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Carlo Malaguerra, ex direttore dell'UST ha segnato più di un decennio di statistica svizzera. Un colloquio in occasione della presentazione dei primi dati del censimento 2000.
Originario del canton Ticino, laurea in economia ed econometria, Carlo Malaguerra è entrato nell'Ufficio federale di statistica (UST) nel 1975. Nel 1987 ne è diventato direttore. Alla fine del 2001 è andato in pensione.
Lei ha vissuto da direttore dell'Ufficio federale di statistica due censimenti, nel 1990 e nel 2000. Cos'è cambiato nel modo di censire la popolazione in questi dieci anni?
Tra il 1990 e il 2000 c'è stato un cambiamento di paradigma. Il censimento del 2000 è stato fatto con una tecnologia e una filosofia che preparano il futuro. Non si è trattato soltanto di un rilevamento dei dati sulla struttura della popolazione residente in Svizzera, ma è pure dell'avvio di una nuova metodologia. Una metodologia che avrà secondo me grandi conseguenze sull'organizzazione delle amministrazioni pubbliche a tutti i livelli.
Ci può spiegare questa nuova metodologia?
Molti dati che vengono raccolti con il censimento della popolazione già esistono in certi registri, specialmente nei registri del controllo abitanti dei comuni. In Svizzera abbiamo 26 cantoni e quasi 3000 comuni. Malauguratamente i registri degli abitanti sono concepiti secondo le esigenze comunali o cantonali, dunque vi sono molti diversi sistemi di registrazione.
Ciò che va fatto per poter utilizzare quei dati è armonizzare l'organizzazione dei registri degli abitanti in Svizzera. L'Ufficio di statistica sta preparando una legge in tal senso.
Al più tardi nel 2010 questi registri potranno così fornire una parte cospicua di dati sugli abitanti della Svizzera. Inoltre l'armonizzazione dei registri favorirà l'introduzione di forme di comunicazione elettronica tra cittadino e amministrazioni comunali. Dunque due piccioni con una fava.
Cosa mi devo aspettare concretamente dal censimento nel 2010?
Molto probabilmente le arriverà in casa un questionario prestampato, contenente i dati già noti. Lei dovrà se necessario correggerli. Dovrà poi rispondere ad alcune domande che riguardano aspetti non contemplati dai registri degli abitanti, per esempio sull'educazione, sul datore di lavoro, sulla mobilità.
Quindi il principio del rilevamento decennale di alcuni dati rimarrà in vigore, anche se in una forma nuova?
Penso che si potranno fare dei censimenti con scadenze più brevi, non più ogni dieci anni, ma ogni tre o quattro. Questo sarà possibile grazie all'esistenza di dati nei comuni. Saranno dunque dei censimenti, se così si può dire, grossolani, nel senso che daranno informazioni sulla struttura di base della popolazione. Ma questi censimenti saranno poi accompagnati da inchieste campionarie - quelle che chiamiamo microcensimenti - per approfondire questioni specifiche.
Lei ha accennato al ruolo dell'informatica nel futuro dei rilevamenti statistici. Come hanno influito invece le nuove tecnologie sul decennio trascorso?
Questi ultimi dieci anni hanno visto una rivoluzione informatica. Si pensi a internet, che fino a metà degli anni novanta era uno strumento quasi sconosciuto. Poi è diventato un mezzo di comunicazione di massa. Per il censimento del 2000 abbiamo sviluppato un progetto pilota, la prima applicazione di internet ad un censimento della popolazione in Europa, una delle prime al mondo dopo gli Stati Uniti e Singapore. La Svizzera ha introdotto la possibilità per i cittadini e le cittadine di rispondere al questionario del censimento via internet.
L'informatica comprende tuttavia anche dei rischi, in particolare nell'ambito della gestione di dati personali...
L'informatica comprende dei rischi, è vero, ma questo fa parte del destino di tutte le nuove tecnologie nella loro fase iniziale. Bisogna anche dire che nella protezione dei dati si sono fatti grandissimi passi in avanti. Noi abbiamo adottato per il censimento della popolazione le stesse condizioni che le banche applicano per le relazioni elettroniche con i loro clienti.
Abbiamo parlato fin qui di innovazione nella statistica. D'altra parte i censimenti devono poter essere confrontati con i censimenti precedenti, per fornire serie di dati di lungo periodo. È possibile coniugare le esigenze di continuità e di innovazione?
La statistica ha una funzione che si dimentica spesso, quella di garantire la memoria collettiva di una società. La statistica deve in altre parole archiviare i dati in modo che gli storici di domani possano leggere l'evoluzione storica della società svizzera. Rispetto ai censimenti, abbiamo fatto un grosso lavoro per rendere comparabili i dati dal 1850 al 2000.
Oggi viviamo in una società effimera, una società labile, dove si producono molti dati che rischiano di sparire rapidamente. La statistica pubblica - ed è per questo che deve restare pubblica - ha l'obbligo di mantenere una funzione di osservatorio storico della società.
Il censimento è un'operazione legata al territorio nazionale. Nei sui anni di attività nell'Ufficio di statistica, Lei ha lavorato a rendere la statistica svizzera compatibile con quella europea. Si assisterà un giorno a censimenti transfrontalieri?
Assolutamente.. Non si può più pensare la statistica entro i confini nazionali. La globalizzazione dell'economia, i traffici di merce, la mobilità delle persone, fanno sì che ad un certo momento le frontiere internazionali, ma anche le frontiere interne e del paese, scompaiano o almeno si indeboliscano.
Saranno perciò necessarie per esempio statistiche delle regioni transfrontaliere, quali il Ticino e i Grigioni, la regione ginevrina, il Giura, Basilea con i Tre paesi, la regione di San Gallo e del Lago di Costanza. Si sono già fatti dei lavori in questo senso e bisognerà proseguire in questa direzione.
L'analisi spaziale diventa estremamente importante. È per questo che l'Ufficio di statistica ha sviluppato un sistema d'informazione geografica. Tutti i dati, specialmente del censimento, sono memorizzati su un reticolo ettometrico. Ciò significa che i dati del censimento sono disponibili per ogni ettaro di territorio svizzero. Si possono così analizzare le informazioni secondo lo spazio e non più secondo i confini politici.
Quindi è già oggi possibile fare dei raffronti fra la situazione per esempio del Ticino, della Lombardia e del Piemonte?
Sì. È per questo che abbiamo forzato la standardizzazione di metodi con l'Unione europea. Anche per questo, per poter comparare i nostri dati statistici con quelli dei nostri vicini.
Intervista a cura di Andrea Tognina