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"Non è bene che l'uomo sia solo" 1. Con questa espressione concisa, subito dopo la creazione dell’uomo, Dio afferma un concetto essenziale che ci riguarda: noi esseri umani non siamo fatti per vivere in solitudine, ma per avere relazione con altri.
Dipendiamo da altri e dal contesto sociale nel quale viviamo. La mancanza di questi elementi, sia per solitudine che per isolamento sociale, ha un effetto negativo su di noi.
È noto da tempo che le persone sole spesso sviluppano sintomi depressivi o mostrano altri problemi psicologici. Non sorprende che la solitudine possa avere un impatto anche sulla salute.
La solitudine può portare a ritirarsi, ad essere meno attivi fisicamente e a trascorrere meno tempo all'aria aperta. Le persone contrastano il vuoto interiore con una dieta “per tirarsi su”, ma che non è necessariamente una dieta sana.
Gli studi dimostrano sempre più chiaramente che la solitudine e l'isolamento sociale hanno effetti diretti sul nostro sistema immunitario. Alcuni anni fa, un gruppo di ricerca americano è stato in grado di dimostrare che l'isolamento sociale ha un'influenza sull'attività genica nei monociti. I monociti sono un sottogruppo dei globuli bianchi che svolgono un ruolo importante nella difesa immunitaria.
I ricercatori hanno scoperto che nei monociti sono stati attivati geni che possono favorire l'infiammazione e indebolire la difesa immunitaria contro i virus.
Allo stesso tempo, è aumentato un sottogruppo di monociti in cui questi geni sono stati particolarmente attivati. Questa influenza sul sistema immunitario può avere delle conseguenze: aumenta la suscettibilità alle infiammazioni croniche e alle malattie vascolari.
Reazioni diverse - conseguenze simili

Beat Schweitzer biologo
Un gruppo di ricerca inglese ha recentemente esaminato attentamente l’influenza della solitudine e dell’isolamento sociale sui meccanismi infiammatori. In una meta-analisi sono stati analizzati i risultati della ricerca ottenuti per effettuare ulteriori approfondimenti.
Sono state effettuate delle valutazioni su 14 studi che hanno esaminato gli effetti della solitudine (isolamento soggettivo, percepito) e 16 studi che si sono concentrati sull'isolamento sociale (isolamento oggettivo).
I risultati indicano che la solitudine e l'isolamento sociale hanno un effetto misurabile sui processi del corpo. La maggior parte degli studi ha mostrato un'associazione con la concentrazione di proteina
C-reattiva (CRP), interleuchina-6 (IL-6) e fibrinogeno.
Si tratta di sostanze che valgono come segni di infiammazione e svolgono un ruolo importante nella difesa immunitaria dell'organismo o nella formazione di coaguli di sangue.
È interessante notare che c'è una differenza significativa tra la solitudine e l'isolamento sociale: quest'ultimo non ha alcun effetto sull'IL-6. Questo potrebbe indicare che la solitudine e l'isolamento sociale influenzano il sistema immunitario in modi diversi, ma alla fine hanno conseguenze simili.
Quando le misure di protezione si rivelano un boomerang
Nei tempi del Coronavirus questi studi suscitano interesse. Per ovvie ragioni, alcuni gruppi di persone sono oggi posti sotto una speciale protezione e messi in isolamento.
Ma questo può portare all'isolamento sociale e alla solitudine. Studi scientifici indicano che queste misure possono avere un'influenza negativa sul sistema immunitario di queste persone. Quindi stiamo praticamente cadendo dalla padella nella brace.
La misura di protezione può rivelarsi un boomerang.
Come chiese siamo chiamati a riflettere su questo, cioè che a vari livelli non è bene che l'uomo sia solo. Il nostro compito è quello di trovare modi appropriati per prenderci cura delle persone sole, sia che si tratti di un tempo di Coronavirus che altro.