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All’ultimo Congresso del Partito della Rifondazione Comunista (PRC), il partito italiano che fu pure al governo con Romano Prodi ancora fino al 2008, è stato presentato un emendamento allo statuto per chiedere di togliere il concetto di “anti-stalinismo” dal medesimo. La proposta veniva da due giovani, Nicolò Martinelli e Alessandro Pascale, che chiedevano di riformulare il passaggio in questo modo: “Il Partito della Rifondazione Comunista–Sinistra Europea rigetta così ogni concezione autoritaria e burocratica e ogni pratica di relazioni od organizzativa interna al partito di stampo gerarchico e plebiscitario, assumendo l’impegno politico ad una riflessione critica sulla storia delle esperienze socialiste e comuniste del ‘900”. Il plenum ha preferito mantenere lo statuto attuale, che appunto parla esplicitamente di “concezione stalinista o di altra matrice”.
Nella dichiarazione di voto, Alessandro Pascale, che è un insegnante, ha spiegato che il concetto di “stalinismo” si può intendere con un’accezione politica (nata con Lev Trockij all’inizio degli anni ’30) oppure storica. In quest’ultimo senso però lo “stalinismo” come categoria storiografica è stata inventata, diffusa e fatta propria dalla storiografia di marca liberale statunitense (la cosiddetta “sovietologia”) alla fine degli anni ’40, al tempo dell’inizio della guerra fredda, e aveva l’evidente scopo di denigrare e combattere la stessa URSS e il comunismo nel suo complesso. Tale categoria fu accettata da settori sempre più ampi della sinistra solo dopo il Congresso del Partito Comunista dell’URSS del 1956 in cui avvenne la famosa denuncia di Nikita Chruscev.
Il punto inedito, per cui appunto si proponeva di approfondire il tema, era dato dai progressi della storiografia dell’ultimo ventennio, la quale attraverso una serie di lavori ancora troppo poco noti (non a caso poco noti, vien da dire…) ha fatto emergere in maniera chiara l’esagerazione e la faziosità della gran parte degli argomenti usati da chi, adottando la categoria di stalinismo, tende ad equipararla ai totalitarismi nazifascisti. Si riteneva quindi che fosse utile eliminare un concetto inventato in funzione anti-comunista e infondato scientificamente dallo statuto di un Partito che si richiama ancora oggi al comunismo.
I due proponenti ritengono che rifiutando tale riformulazione la maggioranza della platea dei delegati del PRC o non avrebbe voluto confrontarsi con le ultime scoperte storiografiche, le quali avrebbero garantito un approccio critico scientifico “che dovrebbe essere tipico di un marxista” oppure abbia voluto confermare un orientamento ideologico sulla storia del comunismo internazionale secondo la visione di Trockij, il quale era stato esiliato dall’URSS per aver tentato un colpo di Stato nel 1927 (dato questo confermato anche da Isaac Deutscher, il noto storico e biografo trockista).