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Prometeo e le streghe: storia di Oppenheimer, l’uomo che volle la bomba atomica (ma poi se ne pentì)
Il 16 ottobre 1945, durante la cerimonia di commiato dalla direzione dei laboratori di Los Alamos, Robert Oppenheimer disse, profetico, alle centinaia di persone che con lui avevano lavorato al “Progetto Manhattan”: «I popoli di questo mondo devono unirsi, oppure moriranno. Questa guerra, che tanto ha devastato la Terra, ha scritto queste parole. La bomba atomica le ha pronunciate affinché tutti gli uomini le comprendessero».
Dopo aver voluto brandire la spada infocata dell’Arcangelo, convinto che fosse l’unico modo per evitare in futuro altri conflitti, altri inutili spargimenti di sangue, Robert Oppenheimer aveva compreso di aver commesso un grandissimo errore. Di aver aperto le porte del mondo al diavolo. Alla morte. Confessava a sé stesso e agli altri che la distruzione di Hiroshima e Nagasaki era stata «un tragico errore». Chiedeva che a questo errore si ponesse rimedio.
Nel clima della guerra fredda, però, questa presa di coscienza non gli fu perdonata. Anzi, fu vista dalla parte più conservatrice dell’America repubblicana come un autentico tradimento. L’uomo che aveva dato agli Stati Uniti l’atomica fu «scomunicato», additato come nemico, messo ai margini. Divenne «la vittima» più importante e «famosa del maccartismo».
Il celebrato film di Cristopher Nolan ha rimesso al centro dell’attenzione la storia di Robert Oppenheimer. Come sempre, la forza delle immagini, la potenza narrativa del cinema, hanno fatto presa sulle coscienze. E aperto fortunatamente una breccia di nuova consapevolezza anche nelle giovani e giovanissime generazioni, quelle che, forse, non avevano mai nemmeno sentito parlare dello scienziato newyorchese.
Ma chi volesse andare alla radice di questa storia, conoscerla più in dettaglio, dovrebbe leggere il libro da cui Nolan ha tratto tutte le informazioni: la monumentale biografia pubblicata 18 anni fa da Martin J. Sherwin e Kai Bird e ristampata adesso in italiano da Garzanti, editore che pure l’aveva già tradotta nel 2007 senza tuttavia riscuotere grande successo.