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BOGOTÀ - Almeno 23 persone hanno perso la vita durante un tentativo di evasione di massa da una delle più grandi carceri di Bogotà, "La Modelo".
Dopo le rivolte delle scorse settimane in altri Paesi, ricordiamo quella in Italia e quella in Brasile, anche i detenuti colombiani hanno voluto far sentire la loro voce nei confronti delle pessime condizioni (particolarmente a livello sanitario) in cui si ritrovano nel mezzo di una pandemia.
La tentata fuga è avvenuta in un crescendo di proteste sempre più ampie dovute alle tensioni causate del coronavirus. I feriti dovrebbero essere 83, tra di loro due guardie del carcere che versano in gravi condizioni, secondo le informazioni del Ministro della Giustizia colombiano Margarita Cabello.
Le proteste dei detenuti erano rivolte principalmente a due problemi urgenti: il sovraffollamento e l'assenza di servizi sanitari adeguati durante il contagio. Secondo il Ministro, le rivolte dovrebbero essere state coordinate, siccome disordini sono stati segnalati in 13 prigioni del paese.
Il Ministro della Giustizia ha inoltre voluto sottolineare che non c'è nessun problema sanitario, e che nessuno tra prigionieri o staff delle carceri abbia il coronavirus.
In seguito alle rivolte, molti amici e parenti dei detenuti si sono riuniti fuori dai cancelli del carcere di La Modelo per capire cosa stesse succedendo e per avere notizie dei loro cari. Infatti, ci sarebbero dei testimoni che hanno sentito diversi spari dopo l'arrivo delle forze dell'ordine.
Almeno 23 persone hanno perso la vita durante un tentativo di evasione di massa da una delle più grandi carceri di Bogotà, "La Modelo".