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In Sud Sudan, metà delle famiglie non sa dove procurarsi il prossimo pasto. Violenze, allontanamenti forzati e siccità hanno paralizzato la produzione di generi alimentari in molte regioni.
milioni
bambini
collaboratori
La situazione
La guerra civile scoppiata nel 2013 è costata la vita finora a decine di migliaia di persone, ha costretto alla fuga oltre quattro milioni di abitanti e ha completamente annientato le speranze legate alla dichiarazione di indipendenza del Sud Sudan di due anni prima.
«Solo la fine delle violenze può portare speranza e sicurezza all’infanzia sudsudanese. Nell’attesa, necessitiamo di maggiori risorse e di un accesso duraturo e incondizionato alla popolazione sofferente.»
La maggior parte dei sudsudanesi vive di agricoltura, tuttavia violenze e allontanamenti forzati hanno paralizzato la produzione di generi alimentari e l’allevamento di bestiame in molte regioni. Siccità, inondazioni e parassiti delle piante hanno contribuito a loro volta a distruggere i raccolti, con conseguente incremento del prezzo degli alimenti, tanto da renderli inaccessibili a buona parte della popolazione. Oltre sei milioni di persone, più della metà della popolazione, sono colpiti dalla grave insicurezza alimentare.
La fame non è tuttavia l’unica conseguenza del conflitto. Nei campi profughi, malattie infettive come il colera sono una costante minaccia perché manca l’acqua potabile. 2,2 milioni di bambini sudsudanesi non vanno a scuola e, benché nel solo 2018 oltre novecento minori siano stati liberati dai gruppi armati, sono sempre 19 000 circa quelli reclutati come soldati, cuochi, portatori e messaggeri.
L’operato dell’UNICEF
Il Sud Sudan è uno dei paesi più pericolosi per gli interventi umanitari, basti pensare che dal 2013 vi sono stati uccisi oltre cento collaboratori di organizzazioni caritatevoli. Nonostante il pericolo, l’UNICEF resta sul posto e nel 2019 mira a
- curare oltre 268 000 bambini colpiti da denutrizione acuta grave;
- prestare consulenza in materia di alimentazione a quasi 1,1 milioni di madri e ad altre persone di riferimento;
- fornire acqua potabile a 817 000 persone;
- vaccinare 518 000 bambini contro il morbillo;
- garantire l’istruzione scolastica formale o informale a oltre 700 000 allievi.