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Il nuovo balzo in avanti dell'Unione democratica di centro nelle elezioni federali di ottobre, dopo una campagna di voto ricca di polemiche, poi l'esclusione del ministro della giustizia Blocher dal governo.
Il 2007 è stato un anno ricco di colpi di scena nella politica svizzera. Gli scenari futuri appaiono incerti. Ma il sistema elvetico si conferma restio ai cambiamenti radicali.
Dopo le elezioni federali del 21 ottobre 2007, tutto sembrava deciso. Uscita vincitrice dalle elezioni per la quinta volta consecutiva, forte di un 29% di voti, l'Unione democratica di centro (UDC) appariva destinata a imporre definitivamente la sua egemonia sul fronte borghese e, di conseguenza, sul parlamento e sul governo.
A questa sensazione di trionfo ha contribuito il crollo del Partito socialista, i cui consensi sono scesi sotto la soglia del 20%, con un calo di quasi quattro punti percentuali rispetto al 2003. Una sconfitta solo parzialmente compensata dall'affermazione dei Verdi, avvicinatisi al 10% dei consensi.
Campagna abile e senza riguardi
La vittoria dell'UDC è sembrata tanto più netta, perché ha fatto seguito ad una campagna elettorale in cui la destra nazional-conservatrice ha dimostrato di nuovo la sua abilità nel far uso delle più moderne tecniche di comunicazione, senza riguardi per l'avversario e infischiandosene di ciò che è considerato «politicamente corretto».
L'ormai famigerato manifesto che raffigurava delle pecore bianche nell'atto di scacciare da un campo rossocrociato una «pecora nera», ha suscitato sorpresa e indignazione anche all'estero, ma non ha causato grandi dubbi o tentennamenti nell'elettorato UDC.
E anche la forte personalizzazione dell'ultima fase della campagna, caratterizzata dallo slogan «Rafforza Blocher, vota UDC», si è dimostrata un successo, mobilitando elettori anche in località dove non è presente nessuna sezione del partito.
Pochi dubbi sulla rielezione di Blocher
All'indomani delle elezioni, quasi tutti i commentatori sono stati concordi nel dire che la vittoria dell'UDC comportava necessariamente la riconferma in governo del ministro della giustizia Christoph Blocher, leader incontrastato dell'ala dura e vincente del partito, entrato in Consiglio federale nel 2003 a scapito della democristiana Ruth Metzler.
E quasi nessuno si è reso conto che qualcosa si stava muovendo, tra le file degli altri partiti e forse anche nel paese.
Il secondo turno delle elezioni del Consiglio degli Stati (camera alta) in novembre ha dimostrato la difficoltà degli esponenti di punta della destra nazionalista a prevalere in elezioni con il sistema maggioritario, dove occorre conquistare voti anche fra gli elettori di altri partiti.
All'inizio di dicembre i Verdi, forti del successo elettorale, hanno presentato la candidatura al governo del consigliere agli Stati Luc Recordon, in esplicita contrapposizione a Blocher. Una candidatura senza possibilità di successo, ma che è forse servita a sviare l'attenzione dalla vera posta in gioco.
La sorpresa del 12 dicembre
Dietro le quinte si stava infatti preparando l'alleanza tattica tra i socialisti, i verdi e il Partito popolare democratico (PPD), che ha condotto all'esclusione dal governo del ministro della giustizia in carica.
L'operazione è stata condotta lontano dagli occhi della stampa, tanto che il 12 dicembre, giorno in cui il parlamento doveva eleggere i membri del governo, nessuno si aspettava colpi di scena. E invece, al secondo turno, Eveline Widmer-Schlumpf ha prevalso sul suo collega di partito Christoph Blocher.
Quando, dopo un giorno di riflessione, la consigliera di Stato grigionese ha accettato l'elezione, l'UDC ha annunciato di voler passare all'opposizione, negando l'appoggio parlamentare ai due suoi membri eletti in governo (Samuel Schmid e Eveline Widmer-Schlumpf).
Il parlamento riafferma le proprie prerogative
L'interpretazione che il partito della destra nazional-conservatrice darà al suo ruolo di opposizione avrà senza dubbio un'influenza importante sulla politica svizzera del prossimo quadriennio.
Dopo i toni duri dei primi giorni, anche nell'UDC sembra prevalere l'opinione che in un sistema come quello svizzero, un partito che rappresenta quasi il 30% degli elettori non possa vivere di sola opposizione.
Di certo si può dire che l'esito dell'elezione del governo è servito a riaffermare il potere del parlamento, dopo anni in cui la destra ha usato a fondo gli strumenti della democrazia diretta per mettere sotto pressione la classe politica tradizionale.
swissinfo, Andrea Tognina
Anno elettorale
Il 21 ottobre 2007 gli elettori svizzeri sono chiamati alle urne per rinnovare il Consiglio nazionale (camera bassa) e buona parte del Consiglio degli Stati (camera alta).
L'appuntamento elettorale segna una nuova vittoria all'Unione democratica di centro (UDC), che ha ottenuto il 29% dei voti (+2,3% rispetto al 2003). Grande sconfitto il Partito socialista (PS), che scende al 19,5% (-3,8%).
Al centro il Partito popolare democratico (PPD) riesce a invertire la tendenza negativa degli ultimi anni, raggiungendo il 14,6% dei consensi (+0,2%). Il Partito liberale radicale (PLR) perde invece l'1,7%, scendendo a quota 15,6%.
Altri vincitori delle elezioni sono i Verdi, che guadagnano l'1,9% dei voti, raggiungendo il 9,6% dei consensi.
In novembre i cantoni in cui al primo turno i candidati al Consiglio degli Stati non hanno raggiunto la maggioranza assoluta si ripresentano al ballottaggio. A sorpresa nel Canton Vaud sono eletti la socialista Geraldine Savary e il verde Luc Recordon.
A Zurigo la verde liberale Verena Diener sbarra la strada al presidente dell'UDC Ueli Maurer, a San Gallo la radicale Erika Forster e il democristiano Eugen David si impongono sul vicepresidente dell'UDC Toni Brunner.
Il 12 dicembre le due camere del parlamento si riuniscono per eleggere il governo. Tutti gli uscenti sono riconfermati, salvo il ministro della giustizia UDC Christoph Blocher. Al suo posto è eletta Eveline Widmer-Schlumpf, UDC, direttrice delle finanze nel canton Grigioni.
Dopo un giorno di riflessione, la donna accetta la carica. Il gruppo parlamentare dell'UDC annuncia di voler passare all'opposizione.