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Testo depositato
Il Consiglio federale è incaricato di adeguare l'articolo 29 septies capoverso 1 LAVS alle nuove realtà sociali e di sottoporre la modifica al Parlamento.
D'ora innanzi dovranno avere diritto al computo di accrediti per compiti assistenziali anche gli assicurati che si occupano di familiari in linea ascendente o discendente nonché di fratelli e sorelle beneficiari di un assegno per grandi invalidi dell'AVS o dell'AI con un'invalidità almeno di grado medio e che non vivono in comunione domestica con essi.
Motivazione
Attualmente soltanto gli assicurati che si occupano di familiari beneficiari di un assegno per grandi invalidi e che vivono in comunione domestica con essi hanno diritto al computo degli accrediti per compiti assistenziali. Mantenere il vecchio principio dell'economia domestica non è più adeguato ai moderni modi di vivere delle famiglie. Considerando che i quattro quinti degli anziani hanno familiari che abitano a una distanza inferiore a 25 chilometri, è necessario trovare una nuova soluzione. Nel 2000 soltanto il 5 per cento di tutti gli ottantenni vivevano con i propri figli. La prestazione di assistenza intergenerazionale viene quindi fornita in più luoghi. Nell'ultima fase della vita, buona parte delle prestazioni di cura sono sovente fornite dai figli di mezza età, anche se non vivono nella stessa economia domestica. Queste cure e prestazioni informali sgravano la società, ma per la generazione seguente comportano sovente la riorganizzazione della propria vita. Come rilevato dal Consiglio federale nella risposta al mio postulato 06.3691, "i familiari, soprattutto le donne, svolgono un ruolo importante e non trascurabile" nell'assistenza ai genitori o ai suoceri anziani. Molto sovente si tratta di donne di mezza età che, non riuscendo a conciliare il tempo dedicato ai familiari anziani e alla professione, scelgono di andare anticipatamente in pensione. Per queste persone ne consegue una diminuzione delle entrate, anche nell'ambito della previdenza per la vecchiaia. Affinché queste prestazioni fornite gratuitamente ai familiari non comportino un peggioramento della loro previdenza per la vecchiaia, l'accredito per compiti assistenziali dovrà essere computato anche alle persone che dispensano una parte determinante delle cure ai familiari anziani e che vivono nelle loro vicinanze, ma non nella stessa economia domestica. Questo provvedimento è giustificato, anche perché non è raro che i figli adulti prestino ai genitori anziani bisognosi di cure più aiuto e assistenza di quanto si possa esigere da loro in virtù dell'obbligo di assistenza (art. 328-329 CC).
Parere del Consiglio federale
del
11.02.2009
Attualmente gli accrediti per compiti assistenziali sono accordati unicamente se la persona bisognosa di cure vive in comunione domestica con il familiare che se ne occupa o nelle immediate vicinanze. Questa disposizione, in effetti, non tiene sufficientemente conto della realtà e limita in misura eccessiva la cerchia dei beneficiari. La richiesta dell'autrice della mozione è quindi giustificata. Il Consiglio federale l'ha già presa in considerazione nell'11a revisione dell'AVS, nella quale propone che per la concessione di accrediti per compiti assistenziali non sia più necessaria la comunione domestica, ma basti che gli assicurati che assistono familiari bisognosi di cure siano in grado di raggiungere facilmente la persona assistita (cfr. 11a revisione dell'AVS - nuova versione -, primo messaggio del 21 dicembre 2005, 05.093; art. 29 septies cpv. 1 primo periodo e cpv. 3 primo periodo LAVS). Con questa proposta, già approvata dal Consiglio nazionale il 18 marzo 2008, la richiesta della mozione è adempiuta. Il Consiglio federale ritiene che non vi siano ulteriori necessità d'intervenire.
Proposta del Consiglio federale
del
11.02.2009
Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.