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Sono priorità della Svizzera nella lotta contro la fame e la povertà nel mondo. Come il commercio equo tra Nord e Sud, auspicato da Pascal Couchepin.
«È necessario ridurre, anzi eliminare, i sussidi alle esportazioni e il dumping che hanno un impatto negativo sullo sviluppo dell'agricoltura nei paesi del Terzo Mondo», ha dichiarato martedì il ministro elvetico dell'economia, Pascal Couchepin, al secondo Vertice mondiale sull'alimentazione della Fao, in corso a Roma.
La Svizzera segue da diversi anni una politica agricola che mira a ridurre i sussidi al mercato e ad aumentare i pagamenti diretti ai contadini, ha detto Couchepin. «I tre quarti delle persone che soffrono la povertà e la malnutrizione vivono in aree rurali», una constatazione che ha spinto la Svizzera a puntare sullo sviluppo sostenibile dell'agricoltura.
Dalle parole ai fatti
«Le belle parole non bastano più. Bisogna agire», ha aggiunto Couchepin, annunciando che la Svizzera sosterrà, nell'ambito dell'Organizzazione mondiale del commercio WTO, le iniziative che mirano a ridurre gli intralci contro i prodotti agricoli provenienti dai paesi più poveri.
Mentre gli osservatori sono pessimisti sulle chance di riuscita del vertice di Roma, Couchepin rimane convinto che esso «rilancia l'ambizione». Interpellato sulle numerose critiche quanto all'assenza dei capi di Stato, il consigliere federale ha detto di trovarle in parte giustificate. «Il tema è politicamente meno portante della lotta contro il terrorismo», deplora Couchepin.
Programmi a lunga scadenza
Secondo il ministro, la Fao apprezza il fatto che la Svizzera si impegni per programmi di 10-15 anni e non solo di tre. Questi programmi brevi sono «legati al ciclo elettorale e non vegetale», ironizza il capo del Dipartimento federale dell'economia.
In margine al vertice, Couchepin ha incontrato Jacques Diouf, direttore dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura, il quale ha una volta ancora deplorato la mancanza d'impegno dei capi di Stato. Tra le delegazioni sono stati intrattenuti numerosi contatti informali, ha indicato il ministro: «Sono spesso interessati ai nostri soldi, ma anche alla nostra esperienza».
swissinfo e agenzie