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Dovevano essere elezioni nel nome della continuità. O la conferma dello status quo, oppure un’alternanza tra i due partiti che da sempre dominano la politica irlandese. Una previsione destinata alla clamorosa smentita. Perché le prime elezioni, nella storia d’Irlanda, indette di sabato, rischiano di sconquassare il Dáil Éireann, il Parlamento di Dublino.
Gli ultimi sondaggi confermano l’inatteso primato dello Sinn Féin (partito di sinistra, d’ispirazione repubblicana), davanti ai liberali del Fianna Fáil e al Fine Gael, il partito dell’attuale Taoiseach (il Primo ministro), Leo Varadkar. Che rischia una severa punizione nonostante i successi con la Brexit (ha evitato il ritorno di una frontiera rigida lungo il confine con l’Irlanda del Nord) e la promozione di leggi più inclusive (l’ultima, storica, la legalizzazione dell'aborto).
Ma la crescita economica non ha trovato corrispondenza nella qualità della vita di tutti i giorni degli irlandesi. Che lamentano liste di attesa infinite nella sanità e prezzi stratosferici nel mercato immobiliare. La cura dimagrante allo stato sociale, voluta da Varadkar, ha fatto rialzare la “Tigre Celtica”. Ma difficilmente gli consegnerà quella legittimità politica, che cercava nelle urne.
Lorenzo Amuso