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Il presidente della direzione della Banca nazionale (BNS) Thomas Jordan durante la conferenza stampa odierna a Berna.
KEYSTONE/ANTHONY ANEX(sda-ats)
Il franco rimane sopravvalutato e la Banca nazionale (BNS) è pronta se necessario ad abbassare ulteriormente il tasso negativo, attualmente a -0,75%.
Lo ha affermato il presidente della direzione Thomas Jordan all'assemblea generale degli azionisti tenutasi oggi a Berna.
Alla luce dell'inflazione contenuta in Svizzera e del perdurare delle incertezze politiche a livello mondiale una politica monetaria volta a indebolire la valuta elvetica rimane essenziale, ha detto Jordan stando al testo scritto del suo discorso.
"Sfrutteremo anche in futuro il nostro margine di manovra in materia di politica monetaria: all'occorrenza possiamo abbassare ancora il tasso negativo o comprare divise supplementari", ha proseguito l'economista 54enne.
Con i franchi che stampa la BNS compra euro e dollari, investendo fra l'altro in aziende estere. I cambiamenti di valore degli investimenti possono occasionalmente portare a delle perdite, ma per la politica monetaria questo non costituisce un problema, ha assicurato Jordan. "Come banca centrale rimaniamo in grado di agire, anche se il capitale proprio dovesse per un certo periodo diventare negativo".
Il presidente della BNS ha parlato anche dell'etica degli investimenti, tenuto conto del fatto che vi è chi chiede all'istituto di operare una stretta in questo settore, per esempio stralciando tutte le aziende attive nelle energie fossili. Jordan ha ricordato che la BNS già rispetta una serie di criteri: no quindi a banche (per evitare conflitti di interesse), aziende che producono armi internazionalmente bandite, imprese che violano in modo grave i diritti umani e società che provocano gravi danni ambientali.
I critici affermano però che gli investimenti indiretti della BNS in carbone, petrolio e gas provocano emissioni annue di CO2 superiori a quelli dell'intera Confederazione. Ma Jordan fa notare che la BNS ha un mandato legale, deve garantire la stabilità dei prezzi per l'insieme dell'economia: il suo margine d'azione è quindi limitato.
Da parte sua Jean Studer, presidente del consiglio di banca, si è espresso per il mantenimento dell'attuale quadro istituzionale dell'istituto. "La storia e l'esperienza ci hanno mostrato che una banca centrale indipendente garantisce la stabilità dei prezzi meglio di un istituto che segue gli ordini del mondo politico", ha affermato.
Studer si è detto anche contrario alla pubblicazione dei verbali della direzione. A suo avviso si tratta in questo campo di tenere conto delle particolarità elvetiche e del principio di collegialità chiaramente ancorato nella cultura politica. Nei confronti del pubblico la direzione deve parlare con un'unica voce.
Anche un ampliamento dell'organo direttivo - oggi di tre membri - non porterebbe vantaggi, secondo l'ex consigliere di stato e consigliere agli stati socialista neocastellano. Al contrario, sussisterebbe un rischio di politicizzazione.
SDA-ATS