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Non fu un pugno, a causa la morte del 44enne avvenuta nella notte sul 22 aprile 2017 sull'atrio della discoteca La Rotonda di Gordola. Pertanto, su queste basi, il 25enne che quel pugno lo avrebbe sferrato (da tergo) non sarebbe responsabile del decesso. Lo ha stabilito una super-perizia commissionata dalla presidente della Corte di appello, giudice Giovanna Roggero-Will, ad un esperto. Lo ha riferito la Rsi, mentre si attende l'aggiornamento del processo d'appello.
Il perito fa infatti ricondurre la morte a cause naturali, visto che la lacerazione dell'arteria vertebrale sinistra che determinò il decesso non fu, verosimilmente, di origine traumatica. Secondo i difensori dell'imputato – condannato a 5 anni per omicidio colposo in prima istanza, ma a piede libero dal settembre del 2017 – sarebbe oltretutto da dimostrare che un pugno ci fu. Semmai, la morte del 44enne andrebbe ricondotta ad una alterazione patologica del vaso sanguigno. Gli accusatori privati hanno sempre sostenuto il contrario, chiedendo una condanna per omicidio intenzionale.