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BERNA - A poco più di un anno dalla sua fondazione la linea del partito borghese democratico (PBD) assume contorni sempre più chiari. Il PBD si posiziona chiaramente in campo borghese: le differenze con l'UDC sono non solo di stile ma anche di contenuti.
La volontà del PBD di distinguersi dall'UDC è apparsa chiaramente in marzo in occasione del dibattito al Consiglio nazionale sulla politica di migrazione, un dossier nel quale i due partiti evidenziano posizioni molto vicine. Su 75 suffragi, le due formazioni hanno votato in modo opposto l'una dall'altra in 23 casi.
I cinque consiglieri nazionali PBD hanno respinto in modo deciso una mozione dell'UDC che chedeva l'annullamento dell'accordo bilaterale sulla libera circolazione delle persone e di nuovi negoziati con l'Unione europea (UE). Atteggiamento che non ha destato sorpresa, in quanto la questione è stata uno dei motivi di attrito già prima della scissione dall'UDC.
I borghesi democratici, riunitisi in un partito a livello nazionale nel novembre 2008, hanno invece sorpreso maggiormente quando è stato affrontato il tema dei sans papier. Contro l'opinione della loro consigliera federale Eveline-Widmer Schlumpf, hanno accettato l'idea di offrire ai giovani clandestini la possibilità di seguire un apprendistato. Il loro voto è stato decisivo per far passare una mozione in tal senso.
Il PBD ha fatto pendere la bilancia nel dibattito riguardante l'iniziativa contro le remunerazioni abusive. Si è pronunciato come il PPD e la sinistra per un controprogetto diretto. Solo il PLR ha sostenuto l'UDC nella sua volontà di regolare il problema a livello di legge, dando così seguito a un patto stipulato tra Christoph Blocher e Thomas Minder.
Il PBD cerca anche di smarcarsi dall'UDC in altri campi, in particolare nella politica sociale e nei dossier agricoli. Nell'ambito della 11esima revisione dell'AVS, non si è unito all'UDC e al PLR nella loro decisa opposizione ad aiutare finanziariamente le persone che vanno in pensione anticipatamente, ma ha sostenuto con una gran parte dei deputati PPD, un compromesso con la sinistra.
A differenza dell'insieme del gruppo UDC, il PBD ha anche approvato la proposta del Consiglio federale di accantonare riserve per far fronte agli effetti negativi di un eventuale accordo di libero scambio agricolo con l'Ue. Ha anche seguito il governo nel nel respingere una commissione d'inchiesta parlamentare nel caso UBS.
Il partito sembra anche essere più attento alle tematiche ecologiste rispetto all'UDC e al PLR. Questa sensibilità è stata in particolare evidenziata in una classifica effettuata dalle organizzazioni ambientaliste lo scorso autunno: in Parlamento i borghesi democratici hanno votato "verde" nel 50% dei casi, superando il PLR (27%) e l'UDC (6%), ma dietro al PPD (63%) e il PS e Verdi (94% ciascuno).
Questi tentativi di distanziarsi dall'UDC si riflettono anche nell'analisi dei parlamentari realizzata dal politologo Michael Hermann: il suo "rating" pubblicato a novembre dalla "NZZ" mostra che il PBD si muove sempre di più in direzione del centro. Copre ormai un'area situata a metà strada PPD e PLR.
SDA-ATS