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La Germania potrebbe rinunciare al materiale bellico svizzero se la Confederazione dovesse mantenere le attuali regole di riesportazione. Lo ha detto l'ambasciatore tedesco Michael Flügger che, intervistato dalla RTS, ha ribadito che per Berlino è "incomprensibile" la decisione di vietare a Germania, Danimarca e Spagna di mandare in Ucraina attrezzature fabbricate in Svizzera.
L'ambasciatore Michael Flügger
- Keystone
"La Svizzera, che è così desiderosa di proteggere il diritto umanitario e il diritto internazionale, dovrebbe anche fare un passo per consentire ai Paesi che sono disposti a farlo di sostenere l'Ucraina", ha sottolineato. Alla domanda se la Germania smetterà di acquistare dalla Svizzera in futuro, il diplomatico ha risposto che ogni acquisto è accompagnato da una procedura di appalto: "Forse sceglieremo l'offerta che non è legata a condizioni come quelle che offre la Svizzera", ha detto. Tuttavia, ha osservato che in Parlamento sono state presentate diverse proposte di modifica della legge sulla neutralità e alla legge sul materiale bellico. "Una volta modificate queste disposizioni, il problema non si porrà più", ha aggiunto.
Il cambiamento di rotta è auspicato da numerosi deputati elvetici e, stando a un sondaggio nazionale, godrebbe anche dei favori della maggioranza della popolazione. La settimana scorsa, la Commissione per la politica di sicurezza del Nazionale ha adottato una mozione e un'iniziativa parlamentare in tal senso. A mente della sua maggioranza, dovrebbe essere possibile revocare le dichiarazioni di non riesportazione in caso di violazione del divieto internazionale sull'uso della forza, in particolare nel caso della guerra russo-ucraina. La commissione ritiene che la Svizzera debba dare il proprio contributo alla sicurezza europea, anche fornendo maggiori aiuti all'Ucraina. Ritiene inoltre che le modifiche proposte rispettino la legge sulla neutralità.
Carri armati da cedere a terzi senza violare la neutralità?
Leopard svizzeri in vendita?
Telegiornale 20:00 di domenica 29.01.2023
- 29.01.2023
- 19:00
A pensarla così sono i partiti al centro dell'arco politico, ma anche parte dei verdi e dei socialisti. Ma nel campo rosso-verde non c'è unità di vedute. Però con il perdurare della guerra in Ucraina, anche partiti tradizionalmente scettici, come quello socialista, stanno cambiando idea. Tanto che alcuni deputati sarebbero favorevoli anche a fornire ad altri paesi, che poi potrebbero farli avere a Kiev, i carri armati Leopard.
La Svizzera ha ancora 200 Leopard comprati negli anni Ottanta, di cui 96 in disuso, ordinatamente parcheggiati in un luogo segreto della Svizzera orientale. La soluzione è caldeggiata da vari esponenti del PLR e del Centro. A Palazzo federale c'è chi chiede di poterli vendere, come la liberale-radicale argoviese Maja Rinike. "Dobbiamo offrire armi o materiale bellico solo a paesi in cui valgono gli stessi principi e gli stessi diritti che valgono da noi - spiega -. E anche in questo caso il principio di non riesportazione di armi verrebbe rispettato. Quindi la neutralità non sarebbe infranta". Uno scenario assolutamente da evitare invece secondo il socialista Andy Gross, fondatore del Gruppo per una Svizzera senza esercito. "Dai socialisti mi aspetto un impegno contro la guerra e per la pace. Non con armi e munizioni, ma aiutando in maniera efficace la popolazione. Ad esempio si dovrebbero aumentare gli aiuti per sopravvivere all'inverno. La gente ha freddo, ha bisogno di riscaldamento e di coperte".