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<h2>SubmittedText<h2><p>Il rapporto Sipol 2010 nega che la migrazione possa essere definita come un pericolo per la sicurezza della Svizzera, pur illustrando le conseguenze di possibili flussi migratori. A titolo di esempio potrebbero essere citati un sovraffollamento dei centri di registrazione e di accoglienza o un forte aumento delle entrate illegali (cfr. Rapporto del Consiglio federale all'Assemblea federale sulla politica di sicurezza della Svizzera del 23 giugno 2010, pag. 15). Come dimostrano l'aumento dell'immigrazione in Europa e i risultanti problemi alle frontiere esterne dell'UE, per gestire il problema è necessario un approccio globale che preveda anche una politica di sicurezza. Chiedo pertanto al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Quanto sono efficaci gli accordi di migrazione già conclusi con diversi Stati partner?</p><p>2. Con quali Paesi il Consiglio federale prevede altri eventuali accordi di migrazione che possano essere utili alla Svizzera ed interessanti anche per lo Stato partner?</p><p>3. Quali progetti esistono a tutela dei rifugiati nei Paesi di prima accoglienza e qual è la loro efficacia? Il Consiglio federale pensa di sostenerli maggiormente al fine di impedire l'immigrazione irregolare?</p><p>4. In che misura il DDPS è coinvolto nel dibattito sulle ripercussioni della migrazione all'interno della Confederazione? Perché il DDPS non partecipa al comitato di migrazione del Consiglio federale?</p><p>5. Quali conseguenze trae il Consiglio federale dai problemi derivanti dai rifugiati cui l'Italia deve attualmente far fronte, in particolare a livello di politica di sicurezza?</p><p>6. Il tema della migrazione è trattato all'interno della rete integrata Svizzera per la sicurezza (Confederazione-cantoni); si dispone di un gruppo di esperti ad hoc?</p><p>7. Esiste ancora il gruppo di lavoro "Criminalità degli stranieri e immigrazione illegale" (CDDGP/UFM)? Se sì quali sono i temi principali di cui si occupa e da chi è diretto?</p><p>8. Come può essere migliorata la collaborazione interdipartimentale sulle questioni di migrazione internazionale dal punto di vista di una politica di sicurezza globale, efficace e coerente?</p><p>9. Vista la necessità di un approccio globale nell'ambito della politica di sicurezza, non sarebbe meglio discutere dell'eventuale necessità di istituire un Dipartimento della sicurezza?</p><p>10. Il Consiglio federale ritiene efficace e opportuna la collaborazione della Svizzera con l'UE sul tema della politica di migrazione?</p><p>11. In che misura e in che modo la collaborazione bilaterale con l'UE in materia di sicurezza e migrazione potrebbe essere rafforzata in maniera proficua?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale prende sul serio i problemi di sicurezza correlati alle maggiori forme di migrazione irregolare. I problemi concreti devono essere affrontati sul piano operativo di concreto con i servizi responsabili in loco.</p><p>Il Consiglio federale risponde come segue alle domande poste dall'autrice dell'interpellanza:</p><p>1./2. Da aprile 2009 la Svizzera ha stipulato partenariati in materia di migrazione con la Bosnia e Erzegovina, la Serbia, il Kosovo e la Nigeria. I partenariati in materia di migrazione costituiscono un impegno a lungo termine, per cui è troppo presto per valutarli in maniera approfondita. Le prime esperienze maturate in tale ambito sono positive: nel caso della Nigeria è stato possibile mitigare le tensioni sorte in seguito ai ritorni forzati. Siccome i partenariati in materia di migrazione richiedono considerevoli risorse in termini finanziari e di personale, gli sforzi profusi si concentrano sui più importanti Paesi di origine e di transito.</p><p>3. La Svizzera ha già finanziato e attuato una serie di progetti tesi a rafforzare la tutela dei rifugiati nelle regioni di origine (Protezione nella regione/PiR) in Yemen (a favore dei rifugiati provenienti dal Corno d'Africa) e in Siria (a favore dei rifugiati provenienti dall'Iraq). Scopo primario di tale impegno è una tutela efficace dei rifugiati e delle persone bisognose di protezione nelle loro regioni di origine. I Paesi di prima accoglienza ricevono inoltre assistenza nell'offrire la necessaria protezione a queste persone. Tali provvedimenti possono contribuire - seppure in misura limitata - a contenere i movimenti migratori irregolari e quindi a ridurre le domande di asilo in Svizzera.</p><p>4. Il DDPS è coinvolto nelle questioni in materia di migrazione ogni qualvolta queste presentino implicazioni di politica di sicurezza o le sue risorse possano contribuire a mitigare un problema concreto. Il Consiglio federale ha deciso la composizione dei comitati anche in funzione delle supplenze. Il coinvolgimento del DDPS è garantito in caso di questioni importanti.</p><p>5. Dall'inizio delle rivoluzioni nel Nord Africa, la Svizzera analizza la situazione in loco in un'ottica globale e quindi anche dal punto di vista della politica di sicurezza. Finora tale analisi ha evidenziato soprattutto la necessità di attuare misure di politica migratoria, le quali comprendono, oltre ai preparativi per un probabile aumento delle domande di asilo, il contatto con le autorità italiane, il sostegno a organizzazioni internazionali in Libia e in Tunisia nonché l'impegno nell'ambito di Frontex (cfr. risposta 10).</p><p>6. I rischi in materia di sicurezza legati ai flussi migratori sono tenuti in conto dagli organi interessati dalla politica di sicurezza. I vari servizi federali e cantonali competenti informano tali organi in merito ai potenziali effetti dell'afflusso migratorio sulla sicurezza interna ed esterna della Svizzera. Il comitato di direzione del meccanismo di consultazione e coordinamento nel quadro della rete integrata Svizzera per la sicurezza, che comprende pariteticamente rappresentanti dei cantoni e di tutti i dipartimenti federali, si attiva in presenza di una marcata necessità di coordinare la politica di sicurezza tra il Consiglio federale e i governi cantonali.</p><p>7./8. La stretta collaborazione tra tutti i servizi federali competenti in materia di migrazione e di sicurezza come pure tra la Confederazione e i cantoni si propone di trovare soluzioni adeguate. Il comitato d'esperti "Migrazione illegale e criminalità degli stranieri", istituito il 17 ottobre 2005, è presieduto da un consigliere di Stato e dal cirettore dell'UFM. Gli attuali temi cardine sono l'uniformazione delle prassi in materia di espulsione e di allontanamento, la situazione alla frontiera meridionale e le possibilità di espellere i criminali stranieri. </p><p>9. Nella sua seduta del 29 giugno 2011 il Consiglio federale ha deciso di mantenere le attuali strutture formali nell'ambito della sicurezza. I servizi incaricati della sicurezza della popolazione e del territorio devono tuttavia proseguire, se non addirittura rafforzare, la loro cooperazione.</p><p>10./11. La cooperazione tra la Svizzera e l'UE in materia di migrazione passa in primo luogo per la cooperazione Schengen/Dublino. Il Consiglio federale reputa positive e molto opportune le esperienze finora maturate in tale ambito. Per combattere la migrazione illegale, la Svizzera sostiene anche gli sforzi comuni profusi per rendere sicure le frontiere esterne di Schengen, per esempio attraverso il fondo per le frontiere esterne o l'agenzia Frontex. L'UE intende potenziare la cooperazione Schengen/Dublino. A tal fine è attualmente in fase di rielaborazione il regolamento Dublino II. Nel corso di tale processo la Svizzera si adopera affinché il sistema Dublino continui a funzionare. Nell'ambito di Schengen è previsto di potenziare Frontex, iniziativa sostenuta dalla Svizzera. Al momento il Consiglio federale sta valutando se partecipare all'Ufficio europeo di sostegno per l'asilo (UESA), che in futuro dovrà sostenere, attuando misure appropriate in termini tecnici e di personale, soprattutto gli Stati i cui sistemi di asilo e di accoglienza subiscono particolari pressioni.</p>  Risposta del Consiglio federale.