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Un anno dopo l'uccisione di Jamal Khashoggi, giornalista saudita ed editorialista del Washington Post, il principe ereditario saudita Muhammad bin Salman si è assunto tutta la responsabilità politica del crimine, affermando però di essere stato avvertito solo dopo.
"Sono responsabile perché si è svolto sotto il mio regno", ha detto Bin Salman in dichiarazioni rilasciate in esclusiva alla tv americana Pbs. Per l'uccisione di Khashoggi, la giustizia saudita ha condannato undici persone, cinque delle quali in attesa della pena di morte. Tra loro ci sono personaggi chiave dell'apparato di sicurezza controllato da Bin Salman.
L'ammissione di colpa di Bin Salman rischia però di passare in secondo piano rispetto all'annuncio, fatto nelle ultime ore da Riad, dell'apertura al turismo estero per la prima volta nella storia del paese ultraconservatore. Da domani le autorità saudite potranno infatti ricevere le richieste di visto di ingresso per cittadini di 48 nazionalità europee, nordamericane e asiatiche.
Secondo i responsabili sauditi, nel 2030 il turismo potrà valere fino al 10% nel prodotto interno lordo, rispetto al 3% attuali. L'annuncio dell'istituzione dei visti turistici è stato accompagnato dalla diffusione di regole per gli stranieri in visita nel regno: le donne potranno evitare di indossare la tunica nera, l'abaya, che copre il corpo dalla testa ai piedi. Ma dovranno comunque coprire le spalle e le ginocchia.
I locali notturni potranno diffondere musica, fino a poco tempo fa proibita. I negozi potranno rimanere aperti anche durante l'orario delle cinque preghiere canoniche giornaliere. Ma le bibite alcoliche continueranno a non essere in vendita in nessun angolo dell'Arabia Saudita.
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