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Specializzata nella concezione di biciclette elettriche, l’impresa Biketec esporta un po’ più del 50% della sua produzione in Germania, Olanda ed Austria. Ma il suo direttore Kurt Schär prevede una riduzione delle esportazioni nel caso in cui la crisi del franco forte si prolungasse ulteriormente.
Biketec è in origine una creazione della squadra dirigente di BKTech, un'impresa attiva nello sviluppo e la commercializzazione dei modelli delle bici elettriche Flyer, i cui primi modelli risalgono al 1995. Dopo aver assorbito BKTech, Biketec ha inglobato l'insieme delle sue attività e conta oggi un po' più di 200 impiegati. Dal 2009 l'impresa ha sede a Huttwill, nel cuore turistico del canton Berna.
Perché aver inglobato BKTech, dal momento in cui l'impresa era in deficit?
Kurt Schär: BKTech ha ottenuto una serie di crescenti successi a partire dall'invenzione dei primi modelli di Flyer. L'impresa ha vinto numerosi premi ed è stata sostenuta da un numero sempre crescente di collaboratori scientifici. Se è stata inglobata da Biketec, è semplicemente perché il suo volume di vendite non ha potuto ammortizzare la serie di grossi investimenti intrapresi all'inizio del nuovo millennio.
Dal 2002 al 2009, la nostra cifra d'affari non ha cessato di crescere e ci siamo lanciati nell'esportazione, cominciando dalla Germania nel 2003. La produzione di biciclette elettriche si è fatta molto redditizia visto che questi prodotti coincidono con i cambiamenti nella nostra società. La popolazione svizzera e quella europea diventano sempre più anziane, ma sono anche sempre più attratte dalla mobilità dolce e confortevole per quanto concerne i trasporti individuali. Oggigiorno, molti non vogliono più fare sforzi per pedalare nelle regioni di montagna o contro vento.
Qual è la situazione di Biketec rispetto alla concorrenza internazionale?
Schär: Siamo il 5° produttore europeo di biciclette elettriche. I nostri concorrenti più acerrimi non si trovano sul mercato svizzero, ma sono attivi negli stessi paesi in cui noi esportiamo: in Germania, in Austria ed in Olanda. Si tratta sia di imprese locali e regionali, sia internazionali, che producono tutte prodotti di alta gamma e vendono quindi a prezzi molto elevati. Per occupare questi mercati europei a costi minimi, abbiamo scelto di non creare filiali in questi paesi, ma di collaborare con dei distributori in Olanda ed in Austria e di inviare direttamente i nostri rappresentanti presso i rivenditori in Germania. Non immagazziniamo i nostri prodotti all'estero.
Quale impatto ha avuto sulle vostre attività la crisi del franco forte?
Schär: Il franco forte ha avuto un effetto doppiamente negativo. Innanzitutto, le nostre vendite all'esportazione sono diminuite. Ma siamo anche stati toccati da un secondo problema, e non da poco: gli svizzeri ordinano ormai delle biciclette elettriche meno costose dall'estero, grazie al cambio con l'euro molto vantaggioso.
Quali misure avete preso per rimediare a questa situazione?
Schär: Abbiamo messo un freno alle nostre ambizioni di espansione verso nuovi mercati come la Scandinavia, l'Italia, la Francia e la Danimarca. Fino a quando l'euro non sarà meno competitivo, non vi sarà alcuna iniziativa in questa direzione. Al contrario, ci concentriamo maggiormente sul mercato svizzero dove occupiamo un posto che ci permette di sfidare più facilmente la concorrenza interna. Se l'euro continuasse a scendere, si dovrebbero ridurre drasticamente le nostre esportazioni per mantenerci in vita. Ma di recente i prezzi delle bici elettriche sono aumentati un po' in Germania, e questo ci rende un po' meno dipendenti dal tasso di cambio nei confronti di questo paese.
Come vede oggi il futuro di Biketec?
Schär: Sarà positivo se continuiamo ad osservare il mercato ed il corso dell'euro. Il settore dell'esportazione deve essere l'oggetto di iniziative prudenti e precise, calcolate con anticipo. In altre parole, non si deve agire tanto per agire. Ad esempio, sono convinto che dislocare la produzione nei paesi europei non costituisca una soluzione. Al contrario, anche se i costi di produzione diminuirebbero del 20%, i salari e gli sgravi fiscali rimarrebbero alti e in fin dei conti ci sarebbe più da perdere che da guadagnare.