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Scontro sull'asilo ecclesiastico
Molte parrocchie in Germania ricorrono all'asilo ecclesiastico per offrire temporanea protezione a migranti minacciati di espulsione
in cristianesimo , migrazione
(ve) Intorno alla prassi dell'asilo ecclesiastico si è acceso, in Germania, uno scontro tra la Ökumenische Bundesarbeitsgemeinschaft Asyl in der Kirche (BAG) - la Comunità ecumenica di lavoro Chiesa e Asilo - e il Ministero preposto alle questioni della migrazione. Il Ministero rimprovera alle chiese di non presentare la necessaria documentazione - solo il 50% delle parrocchie che offrono asilo ecclesiastico lo farebbero - relativa ai profughi ospitati.
I retroscena della tensione
Dal 2015 esiste un accordo tra le parrocchie e il Ministero per la migrazione e i profughi (Bundesamt für Migration und Flüchtlinge, BAMF), in base al quale le chiese devono presentare un dossier - relativo alla persona o alle persone che usufruiscono dell'asilo ecclesiastico - che permetta di riaprire la pratica. A partire dallo scorso 1. agosto, le regole sono state rese più severe: la parrocchia che offre asilo ecclesiastico deve presentare il dossier entro quattro settimane. Se il BAMF decide che non ci sono i presupposti per la riapertura della pratica, l'ospite deve lasciare l'asilo ecclesiastico entro tre giorni. Secondo dati forniti dalla BAG, nella maggior parte dei 552 casi attualmente in corso non si tratta di espulsioni verso il Paese di origine, ma di rinvii nei Paesi dell'UE , in base all'accordo di Dublino.
Le chiese si difendono
La presidente della BAG, la pastora Dietlind Jochims, ha risposto alle accuse ribadendo che "lo scopo principale della prassi dell'asilo ecclesiastico non consiste nell'applicare in modo pedante le regole, ma nel mantenere l'umanità". Inoltre in molti casi il Ministero ha "esplicitamente autorizzato" le parrocchie a non allestire un dossier. Jochims ha pure lamentato il fatto che da quando la responsabilità per i casi di asilo ecclesiastico è stata trasferita dalla Abteilung für Qualitätssicherung del Ministero alla sezione che si occupa dell'applicazione del Trattato di Dublino, "la quota di casi riaperti è scesa dall'80% al 20%. E le risposte fornite sono spesso terribilmente superficiali". Le parrocchie, ha concluso, non si lasciano tuttavia demoralizzare.
Asilo per richiedenti respinti (Segni dei Tempi RSI La1)
Il presidente della Chiesa evangelica in Germania (EKD), il vescovo luterano Heinrich Bedford-Strohm, ha reagito in modo critico, in una lettera inviata alle parrocchie interessate dalla questione, il 7 agosto scorso, all'inasprimento delle regole. "Le parrocchie che offrono asilo ecclesiastico si vedono caricate di un rilevante fardello burocratico", ha detto Bedford-Strohm, "che spesso blocca le loro iniziative". L'asilo ecclesiastico, ha ricordato, è innanzitutto un'azione dettata dall'amore per il prossimo. Molti cristiani che vi si impegnano "hanno l'impressione che il loro sforzo venga svilito a semplice intervento amministrativo". In molti casi, ha proseguito il presidente dell'EKD, "le autorità procedono a un esame sommario, superficiale e insufficiente dell'effettiva condizione dei profughi".
Bedford-Strohm ha sottolineato di voler fare tutto il possibile affinché continui a essere lecito offrire asilo ecclesiastico. "Non si tratta di mettere in discussione lo stato di diritto", ha concluso, "ma al contrario di richiamarne il valore e il significato più profondo". (idea/Paolo Tognina)