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Le basi legali per le misure restrittive ordinate dai cantoni durante la gestione della pandemia di coronavirus sono sufficienti secondo il Tribunale federale (TF), che crede che sia compito delle singole autorità cantonali stabilire quanto elevato sia il rischio di trasmissione di una malattia e quindi quali norme - come l'obbligo della mascherina o i limiti posti per assistere ad eventi - adottare.
L'opinione è stata espressa in relazione a tre ricorsi provenienti da Svitto e Friburgo, sulla gestione dell'emergenza sanitaria. I giudici di Losanna hanno deciso di entrare in materia sui ricorsi per poter fare più chiarezza, anche se le misure nel frattempo sono state modificate o cancellate. Nelle sentenze, il TF cita come base giuridica la legge federale sulle epidemie, un prerequisito per ordinare la restrizione dei diritti fondamentali. L'articolo 40 stabilisce che le autorità cantonali competenti possano ordinare misure per prevenire la diffusione di malattie trasmissibili tra la popolazione o all'interno di determinati gruppi di persone.
L'articolo, secondo i giudici di Losanna, è formulato in mondo generico. La legge sulle epidemie non enumera quali condizioni debbano essere date per poter ordinare un provvedimento restrittivo. Ecco perché, secondo la massima istanza giudiziaria elvetica, tale genericità va contrastata. Le misure devono infatti essere adeguate nel corso di un'epidemia, tenendo anche conto dell'evoluzione delle conoscenze.
I due ricorsi di Svitto, riguardano il divieto di manifestazioni con più di 10 e, rispettivamente, 30 partecipanti. Secondo i giudici della corte suprema una simile misura restrittiva rappresenta una grave restrizione della libertà di riunione. Tuttavia, secondo il TF, il provvedimento è proporzionato poiché si pone come obiettivo di frenare la diffusione di una malattia.
Il ricorso di Friburgo, sull'obbligo della mascherina per le persone sopra i 12 anni per accedere ai negozi, incide meno nelle libertà fondamentali, anche perché tale condizione era limitata a poche ore alla settimana per ogni persona.
La sentenza arriva mentre in Svizzera è acceso il dibattito su un altro obbligo: quello della vaccinazione contro il coronavirus di alcune categorie professionali.