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Le aziende svizzere continuano a essere legate all’euro nell’abito della loro attività. Oltre l’80% delle imprese elvetiche effettua almeno una parte dei propri acquisti nella moneta unica. Una grande maggioranza prevede che entro la fine del 2021 il valore dell’euro sarà compreso fra 1,05 e 1,10 franchi.
Secondo il sondaggio valutario annuale di Credit Suisse, pubblicato oggi, più di otto aziende su dieci effettuano almeno una parte degli acquisti in euro. Il franco invece ha la preferenza per le vendite per il 70% delle 1’088 aziende intervistate quest’autunno. La seconda valuta estera più importante è il dollaro, utilizzata dal 45% dei partecipanti al sondaggio per gli acquisti e dal 36% per le vendite. Per quanto riguarda i cambi, quasi l’80% delle imprese prevede che entro la fine del 2021 il valore dell’euro sarà compreso tra 1,05 e 1,10 franchi. Per il “biglietto verde” quasi la metà degli intervistati prevede che entro la fine dell’anno il dollaro scenderà al di sotto di 1 franco e si fisserà fra 0,90 e 0,94 franchi.
Al momento del sondaggio, il 44% delle imprese intervistate si aspettava un miglioramento della performance economica della Svizzera nel 2021, mentre un terzo temeva una recessione. Il restante quarto prevede una performance stabile. Quasi tutti gli intervistati si aspettano che il tasso d’interesse di riferimento della Banca nazionale svizzera (BNS) rimanga invariato a fine 2021 a -0,75%. “Date le persistenti incertezze economiche e la grande importanza dell’euro e del dollaro per le aziende svizzere, è interessante notare che solo il 40% delle aziende copre i propri rischi valutari”, afferma Claude Maurer, responsabile dell’analisi economica del Credit Suisse, citato nel documento. Chi lo ha fatto l’anno scorso aveva un tasso di copertura intorno al 60%.
La maggior parte degli intervistati non ha aumentato il proprio indice di copertura dall’inizio della crisi del coronavirus, anche a causa delle incertezze sulla liquidità futura o per rimanere flessibile e poter sfruttare la maggiore volatilità. I due terzi non hanno modificato le loro posizioni di riserva in valuta estera. La quota è stata leggermente inferiore nel settore delle esportazioni (65%). La stragrande maggioranza delle 1’088 aziende intervistate è attiva a livello internazionale, di cui quasi un quarto nelle importazioni e altrettante nelle esportazioni. Circa il 40% delle società è attivo in entrambe le attività.