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Affinità oltre la frontiera
Formato 12.5x21, 84 pp.
"Su uno degli alpeggi dell'Insubria, c'é un uomo dal corpo indurito e legnoso come quello di un albero. Gli occhi però sono ancora quelli di un bambino, e non giureresti sui suoi sessant'anni.
Di mestiere fa il contadino-pastore, suo padre avrebbe detto il massée. Nella bella stagione si sveglia alle cinque, scende da un alto letto in ferro battuto che fu di suo padre, e prima di suo nonno, e, tirando giù due bestemmie, si lava il viso nell'acqua gelida che con il secchio ha tolto dalla cisterna la sera prima. Per colazione pane e latte, lo stesso che porta a Rundell e Daco, i suoi cani. E poi giù nella stalla. Anche il calore delle mucche può scaldare una solitudine".
Inizia così il primo di una serie di ritratti di persone e luoghi di Insubria, la terra transfrontaliera ricca di laghi a cavallo tra Italia e Svizzera. Negli uomini e nelle terre di Insubria risuona una comune memoria antica, una sorta di pigrizia millenaria; non si tratta di indolenza, perché la gente é avvezza da secoli alla fatica e a una vita aspra, a volte segnata da lunghi spostamenti alla ricerca di un lavoro. Si tratta piuttosto di un forte attaccamento alle proprie tradizioni che fa sì che le cose cambino più lentamente, se proprio non possono evitarlo, rispetto al ritmo incalzante delle metropoli. Si vede che anche la Storia, quando deve oltrepassare le montagne, guadare i fiumi e attraversare i laghi, rallenta il passo.