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BERNA - I direttori cantonali della pubblica educazione si oppongono alla Legge federale sulla promozione dello sport e del movimento accolta oggi dal Consiglio nazionale. Essi criticano il fatto che il parlamento voglia fissare il numero minimo di ore di sport e obiettivi qualitativi. Ciò non è compito della Confederazione ma dei Cantoni, sostengono.
Decidendo che i Cantoni devono inserire almeno tre ore di sport alla settimana negli orari scolastici, Berna va oltre le sue competenze, afferma la Conferenza svizzera dei direttori cantonali della pubblica educazione (CDPE). Il passaggio della legge non soltanto viola la Costituzione federale, ma è anche inutile. Gli stessi cantoni perseguono obiettivi nazionali in materia di sport, inoltre tre ore di attività fisica sono spesso già realtà. E se proprio vuole immischiarsi nella regolamentazione delle ore di sport, la Confederazione potrebbe anche pensare a contribuirvi finanziariamente.
Nella sua critica la CDPE si basa sulla valutazione del professore di diritto sangallese Bernhard Ehrenzeller, il quale ha costatato che a Berna manca una base costituzionale per fissare il numero di ore di sport. Di altro avviso il collega zurighese Giovanni Biaggini, che ha effettuato una perizia per conto della Confederazione. Egli sostiene che Berna può emanare disposizioni per lo sport a scuola, compresi "requisiti minimi in termini qualitativi e quantitativi", si legge nel messaggio che accompagna la legge.
Biaggini si basa sull'articolo 68 della Costituzione: "la Confederazione promuove lo sport, in particolare l'educazione sportiva". Intanto nella sua bozza di legge il Consiglio federale non sfrutta il margine di manovra a sua disposizione. Per motivi federalistici ha rinunciato a fissare un numero minimo di lezioni di attività fisica. Ma il Consiglio nazionale, con una grande maggioranza, e la sua commissione hanno insistito su questo punto. Ora i Cantoni sperano che il Consiglio degli Stati ritorni alla versione del governo.
SDA-ATS