Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/18901

<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p></p><p></p><p>ad domanda 1</p><p></p><p></p><p></p><p>Gli scontri più recenti tra forze di sicurezza serbe e ribelli albanesi del Kosovo costituiscono gli episodi più violenti sinora registrati, nell'anno in corso, nel Kosovo. I combattimenti hanno luogo prevalentemente nelle precedenti zone di conflitto di Drenica e dei distretti di Decani e Djakovica  concentrandosi nei villaggi situati nella regione di frontiera con l'Albania. La tendenza recente indica l'allargamento degli scontri ai distretti di Pec e Rahovec. Nei rimanenti distretti la situazione è sempre tesa ma, eccettuati alcuni focolai isolati, libera da scontri armati. Questi ultimi si sono avvicinati alla capitale ma, eccezion fatta per un'accentuata presenza di polizia ed esercito, non si segnalano sinora accadimenti particolari a Pristina.</p><p></p><p></p><p></p><p>Come in precedenza, non si può globalmente parlare di situazione di violenza generalizzata, in tutta la regione del Kosovo, che costituisca una minaccia in egual misura per la vita e l'integrità fisica di ciascun cittadino. Le regioni in cui si sono sinora svolti atti di violenza coprono all'incirca il 20  30 per cento della superficie del Kosovo. Il Consiglio federale parte comunque dal presupposto che vi sia un rischio notevole di un ulteriore acuirsi del conflitto.</p><p></p><p></p><p></p><p>ad domanda 2</p><p></p><p></p><p></p><p>Il Consiglio federale sostiene tutti gli sforzi che possono portare all'assistenza dei rifugiati nelle vicinanze della loro Patria e consentono di evitare la continuazione del viaggio verso Paesi lontani. Il fattore decisivo risiede in tale contesto nell'alloggio presso famiglie ospitanti. Un'alternativa importante è costituita dall'alloggio all'interno di edifici pubblici. Come già effettuato in diverse regioni dell'ex-Jugoslavia, la Svizzera è disposta a ristrutturare a tale scopo edifici pubblici. Il Corpo svizzero per l'aiuto in caso di catastrofe (ASC) sta già esaminando quali edifici possano essere utilizzati a tal fine. Tale atteggiamento corrisponderebbe nel contempo al desiderio espresso dal governo albanese, mirante a un aiuto alla ristrutturazione delle infrastrutture.</p><p></p><p></p><p></p><p>Come tutte le organizzazioni attive in Albania, il Consiglio federale ritiene che al momento attuale sia opportuno rinunciare alla costruzione di veri e propri centri di raccolta (anche nel senso di tendopoli), poiché non ve ne é ancora la necessità. Qualora l'afflusso di rifugiati dovesse registrare un aumento massiccio, il Consiglio federale è disposto, d'intesa con le altre organizzazioni, a mettere immediatamente a disposizione alloggi d'emergenza.</p><p></p><p></p><p></p><p>ad domanda 3</p><p></p><p></p><p></p><p>Il DDPS ha ultimato un piano d'impiego precauzionale volto al rafforzamento del Corpo delle guardie di confine (CGC), in particolare al confine meridionale. È inoltre attualmente in corso di elaborazione uno studio sulla praticabilità di opzioni di sostegno ad autorità civili, da parte dell'esercito, nell'assistenza a persone che chiedono protezione. Secondo il Consiglio federale, l'impiego dell'esercito va preso in considerazione soltanto nel caso in cui non sia più possibile, con i mezzi ordinari a disposizione degli organi della polizia di frontiera - compresi eventuali mezzi professionali supplementari, quali ad esempio gli effettivi del Corpo della guardia delle fortificazioni - tenere sotto controllo la situazione alla frontiera. In considerazione della situazione venutasi a creare al confine meridionale, il 22 giugno 1998 il Consiglio federale ha deciso di mantenere anche in futuro  in un primo tempo sino alla fine del 1998  il rinforzo di100 persone (membri del CGF e del DDPS) a favore del CGC.</p><p></p><p></p><p></p><p>Si può per il resto rinviare, per quel che concerne l'impiego dell'esercito al fine di potenziare gli organi della polizia di frontiera, ai numerosi interventi in materia cui il Consiglio federale ha sinora risposto, in particolare la mozione Leu del 29 aprile 1998 (98.3198), l'interrogazione ordinaria Fehr del 29 aprile 1998 (98.1066), la mozione Freund del 16 marzo 1998 (98.3106), l'interrogazione ordinaria Fehr del 21 gennaio 1998 (98.1005) e il postulato Fehr dell'8 ottobre 1997 (97.3456)</p><p></p><p></p><p></p><p>ad domanda 4</p><p></p><p></p><p></p><p>Come menzionato nella risposta all'interpellanza Müller dell'11 dicembre 1997 (97.3598), il Consiglio federale dà la priorità ai negoziati in corso concernenti un accordo di riammissione con l'Italia. Tali negoziati si svolgono parallelamente a quelli relativi ai trattati concernenti cooperazione transfrontaliera in materia di polizia e assistenza giudiziaria in materia penale. Se il programma sarà rispettato, i tre negoziati dovrebbero concludersi in autunno.</p><p></p><p></p><p></p><p>ad domanda 5</p><p></p><p></p><p></p><p>Il Consiglio federale coordina il rimpatrio di persone nel Kosovo con gli Stati limitrofi. Una gran parte dei Länder tedeschi e l'Austria hanno parimenti sospeso il rimpatrio  eccezion fatta per le persone resesi colpevoli di reati.</p><p></p><p></p><p></p><p>ad domanda 6</p><p></p><p></p><p></p><p>Le possibilità della Svizzera di contribuire in loco a una composizione del conflitto sono limitate. Dinanzi al crescente acuirsi del conflitto, le attività principali della comunità internazionale si concentrano presso organizzazioni e comitati internazionali come l'ONU, la NATO, l'UE e il gruppo di contatto, dei quali la Svizzera non fa parte. All'inizio del mese di marzo 1998, la Svizzera ha proposto in seno all'OSCE, che da anni si adopera al fine di trovare una soluzione politica per la questione del Kosovo, l'organizzazione di una conferenza internazionale sul Kosovo con la partecipazione della Repubblica federale di Jugoslavia. Benché la proposta svizzera sia stata giudicata, per quanto interessante, prematura, l'offerta di buoni uffici resta valida. Essa partecipa anche alle sanzioni della comunità internazionale, miranti a costringere il governo jugoslavo, mediante pressioni, al dialogo con Pristina.</p>  Risposta del Consiglio federale.