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Dopo essere declinati nel Medioevo per un generale deprezzamento delle attività ludiche, i giochi di palla ritornarono in auge durante il periodo rinascimentale. La riscoperta del mondo classico e la rivalutazione della bellezza e della forza non furono sicuramente estraenee a questo ritorno in voga del gioco e dell'agonismo.
Nel 1410 un anonimo poeta fiorentino accennava a una popolarissima forma di divertimento che veniva chiamata "gioco del calcio". I Medici, oltre ad essere degli appassionati cultori di questa attività agonistica, capirono anche che il gioco costituiva una formidabile valvola di sfogo per il malcontento popolare.
Le regole prevedevano la composizione di due squadre formate da un numero variabile di giocatori: 20, 30 o 40 a seconda delle dimensioni del terreno. La formazione standard era composta da 27 giocatori: 15 attaccanti (corridori), 4 centrocampisti (sconciatori), 4 terzini o trequarti (datori innanzi), 4 difensori (datori indietro). Sei arbitri controllavano e dirigevano il gioco da una tribunetta laterale. Il pallone poteva essere colpito coi piedi o afferrato con le mani, con le quali non era però consentito lanciarlo. L'obiettivo di entrambe le squadre era di collocare il pallone in una porta custodita da uno dei difensori, il solo che potesse utilizzare le mani, come l'attuale portiere; il gol era chiamato 'caccia'. Si trattava di autentiche battaglie, di grande violenza, che si protraevano per una giornata intera.
swissinfo con Enciclopedia Treccani