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La crisi legata al coronavirus ha messo in risalto un potenziale di miglioramento in seno all'amministrazione federale. È quanto ha dichiarato il cancelliere della Confederazione Walter Thurnherr in un'intervista rilasciata oggi al Blick.
A suo avviso, l'acquisto dei medicinali dovrebbe per esempio essere rianalizzato.
Bisognerà pure riguardare attentamente la pianificazione delle misure e dei piani contro la pandemia. "Occorre inoltre porsi la domanda se la legge sulle epidemie non debba essere modificata", ha sottolineato Thurnherr, che è pure il capo dello Stato maggiore del Consiglio federale.
Un certo livello di improvvisazione è inevitabile in ogni crisi, ha aggiunto il cancelliere. Si tratta di un processo e nessuno può sapere se ogni decisione presa sia giusta al 100%.
Il 56enne fisico di formazione ha lodato il lavoro svolto in seno al Governo. "In un sistema collegiale errori sono possibili, ma sostengo che in maniera generale sono meno probabili". Quando una persona sola decide durante una crisi, il tutto è naturalmente più rapido, ma "si corre anche il rischio di essere completamente fuori strada".
24 ore su 24
Il vantaggio del sistema svizzero è che i problemi devono essere analizzati attentamente da diverse prospettive. "Vista la pressione del tempo, ciò era tuttavia quasi impossibile. Abbiamo dovuto redigere e verificare, talvolta in un intervallo molto rapido, circa 170 dossier legati al coronavirus, di cui taluni erano voluminosi e riguardavano miliardi di franchi".
"Abbiamo dovuto affrontare dossier fino a mezzanotte, li abbiamo esaminati e tradotti, gli stati maggiore di ogni dipartimento e la Cancelleria hanno verificato le richieste, redatto i co-rapporti e le prese di posizione. E alle 09.00 della mattina seguente, la decisione era presa", ha rivelato Thurnherr.
In tempi normali, v'è soltanto una seduta del Consiglio federale alla settimana. Ma "in marzo, abbiamo avuto fino a cinque sedute in otto giorni", ha sottolineato il cancelliere della Confederazione. Taluni settori dell'amministrazione hanno dovuto lavorare 24 ore su 24, sette giorni su sette.
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