Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/109426

<h2>SubmittedText<h2><p></p><p>La Commissione baleniera internazionale (IWC) si è riunita l'estate scorsa in Marocco per cercare un compromesso tra fautori e oppositori alla caccia alla balena, siccome Norvegia, Islanda e Giappone desiderano che la caccia commerciale al cetaceo sia riaperta. La Svizzera si è schierata a favore di una soluzione di compromesso, consistente ad autorizzare una caccia strettamente controllata con la riduzione progressiva delle quote di animali cacciati e con la limitazione della caccia a determinate specie. In fondo si tratta né piú né meno di convalidare la caccia commerciale.</p><p>Le ONG si sono fermamente opposte a questa volontà di sospendere la moratoria sulla caccia alla balena, perché dà un segnale estremamente negativo in pieno anno internazionale della biodiversità, e renderebbe praticamente impossibile, se concretizzata, il ripristino di una protezione piú severa. Delle specie minacciate, come ad esempio la balenottera boreale e la balenottera comune, potrebbero essere oggetto di un uso commerciale. Una regione dell'Antartico, finora protetta, sarebbe inoltre aperta a un numero limitato di catture. Infine non c'è nessuna garanzia che le quote verranno fissate secondo criteri scientifici e non piuttosto in base a un compromesso politico.</p><p>Chiedo quindi al Consiglio federale quanto segue:</p><p>1. Il Consiglio federale non aveva aderito nel 1979 all'IWC con l'intenzione di contribuire attivamente e in modo credibile alla protezione delle balene?</p><p>2. Su quali principi scientifici si basa la decisione presa dalla Svizzera?</p><p>3. Il Consiglio federale è consapevole del fatto che la sua posizione implica che delle specie minacciate sono nuovamente nel mirino dei cacciatori e che il santuario delle balene nell'Antartico sarà violato?</p><p>4. In che modo giustificare la continuazione di un'attività oggigiorno marginale e abbondantemente sovvenzionata, neanche sostenibile dal punto di vista economico, che aggredisce specie minacciate?</p><p>5. La posizione svizzera non contraddice per caso in maniera flagrante gli obiettivi dell'anno internazionale della biodiversità?</p><p>6. Come può inserirsi tale posizione nella strategia a favore della biodiversità, attualmente in fase di realizzazione?</p><p>7. Il Consiglio federale ritiene che questa posizione rifletta la sensibilità della popolazione svizzera?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. La posizione del Consiglio federale si orienta alle disposizioni disciplinate nella Convenzione internazionale sulla regolamentazione della caccia alla balena: da un lato la Svizzera si adopera per adottare delle misure volte a proteggere le balene a rischio di estinzione, dall'altro non si oppone a una caccia commerciale rigorosamente controllata, le cui quote e i cui metodi di caccia sottostanno a norme d'ispezione internazionali. </p><p>2. Dal 1986 è in vigore una moratoria temporanea sulla caccia commerciale alla balena che deve essere riconsiderata regolarmente. La soluzione di compromesso discussa in occasione dell'incontro in Marocco prevedeva una riapertura a tempo determinato e limitata a poche specie della caccia commerciale alla balena. Tuttavia non fissava delle quote di caccia, ma soltanto delle condizioni quadro entro cui operare. Le quote, invece, sarebbero state definite in un secondo tempo e su raccomandazione del comitato scientifico, organo di consulenza della Commissione baleniera internazionale. La Svizzera definisce la propria posizione sempre in base alle raccomandazioni formulate da tale comitato. Come è risaputo, esso è l'unico organo competente per formulare raccomandazioni su argomenti quali grandezza, riproduzione, fattori di minaccia, ecc. delle popolazioni di balene. Le raccomandazioni del comitato vengono rispettate sia dai fautori, sia dagli oppositori alla caccia alla balena.</p><p>3. La soluzione di compromesso prevede che una caccia limitata è ammessa per quelle specie i cui dati scientifici attuali permetterebbero al comitato scientifico di dedurre che una quota conservativa non minaccerebbe le specie cacciate.</p><p>Stando all'accordo, la caccia commerciale al cetaceo in zona protetta in generale è vietata. Gli Stati firmatari hanno tuttavia la facoltà di esprimere riserve, come nel caso del Giappone, quando l'Antartide fu dichiarata area protetta. La richiesta del Giappone di praticare la caccia a livello commerciale nell'area protetta dell'Antartide ha prodotto pareri controversi. Secondo la Svizzera la soluzione di compromesso avrebbe permesso di sostituire l'attuale caccia a scopo scientifico praticata dal Giappone in questa regione con delle catture commerciali fortemente ridotte in funzione di quote poste sotto sorveglianza internazionale. Il motivo per cui la Svizzera si è schierata a favore della soluzione di compromesso è la possibilità di ridurre il numero di balene abbattute ogni anno e di sottoporre la caccia alla balena a un regime internazionale di controllo.</p><p>4. La caccia alle specie che, stando ai risultati scientifici, sono a rischio di estinzione, non sarà riaperta neanche in misura limitata.</p><p>5./6. Lo sfruttamento sostenibile delle popolazioni naturali non contrasta con l'impegno per la salvaguardia della biodiversità, poiché lo sfruttamento sostenibile di habitat naturali è spesso garante della tutela di un ampia varietà di specie. </p><p>7. Sin dalla sua ratifica nel 1980 la posizione della Svizzera si basa sui principi della Convenzione internazionale del 2 dicembre 1946 che regola la caccia alla balena (RS 0.922.74). Il Consiglio federale ritiene che la posizione della Svizzera, basata non solo sui principi della convenzione sopracitata, ma anche sui principi della Convenzione del 5 giugno 1992 sulla diversità biologica (RS 0.451.43) - che si adopera sia per la salvaguardia sia per lo sfruttamento sostenibile della diversità biologica -, rispecchi le convinzioni della popolazione.</p>  Risposta del Consiglio federale.