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Anche se fa buona figura a livello internazionale, la Svizzera può fare di più in materia di lotta alla corruzione e al riciclaggio di denaro sporco. Lo sottolinea Transparency International nel suo ultimo rapporto, pubblicato oggi.
L'organizzazione chiede a Berna una migliore protezione per i whistleblower, un'estensione della legge contro il riciclaggio e più trasparenza in materia di decisioni penali.
Nel suo dossier, Transparency International analizza l'applicazione da parte dei singoli Stati della Convenzione dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) sulla lotta alla corruzione di pubblici ufficiali stranieri nelle operazioni economiche internazionali, in vigore da 20 anni. Ne risulta un quadro complessivo deludente, si legge in una nota.
La Svizzera figura nel piccolo gruppo di quattro Paesi che applicano attivamente la convenzione e si classifica al terzo posto, dietro agli Stati Uniti e al Regno Unito, e davanti a Israele. Malgrado ciò, sono ancora molti settori nei quali la Confederazione può intervenire.
Per esempio migliorando la protezione di chi segnala irregolarità sul posto di lavoro, estendendo ad alcune attività degli avvocati il campo di applicazione della legge sul riciclaggio, creando un registro pubblico degli aventi diritto economico delle società e dei trust e introducendo una maggiore trasparenza sulle condanne per corruzione.
In Parlamento la revisione della legge contro il riciclaggio di denaro rischia di naufragare. Il progetto è stato esaminato, e accolto, lo scorso settembre dal Consiglio degli Stati. Quest'ultimo ha però stralciato dagli obblighi di diligenza avvocati e consulenti, come invece auspicava il Consiglio federale. La Commissione degli affari giuridici del Nazionale (CAG-N) raccomanda ora al plenum di respingere il disegno di legge, perché troppo edulcorato.