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Se hai la pelle bianca non puoi tradurre poesie di un'artista afroamericana. Da alcuni giorni questa controversia a sfondo razziale anima l'editoria europea. Il caso riguarda il testo "The Hill We Climb" (La collina che scaliamo) dell'americana Amanda Gorman, la 22enne diventata famosa dopo aver declamato la sua poesia durante l'insediamento del presidente degli Stati Uniti, Joe Biden. Alcuni traduttori europei sono stati dapprima ingaggiati e poi rimossi dall'incarico perché bianchi.
Dibattito aperto
Come fa una persona bianca - questa l'accusa - a cogliere senso, dolore e sfumature di un testo che parla di razzismo, scritto da una donna i cui antenati erano degli schiavi? È stato soprattutto il popolo di internet a chiederselo, seguito anche dalla stampa, dopo che nei Paesi Bassi è stata annunciata Marieke Lucas Rijneveld come traduttrice dell'opera. La stella nascente della letteratura olandese ha poi rinunciato all'incarico.
Qualche tempo dopo, la stessa storia in Spagna: traduttore catalano, l'acclamato Victor Obiols, è rimosso dall'incarico per ordine dell'editore statunitense. Casi che hanno infiammato il dibattito. "Ma come - ha obiettato Obiols - se come uomo bianco non posso tradurre una giovane black allora non potrei nemmeno tradurre Omero o Shakespeare, visto che non sono né un greco dell'ottavo secolo avanti Cristo né un inglese del sedicesimo".
Quello di Gorman era stato definito un inno - a tempo di rap - al superamento di divisioni e discriminazioni razziali. Eppure proprio la sua traduzione divide le opinioni su chi può e chi non può fare da ponte tra le varie lingue e culture del mondo.