Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/16518

<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>ad 1)</p><p>Il Consiglio del partenariato euratlantico (CPEA) è un'offerta della NATO che si fonda sui medesimi principi del Partenariato per la pace (PPP). Il Consiglio del partenariato sostituisce il Consiglio di cooperazione nordatlantico, che - contrariamente all'opinione dell'autore dell'interpellanza - non era aperto unicamente agli Stati membri della NATO, ma ugualmente a tutti gli Stati dell'ex Patto di Varsavia. D'altronde, il Consiglio di cooperazione proponeva ai Paesi neutrali lo statuto d'osservatore. Il Consiglio del partenariato euratlantico, inoltre, serve anche da quadro alla cooperazione pratica in seno al PPP.</p><p></p><p></p><p>Nell'ambito delle consultazioni organizzate dalla NATO, la Svizzera ha asserito che avrebbe partecipato al Consiglio del partenariato euratlantico solamente a condizione che l'adesione a quest'ultimo non le imponesse alcun obbligo nuovo rispetto al PPP e che la partecipazione conservasse un carattere "à la carte". Tali condizioni, mai rimesse in questione durante le consultazioni, sono contenute nel Documento di base del Consiglio del partenariato euratlantico che le garantisce appieno.</p><p></p><p>Il Consiglio federale si è costantemente impegnato per informare al massimo le commissioni della politica estera delle Camere e intende continuare a farlo. Nel presente caso, dopo la conclusione dei negoziati con la Russia relativi all'Atto costitutivo sulle relazioni comuni, la collaborazione e la sicurezza si è posto un problema di tempi a causa dell'accelerazione dei lavori in seno alla NATO. Il Consiglio del partenariato euratlantico è stato fondato già il 30 maggio, in occasione dell'incontro tra i Ministri degli Affari esteri del Consiglio di cooperazione nordatlantico a Sintra in Portogallo, e non dopo il vertice di Madrid dell'8/9 luglio come inizialmente previsto.</p><p></p><p>Il Documento di base del Consiglio del partenariato euratlantico è stato oggetto di negoziati fino all'ultimo momento ed è stato approvato dal Consiglio dei Ministri della NATO del 29 maggio 1997. È poi stato immediatamente trasmesso ai presidenti delle commissioni della politica estera e della politica di sicurezza delle Camere dopo la costituzione del Consiglio del partenariato euratlantico a Sintra.</p><p></p><p>ad 2)</p><p>Il Consiglio federale, nel suo rapporto sulla politica estera della Svizzera negli anni 90, ha assunto il compito di osservare più attentamente lo sviluppo delle organizzazioni di sicurezza e di difesa in Europa occidentale e di rafforzare la collaborazione con queste in ambiti concreti della politica di sicurezza. La partecipazione al Consiglio del partenariato euratlantico corrisponde a tale obiettivo e costituisce un ulteriore, anche se modesto passo del processo di apertura della nostra politica estera e della nostra politica della pace. A Sintra, il Consigliere federale Flavio Cotti ha dichiarato che la Svizzera intende partecipare a tale consiglio in uno spirito di solidale neutralità. Si è inoltre rallegrato per il fatto che il Consiglio del partenariato euratlantico crea un foro di consultazioni per tutti i partner che permette a ciascuno di fare uso delle nuove possibilità offerte secondo i suoi desideri. Il Consiglio federale reputa che la Svizzera, Paese neutrale, deve partecipare con solidarietà alla promozione delle relazioni pacifiche tra gli Stati. Il Consiglio del partenariato euratlantico, come il PPP, è un mezzo efficace al fine di incrementare il livello di sicurezza e di stabilità in tutta l'Europa.</p><p></p><p>ad 3)</p><p>Con la creazione del Consiglio del partenariato euratlantico e l'allargamento del menu del PPP ("PPP+"), la NATO e non la Svizzera ha esteso la sua offerta. Il Consiglio del partenariato euratlantico sostituisce il Consiglio di cooperazione nordatlantico e diviene così il nuovo foro per le consultazioni tra la NATO e gli Stati partner. Nel contempo, fornisce un quadro alle attività del Partenariato per la pace, il cui numero e qualità sono state estese ai Paesi che lo desiderano.</p><p></p><p>La Svizzera non assume alcun obbligo oltre a quelli del suo Documento di presentazione al PPP e conserva una libertà totale per quanto riguarda le modalità della sua cooperazione con la NATO. Non si tratta pertanto di un'estensione dell'offerta svizzera di Partenariato per la pace.</p><p></p><p>ad 4)</p><p>Nel suo Documento di presentazione  al PPP, la Svizzera  ha dichiarato che non intende rinunciare alla sua neutralità né aderire alla NATO. Le garanzie di rispetto della neutralità fornite riguardo alla partecipazione al PPP conservano la loro validità per la partecipazione svizzera al Consiglio del partenariato euratlantico.</p><p></p><p>La delegazione svizzera a Sintra ha dichiarato che il nostro Paese non si propone alcuna cooperazione nei settori della difesa o dell'interoperabilità militare a tal fine. Ha ribadito che resta fedele alla neutralità armata e che non intende aderire alla NATO. In tal modo, la Svizzera ha riaffermato elementi già compresi nel suo Documento di presentazione al PPP.</p><p></p><p>ad 5)</p><p>La Svizzera è completamente libera riguardo alla definizione delle modalità della sua cooperazione con la NATO e il Consiglio federale non ha alcuna intenzione di ridurre l'impegno del nostro Paese in seno all'OSCE. </p><p></p><p>Il Consiglio federale reputa l'OSCE l'organizzazione globale per la pace e la sicurezza in Europa e intende proseguire e sviluppare l'intenso impegno svizzero in seno a tale organizzazione. A Sintra,  la delegazione svizzera ha espresso la speranza che in futuro, a Vienna, sia nuovamente possibile consacrare un tempo maggiore al modello di sicurezza dell'OSCE. Infatti, si tratta principalmente di trovare risposte adeguate al numero in costante aumento dei rischi non militari.</p><p></p><p>Va sottolineato che OSCE e Consiglio del partenariato euratlantico riuniscono, con poche eccezioni, gli stessi Stati. Non si può pertanto pretendere che la partecipazione ad uno di questi fori sia incompatibile con l'altra.</p>  Risposta del Consiglio federale.