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La città e il Canton Zurigo hanno comunicato in una dichiarazione congiunta che accolgono con favore il dibattito in merito alla controversa collezione d’opere d’arte Bührle e che è necessario prendere in consi-derazione ulteriori ricerche da parte di esperti indipendenti. La FSCI accoglie con favore la procedura adottata dalla città e dal Canton Zurigo. In tal modo viene dato seguito a una richiesta della FSCI, che con-tinua a dialogare con le parti coinvolte.
La FSCI accoglie con favore la dichiarazione congiunta in merito alla collezione Bührle pubblicata ieri dalla sindaca di Zurigo Corine Mauch e dalla presidente del Consiglio di Stato Jacqueline Fehr. Secondo tale documento si dovrebbe fare valutare da esperti indipendenti la provenienza delle opere esposte al Kunsthaus. La città e il Canton Zurigo stanno quindi seguendo lo stesso approccio che è stato di recente richiesto dagli ex membri della «commissione Bergier». Esso prevede in particolare la prosecuzione della ricerca storica, la valutazione delle ricerche svolte finora dalla Fondazione Bührle sulla provenienza delle opere d’arte e l’ampliamento della sala destinata alla documentazione relativa alla collezione. Inoltre, il nuovo contratto di sovvenzionamento stipulato con la Società zurighese degli artisti dovrà includere anche obblighi concernenti le ricerche sulla provenienza e la comunicazione dei risultati delle ricerche all’interno del Kunsthaus.
La collezione Bührle è considerata compromessa
La collezione Bührle è stata trasferita all’inizio di ottobre nella nuova ala di recente costruzione del Kunsthaus. L’importante collezione di opere d’arte è considerata compromessa in quanto Emil Georg Bührle l’ha acquistata con i ricavi dalla vendita di armi a partire dagli anni 1930. Bührle acquistò dipinti che dovette restituire dopo la guerra ai precedenti proprietari, collezionisti ebrei, in quanto confiscate durante il nazionalsocialismo. In seguito, però, le riacquistò. La Fondazione Bührle è oggi criticata anche perché nella collezione si trovano cosiddetti «beni in fuga», ossia opere d’arte che i collezionisti ebrei dovettero vendere per finanziare la fuga dal regime nazionalsocialista, anche in Svizzera, spesso a prezzo molto inferiore del loro valore di mercato. Nel dibattito sulla provenienza sorge pertanto il dubbio se anche tali opere non siano da trattare come opere d’arte confiscate durante il nazionalsocialismo e debbano dunque essere restituite.
Responsabilità e obblighi del Kunsthaus di Zurigo
Già prima dell’esposizione la FSCI aveva chiesto e nelle ultime settimane si è adoperata affinché la collezione Bührle venisse contestualizzata nel Kunsthaus. Informazioni complete sia sulla provenienza dei dipinti che sul contesto del loro acquisto devono essere ben documentate. Tale documentazione deve essere pertanto preposta all’esposizione in modo evidente e ben visibile. La FSCI è consapevole dell’importanza di questo dibattito, che sensibilizza tra l’altro sui temi delle opere d’arte confiscate durante il nazionalsocialismo e della gestione delle opere d’arte private di dubbia provenienza esposte in musei pubblici. Inoltre il Kunsthaus di Zurigo deve assumersi la responsabilità per le ricerche sulla provenienza della collezione e fare tutto il possibile per svolgere accertamenti e fornire informazioni sulla provenienza e sui precedenti proprietari dei dipinti. Il Kunsthaus di Zurigo si è impegnato in questo senso anche in veste di cofirmatario dell’Accordo di Washington del 1998.
In questo dibattito la FSCI punta sul dialogo. Essa continua a dialogare con le parti coinvolte, siano esse la città di Zurigo, il Canton Zurigo o il Kunsthaus di Zurigo, con l’obiettivo comune di trovare soluzioni costruttive e sostenibili.
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