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La crisi del coronavirus continua a incidere negativamente su Barry Callebaut, il più grande produttore di cioccolato al mondo.
Stando ai dati diffusi oggi dalla società zurighese nel primo trimestre dell'esercizio 2020/2021, cioè nel periodo settembre-novembre, i volumi di vendita si sono contratti del 4% su base annua, scendendo a 560'000 tonnellate. Il giro d'affari ha subito un calo dell'11% a 1,8 miliardi di franchi, una flessione che però si riduce al -3,5% in valute locali.
In un comunicato il presidente della direzione Antoine de Saint-Affrique si dice comunque soddisfatto e parla di "risultati robusti in un contesto tuttora difficile". Il dirigente di nazionalità francese - che ha trascorsi di ufficiale riservista di marina - si dice peraltro anche fiducioso di riuscire a raggiungere gli obiettivi di medio termine. Per il triennio sino all'esercizio 2022/23 l'azienda punta ad aumentare il volume delle vendite in media del 5-7% all'anno, mentre l'Ebit è atteso crescere a ritmo ancora più elevato.
"Confrontati con mercati persistentemente volatili, continuiamo a sviluppare nuove opportunità di business e a sfruttare le occasioni che si presentano", afferma il Ceo. Nel farlo l'impresa sta però mantenendo una rigorosa disciplina dei costi, assicura il manager. Il gruppo punta a una ripresa graduale, sostenuta dall'ampia base di clienti e da prodotti innovativi.
I dati pubblicati oggi sono inferiori alle attese degli analisti. Per conoscere la reazione degli investitori occorrerà però aspettare l'apertura della borsa. Negli ultimi mesi l'azione non è parsa effervescente: la performance sull'arco di un anno è del -5%.
Barry Callebaut è nata nel 1996 dalla fusione fra la società belga Callebaut e l'impresa francese Cacao Barry. Dal 1998 è quotata alla borsa svizzera. Oggi dispone di una sessantina di stabilimenti in 40 paesi e impiega oltre 12'000 persone. Un prodotto su quattro a base di cacao e cioccolato consumati nel mondo proviene da Barry Callebaut.