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Franco Battiato, Musikanten, Italia, 2005
“Se nella vostra storia descrivete un fucile, questo poi deve sparare”: questo è il principio dell’essenzialità narrativa, nella formulazione di Anton Cechov: ogni elemento della narrazione, una scena, una ha necessariamente un ruolo, non può non averlo. Il fucile, come insegna Hitchcock, può anche non sparare, ma di sicuro verrà impugnato da qualcuno con l’intenzione di fare fuoco.
Il principio di Cechov ha senso unicamente all’interno di una narrazione: nella vita reale si possono incontrare decine o centinaia di fucili senza per questo assistere, ogni volta, a delle sparatorie. Un fedele resoconto della vita di una persona risulterebbe saturo di eventi inutili ed inessenziali: incontri casuali, smarrimenti di oggetti, acquisti vari, letture amene e così via.
Legata al principio di Cechov è la concatenazione degli eventi: viene narrata una storia, e ciò che viene narrato deve risultare legato da questa storia. Quello che viene narrato adesso deve essere in una qualche maniera suggerito da quello che è stato narrato prima e deve suggerire quello che verrà narrato successivamente.
Anche questo secondo principio ha senso unicamente per la narrazione: nella realtà non vi è una storia soltanto, e gli eventi si susseguono caoticamente.
Cechov traccia dunque una profonda dicotomia tra gli eventi narrati e gli eventi reali. Franco Battiato prova a colmare il fosso tracciato da Cechov, narrando caoticamente e inessenzialmente. Musikanten, il film sulla vita di Beethoven presentato l’anno scorso a Venezia e arrivato solo adesso nelle (poche) sale, è una storia divisa in tre movimenti.
Nel primo movimento si conoscono i due protagonisti. Ovviamente non vengono presentati come accadrebbe in un normale film: Battiato preferisce mostrarli nella loro semplice, disconnessa ed inessenziale vita. Sono due autori televisivi, e li si vede destreggiarsi tra provini, sopralluoghi, colloqui con i superiori, cene tra amici.
Il secondo movimento è dedicato a Beethoven, interpretato da un eccezionale Alejandro Jodorowsky: vengono ripercorse alcune scene della sua vita, con la giusta fedeltà storica, fino al triste momento della morte.
Con il terzo movimento si ritorna al presente, ad uno strano colpo di stato globale e alle molteplici illusioni dell’uomo.
Lo stile narrativo di Battiato di certo non aiuta a capire Musikanten, un film difficile ed esoterico. È comunque possibile trarre due conclusioni: la prima è che l’arte non è esclusivamente di questo mondo, ed in questo senso per Beethoven la sordità è stata un dono, in quanto gli ha permesso di non sentire i rumori e le futili chiacchiere. La seconda conclusione è che dalla vita non ci si deve aspettare l’essenzialità e la consequenzialità: potrebbe accadere, dopo aver sognato Beethoven, di ritrovarsi in una dittatura.