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L'industria metalmeccanica ed elettrica svizzera rimane competitiva rispetto ai concorrenti nei nuovi paesi membri dell'Unione europea. Lo rivela uno studio.Questo contenuto è stato pubblicato il 05 luglio 2005 - 21:41
Gli esperti dell'istituto basilese BAK ammoniscono tuttavia che in futuro la Svizzera dovrà investire ancora di più nella ricerca e formazione.
In Svizzera, l'industria dei beni strumentali pesa sull'economia nazionale in misura maggiore di quanto avvenga nei nove paesi dell'Europa dell'Est che sono diventati membri dell'UE nel maggio 2004.
Lo ha ricordato martedì a Zurigo Hansjörg Blöchliger, vicedirettore dell'istituto basilese BAK, presentando uno studio realizzato per conto dei partner sociali nell'industria metalmeccanica.
Tuttavia in Svizzera il settore cresce molto lentamente, mentre nell'Europa dell'est è in forte espansione. Tra il 1995 e il 2003 in Svizzera ha registrato una crescita inferiore all'1%, contro l'11% in Ungheria e il 4% nella Repubblica ceca.
Nello stesso periodo, i costi del lavoro sono rimasti costanti in Svizzera mentre sono aumentati di circa l'8% nei nuovi paesi membri dell'UE. In termini generali, il costo salariale per unità prodotta in Svizzera nel 2003 superava però ancora del 20% quello osservato nell'Europa dell'Est.
Produttività più elevata
Se è vero che la produttività dei dipendenti elvetici è quattro, cinque volte superiore a quella dei lavoratori dell'Europa orientale, i costi salariali sono sei volte maggiori in Svizzera, ha notato Blöchliger. Da qui una certa pressione alla dislocazione.
Diversi settori dell'industria svizzera dei beni strumentali hanno migliorato la loro competitività tra il 1995 e il 2003. Ma la tendenza alla riduzione del costo salariale per unità durante questo periodo (-1,5%) si spiega principalmente con le variazioni dei corsi di cambio. In franchi il costo per unità è aumentato dello 0,2%.
I costi del lavoro tendono così a convergere, anche se restano da tre a sette volte più elevati, a seconda del paese di riferimento. Regioni come Praga e Bratislava non sono più molto lontane dal livello dell'Europa occidentale.
Ridurre i costi
L'industria metalmeccanica ed elettrica (MEM) svizzera deve continuare a ridurre i costi e accrescere la sua produttività, ha commentato Johann Schneider-Ammann, presidente di Swissmem, l'associazione di categoria. L'innovazione e la formazione da sole non sono sufficienti ad assicurare la competitività della Svizzera.
Resta il fatto che l'industria MEM elvetica beneficia in misura molto maggiore rispetto ai suoi concorrenti est-europei della capacità di innovazione, del livello di tassazione, della regolamentazione dei mercati dei prodotti e del lavoro. La Svizzera trae vantaggio dalle sue infrastrutture di qualità e dal livello di formazione elevata delle persone attive.
Il divario si riduce
I nuovi membri tuttavia recuperano rapidamente il ritardo, ha avvertito Blöchliger. Dopo riforme fiscali a volte radicali, in particolare nella fiscalità delle imprese, lo scarto con la Svizzera si è fortemente ridotto. Questi paesi investono anche nelle loro infrastrutture di trasporto, soprattutto nei centri economici.
Lontano dal rappresentare unicamente concorrenti, i nuovi membri dell'UE dell'Europa orientale costituiscono anche un mercato in piena espansione e clienti potenziali per l'industria elvetica, secondo Blöchliger.
«Il polo industriale svizzero vale molto di più di quanto vorrebbero ammettere imprenditori e politici che agitano lo spettro della dislocazione», ha sottolineato dal canto suo Renzo Ambrosetti, copresidente del sindacato Unia.
swissinfo e agenzie
Fatti e cifre
Alla fine dell'anno scorso le industrie riunite nell'associazione mantello Swissmem occupavano 300'392 persone in Svizzera.
Nel 2004 hanno generato il 42% delle esportazioni, ossia 59 miliardi di franchi.
65,1% di queste esportazioni vanno verso l'Unione europea e i paesi all’Associazione europea di libero scambio (AELS).
L'industria meccanica impiega tre volte più personale del settore finanziario.
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