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Lunedì 19 novembre 2018 alle 09:00
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- "Captain Cook non ha scoperto l’Australia"
Dal punto di vista europeo, l’Australia è una nazione relativamente giovane. Le sue terre furono avvistate per la prima volta a inizio Seicento e, lungo tutto il secolo, ci furono degli sbarchi da parte di esploratori olandesi. Nel 1770 fu la volta del capitano James Cook che sbarcò a Botany Bay, nei pressi di Sydney, prendendo possesso di tutta la costa orientale del continente. A partire dalle missioni di Cook, l’Inghilterra cominciò a interessarsi seriamente al continente australiano e decise di fondare una colonia penale dove inviare i detenuti considerati più pericolosi per la società. Il 26 gennaio 1788, il capitano Arthur Philip, giunto da poco in Australia perché nominato governatore della colonia, inaugurò Sydney. Gli australiani festeggiano ancora quel giorno come l’Australia Day.
C’è un'altra storia legata al continente australiano che comincia però alcuni millenni prima: la storia delle civiltà aborigene d'Australia. Quando gli inglesi decisero di fondare la colonia australiana, si trovarono di fronte a tribù indigene molto ben organizzate, con una cultura complessa e variegata, che soltanto la loro visione razzista e suprematista riuscì a interpretare come primitive. Le civiltà indigene australiane hanno rischiato l’annientamento da parte dei colonizzatori ma sono riuscite a sopravvivere. Le ferite provocate dalla colonizzazione sono ancora aperte ma sono diventate anche una fonte da cui attingere per la creazione artistica. Gli aborigeni costituiscono infatti soltanto una piccola minoranza della popolazione australiana, eppure la loro cultura è viva e, nel campo del cinema, riesce addirittura a rappresentare un’intera nazione a livello internazionale.
Su questi temi abbiamo intervistato Gary Foley, storico attivista aborigeno, professore alla Melbourne University, nonché protagonista della nascita del cinema aborigeno, e Matteo Dutto, ricercatore che si occupa di cinema indigeno in Australia.