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Dopo mesi di tiremmolla, di controversie e di tatticismi politici, le Camere federali hanno finalmente approvato l'accordo concluso nell'agosto dell'anno scorso dal governo svizzero e da Washington sulla trasmissione dei dati di migliaia di clienti dell'UBS alle autorità fiscali americane.
Giovedì mattina i membri del parlamento elvetico sono riusciti a superare anche l'ultimo scoglio rimanente, ossia la divergenza sulla proposta di sottoporre o meno il trattato al referendum facoltativo.
Mentre il Consiglio degli Stati, dominato da una maggioranza di senatori del centro, si era espresso contro questa opzione, alla Camera del popolo la sinistra e l'Unione democratica di centro (UDC) avevano raccolto negli ultimi giorni una maggioranza di voti in favore della possibilità di sottoporre al popolo il trattato concluso con l'amministrazione americana.
Le Camere sono state così costrette ad istituire d'urgenza una conferenza di conciliazione per abbattere l'ultimo ostacolo. L'intesa raggiunta in mattinata dai rappresentanti dei due rami del parlamento in favore di una rinuncia al referendum facoltativo è stata dapprima approvata tacitamente dalla Camera alta, mentre al Consiglio nazionale è stata accettata con voti 81 favorevoli, 63 contrari e 47 astensioni (UDC).
Voltafaccia dell'UDC
L'approvazione da parte della Camera del popolo della soluzione di compromesso è stata resa possibile ancora una volta grazie all'astensione dal voto da parte dei rappresentanti dell'UDC, in precedenza favorevoli alla proposta di referendum.
"Ci spiace che il trattato non possa essere sottoposto al popolo", ha dichiarato Caspar Baader, consigliere nazionale dell'UDC. "La questione del referendum non è mai stata tuttavia essenziale per noi".
Martedì scorso i deputati dell'UDC si erano già astenuti nell'ambito della votazione sull'accordo stesso, che prevede la fornitura alle autorità fiscali e giudiziarie americane dei dati bancari di 4'450 clienti dell'UBS sospettati di aver evaso o frodato il fisco negli Stati uniti.
Contro l'accordo si è espressa per finire soltanto la sinistra, che esigeva dal governo e dal parlamento una serie di misure per regolamentare il settore bancario e limitare i bonus astronomici all'interno delle banche, considerati tra le cause dei rischi eccessivi assunti negli ultimi anni da diversi dirigenti e operatori bancari.
Anche queste richieste "modeste" sono state respinta dai "partiti borghesi che hanno ceduto al ricatto dell'UBS", ha denunciato la rappresentante socialista Susanne Leutenegger, secondo la quale "il compito della politica non è di riparare i danni, bensì di evitare che si producano".
Mondo economico soddisfatto
L'UBS e gli ambienti economici elvetici hanno reagito con soddisfazione e sollievo all'intesa raggiunta dalle Camere federali. "Il voto odierno è una tappa importante nella ricerca di una soluzione a livello governativo", scrive la banca in una nota. Il Ceo Oswald Grübel ringrazia in particolare il Consiglio federale e i parlamentari che si sono impegnati per portare avanti il dossier.
Favorevole anche la reazione della Banca Nazionale (BNS). "La decisione del Parlamento è molto positiva", stabilizza la situazione finanziaria e aiuta il settore bancario elvetico nonché l'intero settore economico, ha dichiarato il vicedirettore Thomas Jordan.
L'Associazione svizzera dei banchieri (ASB) "si rallegra" tra l'altro del fatto che il testo dell'accordo non debba sottostare a referendum facoltativo. A detta del portavoce Jean-Marc Felix, la decisione del Parlamento è totalmente giustificata.
L'approvazione dell'accordo ristabilisce una sicurezza giuridica e rafforza le relazioni economiche con gli USA, scrive dal canto suo economiesuisse. L'organizzazione "si felicita di tale decisione che costituisce un importante segnale in favore di una piazza economica forte".
Più critica l'organizzazione Azione piazza finanziaria Svizzera. Secondo il suo condirettore André Rothenbühler, l'adozione dell'accordo da parte del Parlamento rappresenta un segnale malsano: le banche possono ora continuare ad agire come prima, consapevoli del fatto che lo Stato verrà in ogni caso in loro soccorso.
Inchieste negli Stati uniti
La vicenda dell'UBS risale al 2008, quando il Dipartimento americano di giustizia e la Commissione americana di sorveglianza dei mercati finanziari (SEC) avevano aperto un'inchiesta contro l'istituto bancario, sospettata di aver aiutato migliaia di clienti ad evadere il fisco degli Stati uniti.
Per evitare l’avvio di un procedimento penale a carico della banca da parte del Dipartimento americano di giustizia, il 18 febbraio 2009 l’Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari (FINMA) aveva deciso di consegnare a Washington i dati bancari relativi a circa 300 clienti di UBS.
Grazie all’intervento della FINMA, l’indagine in corso da oltre un anno a carico della banca si concluse con un’intesa extragiudiziale che pose fine al procedimento contro l'UBS. Appena un giorno dopo, l’Autorità fiscale americana (IRS) decise però di lanciare a sua volta un'azione civile contro la banca svizzera per ottenere informazioni su 52'000 detentori di conti UBS.
Dopo lunghe trattative, il governo svizzero e l'amministrazione americana hanno concluso il 19 agosto 2009 un accordo, in base al quale la Confederazione si è impegnata a trattare le richieste di assistenza amministrativa presentate da Washington in relazione a circa 4'450 clienti dell'UBS.
Critiche al governo
Con una sentenza del 5 gennaio 2010, il Tribunale amministrativo federale (TAF) ha tuttavia giudicato illecito sia il provvedimento preso il 18 febbraio 2009 dalla FINMA che l'accordo raggiunto il 19 agosto dal Consiglio federale e dall'amministrazione americana. Tale accordo doveva infatti essere sottoposto all'approvazione del parlamento.
L'operato della FINMA e del governo in favore dell'UBS avevano sollevato non poco malumore da parte dei partiti politici. L'UDC e la sinistra avevano minacciato di respingere l'accordo concluso dal Consiglio federale.
La gestione della crisi UBS da parte del governo è stata duramente criticata anche dalle Commissioni di gestione delle Camere federali. In un rapporto presentato in apertura della sessione estiva del parlamento, le commissioni deplorano vivamente la mancanza di trasparenza, di comunicazione interna e di strategia decisionale del governo.
swissinfo.ch e agenzie
Punti salienti
Per diversi anni, la banca UBS ha fatto ricorso a un vero e proprio "sistema" per aiutare i contribuenti americani ad evadere o frodare il fisco negli Stati uniti.
Nel 2008 un ex impiegato di UBS, Bradley Birkenfeld, denuncia la pratica alle autorità statunitensi.
Nel febbraio 2009 le autorità fiscali americane (IRS) querelano UBS per tentare di obbligare l'istituto elvetico a fornire una lista di 52'000 clienti.
Le autorità svizzere minacciano azioni legali contro UBS, siccome tale divulgazione di informazioni è contraria al diritto svizzero.
Dopo intensi negoziati tra il governo svizzero (Consiglio federale), quello americano e UBS, il 19 agosto 2009 viene sottoscritto un accordo. La banca dovrà trasmettere "soltanto" i dati relativi a 4'450 suoi clienti.
Secondo l'accordo, la trasmissione dei dati deve essere effettuata entro al massimo un anno, ovvero entro il 19 agosto 2010.
All'inizio di quest'anno il Tribunale amministrativo federale blocca tuttavia la trasmissione dei dati agli Stati uniti: l'accordo deve essere infatti sottoposto dapprima all'approvazione del parlamento.
La settimana scorsa il trattato viene finalmente accettato dalla Camera dei Cantoni (Consiglio degli Stati). Martedì 15 giugno è approvato anche dalla Camera del Popolo (Consiglio nazionale).
Giovedì 17 giugno, le Camere adottano definitivamente il trattato, superando le ultime divergenze riguardo alla proposta di sottoporre il testo ad un referendum facoltativo.
Con l'intesa raggiunta giovedì dalle Camere federali cade l'ultimo ostacolo alla trasmissione verso gli USA dei dati di 4450 conti di clienti della banca elvetica. Finora l'Amministrazione federale delle contribuzioni (AFC), ha già trattato 3000 casi; i restanti 1450 dovranno essere evasi entro fine agosto.
L'AFC consente alle persone interessate che ne fanno richiesta di consultare il loro dossier e di prendere posizione in merito. Gli interessati possono ricorrere contro la decisione dell'AFC entro 30 giorni presso il Tribunale amministrativo federale, la cui sentenza è inappellabile.