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Il delegato elvetico alla conferenza ONU dei Paesi donatori è convinto che l'incontro di Ginevra abbia fornito maggiore dinamismo all'impegno internazionale.
Contattato da swissinfo, Toni Frisch indica che per venire in soccorso delle vittime del sisma dell'8 ottobre in Kashmir, ci vuole una reazione eccezionale.
Il terremoto che ha colpito il Kashmir - devastando un territorio pari ai due terzi della Svizzera e lasciando oltre 3 milioni di senza tetto - è stato definito dalle Nazioni Unite «un incubo logistico peggiore delle tsunami del 26 dicembre 2004».
I Paesi donatori, riunitisi mercoledì a Ginevra, hanno promesso 580 milioni di dollari (745 milioni di franchi) di aiuti supplementari in favore delle vittime, ossia 30 in più di quelli inizialmente attesi.
Le agenzie dell'ONU responsabili delle operazioni di assistenza hanno per il momento ricevuto «solamente» 111 milioni di dollari (142 milioni di franchi).
«Abbiamo a disposizione soltanto sei settimane per vincere la corsa contro la morte, prima che arrivi la neve», ha indicato Jan Egeland, il coordinatore dell'ONU per gli aiuti umanitari, lanciando un appello per una rapida concretizzazione delle promesse.
Niente avrebbe potuto evitare il sisma – ha affermato dal canto suo il Segretario generale dell'ONU Kofi Annan – ma ora possiamo evitare la prossima ondata di vittime, quella generata dal freddo glaciale, dalle malattie, dalla mancanza di acqua, cibo e rifugi.
Martedì, la Svizzera ha annunciato di voler aumentare il suo aiuto a oltre 10 milioni di franchi entro la fine dell'anno, e di ulteriori 10 milioni nel corso del 2006.
«30 esperti elvetici sono attualmente attivi sul posto e dalla Svizzera sono state trasportate più di 250 tonnellate di materiale di soccorso», ha precisato il capo del Corpo svizzero di aiuto umanitario, Toni Frisch, contattato da swissinfo al termine della conferenza di Ginevra.
swissinfo: Si ritiene soddisfatto dell'esito dell'odierna conferenza dei Paesi donatori?
Toni Frisch: Certo. Era importante organizzare questo tipo di incontro e senza dubbio si è trattato di una buona iniziativa. La conferenza ha permesso di focalizzare maggiormente l'attenzione sul disastro ed è stata una buona opportunità per coordinare gli sforzi e creare contatti.
swissinfo: Quali sono le ultime notizie riguardanti il contributo svizzero in Pakistan?
T. F.: Abbiamo annunciato che quest'anno la Svizzera fornirà almeno 10 milioni di franchi, di cui 7 sono già stati messi a disposizione. Altri 10 milioni sono previsti per il 2006. Stiamo inoltre considerando di prelevare un fondo dai programmi di aiuto allo sviluppo per destinarlo all'aiuto umanitario.
Abbiamo rapidamente dato avvio al nostro intervento e sul posto siamo molto attivi.
swissinfo: A Ginevra sono state fatte promesse di donazione per un valore di 580 milioni di dollari. Crede che si tradurranno effettivamente in contributi concreti?
T. F.: Lo spero. Sappiamo che il processo richiederà un po' di tempo, ma oggi ho notato molto interesse e coinvolgimento tra i rappresentanti presenti. Non ho mai visto un gruppo di persone così interessato alla situazione umanitaria. Sono sicuro che questo darà una spinta verso un maggior impegno internazionale.
swissinfo: Perché la risposta internazionale al terremoto è stata, finora, così modesta?
T. F.: Ci sono varie spiegazioni. Ho l'impressione che molte persone, che non hanno seguito la vicenda da vicino, non fossero coscienti della gravità della situazione, sottovalutando le conseguenze del terremoto.
Non si tratta di un normale terremoto e quindi non bisogna reagire come di consueto. Ci vuole un intervento di maggior spessore, data la dimensione della catastrofe e le difficoltà delle condizioni locali.
Inoltre, sembra che lo spirito solidale sia andato un po' scemando, dopo aver dovuto affrontare lo tsunami, l'uragano Katrina e le inondazioni in Svizzera.
swissinfo: Lei ha visitato il Pakistan ad inizio ottobre. Quali sono le sue impressioni sulla zone disastrate?
T.F.: Ho avuto l'occasione di sorvolare le zone colpite ed ho trascorso un po' di tempo con il team svizzero sul posto. Sono stato impressionato dall'atteggiamento delle vittime e dalla loro dignità.
In condizioni così difficili, è ammirevole osservare come questa gente accetti la catastrofe e tenti, facendo del loro meglio e lavorando insieme, di sopravvivere.
swissinfo, intervista di Claire O'Dea
(traduzione: Luigi Jorio)
In breve
L'8 ottobre scorso, un terremoto di 7,5 gradi sulla scala Richter ha causato oltre 53'000 morti, 75'000 feriti e 3,3 milioni di senzatetto in Kashmir.
Maggiori aiuti devono confluire al più presto nelle regioni colpite, dove l'avvicinarsi dell'inverno rischia di rallentare le operazioni di assistenza.
Donazioni in favore delle vittime possono essere effettuate sul conto postale 10-15000-6 (menzione «Terremoto in Kashmir») della Catena della Solidarietà.
Fatti e cifre
Mercoledì a Ginevra si è tenuta una conferenza ONU dei Paesi donatori in favore dei terremotati in Pakistan.
Durante l'incontro, al quale hanno partecipato i rappresentanti di 65 Paesi, sono stati promessi aiuti supplementari per 580 milioni di dollari.
Dal 10 ottobre, due giorni dopo il terremoto, sono stati promessi in totale 1,3 miliardi di dollari.
Al momento, l'ONU ha però ricevuto solamente 111 milioni.