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Le esportazioni di materiale da guerra sono notevolmente aumentate lo scorso anno. La Svizzera ha infatti venduto armi per un totale di 722 milioni di franchi, contro 465 milioni nel 2007.
Secondo quanto reso noto martedì dall'Amministrazione federale delle dogane, tra gli aumenti più significativi figurano le esportazioni verso il Pakistan (da 37,532 a 109,845 milioni), l'Arabia Saudita (da 0,486 a 32,108 milioni) e il Canada (da 1,399 a 9,878 milioni). In forte crescita anche le vendite di materiale bellico verso i paesi europei, a cominciare dalla Romania con un balzo da 0,677 a 38,770 milioni, ma anche Danimarca, Germania, Belgio, Finlandia e Slovenia.
I dati forniti concernono i mercati dei paesi destinatari, che a loro volta possono riesportare questi beni. Le vendite di materiale da guerra, in particolare verso paesi che non rispettano i diritti umani, suscitano da anni grandi critiche in Svizzera. Prossimamente il popolo elvetico sarà tra l'altro chiamato ad esprimersi sull'iniziativa lanciata dal Gruppo per una Svizzera senza esercito, che chiede di vietare sia l'esportazione che il transito di materiale bellico.
Da parte sua, il Consiglio federale ha regolarmente respinto ogni tentativo di bloccare le vendite all'estero di materiale da guerra. A suo avviso, un simile divieto comporterebbe la soppressione di migliaia di posti di lavoro nel settore industriale degli armamenti e pregiudicherebbe le possibilità della Svizzera di acquisire a sua volta delle armi all'estero. Il governo considera sufficiente la legislazione attuale, in base alla quale è vietata la vendita di armi ai paesi che violano sistematicamente i diritti umani o che sono coinvolti in un conflitto armato.