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Liste senza intestazione e civiche: un successo
Senza intestazione e civiche: sono le liste che da un lato hanno sottratto percentuali ai partiti storici, dall'altro hanno permesso ai candidati di guadagnare voti personali. Due fenomeni che, da una quindicina d'anni, sono in costante aumento.
La lista senza intestazione fu introdotta nelle Cantonali del 2007 e la scelse poco meno del 15% di chi si recò alle urne. Quest'anno è invece stata usata dal 25% dei votanti.
«Un elettore su quattro non ha più l'identificazione nel partito. Ciò detto, non bisogna dimenticare comunque che tre su quattro continuano a votare per delle liste di partiti o civiche», spiega ai microfoni della RSI il politologo Nenad Stojanovic -
Ma non ci perdono solo i partiti. Ci perdono pure gli elettori. «Chi vota con una scheda senza intestazione di fatto non spende tutti i voti a disposizione. Automaticamente dunque il suo peso elettorale diminuisce», aggiunge.
I casi di Muralto e Minusio
Il fenomeno delle liste civiche raccoglie invece circa il 23% dei voti. «E laddove sono presenti le liste civiche, si nota una percentuale minore dell'uso di liste senza intestazione».
Per rendersene conto basta guardare ai risultati di Muralto (due liste civiche in corsa, schede senza intestazione al 15%) e Minusio (due partiti e una sola lista civica in corsa, schede senza intestazione al 28%). «Il fenomeno può raggiungere il 30%, ma ad un certo punto dovrà arrestarsi perché nella democrazia i partiti continuano ad avere un ruolo importante, semplificando la complessità enorme della politica».