Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/69892

<h2>SubmittedText<h2><p>Sempre più spesso la Svizzera finisce nell'occhio del ciclone all'estero in relazione alle attività del Dipartimento federale degli affari esteri. Basta citare il caso del Pakistan, in cui secondo la stampa sarebbero stati pagati a impiegati dell'ambasciata svizzera a Islamabad fino a 8000 franchi per documenti e visti falsi. Molto grave però anche l'accusa mossa dalla Colombia secondo la quale la Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) avrebbe fornito indirettamente un sostegno finanziario al gruppo di ribelli marxisti FARC. Casi come questi danneggiano la reputazione della Svizzera quale Stato di diritto neutrale. La contemporanea e contestata assunzione di diplomatiche da parte della consigliera federale Calmy-Rey nello stesso periodo mette in dubbio la definizione delle priorità nel dipartimento. </p><p>Date queste premesse invitiamo il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Anche il Consiglio federale ritiene che gli scandali nuocciano gravemente alla reputazione della Svizzera quale Stato di diritto neutrale? Quali misure ha previsto di adottare per impedire ulteriori scandali e secondo quale piano delle scadenze?</p><p>2. A che cosa riconduce la frequenza degli scandali dei visti nelle rappresentanze svizzere all'estero? </p><p>3. E vero che l'ambasciata svizzera a Islamabad non ha intrapreso niente pur essendo stata informata? </p><p>4. Condivide l'opinione secondo la quale la nuova priorità del DFAE, cioè il trasferimento delle attività da un'accurata politica della neutralità a un'attività politica di promozione delle donne e di intervento, abbia ripercussioni negative sul lavoro nelle rappresentanze svizzere all'estero?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Nell'ambasciata svizzera a Islamabad sono stati commessi dei reati al fine di procurare con la frode visti per persone che non ne avevano diritto. Sia in Pakistan che in Svizzera sono attualmente in corso le pertinenti azioni penali. Il DFAE ha inoltre adottato provvedimenti per riorganizzare il rilascio dei visti. Questi eventi non hanno alcun nesso materiale con le altre questioni sollevate nell'interpellanza (promovimento delle donne e situazione in Colombia).</p><p>1. Gli eventi occorsi all'ambasciata svizzera a Islamabad e il modo in cui sono stati diffusi dalla stampa non hanno sicuramente contribuito a migliorare l'immagine della Svizzera. Gli agenti governativi di altri Stati che stigmatizzano quanto accaduto dovrebbero tuttavia dar prova di maggior moderazione, tanto più che proprio questi Stati sono regolarmente interessati da casi analoghi.</p><p>Il DFAE potenzia costantemente dal 2005 i dispositivi di controllo nell'ambito del rilascio dei visti sia mediante ispezioni generiche più approfondite sia mediante ispezioni speciali che vertono esclusivamente sul rilascio dei visti. È attualmente in corso di istituzione un'unità di ispezione dei visti in seno alla Segreteria generale del dipartimento, che inizierà la sua attività ancora quest'anno. Sono inoltre già state adottate, e in parte applicate, altre misure relative all'organizzazione e alle infrastrutture al fine di lottare contro gli abusi e le irregolarità in questo ambito. Con l'entrata in vigore dell'accordo di Schengen, le rappresentanze svizzere avranno accesso al sistema di informazione di Schengen e potranno cooperare più facilmente con le rappresentanze europee sul posto, con un conseguente calo dei rischi di abuso.</p><p>2. Il fatto che gli abusi relativi al rilascio dei visti siano stati scoperti è dovuto alla maggiore sensibilità dell'opinione pubblica nei confronti di questo problema, nonché al potenziamento dei provvedimenti di controllo adottati dal DFAE. Se si considera la forte pressione migratoria e l'elevato numero di visti rilasciati - oltre mezzo milione all'anno - non possiamo escludere con assoluta certezza che casi simili si ripetano in futuro.</p><p>3. Nell'ottobre 2005, un esperto di polizia di uno Stato amico ha trasmesso un avvertimento al capo della cancelleria della rappresentanza svizzera a Islamabad responsabile dei visti. Questi ha controllato le domande di visto del mese di settembre, senza tuttavia informarne né il suo superiore né la centrale di Berna. È solo nel marzo del 2006 che si è venuti a conoscenza dell'avvertimento, in occasione di un'ispezione speciale. L'inchiesta ha rilevato che già nel 2001 l'Ufficio federale di polizia aveva messo in guardia il DFAE in merito a possibili irregolarità, senza tuttavia che fossero presi provvedimenti concreti.</p><p>4. Il Consiglio federale non condivide il parere. Il lavoro svolto dalle nostre rappresentanze svizzere all'estero è sì impegnativo, ma è riconosciuto e apprezzato dagli Stati ospitanti.</p>  Risposta del Consiglio federale.