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L’obiettivo principale della risoluzione è incitare altri Paesi a introdurre una moratoria sulle esecuzioni come primo passo verso l’abolizione della pena di morte. Più della metà (106) degli Stati del mondo ha abolito la pena capitale nella propria legislazione per tutti i reati. Se si aggiungono i Paesi abolizionisti nella pratica, il numero sale a 142, ovvero più di due terzi di tutti gli Stati del pianeta. La pena di morte viene ancora oggi applicata in 49 Paesi. La risoluzione rispecchia la tendenza globale verso un mondo senza pena di morte e consente di sostenere il lavoro di tutti gli attori, compresa la società civile, che si battono per abolirla.
L’abolizione universale della pena di morte è una delle priorità della politica estera della Svizzera. La pena di morte non ha un comprovato effetto deterrente, non favorisce la riconciliazione e deve essere considerata una forma di tortura. Oltre a impegnarsi a livello multilaterale e a sostenere progetti locali, la Svizzera affronta regolarmente il tema della pena capitale nei suoi scambi bilaterali con tutti Paesi che ancora la applicano.
La risoluzione, che dal 2007 viene presentata all’Assemblea generale ogni due anni, quest’anno prevede notevoli miglioramenti rispetto ai testi precedenti. In particolare, per la prima volta si chiede di rinunciare all’uso discriminatorio della pena di morte nei confronti delle donne e si riconosce il ruolo cruciale della società civile in questo dibattito. Inoltre, il testo prevede un miglioramento sia delle condizioni di detenzione delle persone condannate a morte sia delle informazioni fornite ai condannati e alle loro famiglie, nonché una maggiore protezione dei minori. Per esempio, la pena di morte non deve essere richiesta o eseguita se la persona ha meno di 18 anni al momento degli eventi .
Il testo è stato presentato da Messico e Svizzera a nome di una «Task force interregionale di Stati membri» di varie regioni del mondo. La risoluzione è stata adottata dopo quasi due mesi di negoziati. Il sostegno interregionale di cui gode questa iniziativa deriva dal fatto che un insieme di Stati con sistemi giuridici, tradizioni, culture e contesti religiosi diversi ha preso posizione a favore di una moratoria globale sull’uso della pena di morte. Che invia un forte segnale attraverso il principale organo politico delle Nazioni Unite per promuovere un maggiore rispetto della dignità umana e contribuisce così alla tutela dei diritti umani.
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