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Verrebbe inoculato alle donne incinte portatrici del batterio: se ne parlava già 30 anni fa
LONDRA - Se ne parlava già 30 anni fa. L'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) aveva chiesto che venisse sviluppato un vaccino contro lo streptococco del gruppo B. Ma nonostante le ricerche fossero iniziate, nessuna è mai stata brevettata. Oggi un nuovo studio rivela la pericolosità del batterio nei bambini perché è la causa di 150'000 morti premature l'anno. E l'Oms ci riprova.
Lo Streptococco del gruppo B (Sgb) può essere trasmesso dalla madre al feto sia durante la gravidanza che in fase di travaglio. Al momento non esiste una cura che garantisce al cento per cento che nel neonato non insorga l'infezione causata dal batterio, solo una serie di antibiotici che ne diminuiscono le possibilità. L'Sgb, come rivelato da uno studio a opera di un gruppo di ricercatori della London School of Hygiene & Tropical Medicine, uccide ogni anno 150'000 neonati. Inoltre, 46'000 bambini nascono prematuri o con handicap importanti e di lunga durata.
Come scritto in un comunicato pubblicato dall'Oms, «se il batterio non rappresenta alcun pericolo per la maggior parte delle donne incinte che ne sono portatrici, per i bebé può rivelarsi estremamente pericoloso». Lo studio infatti ha dimostrato che le informazioni finora documentate sulla tematica erano incomplete e che urge lo sviluppo di un vaccino. In particolare evidenzia che oltre a causare delle nascite premature, comporta tutta una serie di malattie neurologiche, quali la paralisi cerebrale, l'Ipoacusia, ovvero un deficit uditivo, o ancora la perdita della vista.
A livello di numeri «nell'insieme di donne incinte nel mondo ogni anno, il 15% sono portatrici di questo batterio» che tradotto significa 20 milioni. «Lo streptococco del gruppo B è presente nella vagina di queste donne, ma generalmente non ci sono sintomi. Il batterio però può essere trasmesso sia dall'utero al feto che durante il travaglio». Infezioni di questo tipo avvengono ovunque nel mondo, anche perché gli antibiotici somministrati non sono sufficienti. «Va però sottolineato che la maggior parte dei casi vengono rilevati nei Paesi a basso e medio reddito, dove il depistaggio e l'amministrazione antibiotica durante il parto sono più difficili da realizzare e dove quindi un vaccino è assolutamente necessario». I tassi più elevati concernono l'est e il sud est asiatico, anche se la metà dei casi vengono registrati nell'Africa Subsahariana.
Secondo l'Oms e i ricercatori un vaccino, che verrebbe inoculato durante una delle visite ginecologiche di controllo, potrebbe salvare più di 50'000 vite ed evitare 170'000 nascite premature, se il 70% delle donne incinte ogni anno si sottoponesse alla cura. I dati e le analisi sono state annunciate durante l'International Symposium on Streptococcus Agalactiae Disease (Issad) in corso questa settimana, organizzato dall'Oms e dalla London School of Hygiene & Tropical Medicine. Lo scopo dell'Issad è di «mobilitare i ricercatori perché le lacune su questo batterio vengano colmate e anche al fine di accelerare lo sviluppo di un vaccino per ridurre l'impatto dell'Sgb che è potenzialmente mortale».