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Manifestazione in tutta la Svizzera oggi, domenica, a un anno esatto dallo sciopero delle donne del 14 giugno 2019. Il culmine era programmato per le 15.24, l'ora in cui, si calcola, le donne terminano il tempo di lavoro retribuito sull'arco di una giornata di 8 ore.
A Losanna, tuttavia, alcune centinaia di persone si sono riunite già alle 23.30 di sabato sulla centrale Place Saint-François, ribattezzata per l'occasione Sainte-Françoise, mentre scritte e slogan sono stati proiettati sulla facciata del Museo cantonale di belle arti.
A Bellinzona, dove l'anno scorso erano in 5'000, un primo flashmob del collettivo "nate il 14 giugno" ha avuto luogo alle 10.00: sono state poste 49 richieste rappresentate da altrettante tessere a terra, che scoperte hanno ribadito la parola "rispetto". Il collettivo "Io l'8 ogni giorno" ha concentrato la sua attenzione proprio sul lavoro non pagato delle donne. Una busta paga fittizia quantifica le ore paragonandole ai salari di categoria e la somma supera i 500 franchi giornalieri.
Le restrizioni imposte dalla pandemia di coronavirus hanno indotto a privilegiare azioni decentralizzate e più piccole rispetto a quelle di un anno fa e già nel corso degli ultimi sette giorni erano state promosse iniziative per la "settimana viola", il colore simbolo dei cortei di 12 mesi fa.
A Berna si è ad esempio tenuta una sorta di "corsa d'orientamento femminista". Tutti i 300 numeri di partenza (in ossequio alle norme di distanza sociale) sono stati distibuiti. Il percorso ricalcava quello della manifestazione principale di un anno fa ed ha raggiunto la Piazza federale. Fra gli argomenti trattati c'erano, oltre alle differenze di salario, la situazione delle donne migranti e la decisione di questa settimana del Parlamento cantonale bernese di raddoppiare le aperture domenicali dei negozi.
A Basilea circa 150 persone si sono riunite a partire dalle 14.00 sulla "Theaterplatz", dove si è ballato e c'è stato un pic-nic. A partire dalle 15:00 si è tenuto uno "jogging rumoroso" che ha raggiunto il Museo Tinguely. L'azione è poi continuata con una nuotata nel Reno verso la "Mittlere Brücke", dove lo "sciopero" ha ricordato lo scoccare delle citate 15.24.
È l'ora in cui è esplosa in un grido anche la rabbia delle "féministes en colère" di Ginevra, dove 2'000 persone (fra le quali l'ex consigliera federale Ruth Dreifuss) si sono riunite sulla Plaine de Plainpalais. In città erano disseminate 16 postazioni e fra le rivendicazioni espresse ancora una volta vi è stata anche la libertà di disporre del proprio corpo, in un senso ampio del termine.
Data simbolo
Il 14 giugno è una data chiave per la parità tra donne e uomini in Svizzera. Nel 1981, la popolazione ha approvato il corrispondente articolo costituzionale. Nel 1991, dieci anni dopo, mezzo milione di donne in Svizzera hanno incrociato le braccia, guidate dai sindacati al motto "Se le donne vogliono, tutto si ferma".