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A due settimane da una serie di incontri a Washington con i dirigenti degli Stati Uniti, fra cui il presidente Barack Obama, i leader israeliani sembrano discordi circa la linea di azione da intraprendere per bloccare i programmi nucleari dell'Iran.
Il quotidiano Haaretz scrive, con grande evidenza, che il capo dello Stato Shimon Peres si oppone decisamente ad un attacco militare israeliano, svolto in totale solitudine.
Secondo Peres - che all'inizio di marzo sarà ricevuto da Obama - Israele deve lasciare tempo agli Stati Uniti di verificare se le sanzioni internazionali abbiano effetto. Peres non si oppone in principio ad una opzione militare, ma essa - scrive Haaretz, interpretando il suo pensiero - non dovrebbe essere condotta da Israele.
Immediata la reazione del ministro della difesa Ehud Barak, che secondo la stampa locale sembra ormai incline ad una prova di forza. La scorsa notte in una intervista televisiva Barak ha ricordato che nel 1981 Peres - allora alla guida della opposizione laburista - si oppose al blitz aereo ordinato dal premier Menachem Begin (Likud) contro il reattore nucleare Osirac a Baghdad. Barak ha aggiunto che, a quanto gli risulta, ancora oggi Peres ritiene (contrariamente alla maggioranza dei suoi connazionali) che quell'attacco sia stato un errore.
Peres, Barak e il premier Benyamin Netanyahu visiteranno Washington a partire dalla settimana prossima. Netanyahu sarà ricevuto da Obama il giorno seguente all'incontro del presidente con Peres.
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