Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01290.jsonl.gz/293

BERNA - Il Consiglio federale vuole istituire un registro nazionale degli indirizzi del domicilio di ogni abitante della Svizzera. Attualmente, in mancanza di una tale banca dati centralizzata a disposizione di tutte le amministrazioni pubbliche, si verificano problemi amministrativi, spiega una nota pubblicata oggi dal governo. Il progetto, assicura l'esecutivo, fornirà massime garanzie in termini di protezione dei dati e sicurezza dell'informazione.
Se sul piano comunale e cantonale sono in massima parte già disponibili, i dati corrispondenti mancano invece sul piano intercantonale e nazionale. Questa lacuna provoca problemi e difficoltà per molti processi amministrativi: il Consiglio federale cita ad esempio la riscossione della tassa d'esenzione dal servizio militare e dei premi di cassa malattia e lo svolgimento delle procedure d'esecuzione nel caso in cui il debitore traslochi in un altro cantone.
Un registro nazionale degli indirizzi affidabile permetterebbe di evitare queste difficoltà e di semplificare considerevolmente i processi amministrativi, sostiene il Consiglio federale, che ha incaricato il Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP) di elaborare un progetto preliminare da inviare in consultazione entro la fine di agosto del 2018.
Un gruppo di lavoro del DFGP si è già occupato della questione dopo un primo rapporto adottato dal governo nel novembre del 2014. Allo stato attuale, gli esperti prediligono l'idea di utilizzare gli indirizzi di cui si avvale già l'Ufficio federale di statistica (UST) per realizzare il censimento basato sui registri (pratica in uso dopo la fine del capillare censimento federale). Questa soluzione potrebbe essere messa in atto rapidamente e a prezzi contenuti e avrebbe il vantaggio di poter contare sulle procedure "ben collaudate" già oggi in atto tra UST da un lato e Cantoni e Comuni dall'altro.
La soluzione scelta terrà conto dei requisiti in materia di protezione dei dati e sicurezza dell'informazione, sottolinea l'esecutivo. Nel registro centrale non saranno archiviate informazioni sensibili e i dati dovranno essere utilizzati soltanto a fini amministrativi. Le autorità potranno farvi capo unicamente nell'adempimento dei compiti conferiti dalla legge. Anche il termine di conservazione sarà limitato. Inoltre, conformemente al diritto già in vigore, ogni persona potrà chiedere informazioni sui dati che la riguardano.
Analizzando la questione in un rapporto, nell'autunno del 2014 il Consiglio federale aveva rinunciato allo scambio automatico di indirizzi tra la Posta e gli uffici controllo abitanti. Il governo aveva riconosciuto che il gigante giallo avrebbe potuto approfittare dello scambio fornendo servizi ancora più efficienti, ma un tale sistema avrebbe implicato l'utilizzo del numero AVS quale identificativo univoco, con il rischio di abusi.
Aveva allora ipotizzato quattro soluzioni alternative: appoggiarsi su piattaforme cantonali esistenti, far capo a piattaforme della Confederazione, ampliare il registro UPI (per Unique Person Identification) dell'Ufficio centrale di compensazione o istituire una banca dati centrale. Quest'ultima è la variante ritenuta oggi più valida dal governo.