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Il Coro
Completamente perdute per noi sono la musica e i movimenti della danza corale, che per la tragedia era detta emmèleia ed aveva un carattere grave e solenne. Testimonianze antiche parlano di "danza del bastone", di "mani sopra la testa", di movimento a "tenaglia", ma non è possibile dare indicazioni sicure su queste posizioni. Nella tragedia classica il coro entrava spesso nel vivo dell’azione drammatica, si faceva portatore delle istanze e dei valori etici, propri della comunità della pòlis, e aiutava lo spettatore a decifrare il significato profondo degli eventi. Poi finì col perdere gradualmente d’importanza.
L’attore e la maschera
Proprio il corifeo si sarebbe trasformato in seguito nell’attore. Il numero degli attori passò da uno a due (con Eschilo), a tre (con Sofocle) e rimase per sempre invariato. L’uso della maschera, forse un ricordo degli antichi rituali religiosi, permetteva agli attori (che dovevano essere tutti maschi) di recitare diverse parti nella stessa opera. Nelle Troiane di Euripide, ad esempio, il protagonista aveva la parte di Ecuba; il deuteragonista quelle di Atena, Cassandra, Andromaca ed Elena; il tritagonista quelle di Poseidone,Taltibio e Menelao; il coro era composto da 15 prigioniere troiane; personaggio muto (kòphon pròsopon) era Astianatte. Nell'Elettra di Sofocle il protagonista aveva la parte di Elettra; il deuteragonista quella di Oreste, Crisotemi e Clitemestra; il tritagonista quella del Precettore ed Egisto; il coro era composto da quindici donne di Micene; personaggio muto era Pilade. La maschera, senza dubbio, consentiva di creare effetti drammatici di grande intensità e potenza, ma, secondo alcuni, contribuiva soprattutto ad amplificare il suono della voce cosicché l’attore poteva essere udito anche da grande distanza. Come per il coro, altrettanto difficile è ricostruire i movimenti scenici degli attori: nel teatro antico, infatti, a differenza che in quello moderno, le didascalie erano ‘interne’ al testo, contenute cioè nella battuta del personaggio, mai espressamente indicate nei testi stessi, che d’altra parte non circolavano scritti come quelli della drammaturgia moderna. Nelle Troiane di Euripide, ad esempio, Ecuba suggerisce le posizioni da lei assunte nel primo monologo, dicendo: "Su, misera, solleva la testa. Su la gola da terra... Questo giacere sulla pietra nuda mi sfibra. Oh, la mia testa! Volgersi sui fianchi ogni momento". Per quanto riguarda la recitazione, basti dire che essa non doveva essere di tipo naturalistico, bensì declamatorio e quindi protesa ad un effetto di forte straniamento a differenza del teatro moderno che tende piuttosto al concetto di interpretazione.
I costumi
L’abbigliamento era quello della vita quotidiana e
quindi mirava in genere a sottolineare la posizione sociale e l’età, ma anche lo
stato d’animo del personaggio. Euripide, in particolare, fu molto criticato per
avere, in alcune sue tragedie, vestito eroi e principesse con abiti miseri e cenciosi (si
pensi alla sua Elettra in abiti da contadina). Comune nella tragedia fu un particolare
tipo di calzatura detta coturno, una specie di stivaletto a mezza gamba con una
suola molto spessa (circa 10-20 cm.) che conferiva al personaggio un aspetto imponente.
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