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Gli acquisti massicci di euro da parte della Banca nazionale svizzera (BNS) per limitare la debolezza della moneta unica rispetto al franco erano inevitabili, afferma il presidente dell'istituto centrale Philipp Hildebrand. Non intervenendo si sarebbe rischiata una deflazione.
Un rischio che la direzione della BNS non ha voluto correre, afferma Hildebrand sulle colonne del settimanale "Weltwoche" di oggi. I tre membri erano convinti che un atteggiamento passivo durante le drammatiche fasi del 2009 e del 2010 non rappresentasse un'opzione. Una politica simile sarebbe stata irresponsabile considerati gli elevati rischi per l'economia svizzera. Il compito della BNS è in prima linea di assicurare la stabilità dei prezzi, ha ricordato. L'istituto deve inoltre fornire liquidità all'economia e contribuire a garantire la stabilità finanziaria.
La politica monetaria della BNS, in particolare gli acquisti di euro, viene criticata da più parti. Oggi è stata la volta del presidente del consiglio d'amministrazione della Novartis, Daniel Vasella, il quale si è detto convinto che la banca centrale non debba reagire alle pressioni contro il vigore del franco esercitate dall'industria delle esportazioni.
Non bisogna perdere di vista gli obiettivi della BNS, afferma in un'intervista pubblicata dal "Blick". È necessario chiedersi se faccia parte degli obiettivi dell'istituto contenere le oscillazioni dei cambi. Dev'essere permesso porsi domande su obiettivi, strategia e controllo della banca nazionale, ha aggiunto.
Lunedì anche Christoph Blocher aveva criticato la politica monetaria della BNS e chiesto le dimissioni di Hildebrand. In un'intervista pubblicata dalla "Basler Zeitung" il vicepresidente dell'UDC affermava che l'istituto ha speculato inutilmente con i soldi della gente, un fatto considerato inaccettabile.