Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/215846

<h2>SubmittedText<h2><p>Il 7 giugno 2020 il programma della SRF "Unzipped" ha trasmesso un servizio intitolato "Repression mithilfe von Schweizer Überwachungsgeräten?" (Repressione con l'aiuto di dispositivi di sorveglianza svizzeri?) dopo aver condotto un'inchiesta sull'esportazione e l'utilizzo di beni soggetti al campo di applicazione dell'ordinanza sull'esportazione e l'intermediazione di beni per la sorveglianza di Internet e delle comunicazioni mobili (OICoM). Il reportage in questione fa riferimento all'elenco delle esportazioni OICoM richiesto in virtù della legge sulla trasparenza (LTras) e fornito dalla SECO nel settembre 2019, che copriva il periodo compreso tra il primo trimestre del 2014 e il secondo trimestre del 2019.</p><p>Alla luce di questa inchiesta nasce il forte sospetto che in Pakistan e in Vietnam si sia fatto ricorso a intercettatori IMSI di origine svizzera per esercitare la repressione. Vi è motivo di ritenere, ad esempio, che gran parte delle esportazioni della società ATECS SA siano state consegnate a unità militari in Pakistan e che degli intercettatori IMSI di origine svizzera siano stati utilizzati a scopo di sorveglianza in progetti "Safe City" e a scopo repressivo.</p><p>Invito pertanto il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Quali sono i servizi incaricati di esaminare le domande di esportazione?</p><p>2. L'esame delle domande per quanto riguarda il criterio della repressione spetta al DFAE? In caso contrario, a quali altri servizi federali?</p><p>3. Secondo quali criteri concreti vengono esaminate le domande?</p><p>4. In che modo si può garantire che i dispositivi non vengano utilizzati per sorvegliare la popolazione, in particolare attivisti e giornalisti, vale a dire a scopo repressivo? </p><p>5. I meccanismi di controllo esistenti consentono di escludere con certezza che i beni svizzeri in questione non siano utilizzati a scopo repressivo?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1.&amp; 2. Secondo l'articolo 8 dell'ordinanza del 13 maggio 2015 sull'esportazione e l'intermediazione di merci per la sorveglianza di Internet e delle telecomunicazioni mobili (OICoM; RS 946.202.3), la procedura di autorizzazione è retta dagli articoli 27 e 28 dell'ordinanza sul controllo dei beni a duplice impiego (OBDI, RS 946.202.1). Le decisioni in merito alle domande vengono prese dalla Segreteria di Stato dell'economia (SECO) d'intesa con i servizi competenti del Dipartimento federale degli affari esteri, del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport e del Dipartimento federale dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni, dopo aver consultato il Servizio delle attività informative della Confederazione. </p><p>Ogni servizio federale coinvolto nel processo di autorizzazione si esprime sulla domanda sottoposta a consultazione e quindi sulla questione se l'esportazione o l'intermediazione debba essere autorizzata o rifiutata. Se non viene raggiunto un accordo, è il Consiglio federale a decidere su proposta del Dipartimento federale dell'economia, della formazione e della ricerca.</p><p>3. Un'autorizzazione di esportazione o di intermediazione è rifiutata se vi è motivo di ritenere che i beni da esportare o da intermediare possano essere utilizzati dal destinatario finale come mezzo di repressione. L'autorizzazione viene rifiutata anche in presenza di un altro motivo di rifiuto previsto dalla legislazione sul controllo dei beni a duplice impiego (art. 6 della legge sul controllo dei beni a duplice impiego (LBDl, RS 946.202) e art. 6 OBDl).</p><p>4. Il richiedente deve presentare all'autorità preposta al rilascio delle autorizzazioni in particolare i seguenti documenti: descrizioni delle aziende del destinatario finale, conferme delle ordinazioni, contratti d'acquisto o fatture nonché dichiarazioni del destinatario finale relative alla destinazione finale con la condizione di un utilizzo non repressivo.</p><p>5. Il rischio di un utilizzo abusivo non può mai essere completamente escluso nel caso di merci soggette ad autorizzazione. È compito delle autorità di controllo delle esportazioni ridurre al minimo questo rischio residuo impiegando i mezzi a loro disposizione.</p>  Risposta del Consiglio federale.