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Progetto
L’influenza del Canzoniere di Francesco Petrarca è un fenomeno di tale rilevanza da oltrepassare gli orizzonti degli studi italiani, per interessare la definizione stessa della poesia in Europa nei secoli tra Medioevo e Rinascimento. Paradigma del genere lirico, la raccolta di Petrarca ha fondato l’idea moderna del “libro di poesia”, basato sulla coerenza strutturale, l’uniformità tematica e stilistica, l’omogeneità del sistema di riferimenti culturali. Proprio in ragione di questa sua essenziale unità, tutti gli studiosi che si interessano alla poesia di Petrarca devono preoccuparsi di come quest’opera fondante del canone della poesia occidentale si sia nei secoli diffusa. In altre parole, devono interrogarsi su come concretamente, nel tempo e nello spazio, sia stata letta.
Il Canzoniere raccoglie 366 rime in volgare composte da Francesco Petrarca nell’arco dell’intera sua vita, dalla metà del XIV secolo all’anno della sua morte 1374, ordinate secondo un disegno che restituisce l’esperienza esistenziale e morale dell’autore. Una sua diffusione fedele all’ultima volontà, affidata al codice autografo Vaticano latino 3795, s’impose soltanto nel XVI secolo, con l’edizione di Aldo Manuzio del 1501 che è tradizionalmente considerata il primo libro moderno. Ma prima di quella data, quando ancora l’opera circolava manoscritta, come è avvenuta la diffusione del Canzoniere?
L’ordine dell’autore e il disordine della tradizione
Per oltre un secolo, da quando Petrarca era ancora vivo fino all’edizione di Manuzio, la diffusione dei Rerum vulgarium fragmenta è avvenuta secondo due modalità principali:
- una più conservativa, che è consistita in una riproduzione più o meno fedele delle varie “forme” con cui l’autore aveva diffuso il testo, tramandate in pochi codici senza contaminazioni reciproche;
- l’altra anarchica, vivacissima, che seleziona i testi del libro in base agli interessi e alla cultura del singolo lettore, li adatta linguisticamente secondo l’origine del copista, li rimescola facendo saltare l’ordine costruito dall’autore, e soprattutto ne sfuma i contorni, introducendovi altre rime che non sono documentate negli autografi.
Tali rime, mescolate a quelle che costituiranno il libro vero e proprio del Canzoniere, rappresentano uno straordinario fenomeno di “contaminazione”. In primo luogo per la loro quantità: ne sono state contate oltre duecento. In secondo luogo per i problemi di attribuzione che sollevano: ci si può chiedere, infatti, se appartengono a Petrarca stesso o no. Nel caso fossero di mano del poeta, sarebbero state da lui escluse dall’opera definitiva perché non rispondenti al canone estremamente esigente e selettivo che lo guidava. In caso contrario sarebbero invece composte da suoi ammiratori e imitatori, e a lui attribuite in virtù del sempre maggiore prestigio del suo nome. Nell’incertezza tuttora irrisolta tra queste due ipotesi, si gioca un’interpretazione molto diversa della questione della diffusione concreta del Canzoniere prima della stampa.
La seconda modalità di diffusione è stata per vari motivi oggetto di uno studio che si può definire trascurato e cursorio. Nella prima edizione che li ha censiti e raccolti, curata da Angelo Solerti nel 1909, questi testi attribuiti a Petrarca non compresi nel Canzoniere sono stati definiti “Rime disperse”. L’edizione Solerti è un grande contenitore, che ha avuto soprattutto il merito di mettere a disposizione degli studiosi rime in gran parte inedite facendo comprendere la vastità e la problematicità del fenomeno. Tuttavia ancora non esiste un’edizione critica che verifichi i testi e la loro attribuzione, che renda conto delle modalità della loro circolazione anche e soprattutto in rapporto al libro “ufficiale” del Petrarca.
L’immagine storica della poesia petrarchesca
La storia del Canzoniere per oltre un secolo è inseparabile da quella delle “disperse”, siano esse rime rifiutate dall’autore o a lui falsamente attribuite. Non si può prescindere da questa realtà, se si vuole render conto dell’effettivo impatto di Petrarca sulla letteratura e la cultura tra Medioevo e Rinascimento. Nonostante il cruciale interesse di tale questione, non solo per gli studi su Petrarca, ma più in generale per la conoscenza delle reali modalità di trasmissione dei testi poetici nella cultura europea tra Medioevo e Rinascimento, si può dire di non sapere ancora quasi nulla di veramente sistematico sulla storia delle ‘disperse’. Finora lo studio del Canzoniere e delle “disperse” è proceduto su binari paralleli, come se queste ultime fossero un corpo minore ed estraneo alla ricezione dell’opera. In realtà, senza sapere come questi testi sono stati ricondotti a Petrarca e si sono intrecciati alle rime della raccolta, noi non conosciamo la vera storia del Canzoniere fino a tutto il Quattrocento, vale a dire nel periodo in cui il suo modello si è prepotentemente imposto nella letteratura italiana creando le basi per una lingua e una cultura poetica nazionali, e poi di lì in tutta Europa.
Questa diffusione della poesia di Petrarca sottratta al suo diretto controllo, antologica, più o meno destrutturata, confusa con altri testi non sappiamo in che misura davvero riconducibili alla sua mano oppure di altri rimatori, ha minacciato l’integrità e la leggibilità del libro allestito con cura ossessiva dall’autore. Non è esagerato dire che forse ne ha addirittura messo a rischio la sopravvivenza: ma nello stesso tempo, la sua dirompente vitalità è anche il segno più evidente della fortuna dell’opera e dell’impulso che essa ha dato all’evoluzione della lirica verso un linguaggio e uno stile condivisi, prima in Italia e successivamente in Europa.
Sono due tensioni in conflitto, sulle quali si misura il passaggio dalla tradizione medievale a quella successiva, umanistica e rinascimentale, improntata a una più rigorosa sensibilità filologica:
- da una parte la spinta promossa e auspicata da Petrarca, che realizza l’opera più unitaria, uniforme, omogenea che la letteratura occidentale del suo tempo abbia prodotto, in tal modo reclamando anche una rigida verticalità nella trasmissione, da Autore a Lettore senza mediazioni, quasi si trattasse di un’entità fuori dal tempo, che sottintende un’idea metafisica di Libro e quindi anche di Autore;
- dall’altra le resistenze opposte dalla sua circolazione reale, aperta, disordinata, contaminata, collettiva, disponibile a tutte le sollecitazioni dell’orizzontalità.
Come il progetto audace dell’autore si sia alla fine imposto nonostante queste forze anarchiche, complice un clima culturale mutato in senso umanistico e di cui non a caso Petrarca stesso è uno dei principali promotori, è una storia ancora da fare. Soltanto mettendo a disposizione degli studiosi una nuova edizione critica e commentata delle “disperse”, insieme a uno studio approfondito sulle dinamiche della loro trasmissione e circolazione, si potrà colmare questa vistosa lacuna e stimolare una ripresa degli studi critici su basi più solide.
Da qui nasce la necessità e l’urgenza dello studio approfondito delle “disperse” che il progetto di ricerca «Le “rime disperse” di Francesco Petrarca: l’altra faccia del Canzoniere» si propone di condurre a termine, per disporre finalmente di testi criticamente stabiliti, procedere a una loro verifica attributiva e quindi ricostruire un quadro chiaro della loro circolazione, mettendo a disposizione del pubblico internazionale degli studiosi di Petrarca un corpus e una lezione attendibile delle ‘disperse’, e di conseguenza riportandole al centro della riflessione critica sulla poesia di Petrarca e sulla sua fortuna, reinserendole nel cuore della ricerca sulla ricezione del Canzoniere fino alla sua diffusione a stampa e oltre.
Cologny, Fondation Martin Bodmer, Cod. Bodmer 130, f. 10v – Petrarch, Triumphi (https://www.e-codices.ch/en/list/one/fmb/cb-0130)