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Ticino
«Fresopoli», imputato prosciolto
Era accusato di aver sostituito la targhetta che riporta l'anno di produzione di una fresa da neve per ottenere illecitamente un appalto quadriennale di sgombero in alta valle di Blenio. La corte delle Assise correzionali lo ha però prosciolto dalle accuse.
Il presunto raggiro era venuto alla luce su segnalazione di un concorrente che aveva portato all'esclusione della ditta dal contratto. Il caso è giunto in Aula penale dopo che l'imputato si è opposto a un decreto di accusa che lo avrebbe condannato a una pena pecuniaria di 140 aliquote giornaliere.
In sostanza, secondo la procuratrice pubblica Raffaella Rigamonti, l'imputato - un ex municipale dell'alta Valle di Blenio e amministratore unico di una ditta di sgombero neve - avrebbe commesso una truffa processuale e falsità in documenti ingannando l'autorità cantonale per vincere un appalto di 4 anni da 130'000 franchi.
Questo ottenendo con l'inganno dalla ditta che aveva rilevato la produzione del macchinario una targhetta che faceva risultare la fresa di 9 anni più giovane e quindi nei parametri della gara d'appalto.
Valide sia le argomentazioni dell'accusa che della difesa
Il giudice Amos Pagnamenta ha ritenuto valide le argomentazioni dell'accusa, ma anche quelle della difesa rappresentata dall'avvocato Niccolò Giovannettina. Ovvero che quando il suo cliente ha chiesto chiarimenti al produttore della fresa sulla data di costruzione e la nuova targhetta, non era a conoscenza dei termini del bando di concorso (uscito 5 mesi dopo), ed era la prima volta che si apriva una gara d'appalto per frese neve.
Quindi o l'imputato disponeva di informazioni riservate in anticipo, cosa che l'accusa non ha potuto provare, oppure il cambio della targhetta non è avvenuto per ingannare le autorità. Inoltre, per il fatto che l'azienda produttrice del macchinario gli fornì la nuova targhetta in maniera alquanto leggera, ha detto il giudice, l'imputato si poteva attendere che la questione sull'anno di costruzione fosse chiarita.
Alla fine, sulle due tesi ha prevalso il principio «in dubio pro reo» e quindi il proscioglimento dalle accuse.