Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01202.jsonl.gz/416

Contenuto esterno
Il seguente contenuto proviene da partner esterni. Non possiamo dunque garantire che sia accessibile per tutti gli utenti.
Il comitato contrario alla Strategia energetica oggi a Berna.
KEYSTONE/MARCEL BIERI(sda-ats)
Il prossimo 21 maggio i cittadini svizzeri dovranno votare sulla Strategia energetica 2050. UDC e Alliance Energie hanno depositato oggi a Berna oltre 68'500 firme a favore del loro referendum sul tema.
La strategia mira a una svolta verde. Nessuna nuova centrale nucleare dovrà essere costruita e l'energia atomica dovrà essere progressivamente sostituita da quella prodotta con vento, sole, acqua o rifiuti.
Economie domestiche e imprese dovranno partecipare allo sforzo riducendo il consumo energetico del 43% rispetto all'anno 2000. Per i democentristi, è proprio qui che sta il problema. L'obiettivo non sarà realizzabile se non con uno sforzo economico pari a circa 200 miliardi di franchi. Questo equivale ad un esborso di 3'200 franchi all'anno per ogni economia domestica, ha detto ai media il presidente del partito Albert Rösti.
"La legge è fatta male", ha affermato il consigliere nazionale Benoît Genecand (PLR/GE), rappresentante di una minoranza dei liberali radicali favorevoli al referendum. Il progetto non dice ad esempio come assicurare l'approvvigionamento energetico.
Anziché investire in ricerca e sviluppo, la legge promuove l'energia solare, che porterà solamente corrente instabile, ha criticato il ginevrino. Non sarà disponibile quando la Svizzera ne avrà bisogno. Manca una ristrutturazione profonda della rete elettrica.
Anche per quel che riguarda l'idroelettrico, la legge sarebbe inefficace e i 120 milioni previsti per il settore permetterebbero solamente di pagare le tasse.
A nome della sua piccola organizzazione Alliance Energie, l'ingegnere Lukas Weber ha raccolto da solo oltre 5'000 firme. Non contando su alcun sostegno in campo rosso-verde, ha fatto appello per un'unione borghese. Il PLR - nelle cui file tredici consiglieri nazionali su 33 hanno combattuto la Strategia in parlamento - non sostiene ufficialmente il referendum.
SDA-ATS