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Dopo l'esplosione e l'incendio di sabato a causa di una fuga di gas, le attività della mega-raffineria petrolifera di Amuay, in Venezuela, rimangono bloccate: lo hanno precisato ieri sera le autorità venezuelane, mentre continua ad aumentare il numero dei morti, almeno 41 secondo l'ultimo bilancio.
In un settore della mega-struttura del Centro di raffineria della regione di Paraguanà (nella parte occidentale del Paese) nelle ultime ore si vedevano ancora delle fiamme provenienti da due delle nove cisterne degli impianti di greggio.
"Appena l'incendio sarà spento del tutto, saremo in condizioni di riattivare la raffineria in due giorni", ha assicurato il ministro del petrolio, Rafael Ramirez, precisando che "il vento" ha impedito in queste ore di spegnere del tutto le fiamme. L'incendio divampato ad Amuay nella notte tra venerdì e sabato è l'incidente più grave dell'ultimo quarto di secolo in stabilimenti di questo tipo, sottolineano fonti di Caracas, dove sono d'altra parte in corso forti polemiche in merito alle responsabilità della sciagura.
Numerosi abitanti dell'area hanno per esempio dichiarato che fin da venerdì avevano avvertito nell'aria una forte puzza di gas.
Tra le accuse mosse ai responsabili del settore del governo "bolivariano" di Hugo Chavez c'è soprattutto il tema dei lavori per il mantenimento degli impianti, fortemente deficitario negli ultimi tempi secondo alcuni esperti, fatto contestato dai tecnici della Pvdsa, il gruppo petrolifero nazionale.
La politica petrolifera del governo è del resto una delle questioni scottanti al centro nella campagna elettorale in corso tra Chavez e il leader dell'opposizione, Henrique Capriles, in vista delle presidenziali in programma il 7 ottobre.
SDA-ATS