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di Vittorio Volpi
Sembrano insignificanti ma così non è
Confesso che si fa fatica a rintracciare su Google od un atlante geografico un gruppo di isolette nell’Oceano Pacifico situate fra il Giappone a sud di Okinawa e Taiwan, (Repubblica della Cina).
È un piccolo arcipelago disabitato di 5 piccole isole e 3 rocce tra gli 800 metri ed i 4.32 km2. Apparentemente insignificanti, ma così non è.
Dal 1972 la Cina che non si era mai fortemente pronunciata sul possesso di quel piccolissimo territorio si è di colpo profilata come la proprietaria, in un escalation di aggressività dal 2012 in poi nei confronti del Giappone.
Eppure tutta la storia delle Senkaku, così le nominarono a Tokyo, parla giapponese, come vedremo. Mentre, da parte cinese, sono diventate le isole Diaoyu.
Il conflitto non può non riportare alla mente il pirandelliano “così è se vi pare”, l’inconoscibilità del reale, ovvero l’improbabilità di riconoscere la verità assoluta perché ciascuno la riconosce in modo diverso.
Potrebbe passare in secondo piano data la minimità del tutto, se non fosse che il contenzioso su chi possegga quei tre scogli gettati nell’oceano Pacifico nel mare cinese dell’Est, si stia radicalizzando da parte di Pechino.
Prima di descrivere l’aggressività cinese e le possibili conseguenze facciamo un piccolo tuffo nella storia, senza andare troppo a scavare nei secoli scorsi per evitare che paradossalmente l’Italia reclami dei territori nel Regno Unito (il vallo di Adriano)…
Incominciamo con la restaurazione Meiji in Giappone -1868, pochi anni dopo il governo giapponese annesse il Regno di Okinawa -1879. Per la prima volta le isole Senkaku divennero di fatto il confine sino-giapponese.
Nel 1895 durante il primo confronto militare Cina-Giappone, il Giappone incorporò le Senkaku avendo verificato che si trattava di “terra nullius”, cioè territorio di nessuno. Il trattato di Shimonoseki del 1895 fu disastroso per la Cina. Rivelatore è un bellissimo saggio di Jung Chang L’Imperatrice Cixi che rivela che il debito per danni di guerra, multipli del PIL cinese, mise in croce per decenni le finanze cinesi. Un danno gravissimo.
Il trattato politicamente assegnava al Giappone con annessi e connessi Formosa, l’attuale Taiwan. Questo trattato, dopo le atomiche sul Giappone, fu superato dal trattato di San Francisco -1945 – fra il Giappone e le Forze Alleate. Qui iniziarono le discussioni.
Cina e Taiwan reclamavano le Senkaku, mentre il Giappone negava perché le Ryukyu (con gli isolotti) finirono sotto il controllo Usa ed in seguito, con il ritorno di Okinawa, al Giappone nel ‘72.
Secondo Tokyo, essendo le Senkaku sotto il controllo di Okinawa, divennero a tutti gli effetti giapponesi.
Va detto che prima del 1970, a fronte di tutti i documenti, mappe, carte geografiche, etc. nessuno (PRC,ROC inclusi) reclamò tale accordo, mentre dal ’70 in poi in Cina cominciarono a chiamarle Diaoyu.
Una forte accelerazione, secondo Wikipedia, avvenne da parte cinese dal 2012 allorché apparentemente cominciarono a circolare notizie di gas, petrolio nella piattaforma continentale intorno al piccolo arcipelago.
Proprio per risolvere il problema, gli Usa confermarono che avrebbero difeso il Giappone in caso di un attacco alle isole. Ma ora il mondo non è più quello di 50 anni fa. Il dominio del mondo non è più USA.
Siamo in regime di multipolarismo con una Cina superpotenza economica-politica-militare. Per di più con il suo assertivo leader Xi Jinping che – dichiaratamente – vuole chiudere i conti con il passato.
È ora storia recente: nei giorni scorsi Pechino ha riconfermato la sovranità delle isole ed avvisato Washington che ci saranno problemi in caso di loro collusione con i giapponesi. “Le isole sono una parte inalienabile del territorio cinese”. Un avviso agli Usa e Giappone di non toccare quei territori, “altrimenti ne subiranno le conseguenze”.
Le isole di per sé non sono nulla, ma se osserviamo la cartina geografica, tenendo conto delle miglia nautiche di acque territoriali intorno alle Senkaku, si capisce il valore strategico delle stesse che va oltre i diritti di pesca o l’eventuale petrolio.
In un momento in cui la vera scommessa è Taiwan, le Senkaku sono diventate quindi una prova del nove sull’orientamenti del confronto epocale tra Cina-Usa.
V.Volpi