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Mancano meno di 24 ore al ricevimento d'apertura del Festival internazionale del Film di Locarno (oggi trasformato in Festival Locarno, più conciso e figlio dei tempi del "primanostrismo") e Ticinotoday vi propone in questa nostra sezione di "Amarcord" il trailer ( e l'intervista alla protagonista) del film "Mar Nero" di Federico Bondi che un decennio fa era presente al concorso internazionale e che fece (ri)scoprire una grande attrice italiana, Ilaria Occhini (deceduta meno di un mese fa, il 20 luglio), che nonostante avesse lavorato nel cinema con i grandi come Monicelli, Risi e Tognazzi e debuttò a teatro nel 1957 con "L'impresario delle scimmie" di Carlo Goldoni per la regia del grandissimo Luchino Visconti, non aveva mai avuto nessun importante premio per le sue interpretazioni cinematografiche. Un po' a sorpresa a Locarno l'attrice toscana si aggiudicò il premio come miglior attrice (e l'anno seguente con "Mine Vaganti" di Ozpetek si aggiudicò finalmente il "David di Donatello").
11 anni fa, era il 2008, presidentissimo del Festival era già (da un po') Marco Solari, la direzione artistica era in mano allo svizzero Frédéric Maire e per Locarno si aggirava in vespa uno stranamente "simpatico" Nanni Moretti che fra una puntatina al Canetti e un quiz agli spettatori al vecchio Rex intratteneva il pubblico.
Non c'era il "Garden" della Mobiliare e la "Rotonda" era in mano a Tonini&Co (e non al Festival e alla Rsi), tutti facevano il lavoro che erano capaci di fare e non volevano andare a "rubare" il mestiere agli altri. Il Festival faceva cinema, Radio Fiume Ticino ed affini si occupavano del pubblico che dei film del Festival è poco interessato.
Oggi tutti parlano di "Experience", di "lifestyle" del Festival, ma ci si riempie la bocca di significanti, non ricordandosi un'edizione come quella del 2008, che senza cercare roboanti significanti dettati dalle logiche di marketing (atte a nascondere mediocrità e pochezza creativa), faceva veramente vivere uno spirito e un'esperienza eccezionale al pubblico festivaliero.
Un decennio fa il Festival era ancora un prodotto in un certo senso artigianale, con un chiaro focus sui film e un'attenzione adeguata ai suoi affezionati avventori. Oggi si vuole "vendere" l'esperienza festivaliera e con un certo "isterismo" pseudomodernista, si deve essere molto più "social" per inseguire nuovi target, che probabilmente non si riusciranno a fidealizzare. Ma che ci vogliamo fare, è la "società liquida". "Le storie su cellulosa" diventano secondarie all'esperienza di trovarsi in un Garden a parlare fra amici di dove si è appena stati in vacanza, traslando in una versione "live" quello che si fa già quotidianamente su facebook. Non abbiamo bisogno di spunti di riflessione dal grande schermo, ci basta il nostro "ombelico", una birra o uno chardonnay, un po' di musica assordante (che ci deve sempre essere perché fa ambiente, ma che nessuno ascolta) e "l'esperienza" è fatta.
Altro che vedere una vespa che si aggira per Locarno... . D'altronde di panettieri trozkisti non si vede neanche l'ombra e a Locarno i macellai "stalinisti" si sono riconvertiti allo sport.