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La violinista e compositrice Eloisa Manera ci accompagna in un viaggio nel minimalismo ai suoi albori, illustrandocene le origini e i creatori musicali di questo genere, che è stato successivamente, e in modo così fecondo, generativo di altre diramazioni stilistiche.
Ci caleremo nella New York degli anni '60 alla scoperta dei padri, fortunatamente ancora tutti vivi, che hanno creato e fatto scuola poi nel mondo intero, piegando il concetto di tempo e di composizione e trasformandoli in un caleidoscopico mandala.
La Monte Young il concettuale, l'asciutto, l'anti-artista, l'anti-commerciale, il radicale che ha creato la “Dream music” e fondato il “Teatro della Musica Eterna”.
Steve Reich il più groovoso e africano di tutti, dalla cifra stilistica inconfondibile.
Philipp Glass il curioso e collaborativo: mantenendo il suo stile personale, è il compositore che fra questi ha maggiormente dialogato con altre arti (teatro, cinema, danza). Se da un lato ha riscoperto forme più classiche di stampo sinfonico, dall'altra ha aperto la propria musica all'elettronica dei giovani musicisti contemporanei.
Terry Riley dall'animo spirituale, dal cuore sorridente e dal volto luminoso; concretizza questa sua sensibile tensione nei confronti dell'umano e dell'Universo, attraverso una musica che auspica la connettività di tutte le cose nonostante le differenze culturali, in un gesto che è contemporaneamente arte e intenzione amorevole verso l'umanità.