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Nei media la Legge sulle epidemie revisionata in votazione popolare il 22 settembre non sembra destare un grande interesse. I sostenitori la presentano con espressioni ben suonanti, che dicono poco sul suo contenuto: modernizzare il dispositivo di protezione, migliorare la ripartizione dei compiti, ecc. Ciò che non vien detto: il nuovo progetto di legge cede alla Confederazione, e più precisamente all’Ufficio federale della sanità pubblica UFSP, un’importante parte dell’ambito sanitario, finora in mano esclusiva dei cantoni. Con ciò l’UFSP potrebbe: imporre in tutta la Svizzera i suoi programmi nazionali, dettare ai cantoni quali misure adottare nei confronti della popolazione, organizzare campagne su larga scala per influire sui comportamenti. Potrebbe perfino raccogliere i nostri dati personali, compresi quelli relativi alla nostra salute, e allestire schede che può trasmettere ad autorità di altri Stati e a organizzazioni internazionali.
Non mi risulta che su queste e altre concrete novità del progetto di legge sulle epidemie finora ci sia stata una discussione pubblica. Per esempio: vogliamo che si piloti il nostro comportamento? O che si allestiscano schede personali sulla nostra salute? O che ci si obblighi a essere vaccinati?
Una simile delega di potere a un semplice Ufficio federale è assolutamente estranea al nostro sistema federale, dove le responsabilità si definiscono secondo il principio della sussidiarietà, con il quale ad assumere i compiti sono in primo luogo i cittadini, poi il comune, il cantone, e da ultimo lo Stato. Una malattia trasmissibile si manifesta in loco e il medico, che conosce la situazione e che è in contatto con gli esperti in materia, fa una diagnosi; se del caso ordina il ricovero in ospedale e la quarantena, informa il medico cantonale che a sua volta prende le misure del caso. La legge vigente poggia su procedure concepite secondo il principio federale. Se la Svizzera fosse minacciata da una malattia trasmissibile pericolosa, anche con la legge vigente, che dalla sua introduzione nel 1970 è stata aggiornata di continuo secondo le nuove esigenze, il Consiglio federale potrebbe applicare il diritto d’emergenza (art. 185 CF) ed emanare le misure necessarie.
Quanto più lo Stato assume responsabilità per il singolo cittadino, tanto più mette in pericolo la libertà individuale dello stesso. La nuova legge sulle epidemie revisionata indebolisce il senso di responsabilità e il senso civico, principi base di una società democratica.
Votando No alla revisione della legge sulle epidemie mettiamo un freno alle manovre di accentramento di potere, proteggendo così la libertà individuale e la sfera privata dei cittadini e delle cittadine.
Rico Calcagnini, Buchen