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BERNA - Il 20 febbraio 1994, il popolo svizzero adottava l'iniziativa delle Alpi. A venticinque anni dal voto i promotori non intendono abbassare la guardia: continueranno ad impegnarsi per la protezione di questo territorio, focalizzando le proprie attività sul cambiamento climatico e sulla riduzione di emissioni di CO2.
L'obiettivo dell'iniziativa - il trasferimento del traffico merci dalla strada alla rotaia - non è stato completamente raggiunto, ma malgrado ciò il presidente dell'organizzazione di allora, Jon Pult, si dice contento. Si è trattato di un movimento popolare di grande successo, nato dal basso, e «nonostante i difetti il bicchiere è mezzo pieno», afferma all'agenzia di stampa Keystone-ATS.
La legge federale sul trasferimento dalla strada alla ferrovia del traffico merci pesante attraverso le Alpi stabilisce che due anni dopo l'apertura della galleria ferroviaria di base del San Gottardo - vale a dire dal 2018 - possano transitare al massimo 650'000 camion. Questo obiettivo non è stato raggiunto. I dati per il 2018 non sono ancora disponibili, ma nei primi sei mesi dell'anno i transiti sono stati 477'000.
Uno dei successi dell'iniziativa è però il calo del numero di autocarri che varcano annualmente le Alpi svizzere. Se nel 2001 avevano raggiunto quota 1,4 milioni, oggi sono meno di un milione e continuano a diminuire.
La situazione è differente nei Paesi confinanti: ogni anno oltre 2 milioni di camion percorrono per esempio la strada del Brennero, più del doppio di quelli che transitano lungo i quattro grandi valichi alpini svizzeri del San Gottardo, del San Bernardino, del Sempione e del Gran San Bernardo.
Oggi oltre il 70% delle merci che transita in Svizzera attraversa le Alpi su rotaia. La capacità ferroviaria non è però ancora sfruttata al massimo e da anni l'Iniziativa delle Alpi chiede al Consiglio federale di aumentare la tassa sul traffico pesante commisurata alle prestazioni (TTPCP).
Secondo Pult un intervento di questo tipo renderebbe le ferrovie più competitive, in particolare per quanto riguarda i prezzi. A suo avviso, «a medio termine nel calcolo della tassa sul traffico pesante dovrebbero essere prese in considerazione anche le emissioni di CO2 degli autocarri».
ASTAG contraria - L'Associazione svizzera dei trasportatori stradali (ASTAG) non ci sta. Con i miliardi pagati nel corso degli anni il settore del trasporto stradale ha ampiamente contribuito ai progressi ottenuti, indica una nota diffusa oggi. L'organizzazione preferisce una collaborazione fra tutti i metodi di trasporto e chiede che vengano finalmente colmate, come da tempo promesso, le lacune ferroviarie in Italia e soprattutto in Germania.
ASTAG sottolinea pure i progressi effettuati nell'ammodernamento dei veicoli, che hanno ridotto le emissioni, e respinge qualsiasi progetto di borsa dei transiti alpini (BTA).
Agli occhi di Pult, quest'ultima rappresenterebbe invece una svolta per l'intera regione alpina. Il Consiglio federale non ha mai cercato di avviare colloqui con l'UE in questo ambito. «Abbiamo la speranza - continua Pult - che la nuova ministra dei trasporti, Simonetta Sommaruga, attribuirà maggiore importanza alla politica di trasferimento modale rispetto a Doris Leuthard».
Riduzione emissioni CO2 - L'Iniziativa delle Alpi non intende in ogni caso abbassare la guardia e seguirà da vicino la costruzione del secondo traforo stradale al San Gottardo, il cui cantiere inizierà nel 2020. Con la nuova canna non dovrà essere aumentata la capacità di transito, come promesso dal Consiglio federale.
In futuro i rappresentati dell'organizzazione intendono continuare a battersi per la protezione delle Alpi dal traffico di transito. «È chiaro che il problema maggiore per queste montagne è il cambiamento climatico e il conseguente scioglimento dei ghiacciai», conclude Pult, fissando quale obiettivo primario la riduzione delle emissioni di CO2.