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L’ex presidente della Fifa e l’ex presidente dell’Uefa son accusati di truffa, amministrazione infedele, appropriazione indebita e falsità in documenti
Inizierà l’8 giugno al Tribunale penale federale (Tpf) il processo nei confronti dell’ex presidente della Fifa Sepp Blatter e dell’ex presidente dell’Uefa Michel Platini. I due pesi massimi del calcio mondiale dovranno in particolar modo rispondere di un presunto pagamento illegale di due milioni di franchi.
I due ex dirigenti sono accusati dal Ministero pubblico della Confederazione (Mpc) di reati quali truffa, amministrazione infedele, appropriazione indebita e falsità in documenti. Il processo si protrarrà, con delle pause, fino al 22 giugno.
Oltre ai due milioni, Platini avrebbe anche percepito contributi sociali per circa 230’000 franchi a danno della Fifa. All’ex calciatore francese viene rimproverato di aver presentato nel 2011 una fattura fittizia alla Federazione internazionale di calcio per consulenze svolte per l’organo fra il 1998 e il 2002.
Dal canto suo, Blatter ha firmato questa fattura e confermato l’esistenza del credito. A quel punto, la Fifa, che ora chiede un rimborso, ha versato la somma corrispondente.
Nel corso di svariati interrogatori effettuati l’anno scorso dall’Mpc, Blatter ha negato ogni sorta di illecito. Stando al vallesano, i due milioni pagati al tre volte Pallone d’oro sono il frutto di un contratto verbale fra i due per la già citata consulenza svolta dal dirigente francese. Si tratterebbe insomma di una normale e regolare remunerazione.
Il sospetto è però che la situazione sia ben diversa e che il versamento in realtà sia una mazzetta. In passato, i due erano considerati rivali per la presidenza della Fifa. L’ipotesi è quindi che i due milioni siano in realtà un incentivo versato a Platini per convincerlo a rinunciare a candidarsi contro Blatter.
Anche perché, gli inquirenti hanno fatto notare come un compenso annuale di 300’000 franchi per il lavoro di Platini alla Fifa fosse già stato concordato e registrato in forma scritta nel 1999. Non vi sarebbe dunque alcuna base legale per l’esborso milionario finito nelle tasche del francese.