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Dato che sono indicati i proprietari delle case (che avevano anche pagato l’esecuzione delle opere) a cui erano appoggiati e non le vie (né – tanto meno – i numeri civici, allora inesistenti), non è facile capire esattamente dove fossero posizionati, pur considerando le demolizioni e le nuove costruzioni intervenute nel nucleo del borgo.
Per l’esposizione straordinaria di alcuni Trasparenti al Museo d’arte nella primavera del 2012 è stato possibile esporre la più vecchia cartina conservata (del tardo Ottocento), con l’indicazione delle ubicazioni probabili.
Ben più importante è l’identificazione del tema iconografico, che dimostra come non sia mai stato una Via Crucis, per la presenza di alcuni altri soggetti, soprattutto dedicati a Maria, e l’assenza di altri fondamentali. Anche l’ordine in cui erano collocati non rispettava la cronologia degli episodi evangelici.
A partire dal primo centenario del 1898 non si è più rispettato questo ordine logico, giustificando le ricombinazioni dei grandi archi, le sostituzioni errate e le intromissioni di nuovi soggetti con la necessità di ampliare la serie, o di sostituire le "porte" scomparse.
Questa leggerezza nell’affrontare l’originalità dei Trasparenti e la loro natura colta, è proseguita fino al secondo centenario, quando si è cercato di rimediare in parte ai danni fatti, senza però eliminare le "porte nuove" anche se incoerenti, ormai entrate a far parte della tradizione.