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L'iniziativa apre alla possibilità che i nostri diritti umani fondamentali siano limitati per decisione della maggioranza. La Convenzione europea dei diritti dell'uomo (CEDU) ha stabilito delle regole vincolanti e uniformi valide per tutti i paesi europei creando inoltre, attraverso la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, un’istituzione che permetta a chiunque di rivendicare tali diritti.
L'iniziativa dell’Udc minaccia i diritti umani fondamentali, che rischiano di essere limitati per decisione della maggioranza. È una porta aperta alle discriminazioni delle minoranze. Quest’ultime hanno bisogno di un’ulteriore rete di protezione rappresentata dal diritto internazionale e dalla CEDU.
Gli iniziativisti sostengono che le linee guida e le raccomandazioni di "alcune organizzazioni" o dei tribunali internazionali minacciano l'autonomia della Svizzera.
A questo proposito, Alain Bovard, giurista della sezione svizzera di Amnesty International, ha affermato che «questa iniziativa che può sembrare innocua e ragionevole in un primo momento, è in realtà un attacco politico alle basi della nostra democrazia e allo Stato di diritto. Gli iniziativisti ritengono che la maggioranza abbia sempre ragione e che quindi possa decidere tutto. Dimenticano tuttavia che il nostro sistema democratico funziona solo unicamente perché protegge esplicitamente i diritti delle minoranze, garantendo loro la possibilità di esprimersi».
I diritti fondamentali e la protezione delle minoranze sono iscritti anche nel diritto nazionale svizzero. Se il diritto nazionale fosse considerato prioritario rispetto al diritto internazionale, la tutela dei nostri diritti fondamentali subirebbe però un’importante limitazione. Le persone toccate, non potrebbero più, come in passato, invocare la CEDU o altri trattati internazionali, come la Convenzione sui diritti dell’infanzia o delle persone con disabilità.
L'iniziativa minaccia la sicurezza del diritto poiché, con un voto a maggioranza, le leggi di protezione attualmente in vigore potrebbero essere modificate o abrogate in qualsiasi momento. Questo potrebbe valere per la libertà di espressione o la libertà di riunione. Si può anche immaginare l’esclusione al diritto di voto, la messa al bando dell’assistenza sociale o dell’assicurazione contro la disoccupazione per gruppi specifici.
La Svizzera potrebbe così trasformarsi rapidamente in uno stato che “calpesta” i diritti e le libertà di tutti coloro che non sono dalla parte dei potenti, alla stregua di ciò che possiamo osservare oggi in Ungheria e Russia.
«Questa iniziativa vuole dare priorità alle leggi svizzere a scapito di oltre un centinaio di convenzioni e accordi internazionali stipulati dal nostro paese nel corso di un secolo, ciò che a mio avviso è inimmaginabile» ha aggiunto Alain Bovard. «La Svizzera non potrebbe più impegnarsi a livello internazionale se non con riserva di un possibile dietrofront in ogni momento. Il nostro paese perderebbe ogni credibilità e non sarebbe più un partner affidabile nei negoziati con altri Stati, in qualsiasi ambito», ha concluso Bovard.
comunicato stampa, 12 agosto 2014