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– Policy Brief
Valutazione di regimi di quarantena alternativi
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Sommario
In base al regime attuale, le persone che sono state in stretto contatto con un caso confermato di SARS-CoV-2 sono obbligate a mettersi in quarantena per 10 giorni dopo il contatto. L’UFSP/DFI ha chiesto alla Swiss National COVID-19 Science Task Force di valutare tre sistemi alternativi di messa in quarantena dei contatti che includano la possibilità di rilascio anticipato in caso di esito negativo del test.
L’opzione 1 consiste nell’effettuare un test il 7° giorno dopo l’esposizione con rilascio in caso di esito negativo. L’opzione 2 consiste nell’effettuare il test una prima volta all’inizio della quarantena (il giorno in cui la persona viene raggiunta dal servizio di contact tracing) e una seconda volta il 7° giorno, accorciando la quarantena se entrambi gli esiti sono negativi. L’opzione 3 consiste in un test effettuato il 5° giorno con rilascio in caso di esito negativo, ma con l’obbligo di effettuare comunque un secondo test il 7° giorno. Nell’ambito di tutte le alternative, viene richiesto alle persone rilasciate di ridurre al minimo i contatti e di indossare costantemente una mascherina quando si trovano fuori casa fino al decimo giorno successivo al contatto. La nostra valutazione si basa sull’ipotesi che queste misure preventive riducano della metà i contagi causati da persone infette ma comunque rilasciate in anticipo a seguito di un test con esito falso negativo (cioè un esito negativo in una persona che in realtà è infetta).
La nostra analisi indica che le opzioni 1 e 2 sarebbero leggermente meno efficaci nel frenare i contagi rispetto al sistema attuale. Il test supplementare dell’opzione 2 (effettuato all’inizio della quarantena) apporta pochi vantaggi rispetto all’opzione 1 quanto alla riduzione delle infezioni dovute a individui che sospendono la quarantena in anticipo. Permetterebbe tuttavia di individuare precocemente altri casi e quindi di rintracciare i loro contatti, il che rappresenta un vantaggio epidemiologico nel contesto del contact tracing.
L’opzione 3 (il test nei giorni 5 e 7) è chiaramente meno efficace delle altre. Questo è dovuto al fatto che i test eseguiti 5 giorni dopo l’esposizione presentano un tasso considerevole di falsi negativi. Poiché il 5° giorno corrisponde anche al giorno di massima contagiosità, il rilascio di una persona in quarantena in quel momento crea un notevole rischio di contagi secondari, anche se l’esito positivo del test due giorni dopo dovesse costringerla a rimettersi in quarantena.
Qualsiasi riduzione del periodo di quarantena (come immaginato nelle opzioni profilate sopra) aumenterebbe il numero dei contagi, a meno che il nuovo regime non porti a una migliore adesione all’obbligo di quarantena in grado di compensare l’aumento dei contagi. Nella situazione attuale, con un alto numero di casi, ospedali in sofferenza e i rischi generati dalla diffusione di nuove varianti del virus più contagiose, la riduzione del periodo di quarantena dovrebbe essere presa in considerazione soltanto se altre misure diverse fossero in grado di compensare il previsto aumento dei contagi.