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La Spagna mercoledì ha imboccato la via verso le elezioni anticipate che dovrebbero chiarire la situazione politica. Il Parlamento ha respinto il preventivo per quest’anno presentato dal Governo di minoranza guidato da Pedro Sanchez, nato nel giugno 2018 dopo le dimissioni del popolare Mariano Rajoy, sfiduciato dopo la sentenza del cosiddetto caso Gürtel. Nei giorni scorsi ministri e membri del partito socialista avevano dichiarato che, in caso di bocciatura della finanziaria, sarebbero state rapidamente sciolte le Camere (per la chiamata alle urne si ipotizzavano le date dell 21 o del 28 aprile).
A sostegno dei primi conti presentati alle Camere dal 47enne segretario del PSOE hanno votato 156 deputati; contrari in 191. Segno che il Governo ha perso gran parte del sostegno esterno di cui la deputazione socialista (84 su 350) poteva beneficiare grazie agli eletti di Podemos e delle varie formazioni regionali (dalla Sinistra repubblicana di Catalogna al Partito democratico europeo catalano, passando per i baschi e i canari).
L'appoggio dei catalani nel frattempo è però venuto meno dato il rifiuto governativo di negoziare l'autodeterminazione. Inoltre chiedevano un intervento dell'Esecutivo nel processo ai 12 leader indipendentisti apertosi martedì davanti al Tribunale Supremo.
Il premier annuncerà venerdì, dopo la riunione del Consiglio dei ministri, se intende rassegnare le dimissioni.