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Lo scrittore statunitense Henry Carlisle, che riuscì a portare negli Usa il manoscritto di "Arcipelago Gulag" di Aleksandr Solzhenitsyn, è morto lunedì notte a San Francisco, in California, all'età di 84 anni. L'annuncio della scomparsa, causato dalle complicazioni di una polmonite, è stato dato oggi dalla moglie Olga Andreyev al "New York Times".
Carlisle è autore di una decina di romanzi, tra i quali "Il contratto" (1968), su un appartamento di Lenin in Svizzera, "Il viaggio del primo dicembre" (1972), "L'uomo di Giona" (1984) e "Gli idealisti", incentrato sulla rivoluzione russa.
Come dirigente del Pen Club, l'organizzazione internazionale che sostiene gli scrittori censurati o perseguitati a causa delle loro idee, Henry Carlisle ha portato avanti battaglie di grande risonanza come quella in favore dell'autore russo Andrei Amalrik, che fu imprigionato dopo aver scritto nel 1969 un libro in cui metteva in dubbio la sopravvivenza dell'Urss.
Nel 1967 la moglie di Carlisle incontrò a Mosca lo scrittore sovietico dissidente Aleksandr Solzhenitsyn, che gli affidò i manoscritti di alcuni suoi romanzi, tra i quali "Il primo cerchio" e "Arcipelago Gulag", da portare in Occidente. Insieme Carlisle e la moglie tradussero Solzhenitsyn e trovarono anche gli editori.
Solzhenitsyn non fu però contento della loro opera: accusò la coppia di aver tradotto erroneamente in più punti i suoi libri, di aver guardato più ai soldi che all'aspetto letterario dell'operazione e di essersi comportati "in maniera venale e senz'anima".
La coppia presentò una causa per diffamazione contro Solzhenitsyn davanti a un tribunale federale di San Francisco, ma il giudice respinse l'accusa. Carlisle ha sempre sostenuto però che la sua traduzione ha permesso a Solzhenitsyn di conquistare il Premio Nobel nel 1970.
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