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La Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) ha condannato la Svizzera per aver deciso il rimpatrio di un cittadino gambiano gay. Stando ai giudici di Strasburgo la giustizia elvetica non ha sufficientemente considerato i rischi ai quali potrebbe essere esposto l’uomo nel suo Paese a causa del proprio orientamento sessuale. In una sentenza resa nota oggi, la CEDU rileva all’unanimità che vi è stata una violazione dell’articolo 3 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, ovvero quello che proibisce i trattamenti disumani e degradanti. Tale giudizio non è definitivo e può ancora essere contestato entro tre mesi.
Una legge che reprime gli atti omosessualiLa corte ricorda come l’esistenza di una legge che reprime gli atti omosessuali non sia sufficiente a escludere un rimpatrio, ma sottolinea che l’orientamento del diretto interessato potrebbe essere scoperto qualora fosse rispedito in Gambia. Dal canto suo, nel 2018 il Tribunale federale (TF) aveva ritenuto che la rete famigliare dell’uomo sarebbe bastata a proteggerlo, aggiungendo che nello Stato africano la situazione dei gay fosse migliorata dopo il cambio di governo di due anni prima. A Strasburgo però sono di opinione diversa. La Svizzera avrebbe dovuto infatti assicurarsi che le autorità locali avessero la capacità e la volontà di proteggere i loro cittadini da possibili violenze a opera di terzi. Nella sua analisi, la corte si appoggia sull’avviso del ministero britannico dell’interno e di altre fonti, secondo cui le autorità gambiane si rifiutano di garantire la sicurezza delle persone appartenenti alla comunità LGBTI.
L’uomo in Svizzera dal 2008L’uomo era arrivato in Svizzera nel 2008, all’età di 34 anni. La sua domanda di asilo era stata respinta perché le autorità svizzere non avevano creduto al fatto che in patria avesse subito dei maltrattamenti. In seguito, era stato condannato a più riprese per estorsione e soggiorno illegale. Nel 2014 aveva poi registrato un’unione domestica con uno svizzero 66enne. Quest’ultimo, deceduto l’anno scorso, aveva inoltrato una domanda di ricongiungimento famigliare per il suo compagno. Il TF aveva però dato un parere negativo, confermando la linea della giustizia sangallese. Tenendo conto dei precedenti problemi con la legge del gambiano, Mon Repos aveva infatti valutato che vi fosse un interesse pubblico preponderante in favore di un allontanamento dell’africano.
(Istanze numero 889/19 e 43987/16)