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Nell'ambito della giornata nazionale del rifugiato, circa 3500 persone hanno preso parte sabato a Berna a una grande manifestazione, posta sotto lo slogan "Stop esclusione".
Venerdì, la presidente della Confederazione Micheline Calmy-Rey ha lanciato un appello alla popolazione affinché si dimostri più rispettosa ed aperta nei confronti dei rifugiati e dei richiedenti l'asilo.
La manifestazione nella capitale era organizzata dalla sezione bernese dell'associazione "Solidarietà senza frontiere". In programma numerosi discorsi e spettacoli culturali di gruppi di rifugiati provenienti da ogni parte del mondo.
Anche in altre 200 città e comuni si sono svolti eventi simili, mentre la giornata internazionale si terrà mercoledì.
Maggiore apertura auspicata
La giornata era stata ufficialmente aperta già venerdì alla presidente della Confederazione Micheline Calmy-Rey, che in un discorso ha sollecitato più rispetto e apertura verso i richiedenti l'asilo. La ministra degli esteri ha denunciato la "stigmatizzazione deliberata" di cui sono vittime i richiedenti l'asilo da parte di ambienti che vogliono ottenere "vittorie elettorali a breve termine". Questo atteggiamento, ha aggiunto, nuoce alla reputazione internazionale della Svizzera e dunque ai suoi interessi a lungo termine.
Secondo Calmy-Rey, visto il numero ridotto di richieste d'asilo registrate attualmente sarebbe "opportuno" che la Confederazione prendesse in considerazione una ripresa della politica di ospitare contingenti di profughi. Questa era stata abbandonata nel 1998 in seguito alla crisi nei Balcani.
Un mese fa, il Consiglio federale ha suscitato proteste rifiutando di accogliere un contingente di 500 iracheni, come proponeva la ministra degli esteri. Il governo ha affermato che preferisce aiutare gli sfollati in loco.
Legge sull'asilo
Anche l'Organizzazione svizzera d'aiuto ai rifugiati chiede che si riprenda ad accogliere contingenti di profughi e auspica una procedura d'asilo equa, affinché le persone perseguitate trovino protezione e un trattamento rispettosi.
Secondo l'OSAR, l'Europa è diventata una fortezza proibita alle persone che fuggono dai loro paesi. E quando un profugo riesce ugualmente ad arrivare in Svizzera, vi scopre una delle leggi sull'asilo più dure del continente.
Molti richiedenti – ha affermato il segretario generale Beat Meiner - ottengono rapidamente una decisione cosiddetta di "non entrata nel merito" che li esclude automaticamente dall'aiuto sociale. Caduti nell'illegalità, vivono in un'estrema precarietà nel timore permanente di essere arrestati.
Prendere esempio dal passato
Il segretario dell'OSAR ha ricordato l'accoglienza riservata dagli svizzeri a coloro che fuggivano dall'Ungheria e dalla Cecoslovacchia comuniste, o dal Tibet. Anche durante la Seconda guerra mondiale, quando la Svizzera ufficiale conduceva una politica dei rifugiati di una durezza disumana, una gran parte della popolazione ha accolto persone perseguitate, ha aggiunto Meiner.
Oggi - ha proseguito - la Svizzera è uno dei paesi più ricchi al mondo e deve continuare a praticare una politica d'asilo umana. La posta in gioco è grande per i profughi, ma anche per l'insieme della società. "Dobbiamo mobilitarci per la difesa dei nostri valori", ha detto Meiner.
swissinfo e agenzie
Fatti e cifre
Nel 2006 sono state inoltrate 10'537 richieste d'asilo alle autorità svizzere.
Nell'ultimo decennio sono state presentate in media 25'000 domande all'anno.
Il maggior numero di richieste di asilo è stato raggiunto nel 1999 (48'057 domande).
Secondo i dati dell'Ufficio federale della migrazione, solo il 10% dei richiedenti l'asilo ottengono una risposta positiva.
Nel 2006, 8'859 richiedenti l'asilo hanno lasciato la Svizzera.
Nell'ultimo decennio si sono registrate in media 21'819 partenze all'anno. Il record è stato raggiunto nel 2000 con 48'974 partenze.
Dal 1997 65'000 persone di 21 paesi hanno beneficiato di aiuti al rimpatrio da parte della Svizzera (1535 nel 2006).