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Severin Schwan, presidente della direzione di Roche e vicepresidente del consiglio di amministrazione di Credit Suisse, è diventato svizzero: a raccontarlo è lui stesso in un'intervista pubblicata dalla Basler Zeitung.
"Il punto più importante per me è che posso andare a votare", spiega il manager. "Sono una persona politicamente impegnata e ritengo molto positivo che ora abbia questa possibilità".
Il 52enne si è naturalizzato nel comune di Riehen (BS). Per l'intera famiglia - ha tre figli - ha pagato 3000 franchi. Schwan mantiene peraltro anche il passaporto tedesco e quello austriaco: è infatti cresciuto in Tirolo e ha un genitore tedesco.
Il numero uno di Roche si è già espresso sul fronte politico in passato e lo farà anche in futuro. "Dare dei consigli alla popolazione è una cosa delicata", ammette. "Ma penso che sia importante, in un'ottica aziendale, mostrare le conseguenze di alcune decisioni alle urne".
Schwan dice ad esempio di sperare che il 17 maggio non sarà accolta l'iniziativa UDC contro la libera circolazione delle persone. "Per noi l'accesso a dipendenti altamente qualificati è estremamente importante. Reclutiamo un gran numero di ricercatori o informatici altamente qualificati provenienti dalla Confederazione, ma non possiamo coprire le nostre esigenze solo con gli svizzeri. Oltre il 50% dei nostri dipendenti del settore ricerca e sviluppo proviene dall'estero."
Schwan lavora per Roche dal 1993 ed è Ceo da dodici anni: è il decano fra i presidenti della direzione delle 20 società quotate nell'SMI, il listino principale della borsa elvetica. È anche vicepresidente del consiglio di amministrazione di Credit Suisse e ha quindi avuto un ruolo nell'architettare il passaggio di consegne da Tidjane Thiam a Thomas Gottstein.
Il manager è anche sempre nelle primissime posizioni fra i dirigenti più pagati del paese: nel 2019 solo presso Roche ha incassato compensi per 11,5 milioni di franchi.
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