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LONDRA - Si è concluso alla Camera dei Comuni britannica il botta e risposta sulla dichiarazione del premier conservatore Boris Johnson di presentazione dell'accordo sulla Brexit raggiunto con Bruxelles.
Johnson ha rivolto una serie di rassicurazioni, sia ai deputati moderati e laburisti pro Leave sulla volontà di garantire diritti e tutele dopo la Brexit, sia agli euroscettici, nel tentativo di garantirsi i sì necessari.
Mentre ha chiesto di ritirare un emendamento pro-rinvio. Ma l'esito della giornata resta incerto. Ora è partito il dibattito vero e proprio sull'accordo, introdotto dal ministro Stephen Barclay.
A seguire sono previsti i voti su 2 emendamenti chiave: uno presentato dal dissidente Tory Oliver Letwin, che mira a imporre una nuova proroga di almeno qualche settimana all'eventuale via libera, fino all'approvazione di tutta la legislazione connessa, e che potrebbe far saltare tutto; l'altro pro referendum bis.
Entro sera se la seduta non sarà interrotta si voterà quindi sulla mozione del governo sull'accordo. E in caso di bocciatura su una seconda mozione sul no deal.
«Un inganno vergognoso» - Appassionato intervento dell'ex premier Theresa May, nel dibattito in corso alla Camera dei Comuni, a sostegno del sì all'accordo sulla Brexit raggiunto dal suo successore (ed ex avversario interno al Partito Conservatore), Boris Johnson. May ha esordito scherzando sul senso di "deja vu" nel ricordo delle tre bocciature del suo precedente accordo in Parlamento.
Poi ha preso posizione nettamente in favore del sì al deal proposto da Johnson, affermando di essere «contro chiunque si opponga ad attuare la Brexit». E denunciando l'ipotesi di un nuovo voto contrario da parte della Camera come «un oltraggioso inganno» nei confronti del popolo.
L'ex premier ha sottolineato di non essere in genere favorevole ai referendum, ma ha ricordato che quello sulla Brexit fu convocato nel 2016, con il sostegno di un'amplissima maggioranza parlamentare, nel nome della promessa fatta da tutti i maggiori partiti di rispettarne l'esito. «Non si può chiedere un secondo referendum - ha poi aggiunto - solo perché il risultato del primo non piace».