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L’AVS non va ridimensionata, ma sviluppata. Lo ha affermato martedì l’Unione Sindacale Svizzera (USS) criticando fortemente la decisione della Commissione della sicurezza sociale del Consiglio degli Stati di sostenere l’innalzamento a 65 anni dell’età di pensionamento delle donne previsto dalla riforma AVS 21 del Consiglio federale.
Con la riforma la rendita annuale delle donne sarà inferiore di 1'200 franchi, ha calcolato l’USS basandosi sulla pensione mediana del 2018, ricordando che già oggi la rendita delle pensionate è più bassa di un terzo rispetto a quella dei pensionati. Il progetto, si legge in una nota dell’USS, non contiene “nessuno dei miglioramenti necessari per le donne”.
Secondo Gabriela Medici, segretaria centrale dell’USS, ciò non è accettabile: “Una riforma dell’AVS può avere successo sono se risponde alle difficoltà specifiche che conoscono oggi le donne in materia di pensionamento e se porta progressi significativi.
L'USS deplora anche il fatto che le rendite delle casse pensione siano "in caduta libera" da un decennio e sono le donne a essere le più svantaggiate.
ats/mrj