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Intelligenze e resilienza
STORIA
Ancora oggi per molti aspetti ci rifacciamo ad un concetto storico e tradizionale di intelligenza.
L’intelligenza è sempre stata contrapposta all’intuizione; i fenomeni teorici e logici del pensiero sono sempre stati considerati una forma privilegiata ed unica di intelligenza. Gli altri comportamenti, meno razionali, meno logici sarebbero da considerare il prodotto di un’attività istintiva e come tale immodificabile .Celebri ricercatori in psicologia, uniti da una visione più “Aristotelica” sulla possibilità di migliorare e sviluppare anche quest’area, si sono mossi nell’ambito degli studi dell’emozione e hanno scritto numerose opere sul tema. Tra i precursori si ricordano gli studi di KANT che utilizzava il termine “intuizione sensibile” per identificare la sensazione.
BERGSON definì l’intuizione come ” la conoscenza intima e profonda della realtà autentica degli esseri e delle cose”.
Solo dopo l’inizio del XX secolo l’esistenza nell’uomo di altre forme di intelligenza è stata decretata con certezza.
THORNDIKE nel 1920, iniziò a sviluppare un tema di “non unicità” dell’intelligenza , identificando tre principali tipologie :
- L’intelligenza astratta o concettuale caratterizzata dall’attitudine a usare materiale verbale e simbolico.
- L’intelligenza pratica nell’operare concreto, utile per manipolare o costruire gli oggetti.
- L’intelligenza sociale che implica la comprensione degli esseri umani e la facilità nell’intendersi con loro.
Negli anni 80 si sono prodotti ulteriori progressi e si sono sviluppati approcci diversi che mettevano l’accento sull’importanza del contesto e dell’ambiente.
L’intelligenza è qui descritta come “attività mentale di una persona, finalizzata alla selezione delle situazioni reali, relative alla propria vita, che permette un adattamento intenzionale alle situazioni stesse, sia con il fine di organizzarle che di strutturarle” (Th. De STERNBERG).
Negli anni si è assistito al contrapporsi di approcci differenti su intelligenza discorsiva ed emotiva: un primo importante distinguo dei differenti tipi di Intelligenza va fatto risalire ad Howard GARDNER, professore di psicologia ad Harward, che distinse 9 tipologie di intelligenza:
9 tipologie di intelligenza
- Intelligenza musicale
- Intelligenza cinestesica
- Intelligenza logico-matematica (calcolata attraverso il Q.I.)
- Intelligenza del linguaggio
- Intelligenza spaziale (specifica degli scultori e dei pittori)
- Intelligenza interpersonale (capacità intuitiva di cogliere l’altro)
- Intelligenza interpersonale (capacità di auto-analizzarsi)
- Intelligenza naturalistica (capacità di riconoscere piante o animali che si assomigliano)
- Intelligenza esistenziale (capacità di interrogarsi su “da dove veniamo?”, “dove andiamo?”)
Fu l’inzio di una nuova concezione dellìIntelligenza che sosteneva che non esisteva un unico modo di essere intelligenti. L’intelligenza non si manifesta unicamente come identità oggettiva. Attraverso tutti i sistemi, educativo, familiare, scolastico, o gerarchico, la logica e la ragione sono state istituzionalizzate come modello unico di verità a scapito dell’intuizione e dell’emotività. Agli increduli fu chiesto di provare semplicemente a considerare, per esempio, quali siano i fattori che entrano in gioco quando alcuni soggetti, connotati da un Q.I. (Quoziente di Intelligenza) elevato falliscono nella vita, mentre altri caratterizzati da un Q.I. relativamente modesto, hanno strabilianti successi.
Il Q.I riflette l’intelligenza razionale, non l’intelligenza emotiva, che è l’insieme delle abilità più importanti per la padronanza di sé e delle relazioni con gli altri. E tuttavia spesso si constata che il vissuto emotivo o anche la sua stessa espressione sono generalmente ignorati, spesso addirittura negati, e ogni volta che si manifestano, repressi in quanto ritenuti di natura illogica e quindi irrazionali. Tuttavia continuare a credere (o fare come se) di poter vivere senza badare scientemente alle proprie emozioni, di poter gestire le proprie relazioni sociali esclusivamente su un piano razionale e di poter prendere decisioni nelle aziende e nelle istituzioni esclusivamente su basi di oggettività è assolutamente insostenibile.
Certo ciascuno di noi cerca di spiegare e di razionalizzare tutte le situazioni che emotivamente lo mettono alla prova e che lo vedono agire e comportarsi in maniera disallineata rispetto ai canoni della logica. Nel nostro modo di pensare, la spiegazione razionale serve a diminuire l’intensità o a negare il fenomeno che non riusciamo a spiegare. Effettivamente non siamo in grado di gestire le nostre emozioni , tra i vari motivi, perché non le sappiamo identificare; non riusciamo neppure a considerarle parte integrante della nostra vita e a pensare che sarebbe meglio potercene servire (dal momento che esistono) piuttosto che combattere contro noi stessi per reprimerle.
Prendiamo ad esempio la collera che per alcuni è così difficile da contenere. Il pericolo rappresentato dalla collera è che essa ha la tendenza ad auto alimentarsi. Infatti la collera genera tanto il rilascio di catecolamina, causa di un afflusso di energia nel giro di pochi minuti, che una scarica di adrenalina, molto più duratura. Questo stato di eccitazione ha un suo fascino e ciò spiega perché molti hanno la tendenza a lasciar libero corso alla propria collera. Tuttavia il rischio, nel lasciar andare la propria collera, è di dare avvio ad altre scariche di catecolamina successive, che tendono ad accrescere il livello di eccitazione e che possono rapidamente condurre ad una escalation di furore. Il cervello pensante è a questo punto paralizzato e la persona può lasciarsi andare ad azioni che con tutta probabilità rimpiangerà amaramente in seguito.
L’era del non detto emotivo ha condizionato i comportamenti umani, come se il mondo del sensibile fosse incomprensibile. Il risultato di questi condizionamenti si manifesta in una diffusa rigidità emotiva, e attraverso l “anestesia” delle nostre fibre emotive continuano a far prevalere il ragionamento che riteniamo logico, serio e ragionevole. Per far evolvere quindi questo approccio è necessario smettere di contrapporre le diverse forme di intelligenza. Appare evidente che l’ideale sarebbe possedere una buona intelligenza razionale e una buona intelligenza emotiva. L’apprendimento della regolazione delle emozioni, permetterà a chi ne comprende la portata, di gestire al meglio i problemi della propria vita quotidiana, di riuscire ad essere più efficace nella propria attività di relazione con gli altri e di stimolare una migliore risposta psicosomatica allo stress della vita attuale.
L’evoluzione di questa nuova visione si consolida ormai da tempo nell’accettazione di un sistema multiplo di Intelligenze ove quella Emotiva già emersa dagli studi di D. Golemann e oggi quella Sociale, sempre piu indispensabile per inserirsi e far parte di sistemi sociali, nella società e nelle aziende, fanno ormai parte degli skills che ogni individuo consapevole deve avere.
EMOZIONI
La suddivisione delle emozioni secondo Daniel Goleman:
Collera: furia, sdegno, risentimento, ira, esasperazione, indignazione, irritazione, acrimonia, animosità, fastidio irritabilità, ostilità e, al grado estremo, odio e violenza patologici.
Tristezza: pena, dolore, mancanza d’allegria, cupezza, malinconia, autocommiserazione, solitudine, abbattimento, disperazione, in casi patologici, grave depressione.
Paura: ansia, timore, nervosismo, preoccupazione, apprensione, cautela, esitazione, tensione, spavento, terrore; come caso patologico, fobia e panico.
Gioia: felicità, godimento, sollievo, contentezza, beatitudine, diletto, divertimento, fierezza, piacere sensuale, esaltazione, estasi, gratificazione, soddisfazione, euforia, capriccio e, al limite estremo, entusiasmo maniacale.
Amore: accettazione, benevolenza, fiducia, gentilezza, affinità, devozione, adorazione, infatuazione.
Sorpresa: shock, stupore, meraviglia, trasecolamento.
Disgusto: disprezzo, sdegno, aborrimento, avversione, ripugnanza, schifo.
Vergogna: senso di colpa, imbarazzo, rammarico, rimorso, umiliazione, rimpianto, mortificazione, contrizione.
La suddivisione delle emozioni secondo Plutchik.
RESILIENZA
La resilienza nasce in física peró in psicología é un concetto che indica la capacità:
- DI AFFRONTARE LE AVVERSITÀ
- DI RIORGANIZZARE POSITIVAMENTE LA PROPIA VITA DINANZI ALLE DIFFICOLTÁ
- DI RICOSTRUIRSI RESTANDO SENSIBILI ALLE OPPORTUNITÁ POSITIVE CHE LA VITA OFFRE SENZA ALIENARE LA PROPRIA IDENTITÁ
Riprendersi dopo una esperienza di cambiamento forte non puó essere né una reazione rápida intuitiva né un subire lento e passivo, ma richiede un processo che si costruisce e si elabora con impegno. La resilienza é una capacitá che puó essere appresa e che riguarda la possibilità di trovare “spazi riflessivi” che sappiano provuovere l’acquisizione di comportamenti resilienti.
La capacità di gestire le proprie emozioni e la relazione efficiente con gli altri in contesti vari sono alla base per sviluppare una buona resilienza personale e collettiva. Resilienza significa anche dopo essere caduti avere la forza di rialzarsi con autodeterminazione. Le storie di vita come il giornale di Anna Franck o la vita di Nelson Mandela sono degli esempi famosi di resilienza.
La resilienza nel nostro mondo di cambiamenti continui e frenetici avrá una rilevanza determinante nel supporto allo sviluppo e al benessere dell’individuo e dei gruppi. Potrà avere impatto anche sulle culture aziendali e sul nostro vivere in societá.
IMPORTANZA
soft skills
La competenza di saper gestire bene i rapporti umani.
Resilienza
La competenza di saper superare eventi e periodi difficili.
Valore aggiunto
I soft skills e la resilienza generano valore aggiunto e fanno la differenza
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Misura le tue intelligenze attraverso i test.
SVILUPPO
Posso migliorare le intelligenze emozionali e sociali e la resilienza?
Si
Attraverso la volontà, la consapevolezza e la determinazione nel seguire un progetto di sviluppo, tramite un coaching o un percorso di auto formazione.
Per questo sono indispensabili
- Consapevolezza dei risultati
- Obiettivi di miglioramento
- Programma da attuare
- Determinazione di realizzarlo
Il focus è orientato sul miglioramento dei comportamenti e non sul cambiamento dei tratti di personalità.
I vantaggi di una migliore relazione
- Migliore comunicazione: farsi capire e leggere l’altro
- Migliore capacità di negoziazione
- Minor ansia e meno stress
- Più fiducia nei propri mezzi, più motivazione-energia
- Più capacità di influnzare positivamente gli altri e esercitare una positiva leadership
- Minor tensione nell’affrontare processi decisivi, complessi e critici della vita professionale e personale
- Una migliore qualità della vita