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Il Financial Times afferma di aver ricevuto segnalazioni da dirigenti dei maggiori istituti elvetici. Preoccupa l’allineamento di Berna alle posizioni Usa
Le sanzioni anti-russe decise da Berna inquietano anche i ricchi cinesi, che sono meno propensi ad affidare i loro beni alle banche svizzere: lo segnala il Financial Times (Ft), che al tema dedica oggi un articolo.
Il quotidiano finanziario afferma di aver ricevuto segnalazioni simili da dirigenti di sei dei dieci maggiori istituti elvetici. "Molti di loro si sono detti preoccupati per l’effetto di freno su un settore lucrativo di attività e su una fonte essenziale di crescita futura", si legge sul sito web della testata londinese.
Uno dei banchieri intervistati ha dichiarato di avere "prove statistiche" che dimostrano come centinaia di clienti che volevano aprire un conto vi abbiano poi rinunciato. La questione delle sanzioni è stata un "soggetto di preoccupazione" l’anno scorso per i clienti, che si chiedevano "se i loro soldi fossero al sicuro da noi".
"L’Asia ha contribuito in modo significativo alla redditività delle banche elvetiche", spiega all’Ft Anke Reinen, analista di Royal Bank of Canada (Rbc). Andreas Venditti di Vontobel aggiunge che tutti i gestori patrimoniali svizzeri dovranno valutare l’impatto della politica di sanzioni del Consiglio federale. "La questione è in cima all’agenda delle direzioni e dei consigli di amministrazione", afferma.
L’allineamento di Berna sulle posizioni degli Stati Uniti è una delle principali preoccupazioni. Pesano le rinnovate tensioni tra Washington e Pechino, riguardo per esempio ai palloni spia, recentemente alimentate dalle accuse lanciate dal segretario di Stato Antony Blinken, secondo cui la Cina starebbe pensando di fornire armi alla Russia, impegnata nella guerra in Ucraina.
Un diplomatico statunitense a Berna ha dichiarato alla testata inglese che il suo staff sta "monitorando attentamente" i beni cinesi in Svizzera. La Segreteria di Stato dell’economia (Seco) non fornisce indicazioni sull’entità dei patrimoni cinesi nella Confederazione; fa però sapere che attualmente sono stati congelati circa 7,5 miliardi di franchi su un totale di 46,1 miliardi detenuti da 7’500 ricchi russi.