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Ci sono voluti ben cinque scrutini per eleggere, come previsto, la favorita. Confermata la presenza socialista e romanda in governo.
Le reazioni ad un'elezione che apre la campagna elettorale per le politiche del 2003.
"La formula magica non è così debole come sembrava questa mattina nelle dichiarazioni dell'UDC", ha commentato a caldo Iwan Rickenbacher. Il "Palazzo dell'equilibrio" - un'immagine tratta da Expo.02 - evocato dal radicale Fulvio Pelli immediatamente prima dell'elezione, ha retto.
Le parole forti, lanciate dal podio dal presidente della frazione UDC Caspar Baader e da Christoph Blocher in persona, non hanno cambiato lo schema ufficiale proposto dalla presidente del Partito socialista Cristiane Brunner. I partiti del centro non si sono fatti trasportare in quello che la vecchia volpe del Parlamento, il radicale Franz Steinegger, ha semplicemente definito "propaganda elettorale".
L'appello dell'UDC ad abbandonare la "formula magica" a favore di uno schema di governo di centro destra non ha attecchito. Già nei giorni scorsi i rappresentati di radicali e democristiani avevano ribadito la loro volontà di mantenere gli schemi conosciuti: tutte le forze rilevanti del paese devono avere il loro posto in governo. E precisamente nella sua forma attuale. Dunque una delle due donne nominate dai socialisti.
Anche se la "candidatura-provocazione" dello zurighese Toni Bortoluzzi - come è stata definita da Fulvio Pelli - ha raggiunto qualcosa di più rispetto ai voti del suo gruppo parlamentare (ben 69 al primo turno), il colpo grosso è rimasto fuori portata. "Un tumulto, una teatrata", precisa Steinegger, un pretesto per legittimare l'opposizione dura seguita negli ultimi anni.
La lotta al seggio in più
In Svizzera quattro grandi partiti devono distribuirsi sette seggi in governo. E la presidente del gruppo socialista, Hildegard Fässler, ha ricordato con il sorriso dei vincenti che sette non si lascia dividere per quattro. Tanto più che in Svizzera i consiglieri federali non si pensionano anticipatamente e non si buttano via.
"Adesso dobbiamo sostituire una socialista con una socialista", ricordava Christiane Langenberger, presidente radicale ad interim; e così è stato fatto. Da parte loro, i due ministri popolari - quelli sotto tiro per la debolezza attuale del loro partito - sono stati eletti solo nel 1999. Dal voto di mercoledì si può affermare che possono ancora durare.
Inoltre lo storico dello Stato federale, Urs Altermatt, ha ricordato in un dibattito di martedì alcune tappe della storia dello Stato federale: "I democristiani hanno aspettato quarant'anni per entrare il governo, i socialisti sono stati per oltre vent'anni il primo gruppo parlamentare prima di ottenere un solo seggio". La sua sentenza: "L'UDC dovrà aspettare più di una legislatura prima di ottenere un secondo seggio".
La difesa del PPD
In definitiva, ricorda Rickenbacher, "quel che conterà alla fine del 2003 saranno i seggi e non la partecipazione in percento dei votanti". Dunque per il politologo sono i rapporti di forza all'interno del Parlamento stesso, non nel popolo, a definire la formula di governo.
Dunque, se alle politiche del 2003 non ci saranno spostamenti eclatanti, la formula magica potrà continuare. "Malgrado tutto - ha commentato la deputata democristiana Chiara Simoneschi-Cortesi - la Svizzera ha goduto grazie alla formula magica di quarant'anni di stabilità e ricchezza".
Ritorno alla normalità
Dopo la rissa verbale dell'elezione, la calma è tornata nei lavori seguenti dell'Assemblea federale seguente. Non è un caso dunque che l'elezione annuale del presidente e della vicepresidente della Confederazione si siano svolti con linearità, nella migliore tradizione consociativista. Gli attacchi alla formula magica si sono congelati.
Ma fra gli altri Giuliano Bignasca, deputato della Lega dei ticinesi, ha spiegato l'esito: "Abbiamo rimandato di un anno, ma dopo le elezioni dell'anno prossimo ci vorrà una presenza maggiore della destra in governo".
Daniele Papacella, swissinfo