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Pubblicazione: Estratto da Rivista ticinese di diritto I-2019 (III. Diritto di famiglia)
Contributi di mantenimento – potere di rappresentanza del genitore Dopo il raggiungimento della maggiore età del figlio, il genitore precedentemente detentore dell’autorità parentale non è legittimato, senza il suo consenso, a promuovere in nome proprio un’esecuzione per contributi di mantenimento relativi al periodo in cui era minorenne e a chiedere, a questo scopo, il rigetto dell’opposizione (consid. 6.1/a, cambiamento della giurisprudenza). CEF 21.6.2018 N. 14.2017.204
6.1. […] a) In tutte le questioni di carattere pecuniario, comprese quelle concernenti i contributi di mantenimento, il detentore dell’autorità parentale è legittimato in virtù dell’art. 318 cpv. 1 CC a esercitare in proprio nome i diritti dei figli minorenni – anche dopo la maggior età – facendoli valere personalmente in giudizio o in via esecutiva (DTF 136 III 365; Staehelin in: Basler Kommentar, SchKG I, 2a ed. 2010, n. 36 ad art. 80 LEF). In una recente decisione, il Tribunale federale ha però stabilito che dopo il raggiungimento della maggiore età del figlio, il genitore precedentemente detentore dell’autorità parentale non è legittimato, senza il consenso del figlio, a promuovere in nome proprio un’esecuzione per contributi di mantenimento relativi al periodo in cui egli era minorenne e a chiedere, a questo scopo, il rigetto dell’opposizione (DTF 142 III 82, consid. 3.3).
b) Nel caso concreto A., nata il 15 aprile 1997, è diventata maggiorenne nel 2015 (art. 14 CC), ossia prima dell’avvio della procedura esecutiva in questione, in cui peraltro solo la madre C. figura quale creditrice, come risulta dal precetto esecutivo fatto spiccare nei confronti di B. E dagli atti non si evince alcuna dichiarazione con cui la figlia avrebbe autorizzato la madre a procedere a nome e per conto di lei per l’incasso dei contributi alimentari dovuti a suo favore nel periodo in cui era minorenne. Il fatto poi che l’istanza sia stata presentata a nome anche di A. testimonia ch’essa non ha voluto che la madre agisse a nome di lei. Ne discende che – contrariamente a quanto stabilito dal primo giudice citando una sentenza di questa Camera (14.2008.112) ormai superata dalla sentenza del Tribunale federale citata nel precedente considerando – in assenza di un esplicito consenso conferito alla madre, soltanto A. era legittimata a convenire personalmente l’escussa. C. non era così abilitata a convenire B. con un’unica istanza per i contributi pretesi da lei e dalla figlia. Già su questo (primo) punto, la decisione impugnata va riformata nel senso che per la parte dei contributi vantati da A. l’opposizione non può essere rigettata in via definitiva.