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L’aggiunta di solfiti nel vino, in particolare quelli bianchi, è una prassi che risale nei tempi. La solfitazione consiste nell’incorporare al mosto o al vino una certa quantità di anidride solforosa per realizzare una buona vinificazione e per migliorare la conservazione. Questa operazione si svolge a più riprese nel corso della lavorazione del vino.
Per la maggior parte della gente, consumare alimenti che contengono SO2 (anidride solforosa) non comporta problemi per la salute. Tuttavia, alcune persone sono sensibili ai solfiti e reagiscono in modo più o meno marcato alla loro presenza negli alimenti. In qualche raro caso può intervenire una reazione di tipo allergico.
Per queste persone è dunque importante sapere se un alimento contiene solfiti. È per questo motivo che dal 1.1.2006 anche i vini devono indicare in etichetta la presenza di solfiti. La legge impone la dicitura “contiene solfiti” se il prodotto finale supera o può superare i 10 mg di questo additivo per chilo o per litro. Nei vini svizzeri di regola non si va mai al di sotto dei 20 mg/l per cui la dicitura dovrebbe figurare praticamente su tutti i vini in commercio.
E attenzione, i vini che non danno questa indicazione non sono necessariamente esenti da solfiti, ma ne possono contenere in misura inferiore ai 10 mg/l.