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Le misure proposte oggi dal Consiglio federale per rendere il servizio civile meno attraente sono aspramente criticate dal Gruppo per una Svizzera senza esercito (GSsE) e dalla Federazione svizzera del servizio civile (CIVIVA), che ribadiscono la minaccia di referendum se il parlamento dovesse seguire il governo.
Le misure proposte rimettono in questione il diritto all'obiezione di coscienza e al servizio civile stesso, afferma CIVIVA in una nota. Il progetto governativo - aggiunge - "calpesta l'uguaglianza di trattamento tra reclute e civilisti", che già oggi assolvono un servizio lungo una volta e mezzo quello militare.
Con gli otto provvedimenti oggi illustrati il Consiglio federale mette ancora più ostacoli sulla via dei giovani che vogliono fare qualcosa per la società, deplora da parte sua il GSsE, che caldeggia a sua volta il referendum, già minacciato all'avvio della procedura di consultazione nel giugno 2018.
Lisa Mazzone, copresidente di CIVIVA, dubita che il progetto possa superare lo scoglio della Corte europea dei diritti dell'uomo: "L'obbligo di assolvere al minimo 150 giorni di servizio è incompatibile con il principio della parità di trattamento. Questa misura implica che alcuni coscritti dovranno in futuro effettuare un servizio civile molto più lungo del servizio militare".
"Il Consiglio federale dovrebbe chiedersi come mai tante persone non vedano alcun senso nel servizio militare e preferiscano compiere missioni di servizio civile invece di prendersela con loro", rileva dal canto suo Lewin Lempert, segretario del GSsE.