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Di fronte alla portata dell'epidemia di Aids nei paesi in via di sviluppo - tema della conferenza sull'Aids a Durban - il problema dell'Hiv e dell'Aids in Svizzera potrebbe essere sottovalutato. Ma il lavoro di prevenzione in Svizzera rimane importante.Questo contenuto è stato pubblicato il 05 settembre 2000 - 15:09
A dirlo è Daniel Gredig, direttore dell'Aiuto Aids Svizzera (AAS), in occasione di un convegno organizzato martedì a Berna e dedicato ai risultati della tredicesima conferenza mondiale sull'Aids tenutasi in luglio a Durban. In Sudafrica, la Svizzera era rappresentata da una delegazione dell'Ufficio federale della sanità e dell'AAS. Alla conferenza hanno partecipato 11 000 persone provenienti da 178 paesi.
Le statistiche dell'Unaids, il programma delle Nazioni Unite per la lotta all'Aids rendono conto della dimensione dell'epidemia in Africa, Asia sudorientale e America Latina: il numero di persone colpite dall'Hiv e dall'Aids nel mondo è stimato tra i 26 e i 42 milioni.
Rispetto a questi dati, ha osservato Gredig, la situazione in Svizzera appare ben meno grave: nel 1999 sono stati registrati 42 morti a causa dell'Aids e 585 nuove infezioni. Potrebbe sorgere l'impressione che il problema Hiv e Aids in Svizzera sia pressoché risolto. Ma Gredig mette in guardia da un facile ottimismo: 600 nuovi casi di infezione in un anno non sono pochi ed è necessario vigilare affinché le infezioni diminuiscano, la qualità di vita degli ammalati sia resa accettabile e non vi siano discriminazioni nel mondo del lavoro.
Tra i vari temi in discussione a Durban, uno in particolare è rilevante per il lavoro di prevenzione in Svizzera: quello dell'evoluzione del comportamento sessuale a rischio, rispettivamente del cosiddetto sesso sicuro. A detta di Gredig, un comportamento consapevole della necessità di prevenzione non è una conquista irrevocabile. È necessario impedire una regressione nella disponibilità alla prevenzione.
Ruth Rutmann, amministratrice dell'AAS, si è soffermata sulla tabella di marcia in vista della 14esima conferenza mondiale sull'Aids nel 2002 a Barcelona. Accanto all'intensificazione degli sforzi per la ricerca di un vaccino, non devono essere sottovalutate altre misure di prevenzioni, in particolare quelle in cui le donne possano avere una funzione attiva. Sono necessari inoltre maggiori finanziamenti, da parte sia dei paesi ricchi, sia dei paesi in via di sviluppo. E i medicinali a disposizione dei paesi sviluppati devono essere resi disponibili anche nei paesi del Terzo mondo.
swissinfo e agenzie
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