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La farmaceutica americana Pfizer acquista Pharmacia per 60 miliardi di dollari. Tranquille Roche e Novartis, nonostante le voci su una possibile fusione.
Il rilevamento di Pharmacia da parte di Pfizer attraverso uno scambio di azioni è stato confermato ufficialmente, dopo le indiscrezioni che erano circolate in questo senso. Il nuovo colosso potrà contare su una quota del mercato farmaceutico globale pari al 10 per cento.
Un gigante che si stacca dagli altri
Dopo l'operazione Pfizer-Pharmacia, sono adesso attese le mosse di altre aziende americane di questo stesso comparto, in particolare Merck e Bristol-Myers Squibb. Proprio di recente, queste ultime sono state al centro di alcune polemiche sulla contabilità, accusate di aver registrato impropriamente alcune somme come ricavi, con la conseguenza di alterare i bilanci.
Dal canto suo, la Novartis non è particolarmente sotto pressione in seguito al rafforzamento del numero uno mondiale. "Abbiamo la libertà di aspettare un partner valido", ha detto Daniel Vasella, numero uno del gruppo basilese.
"L'industria farmaceutica mondiale si trova tuttora in una fase di consolidamento. Fra un po' di anni alcuni attori saranno troppo piccoli per conservare la loro indipendenza di fronte alle pressioni della concorrenza", ha spiegato il presidente della direzione e del consiglio di amministrazione di Novartis.
Niente matrimonio in vista per Roche e Novartis
"Per questa ragione, una fusione sarà inevitabile anche per la Novartis", ha aggiunto Vasella, senza fare nomi di candidati potenziali al matrimonio. E in tale contesto una riunione con la vicina Roche per ora non è attuale, ha osservato.
Novartis aveva di recente segnalato interesse per la Roche. I due giganti farmaceutici basilesi "insieme formerebbero senz'altro un'azienda formidabile. Ci sarebbero molte sinergie, avremmo un marketing e una distribuzione potenti. Rafforzeremmo molto la nostra posizione negli Stati Uniti", aveva affermato il numero uno in un'intervista con il settimanale tedesco WirtschaftsWoche. Ma tale ipotesi non è vista di buon occhio dalla Roche.
L'anno scorso la Novartis ha rilevato un pacchetto di azioni Roche dal gruppo BZ di Martin Ebner, che le hanno così dato una quota del 21,3 per cento dei diritti di voto della società concorrente.
Anche la Roche ha reagito con tranquillità alla notizia della megafusione. "Seguiamo l'evoluzione con grande interesse, ma non riteniamo necessario modificare la nostra strategia", ha dichiarato il portavoce Daniel Piller.
"In primo luogo puntiamo sulla crescita interna dei nostri pilastri Diagnostica e Pharma. Nei comparti in cui ha senso, procederemo ad acquisizioni selettive, come nel caso della giapponese Chugai", ha aggiunto Piller, rilevando che la Roche raggiunge la massa critica.
Previste reazioni a catena
Valutazione un po' diversa quella di Michel Venanzi, gestore di fondi presso la LODH, Lombard Odier Darier Hentsch et Cie, a Ginevra. "Prima di questa fusione", spiega "Pfizer e GlaxoSmithKline erano i due numeri uno, ciascuno con una parte di mercato di circa il 7 percento. Oggi Pfizer passa al 10 o addirittura all'11 per cento, staccandosi nettamente da tutti gli altri concorrenti. Il primo impatto è quindi quello di una corsa verso la potenza. Che potrebbe scatenare una reazione a catena, con molti altri annunci di consolidazioni".
"Sul piano svizzero", continua Michel Venanzi, "viene rilanciata la discussione su un avvicinamento tra Roche e Novartis. Qualcosa che andrebbe proprio in questa direzione, un avvicinamento del tutto naturale".
Le ragioni, secondo l'analista ginevrino, sono chiare: "Rispetto ad altri settori industriali, quello farmaceutico è ancora molto frazionato. Ora, la logica vuole che per vendere dei prodotti bisogna contare su una forte potenza commerciale, soprattutto sul mercato americano. E oggi, sia Roche che Novartis si trovano piuttosto in seconda fila, dietro giganti quali Pfizer e GlaxoSmithKline. Un avvicinamento permetterebbe loro di tornare in primo piano".
Due società molto complementari
Per Michel Venanzi, le caratteristiche dei due gruppi sarebbero propizie a un riavvicinamento: "Si tratta di due società vicine, con buone possibilità di ristrutturazione. E a livello dei mercati sono molto complementari: una opera sul mercato dei medici generalisti, l'altra sui mercati specializzati, quelli ospedalieri".
Ciononostante, lo specialista finanziario vede anche degli inconvenienti alla potenziale fusione tra Roche e Novartis: "Un avvicinamento non risolverebbe la questione del mercato americano. Il Pdg della Novartis, Daniel Vasella, vuole assolutamente aumentare la sua presenza su questo mercato, che è il più redditizio. Una fusione a livello svizzero non sarebbe quindi che una prima tappa, per raggiungere la potenza necessaria per andare a conquistare una posizione migliore all'altra parte dell'Atlantico".
swissinfo