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TOLOCHENAZ - «La bellezza di una donna non dipende dai vestiti che indossa né dall'aspetto che possiede o dal modo di pettinarsi. La bellezza di una donna si deve percepire dai suoi occhi, perché quella è la porta del suo cuore, il posto nel quale risiede l'amore».
E gli occhi da cerbiatta di Audrey Hepburn, insuperabile interprete di film-cult del dopoguerra, da Colazione da Tiffany a Vacanze romane, icona di fascino assoluto, svelavano l'animo di una donna bellissima, dal cuore grande, soprattutto verso i bambini e i più deboli, che divennero centrali negli ultimi anni della sua vita, come ambasciatrice dell'Unicef. Un mito, quello di Audrey, che resiste al tempo anche a 25 anni dalla sua scomparsa - avvenuta in Svizzera il 20 gennaio 1993 - una donna che ha affascinato il mondo con la sua grazia diventando la musa di couturier del calibro di Huberth de Givenchy. E modello di fascino anche oggi per tanti stlisti e perfino per la street style come ricorda il libro di Valeria Arnaldi, "Audrey, Mito e icona" che esce in questi giorni.
La felicità durò poco - Audrey Hepburn nacque il 4 maggio 1929 a Bruxelles, in Belgio dalle seconde nozze della baronessa Ella van Heemstra discendente di James Hepburn, conte di Bothwell, terzo marito di Mary regina di Scozia, con Joseph Victor Anthony Ruston, divorziato, non nobile, uomo brillante, colto, che parlava tredici lingue. I due si trasferirono in Belgio dalla nascita di Audrey, a Linkebeek in una villa con giardino dove la piccola viveva spensierata con i due fratelli più grandi. La felicità durò poco a causa dai contrasti tra i genitori. Audrey sarà allontanata da casa con la scusa di studiare inglese. In seguito, le privazioni della guerra che la resero gracile nel fisico, l'occupazione dei tedeschi, l'abbandono del padre.
Premi e riconoscimenti - Audrey studiò danza, poi teatro ed infine approdò al cinema. Riconoscimenti e premi contribuirono a fare di lei un'icona: un Oscar, tre Golden Globe, un Emmy, un Grammy Award, quattro Bafta (British Academy of Film and Television Arts), due Tony e tre David di Donatello. Ma il prossimo era molto importante per lei, come dimostrò con il suo lavoro per il Fondo delle Nazioni Unite. Tanto che ricevette nel 1992 la medaglia presidenziale della Libertà e nel 1993 il Premio umanitario Jean Hersholt. La rivista New Woman in un sondaggio del 2006, la elesse la donna più bella di tutti i tempi.
Un'icona di stile - E anche la più corteggiata dal mondo della moda. Infatti il suo trench Burberry, alcuni abiti realizzati dal couturier Hubert Givenchy, un accendino d'oro, tanti ritratti firmati da noti fotografi dell'epoca e soprattutto il copione originale del Colazione da Tiffany, erano parte dei memorabilia di Audrey Hepburn che il 27 settembre 2017 sono stati battuti all'asta da Christie's, a Londra, venduti a prezzi stellari. Erano questi una serie di oggetti personali appartenuti alla diva, rimasti fino ad allora di proprietà della famiglia. Ma gli oggetti battuti all'incanto riflettevano la correlazione dell'attrice non solo con il cinema, ma anche con il mondo della moda. È nota infatti l'amicizia e la collaborazione per i costumi di molti film con Hubert de Givenchy che incontrò Audrey nel 1953 eleggendola sua musa. Audrey vestiva i suoi abiti sia nella vita che al cinema. Indimenticabili i capi realizzati dal couturier per Sabrina (1954) e Colazione da Tiffany (1961). Givenchy firmò anche i costumi di Vacanze Romane di William Wyler (1953), Cenerentola a Parigi e Sciarada di Stanley Donen, e Come rubare un milione di dollari e vivere felici di Wyler (1966). Tra i pezzi dell'asta c'era infatti un abito da cocktail in raso profilato di frange, realizzato per Audrey da Givenchy che venne indossato per il servizio fotografico realizzato da William Klein per promuovere il film Due per la strada (1966). E' andato all'incanto anche il trench Burberry di Audrey e una raccolta di ballerine, le sue scarpe preferite. Anche l'abito in raso nero disegnato da Givenchy per Colazione a Tiffany è stato venduto all'asta da Christie's, ma nel 2006 a 456.200 sterline, fissando un nuovo record mondiale per un capo fatto per un film.