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Edwin Cerio, nato a Capri il 28 giugno 1875 è stato un ingegnere, scrittore e naturalista italiano.
A inizio secolo si trasferì a Kiel e nella città tedesca ebbe modo di mettere in pratica le nozioni apprese, progettando per la Krupp navi militari e sommergibili.
Viaggiò e lavorò in tutta Europa per poi approdare in Sud America, dove soggiornò in Argentina, Brasile, Cile, Paraguay e Uruguay.
Lì fu il progettista della linea ferroviaria transandina che metteva in comunicazione le due capitali Santiago e Buenos Aires, e nella capitale argentina nel 1907 si sposò con la giornalista e scrittrice Elena Hosmann, con la quale ebbe una figlia, Laetitia.
Nel 1913, Cerio fece ritorno in Italia, lavorò in ambito marittimo-militare e anche per la FIAT come progettista.
Dopo questo ventennio intraprendente e frenetico, decise di abbandonare la vita intensa ritirandosi nella quiete della natìa Capri.
Ne scoprì le bellezze naturali dell'isola e volle incaricarsi di valorizzarle, operazione che fu favorita dalla sua elezione a sindaco nel periodo 1920-23.
La posizione istituzionale gli permise con maggior efficacia di ergersi a difensore dell'ambiente attraverso una guerra alla speculazione edilizia e alla cementificazione selvaggia, con l'introduzione di un severo piano regolatore che disciplinasse l'edilizia nell'isola.
Volle anche preservare il carattere tipico dell'architettura caprese, e contribuì progettando una trentina di ville delle quali rimangono “La casa solitaria”, “La casa romita” e “Il rosaio”, la sua dimora caprese che a inizio secolo aveva accolto una schiera di artisti europei, fra i quali Graham Greene, Compton Mackenzie, Ada Negri e Claude Debussy, che proprio al “Rosaio” scrisse Les Collines d'Anacapri.
Capri è un’isola speciale, unica e magica: fate un bagno ai Faraglioni o una passeggiata la sera con la luna piena per andare a cena alle grottelle e ve ne renderete conto.
È sbagliato dire che a Capri c’è la Villa di Tiberio, suo primo turista:
Capri era la villa di Tiberio.
L’imperatore vi ha vissuto per 13 anni comandando un impero, che sotto di lui ha raggiunto la massima estensione.
La morfologia dell’Isola , molto stramba dal punto di vista architettonico, è proprio in funzione della vita dell’imperatore.
Ove farlo dormire quando faceva più freddo o più caldo.
Come fornirgli sempre e quotidianamente il giusto quantitativo di acqua.
Come e dove farlo divertire con giochi e ninfei, la grotta azzurra era uno di questi.
E si potrebbe continuare all’infinito con esempi ed aneddoti sull’isola azzurra.
Ma uno di questi merita menzione, frutto della fantasia e dell’ironia partenopea, contenuto nel libro di Cerio: Aria di Capri.
Vi è un episodio molto particolare, con protagonista il guardiano del cimitero dell’isola, praticamente nulla facente.
In effetti, a Capri si viveva troppo bene per morire.
Così, il guardiano, per trascorrere le sue giornate decise di cambiare un po’ di posto alle sue bare.
Tutto andò bene finché in Inghilterra si videro consegnare una giovane pulzella sedicenne al posto dell’Arcivescovo di Canterbury...
Questa è una storiella di fantasia, ma si dice che dagli errori nascano le migliori idee ed è proprio quello che spesso è accaduto ai più grandi della storia.
Anche in cucina determinati errori hanno fatto la fortuna di qualcuno.
Oltre all’errore che ha dato vita alla celeberrima tarte Tatin, ne è un esempio anche la torta caprese, il dolce inventato da Carmine Di Fiore, intorno al 1920, che dimenticò di aggiungere la farina al composto.
Ma una volta sfornato il dolce, complici la meravigliosa consistenza umida e morbida così come la sua naturale assenza di glutine, conquistò praticamente tutti.
Il resto, come si suole dire, è storia. E infatti la torta caprese ne ha conquistate di persone da quel fatidico errore, al punto da diventare una delle icone della pasticceria tradizionale campana.
Dall’isola di Capri, dov’è nata, fino alla Costiera Amalfitana dove è possibile gustare anche le famose delizie al limone, la torta caprese è il dolce più acquistato nelle pasticcerie.