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La consigliera federale Doris Leuthard è stata brillantemente eletta oggi alla presidenza della Confederazione per il 2017.
KEYSTONE/PETER SCHNEIDER(sda-ats)
La consigliera federale Doris Leuthard è stata brillantemente eletta oggi alla presidenza della Confederazione per il 2017 con 188 voti su 207 schede valide. Vicepresidente del Consiglio federale sarà Alain Berset, che ha ricevuto 187 voti su 206 schede valide.
Doris Leuthard ha iniziato il suo discorso in italiano affermando di essere onorata della nuova nomina. Hai poi dichiarato di voler dedicare il massimo impegno e tutte le forze della Svizzera e ai suoi cittadini. "Per fare questo - ha aggiunto rivolgendosi ai parlamentari ma anche alla popolazione - il Consiglio federale ha bisogno della vostra collaborazione" poiché "nessuno può affrontare le sfide da solo".
La futura presidente ha poi proseguito in tedesco e francese elencando le sfide che attendono la Svizzera e gli avvenimenti internazionali che potranno avere ripercussioni sulla Confederazione come il Brexit, la digitalizzazione, il cambio ai vertici degli Stati Uniti e le migrazioni.
Sostenendo che "il nostro Paese sta bene", Leuthard ha affermato che la piazza economica elvetica potrà rimanere forte solo con gli accordi bilaterali e un partenariato sociale che funzioni, senza dimenticare ricerca e formazione. La consigliera federale ha anche spezzato una lancia a favore della riforma del sistema pensionistico e della lotta al cambiamento climatico.
Le candidature di Leuthard e Berset, proposte dai rispettivi gruppi parlamentari, non erano contestate. Per l'elezione della presidente della Confederazione, sulle 235 schede distribuite, 7 sono rientrate nulle e 21 bianche.
Con 188 voti, Doris Leuthard ha ottenuto un ottimo risultato ma non è riuscita a battere il suo predecessore: un anno fa Johann Schneider-Ammann (PLR/BE) aveva ricevuto 196 voti. Alla sua prima elezione quale presidente della Confederazione, nel dicembre 2009, Leuthard aveva ottenuto 158 voti.
Con lei, il canton Argovia verrà rappresentato per la 15esima volta alla presidenza della Confederazione. Prima di Doris Leuthard, l'ultimo esponente del PPD a assumere tale carica fu Joseph Deiss nel 2004.
"Prima inter pares", Leuthard, 53 anni, è apprezzata per le sue eccellenti doti di oratrice - oltre al tedesco e al francese, parla correntemente anche l'inglese e l'italiano - e per l'ottima conoscenza dei dossier, cosa non scontata in un grosso dipartimento come il suo. Da sei anni dirige infatti il Dipartimento federale dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e della comunicazione (DATEC). In precedenza è stata per quattro anni alla testa dell'allora Dipartimento federale dell'economia (DFE).
Prima di essere eletta in governo nel 2006, Leuthard ha trascorso sei anni e mezzo sui banchi del Consiglio nazionale. Tra il 2004 e il 2006 è stata presidente del Partito popolare democratico.
Il suo secondo anno da presidente, secondo diversi osservatori, potrebbe coincidere con l'apice della sua carriera politica. L'argoviese potrebbe infatti lasciare il governo dopo il suo mandato presidenziale, tanto più che numerose riforme portate avanti dal suo dipartimento sono ormai prossime alla conclusione o sono già entrate in vigore.
Tra queste figura la Strategia energetica 2050 che prevede l'uscita dal nucleare, recentemente adottata dal Parlamento. La sua decisione di abbandonare l'atomo, presa dopo la catastrofe di Fukushima, aveva sorpreso. La consigliera federale era infatti allora soprannominata "Atom-Doris".
Tra gli altri grandi dossier portati a termine figurano il cantiere della galleria di base del San Gottardo, la decisione di costruire un secondo tubo autostradale tra Airolo e Göschenen (UR), la creazione di un fondo ferroviario permanente (FAIF) e di uno stradale (FOSTRA). Quest'ultimo sarà posto in votazione il prossimo 12 febbraio.
Tra gli insuccessi spiccano la bocciatura da parte del popolo dell'aumento della vignetta autostradale a 100 franchi e l'approvazione, contro il parere di governo e parlamento, dell'iniziativa Weber contro le residenze secondarie. L'ala destra del parlamento gli rimprovera inoltre una gestione "poco coraggiosa" del dossier SSR.
SDA-ATS