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«Salutiamo la decisione del governo, che costituisce un primo passo molto significativo verso l'istituzione di un meccanismo di revisione, ha dichiarato Isabelle Arradon, direttrice aggiutna del programma Asia-Pacifico d'Amnesty International. E' tuttavia imperativo ottenere assicurazioni affinché la competenza della nuova commissione sia esteso ai casi di tutti i prigionieri ingiustamente detenuti, e non soltanto a quelli dei prigionieri politici».
Il 7 febbraio scorso, il governo ha annunciato che avrebbe istituito una nuova commissione incaricata di esaminare la possibilità d'accordare l'amnistia ai prigionieri politici. In Myanmar, varie persone sono imprigionate e accusate o condannate sulla base di accuse false, mentre altre sono detenute arbitrariamente per aver esercitato pacificamente attività politiche.
Amnesty International chiede che l'istanza di revisione rediga una lista esauriente relativa ai casi di detenuti accusati nell'ambito di procedure inique e ai prigionieri condannati a seguito di processi non conformi ai parametri internazionali in materia di diritti umani, che includa le persone condannate sulla base di «confessioni» ottenute sotto tortura.
«Ci aspettiamo degl'impegni chiari che garantiscano alla commissione indipendenza, imparzialità e una dotazione sufficiente, e che le sue decisioni siano fondate sulle normative internazionali in materia di diritti umani», ha concluso Isabelle Arradon.