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Il sistema sanitario svizzero potrebbe risparmiare miliardi di franchi grazie a un personale di cura qualificato e sufficiente. In tal modo si eviterebbero centinaia di decessi e molte complicazioni.
Lo afferma in un comunicato odierno l'Associazione svizzera infermiere e infermieri (ASI), che si basa su un'analisi dei dati raccolti dall'Ufficio federale di statistica (UST).
I dati dell'UST su 135 ospedali e oltre 1,2 milioni di pazienti sono stati analizzati da un gruppo guidato da Michael Simon, esperto infermieristico delle Università di Basilea e Berna, e dall'economista bernese Michael Gerfin. Lo studio aveva come obiettivo di analizzare l'influenza delle ore di cura fornite e della composizione dell'equipe del personale sanitario sugli avvenimenti indesiderati e sulla durata di ospedalizzazione.
I risultati ottenuti mostrano che il rischio di complicazioni aumenta nettamente con la diminuzione delle ore di cure qualificate. Se queste cure sono disponibili per meno di 9,5 ore al giorno e la proporzione di personale infermieristico è inferiore al 75%, il rischio di morte aumenta del due per cento. Ciò corrisponde a 243 decessi all'anno. E per i disturbi del metabolismo la relazione è ancora maggiore.
I dati mostrano poi che una proporzione di infermieri minore comporta ricoveri più lunghi: meno di 10 ore di cure al giorno e meno dell'88% di questo personale nell'equipe sanitaria comportano cure supplementari per 223'020 giorni all'anno, ossia un incremento di spesa di 357 milioni di franchi.
Uno studio dell'università di Basilea rileva inoltre che il 42% dei ricoveri in ospedale dei residenti delle case di cura medicalizzate (EMS) - ad esempio per l'aggravarsi di una malattia cronica - potrebbe essere evitato se ci fosse personale qualificato a sufficienza, come infermiere sperimentate e specializzate. In tal modo si risparmierebbero costi supplementari inutili per oltre 100 milioni di franchi.
Ma, sottolinea lo studio dell'ASI, solo il 4,6% delle persone di oltre 65 anni che vengono ricoverate all'ospedale arrivano da uno di questi istituti medico-sociali. Il volume delle ospedalizzazioni evitabili nel settore ambulatoriale è quindi ben maggiore, con un potenziale di risparmi di almeno 1,5 miliardi di franchi.
Per la presidente dell'ASI Sophie Ley - citata nel comunicato - "il calcolo è semplice: se negli ospedali si aumentasse all'80% la quota di infermiere nelle equipe curanti, la massa salariale crescerebbe forse di qualche milione di franchi ma se ne potrebbero economizzare 357". E i risparmi sarebbero ancora molto più consistenti nelle cure di lunga durata.
Queste cifre - conclude Sophie Ley - devono essere prese in considerazione nelle discussioni politiche sulle misure da prendere per gestire i costi della sanità, sulla sicurezza dei pazienti e sull'iniziativa "Per cure infermieristiche forti (Iniziativa sulle cure infermieristiche)".
Quest'ultima, depositata alla Cancelleria federale nel novembre del 2017, chiede che Confederazione e Cantoni investano nella formazione infermieristica, migliorino le condizioni quadro (tra cui orario di lavoro, servizi di picchetto e possibilità di formazioni continue) e riconoscano a livello di legge l'autonomia di lavoro degli infermieri. Nella sessione delle Camere dello scorso dicembre, il Consiglio Nazionale ha approvato un controprogetto indiretto in merito, mentre gli Stati si sono dati tempo almeno fino a maggio del 2021.
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