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La lista nera della Conferenza svizzera dei direttori cantonali della pubblica educazione (CDPE) comprende 95 docenti che hanno perso il diritto di insegnare, la maggioranza dei quali per reati sessuali.
La CDPE ha reso accessibile per la prima volta l'elenco in forma anonimizzata, ha dichiarato alla Keystone-ATS la direttrice della Conferenza Silvia Steiner, confermando una notizia in tal senso della "Sonntagszeitung".
Il domenicale afferma di essersi sforzato otto mesi per poter visionare la lista. Per consegnarla la CDPE ha dovuto modificare disposizioni precedenti, ha precisato la Steiner; il comitato direttivo ha preso la relativa decisione il 6 settembre.
La lista nera era stata introdotta nel 2004; a causa delle remore dei preposti alla protezione dei dati, la CDPE aveva dovuto dapprima creare un'esplicita base legale concordataria. L'elenco è obbligatorio per tutti i cantoni dal 2008. Stando alle ricerche della "Sonntagszeitung", tuttavia, non tutti comunicano effettivamente il ritiro delle autorizzazioni ad insegnare: 14 cantoni attualmente non hanno registrato un solo maestro.
Un terzo dei docenti presenti sulla lista proviene dal canton Zurigo. Stando alla Steiner su un totale di oltre 16'000 pedagoghi ne sono elencati 32. Seguono i cantoni di San Gallo (15), Berna (14) e Lucerna (11). In 43 dei 95 casi si tratta di insegnanti di scuola elementare, 24 erano attivi alle medie. Quasi sempre le autorità hanno espresso un divieto senza limite temporale, quindi a vita.
La lista è anonimizzata, nome, età e sesso dell'interessato non sono visibili. Secondo un sondaggio del domenicale, nei cantoni di Zurigo e Lucerna tutte le persone presenti sull'elenco sono uomini, a San Gallo due su 15 sono donne.
Con la lista nera si vuole evitare che pedofili, persone con dipendenze o persone violente possano "infiltrarsi" in altri cantoni ed essere nuovamente insegnare a minorenni. Perché l'obiettivo venga centrato è però necessario che tutti i cantoni trasmettano senza lacune i propri casi.
La CDPE non ha influsso in merito, ha spiegato la Steiner alla Keystone-ATS: non si tratta un organo direttivo e in particolare non ha alcuna possibilità di controllare l'attuazione nei singoli cantoni.