Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/166258

<h2>SubmittedText<h2><p>A quanto pare l'UE intende (stato al 16 marzo 2016) concludere con la Turchia un accordo in materia di asilo che prevede di introdurre, tra le altre cose, agevolazioni del visto o addirittura l'abolizione dell'obbligo del visto per la Turchia. Per la Svizzera sorgono le domande seguenti:</p><p>1. La Svizzera prevede di partecipare in qualche modo a questo accordo?</p><p>- In caso affermativo, il Consiglio federale prevede già una "chiave di ripartizione" secondo cui la Svizzera dovrebbe accogliere una percentuale delle persone trasferite dalla Turchia all'UE?</p><p>- In caso affermativo, chi selezionerebbe queste persone o chi procederebbe all'attribuzione alla Svizzera? Quali criteri individuali di selezione sono previsti?</p><p>2. Quali costi e rischi sono ipotizzabili per la Svizzera?</p><p>3. A parere del Consiglio federale, quali ripercussioni per la Svizzera implicano le agevolazioni del visto (o addirittura l'abolizione dell'obbligo del visto) per la Turchia?</p><p>4. Come si previene l'evidente rischio che persone provenienti ad esempio dall'Iraq o da altri Paesi vengano trasferite in Svizzera/nell'UE munite di passaporti siriani?</p><p>5. Quale immigrazione supplementare dalla Turchia prevede il Consiglio federale in seguito a questo accordo, ad esempio in caso di escalation del locale conflitto curdo?</p><p>6. È corretto che, come già l'accordo di Dublino (cui vari Stati UE non si attengono più), ora anche quello di Schengen è carta straccia, dato che l'UE delega la protezione delle sue frontiere esterne alla Turchia?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1./2. La dichiarazione pubblicata il 18 marzo 2016 consiste in un accordo politico tra la Turchia e l'UE. La Svizzera non è vincolata a questo accordo, ma in linea di massima è favorevole a un sostegno della Turchia tramite aiuto in loco e reinsediamenti. La riammissione di migranti e richiedenti l'asilo da parte della Turchia e la ricollocazione di rifugiati siriani provenienti dalla Turchia sono state avviate soltanto ad inizio aprile 2016 e nel frattempo sospese. Al momento sussistono molte incertezze sull'attuazione effettiva, per cui la questione di un'eventuale partecipazione volontaria della Svizzera non si pone ancora. Non è pertanto prevista una chiave di ripartizione con l'UE né è possibile indicare gli eventuali criteri di selezione. Per questo motivo non è ancora possibile fornire informazioni in merito ai costi e ai rischi di un'eventuale partecipazione della Svizzera.</p><p>3. Nel quadro delle discussioni tra l'UE e la Turchia, a quest'ultima è stato prospettato un esame accelerato della liberalizzazione dei visti. Il 4 maggio 2016 la Commissione europea ha presentato una relativa proposta, che riguarda l'abrogazione dell'obbligo del visto per tutti i cittadini turchi in possesso di un passaporto biometrico per i soggiorni di breve durata fino a 90 giorni sull'arco di un periodo 180 giorni. Una simile modifica del regolamento europeo in questione costituirebbe uno sviluppo dell'acquis di Schengen, che la Svizzera sarebbe di principio tenuta a recepire. Nel quadro del pertinente dialogo tra l'UE e la Turchia, una liberalizzazione dei visti è tuttavia prevista soltanto alla condizione di adempiere integralmente tutti i criteri (p. es. standard sul trattamento di minoranze o potenziamento della sicurezza di documenti d'identità nonché lotta alla falsificazione di documenti).</p><p>4. La prevista liberalizzazione dei visti interessa unicamente i cittadini turchi con un passaporto biometrico. Conformemente alla prassi attuale, le persone riprese dalla Svizzera nell'ambito del reinsediamento o della ricollocazione sono sottoposte a un controllo di sicurezza approfondito. In caso di dubbi in merito all'identità fatta valere o altri dubbi in materia di sicurezza, la persona non viene ripresa. In presenza di pertinenti indizi di pericolo, d'altronde, tutti i richiedenti l'asilo sono sottoposti a un simile controllo di sicurezza effettuato in collaborazione con gli organi di sicurezza. Ciò è per esempio il caso dei richiedenti l'asilo siriani.</p><p>5. Non è da escludere un aumento della migrazione illegale o del numero di domande d'asilo in Europa da parte di cittadini turchi a causa della prevista liberalizzazione dei visti. Non è tuttavia possibile fare previsioni attendibili. Anche dopo un'eventuale liberalizzazione dei visti per cittadini turchi, l'adempimento delle pertinenti condizioni sarà continuamente verificato. L'UE può nuovamente sospendere a titolo temporaneo o addirittura revocare la liberalizzazione in caso di forte aumento dell'immigrazione illegale di cittadini turchi.</p><p>6. Il codice frontiere Schengen e il regolamento Dublino III costituiscono il diritto vigente, che deve essere rispettato. La dichiarazione tra la Turchia e l'UE prevede una stretta cooperazione in materia di protezione delle frontiere, ma nessuna delega dei compiti di tutela delle frontiere esterne dello spazio Schengen alla Turchia. Di recente la Commissione europea ha presentato varie proposte a tutela dell'integrità dello spazio Schengen, tra cui la trasformazione dell'agenzia di protezione delle frontiere esterne (Frontex) in una guardia costiera e di frontiera europea con un campo d'azione più ampio, nonché l'adeguamento del codice frontiere Schengen al fine di permettere controlli sistematici delle persone che beneficiano della libera circolazione alle frontiere esterne di Schengen. Il 6 aprile 2016 la Commissione europea ha inoltre pubblicato una proposta di legge rielaborata volta a introdurre un nuovo sistema informatico per la gestione delle frontiere esterne di Schengen (progetto Smart Borders).</p>  Risposta del Consiglio federale.