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19 novembre 2005 - 26 febbraio 2006, Heleneum - Lugano
L'obiettivo di Maraini riuscì a immortalare un Giappone, per molti versi sconosciuto, ancora nella sua piena vitalità, mentre all'orizzonte s'intravedeva già l'autunno di un mondo destinato, da lì a poco, a scomparire per sempre.
Esposta anche:
All'isola di Hèkura, al largo delle coste centro occidentali del Giappone, la pesca agli awabi (molluschi: in italiano "orecchia di mare") era un compito riservato alle donne che la praticavano in apnea lungo i fondali prospicienti dell'isola, in alcuni casi profondi anche venti metri. Nel celebre servizio fotografico realizzato da Maraini, forse il primo reportage etnografico subacqueo, le Ama sono ritratte nel loro ambiente naturale: fra gli scogli, in acqua e sott'acqua. Questo piccolo gruppo etnico viveva in piccoli villaggi sulle rive del mare, distribuiti lungo tutta la costa centrale e meridionale del Giappone.La visione solare e disincantata di quello che agli occhi occidentali appariva come il fascino erotico delle donne di Hèkura, si coniuga con la narrazione per fotogrammi di una quotidianità contrassegnata da un profondo rapporto della cultura con l'ambiente. L'obiettivo di Maraini riuscì a immortalare un Giappone, per molti versi sconosciuto, ancora nella sua piena vitalità, mentre all'orizzonte s'intravedeva già l'autunno di un mondo destinato, da lì a poco, a scomparire per sempre. Le foto scattate da Maraini a Hèkura furono in parte pubblicate nel volume "L'isola delle pescatrici" del 1962, ma non erano mai state oggetto di un'esposizione monografica. Delle 30 opere esposte, la maggior parte sono state esposte per la prima volta al pubblico in occasione dell'esposizione luganese.
L'esposizione temporanea intende, da una parte, presentare le peculiarità e i caratteri di un'opera fotografica di rilievo mondiale che trova nel ritratto sottomarino delle pescatrici di Hèkura un unicum di altissimo spessore documentario; dall'altra intende proporre al pubblico una riflessione sul legame della cultura con l'ambiente e sulla necessità di salvaguardare le specificità delle culture. La scoperta del mondo tradizionale degli Ama consente una riflessione profonda sul valore di quella complessità culturale che è oggi compromessa dall'affermarsi di una visione del mondo in cui le identità collettive tendono a uniformarsi nel segno di un'unica macrocultura e di una serie di sottoculture progressivamente trasfigurate dal processo globalizzante in atto. Le opere di Fosco Maraini descrivono inoltre una realtà solare e un anelito di vitalità che, nell'attuale congerie internazionale, possono contribuire ad attivare una riflessione di positivo investimento sull'Altro e sui valori della sua cultura. L'esposizione temporanea è stata organizzata dal MCL in collaborazione col Gabinetto scientifico e letterario G. P. Vieusseux di Firenze.
Nel corso della sua vita, Fosco Maraini (1912-2004) coltivò almeno cinque campi diversi: l'antropologia, gli studi orientali (ottenne la cattedra di Lingua e Letteratura giapponese all'Università di Firenze), l'alpinismo, la letteratura (che praticò con vena scioltissima e successo internazionale) e infine la fotografia di umani e culture, di paesaggi. Sempre con sguardo lieve, come il Cittadino della Luna in Visita d'Istruzione sulla Terra, il Citluvit da egli teorizzato, che osserva silenziosamente e registra ogni cosa, che si appassiona, fino a innamorarsi, dell'oggetto del suo studio, ma che resta distaccato dalle cose perché "capire è il fine ultimo di tutta l'operazione".