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Quarantatré milioni di ettari di foresta sono andati persi fra il 2004 e il 2017 nei 24 principali "fronti" della lotta alla deforestazione nel mondo, denuncia mercoledì il WWF, che basa le sue stime sulle immagini satellitari. Si tratta di una superficie pari a quella dell'Iraq o, per capirci meglio, superiore a quella della Germania.
I fronti in questione si trovano in America latina (9), Africa (8) e Asia-Pacifico (7) e le zone più colpite in assoluto sono l'Amazzonia brasiliana e boliviana, il Cerrado sempre in Brasile (-30% dal 2000), il Paraguay, l'Argentina, il Paraguay, il Madagascar e le isole di Sumatra e del Borneo, in Malaysia e Indonesia. La causa principale, si legge nel rapporto dell'ONG, sono l'agricoltura e l'allevamento ai quali si fa spazio bruciando o abbattendo alberi.
E anche quasi la metà delle foreste sopravvissute in queste aree, denuncia il WWF, hanno subito una degradazione o una frammentazione. Fattori che le hanno rese più vulnerabili in particolare agli incendi e che contribuisce a mettere in pericolo interi ecosistemi e i loro abitanti, oltre a facilitare il contatto fra uomo e specie selvatiche, con conseguente aumento del rischio di trasmissione di zoonosi (malattie infettive di origine animale) come accaduto con il COVID-19. Senza considerare, poi, che le piante costituiscono il "polmone del pianeta" assorbendo CO2 e liberando ossigeno.