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Visto l'insuccesso delle misure adottate finora, il Dipartimento dell'ambiente chiede l'introduzione di una tassa per ridurre le emissioni come previsto dalla legge.Questo contenuto è stato pubblicato il 16 aprile 2004 - 17:11
Due le proposte: tassa su combustibili e carburanti, oppure tassa sui combustibili e «centesimo per il clima» sui carburanti.
L'introduzione della tassa sul biossido di carbonio (CO2) sembra ormai inevitabile. Secondo le ultime previsioni, i provvedimenti presi finora, essenzialmente su base volontaria, non basteranno per raggiungere gli obiettivi fissati dalla legge. Il Dipartimento dell'ambiente (DATEC) considera due opzioni per porre rimedio alla tendenza.
La legge sul CO2 impone una riduzione del 10 per cento delle emissioni di questo gas entro il 2010, rispetto ai valori del 1990. L'obiettivo deve essere raggiunto riducendo del 15 per cento le emissioni legate ai combustibili e dell'8 per cento di quelle provenienti dai carburanti.
La legge prevede che il Consiglio federale debba introdurre una tassa sul CO2, qualora gli obiettivi non fossero raggiunti attraverso le misure attuate sinora.
Riduzioni insufficienti
Le stime più recenti confermano l'andamento, già illustrato nel 2002. Le misure volontarie, il programma SvizzeraEnergia e le riduzioni delle emissioni ottenute con altri strumenti come la tassa sul traffico pesante commisurata alle prestazioni (TTPCP), non basteranno.
Complessivamente le emissioni di CO2 saranno ridotte nella misura del 3,8 per cento invece che del 10 per cento, ha indicato venerdì l'Ufficio federale dell'ambiente (UFAFP).
«Dobbiamo adottare ulteriori misure per conseguire gli obiettivi della legge sul CO2», afferma Thomas Stadler, capo della sezione Economia e clima dell'Ufficio federale dell'ambiente, «nel rispetto degli impegni del protocollo di Kyoto», che prevedono di ridurre le emissioni dei gas a effetto serra al livello del 1990.
Per rimediare al problema, il DATEC intende quindi presentare al Consiglio federale due proposte. La prima prevede una tassa sul CO2 su combustibili e carburanti, mentre nella seconda la tassa sul CO2 sui combustibili sarebbe accompagnata dal «centesimo per il clima» sui carburanti.
Si tratta di un importo di un centesimo per litro di carburante versato direttamente dagli importatori, mentre con la tassa sul CO2 il prezzo del carburante aumenterebbe probabilmente di almeno 20-30 centesimi.
Evoluzioni diverse
Le nuove previsioni, aggiornate dall'impresa Prognos S.A. sulla base dell'aumento della popolazione, del rallentamento congiunturale e dell'incremento del numero di veicoli a motore in circolazione, indicano in effetti che le emissioni di CO2 legate ai carburanti e ai combustibili evolvono in modo diverso.
Per quanto concerne i carburanti, le emissioni aumenteranno dell'8,8 per cento, con un divario di 2,6 milioni di tonnellate rispetto agli obiettivi della legge. Le emissioni dovute ai combustibili diminuiranno invece in modo sensibile (11,4 per cento). Il calo è tuttavia inferiore alla soglia del 15 per cento e comporta uno scarto di 0,9 milioni di tonnellate.
Questi divari riflettono l'andamento più probabile. Calcoli con ipotesi diverse comportano variazioni di 0,5 milioni di tonnellate in più o in meno per i combustibili e di 0,8 milioni di tonnellate per i carburanti.
Pertanto, anche nella migliore delle ipotesi, i divari non vengono colmati, mentre nella peggiore delle ipotesi aumentano, precisa l'UFAFP.
Reazioni contrastanti
WWF, Associazione Traffico e Ambiente (ATA) e Greenpeace hanno intanto aspramente criticato l'idea di un «centesimo per il clima» al posto della tassa sul CO2.
Si tratta di una variante che permetterebbe maggiori emissioni di CO2, sostengono le organizzazioni ambientaliste, secondo le quali la proposta proviene dell'Unione petrolifera.
Una tassa sul CO2 permetterebbe invece di ridurne le emissioni, creando nel contempo posti di lavoro in molti settori.
Dal canto suo, il comitato d'appoggio al «centesimo per il clima» denuncia il comunicato degli ambientalisti come un attacco polemico e senza fondamento.
Il comitato sottolinea che la politica di riduzione del CO2 si basa essenzialmente su misure volontarie del settore economico, per raggiungere gli obbiettivi senza effetti negativi sull'economia nazionale.
Un principio, sostengono i fautori, che potrebbe essere applicato in modo ideale con il «centesimo per il clima».
swissinfo e agenzie
In breve
Nel 2002, la Svizzera ha emesso 52,3 milioni di tonnellate di gas a effetto serra.
Si tratta di sei gas contemplati nel protocollo di Kyoto, tra i quali domina nettamente il CO2 (80%).
La riduzione registrata rispetto al 1990 è dell'1,7%, mentre l'obiettivo per il 2008-2012 è dell'8%.
I dati del 2002 indicano una riduzione di 1,1 milioni di tonnellate rispetto all'anno precedente. Ma questo calo non fa che compensare l'aumento verificatosi tra il 2000 e il 2001, rileva il Dipartimento dell'ambiente.
Le differenze da un anno all'altro sono dovute a fattori climatici ed economici.
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