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Le esplosioni del 4 agosto nel porto di Beirut, oltre ad aver causato 190 morti e più di 6.500 feriti, possono continuare a provocare danni gravi all'ambiente con conseguenze a lungo termine per la popolazione.
Lo sottolinea il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo che ricorda come la distruzione del porto di Beirut ha provocato tra le 100 e le 800 mila tonnellate di detriti, molti dei quali pericolosi a causa del tipo di materiale immagazzinato nel porto, tra cui pesticidi, prodotti farmaceutici, prodotti chimici industriali e vari tipi di metalli pesanti.
"Queste sostanze chimiche possono danneggiare la salute delle persone e possono contaminare il suolo e l'acqua", hanno avvertito gli esperti del Programma Onu. Inoltre, il Libano dispone di pochi terreni per le discariche e non ha impianti di stoccaggio o trattamento di rifiuti pericolosi.
A peggiorare le cose, l'esplosione ha gravemente danneggiato una delle due discariche comunali che servono Beirut e la città ha già raggiunto la sua massima capacità di stoccaggio. A rischio contaminazione è anche l'ambiente marino se i rifiuti non saranno trattati correttamente.
E se l'inquinamento atmosferico in città è ora considerato limitato, la contaminazione chimica delle particelle disperse dall'esplosione può tornare ad essere trasportata dall'aria e rappresentare una minaccia per la salute pubblica.
Sono iniziati intanto i lavori di ripulitura dei detriti all'esterno del porto che prevedono la selezione e il riciclaggio dei rifiuti. Cemento e pietre possono essere schiacciati in dimensioni più piccole e riutilizzati per ripavimentare marciapiedi e strade.
Secondo l'Onu la ricostruzione di Beirut è un'occasione per favorire le misure di efficienza energetica, i materiali isolanti e la progettazione resiliente al clima nella ricostruzione degli edifici. Il costo del restauro e del recupero ambientale della città è stimato in più di 100 milioni di dollari.