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Il caso di un'esportazione illegale di armi verso il Kazakistan potrebbe estendersi ad un dipendente della Segreteria di Stato dell’economia (SECO), che avrebbe dovuto sospettare dell’operazione. La giustizia federale si occupa da anni del caso di un fabbricante di armi di Thun, accusato di aver fornito false indicazioni alla SECO nella sua domanda d’esportazione: in pratica, si trattava di rifornire il Kazakistan facendo passare il materiale per la Nuova Zelanda.
In marzo il Tribunale penale federale (TPF) lo ha ritenuto colpevole di infrazione alla legge federale sul materiale bellico (LMB). Nell’ordinanza emessa in quell’occasione, il giudice del tribunale con sede a Bellinzona ha chiesto di esaminare la situazione di un dipendente della SECO che potrebbe essere accusato di complicità. L’inchiesta era cominciata su segnalazione dell’ufficio investigativo doganale di Stoccarda.
Nella lista figuravano sei fucili di precisione, 18 lanciagranate, 1020 bombe lacrimogene e 2020 petardi fumogeni. Le armi erano destinate all’Arystan, una unità antiterrorismo del Kazakistan. Vista la situazione politica nel Paese asiatico, nel 2008 la SECO non aveva concesso all’impresa bernese le necessarie autorizzazioni. Un anno dopo l’imprenditore aveva richiesto, e ottenuto, una nuova autorizzazione per la vendita a una società con sede in Nuova Zelanda.
Secondo la procura federale, le armi sono arrivate dalla Nuova Zelanda al Kazakistan, grazie ad un certificato di esportazione manipolato, firmato dal produttore svizzero.
Nell’ordinanza scritta pubblicata ieri, il TPF critica il ruolo della SECO, che avrebbe trascurato i doveri di controllo. La richiesta per l’export in Nuova Zelanda era infatti identica a quella di un anno prima per il Kazakistan.
Secondo l’ordinanza del TPF, il dipendente della SECO che ha esaminato la richiesta aveva sufficienti indizi per ritenere che le armi verso la Nuova Zelanda erano previste per un’ulteriore esportazione. E – sottolinea l’ordinanza – anche in altri casi il funzionario si è comportato allo stesso modo. Gli viene quindi rimproverato di aver contribuito all’esportazione di armi verso Paesi sottoposti ad embargo.