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Nel secondo semestre dell'anno scorso il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) ha avviato una ventina di procedimenti penali contro presunti jihadisti: lo conferma il suo rapporto di gestione 2014 pubblicato oggi.
In esso si sottolinea anche il contributo alla lotta contro le organizzazioni mafiose italiane e l'avvio di due inchieste penali per casi di corruzione in seno all'Amministrazione federale.
L'informazione sul numero di inchieste penali per jihadismo era già stata rivelata lo scorso febbraio dal capo del Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC) Markus Seiler. Si tratta di casi con uno o più imputati, indagati per sostegno a un'organizzazione criminale (art. 260ter CP) in senso stretto, precisa l'MPC, rilevando peraltro in un comunicato che nel 2014 "la Svizzera non è stata nel mirino delle organizzazioni terroristiche".
Nel rapporto si rileva il forte aumento nel 2014 dei casi pendenti in tutte le categorie di reati - 423 contro i 367 del 2013 - riconducibile all'aumento dei nuovi procedimenti penali (245 contro i 221 del 2013), mentre la quota di casi evasi (abbandoni e decreti d'accusa) è rimasta stabile. Nell'anno in esame sono stati trasmessi al Tribunale penale federale di Bellinzona 25 atti d'accusa, tra cui nove con rito abbreviato. Inoltre, l'MPC ha sostenuto l'accusa dinanzi al tribunale in 20 procedimenti, nell'ambito dei quali sono state pronunciate 25 condanne in primo grado e un'assoluzione.
SDA-ATS