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L’anno scorso, ai Mondiali di calcio di Russia, 32 nazionali si sono disputate l’ambito titolo. La FIFA, l’organizzazione a cui si deve questo torneo, ci ha guadagnato più di 5 miliardi di dollari, una cifra da primato. La vendita dei diritti di diffusione televisiva ha generato poco meno di 3 miliardi. La finale è stata seguita dalla bellezza di un miliardo di telespettatori.
Il 7 giugno di quest’anno sono iniziati i Mondiali FIFA del calcio femminile. Si svolgono in Francia e vi partecipano 24 squadre. Rispetto al Mondiale maschile, si tratta però di una competizione alle prime armi da diversi punti di vista. Il campionato mondiale femminile esiste solo dal 1991, mentre gli uomini si disputano la loro coppa dal 1930. Le giocatrici inoltre vincono un premio in denaro soltanto dal 2007. Quest’anno saranno 30 milioni di dollari in tutto, mentre nel 2018 gli uomini si sono spartiti ben 400 milioni.
Questa differenza viene spesso giustificata dal fatto che le partite femminili attirano meno spettatori e generano quindi meno incassi sotto forma di diritti televisivi e pubblicità. Eppure la finale della Coppa del mondo femminile nel 2015 è stata seguita da oltre 25 milioni di telespettatori statunitensi ed è considerata una delle partite di calcio più viste nella storia del paese. In totale 750 milioni di telespettatori hanno seguito l’ultimo Mondiale femminile: un record.
Le disuguaglianze tra calciatori e calciatrici si notano anche nei salari. L’FC Toronto, per esempio, paga il suo giocatore Michael Bradley uno stipendio fisso di 6 milioni di dollari americani l’anno. Una delle calciatrici più pagate in assoluto, Marta Vieira da Silva, riceveva invece circa 400’000 dollari l’anno dal Club FC Rosengård per cui giocava.
Le disparità sono simili nei trasferimenti. L’anno scorso ci sono stati 16’533 trasferimenti internazionali nel calcio maschile. Il totale delle cifre di trasferimento ha superato i 7 miliardi di dollari, anche se solo nel 15% dei casi c’è stato uno scambio in denaro. Sempre nel 2018, 696 giocatrici hanno cambiato squadra per un totale di 564’354 dollari. Solo il 2,3% di questi trasferimenti ha comportato il versamento di una somma in denaro.
Pian piano si sta tuttavia manifestando una certa resistenza. In primavera alcune giocatrici hanno sporto denuncia contro la Federazione statunitense di calcio per motivo di discriminazione di genere. E Ada Hegerberg, una calciatrice norvegese, si è rifiutata di giocare ai Mondiali di quest’anno in segno di protesta. La selezione femminile tedesca tenta la via della sensibilizzazione e la sua campagna prima del torneo ha fatto parlare di sé nella stampa per via di uno slogan comico e irriverente.