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Ospitava nel suo appartamento di Lugano uno spacciatore di cocaina. 'Pane per i suoi denti', perché lui era un assiduo consumatore e, oltrettutto, dal momento che era disoccupato e in assistenza, lo ha pure aiutato nel traffico. Protagonista, un 38enne cittadino bosniaco, da stamane a processo davanti alla Corte delle assise criminali di Lugano per rispondere di infrazione aggravata alla legge federale sugli stupefacenti.
A tenere le redini del 'giro', durato dal marzo al luglio scorsi, un altro trafficante, che operava nel Mendrisiotto e a capo di una vera e propria organizzazione con base in Albania, tuttora ricercato dagli inquirenti. «È lui che mi ha chiesto di ospitare lo spacciatore nel mio appartamento e io ho accettato, a condizione che non portasse la droga in casa. Invece col tempo arrivava con i sacchettini» - ha raccontato l'imputato, interrogato dalla giudice Francesca Verda-Chiocchetti, presidente della Corte. Finché lo stesso proprietario dell'abitazione è entrato a pieno regime nel traffico: 380 i grammi di cocaina venduti complessivamente dall'imputato, ma non ammessi dall'accusato. Il suo compenso per l'aiuto alle vendite? «Ricevevo un sacchettino al giorno» - ha dichiarato il 38enne, spiegando inoltre che per ospitare l'inquilino prendeva cinque grammi di droga al mese.
La sentenza è arrivata in serata. L'imputato ammetteva lo spaccio di 'soli' 80 grammi di cocaina. Ma la Corte ha ritenuto contraddittorie e fantasiose le dichiarazioni del 38enne e ha invece ritenuto credibile il suo inquilino, il quale ha indicato un quantitativo di vendita ben superiore. I giudici hanno stabilito in almeno 380 i grammi trafficati dall'imputato. La condanna inflitta, incluse le revoche delle precedenti pene, è di 27 mesi di carcere, di cui 14 mesi sospesi con la condizionale per un periodo di prova di 5 anni. La Corte ha invece deciso di non pronunciare l'espulsione dalla Svizzera, «ma è l'ultima chance» - ha evidenziato la presidente, Francesca Verda-Chiocchetti.
Il pp Zaccaria Akbas, in mattinata ha spiegato come il Ministero pubblico sia confrontato da mesi con lo spaccio di cittadini albanesi. «E spesso succede che alcuni residenti, cittadini svizzeri o stranieri, decidano di ospitarli: per denaro o in cambio di droga. L'imputato risponde al caso odierno: è un forte spacciatore. Ha contribuito alle vendite, ha noleggiato un'auto, ha procurato i clienti. Nemmeno il Lockdown ha fermato lo spaccio». L'imputato - ha evidenziato il magistrato - ha ammesso solo parzialmente le proprie responsabilità. L'appartamento era una base logistica. E ha aiutato nel traffico il suo inquilino, già condannato, anche perché quest'ulimo non parlava italiano e quindi il contributo era anche di tipo linguistico per rendere più facili le vendite. Il pp ha inoltre evidenziato che la prognosi è negativa, perché l'imputato è ad alto rischio recidiva. La richiesta di pena è stata di 21 mesi di carcere, cui vanno aggiunte le revoche di precedenti pene.
La difesa, rappresentata dall'avvocatessa Gaia Zgraggen, ha contestato la credibilità delle versioni rese agli inquirenti dall'inquilino dell'imputato, ponendo forti dubbi sul reale coinvolgimento attivo del 38enne nel traffico di droga. La legale ha ripercorso i diversi verbali dell'inchiesta, spiegando come il suo cliente abbia sin dall'inizio ammesso le proprie responsabilità, riducendo a una parziale correità il ruolo avuto nel 'giro'. Di qui una massiccia richiesta di riduzione della pena, quantificata in massimo 15 mesi complessivi. La difesa si è inoltre opposta all'espulsione del 38enne, che si trova in Ticino sin dall'età di 10 anni, così come i suoi genitori.