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Scozzese di Glasgow, l’illustratore, pittore e scrittore Alasdair Gray è morto ieri nella sua città natale, all’età di ottantacinque anni. Ad annunciarlo è la casa editrice Canongate, che nel 1981 pubblicò l’opera che gli diede maggiore fama, Lanark, considerato un classico della letteratura britannica. Il romanzo, tradotto in italiano da Enrico Terrinoni tra il 2015 e il 2017 (Safarà Editore), si compone di quattro volumi distinti, non cronologicamente consequenziali, che alternano la vicenda tra la reale città di Glasgow e quella fantastica di Unthank. Gray, autore di una trentina di lavori – fra romanzi, raccolte e pièces teatrali – con quest’opera vinse nel 1982 il Saltire Society Book of the Year ed è stato proclamato Scottish Arts Council Book of the Year. Definito dal The New York Times «la Divina Commedia del cripto-calvinismo anglosassone», l’autore coniuga il realismo emotivo della narrazione autobiografica con la grammatica fantascientifica volta alla critica sociale: il protagonista Lanark, si muove in un’atmosfera onirica, dove incontra personaggi surreali. Considerato il fautore del “rinascimento” letterario della Scozia – The Guardian lo ha definito «uno dei pilastri della narrativa del ventesimo secolo», – Alasdair Gray è stato un fervente nazionalista scozzese.