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Una delegazione dei talebani - alla prima visita in Europa - si sono ritrovati attorno a un tavolo con diplomatici occidentali oggi, lunedì, in un albergo sulle colline di Oslo. Gli inviati di Kabul sono guidati dal ministro degli esteri Amir Khan Muttaqi e incontrano rappresentanti di Stati Uniti, Francia, Germania, Italia, Regno Unito e Norvegia, in risposta a un invito del Paese nordico.
Le discussioni a porte chiuse sono incentrate sull'urgenza umanitaria in Afghanistan, dove i salari dei funzionari non vengono pagati da mesi e 23 milioni di abitanti sono minacciati dalla carestia. "Abbiamo un interesse ad avere un Afghanistan stabile e rispettoso dei diritti umani", ha detto l'inviato statunitense Thomas West, sottolineando il tema al quale l'Occidente condiziona la ripresa dei suoi aiuti economici congelati dopo la presa del potere talebana la scorsa estate.
E mentre la delegazione talebana spera che la sua partecipazione ai colloqui contribuisca a dare legittimità al nuovo regime, gli altri partecipanti sottolineano come le discussioni non significhino in alcun modo una legittimazione o un riconoscimento dei nuovi padroni del Paese mediorientale, riconoscimento che finora non è stato garantito da alcuno Stato. Ciononostante, l'invito norvegese è stato contestato, anche dalla diaspora afghana, con diverse manifestazioni davanti alla sede del Ministero degli esteri.
Uno degli aspetti più critici resta la condizione delle donne, ampiamente escluse dagli impieghi pubblici e dall'istruzione, oltre che dalla delegazione giunta in Norvegia: i 15 membri sono tutti uomini e fra di essi spicca Anas Haqqani, membro di un clan responsabile di numerosi attentati e considerato "gruppo terrorista" dagli Stati Uniti.