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Gli anni Trenta, nella Storia del cinema, sono segnati dall’avvento del sonoro. Un cambiamento che ha avuto diverse conseguenze. In primo luogo è stata una rivoluzione tecnica che ha influenzato il modo di girare. Infatti questa novità ha imposto diversi cambiamenti al regista. Per esempio ha chiuso le macchine da presa in cabine insonorizzate affinché il loro rumore non venisse registrato dal microfono; un fatto che ha limitato, almeno nei primi anni, la possibilità di movimento della camera. In secondo luogo ha avuto conseguenze economiche. I sistemi per riprodurre il suono erano molto cari e solo le grandi case di produzione potevano finanziarli. Non è un caso che, passato il crollo di Wall Street nel 1929 e l’arrivo di Roosevelt alla Casa Bianca – con il suo piano di rilancio industriale del 1932 – Hollywood diventi un modello per tutto il mondo occidentale. Infatti il cinema sonoro americano, grazie anche allo studio system, fatto di major, star e producer è l’unico che riesce a sostenere tali costi.
In Europa il sonoro si fa strada più lentamente. Due le ragioni principali: la mancanza di risorse finanziarie e la presenza di un elevato numero di lingue sul Vecchio Continente. Questo secondo fattore, accompagnato da un ritardo del sistema dei sottotitoli, rallenta la distribuzione oltre i confini nazionali e, di conseguenza, anche il mercato in cui è possibile mostrare la pellicola è limitato. Per ovviare a questi problemi le produzioni si ingegnano. Non mancano, per esempio, casi in cui un film è girato in versioni differenti. Nel senso che lo stesso regista, sullo stesso set, monta più volte le medesime scene con attori di diversa nazionalità. Oppure ci sono pellicole nelle quali si parlano più lingue, in modo da essere capiti (almeno parzialmente) in più Paesi possibili.
È la Francia a regalare le opere europee più importanti del decennio. In Unione Sovietica, Germania e Italia, malgrado la presenza di strutture produttive più solide, si fa fatica a ripetere gli exploit del muto, probabilmente a causa delle dittature nascenti e della censura sempre più imperante.
Figlio del celebre pittore Auguste, Jean Renoir nasce nel 1894 a Montmartre. Nella sua autobiografia La mia vita, i miei film, si definisce un bambino viziato, un fifone, ma anche curioso e interessato al teatro e al cinema. Durante l’adolescenza si innamora dei primi piani delle attrici dell’epoca: Lillian Gish, Pearl White e Mary Pickford. Ma è grazie alla prima moglie, l’aspirante attrice Catherine Hessling, che inizia a scoprire le possibilità professionali di questa passione. Il suo grande desiderio è infatti quello di trasformare sua moglie in una star e quindi diventa produttore e assistente alla regia del suo primo film Catherine, diretto da Albert Dieudonné, nel 1924. Da quel momento parte la sua carriera che terminerà molto tempo dopo, negli anni Sessanta.