Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01174.jsonl.gz/803

Dopo una discussione approfondita sulle relazioni svizzere con la Cina, durante la riunione di ieri la Commissione della politica estera del Consiglio degli Stati (CPE-S) ha adottato le seguenti mozioni di commissione:
- con 10 voti contro 0 e 2 astensioni ha adottato la mozione di commissione (3591) «Proteggere l’indicazione di provenienza geografica «Svizzera» - basta con le contraffazioni cinesi». La Commissione ritiene che, nonostante l’Accordo di libero scambio con la Cina e la nuova Strategia Cina, l’indicazione di provenienza «Svizzera» non goda della dovuta considerazione. Altrettanto si può dire della protezione giuridica dei marchi svizzeri all’estero, in particolare in Cina. La Commissione chiede al Consiglio federale di prendere misure più incisive contro i prodotti dichiarati in modo errato e le merci contraffatte che ogni giorno giungono alle dogane svizzere dalla Cina.
- Con 6 voti contro 0 e 4 astensioni ha adottato la mozione di commissione (3592) «Istituzionalizzare lo scambio e il coordinamento tra gli attori svizzeri nei confronti della Cina («Whole-of-Switzerland»). La CPE-S constata che la Strategia Cina del Consiglio federale prevede l’istituzione di un comitato sotto forma di gruppo di lavoro interdipartimentale quale strumento di coordinamento interno. Essa è tuttavia dell’opinione che nei confronti della Cina siano necessari, oltre a un simile comitato, un maggiore scambio e un’azione coordinata tra i diversi operatori attivi nei settori della politica, dell’economia, della scienza e della società civile.
- Con 8 voti contro 3 e 2 astensioni ha adottato la mozione di commissione (3595) «Pari opportunità per le imprese svizzere: permettere gli investimenti nelle imprese cinesi (reciprocità)». La maggioranza della Commissione è del parere che le imprese svizzere debbano avere, in corrispondenza alle possibilità d’investimento cinesi in Svizzera, la possibilità di acquisire illimitatamente partecipazioni in imprese cinesi e di riprenderne. Una minoranza ritiene che una rigida richiesta di reciprocità restringerebbe eccessivamente il margine di manovra del Consiglio federale in vista di un eventuale ulteriore sviluppo dell’Accordo di libero scambio.
Politica europea
Dopo essere stata consultata, in occasione della seduta straordinaria del 26 aprile 2021, in merito alle opzioni per l’ulteriore modo di procedere in relazione all’accordo quadro istituzionale tra la Svizzera e l’Unione europea (UE), durante l’odierna seduta la CPE-S ha fatto il punto su quanto avvenuto nel frattempo.
La Commissione è stata informata dal consigliere Ignazio Cassis, capo del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE), sulla consultazione dei Cantoni e sui colloqui von Wattenwyl che hanno avuto luogo nel frattempo. In particolare ha chiesto precisazioni sulle conclusioni che potrebbe trarre il Consiglio d’Europa e sugli scenari da prendere in considerazione qualora l’accordo non venisse concluso. A questo proposito la CPE-S ha adottato una proposta intesa a incaricare il Consiglio federale, qualora l’accordo dovesse fallire, di illustrare in una strategia di politica estera in che modo le relazioni con l’UE possano essere impostate in maniera costruttiva e stabile, instaurando un modus vivendi per i prossimi anni.