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Di Simona Magnini
«Shakespeare è il genio più grande che sia mai vissuto e noi siamo solo povere talpe che scavano sottoterra: non possiamo far altro che cercare di afferrarlo e di strappare un morso». Così Orson Welles si dichiara pubblicamente un adoratore del Bardo. Del resto, la sua passione per il drammaturgo inglese risale all’aneddotica della sua infanzia, vale a dire ai tempi in cui la mamma gli leggeva degli adattamenti delle opere teatrali shakespeariane: di queste riduzioni, col tempo, il giovanissimo Welles si stancò e volle che la madre gli narrasse le opere recitandole dai testi originali. E ad essi torna ad attingere per la regia del suo Macbeth e del cui protagonista veste inoltre i panni nel film omonimo del 1948.
Con Macbeth Welles si era già cimentato con successo poco più che ventenne con un adattamento teatrale che aveva fatto storia grazie a un’ambientazione e una recitazione senza precedenti. Il giovanissimo Welles riuscì a euforizzare la platea gremita di una Harlem in pieno fermento culturale e, per ridare lustro e valore alla cultura afro-americana, mise in scena, nel 1936, il dramma scozzese di Shakespeare, traslandolo nel tempo e nel luogo. Lo ambientò ad Haiti nel 1820 e lo fece recitare da ben più di cento attori afro-americani, fece battere tamburi voodoo e allestì una scenografia di ossa umane. Passato alla storia come il Black Macbeth o Voodoo Macbeth (a parte i tamburi, Ecate, la regina delle streghe, è sostituita da un sacerdote voodoo), il primo Macbeth di Welles cavalcò l’onda del revival della cultura afro-americana, la cosiddetta Harlem Renaissance e fu prolungato nei cartelloni per ben 10 settimane, e poi replicato ancora al più centrale teatro newyorkese Adelphi, per poi partire in un lungo tour di città statunitensi. Un successo insperato, che, beffa della storia, tuttavia non corrispose a un successo economico. Non era questo il fine del Federal Theatre Project, sotto la cui egida aveva lavorato Welles, quanto piuttosto di rendere accessibile la fruizione di eventi culturali a un pubblico altrimenti escluso dalle grandi produzioni teatrali. Il prezzo dei biglietti era nettamente inferiore alla metà del prezzo standard delle produzioni di Broadway. O forse si trattava di una delle maledizioni di cui è folta l’aneddotica legata a quest’opera a teatro.
(foto: cineteca svizzera)