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Il Consiglio federale sta attualmente discutendo su un nuovo contributo di oltre un miliardo di franchi all’UE. Sembra che una maggioranza del governo sia pronta a versare ancora una volta qualche centinaio di milioni di franchi a dei paesi dell’Europa dell’est, senza alcuna contropartita chiaramente definita da Bruxelles. Invece di questi umilianti gesti di ubbidienza anticipata, l’UDC invita il Consiglio federale a difendere infine fermamente gli interessi della Svizzera. Il termine d’applicazione di dieci anni del cosiddetto “miliardo per la coesione” versato a 10 paesi dell’UE centrale e orientale è giunto alla scadenza. Nell’ambito di questa azione, la Svizzera ha regalato all’Unione europea oltre un miliardo di franchi – del denaro dei contribuenti elvetici. Una gran parte di questi fondi è andata a dei progetti più che discutibili. Per esempio, 140’000 franchi sono stati spesi per uno studio volto a verificare l’opportunità di un servizio urgente di elicotteri in Bulgaria. Un progetto mirante ad “aumentare l’efficacia del sistema di giustizia bulgaro in materia di regolamentazioni ambientali” è costato 180’000 franchi. Un’inchiesta sugli animali minacciati in Ungheria ha assorbito un milione di franchi. 4 milioni sono stati accordati a un progetto che pretende di migliorare la sicurezza stradale in Polonia e altri 4,8 milioni di franchi per incoraggiare il turismo nei Carpazi polacchi.
L’UDC è stata il solo partito a opporsi, nel 2016, a che ancora una volta oltre un miliardo di franchi del denaro dei contribuenti svizzeri fosse sperperato in progetti discutibili e che il “contributo per la coesione” fosse rinnovato. Un nuovo versamento di 1040 milioni di franchi è effettivamente previsto per gli anni dal 2017 al 2020. Si ha il diritto di attendersi dal Consiglio federale che almeno si serva di questo contributo come mezzo per difendere gli interessi della Svizzera nei negoziati con l’UE. Essendo già riuscita Bruxelles a dettare alla Svizzera come deve applicare l’iniziativa contro l’immigrazione di massa – ossia non applicarla per niente – e poiché l’UE blocca manifestamente da anni i negoziati su diversi dossier, la Svizzera deve adottare una strategia negoziale più aggressiva. Ciò implica in particolare, che non si facciano semplicemente dei generosi regali all’UE, a spese dei contribuenti svizzeri, ma che almeno si ottenga una contropartita valida. L’UDC esige dal Consiglio federale che difenda effettivamente gli interessi della Svizzera di fronte all’UE.
UDC Svizzera
Berna, 19 giugno 2017