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Bilancio mitigato della stampa svizzera sull'accordo votato all'unanimità dai 149 membri dell'OMC domenica ad Hong Kong, dopo sei giorni di negoziati.
Secondo questo accordo, le sovvenzioni alle esportazioni agricole scompariranno entro il 2013. Ma per i servizi e l'industria la situazione è di stallo.
Un bicchiere mezzo pieno o un bicchiere mezzo vuoto: così potrebbero in sostanza essere riassunti i commenti della stampa svizzera sull'accordo raggiunto domenica ad Hong Kong dai 149 paesi membri dell'Organizzazione mondiale del commercio.
Per la «Neue Zürcher Zeitung», che parla di «passi avanti sicuri», il bicchiere è senz'altro mezzo pieno. Dello stesso avviso il «Tages Anzeiger» e la «Berner Zeitung», che titolano rispettivamente «Non solo delusione» e «Vittoria della ragione».
Il risultato è positivo soprattutto per quanto concerne «una migliore integrazione dei paesi più poveri nel sistema commerciale mondiale», scrive la NZZ.
Solide basi
Nulla permette di affermare che il ciclo di Doha possa essere portato a termine entro la fine del 2006. Il quotidiano zurighese sottolinea che «la liberalizzazione nel settore agricolo – settore che rappresenta appena il 10% del commercio mondiale – è meno significativa per il miglioramento del livello di vita del pianeta che quella nei mercati dell'industria e dei servizi».
In questi settori, «parlare di progressi non sarebbe corretto», commenta la NZZ, sottolineando il ruolo avuto dai paesi emergenti, che hanno fatto poche concessioni nell'apertura dei mercati non agricoli. Tuttavia, il compromesso fissa solidi basi per per ulteriori trattative in questi due settori.
Per il «Bund» uno dei fatti salienti del vertice di Hong Kong è proprio il ruolo avuto dai paesi emergenti: «I grandi paesi in via di sviluppo, con a capo il Brasile e l'India, si sono profilati come terzo centro di potere», riuscendo a farsi ascoltare.
Salvato il multilateralismo
«Le Temps», dal canto suo, traccia un parallelo tra il vertice di Hong Kong e il summit dei capi di Stato e di Governo dell'Unione Europea.
«La speranza ha vinto», titola il quotidiano della Svizzera francese, sottolineando che «i negoziatori non hanno fatto dei miracoli (...) ma sono riusciti a compiere un salvataggio cruciale, quello del multilateralismo».
Un fallimento ad Hong Kong e a Bruxelles – prosegue «Le Temps» – avrebbe significato «una vittoria del rapporto di forza sullo spirito di compromesso, un sostanziale indebolimento della volontà collettiva come strumento di governo mondiale».
Una «capitolazione»
Di tutt'altro tenore il commento del giornale friburghese «La Liberté», che non esita a parlare di «capitolazione».
«Cosa hanno da guadagnare i paesi più poveri nell'operazione? Si cerca di farci credere che il sud ha marcato un punto importante, ma gli Stati Uniti non sopprimeranno neppure i sostegni interni ai loro produttori di cotone», rileva «La Liberté».
Per il quotidiano, il vincitore è in sostanza uno solo: «Un'autostrada si apre ora alla privatizzazione del pianeta. L'acqua, l'elettricità, le scuole, la polizia e l'esercito saranno la posta in gioco delle prossime negoziazioni sia a livello multilaterale – nell'ambito dell'OMC – che bilaterale, un approccio che le grandi potenze sembrano voler privilegiare oggi, in assenza, purtroppo, di un vero dibattito democratico».
Quale futuro per i contadini svizzeri?
La «Basler Zeitung» e «Le Matin» mettono dal canto loro l'accento sul futuro del mondo agricolo svizzero.
«Per i contadini elvetici – scrive il quotidiano basilese – l'ora della verità scoccherà quando i membri dell'OMC si metteranno d'accordo su cifre concrete per l'abbattimento delle barriere doganali».
«Le Matin» rileva invece che «entro sette anni (nel 2013, quando cadranno parte delle barriere doganali, ndr) gli agricoltori svizzeri saranno in concorrenza con i produttori di paesi nei quali un salario mensile di 100 o 200 franchi è giudicato normale».
È quindi giunto il momento, di «mettere in piedi una strategia di ricambio per i contadini... e per l'armonia del paesaggio nazionale di cui si prendono cura».
swissinfo, Daniele Mariani