Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01181.jsonl.gz/25

«Non devo certo ripartire da zero, ma ci tengo a precisare i punti cardine del mio impegno». Lo dice Doris Leuthard, ministra dell'economia, in un'intervista a swissinfo.
L'elezione dell'ex presidente del Partito popolare democratico svizzero ha acceso la speranza in una ventata di aria fresca in seno al Consiglio federale. Lo scorso 1° agosto è entrata in carica.
swissinfo: Signora Leuthard, sono trascorsi più di due mesi dal suo ingresso in Consiglio federale; ci descriva questa prima fase come ministro dell'economia.
Doris Leuthard: Per cominciare volevo acquisire una visione d'insieme del Dipartimento, conoscere i miei collaboratori e i progetti in corso. In Consiglio federale si trattava di individuare i nodi problematici e di capire dove è importante intervenire in qualità di ministro dell'economia.
I miei colleghi consiglieri federali mi hanno accolta con estrema cortesia. Durante le riunioni del Collegio discutiamo molto e si respira una buona atmosfera.
swissinfo: Nel Dipartimento che ha ereditato da Joseph Deiss ha già individuato alcuni settori in cui vorrebbe apportare dei cambiamenti?
D.L.: Conosco molto bene Joseph Deiss e già in precedenza ho avuto modo di discutere con lui su numerosi dossier che oggi ritrovo sulla mia scrivania. Pertanto, ho potuto riprendere molte sue priorità e non devo ripartire da zero.
D'altro canto, intendo porre l'accento sul miglioramento della competitività dell'economia svizzera. I nostri prezzi elevati, infatti, ci penalizzano. Sono convinta che per riuscire a trattenere in patria il massimo potere di acquisto possibile, la Svizzera debba allinearsi al livello europeo. Per il nostro paese ciò si tradurrebbe in valore aggiunto e posti di lavoro.
swissinfo: A fine novembre il popolo svizzero sarà chiamato a esprimersi sul versamento di 1 miliardo di franchi ai dieci paesi che, nel 2004, sono entrati a far parte dell'UE. Perché i cittadini dovrebbero deporre un sì nell'urna?
D.L.: Principalmente perché, a mio modo di vedere, il contributo di coesione è un investimento nei nuovi mercati dell'Europa dell'est e, al contempo, un investimento nei buoni rapporti con l'UE. Basti pensare che lo scorso anno la nostra bilancia commerciale con i paesi dell'Est europeo ha registrato un'eccedenza di 1,4 miliardi di franchi.
Secondo Swissmem, l'associazione dell'industria meccanica, elettrotecnica e metallurgica svizzera, la cooperazione con l'Europa dell'est garantisce 17'000 posti di lavoro nei settori di sua competenza. Questo denaro, quindi, ritorna nel nostro Paese. Inoltre, il previsto contributo di coesione non genera nuove imposte, ma viene interamente compensato nel budget della Confederazione.
swissinfo: È già stato anticipato che una parte del denaro necessario verrà sottratta all'aiuto allo sviluppo. Da dove esattamente verrà attinto questo miliardo?
D.L.: L'importo sarà ripartito sull'arco di dieci anni. Ciò significa un'uscita annua di 100 milioni di franchi. 60 milioni saranno finanziati annualmente con risparmi effettuati nel DFAE e nel DFE.
L'aiuto tradizionale a favore dei paesi dell'Europa dell'est verrà ridimensionato, principalmente attraverso il disimpegno da Russia, Bulgaria e Romania. Siamo del parere che si tratti di un taglio sostenibile, tanto più che non tocca paesi in via di sviluppo.
I restanti 40 milioni saranno compensati nel bilancio complessivo della Confederazione, grazie alle entrate supplementari provenienti ad esempio dalla fiscalità del risparmio dei contribuenti UE.
swissinfo: Negli scorsi giorni il PPD ha criticato la strategia di e-government del Consiglio federale. Quale importanza attribuisce al coinvolgimento della quinta Svizzera nel processo politico e nell'e-voting?
D.L.: Sono assolutamente favorevole alla diffusione delle moderne tecnologie dell'informazione. Tenersi aggiornati via Internet su quanto accade nel proprio paese di origine è importante, soprattutto per i nostri connazionali che vivono all'estero dove i giornali svizzeri sono disponibili solo limitatamente.
È una situazione che alcuni miei conoscenti residenti all'estero sperimentano quotidianamente: per loro le piattaforme disponibili su Internet sono la prima fonte di informazione. Offrire agli svizzeri all'estero la possibilità di aggiornarsi attraverso il web, rientra nel compito di informazione della Confederazione.
swissinfo: Tra i dossier di sua competenza figura anche quello dell'agricoltura ipersovvenzionata. Quali strategie intende adottare in questo settore?
D.L.: «Ipersovvenzionata» è un termine che non mi piace. Con le riforme varate sinora e la Politica agricola 2011 stiamo progressivamente smantellando il sistema di sostegno del mercato sostituendolo con i pagamenti diretti, ossia la remunerazione dei contadini per le prestazioni fornite alla comunità. Al mercato il compito di stabilire cosa produrre e come.
swissinfo: Alcuni mesi prima della sua elezione aveva dichiarato ai contadini che un ennesimo taglio del budget destinato all'agricoltura era impensabile. Il Consiglio federale, tuttavia, prevede di ridurre ulteriormente i fondi a disposizione dell'agricoltura. Come uscirà da questo dilemma?
D.L.: Innanzitutto mi preme sottolineare che il limite di spesa richiesto dal Consiglio federale per l'agricoltura è identico a quello del periodo corrente.
Per il resto mi attengo al principio della collegialità e sostengo la decisione del Consiglio federale. L'aspetto importante di questa riforma è la direzione tracciata, con la quale il mio partito è pienamente concorde.
Dobbiamo tener presente che il Consiglio federale ha proposto anche una serie di misure volte a ridurre i costi. Se ci mostrassimo condiscendenti con i contadini sul versante dei costi e, al tempo stesso, innalzassimo i limiti di spesa, rischieremmo di frenare le riforme strutturali. A mio parere, vista l'evoluzione su scala mondiale che continuerà malgrado la sospensione dei negoziati di Doha, un simile scenario sarebbe alquanto inopportuno.
Intervista swissinfo: Susanne Schanda
(traduzione e adattamento di Sandra Verzasconi Catalano)
In breve
Doris Leuthard è nata nel 1963 a Merenschwand nel Cantone di Argovia ed è la prima di quattro figli.
Dopo gli studi di giurisprudenza a Zurigo si reca a Parigi e a Calgary per un soggiorno linguistico.
Fino all'elezione in Consiglio federale, esercita la professione di avvocato a Wohlen e Muri, nel Cantone di Argovia.
Nel 1997 viene eletta nel Gran consiglio argoviese.
Nel 1999 entra in Consiglio nazionale (la camera bassa del parlamento svizzero).
Nel 2001 diventa vicepresidente e nel 2004 presidente del Partito popolare democratico (PPD) svizzero.
Il 14 giugno 2006 viene eletta in Consiglio federale (il governo svizzero).
Il 1° agosto 2006 entra in carica alla direzione del Dipartimento federale dell'economia (DFE).