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La banca ha chiuso il 2009 con una perdita di 2,74 miliardi di franchi. Tuttavia, nel quarto trimestre dell'anno UBS ha registrato un utile di 1,205 miliardi di franchi, di molto superiore alle attese. I clienti, però, continuano a voltarle le spalle.
Era dal terzo trimestre 2008 che il numero uno bancario elvetico non registrava un utile trimestrale: questo risultato è ben superiore alle stime degli analisti interrogati dall'agenzia AWP, che si attendevano mediamente un utile di 376 milioni. Tutte le divisioni hanno segnato un utile ante imposte nel 4. trimestre.
Stando al comunicato di UBS, diramato martedì 9 febbraio, i programmi di riduzione dei costi e di miglioramento dell'efficienza avviati a inizio 2009 hanno portato a una considerevole contrazione dei costi fissi a 20,2 miliardi di franchi, un dato ampiamente in linea con l'obiettivo di 20 miliardi fissato per il 2010.
L'organico è sceso del 16% a 65'233 unità nel corso dell'anno. Ci si è così avvicinati notevolmente all'obiettivo per il 2010, pari a 65'000 unità.
Gli esperti del settore analizzano i risultati in modo non uniforme. Gli investitori sembrano particolarmente preoccupati dai fondi in partenza, il cui volume è tornato ad aumentare a fine anno in seguito allo scudo fiscale italiano. Tra ottobre e dicembre, gli analisti si aspettavano il ritiro di 24 miliardi di franchi; la cifra presentata da UBS è 56,2 miliardi.
Gli utili dell'ultimo quadrimestre sono un dato incoraggiante, ma alcuni analisti ammoniscono: sono da ricondurre – almeno in parte – a fattori straordinari, come la rivalutazione di crediti d’imposta differiti, principalmente negli Stati Uniti.
Scudo italiano e insicurezza: clienti in fuga
Nonostante il risultato positivo, anche negli ultimi tre mesi dell'anno, UBS è stata confrontata con un deflusso di fondi. Nel corso del quarto trimestre, la clientela ha ritirato 56,2 miliardi di franchi (al netto).
Nell'intero esercizio il deflusso si è attestato a 147,3 miliardi. Più in dettaglio nell'unità «Wealth Management & Swiss Bank» sono stati ritirati (al netto) 33,2 miliardi nel quarto trimestre, rispetto ai 16,7 miliardi del trimestre precedente.
Lo scudo fiscale italiano ha interessato patrimoni investiti per 22,8 miliardi, dei quali 14,3 miliardi sono rimasti nell'UBS.
Per la clientela svizzera, i deflussi netti si sono attestati a 5,9 miliardi (3,9 miliardi), a fronte di afflussi netti a livello di clientela aziendale e istituzionale. Quanto alla clientela internazionale, le uscite nette sono stati pari a 27,3 miliardi (12,9 miliardi).
Nel quarto trimestre la regione Asia-Pacifico ha fatto segnare una raccolta netta positiva. L'unità «Wealth Management Americas» ha rilevato un deflusso netto di 12 miliardi tra ottobre e dicembre.
A fine dicembre i patrimonio in gestione ammontavano complessivamente a 2233 miliardi di franchi, contro 2258 miliardi a fine settembre.
Creare una nuova UBS
Secondo il CEO del gruppo, Oswald Grübel, citato nel comunicato, la banca «sta rispettando il programma per la creazione di una nuova UBS», come dimostrano il ritorno alla redditività e il rafforzamento della capitalizzazione. Affrontare le cause dei deflussi netti resta «una delle massime priorità; il management è convinto che la reputazione verrà ripristinata da risultati tangibili».
Nei prossimi trimestri – ha aggiunto Grübel – «ci aspettiamo di vedere gli effetti dei progressi compiuti in termini di miglioramento dell'efficienza operativa, riduzione del rischio e ricostituzione e ridefinizione delle nostre attività».
Fiducia nella collaborazione Svizzera – USA
I vertici dell'UBS sono fiduciosi quanto a una soluzione del contenzioso tra la Svizzera e gli Stati Uniti sulla trasmissione di dati di clienti della banca accusati di avere sottratto fondi al fisco. L'istituto di credito sosterrà pienamente gli sforzi intrapresi da Berna e Washington.
«Siamo fiduciosi che i governi svizzero e statunitense intraprenderanno un dialogo collaborativo, al fine di trovare meccanismi alternativi per il rispetto degli obblighi delle parti e intendiamo fornire il nostro pieno sostegno a tali sforzi», rilevano nella lettera agli azionisti il presidente della direzione Oswald Grübel e il presidente del consiglio di amministrazione Kaspar Villiger.
Una decisione di gennaio del Tribunale amministrativo federale (TAF) ha rimesso in discussione l'applicazione dell'accordo firmato con le autorità americane. Stando alle informazioni della banca, il numero di autodenunce è inferiore alle 10'000 che le autorità statunitensi richiedevano per rinunciare all'assistenza amministrativa nei più di 4'400 casi contemplati dall'accordo gelato dal TAF. Cresce così di nuovo il rischio che la banca venga portata in tribunale dal fisco statunitense.
Per quanto riguarda un altro attacco al segreto bancario – quello della Germania intenzionata ad acquistare un cd con i nomi di possibili evasori con conti in Svizzera – il direttore delle finanze di UBS, John Cryan, ha affermato di non avere indizi indicanti che dati della propria clientela figurino tra quelli offerti alle autorità tedesche.
swissinfo.ch e agenzie
Fatti & cifre
UBS è la principale banca svizzera. Opera su scala mondiale.
Sedi: Zurigo e Basilea.
Collaboratori: più di 65'000.
Utile netto 2009: –2,74 miliardi di franchi.
Utile netto 2006 (ultimo anno in positivo): 11,53 miliardi di franchi.
Utile netto 2008 (crisi legata ai subprime): –21,29 miliardi di franchi.
Bonus
UBS ha indicato che gli oneri per il personale, bonus compresi, sono stati di 12,8 miliardi di franchi (2008: 12,2 miliardi).
I bonus ammontano a 3 miliardi di franchi (2008: 1,7 miliardi). La componente variabile è stabilita sul lungo periodo e quindi non è detto che verranno effettivamente sborsati i 3 miliardi contabilizzati.
La banca non ha rivelato se, oltre al CEO Oswald Grübel, altri top manager rinunceranno ai bonus.
Il Partito socialista ha reagito dicendo che «UBS non ha tratto nessuna conclusione dalle vicende passate». Il PS ritiene inammissibile che l'ammontare dei bonus sia equiparabile a quello delle perdite e depositerà a questo proposito una mozione parlamentare.
Crisi finanziaria e pressioni USA
Particolarmente esposta sul mercato statunitense dei crediti a rischio (subprime), UBS è stata una delle banche più toccate dalla crisi finanziaria del 2008.
La Confederazione è intervenuta aiutando UBS con un credito di 6 miliardi e con un piano per liberare la banca dai cosiddetti fondi tossici.
UBS è stata messa sotto pressione anche dal fisco USA che ha minacciato gravi ritorsioni contro la banca, accusata di aiutare cittadini statunitensi ad evadere le tasse.
Gli USA hanno richiesto i dati dei clienti UBS sospettati di evasione fiscale. Nel febbraio 2009, le autorità elvetiche hanno autorizzato la banca a consegnare i nomi di 255 clienti.
Ad agosto, Svizzera e Stati Uniti raggiungono un accordo sulla vertenza UBS. Gli USA abbandonano la richiesta di ottenere i nomi di 52'000 titolari di conti. La Confederazione s'impegna a trattare entro un anno una domanda di assistenza amministrativa che riguarda circa 4'450 conti.
Entrambe le decisioni sono state giudicate illegali dal Tribunale amministrativo federale.