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BERNA - La Segreteria di Stato dell'economia (SECO) ha rifiutato 48 richieste di esportazione di materiale bellico nel 2017. I rifiuti riguardano 21 Paesi, tra cui la Turchia, l'Arabia saudita, gli Emirati arabi uniti e il Kuwait.
Un portavoce del Dipartimento federale dell'economia ha confermato all'ats l'informazione, cui danno risalto oggi la "SonntagsZeitung" e il "Matin Dimanche". I domenicali rilevano che c'è stato un raddoppio delle risposte negative rispetto agli anni precedenti e che i rifiuti del 2017 hanno causato mancati introiti per 220 milioni di franchi.
In Turchia, le imprese svizzere che avevano presentato richiesta contavano di esportare in particolare veicoli blindati ed elementi di munizioni. L'affare maggiore sarebbe stata, secondo i domenicali, la fornitura da parte dell'impresa Mowag di Kreuzlingen (TG), di 200 veicoli blindati di tipo Eagle per le truppe di difesa del confine e per il ministero dell'Interno di Ankara.
I no della SECO hanno colpito anche richieste di pezzi di ricambio e accessori per fucili d'assalto in direzione dell'Arabia saudita, di munizioni di grosso calibro verso gli Emirati e di munizioni per mortai verso il Kuwait.
La SECO ha rifiutato anche l'export di pistole verso la Cina, l'Indonesia e il Mali, di fucili d'assalto verso la stessa Indonesia, le Filippine, la Thailandia, la Giordania e il Messico, al quale ha anche negato l'invio di granate a mano e di munizioni di piccolo calibro.
La Segreteria di Stato si è spesso mostrata riluttante a fornire informazioni sulle richieste di esportazioni di armi, ma il Tribunale amministrativo federale le ha ora ingiunto una maggiore trasparenza. In una sentenza del 28 marzo pubblicata giovedì scorso, il TAF ha dato ragione a un giornalista del settimanale di sinistra "Wochenzeitung" (WOZ) che aveva chiesto informazioni dettagliate sulle domande di esportazione del 2014, invocando la legge federale sulla trasparenza dell'amministrazione (LTras), che consente ad ognuno l'accesso ai documenti ufficiali al fine di contribuire all'informazione del pubblico.
La SECO aveva rifiutato la documentazione sostenendo in particolare che la pubblicazione di tali informazioni avrebbe potuto suscitare l'irritazione degli Stati in questione e comportare un peggioramento delle relazioni bilaterali della Svizzera.
La Segreteria di Stato ha pubblicato la sua statistica ufficiale sulle esportazioni di materiale bellico nel 2017 lo scorso 27 febbraio. Da essa risulta che l'anno scorso esse sono aumentate dell'8% a 446,8 milioni di franchi (+34,7 milioni). I principali paesi di destinazione sono stati Germania (117,7 milioni), Thailandia (87,6 milioni) e Brasile (32,9 milioni). La crescita fa seguito a due anni di riduzioni. Complessivamente i paesi di destinazione sono stati 64.
Nell'elenco figurano anche vendite per 4,7 milioni all'Arabia Saudita, per 3,2 milioni agli Emirati Arabi e per quasi 644'000 franchi alla Turchia e non sono mancate le critiche di Amnesty International (AI) e del Gruppo per una Svizzera senza esercito (GSsE). I due paesi arabi sono infatti implicati nella guerra in Yemen, "che ha causato una catastrofe umanitaria senza precedenti", mentre la Turchia è impegnata militarmente in Siria e anche all'interno dei propri confini.