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Lo psichiatra che ha effettuato una seconda perizia sull'uomo accusato di aver rapito e ucciso la 19enne Marie nel maggio 2013 vicino a Payerne (VD) è giunto alla conclusione che vi è un rischio "troppo elevato" di reiterazione del reato.
L'uomo non va però considerato incurabile a vita.
Il rapporto dello psichiatra - un solettese - è nelle mani del procuratore generale vodese, ha reso noto oggi il Ministero pubblico. In esso si fa stato di turbe della personalità, tratti caratteriali sadici, paranoia, dissociazione, immaturità e devianza sadica sessuale.
Pur affermando che la psichiatria forense non può esprimere giudizi validi per sempre, in quanto la scienza non è in grado di rispondere a una tale questione, l'esperto solettese non esita a prospettare il rischio di recidiva, ma il soggetto non si può ritenere incurabile per il resto dell'esistenza. Viene così contraddetta parte della prima perizia.
La prima perizia psichiatrica del pregiudicato, svolta dal neocastellano Philippe Vuille, considera l'uomo uno psicopatico insensibile, per tutta a vita, a una terapia. Il rischio di recidiva è definito serio.
Dopo aver esaminato i due rapporti il procuratore generale ha deciso di procedere all'audizione congiunta degli psichiatri, che dovrebbe avvenire in estate.
SDA-ATS