Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01286.jsonl.gz/229

Riflessioni sul boicottaggio dei viaggi verso destinazioni dove vige la dittatura
LOCARNO - Stiamo vivendo un periodo straziante: la guerra dilaga sul terreno, sul web e nella nostra coscienza. Le sanzioni sono all’ordine del giorno e marcano sempre di più l’aggressore. Si deve boicottare la Russia anche come destinazione turistica. Come la mettiamo con le altre dittature, più o meno dichiarate? In Arabia Saudita, Cina o Thailandia? Egitto?
Si deve avere una coscienza sporca quando si viaggia in paesi che in alcuni casi assomigliano a dittature che violano i diritti umani? No, a mio avviso. Vedere una volta è meglio che sentire mille volte. Ma: chi si reca in tali destinazioni ha la responsabilità e il dovere di prepararsi bene, di occuparsi del paese, della gente, della politica e della cultura, di guardare e, per esempio, di affrontare possibili violazioni dei diritti umani e di riferirne.
La lista dei Paesi che sollevano domande è infinita: Arabia Saudita, Birmania, Cina e Corea del Nord sono solo la punta dell'iceberg. Guardando bene, probabilmente mezzo mondo dovrebbe essere boicottato. Un boicottaggio che metterebbe in pericolo milioni di posti di lavoro se tutti i paesi aderissero.
Qual è il male minore? È improbabile che un boicottaggio dei viaggi persuada qualsiasi regime a cambiare direzione - purtroppo. Come ha detto il Dalai Lama riguardo alla situazione in Tibet: «Finché i viaggiatori vengono in Tibet, le informazioni fluiscono in Tibet e le informazioni fluiscono fuori - e questo è un bene». È qui che risiede la responsabilità. Un sistema può anche essere ammorbidito dai viaggiatori stranieri - c'è uno scambio con la popolazione, si fanno domande e si raccontano storie.
Questo è quello che mi è successo, per esempio, nel corso di viaggi attraverso il Tibet, in Iran, in Cina, in Russia. Lo scambio critico e le discussioni con la gente sul posto danno un piccolo contributo al ripensamento. E spesso in questi paesi si trova qualcosa di diverso da quello che i media occidentali diffondono.
Proprio in questi giorni sono stato confrontato, nell’ambito del mio mandato di direttore di una fondazione culturale attiva nella promozione della musica classica, alla questione se accogliere sul palco una musicista russa. La decisione è stata chiara e netta: la violoncellista Anastasia Kobekina sarà in concerto questo sabato a Boswil, accompagnata dal violinista ucraino Andrej Bielow e dal pianista svizzero Jean-Sélim Abdelmoula, nell’ambito di un progetto di beneficenza.
Invito tutti a viaggiare (e a vivere) con gli occhi aperti, facendosi un quadro personale prima di giudicare.
Testo a cura di Claudio Rossetti