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Un'inchiesta giornalistica ha permesso di scoprire un "rifugio" in cui si sono recati anche degli svizzeri
QUITO - Un rifugio per presunti pedofili con la croce al collo. Durante delle indagini in Germania, sono state ritrovate delle lettere che fanno sospettare di una rete internazionale di aiuto a tutti quei rappresentanti della Chiesa che potrebbero aver commesso dei reati di abuso contro dei minori.
Durante un trasloco degli archivi della diocesi di Hildesheim è stata ritrovata una lettera del 1976 firmata da Emil Stehle, un vescovo cattolico tedesco morto nel maggio del 2017 e che era stato accusato da almeno dieci donne di abuso sessuale. Il quotidiano El Paìs e il programma televisivo tedesco Report München hanno realizzato un'inchiesta giornalistica in merito. Ecco che cosa hanno scoperto.
Nella missiva Stehle racconta la fuga in Paraguay di un sacerdote tedesco accusato di vari abusi nella città di Süpplingen. La lettera è indirizzata a un vescovo dell'epoca, Heinrich Maria Janssen. «La persona che non nominerò dovrebbe essere impiegata non solo in un'altra diocesi, ma in un altro Paese. Per quanto riguarda la tua lettera, posso presumere che tu sia d'accordo se non ti informerò della sua nuova posizione, così che tu non sia in grado di fornire questa informazione a terzi». Stehle poi assicura a Janssen che si occuperà delle spese di viaggio e di alloggio. Quando poi l'ufficio del procuratore di Brunswick chiese informazioni circa dove si trovasse il sacerdote, la diocesi rispose di non saperlo.
Un caso analogo era stato scoperto in Spagna nel 2018. E anche Stehle era coinvolto. Il cardinale Ricard Maria Carles aveva infatti contattato nel 1990 il vescovo per chiedergli di accettare il sacerdote spagnolo Jordi Senabre, che aspettava di essere processato per pedofilia, nella diocesi di Santo Domingo de los Colorados in Ecuador, dove all'epoca si trovava appunto Stehle.
In tutto, sono state trovate prove che almeno 23 rappresentanti dell'ordine episcopale con accuse di pedofilia sono stati accolti nel "rifugio" ecuadoriano, sia prima che Stehle vi si stabilisse che dopo. Questi vengono da Svizzera, Germania, Polonia, Irlanda, Italia, Perù e Colombia.
La lettera scoperta in Germania è stata sottoposta alla visione di un magistrato. Questi ritiene che «il modo in cui è stata scritta permette di concludere che non si tratta di un caso isolato. Descrive una procedura comune, ovvero quella usata quando si vuole far sparire qualcuno». I documenti raccolti dalla testata spagnola e dal programma televisivo tedesco sono in seguito stati consegnati alla Conferenza episcopale tedesca che a sua volta ha inviato i fascicoli al Centro di coordinamento dei Fidei Donum perché vengano esaminati.
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