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BERNA - Si alzano i toni tra Berna e Bruxelles. Il Consiglio federale reagisce con fermezza alla decisione della Commissione UE sull'equivalenza delle Borse e valuta misure a tutela della piazza finanziaria, come la revoca dell'imposta di bollo. Il promesso miliardo di coesione potrebbe inoltre essere rivisto.
La Confederazione è chiaramente discriminata, ha affermato oggi alla stampa la presidente della Confederazione, Doris Leuthard, al termine di una seduta di crisi del governo. Berna «adempie le condizioni per il riconoscimento dell'equivalenza delle Borse, esattamente come gli altri Paesi terzi che hanno ricevuto un riconoscimento senza limiti temporali».
L'esecutivo non esclude pertanto di rivedere il progetto di contributo all'allargamento a favore dell'Europa dell'Est, ha precisato, aggiungendo che il governo ha dei dubbi sulla regolarità della decisione di Bruxelles. In particolare, «il Consiglio federale ha l'impressione che essa abbia lo scopo di indebolire la piazza finanziaria della Svizzera».
Il governo ha deciso di muoversi subito, incaricando il Dipartimento federale delle finanze (DFF) di elaborare, entro la fine di gennaio, proposte in grado di rafforzare la piazza finanziaria. «In questo contesto sarà prioritaria l'abolizione della tassa di bollo», è stato specificato.
Il riconoscimento dell'equivalenza borsistica è fondamentale affinché le banche europee e gli investitori possano conservare l'accesso alla Borsa svizzera, continuando ad acquistare e vendere titoli, elvetici ed esteri, quotati a Zurigo.
La durata limitata è dovuta al fatto che Bruxelles lega l'equivalenza della Borsa svizzera a un accordo quadro istituzionale con Berna. La limitazione è dovuta a «progressi non sufficientemente sostanziali» in questo dossier, ha spiegato ieri il vicepresidente della Commissione UE Valdis Dombrovskis.