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Il Consiglio federale non è disposto a svelare le proprie carte nelle trattative con l'Italia per la ratifica dell'accordo fiscale del 2015. Il governo ha risposto 'no' a un postulato di Giovanni Merlini (PLR) che richiede la pubblicazione di un rapporto. Il consigliere nazionale liberale radicale rileva come l'Italia non sembri voler firmare l'accordo, ciò che arreca un pregiudizio al Ticino. Secondo Merlini "occorre quindi un piano B" del Consiglio federale in cui sia indicato lo scenario strategico e le implicazioni per la Svizzera di un rifiuto definitivo dell'Italia, e ciò in relazione sia al destino dell'accordo in vigore, che alle conseguenze economiche, finanziarie e sociali per il Ticino. Rispondendo oggi, il governo sostiene che pubblicando un tale rapporto verrebbe compromesso considerevolmente il margine di manovra di Berna e, di conseguenza, le sue probabilità di successo.
"La situazione attuale in merito all'accordo sull'imposizione dei lavoratori frontalieri parafato il 22 dicembre 2015 non è soddisfacente" riconosce l'esecutivo. Il 14 gennaio il ministro degli esteri italiano Enzo Moavero Milanesi si è impegnato con l'omologo elvetico Ignazio Cassis a trasmettere alla Svizzera una risposta definitiva entro la fine della primavera. Inoltre, Ticino e Lombardia hanno intavolato un dialogo per promuovere l'accordo a livello regionale. "Sono già state fatte varie riflessioni circa i possibili scenari nonché i provvedimenti da adottare se non si dovessero intravedere sviluppi a medio termine" aggiunge il governo. L'esecutivo ha assicurato che tali questioni saranno oggetto di discussione nella cerchia ristretta composta dai diversi attori interessati, tra cui il Cantone Ticino.