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La giustizia italiana sospetta che la dirigenza della Juventus sia coinvolta nel caso Luis Suarez, l'indagine su una possibile frode relativa all'esame italiano effettuato dal calciatore uruguaiano in occasione della concessione della cittadinanza. «L'indagine ha permesso di capire come, all'inizio di settembre, i dirigenti del club torinese abbiano lavorato, anche al più alto livello istituzionale, per accelerare il riconoscimento della cittadinanza italiana a Suarez», ha detto la Procura della Repubblica di Perugia, incaricata dell'indagine, in un comunicato stampa. L'ex giocatore di Barcellona, che all'epoca doveva firmare per la Juve, ma che in seguito si è accasato all'Atletico Madrid, è sospettato di aver imbrogliato, con la complicità dei suoi insegnanti italiani, in occasione dell'esame di italiano del 17 settembre, primo passo per ottenere il passaporto italiano, indispensabile per il suo trasferimento nella Serie A. Solo cinque giorni dopo, la Procura della Repubblica di Perugia ha annunciato l'apertura di un'inchiesta contro i funzionari dell'Università per Stranieri, dove l'attaccante uruguaiano aveva sostenuto l'esame, accusandoli di aver preventivamente fornito al giocatore le domande che gli sarebbero state poste.
La Juventus ha confermato in una dichiarazione odierna che il suo direttore sportivo Fabio Paratici era sotto inchiesta da parte della Procura della Repubblica di Perugia. Pochi giorni dopo l'apertura dell'inchiesta a settembre, Paratici aveva già assicurato che il club aveva «agito in modo trasparente e nel rispetto delle regole». In una delle intercettazioni ordinate dalla procura, una delle persone sotto inchiesta aveva detto che Suarez avrebbe dovuto ottenere il diploma perché «con uno stipendio di 10 milioni di euro a stagione, non può essere bocciato, anche se non sa coniugare i verbi e parla all'infinito».
Oggi la Procura ha ribadito tali accuse, riferendosi ad “un esame farsa per agevolare le richieste della Juventus” e ha proposto la sospensione per otto mesi dei funzionari universitari sotto inchiesta, richiesta accolta dal tribunale di Perugia.