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Al cuore dei costrutti sociali democratici si trova l’assunto che, come recita l’art. 3 della Costituzione Italiana, “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge”.
Questo concetto, molto più articolato di quanto comunemente si ritenga, è stato formalizzato per la prima volta in età moderna nella Dichiarazione dei Diritti dell’uomo e del cittadino del 1793 ed è stato ereditato da tutte le costituzioni. Si tratta di un’acquisizione rivoluzionaria, come il contesto storico nel quale prende forma, di profonda revisione degli storici regimi europei. La sua importanza radicale per la cultura sociale sancisce la garanzia di uguaglianza e fonda il patto di fiducia tra i cittadini e le istituzioni.
«La legge è uguale per tutti» è un’opera di denuncia che nasce da una grande passione per l‘uguaglianza e l’equità e un profondo rammarico per le ingiustizie.
L’opera parla di “zoned’ombra” che oscurano i casi di singole persone o interi gruppi sociali dove sembra che la giustizia sia negletta, dove la legge, intesa come garanzia di uguaglianza, non si è vista, dovesembra che alcuni siano, orwellianamente, più uguali di altri.
Nasce così la scelta di riproporre il testo usando i caratteri del font “Circus” e montarli come luminarie di un’attrazione popolare: uno scenario di un mondo tragicomico, con finzioni da piazza e invenzioni iperboliche.