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Topo sta correggendo il dizionario, eliminando la parola fortnight. Secondo lui questa parola è inutile: le persone normali dicono “two weeks” (due settimane), non “fortnight” (che potremmo rendere con “quindicina”). Al suo posto, Topo introduce “pompuser”, più pomposo (sovrapomposo?). 1
Capra ribatte che pompouser non è una parola, e Topo risponde che questo atteggiamento suona sovrapomposo.
Topo rivendica il diritto di inventare nuove parole, di avere un atteggiamento creativo nei confronti della lingua. Certo, lo fa in maniera curiosa – e in questo Capra ha ragione a criticarlo. Topo pretende di correggere il dizionario in base ai suoi desideri. Quasi che lui fosse un dittatore e la lingua una sistema legale con il dizionario quale codice. 2
Le ambizioni di Topo non sono comunque vane: stando a Google, “pompouser” figurava, prima della pubblicazione di questo fumetto, 10 volte. Dopo, sono già una trentina le pagine che utilizzano questo termine 3. Topo, o meglio il fumettista Stephen Pastis 4, un po’ di autorità linguistica ce l’ha.
21 commenti su “Parole che non lo erano”
immagino farà uno slittamento dal comparativo al superlativo e tradurrà “pomposissimo”, se non “pomposerrimo”. Io almeno farei così 🙂
(e deciditi se è Topo o Ratto…)
Non sono convinto della seconda affermazione; la legge è per definizione ciò che innova, la grammatica invece registra e sistematizza.
Sono con .mau. Topi e ratti sono entrambi roditori, ma distanti filogeneticamente.
Marco
“la legge è per definizione ciò che innova”
E da quale dizionario è mai uscita questa definizione, da quello di Topo? 😉
L’idea “forte” è nella attesa di verità (tu la definisci addirittura normativa) disponibile nella scrittura, la grammatica come metadescrizione della natura. Immagina di vederlo applicato ad un libro di biologia…. Ecco che Topo diventa d’un tratto Ratto. La grammatica come nuova pietra filosofale! “Causalmente” sul mio comodino si aggira “Il computer di Ockham” il cui incipit tratta proprio di questa ambizione che definisce (vado però a memoria) ellenistica.
Un sorriso (in modo speciale a Pastis)
P.S. .mau. questa moda dello slittamento non è certo nuova mi chiedo se in realtà rappresenti una condizione normativa o almeno nelle traduzioni sia immaginabile una forma di libertà già in livelli che altrimenti risulterebbero deterministicamente predicibili (mi sembra di capire che tu sia contrario, ma bendisposto all’omogeneizzazione)
P.S (2) ugolino. A scuola grammatica è legge!!! Esiste persino il sistema penale (ripeti l’anno) e la prescrizione (se il compito con l’errore riguarda un semestre già valutato non posso perseguirti)
@.mau.: pomposerrimo mi piace.
Per Ratto/Topo: su Linus il personaggio si chiama Topo, e seguo questa decisione del traduttore, ma ogni tanto mi distraggo e mi lascio influenzare dal nome originale, Rat.
@ugolino: Non credo che la faccenda sia riassumibile in termini di innovazione. Possiamo avere parlamenti che legiferano poco come parlamenti che riscrivono i codici; possiamo avere lingue vive che si modificano rapidamente come lingue conservatrici. Non so se le cose sono legate.
@Marco Ferrari: Ma i personaggi dei fumetti hanno il dna?
(sgrunt, due volte che mi si crasha firefozz, adesso scrivo il commento offline)
@il più Cattivo: dalla mia limitata esperienza di traduttore ( = traditore) hofstadteriano, posso dirti che – forse a meno che tu non abbia a che fare con le istruzioni per l’uso di uno stuzzicadenti – la traduzione è una via di mezzo tra un’arte e una lotta; un testo ha sempre vari livelli, e ad ogni passo sei costretto a barcamenarti e scegliere da che parte passare per evitare le secche del fuoritema.
In questo caso particolare cosa abbiamo? Topo usa una produzione (comparativo in singulis verbis in -er) che non è ammessa in quel caso (parola bisillabica) dalle regole grammaticali dell’inglese ma risulta comprensibile senza problemi al lettore. Cosa succede in italiano? il comparatino non è mai in singulis verbis, se non in casi fossili che non danno però possibilità di produzione. Inoltre la produzione del comparativo è sempre standard, quindi non possiamo nemmeno dire “eliminiamo il vincolo di avere una sola parola”. A questo punto proviamo a vedere cosa succede eliminando un altro vincolo; la traduzione letterale di “pompous” in pomposo non dà problemi (nel senso che anche con un’altra parola il problema di cui sopra resta), quindi passiamo al livello “comparativo”. In italiano abbiamo il superlativo assoluto in singulis verbis; “pomposissimo” non è una parola italiana ma potrebbe esserlo, quindi è una prima scelta. Però abbiamo anche una produzione di superlativi in -errimo (oppure in -illimo, ma “pomposillimo” suonerebbe come una diminutio quindi deve essere evitato); con “pomposerrimo” abbiamo una produzione che non è ammessa in qeul caso ma risulta comprensibile senza problemi al lettore. Ergo, la traduzione – seppure a un livello diverso – è perfetta.
(che ne dite? riesco a far finta bene di saper parlare pomposerrimo?)
@ .mau. Se ti si pianta ff prova opera…
Riguardo la tua discettazione, assolutamente perfetterrima, non la definirei pomposillima, ma comunque fa girare abbastanza la testa. Se la tua esperienza di traditore sia limitata non saprei, di certo è da me assai apprezzata. La mia domanda era comunque meno tecnica e più filosofica. Concordo sui livelli di lettura (io ancora non ho capito quanti ce ne siano in G.E.B.) ma mi sarei accontentato sulla questione dei gradi di libertà (o forse di impredicibilità) sempre rimandendo su G.E.B. prederei spunto dal mio adorato Jabberwocky chiedendomi come sarebbe possibile “normarne” la traduzione tanto da poterne esprimere un giudizio non estetico ma tecnico (va beh mi sono allargato, ma considerando che stamane sono dopato di cortisone, mi aspetterei che il nostro caro ospite mi perdoni).
Un Sorriso
@il più Cattivo: non credo esista una metrica di valutazione delle traduzioni, ma potrei sbagliarmi di grosso.
Sì, hanno il dna, o altro materiale genetico, come tutte le forme di vita (estesa, ma di vita). Ricordo ancora un articolo di S. J. Gould sull’evoluzione di Mickey Mouse (con copertina su Natural History) e se Gould parla di evoluzione, significa che quel taxon è vivo. Purtroppo possiamo solo esaminarne il fenotipo e inferirne il genotipo, un po’ come gli studiosi di qualche annetto fa.
Per quanto riguarda pompouser and pompouser, mi meraviglio che .mau e il più cattivo non abbiano richiamato curioser and curioser di voi sapete chi, che secondo Gardner è un’espressione introdotta in inglese da Dodgson. Ma qui mi rivolgo a .mau per le correzioni.
@ .mau. : aspetta non scappare così…
Una metrica, forse inconscia deve esistere, anzi partendo dalla tua discettazione sulla perfezione dello slittamento ne hai enunciata una che quasi mi sembra “normativa”.
Daltronde come potresti pensare di consegnare il tuo lavoro di trad-itore senza un meccanismo di soglia, e come potrebbe chi lo ricevere capire se accettarlo o respingerlo. Rimanendo su RDH mi sembra di ricordare che presenti il traditrio (o forse proprio te?) come salvatori della traduzione italiana di Concetti Fluidi e Analogie creative !! Mi vorresti far credere che il mitico DRH si stesse sbagliando ?
Un Sorriso
Ehi oggi mordo … non credevo che il cortisone facesse questo effetto!
(@Ivo: spero non stiamo disturbando)
@il più Cattivo: Concetti Fluidi e Analogie Creative era stato tradotto da altre due persone (e immagino da qualche negro, vista la differenza di stili nei vari capitoli) e poi è stato passato a me e all’editor Adelphi per la ri-traduzione. Il traditrio è quello di Anelli nell’io.
Tornando a bomba: continuo a non credere all’esistenza di una metrica unica. È un po’ come definire la bellezza di un teorema o di una dimostrazione matematica, c’è più o meno una nuvola ma nulla di definito. Nel caso dei libri di DRH la soglia (oltre all’approvazione di DRH stesso…) è data da “aderenza al significato” più “aderenza allo stile di scrittura”, e questo vale in genere per la letteratura. (Hofstadter richiede anche l'”aderenza ai giochi di parole”, soprattutto quelli nascosti). Ma per lo Jabberwocky, dove il significato è molto teorico, io mi sposterei sul suono, o se preferisci sul ritmo, della traduzione… tenendo conto che la metrica di una poesia ha una forte connotazione con la linguistica. Non per nulla quando Eco tradusse gli Esercizi di stile di Queneau trasportò il testo in alessandrini in un’ode; per noi l’alessandrino è un verso ostico.
@Marco Ferrari: credo che la forma “xxxer and xxxer” sia standard in inglese, e si renda in italiano con “sempre più xxx”.
Bene… allora ricordavo correttamente. Resto comunque sorpreso del concetto di valutazione senza metrica. Concordo sul fatto che non debba essere unica, almeno nel senso che un filone di pane possa essere valutato per la doratura, la lunghezza, il peso, il sapore, ecc… ma per ciascuna delle caratteristiche possa (e debba) essere espresso una valutazione… ma davvero non vorrei finire fuori tema. Per me restava valido il concetto di definire come “misura” della traduzione una forma “normante” proprio perché potesse essere usato come soglia di accettazione per una traduzione (che nei miei intenti non dichiarati potesse essere automatizzata) anche lì dove le regole della grammatica fossero violate. Per chi non ci fosse arrivato da solo immaginavo di violare il sistema di traduzione automatica che ho letto starebbero pensando di realizzare per le conversazioni “vocali” mediante google o skype. In ogni caso grazie a .mau. per la sua pazienza nei confronti di un appassionato dilettante e ancora grazie ad Ivo per la sua capacità di raccogliere e stimolare discussioni.
Un Sorriso
@ .mau. : P.S. il tuo avatar è bellissimo. Chi ne è l’autore?
@il più Cattivo: l’immagine è di Roberto Grassilli, http://www.facebook.com/photo.php?fbid=168821269796326&set=t.592677904
I N V I D I A !!!!
cos’alro aggiungere….
Beh comprendo perché tu l’abbia scelto come avatar.
Un Sorriso
@fabristol
Non proprio, piuttosto dal vocabolario di ugolino 😉
@ivo
non mi riferivo alla propensione all’innovazione di paralmenti e lingue, ma al fatto che l’innovatività, cioè la capacità di innovare il quadro legislativo preeistente, insieme alla generalità, sono caratteri distintivi della legge.
La grammatica, in quanto codifica di un fenomeno – la lingua – che ha un’origine ed uno sviluppo prevalentemente orale, più che ad innovare tende a registrare i mutamenti (neologismi, nuove sintassi) che si verificano nella lingua in modo spontaneo.
La legge in genere interviene a modificare qualcosa che non va bene così com’è, la grammatica a codificare ciò che ha cominciato a funzionare bene.
Ecco la differenza.
@.mau & il più cattivo
La traduzione è a tutti gli effetti considerata un’opera dell’ingegno, quindi assimilabile più ad un’opera d’arte che ad un calcolo matematico.
@.mau.: Ho apprezzato la pomposerrima trattazione 😉
@marco ferrari: A questo punto scrivo a Pastis chiedendogli numi… (se ho tempo lo faccio davvero)
@il più cattivo: Per come la vedo io, sono molti i fattori che determinano una buona traduzione e questo rende impossibile stabilire quale sarebbe stata la traduzione migliore. Il che non significa che i giudizi siano campati per aria.
@ugolino: Adesso ho capito cosa intendi. Sì, il dizionario è descrittivo e quindi passivo, il codice civile è prescrittivo e quindi attivo.
In un sistema di common law puro entrambi sarebbero descrittivi.
Incubotico. Parola del cavolo ma si sta diffondendo.
@eno: a me incubotico piace. Anche se forse preferirei incuboso.
Intanto è uscita la traduzione “ufficiale” di Linus: fortnight è reso come bisettimanale (che non è un termine molto pomposo) mentre pompouser è diventato pomposato (ed è una soluzione che mi piace).