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NEW YORK - Inizialmente tremendamente scettico sul coronavirus - celebre la sua dichiarazione, reiterata diverse volte: «Sta sparendo, è già quasi sparito» - poi estremamente critico, se non ostracista, alle richieste e alle posizioni delle autorità sanitarie americane. Infine, dopo averlo preso pure lui e dopo essere stato curato con un cocktail di farmaci sperimentale e all'avanguardia, pure lui vaccinato e sostenitore dello sforzo vaccinale.
L'approccio di Trump alla questione Covid, è impossibile negarlo, è stata decisamente anticonvenzionale e spesso sopra le righe. Fra le posizioni prese, e quelle non prese, quelle che rimangono impresse ancora oggi - un anno dopo - sono le presunte cure, molto controverse proposte dall'ex-presidente e che i media, ora che le acque si sono un po' calmate, stanno iniziando a sondare.
La prima è l'idrossiclorochina - che Trump aveva spinto molto, portando il DFA ad approvarla come possibile cura in casi d'emergenza, per poi però tornare sui suoi passi. Secondo molti scettici e supporter dell'ex-presidente si tratterebbe ancora oggi un metodo valido che conferma come il magnate sul Covid ci avesse visto lungo, compresa la tesi del "virus cinese" uscito da un laboratorio.
Di idrossiclorochina, infatti, di recente si parla molto su Fox News - rete televisiva americana decisamente conservatrice - dove diversi opinionisti hanno citato uno studio recente che promuoverebbe il farmaco antimalarico come possibile cura per i sintomi del Covid. Si tratterebbe di uno dei pochi a confermarne l'efficacia, sono diversi gli istituti che in mancanza di studi affidabili ne sconsigliano l'utilizzo (e fra questi c'è anche Swissmedic) per il rischio di aritmie cardiache potenzialmente letali.
Per questo motivo il Washington Post ha voluto sfogliare questo studio, svolto nel New Jersey, su un campione di 255 pazienti di un centro medico. La ricerca ha evidenziato un tasso di sopravvivenza al Covid di 2.9 volte superiore.
Come scrive il quotidiano c'è però un problema sostanziale: la percentuale è espressa in relazione non a dei pazienti di un gruppo placebo che non ha ricevuto l'idrossiclorochina ma a chi ne ha ricevuta di meno. E, essendo le dosi somministrate periodicamente, è probabile che chi ne ha ricevuto meno sia morto nel frattempo ed era quindi malato più gravemente.
La seconda è la candeggina - questa era stata presentata dallo stesso Trump durante una conferenza stampa, in cui il presidente aveva parlato di usare «un disinfettante per curare la malattia», sostenendo anche la possibilità di iniezioni dello stesso.
Non è chiaro nemmeno se ne auspicasse l'ingestione, diluita, come suggerito da diverse fonti vicine all'amministrazione, oppure la disinfezione delle mani (comunque pericolosa).
Secondo Mark Grenon, capo di un culto che predicava l'uso della candeggina come il coronavirus e che attualmente si trova in carcere con i suoi figli proprio per questo motivo, Trump avrebbe ricevuto proprio da lui una bottiglia della soluzione miracolosa MMS (acqua e clorito di sodio) e l'avrebbe «finita tutta».
Attualmente detenuto in Colombia, e in attesa di estradizione negli States, Grenon ha più volte dichiarato di essere entrato in contatto con il presidente attraverso alcune persone a lui vicine, scrive il Guardian.
Sulla pericolosità di assumere clorito di sodio l'opinione della scienza è pressoché unanime, così come la condanna di chi - come Grenon - diffonde, facendo leva sulla paura della gente, cure pseudoscientifiche con esito potenzialmente devastante.
Come Trump possa essere stato convinto, resta ancora una cosa da capire.