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ZURIGO - Buona l'intenzione, ma nella pratica gli effetti potrebbero essere negativi: la decisione dell'esercito di ricorrere in futuro unicamente a carne elvetica per l'approvvigionamento dei soldati avrà conseguenze sulla qualità e la quantità del cibo, nonché sulla scelta dei fornitori. Lo sostiene un furiere e giornalista del "Tages-Anzeiger", che in un intervento per il suo giornale mette in guardia il capo delle forze armate André Blattmann dalle possibili ripercussioni del nuovo orientamento.
La carne di origine straniera può costare anche la metà di quella svizzera, ricorda Christian Zürcher. Per compensare le maggiori uscite il Dipartimento della difesa (DDPS) aumenterà il contributo giornaliero a disposizione per il sostentamento di ogni soldato, ma solo da 8,50 a 8,75 franchi. I 25 centesimi supplementari non permetteranno però di coprire interamente la spesa provocata dalla principale fonte di costo del cibo, che è proprio la carne.
Secondo Zürcher il furiere potrà quindi comprare meno con i soldi a disposizione e per far quadrare i conti dovrà intervenire su tre parametri: la qualità della carne, vale a dire ricorrere a prodotti più grassi e "gommosi", la quantità, aumentando il contorno, o il canale di approvvigionamento, optando per fornitori meno cari.
A quest'ultimo proposito Zürcher sottolinea come attualmente il furiere cerca di ricorrere a macellai, panettieri e fruttivendoli di paese, sapendo che pagando qualche franco in più al chilo per i prodotti sostiene l'economia locale. Con l'aumentare della pressione sui costi, il sottufficiale responsabile della sussistenza sarà però spinto a rifornirsi maggiormente presso la grande distribuzione e grossisti di carne. O addirittura a concordare con il macellaio che sulla fattura venga dichiarata una carne con origine svizzera, mentre il prodotto rimarrà straniero.
Secondo Zürcher quindi risparmiare sul cibo non ha senso, perché ha come effetto di provocare soldati scontenti, fornitori insoddisfatti e magari furieri criminali.
La decisione del DDPS è stata resa nota a metà mese e dà seguito a una richiesta avanzata dalla Protezione svizzera degli animali (PSA). L'organizzazione criticava l'acquisto di carne proveniente da oltre frontiera perché all'estero non vengono rispettati i requisiti elvetici in materia di allevamento.
Ats