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Il papa ha revocato la scomunica ai quattro vescovi ultratradizionalisti, ordinati illegittimamente da Marcel Lefebvre il 30 giugno 1988. La decisione è stata presa nonostante le dichiarazioni revisioniste e negazioniste dell'olocausto, fatte da uno dei vescovi della Fraternità di san Pio X.
Pubblicato sabato dalla Sala Stampa Vaticana, l'atto del "perdono" pontificio nei confronti della Fraternità di san Pio X è stato firmato il 21 gennaio da Benedetto XVI. Nel comunicato diramato dal Vaticano si spiega che il Papa ha accolto la lettera di richiesta di riammissione nella comunità cattolica, ricevuta da Bernard Fellay, superiore dei lefebvriani, lo scorso 15 dicembre 2008.
"Siamo fermamente determinati - scrive Fellay in questa lettera - nella volontà di rimanere cattolici e di mettere tutte le nostre forze al servizio della Chiesa cattolica romana. Noi accettiamo i suoi insegnamenti con animo filiale. Noi crediamo fermamente al primato di Pietro e alle sue prerogative, e per questo ci fa tanto soffrire l'attuale situazione".
Benedetto XVI - aggiunge il comunicato del Vaticano - ha seguito sin dalla sua elezione il processo di ricomposizione dello scisma lefebvriano. La decisione di revocare la scomunica che gravava sui 4 presuli è stata ispirata "dall'auspicio che si giunga al più presto alla completa riconciliazione e alla piena comunione".
Vescovo revisionista
La scomunica era stata inflitta il 30 giugno 1988 da Giovanni Paolo II al vescovo anti-conciliare Marcel Lefebvre, morto nel 1991. Pur essendo stato sospeso "a divinis" da Paolo VI nel 1976, il presule ribelle aveva ordinato quattro nuovi vescovi nella sua roccaforte svizzera di Ecône, nel canton Vallese, per preservare, a suo dire, la tradizione autentica cattolica contro la "sovversione e la rivoluzione" introdotte dal Concilio Vaticano II.
I vescovi riabilitati sono: Bernard Fellay (superiore dei lefebvriani della Fraternità di San Pio X), Alfonso de Gallareta, Tissier de Mallerais e Richard Williamson. Quest'ultimo, in un'intervista alla televisione svedese, rilasciata nello scorso novembre e trasmessa tre giorni fa, ha affermato di non credere all'esistenza delle camere a gas naziste.
A tale proposito, il superiore lefebvriano Fellay ha commentato che si tratta di affermazioni personali, usate strumentalmente per screditare la "Fraternità di San Pio X". Di questa comunità, che ha attualmente la sua sede a Menzingen (nel canton Zugo), farebbero parte circa 150'000 fedeli, residenti in una trentina di paesi.
Crisi "senza precedenti"
Bernard Fellay ha reagito all'ufficializzazione della revoca della scomunica, manifestando la "riconoscenza" della sua Fraternità nei confronti del Papa e la ferma speranza di arrivare presto al riconoscimento dei diritti della "tradizione cattolica".
"Esprimiamo la nostra gratitudine filiale al Santo Padre per questo atto che sarà un atto positivo per tutta la Chiesa. La nostra Fraternità auspica di poter aiutare sempre di più il papa a portare rimedio alla crisi senza precedenti che scuote attualmente il mondo cattolico, e che il Papa Giovanni Paolo II aveva designato come uno stato di apostasia silenziosa", scrive Fellay.
"Oltre alla nostra riconoscenza nei confronti del Santo Padre e di tutti quelli che l'hanno aiutato a realizzare questo atto coraggioso - prosegue il comunicato di Fellay - siamo felici che nel decreto del 21 gennaio si definiscano necessari degli 'incontri' con la Santa Sede, incontri che consentiranno alla Fraternità di esporre le ragioni dottrinali di fondo, che ritiene essere all'origine delle attuali difficoltà della Chiesa".
swissinfo e agenzie
Fraternità di san Pio X
Fondata nel 1970 a Ecône, nel canton Vallese, da monsignor Marcel Lefebvre, la Fraternità sacerdotale di san Pio X si caratterizza per la fedeltà alla messa in latino e per le sue posizioni antimoderniste. La comunità è attiva in una trentina di paesi.
La Fraternità, a cui aderirebbero circa 150'000 fedeli, respinge le principali conclusioni adottate dal Concilio Vaticano II (1962-65), come il dialogo inter-religioso, la libertà religiosa e la celebrazione della messa nella lingua del posto.
La comunità era stata esclusa dalla Chiesa cattolica dopo che nel 1988 monsignor Lefebvre aveva ordinato quattro vescovi, tutti scomunicati da papa Giovanni Paolo II. Tale provvedimento è stato revocato da Benedetto XVI in un decreto datato 21 gennaio 2009.
La Fraternità, che ha ora la sua sede a Menzingen (nel canton Zugo), sostiene di avere istituito un migliaio di case nel mondo (seminari, istituti universitari, asili per anziani). Afferma inoltre di poter contare su 471 preti e 182 seminaristi.