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L'accordo sull'imposizione dei lavoratori frontalieri firmato da Svizzera e Italia nel 1974 può essere disdetto ma questo non avrebbe conseguenze, secondo una perizia legale che il Consiglio di Stato ticinese aveva commissionato alla professoressa Andrea Opel dell'Università di Lucerna e di cui il Governo ha ora preso atto.
L'intesa, precisa l'esperta, "è da considerarsi quale contratto indipendente dalla convenzione per evitare la doppia imposizione", in vigore fra i medesimi due paesi. Non contiene alcuna disposizione riguardo alla sua rescissione ma questo non impedisce di disdirla unilateralmente. Tuttavia, gli articoli da 1 a 5 dell'accordo sono parte integrante della convenzione e continuerebbero a esplicare i loro effetti a meno di una disdetta parziale della convenzione stessa, operazione possibile, spiega la professoressa Opel "invocando il principio del rebus sic stantibus" e aggrappandosi al fatto che Roma non voleva che i due accordi fossero collegati. Si tratterebbe comunque, precisa, di un punto di vista un po' formalista.
Copia dello studio è stata trasmessa dal Governo cantonale a quello federale. Bellinzona chiede a Berna un aggiornamento sullo stato dei negoziati su una nuova intesa - un tormentone degli ultimi cinque anni - e di discutere eventuali altre opzioni.