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BERNA - È importante che la SSR collabori con altri partner nel settore dei media per rafforzare la pluralità delle opinioni e dell'offerta, senza che si verifichino discriminazioni. In quest'ottica il Consiglio degli Stati ha approvato oggi - con 21 voti contro 15 e 5 astenuti - una mozione che incarica il Consiglio federale di modificare le basi legali in materia. Il Nazionale deve ancora pronunciarsi.
Per la commissione delle telecomunicazioni degli Stati (CTT-S), la società Admeira - joint venture di Swisscom, Ringier e SSR per la commercializzazione congiunta di spazi pubblicitari - non è la soluzione ideale per rafforzare il mercato mediatico elvetico. Per questo motivo ha deciso di depositare una mozione con la quale invita il governo ad approfittare della futura legge sui media per cambiare la situazione. La decisione è stata presa dalla CTT-S dopo aver ascoltato rappresentanti di Admeira, dell'Associazione Media Svizzeri e della Goldbach Group.
La commissione riconosce la situazione difficile nella quale si trovano attualmente parecchi media regionali: reputa quindi necessario intervenire a livello legislativo affinché tutti gli operatori mediatici possano approfittare di una collaborazione con la SSR, finanziata con i proventi del canone, ha rilevato Géraldine Savary (PS/VD). A suo avviso, esistono soluzioni nell'ambito della condivisione delle immagini, degli introiti pubblicitari e di una parte del canone.
È pure nell'interesse della Società svizzera di radiotelevisione cooperare con tutti i media in vista della votazione sull'iniziativa popolare "Abolizione del canone Billag", ha sottolineato il "senatore" Beat Vonlanthen (PPD/FR).
Il Consiglio federale, per bocca di Doris Leuthard, proponeva invece di respingere la mozione. «La SSR non ha lo scopo di garantire la diversità dell'offerta», ha dichiarato invano la presidente della Confederazione. Leuthard ha aggiunto che gli editori di giornali perdono pubblicità a vantaggio dell'online. Ma in questo ambito la SSR non fa loro concorrenza, visto che le è vietato di fare pubblicità sul web.
Ma la Camera dei cantoni non l'ha seguita, preferendo incaricare il Consiglio federale di adeguare le basi giuridiche in materia.