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Il popolo avrà senza dubbio l'ultima parola sulla nuova normativa che riguarda il prezzo unico del libro: in gestazione da sette anni, il testo ha ottenuto oggi il sì definitivo del parlamento nelle votazioni finali, ma ci sarà il referendum. UDC e PLR hanno già convocato la stampa per promuoverlo, insieme ai consumatori della Svizzera tedesca.
Agli Stati l'oggetto è stato approvato con 23 voti a 19 e un'astensione, mentre il sì del Nazionale è stato più ampio (96 a 86 e 5 astensioni). Esponenti democentristi e liberali radicali sono saliti alla tribuna, nell'ultimo giorno della sessione primaverile, per criticare la legge. Autori e lettori svizzeri non potranno trarre profitto dal prezzo unico, ha dichiarato Caspar Baader (UDC/BL). Soltanto gli editori stranieri e i grandi distributori ne trarranno utili. Gabi Huber (PLR/UR) ha definito la legge contraria alla concorrenza: il settore va bene e nulla giustifica i sussidi o il sostegno dello Stato.
Non si tratta di intrusione dello Stato, ma di semplice riconoscimento, ha risposto Dominique de Buman (PPD/FR): occorre permettere a tutte le idee di esprimersi sulla carta in maniera ampia, con pari opportunità. "Chi vuole un'offerta culturale diversificata vota sì", ha rincarato Hildegard Fässler (PS/SG), mentre Louis Schelbert (Verdi/LU) ha rilevato il fatto che tutto il settore del libro appoggia la nuova normativa. L'ultima divergenza è stata appianata solo ieri: Il Consiglio degli Stati, adeguandosi al Nazionale, ha deciso che il prezzo unico del libro deve applicarsi anche ai volumi acquistati all'estero tramite Internet.
SDA-ATS