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Tutto il sistema pensionistico dovrebbe garantire, per la grande maggioranza dei salariati, il mantenimento del tenore di vita dopo decenni di lavoro. Oggi questo non avviene. Inoltre, un sistema pensionistico dovrebbe essere semplice e comprensibile, dunque controllabile, da parte di tutti i salariati. Nemmeno questo avviene. Il sistema detto dei tre pilastri è come una fabbrica di gas. Solo alcuni specialisti lo comprendono veramente, più o meno. Si tratta dunque di un’espropriazione dei diritti democratici e sociali. Tra gli attori di questa “espropriazione”, in prima linea troviamo gli assicuratori e i loro rappresentanti politici. Cambiare è possibile. Anzi è necessario.
Il Consiglio federale vuole nuovamente ridurre il tasso di conversione dal 6,8% al 6%. Il tasso di conversione è il tasso applicato alla somma accumulata nel 2° pilastro da un assicurato per calcolare la sua rendita annuale.
Il Consiglio federale e gli assicuratori hanno già dovuto incassare, sulla stessa proposta una sconfitta cocente, il 7 marzo 2010, con il 72,7% di NO!
• La diminuzione del tasso di conversione corrisponde a una riduzione delle rendite pari all’11,76%. Questa diminuzione comporterà maggiori conseguenze nella vita quotidiana delle persone con le rendite più basse. Ora, secondo il Consiglio federale, più della metà degli assicurati hanno un livello di assicurazione che corrisponde al minimo LPP (Legge sulla Previdenza Professionale) o vicino a questo livello.
I sindacati, con la loro iniziativa AVSplus propongono una compensazione immediata di questa diminuzione prevista delle rendite del 2° pilastro attraverso un aumento del 10% le rendite AVS. Cosa particolarmente necessaria per tutte le persone con un salario lordo fino a 84’600 fr. annui.
• È necessario qui ricordare che il rapporto tra finanziamento e rendite ottenute è di gran lunga migliore nell’AVS che nel 2° pilastro. Infatti, il sistema del 2° pilastro (che funziona per capitalizzazione) occasiona diversi “falsi costi” elevati. Anche il Consiglio federale, nel suo messaggio del 19 novembre 2014, arriva a stimarli in 5,7 miliardi annui (dato 2009).
Studi autorevoli menzionano, per quel che concerne i cosiddetti costi amministrativi, una cifra che va dagli 1,8 ai 3,9 miliardi annui. In realtà questi costi sono ancora sottostimati. Questi “falsi costi” si riferiscono ad un capitale di 698 miliardi.
Ebbene, anche nel quadro di questo cattivo sistema del 2° pilastro, non bisogna tacere sul ruolo chiave degli assicuratori in questa massa di “falsi costi” pagati dai salariati. E quindi, è il caso di mettervi fine.
Le sanguisughe del sistema pensionistico!
• Il totale delle persone attive assicurate al 2° pilastro era di 3,93 milioni nel 2013. Nel 2014, gli assicuratori vita ne assicuravano 1,75 milioni. Il 2° pilastro è un’assicurazione obbligatoria per i salariati. Ebbene, gli assicuratori privati – animati da una pura logica di profitto – coprono quasi la metà delle persone assicurate. Evidentemente, non lo fanno gratuitamente! Durante il periodo dal 2005 al 2014, gli assicuratori hanno realizzato nella previdenza professionale, un beneficio annuo che oscilla tra i 600 e i 696 milioni di franchi.
• Il Consiglio federale afferma che per compensare la diminuzione del tasso di conversione (dal 6,8% al 6%), sarebbe sufficiente aumentare l’avere di vecchiaia massimo LPP di un importo pari a 38’610.- fr. Questo avere di vecchiaia supplementare potrebbe essere accumulato durante un periodo di 40 anni. Questo andrebbe ad aggiungersi all’aumento dell’età di pensionamento per le donne, malgrado queste subiscono già numerose discriminazioni, in particolare salariali. La somma di 38’610 fr. rappresenta, senza interessi, un importo di 965 fr. annui.
Confrontiamo questa cifra di 965 fr. con l’utile realizzato dagli assicuratori privati: 392 fr. per persona all’anno. Al quale aggiungiamo il veramento di costi amministrativi pari a 451 fr. per assicurato attivo.
• Questo semplice confronto illustra lo spreco e l’arricchimento realizzato dagli assicuratori sulle spalle dei salariati più modesti. Infatti, i costi amministrativi di Gastrosocial (cassa pensione “paritetica” della ristorazione) ammonatvano a soli 60 fr. per persona all’anno (nel 2014).
Una conclusione si impone: più dell’80% dello sforzo finanziario chiesto dal Consiglio federale agli assicurati per compensare la diminuzione del tasso di conversione potrebbe essere evitato riducendo drasticamente il prelievo operato dagli assicuratori, vere sanguisughe del sistema pensionistico.
• Per un gran numero di assicurati, il cui salario lordo è inferiore a 84’600 fr. annui, gli importi sopraindicati (392. fr. + 451 fr.) coprono interamente, o addirittura superano, la perdita di rendita dovuta alla diminuzione del tasso di conversione.
Argomenti…da assicuratore
• Per giustificare i loro costi e i loro benefici, gli assicuratori affermano che i loro piani previdenziali sarebbero troppo complicati, più difficili da gestire, che quelli di Gastrosocial. Non è vero. Infatti la maggioranza degli assicurati sono coperti da piani assai simili o uguali a quelli previsti dal minimo LPP.
• Gli assicuratori invocano anche la libertà di scelta: nessuno costringe le tante piccole e medie imprese (PMI) ad assicurasi presso di loro. Dimenticano il fatto che gli assicuratori attirano le picoolcole e medie imprese (PMI) proponendo degli sconti sull’assicurazione infortuni professionale integralmente a carico dai datori di lavoro.
• Inoltre, una volta stipulto un contratto d’affiliazione con la fondazione collettiva di un assicuratore vita, un piccolo padrone ha molte difficoltà a scioglierlo. Infatti, in caso di disdetta del contratto di affiliazione, questo non troverà facilmente un altro istituto di previdenza disposto a riprendere le rendite in corso con i capitali di copertura che l’assicuratore è pronto a riversargli. Conclusione: le PMI sono un mercato alla mercè degli assicuratori.
Assicurano…la loro funzione parassitaria
• Gli assicuratori tentano anche di giustificare lo scandaloso sistema della cosiddetta legal quote (parte che va aglii assicuratori sui benefici della previdenza professionale) con la pretesa sicurezza che offrono, dovendo la loro solvibilità essere garantita in qualsiasi momento.
• In realtà, sono gli stessi assicurati che hanno fornito una buona parte dei capitali propri con i quali gli assicuratori garantiscono la loro solvibilità, come abbiamo visto, con oltre 600 milioni di franchi l’anno, a partire dal 2005. Per intenderci: se un collettivo di assicurati lascia un’assicurazione vita, i capitali propri da lui finanziati, che sono serviti ad aumentare la solvibilità dell’assicuratore, restano nelle casse di quest’ultimo!
Con un’arroganza insuperabile, gli assicuratori giustificano in diversi articoli, con pretese di scientificità, questo sistema di prelievo nell’ambito di un’assicurazione sociale obbligatoria.
Mettere fine a questa’abbuffata
Eppure vi sarebbe un modo assai semplice per mettere fine a questo scandalo.
I fondi delle eccedenze conta no per metà come fondo di solvibilità degli assicuratori e riducono di altrettanto il bisogno in capitale proprio. Sarebbe sufficiente fissarne un livello minimo per garantire le esigenze di solvibilità per mettere fine a questa abbuffata degli assicuratori.
Questo dovrebbe essere l’oggetto di una battaglia elementare contro gli assicuratori. Infatti, i fondi delle eccedenze ritornano, al più tardi dopo cinque anni, agli assicurati; e questo gli assicuratori non voglino accettarlo per il loro “capitale proprio” che proviene, in realtà, dagli assicurati.
Dal 1° al 2°, e poi al 3° pilastro
Nel 1972 i cittadini – e l’insieme dei salariati – sono stati imbrogliati e convinti a non sostenere un sistema incomparabilmente più efficace ed equo, quello delle Pensioni popolari, ispirato al modello del sistema dell’AVS. Sistema che avrebbe garantito pensioni decenti.
• Oggi, il 2° pilastro è radicato come qualcosa di “acquisito” per molti salariati. Viene considerato come un capitale individuale. Tutto viene messo in atto affinché non riescano a comprendere che questo sistema per capitalizzazione contiene comunque alcuni elementi di mutualizzazione, non solo del rischio di invalidità o decesso, ma anche di quello legato alla speranza di vita.
• A questo proposito, la disuguaglianza nella speranza di vita tra le diverse categorie socio-professionali deve essere combattuta attrverso una diminuzione dell’età pensionamento, in particolare per le categorie la cui speranza di vita è più breve in relazione al loro tipo di attività. E la battaglia sindacale deve anche portare sul tempo di lavoro, la sua intensità e i molteplici fattori che coinvolgono la salute sul luogo di lavoro.
• Oggi, molti piani di previdenza con il primato delle prestazioni sono stati rimpiazzati da piani fondati sul primato dei contributi. Questi fanno sì che si l’assicurato ad assumere sempre di più il rischio di una diminuzione delle prestazioni, liberando il padrone da ogni obbligo preciso, trattandosi di rendite future.
A causa di regole contabili internazionali, e per le ragioni già menzionate, il tasso di conversione della previdenza che supera il minimo LPP (previdenza estesa o sovra-obbligatoria) è fortemente diminuito in molte casse pensioni.
• Per far fronte alla buona notizia del miglioramento della speranza di vita, così come lo proponeva l’esperto attuario Meinrad Pittet nel 2010, si potrebbe, al minimo, obbligare ogni istituzione a prevedere un premio di longevità, così da poter continuare a utilizzare un tasso di conversione del 6.8%.
Questo premio di longevità non sarebbe riversato in caso di libero passaggio individuale e sarebbe fissato secondo criteri attuariali, in funzione dell’età media degli assicurati attivi e del tasso di beneficiari di una rendita. Lo stesso Consiglio federale propone, nel suo messaggio, che gli assicuratori-vita introducano un premio per la garanzia del tasso di conversione, un meccanismo di fatto analogo.
• Il progetto della destra che si imporrà in materia di previdenza professionale è invece un altro: peggiorare il 2° pilastro minimo (LPP) e quello più esteso per spingere i salariati verso un modello dove anche l’avere di vecchiaia accumulato (base del primato dei contributi, che ha rimpiazzato quello del primato delle prestazioni, in genere più favorevole) non sarà più garantito.
I salariati dovranno quindi giocarsi ancor di più la loro pensione in Borsa, come è già il caso per alcuni conti di libero passaggio (3° pilastro) o negli USA (i piani 401k).
Da qui non può esserci che una sola conclusione: rifiutare qualsiasi diminuzione del tasso di conversione, mettere fine al furto delle rendite da parte degli assicuratori-vita.
Gli assicurati puniti dalle stravaganti diminuzioni del tasso di conversione
Nell’ambito che va largamente al di là del minimo LPP, molte casse pensione si sono date alla pazza gioia nel diminuire in modo importante il tasso di conversione dell’avere di vecchiaia.
Vogliono preparare l’opinione pubblica alla votazione popolare che arriverà sul progetto “Previdenza professionale 2020”! In particolare alla diminuzione del tasso di conversione che permette ai padroni di congelare i contributi e di abbassare i salari differiti (cioè la rendita da pensione).
Infatti, per mantenere le stesse prestazioni in concomitanza con un aumento della speranza di vita, i salariati potrebbero essere chiamati a pagare più contributi. Ma, secondo la legge, i padroni dovrebbero sovente partecipare almeno nella stesa misura a questo aumento! Ecco perché è esercitata una tale pressione sui consigli di fondazione delle istituzioni di previdenza alfine di diminuire il tasso di conversione!
Un’ingannevole gestione paritetica
Una recente giurisprudenza del Tribunale federale dimostra in maniera inequivocabile la mancanza totale di protezione dei salariati che siedono nei cosiddetti organismi paritetici di un’istituzione di previdenza.
Infatti, secondo l’Alta Corte, il fatto che un salariato che si sia opposto alla diminuzione del tasso di conversione sia stato in seguito licenziato non è un ostacolo alla “gestione paritetica”. Perché? Perché sarà rimpiazzato da un altro delegato eletto!
Nello stesso litigio, si è avverato che il salariato che lo ha rimpiazzato nel Consiglio di fondazione pensava che la diminuzione del tasso di conversione – a un tasso più basso dell’attuale 6.8%- fosse stato “ordinato dal Consiglio federale”! Il che dimostra la forza della propaganda e del ricatto esercitato dal padronato, supportato da diversi media, sui salariati che dovrebbero “gestire pariteticamente” le casse pensioni.
Un sistema di “legal quote” unico al mondo!
Instaurato dall’ex-consigliere federale Hans-Rudolf Merz – che è stato membro del consiglio di amministrazione dell’assicurazione vita Helvetia Patria Holding fino al dicembre 2003 – il sistema svizzero di partecipazione ai benefici (legal quote) è unico al mondo.
Infatti, questo sistema non prevede, come il suo nome sembrerebbe indicare, una partecipazione minima degli assicurati ai benefici della compagnia di assicurazione: anzi! Si tratta infatti di garantire all’assicuratore una parte minima (quota parte minima, legal quote) del 10% sulla parte di premio che copre i rischi e i costi amministrativi, e il 10% sul rendimento dei capitali di previdenza!
Tutte le spese dell’assicuratore, comprese le provvigioni pagate ai broker per concludere nuovi affari, e i costi pubblicitari, sono calcolate come spese a favore degli assicurati!
Prendiamo un esempio. Se il salario del direttore di un’assicurazione-vita è aumentato da un anno all’altro, potremo dire che, secondo questo sistema, la quota-parte dell’assicuratore è diminuita e quella degli assicurati è aumentata, anche se gli assicurati non si ritrovano nemmeno un franco in più sul loro conto!
Questa ridicola presa in giro, denunciata anche da alcuni parlamentari borghesi, deve finire! Il Consiglio federale propone certamente nel suo progetto Previdenza 2020 di aumentare la legal quote dal 90 al 92% (proposta accuratamente eliminata e ignorata da una Parlamento largamente succube degli assicuratori). Un modo di non combattere il male alla radice.
Sarebbe il caso, per semplice onestà, di diminuire la legal quote dal 90 al 85%, ma di calcolarla solo sul beneficio dell’assicuratore, come in tutti gli altri paesi. Infatti, il rendimento dei capitale dovrebbe andare integralmente al salariati!
Il sistema dei tre pilastri dal 1972
• Gli elettori sono stati imbrogliati nel 1972 – con una propaganda a tappeto, accettata dal PS in nome di promesse della destra, mai mantenute – affinché rifiutassero il sistema delle Pensioni popolari per ripartizione, secondo il modello AVS.
Pertanto, l’AVS, tra l’altro gestita in maggioranza dai padroni, ha, proporzionalmente costi amministrativi ridicoli: per una cassa professionale si situano tra lo 0,020 e 0,175% della massa salariale, vale a dire tra 16,90 fr. e 148,08 fr. l’anno (per un salario di 84’600.—fr.)!
• Gli assicuratori vita tentano di imbrogliare i salariati, citando i costi amministrativi dell’Assicurazione invalidità (AI). I costi di questa branca (AI) sono non solo il risultato dell’istruzione dei dossier e delle riqualifiche, ma soprattutto – e sempre di più – della messa in campo di un’autentica macchina tesa a rifiutare le domande AI e rivederne le rendite. Ebbene, le casse pensioni e gli assicuratori si riferiscono, nella maggioranza dei casi, ai dossier istruiti dall’assicurazione invalidità.