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Politica liberale e progressista, parlamentare competente e apprezzata, Isabelle Moret gioca l’atout femminile per tentare di rimescolare le carte nella corsa alla successione di Didier Burkhalter in Consiglio federale. Le sue possibilità sono però giudicate scarse di fronte al super favorito ticinese Ignazio Cassis.
«Sono le competenze a prevalere», continua a ripetere Isabelle MoretLink esterno (46 anni) dal 10 agosto, data in cui la sezione vodese del Partito liberale radicale (PLR, destra) l’ha ufficialmente lanciata nella corsa alla successione di Didier Burkhalter nel governo svizzero. Eppure, sui media, la politica non esita a parlare del suo percorso di vita e in particolare della sua esperienza di madre separata, per smarcarsi dagli altri due candidati in lizza per un seggio in Consiglio federale (Ignazio CassisLink esterno e il ginevrino Pierre MaudetLink esterno).
«In Consiglio federale non c’è mai stata una mamma con figli in età scolastica», ha dichiarato Moret in un’intervista alla Radio pubblica svizzera di lingua francese (RTS), insistendo al contempo sull’importanza dell’uguaglianza e della «rappresentatività di tutta la popolazione» in seno all’esecutivo nazionale. «Le donne PLR aspettano da 28 anni [di essere rappresentate in governo]. E vi dirò di più: non c’è mai stata una donna latina di destra o di centro in Consiglio federale», ha rammentato Moret.
Opponendosi alla discriminazione positiva e rifiutando di sventolare la carta femminista come argomento politico - ciò che potrebbe irritare alcune donne di sinistra - Isabelle Moret si trova ciononostante costretta a puntare sul suo statuto di joker femminile per avere una possibilità, seppur minima, di essere eletta dai membri dell’Assemblea federale.
Un ticinese o una donna?
Nella sottile alchimia che determina un’elezione al governo, Isabelle Moret, al di là di tutte le considerazioni sulla sua capacità o meno di dirigere il paese, parte in effetti con un grosso handicap: viene da un cantone, Vaud, che è già rappresentato nell’esecutivo federale - dal consigliere federale Guy Parmelin - e affronta il candidato della Svizzera italiana Ignazio Cassis, una minoranza linguistica assente dal governo da quasi 20 anni.
La Costituzione svizzera prevede che le differenti regioni e componenti linguistiche devono essere «equamente rappresentate». Una clausola certo non vincolante, ma che rischia di pesare il 20 settembre, giorno dell’elezione.
Giocando sicuramente la sua ultima carta, Isabelle Moret non esita a dar prova di una sincerità disarmante quando evoca le difficoltà che incontra una donna che vuole imporsi nell’arena politica. «Siccome la mia voce non è molto forte, presto molta attenzione affinché i microfoni siano regolati bene durante i dibattiti. Lo stesso vale per l’abbigliamento. A una donna si chiede di essere più competente degli altri e di prestare attenzione a questo tipo di dettagli», afferma.
Spesso schernita per la sua voce acuta - in passato i suoi avversarsi le avevano affibbiato il soprannome di “Campanellino”, un’allusione al personaggio fragile, sensibile, ma anche geloso e collerico del cartone animato di Peter Pan - Moret ha comunque saputo guadagnarsi poco a poco il rispetto dei suoi colleghi.
Figlia di ferrovieri
Nel parlamento svizzero, dove siede da oltre 10 anni, i suoi colleghi, di ogni partito, elogiano il suo senso del compromesso, la sua attitudine in favore di soluzioni costruttive, ma pure la sua indipendenza di spirito e la sua capacità di non farsi influenzare dalle lobby. «Isabelle Moret è una collega riconosciuta e apprezzata da tutti. In commissione è sempre ben preparata e prende regolarmente la parola per difendere le sue posizioni», commenta Michaël BuffatLink esterno, deputato vodese dell’Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice).
«È una persona aperta con cui è piacevole discutere», afferma Cédric WermuthLink esterno, deputato socialista argoviese. «Tiene molto alla stabilità e al rispetto delle istituzioni, ciò che, anche in seno al PLR, non è più scontato. D’altronde, è progressista sulle questioni di società ed è quindi piuttosto apprezzata a sinistra».
Isabelle Moret, vice-presidente del suo partito dal 2009 al 2016, possiede un altro importante atout: oltre al francese e all’italiano, parla correntemente il dialetto svizzero tedesco, ciò che le facilita ampiamente i contatti a Palazzo federale. Con i suoi legami familiari in vari cantoni - Giura, Vallese, Basilea e Grigioni - Moret è inoltre un condensato di “svizzeritudine”.
Una caratteristica che Moret mette volentieri in risalto, come anche le sue origini modeste. Figlia unica di genitori ferrovieri, è la prima donna della sua famiglia ad aver avuto la possibilità di studiare e di scegliere un mestiere. Avvocatessa, politica agguerrita e candidata al Consiglio federale, la vodese intende essere l’incarnazione del buon funzionamento dell’ascensore sociale nel modello economico liberale elvetico.
L’arte di organizzarsi
Posizionata piuttosto al centro del suo partito, Moret si autodefinisce una «liberale progressista». Rigorosa in materia di politica finanziaria, partigiana della linea dura sulle questioni legate alla sicurezza e all’asilo, vota invece con la sinistra su questioni sociali e familiari, in particolare quando si tratta di incoraggiare una migliore conciliazione tra vita professionale e famiglia. Un impegno intrinsecamente legato alla sua storia personale.
Nell’autunno 1999, quando è entrata nella Camera del Popolo (camera bassa), sua figlia aveva appena due mesi. Tra una seduta e l’altra, Moret si recava rapidamente nel suo appartamento bernese per ritrovare sua madre e la neonata affamata. «Bisogna essere bene organizzati», ribadisce ancora oggi quando le viene chiesto come sia possibile condurre al contempo una carriera politica e una vita di madre.
Per ciò che riguarda la politica europea, il dossier spinoso che dovrà affrontare in caso di elezione e di nomina alla testa del Dipartimento degli affari esteri, il suo posizionamento poco chiaro solleva delle critiche. Contrariamente al ministro uscente Didier Burkhalter, Moret si oppone alla firma di un accordo istituzionale - chiesto da Bruxelles dal 2008 - e dice di privilegiare il proseguimento della via bilaterale.
«Niente Ue finché sarò in vita»
In questo ultimi giorni, analogamente a Ignazio Cassis, la vodese ha tuttavia inasprito i toni per offrire delle garanzie all’UDC. Il partito più rappresentato in parlamento ha fatto della questione europea un criterio essenziale per la designazione del prossimo consigliere federale. Appropriandosi senza esitazione della retorica della destra conservatrice sui “giudici stranieri”, Moret ha affermato in televisione che «finché sarò in vita, la Svizzera non sarà membro dell’Ue».
Sul tema della migrazione, anche questo caro all’UDC, la candidata ha criticato apertamente il progetto del suo avversario Pierre Maudet, che intende regolarizzare i clandestini a Ginevra.
Questa corsa a destra e un finale di campagna giudicato piuttosto convincente dagli osservatori basteranno per rovesciare i pronostici e diventare l’ottava consigliera federale (su 117 membri del governo) della storia svizzera? Risposta il 20 settembre.
Traduzione dal francese di Luigi Jorio