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Nella memoria roveredana è ancora ben presente il ricordo della zecca – intesa come officina dove si coniano le monete e non come fastidiosissimo acaro – che fu attiva all’epoca della signoria dei Trivulzio sulla Valle. Esisteva inoltre una Caraa di Zechin (o del Zechin) che conduceva da Piazeta alla Stazione e che scomparve dopo la costruzione dell’autostrada. L’edificio che aveva ospitato la zecca era ubicato, infatti, in capo al vecchio ponte, sulla riva sinistra, dove si trova adesso la ormai ex casa di Circolo o Palazzo di Giustizia di Roveredo, costruita all’inizio del Novecento.
Fatto costruire dai de Sacco come residenza o per uso amministrativo nei primi decenni del XIV secolo, l’edificio con torretta che ospitò la zecca, talvolta confuso con il castello, passò al Trivulzio che acquistò la signoria di Mesolcina nel 1480. Di questo palazzo e del quartiere Piazeta esiste una rappresentazione (risalente alla seconda metà del Seicento) sullo sfondo di un dipinto raffigurante S. Matteo che si trova nella chiesa di S. Giulio.
L’edificio della Zecca (a sin.); particolare di un dipinto raffigurante S. Matteo nella chiesa parrocchiale di San Giulio.
Padrone della Mesolcina, Gian Giacomo Trivulzio aveva capito l’importanza strategica della Valle per il controllo dei passaggi alpini e dei territori settentrionali del ducato di Milano. Mirando a farne il nucleo di un suo Stato personale, fece eseguire una serie di lavori pubblici, favorì il commercio e ottenne pure, nel 1487 un diploma imperiale che gli conferiva il diritto di battere moneta in Mesolcina, privilegio importante, che gli fu confermato nel 1504/5 dall’imperatore Massimiliano I; nel 1496 la concessione di batter moneta in favore del condottiero milanese è pure contenuta in un atto del duca Luigi d’Orléans, futuro re di Francia.
Grosso d’argento da 6 soldi coniato dalla zecca trivulziana di Roveredo.
In passato alcuni storici hanno ritenuto che la zecca mesolcinese si trovasse dapprima nel castello di Mesocco. L’ipotesi oggi abbandonata – nessun documento ha mai attestato la presenza di locali adibiti al conio di monete nel castello – si spiega forse con la confusione per analogia tra Mesocco e Mesolcina o con un’interpretazione errata del diploma imperiale del 1487che concedeva la facoltà di batter moneta “nel castello di Mesocco o suo territorio”. Del resto, Roveredo era senza dubbio il centro amministrativo ed economico della Mesolcina.
Non è facile stabilire con esattezza per quanti anni la zecca fu effettivamente in funzione. Un documento del 1497 menziona un procuratore del Trivulzio residente nella zecca di Roveredo. Nel 1512 il Trivulzio ottenne dal re di Francia il privilegio di battere moneta a Musso (sul Lago di Como) “come era solito fare prima in Mesolcina”. Si può quindi presumere che a questo momento la zecca di Roveredo non fosse più attiva, anche per la situazione difficile della Valle, in seguito alle lotte per il controllo di Bellinzona. All’epoca di Gian Giacomo Trivulzio dalla zecca di Roveredo uscirono circa 90 tipi diversi di monete, d’oro,d’argento e di metalli meno pregiati: scudi, testoni, cavallotti, grossi, parpagliole...
Possiamo situare nei primi anni del 1500 il periodo di maggior sviluppo della zecca. Molto probabilmente è la zecca di Roveredo quella raffigurata in un’illustrazione (riferita agli eventi del 1509) della Cronaca svizzera del lucernese Diebold Schilling, anche se alcuni autori propendono per la zecca di Bellinzona, attiva dal 1503 al 1529. Quasi certamente la rappresentazione non è realistica e il disegnatore non ha mai visitato i locali; l’immagine dà tuttavia l’idea di come si lavorasse in una zecca a quel tempo.
L’interno della zecca di Roveredo (o di Bellinzona); illustrazione inserita nella “Luzerner Chronik des Diebold Schilling”, pubblicata nel 1513.
Morto Gian Giacomo nel 1518, l’attività riprese sotto i suoi successori. Costoro, non più interessati politicamente alla Mesolcina, cercavano soltanto di trarre dalla signoria il maggior profitto economico possibile. La zecca fu appaltata a zecchieri poco scrupolosi che coniarono dei falsi. I documenti attestano un contratto del 1529 per l’appalto della zecca roveredana a tale Dionigi Besson di Lione, per un periodo di sei anni. L’attività della zecca continuò almeno fino al 1541 e cessò verosimilmente qualche anno prima del riscatto della Valle dalla signoria dei Trivulzio nel 1549.
Né prima, né dopo la signoria dei Trivulzio furono coniate monete in Mesolcina.
L’edificio che aveva ospitato la zecca di Roveredo fu poi usato soprattutto come carcere o per altre necessità giudiziarie e più volte trasformato, fino alla demolizione nel 1912 e alla sua sostituzione con quello tuttora esistente, che ne ricorda vagamente la fisionomia e le funzioni.
L’edificio poco prima della sua demolizione del 1912...
... e la Casa di Circolo edificata qualche anno dopo.
Bibliografia sommaria
Emilio Tagliabue “È davvero esistita la zecca di Mesocco?”, Rivista italiana di Numismatica, III, 1890.
Savina Tagliabue, La signoria dei Trivulzio in Valle Mesolcina Rheinwald e Safiental, Milano 1927 [rist. anastatica, Lugano 1996].
Carlo Bonalini, “La Zecca di Roveredo”, Quaderni grigionitaliani, 4, 1936-37, p. 282-286.
Franchino Giudicetti, “Un’illustrazione contemporanea della zecca di Roveredo?”, Quaderni grigionitaliani, 4, 1977, p. 281-285.