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(Data di recensione: 13/05/1982)
C'é ormai, da più di un anno, un caso Cimino, un caso CANCELLI DEL CIELO - HEAVEN'S GATE. E non più un film HEAVEN'S GATE. Del caso Cimino si parlò molto a suo tempo: il film girato sulla scia del successo di pubblico e anche di critica di IL CACCIATORE -THE DEER HUNTER, doveva costare 14 milioni di dollari. Il giorno della prima a Nuova York i totali in rosso sfioravano i 40 milioni. A quel giorno, sostiene Cimino (e non ci crederei ancora oggi, se non glielo avessi sentito dire un anno fa a Cannes) il film non era stato ancora visto per intero da nessuno. La prima fu catastrofica e, caso unico nella storia dei fiaschi cinematografici, il film fu ritirato dalle sale dopo un paio di giorni. Si sperò in Cannes, che già altre volte aveva salvato opere americane fischiate in patria (apocalypse now): e Cimino rifece una nuova versione, abbreviata di oltre un'ora. Secondo, e definitivo fallimento.
Nemmeno alla critica ed al pubblico europeo, attenti talvolta a certi aspetti culturali del cinema di oltre Oceano, il film piacque. E a tutt'oggi HEAVEN'S GATE deve aver racimolato pochi milioni, probabilmente uno dei record negativi più clamorosi di quel business sfrontato chiamato cinema. A dispetto di tutto ciò esiste naturalmente anche un film: direi che la sua visione chiarisce almeno due cose. Quello che Cimino voleva fare, e il perché del colossale naufragio.
HEAVEN'S GATEè costruito all'opposto de IL CACCIATORE. Questo partiva da un dramma corale e storico, la guerra del Vietnam, per restringersi in seguito sui destini privati di alcuni individui che ne vivevano i traumi. Pur con tantissimi alti (la riuscita delle sequenze dinamiche) e un minimo di bassi (l'impotenza a spiegare delle psicologie, ad esempio) il film riusciva a scavare nel dramma storico e universale per ottenere nuove emozioni. Che, probabilmente, una visione tradizionale del conflitto armato non avrebbe ottenuto negli animi di spettatori ahimè esorcizzati a quella sorta di spettacoli. HEAVEN'S GATE nasce invece dal destino di alcuni individui, freschi diplomati all'Università, con le loro speranze, il loro incarnarsi nel mito del successo e dell'espansione americana; per allargarsi poi ad una versione, che si vorrebbe immensa, sulla genesi dell'America. La conquista, quindi, delle terre, le lotte di classe i confronti fra le diverse razze.
E l'intervento de! potere federale sull'insieme di queste forze. Un avvenimento preciso doveva essere, poi, l'asse portante del progetto di Cimino: il massacro degli immigranti da parte di una élite di proprietari terrieri, la celebre e famigerata lista nera, con la quale il Governo autorizzava i membri della Stockgrowers Association a sterminare i coloni che non si spiegavano ai loro voleri. Questo passaggio dalle vicissitudini dei giovani laureati al dramma storico doveva essere sviluppato, ed è fin troppo ovvio, con coerenza e armoniosità. Per giungere alla conclusione di HEAVEN'S GATE, che probabilmente non doveva essere molto dissimile da quella di molti western di John Ford, e in seguito di Anthony Mann o di Arthur Penn (Little big man): la rimessa in questione del mito delle Nuove Frontiere, del "melting pot" americano, nel quale miracolosamente uomini di diverse razze e culture trovavano nuove forze e giustificazione per intra- prendere un cammino comune ed egualitario. Se tutto questo (come l'uso abbondante dei condizionali vi avrà fatto comprendere da tempo) non avviene è perché il cinema di Cimino guarda mirabilmente all'espressione, ma è assai meno preciso, e lo si notava già ai tempi del CACCIATORE, nell'approfondimento dei caratteri, dei rapporti fra i personaggi, dello sviluppo del racconto. Introducete tutto questo nel quadro allucinante del "caso" HEAVEN'S GATE, nel fatto di questo colosso acefalo nel quale ogni scena fu registrata sei volte, ma al quale fu poi tagliata più di un terzo della sua durata totale, per rendervi conto dell'entità del pasticcio.
L'ambizione del progetto era sconfinata; ma proprio per questo il film richiedeva soprattutto una dote, la chiarezza. E questa, purtroppo per Cimino e per i suoi finanziatori, non esiste. I personaggi non esistono, non hanno passato, presente e, naturalmente, futuro. Non esistono le motivazioni che li fanno agire, i legami che li uniscono, i sentimenti che li animano, E poiché, come abbiamo detto, lo sviluppo corale dipende da questi destini individuali, tutta la costruzione del film ne risente, perlomeno in termini narrativi. Di questa incoerenza narrativa gli autori hanno forse voluto assumerne i significati, motivo di destabilizzazione: ma, certo, essa ha portato acqua ulteriore alla maledizione di un film affascinante e terribilmente contradditorio.
La perizia registica del regista produce sequenze strepitose (il ballo dei laureati, l'arrivo nella città dei pionieri, il secondo lunghissimo ballo dei pionieri) con qualche sospetto di accademismo: ma la loro circolarità esasperata, la struttura geometrica che le regge rinvia mirabilmente ad altre strutture, quelle sociali, economiche e politiche che contraddicono il mito della Frontiera. E la fotografia del grande Vilmos Zsigmond insegue i controluce in modo memorabile.
Il pubblico ha sempre ragione? Provocherà comunque, ed è probabilmente la conseguenza più grave del caso Cimino, un ripensamento della filosofia produttiva delle grandi Case: per un autore al quale è stata concessa una sconsiderata autonomia, quanti altri ne verranno ai quali, in nome di questo fiasco leggendario, verrà negata una ben più ragionevole, dimensionata ed indispensabile libertà? Rimane il fatto che di I CANCELLI DEL CIELO - HEAVEN'S GATE, come di Michael Cimino, ci si ricorderà per sempre.