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BERNA - Le lobby imprenditoriali investono in modo specifico in determinati Consiglieri nazionali - tramite mandati - per influire sulle decisioni delle Commissioni parlamentari di cui fanno parte.
Si tratta di un'influenza economica sulla politica federale di cui si parla da anni, ma la cui portata è emersa in modo più chiaro solo ora, grazie ad un'analisi effettuata dalla piattaforma di trasparenza Lobbywatch.
Sulla base dello studio dei dati dichiarati dagli stessi parlamentari (grazie all'obbligo introdotto all'inizio dell'attuale legislatura), Lobbywatch ha identificato sei gruppi di pressione, in tre commissioni, per determinare quali siano i settori che più usano i mandati per essere ben rappresentati e per influenzare il processo politico.
La forza economica, la chiave
Lobbywatch ha indagato sui seguenti gruppi: "Assicurazioni sanitarie", "Farmaceutica", "Banche", "Assicurazioni", "Agricoltura", "Ambiente", ed è emerso che i settori più finanziariamente forti sono anche quelli più rappresentati.
Ad esempio, dei 13 mandati dei membri della Commissione economica che possono essere attribuiti alle banche, dieci sono pagati. Ancor più chiara la situazione per quanto riguarda le Casse malati: gli assicuratori sanitari sono i più aggressivi nel cercare di "usare" i parlamentari per influenzare le decisioni a favore dei loro interessi.
Nel caso di gruppi di pressione «meno forti a livello finanziario», come ad esempio le associazioni ambientaliste, molti meno parlamentari sono invece coinvolti in attività che vengono compensate.
Secondo Lobbywatch, quindi, sarebbe giusto scoprire le carte, e chiedere ai parlamentari di dichiarare quanto guadagnano per un'attività legata a una società o associazione di lobbying. «Le attuali regole di trasparenza sono insufficienti. Gli elettori hanno il diritto di sapere da chi e quanto guadagnano i politici per rappresentare interessi altrui nel Parlamento federale» ha dichiarato Thomas Angeli, co-Presidente di Lobbywatch.
Iniziativa in arrivo
Lobbywatch non è l'unica organizzazione a temere che il denaro possa determinare decisioni importanti in commissioni influenti. Anche il Consiglio nazionale e il Consiglio degli Stati sono sempre più consapevoli del problema, come dimostra l'iniziativa parlamentare "per un divieto per i membri delle commissioni parlamentari di accettare mandati retribuiti".
Con questa iniziativa, Beat Rieder, membro del Consiglio degli Stati del Canton Vallese, chiede che in futuro i parlamentari non possano più avere mandati retribuiti legati ai temi trattati nelle Commissioni in cui siedono.
Secondo Lobbywatch, quest'iniziativa è uno strumento credibile per frenare l'influenza unilaterale da parte di associazioni e aziende finanziariamente potenti. L'iniziativa parlamentare sarà presto esaminata dalla Commissione delle istituzioni politiche (PIC) del Consiglio degli Stati.