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di Andreas Fontana
Svizzera/Argentina/Francia
Produzione
Alina Film: Eugenia Mumenthaler e David Epiney
RTS
Ruda cine
Local Films
Andreas Fontana, regista nominato al Premio del cinema svizzero, usa la lente storica per interrogare la cultura del segreto bancario svizzero. Interrotto nella fase iniziale del montaggio, il film è il ritratto di un banchiere coinvolto nelle turbolenze politiche della dittatura militare in Argentina.
– Julian Ross, Comitato di selezione
Alcuni anni orsono, a passeggio per Ginevra con Mariano Llinás, il discorso è caduto su Hugo Santiago. Hugo era appena scomparso e Mariano, suo grande amico e collaboratore, era diretto a Locarno per presentare il suo labirintico film La Flor (2018). A un certo punto, Mariano mi ha detto: «La cosa buffa è che chiunque abbia visto Invasión è convinto che in Argentina a fine anni Sessanta tutti indossassero completi eleganti. Ovviamente, non è così». È uno degli aspetti sconcertanti di Invasión (1969): trattare il genere fantastico con un rigore tale da rendere qualunque momento totalmente credibile.
Chi è Hugo Santiago? Di lui so molto poco e sono solo voci. Un giovane argentino approdato a Parigi nel 1959, dove grazie a Cocteau conobbe Robert Bresson, che seguì come un’ombra fino a diventarne l’assistente. Un giovane regista che, una volta tornato a casa, andò a trovare il leggendario Jorge Luis Borges per scrivere un film, Invasión. Un regista la cui precisione e attenzione ai dettagli si dice rasentassero l'ossessione.
Che cos’è Invasión? Un film che contiene tutti gli ingredienti del film poliziesco, o del film di spionaggio o di un film resistente o tutte queste cose assieme, la cui potenza radicale risiede nel mistero irrisolto e nell'incessante malinconia dei suoi personaggi. Non dirò altro, ma ritengo che mistero e malinconia siano due motivi eccellenti per andare a vedere un film.
– Andreas Fontana
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