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Concordia coniugale
La concordia è la conformità di sentimenti, di idee e di propositi tra due persone ed è, probabilmente, la migliore espressione per indicare il rapporto che dovrebbe esserci tra marito e moglie.
Uno degli esempi di maggiore concordia offerto dalla Sacra Scrittura si osserva nelle persone di Aquila e Priscilla, le quali, in ogni riferimento biblico, sono sempre citate insieme: né Luca negli Atti né l'apostolo Paolo nelle sue Epistole le ricordano divise.
Dietro questi riferimenti vi è molto di più della semplice casualità: essi ci parlano di un'unione salda e di un amore coniugale maturo e profondo. Proprio a questo riguardo, nella Parola di Dio notiamo come, per ben quattro volte su sei, il nome di Priscilla venga anteposto a quello del marito: ciò era inusuale, se non sconveniente, per il tempo, quindi conferma che dinanzi a Dio "non v'è riguardo a qualità di persone" (Efesesini 6:9); nel vero amore, difatti, non c'è posto per la "gerarchia" ma soltanto per un affettuoso rispetto reciproco.
Aquila e Priscilla rappresentano, ancora oggi, un riferimento sicuro per la salute di tanti matrimoni.
Concordi nella prova
"[Paolo] Dopo questi fatti… lasciò Atene e si recò a Corinto. Qui trovò un ebreo, di nome Aquila, oriundo del Ponto, giunto di recente dall'Italia insieme con sua moglie Priscilla, perché Claudio aveva ordinato a tutti i Giudei di lasciare Roma. Egli si unì a loro. Essendo del medesimo mestiere, andò ad abitare e a lavorare con loro. Infatti, di mestiere, erano fabbricanti di tende" (Atti 18:1-3).
Questi credenti sono rimasti uniti durante la dura prova dell'esilio, episodio che avvenne nel 49 d.C.. Secondo alcune autorevoli testimonianze storiche, gli ebrei di Roma furono espulsi per tumulti interni che finirono per turbare l'ordine pubblico della città proprio a causa della testimonianza cristiana.
Aquila e Priscilla furono dei testimoni coraggiosi dell’Evangelo che non guardarono alle difficoltà contingenti ma continuarono con determinazione a testimoniare di Cristo dovunque si trovassero, anche in città lontane.
Persero tutto ma non la loro fede nel Signore! Conservarono nel cuore la convinzione che "tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo disegno" (Romani 8:28). A Corinto, infatti, il Signore li avrebbe chiamati per compiere una preziosa opera; fu proprio lì che fecero conoscenza con l’apostolo Paolo, incontro che segnerà per sempre il resto della loro vita!
Concordi nell'evangelizzazione
"Quanto a Paolo, dopo essersi trattenuto ancora molti giorni a Corinto, prese commiato dai fratelli, e navigò verso la Siria, con Priscilla e Aquila, dopo essersi fatto radere il capo a Cencrea, perché aveva fatto un voto" (Atti 18:18).
Per questa piccola famiglia, l'opera di evangelizzazione che si prospettava non offriva alcuna garanzia sulla sicurezza dei viaggi né sull’esercizio stabile del proprio mestiere, che offriva sicuramente maggiori certezze di sostentamento.
Mentre Paolo continuò il suo viaggio alla volta di Antiochia di Siria, Aquila e Priscilla si fermarono ad Efeso.
Il loro gesto di completa disponibilità verso le necessità dell'opera di Dio e la loro rinuncia a qualsiasi beneficio terreno, hanno lasciato il segno nella storia della fede cristiana: essi ci mostrano che è possibile essere pronti a qualsiasi rinuncia per servire il Signore, pur sostenendo le responsabilità di una famiglia.
L'essere una famiglia, per Aquila e Priscilla non è mai stato un impedimento per il servizio a Dio, semmai fu considerato sempre un grande vantaggio: "Due valgono più di uno solo, perché sono ben ricompensati della loro fatica. Infatti, se l'uno cade, l'altro rialza il suo compagno; ma guai a chi è solo e cade senz’avere uno che lo rialzi!" (Ecclesiaste 4:9, 10).
Questo passo non soltanto ci testimonia della consacrazione all'opera di Dio di questi coniugi, ma ci permette di conoscerne anche l'efficacia. Dopo che Paolo ebbe occasione di evangelizzare e, successivamente, salpò da Efeso, Priscilla ed Aquila continuarono l’opera ammaestrando privatamente quanti, come Apollo, fossero desiderosi di conoscere "con più esattezza la via di Dio" (Atti 18:26). Essi prepararono il "terreno" per il ritorno dell'apostolo, che Dio avrebbe usato potentemente per costituire una numerosa comunità in quella città (cfr. Atti 19:1-7).
Concordi nella dottrina
"Egli [Apollo] cominciò pure a parlare con franchezza nella sinagoga. Ma Priscilla e Aquila, dopo averlo udito, lo presero con loro e gli esposero con più esattezza la via di Dio" (Atti 18:26).
Apollo aveva conoscenza soltanto del battesimo di Giovanni, simbolo della volontà di ravvedimento dai propri peccati in attesa dell’opera perfetta di redenzione del Messia (cfr. Atti 19:4), ma la sua conoscenza dottrinale riguardo la persona di Gesù era carente.
Priscilla ed Aquila, avendo sperimentato l’opera del Salvatore in profondità, percepirono i sentimenti di lealtà presenti in Apollo e lo ammaestrarono nella via di Dio.
I risultati di questo lavoro furono straordinari: Apollo "con gran vigore confutava pubblicamente i Giudei, dimostrando per le Scritture che Gesù è il Cristo" (Atti 18:28). L'efficacia della sua predicazione a Corinto fu tale da essere paragonata a quella di Pietro e Paolo (cfr. 1 Corinzi 1:12), il quale lo reputò un prezioso strumento per il progresso dell’Evangelo (cfr. 1 Corinzi 16:12; Tito 3:13).
Concordi nella carità
"Le chiese dell'Asia vi salutano. Aquila e Prisca, con la chiesa che è in casa loro, vi salutano molto nel Signore" (1 Corinzi 16:19).
Erano passati circa sei o sette anni dal loro primo incontro con l'apostolo Paolo ma la loro comunione fraterna non era scemata. Lo stesso avvenne verso i credenti di Corinto: ai saluti dell’apostolo dalla città di Efeso si uniscono quelli di questi consorti la cui carità era rimasta inalterata nel corso degli anni: "Voi, per questa stessa ragione, mettendoci da parte vostra ogni impegno, aggiungete alla vostra fede la virtù…
alla pietà l’affetto fraterno; e all’affetto fraterno l'amore" (2 Pietro 1:5-7).
Concordi nel servizio
"Salutate Prisca e Aquila, miei collaboratori in Cristo Gesù, i quali hanno rischiato la vita per me; a loro non io soltanto sono grato, ma anche tutte le chiese delle nazioni. Salutate anche la chiesa che si riunisce in casa loro" (Romani 16:3-5).
Ciò che ci colpisce di questo passo biblico è il fatto che Aquila e Priscilla, dopo circa otto anni di esilio, siano tornati nuovamente a Roma e, in quella città, abbiano ripresa con coraggio la loro opera di testimonianza. Il loro servizio fu caritatevole e generoso; essi offrirono tutta la loro vita dimostrando praticamente di essere seguaci del Maestro: "Nessuno ha amore più grande di quello di dar la sua vita per i suoi amici" (Giovanni 15:13)!
Il loro servizio fu completo e non superficiale, altrimenti non avrebbero avuto la gratitudine di "tutte le chiese delle nazioni"! Dio ci mette sempre in grado di servirLo nella pienezza delle Sue benedizioni per ottenere sempre dei risultati gloriosi. Il loro servizio fu semplice perché offerto con gli strumenti che Dio aveva messo loro a disposizione, vale a dire la propria casa. Ad Efeso la loro abitazione fu un punto di riferimento per tanti credenti ed i risultati furono sempre confortanti; così pure a Roma questi coniugi, con grande schiettezza e senza vergogna, aprirono le porte della loro dimora per la predicazione della Parola e per l’assistenza spirituale dei credenti.
Concordi nell'ubbidienza
"Saluta Prisca e Aquila e la famiglia di Onesiforo" (2 Timoteo 4:19).
Abbiamo seguito questa splendida coppia di credenti dall’esilio da Roma, al loro passaggio per Corinto ed Efeso, al loro ritorno alla città imperiale, ed infine li ritroviamo ancora ad Efeso intorno agli anni 64-66 d.C.. Erano sempre pronti, dovunque e comunque, ad ubbidire al Mandato e a ricominciare tutto daccapo pur di trovarsi sempre nella volontà di Dio. L’apostolo Paolo, dopo averli conosciuti non li ha più dimenticati, anzi in questa sua ultima epistola continua ad avere un chiaro ricordo di loro che sicuramente lo conforta.
In tempi davvero difficili per ogni famiglia, questa coppia di credenti, pur a distanza di migliaia di anni, continua a rappresentare per noi un punto di riferimento inamovibile, non soltanto nell’amore coniugale, ma soprattutto nel servizio a Dio.
Non deve passare inosservato che dovunque siano stati, abbiano lasciato il segno del loro passaggio. La loro presenza in una città è sempre stata segnata dall’edificazione di tutti quelli che hanno avuto la gioia e l'onore di servire con loro il Signore.