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Italiano, lingua nazionale
L’italiano si afferma come una delle tre lingue nazionali (ebbene sì, tre, perché al romancio venne garantito questo statuto solo più tardi, a partire dal 1938) già ai primordi della Confederazione Svizzera. La prima Costituzione moderna, risalente al 1848, assegnava infatti il privilegio di essere lingua nazionale a tedesco, francese e italiano. L’italiano non è solo lingua federale, ma anche lingua ufficiale di due cantoni: il Ticino e nei Grigioni. Oggi, secondo l’ufficio di statistica svizzero, circa l’8% della popolazione parla italiano come lingua principale, un numero un po’ magro rispetto al 63% del tedesco, che domina come lingua più parlata in Svizzera. Ma guardiamo al lato positivo: nel 2000 solo il 6.3% degli svizzera dichiarava di parlare italiano come lingua principale.
Italiano, lingua franca
L’italiano in Svizzera sembra essere confinato solo nei suoi due cantoni – Ticino e Grigioni – ed ignorato da tutti gli altri. Ma non dovrebbe essere così: la dolce lingua gioca un ruolo di rilievo anche in altri cantoni svizzeri, soprattutto in quelli tedeschi. La ragione di questo? Soprattutto la grandi ondate di emigrazione italiana in Svizzera che, da metà Ottocento fino a dopo gli anni Sessanta, ha colpita la Svizzera, in particolare nella parte germanofona. L’arrivo di una grande massa di lavoratori italiani in diversi settori, tra i quali l’edilizia o i lavori in fabbrica, fece scatenare un fenomeno particolare: l’italiano, da semplice lingua «straniera« nei cantoni di madrelingua tedesca, divenne la lingua franca, cioè la lingua con cui la maggioranza dei lavoratori stranieri – in mancanza di una lingua comune – comunicavano tra loro. L’uso dell’italiano come lingua franca fra lavoratori è ancora attivo oggi, sebbene in regressione, ma capita di sentire, per esempio a Zurigo, un italiano, un greco ed un portoghese conversare tra loro in italiano. L’emigrazione italiana, inoltre, ha facilitato la creazione di grandi comunità italiane nella Svizzera tedesca; ad oggi, i figli di italiani di seconda generazione sono tanti, e molti di loro scelgono di tramandare la propria lingua madre ai figli.
Italiano, dove vai?
Anche se l’italiano ha un ruolo di molta importanza in Svizzera, non gode sempre di buona salute. Non è, per esempio, una delle lingue predilette al di fuori dal cantone Ticino. Si può ricordare come, nel 2011, il cantone di San Gallo abbia votato per abolire il suo insegnamento nei licei. Infatti, solo il 5% degli studenti liceali sceglieva l’italiano come lingua da imparare a scuola. La proposta di abolizione venne comunque respinta, ma l’italiano rimane comunque l’ultimo scelto nelle scuole – e non solo nei licei. La sua situazione è pericolante anche nelle università: si può ricordare che è dal 2005 che non esiste più una cattedra di italiano all’Università di Neuchâtel. Nel 2013 fortunatamente l’USI ha aperto una nuova cattedra di italianistica, riabilitando un poco la salute della nostra lingua. Ma il problema dell’italiano non risiede in Ticino, bensì negli altri cantoni, dove è poco conosciuto.
La soluzione sarebbe di applicare una politica linguistica in Svizzera più aperta al plurilinguismo in tutto il territorio elvetico: ora come ora, ogni lingua sembra vivere, evolversi ed essere tutelata e difesa solo e soltanto all’interno della sua circoscrizione territoriale.