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BERNA - Carla Del Ponte, membro dimissionario della Commissione Indipendente d'inchiesta sulla Siria, è convinta che vi siano prove a sufficienza per condannare il presidente siriano Bachar al-Assad per crimini di guerra.
Lo ha affermato in interviste pubblicate oggi dai domenicali Matin Dimanche e SonntagsZeitung.
La ticinese - ex procuratrice della Confederazione, ex procuratrice generale del Tribunale penale internazionale dell'Aja per l'ex Jugoslavia nonché di quello che si è occupato del genocidio in Ruanda - precisa anche di aver inviato giovedì la propria lettera di dimissioni dalla Commissione d'inchiesta sulla Siria. Esse «saranno effettive dal 18 settembre, data della prossima sessione della Commissione».
Secondo l'ex magistrata, le prove raccolte finora a carico del presidente siriano sono sufficienti per condannarlo per crimini di guerra. Ma a causa del veto posto dalla Russia presso il Consiglio di sicurezza dell'ONU alla creazione di un tribunale internazionale ad hoc, per il momento non vi sarà né un atto di accusa né una corte che si occupi del reati della guerra siriana.
Questa situazione è - secondo la ticinese - «frustrante», «una tragedia». «Senza giustizia in Siria non ci sarà mai la pace e quindi non vi potrà essere nessun futuro», precisa l'ex procuratrice. «Non ho mai visto un conflitto così violento, nel quale vi siano così tanti bambini uccisi, torturati, decapitati. I bimbi sono le prime vittime di questo conflitto».
«Le mie dimissioni vogliono anche essere una provocazione. Devono servire a mettere sotto pressione il Consigli di sicurezza, che deve rendere giustizia alle vittime», aggiunge Del Ponte.
Se mai si arrivasse all'istituzione di un tribunale internazionale per la Siria, la 70enne ticinese si dice pronta ad assumerne la guida. In caso contrario si dedicherebbe volentieri alla scrittura di un libro sulle esperienze in seno alla Commissione d'inchiesta dell'ONU sulla Siria.