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LIESTAL - Il Tribunale cantonale di Basilea Campagna ha oggi nuovamente assolto la dottoressa Erika Preisig, che offre un servizio di assistenza al suicidio nel cantone, dall'accusa di omicidio intenzionale. La corte d'appello ha inoltre annullato il divieto di lavorare con persone con malattie mentali per quattro anni che le era stato imposto dal tribunale di prima istanza.
Niente condizionale e multa a metà - Il verdetto di prima istanza per reati multipli contro la legge sugli agenti terapeutici è stato confermato su un punto. Il Tribunale cantonale ha tuttavia rinunciato a una pena detentiva con la condizionale e ha ridotto la multa imposta dal Tribunale penale di Muttenz (BL).
Focus sulla qualità di vita - La corte ha riconosciuto all'imputata che, dopo accurate indagini, ha avuto legittimi dubbi sul fatto che la sua paziente fosse incapace di discernimento. Nel caso in questione, era comprensibile che il desiderio di morire fosse dovuto a una valutazione cosciente delle condizioni di vita della paziente e non solo alla sua malattia mentale. "In dubio" il tribunale ha quindi ritenuto che la paziente fosse capace di intendere, come sostenuto dalla dottoressa.
Scambi di farmaci - Tuttavia, la corte ha mantenuto la condanna per violazione alla legge sugli agenti terapeutici. Preisig si è resa passibile di sanzioni penali "rietichettando arbitrariamente" una dose mortale di un farmaco destinata ad un'altra persona. Non era neppure autorizzata a conservare il farmaco nello studio medico senza un permesso speciale. Il tribunale ha imposto una multa di 10.000 franchi svizzeri per questi reati.
Exit aveva detto no - Il caso riguarda un accompagnamento al suicidio avvenuto nel giugno del 2016, quando una donna di 67 anni con problemi psichici e tendenze suicide residente in una casa per anziani del cantone renano, si era rivolta alla fondazione Eternal Spirit della dottoressa, dopo che, tre anni prima, la più nota associazione Exit si era rifiutata di aiutarla a togliersi la vita.
Dubbi sulla capacità di intendere e volere - Il punto in discussione sotto il profilo penale era che la dottoressa e presidente dell'organizzazione di suicidio assistito Eternal Spirit aveva agito senza chiedere una perizia psichiatrica indipendente sulla capacità di discernimento della paziente.
Il verdetto iniziale - Nel luglio 2019, il tribunale penale di Muttenz aveva assolto Preisig in prima istanza dall'accusa principale di omicidio intenzionale, ma l'aveva condannata a quindici mesi di prigione con la condizionale per violazione della legge sugli agenti terapeutici e a pagare una multa di 20'000 franchi oltre alle spese giudiziarie. Secondo il verdetto di prima istanza la dottoressa aveva fornito i mezzi per morire senza aver ottenuto la necessaria perizia medica.
Ricorso - Sia la procura che l'imputata avevano fatto ricorso contro questo verdetto. La procura ha mantenuto l'accusa di omicidio intenzionale, l'imputata ha chiesto l'assoluzione completa.
Incertezze e controversie - Preisig ha nuovamente difeso il suo operato davanti al Tribunale cantonale. Ancora una volta, il punto controverso è stato principalmente la capacità di intendere della paziente. Secondo una perizia commissionata post mortem la donna non era capace di discernimento.
La posizione della dottoressa - Ho sempre percepito la donna come capace di giudizio, ha detto Preisig. Ha sottolineato che la paziente aveva effettivamente sofferto di disturbi somatici e non di disturbi depressivi e psicosomatici, come le era stato detto durante le consultazioni psichiatriche. I disturbi somatici non curabili erano stati alla fine l'origine del desiderio di morte.
«Enorme sollievo» - Preisig ha detto di aver accolto la sentenza di seconda istanza con "enorme sollievo". Era particolarmente sollevata dal fatto che l'accusa di violazione dell'obbligo di diligenza e l'interdizione di esercitare fossero caduti.
Possibile un nuovo ricorso - Ha poi aggiunto che di non essere ancora in grado dire se accetterà la condanna di una multa per violazione della legge sugli agenti terapeutici. Insieme al suo avvocato, aspetterà il verdetto scritto. Anche la procura non ha ancora deciso se farà ricorso contro il verdetto al Tribunale federale.