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Le misure da adottare circa il trasferimento delle api sono descritte nella direttiva n°2 emanata dall'Ufficio Federale dell'Agricoltura (OFAG) il 22 dicembre 2006. Questa direttiva si riferisce alla limitazione temporanea del nomadismo delle api allo scopo di prevenire l'introduzione e la propagazione del fuoco batterico tramite questi insetti.
Dal momento che il fuoco batterico è comunemente diffuso nella maggior parte della Svizzera tedesca, le api non rappresentano più un grave pericolo nella propagazione della malattia. Dal 15 novembre 2009 è rimasto solo il Canton Vallese inserito nella Zona Protetta.
Ciononostante, il divieto di trasferimento delle api da una zona non protetta ad una protetta resta in vigore. Le norme valide per il 2018 sono uguali a quelle del 2017.
In ossequio all'ordinanza del 27 ottobre 2010 sulla protezione dei vegetali (RS 916.20, art. 42 ss) come pure alla direttiva no 2 dell'OFAG, sono applicabili le seguenti regole:
Tra il 1° aprile e il 30 giugno è vietato il trasferimento delle api provenienti da una zona non protetta verso una zona protetta, come pure il trasferimento, all'interno delle zone protette, da comuni aventi focolai isolati verso comuni esenti da infezioni. Il divieto può essere prolungato di un mese al massimo dal momento in cui delle piante ospiti di una determinata zona contaminata sono ancora in fiore. Se, nel caso di condizioni geografiche o climatiche particolari, il periodo vegetativo risulta più precoce, il divieto può venir anticipato al massimo di un mese. Questa misura concerne l'apicoltura nomade, la vendita o la donazione di colonie e di sciami come pure il trasferimento delle arniette verso le stazioni di fecondazione oppure in provenienza da esse.
Questi provvedimenti non si applicano:
- alle api trasferite a un’altitudine superiore ai 1'200 m.s.l.m;
- alle api che siano state rinchiuse per almeno due giorni prima di venir spostate, oppure a quelle che sono state tenute per almeno due giorni ad un altezza superiore ai 1'200 m.s.l.m (concerne segnatamente gli sciami, le piccole colonie e le arniette di fecondazione come pure le arnie di produzione);
- alle regine (incluse le accompagnatrici) in gabbiette d’introduzione.
Ricordiamo agli apicoltori che praticano il nomadismo, che all'occorrenza, devono contattare anche il Servizio fitosanitario cantonale della zona di destinazione prima di effettuare il trasferimento delle api e che questo deve avvenire in modo responsabile. Con ciò si intende ad esempio che l'apicoltore aspetti spontaneamente qualche giorno in più nel caso sussista un elevato rischio di infezione da fuoco batterico, o che si avvalga della possibilità di mantenere le sue api in un luogo fresco oppure ancora che le trasferisca ad un’altitudine superiore ai 1'200 m.s.l.m. per un periodo di due giorni. Secondo quanto riportato in letteratura, dopo 48 h di quarantena, in una colonia di api non si trovano più batteri vivi responsabili del Fuoco Batterico.
www.fuocobatterico.ch: Sullo stesso sito Internet si possono inoltre ottenere informazioni circa i rischi attuali d’infezione floreale da fuoco batterico. Ricordiamo che in Ticino l'impiego della streptomicina non si giustifica ed è pertanto rigorosamente vietato.
Le informazioni circa i regolamenti cantonali sono disponibili su Internet al sito www.fuocobatterico.ch "Limitazioni del trasferimento delle api". Tali informazioni si possono comunque ottenere anche presso i Servizi fitosanitari cantonali. Per quanto attiene il Ticino, il divieto di trasferimento delle api in vigore fino al 2007 compreso, è stato revocato con la riserva però di riproporre questa misura preventiva di lotta al FB nel caso in cui la malattia dovesse ripresentarsi. È infatti dalla stagione 2003, anno in cui è stato registrato il più forte attacco di FB con la conseguente estirpazione di oltre 100 piante di C. salicifolius, che non si sono più riscontrati importanti focolai della batteriosi.