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BERNA - Le modalità per il ritiro della patente di guida vanno riconsiderate: il Consiglio federale è disposto a rivedere la legge per assicurare che le procedure siano davvero eque, come chiedono 33 dei 46 consiglieri agli Stati.
In una mozione sostenuta da 32 colleghi di tutte le formazioni politiche, che il governo propone di accogliere senza aggiungere commenti, il "senatore" PLR di Appenzello esterno Andrea Caroni sostiene che la revoca della patente a chi non è ritenuto idoneo alla guida costituisce «una grave ingerenza nella libertà personale e per molti perfino un divieto di esercizio della professione». È dunque particolarmente importante una «irreprensibilità giuridica» della procedura.
Sempre secondo Caroni, in fase di accertamento gli strumenti coercitivi vengono inoltre disposti troppo rapidamente e per un periodo troppo lungo. Attualmente - rileva - la polizia può ritirare la licenza senza alcun controllo giudiziario e, soprattutto, per un periodo di tempo illimitato, cosa che fino alla decisione dell'autorità competente ha l'effetto di una revoca. Alla persona interessata non è inoltre comunicata la cancellazione della disposizione dal registro FABER e quindi il momento in cui può tornare a guidare.
La polizia - afferma il consigliere agli Stati - dovrebbe essere tenuta a comunicare il ritiro all'autorità di revoca entro tre giorni, in modo da limitarne la durata complessiva a dieci giorni. La persona interessata dovrebbe inoltre essere informata sulla possibilità di tornare a guidare qualora l'autorità non abbia ordinato la revoca preventiva entro questi dieci giorni. Infine, la persona avente diritto deve avere la possibilità di provare all'autorità, prima della scadenza del termine, che il motivo del ritiro non sussiste più.
Successivamente - continua Caroni - l'autorità competente può disporre una revoca preventiva illimitata. Le autorità dovrebbero invece essere tenute a prorogare un'eventuale revoca provvisoria non solo entro dieci giorni dal ritiro della polizia, ma in seguito anche ogni tre mesi tramite decisione impugnabile.
Caroni critica anche il fatto che i suddetti strumenti coercitivi siano disposti entro poche ore anche in seguito a denunce di privati che rimangono anonimi. Perfino quando la denuncia risulta infondata, al suo autore non vengono addebitate spese e gli viene comunque garantito l'anonimato, impedendo all'interessato qualsiasi possibilità di regresso. Secondo il "senatore" PLR, nei casi di denuncia infondata l'accusato dovrebbe essere sollevato dalle spese procedurali e indennizzato. Nel contempo dovrebbe essere roso noto il nome dell'accusatore, che dovrebbe anche essere «chiamato a rispondere delle conseguenze».
L'autore della mozione chiede infine che gli accertamenti di laboratorio quali analisi del capello o del sangue possano essere effettuati e considerati validi non solo presso un istituto disposto dall'autorità di revoca, ma presso tutti i laboratori riconosciuti.
Il Consiglio federale si era già dichiarato disposto a correggere il dispositivo Via Sicura, sostenuto dal Consiglio degli Stati. La Camera dei Cantoni ha approvato lo scorso dicembre una mozione della sua commissione dei trasporti che proponeva correttivi per i cosiddetti pirati della strada.
Si vuole concedere una maggiore discrezionalità ai giudici nel determinare la gravità delle infrazioni, rinunciare alla pena detentiva di almeno un anno e ridurre la durata minima di revoca della patente. La mozione è stata approvata in gennaio anche dalla commissione omologa del Nazionale.