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Per venire incontro all'industria delle armi e delle munizioni, confrontata con difficoltà di vendita all'estero e conseguente perdita di posti di lavoro, il Consiglio federale intende allentare le limitazioni alle esportazioni di materiale militare. Lo ha fatto sapere lo stesso governo rispondendo a una mozione proveniente da una commissione del Consiglio degli Stati.
Dal 2008 le imprese belliche elvetiche non possono più vendere armi a paesi come l'Arabia Saudita o il Pakistan. L'export è vietato nelle nazioni in cui i diritti umani sono violati in modo grave e sistematico. Una prassi restrittiva che il Consiglio federale ha sottolineato anche nel 2009, durante la campagna contro l'iniziativa per il divieto d'esportazione di materiale bellico.
Ora l'esecutivo cambia posizione e si allinea a quanto chiesto dalla Commissione della politica di sicurezza (CPS) degli Stati, che ha auspicato regole non più severe di quelle vigenti in paesi simili quali la Svezia e l'Austria. Per il governo si tratta di preservare un comparto industriale importante anche per difesa nazionale.
La mozione presentata dalla CPS chiede che ogni caso sia valutato singolarmente: gli Stati problematici non sarebbero quindi più esclusi in modo generalizzato. Il materiale potrebbe ad esempio essere esportato in nazioni dove la situazione dei diritti dell'uomo è insufficiente: sarebbe solo necessario che i beni in questione non possano servire a compiere violazioni dei diritti umani.
La mozione, che il governo propone quindi di approvare, sarà trattata dal Consiglio degli stati nella sessione autunnale.
SDA-ATS