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Alpha – lavorando al computer: Questa cosa è interessante! – Rivolto a Beta – Chi ha scritto il vangelo?
Beta – leggendo un libro: Come?
Alpha: Hai presente il vangelo? Chi lo ha scritto?
Beta: Certo che ho presente il Vangelo, e ti pregherei di usare la maiuscola come per tutti i titoli di libri e film. Comunque, gli autori sono Marco, Matteo, Luca e Giovanni.
Alpha: Ma come fai a sapere che ho pronunciato vangelo con la minuscola?
Beta: Ti conosco.
Alpha – facendo finta di niente: Comunque, ti sbagli: gli autori non sono loro! I vangeli sono anonimi e sono stati scritti molti anni dopo la morte di Gesù…
Beta: Questo lo sapevo: credevo stessi risolvendo un qualche cruciverba, non che stessi studiando per un esame di esegesi biblica.
Se non erro, i vangeli sono stati scritti durante il I secolo dopo Cristo, rifacendosi a narrazioni orali precedenti.
Ma cosa stai leggendo?
Alpha: Il piccolo ateo v 2.0.
Beta: Versione 2.0?
Alpha: Sì, versione 2.0
Beta: Questa cosa non la capisco bene: un tempo si diceva seconda edizione… evidentemente agli atei piace apparire moderni e allora usano questa notazione informatica. Anche quel libro, Contro Ratzinger, è uscito nella versione 2.0.
Ratzinger a parte, cosa c’è scritto su quel tuo libro a proposito dei Vangeli?
Alpha – inizia a leggere:
I 4 Vangeli furono scritti da 4 apostoli
Anche a te è stato detto questo? I nomi guarda caso coincidono, ma… no, chi scrisse i vangeli non conobbe mai Gesù intimamente!
I vangeli sono anonimi e non riportano testimonianze oculari dirette. Certo, è più fico se si pensa agli apostoli, i loro racconti sembrano più veri… e che vi sia poca chiarezza su questo alla Chiesa fa comodo! A casa mia questo si chiama imbroglio.
Beta: Interessante. Penso che abbia ragione: credo che siano effettivamente in molti a pensare che il Vangelo sia stato scritto direttamente dagli apostoli, magari in latino o in greco e, perché no?, in un libro come lo intendiamo noi moderni. È un problema che riguarda anche i dialoghi di Platone: istintivamente tendiamo a retrocedere i nostri schemi mentali attuali, nei quali i libri di pubblicano presso un editore e si comprano in libreria…
Alpha: La situazione, a dire il vero, mi sembra un po’ diversa: qui c’è scritto che la Chiesa gioca su questa ignoranza e non la chiarisce…
Beta: Non so cosa dirti: penso di aver imparato questa cosa dei Vangeli durante le lezioni di catechismo, non in un trattato di ateologia. Non mi sembra il gran segreto gelosamente custodito. Certo è bene ricordarlo, insieme ad altre cose pacificamente credute da molti credenti o presunti tali: prendi la morte di Gesù, morto per redimerci dai nostri peccati, non per colpa dei Giudei come molti, purtroppo, pensano.
Cosa altro dice questo tuo interessante libro?
Alpha: Non l’ho letto tutto. Lo sto solo sfogliando (virtualmente).
Qui, ad esempio, denuncia le contraddizioni del testo sacro a proposito della creazione:
Creazione – Dalla creazione all’episodio del frutto, contraddizioni, invenzioni e comportamenti sciocchi fanno della Genesi un fantasioso racconto sull’origine del mondo e sul rapporto uomo-dio che non è facile prendere sul serio. Come si comporta dio con i poveri adamo ed eva lo vediamo dopo. Genesi 1 e 2 descrivono la ‘creazione’ in due sequenze diverse. Gli animali sono creati prima o dopo gli umani? E gli alberi da frutta? Il bestiame con o dopo gli uccelli? La donna con o dopo l’uomo?
No, guarda – si dirà – il secondo racconto spiega meglio il giorno 6. Sì? Ma non è chiaro… È possibile, ma anche no. Possibile, non è assoluto. E quale scegliere? La seconda. Perché? Beh, la bibbia non deve sbagliare. Quindi vale solo per chi ha questo pregiudizio? Sì.
Beta: Se ho capito bene, l’ultima affermazioni riguarda un tema molto dibattuto, quello della razionalità della conversione.
Non mi è molto chiaro il ragionamento dell’autore. Immagino sia qualcosa del tipo: attenzione, la Bibbia è piena di errori, non è quel testo assoluto e definitivo che molti credono.
Alpha: Penso di sì. Ti leggo cosa ha scritto poco prima:
Vorrei che questa lettura portasse il credente a conoscere la bibbia meglio di quanto finora la conosca, affinché la sua scelta di fede – e a questo punto di non fede – possa essere fondata su quello che essa è nel suo insieme, non su quello che crede che sia, o vorrebbe che fosse.
Beta: Bella frase. Temo tuttavia che le contraddizioni abbiano poco a che fare con l’esistenza di Dio!
Alpha: A me queste contraddizioni sembrano molto importanti.
Beta: Indubbiamente lo sono. Però se dalle contraddizioni della Bibbia vuoi trarre argomenti contro l’esistenza di Dio, allora, in base allo stesso ragionamento, dalle contraddizioni, precisazioni, interpretazioni delle leggi dovresti concludere che lo stato non esiste.
Alpha: Stai pensando di scrivere “Il piccolo Anarchico”?
19 commenti su “Il piccolo anarchico”
Ciao!
Sono Andrea, l’autore del Piccolo ateo v2 (moderno, nè?).
Bel dialogo!
Così interessante e.. soave (come il sito) che sono imbarazzato nel fare questo appunto, a Beta: le leggi stanno allo Stato come la bibbia sta agli uomini che l’hanno scritta. Chi nega che essi esistano?
Se le leggi parlassero di un essere soprannaturale, e se si dicessero assolute e perfette sue creazioni, cosa che non fanno, allora sì, ‘contraddizioni, precisazioni, interpretazioni delle leggi’ sarebbero argomenti contro la sua esistenza, e come minimo a favore del dubbio.
Corretto? Con stima,
Andrea
credo anche io che ci sia una distinzione del genere contro beta: che le leggi dello Stato siano “relative” è noto a tutti, e (a parte le Costituzioni e le Dichiarazioni, ma sono cose molto diverse dalle “leggi”) nessuna legge ha la pretesa di universalità (anche nei confronti di chi non è sottoposto a quella “legge”!) che ha la bibbia (minuscolo?). Lo Stato italiano non può e non vuole giudicare il criminale che opera, per dirne una, in Brasile; la bibbia (minuscolo di nuovo?) invece si pone come canone universale, e i suoi dottori credono e intendono di poter giudicare e piegare anche chi vive secondo altre leggi.
inoltre, per la fondazione dello Stato vale un criterio di utilità (per chi ne faccia parte, anche in caso di consenso tacito, non espresso o non richiesto – es.: nasci in Italia, Francia, Svizzera, Russia o quel che sia, nessuno ti chiede di “firmare il contratto” hobbesiano. A meno che non si intenda in questo senso la registrazione all’anagrafe che fanno i genitori), ma per una religione il criterio di utilità è escluso dagli stessi fondatori (a parte le 70 vergini e l’hashish… ma è “utilità”?)
comunque sono molto scorrevoli i tuoi dialoghi, complimenti
ah, piccola aggiunta: oltre al fatto che i vangeli sono stati scritti molto dopo la vita di Gesù, scelti accuratamente tra molti per indirizzare la dottrina verso un punto preciso, c’è anche l’ultimo, quello non sinottico di Giovanni, che non è di Giovanni, ma una collazione di dottrine se non sbaglio efesine. giusto per pignoleria 🙂
Per Alex.
Scusami, ma ci sono delle imprecisioni giuridiche nelle tue considerazioni. Il diritto penale (e non solo) di uno stato tende naturalmente ad estendersi oltre i confini strettamente territoriali dello stato stesso. Trova una limitazione al proprio espandersi nella presenza del diritto degli altri stati. Inoltre anche “costituzioni” e “dichiarazioni” sono sostanzialmente delle leggi (le leggi delle leggi o fonti gerarchicamente sovraordinate del corpus iuris), e come tali anch’esse modificabili da un atto volitivo; si tende tuttavia ad attribuire a questi testi un carattere quasi “sacro”, proprio per limitarne la modificabilità. I motivi sono ovvi. A mio modestissimo avviso (e non solo mio), la genesi delle religioni codificate presenta forti analogie con la genesi del diritto. Il diritto ne sarebbe infatti un’immediata derivazione. Un po’ come l’uomo e lo scimpanzé, derivanti da un medesimo ceppo e poi differenziatisi per effetto dell’evoluzione. Il carattere di “sacertà” – da cui proviene anche la “sanctio” o sanzione (cioè il reiterarsi del carattere sacro mediante la riaffermazione del diritto stesso) – della legge, assume a presupposto un modello analogo a quello religioso. Ciò tuttavia non significa che, disconoscendo la natura sacra ed inviolabile della legge (ad esempio, attraverso dottrine contrattualistiche o neo-contrattualistiche), si possa disconoscere l’esistenza dello stato; ciò perché lo stato è, oltre che un noumeno, un fenomeno concreto di manifestazione fattuale o della prassi. Per dio, questa equivalenza non parebbe valere.
Per Morgan (o Andrea).
Oltre che a scaricare il “Piccolo ateo v.2”, ho inserito il tuo indirizzo sul mio (purtroppo insignificante) blog: ho inteso con ciò dare anch’io un microscopico contributo allo sviluppo della conoscenza umana. Relativamente alla “Genesi” (o al “Genesi”), da una posizione assolutamente priva di sospetto (spero), invito a considerare quel testo non come proveniente da un dio (espediente che ne permetteva il riconoscimento e il rispetto anche da parte degli strati della popolazione meno avvezzi ad adeguarsi alle norme di civile convivenza), bensì da uomini di spettacolare intelligenza. Se si legge con attenzione e senza pregiudizi la scansione temporale delle fasi della creazione, come ivi descritta, si noterà che le stesse presentano un impianto pseudo-evoluzionistico, non totalmente in contrasto rispetto alle odierne conoscenze sia astrofisiche che biologico-evolutive. Tralasciando il fattore creazionistico, è comunque sorprendente che una o più menti vissute quasi quattromila anno or sono, non abbiano concepito una nascita dell’universo sensibile quale fenomeno istantaneo, bensì temporalmente scansito.
I vangeli sono un differente argomento. La notissima teoria del “Vangelo Q” (dove “Q” sta per “quelle”, “fonte” in tedesco), ha permesso infatti di elaborare un testo originario quale possibile ed ipotetica sorgente di quelli che ci sono effettivamente pervenuti. Spero non serva in questa sede ricordare che l’elaborazione di tipo orientale-ellenista di Cristo-Dio, era assolutamente estranea al nucleo originario dei Nazareni o Nazirei, che si rifacevameno direttamente a Gesù e all’ebraismo tradizionale. Tale elaborazione infatti deve attribuirsi a Paolo-Shaul di Tarso (un vero genio del marketing di allora), che con simile espediente ebbe l’opportunità di innovare e diffondere un impianto religioso (l’ebraismo, anche se snaturato) presso popolazioni (i gentili) che altrimenti non l’avrebbero mai recepito.
Ciao 🙂
Primo: la Chiesa non dice affatto che i Vangeli siano stati scritti da quattro apostoli, giacché Marco e Luca non lo erano. Questo per la precisione (chi vuol fare le pulci agli altri dovrebbe almeno sapere che cosa sono le pulci e distinguerle dai nei).
Secondo: oibò, ma guarda! Gli atei 2.0 paiono ignorare – meraviglia!- il concetto di lettura allegorica, ben noto ai teologi cristiani (e prima ancora a quelli ebrei) più o meno dall’età della Patristica, nonché il fatto che nel racconto della Genesi si sovrappongono due diverse tradizioni orali, note come jahvista e elohista, la qual cosa mi viene comunemente insegnata nelle facoltà teologiche, nei seminari, nelle università cattoliche e persino nei corsi di catechismo. Esticazzi.
P.S.: questo commento è in risposta agli altri commenti e al Piccolo ateo 2.0. Il post dell’Estinto, invece, pone la questione in modo che mi pare efficace.
Ringrazio tutti quanti per i complimenti.
In origine il dialogo si limitava all’ultima battuta, quella sul Piccolo Anarchico. Una semplice battuta, per certi versi un po’ forzata, che certo non vuole essere né una critica né una lode al Piccolo Ateo.
Il resto del dialogo, che forse ha dato troppo peso al finale, è nato come semplice introduzione e si è sviluppato grazie alla consulenza di mia moglie (che non è Beta, come io non sono Alpha).
Morgan: Le leggi parlano di un essere non dico soprannaturale, ma sicuramente sovrasensibile: lo Stato è ovunque ma in nessun luogo, è virtualmente eterno e immutabile (sto ovviamente esagerando, soprattutto sull’eternità). Certo, è un oggetto (sociale) tutto sommato ben determinato, mentre molti filosofi sostengono che Dio non sia un oggetto (e che affermare “Dio esiste” è una bestemmia come e forse più di “Dio non esiste”), comunque l’idea, per quanto un po’ forzata, potrebbe reggere.
Sulla versione 2.0: la “critica” è dovuta alla mia insofferenza di un informatico che litiga tutti i giorni con il software versione qualcosapuntoqualcosaltropuntoqualcosadaltroancora 😉
Alex: Personalmente, preferisco scrivere Bibbia (con la maiuscola, come per Delitto e Castigo) e stato (con la minuscola, perché sotto sotto mi sento un po’ anarchico). Grammatica a parte, penso che lector in fabula abbia sicuramente ragione da un punto di vista storico: lo Stato è sacro (se non erro, il faraone era un Dio, e lo stesso valeva per l’imperatore cinese). Il discorso utilitaristico è corretto, per quanto tra giusnaturalismo e giuspositivismo il dibattito è feroce 😉
lector in fabula: se guardiamo ai riti, la sacralità della politica diventa ancora più manifesta. Le votazioni come grande messa collettiva… le urne, come le chiese, rimangono sempre più vuote, in questa società atea e qualunquista 😉
farfintadiesseresani: Ti prego, non scrivere “post dell’Estinto” che sembra un discorso funebre 😉
L’ignoranza che lamenti riguarda sia gli atei che i credenti, e forse nel secondo caso è anche più grave! Intorno a Natale erano usciti i risultati di una ricerca condotta tra i credenti, con risultati disastrosi…
Moltissimi credenti lo sono per inerzia, e quello che mi piace di iniziative come Il piccolo ateo e tutte quelle dell’UAAR è di fermare questa inerzia. Sul sito di Anticatechismo si legge “E vissero tutti felici e consapevoli”, un finale di fiaba che mi auguro anche io: che poi uno sia un ateo consapevole oppure un credente consapevole, a me poco cambia.
Per Farfintadiesseresani:
Esiste anche un’interpretazione allegorico-filosofica di Filone Alessandrino, molto interessante da leggersi, e tante altre ancora, ma non mi pareva fosse questo l’assunto…
Ciao 🙂
Per Ivo Silvestro:
Scusa per il “parebbe”, se era a questo che ti riferivi (almeno spero):-)
Per Ivo Silvestro:
Scusami per il “parebbe”, se era solo a questo che ti riferivi (almeno spero):-)
Ivo
Eh.. 🙂 Lo stato paragonato a un dio perde sia sul piano metafisico che della perfezione: né l’uno né l’altro c’entrano con lo Stato, che non lo ha mai preteso. Tuttavia a volte è vero, alcuni tendono a spacciare lo stato per un ente a sé, da riveririre e seguire e non criticare. Un po’ quello che si dice della chiesa, direi. A parte questi eccessi, appunto forzature, di certo che uno stato – o, diciamo meglio, gli uomini che governano – sbagli è possibilissimo, infatti esiste, è umano, e che sbagli anzi.. lo dimostra. Invece un dio come quello cristiano non può, per definizione, farlo ed esistere, così come se si dice della bibbia che sia parola di dio e poi ci trovi errori e atrocità, il dubbio viene. Poi si può sempre razionalizzare, giustificare un dio nascosto facendosi certi che l’errore non sia tale o sia voluto..
Concordo sul finale, bello per tutti!
Lector
Grazie. Anche il tuo blog è cominciato bene!
(ah, tieni presente per favore che il mio PA non è proprio ‘per i più piccini’ 🙂
Farfinta
capisco il sarcasmo, eppure:
1) “chi vuol fare le pulci agli altri dovrebbe almeno sapere che cosa sono le pulci e distinguerle dai nei”: giusto, perciò leggi bene il passo
2) il “concetto di lettura allegorica”? C’è un paragrafo pure per quella. Fondamentali: con che criterio si decide cos’è allegorico e cosa no? E, chi dice che l’allegoria spiega una verità? E, perché usare un’allegoria avendo dio lì a suggerire? E, se diventa un’allegoria dopo secoli che è creduta vera, non sorge un dubbio che sia una comoda interpretazione? E, se si cambia interpretazione, come credere all’ispirazione divina della gerarchia? E, perché tanti cristiani ancora credono al senso letterale del passaggio? Infine: se la creazione prevede Adamo ed Eva, ed essi sono alla base della caduta che è alla base della necessità di Gesù, dov’è finita l’allegoria?
3) due racconti successivi e sovrapposti? Ma questo depone a favore della creazione umana e a sfavore di quella divina. No?
Ti dà fastidio, ma non tutto è ovvio e giusto nella dottrina della chiesa cattolica. Certo, si può sempre credere che dio abbia voluto proprio così, e chi vuole.. s’accomodi.
Ivo: Il post dell’Estinto, in effetti, a ripensarci… Quanto alla consapevolezza, son d’accordissimo. Non mi pare che iniziative come Il piccolo ateo l’aiutino, soprattutto se ricorrono allo Straw man argument, dipingendo i credenti come bamboccioni (ne è un maestro, ad esempio, Odifreddi).
lector in fabula: infatti, sintetizzando un po’, parlavo del metodo della lettura allegorica “ben noto ai teologi cristiani (e prima ancora a quelli ebrei)”, pensando proprio a Filone. So che non era quello l’assunto centrale del dialogo di Ivo, ma sono stufo che si dipingano i credenti (vedi sopra) come fessi che credono al senso letterale di favolette quando sono 2000 anni tondi che il metodo dell’interpretazione allegorica (sintetizzo ancora, per brevità) è noto e usato dai credenti stessi.
Morgan: nun ce prova’. tanto per cominciare, la questione dell’ermeneutica biblica è un tantinello più spessa di come la fai tu (e di come la fanno tanti altri). Ad esempio, basterebbe un qualsiasi manuale di base di storia dell’esegesi biblica per capire che le dottrine dell’ispirazione divina dei testi sacri (uso il plurale perché – guarda un po’! – ce n’è diverse) fanno i conti, eccome, con il fatto che il testo biblico sia prodotto da uomini. Ma certamente, a fini polemici è più comodo e veloce ignorare tutto quanto e rappresentare i credenti come i soliti pirla, appunto.
Farfinta,
nun ce prova’ te.
1) Chi fa polemica, e chi ha parlato di pirla, a parte te?
2) Solo perché l’ermeneutica è ‘spessa’, vuol dire che dio esiste, la bibbia è ispirata e la sua verità certa?
3) Le mie obiezioni restano tutte.
Ma è ovvio che il fatto che l’ermeneutica biblica sia una cosa seria non dimostra nulla di metafisico! Ti contesto il fatto che la fai troppo semplice e che attribuisci ai credenti in genere un modo di pensare che in realtà è confezionato da te ad uso e consumo della tua polemica di carta velina. Vedi? E’ proprio questo l’atteggiamento insopportabile. Io dico che non puoi trattare l’esegesi biblica come se fosse una fanfaluca per minus habentes e tu mi attribuisci una cosa che non ho mai detto.
Lo ripeto, perché non si sa mai: è ovvio che la consapevolezza teologica ed esegetica più raffinata non dimostra l’esistenza di Dio, così come una posizione atea sostenuta con solidi argomenti e onestà intellettuale (ce n’è) non dimostra la sua inesistenza. Il punto che discuto non è l’esistenza di Dio e quel che ne consegue. Discuto la pertinenza e la solidità degli argomenti che proponi.
Puoi farmi un esempio? Perché mi pare invece che siamo d’accordo: per quanto l’ermeneutica eccetera non è provato che dio esista.
Lo ripeto anch’io per chiarezza: mai pensato a minus habens in generale, piuttosto che non si usa la ragione – che si possiede – fino in fondo.
E non ti attribuisco cose cohe non hai detto, si trattava appunto di domande. Non sarai un po’ prevenuto?
Per Farfintadiessersani.
Mi preme pregiudizialmente illustrare il motivo fondante del mio ateismo, che prescinde da qualsiasi considerazione di carattere razionale e non è facilmente condivisibile con altri. Hai presente il rapporto che c’è tra un padrone buonissimo e il proprio cane, nel quale il padrone sarebbe disposto persino a sacrificare la propria vita per salvare quella del cane, che a sua volta lo compensa con una fedeltà assoluta e un affetto incommensurabile? Bel quadretto, vero? Beh, nel mio libero arbitrio, io non voglio essere né padrone né tanto meno cane. Ti prego, non replicarmi con la metafora evangelica del padre e del figlio, perché la relazione tra questi due soggetti è (o lo diventa nel tempo) sostanzialmente paritetica – dato che il figlio prima o poi si sostituirà al padre – mentre quella tra uomo e cane non sarà mai tale e ciò nonostante la presenza d’un eventuale fortissimo legame d’amore reciproco; così come tra il dio del canone cristiano e l’uomo. Cercando d’esprimermi in maniera più sintetica, ribadisco (l’ho gia scritto altrove) che non accetterei un dio come tale neppure se me lo trovassi effettivamente davanti e neppure di fronte alla minaccia d’essere incenerito all’istante (in verità, questo è un potere di cui dispone in maniera molto più concreta anche George W. Bush).
Tanto premesso, ritengo che lagnarsi degli atei come di coloro che considerano i credenti quali “fessi che credono al senso letterale di tavolette”, sia alquanto riduttivo rispetto alla complessità della diatriba. Ci sono credenti fessi e creduloni, così come ce ne sono di furbi, d’intelligentissimi (Mons. Ravasi, ad esempio, che seguo sempre con molto interesse), di perfidi, di buoni, di cattivi, di stupidi, ecc. ecc. Difetti e qualità che si addicono tutte anche ai non credenti, del resto. Sarebbe opportuno uscire dalla logica guelfi/ghibellini, quando si tratta di questi argomenti.
Il libro di Odifreddi è solo un pamphlet polemico nei confronti di chi si professa cattolico, senza conoscere, né seguire, né tanto meno comprendere, i dettami della Chiesa romana. Ammiro molto Odifreddi, ma se leggi il suo “Perché non possiamo, ecc.” fino in fondo, scoprirai che neppure lui è immune da irrazionalità; un passo illuminante, in tal senso, ti rivelerà che colui che non è disposto per estrema ratio a credere all’esistenza del paradiso nei cieli (Odifreddi stesso), è (o almeno era) dispostissimo a credere alla non meno fuorviante favoletta del “paradiso dei lavoratori”.
Un’ultima osservazione. Ti sei mai chiesto perché la Chiesa si sia scagliata con tanto furore contro il “Codice da Vinci”, che pure è una “boiata pazzesca”(sia come romanzo che come contenuti metastorici)? Secondo il mio modestissimo parere, perché le (intelligentissime ed eminentissime) autorità ecclesiastiche sono perfettamente consapevoli che all’homo religiosus risulta molto più facile sostituire un’irrazionalità con un’altra, piuttosto che con la fredda e disumana conoscenza scientifica. In ciascuno di noi esiste uno zoccolo duro d’irrazionalità, di bisogno di soprannaturale, di ricerca del soprasensibile, che non è facile annientare nemmeno applicandosi sulle trasformazioni di Lorentz. Ciao 🙂
Per Morgan
Ho provveduto a sopprimere il riferimento “ai più piccini”. In ogni caso era solo una celia che faceva il paio col termine “catechismo” (che normalmente viene insegnato ai bambini): chiunque si fosse trasposto sul tuo blog, avrebbe immediatamente compreso l’inganno. Ciao 🙂
Sul tema-pretesto del post, ricorderei solo che l’autore della Bibbia è lo Spirito, non gli estensori materiali.
Dovrei specificare: “l’autore della Bibbia creduto dai credenti…”, ma non fa differenza per la questione in campo.
Per capire un testo bisogna collocarlo nel mondo in cui è nato e in quello a cui è diretto. Le “credenze” che lo riguardano sono storicamente rilevanti se appartengono agli autori o ai destinatari.
Detto questo un paio di precisazioni.
“Autore/auctor” significa qui essenzialmente consigliere, colui di cui fidarsi e non l’estensore o inventore del testo. Ripeto: essenzialmente colui di cui fidarsi.
Si parla così di fiducia nella persona prima che nelle parole, oppure di fiducia in lui tramite le parole.
Il contenuto della Bibbia, nelle diverse forme letterarie che la compongono e che di norma hanno radici orali, non è marginale, ma letteralmente neppure centrale.
D’onde due questioni: 1) quali sono le forme ed il contenuto e 2) che cos’è il “nocciolo”.
Il problema dell’esegesi non è adattare ad hoc il contenuto, in un costante sforzo di concordismo armato di allegorie e analogie, ma capirne il significato e la forma letteraria.
Qui entra in gioco il secondo punto: come si può comprendere lo stile e la forma se non si considera ciò che (si crede) sia il suo “cuore”?
Trascurandolo, ermeneutica( che cosa significa e in quale forma è composta? ) e critica( è roba vera? e chi l’ha scritta e quando? ) vanno a farsi benedire.
Il cuore ed auctor supposto da redattori e destinatari era ovviamente Dio, che chi legge ora la Bibbia ci creda o meno.
Ciò non va mai dimenticato.
Su quale sia il carattere di questo “nocciolo intimo” Rilke- che però era panteista-, diceva in una celebre poesia ermetica:
«Io vivo la mia vita in crescenti anelli,
che si tracciano sulle cose.
Forse non ne conchiuderò mai l’ultimo
ma io voglio tentare.
Volteggio attorno a Dio, la torre antica,
e da secoli io vi volteggio attorno.
Ed ancora non so ancora se io sono un falco, una tempesta o un grande canto.»
Gli anelli sono simili a quelli degli alberi che si ispessiscono ed susseguono attorno al midollo.
Il nocciolo più intimo attorno a cui l’uomo gira non è però interno agli altri anelli, ma a lui trascendente.
Riassumendo.
1)L’ispirazione divina è un presupposto METODOLOGICO di ogni lettura del testo biblico. Se poi essa sussista o meno, questo non spetta alla bibbia mostrarlo, e il lettore esegetico deve fare epochè da questa questione.
2)L’esistenza di Dio nella Bibbia è evidentemente presupposta, e dunque è una questione in buona parte esterna ad essa.
3)La domanda “chi è l’auctor” non va confusa con quella in italiano corrente “chi è l’autore”. Una volta compiuto questo fraintendimento, non se ne esce.
4)La lettura e (re)interpretazione della Bibbia è cosa antichissima che va dai midrash in giù.
Non si tratta di “letture di comodo”, semplicemente perché la Bibbia tout court non è mai stata considerata un manuale, talché rivederlo o risignificarlo vuol dire falsarlo.
P.e. per la comunità di Qumran la Torah rispecchiava l’ordine cosmico, e poteva essere indagata con metodi filologicamente poco fini, perché era ritenuta un oggetto solido e non un testo con significato e contesto propri.
Tuttavia queste “cattive analisi” non erano affatto analisi, e quindi neppure “cattive”.
E’ diverso il caso di chi vorrebbe fare una lettura schietta e onesta della Bibbia senza curarsi di contesto, fini e destinatari.
ciao, Eno! 🙂
( …a dire il vero la mia traduzione era sbagliata: “da millenni vi volteggio attorno”… )
Devo dire che ne è nato un bel dibattito: la cosa non può che farmi piacere.
Grazie eno per la bella “lezioncina” sulla differenza tra auctor e autore: molto interessante.
Come conclusione di tutto, mi viene da pensare che siamo un misto di razionalità e irrazionalità e, per quanto si possa essere ben disposti verso le razionalità altrui, non lo si è verso le irrazionalità.