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Migliaia di persone hanno manifestato nel week-end in Svizzera contro l'indipendenza del Kosovo. Hanno messo messo in guardia la Confederazione dai rischi del riconoscimento.
Sulla Piazza delle Nazioni a Ginevra domenica pomeriggio c'erano circa 4mila dimostranti, sabato a Zurigo erano un migliaio. Le proteste serbe si sono svolte pacificamente.
Provenienti da diverse regioni della Confederazione, ma anche dalla vicina Francia, i manifestanti si sono riuniti domenica a partire dalle 14.00 davanti alla sede ginevrina dell'ONU. Sulla piazza, dove sventolavano migliaia di bandiere serbe, diversi oratori hanno preso la parola. Tra un discorso e l'altro sono stati intonati canti patriottici e suonati brani musicali.
Su cartelli si potevano leggere frasi - sovente in tedesco -come "Il Kosovo è Serbia" oppure "I diritti dei popoli non valgono anche per la Serbia?". Un lungo striscione portava la scritta "Grazie Vladimir". Un chiaro omaggio al presidente russo Vladimir Putin che l'autoproclamata indipendenza delle autorità kosovare.
Sabato a Zurigo, una dimostrazione analoga aveva attirato un migliaio di persone, molte della quali giovani tra i 15 e i 30 anni. Un'oratrice ha criticato la ministra svizzera degli affari esteri Micheline Calmy-Rey per aver stretto la mano del primo ministro kosovaro Hashim Thaci, qualificato di "criminale di guerra". L'oratrice ha invitato la Confederazione a riflettere a fondo sull'opportunità di riconoscere l'indipendenza della provincia serba amministrata dall'Onu. Il Kosovo è la Gerusalemme della Serbia, ha detto.
I dimostranti hanno scandito slogan ostili all'indipendenza del Kosovo sventolando bandiere serbe. Qua e là vi erano anche vessilli elvetici. Numerosi automobilisti hanno manifestato il loro sostegno alla dimostrazione a colpi di clacson. Il traffico non è stato perturbato.
Berna invita alla prudenza svizzeri che vanno in Serbia
La Svizzera conta una delle più numerose comunità di kosovari albanesi, circa 200mila. Il governo deve ancora pronunciarsi sull'indipendenza del Kosovo. Le commissioni di politica estera delle Camere federali sostengono l'indipendenza. Il governo federale affronterà la questione probabilmente mercoledì prossimo.
Frattanto, dopo l'assalto di varie ambasciate a Belgrado, a margine di un grande raduno di protesta contro l'indipendenza unilaterale del Kosovo, il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) ha modificato i "consigli di viaggio" per chi intende recarsi in Serbia, precisando di "evitare manifestazioni e assembramenti di qualsiasi tipo".
I consigli di viaggio del DFAE offrono informazioni generali sulle condizioni di sicurezza all'estero. Il DFAE ne ha aggiornato venerdì il contenuto per Serbia e Kosovo, facendo riferimento alla dichiarazione unilaterale d'indipendenza della provincia serba sotto amministrazione dell'Onu. Secondo il DFAE, la decisione del parlamento kosovaro può "causare tensioni" in tutta la Serbia. In Kosovo i rischi maggiori si hanno nella città di Mitrovica e nei comuni confinanti, nonché nelle enclavi serbe.
Nella pagina internet del DFAE sui consigli di viaggio il Kosovo figura quale rubrica autonoma, come la Serbia. Questa distinzione non ha nulla a che vedere con un ipotetico riconoscimento dell'indipendenza, ha spiegato sabato all'ATS il portavoce del DFAE Raphäel Saborit.
Kosovo e Serbia sono trattati separatamente da oltre due anni per motivi pratici, considerato l'alto numero di richieste di visti da parte di kosovari inoltrate all'ufficio di collegamento di Pristina. Saborit fa del resto notare che nel sito si parla di "destinazioni di viaggio" e non di Paesi.
swissinfo e agenzie
Svizzera - Kosovo
In Svizzera vivono da 170'000 a 190'000 espatriati kosovari, ossia quasi il 10% della popolazione residente in Kosovo. Si tratta della la più folta comunità di espatriati kosovari, dopo quella che si trova in Germania.
La Confederazione partecipa dal 1999 alla missione di pace delle truppe internazionali KFOR (Kosovo Force), guidate dalla Nato. Circa 200 soldati svizzeri della Swisscoy sono stazionati in Kosovo.
La Svizzera figura tra i principali paesi donatori del Kosovo. La Direzione della cooperazione e dello sviluppo (DSC) e la Segreteria di Stato dell'economia (SECO) hanno previsto di impiegare 13,9 milioni di franchi per i programmi in Kosovo nel 2008.