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BERNA - «Vogliamo davvero giocatori con la doppia nazionalità?» La questione settimana scorsa aveva scatenato un putiferio, quando il segretario generale dell’Associazione svizzera di calcio (ASF) - all’indomani dell’eliminazione della nazionale rossocrociata con la Svezia - aveva proposto (in via non ufficiale) l’apertura di un programma di formazione accessibile esclusivamente ai giovani calciatori che rinunciano al doppio passaporto.
Parole che hanno generato reazioni più o meno polemiche, da Granit Xhaka che ha rivelato di essersi sentito tradito da tali propositi a Manuel Akanji, pilastro della difesa elvetica, che si è mostrato in vacanza sui social con indosso la maglia del suo secondo paese, la Nigeria.
A distanza di qualche giorno, il presidente dell’ASF Peter Gilliéron ha preso oggi posizione sulla vicenda in occasione dell’assemblea del comitato. «Siamo profondamente dispiaciuti che le cittadini ed i cittadini che hanno un doppio passaporto si siano sentiti screditati e ripudiati a causa delle dichiarazione del segretario generale dell’ASF. L’integrazione e la promozione di tutti i calciatori, indipendentemente da origine e nazionalità, è uno dei principi cardine della nostra associazione».
Il presidente centrale della federazione elvetica ha ammesso che qualche errore è stato fatto. «Abbiamo sfruttato questa settimana per discutere ed analizzare quanto è accaduto», ha concluso Gilliéron. «Nelle prossime settimane ci dedicheremo ad un’analisi più approfondita. E sarà messa all’ordine del giorno anche una revisione per quanto riguarda i ruole e le responsabilità».