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<h2>SubmittedText<h2><p>Invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Qual è la politica bilaterale della Svizzera nei confronti della Mauritania?</p><p>2. Vista la situazione particolarmente drammatica in questo Paese, il Consiglio federale pensa di instaurare un dialogo continuo sui diritti dell'uomo con la Mauritania, come già avviene con il vicino Senegal? </p><p>3. Il governo svizzero può avviare un meccanismo di protesta ufficiale dell'ambasciata a Dakar se membri dell'IRA sono arbitrariamente gettati in prigione, come avviene con altri Stati occidentali? </p><p>4. Quali sono le attività della nostra Missione a Ginevra sulla Mauritania nell'ambito dei meccanismi dei diritti dell'uomo dell'ONU?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. La Svizzera intrattiene relazioni bilaterali con la Mauritania dal 1961. Tali relazioni possono essere definite buone, benché poco intense. Il nostro Paese non ha una rappresentanza permanente a Nouakchott e le relazioni bilaterali sono coordinate dalla rappresentanza di Dakar. La Svizzera ha seguito il processo di transizione politica in Mauritania e nel 2007 ha partecipato alle missioni di osservazione elettorale. Nonostante l'accordo di commercio, promovimento e protezione degli investimenti e di cooperazione economica e tecnica, le relazioni bilaterali di natura economica e commerciale sono modeste. La Mauritania non è un Paese prioritario della cooperazione allo sviluppo della Svizzera. Per quanto concerne le richieste di asilo nel nostro Paese, la Mauritania non è tra i principali Paesi di provenienza. Il Paese è un attore importante nell'ambito della crisi in Mali, con cui confina per più di 2000 chilometri, e nel contesto dell'instabilità del Sahel: la tratta di esseri umani e il commercio di droga e armi nonché la presenza di gruppi jihadisti nella regione minacciano anche la sicurezza interna.</p><p>2. Sin dall'inizio degli anni 1990, il dialogo sui diritti dell'uomo rappresenta per la Svizzera un importante strumento di politica estera e viene condotti sia nel contesto diplomatico sia a livello di esperti e progetti. Questo dialogo viene avviato solo dopo gli opportuni chiarimenti. Condizioni imprescindibili per la sua efficacia sono l'interesse esplicito da parte del Paese partner, la disponibilità di entrambe le parti a un confronto critico e costruttivo sulle rispettive situazioni legate ai diritti dell'uomo e la disponibilità di risorse umane e finanziarie adeguate nonché di una rappresentanza permanente sul posto, condizione non soddisfatta in Mauritania. Il numero di Paesi coinvolti è limitato; nel continente africano tale dialogo è attualmente in corso con Senegal e Nigeria. Al momento la Svizzera non intende ampliarlo ad altri Stati, ma piuttosto approfondire quello esistente.</p><p>3. La Svizzera utilizza vari strumenti di politica estera a seconda delle circostanze. Ad esempio, può intraprendere un'azione in caso di violazioni particolarmente gravi dei diritti dell'uomo, sollevare sistematicamente questo tipo di tematiche nelle consultazioni politiche, lanciare iniziative diplomatiche o affrontare questi argomenti nell'ambito dell'esame periodico universale (UPR) in seno al Consiglio di sicurezza dell'ONU. L'ambasciata di Svizzera a Dakar monitora con attenzione la situazione dei diritti dell'uomo in Mauritania, trasmettendo alla Centrale le relative informazioni. In tale contesto l'ambasciata si concentra soprattutto sulla nuova "Agence nationale de la lutte contre les séquelles de l'esclavage" ed esamina regolarmente l'eventualità di interventi concreti.</p><p>4. Nel 2010, in occasione del primo UPR della Mauritania, la Svizzera aveva criticato tra l'altro la tortura (raccomandazione 90.35) e la schiavitù (raccomandazione 90.45) e raccomandato che le vittime di schiavitù fossero interamente risarcite e i colpevoli ritenuti giuridicamente responsabili. La Mauritania ha accolto tali raccomandazioni. Per il DFAE, il follow-up delle raccomandazioni a livello bilaterale e multilaterale è fondamentale. È dunque essenziale discuterne l'attuazione nel quadro di incontri bilaterali con rappresentanti di questo Stato e, se del caso, riaprire il dibattito in occasione del secondo UPR della Mauritania, nel 2015.</p>  Risposta del Consiglio federale.