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Ricordiamo che l’iniziativa esige che i partiti o comitati rendano pubblici i loro finanziamenti. Se venisse accettata i doni anonimi importanti sarebbero proibiti e i partiti dovrebbero trasmettere alla Cancelleria federale i loro bilanci così come l’origine di tutti i doni superiori a 10’000 franchi. Le persone o i comitati che spendessero più di 100’000 franchi per una campagna sarebbero anche loro tenuti a dichiarare i doni importanti.
Il Consiglio Federale, prevedendo una possibile simpatia della popolazione per le rivendicazioni dell’iniziativa, utilizza vari argomenti per aggirare il dibattito di fondo. Si schiera contro l’iniziativa poiché quest’ultima sarebbe “difficile da conciliare con le particolarità del sistema politico svizzero”, un sistema che secondo lui sarebbe caratterizzato da “forze politiche che si controllano e fanno da contrappeso l’una all’altra”. Sembrerebbe di sognar quando leggiamo che “l’equilibrio dei poteri impedisce ai partiti politici di esercitare un’influenza preponderante”: se si possono già avanzare dei dubbi sull’affermazione in sé, essa inoltre nasconde il fatto che, spesso, sono i comitati ad hoc e non i partiti a portare avanti le campagne in vista delle votazioni. Sinceramente, possiamo considerare che vi è un “equilibrio dei poteri” e delle “forze che si fanno da contrappeso” quando in una votazione si fronteggiano da una parte gli assicurati e i loro sostenitori – certo determinati ma con pochi mezzi finanziari – e dall’altra i comitati borghesi fortemente foraggiati dalle assicurazioni malattia? E questo è solo un esempio fra molti.
Poi il Consiglio Federale prosegue con argomenti perlomeno dubbi, come il fatto che la trasparenza non sarebbe compatibile con il federalismo (senza spiegarne il perché), che costerebbe troppo cara (il buon vecchio argomento) e che “sarebbe sempre possibile aggirare le regole proposte” (come se non fosse il caso per tutte le altre regole). Per finire, l’argomento più assurdo: “d’altra parte non è stabilito che le somme destinate alle elezioni e alle votazioni ne influenzino in maniera decisiva i risultati”. Non è necessario fare lunghe ricerche per capire che non si combatte ad armi uguali di fronte a coloro i cui milioni permettono di ricoprire tutti i luoghi pubblici del paese con i loro cartelloni di “formato mondiale”.
Gli argomenti del nostro governo fanno paura, e sono distanti anni luce dalla realtà concreta della lotta politica in Svizzera. Si direbbe che il nostro paese – considerato al vertice in così tanti campi- sarebbe incapace di mettere in atto ciò che tutti gli altri stati europei hanno creato da molto tempo: delle regole chiare sul finanziamento degli attori politici importanti. Base per garantire un minimo di garanzia, ma visibilmente fuori dalla portata di un governo la cui principale preoccupazione è soprattutto quella di garantire la piena potenza delle lobby delle assicurazioni e delle banche. E tutto ciò con grande discrezione.