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Stando al censimento del 2000, il calo nell'ultimo decennio non è stato così forte come in passato, ma ora la situazione per la quarta lingua nazionale si fa critica.
Le cifre dell'Ufficio federale di statistica (UST) sono allarmanti: nel censimento dello scorso anno solo 34'000 persone, ossia lo 0,46% della popolazione svizzera, hanno indicato il romancio come lingua principale. La diminuzione del 14% rispetto al 1990 è tuttavia inferiore a quella del decennio precedente: allora il calo fu del 23%.
Il romancio è quindi stato superato in Svizzera da lingue straniere come il serbocroato o il portoghese e ci si chiede se sia definitivamente in via d'estinzione o se possa ancora essere salvato. «Non abbandoneremo il romancio», ha commentato il consigliere di stato grigionese Claudio Lardi, anche se nel cantone si constata una certa tendenza alla rassegnazione.
Gian Antoni Derungs, segretario della Lia Rumantscha, non vuole drammatizzare la situazione, ma ritiene indispensabili nuove misure per la conservazione della lingua. Secondo Derungs, la stessa popolazione romancia deve fare di più per la sua lingua e la sua cultura. La nuova costituzione grigionese e la nuova legge sulle lingue della Confederazione dovrebbero essere più incisive e la popolazione svizzera dovrebbe passare dalla mera simpatia alla solidarietà attiva nei confronti della lingua romancia.
Il segretario della Lia Rumantscha vede una «chance» di sopravvivenza della lingua nel principio della territorialità, ma la libertà linguistica e l'autonomia dei comuni - sacra nei Grigioni - rendono difficile la sua applicazione.
swissinfo e agenzie