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I media online vanno sostenuti mediante 30 milioni di contributi federali e un importo di 120 milioni di franchi va destinato al finanziamento indiretto della stampa. Dopo un dibattito durato oltre cinque ore, il Consiglio nazionale ha adottato la nuova legge in materia per 111 voti a 67 e 17 astensioni.
Oltre al pacchetto di aiuti in favore dei media, la Camera del popolo si è pure pronunciata per maggiori restrizioni nei confronti della SSR. Il dossier ritorna al Consiglio degli Stati per appianare alcune divergenze.
Durante le lunghe discussioni, tutti i gruppi parlamentari hanno sottolineato l'importanza dei media e le difficoltà in cui versano attualmente. Gli aiuti devono consentire di evitare un impoverimento dell'offerta durante gli anni di transizione che deve affrontare la stampa, ha indicato Frédéric Borloz (PLR/VD) a nome della commissione.
Il vero giornalismo si fa sempre più raro, ha deplorato Christian Wasserfallen (PLR/BE), criticando quella che definisce una "corsa ai clic". "Se si vogliono combattere le 'fake news', abbiamo iniziato con il piede sbagliato", ha aggiunto.
Secondo l'UDC, con il progetto si ha l'impressione di essere in un bazar. "Chi vince è colui che ottiene più soldi dallo Stato", ha sottolineato Gregor Rutz (UDC/ZH). "I media dicono peste e corna sulle sovvenzioni accordate all'agricoltura, ora forse le cose cambieranno", ha rincarato Philipp Matthias Bregy (Centro/VS).
Per la sinistra, i media devono invece essere sostenuti per mantenere la fiducia del pubblico, mentre quest'ultima si sta erodendo. Isabelle Pasquier-Eichenberger (Verdi/GE) ha deplorato la "tendenza alla frammentazione" dell'informazione regionale nella Svizzera romanda, dove un gruppo svizzero-tedesco controlla il 70% del mercato, riferendosi a TX Group.
I media devono far fronte a cambiamenti strutturali, con in particolare un dimezzamento degli introiti pubblicitari, e gli aiuti devono permettere di attraversare questo periodo, ha rilevato dal canto suo la consigliera federale Simonetta Sommaruga. Non bisogna forzare la transizione, ha tuttavia aggiunto, ritenendo che spetta agli stessi media fissare la propria strategia.
Come detto, i deputati si sono espressi in favore di un contributo federale di 30 milioni all'anno per i media elettronici. Lo scorso autunno il plenum aveva rinviato il progetto in commissione proprio allo scopo di integrare tale tema nella nuova legge.
Non occuparsi di questi nuovi tipi di media sarebbe una grave negligenza, ha sottolineato Jon Pult (PS/GR). Sarebbe inoltre difficile spiegare ai lettori che quando sfogliano un giornale cartaceo questo è sostenuto, mentre ciò non avviene quando leggono un articolo online, ha aggiunto la ministra della comunicazione.
Per la maggioranza della Camera del popolo, i media online devono finanziarsi però il più possibile sul mercato e non dipendere sul lungo termine da sovvenzioni, ha spiegato l'altro relatore commissionale Philipp Kutter (Centro/ZH). Il plenum ha quindi deciso di fissare al 60% del giro d'affari la percentuale massima del contributo.
Una minoranza di sinistra ha invece proposto invano di fissare la quota massima all'80%, volendosi così adeguare al Consiglio federale e al Consiglio degli Stati. A suo avviso, mentre i grandi editori possono già beneficiare di aiuti indiretti, i piccoli gruppi mediatici potranno produrre contenuti online soltanto con una percentuale più elevata.
Con 112 voti a 79 e 4 astenuti, la Camera del popolo si è inoltre espressa a favore del mantenimento della cosiddetta clausola holding allo scopo di evitare una concentrazione ancora più forte dei media. In questo caso, la destra si è opposta invano, ritenendo che le grandi imprese mediatiche propongono diverse offerte online e contribuiscono già alla diversità, con svariate redazioni regionali.
Prima di pronunciarsi sui media elettronici, il Nazionale ha affrontato il tema degli aiuti indiretti alla stampa, ossia della distribuzione regolare e mattutina dei quotidiani e dei settimanali in abbonamento. Alla fine il plenum si è allineato alla versione del Consiglio degli Stati, concedendo un totale di 40 milioni, somma che coprirà la distribuzione mattutina e domenicale.
I deputati hanno inoltre sostenuto l'importo di 30 milioni di franchi avanzato dai "senatori" per gli aiuti indiretti destinati alla stampa associativa e delle fondazioni, approvando proposte in tal senso di Pasquier-Eichenberg e Fabio Regazzi (Centro/TI). La maggioranza commissionale avrebbe voluto attenersi a 20 milioni.
"Volete sostenere qualcosa che finirà in un museo?", ha chiesto provocatoriamente Katja Christ (PVL/BL), per la quale la strategia deve orientarsi verso il futuro. "Sostenere la stampa cartacea non è molto innovativo, ma è un cerotto necessario", le ha replicato Pult.
I deputati hanno inoltre deciso, con 122 voti contro 69 e 4 astenuti, di completare il progetto con un articolo che limita la pubblicazione di testi sui siti online della Società svizzera di radiotelevisione. "Indebolire la SSR non risolve il problema degli editori", ha esortato invano Pult.
Vi sono già restrizioni su ciò che la SSR può pubblicare, hanno ricordato vari oratori. Esse si fondano su trattative passate e nuove limitazioni potrebbero avere conseguenze non opportune, ha sottolineato inutilmente anche la consigliera federale Sommaruga.
I deputati non hanno invece voluto vietare, oltre alla pubblicità, pure i partenariati di sponsoring con la SSR. Con essi si è potuto aumentare la quota del canone per i diffusori regionali dal 6 all'8%, è stato rilevato in aula.
Le istituzioni che forniscono offerte di formazione ai giornalisti devono inoltre beneficiare di un sostegno finanziario. Il Nazionale ha voluto ampliare questa possibilità sopprimendo la nozione di istituzioni "indipendenti" nella proposta del Consiglio federale.
Il plenum ha anche deciso di fissare in maniera più precisa le prestazioni delle agenzie di stampa che hanno diritto a un sostegno finanziario. Si tratta di garantire un'offerta equivalente in tedesco, francese e italiano e di vietare la distribuzione di dividendi durante il periodo dell'attribuzione del sostegno finanziario.
I deputati non hanno invece voluto che la Confederazione sostenga finanziariamente l'attuazione di buoni media destinati ai giovani. Se l'idea è allettante, i dettagli di questa proposta dell'ultimo momento sono ancora troppo vaghi, hanno sottolineato vari oratori, in particolare per quanto riguarda la questione del finanziamento.
Il pacchetto di aiuti - che ha una durata limitata di 5 anni sia per la promozione indiretta della stampa che per l'intera legge sulla promozione dei media online - torna dunque ora agli Stati.