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L'idea era quella di destabilizzare il governo Chavez nel 2011. La stessa tattica è stata attuata anche a Cuba
CARACAS - Nel 2011 più di dieci rock band venezuelane sono state "ingaggiate" dagli Stati Uniti per produrre e diffondere canzoni che promuovessero la libertà d'espressione, minando così la politica dell'allora presidente Hugo Chavez.
L'investimento, che ammonta a più di 22'000 dollari, stando a quanto riporta il Guardian, è stato approvato dal National Endowment Democracy, l'agenzia non governativa che si occupa della promozione della democrazia all'estero.
La sovvenzione copriva la produzione, la registrazione e la diffusione dei brani incentrati sulla democrazia, oltre ad un concerto in stile "battle" di tutte le band.
È stato Tim Gill, sociologo dell'Università della Carolina del Nord, a scoprire la domanda di sovvenzione, che dimostra gli sforzi dei funzionari statunitensi «per promuovere una maggiore riflessione tra i giovani venezuelani sulla libertà di espressione, il loro legame con la democrazia e lo stato di quest'ultima nel Paese».
«Non credo che pensassero di far cadere il governo solamente a colpi di rock» ha dichiarato Gill al Guardian, sottolineando tuttavia l'importanza che la musica ha ricoperto nella storia.
Anche a Cuba - Gli Stati Uniti avevano deciso di puntare sulla musica per scatenare disordini in America Latina anche nel 2014, a Cuba, quando avevano tentato di infiltrarsi nella scena hip hop. Lo ha rivelato USAid, l'organizzazione americana per lo sviluppo internazionale.
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Per la consigliera nazionale dei Verdi, invece, ha giocato un ruolo anche il particolare contesto storico-economico.