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Durante il vertice Ecofin a Copenhagen, Frits Bolkenstein, Commissario europeo al mercato interno, ha ipotizzato sanzioni contro la Svizzera. Una politica che non fa l'unanimità nell'UE.
Per Berna un tale approccio non favorisce i negoziati.
Bolkestein ha evocato la «possibilità teorica» di restringere la libertà di movimento di capitali europei verso la Svizzera quale mezzo di pressione. Il tutto per giungere ad un accordo con Berna in materia di scambio d'informazioni sulla tassazione del risparmio investito da non-residenti.
Un'intesa con la Svizzera su specifici casi di sospetta evasione fiscale è la condizione affinché anche Lussemburgo e l'Austria (membri dell'UE) accettino la direttiva sulla tassazione del risparmio proposta da Bruxelles.
Nei piani europei, l'accordo con la Svizzera, completato da un altro analogo con gli Usa, dovrebbe spingere altri quattro paesi potenziali paradisi fiscali -Andorra, Liechtenstein, Monaco e San Marino - ad adeguarsi al nuovo regime.
Riserve lussemburghesi
Il Lussemburgo, che come tutti i paesi dell'UE dispone di un potere di veto in campo fiscale, è tuttavia orientato a scongiurare tensioni politico-finanziarie tra Bruxelles e la Svizzera. Stando ad ambienti diplomatici, anche Belgio e Austria sarebbero dello stessa idea.
«Non vale la pena di cominciare una guerra politica per questo», ha detto sabato il ministro dell'economia lussemburghese Henri Chreten, riferendosi alle dichiarazioni diplomaticamente «bellicose» di Frits Bolkestein.
La replica di Berna
Daniel Eckmann, portavoce del consigliere federale Kaspar Villiger, ha affermato che da Copenaghen scaturiscono «ombre e luci».
«Bisogna essere chiari sul fatto che non vi è nessun'azione pronunciata contro la Svizzera. Ma è evidente che se le allusioni fatte a queste misure fossero veramente serie, non sarebbe di buon auspicio per i negoziati», ha rilevato Eckmann.
Le velate minacce europee hanno irritato anche l'Associazione svizzera dei banchieri, secondo cui Bruxelles avrebbe dovuto agire altrimenti. «Tanto più che la Svizzera ha formulato proposte molto generose», ha sostenuto il portavoce Thomas Sutter.
Le due posizioni
Secondo il progetto della direttiva europea, sei paesi terzi, tra cui la Confederazione, dovrebbero introdurre entro la fine dell'anno misure equivalenti allo scambio automatico delle informazioni.
Per salvaguardare il proprio segreto bancario, la Svizzera rifiuta la proposta e propone una trattenuta alla fonte sui redditi generati da capitali di cittadini europei depositati in Svizzera, oltre all'assistenza amministrativa nei casi di frode fiscale.
Venerdì, la Commissione europea ha implicitamente riconosciuto che non avrebbe più lottato per ottenere l'automaticità, ma che si sarebbe concentrata sullo scambio d'informazioni in caso di precisa richiesta.
Ma, aspetto non affatto secondario, l'UE vuole essere informata anche su casi che Berna classifica come evasione fiscale (ciò che non è reato in Svizzera) mentre la Commissione definisce frode.
swissinfo e agenzie