Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/42900

<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale è conscio della crescente difficoltà che determinati settori, tra cui anche quello agricolo e turistico, incontrano nel reclutare la manodopera necessaria. La mozione presenta un approccio costruttivo e fondamentalmente nuovo. Nell'ottica dell'apertura del mercato del lavoro svizzero a tutti i cittadini dell'UE/AELS, tuttavia, il Consiglio federale considera prematuro ammettere, seppur in maniera controllata, della manodopera ausiliare alle condizioni illustrate dall'autore della mozione. Esso rinvia pertanto alla posizione espressa in margine alle mozioni Fattebert (00.3506) del 4 aprile 2001, Suter (01.3200) del 2 giugno 2001 e Goll (01.3558) del 21 novembre 2001.</p><p></p><p>In base all'Accordo sulla libera circolazione delle persone, il padronato svizzero ha ora accesso, senza formalità, a oltre 150 milioni di lavoratori qualificati o no, con dimora durevole o temporanea. Per motivi economici e politici, l'introduzione della libera circolazione delle persone nei confronti dei cittadini dell'UE/AELS necessita, in un primo tempo, la massima prudenza per quel che concerne </p><p></p><p>l'ammissione di manodopera proveniente da Stati non membri dell'UE/AELS. È quanto prevede anche il disegno di legge federale sugli stranieri (LStr), rielaborato in base ai risultati della procedura di consultazione e licenziato dal Consiglio federale l'8 marzo 2002 all'attenzione del Parlamento.</p><p></p><p>Nel contesto dell'estensione dell'UE verso est, la Svizzera sarà presto o tardi confrontata con la questione della libera circolazione dei cittadini dei nuovi Stati membri dell'UE (Cipro, Estonia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Repubblica ceca, Slovacchia, Slovenia e Ungheria) e degli eventuali termini transitori. Il potenziale di manodopera di questi Stati, segnatamente per quel che concerne il personale ausiliare, è considerato come assai cospicuo e in grado di ovviare alle difficoltà di reclutamento che dovessero sussistere dopo l'entrata in vigore dell'Accordo sulla libera circolazione delle persone nella sua forma attuale. Gli esperti economici preconizzano una diminuzione della domanda di forze lavoro poco qualificate. Perciò occorre rinunciare ad ampliare le zone di reclutamento della manodopera ad altri paesi dell'Europa centrale. </p><p></p><p>1. Permessi di quattro mesi al massimo per singoli rami</p><p></p><p>I settori confrontati con problemi di reclutamento non sono soltanto quello agricolo e turistico. Anche l'edilizia e i rami non stagionali con attività a basso salario, come le imprese di pulizia o il personale domestico, sono colpiti da tale fenomeno. Per motivi di uguaglianza giuridica, anche questi settori dovrebbero beneficiare di un contingente di permessi. Ciò condurrebbe al rilascio di un numero assai elevato di permessi. Siccome, per ragioni di politica di migrazione e integrazione, si dovrebbe piuttosto mantenere entro certi limiti il numero di queste autorizzazioni, il margine di manovra rispetto al resto dell'economia sarebbe ristretto da una preferenza unilaterale di settori stagionali. </p><p></p><p>2. Rimunerazione</p><p></p><p>Per creare un effetto positivo d'investimento per lo Stato d'origine, è proposto di versare l'80% del salario netto (dopo la detrazione delle imposte) su un conto nel Paese d'origine, accessibile al solo lavoratore interessato. Prime indagini in tal senso hanno rivelato la quasi impossibilità, da un punto di vista giuridico, di reclamare o imporre una siffatta soluzione per una speciale cerchia di persone.</p><p></p><p>3. Contributi alle assicurazioni sociali</p><p></p><p>Il trasferimento o l'incasso anticipato delle prestazioni sociali è possibile, a determinate circostanze, per le assicurazioni con carattere di previdenza, non però per le assicurazioni contro i rischi (oltre alla cassa malattia, anche AINF, AD e AI). L'Ufficio federale delle assicurazioni sociali e il "seco", quali istanze competenti in materia, ritengono che a tal fine sarebbe necessario concludere speciali accordi internazionali con gli Stati interessati. Mere modifiche di legge non basterebbero a consentire il trasferimento dei contributi sociali nel Paese d'origine del lavoratore, come avanzato dalla mozione. </p><p>La DSC rileva che gli importi accumulati dai Paesi interessati in margine a tale operazione risulterebbero relativamente modesti e difficilmente in grado di garantire lo svolgimento di progetti di sviluppo sostenibile. Essi andrebbero piuttosto impiegati per la realizzazione di progetti sociali puntuali. La DSC non dispone di programmi di sviluppo in tutti i Paesi menzionati dall'autore della mozione.</p><p></p><p>4. Reclutamento della manodopera e garanzia della procedura</p><p></p><p>Il fatto di implicare le associazioni professionali nel reclutamento e nella garanzia di una procedura senza attriti sarebbe indicato, particolarmente nei settori con scarsa esperienza nel reclutamento di personale all'estero. Ciò coincide con le esigenze dell'Ufficio federale degli stranieri in vista di un miglior esaurimento del potenziale di manodopera esistente per i settori agricolo, turistico e edile nei singoli Stati dell'UE. </p><p></p><p>5. Attuazione di una fase sperimentale di piú anni</p><p></p><p>A lungo termine occorre trovare soluzioni, a livello internazionale, in grado di incanalare in maniera controllata i flussi migratori che imboccano viepiù anche la via dell'asilo. A tal scopo non bastano i progetti di sviluppo svolti nei Paesi d'origine, anche perché la maggior parte di essi sono nel contempo anche Paesi di destinazione e di transito. Occorrono invece modalità di cooperazione globali che comprendano anche i rapporti economici e commerciali. La proposta avanzata dall'autore della mozione persegue anzitutto obiettivi politici legati al mercato del lavoro. Non si tratta quindi di un progetto di sviluppo vero e proprio. Al momento opportuno si dovrebbe esaminare una collaborazione con la DSC.</p><p></p><p>Il Consiglio federale si attiene alla sua decisione di principio su questo punto importante di politica riguardante gli stranieri e non desidera pregiudicare la procedura legislativa corrente concernente la nuova legge sugli stranieri: ciò fintantoché le attuali possibilità di reclutamento a corrette condizioni salariali e lavorative non siano effettivamente esaurite e chiaramente visibili i primi effetti dell'accordo sulla libera circolazione delle persone. Il Consiglio federale è perciò disposto a inserire piú tardi le soluzioni proposte nell'esame dell'accordo sulla libera circolazione che sarà indispensabile con il programmato ampliamento dell'UE.</p>  Il Consiglio federale propone di trasformare la mozione in postulato.