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WASHINGTON - La corsa per la Fed si restringe a «due o tre candidati». Gary Cohn, il consigliere economico della Casa Bianca ed ex Goldman Sachs, è fuori gara e - secondo indiscrezioni - potrebbe presto essere fuori anche dalla Casa Bianca, una volta approvata la riforma delle tasse. Resta in corsa la «fantastica Janet Yellen», con la quale Donald Trump ha avuto «un ottimo incontro. Se si guarda ai mercati io e lei insieme stiamo facendo bene» ammette il presidente. Trump però avverte: «fa piacere lasciare il proprio segno». Parole che potrebbero essere una 'pietra tombale' al secondo mandato di Yellen che, all'interno della Casa Bianca, può contare sull'appoggio solo di una persona, finora insospettabile: Trump.
Con l'avvicinarsi di una decisione sulla presidenza della banca centrale, attesa entro i primi di novembre, il quadro resta ancora confuso. L'unica certezza, secondo indiscrezioni riportate da Bloomberg, è che Trump non sarebbe intenzionato a nominare Cohn.
L'ex Goldman è il candidato favorito di Wall Street per la Fed ed è rimasto alla Casa Bianca nonostante le divergenze con Trump proprio nella speranza - secondo alcuni rumors - di una presidenza della Fed.
Una speranza che gli aveva fatto digerire anche i commenti di Trump dopo gli scontri di Charlottesville, per i quali aveva ammesso di aver pensato alla dimissioni. Cohn dovrebbe restare fino all'approvazione delle riforma delle tasse che l'amministrazione spera di incassare entro la fine dell'anno. Una sua uscita sarebbe un duro colpo per la casa Bianca, che ha già perso - fra licenziamenti e addii spontanei - molte facce note. Cohn, insieme al segretario di Stato Rex Tillerson, è considerato uno dei 'professionisti' in una Casa Bianca dove domina la mancanza di esperienza.
Nella rosa dei «due o tre candidati» c'e' Yellen, come ammette lo stesso Trump. Dimenticate le critiche durante la campagna elettorale, il presidente americano ha cambiato idea su Yellen, celebrandola in più occasioni nelle ultime settimane. Trump sarebbe rimasto molto colpito dal loro ultimo incontro, durante il quale Yellen gli avrebbe chiaramente detto che vorrebbe mantenere la guida della Fed, offrendo anche spunti per la nomina del vice presidente della banca centrale.
Consigli che sarebbero stati apprezzati da Trump. I tweet del presidente sull'andamento di Wall Street sembrerebbero far emergere Yellen come la candidata favorita: con lei alla guida della Fed i mercati sembrerebbero aver dimenticato il significato della parola 'volatilità'.
Ma Yellen è iscritta al partito democratico ed è stata nominata da Barack Obama: Trump finora non ha confermato nessuna delle nomine effettuate dal suo predecessore. E il «fa piacere lasciare il proprio segno» pronunciato durante l'intervista a Fox sembra far intravedere un cambio al vertice della banca centrale.
In corsa ci sono il governatore della Fed Jerome Powell sostenuto dal Tesoro americano e l'economista di Stanford John Yalor, il preferito dai repubblicani. «Yellen è ancora in corsa perché è colei che il cittadino Trump vorrebbe alla presidenza della Fed» affermano alcuni analisti, secondo i quali peroò ci sono delle ben chiare differenze fra il Trump-cittadino e il Trump-presidente.
C'è prima di tutto la politica, con i repubblicani che vorrebbero non lasciarsi sfuggire l'occasione di poter scegliere un presidente della Fed repubblicano. La scelta più cauta sarebbe quella di Powell, alleato di Yellen nella politica monetaria ma favorevole è un allentamento delle regole, come chiesto dall'amministrazione Trump. Taylor invece è il favorito dell'ala più conservatrice della destra americana che vede nella "Taylor Rule", la formula matematica per determinare i tassi di interesse, la via da seguire.