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Il Grand Châlet di Rossinière è l'edificio in legno più grande della Svizzera e uno dei più grandi d'Europa. Luogo magico – ha accolto personaggi come il Dalai Lama, Victor Hugo o David Bowie – è stato anche l'ultima dimora del celebre pittore Balthus.Questo contenuto è stato pubblicato il 25 novembre 2009 - 09:43
Ci vuole poco meno di un'ora di treno per salire da Montreux – sulle rive del Lago Lemano – al grazioso villaggio di Rossinière, sul confine con il Pays-d'Enhaut vodese, la Gruyère friburghese e il territorio turistico bernese di Gstaad. Lungo tutto il tragitto, il panorama è mozzafiato.
Appena giunti in paese, lo sguardo del visitatore è immediatamente attratto da un edificio: potrebbe pensare di essere vittima di una visione, ma l'immensa costruzione che troneggia al centro del paese è ben reale. Descritto nelle cronache del passato come "il castello con un carapace di tartaruga", il Grand Châlet è un gioiello dell'architettura tradizionale elvetica. Ultimato nel 1754, ci sono voluti quattro anni per costruirlo.
L'avvocato e imprenditore Jean-David Henchoz aveva avuto l'idea di fare costruire il châlet nel 1750, pensato inizialmente come centro regionale di immagazzinamento e commercializzazione del formaggio.
La contessa samurai
Oggi la proprietaria del Grand Châlet è la contessa Setsuko Klossowska de Rola, vedova del pittore Balthus e soprannominata contessa samuraï. Sembra un personaggio uscito da un'altra epoca, ma apre volentieri le porte di casa a swissinfo.ch. Avvolta in un elegante kimono, ci conduce nella sala situata al primo piano. Si siede comodamente e poi comincia a raccontare.
Lei stessa artista, ambasciatrice dell'UNESCO, questa aristocratica di Tokyo discende da una famiglia di samuraï. Incontra Balthus nel 1962 e la loro storia d'amore inizia in seguito ad una visita di Stato organizzata da André Malraux, all'epoca ministro della cultura del governo di Charles De Gaulle. Poco dopo il matrimonio e dal 1977 il Grand Châlet di Rossinière diventa la loro casa.
Duecento abeti per una casa
Le dimensioni del châlet sono imponenti: la facciata sud si estende su 27 di lunghezza per 19,5 metri di altezza, il tetto misura 950 metri quadri. Ci sono voluti 700 metri cubi di abeti per realizzare la struttura. Per rendere l'idea, basti pensare che per una costruzione media ne occorrono tra 30 e 50.
Secondo gli esperti, la costruzione della casa – che ha 115 finestre – ha richiesto l'abbattimento di duecento abeti. Nell'evocare le proporzioni del colosso, il volto della contessa tradisce un'espressione significativa: confessa apertamente che "la pulizia e il mantenimento della casa rappresentano un problema".
All'esterno le facciate dei muri sono interamente decorate con iscrizioni, affreschi floreali e dipinti raffiguranti animali. Decorazioni preziose che avevano richiesto quaranta giorni di minuzioso lavoro nel cesellare nel legno 2800 lettere.
Gli epitaffi che ricoprono in parte l'edificio, testimoniano la profonda fede cristiana di Jean-David Henchoz, proprietario originario dell'imponente dimora. Purtroppo il commerciante e uomo di legge non solo non ho potuto gioire della sua proprietà, ma non ha neppure potuto realizzare il sogno di adibirla a centro regionale di conservazione del formaggio. Nel 1758, appena quattro anni dopo la fine dei lavori, Henchoz muore all'età di 46 anni.
L'ultima residenza di Balthus
Il Grand Châlet, che inizialmente era stato battezzato "Grande Dimora", è rimasto nelle mani della famiglia Henchoz fino al 1875. Nel 1852 era stato trasformato in un albergo, dove avevano soggiornato celebrità internazionali del calibro di Victor Hugo o Alfred Dreyfuss.
Più tardi, nel 1976, Balthus amava fermarsi per il momento del tè. L'edificio lo aveva talmente entusiasmato, che l'artista franco-polacco decise di acquistarlo. Da quel momento inizia la storia del Grand Châlet e Rossinière diventa una sorta di meta di pellegrinaggio per i numerosi ammiratori del pittore.
La lista è lunga: il fotografo Henri Cartier-Bresson e la consorte Martine Franck, lo scultore Alberto Giacometti, l'attore Richard Gere, il cantante Bono, il Dalai Lama e alcuni direttori d'orchestra di fama mondiale, come Riccardo Muti o Zubin Metha.
Tra gli ospiti illustri a Rossinière, anche un'icona pop: David Bowie, grande conoscitore d'arte e amico di Balthus. Il cantante inglese aveva del resto realizzato una serie di interviste con Balthus, pubblicate su diverse riviste specializzate.
Poche parole, ma momenti intensi
Oggi la proprietà è sede della Fondazione Balthus. "Ma non per molto" sottolinea la contessa Setsuko, che coglie anche l'occasione per esprimere un desiderio: trasformare la vecchia casa in un museo dedicato alla memoria di suo marito, ossia una istituzione accessibile in permanenza all'interno della quale lei potrebbe continuare a vivere con la figlia.
Il vecchio laboratorio di Balthus è senza dubbio uno degli spazi più imponenti dell'intera casa. Vietato al grande pubblico, poterlo visitare è un raro privilegio. Il luogo richiama le cellule dei monaci o un tempio, nel quale sono custodite le opere incompiute dell'artista.
E' in questi spazi che il pittore ha vissuto l'ultima notte della sua vita, nel febbraio del 2001, insieme alla moglie Setsuko e la figlia Harumi. "Parlavamo poco – ricorda la vedova – ma abbiamo condiviso momenti di profonda bellezza".
Rodrigo Carrizo Couto, Rossinière, swissinfo.ch
(traduzione dallo spagnolo, Françoise Gehring)
Balthus
Balthus, pseudonimo di Balthasar Kłossowski de Rola (Parigi, 29 febbraio 1908 – Rossinière, 18 febbraio 2001), è stato un pittore francese di origine polacca.
Nel 1921 viene pubblicato Mitsou, un libro illustrato con quaranta disegni di Balthus, con una prefazione scritta da Rilke. Racconta la storia di un ragazzo e del suo gatto. La trama del libro prefigura la sua passione per i gatti, che lo avrebbe accompagnato per tutta la vita e che sarebbe riemersa nel suo autoritratto Il re dei gatti del 1935.
Nel 1924 Balthus torna a Parigi e segue dei corsi all' Accademia della grande Chaumière. Nel 1926 si reca in Italia dove copia alcuni affreschi del ciclo della Storia della vera croce di Piero della Francesca ad Arezzo oltre a quelli di Masaccio a Firenze nella Cappella Brancacci.
Nel 1928-29 si reca in Svizzera, a Zurigo, e in Germania,a Berlino, dove tiene la sua prima esposizione.
Trasferitosi nel 1933 nel suo primo studio parigino in Rue de Furstemberg e più tardi in un altro in Cour de Rohan, Balthus non mostra alcun interesse verso gli stili modernisti come il cubismo. Una delle sue opere più famose, esposta alla prima mostra a Parigi, è La lezione di chitarra (1934). Tra le altre importanti opere esposte nella stessa occasione si ricordano La Rue (1933), La Toilette de Cathy (1933) e Alice dans le miroir (1933).
Cresciuto in un ambiente colto e raffinato, ebbe modo di esprimere precocemente la propria vocazione figurativa.
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