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L'accusa in via principale è quella di assassinio per l'uomo di origini macedoni, 54enne al momento dei fatti, che il mattino del 23 giugno 2017 sparò più volte alla moglie 38enne in un autosilo di Ascona, uccidendola, e tentò poi di togliersi la vita con la medesima arma. Da oggi, martedì, è a processo alla assise criminali a Lugano.
Secondo il racconto della figlia maggiore, da mesi perseguitava la donna per gelosia, non riuscendo ad accettare la separazione e nonostante l'ingiunzione che gli vietava di avvicinarsi a lei e alle figliastre. Per l'accusa il gesto fu premeditato. Per il legale dell'uomo, reo confesso e già da tempo in regime di espiazione anticipata della pena, fu invece compiuto d'impulso. La difesa si batterà dunque per una condanna per omicidio, un capo d'imputazione meno grave.
Il delitto arriva in aula solo a due anni e mezzo dai fatti anche perché, dopo il rinvio a giudizio firmato dal pp Antonio Perugini nella primavera del 2018, la corte aveva rispedito l'incarto in procura chiedendo di circostanziare l'accusa. In un secondo tempo, poi, il tribunale penale aveva pure ordinato una perizia psichiatrica che il ministero pubblico non aveva ritenuto necessaria. L'esperto aveva rilevato una una lieve scemata imputabilità.