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Gli stranieri in attesa di un’espulsione nel loro Paese d’origine potrebbero essere messi agli arresti domiciliari con un braccialetto elettronico. Il Consiglio nazionale ha accolto oggi – con 133 voti contro 46 e 4 astenuti – una mozione in tal senso di Philippe Nantermod (PLR/VS).
Attualmente le persone in carcerazione amministrativa in attesa di un rinvio sono alloggiate in centri a carico dei Cantoni. Tuttavia, ha ricordato il liberale-radicale vallesano, la procedura può essere particolarmente lunga e costosa. Inoltre, tali centri offrono condizioni di vita difficili.
A suo avviso, gli arresti domiciliari con un braccialetto elettronico costituiscono un’alternativa poco onerosa e più rispettosa della loro dignità.
Pur essendo d’accordo con la richiesta dell’autore della mozione, il Consiglio federale ritiene tuttavia che occorra dapprima esaminare, insieme ai Cantoni, l’opportunità della sorveglianza elettronica. Un braccialetto non limita il rischio di un passaggio alla clandestinità, scopo ricercato dalla detenzione amministrativa, ha sottolineato invano la ministra della giustizia Karin Keller-Sutter.
Per di più i Cantoni hanno espresso il loro scetticismo, o persino la loro opposizione, all’idea di utilizzare la sorveglianza elettronica in tempo reale in casi che esulano dal diritto penale. A loro parere, i costi del dispositivo elettronico sono sottostimati.
Il dossier passa ora al Consiglio degli Stati.