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Per regolare il passato in materia di fiscalità e conti di stranieri la Svizzera vuole negoziare un accordo quadro con l'Unione europea (UE), che farebbe da sfondo a intese bilaterali: lo ha detto a Ginevra la consigliera federale Eveline Widmer-Schlumpf, partecipando a un colloquio organizzato da Academy & Finance et "L'Agefi" sul futuro della piazza finanziaria.
La ministra delle finanze ha spiegato che l'UE non ha la competenza per decidere sulle legislazioni fiscali al posto dei suoi membri, ma potrebbe tracciare un quadro globale. Widmer-Schlumpf ha anche più volte ripetuto che occorre andare verso lo scambio automatico di informazioni. "L'incertezza sulle regole rappresenta la situazione peggiore per la piazza finanziaria ed economica elvetica", ha detto. Il nuovo approccio potrebbe entrare in vigore "più rapidamente di quanto pensiamo", ha aggiunto davanti a circa 250 specialisti del settore .
Widmer-Schlumpf ha evocato due possibili scenari. Nel primo Berna non attenderebbe l'entrata in vigore di una norma globale sullo scambio automatico e cercherebbe accordi con i paesi più importanti. Le convenzioni di imposizione alla fonte (Rubik) rimarrebbero in vigore, ciò che comporterebbe lo svantaggio di costi elevati per le banche. L'UE potrebbe però rifiutare questo approccio, che non garantisce la parità di trattamento tra gli Stati membri dell'Unione. E la posizione della Confederazione sarebbe indebolita in relazione all'accesso al mercato.
Nel secondo scenario, la Svizzera punterebbe all'introduzione dello scambio automatico con tutti i membri dell'UE . Ciò rafforzerebbe la posizione di Berna sul tema dell'accesso al mercato. Per Widmer-Schlumpf questo scenario è attraente, visto che la metà dei patrimoni nelle banche svizzere proviene da clienti europei. I costi di realizzazione sarebbero però superiori a uno standard globale.
"Il Consiglio federale intende lasciare diverse opzioni aperte per garantire al meglio la flessibilità nei negoziati", ha concluso la consigliera federale.
SDA-ATS