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<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>La situazione nello Sri Lanka preoccupa molto il Consiglio federale. Il conflitto interno che insanguina il Paese dal 1983 continua senza interruzione e ha ucciso finora più di 55'000 persone. Il Governo della presidente Kumaratunga persegue una doppia strategia: da una parte, un impegno militare senza compromessi contro le LTTE (Liberation Tigers of Tamil Eelam), che ricorrono anche all'azione terroristica, dall'altra, un progetto di revisione della Costituzione che accorderebbe un'autonomia accresciuta alle minoranza tamil in seno a una struttura federale. Dopo il fallimento dell'attentato contro la presidente nel dicembre 1999, poco prima delle elezioni presidenziali, la signora Kumaratunga è stata rieletta con il 51% dei voti per un secondo mandato di cinque anni. Subito dopo l'attentato, essa annunciava pubblicamente che la Norvegia svolgerebbe un ruolo di "facilitator" nella prospettiva di contatti diretti con le LTTE. Queste ultime hanno continuato ininterrottamente la lotta armata e gli attacchi terroristici. Nel mese di aprile del 2000, le LTTE hanno lanciato una grande offensiva nel Nord, fermata dalle forze governative davanti alla città di Jaffna. La censura della stampa e le possibilità ridotte di farsi un'idea dei fatti in loco impediscono di valutare con precisione la situazione nella regione del conflitto per mancanza di resoconti indipendenti. L'8 agosto 2000, il Governo ha ritirato dal Parlamento il suo progetto di revisione della Costituzione, in quanto il più grande partito di opposizione aveva revocato il sostegno dichiarato in luglio a favore del progetto, in seguito alle vive proteste dell'influente clero buddista. Il partito della presidente Kamaratunga ha vinto di misura alle elezioni legislative che si sono svolte il 10 ottobre 2000. Ma la maggioranza dei due terzi di cui essa avrebbe bisogno per far adottare dal Parlamento il suo progetto di autonomia resta fuori portata. Il futuro politico dello Sri Lanka e l'esito del conflitto interno restano dunque molto incerti.</p><p></p><p>Questione 1 (rimpatri di richiedenti l'asilo respinti)</p><p></p><p>Il competente Ufficio federale dei rifugiati segue con attenzione l'evoluzione della situazione nello Sri Lanka. La pratica è di rimpatriare a Colombo e non nelle zone di combattimento nel Nord e nell'Est del Paese i cittadini dello Sri Lanka la cui domanda d'asilo è stata rifiutata con decisione passata in giudicato. L'Ufficio federale dei rifugiati si orienta continuamente e in modo approfondito sulla situazione nella capitale e nel Sud. In base a queste informazioni, le persone che ritornano dalla Svizzera non sono state esposte ad alcun rischio generale accresciuto, anche in occasione della fase preparatoria delle elezioni legislative del 10 ottobre. Gli eventuali ostacoli al rimpatrio forzato sono presi in considerazione nell'ambito dell'esame individuale della domanda.</p><p></p><p>La sicurezza personale ha un'importanza centrale quando si tratta di determinare se l'esecuzione del rimpatrio forzato è o no ragionevole. I cittadini che rientrano nello Sri Lanka hanno la possibilità di recarsi, dopo il loro arrivo a Colombo, in un apposito centro gestito dalla Croce Rossa nazionale e finanziato dalla Svizzera. Inoltre, possono in ogni momento, se necessario, indirizzarsi all'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati o all'Ambasciata di Svizzera, presso la quale l'Ufficio federale dei rifugiati dispone di un proprio rappresentante.</p><p></p><p>Il Consiglio federale, come anche altri Paesi europei, ritiene dunque di massima ragionevole l'esecuzione di rimpatri forzati verso lo Sri Lanka.</p><p></p><p>Questione 2 (promovimento della pace)</p><p></p><p>Il conflitto nello Sri Lanka riveste un interesse diretto per la Svizzera, tenuto conto dei numerosi richiedenti l'asilo provenienti da questo Paese. La Svizzera ha offerto a diverse riprese i suoi buoni uffici al Governo dello Sri Lanka per una soluzione del conflitto. Finora, il ruolo di "facilitator" è stato riservato alla Norvegia. Quest'ultima ha tentato di preparare trattative dirette tra le parti in conflitto, senza grande successo per ora; il suo ruolo è stato rimesso in questione nel corso della campagna che ha preceduto le elezioni legislative del 10 ottobre 2000.</p><p></p><p>Il DFAE ha incentrato il suo sforzo di promovimento della pace segnatamente sulla concezione di una nuova formula federalistica. Così, nel settembre del 1996, si è svolto in Svizzera un seminario sul federalismo per parlamentari dello Sri Lanka. Il professor Fleiner, dell'"Institut du fédéralisme" di Friburgo, consiglia da alcuni anni il Governo dello Sri Lanka, per quanto concerne la revisione della Costituzione nazionale ("devolution of powers"). La competente Divisione politica III del DFAE, ha organizzato nel luglio del 1997 a Lucerna, assieme con "International Alert", una ONG con sede a Londra, una conferenza intesa a riavvicinare persone della cerchia dei responsabili di tutti i campi. L'Ambasciata di Svizzera ha realizzato diversi piccoli progetti intesi a favorire la comprensione tra i diversi gruppi etnici e religiosi dello Sri Lanka.</p><p></p><p>Attualmente, in seno al DFAE, si cercano attivamente la possibilità e il modo per la Svizzera di fornire un contributo accresciuto alla soluzione del conflitto. Il dottor Norbert Ropers, un polemologo, ha presieduto nei mesi di aprile e di maggio, nonché di ottobre 2000, commissioni di studio in loco; in questo ambito, ha identificato interessanti spunti per un futuro impegno di politica di pace della Svizzera. In primo piano è la creazione di una struttura istituzionale in loco, che deve servire come piattaforma per il promovimento della pace.</p><p></p><p>Questione 3 (Diritto internazionale umanitario)</p><p></p><p>Lo Sri Lanka è Parte alle Convenzioni di Ginevra (dal 1959). L'articolo 3, comune alle quattro Convenzioni e vertente sui conflitti non internazionali, è direttamente applicabile alla situazione in questo Paese. Per contro, lo Sri Lanka non ha firmato i Protocolli aggiuntivi I e II alle Convenzioni di Ginevra. Tuttavia, lo Sri Lanka, come qualsiasi altro soggetto internazionale, è tenuto a conformarsi ai principi umanitari fondamentali del diritto internazionale consuetudinario. Tra questi principi figura segnatamente il divieto dell'uso sproporzionato e indiscriminato della forza.</p><p></p><p>La Svizzera segue costantemente anche la dimensione umanitaria del conflitto. Essa ha invitato a parecchie riprese le parti in conflitto a rispettare il diritto internazionale umanitario e si adopera inoltre per ottenere che lo Sri Lanka firmi i Protocolli aggiuntivi I e II alle Convenzioni di Ginevra.</p>  Risposta del Consiglio federale.