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Il 26 aprile 1986 alle ore 1.23, all’interno del quarto blocco della centrale nucleare sovietica di Chernobyl, si verificarono due esplosioni in rapida successione. Inizialmente ciò avvenne senza che nessuno, a livello della comunità nazionale e internazionale, se ne accorgesse. Le esplosioni furono le cause scatenanti dell’incidente al reattore e delle conseguenze che, finora, restano le più gravi della storia. La successiva emissione di sostanze radioattive provocò la contaminazione di ampie parti d’Europa. Le relative conseguenze per le persone e per l’ambiente furono catastrofiche, in particolare in alcune zone dell’attuale Ucraina e della Bielorussia.
In un’intervista del Badener Tageblatt del Giugno 1986, l’allora Direttore della Divisione principale della sicurezza degli impianti nucleari (DSN), Roland Naeglin, espresse i suoi timori in merito all’incidente: “Ritengo che ciò che è accaduto rappresenti quanto di più terribile si possa immaginare riguardo a una centrale nucleare”. La causa del disastro di Chernobyl fu una combinazione di errori di progettazione e di scarsa cultura della sicurezza.
L’incidente avvenne a seguito di un test sull’alimentazione elettrica dell’impianto. Si trattò di un errore nel controllo della reazione a catena, che causò un aumento della potenza fino a un livello esplosivo.
Nella fase iniziale del test programmato il reattore si trovava in uno stato di elevato rischio potenziale. Gli operatori udirono una prima esplosione alle ore 1.23:44. Uno di loro notò che le barre di controllo della reazione a catena non si erano inserite. Egli tentò di inserirle nuovamente, ma invano. Nell’arco di due o tre secondi si verificò una seconda esplosione; il reattore e l’edificio andarono distrutti e il nucleo rimase completamente esposto.
L’esplosione distrusse gran parte dell’edificio del reattore del blocco 4, della sala macchine come pure del tratto intermedio. Le pareti della sala del reattore furono parzialmente distrutte e il tetto venne completamente divelto. La piastra orizzontale superiore del contenitore del reattore, che pesava circa 3000 tonnellate, era stata sollevata e da allora ha mantenuto un angolo di 15° rispetto alla verticale.
Il punto debole del reattore consisteva nel fatto che una diminuzione del raffreddamento del nucleo causava l’aumento della potenza del reattore. Questo errore di progettazione era stato scoperto già nel 1983 nella centrale nucleare di Ignalina, nell’attuale Lituania. Tuttavia non venne né corretto, né comunicato agli altri gestori. Questa tendenza all’instabilità sussisteva in particolare in caso di bassa potenza. Di conseguenza l`RBMK era dotato di un complesso sistema di controllo e di sorveglianza del reattore; tuttavia il sistema di spegnimento del reattore era relativamente lento.
Il reattore era circondato da un edificio, che non costituiva però un contenitore di sicurezza completo (Containment). L`edificio del reattore era dotato di alcuni settori pensati per la sovrappressione. In questo modo però non veniva incluso l’intero circuito di raffreddamento.
Controllo dell’incendio
I vigili del fuoco non riuscirono né a domare né a estinguere la combustione della grafite nella cavità del reattore. Nei giorni successivi il personale di pronto intervento tentò di ridurre l’emissione di sostanze radioattive e l’alimentazione d’aria verso il reattore. A questo scopo, nei primi giorni dopo l’incidente, furono gettate dagli elicotteri circa 5000 tonnellate di materiali (boro, dolomite, piombo, sabbia e argilla). All’inizio di maggio venne avviata l’adduzione di azoto freddo verso il nucleo del reattore attraverso le tubazioni esistenti. Queste misure causarono l’estinzione dell’incendio e una diminuzione del rilascio della radioattività.
Nell’Ottobre 1986 i tecnici completarono un involucro attorno al reattore distrutto, il cosiddetto “sarcofago”.
Questo avrebbe dovuto evitare ulteriori emissioni radioattive.
Si tratta della prima parte d’una serie di sedici articoli sull’incidente di Chernobyl.