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BENRA - Un "sì" all'iniziativa per l'autodeterminazione ("Il diritto svizzero anziché giudici stranieri") il prossimo 25 di novembre, indebolirebbe la protezione dei diritti umani in Svizzera. È quanto affermano oggi, in una nota congiunta, la Commissione federale della migrazione e quella contro il razzismo, che invitano a respingere il testo in consultazione.
I diritti umani - come il diritto alla vita, alla libertà, alla sfera privata, alla libertà di credo e di coscienza, di opinione e di riunione e alla protezione contro la discriminazione - sono sanciti come diritti fondamentali nella Costituzione federale, che può tuttavia essere modificata in qualsiasi momento con la maggioranza del Popolo e dei Cantoni. Il Parlamento, inoltre, può anche introdurre leggi che violano i diritti umani.
Qualora l'iniziativa dell'UDC dovesse essere accolta, la Svizzera verrebbe privata della possibilità di presentare ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo (Corte EDU).
La Convenzione europea sui diritti dell'uomo (CEDU) è garante di questi diritti fondamentali e quindi anche della pace e della sicurezza in Europa. Per assicurare il rispetto degli standard minimi relativi ai diritti umani in tutta Europa, il Consiglio d'Europa - di cui fa parte anche la Svizzera, oltre ad altri 46 Paesi - ha creato la CEDU. In questo organo internazionale operano anche giudici svizzeri in difesa dei diritti umani.
L'iniziativa per l'autodeterminazione costringerebbe la Svizzera a ignorare la CEDU (e le sentenze della Corte) o addirittura a ritirarsi dal Consiglio d'Europa. Oltre alla Bielorussia, la Svizzera sarebbe l'unico Stato europeo a privare i suoi cittadini della protezione della CEDU.
Secondo l'iniziativa la Svizzera dovrebbe rinegoziare e, se necessario, denunciare i trattati internazionali in contrasto con la Costituzione. In tal modo si metterebbe a repentaglio la stabilità e l'affidabilità della Confederazione e si comprometterebbe il sistema internazionale da cui la Svizzera dipende, specie come piccolo Stato.