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La 61esima edizione del Giro di Romandia, gara di transizione del ciclismo mondiale, si svolge quest'anno sotto la guida di un nuovo direttore: l'ex-corridore Richard Chassot.
L'evento ciclistico romando, che lo scorso anno ha rischiato di scomparire, riparte su nuove basi e si riallaccia al concetto "da una città all'altra". Intervista con il suo patron.
Non potendo più contare sull'aiuto della ditta neocastellana IMG, che organizzava il Giro di Romandia sin dal 2002 e che lo scorso anno ha deciso di ritirarsi, è stato necessario dotarsi di una squadra motivata e ambiziosa per riuscire ad ottenere nuovamente la licenza necessaria per il suo svolgimento.
Il suo nuovo direttore nonché ex-corridore Richard Chassot e la Fondazione TDR (Tour de Romandie) hanno dovuto affrontare una vera e propria "corsa contro il tempo" per riuscire a trovare gli sponsor e offrire un tracciato degno di nota ai ciclisti delle venti squadre Pro Tour (concetto introdotto nel 2005 e che mira ad assemblare le migliori squadre per le venti migliori competizioni).
La sfida è stata vinta: questa gara di transizione del calendario ciclistico, che si svolge fra le grandi classiche di un giorno e le corse a tappe come il Giro d'Italia e il Tour de France, si svolge dal 1. al 6 di maggio.
swissinfo: Durante sette anni lei è stato un ciclista professionista. Ma la corsa più difficile è senza dubbio questa alla direzione del TDR...
Richard Chassot: In generale posso ritenermi soddisfatto del mio operato perché il lasso di tempo a mia disposizione per l'organizzazione della gara da quando il presidente del comitato esecutivo Jean-Pierre Strebel mi ha chiesto di entrare a fare parte di questa avventura era veramente ristretto.
Abbiamo ottenuto la licenza solo alla fine del mese d'ottobre dello scorso anno e da quel momento è stato necessario un lavoro senza sosta per preparare tutti i dossier e ridare vita al giro.
swissinfo: Per questa edizione avete deciso di tornare alle origini e fare nuovamente svolgere le tappe da una città all'altra. Perché?
R.C.: Volevamo ritrovare la tradizione del ciclismo e di una corsa a tappe che attraversasse le regioni permettendo di scoprire dei paesaggi magnifici.
Sarebbe stato più semplice organizzare una partenza e un arrivo nella stessa città. Ma il Giro di Romandia ambisce ad essere un "piccolo Tour de France". Inoltre vogliamo proporre un concentrato di tutte le discipline del ciclismo: dal prologo alle tappe di montagna.
Senza dimenticare che dopo tanti anni l'evento sarà nuovamente trasmesso in diretta dalla televisione.
swissinfo: La forza del TDR è costituita dalla sua posizione nel calendario annuale, fra le grandi classiche e le corse a tappe più importanti. È d'accordo?
R.C.: Certamente. La nostra è inoltre una competizione che presenta un paradosso: al momento del suo svolgimento il pubblico si è ormai familiarizzato con gli specialisti delle classiche che vengono a terminare la loro stagione al TDR e ha un po' scordato i ciclisti che al TDR partecipano in vista delle grandi corse a tappe. E questi ultimi sono numerosi, perché il caso dell'australiano Cadel Evans – che lo scorso anno ha vinto il Giro di Romandia e che pochi mesi dopo è giunto 5° al Tour de France – ha fatto scuola.
Naturalmente non possiamo accaparrarci tutti i migliori perché le squadre hanno più leader e non li inviano tutti insieme alle stesse corse.
swissinfo: Sul circuito ci sono secondo lei dei ciclisti svizzeri che in un futuro prossimo saranno in grado di mettersi in evidenza?
R.C.: Fabian Cancellara è un corridore di classiche molto forte e farà vedere le sue doti al prologo del Tour de France.
In passato la Svizzera si è un po' adagiata sulla presenza di grandi campioni dello spessore di Dufaux, Rominger, Richard o Zülle. Ora deve puntare su giovani in gamba come Morabito o Tschopp che sono in grado di confermare le speranze riposte su di loro per questo Giro di Romandia. Farebbe bene alla corsa stessa.
Intervista swissinfo, Mathias Froidevaux
Traduzione, Anna Passera
In breve
La 61esima edizione del TDR si svolge dal 1. al 6 di maggio. Partirà da Friborgo e terminerà a Losanna.
Il budget globale della competizione è di oltre 3 milioni di franchi.
Vi partecipano 168 corridori di 20 squadre. Fra loro anche 15 svizzeri.
Il percorso si snoda su un tracciato lungo in totale 667,1 km.
Giro di Romandia
Il Giro di Romandia (TDR) si svolge in un momento-chiave del calendario ciclistico mondiale: funge infatti da competizione di transizione fra le grandi classiche di un giorno e le corse a tappe più importanti, quali il Giro d'Italia o il Tour de France.
Della durata di cinque giorni, il TDR comprende tutti gli elementi che permettono di farne una grande corsa ciclistica: un prologo, una tappa a cronometro, una di montagna ed una in linea per gli sprinter.
Sono numerosi i grandi ciclisti elvetici del passato ad aver vinto questa gara. Fra loro si annoverano Ferdi Kübler (1948, 1951), Hugo Koblet (1953), René Strehler (1955), Kurt Gimmi (1959), Rolf Maurer (1964), Jorg Muller (1985), Tony Rominger (1991, 1994), Pascal Richard (1993, 1995) e Laurent Dufaux (1998).
Fra i grandi campioni stranieri entrati nell'albo d'oro della corsa vi sono anche il belga Eddy Merckx, i francesi Bernard Thévenet, Bernard Hinault e Laurent Jalabert, l'irlandese Stepen Roche, il russo Pavel Tonkov e lo spagnolo Abraham Olano.