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WASHINGTON - L'annuncio è arrivato, come previsto, dal Rose Garden della Casa Bianca. Donald Trump ha nominato la giurista conservatrice Amy Coney Barrett giudice della Corte Suprema. Sostituisce la scomparsa Ruth Bader Ginsburg, giudice marcatamente progressista.
La mossa potrebbe rilanciare la campagna elettorale del presidente americano, indietro in tutti i principali sondaggi. La nomina di una giudice di appena 48 anni per un incarico che è a vita sarà infatti in grado d'incidere per decenni sull'orientamento dell'Alta Corte, spingendolo verso posizioni più tradizionaliste.
Senza contare che il numero dei saggi costituzionali di matrice conservatrice passa a 6 contro i 3 di nomina progressista, con uno sbilanciamento senza precedenti nella storia recente. Dato di non poco conto anche in previsione di un possibile scontro sull'esito del voto, che potrebbe finire proprio davanti alla Corte Suprema.
Ma Coney Barrett, ex discepola del falco Antonin Scalia e dal 2017 magistrata della Corte di appello di Chicago, è anche una carta che comporta seri rischi per Trump, come quello di galvanizzare solo lo zoccolo duro dei suoi sostenitori, in prevalenza ultraconservatori ed evangelici. Mentre potrebbe alienare parte dell'elettorato, soprattutto donne e indipendenti. Quando però manca meno di un mese alle elezioni presidenziali, il rischio fa parte del gioco.
Trump lo sa, e per questo ancora una volta si sarebbe affidato poco ai calcoli e più all'istinto, non ascoltando chi tra le mura della Casa Bianca lo invitava a puntare su una scelta maggiormente condivisa: come la giudice d'appello della Florida Barbara Lagoa, 52 anni, che in passato ha goduto di un sostegno bipartisan e che avrebbe portato in dote il suo appeal verso l'elettorato ispanico.
Il presidente americano invece negli ultimi giorni ha voluto incontrare solo Amy Coney Barrett. Fosse stato per lui l'avrebbe già scelta nel 2018 per sostituire il giudice costituzionale Anthony Kennedy, andato in pensione. Ma si convinse che era meglio aspettare e che il futuro di Amy era al posto di Ruth Bader Ginsburg.
Ora Trump spera che la sua decisione contribuisca a fargli vincere lo sprint finale contro Joe Biden, in attesa della cosiddetta «october surprise», la "sorpresa di ottobre", quel via libera al vaccino anti-coronavirus per il quale Trump sarebbe disposto a tutto, intestandosi il ruolo di salvatore della patria dopo le tante critiche per la gestione della pandemia.
Un risultato comunque il presidente può ottenerlo già martedì sera, quando nel primo dei tre duelli tv con il suo avversario per la Casa Bianca lo costringerà a scontrarsi su terreni a lui più congeniali: giustizia, aborto, Obamacare, mentre Biden sperava di concentrasi soprattutto sull'emergenza sanitaria e sulle drammatiche conseguenze su economia e posti di lavoro.
I democratici sono sul piede di guerra, anche se difficilmente riusciranno a fermare la conferma della nomina di Barrett in Senato prima delle elezioni. Trump al momento ha i numeri e i suoi avversari ancora si mordono le mani per il fallito tentativo di Barack Obama che sette anni fa provò a convincere la giudice Ginsburg, allora ottantenne e già alle prese con un tumore, a fare un passo indietro. Era il luglio del 2013 e l'allora presidente la invitò per una colazione di lavoro alla Casa Bianca: ma la Ginsburg non capitolò, nonostante Obama le parlò dei suoi timori per le elezioni di metà mandato del 2014, quando in effetti i democratici persero il Senato.
Ora per quel pranzo conclusosi con una fumata nera i democratici americani potrebbero pagare un conto salatissimo.