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LONDRA - Londra è più pessimista dell'Ue nelle trattative per la Brexit. Secondo il portavoce del premier Boris Johnson, un no deal resta lo scenario «più probabile».
Il funzionario ha detto che i negoziatori stanno lavorando per «colmare le lacune che rimangono». Ma ha aggiunto: «Un'uscita dall'Ue sul modello australiano rimane ancora il risultato più probabile», ossia un rapporto commerciale Ue-Regno Unito regolato dalle norme dell'Organizzazione mondiale del commercio (Wto).
Intervenendo oggi alla Camera dei Comuni, il ministro Michael Gove, braccio destro di Boris Johnson sul dossier Brexit, ha da parte sua assicurato che un accordo di libero scambio con l'Ue per regolare le relazioni future con l'Ue dal primo gennaio prossimo resta l'obiettivo del governo Tory, seppure «in tempi più lunghi di quanto avremmo voluto» all'inizio del negoziato. E che al riguardo si stanno facendo passi in avanti nei colloqui di questi giorni fra i due team negoziali riuniti a Bruxelles sotto la guida di Michel Barnier e di David Frost, per provare a percorrere quel "miglio in più" annunciato domenica scorsa.
Riecheggiando la cautela del portavoce di Downing Street, ha più tardi avvertito che comunque restano ancora differenze «significative» da colmare fra le parti. «Il processo negoziale - ha spiegato - è riuscito a ridurre le aree di divergenza e sicuramente vi sono ora meno punti di differenza di quanti non ve ne fossero a ottobre o peggio a luglio. Tuttavia si tratta di aree ancora significative e che vanno esattamente al cuore del mandato che questo governo ha avuto dal Paese» sulla base del risultato del referendum del 2016.
Londra è più pessimista dell'Ue nelle trattative per la Brexit. Secondo il portavoce del premier Boris Johnson, un no deal resta lo scenario «più probabile».