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Vengono da Idlib, Aleppo, Raqqa. Vivono nelle baracche, a migliaia, affittando il terreno dal medesimo proprietario per cui si trovano a dover lavorare. Con teli di plastica, imballaggi, legname e lamiere di recupero, costruiscono le baracche dove sono costretti a vivere. Occupano gli scheletri dei palazzi in costruzione o vecchi capannoni abbandonati che diventano enormi ed insalubri dormitori. Pochissimi di loro hanno la possibilità di vivere in vere e proprie case.
Sin dall'inizio della guerra in Siria nel 2011, ufficialmente sono oltre un milione i siriani che si sono rifugiati in Libano, benché il loro numero effettivo sfiori quasi il doppio, pari a circa a circa la metà della popolazione del Libano. Migliaia di loro vivono nelle campagne della valle della Beqa', ad una manciata di chilometri dal confine siriano. In Libano, così come negli altri paesi in cui hanno dovuto cercare rifugio, i profughi sono costretti ad accettare condizioni di lavoro disumane per rendere possibile la propria sopravvivenza.
Le condizioni di vita disperate costringono i genitori a far lavorare i propri figli al loro fianco, determinando una situazione complessiva che il lavoro delle Ong e delle organizzazioni internazionali non può risolvere. Gli effetti della destabilizzazione della Siria sono pervasivi: la fragilissima società libanese è sull'orlo del collasso. L'afflusso imponente di profughi sta creando serie difficoltà al paese. I profughi siriani diventano così, molto spesso, il capro espiatorio dei problemi struttuali del Libano, problemi che parte dell' élite locale sembra non aver la minima intenzione di affontare.
Red.MM/m.v.