Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/170243

<h2>SubmittedText<h2><p>La Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) ha recentemente bandito un concorso per l'attribuzione di un ampio mandato (circa 4 milioni di franchi per un periodo di quattro anni, prorogabile) in materia di democratizzazione, decentralizzazione e governance locale. Il centro di competenza svizzero per le questioni legate al federalismo, ossia l'Istituto di federalismo (IFF) di Friburgo, riconosciuto a livello mondiale, è stato escluso con una scusa poco plausibile e, alla fine, il mandato è stato attribuito all'Istituto di studi dello sviluppo dell'Università del Sussex con sede a Brighton, nel Regno Unito.</p><p>L'IFF è stato escluso dal processo di selezione perché, a quanto pare, in due dei tre anni considerati non aveva raggiunto, per poco, il fatturato di almeno 1 milione di franchi svizzeri richiesto per la partecipazione al concorso. Come ben noto, tuttavia, l'IFF è un partner contrattuale dell'Università di Friburgo e le cifre minime richieste vengono abbondantemente raggiunte grazie ai contributi forniti da quest'ultima. Dal punto di vista formale, inoltre, l'Università di Friburgo è un partner contrattuale della DSC, che ne è ovviamente a conoscenza, visti i pluriennali rapporti contrattuali che la legano all'ateneo friburghese.</p><p>Data l'importanza del mandato, la sua attribuzione a un istituto universitario estero a seguito di una valutazione palesemente errata delle condizioni quadro è un vero e proprio schiaffo al mondo scientifico svizzero. L'esclusione dell'IFF ha enormi conseguenze economiche e mina anche l'immagine di questo istituto di fama mondiale. </p><p>Inoltre, l'aggiudicazione appare problematica anche al di là del caso specifico. Quando si parla di Svizzera, i partner esteri nell'ambito della cooperazione allo sviluppo sono interessati soprattutto al federalismo, ai processi decisionali democratici, alle istituzioni e alla convivenza pacifica di gruppi diversi. In questo campo, per garantire l'auspicata sostenibilità della cooperazione allo sviluppo la DSC può contare, oltre che sull'IFF, anche su altri partner universitari svizzeri certificati, come il Centro per la democrazia di Aarau, il Politecnico federale di Zurigo e altre valide istituzioni accademiche.</p><p>In tale contesto, la decisione della DSC è assolutamente incomprensibile. Mette infatti in discussione quanto esposto dal Consiglio federale nel messaggio concernente la cooperazione internazionale 2017-2020, da cui emerge il prestigio di cui gode la Svizzera a livello mondiale nel settore del federalismo e della democrazia diretta (una sorta di "Unique Selling Proposition" o argomentazione esclusiva di vendita, ossia un netto vantaggio rispetto ai concorrenti). I partner esteri preferiscono le istituzioni svizzere non solo per le loro comprovate competenze, ma anche per l'esperienza sul campo.</p><p>Invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Il Consiglio federale concorda con me sul fatto che l'esclusione dell'IFF dal processo di selezione per il mandato summenzionato è ingiustificata? </p><p>2. Come valuta il danno di immagine arrecato da questa decisione all'istituto e, più in generale, alla ricerca svizzera in materia di democrazia e federalismo?</p><p>3. Come giustifica questa decisione alla luce delle priorità e degli obiettivi formulati nel messaggio concernente la cooperazione internazionale 2017-2020?</p><p>4. È disposto a ordinare alla DSC di ritornare sulla decisione di attribuzione del mandato e di consentire all'IFF di partecipare al processo di selezione?</p><p>5. Quali misure pensa di adottare per evitare in futuro simili decisioni, che risultano problematiche sia dal punto di vista politico sia a livello economico?</p><p>6. Condivide l'opinione secondo cui nessuno può trasmettere le competenze svizzere in materia di federalismo, democrazia, organizzazione statale e diritti umani meglio dei partner universitari svizzeri?</p><p>7. Secondo il Consiglio federale qual è il ruolo che le istituzioni universitarie svizzere dovranno svolgere in futuro nell'ambito delle attività della DSC?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il summenzionato bando di concorso ha lo scopo seguente: fissando come priorità la democratizzazione, il decentramento e la governance locale e promuovendo processi integrativi a livello politico, lo Stato di diritto e l'accesso alla giustizia si intendono sostenere cambiamenti sistemici duraturi nei Paesi partner. Non si tratta di trasmettere il modello della democrazia e dello Stato federale svizzero.</p><p>1./4. I bandi di concorso della Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) seguono procedure standardizzate e trasparenti che tengono conto delle norme del diritto internazionale e promuovono un impiego efficiente delle risorse. Per il mandato citato la DSC ha effettuato una procedura di aggiudicazione mediante bando in collaborazione con il Centro di competenza in contratti e acquisti pubblici del DFAE, conformemente al capitolo 3 dell'ordinanza sugli acquisti pubblici (RS 172.056.11); la gara si è basata sul principio del pari trattamento di tutti gli offerenti. Tutte le offerte sono state sottoposte a una verifica dell'idoneità secondo criteri chiaramente definiti. Il fatturato minimo è un criterio abitualmente applicato che aiuta a garantire che il mandatario non rischi di dipendere finanziariamente dal mandante. Tutti gli offerenti devono inoltrare la documentazione necessaria per la verifica dei criteri di idoneità affinché la DSC, nell'ottica del pari trattamento, possa poi valutare tutte le offerte unicamente sulla base della documentazione fornita. L'offerta dell'Istituto di federalismo (IFF) è stata inoltrata insieme al rapporto finanziario dell'istituto con la firma della direzione. Stando alla documentazione inviata l'IFF non soddisfaceva i criteri di idoneità dato che nei tre anni precedenti non aveva raggiunto un fatturato minimo annuo di un milione di franchi.</p><p>Il DFAE è tuttavia pronto a esaminare a posteriori l'offerta dell'Istituto dal punto di vista dei contenuti e di tutte le altre condizioni previste. Se dall'esame dovesse emergere che, sotto questi aspetti, l'Istituto avrebbe potuto vincere il concorso, il DFAE è disposto anche a esaminare la questione dal punto di vista giuridico. Una volta disponibili i risultati di queste analisi il DFAE inviterà l'IFF a una discussione sulle future possibilità di collaborazione, non solo il relazione a questo mandato.</p><p>2./5./6. Nei bandi di concorso come quello in oggetto gli offerenti svizzeri e stranieri vengono trattati in maniera paritaria. Decisivo per l'aggiudicazione del mandato è il criterio del miglior rapporto costi-benefici, come chiesto anche dal Parlamento. Il fatto di non avere ottenuto un mandato non danneggia la reputazione di un'impresa o di un Istituto. L'immagine del mondo della ricerca svizzero nell'ambito della democrazia e del federalismo si radica innanzitutto nella qualità delle sue ricerche, e non dipende dall'attribuzione di un singolo mandato da parte della Confederazione.</p><p>3./7. Il bando di concorso menzionato è stato pubblicato in attuazione del messaggio concernente la cooperazione internazionale 2017-2020 (FF 2016 2005) e dei suoi obiettivi nel campo del buongoverno. La scelta degli approcci per gli interventi svizzeri può variare a seconda del contesto, ma deve soprattutto tenere conto del sistema che caratterizza i singoli Paesi per essere efficace. Sono dunque fondamentali le conoscenze di diversi sistemi politici e la capacità di applicare queste conoscenze al contesto specifico. Le competenze del mondo della ricerca svizzero su federalismo e democrazia non sono assolutamente in discussione, al contrario: anche in questo caso la competenza svizzera è parte integrante dell'offerta che ha ottenuto il mandato. Tre riconosciuti centri di competenza svizzeri sono tra i submandatari direttamente coinvolti nella sua direzione.</p>  Risposta del Consiglio federale.