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In seguito alla scomparsa del giornalista dissidente saudita Jamal Khashoggi molte aziende ritirano la parteciapazione al Forum economico saudita.
Emergono nuovi sviluppi sulla vicenda dell'uccisione del giornalista dissidente saudita Jamal Khashoggi. Stando al Washinghton Post, testata con cui collaborava il giornalista, scomparso nell'ambasciata saudita a Ankara lo scorso due ottobre, i funzionari del governo turco avrebbero riferito agli omologhi statunitensi che la Turchia dispone di prove audio e video di quanto avvenuto nell'ambasciata. Registrazioni in cui “si può sentire la sua voce (di Khashoggi, ndr), si può sentire come è stato interrogato, torturato e ucciso”. Negli scorsi giorni era emerso che il giornalista sarebbe stato ucciso e poi fatto a pezzi con una motosega da membri dei servizi segreti dell'Arabia Saudita. La Turchia non sarebbe però intenzionata a diffondere tali registrazioni (che di fatto costituirebbero una prova che Ankara spia le ambasciate straniere presenti sul suo terriotorio).
Mentre la vicenda tiene impegnate le cancellerie del mondo, l'Arabia Saudita vede le prime reazioni critiche nei suoi confronti. Sono infatti già numerose le aziende e le testate che avrebbero ritirato la loro partecipazione al Forum economicho e finanziario previsto per il per il dal 23 al 25 ottobre a Riad, chiamato spesso la "Davos nel deserto" (in riferimento al World Ecconomic Forum di Davos). Fra di loro il New York Times, il Washington Post, il Los Angeles Times, la Cnn, l'Huffington Post, Viacom, Hp e Uber.