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Patto ONU per le migrazioni: i primi effetti dell’iniziativa per l’autodeterminazione
Dopo la Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale, la stessa commissione del Consiglio degli Stati approva una mozione invitante il Consiglio federale a non firmare il Patto per le migrazioni dell’ONU e a sottoporre questo progetto al parlamento, affinché quest’ultimo prenda una decisione soggetta a referendum.
L’UDC è lieta di constatare che la Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio degli Stati ha dato seguito alla proposta del consigliere agli Stati UDC, Peter Föhn, di indirizzare questa mozione al governo. Il Patto per le migrazioni è anticostituzionale: esso è diametralmente opposto al principio di una gestione autonoma dell’immigrazione, che il sovrano svizzero ha approvato nel 2014. Questo patto incoraggia infatti la migrazione, cancellando la differenza fra le persone in cerca di sicurezza e quelle che cercano delle migliori condizioni di vita. Esso favorisce l’immigrazione nei sistemi sociali, depenalizza gli attraversamenti illegali delle frontiere, facilita il ricongiungimento familiare e complica l’espulsione.
Il Consiglio federale ha tentato di cortocircuitare il parlamento con questo Patto per le migrazioni. Fatica inutile, perché l’UDC s’è opposta fin dall’inizio alla sottoscrizione di questa convenzione. Fortunatamente, le due commissioni parlamentari competenti esigono un dibattito in parlamento. In vista dei colloqui di Casa de Wattenwille del 9 novembre, il consigliere nazionale e presidente dell’UDC, Albert Rösti, ha indirizzato una lettera al PLR e al PPD per invitarli a far comprendere con un’unica voce al Consiglio federale che la firma di questo patto deve essere sospesa e sottoposta a referendum. Il popolo deve potersi pronunciare su questo patto, perché è lui che alla fine dovrà pagare la fattura di un’immigrazione senza limiti.