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A due settimane dal Christian Coleman, torniamo a parlare di squalifiche doping. La nuova "vittima" o meglio colpevole, squalificata dalla Athletics Integrity Unit è Elijah Motonei Manangoi (KEN). Ancora una volta non si tratta di un caso di dopaggio da parte dell'atleta, ma di un'infrazione delle regole sul Whereabouts. Secondo le regole vigenti della WADA, l'agenzia mondiale per il doping, un atleta che per tre volte in 12 mesi salta un test doping senza una valida giustificazione o non si trova nel luogo comunicato all'agenzia doping durante un test tre test a sorpresa i 12 mesi viene squalificato.
Il campione del mondo dei 1500m di Londra 2017, 3'28"80 il suo personale, è stato sospeso retroattivamente dal 22 dicembre 2019, data del terzo e ultimo test mancato. Il suo risultato ottenuto agli Impossible Games 2020 sfidando a distanza i fratelli Ingebrigtsen (2000m corso a Nairobi, Kenya) è stato perciò cancellato. Nei tre casi accertati dall'AIU, Elijah ha confermato di non essersi recato al luogo che lui stesso aveva annotato nel sistema antidoping.
A differenza di Coleman, Manangoi ha da subito preso atto dei suoi errori e tramite un post sul suo account Facebook ha provveduto a scusarsi con la sua nazione, con la federazione keniota e tutto coloro che l'hanno seguito nella sua carriera. Elijah si è inoltre appellato a tutti gli atleti kenioti invitandoli a riempire con cura i loro sistemi Whereabouts.
Dopo i casi eclatanti di Christian Coleman e Saiwa Eid Naser, Manangoi è il terzo atleta che cade nella trappola dei Whereabouts. Speriamo sia l'ultimo atleta di questo 2020. L'atletica ha bisogno di personaggi seri e affidabili.