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Le banche svizzere saranno ulteriormente messe sotto pressione dall'estero: ne è convinto Walter Wittmann, professore emerito dell'Università di Friburgo, secondo cui "la tournée delle multe è appena cominciata: si andrà molto al di là di quanto è successo con Credit Suisse. I vertici della grande banca dovrebbero inoltre a suo avviso dimettersi, nonostante il sostegno "sospetto" di parte dei media.
In un'intervista pubblicata dal portale economico Cash, Wittmann vede nero per il settore bancario. A suo dire la sanzione da 2,6 miliardi di dollari che Credit Suisse si è vista infliggere negli Usa è solo l'inizio: gli istituti elvetici dovranno fra l'altro far fronte a cause legali per la manipolazione di divise. "Gli americani posso fare quello che vogliono: questo aspetto continua ad essere sottovalutato", fa notare il 79enne.
Per Wittmann il presidente della direzione di Credit Suisse, Brady Dougan, e quello del consiglio di amministrazione, Urs Rohner, dovrebbero dimettersi. "In posizioni simili non si possono fare affari senza essere a conoscenza di ciò che accade. Se loro affermano di non sapere cosa succedeva non hanno il controllo della loro società, oppure mentono".
Wittmann vede in pericolo anche le piccole e medie banche, che da una parte devono far fronte ad elevati costi tecnologici, e dall'altra possono essere messe in ginocchio da una multa negli Usa, senza che nessuno intervenga per salvarle, per poi infine essere rilevate "gratis" da altri.
Sempre secondo Wittmann una banca che potrebbe avere problemi è Raiffeisen, "nonostante dicano di avere tutto sotto controllo": l'istituto presto gestirà un volume di ipoteche maggiore di quello di UBS, fa presente lo specialista, che auspica interventi di natura normativa.
SDA-ATS