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Memoria di ferro, una vera patologia
Si tratta della sindrome ipermnestica e ne sono affette alcune decine di persone al mondo
Non un semplice cervello ma una sorta di videocamera sempre attiva, che registra e incamera attimo per attimo ogni giorno della propria vita: è la situazione di chi soffre della sindrome ipermnestica, appena qualche decina di persone al mondo.
La sindrome riguarda quegli individui che possiedono una memoria autobiografica superiore, tale da permettere il ricordo di gran parte degli eventi vissuti nella propria vita.
Chi ne è affetto riesce a ricordare dettagliatamente quasi ogni dettaglio della propria vita, così come gli eventi pubblici che abbiano per un significato personale. I ricordi vengono descritti come associazioni incontrollabili e vivide rappresentazioni, ‘viste nella testa’, del giorno in questione ed emergono inconsapevolmente e senza esitazione.
Tuttavia gli ipertimesici sono inclini a perdersi nei ricordi, manifestando difficoltà a partecipare alla vita presente e a programmare quella futura e i ricordi vengono descritti come estenuanti e incontrollabili. Inoltre, la difficoltà di memorizzazione volontaria non permette buoni risultati nei test di memoria; la memoria eccezionale non aiuta quindi durante gli studi, rendendo gli ipertimesici studenti nella media.
Altro aspetto collaterale è che insieme ai ricordi rimangono anche le sensazioni di imbarazzo legate a specifici momenti o il dolore per una grave perdita, che riemergono costantemente, sotto forma di dolorosi flashback. Casi in cui il tempo che passa e la capacità di dimenticare sarebbero invece una vera benedizione.
Dei ventuno casi documentati di sindrome ipermestica (o ipertimesia) il più famoso rimane quello che viene considerato il primo, quello di Jill Price, una donna statunitense di 49 anni, riportato originariamente da ricercatori dell’University of California, Irvine: la paziente ricordava ogni giorno della sua vita a partire dal 5 febbraio del 1980, quando aveva quattordici anni.
Nei primi anni 2000, Jill contattò via mail il neurobiologo ed esperto di memoria Jim McGaugh sostenendo di ricordare perfettamente ogni singola cosa accadutale dall’età di 14 anni.
La donna ricordava ogni singola data in cui è caduta la Pasqua dal 1980; sapeva che la sera del 19 ottobre 1979 aveva mangiato una zuppa; e a distanza di tempo elencò con esattezza tutte le date degli appuntamenti che aveva avuto con McGaugh in laboratorio. Un diario tenuto dalla stessa Jill servì a verificare molti dettagli dei suoi racconti. I test che seguirono confermarono le sue affermazioni.
Per lo studio del suo caso sono stati utilizzati test di memoria, valutazione della lateralizzazione, studio della capacità di linguaggio e di calcolo e delle funzioni motorie e sensitive, oltre al test del quoziente d’intelligenza. Numerosi test domanda-risposta sono stati effettuati per valutare le sue capacità mnestiche, pertinenti a dati ed eventi specifici della storia.
Quello che da allora si è scoperto grazie ad altri casi esaminati, è che l’unico tipo di memoria che appare eccezionale in queste persone è però quella autobiografica: infatti se gli si chiede di ricordare una lista di parole o una particolare sequenza, gli ipertimesici non ottengono risultati migliori rispetto a chiunque altro. La differenza sta nella capacità di fermare ricordi personali nel tempo, quando nella gente comune iniziano invece a sbiadire. Il segreto è dunque nel modo in cui l’informazione è trattenuta.
La differenza potrebbe farla una rete più intensa di connessioni cerebrali tra i lobi frontali (coinvolti nel pensiero analitico) e l’ippocampo, una struttura fondamentale nella codifica dei ricordi.
Tuttavia potrebbe trattarsi di una conseguenza, e non della causa, della sindrome ipermnestica. In ambiente medico la sindrome è anche nota con l’acronimo HSAM, dall’inglese Highly Superior Autobiographical Memory. Descritta nel 2006, deve la sua etimologia ai termini in lingua greca iper (eccessivo) e thymesis (ricordare).