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Nonostante le proteste dei commercianti, il governo indiano ha reso esecutivo il 'pacchetto' di riforme economiche, tra cui la contestata liberalizzazione dei supermercati stranieri. Le decisioni prese del Consiglio dei ministri il 14 settembre sono state infatti "notificate" mettendo fine a voci di un possibile ritiro della misura dopo le contestazioni dei partiti dell'Opposizione e anche di un alleato che ha abbandonato il governo finito ora in minoranza.
Le misure riguardano il via libera di Investimenti esteri diretti (Fdi) nei negozi multimarca fino a un massimo del 51% del capitale (il 49% apparterrà quindi a un socio indiano) e fino al 100% per i monomarca. Inoltre gli Fdi saranno possibili nell'Aviazione civile e nel settore dell'Energia (ma soltanto fino al 49%).
Per quanto riguarda il commercio, gli investimenti stranieri sono possibili solo nelle città con oltre un milione di abitanti (che sono 51 in India) e per un minimo di 100 milioni di dollari. Il 50% di questa somma dovrà essere spesa nelle infrastrutture, come la catena del freddo e il 30% della merce dovrà provenire da piccole e medio imprese. I supermercati stranieri sono inoltre subordinati al via libera da parte degli Stati indiani. Finora 10 Stati, tra cui New Delhi e il Maharastra (dove sorge Mumbai) si sono detti disponibili.
SDA-ATS