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Al termine della sua visita in Kosovo, Micheline Calmy-Rey si è espressa in favore di un'indipendenza formale della provincia serba a maggioranza albanese.
La ministra svizzera degli esteri ha definito insoddisfacente la situazione nella regione attualmente amministrata dalle Nazioni unite.
Nel corso della sua visita di tre giorni in Kosovo, la consigliera federale Micheline Calmy-Rey ha dovuto stemperare un po' gli entusiasmi delle autorità di Pristina durante gli incontri con gli esponenti politici locali.
A detta della ministra svizzera degli affari esteri, la situazione attuale è molto insoddisfacente e impedisce uno sviluppo economico della provincia, che rimane dipendente dagli aiuti internazionali e da quelli delle persone emigrate.
L'inizio di un vero dibattito sullo statuto definitivo del Kosovo permetterebbe inoltre di dare delle prospettive alla popolazione.
Secondo Micheline Calmy-Rey, un ritorno della provincia sotto il controllo della Serbia è indesiderabile e irrealistico. La responsabile della diplomazia svizzera si è quindi espressa in favore di «un'indipendenza formale» del Kosovo, da realizzare però in stretta collaborazione con la comunità internazionale e sulla base di un dialogo con le autorità serbe.
Dirigenti albanesi soddisfatti
Le parole di Micheline Calmy-Rey sono state accolte positivamente dai dirigenti locali, che hanno dichiarato di essere molto soddisfatti dagli sforzi intrapresi dalla Svizzera per risolvere rapidamente la questione dello statuto della provincia a maggioranza albanese.
Il Kosovo, amministrato dal 1999 dalle Nazioni Unite, diventerà nel 2006 «uno stato europeo democratico», ha esclamato il primo ministro della provincia Bajram Kosumi dopo un colloquio con la Calmy-Rey.
La Svizzera ha aperto un varco che anche gli altri paesi seguiranno, ha aggiunto Kosumi.
Anche il presidente Ibrahim Rugova ha reagito con entusiasmo all'iniziativa elvetica.
È una bella notizia - ha affermato durante una conferenza stampa a Pristina - che la Svizzera sostenga il rapido riconoscimento dell'autonomia della provincia.
L'indipendenza accelererà l'integrazione delle minoranze e metterà in moto l'economia, ha evidenziato Rugova.
Precisazioni svizzere
Mentre le autorità kosovare parlano esclusivamente di «Stato sovrano», la responsabile del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) ha precisato le sue dichiarazioni parlando di «un processo» che potrebbe portare all'indipendenza.
In questa dinamica sono coinvolti la Serbia-Montenegro, l'ONU, l'UE e il gruppo di contatto (Usa, Russia, Gran Bretagna, Francia, Germania e Italia).
Micheline Calmy-Rey ha ricordato che Berna è favorevole a «un'indipendenza formale», formula che presuppone un ventaglio di possibilità che vanno dalla «Confederazione» con la Serbia-Montenegro alla «sovranità».
Ma tale questione deve essere dibattuta sotto l'egida della comunità internazionale e attraverso discussioni con Belgrado, ha ricordato la Calmy-Rey.
Stretti legami con la Svizzera
Bisogna tener conto delle esigenze legittime dei diversi gruppi etnici e ciò vale sia per le minoranze che per la maggioranza degli albanesi del Kosovo.
Il futuro del Kosovo è molto importante per Berna: in Svizzera vivono infatti 200'000 persone della regione. In Kosovo si trovano invece 220 militi svizzeri della Swisscoy, il primo contingente svizzero di soldati armati inviati all'estero.
Da due mesi la Svizzera si sta inoltre adoperando affinché l'indipendenza sia pronunciata prima che le richieste minime in fatto di diritti umani e salvaguardia delle minoranze siano soddisfatte.
La questione dello statuto deve esser discussa in parallelo, insiste la Calmy-Rey. La comunità internazionale vuole invece aspettare il rapporto dell'ONU e poi dibattere dell'autonomia in un secondo tempo.
swissinfo e agenzie
In breve
Abitato da una popolazione a maggioranza albanese, il Kosovo fa ancora parte formalmente della Serbia.
Dal 1999, dopo l'invasione delle truppe serbe e l'intervento delle forze della Nato, la provincia è stata posta sotto l'amministrazione dell'ONU.
Ancora oggi sussistono però forti tensioni tra la maggioranza albanese e la minoranza serba, costretta a vivere sotto la protezione delle truppe dell'ONU.
Veri e propri negoziati sullo statuto definitivo della regione sono stati rinviati a più riprese, in attesa di una stabilizzazione della situazione.
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