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"Gli abitanti del villaggio mi furono molto grati, e il capo mi fece dono di questo scrigno, contenente un oggetto magico...".
Lo scrigno donato all'Arcolaio è un oggetto di pregiata fattura, sebbene non ci sia dato sapere quale popolo l'abbia forgiato. Proviene, infatti, da uno di quei luoghi al di fuori delle mappe, e forse persino al di fuori dello spazio concreto. Di simili luoghi ne esistono diversi, ai quali è possibile accedere da particolari porte nascoste. Nessuno sa con esattezza cosa siano, se luoghi reali, sogni o allucinazioni, ma alcuni fra quelli che ci sono stati ne hanno fatto ritorno portando con sé doni o altri oggetti, come appunto questo scrigno. Alcuni sostengono che siano le città degli Angeli, o forse dei reami incantati creati dagli Dei. Spesso è proprio da queste dimensioni parallele e misteriose che provengono alcuni degli oggetti magici più potenti conosciuti nel Gaimat.
Lo scrigno di cui parliamo è realizzato perlopiù in radica di noce, fissata su una struttura metallica rivestita in argento. Vi sono incastonate quattordici gemme, tra cui avventurine, ametiste e tre grandi lapislazzuli. Sul lato anteriore del coperchio si trova un tondo di vetro trasparente da cui è possibile controllare l'interno del bauletto.
Il racconto sul contenuto dello scrigno e su come esso finì nelle mani dell'Arcolaio, si trova da pag. 170 a pag. 171 del romanzo "Le Memorie di Helewen".