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Sono giorni decisivi per il futuro del nucleare in Svizzera dopo che l'incidente della centrale giapponese di Fukushima ha rilanciato il dibattito sulla pericolosità dell'atomo. Nell'attesa che il Consiglio federale si pronunci mercoledì, i partiti di governo hanno presentato le rispettive rivendicazioni sulle varianti sottoposte all'esecutivo.
Le tre opzioni sulle quali il Consiglio federale è chiamato a pronunciarsi vanno dal mantenimento dello statu quo con l'eventuale sostituzione anzitempo delle centrali più vecchie, fino all'abbandono anticipato del nucleare, passando per la non sostituzione (secondo scenario) di quegli impianti giunti al termine del periodo di vita.
Quest'ultima variante - sorta di compromesso tra le posizioni estreme - è quella preferita dal presidente dei democristiani Christophe Darbellay e, probabilmente, anche dalla "sua" ministra dell'energia Doris Leuthard. Per Darbellay, intervistato dalla "SonntagsZeitung", "solo questa soluzione potrà permetterci di uscire in maniera ordinata dal nucleare facendo capo ad altre forme di energia".
La pensa allo stesso modo anche il presidente del Partito borghese democratico Hans Gründer (PBD). "Le società attive nel settore energetico devono disporre di obiettivi chiari per poter fissare le rispettive strategie future", ha spiegato dalle colonne del domenicale il consigliere nazionale bernese.
Pur non esprimendosi per nessuna delle varianti, il presidente dei radicali Fulvio Pelli ha fissato 4 criteri sui quali basare una futura decisione: la sicurezza dell'approvvigionamento energetico per il Paese, la protezione dell'ambiente, prezzi della corrente accettabili e produzione sicura.
Per Toni Brunner (UDC) è chiaro già sin d'ora chi dovrà decidere in ultima istanza: il popolo. Nel frattempo, il governo non deve anticipare nessuna decisione mercoledì prossimo, in occasione della sua tradizionale seduta settimanale, ma deve invece mantenere le richieste di autorizzazione generale per la costruzione di nuove centrali.
Unico tra tutti i presidenti dei partiti governativi a chiedere l'abbandono anticipato dell'atomo è stato il presidente dei socialisti Christian Levrat. Qualora questa opzione non fosse possibile, Levrat predilige il secondo scenario. "In quest'ultimo caso, va fissata una data limite per lo sfruttamento massimo di tutte le centrali", ha precisato alla "SonntagsZeitung". Il PS stima questo lasso di tempo in 40 anni al massimo.
Nessuno dei presidenti interrogati dal settimanale ha sostenuto il primo scenario, ossia lo statu quo con eventuale sostituzione delle centrali obsolete. Stesso discorso per una moratoria.
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