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<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è invitato a esaminare la possibilità di creare, nel quadro del Consiglio d'Europa o dell'OSCE, una delegazione internazionale la cui missione sia fare visita ad Abdullah Öcalan in prigione al fine di giungere a una diminuzione della violenza in Turchia e di rilanciare i negoziati di pace tra il Governo di Ankara e il Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK).</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale segue con attenzione i recenti sviluppi in Turchia. È molto preoccupato per le tensioni che attraversano il Paese e il deteriorarsi della situazione nelle regioni orientali dall'estate del 2015 oltre che per l'arresto di parlamentari e rappresentanti di varie autorità democraticamente eletti. La Svizzera ha a più riprese esortato le parti coinvolte, in occasione di incontri bilaterali e nei contesti multilaterali, a far cessare immediatamente gli atti di violenza armati e a rispettare i diritti umani e il diritto internazionale umanitario. Ha inoltre chiesto alla Turchia di vigilare sull'indipendenza e l'imparzialità della giustizia e di rispettare i suoi obblighi internazionali, in particolare quelli derivanti dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo. Il consigliere federale Didier Burkhalter ha ripetuto questo appello e ha ribadito la sua preoccupazione durante l'incontro ufficiale con il proprio omologo turco il 3 novembre 2016 a Berna. Solo un processo politico inclusivo permetterà di giungere a una soluzione pacifica duratura a vantaggio della Turchia e di tutti i suoi cittadini. La Svizzera ha più volte dichiarato di essere pronta a svolgere un ruolo al fine di riavvicinare le parti se queste ultime lo chiedono. Bisogna tuttavia osservare che il Governo turco ha finora dichiarato di voler condurre a un esito positivo il processo in corso volto a individuare una soluzione alla questione curda senza l'intervento di facilitatori o mediatori esterni, svizzeri o di altri Paesi.</p><p>Il fratello di Abdullah Öcalan, Mehmet Öcalan, e il suo avvocato Mazlum Dinç, hanno potuto fare visita a Abdullah Öcalan l'11 settembre 2016.</p><p>L'OSCE non ha alcun mandato in Turchia che le permetta di istituire delegazioni internazionali o di effettuare visite in prigione. Può, però, coadiuvata dalle proprie strutture esecutive (di cui fa parte l'ODIHR responsabile della promozione dei diritti umani), proporre agli Stati partecipanti di assisterli nell'organizzazione di visite ufficiali che possono includere, se le autorità lo desiderano, visite a prigionieri. L'esperienza ha mostrato che le autorità turche non desiderano dare seguito a questo tipo di proposte. Niente lascia supporre che la posizione della Turchia sia destinata a cambiare per quanto riguarda la questione della non ingerenza. L'Assemblea parlamentare dell'OSCE effettua inoltre visite in vari Paesi simili a quella effettuata in Turchia nell'agosto 2016. Anche in questo caso tuttavia la visita può essere svolta solo su invito del Paese ospite e il programma è elaborato d'intesa con le autorità locali. Un'iniziativa di questo genere dovrebbe di conseguenza essere lanciata da rappresentanti dei parlamenti degli Stati partecipanti dell'OSCE.</p><p>Le visite a istituti penitenziari rientrano tra le attribuzioni del Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti (CPT) del Consiglio d'Europa il cui obiettivo è verificare come sono trattate le persone private della libertà. Il CPT dispone di un diritto di accesso illimitato agli istituti penitenziari turchi. Nell'ambito del loro mandato, alcune delegazioni del Comitato hanno visitato regolarmente il carcere di massima sicurezza dell'isola di Imrali dove Abdullah Öcalan è detenuto dal 1999. L'ultima visita risale al 28-29 settembre 2016. Si trattava in quel caso di mettere l'accento sul diritto dei prigionieri di ricevere visite di familiari e avvocati. Dopo ogni visita il CPT presenta un rapporto dettagliato sui fatti constatati contenente anche raccomandazioni, commenti e richieste di informazioni indirizzati allo Stato interessato, che è invitato a rispondere. I rapporti e le relative risposte costituiscono la base di un dialogo permanente con lo Stato in questione e possono essere pubblicate, se quest'ultimo lo desidera. La decisione concernente la pubblicazione del rapporto sulla visita di settembre è ancora in sospeso. Il mandato del CPT si limita comunque unicamente all'osservazione delle condizioni di detenzione e le visite sono effettuate da avvocati, medici o esperti dell'universo carcerario o della polizia.</p><p>La Turchia è inoltre tenuta a sottoporsi all'esame del sottocomitato delle Nazioni Unite per la prevenzione della tortura (SPT), istituito dal protocollo facoltativo alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (CAT), che ha ratificato. L'SPT ha effettuato la sua ultima visita in territorio turco nell'ottobre del 2015; in questa occasione ha in particolare visitato alcune prigioni. Si deve osservare infine che il relatore speciale delle Nazioni Unite sulla tortura, mandato attribuito recentemente allo svizzero Nils Melzer, si recherà nel dicembre del 2016 in Turchia su invito del Governo turco. Il relatore speciale presenterà un rapporto sulla sua visita durante la sessione di marzo 2017 del Consiglio dei diritti umani.</p><p>Queste visite non permettono di avviare un dialogo su questioni politiche, per esempio sugli approcci che potrebbero portare a una soluzione della questione curda. A livello esecutivo, né l'ONU né il Consiglio d'Europa né l'OSCE dispongono di un mandato per organizzare visite in prigione miranti ad avviare negoziati di pace. Non costituiscono quindi il quadro appropriato per l'organizzazione di una visita in prigione a Abdullah Öcalan con l'obiettivo formulato nel postulato.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.