Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01052.jsonl.gz/346

La scorsa settimana, in questa rubrica, ci siamo chiesti se lo sport potrà ancora interessare al pubblico, qualora i grandi eventi si dovessero disputare a porte chiuse, per colpa del COVID-19 (vedi qui). Nel medesimo contributo, inoltre, abbiamo spiegato che una manifestazione disputata senza pubblico, in questo momento potrebbe interessare alle società sportive, perché permetterebbe loro di non rinunciare agli introiti dei diritti televisivi.
In una recente intervista alla radio catalana RAC 1, Jaume Rouers - amministratore delegato di Mediapro, gruppo audiovisivo spagnolo attivo anche nella messa in onda di eventi sportivi (soprattutto calcistici) - ha voluto ragionare sull'ipotesi in cui la corrente stagione calcistica europea non dovesse più riprendere. Secondo Rouers, se il pallone non dovesse tornare a rotolare, "il 30% delle entrate dei club andrebbe perso e il calcio europeo perderebbe complessivamente 7 miliardi di euro".
Nonostante quasi tutti i campionati d'Europa e i tornei Uefa siano soltanto sospesi, almeno per ora, i diritti televisivi stanno già diventando un terreno di battaglia. Si pensi alla Francia, dove - stando a quanto riportato dal quotidiano sportivo l'Equipe, lo scorso 28 marzo - i broadcaster che trasmettono le partite della Ligue 1 e della Ligue 2 avrebbero deciso di non pagare i diritti televisivi che hanno comprato ai club. Il punto di vista delle emittenti è di facile comprensione: queste imprese non vogliono pagare per avere il diritto di trasmettere delle partite che, in questo momento, non si stanno giocando. Questo, però, non è un problema squisitamente francese. Come ben spiegato da sociologo dello sport Pippo Russo su calciomercato.com, rispetto agli altri campionati, "la Ligue 1 e la Ligue 2 hanno la scadenza più vicina per il saldo della prossima tranche di diritti televisivi: domenica 5 aprile. Quel giorno va messa all'incasso una tranche da 110 milioni dovuta da Canal+".
Russo, inoltre, solleva quella che potrebbe essere la domanda fondamentale, per capire se il calcio europeo fallirà, o meno: "quanta parte di quei diritti televisivi è stata già impegnata dai club in cambio di denaro fresco da immettere nel pozzo della spesa corrente?". Insomma, non è che qualche società ha già venduto i crediti che dovrà incassare dalle televisioni? In fin dei conti, il factoring sembrerebbe essere una pratica piuttosto comune nel calcio, soprattutto in Premier League (ne avevamo parlato qui). Se qualche azienda dovesse aver venduto ieri gli incassi di domani, per far fronte ai costi sostenuti oggi, non può permettersi che il credito non venga saldato. Se i broadcaster non pagassero i diritti tv che hanno già comprato, le società calcistiche potrebbero non riuscire a vendere i prossimi crediti e - conseguentemente - non avere la liquidità per far fronte alle nuove spese correnti. In parole povere, potrebbero fallire.
I club di calcio sono aziende che faticano a contenere le spese e quindi necessitano di grande liquidità per sopravvivere. Senza partite da giocare, però, mancherebbero anche i ricavi da stadio. Non è un caso che la FIFA, come riportato dal New York Times, starebbe lavorando a un piano salva-calcio. L'organizzazione guidata da Gianni Infatino, infatti, sembrerebbe pronta ad utilizzare le proprie riserve, il cui ammontare sarebbe di 2,5 miliardi di euro. Stando al New York Times, la FIFA intenderebbe "istituire un fondo di compensazione, inizialmente di alcune centinaia di milioni di euro, sull'onda di quanto stanno facendo i governi di tutto il mondo, arrivando fino ad accendere prestiti con i futuri introiti da sponsor e tv come garanzie". Se il buco fosse profondo come quello ipotizzato da Rouers (7 miliardi di euro), il piano della FIFA potrebbe essere insufficiente.
Anche se il piano Marshall della FIFA dovesse avere successo - una volta superata l'emergenza - qualcuno potrebbe cominciare a ragionare sul contenimento dei costi. Spaventato da quanto si sta vivendo in questi giorni, il management di un club piccolo potrebbe provare a capire dove poter risparmiare. Coloro che dirigono i grandi club, però, faranno lo stesso pensiero? Vorranno cercare di ridurre i costi, liberandosi dei giocatori con gli ingaggi più pesanti? Probabilmente no, visto che privarsi dei migliori talenti porterebbe a perdere fette di mercato importanti. Per le big europee, questa crisi potrebbe far guardare nella direzione opposta al contenimento dei costi; ovvero a una nuova via per aumentare ulteriormente i ricavi. Cosa c'è di meglio di una nuova battaglia per costruire la Superlega europea (vedi qui)?
TM