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Il brutale e sanguinoso Hardcore Fighting Championships (boxe a mani nude) è lo sport più duro e a bassa ricompensa.
Questi pugili coraggiosi, o totalmente pazzi, mettono in gioco la loro salute per essere incoronati campioni e vincere un premio relativamente misero di 12'000 franchi in denaro.
L'Hardcore Fighting Championships è in corso di svolgimento a Mosca ed è il primo campionato di lotta a mani nude professionale della Russia.
Un ambiente che ricorda le arene romane, nelle quali i gladiatori insanguinati, lottavano per la libertà.
Questi lottatori russi moderni hanno solo dei sottili bendaggi intorno ai polsi e nessun latro tipo di protezione, il che significa che mani e volti sono spesso a malapena riconoscibili alla fine di un incontro.
Per rendere la cosa ancora più bizzarra, la gabbia - che definisce lo spazio fisico entro il quale i pugili si trovano a lottare - si trova a bordo di un'enorme nave da carico ormeggiata sul fiume Mosca.
Il piccolo numero di spettatori paganti, che ha dimenticato le paure legate al Covid-19, si è radunato lunedì per vedere gli incontri degli ultimi sedici 16 combattenti rimasti in corsa per il titolo.
In una Russia dove i problemi economici di molti sono evidenti l'evento ha attirato un sacco di combattenti - molti disperati -, mentre milioni sono i fan che guardano il campionato da casa.
Tra i grandi nomi ci sono Zelemkhan «Machine Gunner», Yevgeny «Sailor» Kurdanov e Firuz «Sympathetic» Yusupov.
Con le sue radici negli antichi imperi di Grecia e Roma, la boxe a mani nude è illegale in diversi paesi ma non in Russia e Inghilterra per esempio.
Come in Russia, anche nel Regno Unito questo sport antico sta godendo di un rinnovato interesse, con eventi che attirano fino a 800 spettatori disposti a magari più di 100 franchi a biglietto.
Shaun Smith, gestore di una palestra e organizzatori di questo genere di combattimenti, spiega in parte la rinascita d'interesse nei confronti della boxe a mani nude: «Per me è la prova definitiva della virilità».
«Non otterrai nulla di più crudo di una lotta a pugni nudi», ha continuato Smith.
Lontani sono i tempi in cui si combattevano le guerre con le spade e si infilzavano i nemici con le alabarde, i momenti in cui si squarciava il cervo catturato dopo ore e ore di febbrile caccia in un ostico ambiente montano, le scene raccapriccianti di incidenti di vita quotidiana che rimanevano negli occhi della gente perché non vi erano medici e ambulanze a coprire il sangue e le urla.
«Qualcosa si romperà, qualcosa sanguinerà. Questi uomini ci danno dentro sapendo che qualcosa di molto doloroso succederà sicuramente. È lo sport più estremo che si possa fare», ha aggiunto l'inglese, che conclude:
«La boxe professionistica è bella, così come la MMA, la Muay Thai e altri sport di questo genere. Si tratta di sport estremi, duri; ma la boxe a mani nude ha quel veleno in più».