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Permesso di soggiorno non prorogato per un imam kosovaro residente nel canton San Gallo. L'uomo aveva abusato di sua moglie, poi fuggita in una struttura di accoglienza per donne e bambini vittime di violenza. Lo ha stabilito il Tribunale federale (TF).
La coppia viveva separatamente da quando, nel dicembre 2015, la donna si era presentata alla casa di rifugio con i suoi quattro figli. Due anni dopo l'Ufficio della migrazione del Cantone San Gallo si era opposto a una proroga del suo permesso di soggiorno; decisione confermata poi da tutte le autorità cantonali.
Davanti al TF l'uomo ha invocato la protezione della sfera privata, garantita dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo (CEDU). I giudici di Mon Repos concordano tuttavia con il parere del Tribunale amministrativo di San Gallo. All'età di 26 anni il richiedente ha trascorso chiaramente meno di 10 anni in Svizzera. La sua visione dei diritti e dei doveri fondamentali delle donne, è stato pure fatto notare, è chiaramente contraria alla legge e alle concezioni in vigore nel nostro Paese.
Il tribunale di San Gallo ha ritenuto credibili le dichiarazioni della moglie. È emerso che l'uomo aveva abusato di lei psicologicamente, fisicamente e sessualmente. La nuova compagna dell'imam non ha osato lasciare la casa comune senza il suo consenso, a causa del carattere manipolatorio del suo comportamento.
Nella sentenza pubblicata martedì il Tribunale federale evidenzia diversi elementi che dimostrano come il kosovaro non abbia assimilato i valori sociali e giuridici della Svizzera, che non rispetta. Ciò vale in particolare per il principio costituzionale della parità tra uomini e donne.