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LONDRA - Theresa May ha aperto in un discorso alla nazione a un compromesso con il leader laburista Jeremy Corbyn per trovare una proposta di "accordo condiviso" sulla Brexit in grado di ottenere la maggioranza in Parlamento.
La premier Tory non ha escluso il no deal a priori, ma ha insistito sul divorzio con un accordo come la soluzione migliore, indicando di voler chiedere a Bruxelles "una breve estensione" ulteriore del rinvio dell'uscita dall'Ue.
«Ho sempre creduto che potremmo fare di un no deal un successo», ha premesso May, aggiungendo di avere tuttavia alla fine deciso di optare per la ricerca di un compromesso e di considerare preferibile uscire dall'Ue «con un accordo». «Quindi avremo bisogno di un'ulteriore estensione dell'articolo 50, che sia la più breve possibile e abbia il fine di far passare un deal», ha proseguito.
«Dobbiamo essere chiari - ha ripreso la premier - su ciò per cui questa estensione serve: assicurare un'uscita tempestiva e ordinata» dall'Unione. «Questo dibattito, questa divisione, non possono trascinarci oltre», ha sottolineato.
La May ha quindi annunciato di volersi sedere a un tavolo con Corbyn per trovare un compromesso. Precisando che se questo compromesso non verrà trovato, entrambi dovranno affidarsi all'opzione che emergerà come preferita in Parlamento. «Questo è un momento decisivo», ha concluso la premier, allontanando per ora la prospettiva di elezioni anticipate e invocando come bussola «l'interesse nazionale» britannico.
Nel suo discorso la May ha confermato che l'obiettivo di un ulteriore rinvio da chiedere all'Ue non dovrebbe andare oltre il 22 maggio. La premier Tory ha infatti ribadito la sua intenzione di non far partecipare il Regno Unito alle prossime elezioni europee.
Johnson deluso - Inevitabile resa dei conti in casa Tory, dopo l'annuncio di Theresa May in favore di un compromesso con Jeremy Corbyn su una Brexit soft.
«È molto deludente che il governo abbia ritenuto di affidare la realizzazione finale della Brexit a Jeremy Corbyn e al Labour», ha detto fra i dissidenti brexiteer Boris Johnson, annunciando subito voto contrario a prescindere.
«La premier ha deciso che qualunque deal sia meglio di un no deal«, ha insistito Johnson, pronosticando «un accordo molto cattivo che ci lascerà sudditi dell'Ue».
Quattro ministri dissidenti - Emergono dettagli sulla sfiancate riunione da oltre 7 ore del governo Tory britannico conclusasi stasera con l'apertura della premier Theresa May a un possibile compromesso con il leader dell'opposizione laburista Jeremy Corbyn su una Brexit soft e a una richiesta a Bruxelles di ulteriore rinvio dell'uscita dall'Ue. Una svolta che, riferisce SkyNews, è passata con 17 voti a favore 4 contrari, fra i 21 ministri senior presente.
Ad obiettare contro la nuova richiesta di proroga, pur limitata al 22 maggio, sono stati i titolari della Difesa, Gavin Williamson, della Cooperazione Internazionale, Penny Mordaunt, dei Trasporti, Chris Grayling e la numero due del Tesoro, Liz Truss. Altri ministri brexiteer si sono invece piegati.
Fra loro il responsabile dell'Ambiente e potenziale aspirante leader Tory, Michael Gove, che in tv ha difeso la scelta affermando come la cosa più importante sia "attuare la Brexit" e ricordando come "il rispetto del risultato" del referendum del 2016 sia parte pure dell'ultimo "manifesto elettorale del Labour".