Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/114956

<h2>SubmittedText<h2><p>Si stima che in seguito al terribile incidente nucleare di Fukushima migliaia di persone siano state contaminate e abbiano riportato danni permanenti alla salute. Il sistema sanitario giapponese è stato messo a dura prova sia dal terremoto, sia dalla catastrofe nucleare. Pertanto, difficilmente sarà in grado di dispensare in quantità sufficienti a tutte le vittime i primi aiuti, le cure e i trattamenti di riabilitazione. Ritengo sia un atto di solidarietà condividere con il popolo giapponese, duramente provato, le nostre conoscenze in questa disciplina medica ancora poco sperimentata e offrirgli il nostro sostegno.</p><p>Invito pertanto il Consiglio federale a rispondere alle domande seguenti:</p><p>1. La Svizzera dispone di conoscenze sui differenti gradi di contaminazione e sulle cure appropriate, dai primi aiuti alla terapia a lungo termine, nonché delle relative infrastrutture?</p><p>2. Se sì, quante vittime potrebbero essere aiutate in tal modo?</p><p>3. Sarebbe possibile far beneficiare di queste conoscenze anche le vittime in Giappone?</p><p>4. Dato che con ogni probabilità il sistema sanitario giapponese è fortemente sollecitato, sarebbe possibile curare delle vittime in Svizzera?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale è rimasto profondamente colpito dalla drammatica situazione in cui si trova la popolazione giapponese. È pure preoccupato per le conseguenze dell'incidente di Fukushima, di cui segue con attenzione l'evoluzione, e si tiene pronto a prestare assistenza nella misura delle sue competenze e risorse.</p><p>1./2. La Svizzera dispone di conoscenze sui diversi gradi di contaminazione, nonché sui primi aiuti e sulle terapie a lungo termine necessari. Per quanto concerne le infrastrutture, l'ospedale universitario di Zurigo (USZ) e l'ospedale cantonale Bruderholz (Basilea Città) dispongono di unità di decontaminazione e di triage adatte a un grande numero di pazienti (da 25 a 40 all'ora). Vi sono pure due convenzioni concernenti l'accoglienza e il trattamento di un numero limitato di vittime gravemente contaminate: l'una, tra l'USZ e la SUVA, garantisce la disponibilità di una decina di letti, di materiali e di personale formato per la presa a carico di questo tipo di pazienti; l'altra, stipulata tra la SUVA e i gestori delle centrali nucleari svizzere, assicura il sostegno finanziario necessario per mantenere operativa la suddetta unità dell'USZ. Quest'ultima beneficia inoltre delle competenze dell'Istituto Paul Scherrer per quanto riguarda le misurazioni del corpo intero. Bisogna tuttavia riconoscere che in Svizzera non vi sono centri che dispongono delle competenze ed esperienze in radiopatologia, dosaggio biologico e biodosimetria. È indubbio che sarebbe opportuno colmare questa lacuna, anche se è sicuramente possibile effettuare all'estero le analisi volte a stabilire la diagnosi per un numero limitato di persone irradiate e ad avviare il trattamento appropriato. I centri specializzati europei non hanno tuttavia mai concluso accordi ufficiali nell'eventualità di incidenti che comportano un elevato numero di persone gravemente contaminate.</p><p>3. Nel caso di un'emergenza radiologica esiste una convenzione d'assistenza tra l'Agenzia internazionale per l'energia atomica (AIEA) e i Paesi membri, convenzione di cui il Giappone e la Svizzera sono firmatari di tale convenzione. Le reti ERNET (Emergency Response NETwork) dell'AIEA e Rempan (Radiation Emergency Medical Preparedness and Assistance Network) dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) coordinano la messa a disposizione di unità d'assistenza qualificate, che possono intervenire quando le unità locali non sono in grado di affrontare da sole l'emergenza. La Svizzera non partecipa a Rempan, che riunisce dieci centri riconosciuti specializzati nella prevenzione e nel trattamento medico in caso di incidenti radiologici. Affinché possa beneficiare dell'aiuto internazionale, il Giappone dovrebbe presentare una domanda d'assistenza internazionale all'AIEA o all'OMS, le quali possono avviare la procedura e attivare le unità qualificate nel settore in cui è richiesto l'aiuto. In questo contesto, il Consiglio federale non può che incoraggiare le unità svizzere a fornire assistenza nei settori in cui dispongono delle competenze necessarie.</p><p>4. Considerati i valori di contaminazione misurati dalle autorità giapponesi e i provvedimenti di decontaminazione adottati, le dosi risultanti da questa catastrofe non hanno effetti a breve termine sulla popolazione, ma a lungo termine aumentano le probabilità di sviluppare un cancro. Attualmente non è necessario fornire alcuna cura alle persone esposte a dosi inferiori a quelle che causano effetti sulla salute osservabili. Le persone esposte a dosi superiori, invece, richiedono un'assistenza medica. Tuttavia, al momento non è né opportuno né giustificato trasferire questi pazienti in Svizzera. Gli altri ambiti dell'assistenza riguardano il controllo e la gestione delle fonti radioattive, l'identificazione dei radionuclidi, nonché i criteri e i consigli di sanità pubblica relativi al comportamento da adottare per vivere in un territorio contaminato. In tutti questi ambiti la Svizzera dispone delle necessarie competenze. Il suo sostegno è infatti regolarmente sollecitato nel quadro di missioni di cooperazione internazionale.</p>  Risposta del Consiglio federale.