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Facebook, più di altre piattaforma, è spesso accusato di accrescere la polarizzazione politica all’interno delle società. Da una parte, il suo algoritmo che gestisce il feed di notizie favorisce le notizie che corrispondono alle preferenze (politiche) degli utenti; dall’altra, gli utenti scelgono deliberatamente le testate giornalistiche e i media che condividono le loro opinioni politiche per i loro personali feed di notizie. Ad ogni modo, oltre alle pagine che gli utenti likano direttamente e a cui si iscrivono, esiste un altro modo per le notizie di finire nel loro feed: su raccomandazione dei loro amici su Facebook.
Queste raccomandazioni potrebbero rappresentare un’opportunità per gli utenti di imbattersi involontariamente in notizie che vadano oltre il loro orizzonte politico: se gli utenti condividono una notizia sul loro network, questa può raggiungere persone che non avrebbero mai seguito quella testata giornalistica per conto loro – almeno se l’algoritmo di Facebook sta al gioco. I risultati di una ricerca comparativa suggeriscono che circa un quarto degli utenti si imbatte in notizie che non avrebbe cercato attivamente su Facebook. Ciò che non è ancora chiaro, tuttavia, è quali di queste notizie incontrate “per caso” o “involontariamente” verranno poi cliccate ed effettivamente lette.
Il nostro studio ha cercato di rispondere a questa domanda verificando se certi tratti delle persone che consigliano notizie ai loro amici rendano più probabile che questi articoli vengano poi selezionati e letti. Per motivi etici, la nostra ricerca non è stata condotta direttamente su Facebook, ma su una pagina simulata di Facebook e con il pieno consenso informato di tutti i partecipanti (507 persone, un campione rappresentativo degli utenti Facebook in Germania). Abbiamo testato la scelta delle notizie usando cinque diversi articoli di tema politico mentre variavano le caratteristiche di chi li consigliava. Ciò ci ha consentito di studiare in che modo le persone selezionano le notizie in merito a diverse questioni politiche.
Nel nostro studio, ci siamo concentrati in particolare sull’influenza esercitata da tre aspetti:
– la relazione personale tra l’utente e chi aveva consigliato l’articolo (legami forti o deboli),
– se l’utente ha percepito l’expertise / la competenza di chi aveva consigliato l’articolo come alta o bassa e
– l’affinità politica tra l’utente e chi aveva consigliato l’articolo (affine vs. non affine).
Il nostro studio dimostra che le notizie condivise sono state selezionate decisamente più spesso se erano raccomandate da un caro amico invece che da un conoscente qualunque. Almeno su Facebook, ciò rafforzerebbe le “camere dell’eco” degli utenti poiché i contatti con cui si hanno dei legami deboli hanno maggiori probabilità di condividere informazioni che contraddicono le nostre opinioni, ma è anche più probabile che i loro consigli vengano ignorati. Ci sono stati effetti significativi anche per quanto riguarda le posizioni politiche di chi offriva articoli sulla piattaforma, in particolare quando queste persone condividevano le opinioni politiche dell’utente. In altre parole, gli utenti non solo preferivano le notizie che confermavano le loro opinioni, ma erano anche particolarmente interessati a quelle che probabilmente contenevano argomenti utili a sostegno delle loro posizioni poiché scelte da amici ben informati.
La fonte resta comunque importante per la selezione delle notizie
In aggiunta agli aspetti riguardanti chi consiglia le notizie abbiamo anche verificato se la fonte/testata coinvolta potesse fare la differenza. Per le testate giornalistiche affermate il processo di condivisione delle notizie può essere sia una fortuna che uno svantaggio: da una parte può certamente aiutare le testate ad avere una portata maggiore e conquistare nuovi lettori, d’altro canto però gli utenti potrebbero essere più interessati alle raccomandazioni degli amici e quindi meno attenti alla fonte. Abbiamo ipotizzato che, nel corso del tempo, ciò potrebbe spingere gli utenti a dare meno importanza alla reputazione e alla credibilità percepita delle testate giornalistiche quando cliccano sulle notizie.
Nel nostro esperimento sono state impiegate tre diverse tipologie di mezzi d’informazione come fonte per le notizie condivise. Queste tipologie differivano in termini di credibilità e reputazione: testate tradizionali conosciute, note riviste scandalistiche e sconosciuti giornali digitali appena fondati. Prima la cattiva notizia: solo il 50% dei nostri partecipanti si ricordava correttamente la fonte della notizia condivisa, un dato emerso anche da precedenti ricerche. Tuttavia, anche se non erano stati in grado di ricordarla, la fonte aveva avuto un certo impatto nel loro processo di selezione delle notizie: le stesse identiche notizie venivano scelte decisamente più spesso se la fonte era un giornale affermato e non una rivista scandalistica. In altre parole, gli utenti di Facebook sembrano avere una certa preferenza per le notizie di qualità – almeno quando si tratta di notizie politiche.
Siccome questo è uno studio condotto su un solo Paese, non è comunque ben chiaro se questa sia una caratteristica particolare degli utenti Facebook in Germania, una nazione con una forte passato di giornali tradizionali che hanno conservato la fiducia della maggior parte del pubblico. Anche all’interno di questo contesto, tuttavia, le testate nate in formato digitale occupano una posizione intermedia tra i giornali tradizionali e quelli scandalistici. Stando ai nostri risultati essi sembrano godere del “beneficio del dubbio” – che è una cosa buona per la diversificazione delle notizie, ma può anche aprire la porta a testate giornalistiche infide. Questi schemi di scelta restano costanti anche quando vengono prese in considerazione le caratteristiche degli amici che postano gli articoli sulla piattaforma.
Se un consigliere con un’elevata conoscenza dell’attualità e che condivide opinioni politiche simili condivide una notizia, l’utente sarà ancora più incline a leggerla se la fonte proviene da un giornale tradizionale. Pertanto, almeno su Facebook, la fonte resta un importante criterio di selezione per gli utenti. Allo stesso tempo, ciò non dovrebbe distrarre dal fatto che, stando al nostro studio, gli utenti sfruttano i loro contatti involontari con le notizie condivise per aiutarli a restare nella loro zona di comfort, preferendo quelle raccomandazioni che provengono da amici a cui sono socialmente e politicamente più affini. Finché gli utenti seguono attivamente una varietà di fonti di notizie, la cosa non costituisce un problema. Ma per quei segmenti della popolazione che consumano solo notizie politicamente unilaterali (o proprio nessuna), le raccomandazioni di notizie sui social network non rappresentano una via di fuga dalla loro “camera dell’eco” su Facebook, da loro stessi creata.
La ricerca, “Incidental news exposure on Facebook as a social experience”, è stata pubblicata da Communication Research ed è disponibile qui. Articolo pubblicato originariamente in tedesco e tradotto dall’inglese da Claudia Aletti