Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01149.jsonl.gz/291

Trenta organizzazioni non governative elvetiche chiedono alla Confederazione di dotarsi di un organismo nazionale per la sorveglianza dei diritti umani.
Le ONG criticano in particolare le incorenze dovute alla ripartizione dei compiti tra Confederazione e cantoni.
"La Svizzera potrebbe migliorare in modo sostanziale il suo bilancio se creasse una vera istituzione nazionale dei diritti umani", sottolineano le ONG, tra cui Amnesty International.
La richiesta è contenuta in un rapporto indirizzato all'ONU, preparato da una coalizione che riunisce una trentina di ONG elvetiche, in vista dell'esame, previsto in maggio, da parte del Consiglio dei diritti umani, del comportamento della Confederazione in questo ambito.
L'istituzione dovrebbe essere "indipendente e dotata di risorse sufficienti per colmare importanti lacune in materia di applicazione dei diritti umani".
Federalismo
"Se paragoniamo la Svizzera ai paesi che violano regolarmente e in modo massiccio i diritti umani, siamo i primi ad ammettere che viviamo in uno Stato in cui i diritti umani sono ampiamente accettati", spiega a swissinfo Sandra Imhof, coordinatrice della coalizione di ONG.
Tuttavia, per le ONG tale struttura è non solo necessaria, ma anche urgente. Prima di tutto per garantire un'applicazione efficace delle convenzioni siglate da Berna.
"Una simile istituzione permetterebbe di appoggiare le autorità cantonali e federali nella messa in atto questi trattati e servirebbe in seguito da strumento di monitoraggio", sottolinea Sandra Imhof.
Una necessità che si fa sentire in particolare in Svizzera, poiché il federalismo costituisce a volte un ostacolo: "La ripartizione dei ruoli e delle responsabilità tra i diversi dipartimenti dell'amministrazione federale e le autorità cantonali soffre di una mancanza flagrante di chiarezza e dà adito a delle incoerenze", scrivono le ONG.
Discriminazioni
La Confederazione non è inoltre immune da discriminazioni. Esse colpiscono soprattutto i migranti e le donne. Nel documento si ricorda anche il giro di vite impresso al diritto d'asilo, le riserve elvetiche in merito ai diritti dei bambini e l'uso sproporzionato della forza da parte delle autorità di polizia, colpevoli a volte di comportamenti razzisti.
Non da ultimo, le ONG auspicano che Berna ratifichi le convenzioni delle Nazioni Unite sui lavoratori migranti, le sparizioni forzate, gli andicappati. Nella Confederazione, inoltre, dovrebbe essere possibile adire le vie legali in caso di violazione dei diritti economici, sociali e culturali.
"A livello internazionale la Svizzera fa molto, i diritti umani occupano una parte importante nella sua politica estera. Non è il caso però in politica interna. Ciò che chiediamo al governo svizzero è di considerare questo problema. È una questione di credibilità internazionale e di coerenza", conclude Sandra Imhof.
swissinfo e agenzie
In breve
La pubblicazione del rapporto delle ONG avviene nell'ambito della giornata di consultazione organizzata martedì dal Dipartimento federale degli affari esteri.
Oltre alle ONG sono stati consultati i cantoni, quattro commissioni extraparlamentari e le due commissioni degli affari esteri del parlamento svizzero.
La consultazione fa parte del processo instaurato dalla Svizzera in vista della sua audizione da parte del Consiglio dei diritti umani, nel quadro della nuova procedura, l'Esame periodico universale (EPU), cui sono sottoposti ogni quattro anni tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite.
Il rapporto delle ONG farà parte dei documenti che serviranno da base di discussione per l'EPU. Sarà completato da una serie di documenti forniti dalle istanze dell'ONU e da un rapporto redatto dalle autorità elvetiche.
L'esame è previsto l'8 maggio a Ginevra, durante una sessione di due settimane del Consiglio dei diritti umani. Saranno analizzati anche diversi altri paesi.