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Prima dell'approvazione della soluzione dei termini, le donne che volevano abortire erano obbligate a recarsi in un consultorio familiare.
I ginecologi inviavano automaticamente le loro pazienti in questi centri.
Con l'entrata in vigore della nuova legge, il primo di ottobre, la donna è molto più libera. Può consultarsi con una persona vicina o con il solo medico, ma non deve necessariamente ricorrere ad un consultorio.
Le operatrici sociali di questi centri si sono così trovate improvvisamente in una situazione di dilemma. Da un lato hanno accolto con entusiasmo il fatto che la donna potesse finalmente decidere da sola del suo futuro, d'altro canto si sono rese conto che rischiavano di "perdere clienti".
"La maggior parte delle donne sa esattamente quello che vuole e si reca subito dal medico", dice a swissinfo Sybille Burger-Bono, presidente dell'Alleanza delle società femminili svizzere. In passato, invece, quando vigeva l'obbligo di richiedere un secondo parere medico, anche le donne più sicure si recavano nei consultori.
La collaborazione con i medici
"Questa situazione cambierà", dice Sybille Burger-Bono che tuttavia fa notare che, in mancanza di tempo, il medico, in futuro potrebbe chiedere nuovamente l'assistenza di questi consultori.
In alcuni cantoni come Vaud o il Ticino, anche dopo l'entrata in vigore delle nuove norme, non è cambiato molto: "In Ticino la collaborazione fra medici e consultori, già ottima in passato, continua e funziona bene", dice a swissinfo Danièle Wyss, dell'Associazione svizzera delle operatrici familiari.
In altri cantoni invece, soprattutto nelle regioni più tradizionaliste e conservatrici, come il canton Nidwaldo, dove i direttori degli ospedali si rifiutano di praticare delle interruzioni di gravidanza, il Parlamento si sta muovendo a colpi di postulati per ribaltare il no di alcuni medici.
Elena Altenburger, swissinfo