Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01136.jsonl.gz/1013

Era il 2010 quando Ai Weiwei sparse sul suolo della Turbine Hall della Tate Modern, a Londra, cento milioni di semi di girasole di porcellana.
Una volta steso questo enorme tappeto grigio al suolo, l’artista aveva invitato i visitatori a camminarci sopra.
Come spesso accade nei lavori di Ai Weiwei, sotto traccia si trova una costante riflessione sulla società e la sua complessità, quella che la rende una massa composta da miliardi di semi differenti eppure uniti in una marea indistinguibile, legati gli uni agli altri per il solo fatto di essersi ritrovati gettati sullo stesso suolo. Un’ossessione cui l’artista aggiunge una riflessione di stampo storico e politico mettendo a contrasto la ricerca della perfezione e dell’eccellenza della più antica tradizione artistica cinese con il mito dell’uguaglianza frutto della rivoluzione maoista. Una riflessione libera costata 81 giorni di prigione 4 anni ai domiciliari.
Oggi quei cento milioni di semi sono esposti in una delle sale del Palais de Rumine a Losanna.
Il titolo della mostra dedicata dall’istituzione losannese all’artista è D’ailleurs c’est toujours les autres. Se ci prendiamo la libertà di entrare in relazione diretta con gli altri ci assumiamo anche dei rischi. Oppure restiamo a distanza protetta, in osservazione, ma il gioco perde gran parte del suo senso. D’altronde, sono pur sempre gli altri…
Era il 2010 quando Ai Weiwei sparse sul suolo della Turbine Hall della Tate Modern, a Londra, cento milioni di semi di girasole di porcellana.