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Le settimane di tira e molla fra la Grecia e i suoi creditori - Unione Europea, BCE e Fondo monetario internazionale (FMI) - che esigevano, tra l'altro, il taglio delle pensioni e l'aumento dell'IVA, si sono concluse con un’insolvenza tecnica di Atene. Il paese non è stato infatti in grado di rimborsare all’FMI la rata da 1,6 miliardi di euro la cui scadenza era fissata al 30 giugno. La situazione rischia di ripetersi anche il 20 luglio, data limite per il rimborso alla BCE di un’altra rata.
Il primo luglio è inoltre anche scaduto il programma di aiuti UE-BCE-FMI: la Grecia, insomma, non ha più un ombrello finanziario a proteggerla.
Il paese si dirige verso l'uscita dall'area della moneta unica, anche se i negoziati con l’UE non sono del tutto interrotti. L’unico modo per evitare il fallimento del paese sarebbe quello di trovare un'intesa che permetta di sbloccare nuovi aiuti per oltre 7 miliardi.
Intanto i greci, nel referendum del 5 luglio, hanno rifiutato le condizioni imposte dai creditori internazionali per scongiurare il default del paese.
Reuters/Ansa/pon/M.Ang./mrj
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