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Il Tribunale di polizia ginevrino ha giudicato colpevole un 23enne attivista per aver imbrattato un edificio di Credit Suisse a Ginevra nell'ottobre 2018. Il giovane è stato condannato oggi a 10 aliquote giornaliere da 30 franchi sospese e dovrà inoltre pagare le spese di pulizia per un ammontare di 2'250 franchi richiesti dalla banca.
La sentenza era piuttosto attesa dopo che un mese fa a Renens, nel canton Vaud, la giustizia vodese aveva invocato lo stato giuridico di necessità di fronte all'emergenza climatica per assolvere dodici attivisti che avevano inscenato un'azione di protesta all'interno di una sede di Credit Suisse nel 2018. Il tribunale di polizia di Ginevra non ha quindi seguito la stessa strada dei colleghi vodesi. Da notare che la sentenza odierna riguarda danneggiamenti alla proprietà, mentre i giudici di Renens si erano espressi su una violazione di domicilio.
Per il Presidente del Tribunale ginevrino, le condizioni dello stato di necessità non erano state soddisfatte. Questa nozione implica "un pericolo imminente che non può essere evitato con altri mezzi". Ma nel caso di Ginevra, "c'erano altri mezzi leciti oltre ai danni alla proprietà per far sentire la causa del clima". Se la giustizia "non mette in discussione" l'urgenza della situazione", dipingere una mano rossa su un muro non impedisce il riscaldamento globale. Le depredazioni non erano né necessarie né adattate”.
L'avvocato dell'attivista indica che "discuterà con il suo cliente l'opportunità di appellarsi a questa decisione" e quindi la vicenda potrebbe non chiudersi qui.