Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01102.jsonl.gz/286

LOSANNA - Il Tribunale federale (TF) ha respinto il ricorso dell'ex finanziere Dieter Behring, condannato il 30 settembre 2016 dal Tribunale penale federale (TPF) di Bellinzona a cinque anni e mezzo di carcere per aver truffato, con un sistema piramidale, 2000 investitori per complessivi 800 milioni di franchi. La sentenza è dunque definitiva.
I supremi giudici di Losanna hanno respinto su tutti i punti contestati nel ricorso, redatto dallo stesso Behring. Questi sollevava diverse lamentele, delle quali in parte si era già occupato il TPF. L'ex finanziere sosteneva di essere stato difeso in modo inadeguato e criticava anche il fatto che il Ministero pubblico della Confederazione avesse concentrato il procedimento su di lui dopo aver archiviato quelli riguardanti gli altri imputati per la maxitruffa.
In origine dieci persone erano infatti nel mirino degli inquirenti, in uno dei più grossi casi di truffa della storia giudiziaria svizzera, che ha richiesto un procedimento complesso durato ben 12 anni. La Procura federale ha però deciso infine di concentrare le sue attenzioni sul solo Behring e ha emesso, nel 2014, decreti di abbandono nei confronti degli altri nove coimputati.
Nella sentenza pubblicata oggi, il Tribunale federale ritiene che il diritto di Behring a un processo equo non sia stato violato. L'ex finanziere oggi 63enne ha rinunciato ad assumere un nuovo avvocato quando è diventato per lui chiaro che il difensore privato che aveva non era più in grado, per ragioni di salute, di redigere il ricorso allo stesso TF. I giudici di Mon Repos hanno anche respinto la richiesta di un gratuito patrocinio, essendo questo concesso solo nel caso di una mancanza di mezzi finanziari propri.
Il TF giudica infondato il rimprovero secondo il quale la pubblica accusa si sarebbe focalizzata sul solo Behring: nelle sue argomentazioni, questi non precisa in che modo il principio dell'equità e della presunzione di innocenza siano stati violati con l'archiviazione dei procedimenti contro i coimputati.
I giudici di Losanna non hanno accolto neppure le critiche emesse dall'ex finanziere riguardo all'atto d'accusa: contrariamente a quanto sostiene Behring, il Ministero pubblico ha descritto gli elementi a carico in modo concreto e dettagliato. Nessuna arbitrarietà, dunque.
Secondo il TF, i giudici di Bellinzona hanno potuto concludere correttamente che il cosiddetto "sistema d'affari Behring", con promesse di rendite a due cifre, era un sistema piramidale truffaldino, in cui il denaro raccolto tra i nuovi investitori serve a remunerare quelli reclutati in precedenza: il collaudato "schema Ponzi" analogo alla "catena di Sant'Antonio", che fa guadagnare i primi arrivati per lasciare a mani vuote quelli che seguono.
Dopo una campagna promozionale intensa, circa 2000 persone avevano investito nel sistema Behring tra il 1994 e il 2004, subendo perdite complessive per circa 800 milioni di franchi. Behring è stato però condannato il 30 settembre 2016 - per truffa per mestiere ma non per riciclaggio come chiesto dall'accusa - solo per i fatti avvenuti dal 2001, essendo gli anni precedenti ormai in zona prescrizione.
Il 30 marzo 2017 il TPF ha autorizzato risarcimenti per un totale di 207 milioni di franchi, tenendo conto di 1189 richieste. La somma domandata nelle pretese civili era in realtà ben più alta, circa 420 milioni, ma anche qui è venuta in soccorso di Behring la caduta in prescrizione.
Il Tribunale federale si pronuncerà in data ulteriore sui ricorsi di parti civili, come pure su quelli di persone colpite dalle confische ordinate dalla giustizia.