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L'ex direttore del Festival internazionale del Film di Locarno Frédéric Maire è da un centinaio di giorni responsabile della Cineteca svizzera. Swissinfo.ch lo ha intervistato per stilare un primo bilancio di questa esperienza.
Situata a Losanna, la Cineteca svizzera ha il compito di acquisire e salvaguardare documenti nei settori dell’arte e della tecnica cinematografiche e di «accrescere, conservare, restaurare e presentare le sue collezioni». Così recita il mandato ufficiale dell'istituzione.
Questa struttura – che Maire dirige dal 1° novembre 2009 – ha due volti: la sede, situata nell'edificio del Casinò di Montbenon, e il centro di archiviazione di Penthaz, nella campagna vodese.
swissinfo.ch: Quali cambiamenti psicologici implica il fatto di passare dalla gestione di un avvenimento puntuale come il Festival a quella di un'istituzione permanente?
F.M.: Il mio cervello non lavora più in base al ritmo di un anno che sale di tensione in vista di un evento e poi si rilassa, bensì in funzione di un periodo di tensione permanente. Nel mio impiego precedente, programmavo un festival di undici giorni sull'arco di dodici mesi. Ciò comportava parecchie sedute, ma in un lasso di tempo contenuto.
Attualmente, invece, organizzo tre riunioni al giorno durante tutto l'anno, escluso il solo giorno di Natale! Tra i miei compiti figura inoltre quello di prevedere delle rassegne, immaginare dei possibili temi, improvvisare una proiezione quando un cineasta si presenta con la copia del suo lavoro.
D'altro canto, viaggio meno rispetto al periodo locarnese, ma nel contempo ho l'impressione di poter costruire maggiormente. Infatti, lavorare per un festival significa ricominciare ogni anno. Qui ho l'impressione di poter posare un mattone che resta, al quale aggiungere un secondo, un terzo, fino ad avere costruito il muro di una casa.
A parte queste differenze, l'attività è sostanzialmente simile: lo stesso universo, l'idea di essere radicati in una città, in una regione, restando sempre all'ascolto di quanto succede in ambito cinematografico.
swissinfo.ch: Si tratta anche di una forma di passaggio dal presente al passato cinematografico?
F.M.: A mio parere, il patrimonio si costruisce ora. Per esempio, un film come "Avatar" appartiene già al patrimonio di domani. La mia visione della storia cinematografica è dunque strettamente legata al presente.
swissinfo.ch: Il grande pubblico ha capito che la Cineteca non è un semplice spazio di conservazione, ma un luogo molto vivo?
F.M.: Sì, ma non abbastanza. Il pubblico lo ha compreso, soprattutto nella regione di Losanna, ma questo concetto non è ancora sufficientemente chiaro per la maggior parte delle persone.
La Cinemateca svizzera ha vissuto in passato una sorta di epoca d'oro, accogliendo una serie di avvenimenti legati all'attualità cinematografica. Questa dinamica ha perso leggermente vigore, ma spero che grazie ad alcuni dei nostri progetti si possa rinvigorire tale tradizione.
swissinfo.ch: Collezionare, conservare e rendere accessibile tutto ciò che concerne la settima arte sono i vostri compiti. I primi due sembrano degni di Sisifo. Ci può fornire qualche cifra?
F.M.: La Cineteca svizzera ospita 70'000 film provenienti dal mondo intero, due milioni di fotografie e diapositive, 230'000 manifesti, decine di migliaia di libri, periodici, riviste e documentazione.
Disponiamo quindi di una memoria gigantesca per quanto concerne il cinema di finzione, ma non soltanto. Ci sono anche le immagini che hanno preceduto la televisione, quelle della realtà quotidiana. La memoria audiovisiva del nostro paese in particolare, ma anche del mondo intero.
swissinfo.ch: Tutti i centri di archiviazione sono confrontati al problema del tempo che distrugge i documenti e alla mancanza di mezzi per conservarli. Come si può affrontare questo problema in modo sereno?
F.M.: È necessario fissare delle priorità. In primis figura la conservazione del nostro patrimonio specifico, ossia quello svizzero. Secondariamente, vi sono le opere di cui conosciamo l'unicità, ad esempio i fondi Buñuel oppure Autant-Lara.
In secondo luogo, vanno effettuate delle scelte, come lasciar perdere alcune opere che non potranno essere restaurate – per motivi di tempo e risorse – privilegiandone altre. Complessivamente, direi che la situazione è comunque sotto controllo.
L'aspetto paradossale è il fatto che il materiale più instabile dal punto di vista della conservazione non sono i film in bianco e nero degli anni Venti. Questi ultimi, infatti, sono basati su supporto di nitrato che – se conservato a una temperatura adeguata, con un'opportuna ventilazione e appositi accorgimenti – può resistere molto bene.
Quelle che rischiano di scomparire sono invece le pellicole degli anni Ottanta: per questo motivo, ci dobbiamo concentrare su questo tipo di materiale, da salvaguardare e trasferire. L'evoluzione della tecnologia ci consente fortunatamente di conservare – perlomeno provvisoriamente – delle opere che rischiavano di essere condannate.
swissinfo.ch: Quale è la scommessa di Frédéric Maire per la sua avventura alla Cineteca svizzera?
F.M.: Far nascere in ciascuna persona la voglia di scoprire tutto il cinema, o meglio tutti i tesori che quest'arte cela in sé stessa. Sarei contento se lo spettatore che si reca a vedere "Avatar" avesse voglia di scoprire o riscoprire "2001 Odissea nello spazio" e forse "Metropolis", un film a suo tempo rivoluzionario. E se questo stesso spettatore sentisse il desiderio di leggere libri sul cinema.
Mi piacerebbe se per lo spettatore fosse del tutto naturale recarsi alla Cineteca con questo spirito. Se le persone avranno l'impressione che siamo aperti, accessibili, e che presso di noi possono trovare ciò che cercano… sarò contento.
Bernard Léchot, Losanna, swissinfo.ch
(traduzione e adattamento: Andrea Clementi)
Frédéric Maire
Frédéric Maire è nato a Neuchâtel nel 1961 da padre svizzero e madre italiana. È sposato e ha una figlia.
Dopo aver studiato lettere all'Università di Neuchâtel, ha iniziato la sua carriera come regista di cortometraggi e giornalista cinematografico. Maire ha inoltre diretto il circuito di cinema per ragazzi «La lanterna magica», creato nel 1992.
Dal 2005 al 2009 ha ricoperto la carica di direttore artistico del Festival internazionale del Film di Locarno. A partire dal 1° novembre 2009 è responsabile della Cinemateca svizzera, a Losanna.
La Cineteca svizzera
La prima cineteca del mondo è stata fondata a Stoccolma nel 1933; nella Confederazione, gli Archivi cinematografici svizzeri sono nati a Basilea nel 1943. Cinque anni più tardi, i sussidi all'istituzione sono stati interrotti per motivi politici.
Grazie all'iniziativa di un gruppo di appassionati vodesi, la struttura viene spostata a Losanna: nasce così l'Associazione Cineteca svizzera, che nel 1963 beneficia del primo contributo federale.
Nel 1991 viene costruito il centro d'archiviazione di Penthaz, e nel 2001 la Cineteca rileva il centro di documentazione cinematografica "Zoom" a Zurigo. Oggigiorno, l'istituzione risulta essere la sesta a livello mondiale; vi lavora una quarantina di collaboratori.