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Lo dice un dipendente dell'impianto di Bergün, quotidianamente confrontato con il mancato rispetto delle disposizioni
La scorsa settimana ha fermato la seggiovia finché i presenti non hanno indossato la mascherina
BERGÜN - «Quello che sto vivendo in questi giorni, mi fa dubitare dell'umanità». Sono le parole di Marco Eberhard, che da tre anni si occupa della seggiovia di Bergün durante la stagione invernale. E quest'anno si tratta di una stagione invernale insolita, all'insegna delle disposizioni anti-coronavirus.
Eppure gli sportivi che si stanno riversando sulle piste sembrano comportarsi come se il virus non esistesse. Lo dice lo stesso Eberhard, che continuamente è costretto a invitare i presenti al rispetto delle misure di protezione. «Alla seggiovia si forma una coda lunghissima, ma nessuno mantiene le distanze e al massimo una persona su tre indossa la mascherina» afferma. E aggiunge: «Ogni giorno mi tocca dire almeno mille volte di mettere la mascherina. Non mi fa piacere».
Tanto che lo scorso sabato Eberhard ha adottato una misura drastica per costringere gli sciatori a rispettare le disposizioni: rendendosi conto che le raccomandazioni verbali non funzionavano, ha spento l'impianto. In questo modo i presenti hanno poi indossato la mascherina. Altrimenti Eberhard non avrebbe fatto ripartire la seggiovia.
Strade affollate - Ma non si parla soltanto dell'impianto di risalita. La situazione sarebbe critica anche per le strade della località turistica. «Sono piene di persone e quasi nessuno indossa la mascherina». E si tratta di turisti provenienti da tutta l'Europa, secondo Eberhard. «Ci sono inglesi, russi, italiani e svizzeri». Insomma, secondo lui Bergün ha tutte le potenzialità per diventare un focolaio di coronavirus.
Eppure le stazioni sciistiche di tutto il paese hanno adottato dei piani di protezione. Ma Eberhard ritiene che siano soltanto una questione d'immagine, «per poter aprire». Il dipendente stagionale dell'impianto ritiene quindi che i comprensori sciistici andrebbero chiusi.
Anche la dipendente di un'attività che noleggia slitte a Bergün descrive una situazione insostenibile. «La maggior parte delle persone non vuole indossare una mascherina nel tempo libero» racconta, spiegando che chi prende a noleggio le slitte lo fa senza mettersi una protezione. «Nel momento in cui viene loro chiesto di indossarla, al massimo si mettono la sciarpa sul volto». Secondo la donna sono quindi necessari controlli e sanzioni.
Situazione «gestita bene» - La vede diversamente Marc-Andrea Barandun, responsabile della locale organizzazione turistica Bergün-Filisur-Tourismus. Negli scorsi giorni i flussi di turisti sarebbero infatti stati gestiti bene. E il piano di protezione di Bergün-Filisur prevede un obbligo di mascherina, che viene fatto rispettare in collaborazione con un agenzia di sicurezza privata e con la polizia cantonale grigionese.