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|CLERICO Luigi |
Orologiaio, decoratore
Bienne BE 18.2.1903 da Giovanni Battista e Elisabetta Glatz - Coggiola maggio 1945
La sua famiglia, emigrata in Svizzera oltre vent’anni prima, era originaria di Muzzano (No poi Vc ora Bi).
Il padre fece trascrivere l’atto di nascita nel registro di stato civile di Muzzano e fu quindi iscritto nella lista di leva (pertanto, non essendosi presentato alla visita militare, fu dichiarato renitente).
Secondo la Legazione di Berna a Bienne (dove lavorava come orologiaio) svolse intensa propaganda sovversiva, tanto da essere ritenuto pericoloso. Nel 1923 appartenne alla Cooperativa diretta da Vittorio Annovi, con cui «imbrattò di rosso il monumento ai caduti».
Il 6 luglio 1926 il Consolato generale di Marsiglia informò la Direzione generale della Pubblica sicurezza che era stato notato assieme ad altri anarchici segnalati per la loro attività politica.
Essendo stato espulso dalla Svizzera, dopo essere stato condannato a due mesi di reclusione e a cinque anni di perdita dei diritti civili «per abuso di fiducia», il 30 gennaio 1927 fu arrestato a Domodossola per misure di pubblica sicurezza. Fu tradotto a Vercelli e successivamente inviato a Graglia, dove risiedeva suo zio. Trasferitosi a Biella, si occupò come decoratore e risultò che frequentava sovversivi e leggeva giornali francesi. Alla fine del mese di maggio si rese irreperibile per alcuni giorni. Fu proposto per l’assegnazione al confino. Il 22 novembre, nell’informare la Direzione generale della Pubblica sicurezza che si era trasferito a Torino, la Prefettura comunicò che, negli ultimi tempi, si era dedicato «completamente al lavoro, mostrando di disinteressarsi completamente di politica», e pertanto propose di sottoporlo soltanto a diffida o ad ammonizione.
Il 2 dicembre eluse la sorveglianza, rendendosi irreperibile: fermato a Torino il 26 aprile dell’anno seguente, fu tradotto a Vercelli. La Prefettura, ritenendo che fosse stato «a servizio delle organizzazioni anarchiche anche all’estero» e poiché era «elemento pericoloso nei riguardi dell’ordine nazionale dello Stato e moralmente nocivo» decise che era «necessario appartarlo per rendere innocua ogni sua attività» e il 22 giugno la Commissione provinciale per i provvedimenti di polizia di Vercelli lo condannò a cinque anni di confino. Presentò ricorso, sostenendo di non essersi mai occupato di politica e di avere, all’estero, «sempre parlato bene del fascismo e del suo Capo» e di essere stato «sempre entusiasta del suo modo di operare» e che, in Italia, aveva stretto amicizia con molti fascisti. I carabinieri e la Prefettura espressero parere contrario e pertanto il ricorso fu respinto e fu tradotto a Lipari.
Il 20 gennaio 1930 presentò alla direzione della colonia, per la revisione, una lettera in francese diretta a Losanna e una cartolina raffigurante Mussolini, in cui fu «ravvisa[to] un significato sarcastico nei riguardi delle Istituzioni ed anche di S. E. il Primo Ministro»: fu pertanto denunciato, ma il 19 febbraio il giudice istruttore del Tribunale di Messina lo prosciolse da ogni imputazione.
L’8 novembre presentò una domanda di condono della pena residua, chiedendo, «per alto senso di patriottismo», di poter compiere il servizio militare, ma non fu accolta.
Durante l’espiazione della condanna fu più volte arrestato e denunciato per contravvenzione agli obblighi del confino, oltraggio e lesioni e fu incarcerato per complessivi nove mesi.
Il 5 agosto 1932 fu denunciato dal pretore di Lipari al Tribunale Speciale per la difesa dello Stato per «parole offensive» all’indirizzo della Milizia volontaria per la sicurezza nazionale e del capo del governo, ma il 17 settembre il pubblico ministero dispose l’archiviazione degli atti.
Il 28 febbraio 1933, essendo stato compreso nell’elenco dei confinati a cui Mussolini si era «benignato di concedere la liberazione», fu tradotto a Vercelli e il 2 marzo fu arruolato in fanteria. Nel mese di aprile dell’anno seguente fu condannato per insubordinazione e incarcerato. Successivamente fu incorporato in una compagnia di correzione. Congedato il 13 febbraio 1935, risiedette prevalentemente nel Biellese e si iscrisse al sindacato fascista degli edili. Il 25 luglio 1937 fu condannato dalla Pretura di Biella a sei mesi di reclusione per lesioni. Il 22 ottobre 1939 si rese irreperibile.
Durante l’occupazione tedesca si arruolò in un reparto della Repubblica sociale operante nel Biellese. Il 1 maggio 1945 fu processato come spia dal Tribunale militare della 2a brigata “Garibaldi” e fucilato a Coggiola.
FONTI:
GB / Scheda curata da Tobia Imperato: Cfr. ACS, CPC, busta n. 1380. ACS, Confino Politico Fascicoli Personali, busta n. 260. A. Dal Pont - S. Carolini, a cura di, L’Italia al confino - Le ordinanze di assegnazione al confino emesse dalle Commissioni Provinciali dal novembre 1926 al luglio 1943, Ed. La Pietra, Milano, 1983, Vol. I, p. 140 (Commissione di Vercelli). A. Dal Pont, coordinatore, Antifascisti nel Casellario Politico Centrale, Ed. ANPPIA (Associazione Nazionale Perseguitati Politici Italiani Antifascisti), Vol. VI, ad nomen. P. Ambrosio, “Vercellesi, biellesi e valsesiani confinati nel ventennio fascista”, L’Impegno, a. XII, n. 2, agosto 1992, Vercelli /
Precisazioni ulteriori e scheda rivista da Piero Ambrosio del gennaio 2023, Fonti: Cpc e Confinati politici; Isrsc Bi-Vc: fondo Salza /