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L’articolo costituzionale sull’immigrazione di massa non va abrogato
Nella sua seduta di mercoledì, il governo svizzero raccomanda di respingere l’iniziativa popolare denominata «Fuori dal vicolo cieco», che chiede di revocare l’articolo costituzionale sull’immigrazione di massa accettato dal popolo il 9 febbraio 2014. È invece favorevole a un controprogetto.
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Daniele Mariani e agenzie
Il governo condivide l’opinione dei promotori dell’iniziativa, secondo i quali la Svizzera ha bisogno di relazioni stabili e buone con l’Unione Europea. Tuttavia, per motivi democratici raccomanda di respingere il testo. Rimettere in discussione dopo così poco tempo il risultato di una votazione sarebbe sbagliato, si legge in sostanza nel comunicatoCollegamento esterno del Consiglio federale.
L’iniziativa RASA – dall’acronimo tedesco «Raus aus der Sackgasse», «Fuori dal vicolo cieco» – era stata lanciata alla fine del 2014. I promotori erano riusciti rapidamente a raccogliere le 100’000 firme necessarie. Il testo propone semplicemente di revocare gli articoli 121a e 197 numero 11 della Costituzione, introdotti con l’accettazione dell’iniziativa «contro l’immigrazione di massa», approvata dai votanti il 9 febbraio 2014.
Abrogando questi due articoli, si eliminerebbe «il conflitto di fondo tra la Costituzione federale e l’Accordo sulla libera circolazione delle persone (ALC), ma si abolirebbe anche il mandato del popolo di regolare e limitare l’immigrazione degli stranieri», scrive il governo.
Anche se l’immigrazione sta calando, il Consiglio federale «ritiene che occorra tuttora regolare l’immigrazione con mezzi adeguati, in particolare sfruttando meglio il potenziale di manodopera già residente in Svizzera».
Un controprogetto, se…
La decisione permette al governo di guadagnare tempo. Se il parlamento trova una soluzione per attuare l’iniziativa «contro l’immigrazione di massa» compatibile con gli accordi bilaterali con l’UE, i promotori di RASA potrebbero ritirare il loro testo.
A settembre il Consiglio nazionale ha approvato un progetto di legge che potrebbe essere compatibile con l’ALC, pur non attuando pienamente il contenuto dell’articolo costituzionale sull’immigrazione. Attualmente il progetto è al vaglio della commissione delle istituzioni politiche del Consiglio degli Stati e una decisione definitiva del parlamento è attesa per dicembre. Ancora non si sa però se Bruxelles accetterà la soluzione proposta dalla Svizzera.
Se si dovesse giungere a una votazione popolare, il governo presenterà entro il 27 aprile 2017 un controprogetto direttoCollegamento esterno. Esponendo la decisione di mercoledì nella tradizionale conferenza stampa, la ministra di giustizia e polizia Simonetta Sommaruga ha precisato che il governo non ha ancora discusso sul contenuto materiale di questo controprogetto, che sarà definito solo dopo la delibera del parlamento.
“Disprezzo della volontà del popolo”
Come prevedibile, la decisione del Consiglio federale ha suscitato reazioni contrastanti da parte dei maggiori partiti svizzeri. A detta dell’Unione democratica di centro (UDC), il governo “fa un passo in direzione dei promotori dell’iniziativa RASA con l’obiettivo di non applicare il mandato costituzionale”. Secondo il partito di destra, che aveva lanciato l’iniziativa “Contro l’immigrazione di massa”, il Consiglio federale “disprezza” quindi in modo evidente la volontà espressa dal popolo nel 2014.
Più positive invece le reazioni degli altri tre partiti di governo. Il Partito socialista (PS) esprime “comprensione” per la procedura scelta dal Consiglio federale, il quale ha optato per un controprogetto, che consente di lasciare ancora tutte le opzioni aperte. Per il PS, va aspettata la decisione definitiva del parlamento sull’applicazione del nuovo articolo 121a prima di definire il controprogetto a RASA.
Approvando a sua volta la decisione del Consiglio federale, il Partito liberale radicale (PLR) auspica un controprogetto “snello” che “deve innanzitutto appianare le tensione tra l’attuazione della volontà popolare di ridurre l’immigrazione e il mantenimento dei bilaterali”.
Da parte sua il Partito popolare democratico (PPD) sottolinea che, attualmente, “la priorità non è una discussione su un controprogetto”, ma l’attuazione dell’iniziativa dell’UDC divenuta articolo costituzionale. A tale fine, il PPD rimane “persuaso” della necessità di applicare una clausola di salvaguardia a favore della manodopera indigena, con alcune modifiche rispetto a quanto approvato in settembre dalla Camera del popolo.
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