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Il Tribunale federale ha confermato la revoca del permesso di dimora di una cittadina italiana che era venuta in Ticino per avviare “un’attività lucrativa indipendente quale giurista” ma che era finita per dipendere in gran parte dall’assistenza sociale.
La donna ha asserito di non essere riuscita a lavorare a causa di “azioni di boicottaggio e diffamatarie”, che sarebbero anche sfociate in procedimenti penali a suo carico. Ma con sentenza pubblicata nel giorno della vigilia di Natale i giudici di Mon Repos hanno confermato la decisione della Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni del Canton Ticino di revocarle e non concederle il rinnovo del permesso B.
Dalla sentenza si evince che la donna, giunta in Ticino nel maggio 2014, non era mai riuscita veramente ad avviare la sua attività indipendente quale giurista. I guadagni mensili citati ammontano generalmente a poche centinaia di franchi al mese, con un picco massimo di 1570 franchi in un solo mese. Troppo poco, evidentemente, per poter vivere in Svizzera.
Così la donna ha largamente attinto all’assistenza sociale, che le ha pagato non solo l’affitto, la cassa malati e le prestazioni ordinarie, ma anche per esempio degli occhiali. Finché nel 2018 la Sezione della popolazione non ha deciso di revocarle il permesso di dimora, ritenendo che la sua attività in Ticino fosse marginale.
Una decisione confermata dal Consiglio di Stato, dal Tribunale amministrativo cantonale e ora anche dal Tribunale federale. La giurista italiana deve quindi tornare in Italia.