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BERNA - I residui di glifosato - un erbicida sospettato di essere cancerogeno - presenti nelle derrate alimentari non rappresentato nessun rischio per la salute dei consumatori. Lo afferma un rapporto dell'Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria (USAV) approvato oggi dal Consiglio federale.
Nel 2015 l'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) aveva classificato il glifosato come probabilmente cancerogeno per l'essere umano. Negli scorsi anni altri organismi di esperti, come l'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), hanno invece classificato il glifosato come non cancerogeno, ricorda il governo in una nota.
Il glifosato è il prodotto fitosanitario più utilizzato, sia in Svizzera che a livello mondiale. Attualmente nel nostro Paese sono circa 70 i prodotti autorizzati che lo contengono. Per valutarne i possibili rischi per la salute il governo ha chiesto all'USAV di studiare la questione, soddisfacendo così una precisa richiesta del Parlamento.
Per lo studio sono stati raccolti e misurati 243 campioni di derrate alimentari provenienti dal commercio al dettaglio svizzero. Le analisi hanno riguardato principalmente alimenti in cui è lecito aspettarsi residui di glifosato, come i prodotti a base di cereali o le verdure.
Orbene, nel 60% dei campioni raccolti non è stata riscontrata la presenza dell'erbicida. Gli altri prodotti analizzati avevano concentrazioni ben al di sotto dei valori massimi autorizzati tanto che conseguenze negative per la salute sarebbero ipotizzabili solo in caso di consumo giornaliero superiore a 72 kg di pasta, 655 kg di pane, 10 kg di ceci o 1600 litri di vino.
Lo studio precisa anche che i prodotti con materie prime svizzere sono meno contaminati rispetto a quelli importati. Ciò si spiega con il fatto che nella Confederazione, contrariamente ad altri Paesi, non è autorizzato il trattamento con glifosato appena prima del raccolto. In ogni caso, anche nelle derrate fabbricate con materie prime importate - come ad esempio la pasta di grano duro - i residui erano al di sotto dei valori massimi in vigore.
Alla luce di tale valutazione, il Consiglio federale sostiene che interventi dal punto di vista della salute non sono necessari. L'esecutivo afferma anche di condividere la valutazione dell'Unione europea, che a fine novembre 2017 ha esteso per ulteriori cinque anni l'autorizzazione per il glifosato.