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Uno studio dell'università di Houston mette in evidenza la necessità di tenere conto del lockdown e delle contromisure
HOUSTON - Se c'è una cosa che ha mostrato finora la pandemia è che i modelli matematici tradizionali non permettono di comprenderne pienamente l'andamento: non si riesce infatti a prevedere quando raggiungerà il picco o si stabilizzerà.
Come spiega uno studio dell'università di Houston sulla rivista Aip Advances, servono nuovi strumenti, che possano facilmente tenere conto del lockdown e delle contromisure.
Nei primi mesi della pandemia il fisico Joseph Lee McCauley ha visto chiaramente che fare modelli sulla base delle infezioni passate era impossibile, perché il tasso di contagio cambiava in modo imprevedibile da un giorno all'altro per via del distanziamento sociale e del lockdown e di come venivano applicati in ogni paese. La stabilizzazione dell'epidemia senza picco, sottolinea McCauley, «si ha quando il tasso di guarigione è troppo basso, come avvenuto negli Usa, Regno Unito e Svezia». McCauley ha scoperto di poter fare una previsione in soli cinque secondi, con una calcolatrice tascabile, usando semplicemente i tassi d'infezione del giorno stesso e di quello precedente.
Secondo lo studioso, «raggiungere il plateau o la stabilizzazione non implica necessariamente essere arrivati al picco, e se il picco si verifica, non c'è niente nei dati che possa indicare quando avverrà. Accade quando il tasso di guarigioni è maggiore di quello delle nuove infezioni. Il distanziamento sociale e i lockdown possono ridurre il tasso d'infezione, ma non far raggiungere il picco», aggiunge. «I soldi potrebbero essere meglio spesi che in costosi modelli epidemici - conclude - L'effetto di lockdown e distanziamento sociale è ben visibile nel tempo di raddoppio dei casi, e c'è un tempo di raddoppio previsto basato su due giorni, che può funzionare efficacemente per il futuro».