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L’Unione europea ha sbloccato lunedì un aiuto di 35 milioni di euro per migliorare le condizioni di vita dei palestinesi nel Territori occupati. Un accordo è stato firmato a Bruxelles dalla responsabile della diplomazia dell’Unione europea Catherine Ashton e dal primo ministro palestinese Salem Fayyad.
L’accordo permette di finanziare, per 22 milioni di euro, una stazione di depurazione delle acque in Cisgiordania e di modernizzare, per i restanti 13 milioni, l’unico passaggio di frontiera delle merci tra Israele e la Striscia di Gaza.
Il documento è stato siglato prima della riunione, mercoledì 21 marzo a Bruxelles, dei paesi che aiutano finanziariamente il popolo palestinese.
In un rapporto pubblicato in vista di questa riunione, le Nazioni Unite affermano che i progressi nell’edificazione dello Stato palestinese si confrontano al pericolo crescente di una mancanza di fondi.
Dichiarandosi molto inquieto per la difficile situazione finanziaria, il coordinatore delle Nazioni Unite per il processo di pace in Medio Oriente, Robert Serry, chiede ai paesi donatori di mantenere i loro impegni e di versare al più presto i rispettivi contributi. La stessa richiesta è giunta dal Fondo monetario internazionale.
Settimana scorsa la Banca mondiale ha dichiarato che le difficoltà finanziarie dei palestinesi, causate dalle restrizioni israeliane e dal calo degli aiuti internazionali, mettono in pericolo i guadagni registrati in questi ultimi anni.
Banca mondiale e Fondo monetario internazionale hanno sottolineato che per il 2012 l’Autorità palestinese necessita di almeno 500 milioni di dollari.
Hanno anche insistito sull’applicazione dell’accordo siglato tra i ministeri delle Finanze di Israele e Palestina atto a ridurre il deficit di bilancio palestinese.
L’Autorità palestinese ricava almeno il 70% delle sue entrate dalle tasse doganali che Israele raccoglie per suo conto. Il rifiuto di Israele di riversare queste tasse, a causa delle continue tensioni tra i due paesi, causa ai palestinesi gravi ammanchi finanziari.