Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01049.jsonl.gz/1051

Licenziamenti di massa come quelli vissuti dopo la crisi finanziaria del 2008: li prevede Hans Hess, presidente di Swissmem, l'associazione padronale dell'industria delle macchine, elettrotecnica e metallurgica (Mem), fortemente orientata all'esportazione.
Allora andarono persi 20mila impieghi e uno scenario del genere potrebbe ripresentarsi nei prossimi anni, afferma Hess in dichiarazioni riportate oggi dalla Neue Zürcher Zeitung. Attualmente il comparto Mem dà lavoro a circa 325'000 persone in Svizzera.
Il manager 65enne sembra quindi aver cambiato opinione rispetto ad alcune settimane or sono: nella conferenza stampa annuale della sua organizzazione, a inizio marzo, aveva detto che lo strumento del lavoro ridotto sarebbe stato sufficiente per superare la crisi senza operare licenziamenti. Hess era finito al centro delle polemiche in Ticino a fine marzo, quando aveva pubblicamente criticato il lockdown imposto dal Cantone per proteggere la popolazione cal coronavirus. Il presidente di Swissmem allora aveva sostenuto che una mossa del genere avrebbe danneggiato irreparabilmente l'economia.
Due settimane fa Swissmem ha pubblicato i dati relativi al primo trimestre: i ricavi delle aziende del settore si sono contratti del 5,7%. L'associazione aveva comunque sottolineato che l'impatto maggiore della pandemia è atteso nel secondo e terzo trimestre.