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Diciotto mesi di detenzione, sospesa con la condizionale, e l'immediata espulsione verso l'Italia dove con ogni probabilità sarà nuovamente collocato in una comunità terapeutica. Questo attende il 26enne calabrese che la notte dello scorso 8 agosto diede alle fiamme tre auto e una moto posteggiate sul bordo della strada cantonale a Gandria, a pochi metri dalla dogana. Venne visto allontanarsi dalla scena del reato (che non ha ammesso) ed esistono pure delle registrazioni video. La stessa sera il giovane era fuggito dal centro multiservizi 'La Rosa blu" (che ospita persone con vari tipi di disabilità) di Grandola e Uniti (Como) sempre nel paraggi del confine, dove era stazionato a seguito di una disposizione della Procura pubblica di Reggio Calabria.
Al 26enne sono state riconosciute una lieve scemata imputabilità, e l'attenuante della giovane età. Altrimenti la condanna per il reato di incendio intenzionale si sarebbe situata attorno ai 30-32 mesi, ha spiegato il giudice Marco Villa, che ha peraltro confermato l'atto d'accusa del procuratore Moreno Capella.
Sul conto del 26enne pesano anche diversi precedenti, tra cui un reato del tutto simile a quello di Gandria. Sempre l'anno scorso, nel mese di febbraio, dopo aver rubato un furgone si recò con un minorenne a Menaggio, sul vicino lago di Como, dove pure diede fuoco a tre vetture. Il minorenne venne trasferito in un'altra struttura, cosa che non è stato possibile fare con il giovane calabrese, descritto come un ragazzo educato ma soggetto a raptus, perciò decisamente pericoloso. A Grandola non lo vogliono più riavere tra gli ospiti della struttura.