Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/55527

<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Numerosi sviluppi sono intervenuti nel corso degli ultimi mesi sulla questione specifica della barriera di separazione. Il Consiglio federale ha presentato la sua valutazione quanto alla legittimità della costruzione della barriera di separazione nella sua risposta all'interpellanza Vermot-Mongold. In tale occasione ha parimenti espresso le sue preoccupazioni relativamente alle ripercussioni della sua costruzione sui diritti della popolazione civile e alle prospettive di una soluzione del conflitto israelo-palestinese. Il 30 giugno 2004, la Corte suprema di Israele ha emesso la propria sentenza sul caso Beit Sourik Village Council v. the Government of Israel e v. Commander of the IDF Forces in the West Bank. Per la Corte suprema, la costruzione in sé di una barriera è legale, se tale costruzione persegue unicamente fini di sicurezza e non fini politici. Essa ha nondimeno affermato che le autorità militari hanno l'obbligo di rispettare il diritto internazionale umanitario e i principi del diritto amministrativo israeliano nella scelta del tracciato della barriera, in particolare il principio di proporzionalità che esige una ponderazione tra gli interessi militari e i diritti e le necessità delle popolazioni locali. Su questa base la Corte suprema ha dichiarato nulli taluni ordini militari di requisizione di terre e ha pertanto ordinato modifiche del tracciato su queste tratte.</p><p>Il 9 luglio 2004, la Corte internazionale di giustizia ha emesso un parere consultivo sulle ripercussioni giuridiche dell'edificazione di un muro nel Territorio palestinese occupato. Il parere in questione era stato richiesto dall'Assemblea generale dell'ONU nel dicembre 2003. La Corte è giunta alla conclusione che la costruzione da parte di Israele della barriera nel Territorio palestinese occupato è contraria al diritto internazionale e che Israele ha quindi l'obbligo di porre immediatamente termine a questa situazione illegale; di cessare i lavori di edificazione della barriera che sta costruendo in territorio palestinese occupato, compreso all'interno e lungo il perimetro di Gerusalemme Est; di smantellare le costruzioni situate su tale territorio; di abrogare o di privare di effetto l'insieme degli atti legislativi che vi si riferiscono. La Corte internazionale di giustizia ha segnatamente confermato inequivocabilmente l'applicabilità de jure nel Territorio palestinese occupato della IV Convenzione di Ginevra, come pure degli strumenti in materia di diritti dell'uomo ratificati da Israele.</p><p>Il 20 luglio 2004, l'Assemblea generale riunita in sessione speciale ha adottato con 150 voti (compreso quello della Svizzera) contro 2 e 10 astensioni la risoluzione ES-10/15 sul parere consultivo della Corte internazionale di giustizia, con la quale prende atto delle conclusioni della Corte. Essa invita altresì la Svizzera - nella sua veste di Stato depositario delle Convezioni di Ginevra - ad avviare consultazioni sui mezzi per raggiungere un migliore rispetto del diritto internazionale umanitario da parte delle parti interessate. La Svizzera si è dichiarata disposta ad accettare il mandato, dacché tale era la volontà dell'Assemblea generale. Essa ha precisato che si sarebbe impegnata a favore del rispetto del diritto internazionale umanitario, segnatamente della IV Convenzione di Ginevra, e che avrebbe avviato consultazioni per determinare le vie e i mezzi per adempire al meglio il mandato affidatole dall'Assemblea generale. In questa prospettiva la tenuta di una conferenza delle Alte parti contraenti costituisce una delle diverse opzioni, fermo restando che l'obiettivo essenziale consiste nell'adoperarsi a favore di un migliore rispetto del diritto internazionale umanitario da parte di tutti, sostenendo e agevolando gli sforzi intrapresi dalla comunità internazionale in vista di una soluzione negoziata del conflitto.</p><p>Il Consiglio federale coglie questa occasione per rammentare che le Convenzioni di Ginevra non prevedono formalmente la possibilità per lo Stato depositario di convocare di propria iniziativa un incontro delle Alte Parti contraenti. I compiti del Depositario - definiti dal diritto internazionale - consistono per l'essenziale nell'assunzione di un ruolo di tipo notarile, informando e se del caso consultando gli Stati Parte. Pertanto come Stato depositario la Svizzera terrà debitamente conto dei pareri degli Stati Parte nell'ambito delle future consultazioni.</p>  Il Consiglio federale propone di accogliere il postulato.