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DEVO INFORMARE LA PERSONA PER CUI LAVORO DELLA MIA DIAGNOSI?
No, non è necessario. Le informazioni sul suo stato di salute sono riservate. Tuttavia, può essere utile che la persona per cui lavora sia informata. Nella maggior parte dei casi, offre supporto e una maggiore comprensione in caso di assenze per malattia o se sarà necessario modificare il suo orario di lavoro per le visite mediche. Tuttavia, lei non deve necessariamente comunicare tutti i dettagli della sua malattia e del trattamento.
Nelle aziende più grandi, può anche parlare confidenzialmente con l’ufficio risorse umane, per sapere quali informazioni sono realmente necessarie all’azienda e di quale aiuto o supporto operativo può usufruire.
Se è in congedo di malattia, la persona per cui lavora non può licenziarla per un certo periodo di tempo (periodo protetto). Il periodo protetto si applica solo dopo la fine del periodo di prova e la sua durata è determinata dalla legge (art. 336c CO).
Se teme che la persona per cui lavora possa discriminarla o costringerla a lasciare il lavoro a causa della sua malattia, si informi sui suoi diritti sul posto di lavoro, ad esempio presso un centro di consulenza legale o il tribunale del lavoro.
A chi (altri) devo comunicare la diagnosi in azienda?
Se decide di parlare della sua diagnosi, può essere utile informare, oltre alla persona responsabile diretta, le persone con cui collabora, il consiglio aziendale (se esiste) o l’ufficio risorse umane. Scelga le persone da informare a seconda che voglia solo parlare apertamente con loro o si aspetti un sostegno attivo da parte loro.
Ad esempio, il consiglio aziendale o l’ufficio risorse umane conosce gli accordi aziendali vigenti e può dirle quali opzioni possono offrirle. Potrebbe parlare confidenzialmente con le persone con cui collabora di come si sente, o pensare insieme a loro a come coinvolgere la persona per cui lavora.
Se desidera informare solo un gruppo limitato di persone, agisca in modo discreto e scelga con cura a chi confidare qualcosa. Probabilmente sa già intuitivamente con chi vuole condividere la sua situazione e con chi no.
HO DIRITTO A UNA COMPENSAZIONE ECONOMICA SE RIDUCO L’ORARIO DI LAVORO O SE SMETTO DEL TUTTO DI LAVORARE A CAUSA DELLA MALATTIA?
Se le persone impiegate sono assenti per malattia, si distinguono due casi: se la persona per cui lavora ha stipulato un’assicurazione di indennità giornaliera per malattia, di solito lei ha diritto all’80% del suo salario 720 o 730 giorni nell’arco di 900 giorni. È anche possibile che la polizza assicurativa preveda un’indennità giornaliera pari al 100% del salario. Se non c’è un’assicurazione di indennità giornaliera per malattia, la compensazione economica è stabilita dalla legge (art. 324a cpv. 1 CO).
Se il suo diritto alla continuazione del pagamento del salario scade e non è ancora in grado di lavorare, può richiedere una pensione di invalidità. Vale la pena verificare per tempo l’iscrizione, poiché l’eventuale diritto alla pensione di invalidità matura solo 6 mesi dopo l’iscrizione.
Prima di decidere sul suo futuro professionale, si prenda il tempo necessario per esaminare attentamente la sua situazione lavorativa. Chieda nell’ambito di una consulenza legale quali sono i suoi diritti finanziari e a cosa deve prestare particolare attenzione. Anche la Lega contro il cancro può aiutarla.
Non prenda decisioni affrettate. Si informi sui suoi diritti e sulle regole aziendali, e valuti le sue risorse finanziarie prima di decidere di sospendere il lavoro o di abbandonarlo del tutto.