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La Svizzera ha sempre accolto generosamente, ma in modo controllato, manodopera estera, offrendole delle prospettive professionali. Il popolo svizzero ha indicato, in diverse votazioni, di volere un’immigrazione controllata e con regole chiare valide per tutti. Chi viene in Svizzera, deve attenersi all’ordinamento giuridico locale, integrarsi e provvedere da solo al proprio sostentamento. Solo chi soddisfa queste condizioni deve avere, dopo un determinato periodo di tempo, la possibilità di naturalizzarsi.
La Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale (CIP-CN) comincia oggi, giovedì, l’esame dell’applicazione dell’articolo costituzionale approvato da popolo e cantoni per la gestione dell’immigrazione. Il progetto d’applicazione del Consiglio federale è in contraddizione con il mandato costituzionale che esige la considerazione degli interessi economici generali della Svizzera, dei tetti massimi e dei contingenti annuali, come pure una gestione autonoma dell’immigrazione.
Durante il primo trimestre 2016, il numero di immigranti in Svizzera ha ancora una volta superato di 15'000 unità quello degli emigranti. Estrapolato su tutto l’anno, questa immigrazione netta è di oltre 60'000 persone, ossia più della popolazione della città di Bienne. I richiedenti l’asilo e le persone ammesse provvisoriamente non sono comprese in questa cifra. Di fronte a una congiuntura che si sta indebolendo e all’annuncio settimanale di licenziamenti, un’immigrazione di questa importanza è eccessivamente elevata e rappresenta un onere vieppiù pesante per il paese. Questa constatazione è confermata dal fatto che soltanto il 47,4% degli immigranti venuti in Svizzera durante il primo trimestre del 2016 intende esercitare un’attività professionale.