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« Soleva egli trascorrere il giorno dormendo, la notte negli affari o negli svaghi; la vita sfaccendata gli aveva dato fama, come ad altri l'acquista un'operosità solerte; e lo si giudicava non un gaudente e uno scialacquatore, come la maggior parte di coloro che dilapidano il loro patrimonio, ma un uomo di lusso raffinato. Le sue parole e le sue azioni, quanto più erano libere da convenzioni e ostentavano una certa sprezzatura, tanto maggior simpatia acquistavano con la loro parvenza di naturalezza. Come proconsole in Bitinia tuttavia, e poi come console, egli seppe mostrarsi energico e all'altezza dei suoi compiti. Tornato poi alle sue viziose abitudini (o erano forse simulazione di vizi?) venne accolto tra i pochi intimi di Nerone, come maestro di raffinatezze, nulla stimando Nerone divertente o voluttoso, nello sfarzo della sua corte, se non avesse prima ottenuto l'approvazione di Petronio. Di qui l'odio di Tigellino, che in Petronio vedeva un rivale a lui anteposto per la consumata esperienza dei piaceri. Egli si volge quindi a eccitare la crudeltà del principe, di fronte alla quale ogni altra passione cedeva; accusa Petronio di amicizia con Scevino, dopo aver indotto con denaro un servo a denunciarlo, e avergli tolto ogni mezzo di difesa col trarre in arresto la maggior parte dei suoi schiavi »
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Gaio Ofonio Tigellino
Giovane e semisconosciuto fu accusato dell'adulterio della sorella dell'imperatore Caligola: dopo essere stato esiliato dal suddetto nel 39 d.C., fu richiamato in patria da Claudio. Durante il regno di questo imperatore fece fortuna gestendo ippodromi (in cui si svolgevano alcune corse dei cavalli) in Puglia e in Calabria. Sotto Nerone divenne prefetto dei vigili e successivamente prefetto del pretorio (62 d.C.).
A capo della guardia pretoriana fu uno dei più fedeli e feroci funzionari di Nerone e si distinse particolarmente durante la repressione, nell'anno 65 d.C., della cosiddetta congiura dei Pisoni, nella quale fu coinvolto anche il precettore dell'imperatore, Lucio Anneo Seneca, che per questo venne costretto al suicidio. Tigellino, raffigurato dagli storici sia antichi sia contemporanei come un personaggio rozzo e crudele, accrebbe di molto il suo influsso su Nerone, ma successivamente lo abbandonò quando apparve chiaro il successo dell'insurrezione guidata da Galba. Quando però anch'esso fu sopraffatto da Otone, quest'ultimo ordinò a Tigellino il suicidio, avvenuto per opera di un tizzone.
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Per il bene di Castione?
L'orecchio di Dionisio
Dal vocabolario
G. Devoto - G.C Oli
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