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90 anni fa nasceva il primo partito politico organizzato in valle: il PDC, allora ancora con il nome di «Partito conservatore democratico». La sua ascesa fu fulminante e ridisegnò la politica locale. Benché oggi la sua forza elettorale sia ridimensionata, rimane un attore centrale della politica locale e nazionale.
Era il 10 novembre del 1929 e sulla prima pagina del registro, l’attuario ad hoc Placido Lanfranchi scriveva a grandi ed eleganti lettere: «Organizzazione conservatrice-democratica, Protocollo». Si apriva così una nuova pagina della politica locale.
Il progetto era iniziato già alcuni anni prima, «in occasione di radunanze di confidenti cattolici conservatori». Di questa fase non rimane traccia, ma si lavorava per creare una forza politica che desse voce alla maggioranza cattolica. Durante tutto l’Ottocento la politica locale era stata dominata dai liberali, primo fra tutti dal riformato Tomaso Lardelli, morto nel 1909. Ma con lui c’erano anche il medico Daniele Marchioli e il giudice federale Gaudenzio Olgiati. L’altro poschiavino a raggiungere alte cariche politiche fu Prospero Albrici, anche lui liberale-radicale: per tre mandati biennali fu membro del governo cantonale e poi, fra il 1873 e 1874 consigliere agli Stati a Berna. Questi liberali erano uniti da ideali, ma non erano organizzati; in valle non esistevano, infatti, ancora i partiti politici.
La svolta conservatrice
È nel periodo fra le due guerre che questa situazione cambiò. Punto di partenza fu la manifestazione pubblica del 10 novembre per cui era stato trovato «un conferenziere di competenza». Si trattava di Friedrich Brügger (1854-1930), allora presidente del partito cantonale, arrivato apposta a Poschiavo da Churwalden. Il partito si orientava alla politica sociale «tracciata dall’immortale Papa Leone XIII°» che il verbalista Placido Lanfranchi sintetizzava scrivendo che «il programma umano si potrebbe infine riassumere in queste parole: ora et labora.»
I duecento uomini convenuti, che affollavano la sala della scuola cattolica del Monastero, erano galvanizzati; sulla necessità di creare una sezione poschiavina del partito non c’era dubbio e si procedette all’elezione di un comitato con il compito di stilare gli statuti. Iniziava l’azione del partito che avrebbe controllato le istituzioni locali per il resto del Ventesimo secolo.
L’epoca d’oro
Il partito si proponeva come custode dell’identità cattolica e di un conservatorismo con un’anima sociale. A volte si chiamava «Partito cattolico conservatore», a volte «cristiano sociale» o «conservatore democratico», in seguito «cristiano democratico», ma già dall’origine, la varietà era programma: si trattava di un partito popolare che raccolse da subito un larghissimo consenso elettorale. Grazie alla nuova organizzazione, il partito riuscì progressivamente a controllare tutte le cariche pubbliche comunali.
Solo nel 1965 ‘gli altri’ si unirono in una nuova formazione politica. Il PAP, Partito alleanza progressista, che si riprometteva di fare «un’opposizione critica e costruttiva», come si leggeva sulle colonne del settimanale locale. Il partito raccoglieva i riformati, ma anche quei cattolici che non si identificavano nel grande partito-famiglia. Era il primo sintomo dello sfaldamento del panorama politico. Oggi in Giunta comunale sono presenti tutte le maggiori forze politiche e nessuna ha da sola la maggioranza.
Il nuovo ruolo
Con notevole ritardo, il panorama politico poschiavino recepisce, quindi, le evoluzioni nazionali. Seppur elettoralmente ridimensionato, sia a livello federale che locale, il PDC non ha però perso la sua importanza, anzi. Oggi più che mai controlla l’agenda politica nazionale, grazie alla sua capacità di creare maggioranze, a volte a destra, a volte a sinistra. Anche a livello locale il partito mantiene un suo ruolo di rilievo. Un compleanno tondo e un nuovo ruolo nella politica: per il PDC valposchiavino c’è ragione di festeggiare!
Daniele Papacella
Preservare la memoria
I partiti sono organizzazioni private come tutte le associazioni e questo porta spesso a una dispersione dei materiali, conservati a casa dei singoli esponenti. Per evitare di perdere queste testimonianze, la Società Storica ha invitato il PDC a raccogliere la sua storia e depositare verbali e documenti all’Archivio comunale. Si tratta del primo passo per conservare la memoria del Novecento politico regionale. Le altre formazioni seguiranno nei prossimi anni. Accanto a questo progetto particolare, la Società Storica raccoglie tutti i tipi di testimonianze del passato nel suo Centro di documentazione in Casa Besta per conservarle e renderle accessibili a chi intende studiarle. Prima di buttare e perdere importanti testimonianze, chi avesse documenti di famiglia, lettere o altri materiali che raccontano la storia locale può rivolgersi alla Società Storica: <email-pii>. Il materiale fotografico è raccolto in collaborazione con l’Associazione iStoria: <email-pii>.