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I mari sono saturi di CO2Il plancton che vive negli oceani non costituisce semplicemente una fonte di nutrimento per gli animali marini. Alcuni di questi minuscoli esseri viventi (il fitoplancton) sono anche in grado di compiere il processo di fotosintesi, grazie al quale producono ossigeno. È dai mari, infatti, che proviene circa la metà dell'ossigeno che gli animali terrestri – uomo incluso – respirano.
Per produrre ossigeno, le alghe incamerano CO2, e una parte di questa sostanza non viene più reimmessa nell'atmosfera. Gli oceani, quindi, fungono da serbatoi di anidride carbonica, in quanto assorbono più CO2 di quanta ne rilascino nell'atmosfera. Quando il fitoplancton muore, la materia organica di cui è costituito si deposita sui fondali oceanici, e di conseguenza il CO2 viene sottratto definitivamente all’atmosfera.
Per lungo tempo, i mari hanno «lavorato» per noi: più CO2 era disponibile nell'atmosfera, più essi ne incameravano. In questo modo, finora, gli oceani hanno assorbito circa un quarto dell'anidride carbonica prodotta dall'uomo.
Negli ultimi anni, tuttavia, i mari sono riusciti a sottrarre all'atmosfera una quantità sempre più esigua di CO2. Anche questa è una conseguenza del mutamento climatico: ora i venti che lambiscono l'oceano Meridionale portano verso la superficie le acque più profonde, che sono già sature di CO2 e non riescono ad assorbire altra anidride carbonica – anzi, ne restituiscono una parte all'atmosfera.
Le elevate concentrazioni di CO2 nei mari hanno anche altri effetti negativi. Il gas serra, nell'acqua, si trasforma in acido carbonico, che come dice la parola stessa rende acida l'acqua. Questa variazione del PH danneggia in particolare i coralli, in quanto il calcare è molto reattivo all'acidità.