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Al referendum di ieri nella Republika Srpska (Rs), l'entità a maggioranza serba della Bosnia-Erzegovina, la totalità dei votanti si è pronunciata a favore del mantenimento della Festa nazionale del 9 gennaio. L'affluenza è stata tra il 56% e il 60%.
"I serbi avevano la libertà garantita solo quando avevano un proprio stato", ha detto stasera il presidente della Republika Srpska (Rs, entità a maggioranza serba di Bosnia), Milorad Dodik, commentando i primi risultati per lui positive scaturiti dal referendum odierno sulla festa nazionale della Rs.
"Perciò la Rs come stato è importante", ha detto Dodik ribadendo che "la Rs è uno stato, ha portato nell'accordo di pace di Dayton il proprio territorio, un governo effettivo, un popolo che voleva la repubblica: questi sono i criteri per uno stato".
In base agli accordi di Dayton, che nel novembre 1995 posero fine alla guerra, la Bosnia-Erzegovina si compone di due entità - la Republika Srpska (Rs) e la Federazione croato-musulmana (Bh).
Dodik ha parlato al comizio del suo partito Snsd, a Pale, villaggio di montagna 16 chilometri a est di Sarajevo, che durante la guerra (1992-95) era la roccaforte di Radovan Karadzic, ex leader politico dei serbi di Bosnia condannato in primo grado dal Tribunale internazionale penale dell'Aja (Tpi) a 40 anni di reclusione per crimini di guerra e genocidio.
Anche la premier della Rs, Zeljka Cvijanovic, ha commentato i primi risultati del referendum, annunciando che il parlamento serbo-bosniaco modificherà la legge sulle festività per adeguarsi alla sentenza della Corte costituzionale, che ha definito la festa del 9 gennaio discriminatoria per i non serbi. "Tutti quei cittadini della Rs che non si identificano con quella festa - ha detto Cvijanovic - non saranno obbligati a festeggiarla.