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Come sarebbe successo anche dopo per l’assicurazione maternità, è durato molto finché in Svizzera fu introdotta l’assicurazione per la vecchiaia. La sua preistoria ha origine due secoli fa – e il movimento operaio e i sindacati ne sono stati i precursori.
Per più di 50 anni i politici avevano fatto e disfatto dei piani per un’assicurazione vecchiaia e superstiti (AVS). Essi sviluppavano modelli di finanziamento che poi rigettavano. Solo poco dopo la Seconda guerra mondiale, nel 1947, finalmente l’obiettivo fu raggiunto: gli uomini svizzeri (le donne non avevano ancora il diritto di voto) approvarono a grandissima maggioranza il referendum su questo significativo progetto.
Ai primi inizi, il nostro paese vicino che confina da nord aveva dato un importante impulso: nel 1889 la Germania del cancelliere Otto von Bismarck introdusse un’assicurazione vecchiaia pubblica. Anche in Svizzera nacque una discussione, ma i politici arrivarono alla conclusione che prima doveva essere fondata un’assicurazione malattia e infortunio. Le difficoltà in fase introduttiva soppiantarono tutte le altre questioni socio-politiche. «La fissazione di questa priorità è stata sicuramente giusta», afferma lo storico basilese Bernard Degen, specializzato in Storia economica e sociale svizzera. «Se qualcuno subiva un incidente o si ammalava, nessuno lo aiutava» così ha spiegato in un caffè di Basilea.
Questo scenario si sarebbe ripetuto ancora un paio di volte: ci fu sempre qualcosa che ritardava l’AVS. Innanzitutto la Prima guerra mondiale, negli anni Trenta un referendum perso e la crisi economica, poi la Seconda guerra mondiale. Secondo il Degen anche la democrazia diretta ha ritardato il progetto: «L’élite politica era già pronta da tempo.»
Prima che fu istituita l’AVS, gli esseri umani spesso lavoravano finché non ce la facevano più. C’erano 70enni, 75enni e addirittura 80enni che ancora sgobbavano duramente. Quando non ce la facevano più, cercavano riparo presso i loro figli. Per i contadini non era un problema, avevano le loro fattorie, ma per i lavoratori che abitavano in piccoli appartamenti questo risultava difficile. Ecco perché la creazione di un’AVS rappresentava la prima richiesta del movimento operaio. Fu anche la rivendicazione centrale dello sciopero generale del novembre 1918. Anche gli ambienti liberali si sono impegnati per l’AVS, ma per farla approvare serviva la giusta pressione politica: «Il movimento operaio e i sindacati hanno svolto un ruolo decisivo», continua il Degen.
La pressione a fare qualcosa aumentava, in quanto era salita l’aspettativa di vita delle persone. Di casse pensioni ce n’erano soltanto poche – e quasi sempre solo per gli alti impiegati. Esistevano sì delle istituzioni sociali come Pro Senectute, che aiutavano i bisognosi. Ma i loro mezzi erano limitati. A chi non riusciva a trovare sistemazione presso la famiglia, rimaneva soltanto l’assistenza sociale che spettava ai comuni. Come accadde spesso in Svizzera, furono singoli cantoni a muovere i primi passi: Glarona (1916), Appenzello esterno (1925) e Basilea città (1932) introdussero delle assicurazioni vecchiaia obbligatorie. Perché proprio questi cantoni? «Si trattò di cantoni fortemente industrializzati dove i problemi erano emersi in maniera più eclatante», spiega Bernard Degen. Il canton Glarona aveva una forte industria tessile e fu il primo cantone ad introdurre una legge sulle fabbriche. Nell’Appenzello esterno fioriva il ricamo, e a Basilea l’industria chimica. Anche a Zurigo la discussione era già progredita, ma l’introduzione fallì a causa di un referendum.
La svolta a livello confederale la portò, a sorpresa, la Seconda guerra mondiale. Nel 1939 sotto il regime dei pieni poteri il Consiglio federale introdusse, senza il consenso del Parlamento, un’indennità di perdita di guadagno (IPG): chi non prestava servizio militare e aveva un lavoro doveva versare un contributo con il quale venivano indennizzati i soldati per la loro perdita di guadagno. Dunque esisteva un sistema per la riscossione dei contributi, e l’IPG era molto amata, come si può apprendere su un sito web dell’Ufficio federale delle assicurazioni sociali sulla «Storia della sicurezza sociale in Svizzera». Diverse iniziative popolari cantonali e un’iniziativa popolare dei sindacati e del PS in seguito si espressero a favore di una rapida introduzione dell’AVS, e il Consiglio federale in seguito elaborò un progetto a tempo di record. Esso fu approvato con uno schiacciante 80 percento di sì in data 6 luglio 1947. E fu l’evento del secolo.
Come si spiega il Degen questo massiccio sì? «Molti temevano che la Seconda guerra mondiale, come la Prima, sarebbe terminata con uno sciopero generale.» Questo accenno si trova di continuo nelle fonti. Regnava la convinzione che andasse fatto qualcosa per la compensazione sociale. E il referendum sull’AVS ebbe successo anche perché non metteva in discussione le casse pensioni. La nuova legge entrò in vigore il 1° gennaio 1948.
Dopo la Seconda guerra mondiale la Svizzera conobbe una grande crescita economica. La pensione minima all’inizio ammontava a soli 40 franchi al mese, ma questo extra era molto benvenuto. L’età pensionabile delle donne all’inizio ammontava a quello degli uomini e scese solo successivamente. Tra il 1951 e 1975 poi le rendite di vecchiaia sono state aumentate sostanzialmente in otto revisioni, salendo dal 10 al 35 percento di un salario medio. La legge sull’AVS doveva sempre essere revisionata, dal momento che le pensioni solo dal 1979 furono adeguate automaticamente alle spese per il mantenimento del tenore di vita.
Ma visto che gli importi in certi casi ancora non bastavano, la Confederazione nel 1965 ha introdotto delle prestazioni complementari per i più bisognosi. Erano i tempi del Consigliere federale Hans Peter Tschudi (dal 1960 al 1973), il quale ha modernizzato il Ministero degli Interni alla leggendaria «velocità Tschudi ». In quest’epoca l’AVS è assurta a più importante assicurazione sociale della Svizzera. Ed essa godeva di una vasta popolarità, come dimostra una canzone di Rosa Bertschin, inviata all’amato consigliere federale PS, come risultò dalla loro corrispondenza personale. In essa la donna, di cui purtroppo non si sa nient’altro, ha composto una poesia sulla canzone di natale «O Tannenbaum» (L’albero di natale): «O AVS, se non ci fossi più, ci mancheresti/se ne andrebbero la ‚cotoletta e il filetto di maiale’ /o AVS, saremmo molto rammaricati, se ci fossero soltanto ancora i ‚French Toast’.» Nel 1994 la 10a revisione AVS migliorò la posizione delle donne attraverso lo splitting delle pensioni e grazie agli accrediti per compiti educativi e d’assistenza.
Dal 2000 ci sono al centro le misure di risparmio. La crescita economica rallentata e l’aumento dell’invecchiamento demografico ne sono i motivi. Non c’è da meravigliarsi dunque se è molto combattuto un ulteriore ampliamento di questa assicurazione sociale. L’11a revisione è fallita nel 2004 con un referendum dei sindacati e della sinistra, sei anni dopo un nuovo tentativo è stato affondato in Parlamento. La «Riforma della previdenza per la vecchiaia 2020», la quale voteremo il 24 settembre, è un primo tentativo di coniugare la riforma dell’AVS con una riforma della cassa pensione: nella prima le pensioni vengono aumentate di 70 franchi al mese, in compenso scende il tasso di conversione presso le casse pensioni. Lo storico Bernard Degen commenta: «Nella crisi finanziaria si è visto che nemmeno le casse pensioni, che poggiano sul capitale previdenziale accumulato, sono la soluzione ad ogni male.» Invece ritiene molto più resistente alle crisi l’AVS, che si basa su una ripartizione dalla popolazione attiva ai pensionati.