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La partecipazione svizzera al finanziamento del Fondo monetario internazionale (FMI) dovrebbe aumentare da 5 a circa 8,4 miliardi di franchi. Il Consiglio Nazionale ha approvato oggi il progetto di riforma delle quote e della governance dell'FMI con 124 voti contro 43.
L'aumento delle quote è parte di una riforma di ampio respiro decisa dal FMI nel dicembre del 2010. Essa prevede, in particolare, che le risorse ordinarie del fondo vengano raddoppiate adattandole al volume complessivo dell'economia mondiale nonché ai flussi finanziari internazionali.
"La parte della Svizzera scende dall'1,45% all'1,21% rispetto al totale delle quote", ha fatto notare la consigliera federale Eveline Widmer-Schlumpf. Inoltre, grazie a questo incremento la Confederazione manterrà un seggio nel Consiglio esecutivo nel FMI esercitando il proprio diritto di voto.
Le risorse finanziarie per l'aumento della quota elvetica saranno fornite dalla Banca nazionale e non devono essere garantite dalla Confederazione. Non ci sono quindi conseguenze per le finanze federali.
L'UDC ha tentato invano di convincere il Nazionale a non entrare in materia e a rinviare il testo al Consiglio federale. I democentristi temono che la Svizzera finisca per dover pagare anche per stati non solvibili. Le due proposte sono state respinte con 125 voti contro 50 e 125 voti contro 52.
I Verdi invece hanno votato l'entrata in materia, ma hanno chiesto di bocciare il progetto perché a loro avviso l'FMI non aiuta veramente i paesi poveri dal momento che impongono piani di austerità che colpiscono soprattutto le categorie già sfavorite.
Per le stesse ragioni, una minoranza di sinistra ha anche tentato di inserire nel testo l'obbligo per il Consiglio federale di impegnarsi a rendere meno severe le condizioni per l'ottenimento di un prestito per i paesi poveri. Tuttavia, questa minoranza è stata sconfessata con 121 contro 54.