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Impresa nelle mani della stessa famiglia dal 1904, Jakob produce cavi e ghiere di fissaggio in acciaio inossidabile. Oggi la società conta 65 collaboratori a Trubschachen, nel canton Berna, e possiede una filiale nel Vietnam. Peter Jakob, proprietario della fabbrica di cavi, illustra la sua posizione rispetto al franco forte.
Quale parte della vostra cifra d'affari rappresenta l'esportazione?
Peter Jakob: Esportiamo la metà della nostra produzione. I nostri principali mercati d'esportazione sono l'Europa, il Nord America, la Tailandia, il Sud Africa e l'Australia. Ma la zona euro resta il nostro sbocco principale: rappresenta oltre il 50% delle nostre vendite all'estero.
L'apprezzamento del franco svizzero rispetto all'euro e al dollaro ha avuto un impatto sui vostri prezzi?
Jakob: La nostra ultima correzione dei prezzi risale al mese di maggio. Abbiamo deciso di fissare l'euro nei nostri calcoli a CHF 1,30. Questo ha rappresentato un aumento di un terzo dei nostri prezzi in catalogo. Ma da allora, non abbiamo effettuato alcun aumento supplementare, correndo il rischio di dover abbandonare il mercato data la concorrenza. Non abbiamo perso clienti, ma è ormai importante conservare questa stabilità relativa alle nostre tariffe. Fortunatamente, la decisione della Banca nazionale svizzera di fissare una soglia di cambio con l'euro ad CHF 1,20 sta dando i suoi frutti. Ci aiuta a non affondare.
Come distribuite i vostri prodotti?
Jakob: Disponiamo di rivenditori individuali in 40 paesi, che sono tutti sensibili alle variazioni di prezzo. Lasciamo loro un certo margine di manovra, in quanto sono in gradi di valutare al meglio i prezzi per il mercato di cui sono responsabili.
Quali altre misure avete preso per reagire alla forza del franco?
Jakob: Credo che esistano tre scenari che concernono le PMI svizzere. Le compagnie elvetiche che acquistano all'estero possono trarre vantaggio dalla robustezza del franco. Le imprese che producono in Svizzera incontrano invece molte difficoltà nell'esportare i propri prodotti al di fuori dal paese. Infine, certe compagnie fabbricano una parte dei loro prodotti all'estero. È il nostro caso: possediamo una filiale in Vietnam da oltre tre anni. Una dislocazione in Asia comporta diversi vantaggi: paghiamo in dollari, ed i costi sono considerevolmente meno elevati di qui. Non abbiamo previsto questo forte apprezzamento del franco, ma la nostra presenza in Asia ci aiuta a sormontare la situazione. Al contrario, il tasso di cambio mette forte pressione ai nostri fornitori svizzeri, che rappresentano più del 40% dei nostri acquisti. Questi fornitori sono diventati troppo cari. Si tratta ormai di trovare una soluzione, collaborando con loro. Forse potranno approfittare della situazione per rifornirsi anche loro nella zona euro. Se questa pressione sui prezzi si protraesse nel tempo, potremmo prevedere di orientare i nostri acquisti verso fornitori esteri. A meno che i fornitori svizzeri non si decidano a fatturare in euro. Si possono immaginare diverse opzioni.
Cercate degli sbocchi al di fuori dai mercati in euro e in dollari, ad esempio nei paesi emergenti?
Jakob: Assolutamente sì. È una delle nostre strategie fondamentali. Ad esempio, saremo presenti alle fiere specializzate di Dubai in novembre, così come in Arabia Saudita nel marzo del prossimo anno. Ci stiamo dirigendo verso i mercati asiatici. La nostra filiale vietnamita è inoltre entrata in un processo di trasformazione in società di vendita. Diversi paesi di produzione potrebbero divenire sbocchi per l'esportazione.
Avete stipulato una copertura contro i rischi di cambio?
Jakob: No, in quanto abbiamo un movimento continuo di merci e trattiamo in permanenza con diversi partner commerciali. Riceviamo tutti i giorni dei materiali da parte dei fornitori. Dal punto di vista della logistica, sarebbe troppo complesso assicurare tutti questi componenti.
Quali consigli darebbe ad altre PMI esportatrici svizzere confrontate con il franco forte?
Jakob: Il prezzo rappresenta certamente un dato importante per il buon andamento di un'impresa, ma è necessario tener conto anche di altri fattori come, nel nostro caso, le competenze in ingegneria. Abbiamo ad esempio una maestria particolare nei materiali utilizzati per la fabbricazione di gabbie per animali. È importante conservare questo valore aggiunto.