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Armi d'ordinanza: ancora circa 10'000 dossier in sospeso
L'esercito è senza notizie di circa 10'000 ex militi che dovrebbero restituire l'arma d'ordinanza o, per lo meno, il loro libretto di servizio. Dopo aver lanciato l'allarme in marzo, il Dipartimento federale della difesa (DDPS) ha potuto completare i dati di soli 17'000 dei 27'000 ex militari, regolarmente prosciolti nel corso degli ultimi sei anni.
I cantoni aiuteranno l'esercito nella ricerca delle armi che devono ancora essere ritirate. Vi sono ancora 300 ex militari che a tutt'oggi non hanno ottemperato ai loro obblighi di riconsegna dell'equipaggiamento militare. Queste persone sono state notificate ai rispettivi cantoni di domicilio. In linea di principio, per il ritiro delle armi è previsto un termine di 60 giorni.
Complessivamente, dalla metà del 2011 sono stati verificati 309'000 incartamenti di ex militari e ritirate 6500 armi. Lo scorso marzo, il DDPS ha deciso di scrivere a 27'000 individui, sollecitandoli a spedire il libretto di servizio per l'aggiornamento dei dati concernenti l'equipaggiamento personale.
Circa 6000 lettere non hanno potuto essere recapitate, dato che - come rileva il DDPS - l'indirizzo dei destinatari non era stato aggiornato. Inoltre, quasi 4000 ex militi non hanno reagito alla richiesta di inoltrare il proprio libretto di servizio. A costoro sarà invitata nei prossimi giorni una seconda lettera di sollecito.
La vicenda dei 27'000 dossier non aggiornati aveva sollevato scalpore in primavera. Il capo dell'esercito aveva addirittura organizzato una conferenza stampa per garantire che non si erano perse le tracce di questi dossier e che si trattava semplicemente di completare i dati.
Allora, il DDPS partiva dal presupposto che la vicenda si sarebbe risolta entro la fine di maggio. Inoltre, restano in sospeso i casi di 700 persone suscettibili di farsi confiscare l'arma d'ordinanza a causa del pericolo che rappresentano.