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Nell'agosto di cinque anni fa le due grandi banche svizzere UBS e Credit Suisse concludono un accordo con le Organizzazioni ebraiche.
L’accordo prevede il versamento di 1,25 miliardi di dollari in favore dei superstiti dell’Olocausto e dei loro eredi.
Si conclude così una delle controversie più lunghe e più sofferte nella storia recente della Confederazione. Sotto le pressioni internazionali la Svizzera rimette in questione il suo ruolo durante la Seconda Guerra mondiale. Lo storico Francois Bergier viene incaricato di elaborare un ampio studio su questo difficile periodo storico.
La vicenda degli averi ebraici in giacenza e delle denunce collettive delle organizzazioni ebraiche, rappresentate da avvocati americani di spicco, innesca in Svizzera un infuocato dibattito che avrà ripercussioni su tutta la vita del Paese.
Le accuse
I grandi istituti finanziari elvetici sono accusati di non aver permesso agli eredi dei titolari di conti in giacenza di ricuperare i fondi che i loro familiari avevano depositati, spesso in fretta e furia, prima di venir uccisi nei campi di concentramento.
Con l'accordo del 1998, definitivamente approvato dal giudice americano Edward Korman nell'agosto del 2000, il settore bancario svizzero, le industrie svizzere e tutti gli organismi statali sono pure esonerati da ulteriori rivendicazioni nei loro confronti, relative al periodo del secondo conflitto mondiale.
Grazie ad un accordo addizionale, anche il settore assicurativo è sottoposto all'accordo di conciliazione.
swissinfo, Elena Altenburger