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Carl Weidemeyer 1882-1976
Artista e architetto tra Worpswede e Ascona
5 agosto - 30 dicembre 2001
L'Archivio del Moderno dell'Accademia di architettura dell'Università della Svizzera italiana e il Museo comunale d'arte moderna di Ascona hanno promosso la mostra Carl Weidemeyer 1882-1976. Artista e architetto tra Worpswede e Ascona che si inaugurerà ad Ascona, sabato 4 agosto, alle ore 11.00 presso il Museo comunale d'arte moderna, via Borgo 34. L'esposizione, curata da Bruno Maurer e Letizia Tedeschi, sarà aperta al pubblico dal 5 agosto al 30 dicembre 2001.
La mostra Carl Weidemeyer 1882-1976. Artista e architetto tra Worpswede e Ascona è frutto della collaborazione tra l'Archivio del Moderno dell'Accademia di architettura dell'Università della Svizzera italiana e il Museo comunale d'arte moderna di Ascona. Si tratta di un'esposizione tesa a valorizzare la personalità di Carl Weidemeyer, architetto e artista poliedrico, che ha rappresentato un collegamento d'eccezione tra cultura mitteleuropea e mediterranea, imponendosi tra i promotori, in Ticino, dell'architettura razionalista che si va diffondendo negli anni Venti-Trenta in Europa.
L'architetto tedesco, nato a Brema nel 1882, fu membro dal 1905 della straordinaria colonia artistica di Worpswede - con Paola Modersohn Becker, Otto Modersohn, Heinrich Vogeler, il poeta Rainer Maria Rilke ed altri - e operò tra Brema e Willingen, in Germania, fino al 1927, quando si trasferì ad Ascona, dove giunse su invito di Paul Bachrach, padre della ballerina "mimica" Charlotte Bara allieva del celebre Sakharoff, per progettare il Teatro San Materno, un nuovo spazio teatrale "da camera". Ad Ascona sarebbe poi rimasto fino alla morte, avvenuta nel 1976. Qui, nei primi anni di tale soggiorno, realizzò alcune ville, quali Casa Haas (1928), Casa Fontanelle (1928), Casa Tutsch (1928), Casa Rocca Vispa (1930), Casa Andrea Cristoforo (1931), e infine Villa Chiara (1935) per la famiglia Oppenheimer, tuttora conservata integralmente. Proprio quest'ultima dimora consente di cogliere l'eleganza formale che caratterizza questi fabbricati e l'attenzione unica che è riservata all'ambiente in cui vengono edificati.
Weidemeyer non si è limitato all'architettura, ma si è dedicato con impegno alla pittura - ci restano ritratti, paesaggi, nature morte - e si è esibito come mimo e teatrante. Ma già al tempo di Worpswede, Brema e Willingen, egli aveva dato prova della sua versatilità realizzando magnifici giocattoli in legno e altre esperienze interdisciplinari, che vengono riprese ad Ascona quando collabora con Charlotte Bara e il marionettista Jacob Flach. In mostra, vengono presentate, unitamente ai documenti inediti sulla biografia di Weidemeyer rintracciati durante questa ricerca, sia la sua attività di architetto che quella di pittore, nonché la sua interessante produzione di illustratore, designer e architetto d'interni oltre che di creatore di splendidi giocattoli di legno, tutti aspetti che, per la prima volta, sono presi in considerazione e approfonditi simultaneamente e nella loro totalità. Si viene ad arricchire in questo modo, attraverso tale personalità, la conoscenza della comunità tedesca attiva ad Ascona fin dagli inizi del secolo XX, una colonia composta da artisti, scrittori, poeti e uomini di cultura che ha rappresentato una ideale eredità della colonia di Monte Verità, confermando la vocazione internazionale di questo magico angolo del Lago Maggiore.
In occasione della mostra viene presentata una monografia su Carl Weidemeyer, co-edita dall'Accademia di architettura, dal Museo comunale d'arte moderna di Ascona e da Skira. Nel volume, grazie ai contributi di vari specialisti, sono affrontati i molteplici aspetti dell'attività di Carl Weidemeyer e, nello stesso tempo, grazie ad approfondimenti trasversali, si chiarisce il quadro generale entro il quale si è sviluppata la sua ricerca, contribuendo in modo originale e inedito a ricostruire la biografia di questo autentico personaggio. I saggi sono affidati a più autori: Karl-Robert Schütze si dedica alla ricostruzione analitica dell'attività di Weidemeyer in Germania, Bruno Maurer e Bruno Reichlin approfondiscono, secondo differenti approcci critici, quella architettonica ad Ascona, Franz Müller indaga quella artistica, mentre un contributo sul Teatro San Materno e la figura di Charlotte Bara in stretta connessione con Weidemeyer, è a firma di Letizia Tedeschi. Seguono schede critiche che implicano anche gli arredi, a firma di Karl Robert Schütze e Paolo Galliciotti.