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Quella che ha colpito Mauritius lo scorso 6 agosto è solo l’ultima di una lunga serie di maree nere. Se per quantità di petrolio rilasciato in mare non rientra nella top 10 dei peggiori disastri, resta comunque l’incidente più grave che ha colpito il fragile ecosistema delle isole. La petroliera, rimasta incagliata, ha ormai riversato tutto il suo contenuto (3'800 tonnellate di greggio) nel mare, in una zona protetta.
Il peggiore disastro di questo tipo resta, però, quello avvenuto il 20 aprile 2010, quando durante una perforazione sotto la piattaforma Deepwater Horizon nel Golfo del Messico, un’esplosione causò il riversamento di una quantità di 414,000-1,86 milioni di tonnellate di petrolio nel corso dei tre mesi che servirono a tappare la falla.
Senza dimenticare, poi, la mossa dell’esercito iracheno, che durante la Guerra nel Golfo, aprì deliberatamente le valvole delle condutture in Kuwait, per cercare di ostacolare lo sbarco degli americani.
Queste, insieme ad altre maree nere, hanno causato inestimabili danni a numerosi ecosistemi, dove la natura ha faticato (o fatica ancora) a riprendere il suo normale corso.
Marija Milanovic