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L'associazione traffico e ambiente (ATA), la Lega polmonare svizzera e il sindacato Unia esigono l'introduzione dell'obbligo del filtro per i veicoli diesel.
Ogni anno in Svizzera si registrano circa 4000 decessi dovuti all'alta concentrazione di polveri fini nell'aria.
I promotori dell'iniziativa chiedono che l'obbligo di introdurre il filtro sui veicoli diesel sia generalizzato. In base ad una perizia giuridica ordinata dall'ATA, la misura è realizzabile in un breve periodo di tempo.
«Contrariamente all'opinione del Consiglio federale», non vi sono freni legali all'imposizione dell'obbligo di un filtro che trattenga le particelle fini incombuste emesse dai motori diesel - ha spiegato giovedì l'ATA in un comunicato.
La perizia giuridica mostra infatti che l'obbligo in questione non è contrario né alla legge federale sugli ostacoli tecnici al commercio, né agli accordi stipulati in ambito WTO (Organizzazione mondiale del commercio), né all'intesa fra Svizzera e UE sul reciproco riconoscimento delle norme di valutazione di conformità (MRA).
Salute ed ambiente in pericolo
L'inquinamento da particolati - ricorda l'ATA - supera regolarmente i limiti di concentrazione ammessi e rappresenta un pericolo costante per la salute. Secondo l'Ufficio federale dello sviluppo territoriale (ARE), le polveri fini prodotte dai motori diesel sarebbero responsabili ogni anno della morte di 3'700 persone in Svizzera. L'emissione nell'atmosfera di particelle fini incombuste, ammoniaca e di ossidi che provocano ozono ha inoltre conseguenze preoccupanti anche per l'ambiente.
ATA, Lega polmonare svizzera e Unia si uniscono quindi per contrastare la mancanza di azione politica e chiedono al governo una rapida introduzione dell'obbligo di un filtro antiparticolati per tutti i nuovi veicoli diesel privati.
Per le tre promotrici dell'iniziativa «No al diesel senza filtro» l'obbligo deve essere mantenuto anche per i macchinari da cantiere. «Dopo il ruolo precursore svolto dalla Svizzera negli anni Ottanta con l'introduzione del catalizzatore, fra l'altro senza grosse conseguenze economiche, oggi la Confederazione potrebbe di nuovo dare il buon esempio», sottolineano le associazioni.
Messa in guardia
Dal canto suo, il Touring club svizzero (TCS), mette in guardia dagli eccessivi allarmismi e sottolinea che il numero di veicoli a motore diesel provvisti di filtri per particelle è in continuo aumento.
«Un anno fa, il 10% delle automobili private a motore diesel poteva essere venduto provvisto di filtro antiparticolati. Questo tasso è passato al 20% nell'estate del 2005. Oggi è del 30%», assicura in un comunicato.
Secondo il TCS, un intervento da parte dello Stato non si giustifica, poiché l'evoluzione attuale prova che il mercato in questo settore si regola da sé.
swissinfo e agenzie
In breve
In Svizzera, dell'insieme di tutte le particelle inquinanti emesse dal traffico stradale, il 40% è costituito dalla fuliggine prodotta dai motori diesel.
Senza filtro, un motore diesel emette 1000 volte più particelle di uno a benzina.
Secondo l'ARE, ogni anno oltre 3700 decessi sono dovuti alle particelle emesse dai veicoli a motore diesel.
Secondo l'UFAFP, i filtri permettono di ridurre del 95% le fuliggini diesel emesse dai gas di scarico.