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BERNA - Atteggiamento passivo da parte del Dipartimento federale dell'economia, della formazione e della ricerca (DEFR) e carenze in seno all'Ufficio federale per l'approvvigionamento economico del Paese (UFAE). Sono questi gli elementi principali emersi nell'inchiesta delle Commissioni della gestione (CdG) delle Camere in merito all'operato della flotta commerciale marittima svizzera. Critiche anche al Controllo federale delle finanze (CDF).
L'ispezione delle CdG, partita nel settembre del 2017, è nata in seguito alla vicenda delle fideiussioni destinate alla flotta svizzera di navi d'alto mare, che hanno avuto ingenti ripercussioni finanziarie per la Confederazione. Parallelamente, del caso si sta occupando anche il Ministero pubblico della Confederazione (MPC), che ha avviato un procedimento nei confronti dell'ex capo dello Stato maggiore dell'UFAE per infedeltà nella gestione pubblica e truffa in materia di prestazioni, su denuncia del DEFR.
«Per molto tempo il DEFR ha assunto un atteggiamento passivo nei confronti dell'UFAE e non ha rimesso abbastanza in discussione le attività svolte dall'Ufficio nell'ambito dei suoi compiti di vigilanza», ha affermato in conferenza stampa la consigliera nazionale Yvonne Feri (PS/AG), a nome delle CdG. Nessuno all'interno del DEFR si è pertanto accorto della direzione critica che stava prendendo questo incarto.
Inoltre, secondo le CdG, talvolta le competenze e le responsabilità della direzione dell'UFAE sono state interpretate in modo completamente diverso dal DEFR. «Ciò potrebbe aver contribuito al sorgere di problemi relativi alle fideiussioni», è stato rilevato. Dall'inchiesta è pure scaturito che l'UFAE non aveva informato a sufficienza il DEFR e, di conseguenza, non aveva rispettato appieno l'obbligo di segnalare i problemi al Dipartimento.
Una volta scoppiata la crisi, nel giugno del 2015, secondo le commissioni il DEFR ha però affrontato il problema in modo adeguato, informando il Consiglio federale a dovere. Le CdG muovono infine critiche al Controllo federale delle finanze (CDF), che ha svolto un'inchiesta amministrativa su mandato del DEFR. In questo caso emergono problemi di «indipendenza e assenza di chiare basi legali», ha precisato il consigliere agli Stati Andrea Caroni (PLR/AR) davanti alla stampa.
Secondo le CdG, l'inchiesta non è stata svolta con il necessario rigore, dato che non sono stati coinvolti in modo adeguato né l'ex capo dello Stato maggiore (negli anni 1991-2012) dell'UFAE, né l'ex delegato all'approvvigionamento economico del Paese (2006-2015). Le CdG si chiedono infine se il CDF sia l'organo appropriato per svolgere un'inchiesta amministrativa su mandato di un dipartimento.
Le commissioni hanno formulato diverse raccomandazioni al Consiglio federale, chiamato a prendere posizione entro il primo di ottobre. Chiedono fra le altre cose un esame della struttura organizzativa dell'UFAE, chiarimenti sugli organi che possono essere incaricati di svolgere un'inchiesta amministrativa e una migliore presa a carico delle fideiussioni nella gestione dei rischi.
La crisi della flotta - La flotta mercantile svizzera - che dispone di una cinquantina di navi - è sostenuta dal 1959 dalla Confederazione tramite fideiussioni. Queste ultime mirano anzitutto a garantire l'approvvigionamento in merci del Paese. Tuttavia, la navigazione marittima attraversa una crisi mondiale, che interessa pure gli armatori svizzeri.
Nel maggio del 2017 il Consiglio federale aveva chiesto al parlamento un credito supplementare di 215 milioni di franchi per affrontare i problemi di cui è oggetto la flotta elvetica d'alto mare, coprendo le fideiussioni di tredici navi destinate alla vendita. La fattura era stata presentata alle Camere solo all'ultimo momento, obbligandole praticamente ad accettare la spesa.