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IL RACCONTO
GIALLO
Episodio 88: Segreti di clown
Un caso per l’ex commissario Robbiani e Zaynab Hussain, scritto da Andrea Fazioli.
Era una fredda serata di novembre. Zaynab e Robbiani erano fermi all’ingresso del circo. Robbiani guardò l’organetto di Barberia, i bambini che vociavano in attesa di entrare, il tendone illuminato. – Quanto tempo… – mormorò. Fu sul punto di aggiungere qualcosa, ma si limitò a scuotere il capo.
Zaynab non era mai entrata sotto la cupola di un circo. Tutto era nuovo: batteva le mani, tratteneva il fiato, si meravigliava… e lanciò un “oh!” di spavento quando una donna spiccò un salto mortale sopra una fune sospesa nel vuoto. Ogni tanto si girava verso Robbiani, ma l’ex commissario era sempre immobile, con gli occhi socchiusi. Man mano che lo spettacolo proseguiva si faceva sempre più pensieroso, come se stesse cercando di risolvere un enigma.
Appena entrarono i pagliacci, Robbiani cambiò atteggiamento. Prima divenne ancora più imbronciato: le rughe sulla fronte diventarono crepacci. Poi cavò di tasca il suo grande fazzoletto di stoffa e si soffiò il naso. Zaynab si preoccupò, gli chiese se avesse freddo. Robbiani rispose con un borbottio incomprensibile.
Infine l’ex commissario, all’improvviso, scoppiò a ridere.
Questo sconcertò Zaynab. Anche lei si divertiva, ma era normale: a lei piacevano le risate; le bastava anche solo guardare gli abiti colorati, le scarpe lunghe o la faccia del clown rosso mentre faceva un dispetto all’altezzoso clown bianco. Robbiani invece… be’, Robbiani non era un uomo dal sorriso facile.
Stavano assistendo a un numero in cui uno dei pagliacci recitava il ruolo di apprendista barbiere, e finiva per ricoprire di schiuma da barba sé stesso, il clown bianco, il furibondo direttore del circo e perfino uno spettatore chiamato sulla pista per fungere da cliente. E Robbiani rideva.
Durante l’intervallo, Zaynab si trattenne dal fare domande. Robbiani le offrì un bastoncino di zucchero filato, ma non volle assaggiarne. Lei stava per chiedergli se volesse almeno una tazza di tè, quando un uomo apparve dall’ombra. Stranamente a Zaynab sembrò di riconoscerlo, sebbene non l’avesse mai visto.
– Commissario – disse l’uomo. – Grazie di avere accettato l’invito.
– Grazie a lei – fece Robbiani. – E complimenti.
– Oh, era un vecchio numero… lo faceva già mio nonno, credo!
In quel momento Zaynab lo riconobbe: era il clown rosso, quello che aveva riempito tutti di schiuma da barba. Robbiani glielo presentò.
– Roberto Bosco, in arte Bertoldo. Lei è Zaynab, un’amica.
– Enchanté! – disse il pagliaccio. – Gli amici del signor Robbiani sono miei amici. Senza di lui, molti anni fa, mio padre sarebbe finito dei guai.
Robbiani sbuffò. Disse che era una vecchia storia. Roberto Bosco senior, padre dell’attuale Bertoldo, si era rivolto alla polizia per un brutto caso di droga fra gli artisti del circo. Robbiani aveva gestito il caso con discrezione, evitando di mettere in mezzo la stampa.
– Mio padre sarebbe contento di vederla qui. E anche…
– Sì – lo interruppe Robbiani. – Sì. Anche lui.
Ricominciò lo spettacolo. Zaynab tentò di mettere insieme gli indizi. Si ricordò che Robbiani le aveva detto che da bambino andava al circo tutti gli anni. Alla fine dello spettacolo, mentre tornavano alla macchina, gli chiese se avesse l’abitudine di andare al circo insieme a suo padre. Lui annuì, poi distolse lo sguardo.
– Sono sempre venuto con lui – rispose. – Fin da piccolo. E anche quando venni chiamato dal signor Bosco. Quella fu l’ultima volta, in realtà, perché qualche settimana dopo mio padre…
Robbiani lasciò la frase in sospeso. Tirò fuori il suo fazzolettone e di nuovo si soffiò il naso, rumorosamente.
– Tabarak Allah! – disse Zaynab. – Sai che mi sarebbe piaciuto conoscerlo, tuo padre?