Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/179202

<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di potenziare la collaborazione con altri Stati (limitrofi) nel rimpatrio dei richiedenti l'asilo, mettendo a frutto sinergie, ad esempio voli di rimpatrio congiunti.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale condivide il parere dell'autore della mozione in merito alla collaborazione con altri Stati nel settore del ritorno. In tale ambito la Svizzera coopera strettamente e attivamente con gli Stati di origine e provenienza dei richiedenti l'asilo. Questa cooperazione funziona bene con numerosi Paesi. In questo settore, collabora strettamente anche a livello bilaterale e multilaterale con alcuni Stati europei. Si adopera in particolare in vari organi e gruppi di lavoro europei (p. es. Return Experts Group della Rete europea sulle migrazioni REM, European Reintegration Network ERIN), di cui assume talvolta la presidenza (p. es. gruppi di lavoro Etiopia e Iran della rete European Integrated Approach on Return towards Third Countries Eurint).</p><p>Da gennaio 2009 la Svizzera ha la possibilità di partecipare ai voli congiunti dell'Unione europea (UE), coordinati e finanziati dall'Agenzia europea per le frontiere esterne (Frontex). Dal 2014 la Svizzera ha intensificato notevolmente la collaborazione con Frontex nel settore del ritorno: se nel 2013 ha partecipato soltanto a tre voli congiunti UE (per 6 rimpatriandi), l'anno scorso sono stati 21 (per 83 rimpatriandi) e nell'anno in corso, fino a fine settembre, 12 (per 58 rimpatriandi). Negli ultimi due anni ha inoltre assunto il ruolo di organizzatore in occasione di otto voli congiunti condotti con l'UE. Per ogni volo congiunto proposto dall'UE la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) esamina, fondandosi sul numero di persone da rimpatriare indicato dai Cantoni, se è necessaria una partecipazione svizzera.</p><p>Il recepimento del regolamento relativo alla guardia di frontiera e costiera europea (2016/1624/UE) dovrebbe potenziare ulteriormente la cooperazione nel settore del ritorno. Il regolamento prevede tra l'altro di conferire a Frontex una maggiore responsabilità nell'ambito del ritorno delle persone tenute a partire. È previsto che l'Agenzia istituisca un sistema globale di ritorno, sfruttando le corrispondenti sinergie. Il suddetto regolamento costituisce per la Svizzera uno sviluppo dell'acquis di Schengen. A maggio il Consiglio federale ha adottato il messaggio concernente il suo recepimento.</p><p>In linea generale la Svizzera intrattiene strette relazioni con i suoi vicini, in particolare nel settore del ritorno. Ad esempio, gli incontri quadrilaterali tra la Germania, l'Austria, l'Italia e la Svizzera, tenutisi questa primavera a Berlino e in autunno a Zurigo, hanno permesso di discutere in maniera approfondita vari temi nell'ambito dei ritorni volontari o coatti nonché la collaborazione Dublino.</p><p>Per quanto riguarda la collaborazione con l'Afghanistan, da gennaio a settembre 2017 54 persone sono partite in maniera autonoma e controllata, mentre 11 persone sono state rimpatriate in modo forzato. Tuttavia, la Svizzera non ha finora potuto partecipare a voli congiunti organizzati dall'UE a destinazione dell'Afghanistan. A tale proposito il nostro Paese ha contattato le autorità tedesche, ottenendo un consenso di massima alla partecipazione. Le autorità afghane si sono però opposte al progetto, adducendo la motivazione che la Svizzera non è parte dell'accordo tra l'Unione europea e l'Afghanistan. Il nostro Paese è dunque in contatto con tutti i partner per trovare una soluzione.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.