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SION - Bernard Rappaz ha cessato lo sciopero della fame. Il Dipartimento vallesano della sicurezza ha infatti modificato il suo regime detentivo e il celebre canapaio potrà tornare al suo domicilio. La misura è provvisoria in attesa della sentenza del Tribunale federale (TF).
La decisione del TF su un'eventuale interruzione della pena è attesa per il 26 agosto al più tardi. Il cambiamento è valevole fino, e non oltre, questa data, ha precisato il canton Vallese. Il regime al quale Rappaz sottostà è simile agli arresti domiciliari ma con condizioni più severe.
Sarà sorvegliato 24 ore su 24, avrà diritto a un'ora d'aria al giorno e potrà ricevere visite solo da parenti stretti e per non più di 90 minuti. Rappaz ha accettato queste condizioni e ha quindi cessato la sciopero della fame. Appena il suo stato di salute lo permetterà, attualmente si trova infatti all'Inselspital di Berna, il canapaio tornerà al suo domicilio.
Il TF aveva imposto lo scorso 15 luglio al canton Vallese di prendere tutte le misure "necessarie alla salvaguardia della vita e dell'integrità corporale" di Rappaz. I provvedimenti presi finora non erano stati giudicati sufficienti dal tribunale.
Rappaz, ecologista, agricoltore e attivista per la depenalizzazione della cannabis, è stato incarcerato il 22 marzo. A maggio, debilitato in seguito a un digiuno di una quarantina di giorni, ha ottenuto gli arresti domiciliari per due settimane, per poter ristabilirsi. Tornato in prigione il 21 dello stesso mese ha di nuovo rifiutato il cibo inoltrando una seconda richiesta di scarcerazione, istanza che il 9 luglio è stata respinta dal Tribunale cantonale vallesano.
Rappaz è stato condannato in via definitiva per violazione grave della legge federale sugli stupefacenti e per amministrazione infedele aggravata. È stato riconosciuto colpevole di aver prodotto a venduto sull'arco di quattro anni 3,75 tonnellate di canapa e suoi derivati.
SDA-ATS