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Sessantacinque anni fa la prima bomba atomica della storia esplose su Hiroshima aprendo una nuova era. Dalla fine della guerra fredda sono stati compiuti passi in avanti in materia di disarmo nucleare ma molto resta ancora da fare, osserva l'esperto Kurt R. Spillmann.
Secondo Spillmann, il Trattato di non proliferazione nucleare (Tnp) del 1970 si è dimostrato uno "strumento utile". Ma sia il Tnp, sia la progettata Convenzione sulle armi nucleari, ancora più restrittiva, sia l'iniziativa per il bando delle armi nucleari proposta dalla Svizzera, sono veramente efficaci soltanto se le potenze atomiche sono disposte ad istituire organi di controllo con ampi poteri.
Ma proprio su questo punto, il fondatore dell'Istituto di politica di sicurezza del Politecnico federale di Zurigo constata che vi sono ancora gravi lacune.
swissinfo.ch: A 65 anni dai bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki, il mondo è confrontato con una serie di grossi problemi: riscaldamento del pianeta, terrorismo internazionale, povertà, migrazioni, scontri interculturali e interreligiosi, crisi finanziaria ed economica. Dove si colloca la questione del disarmo?
Kurt R. Spillmann: Dalla fine della guerra fredda, nell'opinione pubblica il problema ha perso interesse. Vi sono solo tre eccezioni che attirano ancora l'attenzione: la Corea del Nord, l'Iran e Israele. Eppure in realtà il problema è rimasto importante.
swissinfo.ch: Si può dire grazie al Trattato di non proliferazione del 1970, se dopo Hiroshima e Nagasaki non sono più state utilizzate armi atomiche, nonostante la corsa agli armamenti durante la guerra fredda?
K.R.S.: Non farei un nesso così diretto. Il Trattato di non proliferazione nucleare è uno strumento utile per mettere a freno le ambizioni di diversi paesi in via di sviluppo di voler diventare delle potenze atomiche.
Gli esempi di India, Pakistan, Sudafrica, Brasile e Israele mostrano però che, nonostante il trattato, vi sono paesi che sono riusciti ad entrare in possesso di armi nucleari o vi sono arrivati vicini.
Ciò nonostante, considero il trattato come uno strumento utile. Esso consente alle potenze nucleari di esercitare pressioni contro la proliferazione di armi atomiche.
swissinfo.ch: : La Convenzione sulle armi nucleari potrebbe aprire la strada a un mondo senza armi nucleari?
K.R.S.: Questo strumento non esiste ancora. Si tratta piuttosto di una sorta di fantasticheria – molto lodevole – che vuole che gli Stati concludano una convenzione globale in cui dichiarano di rinunciare alle armi atomiche.
L'efficacia di un simile strumento dipende sempre dalla volontà dei membri di creare istanze di controllo dotate dei necessari poteri, in modo da consentire anche di imporre la convenzione.
Quale "cane da guardia" dell'ONU, l'Agenzia internazionale per l'energia atomica (AIEA) ha dei poteri solo finché ha il sostegno dei membri del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite.
È importante che ci sia questo strumento. Ma non bisogna sperare che possa liberare il mondo dalle armi nucleari. Una volta che è stata scoperta la bomba atomica, non si può più tornare indietro. È estremamente difficile tenere sotto controllo questo pericolo latente.
swissinfo.ch: La Svizzera ha promosso un'iniziativa per bandire le armi atomiche tramite una convenzione internazionale, analogamente alle armi chimiche e biologiche. Ha delle probabilità di successo?
K.R.S.: Per ora no. L'iniziativa va nello stesso senso della convenzione generale sul disarmo. Vale la stessa regola: una simile convenzione funzionerebbe soltanto con organi di controllo dotati dei necessari poteri. Purtroppo si è ancora molto lontani da tale situazione.
swissinfo.ch: Dunque manca la volontà politica delle grandi potenze nucleari?
K.R.S.: Esatto. È come con l'ONU. È uno strumento straordinario, che fornisce ai popoli regole con le quali organizzarsi. Permette di evitare delle violenze, poiché i conflitti possono essere risolti con negoziati.
Ciò vale anche per la questione del disarmo nucleare. Occorre tuttavia il presupposto della volontà e del consenso dei membri sulle misure di controllo e la loro applicazione.
Fa però difetto la disponibilità per una cooperazione internazionale e l'imposizione di queste regole, come dimostra la storia. George W. Bush, ma anche altri presidenti degli Stati Uniti in precedenza, hanno mostrato solo disprezzo per l'ONU.
swissinfo.ch: Riguardo all'Iran, cosa significherebbe per la regione del Vicino e Medio Oriente se Teheran disponesse di armi atomiche?
K.R.S.: L'Iran, che è uno Stato con un'antica cultura e un'ottima organizzazione, guadagnerebbe molto prestigio e potenza.
Sono però convinto che l'Iran non le utilizzerebbe comunque, poiché esistono molte armi nucleari nel mondo.
C'è però il pericolo che organizzazioni islamiche fondamentaliste riescano ad entrare in possesso di armi atomiche. Al Qaida aspira apertamente a ciò. Per questo il Pakistan rappresenta un potenziale di pericolo nettamente superiore all'Iran.
Renat Künzi, swissinfo.ch
(Traduzione dal tedesco: Sonia Fenazzi)
Bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki
La bomba sganciata il 6 agosto 1945 alle 8.16 su Hiroshima dall'Enola Gay uccise sul colpo tra 70'000 e 80'000 persone, quasi esclusivamente dei civili. Nove edifici sui 10 vennero completamente rasati al suolo. Nei mesi e negli anni seguenti il bombardamento, le radiazioni fecero decine di migliaia di vittime. Si stima che complessivamente i morti siano stati più di 200'000.
Nagasaki fu colpita tre giorni dopo. La bomba fu sganciata a circa 4 km a nord-ovest dal punto previsto, in una zona industriale. Le vittime furono comunque moltissime. Circa 40'000 delle 240'000 persone residenti nella città furono uccise all'istante dell'esplosione e altre 40'000 morirono nei mesi seguenti.
Una bomba svizzera?
Nel 1946 il governo svizzero istituì una commissione di studio per le questioni nucleari, incaricata anche di vagliare la possibilità della Svizzera di dotarsi di armi atomiche.
Negli anni 1953-55 trattative segrete permisero alla Svizzera di procurarsi 10 tonnellate di uranio. Nel 1958 il governo espresse parere favorevole alla domanda presentata l'anno prima dalla Società svizzera degli ufficiali di dotare l'esercito di armi nucleari e chiese al Dipartimento militare di studiarne le implicazioni.
Nel 1962 il popolo svizzero respinse un'iniziativa popolare per la proibizione delle armi nucleari. In questi anni il contesto cambiò però radicalmente: da un lato i negoziati per un trattato di non proliferazione nucleare sembravano avviati sulla buona strada, dall'altro si cominciava a nutrire dubbi sull'efficacia militare di queste armi, soprattutto per un paese come la Svizzera.
Con la firma nel 1969 del Trattato di non proliferazione nucleare, la Svizzera mise progressivamente da parte l'opzione atomica, che ad esempio non veniva più menzionata nel rapporto sulla politica di sicurezza del 1973.