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Una bandiera degli operai ferrovieri particolarmente polisemica (1905)
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Id: FPC_bandiera_008
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Ente: Unione operai ferrovieri, Sezione Bellinzona
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Data: 1905
Bellinzona divenne un centro del sindacalismo ferroviario sin dal 1885, quando il capotreno Alberto Hagemann prese l’iniziativa di creare un’associazione svizzera del personale ferroviario, che scelse la sezione di Bellinzona quale sezione dirigente (Vorort) e Hagemann come primo presidente.
Questo primo sindacato, che contava nel 1886 una quarantina di aderenti, si affiancava alla sezione locale del Grütliverein, pure nata nel 1885.
Il personale delle ferrovie era estremamente frammentato dal punto di vista sindacale: ogni corpo di mestiere tendeva a costituire la propria organizzazione. La creazione del WAV (Werkstätte Arbeiter Verein) all’inizio del 1899 voleva invertire la tendenza e raggruppare tutti gli operai dell’Officina bellinzonese sotto un unico cappello sindacale. A fine 1900 il WAV di Bellinzona contava 350 iscritti su 584 lavoratori, pari a circa il 60%. Vi erano fabbri, sellai, pittori, falegnami, manovali, fuochisti, tornitori, forgiatori, piallatori, posatori, montatori, ecc. I ferrovieri sindacalizzati mantengono tuttavia le distanze dalle organizzazioni di altre categorie professionali e dall’Unione sindacale svizzera. Un primo passo verso la Camera del Lavoro fu fatto in Ticino nel 1905, anno nel quale gli operai ferrovieri bellinzonesi si dotano del loro vessillo sociale.
Le bandiere e i vessilli delle organizzazioni sindacali presentano in generale una più grande varietà e pluralità di simboli e di immagini allegoriche rispetto alle bandiere dei partiti politici. Non fa eccezione questa bandiera dell’Unione operai ferrovieri di Bellinzona, una delle più belle tra quelle presenti nella collezione della FPC.
La facciata A riporta il nome del sindacato, le date 1899-1905 e al centro la ruota alata su un segmento di rotaia, simbolo quasi universale del trasporto ferroviario; la croce svizzera rinvia all’appartenenza nazionale. Ci muoviamo qui in un’iconografia abbastanza tradizionale ma il vessillo si distingue per l’armonia dell’insieme e la qualità dell’esecuzione.
Più inventiva la facciata B, sulla quale spiccano in alto a caratteri cubitali le parole LAVORO PACE LIBERTÀ che riassumono le rivendicazioni e le aspirazioni del movimento: non quindi esclusivamente professionali, bensì anche etiche e sociali.
La dimensione locale è simboleggiata dallo sfondo che riproduce due dei tre castelli bellinzonesi (Castelgrande e Sasso Corbaro) in una cornice puramente naturale (rocce e vegetazione). La città moderna è “nascosta” dalla figura femminile della libertà che campeggia al centro. Il berretto frigio, di origine antica e mediorientale, acquista la valenza moderna di simbolo rivoluzionario di libertà e d’emancipazione durante la rivoluzione francese (pare perché era il copricapo dei galeotti marsigliesi liberati nel 1792).
La postura della figura femminile e la fiaccola che regge con la mano sinistra, ricordano da vicino la Statua della libertà di Bartholdi (che però brandisce la torcia con la mano destra); la fiaccola accesa conosce una pluralità di significati che non si escludono: oltre alla libertà, la sapienza, la riscossa, l’età dei Lumi.
Completano l’allegoria lo scudo con la scritta ARTE e alcuni oggetti (ruota dentata, incudine, martello). L’arte è da intendersi nel senso di capacità professionale di tipo artigianale. Incudine e martello rinviano ad attività tipiche di un’officina ferroviaria dove la lavorazione del ferro occupa un posto privilegiato, mentre la ruota dentata è un simbolo dell’attività lavorativa in generale e quello industriale in modo particolare. La presenza di questi attrezzi esprime quindi l’attaccamento al lavoro e all’azienda ferroviaria, la cui nazionalizzazione era stata votata ma che sarà attuata soltanto dal 1909.
Ricordiamo infine che alcuni degli elementi presenti su questo lato della bandiera appaiono anche nella simbologia massonica, come la fiaccola accesa e il martello, o il riferimento al lavoro.