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Per 20 anni
Abusò anche di un 13enne ticinese, divieto d'entrata per un italiano
Il Tribunale amministrativo federale (TAF) ha confermato un divieto di entrata in Svizzera di 20 anni per un italiano condannato a più riprese. L'individuo ha ripetutamente abusato sessualmente di bambini ed è stato giudicato colpevole sia in Italia che in Svizzera.
In una sentenza pubblicata oggi, il TAF ha modificato la prassi in vigore per i divieti di entrata di 20 anni: ora non è più necessario che la persona coinvolta sia stata espulsa dal Paese. Vanno comunque provate circostanze eccezionali che giustifichino una simile durata, come ad esempio un rischio di recidiva.
In questo caso, le circostanze eccezionali sono dovute alla giovane età delle vittime, oltre ai comportamenti dell'imputato e alla recidiva. Inoltre, nessuna terapia permette al condannato di controllare le sue pulsioni. La corte non ha individuato motivi che potrebbero condurre a una riduzione del divieto di entrata.
Ha lavorato come allenatore
Le Segreteria di Stato della migrazione (SEM) ha pronunciato il divieto d'entrata nel marzo del 2020, giustificando la misura con la gravità delle infrazioni commesse. Fra il 2003 e il 2005, l'uomo è stato condannato a due riprese dalla giustizia italiana per abusi sessuali ripetuti su minori di 16 anni. È stato giudicato colpevole anche di detenzione illegale di armi e munizioni.
Nel 2016 è arrivata anche una condanna penale in Svizzera. Il Tribunale cantonale ticinese gli ha inflitto sette anni di carcere, fra le altre cose per coazione sessuale ripetuta e atti con un 13enne. L'autore ha anche somministrato stupefacenti alla vittima.
Il tribunale ticinese ha anche vietato all'uomo, che era allenatore sportivo giovanile, ogni attività a contatto con i minori per la durata di dieci anni.
La sentenza pubblicata oggi può ancora essere impugnata al Tribunale federale.
zs, ats