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PRETORIA - Se ne parla da tempo, e la lotta è più serrata che mai: i bracconieri continuano a mettere a rischio la fauna selvatica.
Tra gli animali più colpiti i rinoceronti, che vengono uccisi, o mutilati, per ottenere il loro prezioso corno. In occasione della Giornata Mondiale del Rinoceronte, che cade il 22 settembre, l'ente benefico "Save the Rhino International" ha lanciato l'hashtag #WorldRhinoDay, per celebrare e proteggere i rinoceronti. Nel corso della giornata, per celebrare i ceratomorfi, si può donare, comprare dipinti e fotografie, e partecipare al concerto virtuale dei Rhino’s Revenge.
«In tutto il mondo, un rinoceronte viene ucciso ogni 12 ore» sostiene l'organizzazione a favore dell'animale. Nonostante il numero di bracconieri sia diminuito, «c'è ancora molto da fare». A tal riguardo, abbiamo sentito Emma Pereira, responsabile della comunicazione.
Qual è l'obiettivo principale della vostra organizzazione?
«La nostra missione è che tutte e cinque le specie di rinoceronti possano prosperare in natura per le generazioni future».
Com'è la situazione dei rinoceronti, nel 2020?
«Attualmente ci sono meno di 28'000 rinoceronti nel mondo. Ci sono cinque specie (2 in Africa, 3 in Asia), e tre di queste (rinoceronti neri, rinoceronti di Giava e rinoceronti di Sumatra) sono tutte ad altissimo rischio di estinzione. Due specie (Giava e Sumatra) hanno meno di 80 animali rimanenti. È molto preoccupante. Per fortuna, nel 2019 il bracconaggio si è ridotto a meno di 750 animali uccisi, per la prima volta dal 2012. Ma, in media, due rinoceronti vengono ancora braccati ogni giorno in Africa.
La pandemia di Covid-19 vi ha rallentato?
«La pandemia ha avuto un impatto enorme sulla conservazione dei rinoceronti. Molti dei nostri partner si affidavano al turismo per le loro attività, e il turismo si è praticamente fermato durante la pandemia, ed è improbabile che riprenda presto. La perdita finanziaria è stata enorme, soprattutto poiché ci sono delle attività quotidiane - come le pattuglie dei ranger - che non possono essere interrotte. I nostri partner hanno dovuto tagliare i budget il più possibile, spesso riducendo gli stipendi, mentre la gente ha dovuto lavorare più a lungo per garantire che la fauna selvatica, compresi i rinoceronti, rimanesse protetta. È stata estremamente dura, soprattutto perché il crollo dell'economia a livello globale ha fatto sì che anche la filantropia sia più difficile e rara».
E i progetti?
«Tutti i progetti che erano stati pianificati sono stati messi in attesa e/o cancellati. In alcune di queste attività, come lo spostamento dei rinoceronti in altre regioni più sicure, il tempismo è fondamentale, e i ritardi potrebbero avere un effetto a catena negativo sulla loro sicurezza e conservazione».
«Comunque i nostri sostenitori sono stati incredibili durante questo periodo, ma non possiamo permetterci che il Covid-19 annulli le vittorie che abbiamo ottenuto negli ultimi anni».
Cosa possiamo fare nel nostro piccolo per aiutare i rinoceronti?
«Tutti coloro che si preoccupano dei rinoceronti fanno parte della nostra comunità di conservazione dei rinoceronti, e ognuno di noi può fare la differenza. Che si tratti di parlare con amici e familiari delle minacce che i rinoceronti affrontano, di fare donazioni per le attività di conservazione, o di accettare la sfida di raccogliere più fondi, tutto può aiutare, non importa quanto grande o piccolo sia il contributo».
Se ne parla da tempo, e la lotta è più serrata che mai: i bracconieri continuano a mettere a rischio la fauna selvatica.