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A Locarno, alla Corte di appello, si sta dibattendo di un caso che aveva scosso il Ticino. Alla sbarra c’è un 40enne eritreo condannato in primo grado a 16 anni di carcere per aver assassinato la moglie.
In carcere dal 3 luglio del 2017, il 40enne si è sempre professato innocente. Anche oggi, martedì, (seppur con qualche non ricordo in più) l’uomo chiede che venga annullata la condanna di primo grado, chiede di venir assolto perché non è stato lui a buttare la moglie giù dal balcone della loro casa di Bellinzona. Secondo la sua versione la donna si è suicidata. Aveva 24 anni; lui 36.
In dicembre l’uomo è stato condannato in primo grado a 16 anni di carcere per assassinio. Per la Corte delle assise criminali è stato lui a spingere la moglie giù dal balcone al termine di una discussione. Sempre secondo la Corte il 40enne ha punito la donna per il suo silenzio, perché non gli diceva il nome del suo presunto amante.
Questa mattina la giudice Giovanna Roggero-Will ha interrogato il 40enne a lungo; ha ripercorso la sua vita; ha indagato i dubbi che nutriva nei confronti della moglie; era convinto che lei avesse un’amante; che non gli raccontasse tutta la verità. Ha ripercorso la notte in cui è morta la moglie. Il processo – prosegue - è fortemente indiziario, la corte di primo grado aveva tenuto conto in particolare di una perizia medico scientifica dell’università di Berna che stabiliva che la donna era stata spinta.