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Sette Paesi hanno firmato una dichiarazione che chiede la collaborazione delle aziende tecnologiche per permettere ad autorità statali di accedere a dispositivi e software in determinate condizioni.
La questione della crittografia dei telefoni aveva fatto discutere in passato in relazione alla possibilità per delle autorità statali di disporre di un accesso agli smartphone o meno. L’apice della controversia risale al 2016 e allo scontro fra Apple e l’FBI negli Usa per lo sblocco di un iPhone appartenuto ad uno dei responsabili della strage di San Bernardino.
Ora alcuni Paesi stanno procedendo verso degli accordi per limitare forme di crittografia che complicano il lavoro per le autorità di sicurezza. Stati Uniti, Regno Unito, Australia, Canada, Nuova Zelanda, India e Giappone hanno firmato una dichiarazione che lancia l’allarme sui rischio derivati dalla crittografia più “spinta”, che oltre a garantire la privacy impedisce l’accesso anche ad agenzie governative e forze di polizia. La dichiarazione chiede alle aziende tecnologiche di collaborare con i governi per fare in modo che le autorità possano accedere a determinati casi ai dispositivi e ai software. "Sosteniamo una crittografia avanzata, che svolge un ruolo cruciale nella protezione dei dati personali, della privacy, della proprietà intellettuale, dei segreti commerciali e della sicurezza informatica", si legge nella dichiarazione. Tuttavia alcuni tipi di crittografia "pongono sfide significative alla sicurezza pubblica”, come ad esempio quella dei "bambini sfruttati sessualmente”, sostengono i firmatari. Dunque, scrivono, ”esortiamo l'industria a rispondere alle nostre serie preoccupazioni laddove la crittografia viene applicata in un modo che preclude qualsiasi accesso legale ai contenuti".