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SOFIA - I candidati del partito conservatore Gerb al governo in Bulgaria, stando agli exit poll, hanno vinto largamente i ballottaggi delle amministrative che hanno avuto luogo oggi in circa cinquecento Comuni e circoscrizioni, a cominciare dalla capitale Sofia.
E il premier e leader del Gerb Boyko Borissov potrà dormire sonni tranquilli dopo che nel primo turno di domenica scorsa, pur affermandosi in diversi centri, non aveva avuto un appoggio netto come avvenuto nelle amministrative del 2015. Erano stati infatti necessari i ballottaggi in varie grandi città, compresa la capitale Sofia, roccaforte del Gerb, un fatto senza precedenti negli ultimi anni.
Oggi l'affluenza alle urne è risultata scarsa, appena il 35,8% dei quasi quattro milioni di bulgari chiamati a votare. Un valore molto basso che dimostra, secondo gli osservatori, una crescente apatia e disinteresse politico nel paese più povero dell'Ue.
La sfida più attesa era il voto nella capitale Sofia (nella quale vivono circa due milioni di bulgari su una popolazione totale di poco più di sette milioni). Ha vinto conquistando un quarto mandato come sindaca Yordanka Fandakova, esponente del Gerb, alla quale è andato il 50,9% dei voti. Perdente la sua rivale, l'ex difensore civico nazionale Maya Manolova che godeva del sostegno del Partito socialista bulgaro (Bsp) schierato all'opposizione, che ha ottenuto il 42,7% dei consensi.
Fandakova (57 anni), vicepresidente del Gerb, è la prima donna sindaco nella storia di Sofia. È riuscita negli ultimi anni a realizzare importanti infrastrutture nella città. È sensibilmente migliorata la rete stradale ed è in corso di costruzione la terza linea della metropolitana. Secondo i suoi critici, invece, Fandakova gestisce in maniera poco trasparente appalti pubblici per centinaia di milioni di euro.
Sempre secondo gli exit poll di stasera, i candidati conservatori a sindaco rappresentanti del Gerb hanno vinto anche a Plovdiv, la seconda città per grandezza in Bulgaria, e a Varna, il maggiore porto sul Mar Nero.
Il voto di oggi è stato ancora una volta l'occasione per uno scontro tra il presidente Rumen Radev e il premier Boyko Borissov. «Il grandissimo numero di schede non valide e le numerose segnalazioni di compravendita del voto compromettono la fiducia nel processo elettorale» ha detto Radev dopo aver votato.
Dalla caduta del regime comunista in Bulgaria, nel 1989, è l'ottava volta che sono stati democraticamente eletti sindaci e giunte comunali e la quarta dopo l'ingresso del paese nell'Unione europea, il 1. gennaio 2007.