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Il blocco dei rifornimenti per le truppe della Forza internazionale di assistenza alla sicurezza (Isaf) in Afghanistan imposto dal Pakistan dopo l'attacco della Nato il 26 novembre che ha causato la morte di 15 militari pachistani nella Mohmand Agency ha superato ormai le due settimane, un vero e proprio record nel suo genere, senza che sia all'orizzonte una soluzione. Lo rilevano oggi i media a Islamabad.
La proibizione per gli automezzi pesanti che trasportano carburante, armi ed altri generi per i militari impegnati in territorio afghano, è stata una delle misure di ritorsione adottate, insieme al boicottaggio della Conferenza di Bonn, alla sospensione delle linee di rifornimento pachistane e alla revoca dell'autorizzazione agli Usa dell'uso della base aerea di Shamsi.
Il Pentagono ha sostenuto che per il momento questo blocco dei rifornimenti - fra il 30 ed il 50% del totale secondo le fonti - non ha inciso sulla capacità operativa delle truppe americane e dell'Isaf, anche se il governo di Washington sta premendo su quello di Islamabad per giungere ad una composizione della crisi.
Molti automezzi pesanti sono stati allontanati dalla zona di confine e rimandati a Peshawar, mentre altre centinaia sono allineati lungo le principali vie di comunicazione, a rischio di attacchi da parte dei talebani che due giorni fa ne hanno incendiati una quarantina a sud di Quetta.
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