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DAVOS - Il coronavirus aumenta le disuguaglianze: le 1'000 persone più ricche del mondo hanno recuperato in appena nove mesi tutte le perdite che avevano accumulato per l'emergenza Covid-19, mentre i più poveri per riprendersi dalle catastrofiche conseguenze economiche della pandemia potrebbero impiegare più di 10 anni.
A calcolarlo è l'organizzazione non governativa Oxfam nel rapporto "Il virus della disuguaglianza", che parla di Covid, diffuso in occasione dell'apertura del Forum di Davos (GR) - che si tiene online - dal quale emerge che per la prima volta in un secolo si potrebbe registrare un aumento della disuguaglianza economica in quasi tutti i paesi contemporaneamente.
Quando Paperone diventa ancora più ricco
Il rapporto evidenzia che le donne sono più colpite dalla povertà provocata dal Covid e, tra l'altro, calcola che nel mondo i 10 uomini più ricchi hanno visto la loro ricchezza aumentare di 540 miliardi di dollari dall'inizio della pandemia: si tratta di una somma che sarebbe più che sufficiente a pagare il vaccino per tutti gli abitanti del pianeta.
«Basti pensare - afferma Oxfam portando l'esempio del proprietario di Amazon - che tra marzo e dicembre 2020, mentre la pandemia innescava la più grave crisi occupazionale degli ultimi 90 anni, lasciando centinaia di milioni di persone disoccupate o sottooccupate, il valore netto del patrimonio di Jeff Bezos è aumentato di 78,2 miliardi di dollari».
Il rapporto elabora i dati aggiornati sui patrimoni e sui redditi in arrivo da molte fonti confrontandoli tra loro. Quest'anno ha realizzato anche un sondaggio globale su 295 economisti in 79 paesi che rafforza le previsioni di un maggiore divario tra ricchi e poveri: l'87% degli intervistati si aspetta «un aumento» o «un significativo aumento» della disuguaglianza di reddito nel proprio Paese, a causa della pandemia. In assenza di un'azione adeguata e coerente da parte dei Governi, la Banca Mondiale prevede inoltre che entro il 2030 oltre mezzo miliardo di persone vivrà in povertà, con un reddito inferiore a 5,50 dollari al giorno.
La pandemia ha allargato la forbice
Il virus mostra come la pandemia abbia acuito le disuguaglianze economiche e sociali, razziali e di genere preesistenti.
Con la ripresa dei mercati azionari - riporta Oxfam - le fortune dei miliardari hanno raggiunto i massimi storici: a dicembre la loro ricchezza totale aveva raggiunto gli 11'950 miliardi di dollari, l'equivalente delle risorse stanziate da tutti i Paesi del G20 per rispondere agli effetti della pandemia. La ripresa per chi era in difficoltà già prima del Covid - sostiene la Ong - sarà dura e lunga: prima che il virus colpisse, la metà dei lavoratori nei Paesi più vulnerabili versava in condizione di povertà e i tre quarti della forza lavoro non godeva di alcuna forma di protezione sociale, come l'indennità di malattia e i sussidi di disoccupazione.
C'è poi il dato delle donne che a livello globale sono più duramente colpiti dalla pandemia soprattutto perchè sono impiegate nei settori professionali più colpiti. Ciò è evidente in Medio Oriente e Africa del nord, dove le donne rappresentano solo il 20% della forza lavoro ma le perdite di posti di lavoro dovute al Covid-19, secondo le stime, incideranno sull'occupazione femminile per il 40%. Poi - evidenzia Oxfam - le donne rappresentano oltre il 70% della forza lavoro impiegata in professioni sanitarie o lavori sociali e di cura. Sono più esposte sia per la sanità sia per la tutela del reddito.
Oxfam mette poi in risalto che il Covid uccide anche in modo disuguale. I brasiliani di ascendenza africana hanno il 40% di probabilità in più di morire di COVID-19 rispetto alla popolazione bianca; negli Stati Uniti, 22.000 cittadini afroamericani e latino-americani sarebbero ancora vivi se il loro tasso di mortalità fosse stato uguale a quello dei bianchi.
«Potremmo assistere a un aumento esponenziale delle disuguaglianze, come mai prima d'ora. Una distanza tanto profonda tra ricchi e poveri da rivelarsi più letale del virus stesso», afferma la direttrice di Oxfam internazionale Gabriela Bucher. Ma è un fenomeno - spiega la Ong - che «non è inevitabile, ma dipende dalle scelte politiche dei governi». Tra le proposte, quella di «una tassa temporanea sugli extra-profitti maturati da 32 multinazionali che durante la pandemia avrebbe generato 104 miliardi di dollari nel 2020, un ammontare di risorse equivalente a quello necessario per garantire indennità di disoccupazione a tutti i lavoratori e supporto finanziario per bambini e anziani in tutti i paesi a basso e medio reddito».