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La crisi economica scoppiata nel 2008 ha devastato il mondo intero. E’ un classico esempio di crisi del capitalismo - la crisi di sovrapproduzione. Mai prima d’ora il mondo è stato più sviluppato e meglio attrezzato, mai prima d’ora è esistita un’agricoltura più produttiva, mai prima d’ora si è disposto di migliori infrastrutture, canali di comunicazione e fabbriche. Queste conquiste ottenute grazie al lavoro dell'uomo si pongono però in contrapposizione ai rapporti di produzione, i quali non portano benefici a tutta l’umanità, ma sono totalmente controllati da una piccola e ricca minoranza, che ne trae profitto.
Essa si appropria del surplus prodotto dalla società in quanto proprietaria dei mezzi di produzione - ossia appunto le tecnologie, i canali di comunicazione, i terreni e le infrastrutture. Si sviluppa un fenomeno di sovrapproduzione: la società non può più permettersi i beni da sé stessa prodotti e si procede quindi alla distruzione dei beni non venduti. Ma questo non avviene appunto perché i bisogni della società sono soddisfatti, anzi. Negli Stati Uniti d’America, il Paese più potente del sistema capitalista, troviamo il numero più alto di senzatetto dai tempi della Grande Depressione, sebbene quasi la metà di essi siano impiegati a tempo pieno e sebbene ci siano più case vuote che senzatetto. Questo è solo uno degli innumerevoli esempi. La gravità dell’attuale crisi di sovrapproduzione supera notevolmente quella di tutte le precedenti.
In tutta Europa e anche in Svizzera vengono messe in dubbio le conquiste dei movimenti delle lavoratrici e dei lavoratori e della Socialdemocrazia. L’offensiva neoliberale dei borghesi sta distruggendo passo dopo passo lo Stato sociale, per molto tempo ritenuto necessario. I possessori del capitale si sono appropriati di una parte sempre maggiore della ricchezza sociale prodotta. La Svizzera appartiene alla cerchia dei paesi più ricchi del mondo, ma se valutata dall’ottica della distribuzione di questa ricchezza, appare tra i meno equi. Durante la crisi questo fenomeno si è ulteriormente aggravato. I patrimoni delle 300 persone più ricche sono cresciuti del 6.5% nel 2012, rispettivamente di 31,1 miliardi di franchi. Di tutti questi super ricchi, i dieci più ricchi da soli hanno guadagnato 21 miliardi, sempre nel 2012. Assieme essi possiedono un patrimonio complessivo di 141 miliardi . Contrapposto a loro c’è il restante 90% della popolazione, il quale dispone solamente del 17% del patrimonio svizzero .
La Sinistra governativa mondiale non solo fatica a trovare una risposta alla crisi, ma addirittura accetta le politiche proposte dai Partiti borghesi ponendosi così contro gli interessi della maggioranza della popolazione.
È compito di noi Socialiste e Socialisti neutralizzare le contraddizioni intrinseche al sistema produttivo borghese: l’enorme ricchezza sociale e lo sviluppo tecnologico realizzati dall’umanità permetterebbero a tutti di avere condizioni di vita dignitose. Purtroppo però è una minoranza sempre più piccola a controllare e a possedere questa ricchezza. Conseguentemente vediamo quale mezzo fondamentale per combattere questa miseria, questa disoccupazione e questa ingiustizia sociale il trasferimento dei mezzi di produzione dalla proprietà privata alla proprietà collettiva di tutta la società: il superamento dell’ordine economico capitalista e la sua sostituzione con la collettivizzazione su base democratica è l’obiettivo da raggiungere.
Al fine di evitare che queste rivendicazioni generali e astratte non vengano concretizzate, ci poniamo come compito l’unione della lotta per il miglioramento e la difesa delle attuali condizioni di vita e di lavoro con la lotta per il socialismo. Perché proprio in questa separazione si spiega la crisi dei vari movimenti socialisti. Di rivendicazioni su base ideologica con concrete misure d’applicazione per i salariati ce ne sono, come il salario minimo e l’iniziativa 1:12. Singole rivendicazioni però non portano alla società da noi auspicata: per questo motivo vogliamo mostrare ai giovani, alle lavoratrici e ai lavoratori come il Socialismo sia la soluzione ai loro problemi tramite rivendicazioni di transizione. Il seguente programma di azione vuole mostrare ambiti e possibilità in cui questo è possibile, dove e come si può lavorare, e quindi vuole essere una sorta di “libretto delle istruzioni” per l’agire politico del Partito nei prossimi anni.