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BELLINZONA - Le Commissioni della gestione (CdG) delle due Camere non sono soddisfatte del modo in cui il Tribunale federale (TF) ha gestito le vertenze tra giudici e le accuse di molestie sessuali in seno al Tribunale penale federale (TPF) di Bellinzona. A loro modo di vedere, il rapporto redatto dalla Commissione amministrativa del TF non è degno di questa istituzione.
Le CdG lo scorso autunno avevano rilevato l'esistenza di problemi tra alcuni giudici del TPF - la stampa aveva parlato di varie violazioni, tra cui faide e lotte di potere, abusi nelle note spese, sessismo e mobbing - e si erano quindi rivolte al TF, che esercita la sorveglianza sui tribunali federali di primo grado.
La Commissione amministrativa della Suprema corte ha effettuato un esame approfondito delle accuse di mobbing che membri di lingua tedesca e francese avrebbero esercitato nei confronti dei colleghi ticinesi. Il suo rapporto, presentato in aprile, non soddisfa le CdG: in esso la Commissione cita infatti per nome alcuni membri italofoni e ricorre a un linguaggio non degno del TF.
Nel rapporto si sostiene che le critiche sono infondate, anche se dal documento emerge chiaramente che ci sono problemi tra i gruppi linguistici. La Commissione amministrativa ritiene che non vi siano indizi di molestie sessuali, ma le CdG, dopo aver visionato diverso materiale sono di avviso contrario: vi sono state dichiarazioni che possono essere senza dubbio definite sessiste. Chiedono quindi che il TPF si rivolga a uno specialista di mobbing e sessismo per risolvere la questione.
Le CdG fanno inoltre presente che il rapporto della vigilanza del TF è stato pubblicato senza dare al TPF e alle persone citate per nome la possibilità di prendere posizione: si precisa che essi potranno esprimersi durante la fase di attuazione delle raccomandazioni. Ciò tuttavia - sottolineano le CdG - viola il diritto di essere ascoltati.
Una violazione particolarmente grave nel caso della segretaria generale del TPF, di cui è stato raccomandato il licenziamento. Secondo le CdG, agendo così la Commissione amministrativa mette sotto pressione il TPF: se decidesse di non separarsi dalla segretaria generale si metterebbe contro la sua stessa autorità di vigilanza.
Le CdG infine lamentano il fatto che la Commissione amministrativa abbia presentato loro il suo rapporto senza rispettare le scadenze. Non è indirizzata a loro e non menziona che è stata redatta su loro richiesta.