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GINEVRA - La sezione svizzera di Medici senza frontiere (MSF) non indica per il momento se ci siano suoi dipendenti coinvolti in molestie o violenze sessuali.
«Sarei sorpresa se non ci fosse nessun membro del personale di MSF Svizzera» tra i casi che toccano l'organizzazione, ha detto tuttavia oggi ad alcuni giornalisti a Ginevra la nuova presidente Reveka Papadopoulou. La settimana scorsa, sulla scia dello scandalo che ha coinvolto la ong britannica Oxfam, l'organizzazione umanitaria internazionale aveva reso noto di aver ricevuto segnalazioni riguardo a 24 casi di molestie sessuali nelle sue strutture e che 19 persone erano state licenziate.
Complessivamente nel 2017, aveva precisato MSF, lavoravano sul campo per l'organizzazione oltre 40'000 persone e ci sono stati 146 reclami o segnalazioni riguardanti «abuso di potere, discriminazione, molestie e altre forme di comportamento inappropriato».
Per ragioni di riservatezza, al momento non è stato fornito alcun dettaglio sulle missioni e sulle sezioni toccate. MSF è costituita da cinque entità operative autonome, tra cui quella con sede a Ginevra.
Il presidente di Haiti Jovenel Moïse ha affermato venerdì scorso che lo scandalo degli abusi sessuali che ha travolto l'Oxfam «è solo la punta dell'iceberg» e ha indicato che anche 17 persone dello staff di MSF sono state rimpatriate dal suo Paese per «cattiva condotta», senza meglio precisare.
Reveka Papadopoulou, che ha venti anni di esperienza nell'organizzazione, ha aggiunto che «ogni accusa è presa estremamente sul serio» e che la precedenza viene data alle vittime. Una lotta condotta «da molto tempo».
«Le Ong non sono immuni dai comportamenti della società», ha puntualizzato, ammettendo che è difficile creare un ambiente sicuro per le vittime.
MSF ha deciso una politica severa contro gli abusi sessuali. Meccanismi sono stati introdotti da tempo per rivelare casi sospetti e Papadopoulou intende rafforzarli.