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Una donna somala, accusata di aver sottoposte le figlie a infibulazione, è stata condannata a otto mesi di carcere, sospesi condizionalmente, dal Tribunale di Boudry, nel Canton Neauchatel. Nonostante le mutilazioni fossero state attuate prima che la famiglia arrivasse in Svizzera, il principio di universalità ha avuto la precedenza.
Nello stabilire una "pena simbolica", la Corte ha tuttavia tenuto conto della difficile situazione personale di questa madre analfabeta, che vive separata dal marito e che deve occuparsi di quattro figli. Inoltre, è stata considerata la pressione sociale subita in patria dalla donna.
La sentenza era molto attesa, in quanto non esiste ancora una giurisprudenza relativa al nuovo articolo 124 del Codice penale, che considera questa pratica un reato, anche se esso è stato commesso all'estero. La legge prevede come condizione che la persona imputata sia residente in Svizzera.
ATS/YR