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I due rapper hanno pubblicato i loro album. E hanno "rivoluzionato" il concetto di faida nell'Hip Hop. Ma non in meglio
CHICAGO / TORONTO - Kanye West e Drake hanno “sceneggiato” la faida perfetta. La seconda metà dell’estate, con buona pace di chi dalle retrovie delle playlist di Spotify sperava di potersi ritagliare almeno una fettina di notorietà, è diventata la loro personalissima scacchiera, avviando una partita asimmetrica in cui l’unica cosa che non sembra contare è proprio il risultato finale.
Andiamo per gradi. Da una parte troviamo "Donda", il pachidermico decimo album di Kanye West. Dall'altra c'è "Certified Lover Boy", il disco che Drake ha posticipato per oltre un anno. Ed entrambi hanno un comune denominatore: «Soldi, potere e influenza», citando le parole con cui il "secondo in comando" di Ye, il rapper Pusha T, ha didascalicamente incorniciato l'improvvisa apparizione del disco (di domenica, perché anche la liturgia, perlomeno in apparenza, ha la sua importanza per il boss della G.O.O.D. Music) una dozzina di giorni fa.
Cambiano i tempi, cambiano le armi, meno le abitudini. L'io sono meglio di te è un "sottogenere" di cui l'Hip Hop non può proprio fare a meno. Non uno dei suoi acidi nucleici, ma quasi. Un salto indietro di un quarto di secolo, quando la distanza tra la vetta delle classifiche e l'asfalto delle strade si poteva percorrere in pochi passi, e si riaprono i cancelli di un'epoca in cui l'eco delle pallottole aveva voce in capitolo nel sanare le divergenze tra rapper. L'emblematica "guerra" tra le due coste degli Stati Uniti, che infiammò gli anni novanta e culminò con gli omicidi - tuttora irrisolti - di 2Pac e The Notorious B.I.G. Con l'avvento del nuovo millennio, le cosiddette "beef" si sono sempre più mantenute nel recinto della musica, proprio come dovrebbe essere, ma con Kanye e Drake siamo ormai a uno step ancora successivo.
Non fraintendiamo. La musica c'è, sia in “Donda” che in “Certified Lover Boy”. Ed è pure parecchia, ma viene relegata in secondo piano in quella teca che in primissima fila espone invece tutte le declinazioni dell'opulenza egotistica dei due pesi massimi del rap d'alta sartoria. È tutto lì, sotto i nostri occhi. Kanye ha affittato per un mese uno stadio, organizzato tre colossali anteprime, arrivando a ricostruire la sua casa d'infanzia (e solo perché non ha potuto spostare fisicamente quella vera all'interno del Soldier Field di Chicago) per l'ultima performance che ha anticipato l'arrivo dell'album. Drake invece, con un filo più di eleganza, ha scomodato Damien Hirst (possiamo immaginare non per due spicci) per incanalare l'anima del meme virale in una copertina che un qualunque "falegname" di Photoshop avrebbe potuto realizzare e ha aperto il portafoglio per autorizzare un campionamento dei Beatles; roba che non si trova propriamente nei cestoni dei saldi dei supermercati.
Entrambi si sono pure concessi un "quanto basta" da ricettario di controversie e di polemiche, che fanno sempre audience. I nomi: DaBaby, Marilyn Manson e R.Kelly; tre "aficionados" del club degli «ma hanno fatto anche musica». Le frecciate dirette, con uno che pubblica su Instagram l'indirizzo di casa dell'altro e l'interessato che risponde per le rime (letteralmente) nel brano "7am on Bridle Path". La lista infinita di nomi che hanno trovato spazio nelle rispettive scalette. E poi c'è la durata fuori scala, per gli standard attuali, delle due opere. Un'ora e 49 minuti contro un'ora e 26 minuti che, in questo particolare quadro, paiono (concedeteci il paragone poco fine, ndr.) fare anche loro a gara a chi ce l'ha più lungo.
Non è ancora conclusa, ma è già la faida perfetta. Quella in cui nessuno si fa male e tutti possono raccontare di aver vinto. Di grande effetto, eh? Non si discute. Ma vogliamo mettere con quando si combatteva in singolar tenzone di strofa in strofa? Le rime, la musica. Le famose "skills". Altra storia.
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