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Risparmiare metà di quello che si guadagna e investirlo per smettere di lavorare in giovane età. Il movimento made in Usa che intriga molti.
Il canadese Peter Adeney, fino al 2005, viveva la vita che conduciamo un po' tutti: lavoro, impegni, pagamenti, lavoro, in un circolo vizioso per cui più si lavora più si guadagna, e di conseguenza, spendendo molto, si deve lavorare sempre di più. All'età di trent'anni ha deciso di interrompere questa catena smettendo di svolgere la professione di ingegnere informatico e barattando la propria libertà con una vita a più basso costo.
La sua esperienza di vita è raccontata nel sito Mr Money Mustache, divenuto un punto di riferimento per tutti coloro che desiderano abbandonare il lavoro in giovane età gestendo, in maniera più che oculata, i propri guadagni. Coloro che vogliono discostarsi dal classico stile di vita della classe media, descritto da Adeney come “un vulcano esplosivo di spreco”, si riconoscono nel movimento Fire, che sta per Financial Independence Retire Early, ossia indipendenza finanziaria e pensione anticipata.
Dai libri fino all'era dei social
Nato negli Stati Uniti nel 1990, il movimento Fire è divenuto popolare nel 2010, a seguito della crisi economica globale di quegli anni. Il punto di svolta è stata la pubblicazione del manuale 'Early Retirement Extreme', scritto da Jacob Lund Fisker che, unitamente a 'Your money or your life' dell'esperta finanziaria Vicki Robin e Joe Dominguez, pubblicato nel 1992, costituisce il caposaldo della filosofia Fire.
Secondo l'esperienza personale di Lund, “una combinazione accurata di scelte finanziarie intelligenti, vita semplice e maggiore autosufficienza” rende possibile ottenere l'indipendenza finanziaria in giovane età. Dello stesso tenore è anche il libro della Robin che invita a ribaltare il proprio modo di concepire il denaro, usandolo come uno strumento per migliorare la propria qualità di vita e non un fine di cui diventare schiavo. Il raggiungimento della propria indipendenza finanziaria libera le persone dalla necessità impellente di lavorare per guadagnare, riappropriandosi del concetto di 'abbastanza', ossia possedere le cose di cui si ha bisogno in quantità sufficiente al proprio benessere, senza sprechi o inutili eccessi.
Il movimento ha poi preso sempre più slancio grazie alle infinite possibilità di contatto messe a disposizione dalle piattaforme social:sono così proliferati forum, blog e siti di persone che condividono con altre le proprie strategie di emancipazione dal mondo lavorativo.
Nel 2018, secondo un sondaggio condotto dall'Harris Poll, una società statunitense di ricerche di mercato, un'alta percentuale di americani, ricchi e di età superiore ai 45 anni, aveva già sentito parlare del movimento o era a conoscenza della sua filosofia. Se la scelta di non lavorare, infatti, è da sempre legata all'idea di ricchezza, il possedere così tanti soldi da poter fare a meno di un impiego, in questo caso il concetto chiave è il risparmio ed una metodica gestione dei propri guadagni.
Il fascino irresistibile della frugalità
L'obiettivo è quello di massimizzare il proprio tasso di risparmio trovando il modo di ridurre le spese o aumentare le entrate. In tal modo il denaro messo da parte sarebbe sufficiente per far fronte al proprio sostentamento senza il bisogno di dipendere da un lavoro. Come dichiarato alla rivista Zaster Magazine dal trentaseienne tedesco Florian Wagner, esponente del movimento Fire, ed autore del libro 'In pensione a 40 anni', “l'indipendenza economica è molto più realistica di quanto pensino i lavoratori ad alto reddito, come ingegneri, medici, avvocati. Dipende sempre dal tasso di risparmio mensile(...)non si tratta di rinunciare, ma di creare una vita felice. Abbasserò le mie spese solo nella misura in cui non peggioreranno la mia qualità di vita”.
Il trucco, secondo Wagner, è avere una panoramica ben chiara delle proprie entrate ed uscite in modo da poter modificare, in concreto, il proprio stile di vita in funzione dell'obiettivo che ci si prefigge. Non è detto, infatti, che per tutti sia una cosa desiderabile andare in pensione troppo giovani ma, lo stesso piano d'azione può essere applicato ad obiettivi diversi come, ad esempio, cancellare i propri debiti o implementare i propri viaggi. Nell'ottica del movimento Fire, nessuna rinuncia diventa pesante se fatta in funzione di un progetto che sta a cuore, che sia l'abbandonare il lavoro o avere più ore libere per i propri interessi personali. Tale movimento si è diffuso in diversi Paesi europei, tra cui la Svizzera, dove numerosi sostenitori di Fire condividono online le proprie esperienze.
Anche nella ricca Svizzera ci sono adepti della filosofia Fire. Uno di questi, è un 36enne vodese non così lontano dal suo obiettivo. Marc Pittet, questo il suo pseudonimo web, è anche autore di un blog (il Mustachian Post) dove spiega i trucchi per andare in pensione a 40 anni e racconta storie di altri aspiranti pensionati anticipati. «Devo dire che il frugalismo non ha alcun effetto negativo sulla mia qualità della vita, al contrario l'ha migliorata», ha dichiarato in intervista alla Nzz.
Con la moglie è recentemente riuscito ad acquistare una casa di proprietà. La coppia punta ad andare in prepensionamento attorno ai 45 anni. Va detto che il “sistema Svizzera” è parecchio più ostico di altri per ottenere questo tipo di autonomia finanziaria. Fra le ultime (grandi) sfide di Pittet c'è l'annuale cambio di cassa malati (sic) ma anche lo stop - per un test lungo un anno - dell'utilizzo delle sue carte di credito bancarie.
La ricetta: risparmiare la metà e reinvestire
Entrando nello specifico di quanto consigliato da coloro che vivono secondo i principi del movimento Fire i cui capisaldi, come detto, sono massimizzare mensilmente la propria quota risparmio ed investire il denaro risparmiato in piani finanziari a medio o basso rischio. Per raggiungere il primo obiettivo, ognuno mette in campo la strategia che ritiene più opportuna andando a limitare, o eliminare, tutte quelle voci di spesa a cui si può rinunciare.
In questo senso, si può anche pensare di svolgere lavori extra per incrementare il proprio potenziale di guadagno ed assicurarsi una riuscita più sicura del progetto. Quanto risparmiato, preferibilmente il 40 o 50% dei propri guadagni, deve essere poi reinvestito in azioni o ETF azionari, ossia fondi a gestione passiva che non necessitano di analisti per il loro buon funzionamento.
Spesso i sostenitori di questo movimento investono anche in piccoli fondi basati sulla tecnologia e start up innovative. Il principio è quello di investire la quota risparmio per ottenere un guadagno che sia di 35 volte superiore a quello annuale.
Nel 1994, il consulente finanziario William Bengen, dopo aver studiato i piani azionari dal 1926 al 1976, ha stabilito che le persone potrebbero vivere, ritirando il 4% dei propri investimenti il primo anno e lo stesso importo, adeguato all'inflazione, nei successivi 30 anni, senza esaurire il proprio patrimonio. Nel suo studio, Bengen ha calcolato una serie di tassi di prelievo, scoprendo che il 4% è il più alto tasso di ritiro iniziale capace di preservare i risparmi destinati alla pensione per almeno 30 anni, appunto.
Un piano non per forza a prova di bomba
Il movimento Fire fornisce, di sicuro, spunti molto interessanti sulla possibilità di migliorare la nostra qualità di vita, non facendola dipendere solo dai soldi guadagnati e i beni posseduti ma dal tempo trascorso in attività che ci soddisfino e ci appaghino.
Sulla sua effettiva fattibilità, invece, sono in tanti a nutrire dei dubbi, percependolo più come un esercizio di stile per persone già benestanti che un progetto alla portata della classe lavoratrice che fatica ad arrivare a fine mese con il proprio stipendio. In tanti si chiedono come sia possibile, pur conducendo uno stile di vita frugale, riuscire a mettere da parte la metà del proprio guadagno se, come detto, non si riesce a fare fronte alle spese mensili.
Non a caso la maggior parte dei sostenitori di questo movimento sono giovani e senza figli, solitamente impiegati nel settore tecnologico che garantisce loro uno stipendio più elevato rispetto alla media. Inoltre, il piano finanziario suggerito dal movimento Fire sembra non tenere conto degli imprevisti, come una crisi finanziaria o una malattia improvvisa, che possono mandare all'aria tutti i sacrifici fatti.
Lo stesso dicasi per l'inflazione che può erodere il valore dei risparmi accumulati cosi come l'eventuale modifica delle leggi fiscali che potrebbero avere un impatto negativo sul reddito pensionistico e sulla pianificazione finanziaria. Questo modello finanziario non tiene neanche conto delle commissioni per la detenzione e la vendita di titoli azionari che, a seconda dell'importo, hanno un impatto notevole sulla possibilità di successo dell'investimento stesso.
Inoltre, la regola del 4% è stata elaborata in un momento storico in cui il periodo della pensione durava, mediamente, una trentina di anni. Ma con l'allungarsi dell'aspettativa di vita, non vi è alcuna riprova che tale regola possa valere anche per periodi più lunghi. Non bisogna poi sottovalutare la componente psicologica che una scelta del genere può comportare.
Per molte persone abbandonare un tipo di lavoro tradizionale può portare ad un senso di insicurezza che si ripercuote negativamente sul proprio stile di vita, così come trovarsi in pensione troppo giovani se non si hanno interessi che possano dare soddisfazione e benessere.
Se il successo finanziario di un simile progetto non è alla portata di tutti, di sicuro si può invece fare tesoro degli spunti di riflessione legati ad uno stile di vita più frugale e sostenibile.