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ZURIGO - L'ex Ceo di Credit Suisse (CS) Oswald Grübel non risparmia le critiche ai suoi successori alla testa della banca.
«Quando un'azienda sperimenta così tante crisi nel corso degli anni la ragione è da ricercare nella cattiva dirigenza», afferma in un'intervista alla "NZZ am Sonntag".
Visto che i vertici non funzionavano a dovere molti eccellenti manager hanno lasciato la banca, afferma il 78enne. Questo è stato uno dei fattori che ha portato alle perdite miliardarie subite nei dissesti della società anglo-australiana Greensill Capital e dell'americana Archegos Capital. «Entrambi gli eventi vanno inseriti nella categoria errori da principiante: con un buon controllo dei rischi non sarebbero mai successi», sostiene colui che è stato presidente della direzione sia di CS (2003-2007) che di UBS (2009-2011).
«In una tale situazione, la banca ha bisogno di una figura di identificazione credibile che possa radunare il personale dietro di sé», prosegue l'intervistato. «Credit Suisse soffre attualmente di tensioni interne tra la cultura svizzera e la comprensione anglosassone degli affari; la dirigenza deve essere accettata in entrambi i campi ed essere in grado di agire».
Secondo Grübel - che, fatto poco noto, ha trascorso i primi anni di vita nell'allora Germania dell'est, prima di scappare all'ovest nel 1952 all'età di otto anni - spetta agli azionisti esercitare più pressione sui vertici, soprattutto quando si tratta di nomine nel consiglio di amministrazione. «Lì sono necessarie persone che conoscano il business veramente a fondo».
Nonostante le deboli condizioni in cui si trova la banca Grübel non crede comunque che verrà acquisita da un altro istituto, nemmeno da UBS. Questo perché a suo avviso l'autorità di controllo dei mercati finanziari metterebbe il veto, nascerebbe un'entità troppo grande. Secondo l'ex Ceo comunque CS ha «una sostanza molto sana» e i 50'000 dipendenti svolgono un buon lavoro. «A medio termine penso che la situazione migliorerà».