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L'uso di bombe a frammentazione deve essere limitato. Lo hanno deciso 46 stati, tra cui la Svizzera, durante una conferenza di due giorni a Oslo.
La responsabile della delegazione svizzera considera un successo il fatto che sia stata riconosciuta l'urgenza di uno strumento di diritto internazionale vincolante.
In una dichiarazione finale letta venerdì a Oslo, la conferenza ha stabilito che la produzione, l'uso, il trasferimento e lo stoccaggio di armi a frammentazione che rappresentano un rischio inaccettabile per la popolazione civile devono essere proibiti.
Nello stesso tempo i governi vengono invitati a prendere delle misure concrete a livello nazionale. Solo Polonia, Romania e Giappone, fra i paesi che hanno partecipato alla conferenza, non hanno sostenuto la dichiarazione.
Divieto parziale
«Si tratta di un passo avanti importante aver espresso il desiderio di elaborare uno strumento di diritto internazionale vincolante», ha detto a swissinfo la capa della delegazione svizzera, Christine Schraner Burgener. La conferenza avrebbe riconosciuto l'urgenza del problema.
Positivo, secondo Schraner Burgener, è anche il sostegno alla dichiarazione da parte di paesi come la Gran Bretagna e il Canada, che hanno un certo peso in questo ambito.
Un divieto assoluto delle bombe a frammentazione non era tuttavia in discussione. Gli Stati Uniti, la Russia e la Cina, tre stati che producono e talvolta impiegano le «cluster bombs» non hanno partecipato alla conferenza.
E anche Australia, Israele, India e Pakistan sono rimasti lontano da Oslo, ritenendo che il problema debba essere affrontato in altre sedi, per esempio nell'ambito della convenzione dell'ONU sulle armi convenzionali.
Il divieto discusso a Oslo riguarderebbe in ogni caso solo le armi a frammentazione che contengono molti ordigni esplosivi. Quali conseguenze per la popolazione debbano essere considerate inaccettabili dovrà essere discusso nei prossimi incontri.
I 49 paesi che hanno partecipato alla conferenza di Oslo vogliono incontrarsi di nuovo a Lima in maggio, a Vienna in novembre e all'inizio del 2008 a Dublino.
Pericolo a lungo termine
Le bombe a frammentazione sono armi che liberano molti piccoli ordigni esplosivi, che provocano gravi ferite e che se inesplosi possono mettere in pericolo la vita delle persone anche anni dopo la fine di un conflitto, analogamente alle mine antiuomo.
Le «cluster bombs» sono state impiegate negli scorsi anni in Iraq, Kosovo, Afghanistan e Libano.
Con la conferenza di Oslo il governo norvegese ha voluto avviare un processo che conduca al bando delle armi a frammentazione. L'obiettivo è quello di giungere ad un divieto simile a quello delle mine antiuomo, deciso nel 1996 a Ottawa (Canada).
La posizione svizzera criticata
La Svizzera, che dispone di circa 200'000 armi a frammentazione, è favorevole ad una regolamentazione internazionale che ne vieti l'uso in aree ad alta densità di abitanti. Inoltre sostiene il divieto totale di bombe a frammentazione inaffidabili. Una posizione che è condivisa dal Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR).
Alcune ONG e alcuni membri del parlamento vorrebbero però una presa di posizione più netta del governo elvetico contro le bombe a frammentazione.
«Le dichiarazioni della Svizzera suonano vuote, quando si considera che la Norvegia e l'Austria si sono espresse per una moratoria», osserva il deputato radicale al Consiglio nazionale (camera del popolo) John Dupraz, autore di un'iniziativa parlamentare per mettere fuori legge le bombe a frammentazione.
«Il grande problema in Svizzera è che l'esercito è frustrato all'idea di essere privato di questo tipo di armi».
swissinfo e agenzie
In breve
Nessun trattato internazionale, neppure le convenzioni di Ginevra, proibisce l'uso di bombe a frammentazione. Tuttavia le convenzioni di Ginevra fissano delle norme per proteggere i civili durante le guerre.
Poiché le bombe a frammentazione spesso mettono a rischio l'incolumità della popolazione civile anche vari anni dopo la fine di un conflitto – analogamente alle mine antiuomo – il loro uso è aspramente criticato dalle organizzazioni per la difesa dei diritti umani.
In Svizzera il parlamento discuterà durante la prossima sessione (il 6 marzo) un'iniziativa parlamentare del deputato radicale al Consiglio nazionale (camera del popolo) John Dupraz per il divieto delle bombe a frammentazione.