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Scheda a cura di Alessandro La Monica
(Oprecht 4.48, cfr. descrizione 2)
Ignazio Silone, già nel 1928 in Svizzera per incarichi affidatigli dal Partito Comunista d’Italia che egli aveva contribuito a fondare, dal 1929 si stabilì definitivamente a Zurigo, se si eccettua un breve soggiorno in Ticino dove conobbe Aline Valangin, psicanalista e poi scrittrice, che nella villa di Comologno accolse intellettuali esuli come Thomas Mann e Joseph Roth. Espulso nel 1931 per non aver approvato la linea stalinista imposta da Togliatti, Silone intraprese già nel 1929 l’attività di scrittore durante un soggiorno di cura ad Ascona, pubblicando nel 1933, presso l’editore Emil Oprecht il romanzo Fontamara, che ebbe immediato successo e fu tradotto in più di venti lingue. A Zurigo lo scrittore divenne un’importante figura di riferimento intellettuale; grazie all’aiuto di Rudolf Jakob Humm, scrittore zurighese, e Jean-Paul Samson, quasi “decano” dell’emigrazione antifascista in Svizzera e traduttore delle opere siloniane, fondò e per qualche anno diresse la rivista «Information».
Silone non interruppe però la sua meditazione sul fascismo, che risaliva al 1929, e pubblicò nel 1934 Der Fascismus, seine Entstehung und seine Entwicklung e nel 1938 Die Schule der Diktatoren. Nel frattempo, nel 1937, aveva pubblicato il suo secondo romanzo, Pane e vino, incentrato sulle vicende dell’antifascista Pietro Spina e anch’esso accolto con favore dai lettori.
Lo scoppio della guerra e la minaccia dei fascismi in Europa, convinsero intanto Silone ad accettare l’invito dei socialisti italiani ad assumere la guida del Centro estero del Partito socialista che dalla Francia si trasferì così a Zurigo. Tale scelta significò il ritorno alla vita politica attiva, da cui Silone s’era allontanato per un decennio circa, e attirò l’attenzione delle autorità di polizia svizzere (che proibivano attività di carattere politico ai rifugiati). Fu così che la polizia scoprì al confine con l’Italia seimila esemplari di un manifesto, redatto da Silone, che incitava alla disobbedienza civile. Lo scrittore con altri suoi compagni fu arrestato pochi giorni dopo l’uscita del suo terzo romanzo, Il seme sotto la neve (novembre 1942) pubblicato da una piccola casa editrice che aveva contribuito a fondare, le Nuove Edizioni di Capolago. Dall’esperienza in carcere nacquero le pagine del Memoriale del carcere svizzero. Il Consiglio Federale condannò Silone all’espulsione dalla Svizzera, commutata poi in internamento. In una situazione di non completa libertà, Silone continuò la sua battaglia contro il fascismo dalle pagine della rivista socialista «L’Avvenire dei lavoratori», che egli diresse dal febbraio 1944, accogliendo gli interventi di intellettuali come Ernesto Rossi, Lionello Venturi, Franco Fortini, Giorgio Strehler.
Dopo la liberazione di Roma, grazie all’intervento della Legazione americana a Berna, con cui Silone aveva segretamente collaborato in funzione antifascista, Silone e la compagna Darina Laracy lasciarono la Svizzera nell’ottobre 1944.