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Iscritta nel Registro della Memoria del Mondo nel 2009, su proposta della Germania
La Canzone dei Nibelunghi rappresenta l’epopea più celebre della letteratura in alto tedesco medio ed è considerata un esempio unico di poesia epica europea. Comparabile alla saga greca di Troia, è stata scritta verso il 1200 da un poeta ignoto della corte del vescovo di Passavia, Wolfger von Erla.
Il poema, composto da 39 canti, narra l’amore di Sigfrido, giustiziere del drago Fáfnir, per Crimilde, figlia del re dei Burgundi, il loro matrimonio, la morte di Sigfrido per mano di Hagen e la vendetta di Crimilde con l’aiuto di Attila, re degli Unni, che provoca la caduta del regno burgundo.
L’epopea si basa su tradizioni orali più antiche. Il contesto storico è rappresentato dalla vittoria degli Unni sui Burgundi nell’anno 436. La leggenda risale all’epoca della migrazione dei popoli in Europa ed era diffusa dalla Spagna alla Scandinavia.
Nel XVI secolo la Canzone dei Nibelunghi è caduta nell’oblio. La sua riscoperta è avvenuta nel 1755, quando uno dei manoscritti dell’opera è tornato alla luce nel castello di Hohenems nel Vorarlberg, in Austria. Nel XIX secolo all’opera è stata accordata grande importanza in quanto epopea nazionale. Richard Wagner l’ha portata alla ribalta con il dramma musicale «L’anello del Nibelungo» e Friedrich Hebbel l’ha adattata per il teatro. Nel XX secolo la storia ha fatto da scenario a numerose produzioni cinematografiche, la prima delle quali è stata un film muto di Fritz Lang realizzato tra il 1922 e il 1924.
L’UNESCO ha iscritto la Canzone dei Nibelunghi nel Registro della Memoria del Mondo nel luglio del 2009. A tal scopo sono stati scelti i tre manoscritti più importanti e completi contenenti l’opera, conservati rispettivamente presso la Bayerische Staatsbibliothek di Monaco di Baviera (manoscritto A), la biblioteca dell’Abbazia di San Gallo (manoscritto B) e la Badische Landesbibliothek di Karlsruhe (manoscritto C).
Il testo di eccellente qualità ospitato dalla biblioteca dell’Abbazia di San Gallo rappresenta la versione più lunga della Canzone dei Nibelunghi. Il documento non contiene però soltanto quest’opera, ma anche altri importanti poemi, in particolare le grandi epopee di Wolfram von Eschenbach, «Parzival» e «Willehalm», e per questo è considerato il più importante manoscritto epico della letteratura in alto tedesco medio. Creato probabilmente intorno al 1260 in Alto Adige o a Salisburgo, il documento è arrivato nel 1768 alla biblioteca dell’Abbazia di San Gallo grazie all’acquisizione di un lascito di manoscritti raccolti originariamente dallo storico svizzero Aegidius Tschudi (1505-1572) e da allora vi è conservato sotto la segnatura «Cod. Sang. 857».