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Soprano eccezionale dall’incredibile carisma, avrebbe compiuto 100 anni il 2 dicembre
“Aveva una voce paradisiaca”, dicono quei greci anziani che hanno avuto la fortuna di ascoltarla da giovane. Maria Anna Cecilia Sophia Kalogeropoulou, come si chiamava all’anagrafe la figlia di emigranti greci nata a New York il 2 dicembre 1923, tornò con la madre dagli Stati Uniti ad Atene nel 1937. Lì fu iscritta al Conservatorio - e anche allora cantò “come un angelo”, riferirono i contemporanei. Tutto questo però ebbe un prezzo: il rapporto con l’ambiziosa madre rimase problematico fino alla fine. “Solo quando cantavo potevo sentirmi amata”, si lamentava Callas da adulta. Più tardi si dice che abbia osservato, riferendosi alla sua infanzia: “Dovrebbe esserci una legge contro la forzatura dei bambini piccoli a esibirsi. I bambini dovrebbero avere un’infanzia meravigliosa, non dovrebbero essere date loro troppe responsabilità”.
La sua prima apparizione a Verona nel 1947 gettò le basi per il successo nella terra dell’opera. L’industriale italiano e mecenate d’opera Giovanni Meneghini, 27 anni più di lei, si innamorò presto della giovane donna. Ne promosse la carriera e la sposò nel 1949. “L’amore è molto meglio quando non sei sposato”, avrebbe dichiarato lei in seguito. Importante fu anche il direttore d’orchestra Tullio Serafin, che in seguito avrebbe descritto come una delle persone più importanti della sua vita. “Sul palco è pura elettricità. In Medea è una centrale elettrica.” Questo è ciò che disse una volta di Maria Callas il trentacinquenne direttore d’orchestra Leonard Bernstein: insieme nel 1953 ebbero successo alla Scala di Milano, il futuro centro artistico della cantante. “Era perfetto. Lei ha capito tutto quello che volevo e io ho capito tutto quello che voleva lei”. Alla fine della serata, dichiarò Bernstein, il pubblico era fuori di sé dall’eccitazione. Quando la Callas fece il suo debutto come Norma al Metropolitan Opera di New York nel 1956, i fan passarono giorni fuori dal teatro per acquistare biglietti economici per i posti in piedi. In quell’occasione il pubblico riportò la Callas sul palco undici volte dopo la fine dello spettacolo.
Si può raccontare la storia di Maria Callas senza il suo amore fatale per Aristotele Onassis? Sì, almeno così hanno deciso i curatori del Museo Maria Callas, inaugurato ad Atene lo scorso ottobre. Nessuna foto, video o altro documento che nomini il ricchissimo armatore greco. In una teca è esposto solo un elegante invito a una cena a Venezia nel settembre del 1957, la cena a cui avrebbe incontrato Onassis. Per lei si diceva che fosse stato amore a prima vista, ma non necessariamente per lui, che non volle sposarla, suscitando scandalo quando, nel 1968, sposò invece Jacky Kennedy, vedova del presidente americano John F. Kennedy, assassinato nel 1963.
La Callas soffrì non solo per la rottura, che la ferì profondamente, ma anche per i titoli dei giornali. Criticata severamente dal pubblico quando aveva difficoltà vocali (attribuite alla perdita di peso, 36 chili in pochi mesi, e ad altre diete drastiche), fece notizia anche per il suo carattere a volte irascibile: litigò con i direttori d’orchestra sia della Scala sia del Met di New York. Durante gli ultimi anni della sua vita, Maria Callas si ritirò nel suo appartamento di Parigi, sola, infelice e fisicamente debole. Il 16 settembre 1977 ebbe un collasso: un medico chiamato poté solo constatare che era morta. “La divina Callas è morta”, titolavano i giornali. E sospettarono: “È morta di crepacuore".