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<h2>SubmittedText<h2><p>La Svizzera si è impegnata a raggiungere gli obiettivi dell'Accordo di Parigi sul clima ed è corresponsabile dell'adozione di misure contro il riscaldamento climatico e i relativi effetti.</p><p>L'attuale politica climatica svizzera è molto diversificata (divieti, raccomandazioni come pure misure d'incentivazione quali tasse, imposte o sussidi) in funzione del settore o del ramo considerato (alloggio, mobilità, industria, artigianato ecc.). Questa "tavolozza" di approcci diversificati comporta il rischio che la gran quantità di misure contribuisca in modo meno efficace al raggiungimento degli obiettivi dell'Accordo di Parigi sul clima. Inoltre, a livello di economia normativa si può affermare con certezza che singole misure sono poco efficaci per il raggiungimento della riduzione auspicata delle emissioni di CO2. Con le risorse impiegate attualmente, l'obiettivo non potrà più essere raggiunto.</p><p>Invito pertanto il Consiglio federale a rispondere alle domande seguenti:</p><p>- Quali programmi d'incentivazione esistono al momento a livello federale, cantonale e comunale (inclusa una panoramica per settore, ramo e costi)?</p><p>- Come valuta il Consiglio federale l'efficacia e l'efficienza dell'attuale politica climatica svizzera?</p><p>Nel mondo scientifico c'è ampio consenso sul fatto che la definizione di un prezzo senza eccezioni per il CO2 (con ridistribuzione alla popolazione) è più efficace ed efficiente della regolamentazione e dei sussidi.</p><p>- Come giudica il Consiglio federale l'affermazione degli esperti di economia normativa secondo cui l'attuale politica climatica potrebbe essere migliorata attraverso la definizione di un prezzo adeguato e generale del CO2?</p><p>- A quanto ammonterebbero il prezzo per tonnellata di CO2 emessa e i relativi proventi annui che potrebbero essere ridistribuiti alla popolazione?</p><p>- Quali sono secondo il Consiglio federale i motivi politici che si oppongono alla fissazione di un prezzo generale per il CO2?</p><p>- Come potrebbe essere sviluppato concretamente in Svizzera un sistema di questo genere (tenendo conto tra l'altro degli accordi internazionali e potenziando il sistema di scambio di quote di emissione)?</p><p>- Quali sarebbero i passaggi normativi necessari per attuare questo progetto?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. La legge sul CO2 (RS 641.71) contiene due strumenti di incentivazione, entrambi finanziati gli introiti della tassa sul CO2: ogni anno, un massimo di 450 milioni di franchi è destinato al Programma Edifici e alla promozione della geotermia, un massimo di 25 milioni di franchi è destinato al fondo per le tecnologie.</p><p>Inoltre, la legge federale sull'energia (LEne; RS 730.0) prevede misure per promuovere le energie rinnovabili. A ricevere sostegni sono gli impianti idroelettrici, fotovoltaici, a biomassa, geotermici ed eolici. Il Programma pilota e di dimostrazione (Programma P+D) consente all'Ufficio federale dell'energia (UFE) di sostenere lo sviluppo di tecnologie innovative conformi al mercato.</p><p>A livello cantonale e comunale esistono diversi programmi di incentivazione, soprattutto per i settori dell'edilizia e della mobilità, raccolti nel portale "Franchi energia" (www.franchienergia.ch).</p><p>2. Rispetto al 1990, in Svizzera le emissioni di gas serra sono diminuite del 19 per cento (del 17 dall'entrata in vigore dell'ultima revisione totale della legge sul CO2 nel 2013). L'obiettivo di una riduzione pari al 20 per cento fissato per il 2020 non è stato pertanto raggiunto per poco. La legge sul CO2 è composta da molteplici di misure. Riflette la volontà del Parlamento di fornire incentivi più mirati possibile per ridurre le emissioni, senza tenere conto unicamente dell'efficienza dei costi. In base all'articolo 40 della legge sul CO2, l'Ufficio federale dell'ambiente (UFAM) avvierà una valutazione della politica climatica 2013-2020 già nel corso di quest'anno e informerà il Parlamento dei risultati al termine dei lavori.</p><p>3. In linea di principio, la definizione di un prezzo del CO2 contribuisce a internalizzare i costi esterni delle emissioni di CO2. Un prezzo più alto costituisce un incentivo ad abbandonare combustibili e carburanti fossili. Non appena le alternative al fossile si saranno sufficientemente consolidate, è possibile tuttavia che altre misure di politica climatica - eventualmente diverse a seconda del settore - risultino più adatte a ridurre ulteriormente le emissioni di gas serra secondo un criterio di efficienza dei costi. In questo modo si potrebbero anche affrontare in modo più mirato i vari ostacoli che spesso ancora si frappongono all'affermazione definitiva delle tecnologie non fossili. La definizione di un prezzo generale potrebbe inoltre mostrare dei limiti anche alla luce dell'obiettivo del saldo netto pari a zero. In particolare, non vi sarebbe la certezza di raggiungere l'effetto di incentivazione auspicato in misura sufficiente e di quale debba essere l'evoluzione di tale prezzo nel tempo. Inoltre, bisognerebbe prestare attenzione alla sua compatibilità sociale. A fronte della forte pressione a intervenire, è quindi troppo rischioso affidarsi a un unico strumento.</p><p>4. Sono disponibili diversi studi che hanno stimato i prezzi per tonnellata di CO2 in Svizzera. L'importo dipende dall'obiettivo di politica climatica scelto e può quindi variare in misura considerevole. Negli studi che ipotizzano una decarbonizzazione completa entro il 2050, per tale data il prezzo sale da 970 a 1170 franchi per tonnellata di CO2. Questo prezzo corrisponde ai costi necessari per evitare l'ultima tonnellata di CO2 per raggiungere l'obiettivo auspicato. Di conseguenza, dovrebbe continuare a essere riscosso solo su una piccola quantità di emissioni. Gli studi disponibili non forniscono indicazioni sull'ammontare degli introiti e sugli importi di ridistribuzione. Tuttavia, è prevedibile che gli introiti, e quindi anche gli importi di ridistribuzione, tendano a diminuire nel tempo a seguito della riduzione delle emissioni di CO2.</p><p>5.-6. Nel 2017 il Parlamento non è entrato nel merito di un articolo costituzionale riguardante un sistema di incentivazione nel settore del clima e dell'energia (15.072). Il 13 giugno 2021 il Popolo ha respinto la revisione totale della legge sul CO2, la quale comprendeva, tra l'altro, un aumento della tassa sul CO2 vigente applicata ai combustibili fossili e l'introduzione di una tassa sui biglietti aerei. Anche l'iniziativa popolare "Imposta sull'energia invece dell'IVA", che intendeva sostituire l'IVA con una tassa sui vettori energetici fossili (compreso una restituzione parziale degli introiti alla popolazione sotto forma di riduzione dei premi individuali), è stata respinta dal 92 per cento dei votanti e da tutti i Cantoni. Fino a quel momento non vi era la volontà politica né l'accettazione per definire un prezzo del CO2 che fosse più completo possibile. Risulta particolarmente controverso definire soprattutto il prezzo dei carburanti fossili, un aspetto probabilmente ancora più accentuato nell'attuale contesto di aumento dei prezzi di benzina e diesel. L'accettazione dipende anche dalle proposte concrete formulate e in particolare dall'impiego degli introiti. Per evitare una duplicazione della regolamentazione, la definizione di un prezzo generale del CO2 richiederebbe la sostituzione di altri strumenti, quali l'obbligo di compensazione del CO2 per gli importatori di carburanti, lo scambio di quote di emissioni o l'impegno di riduzione per le imprese esenti.</p><p>7. L'attuazione normativa dipende dalla definizione del prezzo. Una base costituzionale risulta obbligatoria se si tratta di una tassa sul CO2 e se i proventi non vengono in gran parte ridistribuiti. Le tasse di incentivazione sono ammesse in base alla competenza tecnica dell'articolo 74 della Costituzione federale (RS 101). La formulazione concreta, la riscossione e l'impiego dei fondi devono essere disciplinate a livello legislativo.</p>  Risposta del Consiglio federale.