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Spingere le aziende estere che distaccano lavoratori in Ticino, o in altri cantoni, a rispettare i salari minimi.
È l'obiettivo della revisione parziale della legge sui lavoratori distaccati, che scaturisce da una mozione dell'ex consigliere agli Stati Fabio Abate (PLR/TI). Il Consiglio federale ha avviato oggi la procedura di consultazione in merito. Si concluderà a metà agosto.
Alla base della mozione Abate c'era l'introduzione, nei cantoni di Neuchâtel, Giura e Ticino, di leggi sul salario minimo, ricorda l'esecutivo in una nota. Il nuovo testo di legge prevede la possibilità di imporre ai datori di lavoro esteri che distaccano i propri dipendenti in Svizzera anche il rispetto delle condizioni salariali minime prescritte a livello cantonale.
Per rispettare le norme salariali, le aziende e i relativi lavoratori dislocati dovranno rientrare nel campo d'applicazione delle leggi cantonali in materia, precisa il Consiglio federale. Il rispetto delle disposizioni sarà controllato dai Cantoni in base al diritto cantonale.
Secondo il governo, la proposta tiene conto della ripartizione delle competenze tra Cantoni e Confederazione stabilita nella Costituzione federale e garantisce l'osservanza del principio di non discriminazione sancito nell'Accordo sulla libera circolazione tra la Svizzera e l'UE: tutti i datori di lavoro i cui lavoratori sono attivi in un cantone che prevede una legge sul salario minimo sono trattati allo stesso modo.
Nella legge sui lavoratori distaccati e in quella contro il lavoro nero viene inoltre inserita una disposizione sulla restituzione dei sussidi federali, applicabile in caso di inadempienza totale o parziale dei propri compiti da parte degli organi d'esecuzione.
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