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La Svizzera accetta la morte di pensionati solo per evitare un rigido lockdown? Sì, ma questa è solo una parte della storia. Un'analisi del dibattito alla fine dell'anno di crisi 2020.Questo contenuto è stato pubblicato il 25 dicembre 2020 - 15:00
Le dosi di vaccino sono state ordinate o sono già pronte e in Svizzera ce ne saranno a sufficienza per tutti. Così, quando arriverà il momento, non ci sarà bisogno di temere battaglie per la loro distribuzione. Non in questo Paese ricco, che all'inizio della pandemia aveva una carenza di mascherine ed era disposto a pagare qualsiasi prezzo.
Concretamente, la Svizzera ha acquistato le mascherine FFP2 che valevano 2 franchi ciascuna al prezzo unitario di 10 franchi, spinta dall'emergenza. Due giovani imprenditori le hanno importate dalla Cina e da un giorno all'altro sono diventati multimilionari, ricompensandosi con auto di lusso. Dopo un anno di lotta contro il virus, però, anche la Svizzera ha imparato la lezione.
Tuttavia, c'è un dibattito sul prezzo da pagare che non si esaurirà presto. Ruota intorno al prezzo della vita, della salute. Quanti miliardi vale la salute? O meglio, quanto vale la salute della generazione più anziana, delle persone fragili?
L'interrogativo è stato sollevato in vista del Natale dallo storico della medicina svizzero Flurin Condrau. La sua constatazione: in Svizzera sta emergendo un pensiero eugenetico, quella sinistra dottrina che divide la vita in degna e indegna. Perché la Svizzera accetta "di perdere un numero maggiore di persone nella fascia d'età sopra i 65 anni per evitare un lockdown nazionale in senso stretto".
Di fronte a un eccesso di mortalità da record, questa visione è comprensibile. Ma essa racconta solo una parte della storia. L'altra è che i giovani si sono limitati, hanno mostrato umiltà e solidarietà - spesso costretti e imbronciati, ma nel complesso disciplinati.
Oltrettutto saranno loro a pagare il prezzo del virus. Come nel caso del clima, sono chiamati a rispondere di un danno a cui non hanno contribuito in modo significativo. Sì, in futuro si prospettano grandi spese e niente è più a buon mercato dei rimproveri. C'è questo pericolo, ma c'è anche la speranza che quello che ci ha insegnato il coronavirus rimanga: i problemi si possono risolvere solo se si agisce insieme, con tutti, per tutti.
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