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Il giornalista ed editore greco Costas Vaxevanis, già soprannominato l'"Assange greco" per aver pubblicato sul suo periodico Hot Doc la cosiddetta "lista Lagarde" contenente i nomi di 2'059 greci che hanno un conto corrente in Svizzera, torna oggi paradossalmente sul banco degli imputati per rispondere della stessa accusa che gli venne mossa l'anno scorso e da cui fu scagionato in prima istanza, ovvero violazione della privacy.
Lo riferiscono i media greci ricordando che il ricorso contro l'assoluzione del giornalista era stato presentato a metà dello scorso novembre dall'ufficio del Pubblico Ministero (PM) del tribunale di Atene.
Secondo il PM, la sentenza a favore del giornalista era "legalmente sbagliata" per cui era possibile processarlo di nuovo per lo stesso reato. Nel corso della requisitoria in cui nel primo processo aveva chiesto la condanna. dell'imputato, il magistrato lo aveva accusato "di aver ridicolizzato in pubblico una serie di persone e di averle messe in balìa di una società assetata di sangue come al Colosseo ai tempi degli antichi romani".
Dal canto suo Vaxevanis aveva definito il processo "mirato e vendicativo" e affermato che "è ovvio che (dietro al caso) ci sono motivi politici: molti dei nomi sulla lista sono amici del sistema politico".
SDA-ATS