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BERNA - L'idea di rendere obbligatoria la vaccinazione contro il coronavirus per accedere a taluni servizi è attrattiva, ma delicata dal punto di vista etico. È quanto ritiene il medico Samia Hurst-Majno, vicepresidente della task force Covid-10 del Consiglio federale.
In un'intervista pubblicata oggi da diversi quotidiani romandi, Hurst-Majno afferma che «l'accesso a prestazioni pubbliche è garantito» dalla legge e non può essere limitato. «Tuttavia, l'accesso a prestazioni private non lo è. Se lo Stato volesse impedire che attori privati agiscano in modo differente con le persone, occorrerebbe legiferare», aggiunge.
La direttrice dell'istituto "Ethique histoire humanités" all'università di Ginevra osserva che vi sono limiti alla libertà contrattuale. «Se tutti i negozi alimentari chiedessero l'obbligo di vaccinarsi per fare la spesa, avremmo un problema», sottolinea Hurst-Majno.
Due scenari per l'uscita dalla crisi - D'altro canto, secondo l'esperta, sarà più difficile impedire a una compagnia aerea di imporre la vaccinazione per prendere l'aereo. «Gli Stati hanno il diritto di chiedere la prova di una vaccinazione contro una malattia come condizione di ingresso».
L'organizzazione di grandi eventi si trova tra i due estremi, prosegue Hurst-Majno. «Si tratta di una questione riguardante i diritti delle persone, delicata». La Commissione nazionale di etica sta esaminando attualmente questi aspetti.
Secondo la vicepresidente della task force governativa, vi sono due scenari di uscita dalla crisi del coronavirus, che sono determinati dal «grado di accettazione della vaccinazione». Se una parte sufficiente della popolazione elvetica accetta di farsi vaccinare affinché il sistema sanitario non sia più in pericolo, «tutto potrà riaprire».
«Nello scenario più pessimista, il tasso di cittadini che accettano di farsi vaccinare non raggiunge i parametri voluti», sottolinea il medico. In questo caso, visto che sussisterebbe il rischio di sommergere il sistema sanitario, «bisognerà mantenere le misure restrittive».