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La croce di ferro, alta sul culmine del poggio e visibile da quasi tutti i villaggi della valle, venne schiantata dal fulmine.
Fu sostituita con una di legno, meno appariscente ma artistica.
Gli uccelli del bosco adocchiarono la nuova croce, tenendosi a una prudente distanza. Poi, cauti, vennero via via sulle piante vicine, a fare i loro commenti.
I pettibianchi, più curiosi, volarono addirittura sui bracci della croce, ad esaminare la figura del crocifisso.
Non trovarono nulla da ridire, ma quella corona di spine li rattristava.
Un pettibianchino propose ai compagni di svellere le spine. E tutti acconsentirono, con un vibrante cinguettio.
Due alla volta, eccoli all'opera: puntate le zampette sull'arco cigliare del Cristo, ciascheduno attenaglia col becco una spina e tira a tutta forza.
Le spine escono e con esse uno schizzo di sangue, che tinge di vermiglio il candido petto degli uccelli.
Estratte le spine, i pennuti volarono contenti al fiume per pulirsi, ma la macchiolina di sangue, non iscomparve, per quanto essi provassero a tuffarsi e rituffarsi nell' acqua e a soffregarsi sulle polite pietruzze della sponda.
Appunto da allora, quella famiglia di uccelli è chiamata dei pettirossi.
V. Chiesa, L'anima del villaggio, Gaggini, Lugano 1934