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Oggi, giorno ufficiale di chiusura della Conferenza dell'ONU sul clima, in corso a Durban (Sudafrica), i negoziati non sono ancora conclusi. I ministri di 194 Paesi continuano a impegnarsi per giungere a una soluzione. Al fine di non superare il limite di 2 gradi di aumento della temperatura quale tetto da porre al riscaldamento climatico, fissato un anno fa a Cancún, a Durban la comunità internazionale deve prendere decisioni incisive.
La delegazione svizzera propone una proroga del Protocollo di Kyoto, a condizione che anche i Paesi emergenti come Cina, Brasile e India nonché gli Stati Uniti aderiscano a un processo che sfoci in un accordo globale e giuridicamente vincolante. Gli impegni internazionali della Svizzera sono subordinati a una dichiarazione d'intenti di questi Stati.
A prescindere dai risultati ottenuti, e in conformità al proprio mandato per la Conferenza di Durban, il Consiglio federale intende perseguire la politica climatica della Svizzera ai sensi del Protocollo di Kyoto e ridurre entro il 2020 le emissioni di gas serra almeno del 20 per cento rispetto all'anno di riferimento 1990.
Venerdì sera, prima della tornata finale nell'assemblea plenaria, la presidente sudafricana della Conferenza cercherà di ottenere un consenso sui punti aperti. La Svizzera e la Repubblica democratica del Congo sono state incaricate di condurre delle consultazioni bilaterali con i gruppi più importanti nell'ambito del finanziamento a lungo termine. Il direttore dell'UFAM Bruno Oberle presiede i colloqui per conto della Svizzera.
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