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<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di modificare la legislazione sull'assicurazione malattie in modo che i cambiamenti di sesso non siano più rimborsati dall'assicurazione di base obbligatoria.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Le persone che soffrono di transessualismo hanno problemi di salute e difficoltà nella vita quotidiana in misura molto variabile. Molti riescono a conviverci, mentre altri soffrono di gravi depressioni, non di rado con tendenze suicide, hanno spesso problemi di dipendenza e sono quindi inabili al lavoro. In singoli casi, le conseguenze della transessualità (e non la transessualità in sé) possono effettivamente portare a una malattia. I medici di fiducia devono valutare questi singoli casi per stabilire se tale rischio sussiste o no e se le misure proposte sono adeguate per lenire le conseguenze della transessualità. Tra queste misure figurano la psicoterapia, le terapie ormonali, talvolta le terapie della dipendenza e, in casi estremi molto rari, anche le misure chirurgiche se non è possibile alleviare altrimenti la situazione di emergenza psichica degli interessati.</p><p>L'indicazione all'intervento chirurgico di cambiamento di sesso è stabilita dal medico curante dopo un esame approfondito e la diagnosi di transessualismo. La legge sull'assicurazione malattie e la sua applicazione non consentono il finanziamento imponderato di operazioni di dubbia utilità, ma propongono le misure presumibilmente più adatte per alleviare le sofferenze nel caso specifico. Gli standard di diagnosi e indicazione sono stati confermati dalla giurisprudenza. Le condizioni per un'assunzione dei costi sono quindi impostate in modo molto restrittivo e il numero di casi in cui ciò avviene è estremamente ridotto. Si tratta segnatamente delle situazioni in cui il rimborso dei costi da parte dell'assicurazione malattie si giustifica sul piano materiale.</p><p>Per quanto concerne la giurisprudenza relativa alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), in una sentenza del gennaio 2009 la Corte europea dei diritti dell'uomo ha fatto notare che l'identità sessuale rientra nella sfera personale protetta dall'articolo 8 CEDU. Il diritto alla realizzazione personale e all'integrità fisica e morale dei transessuali è pertanto garantito. In relazione alla situazione di questi ultimi, l'articolo 8 CEDU può prevedere per gli Stati obblighi positivi affinché la vita privata, di cui uno degli aspetti più intimi è la definizione sessuale di una persona, sia effettivamente rispettata. Nel caso di un intervento chirurgico di cambiamento di sesso, la Corte europea ha statuito che l'applicazione del periodo di attesa di due anni rappresenta, nella fattispecie, una violazione degli obblighi positivi incombenti alla Svizzera in virtù dell'articolo 8 CEDU. A maggior ragione un rifiuto di fondo e generalizzato dell'assunzione dei costi di tutti i cambiamenti di sesso costituirebbe una violazione dell'articolo 8 CEDU.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.