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La perdita uditiva deve essere affrontata subito per non compromettere lo sviluppo verbale e sociale del piccolo
Un rumore forte ed improvviso che non richiama l’attenzione del neonato o del bambino è uno dei primi campanelli d’allarme che tintinnano nella testa di un genitore: il piccolo sente? Se l’episodio sospetto è unico, prima di cadere in preda alle ansie peggiori, è bene osservare attentamente il pargolo in tutti i suoi comportamenti e riferire al pediatra per valutare l’opportunità di controlli mirati. L’udito, che il primo senso a svilupparsi nel feto intorno alla trentesima settimana, può essere soggetto a cali sino alla perdita uditiva i cui segnali non sono sempre lampanti. È necessario, quindi, monitorare il comportamento del piccolo per verificare che vada tutto bene anche per quel che riguarda il suo udito. Quali sono gli atteggiamenti da osservare? Per rendersi conto della situazione, è bene prima di tutto ricordare gli step dello sviluppo dell’udito nel bambino.
Dopo l’avanzamento uditivo embrionale, i cambiamenti si manifestano progressivamente:
dalla nascita ai 3 mesi il piccolo reagisce ai suoni forti, sorride quando gli si parla, è attento alle voci di mamma e papà che lo tranquillizzano;
Dai 4 ai 6 mesi volge lo sguardo verso la fonte del suono, reagisce ai cambiamenti nel tono della voce, è attratto dalla musica e dai giocattoli che producono suoni;
Dai 7 ai 12 mesi è affascinato da giochi come il cucù, si gira verso la fonte del suono, riconosce le parole di uso frequente e ascolta quando gli si parla;
Tra 1 e 2 anni ascolta canzoncine e storie semplici, indicando le immagini di un libro quando vengono menzionate, comprende semplici domande e mostra le parti del corpo che gli vengono chieste.
Se il bebè smette di cercare l’origine di una voce anche quando è in braccio o di un suono o non ha reazioni dopo un forte suono; se non prova a emettere suoni, smette di farlo o non progredisce iniziando a sviluppare un linguaggio più chiaro, se non esegue semplici richieste o segue il movimento delle labbra per cercare di capire è evidentemente il caso di indagare.
Per prima cosa bisognerà segnalare al pediatra i propri dubbi, affinché possa effettuare un primo controllo dell’udito del bambino e, se necessario, indicare gli ulteriori controlli da effettuare. In caso di ipoacusia acclarata da ulteriori verifiche bisognerà procedere nel modo più adeguato alle esigenze del bambino per risolvere il problema per evitare impedimenti al suo sviluppo verbale e anche sociale. A causare una perdita uditiva possono essere diversi fattori a seconda che si tratti di neonati o bambini più grandi. Insufficienti condizioni di salute alla nascita (basso punteggio di Apgar), peso molto basso, infezioni, anomalie cranio-facciali, ittero, farmaci, familiarità sono le principali cause alle quali ricondurre l’ipoacusia del neonato. Per i più grandicelli, invece, possono intervenire traumi fisici, infezioni croniche, disturbi neurologici, perforazione del timpano o esposizione anche prolungata e rumori molto forti. Se le condizioni lo permettono, quindi se la causa della perdita uditiva è reversibile, il trattamento è il primo passo nella soluzione del problema, ma se la sua origine non è risolvibile si ricorre agli apparecchi acustici o agli impianti cocleari, a seconda della situazione.