Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/124246

<h2>SubmittedText<h2><p>È notizia odierna che il Consiglio di Stato del canton Ticino ha chiesto l'introduzione della clausola di salvaguardia per il rilascio dei permessi di dimora a cittadini dell'Unione Europea, e in particolare a cittadini italiani. La decisione è da salutare positivamente, tuttavia non offre alcuna soluzione al problema dei frontalieri, che sono aumentati in Ticino dal 2006 ad oggi del 40,1 per cento, raggiungendo quota 54 000.</p><p>Si chiede quindi al Consiglio federale, cosa intenda fare per salvaguardare il Ticino da un afflusso di lavoratori frontalieri diventato chiaramente insostenibile e che provoca conseguenze importanti a livello di impiego di cittadini residenti.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale pone grande attenzione alle preoccupazioni della popolazione svizzera riguardo agli attuali flussi migratori. Per questa ragione, nel 2011 ha istituito un gruppo di lavoro interdipartimentale (DFGP, DFAE e DFE) sulla libera circolazione delle persone e sull'immigrazione, a cui spetta il compito di definire, alla luce di un quadro attendibile della situazione, una strategia governativa nazionale in materia di libera circolazione delle persone e immigrazione, e di proporre misure attuative a breve e a medio termine secondo questa strategia. Inoltre, nel corso del 2012 il Consiglio federale elaborerà un rapporto dettagliato, affidato al DFGP, in adempimento degli interventi parlamentari pendenti che concernono la libera circolazione delle persone e l'immigrazione.</p><p>L'accordo sulla libera circolazione delle persone tra Svizzera, l'UE e i suoi Stati membri non prevede la possibilità di impedire il lavoro dei cittadini dell'UE che trovano impiego in Svizzera come frontalieri. Inoltre, secondo l'articolo 10 paragrafo 7 dell'accordo sulla libera circolazione delle persone, ai lavoratori frontalieri non è applicabile alcun limite quantitativo. L'entrata in vigore dell'accordo sulla libera circolazione delle persone comporta perciò, per i cittadini svizzeri e dell'UE, il diritto di scegliere liberamente nei territori degli Stati contraenti il luogo in cui lavorare e soggiornare. Ciò a condizione che i lavoratori dispongano di una dichiarazione di assunzione rilasciata dal datore di lavoro o di un attestato di lavoro.</p><p>Il Consiglio federale è consapevole del fatto che le regioni di confine risentono maggiormente delle conseguenze dell'accordo sulla libera circolazione delle persone. Ciò risulta anche dal rapporto in adempimento del postulato 07.3901, depositato dal consigliere nazionale Walter Müller il 21 dicembre 2007, relativo agli effetti delle misure collaterali sulle regioni di confine. Tuttavia secondo il rapporto suddetto vi sono anche effetti positivi. La libera circolazione delle persone e, di conseguenza, l'immigrazione, hanno accresciuto il potenziale di crescita dell'economia svizzera e contribuito alla stabilità della crescita economica e occupazionale degli ultimi anni. Soprattutto nelle regioni di confine, l'economia ha sfruttato le maggiori possibilità di reclutare personale estero offerte dalla libera circolazione delle persone. Così, con la graduale apertura del mercato del lavoro svizzero, l'occupazione di frontalieri nelle regioni di confine è fortemente aumentata, soprattutto nella regione del Lemano, nell'Arco giurassiano e nel cantone Ticino. Rispetto alle altre regioni di confine, la quota di frontalieri nel cantone Ticino è più elevata (un lavoratore su quattro è un frontaliero). Si constata che l'aumento dell'occupazione di frontalieri ha riguardato principalmente le professioni meno qualificate. Il livello della crescita occupazionale della popolazione residente nelle regioni di confine è stato analogo a quello registrato nelle altre regioni. Anche in questo caso il cantone Ticino costituisce un'eccezione, essendo stato caratterizzato da una crescita dell'occupazione inferiore alla media. Questo fenomeno si manifestava già prima dell'accordo sulla libera circolazione delle persone.</p><p>Occorre altresì rilevare che in queste regioni l'accordo sulla libera circolazione delle persone ha nel contempo determinato anche una crescita della concorrenza sul mercato del lavoro. Nonostante ciò, il tasso di disoccupazione nel cantone Ticino è rimasto costante. Non vi sono elementi che dimostrino un generale soppiantamento dei lavoratori residenti a causa della libera circolazione delle persone, e l'andamento più recente della disoccupazione non contraddice sostanzialmente le analisi svolte finora. Nel cantone Ticino il tasso di disoccupazione mostra un trend conosciuto: da un livello di disoccupazione superiore alla media nazionale ad una riduzione - durante le fasi di recessione - della differenza tra il tasso di disoccupazione nel cantone Ticino e la media svizzera.</p><p>Il Consiglio federale ritiene molto importante che l'apertura del mercato svizzero del lavoro avvenga in modo controllato. Il Consiglio federale si prefigge un'attuazione scrupolosa delle misure collaterali, e intende modificarle nei casi in cui ciò risulta necessario per impedire il verificarsi di abusi sul mercato svizzero del lavoro. Nel suo messaggio del 2 marzo 2012 il Consiglio federale propone al Parlamento una modifica delle misure collaterali alla libera circolazione delle persone che consente di colmare le lacune attuative emerse.</p>  Risposta del Consiglio federale.