Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/114791

<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è invitato ad adoperarsi attraverso le organizzazioni internazionali di cui il nostro Paese fa parte oppure direttamente presso i governi interessati in occasione d'incontri e di colloqui ufficiali o nel quadro di negoziati bilaterali e multilaterali affinché tali discussioni o accordi siano legati all'impegno delle altre parti per creare un sistema politico basato su veri principi democratici.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>La promozione della democrazia costituisce un punto centrale della politica estera elvetica. La Svizzera s'impegna in diverse regioni interessate da conflitti per tutelare i diritti dell'uomo, sostenere elezioni e riforme costituzionali democratiche, generalizzare le strutture statali federali e decentralizzate, e promuovere la creazione di istituzioni democratiche che soddisfino i principi di uno stato di diritto. La Confederazione interviene segnatamente in Nepal (consulenza in materia di federalismo), in Burundi (incoraggiamento del dialogo tra i partiti politici, analisi del passato per la riconciliazione e la risoluzione dei crimini di guerra, tutela dei diritti dell'uomo, decentralizzazione), in Sudan e nel Sudan del Sud (accordi di pace, patrimonio e debito pubblico, questioni bancarie e monetarie, sostegno al processo costituzionale) e in Kosovo (decentralizzazione e protezione delle minoranze). Oltre al sostegno mirato fornito in occasione di processi elettorali e di democratizzazione, la Svizzera riveste un ruolo di osservatore elettorale con una quindicina di missioni l'anno e si impegna a favore di una migliore gestione economica, in particolare con l'ausilio di programmi volti a un'amministrazione più efficace dei fondi pubblici su scala nazionale o a rafforzare la gestione aziendale.</p><p>Il Consiglio federale è dell'opinione che per promuovere la democrazia come previsto dalla Costituzione il miglior approccio sia un dialogo continuo e un impegno mirato nei Paesi che dispongono di un potenziale di democratizzazione e che sono pronti a un partenariato con la Svizzera. In compenso, ritiene che assoggettare le discussioni e i negoziati con gli Stati interessati alla condizione che questi ultimi si impegnino a instaurare un sistema politico fondamentalmente democratico, come chiede la mozione, non consentirebbe di raggiungere l'obiettivo perseguito. L'esperienza dimostra infatti che presentare tali condizioni a Stati autocratici provoca in alcuni casi un inasprimento delle tendenze arbitrarie, isolazioniste e nazionaliste di questo tipo di regime, il che non fa che aumentare le sofferenze della popolazione e rallentare ulteriormente il processo democratico.</p><p>La condizionalità proposta dalla mozione sarebbe inoltre contraria al principio di universalità delle relazioni internazionali e allo "spirito di solidarietà e di apertura al mondo" di cui si parla nel preambolo della Costituzione federale. La Svizzera s'impegna ad avere contatti stretti con tutti gli Stati. Questo approccio, applicato da diversi decenni, le consente di tutelare i suoi interessi in tutto il mondo e in tutti i settori, in particolare nell'ambito della promozione della democrazia.</p><p>Il Consiglio federale rimanda infine al suo rapporto del 25 agosto 2010 sull'attuazione della condizionalità nel settore della politica estera redatto in risposta al postulato Leuthard 02.3591. In tale rapporto, il Consiglio federale afferma che il principio della condizionalità non è applicato in modo sistematico e che, in genere, la priorità assoluta non è assegnata a una condizione o a un criterio in particolare. Vengono piuttosto soppesati gli interessi alla luce degli obiettivi di politica estera formulati nella Costituzione. Il Consiglio federale fa riferimento a un concetto di condizionalità differenziata, privilegiando il dialogo e altri strumenti. Questo approccio è più efficace di una condizionalità rigorosa, uniforme e sistematica.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.