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Una vittima di violenza coniugale ha il diritto alla dimora dopo la separazione?
Sì, anche se l'autore si è separato dalla vittima, come stabilito dal Tribunale federale nella sua sentenza del 23 marzo 2021.
Dopo aver sposato uno svizzero nel febbraio del 2014, la cittadina kosovara ha ottenuto un permesso di dimora. Un anno e mezzo dopo il matrimonio, la coppia si è separata. Nel luglio 2016, l'Ufficio della migrazione ha espulso la donna kosovara dalla Svizzera; le istanze cantonali hanno confermato la decisione di espellere la donna, ormai divorziata. Nella sua decisione, il Tribunale cantonale non ha esaminato se c'era stata violenza coniugale, poiché la separazione non era stata promossa dalla moglie e la continuazione della relazione era quindi esigibile. Il Tribunale federale, a cui la donna ha fatto ricorso, ha rinviato il caso al Tribunale cantonale, con l'ordine di esaminare se la donna avesse subito violenza coniugale. Il Tribunale cantonale ha esaminato la questione ed è giunto nuovamente alla conclusione che la donna kosovara doveva essere espulsa. Quest'ultima, con ricorso in materia di diritto pubblico si è appellata nuovamente al Tribunale federale, che ha accolto il suo ricorso.
Le vittime di violenza coniugale sono protette indipendentemente dalla volontà di separarsi
Una cittadina straniera può conservare il suo diritto di dimora anche dopo lo scioglimento del matrimonio, se è stata vittima di violenza coniugale. Nel caso in questione il marito aveva tappato la bocca della ricorrente con del nastro adesivo, l'aveva colpita, l'aveva pugnalata alla coscia sinistra con una forchetta, l'aveva colpita alla testa con una tazza di metallo, le aveva fatto dei lividi blu alla gamba e l'aveva portata ripetutamente a casa dei suoceri contro la sua volontà, "tirandola in macchina per i capelli se necessario con la forza". Il Tribunale cantonale ha tuttavia considerato la convivenza coniugale come ragionevole per la moglie, dato che la separazione era stata chiesta dal marito.
Secondo una giurisprudenza consolidata del Tribunale federale la "concessione di un diritto di dimora alle vittime di violenza coniugale" ha lo scopo di impedire che "una persona colpita da violenza coniugale rimanga in una relazione coniugale che è oggettivamente non esigibile per lei, solo perché la separazione avrebbe conseguenze negative per lei ai sensi della legge sull'immigrazione". Secondo il Tribunale federale, da chi è chiesta la separazione può al massimo essere un indizio in merito all'esigibilità. Nel caso in questione la relazione tra la separazione e la violenza coniugale era chiara. "Il fatto che il marito violento abbia successivamente deciso di porre fine al matrimonio non cambia il fatto che, a causa del perdurare della violenza coniugale, sarebbe stato oggettivamente non esigibile per la ricorrente rimanere nel matrimonio, la quale ha quindi (...) diritto alla proroga del suo permesso di dimora", ha stabilito il Tribunale federale approvando il ricorso.