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Lutto nella musica
Addio ad Astro, fondatore del gruppo reggae UB40
La band reggae britannica UB40 piange la morte del fondatore, Terence Wilson, 'Astro', stroncato a 64 anni da una breve malattia.
Erano un gruppo di amici che aveva iniziato a suonare in un seminterrato, dopo aver partecipato alle marce contro il Fronte Nazionale e alle manifestazioni organizzate da Rock Against Racism, e aveva scelto come nome quello del modulo per chiedere l'indennità di disoccupazione, 'Unemployment Benefit, Form 40'.
«Siamo assolutamente devastati e addolorati nel dover annunciare che il nostro amato Astro è morto dopo una breve malattia», ha annunciato con un post su Twitter la band attuale, gli UB40 con Ali Campbell e Astro, attesi in tour nel 2022. «Il mondo non sarà più lo stesso senza di lui».
Il suo primo gruppo, con cui l'artista si è esibito fino al 2013, ha confermato la notizia, spiegando che Astro è scomparso dopo «una breve malattia». Ad agosto un cancro si era portato via a 62 anni un altro membro fondatore del gruppo, Brian Travers.
Astro – nome d'arte derivato dal nickname datogli da bambino perché portava gli stivaletti dr Martens modello 'Astronaut' – ha fatto parte degli UB40 dal 1978 al 2013, quando ha formato poi gli UB40 con Ali Campbell e Astro. Basata a Birmingham, la band originale è salita alla ribalta nei primi anni '80 per successi Red Red Wine e (I Can't Help) Falling In Love With You. Ha venduto più di 100 milioni di dischi, scalando le classifiche nel Regno Unito e raggiungendo il record di permanenza in testa alla classifica dei singoli del Regno Unito negli anni '80.
La band ha dato voce alle frustrazioni della classe operaia: «Ho attraversato la stessa trafila della maggior parte dei neri alla fine degli anni '70», aveva raccontato Astro a giugno in un'intervista al 'Guardian', citando le leggi che consentivano alla polizia di fermare e arrestare i neri se si riteneva che agissero in modo sospetto. «Accadeva praticamente ogni settimana. Abbiamo trovato più difficile scrivere canzoni d'amore che testi militanti, perché era molto più facile scrivere di cose che avevamo vissuto o letto. Ci sembrava naturale».
Sempre al 'Guardian' il batterista Jimmy Brown ha raccontato quest'anno che il gruppo era stato persino sorvegliato dall'intelligence britannica. «L'MI5 stava intercettando i nostri telefoni, controllando le nostre case in vari modi», ha detto. «Non stavamo pianificando la rivoluzione, ma se la rivoluzione fosse avvenuta, sapevamo da che parte stare».
SDA