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La nuova politica parchista ha un distinto e chiaro ente promotore, ispiratore ideologico a livello mondiale, l’influente e potente Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN). Questa organizzazione mondiale conta membri proveniente da 82 paesi e circa 16000 esperti suddivisi in commissioni. L’obiettivo principale dichiarato dell’organizzazione è:
influenzare, incoraggiare e assistere le società del mondo al fine di conservare l’integrità e la diversità della natura e di assicurare che qualsiasi utilizzo delle risorse naturali sia equo ed ecologicamente sostenibile
Sicuramente siamo di fronte ad un’organizzazione che ha condotto e sta conducendo buone iniziative per i suoi lodevoli e nobili obiettivi di salvaguardia ambientale a livello mondiale. Nonostante ciò, è stata rilevata e dimostrata una certa criticità per gli aspetti di spopolamento indotto tramite i parchi nazionali (PN), ad esempio nel PN del Serengeti e nell’area protetta Ngorongoro. Nel 2017 è stata inoltre dimostrata la correlazione tra spopolamento e PN tramite lo studio spagnolo “Local people unprotected by protected (depopulated) natural areas: the case of Sierra Norte Guadalajara” di cui proponiamo qui la conclusione.
L’ideologia di base IUCN é basata su una chiara visione estremista della questione, la precedenza assoluta é accordata agli aspetti naturalistici a discapito delle attività umane e delle comunità presenti nelle aree naturali.
Nel lontano 1969, IUCN dichiarava al congresso di New Delhi la definizione delle linee guida a livello mondiale per le zone protette. Con la successiva pubblicazione definitiva un decennio più tardi del documento principe, nel 1978 entrò in vigore la definizione delle zone protette, attestato nel quale furono inserite le cinque categorie di aree protette previste, i criteri e gli obiettivi per le varie classi di protezione. In particolare sanciva per i parchi nazionali (categoria 2) tra le varie cose che:
le alte autorità competenti delle nazioni che ospitano parchi nazionali, devono fare il necessario per prevenire o eliminare dove possibile lo sviluppo o l’occupazione in tutta l’area per far rispettare, efficacemente, il rispetto di caratteristiche ecologiche, geomorfologiche o estetiche che hanno portato all’istituzione del parco (vedi documento pag. 14-15).
Fu adottata una decisa tecnica talebana di conservazione. La presente regolamentazione rimase in vigore fino al 1993 anno in cui il testo subì una revisione. Successivamente in una documentazione IUCN del 1998 si trova così riportata:
eliminare e successivamente impedire lo sfruttamento o l’occupazione ostile ai fini della designazione (vedi documento pag.52).
Inoltre veniva menzionata la difficoltà nei paesi europei a causa dell’alta antropizzazione, di creare nuove aree di categoria 1, 2 (parchi nazionali) e 4. Cosa comprensibilissima visti i criteri restrittivi e poco o non adatti specialmente alla nostra regione. Come pure:
nel caso di paesaggi modificati dall’uomo, il prerequisito è che lo sfruttamento della terra venga interrotto su gran parte dell’area e che i processi ecologici possano essere avviati senza ostacoli. L’obiettivo della gestione dovrebbe essere quello di interrompere lo sfruttamento per quanto possibile: se non ora, entro il medio termine. (vedi documento a pagina 15)
Queste modifiche degli anni novanta, segnarono la svolta per l’istituzione dei parchi “moderni” che nacquero dagli anni 2000 in poi. Precisamente venne introdotta una sesta classe di protezione, ma soprattutto venne modificato l’aspetto più critico di tale normativa citata in precedenza. Di seguito fu ancora ritoccata la dicitura per rendere il tutto più appetibile e nascondere i reali obiettivi, prese una connotazione più velata con la definizione di:
escludere lo sfruttamento o l’occupazione ostile ai fini della designazione della zona
Una definizione che comunque lascia spazio ad una vasta interpretazione: come può essere chiaramente definita un’occupazione ostile?
Successivamente la descrizione venne ulteriormente modificata ed impostata come la ritroviamo scritta oggigiorno nella documentazione IUCN (che riprendiamo dal sito dell’organizzazione), di cui riportiamo i dettagli essenziali:
- obiettivo primario: proteggere la biodiversità naturale con la sua struttura ecologica sottostante, sostenere i processi ambientali e promuovere l’educazione e la ricreazione.
- bisogna tenere conto delle esigenze delle popolazioni indigene e delle comunità locali, compreso l’uso delle risorse di sussistenza, nella misura in cui esse non incidano negativamente sull’obiettivo primario di gestione.
- le aree di categoria 2 dovrebbero essere maggiormente protette laddove le funzioni ecologiche e la composizione delle specie autoctone sono relativamente intatte; i paesaggi circostanti possono avere diversi livelli di consumo o usi non consumativi, ma dovrebbero idealmente servire da respingente per l’area protetta.
Va rimarcato come nel percorso evolutivo della normativa venga sempre e comunque mantenuta, anche se smussata rispetto alla situazione iniziale, una decisa componente protezionistica della risorsa ambientale anteposta all’interesse delle popolazioni toccate dai parchi nazionali.
– Domanda A1: i dichiarati obiettivi di promozione demografica del PNL sono in totale disaccordo con la politica ostacolativa e restrittiva della categoria “parco nazionale”, quindi la scelta di volerlo istituire nella regione del Locarnese è da considerarsi totalmente errata. Perché si è continuato a percorre questo vicolo senza uscita?
– Domanda A2: quanto esplicitato nella domanda A1 è da ritenersi strettamente collegato ad un puro fattore finanziario per la gestione dell’amministrazione dell’ente parco. Sembra ampiamente sottintesa la motivazione che per anteporre gli interessi economici dei fautori e dei collaboratori interni dell’ente parco, specialmente in previsione dei maggiori sforzi e delle lunghe tempistiche per le fasi di studio preliminare e per la realizzazione del progetto (15 anni!!), non siano stati portati avanti gli interessi reali della popolazione. Ci stiamo sbagliando?
– Domanda A3: vista l’ampia e inoppugnabile documentazione allegata a sostegno dell’intenzione celata di spopolamento e d’abbandono delle attività tradizionali rurali di IUCN, assecondando tali intenzioni dobbiamo considerarci compiacenti beneficiari di questa politica di esproprio indiretto oppure semplicemente ottusi, ignari e poco lungimiranti vittime sacrificali di questo piano di allontanamento dell’uomo dalla natura per mezzo di false promesse?
Lasciamo a chi legge il compito di valutare le chiarissime intenzioni di intromissione da parte di questa losca associazione internazionale nelle sfere decisionali e normative delle nostre istituzioni. Una cospirazione che punta a rendere l’uomo, spettatore pagante di uno spettacolo in cui era attore co-protagonista, ma nel quale IUCN punta a ridurne il ruolo a facchino di post-produzione.