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La Svizzera è il paese che ospita più multinazionali pro capite al mondo. Diverse imprese che vi hanno sede sono state colte in flagrante per violazioni dei diritti umani e per danni ambientali nei paesi del Sud. Glencore fa gettare delle pietre sui contadini che difendono i propri diritti fondiari, Lafarge Holcim non si cura dei diritti sindacali, le raffinerie svizzere fanno fondere dell’oro provienenti da fonti dubbiose. Tuttavia, le case madri non sono obbligate a rispondere legalmente delle pratiche commerciali commesse dalle loro filiali o da qualsiasi altra società sotto il loro controllo.
Anche se il governo svizzero s’impegna a livello internazionale per lo sviluppo di standard in materia di diritti umani e d’ambiente, è poco propenso a misure legali di regolazione delle imprese in Svizzera. Il Consiglio federale punta soprattutto sulle iniziative volontarie.
Storia dell’iniziativa popolare
Questa situazione insoddisfacente ha portato al lancio, nel novembre 2011, della campagna “Diritto senza frontiere”. Lanciata da una manciata di organizzazioni – fra cui Alliance Sud – e sostenuta da una cinquantina di organizzazioni non governative e sindacali esigeva che il Consiglio federale ed il Parlamento legiferassero affinché le imprese con sede in Svizzera fossero obbligate a rispettare i diritti umani e l’ambiente, ovunque nel mondo. Il 13 giugno 2012, è stata consegnata alla Cancelleria federale, una petizione, firmata da oltre 135'000 persone, che conteneva due rivendicazioni: in primo luogo, l’introduzione nel diritto elvetico di un obbligo di dovuta diligenza per le case madri di vegliare al rispetto dei diritti umani e dell’ambiente ovunque nel mondo, anche da parte delle loro filiali (aspetto prevenzione). Secondo, una riduzione degli ostacoli procedurali che impediscono alle vittime di accedere alla giustizia (aspetto di risarcimento).
Strategia Ruggie per la Svizzera
Contemporaneamente alla consegna della petizione, deputati di centro destra e di sinistra hanno depositato cinque interventi parlamentari, di cui un postulato nel giugno 2012 (von Graffenried, Po.12.3503) che chiede al Consiglio federale di elaborare una strategia Ruggie per la Svizzera, ovvero un Piano d’azione nazionale per l’attuazione delle Linee guida dell’ONU relative alle imprese e ai diritti umani, adottate all’unanimità dal Consiglio dei diritti umani nel giugno 2011. Il 14 dicembre 2012, il postulato è stato accettato per poco (97 voti a favore, 95 contro) dal Consiglio nazionale. Ma la pubblicazione del Piano d’azione nazionale per le imprese e i diritti umani (PAN) è avvenuta soltanto nel dicembre 2016. Il PAN del Consiglio federale non ha proposto nessuna nuova misura giuridicamente vincolante, bensì ha ribadito nuovamente che è compito delle imprese rispettare i diritti umani e le norme ambientali nell’ambito della loro responsabilità sociale (CSR).
L’11 marzo 2015, la coalizione «Diritto senza frontiere» ha quasi ottenuto un’importante vittoria. Al termine di un acceso dibattito, il Consiglio nazionale ha dapprima adottato sul filo del rasoio (91 voti a favore, con il voto preponderante del presidente e 90 contrari) la mozione della sua Commissione della Politica estera / CPE-N che chiedeva un disegno di legge sull’obbligo di dovuta diligenza (Mandatory Due Diligence) delle imprese. Poi l’ha rifiutata – dopo una proposta di riesame introdotta da una deputata PPD/PDC – durante un secondo voto inverosimile, dove alcuni deputati hanno cambiato la loro posizione e altri si sono astenuti.
Lancio di un’iniziativa
Dopo la scappatoia del Consiglio nazionale, oltre 65 organizzazioni non governative hanno deciso di lanciare l’iniziativa federale per multinazionali responsabili. Come per la campagna “Diritto senza frontiere”, di cui ha coordinato il lobbying parlamentare e la presenza nella Svizzera romanda e italiana, Alliance Sud svolge un ruolo motore in questa iniziativa. Il direttore di Alliance Sud è membro del comitato d’iniziativa ed anche membro del comitato esecutivo dell’associazione nuovamente creata e che coordina l’iniziativa.
Il 10 ottobre 2016, l’iniziativa popolare federale “Per imprese responsabili- a tutela dell’essere umano e dell’ambiente” è stata depositata con più di 120'000 firme valide. L’11 gennaio 2017, il Consiglio federale ha raccomandato al Parlamento di rifiutare l’iniziativa popolare senza proporre un controprogetto. Nel messaggio sull’iniziativa del 15 settembre 2017, il Consiglio federale ha riconosciuto la bontà delle preoccupazioni degli iniziativisti, ma ha giustificato il suo rifiuto affermando che l’iniziativa vada oltre il dovuto in termini di regole di responsabilità.
Il Parlamento vuole un controprogetto
Al contrario del governo, le Commissioni degli affari giuridici del Consiglio degli Stati (il 14 novembre 2017) e del Consiglio nazionale (il 20 aprile 2018) erano chiaramente favorevoli all’elaborazione di un controprogetto. Il Consiglio nazionale ha seguito la commissione il 14 giugno 2018 e ha adottato un progetto di legge come controprogetto indiretto dell’iniziativa. Il comitato dell’iniziativa ha lasciato intendere che l’iniziativa sarà ritirata nel caso in cui la proposta non venga annacquata dal Consiglio degli Stati. Senza dover passare da una modifica legislativa costituzionale richiesta dall’iniziativa popolare, le regole giuridiche potrebbero entrare in vigore molto più rapidamente, nell’interesse delle persone toccate dalle violazioni dei diritti umani.
Con una maggioranza di 22:20, il Consiglio degli Stati non ha deciso di rispondere né alla controproposta della Grande Camera né alla controproposta diluita della propria commissione di consulenza. Il duro lavoro di lobbying da parte di econoomiesuisse e Swissholdings non ha mancato di produrre i suoi effetti.
Il 13 giugno 2019 il Consiglio nazionale ha confermato con 109 voti contro 69 (7 astensioni) di volere una controproposta indiretta all'iniziativa. I lavori torneranno quindi al Consiglio degli Stati, la cui Commissione giuridica se ne occuperà nuovamente prima.
In parallelo agli orientamenti in vista di un compromesso elaborato dai Consigli, gli iniziativisti sono sempre pronti ad un eventuale voto sull’iniziativa. Ciò avverrebbe al più presto in primavera 2020. Nel frattempo, più di 100 ONG di tutti i settori della società civile (diritti umani, protezione dell’ambiente, organizzazioni dei consumatori e di sviluppo, ambiti religiosi e sindacali) sostengono fin d’ora l’iniziativa. I sondaggi dimostrano che avrebbe delle buone possibilità di ottenere la maggioranza dall’elettorato svizzero alle urne.
Un lungo processo
La lotta per legiferare in materia di responsabilità delle imprese ha dato luogo a una serie di interpellanze politiche e di rapporti. I più importanti sono elencati qui di seguito.
- Il 13 marzo 2013 il Consiglio nazionale ha accettato un postulato (Po.12.3980), chiedendo al Consiglio federale un rapporto di diritto comparato sull’obbligo di istituire dei processi di dovuta diligenza (Due Diligence) delle imprese in materia di diritti umani e di ambiente nell’insieme delle loro attività all’estero. La dovuta diligenza (Due Diligence), al centro delle Linee guida dell’ONU, prevede che le imprese debbano identificare i rischi di violazioni dei diritti umani, adottare le misure richieste, così come fornire un’informazione trasparente.
- Il rapporto è stato pubblicato il 2 maggio 2014. Il Consiglio federale afferma che bisogna agire e che l’ancoraggio nella legge di questo obbligo di dovuta diligenza (Mandatory Due Diligence) è immaginabile. Riconosce anche che la Svizzera ha “una grande responsabilità in materia di rispetto dei diritti umani e di protezione dell’ambiente, soprattutto nei confronti dei paesi che non rispettano abbastanza i principi dello Stato di diritto”.
- Il 2 settembre 2014, per dar seguito a questo rapporto, la Commissione della politica estera del Consiglio nazionale ha approvato una mozione (14.3671) che chiede un progetto di legge su questo obbligo di dovuta diligenza (Mandatory Due Diligence). Al Consiglio nazionale, questa mozione è stata respinta durante un dibattito memorabile, in seguito al quale l’iniziativa popolare è stata lanciata (vedi sopra).
- Per quanto riguarda il secondo aspetto (risarcimento), il 26 novembre 2014, il Consiglio degli Stati ha accettato un postulato (14.3663) che esige un rapporto sull’accesso al risarcimento per le vittime di violazioni dei diritti umani da parte delle imprese. Il Consiglio federale è stato così invitato ad analizzare in modo approfondito il terzo pilastro delle Linee guida dell’ONU (“diritto al risarcimento”), con l’idea di poter colmare una grave lacuna del diritto elvetico.
- Il 14 settembre 2018, il Consiglio federale ha presentato il rapporto sull’accesso al risarcimento. Esso è stato motivo di delusione per i petizionaristi. Il Consiglio federale presenta uno sviluppo indefinito del Punto di contatto nazionale (PCN) per la messa in atto delle Linee Guida OCSE destinate alle Imprese Multinazionali come soluzione universalmente brevettata. Alliance Sud e altre ONG hanno già criticato più volte l’insufficienza del PCN svizzero (“PCN dell’OCSE: I limite del dialogo”)
- Il 14 dicembre 2018, il Consiglio federale ha spiegato in che modo la Svizzera metta in atto il Piano d’azione nazionale per le imprese e i diritti umani (PAN). Sebbene uno studio commissionato dal Consiglio federale sia giunto alla conclusione che le misure adottate dalla Confederazione a partire da dicembre 2016 per la messa in atto del PAN non siano riuscite a toccare le imprese, o non a sufficienza, il Consiglio federale ha mantenuto la sua posizione, ovvero che i diritti umani e le norme ambientali debbano essere rispettate su base volontaria.