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BERNA - Non è necessaria una maggiore trasparenza per i lobbisti che frequentano Palazzo federale. Ne è convinta la Commissione delle istituzioni politiche degli Stati, che seppur di misura - con 6 voti a 5 e 1 astenuto - propone di non entrare in materia su un progetto di legge elaborato sulla base di un'iniziativa parlamentare in tal senso del "senatore" Didier Berberat (PS/NE).
Con il suo atto parlamentare, che era stato approvato (20 voti a 17) nel marzo del 2016 dalla Camera dei Cantoni, Berberat chiedeva l'accreditamento obbligatorio per i lobbisti e l'adozione di un eventuale limite alla loro presenza sotto il "Cupolone", prendendo spunto da quanto avviene già per i giornalisti che seguono da vicino l'attività parlamentare.
Attualmente, i deputati hanno la possibilità di far accreditare due persone esterne, siano essi collaboratori personali oppure rappresentanti di gruppi di interesse. Questa regolamentazione è però stata più volte criticata, come in occasione del caso di lobbismo che aveva visto coinvolta l'ex presidente del Consiglio nazionale Christa Markwalder (PLR/BE) e un partito filogovernativo kazako.
L'anno scorso, la stessa commissione delle istituzioni politiche si era espressa a favore dell'iniziativa parlamentare. Oggi però, con il voto determinante del suo presidente Peter Föhn (UDC/SZ), ha deciso di non entrare nel merito della nuova normativa. I "senatori" potrebbero tuttavia non seguire la raccomandazione della propria commissione preparatoria.
Con il progetto si intende istituire un registro degli accreditamenti in cui i lobbisti sono tenuti a indicare il nome del loro datore di lavoro e i loro mandati. Inoltre un numero limitato di lobbisti riceverebbe l'autorizzazione ad accedere a Palazzo federale per la durata della sessione.
In commissione hanno prevalso gli argomenti secondo cui un simile sistema risulta troppo complicato e non apporta alcun valore aggiunto, si legge in una nota odierna dei Servizi del parlamento. Secondo la maggioranza commissionale, spetta ai parlamentari assumersi la responsabilità delle persone a cui intendono dare accesso al "Cupolone".