Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01039.jsonl.gz/738

di Marcello Ierace
Esiste l'atleta perfetto? Forse sì, e il suo nome è Jim Thorpe. Anzi Wa-Tho-Huch, "Sentiero lucente". Perché Jim Thorpe, oltre ad essere l’atleta perfetto, è anche il simbolo perfetto del melting pot americano. È un indiano della tribù Sac e Fox e ha sangue mezzo irlandese. Un miscuglio che non riscuoterà le simpatie di un'America che prima ti celebra e poi ti dimentica. Nato nel 1887, Thorpe si destreggia - ed eccelle - in qualsiasi disciplina sportiva. Football, baseball, lacrosse, atletica, nuoto e persino il ballo da sala. Prestazioni sensazionali che gli offrono un biglietto per le Olimpiadi di Stoccolma del 1912, dove vincerà l’oro sia nel pentathlon che nel decathlon.
Thorpe torna in patria dove gli viene riservata un'entusiastica accoglienza fin quando, nei primi mesi del 1913, iniziano ad apparire degli articoli dove si accenna ad un compenso che Thorpe avrebbe ricevuto qualche anno prima giocando a baseball. Si parla di sessanta dollari di stipendio ricevuti per qualche mese del 1909. Lui, con tutta la sua ingenuità, ammette e gli vengono ritirate le medaglie d’oro. Si dedica a football e baseball, stavolta come giocatore professionista. Chiuderà la carriera a 41 anni, riuscendo a mettere da parte anche un discreto gruzzoletto. Siamo però nel 1929 e, come tanti in America, anche Thorpe perde tutto nella crisi economica che affossa il paese. La sua vita si trascina, affogata dall'alcol, fino al 28 marzo 1953, quando, dopo un tumore alla bocca e tre infarti, viene trovato morto in una roulotte alla periferia di Los Angeles. Solo nel 1983 si deciderà di riabilitare la figura di Jim Thorpe, riconsegnando ai sei figli le medaglie che settant’anni prima gli erano state sottratte.
- ORMe, il racconto sulla vita di Jim Thorpe (08.07.2020)