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<h2>SubmittedText<h2><p>Fondandomi sull'articolo 160 capoverso 1 della Costituzione federale e sull'articolo 107 della legge sul Parlamento, presento la seguente iniziativa:</p><p>La Costituzione federale è modificata come segue:</p><p>Art. 57</p><p>...</p><p>Cpv. 3</p><p>Nessuno può dissimulare o nascondere il proprio viso nelle vie pubbliche e nei luoghi aperti al pubblico (ad eccezione dei luoghi di culto) o destinati a offrire un servizio pubblico. Nessuno può obbligare una persona a dissimulare il viso in ragione del suo sesso.</p><h2>InitialSituation<h2><p>Fondandomi sull'articolo 160 capoverso 1 della Costituzione federale e sull'articolo 107 della legge sul Parlamento, presento la seguente iniziativa. </p><p>La Costituzione federale è modificata come segue:</p><p>Art. 57, Cpv. 3</p><p>Nessuno può dissimulare o nascondere il proprio viso nelle vie pubbliche e nei luoghi aperti al pubblico (ad eccezione dei luoghi di culto) o destinati a offrire un servizio pubblico. Nessuno può obbligare una persona a dissimulare il viso in ragione del suo sesso.</p><h2>Proceedings<h2><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito al Consiglio nazionale, 27.09.2016</b></p><p><b>Approvata norma federale contro dissimulazione del viso </b></p><p><b>(ats) Il divieto di dissimulazione del viso introdotto nella Costituzione ticinese va inscritto anche in quella federale. Ne è convinto il Consiglio nazionale che, con 88 voti contro 87 e 10 astenuti, ha approvato un'iniziativa parlamentare in tal senso di Walter Wobmann (UDC/SO).</b></p><p>A nulla è dunque valso l'appello della relatrice della commissione Valérie Piller Carrard (PS/FR) che ha ricordato come la dissimulazione del viso per motivi religiosi in Svizzera sia un fenomeno molto raro e quindi non rappresenti un problema tale da richiedere una soluzione a livello legislativo.</p><p>Per l'altro relatore commissionale Kurt Fluri (PLR/SO), non ci sono nemmeno problemi in termini di sicurezza tali da giustificare un divieto esteso a tutto il territorio nazionale. Inoltre, ha sostenuto il solettese, tale aspetto è di competenza cantonale.</p><p>Ad essere interessate da una simile misura a livello federale, ha proseguito Fluri, sarebbero tutt'al più un piccolo numero di turiste originarie dei Paesi islamici: una proibizione avrebbe "ricadute negative sul settore turistico".</p><p>Roberta Pantani (Lega/TI) ha però contestato i presunti effetti negativi per il turismo: in Ticino, ha affermato, il numero di ospiti provenienti dai Paesi arabi non è diminuito, anzi. Tutti, inoltre, si sono conformati alla nuova norma.</p><p>Per la deputata "momò", inoltre, la dissimulazione del viso è in contraddizione "con i valori e le tradizioni della nostra società libera e democratica". Pantani ha anche ricordato che in Ticino non ci sono state grandi difficoltà di applicazione della norma recentemente introdotta nella Costituzione cantonale.</p><p>Wobmann ha da parte sua parlato di "mantenimento dell'ordine pubblico e di rispetto della dignità della donna". In ogni caso, ha aggiunto, "non miriamo a proibire unicamente il burqa ma tutti i vestiti che permettono di nascondere il proprio viso", ha precisato.</p><p>Nello scrutinio, come detto, la proposta di Wobmann l'ha spuntata per un sol voto. A sostenerla, oltre ai membri del suo gruppo parlamentare, anche una maggioranza di quello PPD e alcuni esponenti del PLR e del PBD. Contrari Verdi, PS, PVL, alcuni PPD e la maggioranza del PLR e del PBD. I consiglieri nazionali della Svizzera italiana hanno tutti votato come la maggioranza del loro gruppo.</p><p>Da notare, infine, che l'atto parlamentare di Wobmann è molto simile all'iniziativa popolare "Sì al divieto di dissimulare il proprio viso" lanciata dal cosiddetto Comitato di Egerkingen. Lo stesso Wobmann figura del resto nel comitato d'iniziativa.</p><p>L'iniziativa parlamentare Wobmann passa ora al Consiglio degli Stati. Qualora anche i "senatori" dovessero approvarla - la sua commissione l'ha però già chiaramente bocciata (10 voti a 1) - la commissione competente del Nazionale ne sospenderà l'esame nell'attesa dell'eventuale riuscita dell'iniziativa popolare, ha affermato Fluri.</p><p></p><p><b>Comunicato stampa della commissione delle istituzioni politiche del Consiglio degli Stati del 13.01.2017</b></p><p>La Commissione delle istituzioni politiche (CIP) del Consiglio degli Stati ribadisce che non ha senso prevedere a livello federale un divieto del velo integrale. Va mantenuta l'attuale competenza dei Cantoni sulla questione. </p><p>La CIP-S, con 7 voti contro 2, mantiene la sua decisione presa un anno fa e si pronuncia contro un'iniziativa parlamentare che chiede di vietare il velo integrale in tutto lo spazio pubblico svizzero (<a href="https://www.parlament.ch/it/ratsbetrieb/suche-curia-vista/geschaeft?AffairId=20140467">14.467</a>, cfr. anche il comunicato stampa della CIP-S del 22 gennaio 2016). Il 27 settembre 2016 il Consiglio nazionale, con 88 voti contro 87 e 10 astensioni, aveva accolto di stretta misura questa iniziativa del consigliere nazionale Wobmann. La Commissione rimane dell'idea che non sia indicato un disciplinamento federale, considerato che il fenomeno della dissimulazione per motivi religiosi è piuttosto raro. Oggi i Cantoni sono competenti per la sicurezza e il disciplinamento del rapporto tra lo Stato e le confessioni religiose. In questi ambiti devono potere continuare a emanare disciplinamenti in conformità con le loro differenti esigenze. Il Cantone del Ticino ha ad esempio emanato disciplinamenti in tal senso con i quali sta ora acquisendo le prime esperienze.</p><p>Nel frattempo è stata anche depositata un'iniziativa popolare, cosicché la questione potra essere chiarita in questo modo.</p><p></p><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito al Consiglio degli Stati, 09.03.2017</b></p><p><b>CSt: "no" a norma federale contro la dissimulazione del viso </b></p><p><b>Non è assolutamente il caso di iscrivere nella Costituzione federale un divieto di dissimulazione del viso analogo a quello introdotto in Ticino. Ne è convinto il Consiglio degli Stati, che - con 26 voti contro 9 e 4 astenuti - ha bocciato un'iniziativa parlamentare del consigliere nazionale Walter Wobmann (UDC/SO). Il popolo dovrebbe comunque esprimersi in merito, visto che un'iniziativa popolare è stata nel frattempo lanciata dal comitato di Egerkingen (SO).</b></p><p>L'atto parlamentare di Wobmann prevedeva un divieto di dissimulare o nascondere il proprio viso negli spazi pubblici, ad eccezione dei luoghi di culto. Secondo il testo, che riprendeva alla lettera quello accettato dal popolo ticinese nel 2013, nessuno può obbligare una persona a coprirsi il viso in ragione del suo sesso.</p><p>Nel settembre scorso il Nazionale - seppur di misura per 88 voti contro 87 e 10 astenuti - aveva approvato l'iniziativa parlamentare del democentrista solettese. Ma il peso politico dell'UDC alla Camera dei cantoni è molto meno importante.</p><p>Il "senatore" Thomas Minder (Indipendente/SH, ma appartenente al gruppo parlamentare democentrista) ha tentato invano di convincere il plenum a sostenere il testo. Minder ha sottolineato come, oltre al Ticino, altri Paesi europei quali il Belgio e la Francia hanno adottato disposizioni analoghe.</p><p>A suo avviso, "il burqa (velo integrale, ndr.) e il niqab (velo che lascia scoperti soltanto gli occhi, ndr.) sono discriminatori per le donne". "Occorre inoltre combattere una forte islamizzazione della società", ha aggiunto. Ma l'indipendente sciaffusano ha ottenuto soltanto pochi sostegni dalla Camera dei cantoni.</p><p></p><p>Esempio del Ticino</p><p>Filippo Lombardi (PPD/TI) è stato tra i pochi "senatori" che hanno appoggiato il testo. A suo avviso, "non si tratta soltanto di una disposizione contro il burqa, ma contro ogni dissimulazione del viso. Il presidente dell'Hockey Club Ambrì-Piotta ha messo in risalto come l'aspetto legato alla sicurezza sia altrettanto importante al fine di lottare contro "l'hooliganismo".</p><p>Lombardi ha pure menzionato l'esempio del Ticino, dove la disposizione secondo la quale "nessuno può dissimulare o nascondere il proprio viso nelle vie pubbliche e nei luoghi aperti al pubblico (...)" non ha creato particolari problemi.</p><p>Dal canto suo, Fabio Abate (PLR/TI) si è schierato contro l'iniziativa parlamentare Wobmann. Per il "senatore" locarnese, come per altri oratori intervenuti, non è necessario legiferare a livello federale, considerato che il fenomeno della dissimulazione per motivi religiosi è piuttosto raro.</p><p>Secondo la maggioranza della Camera dei cantoni, inoltre, la competenza per la sicurezza e il disciplinamento del rapporto tra lo Stato e le confessioni religiose è dei cantoni: essi devono poter continuare a decidere in base alle loro esigenze, ha sottolineato Robert Cramer (Verdi/GE) a nome della commissione preparatoria.</p>