Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01173.jsonl.gz/119

I 7 classificatori e 20 dossier sulla P-26 persi dal Dipartimento federale della difesa sono definitivamente scomparsi e non potranno più essere recuperati. La Delegazione delle commissioni della gestione delle Camere federali non ha potuto che prenderne atto e deplora che i vertici militari non abbiano potuto ritrovare tutti i documenti dell'inchiesta amministrativa condotta nel 1991 dal giudice istruttore neocastellano Pierre Cornu. Un'indagine che si era concentrata anche sui rapporti tra l'organizzazione segreta elvetica che avrebbe dovuto organizzare la resistenza in caso di invasione del Patto di Varsavia e quelle analoghe estere, come l'italiana Gladio. Lo scorso aprile il Consiglio federale aveva deciso di pubblicare una versione anonimizzata del rapporto secretato nel 1991 (la versione completa conservata all'Archivio federale sarà protetta fino al 2041).
L'organo di sorveglianza parlamentare ha così archiviato i suoi lavori sul tema. Il 20 dicembre 2018 l'amministrazione ha versato all'Archivio federale tutti i documenti concernenti la P-26 che aveva potuto raccogliere. Questi includono la lista dei nomi dei membri dell'organizzazione segreta, si legge nel rapporto annuale della delegazione pubblicato all'inizio della settimana.
Le carte risalgono agli anni 1990. Il Progetto 26 era stato elaborato nel 1979, senza l'avallo del Parlamento, in piena Guerra fredda. La sua esistenza era poi venuta alla luce nell'ambito della vicenda delle schedature nel 1990. Nello stesso anno il Consiglio federale ne decretò la dissoluzione.
La testimonianza di un ticinese a Modem
La definitiva perdita dei documenti - imbarazzante per le autorità e seccante per gli storici - sarà al centro della puntata di Modem di lunedì (in onda alle 08.20 su ReteUno) che proporrà anche la testimonianza di un ticinese, reclutato nella P-26 nel 1980 al Ristorante delle Alpi al Monte Ceneri. Ne potete ascoltare un estratto in testa a questa pagina. Ospiti anche lo storico poschiavino Sacha Zala, direttore dell’edizione dei Documenti Diplomatici Svizzeri, il politologo Hervé Rayner, professore all'Università di Losanna e la redattrice di Rete Due Barbara Camplani che da tempo segue la vicenda.
La P-26 contava 400 membri ripartiti in 80 cellule locali disseminate in tutta la Svizzera. Una pagina di storia svizzera alla quale è dedicato anche un museo della resistenza svizzera 1940-1990 con apertura limitata gestito dall'associazione Pro Castellis. Si trova a Gstaad nell’ex bunker dell’esercito Schweizerhof che era usato dall'organizzazione segreta.