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Da qualche parte nel mondo una donna, vedova di uno dei capi della resistenza, madre di quattro figli, viene arrestata, segregata e torturata. Parlando con il marito immaginato sopravvive alle torture; raccontando, inventando, mentendo e cantando negozia il tempo e la sua stessa vita. Un violoncellista, svogliato collaboratore del regime dovrà decifrare le sue canzoni. Ma tra loro si instaura un inatteso rapporto.
García Márquez consigliava di non raccontare i fatti direttamente ma di narrare la storia dal punto di vista di quelli che non hanno voce e sudano freddo nel più profondo terrore. Erwin Koch, basandosi su un fatto realmente accaduto, con una scrittura laconica e sommessa, con una stringata ma tanto più efficiente economia narrativa, ci regala un libro di grande attualità in un periodo in cui Ingrid Betancourt, rapita per motivi politici in Colombia nel 2002, non è ancora stata liberata e in cui la tortura, in molti paesi, è ancora considerata un accettabile strumento contro i nemici.
La portarono a una scala. «Quattro gradini», disse la voce. Cieca e legata Sara scese i quattro gradini, una corrente d’aria le sfiorò il viso, sentì chiudersi rumorosamente una porta, c’era odore di biancheria lavata; Sara pensò, se c’è odore di biancheria lavata non sarà poi così terribile.
Erwin Koch (Lucerna, 1956). Giornalista, è stato insignito due volte del prestigioso Egon-Erwin-Kisch-Preis. Collabora con i più importanti giornali e riviste in lingua tedesca (tra gli altri Magazin, Die Zeit, GEO, Süddeutsche Zeitung, Frankfurter Allgemeine Zeitung, Spiegel). In Italia diversi suoi reportages sono usciti su La Repubblica. Ha esordito nella narrativa nel 2003 con Sara tanzt (La danza di Sara) che gli è valso il Mara-Cassens-Preis per la migliore opera prima in lingua tedesca.