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LOS ANGELES - Sotto tutela dal 2008, Britney Spears ha iniziato a chiedere che la misura che limita la sua libertà decisionale fosse annullata molto prima e con molta più convinzione di quanto finora si credesse. Lo rivelano documenti giudiziari confidenziali ottenuti dal New York Times che gettano una luce sul punto di vista della cantante, che molto raramente si è espressa pubblicamente sul tema.
Nelle carte si legge che già nel 2014 Britney metteva in discussione l'adeguatezza di suo padre Jamie per il ruolo di suo tutore. Il suo avvocato citava la sua presunta propensione all'alcol tra i motivi per cui richiedeva che il 68enne fosse rimosso dal suo incarico.
Nel 2016, poi, un inquirente esprimeva con parole inequivocabili l'insofferenza della popstar per la sorveglianza esercitata su di lei. «Ha esposto che sente che la tutela è diventata un sistema oppressivo e uno strumento di controllo contro di lei», verbalizzava il funzionario. Quel sistema aveva «troppo controllo», lamentava la cantante, «troppo, troppo controllo».
Almeno fino ad allora, denunciava Britney, il padre poteva decidere tutto: da chi potesse frequentare e chi no al colore degli armadietti della sua cucina. Le sue finanze erano inoltre attentamente sotto osservazione. La popstar, dal patrimonio stimato a 60 milioni di dollari, sosteneva di ricevere solo 2'000 dollari alla settimana per le sue spese correnti.
A beneficiare della tutela sembravano essere tutti tranne lei. «È "stanca che la gente si approfitti di lei" e ha detto che è lei quella che lavora e guadagna i soldi, ma tutti intorno a lei sono sul libro paga», continuava lo stesso inquirente. Secondo il Times, Jamie Spears riceve circa 16'000 dollari al mese per il suo ruolo di tutore, oltre a una percentuale sugli accordi commerciali conclusi dalla figlia.
Il tema è di attualità perché oggi, mercoledì, Britney comparirà in tribunale a Los Angeles per discutere della sua posizione. È stata lei stessa, due mesi fa, a chiedere un'udienza alla giudice per rivolgersi alla corte «direttamente».