Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/118216

<h2>SubmittedText<h2><p>L'apprezzamento del franco svizzero non è un problema solo per il settore delle esportazioni. Anche nelle gare d'appalto pubbliche, infatti, gli operatori economici stranieri diventano sempre più competitivi. Il comportamento della Confederazione che, da un lato, sostiene l'economia e, dall'altro, assegna all'estero gli appalti che servirebbero a garantire posti di lavoro appare poco comprensibile.</p><p>1. Come giudica il Consiglio federale la situazione delle gare d'appalto pubbliche in merito alle differenze di prezzo dovute all'apprezzamento del franco per gli operatori economici svizzeri?</p><p>2. In che modo il Consiglio federale è in grado di garantire che, nell'ambito di gare d'appalto pubbliche, gli operatori economici locali non subiscano uno svantaggio concorrenziale a causa del franco forte rispetto agli operatori stranieri?</p><p>3. Quali mezzi ha a disposizione la Confederazione per favorire gli operatori locali rispetto a quelli stranieri nelle gare d'appalto pubbliche senza violare gli accordi con l'OMC?</p><p>4. Quali sono le misure che la Confederazione deve adottare al fine di esaurire tutte le possibilità previste dagli attuali accordi con l'OMC per favorire i propri operatori economici, pratica diffusa anche nei vicini Paesi europei?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. L'apprezzamento del franco aumenta la concorrenza dei prezzi non solo per l'industria dell'esportazione ma anche per quei settori economici locali che sono in competizione con operatori stranieri e dunque, potenzialmente, anche per chi bandisce appalti pubblici. Da una prima analisi emerge pure che nei primi nove mesi di quest'anno le aziende svizzere sono riuscite ad aggiudicarsi appalti importanti. I principali enti aggiudicatori federali infatti (UFCL, Armasuisse, USTRA, FFS, Posta, Alptransit, PF), hanno assegnato a imprese locali ben il 94 per cento del valore complessivo di tutti gli appalti al di sopra dei valori soglia stabiliti a livello internazionale.</p><p>2. Le turbolenze sui mercati finanziari devono essere affrontate introducendo misure correttive, come è avvenuto con l'obiettivo legato ai tassi di cambio della BNS. Inoltre, grazie alla propria politica di crescita, il Consiglio federale persegue l'obiettivo di migliorare costantemente le condizioni quadro per le prestazioni imprenditoriali, anche a vantaggio degli organizzatori di appalti pubblici locali.</p><p>3. La Confederazione rispetta gli impegni assunti nei confronti di altri Stati con la firma di accordi internazionali sugli appalti pubblici. Secondo l'accordo dell'OMC sugli appalti pubblici (GPA), l'accordo bilaterale sugli appalti pubblici Svizzera-UE e alcuni accordi di libero scambio contenenti disposizioni rilevanti in materia, oltre determinati valori soglia le gare d'appalto devono svolgersi a livello internazionale e senza discriminazioni. Nelle gare d'appalto il cui importo supera tali valori soglia - che rappresentano circa il 25 per cento del volume complessivo degli appalti a livello federale - la Svizzera non ha alcuna possibilità di favorire le proprie aziende e penalizzare gli operatori stranieri. Al di sotto dei valori soglia, invece, la Confederazione potrebbe riservare un trattamento diverso agli operatori stranieri, ma violerebbe così gli obiettivi della legge federale sugli acquisti pubblici, la quale mira a promuovere l'impiego economico dei fondi pubblici e a rafforzare la libera concorrenza tra gli offerenti.</p><p>4. Gli accordi internazionali garantiscono alle imprese svizzere all'estero un accesso al mercato senza discriminazioni. Il Consiglio federale s'impegna nei confronti degli altri Stati affinché gli operatori svizzeri possano effettivamente accedere senza discriminazioni ai mercati esteri degli appalti pubblici, così come previsto dagli accordi internazionali in materia. Nell'aprile del 2011, ad esempio, l'Italia ha abolito una misura riguardante gli appalti pubblici discriminatoria nei confronti della Svizzera, dopo che il nostro Paese aveva rivendicato, sia con il governo italiano sia presso la Commissione europea, il rispetto degli impegni internazionali assunti dall'Italia. Inoltre, il Consiglio federale s'impegna a livello multilaterale con proposte concrete per agevolare l'accesso al mercato delle piccole e medie imprese (PMI). </p><p>I mercati che si sono aperti grazie agli accordi internazionali citati (UE 550 miliardi di franchi, USA 340 miliardi, Giappone 120 miliardi di franchi) sono molto più grandi di quello svizzero (circa 6 miliardi di franchi) e sono dunque fondamentali per la crescita economica e l'occupazione nel nostro Paese. Attuare comportamenti discriminatori in Svizzera metterebbe a rischio l'accesso senza discriminazioni degli operatori elvetici alle gare pubbliche d'appalto all'estero. Qualora le nostre imprese dovessero avere problemi di accesso ai mercati stranieri, inoltre, la Svizzera non potrebbe più rivendicare in maniera credibile il rispetto degli obblighi di non discriminazione assunti con gli accordi internazionali. Dall'altra parte, gli Stati con cui la Svizzera ha firmato contratti, sarebbero autorizzati a limitare l'accesso dei nostri operatori ai loro mercati.</p>  Risposta del Consiglio federale.