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Dominic Stricker, una porta aperta sul futuro
Certe imprese proiettano i tennisti in una nuova dimensione. Altre, invece, restano sospese nell’aria, effimere. Solo il tempo dirà quanto lontano potrà arrivare Dominic Stricker, 21 anni, dopo aver steso Stefanos Tsitsipas nel secondo turno degli US Open. Oggi a New York, il bernese (ATP 128) sosterrà un esame di maturità contro un pari categoria, il francese Benjamin Bonzi (108.). Per il vincitore si spalancheranno le porte degli ottavi. Impensabili fino a pochi giorni fa.
Ricordi rossocrociati
Londra, 2 luglio 2001. Quando si ripercorre la carriera di Federer, si parte quasi sempre da lì. Da quando, non ancora ventenne, Roger sconfisse Sampras negli ottavi di Wimbledon. Su quell’erba «Pistol Pete», dominatore degli anni ’90, aveva vinto 56 delle precedenti 57 partite. Fine di un’epoca. Alba di una nuova era.
Senza azzardare paragoni insensati con il fenomeno di Basilea, la vittoria di Stricker contro Tsitsipas può rappresentare un punto di svolta per il giovane mancino bernese. Il futuro stabilirà se il successo ottenuto contro il greco, numero 7 al mondo, passerà alla storia come il crocevia di un grande viaggio o come un exploit estemporaneo. Il tennis rossocrociato, del resto, è abituato a giorni di gloria rimasti senza seguito. Si pensi all’impresa di George Bastl a Wimbledon 2002, quando - ripescato dalle qualificazioni come «lucky loser» - riuscì a eliminare Sampras al secondo turno, dopo una battaglia di 5 set. O a quella compiuta da Lorenzo Manta nel 1999, sempre nello Slam londinese, quando al terzo turno superò l’olandese Richard Krajicek, numero 5 e vincitore del torneo nel 1996. Altri 5 set di emozioni. Come quelli che mercoledì hanno permesso a Stricker di uscire allo scoperto, mostrando carattere e colpi da campione.
Promesse da mantenere
Stricker non è Federer e nemmeno Wawrinka. Prima degli US Open aveva giocato solo 26 partite sul circuito ATP e ha quasi tutto da dimostrare. Ma è già un’altra cosa rispetto a Bastl o Manta, che il loro quarto d’ora di celebrità lo conquistarono a 27 e 25 anni, più per tenacia che per talento. L’etichetta di «promessa», Dominic se le porta in borsa già da qualche anno. Nel 2020, da juniores, vinse il Roland Garros in singolare e in doppio, finendo per la prima volta nei radar. Il tennis professionistico si gioca su un altro pianeta, ma per Stricker l’impatto con il mondo dei grandi è stato positivo. Nel 2021, oltre a vincere il Challenger di Lugano da numero 874 del ranking, ha raggiunto i quarti di finale nei suoi primi due tornei ATP – Ginevra e Stoccarda – eliminando tennisti affermati quali Cilic, Fucsovics e Hurkacz, la sua prima vittima tra i «top 20». Nel novembre del 2022 si è portato a ridosso dei «top 100» (111.) e si è distinto all’ATP Next Gen, fermandosi in semifinale.
L’anno degli Slam
Il passo successivo, indispensabile per svoltare, doveva essere l’accesso al tabellone principale di uno Slam. Un obiettivo per il 2023. A Melbourne ha mancato la qualificazione, al Roland Garros ce l’ha fatta. Sulla terra rossa parigina è uscito al primo turno contro l’americano Tommy Paul, testa di serie numero 16. Per la sua prima vittoria in un major, ha dovuto attendere lo scorso Wimbledon, dove ha superato Popyrin prima di perdere contro Tiafoe. L’esordio contro Popyrin gli ha portato fortuna anche a New York. E dire che settimana scorsa, nel secondo turno delle qualificazioni, aveva dovuto salvare un match point contro lo spagnolo Pablo Llamas Ruiz. La più classica delle «sliding door».
Nuova dieta e nuovo coach
Stricker non è esattamente filiforme. «Meno cioccolato, più successo», ha titolato un giornalista nei giorni scorsi. L’altro ieri, in conferenza stampa, il bernese ha infatti ammesso di essersi dato una regolata in fatto di zuccheri e affini. «In partite così lunghe (la sfida con Tsitsipas è durata oltre 4 ore, ndr) mi rendo conto della differenza», ha affermato. L’altro cambiamento riguarda la guida tecnica. In aprile ha infatti scelto di affidarsi al tedesco Dieter Kindlmann, già allenatore di Maria Sharapova, Madison Keys e Aryna Sabalenka. La collaborazione, iniziata al Challenger di Rovereto vinto proprio da Stricker, sta dando i suoi frutti. «In questo momento ho tanta fiducia nel mio gioco offensivo», ha detto il mancino bernese, tifoso dello Young Boys. A New York si sta costruendo un futuro da Champions. A fine torneo dovrebbe entrare per la prima volta nei «top 100». Vincendo oggi, salirebbe attorno all’85. rango. L’ingresso agli Slam, a quel punto, sarebbe automatico. Una nuova dimensione.