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Messaggio sull'iniziativa popolare «per l'eguaglianza dei diritti tra uomo e donna» del 14 novembre 1979
Onorevoli presidenti e consiglieri, Vi proponiamo, con il presente messaggio, di sottoporre al popolo e ai Cantoni, l'iniziativa popolare «per l'eguaglianza dei diritti tra uomo e donna», con la raccomandazione di respingerla e di accettare il controprogetto dell' Assemblea federale.
Alleghiamo il progetto di decreto federale relativo.
Gradite, onorevoli presidenti e consiglieri, l'espressione della nostra alta considerazione.
14 novembre 1979
1979 -- 778 5
Foglio federale 1980, Voi. I
In nome del Consiglio federale svizzero: II presidente della Confederazione, Hürlimann II cancelliere della Confederazione, Huber
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Compendio Uno dei compiti preminenti dello Stato di diritto è la soppressione delle discriminazioni di ogni tipo e l'adozione di misure efficaci per la protezione della dignità umana e per lo sviluppo della personalità di quanti vivono sul suo territorio. Può la Svizzera pretendere di avere adempiuto a pieno tale compito? I risultati di modificazioni giuridiche, sociali ed economiche attuate a favore delle minoranze e dei gruppi diseredati, dalla creazione della Confederazione sino ai giorni nostri, sono certo evidenti. Sarebbe tuttavia errore credere che l'uguaglianza dei diritti e delle possibilità sia attuata già ovunque e in tutti i casi. Ciò vale, in particolare per quanto concerne l'uguaglianza tra i sessi: in Svizzera, l'uomo e la donna non godono ancora di uguali diritti e, per più d'un aspetto, essi non sono ancora a beneficio della parità di trattamento. Da inchieste eseguite risulta che disparità di trattamento, di fatto e di diritto, continuano a esistere tra uomo e donna, nonostante siano stati impresi sforzi intensi questi ultimi anni, onde eliminare le diversità ormai sorpassate, basate specialmente sulla disparità di sesso. È vero che sono in opera parecchie revisioni legali, volte ad attuare l'uguaglianza di diritti tra uomo e donna, a diversi livelli. Non è tuttavia possibile prevedere quali saranno i risultati concreti di tali revisioni, né quando le stesse avranno termine. Una parte rilevante di quanto, nel nostro Paese, si trova nello stadio-dei lavori preliminari, è ormai parte integrante, in altri Paesi europei o extra europei, dell'ordinamento legislativo e della pratica ed è divenuto ormai, senza dubbio, un modello internazionale.
In tale contesto, è comprensibile come il quarto Congresso femminile abbia deciso, il 18 gennaio 1975 -- durante l'«Anno internazionale della donna» --, di lanciare un'iniziativa popolare onde far trionfare il principio dell' uguaglianza dei diritti tra uomo e donna, rapidamente e in modo più completo. Il 15 dicembre 1976 fu deposta l'iniziativa «.per l'eguaglianza dei diritti tra uomo e donna», con 57 296 firme valide. L'iniziativa propone l'introduzione di un nuovo articolo costituzionale 4bis sull'uguaglianza dei diritti tra i sessi.
L'iniziativa persegue obiettivi politico-sociali di cui non si può negare il rango costituzionale. La parità
dei diritti tra uomo e donna, compresa globalmente e specialmente per singoli settori -- famiglia, rimunerazione, educazione, formazione scolastica e professionale, accesso all'impiego ed esercizio di una professione -- è una delle preoccupazioni di base degli autori dell'iniziativa. Si riconosce oggi, generalmente, quanto siano giustificate tali esigenze; la loro attuazione in campo legislativo ed effettivo non è tuttavia in larga parte ancora avvenuta. La norma costituzionale più adatta ad aiutare l'affermazione dell'uguaglianza tra i sessi, vale a dire l'articolo 4 non possiede la forza normativa necessaria a tale scopo. Ed è per questo fatto che appare del tutto giustificato e appropriato prevedere esplicitamente, nella Costituzione federale, il principio dell'uguaglianza di diritti tra uomo e donna. In merito al testo dell'iniziativa occorre tuttavia rilevare quanto segue: 66
- L'inserzione nella Costituzione di tali obiettivi politico-social ma di principi d'ordine materiale, a garanzia dei diritti individuali (art.
4bis cpv. 2-4), non può tener conto in larga parte del processo di concretizzazione ulteriore. A giudicare dal loro tenore, tali garanzie promettono in effetti più di quanto esse possano concretamente offrire.
- Limitando a cinque anni la durata del mandato legislativo, l'iniziativa non riconosce la portata del compito di concretizzazione che spetta al legislatore.
- Una norma che, come la disposizione transitoria, implica il pericolo di parziale inefficacia, non dovrebbe figurare nella Costituzione federale: essa lederebbe il prestigio della Costituzione quale Carta fondamentale dello Stato.
- Il fatto di prevedere il nuovo principio dell'uguaglianza di diritti tra i sessi in un articolo 4bis, indipendente, ne affievolirebbe la stretta relazione con l'attuale principio generale dell'uguaglianza innanzi alla legge, previsto dall'articolo 4 della Costituzione.
Tali motivi ci inducono a respingere l'iniziativa; le pretese giustificate, formulate dai fautori e contenute nel testo dell'iniziativa dovrebbero tuttavia rivestire una forma costituzionale, più adatta alla loro attuazione. L'articolo 9 capoverso 3 del progetto di Costituzione dei periti per la revisione totale della Costituzione federale offre una soluzione soddisfacente. Grazie all'istituto fondamentale del mandato legislativo, tale disposizione fornisce la possibilità di attuare l'uguaglianza dei diritti, degna dell'iniziativa, senza tuttavia averne gli inconvenienti. È una delle ragioni per la quale sia gli avversari, sia i fautori dell'iniziativa hanno molto spesso proposto, in occasione della procedura di consultazione, che l'articolo 9 capoverso 3 del progetto menzionato serva da soluzione alternativa. L'analisi del suo tenore e della sua portata permettono di concludere che si tratta di un modo appropriato per introdurre, in maniera convincente, nella Costituzione federale, il principio dell'uguaglianza dei diritti tra uomo e donna. È perciò auspicabile inserire tale testo, quale controprogetto all'iniziativa «per l'eguaglianza dei diritti tra uomo e donna'», nella Costituzione federale.
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I II
Forma Testo dell'iniziativa
L'iniziativa popolare «per l'eguaglianza dei diritti tra uomo e donna» è stata presentata, il 15 dicembre 1976, in forma di progetto elaborato, del tenore seguente.
La Costituzione federale è completata con l'articolo seguente: Art. 4bis L'uomo e la donna hanno uguali diritti.
2 All'uomo ed alla donna spettano gli stessi diritti e gli stessi doveri in seno alla famiglia.
3 L'uomo e la donna hanno diritto a retribuzione uguale per un lavoro uguale o di uguale valore.
4 L'uomo e la donna hanno diritto alla parità di trattamento ed all' uguaglianza delle possibilità in materia d'educazione e di formazione scolastica e professionale, così come nell'accesso all'impiego e nell'esercizio della professione.
1
Disposizione transitoria Entro cinque anni dall'entrata in vigore dell'articolo 4bis, devono essere emanate le necessarie norme d'applicazione, sia per ciò che riguarda i rapporti tra cittadino e Stato sia per ciò che riguarda le relazioni tra privati.
L'iniziativa precisa che fa fede il testo tedesco. La stessa comporta la clausola di ritiro.
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Riuscita dell'iniziativa
Con decisione del 13 gennaio 1977, la Cancelleria federale aveva rilevato che l'iniziativa era formalmente riuscita, essendo stato raggiunto il numero di 57 296 firme valide (FF 7977 I 523).
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Proroga del termine di trattazione dell'iniziativa
Poiché la raccolta della documentazione e dei dati di base necessari alla valutazione dell'iniziativa aveva richiesto un lavoro considerevole e un tempo particolarmente lungo, ci eravamo visti costretti a chiedere alle Camere federali, con rapporto del 13 settembre 1978 (FF 1978 II 1131), la proroga di un anno. L'articolo 29 capoverso 3 della legge sui rapporti fra i Consigli, ancora applicabile nel caso presente, prevede tale possibilità. Le Camere hanno dato seguito alla nostra richiesta: il Consiglio nazionale, il 12 dicembre 1978 e il Consiglio degli Stati, il 14 dicembre 1978 (Boll. uff.
N 1978 p. 1788, S 1978 p. 719). Per il Consiglio federale, il nuovo termine scade il 14 dicembre 1979.
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2 21 211
Validità Unità di forma e unità di materia Unità di forma
Giusta l'articolo 121 capoverso 4 della Costituzione federale, una domanda d'iniziativa può essere presentata, o solo come proposta generale, oppure come progetto già elaborato. Non è ammessa la combinazione di queste due forme (art. 3 cpv. 1 della legge sulle iniziative popolari; questa legge è ancora applicabile nella fattispecie).
La presente iniziativa riveste unicamente la forma di progetto già elaborato.
È dunque rispettata l'unità di forma.
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Unità di materia
Giusta l'articolo 121 capoverso 3 della Costituzione federale, una domanda d'iniziativa può evere come oggetto un'unica materia. L'unità di materia è osservata quando i singoli punti della domanda abbiano tra di loro un'intrinseca connessione (art. 3 cpv. 2 della legge sulle iniziative popolari).
L'iniziativa pone dapprima, al capoverso 1, il principio dell'uguaglianza dei diritti tra uomo e donna. Poi la stessa enumera ai capoversi da 2 a 4, tre settori, nei quali tale principio deve particolarmente essere applicato. Infine, in una disposizione transitoria, l'iniziativa chiede che le necessarie norme d'applicazione debbano essere emanate entro cinque anni. Il rapporto intrinseco tra le singole parti è con ciò evidente.
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Attuabilità
Né la Costituzione federale, né una legge federale qualsiasi ritengono l'inattuabilità di un'iniziativa siccome motivo di nullità della stessa. Dottrina e pratica s'accordano tuttavia a riconoscere che un compito irrealizzabile non possa far parte dell'ambito delle attività dello Stato: illogico sarebbe, di conseguenza, consultare il popolo in merito. Fino ad oggi, in un unico caso l'Assemblea federale, basandosi su tale considerazione, ha dichiarato nulla un'iniziativa (iniziativa per una tregua dell'armamento). Secondo la prassi e la dottrina, l'impossibilità di attuare un'iniziativa deve essere manifesta e relativa alla natura della matèria: essa non dovrebbe risultare unicamente da 'difficoltà giuridiche o da questioni di termini. Di regola, le iniziative hanno ancora bisogno d'interpretazione. «Ove, conformemente alle regole riconosciute dell'interpretazione, sia possibile dare a un'iniziativa un senso che non la renda manifestamente e sicuramente inattuabile, l'iniziativa stessa non può essere sottratta al voto popolare» (traduzione) (decisione del Tribunale federale del 24 giugno 1965, in ZBI 1966 p. 36/37; DTF 104 la 348; Boll. uff. CN 7977 31; CS 7977 85 segg.).
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La dell'attuabilità giuridica, effettiva e temporale è stata valutata, in sede di procedura di consultazione, assai diversamente: i tre settori non sono sempre stati tenuti chiaramente separati.
Non sottovalutiamo, da parte nostra, in nessun modo le difficoltà che potrebbero sorgere in fase di attuazione del principio posto dall'iniziativa (cfr.
n. 422.7). Non è tuttavia possibile pretendere che la stessa sia nulla soltanto perché inattuabile.
Ciò vale soprattutto anche per il termine di cinque anni, previsto nella disposizione transitoria e che numerose risposte nella procedura di consultazione hanno designato come del tutto irrealistico. Ç'altra parte le autorità federali non possono modificare tale termine, poiché un'iniziativa presentata nella forma d'un progetto già elaborato, deve essere sottoposta alla votazione del popolo e dei Cantoni «come fu presentata» (art. 27 cpv. 1 della legge sui rapporti fra i Consigli). Ove l'iniziativa fosse accettata, le autorità federali dovrebbero far tutto quanto è in loro potere affinchè il termine sia sorpassato il meno possibile (Boll, uff., loc. cit.). Ciò vale anche per l'esecuzione da parte dei Cantoni e dei Comuni.
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Uomo e donna, oggi: in Svizzera, in altri Paesi, nel Consiglio d'Europa, nelle Comunità europee e nelle Nazioni Unite Uomo e donna in Svizzera
L'uomo e la donna non hanno ancora, in Svizzera, parità di diritti. Le disparità giuridiche e fattive si ricoprono parzialmente, si rafforzano reciprocamente negli effetti che esplicano sulle donne o ne indeboliscono a vicenda le conseguenze. Sarebbe auspicabile descrivere e analizzare la condizione femminile in ogni settore importante della civile convivenza: nell'economia, nell'istruzione e nella formazione, nella politica e nella vita pubblica, nella famiglia e in altre forme della vita in comune. Ciò sortirebbe tuttavia dall' ambito del presente messaggio. La Commissione federale per le questioni femminili, organo consultivo da noi istituito nel 1976, ha pubblicato recentemente la prima parte di un rapporto che è previsto in cinque quaderni.
Tale documento raggnippa le informazioni che è stato possibile raccogliere sulla situazione della donna nella vita professionale, nell'istruzione e nella formazione, nella politica e nella vita pubblica: ne trae le conseguenze e raccomanda di sopprimere, in questi settori, le inuguaglianze tra uomo e donna. Rinviamo a questo rapporto intermedio (1) e ci limitiamo, in questa sede, a un compendio -- necessariamente incompleto -- delle principali disparità giuridiche e disuguaglianze di fatto, come esse risultano dalla procedura di consultazione. Ci asterremo però dal rilevare se le stesse siano a favore o a sfavore della donna. Un giudizio del genere supporrebbe, in più d'un caso, ricerche approfondite che non sfocerebbero presumibilmente sempre in risultati chiari e netti. Alcuni di tali risultati dipenderebbero poi ancora da situazioni economiche e politiche non stabili. Onde mostrare come sia difficile rilevare se una disparità costituisca un vantaggio o uno svantaggio, ricorderemo semplicemente quanto segue: 70
- le disposizioni che proteggono la donna nel diritto del lavoro parte permettono di trattarla con particolari attenzioni, dall'altra più difficile la sua posizione sul mercato del lavoro; - le donne non costituiscono un gruppo omogeneo, bensì diversi gruppi, in funzione dei loro interessi: stato civile, volontà d'esercitare un'attività lucrativa o meno quando esse siano coniugate; - un'ineguaglianza di diritto può, a seconda dello scopo che persegue, essere valutata diversamente.
Se ci limitiamo a rilevare le disparità, senza però formulare giudizi in merito, non facciamo altro che descrivere la situazione della donna per rapporto a quella dell'uomo. Ciò non significa tuttavia -- e ritorneremo su tale questione -- che noi siamo partigiani di un livellamento assoluto. Partiamo piuttosto dall'idea che vi sono diversità d'attitudine e di gusto non soltanto fra gli uomini e le donne, bensì anche all'interno dei due gruppi.
Parità di diritti e uguaglianza di possibilità, come da noi intese, devono permettere anche all'uomo d'assumere un compito nell'ambito familiare e alla donna un'attività all'esterno della casa. Prima di giungere a tale uguaglianza, occorrerà sopprimere gli svantaggi di cui soffre la donna in materia d'istruzione, di professione e in campo politico.
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Disparità rilevate
311.1
In diritto
Diritto cantonale e comunale Come prevedibile, il risultato della consultazione non ha potuto essere riunito in una tabella chiara e precisa -- e neppure approssimativa -- delle disparità esistenti, tanti sono gli ordinamenti e i campi del diritto che avrebbero dovuto essere analizzati sistematicamente. Dobbiamo perciò rinunciare a un compendio, il che non ci sarà tuttavia imputato a malvolere poiché le disparità più importanti in diritto cantonale e in diritto comunale si ritrovano, negli stessi settori, in 'diritto federale. Per quanto concerne la legislazione scolastica -- di competenza dei Cantoni -- si continua a rilevare la tendenza a far seguire alle ragazze maggior numero di corsi di lavoro manuale e di economia domestica che non i ragazzi, a spese, in parte, dell'insegnamento della matematica e delle scienze naturali e in parte di quello della lingua materna; viceversa, è praticamente impossibile ai ragazzi prepararsi adeguatamente a eseguire determinati lavori casalinghi.
Rileviamo in questa occasione che il Consiglio di Stato vodese ha presentato al Gran Consiglio, all'inizio del 1979, un inventario completo delle disparità giuridiche e delle diversità di fatto che esistono fra uomo e donna in questo Cantone. Tale inventario ci è stato rimesso a complemento della risposta del Cantone di Vaud nella procedura di consultazione. Nell'estate del 1979, il Gran Consiglio del Cantone di Basilea Città ha votato un credito 'di 100 000 franchi per un'inchiesta sulla situazione della donna in questo Cantone.
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? federale
Non vi è uguaglianza di diritti fra uomo e donna per quanto attiene all' obbligo di prestare servizio militare. L'articolo 18 della Costituzione federale recita che ogni Svizzero è obbligato al servizio militare: la donna svizzera non è menzionata. La donna non può d'altra parte essere obbligata a prestare servizio complementare; ma se ha assunto tale obbligo, essa non è più libera di prestare servizio o meno. Ciò vale anche per il servizio nella protezione civile: giusta l'articolo 22bis capoverso 4 della Costituzione, la Confederazione ha facoltà d'istituire, mediante una legge, il servizio obbligatorio per gli uomini (il che è stato fatto). Secondo il capoverso 5 dello stesso articolo, le donne possono prestare servizio volontario. Non va dimenticato che la tassa d'esenzione dal servizio militare può essere calcolata, giusta l'articolo 11 capoverso 2 lettera e della legge federale vigente (RS 661), anche sul reddito della moglie. Nel nostro messaggio del del 13 settembre 1978 concernente la modificazione della legge sulla tassa d'esenzione dal servizio militare (FF 1978 II 913), vi abbiamo però proposto di rinunciare completamente a tale ordinamento che non corrisponde più alle concezioni attuali e che, d'altra parte, era già contestato al momento della sua introduzione, nel 1959.
L'articolo 44 della Costituzione non prevede pari trattamento delle cittadine e dei cittadini svizzeri per quanto attiene alla trasmissione della cittadinanza svizzera ai loro figli. In una decisione del 29 giugno 1979, il Tribunale federale ha precisato ed esteso la nozione di madre svizzera «d'origine»: di conseguenza devono essere considerate svizzere «d'origine» anche le donne che hanno acquistato la nostra cittadinanza avendo chiesto di essere comprese nella naturalizzazione di uno dei genitori, o perché a beneficio della naturalizzazione agevolata ai sensi dell'articolo 27 della legge federale del 24 settembre 1952 sull'acquisto e la perdita della cittadinanza svizzera (figli di madre nata svizzera; RS 141.0). Per contro continuano a non essere considerate svizzere d'origine le donne divenute svizzere per naturalizzazione ordinaria o per matrimonio. È caduta invece in conseguenza di tale decisione, l'interpretazione restrittiva che riservava la qualifica di Svizzera «d'origine» alle donne svizzere per nascita. Va
ancora menzionato, in merito, l'articolo 54 capoverso 4 della Costituzione federale, il quale prevede che, per il fatto del matrimonio, la moglie acquista il diritto d'origine del marito, ciò che non vale, invece, per il cittadino straniero che sposa una cittadina svizzera.
Diritto di famiglia La ripartizione fissa dei diritti e dei doveri tra l'uomo e la donna nel matrimonio e nella famiglia è la causa principale di molteplici difficoltà che svantaggiano la donna. Nel Codice civile e soprattutto nel diritto di famiglia, risiede la fonte di numerose altre norme legali che contravvengono al principio dell'uguaglianza (nel diritto della cittadinanza, nel diritto delle assicurazioni sociali, nel diritto fiscale, nel diritto del lavoro, ecc.). Certo che l'uomo acquista la capacità matrimoniale all'età di 20 anni, mentre la donna già a 18 anni (art. 96 CC); tuttavia il marito, conformemente alle 72
tradizioni patriarcali, è il capo dell'unione coniugale (art.
160 Egli sceglie l'abitazione coniugale e provvede al mantenimento della moglie e dei figli (art. 160 cpv. 2 CC). Egli rappresenta l'unione coniugale (art. 162 cpv. 1), mentre la moglie ha soltanto la rappresentanza dell'unione coniugale per i bisogni correnti dell'economia domestica (art. 163 cpv. 1); la donna può evere un maggiore diritto di rappresentanza solo se il marito eespressamente o tacitamente vi acconsente (art. 166). La moglie può esercitare una professione soltanto con il consenso espresso del marito (art. 167).
Nel regime legale dell'unione dei beni, la moglie è priva del diritto di disporre liberamente della propria sostanza (art. 163, 197, 203) e anche di amministrarla (art. 200): in occasione della divisione dell'aumento dell' unione coniugale, un terzo appartiene alla moglie e due terzi al marito (art.
214). Il prodotto del suo lavoro resta invece bene riservato. Del resto, la moglie deve dirigere l'economia domestica (art. 161 cpv. 3); le viene cioè imposta un'attività, mentre il marito è libero di scegliere il modo per provvedere al mantenimento che gli compete (art. 160 cpv. 2).
Diritto penale Diverse disposizioni del Codice penale servono unicamente alla protezione della donna. Ricordiamo la fattispecie dell'abuso delle forze di lavoro (art.
135 CP), del ratto (art. 183 seg.), della violenza carnale e degli atti di libidine (art. 187-189), degli atti di libidine su persona debole di mente (art. 190), della seduzione (art. 196), dell'abuso dello stato di bisogno o di dipendenza di una donna (art. 197), della tratta delle donne e dei minorenni (art. 202), dello sfruttamento della prostituzione (art. 201), della trascuranza dei doveri di assistenza familiare (art. 217) e dell'abbandono di una donna incinta (art. 218). L'infanticidio (art. 116) può essere commesso soltanto da una madre «durante il parto o finché si trova sotto l'influenza del puerperio»: la pena è meno grave che per l'omicidio intenzionale (art. 111). Secondo l'articolo 118 CP è punita soltanto la donna incinta che si procura l'aborto col fatto proprio o di un terzo; il padre del bambino può essere punito soltanto in quanto terza persona che ha procurato l'aborto o ha prestato aiuto (art.
119) o per istigazione a commettere aborto (art. 24).
Diritto fiscale In generale, l'uomo e la donna hanno gli stessi obblighi fiscali. Il decreto del Consiglio federale del 9 dicembre 1940 concernente la riscossione d'una imposta per la difesa nazionale (R'S 642.11) è basato sul principio dell'imposizione globale della famiglia: il reddito della moglie è considerato in questo caso aggiunto a quello del marito. Siccome i fattori imponibili della moglie sono aggiunti in sede di tassazione a quelli del marito, qualunque sia il regime dei beni dei coniugi (art. 13 DIN), il salario della moglie, anche se modesto, può far passare il reddito globale dei coniugi in una categoria superiore d'imposizione: il carico fiscale supplementare che ne risulta riduce in maniera sproporzionata il profitto del «secondo salario». Secondo l'articolo 13 DIN i due coniugi sono soggetti all'imposizione. Così, fintanto che i coniugi non sono divorziati o separati legalmente, il marito rappresenta la 73
mog aterialmente che formalmente. In principio, la stessa non partecipa alla procedura di tassazione né a quella di ricorso. Soltanto il marito appare come contribuente: lui solo deve firmare la dichiarazione d'imposta, a lui solo vien notificata la tassazione, lui solo è legittimato a ricorrere (art. 85, 86, 95, 99, 106, 112): in pratica però la moglie dispone di un rimedio di diritto, nella misura in cui deve rispondere del debito fiscale. Nella procedura di tassazione, la moglie è considerata un terzo (cfr. marginale dell'art. 90) che è tenuto a fornire all'autorità di tassazione i ragguagli sul proprio reddito, la sostanza e le «tantièmes» percepite (art. 90 cpv. 7). Tuttavia la moglie risponde solidalmente con il marito per la sua quota all'imposta complessiva (art. 13 cpv. 2 DIN).
Diritto del lavoro La legge federale sul lavoro, del 13 marzo 1964 (RS 822.11) con le sue disposizioni sul lavoro pesante, la durata del lavoro e del riposo e con altri alleviamenti, assicura protezione speciale alla donna. Anche la legge federale dell'8 ottobre 1971 sulla durata del lavoro (RS 822.21) contiene norme che fanno distinzione tra uomini e donne. Pure la legislazione sul personale federale stabilisce differenze. E anche se la legge federale del 30 giugno 1927 sull'ordinamento dei funzionari (RS 172.221.10) dichiara esplicitamente eleggibile in qualità di funzionario ogni cittadino svizzero dell'uno e dell' altro sesso, sussistono tuttavia ancora inuguaglianze. Nell'Azienda delle FFS, ad esempio, i mestieri di macchinista e di capotreno non sono accessibili alle donne, mentre, per contro, nell'Azienda delle PTT, telefonista e telegrafista è professione esclusivamente femminile. Le donne, funzionane o impiegate, hanno diritto al pensionamento già al compimento del 60° anno di età, oppure dopo 35 anni di contributi. L'età del pensionamento è fissato per gli uomini a 65 anni: essi non hanno il diritto di ritirarsi, come le donne, dopo un determinato numero di anni di servizio. La vedova di' un assicurato o del beneficiario di una rendita ha diritto a una rendita per vedova. Per contro una rendita di vedovo è accordata per ora soltanto a condizioni molto restrittive.
Assicurazioni sociali Le assicurazioni sociali di tutti i rami hanno come punto di riferimento il modello giuridico della famiglia del Codice
civile e ne perpetua così anche le disparità tra uomo e donna. In questo settore, del resto, le discriminazioni sono di due tipi: vi sono quelle tra uomo e donna, e vi sono anche quelle tra le donne di diverso stato civile, cioè le donne sposate, le vedove, le separate, le divorziate e le nubili. Rileveremo le principali: le donne hanno diritto a una rendita per la vecchiaia con il compimento del 62° anno di età, gli uomini invece del 65° anno di età. Le mogli di assicurati, se non esplicano attività lucrativa sono liberate dalPobbligo di versare contributi, ma beneficiano tuttavia della metà della rendita per coniugi, determinata sulla base dei contributi versati dal marito. La donna divorziata, invece, deve nuovamente versare contributi, anche se non esercita attività lucrativa.
Per i coniugi, l'AVS copre un rischio soltanto: il decesso del marito; il de74
cesso della moglie non da diritto ad alcuna prestazione in favore Nell'assicurazione contro le malattie, i contributi degli assicurati di sesso femminile possono essere maggiorati del 10 per cento per rapporto a quelli degli assicurati di sesso maschile. La maternità è esplicitamente assimilata alla malattia: l'assicurazione maternità, segnatamente per quel che concerne la durata delle prestazioni, non è così avanzata come in in altri Paesi europei dalle condizioni comparabili. Per quanto attiene all'assicurazione contro gli infortuni rileviamo che l'obbligo assicurativo dell'INSAI non vale per le aziende del settore terziario -- vale a dire quelle che occupano in maggior parte donne. Vi sono numerose casse pensioni private che non praticano l'affiliazione obbligatoria delle donne coniugate: altre rinviano le donne sposate alla previdenza individuale, vale a dire al risparmio. Nella maggior parte dei casi non vi è previdenza professionale per i membri della famiglia che lavorano nell'azienda stessa (arti e mestieri, agricoltura). I lavoratori a tempo parziale sono esclusi da molte casse pensioni. Nei confronti della donna coniugata (o sul punto di sposarsi) che cessi l'attività lucrativa, la maggior parte delle casse pensioni hanno avuto sempre l'abitudine di versare in contanti i diritti acquisiti per rapporto all'istituzione di previdenza.
L'articolo 33le capoverso 4 lettera b numero 3 del Codice delle obbligazioni (RS 220), riconosce alla donna, nelle identiche ipotesi, un diritto al versamento in contanti. Siffatto ordinamento distrugge gli sforzi della donna in vista della costituzione di una previdenza professionale individuale: esso parte dall'idea che la donna non dovrà mai fare ricorso a una risorsa del genere.
Nel caso delle assicurazioni collettive contro gli incidenti, le donne sposate senza figli sono spesso trattate meno bene degli uomini sposati senza figli.
I premi delle assicurazioni-rendite e delle assicurazioni private contro le malattie sono più alti per le donne e i premi d'assicurazione individuale contro gli infortuni e i premi delle assicurazioni sulla vita, invece, inferiori.
311.2
Effettive
Come risulta dalla consultazione, la situazione inuguale della donna nella società, è dovuta anche a un numero molto grande di pratiche discriminatorie effettive, basate su convenzioni, usanze, etica e religione. L'inventario delle disparità effettive figura "nella ricapitolazione delle risposte della procedura di consultazione, pubblicata nel novembre del 1978 (non in italiano).
Ci limiteremo qui a ricordare le più importanti: Nella vita sociale (2) II fatto determinante, all'origine delle pratiche discriminatorie è l'idea, ancora assai diffusa, che uomo e donna abbiano, nella società, compiti diversi e che la loro educazione ed istruzione debba di conseguenza essere diversa.
Questo stato di cose si esprime visibilmente nel vigente diritto di famiglia: il marito deve provvedere al mantenimento della famiglia, mentre la moglie e responsabile dell'economia domestica e deve, così, occuparsi in primo luogo dei figli. Un siffatto modello di vita sociale esercita indirettamente i suoi effetti anche sullo stato delle persone non coniugate; esso influenza sia
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l'educazione sia la posizione della donna nella professione e nella vita pubblica.
Istruzione In questo campo sono stati fatti progressi negli ultimi dieci anni. Un numero sempre maggiore di donne e ragazze continuano la loro istruzione in scuole superiori, oltre il periodo della scuola obbligatoria. Esse sono sempre più numerose a frequentare i corsi superiori, tuttavia con diversità di frequenza da un Cantone all'altro. Tuttavia il loro numero è ancor lungi dal corrispondere alla parte che esse rappresentano in ogni classe d'età della popolazione. Più una formazione scolastica è elevata, più sono rare le donne che la portano a termine. Le donne scelgono per lo più professioni d'insegnamento a livello primario. Fra la maturità e l'entrata all'università, il numero delle studentesse cala sensibilmente. Attualmente (semestre d'inverno 1979/80), esse rappresentano il 30 per cento del numero globale degli studenti. Fra le studentesse che frequentano l'università, la maggioranza segue i corsi di belle lettere; oggetto di crescente interesse sono oggi per le studentesse i rami della medicina (30%) e del diritto (25%). La proporzione di donne che abbandonano gli studi è maggiore di quella dei colleghi uomini.
In materia di formazione professionale esistono pure diversità fra i due sessi. Un numero maggiore di ragazzi che non ragazze segue un tirocinio professionale. Più rilevante è la differenza per quelle professioni regolate dalla legge sulla formazione professionale oppure che richiedono un tirocinio più lungo (soltanto un terzo circa delle ragazze compie un tirocinio professionale regolato dall'UFIAML; proprio le professioni tradizionalmente femminili, quali quelle nel campo sociale o in quello della salute, non sottostanno alla legge sulla formazione professionale). Ancora oggi si ritiene che la formazione e la scelta professionale sia meno importante per una ragazza che non per il giovane. Le ragazze sono meno incoraggiate dai loro genitori, dal corpo insegnante e dagli orientatori professionali a iniziare o a continuare una formazione severa ed esigente; inoltre esse non vengono incitate a perfezionare la loro istruzione. Anche mancano modelli che possano servire da sprone -- quali ad esempio docenti femminili di grado superiore --. Secondo le indicazioni dell'Unione sindacale svizzera, non meno
del 45 per cento delle donne -- ma soltanto il 15 per cento degli uomini -- non hanno avuto una formazione professionale. Al termine del periodo della scuola obbligatoria, esse entrano subito nella vita professionale e, a causa della loro formazione generale rudimentale, perdono praticamente ogni possibilità di adire a una formazione professionale prima e di perfezionare poi le loro conoscenze professionali.
Vita professionale Coscientemente o incoscientemente la donna accetta impieghi -- o vi s'accomoda -- il cui accento è posto sui contatti o sulla prestazione di un servizio e che richiedono a volte una certa «giovinezza» o, spesso un deter-
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minato «aspetto esteriore»: esse divengono venditrici, hostess, tarie, infermiere oppure accettano posti mal retribuiti nell'industria, che non richiedono formazione particolare e non offrono prospettive per l'avvenire.
Tale mancanza d'ambizioni, nella donna, è dovuta e poi rafforzata dagli ostacoli che le si oppongono nel mondo economico e nella società. Da oltre un trentennio, un terzo dei lavoratori in Svizzera è costituito dalle donne.
La quota delle donne che lavorano varia considerevolmente secondo lo stato civile, l'età, il numero di figli e soprattutto, la nazionalità. Nel 1970, tale quota era, per le donne sposate, del 30 per cento, comprese le persone che lavorano a tempo parziale, ma non quelle con attività ,,temporanee. Anche le differenze secondo la professione e la situazione professionale sono considerevoli. Nelle funzioni subalterne operano soprattutto le operaie e le impiegate (che siano qualificate o meno) che si concentrano, in misura maggiore degli uomini, su un determinato numero di professioni. In media, il salario della donna è inferiore di un quarto, addirittura di un terzo, di quello dell'uomo, anche se il loro lavoro è lo stesso (con uguale qualificazione e identica situazione professionale); anche fra i diplomati delle scuole universitarie vi sono diversità di rimunerazione fino al 25 per cento tra donne e uomini. I salari delle donne reagiscono più rapidamente e più incisivamente alle fluttuazioni congiunturali e all'evoluzione economica regionale.
Tali differenze s'accentuano ancora con l'età, poiché le donne devono compiere, in generale, un numero inferiore di anni di servizio che non gli uomini. Fra le altre ragioni invocate a giustificare le diversità di salario, elenchiamo la natura diversa del lavoro, una media più elevata delle assenze, una minore fedeltà all'azienda, una minore mobilità, e con ciò minore possibilità di trasferimento, capacità fisica di lavoro inferiore, una maggiore comprensione nei confronti di desideri individuali, inferiore grado di formazione.
Autorità, vita pubblica Anche se si è avuto un certo progresso nel corso degli ultimi dieci anni, le donne sono molto meno rappresentate degli uomini nelle autorità statali.
Nessuna donna ancora nel Consiglio federale e nei Governi cantonali. Nelle Camere federali, all'apertura della 41a legislatura,
il 26 novembre 1979, le donne rappresentavano il 10 per cento dell'insieme dei parlamentari (3). Nel mese di maggio del 1979, le donne nei Parlamenti cantonali erano soltanto 8,2 per cento dei parlamentari: la proporzione maggiore era quella di Ginevra (22%). Le donne sono in forte minoranza nelle alte cariche delle amministrazioni cantonali. Queste lo sono anche nelle cariche più elevate dell' amministrazione federale. Una statistica dell'Ufficio federale del personale ha rilevato che, nel mese di marzo del 1979, su 2 147 funzionari superiori (classi di stipendio 2, 1, la e fuori classe, VII-I) soltanto 24 erano donne, vale a dire 1 per cento. Tra i funzionari fuori classe si contano soltanto due donne (0,6%), ma 325 uomini. Come nel legislativo e nell'esecutivo, le donne sono poche anche nel potere giudiziario. La Commissione federale per le questioni femminili ha condotto un'inchiesta presso tutti i tribunali federali e cantonali. Ne risulta che in 112 tribunali distrettuali (su un totale di 77
177), Vi e all'incirca il 12 per cento di donne; ve ne sono (fino a 3) nei tribunali d'appello di 6 Cantoni (in media 14%); il Tribunale federale di Losanna conta ventinove giudici e una sola donna. Il Tribunale federale delle assicurazioni a Lucerna non ha donne fra i propri giudici. Secondo le informazioni dei partiti politici, un quinto dei loro membri sono donne. Molto ristretto è il numero di donne nei comitati e nelle funzioni di partito: le direzioni contano un numero soltanto ristretto di donne. Analoga è la situazione nelle organizzazioni professionali e nei sindacati.
312 312.1
Sforzi per la soppressione delle inuguaglianze Nella Confederazione
II progetto di Costituzione, elaborato dalla Commissione peritale per la preparazione'della revisione totale della Costituzione federale propone diverse modifiche, importanti per i diritti della donna. Il principio dell'uguaglianza innanzi alla legge e il divieto di discriminazione sulla base del sesso sono previsti espressamente anche per loro (art. 9 cpv. 1 e 2); il legislatore è incaricato di riconoscere all'uomo e alla donna uguali diritti (art. 9 cpv. 3).
È garantito costituzionalmente il diritto a una retribuzione uguale per un lavoro di uguale valore (art. 9 cpv. 3). Il diritti fondamentali devono avere analogicamente efficacia anche nei rapporti fra privati (art. 25 cpv. 1). I diritti sociali, concepiti come mandati al legislatore, tendono a facilitare l'istruzione e la formazione secondo le capacità e le inclinazioni di ognuno, ad attuare il pieno impiego e la sicurezza sociale, ad assicurare i mezzi indispensabili all'esistenza, a proteggere gli inquilini, come pure la famiglia e la maternità (art. 26). Le donne hanno diritto di voto pure in materia cantonale e comunale (art. 39 cpv. 1). Infine, l'obbligo di servire nell'ambito della difesa generale del Paese può essere esteso anche alle donne (art. 37 cpv. 1).
Si prepara attualmente una revisione delle regole sulla cittadinanza negli articoli 44 e 54 della Costituzione federale.
Grazie all'interpretazione data dal Tribunale federale all'articolo 4 della Costituzione federale, è stato possibile accantonare una fonte importante d'inuguaglianza tra uomo e donna. Il 12 ottobre 1977, il Tribunale federale ha accolto il ricorso di una docente neocastellana che invocava il principio del salario uguale per un lavoro uguale, o di valore uguale, e ha annullato la decisione dell'autorità cantonale competente che riconosceva alla docente un salario inferiore a quello dei colleghi maschi dello stesso grado d'insegnamento. È stato con ciò fatto un passo importante verso l'attuazione dell' uguaglianza di salario, senza tuttavia sopravvalutare l'importanza di tale decisione, i cui effetti si limitano ai rapporti di lavoro che sottostanno al diritto pubblico (DTF 103 la 521).
Il 25 ottobre 1973 è entrata in vigore per la Svizzera la Convenzione n. 100 del 29 giugno 1951 sulla parità di rimunerazione, per lavoro uguale, tra manodopera maschile e
femminile (RU 7975 1602). L'articolo 2 capoverso 1 della convenzione recita che «ogni Stato membro dovrà, con mezzi adeguati ai metodi vigenti per la determinazione delle aliquote di rimunerazione, 78
promuovere e, in quanto compatibile con detti metodi, garantire a tutti i lavoratori l'applicazione del principio della parità di rimunerazione, per lavoro uguale, fra manodopera maschile e femminile». Come già rilevato nel messaggio relativo (FF 1971 II 1181) questo obbligo concerne, in Svizzera, l'osservanza del principio soltanto nell'amministrazione federale e in certi settori del lavoro a domicilio. Con una circolare inviata, il 13 settembre 1973, ai Cantoni, alle associazioni professionali e ai sindacati dei lavoratori, abbiamo raccomandato agli stessi di mettere in opera sistematicamente il principio della parità di salario. Ci proponiamo di ripetere tale raccomandazione tra poco. Già sin dalla ratificazione, il 15 giugno 1961, della Convenzione n. 111 del 25 giugno 1958 concernente la discriminazione nell'impiego e nella professione (RU 1961 840), abbiamo sempre rifiutato -- in virtù dell'articolo 2 numero 4 della legge federale del 28 settembre 1956 concernente il conferimento del carattere obbligatorio generale al contratto collettivo di lavoro (RS 221.215.311) -- di conferire carattere obbligatorio generale alle convenzioni che prevedono salati minimi diversi per uomini e donne, ove eseguano lavoro di valore uguale. Per quanto concerne le convenzioni collettive alle quali non è stato conferito carattere obbligatorio generale, una tabella dell'UPIAML per gli anni 19751977, contiene 20 convenzioni, su 320, nelle quali, a lavoro uguale, il salario minimo della donna è inferiore a quello dell'uomo (4).
Il diritto di famiglia, come rilevato nel nostro messaggio del 12 maggio 1971 sulla modificazione delle regole dell'adozione (FF 7977 II 85), è stato oggetto di revisione a tappe successive. La prima portava precisamente sull' adozione (art. 264-269c e 321 OC, in vigore dal 1° aprile 1973; RU 7972 2819). Il 1° gennaio 1978 è entrato in vigore il muovo diritto sulla filiazione (RU 7977 237). Questa revisione ha soppresso la nozione di figlio legittimo e di figlio illegittimo e vi ha sostituito il principio dell'unità di filiazione. Si è anche rinunciato a far prevalere la decisione del padre in materia d'educazione dei figli. La posizione della donna quale madre è stata così migliorata sensibilmente, anche se le discriminazioni tra uomo e donna, aventi origine soprattutto nel 'diritto matrimoniale,
non hanno potuto essere completamente eliminate. La prossima tappa verte sugli effetti del matrimonio in generale, regime dei beni e diritto successorio: rinviamo in merito al nostro messaggio dell'I 1 luglio 1979 (FF 7979 II 1119) (19). Scopo della revisione è quello di favorire, nell'interesse dell'unione coniugale, una cooperazione tra l'uomo e la donna, uguali in diritti e in obblighi. S'è rinunciato a una ripartizione dei diritti e dei doveri in funzione del sesso, ad eccezione della questione relativa al cognome e alla cittadinanza. In luogo e vece della disposizione secondo la quale il marito è il capo dell'unione coniugale, il disegno introduce la concezione paritaria dell'unione coniugale. Tale principio sarebbe da applicare anche al mantenimento della famiglia. Quale nuovo regime matrimoniale legale si propone la partecipazione agli acquisti, nella quale ciascun coniuge amministra i suoi beni propri e i suoi acquisti, ne gode e ne dispone. Allo scioglimento dell'unione coniugale, ciascun coniuge ha diritto alla metà dell'aumento conseguito dall'altro. Infine, la quota ereditaria del coniuge superstite, in concorso con discendenti comuni, pas79
serebbe da un quarto alla metà. - In una quarta tappa saranno oggetto di revisione le disposizioni sulla conclusione del matrimonio e sul divorzio.
Nel quadro della revisione delle disposizioni del diritto penale sugli atti criminali violenti, le disposizioni sul ratto che, sinora, proteggevano unicamente la donna (art. 183 e 184 CP), saranno modificate in modo che si applichino anche agli uomini.
Nell'estate del 1979 è stato istituito un comitato speciale di membri della Commissione federale dell'AVS per preparare la decima revisione dell'AVS.
Un sotto-comitato si occupa specialmente delle questioni femminili, da lungo discusse (età uguale, richiesta per il diritto alla rendita, rendita individuale) e un altro studia la questione dell'età flessibile per l'acquisto del diritto alla rendita. - Nel mese di novembre del 1978, il Dipartimento federale dell'interno ha aperto la procedura di consultazione su un disegno di revisione parziale della legge soff assicurazione contro le malattie che dovrà tener conto anche di certi postulati inoltrati dalle donne: migliorare le prestazioni in caso di maternità, mettere parzialmente, o, in parte, totalmente a carico della Confederazione i premi d'assicurazione per i figli e includere la medicina preventiva nelle prestazioni delle casse. Un progetto in merito vi sarà presumibilmente sottoposto l'anno prossimo. - II Parlamento è attualmente allo studio di un progetto secondo il quale l'assicurazione contro gli infortuni sarebbe estesa all'insieme della manodopera, maschile e femminile.
312.2
Nei Cantoni
Nelle loro risposte alla procedura di consultazione, i Cantoni hanno rilevato in generale come siano in atto sforzi importanti onde migliorare la situazione della donna. Certo non vi sono modificazioni legali che siano state imprese o che saranno imprese allo scopo soltanto di eliminare le discriminazioni. Tuttavia, ogni volta che si procede alla revisione di una legge per un motivo qualsiasi, si cerca di attuare simultaneamente anche il principio dell'eguaglianza. La maggior parte delle revisioni pendenti o previste concernono l'attuazione del principio «a lavoro uguale, salario uguale», l'eguaglianza dei diritti tra uomo e donna in materia di previdenza professionale, come pure la parità di trattamento in materia scolastica (programmi e impiego del tempo). Sono infine da ricordare gli sforzi impresi nei Cantoni di Appenzello Interno e di Appenzello Esterno in vista dell'introduzione dei diritti politici in materia cantonale e comunale.
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L'uomo e la donna in alcuni altri Paesi
È interessante gettare uno sguardo al di là delle nostre frontiere, in qualche altro Paese. Un giro d'orizzonte che si limiterà tuttavia ai settori più importanti del diritto: lo stesso si basa sui rapporti e la documentazione che ci hanno fatto pervenire le nostre rappresentanze all'estero.
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Austria
Generalità L'articolo 7 della Costituzione federale austriaca prevede l'eguaglianza di tutti i cittadini innanzi alla legge. La Corte costituzionale ha tuttavia affermato, in parecchie decisioni, che tale disposizione non ha per effetto un' eguaglianza assoluta in tutti i casi. Le disparità di trattamento devono tuttavia essere basate su considerazioni obiettive oppure risultare dalla natura e dalle caratteristiche proprie di ogni sesso.
Nazionalità È austriaco il figlio nato in costanza di matrimonio, da padre austriaco.
La nazionalità austriaca è trasmessa dalla madre al figlio nato fuori dal matrimonio, come pure al figlio nato nel matrimonio, ma il cui padre sia apolide o non possa trasmettere la sua nazionalità. Inoltre, ogni figlio nato in Austria da genitori stranieri sposati o non sposati, acquista la nazionalità austriaca se uno dei genitori è pure nato in Austria.
La cittadina straniera che sposi un Austriaco non acquista automaticamente la nazionalità austriaca. L'Austriaca, da parte sua, non perde la nazionalità austriaca quando sposa uno straniero, a meno che acquisti volontariamente la nazionalità del marito e non dichiari contemporaneamente di voler conservare la nazionalità austriaca. Lo sposo straniero di una cittadina austriaca non ha là possibilità di ottenere una naturalizzazione agevolata.
Servizio militare L'obbligatorietà è data soltanto per gli uomini. A determinate condizioni le donne possono tuttavia essere astrette a prestar certi servizi nell'interesse della difesa del Paese.
Diritti politici Uomo e donna hanno parità di diritti ai sensi della Convenzione delle Nazioni Unite del 31 marzo 1953 sui diritti politici della donna. Le donne sono tuttavia rappresentate soltanto in minima parte negli organi politici.
Diritto delle persone, diritto di famiglia e successorio II cognome comune dei coniugi è il cognome di famiglia del marito, a meno che gli stessi dichiarino con atto pubblico, prima della celebrazione del matrimonio, di voler assumere insieme il cognome di famiglia della moglie.
Per il resto, i coniugi hanno gli stessi diritti e uguali doveri. Il carattere unilaterale dei doveri, risultante dalla preminenza dell'uomo sulla donna, è stato soppresso nel 1975. L'eguaglianza dei diritti tra i coniugi in materia di regimi matrimoniali e di successione, è stata attuata nel 1978. Una legge del 1977 ha istituito l'eguaglianza del padre e della madre nei confronti dei figli; il padre non è più il capo della famiglia.
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Foglio federale 1980, Voi. I
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Educazione, formazione scolastica e professionale La legge sull'organizzazione delle scuole (Schulorganisationsgesetz) del 1962, prevede che le scuole pubbliche dell'obbligo che danno una cultura generale o una formazione professionale, le scuole secondarie e superiori, come pure gli istituti per la formazione pedagogica, siano accessibili a tutti, senza discriminazione alcuna di nascita, di sesso, di razza, di rango, di classe e di lingua.
Le differenze tra ragazzi e ragazze in materia d'educazione e di formazione, sono piuttosto il risultato di diversità di fatto che di natura giuridica. La concezione tradizionale della posizione dell'uomo e della donna è ancora profondamente radicata. Quando scelgono la professione, le ragazze si limitano a un numero ristretto di possibilità, soprattutto nel commercio, nell'insegnamento, nell'attività sociale, nelle attività paramediche e nell'industria dell'abbigliamento.
Lavoro e professione Giusta la dottrina dominante, l'articolo costituzionale sull'eguaglianza non ha effetti sui rapporti tra privati. Nei campi nei quali né la legislazione, né le istituzioni create o riconosciute legalmente per fissare i salari, né i contratti collettivi, né una combinazione di questi diversi mezzi, abbiano sanzionato il principio della parità di trattamento, i privati sono liberi di convenire ciò che vogliono.
La legge federale sulla parità di trattamento tra uomo e donna in merito alla rimunerazione da fissarsi, è entrata in vigore il 1° luglio 1979. In virtù di tale legge, è stata creata una commissione per l'eguaglianza di trattamento, alla quale compete di impedire che sia violato il divieto di discriminazione.
Diverse convenzioni internazionali completano e rafforzano la posizione della donna in materia di diritto del lavoro.
Sicurezza sociale Gli uomini e le donne che esercitano attività lucrativa hanno diritto alle prestazioni identiche, fatta eccezione per l'ordinamento sull'età del pensionamento che è fissata per la donna a 55 anni e per l'uomo a 60 anni.
In materia d'assicurazione contro le malattie dei salariati dipendenti, la moglie che non sia assicurata personalmente, beneficia dell'assicurazione del marito; essa è co-assicurata. Per contro, il marito non assicurato può beneficiare dell'assicurazione della moglie soltanto se è inabile al lavoro. Le donne
sposate che non esercitano un'attività lucrativa hanno, sulla pensione del marito, diritti derivati. Il marito la cui moglie è assicurata obbligatoriamente presso una cassa pensione acquista lo statuto di co-assicurato soltanto a determinate condizioni.
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Diritto fiscale Uomini e donne sono trattati in modo uguale. Dal 1975 è applicabile il principio dell'imposizione separata dei coniugi.
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Belgio
Generalità La Costituzione belga garantisce l'eguaglianza «de tous les Belges» innanzi alla legge. Essa non contiene però disposizioni esplicite sull'eguaglianza dell' uomo e della donna.
Nazionalità La nazionalità belga è trasmessa dal padre ai figli. La donna straniera che spósi un cittadino belga, acquista al momento del matrimonio la cittadinanza del maritò, a meno che vi rinunci esplicitamente. Inversamente, la donna belga che sposi un cittadino straniero, perde la propria nazionalità, a meno che divenga, per tale fatto, apolide oppure che desideri conservare la nazionalità belga. Lo straniero che ha sposato una Belga può, a determi nate condizioni, fruire di una naturalizzazione agevolata. Il Belgio è vincolato dalla Convenzione delle Nazioni Unite del 20 febbraio 1957 sulla nazionalità della donna sposata.
Servizio militare Obbligatorio soltanto per gli uomini. Le donne possono prestar servizio volontario.
Diritti politici Uomo e donna hanno gli stessi diritti politici.
Diritto di famiglia e diritto successorio Le ragazze possono contrarre matrimonio a partire dall'età di 15 anni e i giovani, di 18 anni. Prima dei 21 anni è tuttavia necessario il consenso dei genitori o del tutore.
Dal 1° luglio 1974, l'autorità parentale è esercitata in comune da padre e madre. Nell'unione coniugale, gli sposi hanno praticamente diritti uguali.
La donna sposata può esercitare una professione senza il consenso formale del marito. Tuttavia, né l'attività professionale della moglie, né quella del marito devono intralciare gli interessi della famiglia. Il patrimonio coniugale è amministrato in comune dal marito e dalla moglie. Allo scioglimento del regime matrimoniale, per decesso di un coniuge o di separazione dei beni, i due sposi sono trattati a parità. In concorso con eredi legittimi o con figli nati fuori dal matrimonio, essi hanno 'diritto d'usufrutto; se non esistono tali eredi, succedono essi stessi. Attualmente è in discussione in
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'* Parlamento uà progetto di legge che istituisce la protezione della riserva legale del coniuge superstite.
Pari diritti hanno i coniugi anche nella procedura di divorzio.
Educazione, formazione scolastica e professionale In generale, le classi delle scuole primarie e secondarie sono miste. I programmi scolastici fanno però ancora parzialmente differenze tra i corsi previsti per i ragazzi e quelli destinati alle ragazze. Quest'ultime scelgono spesso professioni tipicamente femminili.
Lavoro e professione In generale, la donna può esercitare tutte le professioni. Esistono eccezioni per alcune funzioni pubbliche quali, ad esempio, il guardiano delle carceri o il doganiere. In determinate professioni, si rileva una preponderanza effettiva di uno o dell'altro sesso. Nel corpo diplomatico vi è, ad esempio, un' unica donna ambasciatore. Per contro, l'insegnamento nelle scuole primarie e secondarie è affidato principalmente a donne.
Il diritto a un salario uguale per uomo e donna risulta dal Trattato di Roma, del 25 marzo 1957 -- del quale il Belgio è co-firmatario -- come pure dalle relative direttive del Consiglio delle Comunità europee.
Sicurezza sociale L'età del pensionamento è fissata a 60 anni per le donne e a 65 per gli uomini. Le donne possono beneficiare del pensionamento anticipato a partire dall'età di 50 anni, gli uomini da quella di 55 anni. Rendite uguali per gli uomini e per le donne. Gli uomini non hanno tuttavia diritto a rendite per vedovanza.
Diritto fiscale L'uomo celibe e la donna nubile sono trattati alla pari. La famiglia è tassata globalmente; i redditi dei coniugi s'addizionano.
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Danimarca
Generalità La Costituzione danese non contiene disposizioni esplicite sull'eguaglianza di diritti tra uomo e donna. Quest'ultima è tuttavia garantita da un «Consiglio per l'eguaglianza», istituito dal Governo, che si occupa della posizione attuale dell'uomo e della donna e propone misure atte a eliminare le disparità ancora esistenti.
Nazionalità Dal 1° gennaio 1979, il figlio nato in costanza di matrimonio da madre danese e padre straniero, come pure il figlio nato fuori dal matrimonio, da madre danese, acquistano la cittadinanza danese. La conclusione del matri84
monio non modifica automaticamente il 'diritto di nazionalità. Il coniuge straniero di un cittadino danese può tuttavia beneficiare di una naturalizzazione agevolata. La legislazione danese in materia 'di nazionalità è conforme alla Convenzione delle Nazioni Unite del 20 febbraio 1957 sulla nazionalità della donna sposata, convenzione ratificata dalla Danimarca.
Servizio militare Obbligatorio soltanto per gli uomini. Le donne possono prestar servizio volontario: nelle truppe combattenti, tuttavia, soltanto in periodo di stato di necessità nazionale.
Diritti politici Uomo e donna godono certo di diritti politici pari: negli organi politici le donne sono però in minoranza.
Diritto di famiglia e diritto successorio In seno alla famiglia, i coniugi hanno pari diritti e uguali responsabilità nei confronti di terzi e dei loro figli. In altri settori del diritto di famiglia e del diritto successorio, sono impresi grandi sforzi onde eguagliare la posizione giuridica della donna a quella dell'uomo.
Educazione, formazione scolastica e professionale Identiche possibilità di formazione sono in principio offerte ai ragazzi e alle ragazze. I programmi scolastici che fanno ancora 'differenze, soprattutto nelle scuole secondarie, fra ragazze e ragazzi, sono attualmente oggetto di riesame. Inoltre la scuola deve preoccuparsi di dare alle ragazze e ai ragazzi una formazione che corrisponda alle attitudini personali. Si cerca, con tali misure, di elevare il livello medio d'istruzione delle donne, oggi ancora chiaramente inferiore a quello degli uomini.
Un comitato del ministero dell'educazione, creato nel 1976, elabora misure atte a promuovere l'eguaglianza dei sessi nel sistema della formazione.
Lavoro e professione La legge sulla parità di trattamento tra uomo e donna nella professione, è entrata in vigore il 1° luglio 1978. Questa legge garantisce a tutti i lavoratori un 'diritto inalienabile all'eguaglianza di trattamento; questo diritto vale perl'assunzione, quando si tratta di fissare le condizioni di lavoro, si applica alle promozioni, al perfezionamento della formazione, al trasferimento e al licenziamento. Contro la disparità di trattamento, il lavoratore discriminato può ricorrere al giudice.
In virtù del Trattato di Roma, del 25 marzo 1957, delle direttive del Consiglio delle Comunità europee e
della Convenzione internazionale n. 100, del 29 giugno 1951, sulla parità di rimunerazione, per lavoro uguale, tra manodopera maschile e femminile, la Danimarca è obbligata a creare le
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basi necessarie onde assicurare l'eguaglianza di possibilità per l'assunzione e la promozione e a garantire il diritto alla parità di rimunerazione.
Sicurezza sociale L'età del pensionamento giunge prima per le donne che per gli uomini. Inoltre, la legislazione sociale parte dalla premessa che la donna sposata sia economicamente dipendente dal marito. La rendita per coniugi è, ad esempio, inferiore alla somma di due rendite individuali. Tuttavia l'uomo solo e la donna sola hanno diritto a una rendita uguale. Attualmente sono in atto riforme onde attuare l'eguaglianza in materia di assicurazioni sociali.
Diritto fiscale In principio, la sostanza e il reddito dei coniugi sono oggetto di un'imposizione congiunta, fatta eccezione per il reddito della donna sposata che eserciti attività lucrativa. L'attività lucrativa della moglie ha inoltre per effetto di diminuire certe deduzioni che il marito potrebbe fare se la moglie non avesse invece un'attività professionale indipendente.
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Francia
Generalità II preambolo della Costituzione francese garantisce alla donna gli stessi diritti dell'uomo, in tutti i campi. Dottrina e giurisprudenza riconoscono in questo principio una garanzia costituzionale. Onde imporre tale principio, nel 1975, sono stati introdotti due nuovi articoli nel Codice penale che vietano, da una parte, qualsiasi discriminazione di trattamento nelle relazioni d'affari tra privati e, dall'altra, ogni discriminazione nell'esercizio di una funzione pubblica.
Nazionalità Ogni figlio legittimo o illegittimo è francese per nascita se almeno uno dei genitori è francese. Inoltre, ogni bambino nato in Francia, legittimo o illegittimo, acquista la cittadinanza francese se uno dei genitori è anche nato in Francia.
Il matrimonio non ha alcuna influenza sulla nazionalità. Il coniuge straniero di un cittadino francese ha tuttavia un diritto d'opzione in favore del diritto di cittadinanza francese.
Servizio militare Obbligatorio soltanto per gli uomini. Le donne possono prestare servizio volontario in truppe non combattenti. Esse possono in principio accedere al grado di generale: tuttavia, soltanto il 40 per cento dei posti d'ufficiale può essere affidato a donne.
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Diritti politici L'uomo e la donna hanno diritti politici uguali.
Diritto delle persone, diritto di famiglia e successorio La moglie conserva in principio il cognome che aveva da ragazza, ma può portare il cognome del marito nelle relazioni sociali. I coniugi esercitano insieme l'autorità parentale. In principio scelgono in comune il domicilio coniugale: ogni coniuge può tuttavia costituire un proprio domicilio.
Attualmente il regime matrimoniale legale è quello della «Communauté réduite aux acquêts», introdotto nel 1965. Secondo tale sistema, il marito amministra, in principio, i beni comuni: tuttavia, per gli atti di disposizione, è necessario il consenso della moglie. Da parte sua, la moglie amministra la propria sostanza e ne dispone liberamente. Il padre amministra i beni del figlio. Attualmente è in corso una riforma del 'diritto dei registri matrimoniali e dell'ordinamento concernente il diritto d'amministrare e di disporre dei beni del figlio, onde assicurare la parità totale dei coniugi in questi settori.
Lavoro e professione Dal 1975, tutte le carriere professionali sono in principio accessibili alle donne. Il diritto al lavoro è garantito, nella Costituzione, alla donna e all' uomo. Chi contravviene all'obbligo di pari rimunerazione per l'uomo e per la donna, a lavoro uguale, è oggetto di sanzioni penali. Sono null i patti contrari al principio dell'eguaglianza. La Francia ha anche ratificato la Convenzione internazionale a. 100, del 29 giugno 1951, sulla parità di rimunerazione, per lavoro uguale, della manodopera maschile e femminile; la Francia è inoltre vincolata dal Trattato -di Roma, del 25 marzo 1957 (pari rimunerazione tra uomo e donna, per lavoro di uguale valore) e dall'articolo 4 capoverso 3 della Carta sociale del Consiglio d'Europa.
Sicurezza sociale L'età del pensionamento è diversa per l'uomo e per la donna. Il sistema francese delle assicurazioni sociali corrisponde, nel suo principio, alla posizione tradizionale dell'uomo e della donna. La donna sposata che non eserciti attività lucrativa, non ha alcun diritto individuale a una rendita.
Da poco tempo, le madri di famiglia che esercitano un'attività lucrativa, possono ottenere, ove lo richiedano, allocazioni per i figli e allocazioni familiari. In Francia il congedo parentale di due anni, può essere preso sia dal
padre, sia dalla madre.
Diritto fiscale La donna sposata non è soggetto fiscale, a meno che i coniugi abbiano scelto la separazione dei beni oppure se vivono separati. Il marito risponde per l'insieme del reddito familiare. Tuttavia, in determinate circostanze, la donna sposata deve rispondere per debiti fiscali della famiglia.
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Gran Bretagna
Generalità La legge sulla discriminazione dei sessi («Sex Discrimination Act»), del 1975, vieta qualsiasi discriminazione diretta o indiretta -- ad eccezione di alcuni casi definitivamente elencati -- dovuta alla diversità di sesso nei settori della professione, dell'educazione, dell'alloggio, dei servizi bancari (compreso l'ottenimento di crediti), dei servizi dell'industria alberghiera, dei piaceri, dei trasporti, dei viaggi, ecc. Anche la pubblicità discriminatoria non è ammessa. Le persone vittime di tali discriminazioni possono ricorrere al giudice. Una commissione speciale («Equa! Opportunities Commission») può agire d'ufficio o dietro richiesta e comunicare, se del caso, il risultato delle indagini ai tribunali. La legge del 1975 è applicabile in Inghilterra, nel Paese del Galles e in Scozia. L'Irlanda del Nord ha una legislazione simile e una commissione propria.
Nazionalità II bambino che nasce in Gran Bretagna o il cui padre è britannico, acquista la cittadinanza britannica; la cittadinanza britannica è conferita anche alla persona adottata da un Britannico.
La cittadina straniera che sposa un Britannico non acquista automaticamente la cittadinanza del marito. Ove lo desideri, può ottenerla dietro semplice richiesta.
La donna britannica che sposa un cittadino straniero non perde la propria cittadinanza, anche se ne acquista un'altra per matrimonio. Essa può tuttavia rinunciare esplicitamente alla cittadinanza britannica. Inversamente, lo straniero che sposa una cittadina britannica non può ottenere una naturalizzazione agevolata.
Anche la Gran Bretagna ha ratificato la Convenzione delle Nazioni Unite del 20 febbraio sulla nazionalità della donna sposata.
Servizio militare La Gran Bretagna ha abolito, nel 1962, l'obbligo generale di servire. Uomini e donne possono, in ugual misura, servire volontariamente nell'esercito di professione.
Diritti politici Uomini e donne hanno gli stessi diritti politici.
Diritto delle persone, diritto di famiglia e successorio La capacità di contrarre matrimonio è fissata a 18 anni, per gli uomini e per le donne. I giovani dei due sessi possono però già sposarsi all'età di 16 anni con il consenso dei genitori o del tutore. Nell'unione coniugale, i diritti dei coniugi sono praticamente uguali. Essi esercitano in comune l'autorità parentale. Ove sorgessero divergenze d'opinione, essi possono rivolgersi al
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giudice. Per contro, è il marito che deve provvedere in primo luogo al mantenimento della famiglia: la moglie ha un obbligo soltanto sussidiario.
Nella procedura di divorzio, uomo e donna hanno la stessa posizione giuridica. Lo stesso dicasi del diritto successorio.
In principio, la celebrazione del matrimonio non modifica per nulla la situazione patrimoniale dei coniugi. Ciascuno resta proprietario dei propri apporti rispettivamente dei propri acquisti.
Educazione, formazione scolastica e professionale Le scuole primarie pubbliche sono di regola miste. Soltanto il 60, 70 per cento degli allievi delle scuole secondarie frequentano invece classi miste.
Le scuole per ragazze e le scuole per ragazzi, tradizionali in Gran Bretagna, non contravvengono alla legge del 1975; è vietata unicamente la discriminazione concreta di uno dei sessi.
Lavoro e professione Dal 1919, lo «Sex Disqualification o Removal Act» garantisce alla donna l'accesso alla maggior parte dei rami professionali. Dal 1955, e soprattutto dal 1961, i salari nelle funzioni pubbliche sono i medesimi per gli uomini e per le donne. Il salario medio delle donne è per il resto altrimenti decisamente inferiore a quello degli uomini. Si cerca di rimediare a questo stato di fatto con l'adozione di leggi. L'«Equal Pay Act» del 1970 prescrive che l'uomo e la donna abbiano salario uguale per lavoro uguale o di valore uguale. La legge del 1975 «Sex Discrimination Act» va più oltre, esigendo fra l'altro parità di possibilità nell'assunzione e nelle promozioni. La legge sulla sicurezza dell'impiego («Employment Protection Act»), del 1975, accorda alla donna incinta che esercita un'attività lucrativa, tre nuovi diritti importanti: il diritto di conservare l'impiego, il diritto di riprendere la propria attività dopo la nascita del figlio e il diritto alle indennità di maternità.
Sicurezza sociale La legge sulle rendite della sicurezza sociale («Social Security Pensions Act»), del 1975, ha introdotto un nuovo sistema d'assicurazioni sociali che, nel caso della vecchiaia, attua, in larga misura, l'eguaglianza tra l'uomo e la donna che esercita attività lucrativa.
Uomini e donne hanno uguale diritto alle indennità per perdita di guadagno in caso di1 malattia, come pure alle indennità di disoccupazione.
Ogni famiglia che abbia più d'un figlio ha
diritto ad allocazioni familiari.
Le allocazioni sono versate alla madre.
Diritto fiscale L'imposizione fiscale delle donne nubili corrisponde a quella degli uomini celibi. L'imposizione dei coniugi avviene di regola congiuntamente; la deduzione sociale è tuttavia più alta in questi casi di quella per le persone sole.
I coniugi hanno però anche la possibilità di richiedere l'imposizione separata, ciò che porta tuttavia a risparmi notevoli.
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Italia
Generalità Giusta l'articolo 3 della Costituzione italiana, tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge. La Costituzione obbliga la Repubblica ad abolire gli ostacoli di natura economica e sociale allo sviluppo della personalità e all' uguaglianza dei cittadini. Il matrimonio si basa sull'eguaglianza morale e giuridica dell'uomo e della donna. Anche il principio della parità tra uomo e donna nella vita professionale e nella rimunerazione, è previsto dalla Costituzione (art. 37 cpv. 1).
Nazionalità La donna straniera che sposa un cittadino italiano acquista la cittadinanza italiana. La donna sposata non può avere altra nazionalità di quella del marito, anche se vive da lui separata. La cittadina italiana che sposa uno straniero, perde la propria nazionalità, ove possa acquistare per matrimonio, quella del marito. In caso di divorzio, essa può riottenere la cittadinanza italiana, se vive in Italia o se vi fa ritorno. Quando il marito cambia nazionalità -- che sia naturalizzato in Italia oppure che acquisti un'altra nazionalità -- la moglie la cambia pure.
Servizio militare È obbligatorio solo per gli uomini. Un progetto di legge del 1976 propone l'introduzione del servizio militare facoltativo per le donne.
Diritti politici Uomini e donne hanno identici diritti politici, giusta la Convenzione delle Nazioni Unite del 31 marzo 1953 sui diritti politici della donna: tuttavia la rappresentanza femminile negli organi politici è ancora molto ridotta.
Diritto delle persone, diritto di famiglia e successorio La legge del 1° dicembre 1970 che ha introdotto il divorzio è all'origine di una profonda revisione del diritto di famiglia. Ogni coniuge ha il proprio domicilio. La donna sposata aggiunge il cognome del marito al proprio e lo conserva anche da vedova.
L'autorità parentale è esercitata dai due genitori. L'adozione da parte di uno degli sposi è possibile con il consenso dell'altro coniuge.
Ove non vi siano né discendenti, né ascendenti fino al quarto grado, la successione passa al coniuge superstite.
Educazione e formazione Dopo la revisione della legge sulla scuola media (1977), l'insegnamento nei rami tecnici deve essere lo stesso per i ragazzi e per le ragazze. Il principio dell'uguaglianza dei sessi è ancorato anche nella nuova legge sulla creazione di posti di lavoro per i giovani (1977).
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Lavoro e professione Onde attuare il principio dell'eguaglianza previsto dalla Costituzione e gli obblighi derivantele dal Trattato di Roma del 25 marzo 1957, l'Italia ha organizzato, nel 1976, una conferenza nazionale sullo sviluppo sociale ed economico del Paese e sulla situazione professionale della donna. Questa conferenza ha avuto per risultato una legge che prescrive parità di trattamento per gli uomini e le donne nelle relazioni di lavoro. È vietata qualsiasi discriminazione basata sul sesso. La donna ha diritto a un salario uguale per un lavoro uguale, come lo esige la Convenzione internazionale n. 100, del 29 giugno 1951, sulla parità di rimunerazione, per lavoro uguale, tra manodopera maschile e femminile. Certi lavori sono vietati alla donna.
Uguale principio vale per il lavoro notturno.
Sicurezza sociale L'Italia ha ratificato, nel 1956, la Convenzione internazionale n. 102, del 28 giugno 1952, concernente le norme minime della sicurezza sociale. Nel 1963 si è opposta a che una lavoratrice sia congedata per il solo motivo del matrimonio. La protezione della madre che esercita un'attività lucrativa è regolata da una legge del 1971. Un progetto di legge vuole estendere alle donne casalinghe l'obbligo dell'assicurazione per la vecchiaia e i superstiti, come pure l'assicurazione contro gli infortuni.
Diritto fiscale L'imposizione dei coniugi è congiunta. Sono in atto iniziative per introdurre l'imposizione separata.
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Norvegia
Generalità
La legge sull'eguaglianza di diritti tra uomo e donna è entrata in vigore il 15 marzo 1979; essa mira a introdurre parità di diritti praticamente in tutti i settori: un «Ombudsman» e una commissione sono stati creati per permetterne l'applicazione. L'Ombudsman è unicamente un organo di consulenza e d'inchiesta, la commissione ha anche potere decisionale: le sue decisioni possono essere impugnate davanti ai tribunali in una procedura ordinaria.
Nazionalità II figlio nato nel matrimonio da padre norvegese acquista tale nazionalità.
La nazionalità norvegese è trasmessa dalla madre al figlio illegittimo, come anche al figlio nato nel matrimonio, se il padre è apolide o se non gli può trasmettere la propria cittadinanza. La modifica della nazionalità non è una conseguenza automatica del matrimonio. Lo sposo straniero di un cittadino norvegese ha tuttavia la possibilità d'ottenere una naturalizzazione agevolata. La legge norvegese sul diritto di cittadinanza è conforme alla Conven-
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zione delle Nazioni Unite del 20 febbraio 1957 sulla nazionalità della donna sposata, convenzione che è stata ratificata dalla Norvegia.
Servizio militare È obbligatorio soltanto per gli uomini. Le donne nubili possono però essere chiamate, fino ad una certa età, a prestare un servizio nell'esercito, tuttavia non delle truppe combattenti.
Diritti politici Uomo e donna hanno i medesimi diritti politici. Con decreto reale del 14 dicembre 1973, il Governo ha preso disposizioni onde permettere ad un numero maggiore di donne d'entrare a far parte di commissioni e a ricoprire cariche in uffici pubblici.
Diritto delle persone, diritto di famiglia e successorio La donna sposata porta in principio il cognome del marito: tuttavia essa può conservare il nome di ragazza facendo la relativa dichiarazione in occasione del matrimonio. Tutto il diritto matrimoniale è attualmente oggetto di revisione, soprattutto per accantonare tutte le discriminazioni che ancora contiene.
Educazione, formazione scolastica e professionale La legge sull'eguaglianza prescrive che uguali possibilità di formazione debbano essere offerte alle ragazze e ai ragazzi. Influenzate dalla concezione tradizionale della posizione dell'uomo, le ragazze fanno meno uso dei ragazzi delle possibilità offerte.
La legge sull'eguaglianza prevede anche un diritto alla formazione professionale: essa prescrive inoltre al datore di lavoro di garantire alla donna -- alle medesime condizioni vigenti per gli uomini -- il diritto al perfezionamento della formazione professionale. Inoltre, una legge del 1976 sulla formazione degli adulti permette di offrire un'istruzione di base a gruppi sociali sfavoriti dalla sorte, grazie ad un aiuto dello Stato: la legge riconosce a ognuno il diritto a una prima formazione gratuita. Queste due misure offrono, soprattutto alle donne, più ampie possibilità di formazione e promozione.
Lavoro e professione La legge sull'eguaglianza vieta le offerte di lavoro destinate esclusivamente a uomini o a donne. Il testo dell'offerta di lavoro non deve d'altra parte dare l'impressione che sarà data preferenza ai candidati di uno dei due sessi, a meno che ciò abbia un'importanza determinante per l'esercizio della professione. È vietato prevedere condizioni discriminatorie per l'assunzione, le promozioni, la concessione di congedi,
le vacanze e il licenziamento. Gli uomini e le donne che lavorano per lo stesso datore di lavoro hanno diritto a un salario uguale per un lavoro di valore uguale.
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Lo Stato ha adottato anche altre misure onde assicurare una parità di fatto tra l'uomo e la donna nella vita professionale. Ne citeremo alcune. La madre che allatta il figlio può ridurre di un'ora il tempo di lavoro quotidiano.
I genitori hanno diritto a un congedo parentale dopo la nascita del figlio.
I due genitori possono prendere un congedo per occuparsi del figlio ammalato se questi ha meno di dieci anni (dieci giorni ogni anno).
Sicurezza sociale L'assicurazione sociale dello Stato versa a uno dei genitori allocazioni per perdita di guadagno durante le prime 18 settimane del congedo parentale.
L'assicurazione versa anche le allocazioni per perdita di guadagno subita dai genitori che prendono un congedo per curare un figlio malato di meno di dieci anni.
Dal 1976, il coniuge superstite, uomo o donna, riceve una rendita di vedovanza se può provare che ne abbia bisogno.
Diritto fiscale La famiglia norvegese è tassata come unità. Sono in atto iniziative per l'introduzione dell'imposizione individuale.
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Paesi Bassi
Generalità La Costituzione olandese garantisce, in modo generale, l'uguaglianza a ogni persona che si trovi sul territorio del Paese (art. 4 cpv. 1). Il «Comitato d'emancipazione», creato d'ai Governo nel 1974, propone di completare questo articolo come segue: è vietata qualsiasi discriminazione basata sul sesso.
In pari tempo il comitato ha elaborato il disegno di una legge contro la discriminazione dei sessi. Il progetto prevede la creazione di una commissione permanente contro la discriminazione dei sessi,, il cui compito sarà il reperimento delle ineguaglianze, la risposta alle domande d'informazione e ai reclami e la stesura di pareri di diritto. Nel 1978, il comitato governativo ha fatto l'inventario delle disparità ancora esistenti. Si tratta di uno strumento di lavoro che sarà molto utile allo Stato, quando si tratterà di abolire le disposizioni legali discriminatorie.
Nazionalità I figli nati nel matrimonio acquistano la cittadinanza del padre; i figli nati fuori dal matrimonio e che non siano stati riconosciuti, acquistano la nazionalità della madre. L'avamprogetto di una nuova legge sul diritto della cittadinanza prevede l'eguaglianza completa dei padri e delle madri in questa materia: la madre, come il padre, potrà trasmettere la sua nazionalità al figlio. Siffatta regolamentazione è conforme alla Convenzione internazionale delle Nazioni Unite, del 20 febbraio 1957, sulla nazionalità della donna sposata, ratificata dai Paesi Bassi.
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Servizio militare È obbligatorio soltanto per gli uomini. Le donne possono prestare servizio volontario.
Diritti politici L'uomo e la donna hanno i medesimi diritti politici: le donne sono però ancora in minoranza negli organismi politici.
Diritto delle persone, diritto di famiglia e successorio La donna gode dell'esercizio dei -diritti civili dal 1957 soltanto. La donna sposata porta il cognome del marito, al-quale può eventualmente aggiungere il proprio cognome di nubile.
La donna divorziata può scegliere di conservare il cognome del marito. I figli nati nel matrimonio, legittimati o adottati, portano il cognome del padre.
Nell'unione coniugale e nella famiglia, la donna non ha gli stessi diritti del marito. È vero che dal 1970, il marito non è più il capo della famiglia e l'esercizio dell'autorità parentale compete ai due genitori. Tuttavia la decisione spetta ancora al marito in caso di divergenze d'opinione in merito al domicilio comune o all'esercizio dell'autorità parentale. L'amministrazione dei beni del figlio spetta al padre: la madre può amministrarli nella misura in cui eserciti sola l'autorità parentale. II. diritto successorio non ha dato luogo finora a critiche perché favorirebbe l'uno o l'altro dei coniugi.
Educazione, formazione scolastica e professionale Questi ultimi anni, numerosi provvedimenti sono stati presi in vista di attuare l'eguaglianza dei diritti in materia d'educazione e di formazione scolastica e professionale. Per esempio, è stata creata una prima «scuola aperta», destinata a gruppi sociali sfavoriti (ad es., le donne di oltre 30 anni).
Sono previste altre scuole di questo tipo e anche un'«università aperta».
Lavoro e professione La donna ha molte difficoltà ad affermarsi nella vita professionale, malgrado tutte le misure adottate in suo favore sin dal 1976: nullità di una clausola nel contratto di lavoro che stipuli che il matrimonio, la gravidanza o il parto mettano fine al rapporto di servizio: emanazione di una legge -- conformemente agli obblighi derivanti dal Trattato di Roma, del 25 marzo 1957, e alle direttive del Consiglio delle Comunità europee -- che regola il principio dell'uguaglianza di salario. Dal 1975, una commissione, composta di datori di lavoro e di lavoratori, veglia sul rispetto di queste diverse disposizioni. Un progetto di legge prevede
l'abolizione di altre disposizioni discriminatorie del diritto del lavoro.
Sicurezza sociale II diritto delle assicurazioni sociali considera la famiglia come un tutto. La
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donna sposata non ha, in principio, diritto a una rendita per la vecchiaia individuale o alla rendita prevista dalla legge generale sull'incapacità al lavoro (assicurazione popolare obbligatoria). Inoltre, le condizioni che determinano il diritto alle allocazioni per la disoccupazione sono più severe per la donna che per l'uomo.
La donna ha diritto a una rendita vedovile, mentre una tale rendita non è data per i vedovi. Una modificazione della situazione giuridica è attualmente in discussione, senza che vi siano già risultati concreti.
Diritto fiscelle
Anche in materia di diritto fiscale esistono differenze di trattamento tra le donne sposate e le celibi, le vedove o divorziate. È vero che, da qualche anno, il salario della donna sposata è oggetto fiscale indipendente, vale a dire che essa beneficia del montante in franchigia d'imposta.
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Repubblica federale di Germania
Generalità L'articolo 3 della legge fondamentale del 23 maggio 1949 prevede esplicitamente l'eguaglianza dei diritti dell'uomo e della donna. L'articolo è del tenore seguente: 1. Gli uomini e le dònne sono uguali innanzi alla legge.
2. Gli uomini e le donne hanno pari diritti.
3. Nessuno deve subire pregiudizio o trarre vantaggio dal suo sesso, dalla sua nascita, razza, lingua, patria o origini, fede, opinioni religiose o politiche.
La legge sull'eguaglianza dei diritti ('Gleichberechtigungsgesetz) del 18 giugno 1957 ha messo in opera tale principio, modificando segnatamente determinate disposizioni del diritto delle persone, del diritto di famiglia e del diritto successorio, ma -anche di diverse regole procedurali.
Nel 1974 è stata creata nel Bundestag una commissione d'inchiesta «Frau und 'Gesellschaft». La commissione è stata incaricata di approntare provvedimenti volti all'attuazione della totale parità dei -diritti della donna, nella società, sul piano giuridico e sul piano sociale.
Nazionalità II figlio nato nel matrimonio acquista la nazionalità tedesca se uno dei due genitori è tedesco: se il figlio è nato fuori del matrimonio da madre tedesca, acquista la nazionalità della stessa. La cittadinanza della donna è indipendente da quella del marito e non è modificata per legge in occasione di matrimonio o di divorzio. Dal 1° gennaio 1970, lo straniero che ha concluso matrimonio con una cittadina tedesca può ottenere la naturalizzazione alle stesse condizioni della sposa straniera di un cittadino tedesco. Questa regolamentazione è conforme alla Convenzione delle Nazioni Unite, del 20 febbraio 1957, sulla nazionalità della donna sposata.
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Servizio militare II servizio militare è obbligatorio soltanto per l'uomo. Le donne possono essere astrette a servire nel corpo sanitario, soltanto in tempo di crisi. Per contro, le donne possono servire volontariamente nelle unità non combattenti.
Diritti politici L'eguaglianza dei diritti politici tra uomo e donna era già prevista esplicitamente dall'articolo 109 della Costituzione di Weimar: tale principio è stato ripreso dall'articolo 3 capoverso 2 della legge fondamentale. Tuttavia la partecipazione della donna all'attività degli organi politici è relativamente modesta. La Repubblica federale di Germania ha aderito al Patto internazionale delle Nazioni Unite del 19 dicembre 1966 relativo ai diritti civili e politici.
Diritto delle persone, diritto di famiglia e successorio Dal 1° luglio 1976, i coniugi, con dichiarazione fatta all'ufficiale dello stato civile alla celebrazione del matrimonio, scelgono il cognome comune. Essi possono scegliere tra il cognome che i due sposi avevano alla nascita. Ove non procedano alla scelta, i coniugi assumono il cognome del marito.
Dal 1° aprile 1953, l'autorità parentale compete ad entrambi i genitori. Ove abbiano a insorgere divergenze d'opinione irrisolvibili, essi possono rivolgersi al tribunale delle tutele. La madre di un figlio nato fuori del matrimonio, detiene l'autorità parentale sul figlio fino dalla nascita dello stesso.
Inoltre, il figlio assume il cognome della madre, anche se la madre, al momento della nascita, porta un altro cognome acquistato per matrimonio.
Dal 1° luglio 1958, la comunità degli acquisti è il regime matrimoniale legale ordinario. Secondo tale regime, ciascun coniuge è proprietario dei suoi apporti e dei suoi acquisti e, in principio, li amministra esso stesso. Soltanto per certi atti di disposizione, è necessario il consenso del congiunto. Allo scioglimento del regime matrimoniale, il beneficio attuato dai coniugi in sede di matrimonio è ripartito fra di loro.
Con l'entrata in vigore della nuova legge sul divorzio, il 1° luglio 1977, uomo e donna hanno parità di diritti nella procedura di divorzio. Inoltre essi sono parificati per quanto concerne le pretese derivanti dal diritto in materia di assicurazioni sociali (compensazione delle prestazioni di sostentamento).
Educazione, formazione scolastica e professionale
Risulta dalle inchieste statistiche che le ragazze o i loro genitori non fanno sufficientemente capo alle numerose possibilità di formazione che, giuridicamente, sono uguali per i due sessi. Onde porre rimedio a questo dato di fatto, sono state emanate parecchie leggi a livello federale. La legge sulla formazione professionale (Berufsbildungsgesetz), del 14 agosto 1969, prevede la formazione per stadi, in modo che colui o colei che avesse interrotto la formazione possa riprenderla e continuarla senza perdita di tempo.
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La legge d'incoraggiamento alla formazione (Ausbildungsforderungsgesetz), del 26 agosto 1971, favorisce una buona formazione sia delle ragazze sia dei ragazzi, con l'istituzione di un aiuto finanziario federale. Secondo la legge d'incoraggiamento al lavoro (Arbeitsförderungsgesetz), del 25 giugno 1969, la donna può ottenere, indipendentemente dal reddito del marito, un aiuto finanziario onde perfezionare la propria 'formazione oppure reinserirsi nella vita professionale. Sono previste altre leggi per aiutare le giovani e le donne a meglio profittare delle possibilità di formazione esistenti.
Lavoro e professione È incontestato che l'articolo 3 capoverso 2 della legge fondamentale abbia effetti anche sui rapporti fra privati (Drittwirkung). Inoltre, la Repubblica federale di Germania ha l'obbligo, in virtù del Trattato di Roma, del 25 marzo 1957, d'imporre, sul proprio territorio, il principio della parità di rimunerazione per un lavoro di valore uguale. Soprattutto il progetto di legge sulla parità di trattamento per uomini e donne al posto di lavoro, adottato nel mese di giugno del 1979 dal Governo federale permetterà di attuare questo obiettivo.
L'esigenza dell'eguaglianza di possibilità offerte agli uomini e alle donne nella formazione professionale e nell'impiego, come pure nelle condizioni di lavoro risulta dalle relative direttive del Consiglio delle Comunità europee.
Sicurezza sociale Secondo il sistema attuale, l'assicurazione per la vecchiaia si ricollega esclusivamente al rapporto di lavoro ed è orientato piuttosto sulla carriera del marito. Perché la rendita di una donna sia uguale a quella di un uomo, occorre che la donna abbia avuto una carriera professionale simile.
Diritto fiscale I coniugi che soggiacciono ambedue illimitatamente all'imposizione e che non vivono separati in modo duraturo, possono scegliere tra un'imposizione separata e un'imposizione congiunta.
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Stati Uniti
Generalità I principi generali dell'eguaglianza dei diritti sono iscritti nel quinto e nel quattordicesimo emendamento alla costituzione americana. Essi non sono tuttavia mai stati interpretati nel senso del divieto di ogni discriminazione legislativa tra uomo e donna. Per tale motivo, si tenta da anni di introdurre nella Costituzione americana un nuovo emendamento che preveda l'eguaglianza assoluta tra uomo e donna. Tale emendamento («Equa! Rights Amendement»; ERA) è stato adottato già nel 1972, non ha potuto tuttavia entrare in vigore poiché non è ancora stato ratificato -- come prescritto dalla Costituzione -- dai tre quarti degli Stati federali. Quanto al contenuto, Foglio federale 1980, Voi. I
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l'ERA si limita a dichiarare contraria al diritto qualsiasi legge dello Stato o degli Stati membri che istituisse una disparità di trattamento unicamente sulla base della diversità di sesso.
Inoltre, diverse leggi emanate a livello federale, vietano le discriminazioni fondate unicamente sul sesso e migliorano così sensibilmente la posizione della donna, soprattutto nei campi dell'educazione, delle assicurazioni e della vita professionale. La maggioranza dei 35 Stati membri che hanno già ratificato l'emendamento del 1972, hanno parimente adottato leggi volte a migliorare la posizione giuridica della donna. Sedici Stati hanno persino introdotto, nelle loro costituzioni, disposizioni che vietano le discriminazioni.
La Corte suprema degli Stati Uniti ha avuto occasione, a parecchie riprese, d'esprimersi in merito allo statuto giuridico della donna. Fino ad ora si è mostrata piuttosto riservata: tuttavia, nel 1971, ha deciso che le diversità dovute alla disparità di sesso devono essere giustificate da un motivo «ragionevole».
Nazionalità L'uomo e la donna hanno fondamentalmente diritti uguali. In particolare, ogni persona nata negli Stati Uniti e soggiacente alla giurisdizione di questo Paese, acquista la nazionalità americana. Se un figlio nasce da genitori americani, sposati, all'estero, egli acquista la cittadinanza americana se almeno uno dei genitori, oppure la madre nel caso del figlio illegittimo, possa provare di aver soggiornato negli Stati Uniti prima della nascita del figlio.
Il matrimonio di una straniera con un cittadino americano -- e viceversa -- non modifica automaticamente la cittadinanza del coniuge straniero. Parimente la naturalizzazione di uno straniero non coinvolge automaticamente la naturalizzazione di sua moglie. Il coniuge straniero di un cittadino americano può invece ottenere una naturalizzazione agevolata.
Servizio militare È obbligatorio soltanto per gli uomini. È parere generale che l'entrata in vigore dell'emendamento del 1972 renderà il servizio militare obbligatorio anche per le donne.
Diritti politici Uomo e donna hanno diritti politici identici, sia in materia federale che negli Stati membri. Anche in questo Paese le donne sono, negli organi politici, in netta minoranza.
Diritto delle persone, diritto di famiglia e successorio Secondo la Common Law americana,
ognuno può scegliere il proprio cognome. Tale principio non è tuttavia rispettato uniformemente dai tribunali e dalla legislazione di diversi Stati membri.
I figli legittimi assumono di regola il cognome del padre. Se i genitori divorziano, il figlio conserva il cognome del padre anche se è affidato alla madre
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che, per essere divorziata, ha cambiato il cognome. I figli illegittimi portano il cognome della madre.
L'età della capacità matrimoniale è la stessa per gli uomini e per le donne, in tutti gli Stati: la maggioranza l'ha fissata a 18 anni. Nella maggior parte degli Stati il domicilio coniugale è scelto dal marito.
La separazione dei beni è il regime matrimoniale legale in 42 Stati: in 8 Stati, la comunità dei beni.
Giusta la Common Law americana, il marito è il solo responsabile della prosperità della famiglia e a lui solo compete l'obbligo di mantenimento.
Le legislazioni degli Stati membri hanno tuttavia condotto in larga misura a una parificazione dei diritti e dei doveri dell'uomo e della donna nella famiglia.
Nella maggioranza degli Stati, uòmini e donne possono fare valere gli stessi motivi di divorzio.
Per quanto attiene all'autorità parentale, la maggior parte degli Stati fa distinzione tra il fatto di prendere cura della persona del bambino (custody) e l'amministrazione della sua sostanza. Se il figlio è legittimo, sono i due genitori a doversi prendere cura di lui. In caso di divorzio e separazione, decide il giudice, tenendo conto del bene del figlio.
Nella maggioranza degli Stati, uomini e donne hanno identici diritti in materia di successione. Soltanto in 8 Stati si fa differenza tra vedove e vedovi.
Educazione, formazione scolastica e professionale A livello federale, numerose leggi incoraggiano la formazione dell'uomo e della donna: esse prescrivono anche le medesime possibilità di formazione per le ragazze e i ragazzi; nelle scuole che beneficiano di sovvenzioni federali, i programmi d'insegnamento devono essere gli stessi per i due sessi.
Lavoro e professione L'«Equal Pay Act» richiede parità di rimunerazione per lavoro uguale. La legge sull'insegnamento superiore («Higher Education Act») ha esteso l'applicazione dell'«Equal Pay Act» al personale amministrativo e al personale insegnante delle scuole. Attualmente, con qualche rara eccezione, tutti i rapporti di lavoro soggiacciono a queste leggi. La «Civil Right Act» vieta qualsiasi trattamento discriminatorio tra uomo e donna nei rapporti di lavoro. Un'istanza federale indipendente, la «Equal Employaient Occupational Commission» è responsabile dell'attuazione di tale principio. Datori di lavoro che contravvengono a tali
prescrizioni, possono essere costretti a modificare le clausole discriminatorie dei contratti di lavoro, ad aumentare i salari, a riassumere i lavoratori licenziati, eoe.
Disposizioni federali speciali vietano la discriminazione delle donne in caso di promozioni nelle amministrazioni pubbliche degli Stati e dei comuni1.
L'erogazione di sussidi federali è sovente vincolata alla condizione che non sia fatta alcuna 'discriminazione fondata sulla razza, l'origine, il sesso, ecc.
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La «Fair Housing Act» garantisce l'eguaglianza di diritti tra l'uomo e la donna in materia di vendita, locazione e manutenzione di fondi e appartamenti.
Sicurezza sociale Le assicurazioni sociali sono di competenza degli Stati membri. Tuttavia lo Stato centrale influisce indirettamente sulla legislazione sociale degli Stati membri con prescrizioni in materia di diritto del lavoro, soprattutto con la «Civil Right Act».
Il diritto alle allocazioni in caso di disoccupazione è regolata in modo molto diverso nei singoli Stati e la donna è, in generale, in questo settore molto svantaggiata.
Secondo la «Pregnancy Discrimination Act», l'incapacità al lavoro per causa di gravidanza è trattata come incapacità al lavoro per malattia o infortunio.
La previdenza per la vecchiaia è essa pure fonte di disparità fra i sessi. L'età del pensionamento è, per esempio, diversa per gli uomini e per le donne. I diritti del coniuge superstite sono regolati in modo diverso a seconda che si tratti di donna o di uomo. In pratica, tuttavia, i tribunali giudicano sempre più spesso in favore dell'uguaglianza di trattamento dei sessi.
Diritto fiscale Poiché l'imposta sul reddito prelevata dagli Stati è minima per rapporto alle imposte federali -- relativamente alte -- può essere dimenticata nel presente compendio.
In generale i coniugi sottostanno insieme all'imposta federale sul reddito; la riduzione sociale per i coniugi e le famiglie è però maggiore che per le persone sole. Inoltre, i tassi progressivi sono minori per i coniugi che per i contribuenti soli, vedovi o divorziati.
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Svezia
Generalità La Costituzione svedese garantisce a ogni persona, di qualsiasi sesso, l'uguaglianza davanti alla legge nei confronti dello Stato. Questa disposizione non ha tuttavia effetto sui rapporti fra terzi (Drittwirkung). Ci si sforza, da anni, di migliorare la situazione della donna in tutti i settori. Tali compiti spettano attualmente alla commissione parlamentare per l'eguaglianza di diritti.
È in preparazione una legge che vieta ogni discriminazione fondata sulla diversità di sesso.
Nazionalità È svedese per nascita ogni figlio legittimo di uno Svedese come pure il figlio illegittimo di una Svedese. Il figlio legittimo di una Svedese è svedese se nasce in Svezia da padre apolide.
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Lo straniero o la straniera che sposano un cittadino svedese non ottengono automaticamente la cittadinanza svedese. Il coniugo straniero può tuttavia ottenere una naturalizzazione agevolata. Questo ordinamento è conforme alla Convenzione delle Nazioni Unite, del 20 febbraio 1957, sulla nazionalità della donna sposata, ratificata dalla Svezia.
Servizio militare È obbligatorio soltanto per gli uomini. Le donne possono prestare servizio volontario.
Diritti civili Uomo e donna hanno gli stessi diritti politici. Le donne sono tuttavia in netta minoranza negli organi politici.
Diritto della famiglia L'uomo e la donna possono contrarre matrimonio a 18 anni. Nelle relazioni familiari, la donna gode di una situazione uguale a quella dell'uomo. Ambedue sono ugualmente responsabili del mantenimento della famiglia. Anche nella procedura di divorzio, l'uomo e la dònna sono trattati con uguali diritti.
Educazione, formazione scolastica e professionale Nella scuola, ragazze e ragazzi hanno identiche possibilità di formazione.
Si delineano tuttavia, nella scelta delle materie libere e più tardi nella scelta della professione, rispettivamente degli studi, diversità d'interessi fra i sessi.
Lavoro e professione Le donne hanno in principio la possibilità di esercitare qualsiasi professione e, in misura limitata, anche di accedere alla carriera militare.
Il 30 maggio 1979, è stata adottata la legge sull'eguaglianza di diritti tra uomo e donna nella vita professionale. Tale legge prevede, ad esempio, che il testo delle offerte di lavoro abbia ad essere neutro, non abbia cioè a sottolineare preferenza per un sesso o per l'altro.
La Svezia ha firmato la Convenzione internazionale n. 100, del 29 giugno 1951, sulla parità di rimunerazione, per lavoro uguale, tra manodopera maschile e femminile. In realtà esistono ancora disparità di salario tra uomini e donne. Tali disparità sono dovute principalmente al fatto che le professioni nelle quali lavorano soprattutto le donne sono in media meno bene retribuite che le professioni eseercitate dagli uomini. Per questa ragione, uno degli obiettivi della commissione parlamentare sull'eguaglianza è d'allargare l'accesso delle donne al mercato del lavoro. Inoltre lo Stato ha creato un certo numero di servizi sociali destinati ad accrescere le possibilità professionali della donna.
Sicurezza sociale
II principio dell'eguaglianza non si è ancora del tutto imposto in materia di 101
assicurazioni sociali. Si parte ancora dall'idea che la donna dipenda dal marito per quanto concerne il suo sostentamento. Tuttavia, anche in questo campo sono date iniziative rivolte alla parificazione.
Prestazioni assicurative sono accordate ai genitori durante i primi sette mesi dopo la nascita del figlio. Esse sono dovute ai due genitori in comune, o al padre o alla madre separatamente, a loro scelta. Inoltre, i genitori hanno diritto a un congedo parentale di tre mesi: essi possono scegliere di accedervi subito o di frazionarlo nel tempo. Essi hanno d'altra parte diritto anche a 12-18 giorni annualmente per la cura dei figli malati. Infine, una legge entrata in vigore nel 1979, autorizza i genitori i cui figli abbiano meno di 8 anni, a diminuire di 2 ore il tempo del lavoro quotidiano: la perdita relativa di salario non è tuttavia compensata.
Diritto fiscale I coniugi sono tassati separatamente.
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L'uomo e la donna nel Consiglio d'Europa, nelle Comunità europee e nelle Nazioni Unite
Per terminare rileveremo anche gli sforzi importanti compiuti dal Consiglio d'Europa, dalle Comunità europee e dalle Nazioni Unite nell'attuazione dell'eguaglianza dei diritti tra l'uomo e la donna.
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Consiglio d'Europa
Generalità II Consiglio d'Europa fu creato il 5 maggio 1949 con «lo scopo d'attuare un'unione stretta tra i Membri per tutelare e promuovere gli ideali e i principi che sono loro comune patrimonio e per favorire il loro progresso economico e sociale» (art. 1 dello Statuto). Il 6 maggio 1963, la Svizzera è divenuta membro del Consiglio d'Europa, organizzazione che conta oggi 21 membri, Stati democratici del nostro continente. Con la sua adesione, la Svizzera si è impegnata a sostenere efficacemente obiettivi e compiti del Consiglio d'Europa. Uno dei mezzi più efficaci di cui dispone il Consiglio d'Europa nel compimento dei compiti è la conclusione di trattati e di convenzioni. Tra gli oltre novanta trattati elaborati finora spiccano la Convenzione europea dei diritti dell'uomo (CEDU), del 4 novembre 1950 e la Carta sociale europea, del 18 ottobre 1961. La Convenzione europea dei diritti dell'uomo concerne principalmente le libertà fondamentali classiche e i diritti politici, sul cui rispetto vigilano la Commissione europea dei diritti dell'uomo e la Corte europea di giustizia. L'articolo 14 della convenzione garantisce agli uomini e alle donne il godimento dei diritti e delle libertà riconosciuti nella convenzione stessa. La Carta sociale europea è uno strumento flessibile e dinamico atto a favorire il progresso sociale. Sia il fatto di armonizzare le legislazioni sociali degli Stati membri del Consiglio d'Europa, sia quello di preoccuparsi che i Governi abbiano ad avvicinarsi nelle 102
loro politiche di consolidazione e di sviluppo dei 'diritti sociali, già esistenti in campo nazionale, sono fra gli obiettivi della Carta sociale. La Convenzione europea dei diritti dell'uomo è stata ratificata dalla Svizzera, il 28 novembre 1974. Il nostro Paese ha firmato, il 6 maggio 1976, la Carta sociale europea, con riserva di ratificazione.
Nazionalità La Risoluzione (77)12 concernente la nazionalità dei coniugi di nazionalità diversa raccomanda agli Stati membri di modificare la loro legislazione, affinchè sia possibile agli sposi dei due sessi d'acquistare il diritto di cittadinanza dell'altro coniuge. Quanto all'acquisto della nazionalità per nascita, la Risoluzione (77)13 concernente la nazionalità dei figli nati nel matrimonio raccomanda agli Stati membri di accordare la loro nazionalità a tutti i figli legittimi o di garantire loro un diritto d'opzione fino all'età di ventidue anni, sempre che il padre o la madre sia loro cittadino.
Secondo la Risoluzione (72)1 relativa all'unificazione delle nozioni giuridiche del domicilio e della dimora, il domicilio di uno dei coniugi non deve semplicemente dipendere da quello dell'altro coniuge.
Diritto della famiglia La Risoluzione (78)37 sull'eguaglianza dei coniugi in diritto civile raccomanda, fra l'altro, agli Stati membri di eliminare dal loro diritto civile tutte le disposizioni che riconoscano a uno dei coniugi una supremazia sull'altro e d'assicurare agli sposi diritti uguali in caso di divergenza d'opinione.
Formazione scolastica e professionale La Carta sociale europea contiene parecchie 'disposizioni che hanno per oggetto la formazione scolastica e professionale. Citiamo l'articolo 1 capoverso 4 (orientamento, formazione e riadattamento professionale), l'articolo 9 (diritto all'orientamento professionale), l'articolo 10 (diritto alla formazione professionale), l'articolo 15 (diritto delle persone fisicamente o mentalmente minorate alla formazione professionale ed al riadattamento professionale e sociale). Gli Stati che hanno ratificato queste disposizioni sono con ciò obbligati a garantire i diritti che essi riconoscono senza fare discriminazioni in funzione del sesso.
Lavoro e professione Sulla base dell'uguaglianza di diritti, la Carta sociale garantisce, fra l'altro, il diritto al lavoro (art. 1), il diritto ad eque condizioni
di lavoro e alla sicurezza ed all'igiene nel lavoro (art. 2 e 3), il diritto ad un'equa retribuzione (art. 4) e il diritto delle lavorataci alla protezione (art. 8). Non si tratta evidentemente di garanzie che il singolo possa far valere, in quanto diritti individuali, davanti ai tribunali, bensì di obiettivi verso i quali tendere per organizzare la politica e la legislazione statuale e internazionale (fra gli Stati membri). Nell'ottica della parità fra i sessi, particolarmente da rilevare è il diritto dei lavoratori e delle lavoratrici ad una retribuzione uguale per
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un lavoro di eguale valore (art. 4 cpv. 3) e il diritto delle lavoratrici ad un riposo di almeno 12 settimane per il parto come pure la protezione contro il licenziamento delle stesse durante tale periodo (art. 8 cpv. 1 e 2).
La Risoluzione (77)1 sull'attività professionale della donna raccomanda ai Membri di migliorare la situazione professionale della donna. Esse dovrebbero beneficiare, in particolare, di uguali possibilità, in occasione dell'assunzione e delle promozioni, di quelle degli uomini.
Sicurezza sociale D'importanza fondamentale sono, in questa materia, gli articoli 12 e 17 della Carta sociale europea. Secondo l'articolo 12, le Parti contraenti si impegnano a garantire agli uomini e alle donne lo stesso diritto alla sicurezza sociale, segnatamente stabilendo un regime di sicurezza sociale e mantenendolo a un livello soddisfacente, almeno uguale a quello necessario per la ratifica della Convenzione internazionale del lavoro n. 102 concernente le norme minime di sicurezza sociale. L'articolo 17 invita gli Stati membri ad adottare le misure necessarie ed adeguate in vista della protezione sociale ed economica della madre e del fanciullo.
La Risoluzione (70)15 sulla protezione sociale delle madri nubili e dei loro figli raccomanda alle Parti contraenti di sviluppare i diritti sociali delle madri nubili. La Risoluzione (77)1 sull'attività professionale della donna prescrive che essa abbia diritto alla stessa sicurezza sociale di quella accordata all'uomo.
I due grandi trattati in materia di assicurazioni sociali, vale a dire il Codice europeo della sicurezza sociale e il suo protocollo addizionale del 1964, come pure la Convenzione europea di sicurezza sociale del 1972, non trattano esplicitamente la parità tra uomo e donna. Anzi, il sistema dell'assicurazione per i superstiti si basa piuttosto sulla concezione tradizionale della posizione dell'uomo e della donna, presumendo che la moglie sia economicamente dipendente dal marito. È prevista una rendita per vedove, ma non per vedovi.
La Risoluzione (75)28 sulla sicurezza sociale della casalinga raccomanda agli Stati membri di riconoscere alla casalinga gli stessi diritti sociali di quelli della donna che esercita un'attività professionale.
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Comunità europee
Conformemente agli obiettivi economico-politici che si sono prefisse, le Comunità europee considerano la questione della parità nell'ottica dei problemi economici e sociali dei lavoratori.
L'articolo 119 del Trattato di Roma, del 25 marzo 1957, obbliga gli Stati membri a rispettare il diritto dell'uomo e della donna a un salario uguale per un lavoro di valore uguale. Malgrado la chiarezza di questa disposizione imperativa, la sua attuazione negli Stati membri incontra opposizioni considerevoli. Per questo motivo, il Consiglio delle Comunità europee si è
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visto indotto a emanare, il 10 febbraio 1975, una direttiva concernente il ravvioinamento delle legislazioni degli Stati membri relative all'applicazione del principio della parità di retribuzione della manodopera maschile e femminile (75/117). Da allora, la maggior parte di questi Paesi hanno adottato la loro legislazione nazionale alle disposizioni dell'articolo 119. In una decisione dell'8 aprile 1976 in re Defrenne e. Sabena, la Corte europea ha deciso che il principio dell'articolo 119 del Trattato di Roma è direttamente applicabile, che può essere invocato in un processo davanti ai tribunali nazionali e che la direttiva precitata è un mezzo utile alla sua applicazione.
Questa decisione obbliga i tribunali nazionali ad assicurare la protezione dei diritti accordati dall'articolo 119 ai cittadini: e questo, rileva la decisione, anche nel caso in .cui i lavoratori, uomini e donne, abbiano un salario diverso per lo stesso lavoro, in una stessa azienda o nello stesso servizio, pubblico o privato.
Onde fare applicare il principio dell'eguaglianza nell'insieme della vita professionale ed economica e non più soltanto nel campo dei salari, il Consiglio delle Comunità europee ha emanato, il 9 febbraio 1976, una direttiva per l'attuazione del principio della parità di trattamento tra uomini e donne in quanto concerne l'accesso all'impiego, alla formazione e alla promozione professionali e le condizioni di lavoro (76/207). Gli Stati membri sono obbligati ad adottare le misure conformi alle prescrizioni di tale direttiva e a vietare le discriminazioni, sulla base della diversità di sesso, nella formazione e nella vita professionali. Uomini e donne devono essere trattati a parità per l'attribuzione dei posti di lavoro e di formazione, in caso di promozione, di licenziamento, ecc.
Una direttiva del Consiglio delle Comunità europee che prevede »un'attuazione progressiva del principio della parità di trattamento tra uomo e donna in materia di sicurezza sociale, è stata adottata il 19 dicembre 1978 (79/7).
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Nazioni Unite
Generalità Per proteggere gli interessi della donna, le Nazioni Unite hanno istituito, nel 1946, una commissione permanente dei diritti della donna. Questa stende rapporti sulla condizione e la situazione giuridica della donna e presenta progetti di convenzioni internazionali, di risoluzioni e di raccomandazioni.
Le istituzioni specializzate si occupano anch'esse, nei loro campi, delle questioni relative alla condizione femminile. L'organizzazione del lavoro, ad esempio, esamina la posizione della donna nel mondo del lavoro.
Negli ultimi 10-20 anni sono state conchiuse una serie di convenzioni internazionali e adottate risoluzioni che trattano la situazione e la protezione della donna in quasi tutti i settori della condizione umana (5).
Uno degli obiettivi della Carta delle Nazioni Unite, del 26 giugno 1945, è d'altra parte il promovimento e il rafforzamento del rispetto dei diritti dell' uomo e delle libertà fondamentali nei confronti di tutti, senza discriminazioni dovute alla razza, il sesso, la lingua o la religione. La Dichiarazione 105
universale dei diritti dell'uomo, del 10 dicembre 1948, esige che gli uomini e le donne siano a beneficio, in misura uguale, dei diritti che essa proclama.
Lo stesso vale per il Patto internazionale del 19 dicembre 1966 relativo ai diritti civili e politici, come pure per il Patto internazionale del 19 dicembre 1966 relativo ai diritti economici, sociali e culturali.
Indetto nel 1975, l'Anno internazionale della Donna, le Nazioni Unite hanno continuato e intensificato i loro sforzi in vista dell'attuazione molto estesa dell'uguaglianza di diritti. In occasione della conferenza mondiale, convocata nel 1975, a Messi co, sono state adottate diverse risoluzioni sulla condizione della donna. È stato accettato anche un piano mondiale che fissa, per la prima volta, direttive generali alle quali dovranno ispirarsi le iniziative future, tendenti al miglioramento della situazione femminile e all'introduzione della parità di diritti.
Il 15 dicembre 1975, allo scopo d'applicare tale piano d'azione, l'Assemblea generale proclamò il periodo 1976-1985, il «Decennio delle Nazioni Unite per la donna: uguaglianza, sviluppo e pace»; l'Assemblea decideva inoltre di convocare nel 1980 una conferenza mondiale per l'esame e la valutazione dei progressi effettuati per quanto concerne la realizzazione degli obiettivi dell'Anno internazionale della donna. Come l'ha già fatto nel 1975 a Messico, la Svizzera parteciperà a questa conferenza che si terrà a Copenhagen.
Nazionalità Con l'adesione alla Convenzione del 20 febbraio 1957 sulla nazionalità della donna sposata, lo Stato contraente riconosce che il cambiamento di nazionalità del marito in costanza di matrimonio, non modifica necessariamente la nazionalità della moglie. Lo Stato contraente deve inoltre offrire alla moglie straniera dei suoi cittadini, la possibilità d'ottenere una naturalizzazione agevolata.
Diritti politici La Convenzione del 31 marzo 1953 sui diritti politici della donna prevede che uomini e donne abbiano uguali diritti per tutte le elezioni a cariche pubbliche e ad organi eletti ufficialmente.
Diritto della famiglia Sono state adottate diverse risoluzioni volte a istituire l'eguaglianza dell' uomo e della donna nella famiglia (in materia di regimi matrimoniali, di domicilio, di tutela), come pure a migliorare la situazione giuridica della madre
celibe. Inoltre esse esigono che la donna sposata goda di piena capacità contrattuale e abbia la facoltà di decidere autonomamente dell'esercizio di un'attività lucrativa indipendente.
Formazione scolastica e professionale La Convenzione del 15 dicembre 1960 contro la discriminazione in materia d'insegnamento respinge, in tutti i livelli dell'insegnamento, qualsiasi discri-
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minazione fondata sul sesso. Gli Stati contraenti s'impegnano inoltre a introdurre un insegnamento pubblico accessibile a tutti, obbligatorio e gratuito.
Una risoluzione esige che sia garantito alle donne, nelle stesse condizioni valide per gli uomini, l'accesso a una formazione superiore.
Lavoro e professione La Convenzione internazionale n. 100, del 29 giugno 1951, sulla parità di rimunerazione, per lavoro uguale, tra manodopera maschile e femminile, e la Convenzione n. 111, del 25 giugno 1958, concernente la discriminazione nell'impiego e nella professione sono fra i trattati internazionali più importanti in materia di uguaglianza di diritti nelle relazioni di lavoro.
Sicurezza sociale Citiamo soprattutto la Convenzione n. 102, del 28 giugno 1952, concernente le norme minime della sicurezza sociale; questa convenzione contiene regole dettagliate sulle rendite dell'assicurazione per la vecchiaia e i superstiti, dell' assicurazione contro la disoccupazione, dell'assicurazione contro le malattie e l'assicurazione-maternità.
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Comparazione degli sforzi impresi in Svizzera con quelli fatti all'estero e in campo internazionale per l'attuazione dell'eguaglianza tra sessi
Quanto esposto nei capitoli 32 e 33 mostra che un'evoluzione verso l'eguaglianza completa dei diritti e delle possibilità tra uomo e donna va disegnandosi nel pensiero giuridico e nella legislazione svizzeri: risulta d'altra parte che i mezzi giuridici che permettono d'attuare l'eguaglianza tra i sessi non siano ancora del tutto esauriti. Ciò vale nel campo della legislazione, già per quanto attiene alla costituzione o alle leggi, nelle quali la Francia, la Repubblica federale di Germania e l'Italia, poi le Nazioni Unite, l'Organizzazione internazionale del lavoro come pure le Comunità europee hanno iscritto il principio dell'uguaglianza dei diritti tra i sessi. Ciò vale, in modo ancora più marcato, per la legislazione di Stati, quali la Gran Bretagna, gli Stati Uniti, i Paesi Bassi, la Svezia e la Danimarca, che è stata messa al servizio dell'eguaglianza dei diritti della donna. È chiaro che la Svizzera non raggiunge il livello dello standard internazionale che risulta dall'insieme dei numerosi trattati, dichiarazioni, raccomandazioni e risoluzioni delle organizzazioni internazionali universali e europee. Anche se si deve riconoscere, data l'intensità degli sforzi del legislatore, che non si può escludere puramente e semplicemente uno stato avanzato della parità dei sessi e che, in Svizzera, importanti revisioni legislative sono attualmente in corso, allo scopo di migliorare la posizione della donna, una decisione di principio a livello costituzionale, che consacri l'eguaglianza fra i sessi, non costituisce in alcun caso una modernizzazione inutile della Costituzione.
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L'uomo e la donna secondo l'iniziativa Genes e scopi dell'iniziativa, motivi del comitato d'iniziativa
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Genesi dell'iniziativa
Le sue origini risalgono allo studio pubblicato nel 1973 a cura dell'UNESCO sulla situazione della donna in Svizzera. I risultati di tale studio incitarono il gruppo di lavoro, incaricato della preparazione del quarto Congresso femminile svizzero, a consacrare lo stesso al tema: «Relazioni fra partners Cooperazione tra uomo e donna su base d'eguaglianza». Il gruppo di lavoro proposte anche al Congresso diverse risoluzioni fondate in parte sui risultati di un'inchiesta fra le donne. Una di queste risoluzioni propose di lanciare un'iniziativa sull'eguaglianza dei diritti tra uomo e donna.
Il quarto Congresso femminile svizzero, che ebbe luogo durante l'«Anno internazionale della donna» adottò, il 18 gennaio 1975, la relativa decisione.
In seguito fu creato un comitato d'iniziativa, composto di 15 donne. Questo stese il testo dell'iniziativa popolare e aprì, nel mese di settembre del 1975, la raccolta delle firme necessarie. Come ricordato, l'iniziativa fu presentata il 15 dicembre 1976.
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Motivi del comitato d'iniziativa
I motivi principali del comitato d'iniziativa sono i seguenti: la giurisprudenza del Tribunale federale relativa all'artìcolo costituzionale sull'eguaglianza, l'incertezza in merito a una revisione totale della Costituzione federale e le difficoltà di realizzare l'eguaglianza tra i sessi a livello legislativo.
II comitato d'iniziativa si pronuncia come segue:
412.1 Da quando esiste l'articolo 4 della Costituzione federale -- vale a dire dal 1848 -- non è stato possibile attuare la parità di diritti tra uomo e donna.
Rileviamo che soltanto nel 1923 il Tribunale federale ha reso possibile l'accesso delle donne alla professione d'avvocato. A diverse riprese sono stati inoltrati ricorsi al Tribunale federale richiedenti il diritto di voto per la donna: essi sono stati tutti respinti perché il Tribunale federale, come del resto anche il Consiglio federale, sono sempre stati per «l'interpretazione storica». Secondo tale interpretazione, la concezione giuridica determinante è quella che faceva fede al momento della creazione della nostra Costituzione (1848): l'uomo e la donna sono diversi l'uno dall'altra e devono di conseguenza essere trattati diversamente, anche sul piano giuridico.
La prima fase dell'articolo 4 della Costituzione («Tutti gli Svizzeri sono uguali innanzi alla legge») è stata considerata in origine un programma politico-giuridico; da allora, la giurisprudenza ha sempre più avuto la tendenza a comprenderla nel senso di un'applicazione simile del diritto in vigore a casi che presentano situazioni simili (trattare in modo uguale i casi uguali e in modo diverso i casi diversi), ciò che è alla base di gravi discri108
minazioni nelle relative leggi federali e cantonali. Così fu necessario modificare l'articolo 74 Cost. -- ciò che fu possibile nel 1971 dopo un primo tentativo andato a male -- onde accordare, almeno in materia federale, i diritti politici alle donne. Attualmente, questi diritti sono ancora negati alla donna in due Cantoni e in parecchi Comuni.
La seconda frase dell'articolo 4 («Nella Svizzera non vi ha sudditanza di sorta, non privilegio di luogo, di nascita, di famiglia o di persona») ha sempre avuto soltanto portata storica. Il Tribunale federale gli ha negato qualsiasi facoltà di promuovere l'eguaglianza di diritti tra uomo e donna.
È tuttavia ora universalmente riconosciuto che le differenze biologiche tra i sessi non giustificano più un trattamento giuridico ineguale. L'iniziativa apporta il correttivo necessario, ponendo l'uomo e la donna su piede d'uguaglianza, in complemento all'articolo 4 Cost.
412.2 È inopportuno attendere la revisione totale della Costituzione federale, dal momento che la questione fondamentale, vale a dire se essa avrà veramente luogo, non ha ancora raggiunto neppure la soglia della discussione parlamentare. D'altra parte, il Consiglio federale ha già ripetuto a più riprese che le questioni importanti vanno risolte con revisioni parziali della Costituzione vigente, anche per scaricare l'impresa della revisione totale, di ben più vasta portata. L'iniziativa risponde a questa intenzione.
412.3 L'attuazione della parità di diritti sul piano legislativo è del tutto impossibile. A livello federale non esiste l'iniziativa legislativa che è l'istrumento che permetterebbe l'attuazione di tale intento. Certo, alcuni settori della legislazione federale, quali il diritto di famiglia, sono attualmente in fase di revisione. Queste revisioni potrebbero contribuire a un'attuazione parziale dell'uguaglianza: il loro risultato è tuttavia ancora incerto. L'iniziativa, quale programma politico-giuridico, può imprimere un certo orientamento a tali revisioni, o anche accelerarle, tanto più che essa richiede in tutti i casi una revisione di tutta la legislazione entro cinque anni, onde attuare giuridicamente l'eguaglianza dei diritti tra i sessi.
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Scopi dell'iniziativa
Giusta il comitato d'iniziativa, l'iniziativa ha soprattutto gli scopi seguenti:
413.1 II nuovo articolo 4bis della Costituzione federale deve limitare la libertà d'interpretazione che compete in larga misura al Tribunale federale (secondo 109
il parere del comitato d'iniziativa in troppo larga misura), prevedendo l'eguaglianza fondamentale dei diritti dell'uomo e della donna. Il Tribunale federale deve meglio motivare di quanto non abbia sin qui fatto, le eccezioni che ammette. Inversamente le competenze del Tribunale federale vanno estese nel senso che non avrà più a statuire soltanto delle relazioni giuridiche tra cittadini e Stato, bensì anche delle relazioni giuridiche tra i cittadini stessi. L'ultima rivendicazione citata risulta senza dubbio alcuno dalla disposizione transitoria.
413.2 Giusta il capoverso 1 dell'articolo costituzionale proposto, l'uomo e la donna hanno diritti uguali. In fondo, questo principio dovrebbe bastare. Tuttavia, dopo discussioni approfondite e sulla base di colloqui con i periti, apparve ai fautori che fosse meglio concretizzare e precisare il principio, enunciato nel capoverso 1, nei suoi settori d'applicazione più importanti. Si tratta della famiglia (cpv. 2), della retribuzione (cpv. 3) e della parità di trattamento e dell'uguaglianza delle possibilità in materia d'educazione e di formazione scolastica e professionale (cpv. 4).
Giusta il capoverso 2, all'uomo e alla donna spettano gli stessi diritti e gli stessi doveri in seno alla famiglia. Il comitato d'iniziativa avrebbe voluto che il lanciamento dell'iniziativa avesse per effetto già d'accelerare l'attuazione di questa idea nel quadro della revisione in corso del diritto di famiglia. L'iniziativa avrebbe dovuto incoraggiare soprattutto gli ambienti progressisti in seno alle commissioni parlamentari e alle due Camere federali.
Il capoverso 3 dovrebbe servire a realizzare un vecchio postulato delle donne: pretese di salario uguale per l'uomo e la donna per un lavoro eguale o di eguale valore. Certo, la Svizzera ha aderito alla Convenzione internazionale n. 100, del 29 giugno 1951, sulla parità di rimunerazione, per lavoro uguale, tra manodopera maschile e femminile (RU 1973 1602): i suoi effetti nel nostro Paese sono tuttavia ancora minimi. Dopo decenni di alta congiuntura e penuria di manodopera (al momento del lanciamento dell'iniziativa) i salari delle donne sono ancora circa il 30 per cento inferiori a quelli degli uomini. Oltre dieci anni fa, una commissione peritale aveva rilevato che, dopo un periodo transitorio, la nostra economia avrebbe sopportato bene l'adattamento dei salari delle donne a quelli degli uomini. È ora tempo di ancorare questo principio nella Costituzione, onde poterlo anche garantire giuridicamente.
Il capoverso 4 enuncia un principio assai recente che sta assumendo sempre maggiore importanza: quello dell'eguaglianza delle possibilità e del trattamento per l'uomo e la donna, in materia d'educazione e di formazione scolastica e professionale, così come nell'accesso all'impiego e nell'esercizio della professione. Già si sono constatati progressi dopo che l'Associazione
delle organizzazioni femminili svizzere ha condotto un'inchiesta sui programmi di studio previsti per gli anni di scuola obbligatoria (nel 1977): tuttavia, l'eguaglianza delle possibilità in materia d'educazione e di formazione professionale non è ancora raggiunta. Per tale motivo la Svizzera non 110
è ancora stata in grado di firmare il primo protocollo addizionale della Convenzione europea dei diritti dell'uomo. Infine, la Svizzera ha aderito anche alla Convenzione internazionale n. 111, del 25 giugno 1958, concernente la discriminazione nell'impiego e nella professione (RU 1961 840).
Il capoverso 4 fisserebbe costituzionalmente uno degli obiettivi di questa convenzione sul piano nazionale, vincolando così legislatore e autorità.
413.3 L'iniziativa corrisponde così ai postulati fondamentali che le organizzazioni svizzere hanno tentato di fare riconoscere sin dalla loro creazione. Ma essa corrisponde anche ai diritti dell'uomo e contribuisce così, da una parte, ad attuare gli obiettivi fissati dal quarto Congresso femminile, d'altra parte ad accelerare il progresso verso una soluzione della questione femminile.
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Valutazione dell'iniziativa Nella procedura di consultazione
II 21 dicembre 1977 abbiamo autorizzato il Dipartimento federale di giustizia e polizia a invitare i governi cantonali, i partiti rappresentati nell'Assemblea federale e gli organismi interessati a prendere parte alla consultazione. Si trattava soprattutto di stendere un inventario il più completo possibile delle disparità tra uomo e donna, basate sul diritto, le tradizioni, le convenzioni e l'etica, d'acquistare una veduta d'assieme delle misure adottate o previste onde far scomparire tali disparità e di farsi un'opinione, la più esatta possibile, del giudizio esistente in merito all'iniziativa. Il dipartimento aveva steso un questionario dettagliato, le cui risposte dovevano permettergli appunto di ottenere tale giudizio. Ecco le principali questioni: Quali sarebbero le conseguenze dell'iniziativa sulle disparità di trattamento rilevate (per il legislatore, lo Stato e i suoi organi, le istituzioni e le finanze, indi sullo statuto giuridico dell'individuo nella famiglia, il sistema economico, la formazione, la vita politica, ecc., come anche per l'economia e la società in generale)? In quanto richiede l'eliminazione delle ineguaglianze contestate, l'iniziativa potrà essere attuata in diritto, di fatto e in tempo utile? Si può accettare l'iniziativa o sarebbe meglio preferirle un controprogetto?
La partecipazione alla procedura di consultazione è stata molto forte: tutti i governi cantonali, 10 su 11 partiti rappresentati all'Assemblea federale e la maggioranza dei 33 organismi consultati hanno inviato una risposta.
Oltre agli ambienti consultati ufficialmente, altre organizzazioni o persone singole hanno fornito spontaneamente la loro opinione.
Vi presentiamo di seguito un breve risultato delle risposte alle domande precitate (in merito all'inventario delle ineguaglianze esistenti e delle misure atte a sopprimerle, cfr. n. 31):
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421.1
Effetti dell'iniziativa
La diversità delle risposte rivela la grande incertezza in merito alle conseguenze pratiche del progetto d'articolo costituzionale sull'eguaglianza. Le risposte hanno per lo più carattere speculativo; occorre considerarle ipotesi più o meno verosimili.
Nei pareri espressi c'è una gamma che varia tra i due estremi seguenti: l'idea che l'iniziativa non avrà praticamente effetto alcuno e l'opinione secondo la quale la nuova norma costituzionale sarà direttamente applicabile, sia perché potrà essere concretizzata da parte delle autorità giudiziarie e amministrative, sia perché la stessa avrà forza derogatoria nei confronti di tutte le disposizioni di rango inferiore che non le fossero conformi. Tuttavia, la maggioranza (12 Cantoni e oltre la metà dei partiti politici e delle organizzazioni) è del parere che il nuovo articolo costituzionale 4bis incarica il legislatore federale e cantonale di modificare ogni disposizione che non fosse conforme e, se del caso, emanare nuove norme giuridiche. Alcune risposte rilevano che la nuova norma costituzionale non tocca soltanto il diritto cantonale e federale a livello di legge e di ordinanza, ma anche il diritto federale costituzionale e, in particolare gli articoli 4 (eguaglianza innanzi alla legge), 31 (libertà di commercio e d'industria), 18-22bis (servizio militare e servizio civile obbligatorio): tutte queste disposizioni dovrebbero essere concordate con il nuovo articolo 4bis.
Ci si accorda generalmente a riconoscere che l'iniziativa, ove fosse accettata, farebbe senz'altro evolvere più rapidamente il concetto che la gente ha del posto della donna nella famiglia, nella società e nella vita economica. Essa accelererebbe anche le revisioni legali in atto onde migliorare la situazione della donna. Per contro, essa non varrebbe a far sparire entro breve termine le ineguaglianze effettive, alcune delle quali sono profondamente radicate nella mentalità.
Si è rilevato spesso che la nuova norma costituzionale rafforzerebbe la presa di coscienza della donna e la sua auto-coscienza. Questa norma permetterebbe segnatamente di migliorare la situazione giuridica della donna, offrendole la possibilità, direttamente o indirettamente, di far valere pretese individuali in casi particolari. Altri pareri espressi dubitano invece della possibilità di tali effetti: non
ritengono in effetti che si possa imporre, su questa.via, la pretesa di una retribuzione uguale per un lavoro uguale. Il nuovo articolo costituzionale deve produrre effetti non soltanto nei rapporti tra cittadino e Stato, bensì anche tra i cittadini stessi: tale fatto è stato da alcuni criticato, da altri approvato.
Anche le conseguenze sociali dell'articolo 4bis sono incerte. Ci si chiede se l'articolo non soltanto incarichi il legislatore dell'eliminazione delle discriminazioni legali esistenti nei confronti della donna e di impedirgli di crearne di nuove, bensì non affidi anche allo Stato l'incarico di adottare misure concrete. Si pensi per esempio all'attribuzione di quote per l'accesso ai posti di lavoro e alle funzioni pubbliche, alla divisione uguale tra i coniugi degli obblighi familiari e professionali, o alla creazione di servizi sociali quali i 112
nidi per bambini, onde facilitare l'attività professionale delle madri di famiglia.
Le conseguenze finanziarie sono ritenute difficilmente prevedibili, in parte perché importanti, in parte perché non determinanti nella valutazione dell' iniziativa popolare.
421.2
Attuabilità
Salvo qualche eccezione, l'iniziativa è ritenuta attuabile in diritto. Alcuni fanno rilevare che conflitti con altre disposizioni costituzionali e l'eventuale rigetto di leggi d'esecuzione da parte del popolo potrebbero compromettere l'attuazione dell'iniziativa sul piano giuridico.
L'attuazione in fatto dell'iniziativa dovrebbe porre, secondo il parere della maggioranza, difficoltà più gravi. A loro avviso, le regole di diritto non riescono ad eliminare le ineguaglianze di fatto, e in ogni caso non completamente.
Tuttavia, nessuno ha ritenuto l'iniziativa totalmente impossibile quanto alla sua attuazione di fatto: per questo nessuno ha proposto di respingerla o di dichiararla nulla. Parecchie risposte rilevano esplicitamente come l'iniziativa sia in fatto realizzabile.
Più grandi esitazioni suscita invece la questione dell'attuabilità nel tempo accordato dalla disposizione transitoria (5 anni). La maggioranza degli enti interrogati pensano che il termine fissato non potrà essere rispettato, oppure lo mettono in questione. Alcuni ritengono che sia possibile eliminare le ineguaglianze d'ordine giuridico entro il termine di cinque anni, mentre occorrerebbe maggiore tempo per giungere a una parità di fatto. Altri ancora sono del parere che il periodo transitorio concerna soltanto le ineguaglianze giuridiche.
In generale, i partiti politici, contrariamente ai Cantoni, sono inclini a ritenere l'iniziativa attuabile: le organizzazioni sono, in merito, di parere diviso.
421.3
L'iniziativa deve essere accolta o respinta?
Semplificando all'estremo, si può dire che l'iniziativa è stata meglio accolta dai partiti politici che dai Cantoni.
Tra le organizzazioni, le associazioni femminili e i sindacati con grande numero di affiliati sono in maggioranza favorevoli all'iniziativa, mentre le associazione padronali, le organizzazioni giuridiche, come pure i sindacati numericamente meno importanti sono, in maggioranza, opposti all' iniziativa. Occorre tuttavia rilevare che la maggior parte degli enti interrogati è favorevole agli obiettivi dell'iniziativa.
Due partiti e otto organizzazioni approvano l'iniziativa senza riserva. Essi basano il loro parere essenzialmente sulle considerazioni seguenti: II nuovo testo è chiaro; l'articolo 4 della Costituzione è 'manifestamente 'insufficiente 8
Foglio federale 1980, Voi. I
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a garantire l'eguaglianza di diritto tra i sessi; una disposizione costituzionale del genere accelera l'eliminazione delle discriminazioni ancora esistenti e può essere applicata direttamente ai rapporti tra singoli; non soltanto essa prevede esplicitamente il principio della parità di diritti tra uomo e donna, bensì ne trae anche le conseguenze più importanti (cpv. 2-4).
Un Cantone, un partito e due organizzazioni approvano l'iniziativa con riserve. .Alcuni ritengono irrelista la disposizione transitoria, altri chiedono che sia attuata simultaneamente una parità di doveri che tenga conto delle differenze biologiche. Altri, infine, domandano la garanzia che i vantaggi accordati attualmente alla donna non siano ridotti.
Un Cantone, due partiti e un'organizzazione approvano l'iniziativa «m mancanza di meglio». In effetti, costoro preferirebbero un controprogetto. Tuttavia, ove nessun controprogetto fosse presentato, essi approverebbero l'iniziativa pur con i suoi difetti. Sono citati fra i difetti: il testo costituzionale è troppo dettagliato per un diritto fondamentale, non tratta che alcuni aspetti dell'uguaglianza, il termine transitorio è troppo breve; un rigetto dell'iniziativa potrebbe esercitare un influenza negativa sulle revisioni legali in corso.
Ventidue Cantoni, cinque partiti e dodici organizzazioni hanno respinto l'iniziativa. I motivi del rigetto sono molto diversi. Parecchi Cantoni sollevano le obiezioni seguenti: il progetto costituzionale va oltre ciò che è realizzabile praticamente; l'eguaglianza delle possibilità e di trattamento tra uomo e donna sarebbe realizzata a prezzo di mezzi sproporzionati; In particolare, un articolo costituzionale non è in grado di eliminare disparità di fatto.
Si potrebbero raggiungere gli obiettivi proposti procedendo a revisioni delle leggi e a un'interpretazione più moderna dell'articolo 4 vigente della Costituzione federale. Nella misura in cui è realista, l'iniziativa spalanca porte già aperte; essa propone un'eguaglianza troppo schematica, un semplice livellamento. Altri criticano il termine transitorio di cinque anni o ritengono che gli effetti di tale nuovo diritto fondamentale sui rapporti tra singoli pongano difficoltà, perché interverrebbero nella libertà contrattuale e nella libertà di commercio e d'industria.
Per numero, gli ambienti
che respingono l'iniziativa, sono in maggioranza.
Ove però si passi a valutare i risultati della procedura, si rileva che organismi importanti -- quali ad esempio i partiti politici rappresentati all'Assemblea federale o i grandi sindacati -- si sono pronunciati in favore dell'iniziativa, anche se, qualcuno, con qualche riserva. D'altra parte non si può dimenticare che quasi tutti i Cantoni hanno respinto l'iniziativa. Si rileva che i motivi del rigetto sono soprattutto attinenti all'attuazione pratica dell'iniziativa: essi temono d'essere posti di fronte a difficoltà troppo numerose d'esecuzione e a problemi di legislazione. Tuttavia, la maggior parte dei Cantoni riconoscono la legittimità degli obiettivi e ritengono l'iniziativa attuabile.
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421.4
Controprogetto - si o no?
Alcuni ambienti preferiscono un controprogetto poiché, pur d'accordo con gli obiettivi enunciati nell'iniziativa, non la possono approvare come tale.
Numerosi Cantoni, parecchi partiti e certe organizzazioni femminili e sindacali propendono per questa soluzione. Nella maggior parte dei casi, ci si è pronunciati in tal senso ritenendo l'articolo 9 del progetto di Costituzione federale un'alternativa soddisfacente.
Le risposte alla domanda «desiderate un controprogetto»? variano tra due estremi: la proposta di presentare unicamente il controprogetto e l'opposizione categorica a ogni controprogetto. Segue una rappresentazione più dettagliata delle risposte: 9 Cantoni, 5 partiti e 7 organizzazioni si pronunciano in favore di un controprogetto e respingono l'iniziativa. Cinque gruppi numericamente meno importanti (1 partito e 4 organizzazioni) approvano l'iniziativa; essi potrebbero tuttavia accettare un controprogetto se l'iniziativa fosse ritirata e sempre che il controprogetto risponda a certe esigenze minime.
Due dei più grandi partiti politici e 4 organizzazioni importanti s'oppongono a un controprogetto relativo all'iniziativa. Essi motivano come segue il loro atteggiamento: Da una parte nulla di meglio potrebbe attualmente essere opposto all'iniziativa; d'altra parte l'esperienza mostra che i controprogetti hanno per effetto di dividere i «sì» di tutti coloro che desiderano un cambiamento e di cumulare i «no»; sarebbe aumentato fortemente il rischio del rigetto dell'iniziativa e del controprogetto.
Dieci Cantoni, 2 partiti minori e 4 organizzazioni si oppongono a un controprogetto, come anche all'iniziativa. I motivi invocati sono essenzialmente gli stessi di quelli che fanno valere contro l'iniziativa.
La grande maggioranza dei fautori di un controprogetto propongono di ricorrere all'articolo 9 capoverso 3 del progetto di Costituzione federale o di creare una disposizione che allo stesso si ispiri. Ecco il testo dell'articolo 9 capoverso 3 del progetto: Uomo e donna hanno uguali diritti. La legge ne assicura l'uguaglianza soprattutto per quanto concerne la famiglia, l'istruzione e il lavoro.
Uomo e donna hanno diritto a una retribuzione uguale per un lavoro di uguale valore.
Un Cantone propone di presentare l'iniziativa senza disposizione transitoria io tanto che controprogetto; altre proposte sono anche state fatte da particolari.
422 422.1
Da parte del Consiglio federale II principio dell'uguaglianza dei sessi deve essere iscritto nella Costituzione?
Secondo una dottrina unanime, una costituzióne dovrebbe contenere soltanto le regole che sono considerate siccome fondamentali per la struttura 115
dello Stato e della società, mentre tutte le altre disposizioni devono avere la forma della legge e dell'ordinanza (6). Così, la costituzione deve dare allo Stato un programma d'organizzazione giuridica, esigere che abbia a far regnare la giustizia, imporgli i limiti per la salvaguardia delle libertà dell' uomo, attribuirgli responsabilità e fissargli obiettivi. Determinare se una norma sia nel caso singolo abbastanza importante per meritare di figurare nella costituzione, decide di volta in volta il legislatore costituzionale, nella Confederazione il popolo e i Cantoni.
Già per il costituente del 1848, l'eguaglianza giuridica era determinata dai principi maggiori che reggono le relazioni tra il cittadino e lo Stato, da quei principi che, anche in tempi di accelerazione della storia e di mutazione rapida della società, devono per l'essenziale restare intangibili. A giusto titolo dunque il principio generale dell'eguaglianza è stato iscritto nella Costituzione stessa (art. 4). L'eguaglianza dei diritti dell'uomo e della donna, proposta dall'iniziativa è più che un semplice aspetto, una semplice concretizzazione del principio generale. Quest'ultimo non è del resto ancora riuscito a imporre l'eguaglianza dei diritti tra i sessi, segnatamente nell'ambito della famiglia, della formazione, nell'economia, nella società e nella politica.
Il nuovo articolo vieta, in principio, ogni discriminazione basata sulla diversità di sesso. In altri termini, il sesso non dovrebbe più essere un criterio giuridico distintivo.
La Costituzione federale contiene già questo genere di regole che vietano le discriminazioni: l'articolo 42 seconda frase, gli articoli 46, 60 e 74. Non si può contestare che una regola che cerchi d'imporre l'eguaglianza dei diritti tra uomo e donna abbia un posto nella Costituzione. Essa l'ha d'altra parte nelle costituzioni straniere pjù recenti (7).
422.2
Necessità, opportunità e utilità di una regola speciale sull'eguaglianza dei sessi
Anche se non ha ancora un posto nella Costituzione, come abbiamo visto, non è ancora dimostrato che una regola speciale sull'eguaglianza dei sessi, in considerazione del principio generale iscritto all'articolo 4, sia necessaria, o opportuna o utile. Sarebbe falso se, per tenere conto dell'evoluzione auspicata nei settori sociale, economico e politico, si volesse modificare la Costituzione, quando lo si potesse fare con un'interpretazione estensiva del testo in vigore (8).
Il costituente dovrebbe intervenire soltanto se non fosse possibile ottenere un progresso sulla via dell'interpretazione moderna.
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422.21
Problematica, evoluzione e portata attuale dell'articolo 4 della Costituzione federale
422.211 La problematica dell'uguaglianza II testo dell'articolo 4 non è mutato dal 1848 ad oggi: Tutti gli Svizzeri sono uguali innanzi alla legge. Nella Svizzera non vi ha sudditanza di sorta, non privilegio di luogo, di nascita, di famiglia o di persona.
Tuttavia, nella sua concisione, l'articolo pone le autorità che lo devono mettere in opera, davanti a difficoltà che assomigliano a quelle che presentano le disposizioni corrispondenti di costituzioni straniere.
Nozione dell'eguaglianza.
Già la nozione dell'eguaglianza pone problemi. Per un osservatore superficiale, essa tende ad un'assimilazione totale di due o più persone, oggetti, relazioni o svolgimento di avvenimenti. Ma parlare di eguaglianza presuppone che si confrontino almeno due cose e poiché esse devono venire confrontate, già è escluso che sia attuabile un'assoluta identità: occorre dunque che ci sia una differenza nel tempo o nello spazio, altrimenti vi sarebbe assimilazione. L'eguaglianza non è mai attuata completamente, ma soltanto parzialmente, sotto certi aspetti particolari. Con ciò il punto nodale dell' uguaglianza di diritto non è la ricerca dell'eguaglianza, ma bensì la scelta di facoltà e di relazioni umane che devono essere trattate con eguaglianza (9). .
Dimensioni del principio dell'eguaglianza Le diverse dimensioni del principio dell'eguaglianza sollevano pure un certo numero di altre questioni.
E' essenziale sapere, nell'applicazione di tale principio, verso quale obiettivo di politica costituzionale egli si orienti. Vi può essere una funzione statica e una funzione dinamica.
La funzione statica del principio dell'eguaglianza. Essa ispira il legislatore quando accorda diritti o impone doveri ai cittadini, senza prendere in considerazione le differenze che fra gli stessi esistono. Ciascuno deve, ad esempio, rispettare la legge; ogni lavoratore -- uomo o donna -- ha, nei confronti del datore di lavoro, diritto al salario convenuto o al salario usuale.
I diritti e i doveri generali non vengono corretti in modo da tenere conto delle differenze, spesso considerevoli, che esistono fra i singoli: le ineguaglianze di diritto e di fatto, anche se ingiuste, non sono livellate. Questo concetto del principio dell'eguaglianza dominava nel 19° secolo: esso prende le ineguaglianze sociali, economiche e politiche come sono e
le mantiene.
La funzione dinamica del principio dell'eguaglianza. Essa ispira il legislatore quando egli si rifiuta di accettare, nelle leggi, le disparità di fatto e intende, al contrario, sopprimere le più vistose. Questa concezione dell'eguaglianza è all'origine dell'introduzione del diritto di voto, per tutti gli uomini, nel 1848, e, per tutte le donne, nel 1971.
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E' ancora la stessa che ha dettato la politica sociale della fine del 19' e del 20° secolo. Citeremo, quali illustrazioni tipiche della funzione dinamica del principio dell'eguaglianza: il diritto fiscale, il principio dell'imposta progressiva -- opposto a quello dell'imposta proporzionale pura --, nell'imposizione del reddito e della sostanza; in materia di sicurezza sociale, il sistema delle rendite AVS minime e massime, le legislazioni d'assistenza collettiva o individuale; in materia di protezione dei lavoratori o dei consumatori, le restrizioni alla libertà contrattuale nei contratti di lavoro o nei contratti di vendita a rate. Tutte queste misure devono essere considerate come uno sviluppo del principio dell'eguaglianza, onde «proteggere i deboli contro i forti» (10).
Prima della domanda di fondo -- occorre sopprimere o mantenere un'ineguaglianza? -- vi è un problema di metodo: come attuare l'eguaglianza?
A tal proposito si distingue fra eguaglianza materiale ed eguaglianza formale.
L'eguaglianza materiale: vi è alla base l'idea essenziale che gli esseri umani non sono tutti uguali. I difensori di questa tesi riconoscono che occorre tenere ampiamente conto di questa ineguaglianza fondamentale nella legislazione. Nel caso estremo, il principio dell'eguaglianza comanda loro che «ciascuno riceva quanto gli è dovuto» (suum cuique tribuere), senza tuttavia precisare da quale punto di vista sia determinato il «dovuto». Ma anche gli ambienti che ritengono questo principio vuoto di senso, convengono che sia necessario, in alcuni settori del diritto, introdurre certe graduazioni.
Si è considerata come manifestazione d'eguaglianza materiale l'imposizione, secondo la capacità economica o la determinazione della multa in funzione della situazione materiale del delinquente (art. 48 CP). Sia nella funzione statica che nella funzione dinamica, le considerazioni d'eguaglianza materiale rivestono importanza particolare. A seconda del modo in cui il legislatore risolve un problema, il principio dell'eguaglianza, da strumento statico può divenire dinamico e viceversa; la progressione fiscale e la determinazione delle rendite sono esempi tipici.
L'eguaglianza formale (schematica). Essa ignora problemi del genere. Secondo questa tesi, l'eguaglianza risulta dal solo fatto che si è un essere umano. Essa non
tiene conto alcuno delle diversità effettive che esistono in realtà. L'eguaglianza formale è quella che si avvicina maggiormente a un livellamento completo. Essa non può evidentemente rispondere al sentimento della giustizia che in certi settori ben determinati. Ciò appare, ad esempio, in certi principi di diritto fiscale: la generalità dell'imposta che, in certi Cantoni, trova la sua espressione estrema dell'imposta personale o l'imposizione secondo la capacità economica.
La nozione di uguaglianza di possibilità. Introdotta nell'iniziativa al capoverso 4, essa è pure fonte di difficoltà nell'applicazione pratica. All'origine, essa significava: formalmente, gli uomini e le donne devono essere posti nella stessa situazione giuridica. Una nozione del genere non muta nulla di quanto è essenziale nelle diversità d'ordine sociale ed economico, che continuano ad esistere, e permette unicamente agli individui più capaci di svi118
luppare la loro personalità e di migliorare la posizione sociale. Oggi, nei settori congiunturali e strutturali, nell'economia e nell'istruzione, la decisione politica deve riferirsi in misura sempre maggiore a un'altra nozione di eguaglianza delle possibilità, messa in evidenza da autori svizzeri reputati, in virtù della quale la costituzione stessa obbligherebbe le autorità a eliminare gli ostacoli economici e sociali che si oppongono all'affermazione della personalità (11).
422.212 Evoluzione storica e portata attuale dell'articolo 4 L'introduzione dell'articolo 4 nella Costituzione federale del 1848 era volta in primo luogo all'abolizione dei privilegi politici (12) -- quelli dei patrizi sulle altre classi sociali, quelli dei Cantoni urbani sui Cantoni rurali, quelli dei possidenti sui nullatenenti. Il principio dell'eguaglianza costituiva allora l'antitesi rivoluzionaria della concezione dell'Ancien Regime, che aveva stabilito una società fondata su privilegi di ogni tipo. Siffatta volontà politica è attestata dalla genesi e dal testo stesso dell'articolo: la prima frase, infatti, che garantisce il principio dell'eguaglianza, è seguita da una seconda frase che condanna le discriminazioni e i privilegi giuridici (13). L'articolo ha incontestabilmente avuto effetto liberatore e dinamico sui diritti politici degli uomini: esso è riuscito, in questo campo, a sopprimere le ineguaglianze.
Nella loro giurisprudenza, le autorità politiche della Confederazione hanno dedotto dall'articolo 4 il divieto del censo elettorale e di ogni altra limitazione del diritto di voto. Siffatta giurisprudenza ha permesso l'introduzione del suffragio universale -- per gli uomini, nei Cantoni. L'eguaglianza politica si è imposta definitivamente quando, nel 1858, le Camere hanno rifiutato la garanzia federale alla costituzione del Cantone di Basilea Città che non accordava diritto di voto al personale di servizio (14).
A dire il vero, la Dieta, come testimoniano le sue deliberazioni, non aveva l'intenzione di limitare il principio dell'eguaglianza ai soli diritti politici. Anche le autorità federali non si limitarono ad applicarlo a questo solo campo: prima del 1874, esse l'invocarono a più riprese in materia fiscale e di libertà di commercio e d'industria. Tuttavia, occorre riconoscere che negli altri settori all'lnfuori
dei diritti politici, l'articolo 4 non aveva la stessa forza créatrice. L'effetto dinamico che avrebbe potuto avere è stato frenato considerevolmente dall'interpretazione che ne diedero le autorità federali prima del 1874: secondo la loro formula, l'articolo 4 richiede «a circostanze uguali, un diritto uguale» o «a condizioni di fatto uguali, un diritto uguale» (15). Il Tribunale federale, riconoscendo il pericolo di una tale formulazione, che rendeva assolutamente relativa la nozione d'eguaglianza, si sforzò di prevenirlo. In una decisione -- divenuto in seguito un testo di riferimento -- del 2 aprile 1880 nella causa Jäggi (DTF 6 pag. 172 segg.), il Tribunale federale si espresse nei termini seguenti (pag. 174): Una differenza dei fatti qualsiasi non giustifica un'ineguaglianza nel trattamento giuridico dei cittadini; entra in linea di conto soltanto una differenza che, secondo i principi giuridici riconosciuti dall'ordine giuridico, ha una certa rilevanza quanto alla materia di cui si tratta. Se
119
non vi è differenza rilevante, il trattamento ineguale di certi cittadini o di certe categorie di cittadini significa una deroga all'articolo 4 che non si basa su ragioni obiettive, ma su una decisione arbitraria, e rappresenta, di conseguenza, una violazione del principio costituzionale dell'eguaglianza innanzi alla legge.
Tuttavia, fintanto che, per decidere se una differenza di fatto giustifichi un trattamento diverso, ci si riferisce ai «principi riconosciuti dell'ordine giuridico e costituzionale in vigore» (DTF 6 pag. 174) o ai «principi dominanti dell'ordine giuridico» (DTF 700 la 328 cons. 4b), l'articolo 4 non avrà mai effetto novatore prima che si sia chiaramente manifestato un mutamento nei convincimenti della società. Secondo tale concezione dell'articolo 4 si riconosce che le ineguaglianze tradizionali di trattamento abbiano a perpetuarsi. In altri termini, l'articolo 4 non apporta sostegno alcuno agli sforzi in vista dell'eguaglianza dei diritti, quando attengono a una minoranza; esso può tutt'al più contribuire a far progredire un cambiamento di mentalità che sia già molto avanzato. Il Tribunale federale ritiene che un cambiamento è divenuto manifesto allorquando abbia trovato consacrazione in una legislazione cantonale o nel diritto internazionale e che costituisca così una regola modello sul piano nazionale o internazionale. Un esempio efficace di questo atteggiamento è la questione dell'accesso delle donne all' avvocatura. In una decisione Kempin-Spyri, del 29 gennaio 1887 (DTF 13 pag. 4), il Tribunale federale ha ritenuto che una legge cantonale che escludeva le donne dall'esercizio dell'avvocatura, fosse compatibile con l'articolo 4. Conformemente a un parere diffuso all'epoca, un ordinamento cantonale d'ammissione, che facesse differenze in funzione del sesso, era senz'altro giustificato. Ma, da allora, il divieto posto alle donne di esercitare la professione d'avvocato, è stato abolito legalmente in diversi Cantoni. Il Tribunale federale poteva così, nella decisione Roeder, del 24 febbraio 1923 (DTF 49 I 19) ritornare sulla propria, precedente decisione e dichiarare -- 36 anni più tardi -- che l'esclusione- della donna dalla professione d'avvocato era contraria alla Costituzione. Esso qualificava le considerazioni sulle quali aveva fondato la sua precedente decisione, di
pregiudizi e di pareri sorpassati.
Lo stesso Tribunale ha dato, ancora recentemente, un altro esempio, dell' effetto limitato dell'articolo 4: si tratta della parità di salario nei rapporti di lavoro in diritto pubblico. Nella decisione Loup contro Neuchâtel, del 12 ottobre 1977 (DTF 103 la 517 segg.), considerava non fosse più possibile sostenere che l'articolo 4 non sia applicabile in materia di parità di salario; questa uguaglianza è stata abbastanza riconosciuta sia in diritto internazionale che nelle legislazioni cantonali al personale amministrativo per non essere ammessa nella Costituzione federale.
Uguaglianza delle donne innanzi alla legge Sotto l'impero della costituzione del 1848, la situazione giuridica era chiara su un punto: la differenza di sesso costituiva un criterio importante per il diritto. Il costituente aveva coscientemente e volontariamente escluso le donne dall'esercizio dei diritti politici (16). La rivoluzione del 1848 era na120
zionale, ma ha condotto a uno «Stato di uomini». Questa decisione di principio ha fatto sentire le sue conseguenze fino negli anni settanta del nostro secolo. Allorché nel 1956 -- quando ancora nessun Cantone aveva accordato il diritto di voto alle donne -- numerose vodesi domandarono 1' iscrizione nel ruolo elettorale, il Tribunale federale respingeva il loro ricorso, rifiutando così di fare breccia nel sistema riconosciuto (decisione del 26 giugno 1957, nella causa Quinche e consorti; DTF 83 I 173 segg.). Soltanto nel 1971, dopo l'introduzione del suffragio femminile in materia federale (nuovo articolo 74 Cost.) un ricorso all'articolo 4 diveniva possibile nel campo dei diritti politici cantonali e comunali; divenne così necessario escluderlo, introducendo la riserva al capoverso 4 dell'articolo 74 Cost.
Non è facile sapere se si è pensato, nel 1848, che l'articolo 4 avrebbe potuto migliorare, in modo generale, lo statuto giuridico della donna. Certüni vi avranno probabilmente visto un postulato o un programma in favore di una futura uguaglianza dei sessi: altri l'avranno considerato come un mandato limitato a qualche campo. In ogni modo, nessuna decisione di principio che fosse chiara, è stata presa in favore dell'eguaglianza dei sessi: la differenza tra l'uomo e la donna rivestiva ancora tanta importanza che l'eguglianza giuridica fra di loro doveva essere limitata a un ambito limitato (17). La dottrina ha praticamente ignorato questa questione: o, quando l'evocava, aveva vedute piuttosto conservatrici, senza tuttavia osare contestare alle donne ogni diritto all'eguaglianza giuridica (18). Certo sono scomparse in seguito parecchie discriminazioni di natura amministrativa, economica e sociale. Questa liberalizzazione era tuttavia preceduta, di regola, da cambiamenti nelle abitudini sociali ed economiche; essa non era il risultato di un'interpretazione dinamica dell'articolo 4. Esempio efficace è lo statuto della donna in diritto privato dopo il 1848. La trasformazione della società agricola in società industriale e le grandi trasformazioni causate da questo fenomeno sono state all'origine delle leggi cantonali d'emancipazione che hanno soppresso l'istituzione della tutela sulla donna, come pure introdotto successivi miglioramenti della situazione della donna nel diritto delle persone e in quello
della famiglia (19). L'articolo 4 non ha praticamente avuto effetto alcuno sull'emancipazione civile della donna. Quale spiegazione dare se non quella di una lenta evoluzione della teoria dell'eguaglianza e quella di un'interpretazione tradizionalmente restrittiva dell'articolo 4? Ai giorni nostri, la dottrina e la giurisprudenza affermata riconoscono nel principio dell'eguaglianza, formulato all'articolo 4, soprattutto il divieto dell'arbitrio e l'obbligo d'agire lealmente nella procedura (20). Siffatta interipretazione non permette in nessun modo di fare avanzare la causa dell' eguaglianza dei diritti tra l'uomo e la donna.
422.22
Significato della regola d'eguaglianza speciale proposta dall'iniziativa
In considerazione della portata limitata dell'articolo 4, una regola speciale sull'eguaglianza dei sessi avrebbe, per rapporto al principio generale, un significato autonomo. Essa tradurebbe una decisione politica del costituente, 121
secondo la quale la differenza di sesso non giustifica più una diversità di trattamento. La differenza di sesso non avrebbe più alcuna importanza nello statuto giuridico dell'uomo e della donna, a meno che sia arbitrario il non tenerne conto. L'articolo 4 bis contiene una chiara decisione a favore dell'opinione essere l'uomo e la donna essenzialmente uguali. Esso concretizza, su un punto speciale, il principio generale dell'eguaglianza dell' articolo 4 Cosi, e limita il margine d'apprezzamento del legislatore.
Siccome l'articolo 4bis vuole manifestamente far progredire l'idea dell' eguaglianza -- e non soltanto proclamarla -- tende ad attualizzarla e a dargli una consistenza giuridica nell'insieme del diritto, come pure in settori del diritto, di particolare importanza.
L'articolo 4bis considera un'unica fonte di diversità, che è tuttavia di estrema importanza: la differenza di sesso. Ed è soltanto per rapporto a tale differenza che il principio generale dell'eguaglianza viene precisato e attualizzato. Quanto alle altre caratteristiche distintive, quali, ad esempio, la nazionalità, la lingua, le opinioni filosofiche e politiche, il legislatore conserva la facoltà di decidere la misura nella quale esse possano giustificare ineguaglianze di diritto. La regola speciale potrebbe tuttavia fornire gli elementi utili all'interpretazione del principio generale. Essa presenta il vantaggio di affermare nella Costituzione che tutti gli esseri umani hanno diritti uguali e di fare intendere, di conseguenza, che diversità d'origine, di razza o di statuto sociale non giustificano un trattamento dissomigliante. Di tal sorta essa può contribuire a dare un valore intrinseco a tutto il contenuto del principio generale dell'eguaglianza.
422.3
Forza normativa della regola proposta sull'eguaglianza dei sessi
Come tutte le regole di diritto, anche quelle della Costituzione devono essere seguite da effetti. Se tale sia veramente il caso dipende, in parte, dalle possibilità effettive che esse hanno di realizzarsi. Tanto più esse si avvicinano ai dati storici, tanto più esse cercano di conservare e di migliorare tutto quanto caratterizza la situazione presente, tanto meglio esse riusciranno ad avere un effetto normativo. Nella misura in cui una disposizione costituzionale ignori l'evoluzione intellettuale, sociale, politica ed economica del suo tempo, le mancherà la vitalità indispensabile per riuscire a imporre il comportamento che essa intende giustamente regolare (21). La forza normativa di una regola costituzionale dipende, d'altra parte, dalla volontà di coloro che partecipano alla vita della Costituzione di attualizzare il suo contenuto. In altri termini, essi devono essere disposti a considerare la regola come vincolante ed essere decisi a farla rispettare anche contro le resistenze. Così concepito, un diritto costituzionale nuovo che tenga conto di quanto è possibile in materia sociale, politica ed economica, può cambiare la vita della società, aprire la via a un'evoluzione sociale o accelerarla.
Alla luce di queste considerazioni, che pensare della forza normativa di una regola sull'eguaglianza dei sessi, quale è quella proposta dall'inizaitiva? Sono 122
giustificati i dubbi espressi in merito, in occasione della consultazione? La risposta è difficile e comunque non può essere che un'ipotesi. Essa suppone che si giunga a prevedere quanto il legislatore e i tribunali dedurranno da una siffatta disposizione. Tale genere di supposizioni non è possibile. E' tuttavia lecito ritenere che l'eguaglianza dei diritti e l'eguaglianza delle possibilità tra uomo e donna, che non sono d'altra parte più contestati oggigiorno, si realizzeranno più celermente, se una regola speciale venisse a completare l'articolo 4.
Questa affermazione si basa in primo luogo sul fatto che, garantendo esplicitamente l'eguaglianza dei sessi, si introduce della Costituzione una regola della vita in società non ancora evidente e non ancora accettata unanimemente. Chi, in periodo di recessione economica, critica il doppio salario di due coniugi, considera in generale come perfettamente normale che sia la donna a rinunciare all'esercizio della sua professione, liberando così un posto di lavoro. In seguito, inserendo nella Costituzione il principio di rapporti uguali tra l'uomo e la donna, rapporti fra esseri uguali, si da ad ognuno la possibilità di modificare il proprio parere e non si ritengono più le condizioni sociali per immutabili, bensì oggetto di modificazione, di evoluzione. A tal proposito, i punti di riferimento («jalons») che fissa l'articolo 4bis sono significativi: i capoversi da 2 a 4 mostrano ben chiaro il cammino che porta alla parità dei diritti e all'eguaglianza delle possibilità. V'ha ancora un altro motivo che fa sperare che tale regola speciale non sia demunita di forza normativa: è il mandato conferito alle autorità legislative, amministrative e giudiziarie della Confederazione, dei Cantoni e dei Comuni di adottare tutte le misure necessarie a farla rispettare.
Riassumendo, si può ritenere che una regola sulla parità dei sessi, come proposta dall'iniziativa, è di natura tale da far aumentare la forza normativa della Costituzione, senza tuttavia oltrepassare i limiti della portata, imposti dalla necessità di concretizzazione di un nuovo disposto costituzionale.
422.4
Rapporto fra un artìcolo sulla parità dei sessi e altri articoli della Costituzione federale
La costituzione di una comunità pluralista, quale la Confederazione svizzera, contiene necessariamente obiettivi divergenti e non costituisce un'unità logica e sistematica. Tuttavia, i suoi elementi dipendono gli uni dagli altri e agiscono gli uni sugli altri, e soltanto dalla combinazione di tutti questi elementi risulta la linea direttrice dell'organizzazione concreta della comunità. Ciò non significa che si possa combinare liberamente siffatte tensioni e contraddizioni, ma piuttosto che non sia possibile .comprendere la Costituzione e interpretarla correttamente, senza considerare la Costituzione stessa come unità. Ne risulta la necessità di non considerare mai una norma singola, ma di situarla sempre nel suo contesto. Le norme costituzionali devono essere interpretate in modo tale che sia possibile evitare contraddizioni. In caso di conflitti, il principio della concordanza polìtica vuole in generale che si proceda in guisa tale che ogni elemento di una disposizione abbia ad avere la massima efficacia.
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Vi sono certo obiettivi economici e sociali che assolutamente si escludono, vale a c'ire che non possono essere coordinati sul senso del principio della concordanza politica. In questi casi occorre lasciare la via della revisione della Costituzione, articolo per articolo, e cercare la soluzione nella riforma di tutte le -disposizioni che reggono un settore particolare, o addirittura della Costituzione nel suo insieme.
Quali sarebbero gli effetti di un articolo sulla parità dei sessi sul resto del diritto costituzionale federale? Non crediamo che la coesistenza di un tale articolo con il resto del diritto costituzionale possa causare contraddizioni di difficile soluzione o addirittura insormontabili. Ciò non significa tuttavia che non si produrranno influenze, effetti e delimitazioni reciproci tra l'articolo sulla parità dei sessi e il resto del diritto costituzionale. In particolare, l'articolo sulla parità dei sessi non gode -- in virtù del principio della lex posterior -- d'una priorità assoluta nei confronti di tutto il diritto costituzionale vigente. In effetti, un tale articolo può anche non risolvere tutte le questioni poste dalla parità dei diritti sul piano costituzionale. In ogni caso, non siamo in grado di pronunciarci già sin d'ora in modo esauriente e definitivo sui possibili effetti di questo nuovo articolo costituzionale. Soltanto la fase ulteriore della concretizzazione potrà fornire informazioni più esatte. Sulla base delle conoscenze attuali, si può tuttavia considerare quanto segue: Artìcolo 4 Cast, (principio generale dell'eguaglianza) Avendo già trattato la questione, possiamo anche essere più brevi in questa sede: un articolo sulla parità dei sessi costituisce un'innovazione; esso va più lontano dell'articolo 4 Cost. Le possibilità che offre l'articolo 4 non coprono tutti gli obblighi di una regola sulla parità dei sessi ai sensi del proposto articolo 4bis. Già con il divieto generale di qualsiasi discriminazione, previsto al capoverso 1, ma ancor più con le specificazioni nei capoversi da 2 a 4, l'articolo sulla parità dei sessi va oltre l'ambito normativo dell'articolo 4 Cost. Il divieto dell'arbitrio e il principio della correttezza in materia di procedura (22) che risultano dall'articolo 4 non sarebbero limitati. Al contrario, non sembra escluso che la combinazione
dell'articolo 4 della Costituzione con una regola sulla parità dei sessi dia più colore all' articolo generale sull'eguaglianza.
Articolo 18 Cost. (limitazione dell'obbligo generale del servizio militare ai cittadini svizzeri di sesso maschile) e articolo 22bis capoversi 4 e 5 Cost.
(limitazione dell'obbligo del servizio di protezione civile ai cittadini svizzeri di sesso maschile, servizio di protezione civile volontario per le donne).
In non poche risposte alla consultazione, sembrava riconoscere una disarmonia che, se non può essere eliminata al momento dell'adozione dell'articolo sulla parità dei sessi, dovrebbe senz'altro esserlo entro il termine d'esecuzione di cinque anni. Alcuni vedono la mancanza d'armonia nel fatto che ai diritti della donna uguali a quelli degli uomini, non corrispondono obblighi uguali: altri, nel fatto che l'obbligo del servizio militare e di protezione civile non interessi che i cittadini svizzeri di sesso maschile. Nella mi124
sura in cui, viste tali opinioni, si volesse porre l'alternativa assoluta secondo la quale si dovrebbe o rifiutare un articolo costituzionale sulla «parità dei diritti dell'uomo e della donna» poiché non esiste l'obbligo del servizio militare e del servizio di protezione civile per le donne, oppure aggiungervi un obbligo del genere, ancora da precisare, tale alternativa sarebbe insostenibile. Già nel suo messaggio del 23 dicembre 1969 sull'introduzione del suffragio femminile in materia federale, di Consiglio federale ha ritenuto, in accordo con la dottrina (23), non potersi privare le donne del diritto di voto sotto pretesto che esse non fanno servizio militare: la Confederazione non ha mai congiunto in tal modo il servizio militare e il diritto di voto. Il Consiglio federale ha ritenuto che si dovesse comparare in modo equo i servigi resi dalle donne alla comunità con quelli resi dagli uomini che compiono servizio militare. Siffatte considerazioni valgono anche in merito alla situazione giuridica della donna nella famiglia, nella società, nella formazione e nella professione. Non si può privarle dell'eguaglianza dei diritti e della parità di possibilità in tutti questi settori con il pretesto che esse non compiono servizio militare e di protezione civile se non volontariamente.
Né, d'altra parte si può sottoporre la concessione di tale eguaglianza alla condizione che esse compiano un servizio militare e/o di protezione civile obbligatorio. Il diritto non esige una tale associazione. Se l'articolo sulla parità dei sessi è accettato, la limitazione attuale, secondo la quale soltanto i cittadini svizzeri di sesso maschile sono obbligati al servizio militare o al servizio di protezione civile, non deve necessariamente essere soppressa o attenuata; essa può essere giustificata -- almeno dal punto di vista giuridico -- considerandola come un'eccezione all'articolo sulla parità dei sessi, anche se si persistesse a considerare l'obbligo del servizio militare e di protezione civile imposto agli uomini come una discriminazione nei loro confronti. Il Tribunale costituzionale federale tedesco ha pure giudicato in questo senso la questione di un'eventuale disarmonia tra l'obbligo di trattare ugualmente gli uomini e le donne e il fatto che il servizio militare è facoltativo per le donne e che sia vietato loro
di compierlo nelle truppe di combattimento (24). Altra questione è sapere se il costituente non dovrebbe sforzarsi, anche senza obbligo giuridico, di tener conto del principio della parità dei sessi prevedendo di estendere l'impiego delle donne nella difesa del Paese, compresa come difesa totale. Con un simile atteggiamento l'estensione dell'obbligo del servizio militare alle donne entrerebbe meno in linea di conto che l'introduzione di un obbligo generale di servire nel quadro della difesa globale che interesserebbe in principio anche le donne. Come risulta dai lavori effettuati finora nel quadro di una revisione totale della Costituzione federale (25), più d'un fattore sarebbe a favore di una tale armonizzazione delle disposizioni costituzionali menzionate.
Ci pronunceremo più tardi (n. 422.51) in merito alla questione fondamentale che è la concordanza tra l'eguaglianza dei diritti e la parità dei doveri; il testo dell'iniziativa la prevede soltanto in un settore parziale, quello della famiglia.
Articolo 64 Cast, (competenza legislativa federale in materia di diritto ci125
vile), libertà contrattuale e articolo 31 capoverso I Cast, (libertà di commercio e d'industria) In questi campi potrebbero sorgere conflitti, in ogni caso nella misura in cui l'obbligo di rispettare la parità dei sessi non valga soltanto nelle relazioni tra lo Stato e i cittadini, ma anche nelle relazioni dei cittadini tra di loro (effetto orizzontale, cosiddetta Drittwirkung). Non v'è dubbio alcuno che si è pensato all'effetto orizzontale sia nel caso dell'articolo 4bi proposto dall'iniziativa, sia nel caso dell'articolo 9 capoverso 3 del progetto di revisione totale della Costituzione federale, che prevede il principio della parità di retribuzione.
Esaminiamo dapprima l'articolo 64 Cost.: esso si concilia relativamente senza problemi con un simile articolo sulla parità dei sessi e in particolare senza limitazioni reciproche. Nessuna indicazione di una materia determinata, né alcuna designazione di un obiettivo globale, che potrebbe entrare in conflitto con il postulato della parità di trattamento, limita la competenza di legiferare in materia di diritto civile, attribuita alla Confederazione.
Quanto al contenuto e alla portata del diritto civile federale emanato in base all'articolo 64 della Costituzione, essi risultano determinati con sicurezza soltanto dopo che il legislatore federale avrà adempiuto il proprio compito, vale a dire avrà emanato le norme di diritto civile. Ciò facendo egli deve applicare e sviluppare al massimo i diritti fondamentali previsti dalla Costituzione. Non si può tuttavia escludere che un articolo sulla parità dei sessi liberi la competenza legislativa in materia di diritto civile da determinati limiti impostile dai diritti fondamentali istituiti finora (26) e che conformemente la amplifichi. Del resto, la competenza legislativa in materia di diritto civile prevista dall'articolo 64 Cost. acquista una funzione chiave nell'attuazione della parità dei sessi.
La libertà contrattuale non rappresenta un diritto fondamentale di diritto scritto o non scritto, comparabile ad esempio alla garanzia della proprietà, che potrebbe entrare in conflitto con altri diritti fondamentali o norme di competenza e imporre loro limiti. Essa è garantita unicamente nella misura in cui non sia limitata dal diritto civile, sociale o commerciale: non deve tuttavia essere intaccata la sostanza
dei diritti fondamentali (proprietà, libertà personale, ecc.). La libertà contrattuale non costituisce dunque un impedimento di diritto costituzionale a una modifica o a uno sviluppo ulteriore dell'ordine giuridico anche se, per questo fatto, la stessa dovesse risultare più limitata.
La libertà di commercio e d'industria è garantita dall'articolo 31 capoverso 1 Cost. Non si può escludere che la garanzia costituzionale della parità tra i sessi con effetti orizzontali, in particolare in materia di salario, influisca -- in ragione dell'aumento del carico salariale -- sulle possibilità di concorrenza di certe aziende che impiegano una percentuale più o meno alta di manodopera femminile. Dedurre dall'articolo 31 capoverso 1 della Costituzione che la concretizzazione dell'eguaglianza di diritti comporti necessariamente il mantenimento a ogni costo delle condizioni concorrenziali, esistenti tra gli industriali e commercianti, equivarebbe a dare un'interpreta126
zione estensiva della libertà di commercio e d'industria. Quando si tratta di sviluppare e di attuare l'eguaglianza generale dei diritti in uno dei suoi settori d'applicazione più importanti -- come è il caso per l'obbligo di parità di trattamento tra i sessi -- non si può evitare una modificazione delle condizioni di concorrenza tra industriali e tra commercianti. Sarebbe eccessivo esigere che tale sviluppo non debba aver luogo, onde tener conto delle conseguenze che esso avrebbe sulle possibilità concorrenziali degli industriali e commercianti. La concorrenza e la capacità concorrenziale degli imprenditori dovrebbe adattarsi piuttosto all'obbligo più esteso del rispetto della parità di diritti. Non si può certo misconoscere che tale questione è legata a una serie di problemi transitorii d'ordine economico. Secondo il parere dei periti d'economia (27), questo ramo dovrebbe tuttavia essere in grado di sopportare tali adattamenti.
Artìcolo 34quinquies capoverso 4 Cast, (introduzione di un'assicurazione per la maternità) Questa norma costituzionale che tratta un ramo assicurativo specificamente limitato a uno dei sessi, è forse in contraddizione con il principio della parità dei sessi? Secondo i principi dell'unità e della concordanza pratica del diritto costituzionale, menzionati all'inizio di questo capitolo, e seguendo l'esempio della prassi costituzionale della Repubblica federale di Germania, occorre ammettere che l'articolo sulla parità dei sessi, nel senso dell' iniziativa, non costituisce un divieto assoluto di fare differenze. Non si tratta di escludere totalmente una diversità di trattamento tra l'uomo e la donna e neppure di esigere una stretta neutralità quanto al sesso, in tutte le norme. Innanzitutto, altre disposizioni costituzionali possono correggere e limitare il principio della parità di trattamento tra i sessi. Questa possibilità è già stata menzionata per quanto concerne la limitazione dell'obbligo del servizio militare ai cittadini svizzeri di sesso maschile, prevista dall'articolo 18 della Costituzione. L'articolo 34quinquies capoverso 4 ne è un altro esempio. Inoltre, una differenza di trattamento tra l'uomo e la donna può essere giustificata o anche imporsi nella legislazione: ciò è possibile segnatamente quando la differenza tra i sessi, biologica o funzionale, abbia
un'importanza tanto decisiva nei fatta concreti, che non sia possibile riconoscere elementi comuni, oppure che gli stessi passino del tutto in secondo piano (28).
Tale è il caso, ad esempio, per quanto concerne la protezione particolare accordata, in materia di diritto del lavoro, alle donne incint e alle madri durante il periodo dell'allattamento (art. 35 della legge sul lavoro, RS 822.11; art. 67 dell'ordinanza generale relativa alla legge sul lavoro, RS 822.111). Tale è il caso anche per quanto concerne l'assicurazione per la maternità, nella misura in cui questa tiene conto del bisogno particolare di sostegno, dovuto al fatto biologico della maternità. Dato che soltanto la donna può essere madre, l'uomo non può, giuridicamente, essere svantaggiato da disposizioni che prevedono la protezione delle madri di famiglia.
Articolo 54 capoverso 4 Cast, (acquisto del diritto d'origine del marito per matrimonio) E' molto difficile trovare motivi convincenti che giustifichino l'automatismo della modificazione del diritto d'origine, previsto da questa disposizione, e 127
conciliarlo con il principio della parità tra i sessi. Benché tale principio introduca nella Costituzione un elemento fondamentale, l'articolo 54 capoverso 4 non sarebbe «incostituzionale» -- in virtù del principio della forza derogatoria del diritto più recente -- e con ciò non più valido o applicabile.
Resterebbe valido e applicabile in quanto norma speciale -- non soddisfacente e perciò bisognosa di modifica -- del principio della parità dei sessi.
La divergenza tra le due norme non è però importante al punto di considerare la modificazione o l'abolizione dell'articolo 54 capoverso 4 come una condizione indispensabile all'inserimento nella Costituzione dell'articolo sull'eguaglianza tra i sessi. Basterebbe mettere l'articolo 54 capoverso 4 sulla lista delle norme che devono essere oggetto d'armonizzazione, e continuare con tenace coerenza i lavori di revisione in corso nel quadro della riforma della legislazione sul diritto della cittadinanza e il diritto civile.
Articolo 74 capoverso 4 Cast, (riserva in favore del diritto cantonale per le votazioni ed elezioni cantonali e comunali) Questa disposizione tiene conto della struttura federalista del nostro Paese e, in particolare, dell'autonomia d'organizzazione garantita dalla Costituzione, in certi limiti, ai Cantoni (art. 3, 5 e 6 Cost.). Essa ha lo scopo di permettere ai Cantoni e ai Comuni di adottare decisioni autonome quanto all'introduzione del suffragio femminile in materia cantonale e comunale.
In virtù di tale disposizione, inserita nella Costituzione nel 1971, i due semicantoni di Appenzello Esterno e Appenzello Interno, come pure certi Comuni di alcuni Cantoni, hanno rinunciato fino ad ora ad introdurre il suffragio femminile. L'adozione di un nuovo articolo sulla parità dei sessi renderebbe incostituzionale il fatto che certe donne siano escluse dalla partecipazione alla vita politica? Il suffragio femminile sul piano cantonale e comunale sarebbe allora introdotto in tutti i Cantoni e Comuni in virtù del diritto costituzionale federale, oppure dovrebbe essere introdotto, in virtù di decisioni giudiziarie in materia costituzionale, nei Cantoni e nei Comuni interessati? Dubitiamo molto. Allorché principi materiali sono introdotti nella Costituzione federale, come è il caso presente, si deve di regola partire dall'idea che nulla sarà
modificato nella ripartizione delle competenze tra Confederazione e Cantoni. L'articolo 74 capoverso 4 vuole evitare che la decisione di principio, adottata nel 1971 sul piano federale, d'accordare alla donna l'eguaglianza in campo politico, abbia a spiegare i suoi effetti sul diritto costituzionale cantonale. Occorre ritenere che l'articolo 74 capoverso 4 della Costituzione, in quanto garanzia della libera determinazione da parte dei Cantoni delle persone che godono dei diritti politici sul piano cantonale e comunale, prevarrebbe anche sul principio federale della parità dei sessi. Ove si volesse evitare questo risultato, si dovrebbe sopprimere esplicitamente la riserva a favore del diritto cantonale.
Articolo 113 capoverso 3 e articolo 114bis capoverso 3 Cost. (divieto dell' esame giudiziario della costituzionalità di leggi federali) Non si deve ritenere che il divieto d'esaminare la costituzionalità delle leggi debba cedere al principio federale della parità tra i sessi nel senso che il giudice potrebbe rifiutare d'applicare tutte le norme legali risentite come discriminatorie. Tuttavia, anche l'inverso, il fatto cioè che il principio dell' 128
eguaglianza tra i sessi non produrrebbe effetto alcuno sul divieto d'esaminare la costituzionalità delle leggi, non è a priori chiaro. Si può piuttosto immaginare che il giudice potrebbe non sentirsi vincolato dal divieto d'esaminare le leggi, quando vi sia conflitto tra disposizioni legali e campi nei quali l'articolo sulla parità dei sessi è direttamente applicabile. Se, in casi del genere, la legge rifiutasse alla donna ciò che le accorda invece la Costituzione, la coscienza giuridica difficilmente si accomoderebbe del fatto che il giudice in materia costituzionale abbia considerato la legge conforme alla Costituzione. Se tale fosse il caso, sarebbe sovvertita la gerarchia tra la Costituzione e le leggi.
Nella misura in cui è necessario che la legge concretizzi l'articolo della parità di diritti tra i sessi, il giudice non potrebbe tuttavia rifiutarsi, di rispettare il divieto d'esaminare la costituzionalità delle leggi.
422.5 422.51
Struttura della norma costituzionale prevista II principio generale dell'eguaglianza tra uomo e donna (art. 4bis cpv. 1)
I termini dell'articolo 4bis capoverso 1, L'uomo e la donna hanno diritti uguali, precisano l'eguaglianza generale dei diritti prevista dall'articolo 4 della Costituzione, nel senso che la sola differenza di sesso non permette più alcuna diversità di trattamento. In virtù di questa disposizione sarebbe vietato ai legislatori federale, cantonali e comunali d'invocare la sola diversità di sesso per giustificare una disparità di trattamento tra uomo e donna (29).
Secondo i commentatori dell'articolo 3 capoverso 2 della legge fondamentale di Bonn -- il cui testo è quasi uguale -- una differenza di trattamento fondata sul sesso sarebbe ammissibile soltanto se la negazione della diversità tra i sessi fosse essa stessa arbitraria (30). In quanto regola speciale (lex specialis) per rapporto alla regola generale dell'eguaglianza prevista dall'articolo 4 della Costituzione, l'articolo 4bis capoverso 1 dovrebbe partecipare della sua struttura normativa a parecchi livelli. Si tratterebbe allora, da una parte, di un principio obiettivo che dovrebbe prima essere perfezionato dal giudice e, d'altra parte, di una norma che potrebbe essere applicata direttamente, certo in modo molto generale; in misura limitata essa creerebbe persino pretese individuali e presenterebbe perciò le caratteristiche di un diritto fondamentale.
II capoverso 1 garantisce l'eguaglianza dei diritti in modo generale, e non limitandola a qualche campo sociale, come fanno invece i capoversi da 2 a 4: essa deve perciò essere rispettata in tutti i settori del diritto, in quello pubblico, come nel privato (31).
La parità di diritti concerne sia lo statuto dell'uomo che lo statuto della donna. Uomo e donna dovranno in avvenire godere, in modo uguale, dei valori garantiti dalla Costituzione, e che, nella società, sono considerati indispensabili alla realizzazione individuale dell'essere umano. Sarebbe mal com9
Foglio federale 1980, Vol. I
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prendere l'iniziativa ove si ritenesse che la stessa voglia unicamente che lo statuto della donna raggiunga il livello di quello raggiunto dall'uomo, inteso statisticamente.
L'espressione «hanno uguali diritti» non dev'essere intesa nel senso dell'obbligo di fare totalmente astrazione dalla differenza dei sessi e di agire come se questa non esistesse. Eguaglianza di diritti non giustifica «livellamento» e neppure esigenza di diritti identici per uomo e donna. Una differenza di trattamento a seconda del sesso prevista nell'ordine giuridico, può essere giustificata, o anche imporsi, se la diversità biologica o funzionale, dovuta al sesso, ha un'influenza tanto chiara sullo stato dei fatti che non sia più possibile riconoscere elementi comuni oppure che gli stessi siano del tutto secondari (32). È il caso, ad esempio, delle disposizioni a protezione della donna in qualità di madre.
Il capoverso 1 non confronta l'eguaglianza di diritti con un'eguaglianza di doveri, come fa il capoverso 2 per l'ambito familiare. Devesi concludere -- come appare da alcune risposte della consultazione -- che l'eguaglianza dei sessi sarebbe ottenuta soltanto parzialmente poiché mancano obblighi complementari comuni e poiché certi doveri incombono soltanto ai rappresentanti di un sesso? Siffatta conclusione può difficilmente essere ammessa, e ciò per due ragioni principali. Da una parte, la donna, in qualità di membro di una comunità statuale democratica, sociale e liberale, soggiace a una serie di obblighi, senza che gli stessi siano elencati in un articolo sulla parità dei sessi. Nello stesso modo dell'uomo, la donna sottosta alla Costituzione e alle leggi, essa deve conformarsi alle decisioni delle autorità competenti e pagare imposte. In effetti, una differenza importante di trattamento esiste soltanto per l'obbligo del servizio militare e di protezione civile (cfr. n.
422.4). D'altra parte, tali differenze possono sovente essere ordinate nelle categorie della discriminazione o del favoritismo, ciò che permette di farle entrare nel campo d'applicazione del capoverso 1. Si può citare come esempio il diritto a una rendita per la vecchiaia versata dall'AVS: l'età che da diritto a una rendita del genere è per gli uomini fissata a 65 anni, mentre le donne vi hanno diritto già con 62 anni. Sarebbe possibile esaminare se tale disposizione sia conforme al capoverso 1 dell'articolo sulla parità dei sessi.
422.52
Le disposizioni particolari sull'eguaglianza tra uomo e donna (art. 4bis cpv. 2-4)
È evidente che l'articolo 4bis capoverso 1 vuoi creare una situazione di parità di diritti tra uomo e donna e non è soltanto una semplice constatazione.
Onde conferire un significato univoco al contenuto dinamico della garanzia costituzionale dell'eguaglianza dei sessi, i capoversi da 2 a 4, come pure una disposizione transitoria -- che sarà esaminata più oltre (cfr. n. 422.54) -- precisano come segue il principio enunciato nel capoverso 1 : 2
All'uomo e alla donna spettano gli stessi diritti e gli stessi doveri in seno alla famiglia.
3 L'uomo e la donna hanno diritto a retribuzione uguale per lavoro uguale o di uguale valore.
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4 L'uomo e la donna hanno diritto alla parità di trattamento ed uguaglianza delle possibilità in materia d'educazione e di formazione scolastica e professionale, così come nell'accesso all'impiego e nell'esercizio della professione.
Queste precisazioni rivestono la forma di principi materiali che garantiscono diritti individuali. Si pone la questione a sapere se questa forma sarebbe sufficiente per il processo ulteriore di concretizzazione. Trattasi di garanzie che ogni singolo può far valere davanti ai tribunali, in quanto diritti individuali? O sono piuttosto principi che, in maggior parte o totalmente, devono essere attuati non tramite l'affermazione giudiziale di diritti individuali, ma piuttosto dall'attività responsabile delle autorità? Conformemente ai principi della verità e chiarezza costituzionali (33), ciò che è inizialmente considerato come un mandato affidato al legislatore, non deve essere espresso sotto la forma di diritti soggettivi.
Il testo dell'iniziativa non impedisce di riconoscere che gli obiettivi d'eguaglianza dei diritti devono dapprima e principalmente essere attuati sulla via della legislazione. Contrariamente a quanto avviene per i diritti fondamentali classici, le autorità amministrative e giudiziarie non possono applicare e realizzare direttamente le garanzie menzionate nei capoversi da 2 a 4 che in misura limitata. Esse restano perciò necessariamente programmatiche e non sono atte, senza l'aiuto del legislatore, a risolvere, in ampia misura, il problema dell'eguaglianza dei diritti tra uomo e donna nei diversi settori giuridici e sociali. Ciò vale soprattutto nell'ambito della vita familiare, dell' educazione, della formazione professionale e dell'esercizio della professione.
In tali settori, le autorità esecutive non dispongono che in misura minima delle informazioni e dei criteri necessari alla valutazione dell'eguaglianza dei diritti e delle possibilità in un caso particolare. Il compito di concretizzare tale obiettivo che incomberebbe alle autorità esecutive e giudiziarie e soprattutto al giudice in materia costituzionale, eccederebbe nella maggior parte dei casi quanto si è in diritto d'attendere dagli stessi. L'applicazione di norme tanto indeterminate costringerebbe infine il giudice a legiferare in modo generale-astratto e a emettere giudizi di valore con
carattere soprattutto politico (34). Se i postulati con carattere sociale sono espressi sotto forma di garanzie individuali, devono in seguito poter essere dedotti e realizzati diritti soggettivi, soprattutto quando il legislatore è rimasto inattivo.
Questa possibilità non sembra del tutto esclusa nel caso dell'articolo 4bis Cost. ldiritti che si dovrebbe soprattutto poter dedurre e fare valere giudizialmente sono quelli che risultano facilmente qualificabili e attuabili: è il caso del principio della parità di retribuzione istituita al capoverso 3. Per contro, i cambiamenti sociali che vogliono attuare i postulati d'eguaglianza di diritti elencati nei capoversi 2 e 4 devono in primo luogo essere realizzati dal legislatore: per questo motivo, la forma di garanzie individuali e della procedura corrispondente, non si rivelano appropriate. Le autorità amministrative e giudiziarie non sono atte ad assicurare il ruolo direttore in casi del genere. È questa una delle ragioni principali che induce il Consiglio federale a opporre un controprogetto all'iniziativa.
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422.53
D principio della parità di retribuzione, in particolare (art. 4bis cpv. 3)
Un'eccezione sembra giustificata, come abbiamo visto, per quanto concerne il principio di una «retribuzione uguale per lavoro uguale o di uguale valore».
Il Consiglio federale è convinto che il fatto di versare alle donne salari più bassi che agli uomini per un lavoro eguale o di valore eguale non sia più conforme al senso di giustizia che, dopo la seconda guerra mondiale, si viene esprimendo nel diritto internazionale e nei diritti interni di numerosi Paesi. Questi ultimi anni, tale senso ha trovato larga eco anche nel diritto applicabile al personale della Confederazione e dei Cantoni.
Il fatto che l'uguaglianza della retribuzione corrisponde attualmente a un' esigenza generalmente riconosciuta in campo internazionale, risulta segnatamente dalla lista seguente che traccia l'evoluzione di questo principio: 1919
Trattato di Versaglia: è proclamato la prima volta il principio della parità di retribuzione tra uomo e donna per un lavoro di valore uguale.
1946
Costituzione riveduta dell'Organizzazione internazionale del lavoro del 9 ottobre 1946. Tra le misure destinate a migliorare le condizioni di lavoro, il preambolo cita il riconoscimento del principio: «A lavoro uguale, salario uguale» (RU 1948 861).
1948
Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 10 dicembre 1948.
L'articolo 23 capoverso 2 statuisce: «Tutti hanno diritto, senza discriminazione alcuna, a salario uguale per un lavoro uguale».
1951
Convenzione internazionale n. 100, del 29 giugno 1951, sulla parità di rimunerazione, per lavoro uguale, tra manodopera maschile e femminile (entrata in vigore per la Svizzera il 25 ottobre 1973: RU 1973 1602). La convenzione obbliga gli Stati membri ad applicare il principio dell'eguaglianza di rimunerazione nella misura in cui la legislazione interna offra questa possibilità. Essi hanno inoltre l'obbligo di promuovere l'applicazione della convenzione facendo ricorso a raccomandazioni, ove la legislazione interna non permetta un'applicazione diretta. Per rispondere a tale obbligo, il Dipartimento federale dell' economia pubblica, nel 1973, ha chiesto ai governi cantonali e alle associazioni al vertice dei datori di lavoro e dei lavoratori di sostenere gli sforzi delle autorità federali in vista dell'attuazione degli obiettivi della convenzione.
1957
Trattato che istituisce la CEE, del 25 marzo 1957. L'articolo 119 obbliga gli Stati membri ad applicare «il principio dell'eguaglianza di retribuzione tra i lavoratori e le lavoratrici per un lavoro uguale».
1958
Convenzione internazionale n. Ili, del 25 giugno 1958, concernente la discriminazione nell'impiego e nella professione (entrata in vigore per la Svizzera il 13 luglio 1962; RU 1961 840). La convenzione e la relativa raccomandazione estendono il campo d'applicazione del principio della parità di trattamento all'accesso alla formazione professionale, all'impiego e a ogni professione, come pure alle condizioni di lavoro.
1961
Carta sociale europea, del 18 ottobre 1961 (firmata dalla Svizzera il 6 maggio 1976, tuttavia non ancora ratificata). Le Parti contraenti si impegnano, giusta l'articolo 4 a «riconoscere il diritto dei lavoratori e delle lavoratrici ad una retribuzione uguale per un lavoro di eguale
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valore» (cpv. 3). Gli organi principalmente competenti quanto al controllo dell'applicazione della Carta sociale, il comitato d'esperti e il Comitato dei Ministri, non sono ancora unanimi circa la portata di questo obbligo. Secondo il comitato peritale, che si riferisce a un parere anteriore dell'Assemblea consultiva (n. 57/1971) si tratta, in questo caso, di un obbligo autonomo degli Stati contraenti di sviluppare il principio della parità di salario in un diritto che i loro soggetti possano far valere individualmente in sede giudiziale. Il Comitato dei Ministri, per contro, ha sempre sostenuto che in questo settore, la Carta sociale non oltrepassa i limiti degli obblighi previsti dalla Convenzione n. 100 dell'Organizzazione internazionale del lavoro.
1966
Patto delle Nazioni Unite, del 19 dicembre 1966, relativo ai diritti economici, sociali e culturali. Gli Stati contraenti devono segnatamente riconoscere che «le donne devono avere la garanzia che le condizioni di lavoro che sono accordate loro non sono inferiori a quelle di cui beneficiano gli uomini e ricevere lo stesso salario di questi per un lavoro uguale».
1975
II Consiglio delle Comunità europee emana, il 10 febbraio 1975, una direttiva «concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative all'applicazione del principio dell'eguaglianza di rimunerazione tra lavoratori e lavoratrici».
1976
II Consiglio delle Comunità europee emana, il 9 febbraio 1976, un'altra direttiva «relativa alla messa in opera del principio dell'eguaglianza di trattamento tra uomo e donna per quanto concerne l'accesso all'impiego, alla formazione e alla promozione professionali e le condizioni di lavoro».
La Corte delle Comunità europee adotta, F8 aprile 1976, nella causa Defrenne e. Sabena, una decisione di principio: questa rende il principio della parità di salario tra uomo e donna direttamente obbligatorio e suscettibile d'essere portato in giustizia in tutti i Paesi membri delle Comunità europee.
La parità di salario fa parte pure, in larga misura, soprattutto in Europa, degli ordini giuridici nazionali. Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale del lavoro, il principio della parità di salario tra uomo e donna risulta dall'articolo 3 capoverso 2 della legge fondamentale di Bonn che enuncia la parità fra i sessi; tale principio esclude qualsiasi differenza di salario in funzione del sesso, nei servizi pubblici, come nei contratti collettivi (35). 11 riconoscimento e la messa in applicazione del principio della parità di salario è assicurata in misura più o meno ampia, anche in Francia, in Italia, in Belgio, nei Paesi Bassi, come pure in Gran Bretagna (36).
La Svizzera è vincolata unicamente dalle convenzioni internazionali n. 100 e 111. Il resto del diritto internazionale è importante per il nostro Paese, nella. misura in cui apporta un criterio all'apprezzamento della sua situazione di fatto e di diritto. -Riassunta brevemente, la stessa si presenta così: la parità di salario è attualmente realizzata in gran parte nel diritto applicabile al personale della Confederazione e dei Cantoni; le modificazioni più recenti nei Cantoni sono state in parte influenzate dalla giurisprudenza del Tribunale federale, dopo la decisione presa nell'affare Loup contro Neuchatel, del 12 ottobre 1977 (DTF 103 la 517 segg.). Per contro, nonostante un forte aumento avutosi, i salari femminili restano sempre nettamente inferiori a quelli degli uomini nel settore privato, dove è ancora ap-
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plicato il principio della libertà contrattuale per la determinazione dei salari (37). Per questa ragione e dato che la Commissione peritale per una revisione totale della Costituzione federale ha ritenuto giusto di prevedere esplicitamente nella Costituzione il principio della parità di salario sotto forma di un diritto individuale (art. 9 cpv. 3 ultima frase del progetto di costituzione), ci sembra giunto il momento di garantire esplicitamente nella Costituzione l'eguaglianza di retribuzione tra uomo e donna.
422.54
Mandato di legiferare limitato nel tempo?
È principalmente per tre ragioni che l'articolo 4 bis , proposto dall'iniziativa, è completato da una disposizione transitoria del tenore seguente: Entro cinque anni dall'entrata in vigore dell'articolo 4bis, devono essere emanate le necessarie norme d'applicazione, sia per ciò che riguarda i rapporti tra cittadino e Stato sia per ciò che riguarda le relazioni tra privati.
In primo luogo, gli obiettivi d'eguaglianza dei diritti enunciati nell'articolo 4bis, devono essere realizzati primariamente e principalmente sulla via della legislazione; essi possono essere messi in opera e realizzati direttamente dalle autorità amministrative e giudiziarie soltanto in misura ristretta. In seguito, onde garantire che il postulato d'eguaglianza dei diritti, avrà «effetti orizzontali», è necessario incaricare il legislatore d'includere «le relazioni tra privati» nel suo compito di messa in opera. Infine, il termine di cinque anni, previsto per l'emanazione delle misure atte ad assicurare l'esecuzione deve garantire che uno sforzo sostenuto sarà effettuato, onde realizzare la parità dei diritti tra i sessi. Esso deve altresì impedire che l'articolo 4bis resti un «diritto costituzionale non realizzato» (38), una professione declaratoria di poco effetto.
Con tutta la comprensione per le preoccupazioni dei fautori dell'iniziativa, non possiamo fare astrazione dalla problematica inerente a una tale disposizione transitoria. Dapprima, non si può partire dall'idea -- come lo fa manifestamente la disposizione transitoria -- che, adottando la nuova norma costituzionale si determini già quali norme in vigore in tutta la legislazione svizzera dovrebbero essere modificate, in considerazione della garanzia costituzionale dell'eguaglianza tra i sessi, e quali nuove norme sarebbero eventualmente necessarie per l'applicazione di questa garanzia. E neppure appare oggi evidente la maniera con la quale la legislazione d'esecuzione dell'articolo 4bis nei diversi settori del diritto dovrà realizzare l'eguaglianza dei diritti tra uomo e donna. Un articolo costituzionale che, come l'articolo 4 bis , introduce un nuovo principio così fondamentale nel nostro ordine giuridico, rischia di far nascere sorprese in occasione della sua applicazione. Molte disposizioni che non sono ancora causa di problemi potrebbero, un giorno, ove fossero considerate da più presso, rivelarsi incompatibili con il principio dell'eguaglianza. Il legislatore federale e i legislatori cantonali e comunali dispongono di una libertà d'azione e d'apprezzamento considerevoli per quanto attiene all'organizzazione o alla riorganizzazione 134
giuridica dei settori sociali, nei quali la garanzia costituzionale dell'eguaglianza tra i sessi esplica i propri effetti. Risulta evidente l'estensione di tale libertà, ove si rifletta alle numerose divergenze d'opinione che esistono sulla questione a sapere in che cosa consista l'eguaglianza di diritti tra uomo e donna in certi settori sociali. Tutte queste opinioni devono poter essere prese in considerazione nel corso della procedura legislativa. Ove si debba ricercare una soluzione adeguata e rispondente ai desideri della maggioranza, non si può essere costretti a rispettare un termine. Sarebbe, altrimenti, diminuire il valore da attribuire alla procedura legislativa e questa procedura non potrebbe più -- o soltanto in misura ristretta -- avere effetti di legittimazione e d'integrazione. La procedura legislativa non deve divenire un male necessario, del quale occorre sbarazzarsi il più presto possibile.
Essa incarna in larga misura il processo politico che costituisce la democrazia. Il fatto d'imporre un termine al legislatore, entro il quale egli deve emanare certe leggi, è contrario al senso della procedura legislativa come la intendiamo in Svizzera. Ogni fase di questa procedura ha uno scopo; è dunque impossibile saltarne alcune. Inoltre, anche il processo nel corso del quale il cittadino deve abituarsi alla legge e imparare a conoscerla non può essere sottoposto ad una limitazione di tempo; sovente, tale processo deve aver luogo parallelamente alla procedura legislativa affinchè la legge sia riconosciuta.
E neppure possiamo accettare la manifestazione di sfiducia che contiene la disposizione transitoria. Questa sfiducia si rivolge contro tutti gli organi legislativi e si fonda sull'idea che il mandato, a livello del diritto costituzionale, non basti da solo per permettere al legislatore di assolvere il proprio compito entro un termine utile. Occorre ancora che il mandato di legiferare sia limitato nel tempo, onde assicurare il rispetto della Costituzione, quasi nel sospetto che gli organi legislativi siano disposti a violare la Costituzione!
Si potrebbero seguire tali ragionamenti soltanto ove il nostro ordine costituzionale non fosse rispettato nella realtà politica; sarebbe il caso, in particolare, se l'organizzazione della nostra procedura legislativa non offrisse una garanzia
sufficiente che gli permetta di risolvere le questioni insorgenti. Di conseguenza, si dovrebbe esigere un esame e una modificazione della procedura legislativa. A nostro avviso, questa procedura è ancora adeguata alle particolarità svizzere. Certo non è esclusa la possibilità, e anche la necessità di miglioramenti in campi particolari. Se le autorità competenti non assolvessero il mandato di legiferare, i gruppi sociali interessati dispongono di un'influenza abbastanza grande, a livello politico, per ottenere che le stesse facciano gli sforzi necessari allo scopo di raggiungere gli obiettivi fissati. Il controllo esercitato dall'opinione pubblica, poi, dovrebbe essere più efficace che un termine d'esecuzione.
Il termine previsto dalla disposizione transitoria da l'impressione che la concretizzazione dell'articolo 4bis sarà conchiusa non appena sarà emanata la legislazione d'esecuzione. Le leggi che occorre emanare o modificare in virtù della disposizione transitoria sono un primo passo verso l'attuazione dell'articolo 4bis Esse rappresentano probabilmente -- a causa del nostro regime politico -- un compromesso e non corrispondono perciò a tutte le 135
concezioni di come deve essere l'uguaglianza ideale dei diritti. È possibile che grappi, che hanno rinunciato alle loro esigenze massime, onde attuare un compromesso, aspirino a una modificazione della legislazione già dopo qualche tempo. La concretizzazione di una disposizione costituzionale è con ciò un processo permanente. Esso non prende fine con l'emanazione delle «necessarie norme d'applicazione».
I problemi sollevati dal termine entro il quale occorre legiferare, sono il secondo motivo per il quale il Consiglio federale oppone un controprogetto all'iniziativa.
422.6
Posto dell'articolo sull'eguaglianza dei sessi nella Costituzione federale
L'iniziativa intende inserire la nuova disposizione dopo l'articolo 4 della Costituzione federale, che fissa il principio generale dell'eguaglianza. È comprensibile che i suoi autori, che hanno insistito soprattutto sul carattere soggettivo del principio e lo hanno sviluppato lungo 4 capoversi molto completi, abbiano voluto farne una disposizione speciale. Tuttavia, in considerazione dello stretto rapporto che lega questa disposizione al principio generale, la soluzione non ci sembra del tutto soddisfacente. L'eguaglianza dei sessi è una nozione che concretizza il principio generale, lo precisa e lo mette a giorno, in uno (cfr. n. 422.22). La sua ubicazione nella Costituzione dovrebbe rendere questa idea, e fare apparire che l'eguaglianza dei sessi si deduce dal principio generale e che la sua garanzia esplicita consacra un'evoluzione resa necessaria dalla realtà sociale della nostra epoca. Fu del resto la stessa preoccupazione di rispondere alle necessità del suo tempo che aveva indotto il costituente del 1848 ad aggiungere una seconda frase all'articolo 4 della Costituzione. Ci sembra dunque preferibile riunire in un solo articolo il principio generale e la regola speciale, come è il caso, ad esempio, per l'articolo 3 della legge fondamentale di Bonn, oppure per l'articolo 9 del progetto di Costituzione federale.
422.7
Attuazione dell'iniziativa
Abbiamo già mostrato (n. 421.2) quanto le possibilità di realizzare l'iniziativa in diritto, in fatto ed entro il termine siano state valutate diversamente nelle risposte della procedura di consultazione. Nonostante le difficoltà che potrebbe causare l'attuazione dei suoi intenti, non è tuttavia giustificato considerarla irrealizzabile e dichiararla di conseguenza nulla. Abbiamo già sottolineato il nostro parere al numero 22: desideriamo ora trattare un po' più in dettaglio le difficoltà alle quali colà ci riferivamo.
422.71
In diritto
Secondo la disposizione transitoria, le misure atte a realizzare l'eguaglianza, devono essere adottate entro cinque anni.
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Questo mandato è rivolto a tutte le autorità -- federali, cantonali e comunali --che stabiliscono regole di diritto. Il legislatore è interessato in primo luogo; occorre però menzionare anche le altre autorità di rango inferiore che hanno, in virtù della Costituzione o di una delega legislativa, un potere pure legislativo (che esse esercitano per via d'ordinanza, di regolamento, ecc.). Ai termini di questo mandato, ogni atto giuridico che stabilisce, tra uomo e donna, ineguaglianze non giustificate da un lato strettamente biologico, deve essere modificato e, ove un nuovo diritto sia indispensabile per realizzare l'eguaglianza, tale diritto deve essere emanato.
Non vi è dunque motivo perché il principio dell'eguaglianza non possa attuarsi in diritto.
422.72
In fatto
Se l'eguaglianza si attua in diritto, una delle condizioni preliminari più importanti sarà osservata perché la stessa possa imporsi anche in fatto. È evidente che a ogni livello, in Svizzera, le autorità che applicano il diritto -- le amministrazioni e i tribunali -- dovranno contribuire all'attuazione del principio ed esse lo faranno. Con ciò non è tuttavia ancora garantita la realizzazione effettiva nella vita quotidiana. Molto dipenderà in effetti dal comportamento che gli interessati stessi adotteranno nella famiglia, nella scuola e nella loro vita professionale, in altre parole se essi sapranno disfarsi dell'idea tradizionale che hanno del ruolo dell'uomo e della donna nella società, se sapranno abbattere le barriere sociali, se sapranno aprire la via a un sentimento del diritto che sia conforme al principio dell'eguaglianza. Regole di diritto non sono certo in grado di provocare, da sole, un cambiamento del genere, ma esse possono almeno incoraggiarlo ed, eventualmente, accelerarlo. In ogni caso esse non devono far scordare le difficoltà, più o meno grandi a seconda del settore interessato, che potrebbero sorgere, frenare l'evoluzione e ritardare l'attuazione dell'eguaglianza dei diritti tra uomo e donna.
Non sottovalutiamo tali difficoltà, non le riteniamo comunque insormontabili.
422.73
Entro i termini
Per la realizzazione giuridica dell'iniziativa, la disposizione transitoria impone un termine di cinque anni. Questo termine concerne le disposizioni che regolano i rapporti tra cittadino e Stato e anche le relazioni tra privati.
È un termine realista? Molti dei consultati lo negano. Noi stessi esitiamo a sostenere il contrario, in ragione, dapprima, dell'inventario delle ineguaglianze di diritto e di fatto che sono state rilevate e alle quali abbiamo accennato al numero 31. In seguito, a ragione della lunga preparazione delle leggi sul piano federale che, come mostra l'esperienza, esige una media di cinque anni, ove una necessità precisa (politica, economica, finanziaria) non imprima un ritmo più rapido. Infine, perché non è del tutto sicuro che un 137
progetto di revisione non abbia a soccombere in occasione di un referendum e che non occorra ricominciare da capo tutta la procedura. Queste considerazioni si applicano, in certa misura, alla preparazione delle leggi nei Cantoni e nei Comuni.
L'entrata in vigore del nuovo articolo costituzionale marcherebbe in Svizzera l'inizio di tutta una serie di procedure legislative -- il numero esatto non è conosciuto con certezza -- il cui risultato, in molti casi, è incerto. In tali circostanze, non è escluso che il termine non possa, sovente, essere rispettato.
422.8
Valutazione ricapitolativa
Ricapitoliamo la nostra valutazione dell'iniziativa: 422.81 L'iniziativa ha obiettivi politico-sociali indubbiamente degni di essere attuati e di figurare nella Costituzione. La loro realizzazione risponde ai concetti di giustizia che vigono in diritto internazionale e nel diritto nazionale di Stati europei. Tuttavia, manca giustamente alla norma costituzionale che sarebbe la più adatta a far trionfare il principio dell'eguaglianza dei sessi, vale a dire all'articolo 4, la forza créatrice normativa necessaria. È vero che sono attualmente in corso revisioni legali, come pure cambiamenti sociali ed economici, a diversi livelli e in molteplici settori; essi tendono tutti alla soppressione delle diversità di trattamento, ingiustificate, tra l'uomo e la donna.
Sarebbe tuttavia errato concludere che una garanzia costituzionale dell'eguaglianza tra uomo e donna non avrebbe più che carattere declaratorio e nessun valore costitutivo. In quanto linea direttrice di obiettivi politico-sociali da raggiungere e in quanto garanzia di certi postulati d'eguaglianza che si possono far valere individualmente, un principio d'eguaglianza tra i sessi, a livello del diritto costituzionale, appare senz'altro assennato e giustificato.
422.82 Seguendo la via proposta dall'iniziativa, non è possibile realizzare l'eguaglianza dei diritti tra uomo e donna in modo sistematico e soddisfacente. Lo stretto rapporto esistente tra un principio d'eguaglianza dei sessi e il principio generale d'eguaglianza enunciato dall'articolo 4 della Costituzione federale risulterebbe sbiadito ove si consacrasse all'eguaglianza tra i sessi un articolo proprio, indipendente.
422.83 Ove si cerchi di raggiungere obiettivi politico-sociali che garantiscono diritti individuali (art. 4bis cpv. da 2 a 4), iscrivendoli nella Costituzione sotto 138
forma di principi materiali, tali disposizioni costituzionali saranno in- gran parte insufficienti al processo ulteriore della loro concretizzazione. Si tratta soprattutto di principi che esigono una realizzazione giuridica oggettiva che non può essere raggiunta, in larga misura o totalmente, facendo valere diritti individuali presso autorità amministrative o giudiziarie. Tali principi devono essere realizzati piuttosto dalle autorità. La Costituzione federale non contiene nessuna disposizione che prevede diritti fondamentali o garantisce diritti individuali, che sia applicabile direttamente nel quadro di una procedura amministrativa o giudiziaria, senza essere stata concretizzata prima da una legge. Occorre attenersi a questo sistema.
422.84 Limitando la durata del mandato di legiferare nella disposizione transitoria, l'iniziativa sottovaluta il compito di concretizzazione che incombe al legislatore. Concretizzare significa sviluppare la Costituzione, sfruttarla ed arricchirla, questo vuoi dire migliorare il diritto. La concretizzazione da parte del legislatore di una regola costituzionale sull'eguaglianza dei sessi è un compito veramente creativo. L'articolo 4bis non contiene principi che siano semplicemente applicabili con i mezzi della logica, nei casi concreti. La maggior parte di tali principi, richiede che la legge modifichi le disposizioni regolanti le relazioni sociali o che addirittura ne crei di nuove, che essa dia forma nuova a istituzioni giuridiche, quali, ad esempio, la comunità coniugale. Si vuole raggiungere un equilibrio nuovo in settori nei quali esistono tensioni tra auspici di cambiamento e una certa forza conservatrice: non è possibile venire a capo di un compito simile, in modo adeguato in un periodo strettamente delimitato.
422.85 II diritto costituzionale deve, in quanto possibile, determinare esso stesso le condizioni della propria attuazione, poiché nessuna istanza giuridica di livello superiore assicura la sua realizzazione. La disposizione transitoria che prevede un termine per la concretizzazione, non può soddisfare un'esigenza del genere.Il rispetto del termine sarebbe rimesso in questione, anche se non si trattasse che della soppressione delle inaguaglianze giuridiche più importanti che esistono tra uomo e donna. Non si dovrebbe inserire nella Costituzione federale
una norma che, nella sua formulazione stessa, rischia d'essere parzialmente inefficace. Essa potrebbe allora screditare la Costituzione nel suo assieme e danneggiarne il prestigio di legge fondamentale.
422.86 Sono motivi questi che parlano in favore del rigetto dell'iniziativa, i cui intenti sono giustificati: essi dovrebbero tuttavia rivestire una forma di diritto costituzionale che si presti meglio alla loro realizzazione. Vi proponiamo perciò un controprogetto in tal senso.
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5
Controprogetto
Nei capitoli precedenti abbiamo esposto in dettaglio i motivi che ci inducono a respingere l'iniziativa e a preferirle un controprogetto. Rinunciamo a ripetere e ci limitiamo alle considerazioni che sono ancora necessarie per comprendere il testo e per determinare la portata del controprogetto.
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Testo
Nella misura in cui le risposte alla consultazione si sono rivelate favorevoli a un controprogetto, l'articolo 9 capoverso 3 del progetto degli esperti per una revisione totale della Costituzione federale, può soddisfare la maggior parte dei partigiani di una tale soluzione (cfr. n. 421.4). Riteniamo noi pure che tale articolo offra un'alternativa appropriata e ponderata e vi proponiamo d'accettarne il testo, senza modificazioni. Esso è del tenore seguente: Uomo e donna hanno uguali diritti. La legge ne assicura l'uguaglianza soprattutto per quanto concerne la famiglia, l'istruzione e il lavoro.
Uomo e donna hanno diritto ad una retribuzione uguale per un lavoro di uguale valore.
52
Posto nella Costituzione federale
L'iniziativa auspica che il principio dell'eguaglianza tra i sessi sia espresso in un articolo autonomo (4bis); noi preferiamo associarlo all'attuale principio generale dell'eguaglianza (art. 4). Così, l'attuale articolo 4 diverrebbe il capoverso 1, al quale s'aggiungerebbe il principio dell'eguaglianza tra i sessi, in un capoverso 2. Apparirebbe allora manifesto lo stretto rapporto che esiste tra le due regole, sia sistematicamente che concretamente: rinviamo in proposito alle riflessioni di principio fatte al numero 422.6.
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Portata
531 La prima fase «Uomo e donna hanno uguali diritti» apporta qualcosa di nuovo per rapporto all'articolo 4 della Costituzione federale: d'ora innanzi, ogni differenza di trattamento, fondata sulla sola diversità del sesso, sarà vietata. L'uomo e la donna devono essere trattati in modo eguale in tutti i settori giuridici e sociali e a tutti i livelli dello Stato (Confederazione, Cantoni e Comuni). Eccezioni saranno giustificate soltanto nel caso la differenza biologica o funzionale dovuta al sesso escluda assolutamente una parità di trattamento: occorre pensare, ad esempio, alla protezione della donna in quanto madre. Il principio dell'eguaglianza tra i sessi non ha cioè nulla in comune con un livellamento totale.
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La comprensiva realizzazione del principio dell'eguaglianza porta anche all' eguaglianza dei diritti politici degli uomini e delle donne in materia cantonale e comunale, a meno che sussita la riserva dell'articolo 74 capoverso 4 della Costituzione, in favore del diritto cantonale e comunale, in questa materia. Ci siamo chiesti seriamente se non dovessimo proporvi d'abbandonare ora tale riserva, introdotta nel 1971 nella Costituzione federale; sarebbe così possibile evitare che, sin dall'inizio, il principio dell'eguaglianza dei diritti tra uomo e donna non venga realizzato in un campo politicamente rilevante. Anche il progetto della commissione dei periti per una revisione totale della Costituzione federale ha soppresso tale ostacolo. L'articolo 39 capoverso 1 prevede in effetti che gli Svizzeri aventi diritto di voto in materia federale hanno pure diritto di voto in materia cantonale e comunale. Da parte nostra abbiamo rinunciato a fare una proposta del genere e ciò per i motivi seguenti: già nel suo primo messaggio sul suffragio femminile, il Consiglio federale ha esplicitamente rinunciato a introdurlo anche in materia cantonale e comunale in virtù del diritto federale, o a costringervi i Cantoni con un disposto di diritto federale. Un tale procedimento sarebbe inconciliabile con una caratteristica essenziale del nostro ordine pubblico: la struttura federalista dello Stato (FF 7957 335). Nel suo secondo messaggio sul suffragio femminile, il Consiglio federale ha continuato a sostenere energicamente questo parere (FF 7970 I 97). Due volte, le Camere federali hanno aderito a questo modo di vedere. Tale atteggiamento è espresso chiaramente nel nuovo articolo 74, capoverso 4, già citato e introdotto nel 1971 nella Costituzione federale: giusta questo disposto, il diritto cantonale resta determinante per quanto attiene al diritto di voto in materia cantonale e comunale. Anche oggi, non desideriamo divergere da questo parere. Continueremo a lasciare ai Cantoni la cura d'accordare o meno -- malgrado la garanzia costituzionale dell'eguaglianza dei diritti tra i sessi -- l'eguaglianza dei diritti politici alle donne in materia cantonale e comunale.
Vero è che ci è stato più facile prendere questa decisione perché nei due Cantoni d'Appenzello Interno e Appenzello Esterno -- che non hanno ancora introdotto
il suffragio femminile in materia cantonale -- i lavori preparatori impresi in vista dell'ottenimento dell'eguaglianza dei diritti politici tra uomo e donna, sono già molto avanzati; inoltre, la nuova garanzia costituzionale dell'eguaglianza dei diritti dovrebbe fornire loro nuovi impulsi.
Non v'è nessun dubbio che questa nuova disposizione avrà effetti positivi anche sugli sforzi impresi in vista dell'istituzione del suffragio femminile nei comuni politici e nei patriziati che non hanno ancora saputo decidersi.
È manifesto che la piena realizzazione dell'eguaglianza dei diritti politici tra uomo e donna non è più che una questione di tempo!
532 La seconda frase «La legge ne assicura l'eguaglianza soprattutto per quanto concerne la famiglia, l'istruzione e il lavoro».
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incarica il legislatore di attuare gli obiettivi da raggiungere in materia d'eguaglianza dei diritti. Il mandato di legiferare vale per tutti i settori giuridici nei quali uomo e donna sono ancora trattati in modo disuguale; concerne segnatamente l'eguaglianza dei diritti per la donna nella famiglia, nella formazione professionale e nel lavoro. Questa parità porta piuttosto sulle relazioni tra privati {effetto orizzontale) che sui rapporti fra cittadino e Stato. Nei campi nei quali le revisioni legali necessarie sono già in corso, esse devono assolutamente essere portate a termine; nei campi nei quali esse devono ancora essere imprese o nei quali occorre creare nuove regole di diritto, i lavori devono essere iniziati immediatamente.
Il mandato del costituente non si rivolge del resto unicamente al legislatore federale, bensì anche a quello dei Cantoni e dei Comuni.
Anche se il testo costituzionale si rivolge soltanto al legislatore, va senz' altro detto che le autorità esecutive (amministrazione e giudici) non sono liberate dall'obbligo di far trionfare la garanzia costituzionale dell'eguaglianza dei diritti tra i sessi, entro i limiti delle loro attribuzioni, in tutti i campi nei quali norme speciali emananti dal legislatore non sono indispensabili. Questo significa tuttavia che non si può dedurre dalla sola garanzia costituzionale dell'eguaglianza dei diritti tra i due sessi un diritto soggettivo diretto all'eguaglianza nei diversi settori del diritto. Nei casi nei quali la concretizzazione dell'eguaglianza dei diritti tra uomo e donna esige l'intervento del legislatore, la realizzazione di questo principio compete a lui solo.
Onde prevenire qualsiasi malinteso, occorre precisare qui che le disposizioni emanate per la protezione particolare della manodopera femminile non possono essere considerate, nel loro insieme, come discriminazioni.
Rileviamo infine che la legge sulla formazione professionale, del 20 settembre 1963 (RS 412.10), è applicabile in ugual modo ai rappresentanti dei due sessi; non è dunque necessario procedere ad adattamenti. Già oggi, le scuole e i centri d'orientamento professionale devono attirare l'attenzione delle ragazze sulle possibilità che sono loro offerte.
533
L'ultima frase «Uomo e donna hanno diritto ad una retribuzione uguale per un lavoro di uguale valore»
garantisce, contrariamente alla seconda frase, un diritto individuale a un salario uguale per un lavoro di eguale valore. Questo diritto va rispettato sia in diritto pubblico sia in diritto privato. Una condizione, tuttavia, deve essere osservata perché il diritto possa essere riconosciuto dal giudice: la pretesa deve essere «giustiziatane», vale a dire che la norma da applicare deve essere tanto concreta da poter servire da base alla decisione da adottare nel caso particolare. Non possono essere escluse difficoltà, soprattutto in quei settori nei quali un'«infrastruttura» legislativa deve esistere preven142
tivamente per risolvere questioni di competenza e di procedura. Lo stesso vale, ad esempio, ove si volesse capovolgere l'onere della prova prevedendo che, in caso di contestazione, sarebbe il datore di lavoro a dover provare che tratta uomini e donne in ugual modo quanto al salario. Il legislatore è chiamato anche a legiferare in materia di salario in virtù della seconda frase del nuovo disposto costituzionale, nella misura in cui lo richieda l'attuazione del principio della parità di salario. Per il resto, ci permettiamo di rinviare alle nostre considerazioni al numero 422.53.
6 61
Effetti sullo stato del personale e conseguenze finanziarie dell'iniziativa e del controprogetto Generalità
È difficile valutare quali saranno le conseguenze sullo stato del personale e ancora più difficile prevedere le conseguenze finanziarie sia dell'iniziativa che del controprogetto. Esse dipendono in larga misura e soprattutto dalla maniera con la quale i legislatori federali, cantonali e comunali concretizzeranno e stabiliranno giuridicamente l'eguaglianza dei diritti tra i sessi, come pure dall'ampiezza di tali lavori. È così rilevato che la garanzia costituzionale dell'eguaglianza dei diritti tra i sessi non dovrebbe avere che conseguenze finanziarie dirette minime, che la garanzia in questione prenda la forma sia di un diritto individuale ai sensi dell'iniziativa, sia di un mandato al legislatore ai sensi del nostro controprogetto. Sarà piuttosto il principio dell'eguaglianza di rimunerazione a costituire direttamente un fattore di costo, e questo soprattutto nell'economia privata: i bilanci pubblici saranno appena toccati.
Compiti legislativi, d'esecuzione e di finanziamento in relazione alla concretizzazione della garanzia costituzionale dell'eguaglianza tra i sessi incombono sulle comunità, a tutti i livelli. Essi dovrebbero essere, a nostro avviso, tanto poco determinanti di quanto lo sono i carichi supplementari, risultanti dall'applicazione ragionevole del principio dell'eguaglianza dei salari, che incombono all'economia privata, poiché, per quanto attiene all'eguaglianza tra uomo e donna, si tratta di attuare un diritto dell'uomo riconosciuto in campo internazionale e un postulato elementare di giustizia.
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Confederazione
Per la Confederazione, iniziativa e controprogetto potrebbero -- a seconda della concretizzazione da parte della legge -- causare spese in materia, soprattutto, di sicurezza sociale (AVS, assicurazione contro le malattie), in diritto fiscale (imposizione separata dei coniugi per l'imposta per la difesa nazionale), per quanto concerne l'insegnamento regolato dalla Confederazione, come pure il personale federale. Si potrà determinare con precisione se personale e mezzi finanziari supplementari saranno necessari, soltanto se saranno presentate proposte concrete in vista della realizzazione dell'iniziativa o del controprogetto.
143
63
Cantoni e Comuni
Nei Cantoni e nei Comuni, l'iniziativa e il controprogetto dovrebbero essenzialmente avere effetti sullo stato del personale e conseguenze finanziarie negli stessi settori che in campo federale. La realizzazione di certi postulati derivati dalla garanzia costituzionale dell'eguaglianza tra uomini e donne è soprattutto di competenza dei Cantoni e dei Comuni. Si può pensare, ad esempio, all'istituzione di scuole dotate di cantine, alla creazione di nidi, eventualmente anche di organi incaricati di regolare le contestazioni che sorgessero a proposito dell'applicazione del principio dell'eguaglianza di rimunerazione. Per questo fatto, gli effetti sullo stato del personale e le conseguenze finanziarie potrebbero essere, se del caso, assai più importanti in queste comunità, che non sul piano federale. Non v'è però dubbio che sarebbero ancora sopportabili.
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Economia
La garanzia costituzionale dell'eguaglianza tra uomo e donna, soprattutto il principio derivato dell'eguaglianza di retribuzione, non ha effetti soltanto sui rapporti tra cittadini e Stato, bensì anche sulle relazioni dei cittadini tra di loro. Questo fatto dovrebbe apparire evidente nel capitolo delle spese dei bilanci di certe aziende private che occupano la manodopera femminile.
Ne consegue che è comprensibile, nella situazione economica attuale, incerta, che siano stati espressi dubbi, a più riprese, quanto all'opportunità di introdurre -nella Costituzione il principio dell'eguaglianza dei diritti tra uomo e donna. Per questo occorre sottolineare tanto più energicamente -- richiamando le dichiarazioni che abbiamo fatto nel messaggio concernente la Convenzione n. 100 (FF 7977 II 1181) -- che la realizzazione della garanzia costituzionale dell'eguaglianza di diritti tra uomo e donna non causerà modificazioni strutturali fondamentali nell'economia svizzera e che darà luogo, verosimilmente, soltanto ad adattamenti limitati di rimunerazione.
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Annotazioni (1) La situation de la femme en Suisse, la parte; Société et économie 1979.
Può essere ordinata all'Ufficio federale degli stampati e del materiale, 3000 Berna.
(2) L'inchiesta dell'Istituto di sociologia dell'Università di Zurigo sulla situazione della donna in Svizzera, pubblicata su ordine della Commissione svizzera dell'UNESCO, nel 1973, tratta questo tema in dettaglio. È apparsa con il titolo: Thomas Held/René Lévy, Femme, famille et société, 1975.
(3) Durante la 40a legislatura, la proporzione delle donne era soltanto del 7,5 per cento; cfr. Thomas Held/Christoph Reichenau/Verena Ritter, Frauen in der Bundesversammlung, in: Questions au féminin, numero 1/2 febbraio 1979, edito dalla Commissione federale per le questioni femminili. Il timore espresso a più riprese e secondo il quale la proporzione delle donne diminuirebbe dopo le elezioni del 21 ottobre 1979, si è dunque rivelata infondata.
(4) Tassi dei salari e ore di lavoro fissati nelle convenzioni collettive di lavoro, 1975-1977, edizione speciale n. 90 di «La vie économique».
(5) Una chiara compilazione è apparsa sotto il titolo di «Gleichberechtigung der Frau in Recht und Politik der Vereinten Nationen», edito da Irene Maier, Heggen-Dokumentation n. 11,1975.
(6) Cfr. ad esempio, Fritz Fleiner/Zaccaria Giacometti, Schweizerisches Bundesstaatsrecht, 1949, p. 22; Jean-François Aubert, Traité de droit constitutionnel suisse, 1967, n. 274; aWerner Kägi, Die Verfassung als rechtliche Grundordnung des Staates, 2 ed. 1971, p. 40 segg.; poi, nella letteratura tedesca: Hermann Heller, Staatslehre, 4a ed. 1970, p. 274 segg., e Konrad Hesse, Grundzüge des Verfassungsrechts der Bundesrepublik Deutschland, 8a ed. 1975, p. 11.
(7) Ad es. le costituzioni della Repubblica federale di Germania, della Francia e dell'Italia; una disposizione sostanziale che vieta le discriminazioni tra i sessi sarà introdotta nella costituzione svedese, conformemente a una revisione in corso della parte consacrata ai diritti fondamentali (capitolo 2).
(8) Dieter Grimm, Verfassungsfunktion und Grundgesetzreform, in: Archiv des öffentlichen Rechts 97 (1972) p. 507.
(9) Hans Nef, Gleichheit und Gerechtigkeit,a 1941, in particolare p. 9, 44 e 107.
(10) Gustanv Radbruch, Rechtsphilosophie, 5 ed. 1956, p. 227.
(11) In questo senso, soprattutto: Fritz Gygi,
Die Schweizerische Wirtschaftsverfassung, in: RDS 89 (1970) II, p. 265 segg., in particolare p. 353 segg.; Jörg P. Müller, Soziale Grundrechte in der Verfassung?, in: RDS 92 (1973) II, p. 695 segg., in particolare p. 880 segg.; Peter Saladin, Unerfüllte Bundesverfassung?, in: RDS 93 (1974) I, 1. 307 segg., in particolare p. 325 segg.
(12) Werner Kägi, Der Anspruch der Schweizerfrau auf politische Gleichberechtigung, 1956, p. 115.
(13) Walther Burckhardt, Kommentar der Schweizerischen Bundesverfassung, 3a ed. 1931, p. 25.
(14) Eduard His, Geschichte des Schweizerischen Staatsrechts, vol. 3, p. 510 e 529; Walther Burckhardt, op. cit. p. 36.
(15) Eduard His, op. cit. p. 503.
(16) Werner Kägi, op. cit. p. 15.
(17) Werner Kägi, op. cit. p. 16.
(18) Cfr. in particolare Jakob Schollenberg, Kommentar zur Bundesverfassung der Schweizerischen Eidgenossenschaft, 1905, p. Ili; dello stesso autore, Das Bundesstaatsrecht der Schweiz, 1920, p. 133/4.
(19) Cfr. il messaggio dell'I 1 luglio 1979 concernente la revisione del Codice civile svizzero (effetti del matrimonio in generale, regime dei beni e diritto successorio), FF 1979 H 1104.
(20) Peter Saladin, Das Verfassungsprinzip der Fairness, in: Erhaltung und Entfaltung des Rechts in der Rechtsprechung des Schweizerischen Bundesgerichts, 1975, p. 41 segg.
10
Foglio federale 1980, Vol. I
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(21) Konrad Hesse (annot. 5), p. 18.
(22) Peter Saladin (annot. 19), in particolare p. 43 segg. e 81 segg.
(23) FF 1970 I 61 segg.: concernente l'abbandono progressivo della relazione fra il diritto di cittadinanza e il servizio militare, cfr. segnatamente Eduard His, Geschichte des Schweizerischen Staatsrechts, vol. l, p. 599 e vol. 2, p. 359; inoltre, Werner Kägi (annot. 11), p. 33 segg. e 50 segg.
(24) Art. 3 cpv. 2 in relazione all'art. 12a cpv. 1 e 4 della legge, fondamentale di Bonn: BVerfGE 12, 52 segg.
(25) Rapporto finale del gruppo di lavoro Wahlen 1973, p. 691/92; art. 37 del progetto di Costituzione della Commissione peritale per la preparazione della revisione totale della Costituzione federale e relativo rapporto, 1977, p. 83/84.
(26) A questo proposito la libertà di commercio e d'industria secondo l'art. 31 cpv. 1 Cosi, in primo piano. La notevole riserva che questa norma impone al legislatore in materia di diritto civile per emanare le norme sulla rimunerazione dei lavoratori, cederebbe il passo, ad es., alla sua competenza di vietare disposizioni contrattuali che prevedono differenze di salario, per un lavoro di valore uguale, in funzione del sesso dei lavoratori.
(27) Rapporto della Commissione peritale per l'esame delle conseguenze economiche della Convenzione n. 100 e della Raccomandazione n. 90 dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro, 1975; Henner Kleinewefers, Volkswirtschaftliche Aspekte des Verfassungsentwurfs, eine Stellungnahme zum Verfassungsentwurf, p. 5.
(28) Così BVerGE 15 343 segg., con altri rinvii.
(29) In questo senso anche l'interpretazione del principio dell'eguaglianza tra uomo e donna, secondo l'art. 3 cpv. 2 della legge fondamentale di Bonn; cfr. in particolare Manfred Gubelt, Kommentar zu Art. 3 Abs. 2 BGG, edito da Ingo von Münch, vol. I, 1974.
(30) Bruno Schmitt-Bleibtreu/Franz aKlein, Kommentar zum Grundgesetz der Bundesrepublik Deutschland, 3 ed., p. 181 (nota 37); Manfred Gubelt (annot. 29), p. 160 (nota 72).
(31) Per analogia con l'interpretazione dell'ari. 3 cpv. 2 della legge fondamentale di Bonn, il cui testo è quasi identico; cfr. Hermann von Mangoldt/Friedrich Klein, Das Bonner Grundgesetz, 2a ed. 1957, vol. l, p. 206 (nota 7).
(32) Così la formula del Tribunale costituzionale tedesco in BVerGE 15 343, con altre citazioni.
(33)
Cfr. «Bericht des Redaktors und der Redaktionskommission über den Entwurf vom Februar 1976 der Verfassung des Kantons Aargau», 1976, p. 8 segg.
(34)Luzius Wildhaber, Soziale Grundrecht, in: Der Staat als Aufgabe, Gedenkschrift für Max Imboden, 1972, p. 371 segg., in particolare p. 389.
(35) Cfr. Alexander Berenstein, L'égalité des sexes en droit du travail, in: Revue syndacale suisse, n. 5, maggio 1977, p. 136 segg.
(36) Cfr. in merito allo sviluppo del principio dell'eguaglianza di rimunerazione in Europa: Evelyne Sullerot, L'égalité de rémunération entre hommes et femmes dans les Etats d'Europe membres de la CEE; in: Revue internationale du travail, vol. 112 (1975) p. 99 segg.: inoltre, Biaise Knapp, L'égalité de rémunération des travailleurs masculins et féminins dans la CEE et en Suisse, rapporto n. 3 del Centre d'études juridiques européennes di Ginevra.
(37) Cfr. l'inchiesta sui salari e il trattamento, dell'ottobre 1978, da parte dell' UFIAML, in «La vie économique», n. 8, agosto 1979. A questo proposito occorre sottolineare che le differenze di rimunerazione criticate dagli autori dell'iniziativa risultano da medie globali dei salari e che non si tratta di tassi di salario comparabili ai sensi della Convenzione internazionale n. 100.
(38) Peter Saladin, Unerfüllte Bundesverfassung, in: RDS 93 (1974), I, p. 307 segg.
146
Decreto federale sull'iniziativa popolare «per l'eguaglianza dei diritti tra uomo e donna»
Disegno
del
L'Assemblea federale della Confederazione Svizzera, esaminata l'iniziativa popolare del 15 dicembre 1976 *> «per l'eguaglianza dei diritti tra uomo e donna»; visto il messaggio del Consiglio federale del 14 novembre 1979 2), decreta:
Art. l 1 L'iniziativa popolare del 15 dicembre 1976 «per l'eguaglianza dei diritti tra uomo e donna» sarà sottoposta al voto del popolo e dei Cantoni.
2 L'iniziativa domanda l'inserimento nella Costituzione federale di un nuovo articolo 4bis e di una disposizione transitoria relativa, del tenore seguente: Art. 4bis L'uomo e la donna hanno uguali diritti.
2 All'uomo ed alla donna spettano gli stessi diritti e gli stessi doveri in seno alla famiglia.
3 L'uomo e la donna hanno diritto a retribuzione uguale per un lavoro uguale o di uguale valore.
4 L'uomo e la donna hanno diritto alla parità di trattamento ed all' uguaglianza delle possibilità in materia d'educazione e di formazione scolastica e professionale, cosi come nell'accesso all'impiego e nell' esercizio della professione.
1
Disposizione transitoria Entro cinque anni dall'entrata in vigore dell'articolo 4bis, devono essere emanate le necessarie norme d'applicazione, sia per ciò che riguarda i rapporti tra cittadino e Stato sia per ciò che riguarda le relazioni tra privati.
Art. 2 1 Un controprogetto dell'Assemblea federale è sottoposto simultaneamente al voto del popolo e dei Cantoni.
2 L'Assemblea federale propone che l'articolo 4 della Costituzione federale sia completato da un capoverso 2 del tenore seguente: '>2) FF 1977 I 525 FF 1980 I 65 147
Eguaglianza dei diritti tra uomo e donna 2
Uomo e donna hanno uguali diritti. La legge ne assicura l'uguaglianza soprattutto per quanto concerne la famiglia, l'istruzione e il lavoro.
Uomo e donna hanno diritto ad una retribuzione uguale per un lavoro di uguale valore.
Art. 3 L'Assemblea federale raccomanda al popolo e ai Cantoni di respingere l'iniziativa popolare e di accettare il controprogetto.
148
Schweizerisches Bundesarchiv, Digitale Amtsdruckschriften Archives fédérales suisses, Publications officielles numérisées Archivio federale svizzero, Pubblicazioni ufficiali digitali
Messaggio sull'iniziativa popolare «per l'eguaglianza dei diritti tra uomo e donna» del 14 novembre 1979
In
Bundesblatt
Dans
Feuille fédérale
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Foglio federale
Jahr
1980
Année Anno Band
1
Volume Volume Heft
03
Cahier Numero Geschäftsnummer
79.076
Numéro d'affaire Numero dell'oggetto Datum
22.01.1980
Date Data Seite
65-148
Page Pagina Ref. No
10 113 066
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