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Negli Stati Uniti sono legali in molti Stati ma i contrari non mancano, l'esperta: «Non insegnano nulla ai bambini»
NEW YORK - «Basta con le punizioni fisiche a scuola. È tempo di fermare questa pratica inaccettabile!». A parlare è Morgan Craven, direttrice per le politiche comunitarie dell'Intercultural Development Research Association, no-profit di San Antonio dedicata all'equità in ambito educativo. La sua voce si aggiunge a quella di tante organizzazioni che chiedono di porre fine alla pratica negli istituti educativi americani.
Il tema delle punizioni fisiche ha acceso un nuovo il dibattito nazionale dopo che un distretto scolastico del Missouri ha recentemente deciso d'introdurle come forma di disciplina, se gli insegnanti sono autorizzati dai genitori. Il regolamento della scuola stabilisce che le punizioni corporali saranno usate solo quando altre forme si siano rivelate inefficaci e solo con il benestare del preside. La scelta è fortemente criticata da molti esperti che ritengono le punizioni fisiche estremamente dannose per lo sviluppo psicologico degli studenti.
«Punire fisicamente un bambino non insegna nulla, non cambia il comportamento in modo positivo. Al contrario, provoca un gran numero di problemi che i giovani, le famiglie e gli insegnanti si troveranno poi a dover affrontare. Insegna forse a un bambino di sei anni cosa dovrebbe fare quando è conflitto con qualcuno?», tuona Craven quando la sentiamo.
La pratica è di fatto legale negli Stati Uniti. Nel 1977 la Corte Suprema stabilì la costituzionalità delle punizioni fisiche lasciando autonomia ai singoli stati. A oggi sono in diciannove, soprattutto nel Sud della nazione, ad ammettere la prassi.
Nella maggior parte dei casi, ci spiega l’esperta, per le punizioni si usa una pagaia di legno. «In alcuni casi la legge limita il numero di volte in cui si può colpire lo studente», racconta. Ma non solo: «Qui in Texas, dove vivo, la legge stabilisce che si può sculacciare, schiaffeggiate un bambino. Quindi tecnicamente un amministratore scolastico qui in Texas potrebbe sculacciare un bambino nel totale rispetto della legge».
Ora in tanti dicono basta e si mobilitano per ostacolare il metodo: «Ci sono gruppi che fanno questo lavoro da anni nei loro Stati. Ma ci sono anche coalizioni federali composte da centinaia di organizzazioni che scrivono lettere al Congresso e cercano di far approvare una legislazione che fermi questa pratica in tutto il Paese. E poi insegnanti, medici, psicologi, coordinamenti professionali. La lista è lunga», conclude fiduciosa Craven. È tempo di porre fine a quella che tanti educatori hanno definito una pratica selvaggia.