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Lo ha deciso oggi la corte del Tribunale militare 4 a Berna.
La donna, allora 22enne e al settimo mese di gravidanza, faceva parte di un gruppo di 36 profughi che il 4 luglio di tre anni fa erano partiti con un treno notturno da Milano diretto a Parigi. Al confine franco-elvetico di Vallorbe (VD) la giovane venne respinta assieme agli altri dalle autorità francesi e affidata a quelle svizzere per il rinvio in Italia, lo Stato dello Spazio Dublino dove i migranti avevano inoltrato la prima richiesta d'asilo. L'uomo era responsabile del gruppo di guardie di confine che doveva accompagnare il gruppo in Italia.
Dopo l'arrivo a Domodossola (I) la donna diede alla luce una bambina senza vita. Nel frattempo ha ottenuto asilo politico in Italia, assieme al marito e ai tre figli.
I rifugiati erano stati dapprima portati da Vallorbe a Briga (VS) in bus, dove arrivarono poco prima delle 14.30. Da lì avrebbero dovuto proseguire in treno fino a Domodossola. A causa della forte affluenza di passeggeri, legata all'inizio delle vacanze, l'imputato decise di rimandare il viaggio alle 17.00.
I rifugiati vennero temporaneamente ospitati nei locali di controllo delle guardie di confine di Briga. Poco dopo il suo arrivo in Vallese la donna iniziò ad avere dolori e sanguinamenti, che descrisse come doglie. Il marito informò immediatamente le guardie di confine e chiese ripetutamente e in modo insistente di chiamare con urgenza assistenza medica. A Domodossola la siriana ebbe un collasso. Le guardie di frontiera italiane chiamarono subito un soccorso. All'ospedale locale i medici poterono solo constatare la morte della nascitura.