Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01219.jsonl.gz/332

Un anno fa, di questi tempi, spingevo mia madre su una sedia a rotelle per i viali in ghiaia del cimitero. Arrivati davanti alla tomba dei suoi genitori disse "Ci vediamo presto mamma". E poi: "L'anno prossimo Andrea io voglio le rose, perché quello che arriva è l'ultimo Natale che passeremo insieme." Ritornerai un giorno mamma. E quel giorno riusciremo a chiederci scusa.
Mia madre adorava Bruno Lauzi, così come lo adorano Ste e Veronica, due amici e compagni fondamentali nella mia vita che per vari motivi non vedo da anni. Mia madre era stonatissima ma quando cantava "Ritornerai" non so perché ma diventava sempre intonata.
Trenta metri più in là da dove è seppellita mia madre c'è la tomba di Flavio, il presidente della Cooperativa Sociale dove fui inserito nel 1999. Un uomo straordinario al quale devo praticamente tutto. Stroncato pure lui da un tumore. L'uomo più buono che io abbia mai conosciuto. L'uomo che quando mi passava accanto mi posava la sua mano sulla spalla e poi mi scompigliava i capelli. Che aveva sempre una parola buona per tutti. Sempre la voglia di ascoltare e di farsi carico del dolore altrui. Gli piaceva la musica francese. Non sono andato al suo funerale perché sarei crollato.
Ci sono giorni dove tutto il dolore che ho dentro supera il livello di guardia e mi abbandono al suo scorrere.
Non c'è niente che possa contenerlo.