Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01118.jsonl.gz/818

Anteprima italiana domenica a Torino per il documentario "Luigi Einaudi. Diario dell'esilio svizzero". Girato dal regista Villi Hermann, ripercorre le tappe dell'esilio svizzero durato 14 mesi del futuro presidente italiano.Questo contenuto è stato pubblicato il 25 novembre 2000 - 12:21
Il documentario di Hermann, proiettato al Teatro Carignano, è stato girato in due anni e l'autore si è ispirato dal libro "Diario dell'esilio", scritto da Luigi Einaudi e pubblicato in Italia dall'editore Einaudi nel 1997.
La sinossi del documentario indica che l'otto settembre 1943, temendo di finire come ostaggio nelle mani dei nazifascisti, il settantenne Luigi Einaudi (economista, intellettuale liberale, professore e rettore dell'Università di Torino e il futuro presidente della Repubblica Italiana, il primo dal dopoguerra) è costretto a lasciare le sue colline di Dogliani e la sua Torino occupata dalle camicie nere e dalla Wehrmacht.
Raggiunge la Svizzera, attraversando a dorso di mulo il passo del Col Fenêtre nella Valle d'Aosta. È "la fuga dei popoli dinanzi al barbaro", scrive Einaudi nel suo Diario.
Durante l'esilio di 14 mesi, vissuto fra Losanna, Ginevra, Lugano e Basilea, Luigi Einaudi annota giorno dopo giorno non soltanto le difficoltà pratiche della vita quotidiana, ma anche una fittissima rete di incontri e di riflessioni su personalità importanti della storia italiana e svizzera
Racconta anche di attivisti e di partigiani italiani rifugiati in Svizzera a causa delle leggi razziali e dei consiglieri federali Pilet Golaz, Celio e Motta. Annota i problemi con la burocrazia svizzera e gli spigolosi rapporti fra gli esuli italiani.
L'esilio elvetico è per Luigi Einaudi un osservatorio privilegiato da cui seguire le fasi finali del crollo del nazifascismo e il delinearsi dei futuri assetti politici. Durante questo periodo Einaudi va spesso al cinema, annota nel suo Diario d'incontri con negromanti, parla "dei tedeschi, che fecero cose feroci contro ebrei", dei suoi rapporti con i figli: Giulio, fuggito anch'egli in Svizzera, Roberto rimasto in Italia e Mario che viveva in America.
Per realizzare il documentario, Villi Hermann ha incontrato diversi testimoni della memoria storica dell'epoca, come Renata Aldrovandi Einaudi, Roberto Einaudi, Giuseppe Di Stefano, Edgardo Sogno, Giorgio Bocca, Maria Gabriella di Savoia, Francesca Pometta.
Il documentario è stato girato in Valle d'Aosta, lungo il confine tra la Svizzera e l'Italia, a Milano, a Torino e nelle città svizzere di Lugano, Ginevra, Losanna, e Basilea.
Mariano Masserini
Questo articolo è stato importato automaticamente dal vecchio sito in quello nuovo. In caso di problemi nella visualizzazione, vi preghiamo di scusarci e di indicarci il problema al seguente indirizzo: <email-pii>
In conformità con gli standard di JTI
Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative