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La Commissione amministrativa del Tribunale federale (TF) ha dato il suo parere sulla questione mobbing presso il Tribunale penale federale di Bellinzona (TPF).
Il 6 gennaio scorso la suddetta autorità di vigilanza aveva avviato una procedura in seguito ad alcune indiscrezioni giornalistiche, secondo le quali le lotte di potere tra giudici, abusi nelle note spese, mobbing e sessismo erano di casa presso il TPF. Nel corso dell’indagine sono stati ascoltati otto giudici e la segretaria generale. Tutti i funzionari di lingue tedesca e francese hanno negato le accuse secondo le quali ci sarebbero forti discriminazioni nei confronti dei ticinesi, mossi da due giudici e dalla segretaria.
Oggi la Commissione ha dichiarato che anche se degli episodi discutibili ci sono stati, non ci sono prove di mobbing nei confronti dei dipendenti ticinesi. Anche il fatto che il presidente della Corte dei reclami penali Giorgio Bomio-Giovanascini e la presidente della Corte d’appello Claudia Solcà non sono stati rieletti come annunciato in precedenza, ciò non è attribuibile al mobbing bensì ad “un mancato adempimento dei doveri”. Anche in merito alle note spese non sono emerse irregolarità.
Per quanto riguarda le molestie sessuali la commissione nega che ci siano state, anche se ammette che si è verificato un episodio infelice quando il presidente della Corte penale disse a due impiegate di “non restare incinte” a causa della grossa mole di lavoro che si prevedeva di affrontare.
Tra i suggerimenti proposti dalla commissione nel rapporto spicca quello del licenziamento della segretaria generale Mascia Gregori Al-Barafi, il cui operato viene criticato.