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<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1./2. In numerose risposte a interventi parlamentari il Consiglio federale ha già avuto modo di esprimere la propria posizione per quel che concerne la problematica della crescente tendenza alla violenza nei giovani stranieri (cfr. p.e. 04.5164 - Ora delle domande. Domanda Wobmann Walter, Giovani stranieri violenti; 02.3329 - Interpellanza Schlüer Ulrich, "Secondos". Comportamenti violenti; 01.3451 - Interpellanza Heim Alex, Risolvere i problemi con atti violenti? 01.3445 - Interpellanza Hess Bernhard. Recrudescenza degli atti di violenza commessi da stranieri). Il Consiglio federale ha ripetutamente sottolineato che gli atti di violenza da parte di giovani costituiscono un problema da prendere sul serio e che intende seguirne attentamente gli sviluppi anche in avvenire. È un fatto incontestato che questa tendenza alla violenza da parte di singoli giovani nuoccia gravemente alla reputazione degli stranieri che si comportano perlopiù correttamente.</p><p>I motivi di questi delitti in aumento risiedono nel deterioramento della struttura familiare, nel consumo crescente di stupefacenti, nell'incertezza per quel che concerne l'avvenire professionale o nell'integrazione lacunosa di determinati giovani stranieri. Il problema della violenza è tuttavia assai complesso e può essere fronteggiato solo a lungo termine e a più livelli. Oltre alla Confederazione, esso coinvolge soprattutto i cantoni e i comuni. Con la giustizia penale e le autorità compenti in materia di stranieri, sono chiamate a dare il loro contributo la scuola, la famiglia e le altre strutture sociali.</p><p>A livello federale vi sono diversi uffici competenti in materia di prevenzione, anche nel contesto di temi quali la violenza in generale o la violenza dei giovani. Oltre alla Commissione federale per l'infanzia e la gioventù, anche l'Ufficio federale della sanità pubblica è ad esempio attivo nel contesto di pertinenti progetti di prevenzione.</p><p>La revisione della legge sulla formazione professionale obbliga il Consiglio federale a disciplinare il ricongiungimento familiare dei figli di dimoranti annuali (cittadini di Stati non membri dell'UE/AELS) in modo che sia garantita la formazione professionale di base di questi giovani. Nell'avamprogetto di revisione parziale dell'ordinanza che limita l'effettivo degli stranieri il Consiglio federale ha pertanto introdotto un termine per il ricongiungimento dei figli. Si facilita sensibilmente l'integrazione dei figli, anticipando i tempi del ricongiungimento familiare . Anche la nuova legge sugli stranieri prevede un simile termine per il ricongiungimento familiare.</p><p>3. Accanto a tali misure integrative e preventive, il Consiglio federale reputa giusto sanzionare conseguentemente anche gli abusi esistenti. Anche conformemente al diritto vigente gli stranieri che minacciano l'ordine pubblico o la sicurezza pubblica o che con il loro contegno dimostrano di non voler o non poter osservare il nostro ordine giuridico e gli usi generalmente vigenti, possono essere allontanati o espulsi (cfr. p.e. art. 10 LDDS). Vi è in particolare una violazione della sicurezza pubblica o dell'ordine pubblico in caso di gravi o ripetuti reati contro prescrizioni di legge o disposizioni delle autorità, come pure in caso di mancata osservanza di obblighi di diritto pubblico o privato. La violazione è ammessa anche qualora i singoli atti, senza giustificare di per sé una revoca del permesso, vengono reiterati e lasciano quindi trasparire che la persona interessata non è disposta ad attenersi all'ordine vigente. Nel caso di persone titolari del permesso di domicilio o di persone alle quali la legge conferisce un diritto al rilascio di un permesso di dimora, per il ritiro del titolo di soggiorno è determinante la prassi del Tribunale federale.</p><p>Tali provvedimenti, contenuti anche nella prevista nuova legge sugli stranieri, garantiscono, in casi debitamente motivati, la possibilità di ritirare il titolo di soggiorno. Tuttavia, la decisione di espellere persone titolari del permesso di domicilio spetta, nei casi particolari, alle competenti autorità cantonali.</p>  Risposta del Consiglio federale.