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L'iniziativa "Per la limitazione", uno fra gli oggetti maggiormente in evidenza per le votazioni del prossimo 27 settembre, fa registrare un intenso dibattito segnatamente per le implicazioni legate all'economia. Grandi organizzazioni come Economiesuisse o USAM si oppongono al testo principalmente per due motivi.
Da una parte perché l'iniziativa chiede di negoziare la cessazione della libera circolazione delle persone con l’UE.
Dall'altra perché temono che, se cadrà l'accordo sulla libera circolazione delle persone, automaticamente cadrà anche il resto del pacchetto dei Bilaterali I, come previsto dalla cosiddetta "clausola ghigliottina".
Senza libera circolazione delle persone, affermano gli avversari dell'iniziativa, le imprese svizzere avranno serie difficoltà nel reclutare nell'UE il personale di cui hanno bisogno e che non riescono a trovare in Svizzera.
Per i fautori dell'iniziativa, invece, un sistema di contingenti potrà continuare a garantire che, se non si trova manodopera indigena, il personale necessario dall'estero potrà ancora venire a lavorare in Svizzera, con un’immigrazione però controllata.
Anzi, sostiene Franz Grüter, vicepresidente dell'UDC e imprenditore nel settore informatico, oggi la libera circolazione con l'UE ostacola l'arrivo di personale altamente qualificato da paesi terzi - come Stati Uniti, India o Cina - di cui certe imprese hanno bisogno. Un regime di contingenti è quindi un'opportunità, non un ostacolo.
Non così la vede Daniel Arn, imprenditore nell'industria delle macchine e del metallo e vicepresidente di Swissmechanic, secondo il quale il sistema di contingenti penalizzerà certi settori.
E come reagirà poi l'UE se la Svizzera rinuncerà alla libera circolazione delle persone e se cadranno i Bilaterali I che oggi permettono all'economia elvetica un accesso diretto al mercato dell'UE?
"Per l'UE la libera circolazione delle persone è un pilastro fondamentale”, dice Arn. “È impensabile immaginare che, se noi vi rinunciamo, tutto sarà come prima e che potremo mantenere gli altri vantaggi che abbiamo oggi."
Per i sostenitori dell'iniziativa, invece, l'UE non lascerà mai cadere i Bilaterali I. “L'unione esporta in Svizzera più di quanto la Svizzera esporti nell'UE”, afferma Grüter.
Oggi, in ogni caso, il 54% delle merci esportate dalla Svizzera vanno verso l'UE.
Un mercato molto importante, ammettono anche i sostenitori dell'iniziativa, ma questa quota è in calo e secondo loro la Svizzera dovrebbe puntare sempre più su altri sbocchi, come gli USA o l'Asia ed essere meno dipendente dall' UE.
Lo facciamo già, affermano gli avversari, per i quali è comunque impossibile pensare di poter sostituire a breve termine il mercato europeo, così centrale per la nostra merce.
Per gli avversari dell'iniziativa insomma, non è il caso di lanciarci in esperimenti dall'esito estremamente incerto, soprattutto ora, in un momento in cui l'economia già soffre per il coronavirus.
Per i fautori, invece, proprio con una recessione in Europa, la libera circolazione delle persone metterà ancora più sotto pressione la Svizzera e i posti di lavoro dei lavoratori indigeni.
Saul Toppi