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Rapporto annuale 2018
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La legge sul contratto d'assicurazione (LCA) disciplina le relazioni contrattuali tra il cliente e la compagnia d'assicurazione. Il 28 giugno 2017 il Consiglio federale ha approvato il messaggio per una revisione parziale della LCA.
Nel 2018, si è svolto l’esame preliminare su questo oggetto in seno al Consiglio nazionale (Camera prioritaria). La Commissione dell'economia del Consiglio nazionale (CET-N) ha avviato l’esame del progetto con un'audizione il 27 marzo 2018. In tale occasione l’ASA, rappresentata da Philippe Hebeisen, membro di comitato / CEO Vaudoise Assurances, e Thomas Helbling, direttore, hanno rappresentato gli interessi dell’associazione per quanto concerne la revisione. Il 27 novembre 2018 la CET-N ha pubblicato i risultati della sua consultazione preliminare.
Le misure statali e quelle volontarie garantiscono già oggi un’elevata tutela dei clienti assicurativi. Lo conferma anche uno studio rappresentativo riguardante la tutela dei consumatori dalla prospettiva del cliente, svolto dall’Istituto per l'economia assicurativa dell'Università di San Gallo nel 2016. Il settore assicurativo è uno degli ambiti con la regolamentazione più rigorosa in assoluto. Pertanto l’ASA ritiene adeguata una revisione parziale mirata della LCA così come proposta nel progetto del messaggio. Essa comprende, tra l’altro, i seguenti aspetti.
L'ASA accoglie con favore il fatto che la maggioranza della Commissione (CET-N) sostenga il progetto del messaggio. Il Consiglio nazionale discuterà le proposte nel maggio 2019.
L’ASA ha preso posizione in merito alla revisione con la risposta alla procedura di consultazio-ne del 28 febbraio 2019. Essa sostiene ampiamente la revisione sulla base del relativo avamprogetto. Il progetto contiene una serie di miglioramenti rispetto alla legislazione vigente, quali, ad esempio, la creazione di una base giuridica sufficiente per il test svizzero di solvibilità, l'introduzione del diritto in materia di risanamento o la semplificazione delle disposizioni penali. L'ASA ritiene, tuttavia, che sia altrettanto necessario apportare correttivi ed aggiunte, ad esempio per quanto concerne gli aspetti seguenti.
Il 15 settembre 2017 il Consiglio federale ha approvato il messaggio sulla revisione totale della legge sulla protezione dei dati (LPD). La revisione totale della legge mira a rafforzare la protezione dei dati in Svizzera e ha come conseguenza un adeguamento in funzione degli sviluppi giuridici nell'UE e a livello del Consiglio d'Europa. Nel 2018 il Parlamento ha svolto l'esame preliminare della parte della revisione concernente Schengen e il 28 settembre 2018 è avvenuta la relativa approvazione. In quanto Stato membro di Schengen, la Svizzera ha dovuto recepire nel proprio diritto uno sviluppo di Schengen concernente la direttiva dell'UE sulla protezione dei dati del 27 aprile 2016 e relativo all'azione penale.
Al contempo, nel 2018 la Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale (camera prioritaria), incaricata dell'esame preliminare, ha iniziato con la vera e propria revisione totale della LPD.
Le attività assicurative sono direttamente interessate dalla LPD, di conseguenza per l’ASA la revisione della LPD è di centrale importanza.
L'ASA riconosce la necessità della riforma e consiglia di entrare in materia. Gli adeguamenti ancora necessari vanno apportati nel quadro della deliberazione di dettaglio. L'ASA accoglie con favore il fatto che siano state inserite nel messaggio diverse esigenze del settore assicurativo come ad esempio l'introduzione di un consulente per la protezione dei dati o la limitazione al delitto intenzionale. Sono tuttavia necessari ulteriori adeguamenti al disegno secondo messaggio. Solo in questo modo le aziende possono applicare e attuare in modo sensato la nuova legge. Il disegno contiene ancora troppi obblighi di informazione e di azione per le aziende. Inoltre, le disposizioni penali dovrebbero essere indirizzate all'azienda e non al singolo collaboratore. È raccomandabile un periodo transitorio di almeno due anni per permettere alle aziende di adeguare la loro organizzazione alla nuova situazione giuridica. Infine, la legislazione dell'assicurazione sociale deve essere armonizzata con la nuova LPD.
In seguito agli sviluppi internazionali, la Svizzera è costretta ad abolire i regimi fiscali esistenti. In caso contrario, sarebbe confrontata a conseguenze negative: i ministri delle finanze dell’UE potrebbero infatti decidere di inserire la Svizzera in una «lista nera». Ai paesi inseriti in questa lista l'UE è libera di imporre sanzioni, quali la revoca dell'equivalenza borsistica. Il 12 febbraio 2017 gli elettori svizzeri hanno tuttavia respinto la Riforma III dell'imposizione delle imprese. Il Consiglio federale ha dunque elaborato un nuovo progetto; il 21 marzo 2018, esso ha adottato il messaggio sul Progetto fiscale 17. L’ASA ha sostenuto la riforma sottolineando l’urgenza della sua attuazione.
Per timore di un ulteriore fallimento di questa riforma urgente, la politica ha inserito il finanziamento dell’AVS nel precitato progetto fiscale. Nella sessione autunnale il Parlamento ha approvato tale progetto ampliato, denominato «Legge federale sulla riforma fiscale e il finanziamento dell'AVS (RFFA)». Il 28 settembre 2018, il Consiglio nazionale ha approvato il pacchetto con 112 voti favorevoli, 67 voti contrari e 11 astensioni. Il Consiglio degli Stati ha adottato la RFFA con 39 voti favorevoli, 4 voti contrari e 2 astensioni. Sebbene l’ASA si sia espressa in modo critico in merito a questo legame considerato estraneo, non ha modificato la propria posizione sul progetto fiscale. Esso rimane urgente e la sua rapida attuazione è imperativa a garanzia dell'attrattiva della piazza imprenditoriale svizzera.
I punti del progetto in materia di fiscalità riguardano:
Contro la RFFA hanno lanciato un referendum sia le forze politiche di sinistra che di destra. Il Consiglio federale ha deciso di sottoporre tale oggetto alla votazione popolare del 19 maggio 2019.
Dopo la bocciatura alle urne della «Previdenza per la vecchiaia 2020» nel settembre 2017, il Consiglio federale aveva annunciato che avrebbe deciso rapidamente in merito all'ulteriore procedura. Nel dicembre 2017 e nel marzo 2018 ha dunque reso noto orientamenti e linee direttive che si possono rias-sumere come segue:
Seguendo questa tabella di marcia, alla fine di giugno 2018 il Consiglio federale ha avviato la consul-tazione sulla «stabilizzazione dell'AVS (AVS 21)». Il progetto di consultazione ha considerato anche la possibilità che in futuro all'AVS possano confluire circa 2,1 miliardi di franchi supplementari dal pacchetto «Riforma fiscale e finanziamento dell'AVS (RFFA)». Questo scenario si basava sulla decisione del Consiglio degli Stati di inizio giugno 2018 di completare il «Progetto fiscale 17» con un finanziamento supplementare dell'AVS. Sulla base di queste premesse nel progetto di consultazione «AVS 21» il Consiglio federale ha proposto un aumento di 1,5 punti percentuali dell'imposta sul valore ag-giunto (senza RFFA) rispettivamente di 0,7 punti percentuali (con RFFA).
Il 16 ottobre 2018 l'ASA ha presentato una presa di posizione nell'ambito della procedura di consulta-zione relativa al progetto «AVS 21» nella quale ha indicato che:
L'ASA ha indicato a più riprese che la riforma dell'AVS e della LPP è imperativa e urgente. Quanto più la si rimanda, tanto più risulterà difficile conseguire la stabilizzazione finanziaria e/o il passaggio a un’impostazione sostenibile. Il rinvio del messaggio relativo alla riforma «AVS 21», previsto per la fine del 2018, al periodo successivo alle vacanze estive del 2019 non è pertanto mirato al raggiungimento dell'obiettivo.
Una tutela mirata ed effettiva degli interessi rende possibile il mantenimento e l'ottimizzazione delle buone condizioni quadro economiche, con un impegno attivo a favore degli interessi e delle esigenze degli assicuratori privati e dei loro clienti.
L'ASA si è concentrata sul coordinamento e sul dialogo aperto in questioni fondamentali con i principali stakeholder. I messaggi univoci del settore e l'impegno dei membri di comitato a Berna sono stati apprezzati e riconosciuti. Come da tradizione l'ASA ha organizzato sia nella sessione estiva che in quella invernale i suoi eventi parlamentari. Oltre a temi politici di attualità, l'attenzione era incentrata sulle grandi sfide future del settore assicurativo.
Il primo evento era incentrato sui pericoli naturali: l'obiettivo era mostrare ai presenti l'influsso dei cambiamenti climatici sul settore e le misure che il settore assicurativo adotta per contrastare questa situazione. Con la carta dei pericoli «Ruscellamento superficiale» è stato presentato un progetto concreto, realizzato nell'ambito di un partenariato pubblico-privato tra l'Ufficio federale dell'ambiente UFAM, l'ASA e l'Associazione degli istituti cantonali di assicurazione.
Il secondo evento si è occupato di opportunità e rischi degli investimenti sostenibili. Durante il pannello di discussione con il Segretario di Stato Jörg Gasser, il CIO di Swiss Re Guido Fürer e il CIO di Vaudoise Reto Kuhn sono state affrontate questioni relative al ruolo dello Stato come pure al contributo di piccoli e grandi assicuratori per raggiungere gli obiettivi dell'Accordo di Parigi. I relatori del settore assicurativo erano concordi su diversi punti: le misure devono avvenire su base volontaria, le prescrizioni devono essere introdotte in modo ragionevole e le prescrizioni in materia d'investimento come pure il regime di vigilanza richiedono un adeguamento.
Gli assicuratori sociali impiegano da tempo l'osservazione quale ultima risorsa per procedere agli accertamenti. In questo modo gli assicurati che pagano onestamente i loro premi vengono tutelati da presunti truffatori e sono garantiti premi equi per tutti. In una giurisprudenza articolata il Tribunale federale ha posto dei limiti ed emesso direttive per le osservazioni al fine di proteggere potenziali interessati da ingerenze nella sfera privata. Nel 2016 la Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU) aveva criticato non tanto la prassi delle osservazioni come tale, quanto per il fatto che in Svizzera mancasse una base legislativa per la sorveglianza degli assicurati.
Un comitato referendario ha svolto un lavoro di lobbismo contro la legge approvata obiettando che la legislazione permetterebbe un'ingerenza eccessiva nella sfera privata. Renderebbe inoltre legale uno Stato di sorveglianza generale che interesserebbe tutti i cittadini, ciò che limiterebbe i diritti fondamentali.
Nella campagna referendaria l'ASA si era impegnata a favore di una legge moderata che si limiti a disciplinare e a rendere trasparente quanto riconosciuto da tempo come legittimo dal Tribunale federale. L'ASA si è impegnata a favore di un quadro legislativo che rivela diritti e doveri, che riconosce la necessità di un'osservazione come ultima risorsa e che rende attuabile il quadro legislativo.
La politica d'informazione attiva dell'ASA e il sostegno professionale degli assicuratori privati hanno trovato ampio sostegno nella popolazione. La nuova base legislativa per la sorveglianza degli assicurati è stata nettamente accolta nel novembre 2018 con il 64,7 per cento dei consensi. Evidentemente il settore assicurativo gode della fiducia della popolazione. L'ASA prende atto del fatto che gli assicurati auspicano un'applicazione moderata e conforme alla legge dei provvedimenti di osservazione.
Non è ancora stato deciso il contenuto delle disposizioni esecutive. La possibilità di aiutare il legislatore nell'elaborazione delle disposizioni di attuazione della legge è un compito motivante. L'ASA è lieta di contribuire affinché le disposizioni esecutive ancora da emanare forniscano agli specialisti degli strumenti pratici nella lotta contro le frodi.
L'ASA accoglie con favore la decisione della popolazione del Canton Vaud del marzo 2018 di respingere un'assicurazione obbligatoria per cure dentarie. L'iniziativa non avrebbe apportato alcun miglioramento al sistema. In questo contesto, il Gran Consiglio aveva invitato l'ASA a partecipare a un'audizione. Iniziative simili sono state depositate anche in altri Cantoni della Svizzera romanda e in Ticino. L'ASA ha avuto la possibilità di esprimersi anche in seno alla commissione dell'economia del Gran Consiglio del Canton Vallese.
Nel novembre 2018 il Popolo ha approvato l'impiego di detective nell'ambito delle assicurazioni sociali. Grazie alla stretta collaborazione con stakeholder di centrale importanza del settore economico e politico come pure delle organizzazioni cantonali nel quadro della campagna relativa alla votazione sull'impiego dei detective nell'ambito delle assicurazioni sociali, nel novembre 2018 l'ASA ha contribuito a evitare un «Röstigraben» con la Svizzera latina.
Articolo della rivista annuale View
«Che ciascuno si salvi l'anima a modo suo.» Questo è il motto, famoso fino ai nostri giorni, di Federico II di Prussia, che riduce ai minimi termini il pensiero liberale. Già solo nell’ambito della vecchiaia e delle cure, almeno per quanto riguarda il suo effetto verso l’esterno, questo motto è rimasto inascoltato troppo a lungo. Per molti l’«entrata in una casa di riposo» suona più come una sentenza che come una decisione volontaria. Per molto tempo, la casa di riposo era sinonimo di un'ultima fase di vita senza gioia e senza autodeterminazione, con cibo scadente, giornate noiose davanti alla televisione e orari di ritiro a letto che escludono la possibilità di qualsiasi serata piacevole. Non particolarmente eccitante come situazione, malgrado gli enormi costi.
Oggi questa immagine sta cambiando. Ciò non dipende solo dall'invecchiamento della società, che esige l’attuazione di nuovi modelli, ma anche da una nuova generazione di anziani sicuri di sé. Il settore pubblico, le istituzioni e l'industria della tecnologia medica devono adeguarsi ai nuovi sviluppi. Non da ultimo, alla luce degli sviluppi demografici, l’intera realtà esistenziale degli anziani è un interessante mercato in espansione.
Questa nuova situazione pone delle nuove sfide ai comuni. Essi sperimentano direttamente le conseguenze dell'invecchiamento della popolazione, soprattutto quando - come nel Cantone di Zurigo - sono chiamati ad assumersi il finanziamento delle cure. Ben venga chi affronta questa sfida per tempo!
Il Comune di Horgen sul lago di Zurigo lo sta facendo da anni in modo esemplare. L'invecchiamento della popolazione nel benestante comune lacustre caratterizzato dalla borghesia industriale, viene accolto positivamente e con particolare attenzione. Già nel 1993 il comune aveva sviluppato un modello per gli anziani, che ha funto da base per le soluzioni attuali. Il principio cardine è mantenere l’indipendenza il più a lungo possibile. Gli anziani, se sono in grado di farlo, dovrebbero poter vivere autonomamente a casa propria per tutto il tempo che desiderano. In questo modo, oltre a risparmiare sulle spese di cura, di norma si soddisfano anche i desideri dei «nuovi anziani».
L'obiettivo principale della politica della vecchiaia di Horgen è rafforzare il settore pre-stazionario, spiega il Consigliere comunale Hans-Peter Brunner, Capo Dicastero Socialità di Horgen. «Ancora troppe persone optano per il ricovero in casa anziani pur essendo ancora perfettamente in grado di vivere a domicilio», spiega Brunner. Si tratta di un automatismo dei tempi passati, che per il comune genera considerevoli costi non necessari. Questa situazione cambierà mediante offerte mirate.
La soluzione più recente del concetto per la vecchiaia di Horgen, dalla valenza pressoché simbolica, è il complesso residenziale Strickler. Qui, in una splendida posizione con vista sul lago, da due anni si attua il programma residenziale con persone in varie fasce di età. Due terzi dei 44 appartamenti sono riservati a persone di oltre 60 anni, il resto alle famiglie. Coloro che vivono qui si impegnano a formare una «comunità solidale» basata su rapporti di un buon vicinato.
Espresso altrimenti: vi abitano persone anziane e giovani, che si sostengono reciprocamente nell'ambito di un vicinato solidale, in un contesto moderato da un’assistente residenziale alle dipendenze del comune. Solo in caso di necessità si ricorre a figure professionali come gli operatori Spitex. «Lo Stato dovrebbe ovviamente restare il più possibile fuori dalla sfera privata», afferma Brunner, membro PRL del Gran Consiglio cantonale. Tuttavia esso deve offrire i necessari presupposti per buoni rapporti di convivenza, volti all’autodeterminazione dell’esistenza del singolo. Il complesso residenziale Strickler, laddove possibile, attua questi principi fin nei minimi dettagli. Un gruppo di cura integrato può accogliere undici persone con esigenze di cura e assistenza 24 ore su 24. A breve, verrà presentata la domanda di costruzione per un nuovo progetto simile, comprendente circa 180 appartamenti.
I complessi abitativi con comunità di diverse età sono, tuttavia, solo una parte della politica della vecchiaia di Horgen. Ed è giusto che sia così. Il primo bilancio intermedio stilato per il complesso residenziale Strickler mostra però che non tutti i locatari hanno un reale interesse per la vita all’interno di comunità residenziali, nonostante le lunghe liste d'attesa e l’accurata procedura di selezione ai fini della locazione. Inoltre, nonostante le pigioni allettanti, si assiste a una fluttuazione inaspettatamente vivace tra i più giovani. I motivi sono in fase di chiarimento.
A prescindere dai risultati, un buon concetto per la vecchiaia poggia sempre su diversi pilastri. A Horgen una soluzione di assistenza residenziale completa è uno di essi. In totale tre assistenti del complesso residenziale e assistenti per i residenti si prendono cura degli anziani che vivono ancora a casa. Assistono la popolazione anziana in tutte le questioni della vita quotidiana, effettuano visite a domicilio, creano contatti, informano sulle offerte e, se necessario, organizzano un sostegno professionale.
L'offerta è completata dallo sportello per la vecchiaia e la sanità, che consiglia e fornisce assistenza gratuitamente alla popolazione nelle questioni inerenti la vecchiaia. La sua sede è ubicata nel Baumgärtlihof. Nel cuore del paese si trova anche il centro di ritrovo per gli anziani con una caffetteria. In questo luogo le persone si incontrano per socializzare, giocare a carte o a scacchi, organizzare gite, compilare insieme la dichiarazione d’imposta o redigere il mandato precauzionale. Qui si tengono regolarmente corsi di informatica e di lingua, si fanno riparazioni nel Flick Café, si svolgono vernissage e manifestazioni cinefile, inoltre qui ha sede anche il «Pixeljäger», un gruppo di fotografi amatoriali, proprio come i partecipanti al programma «Zäme go laufe», un progetto dell'Università di Zurigo che aiuta gli anziani con preziosi suggerimenti.
Offerte a prezzi accessibili, lavoro attivo con gli anziani, sostegno per l'autoaiuto, vicinato solidale e volontariato: tutto questo rientra fra i principi della politica della vecchiaia di Horgen con l'obiettivo di soddisfare le esigenze della popolazione anziana e contenere il problema legato all'aumento dei costi per le cure. «La necessità di prestazioni complementari sta aumentando a dismisura», afferma Hans-Peter Brunner. E questa situazione non si risolverà da sola. A Horgen, la percentuale di ultraottantacinquenni aumenterà di circa l'80% entro il 2030. Una politica intelligente per la vecchiaia è quindi di importanza vitale per un finanziamento sicuro. Naturalmente, anche la casa per anziani svolge il suo ruolo. A Horgen se ne contano cinque. «Fanno un buon lavoro e operano in modo efficiente», dice Brunner. Anche qui osserviamo con attenzione la situazione. Attualmente, il comune sta ridefinendo tutti i mandati di prestazione con le case anziani.
Il comune è l'istanza adeguata per questi compiti, indica Hans-Peter Brunner. In questo contesto gli ultimi sviluppi e le loro ripercussioni finanziarie sono percepibili direttamente, con un effetto che disciplina. Se il finanziamento dell'assistenza sociale e delle prestazioni complementari si innalzasse ad un livello superiore, l'autodisciplina ne risentirebbe, con le conseguenze che tutti conosciamo. La vicinanza ai cittadini è quindi il principio base della politica della vecchiaia di Horgen. Non c'è da stupirsi quindi che l'amministrazione comunale parli volutamente di «paese» riferendosi ad Horgen. E questo malgrado i suoi 22’000 abitanti.
Ritratto
Donald Desax è Responsabile Previdenza professionale, membro della Direzione del Gruppo Helvetia e membro della Commissione federale della previdenza professionale nonché membro del Comitato ramo Vita dell’ASA.
Articolo della rivista annuale View
«Il secondo pilastro sta vivendo una crisi di sistema. La previdenza professionale funziona di principio come un libretto di risparmio: dopo il pensionamento ognuno riceve quanto ha versato, inclusi gli interessi. Tuttavia, attualmente gran parte di questi interessi viene usata per finanziare le nuove rendite troppo elevate. Nel contesto attuale è impossibile generare il rendimento necessario per finanziare l'aliquota di conversione vigente pari al 6,8 per cento.
Una riforma è imperativa e urgente, poiché fino al 2029 andranno in pensione gli ultimi della cosiddetta «generazione dei baby boomer» che non contribuiranno più con i loro versamenti, ma che andranno invece a gravare in modo importante sull'AVS e sulla LPP come beneficiari di prestazioni. Uno scenario realistico sarebbe attuare subito gli elementi del progetto di riforma respinto da popolo e Cantoni nell'autunno 2017 che ottengono una maggioranza, ovvero l'aumento a 65 anni dell'età di pensionamento per le donne e la riduzione dell'aliquota di conversione ad al massimo il 6,0 per cento. Occorre inoltre introdurre un contributo per finanziare le rimanenti perdite legate all’aliquota di conversione. Ciò verrebbe compensato attraverso un aumento medio degli accrediti di vecchiaia pari al 13 per cento. A lungo termine andrebbero inoltre eliminati gli interessi politici legati a parametri tecnici come l'aliquota di conversione, il tasso d'interesse minimo e l'età di riferimento per la riscossione della rendita.
Stando alla Commissione di alta vigilanza della previdenza professionale, ogni anno 7 miliardi di franchi vengono ridistribuiti dalle persone occupate ai beneficiari di rendita. Ciononostante questa crisi passa quasi inosservata. Politica, partner sociali e media hanno la responsabilità di chiamare le cose con il proprio nome. Non si può continuare fingere che vada tutto bene. È giunto il momento di avere una guida politica!
Esistono tre possibilità per affrontare il problema. Si possono innanzitutto aumentare i contributi. In secondo luogo è possibile ridurre le prestazioni e infine si può lavorare più a lungo. Ma non sono certo misure popolari per un politico che vuole garantire la propria rielezione. A questo si aggiunge il fatto che le difficoltà del sistema si sono manifestate solo lentamente, ciò che ha indotto le istanze decisionali a rinviare continuamente il problema. I politici rappresentano spesso interessi di parte. Un buon esempio è l'età di pensionamento di 65 anni per le donne che viene associata alla parità salariale sebbene siano due richieste ben distinte.
Vista l'evoluzione demografica, urge una discussione su come possa essere finanziato l'aumento delle spese di cura. Vale la pena approfondire l'idea di un capitale di cura proposta da «Avenir Suisse». Esistono inoltre anche altre proposte per la creazione di un quarto pilastro come un sistema di previdenza tempo senza contributi in denaro o un'assicurazione delle cure . Visto il crescente invecchiamento della popolazione, l'aumento delle spese di cura è una bomba a orologeria per la società e purtroppo anche in questo caso la politica non vuole rimanere scottata da questa «patata bollente». Per i giovani ho un solo consiglio: occupatevi attivamente della vostra previdenza individuale!»
Ritratto
Jérôme Cosandey è il direttore romando di Avenir Suisse. In qualità di responsabile della ricerca per le «politiche sociali finanziabili», si occupa principalmente di previdenza per la vecchiaia, politica sanitaria e del patto sociale fra generazioni.
Articolo della rivista annuale View
Per motivi demografici, al più tardi dal 2035 i costi sanitari saranno una grande sfida per la società e il patto sociale fra generazioni. Affinché l'onere non sia ripartito su un numero sempre minore di persone, i lavoratori più anziani over 55 dovrebbero risparmiare ogni mese un importo per le cure successive. Il capitale di cura individuale potrebbe essere lasciato in eredità in caso di decesso. Ma è davvero necessario? Jérôme Cosandey di Avenir Suisse è convinto che questo modello rafforza la responsabilità individuale e sgrava il sistema sociale. Tuttavia, anche questo sistema non è possibile senza ridistribuzione.
Signor Cosandey, con la sua proposta di un capitale di cura obbligatorio vuole introdurre un nuovo risparmio forzato. Questo è conforme ai principi liberali?
Sì. È un dato di fatto che i costi sanitari aumenteranno enormemente. Considerata l'evoluzione demografica, entro il 2045 i costi sanitari raddoppieranno rispetto al prodotto interno lordo. Anche nel sistema di assistenza si dovranno affrontare grandi sfide. Oggi per ogni ultraottantenne si contano ancora 12 persone in età attiva; dal 2035, ve ne saranno solo sette. Per questo motivo, dobbiamo applicare principi liberali per organizzare l'assistenza sanitaria in futuro.
E questo è possibile solo con nuove spese forzate?
Le spese forzate esistono già nel sistema attuale con le imposte e i premi delle casse malati. Con il capitale di cura, il denaro non viene «perso» e neppure ridistribuito. Il denaro viene semmai depositato su un conto bloccato per le cure successive. Questo rafforza la responsabilità individuale. In caso di decesso, il capitale rimanente può essere lasciato in eredità ai discendenti, desiderio di gran parte delle persone.
E se non volessi che i miei figli ereditassero questo capitale?
Questo problema esiste anche nel diritto successorio vigente con le porzioni legittime.
Qualsiasi «cassa» di denaro, dev’essere gestita. Il capitale di cura non comporta un rischio di livellamento verso l’alto dei costi sanitari?
Il rischio esiste. Ma vi sono meccanismi economici che garantiscono l’efficienza delle case di cura o di altri offerenti e il contenimento dei costi. Misure di questo tipo sono già in atto in vari contesti.
Si potrebbe pensare che gli anziani siano un peso per la società, specialmente per i comuni.
Ovviamente non è così. Anzi: molti pensionati ancora in buona salute svolgono un ruolo attivo, ad esempio, nella cura di nipoti o parenti, in partiti politici e associazioni. Eppure non tutti i pensionati dispongono della stessa situazione finanziaria. Circa il 20 per cento di essi sono nuclei familiari milionari, benché il denaro sia investito in immobili. Nel contempo, circa un pensionato su dieci beneficia di prestazioni complementari e uno su due risiede in casa di cura.
In che modo la sua proposta può modificare questa situazione? Molti non riusciranno a risparmiare il capitale di cura. 250 franchi al mese - l'importo che avete previsto per ora - non è una bazzecola per i piccoli budget. Saranno chiamati nuovamente in causa i pagatori dei premi e i contribuenti.
Sì, è vero. Ma finché vogliamo garantire un’esistenza degna, dobbiamo fare leva sulla solidarietà. Con la nostra proposta, tuttavia, essa sarà complementare solo una volta esaurito il capitale di cura. È pertanto conforme a un approccio liberale.
Sempre più imposte, il continuo aumento dei premi delle casse malati, un secondo pilastro che ridistribuisce il denaro dai giovani agli anziani; presto l’individuo non disporrà più liberamente del proprio reddito?
Quest’impressione inganna. Anche se le spese forzate aumentano, oggi disponiamo di più soldi nel portafoglio. Il reddito disponibile è in costante aumento, sia per i «ricchi», sia per i «poveri». È un dato di fatto che non dovrebbe essere contestato.
Ritratto
Il prof. dott. Peter Maas è membro della Direzione dell’Istituto di economia delle assicurazioni dell’Università di San Gallo e coautore dello studio: «Konsumentenschutz aus Kundensicht: Eine empirische Studie im Schweizer Versicherungsmarkt » (La protezione dei consumatori dalla prospettiva del cliente: uno studio empirico del mercato assicurativo svizzero).
Articolo della rivista annuale View
Cosa vogliono gli assicurati? Per molto tempo, nessuno aveva un’idea chiara a riguardo. Uno studio realizzato dall'Università di San Gallo in collaborazione con l'ASA nel 2015 ha fatto chiarezza. Che cosa è cambiato da allora? Il professor Peter Maas, uno degli autori dello studio, illustra la situazione.
Peter Maas: Poiché la questione centrale era la «protezione dei consumatori», per prima cosa, abbiamo posto la domanda: quali diritti hanno? Secondo John F. Kennedy, prima di tutto, hanno il diritto alla sicurezza; per le assicurazioni, si potrebbe verificare se le imprese sono sufficientemente solvibili per far fronte ai loro obblighi in qualsiasi momento. Secondo, hanno il diritto di essere informati; terzo, il diritto di essere ascoltati e, quarto, il diritto di scelta.
In termini di sicurezza, le disposizioni vigenti garantiscono una protezione completa agli assicurati. Dal profilo dell’informazione, abbiamo constatato che molti clienti si sentono inadeguati poiché non dispongono di particolari conoscenze in ambito finanziario e assicurativo. In questo caso, ad esempio, potrebbe risultare utile un coach digitale. Per quanto riguarda l’ascolto, l’organo di mediazione è provvidenziale. Coloro che conoscono questo istituto ne sono soddisfatti, ma solo circa un quarto degli intervistati sa dell’esistenza di questo mediatore: sarebbe dunque opportuno accrescerne la notorietà. Per la possibilità di scelta, constatiamo che occorre parlare dei costi legati alla regolamentazione. Se un'offerta non è più redditizia a causa di una regolamentazione eccessiva, i fornitori si ritirano. Questo appare chiaro nel quadro dell’assicurazione completa del 2°pilastro. Una regolamentazione eccessiva può limitare la scelta; il che non è nell'interesse dell'assicurato.
Non disponiamo di dati che dimostrano cambiamenti fondamentali.
Da un lato, è necessario discutere dei costi della regolamentazione e renderli evidenti per gli assicurati. Il consumatore è disposto a pagare premi più elevati per una maggiore protezione? Bisogna porsi questa domanda decisiva. D'altro canto, lo studio ha dimostrato che non tutti i clienti vogliono essere protetti nella stessa misura perché si sentono competenti e responsabili.
È nella natura di ogni contratto: spetta al cliente farsi un’opinione su un’offerta o un prodotto. Anche in chi riporre la propria fiducia è una decisione personale di ognuno di noi.
Un'assicurazione è un prodotto individuale. Il prezzo è fissato, ad es., secondo l'età, la situazione di vita, il luogo di domicilio, il comportamento o se si abbia o meno un garage. Le comparazioni sono pertanto discutibili. Il raffronto non avviene su prodotti omogenei. Questi siti possono fungere da base di riferimento, ma possono anche indurre in errore. Ad esempio, è possibile acquistare una determinata classificazione o presentare le distorsioni senza la dovuta trasparenza.
Spesso perseguono le proprie priorità e i propri interessi. Devono alimentare determinati argomenti in modo da attrarre l’attenzione. Sotto questo punto di vista, svolgono sicuramente un buon lavoro, ma a volte superano il limite.
Le assicurazioni spesso riguardano questioni che preferiamo reprimere: malattie, incidenti o decessi. La materia è complessa. Ma questo vale anche in altri ambiti, ad esempio nel settore bancario. Il rapporto tra cliente e consulente è importante, anche se è chiaro a tutti che il consulente persegue i propri interessi e offre solo i suoi prodotti, proprio come un venditore di automobili. Il cliente scopre solo in caso di sinistro se la sua assicurazione e il suo consulente sono davvero validi. Sappiamo che in Inghilterra vi sono stati palesi errori di consulenza, in particolare nel settore delle assicurazioni sulla vita. Questi danni difficilmente risarcibili per i clienti, nuocciono all’immagine del settore. È quindi importante offrire servizi il più possibile trasparenti ed efficienti.
Gran parte delle consulenze sono di buon livello. Questo è dimostrato anche dai buoni margini, ma la medaglia ha sempre due facce. Secondo le voci critiche, il cliente paga troppo.
Come altrove, anche nel settore assicurativo vi sono tendenze protezionistiche. Alla stregua di altri settori economici, anche qui una sovra regolamentazione ostacola notevolmente l'ingresso di nuovi concorrenti. Più concorrenza, ovviamente, porta a una maggiore efficienza e a margini inferiori ed è sicuramente nell'interesse dei consumatori.
Probabilmente molti assicurati giocano d’anticipo. Spesso non vale la pena cambiare proprio per la compensazione dei rischi decisa a livello politico. La cassa malati che fino a oggi è conveniente perché ha una buona gestione, domani sarà più cara a causa della perequazione degli oneri. Sarebbe un interessante tema di ricerca: cosa fare a lungo termine? Cambiare o rimanere.
L’Ombudsman Martin Lorenzon.
Articolo della rivista annuale View
L'Ombudsman dell'assicurazione privata e della Suva è indipendente e neutrale. Il suo finanziamento è garantito dagli assicuratori privati svizzeri e dalla Suva. È stato costituito nel 1972 come fondazione per iniziativa dell'Associazione Svizzera d'Assicurazioni ASA e la Suva è entrata a farne parte nel 2002 quale maggiore assicuratore contro gli infortuni. Nel 2018 l'Ufficio dell'Ombudsman ha registrato 3192 casi (-5,3 per cento rispetto all’anno precedente). Il 53,5 per cento dei casi riguardava assicurazioni di persone. L'importo della controversia più elevato nei casi di intervento è stato pari a circa 0,6 mio. di franchi. Per quanto riguarda le assicurazioni di persone, l'importo della controversia medio varia da 10’000 a 30'000 franchi, mentre nelle assicurazioni di cose è di regola inferiore a 10'000 franchi.
Signor Lorenzon, l'Ufficio dell'Ombudsman è abbastanza noto?
Non abbiamo un budget per la pubblicità, ma gli assicurati hanno accesso ai nostri servizi in caso di bisogno ed è questo che conta. Siamo noti alle organizzazioni con diritto di ricorso o per la protezione dei consumatori. Chi cerca un'istanza di ricorso gratuita ci trova inoltre in internet se non viene indirizzato direttamente dall'assicuratore.
Di che casi si occupa?
Spesso si tratta dell'ammontare delle prestazioni, in parte anche di consulenze sbagliate in sede di stipulazione dei contratti. La maggior parte concerne tuttavia le assicurazioni di persone, in particolare questioni relative alle prestazioni dell'indennità giornaliera o alla durata dell'incapacità al lavoro. Spesso mi occupo di controversie tra medici, ad esempio quando sono state allestite due perizie mediche diametralmente opposte. Vi sono differenze enormi soprattutto per quanto riguarda le malattie psichiche.
I clienti sono mossi da un senso di giustizia o dal denaro?
Abbiamo clienti che si sentono trattati ingiustamente, ma è ovvio che si tratta perlopiù di denaro. Chi non riceve quanto ritiene gli spetti, si sente trattato ingiustamente. Abbiamo però anche clienti abituali che tornano ad esempio ogni due anni.
Perché qualcuno si sente trattato ingiustamente?
Si ha l'impressione che la consulenza di un collaboratore non sia stata buona. Ma il senso di giustizia personale non sempre coincide con la legge o con quanto stabilito nel contratto. In questi casi dobbiamo spiegare all'assicurato per quale ragione dal punto di vista giuridico non può aspettarsi più di quanto offerto.
Negli ultimi anni è cambiato l'ambito tematico dei casi?
In parte sì. Per quanto riguarda l'indennità giornaliera per malattia notiamo che, rispetto al passato, gli assicuratori giudicano in modo più severo le violazioni degli obblighi.
Cosa può fare in un caso simile?
Può ad esempio capitare che l'assicurato si è rivolto dapprima all'assicuratore sbagliato, nella maggior parte dei casi all'assicurazione contro gli infortuni e non all'assicurazione d'indennità giornaliera per malattia. Quando riceve la decisione negativa perché non si tratta di un infortunio, spesso è ormai tardi per notificare il caso entro i termini all'assicurazione giusta. La conseguenza è una riduzione delle prestazioni. L'assicurato si è dunque rivolto all'assicuratore, ma a quello sbagliato. Nei casi in cui tutto è documentato nei minimi dettagli, possiamo intervenire. È però chiaro che se non vengono rispettate le disposizioni contrattuali – e l'assicurato ha una colpa in tal senso – egli deve assumersi le conseguenze.
Vi sono anche casi di compiacenza?
«Compiacenza» non è forse il termine corretto. Può ad esempio capitare che la situazione giuridica sia chiara, ma che durante l'evasione si siano avuti dei contrattempi. In questi casi l'assicuratore è disposto a fare delle concessioni.
Ma come riesce a ottenere dei risultati?
È importante essere neutrali. Entrambe le parti devono avere fiducia nel nostro operato. Vi sono casi in cui dobbiamo comunicare all'assicurato che pretende troppo e al contempo indicare all'assicuratore che le prestazioni versate sono insufficienti.
Qual è la sua quota di successo?
In circa due casi su tre riusciamo a ottenere prestazioni migliori per il richiedente.
Qual è il segreto del suo successo?
Ci occorrono le risorse umane e finanziarie necessarie. Abbiamo una struttura consolidata nel corso degli anni. Poca burocrazia e un interlocutore diretto a livello di direzione in seno alle compagnie sono altri fattori determinanti. A mio modo di vedere la statalizzazione dell’Ufficio dell’Ombudsman minaccerebbe questo successo.
Qual è l'evoluzione del numero di casi?
Nel 2018 abbiamo registrato una flessione pari al 5,3 per cento.
Qual è il motivo di questa flessione?
Negli scorsi anni diversi assicuratori hanno ampliato la propria gestione dei ricorsi. Questo ha permesso di risolvere internamente determinati casi di clienti insoddisfatti che ora non si rivolgono più al nostro ufficio. Complessivamente l'oscillazione rientra però nella norma.
Articolo della rivista annuale View
Per il cliente è un evento unico, per Munir Hoxha, responsabile vendita presso «Zurich» a Baden-Dättwil, è invece solo un episodio lavorativo di tutti i giorni: la tempesta Bennet si abbatte sulla Svizzera e fa cadere un tavolo da ping pong da una terrazza danneggiando un'automobile parcheggiata. Chi risponde di questo danno? La proprietaria del tavolo da ping pong?
In un caso simile l'assicurato non può affidarsi a una meticolosa ricerca su internet, bensì deve rivolgersi a un consulente. Queste situazioni mostrano come in caso di bisogno potersi rivolgere a un consulente non è affatto una pratica fuori moda sebbene ci troviamo nell'era digitale. Per le questioni tecniche il futuro sarà forse digitale, ma la fiducia, lo scambio di opinioni e la rete personale sono tutti aspetti importanti tra partner contrattuali non semplici da digitalizzare. «Non vendiamo solo assicurazioni», afferma Hoxha, «ma anche emozioni.» Non impiega molto a convincere il danneggiato che in questo caso non è colpa della proprietaria del tavolo da ping pong. L'assicurazione del proprietario dell'automobile verserà l'importo effettivamente assicurato.
«Nella maggior parte dei casi di sinistro non vi sono conflitti con gli assicurati», spiega Munir Hoxha. Tuttavia, non sempre gli assicurati sanno quali prestazioni assicurative gli spettano in base al contratto stipulato. Le brutte sorprese non sono dunque escluse. «Non di rado gli assicurati credono che sia tutto assicurato e sono sorpresi quando si rendono conto che non è così», prosegue Hoxha.
Esperienze che trovano conferma anche da «Vaudoise». «In sede di stipula di un contratto assicurativo in primo piano vi è la questione dei costi e non il costoso equipaggiamento fotografico che andrebbe assicurato in modo diverso o con un'assicurazione supplementare», spiega Patrick Marro, vicedirettore e responsabile del mercato della Svizzera tedesca. Solo chi si informa può evitare brutte sorprese in caso di sinistro ed eccoci di nuovo alla questione del consulente. In sede di stipula è proprio lui che deve porre le domande giuste, nella maggior parte dei casi il cliente non sa infatti cosa gli serve.
Secondo Patrick Marro scoprire i veri bisogni risulta più impegnativo con i giovani, abituati a usare assiduamente i canali digitali. Questo gruppo presenta anche la maggiore sensibilità ai prezzi e la maggiore necessità di informazione. Laddove in primo piano vi è l'ammontare del premio, risulta difficile accertare i bisogni effettivi, spiega Marro. All'estremo opposto rispetto ai «digital native» sensibili ai prezzi e attenti a ogni dettaglio, vi sono le persone disposte a spendere per assicurare ogni rischio con la comodità di un pacchetto «tutto compreso», e per questo anche disposte a pagare di più, ben liete di non doversi occupare di ogni dettaglio.
Anche Patrick Marro non individua alcun problema nella relazione con i clienti. «In oltre il 98 per cento dei casi le relazioni si svolgono in modo positivo e alla pari. I problemi sono pochi» afferma Marro. Egli non riconosce dunque nemmeno la richiesta di una maggiore tutela legislativa per gli assicurati, soprattutto perché una maggiore protezione non sarebbe certamente gratuita. Dettaglio, questo, che difficilmente piacerebbe allo spirito del tempo che ci vede più sensibili ai costi.
Secondo Marro, a disturbare effettivamente i clienti è la crescente giungla di offerte. Prodotti uguali o simili, più offerenti, premi diversi: anche per gli esperti è difficile mantenere una visione d'insieme. Difficilmente una maggiore protezione legislativa dei consumatori cambierebbe questa situazione – e non vi è alcuna necessità. In fin dei conti un'ampia gamma di offerte è una buona notizia per gli assicurati. È sinonimo di una concorrenza funzionante che offre una scelta ai consumatori. La scelta è uno dei quattro diritti fondamentali dei consumatori indicati un tempo da John F. Kennedy in un discorso e ancora oggi indiscussi. Ma come ogni diritto comporta anche un obbligo: l'obbligo di informarsi prima di accettare. Indipendentemente dal canale scelto.
Soprattutto nel settore dell'assicurazione di responsabilità civile si denota una crescente tendenza che deve richiamare l'attenzione dell'Associazione d'Assicurazioni. Già nel 2014 nell'ordinanza sugli investimenti collettivi sono state emanate le prescrizioni che deve adempiere un'assicurazione di responsabilità civile professionale. Si è tentato di fissare una somma di assicurazione che doveva sempre coprire per tutto l'anno in modo quasi «fluttuante» una determinata aliquota percentuale dell'attivo fisso del gestore patrimoniale. L'ordinanza doveva contemplare anche la ricostituzione della somma di copertura in caso di sinistri nell'anno in corso e determinate condizioni di responsabilità. All'epoca l'ASA aveva richiamato l'attenzione della Finma sul fatto che tali condizioni del legislatore influenzano in modo inammissibile l'offerta sul mercato. In determinate circostanze, un prodotto non può dunque più essere proposto dal punto di vista della tecnica attuariale. Gli assicuratori hanno tentato di spiegare che le direttive tecniche nella legge presuppongono che i relativi offerenti, in questo caso gli assicuratori, vengano coinvolti in una consultazione preliminare al fine di meglio conoscere le capacità di rischio.
Nel 2018 durante l'emanazione dell'ordinanza sui servizi finanziari (OSerFi) e dell'ordinanza sugli istituti finanziari (OIsFi) si è accesa una nuova discussione relativa al contenuto di prodotti assicurativi nelle ordinanze. Non tutti gli assicuratori offrono prodotti specifici nel ramo della responsabilità civile professionale per professioni speciali. Gli assicuratori che offrono tali prodotti conoscono però perfettamente i limiti dell'assicurabilità di questo settore e dispongono di relative direttive di sottoscrizione che si basano su valori empirici e capitali di rischio. Esiste effettivamente il pericolo che, a causa di prescrizioni (troppo) ampie nelle nuove ordinanze e concernenti durata/termine di disdetta/copertura del rischio e livello di copertura, sul mercato svizzero non sarà possibile ottenere una protezione assicurativa o lo sarà solo in casi molto isolati. L'ASA si impegna affinché si rinunci in generale a stabilire deroghe dalle regole della legge sul contratto d'assicurazione LCA. Se in caso di una situazione giuridica particolare vengono posti nuovi requisiti agli assicuratori, essi devono avere la possibilità di far confluire sin dall'inizio le proprie conoscenze specifiche nella procedura di consultazione.
Articolo della rivista annuale View
Lo scorso anno i cittadini vodesi sono stati chiamati a esprimersi in merito a un'iniziativa cantonale che chiedeva un'assicurazione obbligatoria per cure dentarie. L'iniziativa prevedeva di finanziare l'assicurazione per cure dentarie alla stregua dell'AVS attraverso contributi salariali di lavoratori e aziende. Nella votazione del 4 marzo 2018 la popolazione si è espressa a favore della soluzione esistente. «Le cure dentarie si fondano sulla responsabilità individuale e sul rapporto di fiducia tra dentista e paziente» afferma Dominik Gresch, capo assicurazione malattia e infortuni in seno all'ASA. Insieme decidono il trattamento e stabiliscono le spese. Si tratta di un importante pilastro di un sistema ormai collaudato. «Anche la prevenzione ha una funzione fondamentale. Un'assicurazione obbligatoria per cure dentarie l'avrebbe minata». Grazie al sistema esistente, l'igiene dentale in Svizzera è tra le migliori al mondo.
All'inizio del 2019 anche la popolazione del Cantone di Ginevra ha respinto un progetto simile.