Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01233.jsonl.gz/704

23.01.2019
Circa una settimana fa il periodico «The Lancet», una delle più note pubblicazioni scientifiche, ha pubblicato uno studio di 37 ricercatori in base al quale, seguendo una lista delle vivande ideale sarebbe possibile nutrire un numero sensibilmente maggiore di persone al mondo.
La suddetta lista prevede che una razione giornaliera sana ed ecologicamente sostenibile dovrebbe essere composta da 43 g (!) di carne (di cui 7 g di carne rossa), 28 g di pesce, 13 g di uova, 500 g di verdure e frutta, 125 g di legumi e frutta secca, poco meno di 250 g rispettivamente di granaglie (cereali, mais, riso) e latticini, 50 g di grassi vegetali insaturi e un massimo di 30 g di zuccheri aggiunti. Per l’occasione è stato specificato per l’ennesima volta che il consumo di carne a livello mondiale andrebbe ridotto della metà. Il cambiamento radicale proposto per la lista delle vivande è stato motivato con la riduzione dei decessi pari a 11 milioni di persone a livello mondiale (vedi lo studio discutibile dell’OMS sulla carne rossa) e con l’ampia diffusione dell’alimentazione scorretta con conseguenti carenze nutritive. Si citano inoltre notevoli dubbi in merito all’ecologia (inquinamento, riserve idriche, biodiversità, sfruttamento del suolo) nonché danni al clima (gas-serra, riscaldamento globale). Per lo meno i media hanno fatto notare che l’intera problematica si potrà affrontare difficilmente senza ricorrere a incentivi e sanzioni. Anche dal punto di vista del settore carneo è innegabile che, in seguito alla costante crescita della popolazione mondiale, le risorse del pianeta si avvicinano ai limiti. Con la raccomandazione di adottare un’alimentazione basata sui vegetali, la maggior parte dei media trascura gli aspetti come lo sfruttamento estensivo delle superfici per trasformare l’erba in carne e latte, l’utilizzazione degli scarti e dei prodotti secondari dell’alimentazione da parte dei non ruminanti, l’importanza della carne nella fisiologia alimentare come fonte di sostanze nutritive essenziali (ma anche come fonte di piacere). Di conseguenza l’intera problematica si rivela più complessa rispetto a come viene presentata. Proprio questo aspetto dovrebbe trasformare anche a livello mondiale le future discussioni come pure le necessarie contromisure in una sfida particolare!
Ruedi Hadorn, direttore dell’UPSC