Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01251.jsonl.gz/1198

Il ministro svizzero degli affari esteri Ignazio Cassis si distingue per uno stile di comunicazione non convenzionale. I rapidi e sorprendenti cambiamenti stanno suscitando reazioni sia in Svizzera che all'estero. swissinfo.ch ha parlato con l'ex ambasciatore Paul Widmer sull'importanza della comunicazione nella diplomazia.Questo contenuto è stato pubblicato il 29 giugno 2018 - 16:00
swissinfo.ch: A suo avviso, il ministro degli esteri Ignazio Cassis agisce in modo intuitivo o si tratta di una tattica?
Paul Widmer: Non posso giudicare se questa comunicazione sia legata a una tattica o puramente intuitiva. Il consigliere federale Cassis ha tuttavia sollevato importanti interrogativi che hanno avuto una vasta eco, sia riguardo all'UNRWA che all'accordo quadro. I problemi da lui sollevati avrebbero dovuto essere discussi molto tempo fa.
swissinfo.ch: Un simile approccio ha possibilità di successo?
P. W.: Al consigliere federale Didier Burkhalter [predecessore di Cassis, NdR.] è stato ripetutamente rimproverato che la sua politica estera non era sufficientemente ancorata alla politica interna. Cassis cerca di rimediare a questa lacuna, cercando il contatto con il popolo per il posizionamento della sua politica estera.
Qui vedo alcuni successi iniziali. In particolare, circa le misure di accompagnamento [alla libera circolazione delle persone tra Svizzera e UE], è importante ammorbidire le rigide linee rosse, per far progredire i negoziati. Anche le questioni riguardo all'UNRWA sono giustificate. Se un'organizzazione per l'assistenza ai rifugiati esiste da 70 anni, è opportuno discuterne lo scopo.
Tuttavia, esaminata in un secondo tempo, la sua dichiarazione non è molto ponderata, poiché noi in Europa chiediamo proprio l'istituzione di tali campi profughi nei paesi terzi per superare la crisi dei rifugiati. Inoltre, simili questioni devono essere discusse in seno al Consiglio federale nel suo insieme prima di essere rese pubbliche.
swissinfo.ch: Vi sono già stati episodi di questo tipo nella politica estera svizzera o è un fenomeno relativamente nuovo?
P. W.: La Svizzera ha un organo esecutivo che funziona secondo il principio della collegialità. Tuttavia, episodi del genere si sono verificati più volte. Per esempio, a suo tempo, la consigliera federale Micheline Calmy-Rey era stata richiamata all'ordine dal Consiglio federale a causa di alcune dichiarazioni sul conflitto in Medio Oriente.
Ma probabilmente il caso più noto è stato quello, durante la prima guerra mondiale, del consigliere federale Arthur Hoffmann. Agendo alle spalle del Consiglio federale, egli ha cercato di mediare tra diverse parti in conflitto. Così ha messo a repentaglio una rigorosa politica di neutralità. Per questo motivo l'intero Consiglio federale lo ha sconfessato e Hoffmann ha dovuto dimettersi.
swissinfo.ch: Come affronta un alto funzionario o un diplomatico questo stile di comunicazione?
P. W.: Nella vita quotidiana di un diplomatico, tali dichiarazioni sono accettate con una certa calma, poiché, come dimostra il passato, svolte e sparate del genere si ripetono continuamente. Se le posizioni in questione sono molto serie e difficili da comunicare, l'ambasciatore che si trova nella rappresentanza all'estero chiede ulteriori informazioni alla sede centrale di Berna.
Essenziali in questo campo sono le istruzioni per trattare con giornalisti e funzionari governativi di altri paesi. A seconda della loro importanza, si va da raccomandazioni vaghe a regole di linguaggio rigorosamente rispettate.
swissinfo.ch: Le dichiarazioni sorprendenti di Cassis sono un segno dei tempi?
P. W.: Certamente. Le dichiarazioni rapide e spontanee da parte di dirigenti politici sono in crescita. Questa tendenza è senza dubbio dovuta al dominio dei social media. Se si guarda Twitter come strumento di comunicazione, si vede l'esatto opposto della diplomazia classica. Ho l'abitudine di dire che un buon diplomatico pensa due volte prima di non dire nulla. Su Twitter, mi sembra, si inviano due messaggi prima ancora di iniziare a pensare.
Ma la diplomazia di Twitter non durerà, perché sta minando sempre più il più importante strumento dei diplomatici: il linguaggio. Diventerà più difficile raggiungere accordi di qualsiasi tipo, poiché le parole perdono sempre più il loro carattere vincolante.
Questo articolo è stato importato automaticamente dal vecchio sito in quello nuovo. In caso di problemi nella visualizzazione, vi preghiamo di scusarci e di indicarci il problema al seguente indirizzo: <email-pii>