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Uno studio vuole urbanizzare l’isola dei rifiuti del Great Pacific Garbage Patch, ripulire l’oceano e creare un nuovo ecosistema abitabile
Il Great Pacific Garbage Patch è un’isola nel cuore dell’Oceano Pacifico costituita da un ammasso di rifiuti di plastica dall’estensione continentale. Qui le correnti e i vortici dell’Oceano trasportano gran parte dei rifiuti galleggianti provenienti per l’80% dalla terraferma. A causa dei cambiamenti climatici, nel corso degli anni la situazione è solo peggiorata. Sorvolando l’area con dei droni, infatti, sono state scoperte strutture plastiche permanenti, isolotti lunghi fino a 15 metri.
Si stima che l’isola sia costituita da circa 80.000 tonnellate di rifiuti, un quantitativo decisamente troppo oneroso per poter essere preso in carico da un singolo paese. Per pulire solo l’1% dell’Oceano Pacifico, infatti, bisognerebbe impiegare per un anno intero ben 67 navi. Una soluzione alternativa allo smaltimento, però, viene dal team di progettisti dell’Estudio Clara Focaccia e Juan Manuel Prieto che, con il progetto Polimeropolis, ha proposto di urbanizzare l’isola di plastica anziché eliminarla.
Il progetto Polimeropolis rappresenta un esempio di urbanizzazione galleggiante autonoma che, mentre ospita la vita umana, cerca di pulire l’oceano invece d'inquinarlo. La città verrebbe costruita recuperando la plastica presente nel Great Pacific Garbage Patch, schiacciata e compattata per formare dei galleggianti adatti a ospitare le infrastrutture umane. In questo modo, la città crescerebbe mentre l’isola di rifiuti si ridurrebbe. Gli agglomerati sono stati immaginati come atolli circolari disposti attorno a una enorme laguna centrale libera dalla plastica. Un sistema di raccolta delle microplastiche aiutato da piante adatte alla fitodepurazione purificherebbe l’acqua rendendo l’ambiente adatto a ospitare la vita.
Ogni anello, oltre a ospitare circa 4.000 persone, avrà delle aree sia produttive che commerciali. La città verrebbe alimentata da energia rinnovabile proveniente dal movimento delle maree. L’acqua sarà resa potabile grazie al processo di osmosi inversa, mentre per produrre il cibo necessario a soddisfare il fabbisogno degli abitanti della città sono previste delle fattorie idroponiche e verticali.
Per il momento Polimeropolis resta perlopiù un’idea con la quale però i progettisti vogliono lanciare un messaggio concreto. “Un invito all’azione per ripensare il modo in cui produciamo, consumiamo e smaltiamo le cose, promuovendo un’economia circolare che cerca di chiudere i circuiti dei flussi di materiale e dare priorità al riutilizzo e al riciclaggio delle risorse”, hanno commentano i progettisti.
Si tratta quindi di una proposta per un nuovo paradigma di urbanizzazione che cerca di conciliare le esigenze di crescita della specie umana con la conservazione e il rispetto per l’ambiente. Un progetto che non solo affronta i problemi causati dalla sovrapproduzione di rifiuti, ma propone di creare anche un nuovo ecosistema e stile di vita.
Idea che SEMBRA geniale ma che nasconde un'ingenuità imperdonabile. Se si compattassero i rifiuti per fare dei galleggianti, questi continuerebbero a rilasciare tonnellate di microplastiche per decenni. L'unico modo per eliminare l'impatto sarebbe quello di raccogliere le plastiche e di bruciarle in inceneritori specializzati. Tutto il resto è greenwashing.
sinceramente mi da qualche dubbio anche il progetto dei pannelli solari nei/sui laghi. I vari componenti non rischiano di inquinare le acque? Chiedo..