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Con la chiusura delle centrali nucleari, potrebbe aumentare la dipendenza della Svizzera dall'elettricità importata. La messa in guardia è della Commissione federale dell'energia elettrica (ElCom), l'autorità indipendente di sorveglianza in questo settore.
"Nel semestre invernale la Svizzera importa una quantità d'energia pari alla produzione della centrale atomica di Gösgen", ha affermato il presidente della commissione, l'ex consigliere agli Stati appenzellese PPD Carlo Schmid durante una conferenza stampa a Berna.
In inverno si importa di più perché si consuma maggiormente, ma anche perché diminuisce l'offerta delle centrali ad acqua fluente. La Svizzera già oggi d'inverno dipende dall'importazione, si legge nel rapporto d'attività della commissione pubblicato oggi.
La Svizzera potrà certo produrre più energia quando saranno messe in servizio le due centrale ad accumulazione con pompaggio Linth-Limmern, nel canton Glarona, e Nant de Drance, in Vallese.
In seguito le riserve di potenza dovrebbero scendere: nel 2019 sarà spenta infatti la centrale nucleare di Mühleberg (BE). E gli impianti atomici di Beznau (AG) I e II subiranno la stessa sorte: nelle intenzioni del Nazionale, Beznau I dovrebbe chiudere entro il 2029 e Beznau II il 2031. A lungo termine è poi previsto un abbandono dell'energia atomica.
"Ciò non ci preoccupa se gli obiettivi della strategia energetica 2050 sono raggiunti e viene aumentata la produzione di energie rinnovabili ", ha aggiunto Schmid. In caso contrario potrebbe crescere la dipendenza da energia importata.
Comprare all'estero non è tecnicamente un problema, ma i paesi esportatori potrebbero venirsi a trovare in una situazione di scarsità. In periodi freddi la Francia non ha energia da vendere, ha aggiunto.
La ElCom ritiene poi che il consumo di elettricità non scenderà significativamente. Ci vorranno quindi altre riserve quando le centrali nucleari saranno spente. Le eventuali mancanze potrebbero essere superate con centrali a ciclo combinato a gas.