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Natalia arriva in Ticino a febbraio per studiare l’italiano, con l’intento di rientrare in Brasile dopo un paio di mesi. La crisi del coronavirus ha sconvolto però i suoi piani: il suo volo viene cancellato più volte e si ritrova bloccata per più di cinque mesi in un paese straniero.
La sua fortuna è di avere dei parenti da cui stare, anche perché il Consolato non le offre nessun sostentamento. Dovrebbe tornare a casa ad agosto anche se non si sente sicura a rientrare in un paese dove la situazione è fuori controllo, che conta più di due milioni di contagi e oltre 80'000 morti.
La crisi, nelle zone più povere, ha avuto effetti devastanti, non solo per la precarietà del sistema sanitario, ma perché la maggior parte degli abitanti vive di lavori informali, lavori che sono scomparsi a causa del confinamento.
“Se le persone non lavorano, muoiono di fame. Non tutti hanno diritto all’aiuto statale, che già non è sufficiente per sostenere una famiglia”, racconta Samara, che ha visto da vicino la realtà precaria del Brasile prima di trasferirsi a Lugano. In questo momento avrebbe dovuto essere là e si chiede preoccupata quando potrà riabbracciare la sua famiglia e "matar a saudade" di casa