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BERNA - «Sono necessarie misure urgenti per per frenare lo sviluppo urbano e proteggere i terreni coltivati». È quanto sostengono i promotori dell'iniziativa popolare "Fermare la dispersione degli insediamenti - per uno sviluppo insediativo sostenibile", unico oggetto in votazione il prossimo 10 febbraio.
«Ogni secondo in Svizzera si perde un metro quadrato di spazio verde, l'equivalente di otto campi da calcio al giorno», ha indicato Luzian Franzini, co-presidente dell'iniziativa e dei Giovani Verdi, secondo cui il testo mira a colmare alcune lacune della revisione della Legge sulla pianificazione del territorio (LPT).
Dall'entrata in vigore (nel maggio 2014) della LPT l'edificazione è stata inadeguata come prima, ha rilevato Bastien Girod, consigliere nazionale (Verdi/ZH) e ricercatore al Politecnico di Zurigo (ETH) in scienze ambientali. «Solo l'iniziativa garantisce che le zone edificabili non continuino a progredire e che il terreno sia gestito in modo efficiente».
Il testo, lanciato dai giovani ecologisti nell'aprile del 2015, è stato depositato il 21 ottobre 2016 alla Cancelleria federale con 113'216 firme valide con l'obiettivo di frenare l'aumento delle zone edificabili in Svizzera. Ne ammette di nuove solo se si procede al cosiddetto "dezonamento" di un'altra superficie di dimensioni equivalenti e con una qualità del suolo comparabile. Inoltre, il progetto mira a promuovere la costruzione di quartieri che consentano alla popolazione di abitare e lavorare nello stesso posto.
«Nessuno pretende che questa iniziativa sia facile da applicare, ma è solo tramite una moratoria sulle zone edificabili che il Consiglio federale e il Parlamento verrebbero obbligati a creare strumenti adatti per proteggere i terreni coltivati e i paesaggi naturali», ha dal canto suo sostenuto il consigliere nazionale Thomas Hardegger (PS/ZH).
Lo scopo del testo è di favorire uno sviluppo degli insediamenti centripeto e di elevata qualità (densificazione) e di autorizzare fuori della zona edificabile esclusivamente edifici e impianti a ubicazione vincolata d'interesse pubblico o destinati all'agricoltura dipendente dal suolo.
«L'iniziativa - anche denominata 'Stop alla cementificazione' - pone le basi dell'urbanizzazione 2.0 e rappresenta un'opportunità per unire alta qualità di vita e debole impatto al suolo», ha ribadito Kevin Morisod, co-promotore del testo. Attualmente, circa un terzo delle aree edificate in Svizzera sono occupate da infrastrutture di trasporto. Secondo la consigliera nazionale Lisa Mazzone (Verdi/GE), un sì il prossimo 10 febbraio metterebbe «un freno all'espansione urbana, garantendo lo sviluppo di una mobilità rispettosa del clima».
L'iniziativa è sostenuta da Verdi, PS, Gioventù socialista, Greenpeace, Iniziativa delle Alpi, Pro Velo, Mobilità pedonale Svizzera e altre organizzazioni. Consiglio federale e Parlamento ne raccomandano la bocciatura, giudicandola troppo ambiziosa.