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Prospettive a lungo termine delle finanze pubbliche in Svizzera
In breve
Le finanze pubbliche dovranno affrontare sfide di lungo periodo come l’invecchiamento e i cambiamenti climatici. Per garantire una politica finanziaria sostenibile occorre pertanto uno strumento che va oltre il preventivo e il piano finanziario. Il rapporto sulle prospettive a lungo termine delle finanze pubbliche in Svizzera illustra le ripercussioni a lungo termine delle tendenze demografiche sui conti delle amministrazioni pubbliche in Svizzera.
Nel mese di novembre del 2021 è stata pubblicata la quarta edizione contenente le proiezioni fino al 2050. Se la demografia e l’economia evolveranno come ipotizzato nel rapporto, le amministrazioni pubbliche dovranno sopportare un onere supplementare dovuto alle crescenti uscite per l’AVS e il settore della sanità. Calcolate su un periodo di 30 anni, le uscite dovute alla crisi pandemica incidono in misura relativamente modesta sull’evoluzione delle finanze pubbliche. Inoltre, il rapporto esamina per la prima volta sotto il profilo qualitativo le potenziali conseguenze dei cambiamenti climatici sulle finanze pubbliche.
Oneri supplementari dovuti a fattori demografici
Le prospettive a lungo termine si basano su determinate ipotesi riguardanti l’evoluzione della popolazione e l’andamento economico. Esse indicano lo sviluppo delle entrate e delle uscite fino al 2050, nel caso in cui non vengano adottate misure sul piano politico. Gli scenari riguardanti la popolazione elaborati dall’Ufficio federale di statistica (UST) e i calcoli dell’Ufficio federale delle assicurazioni sociali (UFAS) sono una base importante. La scelta è caduta sull’orizzonte temporale 2050 poiché fino ad allora dovrebbero prodursi sulle finanze pubbliche i principali effetti dell’invecchiamento e l’orizzonte temporale degli scenari demografici calcolati dall’UST è lo stesso.
Il rapporto non dà certezze sul futuro, ma formula delle ipotesi, incerte per natura. Il rapporto valuta la sostenibilità dei bilanci pubblici, basandosi sull’ipotesi che non verranno adottati provvedimenti politici e che si verifichino gli sviluppi demografici ed economici previsti. Per tenere conto delle incertezze riguardanti la crisi pandemica, il rapporto attuale definisce due scenari, uno positivo e uno negativo.
Aumento delle uscite statali e del debito
Nello scenario positivo le uscite delle amministrazioni pubbliche legate alla demografia passeranno dal 17,2 per cento del prodotto interno lordo (PIL) del 2019 al 20,1 per cento nel 2050. Nel caso della Confederazione e delle assicurazioni sociali, i fattori di costo sono rappresentati dalle uscite legate all’invecchiamento demografico, ossia quelle per l’AVS. Poiché fino alla metà degli anni Trenta del Duemila continueranno ad andare in pensione le persone appartenenti alle classi demografiche a forte natalità, il periodo di massimo incremento si estenderà, malgrado il progetto di stabilizzazione dell’AVS (riforma AVS 21), fino al 2035. Per quanto riguarda i Cantoni, le uscite legate all’evoluzione demografica concernono i settori della sanità e dell’educazione. Dopo il 2035, a determinare l’aumento delle uscite saranno i settori della sanità e delle cure di lunga durata.
Di conseguenza, nel periodo di proiezione il tasso d’indebitamento crescerebbe dal 25 al 45 per cento del PIL, mentre il tasso d’indebitamento della Confederazione aumenterebbe dal 12,1 al 13,6 per cento, quello delle assicurazioni sociali salirebbe al 9 per cento. Il tasso d’indebitamento dei Cantoni aumenterebbe dal 7,8 al 12,9 per cento e quello dei Comuni dal 6,2 al 13,1 per cento.
Necessità di intervento politico-finanziario
La lacuna fiscale palesa la necessità di intervento per impedire che nel 2050 il tasso d’indebitamento superi i livelli del 2019. Nello scenario di base, per i conti di tutte le amministrazioni pubbliche la lacuna fiscale ammonta allo 0,8 per cento del PIL. Ciò significa che per stabilizzare il tasso d’indebitamento al livello del 2019 sarebbe necessario conseguire risparmi annuali o entrate supplementari pari allo 0,8 per cento del PIL. Nell’anno di base 2019, un per cento del PIL equivale a sette miliardi di franchi. Nonostante gli oneri supplementari conseguenti alla crisi pandemica, con una lacuna fiscale dello 0,1 per cento del PIL la Confederazione può a malapena strutturare la propria politica finanziaria in maniera sostenibile. A causa della pressione sul fronte delle uscite nel settore della sanità, i Cantoni dovranno confrontarsi con una lacuna fiscale pari allo 0,2 per cento del PIL ogni anno fino al 2050. È una percentuale relativamente bassa, non da ultimo grazie agli utili complessivi ipotizzati che la BNS versa ai Cantoni. La maggiore necessità d’intervento si registra per l’AVS, che presenta una lacuna fiscale dello 0,5 per cento. Anche al di là della riforma AVS 21, verso la fine degli anni Venti del Duemila sarà necessario introdurre riforme più ampie per garantire il finanziamento sostenibile dell’assicurazione per la vecchiaia. Occorreranno ulteriori misure anche nel settore della sanità.
I cambiamenti climatici incideranno sulle finanze pubbliche
Il rapporto attuale affronta per la prima volta questa tematica. È ad esempio probabile che le entrate provenienti dall’imposta sugli oli minerali diminuiscano e che siano necessarie uscite supplementari per riparare i danni climatici. Le ripercussioni dei cambiamenti climatici sono tuttavia soggette a un grado di incertezza nettamente superiore a quelle legate all’invecchiamento. Pertanto, nell’ottica di una politica finanziaria di lungo periodo, nei processi decisionali è bene tenere in debita considerazione le ripercussioni dei cambiamenti climatici e avvalersi di strumenti di politica economica il più possibile efficaci per poter raggiungere gli obiettivi climatici.
Prossimo aggiornamento: le prospettive a lungo termine vengono pubblicate regolarmente nel quadro del piano finanziario di legislatura e tengono conto della prossima edizione dei nuovi scenari demografici elaborati dall’Ufficio federale di statistica (UST).