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Secondo i dati epidemiologici, una persona su venti ha, nel corso della vita, almeno un’esperienza sessuale con persone dello stesso genere; eppure gli studi mostrano che gran parte dei gay, delle lesbiche e dei bisessuali non svela il proprio orientamento sessuale al medico. Il professionista sanitario tende di conseguenza a sottostimare la consistenza numerica di questi pazienti, le cui problematiche rischiano, pertanto, di rimanere invisibili. Questa guida non suggerisce un trattamento differenziato per gay e lesbiche, ma promuove un’assistenza sanitaria sensibile alle differenze individuali, un approccio, in altre parole, centrato sul paziente.