Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/179807

<h2>SubmittedText<h2><p>La partecipazione della Svizzera alla "NATO Partnership for Peace" preoccupa molte persone, in particolare i giovani. La richiesta di uscire da tale partenariato -"Austritt NATO Partnership for Peace (PfP)" - posta nell'ambito del progetto apartitico "Cambia la Svizzera!" della Federazione svizzera dei parlamenti dei giovani, ha raccolto oltre 600 "like", ossia più "like" di qualsiasi altra richiesta tra le 700 inoltrate.</p><p>Nell'ambito del dibattito con la gioventù svizzera sono emerse in particolare le considerazioni e le domande seguenti:</p><p>1. A quanto ammontano per la Svizzera i costi generati dalla "NATO Partnership for Peace"?</p><p>2. In che misura tale partenariato produce effetti positivi evidenti per la sicurezza interna della popolazione svizzera?</p><p>3. Come valuta il Consiglio federale la richiesta di uscire dalla "NATO Partnership for Peace" formulata da diverse sezioni, in particolare dalla gioventù svizzera?</p><p>4. Come si concilia il partenariato con un'alleanza militare controversa con la tradizionale neutralità della Svizzera?</p><p>5. Come può la Svizzera partecipare a un'alleanza militare difensiva costantemente coinvolta in guerre di aggressione illegali e che ha più civili sulla coscienza del terrorismo islamico in occidente?</p><p>6. Come si concilia il sostegno delle donne nell'esercito giordano tramite fondi NATO con la neutralità svizzera?</p><p>7. Oltre che al diritto bellico e alla Sanità militare, la Svizzera offre anche istruzioni alpinistiche. In che misura ciò contribuisce a promuovere la pace?</p><p>8. Come può la Svizzera essere partner della NATO, quando la principale potenza militare (USA) non riconosce nemmeno i diritti dell'uomo?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>La Svizzera fa parte del Partenariato per la pace (PPP) dal 1996. Oltre ai 29 Paesi membri della NATO, anche la Finlandia, l'Irlanda, l'Austria, la Svezia e la Federazione russa partecipano al PPP. La partecipazione serve, da un lato, a incentivare la capacità di cooperazione dell'Esercito svizzero in particolare nell'ambito del promovimento militare della pace e, dall'altro, a contribuire alla stabilità nel nostro contesto. Prima di entrare a far parte del PPP la Svizzera ha esplicitamente stabilito che è e resterà neutrale.</p><p>Il diritto di neutralità disciplina i diritti e gli obblighi degli Stati neutrali. Esso impone tra l'altro alla Svizzera, in quanto Stato neutrale, di non partecipare militarmente a conflitti armati internazionali tra altri Stati. In particolare le è proibito sostenere militarmente Stati belligeranti con le proprie truppe o con materiale bellico. La Svizzera non può mettere il proprio territorio nazionale (territorio e spazio aereo) a disposizione di Paesi in conflitto per scopi bellici e deve essere in grado di difenderlo militarmente. Le è inoltre vietato aderire ad alleanze militari con obblighi di assistenza militare reciproca. Nel quadro della sua politica di neutralità la Svizzera adotta in maniera autonoma, al di fuori dei propri obblighi derivanti dal diritto di neutralità, ulteriori misure volte a garantire la credibilità della sua neutralità permanente. Verso l'esterno la politica di neutralità serve a convincere la comunità internazionale della volontà, da parte della Svizzera neutrale, di rispettare i propri obblighi di neutralità. La partecipazione al PPP è compatibile con tali condizioni.</p><p>Il Consiglio federale risponde come segue alle domande:</p><p>1. La partecipazione al PPP genera costi pari a circa 4 milioni di franchi l'anno, 3,5 milioni per il Dipartimento federale della difesa, della protezione, della popolazione e dello sport e 0,5 milioni per il Dipartimento federale degli affari esteri.</p><p>2. Di norma le misure volte a rafforzare la sicurezza non hanno effetti visibili, soprattutto perché il loro principale obiettivo è evitare che determinati eventi si verifichino. Questo è anche il caso del PPP.</p><p>3. Il Consiglio federale ritiene che la partecipazione della Svizzera al PPP sia utile dal punto di vista militare e della politica di sicurezza e che non vi sia motivo di uscire dal Partenariato.</p><p>4. La partecipazione al PPP è conciliabile con i principi di cui sopra (diritto di neutralità e politica di neutralità); in particolare non crea obblighi di assistenza. La Svizzera decide autonomamente sulla propria collaborazione in materia di politica di sicurezza e di politica militare anche nel quadro del PPP.</p><p>5. Il Consiglio federale non condivide le valutazioni contenute nella domanda. La NATO è la più importante organizzazione militare nel nostro contesto e da quando è stata fondata ha anche contribuito a tutelare la sicurezza della Svizzera.</p><p>6. La promozione delle donne dell'esercito giordano (per il tramite del Centro per il controllo democratico delle forze armate, con sede a Ginevra) contribuisce all'attuazione della risoluzione 1325 del Consiglio di sicurezza dell'ONU "Donne, pace e sicurezza" e non implica alcun sostegno militare alla Giordania.</p><p>7. Il promovimento militare della pace può svolgersi in regioni di montagna, dove possono rivelarsi utili le conoscenze acquisite nell'ambito dell'istruzione alpinistica. Quest'ultima non è finalizzata al combattimento ma allo spostamento sicuro in regioni di montagna.</p><p>8. La salvaguardia e la promozione delle libertà fondamentali e dei diritti dell'uomo e la garanzia della libertà, della giustizia e della pace attraverso la democrazia costituiscono obiettivi importanti della politica estera svizzera. Questi valori comuni rappresentano anche il fondamento del PPP e sono stabiliti nel documento quadro del Partenariato.</p>  Risposta del Consiglio federale.