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Le mutilazioni genitali inflitte a donne e bambine devono essere chiaramente punite, indipendentemente dal luogo dove sono state praticate. Il Consiglio degli Stati ha approvato oggi all'unanimità una nuova norma penale specifica. Il dossier torna al Nazionale per alcune divergenze minori.
Questo "flagello" - come lo definisce l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) - colpisce 140 milioni di donne nel mondo. I casi più frequenti sono l'escissione del clitoride o l'infibulazione.
Nessuna religione prescrive pratiche del genere, intese a ridurre il piacere nei rapporti sessuali o a preservare la verginità femminile, ha ricordato Anne Seydoux (PPD/JU) a nome della commissione preparatoria. L'operazione viene eseguita sulle bambine spesso da chirurghi improvvisati, in condizioni di scarsa igiene e con strumenti inadeguati, con rischi seri di emorragie e infezioni, talvolta anche con esito letale.
Il diritto in vigore già punisce tutti i tipi di mutilazione degli organi genitali femminili come lesioni gravi o semplici. La modifica, proposta a seguito di un'iniziativa parlamentare di Maria Roth-Bernasconi (PS/GE), intende però introdurre una norma penale specifica contro queste pratiche.
Queste pratiche verrebbero sanzionate in Svizzera anche se commesse all'estero e anche se non sono penalmente perseguibili nello Stato in cui sono state eseguite.
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