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Tutti i cittadini svizzeri in Cina sono stati contattati per scritto da ambasciate e consolati elvetici presenti sul territorio. Ad eccezione di quattro persone, che hanno deciso di rimanere a Wuhan (delle otto che vi erano registrate), le autorità non hanno informazioni su nostri concittadini rimasti bloccati in Svizzera. Nessuno si è annunciato malato.
Intanto in Svizzera non si registra ancora nessun caso di coronavirus. I due casi sospetti sono tuttora sotto esame. I risultati del Centro nazionale di riferimento per le infezioni virali emergenti di Ginevra sono attesi al più tardi per giovedì.
Sempre lunedì l'Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato che il rischio globale derivante dal coronavirus cinese è "elevato", ammettendo un errore nei suoi precedenti rapporti in cui lo definiva "moderato". Per ora si contano più di 2'800 infettati e 81 morti.
Il premier Li Keqiang, "incaricato dal presidente Xi Jinping", è da lunedì a Wuhan, epicentro dell'epidemia del virus. Secondo i media ufficiali, Li, a capo di "una delegazione di alto livello", ha visitato pazienti e medici ascoltando e dato istruzioni sulla gestione dell'emergenza.
Infine diversi Paesi stanno cercando di rendere possibile il rimpatrio dei loro concittadini. "Siamo al lavoro per rendere questa opzione disponibile - sottolinea un portavoce del Foreign Office britannico in una nota - date le pesanti restrizioni di viaggio (imposte nella zona) e le accresciute difficoltà d'accesso ai servizi consolari o all'assistenza medica". Anche la Germania sta valutando la possibilità ha affermato la portavoce del ministero degli Esteri Maria Adebahr, in conferenza stampa a Berlino.