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I sudcoreani, che in un mondiale mai avevano battuto i campioni in carica e mai avevano sconfitto i tedeschi, hanno vinto con merito 2 a 0, la seconda rete nel recupero stratosferico di nove minuti, troppi e comunque inutili, regalati per aiutare i teutonici a rappezzare quello che i loro sguardi smarriti già dimostravano che non sarebbe potuto arrivare. Son Heung-Min, il centrocampista del Tottenham, forse con questa vittoria potrà essere ancora una volta esentato dal lungo servizio militare, anche i sudcoreani tornano a casa, ma con una vittoria storica.
Il mondiale si apre il 4 giugno 1938 allo stadio Parc des Princes con una partita tra Germania e Svizzera. Tutte le altre partite degli ottavi si disputeranno il giorno seguente. La scelta delle squadre non è casuale, Jules Rimet omaggia la Svizzera che dal 1932 ha deciso di farsi carico a Zurigo della sede della Federazione mondiale del calcio, la FIFA, che presso la sede storica della fondazione dell’associazione a Parigi è rimasta senza soldi a causa dei tagli del governo francese, successivi alla crisi del ’29, il primo ministro Deladier, a capo del governo moderato seguito alla stagione del Fronte Popolare che aveva visto comunisti, socialisti e radicali insieme al governo, vuole omaggiare i tedeschi, tanto che a fine settembre di quell’anno firmerà con Hitler gli accordi di Monaco. In più Rimet deve scusarsi in qualche modo con l’arbitro belga John Langenus, che ha arbitrato pure a Trieste nel mondiale del ’34 la partita tra Cecoslovacchia e Romania, ma non ha dimenticato la rocambolesca fuga dallo stadio alla conclusione della finale del mondiale del 1930. A Langenus verrà anche affidata in quel mondiale del ‘38 la finale per il terzo posto di Bordeaux tra Brasile e Svezia, finita 4 a 2 per i sudamericani con doppietta di Leonidas.
Torniamo all’inaugurazione. La Germania guidata dall’allenatore nazista Sepp Herberger schiera in campo otto austriaci e tre tedeschi, consapevole che i giocatori neo-annessi dopo l’ Anschluss son ben più forti dei germanici, ma la Svizzera, difensivista e catenacciara dell’allenatore Karl Rappan, il vero inventore del catenaccio, che lui chiama “verrou”, ovvero cinque difensori, quattro marcatori e un libero alle loro spalle e tanto contropiede, non intende cedere facilmente. Per Rappan, nato a Vienna e austriaco, eliminare i nazisti sarebbe al contempo una soddisfazione sportiva, un omaggio all’allenatore della nazionale austriaca Meisl, suo amico, scomparso nel ’37, una rivincita contro il potere politico che ha negato il diritto di partecipare ai mondiali a una delle squadre più forti del continente. L’incontro si conclude 1 a 1 dopo i tempi supplementari, alla rete dei tedeschi ha risposto, sempre nel primo tempo, André Abegglen. Si è obbligati a ripetere la partita quattro giorni dopo e questa volta gli elvetici si impongono per 4 a 2, con doppietta di Abegglen. Strana storia di destini incrociati quella dei mondiali di Rappan e Herberger. L’allenatore rossocrociato debutta nel ’38 e chiude nel ’62 la sua esperienza ai mondiali, in entrambi i casi contro la Germania guidata di Herberger, il quale nel ’38 è anch’egli al debutto e nel ’62 chiuderà le sue avventure perdendo contro la Jugoslavia di Tito, dopo aver rubato all’Ungheria socialista il mondiale nel ’54 dopando tutti i suoi giocatori, che rientreranno a Bonn su un vagone ferroviario ospedaliero.
Dopo ottant’anni la Germania, ancora una volta va a casa al primo turno.