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BELLINZONA - Il "guastageste" colpisce ancora. La prima Corte di diritto pubblico del Tribunale federale ha annullato la votazione cantonale del 9 febbraio 2020, accogliendo il ricorso presentato dal promotore, Giorgio Ghiringhelli. L'iniziativa popolare sulla legittima difesa - per esteso: «Le vittime di aggressioni non devono pagare i costi di una legittima difesa» – era stata respinta in votazione dal 50,26% dei votanti. Uno scarto risicato (41282 voti contrari contro 40856 favorevoli) in cui anche le singole parole, o le singole frasi, hanno avuto un peso.
Il ricorso del "Ghiro" in particolare verteva sull’opuscolo informativo trasmesso alla cittadinanza in vista della votazione, e in particolare sull’affermazione che l’iniziativa popolare avrebbe «comportato una disparità di trattamento e la violazione del diritto federale». Secondo il Tribunale federale, questa formulazione è inesatta: durante i lavori parlamentari, infatti, erano solo stati espressi dubbi e perplessità sul rispetto di questi principi, senza che fossero accertate violazioni.
La corte ha poi esaminato la campagna che ha preceduto la votazione, rilevando che le affermazioni contestate dai ricorrenti non sono state controbilanciate a sufficienza per riequilibrare l’informazione. Alla luce di questa analisi, il Tribunale federale ha accertato un’irregolarità nella libera formazione della volontà e nell’espressione fedele del voto dei cittadini.
Vista l'esigua differenza di voti (426 su oltre 82 mila), la corte ha quindi ritenuto che l'esito dello scrutinio potrebbe essere stato influenzato in modo decisivo. Di conseguenza, è stato deciso l’annullamento della votazione popolare del 9 febbraio 2020.
Il Consiglio di Stato - si legge in un comunicato odierno - ha «preso atto» della decisione del Tribunale federale e dovrà indire una nuova votazione. La prossima data riservata alle votazioni è il 26 settembre 2021.
«Che sberla, ragazzi» è il commento affidato a un comunicato da Giorgio Ghiringhelli e dalla deputata Sabrina Aldi (Lega), che come avvocato ha portato avanti il ricorso. «Questa verrà ricordata come l’ora più buia nella storia della democrazia diretta in Ticino». I giudici di Losanna, scrivono i ricorrenti, hanno definito «non oggettive e in parte tendenziose» le affermazioni contenute nell'opuscolo. Una figuraccia che «avrebbe potuto essere evitata» sottolinea Ghiringhelli «se il Consiglio di Stato avesse perlomeno accolto la mia richiesta tre settimane prima del voto, di correggere le informazioni fuorvianti con un comunicato stampa». Cosa che però non avvenne. Il governo avrebbe quindi «perseverato nell'errore assumendosi in tal modo la responsabilità politica dell'accaduto».
Le reazioni - Non si sono fatte attendere le reazioni sulla decisione del Tribunale federale. Con la sezione ticinese dell'UDC che, pur dicendosi «soddisfatta» della sentenza, punta il dito contro la «tendenziosità» del Consiglio di Stato che «costerà caro» ai contribuenti. I democentristi condividono infatti il giudizio espresso da Ghiringhelli: «Oltre al torto morale subito dalle vittime di aggressioni che devono tuttora assumersi le spese per la propria difesa e oltre al torto morale subito dal popolo ticinese tratto in inganno, la disinformazione tendenziosa del governo costerà cara», si legge in una nota. «Non solo per gli iniziativisti che dovranno ripetere la campagna, ma anche per i contribuenti ticinesi che pagheranno la ripetizione del voto il 26 settembre prossimo».