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Né la riforma dell'AVS proposta dal Consiglio federale, né quella sostenuta dal Consiglio degli Stati possono essere considerate la soluzione di tutti i problemi.
Lo sostiene uno studio divulgato oggi dall'UBS, pubblicato in collaborazione con il Centro di ricerca sui contratti fra generazioni dell'Università tedesca di Friburgo in Brisgovia.
In un comunicato odierno, il numero uno del settore bancario svizzero riconosce che i progetti vanno nella giusta direzione, ma sottolinea come entrambi assicurino il finanziamento dell'AVS "solo per qualche anno".
Le versioni del Consiglio federale e del Consiglio degli Stati produrrebbero fino al 2030 degli effetti molto simili sulla situazione finanziaria dell'assicurazione vecchiaia. A lungo termine invece, il deficit si riassorbirebbe maggiormente attuando la proposta del governo, che lo farebbe scendere a 482 miliardi, contro i 654 in caso di applicazione della riforma studiata dalla camera alta del parlamento.
L'UBS giudica "particolarmente inquietante" il bonus di 70 franchi mensili, deciso lo scorso settembre dal Consiglio degli Stati, per i nuovi beneficiari di una rendita AVS. D'altro canto, il progetto del Consiglio federale è più favorevole alle persone attive prossime al pensionamento.
Secondo Veronica Weisser, esperta UBS in questo campo, una distribuzione intergenerazionale più equa sarebbe realizzabile con una temporanea indicizzazione meno forte delle rendite sull'evoluzione di salari e prezzi. Al contrario, un aumento delle imposte condannerebbe le generazioni future ad assumersi un carico sempre più pesante.
La banca, che giudica "cruciale" per le nuove generazioni l'entrata in vigore di una riforma della previdenza vecchiaia, suggerisce anche di innalzare l'età di pensionamento per far fronte all'allungamento dell'aspettativa di vita.
SDA-ATS