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<h2>SubmittedText<h2><text><p>Nella "NZZ am Sonntag" del 29 maggio 2005, a pagina 15, c'è una lunga intervista alla cancelliera federale, signora Annemarie Huber-Hotz, sul tema dell'insufficiente presenza dei rappresentanti della Svizzera latina nell'amministrazione federale.</p><p>Secondo la cancelliera, la decisione del Consiglio federale di mercoledì 25 maggio 2005 - secondo la quale in futuro, a parità di qualifiche e competenze, si dovrà fare in modo di nominare più rappresentanti della Svizzera romanda e della Svizzera italiana - appare difficile da applicare; questo anche per il ragionamento seguente: "cosa significa uguali qualifiche? Spesso uno svizzero tedesco rappresenta la nomina ideale."</p><p>Alla domanda come mai ciò sia così, la signora Annemarie Huber-Hotz risponde con un insieme di amenità ("gli svizzeri tedeschi traslocano più facilmente a Berna .... per un Ginevrino o un Luganese l'impegno mentale è maggiore .... deve adattarsi ad un nuovo ambiente") e qualche pregiudizio che rasenta la stigmatizzazione di tutto un gruppo di persone.</p><p>Ciò avviene quando ella afferma: "Ho constatato che le persone appartenenti alle minoranze linguistiche spesso hanno troppa poca pazienza per fare carriera nell'amministrazione e raggiungere il necessario grado di notorietà. Quando si deve procedere alla nomina di un funzionario in un'alta posizione, spesso non ci sono Romandi o Ticinesi che godono di tale notorietà."</p><p>Fin qui la traduzione delle dichiarazioni della signora cancelliera.</p><p>Prendendo lo spunto da queste ultime, mi permetto di chiedere al Consiglio federale:</p><p>1. se condivide queste dichiarazioni;</p><p>2. se la pensa allo stesso modo riguardo alla difficoltà di stabilire la parità delle qualifiche e delle competenze;</p><p>3. se corrisponde al vero quanto affermato, e cioè che tra i Latini c'è la tendenza a non aver pazienza per fare carriera;</p><p>4. se è vero che bisogna "essere noti nell'amministrazione" per avere più possibilità di essere nominati;</p><p>5. se ritiene corretta quest'ultima caratteristica citata dalla cancelliera: non ci sembra che essa figuri nelle leggi e nei regolamenti;</p><p>6. se non ritiene che "l'essere noti" è in antitesi con i criteri delle qualifiche e delle competenze.</p></text><h2>FederalCouncilResponseText<h2><text><p>In quanto datore di lavoro, la Confederazione si sforza di offrire condizioni di lavoro qualitativamente interessanti e competitive rispetto agli altri enti pubblici e al settore privato.</p><p>1./3. Come dichiarato dalla signora Huber-Hotz nell'intervista rilasciata alla "NZZ am Sonntag" il 29 maggio 2005, in base alle esperienze fatte nel reclutamento di personale, la maggior parte dei dipendenti della Confederazione considera l'amministrazione federale un datore di lavoro interessante. Per molti dipendenti, provenienti da comunità linguistiche non germanofone, spostarsi a Berna significa superare anche barriere di natura linguistica e culturale. Il 22 gennaio 2003, adottando le istruzioni concernenti la promozione del plurilinguismo nell'amministrazione federale, il Consiglio federale ha nuovamente ribadito la volontà di promuovere il plurilinguismo e un'adeguata rappresentanza di tutte le comunità linguistiche.</p><p>2. Tali istruzioni prevedono che, in caso di candidature equipollenti, i responsabili dell'assunzione accordano priorità alle candidature di persone delle comunità linguistiche sottorappresentate (no 823). In realtà, determinare la parità di qualifiche rispetto ad un determinato profilo di esigenze non è sempre facile. È dunque compito del servizio responsabile dell'assunzione fare in modo che tale procedura sia applicata senza adottare criteri discriminanti nei confronti di esponenti di minoranze linguistiche e, in particolare, valutare adeguatamente anche le loro competenze linguistiche ed interculturali.</p><p>4.-6. In particolare, i dipendenti della Confederazione che ricoprono funzioni dirigenziali devono fare in modo che tra i collaboratori del loro servizio siano adeguatamente rappresentate tutte le comunità linguistiche. La carriera professionale, le esperienze raccolte e il grado di visibilità di queste qualifiche possono contribuire al grado di notorietà. Tuttavia, nella prassi della Confederazione la notorietà non è una condizione e tantomeno un criterio determinante per un posto, ma piuttosto un fattore tra altri, pienamente compatibile con qualifiche e competenze elevate. Tra i compiti dirigenziali vi è anche quello di promuovere all'interno dell'ufficio le persone che presentano il potenziale per compiti di grande responsabilità e di incoraggiarle ad assumere tali responsabilità.</p><p>L'applicazione delle istruzioni sopra menzionate, entrate in vigore il 22 gennaio 2003, è verificata regolarmente dal Consiglio federale stesso.</p><p>Secondo l'Ufficio federale del personale, gli obiettivi perseguiti con tali istruzioni sono complessivamente raggiunti dal punto di vista quantitativo già da diversi anni a livello di tutta l'amministrazione federale. Nelle classi salariali superiori (30-38), i dipendenti della Confederazione di lingua italiana sono tuttavia ancora lievemente sottorappresentati e occupano solo pochi posti di direttore d'ufficio (segretaria generale dell'Assemblea federale, direttore dell'UFAFP). Il Consiglio federale ne è consapevole e cercherà di raggiungere una rappresentanza equa delle comunità linguistiche a tutti i livelli dell'amministrazione federale, ivi comprese le posizioni dirigenziali. Per rafforzare il plurilinguismo e la multiculturalità dell'amministrazione federale, si dovranno promuovere in modo mirato le candidature latine. Recentemente il Consiglio federale ha dato un ulteriore segnale rispetto agli scopi perseguiti con le istruzioni, accettando due mozioni del 17 marzo 2005 concernenti la rappresentanza di minoranze linguistiche nell'amministrazione federale (mozioni Berberat 05.3152 e Studer Jean 05.3174).</p></text>