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<h2>SubmittedText<h2><p>Le rivoluzioni in Africa settentrionale e le incessanti ondate migratorie da questi Paesi pongono l'Europa dinnanzi a un'enorme sfida. Non è chiaro quante persone lasceranno effettivamente il loro Paese e come l'Europa affronterà i flussi migratori. Chiediamo al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Quale strategia e quali misure concrete propone il Consiglio federale per preparare la Svizzera a questa situazione straordinaria?</p><p>2. Ha intenzione di applicare con fermezza l'accordo di Dublino, di controllare l'entrata nello spazio Schengen e di non entrare in materia delle domande multiple? Prevede misure supplementari nel contesto di Schengen/Dublino (ad es. rifiuto del doppio esame di domande di asilo provenienti dalla Grecia)? Visti i movimenti migratori, è disposto a prendere in considerazione provvedimenti straordinari che vadano oltre l'accordo Schengen/Dublino?</p><p>3. In tale contesto quali rischi per la sicurezza svizzera intravede il Consiglio federale? Quali misure pensa di adottare?</p><p>4. Quali misure e aiuti in loco sono previsti?</p><p>5. Secondo il Consiglio federale quale può essere il contributo di organizzazioni internazionali come ad esempio il CICR?</p><p>6. Che tipo di collaborazione e di coordinamento sono previsti con i cantoni?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale segue e valuta con grande attenzione l'evolversi della situazione in Africa settentrionale. I Paesi della regione devono attualmente far fronte a una forte pressione migratoria. Soprattutto in Libia, dove si trovano circa 1,5-2 milioni di lavoratori stranieri, molte persone stanno fuggendo dalla violenza degli scontri. Fino all'8 marzo 2011, oltre 200 000 persone hanno lasciato la Libia alla volta dei Paesi limitrofi Egitto, Tunisia e Niger. Soprattutto nelle regioni di confine tunisine ed egiziane regnano in parte condizioni molto precarie. In Europa non si è finora assistito a un aumento notevole della migrazione. Da inizio anno sull'isola di Lampedusa sono sbarcati circa 8000 nuovi immigrati, giunti soprattutto dalla Tunisia. Alla luce dell'incertezza della situazione, soprattutto in Libia, è molto difficile formulare previsioni attendibili in merito agli ulteriori sviluppi. Il Consiglio federale risponde come segue alle domande poste:</p><p>1./4./5. Attualmente Europa e Svizzera non si trovano di fronte a una situazione straordinaria. Il Consiglio federale ritiene tuttavia probabile un aumento dei flussi migratori verso l'Europa. Pertanto varie misure sono già state adottate su scala nazionale e internazionale; attualmente la priorità verte su provvedimenti immediati in loco nonché su misure di coordinamento in materia di cooperazione internazionale. La Svizzera contribuisce ad alleviare l'emergenza umanitaria in Libia e nelle regioni limitrofe. Attualmente in Tunisia ed Egitto, lungo il confine libico, tre squadre di pronto intervento con esperti del corpo svizzero di aiuto umanitario (CSA) sono al lavoro per valutare le necessità, sul piano sanitario, di alloggi e approvvigionamento idrico, per coordinare gli interventi con le autorità preposte e le organizzazioni partner e introdurre misure di primo soccorso. Parallelamente è stato assegnato un esperto CSA sia all'Ambasciata svizzera del Cairo sia a quella di Tunisi, allo scopo di garantire il coordinamento tra organi governativi, donatori istituzionali e associazioni umanitarie. L'aiuto umanitario della Confederazione sostiene gli interventi sanitari più urgenti del CICR con 500 000 franchi. Grazie a questi fondi è stato possibile potenziare l'organico degli ospedali di Bengasi (nell'est della Libia) con personale specializzato e fornire materiale medico. Infine la Svizzera sostiene con 500 000 franchi la registrazione delle persone provenienti da Paesi asiatici e africani lungo il confine libico, come pure la loro assistenza e il loro rientro nei Paesi di origine attraverso l'ACNUR e l'OIM. Le operazioni citate si sono svolte in collaborazione con le autorità egiziane e tunisine.</p><p>Quanto alle misure di politica estera, la Svizzera pone l'accento sull'armonizzazione con gli altri Stati Dublino. E centrale il sostegno fornito mettendo tre esperti svizzeri a disposizione della missione congiunta Frontex nel Mediterraneo. Inoltre il Consiglio federale si adopera affinché l'accordo di Dublino sia attuato correttamente (cfr. domanda 2).</p><p>La Svizzera si prepara a far fronte a un possibile aumento della migrazione in provenienza dall'Africa settentrionale anche approntando misure su scala nazionale in stretta collaborazione tra Confederazione e cantoni. Il 24 febbraio 2011 si è quindi tenuta una seduta speciale del comitato d'esperti "Procedura d'asilo e alloggio", che riunisce, oltre ai cantoni e all'Ufficio federale della migrazione (UFM), anche rappresentanti del DDPS, di Armasuisse, del corpo delle guardie di confine (Cgcf) e del DFAE. Un gruppo di lavoro diretto dall'UFM ha ricevuto l'incarico di elaborare piani di azione in risposta a vari scenari ipotizzabili per la prossima riunione del comitato d'esperti. Tale pianificazione terrà conto degli aspetti finanziari e delle questioni in materia di protezione delle frontiere e di coordinamento internazionale. La prossima seduta speciale del comitato d'esperti è prevista per il 17 marzo 2011.</p><p>2. L'accordo di Dublino è in vigore dal 12 dicembre 2008. Soprattutto con l'Italia l'applicazione funziona sostanzialmente bene, anche se non sempre senza intoppi. Il nostro Paese intende continuare ad applicarlo in maniera generalizzata anche in futuro. Indipendentemente dall'accordo, la Svizzera non entra nel merito di domande multiple (art. 32 cpv. 2 lett. e LAsi).</p><p>Finora lo spazio Dublino non ha ancora dovuto far fronte a un massiccio aumento della migrazione in brevissimo tempo. Al momento è difficile prevedere se l'attuale sistema Dublino sarebbe in grado di sopportare un incremento straordinario dell'immigrazione che supera le capacità di assorbimento di singoli Stati, esposti in misura maggiore di altri. A parere del Consiglio federale, gli sforzi profusi in seno all'UE, che vedranno la partecipazione della Svizzera, devono proporsi essenzialmente di rendere il sistema di Dublino in grado di sostenere eventuali oneri supplementari.</p><p>Secondo il codice frontiere Schengen, gli Stati membri hanno la possibilità, in casi eccezionali e a determinate condizioni (grave minaccia dell'ordine pubblico o della sicurezza pubblica), di ripristinare temporaneamente i controlli alle frontiere interne. Al momento le condizioni non sono adempiute.</p><p>3. Alla luce dell'instabilità della situazione in Africa settentrionale, non si possono ancora prevedere esattamente gli eventuali rischi per la sicurezza - rischi non soltanto insiti alla politica migratoria, ma anche al terrorismo, ai movimenti estremisti e alla criminalità organizzata. Tali pericoli dipendono sostanzialmente dall'entità, dalla dinamica e dalla composizione dei movimenti migratori, come anche dalle condizioni in cui tali movimenti sono sorti e dalla loro evoluzione nel Paese di origine. I principali comitati di politica di sicurezza, tra cui l'Organo direttivo in materia di sicurezza, la Delegazione del Consiglio federale per la sicurezza e lo stesso Consiglio federale, tengono conto di tutti questi fattori nel formulare una valutazione.</p><p>6. Un buon coordinamento tra Confederazione e cantoni riveste fondamentale importanza. Tale coordinamento è affidato a vari comitati peritali (comitato d'esperti "Procedura d'asilo e alloggio", commissione "Esecuzione dell'allontanamento", ecc.). Già oggi i richiedenti l'asilo sono, in un primo momento, alloggiati nei centri di registrazione e di procedura della Confederazione. Se è possibile un allontanamento rapido - verso il Paese di origine o un altro Stato Dublino - si cerca di non ripartire i richiedenti l'asilo nei cantoni. Altrimenti la Confederazione ripartisce i richiedenti l'asilo nei cantoni, che di regola restano competenti per il soggiorno in Svizzera fino alla partenza di queste persone. La Confederazione è dunque responsabile della procedura, i cantoni del soggiorno e dell'esecuzione degli allontanamenti. Confederazione e cantoni hanno quindi competenze diverse, ma una responsabilità comune. Il Consiglio federale reputa pertanto essenziale una stretta e buona collaborazione con i cantoni in materia di migrazione e di asilo.</p>  Risposta del Consiglio federale.