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dall'inviato a Copenaghen Federico Fiorito
Li vedi indossare camicie azzurre con le stelle alpine, vestiti eccentrici col cilindro in testa, li vedi con l’abito michelangiolesco delle guardie papali o con un casco da minatore. Ci sono quelli che hanno ricamato sulla giacca tutte le edizioni dei Mondiali a cui hanno partecipato. E tutti – ma proprio tutti – portano da qualche parte una croce bianca su fondo rosso.
È la fiumana rossa che ha invaso Copenaghen in questo weekend di lusso, che ha visto la Svizzera affrontare la Russia, con la stragrande maggioranza della pista a proprio favore, e la Svezia, con una buona rappresentanza in mezzo alla marea gialla. Purtroppo le partite non sono andate proprio come si voleva, ma di certo nessuno ha rimpianto di aver intrapreso la trasferta.
Passi di fianco ai gruppi che stazionano nella vicina fanzone, o che si dirigono verso la Royal Arena, nell’intento di captare la lingua per capire da dove arrivano e ti accorgi che in un buon 50 per cento dei casi stanno scambiando due battute in inglese con uno svedese. “D’altra parte - come ci ha confidato un ticinese – è talmente una festa qui, che ti ritrovi ad attaccare bottone con tutti anche se parli soltanto italiano o dialetto”.
Ad affrontare la Francia martedì, nel match conclusivo del girone, ci si può aspettare una pista mezza vuota nella speranza di raggiungere i quarti e di ritrovare il folto seguito che ha “invaso” la Danimarca per il ponte dell’Ascensione.