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Anne Frank Fonds, la fondazione con sede a Basilea creata dal padre di Anna Frank, esprime forti critiche nei confronti delle nuove rivelazioni emerse da una recente inchiesta che ha identificato in un notaio ebreo il delatore che tradì la famiglia della ragazza.
“L’Anne Frank Fonds di Basilea ha un credo fondamentale: non si fanno soldi sulle spalle delle vittime dell’Olocausto. La suddetta impresa è sempre stata commerciale. Questo ci ha preoccupato fin dall’inizio”, afferma il presidente della fondazione John D. Goldsmith, in un’intervista pubblicata oggi dal SonntagsBlick.
La fondazione si dice profondamente delusa per il modo in cui è stata effettuata l’inchiesta. “Abbiamo presto sospettato che un’indagine seria e aperta non sarebbe stata probabilmente possibile per ragioni commerciali”. Secondo Goldsmith nel libro dei ricercatori vi sono errori in quasi ogni pagina e coloro che lo hanno scritto non hanno consultato gli esperti sulla situazione nei Paesi Bassi durante la Seconda guerra mondiale.
Il team di ricerca identifica Arnold van den Bergh, un notaio ebreo di Amsterdam, come l’uomo che avrebbe indirizzato la polizia nella soffitta dove la famiglia Frank si nascose per due anni per sfuggire ai campi di sterminio. Secondo Goldsmith ciò viene fatto senza prove convincenti. Inoltre ora l’affermazione centrale che ne emerge è: un ebreo tradisce gli ebrei. “Questo rimane nella memoria ed è inquietante”, conclude.
Morta nel marzo 1945 nel campo di concentramento nazista di Bergen-Belsen, Anna Frank era una ragazza olandese-tedesca nata nel 1929 che visse per due anni in un nascondiglio in uno stabile di Amsterdam. Durante questo periodo scrisse un diario che in seguito è diventato uno fra i libri più noti al mondo della letteratura legata alla Shoah.