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<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>La risoluzione ES-10/6 dell'Assemblea generale dell'ONU, adottata il 9 febbraio 1999, raccomanda agli Stati Parte alla IV Convenzione di Ginevra per la protezione delle persone civili in tempo di guerra di convocare il 15 luglio 1999 una conferenza a Ginevra sulle misure da prendere per far applicare effettivamente la Convenzione nei territori palestinesi occupati, compresa Gerusalemme. Questa risoluzione invita la Svizzera, depositaria della Convenzione, a prendere tutte le disposizioni necessarie in vista di questa conferenza.</p><p>Domanda 1</p><p></p><p>La risoluzione ES-10/6 è la quarta risoluzione di questo tipo dal 15 luglio 1997. Assumendo il suo ruolo di depositario, la Svizzera ha a suo tempo proceduto a una serie di consultazioni presso gli Stati Parte alla IV Convenzione di Ginevra. In seguito a queste consultazioni, la Svizzera ha proposto ai principali interessati due misure congiunte, informandone gli Stati Parte. Così, dal 9 all'11 giugno 1998 ha invitato rappresentanti israeliani e palestinesi a una riunione di esperti sull'applicazione della IV Convenzione nei territori palestinesi occupati, in presenza del CICR. D'altra parte, dal 27 al 29 ottobre 1998 è stata tenuta a Ginevra una riunione di esperti aperta a tutti gli Stati Parte, onde analizzare i problemi generali d'applicazione della IV Convenzione. Queste due misure sono state riconosciute dall'Assemblea generale dell'ONU e accolte da un gran numero di Stati, tra cui i principali coinvolti in questa problematica.</p><p></p><p>In seguito all'adozione della risoluzione ES-10/6, la Svizzera ha proceduto a una nuova consultazione degli Stati Parte invitandoli a far conoscere il loro punto di vista su una eventuale conferenza, segnatamente sulle sue modalità. Una grande maggioranza di Stati si è pronunciata in favore della conferenza. Occorre tuttavia rilevare che sono pure state manifestate opposizioni importanti. </p><p></p><p>Il Consiglio federale tiene a sottolineare che la Svizzera, in quanto depositaria delle Convenzioni di Ginevra, è al servizio degli Stati Parte. Essa ha in effetti un ruolo di mediatore nell'assicurare la comunicazione tra questi ultimi. In quanto depositaria si adopera pure in modo particolarmente attivo per promuovere il rispetto delle Convenzioni. In tale veste, aveva proposto le due misure surriferite e consultato gli Stati Parte sulle modalità della Conferenza di cui sopra. Se si svolgesse, la Conferenza sarebbe espressione della volontà degli Stati Parte.</p><p></p><p>Non spetta al depositario stabilirne l'ordine del giorno. Esso dovrebbe essere oggetto di nuove consultazioni tra gli Stati Parte e essere approvato dai partecipanti alla Conferenza.</p><p></p><p>Domanda 2</p><p></p><p>La Svizzera ritiene che la IV Convenzione di Ginevra sia applicabile de jure in tutti i territori occupati da Israele, compresi quelli la cui annessione non è stata riconosciuta dalla comunità internazionale. La IV Convenzione è dunque obbligatoria fintantoché non sarà stato trovato un accordo definitivo nel quadro del processo di pace. La posizione della Svizzera è stata riaffermata a parecchie riprese, segnatamente nel corso della sessione speciale dell'Assemblea generale dell'ONU dedicata a questo tema. </p><p></p><p>Senza pregiudicare l'esito delle consultazioni relative all'ordine del giorno di una eventuale conferenza. si può rilevare che l'autorità palestinese non è Parte alla IV Convenzione di Ginevra e non ha lo statuto di potenza occupante ai sensi della Convenzione e che la risoluzione dell'Assemblea generale dell'ONU verte unicamente sulle pratiche di Israele nei territori occupati.</p><p></p><p>Domanda 3</p><p></p><p>La comunità internazionale ha affidato alla Svizzera il ruolo di "custode" della dimensione umana del processo multilaterale di pace nel Vicino Oriente. Il processo multilaterale, che si fonda sulla ricerca di soluzioni consensuali, integra i negoziati bilaterali. Il suo obiettivo è di creare un clima di fiducia tra Israele e i Paesi arabi, proponendo una cooperazione regionale a livello tecnico nei più svariati campi.</p><p></p><p>L'arenarsi dei negoziati politici bilaterali ha tuttavia comportato un blocco del processo multilaterale. Così, non ha potuto svolgersi il colloquio sui diritti del fanciullo previsto dalla Svizzera nel marzo 1997.</p><p></p><p>Ciononostante, la Svizzera continua a partecipare alle riunioni tecniche che si svolgono in questo ambito. Si adopera segnatamente per sostenere progetti della società civile e per diffondere i diritti dell'uomo e il diritto internazionale umanitario in tutta la regione, nonché per apportare un aiuto giuridico alle popolazioni vulnerabili.</p><p></p><p>Così, nello spirito del mandato affidato alla Svizzera per quanto concerne la dimensione umana, il programma della DSC per Gaza e la Cisgiordania ha fatto dei diritti dell'uomo uno dei suoi punti chiave. Inoltre, la Svizzera partecipa alla TIPH (Temporary International Presence in Hebron) e contribuisce attivamente all'azione dell'UNRWA a favore dei rifugiati palestinesi. Sul piano diplomatico, essa non ha risparmiato fatica a favore del rispetto del diritto internazionale umanitario nei territori palestinesi occupati, in particolare nel corso dei 18 ultimi mesi. Il Consiglio federale è deciso a proseguire senza interruzione i suoi sforzi in questo senso.</p><p></p><p>Per quanto concerne l'integrazione del processo di pace nel diritto internazionale, occorre precisare che il mandato della Svizzera per la dimensione umana non le permette di influire direttamente sui negoziati bilaterali. Date le circostanze, la Svizzera ha ribadito la sua posizione davanti alla Commissione dei diritti dell'uomo, il 31 marzo scorso, affermando che il rispetto del diritto umanitario e dei diritti dell'uomo non è negoziabile, ma costituisce la base dei negoziati per il conseguimento della pace.</p>  Risposta del Consiglio federale.