Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/33055

<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Si presuppone che la mozione miri a una modifica della legge sull'energia nel senso indicato, e ad un adeguamento della relativa ordinanza sulla base di tali modifiche. Se l'intenzione è invece quella di modificare l'ordinanza indipendentemente dalla legge sull'energia, occorre ricordare che, secondo una prassi consolidata, non è possibile intervenire con una mozione nell'ambito di competenza del Consiglio federale o dell'amministrazione federale. Ciò può avvenire solamente attraverso lo strumento meno vincolante del postulato (art. 22 bis LRC).</p><p>1. Secondo l'art. 89 cpv. 2 della Costituzione federale (articolo sull'energia), la Confederazione emana principi per l'utilizzazione delle energie indigene e di quelle rinnovabili e per un consumo energetico parsimonioso e razionale. Secondo il cpv. 4 del medesimo articolo, le misure concernenti il consumo di energia negli edifici competono in primo luogo ai Cantoni. La legge sull'energia traduce in pratica questo vincolo costituzionale. In particolare, si fondano sul capoverso 2 dell'articolo costituzionale sull'energia i principi per lo sfruttamento del calore residuo degli impianti di produzione di elettricità alimentati con combustibili fossili (Art. 6 LEne), le condizioni di raccordo per i produttori indipendenti (art. 7 LEne), i mandati relativi all'elaborazione della legislazione nel settore degli edifici (art. 9 LEne) così come le misure di incentivazione nell'ambito dell'informazione e della consulenza nonché della formazione e del perfezionamento (art. 10 e 11 LEne). Nel settore degli edifici, la legge sull'energia  (art. 9) rispetta il dettato costituzionale e si limita a dare mandato ai Cantoni di elaborare la relativa legislazione. In tal modo si intende garantire uno standard minimo unitario a livello nazionale. Ai sensi dell'art1. . 9 cpv. 1 della legge sull'energia, i Cantoni, nell'ambito della loro legislazione, istituiscono condizioni quadro favorevoli all'impiego parsimonioso e razionale dell'energia e all'impiego di energie rinnovabili. Secondo il cpv. 2, essi devono emanare prescrizioni sull'impiego parsimonioso e razionale dell'energia nelle nuove costruzioni e negli edifici esistenti, tenendo conto al riguardo del livello della tecnica. La mozione vuole che si vada al di là di questa attribuzione di mandati legislativi; essa chiede che la Confederazione, attraverso la legge, emani prescrizioni dettagliate nel settore degli edifici (integrazione ottimale degli impianti solari nei tetti e nelle facciate). Ai sensi dell'art. 89 cpv. 4 Cost., tali misure sono però soprattutto di competenza dei Cantoni. La genesi della legge sull'energia e il dibattito parlamentare che ha portato alla sua approvazione dimostrano che prescrizioni federali nel settore degli edifici che vadano al di là di quelle enunciate nell'art. 9 della legge sull'energia sarebbero comunque respinte dalle Camere. Queste prescrizioni sarebbero inoltre in contraddizione con il sistema di ripartizione dei compiti fra Confederazione e Cantoni.</p><p>2. Il punto 2 impone di verificare, nell'ambito delle procedure di autorizzazione di edifici pubblici nuovi e di grandi ristrutturazioni, la possibilità di un uso sostenibile delle energie indigene. Anche qui la mozione va a incidere troppo profondamente nell'ambito di competenza dei Cantoni. L'art. 9 cpv. 1 della legge sull'energia va nella stessa direzione, senza però violare le competenze cantonali.</p><p>3. Vale per analogia quanto esposto ai punti 1 e 2. Per quanto riguarda le tasse di raccordo, occorre inoltre osservare che, in base ai principi generali del diritto amministrativo, le tasse devono soddisfare il principio di equivalenza, vale a dire non devono essere superiori ai costi effettivamente causati e devono essere in un rapporto adeguato con la corrispondente prestazione offerta dall'amministrazione pubblica. I minori introiti risultanti dalla riduzione delle tasse di raccordo andrebbero interamente a scapito dei Comuni, che non potrebbero compensarli in altro modo perché ciò violerebbe i principi di equivalenza e di copertura dei costi.</p><p>4. In una direzione analoga andava già il postulato 98.3510 concernente l'autorizzazione per impianti solari e per altri impianti adibiti all'impiego delle energie rinnovabili. Nella sua risposta, il Consiglio federale aveva allora rilevato che nell'ordinanza sull'energia era prevista una clausola, in base alla quale il versamento di contributi globali sarebbe dovuto avvenire a condizione che il Cantone interessato non ostacolasse eccessivamente la costruzione di impianti per l'impiego delle energie rinnovabili. Questa disposizione è stata realizzata con l'art. 17 cpv. 1 lett. c dell'ordinanza sull'energia. Esso prevede infatti che i contributi globali siano versati solamente ai Cantoni che adottano una prassi liberale per quanto riguarda l'autorizzazione di impianti per lo sfruttamento di energie rinnovabili e che sfruttano l'energia in modo efficiente e sostenibile. La richiesta in questo senso avanzata attraverso la presente mozione è quindi già stata presa in considerazione nell'ambito delle attuali competenze delle Confederazione.</p><p>Nel quadro della situazione giuridica appena illustrata, lo spirito della mozione era già stato in parte concretizzato negli anni scorsi attraverso il programma Energia 2000 e continuerà ad esserlo attraverso il nuovo programma SvizzeraEnergia. Quest'ultimo mira tra l'altro a fare in modo che tutti i consumatori di energia possano acquistare energia indigena rinnovabile: l'energia elettrica proveniente da impianti fotovoltaici, dalla biomassa e da piccole centrali idroelettriche deve essere offerta su tutto il territorio; l'attuale offerta di energia solare termica e lo sfruttamento del calore ambientale e del calore proveniente da biomassa devono essere incrementati. A queste offerte se ne dovranno aggiungere altre, come l'energia elettrica e termica dalla geotermia.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.