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Un'azienda zurighese le ha tentate tutte per assumere informatico indiano, al punto di fare colloqui finti per far credere di avere cercato altri candidati. La ditta era così convinta che questo 37enne, che prima risiedeva in India, avrebbe lavorato per loro che lo scorso novembre gli ha fatto firmare un contratto di lavoro e lo ha fatto venire in Svizzera, dove si è stabilito a novembre con la sua famiglia. All'epoca questo straniero non-UE non sapeva ancora che le autorità svizzere gli avrebbero revocato il permesso di soggiorno e che sarebbe dovuto tornare in India, riferisce giovedì la “NZZ”.
Dietro questa delusione si nasconde il tentativo di ingannare le autorità per aggirare l'obbligo di assumere cittadini svizzeri o UE. Questa norma prevede che un’impresa, prima di assumere un lavoratore proveniente da un Paese terzo, debba dimostrare di non avere altra scelta dopo aver ricercato attivamente un profilo con competenze simili in Svizzera o sui mercati del lavoro dell’Unione Europea e dell’EFTA.
L'azienda, sapendo di correre il rischio di dover rinunciare al suo dipendente ideale, ha cercato di ingannare le autorità. Ha incaricato un'azienda esterna di pubblicizzare la posizione “aperta” e ha organizzato falsi colloqui di lavoro per far sembrare che stesse effettivamente cercando uno svizzero o un cittadino UE per la posizione. Il trucco inizialmente ha funzionato, ma una fonte anonima ha allertato le autorità. Lo scambio di e-mail pubblicato dal quotidiano svizzerotedesco ha rivelato l'inganno.
Le autorità cantonali sono giunti alla conclusione che una candidatura svizzera o UE avrebbe potuto svolgere il lavoro offerto. L'azienda ha quindi presentato ricorso al Tribunale amministrativo cantonale, che si è pronunciato a favore delle autorità. Oltre a non poter assumere l'informatico indiano, la ditta dovrà pagare le spese procedurali che ammontano a più di 2'000 franchi. Per quanto riguarda il 37enne, il suo permesso è stato revocato e dovrà quindi far ritorno al suo paese d'origine.