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A settembre dell’anno scorso Nexo era stata citata in giudizio in otto Stati americani per presunta vendita di titoli non registrati.
La causa, depositata presso la Corte Suprema dello Stato di New York, accusava Nexo di aver promosso e venduto titoli sotto forma di un conto in valuta virtuale fruttifero chiamato Earn Interest Product (EIP).
Infatti EIP prometteva rendimenti elevati, e non risultava essere registrato come contratti di investimento così come richiesto dalla legge statale.
Summary
L’accordo di Nexo con la SEC
Dopo quattro mesi Nexo ha concordato con la SEC un accordo secondo il quale si impegna a pagare 45 milioni di dollari.
Nel comunicato ufficiale della SEC si legge che la società ha accettato di pagare 45 milioni di dollari di sanzioni e di cessare l’offerta non registrata di prodotti di prestito di criptovalute.
EIP infatti consentiva di ottenere rendimenti sui depositi derivanti da interessi pagati da coloro che prendevano quei fondi in prestito. In questi casi le leggi di molti Stati obbligano chi fornisce questo servizio a dover ottenere un’esplicita autorizzazione previa registrazione del medesimo presso le autorità di regolamentazione, ma Nexo non lo aveva fatto.
Da qui la sanzione e la cessazione del servizio.
Il comunicato ufficiale della società afferma che il servizio EIP sarà sospeso solo negli USA, ma anche in molti altri Paesi vigono leggi simili. L’accordo con la SEC è frutto di una denuncia depositata negli Stati Uniti, mentre ad oggi non sembra che siano state presentate denunce simili in altre importanti giurisdizioni.
Il commento della SEC
La Securities and Exchange Commission (SEC) sostiene che EIP consentiva agli investitori statunitensi di offrire i propri asset crypto a Nexo in cambio della promessa di ottenere in cambio degli interessi.
Questo fa sì che EIP fosse una security, e che quindi l’offerta e la vendita di questo prodotto finanziario non potevano essere esenti dalla registrazione alla SEC.
L’accordo con la Nexo è stato possibile perché la società ha cessato volontariamente di offrire l’EIP a nuovi investitori statunitensi, ed ha smesso di pagare gli interessi sui nuovi fondi aggiunti ai conti EIP esistenti di investitori statunitensi.
Nexo in cambio ha accettato di pagare la sanzione nonostante non abbia nè ammesso nè negato le accuse della SEC.
Il Presidente della SEC, Gary Gensler, ha commentato dicendo:
“Abbiamo accusato Nexo di non aver registrato il suo prodotto di prestito crypto retail prima di offrirlo al pubblico, aggirando i requisiti di divulgazione essenziali progettati per proteggere gli investitori. Il rispetto delle nostre collaudate politiche pubbliche non è una scelta. Laddove le società crypto non si conformino, continueremo a seguire i fatti e la legge per ritenerle responsabili”.
Interessante anche ciò che ha aggiunto il direttore della divisione di Enforcement della SEC, Gurbir S. Grewal:
“Non ci interessano le etichette poste sulle offerte, ma le loro realtà economiche. E parte di questa realtà è che le criptovalute non sono esenti dalle leggi federali sui titoli. Se stai offrendo o vendendo prodotti che costituiscono titoli ai sensi di leggi consolidate e precedenti legali, allora non importa come chiami quei prodotti, sei soggetto a tali leggi e ci aspettiamo la conformità”.
La risposta di Nexo
Nexo invece definisce “risoluzione storica” questo accordo con i regolatori statunitensi, ed afferma che tale accordo chiude tutte le indagini pluriennali sulla società.
Inoltre aggiunge che le autorità di regolamentazione federali degli Stati Uniti non sostengono che la società sia stata coinvolta in frodi o pratiche commerciali ingannevoli, o che i clienti siano stati danneggiati o ingannati.
Si tratta insomma solo di una violazione di una norma prettamente burocratica, anche se a protezione degli investitori.
Nexo ha collaborato pienamente alle indagini sin dal primo giorno, e l’accordo è il risultato di quasi due anni di lavoro. Dichiarano addirittura che l’azienda sia stata riconosciuta come un pioniere, tipo Uber e Airbnb, e che fornisce soluzioni innovative in un ambiente frenetico.
Il co-fondatore Antoni Trenchev ha commentato dicendo:
“Siamo soddisfatti di questa risoluzione unificata che pone inequivocabilmente fine a tutte le speculazioni sui rapporti di Nexo con gli Stati Uniti. Ora possiamo concentrarci su ciò che sappiamo fare meglio: costruire soluzioni finanziarie senza soluzione di continuità per il nostro pubblico mondiale”.
Ha anche ringraziato i commissari coinvolti nelle indagini per il tempo, l’impegno e la dedizione che hanno dedicato a questa vicenda.
L’altro co-fondatore, Kosta Kantchev, ha aggiunto:
“Siamo fiduciosi che presto emergerà un panorama normativo più chiaro e aziende come Nexo saranno in grado di offrire prodotti che creano valore negli Stati Uniti in modo conforme e gli Stati Uniti consolideranno ulteriormente la loro posizione di motore mondiale dell’innovazione”.
Il futuro di Nexo
Rimangono da capire due cose importanti.
La prima è se realmente prima o poi Nexo potrà offrire prodotti simili negli USA regolarmente registrati.
La seconda è se questo divieto di fatto di offrire prodotti come EIP negli USA verrà esteso anche ad altri Paesi, come ad esempio quelli europei.
Infatti Nexo ha origini europee, dato che i fondatori sono bulgari, e probabilmente ha molti clienti anche in Europa.
Nel frattempo il suo token NEXO, il cui prezzo era sceso sotto gli 0,62$ a dicembre, oggi è schizzato sopra gli 0,84$, con un guadagno del 30% negli ultimi trenta giorni.
Il prezzo è ancora del 79% inferiore al massimo storico di maggio 2021, e del 63% inferiore a quello di aprile 2022, ma non è ancora sceso sotto i minimi di giugno 2022 quando toccò gli 0,56$.