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Questo luogo avrebbe potuto chiamarsi da decenni Piazza Ticino e vedere sorgere attorno a sé palazzi ed alti edifici, avrebbe potuto essere il cuore pulsante di un Cantone, la capitale cerniera tra Sopraceneri e Sottoceneri.
Era questa infatti la proposta, tra l’utopico e il provocatorio, che Stefano Franscini fece nell’Ottocento nel caso si fossero riaccesi i contrasti tra le varie anime del giovane Cantone, quando la capitale cambiava a rotazione ogni sei anni tra Bellinzona, Locarno e Lugano.
Franscini (1796-1857), originario di Bodio, in valle Leventina, nonostante le umili origini riuscì a compiere gli studi a Milano e a diventare maestro. Dopo un’intensa attività pubblicistica, legata in particolare alla critica del regime del Landamano G.B. Quadri, si dedicò alla carriera politica, ricoprendo a partire dagli anni Trenta dell’Ottocento numerosi incarichi pubblici.
Fu segretario di Stato e membro del Governo cantonale, oltre che deputato alle Diete federali. Infine nel 1848 divenne Consigliere nazionale.
Durante la sua vita pubblica lottò costantemente per superare i regionalismi che impedivano la nascita di una coscienza ticinese e di uno Stato efficiente. Da qui la tesi che il male minore fosse la rotazione dei capoluoghi oppure, in alternativa, la creazione di una città, da chiamare Concordia, che sorgesse sul Monte Ceneri. Un centro urbano nuovo non solo negli edifici, ma anche nello spirito di fratellanza tra i Ticinesi delle diverse regioni.
Nel 1838, nel secondo volume della “Svizzera italiana”, scriveva che l’esempio veniva suggerito dagli Stati Uniti d’America, che avevano fondato una nuova città, Washington, quale capitale di una nuova nazione.
La nascita del Cantone Ticino, con la fusione in una sola repubblica di Sopraceneri e Sottoceneri (all’epoca indicati anche come Trans- e
Cis-ceneri), fu una decisione calata dall’alto. Il 19 febbraio 1803 a Parigi, su iniziativa di Napoleone Bonaparte, fu infatti firmato l’Atto di mediazione.
Sancì la creazione della moderna Confederazione elvetica, nella quale furono accolte sei nuove repubbliche (Ticino, Argovia, Turgovia, Vaud, San Gallo e Grigioni).
Secoli di divisioni tra i diversi baliaggi, poi confluiti nel nuovo Cantone Ticino, non furono però facili da superare. Il Ceneri continuò così a essere un simbolo ambivalente.
Da un lato rappresentava lo storico ostacolo fisico-geografico, difficile e talvolta pericoloso da affrontare, che rendeva distanti le realtà del Sopra e del Sottoceneri. Dall’altro, con lo sviluppo delle moderne vie di comunicazione, si dimostrava sempre più la montagna in grado di garantire gli scambi economici e sociali tra Nord e Sud, e quindi la possibilità di crescita e di sviluppo di entrambe le regioni.
Oltre due secoli dopo la sua nascita, il Cantone Ticino ha saputo crearsi una propria identità all’interno della Confederazione, senza per questo dover rinunciare a mantenere e valorizzare le peculiarità regionali.
Grazie alle infrastrutture stradali e ferroviarie realizzate negli ultimi due secoli, il Ticino è riuscito a diventare sempre più connesso al proprio interno e ha ridotto i tempi di percorrenza verso gli altri Cantoni e i Paesi dell’Unione Europea.
La scelta di questo luogo, ribattezzato Piazza Ticino, quale punto d’inizio dell’itinerario escursionistico “La Via del Ceneri” sta a indicare la centralità del monte e delle sue strade nella creazione del Cantone.
Si tratta di un percorso che segue gran parte dell’antica via che giungeva sino a Cadenazzo.
È una comoda passeggiata in grado di connettere il recupero di storiche presenze della vita rurale d’un tempo alla valorizzazione delle moderne infrastrutture di trasporto.
Un dialogo tra passato, presente e futuro reso possibile dal Ceneri, la montagna che unisce.