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Da alcuni anni, la Banca mondiale si presenta come il paladino dell’uguaglianza uomo – donna. Per quale ragione ?
Elisabeth Prügl : Al giorno d’oggi, l’uguaglianza fra uomini e donne è a tutti gli effetti una questione centrale per la Banca mondiale, e questo per molteplici ragioni. Nel 2007, la direzione della Banca mondiale ha preso la decisione risoluta di attuare una strategia di genere, riconoscendo così che le relazioni fra i sessi sono pertinenti per i processi di sviluppo economico. Fino ad allora, la questione di genere era stata essenzialmente trattata come un tema di politica sociale nel quadro delle politiche dell’educazione e della salute. Da quel momento in poi sarebbe diventata una questione di politica economica. L’argomento era che l’uguaglianza dei sessi costituiva un atout per un’economia efficace (« Gender Equality as Smart Economics »), cioè doveva sostenere la crescita economica.
Nel corso dell’ultimo decennio, la Banca mondiale ha finanziato molteplici progetti di ricerca e di raccolta dati nei settori del genere e dello sviluppo. Essa ha anche attuato un monitoraggio interno dei progetti e dei programmi in materia di genere e ha cercato di cooperare con partner del settore privato. Dopo che le Nazioni Unite hanno consacrato uno dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 all’uguaglianza di genere, la Banca mondiale ha redatto una nuova strategia di genere nel 2016, che ha potuto avvalersi delle sue ricerche approfondite. Una delle conclusioni di questi lavori è che management e personale investono ormai molto più tempo nelle questioni di genere. Questo ha fatto sì che la Banca mondiale sia diventata un paladino dell’uguaglianza fra uomini e donne.
La Banca mondiale è in parte responsabile del fatto che al giorno d’oggi, quasi tutti pensano che non possa esserci sviluppo senza il settore privato. Attraverso i suoi servizi di consulenza e i suoi prestiti, essa incoraggia le riforme volte ad aprire gli scambi, a deregolamentare il settore finanziario e a privatizzare le infrastrutture e i servizi pubblici nei paesi in via di sviluppo. Questo programma di privatizzazioni è aspramente criticato dai gruppi femministi. Perché?
La Banca mondiale è parte integrante dell’ordine economico mondiale neoliberale: le sue ricerche, i suoi progetti e i suoi programmi fanno affidamento sul mercato senza metterlo in discussione e sono fondati sulla convinzione che le misure che stimolano il mercato siano le migliori in grado di assicurare il benessere collettivo. Gli attori principali di questa ideologia sono i singoli e le imprese; e la pubblica amministrazione dovrebbe essere guidata allo stesso modo dalle logiche di mercato.
L’esperienza degli ultimi 40 anni ha tuttavia mostrato che la fiducia assoluta nell’economia liberale e nel settore privato ha creato una disuguaglianza estrema. Un’economia di mercato d’altra parte non si interessa affatto a fornire servizi chiave, come le cure, l’educazione o la salute – tutti settori in cui lavora un numero sproporzionato di donne, con un’occupazione remunerata o, più spesso, non remunerata. Ma nessuna società, nessuna economia può fare a meno di questi settori. Tanto nelle nazioni industrializzate quanto nei paesi in via di sviluppo, la preferenza unilaterale per il libero mercato ha innescato delle crisi nei settori importanti per la riproduzione sociale e le cure; e i costi di queste crisi si sono spesso ripercossi sulle donne in qualità di lavoratrici sottopagate o non remunerate. Ecco perché numerose femministe hanno uno sguardo molto critico sulla fiducia neoliberale nel mercato e nelle privatizzazioni.
Paladino del genere da un lato, e all’origine di progetti e di politiche che ledono particolarmente le donne, dall’altro. Come valuta l’impegno della Banca mondiale in favore dell’uguaglianza fra i sessi ?
La Banca mondiale ha la tendenza a strumentalizzare le donne in favore dello sviluppo: essa vede soprattutto l’uguaglianza fra uomini e donne come un fattore preponderante di crescita economica e di riduzione della povertà. Nelle sue raccomandazioni, le donne sono soggetti astratti che devono essere integrati nell’ordine economico attuale. Ma la Banca mondiale non è un monolite; svariate idee circolano al suo interno, ivi comprese prospettive femministe divergenti. Alcune di queste idee hanno alimentato la nuova strategia della banca in materia di genere. Oltre alle proposte tradizionali, come un migliore accesso delle donne al mondo del lavoro, la strategia comprende idee molto poco ortodosse, come il miglioramento delle cure e della tutela dei minori, e delle misure di lotta contro la violenza domestica. Se questi obiettivi saranno riconosciuti come essenziali alla partecipazione delle donne all’economia, la comprensione dello sviluppo economico cambierà di pari passo. E anche se la strategia della Banca mondiale in materia di genere non mette ancora sostanzialmente in discussione i modelli macroeconomici ortodossi, essa comincia tuttavia a diffonderli. In breve, io ho uno sguardo critico sull’approccio della Banca mondiale, ma valuto che il suo interesse per la parità fra i sessi sia positivo.
Su quali punti la Banca mondiale deve migliorare per avvicinarsi all’obiettivo dell’uguaglianza fra i sessi?
Due interventi sono fondamentali secondo me: per prima cosa, la Banca mondiale ha condotto importanti ricerche in questi ultimi anni al fine di rendere visibile il ruolo centrale delle donne e delle pratiche specifiche di genere nello sviluppo economico. Questi lavori hanno delle ripercussioni considerevoli, ma le teorie economiche femministe vi sono spesso trascurate. La Banca mondiale deve dedicare maggiore attenzione agli approcci femministi. La cooperazione con UN Women sullo status delle donne offre eccellenti opportunità a tale proposito.
In secondo luogo, alcuni punti deboli sono tuttora percepibili nell’attuazione dell’approccio della Banca mondiale in materia di genere. Relativamente poche risorse finanziarie sono messe a disposizione di attività incentrate sul genere. Questo lavoro non può essere delegato alle imprese: queste hanno generalmente poca competenza in quel settore e considerano che sia sufficiente aumentare la proporzione delle donne in posizioni dirigenziali; ebbene, ci vuole qualcosa di più che insegnare semplicemente lo spirito di impresa alle donne. La parità fra loro e gli uomini può funzionare esclusivamente se questa si fonda su una comprensione fondamentale della maniera in cui il genere agisce sulla società e sull’economia in associazione con altre differenze sociali, in particolar modo la classe sociale.
Pubblicato il 28.05.2020
su Il Lavoro
(Traduzione: Laura Francioli)