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La vendita del primo album di Jay-Z in formato NFT finisce in tribunale.
Protagonisti della causa sono la casa discografica RAF fondata dallo stesso Jay Z e da Damon Dash, e proprio Damon Dash che ha tentato la vendita di Reasonable Doubt in formato NFT.
Reasonable Doubt è il primo album di Jay Z pubblicato nel 1996. In occasione dei 25 anni, Damon Dash ha voluto trasformarlo in NFT e metterlo in vendita sulla piattaforma Superfarm. Ma la casa discografica Roc-a-Fella (RAF), fondata proprio dal rapper e da Damon Dash, ha impedito la vendita che sarebbe dovuta avvenire tramite asta proprio oggi, 23 giugno.
La casa discografica infatti ha lamentato che Damon Dash non avesse il copyright per poter vendere l’album. Non solo, la vendita dell’NFT tramite asta avrebbe permesso al vincitore di aggiudicarsi anche i diritti sulle future entrate generate dall’album.
Proprio questo aspetto ha mandato su tutte le furie la casa discografica secondo cui Damon Dash non ha alcun diritto sull’album di esordio di Jay-Z
Damon Dash invece ha sostenuto che tramite l’asta, cedeva la sua quota nella Roc-a-Fella.
Secondo quanto riporta Rolling Stones, I legali della casa discografica hanno scritto che:
“La linea di fondo è semplice: Dash non può vendere ciò che non possiede. Tentando una tale vendita, Dash ha convertito un bene aziendale e ha violato i suoi doveri fiduciari. La sua prevista vendita all’asta di Reasonable Doubt provocherebbe un danno irreparabile. La Corte dovrebbe impedire a Dash di tentare di vendere il copyright di Reasonable Doubt, richiedere a Dash di restituire il NFT di Reasonable Doubt a RAF, Inc. e ritenerlo responsabile di questo sfacciato furto del bene più prezioso di RAF, Inc”.
Diversa la versione di Damon Dash:
“Non c’è stato un annuncio. Non c’è stato nessun annuncio. Non pensate che se avessi fatto un annuncio che sto vendendo Reasonable Doubt ne avreste sentito parlare? Quello di cui mi accusano è di coniare un intero album. Quindi se è già coniato, è già sulla blockchain, significa che è già lì. Non è mai successo, e loro sanno che non è mai successo”.
Un tribunale stabilirà la verità. Anche se il problema vero è che di cause sugli NFT ce ne sono molte poche per avere una solida giurisprudenza in materia.
Il caso di Reasonable Doubt di Jay-z dunque è destinato a fare scuola.
Jay-Z e gli NFT
Il fatto che Jay Z entrasse nel mondo degli NFT non avrebbe stupito. Il rapper infatti sembra molto attento a Bitcoin e alle criptovalute.
In particolare sembra aver instaurato una collaborazione con Jack Dorsey volta a diffondere Bitcoin. Questo rapporto è stato poi successivamente suggellato dall’ingresso del rapper nel board di Square, l’altra società di pagamenti che fa capo al fondatore di Twitter, ampiamente coinvolta nell’utilizzo di Bitcoin.