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Il presidente Juan Manuel Santos
KEYSTONE/EPA EFE/MAURICIO DUENAS CASTANEDA(sda-ats)
La parola al popolo salvo colpi di scena è un sì.
Dopo l'intesa di pace, le strette di mano e le cerimonie di lunedì a Cartagena de las Indias, oggi in Colombia è la giornata in cui il paese è stato chiamato a mettere il sigillo al complesso processo di pacificazione tra il governo e la guerriglia delle Farc.
In lungo e in largo nell'intera nazione si è votato in un referendum per dire "sì" oppure "no" all'accordo, per approvare oppure per respingere l'intesa firmata tra il presidente Juan Manuel Santos e il leader delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia, Rodrigo "Timochenko" Londono.
E molto semplice, e lineare, pur nella sua importanza storica, è stato il quesito al quale sono stati chiamati a rispondere quasi 35 milioni di colombiani: "Sostiene l'accordo finale per terminare il conflitto e la costruzione di una pace stabile e permanente?".
A sottolineare quanto sia rilevante la domanda e quanto si gioca l'intero paese questo fine settimana è stato oggi Santos, che ha tra l'altro sottolineato come l'intesa punti a "porre fine ad una guerra di 52 anni". Gli ormai "ex" guerriglieri delle Farc rappresentano infatti il gruppo armato marxista più antico dell'intera America Latina.
Per sottolineare l'enorme valenza storica del voto di questa domenica Santos ha tra l'altro citato Gandhi, per il quale - ha ricordato - "non c'è un cammino per la pace ma la pace è il cammino. Questo è quanto oggi, ha puntualizzato il capo dello Stato, i colombiani devono ora assimilare: portare nei loro cuori, all'interno di sé stessi, la pace che è il cammino affinché i nostri figli e nipoti abbiano un paese migliore".
Un'ottima notizia per il futuro della pace è stato rappresentato tra l'altro all'annuncio fatto la scorsa settimana dall'Esercito di Liberazione Nazionale (Eln), altra formazione di guerriglia marxista, che ha mostrato disponibilità ad aprire un negoziato con Bogotà per deporre le armi.
I sondaggi, unanimi, son dall'inizio hanno parlato di una vittoria dei "sì", anche se restano i malumori dell'opposizione sul trattamento "morbido" previsto per gli esponenti della guerriglia e per il loro reinserimento nella società.
sda-ats