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Selezionato da Andreas Fontana
Regista di Azor
Alcuni anni orsono, a passeggio per Ginevra con Mariano Llinás, il discorso è caduto su Hugo Santiago. Hugo era appena scomparso e Mariano, suo grande amico e collaboratore, era diretto a Locarno per presentare il suo labirintico film La Flor (2018). A un certo punto, Mariano mi ha detto: «La cosa buffa è che chiunque abbia visto Invasión è convinto che in Argentina a fine anni Sessanta tutti indossassero completi eleganti. Ovviamente, non è così». È uno degli aspetti sconcertanti di Invasión (1969): trattare il genere fantastico con un rigore tale da rendere qualunque momento totalmente credibile. Chi è Hugo Santiago? Di lui so molto poco e sono solo voci. Un giovane argentino approdato a Parigi nel 1959, dove grazie a Cocteau conobbe Robert Bresson, che seguì come un’ombra fino a diventarne l’assistente. Un giovane regista che, una volta tornato a casa, andò a trovare il leggendario Jorge Luis Borges per scrivere un film, Invasión. Un regista la cui precisione e attenzione ai dettagli si dice rasentassero l'ossessione. Che cos’è Invasión? Un film che contiene tutti gli ingredienti del film poliziesco, o del film di spionaggio o di un film resistente o tutte queste cose assieme, la cui potenza radicale risiede nel mistero irrisolto e nell'incessante malinconia dei suoi personaggi. Non dirò altro, ma ritengo che mistero e malinconia siano due motivi eccellenti per andare a vedere un film.