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La marca vodese Nidecker esporta i suoi snowboard in tutto il mondo. Henri Nidecker, presidente del consiglio d’amministrazione, racconta come stia lottando contro la forza del franco svizzero.
Con sede a Rolle, nel canton Vaud, e con filiali a Tunisi e Seattle, la marca Nidecker gode di un'ottima reputazione mondiale per le sue tavole ed i suoi attacchi per snowboard. Fondata 125 anni fa, l'impresa debutta però con un prodotto ben diverso: delle ruote per carri. È nel 1912 che l'atelier diversifica e confeziona i suoi primi sci. Passando da una tendenza all'altra, si lancia poi negli sci di fondo, in seguito nei monosci ed infine gli snowboard.
Il fabbricante svizzero, che vende ormai 60'000 tavole all'anno, si è anche lanciato nella produzione di kitesurf e più di recente nello "stand up paddle", uno sport praticato grazie ad una tavola da surf ed una pagaia. Henri Nidecker, che rappresenta la quinta generazione, ha già passato la direzione a suo figlio Henry. Quest'ultimo ha dato una ventata di novità all'imprese famigliare associandosi a star mondiali del circuito bianco.
Le vostra tavole come si differenziano dalle marche concorrenti?
Henri Nidecker: Cerchiamo sempre di essere all'avanguardia. Fabbrichiamo snowboard di ogni categoria, compresi quelli di alta gamma. Recentemente abbiamo lavorato molto sull'ammortizzamento delle vibrazioni, così come sulla forma della tavola. Per essere al vertice della tecnologia collaboriamo con il Politecnico federale di Losanna (EFPF), ma anche con diverse istituzioni scientifiche come la Scuola tecnica ES Bois Bienne. Per certi modelli abbiamo pure collaborato con dei designer della Scuola cantonale d'arte di Losanna (ECAL).
Quale parte della vostra cifra d'affari realizzate all'estero?
Nidecker: Circa l'85%. Esportiamo principalmente negli Stati Uniti, in Francia, in Inghilterra, in Giappone ed in Russia, ma anche in tutti i paesi europei come la Germania, l'Austria ed i paesi dell'est. Insomma, i nostri prodotti si vendono in tutti paesi innevati.
In quale misura le vostre attività hanno risentito della crisi del franco forte?
Nidecker: Gli effetti sono stati terribili. Prima della crisi dell'euro, avevamo già delocalizzato una parte della nostra produzione in Tunisia ed in Cina. Ma quando il franco svizzero è sceso a CHF 1,10 per EUR 1, non eravamo più in grado di gestire la manodopera svizzera, diventata troppo cara rispetto alla concorrenza. All'epoca, circa 70 persone producevano tra le 10'000 e le 15'000 tavole all'anno in Svizzera. Oggi, il numero di collaboratori che lavorano a Rolle si è ridotto a 25, su un totale di 125. Vi produciamo soltanto i nostri due modelli di alta gamma, ovvero tra le 1'000 e le 1'500 tavole all'anno, così come i prototipi e le prove dei materiali.
Quali misure avete preso per far fronte a questa situazione?
Nidecker: Ci siamo adattati rapidamente producendo degli "stand up paddles", queste sorte di tavole da surf sulle quali si sta in piedi pagaiando. Abbiamo soprattutto rafforzato la nostra strategia di marketing lavorando con dei professionisti del circo bianco. Ad esempio, abbiamo da poco concluso un partenariato con il surfista Laird Hamilton, che gode di un'eccellente immagine mediatica. Stiamo per creare una marca insieme, sulla scia di "Yes" o di "Jones", che abbiamo pure lanciato in partenariato con delle vedette dello sport. È la strategia che abbiamo adottato per fronteggiare la crisi. E funziona bene: il mercato americano ha risposto molto positivamente in questi ultimi due anni. Nel 2010 la nostra collaborazione con Pamela Anderson ci aveva già aperto le porte del mercato giapponese e cinese.
Come vede il futuro di Nidecker?
Nidecker: Tutti i nostri concorrenti sono stati rivenduti diverse volte. Noi esistiamo da 125 anni, adattandoci alle nuove tendenze. Continueremo in questo modo e resisteremo, a condizione di mettere l'accento sull'innovazione ed il marketing.