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Il premio Nobel per la pace 2005 è stato all'Agenzia internazionale per l'energia atomica (AIEA) e al suo direttore, l'egiziano Mohammed ElBaradei.
Il progetto svizzero «1000 donne per il premio Nobel per la pace» si congratula con l'AIEA. Al contempo però, non nasconde la propria delusione per questo responso.
L'AIEA e ElBaradei hanno ottenuto il riconoscimento «per i loro sforzi miranti a impedire che l'energia nucleare sia utilizzata a fini militari», ha detto il presidente del Comitato Nobel, Ole Danbolt Mjoes, motivando la scelta fatta tra i 199 candidati in lizza.
L'agenzia dell'ONU che si occupa della promozione dell'impiego dell'energia atomica per usi civili e il suo direttore generale erano dati per favoriti nei pronostici della vigilia.
La decisione del Comitato Nobel non sembra essere una coincidenza. Gli osservatori rilevavano infatti che nel 2005 cade il 60° anniversario del bombardamento atomico americano delle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki e della fine della Seconda guerra mondiale.
«Cane da guardia dell'ONU»
L'organizzazione, la cui sede è a Vienna, è stata fondata nel 1957 su iniziativa del presidente statunitense Dwight D.Eisenhower e conta attualmente 138 Stati membri, tra i quali le cinque principali potenze nucleari (Usa, Russia, Cina, Gran Bretagna e Francia).
Negli ultimi mesi, l'AIEA è stata al centro dell'attenzione mondiale per i suoi dossier «Iran» e «Corea del nord».
Definita «il cane da guardia dell'ONU», l'AIEA assolve i compiti di favorire le applicazioni pacifiche dell'energia nucleare e di controllare quelle a scopi militari.
Il Nobel per la pace - consistente in una medaglia d'oro, un diploma e un assegno, quest'anno, di 10 milioni di corone svedesi (1,1 milioni di euro) - sarà consegnato ai vincitori il 10 dicembre, anniversario della morte dell'industriale e filantropo svedese Alfred Nobel, inventore della dinamite e fondatore del Premio.
Donne deluse
Il verdetto del Comitato per l'assegnazione del prestigioso premio delude il comitato elvetico «1000 donne per il Nobel per la pace». La lista unica di donne provenienti da oltre 150 paesi, fra cui si annoverano anche cinque svizzere, aveva proposto la propria candidatura allo scopo di aumentare il grado di consapevolezza di fronte al lavoro svolto dalle rappresentanti del sesso femminile nel mondo in favore della pace e dei diritti umani.
«Ci eravamo preparate sia al successo sia alla sconfitta. Quel che ci delude particolarmente è il fatto che il premio sia stato assegnato a un gruppo composto di soli uomini», ha detto a swissinfo Rebecca Vermot, del progetto «1000 donne per il Nobel per la pace».
L'organizzazione elvetica non si lascia tuttavia scoraggiare: «Riceviamo messaggi di donne da ogni angolo del mondo, che dichiarano la loro fierezza per la nostra iniziativa. La rete dei nostri contatti si è sviluppata in modo incredibile un po' ovunque. In molti paesi, come in Cina, Brasile o Africa, si sono creati comitati di donne che intendono continuare il lavoro svolto finora. Andremo avanti con il nostro operato, migliorando i nostri canali di comunicazione, ad esempio la nostra presenza su internet», prosegue Vermot.
swissinfo e agenzie
Fatti e cifre
«1000 donne per il Nobel per la pace» è un'iniziativa elvetica, sostenuta un po' ovunque nel mondo.
Esse provengono da oltre 150 diversi paesi.
Cinque donne della lista sono svizzere:
Elisabeth Neuenschwander: progetti d'aiuto allo sviluppo;
Irene Rodriguez: lotta contro la prostituzione e il traffico di esseri umani;
Anni Lanz: aiuto ai rifugiati;
Marianne Spiller Hadorn: aiuti ai bambini in Brasile;
Elisabeth Reusse Decrey: lotta contro le mine antiuomo.
Un libro con la biografia delle 1000 donne sarà messo in vendita il 14 ottobre.
In breve
Mohammed ElBaradei è nato in Egitto nel 1942.
Ha studiato diritto a Il Cairo, poi ha New York ha ottenuto il dottorato in diritto internazionale.
È appena stato rieletto alla direzione generale dell'AIEA per altri quattro anni.
Benché meno disinvolto rispetto al suo predecessore – lo svedese Hans Blix – El Baradei ha imparato, durante gli anni del suo operato presso la missione egiziana all'ONU di New York, a gestire molto bene le relazioni con i media.