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Dopo il Nazionale in aprile, anche gli Stati hanno - tacitamente - respinto oggi l'iniziativa popolare lanciata dagli ambienti anti-aborto "Il finanziamento dell'aborto è una questione privata", che vuole stralciare i costi delle interruzioni volontarie di gravidanza (IVG) dall'assicurazione di base obbligatoria.
L'iniziativa vuole permettere il rimborso delle IVG solo in rare eccezioni che concernono la madre, come in caso di stupro o grave pericolo per la salute della donna.
Il risultato odierno era scontato dopo che la commissione preparatoria aveva invitato il plenum per 11 voti senza opposizioni a respingere l'iniziativa.
La Camera ha anche rispedito al mittente (37 voti a 4) una proposta di rinvio in commissione presentata da Peter Föhn (UDC/SZ) - tra coloro che hanno lanciato l'iniziativa - affinché quest'ultima presentasse un controprogetto indiretto mediante una modifica della Legge federale sull'assicurazione malattia (LaMal) che limitasse il ricorso all'aborto.
A dire del "senatore" svittese, è necessario fare qualcosa per risparmiare sui costi sanitari. Vanno quindi depennate dalla LaMal tutte quelle prestazioni - come il cambiamento di sesso - non strettamente necessarie.
Secondo la Camera dei cantoni, accettare l'iniziativa avrebbe conseguenze sanitarie e sociali dannose per le donne coinvolte. Solo i più ricchi potrebbero infatti permettersi un'interruzione di gravidanza, mentre gli altri dovrebbero portare avanti la gravidanza loro malgrado, o rivolgersi a persone non qualificate.
Tutto questo non può essere giustificato dai magri risparmi previsti per l'assicurazione malattia (circa otto milioni di franchi, lo 0,03% delle spese totali). Il tasso di aborti in Svizzera è inoltre in calo ed è uno dei più bassi d'Europa.