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Il Dipartimento federale dell'interno ha avviato oggi un'indagine conoscitiva sul rapporto dedicato al futuro del secondo pilastro. Gli ambienti interessati avranno tempo fino all'inizio del marzo 2012 per prendere posizione. Il Consiglio federale adeguerà poi il rapporto, elaborando proposte concrete di riforma, che sottoporrà alle Camere entro la pausa estiva 2012.
Il rapporto, realizzato in stretta collaborazione con la Commissione federale della previdenza professionale, contiene proposte per far fronte alla discrepanza tra il costante aumento della speranza di vita e la crisi persistente dei mercati finanziari, che causano problemi a molti istituti di previdenza.
Il documento trova origine nel massiccio rifiuto popolare, nel marzo del 2010, di ridurre ulteriormente il tasso minimo di conversione della previdenza professionale. Nel rapporto il Consiglio federale si occupa appunto del tasso di conversione, che determina l'entità della rendita. Il governo propone ora riflessioni su un'eventuale riduzione di quest'ultima.
Inoltre, al governo non dispiacerebbe che il tasso di conversione - attualmente ancorato nella legge - possa rientrare nelle sue competenze. Una cosa è comunque certa: una riduzione dell'aliquota di conversione è inevitabile. Il rapporto analizza anche la partecipazione delle casse agli utili, la cosiddetta legal quote, come pure le spese amministrative.
Priorità chiare
In una prima reazione, l'Associazione svizzera delle Istituzioni di previdenza (ASIP) esige priorità chiare. Occorre prendere in considerazione l'aliquota di conversione, l'età di pensionamento e l'interesse minimo, senza rivendicazioni politiche o individuali. Contro un ulteriore aumento dei costi amministrativi serve soltanto la rinuncia a nuove prescrizioni.
Dal canto suo, l'Unione sindacale svizzera (USS) scrive che il rapporto trasmette "senza filtri" il ritornello "aumento della speranza di vita - diminuzione della rendita". Per l'USS si tratta di meri spauracchi! Soprattutto se si tiene conto del fatto che la riduzione del tasso di conversione dal 6,8% al 6,4% entro il 2015, riproposta nel rapporto, è stata seccamente bocciata.
Un'aliquota di conversione del 6,4% equivale a una rendita annua di 6'400 franchi su un capitale risparmiato di 100'000. Nell'ambito della prima revisione della LPP, entrata in vigore nel 2005, è stato deciso di ridurre progressivamente l'aliquota di conversione dal 7,2% al 6,8%.
Quest'ultimo tasso sarà valido dal 2013 per le donne e dal 2014 per gli uomini. Pertanto, nel caso di un avere di vecchiaia pari a 100'000 franchi, a partire dalle date citate risulterà una rendita annuale pari a 6'800 franchi, anziché di 7'200 franchi. Attualmente, il tasso di conversione è del 6,95% per gli uomini e del 6,9% per le donne.
A prescindere dalla lenta "erosione" dell'aliquota di conversione, il Consiglio federale ha deciso il 2 novembre scorso di ridurre dal 2% all'1,5% il tasso d'interesse minimo sugli averi di vecchiaia. Da quest'anno, gli assicurati riceveranno dunque per il loro capitale di vecchiaia un tasso d'interesse che non è mai stato così basso (nel 2004 era ancora del 4%). A tutto ciò si aggiunge la diminuzione della rendita, dovuta al calo del tasso di conversione.
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