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Credit Suisse lascia invariate le sue previsioni di crescita per l'economia svizzera: gli economisti della grande banca si attendono una progressione del prodotto interno lordo (pil) dello 0,8% quest'anno e dell'1,2% nel 2016.
Nonostante la forza del franco una recessione viene ritenuta poco probabile e l'aumento della disoccupazione non dovrebbe avere una portata tale da compromettere i consumi.
Nella sua pubblicazione trimestrale "Monitor Svizzera" Credit Suisse spiega che l'economia elvetica è riuscita a parare il colpo dello schock valutario grazie a due fattori: da una parte la stabile congiuntura interna, dall'altra la riduzione dei margini da parte di imprese orientate all'export. Tale assottigliamento dei margini comporta di norma una crescita lenta ma duratura della disoccupazione, affermano gli esperti della banca: a loro avviso il tasso dei senza lavoro salirà dall'attuale 3,3% al 3,7% nel 2016.
L'aumento della disoccupazione provocherà probabilmente un freno, ma non un crollo, della crescita dei consumi. Questo grazie a diversi motivi. Innanzitutto continuerà l'immigrazione, che l'anno prossimo farà lievitare i consumi di oltre un miliardo di franchi. Poi si assisterà a un accresciuto potere d'acquisto dei salari di quasi 2 miliardi, grazie al rincaro negativo, anche se una parte di questa somma dovrebbe defluire verso l'estero.
Inoltre il basso livello dei tassi ipotecari alleggerirà il budget di molti proprietari e in parte anche dei locatari. E infine inciderà la politica degli sconti, che incoraggia i consumatori a intensificare gli acquisti: ad esempio, in presenza di forti ribassi sui prezzi delle autovetture si registra di norma un aumento delle nuove immatricolazioni.
Per il 2016 gli economisti di Credit Suisse prevedono un incremento degli investimenti in beni strumentali dell'1,6% (2015: 1,8%) e una crescita degli investimenti nell'edilizia dell'1% (2015: -1,2%). Le esportazioni aumenteranno in termini reali del 2%, dopo una flessione dello 0,5% nel 2015.
Il contesto economico dovrebbe migliorare ulteriormente, in particolare nell'area dell'euro, mentre la crescita negli USA dovrebbe rimanere robusta. Inoltre, è prevista una distensione della situazione dei cambi per le esportazioni, anche grazie al mantenimento degli interessi in territorio negativo e agli acquisti sporadici di valuta estera da parte della Banca nazionale svizzera.
Complessivamente quindi Credit Suisse lascia invariate le sue previsioni di crescita, che erano state avanzate pochi giorni dopo l'abolizione del cambio minimo euro/franco, nel gennaio scorso, e poi confermate in marzo e giugno.
"Monitor Svizzera" getta però anche uno sguardo sul lungo termine. A causa dell'invecchiamento demografico e del conseguente indebolimento dell'offerta di lavoro, nonché del rischio di limitazione dell'immigrazione, l'incremento della produttività diventerà sempre più il motore centrale della crescita.
Gli economisti di Credit Suisse ritengono che in futuro la produttività del lavoro crescerà in media come nel periodo 1998-2012. Ciò presuppone tuttavia una maggiore propensione agli investimenti, un saldo migratorio di almeno 40'000-50'000 persone all'anno e un'ulteriore intensificazione della partecipazione al mondo del lavoro delle risorse lavorative nazionali disponibili.
Anche con queste ipotesi ritenute relativamente ottimistiche, entro il 2020 il potenziale di crescita dovrebbe però ridursi dall'attuale 2% all'1,8% a causa di fattori demografici. Entro il 2030 è inoltre prevista una nuova contrazione con un tasso di crescita dell'1,6%.
Nel 2014 un lavoratore su otto era attivo nei settori sanitario e sociale e uno su sei nell'industria. Nel 2030 il modello di calcolo degli economisti di Credit Suisse prevede un netto capovolgimento della situazione. Vi saranno circa 250'000 occupati in più rispetto a fine 2014 (3,6 milioni): per i settori sanitario e sociale ne risulta una crescita di quasi 200'000 posti di lavoro (saranno i principali datori di lavoro del paese) e per l'industria una riduzione di 100'000 posti. L'occupazione crescerà di circa 60'000 unità nella tecnologia dell'informazione e di 70'000 nel settore della consulenza aziendale.