Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/150680

<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di presentare un rapporto che esponga in modo preciso gli effetti del nuovo diritto del cognome sulle scelte effettuate in particolare dalle donne.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Come già indicato nella risposta all'interpellanza Ruiz 14.3521 del 19 giugno 2014, non sono disponibili statistiche sul cognome scelto in occasione del matrimonio o della registrazione dell'unione domestica. Secondo stime basate sulle iscrizioni nella banca dati del movimento naturale della popolazione, per i matrimoni contratti nel 2013 (circa 39 800) e nel 2014 (circa 40 800) risulta che in circa il 24 per cento dei casi la donna ha conservato il proprio cognome, mentre in circa il 71 per cento ha preso quello del marito. Negli anni 2001-2012, in media circa il 71 per cento delle donne ha preso il cognome del marito, mentre circa il 20 per cento ha anteposto il cognome del marito al proprio cognome. Dall'introduzione del nuovo diritto del cognome non risulta pertanto alcun aumento delle donne che, in occasione del matrimonio, hanno adottato il cognome del marito.</p><p>La valutazione chiesta dall'autrice del postulato appare per il momento prematura e inopportuna sul piano politico. L'esperienza insegna infatti che occorre attendere almeno cinque anni dall'entrata in vigore prima di poter analizzare in maniera attendibile una revisione di legge. Nel presente caso sarebbe preferibile attendere ancora più a lungo per dare tempo alla popolazione di abituarsi alla nuova regola secondo cui il matrimonio non influisce più sul cognome dei coniugi.</p><p>Il legislatore ha rinunciato consapevolmente alla possibilità di scegliere il doppio cognome al momento del matrimonio. Non è pertanto opportuno mettere in discussione tale decisione ad appena due anni dall'entrata in vigore del nuovo diritto del cognome.</p><p>Non è possibile ottenere le informazioni richieste nel postulato senza interferire in maniera inammissibile nella sfera privata delle persone che desiderano sposarsi. Occorrerebbe infatti chiarire se la donna si è sentita costretta a prendere il cognome del marito a causa dei figli già nati o se ha preso tale decisione in tutta libertà.</p><p>Va infine segnalata la possibilità di iscrivere, su richiesta, il nome del rappresentante legale nel documento d'identità di un minorenne, il che permette di dimostrare senza problemi il legame tra madre e figlio anche se portano cognomi diversi.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.