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Il tema del versamento della"seconda rata" all'Europa sarà all'ordine del giorno sia al Nazionale che agli Stati.
Le Camere federali avevano già dato il via libera al contributo nel 2019, ma l'Ue per ricevere il versamento avrebbe dovuto prima ritirare le misure discriminatorie contro la Svizzera (e non aggiungerne altre).
BERNA - Domani si saprà se la Confederazione verserà il cosiddetto «secondo miliardo di coesione» destinato al fondo di coesione per gli Stati dell'Europa dell'est. Il tema è infatti all'ordine del giorno sia al Consiglio nazionale che agli Stati. La decisione potrebbe arrivare a tarda sera.
Le Camere federali avevano già approvato il contributo il 3 dicembre 2019. Il Parlamento aveva però aggiunto una clausola: il versamento diverrà effettivo solo quando l'UE ritirerà le misure discriminatorie nei suoi confronti, come la mancata proroga dell'equivalenza borsistica. E, soprattutto, se non ne adotterà di nuove.
Le acque sono in seguito rimaste calme fino alla scorsa primavera, quando il Consiglio federale aveva respinto l'accordo quadro istituzionale. Nella lettera inviata il 26 maggio 2021 alla presidente della Commissione europea nella quale diceva di non voler firmare l'accordo, il Governo aveva anche precisato la volontà di adoperarsi affinché il Parlamento sbloccasse in tempi rapidi il cosiddetto secondo miliardo di coesione.
Nel suo messaggio licenziato l'11 agosto, il Consiglio federale ha formalmente chiesto al Parlamento di revocare il blocco del miliardo (in realtà 1,3 miliardi di franchi spalmati su dieci anni). Con il contributo di coesione il Governo afferma di voler"sottolineare, in seguito alla decisione di porre fine ai negoziati sull'accordo istituzionale, che la Svizzera rimarrà un partner affidabile dell'UE".
Alcuni giorni dopo le due Commissioni della politica estera (CIP) del Consiglio nazionale e degli Stati hanno dato il loro benestare. La CIP della Camera del popolo intende però subordinare lo sblocco alla presentazione, da parte del Consiglio federale, del messaggio concernente il finanziamento della partecipazione della Svizzera a Erasmus+.
A tale proposito la stessa CIP ha depositato una mozione che chiede al Governo di presentare il messaggio in questione entro la sessione invernale 2021. Nel prendere posizione su tale atto parlamentare, il Consiglio federale ha indicato questo lunedì che prima di discutere del finanziamento della partecipazione elvetica al programma di scambio studentesco Erasmus+ occorrerebbe chiarirne i parametri con l'UE. Bruxelles non ha però ancora elaborato alcun mandato negoziale.
Alla luce delle relazioni generali tra la Svizzera e Bruxelles, «l'UE finora non è stata disposta a condurre colloqui esplorativi sui parametri di un'associazione in termini di tempistiche, finanziamenti o contenuti». In questo contesto, per il Consiglio federale non si può adottare un messaggio di finanziamento «che lascerebbe necessariamente molti punti in sospeso e riporterebbe cifre da centinaia di milioni di franchi non corrette né verificate».
Pur deplorando il ritardo accumulato, il Governo ricorda che le cause non sono riconducibili a una sua mancanza di volontà. Sono invece una conseguenza dello stato attuale della politica europea.
Per tale ragione, lo sblocco del secondo miliardo di coesione da solo non garantirebbe una associazione della Confederazione a Erasmus+. La sua approvazione è tuttavia una condizione necessaria per riuscirvi. È insomma il gatto che si morde la coda.
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