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Il pericolo di un attacco terroristico con armi chimiche o biologiche viene giudicato «piuttosto debole» dal Laboratorio AC di Spiez, nel canton Berna. Diffondere agenti nocivi senza il sostegno di uno stato è quasi impossibile.
«Non bisogna lasciarsi andare al panico», afferma Hansruedi Indermühle, portavoce della struttura federale di Spiez. È vero che dopo l'11 settembre l'impensabile è diventato reale. Ma secondo Indermühle il pericolo di un attacco terroristico C o B rimane basso. La produzione di una sostanza pericolosa da parte di una singola persona è sicuramente possibile: il grosso problema è però la sua trasformazione in una forma che può essere usata come arma.
L'attacco alla metropolitana di Tokyo compiuto nel 1995 dalla setta Aum Shinrikyo (Suprema Verità) ha mostrato che l'impiego di una quantità enorme di gas Sarin ha causato solo dodici morti. «Se fosse stata somministrata per via endovenosa, la stessa quantità sarebbe stata sufficiente per uccidere tutta l'umanità», spiega Indermühle. Anche lo spargimento con aerei avrebbe effetti relativamente ridotti: diverse sostanze chimiche e biologiche evaporano o sono rese inattive dai raggi ultravioletti.
Ciò nonostante il pericolo è da prendere seriamente, poiché ad esempio spruzzare pesticidi, in forma concentrata, sopra una città potrebbe avere conseguenze gravi, dice Indermühle. È pensabile anche una contaminazione dell'acqua potabile: ma in tal modo non è possibile un attacco terroristico. Un impiego efficace di armi biologiche o chimiche senza il sostegno dello stato rimane quasi completamente escluso: gli ostacoli finanziari e tecnologici sarebbero troppo elevati per un gruppo terroristico.
swissinfo e agenzie
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