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Diritto del lavoro
Un’infezione da HIV non condiziona quasi mai la capacità lavorativa e non esiste praticamente nessuna professione che una persona sieropositiva non possa esercitare in seguito alla sua diagnosi. Possono peraltro sorgere alcuni interrogativi specifici nei seguenti ambiti: candidatura, entrata in una cassa pensioni, licenziamento o certificato di lavoro.
Quali dati sulla salute sono tenuto a comunicare al mio (futuro) datore di lavoro?
I dipendenti devono informare il (futuro) datore di lavoro solo sui fattori rilevanti per l’attività lavorativa. Tuttavia, se l’infezione da HIV compromette la vostra capacità lavorativa, il datore di lavoro deve esserne informato, ma non siete tenuti in alcun modo a indicare quale sia la malattia alla base della capacità lavorativa ridotta. In altre parole: finché vi sentite bene e il vostro medico non vi ha messo in malattia non sussiste nessun obbligo d’informazione nei confronti del datore di lavoro. In linea di principio, se sono in grado di svolgere normalmente la parte di lavoro concordata, non devono informare il proprio datore di lavoro nemmeno le persone affette da Aids.
Cosa devo fare se, durante il colloquio di assunzione, il futuro datore di lavoro mi pone delle domande sulla salute inammissibili?
Se un datore di lavoro vi pone delle domande che non riguardano l’eventuale rapporto di lavoro siete legittimati a dare una risposta falsa.
Cosa devo fare se il datore di lavoro mi chiede di mandare al suo indirizzo il modulo sulle condizioni di salute richiesto dalla cassa pensione?
I moduli sulle condizioni di salute per le casse pensioni contengono alcune domande che i datori di lavoro non possono fare, ma l’assicuratore sì. Il datore di lavoro non ha pertanto il diritto di chiedere che questo modulo venga inviato al suo indirizzo al fine di visionare dati altamente personali. Consigliamo pertanto di rinviare il modulo direttamente all’assicuratore.
Se mi presento per un posto di lavoro al 50%, devo informare il mio datore di lavoro della mia mezza rendita d’invalidità?
Se siete in possesso di un certificato medico che attesta un’incapacità lavorativa del 50% e siete in grado di svolgere un’attività lavorativa al 50% (o meno) non sussiste nessun obbligo legale di informare il datore di lavoro in merito alla rendita d’invalidità. Tenete tuttavia presente che in occasione di una revisione di rendita viene inviato regolarmente al datore di lavoro un modulo nel quale si deve comunicare il tipo e la durata dell’occupazione nonché il salario del beneficiario di rendita. Consigliamo pertanto di pregare l’ufficio AI di non contattare il datore di lavoro, ma di chiedere direttamente a voi i documenti necessari.
In quali casi un licenziamento per HIV/Aids è da considerarsi abusivo?
In linea di massima, un licenziamento pronunciato a causa di un’infezione da HIV è da considerarsi abusivo. Tuttavia, anche un comprovato licenziamento abusivo pone fine al rapporto di lavoro. Il diritto del lavoro prevede infatti il principio della libertà di licenziamento. Se il giudice accerta l’abuso, il datore di lavoro può essere obbligato a corrispondere al lavoratore o alla lavoratrice una compensazione finanziaria pari al massimo a sei mensilità. Se il valore della controversia è inferiore a 30 000 franchi, la procedura giudiziaria è gratuita.
Il datore di lavoro ha il diritto di licenziarmi in caso di malattia dovuta alla mia diagnosi HIV/Aids?
Se un datore di lavoro licenzia un dipendente sieropositivo mentre è in malattia, il licenziamento pronunciato durante il periodo di divieto legale è nullo. Nel primo anno di servizio questo periodo è di 30 giorni, dal secondo al quinto anno di servizio è di 90 giorni e a partire dal sesto anno di 180 giorni. Se la disdetta viene pronunciata prima dell’insorgere della malattia, il termine di disdetta è sospeso, e riprende a decorrere solo dopo il ripristino della capacità lavorativa o alla scadenza della durata massima del periodo protetto.
Il datore di lavoro ha il diritto di fornire informazioni sullo stato di salute del dipendente nel certificato di lavoro?
In linea di principio, i datori di lavoro non hanno il diritto di esprimersi sullo stato di salute dei dipendenti nel certificato di lavoro, a meno che questo non abbia influito, e influirà in futuro, in misura rilevante sulla prestazione del dipendente. Non è mai consentito menzionare eventuali diagnosi.