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Nella polemica innescata dai preavvisi negativi, formulati dal Consiglio della magistratura, alla rielezione di ben cinque procuratori pubblici, interviene il Movimento per il socialismo. Secondo l'Mps "non può non entrare in discussione il ruolo del procuratore generale Andrea Pagani, il quale (dalle prime dichiarazioni filtrate) sembrerebbe non essere stato all’origine di questa decisione": in altre parole, "non sarebbe stato un suo intervento ad aver attirato l’attenzione e suscitato la proposta estrema del Consiglio della magistratura. Dobbiamo quindi concludere che, ai suoi occhi, il lavoro svolto da questi magistrati non sembrerebbe essere oggetto di particolare riprovazione". Ma se così fosse, aggiunge l'Mps, "il primo a dover essere oggetto di una severa valutazione è proprio il pg: come si fa a non accorgersi che un quarto" della squadra del Ministero pubblico "non svolgerebbe in maniera adeguata il proprio lavoro?".
Per il Movimento vi è poi "un altro aspetto che dovrebbe essere preliminarmente chiarito nella vicenda dei cinque procuratori di fatto destituendi". È quello dei "criteri sui quali il Consiglio della magistratura ha motivato" i propri preavvisi negativi. "Se i criteri, come si può arguire, riguardano gli aspetti di efficienza e redditività, allora è necessaria - scrive l'Mps - la massima prudenza, poiché l’attività di un magistrato non può e non deve essere misurata con criteri di efficienza economica, con criteri di economia di scale ecc.". Il Movimento punta il dito anche contro "il sistema di organizzazione e governo della magistratura pesantemente condizionato dal potere politico".