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La voteremo nel 2023 ma al think tank elvetico non convince, a causa delle modifiche volute da Berna
BERNA - Avenir Suisse è critico nei confronti della riforma fiscale dell'OCSE. Il “think tank” liberale non contesta la necessità che anche la Svizzera introduca un livello di tassazione minimo per le multinazionali, ritiene però che le entrate supplementari siano sovrastimate.
In una presa di posizione, Avenir Suisse ritiene per questo che l'integralità delle nuove entrate vada attribuita ai cantoni. Ciò corrisponde a quanto inizialmente previsto, ma il Consiglio federale ha modificato il progetto dopo la consultazione facendo sue le critiche di una parte del centro, della sinistra e di alcuni Cantoni proponendo che un quarto del gettito supplementare vada a finire nelle casse della Confederazione.
Se i calcoli per quanto riguarda le entrate supplementari dovessero risultare sbagliati e le entrate dovessero diminuire, la pressione sulla ridistribuzione aumenterà ulteriormente, spiega Avenir Suisse. Insomma, «la quota destinata alla Confederazione rischia di ridurre inutilmente lo spazio di manovra finanziario dei Cantoni».
La ripartizione aggiuntiva sarebbe inoltre un corpo estraneo nell'assetto federale, sostiene Avenir Suisse. La Svizzera dispone infatti già di «un sistema di perequazione finanziaria perfettamente funzionante, in grado di ridurre le disparità fra i Cantoni».
Compensare in altro modo gli svantaggi - La nuova normativa prevede anche un sostegno fiscale per la ricerca e sviluppo (R&S) per compensare gli svantaggi derivanti dalla riforma. Per Avenir Suisse, tuttavia, introdurre misure di compensazione specifiche che vadano al di là di moderati incentivi fiscali nel campo della R&S, sarebbe un passo falso.
Per il "think tank" bisognerebbe invece «promuovere provvedimenti ad ampio raggio che rafforzino il nostro posizionamento nella competizione tra le piazze e concentrarsi sulle condizioni quadro per tutte le imprese eliminando sistematicamente gli ostacoli alla concorrenza».
Per Avenir Suisse le condizioni quadro potrebbero essere migliorate riducendo l'imposta sulla sostanza e sugli utili da capitale, nonché facilitando l'accesso alla manodopera qualificata proveniente da Paesi terzi. La Confederazione dovrebbe inoltre «fare chiarezza» sulle relazioni con l'UE e ridurre le barriere al commercio dei servizi.
«Giungla normativa» - Avenir Suisse descrive la riforma fiscale dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) come «una giungla normativa i cui costi superano i benefici».
La Svizzera non può però permettersi d'ignorarla poiché le conseguenze sarebbero nefaste per la sua piazza economica: altri Stati otterrebbero il diritto d'imporre parte degli utili realizzati dalle multinazionali con sede in Svizzera.
Oltre a problemi di giurisdizione fiscale, incertezza giuridica e calo della base imponibile, anche la percezione della Svizzera ne risentirebbe proprio mentre sta cercando di lottare contro l'immagine di paradiso fiscale, sostiene ancora Avenir Suisse.
Imposizione del 15% - Per adempiere agli impegni presi nei confronti dell'OCSE e del G20 il Consiglio federale ha previsto l'introduzione di un'imposta integrativa per tutti quei grandi gruppi d’impresa che raggiungono un fatturato annuo globale di almeno 750 milioni di euro (727 milioni di franchi al cambio attuale) e il cui livello d'imposizione minima è inferiore al 15%.
Berna stima in circa 200 le società elvetiche e in 2000 circa le filiali di multinazionali attive in Svizzera interessate da questo modello di tassazione. Le PMI e le società operanti unicamente in Svizzera non sono interessate dalla riforma.
Il Parlamento discuterà del progetto ancora quest'anno. La votazione popolare è prevista nel giugno 2023.