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La notizia è arrivata alle 5:31 di martedì mattina, dopo un lungo e faticoso esercizio di quattro giorni e quattro notti di negoziazioni. Sono state necessarie quasi 100 ore di trattative per elaborare un ambizioso piano di ripresa europeo da 750 miliardi di euro, piano sostenuto dall'Alleanza franco-tedesca dallo scorso maggio.
Un accordo definito "storico" dal presidente francese Emmanuel Macron e dalla cancelliera tedesca Angela Merkel. "La crisi del covid-19 presenta all'Europa una sfida di proporzioni storiche. Richiede uno sforzo senza precedenti e un approccio innovativo per favorire la convergenza, la resilienza e la trasformazione nell'Unione Europea", si legge nell'introduzione al documento ufficiale del Consiglio Europeo che svela i termini dell'accordo.
Il piano di ripresa da 750 miliardi di euro nell'ambito del programma Next Generation EU (NGE) è "mirato e adattato alle regioni e ai settori più colpiti dalla crisi" ed è destinato ad essere limitato nel tempo. È sostenuto dal bilancio pluriennale dell'Unione Europea (2021-2027), che prevede uno stanziamento di €1074 miliardi, ovvero €154 miliardi all'anno. Vittima collaterale del compromesso concesso ai paesi cosidetti "frugali", il bilancio europeo è stato finalmente pianificato in qualche modo, dato che la Commissione europea aveva inizialmente sostenuto un budget di 1100 miliardi di euro e il Parlamento di 1300 miliardi di euro. Le ambizioni sono state ridotte in settori come la salute e il programma Erasmus.
L'accordo prevede inoltre che il 30% della spesa del piano di ripresa, così come il budget pluriennale, sia destinato alla lotta contro il riscaldamento globale, in linea con gli obiettivi dell'accordo di Parigi.
Con questi sussidi ai Paesi più colpiti dalla crisi, l'Europa sta assumendo una forma di solidarietà di bilancio. Per ottenere questi fondi, gli Stati membri dell'Unione Europea dovranno elaborare piani nazionali di ripresa, con l'indicazione delle riforme e dei programmi di investimento per gli anni 2021-2023, sotto la supervisione degli altri Stati membri. Una volta valutati dalla Commissione per un periodo di due mesi, i programmi dovranno essere convalidati da una maggioranza qualificata dei 27 (55% dei paesi e 65% della popolazione). Se uno Stato membro ritiene che vi siano divergenze, può deferire la questione al Presidente del Consiglio, che a sua volta sottopone la questione al prossimo Consiglio europeo.
Inoltre, l'accordo introduce un "regime di condizionalità", sottolineando "l'importanza di tutelare gli interessi finanziari dell'UE" e "il rispetto dello Stato di diritto". La Commissione proporrà misure "in caso di violazione" di questi principi. Una clausola chiaramente indirizzata all'Ungheria e alla Polonia, nel mirino di Bruxelles dopo l'adozione di misure accusate di minare gli standard legali europei e i valori democratici. Questi due Paesi sono soggetti alla procedura prevista dall'articolo 7 del Trattato sull'Unione Europe, che dà all'UE la possibilità di sanzionare uno Stato membro che non rispetta i suoi valori fondanti. Tuttavia, la decisione deve essere presa all'unanimità, il che ne limita la portata.
Ora che i paesi membri si sono messi d'accordo, bisognerà attendere l'assenso del Parlamento europeo e, entro la fine dell'anno, sarà necessario anche l'accordo di diversi parlamenti nazionali e regionali dell'UE.