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Due consiglieri nazionali ticinesi hanno interrogato oggi il governo nella consueta "ora delle domande" sui difficili rapporti fiscali con l'Italia. Norman Gobbi (LEGA/TI) ha chiesto invano al Consiglio federale di rivedere l'accordo concluso con la vicina Penisola nel 1974 sull'imposizione dei lavoratori frontalieri.
Secondo questo trattato, i Grigioni, il Ticino e il Vallese sono obbligati a riversare all'Italia il 38,8% degli introiti fiscali provenienti dall'imposizione alla fonte dei frontalieri. Per il deputato leghista, tale percentuale è sproporzionata se paragonata con quella stipulata da un'intesa analoga tra la Confederazione e l'Austria, che prevede un ristorno del 12,5%.
Inoltre, dalla conclusione dell'accordo con l'Italia il quadro legale è notevolmente mutato (libera circolazione, legislazione italiana sull'imposizione dei lavoratori stranieri, ecc.), ha ricordato Gobbi. Il vicepresidente della Deputazione ticinese ha pure rilevato come dal 1974 il canton Ticino abbia riversato all'Italia oltre un miliardo di franchi. Il governo, per bocca della ministra delle finanze Eveline Widmer-Schlumpf, non considera tuttavia opportuno "per il momento" rinegoziare l'intesa.
Successivamente, Ignazio Cassis (PLR/TI) ha chiesto al governo ragguagli sulla reazione dell'Unione europea (Ue) alla "lista nera" stilata dall'Italia nei confronti della Svizzera a fini fiscali. Cassis ha voluto conoscere l'esito degli interventi dei rappresentanti diplomatici svizzeri presso le autorità europee competenti.
Anche in questo caso, la risposta della consigliera federale Widmer-Schlumpf (sono in corso discussioni, ma una soluzione non è "purtroppo" ancora stata trovata) non ha soddisfatto il consigliere nazionale ticinese.
SDA-ATS