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Sono (solo) due le sorprese del Mondiale
Chi vincerà il primo Mondiale in Qatar, l’ultimo a trentadue squadre, il secondo consecutivo senza l’Italia quattro volte campione, eliminata per merito della Svizzera?
Il pronostico è più arduo del solito perché la Coppa del Mondo è già di per sé una manifestazione atipica, in cui la fortuna o il fato determinano le partite più della tecnica. Figurarsi questa volta in cui i campionati sono stati interrotti a metà, molti calciatori arrivano infortunati, altri sono stati costretti alla resa da malanni vari, la preparazione è stata inesistente e i recuperi frettolosi o, in qualche caso, pilotati.
Gli scommettitori puntano su Brasile e Argentina, la competenza dice Francia, i cultori della sorpresa indicano il Portogallo. E siccome anch’io voglio iscrivermi a quest’ultimo circolo, sdoppio i Paesi Bassi e dico: Belgio o Olanda. L’Olanda perché lo meriterebbe dopo ben tre secondi posti e perché è allenata da un santone come Louis van Gaal, capace di rinnovarsi nonostante il tempo che passa e un tumore che ne ha attentato la vita. Il Belgio perché, come l’Argentina, è all’ultimo ballo di una generazione, ha un fenomeno in campo come Kevin De Bruyne e pratica un gioco collettivo simile a quello dell’Olanda. Pur non essendo, né l’uno né l’altra, grandi potenze nel calcio hanno sedimentato uno stile di gioco preciso fondato sulla cooperazione dei giocatori e sulla loro efficacia tecnica.
Certo, sarebbe stato più facile santificare la Francia visto che per numero e qualità detiene i calciatori migliori in assoluto. Tuttavia, nonostante abbia vinto l’ultimo Mondiale, non sono un estimatore di Didier Deschamps del quale seguivo gli allenamenti - attraverso il canale ufficiale del club - quando era alla Juventus in serie B. Anche se esiste una marcata differenza tra il lavoro in una squadra e una Nazionale, Deschamps non mi ha mai convinto per il modo in cui vince. In pratica giocano e vincono i suoi fenomenali calciatori, ma se questo non accade - come fu all’Europeo di Francia - è possibile che anche una Nazionale fortissima perda la finale con il Portogallo.
Molti sostengono che Brasile e Argentina abbiano, per qualità di rosa, qualcosa in più rispetto agli altri. Ribadito che non sono d’accordo, entrambi si portano appresso la responsabilità di non fallire l’appuntamento con la storia. Una sudamericana non vince la Coppa del Mondo dal 2002: il Brasile parte sempre favorito, ma non sempre ha la testa per reggere. L’Argentina di Lionel Messi e Angel Di Maria è all’ultima occasione: sapranno giocare con determinazione senza farsi scoraggiare dai condizionamenti del risultato?
L’Inghilterra, invece, è storicamente condannata all’insuccesso. L’unico Mondiale vinto risale al 1966 (e con un gol fasullo in finale) a Londra. L’ultimo trofeo mancato è l’Europeo perso, ancora in casa, a vantaggio dell’Italia. Non è questione di avere o non avere calciatori all’altezza. È che se la Premier risulta essere il miglior campionato del continente perché popolato di stranieri, costruire una Nazionale competitiva è più difficile.
Infine la Svizzera. Il girone (Brasile, Serbia, Camerun) è duro, ma va ricordato a tutti, prima ai connazionali, che la squadra di Murat Yakin è arrivata davanti all’Italia nel gruppo eliminatorio. Passare il turno è l’obiettivo minimo, diventare la mina vagante del Mondiale una vera e propria ambizione.