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In Italia era stato condannato per rapina ed era stato oggetto di un DASPO (divieto di accedere a manifestazioni sportive) a seguito di eventi violenti accaduti nel 2010. In Ticino era indagato per truffa, falsità in documenti e contravvenzione alla legge federale sull’assicurazione infortuni. Eppure un cittadino italiano pretendeva il rilascio dell’autorizzazione per lavorare come agente di sicurezza in Ticino. Il Tribunale federale, con sentenza pubblicata oggi, ha però respinto il ricorso dell’uomo, ritenendolo “manifestamente infondato”.
La richiesta di autorizzazione era stata presentata nel maggio 2017. La polizia cantonale l’aveva respinta, in virtù dei precedenti in Italia nonché dell’inchiesta aperta in Ticino a carico dell’uomo. Era inoltre emerso che dal 2011 al 2015 l’aspirante agente di sicurezza era stato in cura da uno psichiatra e che in quel periodo aveva dovuto assumere psicofarmaci.
Il cittadino italiano ha contestato la decisione della Polizia dapprima davanti al Consiglio di Stato, poi al Tribunale cantonale amministrativo. Entrambe le volte invano. Nel settembre scorso ha quindi presentato ricorso al Tribunale federale, chiedendo l’annullamento della sentenza cantonale e il rilascio dell’autorizzazione per lavorare come agente di sicurezza in Ticino.
Ma anche i giudici federali hanno evidenziato che “i precedenti a carico del ricorrente bastano a dimostrare che egli non presenta sufficienti garanzie per un corretto adempimento delle sue attività, sia perché denotano un carattere violento sia perché, avendo di nuovo interessato le autorità penali, provano che è propenso a delinquere”. Essi hanno quindi respinto il ricorso dell’uomo, ponendo a suo carico le spese giudiziarie di 800 franchi.