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Ne sono certi gli economisti di Credit Suisse, che prevedono anche una riduzione del PIL elvetico
«Dopo tutto» - chiariscono gli esperti - «il gas proveniente dalla Russia soddisfa quasi la metà della domanda elvetica di questa fonte energetica»
ZURIGO - La Svizzera non sarà risparmiata dalla crisi europea del gas: sebbene meno toccata degli stati confinanti è ben lontana dall'essere immune da aumenti di prezzo e razionamenti. Ad affermarlo sono gli economisti di Credit Suisse (CS) che, vista la situazione, correggono al ribasso le loro stime congiunturali.
Se le forniture di gas dalla Russia dovessero essere completamente interrotte a partire dal corrente mese di agosto o se il prezzo dovesse salire permanentemente a 200 euro (195 franchi) per megawattora diventeranno probabili perdite sul fronte della produzione industriale, mettono in guardia gli esperti della grande banca in un'analisi pubblicata oggi. Vi sarebbero inoltre effetti indiretti - attraverso le catene di approvvigionamento - sul settore chimico, su quello farmaceutico, nonché sul ramo delle macchine, elettrotecnico e metallurgico (MEM).
«Dipendiamo da Putin»
La situazione in Svizzera è quindi simile a quella - problematica - nell'Unione Europea (UE), in quanto la fornitura di gas russo non può essere sostituita nel breve periodo, si legge nel documento. Dopo tutto il gas proveniente dal paese di Vladimir Putin soddisfa infatti quasi la metà della domanda elvetica di questa fonte energetica e fino a tre quarti del gas fluiscono attraverso la Germania.
Come le altre nazioni anche la Confederazione sta cercando di diversificare l'approvvigionamento. «Per questo inverno e per il prossimo, tuttavia, non si prevedono volumi di approvvigionamento alternativi sufficienti a compensare la perdita completa delle forniture russe», sostengono gli specialisti di Credit Suisse. Un'ulteriore riduzione significativa delle forniture, o addirittura la loro interruzione, pone quindi delle sfide anche alla Svizzera.
PIL rivisto al ribasso
L'analisi prosegue nel descrivere le varie misure già annunciate dal Consiglio federale per far fronte alla situazione e amplia poi lo sguardo all'insieme dell'economia. «Indipendentemente dagli ulteriori sviluppi del mercato del gas, l'industria elvetica dell'esportazione è probabilmente destinata a risentire nei prossimi mesi del peggioramento della congiuntura nell'Eurozona. Pertanto riteniamo un rallentamento economico sempre più probabile, ma ci aspettiamo che una flessione possa essere evitata».
La previsione di Credit Suisse dell'andamento del prodotto interno lordo nel 2023 viene quindi sensibilmente rivista al ribasso: passa dal +1,6% al +1,0%. La stima per l'anno in corso rimane per contro invariata al +2,5%.