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<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>In merito alle domande poste nell'interpellanza, la posizione del Consiglio federale è la seguente:</p><p>Ad 1. Il cambiamento, di rilevanza storica, da una società industriale ad una società in cui il settore terziario è prevalente, in buona parte si spiega con i progressi compiuti dalla tecnica, che consentono processi produttivi più rapidi, e con la crescita della domanda di servizi ad alta intensità di lavoro, tendenzialmente superiore all'aumento dei redditi. A completamento della risposta all'interrogazione ordinaria Banga (02.1047: Erosione dei posti di lavoro nell'industria), si dovrebbe ricordare che uno dei motivi della diminuzione del numero di posti di lavoro nell'industria è da ricondurre alla crescente divisione del lavoro a livello internazionale. Finora quest'ultima veniva applicata più facilmente nell'ambito della produzione industriale di quanto accadesse per il settore terziario, maggiormente legato al territorio. Bisogna inoltre rilevare che grazie al ramo chimico, anche parte del settore industriale ha vissuto negli anni 90 uno sviluppo notevole. Perciò, alla luce delle spiegazioni fornite, il Consiglio federale reputa un' analisi più precisa delle cause del mutamento strutturale auspicabile ma non di assoluta necessità.</p><p>Ad 2. Secondo l'autore dell'interpellanza, la forte valutazione del franco svizzero sarebbe da ricondurre alla politica monetaria adottata e al ruolo della piazza finanziaria: essa costituirebbe uno dei principali fattori di rischio per la piazza industriale. Il Consiglio federale non condivide questa opinione. A lungo termine, la localizzazione delle attività economiche è determinata dalla necessità di controbilanciare le importazioni con esportazioni equivalenti. Fatta eccezione per l'esportazione strutturale di capitali determinata dalle possibili diversità di rendita degli investimenti, l'equilibrio summenzionato viene instaurato dall'innalzamento o dall'abbassamento del tasso di cambio reale. L'economia d'esportazione, basata soprattutto sulle attività delle aziende industriali, è confrontata in misura minore con il problema della moneta costantemente in crescita se l'economia interna aumenta la sua produttività, assorbendo così minori risorse. Contemporaneamente, è pure necessario che i consumi intermedi siano favorevoli: ciò è consentito dall'efficace concorrenza esercitata dalle importazioni.</p><p>La forte piazza finanziaria, pure parte integrante dell'economia d'esportazione, è caratterizzata da una componente occupazionale relativamente ridotta. Pur volendo ipotizzare un offerta limitata di forza lavoro, la domanda di manodopera da parte del settore finanziario potrebbe comunque essere soddisfatta da settori diversi da quello industriale. L'influsso a lungo termine della politica monetaria sulle ragioni di scambio tra beni svizzeri ed esteri è tuttalpiù di tipo indiretto: infatti, un'elevata instabilità a corto termine del tasso di cambio rende a lungo termine difficoltosa la stima delle ragioni di scambio, e costituisce uno svantaggio per l'insediamento di strutture produttive sensibili ai costi. </p><p>Ad 3. Riallacciandosi a quanto precede, si può affermare che il Consiglio federale non vede contrapposizioni o forti tensioni generate dalla creazione di condizioni quadro per il settore finanziario, da una parte, e per quello industriale, dall'altra. Entrambi i rami economici operano nell'ambito di una concorrenza di livello internazionale, e devono poter contare su condizioni quadro che consentano loro di sopravvivere in un contesto di competitività globale. </p><p>Dal punto di vista dell'economia generale, allo scopo di accrescere la produttività lavorativa così da permettere l'aumento dei redditi, è necessario, come già accennato nella risposta alla domanda n. 2, far corrispondere all'aumento della pressione competitiva che caratterizza il mercato globale una maggiore efficienza delle attività produttive nazionali destinate al mercato interno. Considerando la crescita occupazionale avvenuta durante gli ultimi anni nel settore dei servizi sociali, si può affermare che ciò non si è sempre verificato. L'entità sempre più grande del finanziamento obbligatorio di queste prestazioni rende veramente difficile valutarne gli sviluppi, soprattutto quando si assume il punto di vista della popolazione.</p><p>Ad 4. La Svizzera è contraddistinta da un mercato del lavoro di grande flessibilità. In caso di licenziamenti, la manodopera in cerca di occupazione ha buone possibilità di essere impiegata in rami economici diversi da quello di provenienza, evitando così di cadere nella disoccupazione di lunga durata. Se il mercato del lavoro funziona bene, la domanda fondamentale da porsi concerne le concessioni che devono essere fatte dai lavoratori, in termini di salario e condizioni lavorative, qualora si trovino a dover cambiare il loro settore d'attività. A questo proposito non è da escludere l'insorgere di situazioni problematiche in seguito all'eliminazione di posti di lavoro nel settore finanziario, solitamente ben remunerati.</p><p>In un contesto di elasticità dei prezzi e di flessibilità del mercato del lavoro, la presenza di meccanismi compensatori di carattere economico generale garantisce la creazione di posti di lavoro in sostituzione di quelli eliminati: rimane però da stabilire, a quali condizioni e in quali regioni. È in ogni caso difficile valutare dove sussista un potenziale di creazione di nuovi posti di lavoro in grado di compensare il loro smantellamento, e quale sia l'entità di tale potenziale: ciò dipende in forte misura dalle capacità imprenditoriali in gioco. In relazione ai fattori di successo evidenziabili, come: presenza di imprese attive sul piano internazionale, alto livello di specializzazione della manodopera, disponibilità di un forte potenziale innovativo, lo Stato deve trarre conclusioni generali, evitando di assumere il punto di vista, molto più limitato, dei singoli settori economici. Questo presupposto vale anche per il rapporto sulla crescita stilato dal Dipartimento federale dell'economia: ciò risulta evidente quando esso sostiene la piena partecipazione della Svizzera alla divisione del lavoro a livello internazionale, il rafforzamento dell'insegnamento terziario, nonché la politica di ricerca e di formazione basata sulla qualità, invece che sull'orientamento tematico delle attività di ricerca e sviluppo.</p><p>Ad 5. Un numero sufficiente di esempi forniti da diverse regioni della Svizzera, prova che imprese di carattere innovativo, attive in tutti i settori, possono avere buone possibilità di successo sul mercato anche se situate in località periferiche. La contrapposizione di due entità polarizzate, costituite da "centri urbani / piazza finanziaria" da una parte, e da "periferia / piazza industriale" dall'altra, è semplicistica. Infatti, nel dibattito concernente la politica economica regionale, i centri urbani e le dinamiche che li caratterizzano sono considerati soltanto una delle forze motrici dello sviluppo territoriale. Ad essi si aggiungono gli aspetti tecnologici e innovativi, l'opportuna integrazione delle regioni situate al di fuori degli agglomerati urbani nel processo di sviluppo territoriale e l'attuazione dei processi sociopolitici nell'ambito di unità territoriali che nella maggior parte dei casi oltrepassano i confini politici esistenti.</p><p>Ad 6. La Banca nazionale è cosciente dei costi causati dalla spinta al rialzo della valutazione del franco e ne tiene conto nella sua politica. Il Consiglio federale intende favorire l'aumento della produttività in tutti i rami dell'economia per far sì che, a lungo termine, le ragioni di scambio inerenti ai prezzi delle merci e dei servizi svizzeri ed esteri restino convenienti.</p>  Risposta del Consiglio federale.