Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/69622

<h2>SubmittedText<h2><p>1. Esiste una documentazione tecnica completa per le cinque grandi centrali nucleari, una specie di vademecum per lo smantellamento?</p><p>2. Dove sono custoditi questi dossier?</p><p>3. Chi aggiorna e completa regolarmente la documentazione?</p><p>4. Chi aggiorna la documentazione per quanto concerne le misure di ammodernamento in corso?</p><p>5. Chi è responsabile e chi sostiene i costi di queste importanti informazioni per il futuro smantellamento delle centrali nucleari?</p><p>6. Le due centrali più nuove, Gösgen e Leibstadt, sono ottimizzate sotto il profilo dello smantellamento? I costruttori hanno già previsto e documentato le necessarie misure edili? (Nel settore dell'industria automobilistica ciò è già la norma e sancito a livello di legge.)</p><p>7. Quali conclusioni politiche, giuridiche e organizzative trae il Consiglio federale dallo scandalo diorite a Würenlingen, in vista dello smantellamento delle centrali nucleari e della garanzia della sicurezza tecnica e organizzativa a lungo termine?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Nella nuova legislazione in materia di energia nucleare, lo spegnimento degli impianti nucleari e i relativi obblighi sono regolati nel minimo dettaglio. In virtù della legge sull'energia nucleare (LENu), il proprietario di un impianto nucleare deve, ad esempio, presentare un piano per la disattivazione per poter ottenere la licenza di costruzione. Questo piano comprende, tra l'altro, il calendario, le singole fasi dello smontaggio e dello smantellamento, lo smaltimento delle scorie radioattive prodotte e la garanzia di finanziamento. Secondo l'ordinanza sull'energia nucleare (OENu), il proprietario di un impianto nucleare deve verificare e aggiornare il piano per la disattivazione ogni dieci anni. Prima di avviare i lavori di disattivazione, il titolare della licenza d'esercizio deve presentare alle autorità di vigilanza un progetto dettagliato. Inoltre, per la disattivazione vigono prescrizioni concernenti l'obbligo di documentazione.</p><p>1. Negli anni Ottanta i gestori delle centrali nucleari hanno svolto una serie di studi sulla disattivazione, che sono poi stati aggiornati nel 2001. Sulla base degli esami effettuati, la Divisione principale della sicurezza degli impianti nucleari (DSN) ha valutato questi studi come pertinenti e corrispondenti allo stato della tecnica di disattivazione.</p><p>2. Gli studi sulla disattivazione sono conservati presso gli esercenti delle centrali nucleari e presso la DSN.</p><p>3./4. L'aggiornamento periodico del piano di disattivazione spetta agli esercenti delle centrali nucleari e viene esaminato dalla DSN.</p><p>5. Il finanziamento dei costi di disattivazione e di smantellamento di impianti nucleari fuori uso, nonché di smaltimento delle scorie radioattive prodotte in tal modo è garantito tramite il fondo di disattivazione. Nel 2001, i costi di disattivazione sono stati stimati a 1,9 miliardi di franchi. I proprietari degli impianti versano contributi annuali al fondo di disattivazione. Alla fine del 2005, la dotazione di questo fondo era pari a 1,252 miliardi di franchi. (Per la questione della responsabilità si rimanda alle risposte 2, 3 e 4.)</p><p>6. Nella progettazione delle centrali nucleari di Gösgen e Leibstadt sono state considerate, anche sotto il profilo della futura disattivazione, le esperienze maturate con la costruzione e l'esercizio di impianti nucleari più datati. Secondo l'OENu, gli impianti nucleari devono essere progettati, costruiti e gestiti in modo da ridurre al minimo le scorie radioattive risultanti dall'esercizio e dalla disattivazione.</p><p>7. La ristrutturazione e la riconversione di edifici (non solo di impianti nucleari) porterà alla luce ancora per alcuni decenni materiali contenenti l'amianto. A partire dagli anni 1950, l'asbesto è stato impiegato in molte costruzioni senza che l'opinione pubblica ne fosse a conoscenza. I committenti edili hanno acquisito le conoscenze più importanti sulla struttura, la modifica e l'uso degli edifici nonché sull'impiego di materiali (tra cui l'asbesto).</p><p>Dall'entrata in vigore il 1° gennaio 2006 della nuova ordinanza sui lavori di costruzione, i datori di lavoro sono tenuti a valutare i rischi in termini di sicurezza e di salute per tutti i lavori di smantellamento e di demolizione. I lavori non possono essere iniziati prima di aver valutato tutti i rischi. Inoltre, occorre prendere le misure necessarie per impedire che i lavoratori vengano a contatto con materiali quali polvere, asbesto, bifenile policlorato, gas oppure con sostanze chimiche o radiazioni che possono nuocere alla loro salute.</p><p>Gli obblighi generali del titolare di una licenza d'esercizio per un impianto nucleare sono disciplinati all'articolo 22 LENu, gli obblighi connessi alla disattivazione sono invece regolati all'articolo 26 LENu. Sulla base di questi articoli, i titolari di una licenza devono in particolare creare un'organizzazione adeguata e occupare un effettivo sufficiente di personale idoneo e professionalmente competente per tutta la durata dei lavori di disattivazione. Inoltre, gli esercenti devono tenere, aggiornare e conservare fino alla conclusione dei lavori di disattivazione, una documentazione dettagliata relativa alla costruzione e all'esercizio dell'impianto. Questa documentazione va in seguito trasmessa alle autorità di vigilanza.</p><p>Nell'ottica della protezione dei lavoratori, un preciso obbligo di determinazione da parte dei committenti prima del rilascio di un mandato agli operai potrebbe costituire una soluzione appropriata. Il committente dei lavori dovrebbe far analizzare il suo edificio se vi fosse il sospetto della presenza di materiali contenenti asbesto nocivi alla salute. I lavori non potranno essere avviati fintanto che non sono determinati i risultati. L'Ufficio federale della sanità pubblica sta esaminando se, oltre alle prescrizioni già esistenti, è possibile disciplinare a livello legislativo un simile obbligo di determinazione.</p>  Risposta del Consiglio federale.