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La trasmissione dei dati bancari di alcuni clienti di UBS alle autorità fiscali statunitensi è conforme alla legge, ha indicato l'organo svizzero di sorveglianza delle banche FINMA, dopo che Tribunale federale amministrativo (TAF) aveva vietato la consegna dei documenti bancari.
Accogliendo una denuncia collettiva contro la decisione della FINMA di trasmettere i dati di circa 300 clienti di UBS sospettati di frode fiscale, venerdì il TAF aveva provvisoriamente vietato all'autorità di vigilanza elvetica, sotto minaccia di un procedimento penale, di consegnare i documenti bancari di otto clienti.
Secondo il TAF, la decisione della FINMA pregiudicherebbe le conclusioni della procedura penale in corso negli USA, influenzandola negativamente. Il verdetto dei giudici svizzeri è però giunto troppo tardi: i dati dei clienti UBS sono già stati consegnati alle autorità fiscali americane mercoledì, nell'ambito dell'accordo raggiunto tra gli Stati Uniti e la banca svizzera, ha comunicato Alain Bichsel, portavoce della FINMA.
«La FINMA ha agito nel rispetto della legge», ha dichiarato sabato Bichsel.
Conseguenze penali
La decisione del TAF è solo un passo procedurale, ha aggiunto Bichsel. UBS, in considerazione delle prospettate azioni legali negli USA, era minacciata nella sua stessa esistenza: «Era nostro dovere decidere in questo modo».
Di avviso contrario Christoph Bandli, presidente del TAF, per il quale la consegna della documentazione bancaria di UBS agli Stati Uniti potrebbe avere conseguenze sul piano penale e di responsabilità civile.
Andreas Rüd, avvocato dei clienti di UBS che si erano rivolti al TAF, ha spiegato che i suoi assistiti potrebbero ora citare in giudizio la stessa Confederazione. Ma per il momento il tema non è di attualità. In primo piano, ha detto il legale, vi è un'altra questione: bisogna capire se e quali dati sono stati effettivamente comunicati.
UBS e FINMA hanno tempo fino al 24 febbraio per prendere posizione sulla decisione del Tribunale amministrativo.
Creare una task force di esperti
Dopo la presa di posizione del governo federale, che si è schierato dalla parte della FINMA, la vicenda UBS è stata pure al centro delle riunioni dei vari gruppi parlamentari.
Secondo il gruppo che riunisce popolari democratici, evangelici ed ecoliberali, il governo non dovrebbe limitarsi a delegare il dossier alla FINMA, ma attuare una strategia chiara. Il Consiglio federale, in tema di finanza e di fiscalità, deve correggere gli errori del passato e assumersi le proprie responsabilità, si legge in un comunicato. Le pressioni esercitata sulla Confederazione, infatti, continueranno ad aumentare.
Il gruppo socialista chiede all'esecutivo svizzero di istituire al più presto una "task force", nell'intento di evitare nuovi danni alla piazza finanziaria dopo i guai causati dal «sistema di evasione fiscale» di UBS negli USA. Una commissione di esperti dovrebbe inoltre definire una «strategia di sviluppo sostenibile» per la piazza finanziaria elvetica, in particolare nel settore della gestione patrimoniale.
Il Consiglio federale, auspica ancora il Partito socialista, dovrebbe instaurare il dialogo con l'estero tramite l'OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), al fine di scongiurare altri tentativi di pressione.
Via chi ha sbagliato
Dal canto suo, il gruppo parlamentare liberale-radicale continua a schierarsi in favore del segreto bancario, reputandolo importante non solo per la piazza finanziaria elvetica, ma anche per tutta l'economia.
Dopo aver ascoltato il presidente del consiglio d'amministrazione di UBS, Peter Kurer, due deputati hanno comunque chiesto che qualcuno paghi. Al telegiornale della Svizzera tedesca, il consigliere agli stati ticinese Dick Marty ha reclamato le dimissioni dei responsabili dell'attuale situazione. In questo modo, ha affermato il senatore liberale radicale, si può ricreare fiducia.
Infine, il gruppo parlamentare UDC (Unione democratica di centro) propone di organizzare un dibattito urgente sul segreto bancario in occasione della sessione primaverile del parlamento. La destra nazionalconservatrice si spinge oltre, chiedendo il ritiro dell'oro della Banca nazionale depositato negli Stati Uniti e il divieto di vendere in Svizzera partecipazioni a fondi americani.
swissinfo e agenzie
Denuncia contro l'UBS
I problemi dell'UBS con la giustizia americana hanno preso avvio un anno fa, in seguito alle rivelazioni dell'ex amministratore patrimoniale della banca Bradley Birkenfeld.
Nel giugno 2008 il collaboratore dell'UBS si è dichiarato colpevole di fronte a una corte federale della Florida, riconoscendo di aver incitato i suoi clienti a ingannare il fisco americano, nascondendo fino a 200 milioni di dollari (circa 208 milioni di franchi) in Svizzera e Liechtenstein.
In seguito, la banca ha riconosciuto i fatti davanti al Senato. L'UBS si è quindi impegnata a chiudere 19'000 conti di cittadini americani gestiti dalla Svizzera e ha deciso di cessare di offrire questo genere di servizi.
Il 18 febbraio 2009 l'UBS ha annunciato di aver raggiunto un accordo con la giustizia americana. In base all'intesa, la banca trasmetterà alle autorità giudiziarie americane i dati di circa 250 suoi clienti che avrebbero frodato il fisco negli Stati uniti.
La principale banca elvetica dovrà inoltre pagare 780 milioni di dollari (400 al fisco e 380 alla Sec, l'autorità di sorveglianza del mercato americano) per evitare una procedura penale e il ritiro della licenza.
Nonostante questo accordo, il 19 febbraio il dipartimento americano della giustizia ha sporto una nuova denuncia nei confronti dell'UBS, chiedendo informazioni su 52'000 clienti americani della banca, che avrebbero depositato 14,8 miliardi di dollari all'estero.