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Ultima giornata dibattimentale, venerdì ad Interlaken, della prima settimana del processo per la tragedia di canyoning di due anni fa.Questo contenuto è stato pubblicato il 07 dicembre 2001 - 17:32
La 22enne Rachel O'Brien, sopravvissuta australiana del tragico incidente di canyoning nell'Oberland bernese che il 27 luglio 1999 costò la vita a 21 persone, ha smentito venerdì al processo di Interlaken le versioni fornite nei giorni scorsi dalle due guide della Adventure World.
Il temporale minacciava di scatenarsi già al momento della partenza dalla base di Wilderswil e ha cominciato a piovere mentre i turisti risalivano in autobus la Saxettal, ha testimoniato la teste australiana, aggiungendo che al momento di entrare nel Saxetbach diluviava. Stando al suo racconto l'acqua del torrente era già torbida e brunastra al momento di iniziare la discesa. Le guide avrebbero subito messo in guardia i turisti dal possibile aumento della massa d'acqua in breve tempo, cosa che avrebbe reso necessaria l'interruzione della discesa in caso di ulteriore peggioramento del tempo.
Mercoledì scorso, le due guide accusate con sei dirigenti di Adventure World di omicidio colposo avevano invece sostenuto che al momento di entrare nel torrente non pioveva, che l'acqua era bassissima e che solo nel corso della discesa si era rilevato un lento salire del livello della corrente ed un intorbidimento della stessa.
La sopravvissuta australiana, alla sua prima esperienza di canyoning, ha confermato che l'ondata che ha spazzato via tutto è giunta improvvisa. Il suo gruppo ha cercato invano di attaccarsi alla corda di sicurezza. La donna ha aggiunto di essere riuscita ad aggrapparsi ad una pietra e poi a salirvi sopra, rimanendo un'ora ad attenere che un elicottero la traesse in salvo. Interrogata dalla difesa, ha precisato di essere stata salvata dalle sue due guide.
Il processo riprenderà lunedì con la requisitoria dell'accusa e le arringhe della difesa. La sentenza è attesa per martedì.
swissinfo e agenzie
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