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L'ambasciatore svizzero all'ONU ritiene che il sì popolare alle Nazioni Unite abbia favorito la nomina di Heidi Tagliavini quale inviata speciale di Kofi Annan in Georgia.
"Certo non pensavo di dove lasciare così presto Sarajevo" ammette Heidi Tagliavini, da sette mesi ambasciatrice svizzera in Bosnia e Erzegovina, commentando la fresca nomina. "Per me - afferma - è un grosso onore ricevere la fiducia del Segretario generale, Kofi Annan e del Capo del dipartimento degli affari esteri, Joseph Deiss".
La fiducia le è stata concessa sicuramente per la sua competenza. "Ha le migliori qualificazioni", afferma da New York Jenö Staehelin, ambasciatore elvetico presso le Nazioni Unite.
Nel 1995 era in Cecenia su mandato dell'OSCE (organizzazione per lo sviluppo e cooperazione economica). Nel 1998 era in Georgia in qualità di sostituta del Rappresentante speciale del segretario generale dell'Onu. Dal primo di luglio sarà di nuovo a Tblisi, capitale della Georgia, a dirigere la missione d'osservazione delle Nazioni Uniti (MONUG).
Il compito della missione, che conta più di 350 persone, è prima di tutto quello di far osservare il cessate il fuoco raggiunto nel 1994 tra le parti in conflitto georgiane e abkhaze.
"Dobbiamo anche cercare di aiutarle a trovare una soluzione politica del conflitto", rileva la signora Tagliavini, che porta con se l'esperienza di un paese come la Svizzera che ha saputo far convivere pacificamente culture diverse grazie alla capacità di fare compromessi.
Esperienza svizzera
"Sono convinta dell'importanza di saper fare compromessi, cioè concessioni, per poter evitare la guerra", afferma sottolineando la lunga tradizione umanitaria della Confederazione. "Il nostro impegno è importante e anche l'ONU lo riconosce", rileva l'ambasciatrice contenta che "la Svizzera possa ora mettere a disposizione la sua esperienza e farsi così apprezzare come membro dell'ONU".
E' anche convinta del ruolo chiave che può svolgere oggi l'ONU. Per risolvere conflitti come quello della Georgia, "è necessario più che mai un impegno e uno sforzo da parte dell'ONU e delle organizzazioni internazionali" afferma.
Svizzera sempre più rappresentata nell'ONU?
E' sicuramente un compito tutt'altro che facile e molto delicato quello che l'attende per i prossimi 6 mesi, vale a dire sino alla scadenza del mandato. L'ambasciatore Staehelin è molto contento che la scelta sia caduta su una svizzera. "Finora era difficile far passare un candidato elvetico, vista la grossa concorrenza degli stati membri. L'elezione della signora Tagliavini è un esempio di come le cose potrebbero cambiare in futuro" quando la Svizzera diventerà a pieno titolo membro dell'ONU, precisa il rappresentante elvetico, deciso a difendere gli interessi elvetici in seno all'organizzazione internazionale.
E' interessante anche il fatto che la scelta sia caduta su una donna. Nell'Onu le donne sono ancora sottorappresentate, ma grazie alla ferma volontà del segretario generale stanno conquistando sempre più spazio.
"Certo all'inizio il fatto di essere donna può essere uno svantaggio, ma col tempo quello che conta non è essere donna o uomo, ma essere una persona integra e saper conquistare la fiducia delle parti" rileva la diretta interessata che nella regione non è comunque una sconosciuta. Ciò che le faciliterà il compito.
Anna Luisa Ferro Mäder