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La Svizzera esce mestamente dal torneo di prequalificazione alla Coppa del mondo 2023, pur avendo ottenuto due vittorie e due sconfitte come le sue avversarie, la Macedonia del Nord e la Slovacchia. La differenza canestri nella classifica ha dato un +7 per la Macedonia, un -3 per la Slovacchia e un -4 per i nostri. Si potrebbe anche pensare al “biscotto” nell’ultima gara in cui, per qualificarsi, alla Slovacchia bastava vincere di 15 punti per essere certa di passare il turno e ha vinto di 16. Ma non è certamente con questa analisi che si può giustificare la pessima esibizione dei nostri, con il coach greco Papatheodorou per la prima volta sulla nostra panchina in una gara ufficiale, dopo le quattro gare di preparazione fra luglio e inizio agosto.
Una Svizzera molto poco efficace e che ci ha chiaramente messo del suo per uscirne con le ossa rotte. Ne è stato l’esempio l’ultima gara, seppur vinta 65-60 contro la Slovacchia: 55-38 alla fine del terzo quarto e poi un parziale di 2-19 nell’ultimo quarto, con uno 0-10 in entrata, ha rimesso in corsa gli slovacchi, tornati a soli due punti, prima di chiudere nel finale a +5. Slovacchi che hanno tirato col 37%, e con un misero 8/21 dalla lunetta, contro il 42% degli elvetici. Pochezza tecnica evidenziato dalle tre contendenti se si pensa al ranking Fiba per l’Europa nel quale la Svizzera è al 34° posto, la Macedonia del Nord al 29° e la Slovacchia al 36°. Insomma, non proprio l’élite. Ci si può appellare sicuramente a qualche assente, come Marko Mladjan, o al fatto che Dusan ha rinunciato alla Nazionale, ma la realtà del nostro basket è questa.
Chi ha seguito i Giochi olimpici avrà certamente potuto verificare quanto lontani siamo dal basket che conta. La nostra realtà rimane piccola, abbiamo un calo di adesioni a livello svizzero e il fatto che ogni anno si è confrontati con club in chiara difficoltà finanziaria è un segno tangibile di un movimento che non decolla. Ne consegue che la crescita degli svizzeri è molto limitata, non ci sono all’orizzonte giocatori di livello internazionale se non poche eccezioni. L’innesto di Toni Rocak, proveniente da San Diego, ha dato un buon apporto, con i soliti Kovac, Cotture e Kazadi. Molto poco dagli altri, da Gravet a Fofana a Nzege. Insomma una Nazionale tutta da reimpostare. Per il nuovo coach il lavoro non può certamente mancare.
L’uscita di scena dai prossimi tornei di qualificazione ci mette in una situazione di non visibilità che non farà certamente bene al movimento cestistico, inutile nasconderlo. Le prestazioni delle varie selezioni giovanili nei vari tornei estivi non hanno prodotto grandi risultati, evidenziando un gap tecnico e fisico, al cospetto delle altre nazioni, molto evidenti. Bisognerà rimettere in questione tutto quanto, ma per farlo ci vogliono una sana analisi critica e una progettualità solida da parte di chi sta a gestire la nostra Federazione, coinvolgendo tutti i settori e tutte le società e associazioni, sperando in un futuro migliore.