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<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>ad domanda 1</p><p></p><p>Considerando l'evoluzione negativa in Kosovo, che si era già delineata alla fine dello scorso anno, l'Ufficio federale dei rifugiati (UFR) all'inizio di quest'anno ha fortemente rafforzato il dispositivo dei centri di registrazione. D'intesa coi Cantoni e Comuni in ogni centro di registrazione ivi ubicato sono stati preparati locali della protezione civile per l'accoglienza d'emergenza di profughi di guerra. Come per le situazioni normali, l'UFR lavora, nel settore dell'assistenza e della sicurezza, con ditte private. Grazie a una disponibilità strategica precedentemente concordata è stato possibile, nel giro di pochi giorni, a persone esperte di assumere la gestione dei centri della protezione civile preparati per l'occorrenza, e di assumere altro personale. </p><p></p><p>Dalla metà di maggio 1999 parte di queste installazioni sono in funzione. Il direttorio comune composto di rappresentanti dell'UFR e del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS) ha inoltre deciso il 7 maggio 1999 di mettere progressivamente in servizio alloggi d'emergenza supplementari dell'esercito affinché ci siano, per giugno 1999, 3'300 letti in totale al momento della prima ammissione. Questa capienza è sufficiente per accogliere mensilmente circa 6'000 persone, registrarle e ripartirle nei vari Cantoni. </p><p></p><p>Inizio giugno il DDPS è stato richiesto dall'UFR di tener pronti ulteriori centri di accoglienza, sotto la guida dell'esercito. In tal modo sarà possibile accogliere ogni mese 2'000 persone in piú, e cioè 8'000, a meno che una parte di queste truppe non debba essere distaccata per la sorveglianza delle ambasciate. Se tale capienza non dovesse bastare a causa di un incessante aumento delle entrate, la Confederazione si verrebbe autorizzata a sfruttare le opzioni alternative d'alloggio mediante misure eccezionali, giusta l'articolo 9 della legge sull'asilo. Possono di ciò far parte locali d'attesa per i nuovi arrivati ma anche alloggi privati. </p><p></p><p>ad domande 2-7</p><p></p><p>Il 31 maggio 1999, dopo aver approfonditamente discusso del conflitto in Kosovo e dei suoi effetti in Svizzera, il Consiglio federale ha preso le seguenti decisioni:</p><p></p><p>1. L'esercito deve continuare a prestar servizio sia per sorvegliare le rappresentanze diplomatiche in Svizzera sia per assistere i profughi di guerra. A tal fine il DDPS e il DFGP mettono a disposizione un contingente di al massimo 800 uomini appartenenti all'esercito, le cui priorità d'intervento sono fissate dal comitato di sicurezza del Consiglio federale. </p><p></p><p>2. Il Consiglio federale si riserva di mobilitare truppe supplementari a quelle previste dalla normale pianificazione del servizio per il 1999 per assistere i richiedenti l'asilo o eseguire altri compiti sussidiari. </p><p></p><p>3. Il DFGP è incaricato di approntare provvedimenti eccezionali, conformemente all'articolo 9 della legge sull'asilo, in collaborazione con i dipartimenti competenti. Il contenuto di tali provvedimenti è attualmente oggetto di un intenso lavoro di messa a fuoco, sia all'interno della Confederazione che con gli interlocutori nei Cantoni. Si tratterà soprattutto di emanare disposizioni che permettano da una parte l'ammissione dei profughi di guerra provenienti dal Kosovo (registrazione, visita sanitaria di frontiera, ripartizione e alloggio) e dall'altra di agevolare e accelerare la procedura d'asilo. Sono oggetto di discussione anche le possibilità di ricorrere a disoccupati o a volontari per l'assistenza dei rifugiati o l'alloggio dei profughi nei campi di accoglimento della Confederazione. Si dovrà esaminare inoltre la limitazione dell'accesso al mercato del lavoro e le prestazioni nei campi della sanità e della formazione da parte dei dipartimenti competenti. Già è pianificata una prima seduta coi rappresentanti delle pertinenti conferenze dipartimentali cantonali.</p><p></p><p>4. Il DFAE è incaricato di incrementare le azioni di soccorso nella regione del conflitto e di favorire in particolare le misure atte ad arginare la continua emigrazione di rifugiati verso la Svizzera. Programmi a lunga scadenza di ricostruzione e di sviluppo nonché aiuti finanziari di enti federali nei Balcani devono essere esaminati o allestiti per la loro efficacia sinergetica a contenere il flusso migratorio. Compito del DFAE e del DFGP entro le vacanze estive del Consiglio federale è di completare e adeguare ai recenti sviluppi l'attuale "Programma di ritorno Kosovo". </p><p></p><p>5. Il DFAE è incaricato di avvertire con la dovuta insistenza i governi dei Paesi a noi vicini della situazione della Svizzera per quanto riguarda la politica migratoria concernente il Kosovo, e favorire una ragionevole ripartizione dell'onere ("Burden Sharing"), nonché di mettere, nella sua politica d'informazione nei confronti dell'estero, i dovuti accenti e di informarlo di quanto fa la Svizzera per contenere la crisi. </p><p></p><p>6. Il DFF, in collaborazione con il DDPS, sta studiando la possibilità di un rafforzamento puntuale degli organi di frontiera con lo scopo di migliorare la sorveglianza dei confini.</p><p></p><p>ad domanda 8</p><p></p><p>Se la Svizzera ha un elevato numero di richiedenti l'asilo del Kosovo, ciò dipende soprattutto dal fatto che, prima dello scoppio del conflitto, abbia vissuto da noi una notevole comunità kosovo-albanese. Molti di essi sono venuti da noi come lavoratori (Gastarbeiter). Questo fatto, nell'attuale frangente bellico, spinge a una migrazione verso la Svizzera. Effettivamente l'alto livello di assistenza e di cura che il nostro paese ha, uguaglia quello di pochi altri Stati europei. I pochi Stati paragonabili alla Svizzera non limitano le loro prestazioni né sul piano personale né su quello temporale, a differenza di altri Paesi. In che misura la Svizzera permette, in generale, ai Paesi limitrofi di condurre una politica piú restrittiva in materia d'asilo, il Consiglio federale non può dare un giudizio valido in base agli studi comparativi in suo possesso. </p><p></p><p>ad domanda 9</p><p></p><p>Il rimpatrio volontario è promosso e migliorato da anni dal DFGP. In particolare, in relazione all'ammissione e al rimpatrio dei profughi di guerra della Bosnia e dell'Erzegovina, il concetto di ritorno è stato applicato con grande successo. Il gruppo prescelto per il programma di ritorno e reinserimento in Bosnia-Erzegovina comprendeva circa 18'000 bosniaci. Circa 10'000 di essi, vale a dire il 55% hanno preso parte al programma e sono ritornati in patria. Altre 700 persone hanno lasciato spontaneamente la Svizzera.</p><p></p><p>Le diverse misure complementari dell'aiuto al ritorno non vengono applicate solo al momento della partenza bensí poco dopo l'arrivo degli interessati in Svizzera. I programmi di formazione e di perfezionamento professionale, consoni alle caratteristiche del paese d'origine, finanziati dalla Confederazione e attuati da autorità, istituzioni e opere assistenziali cantonali, aiutano i profughi a conservare tutte quelle capacità che permettono il ritorno e a intravedere nuove prospettive nel Paese d'origine. Il fatto di confrontarsi con un successivo ritorno nell'ambito di questo programma e l'informazione sempre attuale sulla situazione grazie alla rete nazionale svizzera di consulenza al ritorno, pure finanziata dalla Confederazione, costituiscono un contrappeso voluto ai processi integrativi che forzatamente vengono a crearsi dopo una presenza di lunga durata. La Confederazione non promuove misure d'integrazione per i profughi di guerra, ma queste sono riservate ai rifugiati riconosciuti. </p><p></p><p>L'UFR, in collaborazione con la Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) e l'Organizzazione internazionale per la migrazione (OIM) ha iniziato già l'anno scorso a sviluppare un concetto di programma d'aiuto al ritorno nel Kosovo. In questo ambito le esperienze fatte durante l'attuazione del programma di ritorno in Bosnia si rivelano molto utili, benché adeguamenti siano necessari a una situazione diversa. Grazie a un lavoro di riflessione e preparazione iniziato tempestivamente è cosí garantito che al momento in cui si dovrà assumere la responsabilità di un ritorno organizzato dei profughi di guerra, si potrà varare un programma che corrisponda ai bisogni del ritorno e che stimoli alla partenza volontaria grazie a un idoneo incentivo individuale e collettivo. </p><p></p><p>Dal settembre 1997 tra la Svizzera e la Repubblica federale di Iugoslavia esiste un accordo di riammissione, che disciplina anche il rilascio duplicati di documenti, e che è sempre in vigore. Com'è noto, la parte serba in conflitto ha sistematicamente distrutto i documenti d'identità e di viaggio, prima di scacciarli, di coloro che non avrebbe piú voluto veder ritornare. Date queste circostanze si deve prevedere che, in base al citato accordo, non è garantito, per la maggior parte dei profughi, il rilascio di duplicati al momento del ritorno. Giudicando le cose allo stato attuale, si potrà trovare una soluzione a questo problema solo con una procedura coordinata da parte della comunità internazionale, puntando su un ritorno anche senza duplicazione di documenti. </p><p></p><p>Per quanto concerne invece il necessario accordo di transito per il rientro in patria, Svizzera, Germania, Austria, Ungheria, Slovenia e Croazia hanno convenuto, sotto la guida della Germania, un accordo multilaterale già pronto per essere firmato. A suo tempo il Consiglio federale ha approvato l'accordo; il momento della firma sarà deciso dalla Germania quale Stato depositario. </p><p></p><p>ad domanda 10</p><p></p><p>La costruzione di centri per rifugiati è una dimora a termine. Non appena sarà possibile il rientro dei profughi nel Kosovo, sarà indispensabile prendere misure a medio termine e su ampia scala per la ricostruzione e la riabilitazione. La Svizzera ha già preso importanti impegni per i primi rifugi sotto tenda. Solo in Albania sono state sistemate diecimila persone in tende fornite dalla Svizzera. Soprattutto con il programma "Cash for Schelter" si dovrà garantire durante l'inverno un alloggio dignitoso di almeno diecimila rifugiati in seno a famiglie, soprattutto in Albania. Il programma, già iniziato, potrebbe essere ampliato. È fatta riserva per il finanziamento, non ancora garantito, grazie ai fondi della DSC. Oltre a ciò si dovrà anche pianificare il rientro in Kosovo, rendendo cosí indispensabile l'alloggio di ulteriori rifugiati nel Kosovo stesso. </p><p></p><p>Già al momento del rimpatrio dei profughi di guerra della Bosnia e dell'Erzegovina il Consiglio federale aveva espresso la convinzione che un rientro duraturo di queste persone era garantito soltanto se accompagnato dalla ricostruzione delle infrastrutture civili necessarie alla vita sociale. Parallelamente il programma di rientro e reinserimento per la Bosnia prevedeva, oltre a prestazioni individuali per il rimpatrio, anche una componente di aiuto strutturale di ugual valore, che è andata a favore della popolazione rimasta sul posto durante la guerra e ai territori di accoglienza di coloro che facevano ritorno. Con questi mezzi - che si aggiungono a quelli già concessi dalla Svizzera nell'ambito delle iniziative internazionali di ricostruzione - sono stati promossi progetti infrastrutturali necessari riguardanti scuole, ospedali, alloggi, ecc. Per aumentare la capacità d'accoglienza dei comuni bosniaci il finanziamento dell'aiuto strutturale è stato consentito solo dopo effettiva accoglienza in questi comuni di un determinato numero di rimpatriati. </p><p></p><p>Visto il successo del programma per la Bosnia e considerando l'ampio sostegno ottenuto a suo tempo in seno all'opinione pubblica e ai partiti politici del programma di rimpatrio, il Consiglio federale ne deduce che il Parlamento, anche per il Kosovo, sarà disposto ad approvare i necessari mezzi finanziari per agevolare un rientro ordinato e rapido. In questo ambito la Svizzera coordinerà nuovamente e nella misura del possibile i suoi aiuti alla ricostruzione con gli sforzi della comunità internazionale, alfine di garantire la maggiore efficienza possibile dei mezzi investiti.</p><p></p><p>ad domanda 11</p><p></p><p>Dopo detrazione delle domande di cittadini della Repubblica federale di Iugoslavia (RFI), nel 1998 le richieste d'asilo inoltrate erano di 20'906 e 9'350 gli allontanamenti eseguiti. Fino a fine aprile 1999, detratte le domande di cittadini della RFI, sono state inoltrate 6'264 richieste d'asilo ed eseguiti 3'344 allontanamenti. Estrapolando con una certa ampiezza queste cifre, entro la fine del 1999 dovremmo ottenere gli stessi risultati del 199</p><p></p><p>ad domanda 12</p><p></p><p>Il Consiglio federale considera di estrema importanza un'informazione circostanziata e continua sul conflitto nei Balcani e sulle ripercussioni per il nostro paese. Per questa ragione il Consiglio federale nonché i Dipartimenti e gli Uffici federali interessati hanno finora informato in modo continuo e trasparente sugli sviluppi nella regione della crisi e sulle misure e decisioni prese in Svizzera. Inoltre, il 26 maggio 1999, il Consiglio federale ha deciso di pubblicare un bollettino settimanale sulla situazione nel Kosovo. Questo "Bollettino dei Balcani" sarà redatto dal DFAE, dal DFGP e dal DDPS e consegnato ogni venerdí ai giornalisti.</p>  Risposta del Consiglio federale.