Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/180476

<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di adottare le misure necessarie affinché l'indennità per insolvenza prevista dall'assicurazione contro la disoccupazione sia versata solo se il lavoratore dimostra di aver effettivamente esercitato un'attività lucrativa presso il datore di lavoro insolvente e di vantare un credito salariale nei suoi confronti.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale segue con attenzione l'inchiesta penale aperta nel Cantone di Vaud contro alcuni datori di lavoro del settore edilizio sospettati di aver truffato l'assicurazione contro la disoccupazione. Poiché il caso non è ancora chiuso, non si possono ancora trarre conclusioni definitive.</p><p>Sulla base delle verifiche fatte dalla SECO risulta tuttavia che, per quanto riguarda le domande di indennità per insolvenza (II) presentate a favore dei lavoratori delle imprese in questione, la prova dell'esecuzione del lavoro è stata fornita ma è stata presumibilmente falsificata. L'applicazione di criteri più severi in materia di prova non avrebbe pertanto impedito la presunta frode.</p><p>Secondo l'ordinanza sull'assicurazione contro la disoccupazione, per riconoscere un diritto all'II è sufficiente che il lavoratore renda verosimile il credito salariale nei confronti del datore di lavoro. Alla base di questa disposizione vi è il fatto che spesso il lavoratore, non avendo accesso ai documenti interni dell'impresa, non è oggettivamente in grado di fornire la prova del lavoro svolto. Inoltre, lo scopo dell'II è permettere ai lavoratori che hanno salari arretrati a causa dell'insolvenza del datore di lavoro di onorare i propri impegni finanziari. L'indennità deve pertanto poter essere corrisposta rapidamente.</p><p>Ciò non significa che la cassa di disoccupazione è esonerata dall'obbligo di effettuare verifiche presso il lavoratore. Quest'ultimo deve infatti presentare tutti i documenti in grado di rendere verosimili i suoi crediti salariali. All'occorrenza, il datore di lavoro è tenuto a collaborare. Per rendere verosimile il credito salariale per il lavoro fornito si può, in particolare, presentare le informazioni sul salario contenute nel contratto di lavoro, il rapporto sulle ore di lavoro, le buste paga ricevute, gli estratti conto bancari, un riconoscimento di debito del datore di lavoro, eventuali certificati dell'Ufficio esecuzione e fallimenti o, a seconda dei casi, le dichiarazioni di precedenti superiori o collaboratori. Se il lavoratore non fornisce alcun documento o quelli presentati non sono sufficienti, la cassa di disoccupazione rifiuta l'II. Il principio della verosimiglianza preponderante è ammesso nell'ambito delle assicurazioni sociali se non è possibile produrre una prova rigorosa del fatto.</p><p>Imporre ai lavoratori di dimostrare in maniera rigorosa di aver effettivamente lavorato e di vantare così un credito salariale potrebbe rendere molto difficile o addirittura impossibile ottenere l'II e penalizzerebbe coloro che, pur avendo effettivamente lavorato, non sarebbero in grado di fornire tale prova per ragioni indipendenti dalla loro volontà. Ciò equivarrebbe a far sì che i lavoratori, ossia le parti deboli del rapporto di lavoro, si assumano il rischio legato all'insolvenza del datore di lavoro, cosa che l'II intende appunto evitare.</p><p>I presunti abusi nel Cantone di Vaud sono probabilmente legati al problema più generale dei fallimenti abusivi. Il Consiglio federale sta attualmente analizzando diverse opzioni per impedire che le imprese dichiarino il fallimento per sottrarsi ai propri obblighi legali, in particolare quelli nei confronti dei loro dipendenti (cfr. parere del Consiglio federale riguardo alle mozioni Schwaab 17.3759 e Feller 17.3760).</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.