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da Senza voce, Edizioni Fuoridalcoro, Mendrisio, 2015
Intro
"La vita è un palcoscenico"
William Shakespeare
"Il sole, rosso come se dovesse vergognarsi, tenta di tuffarsi nello specchio d'acqua scura e gelida del lago ma sa già che non vi riuscirà. Non è un orizzonte piatto di mare nel quale lasciarsi annegare. Le creste di rocce scoscese e di bianche chiazze di neve gli sbarrano, come sempre, la strada. La sera, tra poco, se lo diluirà nel buio incombente e silenzioso.
Karenin alza lo sguardo. Lui sa che, a quell'ora, Sirio, la sua stella, già comincia ad occhieggiare dalla volta celeste riprendendosi il dominio su quello spicchio infinitesimale di cielo che, piano piano, si tinge di blu notte.
Seduto su di un grosso masso picchiettato di licheni, gli avambracci mollemente adagiati sulle ginocchia, Karenin rimane in attesa del nulla. Si sente felice.
È felice. Il suo mondo è lì: un pascolo tra cielo e lago, poche ispide capre,..."