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LOS ANGELES - È stata un fiume in piena Britney Spears nell'udienza ottenuta mercoledì per discutere della sua tutela. In un intervento di poco più di venti minuti, la 39enne ha chiesto alla giudice, Brenda Penny, che la misura di controllo sulla sua vita e le sue finanze sia annullata senza una nuova valutazione psichiatrica e ha confessato di meditare di fare causa al suo tutore, il padre Jamie: «Dovrebbe essere in prigione». A tratti agitata ma complessivamente molto lucida, nel lungo sfogo in collegamento video la cantante americana è stata interrotta a due riprese dalla giudice, che le ha chiesto di parlare più piano perché il verbalizzatore potesse registrare accuratamente le sue parole.
«Non vengo in tribunale da molto tempo perché non penso di essere stata ascoltata affatto quando sono venuta l'ultima volta», ha esordito la 39enne, che da 13 anni vive sotto la tutela del padre Jamie coadiuvato da un tutore professionista dopo alcune manifestazioni di problemi psichiatrici. «L'ultima volta che ho parlato con lei ed è stata semplicemente mantenuta la tutela, con mio papà dentro, mi ha fatta sentire come se fossi morta. Come se non contassi. Come se lei pensasse che stessi mentendo», ha aggiunto.
A suo avviso il padre Jamie, 68 anni, «adora al 100'000%» tenerla sotto controllo. Britney ha spiegato di non aver parlato prima e di non averlo fatto pubblicamente perché anche il suo avvocato le aveva consigliato discrezione su alcuni punti e perché temeva di non essere creduta. Si è detta quindi contenta che l'udienza fosse pubblica.
«Voglio che la tutela sia annullata senza essere di nuovo valutata» psicologicamente, ha ribadito a più riprese la cantante, che ha sostenuto di aver fatto ricerche in merito e assicurato che molti giudici fanno a meno di questo strumento per prendere le loro decisioni. A suo avviso, a impedire questo passaggio è la sua famiglia, che continuerebbe a insistere perché lei resti sotto tutela.
Il fatto che lei sia una professionista che organizza da sola i propri spettacoli, guadagna soldi e con questi ultimi paga persino le persone preposte a controllarla e a limitarla basterebbe a provare che è capace d'intendere e di volere. «Voglio cambiamenti e voglio che i cambiamenti vadano avanti. Me li merito», ha affermato.
«Signora, io non sapevo che si potesse presentare una mozione per annullare la tutela, mi dispiace per la mia ignoranza, ma onestamente non lo sapevo», ha aggiunto rivolgendosi alla giudice e precisando che è proprio la fine della tutela e la riduzione da tre a una delle sedute di psicoterapia settimanali quello che vuole. Ma non solo: «Voglio potermi sposare e avere un bambino», ha rivelato la 39enne, che ha già due figli di 14 e 15 anni con l'ex marito Kevin Federline ed è fidanzata da cinque anni con il 27enne Sam Asghari, un personal trainer.
A impedirle di rimanere incinta, ha confessato, è una spirale, che i responsabili della sua tutela non vogliono che lei si faccia asportare: «Voglio che sia rimossa perché possa provare ad avere un altro bambino, ma questa cosiddetta "squadra" non mi lascia andare dal dottore per estrarla perché non vogliono che abbia bambini», ha denunciato. «Di base questa tutela mi fa molto più male che bene - ha aggiunto -. Merito di avere una vita. Voglio 2-3 anni di pausa per fare quello che voglio fare».
Britney ha a più riprese definito la tutela che la tiene legata e i trattamenti psichiatrici ricevuti contro la sua volontà come «abusivi» e minacciato azioni legali. «Mi piacerebbe fare causa alla mia famiglia, a essere completamente onesta con lei - ha annunciato -. Voglio essere ascoltata». E ancora: «Mio papà e chiunque sia coinvolto in questa tutela, i miei manager, che hanno avuto un grande ruolo nel punirmi quando ho detto "no", dovrebbero essere in prigione».
Punto di rottura per Britney è stato in particolare un trattamento psichiatrico di quattro mesi in una struttura riabilitativa a Berverly Hills che le è stato imposto nel 2019, dopo una serie di spettacoli annullati a Las Vegas. Quando il padre gliel'ha annunciato, la 39enne ha spiegato di aver pianto al telefono «per un'ora»: «Lui ha adorato ogni minuto», ha denunciato.
Nel centro terapeutico, la cantante era impegnata tutti i giorni in attività terapeutiche, «sette giorni alla settimana, nessun giorno libero» per 10 ore al giorno, ha indicato. «Non è divertente. Specialmente quando non puoi andartene», ha sottolineato. Nella struttura, gli operatori l'avrebbero inoltre tenuta sotto controllo ogni giorno, anche quando si cambiava «nuda»: «Il mio corpo non aveva privacy», ha sostenuto.
A pesarle sono anche i trattamenti farmacologici che le sarebbero stati imposti contro la sua volontà in quel periodo. In particolare il litio, impiegato per trattare il disturbo bipolare. «È una medicina molto forte e completamente diversa da quelle a cui ero abituata» da cinque anni, ha lamentato. «Mi sentivo ubriaca, non riuscivo nemmeno ad avere una conversazione con mia mamma o mio papà su niente», ha aggiunto.
A controllare la terapia c'erano sei infermieri che le facevano visita a casa o stavano nella sua abitazione con lei e la monitoravano. «Non mi lasciavano prendere l'auto per andare da nessuna parte. Per un mese. Non solo la mia famiglia non ha fatto un dannato niente, mio papà era completamente d'accordo. Tutto quello che mi succedeva doveva essere approvato da mio papà. Lui è quello che ha approvato tutto questo», ha dichiarato la 39enne.
Nella sua deposizione, la cantante americana ha confermato infine i timori di chi da anni chiede la fine della sua tutela, come i tanti fan che fanno parte del movimento #FreeBritney, "Liberate Britney", presenti anche mercoledì davanti al tribunale di Los Angeles in cui si teneva l'udienza. Per tutto questo tempo Britney fingeva di stare bene: «Dopo che ho mentito e ho detto a tutto il mondo che sto bene e sono felice: è una bugia», ha confessato. «Mi sono detta che, se lo avessi ripetuto abbastanza, sarei magari potuta diventare felice. Negavo tutto, ero scioccata, sono traumatizzata», ha aggiunto.
«Ora posso dirlo: non sono felice, non riesco a dormire, sono così arrabbiata, è folle. E sono depressa», ha affermato.« Piango ogni giorno e la ragione per la quale glielo sto dicendo è perché non penso che lo Stato della California possa avere tutto questo scritto nei documenti processuali e non aver fatto assolutamente niente», ha continuato.
In una presa di posizione, il padre di Britney si è detto «dispiaciuto» per la situazione della cantante. «È dispiaciuto di vedere sua figlia soffrire e provare tanto dolore», ha indacato l'avvocata del 68enne, Vivian Thoreen. «Il signor Spears ama sua figlia e lei gli manca molto», ha aggiunto. Secondo People, Jamie Spears riceve 16'000 dollari al mese per la sua attività di tutore della figlia, oltre a una percentuale sui contratti che la 39enne conclude.