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Myanmar: dove le foreste sono sacre
Nei monti del Dawna Tenasserim sono necessari nuovi approcci: le comunità locali vogliono migliorare le proprie condizioni di vita e beneficiare così a lungo termine delle ultime foreste tropicali intatte del Myanmar.
«Le comunità locali sono i nostri alleati. Solo se sono consci del valore che la foresta ha per loro possono proteggerla a lungo termine.»
«Le comunità locali sono i nostri alleati. Solo se sono consci del valore che la foresta ha per loro possono proteggerla a lungo termine», afferma Amy Maling. L’esperta fornisce consulenza al team del WWF composto da venticinque membri che si impegna per la tutela dei monti del Dawna Tenasserim. Lungo il confine tra Myanmar e Thailandia esistono ancora aree forestali intatte, tra le più grandi del sudest asiatico. La regione è quattro volte più grande della Svizzera ed è ricoperta da foreste per l’83%, foreste che rappresentano il polmone verde di una regione molto più grande e che forniscono a milioni di persone acqua potabile pulita. Il Dawna Tenasserim ospita 50.000 abitanti ed è l’habitat di specie animali in via di estinzione come la tigre e l’elefante asiatico.
Tuttavia, questo tesoro naturale è posto sotto pressione a causa di nuovi progetti stradali e per via delle monoculture che incombono sulla foresta, quali l’olio di palma e il caucciù. La deforestazione mette in pericolo l’approvvigionamento di acqua potabile e favorisce l’erosione del suolo.
«Possiamo salvare tigri ed elefanti solo se lavoriamo con la popolazione che vive con questi animali.»
Secondo il WWF, i partner di rilievo per proteggere le foreste sono le comunità indigene come i Karen. La foresta è la loro casa e con essa hanno uno stretto legame. Inoltre ha per loro anche un significato religioso. Ciò che per gli ambientalisti moderni è un paesaggio «che vale la pena proteggere», per le comunità indigene è un paesaggio «sacro», pertanto molte sono le comunità che mantengono uno stile di vita sostenibile.
Per le organizzazioni ambientaliste, le persone che vivono in queste zone sono i partner per eccellenza per conservare le risorse e preservare preziosi spazi vitali. «Possiamo salvare tigri ed elefanti solo se lavoriamo con la popolazione che vive con questi animali», afferma Maling. «Parliamo alle persone di sicurezza alimentare e di come migliorare le proprie entrate», racconta. «Insieme cerchiamo dei modi per soddisfare le esigenze della popolazione, in modo tale da migliorare il loro sostentamento senza danneggiare lo spazio vitale di esseri umani e animali.»
Ad esempio il cardamomo, spezia e pianta medicinale, cresce all’ombra degli alberi. Fino ad oggi la stagione del raccolto era spesso deregolamentata, e i frutti venivano raccolti acerbi e venduti ad un prezzo inferiore. Di conseguenza, le persone perdevano il reddito di cui avevano urgente necessità. Ora il villaggio di Kyiekpilan ha regolamentato il periodo in cui è permesso raccogliere il prezioso frutto.
«Le persone in loco abbattono le foreste o cacciano gli animali perché non hanno alternative.»
Amy Maling parla però anche di bracconaggio e deforestazione: le persone in loco conoscevano esattamente le attività che mettono a dura prova la foresta: «Sono molto onesti con noi. Abbattono le foreste o cacciano gli animali perché non hanno alternative.» Ad esempio, dipendono fortemente da materie prime come il caucciù: se i suoi prezzi diminuiscono, diminuirà anche il reddito della famiglia. Pertanto, in determinate circostanze, si pratica il bracconaggio o l’abbattimento degli alberi per migliorare le entrate.
«Il nostro obiettivo è quindi rendere le persone più indipendenti dall’andamento dei prezzi delle singole materie prime», afferma Maling. «Cerchiamo con loro nuovi prodotti da raccogliere nella foresta, generando entrate maggiori.» Il WWF supporta gli agricoltori nel miglioramento dei metodi di coltivazione. «Siamo in costante contatto con i villaggi e abbiamo il polso della situazione», afferma Maling.
Non possiamo aspettarci dei rapidi successi, perché lavorare con le comunità locali è complesso e si compie solo un passo alla volta. Il WWF è attivo in Myanmar da cinque anni e collabora con le organizzazioni partner, come ad esempio la società di produzione di gomma Tanintharyi, al fine di promuovere la fabbricazione di gomma sostenibile. I suoi 22 membri si impegnano a non abbattere ulteriori alberi. Al contempo, i membri beneficiano del fatto che tutto il loro caucciù venga raccolto e una prima fase di lavorazione si svolga nel collettivo, totalizzando così un prezzo più elevato.
A chi appartiene la terra?
L’apertura politica ed economica del Myanmar è un processo complesso. Come in molti Paesi in transizione, la questione del diritto allo sfruttamento della terra è fonte di preoccupazione per le comunità rurali. Questo diritto costituisce perciò una questione chiave nei negoziati di pace in corso tra governo e minoranze etniche.
Oggi le comunità indigene e locali possono registrare la propria terra in un elenco che ne garantisce la rivendicazione di possesso, potendo così sfruttare la terra in modo tradizionale. Ciò rafforza i diritti delle comunità, l’uso sostenibile e la conservazione della natura. Questo è un passo importante sul percorso della conservazione della natura, che coinvolge la popolazione e la investe di responsabilità.
Il popolo del Myanmar ricorda ancora i tempi in cui le zone venivano dichiarate aree protette senza coinvolgere gli interessati. Sono stati segnalati anche dei trasferimenti di insediamenti: non sorprende quindi che le comunità indigene o locali fossero inizialmente diffidenti nei confronti delle organizzazioni ambientaliste, come è accaduto anche nei monti del Dawna Tenasserim. All’inizio dell’attività, i collaboratori riferivano spesso che alcune specifiche comunità nei villaggi prendevano le distanze, racconta Amy Maling. «Ho placato gli animi un po’ alla volta: non preoccupatevi, fateci trovare un modo per avvicinarli. Dobbiamo costruire la fiducia lentamente e convincere la popolazione locale con azioni concrete che migliorino la quotidianità.»
L’impegno del WWF non è semplice, dato che il processo di pace in Myanmar non è ancora stato completato. L’accesso ad alcune regioni è limitato. Il WWF cerca di mantenere i contatti con tutti gli attori in egual maniera e di restare trasparente. «Sottolineiamo sempre che lavoriamo per il popolo del Myanmar, cosa che è nell’interesse di tutto il Paese.»
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