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Il Gran consiglio vallesano ha bocciato oggi un postulato dei Verdi per una moratoria alla tecnologia 5G. Nonostante il sostegno del PS e di una parte dei deputati del PPD, la richiesta ha raccolto 38 sì, 83 no e 4 astensioni.
La mozione dei Verdi chiedeva di congelare i permessi di costruzione per la nuova tecnologia di telefonia mobile, almeno fino alla pubblicazione, prevista alla fine di quest'anno, del relativo rapporto dell'Ufficio federale dell'ambiente (UFAM). Quest'ultimo deve fornire un'analisi dei rischi di questa tecnologia per la salute e fissare i valori limite da adottare.
I fautori della moratoria chiedevano inoltre di attendere i risultati di "studi scientifici indipendenti dall'industria, non solo sugli effetti termici, ma anche sugli effetti biologici delle radiazioni indotte da questa tecnologia".
"La tecnologia 5G non crea più pericoli del 4G, poiché vengono utilizzate le stesse frequenze", ha detto durante il dibattito un deputato dell'UDC. "Temiamo un aumento a lungo termine delle onde legate al 5G", ha invece ribattuto un gran consigliere ecologista. Un deputato del PLR ha da parte sua dichiarato che "la questione non deve essere risolta a livello cantonale, ma a livello federale".
La tecnologia 5G sta occupando diversi parlamenti cantonali. Nella Svizzera romanda, una moratoria è già stata decisa dai cantoni di Ginevra, Vaud e Giura.
Il 18 ottobre è inoltre stata consegnata al Dipartimento federale delle comunicazioni (DATEC) una petizione munita di 40'000 firme per una moratoria all'introduzione del 5G. I contrari alla nuova tecnologia hanno anche lanciato un'iniziativa popolare "Per una telefonia mobile compatibile con la salute e a basso consumo energetico".
Il comitato promotore ha tempo fino al prossimo 15 di aprile per raccogliere le 100 mila firme necessarie. Il testo, che preconizza una modifica dell'articolo 118 della Costituzione federale, si propone di proteggere maggiormente la popolazione dalla radiazioni elettromagnetiche