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Il nuovo romanzo di Salman Rushdie dopo l'attentato
Quattro mesi dopo l’agguato sul palcoscenico di un festival letterario a Chautauqua, nello stato di New York, Salman Rushdie si accinge a pubblicare il suo 15. romanzo. «Victory City» di cui il «New Yorker» ha pubblicato online un estratto, racconta la storia di un gruppo di donne che si fanno bruciare vive dopo che i mariti sono rimasti uccisi in guerra e della figlia di una di loro, rimasta orfana a nove anni che, da un sacchetto di semi «più preziosi dei diamanti», dà vita a una nuova civiltà. Il romanzo (per chi preferisce c’è anche l’audiolibro) sarà pubblicato il 9 febbraio dal gruppo editoriale Penguin Random House (ad aprile invece uscirà la traduzione in tedesco e in seguito anche quella in italiano) che parla di «una vicenda epica ambientata nel Trecento in territori che sono parte dell’India moderna».
L’illustrazione di un italiano
Il capitolo uscito sul «New Yorker» con una illustrazione dell’italiano Agostino Iacurci si intitola «Sackful of Seeds»: nell’immaginario di Rushdie sono i semi, «nascosti in un vaso di argilla, sigillati con la cera e sepolti nel focolare di un palazzo in rovina tra le ceneri di un impero» da cui scaturirà l’impero fantastico di Pampa Kampala, la ragazzina che ha visto la madre consumata dalle fiamme. Pampa sente la voce di una dea e si convince che nessuna donna debba più soffrire il destino a cui è andata incontro la madre. «Non avrebbe sacrificato il suo corpo per seguire uomini nell’aldilà. Si sarebbe rifiutata di morire giovane e sarebbe vissuta, invece, per diventare impossibilmente, provocatoriamente vecchia».
La mappa di un impero
La magia di Pampa crea una città potente. «Le sue parole ispirano il suo popolo a crescere e cambiare. La sua poesia disegna la mappa dell’ascesa e della caduta del suo impero», si legge nella sinopsi. Amata, temuta e senza tempo, la profetessa guarda questi cambiamenti nei secoli mentre il suo corpo appassisce come la gloria della sua città. Mezzo millennio più tardi, i suoi scritti saranno scoperti sepolti nella terra e lo scrittore lancia un messaggio universale: «I nostri poteri passano, le nostre storie durano per sempre».
Lo stile è quello di Rushdie, 75.enne autore di romanzi che mescolano la realtà al mito, la fantasia ai sogni come in «Versetti Satanici» del 1988 che gli costò la «fatwa» degli ayatollah iraniani e «Figli della Mezzanotte» sconfessato dall’India. Lo stesso Rushdie ha confermato l’imminente uscita dell’estratto su Twitter, nel primo micromessaggio dopo esser stato aggredito a metà agosto da Hadi Matar, un giovane di origini libanesi che lo ha spedito in rianimazione con gravi ferite a causa delle quali ha perso la vista da un occhio e l’uso di una mano.
La prima copertina
Il 9 agosto lo scrittore aveva postato su Twitter la copertina di «Victory City», mentre «Penguin Random House» includeva nella promozione commenti di altri autori. Tra questi l’americano Michael Cunningham, premio Pulitzer per «Le Ore», secondo cui il romanzo «è un importante traguardo da parte di uno dei nostri più grandi autori», mentre lo scrittore britannico Hari Kunzru, autore di «Red Pill», parla del «trionfo della vita, in tutti i suoi gioiosi, caotici eccessi, sopra le forze del fanatismo». Sempre sul sito di Penguin si trova anche un commento dello scrittore statunitense (originario di San Pietroburgo) Gary Shteyngart: «Nessuno, e intendo nessuno, può dare vita a un intero mondo con l’autorità, la saggezza, l’umorismo e l’eleganza di Salman Rushdie». Conclude Natasha Trethewey, poetessa e vincitrice del Premio Pulitzer nel 2007: «Victory City è un racconto capiente e ampio in cui scrivere del passato è anche un modo per fissare il presente e storicizzare la natura umana. Nell’arguzia e nella poesia della sua prosa, Rushdie ci mostra non solo il mondo che abbiamo creato, ma, soprattutto, quello che possiamo rifare.