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<h2>SubmittedText<h2><p>Con sorpresa ho costatato che all'inizio di giugno UPC-Cablecom, il più importante gestore della rete via cavo in Svizzera, ha fatto scendere di posizione nel piano di numerazione dei canali le emittenti televisive regionali titolari di una concessione. E chi si è guadagnato i posti migliori? Spesso sono soprattutto le emittenti televisive estere non concessionarie, i cui contenuti televisivi sono per la maggior parte puramente commerciali e la cui offerta non soddisfa pertanto le esigenze di noi telespettatori. Il tuttora vigente regime "must carry", introdotto negli anni Ottanta, obbliga i gestori della rete via cavo alla diffusione dei programmi delle emittenti televisive con mandato di servizio pubblico. Questa disposizione è stata concepita quando esistevano le reti via cavo analogiche con 20-40 emittenti, un'epoca in cui era la possibilità di diffusione ad assumere un peso preponderante per l'emittente. Oggi, dopo l'avvento del digitale, si può fruire di un'offerta più ampia, che va da 100 fino a 500 emittenti. Pertanto è la posizione nel piano di numerazione dei canali a rivestire un'importanza vitale per le emittenti televisive regionali svizzere. È facile immaginarsi che le emittenti che godono di una maggiore visibilità siano più concorrenziali. Il nuovo piano di numerazione depone a sfavore del servizio pubblico regionale, che rischia di soccombere all'onnipotenza della SRF e alla lunga lista di importanti emittenti televisive estere. </p><p>Il Consiglio federale è pertanto invitato a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Qual è la posizione del Consiglio federale rispetto al fatto che il più importante gestore della rete via cavo penalizza le emittenti regionali concessionarie nell'assegnazione del canale e indebolisce così il servizio pubblico regionale?</p><p>2. Come si può ripristinare un sistema di pari opportunità nella rete via cavo attraverso l'autorità di vigilanza (UFCOM)?</p><p>3. Come risponde il Consiglio federale alla critica secondo cui il più importante gestore della rete via cavo influenza la concorrenza penalizzando le emittenti televisive regionali concessionarie?</p><p>4. Si prevede un intervento da parte della Commissione della concorrenza (COMCO)?</p><p>5. Il Consiglio federale non pensa che un regime "must-carry" moderno debba prendere in considerazione non solo elementi quantitativi (obbligo di diffusione), ma anche qualitativi (assegnazione del canale televisivo)?</p><p>6. Cosa ne pensa il Consiglio federale di una revisione dell'ORTV, che obblighi i gestori della rete via cavo a concedere priorità nell'assegnazione del canale alle emittenti televisive regionali concessionarie nella relativa zona di copertura?</p><p>7. Secondo il Consiglio federale in quali altri ambiti è necessario intervenire?</p><p>8. Il Consiglio federale è disposto ad avanzare proposte in tal senso?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il processo di digitalizzazione coinvolge tutti i canali di diffusione dei programmi radiotelevisivi: la trasmissione via cavo e via Internet (IP) non fanno eccezione. I fornitori storici si stanno organizzando per sfruttare meglio il potenziale delle nuove tecniche, mentre fanno la loro comparsa nuovi attori, che propongono ai telespettatori servizi di ultima generazione. Grazie a innovativi dispositivi di ricezione e di comando intelligenti, si aprono per il pubblico nuove opportunità e possibilità di fruizione.</p><p>Il Consiglio federale guarda con favore allo sviluppo della diffusione dei programmi in tecnica digitale, in quanto utile strumento per accrescere la pluralità delle opinioni e dell'offerta. Lo sviluppo tecnologico non è destinato ad arrestarsi a breve termine. Tanto più grande è così il rischio di frenare il positivo processo di innovazione digitale con un'inappropriata regolamentazione dei mezzi di comunicazione.</p><p>1./3. Il graduale smantellamento dell'offerta televisiva in tecnica analogica si concluderà prevedibilmente nel 2015. Di conseguenza, tutti gli operatori delle reti via cavo stanno adeguando l'offerta digitale. Oggigiorno, i programmi televisivi regionali titolari di una concessione non sono organizzati ovunque secondo un ordine uniforme, ma continua ad esser data loro una posizione nella prima parte del piano di numerazione. Con la decisione di diffondere su base volontaria tutti i programmi televisivi regionali nell'intera regione linguistica, upc cablecom ha raggiunto una soluzione di compromesso: le emittenti regionali hanno guadagnato l'accesso a una zona di copertura considerevolmente più estesa di quella stabilita nella concessione; nel contempo, questi programmi non si trovano più nei primissimi posti della lista, pur restando in una posizione che il telespettatore medio considera quando passa in rassegna i canali televisivi. Il Consiglio federale è dunque dell'avviso che, così facendo, upc cablecom non penalizzi i programmi regionali e non eserciti nemmeno un'influenza negativa sulla concorrenza.</p><p>2. Nel settore analogico, gli operatori via cavo devono diffondere i programmi con diritto d'accesso (programmi SSR e televisioni regionali concessionarie) sui primi canali. Gli apparecchi di ricezione digitali, invece, organizzano di regola la vasta offerta di programmi in elenchi, distinti in base a criteri di diverso tipo (lingua, contenuto, ecc.). Scegliendo i programmi con il telecomando, lo spettatore si serve dell'apposito tasto per accedere al menù e può facilmente passare da un elenco a un altro. Assegnare a un programma un determinato canale, in questo contesto, sarebbe quindi una misura priva di efficacia. L'articolo 63 capoverso 2 della legge sulla radiotelevisione (LRTV) impone che la panoramica dei programmi visibile attivando il menù di navigazione indichi chiaramente e senza distinzioni i programmi con diritti di accesso, ma non vi è alcun obbligo di riservare loro un trattamento privilegiato. Fintanto che i programmi con diritti di accesso sono presentati al telespettatore sin dalla prima fase di utilizzo del menù di navigazione e senza dover ricorrere ad altre funzioni, i requisiti legali sono soddisfatti e la parità di trattamento preservata.</p><p>4. La Commissione della concorrenza (COMCO) interviene quando si sospetta un abuso da parte di un'impresa che detiene una posizione dominante sul mercato. In relazione alla mozione Sommaruga Simonetta 07.3484 concernente la codifica dei set-top-box nella rete via cavo digitale, il Parlamento si è espresso sulla proposta di regolamentazione del settore delle reti via cavo e ha deciso di non entrare in materia già nell'aprile del 2011. Il motivo addotto è che i consumatori hanno la possibilità di scegliere fra diverse offerte televisive e ciò assicura il buon funzionamento del mercato televisivo.</p><p>5.-8. Attualmente, grazie alla diffusione di programmi televisivi in digitale, i requisiti del regime "must-carry" per singoli programmi televisivi sono sempre soddisfatti, essendo le capacità trasmissive a disposizione ampiamente sufficienti.</p><p>Nei casi in cui gli operatori delle reti via cavo attribuiscono un ordine preliminare ai programmi, questo è solo temporaneo. La posizione in cui i singoli programmi compaiono sullo schermo o sulla guida elettronica dei programmi (EPG) dipende dal tipo di apparecchio televisivo. I televisori più datati li elencano in base alla frequenza di trasmissione o in ordine alfabetico, e non secondo una sistematica stabilita dall'operatore della rete via cavo. Dato che l'immensa offerta di programmi digitali rende oggigiorno lo "zapping" praticamente impossibile, molti telespettatori organizzano elenchi personalizzati con i propri programmi preferiti, una funzione che diventa sempre più facile grazie ai moderni televisori e ai set-top-box. Per concludere, ad oggi non è prevedibile quali applicazioni e servizi verranno alla ribalta nel prossimo futuro, sulla scia della progressiva digitalizzazione del mondo televisivo. Si pensi, ad esempio, all'utilizzo di tablet e smartphone per comandare il televisore o anche a programmi informatici che consentono di riordinare questi elenchi in modo automatico e personalizzato sulla base delle preferenze dello spettatore. A fronte dell'incalzante sviluppo tecnico, una regolamentazione legale sarebbe inappropriata.</p>  Risposta del Consiglio federale.