Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01028.jsonl.gz/1456

Non vi sono indizi di un "accordo segreto" concluso nell'autunno del 1970 a Ginevra tra l'allora Consigliere federale Pierre Graber e Faruq al-Qaddumi dell'Organizzazione per la liberazione della Palestina (OLP) al fine di preservare il Paese da attacchi terroristici.
KEYSTONE/PETER KLAUNZER(sda-ats)
Non vi sono indizi di un "accordo segreto" concluso nell'autunno del 1970 a Ginevra tra l'allora Consigliere federale Pierre Graber e Faruq al-Qaddumi dell'Organizzazione per la liberazione della Palestina (OLP) al fine di preservare il Paese da attacchi terroristici.
È la conclusione cui è giunto il Gruppo di lavoro interdipartimentale "1970" nel rapporto di cui oggi il Consiglio federale ha preso nota.
Gli esperti non hanno nemmeno trovato traccia "di tentativi di ostacolare le inchieste e i procedimenti condotti dalle autorità di perseguimento penale della Confederazione dopo il disastro aereo di Würenlingen del 1970", si legge in una nota odierna del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE).
Con la pubblicazione del rapporto, destinato alle commissioni della gestione del Parlamento e accessibile a tutti, il Consiglio federale ha risposto alle illazioni contenute nel libro "Schweizer Terrorjahre" del giornalista e storico Marcel Gyr.
A parere di quest'ultimo, nel settembre 1970 sarebbe stata concordata un'intesa segreta tra Graber (PS) e l'allora responsabile degli affari esteri dell'OLP, Farouk Kaddoumi, all'insaputa del Consiglio federale.
In quel periodo la Svizzera era finita nel mirino del terrorismo palestinese: il 21 settembre del 1970, in particolare, una bomba fece schiantare a terra un velivolo della Swissair a Würenlingen (AG), provocando la morte delle 47 persone a bordo.
Prima ancora della pubblicazione del rapporto odierno, autorevoli storici ed ex alti funzionari della Confederazione avevano messo in dubbio l'esistenza dell'intesa con l'OLP al fine di proteggere la Svizzera dagli attentati palestinesi. L'ex Segretario di Stato Franz Blankart, allora in carica, ha affermato in alcune interviste che la Svizzera non ha mai firmato accordi di questo tipo.
Per svolgere le proprie ricerche, il gruppo di lavoro ha ottenuto l'accesso a tutti i dossier che ha chiesto di consultare (400 dossier di sei dipartimenti federali, della Cancelleria federale e varie "schede" della polizia federale comprese le carte private di Graber e i documenti su questo argomento conservati nell'archivio del Comitato internazionale della Croce Rossa).
Ha anche chiesto e ottenuto risposte scritte da parte di Faruq al-Qaddumi, Walter Buser, unico partecipante alle riunioni del Consiglio federale del 1970 ancora in vita, e Pierre-Yves Simonin, consigliere diplomatico personale di Pierre Graber nel 1970.
Al termine delle ricerche, il gruppo di lavoro non ha individuato alcuna fonte in grado di attestare o anche solo rendere verosimile un incontro a Ginevra, nel settembre del 1970, tra Faruq al-Qaddumi e Pierre Graber o alti funzionari svizzeri.
Il gruppo di lavoro ha anche chiesto a Marcel Gyr di poter verificare l'attendibilità delle informazioni in possesso delle sue fonti anonime, ma il giornalista e storico della Neue Zürcher Zeitung ha respinto la richiesta.
Le investigazioni eseguite dalla polizia in relazione al disastro aereo di Würenlingen sono state svolte in modo completo, indica il DFAE.
Dai dossier consultati non è emerso alcun indizio di una possibile influenza politica del Consiglio federale sulle indagini della polizia. In particolare, non vi è motivo di credere che si sia tentato di ostacolare l'inchiesta e i procedimenti delle autorità di perseguimento penale della Confederazione.
SDA-ATS