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Bangkok, Giacarta e Ho Chi Minh City rischiano di diventare le nuove Atlantidi. Le megalopoli asiatiche, infatti, in alcune parti stanno sprofondando ad un ritmo accelerato e potrebbero finire sotto il livello del mare se non si agisce in fretta. È quanto ha dichiarato alla Bbc lo studioso Gilles Erkens, dell'Istituto di ricerca olandese Deltares, che prende parte all'assemblea della Unione di geoscienze europea in corso a Vienna.
Il fenomeno che preoccupa, e in certi casi più del surriscaldamento globale, si chiama subsidenza. Si verifica quando il terreno tende ad abbassarsi, spesso a causa dell'attività umana di estrazione di acqua o di petrolio dal sottosuolo. Per Erkens in certi parti del globo, in particolare le città asiatiche dove lo sviluppo è stato più rapido, il livello del terreno scende dieci volte più velocemente rispetto all'innalzamento delle acque.
"La subsidenza e l'innalzamento del livello del mare stanno entrambi avvenendo - ha detto il ricercatore - e stanno entrambi contribuendo allo stesso problema: alluvioni più vaste e prolungate, e maggiori inondazioni". "La soluzione più rigorosa e migliore - ha aggiunto - è quella di smettere di estrarre acqua dal sottosuolo per renderla potabile, anche se questo logicamente comporta il bisogno di una nuova fonte di approvvigionamento per queste città. Ma Tokyo è già riuscita in questo e la subsidenza più o meno si è fermata, e a Venezia, anche, ci sono riusciti".
La Bbc quindi fa riferimento allo studio del ricercatore italiano Pietro Teatini, dell'Università di Padova, secondo cui a Venezia restano zone molto circoscritte in cui il fenomeno avviene: "Quando si ristruttura un edificio, per esempio, lo si appesantisce, e questo può produrre un abbassamento fino a 5 millimetri in un anno".
SDA-ATS