Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/227980

<h2>SubmittedText<h2><p>La normativa in materia di casi di rigore di cui alla legge COVID-19 ha permesso di riconoscere alle imprese interessate la possibilità legale di saldare una parte dei costi fissi scoperti tramite contributi a fondo perduto. Dal momento che la legge sulle pigioni commerciali COVID-19 è stata rifiutata in Parlamento, mancano le basi legali per suddividere la pigione tra il locatario e il locatore. Stando a un sondaggio svolto da gfs.bern ad autunno 2020, durante il primo lockdown solo nel 35 per cento dei casi circa si è riusciti a trovare una soluzione. Questo dato include tuttavia anche le dilazioni di pagamento, cioè le pigioni ancora in sospeso.</p><p>Stando al messaggio del Consiglio federale, la riduzione parziale degli affitti (-60%) proposta nella legge sulle pigioni commerciali COVID-19 avrebbe comportato per i proprietari di immobili una perdita globale del 2 per cento su base annua; i proprietari avrebbero comunque potuto coprire tutti i costi mentre le perdite di profitto netto sarebbero state minime. </p><p>La mancanza di una base giuridica per una legge sulle pigioni commerciali COVID-19 fa sì che i finanziamenti a fondo a perduto, e quindi anche i contributi, debbano essere impiegati per pagare le pigioni ancora scoperte. E questo nonostante in quel periodo le imprese interessate da chiusure totali o parziali non abbiano potuto beneficiare dell'oggetto locato per gli scopi preposti. </p><p>A questo proposito invitiamo il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. In quale percentuale dei casi le parti della locazione sono giunte a un accordo nel corso del secondo lockdown? Qual era la percentuale di dilazioni sui casi di accordo?</p><p>2. Il Consiglio federale è a conoscenza del totale dei finanziamenti a fondo perduto che sono stati e che continuano a essere concessi ai locatori, in particolare ai gruppi immobiliari?</p><p>3. Il Consiglio federale è informato sull'evoluzione dei rendimenti delle società immobiliari nel 2020?</p><p>4. Il Consiglio federale ha intenzione di presentare misure correttive, p. es. una nuova proposta per una legge sulle pigioni commerciali, in modo da non dover più ricorrere ai contributi per finanziare i rendimenti dei proprietari immobiliari?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Con la legge COVID-19 il Parlamento consente alla Confederazione di partecipare ai provvedimenti per i casi di rigore di competenza cantonale. L'obiettivo dei provvedimenti in questione, ampliati in diverse occasioni, è quello di sostenere le aziende particolarmente colpite dalle misure di contenimento della pandemia e quindi non più in grado di coprire i loro costi fissi (pigioni e fitti, costi di locazione, costi per acqua ed energia, smaltimento, leasing, imposte ecc.). Il senso e lo scopo ultimo dei provvedimenti per i casi di rigore è dunque quello di permettere alle imprese di pagare le proprie pigioni o i costi di locazione - indipendentemente dalla persona che mette a disposizione la proprietà o dal fatto che si tratti di locali commerciali in affitto o di una proprietà dell'impresa stessa.</p><p>Di seguito la risposta del Consiglio federale alle domande di cui sopra.</p><p>1. Il secondo rapporto di monitoraggio delle pigioni commerciali relativo al periodo autunno 2020 - maggio 2021 dimostra che anche durante la seconda ondata molti locatari e locatori sono riusciti a raggiungere un'intesa. Il 29 per cento dei primi ha ottenuto una concessione, il 16 per cento no. Il numero di casi in cui si è raggiunta un'intesa si attesta leggermente al di sotto del valore di giugno 2020 (31 %); i due terzi delle trattative tra le parti continuano a concludersi con un'intesa come in passato. Dal punto di vista dei locatori, le intese raggiunte sono leggermente calate (dal 47 al 44 %), mentre quelle mancate sono rimaste stabili (5 %). Per quanto riguarda il tipo di intesa, i due terzi si sono conclusi con una riduzione della pigione. Durante la seconda ondata, la percentuale di dilazioni si è attestata al 12 per cento mentre a giugno 2020 ammontava ancora al 18 per cento.</p><p>2. Tra il 26 settembre 2020 e il 1° giugno 2021 la Confederazione e i Cantoni hanno concesso contributi a fondo perduto per un totale di 2,466 miliardi da impiegare per i casi di rigore. Non è possibile indicare in che modo siano stati utilizzati in quanto né la Confederazione né i Cantoni raccolgono dati di questo genere.</p><p>3. Il Consiglio federale non dispone di informazioni riguardanti i risultati di esercizio delle imprese immobiliari. In ogni caso, dal secondo monitoraggio emerge che per il 43 per cento dei locatori le riduzioni delle pigioni proposte costituiscono almeno l'11 per cento del loro fatturato annuale. A giugno 2020 questo dato rappresentava appena il 24 per cento dei locatori.</p><p>4. Le imprese alle quali vengono concessi aiuti per i casi di rigore sono sostanzialmente libere di impiegarli come meglio credono. Quelle che li utilizzano per pagare la pigione lo fanno spesso per riuscire a conservare il proprio contratto di locazione. Nel quadro del secondo rapporto di monitoraggio delle pigioni commerciali, la metà degli intervistati ha dichiarato di voler mantenere invariato il proprio contratto di locazione. Il Consiglio federale non ha intenzione di presentare una proposta di modifica della legge sulle pigioni commerciali.</p>  Risposta del Consiglio federale.