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NEW YORK - Il destino dell'accordo sul nucleare iraniano «lo decideremo presto». Donald Trump si mantiene cauto sulle prossime mosse americane, senza però nascondere il suo scetticismo sull'accordo siglato con Teheran dal suo predecessore Barack Obama.
Un'intesa al centro della fitta agenda del presidente americano all'assemblea generale dell'Onu, e nel faccia a faccia con il premier israeliano Benyamin Netanyahu, con il quale Trump lavora per la pace in Medio oriente. Per la quale «ci sono buone chance» ha detto Trump.
La tensione con Teheran intanto resta alta. Gli Stati Uniti «pagheranno un prezzo elevato se lasceranno l'accordo e non credo che gli americani siano disposti a pagare», dice senza mezzi termini il presidente iraniano Hassan Rohani. Le sue parole seguono le accuse lanciate a Washington dal suo vice Ali Akbar Salehi, secondo il quale gli Stati Uniti violano lo spirito dell'intesa con il loro «atteggiamento e le loro politiche apertamente ostili».
L'escalation dei toni precede l'atteso "verdetto" americano: il mese prossimo Trump dovrà decidere se certificare il rispetto iraniano dell'intesa, una decisione che rischia di far saltare l'accordo. Una mancata certificazione concederebbe al Congresso l'opportunità di decidere se reintrodurre le sanzioni americane sospese con l'intesa nel 2015.
Seduto accanto al primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu, "contrario" all'accordo, Trump non scopre le carte su Teheran. Il destino dell'accordo «lo decideremo presto» ha detto il presidente americano, mettendo l'accento sugli sforzi dell'amministrazione per la pace in Medio Oriente. Netanyahu descrive invece l'accordo con Teheran come "orribile": parleremo di come gestirlo e di come ridimensionare la crescente aggressione dell'Iran nella regione, soprattutto in Siria" ha aggiunto Netanyahu.