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È il pioniere svizzero tedesco John Sutter a dare avvio, nel lontano 1849, alla proficua corsa all'oro californiana.
I giacimenti auriferi non sono le uniche motivazioni ad attirare asiatici ed europei, inclusi migliaia di ticinesi, verso il continente nordamericano. Una legislazione liberale, come l'Homestead Act (Legge del podere) del 1862, semplifica l'acquisizione della terra; l'irrigazione e nuove varietà di grano contribuiscono poi allo sviluppo dell'agricoltura.
Contenuto fino al 1880, il numero di emigranti dalla Svizzera italiana aumenta in modo esponenziale nei decenni successivi, anche grazie al completamento della rete ferroviaria statunitense.
Tra fine Ottocento e inizio Novecento, circa 27'000 ticinesi emigrano verso la California e s'installano principalmente nella regione di San Francisco, lungo le catene costiere e nelle valli centrali. Iniziano a lavorare come mungitori di mucche o rancieri, spesso nelle proprietà appartenenti agli emigranti svizzeri italiani che li hanno preceduti.
Il clima mite favorisce l'insediamento di vignaioli di valle, i quali perfezionano le loro competenze lavorando con gli esperti viticoltori dell'Italian Swiss Colony di Asti.
Dai ranch acquistati dai pionieri - si stima che i ticinesi erano proprietari di circa 1'800 km2 di terreno, corrispondenti a due terzi della superficie del Ticino - sono inviati in patria cospicui capitali a sostegno delle famiglie. Col tempo, alcuni emigranti fanno ritorno a casa, mentre altri sono raggiunti in California da mogli e figli.
Per molti, l'avventura americana è stata l'occasione per ascendere la scala sociale (da contadino a proprietario fondiario) e ottenere successi umani ed economici.