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MADRID - La Spagna è scossa dalla notizia del piano di licenziamenti presentato ai sindacati da CaixaBank.
Si tratta del più grande programma di tagli nella storia dei gruppi finanziari spagnoli (e il terzo in assoluto, dopo quelli di Telefónica e Seat): salterebbero ben 8'291 impieghi, pari al 18,7% della forza lavoro. Gli effettivi diventerebbero 36'109. Le filiali che dovrebbero essere chiuse sono 1'534, oltre il 27% del totale.
Nelle scorse settimane CaixaBank ha completato il programma d'integrazione con Bankia, diventando il primo gruppo bancario iberico. Secondo i media spagnoli CaixaBank ha spiegato che i tagli sono giustificabili con ragioni produttive e organizzative: si tratterebbe di "snellire" gli organigrammi dopo la fusione, eliminando i doppioni e sviluppando varie sinergie. Non ci sarebbero quindi ragioni legate all'immediata salute del bilancio - al contrario di BBVA, che ha in animo di presentare un analogo piano di licenziamenti collettivi di circa 3'000 unità.
I sindacati hanno reagito male: la confederazione delle Commissioni Operaie la ritiene «una provocazione e una mancanza di rispetto, poiché pone condizioni di demolizione». L'opinione è che non sarà applicata la meritrocrazia e che si andrà incontro a «licenziamenti forzati», più che a uscite volontarie. UGT considera «selvaggio» il provvedimento che riduce «di oltre il 50% la forza lavoro appena integrata», si legge su El Pais. L'obiettivo è di ridurre il più possibile il numero dei licenziamenti.