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L'Unione sindacale svizzera (USS) ha lanciato un'iniziativa per un'età di pensionamento flessibile a partire da 62 anni.
I sindacati accusano il governo e il parlamento di non essere ancora riusciti a risolvere il problema, uno scoglio politico di lunga data.
Con 50 voti contro 11 l'assemblea dei delegati dell'USS ha seguito la proposta del comitato di presentare un progetto «finanziariamente ammissibile e capace di imporsi».
Facciamo un passo indietro: in Consiglio federale, il ministro della socialità Pascal Couchepin alla fine di febbraio aveva ripreso i punti non contestati dell'undicesima revisione dell'AVS, bocciata in votazione popolare il 16 maggio 2004, e al posto della flessibilizzazione, aveva suggerito una «rendita ponte» per determinate categorie di persone nel bisogno.
Contro questa proposta di «rendite ponte» si muove ora l'iniziativa dell'USS, che intende combattere proprio la proposta di Couchepin. Secondo la centrale sindacale, la sua proposta favorirebbe infatti solo i più ricchi.
Lanciando l'iniziativa l'USS pensa inoltre di poter approfittare dell'effetto positivo della bocciatura dell'undicesima revisione dell'AVS, che prevedeva l'innalzamento della pensione a 65 anni anche per le donne.
A partire da 62 anni, favoriti i ceti medio-bassi
Il testo della proposta dell'USS prevede l'introduzione di un diritto all'AVS a partire da 62 anni senza riduzione della rendita, a patto che si interrompa qualsiasi attività lucrativa.
L'iniziativa dovrebbe pure permettere una cessazione parziale e graduale del lavoro grazie all'ottenimento di una rendita corrispondente al ridotto introito. A partire da 65 anni la rendita dovrebbe essere versata a tutti senza condizioni.
Dopo un intenso dibattito, ha vinto una variante che favorisce i bassi e medi redditi. I delegati hanno seguito le argomentazioni di giustizia sociale ed economica, con la preoccupazione di fondo di presentare un progetto il cui costo non superi la soglia psicologica del miliardo di franchi.
Secondo l'USS, i costi dell'iniziativa si situeranno tra 720 e 980 milioni di franchi.
Sfiorata la guerra dei sessi
Due emendamenti della Commissione delle donne dell'USS sono stati spazzati via. Uno chiedeva il pensionamento flessibile per le donne senza reddito e l'altro la menzione esplicita, per il sesso femminile, dei 64 anni quale età di pensionamento.
A quest'ultima proposta il comitato ha replicato che l'iniziativa permette un pensionamento dai 62 anni sia per le donne che per gli uomini.
In una dialettica che ha rischiato di sfociare in una guerra dei sessi si sono delineati due fronti: da un lato i fautori dell'innovazione, desiderosi di estendere le rendite alle donne senza reddito, e dall'altro esponenti più pragmatici che hanno definito utopiche le aspirazioni dei loro antagonisti.
Opposto alla consigliera nazionale Franziska Teuscher (Verdi/BE), rappresentante della Commissione femminile, il sindacalista André Daguet ha invitato i delegati a trarre le opportune lezioni dagli insuccessi precedenti con iniziative «troppo ambiziose». È stato seguito con 49 voti contro 14.
Altra vittima dei risparmi
La pensione flessibile non era contestata per principio, ma i mezzi per finanziarla sono stati sacrificati dal parlamento sull'altare dei risparmi.
Durante la sessione di primavera, il Consiglio nazionale ha bocciato un'iniziativa parlamentare di Stéphane Rossini (PS/VS), che chiedeva di fissare a 40 anni la durata di versamenti per avere diritto alla rendita flessibile.
La Camera del popolo ha però approvato tacitamente una mozione che della flessibilizzazione difende il principio.
Dai ranghi borghesi sono scaturite invece varie proposte che mirano all'innalzamento dell'età di pensionamento. Couchepin nel maggio del 2003 aveva evocato un'AVS a 67 anni, ma aveva poi abbandonato l'idea.
L'Unione democratica di centro (UDC) ha proposto di aumentare l'età di pensionamento a 68 anni e l'Unione svizzera degli imprenditori (USI), lo scorso mese di novembre, a 66. La sinistra ha reagito indignata.
swissinfo e agenzie
Fatti e cifre
L'età della pensione in Svizzera scatta a 64 anni per le donne e 65 per gli uomini.
Nel 2004 una votazione popolare ha respinto la proposta di innalzare a 65 anni l'età della pensione per le donne, per beneficiare dei vantaggi del pensionamento anticipato.
Il ministro degli interni, Pascal Couchepin, aveva proposto di introdurre la pensione a 67 anni.
Le vivaci proteste suscitate dal suo piano, lo hanno persuaso a ritirarlo.