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Il settore energetico di fronte alla sfida climatica
Il Consiglio mondiale dell'energia (CME) riveste un ruolo chiave nella questione del cambiamento climatico, afferma il nuovo segretario generale, lo svizzero Christoph Frei. Il CME pubblicherà una classifica delle politiche energetiche sul clima prima della conferenza di Copenaghen in dicembre.
Christoph Frei, ingegnere elettronico di 40 anni, è il primo svizzero a coordinare la ONG nata dopo la Prima guerra mondiale.
Il CME, noto nell'ambiente degli specialisti dell'energia, lo è meno fra i non addetti ai lavori. Ciò a causa di una comunicazione esclusiva al Congresso mondiale dell'energia, organizzato ogni tre anni.
swissinfo.ch: Quali sono gli ambiti nei quali agisce il Consiglio mondiale dell'energia?
Christoph Frei: La missione è lo sviluppo sostenibile nel contesto dell'energia, in maniera particolare dell'approvvigionamento e dell'utilizzazione dell'energia. La nostra è un'organizzazione a carattere globale, la sola a integrare 93 paesi, governi, settori privati, esperti.
Le nostre strutture ci legittimano ad agire in qualità di organismo neutrale nella definizione di certe politiche.
swissinfo.ch: E qual è il suo ruolo?
C.F.: Io sono responsabile delle attività giornaliere. Mi occupo pure della messa in pratica delle decisioni di una struttura esecutiva, dalla quale dipendo. È un consesso che comprende un'assemblea generale rappresentante 93 paesi membri, un consiglio di 13 membri e un presidente, che attualmente è l'amministratore delegato della società Electricité de France.
swissinfo.ch: Più che un organismo neutrale non siete piuttosto un gruppo di pressione visto che siete finanziati essenzialmente dall'industria dell'energia?
C.F.: Non siamo finanziati "essenzialmente" dall'industria... La questione dell'indipendenza si pone in termini economici e di gestione. La nostra gestione dipende da 93 paesi. Ogni paese ha il suo presidente - ministro in un terzo dei casi, amministratore delegato per il 20% e il resto esperti. Ciò dimostra che manteniamo un'equidistanza tra l'industria e i governi.
Ogni presidente ha a disposizione un voto e la rappresentanza è equilibrata fra paesi in via di sviluppo e paesi industrializzati, di tutte le regioni del mondo. La nostra gestione non è dunque squilibrata e non è certamente quella d'un gruppo di pressione.
Possiamo contare su più di 3500 membri individuali. Se analizziamo le nostre entrate, estrapolandole da una valutazione svolta fra 66 dei comitati-membri, il 40% proviene dal settore privato, il 7% dai governi e approssimativamente il 25 % dagli esperti. Una situazione assai equilibrata, mi pare.
swissinfo.ch: Quale posto ha la Svizzera all'interno del Consiglio mondiale dell'energia?
C.F.: La Svizzera fa parte di uno dei 93 comitati-membri. Ogni paese ha la medesima importanza. Alcuni sono più attivi di altri e fanno sentire maggiormente la propria voce. La Svizzera fa parte di questo gruppo. Difende i suoi interessi e evidenzia con i suoi interventi l'importanza dei problemi legati alla mobilità, per esempio.
swissinfo.ch: Il fatto che sia un cittadino elvetico a rivestire il ruolo di segretario generale cambierà qualcosa per la Svizzera?
C.F.: È sempre un vantaggio per un paese avere un proprio cittadino in un posto che offre una certa visibilità. Questo può sfociare nella creazione di sinergie, come pure nello sviluppo di una certa dinamica, in un campo in cui servono dei giovani e in cui risulta fondamentale la collaborazione sulle questioni climatiche e energetiche.
swissinfo.ch: Quali sono per l'appunto, secondo lei, i temi centrali nel campo dell'energia?
C.F.: Semplificando, il cambiamento climatico. Se c'è attualmente qualcosa che fa mutare il settore energetico, è il contesto climatico. Abbiamo appena svolto un sondaggio presso i nostri comitati-membri. Indipendentemente dalla regione e dei paesi, vi è quasi unanimità nell'affermare che il cambiamento climatico è la sfida principale del settore energetico.
swissinfo.ch: Non c'è quasi unanimità dunque...
C.F.: Alcune regioni hanno più da perdere. I paesi in via di sviluppo in modo particolare, i quali dipendono in gran parte dalle risorse energetiche, si fanno molte domande e sono più reticenti.
swissinfo.ch: Qual è la sua visione del problema climatico e come intende affrontarla?
C.F.: L'argomento è talmente importante che non ci possiamo permettere di non prenderlo sul serio. L'acqua è indubbiamente il tema di maggiore impatto sulla popolazione. Io non capisco, anche come padre, che non si faccia tutto il possibile per raccogliere queste sfide.
A questo proposito, la posta in palio è enorme dal profilo delle condizioni quadro. Molti paesi hanno elaborato delle politiche efficaci. Ma ci si deve ricordare che la sfida è globale e che perciò ci vuole una risposta coordinata a livello mondiale. Scivolare nei nazionalismi è pericoloso, perché impedisce l'intesa. Il Consiglio mondiale può svolgere un ruolo rilevante nella coordinazione delle risposte globali.
In vista della Conferenza di Copenaghen, che si svolgerà in dicembre, pubblicheremo per la prima volta nelle prossime settimane uno studio sullo stato delle politiche energetiche dei vari paesi.
swissinfo.ch: Come si situa la Svizzera in questo classifica?
C.F.: I risultati finali non sono ancora conosciuti. Occuperà però una buona posizione poiché ha molti punti forti. Dispone di un'ottima infrastruttura. Ha posto l'accento in maniera particolare sulla qualità degli edifici o sulla mobilità – la regione zurighese offre un esempio incredibile di riuscita in questo contesto. In altri settori, ci sono ancora margini di miglioramento. Ma aspettiamo comunque i risultati dello studio.
swissinfo.ch: Siamo a quattro mesi dalla Conferenza di Copenaghen, che si occuperà del seguito da dare al protocollo di Kyoto, e i progressi in vista di un accordo sulle questioni climatiche per il 2012 sono impalpabili. Ci si può permettere un fallimento?
Il mondo non può fallire, ha bisogno di un'evoluzione positiva in questo settore. La domanda è: come misurare i successi? Con l'avvento della nuova amministrazione negli Stati Uniti si notano in primi cambiamenti. Questo trend positivo lo si può pure osservare in Asia. Credo si sia messa in moto una dinamica ormai inarrestabile. Quello di cui abbiamo davvero bisogno, è di un meccanismo di coordinazione internazionale capace di fissare un prezzo per il CO2. I nostri studi lo dimostrano. Non sarà comunque possibile raggiungere degli obiettivi ambiziosi entro questo autunno. Per conseguire risultati tangibili dobbiamo comunque rimboccarci le maniche.
Pierre-François Besson, swissinfo.ch
(traduzione dal francese di Luca Beti)
Il CME
Questa ONG, con sede a Londra, è stata fondata nel 1923. Opera sulla base di studi, di servizi tecnici e di programmi regionali. Si occupa in maniera particolare di questioni energetiche dei paesi in via di sviluppo, di finanziamento dell'energia, di misure di risparmio, di liberalizzazione del mercato dell'energia e di questioni ambientali.
Il Consiglio mondiale dell'energia, organismo con statuto consultivo in seno alle Nazioni Unite, raggruppa i principali attori di tutti i settori energetici.
Il consiglio organizza ogni tre anni un summit mondiale dedicato all'energia, al quale partecipano i maggiori responsabili del mondo politico e economico.
L'ultimo Congresso mondiale dell'energia si è svolto a Roma, il prossimo si terrà a Montréal nel dicembre 2010.
Christophe Frei
Svizzero tedesco di 40 anni, è stato nominato in primavera segretario generale presso il Consiglio mondiale dell'energia. È il primo svizzero a occupare questa carica.
Christophe Frei è anche professore alla cattedra di gestione dei sistemi energetici del Politecnico federale di Losanna e svolge pure il ruolo di consigliere personale del presidente dell'istituzione Patrick Aebischer.
Si è occupato negli ultimi otto anni in maniera particolare di temi legati alla sicurezza energetica, alla lotta alla corruzione e al cambiamento climatico per il World Economic Forum (WEF). Ha pure collaborato con l'Agenzia internazionale dell'energia.
Ingegnere elettronico di formazione, ha svolto i suoi studi a Neuchâtel (cellule solari), Losanna (sistemi energetici, politica dell'energia), Ginevra (econometria) e Zurigo (etica applicata).
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