Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01049.jsonl.gz/1026

AMBRÌ - Nel settembre del 1998 Luca Cereda debuttava in LNA. Emozioni a iosa, "tremarella" alle gambe e un sogno che si avverava: l'allora 17enne era pronto a vivere le bellissime sensazioni di una partita vera con la prima squadra nella sua seconda casa, la Valascia.
Il suo enorme potenziale non era passato inosservato e Larry Huras aveva dunque deciso di farlo esordire. Nel suo primo campionato con la squadra dei "grandi" Cereda aveva messo a bilancio già 22 punti in 53 incontri. Insomma un bel bottino per un "giovincello" alle prime armi.
Oltre alla maglia dell'Ambrì Luca Cereda in Svizzera ha difeso i colori del Berna tra il 2003 e il 2005 vincendo un titolo. L'attuale coach biancoblù nella sua carriera ha pure disputato 182 partite in AHL, condite da 43 punti. Nel mese di luglio del 2007 l'addio all'hockey giocato - in via precauzionale - dopo un'operazione al cuore subita nel 2000.
Luca Cereda, cosa ricordi del tuo esordio in LNA?
«Era il classico sogno che si coronava. Il mio esordio nella massima serie era coinciso con la prima partita casalinga dell'Ambrì. Prima del match ero chiaramente molto emozionato, ma una volta disputato il primo cambio tutto era filato via liscio. Mi ricordo che da bambino si giocava sempre a hockey in cortile. Guardando la squadra in TV non potevi non sognare un giorno di essere tu lì al loro posto».
Chi aveva deciso che era giunto il momento di Luca Cereda?
«C'erano sempre dei giovani che durante l'estate si aggregavano alla prima squadra. Nel mio caso il mese di agosto era andato molto bene, avevo mostrato buone cose. Mi ricordo che si era fatto male Manuele Celio subito alla prima partita e, per questo, il club mi aveva chiesto di riaggregarmi alla prima squadra. Mi ricordo pure che la chiamata era arrivata mentre ero in passeggiata scolastica. In quel momento le emozioni erano davvero tante. Mi avevano infatti già preannunciato che, probabilmente, avrei giocato il giorno dopo...».
E di Larry Huras cosa ti ricordi?
«Era un tecnico preparato sotto ogni punto di vista, lavorava tanto e studiava molto sia la sua squadra che gli avversari. Erano i primi tempi che si usava il video e lui ne faceva un uso eccezionale. Inoltre aveva il pregio che coinvolgeva molto lo spogliatoio...».
Quello della stagione 1998-98 era un gruppo eccezionale spinto da due mostri sacri come Petrov e Di Pietro...
«In generale era un gruppo davvero molto forte. Petrov era forse l'anima lavoratrice della squadra, investiva molte risorse nell'hockey sia sul ghiaccio che fuori. Di Pietro invece era l'anima un po' più pazza. Riusciva a risvegliare le emozioni e, in questo senso, vi posso dire che era davvero micidiale...».
Nel luglio del 2007 Luca Cereda, in una conferenza stampa, annunciava l'addio all'hockey giocato a causa di un problema al cuore. Ti capita ancora di pensare alla tua carriera da giocatore interrotta prematuramente?
«No, onestamente non ci ho mai pensato più di tanto. Il dover smettere di giocare mi ha chiuso alcune porte, ma allo stesso tempo me ne ha aperte tante altre. Cerco di guardare il lato positivo, non è una cosa che ho scelto io e quindi ho dovuto accettarla. Se non avessi smesso così presto, oggi non sarei l'allenatore dell'Ambrì...».
Qual è stato secondo te l'Ambrì più forte: quello del 1997/98 o quello del 1998/99? Rispondi votando nel sondaggio