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Non si placano le polemiche sulla ricostruzione di Notre-Dame, dopo l'incendio di un mese fa che ha seriamente danneggiato la famosa cattedrale (l'inchiesta per stabilire le cause del rogo sono ancora in corso n.d.r.). Questa volta, però, non si discute del tipo di restauro (che divide modernisti e tradizionalisti) ma sulla destinazione dei fondi versati finora e nei contrasti si è inserito anche l'arcivescovo di Parigi.
I versamenti, che continuano ad affluire da ogni parte del mondo per sostenere la ricostruzione, sono stati giudicati sufficienti dalla Fondazione per il patrimonio, che ha chiuso la raccolta, preferendo convogliare le future donazioni verso il resto dei monumenti francesi a rischio di crollo.
La decisione ha scatenato però la dura reazione dell'arcivescovo di Parigi che ha ricordato come, in realtà, non si abbia ancora un'idea precisa di quanto costerà il restauro. Dietro la replica dell'alto prelato si nasconde anche il timore di vedere sfumare parte del denaro raccolto, visto che degli 883 milioni di euro contabilizzati ad oggi, ben 845 lo sono ancora sotto forma di promesse.
Lo scorso 11 maggio l'Assemblea nazionale francese aveva adottato in prima lettura il progetto di legge per il restauro della cattedrale che prevede, fra l'altro, regole per la gestione delle donazioni e per i lavori sul patrimonio architettonico. Dopo un aspro dibattito sulle deroghe consentite per i lavori pubblici - in particolare riguardo alla tempistica - il testo è stato approvato e il 27 maggio passerà al Senato.
La cattedrale è stata devastata il 15 aprile da un incendio che ha distrutto la navata e la guglia. Il presidente Emmanuel Macron ha fissato in 5 anni i tempi di ricostruzione.
ATS/M. Ang.