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PYONGYANG - Può sembrare impossibile, ma a oltre sei mesi dall'inizio della pandemia di Covid-19 ci sono ancora dei Paesi in cui il coronavirus sembra non essere mai arrivato.
A livello globale il patogeno ha provocato ufficialmente oltre 13 milioni di infezioni dall'inizio dell'emergenza, con oltre 570mila vittime a essa legate. Ci sono però una dozzina di nazioni che fino ad oggi non hanno ancora riportato un singolo caso di contagio.
Per buona parte dei casi si tratta di stati insulari appartenenti all'Oceania, come le Isole Salomone, il regno di Tonga, Kiribati, Samoa, Tuvalu, Palau, le Isole Marshall e Vanuatu. Ma anche Nauru e gli Stati Federati della Micronesia. Zone estremamente isolate per natura e con una popolazione ridotta. Nella lista però sono presenti anche la Corea del Nord e il Turkmenistan, entrambi confinanti con Stati (rispettivamente la Cina e l'Iran) che hanno vissuto da molto vicino gli effetti della pandemia.
Pyongyang è stata una delle prime a chiudere i propri confini quando l'emergenza è scoppiata, poco dopo la metà dello scorso gennaio. Da quel momento il governo nordcoreano ha sempre dichiarato il Paese libero dal Covid. E proprio la scorsa settimana, il leader Kim Jong-un ha celebrato il «brillante successo» del Paese nell'aver «prevenuto« il «virus maligno» e «mantenuto una situazione stabile». Una situazione ritenuta poco probabile da parte degli analisti. Alcuni casi sono stati segnalati, ma mai confermati ufficialmente.
Anche il governo di Ashgabat è finito nel mirino di alcune ong internazionali, come Human Rights Watch, per la sua gestione dell'emergenza. Ufficialmente il contagio non esiste nel Paese asiatico, ma le autorità turkmene sono state accusate di aver messo in pericolo il proprio sistema sanitario negando, a fine giugno, l'esistenza di un presunto focolaio d'infezione e non promuovendo alcun distanziamento sociale.