Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01177.jsonl.gz/233

Dal colore della pelle, all'accento strano, fino alla religione e all'etnia. Il razzismo si subisce anche quando si cerca un appartamento.
BERNA - Il dibattito è sempre di attualità stretta: la Svizzera è un paese razzista? Stando ai risultati di un sondaggio realizzato dall'Ufficio federale di statistica (UST), su incarico del Servizio per la lotta al razzismo e della Segreteria di Stato della migrazione, un terzo delle persone che lo scorso anno abitavano in Svizzera ha subito discriminazioni o violenze, perlopiù per motivi interrazziali. Il dato globale è stabile rispetto agli scorsi anni, ma è peggiorato per i giovani.
Preoccupante è quel 53,5% del campione di persone di età compresa tra 15 e 24 anni che - interpellate dall'Ufficio federale di statistica (UST) nell'indagine sulla convivenza in Svizzera, - ha indicato di essere stata confrontata con un atteggiamento discriminatorio o con violenza, fisica o psicologica. Rispetto al 2020 il dato è cresciuto di 6 punti percentuali, indica la documentazione pubblicata oggi dal Dipartimento federale dell'interno.
La ricerca, realizzata dall'UST su incarico del Servizio per la lotta al razzismo e della Segreteria di Stato della migrazione, si basa sulle dichiarazioni di 2900 persone interpellate, tutte residenti permanenti nella Confederazione. Poco meno di un terzo ha affermato di aver subito discriminazioni o violenze, una quota stabilmente alta rispetto agli anni precedenti.
Discriminazione per passato migratorio...
Chi ha vissuto episodi di discriminazione, li riconduce nella maggior parte dei casi a moventi etno-razziali, soprattutto alla nazionalità (50%), ma anche alla lingua, a un dialetto o a un accento (34%), al colore della pelle o a segni corporei (19%), alla religione (17%) o all'origine etnica (15%). Le persone con retroterra migratorio sono particolarmente colpite dal fenomeno: tra loro, la quota di chi dichiara di aver fatto i conti con discriminazioni o violenze è del 40%.
Oltre il 53% delle persone toccate dal fenomeno ha sperimentato discriminazione sul lavoro e nella ricerca di un impiego. Nella graduatoria degli ambiti sensibili, seguono gli spazi e i trasporti pubblici. La scuola e gli studi sono stati menzionati dal 22% degli intervistati.
Per circa una persona sondata su sette, la discriminazione è stata percepita durante la ricerca di un appartamento, in relazione a un atto amministrativo o nella sfera privata, ad esempio in famiglia. Circa il 9% ha citato internet e le reti sociali.
... e musulmani ed ebrei
Le persone che hanno denunciato episodi discriminatori e violenza fisica o psicologica provengono più spesso da aree densamente popolate (34%) rispetto a zone con meno abitanti (28%).
Secondo gli autori dell'indagine, gli indici del razzismo e della xenofobia sono stabili e gli atteggiamenti negativi nei confronti di gruppi e minoranze continuano a calare lentamente. Gli stereotipi negativi, in particolare nei confronti dei musulmani, ma anche degli ebrei, non accennano invece a diminuire.
Rimedio da enti pubblici
Una chiara maggioranza della popolazione residente in Svizzera (60%) ritiene che il razzismo sia un problema reale da prendere sul serio. La quota della popolazione che giudica insufficienti le misure di lotta al razzismo tende ad aumentare leggermente dal 2018 (2018: 31%, 2020: 32%, 2022: 34%), tra i 15-24enni nel 2022 è addirittura del 47%.
Nella lotta al razzismo e nell'integrazione degli stranieri, gli intervistati considerano che a dover agire siano prima di tutto Confederazione, Cantoni e Comuni; solo in seguito menzionano associazioni e organizzazioni non governative, ma anche ogni singolo individuo. Scuola ed economia privata sono considerati come attori ancora meno pertinenti.
Solo una piccola percentuale di intervistati ritiene necessario intervenire nello sport, nelle Chiese e gruppi religiosi nonché nella polizia. È contenuto anche il numero di interrogati che auspica provvedimenti a livello legislativo.
Contatto con “diversi” è usuale
Secondo l'indagine, circa tre persone su quattro hanno spesso contatti con persone che non hanno il passaporto rossocrociato o che hanno una religione o un colore della pelle diverso dal proprio. Il 58% ha contatti con queste persone sul lavoro e poco più di uno su tre coltiva con loro rapporti di amicizia.
Il 31% si sente disturbato da persone percepite come "diverse". E mentre il 4% degli intervistati si sente minacciato dai cittadini svizzeri, il 9% prova questa sensazione nei confronti degli stranieri.