Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01251.jsonl.gz/73

Nella notte del 17 giugno 1972 cinque uomini vengono arrestati negli uffici del Quartier Generale del partito Democratico, nel complesso alberghiero del Watergate, a Washington. Nei giorni seguenti vengono fermati altri due complici. Quello che sembrava all’inizio un banale furto con scasso si trasformerà, grazie al ruolo decisivo svolto dalla stampa, in uno dei più grandi scandali politici della storia degli Stati Uniti, che porterà addirittura alle dimissioni del Presidente Richard Nixon, il 9 agosto 1973. Molte delle notizie che fecero scoppiare lo scandalo furono scoperte e rese pubbliche da due giornalisti del Washington Post, Bob Woodward e Carl Bernstein, che da subito sentirono puzza di bruciato e che condussero per vari mesi una rigorosa e implacabile inchiesta giornalistica. Erano all’epoca due giovani reporter, rispettivamente di 28 e di 29 anni, praticamente alle prime armi; nel 1973 vinsero il premio Pulitzer e divennero in breve tempo due figure mitiche della stampa americana. Grazie anche all’efficace interpretazione di due attori popolarissimi all’epoca come Robert Redford e Dustin Hoffman, Tutti gli uomini del presidente è diventato il loro monumento cinematografico. È probabilmente ancora oggi, insieme all’inevitabile Quarto Potere, il primo film che viene in mente quando si parla di cinema e giornalismo.
Girato solo pochi mesi dopo gli eventi del Watergate, fu diretto da Alan Pakula e rimane a distanza di anni uno dei migliori film politici girati nell’America degli anni Settanta. Uno dei pregi del film è di essere concentrato esclusivamente sul lavoro giornalistico dei due protagonisti, disinteressandosi totalmente della la loro vita privata, scelta questa decisamente in controtendenza rispetto alla tradizione hollywoodiana. Nel film, infatti, Bernstein e Woodward, li si vede quasi esclusivamente mentre stanno lavorando, intenti a scrivere e a correggere i loro documentati articoli o occupati a parlare al telefono o mentre corrono trafelati da una scrivania all’altra nell’amplissima e luminosa redazione del Washington Post; all’esterno, li si vede per lo più impegnati a interrogare testimoni recalcitranti, tra i quali la loro fonte principale, la cosiddetta “Gola Profonda”, che Woodward incontra più volte nella penombra di un parking sotterraneo (solo dal 2005 si sa che il misterioso informatore era Mark Felt, all’epoca numero due dell’Fbi ). Come ha perspicacemente osservato il critico Paolo Mereghetti nel suo ineguagliato Dizionario dei film (Dalai, aggiornato nel 2011), il film di Pakula “si gioca da subito sulla contrapposizione visiva tra le sale illuminate della redazione e i bui corridoi del Potere”. Il film ha una valenza quasi documentaristica, privilegiando il racconto neutro, ancorché incalzante e ricco di suspense, dei fatti come si sono realmente svolti. Assai più della maggior parte dei film sull’argomento, Tutti gli uomini del presidente descrive realisticamente un’inchiesta giornalistica svolta a regola d’arte: cioè verificando minuziosamente le fonti, incrociando le informazioni e ricercando pragmaticamente e con coraggio la verità nei fatti, senza farsi intimidire dalle inevitabili reazioni ostili del Potere. Con queste modalità, il giornalismo lucidamente coraggioso incarnato dai due giovani e battaglieri reporter del Washington Post rappresenta un insostibuile strumento di libertà e di democrazia.
Va ricordato che solo due anni prima, nel 1974, Alan Pakula aveva già diretto un altro film incentrato su una figura di giornalista, Perché un assassinio (The Parallax View), film decisamente più pessimistico e quasi antitetico rispetto a Tutti gli uomini del presidente. A questo proposito, il regista ha dichiarato: “È stato detto che ‘The Parallax View’ distruggeva il mito dell’eroe americano; se ciò è vero, allora ‘All the President’s Men’ lo resuscita.(…). Mi è stato chiesto come ho potuto fare due film così diversi. La risposta è semplice: ‘Parallax View’ rappresenta le mie paure rispetto a quello che capita nel mondo, ‘All the President’s Men’ esprime le mie speranze”.
Þ Curiosità.
Il titolo originale del film riprende quello del libro uscito nel 1974 nel quale Woodward e Bernstein hanno raccontato la loro inchiesta. All the President’s Men fa il verso a una celebre filastrocca inglese di cui è protagonista il personaggio comico di Humpty Dumpty, ripreso anche da Lewis Carroll: “All the king’s horses and all the king’s men / couldn’t put Humpty together again”.
Il titolo del film è quindi una sarcastica allusione all’impossibilità di Nixon di tornare in sella dopo lo scandalo Watergate.