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Il nuovo presidente dell’Argentina, Javier Milei, ha rimosso il piano fiscale sulle tasse crypto dal disegno di legge Omnibus.
Lo riferisce il sito web di informazione argentino iPROup con un articolo pubblicato qualche giorno fa.
L’idea di Milei era quella di far approvare al parlamento all’interno del disegno di legge Omnibus un nuovo regime fiscale per le criptovalute. La rimozione dalla legge Omnibus di fatto rimanda la decisione a riguardo.
Summary
Le nuove tasse crypto in Argentina
La proposta di Milei era quella di creare un’esenzione fiscale per le criptovalute.
Per ottenere ciò aveva inserito nella bozza originale del disegno di legge Omnibus una clausola per la regolarizzazione degli asset digitali, a fronte del pagamento di una tassa una tantum sugli asset finora non dichiarati.
Tale clausola prevedeva di consentire ai cittadini argentini di dichiarare proprietà di asset precedentemente non dichiarati, come le criptovalute, pagando una tassa del 15% solo sul valore eccedente ad una soglia di 100.000$.
Di fatto questo creava un’esenzione fiscale totale per chi faceva emergere il possesso di asset di valore complessivo inferiore a 100.000$, e parziale nel caso di cifra superiori.
Quindi di fatto in Argentina continuerà a valere il regime fiscale attuale, che non prevede tassazione sul mero possesso di criptovalute, mentre prevede la classica transazione sulle eventuali plusvalenze generate da vendite.
Tuttavia il fatto che la clausola riguardante le criptovalute sia stata stralciata dalla legge Omnibus non significa che è stata abbandonata del tutto, ma solo che potrebbero provare a farla approvare in altro modo.
Il problema con il parlamento
Javier Milei è stato eletto a novembre ed è entrato in carica solo a dicembre.
Il suo maggiore problema è che non ha una maggioranza in parlamento.
Milei è un indipendente che non appartiene ad alcun grande partito, ma ad una coalizione che ha solo 38 deputati ed 8 senatori su un totale superiore a 320.
Alla Camera dei Deputati argentina la maggioranza relativa ce l’ha il partito di opposizione Unión por la Patria (UP) con 103 seggi. Tuttavia su 257 seggi il governo può contare su 114 sostenitori, tra membri dei partiti di governo ed appoggi esterni.
Dato che la maggioranza assoluta sarebbe di 129 seggi, Milei di fatto sta governando senza una maggioranza in parlamento.
Da notare che il parlamento è stato eletto il 22 ottobre, ovvero il giorno in cui Milei al primo turno ottenne meno del 30% dei voti. Allora a prendere più voti tra i candidati presidenti fu Sergio Massa, ovvero il candidato di UP.
Quindi di fatto le elezioni di ottobre sono state vinte da UP, mentre quelle di novembre (il secondo turno delle presidenziali) da Milei. Questo complica non poco la capacità del nuovo presidente di governare.
La legge Omnibus
Il disegno di legge Omnibus, all’interno del quale era compresa la clausola sulle criptovalute, è un enorme tentativo di riforma in una volta sola che in quanto tale al parlamento argentino piace poco.
Infatti Milei è costretto a scendere a compromessi per farlo approvare, tanto da arrivare a dover stralciare i passaggi sui quali c’è meno consenso.
Il ministro degli Interni Guillermo Francos ha dichiarato che l’intera sezione del disegno di legge che riguardava questioni fiscali è stata ridotta, e la clausola crypto di fatto è stata rimandata. Questo fa supporre che nel prossimo futuro la vicenda tornerà all’attenzione di governo e parlamento.
Il problema è che il disegno di legge Omnibus, così com’è, sta causando molti ritardi per la sua approvazione, dato che è pieno di punti che il parlamento sta contestando. Non avendo una vera e propria maggioranza in parlamento Milei è costretto a trattare.
Secondo Francos l’eliminazione della sezione fiscale è stata cruciale per accelerare l’approvazione della legge.
La tassazione crypto in Argentina
In Argentina l’unica tassa crypto è quella sulle eventuali plusvalenze derivanti da vendite.
Gli individui residenti in Argentina devono pagare un’imposta sull’eventuale reddito derivante dalla vendita di criptovalute con un’aliquota del 15%, mentre ad esempio gli utili aziendali sono tassati con un’aliquota progressiva che va dal 25% al 35%, più un 7% per l’eventuale distribuzione di dividendi.
Si tratta pertanto di una tassazione inferiore a quella di molti altri Paesi, tra quelli che tassano le plusvalenze crypto, ma comunque in linea con il resto del mondo.
La questione introdotta da Milei invece riguarda l’emersione di profitti non dichiarati in passato, una sorta di sanatoria che avrebbe il vantaggio di non far pagare chi è sotto i 100.000$.
L’evoluzione futura delle tasse crypto in Argentina
Non si sa ancora se Milei davvero favorirà le criptovalute, o Bitcoin, in Argentina.
Quello che si sa è che per ora ha abbandonato il piano di chiusura della banca centrale argentina, e di sostituzione del peso con il dollaro.
Tuttavia ha ribadito che si tratta solo di un abbandono temporaneo, di sicuro dovuto anche al fatto che non ha una maggioranza in parlamento che lo appoggia.
In altre parole la sua vittoria a fine 2023 è stata solo parziale, perchè pur avendo vinto al secondo turno ed essendo stato eletto presidente, al primo turno l’UP aveva fatto meglio di lui. E così si trova a dover governare con la maggioranza del parlamento che o non lo appoggia, o addirittura lo vuole proprio contrastare.
In un tale scenario sembra che sarà particolarmente difficile per lui governare.