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Molti temi sono stati affrontati dal Consiglio federale durante il Forum economico mondiale (WEF) di Davos (GR) in oltre sessanta incontri e discussioni con ministri e capi di stato. A dominare sono stati soprattutto i rapporti con Bruxelles e con gli Stati Uniti, in particolare la possibilità che Berna e Washington rafforzino le già intense relazioni economiche mediante un accordo di libero scambio.
In generale, i consiglieri federali hanno stilato un bilancio positivo degli incontri avuti sia con la delegazione europea che con quella statunitense. Tuttavia, specie per quanto riguarda i rapporti con l'Europa, dietro la ritrovata armonia si celano talvolta punti di vista diversi, che traspaiono dalle dichiarazioni dei consiglieri federali come anche delle controparti.
L'UE e la votazione del 17 maggio
Per quanto riguarda l'accordo istituzionale con Bruxelles, nulla dovrebbe accadere fino alla votazione del 17 di maggio, quando gli elettori saranno chiamati ad esprimersi sull'iniziativa dell'UDC (iniziativa della limitazione) che, se accolta da popolo e Cantoni, determinerebbe la fine della libera circolazione e, a causa della cosiddetta clausola "ghigliottina", degli accordi bilaterali, un "si" all'iniziativa rappresenterebbe la fine di ogni ulteriore discussione sull'accordo quadro.
Qualora l'iniziativa dovesse essere respinta, l'UE si attende dal Consiglio federale rapide proposte per superare l'attuale stallo inerenti la protezione dei salari e dei lavoratori, gli aiuti di Stato e la direttiva dell'UE sulla cittadinanza. Fino alla votazione, il Governo dovrà cercare una soluzione di compromesso internamente con i partner sociali e i maggiori partiti.
A Davos, la presidente della commissione europea, la tedesca Ursula von der Leyen, ha sottolineato l'importanza dell'accordo ed espresso il desiderio che il testo venga firmato e ratificato da Berna al più presto.
A fine maggio scade il rinnovo dell'accordo sugli ostacoli tecnici al commercio, rinnovo che potrebbe non essere concesso da Bruxelles nel caso in cui la Confederazione dovesse nicchiare sull'accordo istituzionale. I rappresentanti del settore medtech elvetico sono preoccupati: sono a rischio affari milionari e posti di lavoro. La presidente della Confederazione, Simonetta Sommaruga, ha messo in guardia da potenziali problemi di approvvigionamento per i pazienti.
Gli accordi con gli USA
In merito all'accordo di libero scambio tra gli Stati Uniti e la Svizzera, nonostante l'entusiasmo del presidente Donald Trump, da Washington non sono finora giunti segnali concreti per l'avvio vero e proprio di discussioni, ha affermato il consigliere federale Guy Parmelin. Anche la presidente della Confederazione ha smorzato gli entusiasmi.
In primis, per quanto attiene alla Svizzera, gli agricoltori. I contadini temono un taglio dei dazi e l'arrivo di prodotti che potrebbe spingere verso il basso i prezzi. Per gli USA è chiaro che un accordo di libero scambio senza l'agricoltura non è fattibile. Se non è possibile parlare di questo tema allora non vale la pena nemmeno incominciare a trattare, ha ricordato l'ambasciatore americano a Berna, Edward McMullen. Nel 2006, un primo tentativo si era arenato proprio per l'opposizione degli ambienti agricoli elvetici.
Le questioni aperte non si limitano all'agricoltura. Anche a livello di prodotti farmaceutici gli interessi non sempre collimano. Il mercato americano rappresenta una manna per l'industria elvetica del settore. Trump invece vorrebbe almeno riequilibrare il bilancio commerciale con la Svizzera, ossia esportare di più verso la Confederazione.