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<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale ritiene di poter proporre lo svolgimento di una conferenza internazionale per l'elaborazione di una "convenzione internazionale dei popoli"? Si tratterebbe di riconoscere come popolo ogni comunità legata da un patrimonio umano comune: cultura, storia, lingua, valori... Tale riconoscimento garantirebbe la sopravvivenza di questi patrimoni molto meglio di quanto non facciano oggi i confini nazionali.</p><p>Il concetto di "confine" quale limite fisico che garantisce la coesione di un popolo è soggetto a sempre nuove ridefinizioni per via di accordi che hanno facilitato i movimenti di merci, servizi, capitali e persone nonché a causa di Internet e dei flussi dei richiedenti l'asilo.</p><p>Tuttavia questa permeabilità dei confini non è sinonimo di disgregazione dei popoli. Per questo motivo bisognerebbe riconoscere loro un'esistenza legittima, slegata dalla questione territoriale e corredata di diritti e doveri, affinché questi patrimoni possano svilupparsi in modo coerente.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il diritto dei popoli all'autodeterminazione, come stabilito nella Carta delle Nazioni Unite (art.1 cpv. 2 e art. 55) è un principio fondamentale del diritto internazionale pubblico e costituisce una delle basi su cui poggiano le relazioni tra gli Stati. In particolare alla luce di due risoluzioni dell'Assemblea generale dell'ONU (1514 e 2625), il diritto all'autodeterminazione assume un carattere di diritto consuetudinario, fornendo linee guida per l'interpretazione e lo sviluppo del diritto internazionale pubblico. Il diritto all'autodeterminazione in quanto diritto umano collettivo è inoltre sancito nei due patti dell'ONU (nel Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici e nel Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali). La coesistenza pacifica dei popoli è anche uno dei cinque obiettivi di politica estera della Svizzera, conformemente all'articolo 54 della Costituzione federale.</p><p>Il Consiglio federale dispone di alcuni strumenti di politica estera adatti a facilitare l'attuazione del diritto all'autodeterminazione, tra cui l'impegno a favore del consolidamento del diritto internazionale, dei diritti dell'uomo e del diritto internazionale umanitario, delle misure di promozione della pace, ma anche delle misure di protezione della cultura e del patrimonio culturale.</p><p>Il Consiglio federale considera i diritti umani un caposaldo della politica estera svizzera: promuoverli e salvaguardarli significa garantire la coabitazione pacifica dei popoli. A questo scopo la Svizzera si adopera sul piano bilaterale e multilaterale, affiancando la propria politica alla realizzazione di progetti concreti.</p><p>Il Consiglio federale ha sempre ritenuto la protezione delle minoranze un presupposto essenziale per la coesione sociale. Le convenzioni di diritto internazionale quali il Secondo Patto dell'ONU relativo ai diritti civili e politici - il cui articolo 27 è esplicitamente consacrato alla protezione delle minoranze - oppure la Convenzione quadro del Consiglio d'Europa per la protezione delle minoranze nazionali, ratificata dalla Svizzera nel 1998, annoverano garanzie fondamentali per la protezione di specifiche minoranze. La Svizzera s'impegna per garantire una protezione alle minoranze, siano esse etniche o religiose, contro ogni forma di discriminazione, compresa quella economica.</p><p>Il 19 settembre 2016, in occasione del Vertice delle Nazioni Unite sui rifugiati e i migranti, la comunità internazionale ha deciso di elaborare due patti globali (Global Compacts) entro il 2018. Il primo verterà sulla ripartizione delle responsabilità e sulla cooperazione internazionale in materia di rifugiati, mentre il secondo non solo dovrà confermare i progressi compiuti in quest'ambito, ma anche colmare le lacune attuali. Insieme al Messico, la Svizzera ha ricevuto dal presidente dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite il mandato di dirigere il processo negoziale del Patto globale sulla migrazione. La Svizzera si adopera inoltre per una ripartizione equilibrata dei profughi, partecipando volontariamente ai programmi di ricollocazione e di reinsediamento dell'Unione europea.</p><p>Infine, attribuendo una notevole importanza anche alla protezione del patrimonio culturale materiale e immateriale dell'umanità, il Consiglio federale ha adottato e ratificato i principali strumenti internazionali in questo ambito. Alle misure di conservazione e di promozione contenuti in questi testi si affiancano gli obiettivi che garantiscono l'attuazione del principio di diversità culturale, incentivano il dialogo interculturale e consolidano la comprensione e il rispetto reciproci. A livello internazionale, la Svizzera partecipa inoltre a numerose iniziative per combattere la distruzione di beni culturali e superare gli ostacoli che impediscono di partecipare alla vita culturale.</p><p>Alla luce di quanto illustrato, il Consiglio federale ritiene quindi che le istituzioni e gli strumenti attuali siano sufficienti per proteggere le popolazioni e il loro patrimonio culturale e per rinsaldare la coesione sociale. È dell'opinione che convocare una conferenza internazionale per elaborare una "convenzione internazionale dei popoli" non crei alcun valore aggiunto. La Svizzera continuerà a promuovere le società democratiche e inclusive così come le soluzioni sostenute dalle popolazioni locali.</p>  Risposta del Consiglio federale.