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Il Tribunale amministrativo federale conferma la proroga del permesso di soggiorno concesso a una persona transgender cittadina Isole Mauritius per gravi motivi personali. Siccome il suo Paese d’origine non riconosce le persone transgender, il Tribunale ritiene segnatamente che il reinserimento della persona transgender interessata e i controlli medici sarebbero compromessi in caso di rimpatrio nelle Isole Mauritius.
Secondo la legislazione svizzera, una persona sposata con un cittadino svizzero da meno di tre anni ha diritto alla proroga del permesso di soggiorno in presenza di gravi motivi personali, per esempio se il suo reinserimento nel Paese d’origine è compromesso.
Nella causa sottoposta al Tribunale amministrativo federale (TAF), una persona transgender cittadina delle Isole Mauritius e il suo compagno svizzero hanno concluso per amore un’unione domestica registrata nell’ottobre 2014. Il ricorrente ha dunque ottenuto un permesso di soggiorno rilasciato dal Cantone di domicilio. Nel 2016 ha iniziato un percorso di cambio di sesso, inizialmente con il consenso del proprio partner. Tuttavia, con il progredire di questo processo di transizione, il partner si è trovato in crescente difficoltà, faticando ad accettare il cambiamento. Per questa ragione la coppia si è separata, per poi sciogliere l’unione domestica registrata nel dicembre del 2017. Nel settembre 2018, l’Ufficio controllo abitanti del Cantone di domicilio della persona transgender interessata ha espresso un preavviso favorevole alla proroga del soggiorno in Svizzera nonostante il divorzio della coppia. Da parte sua, la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) ha ritenuto che la situazione delle persone transgender nelle Isole Mauritius non fosse sufficientemente grave per giustificare la proroga del permesso. Di conseguenza, ha respinto la richiesta della persona transgender interessata impartendole un termine per lasciare la Svizzera. Nel maggio 2019, la persona transgender interessata ha impugnato la decisione della SEM dinanzi al TAF.
Complicazioni in caso di rimpatrio
Nella Repubblica di Mauritius il cambio di sesso è proibito, tanto a livello medico quanto a livello amministrativo. In caso di rimpatrio, la persona transgender interessata non verrebbe riconosciuta come persona di sesso femminile. Per di più, non è nemmeno certo che possa davvero rimpatriare, dato che la sua identità e il suo aspetto non corrispondono più ai connotati iscritti nel passaporto. La persona transgender interessata segue un trattamento medico e psicoterapeutico piuttosto pesante, di cui non potrebbe beneficiare se rientrasse in patria. Oltretutto, nella Repubblica di Mauritius le persone transgender sono regolarmente vittima di discriminazioni ed escluse dalla loro famiglia. Il TAF ammette dunque gli estremi del caso di rigore ai sensi della legge federale sugli stranieri.
Attualmente beneficiaria dell’assistenza sociale
La persona transgender interessata lavorava in passato nel settore sanitario. In seguito, il cambio di sesso avrebbe compromesso la sua carriera professionale. Dal 2017 è a carico dell’assistenza sociale. Tuttavia, sin da allora ha assolto diverse formazioni e misure d’integrazione, tra cui un programma di reinserimento che potrebbe sfociare in un contratto di lavoro di alcuni mesi. Il TAF ritiene dunque, alla luce degli sforzi intrapresi della persona transgender interessata, che la sua situazione possa evolvere positivamente nell’avvenire. Di conseguenza, attualmente le condizioni per la revoca del suo permesso di soggiorno non sono adempiute. Nondimeno, il TAF sottolinea che se la persona transgender interessata dovesse continuare a dipendere dall’assistenza sociale, la sua situazione dovrà essere periodicamente riesaminata.
Per questo insieme di ragioni, il Tribunale accoglie il ricorso e conferma la proroga del permesso di soggiorno a favore della persona transgender interessata. Questa sentenza può essere impugnata dinanzi al Tribunale federale.
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