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I
L’immortalità dei sacerdoti e l’immortalità del filosofo
Riflessioni sul Carmide di Platone
Nel Carmide platonico Socrate menziona la figura del sacerdote-dio trace Zalmoxis, al quale viene attribuita la capacità di rendere immortale. Il richiamo a questa figura semi-mitica consente a Platone di delineare i contorni di un genere di immortalità differente da quello propagandato dalla setta sacerdotale di Zalmoxis.
L’immortalità filosofica si raggiunge per mezzo del conseguimento della sophrosyne, ossia della suprema virtù, la quale coniuga tanto una componente propriamente teoretica quanto un aspetto pratico. Sebbene il dialogo presenti un esito formalmente aporetico, Platone accenna a una serie di definizioni di sophrosyne destinate a venire riprese e sviluppate in altri scritti e a definire i caratteri di una virtù che comporta sia un aspetto riflessivo, sia il riferimento al supremo oggetto della conoscenza, vale a dire il bene.
L’immortalità del filosofo, erede di quella dei sacerdoti di Zalmoxis, si attua per mezzo della virtù e consente all’uomo di divinizzarsi, ossia di rendersi simile a dio.
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Locandina
Franco Ferrari
Docente ordinario di Filosofia antica presso l’Università di Salerno e insegna Filosofia tardo-antica presso l’Università di Pavia. Attualmente è coordinatore dell’Editorial Board della “International Plato Society” e membro del comitato scientifico di alcune riviste internazionali. Si occupa prevalentemente della filosofia di Platone e della ricezione del platonismo nell’antichità.