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GINEVRA - Un'imposta sul patrimonio fortemente progressiva, che parta da un tasso di 0,1% per somme sino a 100'000 euro per arrivare al 90% per capitali oltre i 2 miliardi: è la ricetta - che sta facendo parecchio discutere - proposta dall'economista francese Thomas Piketty, che auspica misure radicali per lottare contro la cosiddetta iperconcentrazione della ricchezza e le conseguenti profonde diseguaglianze sociali.
«La proprietà privata è un sistema formidabile, a condizione che resti in proporzioni ragionevoli e non abbia conseguenze negative sul resto della società», afferma Piketty in un'intervista trasmessa stamani dalla radio romanda RTS. A suo avviso però in passato la proprietà è diventata una sorta di religione.
«Penso che occorra de-sacralizzare il diritto di proprietà e arrivare a forme di organizzazione che utilizzino il sistema della proprietà privata per quello che riesce a fare, ma che evitino le concentrazioni estreme di potere che ci impediscono di risolvere gli attuali problemi», spiega il 48enne. Si tratta in ultima analisi di favorire la circolazione del capitale, e non la sua concentrazione.
Sulla base dei dati storici analizzati Piketty - autore di "Il capitale nel XXI secolo", un bestseller del 2013 venduto in 2,5 milioni di copie e tradotto in 40 lingue, italiano compreso - ritiene che la fonte della prosperità economica sia innanzitutto l'istruzione e, anche, l'uguaglianza nell'istruzione. Quella che lui considera invece la sacralizzazione della proprietà, per esempio attraverso sgravi fiscali, non produce invece di per se stessa lo sviluppo economico.
L'esperto traccia l'esempio degli Stati Uniti. In media fra il 1950 e il 1990 il tasso applicato ai redditi più elevati è stato del 72%. «Arrivò il presidente Ronald Reagan e disse: attenzione che questo rammollisce gli imprenditori, per avere più innovazione e crescita occorre cambiare regime». In pratica Reagan dimezzò l'imposizione fiscale, racconta Piketty: fra il 1990 e il 2020 la media di imposta scese al 35%. Confrontando i due periodi (40 anni il primo, 30 anni il secondo), il prodotto interno lordo per abitante è cresciuto nella prima parte del 2,2% all'anno, nella seconda dell'1,1%. «Quando si dice oggi che la politica reaganiana ha funzionato, cosa si vuole dire? Che la crescita si sarebbe divisa per tre o per quattro, e che grazie a questa politica si è solo dimezzata?», si chiede l'economista.
Il nodo centrale, secondo Piketty, è quello della diseguaglianza: diminuendola aumenterà anche la crescita economica. Per farlo lo specialista nel suo nuovo libro ("Capital et idéologie") propone una politica fiscale fortemente progressiva. In particolare sui patrimoni, ma non solo: lo stesso principio va applicato anche alle imposte sul reddito e sulla successione.
Il provento delle tasse - mette peraltro in guardia - va però chiaramente utilizzato per qualcosa di utile, non per esempio per fare la guerra, come è successo alla Francia quando ha creato l'imposta sul reddito nel 1914, ultimo paese a farlo. «La riduzione delle diseguaglianze nel ventesimo secolo è stata fatta in particolare con gli investimenti nell'istruzione, che erano ridicolmente deboli nel 19esimo secolo e sino alla prima guerra mondiale». Si deve tornare su questa strada, insomma.
Le tesi di Piketty - che nel suo nuovo libro di oltre 1200 pagine propone ricette dettagliate - sono attualmente al centro di un dibattito in Francia. Il personaggio è noto anche perché nel 2015 aveva rifiutato la Legion d'Onore. «Rifiuto il riconoscimento perché non penso che sia il ruolo del governo decidere chi sia da onorare», aveva detto . «Farebbero bene a consacrarsi al rilancio della crescita in Francia e in Europa», aveva sostenuto.