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Riflessioni a margine di Breve storia delle bugia di Jacques Derrida (Castelvecchi 2005).
Cosa è una bugia?
La prima definizione, pacifica e banale, non può che basarsi sulla verità e sulla falsità: si è sinceri quando si dice il vero e si mente quando si dice il falso.
Ovviamente un errore non è una menzogna e un ignorante non è un bugiardo; è quindi necessario correggere la definizione iniziale: è sincero chi dice ciò che crede esser vero, è bugiardo chi dice ciò che sa esser falso.
È comunque una correzione marginale.
Jackie Derrida. Ritratto a memoria è un interessante libro di Maurizio Ferraris che raccoglie diversi scritti sul filosofo francese.
Il primo di questi testi, intitolato Scripta manent, è stato originariamente pubblicato su «Il Sole 24 Ore» del 10 ottobre 2004, giorno dopo la morte di Derrida.
Ferraris citava una intervista che Derrida aveva concesso durante un convegno in suo onore a Rio de Janeiro. In realtà l’intervista era avvenuta a Parigi, subito prima della partenza per Rio.
Una piccola imprecisione dovuta alla fretta, che Ferraris volutamente lascia segnalando in nota l’errore. È interessante come introduce e di fatto spiega l’errore: Citavo a memoria; in realtà…
Ecco, Ferraris citava a memoria, non si era documentato, non aveva controllato, non aveva letto le fonti prima di scrivere. E da questo suo non leggere è seguita una cosa non vera, non reale, perché in realtà Derrida non era stato intervistato a Rio.
La memoria non è affidabile, lo scritto, la traccia sì. Scripta manent, certamente, ma anche e soprattutto in scripta veritas, nello scritto c’è la verità.
Quanta filosofia in una piccola nota a piè di pagina!