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I bocconcini di pollo dell'azienda Eat Just potrebbero avere un risvolto fondamentale
Un taglio ai consumi di carne, secondo l'azienda, è vitale per affrontare la crisi climatica
SINGAPORE - È stata messa per la prima volta in vendita una carne coltivata in laboratorio, per la quale non è stato macellato nessun animale.
L'approvazione da parte dell'autorità di regolamentazione di Singapore della carne di pollo coltivata in bioreattori è vista come un momento storico per l'industria della carne.
Si tratta, in questo caso, di bocconcini di pollo, prodotti dalla società statunitense Eat Just, che hanno superato una revisione di sicurezza da parte della Singapore Food Agency. L'approvazione, come riporta il Guardian, potrebbe aprire la porta a un futuro in cui la carne verrà prodotta senza l'abbattimento di bestiame.
«Penso che l'approvazione di oggi sia una delle pietre miliari più significative nell'industria alimentare degli ultimi decenni» ha dichiarato Josh Tetrick, di Eat Just. «È una porta aperta e sta a noi e alle altre aziende cogliere questa opportunità. La mia speranza è che questo porti a un mondo in cui la maggior parte della carne non richieda l'uccisione animali o l'abbattimento di alberi».
Il processo - Le cellule con cui si avvia il processo provengono da biopsie di animali vivi, e non richiedono la macellazione degli animali. I nutrienti forniti provengono invece dalle piante.
La disponibilità iniziale è al momento limitata, ha spiegato Eat Just, ma i bocconcini saranno presto maggiormente disponibili, e anche più economici, non appena la produzione sarà incrementata.
Sono diversi gli studi che hanno mostrato come un taglio ai consumi di carne sia vitale per affrontare la crisi climatica, e le aziende coinvolte nella coltivazione di questo tipo di carne sono decise che sia il prodotto più adatto per persuadere i mangiatori di carne non convinti dalle diete vegetariane.
Attualmente, sono circa 130 milioni i polli che vengono macellati ogni giorno, e 4 milioni di maiali. Di tutti i mammiferi della Terra, il 60% è costituito da bestiame, il 36% da esseri umani e solo il 4% è selvatico.
Le sfide principali - Sono decine le aziende che stanno sviluppando carne di pollo, bovina e suina, con l'obiettivo di ridurre l'impatto della produzione industriale di bestiame sul clima e sulle risorse naturali, oltre che quello di fornire carne più pulita, senza farmaci e senza crudeltà animale.
Tuttavia, molte sfide rimangono. Ad esempio, sarà importante sapere la reazione dei consumatori alla carne coltivata: «È diversa? Sicuramente. La nostra speranza è di fare colpo con una comunicazione trasparente con i consumatori, spiegando che cos'è e come si confronta con la carne convenzionale, e pensiamo di essere in grado di convincere molti, ma sarà tutto da vedere» ha spiegato Tetrick, confermando che il pollo coltivato è nutrizionalmente uguale alla carne convenzionale.
Tra le altre difficoltà principali si nota anche l'ottenimento dell'approvazione in altre nazioni e l'aumento logistico della produzione. «Se vogliamo servire tutto Singapore, ed eventualmente portarlo in altre parti del mondo, dobbiamo passare a bioreattori da 10.000 o 50.000 litri», ha concluso Tetrick.