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Sorpresa è la parola più usata per commentare le dimissioni di Joseph Deiss. Ma per il giornalista Georges Plomb, la sorpresa non è poi così grande come sembra.Questo contenuto è stato pubblicato il 27 aprile 2006 - 21:06
Per questo assiduo osservatore della vita politica federale, la partenza del ministro si spiega con il suo isolamento in governo e con la prospettiva delle elezioni federali del 2007.
Pochi o nessuno tra i commentatori e i principali attori della scena politica svizzera si aspettava le dimissioni del ministro popolare-democratico (PPD, centro) Joseph Deiss.
Al momento dell'annuncio alla stampa, il capo del Dipartimento dell'economia ha riconosciuto di non aver voluto lasciar filtrare nulla fino all'ultimo. Anche il suo partito ha appreso della decisione solo giovedì mattina, poco prima della conferenza stampa.
swissinfo: Le dimissioni hanno sorpreso tutti quanti e sembrano anche un po' premature. Sette anni in Consiglio federale in fondo non sono molti...
Georges Plomb: Non sono molti, ma la decisione non è sorprendente. Da quando nel 2003 Deiss è rimasto l'unico rappresentante del PPD in governo, si è ritrovato in una posizione più delicata rispetto a prima.
In passato i due ministri popolari-democratici potevano giocare il ruolo di arbitro tra due socialisti da una parte e due liberali-radicali (destra) e un democratico di centro (destra dura) dall'altra. Dal 2003 ciò non è più stato possibile.
È successo più di una volta che Deiss non ha potuto giocare questo ruolo di arbitro e si è trovato schiacciato dal quartetto di destra.
Anche io, come altri, ho avvertito una certa fatica latente nel ministro. Potrebbe essere una delle ragioni della sua partenza.
swissinfo: La crescente bipolarizzazione della quale si parla dal 2003 avrebbe dunque fatto una vittima in Governo?
G.P.: Può essere, ma c'è un piccolo paradosso. In Governo vi sono due socialisti, anch'essi posti in minoranza dal quartetto di destra. Ora è abbastanza curioso che i due socialisti soffrano meno di Deiss di questa situazione.
Magari è dovuto al fatto che il partito socialista è più solido del PPD. O forse ci sono delle ragioni più personali. Bisogna poi tenere in considerazione le domande strategiche che deve porsi il PPD in vista delle elezioni federali del 2007.
swissinfo: Ma perché ritirarsi adesso? È da ricondurre all'avvicinarsi delle elezioni?
G.P.: Penso che ciò possa avere un ruolo, anche se c'è divergenza di veduta tra i principali attori politici.
Un articolo apparso nel giornale della capitale "Der Bund" di mercoledì, ossia un giorno prima delle dimissioni, riportava le considerazioni di Iwan Rickenacher, un ex-segretario generale del PPD. Rickenacher diceva che in vista del voto del 2007 sarebbe utile che Deiss lasci la poltrona di Palazzo ad una personalità più appariscente agli occhi dell'opinione pubblica.
In questo senso la persona più indicata da tutti è senza dubbio l'attuale presidente del PPD Doris Leuthard, che è riuscita a far rialzare la china al partito. Alcuni sperano che grazie al suo apporto il PPD possa riprendersi ancora di più. Non è un fatto certo, ma è una possibilità.
swissinfo: Joseph Deiss è spesso stato dipinto come un personaggio scialbo, anche se negli ultimi mesi sembrava aver guadagnato consistenza.
G.P.: Non sono d'accordo con questo giudizio negativo. Trovo che Deiss abbia fatto un percorso di tutto rispetto. È vero che non è spettacolare, ma è piuttosto efficace.
In politica estera ha ottenuto dei risultati eccellenti: l'adesione della Svizzera all'ONU nel 2002, la firma degli Accordi bilaterali con l'Unione Europa nel 2000 e nel 2005. Più recentemente è stato uno degli artefici della ripresa, non ancora stabile ma tuttavia interessante, dell'economia elvetica.
swissinfo: Non è la prima volta che un partito cerca di far parlare di sé prima delle elezioni. Lei crede che questi metodi siano efficaci?
G.P.: Si, possono funzionare. L'ipotesi avanzata da Rickenbacher non è del tutto sbagliata. Il PPD stesso l'aveva proposta nel 1999.
Già all'epoca infatti il partito era minacciato dalla perdita di consensi e i due rappresentanti in Governo d'allora – Flavio Cotti e Arnold Koller – avevano dimissionato sei mesi prima delle elezioni.
Il PPD sperava in una scossa per reggere al momento del voto. Ciò che in parte ha funzionato, poiché nel dicembre del 1999, malgrado un leggero calo, è riuscito a conservare i suoi due seggi.
Lo stesso è avvenuto nel 1995. Allora fu un socialista – Otto Stich – a ritirarsi poco prima delle elezioni. Anche in questo caso la mossa diede i suoi frutti e i socialisti fecero una buona votazione.
Questa strategia ha dunque il suo peso. Penso che potrebbe essere così anche nel 2007. Con una nuova campionessa (Doris Leuthard) o un nuovo campione (Urs Schwaller – capogruppo popolare-democratico in Parlamento) il PPD può sperare in un rilancio.
Intervista swissinfo, Olivier Pauchard
(Traduzione: Michel de Marchi)
In breve
Dopo avere conosciuto un calo costante dei consensi, negli ultimi due-tre anni il partito popolare democratico, di centro-destra, ha ripreso forza e ha riguadagnato parecchie posizioni in varie elezioni cantonali.
Secondo diversi analisti, la partenza anticipata di Joseph Deiss potrebbe essere stata decisa per meglio posizionare il partito in vista delle prossime elezioni federali, previste nell'autunno 2007.
Nei prossimi mesi, il partito popolare democratico sarà in effetti al centro dell'attenzione, con il dibattito sulla successione.
In Svizzera, i sette seggi del governo sono suddivisi tra i quattro principali partiti politici in base alla loro forza elettorale. La speciale chiave di riparto, nota come "Formula magica", è stata tacitamente introdotta nel 1959, con 2 socialisti, 2 liberali radicali, due popolari democratici e un democentrista. Questa suddivisione ha resistito fino al 2003, con la perdita di un seggio democristiano a favore dell'Unione democratica di centro.
Oltre ai criteri di partito, tra i principali fattori per la scelta di un membro del governo figura l'appartenenza linguistica.
Fatti e cifre
Nato nel 1938, Georges Plomb è un giornalista svizzero laureato in scienze politiche.
È stato corrispondente da Palazzo federale per 35 anni, dal 1968 al 2003.
Nel 1989 ha scritto un libro dedicato ai sette "saggi" (i membri del Governo).
Al momento del suo ritiro, nel 2003, è stato pubblicamente elogiato dal presidente del Consiglio Nazionale davanti a tutta la Camera bassa del Parlamento.
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