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Come avete fatto a scegliere il nome del vostro studio? Come mai questo acronimo?
Credo sia importante dare un nome alle cose, è un punto di partenza sul quale focalizzarsi. Cercavamo delle parole che fossero in armonia, qualche cosa di ironico e reazionario. Se ti fai chiamare Graphic Thought Facility, per forza ti serve un acronimo. Personalmente trovo che gli acronimi non abbiano personalità , ma in questo caso eravamo molto consapevoli che GTF potesse significare anche “Get to fuck†e attualmente sono contento di questa scelta.
Abbiamo notato che in molti progetti iniziali avete utilizzato delle tecniche innovative nel mondo della grafica di quegli anni. Ad esempio il poster realizzato nel 1991, in cui le tre figure sono riprodotte utilizzando tre texture particolari, che cosa rappresenta? Rappresenta le vostre personalità ? Perché avete scelto di usare delle texture?
La parte interessante di questo progetto è stata la combinazione di texture realizzate con diversi materiali. Abbiamo fatto molti progetti grafici che ci sembravano molto piatti nei primi anni novanta, e questo non contribuiva a mostrare quanta fisicità sta dietro ad un lavoro di stampa. La gente allora non aveva ancora iniziato a mostrare le proprie idee da un punto di vista progettuale. Questo poster è stato sviluppato sei mesi dopo aver iniziato la nostra attività . Gli inizi furono molto difficili e gli unici lavori che fummo in grado di ottenere erano da compagnie teatrali. Il nostro intento era quello di creare un poster, ma il budget a disposizione era molto basso, cento o duecento sterline. Il poster doveva essere stampato con un colore solo; a volte lavorare con delle restrizioni aiuta. I tipografi dell’epoca non erano molto bravi, dunque bisognava creare un design “sicuro†per la produzione, in modo tale che nulla potesse andare storto nella fase di stampa. Per noi era un po’ frustrante perché eravamo appena usciti dall’università , avevamo un sacco di idee e le nostre conoscenze sui processi di stampa erano all’avanguardia.
Per l’ideazione di questo poster abbiamo trascorso molto tempo in biblioteca, cercando tra gli scaffali colmi di esempi di materiali, prendendo nota dei numeri telefonici e ordinando sempre più campioni. Per finire, ci siamo costruiti una sorta di archivio personalizzato di campioni. Un paio di mesi dopo abbiamo avuto la fortuna di vincere un concorso, non si trattava di un concorso di design ma di una lotteria! Abbiamo vinto circa duemila sterline, e abbiamo deciso di spendere parte del ricavato nella realizzazione di questo poster, puramente promozionale, che inviammo ad alcune persone per farci conoscere nell’ambito della grafica. Ci serviva qualche cosa per dare il via alla nostra attività , e da li arrivò il nostro primo lavoro, un calendario per una stamperia specializzata in queste tecniche.
Che cosa provi ora a riguardare i tuoi vecchi lavori? Che cosa cambieresti?
Dando uno sguardo al passato, le maggiori critiche che ho, per quel che riguarda i progetti in cui ero coinvolto, è che forse analizzavamo troppo a fondo le cose, tendavamo a renderle più complicate di quello che erano.
In alcuni dei vostri lavori spesso si percepisce che il progetto grafico va oltre le due dimensioni. Ti va di raccontarci di Bits World?
Nel 1999, Gabriele Capelli, un editore svizzero, ci chiamò per creare un libro su GTF. Ci diede carta bianca per quel che riguardava l’ideazione di questo stampato, ma ad essere sincero, ci sentivamo un po’ a disagio, era ancora troppo presto per fare un lavoro di questo tipo. Non volevamo una retrospettiva dei nostri lavori, quello che cercavamo era un nuovo modo di approcciarli, così abbiamo deciso di trattarli come un nuovo progetto. Quello che abbiamo fatto è stato affittare un grande spazio, nel quale abbiamo disposto tutti i nostri lavori sul pavimento. In seguito li abbiamo fotografati con una Pentax 67 disposta su un carrello che avevamo realizzato appositamente, facendolo scorrere lungo il pavimento come se fosse uno scanner gigante. Questo significa che la composizione è stata realizzata direttamente in camera, mentre l’impaginazione del libro non era nient’altro che la messa in sequenza delle fotografie.
Ti va di spiegarci il diagramma realizzato per la DDD Gallery nel 2006?
Si tratta di un poster per una mostra dei nostri lavori che si è tenuta a presso la DDD Gallery di Osaka, in Giappone. Siamo stati invitati a realizzare questo poster dalla DNP, grande azienda di stampa giapponese, nonchè proprietaria della galleria. Inizialmente, avendo a che fare con un’azienda capace di riprodurre stampe fantastiche, pensavamo di sbizzarrirci con le più svariate tecniche. In seguito ci siamo resi conto che il poster sarebbe stato di maggiore impatto se fosse stato di un “banale†bianco e nero. La mostra consisteva in una selezione di 50 progetti dei nostri primi 16 anni di attività . Abbiamo quindi pensato di realizzare un diagramma che mostrasse come tutti i nostri progetti abbiano interagito tra loro nel corso degli anni come pure le connessioni che abbiamo avuto con svariati professionisti del settore. Esplorando questa rete dall’alto verso il basso è possibile ripercorrere la storia, partendo dalla nostra infanzia per arrivare ai giorni odierni (2006).
Hai qualche consiglio da darci per il futuro?
Il mio consiglio è di seguire il proprio istinto per mantenere elevato l’interesse e il piacere nel fare le cose. Voi avete vent’anni, dovete esser fiduciosi in quello che realizzate, e vi accorgerete di lavorare per una buona ragione. La cosa interessante di questo mestiere è che ti viene data la possibilità di esplorare situazioni e tematiche che non ti saresti mai aspettato di incontrare. Non stai li a pensarci, e poi quando meno te lo aspetti ti ritrovi nel mondo di altre persone, di artisti, di esibizioni scientifiche,…