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<h2>SubmittedText<h2><p>Nel messaggio concernente una modifica della legge federale sull'imposta preventiva (Rafforzamento del mercato dei capitali di terzi) si parla unicamente di investitori (persone fisiche e giuridiche) e di emittenti. A tale proposito si pongono le seguenti domande.</p><p>1. Chi emette obbligazioni in Svizzera? È vero che si tratta prevalentemente di grandi gruppi, di enti pubblici e di imprese parastatali?</p><p>2. I costi fissi delle emissioni sono relativamente alti; ciò significa che vale la pena emettere solo somme elevate. È vero che vengono emessi soltanto importi uguali o superiori a 100 milioni di franchi? Invitiamo il Consiglio federale a elencare le emissioni degli ultimi cinque anni (in tranche di 100 mio.). </p><p>3. Chi esattamente investe in obbligazioni? È corretto dire che si tratta perlopiù di casse pensioni, assicuratori sulla vita, altri investitori istituzionali, fondi e, in alcuni casi, di persone fisiche particolarmente facoltose? Chi sono gli altri investitori importanti che beneficerebbero dell'abolizione dell'imposta preventiva? </p><p>4. È vero che si tratta soprattutto di investitori stranieri? Il Consiglio federale può fornire indicazioni sui rispettivi volumi di investimento suddividendoli in quote di investitori svizzeri e quote di investitori stranieri?</p><p>5. Ora anche i fondi obbligazionari e i fondi misti sono esenti dall'imposta preventiva. Di conseguenza, le persone fisiche domiciliate in Svizzera non saranno più assoggettate all'imposta preventiva, senza che venga introdotto un obbligo di notifica corrispondente. Secondo le stime del Consiglio federale, a quanto potrebbero ammontare le perdite fiscali dovute a ulteriori sottrazioni d'imposta in relazione alle entrate a titolo di interessi e alla sostanza corrispondente in caso di disonestà fiscale pari al 10, 20, 30, 40 e 50 per cento?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Ad domande 1 e 2: i principali emittenti attivi sul mercato svizzero dei capitali sono tradizionalmente gli enti pubblici e le imprese finanziarie (banche e assicurazioni). Il 15-20 per cento circa del volume di emissione annuo è invece imputabile a imprese di altri settori. Oltre alle grandi imprese note dello Swiss Market Index (SMI), in questo settore esistono numerose imprese di medie dimensioni che hanno in circolazione obbligazioni pubbliche in franchi. Negli ultimi anni sempre più imprese di questo tipo sono ricorse al mercato svizzero dei capitali, determinando una maggiore eterogeneità degli emittenti. Dall'introduzione del nuovo finanziamento ospedaliero, anche molti ospedali accedono al mercato svizzero dei capitali per raccogliere fondi. Non esiste un valore soglia minimo per l'acquisizione di risorse sul mercato dei capitali.</p><p>Nel confronto internazionale, il volume di emissione sul mercato svizzero dei capitali è piuttosto basso. Negli ultimi anni, ad esempio, due terzi delle emissioni hanno raggiunto un volume inferiore a 200 milioni di franchi e il 27 per cento delle emissioni un volume inferiore a 100 milioni di franchi. Anche le imprese più piccole ricorrono in parte al mercato dei capitali, ma rinunciano alla quotazione di obbligazioni privilegiando invece l'emissione di cosiddetti collocamenti privati, poiché questi ultimi devono soddisfare meno requisiti normativi e amministrativi. Grazie alla riforma dell'imposta preventiva, è probabile che in futuro sempre più imprese di medie dimensioni opteranno per questo tipo di finanziamento (anziché il tradizionale finanziamento bancario).</p><p>Ad domanda 3: secondo i dati della Banca nazionale svizzera di fine 2020, gli investitori più importanti sono i fondi d'investimento (155 mia. fr.), le assicurazioni e le casse pensioni (140 mia. fr.) e le banche commerciali (102 mia. fr.). Gli investimenti diretti in obbligazioni nazionali da parte delle economie domestiche private svizzere sono ammontati a circa 30 miliardi di franchi.</p><p>Ad domanda 4: gli investitori stranieri (privati, fondi d'investimento, imprese e Stati, comprese le banche centrali) detengono circa 156 miliardi di franchi in investimenti diretti, ossia il 25 per cento circa delle obbligazioni nazionali. Nel caso degli investimenti indiretti, la loro quota ammonta pressoché al 10 per cento e comprende non solo fondi obbligazionari, ma anche fondi misti e fondi azionari.</p><p>Le minori entrate stimate prima dei possibili cambiamenti nel comportamento dei contribuenti nel quadro della riforma dell'imposta preventiva sono riconducibili quasi esclusivamente all'esenzione degli investitori stranieri. Tuttavia, questo non significa che la riforma vada soprattutto a beneficio di tali investitori. Da un lato, infatti, la categoria "Estero" comprende parimenti i fondi d'investimento esteri, nei quali è possibile che anche investitori svizzeri detengano partecipazioni. D'altro lato, le ripercussioni della riforma dipendono dall'elasticità della domanda e dell'offerta nel rispettivo mercato. Se la domanda degli investitori stranieri è molto rigida, ad esempio perché in periodi d'incertezza gli investimenti in franchi svizzeri godono di grande fiducia, anche gli offerenti (Confederazione, Cantoni o imprese [pubbliche]) possono beneficiare di almeno una parte dei risparmi fiscali.</p><p>Ad domanda 5: secondo la decisione del Parlamento anche i redditi da obbligazioni svizzere sono esentati dall'imposta preventiva se sono distribuiti all'investitore da investimenti collettivi di capitale svizzeri. È ipotizzabile che sempre più spesso le persone fisiche svizzere rinuncino alle azioni nazionali per investire in obbligazioni o quote di fondi d'investimento oppure che non dichiarino più i redditi dei fondi d'investimento, finora dichiarati correttamente. Non è possibile quantificare le perdite fiscali nell'ambito delle imposte sul reddito e sulla sostanza derivanti da un'eventuale mancata dichiarazione.</p><p>Occorre tuttavia considerare che l'imposta preventiva attuale presenta già numerose lacune a livello di garanzia. Inoltre, le autorità fiscali effettuano confronti della sostanza tra periodi fiscali diversi e quindi una forte riduzione della sostanza necessiterebbe di una spiegazione. Secondo il Consiglio federale è pertanto probabile che gli effetti degli incentivi a non dichiarare correttamente la sostanza siano limitati, perlomeno fino a quando i tassi d'interesse continueranno a mantenersi al basso livello attuale.</p>  Risposta del Consiglio federale.