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Nella Giornata internazionale della donna, i sindacati svizzeri lanciano un appello per una nuova giornata d'azione nazionale e di sciopero il 14 giugno. Rivendicano l'uguaglianza salariale, un aumento degli stipendi minimi, più asili nido e congedi di paternità.
Le disparità salariali fra uomo e donna sono infatti ancora una realtà, trent'anni dopo l'adozione dell'articolo costituzionale sull'uguaglianza e 20 anni dopo lo sciopero delle donne.
Le pause prolungate, le interruzioni del lavoro, la manifestazione e le festa che saranno organizzate il 14 giugno in varie parti del paese con lo slogan "Donne in movimento" dovranno servire da "impulso al cambiamento", ha detto in una conferenza stampa, oggi a Berna, la coordinatrice della giornata d'azione per l'Unione sindacale svizzera (USS) Lea Kusano.
Le discriminazioni salariali sono vietate da ben 15 anni, ma le differenze fra donne e uomini, stando alle statistiche, sono addirittura peggiorate dal 2006, ha sottolineato Corinne Schärer, segretaria responsabile della politica dell'uguaglianza all'USS. "Perché le donne dovrebbero accettare di guadagnare in media il 9,4% in meno se hanno la stessa formazione, la stessa funzione, la stessa posizione nella gerarchia e la stessa esperienza professionale?", si chiede.
Le donne inoltre spesso lavorano in settori dove i salari sono scandalosamente bassi. Ancora oggi oltre 280'000 donne guadagnano meno di 4000 franchi al mese. L'introduzione di salari minimi, come chiesto dai sindacati, permetterebbe di aumentare i bassi redditi femminili e di compiere così un importante passo avanti verso l'uguaglianza.
È necessaria anche una migliore ripartizione fra i sessi dell'attività lucrativa e dei compiti non retribuiti, ha aggiunto Françoise Gehring, segretaria del SEV e presidente del gruppo donne USS Ticino e Moesa. Le donne continuano ad assumersi la maggior parte dei lavori domestici e sono penalizzate per quanto riguarda il reddito, le possibilità di carriera e il loro posto nella società. Sono loro infatti che nella stragrande maggioranza dei casi riducono l'attività professionale o la interrompono del tutto, soprattutto in Ticino, per occuparsi della famiglia. Ci vogliono orari di lavoro flessibili, impieghi qualificati a tempo parziale e possibilità di job-sharing a tutti i livelli gerarchici, ha aggiunto.
Per poter conciliare vita famigliare e professionale, bisogna destinare maggiori mezzi alla creazione di posti negli asili e asili nido, secondo Michela Bovolenta, del Sindacato dei servizi pubblici SSP-VPOSI. Nel 2010 in Svizzera mancavano 50'000 posti nelle strutture per la cura dei bambini. I sindacati chiedono anche di aumentare il congedo maternità a 18 settimane, di introdurne un congedo per i padri di 8 settimane e possibilità di congedi anche per i famigliari che si occupano dei bimbi. La Svizzera infatti con un congedo maternità di sole 14 settimane pagate all'80% è in coda alla classifica europea.
SDA-ATS