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L'Ulster e i suoi delicati equilibri alla vigilia della Brexit
La Brexit è sempre più un mistero, tre giorni di votazioni a Westminster non sono stati sufficienti a diradare la nebbia su come e quando avverrà la separazione della Gran Bretagna da Bruxelles
Tra i punti più controversi il backstop, il dispositivo che dovrebbe evitare che una nuova frontiera tra Irlanda del nord e Repubblica d'Irlanda riaccenda conflitti e tensioni che per decenni hanno scosso l'Ulster, ma anche Dublino e Londra.
Un confine nato con la firma dell'indipendenza irlandese nel 1921, quando per evitare la guerra civile l'unica soluzione era parsa quella di creare una zona a maggioranza protestante che restasse unita alla Gran Bretagna e che solo con gli accordi di pace del 1998 ha attenuato il suo impatto sia sulla vita pratica che nell'immaginario degli abitanti. Un confine che ora crea nuove tensioni perché il suo riapparire potrebbe interrompere quel processo di avvicinamento di due comunità che ancora diffidano l'una dell'altra.
Per raccogliere le paure, le incertezze e le speranze con cui dall'Ulster si guarda alle mille incognite della Brexit, Monica Bonetti si è recata a Derry o Londonderry come la chiama la comunità protestante, teatro quasi 50 anni fa di uno degli episodi più sanguinosi del conflitto che viene ricordato come la strage del Bloody Sunday.