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Le prime piante potenziate da nanomateriali, metà vegetali e metà macchine, sono state realizzate all'Università di Melbourbe, in Australia.
I materiali utilizzati, chiamati MOF (metal organic frameworks, o reticoli metallorganici), formano delle strutture simili alle spugne, e hanno moltissime applicazioni: dallo stoccaggio di idrogeno per carburante all'assorbimento dei gas serra, fino al rilascio di farmaci nel corpo. I ricercatori li hanno scomposti nei loro precursori, che vengono poi assorbiti dalle radici e assemblati dalla pianta stessa. In questo modo hanno ottenuto fiori di loto in grado di rilevare la presenza di acetone nell'acqua.
I MOF sono anche stati usati come rivestimento in modo da aiutarle a convertire i dannosi raggi ultravioletti (UV) in energia utilizzabile per la fotosintesi, processo molto utile in vista di coltivazioni nello spazio. Inoltre, ha spiegato Joseph Richardson, uno degli autori dello studio, "man mano che ci si allontana dal Sole diventa più difficile catturare la luce necessaria".