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Il ministro dell'economia Johann Schneider-Ammann critica la decisione delle autorità del canton Berna di esaminare più accuratamente la tassazione del gruppo industriale Ammann, finito sotto accusa per aver "parcheggiato" denaro in paradisi fiscali per pagare meno imposte. In un'intervista pubblicata oggi dal quotidiano "Blick", Schneider-Ammann invoca l'eguaglianza di trattamento.
Sull'onda delle critiche espresse mercoledì sera dalla rubrica informativa "Rundschau" della tv svizzero tedesca SRF, secondo cui le autorità bernesi non avrebbero affrontato il caso con la dovuta solerzia, il Dipartimento cantonale delle finanze ha annunciato ieri l'intenzione di tornare sul dossier. Il fisco bernese ha chiesto ufficialmente l'appoggio dell'Amministrazione federale delle contribuzioni (AFC) per stabilire se il suo atteggiamento nei confronti delle società offshore sia conforme alle leggi svizzere.
"Devo accettarlo", afferma il consigliere federale PLR nell'intervista al "Blick", ma "il modo con cui ora si agisce retroattivamente mi sembra al quanto discutibile". Secondo Schneider-Ammann, la sua ex società meriterebbe di essere "trattata in maniera decente, come qualsiasi altra". Il consigliere federale chiede anche che si indaghi a fondo sul fatto che si sia fatto ricorso a documenti confidenziali e che si ricorra ad eventuali sanzioni.
A sollevare il polverone era stata in gennaio sempre la trasmissione "Rundschau": essa, basandosi su documenti fiscali confidenziali, aveva riferito che il gruppo Ammann - attivo nella fabbricazione di macchinari per la costruzione e appartenente alla famiglia del ministro dell'economia - ha depositato per anni patrimoni nell'isola di Jersey, noto paradiso fiscale nel Canale della Manica, e nel Lussemburgo, eventualmente per risparmiare sulle tasse.
Secondo la trasmissione, a fine 2008 la società deteneva a Jersey fondi pari a 264 milioni di franchi. Nel 2009, un anno prima dell'elezione di Schneider-Ammann in Consiglio federale, il denaro sarebbe stato trasferito in Svizzera. Quando era alla testa del gruppo famigliare della moglie, Schneider-Ammann si era dichiarato apertamente contro l'ottimizzazione fiscale in piazze finanziarie offshore.
Oggi, nell'intervista al quotidiano zurighese, il ministro difende la pratica fiscale adottata allora: "le aziende hanno bisogno di ottimizzare le imposte: devono poter costituire riserve per far fronte alla concorrenza a livello mondiale". Un'ottimizzazione concertata con le autorità fiscali è una "pratica molto elvetica", precisa Schneider-Ammann.
In febbraio la Commissione delle finanze del parlamento cantonale bernese aveva rinunciato ad ulteriori chiarimenti sulle controverse pratiche di ottimizzazione fiscale del Gruppo Ammann, ritenendo che nulla facesse supporre un comportamento illegale da parte dell'azienda. La commissione intendeva però verificare se la prassi attuale del Canton Berna in fatto di società offshore fosse conforme alle basi legali e alle prassi svizzere.
In luglio la stessa commissione parlamentare intendeva archiviare la questione per "mancanza di cooperazione" da parte dell'AFC. Quest'ultima ha detto che l'indagine auspicata va oltre le sue possibilità e non è prevista in nessuna disposizione legale. Essa non è di sua competenza, ma delle autorità di controllo cantonali. Ora le autorità fiscali bernesi hanno richiesto ufficialmente la collaborazione dell'AFC.