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Nel quadro del limite delle uscite prescritto dalla regola, la sovranità in materia di preventivo del Parlamento è integralmente garantita. Oggetto della regolamentazione sul freno all’indebitamento sono espressamente il preventivo e le relative aggiunte. In situazioni straordinarie, ad esempio durante gravi recessioni, il limite delle uscite può essere innalzato con la maggioranza qualificata in Parlamento.
Se a fine anno le uscite effettive superano il nuovo limite massimo delle uscite, la parte che supera questo limite è addebitata a un conto di compensazione statistico. Se, invece, le uscite effettive sono inferiori, la differenza è accreditata a questo conto. Anche gli errori di stima delle entrate e della crescita economica sono presi in considerazione nel conto di compensazione sotto forma di addebito o di accredito. Eventuali disavanzi devono essere eliminati nel corso degli anni successivi. In caso di eccedenze del conto di compensazione non è prevista nessuna regola vincolante.
Norma complementare al freno all’indebitamento
La norma complementare al freno all’indebitamento entrata in vigore nel 2010 dispone che i deficit del bilancio straordinario vengano compensati a medio termine attraverso il bilancio ordinario. Il conto di ammortamento funge da «valore di riferimento». Esso registra le entrate e le uscite straordinarie. Se le uscite superano le entrate, il disavanzo deve essere compensato sull’arco dei sei esercizi annuali successivi mediante eccedenze nel bilancio ordinario. Il Parlamento può estendere il periodo di ammortamento. Se il disavanzo è prevedibile, i risparmi necessari possono essere effettuati prima.
Prove superate
Dalla sua introduzione nel 2003, il freno all’indebitamento ha superato diverse prove. La prescrizione vincolante di tale meccanismo ha contribuito a mantenere in equilibrio il bilancio della Confederazione. Il freno all’indebitamento ha inoltre impedito di utilizzare le elevate entrate fiscali realizzate negli anni economicamente forti per aumentare le uscite. Ha invece permesso di conseguire eccedenze e di ridurre il debito. Infine, il freno all’indebitamento si è dimostrato efficace anche durante la crisi finanziaria ed economica. Grazie al regime derogatorio è stato infatti possibile rafforzare temporaneamente il capitale proprio di UBS senza pregiudicare l’adempimento ordinario dei compiti della Confederazione. Questo regime derogatorio, sostenibile sul piano congiunturale, ha inoltre consentito di evitare una riduzione delle uscite durante la crisi, lasciando oltretutto margine di manovra finanziario per moderate misure di stabilizzazione.
Inoltre si è pure rivelato infondato il timore secondo cui sotto il regime del freno all’indebitamento gli investimenti potessero risentirne. È infatti emerso che gli investimenti non sono stati soppiantati dalle uscite correnti.
Sfide di carattere politico-finanziario
Il freno all’indebitamento e la volontà politica di rispettarne le prescrizioni hanno contribuito in modo determinante al risanamento delle finanze federali. In futuro occorrerà mantenere e aumentare la stabilità acquisita. A tale scopo saranno talvolta necessarie rettifiche di bilancio.
Alla luce della dinamica della crescita nei settori di compiti fortemente vincolati per legge (ad es. previdenza sociale a causa dell’invecchiamento della popolazione), la sfida di carattere politico-finanziario a lungo termine sarà quella di soddisfare anche altre esigenze affinché il finanziamento delle prestazioni statali rimanga sopportabile per i bilanci pubblici e privati.
Verifica del freno all’indebitamento
Dall’introduzione del freno all’indebitamento le uscite sono sempre rimaste al di sotto dei valori preventivati, il che è riconducibile a un impiego parsimonioso delle risorse. Secondo le regole vigenti, le eccedenze conseguite in questo modo vengono automaticamente utilizzate per ridurre il debito. In quest’ottica occorre chiedersi se, oltre a ridurre il debito, tali eccedenze possano essere impiegate anche per altri scopi. Il gruppo di esperti istituito dal Consiglio federale nel 2017 ritiene che i futuri residui di credito saranno inferiori. Pertanto raccomanda di non adeguare il freno all’indebitamento. In base al rapporto dell’AFF sull’evoluzione delle parti di crediti a preventivo eccedenti nel periodo 2007–2018, nella seduta del 22 maggio 2019 il Consiglio federale si è dichiarato contrario ad adeguare il freno all’indebitamento. La Confederazione è in grado di compensare a sufficienza le proprie uscite correnti, gli investimenti e la crescita nei settori di compiti prioritari con le entrate federali esistenti. Di conseguenza, i residui di credito continueranno a essere impiegati per ridurre il debito. Nella sua perizia il gruppo di esperti aveva inoltre raccomandato di esaminare una possibile semplificazione della procedura per la domanda di crediti aggiuntivi. Una maggiore flessibilità nell’esecuzione del preventivo permetterebbe di ridurre i residui di credito e di sfruttare meglio il limite di spesa stabilito dal freno all’indebitamento. Già nella seduta dell’11 aprile 2018 il Consiglio federale aveva pertanto deciso di semplificare la procedura per la domanda di crediti aggiuntivi. In futuro si dovrà rinunciare a crediti aggiuntivi per i crediti a preventivo fortemente vincolati sui quali non è possibile influire nel quadro dell’esecuzione del preventivo. In occasione della seduta del 22 maggio 2019, l’Esecutivo ha inoltre deciso di accordare alle unità amministrative maggiore flessibilità nell’esecuzione del preventivo introducendo un limite di rilevanza per il superamento dei preventivi globali e i sorpassi di singoli crediti. Questo limite è fissato all’1 per cento e non può superare l’importo di 10 milioni di franchi. Entrambi gli adeguamenti implicano una modifica della legge federale sulle finanze della Confederazione (LFC) e saranno integrate nel messaggio concernente la semplificazione e l’ottimizzazione della gestione delle finanze pubbliche (Modifica della legge federale sulle finanze della Confederazione).