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Martedì contro Oklahoma o giovedì contro Milwaukee, ‘Lbj’ strapperà a ‘Kaj’ il record di punti segnati nella Nba
Questa settimana LeBron James dovrebbe diventare il miglior marcatore della storia dell’Nba. Supererà Kareem Abdul-Jabbar, con il quale i rapporti sono nel migliore dei casi gelidi, nonostante molte cose sembrerebbero avvicinare queste due leggende.
Al “King” mancano solo 36 punti per superare i 38’387 del suo glorioso predecessore, raggranellati pure nel suo caso in venti stagioni. La scorsa settimana James ha dichiarato di essere consapevole di trovarsi a un passo dall’infrangere “uno dei più grandi record dello sport in generale, uno di quelli che si pensa non verranno mai superati”. I fatti gli danno ragione, visto che quel trono ha cambiato proprietà solo una volta dal 1966, quando il 5 aprile 1984 Abdul-Jabbar aveva superato Wilt Chamberlain.
"Lbj" può diventare padrone del record già martedì contro Oklahoma City. Non dovesse farcela, giovedì avrà una nuova occasione, sempre a Los Angeles, ma contro Milwaukee. Uno strano scherzo del destino: prima di diventare un monumento dei Lakers, Ferdinand Lewis Alcindor jr., meglio conosciuto come Kareem Abdulk-Jabbar, nome acquisito dopo la conversione all’Islam, era stato un gigante dei Bucks.
Nell’infinito dibattito su chi sia il “Goat”, il migliore di tutti i tempi, la lotta di solito è tra Michael Jordan e James, anche se il nome di Abdul-Jabbar ha più di un motivo per essere tenuto in considerazione. Eppure, i due hanno così tanto in comune, dalla longevità sul parquet alla lotta contro l’ingiustizia razziale, che il parallelo tra loro non può passare inosservato.
In venti stagioni, Abdul-Jabbar e James hanno partecipato a dieci finali, con “Kaj” che ha vinto sei titoli e “Lbj” quattro. Sono rimasti dominanti nonostante il passare del tempo. E se l’efficacia del primo è diminuita solo dopo i quarant’anni, il secondo è ancora al top a 38 anni.
“Lbj" spende centinaia di migliaia di dollari ogni anno per mantenersi in forma, circondato da cuochi, dietologi, allenatori, massaggiatori personali... Appassionato di yoga, “Kaj” si era imposto una dieta rigorosa dopo la conversione, consigliato anche da Bruce Lee, diventato suo amico durante le riprese del film "L’ultimo combattimento di Chen”.
Sia James, sia Abdul-Jabbar hanno costruito un pezzetto della loro fama anche nell’industria cinematografica: il primo ha recitato in “Space Jam 2", il secondo è stato pilota su "L’aereo più pazzo del mondo”.
Ma Kareem, figlio del movimento per i diritti civili degli anni Sessanta, aveva un’immagine di austerità. Appassionato di jazz, il suo stoicismo era visto come inflessibile ed evitava i media, di cui diffidava. Ancora prima di entrare nell’Nba, nell’anno da senior a Ucla, aveva fatto parlare di sé non soltanto per le prestazioni in campo, ma anche per le scelte politiche e sociali, su tutte la decisione di non prendere parte alle Olimpiadi del 1968 in Messico, quale protesta contro l’oppressione degli afroamericani (nemmeno sei mesi prima, occorre ricordarlo, al Lorraine Motel di Memphis era stato assassinato il reverendo Martin Luther King).
Anche James si è spesso e volentieri schierato contro l’oppressione della minoranza afroamericana, sostenendo apertamente il movimento Black Lives Matter. Ed è sempre stato pronto a metter mano al portafoglio: per fondare una scuola, per finanziare programmi di aiuto, per creare un’associazione che incoraggi i neri a votare. Ma tutto ciò non lo scagiona agli occhi di Abdul-Jabbar. Il quale ritiene che la posizione occupata e l’ammirazione riscossa impongano a “Lbj” di dare l’esempio. Ma “alcune delle cose che LeBron ha fatto e detto non sono davvero alla sua altezza", ha affermato il 72.enne "Kaj”.
C’è stato, ad esempio, quel gesto inopportuno di James nel novembre del 2021 contro i Pacers, derisi toccandosi i genitali. “Perché devi fare uno stupido balletto e mancare di rispetto all’avversario?”, lo aveva rimproverato Kareem. Qualche tempo dopo, “Lbj”, dichiaratamente scettico nei confronti dei vaccini, aveva postato un’immagine su Instagram con la quale suggeriva che tra Covid, influenza o raffreddore non ci fosse differenza. “LeBron si è impegnato a essere un leader della comunità afroamericana nella lotta contro la disuguaglianza. Ma il suo messaggio ha inferto un colpo alla sua leggenda. Dovrebbe battersi a favore dei vaccini, con i quali si potrebbero salvare migliaia di vite di neri”, gli aveva detto Abdul-Jabbar.
"Kaj" si è poi scusato. "Ho attaccato LeBron quando pensavo che stesse deludendo la comunità. Ma l’ho fatto come un fratello maggiore che offre consigli. Negli ultimi anni, il mio rispetto e la mia ammirazione nei suoi confronti sono cresciuti quando l’ho visto sostenere cause importanti. Sono felice di passare la fiaccola a una persona così degna”.
Queste parole hanno lasciato indifferente LeBron James, il quale a fine dicembre aveva dichiarato con tono gelido di non avere “alcun pensiero” per Abdul-Jabbar mentre si avvicinava al suo record, aggiungendo che, in ogni caso, “tra di noi non c’è alcun rapporto”.
Nato ad Akron (Ohio) in una famiglia monoparentale (il padre non lo ha mai conosciuto), LeBron è approdato alla Nba, quale prima scelta assoluta di Cleveland, direttamente dal liceo (St. Vincent-St. Mary High School), proprio come prima di lui aveva fatto un altro grande nella storia dei Lakers, Kobe Bryant. Con i Cavaliers è rimasto dal 2003 al 2010 per un totale di 548 partite e 15’251 punti. Nel 2010 il trasferimento per quattro anni a Miami per 294 partite e 7’919 punti, prima del ritorno a Cleveland (301 partite, 7’869 punti) e del passaggio nel 2018 a Los Angeles. Con i Lakers è sceso in campo 266 volte con un bottino di 7’312 punti. In totale ha vinto quattro titoli Nba (due con Miami, uno con Cleveland e l’ultimo, nel 2020 con i Lakers), contro i sei di Abdul-Jabar (uno con Milwaukee, cinque con i Lakers). Inoltre, mentre l’inventore del “gancio cielo” aveva deciso di boicottare le Olimpiadi del 1968 (sua unica occasione in quanto ai tempi i Giochi erano riservati ai dilettanti e il basket Usa vi mandava una selezione universitaria), King James ha preso parte a ben tre edizioni, con il bronzo ad Atene 2004 e l’oro sia a Pechino 2008, sia a Londra 2012. Entrambi sono approdati alla Nba passando dalla porta principale, quella della prima scelta assoluta. Tuttavia, Abdul-Jabbar, reduce da tre titoli Ncaa consecutivi con gli Ucla Bruins, fu prima scelta per ben due volte: su di lui avevano puntato gli occhi sia i Milwaukee Bucks della Nba, sia i New York Nets della Aba (lega alternativa poi fusasi con la Nba). Alla fine, i Bucks l’avevano spuntata sulla base di un offerta migliore (1,4 milioni di dollari), ritoccata in un secondo tempo dai Nets (3,2 milioni), ma a quel punto Kareem aveva deciso di troncare sul nascere l’asta: “Una guerra di offerte – aveva affermato – degrada le persone coinvolte”.