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L'Iran ha detto oggi di avere arrestato "30 spie che lavoravano per gli Stati Uniti". Secondo un comunicato del ministero dell'intelligence di Teheran, letto dalla televisione di Stato, gli arrestati fornivano informazioni alla Cia, che le raccoglieva "dalle ambasciate americane negli Emirati Arabi Uniti, in Turchia e in Malaysia". Secondo lo stesso comunicato, il controspionaggio iraniano "ha identificato 42 agenti della Cia in diversi paesi".
Secondo il ministero dell'intelligence iraniano, i servizi segreti americani avevano costituito "una sofisticata rete di spionaggio e sabotaggio" che si serviva delle informazioni raccolte da iraniani che entravano in contatto con i consolati statunitensi in altri paesi della regione con l'offerta di "visti, permessi di residenza e opportunità di studio e di impiego".
Le autorità iraniane hanno detto che oggetto dell'attenzione dello spionaggio americano erano in particolare "le università e i centri di ricerca, il programma per l'energia nucleare, le industrie dell'aeronautica e della difesa, i settori delle biotecnologie, del petrolio, del gas, gli aeroporti, le reti di telecomunicazioni e il settore bancario".
Il ministero dell'intelligence ha quindi avvertito i cittadini iraniani perché siano "prudenti circa ogni contatto riguardante offerte di istruzione, di lavoro, di visti" per l'estero e anche a possibili "sondaggi condotti per via telefonica senza credenziali attendibili".
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