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Il finanziere ticinese Tito Tettamanti è il nuovo azionista principale della Jean Frey AG, editore di testate di prestigio come «Beobachter» o «Weltwoche».
Tettamanti controlla il 25 per cento del capitale della società, come ha reso noto la banca di investimenti zughese Swissfirst. Il resto è pure detenuto da uomini dell'economia o ad essa molto vicini. Una situazione che fa storcere il naso alle associazioni dei giornalisti.
Gli azionisti
All'inizio di febbraio Swissfirst aveva rilevato a sorpresa la Jean Frey dalla «Basler Mediengruppe» (che pubblica la «Basler Zeitung»), dopo che questa aveva interrotto i negoziati per la cessione alla Ringier, editrice, tra l'altro, del «Blick», il quotidiano svizzero tedesco di maggior tiratura. Ora l'istituto di credito ha trovato gli investitori interessati.
Dopo Tettamanti, il maggior pacchetto azionario (10 per cento) è detenuto dall'impresa lucernese CM Crossmedia AG. Altre partecipazioni di meno del 5 per cento sono detenute dall'editore bernese Charles von Graffenried e da politici come i consiglieri nazionali Hans Kaufmann (UDC/ZH) e Peter Weigelt (PLR/SG), nonché dall'ex parlamentare federale Jörg Rappold (PLR/ZH). Il mondo degli affari è rappresentato anche dallo svizzero Carlo Buzzi, residente a Montecarlo e presidente di Philipp Morris Europa, dal banchiere ginevrino Pierre Mirabaud, dall'ex presidente del consiglio di amministrazione di Crossair Alfred Wiederkehr, da Ralph Klinger, che siede in diversi CdA, e dalla Altamira Holding (ZG).
Fra gli azionisti figurano, inoltre, due clienti di Swissfirst - Elisabeth Schulz (Vienna) ed Heinrich Sundermeyer (Montecarlo) - nonché 34 quadri e dipendenti dello stesso gruppo Jean Frey. Il rimanente 20 per cento del capitale è in mano a persone che non desiderano essere nominate: «nessuna di loro occupa una funzione importante», assicura Swissfirst. Non è invece azionista né la stessa Swissfirst, né persone ad essa vicina, ad eccezione di Hans Kaufmann, che è consigliere d'amministrazione della banca.
La ricapitalizzazione
La vendita dei due milioni di azioni della Jean Frey AG si è felicemente conclusa, fa sapere Swissfirst: grazie ad un aumento di capitale di 25 milioni di franchi è stato assicurato che l'editore avrà i mezzi finanziari per il suo rilancio. La banca considera ora concluso il suo impegno e non rilascia altre dichiarazioni.
L'attuale consiglio d'aministrazione della Jean Frey AG rimarrà in carica almeno sino alla fine alla prossima assemblea degli azionisti, che dovrà tenersi nei prossimi due mesi. Attuale direttore generale del gruppo è l'ex caporedattore della televisione svizzero tedesca Filippo Leutenegger.
Editrice prestigiosa ma in rosso
Editore di testate prestigiose come «Beobachter», «Weltwoche»,«Bilanz», «TR7», il gruppo Jean Frey ha una travagliata storia alle spalle. La Basler Mediengruppe aveva perso circa 100 milioni di franchi nel fallimento della sua avventura editoriale. Con la prevista - ed annunciata ufficialmente - cessione alla Ringier sembrava che dovesse tornare il sereno. L'operazione era poi fallita ed era spuntata Swissfirst.
Da più parti erano stati avanzati seri dubbi sulla trasparenza dell'operazione. Ieri hanno rassegnato le dimissioni Ivo Bachmann e Philippe Ruedin, rispettivamente caporedattore e capo del servizio giuridico del «Beobachter», un settimanale che da 75 anni lotta per una sorta di «capitalismo sociale» che mal si concilia con le posizioni di Tito Tettamanti.
Alcuni temevano che dietro alla cordata ci fosse l'intenzione di dare un orientamento più «di destra» alle testate e c'era chi vedeva la lunga mano dell'UDC zurighese di Christoph Blocher.
Perplessità sul take-over
La pubblicazione dei nomi è stata accolta con un certo scetticismo dagli addetti ai lavori. Eva Keller, direttrice di Stampa Svizzera, l'Associazione degli editori, afferma che l'operazione è lungi dall'essere trasparente: quando si è alle prese con azionisti sconosciuti ci si deve interrogare sulle persone che stanno alle loro spalle.
Il coresidente della Federazione svizzera dei giornalisti Alberto Cotti parla addirittura di «una giornata nera» per la categoria. Gli azionisti sono finanzieri e non personalità dell'editoria: a suo avviso l'indipendenza della Jean Frey non è garantita. Anche il segretario centrale di Comedia, Serge Gnos, ritiene estremamente discutibile che non sia reso pubblico il nome degli azionisti che controllano il 20 per cento.
Di altro avviso Roger Köppel, nuovo caporedattore della «Weltwoche», secondo cui non bisogna avere paura dei nuovi proprietari. Secondo lui nessuno sarebbe così ingenuo da tentare di trasformare la sua testata in un settimanale di lotta: sarebbe il modo più sicuro per danneggiarla.
swissinfo e agenzie