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ROMA - Novartis e Roche sono state assolte in Italia dall'accusa penale di essersi accordate illecitamente per ostacolare, attraverso la diffusione di notizie false, l'uso di un farmaco molto economico, l'Avastin di Roche, a vantaggio di un prodotto molto più costoso, ma sostanzialmente identico, il Lucentis di Novartis.
Un tribunale di Roma ha stabilito l'insussistenza del reato di aggiotaggio (azione speculativa illecita volta a provocare variazioni artificiose dei prezzi delle merci al fine di ricavarne un rapido e grande profitto) e ha assolto da questa accusa gli amministratori delegati delle due aziende in carica all'epoca dei fatti, ha indicato in un comunicato Novartis, che accoglie con "soddisfazione" il pronunciamento.
La sentenza, rileva la casa farmaceutica renana, rappresenta una svolta decisiva in una lunga e complessa vicenda giudiziaria, che trae origine da un provvedimento dell'Autorità italiana Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) su presunte pratiche anticoncorrenziali relative alla commercializzazione del farmaco oftalmico Lucentis.
Alla base del provvedimento era l'ipotesi che Novartis e Roche avessero dato vita a un accordo per scoraggiare, nel trattamento di una grave patologia oftalmica come la maculopatia essudativa, l'utilizzo di Avastin, considerato un'alternativa terapeutica valida e meno cara rispetto a Lucentis.
Novartis ha sempre contestato la decisione dell'AGCM, giudicando infondato il presupposto che i due farmaci possano essere in concorrenza tra loro, dal momento che Lucentis «è specificamente progettato, sviluppato e prodotto per l'uso oculare intravitreale, mentre Avastin è un farmaco oncologico che non è mai stato approvato per patologie oculari».
Il provvedimento antitrust, che risale al 2014, ha generato negli anni diversi procedimenti, tra i quali anche uno penale per il reato di aggiotaggio. Ora il Tribunale di Roma, rileva l'azienda, «ha accertato l'assoluta inconsistenza di questa accusa e, nell'accogliere in pieno le tesi difensive di Novartis, riconosce che i due farmaci in questione non si pongono in concorrenza tra di loro, ma sono casomai alternativi poiché Avastin poteva essere impiegato solo nelle indicazioni oftalmiche non coperte da Lucentis».
La sentenza ha inoltre accertato che nessuna delle due aziende ha mai fornito informazioni false o tendenziose sia agli operatori sanitari sia alle autorità regolatorie. In particolare, queste ultime «sono sempre state poste nella condizione di esercitare il proprio ruolo in maniera pienamente informata e indipendente, per quanto concerne tanto la definizione del prezzo del farmaco quanto gli aspetti legati alla sicurezza dei pazienti».
Infine, «i contatti intercorsi tra le aziende nonché tra queste e le Autorità regolatorie sono sempre stati funzionali all'adempimento di specifici obblighi di legge». Emerge quindi «con evidenza che l'azienda ha sempre agito nell'interesse dei pazienti, in particolare per quanto riguarda l'appropriatezza e la sicurezza dei trattamenti», conclude Novartis.