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Qui trovate le risposte a domande frequenti dei professionisti della salute.
- COVID-19 – Malattia e sintomi
- Informazioni generali sulla COVID-19
- Vaccinazione anti-COVID-19
- Documentazione della vaccinazione
- Gestione delle persone malate
- Test per il SARS-CoV-2 e misure di isolamento
- Gestione dei contatti
- Raccomandazioni e direttive specifiche
- Donne incinte, neonati e popolazione migrante
- Misure di protezione
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COVID-19 – Malattia e sintomi
Il virus si trasmette perlopiù attraverso un contatto stretto e prolungato, cioè quando si resta a meno di 1,5 metri di distanza da una persona infetta senza protezione (protezione significa p. es. che entrambe le persone indossano la mascherina). Più il contatto è stretto e prolungato, più è probabile un contagio. Ma una trasmissione a più lunga distanza è possibile.
Il virus si trasmette come segue:
- Attraverso goccioline e aerosol. Quando una persona contagiata respira, parla, starnutisce o tossisce, le goccioline contenenti il virus possono finire direttamente sulle mucose del naso, della bocca o degli occhi delle persone che le stanno vicino (<1,5 m).
La trasmissione a più lunga distanza tramite goccioline microscopiche (aerosol) è possibile. Questo tipo di trasmissione potrebbe avere luogo soprattutto durante la pratica di attività che richiedono una respirazione più intensa, per esempio lavoro fisico o sport, o quando si parla ad alta voce o si canta. Lo stesso vale se si resta a lungo in locali poco o non arieggiati, soprattutto se di piccole dimensioni.
- Attraverso superfici e mani. Quando una persona contagiata tossisce o starnutisce, emette goccioline infettive che finiscono sulle sue mani o sulle superfici vicine. Le persone sane che toccano con le mani queste goccioline e poi si toccano la bocca, il naso o gli occhi possono contagiarsi.
I sintomi dovuti al nuovo coronavirus sono di natura e gravità variabili.
I più frequenti sono i seguenti:
- sintomi d’infezione respiratoria acuta (tosse, mal di gola, difficoltà respiratorie, dolori al torace),
- febbre senza altra eziologia
- perdita improvvisa dell’olfatto e/o del gusto.
- stato confusionale improvviso o quadro clinico che si aggrava improvvisamente senza un motivo apparente nelle persone anziane.
Possono manifestarsi anche altri sintomi (meno frequenti):
- dolori muscolari,
- mal di testa,
- spossatezza generale,
- raffreddore,
- sintomi gastrointestinali (nausea, vomito, diarrea, dolori addominali),
- eruzioni cutanee (p. es. pseudogeloni, esantema orticarico, vescicolare o morbilliforme).
I bambini spesso hanno solo sintomi molto lievi o sono asintomatici in 2/3 dei casi (studio Ciao Corona).
V. anche la domanda «Decorso della malattia: quali forme sono possibile?»
1. Decorso asintomatico
Secondo le esperienze acquisite finora, più della metà dei bambini e dei giovani può essere infettata senza presentare alcun sintomo; negli adulti, questa proporzione è di circa il 25%.
2. Decorso con sintomi lievi
La maggior parte delle persone malate (80%) presenta sintomi lievi, in particolare quelle facenti parte della fascia di popolazione più giovane in buona salute. Possono manifestarsi sintomi simil-influenzali quali tosse (inizialmente perlopiù secca), mal di gola, mal di testa, rinorrea o febbre; raramente dolori muscolari e problemi gastrointestinali. Nella maggior parte dei casi, questi sintomi durano da 3 a 20 giorni. Alcuni sintomi possono persistere più a lungo, come per esempio l’anosmia.
3. Decorso con sintomi gravi (15% delle persone sintomatiche):
Una parte delle persone malate presenta sintomi lievi (v. sopra) per un periodo che può andare fino a 10 giorni. In seguito sopraggiungono difficoltà respiratorie e polmonite. È quindi necessario un ricovero ospedaliero, spesso con somministrazione di ossigeno e talvolta respirazione artificiale non invasiva. Un decorso grave è più frequente nelle persone anziane o affette da malattie preesistenti, ma può comunque presentarsi a qualsiasi età. Di regola, il decorso della malattia è più lungo e può durare complessivamente 2-4 settimane.
4. Decorso critico (5% delle persone sintomatiche):
In una piccola parte delle persone con decorso grave, i sintomi respiratori peggiorano a tal punto da richiedere un trattamento medico intensivo. Queste persone necessitano di una respirazione artificiale a sostegno della funzione polmonare. Inoltre diversi altri organi o sistemi di organi possono essere compromessi. Questo decorso può essere letale.
5. Sindrome post-COVID-19
Per descrivere la persistenza dei sintomi dopo una COVID 19 sono stati utilizzati diversi nomi e non esiste ancora una definizione accettata a livello internazionale.
I sintomi prolungati possono essere dovuti a numerosi fattori, isolati o combinati: recupero tardivo dall’infezione acuta o dalla terapia intensiva, serie di complicazioni (in seguito a lesioni miocardiche, embolia polmonare, fibrosi polmonare, ictus cerebrale ecc.), sindrome infiammatoria multisistemica e sindrome da affaticamento post-virale.
L’affaticamento cronico, il mal di testa e la perdita dell’olfatto sono tra i sintomi persistenti più diffusi. Oltre ai sintomi respiratori, (dispnea, tosse), sono frequenti difficoltà di concentrazione, disturbi del sonno e depressione, nonché dolori toracici, palpitazioni e tachicardia. Si presentano anche disturbi a carico di altri sistemi (endocrino, gastrointestinale. ecc.). Non è ancora possibile determinare per quanto tempo possono persistere i sintomi.
L’età, il sesso femminile e il ricovero in occasione di un episodio di COVID-19 acuta sono fattori associati a sintomi prolungati.
La persona infetta dal nuovo coronavirus è contagiosa a partire da due giorni prima della comparsa dei sintomi e lo rimane fino a dieci giorni dopo questo momento. La trasmissione avviene al massimo due giorni prima e due giorni dopo la comparsa dei sintomi.
Quando la persona infetta è asintomatica (p. es. test nel quadro dell’indagine di un focolaio) il periodo di contagiosità è calcolato a partire dalle 48 ore precedenti il test fino a dieci giorni dopo lo stesso.
In caso di forma grave e di immunosoppressione importante, il periodo di contagiosità può durare più a lungo.
Per persone a rischio s’intendono le persone di 65 e più anni, le donne incinte, gli adulti affetti dalla trisomia 21 e gli adulti affetti dalle seguenti malattie preesistenti:
- ipertensione arteriosa
- malattie cardiovascolari
- diabete
- malattie croniche dei polmoni e delle vie respiratorie
- cancro
- malattie e terapie che indeboliscono il sistema immunitario
- obesità di grado II (IMC ≥ 35 kg/m2)
- cirrosi epatica
- nefropatia cronica
Una descrizione più dettagliata è disponibile nel documento «Categorie di persone particolarmente a rischio (PDF, 178 kB, 10.05.2021)» come pure sui siti Internet di varie associazioni mediche:
Malattie croniche delle vie respiratorie
http://www.pneumo.ch/fr/641/147.html (solo in francese)
https://www.liguepulmonaire.ch (solo francese)
Malattie cardiovascolari
http://www.swisscardio.ch/public/home/francais.asp?l=fr (solo in tedesco e francese)
https://www.swissheart.ch/it/cardiopatie-ictus-cerebrale/convivere-con-la-malattia/coronavirus-covid-19-domande-e-risposte.html
Ipertensione
http://www.swisscardio.ch/public/home/francais.asp?l=fr (solo in tedesco e francese)
Malattie o terapie che indeboliscono il sistema immunitario/cancro
Coronavirus e cancro: domande e risposte - Lega contro il cancro (legacancro.ch)
Informazioni generali sulla COVID-19
Sulla pagina Nuovo coronavirus: regolamentazioni dell’assicurazione malattie è disponibile una raccolta delle diverse schede informative e lettere in risposta a domande concernenti l’assicurazione malattie nella situazione attuale.
Diverse riviste mediche hanno creato sui loro siti liberamente accessibili i cosiddetti «Ressource Centres». Ecco qui una selezione:
- The Lancet: www.thelancet.com/coronavirus
- British Medical Journal: www.bmj.com/coronavirus?int_source=wisepops&int_medium=wisepops&int_campaign=DAA_CoronaVirus_Jan24
- New England Journal of Medicine: https://www.nejm.org/coronavirus
- Annals of Internal Medicine: https://annals.org/aim/pages/coronavirus-content
- Center for Infectious Disease Research and Policy: http://www.cidrap.umn.edu/infectious-disease-topics/covid-19
- European Centre for Disease Prevention and Control: https://www.ecdc.europa.eu/en/novel-coronavirus-china
Anche l’Organizzazione mondiale della sanità OMS ha pubblicato linee guida tecniche (technical guidelines), per esempio:
Clinical management of severe acute respiratory infection when novel coronavirus (nCoV) infection is suspected
Vaccinazione anti-COVID-19
Strategia, omologazioni e raccomandazioni di vaccinazione
La strategia di vaccinazione della Svizzera è descritta dettagliatamente nel documento « COVID-19 : Strategia di vaccinazione » (in tedesco (PDF, 641 kB, 02.07.2021) o francese (PDF, 548 kB, 02.07.2021)).

Scopi della strategia di vaccinazione
Anche se la maggioranza delle persone infette ha soltanto sintomi lievi o è del tutto asintomatica, una parte degli ammalati, specialmente le persone particolarmente a rischio, presenta un decorso grave.
Circa il 15 per cento dei pazienti ricoverati in ospedale richiede cure intense, e circa l’1 per cento dei casi di COVID-19 accertati nella popolazione muore.
I tre scopi della vaccinazione anti-COVID-19 sono pertanto:
1. ridurre i decorsi gravi della malattia e i decessi;
2. salvaguardare l’assistenza sanitaria; preservare le capacità degli ospedali e impedire una penuria di personale attraverso la vaccinazione;
3. ridurre le conseguenze negative della pandemia di COVID-19 sulla salute e sulla psiche nonché a livello sociale ed economico diminuendo il carico di malattia e, nel migliore dei casi, contenendo la diffusione.
Gruppi target
La vaccinazione anti-COVID-19 è prevista per i seguenti gruppi target soprattutto all’inizio (in ordine gerarchico discendente):
1. persone particolarmente a rischio (a partire dai 16 anni);
2. professionisti della salute a contatto con pazienti / personale di assistenza a persone particolarmente a rischio;
3. contatti stretti (membri della stessa economia domestica a partire dai 16 anni) di persone particolarmente a rischio immunosoppresse;
4. persone tra i 16 e i 64 anni residenti in strutture collettive con un elevato rischio di infezione e di focolaio;
5. tutte le persone tra i 16 e i 64 anni che non rientrano nelle categorie da 1 a 4 e che desiderano farsi vaccinare;
6. i giovani tra i 12 e i 15 anni che vogliono proteggersi;
7. i bambini tra i 5 e gli 11 anni in base a un’analisi individuale dei rischi e dei benefici.
Per raggiungere gli obiettivi sovraordinati occorre, analogamente alla strategia per la vaccinazione antinfluenzale, che siano vaccinati oltre il 75 per cento delle persone particolarmente a rischio e il maggior numero possibile di familiari dei professionisti della salute e del personale di assistenza.
Per diversi motivi, raggiungere un’immunità di gregge ed eliminare il virus non è possibile e non è nemmeno lo scopo della vaccinazione (spiegazioni al riguardo sono contenute nella strategia di vaccinazione (in tedesco (PDF, 1 MB, 23.12.2021) o francese (PDF, 1 MB, 22.12.2021)). Grazie all’elevata efficacia dei vaccini a mRNA contro ogni infezione, queste vaccinazioni possono tuttavia ridurre le trasmissioni e quindi anche contenere la diffusione del virus.

Gruppi target
La vaccinazione di richiamo con un vaccino a mRNA è raccomandata alle persone a partire dai 16 anni. La vaccinazione di richiamo dovrebbe essere somministrata non prima di 4 mesi dall’ultima dose di vaccino anti-COVID-19. La vaccinazione di richiamo prima di 6 mesi dalla conclusione dell’immunizzazione di base avviene al di fuori dell’omologazione di Swissmedic (off-label). È necessario osservare l’obbligo di informazione. Si applicano le usuali regole di responsabilità (cfr. le raccomandazioni dell’UFSP per l’uso off-label).
Ulteriori informazioni sulla vaccinazione di richiamo sono disponibili alla voce «Raccomandazione per la vaccinazione di richiamo»
Viste le caratteristiche dei vaccini a mRNA, a tutti i gruppi target della strategia di vaccinazione è raccomandata in via prioritaria la vaccinazione con tali vaccini. Quale complemento, in base alle caratteristiche di COVID-19 Vaccine Janssen® (ottima protezione contro i ricoveri e i decorsi gravi) e all’omologazione, alle persone a partire dai 18 anni che per motivi medici non possono farsi vaccinare con un vaccino a mRNA o rifiutano i vaccini a mRNA è raccomandato il vaccino COVID-19 Vaccine Janssen® al fine di proteggerle direttamente dai decorsi gravi e dai ricoveri per COVID-19.
Gruppi target
La vaccinazione con COVID-19 Vaccine Janssen® è raccomandata alle persone a partire dai 18 anni che per motivi medici non possono farsi vaccinare con un vaccino a mRNA o rifiutano i vaccini a mRNA.
Occorre accertare l’indicazione a una vaccinazione con COVID-19 Vaccine Janssen®, rivolgendosi a uno specialista in allergologia e immunologia, in presenza delle seguenti controindicazioni ai vaccini a mRNA:
1. sensibilizzazione nota o probabile di tipo immediato al glicole polietilenico (PEG, macrogol) o alla trometamina (TRIS, trometamolo),
2. anafilassi dopo la prima dose del vaccino a mRNA (caveat: non esistono dati sulla sicurezza e l’efficacia per le persone vaccinate con una dose di vaccino a mRNA e una dose di COVID-19 Vaccine Janssen®),
3. anafilassi o grave reazione generale a eccipienti del vaccino.
Alle persone immunodeficienti, comprese persone sotto terapia immunosoppressiva, è raccomandata una vaccinazione anti-COVID-19 con i vaccini a mRNA omologati in Svizzera (per informazioni dettagliate cfr. cap. 3.3 delle «raccomandazioni di vaccinazione», disponibili in tedesco e francese). Nelle persone immunodeficienti, l’efficacia di COVID-19 Vaccine Janssen® può essere ridotta e il preparato va preso in considerazione solo se, in una ponderazione individuale del rapporto rischi-benefici (efficacia, tollerabilità), il potenziale beneficio prevale anche rispetto alla vaccinazione con un vaccino a mRNA.
In gravidanza (a partire dal secondo trimestre) è raccomandata una vaccinazione anti-COVID-19 con i vaccini a mRNA omologati in Svizzera (per informazioni dettagliate cfr. cap. 3.4 delle «raccomandazioni di vaccinazione», disponibili in tedesco e francese). La vaccinazione con COVID-19 Vaccine Janssen® non è raccomandata durante la gravidanza e l’allattamento. Visti i pochi dati disponibili, la vaccinazione con COVID-19 Vaccine Janssen® durante la gravidanza va presa in considerazione solo se il potenziale beneficio individuale prevale sui potenziali rischi per la madre e il feto.
Schema di vaccinazione
Lo schema raccomandato per l’immunizzazione di base prevede una singola dose di COVID-19 Vaccine Janssen®.
Alle persone a cui è stata somministrata una dose del vaccino COVID-19 Vaccine Janssen® è raccomandata off-label una vaccinazione di richiamo con una dose di un vaccino a mRNA dopo 4 mesi (a condizione che i vaccini a mRNA non siano controindicati né rifiutati per altri motivi; cfr. supplemento della raccomandazione per la vaccinazione di richiamo, capitolo 3.3). Swissmedic ha verificato la vaccinazione di richiamo omologa con una seconda dose del vaccino COVID-19 Vaccine Janssen®. Le raccomandazioni saranno aggiornate rapidamente.
Il 3 febbraio 2021 Swissmedic ha comunicato che per procedere a un’omologazione del vaccino vettorale di AstraZeneca occorrono dati supplementari necessari per chiarire questioni ancora inevase. Per giungere a una valutazione finale è necessario che la richiedente presenti, tra l’altro, ulteriori dati sull’efficacia provenienti da uno studio di fase III in corso in America del Nord e del Sud, come pure dati sulla qualità, e che l’insieme di tali dati venga quindi analizzato. I dati attualmente disponibili non consentono ancora di prendere una decisione positiva sul rapporto rischi/benefici. La scelta di rimandare la decisione sull’omologazione non è stata dettata da dubbi in materia di sicurezza.
Le controindicazioni assolute o relative di natura allergica prima o dopo la vaccinazione sono:
- grave anafilassi (stadio III/IV) d’origine incerta o indeterminata;
- anafilassi idiopatica;
- reazione generale/anafilassi a componenti del vaccino;
- sensibilizzazione conosciuta o probabile di tipo immediato a
- glicole polietilenico (PEG, macrogol) (tutte le formulazioni di Comirnaty® e Spikevax®);
- trometamina (TRIS, trometamolo) (Comirnaty® ready-to-use e formulazione pediatrica, Spikevax®);
- polisorbato 80 (E 433) (COVID-19 Vaccine Janssen®, Vaxzevria®)
- anafilassi dopo la prima dose di vaccino.
Le controindicazioni assolute o relative di natura non allergica dopo la prima dose di vaccino sono:
- miocardite o pericardite
Per valutare una controindicazione assoluta o relativa oppure per definire il prosieguo della procedura, in tutti questi casi è necessario un esame da parte dello specialista in allergologia e immunologia clinica. Nella maggior parte dei casi si trova una soluzione per poter somministrare una vaccinazione senza pericoli. Per maggiori dettagli, consultate le raccomandazioni di vaccinazione con vaccini a mRNA (cap. 2.3.1, 10.5 e all. 2; disponibili in tedesco e francese).
Attualmente la vaccinazione di bambini sotto i 5 anni non è ancora consentita. Per questo gruppo non sono ancora disponibili dati sufficienti sull’uso del vaccino. Ulteriori dati saranno probabilmente disponibili in inverno.
La vaccinazione è controindicata in caso di ipersensibilità nota a eccipienti di COVID-19 Vaccine Janssen® (principio attivo o coadiuvanti, p. es. polisorbato 80) e di pregressa sindrome da perdita capillare (Capillary-Leak-Syndrom, CLS).
Vi sono pochissimi casi in cui non è possibile effettuare la vaccinazione anti-COVID-19.
In queste situazioni, il medico può rilasciare un certificato che attesta l’impossibilità di effettuare la vaccinazione (completa) per motivi medici.
Nella maggior parte dei casi, le controindicazioni assolute o relative a una vaccinazione anti-COVID-19 dovrebbero essere valutate e confermate da uno specialista; inoltre vi è la possibilità che le persone con una controindicazione assoluta o relativa a un vaccino anti-COVID-19 specifico (vaccino a mRNA, vaccino a vettore virale) confermata dallo specialista possano essere vaccinate con un altro tipo di tecnologia vaccinale. Quest’opportunità va accertata e decisa insieme a uno specialista (v. raccomandazioni di vaccinazione corrispondenti).
I test (escl. test PCR singoli) e il rilascio di certificati COVID sono rimborsati anche dopo l’11 ottobre 2021 su presentazione del certificato medico di cui sopra.
Le vaccinazioni non sono raccomandate ed è quindi possibile rilasciare un certificato medico nei seguenti casi:
1. grave allergia a componenti di tutti i vaccini omologati (vaccini a mRNA E vaccino a vettore virale di Janssen Cilag); in ogni caso sarebbe sempre necessaria la conferma di uno specialista in allergologia e immunologia;
2. rare reazioni allergiche generali/anafilassi o gravi reazioni di natura non allergica dopo la prima vaccinazione e non sussiste la possibilità o la raccomandazione di effettuare la seconda vaccinazione con un vaccino della stessa o di un’altra tecnologia (p. es. miocardite), v. raccomandazioni di vaccinazione capitolo 9.5; sarebbe necessaria la conferma di uno specialista;
3. gravi disturbi psichici che generalmente non permettono l’effettuazione di vaccinazioni. In questi casi occorre innanzitutto valutare un sostegno psicologico o medico per la vaccinazione. L’obiettivo primario è proteggere comunque queste persone dalla COVID-19 preparandole individualmente alla vaccinazione. Se la vaccinazione non è possibile, è necessaria la conferma di uno specialista;
4. all’inizio della gravidanza, poiché nelle prime 12 settimane non è di principio raccomandata una vaccinazione. Se in questo contesto è rilasciato un certificato medico, quest’ultimo deve essere valido sino alla conclusione del ciclo vaccinale, ossia sino al completamento della vaccinazione.
(1)-(3) sono casi rarissimi. Non sono attualmente noti ulteriori motivi per una controindicazione generale.
In generale vale quanto segue: è responsabilità del medico competente stabilire se sussista una controindicazione medica alla vaccinazione e si debba quindi rilasciare un certificato medico nonché, eventualmente, nel quadro di un accertamento medico, definire una limitazione temporale del certificato. Se si tratta di una controindicazione temporanea, occorre dichiararlo. È importante quanto segue: il personale medico è tenuto a rilasciare certificati corrispondenti al vero. In caso di violazione di tale obbligo, sono applicabili le disposizioni penali di cui all’articolo 318 del Codice penale. Un’attestazione veritiera sussiste anche nel caso in cui non si rilasci un certificato con validità illimitata se è prevedibile o possibile che una controindicazione venga meno. In caso di sospetto trattamento di favore nel rilascio di un certificato medico può essere sporta denuncia all’autorità competente per il procedimento penale.
Per le persone che hanno ricevuto una sola dose di vaccino e sono in attesa dell’immunizzazione completa, il test per il rilascio del certificato è gratuito sino alla fine di novembre 2021 su presentazione dell’attestato di vaccinazione (escl. i test PCR singoli).
Di pertinenza con il tema:
- In quale situazione una persona può ottenere un certificato medico equiparabile a un certificato COVID?
Ci sono persone che per motivi medici non possono essere vaccinate né testate e che pertanto non hanno la possibilità di ottenere un certificato COVID, segnatamente a causa di gravi disabilità fisiche e/o psichiche. Questi casi sono tuttavia estremamente rari e si verificano soltanto quando non può essere applicata nessuna metodologia di test, nemmeno i test PCR salivari. A queste persone deve essere tuttavia dato accesso a manifestazioni o strutture con limitazione di accesso. L’ordinanza COVID-19 situazione particolare stabilisce di conseguenza che l’attestato di un medico che conferma tale impossibilità di essere vaccinati e testati per motivi medici sia equiparato a un certificato.
Interpretazione della disposizione penale di cui all’articolo 318 del Codice penale: in linea generale, spetta al medico competente stabilire se sussista una controindicazione medica alla vaccinazione e al test e di conseguenza rilasciare un certificato medico e, se del caso, definire una limitazione temporale del certificato nel quadro di un accertamento medico. Se si tratta di una controindicazione temporanea, bisognerebbe anche dichiararlo. È importante precisare che il personale medico è obbligato a rilasciare certificati veritieri. Chi viene meno a quest’obbligo è soggetto alla disposizione penale di cui all’articolo 318 del Codice penale. È considerato veritiero anche un certificato rilasciato per una durata limitata, se è prevedibile o possibile che la situazione possa ancora cambiare. In caso di sospetto «certificato di favore», può essere sporta denuncia penale all’autorità
Di pertinenza con il tema:
- Quali sono le controindicazioni assolute a una vaccinazione anti-COVID-19 (a prescindere dal tipo di vaccino) in base alle quali è giustificato il rilascio di un certificato medico?

Raccomandazione di vaccinazione per gli adolescenti
Sulla base delle caratteristiche attualmente note del vaccino, dell’esiguo carico di malattia e dell’analisi dei rischi e dei benefici, a tutti gli adolescenti tra i 12 e i 15 anni è raccomandata la vaccinazione anti-COVID-19 per proteggersi direttamente contro decorsi lievi (frequenti) e decorsi gravi (molto rari) della malattia COVID-19 nonché contro le conseguenze individuali indirette (p. es. isolamento / quarantena, disturbi psichici ecc.) e in caso di esposizione frequente (p. es. a scuola / nel tempo libero).
Ciò vale in particolare per gli adolescenti
a) che sono già fortemente indeboliti a causa di una malattia cronica (incl. le malattie mentali), per evitare il più possibile qualsiasi malattia/infezione supplementare;
b) che sono a stretto contatto (p. es. membri della stessa economia domestica) con persone particolarmente a rischio (in particolare persone con immunodeficienza);
c) che vivono in strutture collettive con elevato rischio di infezione e di focolaio.
Come per tutte le persone con meno di 30 anni, per gli adolescenti si raccomanda preferibilmente la vaccinazione con Comirnaty®.
Ulteriori informazioni su questo tema possono essere trovate nel
Per migliorare la protezione diretta e indiretta da frequenti decorsi lievi e rari decorsi gravi allo scopo di preservare il sistema sanitario e contenere la pandemia attraverso la riduzione della circolazione del virus, si raccomanda una vaccinazione di richiamo anti-COVID-19 a tutte le persone a partire dai 16 anni vaccinate completamente contro la COVID-19 da almeno 4 mesi. Ciò vale in particolare per le persone particolarmente a rischio con malattie croniche ad altissimo rischio (definizioni di malattia secondo la tabella 2 della Raccomandazione per vaccini a mRNA), per il personale sanitario a diretto contatto con i pazienti e il personale di assistenza di persone particolarmente a rischio.
Sulla base dei dati attuali relativi alla riduzione della protezione da un decorso grave e da un’ospedalizzazione, devono avere accesso alla vaccinazione di richiamo in via prioritaria le persone a partire dai 65 anni e in seguito le persone la cui ultima dose risale a più di 6 mesi prima.
La vaccinazione di richiamo, in analogia all’immunizzazione di base, è raccomandata anche per le donne incinte a partire dal secondo trimestre di gravidanza e per le donne che allattano, anche se i dati in questo contesto sono ancora limitati.
In vista dell’attesa forte diffusione della variante Omicron, alle persone con immunodeficienza grave è raccomandata una vaccinazione di richiamo dopo la somministrazione di tre dosi di vaccino a mRNA come immunizzazione di base.
Alle persone a cui è stata somministrata una dose del vaccino COVID-19 Vaccine Janssen® come immunizzazione di base è raccomandata off-label una vaccinazione di richiamo con una dose di un vaccino a mRNA (a condizione che i vaccini a mRNA non siano controindicati né rifiutati per altri motivi). Swissmedic ha verificato la vaccinazione di richiamo omologa con una seconda dose del vaccino COVID-19 Vaccine Janssen®. Le raccomandazioni saranno aggiornate rapidamente.
La vaccinazione di richiamo dovrebbe essere somministrata a partire da 4 mesi dopo il completamento dell’immunizzazione di base (ovvero dopo due dosi di vaccino a distanza di 28 giorni tra loro o dopo una dose di vaccino combinata a un’infezione da COVID-19 confermata a distanza di almeno 4 settimane). Se un’infezione confermata di SARS-CoV-2 si verifica dopo la vaccinazione di base, si raccomanda una vaccinazione di richiamo 4 mesi dopo questa infezione. Se l’infezione confermata è avvenuta più di 4 mesi dopo la conclusione dell’immunizzazione di base, vale come booster e non è necessaria una vaccinazione di richiamo. In caso di persone particolarmente a rischio e particolarmente esposte (p. es. personale sanitario) in singoli casi può essere raccomandata una vaccinazione di richiamo se l’infezione si è verificata più di 4 mesi prima, in considerazione del fatto che il rischio di reinfezione con la variante Omicron può essere ridotto al massimo con elevate quantità di anticorpi neutralizzanti, presenti a breve distanza dalla vaccinazione di richiamo.
Per tutte le persone al di sotto dei 16 anni:
La CFV e l’UFSP valutano costantemente i dati più recenti e analizzano il rapporto rischi/benefici per stabilire se la vaccinazione di richiamo diventi necessaria anche per altri gruppi di persone.

La vaccinazione di richiamo è raccomandata per le persone a partire dai 16 anni.
Per la vaccinazione di richiamo dovrebbe essere impiegato se possibile lo stesso vaccino a mRNA utilizzato per l’immunizzazione di base (vaccinazione di richiamo omologa). In caso contrario può essere impiegato anche l’altro vaccino a mRNA (vaccinazione di richiamo eterologa). Per le persone che hanno ricevuto l’immunizzazione di base con più vaccini a mRNA non vi sono prescrizioni in merito al vaccino a mRNA da somministrare.
Per le vaccinazioni di richiamo con Spikevax® di Moderna è raccomandata una dose ridotta da 50 µg. Per Comirnaty® si utilizza la stessa dose impiegata per l’immunizzazione di base (30 µg).
Per le persone al di sotto dei 30 anni è raccomandata preferibilmente la vaccinazione di richiamo con Comirnaty®. Per le persone sotto i 18 anni la vaccinazione di richiamo con Spikevax® è omologata solo se rientrano nella categoria delle persone particolarmente a rischio. Ulteriori informazioni in merito sono disponibili nelle FAQ alla domanda «Perché ai giovani di età inferiore ai 30 anni si raccomanda preferibilmente la vaccinazione con Comirnaty®?»
Per le persone che hanno ricevuto l’immunizzazione di base con un vaccino non omologato in Svizzera si raccomanda una vaccinazione di richiamo con un vaccino a mRNA.
Alle persone a cui è stata somministrata una dose del vaccino COVID-19 Vaccine Janssen® come immunizzazione di base è raccomandata off-label una vaccinazione di richiamo con una dose di un vaccino a mRNA (a condizione che i vaccini a mRNA non siano controindicati né rifiutati per altri motivi). La vaccinazione di richiamo può essere effettuata con Spikevax® o Comirnaty® (eccezione: persone al di sotto dei 30 anni). I primi dati sulla neutralizzazione di Omicron mostrano infatti che la vaccinazione di richiamo con un vaccino a mRNA (Comirnaty®) produce un sensibile aumento dei titoli anticorpali neutralizzanti contro Omicron rispetto ai titoli anticorpali presenti nelle persone che hanno ricevuto l’immunizzazione di base con una dose unica del vaccino COVID-19 Vaccine Janssen®. Swissmedic ha verificato la vaccinazione di richiamo omologa con una seconda dose del vaccino COVID-19 Vaccine Janssen®. Le raccomandazioni saranno aggiornate rapidamente.
In generale le due vaccinazioni per l’immunizzazione di base dovrebbero essere effettuate con lo stesso vaccino.
È possibile combinare i vaccini nei seguenti setting:
- Di principio, la vaccinazione di richiamo dovrebbe essere effettuata se possibile con lo stesso vaccino a mRNA utilizzato per l’immunizzazione di base (per le persone al di sotto dei 30 anni si veda il prossimo paragrafo). Se questo non è disponibile sul posto, può essere impiegato anche l’altro vaccino a mRNA.
- Alle persone di età inferiore ai 30 anni si raccomanda di preferenza la vaccinazione con Comirnaty®. Alle persone di età inferiore ai 30 anni che sono state vaccinate con una dose di Spikevax® si raccomanda di completare la serie di vaccinazioni di preferenza con una dose di Comirnaty® con un intervallo minimo di 28 giorni tra la prima e la seconda dose di vaccino anti-COVID-19. Lo stesso vale anche per le persone immunodeficienti al di sotto dei 30 anni.
- Alle persone a cui è stata somministrata una dose del vaccino COVID-19 Vaccine Janssen® è raccomandata off-label una vaccinazione di richiamo con una dose di un vaccino a mRNA dopo 4 mesi (a condizione che i vaccini a mRNA non siano controindicati né rifiutati per altri motivi; cfr. supplemento della raccomandazione per la vaccinazione di richiamo, capitolo 3.3). Swissmedic ha verificato la vaccinazione di richiamo omologa con una seconda dose del vaccino COVID-19 Vaccine Janssen®. Le raccomandazioni saranno aggiornate rapidamente.
- Alle persone vaccinate con un vaccino anti-COVID-19 non omologato in Svizzera si raccomanda, in funzione del numero di dosi di vaccino e del vaccino utilizzato, una dose di un vaccino a mRNA a integrazione dell’immunizzazione di base.
- La tabella riassuntiva dei vaccini omologati dall’OMS e non omologati dall’OMS contenente le raccomandazioni per il completamento dell’immunizzazione di base con una dose di vaccino a mRNA dal punto di vista medico (stato 14.12.21) fornisce informazioni dettagliate in merito.
- Alle persone a partire dai 16 anni che hanno ricevuto l’immunizzazione di base con un vaccino non omologato in Svizzera è raccomandata una vaccinazione di richiamo; si veda il capitolo 3.3 del supplemento «Raccomandazione per la vaccinazione di richiamo anti-COVID-19 con un vaccino a mRNA».
Per ulteriori eccezioni si consultino le raccomandazioni di vaccinazione per i vaccini a mRNA e il vaccino COVID-19 Vaccine Janssen®.
Al di fuori degli studi di omologazione sono stati descritti casi molto rari di miocarditi e pericarditi dopo le vaccinazioni con vaccini a mRNA. Attualmente Swissmedic stima che esista probabilmente un nesso causale tra i vaccini a mRNA e i casi di miocarditi/pericarditi (secondo Aggiornamento di casi sospetti di Swissmedic del 05.11.21).
I dati di farmacovigilanza provenienti da diversi Paesi mostrano che le infiammazioni del muscolo cardiaco e del pericardio nelle persone di età inferiore ai 30 anni sono state osservate più frequentemente dopo la vaccinazione con Spikevax® rispetto alla vaccinazione con Comirnaty®.(13 vs 6 su 100 000 dosi di vaccino). Per le persone di età superiore ai 30 anni non è stato documentato alcun rischio elevato di infiammazione del muscolo cardiaco e del pericardio dopo la vaccinazione con Spikevax® rispetto al rischio di base (RKI).
Tutti i dati nazionali e internazionali mostrano tuttavia che la miocardite – anche nei gruppi con un maggior rischio – è un effetto collaterale molto raro e che la frequenza delle miocarditi associate alla COVID-19 è significativamente maggiore. Lo stesso vale anche per le persone che sono state vaccinate con Spikevax®. L’utilità di una vaccinazione anti-COVID-19 – a prescindere dal vaccino a mRNA utilizzato – nelle persone di età inferiore ai 30 anni è molto superiore ai possibili rischi.
Alla luce delle più recenti conoscenze acquisite, l’UFSP e la CFV raccomandano alle persone di età inferiore ai 30 anni preferibilmente la vaccinazione con Comirnaty®. Alle persone di età inferiore ai 30 anni che sono state vaccinate con una dose di Spikevax® si raccomanda di completare la serie di vaccinazioni preferibilmente con una dose di Comirnaty® con un intervallo minimo di 28 giorni tra la prima e la seconda dose di vaccino anti-COVID-19. Esistono solo limitatamente dati relativi alla sicurezza e all’efficacia per le persone che sono state vaccinate con una dose di Spikevax® e una dose di Comirnaty®.
Per le persone di età compresa tra i 12 e i 17 anni è omologata una vaccinazione di richiamo con Spikevax® solo per le persone particolarmente a rischio.
Gruppo target
La vaccinazione anti-COVID-19 è raccomandata per i bambini di età compresa tra i 5 e gli 11 anni i cui genitori/detentori dell’autorità parentale desiderano che i propri figli vi si sottopongano in base a una valutazione individuale dei rischi e dei benefici.
Questa raccomandazione si applica in particolare ai bambini dai 5 agli 11 anni che:
a) hanno già gravi problemi di salute a causa di una malattia cronica, per evitare il più possibile qualsiasi ulteriore malattia/infezione;
b) sono contatti stretti (membri della stessa economia domestica) di persone che non possono proteggersi in misura sufficiente con la vaccinazione, per esempio a causa di un’immunodeficienza.
Nell’analisi rischi-benefici individuale, la protezione data dalla vaccinazione deve prevalere sul rischio di eventuali effetti indesiderati della vaccinazione (EIV). I benefici della vaccinazione consistono nella protezione individuale da complicazioni/decorsi lievi e da quelli gravi, molto rari (p. es. sindrome infiammatoria multisistemica in età pediatrica [PIMS-TS] ed eventualmente sintomatologia della sindrome post COVID-19), nonché nella prevenzione di conseguenze individuali indirette (p. es. nessun isolamento e nessuna quarantena, maggiori possibilità di contatti con persone affette da immunodeficienza). Per quanto riguarda un potenziale rischio, nell’ambito dello studio clinico condotto finora e in base ai dati di monitoraggio internazionali disponibili attualmente non sono stati osservati EIV gravi. In considerazione dell’esiguo numero di partecipanti allo studio vaccinati (n=1305) e dei dati di monitoraggio ancora limitati, essi non possono tuttavia essere esclusi con certezza. I dati disponibili sono costantemente analizzati e all’occorrenza la raccomandazione sarà adeguata di conseguenza.
Schema di vaccinazione
2 dosi di vaccino (iniezione intramuscolare) a distanza di 4 settimane.
Per informazioni sullo schema di vaccinazione per bambini guariti o affetti da grave immunodeficienza vedere la sottoscheda Programma di vaccinazione.
Vaccinazione di richiamo
Non appena saranno disponibili dati sulla durata della protezione vaccinale nei bambini verranno fornite informazioni sulla necessità di una vaccinazione di richiamo.
Per i bambini con un’infezione da SARS-CoV-2 confermata si raccomanda la somministrazione di una dose di vaccino soltanto se appartengono a uno dei gruppi per i quali la vaccinazione è vivamente raccomandata (malattia cronica / contatto con persone con immunodeficienza). Per tutti gli altri bambini guariti, attualmente la vaccinazione non è raccomandata.
Visto il carico di malattia molto basso, non s’intravede attualmente alcun beneficio della vaccinazione sui bambini guariti senza una raccomandazione speciale.
No. Per la vaccinazione di bambini di età compresa tra i 5 e gli 11 anni, la CFV e l’UFSP raccomandano di impiegare esclusivamente la formulazione pediatrica di Comirnaty® omologata da Swissmedic. Per le vaccinazioni che esulano dall’omologazione e dalle raccomandazioni, in caso di eventi indesiderati risponde unicamente lo specialista vaccinante.
Vaccini: tipi, azione, protezione ecc.
Generale

Al momento in Svizzera sono omologati i vaccini a mRNA di Pfizer/BioNTech e di Moderna, così come il vaccino vettore di Janssen-Cilag.
Nei vaccini vettoriali, l’informazione genetica (DNA) con il piano di costruzione per uno o più componenti dell’agente infettivo (antigene) contro il quale la vaccinazione deve proteggere è inserita in un virus o batterio innocuo per l’essere umano. Il virus o batterio funge da mezzo di trasporto (vettore) ed è geneticamente modificato in modo che non possa più replicarsi nell’organismo o che possa farlo soltanto in misura limitata (i vettori adenovirali non sono replicabili). Dopo la somministrazione del vaccino, i vettori in esso contenuti penetrano in maniera localizzata nelle cellule dell’organismo, nelle quali è successivamente prodotto l’antigene dell’agente infettivo. L’antigene si presenta alla superficie della cellula ed è riconosciuto come estraneo dall’organismo. Ciò provoca una reazione immunitaria (anticorpi neutralizzanti e risposta immunitaria cellulare) contro la proteina dell’agente infettivo (nel caso dei vaccini anti-COVID-19, la proteina Spike SARS-CoV-2).
La principale differenza tra i vaccini nelle fasi di sviluppo più avanzate risiede nel modo in cui, nelle cellule dell’organismo, si producono gli antigeni per i quali deve essere sviluppata una risposta immunitaria, oltre che nella modalità di trasporto (mRNA, vettore virale) delle informazioni genetiche che provocano questa risposta.
Nei vaccini vettoriali, l’informazione genetica (DNA) per l’antigene dell’agente patogeno target viene integrata nel DNA di un vettore (un virus o un batterio innocuo per l’essere umano) e penetra così nella cellula e nel suo nucleo, dove dal DNA sono prodotti ed espressi l’mRNA e, in seguito, l’antigene nel plasma. Nei vaccini a mRNA, l’informazione genetica (mRNA) per l’antigene dell’agente infettivo target fa direttamente parte del vaccino e funge da piano di costruzione per la produzione dell’antigene nella cellula all’esterno del nucleo. Entrambi i vaccini perseguono il medesimo scopo: produrre antigeni contro i quali l’organismo reagisce con una risposta immunitaria.
Assolutamente sì. Le regole di igiene e di comportamento restano comunque provvedimenti importanti per proteggere sé stessi e gli altri dal coronavirus. Secondo le attuali conoscenze, i vaccini a mRNA omologati offrono per almeno 6 mesi una buona protezione da decorsi gravi in caso di infezione con la variante Delta o le varianti precedenti. Attualmente non è ancora chiaro in che misura la variante Omicron indebolisca tale protezione. L’evoluzione delle conoscenze in merito è strettamente monitorata.
I dati sulle infezioni asintomatiche indicano che, dopo una vaccinazione completa, la trasmissione del virus ad altre persone è nettamente ridotta. I dati relativi alle persone vaccinate che hanno contratto un’infezione con la variante Delta indicano una riduzione meno accentuata delle trasmissioni virali rispetto a un’infezione con la variante Alfa. Tuttavia, rispetto alle persone non vaccinate, la vaccinazione continua a impedire efficacemente le infezioni e sembra abbreviare la fase infettiva di coloro che hanno contratto l’infezione.
In questo modo è possibile continuare a ridurre le trasmissioni anche per la variante Delta.
Indicazioni sui dati disponibili circa la variante Omicron: diversi studi indicano che il rischio di infezione per le persone completamente vaccinate e quelle guarite è elevato, ma che con la vaccinazione di richiamo si può aumentare, quanto meno 2 settimane dopo, la protezione da un’infezione sintomatica con Omicron.
Eccezione: se i vostri pazienti sono completamente vaccinati e si incontrano in privato con altre persone a loro volta già completamente vaccinate, possono fare a meno di tenersi a distanza e di portare la mascherina.
Tutti i vaccini omologati e raccomandati in Svizzera sono efficaci e sicuri. In casi eccezionali è possibile scegliere di farsi vaccinare con il vaccino vettoriale di Janssen-Cilag.
Ulteriori informazioni sono disponibili nelle FAQ:
- «Come si iscrive nella strategia di vaccinazione il vaccino COVID-19 Vaccine Janssen®?»
e
- «A chi è raccomandato il vaccino vettoriale di Janssen-Cilag (COVID-19 Vaccine Janssen®)?».
Dopo la vaccinazione il sistema immunitario, confrontato con una proteina che replica in parte l’involucro del virus SARS-CoV-2, produce anticorpi che vanno ad agire su questo involucro e che sono in grado di catturare direttamente il virus. Poco tempo dopo, il sistema immunitario produce un particolare tipo di globuli bianchi, le cellule B della memoria e le cellule T, che costituiscono la memoria immunologica.
Per memoria immunologica si intende la capacità del sistema immunitario di ricordare con quali agenti patogeni è venuto a contatto e di proteggere l’organismo in modo duraturo da infezioni successive con gli stessi patogeni. Ciò è reso possibile dalla complessa interazione di diverse «cellule della memoria», che rimangono nell’organismo per anni dopo la guarigione da una malattia e ricordano tutte le informazioni sull’agente patogeno respinto.
Nelle persone vaccinate da poco, la protezione contro un’infezione da SARS-CoV-2 o una forma sintomatica lieve della malattia è data dagli anticorpi presenti dapprima nel sangue o nelle mucose del tratto respiratorio che neutralizzano direttamente il virus. La quantità di questi anticorpi diminuisce costantemente dall’ultimo contatto con il SARS-CoV-2 (sotto forma di virus o di vaccino), poiché il sistema immunitario mette in campo risorse supplementari per produrre anticorpi specifici soltanto se ne ha veramente bisogno.
In caso di nuovo contatto con il SARS-CoV-2 a distanza di diversi mesi o anni dalla vaccinazione, le cellule B e T della memoria immunologica presenti nelle persone vaccinate si riattivano e producono in pochi giorni grandi quantità di anticorpi. In questo arco di tempo il virus può iniziare a moltiplicarsi dando luogo a primi sintomi, generalmente lievi, della malattia. I nuovi anticorpi impediscono comunque in modo quasi sempre affidabile che il virus si moltiplichi in grandi quantità, raggiunga altri organi (come i polmoni), si diffonda in tutto il corpo e vi rimanga per un periodo prolungato. Questa risposta permette di evitare decorsi gravi della malattia della durata di diverse settimane.
L’efficacia della vaccinazione diminuisce di poco nelle forme lievi della malattia. Le persone completamente vaccinate si infettano molto meno rispetto a quelle non vaccinate. Secondo alcune indicazioni, rischiano anche meno di trasmettere il virus ad altri. Questo perché hanno generalmente una carica virale più bassa, ossia presentano una quantità inferiore di virus nelle vie respiratorie (con tempi di permanenza più brevi), per cui si può supporre che ne espellano anche meno.
Vaccini mRNA
L’efficacia del vaccino inizia già ca. 12–14 giorni dopo la prima dose. Anche se l’efficacia è già relativamente buona a partire da due settimane dopo la prima dose, nell’ambito degli studi clinici l’efficacia è stata misurata solo fino alla seconda dose (dopo 3–4 settimane). Un’efficacia elevata (ca. 95 %) contro una malattia da COVID-19 dal decorso grave è stata comprovata dopo due dosi.
La protezione vaccinale inizia circa 1-2 settimane dopo la somministrazione della seconda dose di vaccino.
Sulla base delle attuali conoscenze, i vaccini a mRNA omologati garantiscono per almeno 6 mesi una buona protezione da decorsi gravi della malattia in caso di infezione con la variante Delta o le varianti precedenti in persone completamente vaccinate (due dosi di vaccino a mRNA o infezione da SARS-CoV-2 confermata e una dose di vaccino a mRNA) al di sotto dei 65 anni.
Per le persone al di sopra dei 65 anni, gli studi più recenti indicano una lieve riduzione della protezione da decorsi gravi della malattia a partire da 6 mesi dopo l’immunizzazione di base, per quanto Spikevax® presenti un’efficacia maggiore in questa fascia di età rispetto a Comirnaty®.
Dati disponibili sulla variante Omicron: diversi studi indicano che il rischio di infezione per le persone completamente vaccinate e quelle guarite è elevato, ma che con la vaccinazione di richiamo si può aumentare, quanto meno 2 settimane dopo, la protezione da un’infezione sintomatica con Omicron. Ad oggi non è ancora possibile stimare l’efficacia contro le ospedalizzazioni e i decorsi gravi della malattia. Tuttavia, dovrebbe essere nettamente superiore all’efficacia contro le infezioni sintomatiche. L’evoluzione delle conoscenze in merito è strettamente monitorata.
Considerata la riduzione della protezione dalle infezioni sintomatiche pochi mesi dopo l’immunizzazione di base per la variante Delta e alla luce dei dati attualmente disponibili su Omicron, che indicano un calo più rapido e significativo della protezione, una vaccinazione di richiamo è raccomandata off-label già a partire da 4 mesi dopo l’immunizzazione di base.
Informazioni sulla vaccinazione di richiamo sono disponibili nelle FAQ alla domanda «Per chi, quando e come è raccomandata una vaccinazione di richiamo (booster) dopo una vaccinazione completa anti-COVID-19?».

Gli studi per l’omologazione hanno mostrato un’efficacia molto elevata (ca. 94 %) dei vaccini a mRNA contro una malattia causata da un’infezione da SARS-CoV-2 (varianti 2020 e Alpha) negli adulti. Inoltre, hanno evidenziato un effetto protettivo molto elevato anche tra i giovani di età compresa tra i 12 e 15 anni.
L’efficacia contro i ricoveri ospedalieri e i decorsi gravi della malattia COVID19 resta molto alta, anche nel caso di infezioni con la variante Delta del SARS-CoV-2 (tra l’81 % e il 96 % a seconda dello studio), comprese le persone più anziane. Nulla indica che la protezione vaccinale contro i decorsi gravi della malattia causata dalla variante Delta risulti significativamente più bassa e/o più corta rispetto a quella per la variante Alpha. I dati attuali sono valutati costantemente. Rispetto alla variante Alpha, la protezione vaccinale contro tutte le infezioni e i decorsi lievi della malattia causati dalla variante Delta è diminuita. A seconda dello studio e del Paese in questione, essa oscilla rispettivamente tra il 39 % e il 79 % e il 40 % e l’88 %.
La vaccinazione può continuare a ridurre le trasmissioni del virus, anche della variante Delta del SARS-CoV-2. Infatti, le persone vaccinate si infettano molto più raramente con la variante Delta rispetto a quelle non vaccinate; inoltre, vi sono indicazioni che in caso di infezione la vaccinazione accorci la fase infettiva di coloro che si sono infettati con la variante Delta. Confrontati con la variante Alpha, i dati relativi alle persone vaccinate infettatesi con la variante Delta mostrano una riduzione meno accentuata delle trasmissioni del virus.
In merito alla variante Omicron emergono costantemente nuovi dati. Quelli attualmente disponibili mostrano che la vaccinazione garantisce una certa protezione da un’infezione causata dalla nuova variante, ma che questa protezione è inferiore a quella in caso di variante Delta e diminuisce più rapidamente. La vaccinazione di richiamo può, almeno temporaneamente, rialzare il livello di protezione dall’infezione. È tuttavia ancora prematuro formulare considerazioni sulla protezione da un decorso grave della malattia.
Sono molti gli aspetti da considerare quando si interpretano le cifre dell’attuale pandemia. In Israele vi sono pubblicazioni che riportano una crescita dei ricoveri ospedalieri tra le persone anziane completamente vaccinate, pur essendo questa fascia d’età proporzionalmente più vaccinata. La vaccinazione ha un’efficacia di quasi il 90 per cento (ma non del 100 %) (Goldberg, Y.; 2021). La probabilità di essere ricoverati in ospedale è più alta tra gli anziani che tra i giovani. Se si rapportano i tassi di ricovero ospedaliero alla popolazione complessiva e quanto più la copertura vaccinale aumenta nelle fasce d’età più anziane, tanto più aumenta anche il tasso relativo delle persone anziane vaccinate negli ospedali. Questo può portare a credere che la vaccinazione non sia efficace. L’analisi per fascia d’età evidenzia invece che la vaccinazione permette di evitare nove ricoveri ospedalieri su dieci, e questo in tutte le fasce d’età.
Le cifre pubblicate lo scorso 15 agosto da Israele illustrano bene questa distorsione, determinata dal tasso di vaccinazione e dal fatto che i ricoveri ospedalieri aumentano con l’età (paradosso di Simpson).
Il 58 per cento dei pazienti COVID ospedalizzati era completamente vaccinato.
Popolazione complessiva:
- 301 ricoveri ospedalieri su 5,6 milioni di persone vaccinate = 53 su un milione
- 214 ricoveri ospedalieri su 1,3 milione di persone non vaccinate = 164 su un milione
- Tasso di vaccinazione dei pazienti ricoverati: 301/(301+214)= 58 %
- Efficacia della vaccinazione: (164-53)/164= 67,5 %
Fascia d’età superiore ai 50 anni:
- 290 ricoveri ospedalieri su 2,1 milioni di persone vaccinate = 136 su un milione
- 171 ricoveri ospedalieri su 186 000 persone non vaccinate = 919 su un milione
- Tasso di vaccinazione dei pazienti ricoverati: 290/(290+171)= 63 %
- Efficacia della vaccinazione: (919-136)/919= 85 %
Fascia d’età inferiore ai 50 anni:
- 11 ricoveri ospedalieri su 3,5 milioni di persone vaccinate = 3 su un milione
- 43 ricoveri ospedalieri su 1,1 milione di persone non vaccinate = 39 su un milione
- è Tasso di vaccinazione dei pazienti ricoverati: 11/(11+43)= 20 %
- è Efficacia della vaccinazione: (39-3)/39= 92 %
Il valore effettivo della protezione vaccinale è dell’85 per cento nella fascia d’età superiore ai 50 anni e del 92 per cento in quella inferiore ai 50 anni. Se tuttavia si calcola la protezione vaccinale per la popolazione complessiva, il dato del 67,5 per cento sottovaluta l’efficacia della vaccinazione.
Attenzione: l’efficacia vaccinale osservata risulta dalla sorveglianza epidemiologica e non corrisponde ai dati che si potrebbero ottenere in condizioni di studio clinico.
Per maggiori informazioni: «Scientific update of 7 September 2021»
Da quando è stata identificata per la prima volta nel novembre 2021 e classificata preoccupante dall’OMS il 26 novembre 2021, la variante Omicron (B.1.1.529) si sta diffondendo rapidamente ed è da metà dicembre la variante dominante del virus SARS-CoV-2 in Svizzera.
In base allo stato attuale delle conoscenze, si può affermare quanto segue in merito all’efficacia attesa dei vaccini a mRNA omologati e disponibili in Svizzera (nelle prossime settimane dovrebbero seguire indicazioni più precise).
Per le persone vaccinate o guarite, la protezione da un’infezione con la variante Omicron è inferiore rispetto a quella da un’infezione con le varianti precedenti. La protezione dipende dal numero di dosi ricevute e dal tempo trascorso dall’ultima dose (o infezione). Mentre la protezione dalle infezioni diminuisce piuttosto rapidamente, quella dai decorsi gravi e dalle ospedalizzazioni si mantiene più a lungo.
Efficacia contro le ospedalizzazioni
Dai primi dati provenienti dal Regno Unito (UKHSA) risulta che l’efficacia contro le ospedalizzazioni dopo la seconda dose è di circa il 70 per cento dopo 2-24 settimane. L’efficacia aumenta a circa il 90 per cento dopo più di due settimane dalla vaccinazione di richiamo.
Efficacia contro le infezioni sintomatiche
I dati più recenti indicano che la protezione da infezioni sintomatiche con la variante Omicron (inclusi i decorsi molto lievi) diminuisce dal 65-70 per cento a circa il 10 per cento dopo 5 mesi dalla seconda dose di Comirnaty® (UKHSA). Dagli studi attualmente disponibili risulta inoltre che con la vaccinazione di richiamo la protezione da infezioni sintomatiche con la variante Omicron può aumentare al 70-75 per cento dopo almeno 2-4 settimane (Andrews et al., Ferguson et al., UKHSA). Tuttavia, con il vaccino di Pfizer (Comirnaty®) l’efficacia scende a circa il 50 per cento a partire dalla decima settimana (UKHSA).
Non sono ancora disponibili dati sull’efficacia del vaccino di Moderna (Spikevax®) oltre le 10 settimane.
È importante ribadire che la variante Omicron è meno pericolosa per le persone vaccinate e guarite che per quelle non vaccinate o non guarite.
La sindrome infiammatoria multisistemica pediatrica (PIMS) è una rara complicazione di un’infezione da SARS-CoV-2 nei bambini e negli adolescenti.
Secondo dati recenti provenienti dagli Stati Uniti (Zambrano et al.), la vaccinazione protegge gli adolescenti (dai 12 ai 15 anni) dalla PIMS con un’efficacia del 91 per cento (95 % CI 78-97 %).
I dati attualmente disponibili per i bambini tra i 5 e gli 11 anni non permettono di valutare in modo attendibile l’efficacia della protezione vaccinale. Sono attese informazioni più dettagliate a breve.
Vaccini vettoriali
Nei vaccini vettoriali, l’informazione genetica (DNA) con il piano di costruzione per uno o più componenti dell’agente infettivo (antigene) contro il quale la vaccinazione deve proteggere è inserita in un virus o batterio innocuo per l’essere umano. Il virus o batterio funge da mezzo di trasporto (vettore) ed è geneticamente modificato in modo che non possa più replicarsi nell’organismo o che possa farlo soltanto in misura limitata (i vettori adenovirali non sono replicabili). Dopo la somministrazione del vaccino, i vettori in esso contenuti penetrano in maniera localizzata nelle cellule dell’organismo, nelle quali è successivamente prodotto l’antigene dell’agente infettivo. L’antigene si presenta alla superficie della cellula ed è riconosciuto come estraneo dall’organismo. Ciò provoca una reazione immunitaria (anticorpi neutralizzanti e risposta immunitaria cellulare) contro la proteina dell’agente infettivo (nel caso dei vaccini anti-COVID-19, la proteina Spike SARS-CoV-2).
La probabilità che il DNA del vettore con l’informazione per l’antigene venga integrato nel patrimonio genetico di una cellula umana è estremamente esigua. Che il DNA del vettore o parti di esso siano ripresi nel genoma può accadere in una su 104-106 cellule in cui questo DNA è stato inserito nel nucleo cellulare. Tutte le cellule dell’organismo (ad eccezione delle cellule staminali) sono soggette a un turnover, per cui vengono eliminate e sostituite con altre nuove. In oltre 20 anni di esperienza clinica con vettori adenovirali (uno dei vari vettori possibili) con più di 400 studi clinici non sono mai stati riferiti effetti collaterali riconducibili a un’integrazione del DNA del vettore. Inoltre, tutte le persone nell’arco della vita vengono infettate con autentici adenovirus replicabili. Nelle infezioni da adenovirus, la probabilità che il DNA del virus venga integrato nel genoma è a sua volta molto esigua.
Esiste un rischio residuo che anche nelle cellule staminali (p. es. mioblasti) il DNA del vettore sia ripreso e integrato nel genoma di queste cellule. Anche in questo caso si deve presumere che le cellule che esprimono nella membrana di plasma la proteina Spike codificata dal DNA del vettore siano eliminate dal sistema immunitario. Di conseguenza, la probabilità che il DNA del vettore si preservi a vita è estremamente esigua. I vettori adenovirali sono generalmente considerati vettori non integranti, ciò significa che non integrano il proprio patrimonio genetico nel genoma cellulare. In linea di principio si può presumere che il genoma dei vaccini vettoriali anti-COVID-19 basati su adenovirus non riproducibili – e quello di altri adenovirus – rimanga nel nucleo cellulare delle cellule infette all’esterno del DNA umano (extracromosomico).
In linea di principio, gli adenovirus (un possibile vettore dei vaccini vettoriali) possono rimanere latenti nell’organismo. Tuttavia, il vettore adenovirale nel vaccino anti-COVID-19 non è competente per la replicazione. Di conseguenza, una riattivazione è esclusa.
Si presume che le cellule che esprimono la proteina Spike (S) siano riconosciute dal sistema immunitario come «infette» ed eliminate.
In linea di principio, tutti i vaccini anti-COVID-19 omologati da Swissmedic sono sicuri, efficaci e contribuiscono alla lotta alla pandemia. I vaccini a mRNA presentano un’efficacia molto elevata contro i decorsi gravi della malattia COVID-19/ricoveri ospedalieri (efficacia attorno all’90%). I vaccini vettoriali anti-COVID-19 offrono una buona protezione contro i decorsi gravi della malattia COVID-19/ricoveri ospedalieri (attorno all’70%). Possono quindi assumere un ruolo significativo nella prevenzione dei ricoveri ospedalieri. Per gli adulti che non vogliono o non possono farsi vaccinare con un vaccino a mRNA (p. es. a causa di un’allergia) possono essere impiegati in alternativa i vaccini vettoriali. Questi ultimi hanno il vantaggio di essere più facili da immagazzinare e trasportare rispetto ai vaccini a mRNA. Si prestano quindi in modo particolare per la somministrazione, per esempio in studi medici o farmacie.
Efficacia contro la malattia
In base agli studi clinici disponibili, il vaccino vettoriale di Janssen offre una buona protezione dalle infezioni moderate da SARS-CoV-2 (comprese le varianti Alfa, Beta e Gamma P2) pari a circa il 65 % (intervallo di confidenza al 95 % tra 56 e 72 %) nonché un’ottima protezione da decorsi gravi della malattia pari a circa l’85 % (intervallo di confidenza al 95% tra 54 e 97 %). La protezione si è rivelata buona anche per gli anziani.
Studi svolti negli USA sulla protezione dalla variante Delta hanno mostrato che l’efficacia contro le ospedalizzazioni causate dalla COVID-19 e contro l’infezione di SARS-CoV-2 è significativamente inferiore con il vaccino COVID-19 Vaccine Janssen® (71 % contro le ospedalizzazioni e 60 % contro l’infezione con la variante Delta del SARS-CoV-2 per il COVID-19 Vaccine Janssen®) che con i vaccini a mRNA (88–93 % contro le ospedalizzazioni e 80–95 % contro l’infezione con la variante Delta per i vaccini a mRNA) (CDC 24.09.21 e CDC 17.09.21). In Germania la quota percentuale di infezioni da COVID-19 dopo la vaccinazione è più elevata tra coloro che sono stati vaccinati con una dose unica del vaccino COVID-19 Vaccine Janssen® (RKI).
I primi dati indicano che la neutralizzazione di Omicron nelle persone che hanno ricevuto l’immunizzazione di base con una dose unica del vaccino COVID-19 Vaccine Janssen® è fortemente ridotta. La vaccinazione di richiamo eterologa con un vaccino a mRNA (Comirnaty®) produce tuttavia un sensibile aumento dei titoli anticorpali neutralizzanti contro Omicron e le persone risultano solo leggermente meno protette contro la variante Omicron (riduzione di circa 13 volte della neutralizzazione di Omicron rispetto alla neutralizzazione di Delta) rispetto alle persone che hanno ricevuto l’immunizzazione di base e la vaccinazione di richiamo con un vaccino a mRNA (riduzione di circa 5 volte della neutralizzazione di Omicron rispetto alla neutralizzazione di Delta) (Garcia-Beltran et al.).
Per questi motivi, alle persone a cui è stata somministrata una dose del vaccino COVID-19 Vaccine Janssen® almeno 4 mesi prima è raccomandata off-label una vaccinazione di richiamo con una dose di un vaccino a mRNA (a condizione che i vaccini a mRNA non siano controindicati né rifiutati per altri motivi; cfr. supplemento della raccomandazione per la vaccinazione di richiamo, capitolo 3.3). La vaccinazione di richiamo può essere effettuata con Spikevax® o Comirnaty® (eccezione: persone al di sotto dei 30 anni). Swissmedic ha verificato la vaccinazione di richiamo omologa con una seconda dose del vaccino COVID-19 Vaccine Janssen®. Le raccomandazioni saranno aggiornate rapidamente.
I dati indicano che una vaccinazione di richiamo sia omologa, sia eterologa con Spikevax®, Comirnaty® e Covid-19 Vaccine Janssen® è ben tollerabile e immunogena.
Efficacia contro la trasmissione
Non sono ancora disponibili dati sulla protezione di COVID-19 Vaccine Janssen® anche da una trasmissione del virus ad altre persone.
Organizzazione, appuntamento per la vaccinazione e logistica

Sul sito web del Cantone di domicilio sono disponibili informazioni sull’organizzazione della vaccinazione a livello cantonale e sulla procedura per prenotarsi.
La domanda di prenotazione può essere presentata dal medico, dal farmacista, da una persona di fiducia o dal paziente stesso.
Occorre tenere presente che le persone di età superiore ai 18 anni che non vogliono farsi vaccinare con un vaccino a mRNA, o che non possono farlo per motivi medici, possono ricevere il vaccino COVID-19 Vaccine Janssen®.
Vedere anche le FAQ:
La domanda è inoltrata al centro di vaccinazione più vicino al domicilio del paziente e viene fissato un appuntamento, per il quale il paziente riceve una conferma.
Per domande sulla logistica e l’organizzazione della vaccinazione sono competenti i servizi centrali cantonali.
I link ai rispettivi siti Internet dei Cantoni sono disponibili sul sito ufsp-coronavirus.ch.

I vaccini presentano le seguenti differenze:
Dosi di vaccino per flaconcino e preparazione
Trasporto e stoccaggio
Attenzione: i vaccini NON devono essere agitati. I flaconcini devono soltanto essere capovolti più volte. Il vaccino inutilizzato deve essere smaltito dopo la scadenza del periodo d’uso.
I centri di vaccinazione disponibili sono elencati sul sito Internet del Cantone di domicilio.
In ciascun Cantone sarà presente un punto di riferimento centrale (Single Point of Contact, SPOC) responsabile per queste domande. Il servizio sarà in contatto con l’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) e la Base logistica dell’esercito (BLEs), effettuerà le ordinazioni di vaccini e materiali di consumo e avrà l’incarico di garantire la distribuzione all’interno del Cantone. Inoltre sarà anche il punto di riferimento per i medici cantonali. All’inizio, è previsto che le vaccinazioni vengano effettuate prevalentemente presso centri di vaccinazione e unità mobili.
Le quote di vaccino per ciascun Cantone sono calcolate dall’UFSP a ogni consegna. Per il calcolo si tiene conto di vari aspetti, tra cui il numero di abitanti, la demografia all’interno dei Cantoni nonché le raccomandazioni di vaccinazione.
Per gli ospiti di case di cura e case per anziani e per le persone che per motivi di mobilità non possono farsi vaccinare sul posto (centro di vaccinazione ecc.) sono disponibili unità mobili di vaccinazione. Sono possibili differenze cantonali nell’attuazione.
La convenzione tariffale vale in tutta la Svizzera e pertanto il finanziamento della vaccinazione non dipende dal luogo di domicilio o di un trattamento in corso. Se possibile, però, entrambe le dosi del vaccino dovrebbero essere somministrate nello stesso luogo affinché possa essere riservata la seconda dose.
È possibile che i Cantoni in caso di disponibilità limitata di vaccino impongano restrizioni nell’accesso.
A seconda della legislazione cantonale, dal 2015 i farmacisti sono abilitati a vaccinare; a tale scopo devono disporre del «certificato di formazione complementare FPH Vaccinazione e prelievo di sangue». Le modalità di attuazione variano da Cantone a Cantone. Anche la possibilità per i farmacisti di delegare l’esecuzione delle vaccinazioni è regolata a livello cantonale.
Maggiori informazioni in merito sono disponibili al seguente link.
I Cantoni decidono chi partecipa all’attuazione del programma di vaccinazione anti-COVID-19 e quindi anche se le farmacie possono effettuare questo tipo di vaccinazioni.
Inoltre, ogni farmacia è libera di aderire o meno alla campagna di vaccinazione. I clienti devono quindi informarsi se e in quali farmacie è possibile farsi vaccinare.

Le persone affiliate all’assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie, le persone che hanno domicilio o dimora abituale in Svizzera, gli Svizzeri all’estero nonché i frontalieri possono, in linea di principio, ricevere in Svizzera la seconda dose prevista da uno schema di vaccinazione con un vaccino disponibile in Svizzera. Per garantire una protezione vaccinale ottimale, la prima dose di vaccino deve essere verificata mediante l’attestato di vaccinazione rilasciato al paziente.
In generale non è raccomandato combinare vaccini di fabbricanti diversi. Per le eccezioni si rimanda alle raccomandazioni di vaccinazione per i vaccini a mRNA e il vaccino COVID-19 Vaccine Janssen® (disponibili in tedesco e francese).
Ciascun kit di vaccinazione anti-COVID-19 di tipo 2 a e b attualmente distribuito dalla Base logistica dell’esercito (BLEs) è pensato per 15 applicazioni e contiene il materiale seguente
- 20 tamponi imbevuti di alcol
- 20 tamponi
- 20 cerotti
- 18 aghi per iniezione G23 x 30mm (blu)
- 18 siringhe «a basso volume morto» (LDS) da 1ml
- 3 siringhe da 2ml
Ulteriori informazioni circa la composizione dei kit di tipo 2 (a e b) e il loro utilizzo sono disponibili sul sito web del fabbricante.
Le persone vaccinate all’estero possono ricevere la vaccinazione di richiamo in Svizzera. Per la vaccinazione di richiamo dovrebbe essere impiegato se possibile lo stesso vaccino a mRNA utilizzato per l’immunizzazione di base (vaccinazione di richiamo omologa). In caso contrario può essere impiegato anche l’altro vaccino a mRNA (vaccinazione di richiamo eterologa). Per persone che hanno ricevuto l’immunizzazione di base con più vaccini a mRNA, non vi sono prescrizioni in merito al vaccino a mRNA da somministrare.
Il kit confezionato appositamente per la vaccinazione pediatrica, che sarà fornito dalla Base logistica dell’esercito (BLEs) a partire da metà dicembre, prevede 5 dosi di vaccino per ciascun kit. Comprende i seguenti componenti:
- 8 salviettine imbevute di alcol
- 8 salviettine
- 6 cerotti con i fenicotteri e altri 6 con i dinosauri
- 5 aghi da iniezione da 16 mm
- 5 aghi da iniezione da 25 mm
- 7 siringhe «Low Dead Space» (LDS) da 1ml
- 3 siringhe da 2ml
Maggiori informazioni sulla composizione del kit pediatrico e sul suo impiego saranno presto disponibili sul sito web del fabbricante.
Somministrazione della vaccinazione
Generale
Questo dipende dalla capacità di discernimento della persona.
Persone capaci di discernimento
Le persone adulte e i minorenni capaci di discernimento devono dare il proprio libero consenso a un trattamento dopo essere stati informati in modo esaustivo dal professionista medico o che somministra la vaccinazione. Questo vale anche per la vaccinazione anti-COVID-19. Il consenso può essere fornito anche oralmente e se possibile dovrebbe essere documentato nel tool informatico.
Persone incapaci di discernimento
Sono considerati incapaci di discernimento i bambini piccoli e le persone che ne sono private in seguito a disabilità mentale, turbe psichiche, ebbrezza o ad altre cause simili, ossia le persone a cui manca la capacità di agire ragionevolmente.Tuttavia, le turbe psichiche, l’età avanzata, la curatela o la minore età non significano automaticamente che la persona sia incapace di discernimento. Ne consegue che la capacità di discernimento deve essere valutata caso per caso.
Per le persone incapaci di discernimento i familiari hanno il diritto di dare o rifiutare il consenso per provvedimenti sanitari, a condizione che le persone incapaci di discernimento non siano già rappresentate da una persona da esse stesse designata nelle direttive del paziente o in un mandato precauzionale o da un curatore designato dall’autorità competente.
Maggiori informazioni al riguardo sono disponibili sulla pagina Il consenso libero e informato al trattamento o alla cura.
Di principio, non è necessaria la firma per il consenso. Tuttavia, per quanto possibile, il consenso dovrebbe essere documentato in forma elettronica nel tool informatico.
Si veda al riguardo anche la risposta alla domanda delle FAQ Quali punti sono da affrontare nel colloquio informativo prima della vaccinazione anti-COVID-19?
I giovani a partire dai 12 anni hanno per principio il diritto di decidere autonomamente se farsi vaccinare o meno, purché siano ritenuti capaci di discernimento e informati.
La verifica della capacità di discernimento è di competenza della persona che esegue la vaccinazione e non può essere correlata a un’età fissa né è possibile definire un limite di età.
Prima di poter essere vaccinati, i bambini incapaci di discernimento necessitano del consenso dei genitori / dei detentori dell’autorità parentale. Il seguente promemoria (disponibile in francese e tedesco) redatto dalla Conferenza per la protezione dei minori e degli adulti (COPMA) contiene informazioni utili sulla verifica della capacità di discernimento nonché su competenze e criteri.
È possibile che, per motivi organizzativi, nei centri di vaccinazione di taluni Cantoni sia richiesto il consenso scritto dei genitori / dei detentori dell’autorità parentale. In questi casi, i Cantoni devono offrire ai giovani un accesso alternativo al di fuori dei centri di vaccinazione (p. es. vaccinazioni presso l’ospedale pediatrico o soluzioni simili).
Di pertinenza con il tema:
- FAQ Come si dà il consenso alla vaccinazione anti-COVID-19?
Poiché la vaccinazione, dal punto di vista giuridico, costituisce un intervento nell’integrità fisica, la persona da vaccinare deve essere informata e dare il proprio consenso. Le persone capaci di discernimento o i rappresentanti legali delle persone da vaccinare devono essere informati sulla vaccinazione; il consenso, per quanto possibile, deve essere documentato in forma elettronica nel tool informatico. Di principio non è necessaria la firma.
Il personale professionista che vaccina deve fornire le seguenti ulteriori informazioni.
- Dati sulla vaccinazione: tipo, numero di iniezioni, efficacia e tollerabilità, benefici e rischi.
- Informare che le misure di protezione restano valide e devono essere rispettate. Fanno eccezione gli incontri privati tra persone completamente vaccinate (è possibile rinunciare a mascherina e distanza).
- Procedura in caso di effetti indesiderati della vaccinazione (EIV).
- Costi: il vaccino è gratuito in Svizzera.
- Registrazione della vaccinazione: a scopi statistici e per il monitoraggio della vaccinazione, ogni somministrazione è registrata elettronicamente in modo anonimo in conformità con le vigenti disposizioni in materia di protezione dei dati. Il consenso alla registrazione deve essere documentato.
- Offrire la possibilità di porre domande.
Ulteriori informazioni sullo svolgimento della vaccinazione sono disponibili nel documento Vaccinazione anti-COVID-19: lista di controllo per la vaccinazione e lista di controllo per la vaccinazione con COVID-19 Vaccine Janssen®.
Le informazioni orali possono essere integrate da informazioni scritte.
La somministrazione avviene per via intramuscolare anche nelle persone che assumono anticoagulanti. È importante
comprimere bene il punto di iniezione. Inoltre, come riportato nel capitolo 5e del Calendario vaccinale, si raccomanda quanto segue:
- utilizzare un ago fine e lungo (25G);
- effettuare l’iniezione nel braccio (muscolo deltoide);
- eseguire una compressione decisa almeno per 2 minuti senza strofinare;
- non aspirare (in caso di disturbi della coagulazione, l’aspirazione porterebbe a più di effetti indesiderati locali);
- informare la persona che assume anticoagulanti o i suoi genitori/rappresentazione legale del possibile sviluppo di un ematoma dopo la vaccinazione e fornire istruzioni su come procedere.

Se nell’anamnesi è presente la reazione anafilattica ad altri vaccini e per persone con note allergie acute gravi o mastocitosi cutanea o sistemica, è necessario osservare i seguenti punti.
Misure di precauzione:

Per la vaccinazione di persone affette da immunodeficienza, così come per le persone sottoposte a terapie immunosoppressive, il medico curante deve ponderare accuratamente i benefici e i rischi.
Per le persone immunodepresse, comprese quelle che ricevono una terapia immunosoppressiva, è raccomandata la vaccinazione anti-COVID-19 con i vaccini a mRNA omologati in Svizzera (per maggiori informazioni si veda il punto 3.3 delle raccomandazioni di vaccinazione per i vaccini a mRNA [disponibili in tedesco e francese]). L'efficacia di una vaccinazione anti-COVID-19 può essere inferiore nelle persone affette da immunodeficienza. Il vaccino COVID-19 Vaccine Janssen® va preso in considerazione soltanto se dalla valutazione individuale dei rischi e dei benefici (efficacia, sicurezza) risulta che i benefici potenziali prevalgono anche rispetto alla vaccinazione con un vaccino a mRNA.
Sì, anche quest’autunno si raccomanda la vaccinazione antinfluenzale alle persone con un rischio più elevato di complicazioni, come le persone dai 65 anni in su, le donne in gravidanza, i bambini nati prematuramente (<32 0/7 settimane di gravidanza o peso alla nascita inferiore a 1500 g) da 6 mesi di età per i primi due inverni nonché le persone che soffrono di una malattia cronica. La vaccinazione è raccomandata anche alle persone a stretto contatto con loro. Potete effettuarla anche se siete stati già vaccinati contro la COVID-19. Le due vaccinazioni proteggono da infezioni causate da differenti virus e da eventuali postumi gravi della malattia. Potete effettuarle a distanza di tempo ravvicinata l’una dall’altra o contemporaneamente con un’iniezione ciascuna per braccio (R. Lazarus et al).
Per maggiori informazioni sulla vaccinazione antinfluenzale, consultate le pagine:
Sì, la vaccinazione antinfluenzale e quella anti-COVID-19 possono essere effettuate contemporaneamente o a qualsiasi distanza di tempo l’una dall’altra. Se la somministrazione avviene contemporaneamente, le iniezioni devono essere effettuate in un braccio ciascuna. Secondo i dati attuali, questa prassi non ha un influsso negativo né sugli effetti collaterali/sulla sicurezza né sull’efficacia (R. Lazarus et al). In caso di somministrazione contemporanea, gli effetti collaterali possono tuttavia essere leggermente più accentuati.
Come per gli adulti, anche per i bambini (di 5-11 anni) non è in linea di principio raccomandato un test anticorpale prevaccinale per verificare lo stato sierologico, poiché non è necessario ai fini della sicurezza e dell’efficacia della vaccinazione e perciò non è nemmeno economicamente conveniente. Questo test può essere utile soltanto se vi è il sospetto che un bambino si sia precedentemente ammalato di COVID-19 e non sia stato testato.
Secondo lo schema di vaccinazione, ai bambini con grave immunodeficienza è raccomandato un esame sierologico dopo la seconda dose di vaccino per poter decidere sulla necessità di una terza dose. Le spese dell’analisi per gli anticorpi contro il SARS-CoV-2 sono assunte soltanto in questo caso, secondo la raccomandazione di vaccinazione di cui al capitolo 3.3.1. Queste spese non sono invece rimborsate per la popolazione in generale, conformemente all’ordinanza vigente, tranne nei casi in cui l’analisi sia ordinata dal servizio cantonale competente.
Di pertinenza con il tema:
- FAQ Quale schema di vaccinazione è raccomandato per i bambini (dai 5 agli 11 anni) con grave immunodeficienza?
- FAQ Attualmente qual è l’utilità dei test sierologici?
Dopo un trattamento passivo con anticorpi (anticorpi monoclonali o plasma di persone guarite) di un’infezione da SARS-CoV-2, una vaccinazione è temporaneamente controindicata. In questo caso, prima di una vaccinazione anti-COVID-19 si dovrebbe rispettare un intervallo minimo di almeno 90 giorni.
Durante questo lasso di tempo queste persone sono protette in quanto guarite.
È definito off-label l’uso per il quale il rispettivo prodotto non è omologato da Swissmedic.
Se si basa sulle raccomandazioni di vaccinazione dell’UFSP per la scelta o l’uso di un vaccino, lo specialista responsabile può dimostrare di aver osservato le regole riconosciute della scienza medica e farmaceutica e di avere quindi rispettato l’obbligo di diligenza sancito dalla LATer. Se lo stesso si attiene anche agli obblighi di diligenza derivanti dal contratto terapeutico (tra cui obbligo di informazione, di spiegazione e di documentazione), di norma non può essere ritenuto responsabile.
Programma di vaccinazione
Generale
Attualmente non è raccomandata una vaccinazione con vaccini a mRNA diversi, perché non sono disponibili dati su questo tipo di mescolamento e abbinamento.
Alle persone che sono state vaccinate all’estero o a cui sono stati somministrati erroneamente vaccini a mRNA diversi non è raccomandata una terza dose per raggiungere la vaccinazione completa.
Alle persone che all’estero hanno ricevuto una dose di Vaxzevria® (ChAdOx1-S) di AstraZeneca si raccomanda di completare la serie di vaccinazione con una dose di vaccino a mRNA (Comirnaty® o Spikevax®), osservando un intervallo minimo di 28 giorni tra la somministrazione della prima e quella della seconda dose.
Per le persone che non sono state vaccinate completamente o lo sono state con altri vaccini non omologati in Svizzera, attualmente non disponiamo di dati sulla sicurezza e sull’efficacia raggiunta dopo la somministrazione di una o di due dosi supplementari di un vaccino a mRNA. Una simile situazione va valutata separatamente in ogni singolo caso.
Qualora non sia stata effettuata la determinazione dei titoli anticorpali quattro settimane dopo la seconda dose con vaccino a mRNA, il titolo va definito il più rapidamente possibile. L’interpretazione di questa sierologia prescinde dall’intervallo che decorre dalla seconda dose.
Questo dipende dalla presenza di sintomi di COVID-19.
Per le persone sintomatiche: è opportuno accertare mediante test COVID-19 la presenza della malattia. Se il risultato del test è positivo, seguire le raccomandazioni nella risposta alla domanda delle FAQ « Quando deve essere vaccinata una persona che ha avuto una COVID-19 confermata? »
Per le persone asintomatiche: prima della vaccinazione non è necessario un test PCR o antigenico rapido né un test anticorpale.
Vaccini mRNA
Immunizzazione di base
L’immunizzazione di base consiste in due dosi di un vaccino a mRNA somministrate a distanza di quattro settimane. L’intervallo di tempo tra la prima e la seconda dose non deve superare sei settimane. A seconda del vaccino occorre osservare quanto segue:
- vaccinazione con Comirnaty® di Pfizer/BioNTech: intervallo di almeno 21 giorni tra le due dosi;
- vaccinazione con Spikevax® di Moderna: intervallo di almeno 28 giorni tra le due dosi.
In base alle conoscenze attuali, per l’immunizzazione di base devono essere utilizzate due dosi dello stesso vaccino a mRNA (eccezione: persone con meno di 30 anni). La protezione vaccinale si attiva 1-2 settimane dopo la somministrazione della seconda dose di vaccino.
Vaccinazione di richiamo
La vaccinazione di richiamo con un vaccino a mRNA è raccomandata alle persone a partire dai 16 anni. Il richiamo va effettuato al più presto quatro mesi dopo l’ultima dose di vaccino anti-COVID-19.
Attenzione: per le seguenti categorie si raccomanda uno schema vaccinale differente:
- bambini e adolescenti;
- persone con grave immunodeficienza;
- persone guarite.
Per maggiori informazioni consultate le FAQ:
«Per le persone a partire dai 12 anni che hanno avuto e superato un’infezione da SARS-CoV-2 confermata sono raccomandate due dosi di vaccino per l’immunizzazione di base?»
«Per chi e quando è raccomandata una vaccinazione di richiamo (booster) dopo una vaccinazione completa anti-COVID-19?»
«Perché per gli adolescenti è raccomandata la vaccinazione con un vaccino a mRNA?»

Se si verifica un’infezione da SARS-CoV-2 acuta confermata da test PCR o da test antigenico rapido quattro settimane o più dopo la prima o la seconda dose di vaccino, non è raccomandata la somministrazione di un’ulteriore dose per l’immunizzazione di base (l’intervallo minimo non si applica se sono stati rilevati anticorpi anti-nucleocapside).
Tuttavia, se l’infezione si verifica meno di quattro settimane dopo la prima dose di vaccino, è raccomandata un’ulteriore dose di vaccino entro 1-3 mesi dopo l’infezione.
Eccezione: le persone a partire dai 12 anni con grave immunodeficienza (per la definizione vedi capitolo 3.1.1 della raccomandazione di vaccinazione con vaccini a mRNA; disponibile in tedesco o francese) che hanno avuto un’infezione da SARS-CoV-2 confermata ricevono complessivamente due dosi di vaccino per l’immunizzazione di base. Va rispettato l’intervallo minimo di quattro settimane tra l’infezione e le vaccinazioni, indipendentemente dall’ordine.
Attualmente la vaccinazione non è raccomandata per i bambini (5-11 anni) per i quali non c’è una raccomandazione particolare (malattia cronica / contatto con persone con immunodeficienza) e che hanno superato un’infezione da SARS-CoV-2. (In linea di massima per questa fascia di età non c’è una controindicazione per una vaccinazione dopo la guarigione.)

Le persone che hanno avuto e superato un’infezione da SARS-CoV-2 confermata (test PCR o test antigenico positivo (no test autodiagnostico) o rilevamento di anticorpi IgG anti-SARS-CoV-2) possono rinunciare alla seconda dose di vaccino. Alcuni studi mostrano infatti che le persone che sono guarite da un’infezione e hanno ricevuto una dose di vaccino sviluppano una risposta immunitaria altrettanto buona delle persone che non hanno contratto il virus e che hanno ricevuto due dosi di vaccino (Saadat S, JAMA 2021, Stamatatos L, Science 2021). Per queste persone la somministrazione di due dosi di vaccino non comporta svantaggi, ma non è nemmeno necessaria, dato che la risposta immunitaria non aumenta ulteriormente (Goel RR, Sci Immunol. 2021). Si segnala tuttavia che la prima dose di vaccino dev’essere tassativamente somministrata almeno quattro settimane dopo l’infezione. Se l’infezione risale a meno di 4 settimane prima occorre somministrare due dosi di vaccino.
Eccezione: le persone a partire dai 12 anni con grave immunodeficienza (per la definizione vedi capitolo 3.1.1 della raccomandazione di vaccinazione con vaccini a mRNA, disponibile in tedesco o francese) che hanno avuto un’infezione da SARS-CoV-2 confermata ricevono complessivamente due dosi di vaccino per l’immunizzazione di base. Va rispettato l’intervallo minimo di quattro settimane tra l’infezione e le vaccinazioni, indipendentemente dall’ordine.
Attenzione: per determinare lo schema vaccinale non è necessario eseguire esplicitamente un test sierologico. Se il momento del contagio prima della prima dose di vaccino non è conosciuto, si raccomanda di rispettare un intervallo minimo di due settimane tra il test sierologico positivo e la vaccinazione, visto che la formazione di anticorpi richiede circa due settimane. Secondo l’ordinanza vigente, le spese delle analisi per gli anticorpi contro il SARS-CoV-2 sono assunte dalla Confederazione solo se le analisi sono ordinate dal servizio cantonale competente. Per le persone con grave immunodeficienza le spese di queste analisi sono assunte dalla Confederazione conformemente alla raccomandazione di vaccinazione con vaccini a mRNA (analisi raccomandate dopo la terza dose di vaccino).
Per informazioni sulla vaccinazione dei bambini guariti vedi FAQ «La vaccinazione è raccomandata per i bambini guariti (dai 5 agli 11 anni)?»
La raccomandazione per una terza dose di vaccino nell’ambito dell’immunizzazione di base sussiste solo per un gruppo specifico di persone particolarmente a rischio gravemente immunodeficienti. Per tutte le altre persone particolarmente a rischio, quindi anche per le persone anziane (>65 anni), questa raccomandazione non vale.
In caso di infezione confermata da SARS-CoV-2, alle persone con grave immunodeficienza (definizione cfr. cap. 3.1.1 della raccomandazione di vaccinazione per i vaccini a mRNA) sono somministrate complessivamente due dosi a distanza di almeno quattro settimane, tenendo conto dell’intervallo minimo di quattro settimane tra l’infezione e la vaccinazione, indipendentemente dall’ordine.
Questa raccomandazione vale esclusivamente per le persone che al momento della vaccinazione anti-COVID-19 stanno seguendo una delle terapie altamente immunosoppressive seguenti:
- deplezione delle cellule B (p. es. rituximab, ocrelizumab, ciclofosfamide, inibitori della tirosin-chinasi di Bruton);
- chemioterapia ad alto dosaggio;
- terapia corticosteroide ad alto dosaggio (> 20mg prednisone/al giorno, >2 settimane);
- altre terapie che comportano una forte immunosoppressione (p. es. micofenolato, ciclosporina, inibitori della Janus chinasi);
- terapia combinata con diversi medicamenti immunosoppressivi.
E per:
- persone con un difetto immunitario congenito con limitata funzione delle cellule B e T (p. es. Immunodeficienza Comune Variabile ICV, linfocitopenia CD4 isolata);
- pazienti trapiantati con organi solidi;
- pazienti con un’infezione da HIV e un numero di cellule CD4+ < 200 μl;
- pazienti in emodialisi;
- pazienti affetti da altre malattie associate a una grave immunodeficienza analoga.
I medici di famiglia o altri professionisti della salute possono indirizzare questi pazienti verso gli specialisti curanti per ulteriori accertamenti.
I dettagli relativi all’indicazione e alla procedura specifica sono descritti nelle raccomandazioni di vaccinazione (capitolo 3.3).
Per tutte le altre persone particolarmente a rischio, quindi anche per le persone anziane (>65 anni), questa raccomandazione non vale.
Per maggiori informazioni al riguardo consultare la FAQ «È necessaria una vaccinazione di richiamo (booster) a distanza di qualche tempo da una vaccinazione completa contro la COVID-19?»
Per i bambini dai 5 agli 11 anni con grave immunodeficienza o che hanno subito un trapianto di cellule staminali si raccomanda un esame sierologico 4 settimane dopo la somministrazione della seconda dose di vaccino. Se sono presenti anticorpi vaccinali anti-SARS-CoV-2 chiaramente positivi, la terza dose non è necessaria. Titoli di anticorpi vaccinali positivi prossimi al valore limite vanno considerati negativi. Se non vengono rilevati anticorpi vaccinali anti-SARS-CoV-2 si raccomanda una terza dose ai fini dell’immunizzazione di base a distanza di almeno 4 settimane dalla seconda. Questa raccomandazione limitata è dovuta al fatto che una terza dose in questa fascia di età è off-label, sono disponibili pochi dati e quindi la terza dose va somministrata soltanto ai bambini nei quali i titoli degli anticorpi indicano una protezione vaccinale incompleta.
Per l’intera serie di vaccinazioni si applica lo schema di vaccinazione impiegato al momento della prima vaccinazione. Lo schema di vaccinazione determina quante vaccinazioni fare e quando. I dosaggi del vaccino invece vengono adeguati all’età del bambino all’interno dello schema di vaccinazione; si basano infatti sull’età del bambino e non sul suo peso o sulla sua altezza. Se un bambino compie 12 anni tra la prima e la seconda dose, quale seconda dose deve essere somministrata la formulazione di Comirnaty® per le persone ≥ 12 anni. Se per errore a un bambino viene somministrata come seconda dose la formulazione per i bambini dai 5 agli 11 anni, non è necessario ripetere la somministrazione.
Vaccini vettoriali
Lo schema raccomandato prevede una singola dose di COVID-19 Vaccine Janssen®. La protezione vaccinale ottimale inizia circa tre settimane dopo la vaccinazione. Per l’immunizzazione di base non sono necessarie altre dosi. Non si può tuttavia escludere la necessità di una vaccinazione di richiamo in futuro.
È raccomandata una dose di vaccino anche alle persone non vaccinate che hanno contratto un’infezione da SARS-CoV-2 confermata. La vaccinazione dovrebbe essere effettuata tempestivamente a partire da un mese dopo l'infezione (intervallo minimo quattro settimane) ed entro tre mesi o al più presto se l’infezione risale a più di tre mesi prima.
Non è necessario un intervallo minimo tra la vaccinazione anti-COVID-19 e la somministrazione di altri vaccini.
Vaccino e materiale
Le esperienze pratiche hanno mostrato che da un flaconcino di Comirnaty® possono essere prelevate 5 dosi di vaccino.
Secondo Swissmedic, con il corrispondente materiale e la necessaria esperienza dovrebbe essere possibile prelevare 6 dosi di vaccino, ma il materiale fornito con il kit di vaccinazione lo consente solo in parte. Il prelievo di 6 dosi è possibile solo utilizzando materiale speciale (a basso volume morto) (cfr. Mögliche Vorgehensweisen zur Entnahme von 6 Dosen Comirnaty® aus rekonstituiertem Vial solo in tedesco) e con esperienza nella preparazione Vaccino anti-COVID-19 Comirnaty di Pfizer/BioNTech: indicazioni sulla sesta dose di vaccino per gli operatori sanitari.
Nel documento Possibili procedure per il prelievo di sei dosi da un flaconcino ricostituito di Comirnaty® (PDF, 133 kB, 11.02.2021) sono descritte concretamente tre procedure.
Il prelievo di 6 dosi non è garantito ma possibile, mentre il prelievo di 5 dosi di vaccino dovrebbe essere sempre possibile senza problemi.
Swissmedic fornisce informazioni proprie in un comunicato.
Swissmedic continua a ricevere segnalazioni della presenza occasionale di sedimenti scuri sull’ago usato per prelevare il vaccino di Moderna dal contenitore primario.
Dagli accertamenti di Swissmedic è risultato che questi sedimenti sono costituiti da componenti di tappi e aghi. La modalità di perforazione del tappo e il successivo movimento dell’ago hanno un grande influsso sulla formazione dei sedimenti.
Swissmedic ritiene che tutti i lotti di vaccini attualmente disponibili siano ancora utilizzabili. Nella preparazione del vaccino si raccomanda la seguente procedura:
- in quanto possibile fonte delle impurità, il tappo del flaconcino del vaccino deve essere perforato possibilmente una sola volta;
- muovete il meno possibile l’ago nel tappo;
- dopo avere prelevato il vaccino, verificate il più scrupolosamente possibile che la siringa non contenga particelle estranee. Se si osservano impurità o particelle, non utilizzate la siringa per la vaccinazione.
Il promemoria e il modulo per la notifica dei vizi di qualità a Swissmedic sono disponibili al seguente link:
Dichiarazione di deficienze di qualità (swissmedic.ch)
No, per motivi di igiene e di sicurezza questa operazione non è consentita.
Nel caso del vaccino Comirnaty, si distinguono due prodotti: PBS (soluzione salina fosfata)/saccarosio e formulazione di TRIS/saccarosio. Per differenziarle tra loro, i flaconcini e le confezioni sono contrassegnate con colori diversi. Il seguente specchietto mostra le caratteristiche principali di ciascuna formulazione.
Questa formulazione di TRIS/saccarosio è una nuova forma farmaceutica del vaccino anti-COVID-19 attualmente disponibile (tappo viola). La fabbricazione e la fornitura avverranno nelle prossime settimane ed è possibile che le due formulazioni (tappo viola, formulazione vecchia da ricostituire; tappo grigio, formulazione nuova ricostituita con una soluzione di TRIS/saccarosio) siano in commercio contemporaneamente.
Qui di seguito le informazioni principali sulla manipolazione della nuova formulazione di Comirnaty ricostituita:
- L’imballaggio primario contiene un flaconcino provvisto di una capsula di chiusura grigia. Di colore grigio sono anche i bordi dell’etichetta del flaconcino e di quella della scatola nonché del riquadro in cui è indicata l’età.
- Da ogni flaconcino multidose scongelato possono essere prelevate 6 dosi da 0,3 ml; non è necessario alcun diluente né procedere alla ricostituzione (la formulazione è pronta all’uso).
- La nuova formulazione presenta una migliore stabilità fino a 10 settimane alla temperatura di 2-8°C.
- Nota bene: anche questo vaccino NON deve essere agitato. I flaconcini possono essere soltanto capovolti più volte. Il vaccino inutilizzato deve essere smaltito una volta trascorsa la data di scadenza.
Il kit di vaccinazione 2 e i kit che saranno disponibili in futuro sono idonei per la nuova formulazione. Data la formulazione pronta all’uso, non ci sarà più bisogno di siringhe né di aghi per l’aspirazione del NaCl anche NaCl “Miniplasco”. È responsabilità dei servizi cantonali competenti cedere ad altri i componenti del kit in eccesso e/o destinarli alle strutture cantonali. Alcuni di questi articoli non fanno parte automaticamente del kit, ma sono prodotti opzionali.
Documentazione della vaccinazione
Prova di vaccinazione
Le strutture di vaccinazione (centri di vaccinazione, studi medici, farmacie) decidono come documentare le vaccinazioni. Nella maggior parte dei casi, dopo la vaccinazione ricevete un attestato di vaccinazione cartaceo contenente il luogo e la data della vaccinazione nonché informazioni sul vaccino somministrato (nome commerciale, fabbricante, n. di lotto).
Presso alcune strutture di vaccinazione potete anche far iscrivere le vaccinazioni anti-COVID-19 nel certificato di vaccinazione («libretto delle vaccinazioni»). Per l’attestato di vaccinazione esistono modelli cantonali, un modello dell’UFSP e una versione internazionale gialla dell’OMS.
Le vaccinazioni anti-COVID-19 possono essere iscritte in un certificato di vaccinazione anche in un secondo momento, dietro presentazione dell’attestato di vaccinazione cartaceo. Gli specialisti non sono tuttavia tenuti a effettuare tale iscrizione se la vaccinazione non è stata eseguita da loro.
Tutte le summenzionate forme di iscrizioni e attestati sono attestazioni mediche e non documenti ufficiali. A tale fine mancano le necessarie basi legali in Svizzera.
Unica eccezione: il certificato di vaccinazione giallo dell’OMS è riconosciuto a livello internazionale come attestato ufficiale per la vaccinazione contro la febbre gialla.
Certificato COVID
Potete trovare informazioni nel documento Certificato COVID: Documentazione per gli emittenti (PDF, 396 kB, 15.06.2021) (PDF, 401 kB, 16.07.2021)
Potete trovare maggiori informazioni sul sito web “certificato COVID”
L’attestato di vaccinazione contiene il luogo e la data della vaccinazione nonché informazioni sul vaccino somministrato (nome commerciale, fabbricante, n. di lotto). In aggiunta possono essere apposti anche timbro e firma. Vi può essere altresì indicato il nome dello specialista vaccinante. L’attestato di vaccinazione può variare in funzione delle regolamentazioni cantonali e delle direttive delle strutture di vaccinazione.
Le persone che sono risultate positive al test del SARS-CoV-2 (PCR o antigenico rapido) presso un centro di test, uno studio medico, un ospedale o una farmacia possono richiedere un documento elettronico o cartaceo che confermi il risultato del test.
Se è disponibile il risultato di un test anticorpale, anche questo può valere come prova di un’infezione da SARS-CoV-2 superata (anticorpi IgG).
Attenzione: non deve essere espressamente effettuata una sierologia per determinare lo schema di vaccinazione. Se il momento dell’infezione non è noto, si raccomanda un intervallo minimo di due settimane tra la sierologia positiva e la prima dose di vaccino. I test autodiagnostici non valgono come prova di un’infezione superata.
Questo documento deve essere originale e contenere informazioni identificative (p. es. nome e data di nascita), la data del test, il tipo di test e il risultato. Può trattarsi di:
- un documento ufficiale rilasciato da un centro di test;
- un certificato medico;
- una conferma rilasciata da una farmacia;
- il risultato di un test fornito da un laboratorio autorizzato.
In alternativa, può trattarsi anche di un documento ufficiale rilasciato dalle autorità cantonali competenti (p. es. la comunicazione dell’obbligo di isolamento). Il contenuto di questo documento può variare da un Cantone all’altro.
Nota bene: sia i risultati positivi dei test antigenici rapidi in assenza di sintomi o contatto con una persona positiva al test sia i risultati positivi dei test autodiagnostici eseguiti a casa devono essere sempre confermati da un test PCR.
Le persone che dopo un'infezione da COVID-19 confermata hanno ricevuto soltanto una dose di vaccino Comirnaty® o Spikevax® hanno diritto a un certificato COVID.
Effetti indesiderati e danni dovuti alla vaccinazione
Generale
No, non tutti i disturbi che insorgono poco dopo la vaccinazione sono collegati ad essa. Possono infatti presentarsi altri problemi di salute indipendenti dalla vaccinazione, talvolta anche in concomitanza temporale con essa. Ciò non significa tuttavia che tali disturbi siano conseguenza della vaccinazione.
Se nelle persone vaccinate insorgono più spesso disturbi dopo una vaccinazione rispetto a persone non vaccinate della stessa età e dello stesso sesso, ciò viene analizzato più nel dettaglio.
Tra le persone anziane e quelle con determinate malattie croniche sono da attendersi disturbi indipendenti dalla vaccinazione. Esse hanno anche un rischio maggiore di morte naturale per ragioni legate all’età o a malattie preesistenti.
In linea di principio è possibile che, in presenza di una predisposizione genetica, le vaccinazioni provochino una malattia autoimmune. Tuttavia, il rischio di un processo autoimmune scatenato da un’infezione virale è da considerarsi molto più elevato che non in caso di vaccinazione. Pertanto, la vaccinazione è generalmente una protezione importante da una malattia autoimmune. È quanto sembra essere il caso di una vaccinazione anti-COVID-19.
La valutazione dei dati sugli effetti indesiderati delle vaccinazioni registrati in Svizzera e in altri Paesi fornirà presto nuove conoscenze in merito.
Secondo la strategia di vaccinazione, attualmente vengono vaccinate le persone dai 75 anni in su e quelle affette da determinate malattie croniche. In termini puramente statistici, in questa fascia d’età si prevede un certo numero di decessi in un dato arco di tempo, indipendentemente dalla vaccinazione anti-COVID-19. Nella fascia d’età degli ultraottantacinquenni, secondo le attese muoiono in Svizzera 2300 persone nel giro di 4 settimane (intervallo tra le due dosi di vaccino somministrate). Si tratta dell’1 per cento di questa fascia d’età.
Tra le persone con più di 65 anni, i decessi dovuti a infarto, ictus o tumore maligno sono molto più frequenti che non tra le persone più giovani. Per esempio, il 79 per cento dei decessi dovuti a un tumore maligno riguarda il gruppo delle persone con più di 65 anni.
Questi decessi possono verificarsi in concomitanza con una vaccinazione anti-COVID-19, senza che quest’ultima ne sia la causa. Una correlazione tra un decesso e una vaccinazione anti-COVID-19 concomitante è in ogni caso verificata nel dettaglio dai servizi competenti.
In base all’odierno stato delle conoscenze, un adiuvante di Pandemrix ha causato o perlomeno favorito una narcolessia in persone con una predisposizione genetica. Poiché l’adiuvante in questione non è presente nei vaccini anti-COVID-19 attualmente omologati, si presume che gli stessi non favoriscano una narcolessia.
Vaccini mRNA
Sulla base dei dati attuali e delle comunicazioni dei titolari delle omologazioni, dopo la vaccinazione possono insorgere effetti indesiderati della vaccinazione (EIV).
Sinora negli studi e nei sistemi di dichiarazione nazionali e internazionali sono stati osservati molto raramente EIV gravi o imprevisti. Gli EIV osservati sono soprattutto reazioni locali e sintomi generici simili a quelli che possono presentarsi anche per altre vaccinazioni.
Dolori nel punto d’inoculazione (>80 %), stanchezza (>60 %) e mal di testa (>50 %) sembrano essere tra gli EIV più frequenti. Possono insorgere molto spesso dolori articolari e muscolari e brividi (20-60 %), nonché febbre e gonfiore nel punto di inoculazione (circa 10 %). Inoltre per il vaccino anti-COVID-19 Spikevax® sono stati segnalati molto spesso nausea/vomito (>20 %), linfoadenopatia (20 %) e arrossamento nel punto di inoculazione (10 %). Tutti questi effetti indesiderati sono normalmente di gravità da lieve a media e di breve durata. Secondo segnalazioni pervenute, sono stati osservati EIV con maggiore frequenza dopo la seconda dose di vaccino.
Gravi effetti indesiderati causati dal vaccino sono molto rari. Vengono raccolti dai sistemi nazionali di dichiarazione delle autorità competenti in materia di medicamenti (Swissmedic in Svizzera), analizzati e pubblicati (Pandemia della malattia di coronavirus (COVID-19) (swissmedic.ch)).
Nel quadro di questo monitoraggio, dall’omologazione in altri Paesi si sono osservate reazioni anafilattiche in casi molto rari (circa 1 su 100 000 persone vaccinate con Comirnaty® e 0,25 su 100 000 persone vaccinate con Spikevax®. Nel 71 % dei casi la reazione è insorta entro 15 minuti dalla vaccinazione e l’81 % delle persone vaccinate aveva già reazioni allergiche documentate (stato: fine gennaio 2021). Un’allergia ai componenti di un vaccino costituisce una controindicazione.
I casi di miocarditi e pericarditi riportati in seguito a vaccinazione con i vaccini anti-COVID-19 a mRNA Spikevax® e Comirnaty® sono molto rari, anche se essi sono stati osservati con maggiore frequenza in seguito a vaccinazione con Spikevax®. I decorsi sono stati per lo più blandi e i casi si sono verificati di norma entro 14 giorni dalla vaccinazione, più frequentemente dopo la seconda dose di vaccino e nei soggetti maschi più giovani.
Gli specialisti dovrebbero prestare attenzione ai segni e ai sintomi di miocarditi e pericarditi.
Gli specialisti dovrebbero fare presente alle persone vaccinate di consultare immediatamente un medico in presenza di dolori al petto, affanno o palpitazioni.
Informazioni più dettagliate al riguardo: FAQ «Perché ai giovani di età inferiore ai 30 anni si raccomanda preferibilmente la vaccinazione con Comirnaty®?»
I risultati definitivi degli studi clinici di fase III sono disponibili dopo due anni. Eventuali informazioni relative a EIV a lungo termine sono monitorate attentamente, raccolte nel tempo e osservate. Gli EIV vanno notificati tramite il sistema di dichiarazione di Swissmedic, così da poter adottare, se necessario, provvedimenti per far fronte ai nuovi rischi scoperti.
Gli effetti collaterali attesi della vaccinazione di richiamo sono paragonabili a quelli che insorgono dopo la seconda dose di vaccino.
Inerente all’argomento:
FAQ «Come posso notificare un effetto indesiderato della vaccinazione (EIV) di un paziente?»
FAQ «Vi sono differenze tra gli effetti indesiderati della vaccinazione che si manifestano nei giovani (fra i 12 e i 15 anni) e quelli che si riscontrano negli adulti?»
Secondo le esperienze acquisite, gli EIV si manifestano entro sei mesi. Negli ultimi 12 mesi e più sono stati vaccinati oltre due miliardi di persone con vaccini a mRNA. Finora non sono stati riscontrati effetti tardivi.
Tramite controlli estremamente serrati dei partecipanti agli studi della fase III e della popolazione vaccinata in tutti i Paesi si continuerà a monitorare da vicino l’insorgere di possibili EIV (mediante i sistemi nazionali di dichiarazione).
Vi sono reiterate dichiarazioni di reazioni locali ritardate nel punto di inoculazione dopo la somministrazione di un vaccino anti-COVID-19. Questa reazione locale è stata osservata con maggiore frequenza dopo la somministrazione del vaccino di Moderna (vedere anche le informazione di Swissmedic).
Quadro clinico
Soprattutto dopo la prima dose, ma anche dopo la somministrazione della seconda, compaiono tardivamente (circa una settimana dopo la vaccinazione) arrossamenti cutanei e gonfiori ben delimitati, a volte estesi, sul braccio dove è stato iniettato il vaccino; in alcuni casi sono presenti anche dolori e/o prurito.
Importante: queste reazioni hanno un aspetto impressionante (NEJM) ma sono innocue e scompaiono spontaneamente, quindi anche senza terapia, nel giro di 3-5 giorni senza conseguenze dannose.
Frequenza
Durante lo studio di omologazione del vaccino anti-COVID-19 di Moderna queste reazioni sono state osservate nello 0,8% delle persone vaccinate dopo la prima dose e nello 0,2% dopo la seconda dose. Al momento sono pertanto classificate come «occasionali» (da ≥ 1/1000 a < 1/100).
Presunta causa
L’esatto meccanismo di queste reazioni non è noto. L’intervallo di tempo e il quadro clinico fanno pensare a una reazione di ipersensibilità di tipo ritardato, poiché il periodo di tempo trascorso dalla vaccinazione corrisponde alla prima comparsa di anticorpi e cellule immunitarie indotti dalla vaccinazione.
Sì, la seconda dose di vaccino può e deve essere somministrata. Non è necessario ritardarne la somministrazione.
Tuttavia, la seconda dose dovrebbe essere iniettata nell’altro braccio.
In caso di reazioni cutanee importanti si può considerare di intervenire raffreddando la parte interessata, con ricorso a glucocorticoidi topici (crema al cortisone) e a un trattamento con analgesici; in caso di prurito anche con la somministrazione di antistaminici (vedere anche le informazione di Swissmedic).
Swissmedic e anche diversi esperti internazionali presumono che si potrebbe trattare di effetti indesiderati rari, che nella maggior parte dei casi sono di lieve entità. Le informazioni sul prodotto dei due vaccini saranno integrate con altre informazioni relative a questo tema.
I casi di miocarditi e pericarditi riportati in seguito a vaccinazione con i vaccini anti-COVID-19 a mRNA Spikevax® e Comirnaty® sono molto rari (dati CDC 0,5/100 000 seconde vaccinazioni; al momento non sono disponibili né dati di fondo comparabili né l’incidenza dopo l’infezione).
I casi si sono manifestati principalmente nel giro di 14 giorni dopo la vaccinazione, precisamente con maggiore frequenza dopo la seconda dose e tra i giovani di sesso maschile (dati CDC 6/100 000 seconde vaccinazioni).
I dati a disposizione lasciano presupporre che il decorso di miocarditi e pericarditi dopo la vaccinazione sia simile a quello che si presenta più in generale.
Gli specialisti devono fare attenzione alle manifestazioni e ai sintomi di miocarditi e pericarditi.
Gli specialisti devono consigliare alle persone vaccinate di consultare immediatamente un medico e chiedere aiuto in caso di dolori al petto, fiato corto o palpitazioni.
Gli operatori sanitari devono prendere in considerazione questo sospetto di diagnosi e notificarlo a Swissmedic via ElViS se, in stretta relazione temporale con la vaccinazione, le persone vaccinate presentano disturbi compatibili con una miocardite/pericardite e non riconducibili ad altre malattie cardiache.
Il rapporto rischi-benefici positivo dei vaccini a mRNA utilizzati in Svizzera non è attualmente influenzato da questi casi sospetti notificati.
Inerente all’argomento:
FAQ: Come posso notificare un effetto indesiderato della vaccinazione (EIV) di un paziente?
FAQ: Cosa si sa sugli effetti indesiderati delle vaccinazioni con vaccini anti-COVID-19 a mRNA?
Gli effetti indesiderati della vaccinazione (EIV) osservati sono soprattutto reazioni locali ed EIV sistemici simili a quelli che possono presentarsi anche per altre vaccinazioni.
Il profilo degli effetti collaterali dei giovani è simile a quello dei giovani adulti.
Gli EIV più frequenti nei giovani di età compresa fra i 12 e i 15 anni sono gli stessi riscontrati negli adulti, ma sono stati osservati con una frequenza leggermente maggiore (max. 10 % più ricorrente che nelle persone sopra i 16 anni).
Dolore in sede di iniezione (>90 %), stanchezza e cefalea (>70 %), mialgia e brividi (>40 %), artralgia e piressia (>20 %) (fonte: Swissmedicinfo.ch)
Ulteriori possibili rari EIV non hanno potuto essere identificati con precisione con il numero di persone finora vaccinate in questa fascia d’età che hanno partecipato all’unico studio clinico attualmente in corso (n=1100).
I dati sul vaccino Pfizer/BioNTech sono attualmente completati mediante dati ottenuti da un monitoraggio americano svolto su oltre otto milioni di giovani di età compresa tra i 12 e i 17 anni che sono stati vaccinati dopo lʼomologazione del vaccino negli Stati Uniti.
Di pertinenza con il tema:
- FAQ Cosa si sa sugli effetti indesiderati delle vaccinazioni con vaccini anti-COVID-19 a mRNA?
- FAQ Perché è raccomandata la vaccinazione dei giovani?
Quasi la totalità degli effetti collaterali/sintomi che possono manifestarsi dopo una vaccinazione anti-COVID-19 possono essere causati anche da un’infezione da SARS-CoV-2. Tuttavia, se provocati da un’infezione questi sintomi sono molto più forti che in seguito a vaccinazione e sono potenzialmente pericolosi.
Allo stato attuale delle conoscenze, reazioni allergiche e sintomi locali nel punto di inoculazione rappresentano gli unici effetti collaterali che possono essere causati dalla vaccinazione stessa, ossia dalle sostanze ausiliarie in essa contenute. Gli altri «effetti collaterali» sono frutto di reazioni a componenti del virus e sono il risultato dell’attivazione del sistema immunitario e del fatto che l’organismo sta affrontando il virus. Con la vaccinazione, tuttavia, tali effetti collaterali si verificano solo in misura moderata. L’infezione comporta il rischio di decorsi gravi, compresi ricoveri ospedalieri e decessi, nonché possibili conseguenze di lunga durata. Il rapporto rischi-benefici risulta pertanto molto più positivo nel caso di una vaccinazione che di un’infezione.
Secondo i risultati degli studi clinici, i vaccini sono ben tollerati, ma possono essere associati a effetti collaterali da lievi a moderati che si risolvono in pochi giorni. In base ai dati disponibili, il profilo degli effetti collaterali nei bambini dai 5 agli 11 anni è simile a quello degli adolescenti e dei giovani adulti. Tuttavia, in genere gli effetti collaterali sono più rari nei bambini. I più frequenti sono reazioni locali come quelle che possono verificarsi anche con altre vaccinazioni. Dolori nel punto d’inoculazione (>80 %), stanchezza (>50 %) e mal di testa (>30 %) sono tra gli effetti collaterali più frequenti. Possono comparire anche gonfiore nel punto d’inoculazione, dolori muscolari, brividi (≥10 %), dolori articolari, nonché febbre (<10 %), diarrea e vomito (<10 %). Secondo le segnalazioni pervenute, effetti collaterali sono stati osservati con maggiore frequenza dopo la somministrazione della seconda dose di vaccino. Negli adulti sono state riscontrate reazioni locali innocue ritardate (circa una settimana dopo la vaccinazione), con regressione spontanea, sotto forma di arrossamenti cutanei e gonfiori ben delimitati, a volte estesi, sul braccio dove è stato iniettato il vaccino, in alcuni casi accompagnati da dolori e/o prurito («braccio COVID»). Una simile reazione non costituisce una controindicazione alla somministrazione di una seconda dose di vaccino. Non è noto se ciò può verificarsi anche nei bambini.
Reazioni allergiche gravi a un componente del vaccino (in particolare al glicole polietilenico [PEG] e alla trometamina [trometamolo, TRIS]) sono molto rare. Nella maggior parte dei casi si manifestano subito dopo la vaccinazione. I primi segni di una razione grave, come affanno, caduta della pressione arteriosa, reazioni intense nel punto d’inoculazione, sono visibili nel giro di pochi minuti.
Finora casi molto rari di miocardite e pericardite sono stati segnalati in persone dai 12 anni in su. Si sono verificati soprattutto entro due settimane dalla vaccinazione, più spesso dopo la seconda vaccinazione e in giovani uomini, e hanno avuto un decorso perlopiù lieve. Attualmente i dati di farmacovigilanza per la fascia d’età dai 5 agli 11 anni sono ancora insufficienti per formulare affermazioni su un potenziale rischio.
Di pertinenza con il tema:
FAQ Quali riscontri esistono su effetti indesiderati della vaccinazione con vaccini a mRNA?
FAQ Qual è la raccomandazione di vaccinazione per i bambini dai 5 agli 11 anni con la formulazione pediatrica del vaccino a mRNA di Pfizer/BioNTech?
Vaccini vettoriali
In linea di massima, il vaccino è ben tollerato. In base ai dati attuali e alle comunicazioni del titolare dell’omologazione, dopo la vaccinazione possono tuttavia insorgere effetti indesiderati della vaccinazione (EIV).
Gli EIV osservati sono soprattutto reazioni locali e sintomi generici simili a quelli che possono presentarsi anche per altre vaccinazioni.
Gli effetti collaterali più frequenti sono dolore e gonfiore nel punto d’inoculazione, affaticamento, dolori muscolari e cefalea (30-50 %). Possono manifestarsi anche febbre e nausea (10–20 %). In genere queste reazioni sono da lievi a moderate e di breve durata. Gli anziani presentano meno effetti collaterali.
Finora, negli studi come pure nei sistemi nazionali e internazionali di dichiarazione sono stati osservati molto raramente EIV gravi o inattesi.
Dall’autorizzazione in altri Paesi, dopo la vaccinazione si sono verificate reazioni anafilattiche in casi molti rari.
In vari Paesi, dopo la vaccinazione con COVID-19 Vaccine Janssen® su pochissime persone vaccinate sono state osservate trombosi in combinazione con trombocitopenie (cosiddetta trombosi con sindrome da trombocitopenia, TTS). Queste osservazioni includono i casi di trombosi venosa, anche in sedi insolite, come trombosi del seno venoso cerebrale, trombosi venosa splancnica nonché trombosi arteriosa, associate a trombocitopenia. Stando a Swissmedic, la maggior parte dei casi riguardava donne vaccinate di meno di 60 anni. La TTS è un effetto collaterale grave, con in alcuni casi un esito letale. In base ai dati disponibili, i CDC stimano il rischio di TTS a 8 su un 1 milione di dosi per le persone di meno di 50 anni e a 1 su un 1 milione di dosi per le persone di 50 e più anni. Un nesso causale è considerato plausibile a livello internazionale (EMA, CDC).
In base alle conoscenze attuali, in questo contesto la TTS può tuttavia colpire tutte le fasce di età ed entrambi i sessi. Non sono noti fattori di rischio specifici.
Le persone vaccinate devono consultare immediatamente un medico se, nelle tre settimane successive alla vaccinazione, compaiono sintomi come cefalea severa o persistente, visione offuscata, confusione, attacchi di crampi, respiro affannoso, dolore toracico, gonfiore alle gambe, dolore alle gambe, dolore addominale persistente o emorragie cutanee atipiche e/o ecchimosi (petecchie).
Il personale medico deve prestare attenzione ai segni e ai sintomi di tromboembolie e trombocitopenia nonché di coagulopatie quando si presentano pazienti vaccinati di recente con COVID-19 Vaccine Janssen®. La TTS richiede una gestione clinica specializzata. Per ora non esiste una terapia standard. In ogni caso occorre rivolgersi a uno specialista (p. es. ematologo, specialista della coagulazione). Varie società specializzate hanno pubblicato raccomandazioni per il trattamento e la cura della nuova sindrome: tra di esse figurano la Gesellschaft für Thrombose- und Hämostaseforschung (GTH), la British Society for Haematology e la American Society of Hematology.
È tuttavia prematuro esprimersi in via definitiva sugli EIV dal momento che i risultati finali degli studi clinici di fase III sono disponibili solo dopo due anni. Eventuali informazioni relative a EIV a lungo termine sono monitorate attentamente, raccolte nel tempo e osservate. Gli EIV vanno notificati tramite il sistema di dichiarazione di Swissmedic, così da poter adottare, se necessario, provvedimenti per far fronte ai nuovi rischi scoperti.
Sullo stesso argomento:
- FAQ «Come posso notificare un effetto indesiderato della vaccinazione (EIV) di un paziente?»
Maggiori informazioni sono disponibili sul sito di Infovac.
Segnalazione di effetti indesiderati
I professionisti della salute possono segnalare gli effetti indesiderati della vaccinazione (EIV) online tramite il tool di farmacovigilanza di Swissmedic.
La notifica viene eseguita della salute che ha diagnosticato l’EIV. L’articolo 59 della legge sugli agenti terapeutici (LATer) prevede un obbligo di notifica segnatamente per gli effetti indesiderati gravi e/o finora non conosciuti.
Nel contesto degli EIV, Swissmedic lavora a stretto contatto con le autorità internazionali di farmacovigilanza e con l’UFSP. Se si presentassero indizi di EIV rilevanti per vaccini omologati, verrebbero fornite informazioni tempestive in merito e adottati provvedimenti.
La legge svizzera sugli agenti terapeutici prevede anche che i consumatori, i pazienti e le loro organizzazioni nonché terzi interessati possono notificare a Swissmedic i fenomeni o gli effetti indesiderati degli agenti terapeutici. Le relative istruzioni e il modulo sono disponibili nel tool di farmacovigilanza per pazienti di Swissmedic.
Le notifiche di EIV inaspettati o gravi secondo prescrizione legale (ordinanza sui medicamenti) devono essere effettuate tramite il sistema di vigilanza elettronico (ELViS) entro 15 giorni dall’insorgenza. Sono considerati EIV gravi quelli
- con decorso letale;
- che rappresentano un pericolo di morte;
- che necessitano di un'ospedalizzazione o la prolungano;
- che causano danni gravi o duraturi;
- che sono da considerare importanti dal punto di vista medico (quando, per esempio, un intervento medico tempestivo permette di evitare le situazioni sopraccitate).
I difetti di qualità devono essere notificati immediatamente, al più tardi entro 15 giorni dopo la constatazione; gli EIV non gravi entro 60 giorni. Il nesso di causalità tra un evento e un medicamento non deve essere provato dal notificante: per la notifica il solo sospetto è sufficiente.
Non vi sono limiti di tempo per notificare un sospetto medico in relazione a un effetto grave o inaspettato manifestatosi qualche tempo dopo una vaccinazione. Sta al medico decidere se notificare un tale evento come rilevante.
Queste notifiche sono importanti soprattutto per eventi avversi piuttosto rari e tardivi. Generalmente, gli effetti inaspettati delle vaccinazioni sono attesi nei primi 6 mesi dopo la vaccinazione. Tuttavia, la notifica di un sospetto è raccomandata anche dopo questo periodo.
Vanno segnalati gli EIV imprevisti e gravi.
Gli EIV imprevisti sono quelli che ad oggi non figurano ancora nei foglietti illustrativi.
Sono considerati effetti collaterali gravi quelli che hanno un decorso letale o sono potenzialmente letali, provocano una degenza in ospedale o la prolungano, causano handicap permanenti o gravi oppure un’invalidità, si manifestano sotto forma di una malformazione/un difetto congenito. Tra di essi figurano inoltre quelli giudicati importanti dal punto di vista medico perché mettono in serio pericolo la salute dei pazienti o richiedono un trattamento per scongiurare un esito grave.
Tutti gli altri effetti collaterali sono considerati non gravi.
Risarcimento dei danni da vaccinazione
Anche ai vaccini anti-COVID-19 si applicano le consuete disposizioni in materia di responsabilità: in caso di nesso dimostrato tra il danno e la vaccinazione è ipotizzabile una responsabilità del fabbricante del vaccino, della persona che effettua la vaccinazione o dell’ospedale. Sussiste inoltre una possibilità di risarcimento sussidiario da parte della Confederazione in caso di danni dovuti a vaccinazioni raccomandate e prestazioni nulle o insufficienti da parte di terzi.
Risposte esaurienti sono disponibili all’indirizzo Indennizzo e riparazione morale per danni dovuti a vaccinazioni
Se dovessero insorgere danni gravi dopo una vaccinazione raccomandata dalle autorità svizzere e se il danno subito non è coperto da terzi, dal 1° gennaio 2016 vi è la possibilità di far valere nei confronti della Confederazione il diritto a un indennizzo o a una riparazione morale. La vaccinazione anti-COVID-19 è una vaccinazione raccomandata dalle autorità svizzere.
Nei danni più gravi dovuti alle vaccinazioni non rientrano gli effetti collaterali abituali (p. es. reazioni locali nel punto d'inoculazione, dolori muscolari o articolari, mal di testa), ma piuttosto danni a lungo termine o persistenti con gravi conseguenze per la salute o per le finanze della persona vaccinata. Se per esempio da una vaccinazione consegue un’incapacità lavorativa temporanea o permanente, questa è considerata un danno grave.
Tutte le persone residenti in Svizzera hanno la possibilità di far valere il diritto a un indennizzo o a una riparazione morale. Tuttavia la domanda viene esaminata solo se la vaccinazione è stata somministrata in Svizzera ed è stata raccomandata o prescritta da un’autorità svizzera.
Nei danni gravi dovuti alle vaccinazioni non rientrano gli effetti collaterali abituali (p. es. reazioni locali nel punto d’inoculazione, mal di testa, dolori muscolari, lieve febbre), ma piuttosto danni a lungo termine o persistenti con gravi conseguenze per la salute o per la situazione economica della persona vaccinata. Se per esempio da una vaccinazione consegue un’incapacità lavo-rativa temporanea o permanente, questa è considerata un danno grave. Un danno dovuto a una vaccinazione può comportare una responsabilità.
Anche ai vaccini anti-COVID-19 si applicano le consuete regole sulla responsabilità; in caso di danni dovuti a vaccinazioni possono essere tenuti a rispondere il fabbricante di vaccini (a), la persona che ha eseguito la vaccinazione o l’ospedale (b) nonché sussidiariamente la Confederazione (c):
a) Responsabilità del fabbricante di vaccini secondo la legge federale sulla responsabilità per danno da prodotti («responsabilità del prodotto »)
In virtù della legge federale sulla responsabilità per danno da prodotti (LRDP; RS 221.112.944) il fabbricante di vaccini risponde se il vaccino è difettoso, perché p. es. presenta un difetto di progettazione o di fabbricazione, e l’uso corretto del vaccino causa un danno alla persona. La responsabilità è esclusa se lo stato delle conoscenze scientifiche e tecniche al momento in cui fu messo in circolazione il prodotto non permetteva di scoprire l’esistenza del difetto.
b) Responsabilità della persona che esegue la vaccinazione secondo le norme sul mandato («responsabilità del medico»)
La responsabilità del medico nello studio privato o nell’ospedale privato è giudicata secondo il Codice delle obbligazioni, in particolare secondo le disposizioni sul mandato (in un ospedale pub-blico vigono requisiti analoghi, ma la responsabilità si basa sul diritto cantonale in materia di re-sponsabilità dello Stato). Analogamente ai medici, anche i farmacisti che eseguono una vaccina-zione sono tenuti a rispettare gli obblighi di diligenza (cfr. art. 26 cpv. 1 della legge sugli agenti terapeutici [LATer; RS 812.21]).
Per la vaccinazione anti-COVID-19 valgono le stesse regole sull’informazione del paziente come per tutte le altre vaccinazioni. L’informazione deve permettere al paziente di acconsentire alla vaccinazione essendo a conoscenza della situazione. L’obbligo di diligenza impone di informare il paziente sul tipo di vaccinazione e sui suoi rischi. A tal fine occorre tenere conto delle informa-zioni accessibili: le informazioni del fabbricante, segnatamente gli aspetti rilevanti dell’informazione professionale, le eventuali raccomandazioni delle autorità e delle associazioni professionali, nonché i risultati di studi scientifici e tecnici. L’informazione comprende quindi sia i rischi frequenti, sia quelli rari, se questi sono noti e possono avere conseguenze gravi . Inoltre occorre ricordare al paziente che al momento non sono ancora noti tutti i rischi (p. es. eventuali danni a lungo termine). L’obbligo di diligenza comprende anche la corretta somministrazione della vaccinazione (tra cui disinfezione, somministrazione vera e propria, dosaggio e manipolazione del vaccino). Soltanto se è stato violato l’obbligo di diligenza e sono soddisfatte le altre condizioni in materia di responsabilità (segnatamente nel rapporto contrattuale: violazione contrattuale, nesso causale adeguato, colpa e, per la responsabilità dello Stato: illiceità e nesso causale ade-guato), il servizio o la persona che ha eseguito la vaccinazione può essere ritenuto responsabile. In ultima analisi, spetta alle autorità e ai tribunali cantonali decidere se e in quale misura possa sussistere nel singolo caso una violazione dell’obbligo di diligenza tale da fondare una responsa-bilità.
c) Indennizzo e riparazione morale della Confederazione per danni dovuti a vaccinazioni (cd. responsabilità sussidiaria)
Se la responsabilità non ricade né sul fabbricante di vaccini, né sulla persona che ha eseguito la vaccinazione e se le conseguenze del danno dovuto alla vaccinazione non sono coperte o sono coperte solo in parte dalle assicurazioni sociali e private, nel caso di vaccinazioni ordinate o rac-comandate dalle autorità trova applicazione un sistema di indennizzo in virtù di una legge specifica (cd. responsabilità sussidiaria). Secondo gli articoli 64 e segg. della legge sulle epidemie (LEp; RS 818.101), in caso di danni dovuti a vaccinazioni la Confederazione, dopo aver esamina-to il singolo caso, corrisponde un indennizzo o una riparazione morale (quest’ultima dell’importo massimo di 70 000 franchi).
L’UFSP pubblica raccomandazioni di vaccinazione e direttive per la lotta alle malattie trasmissibi-li (art. 20 cpv. 1 e art. 9 cpv. 3 LEp). Il fatto che l’UFSP elabori e pubblichi raccomandazioni di vaccinazione in collaborazione con la commissione di esperti CFV non fonda tuttavia una re-sponsabilità dell’UFSP o della CFV, perché i medici non sono tenuti a seguire queste raccoman-dazioni e direttive. La decisione di vaccinare o meno nel singolo caso spetta quindi sempre alle persone interessate insieme alla persona che esegue la vaccinazione. Manca pertanto la causa-lità o il nesso causale tra la raccomandazione e il danno. È fatto salvo un indennizzo da parte della Confederazione (la cd. responsabilità sussidiaria descritta sopra).
No. Secondo la legge sulle epidemie, in Svizzera il diritto a indennizzi statali in caso di danni dovuti a una vaccinazione può essere fatto valere soltanto se si tratta di una vaccinazione raccomandata od ordinata dalle autorità e la vaccinazione è stata somministrata in Svizzera
Anche ai vaccini anti-COVID-19 si applicano le consuete regole sulla responsabilità; in caso di danni dovuti a vaccinazioni possono essere tenuti a rispondere il fabbricante di vaccini (a), la persona che ha eseguito la vaccinazione o l’ospedale (b) nonché sussidiariamente la Confederazione (c):
a) Responsabilità del fabbricante di vaccini secondo la legge federale sulla responsabilità per danno da prodotti («responsabilità del prodotto »)
In virtù della legge federale sulla responsabilità per danno da prodotti (LRDP; RS 221.112.944) il fabbricante di vaccini risponde se il vaccino è difettoso, perché p. es. presenta un difetto di progettazione o di fabbricazione, e l’uso corretto del vaccino causa un danno alla persona. La responsabilità è esclusa se lo stato delle conoscenze scientifiche e tecniche al momento in cui fu messo in circolazione il prodotto non permetteva di scoprire l’esistenza del difetto.
b) Responsabilità della persona che esegue la vaccinazione secondo le norme sul mandato («responsabilità del medico»)
La responsabilità del medico nello studio privato o nell’ospedale privato è giudicata secondo il Codice delle obbligazioni, in particolare secondo le disposizioni sul mandato (in un ospedale pubblico vigono requisiti analoghi, ma la responsabilità si basa sul diritto cantonale in materia di responsabilità dello Stato). Analogamente ai medici, anche i farmacisti che eseguono una vaccinazione sono tenuti a rispettare gli obblighi di diligenza (cfr. art. 26 cpv. 1 della legge sugli agenti terapeutici [LATer; RS 812.21]).
Per la vaccinazione anti-COVID-19 valgono le stesse regole sull’informazione del paziente come per tutte le altre vaccinazioni. L’informazione deve permettere al paziente di acconsentire alla vaccinazione essendo a conoscenza della situazione. L’obbligo di diligenza impone di informare il paziente sul tipo di vaccinazione e sui suoi rischi. A tal fine occorre tenere conto delle informazioni accessibili: le informazioni del fabbricante, segnatamente gli aspetti rilevanti dell’informazione professionale, le eventuali raccomandazioni delle autorità e delle associazioni professionali, nonché i risultati di studi scientifici e tecnici. L’informazione comprende quindi sia i rischi frequenti, sia quelli rari, se questi sono noti e possono avere conseguenze gravi . Inoltre occorre ricordare al paziente che al momento non sono ancora noti tutti i rischi (p. es. eventuali danni a lungo termine). L’obbligo di diligenza comprende anche la corretta somministrazione della vaccinazione (tra cui disinfezione, somministrazione vera e propria, dosaggio e manipolazione del vaccino). Soltanto se è stato violato l’obbligo di diligenza e sono soddisfatte le altre condizioni in materia di responsabilità (segnatamente nel rapporto contrattuale: violazione contrattuale, nesso causale adeguato, colpa e, per la responsabilità dello Stato: illiceità e nesso causale adeguato), il servizio o la persona che ha eseguito la vaccinazione può essere ritenuto responsabile. In ultima analisi, spetta alle autorità e ai tribunali cantonali decidere se e in quale misura possa sussistere nel singolo caso una violazione dell’obbligo di diligenza tale da fondare una responsabilità.
c) Indennizzo e riparazione morale della Confederazione per danni dovuti a vaccinazioni (cd. responsabilità sussidiaria)
Se la responsabilità non ricade né sul fabbricante di vaccini, né sulla persona che ha eseguito la vaccinazione e se le conseguenze del danno dovuto alla vaccinazione non sono coperte o sono coperte solo in parte dalle assicurazioni sociali e private, nel caso di vaccinazioni ordinate o raccomandate dalle autorità trova applicazione un sistema di indennizzo in virtù di una legge specifica (cd. responsabilità sussidiaria).
Sussiste un danno dovuto alla vaccinazione che potrebbe di principio rientrare nella responsabilità sussidiaria della Confederazione quando la persona vaccinata subisce gravi danni alla salute di lunga durata o permanenti che provocano un danno (ovvero una riduzione del patrimonio) alla persona vaccinata. Gli usuali effetti collaterali (come per esempio rossori, gonfiori e protuberanze al punto d’inoculazione, mal di testa, dolori muscolari e lieve febbre) che potrebbero generare spese per l’acquisto di medicamenti o per una consultazione medica non rientrano nella definizione di «danni dovuti alla vaccinazione» riportata sopra.
Secondo gli articoli 64 e segg. della legge sulle epidemie (LEp; RS 818.101), in caso di danni dovuti a vaccinazioni la Confederazione, dopo aver esaminato il singolo caso, corrisponde un indennizzo o una riparazione morale. In caso di indennizzo, le spese sostenute dalla persona danneggiata e non coperte da terzi sono assunte dallo Stato (p. es. spese mediche e per le terapie, spese per aiuti domestici ecc.). La riparazione morale consiste in una sorta di risarcimento per i danni morali subiti dalla persona a causa della vaccinazione (danni immateriali). La riparazione morale è limitata ai danni gravi e ammonta al massimo a 70 000 franchi.
L’UFSP pubblica raccomandazioni di vaccinazione e direttive per la lotta alle malattie trasmissibili (art. 20 cpv. 1 e art. 9 cpv. 3 LEp). Il fatto che l’UFSP elabori e pubblichi raccomandazioni di vaccinazione in collaborazione con la commissione di esperti CFV non fonda tuttavia una responsabilità dell’UFSP o della CFV, perché i medici non sono tenuti a seguire queste raccomandazioni e direttive. La decisione di vaccinare o meno nel singolo caso spetta quindi sempre alle persone interessate insieme alla persona che esegue la vaccinazione. Manca pertanto la causalità o il nesso causale tra la raccomandazione e il danno. È fatto salvo un indennizzo da parte della Confederazione (la cd. responsabilità sussidiaria descritta sopra).
Gravidanza, allattamento e fertilità
Le domande e le risposte che seguono sono state pubblicate in consultazione con la Società Svizzera di Ginecologia e Ostetricia (SGGO).
Non ci sono prove scientifiche che la vaccinazione anti-COVID-19 abbia un influsso sulla fertilità negli uomini o nelle donne.
Vi sono somiglianze tra la struttura dell’mRNA per la proteina Spike del coronavirus e quella di una proteina importante per lo sviluppo della placenta (sincitina-1). Sulla base di questo fatto, certi gruppi della popolazione hanno speculato sulla possibilità che la risposta immunitaria alla proteina Spike possa anche avere un influsso negativo sulla sincitina-1 e quindi sulla fertilità.
Secondo le conoscenze attuali, la somiglianza strutturale non ha alcuna importanza poiché riguarda soltanto un breve tratto della sequenza di mRNA.
Anche durante l’attuale pandemia di SARS-CoV-2 non sono stati segnalati effetti negativi sulla fertilità delle pazienti affette da COVID-19. Studi osservazionali hanno dimostrato che la vaccinazione con Covid-19 non ha effetti sulla qualità dello sperma, sulla maturazione follicolare e sull'impianto embrionale (Bentov Y, 2021; Orvieto R, 2021; Gonzalez DC, 2021; Randy S, 2021).
Nota: questa raccomandazione vale soltanto per i vaccini a mRNA Moderna e Pfizer.
Sulla base del parere di diversi gruppi di esperti internazionali e dei crescenti dati disponibili, la vaccinazione con un vaccino a mRNA è raccomandata a tutte le donne incintea partire dal secondo trimestre di gravidanza. Ciò vale in particolare anche per le donne affette da malattie croniche secondo la definizione delle persone particolarmente a rischio in caso di infezione da COVID-19[AVB1] . In principio, la vaccinazione è possibile anche nel primo trimestre e può essere effettuata su richiesta della donna incinta.
Le crescenti prove scientifiche sulla sicurezza e sull’efficacia di una vaccinazione anti-COVID-19 a mRNA durante la gravidanza confermano che i benefici prevalgono nettamente sui possibili rischi (CDC Pregnancy Registry, Public Health England, Shanes 2021, Theiler 2021, Trostle 2021). Questa evidenza scientifica aumenta costantemente e continua ad essere tenuta sotto stretta osservazione.
Le donne incinte sono esposte a un rischio nettamente aumentato di decorsi gravi della malattia in caso di infezione da COVID-19, in particolare per quanto riguarda il ricovero in un reparto di cure intense nonché l’intubazione e la respirazione artificiale, e a un rischio di mortalità aumentato (Chinn J, 2021; Villar J, 2021).
Inoltre, il rischio di un parto prematuro (con possibili conseguenze per il neonato) è nettamente aumentato.
Una vaccinazione prima o durante la gravidanza protegge la donna e il nascituro ed è raccomandata anche in diversi altri Paesi (Regno Unito, Stati Uniti, Francia). Negli Stati Uniti sono già state vaccinate più di 150’000 donne incinte.
Segnatamente, anche le donne che pianificano una gravidanza dovrebbero sottoporsi a una vaccinazione anti-COVID-19.
Una vaccinazione con vaccini a mRNA è altresì raccomandata alle donne che allattano. Ulteriori informazioni al riguardo sono disponibili nella FAQ «La vaccinazione della madre è raccomandata dopo il parto e durante il periodo di allattamento?». Per le donne incinte, la vaccinazione di richiamo è raccomandata a partire dal 2° trimestre. Per ulteriori informazioni, vedere la FAQ "Per chi e quando si raccomanda una vaccinazione di richiamo dopo una vaccinazione completa Covid 19?
Non occorrono né un consenso scritto della donna incinta né un certificato medico o una prescrizione medica.
Ulteriori informazioni sono disponibili sul sito web della Società Svizzera di Ginecologia e Ostetricia (SGGG).
Non vi è motivo di preoccuparsi se una vaccinazione a mRNA viene inavvertitamente o inconsapevolmente somministrata durante il primo trimestre di gravidanza. La serie di vaccinazioni potrà essere completata a partire dal secondo trimestre. Altri Paesi (Regno Unito, Stati Uniti) non escludono esplicitamente il primo trimestre per una vaccinazione. Su sua richiesta, una donna può farsi vaccinare anche durante il primo trimestre di gravidanza con un vaccino mRNA.
Sì, la vaccinazione con un vaccino è raccomandata dopo il parto e durante l’allattamento. La vaccinazione con un vaccino mRNA è attualmente raccomandata durante l'allattamento.
Qualora dopo la vaccinazione comparissero effetti indesiderati da lievi a moderati come dolori articolari, febbre o mal di testa, la madre può continuare ad allattare, se se la sente. Altrimenti è possibile ricorrere per qualche tempo a un tiralatte. Il medico curante, la consulente per l’allattamento o la levatrice possono fornire raccomandazioni e consigli specifici.
Non esiste letteratura sugli effetti della vaccinazione sulle mestruazioni.
Vi sono tuttavia indicazioni secondo cui un’infezione da COVID-19 può causare temporanee alterazioni del ciclo mestruale, che possono anche essere riconducibili allo stress dovuto alla pandemia.
In definitiva, l’influsso di un’infezione da COVID-19 o di una vaccinazione anti-COVID-19 sulle mestruazioni deve essere probabilmente paragonato a quello di qualsiasi altra infezione o vaccinazione.
È quindi possibile che la vaccinazione sia suscettibile di influenzare il ciclo mestruale a breve termine. Non sono tuttavia noti effetti più duraturi e nemmeno conseguenze negative sulla fertilità.
In caso di domande specifiche invitiamo i professionisti a rivolgersi alla Società svizzera di ginecologia e ostetricia (SSGO) e alla Società svizzera di medicina della riproduzione (SSMR).
Misure, Isolamento e quarantena dopo la vaccinazione
Questo testo è attualmente in fase di revisione.
Dopo un contatto stretto con una persona risultata positiva al test, le persone completamente vaccinate con un vaccino possono essere esentate dalla quarantena (dei contatti) dal servizio cantonale competente per 12 mesi dopo la vaccinazione. Una persona è completamente vaccinata quando:
Completamente vaccinati significa:
1. La persona è stata vaccinata secondo la raccomandazione di vaccinazione dell’UFSP e della Commissione federale per le vaccinazioni (CFV) con un vaccino omologato in Svizzera. Ciò significa che
- ha ricevuto due dosi di vaccino oppure
- ha superato un’infezione da coronavirus (confermata da un test PCR, antigenico rapido o anticorpale) e ha ricevuto una dose di vaccino almeno quattro settimane dopo averla superata.
2. La persona ha ricevuto un vaccino omologato dall’Agenzia europea per i medicinali dell’Unione europea, somministrato secondo le prescrizioni o raccomandazioni dello Stato in cui è stata effettuata la vaccinazione.
3. La persona ha ricevuto un vaccino omologato secondo la «WHO Emergency use listing». La vaccinazione deve inoltre essere completa in base alle prescrizioni o raccomandazioni dello Stato in cui è stata effettuata.
Nonostante l’esenzione dalla quarantena: le persone vaccinate devono continuare a seguire le regole di igiene e di comportamento.
Sì, tutte le persone risultate positive al test del coronavirus devono mettersi in isolamento. Ciò vale anche per le persone vaccinate.
Infatti, nonostante la vaccinazione offra una protezione molto elevata, la possibilità di un’infezione non può essere esclusa del tutto. Pertanto, una persona risultata positiva al test del nuovo coronavirus può essere infetta nonostante la vaccinazione.
Questo testo è attualmente in fase di revisione.
Informazioni sugli adeguamenti delle misure dopo la vaccinazione completa con un vaccino a mRNA (in particolare regole di igiene e di comportamento) in relazione alle seguenti tematiche sono disponibili al rispettivo link:
Questo testo è attualmente in fase di revisione.
Secondo l’ordinanza 3 sui provvedimenti per combattere il coronavirus, le persone particolarmente a rischio devono beneficiare di una protezione rafforzata sul posto di lavoro. Informazioni al riguardo sono ottenibili presso la SECO.
Dopo che una persona particolarmente a rischio è stata completamente vaccinata, il suo datore di lavoro non ha più l’obbligo di proteggerla con misure supplementari sul posto di lavoro. Una persona è completamente vaccinata quando le sono state somministrate le due dosi di vaccino necessarie e dopo che sono trascorsi almeno 14 giorni dalla seconda vaccinazione o 21 giorni dalla vaccinazione monodose con COVID-19 Vaccine Janssen®.
Per i dipendenti vaccinati continuano a valere i provvedimenti di protezione generali sul posto di lavoro. Informazioni sulla protezione dei dipendenti sono reperibili sulla pagina relativa ai piani di protezione.
Fatturazione e rimborso
Gli assicuratori malattie si assumono i costi delle prestazioni di vaccinazione (informazione, indicazione, vaccinazione con osservazione successiva, documentazione, rilascio del libretto di vaccinazione e del certificato di vaccinazione) prestate presso i centri di vaccinazione con direzione medica designati dai Cantoni (p. es. centri di vaccinazione, unità mobili, ospedali, studi medici) nonché dei costi del vaccino e del relativo materiale di vaccinazione per persone che hanno stipulato in Svizzera un’assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie (AOMS). Non è dovuta la franchigia.
La Confederazione si assume i costi per il trasporto e la distribuzione del vaccino ai Cantoni, i costi che superano l’importo di cinque franchi per dose di vaccino (vaccino e materiale di vaccinazione) nonché i costi delle vaccinazioni effettuate da farmacisti. Infine, la Confederazione si fa carico dei costi delle vaccinazioni per le persone domiciliate in Svizzera e sprovviste di AOMS (p. es. lavoratori distaccati, studenti, dipendenti di servizi diplomatici o consolari nonché di organizzazioni internazionali e loro familiari, pensionati) e per i frontalieri sprovvisti di AOMS, per gli Svizzeri all’estero sprovvisti di AOMS e per i loro familiari stretti che vivono nella stessa economia domestica e senza la cittadinanza svizzera (p. es. compagni di vita, figli, genitori, suoceri), nonché per persone la cui vaccinazione serve a proteggere indirettamente le persone particolarmente a rischio.
I Cantoni si assumono i costi per l’organizzazione delle vaccinazioni e la logistica all’interno del Cantone nonché la franchigia dell’AOMS. La franchigia è considerata indennizzata con le prestazioni proprie dei Cantoni.
L’iter di fatturazione e l’ammontare dell’indennizzo (forfait) delle vaccinazioni anti-COVID-19 assunto dall’AOMS sono disciplinati in una specifica convenzione tariffale. Le regolamentazioni relative all’assunzione dei costi delle vaccinazioni effettuate da parte dei farmacisti e di quelle effettuate su persone sprovviste di AOMS sono contenute nell’ordinanza sulle epidemie, (OEp; art. 64a–64c).
L'informazione e la consulenza sulla vaccinazione anti-COVID-19 sono fornite da un lato attraverso la campagna e le sue diverse modalità di informazione e dall’altro tramite la hotline dell’UFSP. Con l’importo forfettario per la vaccinazione sono indennizzate tutte le prestazioni di base connesse alla vaccinazione, ovvero l’informazione sulla vaccinazione, la verifica dello stato vaccinale, anamnesi vaccinale e l’esclusione di controindicazioni, la richiesta di consenso, la somministrazione del vaccino, inclusa l’osservazione successiva, il rilascio dell’attestato di vaccinazione inclusiva il certificato Covid e la documentazione. Se a persone con rischi particolari (come per esempio nel caso di precedenti allergie acute gravi, immunosoppressione, donne incinte, nonché l’analisi rischio-beneficio di una vaccinazione di richiamo in casi individuali per i professionisti della salute nei servizi sanitari particolarmente esposti e il personale di cura e di assistenza nelle case di riposo o case di cura per anziani) è fornita una consulenza separata da parte del medico curante, queste prestazioni possono essere fatturate separatamente secondo il TARMED. L’AOMS si assume i costi di tali prestazioni, che sottostanno alla partecipazione ai costi prevista con la franchigia e l’aliquota percentuale.
I medici possono aderire alla convenzione tariffale per le vaccinazioni di massa. Per informazioni al riguardo potete rivolgervi al servizio cantonale competente per le vaccinazioni.
La Confederazione si assume i costi delle vaccinazioni effettuate nelle farmacie. La vaccinazione è gratuita per persone appartenenti a un gruppo target della strategia di vaccinazione anti-COVID-19 della CFV e dell’UFSP. Le condizioni dell’assunzione dei costi sono disciplinate negli articoli 64a e 64b dell’ordinanza sulle epidemie (OEp).
Per maggiori informazioni si rimanda alla Scheda informativa Finanziamento della vaccinazione anti-COVID-19 (PDF, 251 kB, 14.12.2021) (paragrafo Procedura per l’assunzione dei costi).
Domande generali
In caso di domande sulla vaccinazione anti-COVID-19, i professionisti della salute possono rivolgersi all’Infoline Coronavirus loro dedicata al numero +41 58 462 21 00 (tutti i giorni dalle ore 7 alle 20).
Le domande specificamente riguardanti i Cantoni sono da chiarire contattando i rispettivi servizi cantonali.
Gestione delle persone malate
Per i pazienti ricoverati in ospedale è possibile fare riferimento alle direttive sul sito della Società svizzera di infettivologia SSI. Su questo sito sono anche disponibili informazioni sulle conoscenze attuali concernenti le possibilità di trattamento antivirale della COVID-19.
Ulteriori informazioni sono disponibili sul sito dell’OMS.
Bisogna presupporre una reinfezione se una persona precedentemente contagiata da COVID-19 confermata manifesta nuovamente sintomi sospetti di COVID-19 dopo la guarigione (ossia dopo un intervallo in cui i sintomi erano fortemente regrediti). In caso di reinfezione sussiste la possibilità di contagio da una nuova variante del virus.
In caso di sospetto clinico di reinfezione da COVID-19 la procedura è la seguente:
- Ultimo test eseguito meno di 3 mesi prima: in questo caso occorre dapprima eseguire un test antigenico rapido per determinare se la carica virale è elevata. Se il risultato del test antigenico rapido è positivo, occorre eseguire un test PCR e, se anche quest’ultimo è positivo, un sequenziamento diagnostico. Il sequenziamento diagnostico è ordinato dal servizio cantonale competente.
- Ultimo test eseguito oltre 3 mesi prima: in questo caso occorre eseguire direttamente un test PCR e, se il risultato è positivo, un sequenziamento diagnostico.
In rari casi, il nuovo coronavirus è stato associato a sintomi simili a quelli della sindrome di Kawasaki, denominata in questo caso sindrome infiammatoria multisistemica pediatrica associata temporaneamente alla COVID-19 (in inglese PMIS-TS, Paediatric Multisystem Inflammatory Syndrome, temporarily associated with SARS-CoV-2) o sindrome infiammatoria multisistemica (MIS-C). Per la diagnosi e il trattamento sono state elaborate e sono disponibili raccomandazioni nazionali.
Nei bambini, le malattie croniche non hanno un ruolo preponderante in caso di infezione da SARS-CoV-2. Secondo la Società Svizzera di Pediatria (pediatria svizzera), non sono stati identificati fattori di rischio di una forma grave di COVID-19 né, quindi, gruppi di persone particolarmente a rischio. I bambini e i giovani affetti da malattie croniche corrono generalmente un rischio da due a tre volte superiore di essere ricoverati in ospedale con (piuttosto che a causa di) una forma grave di COVID-19 (come per tutte le altre infezioni virali respiratorie, come l’influenza). Le meta-analisi concernenti i fattori di rischio di una forma grave della malattia nei bambini mostrano che i bambini affetti da una malattia cronica hanno un rischio leggermente superiore di sviluppare una forma grave o di essere ricoverati in ospedale, ma i dati non permettono di associare il rischio a determinate malattie. I bambini con malattie preesistenti devono continuare ad attenersi alle misure di protezione che valevano per la loro malattia prima della comparsa del nuovo coronavirus. Per domande specifiche occorre rivolgersi ai rispettivi specialisti.
Test per il SARS-CoV-2 e misure di isolamento
I criteri di sospetto, di prelievo di campioni e di dichiarazione sono adeguati regolarmente alla situazione attuale. Si prega di rispettare sempre le indicazioni contenute nel documento Criteri di sospetto, di prelievo di campioni e di dichiarazione sulla pagina «Formulari per la dichiarazione».
Per maggiori informazioni sulla strategia di test della Confederazione si rimanda al documento Attuazione della strategia di test SARS-CoV-2. Le raccomandazioni per la diagnosi della COVID-19 si trovano nel documento COVID-19: test orientati ai sintomi e ai casi.
In linea di principio, tutte le persone con sintomi compatibili con la COVID-19 devono fare il test. Nei bambini sotto i 6 anni, la decisione di eseguire un test dipende, dalla costellazione di sintomi e dalla loro durata, dal numero di altri bambini sintomatici dello stesso gruppo e dal fatto che ci sia stato o meno un contatto stretto con una persona risultata positiva al test. Il documento Procedura raccomandata per i bambini sintomatici fino a 6 anni e indicazioni per il test (PDF, 367 kB, 13.07.2021) descrive in quali casi i bambini sotto i 6 anni devono fare il test.
Ai bambini e ai giovani a partire dai 6 anni si applicano le procedure e i criteri generali per il test.
In primo luogo è determinante sapere se:
- il bambino sotto i 6 anni che presenta sintomi compatibili con la COVID-19 è stato a stretto contatto con una persona sintomatica con più di 6 anni. Se questa è risultata positiva al test, anche il bambino deve restare a casa e sarà testato. Se invece è risultata negativa, il bambino può tornare a frequentare la scuola e le altre strutture di custodia se non ha avuto febbre per 24 ore e la tosse è migliorata visibilmente.
Se il bambino non è stato a contatto con una persona infetta, ma presenta ugualmente sintomi come tosse forte e febbre, occorre seguire la procedura di cui al punto B del documento Procedura raccomandata per i bambini sintomatici fino a 6 anni e indicazioni per il test (PDF, 367 kB, 13.07.2021). Qui sono decisivi lo stato di salute generale del bambino e la durata dei sintomi.
In linea di principio, i bambini < 6 anni con raffreddore e tosse leggera e/o mal di gola possono continuare a frequentare la scuola o la struttura di custodia.
Una persona risultata negativa al test che presenta sintomi compatibili con la COVID-19 deve restare a casa fino a 24 ore dopo la scomparsa dei sintomi (indipendentemente dal tempo trascorso dalla loro comparsa), come viene raccomandato per il controllo della diffusione di altri virus delle vie respiratorie (p. es. influenza).
Se la persona risulta negativa a un test antigenico rapido ma i sintomi persistono, mutano o si aggravano, bisogna prender ein considerazione la possibilità di un falso negativo. In questo caso è indicato effettuare un nuovo test (possibilmente un test PCR).
Un intervento chirurgico d’elezione deve essere praticato non prima di sette settimane dall’inizio della malattia e solamente quando i sintomi sono scomparsi. In caso di intervento urgente, è necessario un consulto interdisciplinare per valutare i rischi.
Per maggiori informazioni si rimanda al sito della Società Svizzera di Anestesiologia e Rianimazione (disponibile in tedesco o francese).
I test sierologici servono a dimostrare un’avvenuta infezione o vaccinazione. Sono molto utili per gli studi sulla popolazione, per esempio per monitorare lo sviluppo dell’immunità di gregge. Forniscono tuttavia informazioni insufficienti sul grado e sulla durata della protezione da una possibile (re)infezione da SARS-CoV-2 a livello individuale. Se, tuttavia, sono effettuati su una persona non vaccinata e danno esito positivo, ciò significa che la persona testata è entrata in contatto con il virus e dunque è indicata una sola dose di vaccino a mRNA. Questi test sono finanziati dalla Confederazione solo se prescritti dal servizio del medico cantonale.
Sì, i casi di COVID-19 sono soggetti all’obbligo di dichiarazione. In determinati casi occorre effettuare una dichiarazione clinica.
I criteri di sospetto, di prelievo di campioni e di dichiarazione sono costantemente aggiornati alla situazione. Vogliate osservare dunque le indicazioni contenute nel documento Criteri di sospetto, di prelievo di campioni e di dichiarazione disponibile sulla pagina Formulari per la dichiarazione.
Gestione dei contatti
La definizione di contatto stretto si trova in «Definizione contatti».
La definizione di contatto stretto si trova in «Definizione contatti».
Le persone che vivono nella stessa economia domestica della persona risultata positiva al test o che hanno similmente avuto con quest’ultima un contatto stretto in termini di frequenza e intensità devono mettersi in quarantena per 5 giorni (v. Istruzioni sulla quarantena). La quarantena dopo un contatto stretto con una persona risultata positiva al test del SARS-CoV-2 è ordinata dal servizio cantonale competente. Maggiori informazioni in proposito sono disponibili alla pagina Isolamento e quarantena.
Le persone messe in quarantena hanno diritto a un’indennità di perdita di guadagno. Maggiori informazioni in proposito sono disponibili sul sito web dell’Ufficio federale delle assicurazioni sociali (UFAS).
Informazioni relative all’app SwissCovid sono disponibili sul nostro sito Internet.
Le persone cha hanno ricevuto la segnalazione possono telefonare alla Infoline indicata nell’app e per sapere come procedere. La sfera privata è sempre tutelata.
L'app non riconosce se le persone identificate come contatti stretti abbiano adottato misure di protezione (p. es. la mascherina o pannelli divisori). Di conseguenza non consente di valutare i criteri che permettono di stabilire se sia giustificata o meno una quarantena.
Raccomandazioni e direttive specifiche
È importante che le persone particolarmente a rischio riflettano se in caso di grave malattia vogliano ricorrere alla respirazione artificiale e alle cure della medicina intensiva oppure se intendono rinunciarvi. Nell'ambito di una sensibilizzazione della popolazione al tema delle direttive del paziente, i professionisti della salute svolgono un ruolo decisivo. La SSMI lancia un appello a tutti i professionisti della salute affinché offrano alle persone particolarmente a rischio che hanno in cura un sostegno attivo nel redigere le direttive del paziente. Le persone che le hanno già redatte dovrebbero controllare che siano aggiornate.
Non tutte le persone in età molto avanzata e gli adulti affetti da malattie croniche o gravi desiderano misure invasive che prolunghino la durata di vita. Per questo è importante discutere preventivamente, se possibile insieme ai familiari, su come procedere e sugli obiettivi terapeutici nel caso di una grave polmonite. Se qualcuno non intende essere intubato e/o né eventualmente ospedalizzato, è utile stabilirlo esplicitamente nelle direttive del paziente.
Nel caso di persone anziane e/o adulte gravemente malate, che non desiderano sottoporsi a un trattamento di medicina intensiva, devono essere garantiti un trattamento e cure palliative di qualità, in ospedale, a domicilio o in una casa di cura. Con misure appropriate di medicina palliativa è possibile alleviare sintomi difficili da sopportare. Spiegando con anticipo le possibilità offerte dalle cure palliative possono essere ridotte le paure.
Palliative ch ha pubblicato promemoria per colloqui preventivi sugli obiettivi terapeutici e sulle possibilità di trattamento offerte dalla medicina palliativa in ospedale, a domicilio e nelle case di cura:
https://www.palliative.ch/it/professionisti/lingue-disponibile/
Sulla sua pagina web, la FMH ha pubblicato un modello di direttive del paziente scaricabile da Internet. https://www.fmh.ch/it/servizi/diritto/disposizioni-del-paziente.cfm
Le seguenti istituzioni offrono consulenza:
Croce Rossa Svizzera:
https://previdenza.redcross.ch/direttiveanticipate/
Donne incinte, neonati e popolazione migrante
Secondo le conoscenze attuali disponibili, l'UFSP in collaborazione con la Società svizzera di ginecologia e ostetricia (SGGG) (in tedesco o in francese) è giunto alla conclusione che le donne incinte rientrano tra le persone particolarmente a rischio.
La Società svizzera di ginecologia e ostetricia pubblica regolarmente informazioni specialistiche in tedesco e francese.
Anche la Federazione svizzera delle levatrici pubblica informazioni (solo in tedesco e francese) sul tema della malattia COVID-19.
In ospedale, le mamme e i loro neonati devono essere assistiti secondo le raccomandazioni (PDF) di Swissnoso, della Società svizzera di ginecologia e ostetricia (in tedesco o in francese), della Società svizzera di pediatria e della Società svizzera di neonatologia.
La Società svizzera di ginecologia e ostetricia pubblica regolarmente informazioni specialistiche in tedesco e francese.
Anche la Federazione svizzera delle levatrici pubblica informazioni (solo in tedesco e francese) sul tema della malattia COVID-19.
In questo caso, stabilite innanzitutto di quale lingua si tratta. In caso di incertezza, può esservi d’aiuto la tabella per il riconoscimento delle lingue (vedi link in basso). Contattate il servizio di interpretariato telefonico tramite l’agenzia d’interpretariato regionale.
Offerte di interpretariato telefonico:
https://www.inter-pret.ch/it/angebote/agenzie-dinterpretariato_0-44.html
Tabella per il riconoscimento delle lingue (in tedesco):
https://www.0842-442-442.ch/files/content/Angebot/Infothek%20DE/Formulare/190401_Spracherkennungstabelle_Telefondolmetschen.pdf
Sul sito web dell’UFSP sono disponibili informazioni in numerose lingue della popolazione migrante, da scaricare in formato PDF o da stampare: download in diverse lingue.
Per impedire l’ulteriore diffusione del nuovo coronavirus è importante che tutte le persone, indipendentemente dal loro statuto di soggiorno, ricevano un trattamento adeguato e comprendano i provvedimenti di protezione. Anche i sans-papiers privi di assicurazione malattie hanno il diritto al trattamento di emergenza. Hanno anche il diritto a che i loro dati personali non siano trasmessi ad altri (nemmeno alla polizia o agli ufficidella migrazione). La trasmissione di dati rispettivamente la violazione del segreto professionale possono avere conseguenze penali.
Se curate dei sans-papiers, informateli del fatto che voi e il personale curante (inclusi gli interpreti) osserverete il segreto medico. Se i sans-papiers non dispongono di un’assicurazione malattie, contattate il centro di consulenza per sans-papiers del vostro Cantone:
Centri di consulenza per sans-papiers in Svizzera
http://www.sans-papiers.ch/index.php?id=92&L=5
Piattaforma nazionale per l’assistenza medica ai sans-papiers
http://www.sante-sans-papiers.ch/IT/il-diritto-alla-salute.html
Su questa piattaforma nazionale è anche disponibile il documento: Corona: Was tun mit oder ohne Krankenkasse? (Informazioni in tedesco, francese, portoghese, spagnolo e inglese)
http://www.sans-papiers.ch/fileadmin/user_upload/Corona-Information_was_tun_mit_oder_ohne_KK_versch._Sprachen.pdf
Per domande e risposte su gravidanza e vaccinazione anti-COVID-19, si rimanda alla pagina Vaccinazione anti-COVID-19.
Misure di protezione
Se i professionisti della salute hanno indossato un equipaggiamento di protezione adeguato per tutta la durata del contatto con un caso confermato o con una persona affetta de un’infezione acuta delle vie respiratorie, possono continuare a lavorare normalmente.
In caso di contatto non protetto e stretto occorre adottare delle misure per proteggere il personale medico. Per contatto non protetto e stretto si intendono:
- prestare cure, effettuare una visita medica o esercitare un’attività professionale con contatto fisico (<1,5 m) senza utilizzare dispositivi di protezione appropriati;
- contatto diretto senza dispositivi di protezione appropriati con le secrezioni delle vie respiratorie o i fluidi corporei.
In questi casi, le persone sono messe in quarantena dal servizio cantonale competente.
L’UFSP non raccomanda, che le persone malate vadano a lavorare. È molto importante che il personale sanitario non contagi altri, persone particolarmente a rischio o i colleghi di lavoro.
Nelle strutture sanitarie i professionisti della salute non devono lavorare se sono malati. Per le questioni legali ed economiche, si rimanda al documento di Curaviva Svizzera e Senesuisse «Domande di carattere legale e risposte brevi (Q&A) sul coronavirus».
Swissnoso ha pubblicato una raccomandazione per ospedali acuti, per il caso in cui singoli reparti siano confrontati con una rilevante carenza di personale, tale da non poter garantire cure mediche adeguate ai pazienti e la loro sicurezza.
Questa raccomandazione è una ultima ratio per la situazione di carenza di personale a causa della COVID-19 e non dovrebbe essere applicata, fintanto che le cure mediche e la sicurezza dei pazienti sono altrimenti garantite.
La FMH ha elaborato per gli studi medici e il settore ambulatoriale un piano di protezione che illustra i dettagli per l’apertura dello studio (solo in tedesco e francese).
La SSO ha elaborato per gli studi dentistici un piano di protezione che illustra i dettagli per l’apertura dello studio (solo in tedesco e francese).
Ultima modifica 20.01.2022