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Il sistema politico svizzero è caratterizzato da pratiche che assomigliano molto a una corruzione legalizzata e istituzionalizzata. Infatti, buona parte dei nostri politici ha enormi interessi personali in ambiti sui quali deve esprimersi politicamente. Il fatto che molti di questi interessi (appartenenza a Consigli d’amministrazione o altro) siano apparsi solo una volta eletti, è sintomatico. È difficile capire come, ad esempio, una persona con forti interessi personali nell’industria farmaceutica, possa esprimersi e votare sulla limitazione del costo dei medicamenti. Non sto dicendo che un parlamentare non dovrebbe avere degli interessi professionali, ma se li ha, non dovrebbe poter né esprimersi né votare sui temi che lo toccano. Questa regola viene normalmente applicata a livello comunale anche per interessi personali limitati; perché non è valida anche a livello nazionale? Se i gruppi d’influenza (non voglio parlare di lobby) hanno a disposizione mezzi sufficienti per invitare i parlamentari a delle riunioni informative di poche ore, con pranzo offerto in un ristorante rinomato e una somma consistente di rimborso spese (per pagare il biglietto del tram o del bus), un motivo ci dev’essere. Giulio Andreotti diceva “a pensar male degli altri si fa peccato, ma spesso si indovina”; il fatto che la maggior parte delle proposte per contenere i costi della salute, siano esse atti parlamentari o proposte del Consiglio federale, venga bloccata a livello parlamentare, sembra confermare la frase di Andreotti.