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Il traffico di oggetti di antichità dalla Siria distrugge un patrimonio culturale unico al mondo e "diventa arma di guerra". Oltre 120 esperti di musei e università hanno scritto una lettera-appello al Consiglio di Sicurezza dell'ONU perché approvi una risoluzione per fermare i saccheggi e il contrabbando di una "eredità culturale condivisa".
Gli archeologi notano che "centri antichi che risalgono all'alba della civiltà vengono in questi giorni crudelmente scavati clandestinamente e venduti a collezionisti stranieri". La Siria ha sei siti designati patrimonio dell'umanità dall'Unesco tra cui Damasco e Aleppo. "L'influenza della sua storia sulla società moderna è difficile da sovrastimare".
Ci sono precedenti per un'azione dell'Onu: nel 2003, dopo l'invasione dell'Iraq, una risoluzione del Consiglio fece appello agli Stati membri di vietare il traffico di antichità irachene quando esisteva il "ragionevole sospetto" che provenissero da saccheggi o scavi clandestini.
Gli archeologi sostengono che un voto del Consiglio sarebbe un primo passo importante: "oltre a ridurre il valore di mercato delle antichità, mostrerebbe la solidarietà internazionale con attivisti e archeologi siriani che a rischio della vita lavorano sul campo per proteggere questa storia".