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Per chi nella commissione Bergier ha lavorato in qualità di collaboratrice o collaboratore, provenendo spesso direttamente dall'università, gli anni di lavoro sulla storia svizzera sono stati un'esperienza professionale e umana importante.
"Al momento di inviare nel 1998 la documentazione per concorrere al posto di ricercatrice ho avuto qualche dubbio", ricorda Esther Tisa, collaboratrice della commissione e con Anja Heuss e Georg Kreis autrice di uno studio sul mercato dell'arte.
"Ma poiché sapevo che cercavano persone giovani, appena laureate, motivati e flessibili, ho avuto il coraggio di presentarmi. Ero contenta di poter continuare nella ricerca, di poter partecipare a un dibattito storiografico attuale."
"Nei primi mesi sentivo molto la pressione che gravava sulla commissione. Nel dicembre del 1998 c'era un congresso sul saccheggio di opere d'arte, ci si attendevano già dei risultati da parte della commissione. Una situazione che un po' mi spaventava", ammette la storica.
"I giornalisti ogni giorno pubblicavano nuove rivelazioni, mentre noi procedevamo con cautela, cercando di sviluppare i nostri argomenti. Gli ultimi mesi del 1998 sono stati un periodo difficile. Ma poi dal 1999, quando si cominciavano a vedere i risultati della ricerca, ho acquisito una certa sicurezza."
A posteriori, Esther Tisa apprezza soprattutto la possibilità che le è stata offerta di affrontare un campo di ricerca, quello del mercato dell'arte, ancora poco esplorato. "E poi dal punto di vista personale è stato importante poter collaborare con un gruppo di storici - in alcuni momenti fino a 40 persone - ed avere un continuo scambio di opinioni. È una situazione che difficilmente si ripeterà."
Oggi Esther Tisa lavora per la commissione di storici istituita dal Liechtenstein, analoga alla CIE, anche se più piccola. Dopo si vedrà. "Qualcuno pensa che per chi ha collaborato con la commissione Bergier la strada sia facile. Ma io non ne sono tanto convinta."
Andrea Tognina, swissinfo