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LA FINESTRA SUL CORTILE (sbirciatine)
"La finestra sul cortile" è una citazione dal film di Alfred Hichcock del 1954. Considerato uno dei capolavori della storia del cinema è a sua volta tratto dal racconto scritto da Cornell Woolrich nel 1942 sotto lo pseudonimo di William Irish e pubblicato nella raccolta After-Dinner del 1944 col titolo "La finestra sul cortile e altri racconti".
finestra n° 9
…piangevo di nascosto ma poi, per strada, facevo a botte. Più sanguinavo e più mi sentivo vivo. Parevo un pugile suonato. Suonato e incazzato col mondo. Come dice la canzone? "Siamo tutti Mohamed Alì". Ecco, appunto.
Mio padre non c'era già più. Se n'era andato senza salutare una sera d'inverno dopo aver quasi fracassato la mandibola a mia madre. Lei non l'ha mai denunciato.
Tratto da "Riscatto" (L'incendio del mare - ed. Fontana)
finestra n° 8
Il m'appelait chaque heure.
À travers le fil du téléphone, je sentais tambouriner son coeur délirant: il semblait le cheval qui piétine lorsqu'il refuse l'obstacle à sauter.
Tratto da "Bellissima come una perla" versione francese (ed Tolbà)
finestra n° 7
Chi è nascosto nell'ombra sa. Vorrebbe svelare ma non può. Ha paura. Vive tra le tenebre della sua mente. Non può venire a galla. Non apertamente. Bisogna creare le condizioni affinché qualcuno capisca. Una telefonata. Una telefonata può tenere calda una pista. Riesce a indirizzare, a togliere qualche velo. Qualcuno deve pagare e pagherà. Di certo non lui.
Tratto da "Il freddo respiro del lago" (ed. Fontana)
finestra n° 6
Il sole, rosso come se dovesse vergognarsi, tenta di tuffarsi nello specchio d'acqua scura e gelida del lago ma sa già che non vi riuscirà. Non è un orizzonte piatto di mare nel quale lasciarsi annegare. Le creste di rocce scoscese e di bianche chiazze di neve gli sbarrano, come sempre, la strada. La sera, tra poco, se lo diluirà nel buio incombente e silenzioso.
Tratto da "Senza voce" (ed. Fuoridalcoro)
finestra n° 5
Certe confidenze, soprattutto se portate in superficie durante una seduta psicoanalitica, hanno valenza di confessione. La violazione del segreto professionale può portare alla radiazione dall'Ordine dei Medici. La legge prevede, però, delle eccezioni sostanziali anche se con il paziente è facile che si instauri una complicità che mette in primo piano la salute tout-court, senza se e, innanzitutto, senza colpevoli.
Un delitto. Il dottor Jorge Manzini se lo era sentito sputare nell'anima quella mattina, poco dopo le nove.
Tratto da "Qualcuno sa perché" (ed. Fontana)
finestra n° 4
La lepre, in una tana di fortuna, non ci rimane molto. Il tempo della percezione di uno scampato pericolo e poi via, di nuovo muso al vento. La libertà non si può barattare. Magari si mescolano un po' le carte per ottenere qualche vantaggio; chi non ha mai barato almeno una volta? Ma poi via. Muso al vento e via...
Tratto da "Il salto della lepre" (ed. Dominioni)
finestra n° 3
Dissero che il giorno prima c'era stato un morto. Sul lungo viale alberato, che sembrava un fiume in piena di un'irruenza mai vista, un ragazzo di diciotto anni era stato travolto da una camionetta della polizia.
Morire a maggio era sempre stata una grande fatica: lo sapevano bene i cantautori. Ma quel giorno lo fu ancora di più; le ragazze non esibivano fiori tra i capelli, ed essere contro tutto e tutti non portava i dolci frutti della passione.
Distruggere era la parola d'ordine; distruggere per non essere distrutti.
Tratto da "Il giorno prima" (L'ultima lettera - ed. Dadò)
finestra n° 2
Questa è la pazzia: la libertà di scelta e di giudizio che si issa sul gradino più alto fregandosene dei limiti, veri o presunti, imposti da leggi o conformismi. La libertà che permette alla psiche di metabolizzare la perfezione di un colpo di pistola fino alla sua completa accettazione, all'individuazione coerente e lucida di un obiettivo, un bersaglio, un punto da mettere a fondo pagina.
Tratto da "Ti troverò" (Una linea sottile - ed. Dadò)
finestra n° 1
Nessuno l'aveva scelto, quel gatto color cannella. Leo se l'era trovato a zampettare con fare ruffiano davanti alla porta di casa. Era marzo e la prima brezza di primavera sembrava averlo depositato proprio lì anche se, sicuramente, non era andata così. Orazio si era scelta la casa, il padrone, lo zerbino e i fiori da distruggere, con cura e determinazione scientifica.
Gli incontri che si fanno, e che finiscono per incidere sul vinile della nostra esistenza, non sono mai casuali.
Tratto da "Pochi centimetri di neve" (Muro di vetro - ed. Ulivo)