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Le proposte di sussidiamento indiretto delle scuole private in votazione il 18 febbraio contengono l'invenzione di una categoria di scuole private oggi inesistente.
La legge infatti definisce attualmente due tipi di scuola privata: quella "autorizzata", il cui esercizio dev'essere autorizzato dallo Stato che esercita su di essa una forma di vigilanza detta generale, e quella "parificata" nel settore obbligatorio, sottoposta alla vigilanza didattica dello Stato come la scuola pubblica.
Per non apparire troppo evidentemente per quello che sono, gli iniziativisti cattolici hanno associato la Scuola Steiner, che non prepara a titoli di studio cantonali. Per essa (e per i due licei diocesani) è stato inventato il profilo della scuola "riconosciuta". In ciò non vi è alcuna differenza fra iniziativa e controprogetto!
La scuola "riconosciuta" deve rispondere a un lungo elenco di requisiti. Eccoli, ripresi dai testi in votazione:
a) avere lo statuto di scuola […] autorizzata;
b) essere dotata di personalità giuridica;
c) perseguire le finalità della scuola pubblica;
d) essere in esercizio da almeno tre anni;
e) essere aperta, entro i limiti della sua capacità d'accoglienza, a tutti gli allievi, senza discriminazione alcuna;
f) disporre di strutture scolastiche adeguate al perseguimento dei programmi di studio;
g) offrire un curricolo di studio finalizzato direttamente o indirettamente al conseguimento di titoli o diplomi rilasciati dalle autorità cantonali o federali;
h) non perseguire scopi di lucro;
i) presentare annualmente al Dipartimento la contabilità che deve essere tenuta secondo i criteri generalmente riconosciuti.
Se dovesse essere approvato questo profilo, potrebbe anche darsi che qualche scuola ,oggi parificata, si sentirebbe più "scuola libera" rinunciando alla parificazione…
Tra i numerosi criteri elencati ve ne sono di quelli ovvi, addirittura banali (i punti a, b, c, f, i), ma ve ne sono alcuni che vanno considerati da vicino: sono quelli che, se fossero inseriti nella legge scolastica, sarebbero facilmente destinati ad avere vita breve.
Perché infatti stabilire (punto d) il limite di esercizio a tre anni? tre anni non sono un curricolo intero in nessun ordine di scuola (elementare 5 anni, media 4 anni, liceo 4 anni).
Cosa mai sarà (punto g) un curricolo finalizzato indirettamente al conseguimento di titoli cantonali o federali? per quanto ancora, in tempi di integrazione ed eurocompatibilità, si potranno legittimamente escludere scuole che preparano a titoli europei?
E quanto tempo resisterà l'esclusione degli "scopi di lucro" visto che un sostegno determinante all'iniziativa viene dai fanatici del libero mercato e pertanto anche del mercato dell'istruzione?
Queste condizioni, costruite sulla misura delle scuole private oggi rappresentate nel comitato degli iniziativisti, sono suscettibili in un domani assai vicino di modificarsi nella disattenzione generale con un semplice voto parlamentare.
Ma l'affermazione più ambigua è (punto e) che la scuola debba "essere aperta, entro i limiti della sua capacità d'accoglienza, a tutti gli allievi, senza discriminazione alcuna". Enunciato del tutto ingannevole: solo la scuola pubblica è per obbligo di legge aperta a tutti: essa non può accampare limiti di capacità. Mentre il limite di capacità – praticamente incontrollabile - può essere facile pretesto di esclusione nel privato, come dimostra la significativa citazione tratta dall'annuario del Papio recentemente proposta in un intervento su questo giornale.
Senza contare che scuole di gruppi miranti al proselitismo si aprono per definizione "a tutti": nella speranza di convertirli.
Vale la pena di ricordare una coincidenza sintomatica. L'iniziativa che va in votazione il 18 febbraio fu pubblicata sul Foglio ufficiale il 25 febbraio 1997. Sempre il FU portava il 15 aprile, riprendendolo dal Foglio ufficiale svizzero di commercio del 10 marzo, l'avvenuta costituzione, il 26 febbraio (!), della "Associazione Gruppo d'Istruzione" in Giubiasco, i cui scopi erano di "creare e istituire una scuola privata in cui tutto il programma scolastico venga insegnato secondo la tecnologia di studio di L. Ron Hubbard". Tra i mezzi dell'associazione si indicavano pure "contributi del Governo". La cosa aveva allora avuto echi sulla stampa ("Giubiasco non vuole Scientology" titolava il Giornale del Popolo il 18 aprile 1997).
La prospettiva allora negata potrebbe riproporsi. Dopo tutto nelle finalità della scuola pubblica (punto c) enumerate nell'art.2 della Legge della scuola non si fa cenno a quali "tecnologie" educative adoperare.
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