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EDIFICI DA 40 A 48
L’edificio, a pianta trapezoidale, presenta caratteristiche strutturali nettamente diverse rispetto agli altri ambienti scavati: la superficie è mediamente più grande che negli altri casi e i muri raggiungono uno spessore maggiore. L’accesso è inserito nel muro nord ed è suddivisibile in due fasi distinte. La struttura è stata interpretata come una torre in virtù del quantitativo di materiale da crollo presente in situ. Il calcolo teorico dell’altezza dell’edificio, infatti, fatto in base al volume del materiale di crollo interno ed esterno, ha portato ad un’altezza stimata di 7-8m dalla superficie del terreno antistante. Lo spessore irregolare degli stessi perimetrali, la diversa messa in opera delle pietre e i differenti tipi di malta utilizzati, inoltre, lasciano intuire l’esistenza di più fasi edilizie attribuibili a momenti diversi: le datazioni effettuate sulla base di reperti monetali e dell’analisi al radiocarbonio di alcuni campioni di carbone estratti dalla malta di calce indicano la longevità di questa struttura, da calcolare in almeno sette fasi. Gli strati più profondi sembrano riferirsi al Bronzo Finale o alla prima Età del Ferro e hanno restituito frammenti ceramici datanti; una concentrazione di cenere e frustoli di carbone nella parte nord dell’edificio indica la presenza di un focolare. La successiva fase consiste in uno strato di dilavamento composto da terra, pietrisco e schegge, entro il quale sono stati rinvenuti materiali eterogenei: numerosi frammenti di pietra ollare datati tra VIII e XIII secolo, ulteriori frammenti ceramici dell’Età del Ferro e alcune monete, due delle quali datate all’epoca romana. Ceramica invece riferibile al XIV secolo proviene dallo strato di fase 3, contenente altri frammenti di contenitori in pietra ollare, vari oggetti in ferro e resti faunistici che indicherebbero un uso a spazio abitativo o a magazzino. Dopo un altro momento d’abbandono (fase 4), si ha una quinta fase in cui il dislivello tra la roccia affiorante nella parte ovest e il terreno viene colmato con uno strato di riporto costituito da lastre frantumate. Il piano di calpestio che si viene a creare ha restituito reperti in metallo, frammenti di ceramica invetriata e di pietra ollare, altri resti faunistici e monete datanti al XII-XIII secolo; sebbene manchino focolari, si è optato per una funzione abitativa dell’edificio in questa fase, al di sopra della quale si è osservato un nuovo momento di abbandono (fase 6), risultato del crollo del tetto dell’edificio. Tale crollo venne successivamente spianato per porre le basi di un nuovo livello occupazionale, l’ultimo: questo ha restituito reperti metallici e resti carbonizzati di cereali e castagne e di ossi animali, frammenti ceramici invetriati e di pietra ollare. Sulla base dei reperti, si è ipotizzata una funzione abitativa di questa fase più recente, terminata probabilmente a causa dell’incendio che coinvolse e sconvolse tutto l’insediamento. Dopo questi eventi, si è venuto a creare uno strato d’abbandono definitivo, nel quale sono stati rinvenuti bossoli riferibili alla Seconda Guerra Mondiale e al periodo immediatamente successivo.
Posti ad est della torre (E40), fanno parte di un ambiente più grande diviso in due minori, aperti sul lato ovest e comunicanti attraverso un accesso interno che è stato successivamente murato durante una delle successive fasi d’occupazione. Sono state identificate sei fasi distinte, ben riconoscibili soprattutto nell’E41. La prima risale, così come per la torre, al Bronzo Finale o alla Prima Età del Ferro come attestano reperti ceramici. Sopra questo livello viene quindi impostato l’edificio, il cui primo pavimento risulta particolarmente ricco di carboni, cenere e resti di cereali, noci e castagne carbonizzati. Dopo uno strato di abbandono e crollo si ha una ricostruzione, impostata direttamente sul crollo appena livellato; il nuovo livello pavimentale presenta egualmente resti di cenere e frustoli di carbone che si fanno più importanti nell’angolo nordest, dove è localizzato un focolare che indirizza verso un’ipotesi di uso abitativo. Parallelamente, la presenza di scorte carbonizzate indicano un possibile doppio uso come magazzino. L’E42 rappresenta l’unico caso riscontrato finora in cui il materiale di crollo di una fase precedente è stato completamente rimosso al momento della ricostruzione/ristrutturazione. I reperti rinvenuti non sono sufficienti né per capire la funzione dell’edificio né per datarne l’occupazione ma è accettabile l’ipotesi di una sua contemporaneità con l’E41.
L’E43 risulta addossato al muro nord dell’E42; le fasi occupazionali seguono quelle individuate per i due edifici precedenti, con una specularità nei ritrovamenti che indica una simile doppia funzione di abitazione e deposito.
L’edificio, addossato al perimetrale sud dell’E37, è ancora in fase di scavo.
Queste strutture, ancora in fase di ricerca, sono addossate al muro di cinta occidentale del terrazzo superiore, tali che l’E46 risulta ricavato nello spazio del più ampio 45.
Costruito contro il muro di cinta, condivide il suo perimetrale sud-est, dove si apre l’accesso, con l’adiacente E49. Il livello d’uso ha restituito ingenti quantità di castagne carbonizzate, mentre non si è trovata traccia di focolari. Si ipotizza pertanto la funzione di magazzino. Sotto il livello d’uso medievale e il suo strato di livellamento è stato rinvenuto materiale protostorico.
EDIFICIO 47, 49 ,50, 51
Si tratta di strutture ancora oggetto d’indagine, collocate nella parte superiore del terrazzo più alto e poste direttamente lungo il limite occidentale dell’insediamento.