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La giustizia sciaffusana è andata troppo lontano confiscando i 27'000 franchi sporchi di cocaina trovata su un automobilista durante un controllo in dogana. Dato che l'inchiesta non è riuscita a dimostrare l'origine illecita dei soldi, il tribunale federale ha ordinato la restituzione del denaro al suo possessore.
I fatti risalgo a giugno del 2017. Durante il controllo di un'auto alla dogana di Thayngen (SH) le guardie di confine avevano scoperto ingenti somme di denaro. L'automobilista aveva su di se due mazzi di biglietti per un totale di 10'960 franchi, 4.870 euro, 3'620 dollari e 7'290 dinari serbi (65 franchi). Una perquisizione nell'abitazione dell'uomo aveva permesso di sequestrare un terzo pacchetto di 17'470 franchi e 45 euro.
Un esame attraverso lo spettrometro di una parte delle banconote aveva inoltre rivelato che parte delle delle banconote contenevano tracce di cocaina. La stessa cosa era emersa anche dall'abitacolo dell'auto, anch'essa in gran parte contaminata da cocaina.
L'indagine successiva non era però riuscita a stabilire il coinvolgimento dell'indagato in alcun traffico illecito. La giustizia sciaffusana aveva tuttavia rifiutato di restituire le banconote sporche di cocaina, in totale 27'630 franchi, 415 euro e 7'290 dinari. Per la corte le tracce di cocaina provavano l'origine criminale di questi fondi.
In una sentenza pubblicata lunedì, la Corte federale giudica arbitraria la valutazione della Corte suprema del canton Sciaffusa. Quest'ultima si basava su "direttive interne corrispondenti" in base alle quali era sufficiente che cinque banconote fossero contaminate perché l'intero mazzo fosse considerato di origine criminale. Per i giudici di Losanna, anche se questa ipotesi è plausibile, non consente ancora di dedurre che il denaro in questione fosse di origine illecita.
La sentenza della giustizia sciaffusana ha ignorato che la contaminazione delle banconote può avere diverse cause. Il denaro acquisito legalmente può essere contaminato a causa dell'uso di cocaina da parte di un precedente possessore. Ciò non implica che questo denaro sia il prodotto di attività criminali, sottolinea il Tribunale penale.
In questo caso, il Tribunale federale ricorda che il ricorrente aveva giustificato il possesso di numerose banconote da 1000 franchi come un prestito in contanti concesso per avviare una coltivazione legale di cannabis. Sentito dalla polizia, il creditore ha confermato questa versione. Anche se mettesse in dubbio le spiegazioni dell'indagato, la giustizia di Sciaffusa non poteva richiedergli di dimostrare mediante documenti da quali transazioni e acquisti aveva ottenuto il denaro.
Di conseguenza, il Tribunale federale ritiene che l'inchiesta condotta non ha potuto stabilire che i 27'000 franchi confiscati provenissero dal traffico di droga o altre attività illecite. In conclusione, la giustizia sciaffusana non ha riconosciuto il fatto che l'onere di dimostrare l'origine illecita dei fondi era a carico dello Stato.