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L'assistenza sociale va "ammodernata": lo sostiene il Partito socialista svizzero, che in un "documento di posizione" presentato oggi a Berna fa tre proposte principali: standard minimi nazionali, una legge quadro nazionale e una equa compensazione degli oneri.
"I partiti di destra organizzano, da mesi, una indegna caccia alle streghe contro l'istituto stesso dell'assistenza sociale e contro le persone che ne beneficiano", afferma il PS in una nota. Per la consigliera nazionale Silvia Schenker (BS), citata nel comunicato, "il problema non sono i beneficiari", ma il fatto che "sempre più persone sono escluse dalle assicurazioni sociali e si ritrovano all'assistenza", una "rete assolutamente indispensabile per la nostra società".
Per far fronte alla situazione e "combattere la povertà, non i poveri", il PS propone innanzitutto una armonizzazione del minimo vitale sociale: è necessario introdurre standard minimi per tutta la Svizzera, afferma, al fine di evitare una "concorrenza negativa" al ribasso.
Il PS chiede poi l'elaborazione di un "quadro legale vincolante" per regolamentare l'aiuto sociale. Le raccomandazioni della Conferenza svizzera delle istituzioni dell'azione sociale (COSAS) "soffrono infatti della mancanza di legittimità sociale e politica", afferma, ragione per cui sono necessarie norme vincolanti per regolare il finanziamento e il coordinamento dell'assistenza sociale con il resto delle prestazioni.
Terza misura preconizzata: l'introduzione di un meccanismo di perequazione. I costi dell'aiuto sociale devono essere equamente ripartiti, all'interno dei singoli cantoni e tra i diversi cantoni, sostiene il Partito socialista, che intende ora sottoporre le sue rivendicazioni al parlamento.
SDA-ATS