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Ai negoziati per l'elaborazione di un Trattato internazionale sul commercio delle armi, che si svolgono dal 2 al 27 luglio sotto l'egida dell'ONU a New York, la Svizzera ha chiesto regole più rigorose per il controllo delle esportazioni di armi convenzionali.
Una consegna di materiale bellico non dovrebbe essere conclusa se sussiste il rischio che venga usata per compiere genocidi, crimini contro l'umanità e gravi violazioni del diritto internazionale, ha sottolineato il capo della delegazione svizzera a New York, Erwin Bollinger: "Regole chiare ed efficaci, trasparenza e il dovere di rendiconto sono quindi elementi importanti per evitare le forniture illegali o irresponsabili di armi". Ogni trasferimento di armi deve essere esaminato secondo criteri rigorosi, e tutte le scappatoie che permetto forniture illegali devono essere eliminate, ha aggiunto il sostituto direttore delle Relazioni economiche bilaterali della Segreteria di Stato dell'economia (SECO).
Entro la fine del mese il Palazzo di Vetro vorrebbe concludere il trattato ATT (Arms Trade Treaty), i cui negoziati sono stati avviati nel dicembre del 2006. Attualmente solo 52 Stati hanno regolamentazioni per il commercio di armi, e meno della metà di loro puniscono i commerci illegali. Secondo l'ONU il fatturato del commercio legale di armi ammonta a 70 miliardi di dollari all'anno. Il 40% circa delle vendite è generato dagli Stati Uniti, il 15% dalla Russia. Seguono Germania (7%), Gran Bretagna (6%), Cina (6%) e Francia (4%). Amnesty International valuta ad almeno 500'000 le persone che muoiono ogni anno vittime della violenza armata, sia per guerre, che per uso della forza da parte di governi, gruppi d'opposizione o criminalità.
A margine della conferenza dell'ONU, Bollinger ha spiegato all'ats che l'ATT non è un trattato di disarmo: l'obiettivo è di regolamentare il commercio del materiale d'armamento convenzionale e inasprire il controllo delle esportazioni. Secondo Bollinger, il nuovo testo non dovrebbe avere grandi ripercussioni per l'industria elvetica, poiché esso prevede regole di base già da tempo adottate nelle leggi svizzere sull'export di materiale bellico. Anzi, Il fatto che i concorrenti di altri Paesi debbano adattarsi è solo un vantaggio per i produttori elvetici. Questi ultimi, in base ai dati della SECO, nel 2011 hanno fornito armi a 68 Paesi per un valore record di 872,7 milioni di franchi (+36%), ossia lo 0,42% dell'export totale.