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L'ex premier israeliano Ehud Olmert è stato giudicato colpevole da un tribunale di Gerusalemme per aver preso mazzette dall'uomo d'affari americano Morris Talansky.
Il verdetto di oggi - che rovescia uno precedente di assoluzione - si basa sulle dichiarazioni della ex segretaria di Olmert Shula Zaken che hanno portato ad un nuovo processo.
Olmert è stato già condannato a 6 anni di carcere in un altro giudizio per la costruzione del quartiere Holyland a Gerusalemme. I suoi legali hanno annunciato un ricorso alla Corte Suprema.
Le mazzette accettate da Olmert dall'uomo d'affari Talansky erano state anche al centro del processo in cui nel 2012 l'ex premier era stato assolto avendo convinto i giudici che esse era state inoltrate per finalità politiche, legate cioè ad una campagna elettorale.
Adesso però tre giudici del tribunale distrettuale di Gerusalemme (Yaakov Tzaban, Moshe Sobol e Rivka Friedman-Federman) hanno condannato Olmert per frode aggravata e abuso di fiducia essendo giunti alla conclusione che Olmert utilizzò quei fondi - per una cifra complessiva di 150 mila dollari - anche per fini privati, in un periodo in cui era ministro per l'industria ed il commercio. Questa conclusione si basa anche, ma non solo, sulla nuova testimonianza a suo danno della ex segretaria Zaken.
Vista la vicenda sotto questa nuova luce i rapporti fra Olmert e Talansky, hanno proseguito i giudici, non erano più politici ma personali. Di conseguenza Olmert sbagliò quando in seguito aiutò le attività imprenditoriali di Talasnky.
"La lotta alla corruzione - ha detto il capo della pubblica accusa, Uri Korb - è una lotta dura ed ostinata. Occorre impedire che la forza del governo si trasformi nel governo della forza. Anche se a volte richiede anni, la giustizia deve essere fatta".
Di conseguenza in una prossima udienza, il 5 maggio, Korb chiederà per Olmert una pena detentiva, che andrebbe ad aggiungersi ai sei anni già comminati per una controversa vicenda edilizia a Gerusalemme. La difesa di Olmert ha anticipato comunque che ricorrerà alla Corte Suprema per il verdetto odierno.
SDA-ATS