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Il tifone Haiyan, che ha devastato le Filippine con venti sino a 380 km/h, fa parte dei cicloni tropicali, le tempeste più devastatrici a causa della velocità dei venti che provocano.
I diversi termini usati indicano lo stesso fenomeno meteorologico. Che si tratti di uragano nel nord dell’Oceano Atlantico, di tifone nel nord-ovest dell’Oceano Pacifico, di ciclone tropicale nel sud dell’Oceano Indiano o di tempesta ciclonica nel nord di questo stesso oceano, si tratta sempre del risultato di una forte depressione atmosferica.
Oltre alle vittime e alla devastazione al suolo, i tifoni si caratterizzano per le impressionanti immagini trasmesse dai satelliti dei vortici che formano.
Il senso di rotazione dei venti dipende dall’emisfero nel quale si produce il ciclone. Il flusso d’aria gira in senso orario al nord e in senso anti-orario a sud dell’Equatore.
I cicloni tropicali si formano in un’atmosfera umida e quando la temperatura del mare sale oltre i 26,5°C su una profondità di oltre 50 metri.
In superficie la temperatura può raggiungere i 30°C. Il calore immagazzinato dalla considerevole quantità di acqua serve al ciclone come carburante.
Affinchè un ciclone si formi, è anche necessario che nello stesso luogo si produca una zona di bassa pressione. Le pressioni misurate al centro dei cicloni fanno parte delle più basse registrate sulla superficie terrestre, a livello del mare.
Haiyan, che nelle Filippine viene chiamato Yolanda, potrebbe aver superato tutti i record, con raffiche di vento sino a 380 km/h al momento in cui ha toccato terra.
In seguito è necessario che la zona sia coperta da una spessa coltre di nuvole, con temporali e forti piogge. Quando i venti iniziano a girare vorticosamente, formano il famoso occhio del ciclone, il cui diametro può variare da una decina di metri a 200 chilometri. Anche se il mare può essere agitato, in questa zona l’aria è calma e il cielo sereno.
Oltre alla rotazione dei venti attorno all’occhio del ciclone (circolazione centrifuga) si producono due correnti, una ascendente di aria calda e l’altra discendente di aria fredda.
Così, paradossalmente, l’occhio diventa rapidamente il luogo più freddo del ciclone sulla superficie del mare, perchè tutto il calore viene aspirato verso l’alto, mentre l’aria fredda di altitudine precipita verso il mare.
In altitudine la temperatura all’interno del ciclone può salire di 15°-20°C oltre la temperature ambiente. Sono stati misurati 30°C a 2.300 metri di altitudine per il tifone Nora (1973) invece della normale temperatura di 10°C.
Questo fenomeno termico è essenzialmente dovuto al calore latente dell’acqua che si libera durante la condensazione in altitudine del vapore.
Ai limiti dell’occhio del ciclone i venti sono estremamente violenti e possono diventare mortali quando il ciclone arriva in luoghi abitati. Il suo passaggio è accompagnato da piogge torrenziali e si possono anche produrre mareggiate con onde alte diverse metri.
Il record sembra essere quello del ciclone Mahina nel 1899, con onde alte sino a 13 metri nella Bathurst Bay, in Australia.
(Fonte : Slate.fr)