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Oltre alle piattaforme svizzere di aiuto alle imprese come la CTI, le PMI elvetiche possono anche ricevere sostegno da Bruxelles. Spiegazioni.
Oltre alle piattaforme svizzere di aiuto alle imprese come la CTI, le PMI elvetiche possono anche ricevere sostegno da Bruxelles. Spiegazioni.
Per cinque anni, la piccola società Atheris di Ginevra ha potuto generare un progetto da EUR 18 milioni finanziato dall'Unione europea. L'impresa di biotecnologia di 15 persone ho potuto così stabilire delle collaborazioni con degli istituti all'avanguardia, fare numerose scoperte e creare due spin-off. Tutto questo grazie ad un progetto ben imbastito che ha saputo convincere Bruxelles.
Perché la Svizzera fa parte integrante dei programmi di ricerca dell'Unione europea - e non sono soltanto i ricercatori scientifici universitari ad approfittarne. Molti strumenti di sostegno hanno lo scopo di mettere a punto dei prodotti concreti ed incoraggiano la partecipazione non soltanto delle start-up, ma anche di società più mature. Una parte dei costi di ricerca e sviluppo viene rimborsata: il 75% per le PMI, il 50% per le grandi imprese.
La maggior parte dei finanziamenti si organizza in maniera "top-down": delle problematiche globali vengono definite a livello politico ed in seguito suddivise in diversi programmi specifici che saranno oggetto di un bando di concorso. Università ed imprese si raggruppano in un consorzio e sottopongono un progetto che precisa come contano suddividersi il lavoro: un partner sarà, ad esempio, incaricato dello sviluppo, uno dei test ed il terzo della produzione.
Queste iniziative offrono alle PMI delle opportunità interessanti. Possono restare al passo con il progresso tecnologico proveniente dalla ricerca universitaria, testare nuovi materiali o dispositivi prima che siano messi sul mercato ed accedere ad infrastrutture speciali. I progetti le portano a concepire dei prototipi per risolvere dei problemi concreti, realisti e vicini alla domanda del mercato.
La scelta dei partner è delicata, sottolinea Patrick Gaillard, del fabbricante di componenti elettrici Maxwell a Rossens (FR), in PME Magazine: "Non si possono riunire dei concorrenti diretti, in quanto è necessario evitare le guerre interne. L'ideale è avere delle imprese complementari che possano sfociare poi in sinergie o idee di collaborazione - noi abbiamo, ad esempio, lavorato con Siemens o BMW." È fondamentale regolamentare in anticipo le questioni di proprietà intellettuale e di confidenzialità, che possono essere molto flessibili: accordi bilaterali tra due partner per dei moduli sviluppati insieme, controllo degli scambi d'informazioni, ecc.
Meglio riflettere prima di fare il passo. "Non ci si deve lanciare in un tale programma allo scopo di guadagnare denaro, avverte Nicolas Tille, direttore tecnico ed operativo di Aardex Group, una società di dispositivi medici con sede a Sion. Si può finanziare in tal modo una parte delle proprie spese in R&S, ma una motivazione puramente economica non è quella giusta." "È cruciale che il progetto si allinei con la strategia d'innovazione dell'impresa, aggiunge Cédric Höllmüller, vicedirettore di Eurosearch, un'agenzia finanziata dalla Confederazione che offre consulenza per le domande di sussidi europei. Un fornitore orologiero che desidera orientarsi verso la medtech potrebbe beneficiare di una partecipazione ad un progetto in questo ambito, ma unicamente se si tratta di un nuovo orientamento strategico."
"La nostra esperienza ci ha mostrato che non ci si deve implicare se non si è assolutamente determinati ad impegnarsi in un nuovo settore tecnologico, commenta Alan Kaufman, di Meggitt Sensing Systems a Friborgo (ex Vibro-Meter). In questo caso, questi programmi possono accelerare la maturazione della tecnologia." Ma il progetto non deve costituire un elemento chiave per l'impresa, secondo Nicolas Tille di Aardex: "Sarebbe troppo rischioso, in particolare per quanto concerne la confidenzialità. Questi programmi sono invece molto utili per esplorare nuove piste."
"Non esito a sconsigliare ad un'impresa di lanciarsi se il consorzio non sta in piedi o se il progetto non risponde perfettamente a tutti i criteri richiesti, sottolinea Cédric Höllmüller. È meglio fermare tutto, in quanto sono necessari tempo e risorse. Inoltre, solo uno su cinque sarà coronato dal successo." Assicurarsi il denaro dell'Unione europea impone numerose restrizioni: è necessario documentare i propri risultati, curare i conti finanziari ed organizzare una revisione contabile esterna. Per farvi fronte, certi consorzi ricorrono a società specializzate nelle questioni amministrative come Sciprom (Losanna) o Eurelations (Zurigo), che le aiutano a mettere in opera una piattaforma internet di collaborazione ed organizzano la redazione dei rapporti.
Ricercatori ed imprese elvetiche approfittano ampiamente dei sostegni europei: il denaro che riescono ad aggiudicarsi supera il 60% dell'ammontare versato dalla Confederazione per partecipare a questi programmi.
Informazione
Sul tema
I diversi programmi europei di aiuto alle PMI
Le PMI elvetiche possono beneficiare degli strumenti di sostegno proposti da Bruxelles. I progetti meglio finanziati fanno parte dei "programmi quadro" (o "Framework Programs") che si estendono dai 4 ai 7 anni per sostenere la ricerca fondamentale ed applicata. I partecipanti devono seguire i bandi di concorso pubblicati regolarmente dall’Unione europea ed entrare in (o fondare) un consorzio che raggruppa dipartimenti di R&S privati e laboratori di ricerca universitari.
Altri programmi permettono di proporre una domanda di sostegno al di fuori dai settori predefiniti ("Eureka", "Eurostar"), di accogliere un ricercatore accademico nella propria impresa ("People IAAP"), così come di delegare una prestazione di R&S ad un terzo ("FP7 SMEs"). La rete Entreprise Europe Network facilita l’identificazione di partner d’affari o d’innovazione. Delle agenzie di sostegno come Euresearch possono aiutare a comprendere i diversi strumenti e stabilire se un progetto è valido o meno.
Ultima modifica 02.09.2015