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Nonostante i pagamenti diretti e la protezione doganale, talune misure fiscali svantaggiano ancora l'agricoltura svizzera. È quanto emerge da un rapporto approvato oggi dal Consiglio federale in adempimento a un postulato del "senatore" Andrea Caroni (PLR/AR).
Nel documento si sottolinea che il settore primario è sostenuto con un'ampia gamma di misure. Gli strumenti principali sono i pagamenti diretti, per un importo annuale di 2,8 miliardi di franchi circa, e la protezione doganale, con un valore a livello dei prezzi alla produzione di 3,3 miliardi di franchi l'anno, si legge in una nota governativa odierna.
Inoltre, sulla base di due proiezioni e delle cifre concrete fornite da cinque Cantoni risulta che il vantaggio di una famiglia contadina rispetto a quella di un altro lavoratore indipendente ammonta a circa 2000-7000 franchi all'anno nei Cantoni considerati. La differenza è riconducibile soprattutto al minore onere fiscale risultante dal fatto che per i contadini il valore locativo calcolato è inferiore.
Dal rapporto emerge, tuttavia, che l'aliquota ridotta dell'imposta sul valore aggiunto (IVA) su determinati consumi intermedi, come ad esempio i concimi, e l'esenzione dall'IVA nella vendita di prodotti di produzione propria non comportano alcun vantaggio fiscale per gli agricoltori a causa della deduzione dell'imposta precedente.
Rispetto al resto dell'economia l'agricoltura è gravata, tra l'altro, da limitazioni per quanto riguarda determinate forme di persone giuridiche, il che riduce le possibilità al momento della pianificazione fiscale, precisa ancora il comunicato.
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