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Che cos'è la Svizzera? Un quarto di secolo fa ci si trovò a dover far fronte a questo interrogativo posto con insistenza negli ambiti più disparati. Nel 1992 divenne chiaro che i meccanismi utilizzati sino ad allora erano ormai obsoleti e che era giunta l'ora di un nuovo inizio. Nello stesso anno cominciò per la Svizzera la storia dopo la «svolta».
Nel 1992 la Svizzera stava cercando di trovare il suo posto all'interno di un nuovo ordine mondiale. L'entrata in carica di Michail Gorbaciov come segretario generale del Partito Comunista dell'Unione Sovietica nel 1985 aveva preannunciato l'inizio della fine della guerra fredda. Con la caduta del muro di Berlino nel 1989 e il collasso dell'Unione Sovietica nel 1991, divenne chiaro anche per la Svizzera che si preannunciavano cambiamenti radicali a livello politico, economico e sociale.
Il Paese si trovò di fronte a un bivio: aprirsi al resto dell'Europa o chiudersi nei suoi confini? Per lungo tempo sembrò che la Svizzera si stesse avvicinando alla Comunità Europea, ma tutto cambiò con il referendum del 6 dicembre del 1992 con cui il popolo svizzero si pronunciò a sorpresa e con un leggerissimo vantaggio contro l'entrata nello Spazio economico europeo (SEE). Insieme alla controversa partecipazione della Svizzera all'esposizione universale di Siviglia, l'introduzione del servizio civile, la vittoria alle olimpiadi di Marc Rosset e l'approvazione del progetto Nuova Ferrovia Transalpina (NFTA), il no al SEE mostrò la grande incertezza della Svizzera, a cavallo tra apertura e chiusura.
25 anni fa la Svizzera si trovava davanti a una svolta. Cinque esperti ed esperte e testimoni dell'epoca ricordano alcuni storici eventi del 1992 e raccontano com'è iniziata la storia della Svizzera contemporanea.
Georg Kreis a proposito del 1992:
NB: Possiamo definire il 1992 l'anno della svolta?
Georg Kreis: Forse è proprio così. Quello che va dalla seconda metà degli anni Ottanta alla metà del 1992 può essere definito un nuovo inizio.
Questi punti di svolta sono importanti per la storiografia?
In una storia caratterizzata da grande continuità è necessario avere anche punti di rottura il 1992. Prima ancora c'era stato il 1989, che rappresentò un taglio netto per l'Europa. Ma le ripercussioni a seguito di quegli eventi non possono semplicemente essere ricondotte a giorni, anni o mesi. Ciononostante il 6 dicembre del 1992 c'è stato un punto di svolta ben preciso, preannunciatosi già prima e che ebbe conseguenze anche molto dopo.
Quale fu la Sua impressione sui cambiamenti avvenuti nel 1992?
Mi ricordo ancora il giorno in cui un grande uomo quale Ulrich Bremi, presidente del consiglio nazionale e quintessenza della solidità svizzera, invitò durante il suo discorso sul Grütli a intraprendere la strada verso l'Europa. Il consigliere federale Flavio Cotti voleva che si smettesse di parlare della Svizzera come un «caso particolare». Queste posizioni fecero presagire un'apertura negli anni antecedenti al 1992, che però non avvenne mai.
Esistevano motivi storici a livello globale determinanti per il cambiamento del rapporto con l'Europa?
Occorre domandarsi in che misura i cambiamenti intestini in atto all'epoca rispecchiassero le dinamiche esterne alla Svizzera come la caduta del muro, l'allargamento a est dell'Unione Europea o la Russia di Gorbaciov a partire dal 1985. Possiamo dire che la Svizzera si muove a un ritmo uguale o almeno simile a quello del resto d'Europa e del mondo oppure si è semplicemente mossa in ritardo?