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BERNA - La procedura di riconoscimento dei decreti stranieri di fallimento sarà semplificata e la posizione dei creditori delle succursali svizzere di una società estera insolvente sarà migliorata. Dopo gli Stati, oggi anche il Nazionale ha approvato all'unanimità la modifica della legge federale sul diritto internazionale privato (LDIP). Il dossier torna ora nell'altra Camera per l'esame delle divergenze.
La LDIP disciplina il riconoscimento in Svizzera dei decreti di fallimento stranieri. Secondo il diritto vigente sono riconosciuti soltanto quelli pronunciati nello Stato della sede, rispettivamente del domicilio, del debitore. Occorre inoltre che tale Paese garantisca la reciprocità.
Queste condizioni si sono rivelate problematiche nella prassi: ritardano e in parte impediscono il riconoscimento ledendo gli interessi dei creditori svizzeri e stranieri perché, se il fallimento non è riconosciuto, rimane possibile l'esecuzione individuale a scapito dell'insieme dei creditori.
Si tratta di pochi casi all'anno, ma le somme in gioco sono importanti, ha affermato Philippe Bauer (PLR/NE) a nome della commissione. I casi di Sabena, Parmalat, Lehman Brothers e Vögele ne sono degli esempi.
La revisione legislativa, rinunciando al requisito della reciprocità, permetterà dunque di agevolare il riconoscimento dei decreti di fallimento stranieri. Essa prevede inoltre che siano riconosciuti quelli pronunciati nel centro degli interessi principali del debitore. Per arrivare ad una semplificazione si deve poi poter rinunciare alla cosiddetta "procedura di fallimento ancillare" se non occorre proteggere i creditori indigeni.