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Rivedere gli accordi di protezione degli investimenti, "obsoleti e unilaterali", risalenti all'epoca coloniale, fatti dalla Svizzera con vari Paesi, in particolare con la Tunisia, che le Camere federali si apprestano a trattare. È la richiesta che giunge da Alliance Sud, la comunità di lavoro di vari enti elvetici attivi nell'aiuto allo sviluppo (Swissaid, Sacrificio Quaresimale, Pane per tutti, Helvetas, Caritas e Aces).
Si tratta di 130 accordi che - secondo Alliance Sud - difendono gli interessi degli investitori e limitano in maniera eccessiva il margine di manovra del paese contraente. Tra tali accordi vi è quello con la Tunisia, che le Camere federali discuteranno nella sessione primaverile. Le politiche dell'ambiente e della sanità non vanno più considerate come "forme di espropriazione che danno diritto a indennizzi".
Inoltre le procedure di regolamento del contenzioso va rivisto, in quanto il sistema attuale "permette alle potenti multinazionali di opporsi alle legittime misure dei governi", come dimostra l'esempio di Philip Morris contro l'Uruguay. Nel 2010 la multinazionale del tabacco, con sede a Losanna, si è rivolta al tribunale arbitrale della Banca mondiale dopo che le autorità di Montevideo avevano introdotto regole più severe volte a limitare il consumo di tabacco, in particolare in materia di marketing.
Philip Morris ha chiesto al governo uruguayano circa due miliardi di dollari di indennizzo, facendosi forte di quattro articoli contenuti nell'accordo con la Svizzera: quelli sull'"esproprio indiretto" e il "trattamento giusto ed equo" degli investitori. Per Alliance Sud ciò non deve accadere con la Tunisia e con i futuri accordi.
Sono accordi che risentono dell'epoca coloniale, ha dichiarato in una conferenza stampa a Berna il direttore di Alliance Peter Niggli. L'investitore può sporgere denuncia contro lo Stato in cui opera ed esigere di venir indennizzato, mentre non è possibile il contrario.