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Al mio arrivo a Melbourne sono accolto da una folla vibrante. È la festa annuale della comunità greca, che con sirtaki e stand di souvlaki ha bloccato per due giorni la Lonsdale Street, una delle vie principali del centro. Proprio quella su cui si trova il mio hotel.
Ancora intontito dal jet lag mi allontano dai festeggiamenti ellenici per dirigermi alla ricerca di due vecchi indirizzi: l’Hotel Sabloniere, in cui Bernardo Canevascini, di Tenero, soggiornò il 6 gennaio 1859, e il 252 di Johnston Street, recapito australiano dell’emigrante ticinese Leonardo Pozzi all’inizio del XIX secolo.
Un paziente impiegato ritrova nella banca dati elettronica una vecchia cartolina del Sablonière. L’hotel è – o perlomeno era – all’angolo tra Queen Street e A. Beckett Street. Ci vado subito.
Situato poco distante dai dock di Melbourne, punto di sbarco degli emigranti, l’incrocio c’è ancora e i nomi delle strade sono rimasti invariati. Anche l’hotel ha mantenuto la sua struttura originale. Ha però perso tutto il resto: insegne, camere, inservienti e viaggiatori. Oggi è un edificio governativo (Ministero della Difesa): con cortesia britannica, un funzionario mi lascia intendere che non è né il luogo né il momento per discutere del divenire del Sabloniere. Thank you, bye bye.
Johnston Street si trova a nord-est del centro. Per arrivarci ci vuole una lunga camminata attraverso la “Little Italy” di Lygon Street. Molti italiani si sono installati qui dopo la Seconda guerra mondiale; qualcuno ha avuto la brillante idea di importare la prima macchina da caffè del continente. Toto – dice lui – ha invece aperto la prima pizzeria d’Australia.
1852, 1853, 1880… Le date scolpite sugli edifici di Johnston suggeriscono che il quartiere ha resistito allo sviluppo frenetico di Melbourne. Trovare il numero 252 e scoprire cosa sia diventata, oltre 100 anni più tardi, l’armeria di Leonardo Pozzi, non dovrebbe essere complicato.
Incassata tra un negozio di arredo e una bottega d’artigianato tibetano, l’ex proprietà di Leonardo si è appena rifatta il trucco. Oltre la facciata riverniciata di bianco, le pistole hanno ceduto il posto ad armadi e articoli da cucina. Il proprietario del locale, nel quartiere da una decina d’anni, non ha mai sentito parlare degli svizzeri italiani. Sorride: “Well…ho imparato qualcosa di nuovo”.