Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01243.jsonl.gz/706

La nostra fede ha dei misteri che non sono spiegabili alla mente umana. Lo sappiamo, lo pronuncia lo stesso sacerdote durante la Santa Messa: “mistero della Fede”.
Quasi diametralmente opposta alla Fede appare per cui spesso la scienza che studia ed analizza il nostro mondo con formule matematiche. Eppure, l’una non esclude l’altra, come spesso si tende a pensare.
Georges Lemaître, uno scienziato sacerdote
Nell’ambito della discussione sui rapporti tra scienza e fede è importante rifarsi all’esperienza di Georges Lemaître che essendo sia un fisico importante che un sacerdote incarna per così dire il problema. Prima di tutto premetto alcuni dati biografici: Georges Lemaître è nato a Charleroi in Belgio nel 1894 e dopo gli studi di matematica e fisica all’università di Lovanio, ha preso il dottorato negli Stati Uniti presso lo MIT a Cambridge (Massachusetts) e in quegli stessi anni è stato ordinato sacerdote. Ha insegnato presso l’università di Lovanio, dal 1936 è stato membro della Pontificia Accademia delle Scienze e dal 1960 fino alla sua morte nel 1966 ne è stato presidente. È stato proposto più volte per il premio Nobel per la fisica e la chimica.
La sua attività scientifica si è concentrata sulla cosmologia e il suo nome è legato a due fondamentali concetti della cosmologia moderna: l’espansione dell’universo annunciata contemporaneamente da lui e da Hubble e l’ipotesi del “big bang” cioè la deflagrazione iniziale da cui è scaturito il nostro universo. Fino alla fine degli anni ’20 i cosmologi, Einstein compreso, avevano ipotizzato un universo statico cioè un universo che si evolveva nel tempo ma restava costante, per quel che riguardava lo spazio. Immaginate un contenitore il cui interno è in movimento, ma la cui forma resta sempre uguale. Con la scoperta di Lemaître e Hubble questo modello divenne obsoleto e l’universo venne e viene rappresentato come un’entità che si espande con una velocità finita che noi possiamo misurare. A questo punto si poneva la domanda: da dove viene questa espansione? Sulla base delle equazioni della relatività generale di Einstein, Lemaître dimostrò che il movimento dell’universo si poteva comprendere ammettendo che esso avesse origine da un evento primordiale che poi fu battezzato “big bang” (grande esplosione). Questa teoria, che ora fa parte del modello standard dell’universo, all’inizio fu accolta con un certo scetticismo. Il commento di Einstein fu che sapeva un po’ troppo di teologia. Dello stesso parere erano i cosmologi dell’URSS. Dopo lunghe discussioni tra Einstein e Lemaître anche Einstein ne fu convinto e la teoria di Lemaître è alla base dei nuovi sviluppi della cosmologia.
Fiat lux: scienza e fede su due piani diversi
L’osservazione di Einstein implica una domanda: quale era l’atteggiamento dell’uomo di fede Lemaître di fronte alle sue scoperte che si confrontavano direttamente con la visione biblica della creazione?
Georges Lemaître fu sempre molto attento a tener distinte le affermazioni della scienza dal contenuto della fede e ne dette testimonianza in molti scritti. Questo suo atteggiamento fu particolarmente chiaro nei riguardi della sua scoperta del “big bang”. A questo proposito riporto il seguente aneddoto: nel 1951 si tenne presso la Pontificia Accademia delle Scienze una conferenza sulla cosmologia di Lemaître.
Il papa Pio XII nel suo discorso conclusivo avanzò l’ipotesi che la teoria di Lemaître fosse una conferma dell’atto della creazione. Lemaître, che non era presente, andò Roma e si adoperò perché questa correlazione non venisse più proposta come difatti avvenne. Lemaître, come tutti gli scienziati credenti (e non) aveva chiara la distinzione tra una teoria scientifica basata su osservazioni e interpretazioni spesso matematiche, che si compenetrano e la cui validità è sempre messa in questione, e un atto di fede che coinvolge l’interiorità dell’individuo. Inoltre considerava i testi biblici come indicativi di una verità per così dire parallela a quella scientifica. Facendo riferimento a S. Agostino e alla sua analisi del tempo, il mondo appare nel tempo e in questo viene studiato. Al di fuori del tempo sta Dio.
La creazione biblica, soprattutto l’inizio il fiat lux, si riferisce a un evento al di là del tempo e segue uno sviluppo che solo nella fede si giustifica. La scienza cerca di dirci come è il mondo in cui viviamo, la fede ci fornisce la relazione con il divino. Per questo scienza e fede si attuano su piani diversi.
Concluderò con una curiosità. Al grande fisico Paul Dirac, che in un colloquio con Lemaître osservava che la cosmologia gli sembrava la scienza più vicina alla fede, Lemaître rispose: ”No, la scienza più vicina alla fede è la psicologia”.
Paolo Schwendimann
Articolo pubblicato sul mensile insieme di settembre 2022.