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BERNA - «A nostro giudizio non c'è alcun motivo per non rieleggere un membro del governo nell'attuale situazione», ha affermato il capogruppo PLR Beat Walti in una conferenza stampa a Palazzo federale, al termine della riunione dei parlamentari del partito. «Non ha senso gettare alle ortiche un sistema che funziona», ha aggiunto il consigliere nazionale zurighese. «Non vogliamo una Svizzera con i consiglieri federali in permanente campagna elettorale, non è il nostro modello».
Il partito sostiene quindi non solo i suoi due rappresentanti, Ignazio Cassis e Karin Keller-Sutter, bensì anche gli altri cinque membri dell'esecutivo uscenti: lo ha deciso il gruppo all'unanimità. E all'indirizzo dei Verdi, che oggi hanno fatto sapere che, con la candidata unica Regula Rytz, attaccheranno il primo PLR che si presenterà davanti all'assemblea federale (cioè, per ordine di anzianità, Cassis), lasciando poi allo stesso PLR decidere come agire, Walti ha detto che «la fanno troppo facile». La Costituzione prevede che le diverse regioni e componenti linguistiche del paese siano equamente rappresentate, ha ricordato. Estromettere Cassis, in carica da metà legislatura, significherebbe togliere la componente italofona, mentre non rieleggere Keller-Sutter vorrebbe dire tornare a togliere alla Svizzera orientale una rappresentanza nell'esecutivo che non aveva più da tempo.
Il nuovo vicepresidente del gruppo Olivier Feller (VD) ha indicato che non vi saranno audizioni con candidati ecologisti. Un adattamento della cosiddetta "formula magica" (2 seggi in governo ai tre partiti maggiori, 1 al quarto) non è impensabile, ma certo non può essere immediato. «Non neghiamo il successo dei Verdi, ma deve essere confermato», ha detto.
Secondo la presidente PLR Petra Gössi, non può essere che dopo ciascuna elezione si usi una formula matematica di calcolo della rappresentanza partitica in seno al governo: se si facesse in tal modo vi sarebbero cambiamenti dopo ogni elezione e i consiglieri federali sarebbero in una permanente campagna elettorale che nessuno auspica. Per far sì che il governo sia specchio fedele della volontà popolare dovrebbe essere eletto direttamente dal popolo: ma questo è stato rifiutato dallo stesso sovrano. Gössi ha anche sostenuto che i due liberali radicali nella stanza dei bottoni hanno svolto un ottimo lavoro: non avrebbe quindi senso sostituirli.
La posizione del PLR ha ricevuto il sostegno dell'UDC, che ha fatto sapere di non voler nessun cambiamento della composizione partitica del Consiglio federale: la questione di una rappresentanza dei Verdi si porrà al più presto fra quattro anni, ha stabilito il gruppo parlamentare in una riunione.
«L'UDC sostiene la concordanza dei quattro attuali partiti di governo, a condizione che anche gli altri la rispettino», si legge in un comunicato diffuso al termine dell'incontro. Per i democentristi nello stabilire la composizione dell'esecutivo, oltre alla forza partitica, è necessario anche garantire una certa continuità. Inoltre la Costituzione richiede un'equa rappresentanza regionale. «Perciò l'attacco dei Verdi alla Svizzera italiana è incomprensibile».
Un ruolo di primo piano nell'elezione del governo prevista l'11 dicembre sarà svolto dal PPD, chiamati secondo gli osservatori a fungere da ago delle bilancia. Oggi il gruppo ha tenuto una riunione, sotto la presidenza dell'uscente Filippo Lombardi. Il consigliere agli Stati non rieletto domenica scorsa ha detto che non è stato affrontato il tema dell'elezione del Consiglio federale: il gruppo ne discuterà domani.
E il partito socialista? «La situazione attuale costringe tutti i partiti a cercare una soluzione stabile», ha indicato il presidente Christian Levrat all'agenzia di stampa Keystone-ATS. Non deve accadere che ogni formazione politica rischi di perdere un seggio quando un consigliere federale si dimette, «altrimenti non si muoverà più nessuno». Al momento sono in corso molti colloqui. Levrat ha peraltro ribadito quando detto ieri: la candidatura dei Verdi è una logica conseguenza delle elezioni.