Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01225.jsonl.gz/1089

Secondo il ceo della banca statunitense JP Morgan Chase, James Dimon, il Bitcoin è una “frode”, destinata a “fare una brutta fine”. “Se avessimo trader che fanno trading di bitcoin li licenzierei in un secondo”, ha aggiunto, durante una conferenza organizzata dalla banca Barclays, “è contro le regole della banca". Dimon ha ricordato la celebre "crisi dei Tulipani" del 17esimo secolo in Olanda, quando la speculazione portò i prezzi dei bulbi di tulipani alle stelle, per poi lasciare una "scia di cadaveri" (economicamente parlando), quando i prezzi crollarono.
Che investire in bitcoin sia rischioso lo dimostrano le impressionati oscillazioni che la moneta virtuale continua a segnare. E pure la domanda su chi controlla veramente questa moneta andrebbe approfondita. Come pure la questione della non tracciabilità delle transazioni da parte delle autorità che, come detto da Dimon, rende il Bitcoin uno strumento utile a "uno spacciatore o un assassino".
Detto ciò però, per rimanere in tema di "frode che ha fatto una brutta fine", vengono in mente anche i mutui subprime. I "titoli tossici" che hanno fatto da detonatore alla crisi del 2007 vedevano la banca (già allora, era il 2007) guidata da James Dimon fra le principali protagoniste, tanto che con 13 miliardi di dollari di multa la banca ha patteggiato con il Dipartimento di giustizia statunitense la fine della vertenza legale sui prodotti finanziari legati ai mutui venduti prima dell'esplosione della crisi finanziaria. Una delle cifre più ingenti pagate da una banca per la vertenza subprime...
13 luglio 2017
"Non è mai una grande esperienza per un Ceo dover firmare un assegno con tutti questi zeri... ma sfortunatamente questo è il prezzo che noi dobbiamo pagare per riportare la nostra banca in una luce migliore". Commenta così Ross McEwan, alla guida della Royal Bank of Scotland, la notizia del raggiunto accordo con le autorità statunitensi per mettere una pietra sopra alla vicenda dei mutui subprime che fecero da "miccia" alla crisi del 2008. Si tratta di 5,5 miliardi che la banca dovrà pagare alla Federal Housing Finance Agency (Fhfa), l'agenzia americana che si occupa di mutui sulla casa. Ma per la banca non è ancora finita. Contro la Royal Bank of Scotland, di proprietà al 71% del governo britannico dopo il salvataggio pubblico da da 59,6 miliardi di dollari, come scrive oggi Il Sole24Ore, è ancora aperto un procedimento con il Dipartimento di giustizia che potrebbe comportare una multa ancora più ingente.
La vicenda dei mutui subprime ha già visto negli Usa infliggere multe per ben 200 miliardi di dollari ai principali protagonisti, fra cui risultano anche la multa da 2,2 miliardi a Credit Suisse. Le altre principali multe sono a Bank of America di 16,6 miliardi di dollari, a Jp Morgan & Chase 13 miliardi, Deutsche Bank 7,2 miliardi, Citigroup 7 miliardi, Goldman Sachs 5,1 miliardi, Morgan Stanley 3,2 miliardi. Infine l’agenzia di rating Moody’s ha patteggiato una somma di 864 milioni di dollari per i rating "gonfiati".