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Il Dipartimento degli affari esteri, dopo l'arresto dell'ambasciatore Svizzero in Lussemburgo, vuole maggiori controlli sulle attività extraprofessionali dei diplomatici.
Le norme relative al reddito accessorio del personale del Dipartimento degli esteri (DFAE) devono essere riviste. Il ministro degli esteri Joseph Deiss intende così trarre lezione dalla vicenda dell'ambasciatore elvetico in Lussemburgo Peter Friederich, stando a quando ha affermato domenica il portavoce del DFAE Livio Zanolari. Intanto la Procura federale ha chiesto la proroga dell'arresto di Friederich.
Maggiori controlli sul reddito accessorio dei diplomatici
Prendendo posizione sulle dichiarazioni rilasciate alla «NZZ am Sonntag» da parte di Bernhard Marfurt, capo della Direzione risorse del Dipartimento degli esteri, Zanolari ha affermato: «si tratta di esaminare le prescrizioni in vigore al fine di stabilire in quali casi e quali condizioni è ammissibile percepire redditi accessori per il personale del DFAE».
Secondo Bernhard Marfurt, i diplomatici possono importare per proprio uso personale mobili o oggetti d'arte. «E' perfino immaginabile che di tanto in tanto un oggetto artistico venga rivenduto», là dove comincia il commercio bisogna porre un limite.
Il capo del dipartimento Deiss vuole determinare se l'attuale dispositivo legislativo sia sufficiente o se debba venir rafforzato. Si tratta anche di fare in modo che eventuali irregolarità vengano scoperte il più presto possibile, ha precisato il portavoce Zanolari.
L'ambasciatore elvetico in Lussemburgo è stato arrestato lo scorso 8 luglio a Berna, sospettato di riciclaggio di denaro sporco e falsità in documenti. Il DFAE lo ha sospeso dalle sue funzioni.
Arresto prorogato
Proprio sabato il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) ha presentato alla camera di accusa del Tribunale federale una richiesta di proroga dell'arresto di Friederich, che continua a percepire lo stipendio.
L'istanza avanzata dalla Procura federale è prevista dalla Legge federale sulla procedura penale quando il magistrato inquirente vuole tenere in carcere una persona inquisita per un periodo superiore ai 14 giorni.
Il portavoce dell'MPC Hansjürg Wiedmer si è limitato a confermare la richiesta, senza prendere posizione sulla domanda informale di tenore opposto presentata nei giorni scorsi dall'avvocato di Friederich, Jean-René Mermoud.
l legale faceva notare come l'indagato fosse pienamente disposto a collaborare e non riusciva quindi a capire perché continuasse ad essere tenuto in cella dopo l'arresto, avvenuto l'8 luglio a Berna. Mermoud aveva preannunciato l'inoltro di una richiesta di scarcerazione formale nel caso la procura non avesse risposto.
Accuse ai servizi segreti
Secondo quanto dichiarato alla «SonntagsZeitung» dal legale di Friedrich, l'ex ambasciatore è vittima dei servizi segreti. Ha quindi scritto una lettera al ministro lussemburghese della giudizia chiedendogli di far piena luce su questo caso.
Per l'avvocato «appare indispendabile indagare sull'implicazione di un agente straniero infiltrato nel territorio lussemburghese, al servizio di una terza nazione straniera». Occorre inquadrare la vicenda in un contesto politico ben preciso, afferma il legale alla «SonntagZeitung», ossia le voci circolanti sulla piazza finanziaria del Lussemburgo, infangata dallo scandalo Clearstream (dal nome di una società di compensazione, un tempo sospettata di riciclaggio di denaro).
La banca Dexia a Lussemburgo aveva segnalato l'8 febbraio di aver sospetti di riciclaggio verso il suo cliente, l'ambasciatore elvetico. L'indagine ha poi evidenziato che si trattata di un ammontare litigioso di 750mila dollari.
Stando all'avvocato, che dice di basarsi su un documento dell'Interpol, in una riunione congiunta tra esponenti del governo lussemburghese, banche e Clearstream, per mostrare che il Lussemburgo è in grado di agire fermamente contro il riciclaggio si sarebbe deciso di far scoppiare il caso del diplomatico elvetico.
swissinfo e agenzie