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La Corte Suprema svedese ha respinto l'appello presentato da Julian Assange, fondatore di Wikileaks, che chiedeva di annullare il mandato d'arresto emesso nei suoi confronti nel 2010 per stupro e aggressione sessuale.
Accuse che il 43enne, rifugiato nell'ambasciata dell'Ecuador a Londra dal giugno 2012, ha sempre respinto.
Secondo i giudici del più alto tribunale di Stoccolma "non c'è alcun motivo per revocare il mandato d'arresto", dal momento gli inquirenti hanno già avviato un iter per interrogare Julian Assange a Londra, dopo che lo scorso marzo le autorità giudiziarie svedesi hanno accettato di ascoltare il fondatore di WikiLeaks all'interno dell'ambasciata ecuadoriana. "Deluso e critico per il modo in cui la Corte Suprema ha gestito il caso", ha commentato l'avvocato di Assange, Per Samuelson, per il quale "questa decisione è stata presa senza averci permesso di chiudere le nostre argomentazioni".
L'ex hacker e giornalista australiano da circa tre anni vive recluso nell'ambasciata dell'Ecuador a Londra, cui ha presentato domanda di asilo per evitare l'estradizione in Svezia, paese che lo persegue nell'ambito dell'indagine sulle presunte molestie sessuali ai danni di due donne commesse nell'agosto del 2010. Lui ha sempre negato le accuse, affermando che si tratta di un complotto per estradarlo negli Stati Uniti, dove è accusato di spionaggio in seguito alla pubblicazione di decine di migliaia di documenti diplomatici riservati.