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BERNA - L'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) riferisce quotidianamente del numero d'infezioni che avvengono nel nostro Paese. Coloro che risultano positivi a un tampone sono però solo una faccia della medaglia. Vi sono infatti molte persone che, seppur contagiate, non rientrano in questa statistica. Ad esempio perché non presentano sintomi.
Alla fine dello scorso anno, i ricercatori avevano trovato anticorpi in oltre il 20% di tutti i campioni di sangue esaminati. L'UFSP stima che ora si sia raggiunto il 30%. «Facendo dei calcoli prudenti, circa un terzo della popolazione è stata infettata dall'inizio della pandemia», ha affermato alla NZZ am Sonntag la portavoce Simone Buchmann. Si tratta quindi di circa 2,8 milioni di persone. Di loro, tuttavia, solo 646'509 compaiono nelle statistiche ufficiali (dato aggiornato a venerdì), ovvero solamente le persone che si sono sottoposte a un test risultato poi positivo.
I privilegi di essere stati infettati - Ma non tutto il male vien per nuocere, verrebbe da dire. Il domenicale ricorda infatti come una volta che queste persone vengono considerate guarite dalla malattia, possono godere di alcuni "privilegi". Da un lato, hanno bisogno solamente di una dose di vaccino anziché due. Inoltre possono richiedere e ricevere un certificato Covid anche se non sono stati vaccinati. A partire da questa estate, questi certificati dovrebbero consentire alle persone (vaccinate, guarite dalla malattia o ancora e alle persone con un test rapido negativo) di accedere agli eventi.
La protezione immunitaria è un'altra cosa - C'è un però, ed è quello che gli attuali test non determinano in modo affidabile la protezione immunitaria. «Un test anticorpale positivo è un'istantanea, ma non dice abbastanza sulla protezione dal virus e sulla durata di questa protezione», sottolinea il presidente della Commissione federale per le vaccinazioni Christoph Berger. Per determinare questi fattori sarebbero necessari altri test e studi di laboratorio, ma si tratta di una questione «che la politica ha finora trascurato», lamenta dal canto suo Didier Trono, professore al Politecnico di Losanna (EPFL) e capo del gruppo di diagnostica e test all'interno della task force scientifica Covid-19.
Meno incertezza e risparmio di vaccini - Anche l'associazione dei farmacisti Pharmasuisse fa pressione in questa direzione: «Dal nostro punto di vista, non è comprensibile che una precedente infezione non possa essere confermata mediante il rilevamento degli anticorpi», afferma la presidente Martine Ruggli. Ciò potrebbe ridurre l'incertezza e risparmiare anche diverse dosi di vaccino. Più prudente è invece Yvonne Gilli, presidente della Federazione dei medici svizzeri (FMH): «È molto più efficiente e veloce vaccinare quante più persone possibile che identificare le persone che hanno presumibilmente acquisito l'immunità in modo naturale».