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Il gel igienizzante per le mani, un prodotto molto ricercato in tempi di coronavirus, è stato reso popolare da un medico ginevrino: il professor Didier Pittet, 63 anni, è il ricercatore che ha contribuito alla diffusione delle soluzioni idroalcoliche disinfettanti.
Nel 1994, Didier Pittet, all’epoca giovane medico presso gli Ospedali universitari di Ginevra (HUG), intuisce che l’uso di sapone antisettico non poteva garantire l’igiene delle mani del personale sanitario. Il motivo è presto spiegato: seguendo le raccomandazioni dell’epoca – da uno a due minuti di lavaggio della mani fra un paziente e l’altro – gli infermieri erano costretti a lavarsi le mani in media 22 volte all’ora.
Ci voleva quindi una soluzione più veloce. Pittet introduce il gel per le mani a base di alcol – secondo una formula inventata da William Griffiths, un farmacista inglese che lavora per gli ospedali ginevrini – e riesce a dimostrarne l’efficacia. Le infezioni all’interno dell’ospedale si riducono del 50%.
Pittet pubblica i risultati delle sue ricerche nel 2000 sulla rivista «Lancet». Un po’ alla volta l’idea si diffonde e nel 2005 anche l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) si interessa al prodotto.
La campagna raggiunge non meno di 171 dei 194 Stati membri dell’ONU, vale a dire quasi il 95% della popolazione. E il professor Pittet viene insignito di diversi riconoscimenti internazionali.
Il «Modello di Ginevra», come viene desinato in ambito scientifico, ha tra l’altro permesso di risolvere il problema della carenza di acqua corrente nei Paesi poveri. Ma non è finita qui: già ai ferri corti con le aziende farmaceutiche che vogliono commercializzare il prodotto, il medico ginevrino decide di liberalizzare la formula del disinfettante per renderlo accessibile a un numero più vasto possibile di persone.
«L’igiene delle mani è una procedura semplice e troppo importante per essere brevettata», ebbe a dire in un’intervista al quotidiano romando «Le Temps». Piuttosto che trarne profitto, il professor Pittet lavora con l’Oms per poter realizzare il prodotto in tutti gli angoli del mondo e per pochi soldi: «L’alcol si può produrre con risorse reperibili ovunque sulla terra, come zucchero, riso, patate… l’importante è la concentrazione del tasso alcolico».
Fonte: Corriere del Ticino