Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/17816

<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Anzitutto, occorre ricordare che ogni imposta necessita di una base costituzionale. Negli articoli 41bis e 41ter della Costituzione federale sono elencate le imposte che la Confederazione può riscuotere. Una tassa unica sulle fusioni ai sensi del presente postulato non rientra in questo elenco. L'introduzione di una tale imposta comporterebbe quindi una modifica della Costituzione.</p><p>2. Fino al 31 marzo 1993, fusioni e riunioni aventi carattere di fusione di società anonime, società a garanzia limitata e società cooperative erano gravate da una tassa d'emissione dell'1 per cento sulla costituzione e sull'aumento del valore nominale di diritti di partecipazione nonché sui versamenti suppletivi dei partecipanti. Con la revisione parziale del 4 ottobre 1991 della legge federale sulle tasse di bollo (in vigore dal 1° aprile 1993) è stata introdotta la tariffa zero per fusioni, scissioni e trasformazioni. Conformemente alla legge riveduta, l'esecuzione di ristrutturazioni è dunque esente da tasse. Il legislatore ha giustificato questa esenzione fra l'altro con il fatto che le ristrutturazioni sono economicamente necessarie per rimanere in concorrenza e servono alla fine per il mantenimento di posti di lavoro. Il fatto che le ristrutturazioni non debbano essere ostacolate da prescrizioni di diritto civile e/o fiscale è anche l'obiettivo di un avamprogetto (del novembre 1997) attualmente in consultazione su una legge federale sulla fusione, scissione e trasformazione di soggetti (cosiddetta legge sulle fusioni). L'introduzione di una tassa unica sulle fusioni vanificherebbe questi sforzi.</p><p>3. La mozione mira ad un'imposta sugli utili in capitale. Prevede che l'ammontare di questa tassa sarà fissato in funzione dell'utile realizzato dagli azionisti delle società che operano la fusione e del numero prevedibile di posti di lavoro soppressi a causa della fusione. Nel caso in cui viene provato che una fusione sia indispensabile al mantenimento di posti di lavoro delle relative imprese, questa tassa verrebbe meno. La concretizzazione di una tale richiesta appare comunque difficilmente realizzabile. Come sarebbe ad esempio possibile sapere, se gli azionisti svizzeri o esteri hanno sfruttato un'eventuale crescita dei corsi borsistici, alienando i loro titoli e quanto abbiano effettivamente guadagnato? Anche il criterio del mantenimento dei posti di lavoro condurrebbe a difficoltà di delimitazione insormontabili. Da un lato la definizione del momento in cui si dovrebbe annunciare lo smantellamento di posti di lavoro (visione a breve o a lungo termine) potrebbe essere molto discussa. D'altro canto non sarebbe possibile stabilire con certezza se lo smantellamento di posti di lavoro serva ad accrescere gli utili o sia indispensabile al mantenimento dei posti di lavoro rimanenti. Indipendentemente da queste considerazioni non può essere compito dello Stato valutare se una fusione sia irrinunciabile nell'ottica del mantenimento di posti di lavoro. </p><p></p><p>Da ultimo va rilevato che una tale imposta causerebbe problemi a livello intercantonale e internazionale. Sulla base del diritto fiscale intercantonale e internazionale, per l'imposizione degli utili in capitale presenti sarebbero fondamentalmente competenti proprio i Cantoni o gli Stati in cui sono domiciliati o hanno sede gli azionisti.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.