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Dagli anni 1960-70 sono state formulate diverse definizioni del termine Mesolitico. Alcuni autori hanno proposto di sostituirlo con quello di Epipaleolitico per l'intero periodo compreso fra il Maddaleniano e il Neolitico. Altri hanno attribuito una valenza prevalentemente economica ai termini di Epipaleolitico e Mesolitico, riferiti risp. ai gruppi di cacciatori esclusivamente predatori, posteriori al Maddaleniano, e alle comunità di predatori in via di transizione verso un'economia di produzione. La definizione utilizzata in questa sede si basa su criteri relativi alla cultura materiale, individuabili più facilmente tramite l'archeologia: il Mesolitico è caratterizzato dall'apparizione e dalla proliferazione di armature di freccia di dimensioni molto ridotte, i microliti.
Nel caso della Svizzera i dati attualmente disponibili non consentono di determinare in modo preciso l'inizio del Mesolitico. Il passaggio dal Tardiglaciale all'Olocene, verso il 9700 a.C., non può essere considerato l'inizio del Mesolitico, poiché alcuni complessi, dalle caratteristiche tipologiche ancora chiaramente di tipo epipaleolitico, risalgono alla fase iniziale del Preboreale, ossia al periodo tra il 9700 e il 9500 a.C. Corrispondente alla seconda metà del Preboreale, al Boreale e all'Atlantico antico, il Mesolitico può essere suddiviso sostanzialmente in due fasi cronologiche: il Mesolitico antico e medio (9500-7000 a.C.) e il Mesolitico recente e finale (7000-5500 a.C.).
Considerato un periodo di regressione culturale compreso fra le prestigiose civiltà della fine del Paleolitico, fra cui in particolare il Maddaleniano, e i profondi mutamenti del Neolitico, durante il quale si affermarono la sedentarizzazione e un'economia di produzione basata sull'agricoltura e l'allevamento, in Europa occidentale il Mesolitico è rimasto a lungo un'epoca della Preistoria poco conosciuta e trascurata dalla ricerca archeologica. La Svizzera non si è discostata da questa tendenza. Dopo il rivenimento nel 1926-28 al Col-des-Roches (com. Le Locle) di un gruppo di reperti di un livello denominato a quel tempo "Aziliano-Tardenoisiano", si dovettero attendere gli anni 1950-60 per disporre di dati che permettessero di tracciare una sintesi sul Mesolitico nella Conf. Vi contribuirono soprattutto gli studi di René Wyss e i suoi scavi a Liesbergmühle (com. Liesberg), a Robenhausen (com. Wetzikon, ZH) e nella regione di Wauwil, come pure la relazione di Hans-Georg Bandi sugli scavi di Birsmatten (com. Nenzlingen), pubblicata nel 1964. Nella Svizzera occidentale, gli scavi condotti fra il 1964 e il 1975 da Michel Egloff a Ogens e poi a Baulmes segnarono l'avvio della ricerca sul Mesolitico in quella regione. Tra il 1980 e il 1991 si aggiunsero quelli di Gervaise Pignat e Pierre Crotti a Collombey-Muraz e sul passo di Le Mollendruz (com. Mont-la-Ville). All'inizio del XXI sec. in Svizzera, come nella maggior parte dei Paesi europei, il Mesolitico ha suscitato un rinnovato interesse e il grado di complessità economica e sociale delle pop. di cacciatori-raccoglitori postglaciali è stato rivalutato. L'importanza di queste ultime per la successiva affermazione del Neolitico è stata posta in sempre maggiore evidenza.
Autrice/Autore: Pierre Crotti / gbp
Nonostante la netta intensificazione delle ricerche sul Mesolitico, i dati presentano ancora vistose lacune sia per quanto attiene alla cronologia, sia nella caratterizzazione dei complessi culturali e regionali, basata in gran parte sull'analisi tipologica delle armature microlitiche. Tenendo in considerazione la forte mobilità territoriale di queste pop. di cacciatori-raccoglitori (Economia di raccolta), appare sempre più evidente che i confini fra i diversi gruppi culturali erano permeabili e soggetti a fluttuazioni nello spazio e nel tempo. Ciò emerge ad esempio dalle recenti ricerche svolte nel Giura franc., vicino a Lons-le-Saunier, dove su uno stesso sito all'aperto si sono succedute, in un lasso di tempo relativamente breve, due occupazioni caratterizzate da insiemi tipologici distinti, la prima di tipo tendenzialmente settentrionale (Beuroniano), la seconda di origine meridionale (Sauveterriano). Questo esempio, particolarmente esplicito, non è isolato e induce alla prudenza nella definizione di gruppi culturali identificati attraverso scavi archeologici e nella determinazione dei loro limiti geografici, basati nella maggior parte dei casi solo su alcuni aspetti della cultura materiale.
Autrice/Autore: Pierre Crotti / gbp
La prima fase del Mesolitico è caratterizzata da un'ampia gamma di armature di freccia e di microliti geometrici (segmenti e triangoli) affiancati da diversi tipi di micropunte. L'Altopiano sviz., così come il corridoio Saône-Rodano, si situa all'incrocio di due correnti culturali di origine distinta: il Beuroniano e il Sauveterriano in senso lato, che seguono l'asse del Reno e quello del Rodano, sovrapponendosi alle tradizioni locali ereditate dall'Epipaleolitico. Sulla base della scarse conoscenze attuali il territorio a sud delle Alpi si inserisce invece nella sfera culturale del Sauveterriano dell'Italia settentrionale.
Durante il Mesolitico antico (9500-8000 a.C.), nel nord del Giura e nel centro e nell'est della Svizzera, lo sviluppo dei gruppi mesolitici si inserisce nella tradizione settentrionale, nell'ambito dell'industria litica caratterizzata da una gamma di armature di frecce microlitiche per lo più a punta tronca. Nella Svizzera occidentale si sviluppò una facies mesolitica in cui le influenze meridionali, sauveterriane, sembrano preponderanti. Lo studio dei livelli di occupazione del riparo del Mollendruz ha messo in evidenza la presenza di elementi culturali beuroniani anche in quella regione.
Per il Mesolitico medio (8000-7000 a.C.) le testimonianze sono più numerose e i complessi culturali meglio definiti. La Svizzera settentrionale, la Franca Contea e il sud della Germania appartengono chiaramente all'area beuroniana. Le armature microlitiche sono caratterizzate dalla predominanza di triangoli scaleni associati a punte con base ritoccata, come nei siti di Les Gripons (com. Clos du Doubs) e di Ritzigrund (com. Roggenburg). La Svizzera occidentale rientra nel complesso sauveterriano, come la Savoia e il Giura meridionale. I triangoli scaleni sono nettamente più diffusi e accompagnati da punte dalla base grezza con ritocchi su entrambi i lati.
La frontiera culturale fra questi gruppi non è impermeabile e la loro influenza reciproca è attestata dalla presenza di piccoli quantitativi di punte a base ritoccata nella zona del Rodano e di alcune punte sauveterriane nel nord del Giura. Queste facies regionali si differenziano anche dal punto di vista delle dimensioni delle armature, più ridotte nel caso della Svizzera occidentale.
Autrice/Autore: Pierre Crotti / gbp
Come in buona parte dell'Europa, il Mesolitico recente è caratterizzato dall'adozione di un nuovo tipo di armatura di freccia, il trapezio. La tecnica di scheggiatura cambiò, mentre si imposero gli strumenti su base laminare, spec. quelli con lame ritoccate, a incavi e denticolate, chiamate lame Montbani. Nel Giura settentrionale e nella Svizzera centrale, la produzione di arpioni in corno di cervo costituì l'aspetto più originale della lavorazione dell'osso.
L'ultima fase del Mesolitico è contraddistinta dalla comparsa di armature cosiddette evolute - in particolare di piccole frecce triangolari asimmetriche a base concava - in un contesto culturale ancora mal definito e di datazione incerta in Svizzera. È probabilmente durante il Mesolitico finale che hanno avuto luogo le prime interazioni con pop. neolitiche.
Autrice/Autore: Pierre Crotti / gbp
Le conoscenze sull'organizzazione degli insediamenti sono ancora molto lacunose. Esse si riferiscono generalmente ai ripari sotto roccia, la cui stratigrafia fornisce numerose informazioni di tipo cronologico, ma che sono difficili da analizzare dal punto di vista spaziale. Le ripetute occupazioni preistoriche rendono ardua l'individuazione di suoli abitativi omogenei, non compromessi da successivi insediamenti.
L'analisi degli spazi del riparo sotto roccia del Mollendruz ha tuttavia consentito di evidenziare, per il Mesolitico antico e medio, diversi focolari con funzioni culinarie o tecnico-economiche, associati a zone dedicate a singole attività, come la fabbricazione di microliti, la scheggiatura della selce, la lavorazione delle pelli e dell'osso. Nello stesso sito alcuni buchi per pali, risalenti al Mesolitico recente e delimitanti un'area di 7 m2, indicano la presenza di una tenda o di una capanna.
Meno soggette a successive occupazioni, le stazioni all'aperto offrono maggiori informazioni sugli insediamenti. Fenomeni naturali quali l'erosione o la difficile conservazione di alcuni reperti, in particolare delle ossa, limitano tuttavia le possibilità di analisi e di interpretazione. In Svizzera nessuna stazione all'aperto, in buone condizioni tafonomiche e scavata di recente, ha potuto essere analizzata, ad eccezione dell'insediamento temporaneo Schötz-Rorbelmoos 7 nel cant. Lucerna, specializzato nella caccia al cervo e nella macellazione, ma privo di una struttura abitativa vera e propria.
Per quanto riguarda la distribuzione geografica dei siti, si può constatare che dal Mesolitico antico tutto il territorio a nord delle Alpi è occupato. Questa presenza è caratterizzata, sull'Altopiano, da una notevole concentrazione di accampamenti all'aperto nelle vicinanze di piccoli laghi o su terrazzi fluviali. Nel Giura si osserva un'assidua frequentazione di ripari sotto roccia anche a un'altitudine elevata, come ad esempio presso il passo di Le Mollendruz (1100 m). Nelle Alpi, in particolare nelle alte valli del Rodano e del Reno, gli insediamenti sono limitati alle zone più esterne. Non è chiaro però se ciò rispecchi la realtà del periodo o se dipenda piuttosto dall'avanzamento delle ricerche e dalle condizioni di sedimentazione in quelle regioni. Sul versante settentrionale delle Alpi si riscontrano insediamenti nella fascia di media montagna, fino a 1500 m ca., come confermato dalle recenti scoperte nelle Prealpi occidentali, nella Gruyère (Charmey, Bellegarde/Jaun), nel Pays d'Enhaut (Château-d'Œx, Rougemont) e nei com. bernesi di Saanen e Boltigen. A sud delle Alpi, nonostante la carenza di dati, si può ipotizzare l'esistenza di insediamenti stagionali nelle zone di alta montagna, fino a oltre i 2000 m, come suggerito dalla presenza di siti sul versante meridionale dello Spluga, e di accampamenti stanziali nel fondovalle, come a Tec Nev (com. Mesocco). Nel 2003 sono state rinvenute numerose stazioni all'aperto sul passo del Sempione (com. Sempione).
Autrice/Autore: Pierre Crotti / gbp
Per comprendere il funzionamento e l'organizzazione economica delle società di cacciatori-raccoglitori, due nozioni, strettamente connesse fra di loro, sono fondamentali: mobilità e territorio. I gruppi si spostavano regolarmente durante l'anno in funzione delle loro necessità economiche. Il sito archeologico corrisponde quindi a un solo elemento del territorio percorso ogni anno, una semplice base, che restituisce soltanto una parte della realtà preistorica. Di fatto i siti potevano assumere funzioni diverse oppure essere occupati in differenti stagioni.
I cacciatori-raccoglitori mesolitici sfruttavano fonti di approvvigionamento molteplici e diversificate. Attingevano a svariati settori del loro ambiente naturale per contenere il rischio di penuria o carestia derivante dallo sfruttamento eccessivo di una particolare risorsa del territorio. La posizione dei siti spesso rispecchia questa volontà di diversificazione. Il riparo di Collombey-Muraz ne costituisce un'ottima dimostrazione: situato in prossimità di due biotopi, consentiva lo sfruttamento simultaneo delle risorse acquatiche della pianura del Rodano (trota, anatra, castoro, tartaruga, molluschi) e di quelle della foresta retrostante, con la caccia ai grandi mammiferi (cervo, cinghiale, capriolo, orso) oppure ai piccoli animali da pelliccia (gatto selvatico, volpe, tasso, martora).
Negli scavi archeologici la diversità delle risorse animali trova riscontro nell'ampia gamma di ossa conservate negli strati di occupazione. Ciò non implica tuttavia un consumo esclusivo e nemmeno prioritario di prodotti a base di carne. Gli studi etnologici dimostrano l'importanza capitale dei vegetali nell'economia dei cacciatori-raccoglitori, innanzitutto per l'alimentazione, ma anche a scopi medici o artigianali (legno, fibre, resine). Questi prodotti non si sono però quasi mai conservati nei siti preistorici. L'abbondanza di gusci di nocciole carbonizzati in tutti gli strati contemporanei del Boreale offre una delle rare testimonianze concrete dello sfruttamento, da parte delle pop. mesolitiche, del mondo vegetale, che forniva probabilmente risorse abbondanti e variate, anche grazie al duraturo miglioramento climatico avvenuto all'inizio dell'Olocene.
È possibile determinare approssimativamente i territori economici dei gruppi mesolitici individuando la provenienza della selce utilizzata come materia prima nella fabbricazione degli arnesi e delle armi in pietra scheggiata. Considerando che la maggior parte di questi materiali veniva raccolta nel corso delle diverse attività di sostentamento e dei relativi spostamenti, si può ipotizzare che la dimensione dei territori fosse compresa fra i 2000 e i 4000 km2 ca.
I gruppi mesolitici, probabilmente di dimensioni piuttosto ridotte, si spostavano all'interno di spazi ben definiti ma non vivevano isolati. Intrattenevano con i loro vicini relazioni di vario tipo, dedicandosi presumibilmente a scambi di vario genere, di cui sono rimaste però poche tracce. La circolazione di oggetti ornamentali, attestata dal Paleolitico superiore, ne è una delle rare testimonianze. Durante il Mesolitico la diffusione lungo l'asse rodaniano, dalle coste del Mediterraneo, di ciondoli di columbelle (Columbella rustica), ben documenta questi scambi a lunga distanza. La scoperta a Ritzigrund (com. Roggenburg) di alcune conchiglie fossili forate di bayana, provenienti dal bacino parigino, rivela la presenza di un'altra rete di diffusione.
Autrice/Autore: Pierre Crotti / gbp
L'unica sepoltura del Mesolitico nota in Svizzera è quella di Birsmatten (com. Nenzlingen). Un riesame dei dati ha stabilito la sua probabile appartenenza al complesso stratigrafico H3, che si colloca fra il 7500 e il 7000 a.C., mentre l'analisi antropologica ha identificato l'individuo come una donna di ca. 40 anni, di altezza media (160 cm).
L'analisi dell'incinerazione attestata durante gli scavi del riparo sotto roccia di Collombey-Muraz mostra che la cremazione non è avvenuta in loco e che le ossa bruciate sono state riunite con cura e poi deposte in una conca allestita in un livello risalente alla prima metà dell'VIII millennio. Si trattava di un adulto di cui non si è potuto determinare né il sesso né l'età.
In maniera più generale, nonostante la scarsità di testimonianze, si può affermare che le pratiche funerarie mesolitiche denotano una grande diversità. Altri esempi nell'Europa occidentale documentano, oltre alla cremazione, nuovi modi di trattare i morti, con la comparsa, da un lato, di sepolture collettive, dall'altro di sepolture cosiddette secondarie, in cui venivano depositate le ossa dopo che le spoglie erano state conservate per qualche tempo in un altro luogo. Tutte queste pratiche comportavano manipolazioni e spostamenti di salme o di ossa nel corso di rituali funerari complessi.
Autrice/Autore: Pierre Crotti / gbp
In Svizzera i pochi dati cronologici disponibili permettono di collocare la transizione dal Mesolitico finale al Neolitico antico, per convenzione e in modo sicuramente provvisorio, attorno alla metà del VI millennio. Secondo le ricerche della fine del XX sec. i dati archeologici smentiscono anche nel caso della Svizzera l'ipotesi di una brutale scomparsa delle società di cacciatori-raccoglitori mesolitici di fronte all'avanzata ineluttabile di nuove pop. di agricoltori-allevatori, che avrebbero colonizzato progressivamente il continente europeo. Pare che le pop. indigene abbiano partecipato attivamente a questo lento processo di cambiamento, sociale ed economico, e che alcuni tratti della loro identità culturale si siano mantenuti anche dopo tale trasformazione.
Autrice/Autore: Pierre Crotti / gbp
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