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Non era la prima volta che la 36enne trascurava la piccola di appena un anno e mezzo: «Le lasciavo due biberon»
MILANO - Non ha versato una lacrima durante l'interrogatorio. La donna che ha abbandonato la figlia di appena un anno e mezzo in casa per andare al mare con il compagno è stata sentita oggi al pubblico ministero Francesco De Tommasi e dal capo della Mobile Marco Calì. Sempre più accreditata l'ipotesi della premeditazione. Non era la prima volta che lasciava la bimba sola.
Poco prima delle 19 del 14 luglio la 36enne ha raccontato di aver preparato alcuni biberon per la figlia, Diana, e di averglieli lasciati nella culla. Alle 18:55, ha dato alla piccola «alcune gocce di tachipirina» perché la vedeva «agitata». Ha sistemato le ultime cose in valigia, è uscita e ha fatto ritorno solo il mercoledì successivo. «Ho visto che non si muoveva. Le ho dato una pacchetta sulla schiena. Le ho messo i piedi nel lavandino per bagnarla, ma non reagiva». Dopo sei giorni senza bere e senza mangiare la bambina era morta.
La donna parla di tachipirina, ma il Corriere della Sera riporta che in casa gli investigatori non ne hanno trovata. È saltata però fuori una boccetta di EN, delle benzodiazepine, di cui restava solo un quarto della quantità. In relazione a questo, la donna ha affermato che le era stata data «da una persona che ho conosciuto».
Le domande nell'interrogatorio si sono poi soffermate sulle motivazioni che hanno portato la donna a non tornare a casa. Ha ammesso di essere a conoscenza delle conseguenze che digiuno, disidratazione e caldo possono avere su una bambina di appena un anno e mezzo e infatti pensava «di partire giovedì e di tornare il giorno dopo», solo che poi la bugia era già stata detta. Al compagno, con cui era partita al mare, aveva infatti detto che «Diana era al sicuro, al mare, accudita da mia sorella. Ho mentito perché mi sentivo sempre giudicata».
Non era la prima volta che la bambina veniva lasciata sola dalla 36enne. Stava via alcune ore, poi giornate. «La cambiavo e le lasciavo due biberon e quattro bottigliette d'acqua». La donna è al momento rinchiusa nel carcere di San Vittore con l'accusa di omicidio volontario aggravato e premeditazione.