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La Berlino degli anni Venti, la Germania di Weimar, e al centro Ferruccio Busoni, la sua opera, il suo pensiero teorico, il suo Doktor Faust, composto in quegli anni, destinato a insegnare nuove forme operistiche a una generazione di drammaturghi e musicisti tedeschi, Brecht e Weill compresi. Questa è la trama di un libro che riapre la questione Busoni, o che anzi la riapre in un orizzonte di temi che le assicurano il respiro culturale, storico, musicale, intellettuale, che le spetta. Dunque anche un modo diverso di vedere, di studiare, di capire il musicísta tenutosi volutamente a cavallo di due culture, di due storie nazionali, l'italiana e la tedesca, per proporre l'ipotesi ardimentosa di un tertium datur, di cui proprio il «Doktor Faust» - un'opera tedesca e italiana insieme - ne fu straordinaria testimonianza. Ma il volume, che raccoglie una serie di scritti di studiosi italiani e stranieri di diverse discipline, segue gli itineriari di due convegni, su Busoní e la Germania dei primo dopoguerra, e sul «Doktor Faust», volutamente incrociatisi nell'arco di un mese, nella primavera dei 1985, a Bolzano e a Bologna, mentre in quest'ultima città si rappresentava - quasi un trait d'union - il capolavoro busoniano.
Fu, anche per la regia di Herzog, un utile punto di riferimento per il seminario bolognose, di cui si riportano nel libro i contributi di D'Amico, di Deliège, di Artioli, di Op de Coul, di Osmond-Smith, di Beaumont, di Manzoni. Dunque una serie di studi deliberatamente concentrati sull'opera capitale nell'itinerario di Busoni, che tuttavia occupano solo una parte del volume, la seconda, ben coniugata con quella che la precede, dove l'argomento Busoni è invece trattato guardando, con maggiore ampiezza di veduta, ai molti problemi da esso richiamati. Così, accanto alle riflessioni di Musicologi quali Kropfinger o Santi figurano, perfettamente organici, complementari, saggi dello storico Enzo Collotti, del germanista Ferruccio Masini, di Italo Alighiero Chiusano e di Luigi Forte sul teatro di prosa e sulla temperie culturale della Berlino di Busoni.