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SUEZ - Ora che il transito delle merci nel Canale di Suez è tornato regolare, si entra nella fase delle richieste di risarcimento e indennizzo per i sei giorni di black-out causati dall'incidente della Ever Given.
La richiesta da un miliardo di dollari
L'ammiraglio Osama Rabie, che sovrintende all'Authory che gestisce la via d'acqua artificiale egiziana, ha spiegato mercoledì che l'Egitto si aspetta un risarcimento di oltre un miliardo di dollari. Ha inoltre avvertito che la portacontainer e il suo carico (il cui valore è stimato in 3,5 miliardi di dollari) non saranno autorizzati a lasciare l'Egitto, se la questione della compensazione dei danni non verrà portata in tribunale. La Ever Given si trova attualmente in uno dei laghi che fungono da "aree di sosta" del Canale ed è sottoposta agli accertamenti necessari per l'indagine in corso.
Il risarcimento «è un diritto del Paese» ha aggiunto Rabie. Non è chiaro chi potrebbe essere chiamato a pagare: la nave è di proprietà della società giapponese Shoei Kisen, batte bandiera di Panama ma è gestita dalla Evergreen Marine di Taiwan. In caso di accordo giudiziario, ha concluso l'ammiraglio, la Ever Given potrà riprendere tranquillamente la navigazione.
La fragile economia egiziana
Come abbiamo avuto modo di dire negli scorsi giorni, il caso ha mostrato a tutto il mondo quanto sia fondamentale il Canale di Suez per l'economia planetaria. Da quel "collo di bottiglia" passa il 30% del commercio marittimo globale, pari a 9,6 miliardi di dollari al giorno in merci. Per la fragile economia egiziana è una fonte indispensabile di entrate: Davide Tentori dell'Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi) ricorda come nel solo 2020 il governo del Cairo abbia incassato 5,6 miliardi di dollari dai soli diritti di transito. «Il Governo egiziano di al-Sisi ha realizzato nell’area del Canale di Suez una zona economica speciale finalizzata ad attirare investimenti stranieri, soprattutto nel settore delle infrastrutture e della logistica».
Il ruolo della Cina e i "colli di bottiglia"
Con la Ever Given si è tornati a parlare con forza delle alternative terrestri. La Cina, che ha puntato molto sul trasporto via mare e ha firmato accordi bilaterali con l'Egitto per 15 miliardi di dollari, punta anche a potenziare le reti ferroviarie in grado di collegare Asia Centrale ed Europa nell'ambito della Nuova Via della Seta. Sembra però prematuro affermare che ci sia una soluzione in grado di bypassare il Canale di Suez e tantomeno che un singolo episodio, per quanto clamoroso, possa far ripensare allo sviluppo dell'economia globalizzata. Tentori conclude dicendo che «dovremo invece continuare a fare i conti ancora per molto tempo» con i "colli di bottiglia" geografici come lo stretto di Malacca, di Hormuz, di Gibilterra, il ponte di Öresund e il canale di Panama.
Ora che il transito delle merci nel Canale di Suez è tornato regolare, si entra nella fase delle richieste di risarcimento e indennizzo per i sei giorni di black-out causati dall'incidente della Ever Given.