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<h2>SubmittedText<h2><p>Nel 2019, la Società Europea di Cardiologia ha pubblicato un importante studio che evidenzia quanto sia sottostimata la nocività dell'inquinamento atmosferico sulla salute delle persone, soprattutto a causa dell'impatto rilevante e poco documentato delle polveri fini (PM10 e PM2,5) sul sistema cardiovascolare (sovramortalità riconducibile all'inquinamento atmosferico di 5600 persone l'anno in Svizzera). Inoltre, un recente rapporto elaborato dall'organizzazione indipendente CE Delft è giunto alla conclusione che l'impatto dell'inquinamento atmosferico è quantificabile in 166 miliardi di euro l'anno. Per la Svizzera, i costi causati dall'inquinamento atmosferico ammontavano a 1,236 miliardi per le otto principali città del nostro Paese. Infine, l'inquinamento atmosferico è legato a filo doppio al contesto pandemico attuale: le misure di confinamento adottate per lottare contro il virus hanno avuto un effetto straordinario sull'inquinamento atmosferico; quest'ultimo è altresì responsabile in Europa di circa il 19 per cento della mortalità indotta dal coronavirus (Covid-19).</p><p>Considerato questo impatto sanitario dell'inquinamento atmosferico, invito il Consiglio federale a rispondere alle domande seguenti:</p><p>1. Quali misure intende adottare il Consiglio federale per limitare l'impatto economico-sanitario dell'inquinamento atmosferico a breve e medio termine?</p><p>2. Di quali strumenti dispone il Consiglio federale per intervenire in caso di superamento delle norme in vigore?</p><p>3. Tenuto conto dei dati attuali sulla tossicità polmonare e cardio-vascolare delle polveri fini, il Consiglio federale intende modificare i valori limite sanciti dall'OIAt per le PM10, le PM2,5 e gli ossidi d'azoto?</p><p>4. Considerato che il 17 per cento delle emissioni di polveri fini proviene dai motori diesel, il Consiglio federale prevede di vietare a breve termine questo tipo di motore in Svizzera?</p><p>5. Il diritto di vivere in un ambiente sano e non inquinato è considerato un diritto fondamentale. Il Consiglio federale conosce il profilo socio-demografico delle persone e delle popolazioni più esposte all'inquinamento atmosferico?</p><p>6. Il legame tra inquinamento atmosferico e malattia causata dal coronavirus mostra l'importanza delle misure di salute pubblica per proteggere la popolazione, come pure le interazioni tra ambiente, pandemia e salute pubblica. Quali sono le lezioni che il Consiglio federale intende trarne a breve e medio termine?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1) Dall'entrata in vigore della legislazione sulla protezione dell'aria nel 1986, la Confederazione, i Cantoni e i Comuni hanno adottato un gran numero di misure volte a ridurre le emissioni inquinanti, che hanno contribuito a migliorare la qualità dell'aria. Per fare il punto della situazione, il Consiglio federale ha modificato la sua strategia di protezione dell'aria ed elaborato un rapporto esaustivo in adempimento a un intervento parlamentare (FF 2009, n. 40, pagg. 5723-5756). Da allora, l'ordinanza contro l'inquinamento atmosferico (OIAt; RS 814.318.142.1) è stata modificata al fine di inasprire le limitazioni delle emissioni inquinanti in funzione dello stato della tecnica più avanzato.</p><p>2) Nel suo rapporto all'attenzione del Parlamento "Ambiente Svizzera 2018, attuazione della politica ambientale", il Consiglio federale constata che occorre adottare misure supplementari, a livello nazionale e internazionale, nei settori dei trasporti, dell'industria, degli impianti di combustione, degli impianti di riscaldamento e dell'agricoltura. In tale contesto, il Consiglio federale ha precisato le sue priorità e ritiene importante applicare sistematicamente le migliori tecniche disponibili. Per quanto concerne i mezzi d'azione disponibili, per esempio, con la modifica di febbraio 2020 dell'OIAt il Consiglio federale ha introdotto un obbligo di spandimento del colaticcio con sistemi a basse emissioni e la copertura delle relative fosse. Inoltre, è previsto di rafforzare le prescrizioni sui gas di scarico dei veicoli a motore (in linea con le future norme EURO7/VII dell'UE) come pure le esigenze in materia di impianti a combustione, segnatamente per i cementifici.</p><p>3) I valori limite d'immissione dell'OIAt, aggiornati nel 2018, corrispondono alle raccomandazioni dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) per la protezione della salute umana e degli ecosistemi. L'OMS sta attualmente rivedendo le sue raccomandazioni. Al momento opportuno, il Consiglio federale esaminerà l'eventualità di modificare detti valori.</p><p>4) Nel 2006, il Consiglio federale ha adottato un piano d'azione contro le polveri fini, in particolare la fuliggine. Fra le numerose misure adottate, si è deciso di equipaggiare i motori diesel di un filtro antiparticolato. L'applicazione progressiva di questa misura ha consentito di ridurre di oltre il 60 per cento le concentrazioni di fuliggine. Inoltre, la Svizzera partecipa attivamente alle attività volte a inasprire la legislazione concernente i veicoli a motore nel quadro della Commissione economica per l'Europa delle Nazioni Unite (ONU/CEE). Non sono previsti divieti ma piuttosto lo sfruttamento del potenziale di miglioramento dei sistemi di depurazione. Nel quadro della politica climatica, l'estensione del parco veicoli elettrici in sostituzione di quelli con motori a combustione consentirà di ridurre le emissioni inquinanti dovute al traffico stradale.</p><p>5) Anche la legge sulla protezione dell'ambiente (LPAmb; RS 814.01) stabilisce obiettivi di protezione della salute. L'articolo 13 LPAmb sancisce che il Consiglio federale stabilisce, mediante ordinanza, i valori limite delle immissioni ai fini della valutazione degli effetti dannosi o molesti. Al riguardo, tiene conto anche degli effetti delle immissioni su categorie di persone particolarmente sensibili, come i bambini, i malati, gli anziani e le donne incinte.</p><p>6) Nel suo rapporto del giugno 2020 ("Inquinamento atmosferico ed epidemia di COVID-19"), la Commissione federale per l'igiene dell'aria (CFIAR) giunge alla conclusione che le misure adottate per limitare l'inquinamento atmosferico hanno consentito di limitare la gravità del COVID-19 rispetto ai livelli di inquinamento registrati negli anni Ottanta. La CFIAR afferma inoltre che non esiste alcuna correlazione dimostrata tra le fluttuazioni giornaliere delle polveri fini e la comparsa di nuove infezioni da SARS-CoV-2. Per contro, un grado elevato di inquinamento atmosferico indebolisce le difese immunitarie, in particolare delle persone vulnerabili, e renderle più sensibili ad altre malattie virali.</p><p>L'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) intende realizzare uno studio nazionale, che metta in relazione la salute della popolazione e l'ambiente. La fase pilota dello studio è stata avviata nell'autunno 2020. In tale contesto si raccolgono i dati sanitari della popolazione adulta (in particolare: bilancio di salute generale, esposizione a determinati inquinanti nella propria professione, luogo di residenza e alimentazione, problemi di salute precedenti, incluse le malattie infettive [COVID-19]). Questo studio consentirà di capire meglio l'impatto ambientale in senso lato sulla nostra salute e, nel medio periodo, di meglio determinare il profilo socio-demografico delle persone particolarmente esposte all'inquinamento atmosferico.</p>  Risposta del Consiglio federale.