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In concomitanza con i primi fiocchi di neve caduti anche nelle alte valli del Ticino, il re della neve, in conferenza stampa, ha annunciato quello che i tifosi temevano, ma speravano di non sentire.
Marcel Hirscher – concedetemi il paragone, il Roger dello sci – specialista delle discipline tecniche, ha deciso di mettere fine alla sua incredibile carriera agonistica, appendendo al chiodo sci, scarponi e bastoni.
Classe ‘89, Marcel Hirscher nasce da mamma olandese e papà austriaco, entrambi maestri di sci. Il giovane di Salisburgo dagli occhi di ghiaccio ha optato per la pensione a 30 anni dopo che dal 2012 in poi è stato l’indiscusso campione da battere.
Il dominio degli ultimi 8 anni
I numeri parlano da sé: otto sfere di cristallo in bacheca, conquistate vincendo la Coppa del mondo generale consecutivamente dal 2012 al 2019. Dodici coppette di specialità, divise equamente tra slalom speciale e gigante, 11 medaglie ai mondiali, di cui 7 d’oro, e 3 medaglie olimpiche (due ori e un argento). Questi numeri rendono l’austriaco una vera leggenda dello sci delle discipline tecniche.
In coppa del mondo Hirscher è salito sul podio ben 138 volte (delle 245 gare disputate), di cui 67 da vincitore. Solo lo svedese Jan Ingemar Stenmark, anch’egli asso tra i paletti stretti, ha fatto meglio di lui con 86 vittorie, l’unico record che l’austriaco non è riuscito a battere.
Nella disciplina dello slalom speciale, solo una delle ultime otto stagioni, quella 2015/2016, ha visto colorarsi di bandiere scandinave il gradino più alto del podio. In quell’anno il norvegese Kristoffersen “l’eterno secondo” e la svedese Frida Hansdotter in campo femminile, hanno soffiato il piccolo globo di cristallo a Marcel Hirscher e Mikaela Shiffrin (infortunatasi però ad inizio stagione).
La coppetta di specialità nello slalom gigante invece, dalla stagione 2009/2010 è stata affare di due soli contendenti. Ad alternarsi l’americano Ted Ligety e il campione austriaco. L’esponente a stelle e strisce ha vinto nel 2010, 2011, 2013 e 2014, prima di lasciare spazio a cinque vittorie filate dell’austriaco, il quale non ha subìto come l’americano l’adattamento alle nuove regole riguardanti gli sci da gigante.
Una carriera tra i paletti stretti
Senza dubbio Marcel Hirscher ha avuto, fin dagli esordi, una predilezione per le discipline tecniche. Sebbene da giovanissimo, nei campionati austriaci juniores, abbia gareggiato anche nelle discipline veloci, il suo vero talento è emerso tra i paletti stretti.
In diversi hanno punzecchiato l’austriaco riguardo alla discesa libera, ma da vero campione ha sempre risposto che preferiva concentrarsi su quello che più gli si addiceva, anche per mancanza di tempo da dedicare alla conoscenza delle piste veloci.
Restare fedele alle discipline tecniche è stata dunque una strategia vincente. Non solo per quanto riguarda le discipline, ma pure per il materiale Marcel ha adottato la stessa filosofia: squadra che vince non si cambia. Il team Hirscher infatti ha lavorato con il brand austriaco Atomic fin da inizio carriera.
Quasi peRFetto
Forse solamente un episodio macchia una carriera brillante quale è stata quella del ragazzo di Salisburgo.
Nel 2012: uno scandalo. Un grande del circo bianco, il croato Kostelic, punta il dito contro due vittorie di Hirscher facilitate da vere o presunte inforcate. La prova TV inchioda l’austriaco, ma da regolamento FIS è tardi per un qualsivoglia ricorso. Più che i punti persi, Kostelic è infastidito dal comportamento un po’ sorpreso e sleale dell’austriaco.
Poco importa, negli anni a seguire Marcel Hirscher ha dimostrato sulle piste la sua precisione, la sua forza e la sua supremazia.
Neppure l’infortunio al malleolo della caviglia sinistra durante la preparazione estiva 2017 proprio in patria, fa vacillare Hirscher. Costretto ad una pausa forzata, Marcel non prende quindi parte ai primi mesi di gare sui pendii innevati. Ma nonostante una stagione cominciata ai box, Hirscher riesce a conquistare, nel 2018, per la 7 volta consecutiva la Coppa del Mondo generale. Ai Giochi Olimpici di Pyeongchang in Corea del Sud, sempre nel 2018, Marcel conquista ben due ori, in combinata e in gigante, che ancora mancavano nella sua bacheca.
The end of an era
A poche ore dall’annuncio del ritiro, le reazioni da parte di colleghi e “nemici” sportivi non si sono fatte attendere. In molti l’hanno descritto come una leggenda, un eroe, e il migliore di tutti i tempi. Altri hanno definito questo momento come la fine di un’era.
Il suo ex avversario Ligety lo definisce un vero campione, e dal norvegese Svindal arriva il sostegno per aver preso “una decisione difficile ma giusta”.
Un sorridente Kristoffersen, si congratula con l’austriaco per la brillante carriera e ribadisce che è stato un grande onore poter competere con lui…Che quest’anno sia la volta buona per l’eterno secondo?
Anche dal campo femminile i messaggi di affetto non si fanno attendere. La giovane campionessa Mikaela Shiffrin, candidata a diventare anch’essa una delle migliori di sempre, commenta “con le lacrime agli occhi” il ritiro di “un atleta a cui si è ispirata e da cui ha imparato tanto”. Lindsey Vonn, anche lei ritiratasi alla fine della stagione appena conclusa ha assicurato all’amico Marcel che “la vita in pensione, non è poi così male…”.
Il futuro in casa Hirscher
Il 2018 per l’austriaco è stato un anno di cambiamenti. Prima l’annuncio di un erede in arrivo, poi il matrimonio con Laura Moisl, e ad ottobre, la nascita del primo figlio.
Come da sua stessa ammissione, Hirscher ha sempre dato il 150% in tutto, ha continuato a imparare, crescere e superare i suoi limiti, mettendo lo sport in primo piano a volte anche discapito della vita privata. Ora però le priorità sono cambiate. Durante la conferenza stampa nella quale ha annunciato il suo ritiro, si è detto molto soddisfatto della sua carrierae si è detto molto fortunato di non aver mai subìto gravi infortuni. Marcel Hirscher aveva il desiderio di ritirarsi da campione, e probabilmente non poteva scegliere momento migliore.
D’ora in avanti l’austriaco è pronto a dedicarsi a pieno alla famiglia, e alle cose normali per le quali non ha mai avuto abbastanza tempo.
Nelle sue parole e nel suo tono di voce, si sente la serenità di chi ha ponderato la scelta di ritirarsi, di chi è rimasto umile nonostante un numero di successi nemmeno immaginabile.
Sarebbe bello posticipare questi ritiri illustri, per poter ancora gioire, divertirci, ed ammirare questi campioni dello sport che stanno facendo o hanno fatto la storia.
Roger, sei avvisato, non mollare ora sul più bello.