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Il Governo grigionese è contrario all'aumento dei membri del Consiglio federale da sette a nove, voluto da una commissione del parlamento federale soprattutto per garantire una migliore rappresentazione della minoranza italofona nell'esecutivo.
La presenza delle regioni discoste e delle minoranze linguistiche è questione di volontà politica, ribatte l'esecutivo retico, secondo cui un governo federale più numeroso funzionerebbe anche meno bene.
La Commissione delle istituzioni politiche (CIP) del Consiglio nazionale, con una maggioranza di 17 contro 7, ha posto in consultazione lo scorso 27 marzo fino al tre luglio una modifica dell'articolo 175 della Costituzione federale. Quest'ultimo, secondo il progetto, al primo capoverso recita "Il Consiglio federale è composto di nove membri" e al quarto "Le diverse regioni e le componenti linguistiche del Paese sono equamente rappresentate", e non più come ora "devono essere rappresentate".
"In linea di principio, secondo i Grigioni quale Cantone trilingue, una equa rappresentanza delle componenti linguistiche in Consiglio federale va vista con favore". Tuttavia questo scopo può essere raggiunto anche se, come finora, il governo è composto di sette membri. Un aumento del numero di 'ministri' a nove "non è né necessario, né opportuno", ritiene l'esecutivo retico, stando a quanto indica oggi una nota della Cancelleria dello Stato dei Grigioni.
"Il sistema attuale con sette consiglieri federali si è più volte dimostrato valido. Finora, la garanzia di una equa rappresentanza in Consiglio federale delle diverse regioni del Paese e delle diverse regioni linguistiche ha funzionato bene. Il Governo grigionese è convinto che tale questione verrà affrontata anche in futuro con la volontà politica necessaria."