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"I produttori volevano Burt Reynolds, Robert Redford. Avrebbero preso un canguro piuttosto che me. Girammo in 25 giorni per meno di un milione, c'era chi lavorava gratis e chi non aveva mai fatto un film. E non è un film di boxe, è solo una metafora, è la storia di un uomo che rinasce incontrando una donna. Nel 1976 il clima negli Stati Uniti era teso, Rocky è stato una storia ottimista". Ricordi di Sylvester Stallone, che oggi 72enne ha ripercorso i suoi esordi al Festival di Cannes.
"Le due tartarughine che compaiono nella pellicola sono ancora vive, le uniche amiche che mi sono rimaste", ha scherzato l'attore statunitense, che ha poi parlato anche dei suoi limiti: "Ho sempre saputo che il mio fisico mi confinava in certi ruoli. Se io avessi fatto Tootsie e Dustin Hoffman Rambo non avrebbe funzionato".
Limiti anche di pronuncia, per una lieve paralisi facciale che ha sin da bambino: "Nei primi provini non mi capivano... Io e Arnold (Schwarzenegger, prima rivale e poi amico, ndr) dovremmo aprire una scuola di dizione".