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BERNA - A causa delle restrizioni in vigore per contenere il coronavirus, i centri fitness sono infatti costretti a rimanere chiusi, un provvedimento che porta a grandi perdite di fatturato e che ritengono «sproporzionato».
«Le chiusure forzate sono arbitrarie», ha affermato il presidente dell'associazione Claude Ammann sull'edizione odierna del "SonntagsBlick". Con l'azione legale, depositata al Dipartimento federale delle finanze (DFF), l'obiettivo è quello di obbligare il governo a risarcire i danni per i passivi accusati.
Contattato dall'agenzia Keystone-ATS, il DFF ha confermato di aver ricevuto qualche richiesta di rimborso a carico dello Stato. Il dipartimento non ha però voluto entrare nei dettagli ed esprimersi più approfonditamente sull'argomento, a causa dei procedimenti in corso.
L'organizzazione sta coordinando e finanziando una causa contro la Confederazione, indica la FSCFS in un comunicato. L'azione legale è stata presentata da Urs Saxer, professore di diritto costituzionale all'Università di Zurigo. Questo caso modello, che dovrebbe spianare la strada ad altri, è quello di un centro fitness di Berna, il quale ha chiesto un risarcimento di 259'000 franchi.
Saxer, raggiunto da Keystone-ATS, ha spiegato che un'azione di responsabilità dello Stato è l'unico modo per cercare di far valere i propri diritti in materia di compensazione dei danni. Secondo l'esperto, il Consiglio federale ha esercitato i suoi poteri discrezionali «in modo chiaramente non obiettivo e illegale». La valutazione dell'esecutivo è stata frettolosa, sbagliata e non ha tenuto contro delle evidenze scientifiche.
La situazione attuale fa sì che l'esistenza dei centri fitness sia sempre più minacciata, avverte l'associazione che li rappresenta. I fondi nell'ambito dei casi di rigore non sono proporzionati ai buchi nelle entrate che durano da mesi. Inoltre, lamenta la FSCFS, non ci sono prove che vi siano più persone infettate dal Covid-19 nelle palestre rispetto che sui mezzi pubblici o nei negozi.