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<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di modificare il Diritto delle obbligazioni (CO) affinché le donne che allattano usufruiscano di una protezione dal licenziamento nelle 24 settimane (6 mesi) dopo il parto.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Gli articoli 35 e 35a della legge federale del 13 marzo 1964 sul lavoro nell'industria, nell'artigianato e nel commercio (LL; RS 822.11) garantiscono la protezione sul luogo di lavoro alle madri che allattano. L'articolo 35a capoversi 1 e 2 LL e l'articolo 60 capoverso 2 dell'ordinanza 1 concernente la legge sul lavoro (OLL 1; RS 822.111) danno loro la possibilità di prendersi, nell'orario di lavoro, il tempo necessario all'allattamento. Tali disposizioni liberano le madri che allattano dall'obbligo di lavorare che incombe loro in base al contratto di lavoro. Pertanto, non si può rimproverare loro il mancato rispetto degli obblighi contrattuali e non potranno essere licenziate per questo motivo. Anzi, un tale licenziamento potrebbe essere abusivo ai sensi dell'articolo 336 capoverso 1 lettera d del Codice delle obbligazioni (CO). I diritti riconosciuti dalla LL figurano, infatti, tra le pretese giuridiche risultanti dal contratto di lavoro ai sensi di tale disposizione. Il licenziamento abusivo è sanzionato con un'indennità il cui importo è stabilito dal giudice, ma non può superare l'equivalente di sei mesi di salario (art. 336a cpv. 1 e 2 CO). Inoltre, l'articolo 3 della legge federale del 24 marzo 1995 sulla parità dei sessi (LPar; RS 151.1) prevede un divieto di discriminazione fondata sul sesso, che si applica in particolare al licenziamento (art. 3 cpv. 2 LPar). Il licenziamento discriminatorio è sanzionato con un'indennità che non può eccedere sei mesi di salario (art. 5 cpv. 2 e 4 LPar). La lavoratrice licenziata, se segnala una discriminazione all'interno dell'impresa o avvia una procedura di conciliazione o giudiziaria, può far annullare la disdetta (art. 10 cpv. 1 LPar).</p><p>A parere del Consiglio federale, la dispensa dal lavoro istituita nella LL e la protezione attuale contro il licenziamento tutelano a sufficienza le lavoratrici che desiderano allattare oltre il termine di protezione di 16 settimane accordato alle lavoratrici che hanno partorito dall'articolo 336c capoverso 1 lettera c CO. Inoltre, l'articolo 336c CO intende proteggere il lavoratore nelle situazioni in cui è poco probabile che trovi un posto di lavoro al termine del congedo (vedere DTF 128 III 212, consid. 2c). Il semplice fatto di allattare non sembra costituire un tale ostacolo per la lavoratrice, contrariamente alla gravidanza e al periodo successivo al parto.</p><p>Infine, segnaliamo che le due Commissioni della sicurezza sociale e della sanità (CSSS-E e CSSS-N) hanno deciso di dare seguito all'iniziativa parlamentare 07.455, "Ratifica della Convenzione n. 183 dell'ILO sulla tutela della maternità". Tale convenzione accorda una protezione alle madri che allattano. L'articolo 8 prevede una tutela contro il licenziamento. Secondo il paragrafo 1 di tale disposizione, è vietato licenziare una donna durante la gravidanza o durante un periodo successivo al suo ritorno dal congedo. L'allattamento è espressamente citato come motivo di licenziamento non valido. Il licenziamento per motivi che esulano dalla gravidanza, dalla nascita del bambino e dalle sue conseguenze o dall'allattamento è permesso.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.