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Il declassamento di mezza Europa da parte di Standard & Poor's scuote il Giappone: il premier Yoshihiko Noda ha espresso timori sul fatto che il Paese possa tenere i rating attuali dopo che anche la Francia ha perso l'ambita tripla A.
"La crisi europea non è un incendio dall'altra parte del fiume - ha detto Noda, intervenendo a un programma di Tokyo Tv - Perfino il giudizio sulla Francia è stato tagliato: se teniamo l'attuale gestione dei conti pubblici, finiremo sotto i riflettori" delle agenzie internazionali di rating.
Noda, un "falco" del rigore e del riordino dei conti pubblici, ha promesso l'avvio del risanamento quando è diventato primo ministro lo scorso settembre a partire dall'aumento graduale dell'Iva ferma ora al 5%, prima all'8% ad aprile del 2014 e poi al 10% a ottobre del 2015.
Le decisioni annunciate ieri da Standard & Poor's sono un nuovo stimolo, ha detto il premier, "per continuare a spingere i piani di riforma parallela su sicurezza sociale e fisco" al fine di garantire la sostenibilità economica del Paese.
Il Giappone vanta un rapporto debito/Pil oltre il 200%, al livello più elevato tra i Paesi industrializzati, finito sotto ulteriore pressione a causa del devastante sisma/tsunami dell'11 marzo scorso e della seguente crisi nucleare di Fukushima. Non a caso, le spese del budget corrente sono finanziate per quasi il 50% dall'emissione di titoli di Stato.
La sostenibilità, tuttavia, è ancora assicurata dai tassi sul lungo termine a livelli minimi e dal possesso domestico dei bond governativi nella misura del 95% del totale. Le Big Three americane, Standard & Poor's, Moody's e Fitch, attribuiscono al Sol Levante, rispettivamente un rating di 'AA-' (con outlook negativo), 'Aa3' (tagliato ad agosto 2011) e 'AA-' (con outlook negativo).