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Allarme Ebola anche in Ticino? Alla luce di alcuni recenti presunti casi di diffusione del virus in Italia e Francia, i deputati Massimiliano Robbiani (Lega) e Orlando Del Don (UDC) hanno interrogato il Governo per conoscere la sua strategia contro l'epidemia, tramite due distinti atti parlamentari, inoltrati rispettivamente il 17 aprile e il 6 maggio scorso.
Negli scorsi giorni il Consiglio di Stato ha fornito loro risposta, con un unico testo, ridimensionando notevolmente le paure dei due granconsiglieri.
Una diffusione del virus Ebola in Ticino, secondo il Governo, è "altamente improbabile".
Ma che cos'è l'Ebola?
Il Governo inizia spiegando che la febbre di Ebola "è una grave infezione virale dall'esito spesso mortale provocata da un virus ad RNA della famiglia dei filovirus, composta dal virus Marburg ed Ebola".
"Tra i 2 e i 21 giorni dopo il contagio (periodo d’incubazione) la malattia si manifesta con sintomi simili a quelli influenzali (febbre, malessere, mal di testa, dolori articolari e muscolari, faringite), seguiti da attacchi di vomito e diarrea" prosegue il Consiglio di Stato. "Verso il 6°-7° giorno appaiono fenomeni emorragici quali sanguinamenti a livello del tratto gastrointestinale, urinario o polmonare, delle gengive, delle congiuntive e della mucosa nasale. Sono pure possibili insufficienze epatiche o renali. La mortalità supera il 50%, con picchi fino al 90%. Le possibilità terapeutiche sono limitate al trattamento dei sintomi."
"La trasmissione avviene con il contatto diretto da uomo a uomo, in particolar modo tra familiari e conviventi, tramite il contatto con il sangue, le feci, il vomito o altri liquidi biologici infetti di una persona malata. La trasmissione è anche possibile tramite il contatto con oggetti contaminati. Una persona infetta rimane contagiosa anche dopo il decesso."
Il Governo prosegue affermando che in data 22 marzo 2014 il Ministero della salute della Guinea ha segnalato all’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) un‘epidemia di Ebola nella zona sud del Paese. Fino al 9 giugno 2014 sono stati dichiarati 344 casi clinici (215 decessi), con 207 casi confermati a livello di laboratorio. Nel Paese di confine, la Liberia, sono stati segnalati alle autorità nazionali 13 casi clinici, tra cui 9 decessi. In Sierra Leone sono stati segnalati 81 casi (31 confermati, 3 probabili, 47 sospetti) e 6 decessi. Non ci sono attualmente altri casi confermati o sospetti in altri Paesi dell’Africa occidentale e - ad oggi - non sono stati identificati casi confermati di Ebola importati sul territorio europeo.
In ogni caso in data 24 aprile 2014, l'Ufficio del medico cantonale ha inviato una nota informativa al Dipartimento della sanità e della socialità e al Dipartimento delle istituzioni, indirizzata anche alle Guardie di confine del Cantone per rassicurare i responsabili; il Centro d’accoglienza di Chiasso ha ricevuto in maniera informale copia della stessa informazione.
Il Governo spiega poi che ogni richiedente d’asilo viene sottoposto, all’arrivo al Centro di Chiasso, ad un colloquio relativo al suo stato di salute attuale. In caso di dubbi o sospetto di malattia l’infermiera responsabile del Centro indirizza le persone verso un medico di riferimento o direttamente verso una struttura ospedaliera, nel caso del Centro di registrazione di Chiasso l’Ospedale Regionale di Mendrisio.
"Al momento attuale un aumento di controlli sanitari non è giustificabile" sostiene il Consiglio di Stato. "Restano comunque necessari aggiornamenti continui per turisti e uomini d’affari che si recano in Africa subsahariana (www.safetravel.ch)."
Il Consiglio di Stato aggiunge che dai dati sulle attribuzioni dei richiedenti l’asilo in possesso del competente servizio cantonale, ulteriormente verificati presso il Centro di registrazione di Chiasso, risulta che dall’inizio dell’anno non sono state collocate in Ticino persone provenienti dai paesi a rischio elencati in precedenza. A livello federale le domande registrate nei centri federali di registrazione da parte di richiedenti l'asilo provenienti da questi stessi paesi si elevano a 93 unità complessive.
L’UFSP garantisce i contatti internazionali (anche con Italia e Francia) per lo scambio di informazioni sulla situazione epidemiologica in merito all’eventuale estensione di focolai di malattie infettive; è inoltre tenuto a pubblicare direttive concernenti la lotta contro le malattie trasmissibili e le aggiorna secondo le nuove conoscenze scientifiche.
L’Ufficio del medico cantonale è in contatto continuo con l’UFSP e segue ovviamente l’evoluzione dell’epidemia tramite i rapporti della WHO/OMS e dell’ECDC (European Center for Disease Control).
Richiamati quanto detto e l’assenza di casi importati in Europa, il Governo conclude affermando che l’atteggiamento attuale è quindi limitato ad una attenta vigilanza del fenomeno.