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La pandemia di coronavirus, e le limitazioni connesse adottate sia in Svizzera che all'estero, non ha risparmiato il traffico merci attraverso le Alpi: sia quello su strada che su ferrovia ha registrato un calo del 12% circa nel primo semestre dell'anno.
Lo indica una nota odierna dell'Ufficio federale del trasporti (UFT), secondo cui la quota della ferrovia sull'intero traffico merci transalpino è però rimasta invariata al 71% circa.
In totale, nel primo semestre di quest'anno sono transitati attraverso le Alpi svizzere 408 000 autocarri, circa 57 000 in meno rispetto allo stesso periodo del 2019.
A causa del calo della produzione industriale e dei flussi di merci, si sono notevolmente ridotti i trasporti attraverso l'arco alpino, in particolare a partire da metà marzo e negli scambi con l'Italia, sottolinea il comunicato. Dopo l'esitante ripresa a maggio–giugno, nella seconda metà di giugno i trasporti su strada e su rotaia hanno registrato nuovamente livelli pari all'anno scorso, se non leggermente superiori.
Per quanto riguarda la rotaia, il volume ha subito una contrazione del 12% circa su un anno ma, diversamente dalla crisi economica e finanziaria del 2008/2009, la ferrovia ha potuto mantenere la propria quota di mercato rispetto al traffico merci transalpino globale: nella prima metà dell'anno era pari al 70,8% (2019: 70,7 %). L'evoluzione nel secondo semestre dipenderà molto agli ulteriori sviluppi economici e dall'andamento della pandemia.
Con l'apertura della galleria di base del Ceneri e l'entrata in servizio del corridoio di 4 metri sull'asse del San Gottardo si rafforzerà ulteriormente la politica svizzera di trasferimento del traffico merci dalla strada alla ferrovia.
Il Consiglio federale e il Parlamento prevedono inoltre diverse altre misure a questo scopo tra le quali, a partire dal 2021, la riduzione del prezzo di traccia per i treni merci lunghi e l'aumento della tassa sul traffico pesante commisurata alle prestazioni per i mezzi pesanti più vecchi e meno ecologici.