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di Gil Canevascini, membro GUDC Ticino
Il 24 settembre saremo chiamati a votare sull'iniziativa della agricoltura. La preoccupazione che ci porta alle urne, e quella evidenziata dagli attivisti, sono che le condizioni nella quale vivono i nostri animali siano imbarazzanti per la Confederazione. Generalmente parlando, in Svizzera la qualità dell'infrastruttura per l'allevamento è di carattere migliore rispetto ai paesi limitrofi. I prezzi della carne e di altri alimenti sono già maggiori rispetto ai paesi vicini, grazie alla maggior esigenza svizzera per la qualità del proprio cibo. L'altra domanda è come vogliamo reagire alla potenziale crisi alimentare dovuta all'invasione dell'Ucraina da parte della Russia.
Alzare ancora l'asticella in questo periodo mi sembra essere di cattiva tempistica. Di principio, se l'economia sta andando bene, il sistema sembra favorire un allevamento più considerato delle necessità degli animali.
Un'altra considerazione interessante proposta è come l'allevamento stia cambiando gli animali. Viene indicato come la perenne covatura delle uova indebolisce lo scheletro delle galline, o come l'utilizzo di sostanze per la crescita ha portato i maiali ad avere due costole in più. L'uomo ha chiaramente una responsabilità per gli animali che alleva. Gli esseri viventi non meritano di essere trattati come bestie. Dire che non è naturale per gli animali vivere in questa maniera non è sbagliato, ma la società di oggi generalmente non sembra essere molto più "naturale" nei
confronti degli esseri umani. Il consumismo ci offre una vita abbondante nel materiale, ma scarsa di sapore. Il consumo di carne mantiene un aspetto quasi sacro nelle culture tradizionali.
Nella nostra cultura, che non è tradizionale, c'è il desiderio di tornare a trattare queste cose con maggior riguardo. Il compito di formare questa nuova moralità con la quale affrontare questo
problema è lasciata ad un gruppo di esperti e attivisti. Il problema con questi gruppi è che univocamente sembrano volere una società civile sullo stile della cultura medievale cinese, in cui
un efficiente gruppo di amministratori riusciva a controllare il nerbo della società. Il dilemma è che questi esperti è che non sembrano essere capaci di soddisfare il palato di nessuno. Il gran vociare sulla qualità delle cose nella nostra società è un indizio chiaro su come questi esperti non siano riusciti a convincere molti coi loro ideali.
Il problema è che la nostra società non ha più un rapporto vaniglia con se stessa (il termine vaniglia viene dal mondo videoludico e sta a significare qualcosa di ordinario come il gusto gelato,
ma che ci siamo dimenticati quanto sia straordinario, considerando come abbia l'essenza di un orchidea tropicale). Suggerire una soluzione per questa situazione ho l'impressione contribuirebbe al problema, piuttosto che risolverlo. Quello che dobbiamo comprendere è come ricollegarci al nostro passato in una maniera genuina, non escludendo però i vantaggi dell'industria. Cercare una soluzione politica a questo problema non aiuterà a migliorare la situazione per noi.
Continua nel frattempo l’esodo russo in fuga dal Paese, 10mila cittadini al giorno varcano la frontiera con la Georgia.
Intanto i filorussi accusano Kiev di aver bombardato nove insediamenti nell'autoproclamata Repubblica di Donetsk per «interrompere il referendum sull'adesione alla Russia».
Secondo migliaia d'intercettazioni svelate dal New York Times il morale delle truppe di Mosca è sotto i tacchi.
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