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<h2>SubmittedText<h2><p>Nell'edizione del 13 agosto 2018, il domenicale "Sonntags-Zeitung" riferisce di uno studio non ancora pubblicato della clinica di infettivologia dell'ospedale cantonale di San Gallo nel quadro del quale un team condotto dal primario Pietro Vernazza ha sottoposto oltre 600 operatrici del sesso a esami per la diagnosi di infezioni sessualmente trasmissibili. Il risultato è preoccupante: un'operatrice su cinque è affetta da una malattia venerea senza saperlo perché non accusa né sintomi né disturbi. Molto spesso le donne sono portatrici di gonorrea, clamidia e sifilide. Gli studiosi non hanno praticamente riscontrato l'HIV e l'epatite.</p><p>Il primario Vernazza si è detto allarmato dell'esito dello studio. "Se queste donne non vengono curate vi è un rischio per la salute pubblica", ha detto alla "Sonntags-Zeitung". "I clienti possono portare le infezioni nelle loro famiglie." Nel caso della gonorrea e della sifilide basta per esempio un contatto orale per il contagio. Il rischio per la salute delle operatrici e degli operatori del sesso e dei loro clienti è quindi considerevole. Spesso purtroppo neanche i clienti agiscono in modo responsabile per proteggere sé stessi, le operatrici e gli operatori del sesso e i loro partner.</p><p>In molti casi le operatrici del sesso non si sottopongono a regolari controlli perché non hanno i mezzi finanziari per farlo. Le infezioni non diagnosticate e la loro trasmissione causano tuttavia costi nettamente maggiori rispetto a un controllo regolare e a un rapido trattamento.</p><p>Chiedo quindi al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. È a conoscenza dello studio menzionato in base al quale il 20 per cento delle operatrici del sesso è affetto da una malattia venerea non diagnosticata? Quali conclusioni ne trae?</p><p>2. Quali possibilità vede per migliorare l'assistenza sanitaria e la prevenzione per le operatrici e gli operatori del sesso?</p><p>3. Nella Svizzera francese le reti per la promozione della salute delle operatrici e degli operatori del sesso sono ben sviluppate. Vede la possibilità di istituirne anche nella Svizzera tedesca? Come può sostenere queste attività la Confederazione?</p><p>4. Una possibilità sarebbe di escludere dalla franchigia i test per le operatrici e gli operatori del sesso. È disposto ad attuare questa misura?</p><p>5. Quali possibilità vede per le operatrici e gli operatori del sesso che soggiornano illegalmente in Svizzera e non sono quindi affiliati all'assicurazione malattie?</p><p>6. Quali possibilità vede la Confederazione nel lavoro di sensibilizzazione dei clienti?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>La prevenzione dell'HIV e delle altre infezioni sessualmente trasmissibili (IST) è un tema rilevante per la salute pubblica, poiché le infezioni non trattate non solo hanno gravi conseguenze per la salute della persona colpita, ma possono anche essere trasmesse. Per questo è importante individuarle e trattarle tempestivamente. I test per l'HIV e altre IST come la sifilide, la gonorrea o la clamidia sono rimborsati dalla cassa malati, ma soggetti alla franchigia e all'aliquota percentuale.</p><p>1. Il Consiglio federale è a conoscenza dei primi risultati dello studio Star-trial e prende atto della loro importanza e della necessità di agire di conseguenza. L'accesso a bassa soglia allo screening delle IST e la sua copertura assicurativa sono di competenza dei Cantoni. Nel quadro degli aiuti finanziari di cui all'articolo 50 della legge sulle epidemie (RS 818.101), la Confederazione sostiene progetti regionali specifici che contribuiscono al raggiungimento degli obiettivi del Programma nazionale HIV e altre infezioni sessualmente trasmissibili (PNHI).</p><p>2. Nel PNHI, le operatrici e gli operatori del sesso sono menzionati espressamente. Per l'ulteriore concretizzazione del lavoro di prevenzione, l'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP), basandosi su questo programma, ha elaborato insieme alle organizzazioni specializzate un documento guida per la pianificazione della prevenzione dell'HIV e delle IST tra i migranti e altre fasce della popolazione particolarmente vulnerabili ("Migration und Vulnerabilitätsfaktoren - Rahmenkonzept für die HIV/STI-Prävention"), impiegato dalle organizzazioni specializzate stesse anche nel loro lavoro con le operatrici e gli operatori del sesso.</p><p>Inoltre l'UFSP, in collaborazione con i Cantoni, sostiene da diversi anni vari progetti di prevenzione HIV/IST, di consulenza e di screening volontario destinati a questo gruppo della popolazione, per esempio la campagna "get tested" di Aiuto Aids Svizzero, nel quadro della quale vengono resi accessibili a determinati gruppi test HIV a prezzo ridotto. La campagna si svolge ogni anno a novembre, in contemporanea con la Settimana europea del test HIV, e nel novembre del 2018 è destinata esplicitamente per la prima volta anche alle operatrici e agli operatori del sesso.</p><p>3. Lo sviluppo del lavoro in rete tra le organizzazioni della Svizzera francese attive nella promozione della salute sessuale delle operatrici e degli operatori del sesso è il risultato di un'iniziativa e dell'impegno profuso dall'UFSP nel sostenerla. La fase pilota del progetto ha evidenziato risultati incoraggianti nell'attuazione di azioni capaci di migliorare la presa a carico e di rafforzare l'autonomia delle donne e degli uomini interessati. Sulla base dell'esperienza della Svizzera francese, l'UFSP intende sviluppare una rete analoga anche nella Svizzera tedesca, tenendo conto delle sue realtà specifiche.</p><p>4. Secondo l'articolo 64 capoverso 6 lettera d della legge federale sull'assicurazione malattie (LAMal; RS 832.10), il Consiglio federale può escludere dalla franchigia singole misure di prevenzione attuate nel quadro di programmi di prevenzione su scala nazionale o cantonale. Dal punto di vista della prevenzione delle malattie non trasmissibili, un'esenzione dalla franchigia per i test dell'HIV e di altre IST nel quadro dell'attuazione del PNHI potrebbe essere ragionevole. Pertanto già da quest'autunno l'UFSP ha iniziato a verificare se una misura del genere soddisferebbe le condizioni previste dalla LAMal, inclusi i criteri di efficacia, appropriatezza ed economicità di cui all'articolo 32 capoverso 1. Se sì, il Dipartimento federale dell'interno deciderà in merito.</p><p>5. Di norma tutte le persone domiciliate in Svizzera devono disporre di un'assicurazione malattie. Ciò vale anche per chi vi soggiorna illegalmente, come le operatrici e gli operatori del sesso. Il Tribunale federale ha confermato il principio dell'obbligo di assicurazione per i sans-papiers nella sua decisione DTF 129 V 77. In particolare nella sua risposta all'interpellanza Amstutz 17.3381, "Politica d'asilo. Come sono evoluti i costi medici?", il Consiglio federale ha ricordato che il principio della parità di trattamento vale per tutte le persone assicurate in Svizzera e che di conseguenza tutte hanno il medesimo diritto alla copertura dei costi delle prestazioni secondo la LAMal, indipendentemente dal loro statuto di soggiorno.</p><p>6. Rispetto ad altri gruppi, raggiungere con messaggi di prevenzione i clienti della prostituzione è più difficile. L'UFSP tenta di farlo per mezzo del safer sex check, presentato al pubblico nell'autunno del 2017 nell'ambito della campagna LOVE LIFE. I centri di screening anonimo che impiegano lo strumento di valutazione rapida del rischio HIV/IST sviluppato dall'UFSP (BerDa) sono in grado di identificare i clienti della prostituzione e di fornire loro una consulenza adeguata. L'UFSP intende rafforzare l'attuazione di progetti destinati ai clienti della prostituzione nel quadro dello sviluppo delle reti di organizzazioni attive presso le operatrici e gli operatori del sesso nella Svizzera francese e tedesca.</p>  Risposta del Consiglio federale.