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Perché le api fanno meno miele? (D. Besomi)
Gabriela M. Quinlan, una ricercatrice postdottorale presso il Center of Pollination Research dell'Università della Pennsylvania, dopo aver sentito molti partecipanti ai convegni di apicoltura cui ha peso parte lamentarsi del fatto che si produce sempre meno miele, ha esaminato se si trattasse di un dato reale piuttosto che di una percezione soggettiva, e ha ricercato (coi sui colleghi) quali possano essere le eventuali cause del fenomeno. La loro ricerca, "Examining spatial and temporal drivers of pollinator nutritional resources: evidence from five decades of honey bee colony productivity data", pubblicata recentemente, compila e esamina i dati dell'ultimo mezzo secolo raccolti dai vari stati degli USA, constatando che effettivamente il rendimento medio per colonia è cresciuto fino al 1996, quando si situava attorno ai 30 kg annui, per poi cominciare a scendere fino ai circa 23 kg per colonia nel 2019 (v. grafico)
Il rendimento medio per colonia negli Stati Uniti. Le line grige rappresentano l'andamento in ciascuno dei 50 stati, la linea nera è il valore medio nazionale, e la fascia grigia attorno alla linea nera è l'intervallo di confidenza (G. M. Quinlan 2023)
Le variabili considerate per spiegare questa riduzione vanno dalla proporzione di territorio dedicato alla produzione di soia, all'estensione delle zone di riserva naturalistica, dell'applicazione di glifosato (Roundup) sulla soia, la temperatura, le precipitazioni, e un indice di produttività del suolo. L'analisi statistica di queste variabili mostra che i cambiamenti strutturali (clima dei vari stati, proporzione di soia, zone di protezione, e uso di glifosato) sono più importanti dei cambiamenti a breve termine (meteo, cambiamenti temporanei dell'uso di erbicidi e nell'estensione delle coltivazioni a soia e aree protette). Va comunque sottolineata un'importante omissione: lo studio non considera l'effetto dei pesticidi, mentre non è improbabile che questi abbiano qualche responsabilità almeno sulla mortalità individuale delle api e quindi sulla loro possibilità di raccogliere miele.
La ripartizione spaziale della produzione di miele tra stati rispecchia due fattori: la ripartizione in zone climatiche, nelle quali i climi regionali più freddi o più caldi dei vari stati favoriscono la produzione di miele, mentre i climi intermedi producono raccolti meno redditizi (curva a forma di parabola); e la produttività del suolo, che influenza positivamente anche i raccolti di miele, in una relazione lineare.
Per quanto riguarda l'andamento temporale, i fattori principali che influenzano il raccolto di miele sono risultati essere l'uso di erbicidi (più se ne usano, meno miele si raccoglie), l'estensione delle monoculture e delle zone di protezione: tanto maggiori sono le prime, meno miele si raccoglie, mentre tanta più superficie è protetta tamto più miele si raccoglie. Si rileva anche che le anomalie meteorologiche lasciano il loro segno.
Ovviamente non è una scoperta stupefacente, ma è interessante avere dei dati che correlano questi fattori con il calo dei raccolti, quantomeno negli Stati Uniti. Sarebbe ora interessante poter verificare se il fenomeno della diminuzione dei raccolti di miele —che gli apicoltori italiani rilevano da qualche anno— sia verificabile anche sul continente europeo, e a cosa sia collegato, possibilmente in un'analisi che rifletta la complessità delle relazioni tra suolo, il suo uso, clima, salute degli impollinatori e raccolto di miele (v. per esempio il Dossier de L'apis, 2/2021)
Gabriela M Quinlan, David A W Miller e Christina M Grozinger, Examining spatial and temporal drivers of pollinator nutritional resources: evidence from five decades of honey bee colony productivity data, Environmental Research Letters 18 (2023) 114018
Daniele Alberoni, Luca Bosco e Enrico Ercole, Flussi nettariferi: complessità, Dossier allegato al n°2/2021 de L’apis (anteprima)