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Con l'ampliamento capillare della rete elettrica, l'offerta di energia a basso prezzo proveniente dalle grandi centrali e a causa della concorrenza del motore a combustione, più conveniente e flessibile, nel ventesimo secolo il numero delle piccole centrali idrauliche si è notevolmente ridotto.
Nel 1985 esistevano ancora circa 1'000 piccole centrali idroelettriche (<10 MW), delle quali circa 700 con una potenza inferiore a 300 kW. Inoltre, vi erano circa 400 impianti di tipo esclusivamente meccanico.
Nel 1990, sulla scia dell'emozione suscitata dalla catastrofe del reattore nucleare di Chernobyl e riconoscendo la minaccia costituita dal cambiamento climatico, il Popolo ha approvato l'articolo sull'energia della Costituzione federale. In conseguenza di ciò, nel 1991 è stato emanato il decreto sull'energia (DEn), che ha consentito di dare una nuova base economica alle energie rinnovabili. Grazie alla rimunerazione a copertura dei costi per l'immissione in rete di energia elettrica (RIC), anche le centraline idroelettriche di taglia molto ridotta possono nuovamente produrre in modo redditizio. Bisogna quindi aspettarsi che molte potenzialità inutilizzate saranno nuovamente oggetto di interesse.
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