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Dopo l'UBS è il Credit Suisse a tremare negli Stati Uniti. All'arresto di un suo banchiere un paio di settimane fa a New York è seguito ieri l'annuncio dell'incriminazione di altri suoi quattro dipendenti o ex dipendenti, accusati di aver aiutato cittadini americani ad evadere il fisco.
Il comunicato del Dipartimento di giustizia USA non menziona espressamente il nome dell'istituto, ma il Credit Suisse ha confermato che si tratta di un dipendente attuale e di tre ex. "Collaboriamo con le autorità", ha dichiarato all'ATS il portavoce Marc Dorsch, puntualizzando che "l'inchiesta non è diretta contro il Credit Suisse", ma contro singoli individui.
La nota di Washington lascia tuttavia prevedere che la giustizia americana non si fermerà a loro. "Risale fino al 1953 e ha coinvolto due generazioni di evasori fiscali" americani l'"associazione per delinquere" ("conspiracy") che ha portato all'incriminazione dei quattro funzionari di banca, scrive infatti il Dipartimento di giustizia.
Stando al comunicato, nell'autunno 2008 la banca internazionale "con sede centrale a Zurigo e uffici in tutto il mondo" amministrava "migliaia di conti segreti per clienti negli Stati Uniti con un totale di fondi in gestione che raggiungeva i 3 miliardi di franchi".
I quattro banchieri incriminati da un "grand jury" federale del Distretto orientale della Virginia - che sono a piede libero e ricercati dagli USA - sono accusati di aver "cospirato con altri banchieri svizzeri per frodare gli Stati Uniti". Se condannati rischiano un massimo di cinque anni di carcere e una multa fino a 250'000 dollari, precisa il comunicato.