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Ammalarsi sul posto di lavoro non per l'esposizione all'amianto, ma ai metalli pesanti come il cobalto. Questo, in sintesi, è il caso che riguarda una donna impiegata in passato in una piccola ditta del Luganese e sul quale gli inquirenti devono ora fare chiarezza.
Oggi l'operaia ha 59 anni e soffre di una grave insufficienza respiratoria. Una malattia che la SUVA ha riconosciuto come professionale. In prima battuta la magistratura, a cui è stato esposto il caso, ha rimandato al mittente le accuse, procedendo con un "abbandono". La decisione è stata rivista dalla Camera dei ricorsi penali, che ha ordinato la riapertura del fascicolo e pochi giorni fa c'è stata la nomina di un perito, incaricato di far luce sulla vicenda.
L'esposizione sarebbe avvenuta su più anni, dal 1984 al 1988 e dal 2007 al 2014. Il legale della donna, ai microfoni della RSI ha dichiarato: "Grazie a diverse testimonianze raccolte abbiamo potuto constatare che in questa ditta alcune precauzioni non venivano assunte… non c'erano mascherine, non c'erano guanti, la polvere veniva raccolta con la paletta… una situazione preoccupante".