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Il senato elvetico ha approvato mercoledì le prime convenzioni di doppia imposizione, rinegoziate nel rispetto degli standard OCSE che cancellano la distinzione tra frode ed evasione fiscale.
Gli accordi con Danimarca, Francia, Gran Bretagna, Messico sono stati accettati da tutti i 39 senatori presenti, quello con gli Stati uniti da 36 voti a favore, un astenuto e un contrario.
Sotto la pressione dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), che aveva inserito la Svizzera sulla lista grigia dei paradisi fiscali, Berna ha accettato di abolire la distinzione fra frode ed evasione fiscale e di accordare assistenza amministrativa in ambedue i casi.
Dal marzo dello scorso anno, la Confederazione ha così rinegoziato le convenzioni di doppia imposizione con 20 Paesi. Tredici di esse sono già state firmate, permettendo quindi alla Svizzera di uscire dalla famigerata lista grigia.
«Le convenzioni rientrano nell'interesse dei cittadini, ma esse si trasformano sempre più in accordi sull'assistenza amministrativa, che va inquadrata in modo severo», ha rammentato il presidente della commissione di politica estera Eugen David (PPD, Partito popolare democratico, SG).
A questo proposito, il Consiglio federale sarà chiamato ad elaborare una legge sull'assistenza amministrativa, con cui venga definita esattamente questa procedura.
L’obiettivo è di evitare soprattutto che venga accordata l’assistenza amministrativa in caso di dati bancari rubati.
Contrariamente a quanto aveva annunciato, il gruppo parlamentare UDC non si è battuto contro i nuovi accordi. A far pendere l’ago della bilancia verso l’approvazione della destra conservatrice è stata la decisione del governo di sottoporre le convenzioni di doppia imposizione al referendum facoltativo.
swissinfo.ch e agenzie