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NEW YORK - La crisi finanziaria sembra un ricordo lontano. A dieci dalla scomparsa di Bear Stearns e Lehman Brothers, Wall Street si appresta a entrare nel "toro" più lungo della sua storia: il 22 agosto lo S&P 500 segnerà i 3453 giorni senza un calo del 20% o superiore, la flessione tipicamente associata a un mercato "orso'".
Una corsa iniziata il 9 marzo del 2009, quando lo S&P 500 scese al suo minimo di 666 punti, e che si appresta a diventare la più lunga, superiore addirittura a quella della bolla dotcom del 1999-2000. Un traguardo che Wall Street festeggia chiudendo la seduta in territorio positivo, con lo S&P 500 che dopo aver aggiornato il suo record storico chiude avanzando dello 0,20%.
Pochi si aspettavano un'ascesa tale dieci anni fa, soprattutto dopo la peggiore crisi finanziaria dalla Grande Depressione. A differenza del precedenti periodo rialzisti, il toro 2009-2018 affonda le sue radici, almeno inizialmente, non in un boom economico ma nella politica accomodante delle banche centrali, scese in campo con forza nel 2008 per fronteggiare una crisi che ha fatto sprofondare l'economia americana nella Grande Recessione.
«È il toro più odiato di tutti i tempi» spinto da un ammontare non convenzionale di stimoli monetari, affermano alcuni osservatori. Ma l'analisi non è condivisa da tutti: l'ultima periodo di rialzi a Wall Street è legato alla crescita americana innescata dal taglio delle tasse da 1500 miliardi di dollari di Donald Trump e dai solidi risultati trimestrali. Un mix che ha messo a tacere - aggiungono gli analisti - gli scettici e le cassandre che da anni prevedono un calo repentino con il rallentamento dell'economia della Cina.
Il boom dei tecnologici degli ultimi anni ha favorito la corsa dei listini, con Apple, Amazon e Facebook alle prese con una volata che ha spinto Cupertino a diventare la prima società al mondo con una capitalizzazione di 1000 miliardi di dollari.
Anche se il toro attuale è il più lungo della storia, non è quello maggiore in termini di rialzi. Dal 9 marzo 2009 lo S&P500 è salito del 322%, decisamente meno del +417% del marzo 2000. Per il Dow Jones la corsa attuale è solo la terza nella sua storia, dopo i periodi di toro che si sono chiusi nel 1961 e nel 1929.
Guardando avanti ora in molti di interrogano sulla sostenibilità del toro attuale: pochi prevedono una recessione a breve e quindi la corsa, anche se sta perdendo un po' di slancio, dovrebbe continuare. Ma le incognite sono di varia natura: dalle tensioni geopolitiche alle difficoltà dei mercati emergenti, accentuate dai rialzi dei tassi di interesse della Fed.
Fra le voci critiche dell'attuale "toro" ci sono gli scettici della definizione, ovvero della variazione del 20%: non essendo scritta nella pietra lascia adito a interpretazioni, sulle quali non c'è un accordo al 100%. Ma a Wall Street si tratta di una regola non scritta, di una tradizione che non conosce scettici e che, seppur non rappresenta una valida strategia di investimento, consente di celebrare un periodo di ripresa in grado di far dimenticare la crisi di pochi anni fa.