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Formoso (che in latino significa “bello”), vescovo della diocesi di Porto, fu eletto Papa nel settembre 891. In quegli anni della decadenza carolingia la dignità imperiale era aspramente contesa da vari pretendenti, tra i quali figuravano i potenti duchi di Spoleto. Così Formoso fu costretto a incoronare Lamberto di Spoleto, figlio del duca Guido II, imperatore del Sacro Romano Impero.
Nell’895 Arnulfo di Carinzia, un carolingio chiamato da Formoso, scese in Italia con un esercito, entrò a Roma e si fece incoronare imperatore dal Papa. Poco dopo, tuttavia, Arnulfo fu colpito da una strana forma di paralisi e dovette ritirarsi, dirigendosi verso nord.
Nell’aprile 896 papa Formoso morì. Ma la morte non bastò a frenare la vendetta degli Spoletini.
Sotto papa Stefano VI nell’anno 897 il cadavere di Formoso fu processato. La salma venne dissotterrata, rivestita dei paramenti e del manto papale e collocata su un trono, affinché potesse rispondere di tutte le accuse. Il verdetto stabilì che Formoso era stato indegno del pontificato. Il defunto Papa fu accusato di ambizione smodata per l’ufficio di Pontefice e tutti i suoi atti vennero annullati, così come gli ordini da lui conferiti. Le vesti papali gli vennero strappate di dosso, le tre dita benedicenti della mano destra tagliate e il cadavere infine fu gettato nel Tevere.
In tre giorni percorse venti miglia, trascinato dalla corrente del fiume, sino a incagliarsi a riva presso Ostia, dove un monaco lo riconobbe e i suoi fedeli lo nascosero.
Dopo la morte di Stefano VI e la deposizione del successore Romano, il corpo venne collocato, per la seconda volta e con grande onore, nella basilica di San Pietro per volontà di papa Teodoro II.