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’“Alcuni anni fa abbiamo scoperto che la cellula tumorale – che, per definizione, è considerata una cellula immortale – poteva,invece, invecchiare e che, sorprendentemente, alcuni tipi di terapie potevano far sì che queste cellule tumorali andassero incontro ad un invecchiamento prematuro.
Che cosa succede quando una cellula invecchia?
Accade che tale cellula non può più replicarsi. Ciò che abbiamo dimostrato è che anche una cellula tumorale invecchiata non poteva più replicarsi, ovvero non poteva più proliferare.
Da questa osservazione, è venuta l’idea che potevamo utilizzare alcuni composti per aumentare questo processo di invecchiamento nella cellula tumorale.
I primi studi sono stati fatti nel tumore della prostata ed il nome che abbiamo dato a questo approccio è terapia prosenescente, in inglese prosenescence therapy for cancer.
Il secondo filone della ricerca in laboratorio si è basato su come il sistema immunitario possa essere attivato affinché queste cellule senescenti vengano rimosse a livello del tumore.
Purtroppo, ci siamo accorti che esiste un tipo particolare di cellula del sistema immunitario, la cellula mieloide, che sì, infiltra il tumore ma che, invece di comportarsi in modo positivo - cioè rimuovere la cellula senescente - mantiene immortale il tumore stesso, ovvero la cellula tumorale stessa.
L’aspetto positivo della brutta/spiacevole notizia è che – come abbiamo dimostrato nello studio pubblicato recentemente su Nature – terapie, già a disposizione in clinica, riescono a bloccare il reclutamento di queste cellule mieloidi “cattive” a livello tumorale; in questo modo le cellule “buone” immunitarie possono fare il loro lavoro senza essere disturbate dalle cellule mieloidi “cattive”.
Il futuro. Fino ad alcuni anni fa, questo concetto della prosenescence therapy era una specie di utopia: le industrie farmaceutiche ancora non seguivano bene il filone di queste terapie che potevano far invecchiare le cellule. In un futuro – anche abbastanza prossimo – vedremo, invece, delle prime terapie prosenescenti che entreranno, di fatto, nella clinica.
Questo tipo di approccio terapeutico dovrebbe funzionare per la maggior parte dei tumori: non solamente nel tumore della prostata (su cui è stato studiato ndr), ma anche nel tumore della mammella, nel tumore della cervice uterina...”
A.B.
Data ultimo aggiornamento: 05 maggio 2015