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BERNA - La sospensione dell'accordo di Schengen non è una via percorribile per la Svizzera, «in quanto non contribuirebbe a rendere più efficiente il sistema d'asilo svizzero». È quanto ha risposto il Consiglio federale a un'interpellanza di Lorenzo Quadri (Lega/UDC), che auspicava una decisione elvetica dopo la riapertura dei porti italiani.
Il ticinese, in un quesito depositato a settembre, ricordava che il nuovo governo italiano ha riaperto i porti all'immigrazione clandestina. «Se il Ticino - e quindi la Svizzera - ha potuto beneficiare di un numero inferiore di domande d'asilo da parte di migranti economici sbarcati in Italia, ciò si deve in buona parte alla politica rigorosa adottata da Salvini», ricordava il leghista.
Ora, con il «cambiamento di rotta del "nuovo" governo italiano» si assisterebbe secondo Quadri a un forte aumento del numero di clandestini sbarcati in Italia, addirittura «triplicato nel giro di soli 10 giorni». Di conseguenza, «la Svizzera (Ticino in particolare) deve attendersi in futuro un aumento del flusso dei migranti economici in arrivo dall'Italia senza più la possibilità di effettuare i rinvii Dublino, per lo meno non con le modalità con cui questi erano fino ad ora possibili».
In base a queste constatazioni, il ticinese chiedeva al governo se sia preparato ad affrontare un possibile importante aumento del flusso di migranti economici in arrivo dall'Italia e se sia pronto, in caso di indebolimento delle regole di Dublino «a sospendere l'applicazione di Schengen».
Nella sua risposta odierna, il Consiglio federale sottolinea l'impegno nel mantenere buone relazioni bilaterali nel settore della migrazione, anche con il nuovo governo italiano. Citando cifre fornite dalle autorità della vicina Penisola, l'esecutivo smentisce quanto sostenuto da Quadri: «il numero di sbarchi registrati l'anno scorso (circa 21 000 persone) è diminuito di circa l'80% rispetto al 2017 (circa 103 000 persone), e nell'anno in corso (quasi 7000 persone, stato a settembre 2019) si è ridotto ulteriormente di circa due terzi in rapporto al 2018». Berna segue comunque con attenzione gli sviluppi sulla rotta del Mediterraneo centrale intrattenendo un contatto regolare con le competenti autorità italiane.
Il Consiglio federale si dice consapevole del fatto che il regolamento di Dublino presenti lacune che in parte hanno gravato notevolmente i paesi alle frontiere esterne di Schengen. Da anni si adopera pertanto in favore di una riforma strutturale a lungo termine che renda il sistema Dublino più equilibrato e resistente alle crisi. «L'obiettivo è migliorare la ripartizione della responsabilità tra gli Stati Dublino e contrastare in maniera efficace la migrazione secondaria in Europa».
Tuttavia, nel complesso, la cooperazione Dublino resta importante e vantaggiosa per la Confederazione: «senza di essa la Svizzera sarebbe competente per l'esame materiale di tutte le domande d'asilo presentate nel nostro Paese», sottolinea il governo. La sospensione dell'accordo di Schengen - e quindi anche di quello di Dublino - non è una via percorribile: non contribuirebbe a rendere più efficiente il sistema d'asilo svizzero.