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Principi per la tutela dei monumenti storici in Svizzera
Serie: I 20 anni di Archi (1998-2018)
Per i 20 anni di Archi l'articolo di Bernhard Furrer dal no. 6/2007. «Il patrimonio dei monumenti storici fa parte del capitale di memoria dell’umanità, è uno dei testimoni del suo passato».
Recentemente pubblicata, un’opera quadrilingue presenta i principi verso cui orientarsi nell’approccio al patrimonio costruito svizzero. Questo scritto dovrebbe trovarsi sul tavolo di lavoro di chiunque sia confrontato con le questioni dei monumenti storici, che sia direttore dei lavori, architetto, specialista o politico.
La Commissione federale dei monumenti storici (CFMS) ha preparato una sorta di compendio della dottrina, strutturato in sei capitoli tematici e arricchito da commentari. I principi esposti contengono le basi del lavoro della commissione, derivati in particolare dalla pratica delle perizie e dalle prese di posizione. Attraverso questa pubblicazione, la cfms cerca di migliorare la sensibilizzazione verso i monumenti e i siti archeologici e di presentare le misure preposte ad assicurare la loro preservazione a lungo termine.
Soltanto qualche anno dopo l’istituzione da parte del Consiglio federale, nel 1887, di una commissione di esperti per la conservazione del patrimonio monumentale in Svizzera - commissione che si chiama oggi Commissione Federale dei Monumenti Storici - il celebre storico dell’arte Johann Rudolf Rahn, molto attivo in Ticino, pubblica le sue «Istruzioni per la salvaguardia dei monumenti e per il loro restauro». Da quel momento
vengono redatti e pubblicati ogni due generazioni i pensieri fondamentali che riguardano la conservazione del patrimonio. Visti i cambiamenti importanti susseguitisi nel dominio della deontologia, la CFMS ha giudicato necessario fare il punto sulle riflessioni sviluppate in questi ultimi decenni e formulare una nuova base di lavoro. La pubblicazione aiuta a meglio comprendere la natura dei monumenti storici e dei siti archeologici e presenta le misure da adottare per la loro conservazione a lungo termine.
Un lavoro di tale portata fa parte dei doveri fondamentali della commissione: essa deve infatti consigliare i dipartimenti federali su tutte le questioni fondamentali che toccano la conservazione dei monumenti storici, ed intrattiene rapporti stretti e scambi con tutti i livelli scientifici. Se le pubblicazioni precedenti erano l’espressione di sforzi individuali, il fascicolo presentato è frutto di un lavoro di gruppo, di una grande esperienza teorica e pratica, di una concertazione intensa. In questo modo le differenti sensibilità delle regioni svizzere e le conoscenze specifiche di tutte le professioni che operano in questo ambito - archeologi e conservatori dei monumenti, architetli e storici dell’arte, conservatori-restauratori e specialisti dei materiali - sono stati coinvolti. In ultimo, il testo è stato sottoposto per una discussione tra tutti i responsabili cantonali dei monumenti storici e dell’archeologia.
È importante ricordate che la «Carta di Venezia» del 1964 resta la base di tutte le riflessioni in questo ambito. Non è stata né «corretta», né messa in dubbio. I «principi» si rifanno a tale base. La precisano, e la interpretano in funzione delle realtà attuali di questo paese.
Il capitolo di base si apre con la definizione di bene culturale come un oggetto del passato al quale la società riconosce un valore di testimonianza e esplicita le differenti dimensioni di questa definizione. Il patrimonio dei monumenti storici fa parte del capitale di memoria dell’umanità, è uno dei testimoni del suo passato. Il supporto materiale sul quale ci è pervenuto è il garante della sua autenticità. Il suo valore di testimonianza deriva da tutto un insieme di proprietà (il suo significato culturale o sociale, l’uso che ne è stato fatto nel corso della storia, o la sua qualità artistica). Frammenti di oggetti, oggetti interi, gruppi di oggetti, siti archeologici, località o paesaggi culturali, gli oggetti del patrimonio dei monumenti storici sono dei beni culturali inseriti in un contesto e provengono da tutte le epoche. Comprendere e interpretare i monumenti interessa alla società intera, ogni epoca ne scopre di nuovi e reinterpreta quelli esistenti; è quindi necessario, affinché la nostra generazione e quelle seguenti possano comprendere e interpretare il patrimonio in tutta la sua complessità, conservare l’autenticità degli oggetti che la compongono, cioè l’integrità della loro sostanza e tutti i segni del tempo.
Il secondo capitolo espone le conseguenze ed i principi per la «gestione del monumento storico». La società deve avere il compito di proteggere e di conservare intatti gli oggetti del patrimonio monumentale nel loro doppio carattere di oggetti storici e quali parti del nostro sviluppo attuale. Essa deve catalogarli e designarli ufficialmente come tali.
Il capitolo «Interventi sul patrimonio monumentale» espone gli aspetti pratici dell’approccio al patrimonio costruito. Colloca prima di tutto il principio della perennità, perché la conservazione e lo sfruttamento del patrimonio racchiudono un grande potenziale di sviluppo durabile. Seguono le due esigenze di utilizzazione appropriata e di manutenzione continua, poi la raccomandazione di far precedere tutti gli interventi su un monumento da uno studio che definisca un programma delle misure e stabilisca una documentazione per ogni intervento. Troviamo sotto il titolo «Pianificazione e misure di conservazione» i principi da osservare nel caso di intervento su una costruzione. La conservazione della sostanza storica dell’oggetto ha la priorità: tutti i restauri devono fissarsi come scopo la preservazione dell’autenticità dell’oggetto, non possono quindi dare all’oggetto un’apparenza che i criteri attuali definirebbero perfetta, con il restauro si deve al contrario insistere sulla preservazione del carattere, della patina, compresi i piccoli difetti derivanti dallo scorrere del tempo (valore di vecchiaia). Tutti gli interventi di conservazione e di restauro devono essere il più reversibili possibile, la dimensione e la loro portata ridotti al massimo, si deve riparare piuttosto che rimpiazzare. Bisogna inoltre, per i lavori di conservazione e di restauro, utilizzare materiali e tecniche dei quali si ha una lunga esperienza.
Non ci si dimenticherà nemmeno del contesto intorno all’oggetto monumentale, prima di qualsiasi intervento, bisognerà determinare gli elementi conservati dello sviluppo storico dell’oggetto, i suoi punti di vista caratteristici, specialmente quelli che rappresentano la memoria collettiva dell’oggetto; stabilito questo, si conserveranno gli elementi dello sviluppo storico che sono stati riconosciuti degni di essere protetti. Altri principi concernono il proseguire degli interventi, il ruolo dei servizi specialistici nel gruppo di pianificazione e durante le procedure di autorizzazione, e infine il rapporto tra le norme in vigore ed i monumenti storici.
Il quinto capitolo presenta delle misure particolari, che bisogna applicare solo a determinate condizioni o che è preferibile evitare totalmente. Sviluppa fra gli altri temi i problemi legati alla ricostruzione di oggetti distrutti totalmente o in parte. «Le ricostruzioni permettono di riproporre l’immagine dell’oggetto solo in modo approssimativo. Cancellano il confine tra monumento storico e oggetto storicizzante. Facendo apparire il monumento storico come facilmente riproducibile vanificano l’impegno indispensabile della società a favore della conservazione del patrimonio storico».
I principi precedenti si applicano al patrimonio costruito così come al patrimonio archeologico. II sesto e ultimo capitolo tratta della specificità della conservazione del patrimonio archeologico. Dopo aver evocato il rilevamento, la documentazione e la pubblicazione dei risultati degli scavi archeologici, insiste particolarmente sulla questione della necessità degli scavi archeologici, che non possono essere intrapresi che «devono essere effettuati solo in presenza di una minaccia inevitabile di distruzione della sostanza Arzo -l’importanza degli insediamenti intatti archeologica». Gli scavi in vista di una migliore conoscenza della dimensione e della natura di un sito, allo scopo di assicurarne la conservazione a lungo termine, possono essere ammessi. Scavi con il solo scopo di formazione e di acquisizione di nuove conoscenze non devono essere intrapresi se non eccezionalmente e in circostanze particolari.
È possibile, in una larga misura, comprendere e applicare i «Principi per la conservazione dei monumenti storici in Svizzera» indipendentemente dal quadro culturale, politico, o organizzativo. Tuttavia, allo scopo di far comprendere il contesto istituzionale e politico del paese, una postfazione descrive brevemente la ripartizione dei ruoli nell’archeologia e nella protezione dei monumenti storici in Svizzera.
La Commissione federale dei monumenti storici CFMS è una commissione consultativa specializzata della Confederazione. Consiglia i dipartimenti su tutte le questioni fondamentali che riguardano la protezione del patrimonio culturale e l’archeologia. Coopera, attraverso i suoi consigli, all’applicazione della legge sulla protezione della natura e del paesaggio LPP e all’elaborazione e l’aggiornamento degli inventari degli oggetti di importanza nazionale.
Redige delle perizie sulle questioni della protezione del patrimonio e dell’archeologia secondo le esigenze delle autorità federali, particolarmente nel caso in cui l’adempimento dei compiti federali potrebbe portare dei danni ad un oggetto. Con l’approvazione dei cantoni, può procedere all’esecuzione di perizie per proprio conto o per richiesta di terzi. Alla domanda dell’OFC, da pareri su domande di aiuti finanziari nell’ambito della conservazione dei monumenti storici. Intrattiene una stretta collaborazione e scambi scientifici con tutti i livelli interessati e sostiene i lavori di ricerca teorica.
I venti anni di Archi (1998-2018)
Per festeggiare il ventennale della rivista Archi, una selezione degli articoli più significativi è andata a costituire una timeline, tracciando una linea di continuità tra il 1998 e il 2018. Tutti gli articoli sono contenuti nel dossier «I venti anni di Archi (1998-2018)».