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Gli avvocati di Tether e iFinex hanno presentato una mozione alla Corte del Southern District of New York con cui chiedono l’archiviazione della causa intentata contro di loro per comportamenti ingannevoli, anticoncorrenziali e manipolatori del mercato.
Nel documento, lungo 50 pagine, si legge che gli imputati chiedono che la Corte respinga il reclamo dei querelanti con pregiudizio.
Innanzitutto dichiarano che le accuse sono false, e che non è stato commesso alcun reato, affermando inoltre che i querelanti non sono stati in grado di dimostrare la dipendenza o causalità delle azioni di cui accusano gli imputati, e nemmeno i danni o le presunte cause che avrebbero portato alle perdite.
Infatti, i querelanti accusano gli imputati di aver fatto perdere loro del denaro manipolando il mercato crypto in modo da far crescere artificialmente i prezzi.
Questo avrebbe generato l’impennata della capitalizzazione di mercato delle criptovalute verificatasi alla fine del 2017.
Gli accusatori sono cinque trader di criptovalute che affermano di aver acquistato criptovalute a fine 2017 a prezzi gonfiati dalla presunta manipolazione dei prezzi di Tether e Bitfinex, entrambe appartenenti al gruppo iFinex, e per questo hanno sporto denuncia nel 2018.
Nello specifico, l’accusa è quella di aver creato dal nulla USDT, e di averli utilizzati per acquistare criptovalute sul mercato in modo da farne lievitare artificialmente i prezzi.
Secondo gli avvocati di Tether e iFinex ciò non sarebbe vero e, soprattutto, gli accusatori non sarebbero stati in grado di provare le loro accuse, definite pertanto “infondate”.
Alla luce di ciò chiedono che la Corte sospenda il processo ed archivi definitivamente le accuse.
In effetti, per quanto ad oggi noto, non sembrerebbero esserci prove che dimostrino che le azioni di cui sono accusati gli imputati siano effettivamente state compiute.
Va tuttavia ricordato che Tether stessa dichiara che solo il 75% degli USDT in circolazione sono coperti da fondi detenuti in dollari americani (USD) in depositi bancari, mentre il restante 25% sarebbe coperto da altri asset di pari valore.
Finora la Corte non si è ancora pronunciata esplicitamente a favore degli accusatori o degli imputati, ma in mancanza di prove sembra improbabile che possa pronunciarsi contro gli imputati, a meno che gli accusatori o gli inquirenti non riescano a dimostrare che le azioni di cui sono accusati corrispondano al vero.