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Il ritiro dei ghiacciai europei dovuto al riscaldamento climatico comporterà in futuro penurie d'acqua estive. Esse potrebbero però essere attenuate con la costruzione di appositi bacini di sbarramento.
Secondo l'Istituto federale di ricerca per la foresta, la neve e il paesaggio (WSL), in tal modo si potrebbe compensare fino a due terzi della mancanza d'acqua dovuta al calo del flusso proveniente dalle regioni di alta montagna.
Lo ha appurato uno studio condotto dallo stesso WSL in collaborazione con il Centro comune di ricerche (CCR) della Commissione europea di Ispra (Varese) e con il Laboratorio di idraulica, idrologia e glaciologia del Politecnico federale di Zurigo.
In sostanza si tratterebbe di trattenere temporaneamente circa un chilometro cubo dell'acqua in eccesso prodotta in primavera dallo scioglimento delle nevi, e utilizzarla poi d'estate.
Gli autori dello studio, pubblicato in Environmental research letters, con un'operazione virtuale hanno poi confrontato questo volume con quello che sarebbe disponibile se delle dighe fossero erette dove attualmente arrivano i ghiacciai.
In base alle più recenti previsioni climatiche, i laghi che si formerebbero in futuro con la regressione dei ghiacci fornirebbero un volume d'acqua dieci volte superiore al necessario. Per rispondere ai bisogni di stoccaggio sarebbero quindi sufficienti una dozzina di dighe centralizzate.
Lo studio rammenta comunque che questo genere di soluzioni tecniche non permetterà di risolvere completamente il problema. Da un lato sarà difficile centralizzare l'acqua dei vari ghiacciai situati nelle Alpi, oggi circa 4000. Dall'altro il trasferimento stagionale non compenserebbe la perdita totale di acqua dovuta al ritiro dei ghiacci.
Gli scienziati valutano che nel 2100 il flusso d'acqua proveniente dai ghiacciai alpini si ridurrà di una quantità equivalente a circa l'80% del consumo attuale di acqua potabile in Svizzera. E questa quantità mancante non potrà essere sostituita da una raccolta temporanea come proposto dalla ricerca.
SDA-ATS