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BERNA - La copertura mediatica dell'emergenza coronavirus è stata «tendenzialmente positiva» in Svizzera, anche se diversi media non sono stati «sufficientemente critici» nella fase che ha preceduto il confinamento.
Uno studio dell'Università di Zurigo ha peraltro evidenziato che i media italofoni sono stati quelli che hanno dedicato il maggior numero di notizie all'argomento: il picco è stato raggiunto il 21 aprile, quando il 75% di tutti i contributi delle testate prese in considerazione nella Svizzera italiana facevano riferimento al Covid-19.
Coronavirus vs. clima - In certi giorni, fino al 70% di tutti i contributi dei media svizzeri erano correlati al coronavirus. Raramente un argomento riceve una copertura mediatica così intensa, scrivono in una nota gli autori dello studio del Fög (Forschungsinstitut Öffentlichkeit und Gesellschaft), l'istituto di ricerca di opinione pubblica e società dell'Università di Zurigo, che si riferisce alla prima metà del 2020. A titolo di paragone, gli autori dello studio citano la percentuale di articoli dedicati al dibattito sul clima, che «ha superato di poco il 10%» nell'anno elettorale 2019, pur essendo uno dei temi dominanti delle elezioni federali.
Pochi economisti e poche donne - Lo studio rileva che la copertura mediatica della pandemia ha coperto un'ampia gamma di argomenti, come la medicina, la politica e l'economia. I media svizzeri hanno spesso chiesto il parere degli esperti, che si sono espressi nell'83% dei resoconti sull'argomento. Virologi, epidemiologi e immunologi sono stati gli esperti più citati. Fra i 30 ricercatori che hanno ricevuto la maggiore copertura mediatica, soltanto tre erano economisti. «Discipline come la sociologia, la psicologia e le scienze politiche sono risultate fortemente sottorappresentate», afferma il direttore del Fög, Mark Eisenegger. Le donne hanno subito la stessa sorte: dei 30 esperti più richiesti, solo due erano donne.
Informazioni obiettive - L'Istituto Fög arriva alla conclusione che la copertura mediatica è stata «relativamente buona». La maggior parte dei media si è occupata della pandemia e delle sue conseguenze da una prospettiva sociale globale piuttosto che concentrarsi su singoli aspetti o destini. Nel complesso «l'argomento è stato affrontato in modo obiettivo». I risultati dello studio mostrano che i media nel loro complesso «hanno mantenuto una distanza critica dal governo e dalle autorità». Tuttavia, nella fase "sensibile" che ha preceduto le misure di confinamento questa distanza è stata meno pronunciata. «Molti media sono stati troppo acritici», sostengono gli autori dello studio.
In generale, lo studio ha evidenziato che i media di lingua italiana hanno iniziato un po' prima a tematizzare il coronavirus. Molto rapidamente, la pandemia è in seguito diventata il tema centrale anche per i media di lingua francese e tedesca, con un'evidente correlazione con il numero di casi d'infezione segnalati.