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Il Puma
Rivista numero 65 – Aprile 2009
Puma, coguaro e leone di montagna: il predatore dai molteplici nomi.
Di Luca Bettosini con informazioni tratte Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.
Il puma è richiesto dagli amanti della natura e dai cacciatori. Per i primi è un maestoso simbolo della natura incontaminata, ma per gli altri rimane un trofeo. Il problema è: per quanto tempo il puma potrà essere entrambe le cose?
Quando i primi coloni si stabilirono nel Nuovo Mondo, il raggio d’azione del puma abbracciava l’intero continente, dall’Atlantico al Pacifico. Viveva sui monti, nelle paludi, nelle praterie e anche nelle foreste. Benché cacciatori e agricoltori lo abbiano ormai eliminato da molte parti dell’America Settentrionale, il puma rimane il felino prettamente americano, tuttora presente dal Canada all’estremità dell’America Meridionale. Se misurate l’importanza di un animale dalla vastità della sua distribuzione geografica e dalla diversità del suo habitat, allora oggi il puma deve essere il mammifero originario americano piú importante.
Questo felino americano, però, non è solo difficile da scovare, ma è anche difficile da definire. Secondo il Guinness Book of Animal Records il puma “ha piú nomi di qualsiasi altro mammifero al mondo”. Oltre alla quarantina di nomi inglesi che si conoscono, “ha almeno 18 nomi originari dell’America Meridionale e altri 25 originari dell’America Settentrionale”.
“Il puma (Puma concolor dal 1993, prima Felis concolor), chiamato anche coguaro o leone di montagna, è un carnivoro appartenente alla famiglia dei Felidi presente in America settentrionale, centrale e meridionale. La parola “puma” viene dalla lingua quechua. Nella lingua inglese esistono piú di 40 nomi differenti per indicare il puma, spesso usati solo a livello regionale, come cougar, mountain lion, panther, catamount e painted cat. In Brasile il puma viene chiamato suçuarana, dalla lingua tupi. Nell’America del Nord, in particolare negli Stati Uniti, la parola panther (pantera) da sola si riferisce al puma, sebbene il termine black panther (“pantera nera”) sia correttamente associato solo con le varianti affette da melanismo di leopardi o di giaguari, piuttosto che di puma. In Europa e in Asia “pantera” significa “leopardo” e si può riferire sia al leopardo maculato sia a quello nero. Nell’America meridionale, “pantera” si riferisce solo al giaguaro, sia quello maculato, sia quello nero. Il gene del melanismo si può trovare in una gran varietà di felini, compresi il leone, la tigre, il leopardo, il giaguaro, il caracal, il jaguarondi, il serval, l’ocelot, il margay, la lince rossa; non sono mai stati documentati, tuttavia, casi di melanismo nell’America settentrionale in Puma concolor, anche se persistono leggende metropolitane di “pantere nere”. Tali resoconti aneddotici hanno particolare vigore sugli Appalachi degli Stati Uniti orientali, una regione dove è comunemente accettato il fatto che il Puma concolor sia stato interamente estirpato prima della fine del 19° secolo e dove non sono state documentate presenze ristabilite di popolazioni in propagazione. Recenti studi sui geni suggeriscono che il puma sia imparentato in modo relativamente vicino al ghepardo nordamericano estinto Miracinonyx, che tuttavia non appartiene alla sottofamiglia degli Acinonychinae, nella quale vengono classificati i ghepardi odierni. Il puma non è certamente imparentato in modo vicino con i veri grandi felini (il leone, la tigre ecc.), e viene tassonomicamente classificato con i piccoli felini, ma, fra questi ultimi, è uno dei piú grossi. I puma che vivono piú vicino all’equatore sono i piú piccoli e crescono in grandezza nelle popolazioni piú vicine ai poli”. Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.
Questo felino ricorda assai poco i leoni e le pantere. La sua forma è incomparabilmente piú snella di quella dei leoni e delle leonesse. Piú gracile di quella delle pantere; inoltre la sua testa è molto piccola, quasi sproporzionata alle dimensioni del tronco. Se dobbiamo fare un paragone con altri felini, il puma può essere raffrontato ad un grosso gatto. È alto alla spalla da cinquanta a settanta centimetri e, mentre dall’estremità del muso alla fine del tronco può misurare sino a un metro e venti centimetri, la coda da sola può essere lunga ottanta centimetri. Il suo peso varia dai 50 ai 70 kg circa per i maschi (ma alcuni esemplari possono arrivare anche a 120 kg) e dai 35 ai 50 kg circa per le femmine. Le zampe anteriori hanno cinque dita, mentre quelle posteriori quattro, con unghie retrattili. I puma sono tra gli animali piú agili, potendo fare salti alti 4 metri e lunghi 10. Nella bocca hanno quattro grandi canini e vari incisivi piú piccoli. I puma emettono numerosi richiami, che si differenziano da maschio e femmina, ma nessun ruggito. Ricercatori nordamericani come Truman Everts descrivono il grido del puma come simile a quello dell’uomo. In libertà, i puma possono raggiungere dai 18 ai 20 anni d’età, sebbene la loro vita duri di solito un decennio; in cattività arrivano ai 25 anni o piú. Possono anche essere addomesticati. Il mantello che riveste lo snellissimo corpo è raso, un po’ piú lungo nelle parti inferiori e relativamente morbido. Per la qualità somiglia molto a quello di una leonessa. La colorazione predominante è fulva, scura nella regione del dorso, relativamente chiara sui fianchi, bianco-rossiccia nelle parti inferiori. Anche il capo ha la stessa tinta fondamentale, ma al di sopra e al di sotto dei grandi occhi spiccano sempre due macchie bianche; biancastra è la regione delle labbra, e biancastre sono pure la gola e la parte interna delle orecchie che hanno media dimensione. Maschi e femmine hanno tinta eguale. A seconda della sottospecie poi, si hanno differenze non poco appariscenti nella colorazione fondamentale del mantello che può essere anche grigiastra argentata.
“Esistono anche puma anormalmente pallidi e persino bianchi. Sono stati descritti pure puma di colore marrone anormalmente scuro con addomi bianchi, soprattutto nell’America meridionale e centrale, chiamati couguar noire da Georges-Louis Leclerc, conte di Buffon. Non ci sono resoconti autenticati di puma affetti da vero melanismo nell’America settentrionale.
Il puma è ben equipaggiato per sopravvivere. Ha uno stomaco robusto e usa vari metodi di caccia. Può adattarsi a qualsiasi genere di cibo. “È in grado di uccidere e trascinare un animale cinque volte piú grande di lui, ma se non c’è altro in giro mangia anche cavallette”, dice un veterinario che ha esaminato il contenuto dello stomaco di diversi puma uccisi in Brasile. “Quando si tratta di mangiare, il puma è piú versatile di qualsiasi altra specie di felini”.
Il puma è un arrampicatore di grande abilità e può balzare di ramo in ramo e passare da un albero all’altro con una sicurezza e una rapidità pari a quella dei gatti selvatici. Esso è anche un abilissimo cacciatore di tutti gli animali di piccola e media taglia che vivono sul terreno. Azzanna topi, sa impadronirsi degli uccelli, sorprendendoli mentre riposano o cercano il cibo al suolo, cattura coati, aguti, paca e molto spesso insidia animali di maggiore mole, come i daini, cerbiatti e struzzi americani. La sua velocità nella corsa, la sua capacità di saltatore sono tali che, quando si è posto all’inseguimento di un qualsiasi animale, ha la quasi assoluta certezza di vittoria. L’epoca degli amori del puma è diversa a seconda della zona abitata; nelle regioni calde si accoppia in ogni periodo. Le femmine, dopo una gestazione che dura tre mesi, partoriscono da due a tre cuccioli; essi hanno gli occhi chiusi, non sono piú grandi di un gattino, e hanno la pelliccia di colore simile a quella dei genitori, ma maculata. Allattati amorosamente e difesi dalla madre, in circa sei settimane raggiungono le dimensioni di un gatto, e allora cominciano a giocare allegramente con i genitori. Dopo quattro o cinque mesi di vita, la pelliccia si trasforma e verso il decimo o undicesimo mese ha assunto la colorazione di quella degli adulti.
Sottospecie e diffusione
Si distinguono tradizionalmente tra le 24 e le 32 sottospecie di puma. Nell’America del Nord due sono considerate estinte. Particolarmente minacciata è la pantera della Florida (Puma concolor coryi), che nelle regioni paludose delle Everglades è sopravvissuta agli stermini. Ne esistono meno di 80 esemplari (secondo altre fonti tra 25 e 50) non in cattività. La salvezza di questa piccola sottospecie di puma, dal colore rosso intenso, è pertanto uno degli obiettivi principali delle organizzazioni locali per la salvaguardia dell’ambiente. Per proteggerli ed analizzarli, ogni animale è dotato di un collare elettronico per l’identificazione e la determinazione dell’ubicazione. La pantera della Florida è l’unica sottospecie che sopravvive a est del Mississippi, da dove scomparve a causa della caccia abusiva dei coloni europei durante i secoli 19° e 20°. L’altra sottospecie occidentale, il coguaro del Wisconsin (Puma concolor schorgeri) fu sterminata ufficialmente nel 1925, sebbene da allora si siano registrati avvistamenti non verificati. È possibile che anche il puma orientale (Puma concolor cougar) sia attualmente estinto.
Recenti studi di genetica molecolare (M. Culver e altri) suggeriscono tuttavia che in realtà esistono solo sei sottospecie e che la differenziazione di piú sottospecie è priva di fondamento scientifico. Con l’eccezione di una popolazione del nordovest degli Stati Uniti, i puma rappresentano tutti una popolazione omogenea. Nell’America centrale e meridionale si trova maggiore variabilità. Queste conclusioni sono state piú tardi riviste, scoprendo che lo spazio vitale del puma durante l’ultima era glaciale fu limitato al Sudamerica, con l’eccezione di una piccola area circoscritta nel nordovest degli Stati Uniti. A questo studio si accompagna anche una rivalutazione delle sottospecie estinte e minacciate. Esistono ibridi fra diverse sottospecie di puma in Florida, dove si introdussero animali forestieri al fine di aumentare la scarsa popolazione di pantere della Florida, decimate anni prima dalla caccia eccessiva. Questa misura controversa, giacché diluisce la purezza genetica della sottospecie occidentale minacciata, ha prodotto una nuova generazione di puma ibridi piú vigorosi e che si riproducono piú rapidamente di quelli di pura razza della Florida.
Nonostante il puma non sia strettamente imparentato con i grandi felini, si è riusciti a crearne ibridi con il leopardo, che sono stati battezzati pumapardi. In alcune occasioni si sono avute notizie di ibridi di puma e giaguari, ma l’esistenza di questi esseri non è ancora stata provata. I puma si possono trovare in quasi tutti gli habitat; la prateria, le foreste boreali, temperate e tropicali, i semideserti e l’alta montagna fanno tutti parte degli spazi vitali di questo felino”. Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.
Minaccia ed importanza per gli uomini
“Dopo essere stato cacciato quasi fino all’estinzione negli Stati Uniti, il puma ha fatto la sua ricomparsa in modo considerevole, con 30.000 individui stimati negli Stati Uniti occidentali. In Canada si trovano puma ad ovest delle praterie, nell’Alberta, nella Columbia Britannica e nello Yukon meridionale. La piú alta concentrazione di puma nell’America settentrionale si trova sull’Isola di Vancouver nella Columbia Britannica. I puma stanno gradualmente estendendo il proprio territorio verso est, seguendo torrenti ed alvei, ed hanno raggiunto il Missouri, il Michigan ed attraversato il Kansas, compresa la grande area metropolitana di Kansas City. Dei puma sono stati avvistati sulla costa settentrionale del Lago Superiore con un attacco ad un cavallo ad Ely, nel Minnesota, nel 2004. Si prevede che espandano presto il loro territorio sugli interi Stati Uniti orientali e meridionali. Continuano ad esserci segnalazioni sulla sopravvivenza della popolazione rimanente del puma orientale (Puma concolor cougar) nel New Brunswick, nell’Ontario, e nella penisola di Gaspé del Quebec. A causa dell’urbanizzazione di aree rurali, i puma vengono spesso a contatto con le persone, soprattutto in aree con grandi popolazioni di cervi, le loro prede naturali. Hanno anche cominciato a cacciare animali domestici come cani, gatti e bestiame, ma sono raramente ricorsi a umani come fonte di cibo. Si stima (dati del 1990 circa) che ci siano tra i 4’000 e i 6’000 puma in California e tra i 4’500 e i 5’000 in Colorado.
Anche se protetto, il puma viene tuttavia cacciato da alcuni contadini, preoccupati del loro patrimonio zootecnico. La specie nel complesso, però, non è considerata in pericolo. Il puma per lo piú fugge l’uomo; solo in casi eccezionali aggredisce degli adulti. Il puma era altamente rispettato presso gli indiani d’America. Gli venivano attribuite qualità come forza, ingegno, lealtà, impegno e coraggio. I colonizzatori bianchi nell’America del Nord combatterono il puma. Volevano non solo proteggere il proprio bestiame da questo animale, ma anche cacciarlo, dato che era un trofeo bramato.
Un popolo nordamericano, gli erie, trae forse dal puma il proprio nome, che viene considerato un’abbreviazione di erielhonan, in italiano “lunga coda”. Per questo motivo erano chiamati dai francesi anche Nation du Chat, “popolo del gatto”. Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.
Attacchi all’uomo
Le leggi che proteggono i puma, o coguari, negli Stati Uniti occidentali non solo hanno fatto aumentare la popolazione di questi animali, ma hanno causato un aumento di scontri con l’uomo. Comunque gli attacchi da parte di puma sono ancora rari. Dal 1890 i ricercatori hanno documentato negli Stati Uniti e in Canada 65 attacchi di puma contro esseri umani, cioè circa tre attacchi ogni cinque anni. Di questi 65, forse 10 sono stati mortali. Facendo un confronto, in un anno negli Stati Uniti muoiono circa 40 persone per punture di api. “Date le opportunità che si presentano”, osserva lo zoologo Kevin Hansen, “gli attacchi contro le persone sono avvenimenti sorprendentemente rari davvero e fanno pensare che il coguaro abbia in genere la tendenza a vivere e lasciar vivere, almeno per quanto concerne gli esseri umani”. In California la caccia ai puma è proibita, eccetto in circostanze molto specifiche. Questo, insieme all’estinzione in California del lupo e dell’orso bruno, ha permesso al puma di moltiplicarsi enormemente, dato che non si trovano piú altri predatori in grado di rubare la cacciagione di un puma, benché pochi orsi neri potrebbero essere abbastanza forti da farlo. La legge della California prevede che gli animali selvatici che hanno attaccato un umano debbano essere uccisi qualora siano localizzati.
Il puma è richiesto dagli amanti della natura e dai cacciatori. Per i primi è un maestoso simbolo della natura incontaminata, ma per gli altri rimane un trofeo. Il problema è: Per quanto tempo il puma potrà essere entrambe le cose?
Fonti:
Wikipedia, l’enciclopedia libera.
Libro “Animali”, di Giuseppe Scortecci, Edizioni Labor, Milano, 1966.
Rivista g98-22/4, pag. 25-27.