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Dopo un inizio di stagione piuttosto tranquillo, l’uragano Fiona si è abbattuto su Porto Rico e poi sulla Repubblica Domenicana, lasciando più di un milione di persone senza acqua corrente o energia elettrica. Sabato, la tempesta ha colpito anche la costa orientale del Canada. Secondo quanto riportato dai media nazionali canadesi, circa 500'000 case sono rimaste senza corrente al passaggio dell'uragano.
Il Canadian hurricane center (CHC) ritiene che Fiona potrebbe essere la tempesta più violenta che abbia mai attraversato il Canada. Sebbene non sia immediatamente chiara la portata dei danni di questa catastrofe naturale, potrebbe rivelarsi più feroce dell'uragano Juan del 2003 e dell'uragano Dorian del 2019.
Gli scienziati non hanno ancora stabilito se i cambiamenti climatici abbiano avuto un impatto sull’uragano Fiona. Nonostante ciò, ci sono sufficienti evidenze scientifiche per confermare che queste tempeste devastanti stiano nettamente peggiorando.
L’impatto del cambiamento climatico sugli uragani
Il riscaldamento globale sta rendendo gli uragani più umidi, ventosi e intensi. Oltre a ciò, l'aumento delle temperature influenza la modalità con cui si muovono le tempeste. Queste ultime, infatti, si spostano più lentamente e hanno dunque il tempo di scaricare più acqua in una singola località. Se non fosse per gli oceani, la Terra sarebbe molto più calda: negli ultimi 40 anni le acque del pianeta hanno assorbito circa il 90% del riscaldamento causato dalle emissioni di gas a effetto serra. Il calore assorbito viene immagazzinato nella superficie e contribuisce ad alimentare la potenza delle tempeste e dare origine a venti più forti.
Il cambiamento climatico potrebbe anche influire sulla quantità di precipitazioni che si verificano durante un urgano. Poiché un’atmosfera più calda può contenere più umidità, il vapore acqueo si accumula nelle nuvole provocando piogge più intense. Il pianeta si è già riscaldato di 1,1 gradi Celsius al di sopra della media preindustriale. Gli scienziati dell’Amministrazione nazionale oceanica e atmosferica statunitense (NOAA) prevedono che, con un riscaldamento di 2 gradi, la velocità del vento degli uragani potrebbe aumentare fino al 10%. La NOAA prevede anche che la proporzione degli uragani più intensi (di categoria 4 o 5) potrebbe aumentare anch’essa del 10% entro la fine del secolo. Fino ad oggi, meno di un quinto delle tempeste hanno raggiunto una tale intensità dal 1851.
La stagione degli uragani sta cambiando
La stagione tipica degli uragani si sta dilatando, perché il cambiamento climatico favorisce le tempeste in più mesi dell’anno. Inoltre, gli uragani si stanno abbattendo in regioni molo lontane dalla norma storica e su località che non sono preparate ad affrontare delle condizioni meteorologiche tanto ostili. I ricercatori stanno al momento cercando di capire se il cambiamento climatico abbia o meno un impatto sul numero di uragani che si forma.