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Da un secolo e mezzo gli ebrei in Svizzera godono degli stessi diritti di tutti gli altri cittadini: il 14 gennaio 1866 infatti, in occasione di uno storico voto, venne loro concessa la libertà di insediarsi ovunque.
Fino a quel momento avevano il diritto di abitare solo nelle località argoviesi di Endingen e Lengnau.
La costituzione del 1848 riservava la libertà di scelta del domicilio agli Svizzeri di religione cristiana, ma 18 anni più tardi il popolo cambiò le cose, aprendo agli ebrei con il 53,2% dei voti, come ricorda il Manuale delle votazioni federali ("Handbuch der eidgenössischen Volksabstimmungen 1848-2007", Wolf Linder, Christian Bolliger, Yvan Rielle, 2010).
Dietro quella revisione costituzionale si nascondevano tuttavia alcuni interessi economici. Nel 1864 la Confederazione concluse un trattato commerciale con la Francia, che accordava la libertà di insediamento ai cittadini del paese vicino, senza tener conto del credo religioso. Il risultato fu che gli Svizzeri non cristiani - fra loro i 4 mila ebrei elvetici - si trovarono discriminati.
Consiglio federale e parlamento, dopo aver tentato invano di spingere i Cantoni a levare spontaneamente le restrizioni, decisero allora di sopprimere gli articoli della Costituzione che risultavano discriminatori.
Con quella libertà concessa agli ebrei da popolo e cantoni, pian piano scomparvero altri soprusi e persecuzioni esercitati per secoli nei riguardi degli ebrei, non soltanto in Svizzera. Ed esempio, non fu più richiesto che per ottenere il permesso di insediamento gli ebrei dovessero dimostrare di poter provvedere ai bisogni propri e della loro famiglia.
Insieme alla Spagna, la Svizzera era uno degli ultimi paesi a prevedere eccezioni nei confronti degli ebrei. Oggi sono 18 mila quelli che prendono parte alla vita economica, politica, scientifica e culturale. L'ex consigliera federale Ruth Dreifuss era originaria di Endingen.
All'inizio di dicembre Herbert Winter, presidente della Federazione svizzera delle comunità israelitiche, ha tracciato un bilancio positivo dell'integrazione degli ebrei, non senza rilevare qualche stonatura. Come quella di non tener conto nei programmi scolastici delle festività e ricorrenze religiose ebraiche.
La secolarizzazione avanza a grandi passi, a discapito della credenza religiosa, per la quale non sono praticamente più previsti congedi agli allievi. Ciò dimostra, secondo Winter, che persiste un potenziale latente di antisemitismo.
Con il crescente rischio di attentati di questi tempi, le comunità ebraiche in Svizzera hanno investito ingenti somme nella sicurezza, assumendosene interamente i costi, contrariamente a quanto viene fatto altrove.
Domenica 17 gennaio a Berna si terrà una manifestazione alla presenza del presidente della Confederazione Johann Schneider-Amman per celebrare i 150 anni dalla fine della discriminazione. In quell'occasione saranno presentate le opere di diversi artisti ebrei e ci sarà un'esposizione di fotografie di Alexander Jaquemet, ad illustrare la pluralità della popolazione ebrea attraverso i ritratti di 15 personalità.
Sarà inoltre proiettato il cortometraggio "150 anni in pochi secondi", a rilevare le principali tappe dell'emancipazione degli ebrei. L'esposizione si sposterà poi in varie città elvetiche.
SDA-ATS