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La grande distribuzione è preoccupata per l'evoluzione del suo fatturato. Coop e Manor chiedono un nuovo intervento della Banca nazionale svizzera (BNS) per indebolire ulteriormente il franco e lottare contro il "turismo della spesa" nelle zone di frontiera.
"Fintanto che l'euro non tornerà a 1,30 franchi, il commercio al dettaglio subirà uno svantaggio rispetto all'estero", ha detto Bertrand Jungo, "patron" di Manor, in un'intervista al "SonntagsBlick". Il suo omologo alla Coop, Joos Sutter, gli ha fatto eco dalle pagine della "SonntagsZeitung". "Rispetto al potere di acquisto, il corso di 1,20 franchi per un euro è ancora troppo basso. Un tasso di cambio minimo di 1,45 franchi ci aiuterebbe". "Ma una simile livello non è realistico", ha ammesso auspicando un cambio a 1,30 franchi.
I responsabili di Coop e Manor chiedono inoltre un'estensione delle ore di apertura dei negozi in Svizzera. Per Sutter si tratta di una misura necessaria per rispondere all'offerta d'oltre frontiera. Manor cita l'esempio della Germania. "In dicembre i negozi erano aperti fino a mezzanotte". Bertrand Jungo non chiede una liberalizzazione totale in Svizzera, ma la possibilità di lasciare i negozi aperti fino alle 22.00 da lunedì a sabato.
Joos Sutter propone anche di diminuire l'ammontare degli acquisti di prodotti alimentari autorizzato all'estero, ora fissato a 300 franchi.
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