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MOSCA - Mosca è interessata a stabilire le ragioni di ciò che è successo all'oppositore russo Alexei Navalny ma non è d'accordo sulle accuse di avvelenamento. Lo ha detto il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, sottolineando di non ritenere che il caso Navalny possa dar vita a un peggioramento dei rapporti con l'Occidente. Lo riporta la Tass.
«Vi sono diverse affrettate formulazioni, usate così abbondantemente, sul fatto che con alta probabilità ha avuto luogo un avvelenamento e così via, e noi le prendiamo con pazienza, ma non siamo assolutamente d'accordo con esse in questa fase», ha detto Peskov ai giornalisti secondo l'agenzia Interfax.
«Come possiamo parlare di avvelenamento se non c'è una sostanza velenosa?», ha affermato il portavoce di Putin riferendosi evidentemente al fatto che i medici russi hanno dichiarato di non aver trovato sostanze tossiche nel sangue di Navalny.
«Siamo categoricamente contrari - ha proseguito - al fatto che qualcuno appiccichi etichette nella situazione attuale, cioè che definisca come avvelenamento qualcosa che non è stato ancora confermato definitivamente come avvelenamento». I medici tedeschi, in base a diverse analisi indipendenti, ritengono invece che Navalny possa essere stato avvelenato con «una sostanza del gruppo degli inibitori della colinesterasi». «Siamo di sicuro interessati, non meno di altri, a comprendere cosa abbia fatto andare in coma il paziente curato in un ospedale di Berlino», ha aggiunto Peskov evitando di fare il nome di Navalny.
Il portavoce del Cremlino ha poi rifiutato di rispondere perché i funzionari del Cremlino non fanno mai riferimento all'attivista dell'opposizione Alexei Navalny per nome.
Alla domanda di un giornalista, se non fosse giunto il momento di cambiare la tradizione secondo cui i funzionari non si riferiscono a Navalny per nome, Peskov ha risposto: «È un paziente, ed è malato. È esattamente così che lo chiamiamo. Gli auguriamo comunque una pronta guarigione». Alla domanda se Navalny non sarà chiamato per nome neppure adesso, Peskov ha risposto: «Questo non cambia l'essenza della questione».