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Con una commedia intelligente e poetica, Lionel Baier si è tuffato nel cuore della rivoluzione dei garofani, che nel 1974 portò alla fine della dittatura in Portogallo, per interrogarsi sull'Europa di oggi. Secondo film di una tetralogia, "Les grandes ondes (à l'Ouest)" è stato presentato in prima mondiale al Festival di Locarno.
Aprile 1974. Due giornalisti della radio svizzera romanda vengono inviati in Portogallo per un reportage. Julie, femminista convinta, e Cauvin, grande reporter di guerra che ha perduto la memoria. Ad accompagnarli ci sono un tecnico, Bob col suo fedele Combi VW, e Pelé, giovane traduttore.
Obiettivo più o meno dichiarato: presentare un'immagine positiva della Svizzera. Pretesto: l'aiuto elvetico allo sviluppo in Portogallo.
La proposta viene dall'alto, da molto in alto. Un consigliere federale senza nome, tra il serio e il faceto, suggerisce candidamente di non annoiare il pubblico con nuove polemiche sulla centrale nucleare di Mühleberg o sul ruolo delle banche elvetiche nella Seconda guerra mondiale. «Cosa ne dice di un ritratto di un alpigiano? Oppure di un servizio sul "made in Switzerland", in uno di quei paesi meno sviluppati, ma quantomeno simpatici?».
Bio express
Svizzero di origine polacca, Lionel Baier nasce a Losanna nel 1975 e inizia a fare cinema all'età di 12 anni. Debutta alla regia nel 2000 con Celui au pasteur (ma vision personnelle des choses), documentario dedicato al padre, pastore nel Canton Vaud.
L'anno seguente in La Parade (notre histoire) documenta il primo gay pride nel cattolico canton Vallese. Con questi due film, presentati a numerosi festival, si fa conoscere al grande pubblico, per poi passare alla finzione con Garçon Stupide (2004) e Comme des voleurs (à l'est) (2006), primo film della tetralogia dedicata ai quattro punti cardinali.
Il suo terzo lungometraggio di finzione, Un autre homme (2008), in concorso a Locarno, è stato distribuito in Europa e in Canada. Nel 2010 realizza Low Cost (Claude Jutra), a sua volta presentato a Locarno, e Toulouse, mentre l'anno seguente dedica un documentario al regista svizzero Claude Goretta.
Nel 2009 Lionel Baier fonda la casa di produzione Band à part Films assieme ai cineasti Ursula Meier, Frédéric Mermoud e Jean-Stéphane Bron.
Dal 2002, è inoltre responsabile del dipartimento di cinema della Scuola cantonale d'arte di Losanna.Fine della finestrella
È su questo dialogo politicamente scorretto che si apre la commedia del regista svizzero Lionel Baier, presentata in prima mondiale sulla Piazza Grande al Festival del film di Locarno. Les grandes ondes (à l'Ouest) è il secondo episodio di una tetralogia sui quattro punti cardinali, «una sorta di cartografia delle relazioni affettive che uniscono i cittadini europei», ci spiega il regista 38enne. È un film sulla memoria, sull'identità e le radici in un'epoca cruciale per la costruzione dell'Europa. Una commedia intelligente ed esilarante, come non se ne vedevano da tempo nel panorama cinematografico elvetico.
Un tuffo nel passato per interrogare il presente
Dopo aver attraversato in lungo e in largo il Portogallo, con quei vecchi registratori che oggi fanno un po' nostalgia, Julie e Cauvin si arrendono all'evidenza: da un rubinetto e da qualche cartello ingiallito non si ricava un servizio giornalistico. I due dichiarano così forfait. Il vento della storia li porterà però nel cuore della rivoluzione dei garofani, che segna la caduta di Salazar, dopo quasi quarant'anni di dittatura.
Il film di Lionel Baier è un tuffo in un passato segnato dalla sete di una rinascita democratica, dalla fine delle grandi utopie, ma anche uno strumento per parlare del Portogallo di oggi, che definisce «insopportabilmente umiliato», e più in generale della sua visione dell'Europa.
«Da cinque anni si parla unicamente dell'Europa in termini di crisi, dimenticando che all'origine vi era un forte ideale di unione, un tentativo di evitare un'altra guerra. Oggi questi aspetti sembrano essere stati rimpiazzati da imperativi economici. È come se l'Europa non possa più essere nient'altro che un'unione monetaria». In questo senso, il film è come una «puntura fastidiosa», afferma il regista, «un modo per sottolineare che l'Europa è la soluzione e non il problema».
Musica e rivoluzione
Non è un caso, tra l'altro, che Lionel Baier abbia scelto di rappresentare lo scontro tra manifestanti e sostenitori di Salazar in chiave di commedia musicale, con un faccia a faccia tra i cattivi vestiti di nero e giovani donne dalle bandane multicolore. Il suo è prima di tutto un omaggio al cinema dell'epoca, a registi come «Mario Monicelli o Ettore Scola».
Ma è anche un tentativo di «rendere più dinamica l'idea di una rivoluzione come qualcosa che trasporta, che dà carica e in un certo senso trasforma gli individui in personaggi di finzione, perché presi nel vortice di un momento storico di cui volenti o nolenti fanno parte».
La musica inoltre è stata la chiave della rivoluzione dei garofani. La notte del 25 aprile, la radio portoghese diffuse la canzone Grândola, Vila Morena, censurata dal regime perché ritenuta comunista, segnando l'inizio della rivolta guidata dal Movimento delle Forze armate e sostenuta dal popolo. La stessa melodia che dal febbraio 2013 riecheggia per le vie del Portogallo come inno contro l'austerità.
Professione reporter
A differenza del primo film della tetralogia, Les grandes ondes (à l'Ouest) non è un film autobiografico. La sceneggiatura si ispira però a un'esperienza giornalistica che Lionel Baier ha vissuto in prima persona e ai racconti dei professionisti del mestiere.
«La Radiotelevisione svizzera mi ha invitato a partecipare a un reportage nei paesi dell'Est con due giornalisti e un tecnico. Mi ha affascinato molto la dinamica di questo viaggio: i dibattiti quotidiani tra colleghi e coi superiori, la dinamica di gruppo, la responsabilità di far conoscere altre realtà agli ascoltatori attraverso la radio. Da qui l'idea del film». Il suo è uno sguardo burlesco e allo stesso tempo onesto sul mestiere di giornalista e le sfide con le quali si è confrontati. Un tema che gli è caro e che ha già attraversato diversi suoi film.
Così la perdita di memoria di Cauvin, che non riesce più a distinguere tra realtà e immaginazione, è anche un simbolo di una libertà giornalistica che non è mai acquisita e della necessità continua di reinventarsi. «Credo che quella per l'indipendenza dei media sia una battaglia perpetua e allo stesso tempo salutare, perché permette ai giornalisti di rafforzarsi nelle loro convinzioni e di stare sempre in allerta, facendo così un lavoro migliore».
Dopo la Polonia (Comme des voleurs) e il Portogallo (Les grandes ondes), Lionel Baier partirà alla volta dell'Italia e della Gran Bretagna per terminare la sua cartografia dell'Europa vista dal centro. Impossibile sapere cosa ci racconterà dal Sud… ma una cosa è certa: «L'Italia degli anni Cinquanta e Sessanta ha avuto un ruolo fondamentale nella storia del cinema. È un cinema che ammiro molto e per questo ammetto di essere già un po' angosciato all'idea di dovermi confrontare con questi grandi registi. D'altronde si sa… non sono un tipo coraggioso».
Ritratto di Lione Baier, realizzato dalla SSR per la serie CINEMAsuisse
Lo sapevate che?
La commedia di Baier vede la partecipazione, in ruoli minori, di alcuni registi e amici. Jean-Stéphane Bron, che sarà in Piazza Grande con "L'expérience Blocher", interpreta il direttore della radio romanda Monsieur Roulet, mentre Ursula Meier e Frédéric Mermoud fanno una breve apparizione nelle vesti di reporter belgi.
Da notare la magistrale interpretazione degli attori principali: Valérie Donzelli (Julie), Michel Vuillermoz (Cauvin), Patrick Lapp (Bob) e Francisco Belard (Pelé).
Anche durante la conferenza stampa vi sono stati momenti di comicità: «Le riprese sono state un inferno, ha spiegato Patrick Lapp. Siamo stati diretti da un tiranno, che ci costringeva a svegliarci in piena notte per ripetere le battute e a fare 200 metri a nuoto ogni mattina. Ma se Baier dovesse fare un altro film senza di me, giuro che gli taglierò le gambe».Fine della finestrella
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