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"I problemi psicologici, così come problemi di integrazione o nel percorso formativo possono influire negativamente nel processo di radicalizzazione". Lo ha spiegato ai microfoni della RSI Federico Biasca, ricercatore al Centro svizzero Islam e Società dell'Università di Friburgo e collaboratore di un associazione che lavora per prevenire la radicalizzazione, riferendosi alla 28enne che ha accoltellato due donne alla Manor di Lugano. "Sono quelli che in gergo tecnico vengono chiamati 'push factor', ovvero dei fattori strutturali che possono portare una persona a interessarsi a teorie o tesi radicali".
L'11% delle persone radicalizzate sono donne, ed è vero, prosegue Biasca, che "le donne sono sotto rappresentate rispetto agli uomini. Se quindi l'atto terroristico fosse confermato, sarebbe in effetti qualcosa di abbastanza eccezionale rispetto a quanto possiamo aver visto in Europa negli ultimi anni. La contro narrativa, rispetto alla propaganda per esempio di tipo islamista, può essere efficace nell'ambito preventivo - prosegue Biasca - ma non serve a far cambiare idea a chi si è interessato già da tempo a queste tesi radicali".