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BERNA - Dopo il fallimento di un accordo quadro istituzionale tra Svizzera e Unione Europea, la presidente del Partito liberale-radicale Petra Gössi propone quali soluzioni per l'economia elvetica di rendere più flessibili gli orari di lavoro, di diminuire le imposte per le aziende e di favorire il reclutamento di personale qualificato proveniente da tutto il mondo.
Gli svantaggi per l'economia svizzera con il fallimento dell'accordo quadro devono essere compensati da una strategia a tre pilastri, dice Gössi in un'intervista pubblicata oggi dai giornali del gruppo editoriale Tamedia. Ossia con un piano che mantenga la via bilaterale con l'UE, che crei nuovi partenariati con paesi terzi al di fuori dell'UE e che avvii un «programma nazionale per mantenersi in forma».
Secondo la presidente del PLR, la Svizzera dovrebbe intensificare le relazioni economiche con il resto del mondo al di fuori dell'UE, ad esempio con accordi di libero scambio con Sudamerica, India e Stati Uniti, nonché aumentare la cooperazione nella ricerca con il Regno Unito e i Paesi asiatici.
La Confederazione dovrebbe anche permettere di reclutare più specialisti extraeuropei se le aziende non riescono a trovare abbastanza esperti in patria. «Abbiamo bisogno di maggiori contingenti per i lavoratori qualificati provenienti da paesi terzi», afferma Gössi. Un esempio recente è la carenza di personale nella produzione di vaccini alla Lonza, aggiunge.
Sul fronte del lavoro Gössi auspica anche degli orari più flessibili per i dipendenti, ad esempio con un massimo di ore annuale invece che settimanale, e con periodi di riposo più brevi. Però - secondo quanto dichiara - la ore di lavoro complessive non dovrebbero essere maggiori.
Infine, il PLR vuole anche ridurre la pressione fiscale sulle imprese. La tassa di bollo e la ritenuta alla fonte dovrebbero essere abolite, così come i dazi doganali sui prodotti industriali, dice Gössi.