Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/54180

<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Anche il Consiglio federale è interessato a evitare, nella misura del possibile, che cittadini compiano atti violenti con armi da fuoco contro se stessi o contro terzi. D'altronde, il Consiglio federale e il DDPS hanno preso delle misure che contribuiscono a prevenire simili atti. È il caso della nuova regolamentazione sulla consegna della munizione da tasca che è applicata dall'entrata in vigore dell'ordinanza del DDPS del 9 dicembre 2003 sull'equipaggiamento personale dei militari (RS 514.101). Conformemente all'articolo 7 di tale ordinanza la munizione da tasca è consegnata unicamente ai militari attivi ed è già ritirata al momento del passaggio nella riserva - o in ogni caso alla riconsegna dell'equipaggiamento - e non, come sinora, soltanto dopo il proscioglimento dall'obbligo di prestare servizio militare. Inoltre, il 1° gennaio 2004 è entrata in vigore l'ordinanza del </p><p>5 dicembre 2003 sull'equipaggiamento personale dei militari, di cui l'articolo 7 prevede il ritiro o il deposito dell'arma personale se vi sono segni o indizi concreti che un militare possa mettere in pericolo se stesso o terzi (RS 514.10). Occorre inoltre accennare agli articoli 11 e 12 di tale ordinanza, secondo cui al momento della cessione dell'arma personale in occasione del proscioglimento dagli obblighi militari non devono sussistere motivi d'impedimento ai sensi dell'articolo 8 capoverso 2 della legge sulle armi </p><p>(RS 514.54). L'esecuzione di quest'ultima prescrizione incombe ai cantoni. Il Consiglio federale non ha alcun dubbio sull'efficacia di tutte queste misure; tuttavia, attualmente sarebbe ancora prematuro procedere a un'analisi dei risultati.</p><p>Per quanto concerne il numero di suicidi e di reati commessi con armi dell'esercito, le statistiche non esistono oppure sono incomplete, come il Consiglio federale ha già constatato in relazione ad altri interventi parlamentari (02.3028 Interpellanza Berger: "Armi e munizioni custodite a casa"; 02.5105 Domanda Widmer Hans: "Armi dell'esercito. Statistiche sull'uso abusivo", non pubblicata in italiano). La ragione per cui sinora non esistono delle statistiche o esistono solo delle statistiche incomplete sull'abuso di armi dell'esercito è dovuta segnatamente al fatto che le statistiche cantonali sui reati commessi con armi da fuoco non fanno alcuna distinzione tra armi dell'esercito e altre armi. Pertanto non esiste neppure una statistica capillare a livello federale che fornisca informazioni sui reati commessi con armi dell'esercito. L'Ufficio federale di polizia gestisce una banca dati sulla revoca di autorizzazioni e il sequestro di armi (DEBBWA) nella quale viene fatta una distinzione tra armi dell'esercito e altre armi. Tuttavia essa non contiene informazioni su tutti i reati commessi con armi, bensì soltanto delle indicazioni sui sequestri e la revoca di autorizzazioni. Di conseguenza esistono unicamente dei dati puntuali che non possono essere riuniti sotto forma di un quadro complessivo o di una statistica completa. Le basi legali per una simile statistica dovrebbero essere create nel quadro della legge sulle armi, come d'altronde previsto nel progetto di revisione del 2002.</p><p>A titolo complementare si può aggiungere che annualmente vengono rinviate alla base logistica dell'esercito circa 60-70 armi sequestrate dai servizi di polizia. Sono inoltre annunciati da 30 a 35 suicidi l'anno compiuti con armi dell'esercito. Tuttavia, anche queste due indicazioni non si fondano su statistiche complete. Infine, il Consiglio federale non dispone di alcuna indicazione riguardo a tentativi di pressione psicologica esercitati nei confronti di terzi mediante armi dell'esercito.</p>  Risposta del Consiglio federale.