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NEW YORK - Fischi lancinanti nelle orecchie, brontolii profondi che si fanno sentire dal nulla e mal di testa persistente. Sono questi i sintomi della “sindrome dell'Avana” che ha colpito diversi diplomatici americani così come dipendenti del ministero della Difesa e agenti dell'Intelligence Usa.
Stando a uno studio dell'Università della Pennsylvania del 2018 - che ha analizzato le condizioni cliniche di diversi pazienti afflitti - non ha riscontrato lesioni particolari agli apparati uditivi di quelli interessati. C'erano però dei danni al cervello «simili a quelli riportati durante una commozione cerebrale» la cui entità «è estesa a tutta la massa cerebrale». Riguardo alle cause, però, non vi era certezza alcuna.
Di qualunque cosa si tratti, stando al New York Times, le vittime della “sindrome” sono ben più di quante si pensasse inizialmente. Sarebbero, infatti, circa 130 (e non una sessantina) le persone in qualche modo legate all'ambasciata cubana che avrebbero necessitato di cure o sarebbero, addirittura, finite all'ospedale. L'ultima solo due settimane fa.
Molte le speculazioni, riguardanti possibili attacchi deliberati utilizzando armi sperimentali a ultrasuoni oppure microonde. L'ultimo dei diversi studi, indipendenti ma anche governativi, pubblicato l'anno scorso dalla National Academies of Sciences, Engineering, and Medicine suggeriva che i danni cerebrali fossero stati causati da «impulsi diretti in radiofrequenza».
Malgrado la credibilità dell'ente che lo aveva pubblicato, lo studio non ha mancato di generare controversie, anche da parte di esperti americani.