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"Incontro imminente" fra Julian Assange e le autorità britanniche in vista di un possibile negoziato verso il rilascio del giornalista e attivista australiano fondatore di Wikileaks, rifugiato dal 2012 nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra. Lo riferisce l’entourage dello stesso Assange, mentre l’agenzia Pa scrive che, proprio per questo motivo, l’attivista australiano avrebbe rinviato su consiglio dei suoi avvocati un nuovo intervento pubblico indirizzato ai media che intendeva fare dal balconcino della sede diplomatica. I legali si dicono "ottimisti" in questa fase sulla possibilità di trovare finalmente "una soluzione soddisfacente che garantisca il rispetto delle procedure legali britanniche e il ripristino della libertà e della dignità del signor Assange". Nelle settimane scorse la magistratura svedese aveva lasciato cadere le controverse accuse di abusi sessuali sollevate in passato nei confronti del fondatore di Wikileaks e denunciate da più parti come un pretesto per poterlo poi estradare verso gli Usa, furiosi contro di lui per gli imbarazzanti documenti top secret fatti circolare dalla sua organizzazione. Nonostante la decisione della procura di Stoccolma, tuttavia, la Gran Bretagna non ha ancora mollato la presa su Assange, mantenendo l’accusa di non essersi presentato in tribunale cinque anni fa per un’udienza sulla cauzione quando decise di ripararsi nell’ambasciata ecuadoregna. In assenza di un accordo, e di un salvacondotto, il giornalista australiano verrebbe quindi riarrestato da Scotland Yard se lasciasse la sede diplomatica. Le autorità di Quito, in ogni caso, gli hanno già offerto asilo politico in Ecuador, nel momento in cui fosse libero di partire.