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Crescita delle aree rurali a ridosso degli agglomerati urbani e ripresa demografica del Ticino. Sono due aspetti che emergono dal censimento 2000. Ne abbiamo discusso con l'economista Angelo Rossi.
Tra 1990 e 2000 la Svizzera ha conosciuto un notevole dinamismo demografico, che la pone al di sopra della media europea. Lo dicono le prime analisi sul censimento 2000 fornite dall'Ufficio federale di statistica.
Ad essere particolarmente interessate dalla crescita sono le regioni rurali che contornano gli agglomerati urbani. Vedono aumentare la loro popolazione comuni come Frauenfeld, Zugo o Einsiedeln, che possono essere considerati come parte del bacino zurighese, o Buchs, uno dei nodi della "città diffusa" nella valle del Reno sangallese.
Crescono gli agglomerati urbani di Zurigo (+5% di popolazione), Ginevra (+7%) e Losanna (+3%), mentre appaiono relativamente in declino Basilea (meno 1%) e Berna (meno 1,5%).
Uno sviluppo noto
"È un'evoluzione che non sorprende", nota Angelo Rossi, economista e direttore della Scuola universitaria professionale della Svizzera Italiana, "è dagli anni sessanta del secolo scorso che osserviamo questo fenomeno di decentramento delle forze economiche e demografiche dai grandi centri verso le aree circostanti."
Ciò fa sì che piccoli centri inglobati dallo sviluppo urbano si sviluppino più rapidamente dei centri urbani stessi. Le cause sono molteplici, spiega Rossi, ma si possono riassumere in qualche modo con la necessità di nuovi spazi, sia abitativi, sia per le attività economiche.
Un processo che si autoriproduce
"Chi ha una buona formazione professionale", dice l'economista, "in giovane età tende a spostarsi dalla campagna ai centri urbani, Poi quando si sposa e ha dei figli, ha bisogno di una superficie residenziale maggiore. Superficie che non trova nei centri urbani."
Così le giovani famiglie si spostano nell'area residenziale circostante. Per recarsi al lavoro, se usano l'automobile, contribuiscono con rumore e inquinamento a deteriorare la qualità della vita nelle città. E a stimolare quindi un numero ancora maggiore di persone a lasciare i centri urbani.
I limiti della crescita
"A limitare questo fenomeno", prosegue Rossi, "vi è il costo del trasporto, in termini di tempo e di denaro." Il settore pubblico può intervenire migliorando le condizioni di trasporto. Se investe in strade però, aumenta il numero di automobili. "Più automobili affluiscono verso il centro, più lunghe sono le code. Ad un certo punto si raggiunge il limite fisico alle possibilità di decentramento."
L'aumento demografico dell'agglomerato di Zurigo sarebbe spiegabile anche con gli investimenti nel settore dei trasporti pubblici. "Soprattutto con la realizzazione della S-Bahn", ipotizza Rossi.
Ticino regione dinamica
La classifica dei cantoni demograficamente più dinamici è rimasta, tra 1990 e 2000, sostanzialmente invariata. Ci sono però due eccezioni, Ticino e Grigioni. Come spiegare l'eccezione Ticino?
"A mio avviso quella del Ticino non è un'eccezione", dice Rossi. Già negli anni settanta il Ticino si era dimostrato molto dinamico dal punto di vista demografico. L'eccezione sarebbero piuttosto gli anni tra 1980 e 1990.
La crescita ticinese è imputabile essenzialmente, stando ai primi dati del censimento 2000, alle migrazioni. L'ipotesi dell'economista ticinese è che a pesare di più sia la componente di immigrazione dall'estero, mentre sarebbe diminuita l'immigrazione da altri cantoni.
Ma non è un po' sorprendente che l'immigrazione dall'estero in Ticino aumenti proprio in un periodo di forte disoccupazione, come sono stati gli anni centrali del decennio trascorso?
"L'osservazione è giusta", ammette Rossi, "e non è facile dare una spiegazione univoca. Si possono solo avanzare alcune ipotesi: forse c'è stata in Ticino una maggiore liberalità nell'amministrazione della politica contro la disoccupazione, forse in Ticino il lavoro nero ha un ruolo maggiore rispetto ad altri cantoni. E poi credo che in Ticino per gli stranieri l'integrazione sia più facile, soprattutto per i giovani."
Andrea Tognina