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Conseguenze dell’accordo-quadro:
Gli accordi bilaterali portano questo nome perché a essi partecipano dei partner contrattuali di pari diritti e rango. I negoziatori bilaterali conducono trattative a livello paritario, quali partner di uguale livello. Ciò è valso fino a oggi anche per i rapporti bilaterali fra Svizzera e UE.
Ma, apparentemente, l’Unione europea non l’intende più così. Essa pretende dalla Svizzera, che si lasci «aggregare istituzionalmente» all’UE. A questo scopo dovrebbe essere stipulato un «accordo-quadro».
Integrazione istituzionale
Nei pre-negoziati è già stato stabilito cosa «integrazione istituzionale» significhi per la Svizzera
- La Svizzera deve riprendere automaticamente tutte le leggi UE e tutto il diritto UE successivo su fattispecie contemplate in accordi bilaterali attuali o futuri. Ciò sarebbe la fine della parità bilaterale di diritti. La Svizzera verrebbe degradata da partner contrattuale bilaterale a semplice esecutrice di ordini, tenuta a obbligatoriamente a eseguire ciò che decide la sola UE.
- In caso di divergenze d’opinione sull’interpretazione di accordi bilaterali, la Svizzera deve riprendere i decreti e le sentenze della Corte di Giustizia dell’UE, in modo definitivo e inappellabile. Dovrebbe quindi accettare senza eccepire dei giudici e delle leggi straniere.
- Nel caso in cui la Svizzera non potesse adottare una sentenza della Corte di giustizia dell’UE, per esempio perché una votazione in Svizzera ha deciso altrimenti, Berna deve concedere all’UE il diritto di emettere contro il nostro paese delle sanzioni, ossia delle misure punitive unilaterali. Di fatto, la Svizzera dovrebbe sacrificare la sua democrazia diretta alla sovranità di Bruxelles.
Ulteriori pretese
Queste tre condizioni sono già state accettate dal Consiglio federale. Ciò ha indotto l’UE ad avanzare due ulteriori pretese che la Svizzera ha assicurato di vagliare costruttivamente. Le due pretese dell’UE suonano così:
- Mentre che finora la Svizzera ha – dietro richiesta dell’UE in occasione delle sue estensioni a est – effettuato tre volte dei «pagamenti di coesione» (totale circa 1,5 miliardi di franchi), sui pro e i contro dei la abbiamo tuttavia ancora potuto decidere autonomamente, d’ora in avanti la Svizzera dovrà procedere a dei pagamenti annuali fissi – in altre parole diverrebbe tributaria dell’UE.
- L’UE pretende poi l’istituzione di un organo di sorveglianza – nominato dalla sola UE, ma con sede in Svizzera – che controlli se il nostro paese si attenga poi realmente agli obblighi assunti nei riguardi dell’UE. Ciò trasformerebbe di fatto la Svizzera in un vero e proprio baliaggio. Per ciò che concerne questa pretesa di Bruxelles, il Consiglio federale ha finora soltanto espresso la sua speranza che l’UE inserisca anche qualche Svizzero in questo organo di sorveglianza.
Trattato di sottomissione
Se questo accordo-quadro si realizzerà, sarà la fine della via bilaterale. La Svizzera verrebbe allora incatenata all’apparato burocratico dell’UE. Sotto questo diktat, dovrebbe rinunciare a qualsiasi decisione autonoma – quindi subordinare sempre i suoi interessi a quelli di Bruxelles.
La Svizzera non sarebbe più una partner contrattuale di pari diritti dell’UE, sarebbe soltanto un paese assoggettato ed esecutore di ordini.
Ulrich Schlüer