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<h2>InitialSituation<h2><p><b>Comunicato stampa del Consiglio federale del 23.11.2016</b></p><p><b>Il Consiglio federale vuole modernizzare il diritto della società anonima </b></p><p><b>Nella seduta del 23 novembre 2016 il Consiglio federale ha trasmesso al Parlamento un messaggio volto a modernizzare il diritto della società anonima imperniato sull'allentamento delle disposizioni sulla costituzione e sul capitale, sul rafforzamento dei diritti degli azionisti e sulla regolamentazione moderata delle disposizioni in materia di retribuzioni e trasparenza. Il Consiglio federale vuole inoltre rendere più trasparenti i flussi finanziari nel settore delle materie prime. Con l'introduzione di valori di riferimento sarà promossa la parità dei sessi tra i vertici di grandi società quotate in borsa. </b></p><p>Il 4 dicembre 2015 il Consiglio federale aveva deciso e pubblicato i parametri del nuovo diritto della società anonima. Il messaggio adottato oggi all'attenzione del Parlamento rappresenta la concretizzazione di queste decisioni di massima. Per adempiere il mandato conferitogli, il Consiglio federale ha ripreso gli elementi principali del progetto di legge del 2007 e lo ha integrato con le disposizioni dell'articolo 95 capoverso 3 della Costituzione federale risultanti dall'iniziativa popolare "contro le retribuzioni abusive".</p><p><b></b></p><p>Rafforzamento dei diritti degli azionisti per l'attuazione dell'iniziativa "contro le retribuzioni abusive"</p><p>Il presente messaggio traspone nelle pertinenti leggi federali le disposizioni dell'ordinanza contro le retribuzioni abusive nelle società anonime quotate in borsa (OReSA), in vigore già dal 1° gennaio 2014, che ha attuato provvisoriamente la nuova disposizione costituzionale sulle retribuzioni degli organi di società anonime quotate in borsa.</p><p>Per rafforzare la certezza del diritto e i diritti degli azionisti, il progetto di legge completa in alcuni punti le disposizioni dell'OReSA, tenendo conto delle richieste dell'iniziativa popolare. In particolare non ammette i premi d'assunzione che non compensano uno svantaggio finanziario comprovabile e le indennità per divieti di concorrenza non giustificati dall'uso commerciale. Anche l'importo di tali indennità è limitato. Se gli azionisti votano a titolo prospettivo sulle retribuzioni variabili dei quadri superiori, occorrerà inoltre presentare loro la relazione annuale sulle retribuzioni per il voto consultivo a posteriori. Infine il disciplinamento dell'azione tendente alla restituzione di prestazioni sarà reso più incisivo.</p><p><b></b></p><p>Valori di riferimento moderati per la rappresentanza di ambo i sessi</p><p>L'introduzione di valori di riferimento per la rappresentanza di ambo i sessi nel consiglio d'amministrazione e nella direzione di grandi società quotate in borsa promuoverà il rispetto dell'obbligo costituzionale di assicurare l'uguaglianza tra uomo e donna. Il consiglio di amministrazione e la direzione dovranno essere composti rispettivamente da almeno il 30 e il 20 per cento di donne. La società anonima che non rispetta questi valori di riferimento dovrà indicarne i motivi nella relazione sulle retribuzioni e adottare misure per colmare questa lacuna.</p><p>Questo approccio, cosiddetto comply-or-explain, intende intensificare l'impegno dell'economia per aumentare il numero di quadri donna, sesso questo sempre ancora nettamente sottorappresentato. I termini di adeguamento previsti sono di svariati anni - cinque per il consiglio d'amministrazione, dieci per la direzione -, il che permetterà alle società di trovare candidati idonei.</p><p><b></b></p><p>Maggiore trasparenza nel settore delle materie prime</p><p>Il Consiglio federale vuole inoltre rendere più trasparenti i flussi finanziari nel settore delle materie prime e contribuire così a responsabilizzare le imprese. Questo anche in considerazione del fatto che, spesso, nei Paesi di estrazione, lo Stato di diritto è indebolito. Le società economicamente importanti attive nel settore dell'estrazione delle materie prime saranno quindi tenute a rendere pubblici i pagamenti da loro effettuati a favore di enti statali superiori a 100 000 franchi per anno d'esercizio. </p><p><b></b></p><p>Allentamento delle prescrizioni sulla costituzione e sul capitale</p><p>Il messaggio relativo al nuovo diritto della società anonima prevede inoltre svariati allentamenti e semplificazioni. Sarà ad esempio ammessa la costituzione di capitale azionario in una valuta estera e la riduzione autorizzata del capitale nel quadro di un nuovo margine di variazione del capitale. Se la situazione è semplice, le società per azioni, le società a garanzia limitata e le società cooperative potranno essere fondate, sciolte e cancellate nel registro di commercio senza l'intervento di un pubblico ufficiale rogatore.</p><p>Oltre alle tematiche menzionate, il Consiglio federale propone altre modifiche specifiche. Rivedendo le disposizioni sul risanamento vuole ad esempio creare incentivi affinché le imprese adottino tempestivamente le misure di risanamento necessarie per evitare il fallimento. Le controversie in materia di diritto della società anonima potranno inoltre essere risolte da tribunali non soltanto statali, ma anche arbitrali. </p><h2>Proceedings<h2><p><b>Disegno 1</b></p><p></p><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito al Consiglio nazionale, 14.06.2018</b></p><p><b>Diritto della società anonima, adottate importanti decisioni </b></p><p><b>Malgrado un dibattito durato 9 ore il Consiglio nazionale non è riuscito oggi a terminare la revisione del diritto della società anonima. Ha comunque già preso importanti decisioni, in particolare introducendo le cosiddette "quote rosa" e adottando un controprogetto indiretto all'iniziativa popolare "Per imprese responsabili". Tutte le misure approvate devono ancora essere avallate dal Consiglio degli Stati.</b></p><p></p><p>"Quote rosa"</p><p>In base alle misure adottate oggi, in futuro il 30% dei posti nei Cda delle aziende quotate in borsa dovrebbe essere riservato al "gentil sesso". A livello di direzione tale quota va portata al 20%. Con questa disposizione - adottata con 95 voti a 94 e 1 astenuto - si vuole spingere l'economia ad intensificare gli sforzi per migliorare la rappresentanza femminile nei piani alti.</p><p>Non sono tuttavia previste sanzioni. Se gli obiettivi non saranno raggiunti, le circa 250 società potenzialmente interessate dovranno unicamente spiegarne i motivi ed esporre le misure previste per porvi rimedio.</p><p>Il tema ha dato adito a discussioni animate in aula con Lisa Mazzone (Verdi/GE) che avrebbe voluto aumentare le quote rispettivamente al 40% e al 30%. Dal canto suo, Natalie Rickli (UDC/ZH) si è detta sorpresa che la misura sia stata approntata da un governo a maggioranza borghese.</p><p>Su proposta della stessa Rickli, la Camera del popolo ha poi esteso il periodo transitorio per mettersi in regola da tre a cinque anni per i consigli di amministrazione e da cinque a dieci anni per gli organi di direzione. Lo scopo è dare tempo sufficiente alle società per trovare candidate idonee.</p><p></p><p>"Iniziativa Minder"</p><p>Un altro grosso capitolo della revisione del diritto della società anonima concerne la trasposizione nella legge delle disposizioni previste dall'iniziativa "contro le retribuzioni abusive" che attualmente sono applicate unicamente tramite ordinanza.</p><p>Oggi la sinistra ha proposto invano di dare un ulteriore giro di vite. "Occorre evitare gli abusi che hanno spinto i cittadini svizzeri ad accettare l'iniziativa", ha sottolineato Corrado Pardini (PS/BE). Le proposte dello schieramento rosso-verde - come l'introduzione di un rapporto di uno a venti tra la retribuzione più alta e quella più bassa o l'idea di limitare i bonus - sono però tutte state bocciate.</p><p>Le disposizioni previste attualmente dall'ordinanza hanno dimostrato la loro bontà e non è necessario spingersi più lontano, ha sostenuto con successo Hans-Ueli Vogt (UDC/ZH). La maggior parte delle aziende vi si è conformata senza problemi. Non occorre chiedere di più e preservare un quadro liberale, gli ha fatto eco la presidente del PLR Petra Gössi (SZ).</p><p></p><p>"Imprese responsabili"</p><p>Il voluminoso dossier comprendeva anche il controprogetto indiretto - approvato con 121 voti contro 73 e 2 astenuti - all'iniziativa popolare "Per imprese responsabili". Quest'ultima chiede che le società con sede in Svizzera - e le loro controllate - rispettino anche all'estero i diritti umani riconosciuti e le norme ambientali internazionali.</p><p>Le proposte approvate oggi non vanno così lontano. Saranno in particolare esclusi dalla responsabilità i gestori e dirigenti delle società madri per comportamenti scorretti delle aziende controllate. Il consiglio di amministrazione di una società anonima dovrà comunque identificare i rischi che l'attività della società rappresenta per i diritti umani e l'ambiente e se del caso proporre soluzioni.</p><p>Da notare, infine, che, su richiesta di Hans-Ulrich Bigler (PLR/ZH), il Nazionale ha deciso - con 131 voti contro 66 e 1 astenuto - di separare il controprogetto dal resto del dossier. Passeranno dunque separatamente al vaglio del Consiglio degli Stati.</p><p></p><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito al Consiglio nazionale, 15.06.2018</b></p><p><b>Adottata revisione diritto della società anonima </b></p><p><b>Alla fine di un lungo dibattito in aula, durato oltre dieci ore, il Consiglio nazionale ha approvato oggi - con 101 voti contro 94 e 2 astenuti - la revisione del diritto della società anonima. Nel voto d'insieme UDC e PLR, che già nelle discussioni di entrata in materia avevano tentato invano di rinviare il dossier al Consiglio federale, non sono riusciti a far naufragare il voluminoso progetto.</b></p><p>Dopo che ieri erano state prese importanti decisioni, in particolare introducendo le cosiddette "quote rosa" nei piani alti dell'economia contro il parere della destra e adottando un controprogetto indiretto all'iniziativa popolare "Per imprese responsabili", stamane la Camera del popolo ha discusso di questioni più tecniche legate ad esempio ai diritti e obblighi degli azionisti e alle deliberazioni dell'assemblea generale.</p><p>La sinistra non è riuscita a imporre una maggiore trasparenza. Tutte le misure approvate devono comunque ancora essere avallate dal Consiglio degli Stati.</p><p></p><p>Registro non pubblico</p><p>I detentori di azioni di società quotate in borsa dovrebbero poter iscriversi elettronicamente nel registro delle azioni, ma quest'ultimo non sarà accessibile al pubblico. Nemmeno la lista dei detentori di azioni al portatore e degli aventi diritto economico sarà resa pubblica.</p><p>Il Nazionale ha inoltre deciso che gli azionisti delle società non quotate in borsa potranno chiedere informazioni scritte sugli affari al consiglio di amministrazione, ma soltanto se rappresentano almeno il 10% del capitale azionario o dei voti. La sinistra avrebbe voluto fissare tale soglia più in basso, e persino abolirla in caso di richieste che riguardano le indennità dei dirigenti.</p><p></p><p>Decisioni e nomine</p><p>L'assemblea generale prenderà le sue decisioni e procederà alle nomine mediante la maggioranza dei voti attribuiti rispetto alle azioni rappresentate. Sinistra e Governo avrebbero voluto la regola della maggioranza dei voti espressi.</p><p>Misure sono pure previste per incitare le società a risanarsi autonomamente al fine di evitare il fallimento. Il cda dovrà sorvegliare e garantire la solvibilità della società, ma non per forza sulla base di un piano di tesoreria. Su richiesta di Hans-Ueli Vogt (UDC/ZH), la maggioranza ha soppresso questa esigenza con 131 voti contro 65.</p><p>Infine, la revisione - adottata oggi - dovrebbe facilitare la creazione di una società e la modifica del capitale azionario. In particolare, dovrebbe essere introdotto un margine di fluttuazione del capitale. L'assemblea generale potrà autorizzare il consiglio di amministrazione ad aumentare o ridurre nell'arco di cinque anni il capitale azionario all'interno di una determinata forbice.</p><p></p><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito al Consiglio degli Stati, 11.12.2018</b></p><p>Il Consiglio degli Stati ha rinviato in commissione - con 29 voti contro 15 - il progetto di revisione del diritto della società anonima con l'incarico di renderlo renderlo "economicamente sopportabile".</p><p></p><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito al Consiglio degli Stati, 19.06.2019</b></p><p><b>Grandi imprese, più donne negli organi direttivi </b></p><p><b>L'imponente sciopero delle donne di venerdì scorso, cui ha partecipato mezzo milioje di persone, ha fatto breccia oggi al Consiglio degli Stati che, affrontando la revisione del diritto della società anonima (approvata in votazione finale per 29 voti a 9), ha accolto l'idea di introdurre delle "quote rosa" anche nelle direzioni delle imprese quotate in borsa, e non solo a livello di consigli di amministrazione.</b></p><p>Nel giugno del 2018, il Consiglio nazionale aveva approvato seppur di misura - 95 voti a 94 e 1 astenuto - la proposta secondo la quale, in futuro, il 30% dei posti nei cda delle aziende quotate in borsa fossero riservati alle donne. A livello di direzione tale quota doveva essere del 20%.</p><p>Oggi gli Stati si sono adeguati a questa soluzione per 27 voti a 13, contro il parere della commissione preparatoria, favorevole solo all'obiettivo del 30% negli organi di sorveglianza. Con una maggioranza confortevole, il plenum ha quindi optato per la proposta di minoranza difesa da Anne Seydoux (PPD/JU) e sostenuta in aula anche dalla consigliera federale Karin Keller-Sutter.</p><p>Che il vento avesse cambiato direzione si era però capito già durante il dibattito prima del voto, grazie all'alleanza tra il campo rosso-verde e il PPD, formazioni che dispongono di una confortevole maggioranza alla camera dei cantoni.</p><p></p><p>Un segnale per le donne</p><p>Dopo lo sciopero delle donne della settimana scorsa, diversi oratori hanno spiegato la necessità, se non l'obbligo, di inviare un segnale di speranza a tutte quelle donne scese nelle strade per chiedere maggiore uguaglianza e alla popolazione che ha sostenuto questa azione. </p><p>"Diciamo loro che le ascoltiamo", ha esclamato Christian Levrat (PS/FR), aggiungendo che la Svizzera in materia di uguaglianza uomo-donna ha ancora molto da fare, come dimostrano le quote ancora modeste di donne nei Cda (21% al 2018) e nelle direzioni delle grandi aziende (9% al 2018). Si tratta insomma di adeguare la legislazione ai tempi che cambiano, hanno sostenuto altri, invece di nascondersi dietro singoli paragrafi della legge in discussione.</p><p>Diversi "senatori" del PS e del PPD hanno poi fatto notare che le misure previste dalla legge non prevedono quote fisse di donne, bensì valori di riferimento che le aziende sono libere o meno di implementare.</p><p></p><p>Nessun obbligo</p><p>Stando all'articolo in questione (734 f), nella misura in cui ciascun sesso non sia rappresentato almeno al 30% nel consiglio d'amministrazione e al 20% nella direzione di una società, il rapporto sulle remunerazioni dovrà spiegare i motivi per i quali i sessi non sono presenti come previsto e i provvedimenti per promuovere la partecipazione del sesso meno rappresentato.</p><p>Tale disposizione, ha sottolineato la ministra di giustizia e polizia, Karin Keller-Sutter, diverrebbe obbligatoria per le circa 200-250 società interessate cinque anni per i Cda dopo l'entrata in vigore della legge e 10 anni dopo per la direzione.</p><p>Non si tratta di un ostacolo insormontabile, ha spiegato la "senatrice" Brigitte Haeberli-Koller (PPD/TG) rivolta agli scettici, secondo cui l'articolo in questione è stato formulato nella maniera più blanda possibile proprio per raccogliere il maggior consenso possibile. La legge non prevede nemmeno sanzioni per quelle imprese che non dovessero attenersi ai valori di riferimento.</p><p></p><p>E le competenze?</p><p>Tra le poche voci levatesi contro la versione del Nazionale, Beat Rieder (PPD/VS) ha giudicato problematico fissare degli obiettivi per gli organi direttivi delle società, sostenendo che si tratta di un'importante restrizione alla libertà d'impresa. Per esercitare mansioni direttive sono necessarie competenze, non più donne.</p><p>Un'osservazione cui Anita Fetz (PS/BS) ha replicato chiedendo retoricamente se fossero veramente i migliori e i più qualificati quei dirigenti - tutti uomini - che hanno causato il fallimento di Swissair e rischiato di mandare a gambe all'aria UBS.</p><p></p><p>No trasparenza liberalità a politici</p><p>Oltre a questo aspetto controverso, il plenum aveva deciso in precedenza, per 25 voti a 16, di non inserire obbligatoriamente nel rapporto di remunerazione della direzione una disposizione riguardante l'importo totale delle liberalità versate a soggetti politici (in particolare a partiti e associazioni nonché a favore di campagne) e le liberalità di almeno 10'000 franchi per beneficiario ed esercizio, con menzione del nominativo del beneficiario e dell'importo della liberalità.</p><p>Questa proposta, difesa soprattutto dal campo rosso/verde, è stata giudicata inopportuna dalla maggioranza visto che è pendente in Parlamento un'iniziativa popolare sulla trasparenza del finanziamento ai partiti. La sinistra ha giudicato invece tale proposta un contributo importante per gli azionisti affinché sappiano come vengono spesi i loro soldi.</p><p></p><p>Diritto va "modernizzato"</p><p>La riforma in discussione ha come obiettivo di adeguare un quadro normativo risalente al 1991. Tra le altre novità, i senatori hanno accettato l'idea di introdurre un margine di variazione del capitale. </p><p>Nonostante l'opposizione della sinistra, la maggioranza ha anche deciso di concedere un trattamento fiscale privilegiato a tale margine. Ciò potrebbe causare importanti perdite per lo Stato, mentre la riforma dovrebbe essere neutrale dal punto di vista fiscale, ha sostenuto invano Christian Levrat. Anche il Consiglio federale non era favorevole a questa proposta. </p><p></p><p>Iniziativa Minder</p><p>La riforma deve anche ancorare nella legge le esigenze contro le remunerazioni abusive derivanti dall'iniziativa Minder, ciò che i "senatori" hanno fatto senza modificare praticamente nulla delle prescrizioni in vigore. </p><p>Il progetto prevede anche disposizioni per contrastare la corruzione nel settore delle materie prime. Le società quotate in borsa attive nell'estrazione (minerali, petrolio, gas, legname) dovranno riferire annualmente sui pagamenti effettuati ai governi dei Paesi in cui sono attive. La maggioranza ha incaricato il Consiglio federale di prendere in considerazione anche gli obblighi delle imprese commerciali.</p><p>Queste misure sono indipendenti dal controprogetto del Nazionale all'iniziativa popolare per multinazionali responsabili. Il Consiglio degli Stati affronterà in un secondo tempo questo problema. </p><p></p><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito al Consiglio nazionale, 19.12.2019</b></p><p><b>Diritto della società anonima, eliminate diverse divergenze </b></p><p><b>Il Consiglio nazionale ha fatto un passo verso gli Stati oggi eliminando diverse divergenze in merito alla riforma del diritto della società anonima. Con 94 voti contro 87, ha ad esempio rinunciato a consentire la fondazione semplificata di società.</b></p><p>Tale possibilità faciliterà l'imprenditorialità innovativa e ridurrà la burocrazia, ha sostenuto Christa Markwalder (PLR/BE) a nome della commissione. Occorre invece mantenere un certo effetto preventivo sulla criminalità, ha replicato, con successo, lo schieramento rosso-verde sostenuto dal PPD.</p><p>Il progetto prevede anche di rafforzare i diritti dei piccoli azionisti delle società quotate in borsa. Non sarà così necessario detenere almeno il 3% del capitale per poter iscrivere un punto all'ordine del giorno dell'assemblea generale. Qui il Consiglio degli Stati sarà tenuto a fare chiarezza: la soglia è infatti stata abbassata all'1% nella versione francese a allo 0,5% in quella italiana e tedesca.</p><p>Un altro aspetto della riforma mira a combattere la corruzione nel settore delle materie prime. Le società quotate in borsa attive nell'estrazione di minerali, di petrolio o di gas naturale o nel settore del prelievo di legname in aree forestali primarie dovranno riferire annualmente sui pagamenti effettuati a favore di enti statali. Con 107 voti contro 78, la Camera ha deciso di considerare anche le imprese che commerciano in materie prime.</p><p>Non esistono disposizioni internazionali in questo settore, ha sostenuto Petra Gössi (PLR/SZ) invitando il plenum a bocciare tale aggiunta. Il settore del commercio segue regole diverse da quello minerario, ha precisato Karin Keller-Sutter.</p><p>La trasparenza è nell'interesse della Svizzera, ha replicato Min Li Marti (SP/ZH). Anche l'industria interessata sostiene queste disposizioni, ha aggiunto Beat Flach (PVL/AG).</p><p>Queste misure sono indipendenti dal controprogetto all'iniziativa popolare per multinazionali responsabili, che viene trattato separatamente.</p><p></p><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito al Consiglio degli Stati, 04.03.2020</b></p><p><b>Società anonima, no ad azioni "preferenziali" </b></p><p><b>Affrontando la revisione del diritto della società anonima, il Consiglio degli stati ha ribadito oggi di non volerne sapere di introdurre nella legge le cosiddette "azioni di lealtà", come stabilito invece dal Consiglio nazionale. I "senatori" hanno respinto una simile novità tacitamente.</b></p><p>Con le "azioni di lealtà", i titolari che detengono simili titoli per un certo periodo di tempo godrebbero di diritti preferenziali e riceverebbero dividendi più elevati. La maggioranza del Nazionale vi intravvede un incentivo a pensare a lungo termine, per investimenti più responsabili insomma. Il Consiglio federale non aveva previsto un tale strumento nel suo progetto di legge.</p><p>A differenza della Camera del popolo, i "senatori" non vogliono nemmeno consentire alle società di detenere capitale sociale in una valuta estera. La maggioranza del plenum ha giustificato la propria contrarietà con la necessità di proteggere i creditori dalle fluttuazioni dei corsi e dal pericolo di manipolazione delle cifre. Nemmeno la proposta di detenere il capitale azioni in euro o dollari ha trovato grazia agli occhi del plenum.</p><p>Per quanto riguarda la questione delle assemblee generali all'estero, il Consiglio degli Stati vuole attenersi al diritto in vigore. Le società anonime svizzere dovrebbero tenere l'assemblea generale in Svizzera. Martin Schmid (PLR/GR) teme che, se si svolgessero all'estero, gli azionisti di minoranza critici non avrebbero la possibilità di parteciparvi e, quindi, di far valere i propri diritti.</p><p>Una minoranza avrebbe invece voluto concedere questa possibilità, come il Consiglio federale e il Consiglio nazionale. "Potrebbero esserci motivi legittimi per un'assemblea generale al di fuori del Paese", ha spiegato Andrea Caroni (PLR/AG). Dopotutto, anche l'assemblea generale virtuale è ammessa. A nome del governo, la consigliere federale Karin Keller-Sutter ha ricordato che alcune aziende hanno già tenuto assemblee generali fuori dai confini nazionali. Il Consiglio federale vuole semplicemente creare la certezza del diritto.</p><p></p><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito al Consiglio degli Stati, 03.06.2020</b></p><p><b>CN: diritto Società anonima, ancora divergenze </b></p><p><b>Rimangono ancora da sciogliere una decina di differenze tra i due rami del parlamento in merito alla modernizzazione del diritto della Società anonima (SA). Oggi il Consiglio nazionale ha eliminato alcune divergenze, ma ne ha mantenute altre. Il dossier ritorna così agli Stati. L'obiettivo è fare in modo che la revisione sia pronta per le votazioni finali del 19 di giugno.</b></p><p>La Camera del Popolo ha finora dato più spazio di manovra alle SA rispetto ai "senatori": il Nazionale, per esempio, vorrebbe consentire alle aziende di fornire capitale sociale in valuta estera e di poter svolgere le rispettive assemblee generali all'estero.</p><p>Su questi aspetti, invisi agli Stati, il Nazionale ha tuttavia deciso di proporre un compromesso per proteggere i diritti degli azionisti. La loro situazione, insomma, non deve peggiorare a causa della decisione riguardante il luogo di svolgimento dell'assemblea generale.</p><p>La maggioranza vuole anche permettere alle aziende che lo desiderano di premiare la fedeltà di alcuni azionisti all'azienda, concedendo loro azioni di lealtà. Tuttavia, non si tratta ancora di cedere le cosiddette azioni di fidelizzazione. Le società che lo desiderano dovrebbero poter beneficiare alcuni azionisti, in particolare per la loro fedeltà alla società, distribuendo tali azioni. Il Consiglio degli Stati ha già posto il veto due volte su questa possibilità.</p><p>Su altri punti il Nazionale ha tuttavia deciso di seguire il Consiglio degli Stati. Lo ha fatto per esempio sulle indennità versate agli ex membri degli organi di direzione di un'azienda. Le imprese dovranno anche menzionare le funzioni esercitate in altre società dai membri del consiglio di amministrazione, della direzione e dell'organo di consulenza.</p><p></p><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito al Consiglio degli Stati, 09.06.2020</b></p><p><b>CSt: società anonime; divergenze su modernizzazione quadro legale </b></p><p><b>Le Camere federali faticano a trovare un accordo sulla modernizzazione del quadro legale delle società anonime. Il Consiglio degli Stati ha ridotto le divergenze con il Nazionale, ma non ha ceduto sulle cosiddette "azioni di lealtà". Si andrà quindi in conferenza di conciliazione.</b></p><p>Con le "azioni di lealtà", i titolari che detengono simili titoli per un certo periodo di tempo godrebbero di diritti preferenziali e riceverebbero dividendi più elevati. La maggioranza del Nazionale vi intravvede un incentivo a pensare a lungo termine, per investimenti più responsabili insomma. Il Consiglio federale non aveva previsto un tale strumento nel suo progetto di legge.</p><p>Affrontando in terza lettura la revisione del diritto della società anonima, i "senatori" hanno ribadito di non volerne sapere di introdurre nella legge le "azioni di lealtà", come stabilito invece dal Consiglio nazionale. La Camera dei cantoni ha respinto nuovamente una simile novità tacitamente.</p><p>Anche per quanto riguarda la questione delle assemblee generali all'estero, il Consiglio degli Stati vuole attenersi al diritto in vigore. Le società anonime svizzere dovrebbero tenere l'assemblea generale in Svizzera. Beat Rieder (PPD/VS) ha spiegato a nome della commissione che se si svolgessero all'estero, gli azionisti di minoranza critici non avrebbero la possibilità di parteciparvi e, quindi, di far valere i propri diritti.</p><p>Il Consiglio nazionale vorrebbe invece concedere questa possibilità. A nome del governo, la consigliera federale Karin Keller-Sutter ha ricordato che alcune aziende hanno già tenuto assemblee generali fuori dai confini nazionali. Il Consiglio federale vuole semplicemente creare la certezza del diritto.</p><p>La Camera dei cantoni ha pure mantenuto, con 34 voti contro 7, una divergenza riguardante il versamento dei dividendi intermedi. Questo non dovrebbe essere possibile senza una revisione intermedia. Il Nazionale vorrebbe invece abolire questo obbligo se tutti gli azionisti approvano il versamento del dividendo.</p><p>I "senatori" si sono invece allineati al Nazionale su un altro punto. Intendono ora consentire alle società di detenere il capitale azionario in valuta estera. Ma il Consiglio federale definirà le monete autorizzate. Il tasso di cambio dovrà inoltre essere menzionato nell'atto costitutivo.</p><p>La Camera dei cantoni si è allineata al Nazionale anche su un altro aspetto. Il divieto di farsi rappresentare da un membro di un organo della società si applicherà soltanto agli azionisti di aziende quotate in borsa.</p><p>Il Consiglio degli Stati è inoltre d'accordo di autorizzare le remunerazioni versate in caso di cambiamento di controllo o nell'ambito di convenzioni di annullamento.</p><p></p><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito al Consiglio nazionale, 16.06.2020</b></p><p><b>CN: diritto società anonima, approvate proposte conciliazione </b></p><p><b>Sta volgendo al termine il progetto di modernizzazione del diritto della Società anonima (SA), che prevede, tra le altre cose, delle quote rosa nelle direzioni delle imprese quotate in borsa. Oggi il Consiglio nazionale ha adottato, con 140 voti contro 53, le proposte in merito della Conferenza di conciliazione. Il dossier passa agli Stati.</b></p><p>Anche se il tema della rappresentazione femminile è stato particolarmente "mediatizzato", le imprese saranno particolarmente toccate da altri punti della modernizzazione del Codice delle obbligazioni (CO) attuale risalente al 1991. La riforma faciliterà la fondazione di società e la modifica del capitale. Potrà essere introdotto un margine di fluttuazione del capitale che beneficerà di un trattamento fiscale privilegiato.</p><p>Il Nazionale voleva offrire alle aziende un margine di manovra maggiore rispetto agli Stati. In particolare attraverso le "azioni di lealtà" che le società avrebbero potuto concedere per favorire gli azionisti fedeli all'impresa.</p><p>La conciliazione si è pronunciata a favore degli Stati che avevano sempre posto il veto. Questa misura, che non figurava nel messaggio del governo, non è stata oggetto di consultazione e non se ne conosce l'impatto, ha sottolineato Laurence Fehlmann Rielle (PS/GE) a nome della commissione.</p><p>Per quel che concerne il versamento dei dividendi intermedi, questi saranno possibili solo dopo una revisione intermedia. Questa non sarà però necessaria se tutti gli azionisti approvano il versamento del dividendo e il soddisfacimento dei crediti non ne risulta compromesso.</p><p>Anche per quanto riguarda la questione delle assemblee generali all'estero c'erano divergenze. La soluzione trovata le consente a determinate severe condizioni.</p><p></p><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito al Consiglio degli Stati, 18.06.2020</b></p><p><b>CSt: diritto società anonima, eliminate ultime divergenze </b></p><p><b>Il progetto di modernizzazione del diritto della Società anonima (SA), che prevede, tra le altre cose, quote rosa nelle direzioni delle imprese quotate in borsa, è pronto per le votazioni finali. Dopo il Nazionale, oggi il Consiglio degli stati ha accolto le proposte della Conferenza di conciliazione, eliminando così le ultime divergenze.</b></p><p>Anche se il tema della rappresentazione femminile è stato particolarmente "mediatizzato", le imprese saranno particolarmente toccate da altri punti della modernizzazione del Codice delle obbligazioni (CO) attuale risalente al 1991. La riforma faciliterà la fondazione di società e la modifica del capitale. Potrà essere introdotto un margine di fluttuazione del capitale che beneficerà di un trattamento fiscale privilegiato.</p><p>Il Nazionale voleva offrire alle aziende un margine di manovra maggiore rispetto agli Stati. In particolare attraverso le "azioni di lealtà" che le società avrebbero potuto concedere per favorire gli azionisti fedeli all'impresa.</p><p>La conciliazione si è pronunciata a favore degli Stati che avevano sempre posto il veto. Questa misura, che non figurava nel messaggio del governo, non è stata oggetto di consultazione e non se ne conosce l'impatto. </p><p>Per quel che concerne il versamento dei dividendi intermedi, questi saranno possibili solo dopo una revisione intermedia. Questa non sarà però necessaria se tutti gli azionisti approvano il versamento del dividendo e il soddisfacimento dei crediti non ne risulta compromesso.</p><p>Anche per quanto riguarda la questione delle assemblee generali all'estero c'erano divergenze. La soluzione trovata le consente a determinate severe condizioni.</p><p></p><p><b>Disegno 2</b></p><p>Vedi anche: <a href="https://www.parlament.ch/it/ratsbetrieb/suche-curia-vista/geschaeft?AffairId=20170060">17.060</a> Per imprese responsabili - a tutela dell'essere umano e dell'ambiente. Iniziativa popolare</p><p></p><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito al Consiglio degli Stati, 18.12.2019</b></p><p><b>Imprese, regole ma non troppo per attività estere </b></p><p><b>Le multinazionali hanno sì bisogno di regole sul rispetto dei diritti umani e delle norme ambientali, ma non vanno ritenute responsabili per le attività delle società controllate ubicate all'estero. Lo prevede il controprogetto indiretto all'iniziativa popolare per multinazionali responsabili approvato oggi dal Consiglio degli Stati. Il dossier ritorna al Nazionale.</b></p><p>L'iniziativa mira a obbligare le imprese con sede in Svizzera a verificare regolarmente le conseguenze delle rispettive attività sui diritti umani e sull'ambiente, sia in Svizzera che, soprattutto, all'estero. Le società che non dovessero ottemperare a quest'obbligo andrebbero ritenute responsabili dei danni causati, anche da parte di società che controllano senza partecipare direttamente alle attività incriminate.</p><p>Stando al plenum, che ha fatto propria una proposta del Consiglio federale e difesa oggi in aula da Beat Rieder (PPD/VS), le imprese sarebbero tenute a presentare rapporti periodici sul rispetto dei diritti umani e delle norme ambientali sul modello di una direttiva europea in materia.</p><p>L'obbligo di diligenza si limiterebbe ai settori "minerali provenienti da zone di conflitto" e "lavoro minorile" e l'obbligo di rendiconto contemplerebbe un campo d'applicazione meno esteso (nessuna graduazione del campo d'applicazione in base ai rischi e una limitazione alle "società di interesse pubblico").</p><p></p><p>Tutti d'accordo, ma...</p><p>È la seconda volta che la Camera dei Cantoni ha esaminato questo oggetto: la prima volta non era entrata nemmeno nel merito del progetto. Questa volta, dopo che il Nazionale si è pronunciato per una controproposta che prevede una responsabilità limitata, ha dovuto riprendere da capo l'esercizio; i "senatori" sono entrati in materia tacitamente, anche perché il problema ha assunto nel frattempo valenza internazionale: diversi Paesi confinanti, come la Francia, ma anche a livello di Unione Europea e ONU, hanno adottato direttive in materia sulla responsabilità delle multinazionali all'estero.</p><p>Tutti d'accordo insomma oggi che bisogna dare risposte, non solo all'iniziativa popolare sostenuta da numerose ONG e che alle urne potrebbe essere accolta, ma anche all'opinione pubblica, molto più sensibile circa il comportamento di certe aziende all'estero che in un passato nemmeno lontano hanno fatto parlare di sé - perlopiù in senso negativo - per i problemi ambientali provocati o la violazione dei diritti umani (come il lavoro infantile nelle piantagioni di caffè in Costa d'Avorio). Nel mirino, in particolare, sono le multinazionali come Glencore attive nel settore minerario, o aziende come Nestlé, leader mondiali nell'industria alimentare.</p><p></p><p>Nessuna responsabilità</p><p>Tutti d'accordo insomma sul principio, ma in disaccordo sulla portata della legge. Mentre la sinistra si è battuta per prescrizioni più stringenti in fatto di responsabilità, la destra (PLR, UDC e PPD) ha preferito eliminare questo aspetto centrale del controprogetto seguendo il parere del "senatore" Beat Rieder.</p><p>Quest'ultimo, nel suo intervento, ha messo in guardia dal caricare eccessivamente il controprogetto. È vero che Paesi come la Germania e la Svezia hanno legiferato in materia, ma in nessun caso è prevista una qualsivoglia responsabilità per le aziende con partecipazioni in società estere.</p><p>Diversi altri oratori, come Ruedi Noser (PLR/ZH), hanno condiviso questo ragionamento, invitando a non andare più in là di quanto prevedano le raccomandazioni adottate dall'Ue e dall'Onu. Le nostre multinazionali si comportano già in maniera esemplare all'estero, hanno affermato altri esponenti "borghesi".</p><p>Il Consiglio degli Stati poteva scegliere tre due opzioni: una con norme sulla responsabilità limitata, come il Nazionale, e una senza. Alla fine ha prevalso quest'ultima, nonostante gli avvertimenti del relatore della commissione, Stefan Engler (PPD/GR), secondo cui solo la versione della Camera del popolo avrebbe spinto i promotori dell'iniziativa popolare a ritirare il loro testo. La maggioranza ha ritenuto che anche una responsabilità limitata nuocerebbe alla piazza economica svizzera.</p><p></p><p>E la la reputazione?</p><p>Come ci si poteva aspettare, a sostenere la versione del Nazionale sono stati soprattutto i "senatori" PS e Verdi. Christian Levrat (PS/FR) ha dichiarato che è in gioco anche la reputazione della Svizzera. Berna ha già cercato di chiudere gli occhi sul segreto bancario e alla fine ha dovuto cedere. Il trucco non ha funzionato e non funzionerebbe neanche in questo caso.</p><p>Per il friburghese, l'iniziativa ha buone possibilità di successo alle urne. Per Daniel Jositsch (PS/ZH), la proposta Rieder, difesa dal Consiglio federale, porterà solo a una maggiore trasparenza. Anche Lisa Mazzone (Verdi/GE) ha messo in dubbio l'utilità della versione del Consiglio federale. Ha inoltre indicato gli sviluppi in altri Paesi. La Svizzera potrebbe ritrovarsi a dover rincorrere gli Stati con una legislazione più avanzata, ha messo in guardia.</p><p>Nel voto complessivo, il Consiglio degli Stati ha approvato la proposta "edulcorata" Rieder per 39 voti a 3. La palla ritorna nel campo del Nazionale: quest'ultimo prevede che le imprese potrebbero essere perseguite se le filiali violano le disposizioni in materia di tutela dei diritti umani e dell'ambiente, a meno che non siano in grado di dimostrare di aver rispettato il loro dovere di diligenza.</p><p>Contrariamente all'iniziativa, i gruppi sarebbero responsabili solo per le società controllate direttamente, non per i fornitori. Il regolamento dovrebbe applicarsi alle imprese di una certa dimensione o con rischi particolari.</p><p></p><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito al Consiglio nazionale, 04.03.2020</b></p><p><b>"No" a iniziativa "imprese responsabili", "sì" a controprogetto </b></p><p><b>Se approvata, l'iniziativa popolare "per imprese responsabili" provocherebbe un'ondata di cause e nuocerebbe all'attrattiva della piazza economica. È l'opinione del Consiglio nazionale che, con 105 voti contro 83 e 9 astenuti, raccomanda a popolo e cantoni di bocciare la proposta di modifica costituzionale.</b></p><p>La camera ritiene però che i problemi da essa sollevati vadano presi sul serio, per questo motivo vuole affiancargli un'alternativa. Due erano le varianti giunte oggi sui banchi del Nazionale: il suo controprogetto, già approvato due volte dalla Camera, e quello partorito in dicembre dal Consiglio degli Stati.</p><p>"Il nostro controprogetto fornisce direttive più chiare e offre maggiore certezza del diritto", ha sostenuto Marianne Streiff-Feller (PEV/BE). La proposta della Camera dei cantoni è invece insufficiente: "non permette di risolvere i problemi sollevati dall'iniziativa", ha affermato.</p><p>"La Svizzera non può chiudere gli occhi e ignorare il comportamento delle multinazionali che hanno sede nel nostro Paese", ha aggiunto Nicolas Walder (Verdi/GE) citando ad esempio i danni ecologici che sarebbero stati provocati dall'attività mineraria di Glencore in Perù.</p><p>Questi scandali scandali nuocciono alla reputazione della Svizzera, ha aggiunto Streiff-Feller ricordando come anche diverse associazioni economiche sono a favore del controprogetto del Nazionale. Questo, ha proseguito la bernese, ha inoltre il vantaggio di portare al ritiro dell'iniziativa.</p><p>"Non è un buon motivo per approvarlo", ha replicato Christian Lüscher (PLR/GE). Il controprogetto del Nazionale - ha sostenuto - non è nient'altro che una legge d'applicazione dell'iniziativa. Sul piano istituzionale è discutibile, ha aggiunto la consigliera federale Karin Keller-Sutter invitando il plenum ad adottare il progetto elaborato dagli Stati. "In questo modo si darebbe alla popolazione la possibilità di fare una scelta".</p><p>La legislazione proposta dalla Camera dei cantoni sarà una delle più efficaci al mondo, ha assicurato Lüscher. Quella del Nazionale, inoltre, vuole imporre il diritto elvetico a Paesi terzi; ciò significa sostenere implicitamente che il diritto svizzero è superiore, ha affermato Keller-Sutter.</p><p>Philipp Bregy (PPD/VS) si è da parte sua chiesto se sia opportuno introdurre una soluzione unica nel suo genere al mondo. "Servono misure equilibrate e conformi al diritto internazionale", ha precisato il vallesano. Con 102 voti contro 91 e 4 astensioni, il Nazionale ha però deciso di non rinunciare al suo controprogetto e ha così respinto quello dei "senatori".</p><p>Con 103 voti contro 72 e 22 astenuti, la Camera ha anche bocciato una proposta democentrista che voleva rinunciare a ogni controprogetto. L'UDC riteneva che gli strumenti proposti non fossero efficaci per raggiungere gli obiettivi. Per Pirmin Schwander (UDC/SZ) occorrerebbe agire a livello di politica estera.</p><p>Il controprogetto torna ora agli Stati, che se ne occuperà lunedì. Se non dovesse approvare la versione uscita oggi dal Nazionale sarà necessario ricorrere a una conferenza di conciliazione. Avendo già entrambe le Camere già raccomandato la bocciatura dell'iniziativa, questa è invece definitivamente adottata.</p><p></p><p>Cosa chiedono iniziativa e controprogetto</p><p>Con l'iniziativa, depositata il 10 ottobre 2016, si chiede che le imprese che hanno la loro sede statutaria, l'amministrazione centrale o il centro d'attività principale in Svizzera debbano rispettare, sia nella Confederazione che all'estero, i diritti umani riconosciuti e le norme ambientali internazionali. Le imprese potranno inoltre essere chiamate a rispondere non soltanto dei propri atti, ma anche di quelli delle aziende che controllano economicamente senza parteciparvi sul piano operativo.</p><p>Il controprogetto del Nazionale prevede invece che le imprese possano essere perseguite se le filiali violano le disposizioni in materia di tutela dei diritti umani e dell'ambiente, a meno che non siano in grado di dimostrare di aver rispettato il loro dovere di diligenza. Contrariamente all'iniziativa, i gruppi sarebbero responsabili solo per le società controllate direttamente, non per i fornitori. Il regolamento dovrebbe applicarsi alle imprese di una certa dimensione o con rischi particolari.</p><p></p><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito al Consiglio degli Stati, 09.03.2020</b></p><p><b>Controprogetto imprese responsabili, non c'è accordo </b></p><p><b>Non c'è accordo tra i due rami del Parlamento in merito al controprogetto da affiancare all'iniziativa popolare "per imprese responsabili". Con 35 voti contro 16, oggi il Consiglio degli Stati ha deciso di mantenere la sua controproposta bocciando quella elaborata dal Nazionale.</b></p><p>Con l'iniziativa, depositata il 10 ottobre 2016, si chiede che le imprese che hanno la loro sede in Svizzera debbano rispettare anche all'estero i diritti umani riconosciuti e le norme ambientali internazionali. Le imprese potranno inoltre essere chiamate a rispondere anche per gli atti delle aziende che controllano economicamente senza parteciparvi sul piano operativo.</p><p>Il controprogetto del Nazionale concerne invece solo le società più grandi (fatturato di oltre 80 milioni, utile di almeno 40 milioni e 500 dipendenti; devono essere soddisfatti almeno due di questi tre criteri) e limiterebbe la loro responsabilità civile alle loro filiali controllate direttamente. La proposta contiene anche una procedura di conciliazione obbligatoria tra le parti prima dell'avvio di una procedura penale.</p><p>Oggi il relatore commissionale Beat Rieder (PPD/VS) ha criticato quest'ultimo aspetto definendolo un "esercizio di alibi". La proposta del Nazionale non permette inoltre di escludere i doppi processi, ossia una causa in Svizzera e una nel Paese dove si è verificato il presunto danno.</p><p>Per la maggioranza, inoltre, il controprogetto del Nazionale contiene standard che non sono coordinati a livello internazionale. Ciò potrebbe avere conseguenze imprevedibili per l'economia svizzera: alcune aziende, ha sostenuto Rieder, potrebbero ritirarsi dai Paesi a rischio lasciando il campo ad altre con meno scrupoli, come già succede in Africa.</p><p>I "senatori" preferiscono quindi sostenere il controprogetto elaborato dal governo che si limita a chiedere alle multinazionali di riferire ogni anno sulla loro politica in materia di diritti umani e che contempla anche doveri di "diligenza" in materia di lavoro minorile ed estrazione di materie prime.</p><p>La Svizzera sarebbe uno dei primi Paesi al mondo a prevedere disposizioni per questi settori. I Paesi Bassi ne hanno previste per il lavoro minorile, ma non sono ancora in vigore. Per le risorse minerarie saremmo alla pari con quanto fa l'UE, ha aggiunto Rieder.</p><p>Una semplice rendiconto come chiesto dagli Stati è insufficiente, ha replicato Carlo Sommaruga (PS/GE): se le società elvetiche approfittano degli utili delle loro filiali all'estero, devono anche assumersi le responsabilità in caso di infrazioni. Ampie fasce della nostra popolazione ne hanno abbastanza di società che abusano della buona reputazione della Svizzera per perpetrare attività dannose per l'ambiente, immorali e disumane, ha aggiunto, invano, Mathias Zopfi (Verdi/GL).</p><p>Il dossier torna ora al Consiglio nazionale. Se i due consigli non troveranno un compromesso entro la fine di questa sessione, l'iniziativa - la cui raccomandazione di voto, negativa, è già stata decisa - verrà sottoposta da sola a popolo e cantoni, verosimilmente in novembre.</p><p></p><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito al Consiglio nazionale, 11.03.2020</b></p><p><b>Controprogetto imprese responsabili, ancora divergenze </b></p><p><b>Consiglio nazionale e degli Stati continuano ad avere opinioni diverse in merito al controprogetto da affiancare all'iniziativa popolare "per imprese responsabili". Con 98 voti contro 92 voti e 7 astensioni, oggi la Camera del popolo ha deciso di mantenere la sua controproposta bocciando quella elaborata dai "senatori".</b></p><p>Tentando di convincere il plenum ad adottare la soluzione della Camera dei cantoni, Philipp Bregy (PPD/VS) ha sostenuto che l'unica controproposta possibile è quella degli Stati. "I senatori inizialmente non volevano alcun controprogetto, è quindi illusorio pensare che possano un giorno allinearsi a quello del Nazionale", ha aggiunto.</p><p>È solo riprendendo le preoccupazione degli iniziativisti che si può elaborare un controprogetto credibile, ha replicato Ursula Schneider Schüttel (PS/FR). Abbiamo lavorato due anni per elaborare questo dossier con l'obiettivo di permettere ai promotori dell'iniziativa di ritirare la loro proposta di modifica costituzionale, ha aggiunto con successo la relatrice commissionale Laurence Fehlmann Rielle (PS/GE) secondo cui non è insomma il momento di abbassare le braccia. Con 100 voti contro 70 e 26 astenuti, la Camera del popolo ha poi anche bocciato una proposta democentrista che voleva rinunciare a ogni controprogetto.</p><p></p><p>Cosa chiedono iniziativa e controprogetto?</p><p>Con l'iniziativa, la cui raccomandazione di voto negativa è già stata approvata da entrambe le Camere, si chiede che le imprese che hanno la loro sede in Svizzera debbano rispettare anche all'estero i diritti umani riconosciuti e le norme ambientali internazionali. Le imprese potranno inoltre essere chiamate a rispondere anche per gli atti delle aziende che controllano economicamente senza parteciparvi sul piano operativo.</p><p>Il controprogetto del Nazionale concerne invece solo le società più grandi (fatturato di oltre 80 milioni, utile di almeno 40 milioni e 500 dipendenti; devono essere soddisfatti almeno due di questi tre criteri) e limiterebbe la loro responsabilità civile alle loro filiali controllate direttamente. La proposta contiene anche una procedura di conciliazione obbligatoria tra le parti prima dell'avvio di una procedura penale.</p><p>I "senatori" preferiscono quindi sostenere il controprogetto elaborato dal governo che si limita a chiedere alle multinazionali di riferire ogni anno sulla loro politica in materia di diritti umani e che contempla anche doveri di "diligenza" in materia di lavoro minorile ed estrazione di materie prime.</p><p></p><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito al Consiglio degli Stati, 02.06.2020</b></p><p><b>Responsabilità imprese, si va in conciliazione </b></p><p><b>Ci vorrà una conferenza di conciliazione per decidere che forma dare al controprogetto da affiancare all'iniziativa popolare "per imprese responsabili". Oggi il Consiglio degli Stati si è nuovamente espresso (28 voti a 17) per una versione "light" che non istituisce obblighi più estesi di quelli previsti a livello internazionale, in particolare vigenti in seno all'Ue.</b></p><p>Con l'iniziativa, la cui raccomandazione di voto negativa è già stata approvata da entrambe le Camere, si chiede alle imprese con sede in Svizzera di rispettare anche all'estero i diritti umani riconosciuti e le norme ambientali internazionali. Le società potranno inoltre essere chiamate a rispondere anche per gli atti delle aziende che controllano economicamente senza parteciparvi sul piano operativo.</p><p>Nel marzo scorso, la Camera del popolo aveva deciso di mantenere la sua controproposta, che va più lontano rispetto a quella del Consiglio federale e degli Stati. L'obiettivo è fare in modo che il comitato che ha lanciato l'iniziativa ritiri il proprio testo a vantaggio del controprogetto.</p><p>La controproposta del Nazionale concerne solo le società più grandi (fatturato di oltre 80 milioni, utile di almeno 40 milioni e 500 dipendenti; devono essere soddisfatti almeno due di questi tre criteri) e limiterebbe la loro responsabilità civile alle loro filiali controllate direttamente. La proposta contiene anche una procedura di conciliazione obbligatoria tra le parti prima dell'avvio di una procedura penale.</p><p>Oggi in aula, i "senatori" hanno preferito sostenere il controprogetto elaborato dal governo che si limita a chiedere alle multinazionali di riferire ogni anno sulla loro politica in materia di diritti umani e che contempla anche doveri di "diligenza" in materia di lavoro minorile ed estrazione di materie prime.</p><p>Tale soluzione, è stato ripetuto in aula anche dalla Consigliera federale Karin Keller-Sutter, è compatibile con gli standard internazionali e preserva una certa sicurezza del diritto. L'iniziativa, invece, istituisce un elemento del tutto nuovo, ossia la responsabilità delle case madri di grosse imprese per i danni causati all'estero da società controllate economicamente, ma non a livello operativo.</p><p>Vi è il rischio, ha dichiarato la ministra di giustizia e polizia, che vengano avviati procedimenti giudiziari sia nel Paese in cui opera la controllata che in quello in cui ha sede l'azienda madre: tutto ciò non solo crea insicurezza giuridica, ma rischia anche di costare posti di lavoro.</p><p>A nome di una minoranza, Stefan Engler (PPD/GR) ha difeso in aula la soluzione escogitata dal Nazionale, spiegando che sempre più associazioni economiche, sia in Svizzera che all'estero, chiedono a gran voce regole più stringenti per tutti. Anche l'Ue, a detta del "senatore" grigione, si sta muovendo in quella direzione. Insomma, secondo Engler "non si può ignorare questa evoluzione".</p><p>A nome delle commissione, Beat Rieder (PPD/VS) ha replicato che in seno all'Ue si discute molto del tema, ma che finora non è stato deciso nulla. Ci vorranno anni, insomma, prima che vengano emanate disposizioni obbligatorie per tutti gli Stati membri. Tuttavia, se ciò dovesse accadere, grazie al controprogetto la Svizzera sarebbe pronta ad adeguare le proprie disposizioni interne.</p><p>Il controprogetto, se accolto dal popolo in un'eventuale votazione popolare, è in sintonia con le stesse direttive europee (che sono raccomandazioni e non hanno carattere obbligatorio, come indicato da Rieder in aula) in materia di responsabilità delle aziende all'estero in materia di rispetto dei diritti umani e di protezione dell'infanzia.</p><p></p><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito al Consiglio nazionale, 08.06.2020</b></p><p><b>"Imprese responsabili", approvato controprogetto "light" </b></p><p><b>All'iniziativa popolare "per imprese responsabili" va opposto un controprogetto. Lo ha deciso oggi il Consiglio nazionale, malgrado quello sul tavolo sia decisamente più blando di quello auspicato in un primo tempo dalla camera.</b></p><p>L'iniziativa, la cui raccomandazione di voto negativa è già stata approvata da entrambe le Camere, chiede alle imprese con sede in Svizzera di rispettare anche all'estero i diritti umani riconosciuti e le norme ambientali internazionali. Le società potranno inoltre essere chiamate a rispondere anche per gli atti delle aziende che controllano economicamente senza parteciparvi sul piano operativo.</p><p>Per combatterla, il Parlamento ha deciso di opporle un controprogetto. Due erano le opzioni: una che riprendeva le principali rivendicazioni degli iniziativisti, sostenuta dal Nazionale, e una "light" proposta dagli Stati, che non istituisce obblighi più estesi di quelli previsti a livello internazionale, in particolare vigenti in seno all'Ue.</p><p>Venerdì la conferenza di conciliazione aveva optato per la versione degli Stati e oggi il Consiglio nazionale l'ha approvata con 99 voti contro 91 e 6 astenuti. Decisivo è stato il sostegno di parte del gruppo UDC, che malgrado sia contrario al controprogetto non ha voluto che l'iniziativa fosse presentata da sola davanti a popolo e cantoni.</p><p>Spiegando le ragioni che hanno portato la conferenza di conciliazione ad approvare il controprogetto della Camera dei cantoni, Philipp Matthias Bregy (PPD/VS), a nome della commissione, ha spiegato che non si è voluto proporre un disegno (ossia la proposta iniziale del Nazionale) che corrispondesse a una legge d'applicazione dell'iniziativa.</p><p>Con la controproposta degli Stati la popolazione avrà poi una vera possibilità di scelta, ha aggiunto il vallesano. Ci sono poi considerazioni di "realpolitik": l'unico progetto suscettibile di raccogliere una maggioranza in Parlamento è quello degli Stati, ha sostenuto Bregy.</p><p>Se a prevalere fosse stato il controprogetto del Nazionale, ha poi affermato Sidney Kamerzin (PPD/VS), saremmo stati l'unico Paese al mondo ad avere disposizioni così severe. Il rischio è che le multinazionali che hanno la sede nel nostro Paese la spostino all'estero, ha aggiunto.</p><p>La sinistra ha invece mostrato tutto il suo disappunto per la decisione della conferenza di conciliazione di sostenere la proposta degli Stati. È "polvere negli occhi" per far credere ai cittadini che si prende sul serio la questione ma in realtà non avrà alcun effetto sul comportamento delle multinazionali, ha sostenuto Baptiste Hurni (PS/NE). "Se bastasse fare un rapporto per cambiare la situazione, l'iniziativa non sarebbe mai stata lanciata", ha aggiunto, invano, il neocastellano.</p><p>Il controprogetto degli Stati, approvato oggi dal Nazionale (deve ancora essere formalmente confermato dalla Camera dei cantoni), si limita a chiedere alle multinazionali di riferire ogni anno sulla loro politica in materia di diritti umani e contempla anche doveri di "diligenza" in materia di lavoro minorile ed estrazione di materie prime.</p><p>Il controprogetto iniziale del Nazionale riprendeva i principali elementi dell'iniziativa ma ne limitava l'applicazione alle società più grandi e limitava la loro responsabilità civile alle loro filiali controllate direttamente.</p><p></p><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito al Consiglio degli Stati, 09.06.2020</b></p><p><b>CSt: "imprese responsabili", approvato controprogetto "light" </b></p><p>All'iniziativa popolare "per imprese responsabili" sarà opposto un controprogetto "light". Dopo il Nazionale ieri, oggi anche il Consiglio degli Stati ha accolto - con 28 voti a 14 e 2 astenuti - la proposta della conferenza di conciliazione. Per la Camera dei cantoni si è trattato di una mera formalità visto che è stata la sua controproposta, più blanda rispetto a quella del popolo, a prevalere. Il dossier è così pronto per le votazioni finali.</p>