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Il termine eutanasia, dal greco buona morte, è stato usato la prima volta in epoca moderna dal filosofo Francesco Bacone nel testo, apparso nel 1605, dal notevole titolo di The second book of Francis Bacon of the Proficience and Advancement of Learning divine et human. Bacone intendeva la parola ancora nel senso antico, ossia in riferimento alla morte, non alle pratiche attive e passive che la provocano: nel consigliare la buona morte, il filosofo inglese invitava i medici a non abbandonare a se stessi i malati non curabili, non a somministrare loro del veleno. È solo successivamente che il termine ha assunto la connotazione attuale di “dolce uccisione” piuttosto che “dolce morte”.
La questione dell’eutanasia così intesa è moralmente e giuridicamente complessa e è soltanto in parte riconducibile al tema del suicidio in quanto viene messo in discussione anche il rapporto tra il medico e il paziente. Continua a leggere “Dolcezze”
Riassunto. Il mondo è una gigantesca Biblioteca di Babele. Occorre una guida per orientarsi e decidere quali libri conservare, quali leggere e quali, invece, bruciare.
La ricerca di questa guida è stata, finora, infruttuosa: Socrate e Cartesio non sono stati di aiuto. Mentre ci si apprestava a cercare la soluzione tra le pagine di altri importanti filosofi, un curioso individuo si è introdotto nella discussione: Paul Karl Feyerabend. Continua a leggere “L’estintore di Feyerabend”
L’uomo vive in società. Ogni società ha le proprie regole, che solitamente sono tacite, e le proprie leggi, che invece sono scritte.
Ogni individuo che vive in comunità con altri individui, cioè che appartiene alla società, è tenuto a comportarsi in conformità alle regole e alle leggi.
Queste ultime sono il collante della società: senza di esse la comunità rischia lo sfaldamento. Ma le leggi non devono solo tenere insieme la comunità, ma anche sostenere e favorire quello che è, o dovrebbe essere, il fine ultimo di ogni società: l’individuo. Le leggi non possono quindi annullare od opprimere, ma devono garantire la libertà. E, soprattutto, devono garantire uno spazio di discussione sulle leggi stesse. Continua a leggere “Leggi”
Una comunità è un insieme di persone che percorre un cammino comune, a volte per scelta, altre volte invece per caso. Se le persone sono tante, difficilmente potranno tenere tutte lo stesso passo, e ancora più difficilmente saranno tutti d’accordo sul percorso.
Nella comunità vi saranno quasi sicuramente le persone che preferiscono ascoltare e quelle che preferiscono invece parlare. Il gruppo rimarrà unito se chi di solito ascolta riesce a parlare, e chi di solito parla riesce ad ascoltare.
E soprattutto se chi parla, lo fa per indicare la marcia, non per imporla. Di solito, chi impone la camminata, prima o poi si ritrova a guidare le persone con il passo dell’oca.
Un diritto è qualcosa che non ci può essere negato; un dovere, viceversa, è qualcosa che non possiamo negare.
Da questa definizione è chiaro che un nostro diritto si traduce automaticamente in un dovere per gli altri, e che i nostri doveri sono segni dei diritti di altre persone.
Vi è quindi un continuo spostamento dai diritti ai doveri, una incessante dialettica tra gli uni e gli altri. Continua a leggere “Diritti e doveri”
Liberté, égalité, fraternité: è il motto della rivoluzione francese e da questa straordinaria esperienza politica, volenti o nolenti, derivano tutti i regimi democratici. Libertà, uguaglianza e fraternità: siamo tutti liberi, siamo tutti uguali e siamo tutti fratelli.
Dei tre valori, il primo è la libertà. È difficile stabilire se il primato sia anche d’importanza; sicuramente la libertà è la prima ad essere in pericolo, quando la democrazia inizia a degenerare in qualcosa di diverso e inquietante. Continua a leggere “La forza delle opinioni”
Ciò che distingue l’umanità dal resto degli esseri viventi è la ragione, come vuole la antica ma sempre valida definizione dell’uomo come “animale razionale”.
Ovviamente si ritiene che ciò sia vero solo per gli uomini adulti: solo a partire dalla maggiore età, o lì intorno, vi è la razionalità, prima no. Il bambino è un adulto incompleto, e a mancargli è, tra le altre facoltà, anche la razionalità. A riprova di ciò, il fatto che non è possibile condurre conversazioni serie con i bambini, i cui discorsi sono spesso sconclusionati e slegati alla realtà.
La razionalità è, insomma, una acquisizione lenta e faticosa, non un dono immediato. Continua a leggere “Razionalità”
Il 27 gennaio è, da alcuni anni a questa parte, la giornata della memoria. Una giornata dedicata al ricordo, all’inquietante e insopportabile ricordo dell’Olocausto.
Perché una giornata del ricordo? Quale tipo di ricordo si vuole celebrare con una giornata come questa? Continua a leggere “La giornata della memoria. Ma quale memoria?”