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Cosa devo considerare quando faccio volontariato presso una bottega dell’usato?
Un volontario lavora senza retribuzione. Il confine tra volontariato e lavoro retribuito non è sempre chiaro. Tuttavia il superamento di tale limite comporta conseguenze sia sul piano fiscale che previdenziale.
Il termine «volontariato» non è definito dalla legge. In pratica una persona è impegnata in un lavoro di volontariato se svolge mansioni al di fuori della propria famiglia senza essere retribuita. Sconti e rimborsi spese sono consentiti anche nell'ambito del volontariato in modo ristretto. Se questo limite viene superato, il «volontario» deve indicarlo nella sua dichiarazione dei redditi. Inoltre deve fare i conti con le detrazioni dal salario previste dalla legge sulla previdenza sociale.
Il volontariato è gratuito
La caratteristica decisiva del volontariato è che il volontario non riceve alcun compenso per il suo lavoro.
Attenzione: anche un piccolo compenso è considerato una remunerazione.
Tuttavia in linea di principio non è considerata una retribuzione se il volontario riceve sconti quando fa acquisti presso la bottega dell’usato. Anche se il gestore paga le spese effettive del volontario, questo non costituisce un rapporto di lavoro. Come linea guida il gestore può consultare il modello di regolamento spese per le organizzazioni non profit e redigere un regolamento spese interno. Se la bottega dell’usato si attiene a questi principi, le spese non sono considerate uno stipendio, almeno sotto il profilo fiscale.
Il confine con l'occupazione retribuita non è sempre chiaro
Le cose si complicano quando i benefici gratuiti, come gli sconti, superano il limite di un beneficio marginale (vedi anche: «Devo dichiarare come reddito gli sconti per i dipendenti?») o il rimborso spese copre più di quanto il dipendente spende effettivamente o è autorizzato a spendere in base al regolamento sulle spese.
Indipendentemente dalla denominazione utilizzata nella pratica, il «volontariato» retribuito è rapidamente considerato giuridicamente ed effettivamente un'attività lavorativa. Se il volontario è vincolato da istruzioni e integrato nell'organizzazione del lavoro, è considerato un lavoratore dipendente sotto il profilo delle assicurazioni sociali. Se il volontario può decidere da solo come organizzarsi, se si presenta verso il pubblico con una ragione sociale e se assume da sè il rischio imprenditoriale, è considerato un lavoratore indipendente e di regola assume mandati retribuiti per diversi clienti. (Vedi anche: «Gli autisti di Uber sono lavoratori indipendenti?»).
Conseguenze fiscali e assicurative
Se il compenso supera il limite consentito, sotto il profilo fiscale è considerato reddito da lavoro dipendente o indipendente. Il «volontario" deve indicarlo nella dichiarazione dei redditi.
In caso di lavoro dipendente, il gestore e datore di lavoro è responsabile della percezione dei contributi delle assicurazioni sociali dovuti (AVS/AI/IPG/AD e, se del caso, LPP e LAINF). Un salario determinante fino a 2.300 franchi svizzeri è considerato un salario di poco conto, sul quale il datore di lavoro deve percepire i contributi delle assicurazioni sociali solo su richiesta del dipendente.
Se una persona esercita un'attività indipendente presso il la bottega dell’usato, ossia sulla base di un mandato, deve anche versare i contributi all'AVS/AI/IPG. Non può versare contributi all'AD e non deve versare contributi LPP. I lavoratori indipendenti possono assicurarsi contro le conseguenze finanziarie di un infortunio attraverso la cassa malattia o in aggiunta su base volontaria.
Attenzione: le casse di compensazione decidono se una persona è considerata dipendente o indipendente ai sensi della legislazione sulle assicurazioni sociali. Non sono vincolate dalle decisioni di altre autorità, come quelle fiscali.