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Ma i cittadini vogliono, in tempi insicuri, una Svizzera sicura!
Rielaborazione di un articolo del Dr. Rudolf P. Schaub su Zeitfragen
Nel lasciare il suo incarico sul finire del 2007, il comandante di corpo d’armata Christoph Keckeis, responsabile con il disastroso e inetto consigliere federale Samuel Schmid di un increscioso e malaugurato sfacelo dell’esercito da lui comandato, dovette pubblicamente ammettere che le truppe svizzere non erano più pronte ad entrare in azione né in grado di far fronte ai propri obblighi costituzionali di difesa.
Governo e Parlamento ne presero nota come se si trattasse di una comunicazione di secondaria importanza nella quotidiana routine politica. A tutt’oggi le misure per il recupero della capacità difensiva voluta dalla Costituzione (art. 58) e dalla Legge sull’esercito del 3.2.1995 (art. 1) non sono state tema di discussione per la maggioranza del CF e delle Camere. Anzi, nel suo ultimo, faticosamente raffazzonato rapporto sulla politica di sicurezza del giugno 2010 il CF conferma di voler proseguire sulla strada intrapresa anche nei prossimi anni: compiti dell’esercito sono l’impedimento della guerra e il mantenimento della pace, la difesa, il sostegno alle autorità civili e ancora il promovimento della pace. Dai compiti derivano gli incarichi all’esercito, dati dal Dipartimento militare sulla base di verifiche regolari delle minacce e dei pericoli.
Sembrerebbe quindi che il CF per quel che riguarda la politica di sicurezza pensi che questa sia affare di un dipartimento. Ciò è in netto contrasto con gli ordinamenti che prevedono una competenza collettiva e stupisce tanto più in quanto si sa che il Governo ha ai suoi ordini un esercito di giuristi. Almeno uno di questi sarebbe certamente stato disponibile per un sostegno all’indispensabile aggiornamento dei consiglieri federali sul tema della costituzione e delle leggi vigenti con gli obblighi che ne derivano. Il CF tenta in realtà di scaricarsi di ogni responsabilità lasciandola al solo Dipartimento militare e alle Camere.
Il tentativo di scaricabarile si giustifica se si tien conto del fatto che oramai da anni il CF, nel tentativo di riprendere il controllo delle finanze, rifiuta al Dipartimento militare i mezzi indispensabili per adempiere ai suoi compiti costituzionali e legali. Se costituzione e legge sono superate, allora sarebbe dovere del CF di provvedere a far cambiare l’art. 58 della costituzione e l’art. 1 della Legge sull’esercito. Se non lo ha fatto è perché si rende conto che il popolo non accetterebbe mai una Svizzera indifesa. Maurer nell’ottobre 2010 ha dichiarato che il CF ha sviluppato il suo attuale concetto di difesa e sicurezza per tranquillizzare e per cancellare almeno sulla carta la realtà della perdita della capacità di difesa. Dato che il CF giudica minima la probabilità di un’aggressione militare in un prevedibile futuro si è fatta la scelta di porre l’accento sui problemi di sorveglianza e protezione.
L’esercito deve naturalmente continuare a mantenere e sviluppare la capacità operativa nel campo della difesa a livelli qualitativi alti, ma quantitativamente limitati! L’esercito è così stato ridotto a due brigate da combattimento con importanti deficienze di armamento: in pratica non deve più rispettare gli obblighi imposti dall’art. 58 della costituzione. Nel nuovo rapporto del dipartimento, non ancora pubblicato, non si parla più di livelli qualitativi alti, ma solo di livelli quantitativamente limitati. Il rapporto sull’esercito del 1.10.2010 conferma questa realtà, perché non si è proceduto nel recente passato agli acquisti che sarebbero stati indispensabili. Qui non bisogna dimenticare che oltre ai mancati acquisti vi sono anche state vendite e rinunce ad aggravare la situazione (abolizione corpi del genio e pontonieri, lanciamine da infanteria e armi corazzate).
Le conoscenze necessarie per l’impiego di queste armi indispensabili non possono essere acquisite sulla carta o al computer. L’esercito non si basa più su una dottrina attuale e complessiva. Il CF afferma di non essere intenzionato a sviluppare un concetto di crescita in vista di futuri conflitti perché a tale scopo sarebbe necessario conoscere le minacce concrete. In pratica un’ammissione della propria incompetenza. Conoscendo le difficoltà che si incontrano per rapidamente realizzare acquisti importanti a causa di oppositori che sempre conoscono una soluzione migliore oppure visceralmente contrari ad ogni progetto militare, il CF dovrebbe sapere che la sua idea di decidere solo in caso di concreta minaccia non può funzionare. Questa realtà non inquieta il governo, che pensa solo a tranquillizzare una popolazione incerta.
Sorprende il fatto che il Parlamento abbia accettato il rapporto sulla sicurezza e quello sull’esercito quasi senza batter ciglio. Sono parlamentari che preferiscono il quieto vivere o privi delle necessarie competenze militari e giuridiche per opporsi criticamente al governo? Maurer corre il rischio di vedersi addebitare in futuro la responsabilità di essere stato il distruttore dell’esercito (ma noi sappiamo che i veri responsabili sono stati Christophe Keckeis e Samuel Schmid, con la loro volontà di rendere il nostro esercito natocompatibile al 100%).
Il consigliere federale Maurer ha dato incarico al Prof. Rainer Schweizer, ordinario di diritto pubblico, diritto europeo e diritto delle genti a San Gallo di redigere una perizia sulle esigenze giuridiche e costituzionali in fatto di competenza dell’esercito per la difesa del paese. Il perito è giunto alla conclusione che costituzione e leggi basterebbero ad assicurare la capacità difensiva e che l’esercito non può venir dispensato dai suoi obblighi senza previa modifica dei già più volte citati art. 58 e art. 1. Con solo 2 brigate da combattimento, con gravi lacune di armamento, e con un concetto di crescita e adattamento inadeguato l’esercito svizzero non è in grado di assolvere i suoi compiti neanche nell’attuale situazione relativamente traquilla. E neppure è all’altezza dei compiti, con 22’000 uomini addetti alla difesa vera e propria e 35’000 a incarichi di assistenza e aiuto alle autorità cantonali nel quadro delle nuove esigenze “quantitativamente limitate”.
Se ne deduce che la politica di sicurezza attualmente messa in atto dal CF è contraria sia alla costituzione che al diritto internazionale, che con il trattato di Haag del 1907 impone agli Stati riconosciuti neutrali l’obbligo di un’adeguata difesa armata, con il solo limite di costi sopportabili. Dalla caduta del muro di Berlino (1989) Governo e Parlamento hanno disatteso al proprio obbligo di fornire all’esercito i finanziamenti indispensabili. Il CF ha preso conoscenza della perizia del Prof. Schweizer concludendo con l’attribuirgli cose che non ha detto, e cioè che sarebbe necessaria un’ulteriore perizia per stabilire il grado di compatibilità costituzionale dell’attuale politica di difesa sulla base della distribuzione dei ruoli e della collaborazione tra Confederazione e Cantoni.
Un esempio di nobilissimo politichese, una cortina fumogena degna del CF che (purtroppo) abbiamo. In realtà il perito constata l’insufficiente ancoraggio nella costituzione dei servizi di assistenza e aiuto alle autorità civili cantonali e consiglia dibattiti e trattative a questo riguardo con i cantoni. Nella sua conferenza “Chance Miliz” del 16.10.2010 a Lucerna Maurer ha ricordato che dal 1990 si sono sempre ridotti i mezzi finanziari all’esercito, passando dall’1,6% del Pil allo 0,8%, cosa che ha costretto i responsabili a una maratona di modifiche e cambiamenti delle strutture. Ogni riforma è fallita perché i mezzi disponibili non bastavano. Il piano di sviluppo 2008/11 ha subito la stessa sorte. Secondo Maurer, con quel piano è aumentato il grado di sussidiarietà ai bisogni delle autorità civili a scapito dei compiti propriamente militari di difesa del paese. Maurer ha il merito di aver così fatto sapere al paese che per il CF le considerazioni finanziarie contano più di quelle militari. Ha anche annunciato per fine 2012 un messaggio alle Camere per la sessione primaverile 2013 concernente l’adattamento della Legge sull’esercito, con prevedibile entrata in vigore dal 2015.
C’è da temere che CF e Parlamento non saranno in grado di trovare soluzioni convincenti e rispettose della costituzione. Con ogni probabilità cercheranno una modifica delle leggi che legittimi le manchevolezze nei riguardi dell’art. 58 della costituzione. Un simile cambiamento comporterebbe però il referendum obbligatorio, cosa che si vorrà ad ogni costo evitare. Si modificasse invece solo la Legge sull’esercito, il referendum sarebbe facoltativo, con la raccolta di 50’000 firme entro 100 giorni, cosa non facile.
Sarebbe, se messo in atto, un tentativo di impedire al popolo di far sentire la sua voce. Le forze politiche borghesi che rifiutano una nazione indifesa, le associazioni militari e tutti i cittadini e le cittadine che vogliono per i loro figli e nipoti una Svizzera possibilmente sicura anche in tempi insicuri devono perciò fare in modo che il popolo possa esprimersi per decidere la propria politica di sicurezza. E`cosa troppo importante per lasciarla a CF e camere.
Gianfranco Soldati