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Interpretando il sentimento della comunità cattolica, la Conferenza dei vescovi svizzeri (CVS) si è detta "profondamente inquieta" per il ritiro della scomunica ai quattro vescovi tradizionalisti della Fraternità di San Pio X - i lefebvriani - voluta dal Vaticano e preparata "con troppa poco cura e grosse lacune".
La CVS, che si è riunita dal 2 al 4 marzo a Coira, rileva tuttavia che la decisione della Santa Sede va considerata soltanto come un'apertura alla riconciliazione. I quattro vescovi rimangono infatti sospesi e non possono esercitare alcun ministero sacerdotale o episcopale: non sono quindi ancora riabilitati o reintegrati nella comunità ecclesiale.
Le numerose reazioni che ci sono state alla decisione vaticana di ritirare la scomunica ai vescovi tradizionalisti, in particolare al britannico Richard Williamson, negatore della Shoah, dimostrano comunque che molti all'interno e all'esterno della Chiesa cattolica sono "profondamente inquieti", aggiunge la CVS.
I vescovi svizzeri ricordano inoltre che l'attuale Papa ha chiesto una ritrattazione pubblica e senza ambiguità a Williamson, che ancora non c'è stata. Inoltre in più occasioni Roma ha sottolineato che per un riconoscimento futuro della Fraternità di San Pio X è necessario che essa accetti in modo "pieno e totale" il Concilio Vaticano II e gli insegnamenti dei papi Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI.
I vescovi svizzeri hanno anche discusso l'iniziativa contro la costruzione di minareti: a loro parere sarebbe meglio che la stessa venisse ritirata, ma se fosse messa in votazione andrebbe respinta. Questa iniziativa, ha indicato la CVS, "non può risolvere i problemi di coabitazione tra la popolazione svizzera e i musulmani, al contrario essa può solo farli peggiorare rendendo più difficile la ricerca di soluzioni".