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Laura Patocchi Zweifel
Il primo ospedale locarnese menzionato dai documenti è quello di Sant’Antonio, citato in un testamento del 1361 di un certo Ariginus, che lascia insieme con altri legati per i poveri alla “ecclesia Sancte Marie seu hospitalis sancti Antonij” una brenta di mosto, ch’egli percepisce annualmente affittando un appezzamento di terreno vignato. Per mancanza di informazioni possiamo supporre
che come altri ospizi medievali di impronta cristiana, l’ospedale sia stato dedito all’ accoglienza e all’assistenza di poveri, pellegrini, malati. Verso la metà del XVI secolo, le tre corporazioni del borgo (Nobili, Borghesi e Terrieri) decidono di fondare un nuovo ospedale, ottenendo dagli Umiliati un’ala del convento di Santa Caterina, con il consenso di papa Giulio III che lo dichiara soggetto alla Santa Sede. L’ospizio di Sant’Antonio non può ormai più far fronte da solo alle calamità che in questo periodo si abbattono a ritmo continuo sul Locarnese – alluvioni, pestilenze e crescente miseria. Negli anni 1491, 1551, 1555 i Cantoni sovrani impongono alle comunità locali di farsi carico dell’assistenza ai poveri e ai bisognosi attingendo ai beni comuni dichiarati a questo scopo inalienabili e indivisibili. In questo periodo il Locarnese, diventato baliaggio svizzero, vive complessi cambiamenti sociopolitici, economici e culturali scaturiti dagli aspri conflitti tra cattolici e riformati. I protestanti locarnesi vengono esiliati e i conventi del borgo riorganizzati. Il nuovo ospedale viene
provvidenzialmente finanziato da un cospicuo legato con fondi e capitali ai quali si aggiungono i beni degli Umiliati, ordine soppresso nel 1571, e le ricche proprietà del convento di San Giorgio appartenuto ai Benedettini di Quartino nel Gambarogno. Nel 1584 gli ospedalieri di Santa Caterina riescono ad ottenere, a favore del pio istituto, l’intero importo della tassa versata dai mercanti di legname per la flottazione dei tronchi sul fiume Ticino. Nel 1626 l’edificio ampliato e rinnovato viene definitivamente ed esclusivamente occupato dalle suore Agostiniane. In quel periodo l’ospedale trasloca in una casa vicino a Santa Maria in Selva assumendo il nome di San Carlo e nel 1685 cambia di nuovo sede e trova posto nei pressi della chiesa di San Francesco. Stefano Franscini nella sua Svizzera Italiana scrive: “Nel 1685 il cavaliere Carlo Appiani fece trasportare dal luogo di Santa Maria in Selva nel ben adatto edifizio in cui si trova al presente (nel 1837 e l’attuale EOC), il quale
con l’annessa vigna e 86 000 lire imperiali era dono di quel generoso cittadino”. Per gran parte la struttura ospedaliera assume il compito di assistenza a poveri, bisognosi, pellegrini e non di soccorso medico e sanitario. Anche le denominazioni di «luogo pio», «opera pia» o «ospizio» rinviano alla carità includendo anche l’accoglienza dei trovatelli. Ma dal giorno in cui l’ospedale s’insedia nelle proprietà di Appiani, le ingerenze dell’autorità religiosa vanno via via diminuendo. Il San Carlo, a differenza di altri istituti del Cantone, estende i suoi soccorsi anche ai sedici Comuni foresi che compongono l’antica comunità di Locarno. In occasione del passaggio delle truppe francesi e degli
austro-russi nel 1799 l’ospedale è “stivato di feriti e di infermi” con gravi conseguenze finanziarie che lo costringono alla vendita di alcuni beni. Dal 1803 in poi la storia dell’ospedale è vincolata a quella del “Congresso generale delle Comuni e Corpi interessati all’amministrazione generale dell’Ospitale di San Carlo”. Questo ente dell’ancien régime è composto dai rappresentanti delle tre corporazioni
Nobili, Borghesi e Terrieri e dei patriziati o dei sedici Comuni foresi. Dal 1851 l’ospedale che versa in gravi difficoltà finanziarie e ha già chiuso da tempo ai trovatelli, non cura più nemmeno gli ammalati perdendo così ogni sua funzione. Nel 1854 il Congresso generale decide di affidare ad una commissione la liquidazione dei debiti dell’istituzione. Nel 1867 lo stabile del vecchio ospedale, rilevato dalla Cassa di Risparmio che in caso di scioglimento avrebbe avuto l’obbligo di devolvere parte del suo capitale in beneficenza, viene ceduto gratuitamente al Comune di Locarno. È giunto il momento in cui il borgo prenda in mano la situazione e si doti di un nuovo ospedale gestito autonomamente per la sua popolazone senza ingerenza dei Comuni vicini. Subito si passa alla proposta di un progetto e alla raccolta di fondi con sottoscrizioni per la sua realizzazione, sul posto del vecchio e malandato ospedale che deve essere in gran parte abbattuto e ristrutturato. L’edificio
di modeste dimensioni, articolato su due piani, conta una quindicina di locali come l’ospedale precedente e dispone di un ampio giardino cintato con ortaglia e pollaio. Viene appaltata la fornitura dei mobili e di dieci letti, si acquista il materiale medico, l’arredo e la biancheria. Per dare avvio all’attività dell’istituto e garantire il servizio assistenziale la Direzione assume tre suore della Piccola Casa della divina Provvidenza di Torino. Gli anni della ricostruzione dell’ospedale si chiudono con parecchie elargizio ni fra cui il cospicuo lascito dell’avvocato Bartolomeo Rusca menzionato su una lapide commemorativa. Il 23 gennaio 1872 avviene l’apertura dell’Ospedale La Carità di Locarno. Nella sala a pianterreno riscaldata dal caminetto il sindaco, i membri della direzione, i delegati, i medici e le suore brindano festosamente e firmano il libro dei verbali che documenta l’avvenimento. Durante i primi due anni il numero dei pazienti è limitato forse perché i poveri ricevono assistenza a domicilio da persone caritatevoli. Nel 1873 e nel 1879 La Direzione dell’ospedale conclude alcuni accordi con la Società della ferrovia del Gottardo a Locarno dapprima per il ricovero degli operai
impiegati nella posa dei binari tra il fiume Ticino e la città, e in seguito per il tratto Cadenazzo-Dirinella. Nel periodo da settembre 1875 all’ottobre 1876 vengono ricoverati 214 operai. L’ospedale accoglie comunque anche gli ammalati della regione che fanno registrare un crescente aumento di ricoveri. Le malattie erano soprattutto di natura febbrile o disturbi dell’apparato respiratorio, “malattia per gastrica-biliosa”, fratture e contusioni, cancrene. Per risolvere il problema di spazio e per migliorare la fama dell’istituto si decide di acquistare poco alla volta le proprietà private limitrofe e abbatterne i fatiscenti fabbricati. Si procede ad un primo ampliamento e si apportano migliorie alle stanze e si aggiungono locali per ricoverare i contagiosi e i furiosi. Nel 1881 candele e lucerne vengono sostituite da lampade a gas e l’anno dopo lo Stato offre un “apparecchio elettrico per campanelli” proveniente dagli uffici governativi. A partire dal 1894 gli ammalati vengono distinti
in “ammalati di medicina” e “ammalati di chirurgia” e vengono prese diverse misure per il miglioramento dello stato igienico dell’ospedale – la sostituzione dei pagliericci con reti metalliche, un essicatoio per la biancheria e l’acquisto di un apparecchio per la disinfezione. Dopo il 1900 lo stabilimento inizia ad assumere un carattere di clinica con numerosi malati paganti. Nel 1912 viene introdotta una vera condotta medica riorganizzata. Nel periodo della Prima Guerra mondiale, in piena crisi economica e tracollo bancario, l’attività dell’ ospedale aumenta notevolmente in seguito alla richiesta delle autorità militari di accogliere “i militari caduti ammalati durante il servizio”. Nei primi decenni del ‘900 si assiste ad altre trasformazioni. Diverse ditte si addossano le spese di ospedalizzazione dei propri dipendenti e in altri casi l’ufficio di pubblica assistenza del Dipartimento dell’Interno assume i costi di cura. Nel 1915 si decide un nuovo ampliamento. Nel 1931 iniziano le trattative di fusione tra l’Ospedale La Carità e l’associazione per la fondazione di un nuovo Ospedale Distrettuale di Locarno che approdano nella nuova Associazione Ospedale Distrettuale di Locarno La Carità nel 1948. Con nuovo statuto in vigore dal 4 maggio 1973 l’istituto diventa proprietà esclusiva dei Comuni e si inizia la progettazione di un nuovo edificio. I lavori iniziati nel 1981
vengono sospesi dapprima perché il Consiglio di Stato cerca una soluzione meno onerosa e poi per i ricorsi di alcuni Comuni. Riprendono senza ulteriori interruzioni il 24 maggio 1983. I lavori di ampliamento terminano nel 2000 con l’inaugurazione dell’ala est dell’ospedale. Il 1. gennaio 2001 è una data importante per la realtà sanitaria ticinese. A partire da quel giorno entra infatti in vigore
la nuova Legge sull’EOC che garantisce di fatto le basi legali per la costituzione di un’unica azienda finanziata dal Cantone, che sostituisce la precedente federazione di ospedali. Il Consiglio Ospedaliero, subentrato secondo la nuova legge sugli ospedali pubblici al Consiglio Direttivo, opera secondo le direttive concernenti l’edilizia ospedaliera emanate dall’EOC - ciò significa il superamento di una conduzione di tipo strettamente locale, per passare ad una conduzione di tipo pubblico, gestita dall’EOC.
Bibliografia:
Rodolfo Huber, Il Locarnese e il suo
ospedale, Locarno, 2000.
Giuseppe Mondada, Locarno e il suo
ospedale, dal 1361 ai giorni nostri, Locarno,
1971.