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Tempi di vacche magre per l'economia russa. Le sanzioni occidentali per la crisi ucraina costano a Mosca 40 miliardi di dollari l'anno, mentre il danno provocato dal crollo del prezzo del petrolio si aggira tra i 90 e i 100 miliardi di dollari l'anno.
A rivelarlo è il ministro delle Finanze di Mosca, Anton Siluanov, proprio mentre il presidente ucraino Petro Poroshenko annuncia che un'eventuale adesione di Kiev alla Nato - a cui il Cremlino è fermamente contrario - sarà decisa con un referendum. Quello ucraino è comunque un progetto a lungo termine, perché prima Kiev dovrà soddisfare i criteri per l'ingresso nell'Ue e quelli - non meglio precisati - per diventare membro dell'Alleanza atlantica. E lo stesso Poroshenko ammette che ci vorranno non meno di sei anni.
Dall'inizio del 2014 il rublo ha perso quasi un terzo del suo valore nei confronti dell'euro, e per frenare la caduta libera della moneta nazionale la banca centrale russa è stata costretta ad erodere le proprie riserve di valuta estera spendendo ben 30 miliardi di dollari solo nel mese scorso. Ma il braccio di ferro delle sanzioni tra Mosca e Occidente sta avendo come conseguenza anche un'emorragia di capitali dalla Russia che Siluanov ha quantificato in 130 miliardi di dollari quest'anno.