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<h2>SubmittedText<h2><p>Dalla fine della Guerra fredda la Svizzera non dispone più di una strategia militare, di protezione e di difesa, che descrive concretamente i compiti dell'esercito in caso di guerra e illustra le possibili opzioni d'intervento e metodi d'impiego operativi specifici nel caso di un attacco al nostro Paese. Questa lacuna non è colmata dall'attuale rapporto sulla politica di sicurezza. L'attacco russo all'Ucraina muterà radicalmente l'ordinamento europeo di pace e sicurezza ed evidenzia che anche la Svizzera necessita urgentemente di una strategia militare, di protezione e di difesa autonoma e formulata in modo preciso e concreto. In questo contesto è inevitabile un dibattito urgente. Il Consiglio federale è invitato a rispondere alle domande seguenti:</p><p>1. Il Consiglio federale è disposto a riesaminare le esperienze e i cambiamenti nella strategia bellica che hanno già trovato conferma in altri teatri di guerra, come l'Armenia e l'Azerbaigian, la Siria, lo Yemen, la Libia come pure la Regione dei Tigrè in Etiopia, nonché nell'attuale attacco russo, e a illustrare in maniera concreta e trasparente i necessari insegnamenti che ne sono stati tratti?</p><p>2. È disposto a illustrare in che modo intende proteggere concretamente in caso di difesa la popolazione svizzera da missili balistici (missili intercontinentali e a medio raggio), missili a guida radar, missili da crociera, missili Cruise, droni, qualsiasi forma d'artiglieria ecc.?</p><p>3. È disposto a sviluppare al più presto una strategia militare, di protezione e di difesa che tengano conto del fondamentale cambiamento della strategia bellica e che siano in grado di far fronte in modo realistico all'attuale minaccia?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>L'attacco della Russia che viola il diritto internazionale è scioccante per la sua portata e per la sua brutalità. Il Consiglio federale riteneva del tutto possibile un'escalation militare in questa regione europea, come indicato nel suo rapporto sulla politica di sicurezza del 23 novembre 2021, in cui veniva fatto notare come la Russia adottasse in misura crescente un atteggiamento conflittuale potendo anche provocare un conflitto armato in Europa, soprattutto perché aspira tuttora a essere in grado di condurre in Occidente una guerra contro un forte avversario convenzionale. Il Consiglio federale sottolinea inoltre che un grave caso di crisi ai confini orientali della NATO rappresenterebbe una grande sfida per l'Europa e potrebbe causare instabilità politica, economica e sociale come pure interruzioni delle catene di approvvigionamento e movimenti migratori. Un conflitto tra la NATO e la Russia potrebbe però anche scaturire da un'escalation della situazione nella periferia europea e avere le stesse conseguenze. Se un caso di crisi dovesse acuirsi in Europa, la Russia potrebbe ricorrere a mezzi militari per intervenire ai confini orientali della NATO. Il ripristino dello status quo precedente sarebbe possibile soltanto con un'ulteriore escalation del conflitto. Questa situazione è sopraggiunta in maniera più rapida e brutale di quanto ci si aspettasse.</p><p>Gli obiettivi in materia di politica di sicurezza e l'orientamento degli strumenti di politica di sicurezza tengono conto da sempre della minaccia di un conflitto armato, specialmente perché in un caso del genere le ripercussioni per la Svizzera e la sua popolazione sarebbero gravose. Il compito fondamentale dell'esercito è e rimane la difesa, come si afferma anche nel rapporto sulla politica di sicurezza. Le capacità per questo compito vengono ulteriormente sviluppate in maniera costante, in particolare per quanto riguarda la difesa aerea, le truppe di terra e le cibercapacità. In tutti questi ambiti esistono basi concettuali e la pianificazione delle capacità e degli acquisti per l'ammodernamento dell'esercito tiene conto della situazione in materia di sicurezza, notevolmente peggiorata negli ultimi anni. Lo stesso vale anche per il maggiore orientamento dell'esercito alla gamma di minacce derivanti dai conflitti "ibridi", tanto più che questi includono anche l'attacco armato.</p><p>Secondo il Consiglio federale sia l'analisi della situazione che gli obiettivi concordano con quelli nel Rapporto sulla politica di sicurezza 2021. Anche le fondamenta della politica di sicurezza svizzera, quali ad esempio l'essenza della neutralità, la cooperazione internazionale, l'impegno a favore della democrazia, il diritto internazionale e lo Stato di diritto nonché il sistema di milizia e l'obbligo di prestare servizio, non sono messe in discussione dalla guerra in Ucraina.</p><p>È tuttavia opportuno trarre insegnamenti dall'attacco russo all'Ucraina. Basandosi sulle fondamenta della politica di sicurezza il DDPS effettuerà, in collaborazione con gli organi federali interessati, una valutazione del conflitto e presenterà al più tardi entro la fine dell'anno un rapporto separato, che si occuperà delle possibili informazioni che emergeranno dalla guerra e illustrerà in che misura si rendono necessari aggiustamenti nei singoli ambiti della politica di sicurezza per garantire la protezione e la difesa della popolazione. Il rapporto verterà in particolare sull'esercito, comprese le sue capacità, la sua prontezza all'impiego nonché le sue risorse finanziarie e di personale. Tali lavori saranno svolti rapidamente, ma con il necessario distacco, con la dovuta accortezza e oculatezza, in modo che eventuali decisioni per aggiustamenti possano essere prese su una base solida.</p>  Risposta del Consiglio federale.