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<h2>SubmittedText<h2><p>Nell'ambito del Processo di Bologna, la Svizzera si è più volte impegnata a partecipare attivamente alla realizzazione di uno spazio europeo dell'istruzione superiore. Uno dei principali strumenti individuati è stato la mobilità studentesca, promossa tramite un programma nazionale sostitutivo denominato SEMP (Swiss European Mobility Programme). Nonostante gli sforzi, dall'ultimo studio di Movetia emerge che nella maggior parte delle scuole universitarie l'obiettivo di portare il tasso di mobilità al 20 per cento non è stato raggiunto.</p><p>Il Consiglio federale è invitato a rispondere alle seguenti domande.</p><p>- Perché le università non raggiungono la quota di mobilità stabilita, ovvero il 20 per cento?</p><p>- Quali possibilità hanno a disposizione per centrare l'obiettivo?</p><p>- Perché i diversi strumenti di Erasmus+ non hanno ricevuto un maggiore sostegno a livello nazionale come nel caso del programma SEMP?</p><p>- Quali sono le misure a breve termine previste dal Consiglio federale per garantire che gli atenei svizzeri possano riallacciarsi allo Spazio europeo dell'istruzione superiore?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Nel quadro del processo di Bologna è stato definito un obiettivo del 20 % per la mobilità da raggiungere entro il 2020. Dallo studio di Movetia (www.movetia.ch &gt; News &amp; Events &gt; Notevoli differenze nelle opportunità di mobilità per gli studenti delle università svizzere) emerge che in Svizzera solo una scuola universitaria su nove arriva a questa quota e che i valori variano notevolmente da un istituto all'altro. Se però si considera la mobilità in un senso più ampio di quello definito dal processo di Bologna (almeno 3 mesi e/o 15 crediti ECTS), nel nostro Paese la percentuale si avvicina al 20 %. È quanto emerge dalla pubblicazione Mobilität von Studierenden der Schweizer Hochschulen 2013-2016 dell'Ufficio federale di statistica, secondo cui la quota di mobilità internazionale delle coorti di nuovi diplomati nel 2012, 2014 e 2016 oscillava tra il 20 e il 21 %. L'introduzione dei cicli di studio a due livelli ha reso possibile anche la mobilità verticale, ovvero il passaggio dal bachelor al master tra diversi atenei, indirizzi di studio e tipi di scuole universitarie. In base all'ultimo Bologna Process Implementation Report del 2020, nello Spazio europeo dell'istruzione superiore la Svizzera si colloca a metà classifica raggiungendo l'obiettivo del 20 % con gli studenti master e addirittura superandolo nel caso dei dottorandi, se si considerano anche i cicli di studio frequentati parzialmente all'estero (degree mobility).</p><p>Lo studio di Movetia non affronta questi aspetti, così come non si occupa della mobilità a livello nazionale, ad esempio tra le varie regioni linguistiche della Svizzera.</p><p>Per attuare la riforma di Bologna la Confederazione ha erogato aiuti finanziari alle scuole universitarie e da 30 anni promuove anche la mobilità studentesca internazionale. Movetia conosce bene queste attività e ha esperienza a livello operativo, in particolare con il programma SEMP. Tuttavia, le differenze tra le quote di mobilità delle scuole universitarie fanno supporre che vi siano altri fattori determinanti, come le situazioni dei singoli studenti e il modo in cui organizzano il proprio percorso accademico.</p><p>Da quando è stata introdotta la promozione delle attività internazionali di scambio e mobilità in ambito formativo la Confederazione ha provveduto a potenziarla ed estenderla. Nonostante la Svizzera abbia partecipato in maniera prevalentemente indiretta a Erasmus+ e ai programmi precedenti, il budget è cresciuto di molto, passando da 7 milioni di franchi nel 1995 a oltre 50 milioni nel 2023. Oltre la metà di questi fondi viene impiegata per la mobilità studentesca nell'ambito del programma SEMP. Inoltre, gli atenei possono partecipare a diversi tipi di progetti e iniziative di cooperazione, in particolare partenariati, alleanze per l'innovazione, università europee e progetti orientati al futuro.</p><p>L'obiettivo del Consiglio federale rimane l'associazione della Svizzera a Erasmus+. Le misure per promuovere gli scambi e la mobilità rimangono prioritarie, tanto che dal 2021 il budget dedicato cresce ogni anno del 7 % circa, molto di più dell'intero sostegno federale al settore ERI (educazione, ricerca e innovazione).</p><p>La Svizzera è membro dello Spazio europeo dell'istruzione superiore fin dal 1999, anno in cui è stato fondato, e ha realizzato speditamente la riforma introdotta dal processo di Bologna. Inoltre, continua a essere rappresentata all'interno del Bologna Follow-Up Group (BFUG), l'organo esecutivo che sostiene il processo omonimo coordinando le varie conferenze ministeriali. Sebbene il nostro Paese non sia ancora associato a Erasmus+, può comunque contribuire attivamente a impostare le varie attività e i principali sviluppi. Con la revisione totale delle basi legali per la promozione degli scambi e della mobilità nella formazione, in vigore dal 1° aprile 2022, la Confederazione ha creato il margine di manovra strategico per incentivare a lungo termine le attività di cooperazione europee e internazionali in ambito formativo.</p>  Risposta del Consiglio federale.