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Un 30enne si è presentato in ospedale con sintomi. Ora è in terapia intensiva. Ma l'origine dell'infezione è sconosciuta
Nella città neozelandese si contano attualmente 110 casi attivi. La maggioranza sono ricollegati allo stesso nucleo familiari o al posto di lavoro.
AUCKLAND - La Nuova Zelanda sta fronteggiando da un paio di settimane una ripresa dei contagi da coronavirus, dopo mesi trascorsi praticamente senza nuovi casi. E fra questi - come riferiscono oggi "The Spinoff" e il "New Zealand Herald" - ce n'è uno che preoccupa particolarmente le autorità nazionali.
Venerdì scorso, un uomo sulla trentina si è presentato al "North Shore Hospital" di Auckland, mostrando sintomi della malattia. Ora si trova ricoverato in gravi condizioni in terapia intensiva. Nessuno però sa dove abbia contratto l'infezione.
Il virus è stato sequenziato e risulta collegato al focolaio di Auckland. Nel frattempo, tutti i familiari e i colleghi dell'uomo sono stati rintracciati dalle autorità sanitarie, ma nessuno è risultato positivo al test. Resta quindi avvolto nell'ombra il legame tra l'uomo e il focolaio.
Una "bandiera gialla" - «Il problema è il seguente: venire a sapere di un nuovo caso quando la persona si presenta in ospedale - un'eventualità rara in Nuova Zelanda - equivale a una "bandiera gialla". Significa che quella persona è infetta da diversi giorni», ha evidenziato il numero uno della sanità neozelandese, Ashley Bloomfield.
Al momento la città di Auckland conta 110 casi attivi di coronavirus, molti dei quali registrati all'interno di nuclei familiari e posti di lavoro. Ci sono però alcuni casi dei quali non è stato possibile ricostruire l'intera catena dell'infezione. Motivo per cui le autorità valutano la possibilità di estendere il lockdown della città. «L'origine» così come il «perimetro» del focolaio di Auckland non sono infatti ancora stati tracciati con certezza, ha spiegato il ministro Chris Hipkins. Motivo per cui il governo intende mantenere alto il numero di test effettuati.
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