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La Corte lo ha giudicato colpevole dei reati di coazione sessuale e atti sessuali con fanciulli. L’uomo: ‘Mi dispiace soprattutto per i miei figli’
«L’intenzione dell’imputato era quella di arrivare al rapporto sessuale con la minorenne attraverso l’espediente del pagamento, ma sono state le minacce a far cedere la vittima». È con queste parole che il giudice Amos Pagnamenta ha condannato il 53enne comparso oggi dinnanzi alla Corte delle Assise correzionali alla pena detentiva di 15 mesi sospesi condizionalmente per un periodo di prova di due anni per i principali reati di cui è stato accusato dalla pubblica accusa ovvero di coazione sessuale ripetuta e atti sessuali con una minorenne (anch’essi ripetuti). L’uomo nel periodo tra agosto e settembre 2021 ha approfittato della vulnerabilità di una 15enne che conosceva da quando era piccola e che si occupava di fare da baby sitter ai suoi due figli e l’ha spinta a subire un rapporto orale in due occasioni: una in casa della sua ex moglie, dove la giovane lavorava, e l’altra nella sua auto.
Il 53enne, un cittadino italiano, «è apparso a questa Corte contraddittorio nelle sue dichiarazioni, negando inizialmente il secondo episodio, per poi affermare di non ricordare. Ma è impossibile che non ricordi di aver avuto un atto sessuale con la giovane da cui era attratto». La Corte ha ritenuto inoltre che «la vittima ha ceduto solo per la pressione delle minacce» e ha ritenuto «assodato il fatto che lui utilizzasse l’espediente dei pagamenti per giungere al suo scopo».
La difesa, rappresentata dall’avvocata Gaia Zgraggen, aveva chiesto l’assoluzione del suo assistito da tutti i capi d’accusa. «L’imputato – ha espresso nella sua arringa Zgraggen – non ha esercitato alcuna pressione psicologica e ha sempre contestato il fatto che ci sia stata una qualsiasi forma di coazione». La vittima «ha parlato della paura dei suoi genitori solo quando le è stato chiesto perché ha tollerato quanto le è accaduto. Ma risulta molto più genuino che volesse dei soldi, e l’ha sottolineato più volte. Questo trova riscontro nel fatto che gli abbia chiesto lei di essere il suo ‘sugar daddy’. Comprensibilmente la vittima ha preferito pensare che sia stata la paura del parere dei suoi genitori che di averlo fatto per denaro». La difesa ha inoltre ritenuto che l’accusa di atti sessuali con fanciulli (quindi con minori di sedici anni) non fosse impugnabile siccome non era certo che la ragazza avesse ancora 15 anni, perché si è occupata dei figli del 53enne anche tra ottobre e novembre, quindi dopo il suo sedicesimo compleanno. Per questo secondo la legale andava applicato il principio «in dubio pro reo».
L’imputato ha voluto concludere la fase dibattimentale con queste parole: «Vorrei dire che ho capito che il mio atteggiamento durante gli interrogatori è stato interpretato come arrogante ma in realtà le mie risposte sono sempre state aggressive perché ero, come lo sono ora, arrabbiato con me stesso per il casino che ho combinato e per aver messo in difficoltà i miei figli più che altro. Nonostante ciò che dice la pp non ero a conoscenza della situazione della ragazza. Mi trovavo davanti a un’adolescente che ho scoperto prima avere grandi problemi e che cercava una sorta di aiuto. Questo mi dispiace molto. Chiedo di portare alla ragazza le mie scuse, anche se tardive». Ma alla Corte l’uomo «non è parso nemmeno pentito, e questa mattina, nonostante la lettera che ci ha letto, ha indicato che fosse stata la vittima a invitarlo per consumare un atto sessuale, mentre la ragazza è parsa lineare anche riferendo fatti che potevano metterla in cattiva luce. È dunque assai probabile che dopo aver versato somme per lui importanti si sia irritato perché la giovane non sembrava voler giungere a un rapporto sessuale e da lì le minacce».
Il 53enne ha già dei precedenti penali ma non specifici. È stato infatti condannato in passato per truffa. Ad ogni modo, la Corte non ne ha ordinato l’espulsione: è stato riconosciuto il caso di rigore, in quanto la famiglia dell’uomo vive in Svizzera.