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MONTRéAL - La corsa al posto di primo ministro è finita. Il Liberale Justin Trudeau si riconferma, per la terza volta, candidato prediletto delle elezioni federali. Ma non senza perdere parti della carovana. Infatti, i risultati mostrano come sia caduto qualche ministro del suo stesso partito e alcuni seggi in due province.
Il suo principale avversario era il conservatore Erin O’Toole che nell'ultima fase della campagna ha perso consensi per non aver voluto dire quale fosse lo statuto vaccinale dei suoi collaboratori, aver proposto di rendere la tassa sul carbonio opzionale e non aver voluto ingaggiarsi per il mantenimento dei divieti sulle armi. Assist che Trudeau ha usato a suo favore, tacciandolo di essare al saldo delle lobby, climatoscettico e no-vax. Ma anche se la campagna è girata a favore dei Liberali, i conservatori non hanno comunque perso piede in Parlamento.
Un governo di minoranza quindi e una scommessa persa. Capo liberale dal 2013 ed eletto primo ministro già nel 2015, si era posto come sfida una campagna che avrebbe portato il suo partito a ottenere una maggioranza in Parlamento. In 36 giorni sono stati spesi 612 milioni di dollari per sostenere la campagna e i dibattiti. Ma se alla fine dell'ultima legislazione i Liberali contavano 155 seggi, contro 119 conservatori, queste nuove elezioni non hanno spostato di molto l'ago della bilancia con un 158 a 121.
Uno stallo che Justin Trudeau interpreta come un chiaro messaggio dalla popolazione a promuovere la collaborazione tra partiti. Nel suo discorso d'inizio mandato ha detto: «Non dimentichiamo il passato e i giorni difficili che abbiamo attraversato insieme, ma guardiamo al futuro, e verso tutto quello che verrà e che dobbiamo ancora costruire».