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Un discreto successo editoriale, un'attenzione ancora viva da parte della stampa, un interesse non scontato da parte dell'opinione pubblica.
Il rapporto Bergier, per quanto affronti questioni a tratti molto complesse, sembra destinato a lasciare tracce durature.
Le cifre di vendita di un libro non permettono di trarre conclusioni significative sul modo in cui un'opera è stata recepita. Il successo editoriale può tuttavia fornire indicazioni sull'interesse che un tema suscita nel pubblico.
In questo senso, il rapporto di sintesi della Commissione indipendente di esperti Svizzera-Seconda guerra mondiale, di cui sono state vendute circa 11'000 copie (altre 5'300 sono state distribuite gratuitamente), dimostra che la storia della Svizzera durante il nazismo non è un tema esaurito.
La pubblicazione del rapporto ha oltre tutto dato origine ad altre operazioni editoriali, spesso in posizione fortemente critica rispetto alle conclusioni della CIE. È il caso de "La Svizzera ricattata" edita dal Gruppo di lavoro storia vissuta. Un'opera che ha venduto 5600 copie nell'edizione tedesca, 4000 in quella francese.
Una buona copertura mediatica
Un ruolo fondamentale nella diffusione dei risultati della commissione Bergier lo ha avuto la stampa. Tanto più che "pochi in Svizzera hanno letto il rapporto di sintesi e i 25 volumi di studi che lo accompagnano", nota lo storico e giornalista Thomas Maissen.
"I problemi scottanti della recente storia svizzera", aggiunge Maissen, "sono sempre stati sollevati dalla stampa prima che se ne occupasse la storiografia. Si pensi al ruolo del Beobachter negli anni Cinquanta rispetto alla questione dei profughi, o ai libri di giornalisti come Niklaus Meienberg e Werner Rings negli anni Settanta e Ottanta."
Negli anni Novanta, la stampa è stata in primo piano nel dibattito sul ruolo della Svizzera durante la guerra e ha quindi seguito con attenzione la genesi del rapporto Bergier.
La pubblicazione del rapporto e dei 25 studi che l'accompagnano ha dato nuovamente occasione ai media di chinarsi sulla storia recente della Svizzera e sulle sue ripercussioni sul presente.
"Naturalmente la stampa ha una certa tendenza al sensazionalismo e alla semplificazione", osserva Jean-François Bergier. "Complessivamente però mi pare che abbia fatto bene il suo lavoro."
La necessità di divulgare
Per il presidente della CIE l'opera di divulgazione fatta dalla stampa però non basta. "Ora bisogna fare uno sforzo per rendere più accessibile il rapporto finale, per realizzarne delle versioni più brevi, di più facile lettura."
Qualcosa si è già mosso, a livello scolastico. Il canton Ginevra ha fatto opera pionieristica, con la pubblicazione nell'aprile del 2002 del "Rapport Bergier à l'usage des élèves" (il rapporto Bergier ad uso delle scuole), curato da Charles Heimberg.
Un'altra iniziativa di divulgazione, diretta dal rettore del Politecnico di Zurigo Konrad Osterwalder e che coinvolge alcuni membri della CIE, tra cui lo stesso Bergier, Jakob Tanner, Daniel Thürer, dovrebbe condurre l'anno prossimo alla pubblicazione di un volume di 150-200 pagine.
E anche altri progetti sono in cantiere. "Forse anche troppi", osserva scherzosamente Jean-François Bergier.
swissinfo, Andrea Tognina