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Pur non essendo una rivoluzione, la revisione favorirà la democrazia diretta.
Lo ha dichiarato la ministra di giustizia, lanciando ufficialmente la campagna in vista della votazione di febbraio.
La consigliera federale Ruth Metzler ha lanciato la campagna in favore della riforma dei diritti popolari, in votazione il prossimo 9 febbraio. La ministra ha sottolineato che «non si tratterà di una rivoluzione» e che i diritti popolari devono continuamente essere adeguati alle nuove esigenze e alle nuove sfide.
L'introduzione dell'iniziativa popolare generica e l'estensione del referendum in materia di trattati internazionali costituiscono i grossi capitoli di una riforma moderata, destinata a consolidare la «nostra democrazia diretta, che non trova eguali in nessun altro paese», ha detto Ruth Metzler in una conferenza stampa a Berna.
Modifiche costituzionali o legislative
In futuro, l'iniziativa popolare generica consentirà a 100'000 aventi diritto di voto di presentare una richiesta di modifica della Costituzione federale, come anche di una legge. L'Assemblea federale dovrà concretizzare il testo e scegliere il livello normativo più adeguato, vale a dire quello costituzionale o quello legislativo.
Attualmente, una modifica della Costituzione federale va obbligatoriamente sottoposta al voto di popolo e Cantoni, mentre una modifica legislativa passa al voto popolare soltanto se viene lanciato un referendum. Con il nuovo diritto d'iniziativa, invece, il popolo potrà proporre anche modifiche legislative a livello federale, come già avviene in tutti i Cantoni, ha spiegato il consigliere nazionale radicale vallesano Charles-Albert Antille.
Ruth Metzler ha ricordato che il parlamento non ha seguito la proposta del Consiglio federale di abbassare a 70'000 il numero di firme necessarie per una modifica di legge. Ma - ha detto la ministra di giustizia all'indirizzo della sinistra - il mantenimento di un numero elevato di firme non è una ragione sufficiente per bocciare il progetto.
Referendum sui trattati internazionali
L'altro capitolo di peso della riforma è l'estensione del referendum facoltativo sui trattati internazionali. Attualmente - ha rilevato la Metzler - alcune intese non sono soggette a referendum, al contrario delle leggi che ne assicurano l'applicazione. I diritti democratici vengono quindi esercitati troppo tardi.
Ora - ha notato la ministra - dal momento che una parte sempre più rilevante di questioni viene risolta a livello internazionale, è necessario ampliare i diritti popolari ai trattati internazionali. È possibile che quest'estensione nuoccia alla politica estera svizzera, ma - ha concluso la consigliera federale - il rischio di vedere respinto dal popolo un accordo «è il prezzo della democrazia».
Su questo punto la ministra di giustizia è stata sostenuta dal consigliere agli Stati radicale svittese Toni Dettling, secondo il quale è impossibile sapere se il numero di referendum aumenterà. Finora sono stati attaccati solo cinque trattati internazionali, fra cui il pacchetto di bilaterali con l'Unione europea.
Con ogni probabilità, accordi come quello sul traffico aereo tra la Svizzera e la Germania o la Convenzione delle Alpi non potranno comunque essere rimessi in causa dal referendum facoltativo sui trattati internazionali, come ha confermato il vice-direttore dell'Ufficio federale di giustizia, Luzius Mader.
swissinfo e agenzie