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"Con il suo partenariato con l'est, l'Unione europea (UE) ha preso dei rischi". È quanto ha dichiarato il consigliere federale Didier Burkhalter in un'intervista pubblicata oggi dal quotidiano romando "Le Temps", riferendosi alla crisi ucraina. Il capo del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) ha anche affermato che i Russi comprendono meglio la neutralità della Svizzera rispetto agli Americani.
Secondo Burkhalter, occorre spiegare regolarmente agli Stati Uniti che cosa sia la neutralità elvetica. "È qualcosa di lontano dalla loro cultura", ha rilevato. "La neutralità è vista talvolta come una debolezza da taluni grandi Paesi".
Nell'intervista, il ministro degli esteri svizzero ha anche tenuto a ribadire che l'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) - da lui presieduta nel 2014 - non è soltanto costituita da Stati occidentali. "È un ponte tra Ovest ed Est", ha precisato, aggiungendo che "l'OSCE riconosce la neutralità e rafforza la Svizzera".
A questo proposito il consigliere federale ha ricordato che non è un caso che gli incontri tra Serghei Lavrov e John Kerry si svolgano a Ginevra. Nella città di Calvino "c'è un'atmosfera che consente di mettere sul tavolo le differenze in modo informale e di trovare soluzioni". La Confederazione "fa tutto quello che può per costruire ponti, è quasi nei suoi geni", ha affermato il neocastellano.
Ma il capo della diplomazia elvetica non ha lesinato critiche all'Unione europea. "Occorre essere chiari, con il suo partenariato ad Est l'UE ha preso dei rischi", ha sottolineato Burkhalter, precisando che "non si può far finta che non esista nulla alla frontiera. C'era una necessità di dialogo per realizzare questo programma" con gli Stati dell'ex Unione sovietica. Secondo il ministro degli esteri elvetico, l'Unione europea ha oggi una responsabilità maggiore poiché si è ingrandita notevolmente negli ultimi vent'anni.
Burkhalter ha anche fatto riferimento al discorso da lui tenuto ieri all'apertura dei lavori del Consiglio dei diritti dell'uomo a Ginevra. Il capo del DFAE ha dichiarato che mai dalla fine della Seconda Guerra mondiale vi erano state tante crisi che minacciano la pace nel mondo e ha citato l'ex consigliere federale ticinese Giuseppe Motta, che nel 1915 - in pieno conflitto mondiale - aveva invitato il mondo ad unirsi: "il dovere di ogni svizzero (...) è quello di scongiurare ciò che divide e coltivare ciò che unisce". A distanza di un secolo, secondo Burkhalter, questo spirito resta immutato e il ruolo della Confederazione identico.