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NUR-SULTAN - Gli scontri in Kazakistan scaturiti dall'aumento del prezzo del carburante che si sono verificati settimana scorsa hanno avuto ripercussioni dirette anche sulle criptovalute.
Da subito internet ha cominciato a vacillare nel Paese, così come le telecomunicazioni in generale. Un problema per l'attività di mining, vale a dire "l'estrazione" delle criptovalute, che dall'anno scorso ha conosciuto un vero e proprio boom in Kazakistan, dopo che la Cina ha limitato l'attività.
In parole povere, il mining consiste nel processo di creazione di criptovalute ottenute tramite calcoli molto complicati, che necessitano di un lavoro informatico non indifferente e di computer potenti. E il Kazakistan ha attirato l'attenzione dei miners (minatori) grazie anche alle sue risorse energetiche.
Stando alla Cnn, il Paese rappresenta più del 18% dell'hashrate (potenza di calcolo totale per estrarre la criptovaluta) dell'intera rete globale di Bitcoin (solo gli Usa fanno meglio). Il dato si riferisce all'agosto del 2021, ultimo mese in cui sono disponibili i dati del Cambridge Center for Alternative Finance.
Il blocco della rete internet ha quindi messo in ginocchio i creatori di criptovalute. È probabile che il calo di circa il 10% dei Bitcoin sia collegato alla situazione kazaka.