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<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Anche le commissioni peritali I e II, incaricate di elaborare la legge sulle case da gioco, si </p><p>erano chieste se un divieto d'accesso per i residenti, come proposto dall'autore della </p><p>mozione, avrebbe potuto limitare le ripercussioni socialmente dannose del gioco d'azzardo. </p><p>La maggioranza dei periti respinse tuttavia tale divieto perché, considerata l'attuale mobilità </p><p>della popolazione, esso sarebbe in larga misura senza effetto. Nel messaggio relativo alla </p><p>legge sulle case da gioco, il Consiglio federale condivise tale opinione. Anche oggi, il </p><p>Consiglio federale non vede motivo per modificare il suo parere.</p><p>Il Consiglio federale ha coscienza del pericolo della dipendenza dal gioco; ritiene tuttavia che </p><p>un divieto d'accesso per i residenti non sia il modo adeguato per raggiungere l'obiettivo. Chi </p><p>è dipendente dal gioco non vi rinuncia per un divieto valido in un raggio di dieci chilometri: </p><p>accetterebbe di percorrere una distanza maggiore per poter giocare in un altro casinò, anche </p><p>se più lontano. Considerando l'esiguità del territorio svizzero, un divieto d'accesso per i </p><p>residenti porterebbe unicamente a un "turismo" dei giocatori dipendenti.</p><p>A fare le spese di un tale divieto sarebbe la grande maggioranza di quei giocatori che non </p><p>sono dipendenti e che frequentano di tanto in tanto i casinò per mero divertimento. I giocatori </p><p>locali costituiscono inoltre la clientela abituale di ogni casinò. Il divieto d'accesso per i </p><p>residenti colpirebbe quindi soprattutto una categoria sbagliata di giocatori. Per giunta va </p><p>ricordato che uno degli obiettivi della riforma costituzionale del 1993, con la quale fu </p><p>abrogato il divieto delle case da gioco, era appunto quello di permettere ai numerosi giocatori </p><p>domiciliati in Svizzera, che andavano a giocare nei casinò all'estero, di poter giocare in </p><p>casinò svizzeri. Soprattutto nelle regioni di frontiera, l'introduzione in Svizzera del divieto </p><p>d'accesso per i residenti indurrebbe di nuovo molte persone ad andare a giocare all'estero.</p><p>La nuova legge sulle case da gioco prevede l'esclusione dal gioco per varie categorie di </p><p>persone. Uno degli scopi principali di tale misura è di impedire il gioco a coloro che ne sono </p><p>dipendenti. Grazie a scambi di informazioni, le case da gioco procedono già oggi a un </p><p>controllo rigoroso dell'accesso. L'inosservanza di tali controlli può comportare per le case da </p><p>gioco gravi sanzioni amministrative. La nuova legge sulle case da gioco esige inoltre che </p><p>ogni casa da gioco adotti una concezione sociale. L'ordinanza sulle case da gioco pone - in </p><p>particolare rispetto a quanto avviene sul piano internazionale - esigenze severe in relazione </p><p>a detta concezione. Infatti le case da gioco sono tenute a far frequentare ai loro impiegati </p><p>corsi specifici di formazione e di aggiornamento sulla prevenzione della dipendenza e a </p><p>collaborare con istituti qualificati nella prevenzione della dipendenza e nella terapia. Il </p><p>Consiglio federale è convinto che il controllo dell'accesso, combinato con la concezione </p><p>sociale, risponda nettamente meglio all'intento dell'autore della mozione di un divieto </p><p>generale d'accesso per i residenti.</p><p></p><p>Da ultimo va osservato che, qualora si introducesse il divieto d'accesso per i residenti, non vi </p><p>sarebbe nessun motivo oggettivo per farlo unicamente per le case da gioco con una </p><p>concessione A, come chiede l'autore della mozione. Anche nelle case da gioco con una </p><p>concessione B, le somme giocate sono ingenti. Le persone dipendenti dal gioco non tendono </p><p>a giocare con poche poste importanti, ma bensì il più spesso possibile, tentando la fortuna </p><p>con poste più piccole.</p><p></p><p>Per tutti questi motivi soltanto pochi Paesi applicano il divieto d'accesso per i residenti. </p><p>Anche nel Principato di Monaco, contrariamente a quanto afferma l'autore della mozione, </p><p>non vige un divieto d'accesso per i residenti, ma bensì un divieto d'accesso per i cittadini </p><p>monegaschi. Tutti gli abitanti del Principato, a condizione che non abbiano la cittadinanza </p><p>monegasca (si tratta di una minoranza che rappresenta circa un sesto della popolazione), </p><p>possono giocare nel Casinò di Monaco. Nemmeno l'affermazione dell'autore della mozione, </p><p>in base alla quale all'estero le case da gioco sorgono sistematicamente fuori del centro </p><p>urbano, trova un riscontro oggettivo. Certo esistono casinò effettivamente siti in periferia o </p><p>addirittura fuori della città; ma in nessuno dei Paesi limitrofi ciò è dovuto a prescrizioni dello </p><p>Stato, ma piuttosto a una libera decisione imprenditoriale (migliore accessibilità, migliori </p><p>possibilità di parcheggio, impatto ambientale ecc.). In tutta Europa vi sono innumerevoli </p><p>esempi di casinò che si trovano al centro della città (Kopenhagen, Amsterdam, Baden-</p><p>Baden, Berlino, Amburgo, Wiesbaden, Venezia, Nizza, Lione e via dicendo).</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.