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NEW YORK - Donald Trump si appresta a rivoluzionare anche la sala stampa della Casa Bianca. Ed è subito polemica.
Le modalità attuali di copertura degli eventi vengono ritenute dagli uomini del presidente eletto "datate" e da rivedere, con il format dei briefing quotidiani da ripensare e forse da cambiare anche quello del pool dei giornalisti a seguito del presidente.
Innovazioni che mettono sul piede di guerra la stampa americana, convinta della necessità di preservare le attuali 'tradizioni' di comunicazione per garantire la democrazia. «Gli incontri formali», come i briefing giornalieri, «hanno valore, sono ufficiali e possono essere archiviati», afferma Scott Wilson del Washington Post.
«Gli americani meritano di aver un loro esponente che rende la Casa Bianca responsabile ogni giorno. Ritengo che la Casa Bianca debba spiegare le proprie posizioni in più di 140 caratteri», mette in evidenza Mike McCurry, portavoce del presidente Bill Clinton negli anni 1990. Il riferimento è all'uso di Twitter del presidente eletto, che ha creato non poche tensioni anche all'interno dello staff di Trump.
La voglia di cambiare l'attuale format di comunicazione è, secondo i critici, emblematica del rapporto teso fra Trump e la stampa. Il presidente eletto ha concesso alcune interviste, ma il suo 'megafono' preferito è Twitter. A preoccupare non è tanto una revisione delle pratiche, ma come Trump le cambierà.
C'è infatti la consapevolezza sia da parte dei giornalisti sia da parte della Casa Bianca che alcune modalità possono essere riviste in un periodo in cui la stampa è finanziariamente in crisi e seguire il presidente passo passo ha dei costi elevati, con le aziende editoriali che pagano per seguire il presidente. La polemica sui costi troppo alti per la copertura presidenziale, soprattutto all'estero, era già emersa con Barack Obama.