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BERNA - La Commissione svizzera per la lealtà nella comunicazione commerciale (CSL), organo di autocontrollo del settore pubblicitario, ha esaminato quasi 300 reclami nel 2003. Una buona parte riguardavano pubblicità giudicata sessista. Nel suo rapporto pubblicato oggi (www.lauterkeit.ch) la commissione si lamenta di essere ormai giunta quasi "al limite delle sue capacità sul piano finanziario".
I ricorsi sono stati in tutto 296, contro i 265 del 2002, per le tre camere della CSL, ognuna delle quali si è riunita due volte nel corso dell'anno. In rari casi la commissione ha accettato i reclami contro pubblicità accusate di discriminazione sessuale, non ritenendosi un'autorità morale. La sua prassi - aggiunge - è di rifiutare i reclami quando si può rilevare un nesso tra i corpi mostrati nelle pubblicità e il prodotto da vendere.