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L’Esame periodico universale (EPU) è un importante meccanismo internazionale volto a monitorare l’attuazione dei diritti umani. A scadenza di cinque anni, ogni Stato membro dell’ONU deve sottoporsi a questo esame inter pares. Le raccomandazioni formulate per i singoli Paesi costituiscono un quadro politico di peso entro il quale sostenere gli sforzi intrapresi dagli Stati per migliorare il rispetto dei diritti umani. Nel novembre 2017, la Svizzera si sottoporrà per la terza volta all’esame dinanzi al Consiglio dei diritti umani.
Il rapporto adottato dal Consiglio federale si basa sulle 99 raccomandazioni accolte dalla Svizzera in occasione dell’ultimo EPU, risalente all’ottobre del 2012, che riguardando, tra l’altro, la migrazione, la parità di genere, la tutela delle minoranze e la lotta alla tratta degli esseri umani. Il documento illustra le misure giuridiche, politiche e amministrative adottate come pure i progressi realizzati dalla Svizzera in materia di diritti umani dal 2012 a oggi. Fa infine il punto sulle sfide cui la Svizzera deve ancora far fronte in alcuni ambiti specifici, ad esempio in materia di lotta alla discriminazione razziale e di disparità salariale. In linea di massima, il Consiglio federale giudica buono il livello di tutela dei diritti umani in Svizzera.
Il terzo rapporto nazionale della Svizzera per l’EPU è frutto di un’ampia procedura di consultazione condotta in seno alla Confederazione e presso i Cantoni, la società civile e i rappresentanti dell’economia privata. I primi due EPU della Svizzera (2007 e 2012) e il monitoraggio dell’applicazione delle raccomandazioni accolte in quelle occasioni hanno permesso di instaurare un dialogo costruttivo tra le parti sull’attuazione dei diritti umani in Svizzera. Il Consiglio federale vuole mantenere questo dialogo nel quadro del terzo EPU.
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