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Per le dimensioni e la presenza di inquinanti estremamente problematici, le discariche di Kölliken (AG) e Bonfol (JU) rappresentano due progetti di risanamento particolarmente complessi. In entrambi i siti venivano conferiti rifiuti dell’industria chimica.
Sentenza del Tribunale federale del 7 gennaio 2019
Con decisione del 7 gennaio 2019, il Tribunale federale si è pronunciato a favore dell'UFAM e ha dichiarato illegale lo smaltimento di rifiuti speciali di Kölliken nella discarica per scorie d’incenerimento di Häuli a Lufingen. La decisione dell'UFAM del 4 ottobre 2016 diventa così giuridicamente vincolante e comporta una riduzione del contributo federale di CHF 1'227'412 al risanamento della discarica di rifiuti pericolosi di Kölliken.
I rifiuti della discarica di Kölliken, che sono stati smaltiti tra novembre 2011 e giugno 2014 presso la discarica Häuli di Lufingen, comprendono circa 45’000 tonnellate di materiale proveniente dal trattamento presso il Bodenannahmezentrum Oberglatt (BAZO). Questi rifiuti misti a scorie sono eccessivamente contaminati da metalli pesanti e sostanze inquinanti organiche perché sono stati depositati nella vecchia discarica di rifiuti pericolosi insieme ai rifiuti dell'industria chimica e sono stati quindi oggetto ad un lungo scambio di sostanze tramite le acque die percolazione contaminati dai rifiuti pericolosi.
L'Ufficio per i rifiuti, le acque, l'energia e l'aria del Cantone di Zurigo aveva autorizzato lo smaltimento a favore dell'impresa di risanamento, anche se i risultati delle analisi hanno dimostrato che lo smaltimento non era conforme alla legislazione sulla protezione dell'ambiente e nonostante il consorzio SMDK avesse pagato per questi rifiuti uno smaltimento di alta qualità. Dopo aver preso atto della messa in discarica, l'UFAM ha immediatamente imposto al Cantone di Zurigo di non depositare più materiale SMDK nel compartimento per scorie d’incenerimento della discarica di Häuli.
L'UFAM tollera che il materiale in questione rimanga nella discarica di Häuli perché l’impresa di risanamento lo aveva scaricato e direttamente depositato assieme alle scorie provenienti dagli attuali impianti di incenerimento e quindi non poteva più essere recuperato a costi ragionevoli. Tuttavia, poiché le sostanze inquinanti specifiche di Kölliken sono già presenti nel percolato, è stato chiesto al Cantone di Zurigo di intensificare il monitoraggio della discarica.
Come per la maggior parte dei rifiuti provenienti dal risanamento della discarica di rifiuti pericolosi di Kölliken, l'impresa di risanamento avrebbe dovuto prima trattare il materiale in questione in un impianto di trattamento termico per suoli estero (poiché in Svizzera non esiste un impianto di questo tipo) a causa della contaminazione da sostanze organiche inquinanti, e solo successivamente smaltirlo in una discarica.
La Confederazione partecipa al risanamento della discarica di Kölliken con il fondo OTaRSi. A causa dello smaltimento non conforme delle 45'000 t di materiale proventiente da Kölliken nel compartimento per scorie d’incenerimento di Häuli, l'UFAM, con decisione del 4 ottobre 2016, ha dichiarato i costi di tale smaltimento non indennizzabili e ha ridotto il versamento OTaRSi di CHF 1'227'412. Il cantone Argovia e il consorzio, in quanto beneficiari dell'indennizzo, hanno accettato la riduzione. Tuttavia, il Cantone di Zurigo, in quanto membro del consorzio e concedente dell'autorizzazione allo smaltimento in questione, aveva interposto un ricorso.
Sia il Tribunale amministrativo federale, con la sentenza del 14 marzo 2018, che il Tribunale federale, con la sentenza del 7 gennaio 2019, hanno respinto il ricorso del Cantone di Zurigo, rendendo giuridicamente vincolante la riduzione dei fondi OTaRSi. Se il danno finanziario subito dai membri del consorzio può essere sanzionato con una sanzione contrattuale dovrà se del caso essere deciso da un tribunale civile.
Sentenza: 1C_191/2018
Kölliken: rifiuti chimici invece di materiali inerti
Dal 1823 fino ai primi anni Settanta nell’area denominata «Teuftal» nei pressi di Kölliken si è estratta argilla per la produzione di mattoni. Successivamente la cava viene utilizzata come discarica per rifiuti speciali. Secondo le conoscenze dell’epoca, infatti, si riteneva che il sottosuolo argilloso fosse impermeabile e che si potesse escludere una contaminazione delle acque sotterranee da sostanze inquinanti. Dopo la chiusura della discarica nel 1985, si scopre che il sito rilascia sostanze inquinanti come anilina e clorobenzene nel sottosuolo e nell’acqua di falda. I primi provvedimenti hanno riguardato la captazione dell’acqua di versante che scendeva nella fossa, il pompaggio e la depurazione dell’acqua da infiltrazione inquinata e la captazione e combustione degli effluenti gassosi provenienti dalla discarica.
Il risanamento vero e proprio è iniziato nel 2005 con la costruzione di un imponente capannone e degli impianti necessari per l’asportazione e il trasporto del materiale contaminato: sono state estratte 105 000 tonnellate di materiale che ricopriva la discarica, 514 000 di rifiuti e 45 400 di roccia contaminata. La maggior parte di questo materiale è stata conferita in impianti d’incenerimento per rifiuti speciali all’estero. All’inizio del 2016 è stata annunciata la conclusione ufficiale dei lavori di scavo, costati circa 664 milioni di franchi. Il fossato è stato riempito nuovamente con la pietra estratta dalla nuova galleria di Eppenberg, realizzata fra Aarau e Olten. Il capannone sarà smontato e rimosso entro la metà del 2019. Per la gestione successiva alla chiusura si prevedono costi pari a circa 25 milioni di franchi a partire dal 2020. Questi lavori comprendono il ripristino della vegetazione e la realizzazione di perforazioni a grande diametro per rimuovere gli inquinanti accumulati nello strato di roccia finora inaccessibili.
L’UFAM partecipa ai costi
I contributi del fondo OTaRSi vengono assegnati soltanto per le discariche di rifiuti urbani. Poiché circa il 60 per cento dei rifiuti presenti nella discarica di Kölliken è simile ai rifiuti urbani (in particolare ceneri di combustione dei rifiuti, ceneri volatili e rifiuti edili) e secondo la legislazione allora vigente questo materiale si sarebbe potuto conferire anche in una discarica per rifiuti urbani, la Confederazione partecipa al risanamento con un importo pari al 24 per cento dei costi computabili, ovvero circa 185 milioni di franchi, dal fondo OTaRSi.
I risanamenti delle due discariche di rifiuti speciali di Kölliken e Bonfol sono i progetti faro del risanamento dei siti contaminati in Svizzera. Le vaste conoscenze tecniche acquisite nel corso di questi lavori complessi e costosi saranno utili per i progetti futuri, anche se di dimensioni più ridotte.
Bonfol: fusti di rifiuti tossici nella cava d’argilla
Dal 1961 soprattutto le industrie chimiche basilesi hanno depositato in un’ex cava d’argilla circa 114 000 tonnellate di rifiuti speciali: coloranti, solventi clorurati, fanghi provenienti dalla lavorazione dei metalli e residui di ogni genere. Nel 1976 la discarica raggiunge la sua massima capacità ricettiva. Viene chiusa, ricoperta con uno strato di argilla e quindi rinverdita.
Poco dopo, però, si scopre che l’acqua si infiltra nel fossato provocando il dilavamento degli inquinanti. Come primo provvedimento vengono installati un sistema di drenaggio e un impianto di depurazione biologico per proteggere le acque sotterranee. Nell’anno 2000 il Canton Giura e le industrie concordano una procedura per risolvere definitivamente i problemi del sito. I lavori sono iniziati nel 2007: sulla discarica si installa un enorme capannone a chiusura ermetica e nel marzo del 2010 cominciano i lavori veri e propri di asportazione e trasporto dei rifiuti e del sottosuolo inquinato. Il materiale di scavo viene trasportato per ferrovia in Germania, dove fu trasformato in scorie chimicamente stabili all’interno di impianti d’incenerimento per rifiuti speciali a una temperatura di oltre 1200 gradi. Nel 2016 si rimuovono gli ultimi residui contaminati di terra. Per smantellare tutti gli impianti e mettere a dimora il verde, occorrerà attendere fino al 2019.
L’UFAM viene coinvolto
I costi di risanamento pari a 380 milioni di franchi sono stati assunti interamente delle industrie chimiche basilesi. Queste ultime tuttavia hanno chiesto al Cantone l’indennizzo di una parte dei costi attraverso il fondo OTaRSi. La procedura è in sospeso.
L’UFAM ha partecipato a diversi gruppi di accompagnamento e ha concesso le autorizzazioni per l’esportazione dei rifiuti.
Ultima modifica 25.01.2019