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Salvo sorprese, il 27 ottobre Luiz Ignacio "Lula" da Silva vincerà il secondo turno delle presidenziali brasiliane.
L'avvento della sinistra non preoccupa gli investitori svizzeri: in America latina non è più tempo di rivoluzioni.
Il 6 ottobre, al primo turno delle elezioni presidenziali, la sinistra è arrivata ad un passo vittoria. Il leader del partito dei lavoratori (PT) Luiz Ignacio "Lula" da Silva ha ottenuto il 46,4% dei voti. Il suo avversario, il rappresentante del governo José Serra, non è andato oltre il 23,2%.
Lula, in passato sindacalista di spicco, parte così come grande favorito per il secondo turno. La prospettiva di un cambiamento ai vertici dello stato latinoamericano, per decenni governato da conservatori e moderati, non preoccupa più di tanto gli ambienti economici svizzeri con interessi nel paese.
Preferenza al potere stabilito
A dispetto di un atteggiamento neutrale, favorevole al processo di democratizzazione in atto in Brasile, la maggioranza dei dirigenti aziendali non nasconde la propria preferenza per l'amministrazione attuale, al potere dal 1995, che ha saputo modernizzare l'economia e tenere sotto controllo l'inflazione.
Ad ogni modo la volontà di cambiamento, scaturita da un profondo malessere sociale, è stata espressa chiaramente dai 115 milioni d'elettori brasiliani. I diversi candidati dell'opposizione hanno raccolto ben il 76% dei voti.
Secondo Marcelo Mesquita, capo del dipartimento di ricerca dell'UBS Warburg a Rio de Janeiro, la possibilità che Lula diventi presidente si aggira intorno all'80%.
Più problematico invece è prevedere ciò che Lula farà di questa vittoria annunciata. Comunque sia gl'imprenditori svizzeri sono abbastanza tranquilli. Ritengono che il candidato della sinistra rimarrà fedele alla moderazione sbandierata in campagna elettorale.
La rivoluzione non è più tra gli obiettivi del principale partito di sinistra dell'America latina. "Il Partito dei lavoratori dovrà far prova di pragmatismo", afferma Mesquita.
Raggio d'azione ristretto
Il raggio d'azione del futuro presidente, indipendentemente da chi vincerà le elezioni, sarà limitato dall'accordo concluso in agosto col Fondo monetario internazionale e da un parlamento in cui nessun partito avrà la maggioranza assoluta.
Per il nuovo governo sarà dunque di fondamentale importanza controllare le finanze pubbliche e cercare delle alleanze che gli permettano di governare. Secondo gli analisti delle multinazionali elvetiche, ciò significa che la palla dovrebbe spostarsi di nuovo verso il centro dello scacchiere politico.
"Le aziende svizzere possono prepararsi a lavorare con un tasso d'inflazione leggermente più alto, ma tutto sommato continueranno ad avere guadagni paragonabili a quelli ottenuti in passato", conclude l'esperto dell'UBS.
Politica più intervenzionista
Altri, come Rodrigo Azevedo, economista capo del Credit Suisse First Boston a São Paolo, non nascondono qualche preoccupazione.
Temono una politica più intervenzionista e delle restrizioni alle importazioni che potrebbero nuocere all'attività economica.
Tuttavia, per le aziende del settore agroalimentare e per l'industria farmaceutica la dimensione del mercato (170 milioni di consumatori) e il suo potenziale di crescita sono di tale interesse da non mettere in forse gl'investimenti.
"Non è certo perché cambia il presidente della Repubblica che le grandi aziende, alcune delle quali sono in Brasile da più di cento anni, smetteranno d'investire e di scommettere su questo mercato", spiega a swissinfo Ernesto Moeri, presidente della Camera di commercio svizzera (Swisscam) a São Paolo.
A differenza di tanti altri, Moeri ritiene che il candidato del governo abbia ancora la possibilità di invertire la tendenza e di vincere le elezioni al secondo turno.
Thierry Ogier, São Paolo
(traduzione: Doris Lucini, swissinfo)