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Incarto n. 12.2007.175 Lugano 17 settembre 2008 /fb In nome della Repubblica e Cantone Ticino La seconda Camera civile del Tribunale d'appello composta dei giudici: Epiney-Colombo, presidente, Walser e Lardelli segretario: Bettelini, vicecancelliere sedente per statuire nella causa - inc. n. OA.2004.295 della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 1 - promossa con petizione 13 maggio 2004 da AO 1 rappr. da RA 1 contro AP 1 rappr. da RA 2 con cui l’attrice ha chiesto la condanna del convenuto al pagamento di fr. 13'507.70 oltre interessi; domanda avversata dalla controparte che ha postulato la reiezione della petizione, e che il Pretore con sentenza 5 luglio 2007 ha integralmente accolto; appellante il convenuto con atto di appello 27 agosto 2007, con cui chiede la riforma del querelato giudizio nel senso di respingere la petizione, protestando spese e ripetibili di entrambe le sedi; mentre l'attrice con osservazioni 16 ottobre 2007 postula la reiezione del gravame pure con protesta di spese e ripetibili; letti ed esaminati gli atti ed i documenti prodotti ritenuto in fatto e in diritto: 1. Con contratto 14 maggio 2001 (doc. 2), retto dalla norma SIA 118, AP 1 ha commissionato a AO 1 l’esecuzione di varie opere da parchettista nella sua nuova casa unifamiliare a __________ per un importo di fr. 33'507.70, ritenuto che in base al capitolato d’appalto (doc. B) l’appaltatore avrebbe in particolare dovuto fornire e posare listoni di legno Doussié Africa massiccio immaschiato di prima scelta. 2. Eseguiti i lavori, nell’agosto 2001 il committente ha lamentato la presenza di striature bianche su alcuni dei listoni posati, chiedendo che fosse ovviato all’inconveniente. Il 23 agosto, nell’ambito di un sopralluogo esperito anche in presenza della direzione dei lavori, lo studio d’architettura __________, l’appaltatore, preso atto della situazione, ha contattato telefonicamente il suo fornitore, il quale ha riferito che le macchie sarebbero sparite nel giro di qualche mese. Il 17 settembre (doc. C) l’appaltatore ha trasmesso la fattura finale chiedendo il pagamento del saldo di fr. 13'507.70, già dedotto l’acconto di fr. 20'000.- nel frattempo versato, fattura che è poi stata preavvisata favorevolmente dalla direzione dei lavori (doc. D). Le striature non essendo nel frattempo scomparse, il 14 novembre (doc. E) la direzione dei lavori ha comunicato all’appaltatore di voler pazientare per altri due mesi il saldo della fattura. Dopo l’invio infruttuoso di due richiami di pagamento, il 18 febbraio (doc. F) e il 28 marzo 2002 (doc. G), l’appaltatore, ritirata un’offerta di riparazione del difetto (cfr. doc. 3), il 27 settembre (doc. H), al fine di risolvere la questione, ha proposto alla controparte di liquidare la pendenza con un pagamento a saldo di fr. 10'800.-, proposta che la committenza ha però rifiutato l’11 novembre (doc. L), dicendosi disposta a versare solo fr. 577.-, soluzione questa che non ha però trovato l’accordo della controparte (doc. I), pronta ad accontentarsi di un pagamento di fr. 10'500.-, eventualità a sua volta respinta dal committente, che il 29 novembre (doc. M) ha infine comunicato, optando per la riduzione della mercede, di non ritenersi più debitore di alcun importo. Nonostante l’allestimento da parte dell’arch. A__________ __________, il 24 febbraio 2004, di una perizia tecnica in merito alla natura delle striature (doc. N1), le parti non sono riuscite a risolvere consensualmente la vertenza. Di qui la presente causa. 3. Con la petizione in rassegna AO 1 ha chiesto la condanna di AP 1 al pagamento di fr. 13'507.70 oltre interessi, rilevando che la posa del parquet era avvenuta a regola d’arte e che le striature biancastre apparse su alcuni listoni erano insite nel tipo di legno scelto e non erano costitutive di un difetto. Di diverso parere il convenuto, il quale ha evidenziato come i lavori eseguiti fossero difettosi, il legno contenente le striature riscontrate non potendo essere considerato di prima scelta. Dalla somma pretesa dalla controparte andavano pertanto dedotti - come meglio precisato in sede conclusionale - il costo per l’eliminazione del difetto (fr. 7'000.-), il deprezzamento del parquet a seguito della necessità di una seconda lamatura (fr. 8'377.-), i costi per lo sgombero del mobilio presente nei locali (fr. 4'000.-) e le spese per il soggiorno in albergo per lui ed il figlio, entrambi asmatici, durante la settimana occorrente per effettuare i lavori (fr. 3'000.-), sicché nulla era più dovuto all’attrice. 4. Il Pretore, con la sentenza qui impugnata, ha accolto la petizione, rilevando in sostanza che il materiale posato non fosse difettoso: dalle perizie assunte agli atti era in effetti risultato che le striature biancastre riscontrate nei listoni del parquet erano da attribuire alla natura stessa del legno, la qualità scelta dal convenuto essendo un tipo particolare di legno che per sua natura endogena poteva appunto generare simili striature, poco importando se le stesse fossero causate da fenomeni organici o minerali. L’esito della causa permetteva di lasciare indecisa la questione della tempestività della notifica del difetto. 5. Con l’appello che qui ci occupa il convenuto chiede di riformare il querelato giudizio nel senso di respingere la petizione. A suo dire, la difettosità del legno posato, tempestivamente notificata, non dipendeva assolutamente dalla natura intrinseca o estrinseca delle striature biancastre riscontrate, ma dalla sua conformità con le norme emanate in materia che, per un legno Doussié Africa di prima scelta, tolleravano unicamente leggere tracce di scolorimento naturale, dette “linee minerali”. Ora, dato che la perizia di cui al doc. N1 aveva accertato che le striature biancastre erano del materiale organico ed anche il superperito giudiziario aveva stabilito che le stesse erano dovute alla presenza nel legno di materiale per la maggior parte organico, si doveva concludere per la difettosità del legno posato, tanto più che nel dubbio andava deciso a sfavore della controparte, cui incombeva l’onere della prova in merito alla conformità delle striature con la qualità di prima scelta offerta. Di qui il buon fondamento delle pretese compensatorie da lui formulate, che di fatto azzeravano il credito a favore dell’attrice. 6. Delle osservazioni con cui l’attrice postula la reiezione del gravame si dirà, per quanto necessario, nei prossimi considerandi. 7. A questo stadio della lite è ormai pacifico che t ra le parti sia venuto in essere un contratto di appalto retto, specialmente in punto alla responsabilità per difetti (cfr. doc. 2 art. 8), dalle norme SIA 118. In base a questo regolamento, per quanto qui interessa, l’imprenditore è di principio responsabile dell’esecuzione senza difetti dell’opera (art. 165 cpv. 1), ritenuto che per difetto - come stabilito dall’art. 368 CO, al quale la normativa SIA rinvia ( Gauch, Der Werkvertrag, 4 ª ed., n. 2648 segg.) - s’intende la sua difformità dalle caratteristiche pattuite contrattualmente, così che deve essere ritenuta difettosa l’opera che presenta caratteristiche non previste dalle parti o che, al contrario, è priva di determinate peculiarità che erano state oggetto di accordo tra di esse o che il committente in buona fede poteva lecitamente attendersi come incluse nell’opera appaltata (art. 166 cpv. 1 e 2). Salvo disposizione contraria, il periodo di garanzia per i difetti dura due anni, decorrenti dal giorno del collaudo dell’opera (art. 172), ritenuto che durante il periodo di garanzia, il committente - in deroga alle disposizioni di legge (art. 367 e 370 CO) - ha il diritto di far valere in ogni momento il diritto derivante dall’accertamento dei difetti (art. 173 cpv. 1). L’onere della prova circa la tempestività della notifica dei difetti incombe al committente ai sensi dell’art. 8 CC ( DTF 118 II 147; Honsell, Schweizerisches Obligationenrecht Besonderer Teil, 5 ª ed., p. 270). L’imprenditore è responsabile per tutti i difetti segnalati dal committente durante il periodo di garanzia (art. 174 cpv. 1) e, in caso di contestazione, spetta all’imprenditore provare che il difetto segnalato non costituisce una difformità del contratto (art. 174 cpv. 3; II CCA 10 settembre 2002 inc. n. 12.2001.192, 3 febbraio 2005 inc. n. 12.2003.110; Rep. 1997 p. 198 consid. 3.4.; BR 1993 n. 215, p. 103; Gauch, op. cit., n. 2696; Gauch, Kommentar zur SIA-Norm 118, Art. 157-190, n. 8 ad art. 174) e ciò in deroga ai principi generali per i quali compete al committente provare l’esistenza di un difetto ( Gauch, op. cit., n. 1507 segg.; Tercier, Les contrats spéciaux, 3 ª ed., n. 4104; Chaix, Commentaire Romand, CO I, n. 74 all’art. 368). Per ogni difetto tempestivamente segnalato e riscontrato, il committente può far valere dapprima unicamente il diritto all’eliminazione del danno da parte dell’imprenditore entro un termine conveniente, ritenuto che se entro tale termine costui non elimina i difetti, il committente ha il diritto di esigere le migliorie dell’opera, una riduzione del prezzo corrispondente al minor valore dell’opera oppure, a determinate condizioni, di recedere dal contratto (art. 169 cpv. 1). 8. Nel caso di specie, prima di esaminare se le striature biancastre riscontrate nel parquet posato dall’attrice costituiscano effettivamente dei difetti, occorre evadere la questione, lasciata indecisa nella sentenza pretorile, circa la tempestività della notifica di quei presunti difetti. Il quesito va senz’altro risolto affermativamente. Dalla documentazione versata agli atti e dalle testimonianze assunte è in effetti risultato che il convenuto ha contestato la difettosità dell’opera già sin dall’agosto 2001 (teste __________ e interrogatorio formale __________), reiterando poi le sue lamentele nel novembre di quell’anno (doc. E) e ancora l’anno successivo (doc. L, M, cfr. pure doc. 3 e H). In tali circostanze è incontestabile che egli abbia ossequiato il termine biennale di garanzia di cui all’art. 173 SIA 118, durante il quale - come detto al considerando precedente - costui può far valere in ogni momento il diritto derivante dall’accertamento dei difetti. 9. Più complicato è invece stabilire se le striature biancastre riscontrate costituiscano effettivamente dei difetti. A questo proposito, è senz’altro a ragione che il convenuto ha evidenziato che, contrariamente a quanto ritenuto dal Pretore, la difettosità del legno posato non poteva essere fatta dipendere dalla natura intrinseca o estrinseca delle striature, ma dalla sua conformità con le norme svizzere emanate in materia (doc. 10), le quali, al pari di quelle europee (doc. 4; mentre il doc. O, d’ignota provenienza, è invece irrilevante), per “altri legni di latifoglie”, categoria alla quale appartiene pacificamente il legno Doussié Africa, consentivano unicamente, per materiale di prima scelta, leggere tracce di scolorimento naturale definite “linee minerali” (cfr. art. 5.2.2.9 doc. 10 e 5.2.2.9 doc. 4). Altrettanto a ragione egli ha quindi rilevato che in base all’art. 174 cpv. 3 SIA 118 spettava all’attrice dimostrare che quelle striature non fossero costitutive di un difetto, fermo restando che, in assenza di ulteriori elementi, non pretesi né dimostrati, si doveva concludere che la denominazione “linee minerali” utilizzata nelle norme presupponeva che il materiale presente nelle venature del legno fosse costituito da semplici depositi minerali oppure, ammesso ma non concesso che nelle stesse fosse possibile anche la presenza di materiale organico, che si trattasse comunque di depositi prevalentemente minerali. Ora, alla luce delle risultanze istruttorie, si deve concordare con il convenuto che la controparte non è stata in grado di recare tale prova e che al contrario, da quanto si è potuto evincere, in particolare dai referti peritali versati agli atti, è semmai risultato il contrario, ovvero che il materiale riscontrato fosse perlopiù di carattere organico. Il perito (di parte) arch. A__________ __________, basandosi sulle analisi allestite dal Laboratorio Tecnico __________, ha in effetti accertato che il materiale di colorazione biancastra presente nelle venature del legno analizzato era di natura organica, molto probabilmente da mettere in relazione con essudati del legno stesso o con il processo della sua lavorazione (doc. N1). Ad analoga conclusione è pervenuto anche il superperito giudiziario H__________ __________, il quale ha stabilito che il materiale che dava luogo alla colorazione biancastra era in parte organico e in parte minerale (superperizia p. 5), aggiungendo in seguito, pur non potendo essere più preciso, che la parte minerale rappresentava meno del 25% del totale (complemento superperizia p. 2). Quanto al perito giudiziario Ad__________ __________, è vero che egli aveva concluso che il legno posato corrispondeva a listoni di Doussié Africa di prima scelta (complemento perizia p. 1); è però altrettanto vero che questi l’aveva fatto ritenendo, senza però aver effettuato alcun esame tecnico per il quale si è dichiarato incompetente (complemento perizia p. 2), che le striature biancastre fossero delle concrezioni minerali (perizia p. 2), rilevando poi, contraddittoriamente - ciò che aveva indotto il primo giudice proprio a far allestire la superperizia (cfr. decisione 28 febbraio 2006) - che le colorazioni biancastre erano “di natura organica e meglio delle concrezioni minerali” (perizia p. 2). In definitiva, dovendosi ritenere che il materiale contenuto nelle venature del legno posato è perlopiù di carattere organico e quindi non può essere annoverato tra le “linee minerali” consentite nel legname di prima scelta, si deve concludere per la sua difettosità, tanto più che, nel dubbio, andava deciso a sfavore dell’attrice, gravata dell’onere della prova. 10. Ammessa con ciò la difettosità dell’opera e la tempestività della notifica dei difetti, resta ora da esaminare in che misura il convenuto possa trattenere il saldo della mercede di fr. 13'507.50, ovvero se e in quale misura siano fondate le sue pretese compensatorie per l’eliminazione del difetto (fr. 7'000.-), per il deprezzamento del parquet a seguito della necessità di una seconda lamatura (fr. 8'377.-), per lo sgombero del mobilio presente nei locali (fr. 4'000.-) e per il soggiorno in albergo per lui ed il figlio, durante la settimana occorrente per effettuare i lavori (fr. 3'000.-). L’istruttoria di causa ha permesso di accertare che i listoni che presentavano striature biancastre erano localizzati in 3 locali, in quello a sinistra e a destra al piano entrata e nel salotto al piano inferiore (perizia p. 2) e che i più evidenti, quelli della cui difettosità il convenuto si era prevalso (cfr. appello p. 3), erano circa una trentina (perizia p. 2). Ritenuto che le tavole avevano una larghezza variabile tra i 6 e i 9 cm e una lunghezza tra i 50 e i 120 cm (doc. B), ben si può ritenere che quelle difettose interessassero all’incirca 2 mq sui 203 mq posati (doc. B). Secondo il perito giudiziario (perizia p. 2 e complemento perizia p. 1), i difetti riscontrati potevano essere eliminati con due diverse modalità d’intervento: la prima, che comportava una spesa di circa fr. 2'000.- e aveva il vantaggio di non dover svuotare completamente i locali nonché di mantenere l’agibilità degli stessi, prevedeva la sostituzione delle tavole difettose e la successiva lamatura e laccatura delle tavole nuove (rappezzo); la seconda, il cui costo era quantificabile in circa fr. 6-7'000.- ed era più invasiva, prevedeva la sostituzione dei listoni difettati e l’esecuzione di una lamatura completa del parquet, il che, ritenuto che un pavimento con un strato di usura di 8 mm sopportava almeno 5 lamature, comportava un deprezzamento del pavimento del 20%. In concreto la prima modalità d’intervento potrebbe dunque comportare un costo di circa fr. 2'000.-, a cui andrebbe aggiunta una spesa stabilita equitativamente in circa fr. 1'000.- per lo spostamento del mobilio all’interno dei 3 locali interessati dai difetti, mentre sarebbe escluso, visti i pochi locali oggetto dei lavori, che il convenuto e il figlio siano costretti ad assentarsi da casa, oltretutto in un albergo di lusso (doc. 7), nella fase degli interventi; quanto alla seconda soluzione proposta, la stessa, oltre ad una spesa di circa fr. 6'500.-, comporterebbe un deprezzamento del parquet del 25% - siccome lo strato di usura era in realtà di soli 7 mm (cfr. doc. 8) - limitatamente ai 3 locali oggetto dell’intervento, con cioè una superficie interessata non superiore a metà di quella posata, per una somma di circa fr. 4'000.-, a cui andrebbe aggiunto un costo stabilito equitativamente in circa fr. 1'500.- per lo spostamento del mobilio all’interno della casa ma al di fuori dei 3 locali interessati dai difetti, mentre anche in questo caso sarebbe escluso che il convenuto e il figlio debbano soggiornare in albergo durante i lavori. In merito alle due proposte, il perito giudiziario ha tenuto a far rilevare che la seconda, diversamente dalla prima, in base alla quale “il rappezzo potrà essere visibile” (complemento perizia p. 1), permetterà sicuramente di risolvere il problema (complemento perizia p. 1). Questo non significa però ancora che la prima, il cui costo complessivo è di fr. 3'000.-, non permetterà necessariamente di eliminare i difetti e debba con ciò essere scartata a favore della seconda, il cui costo complessivo è di fr. 12'000.-. D’altro canto, però, nemmeno sarebbe giustificato fondarsi acriticamente su quest’altro importo, anche perché tale somma, pari a quasi un terzo della mercede fatturata, appare esorbitante se confrontata con l’interesse del convenuto alla riparazione (DTF 111 II 173; Gauch, op. cit., n. 1749 segg, in particolare n. 1757; II CCA 5 gennaio 1998 inc. n. 12.97.12, 4 settembre 2003 inc. n. 12.2002.162), specialmente poi se si tiene conto del fatto che il difetto è essenzialmente di carattere estetico - il che di principio non deve comunque andare a scapito del committente (II CCA 19 aprile 2000 inc. n. 12.1999.203, 4 settembre 2003 inc. n. 12.2002.162, 13 marzo 2006 inc. n. 12.2005.9, 8 febbraio 2007 inc. n. 12.2006.11, 28 settembre 2007 inc. n. 12.2006.172) - senza alcuna conseguenza sulla resistenza a la funzionalità dell’opera ( Gauch, op. cit., n. 1760), che il tipo di legno scelto avrebbe comunque consentito la presenza di leggere linee minerali, che le tavole difettate sono circa l’1% del totale, che non è oltretutto provato che il difetto sia presente sull’intera tavola ma solo su parte di essa (cfr. fotografie allegate al doc. N1) sicché tale percentuale andrebbe ulteriormente relativizzata, che dalle 3 sole fotografie versate agli atti ed allegate al doc. N1 non risulta che il difetto, sia pure ritenuto non accettabile dal convenuto (doc. L), sia particolarmente grave. Alla luce di quanto precede, stante la natura puramente estetica del difetto, il minor valore può essere stabilito facendo capo a prudente apprezzamento (art. 42 cpv. 2 CO; ICCTF 6 gennaio 1999 in re A. SA/K. consid. 6; II CCA 5 febbraio 2001 inc. n. 12.2000.129, 4 settembre 2003 inc. n. 12.2002.162, 13 marzo 2006 inc. n. 12.2005.9, 17 agosto 2006 inc. n. 12.2005.136; Gauch, op. cit., n. 1667). Viste le particolarità dell’opera, nonché la natura e la gravità dei difetti come sopra evidenziati, appare pertanto congruo, nel caso concreto, dedurre dalla mercede fr. 6'500.- arrotondati, pari a circa il 20% del costo della prestazione fatturata (analoga soluzione in: II CCA 17 agosto 2006 inc. n. 12.2005.136; mentre in II CCA 4 settembre 2003 inc. n. 12.2002.162 e 28 settembre 2007 inc. n. 12.2006.172, la mercede era stata ridotta all’incirca in ragione di metà delle presumibili spese di ripristino). 11. Ne discende il parziale accoglimento del gravame nel senso che la petizione dev’essere accolta limitatamente all’importo di fr. 7'007.70 oltre interessi. La tassa di giustizia, le spese e le ripetibili di entrambe le sedi, calcolate su un valore litigioso di fr. 13'507.70, seguono la soccombenza (art. 148 CPC). Per i quali motivi, richiamati l’art. 148 CPC e la TG dichiara e pronuncia I. L’appello 27 agosto 2007 di AP 1 è parzialmente accolto. Di conseguenza la sentenza 5 luglio 2007 della Pretura del distretto di Lugano, sezione 1, è così riformata: 1. La petizione è parzialmente accolta. Di conseguenza AP 1 è condannato a versare a AO 1 l’importo di fr. 7'007.70 oltre interessi al 5% dal 18 febbraio 2002. 2. La tassa di giustizia e le spese, di complessivi fr. 6'000.-, da anticipare così come anticipate, sono caricate alle parti in ragione di metà ciascuna, compensate le ripetibili. II. Le spese della procedura d’appello consistenti in: a) tassa di giustizia fr. 550.- b) spese fr. 50.- T o t a l e fr. 600.- da anticiparsi dall’appellante, sono caricate alle parti in ragione di metà ciascuna, compensate le ripetibili di appello. III. Intimazione: - - Comunicazione alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 1 Per la seconda Camera civile del Tribunale d ' appello La presidente Il segretario Rimedi giuridici Nelle cause a carattere pecuniario con un valore litigioso inferiore a fr. 30'000.- è dato ricorso in materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF), se la controversia concerne una questione di diritto di importanza fondamentale (art. 74 cpv. 2 LTF). Qualora non sia dato il ricorso in materia civile è possibile proporre negli stessi termini ricorso sussidiario in materia costituzionale (art. 113, 117 LTF). La parte che intende impugnare una decisione sia con un ricorso ordinario sia con un ricorso in materia costituzionale deve presentare entrambi i ricorsi con una sola e medesima istanza (art. 119 LTF).

Incarto n. 12.2007.175 Incarto n. 12.2007.175

Incarto n. 12.2007.175 Lugano 17 settembre 2008 /fb Lugano

Lugano 17 settembre 2008 /fb

17 settembre 2008 /fb In nome della Repubblica e Cantone Ticino In nome della Repubblica e Cantone Ticino

In nome della Repubblica e Cantone Ticino La seconda Camera civile del Tribunale d'appello La seconda Camera civile del Tribunale d'appello

La seconda Camera civile del Tribunale d'appello composta dei giudici: composta dei giudici:

composta dei giudici: Epiney-Colombo, presidente, Walser e Lardelli Epiney-Colombo, presidente,

Epiney-Colombo, presidente, Walser e Lardelli

Walser e Lardelli segretario: segretario:

segretario: Bettelini, vicecancelliere Bettelini, vicecancelliere

Bettelini, vicecancelliere sedente per statuire nella causa - inc. n. OA.2004.295 della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 1 - promossa con petizione 13 maggio 2004 da

sedente per statuire nella causa - inc. n. OA.2004.295 della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 1 - promossa con petizione 13 maggio 2004 da AO 1 rappr. da RA 1 AO 1

AO 1 rappr. da RA 1

rappr. da RA 1 contro contro

contro AP 1 rappr. da RA 2 AP 1

AP 1 rappr. da RA 2

rappr. da RA 2 con cui l’attrice ha chiesto la condanna del convenuto al pagamento di fr. 13'507.70 oltre interessi;

con cui l’attrice ha chiesto la condanna del convenuto al pagamento di fr. 13'507.70 oltre interessi; domanda avversata dalla controparte che ha postulato la reiezione della petizione, e che il Pretore con sentenza 5 luglio 2007 ha integralmente accolto;

domanda avversata dalla controparte che ha postulato la reiezione della petizione, e che il Pretore con sentenza 5 luglio 2007 ha integralmente accolto; appellante il convenuto con atto di appello 27 agosto 2007, con cui chiede la riforma del querelato giudizio nel senso di respingere la petizione, protestando spese e ripetibili di entrambe le sedi;

appellante il convenuto con atto di appello 27 agosto 2007, con cui chiede la riforma del querelato giudizio nel senso di respingere la petizione, protestando spese e ripetibili di entrambe le sedi; mentre l'attrice con osservazioni 16 ottobre 2007 postula la reiezione del gravame pure con protesta di spese e ripetibili;

mentre l'attrice con osservazioni 16 ottobre 2007 postula la reiezione del gravame pure con protesta di spese e ripetibili; letti ed esaminati gli atti ed i documenti prodotti

letti ed esaminati gli atti ed i documenti prodotti ritenuto

ritenuto in fatto e in diritto:

in fatto e in diritto: 1. Con contratto 14 maggio 2001 (doc. 2), retto dalla norma SIA 118, AP 1 ha commissionato a AO 1 l’esecuzione di varie opere da parchettista nella sua nuova casa unifamiliare a __________ per un importo di fr. 33'507.70, ritenuto che in base al capitolato d’appalto (doc. B) l’appaltatore avrebbe in particolare dovuto fornire e posare listoni di legno Doussié Africa massiccio immaschiato di prima scelta.

1. Con contratto 14 maggio 2001 (doc. 2), retto dalla norma SIA 118, AP 1 ha commissionato a AO 1 l’esecuzione di varie opere da parchettista nella sua nuova casa unifamiliare a __________ per un importo di fr. 33'507.70, ritenuto che in base al capitolato d’appalto (doc. B) l’appaltatore avrebbe in particolare dovuto fornire e posare listoni di legno Doussié Africa massiccio immaschiato di prima scelta. 2. Eseguiti i lavori, nell’agosto 2001 il committente ha lamentato la presenza di striature bianche su alcuni dei listoni posati, chiedendo che fosse ovviato all’inconveniente. Il 23 agosto, nell’ambito di un sopralluogo esperito anche in presenza della direzione dei lavori, lo studio d’architettura __________, l’appaltatore, preso atto della situazione, ha contattato telefonicamente il suo fornitore, il quale ha riferito che le macchie sarebbero sparite nel giro di qualche mese. Il 17 settembre (doc. C) l’appaltatore ha trasmesso la fattura finale chiedendo il pagamento del saldo di fr. 13'507.70, già dedotto l’acconto di fr. 20'000.- nel frattempo versato, fattura che è poi stata preavvisata favorevolmente dalla direzione dei lavori (doc. D). Le striature non essendo nel frattempo scomparse, il 14 novembre (doc. E) la direzione dei lavori ha comunicato all’appaltatore di voler pazientare per altri due mesi il saldo della fattura. Dopo l’invio infruttuoso di due richiami di pagamento, il 18 febbraio (doc. F) e il 28 marzo 2002 (doc. G), l’appaltatore, ritirata un’offerta di riparazione del difetto (cfr. doc. 3), il 27 settembre (doc. H), al fine di risolvere la questione, ha proposto alla controparte di liquidare la pendenza con un pagamento a saldo di fr. 10'800.-, proposta che la committenza ha però rifiutato l’11 novembre (doc. L), dicendosi disposta a versare solo fr. 577.-, soluzione questa che non ha però trovato l’accordo della controparte (doc. I), pronta ad accontentarsi di un pagamento di fr. 10'500.-, eventualità a sua volta respinta dal committente, che il 29 novembre (doc. M) ha infine comunicato, optando per la riduzione della mercede, di non ritenersi più debitore di alcun importo. Nonostante l’allestimento da parte dell’arch. A__________ __________, il 24 febbraio 2004, di una perizia tecnica in merito alla natura delle striature (doc. N1), le parti non sono riuscite a risolvere consensualmente la vertenza. Di qui la presente causa.

2. Eseguiti i lavori, nell’agosto 2001 il committente ha lamentato la presenza di striature bianche su alcuni dei listoni posati, chiedendo che fosse ovviato all’inconveniente. Il 23 agosto, nell’ambito di un sopralluogo esperito anche in presenza della direzione dei lavori, lo studio d’architettura __________, l’appaltatore, preso atto della situazione, ha contattato telefonicamente il suo fornitore, il quale ha riferito che le macchie sarebbero sparite nel giro di qualche mese. Il 17 settembre (doc. C) l’appaltatore ha trasmesso la fattura finale chiedendo il pagamento del saldo di fr. 13'507.70, già dedotto l’acconto di fr. 20'000.- nel frattempo versato, fattura che è poi stata preavvisata favorevolmente dalla direzione dei lavori (doc. D). Le striature non essendo nel frattempo scomparse, il 14 novembre (doc. E) la direzione dei lavori ha comunicato all’appaltatore di voler pazientare per altri due mesi il saldo della fattura. Dopo l’invio infruttuoso di due richiami di pagamento, il 18 febbraio (doc. F) e il 28 marzo 2002 (doc. G), l’appaltatore, ritirata un’offerta di riparazione del difetto (cfr. doc. 3), il 27 settembre (doc. H), al fine di risolvere la questione, ha proposto alla controparte di liquidare la pendenza con un pagamento a saldo di fr. 10'800.-, proposta che la committenza ha però rifiutato l’11 novembre (doc. L), dicendosi disposta a versare solo fr. 577.-, soluzione questa che non ha però trovato l’accordo della controparte (doc. I), pronta ad accontentarsi di un pagamento di fr. 10'500.-, eventualità a sua volta respinta dal committente, che il 29 novembre (doc. M) ha infine comunicato, optando per la riduzione della mercede, di non ritenersi più debitore di alcun importo. Nonostante l’allestimento da parte dell’arch. A__________ __________, il 24 febbraio 2004, di una perizia tecnica in merito alla natura delle striature (doc. N1), le parti non sono riuscite a risolvere consensualmente la vertenza. Di qui la presente causa. 3. Con la petizione in rassegna AO 1 ha chiesto la condanna di AP 1 al pagamento di fr. 13'507.70 oltre interessi, rilevando che la posa del parquet era avvenuta a regola d’arte e che le striature biancastre apparse su alcuni listoni erano insite nel tipo di legno scelto e non erano costitutive di un difetto.

3. Con la petizione in rassegna AO 1 ha chiesto la condanna di AP 1 al pagamento di fr. 13'507.70 oltre interessi, rilevando che la posa del parquet era avvenuta a regola d’arte e che le striature biancastre apparse su alcuni listoni erano insite nel tipo di legno scelto e non erano costitutive di un difetto. Di diverso parere il convenuto, il quale ha evidenziato come i lavori eseguiti fossero difettosi, il legno contenente le striature riscontrate non potendo essere considerato di prima scelta. Dalla somma pretesa dalla controparte andavano pertanto dedotti - come meglio precisato in sede conclusionale - il costo per l’eliminazione del difetto (fr. 7'000.-), il deprezzamento del parquet a seguito della necessità di una seconda lamatura (fr. 8'377.-), i costi per lo sgombero del mobilio presente nei locali (fr. 4'000.-) e le spese per il soggiorno in albergo per lui ed il figlio, entrambi asmatici, durante la settimana occorrente per effettuare i lavori (fr. 3'000.-), sicché nulla era più dovuto all’attrice.

Di diverso parere il convenuto, il quale ha evidenziato come i lavori eseguiti fossero difettosi, il legno contenente le striature riscontrate non potendo essere considerato di prima scelta. Dalla somma pretesa dalla controparte andavano pertanto dedotti - come meglio precisato in sede conclusionale - il costo per l’eliminazione del difetto (fr. 7'000.-), il deprezzamento del parquet a seguito della necessità di una seconda lamatura (fr. 8'377.-), i costi per lo sgombero del mobilio presente nei locali (fr. 4'000.-) e le spese per il soggiorno in albergo per lui ed il figlio, entrambi asmatici, durante la settimana occorrente per effettuare i lavori (fr. 3'000.-), sicché nulla era più dovuto all’attrice. 4. Il Pretore, con la sentenza qui impugnata, ha accolto la petizione, rilevando in sostanza che il materiale posato non fosse difettoso: dalle perizie assunte agli atti era in effetti risultato che le striature biancastre riscontrate nei listoni del parquet erano da attribuire alla natura stessa del legno, la qualità scelta dal convenuto essendo un tipo particolare di legno che per sua natura endogena poteva appunto generare simili striature, poco importando se le stesse fossero causate da fenomeni organici o minerali. L’esito della causa permetteva di lasciare indecisa la questione della tempestività della notifica del difetto.

4. Il Pretore, con la sentenza qui impugnata, ha accolto la petizione, rilevando in sostanza che il materiale posato non fosse difettoso: dalle perizie assunte agli atti era in effetti risultato che le striature biancastre riscontrate nei listoni del parquet erano da attribuire alla natura stessa del legno, la qualità scelta dal convenuto essendo un tipo particolare di legno che per sua natura endogena poteva appunto generare simili striature, poco importando se le stesse fossero causate da fenomeni organici o minerali. L’esito della causa permetteva di lasciare indecisa la questione della tempestività della notifica del difetto. 5. Con l’appello che qui ci occupa il convenuto chiede di riformare il querelato giudizio nel senso di respingere la petizione. A suo dire, la difettosità del legno posato, tempestivamente notificata, non dipendeva assolutamente dalla natura intrinseca o estrinseca delle striature biancastre riscontrate, ma dalla sua conformità con le norme emanate in materia che, per un legno Doussié Africa di prima scelta, tolleravano unicamente leggere tracce di scolorimento naturale, dette “linee minerali”. Ora, dato che la perizia di cui al doc. N1 aveva accertato che le striature biancastre erano del materiale organico ed anche il superperito giudiziario aveva stabilito che le stesse erano dovute alla presenza nel legno di materiale per la maggior parte organico, si doveva concludere per la difettosità del legno posato, tanto più che nel dubbio andava deciso a sfavore della controparte, cui incombeva l’onere della prova in merito alla conformità delle striature con la qualità di prima scelta offerta. Di qui il buon fondamento delle pretese compensatorie da lui formulate, che di fatto azzeravano il credito a favore dell’attrice.

5. Con l’appello che qui ci occupa il convenuto chiede di riformare il querelato giudizio nel senso di respingere la petizione. A suo dire, la difettosità del legno posato, tempestivamente notificata, non dipendeva assolutamente dalla natura intrinseca o estrinseca delle striature biancastre riscontrate, ma dalla sua conformità con le norme emanate in materia che, per un legno Doussié Africa di prima scelta, tolleravano unicamente leggere tracce di scolorimento naturale, dette “linee minerali”. Ora, dato che la perizia di cui al doc. N1 aveva accertato che le striature biancastre erano del materiale organico ed anche il superperito giudiziario aveva stabilito che le stesse erano dovute alla presenza nel legno di materiale per la maggior parte organico, si doveva concludere per la difettosità del legno posato, tanto più che nel dubbio andava deciso a sfavore della controparte, cui incombeva l’onere della prova in merito alla conformità delle striature con la qualità di prima scelta offerta. Di qui il buon fondamento delle pretese compensatorie da lui formulate, che di fatto azzeravano il credito a favore dell’attrice. 6. Delle osservazioni con cui l’attrice postula la reiezione del gravame si dirà, per quanto necessario, nei prossimi considerandi.

6. Delle osservazioni con cui l’attrice postula la reiezione del gravame si dirà, per quanto necessario, nei prossimi considerandi. 7. A questo stadio della lite è ormai pacifico che t ra le parti sia venuto in essere un contratto di appalto retto, specialmente in punto alla responsabilità per difetti (cfr. doc. 2 art. 8), dalle norme SIA 118. In base a questo regolamento, per quanto qui interessa, l’imprenditore è di principio responsabile dell’esecuzione senza difetti dell’opera (art. 165 cpv. 1), ritenuto che per difetto - come stabilito dall’art. 368 CO, al quale la normativa SIA rinvia ( Gauch, Der Werkvertrag, 4 ª ed., n. 2648 segg.) - s’intende la sua difformità dalle caratteristiche pattuite contrattualmente, così che deve essere ritenuta difettosa l’opera che presenta caratteristiche non previste dalle parti o che, al contrario, è priva di determinate peculiarità che erano state oggetto di accordo tra di esse o che il committente in buona fede poteva lecitamente attendersi come incluse nell’opera appaltata (art. 166 cpv. 1 e 2). Salvo disposizione contraria, il periodo di garanzia per i difetti dura due anni, decorrenti dal giorno del collaudo dell’opera (art. 172), ritenuto che durante il periodo di garanzia, il committente - in deroga alle disposizioni di legge (art. 367 e 370 CO) - ha il diritto di far valere in ogni momento il diritto derivante dall’accertamento dei difetti (art. 173 cpv. 1). L’onere della prova circa la tempestività della notifica dei difetti incombe al committente ai sensi dell’art. 8 CC ( DTF 118 II 147; Honsell, Schweizerisches Obligationenrecht Besonderer Teil, 5 ª ed., p. 270). L’imprenditore è responsabile per tutti i difetti segnalati dal committente durante il periodo di garanzia (art. 174 cpv. 1) e, in caso di contestazione, spetta all’imprenditore provare che il difetto segnalato non costituisce una difformità del contratto (art. 174 cpv. 3; II CCA 10 settembre 2002 inc. n. 12.2001.192, 3 febbraio 2005 inc. n. 12.2003.110; Rep. 1997 p. 198 consid. 3.4.; BR 1993 n. 215, p. 103; Gauch, op. cit., n. 2696; Gauch, Kommentar zur SIA-Norm 118, Art. 157-190, n. 8 ad art. 174) e ciò in deroga ai principi generali per i quali compete al committente provare l’esistenza di un difetto ( Gauch, op. cit., n. 1507 segg.; Tercier, Les contrats spéciaux, 3 ª ed., n. 4104; Chaix, Commentaire Romand, CO I, n. 74 all’art. 368). Per ogni difetto tempestivamente segnalato e riscontrato, il committente può far valere dapprima unicamente il diritto all’eliminazione del danno da parte dell’imprenditore entro un termine conveniente, ritenuto che se entro tale termine costui non elimina i difetti, il committente ha il diritto di esigere le migliorie dell’opera, una riduzione del prezzo corrispondente al minor valore dell’opera oppure, a determinate condizioni, di recedere dal contratto (art. 169 cpv. 1).

7. A questo stadio della lite è ormai pacifico che t ra le parti sia venuto in essere un contratto di appalto retto, specialmente in punto alla responsabilità per difetti (cfr. doc. 2 art. 8), dalle norme SIA 118. In base a questo regolamento, per quanto qui interessa, l’imprenditore è di principio responsabile dell’esecuzione senza difetti dell’opera (art. 165 cpv. 1), ritenuto che per difetto - come stabilito dall’art. 368 CO, al quale la normativa SIA rinvia ( Gauch, Der Werkvertrag, 4 Gauch ª ed., n. 2648 segg.) - s’intende la sua difformità dalle caratteristiche pattuite contrattualmente, così che deve essere ritenuta difettosa l’opera che presenta caratteristiche non previste dalle parti o che, al contrario, è priva di determinate peculiarità che erano state oggetto di accordo tra di esse o che il committente in buona fede poteva lecitamente attendersi come incluse nell’opera appaltata (art. 166 cpv. 1 e 2). Salvo disposizione contraria, il periodo di garanzia per i difetti dura due anni, decorrenti dal giorno del collaudo dell’opera (art. 172), ritenuto che durante il periodo di garanzia, il committente - in deroga alle disposizioni di legge (art. 367 e 370 CO) - ha il diritto di far valere in ogni momento il diritto derivante dall’accertamento dei difetti (art. 173 cpv. 1). L’onere della prova circa la tempestività della notifica dei difetti incombe al committente ai sensi dell’art. 8 CC ( DTF 118 II 147; Honsell, Schweizerisches Obligationenrecht Besonderer Teil, 5 DTF Honsell ª ed., p. 270). L’imprenditore è responsabile per tutti i difetti segnalati dal committente durante il periodo di garanzia (art. 174 cpv. 1) e, in caso di contestazione, spetta all’imprenditore provare che il difetto segnalato non costituisce una difformità del contratto (art. 174 cpv. 3; II CCA 10 settembre 2002 inc. n. 12.2001.192, 3 febbraio 2005 inc. n. 12.2003.110; Rep. 1997 p. 198 consid. 3.4.; BR 1993 n. 215, p. 103; Gauch, op. cit., n. 2696; Gauch, Kommentar zur SIA-Norm 118, Art. 157-190, n. 8 ad art. 174) e ciò in deroga ai principi generali per i quali compete al committente provare l’esistenza di un difetto ( Gauch, op. cit., n. 1507 segg.; Tercier, Les contrats spéciaux, 3 Rep Gauch Gauch Gauch Tercier ª ed., n. 4104; Chaix, Commentaire Romand, CO I, n. 74 all’art. 368). Chaix Per ogni difetto tempestivamente segnalato e riscontrato, il committente può far valere dapprima unicamente il diritto all’eliminazione del danno da parte dell’imprenditore entro un termine conveniente, ritenuto che se entro tale termine costui non elimina i difetti, il committente ha il diritto di esigere le migliorie dell’opera, una riduzione del prezzo corrispondente al minor valore dell’opera oppure, a determinate condizioni, di recedere dal contratto (art. 169 cpv. 1). 8. Nel caso di specie, prima di esaminare se le striature biancastre riscontrate nel parquet posato dall’attrice costituiscano effettivamente dei difetti, occorre evadere la questione, lasciata indecisa nella sentenza pretorile, circa la tempestività della notifica di quei presunti difetti. Il quesito va senz’altro risolto affermativamente. Dalla documentazione versata agli atti e dalle testimonianze assunte è in effetti risultato che il convenuto ha contestato la difettosità dell’opera già sin dall’agosto 2001 (teste __________ e interrogatorio formale __________), reiterando poi le sue lamentele nel novembre di quell’anno (doc. E) e ancora l’anno successivo (doc. L, M, cfr. pure doc. 3 e H). In tali circostanze è incontestabile che egli abbia ossequiato il termine biennale di garanzia di cui all’art. 173 SIA 118, durante il quale - come detto al considerando precedente - costui può far valere in ogni momento il diritto derivante dall’accertamento dei difetti.

8. Nel caso di specie, prima di esaminare se le striature biancastre riscontrate nel parquet posato dall’attrice costituiscano effettivamente dei difetti, occorre evadere la questione, lasciata indecisa nella sentenza pretorile, circa la tempestività della notifica di quei presunti difetti. Il quesito va senz’altro risolto affermativamente. Dalla documentazione versata agli atti e dalle testimonianze assunte è in effetti risultato che il convenuto ha contestato la difettosità dell’opera già sin dall’agosto 2001 (teste __________ e interrogatorio formale __________), reiterando poi le sue lamentele nel novembre di quell’anno (doc. E) e ancora l’anno successivo (doc. L, M, cfr. pure doc. 3 e H). In tali circostanze è incontestabile che egli abbia ossequiato il termine biennale di garanzia di cui all’art. 173 SIA 118, durante il quale - come detto al considerando precedente - costui può far valere in ogni momento il diritto derivante dall’accertamento dei difetti. 9. Più complicato è invece stabilire se le striature biancastre riscontrate costituiscano effettivamente dei difetti. A questo proposito, è senz’altro a ragione che il convenuto ha evidenziato che, contrariamente a quanto ritenuto dal Pretore, la difettosità del legno posato non poteva essere fatta dipendere dalla natura intrinseca o estrinseca delle striature, ma dalla sua conformità con le norme svizzere emanate in materia (doc. 10), le quali, al pari di quelle europee (doc. 4; mentre il doc. O, d’ignota provenienza, è invece irrilevante), per “altri legni di latifoglie”, categoria alla quale appartiene pacificamente il legno Doussié Africa, consentivano unicamente, per materiale di prima scelta, leggere tracce di scolorimento naturale definite “linee minerali” (cfr. art. 5.2.2.9 doc. 10 e 5.2.2.9 doc. 4). Altrettanto a ragione egli ha quindi rilevato che in base all’art. 174 cpv. 3 SIA 118 spettava all’attrice dimostrare che quelle striature non fossero costitutive di un difetto, fermo restando che, in assenza di ulteriori elementi, non pretesi né dimostrati, si doveva concludere che la denominazione “linee minerali” utilizzata nelle norme presupponeva che il materiale presente nelle venature del legno fosse costituito da semplici depositi minerali oppure, ammesso ma non concesso che nelle stesse fosse possibile anche la presenza di materiale organico, che si trattasse comunque di depositi prevalentemente minerali. Ora, alla luce delle risultanze istruttorie, si deve concordare con il convenuto che la controparte non è stata in grado di recare tale prova e che al contrario, da quanto si è potuto evincere, in particolare dai referti peritali versati agli atti, è semmai risultato il contrario, ovvero che il materiale riscontrato fosse perlopiù di carattere organico. Il perito (di parte) arch. A__________ __________, basandosi sulle analisi allestite dal Laboratorio Tecnico __________, ha in effetti accertato che il materiale di colorazione biancastra presente nelle venature del legno analizzato era di natura organica, molto probabilmente da mettere in relazione con essudati del legno stesso o con il processo della sua lavorazione (doc. N1). Ad analoga conclusione è pervenuto anche il superperito giudiziario H__________ __________, il quale ha stabilito che il materiale che dava luogo alla colorazione biancastra era in parte organico e in parte minerale (superperizia p. 5), aggiungendo in seguito, pur non potendo essere più preciso, che la parte minerale rappresentava meno del 25% del totale (complemento superperizia p. 2). Quanto al perito giudiziario Ad__________ __________, è vero che egli aveva concluso che il legno posato corrispondeva a listoni di Doussié Africa di prima scelta (complemento perizia p. 1); è però altrettanto vero che questi l’aveva fatto ritenendo, senza però aver effettuato alcun esame tecnico per il quale si è dichiarato incompetente (complemento perizia p. 2), che le striature biancastre fossero delle concrezioni minerali (perizia p. 2), rilevando poi, contraddittoriamente - ciò che aveva indotto il primo giudice proprio a far allestire la superperizia (cfr. decisione 28 febbraio 2006) - che le colorazioni biancastre erano “di natura organica e meglio delle concrezioni minerali” (perizia p. 2). In definitiva, dovendosi ritenere che il materiale contenuto nelle venature del legno posato è perlopiù di carattere organico e quindi non può essere annoverato tra le “linee minerali” consentite nel legname di prima scelta, si deve concludere per la sua difettosità, tanto più che, nel dubbio, andava deciso a sfavore dell’attrice, gravata dell’onere della prova.

9. Più complicato è invece stabilire se le striature biancastre riscontrate costituiscano effettivamente dei difetti. A questo proposito, è senz’altro a ragione che il convenuto ha evidenziato che, contrariamente a quanto ritenuto dal Pretore, la difettosità del legno posato non poteva essere fatta dipendere dalla natura intrinseca o estrinseca delle striature, ma dalla sua conformità con le norme svizzere emanate in materia (doc. 10), le quali, al pari di quelle europee (doc. 4; mentre il doc. O, d’ignota provenienza, è invece irrilevante), per “altri legni di latifoglie”, categoria alla quale appartiene pacificamente il legno Doussié Africa, consentivano unicamente, per materiale di prima scelta, leggere tracce di scolorimento naturale definite “linee minerali” (cfr. art. 5.2.2.9 doc. 10 e 5.2.2.9 doc. 4). Altrettanto a ragione egli ha quindi rilevato che in base all’art. 174 cpv. 3 SIA 118 spettava all’attrice dimostrare che quelle striature non fossero costitutive di un difetto, fermo restando che, in assenza di ulteriori elementi, non pretesi né dimostrati, si doveva concludere che la denominazione “linee minerali” utilizzata nelle norme presupponeva che il materiale presente nelle venature del legno fosse costituito da semplici depositi minerali oppure, ammesso ma non concesso che nelle stesse fosse possibile anche la presenza di materiale organico, che si trattasse comunque di depositi prevalentemente minerali. Ora, alla luce delle risultanze istruttorie, si deve concordare con il convenuto che la controparte non è stata in grado di recare tale prova e che al contrario, da quanto si è potuto evincere, in particolare dai referti peritali versati agli atti, è semmai risultato il contrario, ovvero che il materiale riscontrato fosse perlopiù di carattere organico. Il perito (di parte) arch. A__________ __________, basandosi sulle analisi allestite dal Laboratorio Tecnico __________, ha in effetti accertato che il materiale di colorazione biancastra presente nelle venature del legno analizzato era di natura organica, molto probabilmente da mettere in relazione con essudati del legno stesso o con il processo della sua lavorazione (doc. N1). Ad analoga conclusione è pervenuto anche il superperito giudiziario H__________ __________, il quale ha stabilito che il materiale che dava luogo alla colorazione biancastra era in parte organico e in parte minerale (superperizia p. 5), aggiungendo in seguito, pur non potendo essere più preciso, che la parte minerale rappresentava meno del 25% del totale (complemento superperizia p. 2). Quanto al perito giudiziario Ad__________ __________, è vero che egli aveva concluso che il legno posato corrispondeva a listoni di Doussié Africa di prima scelta (complemento perizia p. 1); è però altrettanto vero che questi l’aveva fatto ritenendo, senza però aver effettuato alcun esame tecnico per il quale si è dichiarato incompetente (complemento perizia p. 2), che le striature biancastre fossero delle concrezioni minerali (perizia p. 2), rilevando poi, contraddittoriamente - ciò che aveva indotto il primo giudice proprio a far allestire la superperizia (cfr. decisione 28 febbraio 2006) - che le colorazioni biancastre erano “di natura organica e meglio delle concrezioni minerali” (perizia p. 2). In definitiva, dovendosi ritenere che il materiale contenuto nelle venature del legno posato è perlopiù di carattere organico e quindi non può essere annoverato tra le “linee minerali” consentite nel legname di prima scelta, si deve concludere per la sua difettosità, tanto più che, nel dubbio, andava deciso a sfavore dell’attrice, gravata dell’onere della prova. 10. Ammessa con ciò la difettosità dell’opera e la tempestività della notifica dei difetti, resta ora da esaminare in che misura il convenuto possa trattenere il saldo della mercede di fr. 13'507.50, ovvero se e in quale misura siano fondate le sue pretese compensatorie per l’eliminazione del difetto (fr. 7'000.-), per il deprezzamento del parquet a seguito della necessità di una seconda lamatura (fr. 8'377.-), per lo sgombero del mobilio presente nei locali (fr. 4'000.-) e per il soggiorno in albergo per lui ed il figlio, durante la settimana occorrente per effettuare i lavori (fr. 3'000.-).

10. Ammessa con ciò la difettosità dell’opera e la tempestività della notifica dei difetti, resta ora da esaminare in che misura il convenuto possa trattenere il saldo della mercede di fr. 13'507.50, ovvero se e in quale misura siano fondate le sue pretese compensatorie per l’eliminazione del difetto (fr. 7'000.-), per il deprezzamento del parquet a seguito della necessità di una seconda lamatura (fr. 8'377.-), per lo sgombero del mobilio presente nei locali (fr. 4'000.-) e per il soggiorno in albergo per lui ed il figlio, durante la settimana occorrente per effettuare i lavori (fr. 3'000.-). L’istruttoria di causa ha permesso di accertare che i listoni che presentavano striature biancastre erano localizzati in 3 locali, in quello a sinistra e a destra al piano entrata e nel salotto al piano inferiore (perizia p. 2) e che i più evidenti, quelli della cui difettosità il convenuto si era prevalso (cfr. appello p. 3), erano circa una trentina (perizia p. 2). Ritenuto che le tavole avevano una larghezza variabile tra i 6 e i 9 cm e una lunghezza tra i 50 e i 120 cm (doc. B), ben si può ritenere che quelle difettose interessassero all’incirca 2 mq sui 203 mq posati (doc. B). Secondo il perito giudiziario (perizia p. 2 e complemento perizia p. 1), i difetti riscontrati potevano essere eliminati con due diverse modalità d’intervento: la prima, che comportava una spesa di circa fr. 2'000.- e aveva il vantaggio di non dover svuotare completamente i locali nonché di mantenere l’agibilità degli stessi, prevedeva la sostituzione delle tavole difettose e la successiva lamatura e laccatura delle tavole nuove (rappezzo); la seconda, il cui costo era quantificabile in circa fr. 6-7'000.- ed era più invasiva, prevedeva la sostituzione dei listoni difettati e l’esecuzione di una lamatura completa del parquet, il che, ritenuto che un pavimento con un strato di usura di 8 mm sopportava almeno 5 lamature, comportava un deprezzamento del pavimento del 20%. In concreto la prima modalità d’intervento potrebbe dunque comportare un costo di circa fr. 2'000.-, a cui andrebbe aggiunta una spesa stabilita equitativamente in circa fr. 1'000.- per lo spostamento del mobilio all’interno dei 3 locali interessati dai difetti, mentre sarebbe escluso, visti i pochi locali oggetto dei lavori, che il convenuto e il figlio siano costretti ad assentarsi da casa, oltretutto in un albergo di lusso (doc. 7), nella fase degli interventi; quanto alla seconda soluzione proposta, la stessa, oltre ad una spesa di circa fr. 6'500.-, comporterebbe un deprezzamento del parquet del 25% - siccome lo strato di usura era in realtà di soli 7 mm (cfr. doc. 8) - limitatamente ai 3 locali oggetto dell’intervento, con cioè una superficie interessata non superiore a metà di quella posata, per una somma di circa fr. 4'000.-, a cui andrebbe aggiunto un costo stabilito equitativamente in circa fr. 1'500.- per lo spostamento del mobilio all’interno della casa ma al di fuori dei 3 locali interessati dai difetti, mentre anche in questo caso sarebbe escluso che il convenuto e il figlio debbano soggiornare in albergo durante i lavori. In merito alle due proposte, il perito giudiziario ha tenuto a far rilevare che la seconda, diversamente dalla prima, in base alla quale “il rappezzo potrà essere visibile” (complemento perizia p. 1), permetterà sicuramente di risolvere il problema (complemento perizia p. 1). Questo non significa però ancora che la prima, il cui costo complessivo è di fr. 3'000.-, non permetterà necessariamente di eliminare i difetti e debba con ciò essere scartata a favore della seconda, il cui costo complessivo è di fr. 12'000.-. D’altro canto, però, nemmeno sarebbe giustificato fondarsi acriticamente su quest’altro importo, anche perché tale somma, pari a quasi un terzo della mercede fatturata, appare esorbitante se confrontata con l’interesse del convenuto alla riparazione (DTF 111 II 173; Gauch, op. cit., n. 1749 segg, in particolare n. 1757; II CCA 5 gennaio 1998 inc. n. 12.97.12, 4 settembre 2003 inc. n. 12.2002.162), specialmente poi se si tiene conto del fatto che il difetto è essenzialmente di carattere estetico - il che di principio non deve comunque andare a scapito del committente (II CCA 19 aprile 2000 inc. n. 12.1999.203, 4 settembre 2003 inc. n. 12.2002.162, 13 marzo 2006 inc. n. 12.2005.9, 8 febbraio 2007 inc. n. 12.2006.11, 28 settembre 2007 inc. n. 12.2006.172) - senza alcuna conseguenza sulla resistenza a la funzionalità dell’opera ( Gauch, op. cit., n. 1760), che il tipo di legno scelto avrebbe comunque consentito la presenza di leggere linee minerali, che le tavole difettate sono circa l’1% del totale, che non è oltretutto provato che il difetto sia presente sull’intera tavola ma solo su parte di essa (cfr. fotografie allegate al doc. N1) sicché tale percentuale andrebbe ulteriormente relativizzata, che dalle 3 sole fotografie versate agli atti ed allegate al doc. N1 non risulta che il difetto, sia pure ritenuto non accettabile dal convenuto (doc. L), sia particolarmente grave. Alla luce di quanto precede, stante la natura puramente estetica del difetto, il minor valore può essere stabilito facendo capo a prudente apprezzamento (art. 42 cpv. 2 CO; ICCTF 6 gennaio 1999 in re A. SA/K. consid. 6; II CCA 5 febbraio 2001 inc. n. 12.2000.129, 4 settembre 2003 inc. n. 12.2002.162, 13 marzo 2006 inc. n. 12.2005.9, 17 agosto 2006 inc. n. 12.2005.136; Gauch, op. cit., n. 1667). Viste le particolarità dell’opera, nonché la natura e la gravità dei difetti come sopra evidenziati, appare pertanto congruo, nel caso concreto, dedurre dalla mercede fr. 6'500.- arrotondati, pari a circa il 20% del costo della prestazione fatturata (analoga soluzione in: II CCA 17 agosto 2006 inc. n. 12.2005.136; mentre in II CCA 4 settembre 2003 inc. n. 12.2002.162 e 28 settembre 2007 inc. n. 12.2006.172, la mercede era stata ridotta all’incirca in ragione di metà delle presumibili spese di ripristino).

L’istruttoria di causa ha permesso di accertare che i listoni che presentavano striature biancastre erano localizzati in 3 locali, in quello a sinistra e a destra al piano entrata e nel salotto al piano inferiore (perizia p. 2) e che i più evidenti, quelli della cui difettosità il convenuto si era prevalso (cfr. appello p. 3), erano circa una trentina (perizia p. 2). Ritenuto che le tavole avevano una larghezza variabile tra i 6 e i 9 cm e una lunghezza tra i 50 e i 120 cm (doc. B), ben si può ritenere che quelle difettose interessassero all’incirca 2 mq sui 203 mq posati (doc. B). Secondo il perito giudiziario (perizia p. 2 e complemento perizia p. 1), i difetti riscontrati potevano essere eliminati con due diverse modalità d’intervento: la prima, che comportava una spesa di circa fr. 2'000.- e aveva il vantaggio di non dover svuotare completamente i locali nonché di mantenere l’agibilità degli stessi, prevedeva la sostituzione delle tavole difettose e la successiva lamatura e laccatura delle tavole nuove (rappezzo); la seconda, il cui costo era quantificabile in circa fr. 6-7'000.- ed era più invasiva, prevedeva la sostituzione dei listoni difettati e l’esecuzione di una lamatura completa del parquet, il che, ritenuto che un pavimento con un strato di usura di 8 mm sopportava almeno 5 lamature, comportava un deprezzamento del pavimento del 20%. In concreto la prima modalità d’intervento potrebbe dunque comportare un costo di circa fr. 2'000.-, a cui andrebbe aggiunta una spesa stabilita equitativamente in circa fr. 1'000.- per lo spostamento del mobilio all’interno dei 3 locali interessati dai difetti, mentre sarebbe escluso, visti i pochi locali oggetto dei lavori, che il convenuto e il figlio siano costretti ad assentarsi da casa, oltretutto in un albergo di lusso (doc. 7), nella fase degli interventi; quanto alla seconda soluzione proposta, la stessa, oltre ad una spesa di circa fr. 6'500.-, comporterebbe un deprezzamento del parquet del 25% - siccome lo strato di usura era in realtà di soli 7 mm (cfr. doc. 8) - limitatamente ai 3 locali oggetto dell’intervento, con cioè una superficie interessata non superiore a metà di quella posata, per una somma di circa fr. 4'000.-, a cui andrebbe aggiunto un costo stabilito equitativamente in circa fr. 1'500.- per lo spostamento del mobilio all’interno della casa ma al di fuori dei 3 locali interessati dai difetti, mentre anche in questo caso sarebbe escluso che il convenuto e il figlio debbano soggiornare in albergo durante i lavori. In merito alle due proposte, il perito giudiziario ha tenuto a far rilevare che la seconda, diversamente dalla prima, in base alla quale “il rappezzo potrà essere visibile” (complemento perizia p. 1), permetterà sicuramente di risolvere il problema (complemento perizia p. 1). Questo non significa però ancora che la prima, il cui costo complessivo è di fr. 3'000.-, non permetterà necessariamente di eliminare i difetti e debba con ciò essere scartata a favore della seconda, il cui costo complessivo è di fr. 12'000.-. D’altro canto, però, nemmeno sarebbe giustificato fondarsi acriticamente su quest’altro importo, anche perché tale somma, pari a quasi un terzo della mercede fatturata, appare esorbitante se confrontata con l’interesse del convenuto alla riparazione (DTF 111 II 173; Gauch, op. cit., n. 1749 segg, in particolare n. 1757; II CCA 5 gennaio 1998 inc. n. 12.97.12, 4 settembre 2003 inc. n. 12.2002.162), specialmente poi se si tiene conto del fatto che il difetto è essenzialmente di carattere estetico - il che di principio non deve comunque andare a scapito del committente (II CCA 19 aprile 2000 inc. n. 12.1999.203, 4 settembre 2003 inc. n. 12.2002.162, 13 marzo 2006 inc. n. 12.2005.9, 8 febbraio 2007 inc. n. 12.2006.11, 28 settembre 2007 inc. n. 12.2006.172) - senza alcuna conseguenza sulla resistenza a la funzionalità dell’opera ( Gauch, op. cit., n. 1760), che il tipo di legno scelto avrebbe comunque consentito la presenza di leggere linee minerali, che le tavole difettate sono circa l’1% del totale, che non è oltretutto provato che il difetto sia presente sull’intera tavola ma solo su parte di essa (cfr. fotografie allegate al doc. N1) sicché tale percentuale andrebbe ulteriormente relativizzata, che dalle 3 sole fotografie versate agli atti ed allegate al doc. N1 non risulta che il difetto, sia pure ritenuto non accettabile dal convenuto (doc. L), sia particolarmente grave. Alla luce di quanto precede, stante la natura puramente estetica del difetto, il minor valore può essere stabilito facendo capo a prudente apprezzamento (art. 42 cpv. 2 CO; ICCTF 6 gennaio 1999 in re A. SA/K. consid. 6; II CCA 5 febbraio 2001 inc. n. 12.2000.129, 4 settembre 2003 inc. n. 12.2002.162, 13 marzo 2006 inc. n. 12.2005.9, 17 agosto 2006 inc. n. 12.2005.136; Gauch, op. cit., n. 1667). Viste le particolarità dell’opera, nonché la natura e la gravità dei difetti come sopra evidenziati, appare pertanto congruo, nel caso concreto, dedurre dalla mercede fr. 6'500.- arrotondati, pari a circa il 20% del costo della prestazione fatturata (analoga soluzione in: II CCA 17 agosto 2006 inc. n. 12.2005.136; mentre in II CCA 4 settembre 2003 inc. n. 12.2002.162 e 28 settembre 2007 inc. n. 12.2006.172, la mercede era stata ridotta all’incirca in ragione di metà delle presumibili spese di ripristino). 11. Ne discende il parziale accoglimento del gravame nel senso che la petizione dev’essere accolta limitatamente all’importo di fr. 7'007.70 oltre interessi. La tassa di giustizia, le spese e le ripetibili di entrambe le sedi, calcolate su un valore litigioso di fr. 13'507.70, seguono la soccombenza (art. 148 CPC).

11. Ne discende il parziale accoglimento del gravame nel senso che la petizione dev’essere accolta limitatamente all’importo di fr. 7'007.70 oltre interessi. La tassa di giustizia, le spese e le ripetibili di entrambe le sedi, calcolate su un valore litigioso di fr. 13'507.70, seguono la soccombenza (art. 148 CPC). Per i quali motivi,

Per i quali motivi, richiamati l’art. 148 CPC e la TG

richiamati l’art. 148 CPC e la TG dichiara e pronuncia

dichiara e pronuncia I. L’appello 27 agosto 2007 di AP 1 è parzialmente accolto. Di conseguenza la sentenza 5 luglio 2007 della Pretura del distretto di Lugano, sezione 1, è così riformata:

I. L’appello 27 agosto 2007 di AP 1 è parzialmente accolto. Di conseguenza la sentenza 5 luglio 2007 della Pretura del distretto di Lugano, sezione 1, è così riformata: 1. La petizione è parzialmente accolta. Di conseguenza AP 1 è condannato a versare a AO 1 l’importo di fr. 7'007.70 oltre interessi al 5% dal 18 febbraio 2002.

1. La petizione è parzialmente accolta. Di conseguenza AP 1 è condannato a versare a AO 1 l’importo di fr. 7'007.70 oltre interessi al 5% dal 18 febbraio 2002. 2. La tassa di giustizia e le spese, di complessivi fr. 6'000.-, da anticipare così come anticipate, sono caricate alle parti in ragione di metà ciascuna, compensate le ripetibili.

2. La tassa di giustizia e le spese, di complessivi fr. 6'000.-, da anticipare così come anticipate, sono caricate alle parti in ragione di metà ciascuna, compensate le ripetibili. II. Le spese della procedura d’appello consistenti in:

II. Le spese della procedura d’appello consistenti in: a) tassa di giustizia fr. 550.-

a) tassa di giustizia fr. 550.- b) spese fr. 50.-

b) spese fr. 50.- T o t a l e fr. 600.-

T o t a l e fr. 600.- da anticiparsi dall’appellante, sono caricate alle parti in ragione di metà ciascuna, compensate le ripetibili di appello. da anticiparsi dall’appellante, sono caricate alle parti in ragione di metà ciascuna, compensate le ripetibili di appello. III. Intimazione:

III. Intimazione: Comunicazione alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 1

Comunicazione alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 1 Per la seconda Camera civile del Tribunale d ' appello

Per la seconda Camera civile del Tribunale d ' appello La presidente Il segretario

La presidente Il segretario Rimedi giuridici

Rimedi giuridici Nelle cause a carattere pecuniario con un valore litigioso inferiore a fr. 30'000.- è dato ricorso in materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF), se la controversia concerne una questione di diritto di importanza fondamentale (art. 74 cpv. 2 LTF). Qualora non sia dato il ricorso in materia civile è possibile proporre negli stessi termini ricorso sussidiario in materia costituzionale (art. 113, 117 LTF). La parte che intende impugnare una decisione sia con un ricorso ordinario sia con un ricorso in materia costituzionale deve presentare entrambi i ricorsi con una sola e medesima istanza (art. 119 LTF).

Nelle cause a carattere pecuniario con un valore litigioso inferiore a fr. 30'000.- è dato ricorso in materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF), se la controversia concerne una questione di diritto di importanza fondamentale (art. 74 cpv. 2 LTF). Qualora non sia dato il ricorso in materia civile è possibile proporre negli stessi termini ricorso sussidiario in materia costituzionale (art. 113, 117 LTF). La parte che intende impugnare una decisione sia con un ricorso ordinario sia con un ricorso in materia costituzionale deve presentare entrambi i ricorsi con una sola e medesima istanza (art. 119 LTF).