Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/126366

<h2>SubmittedText<h2><p>Nei "guiding principles" approvati all'unanimità dal Consiglio dei diritti umani del giugno 2011, John Ruggie invita i governi ad attuare una politica proattiva affinché le imprese si assumano la responsabilità del rispetto dei diritti umani e delle norme ambientali in tutto il mondo. John Ruggie sottolinea che gli Stati debbano ricorrere a una combinazione di provvedimenti nazionali e internazionali, facoltativi e obbligatori. Sulla scorta di queste affermazioni anche l'UE si è dichiarata favorevole a una combinazione di provvedimenti facoltativi e obbligatori. Come si legge nel piano di corporate social responsibility (CSR) della SECO, il Consiglio federale elogia anzitutto la responsabilità individuale delle imprese nel quadro della responsabilità sociale ed ecologica d'impresa, sostenendo attivamente i codici di condotta e le iniziative internazionali.</p><p>Tuttavia, sebbene le imprese svizzere abbiano aderito, ad esempio, al Global Compact delle Nazioni Unite, esse tornano di continuo al centro dell'attenzione a causa dell'inosservanza dei diritti umani o delle norme ambientali all'estero. I media hanno più volte affrontato la questione delle violazioni commesse dalle filiali di multinazionali con sede in Svizzera: inquinamento dell'acqua e del suolo insieme a danni alla salute delle popolazioni locali in Paesi come il Perù, o lavoro minorile nelle miniere artigianali nella Repubblica democratica del Congo. Queste violazioni vanno spesso di pari passo con l'assenza di dialogo tra l'impresa e la popolazione interessata.</p><p>Chiedo pertanto al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Come si spiega questo abisso tra l'impegno di un'impresa nell'ambito della CSR e le sue pratiche commerciali in loco?</p><p>2. Come giudica l'efficacia dell'autoregolamentazione dell'economia e dei provvedimenti facoltativi nell'ambito della CSR, in relazione al rispetto dei diritti umani e delle norme ambientali?</p><p>3. Al fine di impedire le violazioni dei diritti umani e i danni all'ambiente, come prevede di garantire che i provvedimenti che le aziende intendono adottare nell'ambito della CSR abbiano come punto di riferimento gli standard internazionali e che le imprese li rispettino realmente?</p><p>4. Qual è la sua posizione nei confronti di una nuova idea di CSR, che sostenga una combinazione di provvedimenti facoltativi e obbligatori?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale attribuisce grande importanza all'integrità della piazza economica elvetica e alla gestione aziendale responsabile da parte delle imprese svizzere. La Svizzera promuove già da decenni l'elaborazione di standard e principi multilaterali che sostengano le imprese nel praticare una gestione aziendale responsabile (Corporate Social Responsibility, CSR). Vanno menzionate ad esempio le linee guida dell'OCSE del 1976 destinate alle imprese multinazionali o la Dichiarazione tripartita dell'OIL, approvata un anno dopo. La Svizzera sostiene inoltre il Global Compact dell'ONU e ha partecipato attivamente all'elaborazione dei principi guida dell'ONU su imprese e diritti umani, pubblicati nel 2011. Grazie all'orientamento globale dell'economia svizzera, gli standard convenuti sul piano internazionale hanno un particolare valore per il nostro Paese. </p><p>1. Per quanto concerne le imprese e le associazioni di categoria, la Confederazione promuove l'attuazione di una gestione aziendale responsabile. Lieto che le imprese svizzere nutrano un crescente interesse per questi standard CSR, il Consiglio federale apprezza che i loro sforzi sianoi spesso giudicati esemplari a livello internazionale. Tuttavia, il collegio è consapevole che le imprese attive in contesti difficili - come ad esempio una zona di conflitto - si trovino ad affrontare problemi considerevoli nell'attuare la CSR. </p><p>2. In via di principio va ribadito che tutte le nostre imprese sono soggette alle leggi nazionali nonché a quelle degli Stati in cui operano. Ciò non concerne solamente la legislazione ambientale e i diritti umani, bensì anche altri settori quali il diritto del lavoro, le imposte e il divieto di corruzione. Nei Paesi ad alto rischio di conflitto o in cui lo Stato di diritto è ancora in fase di consolidamento, gli obblighi dell'impresa vanno oltre il rispetto della legislazione locale. In questo campo le misure di CSR facoltative adottate dalle imprese - a complemento delle leggi nazionali vigenti - possono fornire un importante contributo ai fini di uno sviluppo economico sostenibile. </p><p>3. Le imprese sono libere di adottare codici di condotta interaziendali, commisurati alle loro esigenze. A seconda dell'attività svolta e del contesto, esse possono far capo a vari standard e strumenti internazionali elaborati, ad esempio, da organizzazioni internazionali o iniziative "multistakeholder". Molti di essi si basano sugli strumenti CSR di riferimento dell'OCSE, dell'OIL e dell'ONU e consentono alle imprese di applicarli in modo concreto. La Svizzera sostiene iniziative tese ad aiutare le imprese nell'attuazione e nello scambio di esperienze relative agli standard CSR facoltativi, quali il forum OCSE sulla "due diligence" nella catena di fornitura dell'oro. La Svizzera apprezza che nel contesto di simili iniziative vengano impiegati meccanismi di controllo indipendenti. Anche terzi, come ad esempio i consumatori, possono ricorrere a standard CSR per valutare l'operato delle imprese. </p><p>4. Nella sua comunicazione del 25 ottobre 2011 su una nuova strategia UE (2011-2014) per la responsabilità sociale delle imprese (CSR), la Commissione europea sottolinea che la responsabilità per lo sviluppo e l'attuazione degli standard CSR ricade innanzitutto sulle imprese. Le autorità dovrebbero tuttavia assumere una funzione ausiliare, ad esempio sviluppando standard internazionali. Attraverso misure legislative o di altro genere, esse possono anche creare incentivi affinché le imprese applicano tali standard. Secondo la nuova definizione della Commissione europea, la CSR consiste nella "responsabilità delle imprese per il loro impatto sulla società" e riguarda gli interventi delle imprese che vanno al di là dei loro obblighi giuridici. Come testi di riferimento per imprese interessate a un approccio CSR, la suddetta comunicazione menziona alcuni principi internazionali dell'OCSE, dell'OIL e dell'ONU a cui anche la Svizzera si attiene.</p>  Risposta del Consiglio federale.