Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01280.jsonl.gz/912

Una delle più celebri regioni sciistiche svizzere è la prima a calcolare quanto finirà per costare alla sua industria del turismo il cambiamento climatico.Questo contenuto è stato pubblicato il 14 marzo 2007 - 10:06
Il rapporto appena pubblicato sull'Oberland bernese, che comprende ambite mete di vacanza come Interlaken e Gstaad, sostiene che l'impatto sulla regione sarà tale da danneggiarne il turismo ma non in maniera radicale.
Attorno al 2030 i profitti della stagione invernale saranno diminuiti di circa il 30 per cento e oltre un terzo delle piste sciistiche dell'Oberland bernese sarà semplicemente scomparso. Per una regione fortemente dipendente dal turismo, la buona notizia è che l'aumento delle temperature porterà più visitatori d'estate, andando a compensare buona parte delle perdite.
Il rapporto, commissionato dalle nove località che sono "destinazioni ufficiali" per il turismo nella regione, è stato realizzato dall'Istituto di ricerca per il tempo libero ed il turismo dell'Università di Berna. Si basa su modelli climatici che prevedono, nell'arco dei prossimi vent'anni, un aumento massimo delle temperature pari a 1.8 gradi in inverno e 2.6 gradi in estate. Con un consistente aumento in inverno e una notevole diminuzione nella stagione estiva delle precipitazioni – ovvero, pioggia in bassa quota e neve al di sopra dei 1,500 metri.
Il rapporto passa in rassegna i diversi problemi che dovrà affrontare l'industria, a partire dagli investimenti necessari per adattare il turismo al cambiamento climatico e per garantire in ogni caso la possibilità di sciare, anche se solo nelle poche località di grande dimensione che possano vantare piste in alta quota.
I maggiori investimenti sarebbero destinati alla costruzione di impianti di risalita ad altitudini maggiori e per incrementare la produzione di neve artificiale. Un altro capitolo di spesa riguarderebbe le soluzioni per assicurare sufficienti risorse della sempre più scarsa acqua, indispensabile per la produzione della neve. E ancora: si dovrebbero finanziare misure per garantire la sicurezza di turisti e popolazione locale a fronte del previsto aumento di disastri naturali come valanghe e frane.
"Queste comuni desiderano sapere esattamente cosa sta succedendo nella loro regione e come possono prepararsi a fare fronte al cambiamento", spiega a swissinfo il principale firmatario dello studio, il professor Hansruedi Müller.
Consapevolezza
"Un interesse che dimostra la loro consapevolezza della situazione attuale e del fatto che bisogna essere pronti a fare i conti con un clima diverso. Ma sono anche coscienti delle nuove opportunità che si aprono. Per esempio, il fatto che nello scorso luglio facesse un gran caldo ha giovato agli affari delle aziende che gestiscono gli impianti di risalita nelle regioni site alle maggiori altitudini. Quando la gente sente il bisogno di aria fresca, questo rappresenta una opportunità di rinascita per il turismo estivo".
Casimir Platzer, proprietario di un hotel a Kandersteg e presidente dell'associazione degli albergatori della regione, racconta a swissinfo: "Questo studio ci mette all'avanguardia. Per l'industria, per gli impianti di risalita come per le strutture alberghiere, è importante agire adesso e mettere in conto da subito, nella pianificazione degli investimenti, un potenziale aumento della temperatura".
Una delle raccomandazioni principali del Rapporto steso dall'Università di Berna punta il dito sulla necessità, per i resort montani, di emanciparsi dalle attività sciistiche per diversificare l'offerta turistica del territorio. Ma secondo Platzer: "Adottando già oggi le misure necessarie stiamo agendo, piuttosto che reagendo".
Il problema dell'acqua
"Per tutte le "destinazioni ufficiali" dell'Oberland bernese, il problema principale sarà l'acqua per fare la neve artificiale", dichiara Christoph Egger, che è presidente dell'associazione cantonale bernese per gli impianti di risalita e montani nonché membro del Consiglio di gestione delle Ferrovie della Jungfrau – l'azienda che possiede e amministra la maggior parte delle linee ferroviarie e degli impianti sciistici fra Interlaken, Grindelwald e Wengen.
"Ferrovie della Jungfrau investirà sull'acqua 5 milioni di franchi nei prossimi due anni. Si tratta di circa un terzo del totale degli investimenti che faremo sulle infrastrutture", spiega a swissinfo.
Il sindaco di Adelboden, Felix Hari, ritiene però che la maggiore minaccia per una località turistica di media dimensione come quella che amministra, non sia tanto la mancanza di acqua o di neve, quanto piuttosto le valanghe e le cadute massi, che rischiano di bloccare l'unica via di accesso al villaggio. Ma la sua sommessa richiesta ai contribuenti di allargare i cordoni della borsa per garantire la sicurezza della strada ha incontrato lo scetticismo dei politici.
"Non è accettabile che una regione come l'Oberland bernese da una parte si appelli al governo cantonale perché la aiuti a ridurre il suo deficit di bilancio e dall'altra chieda la costruzione di nuove strade", chiosa Hans Bieri, membro socialdemocratico del Parlamento cantonale.
D'altra parte, però, Bieri ammette che il cantone dovrebbe intervenire per assicurare la sopravvivenza delle piccole comuni nelle valli alpine che siano costrette a chiudere gli impianti di risalita e che non abbiano risorse per diversificare il loro già modesto settore turistico.
swissinfo, Dale Bechtel, Thun
(traduzione di Serena Tinari)
I RISULTATI DELLO STUDIO SULL'OBERLAND BERNESE
Entro il 2030, durante la stagione invernale ci sarà una diminuzione del 35 per cento nel numero degli sciatori e del 25 per cento nelle prenotazioni alberghiere.
Il profitto della stagione invernale calerà così di 200 milioni di franchi.
D'estate, si verificherà un incremento del 10 per cento nel numero di visitatori e del 5 per cento nelle prenotazioni alberghiere – per un complessivo aumento di profitto pari a 80 milioni di franchi.
SCENARI FUTURI
Previsione minima per l'anno 2030:
inverno: aumento della temperatura pari a 0.4 gradi centigradi
estate: aumento pari a 0.6 gradi centigradi.
La linea della neve salirà di 50-60 metri.
Precipitazioni: leggero aumento in inverno, lieve calo d'estate.
Piccola accelerazione nello scioglimento del permafrost.
I ghiacciai continueranno a ritirarsi alla velocità attuale.
Previsione massima per l'anno 2030:
inverno: aumento della temperatura pari a 1.8 gradi centigradi
estate: aumento pari a 2.6 gradi centigradi.
La linea della neve salirà di 250-270 metri.
Precipitazioni: aumento pari all'11 per cento in inverno, diminuzione pari al 18 per cento in estate.
La ritirata dei ghiacciai subirà una notevole accelerazione.
Lo scioglimento del permafrost causerà un aumento delle frane e in generale si verificheranno più disastri naturali.