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Mancano dieci giorni soltanto all’apertura dei Giochi olimpici di Pechino e Amnesty International traccia un bilancio a tinte scure: la situazione dei diritti umani in Cina non ha compiuto progressi e le promesse fatte dalle autorità cinesi al momento della candidatura non sono state mantenute. In un rapporto pubblicato oggi a Hong Kong, l’organizzazione dimostra come il governo di Pechino continui a violare i diritti umani, contravvenendo ai valori fondamentali espressi nella Carta olimpica. La “diplomazia tranquilla” del Comitato olimpico internazionale (CIO) non ha portato frutti. Pertanto Amnesty chiede al CIO di impegnarsi per il rispetto dei diritti umani in Cina e di mobilitarsi per ottenere la liberazione dei militanti cinesi arrestati per aver espresso critiche a riguardo dell’organizzazione dei Giochi olimpici. La Sezione svizzera di Amnesty auspica inoltre una presa di posizione chiara anche da parte di Swiss Olympic.
Le promesse non mantenute minacciano l'eredità di Giochi
A dieci giorni dalla cerimonia d’apertura dei Giochi olimpici di Pechino, Amnesty International stila un bilancio a tinte scure della situazione dei diritti umani nel paese che ospiterà l’evento. “Le autorità cinesi non hanno rispettato le promesse fatte sette anni fa al momento della scelta della candidatura di Pechino 2008” ha indicato Roseann Rife, direttrice aggiunta del programma Asia-Pacifico di Amnesty International nel corso di una conferenza stampa tenutasi a Hong Kong. «Le autorità devono liberare tutti i militanti pacifici imprigionati, autorizzare i giornalisti cinesi e stranieri a lavorare liberamente e a muoversi senza restrizioni, e devono intraprendere passi concreti verso la soppressione della pena di morte».
Difensori dei diritti umani imprigionati
Il rapporto pubblicato oggi, intitolato The Olympics Countdown: Broken Promises, arriva alla conclusione che la situazione dei diritti umani non solo non è migliorata in Cina negli ultimi sette anni, ma che in numerosi ambiti è addirittura peggiorata in concomitanza con i preparativi per i Giochi olimpici. Secondo le stime fatte dall’organizzazione, ogni anno in Cina vengono eseguite più condanne a morte che in tutti gli altri paesi messi insieme. Durante la fase di preparazione ai Giochi, le autorità cinesi hanno messo in stato di detenzione, costretto agli arresti domiciliari o espulso con la forza numerose persone considerate una potenziale minaccia per l’immagine di “stabilità” e “armonia” che la Cina intende presentare al mondo grazie alla vetrina olimpica. Le voci di difensori illustri dei diritti umani come Hu Jia o Ye Gouzho sono state ridotte al silenzio, per il semplice fatto di aver denunciato violazioni dei diritti umani perpetrate in relazione con i Giochi olimpici.
Censura per i giornalisti
La strategia della “diplomazia tranquilla” adottata dal Comitato olimpico internazionale (CIO) non si è rivelata pagante. Il presidente Jacques Rogge ha affermato di recente all’Agence France-Press che grazie agli sforzi del CIO i giornalisti potranno per la prima volta lavorare liberamente in Cina durante i Giochi e che non ci sarebbe stata alcuna censura di internet. Il rapporto di Amnesty International presenta uno scenario ben diverso: restrizioni al lavoro dei giornalisti cinesi e stranieri sono tuttora in vigore, così come la censura regola ancora l’accesso alle informazioni sul web. E questo anche presso il Centro stampa dei Giochi olimpici di Pechino, come ha evidfenziato un reportage del settimanal tedesco Spiegel. « Amnesty International si rallegra per il fatto che il CIO riconosca il suo ruolo nella promozione dei diritti umani in Cina, ma ciò implica anche che il CIO deve far sentire la sua voce quando le autorità violano i principi contenuti nella
Carta olimpica», ha spiegato Roseann Rife. « I capi di Stato e i governanti che assisteranno ai Giochi olimpici devono anch’essi pronunciarsi pubblicamente a favore dei diritti umani in Cina e per chiedere la liberazione dei cittadini cinesi che difendono questi diritti. Sottraendosi a questa responsabilità, manderanno un messaggio sbagliato al mondo intero: e cioè che un paese è degno di organizzare i Giochi olimpici in un clima di repressione e persecuzione».
Swiss Olympic tace
In vista dei Giochi olimpici, la Sezione svizzera di Amnesty International ha condotto un dialogo molto costruttivo con Swiss Olympic. « Amnesty International avrebbe desiderato incontrare la delegazione svizzera e informarla sulla situazione dei diritti umani in Cina. Purtroppo, a differenza di quanto avvenuto in altri paesi, questa richiesta è stata rifiutata», ha dichiarato Andrea Vosti, responsabile della comunicazione per la Svizzera italiana di Amnesty. « Swiss Olympic non ha finora assunto una posizione ufficiale a riguardo della situazione dei diritti umani in Cina e ne siamo molto dispiaciuti». Amnesty International auspica che il dialogo sul rapporto tra sport e diritti umani possa essere ripreso e portato avanti dopo i Giochi Olimpici di Pechino.
Per scaricare una versione pdf del rapporto The Olympics
Countdown: Broken Promises (20 pagine, in inglese), cliccare qui