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La premier laburista australiana Julia Gillard ha confermato che il governo sta considerando di imporre un'imposta speciale, oltre a nuovi tagli di spesa, per coprire i costi delle inondazioni che continuano a devastare la fascia orientale del continente, stimati a oltre 10 miliardi di dollari australiani.
Il ministro del tesoro Wayne Swan e altri ministri stanno valutando le priorità di ricostruzione ed elaborando le opzioni disponibili, ha aggiunto.
Le alluvioni nel nordest a partire da dicembre hanno sommerso due terzi del Queensland distruggendo i raccolti e paralizzando le miniere di carbone. Più a sud, la piena ha poi ricoperto un quarto dello stato di Victoria, dove il numero di cittadine inondate è salito a 72, di cui molte resteranno isolate per almeno un'altra settimana, e più di 3500 persone sono state evacuate.
Il bilancio dei morti da fine novembre è arrivato a 31, molti dei quali periti in una valle a monte di Brisbane colpita da uno "tsunami interno", mentre continuano le ricerche di altre 12 persone disperse, che si dispera di ritrovare in vita.
Vaste aree del Queensland dove la piena stava arretrando, compresa la capitale Brisbane, da giorni sono flagellate da violenti temporali che provocano nuovi danni e ostacolano le operazioni di ripulitura.
Allarme anche per la Grande barriera corallina, una delle meraviglie naturali del mondo. Da oltre un mese la piena sta riversando in oceano tonnellate di acqua dolce carica di limo, sostanze nutrienti e pesticidi, causando uno stress enorme ai banchi di coralli e alla fauna marina. L'impatto è tale da essere visibile sulle foto satellitari della NASA.
SDA-ATS