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La compagnia petrolifera BP ha accettato di pagare una multa di 4,5 miliardi di dollari nell'ambito di un accordo con il Dipartimento della giustizia americano. L'accordo riguarda le accuse penali per il disastro della piattafroma Deepwater Horizon nell'aprile 2010 e la conseguente marea nera nel Golfo del Messico.
Nell'ambito dell'accordo, BP si dichiara colpevole dei capi d'accusa di cattiva condotta o negligenza legati alle 11 vittime dell'esplosione del Deepwater Horizon e di un capo di accusa per infrazione nell'ambito del Clean Water Act. BP si dichiara colpevole anche di un capo d'accusa di infrazione del Migratory Bird Treaty Act e di un capo d'accusa di ostruzione del Congresso. "L'accordo è in linea - afferma BP - con la posizione dell'azienda nelle cause civili in corso sul fatto che si sia trattato di un incidente con più cause, che ha coinvolto più parti, come rinvenuto da altre indagini ufficiali".
L'accordo da 4,5 miliardi di dollari rappresenta una multa record nella storia degli USA nella risoluzione di casi penali. Il record precedente spettava a Pfizer, 1,9 miliardi di dollari pagati nel 2009 per frode nel marketing di un prodotto antidolorifico.
"L'accordo mostra che abbiamo accettato la responsabilità delle nostre azioni", afferma l'amministratore delegato di BP, Bob Dudley, in una nota. "Siamo spiacenti del nostro ruolo nell'incidente".
"Riteniamo che l'accordo odierno sia nel miglior interesse di BP e dei suoi azionisti. Rimuove due significativi rischi legali e ci consente di difenderci vigorosamente contro le restanti accuse civili" mette in evidenza il presidente di BP, Carl-Henric Svanberg.
Il 20 aprile del 2010 alle 21:45, a 66 miglia dalla costa della Louisiana, esplose una tubatura della piattaforma Deepwater Horizon che estraeva petrolio per la Bp: morirono 11 operai, 17 restarono feriti e nelle acque del Golfo del Messico si riversarono per mesi oltre 780 milioni di litri di petrolio.
Le indimenticabili immagini che hanno fatto il giro del mondo hanno mostrato il vivido incendio che ha squarciato quella notte, l'affondamento della piattaforma due giorni dopo, i disperati tentativi di fermare il petrolio che dalle profondità della terra tra sbuffi e volute saliva a inquinare tutto. Centosei giorni di passione per i pescatori, gli allevatori di frutti di mare, per la fauna e la flora, per il turismo, per le 48 mila persone che vi hanno lavorato incessantemente.