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Giovanni 20,1-10
Sermone del 31 marzo 2024 Pasqua
Il primo giorno della settimana, la mattina presto, mentre era ancora buio, Maria Maddalena andò al sepolcro e vide la pietra tolta dal sepolcro. Allora corse verso Simon Pietro e l’altro discepolo che Gesù amava, e disse loro: «Hanno tolto il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’abbiano messo». Pietro e l’altro discepolo uscirono e si avviarono al sepolcro. I due correvano assieme, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse primo al sepolcro; e, chinatosi, vide le fasce per terra, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro, e vide le fasce per terra, e il sudario, che era stato sul capo di Gesù, non per terra con le fasce, ma piegato in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo che era giunto per primo al sepolcro, e vide, e credette. Perché non avevano ancora capito la Scrittura, secondo la quale egli doveva risuscitare dai morti. (Giovanni 20,1-10)
Pasqua si annuncia solitamente con un grido: il Signore è risuscitato.
Ma se ci rivolgiamo al Nuovo Testamento, vediamo che le cose non stanno propriamente così. Pasqua comincia con una domanda. La domanda di Maria Maddalena davanti alla tomba vuota: “Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’abbiano portato”. La Pasqua inizia così, con la scomparsa di Gesù.
La chiesa di Pasqua è quella che grida: Gesù è scomparso! Presto, andiamo a cercarlo! La chiesa diventa chiesa perché non ha più Gesù, perché deve mettersi sulle sue tracce, perché si mette in cammino per andarlo a cercare. La chiesa di Pasqua non possiede Gesù, è una chiesa che lo cerca.
Ma dove andarlo a cercare, questo Gesù che è scomparso? Non vedo che due possibili piste. La prima porta a cercarlo negli antichi testi che riferiscono tracce delle sue parole, dei suoi detti, delle sue azioni. La prima pista consiste dunque nell’ascolto della Scrittura: perché là dove la sua parola è ascoltata, Gesù di Nazareth continua a vivere.
La seconda pista porta verso quei luoghi e quelle persone che Gesù stesso frequentava e nei quali diceva che poteva essere trovato: i più piccoli, i più umili, i più semplici. Gesù si trova tra quelli che hanno fame e sete, fame e sete di un po’ di umanità, tra quelli che sono privati della libertà, tra i disperati, tra gli emarginati, tra i poveri, gli esclusi. Perché il regno di Dio appartiene a loro.
Ricordate il colloquio di Gesù con chi gli chiedeva dove fosse possibile incontrarlo? Ebbi fame, e mi deste da mangiare; ebbi sete, e mi deste da bere; fui straniero e mi accoglieste; nudo, e mi rivestiste; fui malato, e mi visitaste; fui in prigione, e veniste a trovarmi. E quelli gli chiesero: Signore, quando mai ti abbiamo visto aver fame, o aver sete? Quando mai ti abbiamo visto straniero, o nudo, o malato, o in prigione? Ma rispondendo disse: In quanto l’avete fatto ad uno di questi miei minimi fratelli, l’avete fatto a me.
La chiesa di Pasqua non ha Gesù, non lo possiede, ma lo cerca per poterlo ascoltare di nuovo. La chiesa di Pasqua è dunque una chiesa che cerca. Se non è questo, non è più la chiesa di Pasqua. Se non è questo, forse non è più nemmeno la chiesa di Gesù. Quando fa affidamento solo su sé stessa, quando pretende di essere il metro di ogni cosa, quando smette di essere in ricerca e si sente sicura di ciò che possiede, non è più la chiesa del mattino di Pasqua.
La chiesa di Pasqua è una chiesa senza frontiere, senza barriere, senza un rigido elenco di chi è dentro e di chi è fuori, accogliente, non invadente. È una chiesa che accetta di avere un carattere provvisorio, in movimento, in ricerca. Una chiesa che guarda in avanti, che cerca di essere là dove ci sono tracce del passaggio di Gesù.
Credere nel messaggio di Pasqua vuol dire alzarsi, ogni mattina, e fare proprio il grido di Maria Maddalena: Gesù è scomparso. E di conseguenza porsi, ogni giorno, la domanda: dove mi attende, oggi, quel Gesù che è scomparso, ma che è ancora vivo? Dove vuole che io investa il mio tempo, le mie forze, la mia intelligenza, il mio cuore? Dove posso andarlo a cercare?
Non dimentichiamo l’annuncio di Pasqua: è scomparso, andiamo a cercarlo. Questa è l’aurora di un nuovo mondo, questo è il radioso mattino di Pasqua.
Pastore Paolo Tognina