Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01239.jsonl.gz/100

WASHINGTON D.C. - Una mossa in extremis che difficilmente impedirà l'entrata in carica del presidente eletto Joe Biden ma che comunque ha un forte carattere simbolico, quella di un manipolo di senatori repubblicani che osteggiano il risultato del voto chiedendo una commissione speciale d'inchiesta.
La richiesta di rivalutare il risultato del voto negli stati contestati da Donald Trump, è stata firmata da un gruppo di 11 senatori che comprende anche Ted Cruz (Texas) e Ron Johnson (Wisconsin): «Le elezioni del 2020», riporta l'appello, «come quelle del 2016 sono state combattute e decise all'ultima scheda in diverse stati-chiave. Malgrado ciò, mai come in queste elezioni vi sono state accuse di brogli elettorali, violazioni o comunque lassismo evidente nel rispetto della legge elettorale e altre irregolarità sul voto».
Per questo motivo i senatori chiedono l'istituzione di una commissione che valuti, sull'arco di 10 giorni i casi più in dubbio. La richiesta non allega nessuna prova nuova, né identifica un iter d'indagine. L'iniziativa è stata apertamente lodata dal vice-presidente Mike Pence.
Al momento, le circa 50 cause intentate da Donald Trump in altrettanti Stati si sono risolte con un nulla di fatto. Il presidente ha invitato i suoi follower via Twitter a una marcia di protesta, questo mercoledì per le strade di Washington D.C. : «Siate parte della storia!», ha incalzato.
Il documento firmato dai senatori, riportano alcuni osservatori, difficilmente potrà cambiare le cose e ostacolare l'insediamento di Joe Biden il prossimo 20 gennaio. Per altri si tratta però di una nuova piega anti-istituzionale di una falange conservatrice che si avvicina al modus di fare politica sdoganato in questi anni proprio da Donald Trump.