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Il primo volume - Vola bass e schiva i sass - è nato nel 2009 dall'idea di Christian Demarta e Sergio Savoia di tradurre i modi di dire del dialetto ticinese in inglese. L'effetto comico è stato immediato e i due hanno pensato di estendere la traduzione alle altre lingue nazionali svizzere con in più l'aggiunta dello spagnolo per avere un prodotto che profumasse d'Europa. Con provvidenziale lungimiranza le espressioni dialettali sono state affiancate da tavole illustrate che hanno di fatto reso usufruibile anche agli analfabeti le metafore che il dialetto già di per sé disegna.

Il successo ottenuto con il primo volume (tre edizioni) ha poi spinto gli autori a rimettere mano a tastiera e pennelli producendo l'anno successivo un vero e proprio sequel: Vola bass 2: sta schisc.
Per sopperire alla nostalgia del popolo ticinese che a gran voce reclamava un terzo capitolo risolutivo, è stato infine partorito con abnegazione un triquel (il seguito del sequel) che è persino peggio, cioè meglio, dei primi due volumi. Questa volta però Savoia - a causa di tristissime ragioni di cui dà conto nell'esilarante prefazione - ha deciso di abdicare lasciando al Demarta e ai suoi fidi traduttori (Patrizia Crivelli, Stefano Demarta, Anja Schmidt, Chiara Leonardi, Mercedes Cabezas e Francesco Giudici) l'intero onere e onore.