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Sì borghese alla legge sul personale federale
La Confederazione deve ammodernare la politica di gestione del personale. È quanto afferma il comitato di un centinaio di parlamentari borghesi che sostengono la legge sul personale della Confederazione, in votazione il 26 novembre.
La nuova legge sul personale della Confederazione, combattuta da referendum, pone fine a un sistema «polveroso e limitato», che risale al 1927, ha dichiarato venerdì alla stampa il consigliere agli Stati Franz Wicki (PPD/LU). Abolisce lo statuto di funzionario e introduce contratti di lavoro di diritto pubblico. Concerne circa 110 000 collaboratori dell'amministrazione, La Posta e FFS.
I contratti, individuali, potranno essere disdetti da entrambe le parti. Inoltre, la partecipazione dei partner sociali è prevista nella legge che obbliga la Posta e le FFS a stipulare convenzioni collettive. Il comitato «Sì a una legge moderna sul personale della Confederazione» rifiuta dunque la tesi degli avversari secondo cui con la nuova legge si apre la via allo smantellamento della funzione pubblica.
Al contrario - ha sottolineato il consigliere agli Stati Rolf Büttiker (PLR/SO) - il personale federale resterà privilegiato. In fatto di protezione contro i licenziamenti, agli impiegati della Confederazione saranno applicate regole più favorevoli rispetto agli altri salariati. Secondo Wicki la legge non comporta dunque uno smantellamento sociale, ma introduce una nuova cultura aziendale e lavorativa. In materia salariale sarà soppresso l'automatismo legato all'anzianità.
Le buone prestazioni saranno compensate da premi e supplementi salariali. Fissando obiettivi e valutando i risultati - ha osservato il consigliere nazionale Jean-Paul Glasson (PLR/FR) - gli impiegati saranno maggiormente responsabilizzati.
Il suo collega Hermann Weyeneth (UDC/BE) ha affermato che la nuova legge renderà la Confederazione competitiva sul mercato del lavoro, incoraggerà gli scambi di personale con il settore privato e permetterà di usare meglio i fondi pubblici. Inoltre - ha ricordato Weyeneth - la maggioranza dei cantoni ha già abbandonato la statuto di funzionario o lo farà prossimamente.
I membri del comitato, composto di rappresentanti di PLR, UDC, PPD e PLS, sono tuttavia consapevoli della forte opposizione espressa dalla parte latina del paese. Delle 84 775 firme raccolte dall'Unione federativa del personale delle amministrazioni e delle imprese pubbliche, oltre la metà proviene infatti dalla Svizzera romanda e dal Ticino. Di conseguenza - ha ammesso Glasson - sarà più difficile far passare la legge in queste regioni in cui il dibattito è più aspro.
swissinfo e agenzie
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