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Un'inchiesta del Financial Times lancia l'allarme. La bozza per gli standard ONU dovrebbe essere pronta entro la fine dell'anno.
Le imprese cinesi che si occupano di riconoscimento facciale stanno cercando di esportare i loro prodotti e servizi. Per questo, secondo un'inchiesta del Financial Times, queste aziende si stanno impegnando per far sì che gli standard cinesi vengano adottati dall'ONU. Stando a quanto riportato dal quotidiano britannico, infatti, "aziende come ZTE, Dahua e China Telecom sono tra quelle che propongono nuovi standard internazionali (specifiche volte a creare una tecnologia universalmente coerente) nell'Unione internazionale delle Telecomunicazioni delle Nazioni Unite (Itu), in particolare per il riconoscimento facciale, il monitoraggio video, la sorveglianza di città e veicoli. Gli standard ratificati dall'Itu, che comprende quasi 200 stati membri, sono comunemente adottati dai paesi in via di sviluppo in Africa, Medio Oriente e Asia, dove il governo cinese ha accettato di fornire infrastrutture e tecnologie di sorveglianza nell'ambito della sua Belt and Road Initiative". Il punto problematico, secondo l'edizione digitale del Corriere della Sera, "è che nella definizione di questi standard sono praticamente escluse le preoccupazioni per i diritti umani, la protezione dei consumatori, presenti invece in quelli definiti autonomamemte da Europa e Nord America".