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Il caso
Una telecamera nascosta negli spogliatoi di un fast-food
Un'indagine del giornale vodese 24Heures racconta la disavventura vissuta da alcune impiegate di un ristorante Holy Cow, una catena di fast food specializzata in prodotti svizzeri. Le dipendenti sarebbero state riprese a loro insaputa negli spogliatoi del locale.
Il caso, svelato questo lunedì dai colleghi del 24Heures, è iniziato alla fine di gennaio del 2020. Si sarebbe svolto in un ristorante della catena di fast-food Holy Cow (presente in Romandia, con tre stabilimenti a Losanna, due a Ginevra, uno a Villeneuve, Sion e Friburgo e con cinque locali nella Svizzera tedesca), senza che se ne conosca però l'ubicazione esatta.
Un giorno, mentre si cambia negli spogliatoi, un'impiegata scopre una telecamera nascosta in un condotto di ventilazione. La dipendente, che è di origine straniera, informa immediatamente il responsabile dello stabilimento. Quest'ultimo, dopo aver preso la telecamera, gli avrebbe chiesto di non parlare di questa vicenda con nessuno.
Ma, molto velocemente, l'impiegata si confida con una collega, «una delle poche donne svizzere francofone tra il personale», allora diciannovenne. Poco dopo la sua scoperta, la telecamera scompare misteriosamente. Il direttore l'avrebbe lasciata in un cassetto della scrivania, accessibile a chiunque. «Peggio: la sera dopo la scoperta, intorno alle 23:00, una società indipendente sarebbe stata incaricata di pulire la ventilazione», aggiunge il giornale vodese.
È stata sporta denuncia
Secondo diverse testimonianze, il manager e un supervisore avrebbero cercato di «fare pressione» sui dipendenti, ordinando loro di non dire nulla sulla famosa telecamera, aggiungendo che la direzione era stata informata del caso. Slegatesi le lingue, il personale femminile viene convocato, tre giorni dopo il ritrovamento negli spogliatoi, a una riunione straordinaria.
Ammettendo di temere per la sua posizione, il gestore del ristorante avrebbe dichiarato di non aver informato la direzione. Ma su insistenza delle collaboratrici, si sarebbe finalmente impegnato a farlo.
Non sentendosi ascoltate, cinque dipendenti hanno deciso di sporgere denuncia alla polizia. Tutte hanno ricevuto un'e-mail concisa dalle risorse umane dell'azienda, che prometteva di tenerle informate su quanto sarebbe accaduto dopo la presentazione del reclamo. A parte l'installazione di una tenda negli spogliatoi, il personale non ha visto alcun seguito al caso. I responsabili non sembrano essere preoccupati.
Tra i testimoni che parlano nell'articolo, una collaboratrice sbotta: «Tutte quelle che si sono rifiutate di tacere e dimenticare questa vicenda sono finite nei guai». Si parla in particolare di riduzioni d'orario, che il gruppo Holy Cow giustifica invocando la pandemia.
Nessuna istruzione aperta
Il motivo della denuncia delle cinque collaboratrici è «violazione della sfera segreta o privata mediante apparecchi di presa d'immagini». Tale atto è punibile con la privazione della libertà fino a 3 anni o con una sanzione pecuniaria.
Ma il Ministero pubblico non ha aperto un'indagine, riferisce il 24Heures, «stimando che la telecamera installata negli spogliatoi non funzionasse» - non c'era scheda di memoria, secondo i testimoni - e considerando quindi «che nessun reato era stato commesso». Le denuncianti non avrebbero ricevuto una decisione scritta, il che avrebbe impedito loro di presentare ricorso.
Se la catena di fast-food non ha risposto direttamente alle domande dei nostri colleghi del 24Heures, il gruppo «Holy Cow Gourmet Burger» condanna un «atto isolato inaccettabile» e mostra solidarietà nei confronti dell'indignazione delle dipendenti interessate.