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Franco Majok, responsabile CSI del progetto, e il suo team hanno lavorato quest’estate giorno e notte. Contemporaneamente alle azioni di liberazioni di schiavi hanno pianificato e realizzato le vitali distribuzioni di derrate alimentari nel Bahr-el-Ghazal del nord. A giugno Benjamin Doberstein, presidente della direzione, ed io ci eravamo recati sul posto per dargli una mano.
Nelle vicinanze della città di Wanyjok visitammo un piccolo villaggio nel quale risiedono pure alcuni schiavi liberati. Gli abitanti, seduti sotto un albero per ripararsi dal calore eccessivo, erano dimagriti e apatici. Erano tutti duramente toccati dalla carestia.
Una donna indebolita lottava per la sopravvivenza
La malnutrizione di Agol Deng era particolarmente appariscente. La giovane donna, molto indebolita e dimagrita, ci raccontò la sua storia: “Abitavamo alla frontiera col Sudan, dove la mia famiglia allevava bestiame e aveva abbastanza da mangiare. Un giorno milizie arabe in guerra con i Dinka rubarono tutte le nostre mucche, lasciandoci senza più niente. Dopo di ché mi recai in questo villaggio, dove vivono alcuni parenti”.
Mentre parlavamo Agol teneva sua figlia Abuk tra le braccia. Quando chiedemmo cosa avevano da mangiare, ci rispose: “Non abbiamo più niente e soffriamo molto. Ogni giorno colgo foglie selvatiche. Sono state il nostro unico cibo in questi ultimi mesi. Purtroppo, come si vede, non saziano”, disse a voce sommessa puntando col dito sul suo corpo dimagrito. Franco fecce segno a uno dei suoi collaboratori col quale discusse prima di decidere da quale deposito prelevare il sorgo per Agol e gli altri abitanti del villaggio.
Di villaggio in villaggio a piedi
Era stato Franco Majok a scoprire il piccolo villaggio. Quando visitava il paese, rimaneva spesso varie settimane e viaggiava a piedi di villaggio in villaggio, raggiungendo abitanti di regioni appartate spesso dimenticati da altri. Anche la piccola comunità nei pressi di Wanyjok ricevette aiuto. Franco e i suoi collaboratori si misero in marcia e giunsero in 20 minuti a un deposito comunale recintato, nel quale avevano immagazzinato alcuni sacchi di sorgo da 100 kg. Franco aveva deciso di distribuire a ciascuno 50 chili. “Questa quantità permette di preparare un pranzo abbondante per un mese; siccome questa gente è molto economica, avranno da mangiare ancora più a lungo”, spiegò.
Anche Agol ricevette 50 chili di sorgo. Il suo sollievo e la sua gratitudine erano evidenti, non riuscì, però, a sorridere. Troppo esaustanti erano stati gli ultimi mesi.
Le generose donazioni di numerosi amici di CSI avevano permesso fino a metà giugno di rifornire centinaia di persone con al meno 25 kg di sorgo, facendo fronte alle più urgenti necessità.
Nonostante la carestia, grande gioia tra gli schiavi liberati
La carestia è stata anche per i 400 schiavi liberati da CSI e rimpatriati a giugno una grande sfida. Ciò nonostante tutti quelli cui avevamo parlato, ci assicurarono di essere molto felici e grati per il ritorno a casa. Da un lato, possono ora vivere in libertà, senza dovere temere continui abusi e sommesse, da un altro pativano la fame anche nel Sudan del nord, dove raramente mangiavano a sazietà. CSI sostiene i schiavi liberati per permettere loro un nuovo inizio riuscito malgrado le condizioni critiche. Oltre ai 50 kg di sorgo ognuno di loro riceve 25 kg di noccioline americane e una capra da latte con la quale si può avviare un allevamento.
Reto Baliarda