare altri tumori, soprattutto alla mammella, alla tiroide e ai polmoni, «nonché malattie cardiache coronariche o valvolari nei pazienti guariti» come ricorda il professor Franco Cavalli, presidente dello IELSG. «Seppur negli ultimi anni si è intervenuti con dosaggi meno alti e meglio mirati, potere evitare lo strumento radioterapico su una zona molto sensibile come quella del cuore è un risultato straordinario. Ricordo molto bene che anni addietro le persone sottoposte a radioterapia nella zona del cuore andavano incontro a degli infarti».
Il più grande studio mai condotto su questo tipo di linfoma - Lo studio - che va sotto il nome di IELSG37 - è il più grande studio prospettico mai condotto su questo tipo di linfoma e ha coinvolto 545 pazienti provenienti da 13 Paesi in Europa, America e Asia. «I risultati sono così chiari che tutte le linee guida lo includeranno - afferma il professore - e in tempi che io reputo possono essere stimati tra i 6 e i 12 mesi a partire dalla presentazione di oggi in anteprima mondiale a Chicago».
Una scoperta destinata a cambiare la pratica clinica: i risultati al prossimo simposio sui linfomi del 13 giugno a Lugano - La scoperta «destinata a cambiare la pratica clinica» sarà presentata anche il prossimo 13 giugno a Lugano, in un simposio dove si farà il punto sulla ricerca intorno al mondo dei linfomi. Ricerca che ha fatto passi da gigante nel corso degli ultimi vent'anni: «Per alcuni sottotipi del linfoma di non-Hodgkin, ricordo che ve ne sono una cinquantina, come il follicolare, l'aspettativa di vita è passata da 9 a 18 anni» spiega il professor Cavalli.
La metodologia usata per arrivare a confermare l'inutilità della radioterapia - L'ultimo studio del gruppo di ricerca che Cavalli presiede e che rivoluzionerà le strategie di cura, si è basato sull'analisi delle immagini PET/TAC di tutti i pazienti, «rivalutate centralmente da un gruppo internazionale di esperti coordinato dal Prof. Luca Ceriani del Centro di Medicina Nucleare dell'Ente Ospedaliero Cantonale. I pazienti con documentata remissione sono stati randomizzati, cioè divisi in modo casuale in due gruppi di dimensioni simili: un gruppo ha ricevuto il consolidamento radioterapico mentre l'altro è stato solo osservato senza ricevere alcun trattamento ulteriore».
Lo studio ha mostrato «in modo netto che il beneficio aggiuntivo della radioterapia è quasi nullo, poiché entrambi i gruppi di pazienti hanno mostrato tassi simili di sopravvivenza libera da ricaduta, superiori al 96% a 30 mesi dal termine della chemioterapia. Il 99% dei pazienti randomizzati è vivo a 3 anni dall’entrata nello studio indipendentemente dal fatto che abbiano ricevuto o meno la radioterapia».
L'omissione della radioterapia «nei pazienti in remissione può risparmiare non solo gli effetti avversi di questo trattamento, ma riduce anche il costo complessivo delle cure, garantendo comunque un'altissima probabilità di guarigione».
I dati anche al congresso annuale dell'Associazione Europea di Ematologia di Francoforte - Oltre alla Conferenza Internazionale sui Linfomi Maligni del 13 giugno a Lugano, i risultati dello studio verranno mostrati tre giorni prima anche al congresso annuale dell'Associazione Europea di Ematologia a Francoforte.
I sostenitori della ricerca - La ricerca che ha evidenziato l'inutilità della radioterapia per il linfoma maligno localizzato tra il cuore e i polmoni, è stato anche parzialmente sostenuto dalla Lega svizzera contro il cancro, dal Cancer Research UK e dal Fondo Nazionale Svizzero per la ricerca scientifica.