Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/145540

<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di negoziare accordi con vari Stati al fine di essere in grado di espellere gli stranieri in attesa di allontanamento che non possono essere riammessi nel Paese d'origine poiché quest'ultimo si rifiuta di cooperare.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale condivide il parere dell'autore della mozione secondo cui la collaborazione con i Paesi di origine dei richiedenti l'asilo e gli Stati vicini è molto importante e va intensificata. Tuttavia, l'idea di allontanare cittadini verso un Paese diverso dalla loro regione d'origine è di fatto realizzabile soltanto in via eccezionale.</p><p>Con 48 accordi di riammissione, la Svizzera è uno dei Paesi ad aver concluso il maggior numero di trattati in questo settore e intende stipularne altri nei prossimi anni. Alcuni di questi accordi contengono una clausola che prevede la riammissione di cittadini di Paesi terzi, ma solo in via eccezionale e per le persone che hanno soggiornato legalmente nello Stato firmatario dell'accordo o vi sono transitate. Per il Consiglio federale la soluzione proposta dall'autore della mozione non entra tuttavia in linea di conto quale strumento per i rimpatri. Il principio politico che regge il rimpatrio di persone in situazione irregolare sul nostro territorio è infatti quello della nazionalità e, come sottolinea l'autore della mozione, ogni Stato è tenuto a riammettere i propri cittadini; è in quest'ottica che il Consiglio federale lavora per concludere accordi nell'ambito del ritorno.</p><p>Secondo il Consiglio federale, non è sostenibile negoziare e concludere accordi di riammissione con Paesi che sarebbero disposti ad accogliere tutti i cittadini di una regione promettendo in cambio un aiuto allo sviluppo. Ciò potrebbe incentivare alcuni Paesi a commerciare con esseri umani per ottenere questo beneficio finanziario. Finora nessun Paese europeo ha negoziato accordi di questo tipo.</p><p>Infine, l'accordo negoziato con il Senegal non consisteva in un accordo di riammissione ma in uno di transito, che permetteva alla Svizzera di condurre cittadini africani nelle varie ambasciate africane a Dakar per determinarne la nazionalità e ottenere i documenti di viaggio che ne consentono il rimpatrio a partire dal Senegal. Se entro 48 ore non era possibile ottenere alcun documento, la Svizzera si impegnava a riammettere tali persone sul suo territorio. Tale accordo aveva suscitato una viva opposizione sia nel Paese stesso sia nella diaspora senegalese in Svizzera.</p><p>Gli anni scorsi la Svizzera ha condotto una strategia volta a conciliare in maniera equilibrata gli interessi. Oltre agli accordi di riammissione, sono stati sviluppati vari altri strumenti quali il partenariato in materia di migrazione (in particolare con Nigeria, Tunisia, Bosnia e Erzegovina, Kosovo e Serbia) o accordi di cooperazione in ambito migratorio (segnatamente con Angola, Repubblica democratica del Congo e Benin), che consentono una cooperazione più estesa e concertata con i rispettivi Stati partner. Il Consiglio federale mira inoltre a potenziare le capacità di accoglienza e protezione dei Paesi interessati attraverso programmi di protezione nelle regioni di origine.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.