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Le due camere del parlamento hanno messo la parola fine a due anni di dibattiti per la revisione della legge sulla radiotelevisione. Appianate le ultime divergenze.
Il Consiglio degli Stati ha infine accettato la proposta di accordare il 4% del canone alle emittenti radio e tv private.
La revisione della Legge federale sulla radiotelevisione (LRTV) è in porto. Giovedì, il Consiglio degli Stati (camera alta del parlamento) ha appianato le ultime divergenze col Consiglio nazionale (camera bassa) ed ha accettato tacitamente l'idea di un tasso unico del 4% per quanto riguarda la quota di canone da versare alle radio e alle televisioni private.
Il Consiglio degli Stati aveva insistito a lungo su un tasso variabile compreso tra il 2 e il 5% per le tv e tra il 3 e il 5% per le radio. I senatori hanno rinunciato a difendere la loro posizione per evitare di protrarre ulteriormente una discussione che durava orma da anni.
Per ricevere una fetta del canone, conformemente alla nuova LRTV, le emittenti private dovranno soddisfare un mandato di prestazioni definito nella concessione loro rilasciata. Sarà il Consiglio federale a decidere la chiave di ripartizione tra i vari beneficiari.
In vigore probabilmente nel 2007
Il Consiglio degli Stati ha eliminato anche tutte le altre divergenze secondarie. Ha approvato un emendamento anticoncentrazione che limita a due il numero di concessioni di radio e televisione ottenibili da un privato. Altro aspetto: i fornitori di servizi di telecomunicazione potranno privilegiare, in certi casi, le piccole emittenti elvetiche.
Manca ancora la votazione finale, ma visto che non sussistono più divergenze dovrebbe trattarsi di una formalità. Il consigliere federale Leuenberger, ministro della comunicazione, ha parlato dei tempi lunghi di questa revisione, iniziata dal suo Dipartimento nel 1999 e seguita in tutti questi anni con occhio attento e critico dai media. Leuenberger ha stimato che la nuova legge entrerà in vigore il primo gennaio del 2007.
L'obiettivo della nuova legge è di assicurare un servizio pubblico forte attraverso la Società svizzera di radiotelevisione (SRG SSR idée suisse) e di concedere più fondi e libertà ai privati. La soluzione alla quale si è arrivati, ha commentato il portavoce della SSR Simon Meyer, è accettabile per tutti.
Meyer non ha voluto commentare i dettagli della legge, che in sostanza «sottrae» all'emittente pubblica 30 milioni di franchi per darli ai privati. Secondo Meyer, ora le premesse per le radio e tv commerciali migliorano. Tuttavia la legge non avrà grandi conseguenze, poiché non può cambiare «la situazione che è quella di un mercato elvetico ristretto e di una forte concorrenza straniera».
Meno introiti per la SRG SSR idée suisse
Finora la SSR incassava, in qualità di emittente pubblica, la quasi totalità del canone che tutte le economie domestiche in cui si trovano televisori o radio pronti per l'uso sono tenute a pagare.
Ora la SRG SSR idée suisse dovrà rinunciare a una fetta più grande della torta. Attualmente, l'ammontare totale dei proventi da canone è di 1,1 miliardi di franchi (400 milioni di canone radio e 700 milioni di canone tv).
Con la revisione della LRTV, le radio private avranno diritto a 16 milioni di franchi, al posto dei 7,5 milioni di oggi. Il contributo per le televisioni private passerà da 7 milioni di franchi a 28. In totale, la SRG SSR idée suisse dovrà rinunciare a 44 milioni al posto dei 14,5 attuali.
Una legge con un occhio di riguardo per swissinfo
La nuova LRTV contiene anche la reazione del parlamento ai piani di smantellamento di swissinfo da parte della Società svizzera di radiotelevisione.
Il portale internet in nove lingue swissinfo continua il lavoro intrapreso una settantina d'anni fa da Radio svizzera internazionale e informa gli svizzeri all'estero e gli stranieri interessati alla Svizzera. Si tratta di un compito che sta a cuore al mondo politico ma il cui svolgimento è stato messo in pericolo dal progressivo stralcio dei contributi statali per swissinfo negli anni scorsi.
Ora il parlamento è tornato sui propri passi stabilendo attraverso l'articolo 31 della nuova legge che il budget di swissinfo sarà finanziato almeno al 50% dalla Confederazione. È stata inoltre approvata la mozione del Consigliere agli Stati ticinese Filippo Lombardi che chiedeva di mantenere l'offerta di swissinfo così com'è oggi.
Per swissinfo è una boccata d'ossigeno, anche se il futuro del portale dipenderà in ultima istanza dalle discussioni tra la SRG SRR idée suisse e l'Ufficio federale della comunicazione. Solo a quel momento, infatti, verrà concretamente stabilito il budget per swissinfo. Il portavoce della SSR ha sottolineato che la decisione della Confederazione di finanziare swissinfo permette di pensare ad un mantenimento – in termini qualitativi e quantitativi – del portale internet attuale.
Tuttavia, la SSR vuole esplorare le opportunità di risparmio. La direzione generale dell'azienda, ha spiegato il portavoce Simon Meyer, ha dato a swissinfo il compito di sviluppare delle sinergie e di studiare la possibilità di collaborazione con le altre unità aziendali (radio e televisioni).
swissinfo e agenzie
Fatti e cifre
La Svizzera ha il canone radiotelevisivo più alto d'Europa: 450 franchi l'anno (Austria 380 franchi, Germania 320, Francia 180, Italia 155).
In totale, la Confederazione incassa 1,1 miliardi di franchi.
Finora alle radio e tv private andavano 15 milioni.
Con la nuova legge, alle emittenti private andranno 45 milioni.
Il resto del canone spetta al servizio pubblico (SRG SSR idée suisse) che incasserà dunque 30 milioni meno che in passato.
Il 70% circa del budget dell'emittente pubblica è coperto dal canone.
In breve
Il canone è una tassa prelevata per conto della Confederazione presso le economie domestiche che dispongono di apparecchi radio o tv.
La quasi totalità della somma così ottenuta finisce nelle casse del servizio pubblico (SRG SSR idée suisse). Una parte, che la nuova legge fissa al 4%, va alle radio e alle tv private.
Per trasmettere in Svizzera, le radio e le televisioni, sia quelle pubbliche sia quelle private, necessitano di una concessione rilasciata dall'Ufficio federale della comunicazione.
Una ventina d'anni fa, l'arrivo delle emittenti private ha messo fine al monopolio della SSR, ma solo a livello regionale, perché non esistono emittenti private a diffusione nazionale.