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Catastrofi provvidenziali: uomo e natura nel sesto secolo
All’inizio del sesto secolo prevale una concezione complessivamente positiva della natura, come si evince da Cassiodoro, Boezio o Simplicio. Calamità naturali quali eruzioni vulcaniche, terremoti e carestie diventano l’occasione per mettere in luce l’evergetismo del sovrano e i provvedimenti adottati per porvi rimedio. Se il rapporto con la natura assume i tratti di una battaglia, è uno scontro che si può vincere, o quantomeno controllare. A partire dal 540, tuttavia, si assiste a un graduale cambiamento di prospettive. La peste giustinianea e i bruschi mutamenti climatici verificatisi in quegli anni fanno emergere l’impotenza dell’uomo, costretto a cercare un aiuto soprannaturale, come indicano Romano il Melode o Gregorio Magno. Punti di vista più tradizionali perdurano ancora nella storiografia di matrice classicista (Agazia), ma anche qui la natura sembra a volte assumere le sembianze di uno strumento di punizione divina.