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BERNA - In Svizzera mancano organi e donatori: per rimediare, l'iniziativa popolare "Favorire la donazioni di organi e salvare vite umane" propone l'introduzione di un nuovo modello basato sul consenso presunto, mentre il Consiglio federale a settembre ha avanzato un controprogetto indiretto. I cittadini svizzeri saranno presto chiamati al voto, ma al momento tra i partiti regna la prudenza.
Al termine della procedura di consultazione sul controprogetto, gli ambienti religiosi, in particolare la Chiesa cattolica e quella protestante, lo respingono, così come l'iniziativa, nonostante sostengano di non essere contrari alla donazione di organi. Stessa linea da parte del PPD, mentre PLR, UDC e Verdi Liberali, pur ammiccando al controprogetto, mantengono delle riserve. Nessuna raccomandazione di voto invece da parte del Partito socialista.
L'iniziativa, depositata nel marzo 2019 e corredata di 112'633 firme valide, chiede che gli organi di una persona deceduta vengano donati, a meno che quest'ultima non si opponga quando è ancora in vita. Il testo domanda in sostanza l'introduzione di un modello del consenso presunto «in senso stretto». Si tratta di un cambiamento di sistema importante, che mira a invertire l'ipotesi di partenza. Attualmente, infatti, vige il sistema di consenso esplicito, nel quale gli organi vengono prelevati solo e unicamente se la persona deceduta ha espresso il suo benestare.
Il governo sostiene invece un modello del consenso presunto «in senso lato», per tutelare maggiormente i diritti dei famigliari, i quali potranno continuare ad avere la possibilità di rifiutare una donazione di organi se ciò corrisponde alla volontà del defunto.
La Commissione bioetica della Conferenza dei vescovi svizzeri si meraviglia che il Consiglio federale non abbia preso in considerazione la raccomandazione della Commissione nazionale d'etica (CNE) in materia di medicina umana, la quale propone un terzo modello in cui le persone sono obbligate a esprimersi regolarmente sulle loro volontà in questo ambito.
Secondo la Commissione, è fondamentale che ognuno possa decidere liberamente cosa accadrà al proprio corpo dopo la morte.
Diritto all'autodeterminazione - Sul piano politico, il PPD strizza l'occhio alle posizioni degli ambienti cattolici e si allinea alla posizione della CNE. Il PS invece latita, sostenendo che «la cautela deve essere esercitata perché non si tratta solo del diritto alla vita, ma anche all'autodeterminazione e all'integrità fisica delle persone», scrive il partito nella sua presa di posizione in merito alla procedura di consultazione che si conclude oggi.
I socialisti non sono in misura di fornire un parere chiaro sulla questione e hanno dunque deciso di astenersi da ogni raccomandazione di voto.
Il PLR, dal canto suo, ritiene che il modello attuale debba essere rivisto per far aumentare sensibilmente il numero di donatori. «C'è timore che questo controprogetto indiretto non permetterà di raggiungere tale obiettivo», rilevano i liberali radicali.
Il partito difende una proposta dei suoi ranghi, già adottata all'unanimità dalla Commissione della sicurezza sociale e della sanità del Consiglio nazionale, che chiede di utilizzare la carta dell'assicurazione malattia - obbligatoria - per risolvere la questione della registrazione del consenso.
Una proposta, quella dell'iscrizione sulla tessera della cassa malattia, condivisa anche dall'UDC, che però si allinea più a favore del controprogetto del governo. Esso, secondo i democentristi, «va nella giusta direzione», poiché il parere dei famigliari rimane importante.
I Verdi liberali accolgono favorevolmente il cambiamento di sistema, sostenendo che si tratta di un elemento importante per migliorare la situazione attuale ma che non è sufficiente per «azzerare» la lista d'attesa dei pazienti in attesa di ricevere organi.
Popolazione pronta a cambiare sistema - La Ong promotrice del testo, la Jeune Chambre Internationale (JCI) Riviera, si è detta soddisfatta del controprogetto proposto dal Consiglio federale, sostenendo che esso va nella stessa direzione dell'iniziativa. «È giunto il momento di fare un ulteriore passo in avanti e di passare al consenso presunto in Svizzera», scrive l'organizzazione, che però ancora non si sbilancia su un eventuale ritiro dell'iniziativa. «È ancora troppo presto», aggiunge.
La questione del consenso presunto animerà la popolazione elvetica a breve, dal momento che fra pochi mesi si andrà alle urne. Un recente sondaggio commissionato da Swisstransplant indica che oltre tre svizzeri su quattro (76%) sono favorevoli all'introduzione di questo nuovo sistema. Una percentuale equivalente, secondo l'indagine pubblicata lo scorso settembre, si dice disposta a donare gli organi dopo la morte.
BERNA - In Svizzera mancano organi e donatori: per rimediare, l'iniziativa popolare "Favorire la donazioni di organi e salvare vite umane" propone l'introduzione di un nuovo modello basato sul consenso presunto, mentre il Consiglio federale a settembre ha avanzato un controprogetto indiretto. I cittadini svizzeri saranno presto chiamati al voto, ma al momento tra i partiti regna la prudenza.