Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/160127

<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di adoperarsi, nel quadro della sua politica estera e di sicurezza, al fine di istituire insieme ad altri Stati che condividono gli stessi principi una zona priva di armi nucleari in Europa. Contestualmente deve fare in modo che i Paesi dotati di armi nucleari eventualmente non aderenti sottoscrivano quantomeno un accordo contemplante la rinuncia a impiegare armi nucleari contro gli Stati aderenti e a usarle come strumento di minaccia nei loro confronti, come pure l'impegno a ridurne la disponibilità di impiego.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale è convinto che le zone prive di armi nucleari rappresentino importanti passi intermedi per il raggiungimento di un disarmo nucleare globale. La strategia delle zone denuclearizzate è parte integrante della politica estera svizzera (cfr. stralcio della mozione 08.3359 Markwalder nel 2014). Per questo motivo, anche ai sensi della mozione Fehr Jacqueline 13.3792, la Svizzera ha sostenuto il processo d'istituzione di una zona denuclearizzata nel Vicino Oriente.</p><p>Poiché il trattato di non proliferazione nucleare (TNP) favorisce l'istituzione di ulteriori zone e dal 1999 questo argomento è stato oggetto di interventi parlamentari, nel 2012 la Svizzera - congiuntamente all'Austria - ha commissionato uno studio di base in merito alla costituzione di una tale zona in Europa. Lo studio indica le opzioni operative, ma soprattutto evidenzia che l'istituzione di una zona priva di armi nucleari risulterebbe controversa, difficilmente attuabile e di dubbia utilità.</p><p>Una zona europea interregionale e territorialmente connessa non sembra realizzabile, almeno fino a quando esisteranno tre potenze nucleari europee (Francia, Regno Unito e Russia), gli Stati membri della NATO continueranno a preservare il carattere nucleare dell'alleanza e gli Stati Uniti stoccheranno armi atomiche in numerosi Stati europei. Le attuali tensioni tra Est e Ovest riducono le possibilità di un ritiro delle armi nucleari russe o americane dal continente europeo.</p><p>Una zona europea comprendente unicamente gli "Stati aderenti" limiterebbe tale conformazione agli Stati ratificanti il contratto e non toccherebbe direttamente le realtà nucleari esistenti. Si tratterebbe principalmente di un atto politico simbolico.</p><p>Dal punto di vista giuridico nulla impedisce alla Svizzera di prendere l'iniziativa per istituire una tale zona, da sola o con altri Stati partner: la Svizzera è già uno Stato che non possiede armi nucleari. Inoltre, la legge federale sul materiale bellico (LMB; RS 514.51) vieta l'importazione, l'esportazione e il transito di armi nucleari nonché il finanziamento diretto e indiretto delle armi atomiche.</p><p>Un'iniziativa di questo genere attualmente non si impone. Data l'esigenza imprescindibile di fissare delle priorità in questo campo, la Svizzera si adopera principalmente a favore di una zona priva di armi nucleari soprattutto laddove sussiste il rischio di proliferazione nucleare, ossia nel Vicino Oriente. Inoltre, un'iniziativa di questo tipo potrebbe suscitare incomprensione e critiche da parte di importanti Stati partner. È anche lecito dubitare circa la disponibilità delle potenze nucleari a fornire garanzie di sicurezza giuridicamente vincolanti agli Stati di una tale zona e di conseguenza circa la possibilità che ne risulti un effettivo vantaggio sotto il profilo della sicurezza.</p><p>In sintonia con l'impegno umanitario e l'obbligo di rispettare il diritto internazionale umanitario, la Svizzera mira a vietare un giorno l'utilizzo nonché il possesso di armi nucleari, analogamente alle armi biologiche e chimiche. Quale passo intermedio pragmatico, si impegna a favore di una riduzione del livello di disponibilità operativa delle armi nucleari ("de-alerting") e a tematizzare i rischi di un impiego non intenzionale. Il Consiglio federale invita tutti gli Stati a rinunciare a provocazioni militari (in particolare a minacce nucleari), a mantenere aperto il dialogo politico e militare, ad attuare misure volte a stabilire la fiducia e a intensificare gli sforzi per un controllo e una riduzione del materiale bellico.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.