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<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è invitato a rispondere alle domande seguenti:</p><p>1. Qual è l'ammontare dei fondi per lo sviluppo devoluti negli ultimi anni ai Paesi arabi attualmente teatro di disordini?</p><p>2. Quali sono i progetti concreti sostenuti in tali Paesi?</p><p>3. In considerazione della situazione attuale, il Consiglio federale ritiene necessario incrementare o abbassare i fondi per determinati progetti, al fine di sostenere la popolazione di tali Paesi nella loro situazione attuale e nella futura ricostruzione del Paese?</p><p>4. Quanti sono i rifugiati attesi da tali Paesi?</p><p>5. È possibile contribuire con i provvedimenti summenzionati o con misure analoghe a ridurre il flusso dei rifugiati?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Le priorità strategiche e geografiche, come pure i campi di attività della cooperazione svizzera allo sviluppo per il periodo 2009-2012, sono stati fissati nel messaggio sulla continuazione della cooperazione tecnica e dell'aiuto finanziario a favore dei Paesi in sviluppo, approvato dal Parlamento il 14 marzo 2008. La cooperazione svizzera allo sviluppo è attuata dalla Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) e dalla Segreteria di Stato dell'economia (SECO). L'Egitto è da molto tempo un Paese prioritario della SECO. Nel corso degli ultimi anni, la SECO ha stanziato oltre 70 milioni di franchi in Egitto, circa 10 milioni di franchi in Tunisia, 15 milioni di franchi in Giordania e 4 milioni di franchi in Libano. Sono inoltre stati messi a disposizione 10 milioni di franchi per progetti di investimento in tutta la regione. La DSC si concentrerà su un numero limitato di Paesi e regioni prioritari. Tra i suoi principali obiettivi vanno annoverati la lotta alla povertà, la promozione della sicurezza umana e la riduzione dei rischi per la sicurezza. Dato che né l'Egitto, né la Tunisia, né la Libia rientrano tra i Paesi prioritari indicati nel messaggio, finora in questi Stati non sono stati svolti programmi di cooperazione bilaterale della DSC. I tre Paesi sono tuttavia membri del "Dialogue sur la migration de transit en Méditerranée" e, nel quadro di tale dialogo, la Svizzera sostiene gli sforzi dei governi a incentivare il ritorno, le rimesse e gli investimenti della diaspora. </p><p>2. Dallo scoppio della crisi libica, specialisti dell'Aiuto umanitario della Confederazione si trovano sul confine con l'Egitto e la Tunisia. Il loro compito è quello di valutare le esigenze umanitarie e di coordinare gli aiuti d'emergenza con le autorità locali e con i loro partner sul posto. L'Aiuto umanitario della Confederazione focalizza la sua attenzione sul sostegno alle persone più vulnerabili tra i profughi. Per risolvere i bisogni più urgenti, la Confederazione ha fornito sin dall'inizio contributi finanziari a operazioni del comitato internazionale della Croce Rossa, dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni e del programma alimentare mondiale. In Libia e nelle zone di frontiera con la Tunisia e l'Egitto sono inoltre stati inviati materiale medico, corredi per l'igiene e impianti per l'acqua potabile. La Svizzera aiuta infine le persone che a causa della crisi libica tornano volontariamente nei loro Paesi di origine nell'Africa subsahariana e una squadra dell'Aiuto umanitario a Bengasi valuta le esigenze umanitarie e garantisce la distribuzione del materiale medico. La continuazione e la portata dell'impegno dell'Aiuto umanitario dipenderanno dall'evoluzione della situazione umanitaria. </p><p>Gli eventi degli ultimi mesi non hanno finora avuto alcuna ripercussione diretta sui progetti della SECO in corso in Egitto e in Tunisia, per esempio il risanamento di impianti per la purificazione dell'acqua, la costruzione di impianti di depurazione, il potenziamento delle banche del sangue e dell'assistenza radiologica, il miglioramento delle dogane, programmi nel campo della salvaguardia e dei controlli della qualità per favorire le esportazioni, contributi allo sviluppo di tecnologie pulite, progetti per la riduzione dei rischi macroeconomici e per la promozione del settore privato. Questi progetti vengono portati avanti dalla SECO e in Nord Africa persino potenziati.</p><p>3. L'11 marzo 2011, il Consiglio federale ha approvato una strategia volta ad accompagnare e a sostenere la transizione in Nord Africa. La Conferenza regionale degli ambasciatori, tenutasi dal 1° al 3 maggio a Tunisi e alla quale hanno partecipato la presidente della Confederazione, gli ambasciatori svizzeri della regione, i responsabili degli uffici di cooperazione e degli uffici competenti a Berna, ha permesso di discutere le modalità di applicazione della strategia approvata dal Consiglio federale e di sintonizzare le attività della Svizzera nella regione. I partecipanti alla Conferenza degli ambasciatori hanno identificato tre settori nei quali la Svizzera sosterrà la transizione democratica e le riforme strutturali:</p><p>- Cooperazione economica e creazione di posti di lavoro: programmi per la formazione e l'integrazione di giovani nel mercato del lavoro e per il potenziamento della collaborazione con il settore privato.</p><p>- Restituzione degli averi rubati e rafforzamento dello Stato di diritto.</p><p>- Collaborazione nel campo della migrazione: misure volte a proteggere i rifugiati e i migranti in loco e progetti atti a impiegare la migrazione a favore dello sviluppo sostenibile nella regione.</p><p>La SECO intensificherà le sue attività in Nord Africa, concentrandosi sull'Egitto e sulla Tunisia e in seconda battuta sul Marocco. Queste attività mirano a sviluppare progetti infrastrutturali di base nel campo della gestione dell'acqua e dei rifiuti e a promuovere la competitività internazionale (commercio e PMI). Nel 2011 e nel 2012 per questi Paesi verranno stanziati circa 50 milioni di franchi.</p><p>4. Il Nord Africa è interessato da forti flussi migratori. I movimenti maggiori si registrano sul Continente africano. Molti cittadini stranieri cercano di fuggire dalla violenza tornando nei loro Paesi di origine. All'inizio di maggio, 680 000 persone avevano già lasciato la Libia per cercare rifugio nei Paesi limitrofi (Tunisia, Egitto, Niger, Algeria, Ciad e Sudan). Per quanto riguarda i flussi migratori verso l'Europa, dall'inizio dell'anno 30 000 persone hanno raggiunto Lampedusa e Malta, due delle "porte d'entrata" più importanti del Continente europeo. Si tratta soprattutto di cittadini tunisini e di rifugiati economici che non rientrano nella categoria dei profughi. Finora, la Svizzera è stata toccata marginalmente da questo flusso di rifugiati e ha registrato solo un leggero aumento delle richieste d'asilo. La situazione nella regione cambia repentinamente, il che rende difficile stimare in modo affidabile il numero di migranti attesi. Tuttavia, la Confederazione prevede nei prossimi mesi un aumento pari a 300-700 richieste al mese rispetto al normale e si prepara in questo senso in collaborazione con i cantoni. Nel mese di marzo, sono state presentate 1873 richieste d'asilo, 612 in più rispetto a febbraio. Ad aprile, le domande sono state 1495. Il numero di richieste d'asilo provenienti dal Nord Africa e dal Medio Oriente continua a essere stabile a un livello contenuto. In aprile, 165 cittadini tunisini hanno presentato richiesta d'asilo, contro i 159 del mese precedente. Nel complesso, il numero di richieste degli ultimi due mesi coincide con le previsioni.</p><p>5. L'impegno umanitario della Svizzera in Nord Africa è volto in primis a rispondere alle esigenze delle persone colpite direttamente o indirettamente dalla violenza. A medio termine, i compiti della Svizzera in questi Paesi potrebbero concentrarsi sui programmi di protezione e, secondo le necessità e le possibilità, sul rafforzamento del dialogo in materia di migrazione. In questo modo, la Svizzera contribuisce alla protezione dei rifugiati nelle loro regioni di provenienza e permette ai Paesi di prima accoglienza di garantire la protezione necessaria. I progetti della SECO nel campo dello sviluppo economico favoriscono la creazione di prospettive economiche per la popolazione locale, una misura che dovrebbe limitare i movimenti migratori irregolari e, di riflesso, il numero di richieste d'asilo in Svizzera.</p>  Risposta del Consiglio federale.