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La Bolivia e il Messico sono impegnati in una vera e propria guerra diplomatica riguardante un gruppo di nove membri dell'amministrazione dell'ex presidente boliviano Evo Morales che si sono rifugiati nell'ambasciata messicana a La Paz.
Il governo della presidente a interim Jeanine Anez non concede loro un salvacondotto perché la magistratura locale vuole processarli. Da alcuni giorni l'area della rappresentanza diplomatica messicana è circondato da ingenti forze di sicurezza boliviane che perquisiscono le auto che entrano ed escono, per evitare eventuali fughe dei rifugiati.
Il governo di La Paz sostiene che la protezione dell'ambasciata è stata chiesta dal Messico, ma fonti del ministero degli Esteri messicano hanno definito il meccanismo di sicurezza "un vero e proprio assedio" che viola la Convenzione di Vienna sulla tutela delle rappresentanze diplomatiche.
Per questo il ministro degli Esteri messicano, Marcelo Ebrard, ha annunciato l'intenzione di portare il caso davanti alla Corte penale internazionale (Cpi) dell'Aja. Ma il ministro della Presidenza boliviano, Yerko Nunez, ha risposto che l'iniziativa messicana di interpellare la Cpi "non ha senso in questo caso", aggiungendo che sembra piuttosto "una giocata politica".
"Vogliamo offrire sicurezza all'ambasciata del Messico", ha aggiunto, ma "anche vogliamo che tutti coloro che hanno commesso atti di terrorismo, sedizione, che hanno incitato allo scontro, si sottomettano alla giustizia".
Ieri sera, comunque, il sottosegretario agli Esteri messicano Maximiliano Reyes ha proposto al ministro degli Esteri della Bolivia, Karen Longaric, un incontro in un Paese terzo per discutere il problema. Quest'ultimo ha accettato, ma ha chiesto che il suo interlocutore sia il suo collega Ebrard e non Reyes.
Fra le nove personalità rifugiate nell'ambasciata messicana a La Paz vi sono quattro ex ministri di Morales: Juan Ramón Quintana (Interni), Javier Zavaleta López (Difesa), Félix César Navarro Miranda (Miniere) e Wilma Alanoca (Cultura).
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