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La Svizzera è all'avanguardia nel campo della protezione dell'ambiente: ne è convinto l'OCSE. Ma deve lottare per conservare la sua immagine di paese verde e pulito.
Nel suo rapporto, ben accolto dal consiglio federale, l'organizzazione propone di fare maggiormente capo agli strumenti del mercato.
La politica ambientale elvetica sta comunque dando i suoi frutti: lo afferma con soddisfazione Moritz Leuenberger, in riferimento al rapporto dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), pubblicato proprio venerdì e nel quale vengono formulate 46 raccomandazioni.
Stando al documento dell'OCSE, la Svizzera figura tra i Paesi industrializzati che hanno conseguito i migliori risultati nella lotta contro l'inquinamento atmosferico, acustico e delle acque. Ma in assenza di una linea coerente, tali sforzi rischiano di essere vanificati.
Secondo il consigliere federale è assolutamente necessario che la Svizzera utilizzi le proprie risorse in modo sostenibile.
Un marchio quasi idilliaco da difendere
La Svizzera, secondo il direttore dell'OCSE Lorents Lorentsen, gode di una buona immagine a livello internazionale. Le emissioni di zolfo e di assidi di azoto sono tra i più bassi di tutti i paesi industrializzati. Questa immagine "verde e pulita" serve alla Svizzera come biglietto da visita all'estero, dove vende il 40% dei propri prodotti. Restare nel plotone di testa, tuttavia, comporta un impegno permanente.
La protezione dell'aria, con i tassi di ozono e di polveri fini, rimane ai vertici delle preoccupazioni. "La Svizzera – ha sottolineato Leuenberger - deve assolutamente imboccare la strada del consumo sostenibile delle proprie risorse naturali nei settori che riguardano, principalmente, la biodiversità e l'acqua. Inoltre deve puntare sul principio "chi inquina paga".
I settori di intervento
Quattro, secondo Leuenberger, sono i settori in cui bisogna intervenire con provvedimenti mirati: la tutela della biodiversità, la protezione dell'acqua, il traffico e il principio di causalità, in base al quale "chi inquina paga".
In materia di biodiversità, si legge in un comunicato del Dipartimento federale dei trasporti, gli strumenti a disposizione sono molti, ma mancano sia una valutazione generale della loro efficacia, sia obiettivi chiari da perseguire. I fiumi, a causa delle opere di arginatura realizzate nei secoli scorsi, non riescono più a svolgere tutte le loro funzioni.
Occorre quindi avviare una riflessione generale per conciliare gli interessi legati alla fornitura di acqua potabile, alla produzione idroelettrica e alla protezione contro le piene.
Nel settore del traffico, è necessario che vengano considerati tutti i tipi di impatto ambientale e introdurre incentivi, come ad esempio un sistema bonus-malus a livello federale, per favorire i veicoli meno inquinanti.
Quanto al principio del "chi inquina paga" è vero che esso viene già applicato nella depurazione delle acque, nella gestione dei rifiuti e nel trasporto merci su strada, grazie alla tassa sul traffico pesante commisurata alle prestazioni. Ma sono ancora enormi i costi ambientali, nell'ordine di miliardi di franchi, che non vanno a carico dei diretti responsabili.
Misure globali
L'obiettivo della politica ambientale, conclude il comunicato, dovrebbe essere quello di accrescere il benessere utilizzando meno risorse naturali. Per raggiungere questo obiettivo le strategie di azione devono svilupparsi su più livelli: pianificazione del territorio, politiche agricole e fiscali e pure l'aiuto allo sviluppo.
E' inoltre necessario puntare su soluzioni innovatrici nel campo delle tecnologie poco inquinanti. Usare, per esempio, il legno come materiale di costruzione o trasformare la biomassa in energia rinnovabile, procurerebbero alla Svizzera sicuri vantaggi economici.
È però anche indispensabile intervenire sul piano internazionale: solo adottando provvedimenti su scala mondiale, si potranno risolvere problemi globali, quali il surriscaldamento del pianeta.
swissinfo e agenzie
In breve
L'OCSE invita la Svizzera a meglio gestire il problema dell'inquinamento atmosferico (polveri fini, ozono) e gli ecosistemi legati all'acqua.
Deve, in particolare, frenare l'impoverimento della biodiversità, il consumo di terreni agricoli e di zone naturali. L'OCSE propone pure la creazione di nuovi parchi naturali.
L'OCSE suggerisce una riforma fiscale verde (tasse sul carburante, ecc...) e il rafforzamento del principio "chi inquina, paga".