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Violenza, sfruttamento, povertà, scolarizzazione insufficiente, assenza di cure sanitarie. Per molti bambini realtà quotidiana. Dall'8 maggio l'ONU, con la Svizzera, ne discute a New York.
Un recente rapporto delle Nazioni Unite, "il più completo mai pubblicato sulle condizioni di vita dei giovani", parla chiaro: nel mondo, un bambino su dodici non raggiunge i 5 anni di vita.
150 milioni di bambini soffrono di malnutrizione. 120 milioni, in maggioranza di sesso femminile, non hanno accesso ad alcun tipo d'istruzione scolastica. 10.5 milioni muoiono ogni anno per cause spesso evitabili.
Secondo Carol Bellamy, direttrice generale dell'UNICEF, i problemi dell'infanzia non sono ancora presi in debita considerazione. "Grave errore! E non è una questione di carità. Investire nei giovani è il miglior modo per garantire lo sviluppo a lungo termine: giovani sani e ben formati saranno il motore della crescita economica e sociale futura".
Appuntamento di verifica
Inizialmente prevista per lo scorso 18 settembre e poi rinviata in seguito agli attentati in USA, la conferenza straordinaria di New York intende fare il punto della situazione 12 anni dopo il vertice mondiale dell'infanzia (1990).
In quell'occasione, gli Stati adottarono la "Dichiarazione mondiale per la sopravvivenza, la protezione e lo sviluppo del bambino" e un piano d'azione. Nel frattempo è stata quasi universalmente ratificata (tra gli altri mancano gli USA) pure la "Convenzione per i diritti dell'infanzia".
Alle discussioni, che, come nel 1990, dovrebbero sfociare in una serie di obiettivi concreti, prendono parte più di 70 presidenti o ministri e 170 delegazioni nazionali. Presenti inoltre ben 3'765 (!) organizzazioni non governative (ONG) attive nel mondo dell'infanzia.
Miglioramenti ma...
Gli allarmanti dati citati sopra vanno relativizzati. Dal 1990 la situazione è mediamente migliorata. Lo stesso segretario generale dell'ONU Kofi Annan parla di "numerosi e sostanziali progressi". Tuttavia, continua l'alto responsabile, "molti degli obiettivi prefissati non sono stati raggiunti". Qualche esempio?
Mortalità infantile. Entro il 2000 gli Stati intendevano ridurla di un terzo rispetto al 1990. I dati parlano invece di una riduzione media del 11%. Significativo senza dubbio, ma la situazione resta piuttosto grave in Africa e in Asia del Sud.
Ancora peggio nella lotta alla malnutrizione dei minori. L'ambizioso traguardo era una riduzione del 50% dei casi. Questa soglia è stata raggiunta soltanto da Tunisia, Repubblica Dominicana, Bhutan e Cile, mentre in molti paesi (Corea del Nord, Zambia, Burundi, Nepal, Afghanistan ad esempio) i bambini denutriti restano la maggioranza...
Presenti anche i giovani
A New York si faranno sentire anche i circa 300 ragazzi iscritti come delegati alla Sessione dell'ONU. "Può sembrare normale invitare dei giovani ad una conferenza a loro dedicata" ha rilevato Carol Bellamy. "In questo caso tuttavia, a differenza del solito, i giovani lavoreranno letteralmente gomito a gomito con presidenti e ministri. Potranno dunque parlare di ciò che li preoccupa ed influenzare il dibattito".
Il governo svizzero, in collaborazione con le ONG, ha optato per non inserire ragazzi nella delegazione ufficiale. Due giovani elvetici parteciperanno comunque ad un incontro preparatorio alla sessione ONU: il Forum dell'infanzia, organizzato a New York dal 5 al 7 maggio.
Promuovere il diritto
Qualsiasi misura in favore dell'infanzia deve essere basata sul diritto. Ogni azione resta, ad esempio, indissociabile dai diritti dell'uomo in generale. Ecco il principio guida della delegazione svizzera a New York.
Come ha ricordato il suo capo, Jean-François Giovannini, la Svizzera intende integrare nel documento finale impegni che riguardano "la lotta contro qualsiasi forma di schiavitù dei bambini, di sfruttamento economico e sessuale ed il loro impiego nei conflitti armati".
Senza dimenticare la discriminazione tra i sessi: "Questione davvero importante: le statistiche di molti paesi mostrano tassi di mortalità e di analfabetismo delle bambine di molto superiori a quelli dei maschi" rileva Jean-François Giovannini.
Marzio Pescia