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Per il Consiglio degli Stati, la Svizzera non può rinunciare all'energia atomica. Perciò i senatori non hanno voluto porre limiti di durata alle centrali esistenti.Questo contenuto è stato pubblicato il 13 dicembre 2001 - 17:52
La legge sull'energia atomica, approvata con 27 voti a 4, rappresenta un controprogetto alle iniziative popolari «Moratoria plus» e «Corrente senza nucleare». «Ma le decisioni prese dagli Stati - nell'interesse della lobby atomica - rischiano di suscitare simpatia proprio verso questi due testi», ha commentato il presidente della Confederazione e ministro delle energie, Moritz Leuenberger.
La Camera dei cantoni ha spazzato via senza quasi discutere le due iniziative, con 24 voti a 4. Il nucleare produce in media dal 40 al 50 per cento dell'energia utilizzata in Svizzera, ha rilevato la presidente della commissione, Erika Forster (PLR/SG). «Rinunciare all'atomo e approvvigionarsi presso Paesi vicini sarebbe da ipocriti». Con questo convincimento, la maggioranza dei senatori ha corretto la legge, andando incontro agli interessi di chi gestisce le centrali su diversi punti.
Moratoria sul riprocessamento
Molto più combattuta invece la questione del riprocessamento del combustibile esausto e la sua esportazione verso La Hague (F) e Sellafield (GB). Dopo il dibattito tra fautori e oppositori, il Consiglio degli Stati ha optato per una moratoria di 10 anni, ad iniziare dal luglio 2006, quando termineranno i contratti oggi in vigore.
Moritz Leuenberger e una minoranza del centro sinistra si sono invano battuti per il divieto totale del riprocessamento. Questa controversa tecnologia produce plutonio e sostanze radioattive che finiscono nell'aria e nell'acqua, hanno sottolineato. Ma Rolf Büttiker (PLR/SO) ha definito il riprocessamento come «la migliore alternativa» per risolvere il problema del combustibile esausto.
La legge deve rappresentare un controprogetto alle iniziative antiatomiche - ha ribattuto Hansheiri Inderkum (PPD/UR) - e una moratoria di dieci anni, rinnovabile, permetterà di essere lungimiranti. L'argomento ha fatto presa, con 22 voti a 15.
Le richieste di autorizzazione dovranno passare dal parlamento
I «senatori» non hanno voluto dar fiducia al Consiglio federale nell'attribuzione di autorizzazioni per nuove centrali. All'unanimità hanno deciso che deve essere il parlamento a pronunciarsi non soltanto sulle domande accolte, ma anche sui progetti che l'esecutivo ha respinto.
Le Camere potrebbero così forzare il governo ad accettare un progetto da esso stesso bocciato, anche se l'ultima parola spetterà al popolo: la costruzione di una nuova centrale è infatti sottoposta a referendum facoltativo. Il Consiglio degli Stati ha invece eliminato il diritto di veto per il cantone dove dovrebbe sorgere il nuovo impianto, eccezion fatta per la costruzione di un deposito di scorie debolmente e mediamente radioattive al Wellenberg (NW) dove la procedura è ancora in corso.
Con 25 voti a 8 i «senatori» non hanno voluto far dipendere l'autorizzazione di costruzione di una nuova centrale dall'esistenza di un deposito per scorie altamente radioattive. Hanno reso meno severe le norme sullo stoccaggio di queste scorie, precisando che deve rimanere possibile trovare soluzioni all'estero.
La maggioranza del Consiglio degli Stati ha però voluto che i gestori delle centrali forniscano la prova che è stata trovata una soluzione al confinamento delle scorie. La prova dovrà essere fornita tra 10 anni, o al massimo 15, per casi particolari. Il Consiglio federale avrebbe voluto invece fissare il termine da sé.
Una proposta di Pierre-Alain Gentil (PS/JU), volta a limitare nel tempo l'autorizzazione di gestire le centrali, non ha trovato i necessari consensi. Con 21 voti a 16 il Consiglio ha poi deciso che in caso di messa fuori esercizio di una centrale, gli altri gestori dovrebbero contribuire a farsi carico dei costi qualora essi non fossero assicurati.
Attualmente, gli oneri di smantellamento sono valutati a circa 1,5 miliardi di franchi. I costi di gestione delle scorie radioattive dopo la disattivazione delle centrali a circa 13 miliardi.
swissinfo e agenzie
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