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Parlamento ostile all'adesione al Consiglio di sicurezza
La presidente della Confederazione Calmy-Rey punta sull'entrata della Svizzera nel Consiglio di sicurezza dell'ONU. Ma venerdì non ha ottenuto il consenso dei partiti borghesi in parlamento.
L'adesione sarebbe contraria alla neutralità elvetica, affermano gli oppositori. La discussione prendeva spunto da un rapporto del 2007 sulle relazioni fra Svizzera e ONU.
Le critiche al rapporto del governo da parte dell'Unione democratica di centro (UDC, destra nazional-conservatrice) erano attese. Ma venerdì, davanti ai membri del Consiglio nazionale (camera bassa del parlamento), Micheline Calmy-Rey ha dovuto fare i conti anche con le riserve espresse dai democristiani (PPD) e dai liberali radicali (PLR).
"Per lungo tempo la Svizzera ha svolto un ruolo da leader, che le ha permesso di ottenere ampi consensi, soprattutto in seno al Consiglio dei diritti umani", ha dichiarato la democristiana Kathy Riklin, "ma il PPD non comprende l'idea ambiziosa della ministra degli esteri di aderire al Consiglio di sicurezza dell'ONU".
Come affermato dalla stessa Calmy-Rey, prima del 2020 la Confederazione non ha alcuna chance di entrare nel Consiglio di sicurezza. "Perché allora sollevare già oggi l'opposizione?", si è chiesta Riklin.
Dal canto suo, il gruppo liberale radicale "non è pienamente d'accordo" con questo impegno di principio. La Svizzera fornisce contributi di alto livello alle istituzioni dell'ONU e per questa ragione è più che normale che il paese possa disporre delle informazioni emananti dal Consiglio di sicurezza, ha dichiarato Jacques-Simon Eggly. Tuttavia, il deputato ginevrino ritiene che la via migliore non sia tanto l'adesione quanto piuttosto la stipulazione di un accordo con uno Stato membro del Consiglio di sicurezza in base al quale quest'ultimo si impegnerebbe ad informare la Svizzera.
Neutralità violata
Per l'UDC l'adesione elvetica fra i quindici stati che decidono della guerra e della pace nel mondo sarebbe un colpo fatale alla neutralità.
Il deputato zurighese e direttore dell'Associazione per una Svizzera indipendente e neutrale (ASIN) Hans Fehr ha affermato che le violazioni della neutralità sono sempre più numerose. L'ASIN le ha catalogate in un "libro nero", di cui Fehr ha tra l'altro consegnato una copia anche alla ministra degli esteri. Nel documento si constata un "attivismo enorme" da parte della Svizzera, nonché delle prese di posizione in numerosi ambiti che mettono in pericolo la neutralità.
A tal proposito il direttore dell'ASIN ha fornito l'esempio del Consiglio dei diritti dell'uomo, che considera "particolarmente influenzato dalle organizzazioni islamiche" e che per questa ragione ha "pronunciato condanne soprattutto contro Israele.
Dal canto suo il Partito socialista non ha invece detto nulla riguardo il Consiglio di sicurezza, visto che si era già dichiarato favorevole a una partecipazione della Svizzera.
Boicottare i Giochi olimpici
Come di consueto l'UDC non ha risparmiato aspre critiche all'Organizzazione delle Nazioni Unite in generale. "Non fa che incassare delle sconfitte", ha detto il deputato solettese Walter Wobmann. "Si accontenta di osservare in modo passivo ciò che accade nel mondo, ad esempio in Birmania. Oppure preferisce immischiarsi nella campagna elettorale elvetica criticando i nostri manifesti contro le pecore nere", ha aggiunto.
Sulla situazione in Birmania si è espresso anche il Partito socialista. Il basilese Remo Gysin ha invitato la Svizzera a richiamare all'ordine l'India e la Cina, ma anche a prendere in considerazione la possibilità di boicottare le Olimpiadi di Pechino del 2008.
La presidente si difende
Per difendere la pace non basta rimanere seduti sui banchi del Consiglio Nazionale, ha risposto Micheline Calmy-Rey. "Occorre impegnarsi laddove è necessario, come in seno al Consiglio di sicurezza".
Secondo lei l'adesione è compatibile con la neutralità elvetica, poiché il Consiglio di sicurezza adotta decisioni in merito ad operazioni di mantenimento della pace e non ad atti bellici.
Già oggi, ha poi sottolineato, la Svizzera applica le decisioni del Consiglio di sicurezza. Sarebbe quindi normale, ha aggiunto, che visto l'impegno potesse dire la sua.
swissinfo e agenzie
Cronologia
1945: atto di fondazione delle Nazioni unite a San Francisco.
1946: il Palazzo della Società delle nazioni diventa la sede europea dell'ONU.
1986: la maggioranza del popolo svizzero (75%) e dei cantoni respingono la proposta di aderire all'ONU.
1998: lancio di una nuova iniziativa popolare in favore dell'adesione all'ONU.
2002: il 3 marzo, seppure di stretta misura, il popolo e i cantoni approvano il progetto di adesione. Il 10 settembre, la Svizzera diventa il 190esimo membro delle Nazioni unite.
Consiglio di sicurezza
Il Consiglio di sicurezza dell'ONU costituisce l'organo delle Nazioni unite che dispone di maggiori poteri.
Secondo l'articolo 24 della Carta delle Nazioni unite, è "responsabile per il mantenimento della pace mondiale e della sicurezza internazionale".
È inoltre l'unico organo dell'ONU autorizzato ad imporre sanzioni economiche o militari a qualsiasi paese.
Il Consiglio è formato da 15 membri, di cui 5 permanenti (Stati uniti, Russia, Cina, Gran Bretagna e Francia) e 10 eletti per un periodo di due anni dall'Assemblea generale delle Nazioni unite.
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