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Il Libano è un paese piccolissimo, la cui superficie è meno della metà di quella della Lombardia. La popolazione libanese è stimata in circa 4 milioni di persone mentre i profughi siriani sono poco più di un milione. Una situazione difficile da gestire sia per Governo e OMG, ma soprattutto per coloro costretti a vivere nei campi senza sapere quando potranno tornare ad una vita normale e dignitosa. In Siria infatti, prima della guerra, le condizioni erano agiate per gran parte della popolazione e il livello di istruzione era mediamente più alto rispetto agli altri Paesi del Medio Oriente.
"Non mi sarei mai aspettata di diventare una rifugiata". Nelle parole di Rita, 21 anni, c'è la tristezza, la rassegnazione e il rifiuto della sua attuale condizione. Prima della guerra sognava l'università. Adesso vive in un campo profughi a 3 km dal confine siriano, con due bambini e i suoi suoceri, mentre di suo marito non ha più notizie da oltre un anno.
Scarsità di acqua, tende non confortevoli, impossibilità di andare a scuola caratterizzano la vita nei campi. Nessuna attività lavorativa per gli adulti e pochi vecchi giocattoli per i bimbi. Le tende somigliano ad una grande sala d'attesa, dove le famiglie riuniute e aggrappate ad un filo di speranza, aspettano di poter tornare a casa, per ricominciare a vivere.
Tagliare con il proprio passato è difficile, tanto che alcune famiglie hanno costruito un campo a soli 50 metri dal confine siriano: è possibile infatti vedere i militari appostati a controllare che nessuno lo oltrepassi. Altri invece che abitavano a Yarmouk, il famoso campo palestinese di Damasco, dove l'Isis circa un anno fa è riuscito ad entrare dopo un lungo assedio e uccidendo migliaia di persone, hanno preferito trasferirsi nei campi profughi palestinesi di Sabra e Chatila nella periferia di Beirut.
Valerio Nicolosi - Valentina Faraone