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È una situazione davvero unica quella esistente tra la Repubblica d’Irlanda (paese membro dell’Unione Europea) e l’Irlanda del Nord. Sei anni dopo che il Regno Unito ha votato per lasciare l’UE i problemi tra questi due paesi che dividono l’isola irlandese non sono stati risolti.
Durante i negoziati in vista del recesso del Regno Unito dall’UE, si è reso necessario trovare una soluzione specifica per conciliare i diversi interessi in gioco. La risoluzione è stata trovata con l’accordo chiamato “Protocollo su Irlanda e Irlanda del Nord”, il quale consente a quest’ultima di rimanere sul territorio doganale del Regno Unito e al tempo stesso di beneficiare del Mercato unico europeo.
Questo Protocollo inserito nell’accordo sulla Brexit, ha evitato l’introduzione di frontiere fisiche lungo il confine che separa la Repubblica d’Irlanda dall’Irlanda del Nord, tutelando così sia l’economia dell’intera isola, sia l’accordo del Venerdì Santo firmato a Belfast nel 1998 durante il processo di pace. L’intento era salvaguardare l’integrità del Mercato unico europeo e consentire all’Irlanda del Nord di beneficiare degli accordi di libero scambio che il Regno Unito è libero di sottoscrivere con paesi terzi.
Il governo britannico ha accettato che sarebbe rimasto allineato alle regole del mercato unico delle merci nell’UE. Di conseguenza i controlli doganali di vario tipo per le merci che viaggiano dall’Irlanda del Nord verso la Gran Bretagna, vengono eseguiti nelle zone portuali del Mare d’Irlanda piuttosto che lungo l’invisibile confine terrestre di circa 500 chilometri, che separa la Repubblica d’Irlanda con l’Irlanda del Nord, dove dal 2005 non esiste più nessuna infrastruttura doganale.
Una situazione anomala, questo controverso confine commerciale interno nel Regno Unito, che sta influenzando negativamente il commercio a causa della complessità per alcune aziende di rispettare le regole d’importazione dalla Gran Bretagna, e sta condizionando oltretutto la stabilità politica nell’Irlanda del Nord. I parlamentari nordirlandesi del Partito Democratico Unionista, partito politico protestante di destra, hanno deciso di rifiutare a far parte del governo, poiché convinti che questi controlli doganali separano di fatto il paese dal resto del Regno Unito minacciando l’accordo del Venerdì Santo.
Il primo ministro inglese Boris Johnson, vuole rinnegare gli impegni presi nell’ambito del trattato internazionale in base al quale il suo paese ha lasciato l’UE, e lo vuole fare in modo unilaterale.
Lunedì scorso, il governo di Londra ha firmato un disegno di legge (che deve essere approvato dal Parlamento) con il quale rimuovere dai porti marittimi la controversa dogana interna, spostandola al confine fisico tra Irlanda e Irlanda del Nord.
Johnson propone una nuova legislazione nell’applicare il Protocollo con un doppio regime normativo, dando alle imprese la possibilità di scegliere se immettere le merci sul mercato dell’Irlanda del Nord secondo le norme inglesi o quelle dell’UE. Questo significa creare una corsia preferenziale per le merci destinate esclusivamente alla vendita in Irlanda del Nord, e una altra corsia dove far transitare nell’Irlanda del Nord le merci destinate alla Repubblica d’Irlanda o ad altri Stati membri dell’UE. Significa a detta degli esperti maggiore burocrazia e documenti necessari da condividere con l’UE.
Inoltre il progetto di legge vuole porre fine anche al ruolo della Corte di giustizia europea per le controversie sul Protocollo, passandole ad un arbitrato indipendente, cosa che l’UE non è disposta ad accettare.
Nei giorni scorsi, tre dei principali partiti politici dell’Irlanda del Nord, hanno scritto una lettera congiunta a Boris Johnson, respingendo il progetto di legge unilaterale. La paura è che se i problemi non vengono risolti, il Protocollo potrebbe distruggere l’accordo di pace raggiunto nel 1998.
Bruxelles vede tutto questo non solo come un affronto, ma anche un palese atto di infrazione della legge internazionale, invitando Westminster a respingere il tentativo illegale di riscrivere unilateralmente gli accordi post-Brexit per l’Irlanda del Nord, e ha avviato una nuova azione legale contro il Regno Unito mettendolo in mora per le mancate operazioni di creazione di posti di frontiera e di condivisione dei dati.
Il Regno Unito dovrà giustificare i suoi fallimenti nel controllare le importazioni dalla Gran Bretagna all’Irlanda del Nord entro due mesi, o dovrà affrontare enormi multe inflitte dalla Corte di giustizia europea.