Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/164561

<h2>SubmittedText<h2><p>Fondandomi sull'articolo 160 capoverso 1 della Costituzione federale e sull'articolo 107 della legge sul Parlamento, presento la seguente iniziativa parlamentare:</p><p>È necessario porre le basi legali affinché tutte le retribuzioni a favore dei membri dei consigli di amministrazione e delle persone che si occupano della gestione (direzione) delle aziende della Confederazione o di aziende parastatali siano adeguate. Le retribuzioni dei membri della direzione e del consiglio di amministrazione devono essere adeguate alle mansioni concrete, alla situazione della società e agli stipendi del personale. Lo stipendio più alto di un membro della direzione di una azienda della Confederazione o parastatale non può essere superiore allo stipendio lordo di un consigliere federale.</p><h2>InitialSituation<h2><p><b>Comunicato stampa della commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale del 20.08.2020</b></p><p>I quadri delle aziende della Confederazione non devono guadagnare più di un consigliere federale. La Commissione delle istituzioni politiche (CIP) del Consiglio nazionale ha preso atto che una pertinente revisione della legge sul personale della Confederazione ha suscitato pareri diversi durante la consultazione, decidendo comunque a chiara maggioranza di sottoporre il progetto alla Camera. </p><p>Nel quadro dell'attuazione di un'iniziativa parlamentare (<a href="https://www.parlament.ch/it/ratsbetrieb/suche-curia-vista/geschaeft?AffairId=20160438">16.438</a> n Iv. Pa. [Leutenegger Oberholzer] Piller Carrard. Per retribuzioni adeguate e contro gli eccessi salariali delle aziende della Confederazione e di aziende parastatali) la CIP ha elaborato un progetto di modifica della legge sul personale federale e di altri atti normativi, con il quale si intende fissare a un milione di franchi la rimunerazione annua massima che può essere versata ai quadri di grado più elevato o ai membri dei consigli d'amministrazione di sette grandi aziende della Confederazione. Il termine "rimunerazione" è da intendersi in senso ampio e oltre allo stipendio e agli onorari comprende tutte le prestazioni valutabili in denaro (prestazioni accessorie, previdenza professionale ecc.). Concretamente, questo tetto massimo è applicabile ai quadri di FFS, RUAG, Skyguide, SUVA, SSR, Swisscom e della Posta.</p><p>Per quanto concerne le altre aziende e stabilimenti della Confederazione, la definizione dell'importo delle rimunerazioni massime deve essere di competenza del Consiglio federale. Le relative disposizioni sono introdotte nella legge sul personale federale, in cui sono ora definite anche le componenti dei compensi e i criteri in base ai quali determinare la rimunerazione individuale.</p><p>La Commissione ha constatato che i pareri pervenuti nell'ambito della consultazione si suddividono grosso modo in egual misura fra favorevoli e contrari. Essa si attiene al progetto, adottandolo all'attenzione della Camera con 19 voti contro 5.</p><p>Fra i partecipanti alla consultazione 21 appoggiano in tutto o almeno in parte il progetto, fra cui 14 Cantoni, i Verdi, il PS e l'UDC. 19 partecipanti, fra cui 7 Cantoni, il PPD, il PLR e il pvl, si sono invece detti contrari. Le associazioni economiche che hanno risposto hanno espresso opinioni diverse fra loro.</p><p>Secondo 13 partecipanti in totale, la Swisscom SA deve essere esclusa dalle modifiche proposte poiché, in quanto azienda quotata in borsa, è assoggettata al diritto della società anonima. Alcuni criticano inoltre l'importo della rimunerazione massima fissato, proponendo soluzioni in termini percentuali, importi massimi minori oppure valori differenziati in funzione dell'azienda. Ha raccolto reazioni diverse, ma perlopiù favorevoli, il divieto di versare indennità di partenza previsto nel progetto, con il quale si attua l'iniziativa parlamentare <a href="https://www.parlament.ch/it/ratsbetrieb/suche-curia-vista/geschaeft?AffairId=20180428">18.428</a> "Aziende federali e imprese parastatali. Nessuna indennità di partenza per i quadri", depositata dal consigliere agli Stati Minder. Su questo aspetto hanno preso espressamente posizione 26 partecipanti, di cui 16 favorevoli e 10 contrari.</p><p>Il progetto che verrà sottoposto alla Camera con il relativo rapporto esplicativo e il rapporto sui risultati della consultazione sono consultabili ai seguenti link:</p><p><a href="https://www.parlament.ch/centers/documents/_layouts/15/DocIdRedir.aspx?ID=DOCID-773489785-7706">Progetto con rapporto esplicativo</a></p><p><a href="https://www.parlament.ch/it/organe/commissioni/commissioni-tematiche/commissioni-cip/rapporti-consultazioni-cip/consultazione-cip-16-438">Rapporto sui risultati della consultazione</a></p><p></p><p><b>Parere del Consiglio federale del 21 ottobre 2020 </b></p><p>Il Consiglio federale concorda sul fatto che la rimunerazione dei quadri superiori delle aziende e degli stabilimenti parastatali debba essere valutata in modo critico. Tuttavia, ritiene che stabilire un tetto massimo legale per i compensi e sancire un divieto generalizzato di versare un'indennità di partenza siano misure troppo rigide. L'Esecutivo condivide quindi l'opinione di una minoranza della Commissione (Fluri, Campell, Humbel, Jauslin, Romano), che propone di non entrare nel merito del progetto. (...)</p><h2>Proceedings<h2><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito al Consiglio nazionale, 18.03.2021</b></p><p><b>Quadri ex regie federali, un milione deve bastare</b></p><p><b>Le remunerazioni dei manager delle ex regie federali va limitato a un milione di franchi l'anno e le indennità di partenza proibite. Lo ha deciso oggi il Consiglio nazionale che ha approvato un progetto di legge in tal senso per 139 voti a 44 e 4 astensioni. Il dossier va al Consiglio degli Stati.</b></p><p>Una richiesta di non entrata in materia (PLR e qualche deputato del Centro col sostegno del Consiglio federale) è stata respinta per 147 voti a 34 e 2 astensioni.</p><p>Il progetto realizza l'iniziativa parlamentare dell'ex consigliera nazionale Susanne Leutenegger Oberholzer (PS/BL), secondo cui un manager non dovrebbe guadagnare più di un consigliere federale. La revisione fissa a un milione di franchi la rimunerazione annua massima che può essere versata ai quadri di grado più elevato o ai membri dei consigli d'amministrazione di sette grandi aziende della Confederazione, ossia FFS, RUAG, Skyguide, SUVA, SSR, La Posta e anche Swisscom, benché quest'ultima azienda sia quotata in Borsa. Una proposta di minoranza di Kurt Fluri (PLR/SO) di escludere tale azienda dalla regolamentazione è stata respinta per 128 voti a 61.</p><p>Nel corso della discussione, il plenum ha anche deciso per 98 voti a 89 di includere nella regolamentazione le altre imprese della Confederazione come Swissmedic o i Politecnici federali, andando così più lontano rispetto alle proposte della commissione preparatoria.</p><p>Il termine "rimunerazione" contempla, oltre allo stipendio e agli onorari, tutte le prestazioni valutabili in denaro (prestazioni accessorie, previdenza professionale, per esempio). Circa le altre aziende e stabilimenti della Confederazione, la definizione dell'importo dev'essere di competenza del Consiglio federale. A ciò si aggiunge anche il divieto di versare indennità di partenza previsto nel progetto.</p><p>Un consigliere federale percepisce circa 445 mila franchi lordi all'anno, a cui si aggiunge una somma forfettaria di 30 mila franchi. Aggiungendo la rendita di previdenza e altre prestazioni, si arriva a uno stipendio di circa un milione all'anno. Stando a informazioni risalenti al 2019, il CEO delle FFS percepiva un salario più elevato, ovvero 1,2 milioni con la previdenza di vecchiaia. Ancora superiore lo stipendio del CEO di Swisscom: stando a un rapporto pubblicato dall'azienda, Urs Schaeppi ha percepito un salario complessivo di 1,83 milioni.</p><p>Stando agli avversari della riforma, il PLR e alcuni membri del Centro compreso il governo, rappresentato in aula dal ministro delle finanze Ueli Maurer, questa "riforma" è uno strascico dell'iniziativa popolare di Thomas Minder contro le retribuzioni abusive nel settore privato completamente fuori tempo, giacché il Consiglio federale ha già adottato dei provvedimenti nel frattempo per limitare le retribuzioni dei quadri operanti in aziende statali o parastatali.</p><p>Un tetto fisso massimo non è inoltre adeguato alle caratteristiche di ogni singola azienda: ve ne sono alcune più sottoposte di altre alla concorrenza, come Swisscom e la Posta, e altre meno. Un tetto fisso avrebbe anche come conseguenza di limitare il campo di scelta dei futuri manager.</p><p>Per la maggioranza (UDC, parte del Centro, PS, Verdi e Verdi liberali) , invece, certi salari versati ai quadri di aziende parastatali o statali non si giustificano, specie se devono assolvere a un mandato pubblico, tanto più che operano perlopiù in un regime di monopolio e vengono finanziati dallo Stato. È giusto insomma che il parlamento possa dire la sua.</p><p>Per il campo rosso-verde si tratta anche di frenare un'evoluzione verso l'alto per certi versi simile a quella che caratterizza il settore privato. Anche con un tetto massimo di un milione, una remunerazione che molti quadri di imprese elvetiche possono solo sognare, non dovrebbe essere difficile per la Confederazione trovare personale qualificato. Trattandosi poi di aziende parastatali, la remunerazione dei quadri deve anche essere accettata dalla popolazione.</p><p></p><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito al Consiglio degli Stati, 16.09.2021</b></p><p><b>Aziende parastatali, no tetto di un milione per manager</b></p><p><b>L'idea di porre un tetto massimo di un milione di franchi alle remunerazioni dei manager di imprese parastatali o statali (come la Posta, le FFS o Swisscom) rischia di generare falsi incentivi.</b></p><p>È quanto crede il Consiglio degli Stati che ha respinto per 19 voti a 12 l'entrata in materia su un progetto di legge frutto di un'iniziativa parlamentare dell'ex consigliera nazionale Susanne Leutenegger Oberholzer (PS/BL), secondo cui un manager non dovrebbe guadagnare più di un consigliere federale.</p><p>I "senatori" hanno quindi seguito la raccomandazione delle loro commissione preparatoria. Stando alla maggioranza, i quadri delle imprese interessate, come FFS, RUAG, Skyguide, SUVA, SSR, La Posta e anche Swisscom, sono attualmente remunerati in modo molto differenziato; l'introduzione di un limite massimo potrebbe essere interpretata anche come la necessità di aumentare i salari in determinate aziende.</p><p>Per i "senatori", inoltre, un disciplinamento differenziato per ciascuna azienda sarebbe tuttavia difficile da attuare. Se i tetti massimi fossero stabiliti sulla base delle attuali retribuzioni, non sarebbe più possibile rispondere in modo dinamico agli sviluppi. In materia di remunerazioni, il Consiglio federale deve continuare a disporre dei necessari margini di manovra.</p><p>In ogni caso, in materia di salari dei manager delle aziende parastatali, negli ultimi anni il Consiglio federale ha praticato una politica salariale all'insegna della moderazione: i salari non sono stati aumentati e talvolta sono stati perfino diminuiti.</p><p>Per i sostenitori del progetto di legge, invece, certi salari versati ai quadri di aziende parastatali o statali non si giustificano, specie se devono assolvere a un mandato pubblico, tanto più che operano perlopiù in un regime di monopolio e vengono finanziati dallo Stato. È giusto insomma che il parlamento possa dire la sua.</p><p>Si tratta anche di frenare un'evoluzione verso l'alto per certi versi simile a quella che caratterizza il settore privato. Anche con un tetto massimo di un milione, una remunerazione che molti quadri di imprese elvetiche possono solo sognare, non dovrebbe essere difficile per la Confederazione trovare personale qualificato. Trattandosi poi di aziende parastatali, la remunerazione dei quadri deve anche essere accettata dalla popolazione.</p><p>Il dossier ritorna alla Camera del popolo che aveva approvato in prima lettura nel marzo scorso il progetto di legge per 139 voti a 44. La revisione fissa a un milione di franchi la rimunerazione annua massima che può essere versata ai quadri di grado più elevato o ai membri dei consigli d'amministrazione di sette grandi aziende della Confederazione, ossia FFS, RUAG, Skyguide, SUVA, SSR, La Posta e anche Swisscom, benché quest'ultima azienda sia quotata in Borsa. Nel corso della discussione, il plenum aveva anche deciso di includere nella regolamentazione le altre imprese della Confederazione come Swissmedic o i Politecnici federali.</p><p>Il termine "rimunerazione" contempla, oltre allo stipendio e agli onorari, tutte le prestazioni valutabili in denaro (prestazioni accessorie, previdenza professionale, per esempio). Circa le altre aziende e stabilimenti della Confederazione, la definizione dell'importo dev'essere di competenza del Consiglio federale. A ciò si aggiunge anche il divieto di versare indennità di partenza previsto nel progetto.</p><p>Un consigliere federale percepisce circa 445 mila franchi lordi all'anno, a cui si aggiunge una somma forfettaria di 30 mila franchi. Aggiungendo la rendita di previdenza e altre prestazioni, si arriva a uno stipendio di circa un milione all'anno. Stando a informazioni risalenti al 2019, il CEO delle FFS percepiva un salario più elevato, ovvero 1,2 milioni con la previdenza di vecchiaia. Ancora superiore lo stipendio del CEO di Swisscom: stando a un rapporto pubblicato dall'azienda, Urs Schaeppi ha percepito un salario complessivo di 1,83 milioni.</p><p></p><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito al Consiglio nazionale, 16.12.2021</b></p><p><b>Un milione al massimo per manager ex regie</b></p><p><b>Con un risultato assai netto - 151 voti a 39 - il Consiglio nazionale ha ribadito oggi che intende porre un tetto massimo (un milione) alle remunerazioni dei manager delle ex regie federali.</b></p><p>Il dossier ritorna quindi al Consiglio degli Stati che nel settembre scorso, per 19 voti a 12, non era entrato in materia sul progetto di legge frutto dell'iniziativa parlamentare del 2016 dell'ex consigliera nazionale Susanne Leutenegger Oberholzer (PS/BL). Oggi al Nazionale spettava solo decidere sull'entrata nel merito, necessaria dopo il "no" della camera dei Cantoni.</p><p>Il risultato agli Stati ha suscitato anche un rilievo critico di Gerhard Pfister (Centro/ZG), favorevole al progetto, secondo cui è giusto che la Camera dei cantoni riprenda in mano in dossier seriamente. Se una parte dei "senatori" fosse stata presente in aula, invece di "ciondolare in caffetteria", forse l'esito del dibattito sarebbe stato diverso.</p><p>Per la maggioranza del plenum - tranne il PLR e qualche esponente del Centro - è necessario intervenire anche se dal 2016 qualcosa è cambiato. Sebbene gli importi di alcuni stipendi siano stati ridotti, non vi è la certezza che non si ripeteranno situazioni di aumenti salariali spropositati. In particolare, bisogna anche tenere conto del fatto che a pagare i salari sono i contribuenti che non sempre capiscono l'ammontare di certe retribuzioni.</p><p>Secondo la minoranza, non si dovrebbe invece fissare per legge un importo massimo, perché questo non rende giustizia all'estrema diversificazione del panorama aziendale, per non parlare della responsabilità inerente allo svolgimento di una funzione dirigenziale. Riflessione non condivise da diversi oratori, secondo cui le aziende parastatali sono di gran lunga protette dalla concorrenza. Quanto alla responsabilità, quest'ultima non è certo superiore a quella di un consigliere federale, cui le future remunerazioni dei manager di Stato dovrebbero orientarsi</p><p>Nel suo intervento, il consigliere federale Ueli Maurer ha difeso la posizione della minoranza, sostenendo che il governo è già intervenuto per mitigare certe pretese. A suo parere, su questo dossier è stato sprecato fin troppo tempo, quando invece ci sono argomenti ben più importanti che andrebbero affrontati.</p><p>In prima lettura, lo scorso marzo, la modifica della Legge sul personale federale era stata approvata dal Consiglio nazionale con 139 voti a 44 e 4 astensioni. La revisione fissa a un milione di franchi la rimunerazione annua massima che può essere versata ai quadri di grado più elevato o ai membri dei consigli d'amministrazione di sette grandi aziende della Confederazione, ossia FFS, RUAG, Skyguide, SUVA, SSR, La Posta e anche Swisscom, benché quest'ultima azienda sia quotata in Borsa.</p><p>Il Nazionale ha anche deciso di includere nella regolamentazione le altre imprese della Confederazione come Swissmedic o i Politecnici federali, andando così più lontano rispetto alle proposte della sua commissione preparatoria.</p><p>Il termine "rimunerazione" contempla, oltre allo stipendio e agli onorari, tutte le prestazioni valutabili in denaro (prestazioni accessorie, previdenza professionale, per esempio). Circa le altre aziende e stabilimenti della Confederazione, la definizione dell'importo dev'essere di competenza del Consiglio federale. A ciò si aggiunge anche il divieto di versare indennità di partenza previsto nel progetto.</p><p>Un consigliere federale percepisce circa 445 mila franchi lordi all'anno, a cui si aggiunge una somma forfettaria di 30 mila franchi. Aggiungendo la rendita di previdenza e altre prestazioni, si arriva a uno stipendio di circa un milione all'anno.</p><p></p><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito al Consiglio degli Stati, 03.03.2022</b></p><p><b>CSt: ex regie, salari manager, nessun limite massimo</b></p><p><b>Dopo numerose discussioni, rapporti e contro rapporti, l'idea di porre un tetto massimo - un milione di franchi - ai salari dei manager attivi nelle aziende parastatali come le FFS, La Posta o Ruag è definitivamente archiviata.</b></p><p>Per la seconda volta, nonostante la chiara volontà del Nazionale di regolare questo problema, il Consiglio degli Stati ha respinto oggi (27 voti a 13) l'entrata nel merito su un progetto scaturito da un'iniziativa parlamentare dell'ex deputata Susanne Leutenegger Oberholzer (PS/BL).</p><p>Il progetto di legge si concentra sui manager di sette aziende legate alla Confederazione: FFS, La Posta, Ruag, Suva, Swisscom, Skyguide e SSR. I loro dirigenti e membri del consiglio di amministrazione non dovrebbero guadagnare più di un consigliere federale.</p><p>Ma per la maggioranza del plenum, il progetto in discussione - elaborato "obtorto collo" dal Consiglio federale perché obbligato dallo stesso parlamento che aveva accolto l'iniziativa inoltrata nel 2016, malgrado si sia sempre detto contrario - considera che l'obiettivo di limitare le remunerazioni sia stato nel frattempo raggiunto.</p><p>L'idea di evitare eccessi salariali, insomma, non avrebbe più senso, come ha ricordato in aula il consigliere federale Ueli Maurer. Nel suo intervento, il ministro delle finanze ha fatto presente che dal 2016 ne è passata di acqua sotto i ponti e, nonostante gli sforzi e le modifiche apportate al disegno di legge governativo, finora nessun progetto è riuscito a coagulare attorno a sé un consenso sufficiente.</p><p>Il fatto, secondo il ministro UDC - che ha chiesto la non entrata nel merito - è che non siamo contrari al principio in sé, bensì al fatto di iscrivere per legge un tetto massimo. Sappiamo che il tema è delicato e quindi, nel frattempo, abbiamo adottato dei correttivi affinché i salari dei manager delle ex regie federali rimangano entro certi limiti: praticamente nessuno più percepisce oltre il milione di franchi, ossia la somma destinata a un consigliere federale, ha sottolineato Maurer. Quest'ultimo ha poi fatto presente l'impossibilità di porre un tetto al salario dei manager di Swisscom, ex regia ormai privatizzata e quotata in borsa.</p><p>Per la maggioranza dei "senatori", inoltre, la soluzione proposta è eccessivamente indifferenziata. Se si dovesse proprio stabilire un tetto massimo, occorrerebbe fissare diversi limiti di retribuzione corrispondenti alle differenti condizioni delle aziende. Si tratta di un compito complesso che non compete tuttavia al legislatore, come ha ricordato anche Stefan Engler (Centro/GR), che ha invitato a tenere conto della separazione dei poteri. Oltre a ciò, anche in base agli sviluppi dinamici all'interno delle aziende, il Consiglio federale deve disporre di un certo margine d'azione nel determinare gli stipendi.</p><p>Una minoranza, anche se senza troppa convinzione, ha perorato l'entrata nel merito allo scopo di rispondere al disagio manifestato dalla popolazione verso gli eccessi salariali. Thomas Minder (Indipendente-UDC/SH), già all'origine dell'iniziativa contro le retribuzioni abusive nel settore privato, si è detto scioccato che certi manager possano guadagnare somme importanti che si avvicinano al milione - Minder ha fatto l'esempio della SUVA - pur non avendo di gran lunga le stesse responsabilità di un ministro.</p><p>A suo avviso, l'argomento del governo secondo cui sarebbe difficile trovare manager bravi se vengono offerte remunerazioni non in linea col mercato non regge. Per il "senatore" sciaffusano, un manager delle ex regie dovrebbe accontentarsi di un salario simile a quello corrisposto a un Segretario di stato, ossia 380 mila franchi l'anno circa. Somme superiori sono a suo dire eccessive e inaccettabili, specie agli occhi del contribuente.</p><p>Per Minder, tenuto conto di queste somme, vi sarebbero sul mercato un numero sufficiente di persone considerate idonee a guidare un'azienda parastatale, che gode per di più sovente di una garanzia statale ed è protetta dalla concorrenza.</p>