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BERNA - Le banche svizzere hanno aumentato i loro investimenti nelle armi nucleari. Dal rapporto "Don’t Bank on the Bomb" (Non finanziate la bomba), pubblicato dalla Campagna internazionale per abolire le armi nucleari (ICAN), risulta che la loro partecipazione al finanziamento di imprese che producono questo tipo di armamenti è stata nel 2015 di 6,6 miliardi di dollari.
In testa vi è UBS con 5,1 miliardi di dollari, contro i 3,7 miliardi dell'anno precedente. La maggiore banca svizzera è seguita da Credit Suisse, con 1,4 miliardi di dollari.
In una nota pubblicata oggi, il Gruppo per una Svizzera senza esercito (GSsE), l'ICAN e Business and Human Rights Conform (Affari nel rispetto dei diritti dell'uomo) ritengono inaccettabile che le due grandi banche elvetiche investano nel settore delle armi nucleari.
Nel documento si menzionano anche gli istituti Edmond de Rothschild e il gruppo Pictet. Le due banche private ginevrine hanno investito rispettivamente 50 milioni e 43 milioni di dollari.
Mentre la Svizzera collabora con oltre 100 paesi per l'abolizione delle armi nucleari a livello internazionale, il settore finanziario mina i suoi sforzi e approfitta intenzionalmente di alcuni vuoti normativi, denunciano le organizzazioni.
"Ciò deve cessare", afferma la segretaria di GSsE Meret Schneider. Il copresidente di Business and Human Rights Conform, Dominique Jaussi, auspica dal canto suo una modifica della legge sul materiale da guerra. "Chiediamo alle Camere federali di accettare la mozione della consigliera nazionale Evi Allemann (PS/BE)" che mira a vietare il finanziamento indiretto di materiale bellico. Il Consiglio federale invita il parlamento a respingerla.