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I grandi fornitori di servizi online - come Google, ndr. - devono versare un compenso alle imprese mediatiche per poter utilizzare i loro contenuti giornalistici. È quanto prevede la modifica della legge sul diritto d'autore (LDA) inviata oggi in consultazione dal Consiglio federale. "Il dibattito pubblico, un pilastro cruciale delle democrazie, è stato in buona parte trasferito su Internet dalla digitalizzazione. Ciononostante l'offerta di motori di ricerca, media sociali e piattaforme multimediali è in larga misura alimentata dalle prestazioni giornalistiche dei media pubblicistici tradizionali. Per via della loro brevità, le anteprime di testo o di immagini utilizzate (i cosiddetti snippet) non erano finora protette dal diritto d'autore e i fornitori di servizi online le utilizzavano senza versare alcun compenso alle imprese mediatiche e ai creatori di contenuti mediatici", spiega il Governo.
"Un diritto al compenso legittimo"
Il Consiglio federale, nel rapporto intitolato Revisione della legge sul diritto d'autore. Verifica dell'efficacia, "ha riconosciuto il diritto alla protezione delle prestazioni giornalistiche. Poiché i fornitori di servizi online beneficiano in misura significativa delle prestazioni delle imprese mediatiche, il Consiglio federale è giunto alla conclusione che il versamento di un compenso a queste ultime sia in linea di principio legittimo". Nelle sue considerazioni l'esecutivo "ha tenuto conto anche degli sviluppi internazionali. Nel 2019, l'UE ha emanato una direttiva tesa ad agevolare la tutela degli interessi delle imprese mediatiche nei confronti dei fornitori di servizi online, nel frattempo attuata dalla maggioranza dei Paesi membri. Sulla scorta di questa analisi il Consiglio federale ha incaricato il Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP) di elaborare un avamprogetto da mettere in consultazione. L'Esecutivo ha adottato l'avamprogetto il 24 maggio 2023".
La proposta
Il Consiglio federale propone "che i grandi fornitori di servizi online debbano versare alle imprese mediatiche un compenso per utilizzare i cosiddetti snippet. Ad esempio, un grande motore di ricerca dovrà in futuro versare un compenso per visualizzare estratti di articoli di giornale tra i risultati delle ricerche. L'avamprogetto prevede che siano obbligati a versare un compenso solo i fornitori di servizi online con numero annuo medio di utenti pari almeno al 10% della popolazione svizzera. La gestione dei diritti sui contenuti mediatici sarà affidata a una società di gestione che rappresenterà collettivamente gli interessi delle imprese mediatiche e dei creatori di contenuti e negozierà gli importi e le modalità del compenso con i fornitori di servizi online interessati". Il Consiglio federale opta quindi "per una soluzione collaudata e snella nel confronto internazionale che garantisce anche alle imprese mediatiche più piccole e regionali di beneficiare del compenso".
Due varianti per i media sociali
Resta in sospeso la questione degli snippet condivisi dagli utenti dei media sociali e l'opportunità di assoggettare anche questa forma di utilizzo all'obbligo di compenso da parte dei fornitori di servizi online. In questo ambito il Consiglio federale ha messo in consultazione due varianti. Saranno sicuramente esentati dall'obbligo di compenso i collegamenti ipertestuali. "La nuova regolamentazione", viene infine spiegato, "non dovrebbe comportare conseguenze per gli utenti di Internet. Quantificare le entrate supplementari per le imprese mediatiche e i creatori di contenuti non è per ora possibile poiché dipenderanno dall'esito delle trattative tra società di gestione e associazioni di utenti. Le tariffe concordate dovranno essere approvate dalla Commissione arbitrale federale per la gestione dei diritti d'autore e dei diritti affini (CAF) e saranno vincolanti".