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"È la fine di più di 50 anni di violenza nel nostro paese: oggi inizia una nuova Colombia, con più libertà e più giustizia sociale": il presidente Juan Manuel Santos ha celebrato la sua rielezione tornando a scommettere sulla trattativa di pace con la guerriglia delle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (Farc), ma senza scordare le molte sfide che restano da affrontare nel suo secondo mandato.
Smentendo le previsioni dei sondaggi, che accreditavano un virtuale pareggio, nel ballottaggio di domenica Santos ha distanziato il rivale conservatore Oscar Ivan Zuluaga, alfiere del no al dialogo con le Farc, di circa un milione di voti, raggiungendo il 50,94% contro il 45,19 dell'avversario: che nel primo turno delle elezioni, lo scorso 25 maggio, lo aveva preceduto con il 29,25% dei voti di fronte al suo 25,58.
"È giunto il momento di unirci attorno a un obiettivo comune, a quello che per ogni nazione è un il valore supremo, ossia la ricerca della pace. È questo il desiderio e il mandato che si hanno consegnato i colombiani", ha insistito il presidente rieletto, nel suo primo discorso dopo la proclamazione dei risultati.
Gli analisti sottolineano che la sofferta vittoria di Santos -che dopo il primo turno ha cambiato completamente la sua campagna- è stata resa possibile grazie al voto di gran parte dell'elettorato di sinistra, dopo l'appoggio del sindaco di Bogotà, Gustavo Petro, e di Clara Lopez, già candidata del Polo Democratico Progressista. Un appoggio che condizionerà ora il suo nuovo mandato, anche al di là della pace con le Farc.
SDA-ATS