Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/114666

<h2>SubmittedText<h2><p>Il debole rischio residuo dalle conseguenze incommensurabili è diventato realtà per il Giappone. Sconvolti dalle notizie che peggiorano di ora in ora, anche noi ci interroghiamo sull'energia nucleare e sui rischi residui. Queste riflessioni sono assolutamente necessarie ma, nell'immediato, è necessario mostrarsi solidali con i milioni di persone toccate dalla catastrofe in Giappone.</p><p>Chiedo dunque al Consiglio federale di rispondere alle domande seguenti:</p><p>- Qual è la cifra stanziata dal Consiglio federale per l'aiuto alle vittime della catastrofe in Giappone?</p><p>- Quali sono le istituzioni internazionali con le quali la Svizzera collabora attivamente, al loro interno o in qualità di partner, per risolvere i problemi legati alla catastrofe in Giappone?</p><p>- Esiste in Svizzera una cellula di crisi interdisciplinare che possa intervenire in caso di emergenza, mettere a disposizione le proprie conoscenze, riunire le risorse necessarie e coordinare gli aiuti?</p><p>- Il Consiglio federale è pronto, in caso di necessità, ad accogliere cittadini giapponesi provenienti dalle regioni colpite? Prevede meccanismi di assistenza che consentano a cittadini giapponesi residenti in Svizzera di ospitare a breve termine i propri familiari?</p><p>- Quali misure straordinarie ha previsto per aiutare il Giappone a uscire da questo disastro umanitario, ecologico ed economico inimmaginabile?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>In generale, il Giappone è ben preparato a reagire alle crisi e possiede importanti risorse umane e finanziarie per farvi fronte. Le attuali catastrofi - il maremoto, i sismi, la catastrofe nucleare - sono tuttavia di una portata fuori dell'ordinario. La Svizzera ha risposto a una richiesta del governo giapponese giunta immediatamente dopo le calamità. L'aiuto elvetico è stato apprezzato dalla popolazione e dal governo nipponici.</p><p>La Svizzera ha stanziato un milione di franchi per missioni e servizi di aiuto alle vittime in Giappone. Esperti sono stati distaccati in loco per fornire il loro contributo nei settori della logistica, della radioprotezione e delle telecomunicazioni. Il loro compito principale consiste nel rafforzare la squadra dell'ambasciata di Svizzera e nel sostenere chi desidera lasciare il Paese, a prescindere dalla nazionalità. La Svizzera ha inoltre mandato in Giappone 23 esperti dell'Aiuto umanitario della Confederazione e nove cani per svolgere operazioni di ricerca. Il lavoro è stato effettuato in stretta collaborazione con il governo giapponese e l'Ufficio per il coordinamento degli affari umanitari delle Nazioni Unite (OCHA). L'Aiuto umanitario della Confederazione è pure in contatto con la Catena della Solidarietà e altre organizzazioni umanitarie elvetiche. La Svizzera ha infine chiesto al governo nipponico in che modo avrebbe ancora potuto rendersi utile nella gestione della catastrofe, ma l'esecutivo giapponese non ha ancora risposto. </p><p>In occasione di una crisi umanitaria, l'Aiuto umanitario della Confederazione instaura uno Stato Maggiore di crisi che si occupa del coordinamento e della definizione delle missioni di aiuto. Al momento, uno Stato Maggiore sta coordinando le operazioni umanitarie nel quadro della catastrofe in Giappone. La direzione delle operazioni beneficia segnatamente del sostegno di esperti dell'Istituto Paul Scherrer, della Centrale nazionale d'allarme (CENAL) e di altri servizi dell'Ufficio federale della protezione della popolazione (UFPP), e collabora con le divisioni politiche del DFAE e dell'ambasciata di Svizzera in Giappone.</p><p>Fondamentalmente, i cittadini giapponesi il cui permesso di soggiorno in Svizzera giunge a scadenza possono rimandare la data di uscita dal territorio. Le persone che hanno soggiornato in uno Stato Schengen con un permesso di soggiorno possono restare nello spazio Schengen tre mesi in più senza autorizzazione speciale. I cittadini giapponesi che si trovano in Svizzera come turisti o visitatori possono prolungare di tre mesi il loro soggiorno presentando domanda in tal senso alle autorità cantonali competenti. Nel quadro di tali soggiorni non soggetti ad autorizzazione, è possibile fare entrare in Svizzera familiari senza visto. Finora, tuttavia, le autorità competenti hanno ricevuto pochissime richieste di questo tipo. Se tra tre mesi non sarà tornata la calma, procederemo a una nuova valutazione della situazione. Secondo le circostanze, si potrebbe considerare l'adozione di misure di protezione provvisoria su decisione del Consiglio federale ai sensi degli articoli 4 e 66 seguenti della legge sull'asilo.</p>  Risposta del Consiglio federale.