Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/21186

<h2>SubmittedText<h2><p>In data 7 giugno 1998, il "Corriere della Romagna" (quotidiano venduto nelle province di Forlì, di Rimini e di Ravenna come allegato al quotidiano "La Stampa" di Torino) ha pubblicato il resoconto di un convegno organizzato a Forlì dai rappresentanti dell'Associazione nazionale magistrati e dedicato alle "Mafie del 2000". Ampio spazio è stato dedicato al medesimo convegno anche da altre testate a stampa (in particolare "Il resto del Carlino") a diffusione locale o regionale e da varie emittenti radiofoniche e televisive. Alla giornata di studio, tra gli altri, ha partecipato Carla Del Ponte, procuratore generale della Confederazione.</p><p>Al di là delle considerazioni formulate dall'articolista del "Corriere della Romagna", considerazioni che in questa sede scarsa o nulla rilevanza possono avere trattandosi di libere opinioni (per quanto esse risultino chiaramente indotte dalle parole del procuratore generale stesso), dell'intervento di Carla Del Ponte sono stati riportati vari stralci che qui riferiamo:</p><p>- "In Europa dove circolano liberamente le merci e le persone sarebbe auspicabile la libera circolazione di magistrati."</p><p>- "La volontà della Confederazione elvetica di favorire l'assistenza giudiziaria internazionale si è finora espressa a parole."</p><p>- "La Svizzera ha una forte capacità di attirare capitali dall'estero, siano essi provenienti da attività lecite o illecite."</p><p>- "La frontiera dei controlli deve spostarsi dal settore creditizio a quello parabancario, dove prosperano intermediari ed agenzie finanziarie. Qui i meccanismi di controllo sono assolutamente insufficienti."</p><p>Le dichiarazioni espresse dal procuratore generale non possono non stupire, e questo per vari motivi:</p><p>- il contenuto politico, laddove esse manifestano un convincimento intimo - intimo, s'intende, per la sola Carla Del Ponte - in ragione del quale esisterebbe una "Svizzera dei giudici" cui il potere politico regolarmente nominato dal popolo negherebbe diritti e facoltà;</p><p>- la natura strategica, laddove esse esprimono un rammarico di fondo - così dobbiamo credere dall'evidenza delle carte - per l'impossibilità di operare secondo criteri che sono semmai propri di una certa magistratura italiana sempre ben disposta e persino anelante a costituirsi in partito trasversale ed a sostituirsi al predetto potere politico regolarmente nominato dal popolo;</p><p>- la valenza critica, laddove - ad esempio - vengono manifestate aspre critiche alla conduzione politica del paese in materia di giustizia e di polizia (cosa che ha autorizzato un giornalista del quotidiano citato a proporre il titolo "Carla Del Ponte: La Svizzera aiuta la giustizia solo a parole");</p><p>- ed altro ancora.</p><p>Data la facoltà concessami, rivolgo agli onorevoli membri del Consiglio federale i seguenti quesiti:</p><p>1. Il Consiglio federale era o è al corrente della partecipazione di Carla Del Ponte al convegno di cui sopra?</p><p>2. Il Consiglio federale era o è al corrente delle tesi espresse da Carla Del Ponte in quella sede, e presumibilmente in altre circostanze consimili?</p><p>3. Il Consiglio federale, ed in specie il responsabile del Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP), condivide le affermazioni formulate da Carla Del Ponte nel corso della sua relazione?</p><p>4. Il Consiglio federale giudica corrette le asserzioni di Carla Del Ponte, ovvero tali asserzioni sono pertinenti?</p><p>5. Il Consiglio federale giudica legittime le asserzioni di Carla Del Ponte, ovvero sta nelle facoltà del procuratore generale l'esprimersi in questi termini contro il paese che ella ad ogni modo rappresenta e contro l'autorità di rappresentanza popolare dalla quale ella venne incaricata e tuttora dipende?</p><p>6. Rientra nelle facoltà proprie dell'incarico conferito a Carla Del Ponte la manifestazione pubblica di un pensiero dal chiaro sapore politico? Se sì, da chi, in quale occasione e con quale atto ufficiale tale diritto è stato conferito a Carla Del Ponte?</p><p>7. Il Consiglio federale non crede che, presumendo la fedeltà del testo a quanto affermato dal procuratore generale in occasione del convegno, Carla Del Ponte abbia apertamente diffamato il suo paese, le autorità di Governo del suo paese e, per inciso, la stessa magistratura? In caso affermativo, quali provvedimenti intende assumere il Consiglio federale nei confronti del procuratore generale? In caso negativo, sulla base di quali concetti si dovrebbe credere che Carla Del Ponte non abbia diffamato la Svizzera, l'autorità svizzera di Governo e la magistratura svizzera?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Al convegno di Forlì, il procuratore generale della Confederazione ha affrontato il tema "criminalità economica e prospettive di sviluppo della cooperazione giudiziaria internazionale", mantenendosi pienamente entro i limiti posti dal diritto interno e dagli obblighi internazionali della Svizzera. In tale sede, essa ha anche esaminato quali pericoli potrebbero minacciare la Svizzera qualora il nostro paese non potesse partecipare alla cooperazione giudiziaria e di polizia in seno all'Unione europea. In tale contesto, la signora Del Ponte ha menzionato gli sforzi di armonizzazione dell'Unione europea, concretizzatisi, oltre che nell'uniformità delle leggi, anche nella collaborazione internazionale delle autorità giudiziarie. Non è possibile stabilire l'assoluta correttezza dei resoconti apparsi sulla stampa locale in merito a temi tanto complessi.</p><p>In merito ai singoli quesiti:</p><p>1. I viaggi di servizio di membri direttivi del DFGP sono autorizzati dal dipartimento.</p><p>2. Le dichiarazioni concernenti l'organizzazione della giustizia penale svizzera sono universalmente note in Svizzera attraverso messaggi del Consiglio federale e i dibattimenti alle Camere.</p><p>3.-7. Le persone con funzioni dirigenti, che hanno un ruolo attivo nella formazione dell'opinione di un'autorità superiore dalla quale però dipendono, quando hanno l'occasione di esprimersi in pubblico su questioni di politica statuale devono attenersi alle decisioni del Consiglio federale e del Parlamento, dandone un'equa illustrazione. Il Consiglio federale non ha nessun indizio che il procuratore generale della Confederazione si sia scostato da tali principi.</p>  Risposta del Consiglio federale.