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di Ruth Dreifuss
ex-Consigliera federale
Settant’anni fa il popolo svizzero approvò la Legge sull’assicurazione e superstiti. Fu sia l’epilogo di una lunga lotta sindacale e socialista sia l’inizio della battaglia per difendere realmente gli anziani, le vedove e gli orfani.
L’AVS è un diritto, non è elemosina
La battaglia per l’AVS fu una delle rivendicazioni avanzate quando nel 1918 fu indetto lo sciopero generale e continuò a essere un punto cardine dell’azione sindacale. Popolo e cantoni, nel 1925, iscrissero nella Costituzione l’obbligo di metterla in atto. L’opposizione della destra affossò tuttavia un primo progetto di legge. Nel 1947 l’insieme delle forze sindacali si mobilitarono per la campagna in vista della votazione: un referendum fu lanciato dai soliti avversari dell’AVS. Fu così ottenuta un’assicurazione sociale i cui principi, da allora, non sono cambiati. Le persone che ne beneficiano non devono fornire spiegazione alcuna riguardo alle loro scelte di vita, i contributi sono proporzionali al reddito ma non lo sono le rendite, poiché sono plafonate grazie a un limite massimo. In altre parole, utilizzando quelle che furono impiegate dall’USS durante la campagna in vista della votazione del 6 luglio 1947, l’AVS è un diritto, non è elemosina. Ognuno è tenuto a parteciparvi, i più forti aiutano chi è più debole. La solidarietà è il principio fondante dell’AVS. E l’AVS è il principale pilastro su cui la politica sociale svizzera regge.
Una lunga lotta per dei miglioramenti
L’introduzione dell’AVS segnò pure l’inizio di una lunga battaglia: le rendite versate a partire dal 1948 erano infatti calcolate in modo molto debole affinché la miseria in cui le lavoratrici e i lavoratori cadevano quando andavano in pensione potesse essere definitivamente estirpata. Ci sono volute nove revisioni dell’AVS per raggiungere quest’obiettivo e ce n’è voluta una in più, la decima, affinché alle donne fosse concesso il diritto a una rendita autonoma. Una rendita migliore poiché le attività relative all’educazione e all’assistenza sono state prese in considerazione. Per garantire la qualità di vita anteriore al pensionamento, è stato necessario anche rendere obbligatoria la previdenza professionale, in precedenza facoltativa e legata all’azienda o al settore di attività.
Gli stessi avversari e gli stessi argomenti da settant’anni
Oggi siamo in campagna per una nuova riforma della previdenza per la vecchiaia. Gli avversari con cui ci confrontiamo sono gli stessi di allora e di sempre, così come non sono cambiati gli argomenti di chi si oppone al rafforzamento dell’AVS rispetto alla previdenza professionale. Dobbiamo contrastare la solita strategia che consiste nell’aggravare le perdite della previdenza per la vecchiaia al fine di giustificare la massiccia riduzione delle prestazioni. Quel che vogliamo è garantire sia il livello delle rendite dei due pilastri della previdenza sia la loro solidità finanziaria a medio termine. Ciò richiede qualche sacrificio, ovvero un piccolo aumento in materia di fiscalità come pure dei contributi versati dai datori di lavoro, dai lavoratori e dalle lavoratrici. E l’aumento progressivo dell’età di pensionamento delle donne.
Equilibrio tra costi e benefici
Le sole riforme coronate dal successo, che sono state accettate e che hanno migliorato le condizioni di vita delle persone anziane, sono le riforme che hanno raggiunto un reale equilibrio tra costi e benefici. Il 24 settembre una riforma del genere, equilibrata, potrà giungere in porto a condizione che popolo e cantoni approvino sia il progetto di legge sia l’aumento dell’IVA. Il 7 luglio 1947 bastava dire un solo SÌ affinché l’AVS potesse essere introdotta! Il 24 settembre 2017 ce ne vorranno due per rafforzarla!