Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01072.jsonl.gz/507

“Una società che ponga l’uguaglianza - nel senso di uguaglianza di risultato - al di sopra della libertà, finirà per non avere né l’uguaglianza né la libertà. L’uso della forza per ottenere l’uguaglianza distrugge la libertà, e la forza, introdotta per fini buoni, finisce nelle mani di persone che la usano per fare i propri interessi”. Era Milton Friedman nel suo famoso libro: Liberi di scegliere. A quanti temi politici e non, potremmo apporre questa lente per scoprire quanti errori si son fatti e si faranno ancora? Innumerevoli, grandi e piccoli. Uno sforzo collettivo fortemente identitario a tutti i livelli, durato decenni, incentrato sui principi di uguaglianza, rispettivamente per debellare le disuguaglianze, c’è stato, eccome. Ma proprio l’egualitarismo applicato è l’origine dei guai di oggi. Attenti, l’egualitarismo non è un concetto cavalcato solo dalle ideologie fallimentari di sinistra, loro volevano e vogliono l’utopico e disumano “egualitarismo di arrivo”; ma pure la formula del semplicistico e menefreghista “egualitarismo di partenza” non ha avuto maggior fortuna.
Vediamo alcune macro dinamiche egualitariste lanciate diversi decenni or sono con le quali ci siamo occupati attivamente o reattivamente quasi tutti: (marxisti e capitalisti, destra e sinistra, padroni e lavoratori, indigeni e stranieri, ecc...) e che oggi sappiamo averci portato in un vicolo cieco.
Prima un egualitarismo materiale di arrivo, da raggiungere ad ogni costo dividendo dall’alto le risorse in parti uguali grazie all’intervento dello Stato ridistributore (togliendo a qualcuno per dare ad altri); poi un egualitarismo di chances cercando di moltiplicare gli interventi compensatori dall’alto per annullare le differenze di partenza (dando solo a certi); quindi un egualitarismo promosso nel supermercato dei diritti infiniti senza doveri e delle totali libertà senza responsabilità per tutti; poi ancora un egualitarismo spirituale eliminando le credenze religiose dallo spazio pubblico e relegandole al privatismo se non estirpandole; poi un egualitarismo mercantilista foriero di consumismo privato e spreco pubblico in cui altri decidono di cosa abbiamo bisogno e gli stessi decidono poi pure come soddisfarci questi bisogni; da ultimo entra in scena l’egualitarismo del diritto, delle leggi dei valori imposti da super Stati e da super Organi sottraendo sovranità e autodeterminazione nazionale e popolare con l’imposizione dell’omologazione giuridica continentale anonima, asettica e gelida. Questo pluridecennale lavoro sul cantiere politico dell’egualitarismo, seppur in campi e forme diverse e perfino in buona fede, ha tolto di mezzo l’abitudine e la fatica politica del dover trasformare, amalgamare in opportunità la ricchezza delle diversità quale forma primaria di alimentazione della nostra identità. Ora l’egualitarismo lo si vorrebbe iniettare nel sistema educativo delle prossime generazioni di ragazzi, attraverso la “Scuola che verrà”. “Ci sono delle disuguaglianze inique, economiche e sociali, che colpiscono milioni di esseri umani; esse sono in aperto contrasto con il Vangelo, contrarie alla giustizia, alla dignità delle persone, alla pace. Ma ci sono anche differenze tra gli uomini, causate da vari fattori, che rientrano nel piano di Dio.
Infatti, Egli vuole che ciascuno riceva dagli altri ciò di cui ha bisogno, e che coloro che hanno «talenti» particolari li condividano con gli altri. Tali differenze incoraggiano e spesso obbligano le persone alla magnanimità, alla benevolenza e alla condivisione, e spingono le culture a mutui arricchimenti». Nr. 431 del Compendio Catechismo della chiesa cattolica - Disuguaglianza: come valutare le disuguaglianze tra gli uomini? (1936-1938 - 1946-1947).
Nella storia dell’umanità, difficilmente è mai esistito un periodo come il nostro in cui si innalzassero inni di lode continui e potenti liturgie laiciste alle differenze e alle diversità per poi paradossalmente e concretamente cercare di omologarle massificarle rendendole norma banale anziché eccezioni valide. Mai prima d’ora si è tanto sacralizzato il sentimento collettivo, ma paradossalmente nel contempo mai si è reso l’uomo tanto solo e atomizzato mettendolo in una posizione di paura e smarrimento.
Pubblicato il 27.03.2018 09:38