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Secondo Samuel Schmid, l'invio di soldati in missioni di pace in Afghanistan, a differenza di osservatori e di operatori umanitari, è impensabile.Questo contenuto è stato pubblicato il 20 novembre 2001 - 12:16
Da un punto di vista politico ciò che accade laggiù non ci è indifferente, ha detto il capo del Dipartimento federale della difesa, «ma gli avvenimenti non ci toccano così da vicino come nel caso del conflitto balcanico».
Nell'intervista pubblicata dalla "Neue Luzerner Zeitung", Schmid ha ricordato anche le disposizioni legislative approvate dal popolo lo scorso giugno, secondo le quali l'invio di soldati deve avvenire in zone in cui sono toccati gli interessi elvetici. Per quanto attiene al terrorismo, ha precisato, la Svizzera può offrire altre prestazioni sotto forma di scambio di informazioni oppure nell'ambito dell'assistenza giudiziaria.
Interrogato in merito alla costituzione di un corpo di soldati scelti addestrati al recupero su territorio estero di cittadini elvetici, Schmid ha negato che si tratti di una truppa di intervento. Una simile unità deve essere composta da oltre cento uomini e dotata di mezzi assai superiori. Secondo la «Neue Luzerner Zeitung», la futura unità sarà invece formata da meno di cento uomini.
Ciò di cui abbiamo bisogno, ha precisato il consigliere federale al quotidiano svizzerotedesco, «è di un corpo di specialisti che possa garantire sicurezza in casi in cui lo Stato è impotente». Schmid ha fatto l'esempio delle truppe delle fortificazioni utilizzate per la sorveglianza di rappresentanze diplomatiche.
swissinfo e agenzie
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