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Confederazione e Ticino tra dialogo e silenzi
Prefazione di Andrea Ghiringhelli
Formato 12.5x21, 112 pp.
La fine della guerra fredda e il riassetto degli equilibri mondiali non hanno risparmiato "l'oasi elvetica", che improvvisamente si è ritrovata a fare i conti con il proprio passato, con la sua immagine, le sue istituzioni, i propri rapporti di forza interni. Il "Landigeist", il collagene che per decenni ha tenuto insieme il tessuto nazionale, si è squagliato, obbligando la Confederazione a ridefinirsi come "personalità" prima ancora che come oliato ingranaggio economico. Il travaglio di Expo.01, diventata poi Expo.02, è interpretabile come lo sviluppo di un software: versioni successive di un'idea sulla quale gli stessi programmatori nutrivano non pochi dubbi.
In questo generale rimescolamento delle carte, il Ticino non è rimasto alla finestra, ma si è gettato nella mischia, spesso senza prima verificare la tenuta dei principi etici lasciatigli in eredità dalla tradizione, prevalentemente rurale. Risultato: un tuffo senza salvagente nel mare infido dell'economia della speculazione e del gioco d'azzardo, di cui non è facile prevedere gli sbocchi. Ma il fatto grave è che tale mentalità ha contagiato anche i partiti, che hanno finito per sacrificare la cultura politica e il ruolo di bussola della società civile sull'altare del potere.