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Immaginiamoci un mondo di un’altra dimensione, nel quale un calciatore sudamericano – attaccante di una delle più importanti squadre di calcio spagnole – ha firmato un contratto con un grande club italiano. Dopo tanti anni vittoriosi in Spagna, in scadenza di contratto con la società spagnola, il centravanti approda in Serie A. Per non occupare un posto da extracomunitario, l’ex bomber de La Liga ha la possibilità di ottenere il passaporto italiano. Piccola formalità: il giocatore deve superare un esame di italiano. Si tratta di una formalità, in quanto il calciatore sudamericano è una star del calcio internazionale. L’istituto che deve rilasciare la certificazione nella lingua italiana è pronto a concederla concordando l’esame, perché il giocatore è noto, quindi, si vogliono evitare sia uno scandalo a suo danno, sia una sommossa da parte dei tifosi della squadra che sta comprando il calciatore. Forse qualcuno ha ricevuto delle mazzette per fare in modo che l’esame venga superato senza intoppi. Ma forse no. Potrebbe trattarsi di semplice sudditanza psicologica.
In ogni caso, in questa realtà parallela si è verificato un episodio che ha messo in luce l’arroganza di un gruppo di potere, di una classe di privilegiati. Fortunatamente, il nostro mondo è differente. O no?
TM