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Il termine scuola indica da una parte l'ambito istituzionale in cui viene impartito l'insegnamento scolastico, dall'altra la trasmissione strutturata del sapere da parte di Insegnanti a singoli o a un gruppo (classe) di allievi. Nel ME e in epoca moderna l'insegnamento era soprattutto compito della Chiesa, prima che lo Stato nel XIX sec. si occupasse dell'educazione popolare imponendo l'obbligo scolastico. All'inizio del XXI sec. la formazione costituiva uno dei settori più importanti della politica. Nel 2007 in Svizzera le uscite degli enti pubblici per la formazione ammontavano a ca. 27 miliardi di frs., corrispondenti al 18,5% della spesa pubblica complessiva.
Non vi fu alcuna continuità tra le scuole della tarda antichità e quelle del ME, sorte principalmente per iniziativa di istituzioni ecclesiastiche e destinate alla formazione del Clero. Si trattava di Scuole conventuali, cui si aggiunsero più tardi le scuole cattedrali e capitolari istituite tra l'altro a Basilea, Zurigo, Berna, Lucerna, Losanna e Soletta, ma anche in centri rurali più piccoli come Rheinfelden, Zofingen, Zurzach e Beromünster, o quelle parrocchiali (ad esempio a Basilea).
Non si hanno notizie sull'insegnamento impartito nei primi conventi di Saint-Maurice e Romainmôtier. Dall'epoca carolingia la formazione dipendeva essenzialmente dalle scuole conventuali, frequentate soprattutto dai futuri monaci; le cosiddette scuole esterne, documentate a San Gallo e Reichenau, erano aperte anche ad altri studenti. Nelle scuole si insegnava dapprima la lettura e la scrittura, poi la grammatica e la logica. Il lat. era insegnato soprattutto utilizzando salmi e altri testi biblici; gli autori classici erano studiati solamente in casi eccezionali. Il programma di insegnamento fondato sulle sette arti liberali si impose solo progressivamente dal XII sec. La formazione di base permetteva di accedere agli studi superiori di filosofia e teol., medicina o diritto.
La fioritura delle città nel XIII sec. portò anche alla fondazione di scuole cittadine (Scuole superiori), come a Friburgo (1181), Berna (1240) o Sciaffusa (1253), in cui dominava lo studio del lat., che rispondevano all'accresciuta domanda di giuristi, notai e medici. Dopo la scuola lat., i giovani esponenti del ceto dirigente cittadino lavoravano spesso come assistenti in una cancelleria, prima di iniziare la carriera politica o diplomatica. Tra i rampolli delle fam. patrizie bernesi si usava inoltre acquisire una formazione cavalleresca servendo come paggio in una corte straniera o in una casata nobile. I figli dei commercianti perfezionavano la loro formazione lavorando in un banco all'estero. Le autorità cittadine permettevano anche l'apertura di scuole elementari (senza lat.), precorritrici della futura scuola pubblica (Scuola elementare).
Per gli studi superiori (dal XIII sec.) occorreva recarsi in un'Università straniera, ma la frequenza era costosa e il numero di studenti provenienti dalla Conf. di conseguenza risultava ridotto; in maggioranza erano ecclesiastici. Spesso gli studenti frequentavano solo uno o due semestri alla facoltà di filosofia, considerata come propedeutica. Solo una parte concludeva gli studi superiori (teol., diritto, medicina). Le Univ. preferite erano Bologna, Siena, Pavia, Parigi, Praga, Erfurt, Colonia, Lipsia e Heidelberg. Fondata nel 1460, l' Università di Basilea fu a lungo l'unica in Svizzera.
Autrice/Autore: Hans Stadler / cne
In epoca moderna l'istruzione fu profondamente influenzata da diverse correnti intellettuali. Dall'inizio del XVI sec. l'Umanesimo cominciò a esercitare un influsso sulle scuole ecclesiastiche e sulle scuole lat. cittadine, dove insegnavano umanisti come Heinrich Wölfli a Berna o Peter Falck a Friburgo; Basilea era marcata dalla presenza di Erasmo da Rotterdam e della sua cerchia di eruditi. A Berna e nella Svizzera occidentale il filosofo e umanista franc. Pietro Ramo (1515-1572) animò la scuola superiore. La Riforma e la Riforma cattolica determinarono un rinnovamento della scuola, che si aprì a nuovi strati della pop., ponendo l'accento sull'educazione religiosa del popolo: le scuole elementari dovevano contribuire a mantenere la purezza della fede insegnando a leggere a un vasto numero di persone (Alfabetizzazione), in modo da rendere possibile la lettura o la memorizzazione della Bibbia risp., nei territori catt., del Catechismo. Il biblicismo rif. incoraggiò lo studio delle lingue antiche e l'introduzione dell'Ebraico come materia scolastica.
Dopo la Riforma le scuole elementari si diffusero in tutto il Paese. Ginevra introdusse la scuola obbligatoria già nel 1536, sotto l'influsso di Giovanni Calvino. Poco dopo Berna cominciò a sostenere in tal senso i com. vodesi, tenuti a fondare delle scuole; l'obbligo entrò poi in vigore anche per i com. bernesi (1615) e per quelli zurighesi (1637). I com. parrocchiali svolsero un ruolo pionieristico nell'istituzione delle scuole elementari. Nei territori catt. un'evoluzione analoga risultò dal Concilio di Trento (concluso nel 1563) e dagli statuti sinodali di Costanza (1567 e 1609); nella Svizzera it. ebbero un effetto spec. gli sforzi riformatori di Carlo Borromeo. Le autorità diffidavano tuttavia dell'istruzione popolare poiché temevano che potesse mettere in questione il loro potere. Nel XVIII sec. il numero di scuole com. aumentò, ma persistevano delle lacune.
In via generale le scuole elementari si svilupparono prima e furono più dotate nelle città e nelle borgate che in campagna. Più sfavoriti in questo senso erano i com. con insediamenti sparsi delle zone collinari e montane. La qualità dell'insegnamento variava fortemente. I progressi dell'alfabetizzazione sono difficilmente quantificabili a causa della carenza di fonti; si dispone di dati solo per certe aree. Il tasso di alfabetizzazione differiva notevolmente secondo la regione, l'estrazione sociale e il sesso. Nell'ultimo quarto del XVIII sec. a Ginevra quasi tutti erano alfabetizzati, a Zurigo e Zugo ca. tre quarti, mentre in Ticino lo era poco meno di un terzo della pop. La capacità di lettura (più diffusa della scrittura) si estese più rapidamente nelle zone rif. rispetto a quelle catt., ma lo scarto tra le confessioni si ridusse in gran parte entro la fine del XVIII sec., sotto l'influsso dell'Illuminismo.
Nelle scuole elementari si insegnava soprattutto a leggere (testi stampati e manoscritti). Solo una parte degli allievi sapeva scrivere e meno ancora fare di conto. Il programma comprendeva talvolta lezioni di canto (salmi e canti religiosi) e di musica strumentale finalizzate al culto religioso. Nelle scuole catt. il manuale principale era il catechismo di Pietro Canisio. Nelle scuole rif. della Svizzera ted. si impose il catechismo di Heidelberg, sostituito nelle regioni rif. della Svizzera occidentale nel corso del XVIII sec. da quello di Jean-Frédéric Ostervald, affiancato dalla Bibbia e dal Libro dei Salmi. Si usavano inoltre materiali didattici (ad esempio gli abbecedari) e modelli calligrafici procurati dai genitori o realizzati dall'insegnante. L'istruzione si basava principalmente su lezioni individuali impartite dall'insegnante e sul mutuo insegnamento tra gli scolari. Ogni bambino si esercitava da solo, il maestro passava tra i banchi per una verifica. L'apprendimento della lettura avveniva compitando e sillabando, poi memorizzando meccanicamente il catechismo.
La Riforma ebbe conseguenze positive anche per le scuole lat., che preparavano i futuri pastori alle scuole superiori e i laici alle Univ. e alla carriera pubblica. Il nuovo regolamento delle scuole lat. di Zurigo (1532) servì da modello per le scuole secondarie dei cant. e delle città rif. (tra cui Berna, Basilea, Losanna e Ginevra). L'ordinamento scolastico di Berna (1548) veniva applicato anche nelle città soggette come Burgdorf, Thun o Aarau. Per motivi politici Berna sostenne le scuole lat. vodesi, come aveva già fatto per quelle elementari.
Sull'onda della Riforma catt. in Svizzera nacque una rete di scuole gestite dai Gesuiti, principale ordine attivo nell'insegnamento secondario e superiore. Questi ist. si orientavano alla ratio studiorum del 1599, che combinava formazione umanistica e scolastica, attribuendo grande importanza alla retorica apologetica. Il primo, fondato a Lucerna nel 1577, divenne un punto di riferimento per la Svizzera centrale ed ebbe un ruolo rilevante per tutte le regioni catt., in particolare il Ticino e i Grigioni. Il collegio di Friburgo (1582) ebbe una posizione analoga nella parte occidentale della Svizzera catt. I gesuiti aprirono altri ist. a Porrentruy (1591), Soletta (1646), Briga (1662) e Sion (1734). Le scuole conventuali (ad esempio Einsiedeln e Disentis) erano meno frequentate e non avevano la stessa importanza delle scuole gesuite. Nell'educazione delle ragazze si distingueva l'ordine delle Orsoline, che gestiva scuole a Porrentruy, Friburgo, Lucerna, Briga, Delémont, Mendrisio e Bellinzona.
Sotto l'influsso dell'Umanesimo e della Riforma, le scuole superiori riscoprirono i valori dell'antichità (arte, letteratura, filosofia), studiando direttamente i testi e i modelli originali, liberi dalle interpretazioni della scolastica medievale. Per questo motivo si insegnavano anche il greco e l'ebraico, oltre al lat., che non era più quello ecclesiastico, considerato "volgare", ma quello di Cicerone, definito classico. Dall'inizio del XVII sec. il confessionalismo impose dei limiti alle scuole superiori di ispirazione umanista.
Fino al XIX sec. Basilea rimase la sola Univ. nella Conf. A Zurigo, Berna, Losanna e Ginevra erano sorti, su impulso dei riformatori, ist. superiori destinati alla formazione dei pastori che, grazie al corpo insegnante, furono trasformati in vere e proprie Accademie dai programmi diversificati. In queste scuole la formazione era spesso completata da un soggiorno in un'Univ. straniera (in particolare Gottinga e Leida). Dopo la Riforma l'Univ. di Basilea non venne più frequentata dagli ambienti catt.; da allora la fondazione di un ateneo catt. in Svizzera divenne un'importante rivendicazione, soddisfatta solo nel 1889 con l'apertura dell'Univ. di Friburgo. Non fu nemmeno possibile creare un grande Seminario, anche se il Collegio Elvetico, fondato nel 1579 a Milano, svolse in parte questa funzione. La diocesi di Basilea istituì un proprio seminario solo nel 1716 a Porrentruy, quella di Costanza nel 1735 a Meersburg, ma i catt. sviz. preferivano le facoltà di teol. degli ist. gesuiti di Friburgo, Lucerna e Feldkirch. Numerosi studenti dei cant. catt., religiosi o laici, frequentavano Univ. estere, soprattutto a Strasburgo, Molsheim (Alsazia), Friburgo in Brisgovia, Dillingen an der Donau e Vienna.
Nella seconda metà del XVIII sec. la scuola ricevette nuovi impulsi dalle idee riformatrici scaturite dalle riflessioni pedagogiche di Jean-Jacques Rousseau e Johann Heinrich Pestalozzi (Pedagogia), dal Pietismo (Jean-Baptiste de La Salle) e dalla filosofia illuminista. Secondo le nuove teorie, l'istruzione doveva incoraggiare una religiosità autentica, formare buoni cittadini, adattare i metodi di insegnamento alle capacità dei bambini e trasmettere nozioni utili nella vita quotidiana. Le riforme vennero avviate a tutti i livelli. Le scuole elementari posero l'accento sulla scrittura e sull'aritmetica, offrendo un insegnamento più pratico in altre materie. Conventi progressisti come Sankt Urban e Bellelay costruirono scuole modello, dedicandosi alla formazione degli insegnanti e alla pubblicazione di materiali didattici. Le lezioni individuali e l'apprendimento a memoria furono sostituiti dall'introduzione delle classi e da nuovi metodi di insegnamento, come l'insegnamento frontale. Le scuole superiori nelle città rif. si distanziarono dal rigido canone scolastico umanistico e rinnovarono il programma di studio, rivalutando la lingua madre e la storia. In alcune città, come Zurigo e Aarau, vennero fondate Scuole reali. Anche le scuole secondarie dei cant. catt. recepirono i postulati illuministici, un processo favorito dalla soppressione dell'ordine dei gesuiti (1773). Le Acc. delle città rif. si svilupparono ulteriormente creando nuove facoltà. Le facoltà di teol. catt. inserirono nel programma di studio la teol. pastorale e la storia della Chiesa. Tutti questi sforzi non possono però celare il fatto che, alla fine dell'ancien régime, la scuola aveva bisogno di riforme e di un sostegno concreto, come rivelava, non da ultima, l'inchiesta sulla scuola del ministro elvetico Philipp Albert Stapfer (1798).
Autrice/Autore: Hans Stadler / cne
Durante l'effimera Repubblica elvetica (1798-1803) l'istruzione pubblica beneficiò dell'impegno del ministro Stapfer, che si sforzò di migliorare le scuole e l'istruzione del popolo tramite misure adottate a livello nazionale (riforma della formazione degli insegnanti, legge sulle scuole elementari e creazione di consigli dell'educazione e di ispettorati scolastici). Sotto la Mediazione e la Restaurazione (1803-30) i cant. ritrovarono la propria autonomia scolastica e le differenze tra i cant. si accentuarono di conseguenza. I corsi di perfezionamento da uno a tre mesi per insegnanti già attivi, introdotti progressivamente in diversi cant. - a Berna da Philipp Emanuel von Fellenberg, a San Gallo da Johann Rudolf Steinmüller -, e l'istituzionalizzazione della formazione di giovani insegnanti nelle Scuole magistrali private e cant. all'inizio del XIX sec. costituirono tuttavia i primi tentativi di uniformare la pratica didattica. Le principali materie insegnate alla scuola elementare comprendevano religione, lettura, scrittura e canto. Prima che si affermasse l'insegnamento frontale, disposto da diverse autorità scolastiche (ad esempio nei cant. Friburgo, Lucerna e Soletta) ma rifiutato da molti maestri, si impartiva un insegnamento individuale "in gruppo". Se le proposte didattiche di Pestalozzi non riuscirono a imporsi nella pratica scolastica, il metodo del Mutuo insegnamento di Andrew Bell e Joseph Lancaster sembrava il mezzo adeguato per insegnare a gruppi numerosi di bambini con conoscenze e capacità diverse. Anche padre Grégoire Girard, pedagogo riformista, sostenne tale metodo, che molti cant. resero obbligatorio, prima che la pedagogia di Johann Friedrich Herbart divenisse la dottrina di riferimento.
La Rigenerazione (1830-48) rappresentò un periodo di riforme per la scuola. Il motto di Heinrich Zschokke, per il quale l'istruzione del popolo equivaleva alla sua liberazione, divenne la parola d'ordine della politica scolastica dei cant. rigenerati, che avevano per obiettivo la scolarizzazione di tutti i bambini. Accanto a nuove scuole elementari, si aprirono anche in campagna scuole che permettevano di proseguire gli studi, le Scuole secondarie (dette anche scuole distr. o reali a seconda del cant.). Si istituirono inoltre Scuole speciali per sordi e ciechi, ma anche scuole per poveri e biblioteche popolari e per ragazzi per elevare il grado di istruzione. Venne pure esercitata una maggiore pressione sui genitori affinché mandassero i propri figli a scuola invece di impiegarli come manodopera (lotta contro l'assenteismo). Nella formazione degli insegnanti venne individuato lo strumento più efficace per migliorare la scuola, ciò che portò all'apertura di nuove scuole magistrali cant. Anche la fondazione delle Univ. di Zurigo (1833) e Berna (1834) risale alla Rigenerazione.
La legge zurighese sulla scuola del 1832, elaborata da Hans Georg Nägeli e Ignaz Thomas Scherr, servì da modello unificatore nella Svizzera orientale: la scuola elementare comprendeva sei anni di lezioni quotidiane (Alltagsschule, otto anni dal 1899), seguita da tre anni di scuola complementare (Repetierschule o Ergänzungsschule) o, per i più dotati, di scuola secondaria. Un piano di studio specifico per ogni classe e livello fissava gli obiettivi annuali. Le scuole erano tenute a usare i manuali ufficiali, anche per consolidare il metodo recentemente introdotto dell'insegnamento frontale. La legge zurighese sulla scuola garantiva l'autonomia delle scuole, sottoponendo la loro amministrazione alle autorità com. elette; determinava inoltre i criteri di selezione e il salario degli insegnanti.
La Svizzera occidentale ebbe un'evoluzione analoga. Il cant. Vaud promulgò nel 1834 una legge sulla scuola che conferì una nuova base legale alla scuola elementare e nel 1833 istituì a Losanna una scuola magistrale mista. Il cant. Ginevra si diede delle leggi sulla scuola nel 1835 e nel 1848. Nella Svizzera franc. le Univ. vennero fondate un po' più tardi rispetto alla Svizzera ted. e tutte, salvo a Friburgo, succedettero alle antiche Acc. (Ginevra, 1873; Friburgo, 1889; Losanna, 1890; Neuchâtel, 1909). Per lo sviluppo della scuola in Ticino furono determinanti la nuova legge sull'istruzione pubblica del 1831 (con provvedimento di applicazione, 1832) e l'azione di Stefano Franscini.
Nonostante le differenze tra i singoli cant., alla fine del XIX sec. a livello elementare si riscontravano alcune caratteristiche comuni. Il regime repubblicano in vigore in Svizzera, la revisione della Costituzione del 1874, le iniziative prese da alcuni uomini politici, l'operato delle ass. di insegnanti, ma anche gli esami pedagogici delle reclute avevano contribuito a questa evoluzione. Il principale denominatore comune era il carattere obbligatorio, gratuito, "sufficiente" e laico dell'insegnamento primario. L'influenza della Chiesa sulla scuola era stata ridotta, soprattutto durante il Kulturkampf. Tuttavia, dato il margine di manovra dei com. nelle questioni scolastiche, la coordinazione di vacanze, inizio e durata dell'obbligo scolastico, piani di studio, condizioni di promozione, formazione degli insegnanti e produzione di materiali didattici procedeva a rilento.
L'obbligatorietà dell'insegnamento elementare, che i cant. sono tenuti a rispettare dalla revisione della Costituzione fed. del 1874, non implica l'obbligo scolastico ma dell'istruzione. L'insegnamento, definito secondo esigenze minime da leggi cant. sulla scuola e piani di studio, poteva essere impartito in scuole pubbliche, in Scuole private o a domicilio; le autorità potevano autorizzare, accanto alle scuole pubbliche, anche ist. privati. La formula "di competenza statale" significa che la sorveglianza sulla scuola è esclusivamente compito delle autorità com. e cant. A livello elementare la maggior parte dei cant. estese la gratuità agli strumenti didattici e al materiale scolastico già verso la fine del XIX sec.
Nel XX sec. le competenze nel settore della formazione rimasero divise tra Conf., cant. e com.; un Dip. fed. dell'educazione, della formazione e della scuola non fu mai istituito. La sovranità cant., la decentralizzazione del potere, il principio di sussidiarietà e la democrazia (semi-)diretta continuarono a caratterizzare la scuola sviz. Solo alla fine del XX sec. l'accresciuto bisogno di coordinazione intercant. e intern. ha portato a sostanziali riforme volte ad avvicinare i sistemi scolastici cant. Nel 2006 popolo e cant. hanno approvato a grande maggioranza i nuovi articoli costituzionali sulla formazione, che prevedono una maggiore collaborazione e coordinazione tra Conf. e cant. Senza modificare radicalmente le rispettive competenze, la nuova regolamentazione intende favorire un'armonizzazione del sistema formativo sviz.
Autrice/Autore: Hans-Ulrich Grunder / cne
Poiché l'organizzazione delle scuole obbligatorie in Svizzera è affidata ai cant., che secondo la Costituzione fed. devono provvedere a un "insegnamento sufficiente", la Conf. è competente solo per la Formazione professionale e per alcuni aspetti del livello terziario. Secondo l'art. 22 della Costituzione fed. del 1848 aveva la competenza di istituire un'Univ. fed., ciò che tuttavia non riuscì; nel 1855 fu invece fondata una scuola politecnica fed. (Politecnici federali). La Conf. regola inoltre l'insegnamento della ginnastica e dello sport e gestisce la Scuola federale dello sport di Macolin e l'Ist. univ. fed. per la formazione professionale, fondato nel 1972, con le sedi regionali a Losanna, Lugano e Zollikofen. La Conf. stabilisce inoltre le condizioni d'accesso agli studi di medicina e ai Politecnici fed. e applica il regolamento concernente il riconoscimento degli attestati di maturità. Elargisce contributi per la ricerca e borse di studio a favore delle Univ. cant. e delle Scuole svizzere all'estero. Promuove infine la formazione e l'integrazione di bambini e giovani disabili.
Non esiste un sistema scolastico sviz., ma 26 sistemi cant. più o meno indipendenti e diversi, formatisi negli ultimi 200 anni e scaturiti da tentativi di coordinazione generalmente falliti - come dimostra ad esempio il referendum riuscito contro l'introduzione di un segr. fed. per l'insegnamento (il cosiddetto balivo scolastico) del 1882 - o solo parzialmente riusciti - per esempio gli sforzi della Conferenza svizzera dei direttori cant. della pubblica educazione (CDPE) riguardo la durata dell'obbligo scolastico o l'inizio coordinato della scuola -, in cui le tendenze centralistiche e unitarie si sono scontrate con le secolari ambizioni di autonomia e sovranità cant. Benché la CDPE già dal 1897 avesse costituito una piattaforma per lo scambio di esperienze e la coordinazione dei sistemi scolastici cant. sul piano nazionale, i cant. continuarono per la propria strada fino alla seconda guerra mondiale. Solo negli anni 1960-70 l'accresciuta mobilità interna rese necessaria una coordinazione più marcata nella politica scolastica.
All'inizio del XXI sec. la CDPE era organizzata in quattro conferenze regionali (Svizzera romanda e Ticino, Svizzera nordoccidentale, Svizzera centrale, Svizzera orientale), ciò che consente ai cant. di armonizzare i sistemi scolastici su una scala più ridotta. Il concordato sulla coordinazione scolastica del 1970 (che tratta per esempio dell'inizio e della durata dell'obbligo scolastico e dell'inizio dell'anno scolastico) ha costituito un importante strumento giur. di armonizzazione dei sistemi scolastici, cui entro il 2001 avevano aderito tutti i cant. eccetto il Ticino. Ma solo alla fine del XX sec. la pressione dall'esterno (integrazione europea e globalizzazione) ha spinto a perseguire la via dell'unificazione dei sistemi scolastici cant., spesso in modo precipitoso. All'Accordo intercant. sull'armonizzazione della scuola obbligatoria (concordato HarmoS, 2007) nel 2011 avevano deciso di aderire 15 cant., mentre sette l'avevano respinto. Contrariamente all'evoluzione politica e giur., sul piano della pedagogia, della didattica e dei metodi d'insegnamento si registrava per contro una notevole unità d'intenti.
Autrice/Autore: Hans-Ulrich Grunder / cne
In tutti i cant. esistono Scuole dell'infanzia e scuole speciali, gestite dai com. e da enti privati. La scuola dell'obbligo comprende il livello primario e il livello secondario I. Al livello secondario II appartengono gli ist. postobbligatori che portano alla maturità liceale e le scuole di formazione professionale (ist. professionali, scuole di arti e mestieri, scuole di diploma). Le Univ. cant. offrono curricoli di studio di livello terziario; l'offerta è completata dai due Politecnici fed. Alla fine del XX sec. il settore della formazione professionale ha vissuto grandi cambiamenti strutturali con l'introduzione della maturità professionale e la trasformazione delle scuole professionali superiori e delle Scuole tecniche superiori in Scuole universitarie professionali. Anche la formazione degli insegnanti, fino ad allora integrata nel livello secondario II, è stata affidata alle scuole univ. professionali, trasformando le vecchie scuole magistrali in alte scuole pedagogiche. All'inizio del XXI sec. la scuola dell'obbligo in Svizzera durava nove anni (livello primario e secondario I). La maggior parte dei cant. offriva un decimo anno (orientamento professionale, preparazione professionale).
Autrice/Autore: Hans-Ulrich Grunder / cne