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La specificazione di genere binaria, maschile o femminile, non può essere cancellata dal registro delle nascite e dello stato civile. La seconda Corte civile del Tribunale federale (TF), riunita eccezionalmente giovedì in seduta pubblica, ha accettato il ricorso del Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP) contro una radiazione decisa dalla giustizia argoviese.
Il caso è quello di un'argoviese, domiciliata a Berlino, che su presentazione di un attestato medico nel 2019 ha ottenuto dalle autorità tedesche il cambiamento del suo nome maschile in femminile e la soppressione di qualunque menzione sotto il genere.
In prima battuta le autorità del suo cantone d'origine non avevano riconosciuto la cancellazione del genere, che era però stata accolta dal Tribunale d'appello argoviese. Contro questa decisione si è appellato il DFGP. E il TF gli ha dato ragione.
I giudici di Losanna hanno ricordato che "il sesso è uno degli elementi dello stato civile disciplinati dalla legge e la sua menzione rientra nei principi svizzeri sulla tenuta dei registri".
Quando l'anno scorso è entrata in vigore la revisione dell'articolo del Codice civile dedicato all'iscrizione del sesso, il legislatore ha deciso di attenersi al sistema binario (maschio/femmina) e ha rifiutato la possibilità di rinunciare alla menzione del sesso, hanno ricordato i giudici. Il Parlamento ha espressamente respinto tale omissione, mentre la Germania, ad esempio, l'ha consentita.
I giudici hanno sottolineato che, ad eccezione della Germania, dove la persona interessata ha ottenuto un cambio di nome e la cancellazione della menzione del genere dai registri, la maggior parte dei sistemi giuridici si basa sul principio binario.
Durante il dibattimento è stato ricordato che in una recente sentenza, la Corte europea dei diritti dell'uomo ha respinto un ricorso contro il rifiuto della Francia di accogliere lo stralcio del genere.
Infine, a titolo di esempio, uno dei giudici ha sottolineato che la distinzione tra uomo e donna ha senso in molti settori, tra cui l'esercito e lo sport. Ha citato il caso dell'atleta sudafricana Caster Semenya, il cui ricorso contro la Federazione internazionale di atletica leggera è stato respinto dal TF nel 2020