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Gli uomini illustri che valicarono il San Gottardo
di Danilo Pagnutti
Articolo tratto da "Vivere la montagna". Ringraziamo la redazione della rivista per la collaborazione.
Nella prima metà dell'Ottocento le Alpi cessarono d'essere una barriera formidabile tra l'Europa centro-settentrionale e quella meridionale. Una dopo l'altra furono costruite ed inaugurate cinque nuove strade carrozzabili, che permettevano di valicare agevolmente la maggior catena montuosa europea. La prima fu quella del Sempione (1808), seguita da quella dello Spluga (1818), del San Bernardino (1823) e dello Stelvio (1825). Infine, nel 1830, fu aperta al traffico la nuova strada carrozzabile del Gottardo, destinata a divenire una delle principali arterie di collegamento attraverso le Alpi. Questa nuova via di comunicazione facilitò il passaggio di merci e passeggeri, rese più regolare ed affidabile il servizio postale ed attrasse molti visitatori illustri. Il 18 agosto 1831 attraversò il Gottardo Felix Mendelssohn-Bartholdy, compositore e direttore d'orchestra tedesco, autore dell'ouverture per il Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare, opera che concluse diciassette anni dopo con la celebre Marcia nuziale.
Il 5 luglio 1835 arrivò a Bellinzona proveniente dal Gottardo il duca d'Orleans, il quale, cambiati i cavalli, proseguì per Magadino dove pernottò. Il giorno seguente fece una gita alle Isole Borromee, poi tornò a Bellinzona e, attraverso il San Bernardino, si recò in Germania.
Il libro dei forestieri del Leone d'Oro di Hospenthal indica che il 26 luglio 1835 passò di lì Camillo Benso conte di Cavour, il celebre uomo di Stato piemontese. Andava in Inghilterra, accompagnato da Pietro di Santa Rosa, fratello di Santorre, il patriota italiano esiliato a Parigi.
Negli anni successivi attraversarono il Gottardo due celebri scrittori: nel 1836 James Fenimore Cooper, l'autore de L'ultimo dei mohicani, e nel giugno del 1838 Honoré de Balzac, il quale, scrivendo alla contessa Haska, descrisse così la sua avventura alpina:
«J'ai passé le St. Gothard avec quinze pieds de neige sur les sentiers par lesquels je l'ai traversé, attendu que la route n'était même pas visible dans la personne des haute piquets qui l'indiquent, que les ponts jetés sur le torrents ne se voyaient pas plus que les torrents eux-mêmes. J'ai failli périre plusieurs fois malgré onze guides».
Nell'estate del 1845 valicò le Alpi il romanziere inglese Charles Dickens, autore di Oliver Twist e di David Copperfield. Egli annotò:
«Ecco che l'estate è giunta, e Genova e Milano e il lago di Como ci sono già alle spalle, e siamo a Faido, villaggio svizzero posto alle falde di paurose montagne dirupate, sotto le nevi eterne, e fra le tonanti cataratte del S. Gottardo. Sentiamo per l'ultima volta nel nostro villaggio risuonarci all'orecchio la lingua italiana, e lasciamo quest'Italia, oppressa dalle miserie e dagli oltraggi (ndr. a causa dell'occupazione austriaca)».
La sera dell'8 dicembre 1846 arrivarono ad Hospenthal, provenienti da Parigi, il conte Federico Confalonieri e sua moglie. Il patriota italiano, gravemente ammalato, morì due giorni dopo in una stanza dell'albergo Leone d'oro. Prima e dopo di lui molti altri esuli illustri, italiani e no, percorsero quella strada: Garibaldi, Mazzini, Pisacane, la principessa Belgiojoso, Lajos Kossuth e Michail Bakunin.
Nel settembre del 1847 un mesto corteo composto dal medico Rendu, il servo Pourechat, il fratello Francesco ed il nipote Andrea partì da Parigi per accompagnare a Bergamo il compositore Gaetano Donizetti, colpito due anni prima da paralisi celebrale. Valicato il Gottardo, il gruppo arrivò a Bellinzona il 4 ottobre, il giorno successivo fece tappa a Como e giunse a destinazione a Bergamo la sera del dì seguente. Donizetti morì nella sua città natale l'8 aprile 1848, ma l'Italia - distratta da altri eventi - non si accorse neppure della morte di questo suo figlio.
Col trascorrere del tempo i viaggi divennero più frequenti ed una miriade di uomini illustri valicò il Gottardo in entrambe le direzioni: Peter Stephenson, l'inventore della locomotiva, Felice Orsini, il patriota che attentò alla vita di Napoleone III, Vincenzo Vela, lo scultore di Ligornetto, autore dello Spartaco esposto nel Palazzo Civico di Lugano, Gioacchino Rossini, il compositore italiano al quale si deve il Barbiere di Siviglia.
In seguito, fu scavata la galleria del Gottardo e pare che la prima donna ad attraversarla fosse, nell'ottobre del 1880, la contessa Elena Sizzo, moglie del ex ministro italiano Benedetto Cairoli. Il resto è storia quasi recente.
Nel 1827 fece, come suol dirsi, il giro dei giornali un caso straordinarissimo narrato dal dottor James Hotam di Morpet nel Northumberland, e fra gli altri giornali lo riportava la Gazette de Lyon, di dove lo esumò l'Intérmédiarie del 20 maggio 1893, occupandosene, poi, in vari numeri successivi, ed io dagli articoli di quest'ultimo periodico brevemente lo riassumo. Il detto dottore, reduce da un'escursione in Isvizzera, raccontava che in un'ascensione da lui fatta al San Gottardo aveva perduto un oggetto a cui era molto affezionato, e che gli era caduto in un crepaccio della montagna, a un miglio di distanza di Airolo nella Valle Leventina. Per farne ricerca, fattosi calare con delle funi in quel burrone insieme con alcuni alpigiani, aveva laggiù trovato un enorme ammasso di ghiaccio, di cui la condizione del luogo permetteva la conservazione, e nel rimuovere quel ghiaccio con sua grande sorpresa vi aveva rinvenuto un corpo di un uomo dell'età di circa trent'anni e in tale stato di freschezza come se l'individuo vi fosse stato travolto da pochissimo tempo. Il dottor Hotam, fatto di lì rimuovere quel corpo, lo aveva spogliato e lo aveva immerso dapprima in acqua fredda, poi in acqua tiepida e successivamente in un bagno caldissimo facendolo porre infine in un letto ben riscaldato, dove gli somministrò tutte le cure usuali nei casi di asfissia, tanto che riuscì, con sua grande soddisfazione, a richiamarlo in vita. Quale fu la meraviglia del medico allorchè l'individuo, avendo ripresi i sensi, appena fu in grado di parlare dichiarò in lingua inglese che egli era Roger Dosworth, figlio del celebre antiquario dello stesso nome, e che tornando da un viaggio fatto in Italia nel 1660, e cioè un anno dopo la morte del proprio padre, era stato sorpreso in quel luogo da una valanga che lo aveva travolto e sotto la quale è rimasto sepolto! Disgraziatamente questo risuscitato dopo 167 anni di sepoltura nel ghiaccio, malgrado le cure prodigategli, era morto pochi giorni dopo la sua risurrezione, cosicchè rimase impossibile verificare se il fatto narrato dal dottor Hotam fosse vero o se si trattasse invece, come generalmente si pensò, di un'amena invenzione fatta per suo divertimento da quel dottore, non si sa poi con quanto prestigio della sua fama.
Da "Morto e risorto sul Gottardo", Bollettino storico della Svizzera italiana, 1904, p. 93, 94.