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<h2>SubmittedText<h2><p>Il 26 novembre 2006 gli elettori hanno ribadito il loro sostegno alla via bilaterale. L'esito positivo di questa e di altre votazioni sulla politica europea dimostra che l'approccio bilaterale gode di un'ampia legittimazione popolare. L'importante ora è perseverare su questa via, dimostratasi vantaggiosa per il nostro Paese, e garantire durevolmente i risultati. Se, malgrado l'ampio sostegno popolare, quanto raggiunto con gli accordi firmati fosse messo costantemente in discussione, verrebbe danneggiata non solo la credibilità del nostro Paese quale partner negoziale ma anche la piazza economica a causa della conseguente incertezza giuridica.</p><p>Chiedo dunque al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Come giudica, nell'ottica del consolidamento e dell'approfondimento delle relazioni con l'UE, il fatto che quanto raggiunto con gli accordi bilaterali sia ripetutamente messo in discussione?</p><p>2. Non ritiene anch'esso che il fatto di mettere in discussione l'"acquis" della via bilaterale generi incertezza giuridica e nuoccia alla nostra piazza economica?</p><p>3. Con quali provvedimenti intende garantire durevolmente quanto raggiunto e tutelare gli interessi della Svizzera? Con quali strumenti di politica interna ed estera intende preservare la via bilaterale?</p><p>4. L'attuale sistema è in grado di garantire il giusto equilibrio fra partecipazione del popolo alle decisioni di politica estera, da un lato, e capacità d'azione e credibilità di tale politica, dall'altro? O sono necessari adeguamenti?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Nelle relazioni con l'Unione europea (UE) il Consiglio federale procede sulla strada degli accordi bilaterali conclusi in settori di reciproco interesse. I risultati delle ultime quattro votazioni popolari inerenti la politica europea indicano che tale approccio gode di ampio sostegno fra la popolazione. Il Consiglio federale intende proseguire in questa direzione, sviluppando e consolidando la via bilaterale fintanto che essa continuerà a rappresentare lo strumento più indicato per tutelare gli interessi del Paese.</p><p>Alle domande poste dall'interrogazione si può rispondere quanto segue:</p><p>1. Il sistema svizzero di democrazia diretta consente al popolo di pronunciarsi sugli sviluppi connessi con le nostre relazioni bilaterali con l'UE, nell'ambito dell'approvazione, del rinnovo e dell'ulteriore sviluppo degli accordi bilaterali. Si tratta di un'opportunità che va giudicata positivamente, come preciseremo al punto 4.</p><p>2. Gli accordi bilaterali che reggono i nostri rapporti con l'UE comportano effettivamente alcuni elementi di instabilità. Un primo fattore deriva dalla cosiddetta "clausola ghigliottina" che collega sul piano giuridico i vari accordi bilaterali I: nel caso in cui il popolo svizzero decidesse di non rinnovare l'accordo sulla libera circolazione delle persone o di non estenderlo ai nuovi Paesi membri e l'UE decidesse quindi di disdire l'accordo si potrebbe giungere alla disdetta di tutti gli accordi bilaterali I. Il secondo elemento è contenuto nell'accordo relativo all'adesione al sistema di Schengen: l'UE si riserva la facoltà di disdire tale accordo nel caso in cui la Svizzera rifiuti di recepire un'ulteriore sviluppo dell'"acquis" di Schengen e fra le due parti non si riesca a trovare una soluzione soddisfacente. Queste due disposizioni sono state approvate dalle Camere con piena conoscenza di causa e il Parlamento ha espressamente richiesto di sottoporre al referendum facoltativo le decisioni relative alla libera circolazione delle persone. Alla luce della continua evoluzione, la strada delle relazioni bilaterali costituisce un processo dinamico che procede in conformità alle norme costituzionali in vigore. Per la Svizzera ogni nuovo passo sulla via bilaterale rappresenta una sfida. I diritti popolari possono rimettere in questione determinati passi ma possono anche contribuire a legittimarli e a sollecitare una continuazione di tale processo. Ciò comporta un positivo consolidamento della via bilaterale.</p><p>3. Grazie alla sua politica europea attiva e solidale, la Svizzera è considerata dagli altri Paesi come un partner affidabile, credibile e aperto alla ricerca di soluzioni. La via bilaterale, pur comportando un certo margine di insicurezza, rappresenta attualmente lo strumento più adeguato per tutelare gli interessi del Paese. Nel rapporto 2006 sulla politica europea il Consiglio federale accenna alla possibilità di concludere un accordo-quadro con l'UE che potrebbe forse ridurre questi margini di insicurezza. Si tratta di una ipotesi che deve essere esaminata in modo più approfondito. In quest'ottica gli incontri fra specialisti delle due parti in causa sono già iniziati e proseguiranno anche in futuro.</p><p>4. I diritti connessi con la democrazia diretta contribuiscono alla legittimazione della politica estera ed europea della Svizzera e ne rafforzano quindi la credibilità. Di regola ciò non riduce il margine di manovra a disposizione nelle trattative, poiché anche i nostri partner conoscono e considerano in modo adeguato questa caratteristica del nostro sistema politico. Il Consiglio federale ritiene però opportuno procedere a una valutazione delle possibilità di migliorare dal punto di vista giuridico il grado di sicurezza dei nostri rapporti con l'UE (cfr. punto 3).</p>  Risposta del Consiglio federale.