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Le esportazioni sono diminuite solo leggermente. È quanto emerge dai dati pubblicati oggi dalla NZZ am Sonntag.
BERNA - Dallo scoppio della guerra in Ucraina, nonostante le sanzioni imposte da Berna, le esportazioni svizzere verso la Russia sono diminuite solo leggermente. Per quanto riguarda i medicinali, il volume dell'export è addirittura aumentato raggiungendo livelli da record.
Sebbene il commercio tra le due nazioni abbia subito una battuta d'arresto in diversi settori chiave, come quello dell'orologeria o dei macchinari, la Svizzera continua a esportare prodotti farmaceutici verso la Russia in grande stile. È quanto emerge dai dati pubblicati oggi dalla NZZ am Sonntag.
Come noto, il commercio estero con la Russia è sottoposto a varie restrizioni, poiché la Confederazione si è schierata con l'Occidente imponendo a Mosca sanzioni a seguito dell'invasione ucraina. Per motivi umanitari, tuttavia, i medicamenti non sono sottoposti a queste sanzioni.
Il domenicale zurighese, che ha analizzato i dati pubblicati dall'Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini (UDSC), ha sottolineato come gli export verso la Federazione Russia abbiano prodotto un valore pari a 2,9 miliardi di franchi nel periodo a cavallo tra marzo 2022 e febbraio 2023.
Una cifra inferiore ai 3,5 miliardi di franchi registrati nei 12 mesi precedenti, ma in termini di esportazioni verso la Russia, la Svizzera ha superato la soglia dei 2,9 miliardi solo tre volte negli ultimi anni, ha evidenziato il settimanale.
Dall'inizio dell'invasione, il fatturato conseguito dalle esportazioni di medicinali è aumentato del 40%, passando da 1,4 miliardi di franchi a circa due miliardi. Oggi, un terzo degli export elvetici in territorio russo è composto da prodotti farmaceutici.
La Confederazione beneficia di questa regolamentazione poiché l'industria farmaceutica rappresenta di gran lunga il suo settore di esportazione più importante: nel 2022, circa la metà dell'export è infatti stato generato dal comparto chimico-farmaceutico.
Secondo Novartis, citata dalla NZZ am Sonntag, «l'incremento delle vendite in Russia è dovuto a molti fattori, come ad esempio all'affluenza di pazienti che avevano rinviato le cure mediche a causa della pandemia».
«Un'altra causa - spiega la multinazionale - è l'accumulo di scorte sia da parte di pazienti che da parte degli ospedali russi, che hanno voluto anticipare una possibile penuria di medicinali a causa della guerra».