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Bucarest: la piccola Parigi
Rivista numero 139 – Gennaio 2016
Bucarest: la piccola Parigi
Di Diego Garassino
Molto vivace in qualsiasi periodo dell’anno, il centro storico di Bucarest è il principale luogo della “movida” dei bucarestini, e dei turisti in visita nella capitale romena.
Molto vivace in qualsiasi periodo dell’anno, il centro storico di Bucarest è il principale luogo della “movida” dei bucarestini, e dei turisti in visita nella capitale romena. La leggenda narra che la fondazione sia avvenuta ad opera di un pastore di nome Bucur. Un nome che nell’idioma rumeno condivide l’origine etimologica con il termine gioia. Questo, probabilmente per identificare Bucarest con la città della felicità. La realtà storica però sembra superare il mito: il primo documento che ne fa menzione, infatti, è del 1459, a firma del principe Vlad l’Impalatore, il personaggio storico, che ha ispirato la ben più mitologica figura letteraria del conte Dracula.
Per lungo tempo, Bucarest contese lo status di capitale con la città di Târgovi?te, e prevalse definitivamente a partire dal XVII sec. Del periodo medioevale e rinascimentale la città mantiene i toponimi di alcune vie, che riprendono i nomi delle corporazioni che vi lavoravano.
Il suo centro storico ancora oggi detto “Corte Antica” o “Palazzo Principesco”, risale alla fine del Trecento e comprende il più antico edificio feudale di Bucarest. Come per molte altre città del medio evo, ebbe non solo un ruolo politico, ma fu anche centro della vita economica. Divenne il polo aggregatore dell’artigianato. Vi fiorirono le varie botteghe che si organizzarono per corporazioni, ognuna delle quali si scelse una via. Per questo ancora oggi nel centro di Bucarest ci sono, la Strada “Covaci”, ossia dei Maniscalchi, o la Strada “?elari”, cioè dei Sellai.
Il più recente e profondo intervento di modernizzazione interessò Bucarest nell’Ottocento, e fu guidato da architetti formati in Francia, se non proprio di nazionalità francese. Bucarest finì per assomigliare molto a Parigi, non solo per l’Arco di Trionfo che domina una piazza da dove spuntano larghi viali alberati. Tra questi, va ricordato ?oseaua Kiseleff, che è persino più lungo del celeberrimo Champs Elysées parigino. Grazie a questa architettura di ispirazione parigina e più ancora alla fervida vita culturale che l’animava, nel periodo interbellico la capitale della Romania fu soprannominata “Piccola Parigi”. Sono quindi tanti i monumenti storici e gli edifici della belle époque. Il più emblematico è forse la Cassa di Risparmio. Per farsi invece un’idea sullo stile architettonico tipico romeno, si può visitare la chiesa Stavropoleos, del XVIII secolo: un gioiello dell’architettura religiosa in stile “Brâncovan”, decorata con bellissimi affreschi. L’influenza culturale francese fu solo apparentemente dominante, e realizzò un coacervo originale sia nell’architettura, sia nella vita mondana. Infatti, nel centro di Bucarest si fatica a distinguere le influenze estere dal substrato locale, sia nell’architettura, sia nella vita sociale. Per capirlo, basta passeggiarvi. Si parte da quella che era la principale via del centro dell’antica Bucarest.
Nata come “Uli?a mare” (“Il grande vicolo”), si trasformò, nel 1750, nella strada “Lipscani”, per la presenza di negozianti che portavano merci da Lipsia. Accanto ai commercianti romeni, aprirono negozi greci, bulgari, serbi, ebrei, albanesi e austriaci: prende origine di qui il carattere cosmopolita della città.
Un tempo qui vicino, sulla strada Covaci, si trovava il famoso ristorante “Da Iordache”, dove nacquero le tradizionali salsicce romene senza budello: i “mititei”, fatte di carne trita speziata, che si cucinano alla griglia. La leggenda narra che una sera il locandiere rimase senza budella ovine. Il poeta e giornalista NicolaeOr??anu, non volendovi rinunciare, gli chiese di mettere il trito di carne direttamente sulla griglia, così com’era. Dopo aver gustato con piacere l’esperimento, l’avrebbe chiamato per gioco “mititel” (in italiano, minuscolo o piccolino). Ma il nome fu preso sul serio…
Il nuovo piatto riscosse un così grande successo che il ristorante divenne in breve tempo uno dei più popolari della Romania. I “mititei” sono ancora oggi tra i più famosi prodotti della cucina rumena. Si possono trovare in quasi tutti i ristoranti del centro. Un’altra strada passata alla storia è Smârdan. Qui, e più precisamente nell’albergo Concordia, I membri di spicco del Partito Nazionale decisero l’elezione di AlexandruIoanCuza come monarca dei Principati romeni di Moldavia e Valacchia. Era il gennaio del 1859 e iniziava l’unificazione della Romania. Ai tempi, l’albergo “Concordia”, eretto solo qualche anno prima, era il “fiore all’occhiello” di Bucarest. Con le sue 90 stanze, il ristorante era il ritrovo dove la borghesia poteva degustare specialità francesi, italiane o tedesche; le sale caffè e biliardo rendevano il Concordia uno dei locali più raffinati in città, capace di attrarre l’intera élite politica dell’epoca, i grandi industriali e i diplomatici stranieri. Accanto ai ritrovi più esclusivi, si incontravano anche un gran numero di locande popolari, non per questo meno cosmopolite. Tra esse, si annoverano la Locanda di Manuc, la Locanda Gabroveni, la Locanda con Tiglio, la Locanda Greci, la Locanda di ?erbanVoda e la Locanda Col?ea. L’ultima, oggi sostituita dall’omonimo ospedale, era una delle otto che ospitavano nel cortile interiore una chiesa. Alcune di esse sono sopravvissute fino ad oggi, e sono diventate alberghi e ristoranti: in particolare, quella di Manuc, risalente al 1806. Aveva al pianterreno 15 negozi, due grandi saloni, 10 magazzini, 16 tra camere per i camerieri e cucine e 107 stanze da letto al primo piano. È stata parzialmente riaperta agli ospiti nel 2012 e il suo ristorante è tra i più ricercati della capitale. Un’altra locanda storica è la Locanda col Tiglio, aperta nel 1833, oggi ospita gallerie d’arte e un bar nel seminterrato. La sua facciata di vetro è tipica dell’architettura della Valacchia. È famosa anche la locanda Gabroveni: un edificio-monumento storico, eretto tra il 1804 e il 1818. Un’altra storica birreria, è il “Carucu Bere” (Carro della birra). È una delle più antiche della capitale, ed è tra i più amati luoghi di ristoro. Fu aperta nel 1879, nella vecchia locanda Zl?tari, e spostata vent’anni dopo in Strada Stavropoleos, dove si trova attualmente. Gli affreschi, le vetrate a colori e le balaustre scolpite sono uno dei più vividi esempi di influenza francese della capitale. Personaggio emblematico della birreria era il cantiniere Ghi??, la cui effige è riprodotta in una statua all’interno del locale. Lavorò per decenni al “Carucu bere”, scendendo migliaia di volte nella cantina strapiena di botti di birra e vino, munito dell’immancabile lampada. “Carucu bere” era luogo prediletto di ritrovo di alcuni dei più importanti poeti e scrittori romeni. Deve la sua meritata fama, non solo alla birra, ma anche alle sue molteplici specialità. All’interno si possono vedere esposti diversi oggetti che illustrano la storia e la produzione della birra, provenienti da tutto il mondo. Nonostante il tempo trascorso dalla sua fondazione, il centro di Bucarest mantiene lo “spirito” delle origini e continua ad essere molto animato, a prescindere dal momento dell’anno. Offre la possibilità di scegliere fra piccoli negozi di antiquariato, botteghe di costumi tradizionali romeni e circa 100 tra birrerie e pub, bar e ristoranti: un amalgama originale e cosmopolita di persone, culture, stili architettonici, in cui ogni singolo elemento si distingue facilmente ma è quasi impossibile vedere un’influenza dominante.