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L'alto livello dei prezzi in Svizzera è solo in misura marginale una conseguenza dell'isolamento dall'Ue e rispecchia in primis il benessere e la prosperità del paese. Lo sostiene un'analisi di Credit Suisse, secondo la quale persino nel caso di un'adesione della Confederazione all'Unione europea non sarebbe d'aspettarsi un crollo generalizzato dei prezzi.
La Svizzera presenta attualmente il secondo livello più alto dei prezzi dell'Europa: solo la remota Islanda è ancora più cara, spiegano gli economisti della banca in un contributo nella pubblicazione trimestrale "Monitor Svizzera". Al terzo posto figura la Norvegia (paese come i due precedenti fuori dall'Ue), al quarto e al quinto Danimarca e Svezia, che non aderiscono all'Eurozona.
Negli ultimi due decenni i livelli dei prezzi tra i singoli paesi dell'Ue si sono effettivamente allineati, come sarebbe prevedibile su un mercato interno. Secondo gli esperti di Credit Suisse, oltre che all'apertura del mercato la convergenza dei livelli dei prezzi è verosimilmente dovuta anche al livellamento economico dei paesi. Prova ne è che i livelli tariffari sono lievitati tendenzialmente con maggior vigore nei paesi che hanno fatto il loro ingresso nel mercato interno nel solco dell'allargamento a est dell'UE.
Stando alle stime di Credit Suisse, da soli i due fattori d'influenza "crescita economica" e "tasso di cambio" spiegano più della metà delle differenze che intercorrono nelle dinamiche dei prezzi dei paesi dell'Unione europea.
Per farsi un'idea di cosa significherebbe per il livello dei prezzi in Svizzera un'ulteriore apertura della Confederazione verso il mercato unico dell’Ue gli economisti hanno eseguito un raffronto dettagliato dell'evoluzione dei prezzi nazionale con quella dei paesi geograficamente ed economicamente simili dell'Eurozona, ovvero Germania, Austria e Paesi Bassi.
Le analisi evidenziano che dal 1999 il rialzo dei prezzi in Germania e Austria è stato rispettivamente di 9 e 3 punti percentuali inferiore rispetto a quello nella Confederazione, anche depurando il rincaro dagli effetti dell'apprezzamento del franco e tenendo opportunamente conto delle diverse evoluzioni economiche. Ciò indica una certa attenuazione della dinamica dei prezzi ad opera del mercato unico dell'Ue. Per contro, il fatto che il livello dei prezzi così depurato nei Paesi Bassi sia aumentato di 1,5 punti percentuali in più rispetto alla Svizzera sembra confutare di nuovo questa ipotesi.
Conclusione? "In linea generale un'ulteriore apertura della Svizzera verso il mercato unico dell'Unione europea avrebbe ricadute positive per i consumatori, ma un drastico crollo dei prezzi non sarebbe prevedibile", afferma Oliver Adler, capoeconomista Svizzera di Credit Suisse, citato nella pubblicazione.