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La guerra in Ucraina ha fatto prepotentemente tornare alla ribalta il rischio di conflitto atomico.
Per questo dei ricercatori statunitensi - tramite varie simulazioni - hanno elaborato degli scenari per esaminare gli effetti di una guerra nucleare sui sistemi terrestri. Ecco cosa potrebbe succedere...
WASHINGTON - L'Orologio dell'Apocalisse continua a segnare cento secondi prima della mezzanotte. Ma il disastro potrebbe essere dietro l'angolo. È infatti dai tempi della Guerra Fredda che il nostro Paese non si avvicinava così tanto al pericolo di un conflitto nucleare. Un pericolo che lo scoppio della guerra in Ucraina, provocata dall'aggressione russa, ha fatto prepotentemente tornare alla ribalta. Dal 24 febbraio, infatti, le minacce di Mosca di ricorrere all'atomica si sono moltiplicate. E anche oggi il fido Lukashenko - il più fedele alleato di Mosca - ha messo in guardia tutti sui pericoli che potrebbero nascere da un allargamento del conflitto. Ma cosa accadrebbe al nostro pianeta (e a noi) se queste moderne armi venissero effettivamente innescate?
Diverse simulazioni - Alcuni scienziati di diverse università statunitensi, capitanati dalla ricercatrice della Louisiana State University Cheryl Harrison, hanno provato a rispondere a questa domanda, eseguendo diverse simulazioni al computer per esaminare gli effetti di una guerra nucleare sui sistemi terrestri. Effetti che sarebbero semplicemente terrificanti.
Lo studio - Lo studio - pubblicato sulla rivista AGU Advances - descrive le conseguenze di un conflitto atomico, soffermandosi anche su quello che accadrebbe se si espandesse su larga scala, coinvolgendo le due super potenze nucleari Russia e Stati Uniti.
Sole spento - In tutti gli scenari simulati, però, c'è una costante. Ovvero che la Terra non ne uscirebbe per nulla bene. Secondo i ricercatori, infatti, le tempeste di fuoco provocate dalle deflagrazioni atomiche rilascerebbero miliardi di chili di fumo nell’atmosfera superiore bloccando i raggi solari.
Un'altra era glaciale - Nel giro di un mese, questo porterebbe a un calo medio delle temperature globali di 7,2 gradi (maggiore di quello registrato nell'ultima era glaciale) e, in ultima analisi, a un'interruzione dei raccolti. Milioni o addirittura miliardi di persone potrebbero morire di fame. «Non importa chi sta bombardando chi», avverte l'autrice principale dello studio. «Possono essere l’India e il Pakistan o la NATO e la Russia. Una volta che il fumo viene rilasciato nell’alta atmosfera, si diffonde a livello globale e colpisce tutti».
Oceani congelati - Ma anche una volta che il fumo atomico si sarà diradato, le cose non andranno meglio. Gli oceani, infatti, subirebbero gli effetti delle esplosioni atomiche per decenni se non per secoli. La loro temperatura si abbasserà drasticamente e importanti porti come Pechino, Copenaghen e San Pietroburgo si congelerebbero, mettendo a dura prova il commercio mondiale.
E svuotati - La formazione di spessi strati di ghiaccio e la mancanza di luce solare sarebbero inoltre catastrofici anche per la vita marina, in quanto si verificherebbe una moria di massa di alghe. E poiché le alghe costituiscono gran parte della rete alimentare subacquea, anche tutti gli organismi e gli animali che si trovano sopra di loro nella catena alimentare morirebbero.
Fare tutto il possibile per evitarla - Per questo, conclude la ricercatrice, «dobbiamo fare tutto il possibile per evitare una guerra nucleare. È troppo probabile che gli effetti siano catastrofici per tutti». Le fa eco uno dei suoi co-autori, il professorer presso il Dipartimento di Scienze Ambientali della Rutgers University, Alan Robock. « I leader mondiali hanno utilizzato i nostri studi in precedenza come stimolo per porre fine alla corsa agli armamenti nucleari negli anni ’80 e cinque anni fa per approvare un trattato alle Nazioni Unite per vietare le armi nucleari. Ci auguriamo che questo nuovo studio incoraggi più nazioni a ratificare il trattato di divieto».
La stima: 13'000 testate nucleari in nove Paesi - Attualmente ci sono circa 13'000 armi nucleari nel mondo, distribuite in nove Paesi. La stragrande maggioranza delle testate è nelle mani degli Stati Uniti e della Russia, mentre poco più di 1'000 sono detenute da Francia, Cina, Regno Unito, Pakistan, India, Israele e Corea del Nord. Questi numeri, però, rappresentano delle stime, perché è difficilissimo stabilire con certezza un inventario degli armamenti nucleari. Ci sono poi Paesi, come ad esempio l’Italia, che non possiedono armi nucleari, ma che partecipano al programma di "condivisione nucleare" della NATO.