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23.4.1932 Muralto - Pittore
Livio Bernasconi
Dopo la Scuola magistrale di Locarno (1947–1951) assolve una formazione artistica all’Accademia di Brera a Milano (1954–58). Esordisce con una pittura realista ben accolta in Svizzera e all’estero: nel 1956 svolge la prima mostra personale in una galleria zurighese, cui fanno seguito esposizioni a Londra, Locarno, al Kunstmuseum di Winterthur e a Basilea. Nel 1964 è invitato a tenere un corso presso la Facoltà di architettura della Washington University di St. Louis. Tra il 1962 e 1968 esposizioni personali a Locarno e Basilea, negli anni ’80 presso lo Studio d’arte contemporanea Dabbeni a Lugano; nel 1995 prima retrospettiva al Museo cantonale d’arte a Lugano. Scarsa partecipazione a rassegne collettive. Dal 1965 diversi interventi pittorici in architetture private e pubbliche. Interruzione dell’attività artistica tra il 1969 e il 1974
(apprendimento e insegnamento della storia dell’arte). Incarico didattico al Centro scolastico industrie artistiche a Lugano (1971–1997). Vive e lavora a Carona.
Il passaggio dagli inizi di impronta neorealista (gasometri, sili, pescatori, interni) alla pittura astratta si svolge mediante un progressivo abbandono degli stilemi figurativi. Attorno al 1960 i cardinali senza volto anteposti a ipotetici schermi televisivi mediano verso soluzioni espressive sempre più informali: nel 1962–63 la superficie dipinta è segnata da grovigli lineari neri. Il soggiorno negli Stati Uniti (1964–65) imprime una svolta decisiva al suo percorso artistico, conducendolo verso una pittura astratta di stampo geometrico, sviluppata e approfondita fino a oggi. L’esperienza globale statunitense libera la superficie e il gesto pittorico da ogni significazione esterna. Ampie campiture monocrome accostate in campi geometrici figurano astratti paesaggi e preludono ai futuri sviluppi formali; un gesto pittorico immediato e la tecnica a sgocciolamento sono indiziari dell’assimilazione dell’espressionismo astratto (Robert Motherwell, Franz Kline, Clifford Still). Bernasconi inizia a questo punto una lunga e variegata ricerca pittorica incentrata sulla forma e sul colore, dove il segno resta autorefenziale, la scrittura pittorica precisa e spersonalizzata (dipinti acrilici su tela). Nella serie dei Flash (1966–68) l’interesse verte sull’articolazione seriale di segni univoci oppure sull’estensione di campi cromatici e movimenti ondulari.
Nel 1974, dopo una pausa di lavoro, prende avvio un’indagine maturata nel corso degli anni successivi. A partire da una striscia di colore, frazionata, ricostituita e moltiplicata, l’artista lavora sulle possibiltà di organizzazione di segmenti di colore, relazionati ad una forma monocroma predominante. Dal 1984 il titolo univoco di tutte le opere, Immagine, rinvia alla volontà di realizzare oggetti estetici autosignificanti. A partire dal 1987 le Immagini risultano imperniate su un tema basilare: forme di colore geometriche, arrotondate o trapezoidali – ipoteticamente debordanti oltre i limiti della tela – sono giustapposte in modo tale da originare virtuali sovrapposizioni e incastri. Il loro accostamento non risponde a principi compositivi gerarchici ed è volto alla creazione di tensioni dinamiche tra forme e colori. Tra i riferimenti chiamati in causa vi è la pittura «hard edge» e «colorfield» americana (Ellsworth Kelly, Kenneth Noland); non mancano tuttavia reminiscenze tipicamente europee (Henri Matisse). Interessanti le applicazioni in scala ambientale realizzate negli anni ’90, dove la pittura introduce sagome e campi di colore con una dinamica propria entro le coordinate dell’architettura.