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La Confederazione ha chiuso il 2020 con un disavanzo record di 15,8 miliardi di franchi. Di questo pessimo esercizio, terminato in profondo rosso e con i risultati già anticipati lo scorso 17 febbraio dal ministro delle finanze Ueli Maurer, sono oggi stati pubblicati i dati definitivi.
Il Consiglio federale ha adottato lo scorso venerdì il messaggio contenente le cifre invariate e definitive e lo ha trasmesso al Parlamento, indica una nota governativa odierna.
Invece di un disavanzo di 15,8 miliardi, la Confederazione aveva stimato un'eccedenza di 344 milioni. Il coronavirus ha però cambiato totalmente le carte in tavola. Rispetto al 2019, le entrate ordinarie sono diminuite del 3,4%, che corrisponde approssimativamente al calo atteso del prodotto interno lordo nominale (-3,9%).
Nell'anno in esame le uscite effettive per contrastare la pandemia sono ammontate a 15 miliardi di franchi, in particolare spiccano i 10,8 miliardi versati a favore dell'indennità per lavoro ridotto e i 2,2 miliardi dell'indennità per perdita di guadagno a seguito della crisi del coronavirus.
Il debito netto, nel 2020, è cresciuto di 15,5 miliardi, specchio fedele del deficit di finanziamento. Per coprire l'elevato fabbisogno di mezzi necessari per le misure contro il coronavirus, durante l'anno passato la Confederazione ha, da un lato, aumentato l'indebitamento e, dall'altro, ridotto la liquidità, ovvero i suoi beni patrimoniali.
Negli scorsi anni la liquidità era cresciuta in misura considerevole, in particolare per effetto dell'imposta preventiva. Impiegando tale liquidità la Confederazione ha potuto limitare il nuovo indebitamento. Nel 2020 il debito lordo è dunque cresciuto di circa 6,7 miliardi e a fine anno si attestava a poco meno 103,7 miliardi.