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Emozioni e professionalità nel dibattito: i partiti svizzeri hanno qualcosa da imparare dalle elezioni americane.Questo contenuto è stato pubblicato il 28 ottobre 2004 - 11:35
Da destra a sinistra, i partiti svizzeri osservano con attenzione i due candidati alle presidenziali statunitensi.
Gli esperti dei quattro principali partiti svizzeri non hanno difficoltà ad elencare le differenze tra la cultura politica americana e quella elvetica: «Siamo strabiliati dalle dimensioni della campagna elettorale, dalla sua professionalità e dalla disponibilità di fondi», afferma per esempio Christian Weber, segretario politico alla centrale del Partito liberale radicale.
Socialisti e democristiani si associano all'analisi, ma al contempo mettono in guardia dall'idea di copiare senza riflessione i modelli utilizzati d'oltreoceano.
«Gli elettori svizzeri non vedrebbero di buon occhio una telefonata o la visita a casa di un militante di un partito politico per farsi convincere di votare per l'uno o l'altro candidato», afferma Reto Nause, segretario generale del Partito democratico cristiano (PDC).
Anche il politologo Georg Lutz dell'Università di Berna registra delle differenze fondamentali nello stile: «I partiti svizzeri non dispongono di grossi fondi finanziari. E inoltre il sistema politico è basato sul consenso. È solo da pochi anni che l'Unione democratica di centro ha svoltato a destra, introducendo uno stile basato sul confronto».
Inevitabile?
L'esperto ritiene che il successo della nuova destra parlamentare è legato a due fattori: la pianificazione strategica, definita a lungo termine, e la nuova strategia di comunicazione. Ma al contempo Lutz suggerisce agli altri partiti di non adottare la stessa tecnica senza un'attenta riflessione: «Le semplificazioni estreme dei temi e l'aggressività non sono sempre paganti. Si tratta di una questione di stile cui i partiti di centro-destra devono misurarsi».
Per il democristiano Nause, stile e messaggio definiscono la affidabilità di un partito e sono al contempo una colonna portante della cultura politica. In evidente contrappunto con una recente campagna dell'UDC, Nause aggiunge: «Chi non si preoccupa del cattivo stile, non si preoccupa nemmeno delle conseguenze» per tutta la cultura politica.
Da parte sua, Jean-Philippe Jeannerat, portavoce del Partito socialista, afferma che le emozioni sono un elemento centrale nella politica. «Ma è un'arma a doppio taglio: c'è sempre il pericolo di manipolare il dibattito sulle spalle del prossimo; gli stranieri per esempio».
Emozioni
Secondo il portavoce socialista ci vogliono dei limiti chiari e un'autorità di controllo indipendente che vegli sugli abusi. Anche il liberale-radicale Christian Weber auspica un controllo delle emozioni; non bisogna mai perdere d'occhio l'obiettivo, cioè trovare delle soluzioni per i problemi politici.
L'UDC viene dunque accusata di utilizzare, analogamente alla politica statunitense, sempre con più insistenza le emozioni per trasportare il proprio messaggio politico. «Bisogna fare la voce grossa, se si vuole essere ascoltati», si giustifica Roman Jäggi, portavoce del partito che negli ultimi dieci anni ha saputo raddoppiare il numero dei suoi elettori. E aggiunge: «Gli altri partiti si muovono comunque nella stessa direzione, che lo ammettano o no».
Jäggi respinge inoltre la critica di «americanizzazione» lanciata dagli altri partiti contro l'UDC. Per lui un messaggio forte ha bisogno di parole decise: «La politica svizzera è fatta di continue campagne, perché è il suo sistema di democrazia diretta che lo vuole».
Interessati
La maggior parte dei partiti è concorde su alcuni elementi, comunemente applicati negli Stati Uniti. In particolare l'organizzazione dei congressi suscita interesse, per l'efficacia mediatica e il coinvolgimento popolare.
Inoltre l'UDC sta valutando la possibilità di reclutare dei giovani membri con inserzioni e volantini, adottando uno stile più adatto alle nuove generazioni legate al mondo dei media.
Il Partito socialista incoraggia la presenza più marcata delle persone di spicco e di altri VIP ai suoi congressi. I personaggi popolari attirano infatti l'interesse dei potenziali elettori.
Si ritiene inoltre che i politici a tutti i livelli hanno bisogno di maggiore dimestichezza con i media elettronici. «I nostri politici devono imparare a confrontarsi con le domande critiche dei giornalisti delle radio e TV private», afferma Jean-Philippe Jeannerat.
I cristiano-democratici vogliono invece rafforzare le campagne mirate su alcuni gruppi della popolazione. Per questo hanno già realizzato una banca dati con gli indirizzi ritenuti interessanti anche oltre il limite degli iscritti al partito.
Ricerca dei fondi
Una differenza fondamentale, rispetto agli USA, è il finanziamento dei partiti; in Svizzera le formazioni politiche non hanno diritto a fondi pubblici. La cosa non cambierà nei prossimi anni.
Ma la politica costa sempre di più e si impone dunque una strategia che faccia confluire più fondi nelle casse dei partiti. Da gennaio a ottobre, i democratici statunitensi sono riusciti a raccogliere un miliardo di franchi; un record che fa impallidire gli omologhi confederati.
I socialisti auspicano un maggiore sostegno da parte dello Stato: «Vogliamo che si arrivi in un futuro prossimo ad un contributo pubblico per i partiti rappresentati in parlamento», afferma Jeannerat. Con delle regole chiare si vuole sostenere il lavoro fondamentale che questi svolgono per il processo democratico. Ma la maggioranza di centro-destra si oppone strenuamente ad un simile passo.
La centrale PDC punta il dito sui vari scandali registrati nei paesi confinanti: in Germania come in Italia, il finanziamento ai partiti è scivolato nell'illegalità, dimostrandone l'inefficacia. Ma se non soldi, nessuno è contrario ad un sostegno logistico da parte delle autorità. Per esempio sostenendo di più il lavoro dei parlamentari, come suggerisce il portavoce liberale-radicale.
Per l'esperto Georg Lutz, a lungo termine non c'è alternativa ad un finanziamento pubblico del lavoro politico svolto dai partiti. Questo non sostituirà la ricerca di fondi, che dovrà essere professionalizzata sul modello americano, ma una base pubblica garantirà una maggiore efficacia del sistema politico elvetico.
swissinfo, Urs Geiser
(traduzione: Daniele Papacella)
Fatti e cifre
La Svizzera non conosce un finanziamento pubblico dei partiti.
I parlamentari sono occupati a tempo parziale e hanno dunque un altro lavoro per sbarcare il lunario, questo limita il loro impegno in prima fila per il partito.
Le centrali nazionali sono relativamente deboli, rispetto alle sezioni cantonali.
Negli ultimi anni si assiste ad una maggiore coordinazione e centralizzazione di campagne e attività.
La comunicazione mediatica impone inoltre una revisione delle classiche strategie di partito.
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