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Alla fine il Belgio ce l'ha fatta. "Campioni del mondo!", hanno sentenziato con ironia i giornali, nel giorno in cui il paese ha raggiunto il record mondiale della crisi politica più lunga, finora detenuto dall'Iraq.
Dalle elezioni del 13 giugno scorso, sono passati 249 giorni contrassegnati da interminabili discussioni e un susseguirsi di politici incaricati che non sono riusciti nella quadratura del cerchio: riannodare i fili di un dialogo tra il nord fiammingo, che vuole spingere sull'acceleratore di una maggiore autonomia e il sud francofono, che teme ricadute tragiche dal punto di vista sociale.
In una situazione un po' surreale per il paese che ha dato i natali a René Magritte, che del surrealismo è stato maestro, il record di oggi è stato festeggiato facendo ricorso ancora all'ironia: migliaia di studenti, e non solo, si sono mobilitati in diverse città del paese, a cominciare da Bruxelles, al grido di "rivoluzione delle patate fritte".
Nel regno di Alberto II, tuttavia, le crisi di governo non sono una novità ed i belgi anche questa volta non sembrano farsi grandi illusioni su una soluzione a breve. Il Paese, spaccato in due tra fiamminghi e francofoni, più volte sull'orlo della scissione, vive da diversi anni una interminabile instabilità politica e sembra abituato a governi di breve durata.
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