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L'ambasciatore svizzero a Berlino, Thomas Borer, deve lasciare la sua funzione per fine aprile e rientrare a Berna. L'ha deciso il Consiglio federale.
La decisione è stata motivata dal ministro degli esteri Joseph Deiss con il comportamento "non ottimale" dell'ambasciatore nella ricerca di una soluzione allo scandalo sollevato nei giorni scorsi dai media svizzeri.
In particolare, Borer si sarebbe rifiutato di venire a Berna per chiarire la sua posizione, per cui al Consiglio federale non sarebbe rimasta altra soluzione che richiamarlo al Dipartimento degli esteri.
Sospetta relazione extraconiugale
L'ultimo "affaire" che ha coinvolto l'ambasciatore svizzero nella capitale tedesca è scoppiato la domenica di Pasqua, quando il "Sonntagsblick" aveva pubblicato le foto di una 34enne visagista berlinese che intorno alla mezzanotte entrava nella residenza di Borer in assenza della moglie, l'americana Shawne Filding. Nei giorni seguenti il quotidiano "Blick" insinuava il sospetto che l'ambasciatore si rendesse in tal modo ricattabile.
Borer ha dapprima negato una relazione extraconiugale, poi ha polemizzato con l'editore Ringier di "Blick" e "Sonntagsblick" e l'ha minacciato di querela. Infine, domenica scorsa il "Sonntagszeitung", del gruppo TA Media, aveva accusato il Dipartimento federale degli esteri di aver abbandonato l'ambasciatore alle sue maldestre smentite.
Ora, la decisione che in pratica pone fine alla brillante carriera diplomatica di Thomas Borer, che è stato capo della task-force Svizzera-Seconda guerra mondiale.
Rifiuto di trovare un accomodamento
"Deploro questa situazione", ha detto il consigliere federale Joseph Deiss davanti ai giornalisti, sottolineando la mancanza di cooperazione dell'ambasciatore. In concreto, Borer si sarebbe rifiutato di venire a Berna per discutere la faccenda e trovare una soluzione "consensuale", come il suo trasferimento in un altro paese, e preferendo continuare le sue vacanze.
A questo punto, ha detto Deiss, il Consiglio federale s'è trovato confrontato con la domanda: "Può l'ambasciatore Borer, nelle attuali circostanze, continuare a svolgere la sua missione con efficacia e dignità, con la necessaria tranquillità e, soprattutto, con credibilità?". Dopo attenta riflessione, ha detto Deiss, il Consiglio federale è giunto alla conclusione che no, non è possibile: Borer "è sotto una tale pressione che non può esercitare la sua funzione a Berlino in piena libertà".
Colpevole o meno, non importa
La decisione di richiamare Borer è stata presa "nell'interesse della presenza svizzera in Germania, del funzionamento dell'ambasciata a Berlino e della politica estera elvetica". La pressione dei media non c'entra; come non importa che Borer sia colpevole o meno della relazione extraconiugale attribuitagli dalla stampa: "La vita privata dei miei collaboratori non m'interessa, purché non intralci il loro lavoro", ha concluso il ministro degli esteri.
Silvano De Pietro