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Una pena da scontare in carcere non impedisce la recidiva: chi ha effettuato un breve passaggio dietro le sbarre ha due volte e mezzo più rischio di essere nuovamente condannato rispetto alle persone colpite da pene con la condizionale.
Su 38'121 condannati con pene sospese nel 2014, solo il 13% è ricaduto nel crimine nei tre anni successivi, si evince dai dati pubblicati oggi dall'Ufficio federale di statistica (UST). Fra le 7565 persone incarcerate, la quota sale al 36%.
Il rischio di recidiva diminuisce in ogni caso col tempo: la maggioranza ci ricasca l'anno successivo alla condanna, con il 37% di episodi nei primi sei mesi e il 22% dopo 12 mesi. Dopo tre anni si arriva al 6%.
Solamente il 13% delle persone al primo delitto infrange di nuovo la legge, sottolinea l'UST. Una proporzione che sale al 22% per chi ha ha due condanne e al 48% per i plurirecidivi.
Secondo l'UST, in generale si può affermare che il rischio di recidiva è più elevato fra le persone condannate al carcere rispetto a quelle che vengono colpite da condanne alternative, come la condizionale, lavori di interesse pubblico o pene pecuniarie. La conclusione è quindi che pene pecuniarie risultano più efficaci di brevi incarcerazioni.
La statistica si basa su delinquenti svizzeri o stranieri con un permesso C, in modo da essere certi di conoscere l'intero percorso di giustizia. Altri delinquenti stranieri potrebbero infatti aver già avuto in passato problemi con la giustizia non noti.
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