Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01028.jsonl.gz/573

Nei pazienti affetti da sclerosi multipla viene aggredita la sostanza bianca del cervello e ne consegue una perdita delle cellule nervose della materia cerebrale grigia. Spesso ne derivano disturbi cognitivi che compromettono la capacità di attenzione e la velocità di elaborazione, quindi la memoria di lavoro (memoria temporanea e centrale per l’elaborazione delle informazioni), la memoria episodica (che immagazzina le esperienze con riferimenti spazio-temporali concreti) e le funzioni esecutive del cervello (processi cognitivi complessi che riguardano soprattutto la capacità di pianificazione, il controllo delle azioni e la facoltà di adattamento). Questi disturbi si ripercuotono sulla quotidianità delle persone con SM, andando a toccare la vita professionale, ma anche privata e sociale.
Spesso le persone con SM hanno problemi di codifica (immagazzinamento iniziale delle informazioni) oppure hanno difficoltà a richiamare tali informazioni. A causa del rallentamento e dell’indebolimento della memoria di lavoro, nelle persone con SM le strategie di immagazzinamento durante la fase di codifica sono molto inefficienti. Al momento di richiamare l’informazione, gli impulsi esterni possono fornire un aiuto, ma è difficile per le persone colpite rievocare spontaneamente un ricordo. Se si richiamano esperienze autobiografiche, queste risultano imprecise e descrivono ricordi generici e ricorrenti più che episodi unici.
Che cosa si può fare contro i disturbi della memoria?
In una review della Cochrane Collaboration del 2014, da 20 studi con 966 partecipanti complessivi affetti da SM è risultato che il training cognitivo ha effetti positivi sulla memoria di lavoro e, se associato ad altri metodi di riabilitazione neuropsicologici, migliora l’attenzione e la memoria verbale episodica. Questi metodi mirano da un lato a facilitare la memorizzazione e la rievocazione di informazioni sulla base di strategie interne o principi di ottimizzazione (ad esempio linguaggio grafico, associazioni, autoriferimento e richiamo ripetuto di informazioni); d’altra parte, le difficoltà dovrebbero essere compensate attraverso ausili di memoria esterni, mentre un ambiente orientato alle esigenze dovrebbe contenere lo stress.
Le strategie di aiuto esterne possono funzionare come una sorta di «protesi» per la memoria. Le persone con SM devono trovare autonomamente quale dei numerosi metodi esistenti fa maggiormente al caso loro.
Esempi:
- Scrivere liste della spesa o usare dei post-it per le commissioni non ancora sbrigate, per poi cancellare i singoli punti una volta completati.
- Ottimizzare le routine e le possibilità di conservazione, ad esempio utilizzando scatole e scomparti ben precisi per gli oggetti importanti. Assegnando uno spazio ad hoc è più difficile perdere le chiavi o il cellulare. Utilizzare la funzione di promemoria del cellulare per non dimenticare gli appuntamenti e rispettare il programma previsto per la giornata.
- Inoltre, le strategie di aiuto interne possono essere utili per memorizzare in modo strutturato le informazioni nel cervello durante la fase di codifica. Successivamente sarà poi più facile ritrovarle attraverso strategie di rievocazione ben precise.
Esempi:
- Apprendere correttamente e richiamare ripetutamente le informazioni: ad esempio, per memorizzare un numero di telefono, spesso è necessario ripeterlo più volte. Nel farlo ci si «confronta» ogni volta con l’informazione che si vorrebbe ricordare. Si guarda il numero, lo si annota o lo si legge ad alta voce. L’operazione viene ripetuta poi a intervalli di tempo sempre più distanziati. Nel frattempo si cerca di riportare alla mente l’informazione. Nel farlo è importante ricontrollarla in caso di dubbi e se possibile non tirare a indovinare, poiché così facendo si potrebbero memorizzare degli errori. Il fatto di sforzarsi e impegnarsi attivamente a richiamare alla mente l’informazione, aiuta a fissarla (anche se in quel momento non si riesce a ricordarla). Quindi si tratta di trovare una via di mezzo tra lo sforzo e il rischio di errore.
- Creare delle associazioni per ricordarsi i nomi: «Si chiama Nathalie, proprio come mia cugina. Di cognome fa Olmi, come il nome dell’albero, ecc.» Quando si incontra un’altra volta la persona, grazie ai punti di riferimento scelti si potrà richiamare alla mente il nome: «Questa ragazza si chiama come mia cugina e quell’uomo ha il cognome che coincide con il nome di un albero» (e formulando questo pensiero, si visualizza con la mente l’olmo).
- Visualizzazione: «È il signor Olmi.» e si immagina la persona ad esempio con un corpo a forma di olmo. La volta successiva, se non si ricorda subito il nome, si visualizza l’olmo.
Nell’ambito di una valutazione professionale da parte di un neuropsicologo è possibile rilevare i problemi e le esigenze della persona con SM, considerare delle sedute terapeutiche e fornire consigli per il paziente e le persone che lo circondano. Anche gli ergoterapisti possono aiutare a gestire la quotidianità nel modo più agevole possibile.