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<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Il Consiglio federale è a conoscenza dei servizi diffusi dai media relativamente ad abusi commessi nell'ambito dell'assicurazione per l'invalidità (AI). L'Ufficio federale delle assicurazioni sociali (UFAS) non ha purtroppo potuto verificare i 27 casi citati dal servizio di "Rundschau", dato che la redazione non ha fornito né il nome dell'informatore né i nomi dei beneficiari di rendite cui si faceva riferimento.</p><p>2. Alle domande sulla probabilità degli stranieri di diventare invalidi si può dare solo una risposta differenziata. Ad esempio, il numero dei beneficiari di rendite stranieri è fortemente aumentato all'inizio degli anni Novanta. Tuttavia dalla metà degli anni Novanta il rapporto percentuale tra svizzeri e stranieri è rimasto stabile (65% / 35%). Dato però che non tutte le persone aventi diritto a prestazioni AI in caso d'invalidità risiedono e/o lavorano in Svizzera, non si può paragonare questo 35% con la quota di stranieri rispetto alla popolazione attiva e/o residente in Svizzera.</p><p>La probabilità di divenire invalidi può essere calcolata in base alle nuove rendite, vale a dire alle rendite concesse per la prima volta. Queste sono riferite unicamente al rischio "malattia", in quanto causa di gran parte delle rendite. Nel 2002 sono state assegnate per il rischio "malattia" complessivamente 27 954 nuove rendite (il totale delle nuove rendite, per tutte le cause, è stato di 31 485). Le differenti cause delle malattie sono strettamente correlate alla nazionalità dei beneficiari. Mentre la quota dei beneficiari di rendita svizzeri della categoria "infermità psichiche" è del 44,3% (7600 su 17 151), quella degli stranieri è solo del 37,4% (4049 su 10 803). Nel gruppo delle infermità "alle ossa e agli organi motori" il numero di rendite destinate a stranieri è superiore alla media (3 646 su 8 033). Visto il gran numero di stranieri attivi nel settore dell'edilizia questo risultato non sorprende.</p><p>Il gruppo di gran lunga più numeroso di beneficiari di rendite di cittadinanza straniera è ancora costituito dagli italiani. Tuttavia, la loro quota ha cessato di aumentare, dato che sempre più beneficiari di rendite raggiungono l'età pensionabile AVS. Aumenta per contro la quota dei beneficiari di rendite provenienti dalla ex-Jugoslavia.</p><p>3. Le revisioni di decisioni di assegnazione della rendita devono essere eseguite di regola ogni tre anni, ma al più tardi cinque anni dopo l'emanazione. L'età del beneficiario non ha alcuna importanza. Nel 2002 gli uffici AI hanno rivisto 49 700 rendite. 41 700 di esse (84%) sono rimaste invariate, 5 300 (11%) sono state aumentate, 1 000 (2%) ridotte e 1 700 (3%) soppresse.</p><p>4. Non vi sono cifre concrete sulla probabilità di divenire invalide delle persone giunte in Svizzera nel quadro di un ricongiungimento familiare e non è previsto il rilevamento statistico di questi casi. Tuttavia, sulla base delle cifre disponibili è possibile affermare che per i beneficiari di rendite stranieri la Svizzera ha acquisito maggiore importanza come luogo di residenza. Globalmente, in Svizzera vivevano percentualmente più beneficiari di rendite stranieri nel 2002 che nel 1990.</p><p>5. I servizi medici regionali soggiacciono alla vigilanza materiale diretta dell'UFAS, che forma le regioni dopo essersi consultato con i Cantoni. L'organizzazione concreta dei servizi è delegata ai Cantoni, i quali devono provvedere a che i servizi siano costituiti e diventino operativi al più tardi entro il 1° gennaio 2005. I preparativi sono in pieno corso.</p><p>6. Il Consiglio federale ha già avuto modo di esprimere più volte la propria preoccupazione per l'aumento del numero di beneficiari di rendite AI e per l'aumento delle spese che ne deriva. Non ritiene tuttavia che l'aumento delle nuove rendite sia da attribuire alla crescita del numero di abusi nel settore dell'accertamento dell'invalidità. È invece piuttosto dell'opinione che per il corpo medico il significato di nozioni quali "salute", "malattia" e "invalidità" si sia modificato nel corso degli ultimi anni. L'evoluzione del concetto di malattia psichica, l'abbattimento dei tabù e il crescente grado di differenziazione delle diagnosi psichiatriche sono anch'essi fattori importanti in questo contesto. Un'altra causa dell'aumento dei beneficiari di rendite è probabilmente l'elevata densità di medici specializzati, un fenomeno che si riscontra anche nell'assicurazione malattie, dove, come è noto, un numero elevato di fornitori di prestazioni porta ad una crescita della domanda. Inoltre bisogna senz'altro tenere conto anche dei cambiamenti intervenuti nel mondo del lavoro (p.es. la minore sicurezza del posto di lavoro, la pressione dovuta all'aumento delle prestazioni richieste).</p><p>7. Secondo il rapporto della Commissione europea "La situazione sociale nell'Unione europea 2003", le prestazioni per l'invalidità sono, in ordine d'importanza, al terzo posto delle spese dell'UE per la protezione sociale. Le cifre vanno dallo 0,7% del PIL in Irlanda al 2,8% del PIL in Finlandia (in Svizzera ammontano all'1,1% del PIL). Nell'UE in media il 48% delle persone gravemente invalide beneficia di prestazioni di malattia e d'invalidità. Le cifre variano dal 65% della Gran Bretagna al 27% dell'Austria, ma questo può essere dovuto alle diverse definizioni applicate dai singoli Stati membri. Se si analizza la quota delle prestazioni d'invalidità sul totale delle prestazioni sociali nell'UE, si constata che tra il 1991 e il 2000 è passata dal 7,4% all'8,7%. La tendenza non è tuttavia uniforme in tutti gli Stati membri. Infatti, mentre la Francia (dal 6,2% al 5,8%), l'Italia (dal 6,9% al 6%) e i Paesi Bassi (dal 16,5% all'11,8%) hanno registrato una diminuzione della percentuale delle prestazioni d'invalidità sul totale delle prestazioni sociali, in altri Paesi, p. es. il Belgio (dal 7,4% all'8,7%), la Danimarca (dal 9,9% al 12%), la Germania (dal 6,1% al 7,8%), l'Austria (dal 7% all'8,2%) e la Gran Bretagna (dal 9,3% al 9,5%) se ne è osservato un aumento.</p><p>Poiché la legislazione relativa all'invalidità è sensibilmente diversa da un Paese all'altro sia nel campo d'applicazione personale che nelle condizioni di diritto alle prestazioni, ogni confronto è arrischiato. Del resto anche le possibilità d'integrazione e di reintegrazione nel mercato del lavoro non sono le stesse in ogni Paese. In Danimarca il sistema copre tutta la popolazione, ma concede una rendita solo se l'incapacità al lavoro impedisce all'assicurato di provvedere alla propria sussistenza. Non esiste un tasso d'invalidità fisso. Nel 2001 172 563 persone su 5,4 milioni d'abitanti (3,2%) beneficiavano di una rendita d'invalidità. Anche in Svezia tutta la popolazione è assicurata, ma vi è un tasso d'invalidità minimo del 25%. Nel 2003 i beneficiari di una rendita d'invalidità erano 507 289 su 8,9 milioni d'abitanti (5,6%). Nei Paesi Bassi l'assicurazione per l'invalidità copre tutta la popolazione salvo gli adulti senza attività lucrativa. L'assicurazione dei salariati assegna una prestazione a chi presenta un tasso d'invalidità del 15% almeno. Questa prestazione viene versata dopo un periodo di due anni in cui il datore di lavoro ha continuato a pagare il salario. Dagli anni Ottanta, ad eccezione di un calo negli anni Novanta, il sistema olandese deve far fronte ad un numero considerevole di richieste di rendita d'invalidità. Nel 2001 i Paesi Bassi contavano 946 500 beneficiari di prestazioni d'invalidità su una popolazione di 16,2 milioni d'abitanti (5,9%). È stata avviata una riforma del sistema ad ampio respiro. L'assicurazione per l'invalidità italiana copre le persone che esercitano un'attività lucrativa e concede una rendita a chi è inabile al lavoro almeno al 66%. Nel 1999 i beneficiari di una rendita d'invalidità erano 1 521 949 su 58 milioni d'abitanti (2,6%). In Belgio l'assicurazione copre le persone che esercitano un'attività lucrativa (salariati e indipendenti). Per avere diritto ad una rendita è necessario un tasso d'invalidità del 66,66%. Nel 2001 i beneficiari di una rendita d'invalidità erano 204 475 su 10,3 milioni d'abitanti (2,0%). In Germania l'assicurazione è obbligatoria per i salariati e per certe categorie d'indipendenti ed è facoltativa per gli altri indipendenti. Hanno diritto ad una rendita le persone che non possono lavorare più di sei ore al giorno in ragione dell'invalidità (tasso minimo). Nel 2001 1 894 033 persone (funzionari esclusi) su una popolazione totale di 82,3 milioni d'abitanti (2,3%) beneficiavano di una rendita d'invalidità. In Austria le persone che esercitano un'attività lucrativa (salariati e indipendenti) sono coperti da diversi regimi d'invalidità. Il tasso minimo d'incapacità al lavoro è del 50%. Nel 2002, su una popolazione di 8 milioni di persone, l'Austria contava 385 549 beneficiari di rendite d'invalidità (4,8%). </p><p>Si confronti: nel gennaio del 2003 l'AI svizzera ha versato rendite a 271 000 persone su una popolazione residente di 7,3 milioni d'abitanti (3,8%).</p><p>8. Vista l'evoluzione in atto nell'AI, il Consiglio federale ha disposto già il 21 maggio 2003 di procedere immediatamente ad un'ulteriore revisione di legge e di proporre un pacchetto di provvedimenti volti a contenere la crescita del numero di nuove rendite. Il DFI sta esaminando diverse proposte ed elaborando un disegno di revisione che sarà inviato in consultazione nella primavera del 2004.</p><p>Sulla base delle proposte del DFI si sta studiando l'introduzione di un sistema in cui le rendite, soprattutto nei primi anni, vengano concesse solo a tempo determinato. Quest'idea mira tra l'altro - non da ultimo grazie all'introduzione, nel quadro della 4a revisione AI, dei servizi medici regionali - ad accertamenti medici qualitativamente migliori, più indipendenti e, se necessario, più frequenti. Gli uffici AI saranno tenuti a perseguire una politica d'integrazione attiva anche per i beneficiari di rendite a tempo determinato, al cui obbligo di collaborare, d'altro canto, dovrà essere attribuita la dovuta importanza. Affinché l'AI possa contattare per tempo gli assicurati in malattia e procedere eventualmente ai provvedimenti del caso, si dovrà inoltre promuovere l'individuazione precoce dell'incapacità al lavoro dovuta a malattia, istituzionalizzando la collaborazione tra AI, datori di lavoro ed assicurazioni per l'indennità giornaliera in caso di malattia, analogamente a quanto avviene tra AI, da un lato, e assicurazione contro la disoccupazione o INSAI, dall'altro. Per altro, non da ultimo in vista dell'introduzione dei nuovi provvedimenti, si dovrà ottimizzare l'esecuzione dell'AI. Allo scopo è necessaria una chiara ripartizione delle responsabilità tra Confederazione e Cantoni. In questo contesto è previsto di conferire alla Confederazione maggiori competenze, segnatamente nelle questioni organizzative dell'AI.</p><p>Il Consiglio federale ritiene che i provvedimenti previsti nel quadro della 5a revisione AI siano in grado di frenare l'aumento delle spese e combattere efficacemente gli abusi.</p>  Risposta del Consiglio federale.