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NEW DELHI - Una clinica privata di Delhi è sotto inchiesta dopo che i suoi medici hanno dichiarato morto un neonato prematuro che in realtà era vivo. Il padre del piccolo si è accorto dell’errore mentre portava il figlio al crematorio.
La moglie dell’uomo, 20 anni, era al quinto mese di gestazione quando, il 30 novembre scorso, è stata fatta partorire alla clinica Max Hospital a Shalimar Bagh in seguito a delle complicazioni. Ha dato alla luce una femmina, nata morta, e un maschio, dichiarato morto alcune ore dopo.
Mentre il padre dei piccoli, 26 anni, si dirigeva al crematorio, ha però percepito dei movimenti provenire dal sacchetto di plastica in cui l’ospedale aveva riposto i corpicini dei suoi figli: il maschietto si muoveva ancora. Portatolo di corsa in un altro ospedale, ha scoperto che era ancora vivo.
A spingere i medici a trascurare, forse, il destino del piccolo sarebbe stata secondo il padre l’esitazione sua e della moglie alla richiesta della clinica di pagare 5 milioni di rupie per tenere il piccolo nella nursery finché non fosse stato fuori pericolo (la somma equivale a quasi 77mila franchi).
Come riporta il Times of India, il Max Hospital ha già allontanato i due medici responsabili delle cure del gemellino prematuro e sta collaborando con gli inquirenti e le autorità sanitarie indiane. Secondo alcune fonti a conoscenza del rapporto preliminare, i medici non avrebbero nemmeno fatto un elettrocardiogramma al neonato prima di dichiararlo morto e consegnarlo al padre per le esequie.
Almeno fino a martedì il piccolo si trovava in ospedale in stato critico: «I medici non hanno molte speranze che sopravviva», ha spiegato uno zio al portale d’informazione indiano.