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Il progressivo invecchiamento della popolazione, l’aumento dei costi sanitari – che sono ad esso in parte legati – e il cambiamento climatico sono le tre principali sfide che il bilancio delle finanze pubbliche dovrà affrontare a lungo termine. La crisi del coronavirus non ne fa invece parte.
È la conclusione di un rapporto sulle «Prospettive a lungo termine per le finanze pubbliche in Svizzera» pubblicato oggi dall’amministrazione federale delle finanze (AFF). Sulla base di diverse ipotesi l’analisi mostra quale sarà l’evoluzione di tutte le finanze pubbliche della Svizzera da qui al 2050, sempre che non vengano adottati provvedimenti da parte del mondo politico, viene indicato, sottolineando che non si tratta tuttavia di una previsione.
Le prospettive mostrano che su un periodo di 30 anni le uscite dovute alla crisi pandemica, seppur considerevoli, incidono in misura relativamente modesta sull’evoluzione delle finanze pubbliche, a condizione che il debito sia ridotto e che le direttive del freno all’indebitamento continuino a essere rispettate. Il Parlamento o il popolo dovranno alla fine decidere sul rispetto di questi due principi, ma in linea di massima non dovrebbero essere contestati.
Negli anni 2020 e 2021 le uscite dovute alla crisi pandemica registrano un aumento dal 32 al 35% del prodotto interno lordo (Pil). Dopodiché, stando alle proiezioni dell’AFF, nello scenario positivo, la quota d’incidenza della spesa pubblica scende praticamente allo stesso livello del 2019.
Anche partendo dal presupposto che la crisi pandemica possa nel lungo periodo influire negativamente sulla performance economica e sulle entrate pubbliche, nell’arco di trent’anni la quota d’incidenza della spesa pubblica crescerà al 35% anziché al 34,5% del Pil.
Secondo il rapporto, sulle finanze pubbliche, avrà invece un impatto più lungo e maggiore il progressivo invecchiamento della popolazione. A causa del pensionamento delle persone appartenenti alla generazione del «baby boom», gli effetti di questo invecchiamento si faranno sentire in modo particolarmente marcato fino al 2035.
Le cifre pubblicate mostrano anche conseguenze a lungo termine: mentre nel 1995 tre dipendenti a tempo pieno finanziavano un pensionato, nel 2050 ci saranno 1,8 dipendenti a tempo pieno per ogni pensionato. Per l’AFF, questa è una ragione sufficiente per prendere delle contromisure – anche al di là della riforma dell’AVS attualmente in discussione.
In ogni caso – secondo il governo federale – le sfide demografiche probabilmente aumenteranno la spesa pubblica e porteranno a un maggiore debito pubblico. Tra una decina di anni, la Confederazione suppone anche che la situazione economica si deteriorerà. Secondo il rapporto, questo è legato alla fine della fase di bassi tassi d’interesse o alla minore migrazione netta.
Anche il cambiamento climatico rischia di mettere sotto pressione le finanze pubbliche a lungo termine, secondo il rapporto. Sono infatti per esempio probabili minori entrate dalla tassa sugli oli minerali e spese aggiuntive per la riparazione dei danni climatici.
Tuttavia, le conseguenze del cambiamento climatico non possono ancora essere quantificate. L’AFF spiega che al momento non c’è una base scientifica sufficiente. Dovrebbe essere possibile fornire per la prima volta indicazioni a livello quantitativo nelle prossime prospettive a lungo termine, probabilmente tra quattro anni.
Ad oggi, l’AFF presuppone che l’adattamento al graduale aumento della temperatura in Svizzera sia ampiamente fattibile entro il 2050. Nel complesso, le tasse sono lo strumento politico giusto per contrastare le conseguenze del cambiamento climatico.
Fonte: Corriere del Ticino