Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01043.jsonl.gz/152

Le schede sono giunte nelle case di tutti i ticinesi negli scorsi giorni. In totale ne sono state distribuite oltre 448mila a 224mila aventi diritto: verdi quelle per il Consiglio di Stato, rosse quelle per il Gran Consiglio. Entra così nel vivo l’elezione di governo e parlamento per il quadriennio 2019-2023, visto che dalla ricezione del materiale è già possibile esprimere le proprie preferenze per corrispondenza.
«Rispetto a quattro anni or sono non vi sono particolari cambiamenti», precisa Francesco Catenazzi, consulente giuridico del Consiglio di Stato. Una differenza rilevante è il colore della scheda per l’esecutivo, stampata dapprima in blu (come nel passato) e poi ristampata in verde a seguito della decisione del Tribunale federale sull’ammissibilità della candidatura di Xenia Peran. «Il cambiamento di colore è per evitare che ci si confonda con eventuali schede sbagliate già distribuite», rileva Catenazzi.
Nessun cambiamento nel sistema di voto, dunque: su ogni scheda un elettore può esprimere un solo voto per un partito (oppure per la “scheda senza intestazione”) e fino a 5 voti a singoli candidati per il Consiglio di Stato e fino a 90 per il Gran Consiglio. I voti raccolti dalle liste sono determinanti per la ripartizione partitica in esecutivo e legislativo. Ogni voto a una lista assegna di base tutti i voti disponibili a quel partito (10 voti se si tratta della scheda del Consiglio di Stato, 180 se si tratta di quella per il Gran Consiglio), sottratti i voti preferenziali che vengono dati a candidati al di fuori di quello schieramento, che valgono uno ciascuno e sono assegnati al partito di cui fa parte la persona scelta.
Ad esempio, se si vota il partito “A” per il governo, ma si attribuisce un preferenziale al candidato del partito “B”, “A” otterrà 9 voti, mentre il partito “B” 1. Questa dinamica è valida anche per le liste non complete. Detta altrimenti: se “A” presenta una lista con solo 3 nomi (e non 5), otterrà comunque 10 voti meno il voto dato al candidato del partito “B”. «Non si è voluto penalizzare le liste che non sono riuscite a raccogliere il numero massimo di candidati» precisa Catenazzi.
Visto il sistema, è comprensibile perché i partiti insistano sulla necessità di apporre una crocetta a fianco della lista, mossa capace di portare nettamente più voti allo schieramento rispetto ai singoli preferenziali. Diversa invece la dinamica per quanto riguarda la scheda senza intestazione: ogni preferenziale vale 2 voti per il partito cui appartiene il candidato votato. Non essendo stato indicato un partito di ‘preferenza’ cui assegnare voti non esplicitati, tutti i preferenziali non attribuiti sono considerati persi. Ciò significa che tre personali a membri del partito “A” portano allo schieramento 6 voti. I restanti 4, se non espressi, sono ‘bianchi’ (vedi anche scheda qui sotto).
Le operazioni di spoglio saranno centralizzate a Bellinzona, al Palabasket. Si comincerà con il Consiglio di Stato, mentre i voti per il Gran Consiglio saranno conteggiati lunedì. Lo spoglio avverrà automaticamente mentre i casi dubbi segnalati dalle macchine saranno verificati a mano. I risultati per il governo saranno noti nel pomeriggio del 7 aprile. Quelli per il parlamento il giorno successivo. L’assegnazione dei seggi avviene secondo il sistema proporzionale: un partito ottene tanti più seggi quanti più voti ha preso per rapporto a quelli espressi dai ticinesi. Una volta ripartiti gli scranni, si assegnano i nomi che devono sedervisi tramite una graduatoria interna agli schieramenti: si tiene conto dei voti personali di ogni candidato e, se del caso, della suddivisione in circondari.