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|'Mano d’artista' di Massimo Lolli è un racconto lungo condotto su un tempo breve, circa un anno. In questo periodo vari personaggi, ambienti, paesaggi giostrano intorno alla figura del protagonista, il giovane Natan, che conta, ci viene detto, la misteriosa età di diciotto primavere e dieci autunni.

[...] Natan ha perso il lavoro e ha conosciuto gli uffici di disoccupazione, e ha preso un treno per lasciarsi indietro il passato, come si dice, e recarsi in un non meglio precisato Sud, che poi è un Sud anomalo in quanto Sud di montagna.
[...] Natan è alla ricerca di un punto fermo dove possa riposarsi il suo cuore inquieto e intaccato dal male di vivere.
dalla prefazione di Francesca Rigotti
"Fu un viaggio disagiato, come di quelli che si effettuano sui mezzi cingolati dell’esercito. Quel battere continuo della scatola cranica sulla superficie vitrea gli parve il bussare della coscienza, regolare e frastornante quanto bastava per impedirgli di appisolarsi. Adattò la postura all’ingenerosa forma del sedile e riflettè sulla repentina apparizione della madre che, partorendolo tardi ed inatteso, lo aveva considerato 'dono di Dio'; Natan, appunto".