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Retromarcia sull'eutanasia in Belgio. Il governo, sulla base di un parere medico, ha negato la richiesta di suicidio assistito avanzata da Frank Van den Bleeken, un ergastolano di 51 anni, in carcere da quasi 30 anni per stupro e omicidio. Richiesta che pochi giorni fa era stata accolta, tanto che l'iniezione letale era già fissata per l'11 gennaio.
Il ministro della Giustizia belga Koes Geens ha però bloccato la "procedura d'eutanasia", decidendo che il detenuto sarà trasferito in una struttura psichiatrica legale, specializzata in lungodegenti, a Gand, aperta di recente dove, spiega, avrà una "vita qualitativamente decente".
Una decisione, fa sapere il ministro dopo le polemiche dei giorni scorsi, che attiene a "motivi personali legati al segreto medico" e soprattutto dimostra "la capacità logistica del Belgio di agire in conformità con gli standard moderni di monitoraggio di questo tipo di carcerati". In effetti, giorni fa, quando un giudice della Corte d'Appello belga aveva accolto la richiesta di Van Den Bleeken, la Lega dei Diritti dell'Uomo aveva duramente criticato il silenzioso assenso delle autorità politiche di Bruxelles, sottolineando come quella tragica domanda di eutanasia fosse la conseguenza immediata dell'incapacità dello Stato di fornire a detenuti con gravissimi problemi mentali un trattamento medico adeguato.
Del resto, lo stesso Van Den Bleeken aveva dichiarato di desiderare la morte proprio perché si trovava in carcere in condizioni "disumane". In quel luogo, aveva sottolineato, non aveva alcuna possibilità di "convivere con i suoi enormi problemi psicologici e di controllare i suoi impulsi sessuali".
Il caso ha sollevato forti polemiche sui limiti del ricorso all'eutanasia, in un Paese come il Belgio che ha una delle legislazioni tra le più articolate e estese al mondo. Il testo, aggiornato nel 2002, prevede infatti il via libera all'eutanasia in caso di una "sofferenza fisica o psichica costante e insopportabile". Tuttavia, tanti, anche in Belgio, hanno visto dietro la scelta iniziale dei medici a favore del suicidio assistito una sorta di resa di fronte a un sistema carcerario inefficiente. Oggi il dietrofront del governo che smorza, ma solo in parte, il dibattito, restringendo la casistica di applicazione della norma, almeno per quanto riguarda gli ergastolani.
SDA-ATS