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Se Stoccolma premia, Mosca espropria. Dopo aver ricevuto il Nobel per la Pace venerdì mattina, la ONG Memorial è stata raggiunta nel corso della giornata di venerdì da un provvedimento restrittivo dell’autorità giudiziaria russa. Un tribunale ha infatti ordinato l'esproprio dell’edificio nella capitale russa dove l’organizzazione aveva sede prima che la Corte Suprema, nel dicembre 2021, ne decretasse lo scioglimento forzato con l’accusa di essere “un agente straniero” e di “creare una falsa immagine dell’URSS come Stato terrorista".
The court invalidated the deal to transfer the building to Memorial. According to this decision, the state will take away the office and property from today's Nobel Peace Prize laureate.— Memorial in English (@EnMemorial) October 7, 2022
Con una singolare tempistica, l’annuncio del premio è giunto mentre si stava svolgendo, davanti al tribunale del distretto di Tverskoy, l’ennesima udienza contro la ONG. Un’udienza (già agendata) durante la quale il giudice ha deciso di "trasformate in beni pubblici" i locali di proprietà dell'organizzazione che, nel frattempo, erano stati ceduti a The Human Rights Centre sulla base di un accordo che il giudice ha annullato. Secondo l'accusa il contratto era una pura formalità, per permettere a Memorial di continuare ad operare sotto mentite spoglie, malgrado lo scioglimento.
In pratica si è trattato del colpo di grazia in patria per Memorial che era stata fondata nel 1989 con l'aiuto di un altro Nobel per la Pace, il dissidente Andrej Sakharov. Alla fine dell'Unione sovietica era diventata il simbolo della glasnost. Per trent’anni la ONG si è occupata di far luce sulle purghe staliniane prima e sulle repressioni nella Russia contemporanea di Putin in seguito. Fino a diventare un bersaglio essa stessa con l'accusa "insudiciare la memoria" con la sua attività, "contraria agli interessi russi".