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BELLINZONA - Il gruppo Manor taglia 476 posti di lavoro, di cui 91 nella sede centrale di Basilea e 385 nei grandi magazzini. Per attenuare le conseguenze dei licenziamenti per i collaboratori interessati, si leggeva ieri in una nota del gruppo, l'azienda ha elaborato un piano sociale.
Per il Movimento per il socialismo (MPS), che oggi prende posizione sui tagli in questione, si tratta di «un processo di ristrutturazione che viene condotto nel più puro stile Manor, senza che i lavoratori e le lavoratrici o i loro rappresentanti (ricordiamo che Manor non è firmataria di alcun contratto collettivo) siano stati in qualche modo coinvolti in questa decisione».
La «scintilla» della pandemia - L'MPS sottolinea comunque che Manor non è sola: in molti settori la pandemia ha infatti rappresentato «la scintilla che ha avviato processi di riorganizzazione e ristrutturazione in atto o preparati da anni per rispondere alla crisi di redditività». Insomma, il comportamento di Manor richiama quello di altri gruppi.
I profitti «prima di tutto» - La crisi pandemica - scrive ancora il movimento - «ha mostrato in modo chiaro come la difesa dei profitti e delle proprie esigenze da parte delle aziende venga prima di tutto». E l'MPS conclude: «Non è accettabile che, in un contesto degradato dal punto di vista occupazionale e sociale come quello ticinese, le “autorità locali” accettino questi provvedimenti».