Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/135088

<h2>SubmittedText<h2><p>La situazione economica negli Stati dell'UE colpiti dalla crisi ha comportato una migrazione per motivi economici all'interno dell'Europa. Già l'anno scorso persone allo sbaraglio provenienti dall'Europa meridionale hanno piantato le tende nei campeggi svizzeri alla ricerca di un impiego nel nostro Paese. All'epoca l'Ufficio federale della migrazione ha promesso che avrebbe "tenuto sott'occhio" il fenomeno. Nel frattempo la situazione negli Stati dell'UE colpiti dalla crisi si è deteriorata e l'estate è alle porte. Poniamo pertanto le domande seguenti: </p><p>1. Il Consiglio federale condivide l'opinione secondo cui questo sviluppo non andrebbe semplicemente tenuto sott'occhio? È disposto ad adottare provvedimenti efficaci per evitare queste conseguenze negative della libera circolazione delle persone?</p><p>2. Reputa anch'esso necessario svolgere campagne tese a informare le persone in cerca d'impiego nell'UE in merito alle loro possibilità sul mercato del lavoro svizzero e prevedere una pertinente consulenza nel singolo caso subito dopo l'entrata nel nostro Paese?</p><p>3. È disposto ad affinare la procedura di notifica nell'ambito dell'alloggio di stranieri e a registrare le persone in cerca d'impiego nella banca dati SIMIC, al fine di controllare le condizioni di entrata e di soggiorno?</p><p>4. È disposto a integrare l'ordinanza SIMIC obbligando le autorità cantonali e comunali preposte al mercato del lavoro e all'aiuto sociale nonché altre autorità a comunicare senza indugio le loro informazioni sulle persone in cerca di impiego?</p><p>5. Condivide l'opinione secondo cui a queste persone vanno categoricamente negate le prestazioni di aiuto sociale indirizzandole alle loro ambasciate?</p><p>6. È inoltre disposto a informare i governi dei cantoni che ciononostante accordano aiuto sociale in merito alle conseguenze negative di tale prassi?</p><p>7. Condivide l'opinione secondo cui i cittadini UE che non dispongono delle risorse finanziarie necessarie a garantire uno standard di vita dignitoso adempiono le condizioni per l'espulsione e vanno pertanto sempre obbligati a lasciare il Paese?</p><p>8. È disposto a controllare, nell'ambito di un monitoraggio, le ripercussioni del diritto alla ricerca di un impiego sul mercato del lavoro e sulle istituzioni sociali, stilando un rapporto periodico?</p><p>9. Vi sono contatti con altri Stati dell'UE che devono anch'essi far fronte a un possibile aumento della migrazione per motivi economici? Esiste un coordinamento con i Paesi di origine e di destinazione di tale migrazione?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Il Consiglio federale è consapevole della forte disoccupazione in alcuni Stati membri dell'Unione europea e ne segue attentamente gli effetti sull'immigrazione in Svizzera, in particolare per quanto concerne le persone alla ricerca di un impiego. Alcune misure sono state adottate o sono in preparazione per evitare situazioni abusive, soprattutto sotto forma di una pretesa infondata in materia di soggiorno o prestazioni sociali. Una base legale è stata così istituita per garantire la trasmissione dei dati relativi alla disoccupazione (art. 97 cpv. 2 lett. e LStr). Sono inoltre in corso discussioni tra la Confederazione e le autorità cantonali competenti al fine di approntare un monitoraggio per impedire gli abusi. Infine, il 24 aprile 2013, il Consiglio federale ha incaricato l'Ufficio federale della migrazione (UFM) di effettuare uno studio sugli effetti di un'eventuale immigrazione economica in provenienza dall'Unione europea (UE).</p><p>2. Esistono numerosi canali d'informazione sulla situazione del mercato del lavoro in Svizzera. Grazie alla rete EURES, i cittadini europei e svizzeri in cerca di un impiego possono informarsi personalmente o tramite consulenti specializzati in merito alle possibilità di trovare un lavoro in Svizzera o in altri Paesi europei. Il Consiglio federale non ritiene pertanto auspicabile adottare misure supplementari lanciando campagne informative nei Paesi dell'UE.</p><p>3./4. I cittadini che entrano in Svizzera alla ricerca di un impiego possono soggiornare senza permesso nel nostro Paese per tre mesi al massimo. A condizione che proseguano a cercare un impiego, hanno in seguito diritto al rilascio di un permesso L per una durata massima di tre mesi e sono registrati nel sistema d'informazione centrale sulla migrazione (SIMIC). Le autorità cantonali in materia di migrazione devono controllare se le condizioni d'autorizzazione sono adempiute e vanno informate del versamento di prestazioni di aiuto sociale (art. 82 cpv. 5 OASA, ordinanza del 24 ottobre 2007 sull'ammissione, il soggiorno e l'attività lucrativa, RS 142.201). Le basi legali per la trasmissione dei dati delle casse di disoccupazione alle autorità competenti in materia di stranieri saranno attuate probabilmente all'inizio dell'anno prossimo (nell'ambito della modifica del 14 dic. 2012 della legge sull'asilo, FF 2012 8515, art. 97 cpv. 3 lett. e LStr e 97a cvp. 1 lett. bter LADI). Nell'ambito delle misure adottate dal Consiglio federale il 24 aprile 2013, l'UFM esamina, insieme ai cantoni, l'opportunità di introdurre per le persone alla ricerca di un impiego un obbligo di annunciarsi all'arrivo in Svizzera.</p><p>5.-9. L'Accordo sulla libera circolazione delle persone (ALC) circoscrive il diritto all'aiuto sociale ai cittadini dell'UE e ai loro famigliari che hanno lo statuto di lavoratore o il diritto di rimanere. Le persone che entrano in Svizzera alla ricerca di un impiego non possono invece far valere alcun diritto all'aiuto sociale derivante dall'accordo.</p><p>La concessione dell'aiuto sociale e il rilascio di permessi di dimora restano di competenza dei cantoni, che sono stati sensibilizzati in merito a tale problematica con una circolare dell'UFM (circolare del 4 marzo 2011 sull'attuazione del pacchetto di misure del Consiglio federale del 24 febbraio 2010). In caso di ricorso all'aiuto sociale i cantoni possono revocare i permessi di dimora. Nella circolare menzionata sono stati inoltre resi attenti sul fatto che le disposizioni esistenti devono essere applicate con maggiore rigore. Il 24 aprile 2013 il DFGP e il DEFR sono stati incaricati di intavolare un dialogo con i cantoni nell'ambito del monitoraggio degli abusi, illustrando misure che consentono di attuare il diritto vigente con maggiore rigore. Se in base al monitoraggio o ad altri sviluppi attuali dovesse risultare necessario un intervento, saranno inoltre adottati ulteriori provvedimenti mirati.</p><p>Il rapporto dell'Osservatorio sulla libera circolazione delle persone tra la Svizzera e l'UE, pubblicato annualmente a giugno, illustra le ripercussioni dell'ALC sul mercato del lavoro svizzero e sul nostro sistema di sicurezza sociale.</p><p>Sul piano europeo, nell'ambito di scambi bilaterali con gli Stati membri dell'UE (in particolare in occasione d'incontri con responsabili tedeschi e austriaci) e dei suoi contatti con l'UE (per esempio nel quadro di riunioni del Consiglio Giustizia e affari interni), la Svizzera discute in merito al fenomeno dell'immigrazione economica. Il 24 aprile 2013, in collaborazione con il DFAE e il DEFR, il DFGP è stato inoltre incaricato di esaminare soluzioni comuni con gli Stati membri dell'UE e le istituzioni competenti per combattere gli effetti di un'eventuale immigrazione economica in provenienza dall'UE.</p>  Risposta del Consiglio federale.