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La Corte Suprema israeliana ha autorizzato il governo di Tel Aviv a rinviare i richiedenti asilo eritrei e sudanesi verso i rispettivi paesi d'origne. La legge su cui si fonda la decisione, detta «sulla prevenzione dell'infiltrazione», contravviene al princiopio di non-refoulement sancito dalla Convenzione sui rifugiati.
Dal gennaio 2O12, Isreaele applica la legge «sulla prevenzione dell’infiltrazione», cui Amnesty International s’è sempre opposta. Il testo autorizza a imprigionare senza formulazione dell'accusa né processo ogni persona entrata illegalmente sul suolo israeliano. Ad oggi, circa 18OO persone sono così state incarcerate, fra cui una dozzina di bambini. Per la maggior parte si tratta di cittadini eritrei e sudanesi entrati in Israele passando dall'Egitto.
Il 2 giugno 2O13, il governo ha riconisciuto di aver concluso accordi con paesi terzi e di rinviare verso tali Stati dei richiedenti asilo eritrei e sudanesi. L'esecutivo ha altresì annunciato che più di 2OOO richiedenti asilo erano già stati rinviati in Sudan attraverso paesi terzi. Questi non sono ancora stati rivelati. Ad ogni buon conto, gl'individui espulsi sono esposti a rischi di tortura o di maltrattamenti nel paese in cui sono rinviati, che si tratti del loro Stato d'origine o di uno Stato terzo. Il principio di non-refoulement, come previsto dalla Convenzione sui rifugiati, vieta qualsiasi rinvio in presenza di tali rischi.
Amnesty rivolge un appello al governo israeliano affinché cessi i rinvii, rispetti la Convenzione sui rifugiati e non incarceri i richiedenti asilo senza sottoporli previamente a processo.