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Tutta la Svizzera dovrebbe seguire l'esempio del Ticino e chiudere le attività non indispensabili. A sostenerlo è la presidente nazionale di Unia Vania Alleva in una intervista rilasciata al Blick. "In molti settori i dipendenti non sono protetti", ha dichiarato Alleva.
Ieri la misura ticinese era stata criticata dall'associazione di categoria dell'industria metalmeccanica ed elettrica Swissmem che in una presa di posizione all'Ats l'aveva definita un "mancato riconoscimento" della volontà del Consiglio federale che venerdì aveva permesso all'industria ci continuare ad operare a patto che vengono rispettate tutte le misure precauzionali e protettive emanate dall'Ufficio federale della sanità pubblica. La legalità decisione ticinese, come da noi riferito ieri in serata, è attualmente al vaglio dell'Ufficio federale di giustizia a polizia.
Per Alleva la situazione impone tuttavia che sia la Svizzera a seguire l'esempio del Ticino e non viceversa. "In Ticino, nelle ultime settimane, è stato dimostrato che le norme di sicurezza e di salute imposte dal Consiglio federale non possono essere rispettate. Pertanto, la chiusura di molte aziende a causa coronavirus è la soluzione corretta e, peraltro, condivisa dai datori di lavoro". Tanto più che "la maggior parte dei cantoni non controlla nemmeno" il rispetto delle misure imposte da Berna e "ogni giorno che aspettiamo non fa che peggiorare la situazione" sul fronte del contagio.
La priorità, prosegue la presidente di Unia, è "contenere questo virus. Se la pandemia continua a diffondersi, colpirà l'economia molto più duramente. New York ha deciso di chiudere l'economia venerdì, l'Italia ha seguito l'esempio, altri seguiranno".