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Il presidente cipriota, Nicos Anastasiades, presenterà domani ai partiti il "piano B" per evitare la bancarotta dell'isola, dopo che ieri il Parlamento ha bocciato il piano di salvataggio proposto dall'UE. Lo ha annunciato la radio statale al termine di un incontro tra Anastasiades e i ministri del suo governo. La Banca Centrale ha intanto deciso che le banche riapriranno solo martedì prossimo.
Il controverso piano di salvataggio targato UE prevedeva un pesante prelievo forzoso sui depositi bancari per raccogliere 5,8 miliardi di euro da aggiungere ai 10 promessi dall'Eurogruppo. Secondo la tv cipriota, il "piano B" prevedrebbe il prelievo forzoso solo sui conti correnti con oltre 100'000 euro. Se il piano riceverà l'OK dei partiti potrebbe passare già domani al voto del Parlamento.
Le autorità cipriote stanno studiando la possibilità di imporre restrizioni sul movimento dei capitali per contenere il deflusso dei depositi dalle banche dell'isola nel momento in cui, non prima di martedì prossimo, gli istituti di credito riapriranno gli sportelli. La Banca centrale starebbe valutando anche la creazione di una banca-ponte per tenere a freno il deflusso dei depositi e l'istituzione di una "bad bank" in cui fare convergere gli asset tossici.
Proprio per discutere di una legge che preveda restrizioni bancarie da varare in tempi stretti, in serata Anastasiades ha riunito d'emergenza il governo mentre il ministro delle Finanze, Michalis Sarris, da ieri si trova a Mosca per colloqui con il collega russo Anton Siluanov da cui sta cercando di ottenere un prestito di 5 miliardi di euro e l'estensione per cinque anni e ad interessi più convenienti di un prestito di 2,5 miliardi ricevuto due anni fa in scadenza nel 2016.
La richiesta dei creditori internazionali di tassare i depositi, che andrebbe a colpire duramente i capitali russi esportati a Cipro, ha fatto inferocire Mosca: secondo una stima dell'agenzia di rating internazionale Moody's nelle banche cipriote ci sarebbero almeno 31 miliardi di dollari di proprietà russa, 19 dei quali appartengono a società e 12 a istituti di credito.
Dalle informazioni giunte da Mosca, finora i negoziati non hanno avuto successo. Ma i colloqui Sarris-Siluanov proseguiranno anche domani, quando nella capitale russa arriverà il presidente della Commissione Ue, Josè Manuel Barroso.
A Nicosia si cercano comunque altre soluzioni per trovare i soldi che mancano. Secondo una fonte del governo, si sta pensando anche all'eventualità di nazionalizzare i fondi pensioni di società statali e semistatali, che potrebbe produrre tre miliardi di euro, mentre non viene esclusa nemmeno la possibilità di una fusione delle due maggiori banche dell'isola, che ridurrebbe l'importo necessario alla ricapitalizzazione.
Anche l'arcivescovo Chrisostomos II, capo della potente Chiesa greco-ortodossa cipriota, ha detto di essere pronto a mettere gli ingenti beni della Chiesa a disposizione dello Stato per contribuire a far uscire il Paese dalla crisi.
Intanto i rappresentanti dei creditori internazionali si dimostrano intenzionati a dare una seconda possibilità a Nicosia. Mentre nella capitale cipriota la troika UE, BCE e FMI è stata impegnata per tutta la giornata in colloqui con Anastasiades e responsabili della Banca Centrale, il consigliere esecutivo BCE Joerg Asmussen in un'intervista al quotidiano "Die Zeit" si è detto "convinto" che un piano di salvataggio "è nell'interesse di Cipro e di tutti i Paesi membri dell'eurozona", ma ha detto pure che l'Eurotower fornirà liquidità "solo alle banche solventi" dell'isola.
Dal canto suo, la cancelliera tedesca Angela Merkel ha affermato che trovare una soluzione per Cipro è "un dovere" per l'Eurozona, mentre il presidente francese François Hollande ha sottolineato la necessità che Cipro trovi i 5,8 miliardi di "contributo concordato" al piano di salvataggio proposto dall'Ue, auspicando una soluzione "duratura".
SDA-ATS