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Fabiano Antoniani, noto a tutti come DJ Fabo, era rimasto tetraplegico e cieco in seguito a un incidente stradale. Aveva chiesto allo Stato italiano di ottenere il suicidio assistito, illegale in Italia, legale invece in Svizzera, dove alfine giunse per porre fine a una vita di sofferenze aiutato da Marco Cappato, suo amico, esponente dell’associazione Luca Coscioni, (esponente dei radicali) che Fabo ringraziò “fino alla morte”.
Cappato si autodenunciò, costretto a farlo e altrettanto costretta fu la procura di Milano, che lo accusò di aver aiutato Dj Fabo a suicidarsi. DJ Fabo, come raccontò poi Cappato, premette un pulsante, perché il farmaco letale gli si iniettasse nelle vene: era molto teso, perché essendo cieco temeva di non riuscirci. Invece riuscì nell’intento di porre fine alla propria vita, in “modo dignitoso”, come gli “si adduceva” così come aveva sempre fermamente creduto, sin da quel terribile giorno dell’incidente, in cui aveva perso vista e uso degli arti.
Oggi, la Corte d’Assise di Milano ha assolto Marco Cappato perché il “fatto non sussiste”: ai sensi dell’articolo 580 del codice penale, norma che si occupa di suicidio e di istigazione allo stesso, Cappato sarebbe infatti innocente, “scampando” ai previsti 6 o 12 anni di carcere. Sulla base dell’articolo 580, Cappato che accompagnò Dj Fabo nella clinica Svizzera Dignitas, è quindi innocente.