Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01263.jsonl.gz/583

L'ex-sottosegretario di stato americano respinge le critiche avanzate contro il suo libro sulla Seconda guerra mondiale.
Intervistato da swissinfo, Eizenstat afferma che l'immagine di copertina, con una croce uncinata sovrapposta a quella svizzera, corrisponde alla realtà storica.
Per Stuart Eizenstat, la copertina del suo ultimo libro "Imperfect Justice" (Giustizia imperfetta) è stata interpretata erroneamente come un attacco contro la Svizzera.
L'edizione inglese del volume, pubblicato dall'ex-negoziatore della passata amministrazione Clinton, riportava l'immagine della bandiera svizzera con una croce bianca nascosta sotto una svastica formata da lingotti d'oro.
Una scelta che aveva sollevato un'ondata di indignazione in Svizzera. Lo stesso ministro degli esteri, Joseph Deiss, aveva valutato la possibilità di far bloccare, per vie legali, la pubblicazione del libro nel gennaio scorso.
Il testo stesso appare molto meno controverso rispetto alla criticata illustrazione. L'ex-sottosegretario di stato - che aveva diretto i negoziati tra banche svizzere e i legali delle vittime dell'Olocausto - ritorna su questa difficile e penosa battaglia.
La vertenza, che aveva perfino offuscato i rapporti tra la Svizzera e gli Stati uniti nella seconda metà degli anni '90, si era conclusa con accordo di risarcimento di 1,25 miliardi di dollari.
Una somma versata dalle banche elvetiche, accusate di aver nascosto per mezzo secolo fondi depositati dalle vittime del nazismo e di aver riciclato oro tedesco durante la Seconda guerra mondiale.
swissinfo: La copertina del suo libro ha suscitato reazioni di collera in Svizzera. Cosa ha provato di fronte a queste reazioni?
Stuart Eizenstat: Queste reazioni mi hanno ferito e urtato. Per me, la copertina aveva un senso molto chiaro: si riferiva al ruolo della Banca nazionale svizzera che aveva accettato l’oro rubato dai nazisti durante la Seconda guerra mondiale.
L’immagine è stata invece erroneamente interpretata come un attacco esplicito contro la Confederazione o la bandiera svizzera. Questo fatto mi ha particolarmente addolorato dal momento che nutrivo da molti anni un rapporto positivo con la Svizzera.
Noto con piacere che la nuova ministra degli esteri elvetica, Micheline Calmy-Rey, ha lasciato intendere di aver chiuso il capitolo su questa questione.
Da parte mia, credo di aver fatto del mio meglio per spiegare il vero significato dell’illustrazione, che non figurerà comunque sulla versione tedesca e francese del libro.
Il testo stesso è stato d’altronde considerato imparziale e onesto da parte dei giornalisti e di tutti coloro che l’hanno letto e recensito in Svizzera.
Ma era comunque prevedibile che una svastica formata da lingotti d’oro sulla croce svizzera avrebbe infiammato gli animi in Svizzera?
Non sarebbe stato il caso, se la gente avesse capito il senso di questa immagine. I lingotti d’oro simboleggiano la Banca nazionale che aveva accettato l’oro rubato dai nazisti e si era rifiutata di restituirlo dopo la guerra.
Ammetto comunque che questa vicenda è stata una dura lezione per me. Quando si usa un simbolo emotivo, bisogna presupporre che venga interpretato erroneamente, anche se appare di per sé chiaro.
Lei ha lodato il rapporto dello storico Jean-François Bergier sulla Seconda guerra mondiale. Eppure, anche Bergier ha definito la copertina "sbagliata e offensiva", poiché suggerirebbe una complicità della Svizzera con la Germania nazista.
Forse, per gli svizzeri è giunto il momento di rendersi conto che il loro Paese ha svolto un ruolo alquanto ambiguo durante la guerra.
In base allo stesso rapporto Bergier, la Svizzera ha violato ripetutamente la propria neutralità. Ad esempio, esportando armi in Germania, ricorrendo al lavoro forzato nelle proprie imprese, introducendo il marchio "J" sui passaporti degli ebrei e accettando consapevolmente oro rubato dai nazisti durante il conflitto.
Per me non vi sono dubbi. Mi spiace che il signor Bergier non condivida questa opinione. Ma la cosa più importante è che la gente legga il mio libro e il rapporto Bergier per poter riflettere sulla propria storia. Apprezzo il fatto che la Svizzera abbia cominciato ad affrontare il suo passato.
Nel suo libro, impiega parole molto dure nei confronti della “passività” del governo svizzero in merito alla questione dei fondi in giacenza.
Nel corso dei negoziati che ho condotto in Svizzera, Germania, Francia e Austria, il governo svizzero è stato l’unico a rifiutare ogni trattativa.
Le banche elvetiche si sono ritrovate da sole ad affrontare la vertenza e a dover versare l’indennizzo di 1,25 miliardi di dollari.
Sinceramente, credo che le maggiori critiche nei confronti del comportamento della Svizzera durante la Seconda guerra mondiale non dovrebbero venir rivolte contro le banche private. Dovrebbero invece venir indirizzate alla Banca nazionale che, come il governo, non ha contribuito minimamente a raggiungere un accordo.
Secondo lei la vicenda dell’Olocausto richiederà ancora molto lavoro. Cosa rimane ancora da fare?
Vi è ancora molto da fare, ma non tanto in Svizzera, piuttosto in diversi altri paesi. Vi sono ancora numerosissime proprietà che non state confiscate e dovrebbero venir restituite alla comunità ebraica.
Vi sono anche migliaia d’opere d’arte negli Stati uniti, in Germania e, soprattutto, in Russia che devono ancora venir riconsegnate.
Vi è poi la questione dell’insegnamento di quanto è successo durante il Nazismo. 16 paesi – tra cui Germania, Francia, Polonia, Svezia e Stati uniti – hanno cominciato ad integrare la storia dell’Olocausto nel loro sistema scolastico.
I paesi che hanno iniziato ad affrontare questo difficile capitolo della loro storia possono uscirne soltanto rafforzati. Sarà il caso anche della Svizzera.
swissinfo, Robert Brookes, Washington
(traduzione: Armando Mombelli)
Fatti e cifre
Gennaio 2003: pubblicazione di "Giustizia imperfetta" di S. Eizenstat.
Marzo 2002: pubblicazione del "rapporto Bergier".
Agosto 1998: accordo di risarcimento di 1,25 miliardi di dollari tra le banche svizzere e i legali delle vittime dell'Olocausto.
In breve
Stuart Eizenstat ha lavorato per una decina d'anni al servizio del governo americano.
Sotto l'amministrazione Clinton, ha assunto tra l'altro la carica di sottosegretario di stato e il compito di gestire la complessa vertenza sui fondi in giacenza.
In tale ambito ha avviato trattative con rappresentanti di organismi pubblici e privati in Svizzera, Germania, Francia e Austria.
Eizenstat è attualmente impiegato a Washington, quale partner di uno studio legale attivo a livello internazionale.