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L'iniziativa popolare "Contro l'esportazione di armi in Paesi teatro di guerre civili" (Iniziativa correttiva) sarà ritirata. Dopo il Consiglio degli Stati, oggi (mercoledì) il Nazionale ha infatti sostenuto il controprogetto indiretto proposto dal Governo con 110 voti contro 76, inasprendolo. Ha in particolare stralciato la possibilità di deroga concessa al Consiglio federale e difesa in aula da Guy Parmelin, ciò che ha portato i promotori a dichiararsi soddisfatti e a far cadere le loro richieste. Il popolo non sarà quindi chiamato alle urne sul tema.
L'iniziativa sostenuta da sinistra e Verdi liberali voleva impedire l'esportazione di materiale militare in Paesi teatro di violazioni gravi e sistematiche dei diritti umani o di conflitti interni. I criteri di autorizzazione per l'export, oggi disciplinati a livello di ordinanza, sarebbero stati iscritti nella Costituzione.
Nel corso del lungo dibattito, svoltosi in gran parte lunedì, diversi oratori hanno ricordato una serie di recenti "incidenti" che hanno permesso ad armi svizzere di giungere in zone di guerra, gettando cattiva luce sulla Confederazione. Critiche sono state mosse anche al Governo e ai suoi tentativi di allentare le norme in vigore, ciò che ha portato a una levata di scudi nella società civile nel 2018, scaturita nell'iniziativa.
Sul fronte opposto, si è fatta invece leva sugli aspetti economici, sull'importanza dell'industria tecnica, e le sue esportazioni, per l'economia svizzera e la sicurezza del Paese. I partiti borghesi ritenevano inoltre che l'iniziativa si spingesse decisamente troppo lontano e che non fosse opportuno un disciplinamento a livello costituzionale.
- Notiziario 9.00 del 15.09.2021 - Riprendono i lavori alle Camere federali