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BERNA - Il Consiglio federale, anche dopo i recenti rovesci giudiziari, è fermamente intenzionato a trovare una soluzione con gli Stati Uniti in merito all'accordo di assistenza amministrativa sulla vicenda UBS.
Venerdì scorso, il tribunale amministrativo federale aveva estratto il cartellino rosso. Accogliendo il ricorso di una contribuente statunitense, i giudici avevano infatti ridimensionato la portata dell'intesa firmata con Washington lo scorso agosto sulla consegna di dati bancari, definendola "interpretativa, che non consente di modificare espressioni definite nella Convenzione in materia di doppia imposizione".
Il Consiglio federale - ha affermato la consigliera federale Eveline Widmer-Schlumpf - tiene ovviamente conto della decisione del tribunale. Secondo la ministra di giustizia, la sentenza vieta qualsiasi assistenza in circa 4200 casi di presunti illeciti fiscali commessi da clienti americani di UBS, mentre lo scambio d'informazioni risulterebbe possibile in circa 250 casi soltanto.
Per evitare che negli Stati Uniti venga riaperta la procedura civile contro la grande banca elvetica, il governo proseguirà le discussioni con le autorità americane e illustrerà la situazione "dal suo punto di vista", ha detto la consigliera federale.
Dagli Stati Uniti la Svizzera attende inoltre informazioni dettagliate concernenti i dati raccolti nell'ambito del programma che permetteva ai presunti evasori fiscali USA di autodenunciarsi, operazione che si sarebbe rivelata un successo.
In un secondo tempo, il Consiglio federale potrebbe sottoporre l'accordo UBS all'approvazione del parlamento. Questa soluzione permetterebbe di considerare l'intesa con Washington, non più come un testo interpretativo, ma alla stessa stregua di una convenzione di doppia imposizione.
SDA-ATS