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a tavola
La regina dei fondali marini
Le sue carni sono simili a quelle di aragosta. Cucinata in modo semplice o grigliata dà il meglio di sé.
Non dimenticherò mai il nostro primo incontro: erano le cinque di mattina a Lerwik, sulle isole Shetland, dove sbarcano i grandi pescherecci provenienti dai mari del Nord Europa. Vi era un grigio chiarore, l'aria era impregnata di profumo di mare e un innocuo silenzio di sottofondo. Un simpatico marinaio in salopette bianca ci chiamò dal centro dell'hangar. Ci facemmo strada nel labirinto di palette piene di pesce e arrivati vicino al marinaio, ci presentò lei, la regina: «The monkfish is the King of the deep sea (La rana pescatrice è la regina dei mari profondi)». Dovemmo usare il traduttore per indovinare il nome in italiano di quell'orribile pesce, ma capimmo immediatamente il suo valore durante l'asta del pesce: la lancetta del prezzo salì in maniera repentina dietro il vociare degli acquirenti.
Malgrado l'aspetto poco appetibile, la rana pescatrice, o coda di rospo, è uno dei pesci più pregiati al mondo. La sua carne bianca, soda e povera di lische, è molto simile a quella delle aragoste. Non si sfalda in cottura e per questo è adatta a tantissime ricette: grigliata, nella fondue di pesce, cotta in umido o saltata a bocconcini con salsa di soia e zenzero. La parte che si trova in commercio è la coda (di rospo), spesso già sfilettata. La testa appare più di rado sui banchi del pesce ed è perfetta per preparare brodi e zuppette di pesce.
La rana pescatrice è chiamata così perché (oltre alla vaga somiglianza con gli anfibi), per catturare le sue prede si nasconde sotto la sabbia e le attrae con una specie di antenna che spunta dalla spina dorsale e la usa a mo' di canna da pesca: se un pesciolino abbocca alla sua lenza, la attira verso la bocca e la inghiotte.