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<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Il contenuto dell'offerta svizzera è stato oggetto di vaste consultazioni da parte del Consiglio federale. Esso ha inoltre sottoposto delle proposte concrete ai Cantoni a fine dicembre 2002: questi hanno espresso il loro parere in merito il 13 marzo 2003. Sulla base di ciò, il Consiglio federale ha presentato alle commissioni della politica estera delle due Camere un progetto che è stato discusso poco dopo. Le ONG coinvolte nel Doha-Round sono state ugualmente consultate nell'ambito del gruppo di contatto OMC/ONG istituito dal Seco. Il Seco ha pubblicamente rivolto un invito ad avviare dibattiti e colloqui in merito a questi negoziati. Fino ad oggi il Seco è stato in grado di rispondere a tutte le domande poste dalle ONG. Le consultazioni sono proseguite fino a poco prima dell'adozione definitiva dell'offerta da parte del Consiglio federale, avvenuta il 9 aprile 2003. Ne deriva che l'offerta in quanto tale non può essere pubblicata finché non sarà finalizzata, il 9 aprile 2003, e che prima di questa data saranno consultabili solamente i progetti. L'offerta costituisce quindi solo una tappa, indubbiamente importante, nell'ambito del negoziato e fungerà da base per i negoziati che si svolgeranno con tutti i Membri dell'OMC interessati.</p><p>2. Per quanto concerne la moratoria, il Consiglio federale fa riferimento alla risposta alla mozione Zisyadis (02.3478). Per quanto riguarda gli effetti del GATS, il Consiglio federale fa notare che nell'ambito dell'Uruguay-Round l'impegno svizzero a livello di GATS è stato accettato senza alcuna modifica legislativa, ad eccezione di un emendamento minore riguardante il diritto bancario. Le conseguenze sul quadro giuridico svizzero sono state dunque pressoché nulle. In riferimento al negoziato in corso, l'analisi effettuata dai servizi della Confederazione ha sortito le stesse conclusioni, nella misura in cui l'offerta svizzera rimane entro i limiti del diritto vigente o delle modifiche legislative che comunque sono prese su base autonoma dalla Confederazione o dai Cantoni. In ogni caso, se il Consiglio federale dovrà proporre degli impegni GATS che presuppongono modifiche legali al momento della loro adozione, tali modifiche, in virtù delle procedure vigenti, dovranno essere sottoposte al Parlamento al più tardi al momento dell'adozione di tali impegni. In questo modo gli effetti di tali impegni saranno sempre chiaramente visibili. Una moratoria unilaterale non porterebbe nessun effetto positivo e impedirebbe alla Svizzera di difendere i propri interessi.</p><p>3. Il Consiglio federale ha già affrontato tali questioni nelle risposte alle interpellanze Vollmer (02.3095) e Ehrler (02.3613), come pure nel parere espresso in merito alla mozione Zisyadis (02.3478). Gli elementi in essi contenuti rimangono validi tutt'ora. Ricordiamo in particolare che il GATS ha una posizione neutra verso il servizio pubblico e che ogni decisione in merito è di pertinenza della sovranità nazionale. </p><p>4. Sì. La situazione non è cambiata dopo la risposta del Consiglio federale all'interpellanza Strahm (02.3712). Un riassunto dettagliato ed esaustivo delle richieste è stato pubblicato sul sito internet del Seco. Nessuno dei 145 membri dell'OMC ha pubblicato le proprie richieste. </p><p>5. L'obiettivo del GATS è la graduale liberalizzazione del commercio dei servizi anche nel settore finanziario. La Svizzera partecipa attivamente a questi negoziati. La liberalizzazione del commercio dei servizi finanziari (come spiegato nella proposta svizzera all'OMC S/CSS/W/71 del 4 maggio 2001) migliora l'efficienza del settore e contribuisce alla crescita economica, in particolare nei paesi in via di sviluppo e in quelli emergenti. Detta liberalizzazione può inoltre avere ripercussioni sui movimenti di capitale (attività transfrontaliere di leasing e di commercio di valori immobiliari). Le richieste svizzere nei confronti dei paesi in via di sviluppo non riguardano attività la cui liberalizzazione comporterebbe l'apertura della circolazione dei capitali. In una recente dichiarazione all'OMC un delegato dell'FMI ha sottolineato che la liberalizzazione di alcuni flussi finanziari, in particolare di quelli a breve termine, può essere connesso a rischi importanti. Egli ha tuttavia aggiunto che una regolamentazione e un controllo efficaci del sistema finanziario nazionale nonché un quadro macroeconomico sano sono in grado di ridurre considerevolmente la vulnerabilità rispetto a tali fattori. La Svizzera si era espressa nello stesso senso in seno al Comitato esecutivo dell'FMI nel febbraio 1997 (ovvero prima della crisi asiatica). Essa aveva altresì sottolineato l'importanza di integrare i paesi in via di sviluppo nel sistema finanziario internazionale in modo prudente e ordinato.</p><p>6. L'Accordo GATS (in particolare gli art. IV e XIX) riconosce espressamente ai paesi in via di sviluppo la possibilità di aprire un numero più ridotto di settori, liberalizzare un numero inferiore di transazioni e permettere in modo progressivo l'accesso ai loro mercati in funzione del loro grado di sviluppo. La Svizzera tiene conto della particolare situazione dei paesi in via di sviluppo e presuppone che anche gli altri Membri condividano lo stesso approccio in merito, in particolare sulla base delle modalità di applicazione delle disposizioni suesposte. Il Consiglio federale ribadisce che se fino ad oggi i negoziati GATS sono proseguiti a buon ritmo ciò dimostra che gli interessi verso questi negoziati sono condivisi da un gran numero di paesi in varie regioni del globo. La maggior parte delle richieste ricevute dalla Svizzera proviene principalmente dai paesi in via di sviluppo.</p>  Risposta del Consiglio federale.