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Progressista e anticonformista, lo scrittore è morto a 88 anni. Nel 1994 era stato insignito del prestigioso riconoscimento dell’Accademia svedese
Il Giappone piange lo scrittore Kenzaburo Oe, premio Nobel per la Letteratura nel 1994, morto di vecchiaia a 88 anni. Testimone diretto dei più travolgenti drammi del Paese del Sol Levante nell’ultimo secolo, appassionato pacifista e veemente oppositore dell’industria nucleare.
Considerato uno dei più illustri autori nipponici dal Dopoguerra a oggi, Oe – anche in età avanzata – ha continuato a guidare uno dei movimenti più attivi per sollecitare lo stop allo sviluppo delle centrali atomiche sul suolo nipponico. "Costruire nuovi reattori nucleari equivale a mostrare disprezzo per la vita umana, ed è il peggior tradimento che possiamo fare alla memoria delle vittime dei bombardamenti di Hiroshima", scrisse l’autore in un articolo sul ‘New Yorker’, pochi giorni dopo l’incidente di Fukushima che sconvolse il Paese nel marzo del 2011.
Oe aveva appena 10 anni quando il Giappone intriso di propaganda militarista uscì sconfitto dal secondo conflitto mondiale, e quel disinganno trasparirà sempre nei futuri racconti dell’autore. Quei ricordi del giovane scolaro al quale veniva chiesto con regolarità se fosse pronto a "morire per l’imperatore", provando un senso di angoscia durante gli incubi notturni, quando comprendeva che in fondo non era quello a cui aspirava.
L’allievo Oe lasciò la prefettura rurale di Ehime, a ovest dell’arcipelago, per studiare Letteratura francese alla prestigiosa Università di Tokyo, approfondendo la corrente dell’Esistenzialismo e immergendosi nella cultura della civiltà rinascimentale. Si mise subito in evidenza con una novella ispirata alla guerra, dal titolo ‘Animale d’allevamento’, con la quale a 23 anni vinse il Premio Akutagawa. Le sue esperienze personali confluiranno sempre di più in opere autobiografiche, in particolare dopo la nascita del primo dei suoi tre figli, Hikari, che in giapponese significa Luce, affetto da una grave lesione cerebrale. Un anno dopo, nel 1964, con il libro ‘Un’esperienza personale’, Oe descrive la malattia del figlio, elaborando un processo di interiorizzazione che lo porta ad affrontare pubblicamente gli stereotipi della disabilità.
Successivamente, si concentra sulla campagna di sensibilizzazione contro il nucleare con il libro ‘Note da Hiroshima’, diventato un bestseller nel 1970. Nella città annichilita dall’incubo nucleare, Oe raccoglie le memorie dei sopravvissuti e dei medici sul campo, analizza gli strascichi a livello mentale degli ‘hibakusha’, innalzando un monumento alla memoria.
Grazie al successo dei suoi libri, tra cui ‘Un grido silenzioso’, tradotto in diverse lingue, Oe è insignito del premio Nobel; secondo giapponese dopo Yasunari Kawabata, premiato nel 1968. Il comitato svedese tratteggia l’opera dell’autore come: "Una scrittura che descrive le relazioni tra le persone in un mondo confuso, in cui conoscenza, passioni, sogni, ambizioni e comportamenti si fondono l’uno nell’altro".
L’impronta pacifista accompagnerà lo scrittore fino all’inizio del nuovo secolo, con la fondazione del gruppo civico ‘L’associazione dell’Articolo 9’, riferito alla Costituzione, il cui comma prevede la rinuncia del Paese al diritto di belligeranza e al possesso di forze militari. Dopo la tragedia di Fukushima, Oe sfrutta la sua popolarità per radunare in piazza decine di migliaia di manifestanti in dimostrazioni per battersi contro la dipendenza del Paese dal nucleare.
Celebre il suo rifiuto alla proposta di onorificenza dell’Ordine della Cultura giapponese, conferito dall’imperatore, affermando pubblicamente: "Non riconosco alcuna autorità, nessun valore superiore al principio di democrazia". Il figlio Hikari, sua sorgente di ispirazione, oggi quasi sessantenne, è diventato un affermato compositore musicale.
Keystone
Durante una manifestazione contro il nucleare nel 2014