Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01129.jsonl.gz/346

Vengono così definite le cooperative in cui i soci sono contemporaneamente proprietari e collaboratori. Il doppio ruolo di datori di lavoro e lavoratori ricoperto dai soci differenzia le cooperative di produzione dalle Cooperative di consumo e dalle cooperative di trasformazione (Cooperative agricole), anche se le distinzioni non sono nette (Cooperativismo). Nelle cooperative di produzione è comunque piuttosto raro che i due ruoli coincidano completamente e che vi siano strutture direttive collegiali, come viene auspicato dalla nuova sinistra per l'organizzazione dei consigli operai e per le imprese alternative autogestite.
L'idea delle cooperative di produzione nacquedal pensiero socialista delle origini e dal socialriformismo, che cercavano di trovare una soluzione alla Questione sociale. Il modello cooperativo di Robert Owen assunse un ruolo pionieristico. Le prime cooperative di produzione, che si ispiravano agli utopistici falansteri di Charles Fourier e agli ateliers sociaux (cooperative di produzione finanziate dallo Stato) di Louis Blanc, sorsero negli anni 1840-50 nella Svizzera franc. Anche le teorie di Ferdinand Lassalle e di Hermann Schulze-Delitzsch indirizzarono gli sviluppi futuri. Ricoprì un ruolo significativo anche la tradizione dell'aiuto cooperativo reciproco diffuso nelle corporazioni contadine per lo sfruttamento dei beni comuni e degli alpeggi (Corporazioni comunali), il cui esempio aveva portato anche in pianura alla nascita delle cooperative casearie. Nel 1846 Johann Jakob Treichler propose l'istituzione di laboratori sociali; a partire dal decennio 1850-60 Karl Bürkli, Pierre Coullery e Johann Philipp Becker propagarono modelli cooperativi. Singole cooperative di produzione sorte in ambito artigianale (sarti, cucitrici, calzolai, fornai) ebbero solo vita breve; dietro l'influsso della prima Internazionale, dopo il 1864 si ebbe invece un'ondata di nuove fondazioni, grazie anche alle iniziative di Karl Bürkli, ma molte di esse scomparvero già durante la crisi degli anni 1870-80, sia perché dotate di basi materiali poco solide sia per le difficoltà incontrate nella vendita dei prodotti. In Ticino fallirono tutti i rari tentativi di fondare delle cooperative di produzione. Agli inizi del XX sec. sorsero nuove cooperative di produzione; molte di esse furono create nel corso di lotte operaie e vennero sostenute dai sindacati, come la cooperativa dei lattonieri SADA, nata a Zurigo nel 1907 in occasione di uno sciopero e trasformata in una soc. per azioni nel 2002. Le cooperative garantivano una certa entrata agli operai in sciopero o vittime di serrate, sgravando i fondi di resistenza. Non erano però appoggiate incondizionatamente dal movimento operaio, dato che favorivano le imprese colpite dagli scioperi, non più costrette a rispettare le scadenze concordate con i clienti. Nel 1914, la metà delle 80 cooperative fondate dal 1864 in poi aveva cessato di esistere. Le cooperative di produzione ebbero successo nel settore tipografico e nei rami dell'edilizia a basso investimento di capitale (pittori, gessatori, carpentieri, costruzioni e genio civile, lattonieri, copritetti).
Su iniziativa dell'Unione sindacale sviz., nel 1932 fu fondata l'Ass. sviz. dell'edilizia sociale (Verband Sozialer Baubetriebe, VSB), ribattezzata nel 1975 Ass. sviz. delle cooperative di produzione (Verband Schweizerischer Produktivgenossenschaften, VSP). Il VSB conobbe un periodo fiorente nel secondo dopoguerra, correlato alla costruzione di alloggi popolari. Il numero dei membri raggiunse il culmine nel 1953 (46 imprese affiliate), per poi scendere a 22 entro il 1995. La quota di lavoratori dell'industria e dell'artigianato impiegati rimase marginale anche nel momento di maggiore espansione (2350 persone nel 1964, ossia l'1,7o/oo del totale), scendendo poi al di sotto dell'1o/oo (1001 persone) entro il 1995. Dando prova di realismo, per le cooperative di produzione la propria funzione non consisteva nel peso assunto all'interno dell'economia nazionale o addirittura nel contributo dato al superamento del sistema capitalistico, ma nel ruolo di "fattore correttivo" (rapporto di gestione del 1940) e di precursori nella regolamentazione delle condizioni di lavoro. Mentre la crisi degli anni 1970-80 colpì le cooperative di produzione in maniera duratura, negli ambienti alternativi e di sinistra si sviluppò il fenomeno dell'autogestione, soprattutto nell'ambito dei servizi (cooperative nel campo della ristorazione, nel settore bancario e in quello librario).
Bibliografia
– P. Abrecht, Die Produktivgenossenschaften in der Schweiz, 1953
– A. Lasserre, «Les coopératives de production en Suisse: l'exemple du Canton de Vaud au XIXe siècle», in Le mouvement social, 68, 1969, 77-95
– T. Holenweger, W. Mäder (a cura di), Inseln der Zukunft?, 1979
– O. Lezzi, 50 Jahre Verband Schweizerischer Produktivgenossenschaften, 1982
Autrice/Autore: Ruedi Brassel-Moser / ato