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Il boicottaggio dell’opposizione l’aveva reso possibile e ora è arrivata anche la conferma ufficiale della commissione elettorale keniana: il presidente uscente Uhuru Kenyatta ha vinto la ripetizione delle elezioni presidenziali svoltesi fra diversi disordini giovedì scorso nel grande paese dell’Africa orientale.
Anche se il suo risultato è apparentemente plebiscitario (98%), il secondo mandato parte però con un’investitura politicamente legittimata solo da quattro votanti su dieci: l’affluenza annunciata dalla Iebc, la Commissione elettorale, è stata del 39% a fronte del 79% registrato alle elezioni svoltesi ad agosto e poi annullate rendendo necessaria la ripetizione del 26 ottobre. Ma soprattutto c’è stato un mancato svolgimento del voto in 25 delle 290 circoscrizioni del paese.
Sebbene si sia trattato dell’effetto di violenze, intimidazioni e egemonia etnico-politica dell’opposizione in quattro contee dell’ovest come quella di Kisumu, la circostanza espone il risultato a probabili nuovi ricorsi, come previsto dallo stesso Kenyatta in un discorso fatto dopo l’annuncio.
A presentarli dovrebbe essere l’ondivago settantaduenne capo dell’opposizione, Raila Odinga, considerato inaffidabile dalle potenze occidentali come emerso da una recente dichiarazioni di diversi ambasciatori. Era stato lui a fare ricorso, vincendolo, contro il risultato delle presidenziali svoltesi l’8 agosto e vinte da Kenyatta con un ampio margine che – secondo diversi analisti, diplomatici e la stessa Corte suprema che aveva annullato il voto ammettendo solo "irregolarità" – non ha reso credibile nelle cancellerie di molti Paesi le denuncia di Odinga di una sconfitta dovuta a brogli.
Il leader della "Super Alleanza Nazionale" (Nasa), lamentando una faziosità della Iebc che avrebbe reso una "vergogna" la ripetizione del voto, si era ritirato dalla gara in cui oltre Kenyatta erano in lizza solo nani politici da meno dell’1%.
Una contraddizione che gli è stata rimproverata oggi dal presidente, suo imbattibile rivale da ormai tre elezioni in dieci anni: "Non puoi scegliere l’opportunità di esercitare un diritto e poi nasconderti dalle conseguenze di quella scelta", ha detto Kenyatta, il 56enne figlio del primo presidente post-indipendenza.
Odinga ha fatto annunciare che parlerà martedì. Intanto però il presidente della Commissione elettorale, Wafula Chebukati, ha dichiarato le elezioni di giovedì scorso "libere corrette e credibili". Un suo vice ha annunciato che il voto nelle 25 circoscrizioni mancanti non verrà ripetuto in quanto la situazione di ordine pubblico è troppo pericolosa (nei disordini di giovedì e dei giorni seguenti sono rimaste uccise almeno nove persone) e comunque non cambierebbero il risultato finale.
Dopo l’annuncio, oltre ai tambureggianti e ballati festeggiamenti dei chiassosi sostenitori di Kenyatta, vi sono state proteste in centri dell’ovest e baraccopoli di Nairobi affrontate dalla polizia con colpi di arma e gas lacrimogeni.