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Strategia d’investimento
Aliquota di conversione LPP
L’avere di vecchiaia nella previdenza professionale (cassa pensioni) può essere paragonato a una torta. L’aliquota di conversione stabilisce la dimensione delle fette di torta che possiamo tagliare annualmente dopo il pensionamento. Quanto più bassa è l’aliquota di conversione, tanto più piccole sono le fette. E se le fette sono più piccole, la torta dura più a lungo. Con un avere di vecchiaia di 100’000 franchi e un’aliquota di conversione del 6,8 percento, ad esempio, ottenete una rendita annua dalla cassa pensioni di 6’800 franchi.
6,8 percento – questa è attualmente l’aliquota di conversione prescritta dalla legge per la parte della LPP obbligatoria. Ciò significa che la torta viene suddivisa in 15 pezzi, ovvero che (al netto degli interessi) risulta completamente consumata dopo circa 15 anni. Per molto tempo questi conti tornavano bene, poiché 15 anni era la durata di vita media dopo il pensionamento. Ma oggi le cose stanno diversamente: se nel 1960 un uomo poteva contare sul fatto di potersi godere la pensione per 13 anni, oggi gli anni già sono diventati 19. In presenza di tassi d’interesse elevati è possibile mettere sul piatto altri pezzi di torta, ma quando gli interessi sono così bassi come nel contesto attuale, ciò è sempre più difficile. Vi sono poi anche altri fattori che incidono sulla dimensione della torta: ad esempio la struttura d’età degli assicurati in una cassa pensioni e il rendimento che è presumibile conseguire sul capitale di previdenza. E qui il cerchio si chiude nuovamente: quando le aliquote di conversione sono elevate, il rendimento cala di conseguenza e la torta (ovvero la rendita) diminuisce. Con aliquote di conversione più basse le casse pensioni hanno un margine d’azione maggiore per investire il denaro e gli assicurati possono così beneficiare di fette di torta più grandi, ovvero di rendite più elevate.
Se nel 1960 un uomo poteva contare sul fatto di potersi godere la pensione per 13 anni, oggi gli anni sono diventati 20.
Grado di copertura
Erroneamente, spesso il grado di copertura delle casse pensioni viene pubblicamente utilizzato come valore di riferimento o criterio di valutazione per stabilire se una cassa è «buona» o «cattiva». Nel calcolo del grado di copertura bisogna invece tenere in considerazione diversi aspetti, che sono stabiliti individualmente da ciascuna cassa pensione. Di conseguenza, il grado di copertura non è un criterio oggettivo. Contestualmente alla determinazione del grado di copertura, il Consiglio di fondazione stabilisce anche quali sono le considerazioni da tenere presenti: ad esempio, si fa un’ipotesi sul futuro ammontare della remunerazione per l’avere di vecchiaia delle rendite di vecchiaia correnti. Ad essere determinanti non sono quindi solamente gli oneri e il patrimonio disponibile, bensì le considerazioni adottate in fase di determinazione del grado di copertura. Per interpretare correttamente il grado di copertura di una cassa pensioni sono inoltre rilevanti la struttura d’età e la capacità di rischio. Il confronto diretto dei gradi di copertura di due casse pensioni restituisce quindi un quadro falsato, dal momento che non si conoscono le considerazioni alla base del rendiconto e che queste possono essere molto diverse tra loro.
Riscatto
Soglia di accesso
Prestazione di libero passaggio
Deduzione di coordinamento
Ridistribuzione
Questa situazione genera una lacuna di finanziamento presso le casse pensioni. Per mantenere le promesse di versamento (non finanziate) ai beneficiari di una rendita, le casse pensioni devono spostare una parte dei redditi di investimento dai lavoratori ai pensionati, ossia ridistribuirli. Inoltre, spinte dalla necessità, le fondazioni collettive abbassano l’aliquota di conversione dell’avere di vecchiaia sovraobbligatorio. Di conseguenza le imprese con un livello salariale elevato e prestazioni della cassa pensioni generose contribuiscono a finanziare altre imprese che hanno un livello salariale basso e offrono ai loro assicurati solo prestazioni minime.