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Il presente studio analizza le attività della Schweizerische Bodenkreditanstalt (SBKA) nella Germania nazionalsocialista. Questo caso esemplare mostra le modalità d'interazione tra un'impresa svizzera e l'economia nazista e documenta, al di là di ciò, l'atteggiamento delle autorità svizzere nei confronti di una ditta che, durante la seconda guerra mondiale, svolgeva attività favorevoli all'industria degli armamenti tedesca. Per il periodo postbellico, si riporta sia il giudizio della banca stessa sul proprio operato sia il parere delle autorità. I fatti qui raccontati si riferiscono esclusivamente alla società in questione, un istituto bancario relativamente piccolo domiciliato a Zurigo, e non possono essere generalizzati. La mentalità e il modo di agire delle persone coinvolte - operatori economici privati e funzionari statali - oltrepassano però il caso concreto, in quanto svelano meccanismi che potrebbero essere descritti per altre imprese e istituzioni.
Le ripercussioni economiche negative della prima guerra mondiale portarono la SBKA a ridurre sensibilmente la propria presenza in Germania - avviata nel 1906 - già negli anni Venti. Nel 1919, s'era liberata di circa un terzo (55,2 mio di franchi) dei propri investimenti ipotecari in Germania e denunciava impegni complessivi per 77,5 milioni, che nel 1927 risultavano ridotti a soli 7,7 mio, in seguito a forti ammortamenti. Nel giugno 1931, all'entrata in vigore delle prescrizioni tedesche sulle divise, la banca possedeva in Germania crediti ipotecari, depositi bancari, prestiti a debitori e un certo numero di titoli per un valore totale di 13,6 mio di franchi. La riduzione dei crediti ipotecari in Germania portò, negli anni seguenti, ad un ammontare di 6,1 mio di marchi, bloccati presso banche tedesche (Sperrmark), che il regime di controllo dei cambi impediva alla SBKA di gestire liberamente. Solo dopo varie e dettagliate trattative, la banca riuscì, entro il 1945, a liquidare i propri averi in Germania, eccetto un importo di 1,7 mio di franchi.
La SBKA era in stretti rapporti con il Credito Svizzero, che nel 1903 ne aveva rilevato il 28% del capitale azionario. A più riprese tra l'altro anche in tempo di guerra il presidente del consiglio d'amministrazione dei due istituti era la stessa persona (Adolf Jöhr dal 1941 al 1945). Il compito di occuparsi degli affari tedeschi era però già stato affidato negli anni Venti ad un direttore della banca: Wilhelm Schulthess. Questi era quindi responsabile delle operazioni di liquidazione degli Sperrmark anche durante il nazionalsocialismo. Le autorizzazioni necessarie ad espletare questa funzione, Schulthess - nipote dell'ex consigliere federale Edmund Schulthess - non le ottenne solo dalle autorità svizzere competenti, ma anche grazie ai suoi ripetuti contatti con uffici governativi tedeschi, protrattisi fino alla fine del conflitto. Tra i membri della cerchia di Hermann Göring, direttore esecutivo del Piano quadriennale, Schulthess mise in piedi una struttura a rete finalizzata alla liquidazione degli averi bloccati della SBKA. In seno a quest'intreccio relazionale costituito da Schulthess avvenne pure l'incontro con Rudolf Siedersleben, comproprietario della ditta di materiale ferroso Otto Wolff, da cui scaturì un altro genere di transazione - estranea alle trattative riguardanti la liquidazione degli Sperrmark - che a posteriori i rappresentanti della SBKA considerarono «sospetta»: la SBKA rese possibile la vendita in Svizzera di titoli di cui si può presumere che furono probabilmente rubati nei territori occupati. Su incarico dell'autorità preposta al Piano quadriennale di Göring, la ditta Otto Wolff impiegava questi fondi per procurare divise al terzo Reich.
Le autorità svizzere e tedesche autorizzarono la SBKA a utilizzare parte dei suoi Sperrmark per pagare forniture di ferro dalla Germania: in seguito a ciò, gli importatori svizzeri versavano alla SBKA il corrispettivo in franchi dei marchi bloccati. Queste transazioni commerciali, che permisero alla SBKA di ridurre, tra il 1933 e l'inizio della guerra, il montante degli Sperrmark, rappresentavano per la Germania un modo per procurarsi divise: l'Ufficio svizzero di compensazione (USC), convinto dalla SBKA che quelle importazioni avessero importanza militare, permise per esempio nel 1938 che gli importatori svizzeri pagassero il 25% dell'importo in divise libere, mentre l'accordo di clearing germano-svizzero allora vigente prevedeva un tetto massimo del 17% («Devisenspitze»).
L'ulteriore inasprimento del commercio interstatale, verificatosi con lo scoppio della guerra in Europa, precluse alla SBKA la possibilità di ottenere altre autorizzazioni per simili transazioni commerciali e finanziarie. A partire dal 1941, Schulthess cercò quindi un'altra via per liquidare gli averi bloccati in Germania: organizzò l'invio di tungsteno, una materia prima d'importanza strategica, dalla Spagna alla Germania. Negli anni 1942-1944, la SBKA garantì la copertura di circa il 3% del fabbisogno annuo tedesco di questo elemento chimico, usato soprattutto nell'industria degli armamenti per la tempra dell'acciaio. Quale contropartita per le forniture, la SBKA riceveva dal ministero dell'economia nazista il permesso di convertire Sperrmark in franchi e di trasferirli in Svizzera.
Ai propri azionisti, la SBKA nascose gli investimenti esteri sin dal 1930: tutte le posizioni riguardanti la Germania erano state pareggiate tramite accantonamenti interni dello stesso importo. Siccome i bilanci non rivelavano le transazioni miranti alla liquidazione degli Sperrmark, mascherando così anche il commercio del tungsteno, la banca riuscì a nascondere tali attività alle investigazioni degli Alleati, che nel caso contrario l'avrebbero inserita nella lista nera. Quando, nel corso del conflitto, agli Alleati venne comunque il sospetto che la SBKA svolgesse funzioni d'importanza militare per il terzo Reich, Adolf Jöhr riuscì a far loro credere che la banca non aveva nessun genere di attività all'estero.
A guerra terminata, venne alla luce che la SBKA aveva effettuato pagamenti illegali in favore di influenti personalità tedesche coinvolte nella liquidazione degli averi bloccati: ad alcune di esse erano state versate bustarelle in franchi svizzeri, aggirando il clearing. In seguito, la SBKA fu costretta dall'USC a bonificare alcuni importi sul conto del clearing. La funzione d'intermediaria per le forniture di tungsteno era invece legale, tanto è vero che, dopo la guerra, l'attenzione degli Alleati si rivolse meno a questa che non al trasferimento in Svizzera di patrimoni di tedeschi. Anche dopo il 1945, in sintonia con gli interessi della banca, l'USC si diede perciò da fare per nascondere all'opinione pubblica la questione del tungsteno, che nei suoi documenti aveva il nome in codice di «affare Y».
La revisione ad opera dell'USC ebbe conseguenze per Wilhelm Schulthess. Nel corso di un'inchiesta interna della banca, condotta parallelamente alla revisione, si scoprì che in quelle faccende egli si era arricchito personalmente. All'inizio del 1946, la SBKA chiese le dimissioni del proprio direttore. Schulthess se ne andò, non senza aver ottenuto una pensione. Le inchieste contro la SBKA rivelarono i nomi di due altre persone molto implicate nelle transazioni: Willhelm Oeding, che aveva aperto a Schulthess le porte degli uffici competenti presso il governo tedesco, e l'avvocato zurighese Willhelm Frick, importante pedina sul suolo svizzero. Poco prima della fine della guerra, Frick, Oeding e Schulthess tentarono, attraverso la creazione di una rete di società, di occultare gli averi trafugati in Svizzera da Oeding. In quest'operazione non erano coinvolte solo le tre persone menzionate, ma anche alcuni responsabili della SBKA, che ne erano a conoscenza o che parteciparono attivamente alle transazioni patrimoniali.
Poco prima della fine della guerra, un collaboratore della SBKA denunciò il direttore Schulthess dapprima al servizio di sicurezza dell'esercito e poi anche all'USC. Tale persona, che volle mantenere l'anonimato, aveva informato l'Ufficio svizzero di compensazione non solo sulle dette manovre della SBKA nell'ambito della liquidazione degli Sperrmark, ma pure sull'occultamento dei fondi di Oeding trasferiti in Svizzera. L'USC riuscì quindi a convincere Frick ad annunciargli a posteriori i fondi nascosti, conformemente alla decisione del febbraio 1945 relativa al blocco degli averi tedeschi depositati in Svizzera. Nel corso del decennio seguente, Oeding ottenne lo sblocco parziale dei suoi fondi e poté mantenere il possesso di un immobile in una zona rinomata di Zurigo. Con ciò, il trasferimento di fondi dalla Germania per mezzo della SBKA era stato almeno in parte coronato da successo.