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La prima ricerca sui siti d’informazione fake europei rivela che questi in Francia e Italia hanno un pubblico molto più limitato di quanto in genere si pensi. Anche il livello di engagement di questi siti web è molto basso in confronto alle testate istituzionali. Qualche sito riesce sì a generare molte interazioni su Facebook, ma per la maggior parte di loro questo non avviene. Lo studio, realizzato da alcuni ricercatori del Reuters Institute for the Study of Journalism, rivela che:
1) Nessuno dei siti di fake news analizzati ha fatto registrare un livello di reach media mensile superiore al 3,5% nel 2017, mentre la maggioranza non raggiunge nemmeno l’1% della popolazione sia in Francia che in Italia. Per fare un paragone, i siti d’informazione più popolari in Francia (Le Figaro) e Italia (La Repubblica) hanno avuto una diffusione media rispettivamente del 22,3% e del 50,9%.
2) Il tempo totale speso sui siti di fake news ogni mese è più basso di quello speso sui siti d’informazione: i siti di fake news più popolari in Francia, ad esempio, sono stati visitati per circa 10 milioni di minuti complessivi al mese, mentre in Italia la cifra si attesta a 7,5 milioni di minuti. I lettori hanno invece trascorso una media di 178 milioni di minuti al mese sul sito di Le Monde e 443 milioni di minuti sul sito de La Repubblica – più del totale del tempo trascorso su tutti i 20 siti di fake news di ciascun campione.
3) Nonostante evidenti differenze in termini di accessi al sito, il livello di interazioni su Facebook (ovvero il numero totale di like, commenti, condivisioni e reazioni) generato da un numero ristretto di falsi siti d’informazione ha eguagliato o superato quello prodotto dalle testate più popolari. In Francia un sito di fake news è riuscito a generare una media di oltre 11 milioni di interazioni al mese, cinque volte di più rispetto ai media d’informazione istituzionali.
“Una manciata di siti di fake news del campione ha generato più o pari interazioni rispetto ai media d’informazione istituzionali”, affermano gli autori della ricerca. La Gauche m’a Tuer, un blog di destra, ha prodotto una media di circa 1,5 milioni di interazioni al mese, un dato tranquillamente paragonabile a quelli di FranceInfo (1,35 milioni) o Le HuffPost (1,34 milioni). Le Top de L’Humour et de l’Info, un sito che pubblica contenuti umoristici, ma anche contenuti da altri identificati come fake news, ha generato poco meno di 6 milioni di interazioni, un risultato simile a quello di 20 Minutes, il sito di informazione professionale che genera più interazione dei cinque presi in esame. Santé+ Magazine – il sito di fake news più popolare in Francia – ha ricevuto quasi lo stesso numero di interazioni (11,3 milioni) dei cinque siti d’infomazione mesi insieme.
Tuttavia, questi siti sono l’eccezione alla regola, secondo gli autori dello studio. “Sia in Francia che in Italia i siti di fake news non arrivano a generare lo stesso numero di interazioni dei media istituzionali”, scrivono i ricercatori. Le organizzazioni russe finanziate dallo stato come Russia Today (RT) e Sputnik sono chiaramente differenti da questi siti che fabbricano false notizie a scopo di lucro, ma spesso rientrano nella discussione come parte del problema della disinformazione online. Lo studio mostra che anche questi siti hanno una diffusione, un numero di interazioni e un livello di engagement limitati sia in Italia che in Francia, se paragonati ai siti d’informazione istituzionali.
Secondo il co-autore del report Dr. Richard Fletcher, “la disinformazione online è una questione importante, ma la nostra analisi dei dati a disposizione suggerisce che le fake news hanno un pubblico molto più limitato di quanto in genere si pensi”. Il dibattito pubblico sulle fake news e sulla disinformazione è in corso in tutta Europa, ma finora la discussione non è stata supportata da dati empirici. Questa è la prima ricerca accademica finalizzata a misurare la portata del problema nei maggiori paesi europei e si concentra su Francia e Italia, dove i fact-checker indipendenti hanno identificato un vasto numero di siti che pubblicano fake news.
Lo studio completo è disponibile qui.
Articolo tradotto dall’originale inglese da Giulia Quarta. Il Reuters Institute for the Study of Journalism è partner dell’Ejo nel Regno Unito