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Ha trovato una soluzione il contenzioso che opponeva Nestlé all'Etiopia per l'espropriazione di una fabbrica nel 1975.
Nestlé riceverà 1,6 milioni di dollari (invece dei 6 richiesti), che devolverà per la lotta alla fame.
Addis Abeba si è detta pronta a pagare l'indennizzo ridotto. Non appena avrà ricevuto il denaro, Nestlé lo metterà a disposizione per l'obiettivo indicato, ha fatto sapere lunedì la multinazionale con sede a Vevey (VD).
Se l'Etiopia dovesse versare una somma più cospicua, essa sarebbe interamente versata per la lotta contro la fame.
Un contenzioso iniziato nel 1978
Il contenzioso riguarda la Elidco (Ethiopian Livestock Development Company), un'impresa etiope che era controllata in misura maggioritaria dalla tedesca Schweisfurth, rilevata dalla Nestlé nel 1986.
Nel 1975, il regime militare allora al potere in Etiopia aveva espropriato la fabbrica. Secondo il gruppo svizzero, l'Etiopia ha rivenduto la fabbrica nel 1998 a una società locale per 8,7 milioni di dollari.
Le discussioni erano cominciate nel 1978 e dopo un lungo periodo di silenzio sono riprese nel 2001 su iniziativa dello stesso governo etiopico, secondo Nestlé.
La multinazionale aveva chiesto allora un risarcimento di 6 milioni di dollari, mentre il governo etiope proponeva 1,5 milioni soltanto.
La pressione dell'opinione pubblica
La vicenda era stata riportata nei giorni scorsi dalle varie agenzie stampa, obbligando la Nestlé a giustificarsi pubblicamente.
Le agenzie citavano in particolare la Oxfam International, un'organizzazione britannica terzomondista che ricordava l'estrema povertà del paese africano minacciato dalla carestia.
Oxfam International calcolava che con i 6 milioni di dollari richiesti dalla multinazionale svizzera potrebbe essere assicurato l'accesso a 4 milioni di persone all'acqua.
swissinfo e agenzie