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TOKYO - A sette anni dalla catastrofe di Fukushima appena il 35% del personale impiegato nei pressi della centrale nucleare a ridosso dell'incidente è stato soggetto a controlli accurati sull'effetto a lungo termine delle radiazioni.
Lo rivela il canale pubblico Nhk, citando una ricerca governativa incaricata 4 anni fa di controllare 20mila dei lavoratori che si sono alternati nell'impianto di Fukushima Daiichi nei nove mesi che hanno seguito l'incidente.
Gli esami includono analisi dettagliate del sangue fatte lungo un periodo prolungato e verifiche sulla tiroide. Durante la crisi nucleare molti dipendenti sono stati esposti oltre il limite predisposto dal governo di 100 millisieverts; una soglia successivamente elevata a 250 millisieverts - seppure temporaneamente - per consentire la continuazione delle operazioni di manutenzione dei reattori.
Il Centro di ricerca sulle radiazioni intende condurre regolarmente i test su almeno l'80% del personale - spiega la Nhk - ma nel mese di gennaio di quest'anno è riuscita a visitare solo 7000 persone. Tra i restanti dipendenti non ancora controllati, il 35% non ha risposto alle richieste, il 17% ha deciso di non aderire, e l'8,5% non risulta raggiungibile.
Alcuni operai hanno obiettato di non poter prendere un giorno libero, altri si sono lamentati del basso numero di cliniche presenti adatte per il test. Altri ancora si sono semplicemente mostrati scettici sulle indicazioni fornite dall'accertamento medico, non credendo alle ipotesi di una guarigione.