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NEW YORK - L'amministrazione Trump rimuove la designazione di manipolatore di valute affibbiata alla Cina lo scorso agosto. Una decisione per stemperare la tensione fra Washington e Pechino in vista della firma del mini accordo commerciale prevista il prossimo 15 gennaio. La Cina resta comunque nella lista dei paesi partner sotto osservazione: una lista che include, fra gli altri, anche la Svizzera, la Germania e l'Italia.
Nella lista dei paesi sotto osservazione il Tesoro americano inserisce chi soddisfa almeno due dei tre "requisiti" richiesti, ovvero avere un surplus delle partite correnti del 2%, un surplus commerciale con gli Stati Uniti di oltre 20 miliardi di dollari e intervenire attivamente sul mercato valutario del proprio paese.
Ma l'attenzione del rapporto del Tesoro americano è soprattutto sulla Cina e sulla decisione di rimuovere l'etichetta di manipolatore di valute alla luce degli impegni presi nel mini accordo commerciale che i due paesi di apprestano a firmare. «La Cina ha assunto impegni per astenersi da svalutazioni competitive» e si è detta d'accordo a pubblicare «le informazioni rilevanti sui tassi di cambio».
Il Dipartimento del Tesoro ha quindi determinato che «la Cina non deve più essere designata manipolatore di valute» si legge nel rapporto del Tesoro. La mossa distensiva di Donald Trump è accolta da critiche bipartisan: democratici e repubblicani a una sola voce attaccano la decisione della Casa Bianca. «Solo perché stiamo trattando un accordo commerciale non vuol dire che dobbiamo ignorare le cattive azioni della Cina comunista. Sono un manipolatore di valute», afferma il senatore repubblicano Rick Scott. Dello stesso tenore le accuse del leader dei democratici in Senato Chuck Schumer: «La Cina manipola la sua valuta. Quando si tratta dell'atteggiamento del presidente Trump su Pechino, gli americani assistono a molto show e pochi risultati».