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Le organizzazioni ebraiche in Svizzera criticano il discorso che il presidente della Confederazione Ueli Maurer ha tenuto ieri in occasione della "Giornata internazionale di commemorazione in memoria delle vittime dell'Olocausto". Gli rimproverano di aver occultato le "debolezze e gli errori" della politica elvetica durante la Seconda guerra mondiale.
Il presidente della Confederazione ha sì giustamente evocato che la Svizzera è stata un "rifugio per un gran numero di persone minacciate e perseguitate", scrivono oggi la Federazione svizzera delle comunità israelitiche (FSCI) e il Coordinamento intercomunitario contro l'antisemitismo e la diffamazione (CICAD). Ma si è dimenticato di parlare dei "rifugiati che sono stati respinti verso una morte certa" e di coloro che sono stati puniti per averli aiutati.
Le organizzazioni deplorano che Maurer abbia presentato i fatti "in modo semplicistico". È disdicevole che non abbia ritenuto necessario approfondire in modo critico questa pagina di storia, quando nel 1995, l'allora presidente della Confederazione Kaspar Villiger aveva presentato le sue scuse.
Ieri Maurer, nel suo messaggio in occasione della giornata delle Memoria aveva sottolineato che la Svizzera in uno dei periodi più bui per l'Europa è rimasta un paese libero e democratico. "La Svizzera è così diventata un'ancora di salvezza per molte persone perseguitate e in pericolo".
SDA-ATS