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Durante la 48a sessione del Consiglio dei diritti umani la Svizzera ha lanciato con successo tre iniziative. Insieme a Costa Rica, Marocco, Maldive e Slovenia ha presentato una risoluzione che riconosce come diritto umano a sé stante il diritto a un ambiente pulito, sano e sostenibile. Con questo importante segnale politico, la comunità internazionale risponde alla crescente limitazione, tra gli altri, dei diritti alla salute, all’acqua e al cibo a causa dei problemi ambientali.
La seconda iniziativa, concernente la pena di morte, viene ripresentata ogni due anni dalla Svizzera insieme a Belgio, Costa Rica, Francia, Messico, Moldova e Mongolia. Il tema principale della risoluzione di quest’anno era la mancanza di trasparenza nell’applicazione di questa pena. Il documento contribuisce così a ridurre progressivamente il campo di applicazione e il ricorso alla pena di morte in tutto il mondo. Insieme a un gruppo interregionale di 11 Paesi, la Svizzera ha infine presentato una risoluzione sulla lotta contro i matrimoni precoci e forzati in tempi di crisi (inclusa la pandemia di COVID-19). La Svizzera ha soprattutto sottolineato l’importanza di ribadire con forza il diritto alla salute, la piena ed effettiva partecipazione delle donne ai processi decisionali, il ruolo della società civile e l’eliminazione di tutte le forme di violenza contro le donne.
In una risoluzione sul rispetto della sfera privata nell’era digitale, il nostro Paese si è schierato con altri Stati a favore di una energica protezione dei diritti umani nel campo delle nuove tecnologie, in particolar modo l’intelligenza artificiale.
La situazione dei diritti umani nei diversi Paesi
Oltre a mettere in primo piano queste priorità tematiche la Svizzera si è concentrata anche sulla situazione dei diritti umani in diversi Paesi. In una dichiarazione ha espresso preoccupazione per la situazione in Afghanistan e ha invitato tutte le parti a rispettare il diritto internazionale umanitario e i diritti umani. La Svizzera ha appoggiato poi la risoluzione presentata dall’UE che incarica un’esperta o un esperto di indagare sulla situazione in Afghanistan. Durante i negoziati relativi a questa risoluzione il nostro Paese ha anche chiesto la proroga dei mandati della missione d’inchiesta sulla Libia e del gruppo di esperti sullo Yemen. La Svizzera deplora il fatto che il Consiglio dei diritti umani abbia respinto la risoluzione sul rinnovo del mandato del gruppo di esperte e esperti sullo Yemen.
Nel dialogo con le esperte e gli esperti dell’ONU la Svizzera ha commentato la situazione di vari Stati, tra cui il Burundi, il Myanmar, il Venezuela e la Bielorussia. In questa occasione ha esortato a tutelare i diritti umani e in particolare ha chiesto il rilascio delle persone detenute arbitrariamente. La Svizzera si è infine unita ad altri Stati in dichiarazioni congiunte su specifiche situazioni dei diritti umani, per esempio in Nicaragua, nel Sudan e in Etiopia.
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