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Lo scorso 9 dicembre ci ha lasciato Paolo Rossi, uno degli attaccanti più importanti del calcio internazionale, tra gli anni Settanta e Ottanta. Pablito - così soprannominato dopo le tre reti segnate nelle due fasi a gironi dell mondiale del 1978 (a Francia, Ungheria e Austria), giocato in Argentina con la maglia dell'Italia - è prevalentemente ricordato per essere stato il simbolo della nazionale italiana di Enzo Bearzot, campione del mondo nel 1982. Rossi, però, è stato molto di più.
Dopo una carriera nelle categorie giovanili, tra alcune squadre toscane e infine la Juventus, Paolo Rossi andò a giocare in Serie B: prima in prestito al Como (dalla Juventus) e, dal 1976, in comproprietà al Lanerossi Vicenza (con il 50% del cartellino ancora in mano bianconera). Proprio nella squadra veneta, la carriera di Rossi esplose, anche grazie alla fiducia che al giovane attaccante venne data dall'allenatore Giovan Battista Fabbri e dal presidente Giuseppe Farina. Con la maglia biancorossa, Rossi conquistò la promozione in Serie A, a suon di gol. Le reti nella stagione 1976/77 del campionato cadetto furono 21. Molte, soprattutto considerando che ai tempi c'erano le marcature a uomo e per gli attaccanti, forse, era più difficile avere occasioni da gol rispetto a oggi.
Dopo la prima stagione in Serie A, nella quale Rossi segnò 24 reti, il futuro campione del mondo divenne il calciatore più discusso del momento. Nell'estate del 1978, infatti, si sarebbe dovuta risolvere alle buste la comproprietà del centravanti toscano, tra Vicenza e Juventus. Farina non solo era consapevole del valore calcistico di Rossi, ma ne era anche sportivamente innamorato. A una proposta abbastanza bassa della Juventus, la busta vicentina rispose con un'offerta di circa 2,6 miliardi di lire per la metà del cartellino Rossi, di proprietà della Juventus. Per l'epoca, fu la più grande valutazione per un calciatore. Troppi soldi per un piccolo club come il Vicenza, che infatti registrò poi un grave buco finanziario. Lo stesso Farina ammetterà, con il senno di poi, che tenere Rossi in biancorosso fu il più grande errore della sua carriera. Insomma, nel 1978 quello che, da lì a poco, per tutti diventerà Pablito era diventato una star del pallone, senza ancora aver fatto la differenza in un grande club.
Nel 1980, in Italia scoppiò lo scandalo del Totonero, legato a un giro di scommesse clandestine nella stagione 1979/1980. Rossi disputò quel campionato con la maglia del Perugia, e venne accusato di aver truccato una partita giocata contro l'Avellino. La Corte di Giustizia Federale (CAF) - l'allora organo giudiziario della Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC) - squalificò Rossi per due anni. L'attaccante, uno dei nomi più illustri del Totonero, dovette saltare gli europei del 1980, giocati in Italia. Nonostante la squalifica, Rossi si professò sempre innocente. Nel 1981, ancora squalificato, Pablito tornò alla Juventus, dove esordì alla fine del campionato che terminò nel 1982. Giocò tre partite e segnò un gol: abbastanza per convincere Bearzot a convocarlo per il mondiale del 1982 in Spagna.
Il ritorno in nazionale suscitò molte polemiche. Un po' perché Rossi era reduce dalla squalifica per il calcioscommesse, un po' perché Bearzot, per portare Pablito al mondiale, lasciò a casa il romanista Roberto Pruzzo, capocannoniere della Serie A per due anni consecutivi. Considerando come è andata a finire l'avventura spagnola degli azzurri, si può dire che Bearzot ebbe ragione. L'Italia vinse il mondiale e Rossi fu uno dei giocatori decisivi, con 6 reti nel torneo. Tre nella miglior partita della carriera di Rossi, giocata contro il Brasile nel secondo turno del mondiale; due nella semifinale con la Polonia; e uno nella finale contro la Germania Ovest. Queste tre partite del mondiale spagnolo, valsero a Rossi il Pallone d'Oro. In carriera, Pablito vinse anche due volte il campionato italiano con la Juventus - nel 1981/1982, giocando unicamente le tre partite al termine della squalifica; e nel 1983/1984 - una Coppa dei Campioni nel 1984/1985, sempre con i bianconeri.
La vita calcistica di Paolo Rossi è probabilmente unica. Fatta di molti momenti da campione e da quella squalifica da bandito. Rossi ha avuto grande forza nel riprendersi da due anni fuori dal campo, risultando subito decisivo. Un po' di fortuna, però, c'è stata, in particolar modo per avere avuto un Enzo Bearzot che ha sempre creduto alla sua innocenza e che si è preso la responsabilità di portarlo al Mundial di Spagna.
Al netto di tutto, squalifica e trofei, Rossi ha segnato il calcio di quegli anni. Uno dei primi campioni mediatizzati, in grado però di essere una persona semplice e non un divo. Al calcio di oggi non mancano di certo le scommesse, ma giocatori normali sì.
TM