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Quarantacinque casse di eccezionali reperti archeologici provenienti da scavi clandestini sono stati restituiti da Ginevra all'Italia. Le vestigia, spiega il Ministero pubblico in un comunicato, erano depositate al porto franco da una quindicina di anni, contrassegnate con il nome di una società offshore, ed erano state sequestrate in seguito a una richiesta italiana del marzo 2014.
Questa riguardava inizialmente un sarcofago etrusco, ma gli inquirenti ne avevano rinvenuti due, i cui coperchi raffiguravano un uomo e una donna coricati, insieme a numerosi altri pezzi di grande valore. Inizialmente erano stati confiscati solo i sarcofaghi, poi anche tutto il resto: teste, busti, vasi, affreschi, oggetti culturali e votivi provenienti da necropoli dell'Umbria e del Lazio, come accertato da un esperto. A portare il tesoro in riva al Lemano era stato un mercante d'arte britannico un tempo molto noto e il cui nome è già stato citato in diversi casi di traffico di beni archeologici.
pon/ATS