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Reportage nel Comune sede della Faulhaber Minimotor Sa dopo il ritrovamento nella guerra del Nagorno Karabakh di un drone con suoi componenti
'Every beginning needs a driving force'. La scritta ('Ogni inizio ha bisogno di una forza motrice') campeggia sull'imponente edificio che porta la scritta Faulhaber. Siamo a Croglio, nella sua frazione al piano, a pochi passi dal fiume Tresa e a una manciata di chilometri dal confine con l'Italia. L'azienda, fondata dall'omonimo proprietario, il germanico Fritz, dal 1962 ha sede in Ticino. Un'industria che però 'parla' al mondo, forte della produzione di "soluzioni di azionamento basate sulla tecnologia con indotto a campana per un gran numero di applicazioni sofisticate", come scrive sul sito la direzione. In una parola, minimotori.
Vasta la gamma dei prodotti, destinati non solo al mercato svizzero ma a quello internazionale. Ed è proprio qui che nasce l'ultima notizia: su un drone abbattuto da soldati armeni, nella guerra del Nagorno Karabakh, sarebbe stata rinvenuta una componente fabbricata proprio dall'azienda malcantonese. Nulla di illegale, certamente, ma per una Svizzera neutrale la questione che si è sollevata è soprattutto etica. Cosa ci faceva nel Caucaso, a quasi quattromila chilometri di distanza, un 'motorino' ticinese montato su un apparecchio cosiddetto 'kamikaze', capace cioè di sorvolare il nemico in modo silenzioso e rapido e attaccarlo grazie alla sua intelligenza artificiale? Perché e come è finito lì, fra combattimenti all'ultimo sangue che hanno registrato già migliaia di vittime in quella che è una piccola enclave nel sud-ovest dell'Azerbaigian; una guerra, riacutizzatasi dopo i primi anni Novanta, tra la maggioranza etnica armena del Nagorno Karabakh, sostenuta dalla Repubblica armena, e la Repubblica azera?
A Croglio i cittadini conoscono tutti la grande fabbrica. In particolar modo da quando, nel novembre 2018, la sonda InSight, in missione spaziale per la Nasa americana e con micromotori, con un diametro di otto millimetri, marchiati Faulhaber, si era posata su Marte. Allora l'amministrazione comunale vi aveva dedicato anche un numero del Bollettino informativo. «Per noi la Minimotor Sa è un orgoglio – ci accoglie fra i locali del Municipio la sindaca Margherita Manzini –. Sulla notizia in sé, essendo un argomento piuttosto delicato, non vorrei rilasciare un commento, in attesa che sia la stessa azienda a pronunciarsi. Quello che so l'ho sentito alla radio e l'ho letto sul giornale, e dunque personalmente non ho informazioni più precise. È una fortuna avere un'azienda di questa importanza sul nostro territorio, non solo in termini di possibilità di lavoro ma anche naturalmente per gli aspetti finanziari». Estesa su una superficie di circa 5mila metri quadrati, l'azienda impiega quasi 300 persone, molte le donne. «Avendo avuto modo di visitare i suoi interni e vedere in prima persona quanto e cosa producono è davvero entusiasmante, fanno cose eccezionali» rimarca ancora la sindaca del comune che conta 900 abitanti ed è prossimo all'aggregazione a quattro con Ponte Tresa, Monteggio e Sessa.
Non ci sono, infatti, solo i micromotori, ma "gran parte dei componenti e dei sistemi di azionamento prodotti in questa sede – evidenziano dal quartier generale della Zona artigianale 8, che peraltro al momento, da noi contattati, non rilasciano dichiarazioni inerenti il caso del drone – è destinata a rinomate aziende svizzere specializzate nella produzione di apparecchiature medicali e da laboratorio, dispositivi ottici, orologi e sistemi di automazione e robotici". «Ricordo di essere stata particolarmente colpita – ci racconta la segretaria comunale Simona Scarmignan – da un loro micromotore in grado di attivare una mano bionica». Un mercato, dunque, di estrema precisione e per certi versi di nicchia, quello su cui si muove l'azienda crogliese, in diretta concorrenza con la Cina, che sforna componenti come stampini ma che, a detta degli esperti, non ha la stessa cura al dettaglio della 'collega' ticinese. Azienda che non manca di convogliare sul territorio locale la propria ricchezza, a cominciare dai dirigenti e dai dipendenti che spesso, ci conferma la sindaca, «fanno capo con piacere ai servizi comunali, aprendo nel contempo le loro porte alle visite delle scuole e dei privati, tanto da entrare pienamente nel tessuto del nostro comune».
Un villaggio che guarda con favore da diversi decenni verso quelle larghe finestre dove si nota un 'andi-e-rivieni' di operai e camici. Fabrizio Bossi, titolare dell'impresa di costruzioni metalliche sull'altro lato della stradina secondaria, con la Faulhaber ci convive da un ventennio: «Oggi abbiamo anche una collaborazione per quanto attiene le riparazioni. Il drone? Io so della produzione di componenti di particolare precisione. Sul come poi gli acquirenti li utilizzano è tutto un altro discorso...». Come, giustamente, a dire 'anche la glicerina Nobel non l'aveva certo ideata per confezionarci la dinamite...'. Ci sta. Fra le case della Croglio 'alta' troviamo una signora che sta rientrando dalla spesa: «Guardi, la Faulhaber è un importante contribuente per il nostro comune e di loro non possiamo che parlarne bene. Sappiamo delle sue specificità ma non fino a questo punto...». Un ometto, in là con l'età che passeggia nella fredda mattinata dicembrina prima di pranzo, si ferma volentieri a parlare: «Cosa ci fa una giornalista a Croglio? Il drone? Cusa l'è? Ah, la fabrica. A fan i muturin!».