Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01259.jsonl.gz/229

Ecco come le donne di Neuchâtel stanno vivendo il sogno dei play-off
Richiamano alla mente la storia dei coraggiosi Galli che lottano contro lo strapotere dei Romani: le donne della Neuchâtel Hockey Academy sono le sfavorite della PostFinance Women’s League, ma non per questo si mostrano meno valorose, riuscendo a fare di necessità virtù.
Neuchâtel è una delle mete predilette dagli amanti dell’hockey su ghiaccio. In questo luogo, negli anni ‘50 e ‘60, i leggendari Young Sprinters mobilitarono le folle. La squadra si aggiudicò tre volte la Coppa Svizzera e per altre tre volte arrivò seconda in campionato. Il portiere Jean Ayer è stato l’eroe di un’intera generazione.
Oggi il clamore attorno alla squadra neocastellana di lunga tradizione si è placato. Dopo aver cambiato nome ed essere finito in fallimento, il club milita nella 2ª divisione. Ciononostante, Neuchâtel continua a essere rappresentata nell’hockey su ghiaccio di alto livello grazie alle donne della Neuchâtel Hockey Academy. Cinque delle sei squadre al vertice della PostFinance Women’s League sono legate a un club professionistico maschile (Berna, ZSC Lions, Ambrì-Piotta, Davos e Fribourg-Gottéron, e Zugo che non resta indietro). E poi c’è lei, l’Equipe con l’elegante N sul suo stemma. Il Neuchâtel è in lotta per l’ultimo posto nei play-off con il titolato HC Davos: «Ora vogliamo anche compiere l’ultimo passo verso il grande obiettivo», dice Laure Aeschimann, che è presidentessa del club da quando è stato ufficialmente fondato nel 2016.
Divario colmato
La forma mostrata nelle ultime settimane depone a favore delle Romandes. Nella seconda parte della stagione hanno colmato il divario dal Davos, a lungo al quarto posto, e hanno finalmente superato le rivali alla fine di gennaio, quando il Davos ha perso a sorpresa in casa contro il Lugano, posizionato in fondo alla classifica, e il Neuchâtel ha battuto in trasferta l’Ambrì, ritenuto più forte. Tuttavia, l’ultimo weekend di qualificazione con due partite a testa da giocare è ancora da venire.
Situazione della PostFinance Women’s League
Non sono solo i loro notevoli successi a permettere alle donne di Neuchâtel di rivendicare uno status speciale. Le neocastellane hanno anche stabilito una notevole controtendenza in termini di filosofia di club, diventando sinonimo di un modello basato sul volontariato, sul dilettantismo e sulla genuina dedizione. Dopo la qualificazione alle Final Four della Coppa Svizzera di quest’anno, l’allenatore Yan Gigon ha dichiarato: «È bello che possiamo ancora svolgere un ruolo positivo anche in tempi di professionalizzazione. Mentre l’EV Zug, ad esempio, domina la Lega B e si fa strada verso la massima divisione con un budget di 1,2 milioni di franchi, noi ce la caviamo con 200’000-250’000 franchi.»
Tuttavia, i calcoli della squadra di Neuchâtel hanno funzionato, quasi alla perfezione, quattro anni fa. Le sfavorite arrivarono sorprendentemente alla finale dei play-off contro le ZSC Lions, interrompendo il dominio decennale dei club di Zurigo e Lugano. Alla fine sono state fermate in finale dalla pandemia.
«Accesso privilegiato alle infrastrutture»
È stata una piccola favola dell’hockey su ghiaccio, anche se il capitolo finale non è mai stato scritto. La presidentessa Aeschimann, laureata in fisica e tuttora difensora della seconda squadra, descrive l’indipendenza da una grande organizzazione come un vantaggio decisivo per la Neuchâtel Hockey Academy: «Abbiamo accesso privilegiato alle infrastrutture, disponiamo della nostra sala pesi, dei locali per la fisioterapia e siamo state la prima squadra femminile in Svizzera ad avere un spogliatoio proprio.»
Per quanto riguarda i tempi di permanenza sulla pista e gli orari di allenamento, le donne della Svizzera occidentale non devono adeguarsi agli uomini, anzi spesso hanno la priorità. Il club, interamente femminile, vanta tre squadre: «Qui le star siamo noi», dice Aeschimann con una risata, indicando l’ampio palazzetto che si erge non lontano dalla riva del lago, l’antica Patinoire du Littoral, che ospita due arene: una grande in grado di accogliere quasi 6000 spettatori e una più piccola per circa 1000 tifosi. Aeschimann: «Preferiamo giocare nel campo più piccolo. Lì fa più caldo e con meno tifosi si crea un ambiente più intimo e suggestivo.» A proposito di «qui le star siamo noi»: capocannoniera del PostFinance è Tetiana Onyshchenko, cittadina polacco-ucraina.
È cosa ovvia che le donne di Neuchâtel non possono tenere il passo con i grandi club in termini finanziari. Solo le giocatrici straniere sono impiegate come professioniste. Tutte le giocatrici svizzere hanno un lavoro regolare o studiano all’università.
Ma è proprio questo che fa sperare il club in un futuro brillante: «Come club di formazione, disponiamo di una base solida e possiamo contare sull’enorme sostegno da parte di tutta la regione.»
La corsa per l’ultimo posto nei play-off del massimo campionato femminile è quindi caratterizzata anche da un piccolo scontro culturale. Da una parte, c’è il HC Davos, che deve la sua esistenza nell’hockey su ghiaccio femminile all’HC Thurgau e a una delle azioni di frenata più spettacolari della storia dello sport svizzero; dall’altra, c’è la Neuchâtel Hockey Academy, che sta cercando di contrastare lo status quo pur con risorse modeste.
O meglio, ci sono le valorose Galle, che vogliono dare filo da torcere alle possenti Romane. Con temerarietà, passione, astuzia e (forse) una pozione magica legale.