Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01091.jsonl.gz/757

L’Europa del Mesolitico, parliamo di veri cambiamenti climatici
Ai tempi dell’ultima glaciazione, quando il livello del mare era 120 metri inferiore al valore attuale, nella regione che si estende fra la Danimarca, la Germania e la Gran Bretagna vissero per almeno seimila anni popolose tribù di paleo-europei che da lì dovettero sloggiare, ottomila anni fa, quando lo scioglimento dei ghiacci sommerse quelle terre. Gli antropologi chiamano Doggerland quella regione, che ora è fondale marino, e la ritengono un’area di grande interesse scientifico per i possibili ritrovamenti, testimoni della vita e delle attività di quei nostri antenati. Novant’anni fa, per esempio, un peschereccio impigliò nelle reti un arpione d’osso lavorato che è stato possibile datare a circa 10 mila anni fa.
Si ritiene che Doggerland fosse, nel Mesolitico, l’area europea più ricca di fauna e di flora e quindi verosimilmente anche di insediamenti di cacciatori-raccoglitori. La vasta pianura era attraversata da fiumi (il più importante il Reno, che allora scorreva e sfociava verso Nord), punteggiata qua e là da laghi e paludi. Si hanno prove geologiche che, ottomila anni or sono, il collasso di masse imponenti di ghiacci sulle coste norvegesi innescò un violentissimo tsunami che portò morte e distruzione in tutta Doggerland. Qualcuno addirittura ritiene che gli echi di quell’immane tragedia si ritrovino nel mito platonico di Atlantide.
Venendo ai nostri giorni, la notizia è che, in queste settimane, ricercatori inglesi sono impegnati in una campagna di ricerca per ricostruire una mappa tridimensionale dei fondali di tutta la regione. Si ha speranza di tracciare il corso degli antichi fiumi, di localizzare i laghi, le coste e, partendo da questo, di individuare i più probabili siti degli insediamenti, per meglio indirizzare la ricerca di manufatti e di antichi DNA.
Durante la glaciazione più recente (circa 12 mila anni fa), il Mare del Nord e quasi tutte le isole britanniche erano coperte di ghiaccio e il livello del mare era di circa 120 metri inferiore a quello che è oggi. Il fiume Reno scorreva verso nord attraversando Doggerland. Si pensa che un deposito di limo del Cenozoico in East Anglia sia l’antico letto del Reno. Nel 12 mila a.C. gran parte del Mare del Nord e nel canale della Manica era una distesa di bassa tundra. Nell’8’000 a.C. la parte settentrionale di Doggerland presentava lagune, coste e spiagge, mentre la parte interna era una vasta pianura ondulata ricca di corsi d’acqua, fiumi, paludi e laghi. Nella parte settentrionale vi è un imponente cratere meteoritico, il cratere di Silver Pit, risalente a 65 milioni di anni fa. L’innalzamento del livello del mare, dovuto allo scioglimento dei ghiacci, causò la graduale sommersione di Doggerland, che divenne un’isola nella sua zona più elevata, l’attuale secca detta Dogger Bank, mentre la Gran Bretagna si staccò dal continente intorno al 5’000 a.C.
Doggerland era probabilmente un habitat ricco di insediamenti umani nel periodo Mesolitico. Particolarmente rilevante è il ritrovamento nel Middeldiep, una regione del Mare del Nord a circa 16 chilometri al largo della costa della Zelanda di un cranio di Neanderthal, datato oltre 40 mila anni fa. Le ricostruzioni archeologiche fanno pensare che nel Mesolitico, Doggerland potrebbe essere stata la zona europea in assoluto più ricca di fauna e flora, habitat ideale per la caccia e la pesca dei cacciatori-raccoglitori, forse discendenti della cultura magdaleniana.
Nel 6’200 a.C. una frana di un’enorme massa di ghiaccio sulle coste della Norvegia, conosciuta come Storegga Slide, causata forse dall’esplosione degli idrati di metano sottomarini, provocò un catastrofico tsunami che devastò l’isola che emergeva in quel periodo lì dove si trova oggi il Dogger Bank, ed ebbe un impatto enorme sulle popolazioni mesolitiche. Secondo alcuni studiosi l’isola, molto estesa (circa 17 mila chilometri quadrati) ma estremamente bassa, priva di montagne, fu rapidamente sommersa, sia per l’effetto dello tsunami, sia per il concomitante e rapido aumento del livello del mare dovuto alla fusione dell’enorme ghiacciaio Agassiz in Canada.