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Le striscianti internazionalizzazione, burocratizzazione, centralizzazione e armonizzazione minacciano la nostra democrazia diretta. Cantoni e comuni non decidono praticamente più da soli, bensì eseguono soprattutto le leggi della Confederazione.
di Céline Amaudruz
La democrazia diretta come la concepiamo noi, che pone il cittadino in cima alla piramide decisionale, è messa molto male. Da troppo tempo, il Parlamento si è arrogato la prerogativa di rivedere le norme costituzionali introdotte tramite iniziative popolari. Non c’è da meravigliarsi che questi “hold-up” democratici colpiscano esclusivamente i testi depositati dall’UDC, partito che raccoglie sempre più spesso il consenso popolare, a scapito degli altri partiti. Dimenticando che compete al Parlamento tradurre in una legge d’applicazione le norme costituzionali sostenute in votazione popolare, i partiti s’ingegnano per osteggiare con tutte le loro forze i testi in questione.
La Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale (CIP-CN) comincia oggi, giovedì, l’esame dell’applicazione dell’articolo costituzionale approvato da popolo e cantoni per la gestione dell’immigrazione. Il progetto d’applicazione del Consiglio federale è in contraddizione con il mandato costituzionale che esige la considerazione degli interessi economici generali della Svizzera, dei tetti massimi e dei contingenti annuali, come pure una gestione autonoma dell’immigrazione.