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SSR contro la riduzione del canone: «Causerebbe la perdita di circa 900 posti di lavoro»
La SSR si oppone alla riduzione del canone radiotelevisivo proposta dal Consiglio federale. Tale misura avrebbe un forte impatto sul programma e sul personale, avverte l'azienda di servizio pubblico, prevedendo la perdita di circa 900 posti di lavoro.
La riduzione graduale del personale riguarderebbe tutte le sedi, compresi gli studi regionali, ha indicato oggi in una nota la SSR. Inoltre, circa lo stesso numero di impieghi andrebbe perso presso i fornitori e altre aziende terze.
L'8 novembre scorso, il Consiglio federale ha inviato in consultazione fino al 1° febbraio la sua controproposta all'iniziativa popolare "200 franchi bastano! (Iniziativa SSR)". Secondo il Governo, entro il 2029 il canone radio-tv dovrebbe scendere dagli attuali 335 a 300 franchi all'anno. Inoltre, le imprese con un fatturato annuo soggetto all'IVA fino a 1,2 milioni di franchi dovrebbero essere esentate dal canone (attualmente fino a 500'000 franchi).
Nella sua risposta alla consultazione, la SSR ritiene che la riduzione del canone proposta dal Consiglio federale avrebbe conseguenze di vasta portata. Tenendo conto del calo degli introiti pubblicitari, la SSR perderebbe 240 milioni di franchi all'anno a partire dal 2027. Inoltre, a partire dal 2025, "l'adempimento del mandato di prestazioni sarebbe a rischio".
La SSR continua ad aspettarsi dal Consiglio federale un finanziamento adeguato per l'attuale mandato di prestazioni. Inoltre, l'azienda radiotelevisiva di servizio pubblico auspica che il popolo respingerà l'iniziativa "200 franchi bastano!", perché è troppo radicale e mette a rischio l'esistenza della stessa SSR.
La presa di posizione odierna della Società svizzera di radiotelevisione è sostenuta dal Sindacato svizzero dei mass media (SSM). Secondo quest'ultimo, i media svizzeri dovrebbero essere protetti e non indeboliti inutilmente. Numerosi dipendenti della SSR sono iscritti al sindacato SSM, che rappresenta circa 3'000 professionisti dei media elettronici, soprattutto radio, tv e online, viene precisato nella nota.
L'SSM aggiunge che sarà in prima linea contro lo smantellamento per difendere i propri membri, tutto il personale e il servizio pubblico e prenderà parte alla consultazione sulla revisione dell'ordinanza.