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Il tribunale cantonale di Appenzello esterno ha condannato oggi a sei anni e mezzo di carcere un 20enne macedone, accusato di aver seviziato e rapinato una donna di 71 anni un anno e mezzo fa nella sua abitazione di Walzenhausen (AR).
Nel processo tenutosi ieri a Trogen la difesa aveva chiesto l'assoluzione "in dubio pro reo", sostenendo che l'autore degli atti attribuiti al giovane potrebbe essere in realtà uno spacciatore svizzero suo conoscente. Nel processo indiziario la corte ha tuttavia seguito il pubblico ministero, che esigeva almeno sei anni e una terapia (concessa dal tribunale).
Il giovane macedone, allora 18enne, era fuggito dal Centro di misure per giovani adulti di Kalchrain (TG), dove era stato rinchiuso per aver rapinato un tassista. Nelle prime ore del 1 febbraio 2010, secondo l'accusa, era penetrato nell'abitazione dell'anziana donna, che si era addormentata davanti alla TV, e l'aveva presa a pugni, legata e soffocata con una coperta, le aveva fatto ingurgitare "gocce del KO" (ecstasy liquida) e l'aveva imbavagliata con delle calze, urlando più volte "E crepa, una volta per tutte".
Il giovane avrebbe smesso di torturarla solo dopo che si era finta morta. Quindi sarebbe fuggito dopo averle sottratto 700 franchi. La donna ha più tardi allarmato una vicina ed è stata ricoverata con gravi ferite e sei denti in meno. Oggi vive in una casa di cura. A causa di una lesione della cornea dovuta verosimilmente alle percosse subite è quasi cieca. È una donna distrutta, ha dichiarato in aula il suo legale.
Il 22enne dovrà pagare 25'000 franchi di risarcimento, cui si aggiungono 53'800 franchi delle spese giudiziarie che ammontano a 112'000 franchi. La sentenza può ancora essere impugnata.
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