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I pionieri della meteorologia
Al giorno d’oggi le previsioni meteorologiche ce le portiamo sempre in tasca nel nostro smartphone, ma a metà dell’Ottocento le dinamiche atmosferiche apparivano ancora oscure. La meteorologia si è sviluppata rapidamente grazie ad un gruppo di uomini ingegnosi, che con le loro intuizioni e i loro studi hanno permesso che le previsioni del tempo si affermassero come una scienza.
Abbiamo sempre un bollettino meteorologico a portata di mano. In un modo o nell'altro, una persona qualunque, in una giornata qualunque, probabilmente si troverà a consultarne cinque o sei trasmessi via radio o via televisione, stampati, sotto forma di tweet o comunicati da un amico.
Qualunque sia il mezzo con cui ci raggiunge, il bollettino meteorologico è un elemento imprescindibile della vita moderna e le sue previsioni costantemente aggiornate su ciò che l'atmosfera ci riserverà sono sempre facilmente consultabili. Come regola generale, i meteorologi sono sempre eleganti, con occhi intelligenti e pieni di simpatia, ma anche di preoccupazione, quando le previsioni non sono le migliori. Il tono soffuso dei loro bollettini, gli abiti e le maniere eleganti e gli inviti alla cautela potrebbero farvi credere che sono dei cultori della prudenza, ma la realtà è completamente diversa: questi meteorologi sono di fatto il prodotto di uno dei più coraggiosi esperimenti scientifici del diciannovesimo secolo.
È strano, ma oggi l'ubiquità delle previsioni meteo è tale che risulta difficile immaginare un'epoca passata nella quale le previsioni non esistevano affatto. Nel luminoso e ventoso pomeriggio del 24 novembre del 1703, per esempio, quando la Grande Tempesta, la più intensa che mai abbia colpito l'Inghilterra, si stava avventando con la furia di un lupo affamato sulla costa occidentale del paese, probabilmente nessuno avrebbe potuto prevedere ciò che stava per accadere. I venti strapparono via le coperture in piombo dei tetti delle chiese, i mulini a vento iniziarono a girare con una tale forza che le ruote si incendiarono come gigantesche girandole. Le mucche e le pecore furono sollevate in aria fino a scavalcare le siepi che dividevano i campi. Le navi furono spazzate via nel Mare del Nord, da Harwich fino alla Svezia, e altre ancora furono spinte sulle secche di Goodwin, dove in duemila furono inghiottiti dalle onde. Non fu mai stilato un bilancio finale, ma si ritiene che in quella manciata di ore morirono ben diecimila persone. A detta dello scrittore Daniel Defoe, fu un disastro molto più grave del Grande Incendio di Londra.
Per quanto ne sapeva Defoe, un'altra tempesta avrebbe potuto colpire il paese in qualsiasi momento. Sarebbe stato necessario attendere ancora un secolo e mezzo prima della pubblicazione dei primi avvisi di tempesta e dei primi bollettini meteorologici, nel decennio a partire dal 1860. Questo lungo ritardo temporale sottolinea la complessità del problema: il difficilissimo compito di decodificare l'atmosfera e organizzare una risposta. Il raggiungimento di questo obiettivo ambizioso si deve all'operosità e all'intelletto di uno straordinario gruppo di individui che vissero tra il 1800 e il 1870. Quegli individui provenivano da percorsi di vita completamente diversi, erano marinai, artisti, chimici, inventori, astronomi, idrografi, imprenditori, matematici e avventurieri. Quegli uomini misero a punto teorie radicali, inventarono strumenti, crearono reti e convinsero i governi del loro obbligo morale di proteggere i cittadini. Stiamo parlando dei pionieri della meteorologia.
Il libro da cui è stato tratto questo testo, La conquista della meteorologia di Peter Moore (2018, Ed. Nutrimenti), parla proprio dei pionieri della meteorologia. Vite affascinanti e avventurose che vi racconteremo nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, sempre qui sul nostro blog.