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BERNA - Il procuratore federale Sergio Mastroianni ha chiesto oggi una pena detentiva di quattro anni nei confronti di un 61enne italiano residente nel Seeland (BE). L'uomo è accusato di aver partecipato alla 'Ndrangheta calabrese, una delle più potenti mafie al mondo.
Il processo, che si era aperto il 3 settembre scorso davanti al Tribunale penale federale (TPF) a Bellinzona, era stato sospeso per organizzare l'audizione di un testimone tramite video conferenza dall'aula di un tribunale della Calabria. Quest'ultimo, membro effettivo della 'Ndrangheta che sta scontando una lunga pena agli arresti domiciliari, è stato ascoltato martedì.
Il testimone ha confermato alcuni aspetti dell'atto d'accusa, ma ha smentito l'appartenenza dell'imputato di origini calabresi all'organizzazione criminale. A suo dire questi «è cresciuto con le famiglie 'storiche' della 'Ndrangheta, ma non vi era affiliato».
Di tutt'altro avviso il procuratore federale. Stando alla lunga requisitoria odierna, l'imputato è un membro attivo della mafia calabrese. Ha giocato «un ruolo di peso nella cellula di Giussano (in Lombardia) dove si occupava in particolare, dalla Svizzera, della fornitura di armi che prendevano in seguito la strada della Calabria». Il procuratore ha anche ricordato gli stretti legami con altri clan della 'Ndrangheta non soltanto in Lombardia ma anche in Piemonte e in Calabria.
L'udienza prosegue nel pomeriggio con le arringhe degli avvocati difensori, Costantino Testa di Berna e Nadir Guglielmoni di Bellinzona.
Operazione "Crimine di Torino"
L'imputato, sposato e padre di famiglia e residente a Lengnau nei pressi di Bienne (BE), avrebbe partecipato a un vasto traffico di armi acquistate illegalmente in Svizzera. Deve rispondere pure di ricettazione per aver comprato una pistola proveniente da un furto, di infrazione alla legge federale sulle armi per aver detenuto diversi revolver e munizioni senza essere in possesso del porto d'armi, nonché di denuncia mendace e di sviamento della giustizia.
Il Ministero pubblico della Confederazione lo accusa inoltre di aver partecipato a numerose riunioni della 'Ndrangheta in Lombardia e Calabria, di aver assistito a cerimonie d'iniziazione di nuovi membri e di aver attivamente preso parte all'operazione soprannominata "Crimine di Torino". La mafia calabrese aveva nel 2003 e 2004, commesso diverse azioni con spargimento di sangue a Torino e nei dintorni del capoluogo piemontese.