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I lavoratori attendono con ottimismo l’introduzione della settimana lavorativa di quattro giorni in quanto la tecnologia aiuta a incrementare la loro produttività
Un numero crescente di organizzazioni ha adottato, o ha pensato di adottare, la settimana di quattro giorni, nel tentativo di incrementare il benessere dei dipendenti e migliorare la produttività a lungo termine. Planio, la società di software che si occupa della gestione dei progetti con sede a Berlino1 lo scorso anno ha introdotto per il proprio organico la settimana di quattro giorni, mentre la Wellcome Trust, l’organizzazione benefica per la ricerca medica nel Regno Unito2 ha condotto uno studio di fattibilità sul modello di quattro giorni prima della decisione finale di adottarlo o meno.
Sebbene il passaggio alla settimana lavorativa di quattro giorni sia piuttosto lontano per la maggior parte di noi, la ricerca di Ricoh rivela che gran parte dei dipendenti, a prescindere dalla fascia di età, ha voglia di impegnarsi maggiormente al lavoro e aumentare la propria produttività attraverso la formazione e la tecnologia. Quasi tre quarti dei lavoratori (72%) vorrebbe contribuire maggiormente al proprio lavoro, suggerendo dunque un chiaro desiderio di produrre un impatto maggiore.
Tuttavia i dipendenti europei sanno di non potercela fare da soli. Sette lavoratori su dieci (70%) prevedono di dover migliorare le loro competenze nell’arco della carriera lavorativa, mentre il 63% pensa che la tecnologia dovrebbe avere un ruolo chiave per consentirgli di lavorare al meglio delle proprie capacità. Smorzando alcune discussioni sull’impatto che esercitano le tecnologie sul posto di lavoro dei dipendenti, circa quattro lavoratori su dieci hanno affermato che l’automazione (44%) e l’intelligenza artificiale (39%) potrebbero aiutarli nel loro ruolo.
Oltre due terzi dei dipendenti (69%) ritiene inoltre che le migliori aziende investano nelle tecnologie digitali per migliorare le competenze del loro organico, sottolineando l’impatto vitale che gli strumenti giusti e una formazione adeguata può esercitare sulla soddisfazione professionale e la produttività.
In particolare, la ricerca ha riscontrato un piccolo disaccordo tra le generazioni* su alcuni di questi punti, suggerendo che discutere di opinioni o richieste contrastanti tra Baby Boomer, Generazione X, Millennial e Generazione Z sia fuori luogo.
David Mills, amministratore delegato di Ricoh Europe, afferma: “I capi aziendali dovrebbero essere incoraggiati da questi risultati. I dipendenti sono uniti dal desiderio di avere un impatto sul lavoro e di ottenere maggiori risultati. Riconoscere ciò rappresenta il primo passo per migliorare la scarsa produttività che ha ostacolato le imprese europee, specialmente dopo il crollo economico del 2008. La nostra ricerca evidenzia che la risposta all’enigma della produttività3 non risiede nello spingere i dipendenti a lavorare di più o nel perseguire un’idea vaga di innovazione. Al contrario, supportare i dipendenti nell’apprendimento di nuove competenze e nell’implementazione di efficienze tecnologiche porterà a risultati significativi in termini di produttività – e probabilmente anche alla riduzione della settimana lavorativa”.
Per saperne di più visita il sito thoughtleadership.ricoh-europe.com/chit/workforce-united/.
*A titolo di riferimento, le generazioni sono state definite per anno di nascita come di seguito:
- Baby Boomer: 1946 – 1964
- Generazione X: 1965 – 1980
- Generazione Y: 1981 – 1995
- Generazione Z: 1996 – Oggi
1https://plan.io/blog/four-day-workweek/
2https://www.theguardian.com/uk-news/2019/apr/12/wellcome-trust-drops-plans-to-trial-four-day-working-week
3https://www.economist.com/buttonwoods-notebook/2017/01/11/the-curious-case-of-missing-global-productivity-growth