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Music for the King
Nina Simone, James Brown, Bob Dylan, U2 sono alcuni dei musicisti che hanno dedicato canzoni a Martin Luther King e alla sua lotta
in America , cristianesimo , cultura
(Jean-Luc Gadreau) Martin Luther King, pastore battista afroamericano nato a Atlanta nel 1929, dedicò la sua vita alla lotta contro il razzismo, la segregazione, la povertà. Grazie alla sua lotta nonviolenta sono state approvate leggi fondamentali per i diritti civili dei neri degli Stati Uniti. Premio Nobel per la pace nel 1964, fu assassinato quattro anni dopo, il 4 aprile 1968, esattamente cinquant’anni fa.
Un rapido sguardo ad alcune canzoni collegate all’uomo e al suo percorso o in linea con le lotte sostenute da questo apostolo della nonviolenza, militante e attore di un cambiamento profondo della società.
Gospel, soul, rock e nonviolenza
Le canzoni promuovono, nello spazio pubblico, così come nella coscienza individuale, i principi della nonviolenza. We Shall Overcome, uno degli inni del movimento per i diritti civili, combina un vecchio canto evangelico, I’ll Be Allright, con il testo di un gospel di Charles Albert Tindley, I’ll Overcome Someday. Reso popolare nel corso degli Quaranta nei sindacati che uniscono operai neri e bianchi, diventa uno dei motivi principali del movimento per i diritti civili. We Shall Overcome è stato registrato da Mahalia Jackson, Joan Baez, Frank Hamilton, Joe Glazer, Bruce Springsteen, Peter, Paul and Mary, i Mountain Men, Bob Dylan, Roger Waters dei Pink Floyd e molti altri. Ancora oggi escono regolarmente nuove versioni, spesso in concomitanza con lotte politiche o sociali.
Joan Baez, We Shall Overcome
Nel 1964 si crede nell’evoluzione della società americana verso una autentica eguaglianza razziale. Uno dei più popolari cantanti afroamericani dell'epoca, Sam Cooke, canta A Change Is Gonna Come (“Ci sarà un cambiamento”). Il brano diviene emblematico della lotta per i diritti civili, ma Cooke non avrà il tempo di godere del suo successo poiché verrà assassinato in circostanze mai del tutto chiarite l’11 dicembre 1964.
Sam Cooke, A Change Is Gonna Come
I testi riprendono spesso le grandi linee del discorso politico per incoraggiare la popolazione afroamericana a unirsi alla resistenza. Le canzoni contribuiscono a diffondere il messaggio militante tra le masse. Fra gli artifici utilizzati ci sono immagini relativamente esplicite come quella dell’uccello in gabbia cantata da Nina Simone in I Wish I Knew How It Would Feel to Be Free (“Mi piacerebbe sapere come ci si sente a essere liberi”) nel 1967.
Nina Simone, I Wish I Knew How It Would Feel to Be Free
Gli artisti richiamano l’attenzione del proprio pubblico su temi che ritengono importanti, i testi delle canzoni non hanno soltanto valore di esempio, ma sono anche messaggi diretti da una persona di colore ad altre persone di colore. Questo risulta in modo molto evidente, ad esempio, in Is It Because I’m Black? di Syl Johnson, brano del 1968: Y’see if you have white light brown skin and high yellow, you’re still black, so we got to stick together now (“Anche se hai la pelle marrone chiaro o ancor più chiara, sei pur sempre un nero e perciò dobbiamo restare uniti”).
Syl Johnson, Is it Because I'm Black?
Con James Brown questa caratteristica, che utilizza ovviamente lo you - molto pratico in inglese in virtù dell’ambiguità tra singolare e plurale -, è rafforzata dall’uso dell’imperativo per rivolgere un appello diretto al coinvolgimento nell’azione della comunità: Get Up, Get Into It, Get Involved (“Alzati, entra - nel movimento -, partecipa”; James Brown, 1970), Say It Loud, I’m Black and I’m Proud (James Brown, 1968). Analogamente, l’ambiguità in quanto alla persona - singolare o plurale - nell’uso dell’imperativo contribuisce alla creazione di uno spirito comunitario. Soprattutto, però, il soul usa la prima persona plurale, sottolineando così l’idea di comunità: We Are Rolling On (1968), We’re a Winner (1967), We got talents we can use (“Abbiamo talenti che possiamo utilizzare”, in I Don’t Want Nobody To Give Me Nothing; James Brown, 1969).
James Brown, Get Up, Get Into it, Get Involved
Nel corso degli anni, molti artisti hanno dedicato dei brani direttamente ispirati a Martin Luther King o che gli rendono omaggio.
Il 28 agosto 1963, di fronte a oltre 250.000 persone riunite ai piedi del Lincoln Memorial a Washington D.C. in occasione della marcia per il lavoro e la libertà, King pronunciò il celebre discorso I have a dream. Quel giorno Bob Dylan, il cantante folk americano, interpretò Blowin’ in the Wind. Una canzone che si inserì perfettamente in quel contesto: How many roads must a man walk down / Before you call him a man? (“Quante strade deve percorrere un uomo prima di essere chiamato uomo?”).
Bob Dylan, Blowin' in the Wind
Nel 1980 Stevie Wonder compose il brano Happy Birthday nel contesto di una campagna che aveva come scopo quello di rendere omaggio a King facendo del suo compleanno una festa nazionale.
Stevie Wonder, Happy Birthday
Anche il gruppo U2 e il suo leader Bono hanno reso omaggio al pastore. Nel brano Pride (In the Name of Love) contenuto nell’album The Unforgettable Fire, pubblicato nel 1984, il gruppo rock irlandese dice: Early morning, April 4 / Shot rings out in the Memphis sky / Free at last, they took your life / They could not take your pride (“Mattina presto, 4 aprile / si sente uno sparo nel cielo di Memphis / Sei libero, infine, ti hanno preso la vita. / Ma non hanno potuto prenderti l'orgoglio”), parole che non lasciano dubbi sulla persona a cui si riferiscono. Infatti Martin Luther King venne assassinato il 4 aprile 1968 a Memphis [in realtà King fu assassinato nel pomeriggio intorno alle 18 e il cantante correggerà in seguito l’errore cantando “early evening” anziché “early morning” in molte versioni dal vivo del brano, n.d.t.].
U2, Pride
Nemmeno la giovane generazione dimentica. Il talentuoso Will.I.Am si è unito al rapper Common nel brano I Have a Dream, che campiona il celebre discorso di Washington. La canzone appare nella colonna sonora del film Freedom writers.
Will.I.Am/Common, I Have a Dream
Molti altri artisti hanno reso omaggio al leader del movimento per i diritti civili dei neri americani. Ben Harper ha composto il brano Like a King, che fa un parallelo tra Martin Luther King e Rodney King.
Ben Harper, Like a King
Il gruppo glam rock britannico dei Queen, ha composto il brano One Vision in cui Freddie Mercury canta: Look what they’ve done to my dream (“Guarda che cosa hanno fatto al mio sogno”).
Queen, One Vision
L'interesse per Martin Luther King ha toccato gruppi e universi musicali molto diversi, tra cui anche il gruppo rap metal californiano Rage Against the Machine. Il gruppo, noto per il sostegno a vari movimenti di rivendicazione sociale e musicale, nel 1992 firma il brano Wake Up. La canzone è un’ode a Martin Luther King, Cassius Clay e Malcolm X. Il testo fa chiaramente riferimento all’assassinio di Luther King (I think I heard a Shot, “Credo di aver sentito uno sparo”) e a un discorso da lui pronunciato (How long? Not long, cause what you reap is what you sow, “Per quanto tempo? Non molto, perché si raccoglie ciò che si è seminato”, citato alla fine della canzone), secondo il quale avrebbe dato il potere a chi ne era privo (He turned the Power to the have nots, “Ha trasferito il potere a chi non ha nulla”).
Rage Against the Machine, Wake Up
Per concludere, ricordiamo ancora Glory, il brano di John Legend con la partecipazione (di nuovo) del rapper Common, canzone principale della colonna sonora del film “Selma” che gli è valsa otto riconoscimenti tra cui quello più ambito, l’Oscar per la migliore canzone originale nel 2015. (http://artspiin.eklablog.com/; trad. it. G. M. Schmitt, adat. P. Tognina)