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Lo scandalo delle carte segrete si allarga. Dopo quelle di Donald Trump e Joe Biden, spuntano anche quelle trovate in casa dell’ex vicepresidente Mike Pence in Indiana. Si tratta di una decina di documenti bollati come classificati e consegnati subito alle autorità americane. La scoperta, ha riferito la Cnn, è stata effettuata da un legale di Pence dopo che l’ex vicepresidente aveva chiesto, in via precauzionale, di esaminare tutte le sue carte in seguito allo scandalo dei documenti trovati in un ex ufficio di Biden a Washington e nella sua abitazione in Delaware.
La ricerca in casa Pence ha rivelato la presenza di un "piccolo numero" di fascicoli riservati, di cui gli Archivi Nazionali e il Dipartimento di Giustizia sono stati subito informati. La scoperta infatti è stata effettuata il 18 gennaio e il giorno seguente i documenti sono stati consegnati all’Fbi. Proprio gli agenti federali, insieme al Dipartimento di Giustizia, hanno avviato un’indagine per accertare come le carte siano finite nell’abitazione privata di Pence
"Il vicepresidente non era a conoscenza dell’esistenza di documenti classificati nella sua abitazione. È consapevole dell’importanza di queste informazioni ed è pronto a cooperare pienamente in ogni appropriata inchiesta al riguardo", ha fatto sapere il suo staff. Dopo la fine della presidenza Trump, le carte segrete avrebbero prima seguito Pence in un’abitazione temporanea in Virginia. Poi sarebbero state trasferite a Carmel, Indiana, nella residenza di famiglia dell’ex vicepresidente. I documenti sarebbero stati rinvenuti in scatole chiuse con il nastro adesivo che non sembrerebbero essere mai state aperte da quando sono state impacchettate.
Il nuovo ritrovamento alimenta il dibattito sulla gestione dei documenti classificati dopo lo scandalo di Trump prima e Biden poi. Nelle abitazioni private dell’ex presidente e dell’attuale inquilino della Casa Bianca sono state infatti trovate carte riservate, per indagare le quali il Dipartimento di Giustizia ha nominato procuratori speciali nel tentativo di restare imparziale. "Non seguiamo regole diverse per i democratici o i repubblicani, per i potenti e per coloro che non lo sono, per i ricchi o per i poveri", ha assicurato il ministro della Giustizia Merrick Garland respingendo le accuse di un doppio standard per Trump e Biden. "Ci basiamo per ogni caso sui fatti e sulla legge, in modo neutrale e non fazioso", ha aggiunto. Parole che non sembrano però avere molto successo nel placare le critiche dei repubblicani contro il presidente, la cui possibile candidatura al 2024 sembra sempre più in bilico a causa dello scandalo.