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Per un punto Martin perse la cappa
Questa espressione viene usata solitamente per indicare la perdita di qualcosa di importante a cui teniamo particolarmente, dovuta a una distrazione o a una disattenzione. Ci fa riflettere su come una minuzia o un banale errore possa cambiare la vita a chi stava per raggiungere un obiettivo, o possa incidere e modificare il corso della storia.
Esistono diversi pareri riguardo al perché un certo Martino perse la cappa, più comunemente detto mantello. L’ipotesi più accreditata risulta essere quella del punto inteso come segno di punteggiatura. Pur piccolo che sia è fondamentale piazzarlo nel punto giusto onde evitare fraintendimenti, come pare capitò a Fra Martino. Quest’ultimo era priore di un importante monastero e i suoi superiori lo incaricarono di scrivere sul portone d’ingresso la seguente frase di benvenuto: “Porta patens est. Nulli claudatur honesto” ovvero: “La porta sia aperta. A nessuno onesto si chiuda”. Purtroppo per pura sbadataggine Martino spostò il punto e così la frase assunse tutto un altro significato: “Porta patens est nulli. Claudatur honesto” cioè: “La porta sia aperta a nessuno. Si chiuda all’onesto”.
Un punto aveva ribaltato il senso della frase e le conseguenze furono drastiche, tanto da non limitarsi alla figuraccia, perché il povero Martino per ordine dei superiori – che si sentirono offesi per quella frase ingiuriosa che andava contro ogni forma di protettiva carità cristiana – venne sollevato dalla carica di abate e dovette abbandonare la famosa cappa…
Qual è la morale? Che a volte basta un niente (o meglio: un punto) per provocare un vero e proprio disastro!!