Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01111.jsonl.gz/464

Discorsi, DFGP, 07.10.2004. Vale il testo parlato
Il contadino sotto tutela
Discorso del consigliere federale Christoph Blocher in occasione Cerimonia d'apertura dell'OLMA, fiera campionaria svizzera
Onorevole Presidente del Consiglio nazionale
Onorevoli rappresentanti delle Camere federali
Onorevole Presidente del Tribunale federale
Onorevole Presidente del Consiglio di Stato
Onorevoli Presidenti dei Cantoni di San Gallo e del Ticino
Onorevoli Consiglieri di Stato
Onorevole Sindaco
Signore e Signori rappresentanti il mondo politico, la giustizia, l'esercito, l'economia e l'agricoltura, le chiese, gli ambienti culturali e i media
Signore e Signori
Cari amici della Svizzera Italiana
OLMA
OLMA: oggi la maggior parte delle persone - soprattutto i più giovani - non sa più cosa si celava in origine dietro queste quattro lettere. Di per sé la cosa non è grava perché l'OLMA è diventata un marchio molto speciale. L'OLMA ci dà un'immagine del veloce mutamento che negli ultimi 60 anni ha coinvolto anche l'agricoltura.
L'OLMA, che sta per Ostschweizerische Land- und Milchwirtschaftliche Ausstellung, ovvero Fiera campionaria dell'economia agricola e lattiera della Svizzera orientale, è diventata il marchio di qualità di una manifestazione la cui importanza va ben oltre l'agricoltura, di un evento che ha saputo conservare molto delle sue origini.
La Svizzera orientale
Delle sue origini ha conservato in particolare la Svizzera orientale. E non ne faccio mistero: proprio perché l'OLMA è una manifestazione di grande richiamo nella Svizzera orientale, sono venuto ben volentieri. Care signore, cari signori, lo so bene: la Svizzera orientale ha spesso la sensazione di essere trascurata dalla Berna federale. E in verità una tale sensazione non è del tutto ingiustificata. A Berna si parla molto più dei grandi agglomerati urbani della Svizzera e della Romandia che della Svizzera orientale. Ma soltanto perché chiedono di più della Svizzera orientale. E fra questi conto anche Zurigo. Chi chiede di più, riceve anche di più. Ma secondo me, dovete esserne fieri. Gli Svizzeri orientali sono persone particolarmente laboriose, capaci e soprattutto responsabili.
Anche se non sono al centro delle attenzioni di Berna, i Cantoni della Svizzera orientale stanno nel loro insieme meglio. Un viaggio attraverso questi Cantoni conferma la mia impressione: le qualità degli Svizzeri orientali si rispecchiano nelle persone, nel paesaggio, nella pulizia, nelle decorazioni floreali, nei giardini, nelle ditte e in molte altre cose. In altre parole, voglio dire che il carattere degli Svizzeri orientali può fungere da esempio per la Svizzera e che l'OLMA ne è l'espressione.
Il Cantone del Ticino
È una felice coincidenza che quest'anno l'ospite dell'OLMA sia il Cantone del Ticino. Infatti anche molti Ticinesi hanno la sensazione che il loro Cantone sia decisamente trascurato da Berna. E non hanno del tutto torto. Tanto per fare un esempio, mi viene in mente che quando si parla dei Cantoni "romandi", spesso si dimentica la Svizzera italiana. Eppure anche il Ticino, come la Svizzera orientale, ha proprietà ben specifiche e contribuisce alla grande ricchezza del nostro Paese. Ai Cantoni e alle regioni - soprattutto in un giorno e in un'occasione come quelli odierni - riconosciamo le loro peculiarità e rendiamo loro omaggio.
È bello che la Svizzera orientale e il Cantone del Ticino si siano visti attribuiti entrambi i nuovi massimi tribunali, rispettivamente a San Gallo e a Bellinzona.
L'agricoltura
Ancor oggi, nell'OLMA, l'agricoltura e la cultura contadina sono in primo piano. Giorni fa un giovane contadino mi raccontò che suo padre, in punto di morte, gli raccomandò: "ricordati, figlio mio, di quello che ti dico: devi sempre ascoltare attentamente quello che la Berna federale ti raccomanda di fare e poi fare esattamente il contrario."
Come consigliere federale questo consiglio mi dà da pensare: perché in fondo c'è molto di vero. La nostra agricoltura è così fortemente pianificata perché è guidata centralmente da Berna. Ogni qualvolta si scopre un abuso o una lacuna, si cerca immediatamente di porvi rimedio, di dirigere, di programmare. Cosa succede? Il mercato reagisce subito a ogni provvedimento statale, ma siccome tutti fanno la stessa cosa, si ha una reazione eccessiva del mercato e il problema ricomincia da capo. Ecco perché il vecchio contadino è convinto che chi fa sempre il contrario, sarà il primo quando Berna deciderà di raccomandare di fare il contrario del contrario. Ma a ben vedere una tale convinzione cela un certo senso di rassegnazione: il dover riconoscere che la Svizzera è vittima della propria burocrazia in materia di agricoltura. Tutto - fino al più piccolo abuso - è stato ed è regolamentato da una nuova prescrizione, con la conseguenza che il contadino si vede sempre più stretto in una camicia di forza che non gli lascia alcuna speranza, che gli fa lievitare i costi di produzione e che gli toglie qualsiasi possibilità d'azione.
È urgente e assolutamente necessario smettere di considerare i contadini sotto tutela e riconoscere loro la maggiore età. Questo per il bene del Paese, per il bene dei compiti importanti che il mondo contadino è chiamato ad adempire e non da ultimo per il bene dei contadini stessi. Soltanto quando il contadino potrà essere di nuovo un libero imprenditore, potremo risolvere tali problemi. Recentemente un contadino della valle del Reno ha descritto in un giornale come l'attuale burocrazia rende difficile il suo lavoro:
"Non voglio lamentarmi, ma tutte le vostre storie con tutte queste direttive... Il mio futuro genero è un contadino che ha i suoi terreni dall'altra parte del Reno e non riesce a trattenersi dal ridere ogni volta che mi vede annotare tutto quello che faccio nel mio campo in un blocco per gli appunti che tengo sempre in tasca. Quanto liquame spando? Quando? Dove? Cosa spruzzo e dove? Ricevo la visita dell'ispettore del latte, del controllore della protezione degli animali, del controllore della PI Suisse, dell'ispettore dei suini, del controllore delle uova di gallina, in tutto di otto ispettori e controllori all'anno. Dal mio futuro genero vengono una volta ogni dieci anni e, per giunta, previo appuntamento." La burocrazia costa. Il prezzo lo paghiamo noi tutti.
Il significato dell'agricoltura
Signore e Signori, con i nostri ben intenzionati interventi statali abbiamo esagerato. Lasciamo che i contadini tornino ad essere degli imprenditori! Negli altri settori dell'economia abbiamo fatto buone esperienze con l'imprenditoria e abbiamo ottenuto un eccellente approvvigionamento dei consumatori in beni. Al massimo la nostra economia soffre per il fatto che ci sono troppo pochi imprenditori veri, vale a dire persone proprietarie della loro impresa e che la gestiscono esse stesse, rischi e profitti compresi. Care signore, cari signori, che cos'è il contadino se non il proprietario della sua fattoria che deve gestire in prima persona? Ma nella nostra agricoltura burocratizzata come può il contadino esercitare l'attività di imprenditore?
Oggi si dimentica spesso che la Costituzione federale e la legge sull'agricoltura hanno assegnato al nostro mondo contadino compiti molto impegnativi. È nostro dovere chiederci se tali compiti non siano eccessivi per i contadini. Secondo la legge e la Costituzione gli agricoltori devono provvedere:
- affinché il terreno non inselvatichisca. Il contadino deve dunque curare il paesaggio rurale;
- affinché l'approvvigionamento alimentare dal proprio terreno sia garantito. Il mondo contadino è responsabile dell'approvvigionamento della popolazione;
- affinché lo spopolamento delle regioni discoste venga bloccato.
Ma i contadini non devono adempire soltanto i compiti citati. È stato precisato con prescrizioni, leggi e divieti, fino nell'ultimo particolare, come devono adempiere tali compiti.
Sono del parere che si debba continuare a obbligare i contadini, per il tramite della Costituzione, a non lasciar inselvatichire i loro terreni. Nell'Italia settentrionale l'UE ha promesso un premio a ogni contadino che rinunciava a coltivare i suoi campi. Andate oggi da quelle parti a fare una passeggiata. Potrebbero venirvi le lacrime agli occhi. In pochi anni, in quelle regioni, il paesaggio ha assunto un aspetto di completo abbandono. Per motivi d'interesse pubblico, dobbiamo assolutamente impedire un tale processo.
La gestione minimale andrebbe indennizzata, anzi si dovrebbero aumentare gli attuali pagamenti diretti. Per contro si potrebbe lasciare completamente la coltura di prodotti alimentari al contadino, senza imposizioni, senza aiuti statali e senza tutela. La scelta dei prodotti da coltivare dovrebbe dipendere dal libero mercato. D'un sol colpo si potrebbero eliminare gli oneri burocratici. È inimmaginabile quanti moduli il contadino deve compilare ogni giorno. Questo serve soltanto ad aumentare i costi di produzione, indebolendo la capacità concorrenziale. L'apparato di controllo va ridotto. Un apparato di controllo così esteso e specifico non è necessario.
Per esempio è perfettamente inutile prescrivere al contadino quante mucche può far pascolare su ogni cento metri quadrati di prato, oppure a partire da quale giorno può falciare l'erba, o quanto deve pesare un manzo da macello, o ancora quanto latte può mungere. Tutto questo è assurdo. Certo, occorrono prescrizioni per evitare l'inquinamento del suolo, ma tali prescrizioni valgono per tutti, anche per gli imprenditori attivi nei settori industriali.
Già oggi i prodotti alimentari sono comunque controllati dai grandi distributori, dai controllori delle derrate alimentari e dagli stessi consumatori.
Anche le prescrizioni generali della legge sulla protezione degli animali sono sufficienti come direttive per la tenuta di animali da reddito. Se, per esempio, il consumatore vuole uova da galline felici, saranno i grandi distributori a esigere tali uova dai contadini. E se il cliente vuole uova da galline superfelici che hanno beneficiato di un'assistenza psicologica a tutto campo ed è disposto a pagarne il prezzo, ebbene questo cliente riceverà tali uova superfelici. In un tal caso, lo Stato non deve intervenire. Se il mercato lo esige, i contadini produrranno secondo i dettami ecologici. I criteri di qualità devono essere concordati fra i contadini e gli acquirenti.
Il contadino sotto tutela fa da capro espiatorioIl problema di fondo lo vedono in tanti. Ma si rifiutano di riconoscerne le cause. I contadini sono incolpati di tutto: dei prezzi elevati dei generi alimentari, dei sussidi, dell'inquinamento. I criticoni e i saccenti abbondano e hanno qualcosa in comune: stigmatizzano soltanto lo stato attuale delle cose tacendo come si è potuti arrivare a tanto. Ancora una volta infatti un professore di economia - il cui stipendio suppongo non provenga dalla libera economia di mercato - ha di recente liquidato in blocco i contadini rinfacciando loro di inquinare l'ambiente, di rovinarlo addirittura. Ma cosa intende costui per "rovinare l'ambiente"?
Egli scrive: "Le nostre vacche sacre non generano solo scampanellii tranquillizzanti, ma oltre al letame producono in abbondanza anche metano nocivo. I gas a effetto serra prodotti dall'industria sono soggetti a tasse elevate, gli stomachi gonfi degli effettivi di bestiame gonfiati invece no."
A cosa mira ora, il "sciur professor"? A una tassa ecologica per vacche spetezzanti? Oltre agli "stomachi gonfi" quindi anche una burocrazia fiscale gonfiata? Una specie di tassa sui peti delle vacche, secondo il principio di "chi inquina paga"? Senza contare che il fautore dell'internazionalismo dimentica di chiarire qualche cosina: la ventosità è un problema esclusivo delle vacche svizzere? Le mucche argentine o francesi emanano soltanto fragranze squisite? Dobbiamo aspettarci che i verdi chiedano di sopprimere tutte le vacche? Per emanazione irresponsabile di gas metano?
È ora di lasciare in pace i contadini - e anche le mucche...
I costi elevati
Un altro gioco di società ampiamente diffuso è quello di incolpare i contadini degli elevati prezzi dei generi alimentari. I criticoni tacciono di proposito che i prezzi elevati in un Paese sono anche il risultato del gran numero di salari elevati. Un produttore di latte della Svizzera centrale, dopo aver visitato alcune aziende agricole austriache, mi raccontò di aver fatto qualche calcolo. Risultato: anche a fornire gratis il latte all'azienda di trasformazione - e ripeto: GRATIS - il latte verrebbe comunque a costare di più che nei negozi austriaci. A quanto pare il livello dei prezzi incide anche sulla trasformazione, proprio come sui contadini.
Altro esempio: un noto albergatore vallesano continuava a lasciar intendere che la percentuale di letti occupati nel suo albergo dipendesse direttamente dal prezzo delle patate. Certo, la Svizzera non è una meta a basso costo. Ma è forse colpa dei contadini?
Come spiega allora questo albergatore la differenza di prezzo riscontrabile ad esempio per le bevande? O intende imputare ai contadini anche le differenze di prezzo di un'acqua minerale o una camomilla?
Il contadinoimprenditore del futuro
La politica agraria deve assolutamente spianare la strada al contadinoimprenditore. Ma anche il singolo deve darsi da fare: chi preferisce aspettare, continuare come finora e guardare come la situazione si presenta tra cinque o dieci anni, in fin dei conti non farà nemmeno un passo avanti. Peggio ancora: sarà sempre di un passo indietro. Del resto tale verità non concerne soltanto il mondo contadino. Anche un operaio metallurgico, un tipografo o un informatico deve restare flessibile. Ogni categoria professionale ha i propri problemi e non può che presagire cosa serba il futuro e organizzarsi di conseguenza.
Anche la politica agraria dell'UE non offre spunti utili. L'Unione deve affrontare gli stessi problemi della Svizzera, quantunque a un gradino superiore: chi dirige una piccola azienda con forse 30 capi di bestiame nell'Allgäu tedesco, si trova a gestire la stessa situazione difficile di un contadino svizzero con 15 vacche. La Svizzera deve seguire la propria via, anche nell'agricoltura. Imitare gli altri non ci ha mai fatto andare avanti. Tanto non potremo mai competere con la produzione industriale.
Dobbiamo agire in modo diverso, migliore - senza scimmiottare gli altri: molti dei miei clienti tedeschi, quando venivano in Svizzera, compravano qui la carne. E io chiedevo: "Cosa? La carne? Ma è molto più cara!" - "Certo", replicavano. "Ma la qualità è migliore e quindi il prezzo è giustificato." Non è affatto vero che nelle regioni di confine tutti si spostano all'estero per comprare carne a buon mercato. Infatti molti Svizzeri sono abituati ad altri standard, più elevati. A differenza di quanto accade nei Paesi limitrofi, gran parte del bestiame macellato in Svizzera non giunge mai nei nostri negozi. La qualità ha un prezzo. Se invece dell'80 per cento di una bestia macellata soltanto il 50 per cento viene effettivamente trasformato in alimenti, la carne diventa più cara - ma anche più esclusiva!
Signore e Signori,
l'attuale politica agraria è in primo luogo una legislazione sociale a scopo educativo, che protegge l'ambiente, conserva la natura e favorisce il proliferare di controlli burocratici. La politica agraria è talmente sclerotizzata dallo Stato che non è più in grado di soddisfare nessuno: i costi continuano a salire e ciò nonostante i contadini stanno impoverendo. È ora di cambiare questo stato di cose! Per il bene del Paese, delle finanze e non per ultimo del mondo contadino - perlomeno di tutti i contadini indefessi e intraprendenti.
L'OLMA - inno alla particolarità
Anche se i segni del tempo sembrano indicare il contrario: è tuttora importante che un Paese sia più o meno autarchico. Dobbiamo essere lungimiranti e prudenti abbastanza da mantenere un certo grado di autosufficienza. Un Paese che non è in grado di nutrirsi con le proprie forze si ritrova dipendente, ricattabile ed esposto a minacce di vario tipo. Tuttavia questo importante compito merita una politica agricola migliore.
Signore e Signori, per la 62esima volta l'OLMA mostra quanto sono in grado di produrre le persone innovative. Tutti possono andarne fieri: la Svizzera orientale, che qui rappresenta tutto il Paese, i produttori e i consumatori, i lavoratori e i consumatori.
Lo scorso fine settimana ero ospite del Comune di montagna Mosnang, nel Toggenburgo, in occasione dei 1150 anni dalla fondazione. Siamo stati accolti da una comunità intatta in mezzo a un paesaggio bellissimo. Abbiamo assaporato gustosi piatti di produzione svizzera. Ci hanno resi partecipi della loro viva cultura popolare. La Svizzera è famosa e apprezzata per la sua varietà. Ne è proprio un esempio la cultura popolare. Che si tratti di musica, di costumi o di specialità gastronomiche. Luganighe del Ticino, Raclette del Vallese, vino bianco della Svizzera romanda, mele del Turgovia, "Bratwürst" di San Gallo. Quasi ogni regione ha le proprie specialità di pane e formaggio. Tutta questa varietà la dobbiamo alla cultura contadina. Più si esalta la globalizzazione, più la gente apprezza quanto c'è di particolare e di indipendente.
Fategli conoscere questi prodotti! Commercializzateli! Fatevi venditori e imprenditori dei vostri prodotti! Ecco perché dovete liberarvi dalla morsa normativa dello Stato.
Vi auguro buona fortuna per questa via irta di ostacoli! In quanto consigliere federale sono pronto ad accompagnarvi sul cammino diretto a sollevare il mondo contadino dalla burocrazia.
vai a inizio pagina Ultimo aggiornamento 07.10.2004