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BERNA - Pena di morte per chi si macchia di un assassinio accompagnato da abuso sessuale: lo chiede una iniziativa popolare, attualmente sottoposta alla Cancelleria federale per un esame preliminare formale. Il vicecancelliere André Simonazzi ha confermato all'ATS la notizia, pubblicata oggi dalla "Neue Zürcher Zeitung".
"Abbiamo inoltrato l'iniziativa circa quattro settimane fa per un esame", ha precisato Marcel Graf, rappresentante dei promotori, aggiungendo che dietro l'iniziativa non c'è alcun gruppo politico: i membri sono amici o famigliari di una vittima. Egli non ha voluto fornire indicazioni sul contenuto: "Vogliamo aspettare fino alla conclusione ufficiale dell'esame della Cancelleria".
Secondo la "NZZ", il testo prevede la pena di morte per chi commette un omicidio accompagnato da un delitto sessuale. L'assassino dovrebbe essere giustiziato entro tre mesi dalla sentenza definitiva.
La Svizzera ha abolito la pena di morte in tempo di pace nel 1942 con l'entrata in vigore del codice penale unificato. Nel 1992 è stata soppressa anche in caso di guerra. Ora la sua proibizione assoluta è garantita dalla Costituzione federale (articolo 10). La Svizzera ha anche ratificato i protocolli aggiuntivi 6 e 13 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo (CEDU), che vietano la pena di morte in tempo sia di pace che di guerra.
Il portavoce del comitato promotore Marcel Graf è consapevole che la pena di morte è controversa, ma non si fa troppi problemi: "Se si può evitare una sola vittima ne sarà valsa la pena". Con lui non è d'accordo il quasi omonimo Daniel Graf, portavoce di Amnesty International: "La pena di morte non impedisce i crimini", dice all'ATS.
Anche per Anita Chaaban, promotrice dell'iniziativa per l'internamento a vita per i criminali sessuomani o violenti pericolosi e refrattari alla terapia, approvata in votazione popolare il 3 maggio 2000, il testo ora sottoposto alla Cancelleria va troppo lontano. "Con la reintroduzione della pena di morte ci metteremmo al livello dei criminali", afferma in una intervista a "Tagesanzeiger.ch/Newsnetz".
SDA-ATS