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PALO ALTO - «Un'azione di sabotaggio piuttosto estesa e compromettente». Non c'è altra spiegazione, secondo Elon Musk, sconcertato davanti alle sue Tesla che hanno preso d'un tratto fuoco. Secondo il ceo, si tratterebbe di una vendetta di un dipendente al quale era stata negata una promozione.
Il riferimento, per l'esattezza, non è al caso ormai celebre dell'auto in fiamme del regista britannico Michael Morris, a Los Angeles, ma a un «piccolo» incendio sviluppatosi lungo la linea di produzione domenica scorsa, che ha costretto a interrompere le attività in fabbrica per diverse ore.
Con una mail inviata ai lavoratori, Musk ha messo nero su bianco accuse pesanti. «Potrebbe essere solo un evento casuale, ma come ha detto il co-fondatore di Intel, Andy Grove, "Solo il paranoico sopravvive"», ha scritto, sollecitando i suoi a «stare in allerta» e a segnalare eventuali sospetti.
Lui, intanto, ha bene chiaro in mente un nome e un volto. L'individuo cui fa allusione avrebbe manipolato i codici relativi ad alcuni prodotti e diffuso dati sensibili. Non è escluso che abbia avuto un complice.
Non si tratta della prima denuncia di questo tipo da parte di Musk. Già nel 2016, davanti all'esplosione di un razzo di SpaceX mentre veniva rifornito, aveva gridato al complotto.