Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01083.jsonl.gz/1048

SIVIGLIA - Articolo redatto da Antonio Fontana
All’età di 32 anni solitamente un calciatore viene considerato ai principi della fase discendente del suo percorso, che lo vedrà passare il testimone nelle mani delle generazioni future. Come abilmente sa fare con le difese avversarie, Robert Lewandowski vuole però smarcarsi dal prefigurato cammino scandito dalla data che figura sulla sua carta d’identità.
Il fuoriclasse polacco è giunto infatti all’Europeo a seguito di due stagioni sontuose, durante le quali si è confermato come miglior numero nove al mondo. Solo la sfortuna lo ha costretto a mancare l’appuntamento con il Pallone d’Oro, non assegnato causa del Covid lo scorso anno, ma che in altre congiunture sarebbe stato certamente di sua proprietà. L’ultima sua conquista è il record di gol in una singola stagione di Bundesliga, scippato a Gerd Müller – il miglior attaccante nella storia del calcio tedesco, non il primo fra i passanti – grazie ai 41 centri messi a segno.
Considerando i sette anni trascorsi in Baviera, Robert (classe ’88) ha totalizzato 294 reti e 65 assist in 329 presenze. Il polacco va pertanto a segno praticamente una volta per match. In parole povere: ogni partita comincia sull’1-0 per la sua squadra. Perché quello che stupisce maggiormente di lui, più che i suoi exploit come il poker rifilato al Madrid in semifinale di Champions, o i 5 gol in 9 minuti nel match contro il Wolfsburg, è la magistrale costanza che ha contraddistinto il suo strapotere nell’ultimo decennio.
Articolo redatto da Antonio Fontana