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Chi ha vinto il Super Bowl? Semplice: Taylor Swift
Ha sorriso. Sofferto. Bevuto, anche. Alla fine, ha concesso un bacio appassionato al fidanzato Travis Kelce, il tight end dei Kansas City Chiefs. Il Super Bowl, certo, ha incoronato la squadra più forte. Ma a vincere, secondo analisti ed esperti, è stata soprattutto Taylor Swift. La superstar del pop, lo sappiamo, è letteralmente «tornata indietro nel tempo» per assistere alla madre di tutte le partite. Impegnata in concerto a Tokyo, sabato, domenica era regolarmente all'Allegiant Stadium di Las Vegas. E, secondo logica, è stata cercata, anzi cercatissima da spettatori e telecamere. Addirittura, quando i Kansas City hanno segnato il touchdown decisivo la regia ha immediamente inquadrato il box dell'artista.
È vero: il Super Bowl, da sempre, è qualcosa di più di una partita. In America, è l'evento televisivo dell'anno – basti pensare agli spot mandati in onda fra una giocata e l'altra – e, proprio per questo, richiama le grandi star dello spettacolo allo stadio. In Nevada, a questo giro, oltre a Taylor Swift erano presenti, fra gli altri, Leonardo DiCaprio, Lady Gaga, Paul McCartney e LeBron James. Mai, tuttavia, la NFL – la Lega professionistica di football americano – aveva registrato un simile interesse per il gioco. Merito, appunto, di Swift. Presenziando a molte, moltissime partite dei Chiefs da quando frequenta Kelce, infatti, la cantante ha «costretto» molti suoi fan a interessarsi di football. Basti pensare, come detto, che la domanda delle domande, quest'anno, non era legata a chi avrebbe vinto. Ma alla presenza o meno di Taylor Swift, considerando la (quasi) concomitante data dell'Eras Tour in Giappone. Ovviamente, la nostra ce l'ha fatta. È salita su un jet privato dopo l'evento, ha percorso 9 mila chilometri fino a Los Angeles e, da lì, si è trasferita fino a Las Vegas. Kelce, per lei, nel frattempo aveva prenotato un box di lusso da 1 milione di dollari e oltre. Nel quale ha infilato Taylor Swift e le due famiglie.
Swift, una volta di più, ha portato fortuna a Kelce e, allargando il campo, a Kansas City. La franchigia del Missouri ha messo le mani sul quarto Super Bowl della storia, il secondo consecutivo: il back-to-back non riusciva dai tempi dei New England Patriots, fra il 2003 e il 2004. La buona sorte, in ogni caso, c'entra fino a un certo punto. Secondo uno studio di marketing, infatti, da settembre la presenza di Taylor Swift nel mondo del football avrebbe generato valore per 331 milioni di dollari. Lo stesso commissioner della NFL, Roger Goodell, vedendo i numeri delle vendite di magliette e spettatori negli stadi aumentare ha spiegato che Taylor Swift ha portato eccitazione nel settore, spingendo molte giovani donne ad esempio a interessarsi al football. E così, il gigantismo che per anni ha caratterizzato questa Lega è incredibilmente entrato in una nuova dimensione. Prima e dopo il Super Bowl, televisioni e testate online hanno dedicato ampio, ampissimo spazio alla presenza dell'artista a Las Vegas. Non era mai successo. Secondo la tradizione, il grande argomento di discussione prima della partita è il cosiddetto halftime show, dal 2022 sponsorizzato da Apple: è il mini-concerto di metà partita, un evento nell'evento affidato di anno in anno a un artista diverso. Memorabili, in questo senso, le esibizioni di Michael Jackson nel 1993, di Prince nel 2007 ma anche del gotha dell'hip hop nel 2022, ovvero Dr Dre, 50 Cent e Snoop Dogg. Di Usher, altro monumento della musica, quest'anno si è detto e scritto poco o nulla. Decisamente meno, in ogni caso, rispetto all'incredibile mole di articoli o servizi televisivi a tema Taylor Swift. Piccola parentesi: gli artisti non vengono pagati per esibirsi durante la pausa. L'esibizione, a loro, serve come pubblicità. Dopo tutto, quando mai ricapita di potersi esibire davanti a oltre 115 milioni di spettatori (dato del 2023)? Già.
Dicevamo degli spot televisivi, venduti a peso d'oro (7 milioni di dollari per 30 secondi) e andati a letteralmente a ruba, tant'è che CBS – l'emittente che ha trasmesso la partita – già tre mesi fa aveva dichiarato il tutto esaurito. Nel 2023, il Super Bowl ha generato circa 600 milioni proprio grazie alla pubblicità. Rispetto al 2012, parliamo del doppio. Ma è probabile che la presenza di Taylor Swift, quest'anno, abbia avuto effetti benefici pure in questo settore. Non è un caso se, fra la settantina di spot trasmessi durante la partita, c'erano anche molti marchi di cosmetici. Una prima, per alcuni, o un ritorno dopo anni e anni di pausa. Chiaro l'obiettivo: catturare l'attenzione e l'intenzione di acquisto delle Swifties, le fan dell'artista.
Se è vero che, nello sport, la retorica riassumibile nello slogan «vinca il migliore» è sempre valida, è altrettanto vero che la stessa NFL – se solo avesse potuto – avrebbe firmato a tavolino per una vittoria di Kansas City. E questo per tutto ciò che è successo dopo la partita, con l'invasione di campo di pochi eletti fra i 65 mila dell'Allegiant Stadium (a proposito: i biglietti erano in vendita a partire da 2 mila dollari, ma c'è chi ne ha sborsati anche 40 mila per assistere alla finalissima mentre la spesa media è stata di 9.300 dollari). Fra questi, ovviamente, c'era anche Taylor Swift. Il resto è storia: gli abbracci, il bacio, i coriandoli a coronare un momento unico e incredibilmente intimo nonostante, in quel momento, ci fossero milioni e milioni di occhi a guardare. Da oggi, però, si torna alla routine di sempre: aerei (e annesse polemiche climatiche) e tappe dell'Eras Tour. La prossima, venerdì, si terrà a Melbourne, in Australia, a 13 mila chilometri di distanza da Las Vegas. Ma non incolpatela, volendo parafrasare una sua canzone, Don't Blame Me, l'amore «mi ha reso pazza». Di Travis Kelce. E del football.