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A fine novembre, gli svizzeri dovranno esprimersi sul futuro della ricerca sulle cellule staminali embrionali.
Una ricerca indispensabile, affermano una sessantina di scienziati, che permetterebbe di cercare rimedi per malattie incurabili e di frenare la fuga di cervelli dalla Svizzera. Ma c'è pure chi avanza riserve di tipo etico.
Il dibattito sulle cellule staminali embrionali è più che mai d'attualità. Negli Stati Uniti, è uno dei punti sui quali si battono i due pretendenti alla Casa bianca, l'attuale presidente Bush e il suo sfidante democratico Kerry. Mentre in Gran Bretagna si è riproposto all'opinione pubblica con la recentissima decisione di permettere ufficialmente la clonazione di embrioni umani a scopi terapeutici. Londra si è così allineata sulla posizione di alcuni paesi europei, come Belgio, Olanda, Svezia, mentre in altri, come Italia, Austria, Irlanda e Germania, la produzione di cellule staminali embrionali è tuttora proibita.
Dal canto loro, Francia, Finlandia, Danimarca e Spagna hanno una legislazione che permette di ottenere cellule staminali a partire da embrioni in soprannumero. Una regolamentazione analoga a quella prevista nella nuova legge federale, voluta dal governo già tre anni or sono e approvata dal parlamento lo scorso dicembre. Legge contro la quale, però, è stato inoltrato un referendum corredato di oltre 80mila firme. Per cui la decisione spetterà al popolo, il prossimo 28 novembre.
Ambienti scientifici favorevoli
Sebbene gli elettori debbano recarsi alle urne già prima, il 26 settembre, per un'altra tornata di votazioni, la campagna per la ricerca sulle cellule staminali embrionali è già stata lanciata. Lunedì, un comitato che rappresenta una sessantina di scienziati ha presentato, a Berna, le ragioni per approvare la nuova legge.
Ragioni mediche, innanzitutto. Per il trattamento di certe malattie, il potenziale della ricerca sulle cellule staminali embrionali è molto importante, ha detto Sandro Rusconi, professore di biochimica all'università di Friburgo, «poiché esse, da semplici cellule, possono differenziarsi per formare tessuti e organi ben precisi».
Grazie alle cellule staminali embrionali, o al trapianto delle cellule sane da loro prodotte, si potrebbero rinnovare organi o tessuti, e magari curare anche malattie come il diabete, il morbo di Parkinson o il morbo di Alzheimer. «Però», ha affermato Rusconi, «prima di poter arrivare ad un'applicazione pratica saranno necessari molti lavori di ricerca fondamentale».
Ma la nuova legge è anche molto importante per la Svizzera, quale centro di ricerche. Perché, come ha sottolineato Sabina Gallati, professoressa di genetica umana all'Inselspital di Berna e membro della commissione etica nazionale, «a causa dei divieti e della diminuzione degli aiuti alla ricerca, sono sempre di più gli scienziati che lasciano il paese per andare a lavorare all'estero». E inoltre, ha aggiunto, se la legge proposta fosse respinta, la Svizzera perderebbe il contatto con un nuovo settore estremamente promettente.
Interesse terapeutico e libertà della ricerca
Dal canto suo, Alexandre Mauron, professore di bioetica all'università di Ginevra, ha ricordato che la legge in questione trova riscontro nel consenso politico e morale che prevale in Svizzera: il testo si basa su principi ammessi nella legge sulla procreazione assistita e sull'interruzione della gravidanza.
La legge, va detto, non riguarda la ricerca sugli embrioni propriamente detti, che sarà regolata nelle disposizioni relative alla ricerca sull'essere umano, ma quella sulle cellule staminali ottenute da embrioni in soprannumero, provenienti dalla fecondazione in vitro. «E le condizioni imposte», ha detto Mauron, «sono severe: non solo è proibito il commercio, ma anche la produzione di embrioni ai soli fini di ricerca».
Secondo la nuova legge, l'uso di embrioni in eccedenza necessita il consenso scritto della coppia che li fornisce, e un ricercatore può farvi ricorso solo per conoscenze importanti che non si possono ottenere altrimenti.
Visioni divergenti
Rispondendo indirettamente agli oppositori della legge, per i quali l'embrione è già una persona umana con tutti i diritti fondamentali compreso quello alla vita, Mauron ha dichiarato che «altre considerazioni etiche sono più pertinenti: l'interesse terapeutico per i malati del futuro e la libertà della ricerca».
Ma i referendisti replicano che il successo nelle terapie si ottengono soltanto con le cellule staminali adulte, come per gli infarti cardiaci, il diabete e certe forme di cancro del fegato e di leucemia.
Inoltre, gli oppositori affermano che la ricerca sulle cellule staminali embrionali, praticata finora sugli animali, non ha fatto altro che produrre tumori e reazioni di rigetto.
Per i promotori del referendum, la legge proposta è anticostituzionale e permette eccessi come la clonazione terapeutica. Inoltre, per loro, l'utilizzo di embrioni non rispetta la dignità umana.
swissinfo, Fabio Mariani
Fatti e cifre
Lunedì, a Berna, si è presentato alla stampa il Comitato «Sì alla ricerca sulle cellule staminali in Svizzera».
Fra i membri, una sessantina, figurano il Premio Nobel Rolf Zinkernagel, la presidente del Fondo nazionale svizzero Heidi Diggelmann, il presidente del politecnico federale di Losanna, Patrick Aebischer e il rettore di quello di Zurigo, Konrad Osterwalder.
In breve
Il referendum contro la nuova legge sulle cellule staminali è stato sostenuto da organizzazioni antiabortiste come «Sì alla Vita» e «Aiuto svizzero per madre e bambino» (ASMB), come pure dall'«Appello di Basilea» contro l'ingegneria genetica, che si batte con i Verdi contro il brevetto di esseri umani.
Come alternativa, queste organizzazioni propongono di effettuare la ricerca sulle cellule staminali provenienti da persone adulte, anziché su quelle embrionali.