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BASILEA - Graziato dal Re in Thailandia, ma ancora colpevole per la Svizzera. Ha del grottesco la storia di un pedofilo elvetico - emigrato circa 20 anni fa nel Paese asiatico - raccontata oggi da alcuni quotidiani basilesi. Tutto inizia il 21 agosto 2017, quando l'uomo - originario di Basilea - è stato condannato in Thailandia a 5 anni e 11 mesi di carcere per le violenze sessuali compiute su alcuni ragazzi di meno di 15 anni e per il possesso di pornografia minorile.
Richieste e ricorsi - Tutto risolto? Non proprio. Perché il 4 luglio 2018 - dopo aver trascorso circa dieci mesi in prigione - il pedofilo presenta una richiesta per scontare il resto della sua pena in Svizzera. Richiesta che viene inizialmente respinta in prima istanza dal Tribunale penale il 5 dicembre dello stesso anno. Il motivo? I giudici hanno rilevato che l'uomo «viveva in Thailandia da più di 20 anni», che «era sposato con una donna thailandese» e «non aveva più alcun legame con la Svizzera». Inoltre il Tribunale ha ritenuto «probabile» che il pedofilo «sarebbe ritornato nel Paese asiatico una volta scontata la pena» e che non sussisteva «alcuna intenzione di rimanere in Svizzera» da parte sua. L'imputato non ci sta e impugna la sentenza presso il Tribunale cantonale di Basilea Campagna, che il 7 maggio 2019 gli dà finalmente ragione. L'uomo potrà quindi purgare il resto della condanna nelle (più confortevoli) carceri elvetiche. Ma c'è un però.
Graziato dal re - Lo svizzero, infatti, nel frattempo veniva graziato dal Re della Thailandia con altri 40'000 prigionieri. Una decisione presa per dare respiro alle carceri thailandesi sovraffollate. Da allora, l'uomo è scomparso. Il perdono concesso in Thailandia non cambia però il verdetto svizzero: l'uomo, infatti, dovrà scontare il resto della pena nel nostro Paese e se dovesse ritornare a casa (eventualità più che remota) verrebbe immediatamente arrestato.