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Diseguaglianza e ideologia
Piketty è uno degli economisti contemporanei più influenti. Grazie al successo del suo Il capitale nel XXI secolo (Bompiani, 2016), opera in cui affronta le diseguaglianze economiche in Occidente in prospettiva storica, è riuscito ad attirare l’attenzione di molti studiosi e politici rispetto a questo tema e anche ad avere accesso a molti dati economici di contesti non presenti nel suo primo studio. Come lui stesso ha affermato durante l’incontro zurighese, il suo nuovo studio «abbraccia una visione globale relativa al tema delle diseguaglianze economiche».
Diseguaglianza e ideologia
Piketty nel suo nuovo libro, un’analisi economica, politica e sociale dell’ineguaglianza attraverso la storia e in epoca contemporanea, si sofferma in particolare sulle basi ideologiche, ovvero sul pensiero dei ceti dominanti, che ha permesso di legittimare l’ineguaglianza stessa. Come ha rimarcato durante l’incontro zurighese, «ogni società sente l’esigenza di giustificare l’ineguaglianza attraverso determinate strategie discorsive». Una dinamica che è osservabile anche oggi: l’ideologia neoliberale tende a incolpare l’individuo per la sua povertà o per l’insuccesso sociale e non riconosce la forte ingiustizia sociale insita nell’attuale sistema economico.
Struttura del libro
Lo studio non è certo una lettura da spiaggia: sono 1300 le pagine che lo compongono. Nella prima parte, lo studioso francese approfondisce la sua analisi sulle diseguaglianze in Europa dal Medioevo fino all’età moderna. Nella seconda, utilizza le sue categorie per analizzare il colonialismo Occidentale, in particolare nelle regioni dell’India, della Cina e della Russia. La terza parte è dedicata all’Ottocento, al progetto socialdemocratico Occidentale, un periodo in cui la diseguaglianza è stata mitigata, e al passaggio all’ipercapitalismo contemporaneo, avvenuto anche grazie all’opera di politica economica di Ronald Reagan e Margaret Thatcher. Nell’ultima parte l’analisi storica lascia il posto a quella sociologica e politica.
Per un nuovo socialismo
Piketty analizza anche la crisi attuale della socialdemocrazia e propone un suo profondo rinnovamento. La grande sfida per la socialdemocrazia, in particolare in Europa, sarebbe quella di sviluppare un programma postnazionale. Per lui occorre promuovere inoltre un socialismo di tipo fortemente partecipativo e decentrato. Le proposte più concrete prevedono invece una forte tassazione progressiva della ricchezza a livello globale, una radicale partecipazione dei lavoratori e delle lavoratrici alle vita delle aziende e una sorta di eredità universale, che lui fissa a 120.000 euro, da affidare a ogni cittadino all’età di 25 anni.