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Secondo Jung il tempo della psiche è diverso da quello della razionalità, non scorre in modo irreversibile dal futuro verso il passato. Presentiamo un’ intervista concessa anni fa dal professor Olivier Costa de Beauregard, noto per le sue prese di posizione in favore di un certo numero di fenomeni parapsicologici quali la preveggenza, una reversibilità del tempo. Il professor Costa de Beauregard è scomparso nel 2007.
E` esatto che oggi la meccanica quantistica permette di accettare certi fatti che in parte sono ancora negati, come appunto la non linearità del tempo e pertanto la facoltà in certi casi di “viaggiare” psichicamente nel futuro o nel passato? Credo che la possibilità per la scienza di accettare i fatti cui allude risalga a tempi molto più lontani della scoperta della meccanica quantistica.”, risponde Costa de Beauregard. “Pensi per esempio che fin dal Seicento la scienza aveva scoperto un principio, chiamato ‘principio variazionale’ che poteva far pensare alla assoluta fondatezza di certi fenomeni”
In che cosa consiste questo principio? Il grande matematico francese Fermat aveva enunciato un principio secondo cui la luce segue una via che riduce al minimo il percorso da un punto “A” a un punto “B”. Da questo primo principio Fermat ha quindi potuto dedurre il principio variazionale di cui, si è occupato tra gli altri anche il matematico svizzero Euler. Quest’ultimo ha scritto (cito a memoria): ‘Tutte le leggi della fisica del mondo sono deducibili da un principio che fa intervenire simmetricamente la causa efficiente e la causa finale.’ Questo significa che il principio variazionale è simmetrico tra passato e futuro, poiché fa intervenire simmetricamente la causa efficiente e la causa finale.
Con questi due ultimi termini lasciamo il campo della fisica per avventurarci in quello della filosofia, o sbaglio? E` così infatti. I concetti di causa efficiente e di causa finale sono entrambi presenti nell’opera di Aristotele. La causa efficiente è situata nel passato, mentre la causa finale appartiene invece al futuro. Quindi il principio enunciato da Fermat non privilegia il passato rispetto al futuro né viceversa.
Da questo si può dedurre che il nostro modo razionale di concepire il tempo come lineare e irreversibile è limitato rispetto alla effettiva realtà dei fatti? Diciamo piuttosto che la razionalità dei matematici contraddice i pregiudizi del senso comune. Oggi poi, le basi sui cui poggiano i ragionamenti che le ho enunciato prima sono molto più articolate.
In che senso? In passato, come abbiamo visto, le ricerche hanno evidenziato soprattutto la simmetria per inversione del tempo, ossia quella che oggi viene chiamata ‘dissimetria del tempo’. Ma ormai le conoscenze si sono perfezionate grazie alla teoria della relatività di Einstein. Oggi sappiamo che si può pensare in termini di spazio-tempo: tre coordinate per lo spazio e una per il tempo. Possiamo quindi sostituire la dissimetria con la cosiddetta ‘PT-simmetria’*, ossia con l’inversione dei quattro assi: tre di spazio e uno di tempo. Ma non è tutto.
Qualcuno potrebbe pensare che le leggi della fisica siano invarianti sotto l’operazione PT, ma in realtà le cose non stanno proprio così e le leggi della fisica sono invarianti sotto l’operazione detta CPT*, ossia lo scambio tra particella e antiparticella. Faccio un esempio pratico: immaginiamo di proiettare un film in cui vediamo un’auto con guida a sinistra entrare in un garage in marcia avanti. Se voltiamo il film in modo da invertire destra e sinistra e torniamo a proiettarlo in questo modo, vedremo un’auto con guida a destra (un’auto inglese quindi) che entra in un garage, sempre in avanti. Questo primo cambiamento equivale all’operazione P.
Ora, se torniamo a voltare il film come era all’inizio, ma lo proiettiamo cominciando dall’ultimo fotogramma, vedremo un’auto con guida a sinistra che esce da un garage a marcia indietro. Abbiamo compiuto l’operazione T. Ora facciamo l’operazione PT: voltiamo nuovamente il film in modo da invertire destra e sinistra e proiettiamolo cominciando dalla fine. Che cosa vedremo? Ovviamente un’auto con guida destra che esce da un garage a marcia indietro. Ora, accettiamo la seguente convenzione: un’auto con guida a sinistra che circola in avanti è una particella, un’auto con guida a sinistra che circola a marcia indietro e un’antiparticella. L’operazione PT che abbiamo compiuto ha l’effetto di trasformare l’assorbimento di una particella nell’emissione di un’antiparticella e viceversa.
E questa dell’invarianza CPT riveste un’importanza particolare? Si tratta di un primo aspetto del problema; un aspetto fondamentale secondo me. Su questo punto la mia opinione diverge da quella di alcuni dei miei colleghi. Va detto che il problema dell’interpretazione della meccanica quantistica viene discusso tutti gli anni durante circa due convegni internazionali senza che si riesca a giungere a un accordo.
E perché? E` un sintomo tipico di una rivoluzione scientifica in corso, come ha ben rilevato lo storico e filosofo della scienza Thomas Kuhn e come ha scritto prima di lui il fisico e filosofo della scienza Pierre Duhem. Sia Duhem che Kuhn concordano nell’affermare che, periodicamente, si verifica una grossa rivoluzione scientifica durante la quale i ricercatori faticano molto a trovare un accordo. Questa situazione si protrae finché non si crea il consenso attorno a un nuovo paradigma. Prima di ciò negli ambienti scientifici ci si perde in ardenti e interminabili discussioni.
Quindi il vecchio paradigma crolla? Non è rigorosamente necessario che crolli, solo che diventa sempre meno difendibile. Tra una rivoluzione scientifica e l’altra invece, si attraversano periodi di attività scientifica normale, un po’ come il corso di un fiume che si mostra tranquillo nell’intervallo fra due rapide. In questo momento, come dicevo, siamo nel pieno di una rivoluzione scientifica molto importante, legata all’interpretazione della meccanica quantistica. Al centro del problema c’è la cosiddette correlazione di Einstein, sulla quale si discute in lungo e in largo.
Secondo lei dove sta la soluzione? A mio modo di vedere, la soluzione per l’interpretazione della meccanica quantistica sta innanzitutto nell’invarianza CPT, che ho illustrato prima, e in secondo luogo in un aspetto della rivoluzione scientifica del l926 che consiste nella sostituzione della forma abituale del calcolo delle probabilità con un sistema nuovo.
Quanti suoi colleghi concordano con lei? Non ci sono due fisici che difendano una teoria assolutamente identica. Anche coloro che sostengono soluzioni molto simili differiscono sempre su qualche punto e, come avviene in musica, spesso sono le note più vicine che sembrano più dissonanti.
Secondo lei, certi fenomeni definiti parapsicologici sono autentici dal profilo scientifico? Esattamente. A un congresso che si è svolto anni fa a Friburgo, in Svizzera era presente un fisico famoso, John Archibald Weehler, noto in particolare per i suoi esperimenti a decisione differita.
In che cosa consistono questi esperimenti? Nella meccanica quantistica si possono compiere esperimenti decidendo solo dopo l’inizio dell’operazione quale aspetto della ‘realtà’ si vuole mettere in evidenza. Se, per esempio, abbiamo due particelle che partono da un’origine comune, possiamo decidere parecchio tempo dopo l’inizio dell’esperimento se vogliamo evidenziarne l’aspetto di interferenza ondulatoria o quello localizzabile di particelle. E John A. Weehler va ancora più lontano, facendo un esempio impressionante, tolto dalla cosmologia. dice infatti Wheeler che conosciamo un quasar (uno di quegli oggetti che si vedono nel cosmo, molto brillanti e molto lontani, distanti alcuni addirittura miliardi di anni-luce) di cui abbiamo due immagini.
Esiste quindi una lente gravitazionale di cui non conosciamo l’ubicazione, di modo che, là dove vediamo due oggetti luminosi, oggi siamo sicuri di trovarci di fronte a due immagini dello stesso quasar. Quindi, qui e adesso, in un laboratorio di astrofisica, possiamo decidere di porre in evidenza l’aspetto di interferenza o l’aspetto di particella dei fotoni che ci giungono da queste due immagini. Il che, prosegue Wheeler, equivale a dire che possiamo retroagire sul momento in cui i fotoni venivano emessi, ossia quattro miliardi di anni luce or sono. Quello che è successo allora è determinato da quello che ne facciamo oggi in laboratorio.
Tutto questo è molto sorprendente, se lo si guarda dal nostro solito punto di vista. Ci sono fenomeni che sorprendono solo quando si incontrano per la prima volta e altri che restano sorprendenti molto tempo dopo che sono stati dimostrati.
Florinda Balli
*Le trasformazioni CP e T corrispondono rispettivamente a: inversione di carica elettrica (il positivo diventa negativo e viceversa) e inversione temporale (il passato diventa futuro e viceversa).