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L'abolizione dell'imposta preventiva sugli interessi delle obbligazioni è l'ultimo oggetto riportato sulle schede di voto per le votazioni popolari del 25 settembre. Questa revisione di legge si prefigge di rafforzare il mercato delle obbligazioni in Svizzera, che nel 2020 ha fatto registrare un volume d'emissione di nuovi titoli in calo di circa il 10% rispetto al dato di 10 anni prima.
La Confederazione riscuote attualmente un'imposta preventiva del 35% sugli interessi legati alle obbligazioni emesse in Svizzera. Tale prelievo, che è volto ad assicurare l'imposta sul reddito e sulla sostanza, viene poi automaticamente rimborsato, se la persona domiciliata in Svizzera ha menzionato correttamente gli interessi sulla sua dichiarazione fiscale. Esse, infatti, debbono presentare una domanda di rimborso e, se la presentano dall'estero, ottengono per ragioni giuridiche un rimborso parziale o addirittura nullo. A risentirne è quindi l'attrattiva delle obbligazioni emesse in Svizzera: agli occhi degli investitori esteri esse risultano poco interessanti; inoltre molte aziende elvetiche, proprio per eludere lo scoglio dell'imposta preventiva, emettono spesso le loro obbligazioni in Paesi che non applicano un simile prelievo.
Governo e Parlamento, visti gli effetti negativi per la piazza economica, ritengono quindi che l'imposta preventiva vada soppressa. Il progetto in materia prevede l'abolizione di questo prelievo anche in relazione agli interessi maturati sui conti bancari di persone giuridiche e investitori esteri. Per questi casi si ritiene infatti che gli obblighi contabili e lo scambio automatico di informazioni assicurino già attualmente una corretta imposizione sui redditi legati a interessi. Al prelievo rimarranno invece sottoposti i privati domiciliati in Svizzera. Il progetto, sempre in funzione delle obbligazioni svizzere, contempla quindi anche l'abolizione di quella tassa di negoziazione che viene attualmente incassata sulle transazioni che concernono questi titoli. Tale tassa rimarrà invece in vigore per le negoziazioni di obbligazioni estere.
Con queste misure, e altre di carattere complementare, si punta a riportare nella Confederazione i portafogli dei titoli amministrati all'estero e la creazione di valore che essi determinano.
Gli argomenti dei contrari
Contro la revisione della legge si è attivato un comitato che ha promosso con successo il referendum, ufficialmente riuscito a inizio aprile. I contrari sostengono che questa misura finirà per privilegiare circa 200 grandi aziende, mentre centinaia di migliaia di piccole e medie imprese non ne trarranno vantaggi visto che non si finanziano attraverso l'emissione di obbligazioni. Inoltre l'abolizione del prelievo, sempre a detta dei referendisti, si risolverebbe in un incoraggiamento per la criminalità fiscale. Decadrebbe infatti per i grandi investitori l'incentivo a dichiarare correttamente i propri capitali.
Gli avversari del progetto ritengono quindi che siano minimizzate le perdite di gettito fiscale derivanti dalla revisione. Esse, con tassi d'interesse normali, dovrebbero ammontare a 600-800 milioni di franchi all'anno: decisamente di più rispetto ai circa 200 milioni ipotizzati dal Dipartimento federale delle finanze.
Gli argomenti dei favorevoli
Per Governo e Parlamento è necessario porre fine ad un prelievo fiscale complicato e oneroso. La modifica legislativa ha l'obiettivo di riportare l'attività obbligazionaria in Svizzera, creando così posti di lavoro e generando valore aggiunto.
Per i favorevoli alla revisione si tratta anche di tener conto della riforma fiscale dell'OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), che prevede una tassa minima sulle grandi aziende e che inizia a essere applicata. Questo prelievo può incidere sulla competitività della nostra piazza economica. È quindi importante offrire benefici in altri settori, per far sì che la Svizzera rimanga attrattiva anche in avvenire.