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ZURIGO - In una intervista al portale online "Tagesanzeiger.ch/Newsnetz", Christoph Blocher accusa il Consiglio federale di aver deliberatamente fornito informazioni false al popolo sui costi per la Svizzera degli accordi di Schengen e Dublino, prima della votazione del giugno 2005. E accusa soprattutto gli ex colleghi Micheline Calmy-Rey e Joseph Deiss.
Blocher era allora il ministro competente, in quanto capo del Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP), ma sostiene di essere stato messo in minoranza dai colleghi di governo, che volevano assolutamente vincere la votazione.
Stando all'opuscolo distribuito ai cittadini in vista della votazione del 5 giugno 2005 la partecipazione a Schengen e Dublino avrebbe dovuto pesare sulle casse federali per 7,4 milioni di franchi all'anno. Costi che sarebbero però stati più che compensati dal "sostanziale calo della spese" nel settore della sicurezza e dell'asilo. Il popolo ci credette e si schierò al 54,6% per il sì.
La settimana scorsa un servizio della radio svizzerotedesca DRS ha però rivelato, citando un rapporto del DFGP, che negli ultimi cinque anni i costi totali sono invece ammontati a 216 milioni, ossia oltre 43 milioni all'anno, a fronte di risparmi e maggiori introiti di 93 milioni. Il saldo negativo è stato dunque di 123 milioni complessivi (24,5 all'anno).
Blocher non ci sta a condividere la responsabilità con gli altri membri del governo. "Mi sono battuto con forza in Consiglio federale contro la pubblicazione di questa cifra (di 7,4 milioni)", afferma nell'intervista pubblicata oggi. L'ex ministro sostiene di aver calcolato costi di 74-76 milioni all'anno di averlo detto ai colleghi di governo. Che tuttavia non lo hanno ascoltato.
"Ci fu un confronto straordinariamente duro in Consiglio federale. Sono stato messo in minoranza, in particolare da Micheline Calmy-Rey (ministra degli esteri, ndr) e dall'allora ministro dell'economia Joseph Deiss", prosegue Blocher. L'ex capo del DFGP ammette di essersi a sua volta sbagliato "un poco", "ma il più grosso passo falso lo hanno fatto i consiglieri federali che di proposito hanno messo in circolazione una cifra troppo bassa".
"Il Consiglio federale ha fornito volutamente una informazione falsa", rincara Blocher, e così spiega il perché: "Si voleva assolutamente vincere la votazione su Schengen-Dublino".
L'ex consigliere federale non ha voluto indicare l'esito del voto sulla questione nella seduta di governo. Afferma di aver atteso finora ad esprimere i suoi rimproveri perché non voleva rischiare l'accusa di violazione del segreto d'ufficio. Se un giornalista gli avesse posto la domanda nel 2005, non avrebbe però mentito, sostiene. "Ma non è stato il caso".
ATS
Foto d'archivio (Keystone)