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BERNA - Vent'anni or sono - l'11 gennaio 1991 - apriva l'Archivio svizzero di letteratura (ASL), poco dopo la morte dello scrittore Friedrich Dürrenmatt, che lo aveva fortemente voluto fin dal 1987. Da allora numerosi sono stati i lasciti e le donazioni di grandi e piccoli autori svizzeri, compresi quelli di lingua italiana. Il primo fu lo stesso Dürrenmatt, che vincolò la donazione delle sue opere proprio alla creazione dell'ASL.
Dürrenmatt, insieme ai professori Peter Nobel e Peter von Matt, presentò alla Confederazione una proposta di donazione per fondare un archivio letterario che riunisse lasciti letterari d'importanza nazionale da gestire come istituzione annessa alla Biblioteca nazionale, e i cui fondi fossero a disposizione della ricerca. In seguito a colloqui preliminari informali con Alfred Defago, l'allora direttore dell'Ufficio federale della cultura, il capo del Dipartimento federale dell'interno Flavio Cotti sottopose la richiesta al Consiglio federale che la approvò.
Il contratto fu firmato il 27 giugno 1989. Dopo una fase di preparazione di più di un anno, l'ASL vide la luce nel gennaio 1991, nel 700mo della Confederazione. Da allora è stato tutto un susseguirsi di donazioni, da ogni angolo del paese.
Oltre a diversi manoscritti in lingua italiana collezionati già prima della fondazione dell'ASL, nel 1991 Giovanni Orelli, con la donazione del suo archivio letterario, ha dato inizio a una raccolta più estesa di manoscritti di autori contemporanei italofoni. Nell'ultimo ventennio questa collezione si è arricchita vistosamente, con i lasciti di Lice Ceresa, Adolfo Jenni, Edvige Livello, Anna Felder, Grytzko Mascioni e Alberto Nessi.
SDA-ATS