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Quanto sfavorisce i lavoratori anziani la differenza nei contributi previdenziali? Secondo alcuni molto poco...
La differenza di contributi previdenziali fra giovani e anziani è spesso indicata come uno dei grossi ostacoli per le aziende all’assunzione di lavoratori ultra 50enni, che pagano contributi molto più alti per il secondo pilastro (a carico per metà del dipendente e per metà del datore di lavoro). È veramente così? Oggi la Neue Zürcher Zeitung pubblica un articolo che affronta l’argomento.
Il Consiglio federale già 12 anni or sono rispose ai parlamentari che chiedevano un’equiparazione dei contributi fra le varie fasce d’età (per un dipendente di 25 anni, il 7% del salario lordo viene utilizzato per costituire il suo capitale previdenziale. Da 35 anni è del 10%, da 45 già del 15% e da 55 del 18%). Stando al Governo equiparare i contribuiti significherebbe creare importanti perdite, risolvibili solo con la riduzione della pensione pagata o con ingenti contributi pubblici. L'Ufficio federale delle assicurazioni sociali ritiene che il rapporto che indicava questa posizione sia ancora valido.
Tuttavia secondo il consulente previdenziale Stephan Wyss, interpellato dalla Nzz, il fatto che i lavoratori anziani sarebbero svantaggiati da questo sistema non sarebbe vero, ma piuttosto “una scusa”. I datori di lavori possono infatti facilmente compensare le differenze nei costi di previdenza con un salario minore. Stando ad uno studio Università di Basilea del 2011 ciò effettivamente accadrebbe e in generale il sistema previdenziale non comporta costi più alti per le aziende nell’assumere lavoratori anziani. Questa tendenza è confermata pure al livello internazionale. Stando allo steso studio i costi sociali a carico delle aziende sarebbero comunque scaricati sui lavoratori per una percentuale che varia dal 40% al 100%.