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Incarto n. 14.2020.149 Lugano 19 ottobre 2020 In nome della Repubblica e Cantone Ticino La Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d’appello composta del giudice: Jaques, presidente vicecancelliera: Bertoni statuendo nella composizione a giudice unico (art. 48 b LOG) nella causa SO.2020.191 (fallimento senza preventiva esecuzione) della Pretura della Giurisdizione di Mendrisio-Nord promossa con istanza 11 marzo 2020 dalla Confederazione Svizzera, Berna (rappr. dall’RA 1, ) contro RE 1 (patrocinata dall’avv. PA 1, ) giudicando sul reclamo del 23 settembre 2020 presentato dalla RE 1 contro la decisione emessa il 16 settembre 2020 dal Pretore; ritenuto in fatto: A. Con istanza dell’11 marzo 2020, la Confederazione Svizzera ha chiesto alla Pretura della Giurisdizione di Mendrisio-Nord di decretare il fallimento senza preventiva esecuzione della RE 1, facendo valere che la convenuta ha sospeso i suoi pagamenti ed è in mora nei suoi confronti per crediti di complessivi fr. 533'301.24. B. All’udienza di discussione del 15 settembre 2020 nessuno è comparso. C. Statuendo con decisione 16 settembre 2020 il Pretore ha dichiarato il fallimento della RE 1 dallo stesso giorno alle ore 10:00, ponendo a carico della massa fallimentare la tassa di giustizia di fr. 60.–. D. Contro la sentenza appena citata la RE 1 è insorta a questa Camera con un reclamo del 23 settembre 2020 per ottenere, previo conferimento dell’effetto sospensivo, l’annullamen­­to del fallimento, asserendo che l’istante le avrebbe concesso una dilazione di pagamento parificabile a un ritiro dell’istanza. Il 25 settembre 2020 il presidente della Camera ha respinto la domanda di effetto sospensivo. Stante l’esito del giudizio odierno il reclamo non è stato intimato alla controparte per osservazioni. Considerando in diritto: 1. La sentenza impugnata – emanata in materia di fallimento – è una decisione di prima istanza finale e inappellabile (art. 309 lett. b n. 7 CPC), contro cui è dato il rimedio del reclamo (art. 174 cpv. 1 per il rinvio degli art. 194 cpv. 1 LEF e 319 lett. a CPC) alla Camera di esecuzione e fallimenti (CEF) del Tribunale d’appello (art. 48 lett. e n. 1 LOG) senza riguardo al valore litigioso. 1.1 Pronunciata in procedura sommaria (art. 251 lett. a CPC), la decisione è impugnabile entro dieci giorni dalla notificazione (art. 174 cpv. 1, 194 LEF e 321 cpv. 2 CPC). Visto che la notifica è avvenuta in concreto al patrocinatore della RE 1 il 17 settembre 2020, il termine d’impugnazione è scaduto domenica 27 settembre, per cui la scadenza è stata riportata a lunedì 28 settembre (art. 142 cpv. 3 CPC per il rinvio dell’art. 31 LEF). Presentato il 23 settembre 2020 (data del codice a barre postale), il reclamo è dunque senz’altro tempestivo. 1.2 La Camera decide in linea di principio in base agli atti di causa della giurisdizione inferiore (art. 327 cpv. 1 e 2 CPC), limitando il suo esame, fatte salve carenze manifeste, alle censure motivate (art. 321 cpv. 1 CPC) contenute nel reclamo (DTF 142 III 417 con­sid. 2.2.4). Secondo l’art. 320 CPC con il reclamo possono essere censurati sia l’applicazione errata del diritto sia l’accertamento manifestamente errato dei fatti. Sono di regola inammissibili conclusioni, allegazioni di fatti e mezzi di prove nuovi, fatte salve speciali disposizioni di legge (art. 326 cpv. 2 CPC). In materia di fallimento le parti possono avvalersi senza restrizioni di fatti nuovi – detti pseudonova o “unechte Nova” –, se questi si sono verificati prima della decisione di prima istanza (art. 174 cpv. 1, 2° periodo LEF). Ove invece invochi fatti successivi – detti nova autentici o in senso proprio, oppure “echte Nova” – il debitore deve inoltre rendere verosimile la propria solvibilità (art. 174 cpv. 2 LEF). Queste regole valgono anche in materia di fallimento senza preventiva esecuzione, l’art. 194 cpv. 1 LEF rinviando all’art. 174 LEF (sentenza della CEF 14.2019.202 del 28 novembre 2019 consid. 2, con riferimento alla controversia riguardante i veri nova ). Poiché la reclamante non invoca uno dei motivi di annullamento del fallimento elencati all’art. 174 cpv. 2 LEF ci si potrebbe chiedere, nel caso specifico, se sia ammissibile lo scritto 18 giugno 2020 (doc. E) prodotto dalla reclamante per la prima volta in questa sede. Dato ch’esso non risulta di rilievo per l’esito del giudizio odierno (v. sotto consid. 3.2) si può lasciare il quesito irrisolto. 2. La reclamante si duole di non aver potuto presentare osservazioni sugli scritti dell’istante dell’11 settembre (con cui ha comunicato al Pretore di non aver ricevuto il piano di rientro) e del 14 settembre 2020 (in cui ha chiesto l’accoglimento dell’istanza). Sennonché es­sa avrebbe potuto esprimersi al riguardo presentandosi all’udienza del 15 settembre. Avendo omesso di comparire, la reclamante non può dolersi seriamente di una violazione del suo diritto di essere sentita. 3. Nel reclamo la RE 1 sostiene che, tenuto conto della difficile situazione da essa segnalata in seguito al blocco imposto dalle autorità federali all’attività di ristorazione a causa del­l’epidemia di coronavirus, l’istante, nel chiedere al Pretore con scritto del 16 aprile 2020 di sospendere la causa fino a settembre per permetterle di regolarizzare la sua posizione, le ha concesso una dilazione parificabile dalla giurisprudenza a un ritiro dell’istan­­za. A suo parere, il Pretore avrebbe dovuto stralciare la causa invece di fissare l’udienza al 15 settembre 2020. 3.1 La censura appare invero lesiva del principio della buona fede processuale (art. 52 CPC), che impone alle parti di sollevare le eccezioni processuali già in prima sede, onde permettere se del caso al primo giudice di sanare l’irregolarità (sentenze della CEF 14.2016.247 del 4 settembre 2017 consid. 1.1 e 14.2017.124 del 4 giugno 2018 consid. 1.3). Nel caso in esame, la reclamante non si è opposta alla citazione delle parti all’udienza del 15 settembre 2020. È quindi malvenuta a fare solo ora carico al Pretore di averla fissata. Il giudice non avrebbe del resto potuto stralciare la causa per intervenuto ritiro dell’istanza senza prima avvisare l’istante che la richiesta di rinvio dell’udienza era da considerare come un ritiro della domanda di fallimento (sentenza della CEF 14.2017.197 del 15 dicembre 2017 consid. 4.2), consentendole di precisare se questa era veramente la sua intenzione. 3.2 Ad ogni modo, la “possibilità di regolarizzare la loro posizione” evocata nella comunicazione 16 aprile 2020 (doc. C accluso al reclamo) era subordinata all’adempimento di tre condizioni – presentazione di un “piano di rientro”, pagamento di un primo versamento entro 60 giorni e inoltro di tutti rendiconti mancanti (scritto del 17 aprile 2020, doc. D) –, la prima delle quali non risulta essere stata adempiuta. La reclamante pretende sì che l’istante avrebbe accettato “di fatto” la rateazione “predisposta da lei dimostrando di non dare più peso al piano di rientro”, ma in realtà la convenuta si è limitata a versare due acconti di fr. 30'000.– il 10 luglio 2020 e di fr. 1'610.– a fine luglio senza indicare con quale frequenza e per quali importi avrebbe proceduto all’estinzione totale del credito, di oltre fr. 500'000.– al momento dell’avvio della causa (lo scritto 18 giugno 2020 prodotto quale doc. E attesta semmai l’inadempimen­to di due delle tre condizioni). Mancano quindi sia una proposta concreta di dilazione sia, per ovvi motivi, una sua accettazione da parte dell’istante. 3.3 Non va d’altronde sottaciuto, comunque sia, che una parificazione dello scritto del 17 aprile 2020 a un ritiro della domanda di fallimento è esclusa, siccome l’istante ha esplicitamente escluso un siffatto ritiro ( “non ci è possibile ritirare la nostra domanda di fallimen­to”, doc. D prima frase). Il reclamo vede così la sua sorte segnata. 4. La tassa di giustizia, calcolata secondo gli art. 52 lett. a e 61 cpv. 1 OTLEF ( RS 281.35 ), segue la soccombenza (art. 106 cpv. 1 CPC). Alla controparte non si assegnano ripetibili, non avendo dovuto la stessa redigere osservazioni al reclamo. Per questi motivi, pronuncia: 1. Il reclamo è respinto. 2. La tassa di giustizia del presente giudizio di fr. 150.– è posta a carico della reclamante. 3. Notificazione a: – avv. – – Ufficio d’esecuzione, Mendrisio; – Ufficio dei fallimenti, Viganello; Comunicazione alla Pretura della Giurisdizione di Mendrisio-Nord. Per la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d’appello Il presidente La vicecancelliera Rimedi giuridici Contro la presente decisione è possibile presentare ricorso in materia civile (art. 74 cpv. 2 lett. d LTF) al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione (art. 100 cpv. 1 LTF). Il termine di ricorso è sospeso durante le ferie giudiziarie (art. 46 cpv. 1 LTF).

Incarto n. 14.2020.149 Incarto n. 14.2020.149

Incarto n. Lugano 19 ottobre 2020 Lugano

Lugano 19 ottobre 2020

In nome della Repubblica e Cantone Ticino In nome della Repubblica e Cantone Ticino

La Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d’appello La Camera di esecuzione e fallimenti

La Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d’appello

del Tribunale d’appello composta del giudice: composta del giudice:

composta del giudice: Jaques, presidente Jaques, presidente

Jaques, presidente vicecancelliera: vicecancelliera:

vicecancelliera: Bertoni Bertoni

Bertoni statuendo nella composizione a giudice unico (art. 48 b LOG) nella causa SO.2020.191 (fallimento senza preventiva esecuzione) della Pretura della Giurisdizione di Mendrisio-Nord promossa con istanza 11 marzo 2020 dalla

statuendo nella composizione a giudice unico (art. 48 b LOG) nella causa SO.2020.191 (fallimento senza preventiva esecuzione) della Pretura della Giurisdizione di Mendrisio-Nord promossa con istanza 11 marzo 2020 dalla Confederazione Svizzera, Berna (rappr. dall’RA 1, ) Confederazione Svizzera, Berna

Confederazione Svizzera, Berna (rappr. dall’RA 1, )

(rappr. dall’RA 1, ) contro contro

contro RE 1 (patrocinata dall’avv. PA 1, ) RE 1

RE 1 (patrocinata dall’avv. PA 1, )

(patrocinata dall’avv. PA 1, ) giudicando sul reclamo del 23 settembre 2020 presentato dalla RE 1 contro la decisione emessa il 16 settembre 2020 dal Pretore;

giudicando sul reclamo del 23 settembre 2020 presentato dalla RE 1 contro la decisione emessa il 16 settembre 2020 dal Pretore; ritenuto

ritenuto in fatto: A. Con istanza dell’11 marzo 2020, la Confederazione Svizzera ha chiesto alla Pretura della Giurisdizione di Mendrisio-Nord di decretare il fallimento senza preventiva esecuzione della RE 1, facendo valere che la convenuta ha sospeso i suoi pagamenti ed è in mora nei suoi confronti per crediti di complessivi fr. 533'301.24. in fatto: A. Con istanza dell’11 marzo 2020, la Confederazione Svizzera ha chiesto alla Pretura della Giurisdizione di Mendrisio-Nord di decretare il fallimento senza preventiva esecuzione della RE 1, facendo valere che la convenuta ha sospeso i suoi pagamenti ed è in mora nei suoi confronti per crediti di complessivi fr. 533'301.24. B. All’udienza di discussione del 15 settembre 2020 nessuno è comparso.

B. All’udienza di discussione del 15 settembre 2020 nessuno è comparso. C. Statuendo con decisione 16 settembre 2020 il Pretore ha dichiarato il fallimento della RE 1 dallo stesso giorno alle ore 10:00, ponendo a carico della massa fallimentare la tassa di giustizia di fr. 60.–.

C. Statuendo con decisione 16 settembre 2020 il Pretore ha dichiarato il fallimento della RE 1 dallo stesso giorno alle ore 10:00, ponendo a carico della massa fallimentare la tassa di giustizia di fr. 60.–. D. Contro la sentenza appena citata la RE 1 è insorta a questa Camera con un reclamo del 23 settembre 2020 per ottenere, previo conferimento dell’effetto sospensivo, l’annullamen­­to del fallimento, asserendo che l’istante le avrebbe concesso una dilazione di pagamento parificabile a un ritiro dell’istanza. Il 25 settembre 2020 il presidente della Camera ha respinto la domanda di effetto sospensivo. Stante l’esito del giudizio odierno il reclamo non è stato intimato alla controparte per osservazioni.

D. Contro la sentenza appena citata la RE 1 è insorta a questa Camera con un reclamo del 23 settembre 2020 per ottenere, previo conferimento dell’effetto sospensivo, l’annullamen­­to del fallimento, asserendo che l’istante le avrebbe concesso una dilazione di pagamento parificabile a un ritiro dell’istanza. Il 25 settembre 2020 il presidente della Camera ha respinto la domanda di effetto sospensivo. Stante l’esito del giudizio odierno il reclamo non è stato intimato alla controparte per osservazioni. ottenere, previo conferimento dell’effetto sospensivo, l’annullamen­­to Considerando

Considerando in diritto: 1. La sentenza impugnata – emanata in materia di fallimento – è una decisione di prima istanza finale e inappellabile (art. 309 lett. b n. 7 CPC), contro cui è dato il rimedio del reclamo (art. 174 cpv. 1 per il rinvio degli art. 194 cpv. 1 LEF e 319 lett. a CPC) alla Camera di esecuzione e fallimenti (CEF) del Tribunale d’appello (art. 48 lett. e n. 1 LOG) senza riguardo al valore litigioso. in diritto: 1. La sentenza impugnata – emanata in materia di fallimento – è una decisione di prima istanza finale e inappellabile (art. 309 lett. b n. 7 CPC), contro cui è dato il rimedio del reclamo (art. 174 cpv. 1 per il rinvio degli art. 194 cpv. 1 LEF e 319 lett. a CPC) alla Camera di esecuzione e fallimenti (CEF) del Tribunale d’appello (art. 48 lett. e n. 1 LOG) senza riguardo al valore litigioso. 1.1 Pronunciata in procedura sommaria (art. 251 lett. a CPC), la decisione è impugnabile entro dieci giorni dalla notificazione (art. 174 cpv. 1, 194 LEF e 321 cpv. 2 CPC). Visto che la notifica è avvenuta in concreto al patrocinatore della RE 1 il 17 settembre 2020, il termine d’impugnazione è scaduto domenica 27 settembre, per cui la scadenza è stata riportata a lunedì 28 settembre (art. 142 cpv. 3 CPC per il rinvio dell’art. 31 LEF). Presentato il 23 settembre 2020 (data del codice a barre postale), il reclamo è dunque senz’altro tempestivo.

1.1 Pronunciata in procedura sommaria (art. 251 lett. a CPC), la decisione è impugnabile entro dieci giorni dalla notificazione (art. 174 cpv. 1, 194 LEF e 321 cpv. 2 CPC). Visto che la notifica è avvenuta in concreto al patrocinatore della RE 1 il 17 settembre 2020, il termine d’impugnazione è scaduto domenica 27 settembre, per cui la scadenza è stata riportata a lunedì 28 settembre (art. 142 cpv. 3 CPC per il rinvio dell’art. 31 LEF). Presentato il 23 settembre 2020 (data del codice a barre postale), il reclamo è dunque senz’altro tempestivo. 1.2 La Camera decide in linea di principio in base agli atti di causa della giurisdizione inferiore (art. 327 cpv. 1 e 2 CPC), limitando il suo esame, fatte salve carenze manifeste, alle censure motivate (art. 321 cpv. 1 CPC) contenute nel reclamo (DTF 142 III 417 con­sid. 2.2.4). Secondo l’art. 320 CPC con il reclamo possono essere censurati sia l’applicazione errata del diritto sia l’accertamento manifestamente errato dei fatti. Sono di regola inammissibili conclusioni, allegazioni di fatti e mezzi di prove nuovi, fatte salve speciali disposizioni di legge (art. 326 cpv. 2 CPC). In materia di fallimento le parti possono avvalersi senza restrizioni di fatti nuovi – detti pseudonova o “unechte Nova” –, se questi si sono verificati prima della decisione di prima istanza (art. 174 cpv. 1, 2° periodo LEF). Ove invece invochi fatti successivi – detti nova autentici o in senso proprio, oppure “echte Nova” – il debitore deve inoltre rendere verosimile la propria solvibilità (art. 174 cpv. 2 LEF). Queste regole valgono anche in materia di fallimento senza preventiva esecuzione, l’art. 194 cpv. 1 LEF rinviando all’art. 174 LEF (sentenza della CEF 14.2019.202 del 28 novembre 2019 consid. 2, con riferimento alla controversia riguardante i veri nova ).

1.2 La Camera decide in linea di principio in base agli atti di causa della giurisdizione inferiore (art. 327 cpv. 1 e 2 CPC), limitando il suo esame, fatte salve carenze manifeste, alle censure motivate (art. 321 cpv. 1 CPC) contenute nel reclamo (DTF 142 III 417 con­sid. 2.2.4). Secondo l’art. 320 CPC con il reclamo possono essere censurati sia l’applicazione errata del diritto sia l’accertamento manifestamente errato dei fatti. Sono di regola inammissibili conclusioni, allegazioni di fatti e mezzi di prove nuovi, fatte salve speciali disposizioni di legge (art. 326 cpv. 2 CPC). In materia di fallimento le parti possono avvalersi senza restrizioni di fatti nuovi – detti pseudonova pseudonova o o “unechte Nova” “unechte Nova” –, –, se questi si sono verificati prima della decisione di prima istanza (art. 174 cpv. 1, 2° periodo LEF). Ove invece invochi fatti successivi – detti nova nova autentici o in senso proprio, oppure autentici o in senso proprio, oppure “echte Nova” “echte Nova” – – il debitore deve inoltre rendere verosimile la propria solvibilità (art. 174 cpv. 2 LEF). Queste regole valgono anche in materia di fallimento senza preventiva esecuzione, l’art. 194 cpv. 1 LEF rinviando all’art. 174 LEF (sentenza della CEF 14.2019.202 del 28 novembre 2019 consid. 2, con riferimento alla controversia riguardante i veri nova ). Poiché la reclamante non invoca uno dei motivi di annullamento del fallimento elencati all’art. 174 cpv. 2 LEF ci si potrebbe chiedere, nel caso specifico, se sia ammissibile lo scritto 18 giugno 2020 (doc. E) prodotto dalla reclamante per la prima volta in questa sede. Dato ch’esso non risulta di rilievo per l’esito del giudizio odierno (v. sotto consid. 3.2) si può lasciare il quesito irrisolto.

Poiché la reclamante non invoca uno dei motivi di annullamento del fallimento elencati all’art. 174 cpv. 2 LEF ci si potrebbe chiedere, nel caso specifico, se sia ammissibile lo scritto 18 giugno 2020 (doc. E) prodotto dalla reclamante per la prima volta in questa sede. Dato ch’esso non risulta di rilievo per l’esito del giudizio odierno (v. sotto consid. 3.2) si può lasciare il quesito irrisolto. 2. La reclamante si duole di non aver potuto presentare osservazioni sugli scritti dell’istante dell’11 settembre (con cui ha comunicato al Pretore di non aver ricevuto il piano di rientro) e del 14 settembre 2020 (in cui ha chiesto l’accoglimento dell’istanza). Sennonché es­sa avrebbe potuto esprimersi al riguardo presentandosi all’udienza del 15 settembre. Avendo omesso di comparire, la reclamante non può dolersi seriamente di una violazione del suo diritto di essere sentita.

2. La reclamante si duole di non aver potuto presentare osservazioni sugli scritti dell’istante dell’11 settembre (con cui ha comunicato al Pretore di non aver ricevuto il piano di rientro) e del 14 settembre 2020 (in cui ha chiesto l’accoglimento dell’istanza). Sennonché es­sa avrebbe potuto esprimersi al riguardo presentandosi all’udienza del 15 settembre. si duole di non aver potuto presentare osservazioni sugli scritti dell’istante dell’11 settembre (con cui ha comunicato al Pretore di non aver ricevuto il piano di rientro) e del 14 settembre 2020 (in cui ha chiesto l’accoglimento dell’istanza). Sennonché es­sa avrebbe potuto esprimersi al riguardo presentandosi all’udienza del 15 settembre. si duole di non aver potuto presentare osservazioni sugli scritti dell’istante dell’11 settembre (con cui ha comunicato al Pretore di non aver ricevuto il piano di rientro) e del 14 settembre 2020 (in cui ha chiesto l’accoglimento dell’istanza). Sennonché es­sa avrebbe potuto esprimersi al riguardo presentandosi all’udienza del 15 settembre. 2020 (in cui ha chiesto l’accoglimento dell’istanza). Sennonché es­sa avrebbe potuto esprimersi al riguardo presentandosi all’udienza 3. Nel reclamo la RE 1 sostiene che, tenuto conto della difficile situazione da essa segnalata in seguito al blocco imposto dalle autorità federali all’attività di ristorazione a causa del­l’epidemia di coronavirus, l’istante, nel chiedere al Pretore con scritto del 16 aprile 2020 di sospendere la causa fino a settembre per permetterle di regolarizzare la sua posizione, le ha concesso una dilazione parificabile dalla giurisprudenza a un ritiro dell’istan­­za. A suo parere, il Pretore avrebbe dovuto stralciare la causa invece di fissare l’udienza al 15 settembre 2020.

3. Nel reclamo la RE 1 sostiene che, tenuto conto della difficile situazione da essa segnalata in seguito al blocco imposto dalle autorità federali all’attività di ristorazione a causa del­l’epidemia di coronavirus, l’istante, nel chiedere al Pretore con scritto del 16 aprile 2020 di sospendere la causa fino a settembre per permetterle di regolarizzare la sua posizione, le ha concesso una dilazione parificabile dalla giurisprudenza a un ritiro dell’istan­­za. A suo parere, il Pretore avrebbe dovuto stralciare la causa invece di fissare l’udienza al 15 settembre 2020. 3.1 La censura appare invero lesiva del principio della buona fede processuale (art. 52 CPC), che impone alle parti di sollevare le eccezioni processuali già in prima sede, onde permettere se del caso al primo giudice di sanare l’irregolarità (sentenze della CEF 14.2016.247 del 4 settembre 2017 consid. 1.1 e 14.2017.124 del 4 giugno 2018 consid. 1.3). Nel caso in esame, la reclamante non si è opposta alla citazione delle parti all’udienza del 15 settembre 2020. È quindi malvenuta a fare solo ora carico al Pretore di averla fissata. Il giudice non avrebbe del resto potuto stralciare la causa per intervenuto ritiro dell’istanza senza prima avvisare l’istante che la richiesta di rinvio dell’udienza era da considerare come un ritiro della domanda di fallimento (sentenza della CEF 14.2017.197 del 15 dicembre 2017 consid. 4.2), consentendole di precisare se questa era veramente la sua intenzione.

3.1 La censura appare invero lesiva del principio della buona fede processuale (art. 52 CPC), che impone alle parti di sollevare le eccezioni processuali già in prima sede, onde permettere se del caso al primo giudice di sanare l’irregolarità (sentenze della CEF 14.2016.247 del 4 settembre 2017 consid. 1.1 e 14.2017.124 del 4 giugno 2018 consid. 1.3). Nel caso in esame, la reclamante non si è opposta alla citazione delle parti all’udienza del 15 settembre 2020. È quindi malvenuta a fare solo ora carico al Pretore di averla fissata. Il giudice non avrebbe del resto potuto stralciare la causa per intervenuto ritiro dell’istanza senza prima avvisare l’istante che 2020. È quindi malvenuta a fare solo ora carico al Pretore di averla fissata. Il giudice non avrebbe del resto potuto stralciare la causa per intervenuto ritiro dell’istanza senza prima avvisare l’istante che giudice non avrebbe del resto potuto stralciare la causa per intervenuto ritiro dell’istanza senza prima avvisare l’istante che giudice non avrebbe del resto potuto stralciare la causa per intervenuto ritiro dell’istanza senza prima avvisare l’istante che la richiesta di rinvio dell’udienza era da considerare come un ritiro (sentenza della CEF 14.2017.197 del 15 dicembre 2017 consid. 4.2), consentendole di precisare se questa era veramente la sua intenzione. (sentenza della CEF 14.2017.197 del 15 dicembre 2017 consid. 4.2), consentendole di precisare se questa era veramente la sua intenzione. (sentenza della CEF 14.2017.197 del 15 dicembre 2017 consid. 4.2), consentendole di precisare se questa era veramente la sua intenzione. 3.2 Ad ogni modo, la “possibilità di regolarizzare la loro posizione” evocata nella comunicazione 16 aprile 2020 (doc. C accluso al reclamo) era subordinata all’adempimento di tre condizioni – presentazione di un “piano di rientro”, pagamento di un primo versamento entro 60 giorni e inoltro di tutti rendiconti mancanti (scritto del 17 aprile 2020, doc. D) –, la prima delle quali non risulta essere stata adempiuta. La reclamante pretende sì che l’istante avrebbe accettato “di fatto” la rateazione “predisposta da lei dimostrando di non dare più peso al piano di rientro”, ma in realtà la convenuta si è limitata a versare due acconti di fr. 30'000.– il 10 luglio 2020 e di fr. 1'610.– a fine luglio senza indicare con quale frequenza e per quali importi avrebbe proceduto all’estinzione totale del credito, di oltre fr. 500'000.– al momento dell’avvio della causa (lo scritto 18 giugno 2020 prodotto quale doc. E attesta semmai l’inadempimen­to di due delle tre condizioni). Mancano quindi sia una proposta concreta di dilazione sia, per ovvi motivi, una sua accettazione da parte dell’istante.

3.2 Ad ogni modo, la “possibilità di regolarizzare la loro posizione” evocata nella comunicazione 16 aprile 2020 (doc. C accluso al reclamo) era subordinata all’adempimento di tre condizioni – presentazione di un “piano di rientro”, pagamento di un primo versamento entro 60 giorni e inoltro di tutti rendiconti mancanti (scritto del 17 aprile 2020, doc. D) –, la prima delle quali non risulta essere stata adempiuta. La reclamante pretende sì che l’istante avrebbe accettato “di fatto” la rateazione “predisposta da lei dimostrando di non dare più peso al piano di rientro”, ma in realtà la convenuta si è limitata a versare due acconti di fr. 30'000.– il 10 luglio 2020 e di fr. 1'610.– a fine luglio senza indicare con quale frequenza e per quali importi avrebbe proceduto all’estinzione totale del credito, di oltre fr. 500'000.– al momento dell’avvio della causa (lo scritto 18 giugno 2020 prodotto quale doc. E attesta semmai l’inadempimen­to di due delle tre condizioni). Mancano quindi sia una proposta concreta di dilazione sia, per ovvi motivi, una sua accettazione da parte dell’istante. giugno 2020 prodotto quale doc. E attesta semmai l’inadempimen­to 3.3 Non va d’altronde sottaciuto, comunque sia, che una parificazione dello scritto del 17 aprile 2020 a un ritiro della domanda di fallimento è esclusa, siccome l’istante ha esplicitamente escluso un siffatto ritiro ( “non ci è possibile ritirare la nostra domanda di fallimen­to”, doc. D prima frase). Il reclamo vede così la sua sorte segnata.

3.3 Non va d’altronde sottaciuto, comunque sia, che una parificazione dello scritto del 17 aprile 2020 a un ritiro della domanda di fallimento è esclusa, siccome l’istante ha esplicitamente escluso un siffatto ritiro ( fallimento è esclusa, siccome l’istante ha esplicitamente escluso un siffatto ritiro ( “non ci è possibile ritirare la nostra domanda di fallimen­to”, doc. D prima frase). Il reclamo vede così la sua sorte segnata. 4. La tassa di giustizia, calcolata secondo gli art. 52 lett. a e 61 cpv. 1 OTLEF ( RS 281.35 ), segue la soccombenza (art. 106 cpv. 1 CPC). Alla controparte non si assegnano ripetibili, non avendo dovuto la stessa redigere osservazioni al reclamo.

4. La tassa di giustizia, calcolata secondo gli art. 52 lett. a e 61 cpv. 1 OTLEF ( RS 281.35 ), segue la soccombenza (art. 106 cpv. 1 CPC). Alla controparte non si assegnano ripetibili, non avendo dovuto la stessa redigere osservazioni al reclamo. Per questi motivi,

Per questi motivi, pronuncia: 1. Il reclamo è respinto. pronuncia: 1. Il reclamo è respinto. 2. La tassa di giustizia del presente giudizio di fr. 150.– è posta a carico della reclamante.

2. La tassa di giustizia del presente giudizio di fr. 150.– è posta a carico della reclamante. 3. Notificazione a:

3. Notificazione a: – avv. – – Ufficio d’esecuzione, Mendrisio; – Ufficio dei fallimenti, Viganello; – avv.

– avv. –

– – Ufficio d’esecuzione, Mendrisio;

– Ufficio d’esecuzione, Mendrisio; – Ufficio dei fallimenti, Viganello;

– Ufficio dei fallimenti, Viganello; Comunicazione alla Pretura della Giurisdizione di Mendrisio-Nord.

Comunicazione alla Pretura della Giurisdizione di Mendrisio-Nord. Per la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d’appello

Per la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d’appello Il presidente La vicecancelliera

Il presidente La vicecancelliera Rimedi giuridici

Rimedi giuridici Contro la presente decisione è possibile presentare ricorso in materia civile (art. 74 cpv. 2 lett. d LTF) al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione (art. 100 cpv. 1 LTF). Il termine di ricorso è sospeso durante le ferie giudiziarie (art. 46 cpv. 1 LTF).

Contro la presente decisione è possibile presentare ricorso in materia civile (art. 74 cpv. 2 lett. d LTF) al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione (art. 100 cpv. 1 LTF). Il termine di ricorso è sospeso durante le ferie giudiziarie (art. 46 cpv. 1 LTF).