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15 aprile del 1989, un giorno di festa che all’improvviso, inspiegabilmente, si trasformerà in un incubo.
Alle ore 15.00 era in programma la semifinale di FA Cup tra Liverpool e Nottingham Forest allo stadio Hillsborough di Sheffield. Tanta gente. Tante famiglie. E tanti piccoli tifosi. La partita, però, durò solo 6 minuti. Sei miseri minuti per capire la tragicità dello scenario. Morti, corpi esamini ovunque e gente ferita. 96 in totale. Tifosi del Liverpool che persero la vita per un gioco e, soprattutto, per le scelte scellerate dell’apparato organizzativo. Ai tifosi del Liverpool – storicamente più numerosi – venne concesso un piccolo spicchio dello stadio le cui (poche) entrate non permettevano un normale afflusso. A pochi minuti dal fischio d’inizio la maggior parte dei supporters dei Reds erano ancora all’esterno. La polizia decise di aprire un grosso cancello d’acciaio. Un’idea sconsiderata: centinaia di tifosi vennero chiusi a imbuto, con risultati tragici. Si tratta della più grande tragedia della storia del calcio. Un episodio gravissimo che ha segnato la vita di molte persone. In novantasei persero la vita (a cui potremmo sommare la morte di un tifoso che all’ultimo decise di vendere il suo tagliando. Non riuscì a convivere con quel peso e si tolse la vita), settantanove di questi non avevano ancora compiuto trent’anni. Tantissimi ragazzi, alcuni bambini, il più piccolo aveva appena dieci anni. Tra loro anche il cugino di Steven Gerrard. Oggi, come ogni 15 aprile, a Liverpool è un giorno speciale, della memoria: si ricordano i novantasei angeli e si continua a combattere per la giustizia. Il Sun, infatti, qualche giorno più tardi pubblicò una prima pagina sconcertante, in cui le colpe venivano affibbiate unicamente ai tifosi del Liverpool. Discorso simile per il rapporto Tayler commissionato dalla Camera dei Lord.
Solo nel 2012 – a seguito di una nuova inchiesta dell’Hillsborough Independent Panel, commissione presieduta dal vescovo di Liverpool – l’allora primo ministro David Cameron ha scagionato i tifosi del Liverpool, dando le colpe alla Polizia, ai soccorritori e all’organizzazione in generale, e si è scusato con le famiglie delle vittime. Inoltre, il 26 aprile 2016, a distanza di quasi 25 anni dalla prima udienza, la corte d’appello di Liverpool ha stabilito che i tifosi quel pomeriggio non ebbero nessuna colpa.
Oggi a Liverpool la testa, per una volta, non è rivolta al calcio, ma al ricordo di quelle persone che non fecero mai ritorno a casa.