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Ludwig Amadeus Minelli è un avvocato svizzero 85enne, attivista per i diritti umani e fondatore dell’organizzazione senza scopo di lucro “Dignitas” che ha come obiettivo l’assistenza per il suicidio a soggetti malati terminali. È tra i più noti sostenitori dell’eutanasia.
È stato processato e prosciolto venerdì dall’accusa di istigazione al suicidio e sfruttamento della sofferenza dei pazienti a proprio vantaggio. In particolar modo in relazione alla morte di tre cittadine tedesche dalle quali aveva incassato più del dovuto.
Il tribunale distrettuale di Uster (ZH) lo ha assolto e gli ha riconosciuto un risarcimento di 135 mila franchi a carico dello Stato. A processo da metà maggio, l’accusa aveva chiesto una pena pecuniaria con la condizionale di 360 aliquote da 180 franchi oltre a una multa e il pagamento delle spese processuali. Il giudice, Gregor Mercier, ha invocato il principio “in dubio reo” (a beneficio del dubbio): “non spetta all’imputato dimostrare di aver agito per altruismo. Spetta al processo dimostrare che è stato guidato da motivi egoistici predominanti”. La corte non è stata convinta dal procuratore Andrej Gnehm.
Il suicidio assistito in Svizzera è tollerato in assenza di qualsiasi “motivo egoistico”, diversamente è illegale incoraggiare o aiutare qualcuno a togliersi la vita, come recita l’articolo 115 del codice penale. La causa contro Ludwig Minelli, ha rappresentato la prima volta che queste leggi sono state testate in tribunale.
L’associazione Dignitas, fondata nel 1998, non svolge autonomamente i suicidi assistiti ma collabora con medici svizzeri che accompagnano il paziente, il quale non viene mai lasciato solo in tutto il percorso. Minelli è stato accusato di aver organizzato il suicidio di una donna tedesca di 80 anni nel 2003, nonostante il fatto che tre medici svizzeri si siano rifiutati di eseguire l’accompagnamento assistito perché non era etico. Sebbene la donna fosse angosciata, la ritenevano non malata terminale, ha sostenuto il pubblico ministero. Minelli aveva trovato un quarto medico, disposto a prescrivere una dose letale di sodium pentobarbital (barbiturico ad azione rapida). Un punto controverso dell’intera vicenda era che l’associazione avrebbe guadagnato una cifra notevole dalla morte della donna, poiché nel suo testamento la signora aveva lasciato a Dignitas 100 mila franchi.
Minelli ha respinto con veemenza le accuse rigettandole formalmente: “questa non è una normale procedura criminale”, ha detto alla corte, “il Pubblico ministero voleva semplicemente mettere il naso negli affari di Dignitas tirando fuori un pretesto”. Ribandendo che il decidere autonomamente quando e come morire è uno dei diritti di autodeterminazione fondamentali dell’uomo ed è protetto dall’art. 8 della Convenzione europea dei diritti umani (Diritto al rispetto della vita privata e familiare).
L’amministratore delegato di Dignitas, Silvan Luley, ha voluto ricordare che l’associazione esercita la sua attività da vent’anni e che se avesse agito illegalmente, sia l’associazione e sia Minelli, il procuratore sarebbe intervenuto molto tempo prima.
Dignitas è una delle organizzazioni di suicidio assistito più conosciute al mondo e opera attivamente per cambiare la legge sull’eutanasia anche in altri paesi. Per anni si è discusso in Svizzera se sono necessarie nuove normative, ad esempio per combattere il turismo della morte. Minelli, infatti, è stato criticato per aver promosso questo turismo dato che la sua organizzazione si impegna a fornire i suoi servizi a persone che non vivono in Svizzera.
Il Consiglio federale nel 2011 ha ritenuto sufficiente la legge esistente per sanzionare gli abusi.