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La V. (ted.: Veltlin; franc.: Valteline; rom.: Vuclina) costituisce con la Valchiavenna il territorio dell'odierna provincia di Sondrio, la provincia più settentrionale della Lombardia, ed è percorsa dal fiume Adda. Attualmente la V. è divisa amministrativamente in quattro comunità montane, che raggruppano 65 com. È delimitata a nord dalle Alpi retiche, che la separano dal cant. Grigioni, e a sud dalle Prealpi orobiche. Fu abitata fin dal Neolitico, come testimoniano le incisioni rupestri di Grosio.
Assoggettata dai Romani nel 16 a.C., la V. dal V sec. fu interessata dalla diffusione del cristianesimo, che portò all'istituzione di una decina di pievi dipendenti dalla diocesi di Como. I Longobardi giunsero probabilmente in V. non prima del 720. Una cinquantina di anni dopo, Carlomagno pose la zona sotto la giurisdizione dell'abbazia di Saint-Denis nei pressi di Parigi; in età feudale il potere sulla V. passò al vescovo di Como. Sulle vie alpine di comunicazione sorsero gli ospizi di S. Perpetua a Tirano e di San Romerio in val Poschiavo. Quest'ultima valle, come il Bormiese, appartenne nell'XI sec. al vescovo di Coira e fu amministrata dai von Matsch della val Venosta che, nel 1150, furono investiti dal vescovo di Como anche della pieve di Mazzo. Nel XIII sec. Bormio si legò a Como, tornando di nuovo al vescovo di Coira nel sec. successivo.
Tra le fam. feudali forestiere figuravano a Tresivio i signori von Tarasp. Anche in V. si ebbero contrasti tra guelfi e ghibellini, da intendersi come gruppi di fam. della bassa nobiltà che si contendevano il governo locale, alleate con fam. di Como. Tali contrasti portarono a una frammentazione di potere e di proprietà, tra cui i pascoli, a causa dei quali si ebbero varie controversie e razzie di bestiame. Episodi analoghi si verificarono pure ai confini, ad esempio tra Davos e Livigno e tra Engadinesi e Bormini. Nel 1335 Azzone Visconti, signore di Milano, assunse il dominio sul territorio della diocesi di Como, quindi anche su V. e Valchiavenna, ad esclusione di Bormio rimasta al vescovo di Coira per altri 15 anni ca. Nel 1406 i Visconti cedettero in feudo a Giovanni Malacrida di Musso la val Poschiavo che, per protesta contro tale decisione, ottenne due anni dopo di entrare nella Lega Caddea. Fu allora che la torre di Piattamala a Campocologno, situata in posizione strategica, divenne un'importante difesa in un luogo di confine.
Nella seconda metà del XV sec. le Tre Leghe cercarono uno sbocco verso sud, profittando di un momento di grande debolezza nella politica di Ludovico il Moro. Due furono le incursioni grigionesi: nell'estate del 1486 e agli inizi dell'anno successivo, in cui si combatté la battaglia di Caiolo, presso Sondrio. I Grigionesi abbandonarono la valle solo dopo aver ottenuto un'indennità di 12'000 ducati d'oro e l'esenzione dai dazi. Il duca di Milano reagì facendo predisporre un articolato piano di fortificazione, che prevedeva la realizzazione di mura di cinta, oltre che a Chiavenna, anche a Morbegno, Sondrio, Tirano e Bormio, di una muraglia di sbarramento a Serravalle all'ingresso nel contado di Bormio, il riattamento del castello di Tresivio e della torre di Piattamala. Poiché le comunità avanzarono riserve sulla costruzione delle difese essendo tenute a fornire il materiale necessario, furono realizzate solo quelle di Chiavenna (1488) e di Tirano (1492). Alla fine del XV sec. Ludovico Sforza venne sconfitto dai Francesi, che per ca. 12 anni dominarono anche in V. Nel 1512 tornò a Milano Massimiliano Sforza. I Grigionesi ne approfittarono per entrare il 24.6.1512 in V. e nei territori di Chiavenna e Bormio, accolti, se non con entusiasmo, come vorrebbero alcune fonti, certamente senza particolari resistenze.
Per giustificare l'annessione, le Tre Leghe addussero la discussa donazione del 1404 di Mastino Visconti. Spodestato nel 1385 della signoria milanese, assieme al padre e ai fratelli, dal cugino Gian Galeazzo Visconti, Mastino il 29.6.1404 aveva donato la V. e i suoi territori al vescovo di Coira Hartmann von Werdenberg, che lo aveva ospitato. Il documento lat. parla effettivamente nella prima parte di donazione assoluta, ma subito dopo, fatti salvi - trattandosi di beni feudali - i diritti dell'imperatore, condiziona la donazione al rientro di Mastino nel ducato. Si trattò quindi, secondo alcuni studiosi di area it., di una donazione condizionale, che non ebbe effetto proprio perché non si realizzò la condizione cui era subordinata; di opposto avviso resta invece la maggior parte degli storici grigionesi.
Un'altra questione è collegata all'annessione del 1512. I patti di Teglio secondo la maggior parte degli storici valtellinesi sarebbero stati sottoscritti nel giugno del 1512 e confermati dalla Dieta di Ilanz del 13.4.1513; la storiografia grigionese li ritiene invece inventati dai Valtellinesi per tentare di giustificare la violenta insurrezione del 1620. In quest'ultimo caso, resterebbe tuttavia difficile spiegare la presenza nei patti di clausole tanto vincolanti sia per i Valtellinesi sia per gli ab. dei due contadi, come ubbidire alle Leghe e versare loro 1000 reinesi ogni anno. Nei patti, inoltre, i Valtellinesi sono chiamati "cari e fedeli Conf." e sono ammessi a partecipare alle Diete. Nello stesso modo, del resto, i Grigionesi chiamarono inizialmente anche quelli della val San Giacomo, salvo definirli sudditi qualche decennio dopo. Quanto alla partecipazione alle Diete, infine, va rilevata la clausola restrittiva "nel momento in cui sarà necessario" e "quando saranno chiamati alle Diete", per cui l'ammissione o meno era in effetti affidata all'arbitrio delle Tre Leghe, che di fatto preferirono non ammettere mai i Valtellinesi alle decisioni. I Grigionesi si impegnarono pure al rispetto di privilegi e di consuetudini locali e a liberare gli ab. dal pagamento di taglie all'imperatore e al duca di Milano, ciò che effettivamente avvenne.
Autrice/Autore: Guido Scaramellini
Sotto il dominio grigionese fu conservata la suddivisione della V. in tre terzieri: quello inferiore con le squadre di Morbegno e Traona, quello di mezzo con capoluogo Sondrio e quello superiore con centro Tirano, mentre Bormio con il suo contado godette di particolari privilegi. La massima autorità in V. era il Governatore generale della Valtellina, che risiedeva a Sondrio; proveniente dal 1545 dalle Tre Leghe, fu eletto dalla Dieta comune dei Grigioni e poi, dal 1603, dai com. giurisdizionali. A Sondrio risiedeva anche il vicario, giudice criminale senza il cui parere non si potevano emettere sentenze in cause che comportavano pene di sangue. Podestà grigionesi avevano sede a Tirano, Teglio, Morbegno, Traona, mentre a Bormio le relative funzioni furono spesso delegate a funzionari locali, essendo scarse le competenze del podestà per i privilegi di cui godeva il contado. I podestà erano aiutati da assessori o delegati e da cancellieri, scelti fra tre persone proposte dalle comunità locali. Le magistrature erano concesse in appalto per due anni dalla Dieta comune dei Grigioni e dal 1603 a turno dai com. giurisdizionali grigionesi e andavano generalmente ai migliori offerenti: prassi già diffusa in V. e contadi durante il precedente dominio milanese. In tal modo, chi aveva ottenuto la carica tendeva a rifarsi della somma versata per l'appalto nel corso del mandato di giudice e di rappresentante del governo centrale. La V. versava ogni anno per il salario dei magistrati 500 filippi o 1250 fiorini, una cifra modesta rispetto a quanto avevano versato all'atto dell'appalto (4000-40'000 scudi), per cui i podestà ricorrevano a ogni mezzo, lecito e illecito, per rifarsi e guadagnarvi. Il governo grigionese rispettò gli statuti vigenti, pur con revisioni fin dal 1531, e accordò autonomia agli enti locali, ai Consigli di terziere e a quello di valle. Quest'ultimo era composto da cinque rappresentanti, uno ciascuno per i terzieri superiore e di mezzo, per Teglio e per le squadre di Morbegno e Traona.
Nella seconda metà del XVI sec. la Riforma attirò in V., come in Valchiavenna, rifugiati per fede dagli Stati it., che qui potevano predicare senza essere perseguitati, dato che i Grigionesi, in maggioranza rif., avevano ammesso sia la confessione catt. sia quella rif. I vescovi di Como non poterono effettuare visite pastorali fino al 1615, a parte tre eccezioni. Dispute teol. tra catt. e rif. si tennero nel 1592 a Sondrio e nel 1595 a Tirano, dove agli inizi del sec. era stata annunciata l'apparizione della Madonna, oltre che nel 1597 a Piuro nella vicina Valchiavenna. Un ruolo importante per la diffusione del protestantesimo in V. e negli Stati it. fu svolto dalla tipografia Landolfi di Poschiavo. Nello stesso arco di tempo, cominciarono a delinearsi tensioni sul piano intern. che coinvolsero anche la regione. L'avvicinamento dei Grigioni ai Veneziani allarmò la Spagna, che dominava nel Milanese e che al confine settentrionale dello Stato fece costruire nel 1603-04 il forte di Fuentes. Tra la pop. avevano suscitato malcontento fin dal 1557 l'editto di Ilanz, che aveva concesso chiese catt. al culto rif., e il tentativo, non riuscito, di istituire a Sondrio un collegio evangelico. Nel 1618 inoltre l'arciprete Nicolò Rusca, catturato per presunta attività antigrigionese, morì sotto tortura a Thusis, dove si trovava il tribunale censorio.
Su pressione spagnola, prese il via una congiura guidata da alcuni nobili. Tra il 19 e il 23.7.1620 i congiurati valtellinesi trucidarono ca. 600 rif. in quello che fu chiamato il Sacro Macello. Dopo l'eccidio, i Grigionesi tentarono di rientrare in V., ma furono fermati dagli Spagnoli che conquistarono anche la Valchiavenna. Il papa tentò di trovare una soluzione, inviando nel 1623 un presidio di 1500 fanti e 500 cavalieri; intervennero anche i Francesi, per controllare la potenza spagnola. Nel 1639 il capitolato di Milano restituì V. e contadi ai Grigioni, riconoscendo la sola confessione catt. e vietando la residenza stabile dei rif. L'agitato periodo della guerra dei Trent'anni, costellato da guerre e pestilenze, lasciò la pop. in uno stato di profonda prostrazione (Torbidi grigionesi); fu, questo, anche il periodo dei processi alle streghe, in cui decine di sventurate furono mandate al rogo.
Il sostentamento della pop. era affidato alle scarse risorse dell'agricoltura: segale, miglio, panìco, "doméga" (orzo), castagne e vite. Quest'ultima era certamente la voce economica più importante per i Grigioni in V. Sul finire del XVIII sec., su 75'000 hl prodotti ne venivano esportati da 45'000 a 53'000 nei Grigioni, nel Tirolo e in Germania meridionale. Profittando delle agevolazioni, i Grigionesi acquistarono molti vigneti in V. Il grano veniva invece procurato nel Milanese: dei 7300 hl concessi annualmente nel corso del sec., 2300 rimanevano in V. e contadi. Anche parte della materia prima per la lavorazione locale della seta era acquistata nel Milanese; il prodotto lavorato era poi venduto nei Grigioni, nella Conf. e fino in Inghilterra; opifici funzionavano a Morbegno, Delebio e Traona. La tessitura, come attività invernale per gli agricoltori, si sviluppò in val Gerola e a est di Sondrio, dove ancora all'inizio del XXI sec. è attivo l'artigianato dei "pezzotti" (tappeti realizzati con scarti di lana e cotone). Una trentina di opifici per la concia delle pelli dava lavoro a 50 operai in nove località diverse: le pelli di bue, capra e capretto giungevano dalla Conf., quelle di montone, vitello e mucca erano locali. Viceversa, il ferro estratto dalle montagne valtellinesi fu venduto ai Grigioni per produrre cannoni, ma solo fino alla rivolta del 1620, quando non fu più sufficiente. Dai Grigioni, oltre che dalla Conf. e dal Tirolo, arrivava il bestiame che dal 1514 agli inizi del XIX sec. fu venduto all'importante fiera di Tirano. L'emigrazione si intensificò nel XVII e XVIII sec., soprattutto verso Venezia, grazie ai buoni rapporti delle Leghe con la Serenissima, interrotti nel 1764 dalla denuncia dell'alleanza con le Tre Leghe da parte della città lagunare; altri Valtellinesi si stabilirono a Genova e a Roma. Sorsero tra gli emigrati varie soc., scuole, casse o confraternite che inviavano arredi sacri di vario genere alle chiese dei villaggi di origine, assieme a offerte per i poveri. Furono costruite nuove chiese e conventi; altre furono ristrutturate.
Autrice/Autore: Guido Scaramellini
Nella seconda metà del XVIII sec. lo strapotere di alcune fam. grigionesi, tra cui spec. i Salis, suscitò proteste e la stampa di alcuni libelli; il mancato rispetto del divieto di residenza dei rif. forestieri che seminava scontento da parte valtellinese e il diffondersi degli ideali illuministi tra i nobili fecero sì che nel 1797 i cisalpini napoleonici fossero accolti con grande favore. Il 22.6.1797 furono congedati il governatore grigionese e il suo vicario; Bormio fece altrettanto appena più di un mese dopo. Napoleone aveva deciso, nonostante le richieste degli interessati, che la V. dovesse costituirsi in quarta lega, ma furono gli stessi Grigioni ad opporsi, seppure a stretta maggioranza (24 com. giurisdizionali contrari, 21 favorevoli, 14 incerti e 4 astenuti). Il 10.10.1797 Napoleone unì V. e contadi alla Repubblica Cisalpina. I vasti beni che i privati grigionesi possedevano in V. furono venduti all'asta pubblica con la cosiddetta "Confisca reta" (Confisca), che si volle giustificare come risarcimento delle indebite appropriazioni da parte dei magistrati grigionesi, ma che fu in realtà un'operazione indiscriminata a favore di nobili e borghesi, i soli a possedere i liquidi necessari per acquistare quei beni. Contemporaneamente furono distrutti monumenti e stemmi grigionesi.
Sconfitto Napoleone a Lipsia, i Grigionesi, al comando del commissario Rudolf Maximilian von Salis, tornarono a Chiavenna il 5.5.1814, ma furono costretti a ritirarsi da un intervento austriaco. Al congresso di Vienna una delegazione locale chiese che la V. fosse integrata nel regno Lombardo Veneto sotto dominio austriaco o che divenisse un cant. sviz.; venne accolta la prima soluzione. L'Austria iniziò un serio riordino amministrativo e importanti opere pubbliche, tra cui la nuova strada del passo dello Stelvio. Nel 1834 fu sistemata anche la questione della Confisca con un indennizzo ai Grigioni di 1'625'576 fiorini. All'annuncio dell'insurrezione di Milano del 1848, a Sondrio si costrinsero gli ufficiali austriaci alla resa. Migliaia di volontari furono spediti allo Stelvio e al Tonale. Dopo le sconfitte di Carlo Alberto di Savoia tornarono gli Austriaci; durante la seconda guerra per l'indipendenza it. Giuseppe Garibaldi percorse la valle fino a Bormio, mentre gli Austriaci andavano ritirandosi.
Nel corso del XIX sec. la V. fu colpita da numerosi flagelli: la crittogama dei vigneti, la malattia dei bozzoli, le alluvioni e il colera, con centinaia di morti. Per quanto attiene all'economia, la produzione e il commercio di vino hanno continuato ad avere una grande importanza economica per gli ab. della V. e della val Poschiavo; ancora all'inizio del XXI sec., 50 persone di Brusio risultavano proprietarie di vigneti per 60 ettari complessivi e di frutteti per ca. 75. Quanto al bestiame, nel 1835 ca. un sesto dei 600 bovini e un quarto dei 100 cavalli venduti alla fiera di Delebio provenivano dalla Svizzera. Greggi valtellinesi e bergamaschi erano condotti nella stagione estiva sugli alpeggi sviz., ma il progressivo abbandono della zootecnia e dei villaggi di montagna nel secondo dopoguerra ha posto fine a tale transumanza. Nel XIX sec. grandi quantità di legname provenivano dalla Conf.; ancora all'inizio del XXI sec. legname veniva esportato in Lombardia e in Piemonte grazie alle agevolazioni per il materiale proveniente dai cant. Ticino e Grigioni. Nella seconda metà del sec. l'emigrazione dalla V. si rivolse oltre oceano, ma con il nuovo sec. molti emigranti trovarono lavoro anche in Svizzera (4350 persone in media all'anno, contro 1393 oltreoceano nel 1904-08); i lavoratori in Svizzera erano 1812 nel 1921 e 2653 nel 1930-33 (media annuale). Tra il 1950 e il 1953, in media, all'anno emigravano nella Conf. 1968 persone, salite a 5254 nel 1961. Nel 1968 il 57% degli occupati di V. e Valchiavenna in Svizzera era assorbito dai Grigioni, soprattutto nei settori edilizio e alberghiero.
La ferrovia Milano-Tirano fu collegata nel 1910 con il cant. Grigioni tramite la linea del Bernina. La produzione di energia idroelettrica in V. iniziò nel 1917. Tra la ventina di impianti realizzati, quello di Livigno (1962) è sfruttato da una soc. sviz. Il contrabbando, da tempo più o meno praticato per arrotondare le entrate fam., fece registrare un'impennata nel decennio 1960-70 per l'accresciuta convenienza di importazione illecita dalla Conf. di sigarette, zucchero e caffè. Lo sviluppo industriale della zona, il diffondersi del turismo di massa e l'affermarsi delle stazioni sciistiche, a partire da Bormio, dove nel 1985 si sono svolti i campionati mondiali di sci, contraddistinguono la storia recente della V.
Autrice/Autore: Guido Scaramellini
Autrice/Autore: Guido Scaramellini