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ZURIGO - Il presidente della Banca nazionale svizzera (BNS) Thomas Jordan ha ribadito che il suo istituto non smetterà di intervenire sul mercato delle divise per indebolire il franco nonostante gli Stati Uniti abbiano bollato la Confederazione come un paese manipolatore di valuta.
«Questa definizione da parte degli americani non ha avrà alcun influsso sulla nostra politica monetaria», ha affermato ieri sera Jordan in un'intervista alla trasmissione "Eco" della tv svizzerotedesca SRF.
«Gli interventi sul mercato delle divise sono molto importanti perché abbiamo osservato una forte pressione sul franco, ancor più nell'emergenza Covid», ha sostenuto il presidente della BNS.
«Se si considera soltanto l'evoluzione nominale dei cambi, quanto fortemente si è apprezzato il franco negli ultimi dodici anni, quanto bassa è stata l'inflazione qui da noi - ha spiegato -, allora tutti dovrebbero capire che la Svizzera è tutt'altro che un manipolatore di valuta».
Jordan non ha ancora parlato della questione con la nuova ministra delle finanze americana nonché ex presidente della Federal Reserve Janet Yellen: «vi saranno però certamente discussioni, dapprima a livello tecnico e poi politico».
Jordan ha poi ricordato che il finanziamento dello Stato non è il compito primario della Banca nazionale: quest'ultima ha il mandato di garantire la stabilità dei prezzi. Al momento la Confederazione e i Cantoni possono rifinanziare a buon mercato i crescenti debiti.
Alla domanda se nel lockdown attuale le aziende necessitino di ulteriori crediti Jordan si è mostrato cauto: la situazione va osservata molto attentamente. Al momento il sistema di aiuti sembra funzionare e le banche concedono crediti, ha affermato.