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BERNA - La legge sull'imposizione internazionale alla fonte, che precisa l'applicazione degli accordi conclusi da Berna con Berlino, Londra e Vienna, hanno ottenuto il via libera dal Parlamento. Il Consiglio Nazionale accettato oggi il testo con 88 voti contro 85 e 12 astenuti. Il dossier torna comunque agli Stati per una divergenza minore.
Gli accordi prevedono l'introduzione di una tassa per regolare i fondi depositati in Svizzera "in nero", nonché l'imposizione alla fonte dei futuri redditi dei capitali investiti nelle banche elvetiche. I trattati permetteranno ai titolari stranieri di conti di scegliere tra una dichiarazione al fisco del loro paese e un'imposizione anonima. In questo secondo caso, la tassa sarà prelevata dagli istituti di credito svizzeri e girata allo Stato di provenienza del titolare del conto.
La legge di applicazione, che regola le questioni di procedura, è necessaria, hanno detto i relatori della commissione Christophe Darbellay (PPD/VS) e Philipp Müller (PLR/AG). L'alternativa sarebbe un'ordinanza del Consiglio federale, ma questa soluzione non permetterebbe di applicare sanzioni penali e non sarebbe possibile obbligare una banca a versare quanto dovuto.
Su proposta del Consiglio degli Stati, la legge sull'imposizione alla fonte precisa che i controlli condotti in Svizzera dalle autorità fiscali estere non possono essere effettuati solo da queste istanze. Il Nazionale si è allineato tacitamente a questa versione. Ha inoltre aggiunto che la Svizzera può concludere accordi fiscali con tutti i paesi.
ATS