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Il premio Oscar alla carriera (2012) è una delle voci più riconoscibili al mondo.
NEW YORK - È l'attore con una delle voci più inconfondibili del cinema americano e protagonista con ruoli che hanno fatto storia. Si tratta James Earl Jones che domani (17 gennaio) compirà 90 anni.
Originario del Mississippi, ma cresciuto in Michigan, Jones è noto, tra gli altri, per il ruolo di Alex Haley in Radici - Le nuove generazioni, seguito di Radici, Thulsa Doom in Conan il barbaro e l'ammiraglio Greer in Caccia a Ottobre Rosso, Giochi di potere, Sotto il segno del pericolo.
Indimenticabile anche il suo ruolo di Re Joffy Joffer ne Il principe cerca moglie (Coming to America, 1988), ossia padre del principe Akeem interpretato da Eddie Murphy.
Ma la sua fama è anche legata alla carriera da doppiatore. Sua è la voce di Dart Fener nella saga di Guerre stellari e Mufasa in Il re leone (nonché nel suo sequel e nel suo remake). È sua anche la voce dietro l'annuncio 'This is CNN' (Questa è la Cnn).
Le sue interpretazioni gli sono valse dieci candidature agli Emmy, vincendone 3, a 5 Golden Globe vincendone uno, e a un Premio Oscar come miglior attore protagonista per il film 'Per salire più in basso' mentre nel 2012 ha ricevuto l'Oscar alla carriera. Per le sue interpretazioni teatrali, soprattutto shakespeariane, ha vinto due Tony Award.
Eppure Jones, una delle voci più riconoscibili al mondo, ha un passato da balbuziente. Come lui stesso ha raccontato in passato in un'intervista, da piccolo, cresciuto dai nonni materni, lottò con una forma di balbuzie che lo lasciò quasi muto per i primi otto anni della sua vita.
«Da piccolo - ricorda - comunicavo solo con la mia famiglia o almeno con quelli che non si sentivano in imbarazzo per la mia balbuzie e per il mio imbarazzo. Comunicavo invece con gli animali piuttosto liberamente, ossia i maiali, le mucche, i polli. A loro non importa come suona la tua voce».
Jones veniva anche preso in giro dai suoi compagni a scuola e ad un certo punto smise di parlare. Lo svolta invece al liceo e grazie ad un insegnante di inglese che lo iniziò alla poesia. Una volta Jones scrisse una poesia così bella che lo stesso insegnante dubitò che fosse farina del suo sacco. Così lo invitò a recitarla a memoria davanti alla classe. Cosa che lui fece perché erano le sue parole e da allora iniziò il cammino per lasciarsi dietro il disturbo del linguaggio.
Oggi, nonostante i successi nella sua carriera, non si sente in grado di dire di esserne uscito completamente. «Non posso dire di essere guarito - ha commentato - ci lavoro su».