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Valentina è nata nel 1992, ha terminato gli studi di ingegneria meccanica ed è stata assunta da un’importante azienda industriale ticinese che produce macchinari tessili. Valentina si impegna, porta a termine per tempo i lavori che le vengono assegnati e fa del suo meglio per interagire e collaborare con i colleghi del suo team.
Ma per qualche motivo, i suoi colleghi e il suo capo non credono che si stia impegnando a sufficienza e non sembrano essere contenti di lavorare con lei. Considerano il fatto che arrivi in ufficio sempre per ultima come una mancanza di rispetto. Le sue continue chiacchiere li infastidiscono. E non capiscono perché usi sempre la posta elettronica invece di consegnare i messaggi di persona.
Questo è il classico caso di una millennial incompresa sul posto di lavoro.
Ma ciò che rende davvero interessante questa situazione è la prospettiva di Valentina nei confronti dei suoi colleghi. Lei è confusa dall'iper-focalizzazione su "orari di lavoro" e "orari di inizio". Il lavoro che produce al bar all'angolo non ha lo stesso valore del lavoro che svolge in ufficio? Non capisce neppure perché le chiacchiere siano disapprovate. Non è forse il senso di lavorare insieme, costruire il cameratismo e condividere le idee il motivo per andare in ufficio?
Oggi nel mondo del lavoro coesistono quattro generazioni molto diverse:
- Baby Boomer (1945-1960)
- Generazione X (1961-1980)
- Generazione Y, i Millennials (1981-1994)
- Generazione Z (1995 - )
ed ogni generazione ha i propri valori e la propria prospettiva del mondo sulla base delle proprie esperienze di vita.
Essere nati in un determinato momento storico influenza il proprio modo di pensare, agire, comunicare ed incide sulle abitudini, sui ricordi e sui gusti della persona. Quindi, in base alla generazione di appartenenza cambiano anche gli strumenti di comunicazione, i messaggi e le offerte che le aziende devono utilizzare.
Comprendendo i punti di forza, i limiti e i valori di ogni generazione, i datori di lavoro possono ridurre al minimo le “collisioni” generazionali, evitando così conflitti, turnover dei dipendenti e la perdita di produttività che si verifica quando non si è consapevoli delle differenze delle quattro generazioni.
Magari Valentina può risultare una spina nel fianco per i suoi colleghi, ma è la forza lavoro del futuro e insieme ai suoi coetanei sarà destinata ad avere un forte impatto sulle evoluzioni del business nei prossimi anni. Le aziende sono di fronte a una scelta: possono decidere di combattere questi nuovi assunti con atteggiamenti non familiari o possono abbracciare l’onda del cambiamento e trovare modalità per integrarli agilmente nella forza lavoro.
Grazie all'arrivo di Valentina, il management dell’azienda ha discusso e implementato nuove forme di lavoro - come l’orario flessibile, il telelavoro e lo smart working – offrendo quindi a tutti i collaboratori dell’azienda un miglior bilanciamento tra lavoro e vita privata.
Da domani Valentina avrà un nuovo collega, Matteo, nato nel 1999. La Generazione Z che benefici porterà nel mondo del lavoro?