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La reticenza della maggior parte delle raffinerie nell'indicare l'origine dell'oro che lavorano è dovuto più a problemi di diritti umani e ambientali nelle miniere piuttosto che al segreto d'affari: è la conclusione di uno studio pubblicato giovedì da Swissaid, che ha analizzato 142 relazioni commerciali per complessive 450 tonnellate trattate nel 2020, del valore di 23 miliardi di franchi. Sono coinvolte anche raffinerie in Svizzera (Metalor e gruppo MKS Pamp).
Mancanza di trasparenza
La maggior parte si è rifiutata di rivelare i propri fornitori. Solo quando l'ONG ha presentato loro le informazioni, ottenute da altre fonti, alcune aziende hanno cambiato posizione e confermato. Per la maggior parte delle 125 miniere identificate, Swissaid indica di aver scoperto gravi. La popolazione locale non beneficia dello sfruttamento del sottosuolo. Swissaid chiede al Parlamento di inserire nella legge sui metalli preziosi l'obbligo per le raffinerie di indicare tutti i loro fornitori e di rispettare i diritti umani e la tutela dell'ambiente.
RG 12.30 del 16.07.2020 Il servizio di Lucia Mottini
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- 16.07.2020
- 10:30