Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/190826

<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di rafforzare le esigenze degli istituti finanziari in materia di fondi propri ponderati in funzione del rischio per gli investimenti e i crediti che riguardano prevalentemente materie prime dannose per il clima. In particolare, è necessario rilevare il rischio supplementare a cui sono esposti i prestiti e i crediti finalizzati all'esplorazione di nuovi giacimenti di carbone, petrolio e gas naturale, se si vuole raggiungere l'obiettivo climatico definito a livello internazionale. All'occorrenza, il Consiglio federale presenta una relativa modifica di legge.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Con la ratifica dell'Accordo di Parigi sul clima la Svizzera si impegna a perseguire esplicitamente l'obiettivo di rendere i flussi finanziari compatibili con un percorso verso uno sviluppo a basse emissioni di gas a effetto serra e resiliente al clima. Nel suo messaggio concernente la revisione della legge sul CO2 dopo il 2020 il Consiglio federale spiega che in una prima fase intende raggiungere questo obiettivo tramite provvedimenti volontari degli attori dei mercati finanziari. La sostenibilità nel settore finanziario è parte integrante della politica dei mercati finanziari del Consiglio federale ed è considerata uno dei vari fattori trainanti dell'innovazione. Già all'inizio del 2016 l'Esecutivo ha adottato alcuni principi di sostenibilità in relazione alla politica dei mercati finanziari. Essi si orientano al primato di soluzioni basate sull'economia di mercato e alla sussidiarietà delle attività dello Stato, mirano alla trasparenza e tengono conto degli effetti a lungo termine. In veste di mediatore lo Stato può sostenere gli sforzi del settore volti a sviluppare il campo d'attività degli investimenti sostenibili (cfr. comunicato stampa del 24 febbraio 2016 "Gli organismi finanziari internazionali discutono di sostenibilità: il Consiglio federale definisce il ruolo della Svizzera").</p><p>In linea di principio gli istituti finanziari sono tenuti a tener adeguatamente conto di tutti i rischi essenziali. Se nel quadro dell'attuazione dell'Accordo di Parigi sul clima una società è esposta a importanti rischi finanziari, operativi o legali, ciò dovrebbe già oggi influire sulle decisioni di investimento o di concessione dei crediti che gli istituti finanziari attivi sul mercato prendono nei confronti di tale società.</p><p>In Svizzera la regolamentazione bancaria si basa sulle norme internazionali del Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria (Comitato di Basilea). Le norme esistenti e già attuate a livello nazionale come pure le nuove norme del pacchetto finale di Basilea III non prevedono una maggiore ponderazione dei rischi per gli investimenti finanziari e i crediti se questi sono strettamente connessi a materie prime dannose per il clima.</p><p>Il Consiglio federale ritiene che l'aumento dei fondi propri ponderati in funzione del rischio, chiesto dall'autore della mozione, non sia opportuno in questo settore. In ambito di regolamentazione e di vigilanza sulle banche la ponderazione degli interessi potrebbe infatti essere difficile. Inoltre bisogna chiedersi se intervenire sui fondi propri ponderati in funzione del rischio sia lo strumento più adeguato per affrontare il problema.</p><p>A livello internazionale l'accento è posto attualmente su misure volte a migliorare la trasparenza sul mercato. L'attuazione delle raccomandazioni della Task Force on Climate-Related Financial Disclosures (TCFD), guidata dall'industria, relative alla comunicazione su base volontaria dei rischi e delle opportunità legati al clima potrebbe fornire informazioni utili ai mercati affinché si possa tenere ancora meglio conto dei rischi climatici nelle decisioni di investimento e di concessione dei crediti.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.