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Mandela padre del nuovo Sudafrica
A cinque anni esatti dalla morte di Nelson "Madiba" Mandela - e a cento dalla sua nascita - a che punto è il Sudafrica?
in Africa , società
(Luisa Nitti) "Le vittime e i carnefici di ieri potranno diventare i cittadini di una nuova 'nazione arcobaleno', nella quale il futuro si costruirà insieme". Era questo ciò che auspicava Nelson Mandela, primo presidente nero del Sudafrica, che riuscì a portare il paese fuori dal regime di segregazione razziale, evitando una guerra civile.
L’anno di Mandela
Ventisette anni di prigionia, la scarcerazione nel febbraio del 1990, il Premio Nobel per la pace nel 1993 e l’elezione alla presidenza del suo paese nel 1994: Nelson Mandela non smise mai di credere, fino agli ultimi anni della sua lunga vita, al progetto di un paese riconciliato e rinnovato.
Sono passati esattamente cinque anni dalla sua scomparsa, avvenuta il 5 dicembre 2013, a Johannesburg. Ma tutto il 2018 è stato il “suo” anno: il centenario della nascita - Madiba aveva visto la luce il 18 luglio 1918 - è stato costellato di iniziative e celebrazioni in Sudafrica e in tutto il mondo.
Praticare la generosità e il perdono: questo chiedeva al suo paese il leader sudafricano negli anni successivi alla scarcerazione, mentre l’arcivescovo anglicano Desmond Tutu promuoveva la “Commissione per la verità e la riconciliazione”, uno strumento che intendeva ridare dignità alle vittime della violenza e ricucire le sorti di un paese dilaniato.
Nelson Mandela (1918-2013)
Una società in movimento
Il progetto di diventare una grande nazione inclusiva è stato raggiunto soltanto in parte. Povertà e tensioni sociali sono oggi all’ordine del giorno, sia pure con connotazioni assai diverse rispetto ai decenni in cui vigeva la segregazione razziale.
Secondo Rocco Ronza, docente dell’Università Cattolica di Milano e ricercatore per il “Progetto Africa” dell’ISPI (Istituto per gli studi di politica internazionale), oggi la polarità tra la minoranza bianca e la maggioranza nera si esprime in modo nuovo: “Mentre il Sudafrica povero è ancora completamente nero, il Sudafrica ricco non è più completamente bianco; si è creato infatti un ceto medio e una borghesia nera che ormai è tra un terzo e la metà del Sudafrica ricco”.
Il Sudafrica oltre l'apartheid (Segni dei Tempi RSI)
Restituzione delle terre?
L'attuale presidente sudafricano, Cyril Ramaphosa - che potrebbe essere riconfermato alle elezioni della prossima primavera -, ha lanciato una campagna per la ridistribuzione delle terre ai neri. Un’iniziativa dal grande impatto mediatico. Naturalmente è un progetto che rischia di smuovere molti equilibri e far nascere nuove tensioni nel paese. E ha tutto il sapore di una mossa elettorale. Secondo il professor Rocco Ronza, l’iniziativa del presidente avrebbe comunque una valenza più simbolica che concreta. “La popolazione che lavora oggi in agricoltura è al di sotto del 10 per cento - spiega -. L’operazione del presidente ha però un fortissimo impatto simbolico, perché l’apartheid venne costruito sulla sottrazione delle terre alle comunità native o africane a vantaggio dell'agricoltura commerciale europea”.
L’eredità di Mandela
Oggi il Sudafrica è una nazione in cammino. In questo contesto le chiese cristiane continuano ad avere un ruolo significativo. Il Consiglio ecumenico del Sudafrica - nato nel 1968, in uno dei periodi più bui dell’apartheid - ha celebrato il centenario della nascita di Mandela chiedendosi in che modo le chiese cristiane possano fare la differenza oggi. Il segretario generale di questo organismo ecumenico, il vescovo Malusi Mpulmwàna, ricorda Mandela - che era cresciuto in un ambiente evangelico metodista - come un uomo “disinteressato, che intendeva la leadership come servizio e mai come mezzo per i propri interessi”.
“Noi sappiamo che il Sudafrica non ha ancora mantenuto la sua promessa verso la parte più povera e fragile della popolazione - prosegue Mpulmwàna -. Per questo motivo intendiamo portare a compimento quella promessa: lavoriamo nelle comunità locali, nelle chiese, per un Sudafrica riscattato dal razzismo, dove ogni cittadino abbia il necessario per vivere e dove ogni bambino che nasce possa esprimere il suo potenziale”.