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In Ticino il ballottaggio per l'elezione al Consiglio degli Stati è particolarmente affollato: sono infatti quattro i candidati che si contendono i due seggi.
A livello svizzero capita di rado che i candidati di un solo cantone siano conosciuti sul piano nazionale e internazionale, sebbene per ragioni molto diverse.
Nel secondo turno elettorale per il Consiglio degli Stati, che abitualmente chiama alle urne meno elettori rispetto al primo turno, la personalità dei candidati in lizza può avere un peso non indifferente rispetto all'appartenenza politica. Ma in che misura?
"Dipende dal sistema elettorale. Non tutti i cantoni hanno lo stesso. Nel caso ticinese - spiega a swissinfo il politologo Oscar Mazzoleni - dal 2003 si votano direttamente le persone e non i partiti per le elezioni del Consiglio degli Stati. Ciò favorisce campagne ancora più personalizzate che possono rafforzare il voto personale a discapito di quello di appartenza".
Nella corsa alla Camera dei Cantoni figurano gli uscenti Dick Marty (liberale radicale) e Filippo Lombardi (popolare democratico) e gli sfidanti Franco Cavalli (socialista) e Attilio Bignasca (Lega dei Ticinesi). Nel primo turno Marty ha ottenuto un brillante risultato e Lombardi ha strappato di pochissimi voti il secondo posto a Cavalli.
Due politici sotto i riflettori internazionali
Molto noti a livello nazionale, Dick Marty e Franco Cavalli sono due nomi di statura internazionale. Dick Marty, già relatore speciale del Consiglio d'Europa sulle attività dei servizi segreti americani nella lotta al terrorismo, ha recentemente contestato la lista nera del Consiglio di sicurezza dell'ONU per schedare persone sospettate di terrorismo.
Ex procuratore pubblico del canton Ticino, Marty è membro dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa dal 1999, di cui presiede dal 2005 la Commissione degli affari giuridici e dei diritti umani. Il suo impegno gli è valso numerosi riconoscimenti. Eppure l'area liberale del suo partito (destra liberista), avrebbe preferito che non si fosse ricandidato.
Franco Cavalli, oncologo di fama mondiale più volte premiato, è stato consigliere nazionale per dodici anni e capogruppo dei socialisti tra il 1999 e il 2003. Considerato un po' un "enfant terribile", è stato spesso critico anche nei confronti del proprio partito.
Giramondo per lottare conto il cancro e per garantire le stesse possibilità di cura ai paesi in via di sviluppo, dal 2006 Cavalli presiede l'Unione internazionale contro il cancro (UICC). La sua competenza e autorevolezza hanno attirato a Bellinzona pazienti famosi, come George Harrison. Cavalli è pure stato chiamato dal Governo italiano nel gruppo di esperti che ha dovuto esprimersi sulle controverse terapie proposte da Luigi Di Bella per curare il cancro.
Una notorietà oltre i confini ticinesi
Attilio Bignasca, rieletto in Consiglio nazionale, deve parte della sua notorietà per essere esponente della Lega dei Ticinesi, espressione ormai radicata di un certo Ticino e le cui provocazioni e posizioni anti-europee riecheggiano regolarmente a Berna.
Essere fratello di Giuliano Bignasca - fondatore e presidente a vita della Lega, personalità molto controversa e imprevedibile – non è un dettaglio di poco peso: anzi sulla scala della fama, è determinante. Seppure più cauto e pacato rispetto al fratello-padre-padrone, Attilio Bignasca in questa elezione si candida per rafforzare la destra del Ticino.
Del resto la Lega è particolarmente corteggiata in questa contesa elettorale: il presidente cantonale del Partito popolare democratico Giovanni Jelmini, infatti, ha apertamente chiesto l'appoggio della movimento di Bignasca per rieleggere Filippo Lombardi.
Direttore di una televisione privata in pieno sviluppo, uomo di comunicazione e abile comunicatore, Filippo Lombardi è stato anche Console onorario di Francia per la Svizzera italiana. A Berna si è ritagliato un suo spazio per essere spesso in prima linea nella difesa degli interessi della Svizzera italiana. Si è battuto con successo per il mantenimento di swissinfo.
Ma anche i suoi guai automobilistici e con la giustizia, per la verità, hanno contribuito a fare parlare di lui. Il Ticino che lo vota sembra comunque avergli perdonato ogni eccesso. All'inizio del prossimo mese di gennaio Lombardi dovrà comunque presentarsi in tribunale. Se al termine del processo dovesse risultare una condanna definitiva, lo scorso mese di giugno ha concordato con il suo partito il ritiro dalla carica di senatore.
Il ruolo e il nodo della Lega
A contendersi realmente le due poltrone da senatore, saranno Marty, Lombardi e Cavalli. Difficile sapere veramente quali saranno le strategie e le possibili alleanze, perché ogni candidato dovrà fare il pieno di voti. Se sulla scarta sembra scontato un fronte Marty-Cavalli e uno Lombardi-Bignasca, in realtà giochi e veti incrociati scombineranno le carte. Fuori dai giochi, l'Unione democratica di centro (UDC), che sul piano nazionale ha stravinto le elezioni.
Al di là del confronto politico di questo secondo turno, c'è da chiedersi in che misura la Lega dei ticinesi funga da diga contro l'ondata UDC, che ha travolto il resto della Svizzera. Abbiamo rivolto la domanda ancora a Oscar Mazzoleni, direttore dell'Osservatorio della vita politica.
"I risultati elettorali e le inchieste di opinione di questi ultimi anni – spiega il ricercatore - dimostrano un'elevata volatilità dell'elettorato della Lega. Il partito sembra però avere uno zoccolo duro di almeno 7-8%".
"Malgrado gli alti e bassi – continua Mazzoleni - la sua capacità di reggere nel tempo è probabilmente dovuta al fatto di nascere e identificarsi in un cantone di frontiera e periferico, che appare per certi versi più vulnerabile ai cambiamenti globali; dove la continuità e la visibilità del gruppo dirigente leghista hanno svolto un ruolo decisivo; un gruppo capace di costruire, fin dall'inizio degli anni '90, un'offerta politica, anche e soprattutto nell'arena referendaria, sui temi dell'immigrazione, dell'occupazione, dell'Europa".
Questa linea politica è stata sufficiente per frenare l'UDC? "Tutto ciò – conclude il politologo - ha ostacolato lo sviluppo dell'UDC ticinese, che peraltro ha faticato a darsi una leadership cantonale, e che finora non ha potuto molto contare, per ragioni linguistiche, sull'effetto "alone" delle campagne condotte dall'UDC nella Svizzera tedesca e francese".
swissinfo, Françoise Gehring
In breve
Anche in Ticino nessun candidato ha ottenuto la maggioranza assoluta dei voti al primo turno e si passa quindi a un secondo turno (detto di ballottaggio). Il 18 novembre si vota con il sistema di maggioranza relativa: sono eletti i due senatori che ottengono più voti.
Il confronto politico è molto acceso: c'è chi sogna di portare a Berna quello che viene definito un "dream team" progressista, ossia Marty e Cavalli, e chi invece punta sulla riconferma dei due uscenti, la cui presenza alla Camera alta rappresenterebbe in modo più equilibrato il volto politico del Ticino.
Ha invece gettato la spugna al primo turno il candidato dell'Unione democratica di centro che, a differenza dal resto della Svizzera, in Ticino non riesce a sfondare come negli altri cantoni.
ballottaggi in svizzera
Per completare la composizione della Camera dei Cantoni, è necessario un secondo turno (ballottaggio) in sei cantoni:
11 novembre: Neuchâtel e Vaud (2 seggi ciascuno)
18 novembre: Ticino (2 seggi)
25 novembre: Zurigo (1 seggio), San Gallo (2 seggi).
Primo turno
In Ticino il primo turno dell'elezione al Consiglio degli Stati si è concluso nel modo seguente:
Primo posto: Dick Marty, liberale radicale, 41'437 voti
Secondo posto: Filippo Lombardi, popolare democratico, 33'513 voti
Terzo posto: Franco Cavalli, socialista, 33'068 voti
Quarto posto: Attilio Bignasca, Lega dei ticinesi, 21'410 voti
Quinto posto: Pierre Rusconi, democentrista, 12'144 voti