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BERNA - Nel 2019 la Svizzera si è impegnata nello sminamento umanitario stanziando 17,6 milioni di franchi. Berna ha sostenuto progetti sul campo in diversi Paesi, si legge nel rapporto del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) e di quello della difesa (DDPS).
L'anno precedente la Confederazione aveva investito 18,4 milioni a tal proposito. L'attuale strategia è valida per il periodo dal 2016 al 2022.
La Svizzera si è attivata in varie nazioni sparse per il globo. In Europa, ha dato il suo contributo in Bosnia-Erzegovina, Croazia e Ucraina, mentre gli altri Stati interessati sono Cambogia, Colombia, Libia, Myanmar, Sri Lanka e Siria. Dodici esperti del DDPS sono stati inviati per partecipare ai programmi dell'Onu, viene precisato nella relazione annuale.
La Confederazione si dice convinta che con lo sminamento si possa fornire un importante contributo alla sicurezza, alla pace, all'impegno umanitario e allo sviluppo sostenibile. L'obiettivo è far sparire dalla faccia della terra ordigni quali mine antiuomo, munizioni a grappolo e altri residui bellici esplosivi, oltre che far rispettare i relativi accordi.
Le sfide restano parecchie: a preoccupare è soprattutto l'aumento delle vittime che si registra da qualche anno. Infatti, dopo oltre un decennio di calo tra il 1999 e il 2013, dal 2014 il bilancio è tornato ad aggravarsi.
Ciò è dovuto al rinnovato uso delle mine antiuomo in Paesi con conflitti militari in atto. Tra questi vi sono la Siria, l'Afghanistan e lo Yemen, ma anche il Myanmar e la Nigeria. Un altro problema crescente è rappresentato dall'utilizzo di ordigni esplosivi rudimentali da parte di gruppi armati non appartenenti allo Stato, come ad esempio i terroristi dell'Isis.
Nella seconda metà del 2019, la Svizzera ha assunto la presidenza della seconda Convenzione sulle munizioni a grappolo (CCM). Essa promuove il diritto internazionale umanitario, vietando un'intera categoria di armi e decretando nuovi obblighi nell'assistenza alle vittime.