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La Svizzera non è mai stata così ricca come oggi. Eppure, circa il 9% delle economie domestiche ha difficoltà a sbarcare il lunario. Lo afferma uno studio sulla situazione della popolazione attiva presentato oggi dall'Unione sindacale svizzera (USS).
Negli ultimi vent'anni, i grandi salari, gli azionisti e i datori di lavoro hanno tenuto per loro una quota sempre maggiore della prosperità, peraltro in crescita. Un buon numero di lavoratori è invece rimasto praticamente a mani vuote. Soffre addirittura di crescente insicurezza e stress, sostiene l'USS.
A differenza di molti altri paesi, il problema dei bassi salari non si è accentuato in Svizzera, afferma l'USS. In altri ambiti, come ad esempio il carico di lavoro, l'imposizione e la disoccupazione nascosta, la Svizzera è invece tutt'altro che un paradiso.
Le remunerazioni dei dirigenti sono cresciute mentre i salari della maggior parte dei dipendenti a basso e medio reddito sono rimasti immutati. A causa di una politica fiscale favorevole alle classi superiori, gli aumenti di stipendio ottenuti dai lavoratori sono infatti in gran parte annullati da nuove spese.
Il problema maggiore è l'aumento dei premi delle casse malati: negli ultimi anni i Cantoni e la Confederazione non hanno adattato i sussidi all'aumento dei premi. I Cantoni hanno preferito abbassare le imposte sul reddito e la sostanza, così come quelle sugli utili delle imprese.
La Svizzera ha chiaramente bisogno di una "svolta nella sua politica economica", ha sostenuto il presidente dell'USS Paul Rechsteiner. Il sindacato vuole per questo motivo generalizzare i contratti collettivi di lavoro (CCL).
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