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"Le accuse sono pesanti"
Nell'attacco dell'ex nunzio apostolico a Washington, Carlo Maria Viganò, il vaticanista Paolo Rodari vede anche motivi personali. Il dossier, tuttavia, merita una risposta da parte della Chiesa
"Viganò è un diplomatico vaticano, di area conservatrice perché vicino all'Opus Dei e agli ambienti tradizionalisti. Qualche mese fa aveva firmato una petizione contro il magistero papale, a suo modo di vedere traditore della vera dottrina": è questo il ritratto che Paolo Rodari, vaticanista del quotidiano La Repubblica, traccia dell'accusatore di Papa Francesco. L'ex nunzio apostolico a Washington afferma che il pontefice -e non solo lui- era al corrente da anni degli abusi commessi dal cardinale statunitense Theodore McCarrick.
Nella presa di posizione di Viganò, che non ha mai raggiunto la porpora cardinalizia a cui aspirava, "l'aspetto personale c'è ed è molto importante", secondo Rodari. Ci sono anche sospetti, ma non prove, "che sia spinto dai conservatori nella Chiesa statunitense a cui non piace Bergoglio". E piuttosto sospetto anche il fatto che, se viene mossa a Ratzinger e a Bergoglio l'accusa di aver coperto questi misfatti, allora anche Wojtyla va chiamato in causa, "ma questo Viganò non lo fa", sottolinea Rodari.
Detto questo, l'esperto riconosce che le accuse sono pesanti e il dossier in alcuni punti è piuttosto puntuale. Ci sarebbe quindi da aspettarsi "una risposta da parte vaticana, se non proprio dal Papa", che al termine del suo viaggio irlandese ha invece rifiutato di esprimersi sulla questione.
RG/pon