Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/113886

<h2>SubmittedText<h2><p>Da settimane le stazioni ferroviarie sono tappezzate di manifesti dell'UDC, in particolare dedicati al tema dell'immigrazione di massa. Le stazioni sono però anche punti di accoglienza per i nostri ospiti stranieri.</p><p>1. Come giudica il Consiglio federale l'effetto di tali manifesti xenofobi, di grandi dimensioni, sui nostri ospiti stranieri?</p><p>2. Come si concilia questa propaganda nelle stazioni e negli aeroporti con la promozione turistica della Svizzera all'estero (p. es. da parte di Svizzera Turismo)?</p><p>3. In quanto proprietario delle FFS, il Consiglio federale è disposto a trovare con queste una soluzione che consenta agli ospiti stranieri di sentirsi benvenuti anche nelle nostre stazioni?</p><p>4. Il Consiglio federale è disposto a regolamentare diversamente con le FFS le affissioni nelle stazioni per evitare che un partito o un'azienda possa "tappezzare" le stazioni con i suoi manifesti (p. es. fissazione di un limite di affissione)?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Fatta eccezione per il divieto di pubblicità politica alla radio e alla televisione, nonché lungo le autostrade, in Svizzera non esistono norme federali che regolamentino le campagne elettorali. Nelle stazioni, i manifesti vengono affissi su spazi pubblicitari privati.</p><p>1. L'effetto sugli ospiti stranieri, e quindi sul successo della Svizzera come destinazione turistica, di manifesti politici che possono far leva su sentimenti xenofobi è difficilmente valutabile. Fintanto che si muovono nei limiti della legalità, le campagne di affissione non possono essere limitate, e le reazioni negative da parte di passanti svizzeri e stranieri devono essere messe in conto. In caso contrario occorre modificare le corrispondenti basi legali.</p><p>2. Per quanto concerne la promozione turistica della Svizzera all'estero, bisogna ricordare che le attività di marketing di Svizzera Turismo sono molto diversificate e che l'organizzazione nazionale è presente direttamente sul posto in 24 Paesi. Si può partire dal presupposto che i manifesti politici cui si fa riferimento non abbiano alcun influsso sulle attività di marketing di Svizzera Turismo fuori dalla Svizzera.</p><p>3. Le FFS compiono grandi sforzi per far sì che le stazioni siano attrattivi punti di accesso ai trasporti pubblici e di accoglienza per i visitatori delle città. Di conseguenza, gli spazi pubblicitari messi a disposizione delle FFS vengono a trovarsi in luoghi centrali e di grande passaggio. Mettendo a disposizione di tutti, secondo criteri di equità, i propri spazi pubblicitari, le FFS assumono una posizione neutrale e rendono possibile un vivace dibattito politico.</p><p>4. Nella sua veste di proprietaria, la Confederazione dirige le FFS fissando una serie di obiettivi strategici, ma senza intervenire nella gestione operativa, per esempio in relazione alle affissioni pubblicitarie nelle stazioni. A questo riguardo le FFS hanno stabilito una serie di regole: da giugno 2003, la pubblicità politica è ammessa senza limitazioni, a condizione che non offenda la morale, non sia ingiuriosa e che non violi le disposizioni di legge vigenti. I soggetti delle campagne dell'UDC cui si fa riferimento sono stati esaminati dalle FFS sotto il profilo giuridico e sono stati ritenuti ammissibili. Tutti gli spazi pubblicitari sono commercializzati dalla società di affissione APG e possono essere acquistati alle normali condizioni commerciali e senza limitazioni per quanto riguarda l'ubicazione. Le FFS mettono unicamente a disposizione i siti.</p><p>Le concentrazioni di manifesti dell'UDC che si sono verificate in agosto nelle stazioni hanno provocato numerose reazioni nella popolazione. Per questa ragione le FFS hanno deciso di adeguare le direttive interne, per evitare che si verifichino nuovamente in futuro. Ora vale la regola secondo cui un unico partito può utilizzare, per ciascuna giornata, al massimo la metà dello spazio pubblicitario complessivo disponibile in una stazione. L'attuale situazione delle affissioni (settembre/ottobre 2011) rispecchia già questa regola del 50 per cento.</p>  Risposta del Consiglio federale.