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La cosiddetta variante inglese del virus Sars-CoV-2 è associata a un rischio di morte più alto del 64% rispetto a quella originale. Lo afferma uno studio dell’università di Exeter pubblicato dal British Medical Journal. La rivista scientifica ha confrontato i tassi di mortalità tra due gruppi di pazienti infettati dalle due versioni del virus, che dimostra anche che persone prima considerate a basso rischio hanno una maggiore probabilità di essere ricoverate.
Lo studio, spiega il comunicato dell’università britannica, ha trovato in un campione di circa 55 mila pazienti infettati tra fine 2020 e inizio 2021 dalla nuova variante 227 morti, mentre in un gruppo analogo di pazienti con la versione “originale”, i cui membri avevano le stesse caratteristiche di quelli del primo, erano state 141. Il rischio assoluto di morte, scrivono gli autori, nei due gruppi è risultato 2,4 ogni 1000 casi per chi era affetto dal virus “nativo” a 4,1 per chi invece era colpito dalla variante.
“Nella comunità le morti per Covid-19 rimangono un evento raro - spiega Robert Challen, l’autore principale -. Insieme all’abilità di trasmettersi rapidamente questa caratteristica rende la variante una minaccia da prendere molto seriamente. Lo studio mostra che la maggior trasmissibilità di questa variante ha fatto sì che più persone che prima sarebbero state considerate a basso rischio venissero ricoverate”.