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Il 21 maggio dovremo andare a votare una modifica della Costituzione federale relativa al nuovo ordinamento delle disposizioni costituzionali nel settore della formazione. In sostanza dovremo approvare, o no, che la Confederazione abbia poteri decisionali su argomenti che, da sempre, sono di competenza cantonale. Ecco il testo dell'articolo fondamentale:
Art. 48a cpv. 1 lett. b e c, nonché cpv. 3 1.
Su domanda dei Cantoni interessati, la Confederazione può dichiarare di obbligatorietà generale i trattati intercantonali conclusi nei settori seguenti o obbligare determinati Cantoni a parteciparvi: b. scuola, relativamente agli ambiti di cui all'articolo 62 capoverso 4; c. scuole universitarie cantonali;
Ed ecco che cosa dice l'articolo 62 capoversi 4 e 5:
4. Se gli sforzi di coordinamento non sfociano in un'armonizzazione del settore scolastico per quanto riguarda l'età d'inizio della scolarità e la scuola dell'obbligo, la durata e gli obiettivi delle fasi della formazione e il passaggio dall'una all'altra fase, nonché il riconoscimento dei diplomi, la Confederazione emana le norme necessarie.
5. La Confederazione disciplina l'inizio dell'anno scolastico.
Insomma: un certo numero di cantoni può chiedere che la Confederazione obblighi gli altri a fare ciò che vogliono loro: quanto potrà opporsi il Ticino ai cantoni svizzero- tedeschi e romandi è facile immaginare.
Metteremo la nostra autonomia in ambito scolastico puramente e semplicemente nelle mani degli appenzellesi e dei ginevrini. Bene: così piace a quasi tutti, ma a me no, ed ecco perché.
I politici non vogliono che si parli di "uniformizzazione", preferiscono parlare di "armonizzazione". Questione linguistica, che lascio ai linguisti. Osservo soltanto che parlare di "armonizzazione", quando in realtà si tratta di "obbligatorietà" ( vedi sopra, Art. 48a cpv. 1), se non è una presa in giro, poco ci manca.
Lo stesso articolo, allo stesso capoverso, cita i "trattati intercantonali". Ora, non ci sono in discussione 36 trattati intercantonali, ma uno solo: quel concordato che va sotto il nome di HarmoS. È allora necessario andare a vedere che cosa propone HarmoS. Nel documento "Bericht-i.pdf", che si può scaricare da Internet al sito http://www.edk.ch/vernehmlassungen/harmos/mainHarmos-i.html, si leggono alcune perle.
Comincio dalla prima: "l’attuale durata dei gradi scolastici" è così descritta: due anni di scuola dell’infanzia, sei anni di scuola elementare, tre anni di grado secondario I. Non so se è vero a Friborgo o a Sciaffusa, ma sicuramente non è così in Ticino. Tanto per dire in che conto siamo tenuti.
L’art. 5 di HarmoS recita testualmente: Art. 5 Durata dei livelli scolastici
1. Il livello elementare, scuola dell’infanzia compresa, dura otto anni.
2. Il livello secondario I segue il livello elementare e dura, di regola, tre anni.
3. Il passaggio al livello secondario II avviene in generale dopo l’11. anno di scuola per il settore della formazione professionale e, di regola, dopo il 10. anno per le scuole di maturità.
Negli altri settori, decide il cantone se il passaggio avviene dopo il 10. o l’11. anno di scuola.
4. Il tempo necessario per frequentare i diversi livelli della scuola dipende, in ogni singolo caso, dallo sviluppo individuale dell'allieva o dell’allievo.
La Confederazione, qualora applicasse "su domanda dei cantoni interessati" gli articoli in votazione, ci obbligherebbe a cambiare sia la scuola dell’infanzia, togliendole un anno (non sarebbero ammessi i bambini di età inferiore a quattro anni compiuti), sia la scuola elementare, aggiungendole un anno, sia la scuola media, togliendole un anno. Inoltre si tratterebbero in modo diverso gli allievi, a seconda che vogliano seguire una formazione professionale o la continuazione degli studi. Quando capi e capetti di partiti, associazioni e dipartimenti ci vengono a dire che per il Ticino cambierebbe poco, o prendono lucciole per lanterne o non hanno letto il testo di HarmoS. Perché "La struttura interna scelta da ogni singolo cantone non può modificare né la durata complessiva del grado elementare, fissata in otto anni, né il principio della scolarizzazione iniziale precoce e flessibile, né gli obiettivi di insegnamento fissati in termini di standard di formazione da raggiungere entro determinati momenti della scolarità. (Commenti ai cpv. 1 e 2, Bericht-i). Un’altra perla è il cpv. 4. Visto così, sembra insignificante.
Per capire bene che cosa davvero significa bisogna leggersi il suo commento: "questa disposizione mostra che la durata dei diversi gradi scolastici fissata nei capoversi da 1 a 3 contiene una precisazione che i cantoni devono imperativamente tenere in considerazione nella determinazione delle proprie strutture scolastiche. Il tempo effettivamente necessario a ciascuno degli allievi per percorrere i differenti gradi della scuola obbligatoria corrisponderà generalmente, ma non obbligatoriamente, alla durata fissata in questi capoversi; il sistema dovrà piuttosto offrire al bambino la possibilità di percorrere i gradi scolastici più o meno rapidamente, secondo le sue predisposizioni, le sue capacità e la sua maturità personale." Insomma, si reintroduce la possibilità di "saltare le classi", in vigore quando andava a scuola mia madre, quasi un secolo fa, ma che non vigeva già più negli anni ’40, quando andavo a scuola io. Evviva il progresso!
Altra perla: l'articolo 7: Standard di formazione
1. Allo scopo d’armonizzare gli obiettivi dell’insegnamento a livello nazionale, si fissano degli standard nazionali di formazione.
2. Questi standard di formazione possono essere di due tipi, ossia [di prestazione e di qualità].
3. Gli standard nazionali di formazione sono sviluppati e validati scientificamente sotto la responsabilità della Cdpe. [omissis].
4. [omissis: è un contentino per i cantoni linguisticamente minoritari].
5. La Cdpe e le sue Conferenze regionali si mettono d’accordo di caso in caso per sviluppare dei test di riferimento sulla base degli standard di formazione fissati.
Naturalmente si parla di "armonizzare", ma gli standard non armonizzano: obbligano, anche se "validati scientificamente", qualsiasi cosa ciò significhi (se significa qualcosa). Il discorso sugli standard, e più ancora sui test, ci porterebbe lontano. Basti dire che si possono benissimo standardizzare le lampadine, i carburatori e i televisori, ma certamente non gli allievi. A meno che si voglia, come temo, creare dei perfetti produttori di lampadine o di carburatori o riparatori di apparecchi TV. Se questo è il futuro che attende i nostri giovani, poveri loro! Altra perla è il commento al cpv. 5: "gli standard avranno tra l’altro una ripercussione sull’elaborazione dei piani di studio e dei mezzi didattici corrispondentemente armonizzati; [omissis] - saranno da elaborare test validati che dovranno adempiere diverse funzioni. In considerazione degli importanti investimenti necessari per un lavoro serio in questo ambito, bisogna stare attenti a non disperdere il potenziale scientifico e i mezzi finanziari. [ omissis]."
Siccome gli standard sono elaborati sul piano nazionale e avranno una ripercussione sui piani di studio e sui mezzi didattici, è evidente che questi ultimi dovremo dimenticarci di elaborarli noi, come egregiamente facciamo dai tempi del Franscini. Sugli "importanti investimenti" stendiamo un pietoso velo.
Insomma: se l’idea di armonizzare l’organizzazione scolastica svizzera è buona, le modalità scelte (articolo costituzionale e HarmoS) sono pessime. C'è un radicale cambiamento di paradigma: dall’autonomia cantonale in materia scolastica si passa alla centralizzazione federale, abbandonando una prassi iscritta nel DNA della Confederazione. Se un buon numero di cantoni chiedessero di iniziare l'anno scolastico in maggio, perché anche da noi si dovrebbe andare a scuola in giugno e luglio? Da noi i bambini possono andare all'asilo a tre anni: non sarà più così. Fino a quattro anni compiuti le mamme dovranno portarseli sui posti di lavoro o arrangiarsi. In molte parti della Svizzera basta traslocare di cento metri per passare da un cantone all’altro, e per quei bambini è seccante dover cambiare ordinamento scolastico. Per un ticinese è diverso: se trasloca da Faido a Oberägeri, il cambiamento di sistema scolastico è l'ultimo dei suoi problemi. La scuola media è stata istituita in Ticino negli anni ’70 sulla base di serie e condivise valutazioni sociali e pedagogiche ( anche se qualcuno arricciò il naso), che hanno lungamente coinvolto in appassionate discussioni centinaia di politici e operatori scolastici: oggi, con un colpo di spugna, si vuole cancellare tutto e seguire l’andazzo di una “ armonizzazione” di cui non si vede lo scopo (o, forse, lo si vede fin troppo bene). Che i titoli professionali e il loro riconoscimento siano armonizzati è sicuramente cosa desiderabile: ma che cosa c'entra l'organizzazione delle scuole dell'infanzia e delle elementari?