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Respinto il ricorso del Ministero pubblico della Confederazione e confermata dunque la sentenza che lo scagionava dopo l'acquisto di due ex velivoli militari
È definitivo (a meno di un ricorso al Tribunale federale) il proscioglimento dell'imprenditore 55enne di Cresciano che si era dovuto difendere dall'accusa di tentata infrazione alla Legge sul materiale bellico per aver fatto arrivare dall’Italia due elicotteri militari (poi fermati in dogana) senza farne richiesta alla Seco (Segreteria di stato per l’economia). La Corte di appello del Tribunale penale federale (Tpf) ha infatti respinto il ricorso che era stato interposto dal procuratore federale Sergio Mastroianni dopo la decisione dei giudici del Tpf di Bellinzona risalente a circa un anno fa.
In quell'occasione il giudice Roy Garré aveva spiegato che i due velivoli, modello Agusta Bell 212 ASW, non erano pronti all’uso, a meno che si procedesse con lunghe e onerose elaborazioni, sia per quanto riguarda le ore di lavoro che il costo. La Marina militare italiana li aveva infatti totalmente demilitarizzati. L'imprenditore, ricordiamo, voleva rivedere le carlinghe all'industria cinematografica.
Con sentenza odierna la presidente della Corte Claudia Solcà ha come detto respinto il ricorso e ordinato che le celle d’elicottero depositate al punto franco di Chiasso vengano riconsegnate all'acquirente, patrocinato dall'avvocato Filippo Gianoni. Non è stata per contro accettata la richiesta di indennizzo per torto morale presentata dall'imputato.
Per il 55enne non era la prima volta che doveva rispondere di tale reato. Nell'ottobre 2017 era stato riconosciuto colpevole di infrazione della Legge federale sul controllo dei beni utilizzabili a fini civili e militari, ma prosciolto dall’altra accusa, più pesante, mossagli dalla Procura federale di aver violato la Legge sul materiale bellico. I fatti allora imputatigli (per i quali era risultato innocente) risalivano al 2007 e 2008 quando fece transitare dal punto franco di Cadenazzo e da quello di Ginevra cannocchiali di puntamento per fucili provenienti dall’Italia con destinazione l’Iran; condannato invece per l’esportazione dal punto franco di Chiasso, anche in quel caso senza autorizzazione, di materiale per immersioni subacquee, con destinazione gli Emirati Arabi Uniti.