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Dei 20 russi più ricchi, la metà non è stata sanzionata o lo è stata solo parzialmente. Come ha riportato la ‘SonntagsZeitung’, l’uomo più ricco della Russia, ad esempio, non figura nemmeno sulle liste delle sanzioni allestite da Ue, Stati Uniti e Regno Unito.
Parliamo di Vladimir Potanin. Detiene circa il 30% della più grande azienda di nickel del mondo, Norilsk, che produce anche il 40% del palladio mondiale. Il patrimonio del 61enne, vicino a Putin, è stimato in circa 30 miliardi di dollari.
Anche il secondo russo più ricco, Leonid Michelson, non è sulle liste dei sanzionati. Possiede circa il 25% del produttore di gas Novatek e quote della società petrolchimica Sibur. Il suo patrimonio ammonterebbe a circa 27 miliardi di dollari. Stando alla ‘SonntagsZeitung’, Michelson avrebbe stretti legami d’affari con Gennadi Timtschenko, cofondatore della società di commercio di materie prima Gunvor, con sede a Ginevra.
Oltre a Potanin e Michelson, numerosi altri imprenditori – come i magnati del metallo Vladimir Lisin e Alexei Mordaschov, o quello del nickel e dell’alluminio Michail Prochorow – non sono sulle liste delle sanzioni allestite da Ue, Stati Uniti e Regno Unito quale misura di ritorsione nei confronti della Russia.
Le ragioni per cui sono in gran parte risparmiati dalle sanzioni occidentali non sono chiare. Il sospetto, scrive il domenicale, è che europei e americani non vogliano mettere a repentaglio per il momento l’approvvigionamento di gas, petrolio, nickel, palladio e concimi.