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"Porre fine all'epidemia dell'Aids è possibile" , ha affermato oggi il direttore esecutivo dell'Unaids Michel Sidibé. E un tale traguardo potrebbe essere raggiunto entro il 2030 se si riuscirà ad andare oltre un approccio "business-as-usual".
"I prossimi cinque anni determineranno i prossimi 15 anni. Se il mondo accrescerà gli sforzi entro il 2020 l'umanità sarà in grado di porre fine all'epidemia entro il 2030", si legge nell'ultimo rapporto dell'Unaids (Programma congiunto dell'Onu sull'Hiv/Aids) reso noto oggi a Ginevra.
La fine dell'aids significa tra l'altro che la diffusione de virus è sotto controllo o contenuta e che l'impatto del virus per le persone e le società è stato marginalizzato. Il virus continuerà probabilmente ad esistere a lungo, ma il suo impatto può essere annullato applicando aggressivamente azioni di prevenzione, i trattamenti e gli interventi per ridurre il discredito e la discriminazione, sottolinea il rapporto.
Il mondo ha osservato importanti cambiamenti sul fronte dell'Aids e sono stati registrati più successi negli ultimi cinque anni che ne 23 precedenti, sottolinea l'Uniads. In particolare, l'accesso alle terapie antiretrovirali è cresciuto portando a 12,9 milioni il numero di persone con l'Hiv che vi hanno accesso pari al 37% delle persone che vivono on Hiv.
Ma molto resta da fare. "Anche se abbiamo visto le nuove infezioni da Hiv in calo del 38% dal 2001, ci sono stati 2,1 milioni di persone infettate nel 2013 e 22 milioni di persone ancora non ricevono il trattamento salvavita", ha affermato Sidibé.
Secondo i dati dell'Unaids, si stima che circa 35 milioni di persone vivono con l'Hv/aids (2013) nel mondo, di cui 24,7 milioni nell'Africa sub-sahariana. Dallo scoppio dell'epidemia, più di trenta anni fa, circa 78 milioni sono state infettate dall'Hiv e circa 39 milioni sono decedute per malattie correlate all'Aids