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LOS ANGELES - «Once Upon a time in... Hollywood» è stato - a meno di clamorosi ripensamenti - il suo ultimo film. Quentin Tarantino ha infatti deciso di appendere la telecamera al chiodo e dedicarsi ad altro. «Dirigere un film è una cosa da giovani», ha precisato il regista in un'intervista concessa a Rolling Stones. «Il mondo del cinema sta cambiando e io faccio parte della vecchia guardia».
Geniale e irriverente, i suoi film sono entrati di diritto nell'immaginario collettivo di un'intera generazione. Impossibile non citare capolavori iconici come "Pulp Fiction". O il magistrale "Le Iene", la sua prima pellicola - girata nel 1991 - che gli diede fama planetaria.
Una fama che ha però comportato sacrifici, soprattutto in ambito familiare. «Ora vorrei essere un nuovo tipo di padre e di marito. Non voglio più sbalzare la mia famiglia in Germania o Sri Lanka, o in qualsiasi altro posto farò il prossimo film».
Anche in ambito lavorativo, Tarantino ha nuovi progetti: «Credo che sia arrivato il momento di entrare nel terzo atto della mia vita. Voglio stare un po’ più a casa, e diventare un uomo di lettere». Dalla camera da presa alla penna. Non un addio, ma un arrivederci. Come direbbe Hans Landa, il colonnello nazista de "Bastardi senza Gloria", «Au Revoir Quentin». E chissà che la notte degli Oscar non possa regalare a Tarantino quella statuetta dedicata al miglior regista che ancora gli manca. Non ci potrebbe essere commiato migliore.