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Gli averi in giacenza dovrebbero essere protetti per 50 anni, prima di poter essere liquidati dalla banca e versati alla Confederazione. Il Consiglio nazionale ha voluto stamani ancorare questo termine nella legge. Il Consiglio federale voleva limitarsi a fissarlo a 30 anni in un'ordinanza. L'oggetto va agli Stati.
Questa revisione della legge sulle banche, adottata con 170 voti contro 1, deve evitare il ripetersi delle vicende che hanno scosso la Svizzera in passato, come quella dei fondi ebraici. La questione dell'estinzione definitiva delle pretese su questi fondi, valutati attualmente a circa 650 milioni di franchi, costituisce l'elemento centrale del progetto.
Le banche disporranno di 10 anni per trovare gli aventi diritto. Poi dovranno attendere 50 anni prima di liquidare i fondi, nel caso in cui nessuno si facesse avanti. Gli averi fino a 10 franchi, che costituiscono la stragrande maggioranza dei fondi in giacenza, potranno essere liquidati senza pubblicazione preventiva.
Per i fondi in giacenza da oltre 50 anni al momento dell'entrata in vigore della revisione della legge, il termine di pubblicazione sarà di 5 anni. Dopo una procedura di liquidazione di 2 anni, il denaro spetterà alla Confederazione. Con 88 voti a 86, il Nazionale ha accettato che gli aventi diritto dispongano ancora di un termine supplementare di 50 anni per avanzare le pretese.
Per la maggioranza, questa procedura in due tempi ha il vantaggio di salvaguardare meglio gli interessi dei clienti. Il PLR, il PBD e il PVL, ma anche numerosi PPD e UDC, così come il Consiglio federale, hanno sostenuto invece che il primo termine di 50 anni fosse sufficiente.
Per la sinistra, i fondi non rivendicati non dovrebbero essere versati alla Confederazione, senza un'attribuzione precisa. Ha chiesto inutilmente che questo denaro fosse destinato al Fondo di compensazione dell'AVS. Questa proposta è stata respinta con 120 voti a 56. Bocciata anche l'idea di attribuire questi soldi alla lotta contro il razzismo.