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Un centinaio di tibetani hanno manifestato oggi davanti al Palazzo delle Nazioni Unite a Ginevra per protestare conto la morte, avvenuta lo scorso 12 luglio in una prigione cinese, del lama Tenzin Delek Rinpoche.
I tibetani accusano la Cina di non avergli fornito le cure di cui aveva bisogno.
La dimostrazione, promossa da tre organizzazioni di tibetani in esilio, non ha raggiunto nessuno alla sede europea dell'Onu: i funzionari delle Nazioni Unite nella Città di Calvino oggi hanno infatti congedo in occasione della Festa nazionale svizzera, che si celebra domani.
Tenzin Delek Rinpoche, che aveva 65 anni, è morto in una prigione nel sudovest della Cina dove stava scontando una condanna a 20 anni di reclusione. Era estremamente popolare in tutto il Tibet e nelle aree a popolazione tibetana della provincia del Sichuan.
Nel 2002 era stato giudicato colpevole di un attentato che aveva causato il ferimento di tre persone a Chengdu, la capitale del Sichuan. Era stato condannato a morte ma in seguito la condanna era stata commutata prima in ergastolo, poi in 20 anni di detenzione.
I gruppi filotibetani sostengono che il lama non aveva nulla a che fare con l'attentato e che era stato condannato per i suoi collegamenti col Dalai Lama, il leader tibetano in esilio che lo aveva riconosciuto come "tulku" o reincarnazione di un Buddha vissuto in epoche precedenti.
Membri della sua famiglia hanno ricordato di aver chiesto un anno fa la libertà condizionale per il lama, che soffriva di problemi cardiaci e di alta pressione.
Dalla sua morte, nel mondo intero si sono tenute numerose manifestazioni di protesta contro le autorità di Pechino.
SDA-ATS