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La Svizzera dovrebbe formare un numero di medici sufficiente per coprire i propri bisogni, indica il barometro degli ospedali e delle cliniche pubblicato oggi. Stando all'inchiesta, è quanto sostiene il 72% degli aventi diritto di voto interrogati dall'istituto di ricerche gfs.bern su incarico dell'associazione dei nosocomi elvetici H+. Il 53% dei sondati auspica inoltre, che il personale medico parli la propria lingua. Quasi nove interrogati su dieci considerano poi la libera scelta del dottore e del nosocomio un fatto particolarmente prezioso.
Considerando anche chi è "abbastanza d'accordo", la quota di coloro che considerano "importante che in Svizzera venga istruito un numero sufficiente di medici svizzeri" sale al 93%.
Questo dato si riflette pure nel fatto che per il 53% degli interrogati è "molto" e per il 32% "abbastanza" importante poter comunicare nella propria lingua con il personale ospedaliero o delle cliniche. Per i francofoni e gli italofoni l'idioma riveste un'importanza centrale per una quota superiore alla media nazionale (rispettivamente per il 63% e il 64%). La lingua è "molto" importante (70%) anche per chi si considera in pessima salute, un "sottogruppo sociodemografico" per cui anche la formazione di medici è centrale (83%). Lo stesso vale per "chi ha un reddito basso".
Proprio oggi il Consiglio nazionale ha adottato una revisione della Legge sulle professioni mediche (LPMed) che tra l'altro mira a dare ai dottori una maggiore competenza linguistica. Se gli Stati seguiranno la Camera del popolo, l'iscrizione nel registro professionale sarà infatti subordinata all'obbligo di padronanza di una lingua nazionale.
Per gli svizzeri la libera scelta del medico e dell'ospedale continua a rappresentare un "bene molto importante". Il dato conferma ad esempio le analisi VOX dopo il voto del giugno 2012 sulle reti di cura integrate ("Managed Care") e un sondaggio pubblicato un mese fa dal Forum dei consumatori (KF). Secondo lo studio di H+, quasi nove interpellati su dieci preferiscono la libera scelta (89%) a una decisione presa dalle casse malati (11%). Decisamente favorevoli alla libera scelta sono le persone che non si sentono in salute e le classi di reddito inferiori. Sull'altro fronte si situano gli italofoni (37%) e le persone con uno stato di salute da buono a molto buono (42%).
Più di quattro svizzeri su cinque auspicano che ogni regione disponga di un ospedale che offra l'essenziale delle cure di base e garantisca la copertura delle emergenze. Conformemente a questa indicazione, il 58% degli interrogati è favorevole a un'ampia offerta di cure pure nelle zone periferiche (anche se il 41% propende per una concentrazione dell'offerta medica nei centri). Per il 77% in caso di emergenze gravi, il relativo reparto di cura non dovrebbe distare più di 15 minuti.
Da parte della popolazione residente in campagna la richiesta di un ospedale in ogni regione (91%) continua a essere più forte, come pure da parte dei francofoni (91%) e soprattutto degli italofoni (99%). Il dato è inoltre elevato per le persone in cattiva salute (91%) o con una formazione bassa (90%). In generale comunque la qualità pare avere la precedenza rispetto alla densità degli stabilimenti di cura.
La popolazione appare invece disposta ad allontanarsi da casa per cure specializzate pianificabili. In questi casi i due terzi dei sondati sono anche pronti a farsi curare in un altro cantone.
SDA-ATS