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L'Unione dei contadini e i produttori, riferendosi al fatto che da luglio il latte dovrebbe essere pagato 65 centesimi al chilo come prezzo minimo di riferimento, hanno chiesto martedì che la remunerazione sia più consona.
Quei 65 centesimi coprono solo i costi reali medi delle aziende di pianura. Una simile somma, pertanto, non basta per retribuire i lavoratori e le loro famiglie, costretti quindi a fare capo alle loro riserve, come ha sostenuto Hans Frei nel corso della conferenza stampa svoltasi a Berna. Stando al vicepresidente della prima associazione, in collina e in montagna, dove le condizioni sono più difficili, i centesimi dovrebbero essere almeno 77.
Il presidente Markus Ritter ha da parte sua rilevato che i prezzi variano fortemente in funzione degli acquirenti e che le differenze rispetto a quello di riferimento non sempre sono giustificate. I compratori, a suo dire, applicano deduzioni radicali con il pretesto della forte quotazione del franco, della concorrenza estera e della prossima abolizione della cosiddetta legge sul cioccolato.
ATS/dg