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Le due donne della famiglia saltata dal settimo piano si perdevano spesso in discorsi complottisti e survivalisti.
Lo racconta un cameriere di un caffè di Montreux con il quale la madre e la sorella gemella conversavano. E la Polizia vodese conferma la pista.
MONTREUX - Erano complottiste e no-vax, secondo alcune nuove testimonianze, le due sorelle della famiglia che il 24 marzo scorso si è gettata dal settimo piano in centro a Montreux. È quanto rivelato questa settimana dall'emittente francese TF1 in un reportage.
La madre e la sorella gemella si intrattenevano spesso, sempre insieme, sulle terrazze dei bar. E a parlare è proprio un cameriere di un caffè di Montreux che le due frequentavano, con il quale le due si sarebbero più volte confidate. «Davano per scontato che tutti i vaccinati contro il Covid sarebbero morti dopo due anni. Vedevano arrivare la fine del mondo, con carestie, guerre civili, saccheggi. Dicevano che la gente sarebbe impazzita e avremmo iniziato ad attaccarci l'un l'altro. E che ci serviva un piano B». Le due sorelle, continua il cameriere, parlavano di riserve di cibo, acqua potabile e medicine, e di spostarsi fuori dalla città, nel bosco, vivendo in comunità. Un racconto, questo, che spiegherebbe la quantità di pacchi che ogni giorno la famiglia riceveva e che secondo i vicini invadevano il corridoio davanti all'appartamento di Avenue de Casino.
E a dare un ulteriore scorcio sulla vita familiare dei cinque è proprio una loro vicina. «La prima volta che ho visto il padre sono salito in ascensore con lui. Aveva sempre la testa abbassata e non rispondeva nemmeno al "buongiorno". Penso si sentisse a disagio, diventava rosso, sudava. Tra di loro invece sembravano comportarsi in maniera normale, li vedevamo ridere e parlare tra loro. Ma dal momento che compariva qualcun altro era il silenzio». La famiglia, continua il vicino, usciva più che altro durante la notte, e faceva delle passeggiate.
Ma a gelare il sangue è il racconto di quanto successo sentito, o piuttosto non sentito, quel mattino di un mese fa. «Abbiamo sentito il rumore di un mobile che veniva trascinato, forse una sedia o uno sgabello. Ma poi più nulla. Nessun grido, nessuna discussione, nessun litigio».
A confermare la tesi del complottismo è la stessa Polizia cantonale, che ha esaminato i contenuti informatici della famiglia. «Abbiamo potuto stabilire che la famiglia era molto interessata dalle teorie complottiste e survivaliste, ma non abbiamo mai scoperto degli elementi che potevano spiegare questo gesto. Privilegiamo la pista del suicidio collettivo, senza intervento di terzi». Nuove risposte potrebbero però arrivare proprio dal figlio 15enne, unico sopravvissuto del gesto estremo, il cui stato di salute, secondo quanto riferito proprio oggi dalla Polizia cantonale vodese, sarebbe in miglioramento.