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BERNA - Ogni anno in media, gli infortuni non professionali causano costi per 11,7 miliardi di franchi, pari a 1400 franchi per abitante. È quanto risulta da una statistica pubblicata oggi dall'upi, l'Ufficio prevenzione infortuni. Annualmente in Svizzera circa un milione di persone si fa male nel tempo libero, in 2400 casi con esito mortale.
Queste cifre calcolano i costi puramente materiali, tra cui rientrano le prestazioni medico-sanitarie, l’intervento della polizia, le spese giuridiche, i danni materiali veri e propri.
Per la prima volta l’upi ha calcolato anche i costi immateriali sulla base del nuovo metodo applicato dall’OCSE per la disponibilità a pagare; tale metodo tiene conto di quanto le persone siano disposte a investire per evitare decessi, casi di invalidità e infortuni meno gravi.
Secondo questo calcolo la fattura per gli infortuni non professionali, lievita, e di molto: 96 miliardi l’anno, ossia 11'500 franchi pro capite.
Infortuni e consumo di alcol - L'upi ha anche stimato, sulla base di un sondaggio, l'effetto dell'alcol sugli infortuni, il cui consumo è spesso corresponsabile. Ebbene, stando al comunicato, la maggior parte della popolazione rinuncia all’alcol quando pratica uno sport, svolge lavoretti fai da te o si dedica al giardinaggio.
Scendendo nei particolari, il 19% di chi pratica lo snowboard dichiara di farlo "spesso" o "occasionalmente" sotto l’influsso di alcol. Lo stesso vale per il 15% degli sciatori. Per gli escursionisti si scende all’11% e per i calciatori al 9. Il 6% degli interpellati non disdegna un bicchierino prima di tuffarsi in acqua.
In queste discipline sportive gli uomini bevono più delle donne. Gli svizzero-tedeschi ammettono tendenzialmente più spesso dei romandi o dei ticinesi di fare sport con alcol nel sangue.
Una parte della popolazione non giudica necessario rinunciare ad alzare il gomito nemmeno per il fai da te o il giardinaggio. Il 9% di chi svolge lavoretti fai da te indica di consumare alcol "spesso" o "occasionalmente" prima di mettersi al lavoro, contro l’11% di chi si dedica al giardinaggio.