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<h2>SubmittedText<h2><p>Nella teoria si afferma spesso che gli utili realizzati oggi dalle imprese costituiscono gli investimenti di domani. Da anni tuttavia nella maggior parte dei Paesi dell'OCSE gli utili delle imprese superano di gran lunga gli investimenti nell'economia reale. Un aumento degli utili non corrisponde a una crescita degli investimenti dato che essi non vengono utilizzati per nuovi macchinari, fabbriche o prodotti, ma per incrementare le rimunerazioni e i bonus dei manager, riacquistare azioni, assumere altre imprese o direttamente per la speculazione finanziaria. Tutto questo con le note conseguenze destabilizzanti per l'intero sistema finanziario internazionale. Le eccedenze nette che il settore imprenditoriale registra rispetto alle sue necessità di finanziamento significano che la differenza tra offerta e domanda può essere colmata solo col debito. Le disponibilità correnti che mancano alle economie domestiche e allo Stato (essenzialmente stipendi e tributi) vengono sostituite dalla creazione di credito. In vista dell'imminente riforma III dell'imposizione delle imprese invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande: </p><p>1. Qual è il rapporto in Svizzera tra gli utili delle imprese e gli investimenti nell'economia reale? In considerazione dell'imposizione delle imprese da parte di Confederazione, cantoni e comuni qual è il margine di manovra che ne risulta?</p><p>2. Nel suo rapporto del 15 giugno 2012 sulla politica di crescita 2012-2015, il Consiglio federale sottolinea che non sono previste difficoltà per il finanziamento di investimenti in capitale reale. Esso evidenzia pertanto che la politica fiscale non dovrebbe solo misurarsi con gli interessi della piazza finanziaria, ma chiedersi fino a che punto favorisca gli investimenti in capitale reale in Svizzera. Come bisogna intendere quest'ultima affermazione nella prospettiva della riforma III dell'imposizione delle imprese?</p><p>3. Secondo i dati forniti dall'Amministrazione federale delle contribuzioni, nel 2008 l'utile netto imponibile delle società anonime e delle società a garanzia limitata ammontava a 280 294 444 900 franchi. L'imposta sugli utili riscossa su questo importo è stata di 7 163 863 042 franchi, ciò che corrisponde a un'aliquota media del 2,56 per cento. Ai sensi dell'articolo 128 della Costituzione federale l'imposta diretta sull'utile delle società di capitali e delle società cooperative ammonta però all'8,5 per cento del reddito netto. Come si spiega questa grossa differenza?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Nel 2010, gli investimenti nell'economia delle imprese finanziarie e non finanziarie ammontavano a 76,1 miliardi di franchi (investimenti fissi lordi, dati provvisori dell'UST). I valori hanno pertanto superato quelli del 2009 , ma sono rimasti inferiori a quelli del picco del 2007-2008. Per quanto riguarda gli utili delle imprese, i soli dati disponibili su base aggregata provengono dai conti economici della Svizzera e si riferiscono all'eccedenza aziendale netta (dopo ammortamenti), che nel 2010 ammontava a 112,8 miliardi (UST, dati provvisori). Questo valore corrisponde al risultato dell'attività di produzione delle imprese dopo deduzione delle spese per il personale (remunerazioni) e deve coprire le diverse forme di pagamento degli interessi sul capitale, ovvero sul capitale proprio e sul capitale di terzi. Gli ultimi dati disponibili in ambito di imposta federale diretta delle persone giuridiche per il 2009 indicano dal canto loro una base di calcolo, dopo deduzione per partecipazioni, di 110,1 miliardi di franchi per un gettito di 7,764 miliardi di franchi.</p><p>Gli investimenti possono essere finanziati in tre diversi modi: l'autofinanziamento esige a tale scopo utili realizzati e trattenuti dalle imprese. In questo contesto esiste un nesso diretto tra gli utili delle imprese realizzati e il finanziamento di nuovi progetti. Nel caso del finanziamento mediante emissione di quote viene fornito all'impresa nuovo capitale dall'esterno. Il nesso con gli utili delle imprese esiste soltanto nella misura in cui tale nuovo capitale proprio proviene dagli utili delle imprese distribuiti di altre imprese nel Paese. Queste distribuzioni di utili possono essere effettuate sotto forma di dividendi o di rimborsi di capitale. Gli stipendi e i bonus elevati versati ai manager non costituiscono invece una distribuzione di utile, bensì un reddito da attività lucrativa. Le imprese possono dedurre tali redditi da attività lucrativa come spese dalla base di calcolo dell'imposta sull'utile, ciò che determina una riduzione degli utili delle imprese. Anche nel caso del finanziamento di terzi si procura dall'esterno capitale all'impresa tramite crediti bancari o mutui. Il nesso con gli utili delle imprese esiste soltanto nella misura in cui la situazione di reddito di un'impresa ne influenza la capacità creditizia.</p><p>Dal rapporto tra utili delle imprese e investimenti non si possono quindi derivare implicazioni ai fini dell'imposizione delle imprese. L'imposizione influenza l'entità degli investimenti in particolare sul fronte dell'offerta. Le sue ripercussioni si dispiegano sull'accumulazione di capitale e divengono percettibili soltanto a medio e lungo termine: ciò vale sia per quanto riguarda gli investimenti da parte di imprese residenti, sia anche per quanto concerne l'insediamento di imprese in Svizzera. In merito vale: quanto minore l'onere fiscale marginale effettivo, tanti più progetti potenziali di investimento raggiungono la soglia di redditività e quindi la condizione di base per la loro realizzazione; quanto minore l'onere fiscale medio effettivo, tanto più attraente un ente territoriale si presenta come ubicazione possibile di imprese che hanno la facoltà di scegliere dove intendono insediare una stabile organizzazione.</p><p>La scelta dell'ubicazione è parimenti influenzata in maniera rilevante da fattori non fiscali sia sul fronte della domanda sia su quello dell'offerta. Il volume degli investimenti a breve termine dipende fortemente dalle condizioni della domanda. Pertanto, in tempi di alta congiuntura spesso occorre aumentare le capacità, cosa che aumenta il volume degli investimenti.</p><p>2. Nella sua parte analitica, il rapporto del Consiglio federale sulla politica di crescita 2012-2015 menziona il fatto che in Svizzera non si prevedono strettoie generali in materia di finanziamento di investimenti in capitale reale. In un altro capitolo, relativo alla riforma III dell'imposizione delle imprese, si afferma che la politica fiscale dovrebbe essere proficua non soltanto agli interessi della piazza finanziaria, ma soprattutto agli investimenti in capitale reale. Già nel quadro della riforma II dell'imposizione delle imprese hanno potuto essere generati impulsi di crescita, eliminando ostacoli agli investimenti e allo sviluppo di piccole e medie imprese. Anche nell'ambito della riforma III dell'imposizione delle imprese le ripercussioni dell'imposizione delle imprese sugli investimenti aziendali costituiranno una sfida. La riforma III sarà fortemente influenzata dal dialogo in corso con l'UE. Essa è destinata da un canto a rafforzare l'accettazione del sistema fiscale svizzero nell'intento di migliorare la certezza del diritto per gli investitori e, d'altro canto, a garantire ulteriormente alla piazza Svizzera un'imposizione fiscale attraente, tutelando il gettito fiscale della Confederazione e dei cantoni.</p><p>3. La differenza tra l'aliquota ordinaria e l'onere effettivo causato dall'imposta federale versata si spiega con le diverse regolamentazioni fiscali. Va in particolare menzionata la deduzione per partecipazioni, grazie alla quale le società di capitali possono evitare un'imposizione multipla.</p>  Risposta del Consiglio federale.