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La decisione della Commissione sulla sperimentazione animale di rifiutare due esperimenti su scimmie non è passata inosservata. Un primo articolo, pubblicato sul Sonntagszeitung, ha reso pubblico questo rifiuto di autorizzazione, prima che fosse pubblicato dal resto della stampa della Svizzera tedesca. La stampa romanda l’ho reso noto due mesi dopo, ma con un partito preso abbastanza flagrante a favore degli scienziati che hanno potuto esprimere liberamente la propria collera: « Restituiteci le nostre scimmie» erano i titoli a caratteri cubitali della maggior parte dei quotidiani romandi.
Se una parte dei giornali della Svizzera tedesca ha consentito ai membri della Commissione zurighese di motivare il loro rifiuto, i giornali romandi dal canto loro hanno parlato soltanto dello « smarrimento » di questi ricercatori, vittime di una decisione talmente ingiusta, contro la quale peraltro hanno fatto ricorso presso il Tribunale amministrativo.
Un esperimento su primati già rifiutato in passato
Non è la prima volta che la Commissione zurighese prende questo tipo di decisioni in quanto aveva già fatto ricorso contro un esperimento su primati, ricorso che però era stato respinto dalla Direzione zurighese della salute. La Commissione aveva allora deciso di non proseguire oltre la propria azione.
Oggi però le cose sono ben diverse, poichè questa volta il ricorso è stato accettato.
Dignità dell’animale
Questi due esperimenti, portati avanti congiuntamente da studiosi del Politecnico federale e dall’Università di Zurigo, mirano a studiare su macachi, diverse malattie umane che toccano il cervello.
La valutazione degli interessi in gioco quale citata nell’attuale legge zurighese sulla protezione degli animali, ossia il “guadagno scientifico” conseguito a raffronto delle sofferenze subite dagli animali, ha giustificato il rifiuto di questi esperimenti da parte della Commissione zurighese.
« Questi esperimenti sono inoltre contrari alla dignità dell’animale » ha aggiunto la Commissione, in riferimento ad un articolo della nuova legge sulla protezione degli animali, che però entrerà in vigore soltanto nel 2008. « Poichè gli esperimenti hanno una durata di validità di tre anni, questo articolo di legge ha potuto essere applicato a titolo preventivo » spiega l’Ufficio veterinario federale. Ciò che ha molto infastidito gli scienziati coinvolti.
« Gli animali non soffrono » sostiene il neurobiologo Daniel Kiper, celando con difficoltà la frustrazione per gli esperimenti che non può svolgere. Contesta inoltre il fatto che ledano la dignità degli animali o che la valutazione degli interessi in gioco sia negativa. Il ricorso presentato dal Politecnico federale e dall’Università di Zurigo è tuttora in mano al Tribunale amministrativo.
Chi vuole lavorare in Cina?
Ad ogni azione che si oppone alla sperimentazione animale, gli ambienti scientifici brandiscono lo spettro della fuga dei « cervelli », verso paesi molto più concilianti e soprattutto indifferenti alle assurde nozioni di protezione degli animali che sono nè più nè meno che forme di sensibilità esagerata. Qualche anno fa, erano i paesi dell’est ad essere citati come esempio, ma da qualche tempo i paesi asiatici sembrano essere il nuovo eldorado. Con le nostre azioni e rivendicazioni, facciamo veramente fuggire la ricerca? Ben inteso, certi progetti scientifici sono delocalizzati per sfuggire alla nostra legislazione, ma globalmente, l’emorragia di cervelli regolarmente annunciata non ha mai avuto luogo.
Sapete quanto guadagnano questi « professori » in attività nelle nostre università e politecnici? Conoscete l’importo delle spese annesse, globalmente assunte dai rispettivi istituti? La guerra in atto tra le nostre università per accaparrarsi i “migliori” scienziati garantisce loro retribuzioni particolarmente elevate, che in ultima analisi sono prese a carico dai nostri contributi pubblici.
Dunque, a tutti questi scienziati che minacciano per esempio di andare a vivere in Cina, auguriamo loro ogni bene con i nuovi “vantaggi sociali” a cui avranno diritto nelle province di questo paese.