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Il presidente della Confederazione incontrerà domani sia il suo omologo tedesco Frank-Walter Steinmeier che il cancelliere Olaf Scholz.
BERNA - Appena rientrato dalla Repubblica democratica del Congo, il presidente della Confederazione Alain Berset sarà domani a Berlino dove incontrerà sia il presidente Frank-Walter Steinmeier che il cancelliere tedesco Olaf Scholz.
Durante i colloqui, si parlerà di relazioni bilaterali, ma anche della guerra in Ucraina e la solidarietà con la popolazione colpita, di politica europea, di lotta ai cambiamenti climatici e dei lavori in seno al Consiglio di sicurezza dell’ONU, precisa un comunicato odierno del Dipartimento federale dell'interno (DFI).
La Svizzera e la Germania intrattengono intense relazioni sul piano politico, economico e culturale. A eccezione del 2020, anno caratterizzato dalla pandemia di coronavirus, il volume degli scambi commerciali ha sempre superato la soglia dei 100 miliardi di franchi. Molti cittadini di entrambi i Paesi intrattengono strette relazioni personali e familiari: in Svizzera vivono circa 314'000 cittadini tedeschi. Negli ultimi anni è aumentato anche il numero di cittadini svizzeri residenti in Germania, che oggi sono oltre 96'000.
Negli ultimi mesi, le relazioni tra Berna e Berlino si sono però offuscate a causa della posizione svizzera in merito alla riesportazione di materiale bellico venduto alla Germania verso l'Ucraina, paese in guerra con la Russia.
All'inizio di marzo, Alain Berset aveva dichiarato da New York di essere scettico circa la richiesta della Germania di riacquistare i carri armati Leopard 2 dalla Svizzera. La vendita di armi è disciplinata da regole per le quali non sono possibili eccezioni legali, aveva detto il consigliere federale, a causa delle leggi attuali riguardanti l'esportazione di armi.
Berlino, che aveva annunciato il trasferimento dei carri armati Leopard 2 all'Ucraina, vorrebbe invece colmare le lacune nell'artiglieria della Bundeswehr riacquistando alcuni carri armati dalla Svizzera. Stando alle dichiarazioni di un portavoce del ministero della difesa tedesco, si sarebbe potuto escludere contrattualmente che i carri armati provenienti dalla Svizzera venissero poi ceduti all'Ucraina. Una richiesta simile è pervenuta anche dalla Repubblica ceca. Il Consiglio federale ha già respinto le richieste di riesportazione di munizioni per carri armati da Germania, Spagna e Danimarca. La Confederazione dispone al momento di 230 carri armati Leopard 2, di cui 134 in servizio. I restanti 96 sono dismessi, ma non sono stati messi ancora fuori servizio.
Nel frattempo, il 28 marzo scorso, la Commissione della politica di sicurezza del Consiglio nazionale ha deciso che la Svizzera potrebbe mettere fuori servizio 25 Leopard 2 affinché possano essere rivenduti al produttore tedesco Rheinmetall. Il diritto elvetico prevede che solo il materiale messo fuori servizio possa essere venduto e la decisione di cessarne l'impiego spetta al Parlamento.
Questa decisione è stata subito contestata dall'associazione Pro Svizzera, sodalizio in cui sono confluite l'Azione per una Svizzera indipendente e neutrale (ASNI) e altre organizzazioni antieuropeiste. Per questa associazione, la decisione della commissione è un tentativo per aggirare le recenti decisioni del Parlamento che non intendono consentire - né direttamente né indirettamente - la fornitura di materiale bellico all'Ucraina.