Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/41973

<h2>SubmittedText<h2><p>Da qualche tempo crescono i motivi di perplessità sui rapporti italo-svizzeri e sulla loro pianificazione futura.</p><p>In particolare, in Ticino, giungono segnali preoccupanti per quanto riguarda le decisioni e i provvedimenti da parte delle autorità italiane, manifestamente ostili alle regole vigenti nel nostro paese, le quali talvolta si sono permesse di assumere atteggiamenti aggressivi, quindi contrari ai normali rapporti tra paesi amici, così come possiamo definire l'usuale collaborazione tra la Svizzera e l'Italia.</p><p>Innanzitutto vi sono innegabili dubbi sull'effettiva volontà di applicazione degli accordi bilaterali da parte italiana. Non emergono ancora elementi che possano permettere di ravvisare il rispetto del principio della reciprocità.</p><p>Gli sconti sul prezzo della benzina sulla fascia di confine hanno incontrato un'applicazione più estesa di quanto previsto e definito, con evidenti ripercussioni sull'economia locale di frontiera, la quale omette giocoforza un versamento annuale nelle casse della Confederazione di circa 100 milioni di franchi.</p><p>È noto che l'Italia, nell'ambito della sua legislazione sulle società cosiddette (Controlled Foreign Corporations), ha ingiustificatamente inserito il nostro paese nella lista nera dei paradisi fiscali. Purtroppo in tutti questi casi il Consiglio federale non sembra aver voluto reagire. Infine, il cosiddetto scudo Tremonti, quale provvedimento per stimolare il rimpatrio in Italia di capitali non dichiarati, ha avuto quale conseguenza atteggiamenti aggressivi sul sistema bancario elvetico, ben distanti da quanto ci si possa attendere da un comportamento ministeriale. Senza dimenticare il controllo fotografico nelle frontiere in entrata in Svizzera.</p><p>Quindi ci si permette di interpellare il Consiglio federale in merito, con le seguenti domande:</p><p>1. Come si possono definire attualmente i rapporti italo-svizzeri?</p><p>2. Come egli giudica il provvedimento adottato dal ministro italiano Tremonti in merito al rimpatrio dei capitali non dichiarati?</p><p>3. Egli manifesta preoccupazione per il futuro della piazza finanziaria ticinese?</p><p>4. Per quale motivo non vi è stata reazione alcuna dinnanzi agli attacchi verbali contro il sistema fiscale e bancario svizzero?</p><p>5. Vi sono mai stati colloqui con i ministeri italiani competenti, quantomeno attraverso i canali diplomatici? In caso affermativo, con quali contenuti e esiti? In caso negativo, per quale motivo nulla è accaduto?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Le relazioni tra la Svizzera e l'Italia sono molto intense e generalmente eccellenti. Esiste attualmente tra la Svizzera e l'Italia una fruttuosa cooperazione in vari campi, su questioni economiche, politiche, sociali e culturali. Anche la cooperazione frontaliera è molto ricca e proficua per entrambe le parti. È però innegabile che negli ultimi tempi alcuni temi specifici abbiano provocato qualche momento di incertezza:</p><p>- Con certe misure fiscali ("Controlled Foreign Corporations", CFC e derivate) e due amnistie fiscali, il governo italiano persegue l'obiettivo di rimpatriare o almeno tassare consistenti mezzi finanziari situati all'estero. Anche se queste misure non hanno uno scopo discriminatorio in se, toccano de facto in gran parte il nostro paese, visti la prossimità e il suo ruolo di piazza finanziaria efficiente.</p><p>- Per sostenere la sua politica economica e spronare una categoria di contribuenti sospettati di defraudare il fisco, il governo italiano è ricorso a misure eccezionali, tali le riprese video al confine italo-svizzero; benché la misura sia stata indirizzata contro contribuenti italiani sul territorio italiano, sollevava qualche dubbio dal punto di vista della protezione della sfera privata.</p><p>2. Un'amnistia fiscale è una misura che ogni paese deve poter decidere sovranamente. Il Consiglio federale non intende quindi commentare il provvedimento italiano. D'altronde, se si decidesse un'amnistia nel nostro paese, il Consiglio federale non apprezzerebbe commenti di Stati esteri.</p><p>In realtà non è il provvedimento stesso che è all'origine di qualche screzio, bensì il modo in cui è stato criticato il nostro paese in occasione della sua presentazione, segnatamente l'indicazione secondo cui il segreto bancario vedeva oramai i suoi giorni contati.</p><p>È interessante notare che queste ultime settimane i media italiani hanno fatto presente importanti rientri di capitali in Svizzera, a causa della miglior qualità dei servizi offerti dalle banche elvetiche.</p><p>3. Sia la solidità che l'avvenire di una piazza finanziaria non possono dipendere dalla presenza di capitali non dichiarati. Il Consiglio federale ritiene quindi che la domanda debba essere risposta nel contesto della competitività in generale tra piazze finanziarie.</p><p>Il Consiglio federale si preoccupa del futuro di ogni settore economico in Svizzera. Il nostro paese non dispone di ricchezze naturali importanti. Ogni settore che ha sviluppato un "know how" particolare, nella fabbricazione, nei servizi e in altri campi, è quindi importante per la nostra economia. La competenza, la stabilità, il carattere concorrenziale del settore finanziario sono caratteristiche che il Consiglio federale si è sempre sforzato di salvaguardare. Il cantone del Ticino è una delle piazze finanziarie importanti e fa quindi parte delle preoccupazioni del Consiglio federale in questo periodo di aspra concorrenza.</p><p>4. Gli attacchi al sistema bancario svizzero si sono fatti relativamente frequenti in questi ultimi anni, non solo da parte italiana. Il Consiglio federale è costantemente impegnato a difendere la sua politica in questo campo. Non solo vi sono state reazioni puntuali del governo svizzero sulla questione italiana, ma gli sforzi costanti sviluppati dal Consiglio federale e dall'amministrazione per difendere la piazza finanziaria svizzera in sede internazionale costituiscono attualmente uno dei compiti prioritari della sua politica estera. Sia all'OCSE che nelle relazioni con l'UE, la Svizzera difende il suo sistema giuridico e finanziario contro critiche e attacchi ingiustificati da parte di piazze finanziarie concorrenti.</p><p>Concretamente, le dichiarazioni pubbliche del ministro delle finanze italiano Giulio Tremonti sul segreto bancario svizzero non si fondavano evidentemente su fatti e nemmeno su informazioni provenienti da fonti ufficiali svizzere. È da presumere che, con le sue dichiarazioni, il ministro Tremonti abbia essenzialmente voluto perseguire obiettivi di politica interna. In ogni caso il Consiglio federale non intende polemizzare ulteriormente.</p><p>5. È utile ricordare che dopo il 1992, vale a dire da quando è stata pubblicata per la prima volta dall'Italia una "lista nera" che citava tre tipi di società svizzere in relazione a norme fiscali anti-abuso (meglio conosciuta sotto il nome di "Decreto Formica"), vi sono state numerose e vigorose proteste da parte svizzera a tutti i livelli, sul piano amministrativo e su quello politico.</p><p>Malgrado questi reiterati interventi, l'Italia non ha mai accettato di revocare questa decisione. A motivare principalmente questa posizione non è stata soltanto la presenza di regimi fiscali cantonali particolari, ma anche l'assenza di un'ampia clausola di scambio d'informazioni in materia fiscale, come quella dell'OCSE (art. 26 del modello di Convenzione OCSE sulle doppie imposizioni). La politica svizzera in questo campo diverge da quella italiana, essendo precisato che l'Italia segue in questo campo la corrente maggioritaria dell'OCSE, condivisa senza eccezione da tutti paesi del G7.</p><p>Dal 1999 in poi, quando sono sorte addizionalmente le questioni del domicilio delle persone fisiche (lista nera del 4 maggio 1999) e delle CFC, vi sono stati altri contatti, principalmente tra amministrazioni fiscali, ma anche ad alto livello politico. L'ambasciata svizzera a Roma è stata molto attiva per evitare l'adozione di decisioni che discriminassero il nostro paese. Quattro incontri tra specialisti delle amministrazioni fiscali hanno già avuto luogo, durante e dopo la procedura legislativa italiana. All'occasione di due visite nel 2002 e 2003 del presidente della Confederazione, Pascal Couchepin, al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, così come all'occasione di incontri tra i rispettivi ministri degli affari esteri, la Svizzera ha insistito sull'anomalia che costituivano queste misure. È previsto, sempre al fine di migliorare la situazione esistente, di proseguire questi incontri nell'ambito della negoziazione della Convenzione di doppia imposizione tra la Svizzera e l'Italia. L'accordo intervenuto nel frattempo tra la Svizzera e l'UE concernente la tassazione del risparmio, il quale contiene anche una parte sul miglioramento bilaterale dello scambio di informazioni, dovrebbe contribuire alla soluzione di questa controversia.</p><p>La Svizzera continua ovviamente a esigere che venga stralciata dalle liste nere esistenti in quanto la sua menzione è contraria ai principi di cui all'articolo 7 della convenzione (principio della tassazione in sola presenza di una stabile organizzazione). Il Consiglio federale è fiducioso che nell'ambito del riesame della Convenzione di doppia imposizione sarà possibile lo stralcio dalla citata lista.</p>  Risposta del Consiglio federale.