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Le finanze dell’AVS non sono più in equilibrio, per questo motivo è stata decisa dal Consiglio Federale e dal Parlamento una riforma stabilizzante, la quale sarà oggetto nelle votazioni popolari del 25 settembre 2022.
Le rendite non sono più garantite, poiché le uscite aumenteranno nei prossimi anni in misura superiore rispetto alle entrate, e nei prossimi 10 anni il fabbisogno finanziario sarà di 18,5 miliardi circa. In quanto la speranza di vita è aumentata e la generazione caratterizzata da una forte natalità sta raggiungendo l’età di pensionamento, si tratta semplicemente di una questione di tempo prima che le entrate dell’AVS non saranno più sufficienti per finanziare completamente le rendite. La riforma ha lo scopo di garantire le rendite per i prossimi dieci anni più o meno. Portando gradualmente l’età di pensionamento delle donne dai 64 ai 65 anni, ed aumentando le entrate tramite l’innalzamento dell’imposta sul valore aggiunto (IVA), si potrà garantire le rendite dell’AVS.
Stabilizzare le finanze dell’AVS solo mediante i risparmi significherebbe ridurre massicciamente le prestazioni, e per questo motivo una riforma di questo genere, in questo momento, è al quanto giustificata per poter garantire anche più in là con il tempo le rendite AVS. Di fatto negli ultimi 25 anni non ci sono state riforme significative per contrastare a lungo termine il deficit che potrà crearsi nei prossimi anni, nel caso in cui non verranno prese misure più significative. Perciò si tratta di una riforma al quanto positiva e giustificata per la nostra società.
Anastassiya Fellmann, membro giovani UDC Ticino