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Sette anni e mezzo di prigione per un 33enne lituano che nella primavera del 2012 ha ripetutamente ricattato la città di Zurigo con lettere ed email, minacciando di far esplodere delle bombe all'aeroporto, nelle stazioni e nelle scuole. Nella sentenza pubblica oggi il Tribunale distrettuale ha seguito fino in fondo le richieste della pubblica accusa.
Il cittadino lituano ha ritrattato una confessione fatta durante la detenzione preventiva e al processo si è dichiarato estraneo ai fatti. Il tribunale ha però ritenuto schiaccianti le prove raccolte nei suoi confronti. Gli inquirenti erano riusciti ad arrestarlo sulla base delle email spedite alla polizia e al municipio di Zurigo e dal giorno del fermo le minacce erano cessate.
Nelle lettere scritte in un tedesco alquanto stentato in cui si firmava "Boris", il 33enne aveva chiesto alle autorità cittadine di consegnarli 20 milioni di franchi per evitare che le bombe esplodessero. La stessa firma si trovava anche in una lettera depositata davanti all'abitazione di un ricco industriale: Boris chiedeva in questo caso 50 milioni di franchi, altrimenti avrebbe ucciso uno dei suoi famigliari.
Né la città di Zurigo né l'industriale non hanno mai dato seguito alle richieste di consegnare i soldi. La polizia zurighese si è dovuta occupare del fantomatico bombarolo per circa tre mesi. In un caso era pure dovuta intervenire per "disinnescare" una bomba, risultata però finta, che Boris aveva abbandonato sui binari della SZU, la linea ferroviaria regionale che percorre la valle della Sihl.
All'epoca gli inquirenti si erano limitati a diffondere una nota nella quale si parlava di un intervento resosi necessario per prelevare un "oggetto sospetto". La storia di Boris è diventata di dominio pubblico soltanto nei giorni scorsi, in occasione dell'apertura del processo.