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Dal libro di Robert Temple “IL MISTERO DI SIRIO” edito dalla Piemme Pocket, leggiamo quanto segue:
IL MISTERO DI SIRIO OGGI
Com’è possibile che le antiche e segrete tradizioni di una tribù africana contengano informazioni astrofisiche molto precise su stelle invisibili entro il sistema astrale di Sirio, informazioni ottenute solo di recente dagli scienziati moderni, mezzo secolo dopo la loro registrazione da parte degli antropologi che studiavano la tribù? Da quando venne pubblicata la prima edizione de Il mistero di Sirio, nel 1976, la situazione è cambiata in maniera radicale. Allora, gli astronomi non potevano confermare le nozioni perpetuate dalla tribù dei Dogon secondo cui nel sistema di Sirio esiste una terza stella. Alcuni critici dissero che ciò dimostrava l’inconsistenza dell’ipotesi su cui si basava il mio libro. Se la Terra era stata visitata nel lontano passato da esseri intelligenti provenienti dal sistema astrale siriano, lasciandoci informazioni precise su tale sistema, il fatto che la tribù insistesse sull’esistenza di una terza stella, la Sirio C, che gli astronomi moderni non potevano suffragare, rendeva falso e inaffidabile l’intero racconto. Ora, però, è stato dimostrato che una Sirio C esiste effettivamente.
La scienza si basa su questo procedimento: si avanza un’ipotesi che contiene una previsione e si cerca poi di vedere se la previsione viene verificata o confutata; se la verifica dà esiti positivi, l’ipotesi deve ritenersi appurata. Se alzate lo sguardo al cielo, la stella più brillante che potete vedere è Sirio. Spesso Venere e Giove sono ancor più luminosi, ma non sono stelle, bensì pianeti che ruotano attorno al nostro sole, che è un astro a se. Ora, nessun astronomo vi dirà che c’è un motivo particolare che giustifichi l’esistenza di una vita intelligente nella regione di Sirio. La ragione per cui questa stella è tanto luminosa dipende dalla sua vicinanza e dalle sue notevoli dimensioni, superiori a quelle del Sole e alla manciata degli altri astri limitrofi. Tuttavia, un astronomo perspicace vi dirà che forse esiste una forma di vita intelligente sui pianeti dei sistemi di T au Ceti o di Epsilon Eridani, astri piuttosto simili al nostro Sole. L ‘ipotesi è valida.
Eppure, fra le stelle in cui si postula la possibile esistenza di forme di vita non viene inclusa Sirio. Questa scelta non è per nulla “ovvia”.
Il progetto Ozma 1960 e altri tentativi via radio eseguiti in anni più recenti hanno cercato la presenza di vita intelligente nello spazio, ascoltando se provenivano segnali significativi da T au Ceti o da Epsilon Eridani. Nessun risultato tangibile. Ciò non vuoI dire nulla, tranne che alcuni astronomi di buon senso ritenevano che esse rappresentassero un luogo adatto per la presenza di vita intelligente nello spazio più vicino a noi. Il progetto Ozma focalizzò l’ascolto sulle due stelle per vedere se si potevano captare segnali su una certa lunghezza d’onda, in un determinato periodo, e con una certa quantità di energia. Nessun risultato.
In seguito, si tentò di ampliare la portata e l’intervallo di ricezione dei segnali, anche se gli astronomi non nascosero di brancolare nel buio e i loro sforzi sembravano più che altro un gesto gratuito, una bravata per sfidare le enormi probabilità contrarie. Peraltro, non si può essere mai certi di accostarsi al compito in modo giusto, si può solo sperare di fare del proprio meglio. Dopo tale progetto, venne attivato il gigantesco radiotelescopio di Arecibo, a Porto Rico, il più grande del mondo, per ascoltare selettivamente diverse stelle, ma non Sirio… lo mi auguro che le prove addotte in questo libro siano sufficienti per stimolare ricerche astronomiche sul sistema di Sirio più complete di quelle svolte finora, magari basandosi sugli studi di I. Lindenblad. Spero anche che si vari un programma che incentivi l’uso di un grande radiotelescopio per prestare ascolto ai segnali provenienti da Sirio, indicatìvi di una vita intelligente.
La possibilità che lo spazio alberghi forme di vita intelligente capaci di mettersi in contatto con la vita del nostro pianeta è sempre stata oggetto di speculazione e c’è chi ha ipotizzato che una società evoluta di una qualche zona dell’Universo lo abbia già fatto. Ora, io sostengo qui la possibilità che il nostro pianeta sia stato in contatto con una cultura proveniente dalla regione di Sirio. Sembrano infatti esserci prove convincenti di un’interazione avvenuta in tempi relativamente recenti: fra 7.000 e 10.000 anni fa. Ogni altra interpretazione dei dati disponibili sarebbe meno persuasiva. Ma, prima di vagliare le prove, devo aggiungere qualcos’altro su Sirio.
Certi astronomi hanno perfino ipotizzato che nel sistema di Sirio esista una terza stella, chiamata conseguentemente Sirio C. Fox affermò di averla vista ne1 1920, e ne1 1926, 1928 e 1929 dissero di averla avvistata Van den Eos, Finsen e altri dello Union Observatory. Poi, però, quando avrebbe dovuto essere visibile, non la notò più nessuno per diversi anni. Zagar e Volet si dichiararono certi della sua presenza perché alcune vibrazioni sembravano orientate verso di essa. Inoltre, come già precedentemente detto, nel 1995 Eenest e Duvent confermarono la sua esistenza.
I.W. Lindenblad del Naval Observatory di Washington eseguì uno studio molto ampio del sistema di Sirio. Dopo aver studiato il sistema di Sirio per sette anni, egli non aveva ancora trovato prove della presenza di Sirio C, come scrisse:
«Non abbiamo dati astrometrici che attestano l’esistenza di un compagno di Sirio A o B.»
Ciononostante, un altro astronomo, D. Lauterborn continuò a crederci e, come sappiamo oggi, aveva ragione. In effetti, il sistema di Sirio è interessante e alquanto complicato. Solo nel nostro secolo siamo riusciti a elaborare qualche nozione sulla composizione della materia degenerata, e la fisica nucleare ci permette oggi di capire le nane bianche. Pertanto, non dovremmo sorprenderci se scienziati sprovvisti delle moderne conoscenze non riuscirono a saperne quanto noi su Sirio.
Solo un astronomo rigido e pessimista può ancora seriamente dubitare che vi siano innumerevoli civiltà , sparse nell’Universo, su altri pianeti che orbitano attorno ad altre stelle. La posizione di chi asserisce che l’uomo è l’unica forma di vita intelligente nel cosmo è oggi insopportabilmente arrogante, anche se nel 1950 poteva essere considerata normale. Chi però continua a sostenerla ai nostri giorni equivale, fortunatamente per coloro che credono nel progresso delle concezioni umane, a quegli eccentrici intellettuali che credevano nella Terra Piatta.
Melvin Calvin, della Facoltà di Chimica dell’Università di Berkeley, ha detto:
«Nell’Universo visibile ci sono almeno 100 milioni di pianeti che erano, o sono, simili alla Terra… ciò significa che non siamo soli nel cosmo. Siccome l’esistenza umana sul pianeta Terra non occupa che un istante del tempo cosmico, è evidente che la vita intelligente è progredita ben oltre il nostro livello su alcuni di questi 100 milioni di pianeti».
Ha scritto Su-Shu Huang, del Centro Goddard per i Voli Spaziali, Maryland:
«I pianeti si sono formati attorno alle stelle della sequenza principale di tipi spettrali dell’F5. Così, i pianeti si formano proprio là dove c’è la più alta possibilità che fiorisca la vita. Su questa base possiamo prevedere che quasi tutte le stelle della sequenza principale di tipo spettrale inferiore a F5 e forse superiore a K5 abbiano una buona probabilità di ospitare la vita sui loro pianeti. Poiché esse, rispetto a tutte le altre, sono percentualmente abbastanza numerose, la vita dovrebbe essere un fenomeno comune dell’Universo.»
R.N. Eracewell del Radio Astronomy Institute di Stanford ha detto:
«Poiché le stelle della nostra galassia sono circa un miliardo, il numero dei pianeti sarà approssimativamente dieci miliardi… Ora, non tutti questi mondi saranno abitabili, alcuni saranno troppo caldi e altri troppo freddi, a secondo della loro distanza dalla stella centrale; cosicché, in generale dobbiamo rivolgere la nostra attenzione soltanto a quei pianeti che si trovano in una posizione più o meno corrispondente a quella che ha la nostra Terra rispetto al Sole. Possiamo definire una simile posizione come zona abitabile. Ciò non significa che non si possa trovare vita al di fuori della zona abitabile. Potrebbero esserci certamente cose viventi che esistono nelle più difficili condizioni fisiche… Dopo aver eliminato i pianeti gelati e quelli resi sterili dal calore, riteniamo che vi siano all’incirca 10.000 milioni di pianeti nella nostra galassia in condizioni favorevoli allo sviluppo della vita… Di questi 10.000 milioni di pianeti, noi francamente non sappiamo quanti ospitino vita intelligente. Perciò, prendiamo in esame ogni possibilità, a cominciare da quella che la vita intelligente sia ampiamente diffusa e in realtà si presenti praticamente su ogni pianeta. In questo caso, la distanza media tra una comunità intelligente e un’altra è di l0 anni luce. Per poter stabilire un paragone, diciamo che la stella più vicina, di qualunque tipo, è distante circa un anno luce. Dieci anni luce sono una bella distanza. Un segnale radio impiegherebbe dieci anni per coprirla. Di conseguenza, comunicare con qualcuno che sia lontano dieci anni luce non sarebbe certo come conversare per telefono, e siamo sicuri di poter inviare un segnale radio a un obiettivo distante dieci anni luce?»
A questa domanda può essere fornita una risposta precisa.
Sirio B: la fonte Dogon
Ora, la fonte della nostra prima avvincente informazione sono le popolazioni dell’Africa subsahariana. Si tratta in particolare dei Dogon, che vivono nel moderno Stato del Mali. Le città più vicine alla regione in cui essi sono stanziati sono Timbuctù (ora scritta spesso anche “Tombuctù”), Eamako, e Ouagadougou (in Eurkina Faso, ex Alto Volta).
Le mie ricerche scaturirono proprio da un articolo sui Dogon che lessi su una rivista francese, e redatto dagli antropologi Griaule e Dieterlen, dal seguente titolo: “A Sudanese Sirius System”. I Dogon ritengono che la stella più importante del cielo sia Sirio B, che è invisibile. Lo ammettono loro stessi. Allora, come fanno a sapere che esiste? Dicono Griaule e Dieterlen:
«Il problema di come facessero uomini senza strumenti a disposizione a conoscere i movimenti e certe caratteristiche di stelle virtualmente invisibili non è stato ancora chiarito, e peraltro neanche mai posto.»