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BERNA - Il successo dell'UDC alle elezioni federali dell'ottobre scorso è dovuto al fatto che, più degli altri, questo partito è riuscito a interpretare le preoccupazioni dell'elettorato nei confronti dell'immigrazione.
La formazione democentrista ha potuto inoltre contare su una base elettorale solida. Il buon risultato del PLR è invece da imputare alla ritrovata immagine di partito dell'economia. È quanto emerge, in estrema sintesi, dallo studio Selects, sostenuto dal Fondo nazionale svizzero della ricerca scientifica (FNS) e presentato oggi a Berna.
I perché delle vittorie elettorali di UDC e PLR e delle sconfitte di PBD e Verdi liberali si basano sulle inchieste rivolte a 5337 iscritti in catalogo e a 1676 candidati. Dall'analisi risulta che l'Unione democratica di centro è riuscita a mobilitare meglio degli altri partiti i suoi potenziali elettori. La quasi totalità delle persone che avevano votato UDC nel 2011 hanno fatto la stessa scelta nel 2015. E il partito conservatore si è accaparrato anche la maggioranza dei voti di chi si era astenuto nel 2011.
I democentristi hanno approfittato del fatto che i loro temi prediletti - immigrazione, asilo e rifugiati - sono stati al centro delle preoccupazioni degli elettori durante gli ultimi mesi della campagna elettorale.
"La percezione del problema della migrazione è stato modificato dalla crisi dei rifugiati in Europa", ha detto ai media Pascal Sciarini, professore dell'Università di Ginevra e uno degli autori dello studio. Al momento del voto, il 39% delle persone valutava l'UDC come partito più idoneo a reagire a trovare soluzioni a questi temi. A titolo di paragone, solo il 16% confidava nel PS e meno ancora negli altri partiti.
Dal canto suo, il Partito liberale radicale è riuscito ad ampliare considerevolmente la propria base di elettori potenziali, hanno sottolineato gli autori dello studio. Il PLR è stato considerato come la formazione più competente e maggiormente impegnata nella politica economica. Anche in materia di politica europea i liberali-radicali sono risultati i più adeguati dagli elettori.
I piccoli partiti di centro - Verdi liberali e PBD, che avevano ottenuto successi nel 2011 - sono invece usciti sconfitti dalle urne, perché sono stati poco associati a temi o soluzioni precise. La loro base elettorale è inoltre considerata debole. La perdita di consensi da parte del PPD è invece dovuta alla continua diminuzione del suo elettorato tradizionale.
Polarizzazione
Le elezioni federali del 2015 hanno inoltre confermato la tendenza alla polarizzazione politica. Nel corso degli ultimi 20 anni, l'elettorato nel suo insieme si è chiaramente posizionato più a destra o più a sinistra. L'UDC ha saputo sedurre un numero crescente di elettori di destra, mentre il PLR di quelli un po' meno a destra.
A sinistra questa polarizzazione fa perdere a PS e Verdi influenza sul centro, e la mancanza di elettori prettamente di sinistra limita all'atto pratico il potenziale di crescita dei due partiti.
Secondo lo studio, i candidati di PS, Verdi e PPD sono posizionati sull'asse sinistra/destra in modo molto simile ai loro rispettivi partiti. Quelli dei Verdi liberali, del PBD, del PLR e dell'UDC, invece, sono situati più a destra dei loro elettori.
L'inchiesta Selects, che si svolge ogni quattro anni dal 1995, ha valutato anche il tasso di partecipazione. Questo è rimasto stabile rispetto al 2011, arrivando al 48,5% contro il 48,7% di quatto anni prima.
Notevole è invece la differenza di partecipazione se si prende in considerazione il sesso: alle ultime elezioni ha votato il 53% degli uomini, contro il 46% delle donne. Variazioni si hanno anche prendendo in considerazione l'età: la partecipazione dei giovani fra i 18 e i 24 anni era continuamente progredita dal 1999, mentre si è registrata una stagnazione nel 2015. Una tendenza al rialzo si evidenzia invece fra i 25 e i 34 anni.
ats