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Charles Schulz fumettista protestante
"Con i lettori di fumetti mi sono fatto fumettista". Parafrasando l’apostolo Paolo (1 Corinzi 9, 19-23) Charles Schulz spiegava così l’ispirazione di base delle avventure dei "Peanuts"
in cultura , società
(ve/riforma) Charles Schulz, creatore dei celebri Peanuts, è morto vent'anni fa, il 13 febbraio del 2000. Per sua esplicita volontà, nessuno potrà mai più continuare a disegnare i personaggi da lui inventati. Pazienza, non ci rimane che rileggere le oltre 21'000 tavole che raccontano le prodezze di Snoopy, il bracchetto che si crede un asso dell'aviazione della prima guerra mondiale.
Un soldato disegnatore
Charles Schulz è nato nel 1922, da una famiglia di immigrati tedeschi, nel Minnesota. I genitori, evangelici luterani, amavano i fumetti che leggevano nelle pagine domenicali dei quotidiani. La sua passione per il disegno fece il resto.
La sua carriera ha inizio quando viene pubblicato un disegno del suo cane Spike. A scuola regolarmente non riesce ad andare: finisce perciò gli studi per corrispondenza. Il 1943 è per lui un anno terribile: viene richiamato alle armi e la madre muore di cancro. Dai commilitoni è amato perché decora, con i suoi disegni, le lettere che mandano a casa. Finita la guerra decide di dedicarsi al disegno. Riesce a far pubblicare su un quotidiano una serie di fumetti chiamati “Li’l Folks” (gente semplice). Subito dopo è assunto da una società di distribuzione di fumetti, la United Features Syndicate. Inizia nel 1950 la leggenda dei Peanuts.
Dall’America al mondo
Il successo arriva un paio di anni più tardi. Nel 1952 esce la prima raccolta. Nel 1955 vince il premio Reuben, importante nei fumetti come l’Oscar nel cinema. Ora la strada è tutta in discesa. Si capiva che in quel mondo di bambini c’era qualcosa di più. La prestigiosa rivista “Time” lo esalta. Nello stesso anno, il 1965, viene creata in Italia una rivista apposita, “Linus”, che pubblica i suoi disegni. Escono i primi cartoni animati. Negli USA viene creato un parco divertimenti sul modello di Disneyland. Siamo nel 1983. L’ultima tavola esce il giorno di san Valentino del 2000. Il giorno prima Charles Schulz si era addormentato per sempre all’età di 78 anni.
Predicatore laico protestante
Ha scritto di lui Umberto Eco, nella prefazione al volume “Arriva Charlie Brown”: “Non beve, non fuma, non bestemmia. Vive modestamente ed è “lay preacher” (predicatore laico), in una setta detta la Chiesa di Dio; è sposato e ha, credo, quattro bambini. Gioca a golf e a bridge e ascolta musica classica. Lavora da solo. Non ha nevrosi di alcun genere. Quest’uomo dalla vita così sciaguratamente normale si chiama Charles Schulz”.
Retroterra evangelico
Nelle storie di vita quotidiana del microcosmo dei "Peanuts" il messaggio evangelico è spesso presente: a volte con citazioni bibliche esplicite, altre volte con metafore efficaci. D’altronde, Charles Monroe Schulz ha voluto dichiaratamente annunciare il messaggio biblico tra una battuta e l’altra di Charlie Brown, Linus, Lucy, Snoopy e via dicendo.
"Se tu non dici nulla in un fumetto, avresti fatto bene a non disegnarlo affatto. L’umorismo che non dice niente è un umorismo senza valore. Così io sostengo che un autore di fumetti deve avere la possibilità di compiere la propria predicazione", diceva Schulz. Una predicazione elegante per l’umorismo davvero raffinato (eppure spesso esilarante) delle battute di Schulz e per il fatto di predicare con garbo e discrezione rivolgendosi a un vasto pubblico, a prescindere dalle sue convinzioni religiose o dal contesto culturale. Non è un'evangelizzazione priva di ironia e di umoristica caricatura proprio delle varie tendenze degli stessi cristiani.
Charlie Brown non è un perdente
I personaggi di Schulz sono dotati di una fede sempre intensa, ma con varie sfumature. Charlie Brown, sconfitto perenne ("ma non è un perdente – diceva Schulz – perché i veri perdenti smettono di tentare"), mantiene fiducia nella vita. Una fede a volte "eretica" come quella di Linus: crede sempre nel Grande Cocomero (che poi, in realtà, è la Grande Zucca) sebbene non sorga mai nella notte di Halloween. Fede consapevole e, a volte, meno consapevole dal punto di vista teologico, eppure sempre saldissima. Come la Fede di Snoopy: quando Charlie Brown gli fa leggere un brano dell’Ecclesiaste ("Meglio un cane vivo che un leone morto", Ecclesiaste 9, 4) e gli chiede cosa significhi il bracchetto risponde: "Non lo so, ma sono d’accordo". (adat. P. Tognina)