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Il nome di Giuseppe "Pino" Lella, 91enne di Lesa, sul Lago Maggiore, fino a pochi mesi fa era ignoto anche alla maggioranza degli storici dei fatti avvenuti a cavallo del confine italo-elvetico durante la Seconda Guerra mondiale. Poi, la scorsa estate, lo scrittore Mark Sullivan ha svelato al mondo le sue gesta eroiche nel romanzo storico "Beneath a Scarlet Sky". Un libro diventato un caso letterario negli Stati Uniti (l'e-book in pochi mesi ha venduto 250'000 copie) di cui in questi giorni appare la traduzione italiana con il titolo "L'ultimo eroe sopravvissuto" (Newton Compton Editori) e presto sarà anche un film prodotto da Hollywood con Tom Holland.
I ricordi di 75 anni fa sono ancora vivissimi nella mente di Pino Lella incontrato dal Quodiano nel Giorno della memoria per onorare le vittime della Shoah. Racconta con precisione cosa capitò quando, a 17 anni, nel 1943, per sfuggire ai bombardamenti di Milano, si ritrovò sfollato a Madesimo. In Valchiavenna entrò a far parte di un'organizzazione che aiutò molti ebrei perseguitati dai nazisti a raggiungere la salvezza in Svizzera.
"Mi sono dato da fare per aiutarli perché erano tutti amici", spiega. Semplicemente. Racconta di contrabbando. Di sparatorie. Di rischi e di pericoli. Di avventura e di incoscienza. Ma ci sono eventi che preferisce non rievocare, sui quali, anche a tanti anni di distanza, resta evasivo: il periodo vissuto nell'esercito nazista, quale autista del generale Hans Leyers. Arruolatosi nel 1944, Pino Lella si ritrovò a portare la svastica al braccio sinistro, come spia al servizio dell'America dove, dopo la fine della guerra, ha vissuto per diversi anni.
Diem/Quot