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È morta a 64 anni in un ospedale di Mosca l'ex dissidente sovietica Valeria Novodvorskaia, paladina di un anticomunismo senza se e senza ma fin dall'epoca dei suoi studi universitari, nella plumbea e apparentemente impenetrabile Urss di Leonid Brezhnev. Lo riferiscono i media russi.
Nata nel 1950 in Bielorussia, costituì poco più che ventenne una piccola cellula clandestina di studenti che si proponeva niente meno che un'insurrezione per rovesciare l'allora regime comunista. Arrestata e bollata come "schizofrenica e paranoica", subì diversi periodi di internamento coatto in ospedali psichiatrici sovietici.
Ma finì in carcere a più riprese anche fra il 1987 e il '91, nel pieno degli anni della perestroika di Mikhail Gorbaciov, per aver animato raduni di opposizione democratico-radicale al Cremlino. Entrata attivamente in politica nella Russia di Boris Ieltsin, dopo la caduta dell'Urss, tornò ben presto all'opposizione. Specie dopo l'ascesa alla presidenza di Vladimir Putin, il quale peraltro le rende oggi 'l'onore delle armi' dall'America Latina, dove si trova in visita, con un messaggio di condoglianze ai familiari.
Autrice di vari libri e collaboratrice di giornali e riviste, Valeria Novodvorskaia viene ricordata e rimpianta in queste ore dal Boris Nemtsov - ex vicepremier ieltsiniano e attuale esponente dell'opposizione liberale russa - come "una persona dalla volontà inflessibile, dalle convinzioni ferme, dalla cultura enciclopedica".
SDA-ATS