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L'ambasciatore cinese a Berna ha criticato aspramente la strategia ufficiale della Confederazione nei confronti di Pechino per il periodo 2021-2024. In diversi media, ha accusato la Svizzera di interferire negli affari interni della Cina.
"Purtroppo, la Svizzera lancia accuse infondate e attacchi al sistema politico, alla politica delle minoranze e alla situazione dei diritti umani in Cina", ha detto oggi l'ambasciatore cinese Wang Shihting al programma "Rendez-vous am Mittag" della radio svizzerotedesca SRF.
All'agenzia Keystone-ATS il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) ha indicato di aver preso atto delle dichiarazioni dell'ambasciatore. Comunque, il DFAE non commenta le affermazioni dei rappresentanti diplomatici in Svizzera.
Il Consiglio federale ha presentato venerdì scorso gli obiettivi e le misure della politica svizzera nei confronti della Cina per gli anni 2021-2024. Tra le altre cose, ha notato che le tendenze autoritarie sono aumentate in Cina negli ultimi anni, così come la repressione dei dissidenti e la persecuzione delle minoranze. L'esecutivo federale intende attuare nei confronti di Pechino una politica indipendente - disgiunta da una polarizzazione sino-americana - con un dialogo costruttivo e critico, anche sui diritti umani.
Di fatto il dialogo è sospeso da due anni, da quando gli Stati Uniti hanno pubblicato una presa di posizione sulla politica cinese nei confronti della minoranza musulmana degli Uiguri turchi. Ventidue stati hanno firmato il documento, compresa la Svizzera. La Cina ha successivamente cancellato il dialogo sui diritti umani previsto per l'agosto del 2019. E anche nel 2020 non ci sono stati ulteriori colloqui.
Nel contributo radiofonico di SRF, l'ambasciatore Wang Shihting ha affermato che la Cina è ancora disposta a continuare il dialogo sui diritti umani con la Svizzera. Il diplomatico ritene possibile anche rinnovare l'accordo di libero scambio tra Svizzera e Cina.
Riguardo alla minoranza musulmana uigura dello Xinjiang, l'ambasciatore cinese ha detto in un'intervista odierna con Tamedia che negli ultimi anni il governo di Pechino ha preso misure contro gli estremisti di quella regione che non sono diverse dalle pratiche antiestremismo di Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia. In tal modo la situazione della sicurezza nel territorio autonomo del Nord-ovest della Cina è migliorata significativamente. "Non ci sono campi di internamento, rieducazione o gulag", ha sostenuto Wang Shihting.
Intanto, per la prima volta da oltre trent'anni, l'UE oggi ha imposto sanzioni a Pechino per le violazioni dei diritti umani: i ministri degli esteri dei 27 stati membri hanno deciso di adottare misure punitive contro i responsabili dell'oppressione degli Uiguri. L'ultima volta che Bruxelles ha imposto sanzioni contro la Cina è stato dopo il massacro di piazza Tienanmen a Pechino nel 1989.
La Segreteria di Stato dell'economia (SECO), interpellata da Keystone-ATS, ha precisato che un'eventuale adozione di queste sanzioni europee da parte della Svizzera è attualmente oggetto di discussione interna al Consiglio federale. Al momento non è ancora stata presa una decisione in merito. La Confederazione non ha alcun obbligo legale o politico di adottare le sanzioni dell'UE. La valutazione viene fatta caso per caso sulla base di vari criteri di politica estera, economica e di diritto.