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Nel settembre 2015 la comunità internazionale ha adottato l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. Il tema è stato poco seguito dalla stampa e dal grande pubblico ma, secondo Alliance Sud, il documento ha il potenziale per contribuire in modo significativo a un mondo (più) giusto.
I 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (OSS 17) rappresentano il punto di collegamento centrale tra le attività tradizionali di Alliance Sud e l’Agenda 2030. È in effetti affrontata la questione delle risorse, finanziarie e non-finanziarie, necessarie alla sua messa in atto. Le questioni fiscali e l’aiuto pubblico allo sviluppo figurano in primo piano per quel che concerne la mobilitazione delle risorse finanziarie. Mentre al centro degli obiettivi riguardanti le risorse non-finanziarie troviamo l'istituzione di un regime commerciale equo.
Occorre sottolineare che il sotto-obiettivo 17.14 stabilisce che il rafforzamento della coerenza politica è una condizione preliminare allo sviluppo sostenibile. È la prima volta che quest’obiettivo figura esplicitamente in un quadro di riferimento globale. In questo modo gli Stati si dichiarano pronti a definire le loro politiche commerciali e fiscali per giungere a uno sviluppo sostenibile. Essi s’impegnano ad analizzare le ripercussioni delle loro politiche in altri ambiti e a prendere le misure necessarie per permettere ad altri attori uno sviluppo sostenibile.
Analisi dei cinque campi d’attività di Alliance Sud alla luce dell’Agenda 2030
1. Politica fiscale e finanziaria
In termini di politica fiscale e finanziaria internazionale si pongono due questioni principali: quella della ripartizione delle ricchezze e quella del finanziamento dell’attuazione dell’Agenda 2030. L’obiettivo 10 mira a ridurre le disuguaglianze all'interno dei paesi e tra un paese e l’altro, mentre il sotto-obiettivo 10.4 affronta esplicitamente la politica fiscale. Con oltre 3000 miliardi di franchi svizzeri di fondi esteri in gestione, la piazza finanziaria elvetica resta il più grande centro off-shore del mondo e uno dei territori fiscali preferiti dalle multinazionali, per via dei suoi bassi tassi. Questo «modello d’affari» consolida non solo le disuguaglianze in termini di ricchezze in seno al paese, ma rappresenta anche uno dei principali vettori delle disuguaglianze globali.
La concretizzazione dei diversi OSS richiede, secondo le stime dell’ONU, investimenti pari a 5’000-7'000 miliardi di USD all’anno. Queste risorse devono essere mobilizzate in gran parte nei paesi stessi (OSS 17.1). Di conseguenza i paesi in sviluppo devono essere in grado di finanziare l’infrastruttura necessaria e i servizi di base tramite le imposte e altri introiti statali.
Per fare ciò, il know-how tecnico delle amministrazioni fiscali e la definizione di legislazioni fiscali non sono gli unici prerequisiti; si tratta anche d’evitare le perdite colossali d’entrate fiscali dovute ai trasferimenti degli utili all’estero e l’impiego – legale o meno – degli strumenti d’evasione fiscale. Con la sua politica fiscale aggressiva, volta a favorire i patrimoni privati e le multinazionali, la Svizzera resta una potente calamita per tali flussi finanziari illeciti. Attraverso l’OSS 16.4, l’Agenda 2030 definisce anche per la Svizzera un obiettivo chiaro volto a intraprende, in modo risoluto, nuove vie.
2. Politica commerciale e investimenti
La politica commerciale può notevolmente limitare il margine di manovra degli Stati nella definizione e la messa in atto del loro sviluppo sostenibile. A tal proposito, l’OSS 17.5 esige di rispettare il margine di manovra di ogni Paese. Gli accordi di libero scambio e di protezione degli investimenti, già conclusi o previsti, devono perciò essere valutati alla luce di questo principio. Questi accordi devono integrare – come precondizione – un capitolo vincolante riguardante la sostenibilità che esiga il rispetto dei diritti umani e del lavoro, nonché degli standard ambientali. Vi è inoltre una necessità di agire anche in altri ambiti della politica commerciale della Svizzera. In effetti, l’OSS 2.2 b. esige l’eliminazione di tutte le forme di sovvenzione alle esportazioni agricole e di tutte le misure relative alle esportazioni che hanno effetti simili. In Svizzera, ciò riguarderebbe la «legge sul cioccolato».
3. Imprese e diritti umani
Sono state formulate grandi aspettative nei confronti del settore privato in merito alla realizzazione dell’Agenda 2030. Numerosi governi vedono – in termini d’investimenti, d’entrate fiscali, d’impiego e di spinta al progresso tecnologico – un ruolo centrale da giocare dal settore privato nell’attuazione dell’Agenda 2030. Le aziende transnazionali sono invece menzionate esplicitamente solo in un’unica occasione nei 17 OSS, ossia nell’OSS 12.6 che si occupa dei modi di consumazione e di produzione sostenibili. Non viene formulata alcuna esigenza nei confronti delle imprese, che sono unicamente incoraggiate «ad adottare delle pratiche sostenibili e a integrare nei loro rapporti delle informazioni sulla sostenibilità». Non è stato tuttavia previsto alcun criterio e alcun sistema di monitoraggio. In quest'ambito Alliance Sud si concentra, da un lato, sulla necessaria regolamentazione da parte dello Stato e, dall’altro, sul dialogo con i/le rappresentanti del settore privato. Abbiamo in merito due esigenze centrali: in primo luogo, le imprese devono essere dei contribuenti importanti e devono contribuire nel permettere agli Stati di disporre dei mezzi finanziari necessari per definire in modo indipendente il loro sviluppo sostenibile e attuarlo. Ciò presuppone che le aziende paghino le loro imposte nei Paesi in cui avviene la creazione di valore. In secondo luogo, le imprese devono rispettare l’universalità e le interconnessioni dell’Agenda 2030. Alle imprese non si chiede dunque solo di dimostrare il loro contributo positivo a questo o a quell’OSS, ma anche di compiere un’analisi esaustiva dell’impatto delle loro attività. Per esempio, non sarebbe accettabile che l’aumento della produzione di derrate alimentari, volta a combattere la fame, avvenga tramite l’accaparramento delle terre o mettendo in pericolo la salute delle comunità locali. La messa in atto dell’Agenda 2030 ha pure bisogno di regole statali. In Svizzera, il governo e l’amministrazione sono estremamente reticenti nel prendere le misure necessarie, com’è stato dimostrato dalla recente adozione del Piano d’azione nazionale riguardante l’attuazione dei Principi guida dell’ONU su imprese e diritti umani.
4. Politica climatica e ambientale
In questo ambito, le decisioni politiche e le attività della Svizzera che hanno un impatto sul bene pubblico mondiale rappresentato dal clima, e che hanno degli effetti diretti o indiretti sull’ambiente e gli ecosistemi all’estero, sono al centro dell’attenzione di Alliance Sud. È per esempio il caso dell’impatto transfrontaliero delle emissioni di CO2. Con un’impronta ecologica di 3,3 pianeti, la Svizzera si situa molto lontano da una gestione sostenibile delle risorse naturali, come richiesto dall’OSS 12.2. L’attuazione dell’accordo di Parigi sul clima si trova attualmente al centro dei dibattiti politici (OSS 13.2). In Svizzera, questa messa in atto si trascina da tempo e non è all’altezza delle esigenze. Per realizzare l’obiettivo di Parigi, che vorrebbe stabilizzare il riscaldamento terrestre al di sotto dei 2 gradi Celsius, il Consiglio federale dovrebbe porsi l'obiettivo di ridurre del 60% le emissioni di CO2 in Svizzera entro il 2030 (rispetto al 1990). Ora, nella revisione della legge sul CO2, che dovrebbe essere trattata nella sessione autunnale del Parlamento, il Consiglio federale propone solo una diminuzione del 30 %.
A ciò s’aggiunge il fatto che la Svizzera non dispone d’una strategia climatica a lungo termine e nemmeno d’un piano che permetta di mobilitare i mezzi finanziari supplementari per il finanziamento delle misure di protezione del clima e d’adattamento nei paesi in sviluppo. L’OSS 13.a conferma l’impegno dei Paesi dell’OCSE nel finanziare tali misure con un importo di 100 miliardi USD annui. Secondo le nostre stime, la Svizzera dovrebbe contribuirvi versando 1-1.3 miliardi di franchi all’anno. Questi calcoli si basano sul potere economico della Svizzera, che corrisponde all’1 % della performance economica dell’OCSE, e sulla responsabilità globale della Svizzera in termini d’emissioni di CO2, ossia circa 15 tonnellate di CO2 per abitante e per anno.
5. Cooperazione allo sviluppo
Tra i diversi uffici federali, gli attori statali della cooperazione svizzera allo sviluppo sono quelli hanno una migliore conoscenza ed esperienza dell'Agenda 2030. La Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) s’è fortemente impegnata nell’elaborazione dell’Agenda 2030 e l’orientamento a un quadro di riferimento globale, in seguito agli Obiettivi del Millennio, non è quindi una novità.
Ma non si possono proseguire i programmi esistenti come nel passato. La cooperazione allo sviluppo deve anche integrare le novità centrali dell’Agenda 2030 e affrontare le sue attività in modo interconnesso e sotto forma di partenariati. È essenziale che nel dibattito politico gli attori della cooperazione allo sviluppo insistano attivamente sulla coerenza dei politici da un punto di vista della politica di sviluppo.
L’Agenda 2030 insiste sul fatto che l’aiuto pubblico allo sviluppo (APS) non basterà a finanziare l’attuazione degli OSS. L’APS continuerà tuttavia a svolgere un ruolo importante nelle nazioni più povere e nel settore dei servizi pubblici, come la formazione e la salute. A questo proposito, è necessario aumentare la quota parte dell’APS. Perciò l’Agenda 2030 ripete la promessa, che data ormai di alcune decine d’anni, di aumentare la parte dell’APS a 0,7 % del reddito nazionale lordo (OSS 17.2). Ma su questo tema la ricca Svizzera ha fatto marcia indietro. Mentre il Parlamento aveva fissato l’obiettivo a 0,5 % nel 2014, il Consiglio federale ha ridotto questa parte a 0,48 % per i prossimi quattro anni. E i mezzi finanziari effettivamente assegnati alla cooperazione allo sviluppo sono notevolmente inferiori, dal momento che sono inclusi in questa contabilità i costi del primo anno d’accoglienza dei richiedenti d’asilo. È così che un franco su sette della cooperazione allo sviluppo è sborsato in Svizzera per coprire le spese, necessarie ma non pertinenti dal punto di vista dello sviluppo, nell’ambito dell’asilo.
6. In Svizzera resta ancora molto da fare
Quest’analisi sommaria dei bisogni d’azione derivanti dall’Agenda 2030, da un punto di vista della politica di sviluppo, dimostra chiaramente che la politica svizzera non si trova attualmente sulla via della sostenibilità. Al contrario: in ambito di politica fiscale e commerciale essa si sviluppa nella direzione opposta. In termini di politica climatica e delle imprese e dei diritti umani, malgrado i bisogni d’azione siano riconosciuti, l’adozione delle misure necessarie è ancora troppo lenta.
Gli Stati hanno definito, attraverso l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, la via che andrebbe seguita per andare verso un mondo giusto. Al di là delle constatazioni che sono stabilite in questo quadro di riferimento, adesso c’è bisogno prima di tutto della volontà politica per raggiungere effettivamente questi obiettivi. E per dare la precedenza agli interessi comuni a lungo termine, a vivere in un mondo sostenibile e pacifico, piuttosto che agli interessi particolari a breve termine.
Alliance Sud e l’Agenda 2030
es. Nella discussione riguardante l’attuazione dell’Agenda 2030 dell’ONU in Svizzera e da parte di essa, Alliance Sud si concentra sugli aspetti di politica di sviluppo. Lo «sviluppo sostenibile» è un concetto che offre un nuovo quadro di riferimento alla cooperazione allo sviluppo e alle agenzie di sviluppo. Le principali novità dell’Agenda 2030 sono la sua universalità e l’unificazione di diversi processi a livello globale. Essa concerne, oltre alla cooperazione allo sviluppo classica, anche la politica nazionale nelle sue dimensioni sociali, di protezione dell’ambiente, d’utilizzo delle risorse o di ripartizione delle ricchezze e dei redditi.
Grazie al congiungimento del processo di Rio (1992) e dell’agenda degli Obiettivi di sviluppo del Millennio (in inglese, Millennium Development Goals, 2000), l’Agenda 2030 mette fine al lavoro a compartimenti stagni e ai processi paralleli. Alliance Sud s’impegna affinché ciò non rimanga solo teoria, ma si traduca anche a livello pratico.
I 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (in inglese, Sustainable Development Goals, SDG) stabiliscono una rete interdipendente, che integra numerosi legami. La condizione preliminare per la sua attuazione è una comprensione sistemica che tenga conto delle interazioni tra gli ambiti economici, sociali e ambientali. Ciò presuppone il rafforzamento della rete con gli attori della società civile che lavorano in diversi settori tematici. Lo scambio permette di uscire dai sentieri battuti e sviluppare una visione d’insieme.
Pubblicato su Dialoghi, n. 243 Giugno 2017
(Traduzione Fabio Bossi)