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I dati sono ancora preliminari, ma l’antistaminico da banco clemastina fumarato è apparso in grado, nei primi test preliminari, di far regredire un danno tipico della sclerosi multipla, quello al nervo ottico, ripristinando almeno in parte la funzionalità perduta. E questo risultato viene giudicato importante. I neurologi del Multiple Sclerosis Center di San Francisco, in California, hanno somministrato per tre mesi la clemastina, oppure un placebo, a una cinquantina di malati con un’età media di 40 anni, che avevano avuto la diagnosi di sclerosi multipla cinque anni prima, e che mostravano un danno alla trasmissione del nervo ottico (misurato in diversi modi, tra i quali i potenziali evocati in almeno un occhio). Poi i gruppi sono stati invertiti, per ulteriori due mesi: coloro che avevano ricevuto il farmaco hanno ricevuto il placebo, gli altri la clemastina. Alla fine l’associazione è risultata molto chiara: l’antistaminico era associato a un miglioramento misurabile della trasmissione del nervo ottico, sia pure di lieve entità (una velocizzazione, in media, di due millisecondi).
L’aumento di velocità della trasmissione dell’impulso luminoso ha una sola possibile spiegazione: il miglioramento delle condizioni della mielina, danneggiata dalla malattia. Per questo i risultati, presentati all’ultimo congresso dell’American Academy of Neurology svoltosi a Vancouver, in Canada, sono stati accolti con molto interesse, e giudicati senz’altro meritevoli di approfondimenti, anche perché la clemastina è già in vendita da molti anni.
A.B.
Data ultimo aggiornamento: 19 giugno 2016