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Fedeli nelle ricchezze ingiuste – parte 1
Simone Monaco
Pastore
Continuiamo oggi con il tema dell’anno “Fedeli nelle cose piccole”, e lo facciamo attraverso una parabola che si trova nel vangelo di Luca all’inizio del capitolo 16, conosciuta come la parabola del fattore infedele. Nel prepararla mi sono reso conto che i concetti contenuti sono davvero molti, perciò con Daniele abbiamo pensato che fosse meglio spezzarla in due parti. Così questa domenica mi occuperò nello specifico della parabola, che va dai versetti 1 a 9, mentre domenica prossima tratterò delle riflessioni che Gesù aggiunge alla parabola, che vanno dai versetti 10 a 13.
Questa parabola è considerata una delle più difficili da interpretare. Infatti nel leggerla alcune cose ci possono apparire strane o addirittura in contraddizione con l’insegnamento Biblico generale. Per questo motivo, prima di approfondirla, credo sia utile chiarire alcune cose sulle parabole in generale.
Innanzitutto cos’è una parabola? Il termine parabola deriva da una una parola greca il cui significato è “mettere le cose fianco a fianco” Una parabola è perciò una piccolo racconto, anche inventato, che ha lo scopo di spiegare una verità o rispondere a una domanda. Ad esempio, per spiegare a un bambino le conseguenze che ci sono nel dire sempre bugie, una madre potrebbe raccontare la storia del ragazzo che gridava “Al lupo! Al lupo!”.
Penso la conoscete tutti, è un semplice racconto dove un ragazzo, che si occupa di curare un gregge di pecore, visto che si annoiava pensa bene di svegliare le persone in paese gridando “Al lupo! Al lupo!”, tutti corrono per aiutarlo, ma in seguito rivela che si trattava semplicemente di uno scherzo. Il ragazzo ripete lo scherzo per un po’ di volte, fino a quando il lupo arriva per davvero, ma a quel punto nessuno va ad aiutarlo perché tutti pensano che si tratta sempre del solito scherzo. E così la storia si conclude con il lupo che si mangia tutte le pecore.
Ecco, una mamma, dopo aver raccontato questa storia al figlio, cosa direbbe? “È per questo motivo che non devi dire sempre bugie, altrimenti alla fine nessuno ti crederà più!”.
La mamma perciò cosa ha fatto? Ha accostato una storia ad una verità, ma molto importante, alla fine ha anche spiegato la verità che voleva illustrate con quella storia. Infatti non è importante se si tratta di un lupo che vuole mangiare delle pecore, oppure di una volpe che prova a mangiare delle galline, non ha importanza se la storia si svolge in europa o in america, non ha nessun valore conoscere l’età del protagonista della storia. L’unica cosa che conta è la spiegazione finale della madre “se continui a mentire, alla fine nessuno ti crederà più”.
Lo stesso accade con le parabole raccontate da Gesù, se ci soffermiamo sui dettagli dei racconti, cercando delle analogie con i nostri tempi, rischiamo solo di perderci in interpretazioni sbagliate. Nella gran parte dei casi è Gesù stesso a fornire il significato delle parabole, e quella spiegazione è il punto sul quale dobbiamo concentrarci. La stessa cosa accade nella parabola di Luca 16, che adesso andiamo ad analizzare versetto per versetto. Oggi ci concentreremo molto di più sulla comprensione del testo, mentre settimana prossima svilupperemo di più le implicazioni che questo ha nella nostra vita.
Versetto 1
Gesù diceva ancora ai suoi discepoli: «Un uomo ricco aveva un fattore, il quale fu accusato davanti a lui di sperperare i suoi beni.
La prima cosa che il testo ci dice, è che Gesù sta parlando ai suoi discepoli. Quando Gesù parlava c’era sempre attorno gente e sullo sfondo spesso ci sono i farisei che lo ascoltavano per capire come trarlo in inganno, ma il testo ci dice in modo chiaro che Gesù stava dando un insegnamento ai suoi discepoli. Quelle parole erano per loro.
Gesù apre la parabola parlando di un uomo ricco che aveva un fattore, alcune versioni traducono con amministratore. A quei tempi era normale affidare l’amministrazione dei propri averi ad una persona di fiducia, solitamente uno servo, o uno schiavo, a cui veniva dato il potere di effettuare tutte le transizioni legali con terze parti, e questo veniva fatto a nome del padrone. Perciò era molto importante saper scegliere un buon fattore, doveva essere una persona sulla quale fare affidamento.
Ma non era questo il caso, infatti ci viene subito detto che qualcuno andò dall’uomo ricco a raccontare che il fattore, invece di fare bene il proprio lavoro, stava sperperando i beni del suo padrone. Usava il denaro del suo padrone per i propri scopi.
Versetto 2
Egli lo chiamò e gli disse: “Che cos’è questo che sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché tu non puoi più essere mio fattore”.
Venuto a conoscenza dei fatti, l’uomo ricco decide di licenziare l’amministratore infedele, ma per dare l’amministrazione ad un’altra persona, deve prima farsi consegnare tutti i libri contabili. Considerate che il fattore poteva amministrare i beni del padrone liberamente, e poteva perciò vincolarlo a terzi senza essere il responsabile di eventuali perdite. Così il padrone ordina al fattore di portargli i libri contabili in modo da poterlo poi sollevare dal suo incarico e capire meglio che cosa avesse combinato con i suoi averi.
Versetto 3
Il fattore disse fra sé: “Che farò, ora che il padrone mi toglie l’amministrazione? Di zappare non sono capace; di mendicare mi vergogno.
A questo punto il fattore fa una riflessione che probabilmente farebbe chiunque, sà che a breve perderà il posto di lavoro, inoltre non avrà più un posto dove dormire, perché probabilmente viveva nella proprietà del padrone, e perciò si domanda: E adesso?! Cosa faccio?!
L’uomo concentra tutta la sua attenzione a trovare una soluzione che garantisca il suo avvenire. Nella sua riflessione non c’è pentimento per quello che ha fatto, il suo unico obiettivo è quello di trovare una soluzione per salvarsi la pelle. L’uomo sostiene di non essere in grado di zappare, forse troppo debole o pigro, o semplicemente non vuole abbassarsi al livello di dover sudare per guadagnarsi da vivere. Non riflette però che se si fosse comportato bene, ora non si troverebbe a questo punto. Nella parabola del figliuol prodigo vediamo che il figlio, dopo aver sperperato tutta l’eredità, era disposto a tornare a lavorare come servo del padre, in lui c’era pentimento, ma quest’uomo non è disposto ad umiliarsi con un lavoro onesto, figuriamoci a fare l’elemosina, è abbastanza sincero da ammere che se ne vergognerebbe.
Versetto 4
So quello che farò, perché qualcuno mi riceva in casa sua quando dovrò lasciare l’amministrazione”.
Qui il fattore sembra esclamare “Eureka!”, ho un’idea!
Ha poco tempo per agire, e così gli viene in mente uno stratagemma. È cosciente che per lui sarà molto difficile essere assunto nuovamente come fattore, vista la fama che si era procurato. Così il suo obiettivo diventa quello di farsi ospitare da qualcuno, come uno scroccone. Questo è il piano che ha in mente.
Versetti da 5 a 7
Fece venire uno per uno i debitori del suo padrone, e disse al primo: “Quanto devi al mio padrone?”
6 Quello rispose: “Cento bati d’olio”. Egli disse: “Prendi la tua scritta, siedi, e scrivi presto: cinquanta”.
7 Poi disse a un altro: “E tu, quanto devi?” Quello rispose: “Cento cori di grano”. Egli disse: “Prendi la tua scritta, e scrivi: ottanta”.
Sono state fatte molte ipotesi su quale sia l’esatto significato di questa manovra finanziaria messa in piedi dal fattore. Io vi presenterò l’interpretazione più classica, ma tutte le ipotesi sono molto interessanti, eppure per presentarle impiegherei troppo tempo. È bello cercare di capire ogni dettaglio e sfaccettatura, ma alla fine qualsiasi interpretazione si vuole adottare, il significato della parabola non cambierebbe. Quello che sappiamo è che il fattore ha messo in piedi questa strategia per 1 solo motivo, descritto nel versetto precedente: diventare ospite dei debitori, e lo fa mettendo in atto il suo piano.
Comincia a chiamare uno per uno i debitori del suo padrone, e gli chiede a quanto ammonta il loro debito. Le cifre che leggiamo sono molto alte per quei tempi, e ci fanno capire che questi debitori sono probabilmente persone benestanti. Così l’amministratore, sfruttando la propria posizione fa una cosa che effettivamente era in suo potere fare, applica una riduzione dei debiti. Il testo fa due esempi, prima di uno che doveva cento bati d’olio, che poi vengono ridotti a cinquanta; e successivamente di uno che doveva cento cori di grano, che poi vengono ridotti a ottanta. È chiaro che il testo ci mostra due esempi, ma i debitori a cui viene applicato uno sconto, erano molti di più. In questo modo i debitori si vedono ridurre il proprio debito, ma in un certo senso adesso è come se in parte fossero in debito anche verso il fattore, e quando lui verrà licenziato potrà andare da loro e dirgli: Vi ricordate la mia generosità nei vostri confronti? Ecco, ora potete ricambiare il favore!
Versetto 8
E il padrone lodò il fattore disonesto perché aveva agito con avvedutezza; poiché i figli di questo mondo, nelle relazioni con quelli della loro generazione, sono più avveduti dei figli della luce.
Ed eccoci alla controversa chiusura della parabola. È difficile capire perché il padrone lodi il fattore, che in un primo momento ha sperperato i suoi beni, e in seguito ha approfittato della sua posizione per fare i propri interessi, e questo ancora una volta a spese del padrone. Per quale motivo dovrebbe lodare una persona così disonesta? Dobbiamo osservare che il padrone non sta lodando il fattore per la sua disonestà, ma per la sua capacità di trovare una soluzione in un momento di difficoltà. Probabilmente il padrone avrà pensato: “certo che se avesse messo la stessa intelligenza nel fare il suo lavoro, mi avrebbe fatto guadagnare un sacco di soldi!”.
Al fattore improvvisamente viene comunicato che avrebbe perso il suo lavoro, aveva pochissimo tempo per trovare una soluzione a questo problema, poteva piangersi addosso, disperarsi, o semplicemente non fare nulla. Invece ha analizzato la situazione, ha riflettuto, ha trovato una soluzione e l’ha messa in pratica. Nessuno sta approvando le sue azioni disoneste, ma si sta piuttosto mettendo in risalto che nella sua disonestà, il fattore ha agito con tenacia, con determinazione.
Ricordate ai chi sta parlando Gesù? Ai suoi discepoli, a coloro che hanno deciso di seguirlo. Seguire Gesù, spesso può essere problematico, soprattutto a quei tempi e in quel contesto socipolitico, era una sfida enorme. Leggendo gli Atti degli Apostoli vediamo quante sfide hanno dovuto affrontare, molte volte hanno dovuto prendere decisioni difficili in poco tempo, ma tutto questo lo hanno fatto per il vangelo, per diffondere la buona notizia, la salvezza e la vita eterna. Mentre il fattore, nella parabola, ha fatto tutto questo unicamente per un interesse personale, l’unica cosa che gli interessava era: salvare la propria vita. Gesù ha preso da esempio un uomo dal comportamento pessimo e lo ha messo davanti ai discepoli per fargli capire che molto spesso le persone che nel mondo agiscono solo per i loro interessi, sono più tenaci di noi cristiani che invece viviamo per il regno di Dio.
Pensate all’impegno, alla tenacia, alla determinazione che certe persone mettono nel tentativo di fare carriera ed accumulare ricchezze. Alcuni mentono per il denaro, rubano, delle volte sono anche disposte ad uccidere, o non hanno scrupoli a rovinare famiglie intere per i loro interessi. Gesù sta dicendo: l’impegno e la tenacia che loro mettono nel fare il male per i propri scopi, voi dovete metterla nel fare il bene per il regno di Dio.
Versetto 9
E io vi dico: fatevi degli amici con le ricchezze ingiuste; perché quando esse verranno a mancare, quelli vi ricevano nelle dimore eterne.
Con il versetto 9 chiudiamo questa prima parte. Anche qui quello che leggiamo può destabilizzarci, sembra che Gesù ci suggerisca di “comprarci” l’amicizia delle persone, ma ovviamente questo non è il significato del testo.
Vediamo prima di tutto cosa sono le ricchezze ingiuste. Come vedremo domenica prossima, al versetto 13 Gesù dirà che non possiamo servire Dio e Mammona nello stesso tempo. Mammona è la stessa parola che qui è tradotta con ricchezze. Perciò c’è un contrasto con le ricchezze di questo mondo, che ci possono dare false certezze, e la vera ricchezza che troviamo in Dio. Questo lo vedremo nel dettaglio la prossima volta. Quello che è qui importante capire è che Gesù definisce “ricchezze ingiuste” o “mammona ingiusta”, le ricchezze terrene, limitate a questo mondo, che non hanno valore nell’eternità. Spesso queste ricchezze spingono le persone a fare cose disoneste pur di possederle, proprio come nel caso del fattore nella nostra parabola. Perciò le ricchezze ingiuste sono le ricchezze a cui questo mondo da valore e importanza, come il denaro, o le proprietà, e molto altro ancora.
Gesù dice che queste ricchezze verranno a mancare, e non si riferisce al giorno in cui le avremo spese tutte, ma all’eternità. Verrà un giorno per tutti noi in cui queste ricchezze non potranno darci più nulla, non potremo comprare un posto in cielo con il denaro. Il fattore potrà anche trovare ospitalità in casa di qualcuno per un certo tempo, ma prima o poi dovrà fare i conti con Dio e a quel punto gli verrà domandato che uso ha fatto delle ricchezze.
Pensate che i faraoni venivano messi in dei sarcofagi all’interno delle piramidi, e assieme a loro facevano mettere tutte le loro ricchezze, così che potessero usarle nell’aldilà, ma quelle ricchezze sono rimaste lì! Non gli sono servite a nulla. Perciò quando Gesù dice che le ricchezze ingiuste verranno a mancare, si riferisce alla nostra morte, o più precisamente, al giorno in cui abbandoneremo questo mondo, per entrare nell’eternità.
Chi sono invece queste persone che dobbiamo farci amici attraverso le ricchezze ingiuste? Il fattore, con le ricchezze ingiuste, ha cercato di farsi amici delle persone benestanti che lo avrebbero potuto ospitare e dare una certezza per il futuro. Gesù riprende questo esempio per dirci di fare lo stesso, ma invece di usare le ricchezze ingiuste per obiettivi terreni e personali, le dovremmo usare per obiettivi spirituali. Possiamo utilizzare il denaro per fare l’elemosina, o per diffondere il vangelo, per costruire il regno di Dio, in questo modo ci faremo degli amici che ci saranno riconoscenti nell’eternità. Se attraverso la generosità che noi abbiamo nell’usare le ricchezze ingiuste qualcuno viene a conoscenza dell’amore di Dio, allora ci siamo fatti degli amici che in cielo ci riceveranno nelle dimore eterne. Trovo che questa è una bellissima immagine per mostrare come grazie all’uso sapiente, saggio e generoso, che facciamo delle ricchezze ingiuste qui oggi sulla terra, possiamo portato un frutto eterno per queste persone.
Trovo che qui Gesù crei un’immagine potentissima, da una parte un’uomo egoista che fa di tutto per perseguire unicamente i propri scopi personali, e dall’altra l’idea di usare ciò che Dio ci ha messo a disposizione, per lui, per il suo regno, per perseguire uno scopo più alto, più nobile, ma alla fine anche migliore per noi stessi.
Questo discorso lo approfondiremo domenica prossima, per il momento voglio solo riassumere brevemente quello che abbiamo imparato questa mattina in 2 soli punti, facili da memorizzare.
Devi essere tenace: se il nostro scopo è vivere seguendo Gesù, allora dobbiamo mettere il nostro impegno e determinazione in questo. Non possiamo essere passivi pensando che le cose arrivino da sole. Dio è in controllo di tutto, ma vuole servirsi di me e di te per attuare il suo regno e questo comporta che, come il mondo si impegna a raggiungere i proprio scopi, noi dobbiamo impegnarci per raggiungere quelli di Dio.
Semina oggi ciò che potrai raccogliere nell’eternità: Gesù, in Matteo 6:20 dice «ma fatevi tesori in cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove i ladri non scassinano né rubano», questa è la cosa più saggia che tu possa fare. Le ricchezze ingiuste vanno e vengono, ci danno una gioia temporanea che deve essere sempre e di nuovo riempita, ma c’è una ricchezza che non si esaurisce, che ci può appagare veramente e che noi possiamo donare agli altri, e questa ricchezza è Gesù Cristo.
Amen