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PECHINO - La Cina non vuole alcuna guerra commerciale con Usa, «ma non ignoreremo le azioni che minacciano i suoi interessi».
È quanto ha detto Zhang Yesui, portavoce del Congresso nazionale del popolo, a pochi giorni dall'annuncio del presidente Donald Trump sui dazi portati al 25% e al 10%, rispettivamente alle importazioni di acciaio e alluminio, avendo all'apparenza per target proprio Pechino.
Cina e Usa hanno sistemi e culture diversi, ma «questo non vuol dire necessariamente che debba esserci un conflitto», ha aggiunto il portavoce, mettendo in guardia «da errori di calcolo e giudizio» che potrebbero avere pesanti conseguenze.
Zhang, infine, ha ricordato il dialogo in corso tra le diplomazie dei due Paesi che una nuova tappa a Pechino. La scorsa settimana Liu He, il più stretto advisor economico del presidente Xi Jinping e indicato come prossimo vice premier, si è recato a Washington allo scopo di provare ad allentare le tensioni. Prima di lui, a inizio febbraio, c'è stata la missione del Consigliere di Stato Yang Jiechi, il capo della diplomazia cinese.
Niente eccezioni - Per i dazi su acciaio e alluminio non saranno contemplate esenzioni per Paesi alleati come il Canada o l'Europa. A ribadirlo è Peter Navarro, consigliere per le politiche commerciali della Casa Bianca, che guida l'ala protezionista della West Wing contrapposta all'ala globalista del consigliere economico Gary Cohn.
«I dazi saranno imposti su chiunque - ha spiegato Navarro a Fox News - perché se si fanno eccezioni il presidente dovrà alzare le tariffe sugli altri e il suo telefono verrebbe tempestato di telefonate da parte degli altri Paesi».
Navarro si è quindi detto convinto che alla fine nessuno prenderà misure di rappresaglia verso gli Usa tali da danneggiare i consumatori americani.