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Rockwell non vuole per ora confermare le cifre, limitandosi ad indicare in una presa di posizione che sono previsti cambiamenti nella strategia di produzione. Una parte di questo adeguamento comprende la delocalizzazione progressiva della produzione dal capoluogo argoviese verso altri siti.
Secondo una nota di Impiegati Svizzeri i licenziamenti sono previsti a partire da metà 2018; la maggior parte sarà pronunciata nel 2019, mentre nel 2020 il processo dovrebbe essere concluso. Una parte dei posti di lavoro potrebbe essere trasferita in Polonia e in Cina.
La misura viene spiegata con una nuova strategia di produzione e un miglioramento della concorrenzialità a livello di costi, viene sostenuto nel comunicato. Ma secondo Impiegati Svizzeri il sito argoviese è redditizio: per l'organizzazione l'azienda vuole solo accrescere la redditività a spese del personale.
L'associazione chiede quindi al management di Rockwell - che peraltro conta anche un sito di vendita e supporto a Manno - di esaminare assieme ai rappresentanti del personale e alle associazioni che li tutelano tutte le possibilità per garantire la sopravvivenza dello stabilimento di Aarau e i relativi impieghi. Alle autorità cantonali e comunali viene chiesto di impegnarsi attivamente a favore del sito.
In una sua nota anche il sindacato Unia chiede a Rockwell di valutare seriamente il mantenimento della produzione ad Aarau invece di delocalizzare i posti di lavoro in Paesi a basso costo per ottimizzare la redditività. Da parte sua il sindacato Syna definisce la presunta ristrutturazione "una sfacciata massimizzazione dei guadagni sulle spalle dei fedeli collaboratori" e si attende a sua volta che le autorità intervengano.