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Riva Vincenzo Vela
A Lugano, conduce da Piazza A. Manzoni a Piazza B. Luini.
Fu la prima tratta di lungolago ad essere innalzata nella storia del quai di Lugano. In antecedenza l'acqua del lago occupava gran parte dell'odierna Piazza A. Manzoni e il passaggio verso ovest sulla sponda senza argini del lago (dall'allora casa Cogliati, alias Viglezio, sino alla casa dei fratelli Oliva) era a ridosso dei giardini che stavano tra la riva e le case di Via Nassa ed era costellato da parapetti e panchine in pietra, da lampioni a gas e da un filare di pioppi (nel 1890 poi sostituito da alberi più ombrosi).
La sistemazione della riva, da Palazzo Civico alla Chiesa di S. Maria degli Angeli, fu progettata nel 1863 dall'ingegnere Pasquale Lucchini (con la collaborazione anche degli ingegneri Tatti, Welti e Respini) e fu ultimata nel 1867.
La sua intitolazione risale al 1891, anno della morte del Vela, la più celebre personalità artistica del Ticino dell'Ottocento, nato a Ligornetto (1820-1891), dove nel 1898 fu inaugurato il museo a lui intitolato. Operò in sintonia con varie tendenze del suo tempo: realismo, romanticismo, simbolismo e verismo; lavorò a Milano con il fratello Lorenzo (cantiere dell'Opera del Duomo). Nel 1846 tornò in Svizzera per combattere nella guerra del Sonderbund e l'anno dopo compì un viaggio di studio a Roma; nel 1848 partecipò alle Cinque Giornate di Milano; nel 1852 tornò a Ligornetto; docente all'Accademia di Belle Arti di Torino (1853-1867). In città a Lugano, di cui divenne cittadino onorario nel 1879, si trovano lo Spartaco, fra le opere più esemplari e celebri (nel vestibolo di Palazzo Civico), La Desolazione (nel Parco Civico), il monumento a Guglielmo Tell (in Riva G. Albertolli); il locale Museo civico di Belle Arti conserva inoltre il monumento a Francesco Calloni, i busti di Filippo e Giacomo Ciani, quello di Dante Alighieri e il bozzetto di Le vittime del lavoro (la copia in bronzo fu esposta postuma ad Airolo); a Bellinzona lo ricorda il busto del generale Dufour e a Como il monumento a Garibaldi, l'ultima sua grande opera.