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Angela Merkel parla poco della sua fede che pure ha segnato la sua carriera
La teologa svizzera Christina Aus der Au, già presidente del Kirchentag evangelico tedesco quattro anni fa, a Berlino, si dichiara senza indugio fan di Angela Merkel, cancelliera e figlia di un pastore della DDR: “È una donna molto in gamba, assolutamente modesta”, dice Aus der Au a proposito della cancelliera, la quale, dopo sedici anni di incarico, non si è più candidata alle elezioni per il Bundestag e adesso resterà ancora al suo posto fino all’insediamento del nuovo governo di coalizione.
Nel 2017 Aus der Au ha moderato, durante il Kirchentag evangelico di Berlino, una conversazione con Angela Merkel e l’ex presidente statunitense Barack Obama. La teologa svizzera ricorda un episodio, accaduto lontano dal palco, quando gli illustri ospiti si disponevano per una sessione fotografica. Obama era davanti, leggermente piegato sulle ginocchia, così che la Merkel avrebbe potuto appoggiargli il piede sulla spalla. “Glielo segnalai a gesti”, racconta Aus der Au. La Merkel accennò prontamente a un movimento in quel senso. “Nei nostri sorrisi complici era riunito tutto il potere delle donne del mondo contro gli uomini potenti”.
Angela Merkel, figlia di un pastore, cresciuta nell’allora DDR, ha dichiarato che la sua fede è un fatto privato. Tuttavia partecipa quasi sempre al culto della vigilia di Natale durante le vacanze invernali a Pontresina. E in occasione della Festa della Riforma, nel 2014, ha accettato l’invito alla Maria-Magdalenen-Kirche di Templin in cui venne confermata. Nel suo discorso la cancelliera ha indicato nella libertà il concetto centrale del messaggio cristiano: “Dio non voleva marionette, robot, persone che fanno semplicemente quello che viene loro detto”. Tra le sfide politiche in cui la sua fede ha rivestito particolare importanza ha menzionato le “questioni inerenti alla guerra e alla pace”.
— Christina Aus der Au
Lo stile politico di Angela Merkel è caratterizzato da “sobrietà protestante ed etica cristiana”, afferma l’ex vescova e ambasciatrice della Riforma Margot Kässmann nel suo podcast per la NDR “Mensch Margot”. “Il suo essere evangelica non passava inosservato”. Lo si è notato in particolare nella crisi dei rifugiati del 2015, quando l’esponente della CDU si pronunciò contro la chiusura dei confini. In quel frangente Angela Merkel abbandonò ogni ritrosia e si espresse in modo insolitamente tagliente. Resta negli annali la frase con cui ribatté alle critiche aggressive rivolte alla sua politica in materia di rifugiati: “Se ora iniziamo a doverci scusare perché mostriamo un volto amichevole in situazioni di necessità, allora questo non è più il mio paese”.
Il biografo della Merkel Ralph Bollmann ha sottolineato di recente, in un'intervista allo “Standard”, l’origine tedesca orientale della cancelliera. “Come figlia di pastore era in una posizione di outsider”, ha detto. Grazie all’“esperienza del crollo del sistema” era meglio preparata alle recenti crisi rispetto a molti politici dell’Europa occidentale. Democrazia ed economia sociale di mercato non erano semplici abitudini per lei, bensì conquiste.
Forse fu questo imprinting a fare di lei una cancelliera la cui impresa storica è stata quella di essersi dimostrata 'a prova di crisi'. In ogni caso, dice Bollmann, senza le situazioni eccezionali, dalla crisi finanziaria fino alla pandemia, “difficilmente avrebbe governato per sedici anni”. (da reformiert.; trad. it. G. M. Schmitt; adat. P. Tognina)