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<h2>SubmittedText<h2><p>Secondo le cifre pubblicate dall'Ufficio federale della sanità pubblica nella sua newsletter Spectra, nel 2016 sono state prestate 310 500 ore di interpretariato interculturale nei settori sanitario, formativo e sociale. Si registrano tassi di crescita annui del 10-15 per cento e un effettivo di oltre 1100 interpreti. Presso l'AOZ questo servizio costa da 89 a 146 franchi l'ora, al netto delle spese di viaggio e dell'indennità per il tragitto casa-lavoro. La tariffa oraria della Caritas oscilla da 100 a 110 franchi, più le spese di viaggio. Si va così a creare una nuova industria del sociale, che vive dell'esistenza di un ceto disagiato e che prima non c'era, sebbene da sempre nel nostro Paese vivano persone di diverse culture. Gli immigrati sono dunque sollevati da qualsiasi onere, specialmente da quello di imparare la nostra lingua. Non vengono date risposte a questioni delicate. </p><p>1. Secondo quanto scrive l'UFSP, si registrano tassi di crescita annui del 10-15 per cento. È da considerarsi un fatto positivo? Se sì, per chi? Arrivano ogni anno in Svizzera così tanti immigrati poco istruiti e che non sanno il tedesco? Come si spiega esattamente questo forte aumento?</p><p>2. Come variano le tariffe orarie e a quanto ammontano mediamente?</p><p>3. Qual è stata, negli ultimi dieci anni, l'evoluzione delle tariffe orarie nei settori sanitario, formativo e sociale e nei restanti settori (giustizia, polizia ecc.)?</p><p>4. Quante sono costate complessivamente le 310 500 ore di interpretariato interculturale e chi ne ha assunto i costi? Sono sempre i contribuenti di Confederazione/Cantoni/Comuni a pagare?</p><p>5. A quante persone i fornitori di questo servizio d'interpretariato hanno potuto addebitare in tutto o in parte i costi? Quante vivono di soldi pubblici (aiuto sociale, rendita AI con PC, AD ecc.)?</p><p>6. Che cosa pensa di fare il Consiglio federale per contrastare quest'enorme crescita?</p><p>7. Quali gruppi della popolazione hanno beneficiato di questo servizio (nazionalità, statuto di soggiorno, richiedenti l'asilo, rifugiati, LCP)?</p><p>8. Come si può intervenire affinché le persone che usufruiscono di questo servizio contribuiscano maggiormente al suo finanziamento?</p><p>9. I dati riguardanti gli interpreti interculturali portano a concludere che l'immigrazione di persone poco qualificate abbia preso il sopravvento. Il Consiglio federale giunge alla stessa conclusione? </p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1./9. In Svizzera vivono circa 200 000 persone che non comprendono né una lingua nazionale, né l'inglese. Il loro numero è stabile da anni. La promozione dell'apprendimento delle lingue è una componente importante della politica di integrazione svizzera. Tuttavia, a causa dei movimenti migratori mondiali, anche nel nostro Paese abiteranno sempre persone che non parlano ancora le nostre lingue nazionali o non le conoscono a sufficienza per poter sostenere conversazioni complesse, anche nell'ambito delle cure mediche.</p><p>I tassi di crescita delle prestazioni di interpretariato nel settore sanitario, formativo e sociale si spiegano con il fatto che gli specialisti sono diventati più consapevoli dell'importanza di una buona comunicazione. Senza farsi capire, non possono svolgere il loro lavoro con la qualità richiesta. Nel settore sanitario, ciò significa che senza comprensione reciproca non è possibile effettuare un'anamnesi, una diagnosi o valutare il decorso di una malattia, né discutere dei vantaggi e degli svantaggi di un trattamento o di un intervento medico, degli effetti collaterali, dei rischi e dei risultati degli esami. Di conseguenza potrebbero essere forniti trattamenti inutili e prestazioni non idonee che comportano un aumento dei costi. L'interpretariato migliora la qualità delle cure, riduce lo stress del personale sanitario e incentiva un comportamento collaborativo da parte dei pazienti nel quadro di una terapia.</p><p>Dal punto di vista legale, i professionisti della salute sono soggetti all'obbligo di informazione. Il consenso informato è un presupposto di tutti gli interventi medici. Questo principio è sancito sia nella Convenzione sui diritti dell'uomo e la biomedicina del Consiglio d'Europa (<a href="https://www.admin.ch/opc/it/classified-compilation/20011534/index.html">https://www.admin.ch/opc/it/classified-compilation/20011534/index.html#</a>), sia nelle legislazioni cantonali sui diritti dei pazienti (<a href="https://www.bag.admin.ch/bag/it/home/service/gesetzgebung/patientenrechte.html">https://www.bag.admin.ch/bag/it/home/service/gesetzgebung/patientenrechte.html</a>). Nel suo parere del 26 gennaio 2017, anche la Commissione nazionale d'etica in materia di medicina umana raccomanda di assicurare un'offerta di interpretariato interculturale per garantire i diritti delle persone nell'intero sistema sanitario (<a href="https://www.nek-cne.admin.ch/inhalte/Themen/Stellungnahmen/fr/DEF_NEK_Stellungnahme_Migranten_A4_FR_web.pdf">https://www.nek-cne.admin.ch/inhalte/Themen/Stellungnahmen/fr/DEF_NEK_Stellungnahme_Migranten_A4_FR_web.pdf</a>; soltanto in francese, sintesi e raccomandazioni anche in italiano).</p><p>2.-8. I costi delle prestazioni di interpretariato sono a carico dei clienti, cioè di ospedali, scuole, servizi sociali ecc. Nell'ambito dei Programmi di integrazione cantonali (PIC) i Cantoni e la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) promuovono la consulenza ai clienti e la professionalizzazione dell'interpretariato interculturale. Alle domande dell'autrice dell'interpellanza in merito alla ripartizione dettagliata dei costi, a chi li sostiene e a chi usufruisce dell'interpretariato interculturale nel settore sanitario e sociale non è possibile fornire risposta per mancanza di dati a livello nazionale. Garantire la presenza degli interpreti nei diversi settori in cui sono richiesti è compito in primo luogo dei Cantoni e dei Comuni.</p><p>Il Consiglio federale ritiene necessario sostenere la comunicazione tra le persone che vivono in Svizzera e non comprendono né una lingua nazionale, né l'inglese, e gli specialisti nel settore sanitario, formativo e sociale.</p>  Risposta del Consiglio federale.