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La nuova legge è la risposta del Parlamento svizzero ai grandi cambiamenti in atto nel mercato energetico internazionale.
Il testo definisce le regole per un'apertura graduale.
Attualmente, i consumatori elvetici sono legati ai fornitori locali e non dispongono della libera scelta. Solo i gradi consumatori, dunque le grandi industrie, possono già accedere liberamente al mercato, scegliendo l'operatore più vantaggioso. Un processo di liberalizzazione generalizzato è ritenuto da più parti ineluttabile.
Per capire cosa si intenda con liberalizzazione del mercato dell'energia, bisogna evidenziare i tre principali attori. Da un lato ci sono i produttori, le centrali idroelettriche e atomiche in primo luogo. All'altro estremo c'è il consumatore che attinge alla presa il bene prezioso.
Fra i due poli c'è la rete di distribuzione che svolge un ruolo chiave nelle dinamiche di domanda e offerta. Per l'apertura del mercato, e arrivare quindi alla concorrenza, è necessario garantire ai due lati il libero accesso: i produttori devono poter far arrivare l'energia ovunque e i consumatori devono poter scegliere l'energia necessaria a prezzi convenienti dall'azienda elettrica di loro scelta.
Esperienze contrastanti negli altri paesi
L'Europa unita ha avviato il processo di liberalizzazione del settore nel 1996, seguendo l'esempio britannico e statunitense. Una buona parte dei consumatori può già scegliere liberamente il fornitore d'energia. Ma il livello di realizzazione si differenzia notevolmente da paese a paese. Il quadro generale sembra piuttosto confortante, i prezzi sono scesi un po' ovunque, ma ad approfittarne sono stati soprattutto i grandi consumatori.
Per evitare una caduta nel disordine liberista, nell'Unione europea si sono poste delle regole al libero gioco della concorrenza. Molti paesi hanno infatti adottato delle misure d'accompagnamento per tutelare l'ambiente e garantire l'approvvigionamento di base.
La California è invece l'esempio più eclatante delle difficoltà incontrate dall'abbandono del sistema regolato. La mancata coordinazione fra distribuzione e domanda ha portato ad una vera e propria crisi energetica. Intere regioni sono rimaste più volte senza energia elettrica, creando danni immensi all'economia pubblica.
Il fallimento californiano ha portato ad un rallentamento dei processi di liberalizzazione e l'importanza di una disponibilità costante e sicura di energia si è confermata in tutta la sua portata. L'economia non ha solo bisogno di prezzi più vantaggiosi, ma deve poter confidare sull'efficienza della distribuzione.
La legge svizzera
La legge in votazione è frutto di un lungo dibattito parlamentare in cui si sono scontrati i diversi interessi e non da ultimo le diverse letture delle esperienze raccolte negli altri paesi.
Concentrandosi sul ruolo di regolazione dello Stato, il testo prevede la garanzia di approvvigionamento a salvaguardia delle regioni periferiche, la presenza di riserve sufficienti e la gestione affidabile delle reti di distribuzione. In questo senso la Confederazione assumerebbe il ruolo di garante del servizio pubblico.
La legge prevede inoltre per i consumatori la libertà di scelta del tipo di energia desiderato. Così si potrà vagliare l’offerta più vantaggiosa o una ecologicamente pulita.
Le energie rinnovabili otterrebbero inoltre agevolazioni di transito sulle reti di distribuzione per salvaguardare la competitività su un mercato che travalicherà i confini nazionali.
L’accresciuta concorrenza, prevista dalla legge, imporrà gradualmente una maggiore efficienza. Questa dovrebbe permettere alle ditte produttrici di conservare le proprie posizioni a livello internazionale, ma porterà ad una diminuzione del personale.
Per questo, alcune disposizioni transitorie dovrebbero permettere la riqualifica professionale dei dipendenti per evitare conseguenze sociali negative.
Le posizioni dei partiti
Un centinaio di parlamentari borghesi, soprattutto liberali e democristiani, si sono già riuniti in un comitato di sostegno. Per i promotori, l'abolizione dei monopoli locali porterà finalmente la concorrenza nel settore. Il conseguente calo dei prezzi dovrebbe garantire alla piazza economica elvetica maggiore attrattiva e generare quindi ricchezza.
La legge è ritenuta inoltre la via per garantire anche in futuro la competitività dell'energia idroelettrica svizzera, bene fondamentale per le regioni di montagna.
Ma non tutti sostengono l'argomentazione; una parte della sinistra e i sindacati hanno lanciato con successo il referendum. Secondo gli oppositori, la legge sacrifica la sicurezza di approvvigionamento all'ideologia di mercato, favorendo solo i grandi consumatori. Il costo da pagare sarebbe riversato sulle economie domestiche e sulle piccole e medie imprese.
Inoltre si ricorda che la tendenza al ribasso sui prezzi non è garantita, come hanno dimostrato i fatti in alcuni paesi europei, dove l'energia costa ormai più di prima. E a medio termine, la pressione del mercato spingerebbe le aziende ad una concentrazione. Le fusioni avrebbero delle conseguenze sociali negative e creerebbero nuovi monopoli.
Il voto del Parlamento
Il Parlamento ha accolto a grande maggioranza la legge il 15 dicembre del 2000. La camera del popolo l'ha accettata con 160 voti contro 24. Al Consiglio degli Stati solo due senatori hanno rifiutato la legge. Anche il Consiglio federale raccomanda il sì.
Daniele Papacella
Fatti e cifre
Circa 1'200 aziende elettriche sono attive in Sizzera
Il 57% della produzione proviene dai 25 impianti più grossi
20'000 persone lavorano nel settore dell'energia elettrica