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L'uomo sarà inoltre espulso dalla Svizzera per cinque anni.
LUGANO - Quattro anni di carcere. Più l'espulsione dalla Svizzera per cinque anni. È questa la condanna decisa oggi alle Assise criminali di Lugano per il 72enne della Riviera che tra il 2014 e il 2021 ha filmato i figli nell'intimità del bagno di casa con una microcamera, molestato una figlia mentre era addormentata e tentato di coinvolgere in un atto sessuale la nipotina di quattro anni.
Per l'uomo il giudice Mauro Ermani ha inoltre ordinato l'interdizione a vita di esercitare qualsiasi attività professionale o extra-professionale che coinvolge minorenni, nonché nel settore socio-sanitario.
«Ha agito solo per soddisfare le sue voglie» - «Le modalità con le quali sono stati commessi i reati, le vittime scelte, figli e nipotina, il luogo in cui ha agito, in casa, rendono la colpa dell'imputato estremamente grave», così Ermani. «Ha fatto tutto solo per soddisfare le sue voglie. E aveva delle alternative: consumatore quasi compulsivo di pornografia, il 72enne avrebbe dovuto fermarsi lì, e se non gli bastava l'autoerotismo avrebbe potuto rivolgersi a delle professioniste».
L'unica circostanza che costituisce una riduzione della pena, viene precisato, è l'età avanzata.
Confessioni forzate dalle prove - Le ammissioni del 72enne, aggiunge Ermani, «sono solo la conseguenza degli accertamenti che gli sono stati contestati». Ritenuta poi «poco credibile» l'argomentazione secondo la quale vi sarebbe stato solo un episodio di molestie nei confronti della nipotina di quattro anni.
«Non ha più legami in Svizzera» - L'espulsione dal Paese è stata ritenuta opportuna «perché, anche se vive in Svizzera da decenni, l'imputato ha distrutto la sua famiglia e non ha più legami pro-sociali con la società, fatto salvo della sua compagna». L'espulsione si giustifica poi «anche dal profilo dell'ordine pubblico, nella protezione della famiglia, e dal fatto che l'uomo mantiene i contatti con i suoi familiari residenti in Italia».
Per quanto concerne le argomentazioni sollevate dalla difesa, il giudice precisa che «i reati commessi prima del 2016 non sono prescritti, in quanto il termine di prescrizione per i crimini relativi alla sfera personale è ora di 10 anni».
Il verdetto può quindi considerarsi un successo per l'accusa, che aveva chiesto quattro anni e due mesi, mentre la difesa si era limitata a proporre «una sensibile riduzione della pena».