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Le chiamano “le guerriere del sole”, ma sostanzialmente si battono per il loro diritto al lavoro e per quello della terra ad essere utilizzata con gentilezza per il benessere degli umani: sono le sei donne giordane del villaggio di Manshia Al Ghaiath, nel deserto, a 30 chilometri dall’Iraq, che costruiscono rudimentali pannelli solari per la sussistenza del villaggio, per un totale di 100 abitazioni servite.
La pioniera di questa storia ecologica in una comunità remota del Medio Oriente è Rafea Emad Fagadilhamed che ha imparato il mestiere nove anni fa grazie a una ong del Rajastan indiano e che oggi conta anche sul supporto del governo giordano e di USAID per l’erogazione dei fondi. Ma, oltre al risultato concreto e allo sviluppo di energia solare, la storia di Rafea e delle altre donne ha avuto un impatto enorme sulla comunità. Lo spiega Rafea: “Quando sono partita il villaggio non credeva né che si potesse generare energia dal sole, né in me. Ho lottato contro credenze magiche, contro lo scetticismo della comunità e contro mio marito. Sono tornata vincitrice e sono riuscita anche a emancipare altre donne”. Oggi le sei guadagnano dal loro lavoro e sono membri rispettati della loro comunità al punto tale che Um Tamam Afef, colei che affianca Rafea in tutte le sue iniziative, si è candidata membro del consiglio di Ruwaisheed, il distretto locale, ed è stata eletta. Una rivoluzione tutta al femminile e alla luce del sole.
Laura Silvia Battaglia