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L’esodo di massa dei venezuelani alla ricerca di una vita migliore fuori dal Paese si è acutizzato dopo l’annuncio delle elezioni presidenziali previste per il prossimo 22 aprile, nelle quali il presidente Nicolas Maduro cercherà la rielezione per governare fino al 2025. Il voto convocato dal Consiglio Nazionale Elettorale del Venezuela, al quale non è ancora noto se l’opposizione parteciperà, è stato condannate sia all’interno sia all’esterno del Paese. Negli ultimi anni l’esodo dei venezuelani non ha smesso di crescere a causa della mancanza di cibo e medicine, della mancanza di lavoro, dell’iperinflazione e della criminalità.
Tomás Páez, un sociologo tra gli studiosi della diaspora, stima che entro la metà dell’anno circa il 15% dei 31,5 milioni di abitanti del Venezuela lasceranno il Paese. "Sta accadendo ciò che succede in ogni società quando c’è una grande crisi, quando la vita stessa è a rischio, quando le risorse non sono sufficienti. Le persone optano per migliorare la qualità della propria vita", ha dichiarato. L’esperto ha aggiunto che "molti di quelli che se ne vanno, lo fanno cercando le risorse per poter sostenere le proprie famiglie". A questo proposito, Paez ha sottolineato che la sua preoccupazione è che questa migrazione nei Paesi dell’America Latina stia generando "una grande pressione e sta diventando un grosso problema".
Intanto Caracas ha perso temporaneamente il suo diritto di voto all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a causa del mancato pagamento dei contributi all’organizzazione. Lo riporta il giornale di Caracas El Nacional. I regolamenti delle Nazioni Unite stabiliscono questa sanzione per i Paesi membri che hanno pagamenti in sospeso per una quantità uguale o superiore ai contributi corrisposti dall’organizzazione durante i due anni precedenti. Il Paese si era trovato nella stessa situazione l’anno scorso, e successivamente ha riguadagnato il diritto di voto nell’assemblea dopo aver pagato parte del suo debito. Stéphane Dujarric, portavoce delle Nazioni Unite, ha dichiarato che alla data del 29 gennaio otto Paesi si trovavano nella stessa situazione. Oltre al Venezuela, sono Repubblica Centrafricana, Dominica, Guinea Equatoriale, Grenada, Libia, Suriname e Yemen.
Le regole Onu consentono eccezioni per gli Stati membri che affrontano situazioni particolari. Per questo motivo, l’Assemblea Generale ha deciso lo scorso ottobre che le Comore, la Guinea Bissau, Sao Tome e Principe e la Somalia potranno votare durante l’attuale periodo di sessioni nonostante non abbiano pagato gli importi corrispondenti ai contributi dell’organizzazione.