Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01032.jsonl.gz/8

Ha giocato per alcune delle squadre più blasonate al mondo. Ha vinto 6 "scudetti", un’Europa League e 7 fra coppe nazionali e supercoppe. Ha segnato 333 gol in 705 partite e ha stabilito in Italia il record di reti per una stagione. Possiede tecnica sopraffina, doti acrobatiche, tiro al fulmicotone e piedi educatissimi. Eppure di Gonzalo Higuain milioni di appassionati ricorderanno prima di tutto il gol che non seppe segnare e che gli impedì di staccare la patente di autentico fuoriclasse. Sarà probabilmente perché, pur vincendo molto, gli è mancato un grande trofeo.
La vita a volte si decide in attimi. Se il 13 luglio 2014 al Maracanà invece di farsi ipnotizzare da Manuel Neuer, Gonzalo avesse infilato nella porta tedesca quella palla maledetta, avrebbe assicurato all’Argentina il terzo titolo Mondiale e a se stesso gloria imperitura. Invece la ciabattò sul fondo, e ad alzare la Coppa fu la Germania grazie a un gol confezionato da due riserve - Götze e Schürrle - che non posseggono nemmeno un terzo della classe di Higuain.
Troppo emotivo, si è sempre detto di lui, suffragati dai suoi fallimenti in diverse finali di Copa América e Coppacampioni, così come dai molti cartellini rossi collezionati. E dunque, quando al termine della stagione americana il trentacinquenne Pipita sfilerà per l’ultima volta scarpe bullonate e parastinchi, la sua carriera ci sembrerà in un certo senso incompiuta, e pensando a lui ci verranno in mente soprattutto i rigori sbagliati e la panza da giornalista che tanta fatica gli costava tenere a bada.