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Credit Suisse si spinge fino al Tribunale federale (TF) per contestare una decisione dell'Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari (FINMA) relativa alla vicenda Iqbal Kahn.
Secondo la banca, lo studio legale scelto per indagare sul pedinamento del manager non ha l'indipendenza necessaria.
Lo scorso mese, il Tribunale amministrativo federale (TAF) aveva respinto un ricorso di Credit Suisse, arrabbiata per la selezione dello studio Quinn Emanuel. Ora, l'istituto finanziario comunica con una presa di posizione scritta il coinvolgimento del TF sulla questione, confermando un'informazione dei giornali del gruppo Tamedia.
Secondo Credit Suisse, il revisore americano sta conducendo numerose azioni legali contro la banca nel mondo intero. Questo, argomenta il numero due elvetico del settore, agli occhi della legge non è compatibile con la nozione di indipendenza.
Lo studio di Los Angeles è incaricato di portare avanti negli Stati Uniti diverse cause collettive nei confronti di Credit Suisse e altre grandi banche, in particolare in dossier legati alla crisi dei subprime. La società ha anche nel mirino l'istituto svizzero tramite una procedura di recupero crediti.
Il caso Khan riguarda l'ex top manager di Credit Suisse, ora passato a UBS. L'uomo, che era il responsabile della gestione patrimoniale, è stato fatto pedinare dal suo datore di lavoro dell'epoca. Era poi emersa una seconda situazione simile, questa volta ordinata per l'ex capo del personale Peter Goerke.
Lo scandalo, venuto a galla in settembre, ha portato all'addio, lo scorso febbraio, del presidente della direzione Tidjane Thiam, così come a quello del direttore operativo (COO) Pierre-Olivier Bouée. Secondo quanto riportano i quotidiani Tamedia, Thomas Werlen di Quinn Emanuel ha già intrapreso delle indagini preliminari insieme a una squadra composta da dodici elementi.
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