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I colloqui sul programma nucleare iraniano svoltisi a inizio anno in un lussuoso albergo di Ginevra potrebbero essere stati oggetto di un'azione di spionaggio. La Procura federale ha avviato un procedimento penale contro ignoti.
André Marty, portavoce del Ministero pubblico, ha confermato stamane una notizia in questo senso diffusa dalla radio della Svizzera tedesca SRF. All'origine del procedimento vi è un rapporto del Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC).
Nell'ambito di questa operazione, ha detto Marty, il 12 maggio sono state ordinate una serie di perquisizioni, che hanno portato al sequestro di materiale informatico: l'obiettivo era di accertare la presenza di eventuali virus spia.
Il portavoce non è stato in grado di dare ulteriori informazioni su questo presunto cyberattacco, né sui suoi autori, tanto più che il procedimento è ancora in corso.
La vicenda del "grande orecchio elettronico" è stata rivelata ieri dal Wall Street Journal, che ha visionato il rapporto di una grande azienda di cyber-sicurezza con sede a Mosca, la Kaspersky Lab.
Stando a questa società, a sua volta vittima del cyberattacco, il "super virus spia" si sarebbe infiltrato nei sistemi informatici di tre alberghi di lusso europei, dove si sono svolte riunioni delle delegazioni di Teheran e delle potenze mondiali.
Prendendo il controllo dei computer, gli hacker sarebbero stati in grado di usare i sistemi di sorveglianza per registrare conversazioni e video in varie zone degli hotel, anche negli ascensori. La Kaspersky non ha identificato il paese all'origine dell'attacco, ma ha lasciato intendere in vari modi che si tratta di Israele.
Lo Stato ebraico ha seccamente negato qualsiasi responsabilità. Israele, ha detto ieri sera il vice ministro della Difesa Eli Ben-Dahan, non utilizza questi metodi per ottenere informazioni e ha altri mezzi per sapere cosa succede ai colloqui. Sulla stessa linea il viceministro degli esteri Tzipi Hotovely: "un nostro coinvolgimento in questa vicenda è senza basi".
SDA-ATS