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Berna accetta la sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU), che in marzo ha sconfessato la giustizia svizzera dando ragione alla famiglia di un uomo morto nove anni fa a causa dell'amianto sul posto di lavoro. L'Ufficio federale di giustizia (UFG) ha deciso di non chiedere un nuovo giudizio alla Grande Camera di Strasburgo.
Viene quindi accettata la tesi dei giudici dell’UE secondo i quali, rifiutando la concessione di un indennizzo per avvenuta prescrizione, la giustizia elvetica ha violato il diritto ad un processo equo.
Ricordiamo che, secondo la giustizia elvetica, il diritto a ottenere un risarcimento dall'ex datore di lavoro decade una volta scaduto il termine di prescrizione di 10 anni che, nel caso di una esposizione alle fibre di amianto, comincia da quando il lavoratore cambia impiego o non è più esposto a questa sostanza cancerogena.
Con un simile sistema, deplora invece la Corte di Strasburgo, le richieste delle vittime dell'amianto, che sono rimaste esposte a tale sostanza fino al suo divieto generale in Svizzera emanato nel 1989, risultano tutte prescritte.
ATS/Red.MM.
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