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Nella pandemia di Covid-19, i decessi tra le persone residenti nella Confederazione senza passaporto rossocrociato sono stati enormemente più frequenti che fra i cittadini svizzeri.
È quanto risulta da uno studio condotto da ricercatori sulla base dei dati dell’Ufficio federale di statistica (Ust) per conto di Mediendienst Integration, una piattaforma tedesca che offre servizi per giornalisti con cifre e rapporti di fondo su migrazione, integrazione e asilo.
Secondo tale studio, di cui riferisce oggi il domenicale “SonntagsBlick”, fra i cittadini svizzeri nella fascia d’età tra i 65 e i 74 anni l’aumento dei decessi nel 2020 rispetto al 2019 è stato del 2,2%, mentre tra le persone della stessa età senza passaporto svizzero è stato del 20,9%. L’incremento è stato anche drasticamente più alto in altri gruppi di età.
Per gli esperti di Mediendienst Integration, la ragione per il più alto tasso di mortalità è dovuta probabilmente alle peggiori condizioni sociali ed economiche delle persone senza nazionalità svizzera, come, ad esempio, le abitazioni più anguste, il lavoro senza possibilità di attività da remoto o la dipendenza dai trasporti pubblici.