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Il ministro dell'edilizia Uri Ariel ha affermato che più di 1000 case saranno "destinate" a Gerusalemme e alla Cisgiordania. In una dichiarazione diffusa oggi - e ripresa dai media - Ariel ha sottolineato che "nessuna altra nazione al mondo può accettare diktat da altri paesi su dove è possibile o no costruire".
Le nuove unità (quasi 1200, per l'esattezza) - secondo i media - dovrebbero essere 793 da vendere nei sobborghi di Gerusalemme di Gilo e Pisgat Zeev, oltre i confini del 1967, e altre 394 nelle colonie in Cisgiordania di Ariel e Beitar Illit.
Le reazioni non si sono fatte attendere. "Un bastone tra le ruote della pace": così il ministro delle finanze e leader del partito centrista "C'è futuro", ha definito l'annuncio da parte del ministro Ariel, della formazione nazionalista "Focolare ebraico".
Tutto ciò - ha spiegato Lapid, citato dai media - è "scorretto e non aiuta il processo di pace". Proprio oggi è al lavoro una commissione che deve scegliere i nomi dei primi 26 detenuti palestinesi (su 104 scaglionati nei prossimi mesi), in prigione da prima degli accordi di Oslo, che Israele rilascerà nell'ambito della ripresa delle trattative di pace, il cui incontro è previsto il 14 agosto a Gerusalemme.
Anche il presidente del partito di sinistra Meretz Zahava Gal-On ha detto che l'annuncio "distruggerà i colloqui di pace".
SDA-ATS