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L’embrione non è una persona.
È quanto emerge dall’istruzione Dignitas personae, preparata dalla Congregazione per la dottrina della fede e approvata da Benedetto XVI:
L’essere umano va rispettato e trattato come una persona fin dal suo concepimento e, pertanto, da quello stesso momento gli si devono riconoscere i diritti della persona, tra i quali anzitutto il diritto inviolabile di ogni essere umano innocente alla vita.
Va rispettato e trattato come una persona fin dal suo concepimento. È ovvio, per quanto implicito, che non è una persona dal concepimento, ma verosimilmente a partire da un qualche momento successivo. Per riprendere un esempio spesso usato in certi ambienti, non direi mai che i neri vanno rispettati e trattati come persone, appunto perché sono persone a tutti gli effetti.
Sembra di capire che, per la Congregazione per la dottrina della fede, le cose che abitano il mondo si dividono in tre categorie:
- non persone “semplici”: case, alberi, montagne;
- non persone da rispettare come persone: gli esseri umani dal concepimento fino a un certo momento;
- persone: gli esseri umani da un certo momento in poi.
Resta da capire il coro di critiche per la relazione di Gianfranco Vazzoler: il pediatra si era chiesto se il neonato è persona e la sua risposta è stata no, il neonato non è persona. In pratica, Vazzoler ha spostato da qualche mese prima della nascita a qualche mese dopo la nascita quel momento nel quale l’essere umano, da non persona da rispettare come persona, diventa persona a tutti gli effetti. Dargli nel nazista per questo mi sembra esagerato.
Rimane inoltre da capire se l’ontologia della Congregazione sia sufficientemente ricca per descrivere il mondo reale e il nostro agire morale. Gli animali, ad esempio, in quale categoria andrebbero inseriti?
Sarebbe possibile costruire una “ontologia morale” più ricca in grado di mettere tutti d’accordo?
21 commenti su “L’embrione non è una persona”
“Giova qui richiamare il criterio etico fondamentale espresso nell’Istruzione Donum vitae per valutare tutte le questioni morali che si pongono in relazione agli interventi sull’embrione umano: «Il frutto della generazione umana dal primo momento della sua esistenza, e cioè a partire dal costituirsi dello zigote, esige il rispetto incondizionato che è moralmente dovuto all’essere umano nella sua totalità corporale e spirituale. L’essere umano va rispettato e trattato come una persona fin dal suo concepimento e, pertanto, da quello stesso momento gli si devono riconoscere i diritti della persona, tra i quali anzitutto il diritto inviolabile di ogni essere umano innocente alla vita».
Quest’affermazione di carattere etico, riconoscibile come vera e conforme alla legge morale naturale dalla stessa ragione, dovrebbe essere alla base di ogni ordinamento giuridico. Essa suppone, infatti, una verità di carattere ontologico, in forza di quanto la suddetta Istruzione ha evidenziato, a partire da solide conoscenze scientifiche, circa la continuità dello sviluppo dell’essere umano.Se l’Istruzione Donum vitae non ha definito che l’embrione è persona, per non impegnarsi espressamente su un’affermazione d’indole filosofica, ha rilevato tuttavia che esiste un nesso intrinseco tra la dimensione ontologica e il valore specifico di ogni essere umano. Anche se la presenza di un’anima spirituale non può essere rilevata dall’osservazione di nessun dato sperimentale, sono le stesse conclusioni della scienza sull’embrione umano a fornire «un’indicazione preziosa per discernere razionalmente una presenza personale fin da questo primo comparire di una vita umana: come un individuo umano non sarebbe una persona umana?». La realtà dell’essere umano, infatti, per tutto il corso della sua vita, prima e dopo la nascita, non consente di affermare né un cambiamento di natura né una gradualità di valore morale, poiché possiede una piena qualificazione antropologica ed etica. L’embrione umano, quindi, ha fin dall’inizio la dignità propria della persona.”
Dignitas personae( punto 4, dal settimo periodo e punto 5 )
Congregazione per la Dottrina della Fede
Fonte del testo integrale: http://www.zenit.org/article-16493?l=italian
L’argomento della congregazione, diverso da come lo esponi, è semplice e strutturalmente bello.
Non mi esprimo sull’esattezza di ogni passaggio né sulle premesse.
Provo a riassumerlo.
L’essere persona è una qualifica ontologica connessa con un lato morale.
Essa si contraddistingue per la continuità nel tempo del vivente a cui inerisce.
Quindi, non è che un embrione sia per questo una persona, ma per il modo del suo concepimento e per la spontaneità con cui diventa una persona, gli va riconosciuto un valore da persona.
Non ci però sono prove di un punto di frattura biologico tra concepimento e il resto della vita.
Poiché lo status di persona è caratterizzato dalla continuità l’onere della prova sta dalla parte di chi nega la personalità dell’embrione e non dalla parte di chi la sostiene.
Non sappiamo né siamo certi di cosa ci sia a parte obiecti, ma a parte subiecti l’unica posizione sensata è credere che sia una persona.
“sono le stesse conclusioni della scienza sull’embrione umano a fornire «un’indicazione preziosa per discernere razionalmente una presenza personale fin da questo primo comparire di una vita umana”
Mioddìo, quali sarebbero queste “conclusioni della scienza sull’embrione umano“? Non mi sembra che la scienza abbia tratto conclusioni sull’embrione umano diverse da quelle sull’embrione di pollo.
o sono stupido o sono un genio, comunque mi pare di aver trovato un discreto bug nel concetto espresso dalla congregazione:
il diritto inviolabile di ogni essere umano innocente alla vita
l’embrione non è innocente, fino al battesimo. prima del battesimo siamo tutti macchiati dal peccato originale, quindi non innocenti.
la dottrina cattolica ci presume colpevoli prima del battesimo, quindi l’embrione non è un essere umano innocente, quindi non ha il diritto inviolabile alla vita.
(se poi si vuol parlare anche del fatto che solo “gli esseri umani innocenti” hanno diritto inviolabile alla vita, e si suppone quindi che gli altri no…)
e comunque, l’ontologia necessaria ce l’avrebbero, la neoaristotelica tomista, ma proprio nel caso in questione sarebbe contro questa posizione (le 3 anime degli esseri viventi arrivano nel corpo in tempi diversi, e quella specificamente umana MOLTO dopo lo status di embrione)
“L’essere persona è una qualifica ontologica connessa con un lato morale”
L’essere persona è, fondamentalmente, determinato da una funzionalità in atto (del sistema nervoso in cui si forma e si stabilisce la coscienza) senza la quale cade qualsiasi ipotesi di danno procurato (e quindi di ipotetici diritti lesi). Sopprimere una morula o un embrione equivale all’astenersi dal fare sesso in periodi fecondi; ci sono solo differenze statistiche.
La vita non è creata nel ventre materno: abbiamo solo la capacità di trasmetterla e, volendo, di contribuire affinché essa si materializzi in un nuovo individuo.
Se ci si basa solo su presupposti ontologici (che non intendo escludere categoricamente) anziché prendere in considerazione fattori oggettivamente riscontrabili (e non privi di connessioni morali), ci potremmo trovare a non riconoscere di diritti o la qualifica di persona a individui senzienti solo perché non appartengono alla specie umana.
La qual cosa, seppur poco probabile come eventualità (escludento il caso delle grandi scimmie), è un controsenso. E, a mio avviso, dimostra come il nostro reale (e corretto) riconoscere la persona non inferisce dall’avere un determinato corredo cromosomico o le potenzialità per diventarlo.
@eno: Non mi ero documentato così approfonditamente, e grazie per la segnalazione e il “bignani” sulla personalità dell’embrione.
Non vedo una vera e propria contraddizione tra quanto ho scritto io e quanto affermato dalla Congregazione, a parte il passaggio da “l’embrione non è una persona” a “non possiamo affermare che l’embrione è una persona”.
Il ragionamento ha un suo fascino, concordo, ma parte da una impostazione che, prima di non condividere, non capisco: l’anima.
@ferrigno: Quella delle evidenze scientifiche è, secondo me, una fallacia logica bella e buona: non vi è, e non vi può essere, alcun passaggio immediato e inconfutabile dalle evidenze scientifiche a discorsi morali o filosofici.
@alex: Basta attrezzarsi per un bel battesimo intrauterino.
@marcoz: Io concordo: essere umano e persona sono due termini diversi che coincidono per accidente, non per essenza. Ma questo discorso, evidentemente, è completamente alieno alla Congregazione.
Marcoz, non so cosa intendi tu come ontologia visto la opponi a cose “oggetivamente riscontrabili”, ma mi pare che tu cerchi nel testo risposte a domande che sono tue, ma non degli autori.
Cmnq questa tua frase è una asserzione puramente definitoria.
E’ come con certi discorsi giornalistici su laicità o democrazia: “IO DICO CHE LAICITA’ E DEMOCRAZIA SONO X e Y“.
Ugualmente, basta dire: “NO, PERSONA NON E’ FUNZIONE IN ATTO MA POTENZIALITA’” o “NO, E’ IL RISPETTO SOCIALE PER L’INDIVIDUO” o “NO, E’ LA DIFFERENZA DELL’HOMO SAPIENS DA UNA SCIMMIA“.
Perché scegliere una opzione rispetto ad un’altra?
E perché una definizione arbitraria dovrebbe essere vera?
Si apre l’obiezione della risposta aperta: se ci sono infinite risposte possibili e tra loro incompatibili dove a noi ne serve una sola ed inequivoca, c’è qualcosa di storto nelle premesse.
Credo tu non abbia colto un problema della tua tesi.
Se l’essere persona è avere certe funzionalità, persona è un concetto inutile: bastano coscienza e funzioni cerebrali.
Ora, nessuno mette in discussione che siano cose importanti, perché sono il sostrato di ogni vivente.
Ma come fai a dedurre da “coscienza” i “diritti” o la “dignità”?
Tu puoi affermare che solo ciò che cosciente ha diritti, ma è un atto di volontà personale crederlo. Non ha cogenza logica per chiunque altro, io posso dire: NO e finita lì.
ciao! Eno
Secondo me il problema è il solito. C’è un argomento, cioè il fatto che l’unica soluzione di continuità nello sviluppo di una persona è il concepimento, che viene ribadito; e molti che affermano la non validità di questo argomento per affermare che l’embrione non va trattato da persona.
Il problema è che bisogna dimostrare che questo argomento non ha validità. Fino ad allora si potrà dire tutto il male che si vuole sulla Congregazione della Dottrina della Fede, ma non che non agisca secondo ragione.
E personalmente sono ancora in attesa di questa dimostrazione.
@ferrigno: ovviamente sugli embrioni umani e sugli embrioni di pollo la scienza ha la stessa opinione; ovvero che non ci sia soluzione di continuità fra l’essere embrione di pollo e l’essere pollo, così come non ce n’è fra l’essere embrione umano ed essere uomo. Per cui si trattano gli embrioni di pollo le stesse regole morali con cui si trattano i polli e si “dovrebbero” trattare gli embrioni umani con le stesse regole morali con cui si trattano gli uomini. Il ragionamento è di una limpidezza persino eccessiva.
@alex: ti faccio notare che la religione cattolica prevede che anche i non battezzati abbiano il diritto inviolabile alla vita.
@marcoz: interessante che tu risolva il problema della coscienza fra le due righe di un commento in un blog. Ti faccio notare che ci sono migliaia di ricercatori al mondo che si occupano di neuroscienze, e che non hanno ben chiaro nemmeno di come definirla, la coscienza.
Con questo non voglio dire che io condivida completamente la posizione della chiesa cattolica. E questo perché mi sembra ragionevole definire l’essere persona (la personalità? la personificazione?) come una qualità presente per gradi, e che quindi debba portare a tutele differenti, a seconda del grado in cui essa è presente. Questo, però, mi sembra un problema completamente insoluto, giuridicamente, filosoficamente e scientificamente, cosicché non mi sento autorizzato ad affermare che la chiesa abbia veramente torto nel difendere una posizione così integralista.
Eno,
per il fatto che l’essenza della persona (un essere razionale dotato di coscienza di sé e di una identità individuale*) non può essere ridotta una mera appartenenza biologica, quanto sostengo io è, in sostanza, un metodo (un'”opzione”, se vogliamo) che cerca di essere valido in tutte le occasioni in cui ci chiediamo se la definizione di persona è soddisfatta.
E questo deve valere per l’umano, per la scimmia che si evolve, per l’alieno che sbarca sul pianeta o per una generazione evoluta di robot che maturano la sensibilità adeguata.
Certo, qualcuno potrebbe dire che sarebbe sufficiente applicare i criteri della Chiesa anche a soggetti non umani, ma questo significherebbe adottare una soluzione di comodo e ci potremmo ritrovare con la classica coperta corta: nel processo di produzione di quel ipotetico robot senziente, fermare la catena di montaggio sarebbe un aborto?
Questo è il limite, secondo me.
*la definizione è sbagliata?
Stefano,
lungi da me dall’aver voluto liquidare la questione in poche righe (la sintesi non è dovuta a questo).
Intervenire su temi come questi, su di un blog come questo (dove un po’ mi sento, per essere sincero, abusivo) è solo un modo per mettere alla prova la mia capacità di discernimento, anche a costo di prendere delle sonore cantonate.
Colgo l’occasione per ringraziare tutti per la pazienza e la benevolenza che generalmente mi vengono riservate.
“…mi sembra ragionevole definire l’essere persona… come una qualità presente per gradi, e che quindi debba portare a tutele differenti, a seconda del grado in cui essa è presente.”
Presupposto che mi trova sostanzialmente d’accordo.
@stefano: hanno scritto che “ogni essere umano INNOCENTE” ha diritto alla vita. se si sente il bisogno di specificare che il diritto inviolabile alla vita è “per gli innocenti”, si vede che qualcuno ha cambiato idea e non pensa più che tutti abbiano questo diritto.
e i non battezzati non sono innocenti (il battesimo lava via il peccato originale, e se te lo lava via vuol dire che ce l’hai, quindi sei peccatore, non innocente)
@eno: Quanto a deduzioni, mi sembra che il ragionamento di Marcoz (che poi è anche il mio) abbia gli stessi problemi di quello della Congregazione. Non ci sono le premesse per il calcolemus di Leibniz in nessuna delle due situazioni.
O si passa ad argomentazioni persuasive (ti convinco che il mio modo di ragionare è migliore del tuo) oppure si risolve la questione alla maniera di una volta, con la forza. Visto che la persuasione non funziona, non resta che organizzare una bella rissa. 😉
@Stefano:
Cosa intendi con “dimostrazione”? Partendo dalle premesse e dagli assunti della Congregazione, probabilmente non si può. Partendo da altre, si può eccome. Per iniziare, la gradualità del cambiamento mi sembra ininfluente: c’è gradualità anche nella cottura di una torta, eppure ho una torta quando questa esce dal forno, non quando ho unito gli ingredienti!
La filosofia e la scienza possono permettersi di non risolvere un problema, la giurisprudenza no, e infatti ha risolto il problema, anche se in maniera provvisoria. Non puoi processare una frana o condannare un neonato per omicidio perché non sono persone (giuridicamente parlando).
Concordo, persona non è un fatto biologico.
Ma non è neppure indifferente all’identità biologica e il legame secondo me non è accidentale.
Se ci pensi, essere autoconsapevoli vuol anche dire sentire come parte di sé il proprio aspetto biologico che pure non possiamo controllare.
Io la spiego agli amici così: “Le donne sono decisamente persone, con tutte le pare che si fanno per la cellulite e il mascara sugli occhi.” 😀
Ti dirò, a me non frega molto sapere cos’è il concetto “persona”.
Ha ragione Ivo nel dire che è una dicotomia un po’ strana. Io voglio bene ai gatti, e riservo loro attenzioni che non do agli oggetti o ai vermi: persone o no? Magari, un animale non sarà qualcos’altro?
Quando dico “Sospetto che un embrione sia persona” non mi rifaccio a una definizione ma a un concetto tratto dall’esperienza.
Io osservo che do un certa gamma di giudizi morali, positivi o negativi, ad un essere umano adulto.
Fermo l’immagine e chiamo quell’insieme “persona”.
Poi mi chiedo: “Perché lo faccio? su quale base mi comporto e sento così? devo adottare lo stesso comportamento anche con bambini, malati, embrioni, animali?”
L’autoconsapevolezza è uno dei fattori che vedo, ma c’è anche la socialità, l’essere un vivente, il poter soffrire, il poter avere emozioni, la mortalità, il costruire attorno a sé un mondo simbolico, l’avere legami affettivi basati sul sangue…
Però non nego che ci sia molte altre condizioni oltre alla persona.
ciao, Eno!
Ps: Ovviamente non ho risposto in modo esauriente. Oltre a non avere la risposta definitiva, è impossibile in un blog.
Ciao Ivo,
però lo vedi che anche tu applichi il “criterio di continuità”?
Dici che una torta è una torta quando esce dal forno, cioè affermi che c’è una discontinuità nell’esistenza della torta, che è il momento dopo il quale io posso legittimante chiamare torta la torta.
Il problema è che per un essere umano è difficile distinguere il momento del mescolamento degli ingredienti da quello dell’uscita dal forno, e dipende principalmente dalla scala a cui guardi la faccenda.
Ad una scala di responsabilità giuridica, la discontinuità è quando diventa maggiorenne e ha tutti i diritti e doveri di una persona.
Se vai alla scala più fine dei diritti giuridici, la discontinuità è la nascita.
Ad una scala fisiologica, potresti dire che si è una persona quando si è capaci di sopravvivenza, seppure assistita. Sesto-quinto mese?
Se vai ad una scala anatomica, potrai dire che la discontinuità avviene alla formazione delle prime strutture che possono essere base della coscienza, diciamo 2 settimane.
Se scendi ad una scala genetica, la discontinuità fondamentale è il momento della fusione dei nuclei.
Magari, ad una scala istologica, puoi spostare l’orologio ancora indietro, fino al momento in cui lo spermatozoo si dissolve come struttura biologica autonoma.
La posizione della chiesa cattolica è semplice: in assenza di un criterio migliore, per non sbagliare si sceglie di tutte queste discontinuità quella spostata più indietro nel tempo.
A dire il vero, penso che questa sia una posizione dettata da altre logiche, la cui motivazione è quella che ho appena espresso. Ciò non toglie che l’argomento sia molto ragionevole, e per me anche abbastanza convincente.
Quello che secondo me è vero è che qui si mescolano un problema semantico:
quando un essere vivente è una persona nel senso di un essere umano?
e un problema morale
quando un essere vivente ha il diritto di essere tutelato?
Che casino.
Buona serata
Stefano
Se non è per boutade, è una duplicazione del termine medio.
C’è colpa e colpa.
Il peccato originale è una debolezza, non una colpa morale o penale.
E comunque il peccato originale non elimina alcun diritto “naturale”: diritto alla libertà, alla vita, al proprietà dei beni posseduti etc.
Questo – mi risulta – dai tempi delle dispute di De Vitoria & co. sugli indios, secondo il giusnaturalismo.
Anche il “quindi” tra peccato originale e non innocenza mi pare spurio.
L’innocenza si riferisce ad un atto non commesso ed è evidente che un bambino non ha commesso il peccato originale!
Eno
@eno: Disputa teologica sul peccato originale a parte (affascinante, ma preferisco non entrarci), mi ritrovo abbastanza d’accordo con il tuo commento (n. 13). Evidentemente mi sto sbagliando 😉
@Stefano: Nessuna discontinuità: la torta un minuto prima di spegnere il forno è praticamente la stessa di un minuto dopo. Solo che nel primo caso dico: non è ancora pronta, il timer non è ancora suonato, nel secondo caso dico: è pronta, ma aspetta che si freddi un pochino.
È un momento arbitrario, che prendo perché dovrò pure stabilire un qualche momento, e la cui precisione dipende dalle mie esigenze e capacità. Le torte, solitamente, si cuociono alla stessa maniera, ma la bistecca che per me è cotta per mia moglie è ancora cruda.
Lasciando da parte l’arte culinaria e tornando agli embrioni, ci sono buoni motivi per non prendere il concepimento (la penetrazione dello spermatozoo nell’ovulo) come momento decisivo. L’alto tasso di “tentativi a vuoto”, ad esempio, o il fatto che da uno zigote possano nascere più gemelli. Non sono argomentazioni definitive, è ovvio, ma sono comunque indizi che, per cercare l’inizio di un individuo (ammesso che questa espressione abbia senso) è necessario andare oltre.
@alex: Lascia perdere il peccato originale: quell’innocente si riferisce (stavo per scrivere chiaramente, ma ci sono arrivato solo adesso) all’innocenza e colpevolezza legale. Il catechismo ammette la liceità della pena di morte: se sei colpevole di gravi reati il tuo diritto alla vita è violabile, almeno in teoria. È come per la libertà: non puoi pretendere che le guardia ti lascino uscire dal carcere perché tutti gli uomini sono liberi.
Ciao Ivo,
secondo me stiamo dicendo più o meno la stessa cosa. Ovvero che stabilire l’inizio dell’esistenza di una persona è un problema estremamente complesso.
Come ho già spiegato, in realtà non condivido la posizione della chiesa, che mi sembra troppo rigida. Tuttavia devo riconoscere che è la più logica. Nel senso che, non sapendo dove comincia, si sceglie la data più lontana del tempo per evitare di incorrere in errori.
Questo però a me sembra un pragmatismo poco ambizioso. Se analizziamo la situazione, la chiesa usa l’ignoranza di un certo dato di fatto per supportare un certo argomento, invece che come motivazione per spingere ad approfondimenti della ricerca in questo campo.
Tornando al merito: secondo me il problema è questo (spero di non ripetermi): dato che il problema di determinare l’inizio dell’esistenza di una persona da’ risposte diverse a seconda del punto di vista (scala scientifica?) che si usa, le risposte ad interrogativi etici e morali che ci si pone a questo riguardo devono sempre riferiti al particolare contesto (punto di vista, scala scientifica) dai quali sono derivati.
Mi spiego: non ha senso dire: l’embrione è persona, quindi deve essere responsabile penalmente. Questo perchè il termine “persona” ha bisogno di un aggettivo che ne qualifichi l’ambito in cui la sto considerando. È più preciso allora: l’embrione non è persona penale, quindi non è responsabile penalmente.
Oppure, secondo la chiesa, l’embrione è persona biologica, quindi ha diritto alla vita.
Le domande sono due quindi, semplificando molto: 1) qual’è l’aggettivo da aggiungere persona che la renda proprietaria di un diritto inviolabile alla vita? 2) l’embrione è persona nel senso che abbiamo appena determinato?
Mi scuso per la mia ignoranza del linguaggio specifico della filosofia (e della gran parte dei suoi contenuti!), ma spero di essere stato sufficientemente chiaro.
Buona riflessione.
A presto
Stefano
@Stefano: Sì, sei stato sufficientemente chiaro, e ho poco da aggiungere a quanto già detto.
L’argomento della Congregazione ricorda per certi versi il principio di precauzione, spesso invocato per proibire pratiche potenzialmente pericolose; il problema è che il principio di precauzione, così come a volte viene presentato, è insensato in quanto dovrebbe proibire, ad esempio, la respirazione in quanto potenzialmente pericolosa (manca completamente un calcolo costi / benefici). (l’argomento della Congregazione sembra comunque essere più elaborato del semplice principio di precauzione.)
La liceità dell’aborto, inoltre, non è detto che si risolva riconoscendo all’embrione il diritto alla vita. L’esistenza dell’embrione dipende dal corpo della madre, e dall’eventuale diritto alla vita dell’embrione non dipende necessariamente il diritto a usufruire del corpo della madre.
Caro Ivo, ti sei accorto che a questa grottesca discussione (l’esempio della torta ecc.) avete partecipato solo uomini? Tutte le argomentazioni logiche maschili (soprattuto della gerarchia ecclesiastica) di questo mondo non valgono l’esperienza “corporea” di una sola donna rimasta incinta e la sua libertà di decidere. Il “forno” nel quale cuoce la torta appartiene per necessità a una natura femminile. Giù le mani dalla 194.
@Filopaolo: Non ci avevo fatto caso, alla presenza unicamente maschile in questi commenti.
Per quanto riguarda la libertà di decidere, non ho dubbi. Sul fatto che le argomentazioni logiche siano maschili, invece, ho un po’ di dubbi.