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La Banca nazionale svizzera (BNS) intende mantenere invariata la sua politica monetaria nonostante il rallentamento economico e la sopravvalutazione del franco. "Attualmente non vediamo alcuna necessità di adeguamento", ha dichiarato il presidente Thomas Jordan.
I tassi d'interesse negativi e la disponibilità della BNS ad intervenire, se ce n'è bisogno, sul mercato delle divise, "dovrebbe con il tempo contribuire a indebolire il franco", ha spiegato.
A una domanda circa il presunto nuovo corso minimo non dichiarato di 1.03 franchi per un euro o un paniere di valute segreto, Jordan non si è esposto: "come detto ci attiveremo in caso di necessità, tenendo conto della situazione complessiva sul fronte dei cambi".
Anche se dopo lo shock dell'abbandono della soglia minima di 1.20 franchi a metà gennaio la moneta elvetica si è un po' indebolita, essa resta "chiaramente sopravvalutata", soprattutto rispetto all'euro. Il dollaro è sui livelli dell'autunno scorso.
Quanto agli effetti per l'economia svizzera, il presidente della BNS ha indicato di essere "consapevole che la situazione dei cambi pone molti imprenditori di fronte a grandi sfide". Purtroppo l'istituto di emissione non può attutire tutti gli effetti esterni.
Jordan si è poi detto "molto impressionato di quanto rapidamente numerose aziende abbiano reagito con misure riguardanti gli acquisti, l'aumento dell'efficienza, l'innovazione o una diversificazione più forte". Egli ritiene che l'economia tornerà sulla via della crescita nella seconda metà dell'anno. Per l'intero 2015 - ha confermato - la BNS non si attende alcuna recessione, ma una progressione del prodotto interno lordo (Pil) di quasi l'1%.
I dati sul Pil del secondo trimestre saranno pubblicati venerdì della settimana prossima dalla Segreteria di Stato dell'economia (SECO). Se dopo la contrazione dello 0,2% nei primi tre mesi dell'anno risulterà un altro tasso negativo, per definizione la Svizzera si troverà in realtà in recessione.
SDA-ATS