Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01036.jsonl.gz/164

Un esercito più piccolo, ma più professionale, e una scuole reclute più lunga: la riforma Esercito XXI ha fatto parlare tanto. Ma se l'è cavata con pochi tagli.
Per due giorni, i parlamentari hanno dibattuto sull'esercito e sulla sua forma futura. E non sono mancate le bordate, sia da destra che da sinistra. La riforma non rispecchia la situazione attuale, sostengono i verdi e i socialisti, per i quali si sta cercando a tutti i costi di mantenere la strategia di difesa e l'esercito di milizia.
Per i critici di destra, la riforma fa diminuire il significato della milizia, per cui bisogna fermare la lenta trasformazione in un esercito di professionisti. Ma il ministro della difesa, Samuel Schmid, ha difeso la riforma, dichiarando che "in presenza di rischi più variati e diffusi, bisogna trarre le dovute conseguenze".
Quanto dura la scuola reclute?
Anche la durata della scuola reclute ha dato adito a discussioni. Inizialmente il consiglio federale prevedeva 21 settimane, ma la camera dei cantoni le aveva ridotte a 18, per favorire l'economia. Attribuendo inoltre la competenza decisionale al parlamento.
Ora, in seno al consiglio nazionale si è negoziato come in un bazar, sulla durata della scuola reclute. E per finire, i parlamentari si sono pronunciati per una soluzione flessibile: dalle 18 alle 21 settimane, a seconda del corpo. E la decisione spetta al consiglio federale. Come a dire che la scuola reclute durerà 21 settimane.
Con meno, di più
La riforma Esercito XXI contempla anche una riduzione degli effettivi. Oggi l'esercito conta 360'000 soldati. In futuro, saranno soltanto 120'000.
A titolo di paragone: il Belgio ha 42'000 soldati, la Danimarca 25'000. E la Norvegia, neutrale, 30'000. Ma si tratta di paesi membri della NATO, mentre la Svizzera esclude una sua partecipazione, anche se partecipa al programma Partnership for Peace.
Professionalizzazione e folclore
In futuro, secondo la decisione del consiglio nazionale, i volontari potranno assolvere i loro impegni militari in un unico periodo continuato. In tal modo, in caso di catastrofe o altri avvenimenti imprevisti, le autorità civili potranno contare subito sulla disponibilità di aiutanti.
In parlamento si è pure discusso dell'arma di servizio, che ogni soldato conserva a casa sua. Ed è stato deciso che sarà così anche in futuro: arma e munizioni dovranno rimanere a portata di mano dei militi.
La sinistra ha inutilmente sottolineato che oggigiorno non c'è più alcuna necessità di tenere a casa il fucile d'assalto. Mentre sull'altro fronte si è ribadito che tenere in casa il fucile non contribuisce affatto a far aumentare il numero dei delitti.
La popolazione appoggia l'esercito
In ogni modo, i parlamentari avrebbero avuto difficoltà a metter fine a questa tradizione. Un recente sondaggio rappresentativo, effettuato dall'istituto demoscopico GsF, ha dimostrato che il 79 percento della popolazione ritiene l'esercito "necessario" o "piuttosto necessario". Da 15 anni non c'era più un tale riconoscimento per l'esercito.
Contemporaneamente la popolazione svizzera si mostra però critica per quanto concerne le spese per l'armamento. E questo anche se il programma per quest'anno, secondo il consigliere federale Schmid, è già sceso a un minimo da primato. Ma fra alcuni anni, bisognerà acquistare nuovi aerei da combattimento.
Rebecca Vermot