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In futuro, i consumatori dovrebbero poter distinguere chiaramente una pelliccia vera da una sintetica. È quanto prevede una modifica alla pertinente ordinanza inviata oggi in consultazione dal Consiglio federale. Stando alla rivenduta ordinanza, sul capo di abbigliamento e altri articoli di pellicceria dovrà essere apposto un cartellino con scritto tra l'altro "vera pelliccia", al fine "di garantire una chiara e rapida informazione per i consumatori non esperti", precisa una nota odierna dell'Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria (USAV). Stando all'ordinanza, "l'autenticità della pelliccia, l'origine e il modo di ottenimento del pellame nonché la specie animale da cui è stato ottenuto vanno indicati in modo ben visibile e facilmente leggibile sul prodotto stesso. Queste dichiarazioni devono essere scritte su un'etichetta incollata o fissata in altro modo al prodotto oppure sul cartellino del prezzo". Inoltre, precisa il comunicato, si introdurrà la possibilità di dichiarazione "origine sconosciuta", quando non può essere determinata l'origine del prodotto. Altri adeguamenti riguardano la dichiarazione delle pellicce degli animali da allevamento. In futuro vi saranno soltanto dichiarazioni di due tipi di allevamento: "allevamento in gabbie con fondo a griglia" o "allevamento in gruppo" (sempre senza fondi a griglia). L'ordinanza istituisce anche ulteriori possibilità di dichiarazione per la detenzione di conigli poiché in Svizzera questi animali non possono essere allevati in gabbie con fondo a griglia.
Gli adattamenti inviati in consultazione sono il risultato del rapporto sull'obbligo di dichiarazione delle pellicce pubblicato dal Consiglio federale nel maggio del 2018. L'ordinanza sulla dichiarazione delle pellicce è in vigore dal 2013: la Svizzera è l'unica nazione europea a disporre di una simile legislazione. In base al documento governativo risalente all'anno scorso, dopo l'introduzione della dichiarazione delle pellicce più di un quarto degli imprenditori attivi nel ramo ha interrotto rapporti commerciali o ritirato prodotti dall'assortimento non avendo ricevuto ragguagli corretti o attendibili, per esempio alle voci specie o provenienza dei prodotti.