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La crisi legata al coronavirus potrebbe avere un importante impatto a livello politico: l'UDC vuole far leva sui limiti evidenziati dalla libera circolazione delle persone in questo periodo per promuovere l'iniziativa popolare per limitare l'immigrazione.
Gli oppositori, dal canto loro, si sono fatti vieppiù silenziosi, ma la politologa Cloé Jans dubita che i democentristi possano beneficiare della nuova rotta intrapresa per la campagna.
Il prossimo 17 di maggio il popolo avrebbe dovuto esprimersi sull'iniziativa popolare "Per un'immigrazione moderata (Iniziativa per la limitazione"). Tuttavia, a causa dei provvedimenti adottati a livello nazionale per contenere l'epidemia, il Consiglio federale ha deciso a metà marzo di annullare la votazione.
La rapida diffusione del nuovo coronavirus, soprattutto nei cantoni di confine, ha dato nuova linfa alla discussione sulla protezione delle frontiere e della libera circolazione delle persone. La scorsa settimana, il capogruppo dell'UDC Thomas Aeschi (ZG) aveva evidenziato su Twitter la correlazione: "Le frontiere non sono ancora chiuse. Non è un caso che i cantoni di confine come Ticino, Ginevra, Vaud e Basilea Città siano i più colpiti. Alain Berset chiede agli zurighesi di non andare in Ticino. Ma i confini con l'Italia rimangono aperti", aveva cinguettato il consigliere nazionale.
Lo scorso martedì l'UDC ha chiesto un allentamento, dopo il 19 aprile, delle misure adottate dal Consiglio federale per contenere la diffusione del nuovo coronavirus, ma ha auspicato controlli più rigorosi alle frontiere.
Sempre su Twitter, l'Azione per una svizzera neutrale e indipendente (ASNI) - promotore, insieme all'UDC, dell'iniziativa popolare per limitare l'immigrazione - ha duramente criticato l'Ue e la Germania poiché quest'ultima ha confiscato mascherine protettive destinate alla Svizzera. L'associazione chiedeva retoricamente ai consiglieri federali Karin Keller-Sutter e Ignazio Cassis quanto valessero gli accordi bilaterali.
Martullo-Blocher con la mascherina
Secondo Cloé Jans, politologa presso l'istituto di ricerca gsf.bern, si ha l'impressione che l'UDC stia utilizzando la situazione attuale per promuovere la sua iniziativa. "Almeno ci sta provando, dato che non ha nulla da perdere", indica l'esperta all'agenzia Keystone-ATS.
L'iniziativa UDC per un'immigrazione moderata auspica la fine della libera circolazione con l'Unione europea. Il testo - che ha raccolto oltre 116'000 firme valide - esige che la Svizzera regoli in maniera autonoma l'immigrazione degli stranieri. Impedisce inoltre ogni nuovo trattato di obbligo internazionale per la libera circolazione.
Una vittoria alle urne sull'iniziativa popolare, solo poche settimane fa, era considerata poco probabile, poiché si erano espressi contro il testo praticamente tutti i partiti, il Consiglio federale, il Parlamento e diverse associazioni. Jans ritiene però che l'UDC abbia adattato bene la sua campagna alla situazione attuale, in particolare con la richiesta di chiudere le frontiere già nelle fasi iniziali della crisi.
Inoltre, ha giocato a favore anche la discussa apparizione a Berna - a inizio marzo - della consigliera nazionale Magdalena Martullo-Blocher (UDC/GR), che si è presentata con una mascherina protettiva il primo giorno della Sessione delle Camere federali. "Forse non è stato intenzionale, ma ha fornito un'immagine memorabile, grazie alla quale l'immigrazione e la crisi del coronavirus hanno potuto essere facilmente collegate nella mente delle persone", rileva Jans.
Effetto boomerang
Secondo la politologa, tuttavia, gli elettori non coglieranno a fondo questi nuovi elementi: in Svizzera spesso i temi di politica europea sono strettamente legati alla politica economica. "Considerando i momenti difficili che affronteremo dopo la pandemia, è improbabile che gli elettori voteranno a favore dell'iniziativa per la limitazione", aggiunge Jans, secondo cui gli elvetici avranno già diverse preoccupazioni per il loro posto di lavoro e non vorranno correre un rischio in più.
Fare campagna elettorale in tempi di crisi può anche avere un effetto boomerang, sottolinea Jans, facendo l'esempio delle tragedie strumentalizzate negli Stati Uniti. Per questo motivo, aggiunge, l'attuale silenzio mediatico degli oppositori all'iniziativa potrebbe anche non danneggiare la campagna per il "no".
Campagna sospesa per Economiesuisse
"Siamo convinti che, nella situazione attuale, non sia opportuno condurre una battaglia contro l'iniziativa", sostiene Oliver Steinmann di Economiesuisse, l'associazione che rappresenta le imprese elvetiche, che dirige la campagna dei contrari nel mondo imprenditoriale.
Economiesuisse ha dunque deciso di sospendere la sua campagna: "Saremo di nuovo attivi quando la situazione si sarà calmata", aggiunge Steinmann, secondo cui "le attuali restrizioni ci rendono nuovamente consapevoli dei vantaggi dell'apertura delle frontiere", con un riferimento ai frontalieri italiani, francesi e tedeschi che lavorano nel sistema sanitario elvetico.
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