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L'acquisto di 6 droni da Israele non è un lusso. Ne è convinta la Commissione di sicurezza del Consiglio nazionale (CPS-N) che, per 16 voti a 7, ha dato il proprio assenso a questa operazione inclusa nel programma di armamento 2015.
Il Programma da 542 milioni di franchi è stato poi approvato con lo stesso risultato in votazione finale.
Stando al presidente della CPS-N Thomas Hurter (UDC/SH), oltre ad Israele solo gli Stati Uniti possiedono droni per la ricognizione in grado di fornire le prestazioni richieste dalla Svizzera. Dal momento che gli Usa non entrano in considerazione, rimane solo Israele quale fornitore, ha spiegato.
Una minoranza della commissione si è battuta contro l'acquisto, giudicato un lusso, e avanzato obiezioni di carattere politico su questa operazione facendo riferimento alla situazione dei diritti umani nello Stato ebraico. Per quanto le violazioni dei diritti umani siano"seccanti", secondo Hurter un boicottaggio dello Stato ebraico non porterebbe a nulla.
Questa transazione, ha specificato, non significa tuttavia una presa di posizione politica o militare a favore di Israele da parte della Svizzera. "Il nostro Paese continuerà a impegnarsi in favore della pace", ha dichiarato il consigliere nazionale sciaffusano.
Dal punto di vista della difesa, i droni in questione dovranno sostituire gli apparecchi esistenti ormai obsoleti e colmare così una lacuna a livello di sorveglianza. La manutenzione di questi velivoli avverrà parte in Svizzera, parte in Israele, ha spiegato Hurter. Visto il numero esiguo di ricognitori telecomandati, si è giudicato poco opportuno svolgere simili lavori unicamente in Svizzera.