Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/230645

<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di illustrare in un rapporto le possibili opzioni per l'introduzione della libera scelta della cassa pensioni. Il rapporto dovrebbe approfondire i punti seguenti:</p><p>- vari modelli (libera scelta totale o numero limitato di opzioni?);</p><p>- vantaggi e svantaggi, soprattutto per i salariati con più impieghi;</p><p>- chiarimento del ruolo del datore di lavoro nel nuovo sistema e soluzioni per evitare un aumento della burocrazia;</p><p>- eventuale introduzione di possibilità di codecisione degli assicurati;</p><p>- impatto sul mercato delle casse pensioni;</p><p>- esperienze a livello internazionale;</p><p>- fase di transizione.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>La libera scelta della cassa pensioni è una richiesta ricorrente sulla quale il Consiglio federale si è già espresso. Dopo diverse indagini e numerosi rapporti (Zimmermann e Bubb 2002, Gerber 2002, Pittet e Schneider 2005, Ott et. al. 2005) e a seguito della bocciatura unanime da parte della Commissione LPP della libera scelta della cassa pensioni nel settembre 2005, nel 2006 l'Esecutivo è giunto alla conclusione che la stabilità e l'efficienza del sistema della previdenza professionale poggiano principalmente sul principio della collettività. Questo prevede che il datore di lavoro assicuri tutti i suoi dipendenti in modo collettivo presso un unico istituto di previdenza, senza operare una scelta in base ai rischi. Lo scostamento da questo principio a favore di un'individualizzazione porterebbe a un indebolimento del sistema e a un aumento vertiginoso dei costi per tutti gli attori coinvolti.</p><p>Oltre alla perdita del meccanismo di solidarietà all'interno del collettivo di assicurati, ci sarebbe da temere in particolare un impegno complessivamente ridotto dei datori di lavoro a favore dei lavoratori, per esempio per il fatto che i primi non verserebbero più la metà dei contributi totali oppure sarebbero disposti ad assicurare soltanto il regime obbligatorio, se i loro dipendenti potessero scegliere liberamente l'istituto a cui affiliarsi e le relative prestazioni regolamentari. Inoltre da questo cambiamento potrebbero risultare un onere amministrativo maggiore nonché costi pubblicitari e di marketing più elevati, che contrasterebbero i vantaggi apportati ai lavoratori dall'auspicata concorrenza tra istituti di previdenza. Questa concorrenza è presente già oggi per il fatto che fondamentalmente i datori di lavoro possono in qualsiasi momento, nel rispetto dei termini di disdetta e con il consenso dei lavoratori, cambiare istituto di previdenza o fondarne uno proprio. La libera scelta presuppone inoltre un elevato grado d'informazione e di conoscenze nonché un relativo interesse da parte degli assicurati. Le esperienze maturate all'estero con sistemi paragonabili a quello del 2° pilastro svizzero mostrano però che la stragrande maggioranza degli assicurati non adempie questi requisiti.</p><p>Per i salariati con più impieghi vi è la possibilità di farsi assicurare facoltativamente presso l'istituto collettore o presso l'istituto di previdenza a cui è affiliato uno dei lori datori di lavoro, sempre che le disposizioni regolamentari interne lo prevedano.</p><p>Il Consiglio federale ritiene che le conoscenze emerse dalla valutazione del 2006 e i principi da esse derivati siano oggi ancora validi. A suo parere non vi è pertanto nessun motivo per redigere un nuovo rapporto su questa questione.</p><p>Naturalmente il Consiglio federale è disposto ad accogliere eventuali richieste di chiarimento nel quadro della corrente revisione della legge federale sulla previdenza professionale per la vecchiaia, i superstiti e l'invalidità.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.