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In visita in Liechtenstein, la ministra svizzera dell'economia ha abbordato il tema dell'evasione fiscale. Secondo Doris Leuthard, la Svizzera potrebbe pure ritrovarsi presto nel collimatore.
Le autorità elvetiche – ha dichiarato la consigliera federale – sono però tranquille, poiché con l'Unione Europea è stata trovata una soluzione consensuale sulla fiscalità del risparmio.
La ministra svizzera dell'economia si trovava lunedì a Vaduz, dove ha incontrato la sua omologa del Liechtenstein, Rita Kieber-Beck.
Durante il colloquio si è parlato anche della vicenda di evasione fiscale che in questi giorni sta scuotendo i rapporti tra il Principato e la Germania.
Autonomia fiscale
Doris Leuthard ha dichiarato che la lotta a chi non paga correttamente le imposte è una preoccupazione condivisa dai due paesi. Tuttavia – ha sottolineato la consigliera federale – ogni Stato deve poter definire in completa autonomia il proprio diritto fiscale e avere la possibilità di perfezionare continuamente la sua legislazione in materia.
Al pari del ministro delle finanze Hans-Rudolf Merz lo scorso fine settimana, la responsabile del Dipartimento dell'economia ha sottolineato la differenza tra il diritto che regge le fondazioni in Svizzera e nel Liechtenstein.
Berna saluta il fatto che il Liechtenstein abbia dato avvio a una revisione di questo diritto ben prima dei recenti rimproveri di Berlino. Si tratta di un passo importante nella giusta direzione, ha aggiunto la ministra.
Critiche alla Germania
Doris Leuthard non ha poi mancato di rivolgere qualche critica al grande vicino del nord. La Svizzera – ha affermato in un incontro con la stampa – ha concluso un accordo con l'Unione Europea per combattere la frode fiscale. Quattordici paesi lo hanno già ratificato, ma la Germania non lo ha ancora fatto.
Secondo l'accordo sulla tassazione dei risparmi, la Svizzera preleva una parte degli interessi generati dagli averi di clienti di banche elvetiche che risiedono nell'UE. Attualmente la trattenuta è del 15% (536,7 milioni di franchi nel 2006). Essa salirà progressivamente fino al 35% nel 2011. I paesi dell'UE ottengono il 75% di quanto riscosso, mentre il resto rimane nelle casse della Confederazione per coprire le spese di incasso. Per evitare la detrazione, i clienti domiciliati nell'UE possono dichiarare volontariamente i proventi al fisco del loro paese.
Doris Leuthard si aspetta che gli Stati che ora hanno preso di mira il Liechtenstein rivolgeranno presto la loro attenzione anche alla Svizzera. Si è detta tuttavia tranquilla, poiché – ha detto – con l'Unione europea è stata trovata una soluzione consensuale sulla fiscalità del risparmio.
In materia di riciclaggio di denaro, la Svizzera e il Liechtenstein sono fra gli Stati che hanno adottato le direttive più severe, in modo da garantire la credibilità delle loro piazze finanziarie, ha ancora sottolineato ancora la consigliera federale.
Governo svizzero "troppo passivo"
Domenica il ministro delle finanze tedesco Peer Steinbrück ha duramente attaccato i "paradisi fiscali". "Non si tratta solo del Liechtenstein; parliamo anche della Svizzera, del Lussemburgo e dell'Austria", ha dichiarato Steinbrück. "Noi vogliamo dichiarare guerra a tutte le oasi fiscali in Europa", ha aggiunto, non precisando però quali provvedimenti intende adottare.
Il ministro svizzero delle finanze Hans-Rudolf Merz ha dal canto suo fermamente respinto le critiche, ribadendo che la Svizzera non è un paradiso fiscale.
L'attitudine del governo svizzero nei confronti delle critiche provenienti dalla Germania non soddisfa però tutti in patria. Intervenendo al telegiornale della Televisione della Svizzera romanda, il futuro presidente del Partito socialista Christian Levrat si è detto "atterrito per la passività del governo".
Christophe Darbelley, presidente del Partito popolare democratico, ha dal canto suo ricordato che esiste un accordo in materia e che è applicato. Secondo lui, non vi è quindi nessuna ragione di reagire a degli attacchi motivati da "gelosie nei confronti della piazza finanziaria elvetica".
swissinfo e agenzie
Scandalo fiscale
La Germania è confrontata in queste settimane a quello che potrebbe essere il più grave caso di frode fiscale della sua storia.
Lo scandalo è scoppiato il 14 febbraio scorso, quando il patron della posta tedesca Klaus Zumwinkel è stato arrestato. È sospettato di aver trasferito 10 milioni di euro in Liechtenstein, per sottrarli all'imposizione del fisco tedesco.
La magistratura ha avviato accertamenti su un migliaio di ricchi contribuenti, tutti sospettati di evasione fiscale. Complessivamente le frodi potrebbero ammontare a 4 miliardi di euro.
Per ottenere i ragguagli e aggirare il segreto bancario in vigore nel Principato, i servizi segreti tedeschi avrebbero pagato 5 milioni di euro a un informatore.
Per bocca del principe Alois, il Liechtenstein ha risposto accusando la Germania di aver "attaccato la sua sovranità". Il Principato ha annunciato di voler rafforzare il controllo delle fondazioni anonime, messe in causa in questo scandalo.
Da parte sua, la Commissione europea ha indicato di essere intenzionata a rendere più severe le sue direttive in materia di fiscalità del risparmio.
Il ministro delle finanze elvetico Hans-Rudolf Merz ha sottolineato questo fine settimane che la Confederazione non è un paradiso fiscale e si è detto convinto che le inchieste avviate in Germania non dovrebbero estendersi alla Svizzera.