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25 anni dopo la nascita dell'associazione Bio Suisse, l'agricoltura biologica ha conquistato in Svizzera un mercato da primato a livello mondiale.Questo contenuto è stato pubblicato il 25 luglio 2006 - 10:45
Ma proprio mentre festeggia un quarto di secolo di successi, l'organizzazione mantello dei produttori bio si vede confrontata per la prima volta ad una stagnazione delle vendite.
"Per promuovere la salute dei giovani, una trentina di anni fa alcune scuole di Basilea avevano cominciato ad offrire le nostre mele ai loro allievi", ricorda Urs Niggli, direttore dell'Istituto di ricerche per l'agricoltura biologica (FIBL).
"Ma, ben presto, abbiamo dovuto renderci conto che gli scolari non apprezzavano affatto le mele biologiche: non avevano un aspetto così attraente e perfetto, come quelle che erano abituati a mangiare a casa loro".
Da allora, l'agricoltura biologica ha fatto passi da gigante ed oggi i frutticoltori che lavorano nel rispetto della natura non devono più vergognarsi dei loro prodotti.
"Guardi queste mele", si entusiasma Urs Niggli, "sono altrettanto lisce, brillanti e croccanti di quelle che vengono trattate con pesticidi e fungicidi. Sono il risultato di un'agricoltura biologica che si trova all'avanguardia a livello mondiale".
Prodotto di esportazione
Oggi la ricerca svizzera nel settore della produzione agricola biologica è diventata addirittura un prodotto di esportazione.
Il Fibl, che impiega oltre un centinaio di specialisti solo in Svizzera, ha aperto dei centri di ricerca e consulenza nel 2001 in Germania e nel 2004 in Austria. L'istituto di Frick, nel canton Argovia, collabora inoltre ad una ventina di progetti dell'Unione europea e offre le sue conoscenze a diversi paesi in Sudamerica, Asia e Africa.
Per arrivare fin qui, i pionieri dell'agricoltura biologica hanno dovuto superare non poche resistenze, che provenivano non solo dagli ambienti politici, ma anche dallo stesso mondo contadino.
"Ancora nel 1970, il governo svizzero aveva dichiarato che l'agricoltura biologica era irrilevante e, quindi, inutile. Per l'industria agro-alimentare, i contadini bio erano dei marginali, degli estremisti che lavoravano senza basi scientifiche", ricorda ancora Urs Niggli.
Col passare degli anni, le basi scientifiche dell'agricoltura biologica svizzera sono state riconosciute anche a livello internazionale, come dalla rivista Science che ha dedicato un lungo articolo ai lavori del Fibl.
Campioni del mondo del bio
Nel 1981, organizzazioni di contadini e centri di ricerca si sono raggruppati nell'associazione mantello Bio Suisse. Da allora, la produzione biologica ha dovuto aspettare però fino al 1998, prima di ottenere il riconoscimento e il sostegno della Confederazione.
A far esplodere in Svizzera il mercato bio sono stati soprattutto i due giganti del commercio al dettaglio, Migros e Coop, che oltre una decina di anni fa hanno cominciato a mettere in vendita prodotti coltivati nel rispetto della natura e oggi assorbono ben il 75% della produzione.
"Migros e Coop, presenti su tutto il territorio, hanno svolto un ruolo fondamentale per far conoscere l'agricoltura bio a tutti i consumatori, superando le barriere tra città e campagna o tra le diverse regioni culturali del paese", sottolinea Jacqueline Forster-Zigerli, portavoce di Bio Suisse.
Ancora oggi sono soprattutto gli svizzero-tedeschi a preferire i prodotti naturali, privi di sostanze chimiche. Ma l'agricoltura biologica ha ormai preso piede in ogni regione del paese.
"Gli svizzeri sono diventati da tempo i campioni del mondo del consumo di prodotti biologici. Ogni abitante spende in media almeno 160 franchi all'anno per acquistare frutta, verdura o carne bio", precisa Jacqueline Forster-Zigerli.
Fase di stagnazione
Proprio mentre festeggia i suoi 25 anni di esistenza, Bio Suisse si vede però confrontata ad una stagnazione del mercato. In continua progressione dagli anni '80, nel 2005 le vendite hanno subito una leggera flessione dello 0,5%.
"Si tratta ai nostri occhi di una fase di assestamento, dovuta alla debolezza generale dei consumi e all'ingresso sul mercato svizzero dei dettaglianti tedeschi Aldi e Lidl, che hanno esercitato una forte pressione sui prezzi dei prodotti tradizionali, penalizzando i prodotti biologici", rileva Jaqueline Forster-Zigerli.
In base agli studi di Bio Suisse, una differenza di prezzi superiore al 20-30% frena le vendite dei generi alimentari biologici.
Mercato limitato
Ma, per aumentare lo smercio, i produttori bio devono innanzitutto migliorare l'immagine dei loro prodotti che, finora, hanno conquistato quasi soltanto una clientela di persone più mature.
Ancora oggi, nonostante i miglioramenti estetici, i giovani non mangiano molto spesso mele biologiche, ammette Jacqueline Forster-Zigerli.
"Stiamo cercando nuove soluzioni per avvicinare anche i giovani ai nostri prodotti. Ma, non è facile, anche perché in Svizzera vi è un problema generale di educazione alimentare: troppi giovani trascurano i prodotti freschi e sani".
swissinfo, Armando Mombelli
In breve
1973 nascita dell'Istituto di ricerche per l'agricoltura biologica (FIBL).
1981 fondazione dell'associazione mantello Bio Suisse, che oggi raggruppa 33 organizzazioni di contadini e istituti di ricerche sull'agricoltura biologica.
1993 il gruppo di commercio al dettaglio Coop inizia a vendere prodotti bio. Oggi assorbe il 50% della produzione nazionale.
1995 anche la Migros si lancia nel settore bio. La sua quota di mercato è attualmente del 25%.
1998 l'agricoltura biologica viene riconosciuta ufficialmente dalla Confederazione con l'entrata in vigore di un'ordinanza federale, che fissa le direttive per la produzione biologica.
Fatti e cifre
Con una spesa media annuale di 160 franchi a testa, gli svizzeri sono i più grandi consumatori del mondo di prodotti agricoli biologici.
In Svizzera oltre 6100 aziende lavorano in base a metodi di produzione biologica. Si tratta dell'11,2% delle aziende agricole del paese.
Il 10,5% della superficie agricola elvetica viene coltivato nel rispetto delle direttive di Bio Suisse (4% a livello europeo).
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