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Una breve storia dell'AVIS in Svizzera, della sua nascita, del suo sviluppo e della sua attuale situazione, non potrebbe essere capita senza qualche cenno sull'emigrazione italiana in questo paese.
La cosiddetta "grande emigrazione" italiana si è svolta dal 1888 fino alla fine degli Anni Venti ed era concentrata in massima parte verso l'America. Un flusso migratorio si sviluppò però già nell'Ottocento anche verso la Svizzera: a provocarlo la grande richiesta di manodopera per i lavori di traforo del Gottardo e del Sempione. Oltre a queste titaniche opere i lavoratori erano attirati dalla possibilità di impiego nelle fabbriche tessili e meccaniche, presso le quali molti posti di lavoro erano stati lasciati liberi dagli svizzeri, che avevano preferito emigrare nelle Americhe, dove ricevevano paghe migliori. I bassi salari della Confederazione furono invece ritenuti sufficienti dagli italiani che cominciarono i loro viaggi della speranza verso la Svizzera.
In molti giunsero da fine Ottocento alla Seconda Guerra Mondiale, ma fu solo dal secondo dopoguerra che iniziò una nuova ondata di emigrazione, che doveva durare fino alla metà degli Anni Settanta.
La Svizzera, infatti, che non aveva vissuto la Seconda Guerra Mondiale, aveva una grande fioritura economica e cercava forza lavoro: il serbatoio dei lavoratori era nella vicina Italia, la cui popolazione era stremata dagli anni di guerra.
Dalla fine della guerra agli Anni Sessanta gli emigrati italiani provenivano soprattutto dalle regioni del Nord (Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Piemonte), dal 1963 agli Anni Settanta dal sud dell'Italia.
I lavoratori venivano selezionati severamente: si preferivano persone giovani e senza famiglia (e possibilmente provenienti dal Nord Italia). I controlli sullo stato di salute venivano fatti con brutalità alla frontiera. Una volta giunti in Svizzera molti erano i problemi con i quali gli emigranti dovevano confrontarsi: lo statuto di stagionale, la lontananza dalle famiglie e l'essere molte volte malvisti dai locali.
Lo statuto di stagionale prevedeva che si potesse venire in Svizzera solo su richiesta da parte di una ditta svizzera, vale a dire con un contratto di lavoro, e che una volta terminato il periodo di lavoro concordato si dovesse tornare in Italia. Il datore di lavoro poteva rescindere il contratto con un preavviso di sole 24 ore. Non si poteva cambiare posto di lavoro, né domicilio. Non ci si poteva fare raggiungere dalla famiglia e chi lo faceva rischiava, se scoperto, di perdere il lavoro e venire respinto in Italia.
Il vantaggio era che si lavorava, si poteva risparmiare e per moltissimi c'era la possibilità di progredire nella propria professione o anche in altre, vista la carenza di personale. Tra il 1945 al 1975 emigrarono nella Confederazione circa 1.500.000 italiani. Nel 1975 in Svizzera erano registrati quasi 600.000 cittadini della penisola.
Il grande flusso migratorio diede origine a violente ondate di xenofobia. Tra il 1965 e il 2000 ben sette iniziative xenofobe furono poste in votazione e, benché siano state tutte respinte dalla popolazione, danno una chiara idea del clima nel quale vivevano e lavoravano gli italiani. Niente facevano le autorità per integrare gli italiani. In questo contesto non stupisce che si sviluppasse tra gli emigranti un associazionismo molto attivo: associazioni sportive, politiche, religiose, culturali ecc. fiorirono in tutte le città e i paesi nei quali, per la presenza di fabbriche, c'erano molti lavoratori italiani. Tutte queste associazioni avevano lo scopo di riunire i connazionali aiutandoli e informandoli e ricreando, in qualche modo, un tessuto di relazioni sociali tra italiani e, in particolare, tra persone provenienti dalla stessa città o regione.
Sorsero così associazioni quali il Fogolâr Furlan, Gente Camuna, Bellunesi nel Mondo, Sardus Pater, Campania Felix, Bergamaschi, per citarne solo alcuni. In questo spirito nell'aprile 1962 a Baden era stata fondata l'associazione "la Serenissima", un omaggio di un bergamasco, Alberto Carrara, alla Repubblica di Venezia. Lo scopo che il gruppo si prefiggeva era aiutare gli italiani, ma anche promuovere ogni iniziativa atta ad agevolare la vicendevole comprensione, la fusione e l'inserimento degli emigrati con la popolazione locale. Alberto Carrara era uno degli italiani giunto in Svizzera per lavorarvi: suo datore di lavoro la celebre ditta Brown Boveri (oggi ABB, Asea Brown Boveri), la cui sede era (ed è) a Baden, una cittadina con grande potenziale industriale del Canton Argovia.
E' in questa ridente cittadina dove risiedevano migliaia di emigranti italiani, fra cui molto numerosi i bergamaschi impiegati in grossi complessi industriali, che il 3 agosto 1963 sei nostri connazionali si presentano all'ospedale del luogo e donano il loro sangue con gesto volontario e gratuito. E ciò solo per il desiderio imperioso di fare del bene, per ringraziare il Paese che li ospitava e dava loro lavoro, per instaurare un vincolo di amicizia e di fratellanza con il popolo svizzero e forse il segreto desiderio di mostrare che i "cinchi" o "cincheli" (così venivano chiamati gli italiani, con termine derivato dal numero 5 pronunciato in dialetto mentre giocavano a carte) sapevano fare qualcosa di buono.
La notizia si diffuse rapidamente e qualcuno pensò subito alla possibilità di promuovere una vasta iniziativa di solidarietà umana, di organizzare cioè fra gli emigranti dei gruppi di donatori di sangue sotto il nome dell'AVIS che in Italia era, come oggi, la maggiore organizzazione trasfusionale.
Abbiamo detto che la prima donazione collettiva di italiani ha avuto luogo a Baden, città che ospitava migliaia di emigranti italiani, tra i quali moltissimi bergamaschi. A Bergamo, a quel tempi presidente dell'AVIS Comunale era l'avvocato Pier Alberto Biressi e presidente provinciale il dott. Guido Carminati (futuro presidente Nazionale), l'AVIS era ovviamente di casa. Niente di più logico quindi che i donatori si informassero in quella città delle possibilità di fondare un'AVIS in Svizzera. Di questi rapporti esistono dei racconti dettagliati.
La mattina di Natale del 1963 il signor Bulardi, a nome di Alberto Carrara, presidente del Club "La Serenissima" - club che, come abbiamo detto, riuniva a Baden gli emigranti italiani e svolgeva opera di assistenza nei loro confronti - si presenta al Centro trasfusionale AVIS di Bergamo e chiede se esista la possibilità di instaurare rapporti di collaborazione intesi ad organizzare a Baden l'AVIS. Da Bergamo gli vengono date garanzie di appoggiarlo in ogni modo.
Subito inizia una fitta corrispondenza e già in data 16 febbraio 1964 ha luogo presso il Centro Trasfusionale di Bergamo una donazione collettiva, cui partecipano ventinove persone provenienti da Baden, fra le quali anche cittadini svizzeri. Il Sindaco riceve in comune il gruppo ed esprime il suo plauso per la nobile iniziativa. Ma è soprattutto la stampa elvetica a dare risalto a questa iniziativa, esaltando la generosità dei lavoratori italiani. Qualcosa si è mosso e il seme gettato germina con velocità travolgente: nel giro di pochi giorni la nascente AVIS raccoglie un centinaio di adesioni.
Il 5 aprile 1964 Alberto Carrara, partecipando ai lavori dell'assemblea provinciale dell'AVIS di Bergamo, dà notizia dell'entusiasmo suscitato dall'iniziativa e comunica la sua intenzione di fondare, con i suoi collaboratori, una sezione AVIS a Baden.
II 27 giugno 1964 parte da Bergamo alla volta di Baden un pullman con cinquantun volontari e con i labari di tutte le sezioni AVIS della Bergamasca, per restituire la visita ai nostri emigranti e con essi offrire sangue all'Ospedale locale. I partecipanti, ospitati dagli emigranti - alcuni avevano persino ceduto loro la propria casa - trascorrono in Svizzera due giorni indimenticabili, nel corso dei quali il sentimento della fratellanza vive ore di palpitante esaltazione.
Raccontiamo quei giorni con le parole di un testimone di allora: "Pranzo al ristorante Rheinfelderhalle, sede della «Serenissima», la sera del 27 giugno. II giorno successivo, donazioni per venticinque litri di sangue all'Ospedale e offerte di fiori e di omaggi a tutti i degenti; corteo per le vie della città, preceduto dai tamburi della Knabenmusik e dai labari dell'AVIS; dopo l'arrivo del Sindaco di Bergamo, avv. Simoncini, celebrazione della S. Messa, con benedizione della fiamma dell'AVIS Baden; poi, pranzo allo Jugendhaus, allietato dall'orchestrina «Eco del Sud»; di seguito ricevimento in Municipio con l'offerta di un rinfresco; nel corso di tale ricevimento scambio di doni e discorsi del Sindaco di Baden avv. Max Müller, dell'avv. Simoncini, del prof. Polastri del nostro Consolato Generale, del dott. Guido Carminati, di Alberto Carrara, di Guido Suagher, in rappresentanza del Sindaco di Albino, di Angelo Piccoli, presidente dell'AVIS di Albino e di Franco Carrara. In chiusura la cena all' Hotel Roter Turm. All'indomani, prima della partenza, visita al grandioso complesso industriale della Brown Boveri".
E cosi nasce la prima AVIS in territorio elvetico, l'AVIS di Baden. E' bello notare che, malgrado il clima spesso ostile agli stranieri che abbiamo descritto nella premessa iniziale, i nostri connazionali abbiamo incontrato anche persone illuminate e collaborative, che hanno saputo riconoscere la bellezza di questa iniziativa umanitaria e solidale e l'abbiamo con entusiasmo appoggiata. Forse per questo fortunato incontro l'AVIS è nata proprio a Baden in quel momento e non in una qualunque cittadina del Belgio, della Germania o della Francia.
L'idea si allargò poi a macchia d'olio: nel corso di pochi anni, quasi dappertutto dove c'erano italiani si formavano gruppi di donatori, tanto che, ben presto, si dovette pensare di dare a questa nuova Associazione una struttura adeguata che ne coordinasse il lavoro in tutta la Svizzera.
In data 11 ottobre 1964, presieduta dal cav. Giovanni Acquaroli, con la partecipazione dei rappresentanti di diciannove gruppi di volontari, si svolge a Baden la prima assemblea dei Soci e si delibera di costituire l'AVIS-Emigrante con un Consiglio lntercantonale, alla cui presidenza provvisoriamente chiamato Alberto Carrara, che subito si dimette dalla carica di presidente della sezione di Baden, nel frattempo costituita. II quotidiano Aargauer Volksblatt dedica un ampio servizio all'avvenimento sostenendo l'idea AVISina e la TV mette in onda lunghi ed interessanti filmati.
A Bologna, nel corso della XXVIII assemblea nazionale, svoltasi in data 6-7-8 dicembre 1964, viene annunciata e riconosciuta ufficialmente la costituzione dell'AVIS Svizzera.
Ad Aarau, presso l'Hotel Kreuz il 13 dicembre 1964 si riunisce nuovamente l'assemblea dell'AVIS, che elegge il Consiglio Intercantonale. II signor Carrara è confermato presidente. Vengono gettate le basi per l'organizzazione dell'Associazione.
Nel ricordare questo evento vogliamo ritornare col pensiero a quel memorabile 27 Giugno 1965, quando nella sala Martinsberg di Baden, l’AVIS Svizzera ricevette il riconoscimento ufficiale dell’AVIS Nazionale. Per l’occasione intervennero dall’Italia il Dott. Vittorio Formentano Presidente e Fondatore dell’AVIS, il Dott. Guido Carminati e l’Avv. Pieralberto Biressi.
Fu una giornata memorabile, ricca di grandi emozioni e di incontenibile entusiasmo, che si concluse con un corteo di macchine che accompagnò gli illustri ospiti, in segno di omaggio e di deferente ossequio, fino all’aeroporto di Kloten.
A quei tempi, l’Italia non era così vicina come lo è oggi, i viaggi si effettuavano per lo più col treno e, specialmente per gli stagionali, si limitavano al periodo Natalizio, cioè una sola volta all’anno. Sono comprensibili quindi certe esternazioni di entusiasmo spontaneo e genuino per chi arrivava dalla Madrepatria: era come se portasse una ventata di primavera, di freschezza e di ricordi.
Prendeva così l’avvio l’attività del nuovo direttivo, che si vedeva subito confrontato con numerosi problemi tra i quali, la generale diffidenza sia dei connazionali che delle Autorità italiane e svizzere, e la scarsa disponibilità di fondi necessari a far fronte ad un così grande impegno. Inoltre i contatti con ospedali e centri trasfusionali, erano aggravati anche dalla nostra convinzione di poter ottenere per i nostri donatori lo stesso trattamento di controlli sanitari già in vigore in Italia.
C’erano anche delle difficoltà di ordine personale e locale. Per esempio, il direttore del Centro Trasfusionale di Zurigo, dottor Metaxas, era figlio del Presidente del Consiglio greco al quale Mussolini aveva dichiarato la guerra il 28 ottobre 1940 (“Spezzeremo le reni alla Grecia!”). L’allora presidente della Sezione, Silvio Bianchet, e la segretaria, Lucia Da Vià coadiuvati da Violi, faticarono non poco a convincerlo della buona volontà degli avisini.
L'assemblea successiva si svolge ad Olten, in data 7 marzo 1965, presso l'Hotel Schweizerhof, alla presenza di ottanta delegati, fra i quali, ospiti, i dottori Stampfli e Gerster della Croce Rossa Svizzera. E' questo l'incontro che stabilisce i primi rapporti con la Croce Rossa.
II quotidiano Oltener Tagblatt pubblica per I'occasione un articolo che pone l'accento sulle dichiarazioni di collaborazione già in atto e future, fatte ufficialmente dai rappresentanti della CRS. Gli stessi rappresentanti della CRS, signori Stampfli e Gerster, in data 10 aprile 1965, si recano a Bergamo ove con il dott. Carminati e Alberto Carrara, dopo una visita alla sezione di Pedrengo ed un ricevimento nel municipio locale, stendono uno schema di convenzione che il giorno successivo viene siglato a Milano, alla presenza del presidente nazionale dell'AVIS, dottor Vittorio Formentano.
II 27 giugno 1965, viene inaugurato a Baden il labaro del Consiglio lntercantonale, nel piazzale antistante il Martinsberg, lo splendido edificio dedicato al tempo libero dei lavoratori della Brown Boveri, con l'ambita presenza, fra tutte le altre autorità italiane e svizzere, del presidente nazionale dell'AVIS, dott. Vittorio Formentano. Dopo la colazione, consumata presso lo stesso «Martinsberg», assemblea dell'AVIS e saluto attesissimo del dott. Formentano con l'annuncio che è allo studio lo Statuto Associativo.
Nel corso delle manifestazioni svoltesi a Bergamo il 19 settembre 1965, per la festa sociale della locale sezione AVIS, il rappresentante del Prefetto comunica ufficialmente la nomina del signor Alberto Carrara a Cavaliere al merito della Repubblica.
II 5 dicembre 1965 a Basilea, il dott. Formentano, il dott. Carminati, l'avv. Biressi e il cav. Carrara presentano lo Statuto all'assemblea dei soci, che lo discute a lungo e con particolare competenza. Sono presenti pure, giunti dall'Italia per partecipare a Pratteln ad una riunione di un folto gruppo di emigranti meridionali, la contessa Evelina Plutino, consigliere nazionale e presidente provinciale dell'AVIS di Reggio Calabria ed il prof. Domenico Comi, vice presidente dell'AVIS di Reggio Calabria.
Alla fine del 1965, i volontari dell'AVIS Svizzera sono 610, organizzati in 40 sezioni, distribuite in 7 Cantoni. Le 51 Missioni Cattoliche operanti in territorio elvetico appoggiano e favoriscono ufficialmente l'iniziativa dell'AVIS.
II cav. Carrara, il giorno 15 gennaio 1966, viene convocato a Berna, presso la sede del Centro Trasfusionale della CRS ove con il dottor Stampfli e il dottor Gerster discute lo Statuto Associativo che la CRS, pur accettandolo in linea di massima, si riserva di esaminare prima di dare una risposta definitiva.
II 5 marzo 1966, il Sottosegretario di Stato on. Giuseppe Belotti, consegna all'ing. Fritz Streiff, direttore generale della Brown Boveri, le insegne di Commendatore al merito della Repubblica Italiana; onorificenza questa che il Capo dello Stato gli ha voluto conferire, su proposta dell'AVIS Svizzera, in considerazione dei grandi meriti acquisiti nell'opera di miglioramento delle condizioni di vita degli emigranti italiani.
II 25 aprile 1966, la CRS, inaspettatamente, comunica che lo Statuto AVIS non può considerarsi adeguabile alla situazione Svizzera e che pertanto va notevolmente modificato.
È da sottolineare che nella Confederazione non esisteva e non esiste alcuna associazione di donatori di sangue (a parte un piccolo gruppo a Ginevra che collabora con l'ospedale locale). Le associazioni di Samaritani hanno lo scopo di insegnare e praticare il pronto soccorso, la loro collaborazione alle donazioni organizzate dai diversi centri trasfusionali ha solo un carattere di assistenza alle Equipe della CRS.
All'assemblea provinciale dell'AVIS di Bergamo del primo maggio 1966, partecipa, oltre al cav. Carrara, l'ing. Walter Merker, titolare di una grande industria di Baden, estimatore dei lavoratori italiani e grande amico dell'AVIS. Al termine dei lavori, il dott. Carminati gli consegna la tessera "numero 1" di socio sostenitore dell'AVIS Svizzera.
L'Assemblea nazionale della nostra Associazione, riunitasi a Perugia nei giorni 26-27-28 giugno 1966, rinuncia a dotare di statuto proprio l'AVIS Svizzera e delibera di considerare i volontari operanti in terra elvetica come facenti parte dell'AVIS madre organizzandoli come una regione nostra. L'ultimo incontro con gli amici svizzeri avviene nei giorni 21 e 22 settembre 1966. In quei giorni infatti sono ospiti dell'AVIS di Bergamo l'ing. Fritz Streiff e l'ing. Richard Nadig, rispettivamente direttore generale e capo del personale della Brown Boveri, con l'avv. Max Müller, Sindaco di Baden e il cav. Carrara.
Sono venuti a Bergamo per visitare la città, per incontrare i dirigenti dell'AVIS e con essi discutere della vita dell'AVIS Svizzera, per rendere omaggio ai Sindaci di Bergamo e di Albino e per visitare e portare doni ai bambini dell'Asilo di Albino e agli ospiti della casa di ricovero e dell'Istituto per Discinetici della C.R.I., sempre di Albino.
Alla fine del 1966 l' AVIS Svizzera contava 2.112 iscritti, organizzati in 37 sezioni e 12 gruppi e con 1.713 Donazioni effettuate.
PERCHÈ L'AVIS IN SVIZZERA?
Quando fu fondata l'AVIS in Svizzera, l'idea che emigrati italiani donassero il sangue agli ospedali svizzeri era una eloquente e nobile risposta alle varie iniziative xenofobe che proliferavano negli anni '60; inoltre la Croce Rossa Svizzera non era in grado di effettuare tra gli emigrati italiani l'opera capillare di proselitismo e di propaganda così bene come i membri dell'AVIS.
La Croce Rossa Svizzera, che raccoglie anche il sangue offerto dai donatori italiani, persegue egregiamente gli stessi scopi dell’AVIS; la nostra associazione, pertanto, integra positivamente l’attività delle istituzioni locali.
Questa creazione di nuovi donatori ha inoltre avuto positive ricadute nel corso degli anni passati, quando gli emigrati italiani, costretti dalla congiuntura economica a rientrare in Italia, hanno portato con loro la cultura associativa dell'AVIS ed hanno fondato nuove Sedi in molte zone dell'Italia meridionale ancora pesantemente carenti di donatori.
L’opera di sensibilizzazione, iniziata attraverso la collaborazione con le Missioni Cattoliche, le Colonie Libere ed i vari Consolati, con particolare riferimento a Zurigo e Basilea, oltrepassò ben presto la zona di Baden, dove nacque il primo gruppo di donatori e si estese a macchia d’olio, creando le premesse per la costituzione di un’AVIS intercantonale.
Già dalle sue origini, il finanziamento necessario per il funzionamento dell’associazione era un problema; lo statuto AVIS al quale noi ci richiamiamo, non prevede il pagamento di una tessera da parte dei soci donatori. Da parte del sistema trasfusionale svizzero non era ne è previsto nessun tipo di contributo alle nostre organizzazioni. Il Ministero degli Affari Esteri italiano non disponendo di un capitolo di spesa per associazioni come la nostra, elargiva in modo occasionale finanziamenti molto limitati.
Nei primi tempi le spese vive erano coperte in prima persona dai dirigenti eletti; successivamente le sedi si sono adoperate con feste da ballo e manifestazioni varie per raccogliere fondi che permettessero la loro sopravvivenza. A livello di Avis di base, l’attività associativa è riuscita, bene o male secondo le situazioni locali, a coprire il proprio fabbisogno economico.
Per il Consiglio Regionale la situazione era ed è completamente diversa: non riceve nessun tipo di contributo dalle sedi locali a causa delle loro limitate ed occasionali risorse, ed essendo nell’impossibilità materiale di organizzare iniziative locali, riceve un contributo annuale direttamente dall’AVIS Nazionale, finalizzato esclusivamente al suo funzionamento.
1963 Baden (data della prima donazione collettiva di italiani).
1965 Zurigo e Olten
1966 Pratteln, Romanshorn, San Gallo, Winterthur
1967 Delemont, Frauenfeld
1968 Arbon, Berna, Liestal, Weinfelden
1969 Bienne
1970 Ginevra, Soletta, Gränichen
1971 Basilea, Lungolago di Zurigo
1972 Lenzburg, Zugo, Toggenburg, Porrentruy.
1973 Wohlen, Pfäffikon
1975 Grenchen
1976 Uster
1980 Dietlikon
1981 Möhlin
1984 Glarona
1998 Kreuzlingen
Durante i primi anni, l’entusiasmo animò molti volonterosi che diedero vita a numerose altre sezioni, alcune delle quali molto attive, che però, forse per la mancanza di basi solide, o per il rimpatrio di elementi di primo piano, oppure, data la lontananza e quindi la scarsa presenza dell’AVIS intercantonale, svanirono o si costituirono in gruppi autonomi.
La maggioranza di queste sezioni nasceva nei cantoni di lingua e cultura tedesca e francese; in Ticino nacquero una sezione a Vezia e una a Lugano, che però chiusero negli anni 90. Gli emigrati italiani infatti, sentendosi perfettamente inseriti nella realtà locale, tendevano a donare spontaneamente assieme agli svizzeri, considerando l’AVIS una cosa superflua.
Nel 1967, esattamente il 18 aprile a Berna, veniva firmato il testo della convenzione tra CRS e AVIS, che sanciva un rapporto di collaborazione reciproca, avente lo scopo di dare la maggior diffusione possibile dell’ideale del dono del sangue volontario, gratuito e anonimo, tra i cittadini italiani nella Confederazione e fra tutti quelli che fossero disposti a condividerne le finalità sociali.
Successivamente si è instaurato un rapporto di stima e di collaborazione che si concretizzava con scambi di visite ai centri trasfusionali da parte di équipes specializzate sia in Italia sia in Svizzera, scambi di informazioni riguardanti la promozione del dono del sangue e un concreto impegno della CRS a sostegno dell’AVIS.
Sono molti gli avisini che all’epoca non si sono limitati a donare il sangue, ma si sono impegnati con grande motivazione e con azioni concrete contribuendo in maniera determinante alla maturazione e all’espansione della nostra associazione.
Nel 1972, all’assemblea di Olten, si contano 51 sezioni con 2500 tesserati. In quella occasione viene messo in rilievo il generoso gesto della sezione di Moutier che, oltre a donare il sangue presso l’ospedale locale, venuta a conoscenza che lo stesso si trovava in difficoltà, organizzava alcune manifestazioni donandogli il ricavato. Questo gesto è stato ripreso dalla stampa locale che ha esaltato l’opera dell’AVIS e dei suoi dirigenti.
Determinante fu anche l’azione di propaganda svolta attraverso la stampa, radio e TV. I principali giornali dedicati all’emigrazione quali l’ECO, Il Corriere degli Italiani e Avvenimenti, diedero ampio spazio all’AVIS e alla sua attività, così come fecero Radio e TV nelle rubriche per gli italiani in Svizzera.
I presidenti
Dal 1964 Alberto Carrara, quale presidente di AVIS Intercantonale
Dal 1965 Alberto Carrara, quale presidente di AVIS Regionale
Nel 1970 Nilo Miglioranza subentra ad Alberto Carrara.
Nel 1981, in previsione del suo rientro in Italia, Miglioranza lascia la carica, che viene assegnata a Gino Bettamin.
Dal giugno 1982 all’Assemblea regionale del 1983 ritorna alla presidenza Alberto Carrara.
Nel 1983, Vittorino Marsetti è eletto nuovo presidente dell’AVIS Svizzera.
Nel 1996, Gabriella Arpagaus riceve il testimone, che nel
1997 deve lasciare per motivi familiari e, al suo posto, viene eletto Aurelio Chiapparini.
Dal 2005 la presidenza ritorna in mano a Vittorino Marsetti
In occasione dell'Assemblea del 21 aprile 2013 a Baden, viene eletta alla presidenza Ilaria Giacosa.
Con Alberto Carrara prima e poi con Nilo Miglioranza (coadiuvato fortemente da Carrara e Bettamin), l'associazione era diventata una viva realtà dell'emigrazione. Moltissime le iniziative che venivano concretizzate. L'organizzazione di gruppi di sezioni con i rispettivi responsabili zonali per permettere un coordinamento delle diverse attività, seminari per i dirigenti, soprattutto per i segretari e gli amministratori, l'emissione delle tessere soci a livello svizzero che permetteva di avere un quadro attuale e concreto dell'evolversi dell'associazione. Il maggiore svantaggio all'interno dell'associazione era la grande fluttuazione dell'emigrazione. La maggior parte dei dirigenti appena era possibile si ritirava in Italia. Miglioranza e Carrara sono gli esempi più eclatanti.
Stampa avisina in Svizzera
Il 10 marzo del 1980 esce il primo numero di AVISvizzera: un’iniziativa nata dalla necessità di far arrivare a tutti i donatori un bollettino d’informazione specifico che, oltre a tenerli aggiornati sui principali argomenti e problemi legati al sangue, aprisse anche un nuovo dialogo tra Regionale, sezioni e donatori, consentendo a tutti di partecipare più da vicino ad ogni attività collegata all’AVIS.
Dopo tre anni il giornalino cambia formato e veste tipografica, si presenta molto bene e riceve subito ampi consensi; quasi tutte le sezioni sottoscrivono un abbonamento collettivo e così cominciano le prime cronache di vita associativa. Il periodico è quindi uscito regolarmente ogni tre mesi fino al n° 97 del dicembre 2005. Poi delle difficoltà personali hanno costretto a chiudere le pubblicazioni.
Il sito di AVIS Svizzera (www.avis-svizzera.ch)
Adeguandosi alle necessità di oggi anche AVIS Svizzera ha creato un suo sito, sul quale si possono leggere le notizie delle attività svolte e da svolgere sia dal Regionale che dalle comunali, oltre agli interessanti link.
Naturalmente il sito raccoglie anche tutti i numeri pubblicati di AVISvizzera.
Il nostro archivio
Non va dimenticato in questa sede il contributo della Casa d’Italia a Berna, punto di riferimento per riunioni di consiglio, giornate di lavoro e assemblee. La Casa d’Italia di Berna continua a metterci a disposizione un archivio per i nostri documenti. Una soluzione ottimale che ha risolto un annoso problema.
L’ATTIVITA’ DI AVIS IN SVIZZERA OGGI
Oggi le AVIS comunali in Svizzera sono 17, con 1326 soci che nel 2015 hanno effettuato complessivamente oltre 1783 donazioni. Le donazioni di sangue da parte di cittadini italiani nella Confederazione sono molto più numerose, ma anche dove esistono le nostre strutture associative è difficile ricevere dalle autorità sanitarie i dati richiesti.
Non tutte le realtà locali sono uguali. Nelle grandi città è più difficile tenere i contatti. Oltre a questa condizione, negli ultimi anni c’è stata una vera emorragia di dirigenti e soci che sono ritornati in Italia. Moltissimi di loro hanno continuato in quella che ritenevano la loro missione. Numerose sono le sezioni fondate da AVISini rientrati. Numerosissimi quelli che si sono integrati nelle realtà associative locali già esistenti. Oggi l’emigrazione italiana in Svizzera è presente con una numerosa seconda e terza generazione. Molti di questi giovani vedono l’AVIS non solo come un impegno sociale, ma come un ponte verso la propria cultura di origine. Moltissimi tra i giovani sono così integrati che, pur continuando a donare il sangue come i loro padri o i loro nonni, non ritengono più necessario iscriversi all'AVIS per farlo. Non è diversa la situazione per tutte le associazioni italiane in Svizzera.
Ciononostante l'AVIS Regionale svizzera continua nella sua opera di propaganda del dono del sangue e di sostegno delle comunali presenti nel suo territorio.
Il nostro lavoro prosegue con il sostegno di AVIS Nazionale che, così come ci ha aiutato a nascere, ci sostiene oggi, permettendoci di continuare nel nostro lavoro di alfieri del volontariato italiano.
Se la propaganda del dono del sangue è e rimane il nostro obiettivo primario, la cultura del dono così come viene intesa in Italia, la cultura italiana in generale che si mostra attraverso la nostra cucina, la nostra musica, la nostra moda, tutto questo è un contributo al paese che ci ospita ed un ponte verso l’Italia.
Se una volta “italiano” aveva il significato di straniero nel senso negativo, ora “italiano” indica un modo di vita europeo integrato nella confederazione. Una dimostrazione di come sia possibile integrare culture diverse e modi di vita. Ciò grazie anche all’attività del sodalizio avisino.