Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/50481

<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale ritiene ingiustificato il timore secondo cui anche in futuro la Svizzera sarebbe costretta ad accogliere un grosso numero di cittadini della Bosnia e Erzegovina a causa della giurisprudenza della CRA. </p><p>La sentenza della CRA citata (GICRA 2002 n. 12) risale al 7 maggio 2002, dunque più di un anno prima della decisione del Consiglio federale di includere la Bosnia e Erzegovina nella lista dei Paesi sicuri (safe countries). Non si può quindi parlare di "recente giurisprudenza della CRA". La sentenza non si riferisce nemmeno all'intero territorio della Bosnia e Erzegovina, ma si limita unicamente a considerazioni relative alla situazione sanitaria generale nella Federazione croato-musulmana.</p><p>In sintonia con l'UFR, la CRA parte dal presupposto che le persone che fanno ritorno in Bosnia e Erzegovina hanno in linea di massima accesso a cure e assistenza psichiatriche specialistiche. Tuttavia, in caso di sofferenze psichiche, occorre dimostrare in ogni singolo caso se, sulla base di circostanze particolari e difficoltà specifiche, un ritorno sia ragionevolmente esigibile. Secondo la sentenza citata, non è ragionevolmente esigibile l'allontanamento di persone bisognose che necessitano di cure intensive e di lunga durata a causa di una grave malattia psichica e che non hanno la possibilità di risiedere legalmente e durevolmente nei pressi di un centro urbano: tali persone devono quindi beneficiare di un'ammissione provvisoria. Il numero di persone provenienti dalla Bosnia e Erzegovina per le quali la CRA decide l'ammissione provvisoria per motivi esclusivamente medici è esiguo, poiché per dichiarare inammissibile l'esecuzione dell'allontanamento occorre soddisfare cumulativamente tutti i requisiti precitati. In una sentenza più recente che, secondo informazioni della CRA, sarà prossimamente pubblicata, la stessa CRA ha sottolineato che l'ammissione provvisoria per ragioni mediche è limitata ai casi in cui nel Paese di provenienza non sono garantite le cure urgenti. Per cure urgenti si intendono le cure di medicina generale e acuta atte ad assicurare un'esistenza dignitosa. </p><p>Tra gennaio e settembre 2003, la CRA ha trattato 717 ricorsi di persone provenienti dalla Bosnia e Erzegovina. Nello stesso lasso di tempo, l'UFR ha ammesso a titolo provvisorio 50 persone su proposta della CRA per motivi medici, il che rappresenta il 7 per cento. 37 di queste 50 persone sono profughi interni. Va rilevato che nella maggior parte dei casi si tratta di famiglie con bambini che sono state ammesse provvisoriamente per diversi motivi. </p><p>Per quel che concerne un intervento diplomatico presso le autorità della Bosnia e Erzegovina, il Consiglio federale ritiene che, stante la frammentarietà della struttura politica della Bosnia e Erzegovina, un simile intervento non sortirebbe effetti rilevanti. Da anni l'impegno svizzero nella regione si limita al sostegno di progetti concreti in ambito sanitario e sociopsichiatrico, contribuendo così alla ricostruzione delle infrastrutture distrutte durante la guerra. In questo contesto il Consiglio federale rinvia alla sua risposta all'interrogazione ordinaria Müller-Hemmi (00.1135, Bosnia e Erzegovina. Proroga dell'autorizzazione di soggiorno dei rifugiati traumatizzati dalla guerra). Occorre infine rilevare che la Svizzera ha elaborato un programma di aiuto al ritorno per persone provenienti dai Balcani, entrato in vigore il 1 ° luglio 2003. Uno degli obiettivi di questo programma è in particolare quello di favorire il ritorno definitivo e la reintegrazione di persone che necessitano di un aiuto medico specifico nel loro Paese di provenienza, e che non devono quindi più essere curate in Svizzera. L'aiuto medico può ad esempio comprendere il collocamento in posti di terapia, la formazione o il finanziamento di addetti alle cure, il potenziamento di strutture di accoglienza locali o l'acquisto delle apparecchiature mediche necessarie.</p><p>Il Consiglio federale non ritiene quindi necessario un intervento presso le autorità della Bosnia e Erzegovina</p>  Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.