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La Corte Suprema degli Stati Uniti, con un voto di misura, 5 contro 4, ha stabilito di abolire ogni limite ai contributi alle campagne elettorali. In seguito a questa sentenza ogni donatore potrà versare ai candidati quanto denaro vorrà.
La sentenza, scritta materialmente dal giudice John Roberts, stabilisce che porre un limite per versamenti a un candidato o a un partito è incostituzionale.
In particolare, la Corte con questo pronunciamento ha dato ragione a un uomo d'affari repubblicano dell'Alabama, Shaun McCutcheon rispetto alla Federal Election Commission che lo aveva accusato di aver oltrepassato il limite previsto dalla legge di 123'000 dollari per contributi personali da parte di un singolo donatore a un partito o un candidato nell'arco di due anni.
Sulla carta la sentenza non abolisce il limite di 2600 dollari per ogni singola donazione, ma cancellando il tetto permette di fatto ai grandi miliardari di aggirare questo tetto, versando a piacimento queste quote a ogni organizzazione che fa campagna elettorale.
Insomma, si tratta di una decisione dal valore enorme che va al di là del singolo caso, dando libertà ai grandi donatori, i grandi miliardari, di condizionare liberamente il processo elettorale.
I limiti al finanziamento dei partiti erano in vigore da circa 40 anni. Tuttavia, già negli ultimi anni, il massiccio ricorso ai cosiddetti SuperPac, super comitati politici, di fatto aveva aperto la strada a contributi illimitati e soprattutto anonimi. Una via inizialmente osteggiata da Barack Obama, ma che poi lo stesso presidente ha adottato sia nel 2008, sia nel 2012, tra le critiche dell'ala 'liberal'.
SDA-ATS