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Via libera della Corte Suprema di Londra alle azioni di risarcimento delle comunità locali nigeriane
Londra – La Shell potrebbe essere chiamata a indennizzare dinanzi alla giustizia del Regno Unito i danni provocati dall'inquinamento di vaste aree della Nigeria inondate in anni passati dalla fuoriuscita di petrolio da alcuni suoi impianti. Lo ha deciso la Corte Suprema di Londra, rovesciando due sentenze precedenti che avevano negato la ricevibilità di azioni legali intentate a nome di quasi 50'000 nigeriani delle comunità locali degli Ogale e dei Bille e la responsabilità del vertice centrale della compagnia anglo-olandese rispetto a conseguenze ambientali da prevedere in anticipo.
La Corte ha decretato che le motivazioni degli avvocati che rappresentano le due comunità - stando alle quali la casa madre del colosso petrolifero avrebbe dovuto conoscere i rischi ed esercitare una forma di controllo sulla sua sussidiaria nigeriana, la Spdc, accusata di negligenza per il massiccio sversamento di greggio avvenuto nella zona del delta del Niger nel 2015 con conseguente inquinamento di alcune falde acquifere - meritano di essere approfondite "in sede processuale". In precedenza sia l'Alta Corte di Londra, sia una Corte d'Appello avevano viceversa escluso qualunque ipotesi di ricorsi diretto contro la struttura centrale di Royal Dutch Shell.
Questa svolta "dà una speranza di giustizia alle popolazioni Ogale e Bille", ha commentato l'avvocato Daniel Leader, dello studio legale Leigh Day che assiste i ricorrenti. "È un verdetto che renderà più ardui i tentativi delle multinazionali di alzare barricate procedurali contro questo tipo di ricorsi", ha aggiunto.