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NEW YORK - Il suo alfabeto della vita contiene otto lettere anziché quattro, ma la sua struttura 3D a forma di doppia elica è perfetta: il super Dna ottenuto in laboratorio è l'ultimo traguardo della biologia sintetica, e promette di diventare un banco di prova per imparare a riconoscere eventuali forme di vita aliena, a ottenere nuovi tipi di farmaci e a immagazzinare dati. Descritto sulla rivista Science, è stato ottenuto negli Stati Uniti dalla Foundation for Applied Molecular Evolution e dall'azienda Firebird Biomolecular Science.
"E' un risultato di grandissimo interesse per la comunità scientifica", ha commentato Andrea Cavalli, direttore del laboratorio di Biologia e Chimica Computazionale dell'Istituto Italiano di Tecnologia (Iit). "Dimostra - ha aggiunto - che è possibile mantenere una struttura tridimensionale stabile" anche utilizzando lettere del codice genetico, le 'basi', diverse da quelle standard.
Il Dna naturale alla base di ogni forma di vita sulla Terra è composta dalle lettere A, C, T, G, il Dna super-potenziato ha, accanto a queste, le lettere Z, P, S, B. Per questo i ricercatori lo hanno chiamato 'hachimoji Dna', dai termini giapponesi 'hachi', che significa 'otto', e 'moji' che significa 'lettera'.
Dna sintetico potenziato, con un paio di lettere in più, era stato ottenuto in passato, ma adesso la grande differenza è che il nuovo codice sintetico a otto lettere funziona in modo del tutto simile al Dna naturale. Vale a dire che può essere copiato nello stesso modo dalla molecola che è il suo braccio destro, l'Rna, altrettanto potenziata, ed è inoltre in grado di controllare la produzione di proteine.
Soprattutto mostra di essere molto stabile: mantiene cioè inalterata la sua inconfondibile struttura a doppia elica. Per Cavalli, come per gli autori della ricerca, questa caratteristica suggerisce la definizione della vita che aveva dato nel 1942 il fisico Erwin Schroedinger quando, 11 anni prima della scoperta della doppia elica del Dna, ipotizzava che gli elementi alla base della vita avrebbero dovuto avere tutte la stessa struttura.
Se questo fosse vero anche al di fuori della Terra, è probabile che la vita su altri pianeti possa basarsi su una forma di Dna simile a quella che sulla Terra è stata appena ottenuta in laboratorio. "Se ipotizziamo che ci siano molti più elementi combinati in modo diverso, in modo da produrre più basi azotate e proteine - ha osservato Cavalli -, aumentiamo la probabilità che avvenga una combinazione così improbabile come la nascita della vita sulla Terra".
Per uno degli autori della ricerca, Steven Benner, "sarebbe un errore dire che il Dna Hachimoji sia un esempio di vita aliena". Al momento, infatti, questo Dna non è completamente autosufficiente e ha bisogno di essere sostenuto continuamente: se dovesse per caso uscire dal laboratorio, non riuscirebbe a sopravvivere.