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Le opzioni scelte per l'approvvigionamento energetico del paese sono pragmatiche ma poco visionarie, sottolinea la stampa svizzera all'indomani della presentazione della strategia del governo.
Il dibattito dovrà necessariamente prima o poi concentrarsi sui risparmi energetici e sullo sviluppo delle energie alternative.
Per assicurare il futuro energetico della Svizzera, il governo ha adottato mercoledì una strategia che si basa essenzialmente sugli impianti a grande potenza: nucleari e a gas.
Secondo il governo, più accenti sulle energie rinnovabili e una migliore efficienza non basteranno a prevenire una penuria energetica. La scelta in favore dell'atomo sostenuta dalle imprese elettriche e dai partiti borghesi, viene aspramente criticata dagli ambienti di sinistra e dagli ecologisti e sulla stampa elvetica viene accolta come priva di coraggio e poco visionaria.
Negativo il giudizio della Basler Zeitung. "Dopo il rapporto dell'ONU sul riscaldamento climatico di due settimane fa, la politica e l'economia erano d'accordo. Bisogna ridurre i consumi e favorire le energie rinnovabili". Ora il governo arriva invece con una proposta che non sembra aprire verso una politica energetica del futuro.
Anche per il Tages Anzeiger la decisione del governo manca di coraggio per quanto riguarda le energie rinnovabili: "Deludente per un governo ... che vuole, sul lungo periodo, ridurre i consumi energetici di due terzi".
Il vero lavoro comincia adesso
È il titolo del commento del Corriere del Ticino: "Ad essere polemici si potrebbe dire che, definendo la sua strategia energetica, il Consiglio federale ha scoperto l'acqua calda." È vero, sottolinea l'editoriale, che gli attori coinvolti nella questione sono "decisamente divisi": "L'unico aspetto su cui i partiti concordano è che la penuria energetica è dietro l'angolo". In futuro le decisioni dovranno dunque essere prese in tempi brevi, "se si vogliono evitare razionamenti e black-out".
"Sono ormai sette anni che la moratoria nucleare è stata respinta. Abbiamo fatto dei progressi nell'orientamento della politica energetica?" Si chiede Le Temps. In un certo senso sì, ma "ci avviciniamo sempre più al giorno in cui perderemo la nostra indipendenza elettrica, mentre siamo già dipendenti nel consumo energetico".
Il quotidiano romando ritiene che il Consiglio federale prolunghi una forma di compromesso politico ... poco coraggioso. "Ma è sicuramente la sola via politicamente praticabile in un paese in cui l'autarchia elettrica è elevata al rango di dogma assoluto".
Per La Tribune de Genève: "Le opzioni [del governo] ricordano che la Svizzera ha dimenticato di riflettere ... sugli effetti della moratoria nucleare. Non ha mai pensato a vere alternative". Ora ci si trova nella necessità di agire con urgenza.
"Finora la produzione interna di energia non provocava praticamente nessuna quantità di CO2" sottolinea la NZZ, secondo cui sarebbe sbagliato puntare sulle centrali a gas. Dunque per il giornale degli ambienti conservatori di Zurigo, è chiaro che il governo non si libera dalla "morsa della politica energetica" con questo tipo di proposta.
Comunque dell'alternativa delle centrali atomiche non si può discutere seriamente se non si fa in fretta, perché qualunque sia la decisione politica, l'idea dovrà passare attraverso un referendum popolare: la palla ora è nel campo delle ditte fornitrici di elettricità.
swissinfo, Raffaella Rossello