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Il Consiglio federale ritiene che non siano soddisfatte le condizioni per l’introduzione di un terzo sesso.
Il binarismo dei sessi è un modello tuttora ben radicato nella società svizzera. Lo afferma il Consiglio federale nel rapporto in adempimento di due postulati adottato nella seduta del 21 dicembre 2022. Attualmente non sussistono le premesse sociali per introdurre un terzo sesso o per rinunciare del tutto all’iscrizione del sesso nel registro dello stato civile. Una modifica del binarismo dei sessi renderebbe inoltre necessari numerosi adeguamenti della Costituzione come pure delle leggi federali e cantonali.
In Svizzera, alla nascita il sesso delle persone è iscritto nel registro dello stato civile come “maschile” o “femminile”. Non è permesso lasciare vuota l’iscrizione o scegliere un’altra opzione, anche perché all’iscrizione sono connesse numerose conseguenze giuridiche. Una modifica del binarismo dei sessi renderebbe pertanto necessari numerosi adeguamenti legali a livello federale e cantonale.
Andrebbe adeguata anche la Costituzione federale, poiché in particolare nell’ambito dell’obbligo di prestare servizio militare o un servizio sostitutivo non è prevista una normativa per persone il cui sesso non è iscritto nel registro dello stato civile o che sono iscritte in una categoria diversa da “maschile” o “femminile”.
Un nuovo modello dei sessi deve essere dapprima discusso nella società
Nel rapporto in adempimento di due postulati del Parlamento (17.4121; 17.4185), il Consiglio federale illustra numerose altre conseguenze dell’introduzione di un terzo sesso o della rinuncia all’iscrizione del sesso. Dovrebbero infatti essere adeguati numerosi registri e occorrerebbe rielaborare i rilevamenti statistici.
In seguito a quanto esposto, il Consiglio federale conclude che le ripercussioni di un nuovo modello di ripartizione dei sessi non sono state ancora sufficientemente discusse nella società. Non sussistono pertanto ancora le condizioni per introdurre un terzo sesso o rinunciare del tutto all’iscrizione del sesso. Questo parere è condiviso anche dalla Commissione nazionale d’etica per la medicina umana (CNE) in un rapporto del 2020, in cui osserva che, pur essendo la regolamentazione e la prassi attuali insoddisfacenti, per rinunciare al binarismo dei sessi andrebbero dapprima create le corrispondenti condizioni sociali.