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Assai performante dal punto di vista imprenditoriale, Swatch sarebbe carente dal profilo del buon governo d'impresa, con il potere concentrato in seno alla famiglia Hayek e profonde lacune sul fronte della trasparenza: è quanto sostengono diversi azionisti di peso, Ethos in primis, che invitano l'assemblea generale di dopodomani a non rieleggere gli attuali consiglieri di amministrazione. Una proposta che - tenuto conto dei numeri in campo - quasi certamente non sarà seguita.
"Swatch è una delle ultime società a prevedere l'elezione in blocco di tutti i membri del consiglio di amministrazione per un periodo di tre anni", ha spiegato all'ats Dominique Biedermann - direttore di Ethos, organizzazione ginevrina che consiglia oltre 140 casse pensioni e fondazioni - confermando una notizia pubblicata ieri da "Schweiz am Sonntag".
Visto che non è possibile pronunciarsi individualmente su ciascun candidato Ethos, la società americana di consulenza per azionisti ISS, l'amministratore patrimoniale di Zugo Z-Capital e l'associazione svizzera di azionisti Actares raccomandando di votare no alla riconferma dell'attuale Cda. L'idea è di lanciare un segnale. Secondo Biedermann Swatch dovrà peraltro presto conformarsi alla pratica dell'elezione annuale e individuale che sarà prevista dalla legge d'applicazione all'iniziativa Minder, accolta in marzo dal popolo.
I vertici di Swatch possono però dormire sonni tranquilli: la famiglia Hayek controlla oltre il 48% dei voti e la quota dei critici - "probabilmente fra il 10 e il 20%"- non sarà divulgata, perché il gruppo orologiero non pubblica abitualmente i dettagli di questi tipi di scrutinio, spiega Biedermann.
Una mancanza di trasparenza viene rilevata anche per quanto riguarda le remunerazioni: non vi è alcun voto consultivo al riguardo, contrariamente a quanto è ormai il caso per tutte le altre società quotate nell'SMI, l'indice principale della borsa svizzera.