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NEW YORK - Il presidente Donald Trump ha comunicato oggi la sua intenzione di citare in giudizio in Florida Google, Twitter e Facebook per averlo censurato. La querela vale, per estensione, anche per i CEO delle suddette compagnie, ovvero Sundar Pichai, Jack Dorsey e Mark Zuckerberg.
Trump, lo ricordiamo, era stato bandito dai suoi canali social in seguito all'assalto al Campidoglio da lui sostenuto, e mai apertamente condannato. La sua sospensione era stata valutata dalla commissione di vigilanza di Facebook, e poi confermata.
L'ufficializzazione della denuncia conferma una serie d'indiscrezioni pubblicate nella giornata di oggi dall'agenzia stampa AP. «È un davvero un bellissimo sviluppo per la nostra libertà d'espressione», ha commentato l'ex-presidente.
Al di là del fatto che non è davvero chiaro se Trump procederà davvero per vie legali, è molto poco probabile che le sue cause possano portare da qualche parte. Come confermato anche dalla CNN non si tratta della prima causa di questo tipo ad arrivare in tribunale per poi essere respinta.
Questo perché si tratta di piattaforme private, che seguono un regolamento interno e non le leggi americane, e che hanno anche motivato la loro decisione di preservare l'ordine pubblico citando un esempio concreto, quello del Campidoglio.