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Nel corso di una riunione tenuta a Berna, circa mille aderenti dell'Azione per una Svizzera indipendente e neutrale (Asni) hanno ribadito la loro evidente opposizione all'invio di soldati armati all'estero e a una più stretta collaborazione in ambito militare con eserciti stranieri. I due oggetti saranno posti in votazione federale il prossimo 10 giugno.Questo contenuto è stato pubblicato il 19 maggio 2001 - 18:27
Il presidente dell'Asni, consigliere nazionale Cristoph Blocher (UDC/ZH), ha messo in guardia i presenti su una modificazione legislativa da lui considerata un primo passo verso un'adesione alla Nato. Poiché l'integrazione della Svizzera all'Ue sembra non avere al momento alcuna possibilità alle urne, ha aggiunto, «l'esercito viene usato per aggirare la volontà popolare».
Il 4 marzo scorso, ha ricordato Blocher, l'elettorato ha chiaramente detto no ad un'adesione all'Unione Europea, ma «il Consiglio federale e alcuni parlamentari esterofili si preoccupano poco della volontà popolare». La nuova legge militare, ha dichiarato il leader dell'Unione democratica di centro, significa l'abbandono della neutralità armata perpetua.
Anche per il consigliere nazionale Christoph Mörgeli, la votazione del prossimo giugno mette in discussione elementi essenziali «quali la neutralità e il modo di concepire lo Stato». Secondo Mörgeli, il dovere di difendere la patria riguarda tutti e non solo alcuni mercenari. Lo Stato può chiedere a un cittadino di morire solo in nome di ideali considerati superiori al valore di una vita umana.
Per questa ragione, ha precisato Mörgeli, la riparazione di tetti o di condotte dell'acqua - o l'ambizione di alcuni politici di mettersi in mostra a livello internazionale - non giustificano simili operazioni armate all'estero. Al termine delle orazioni, i presenti hanno adottato all'unanimità una risoluzione «per una Svizzera sovrana e indipendente».
swissinfo e agenzie
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