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A cura di Roberto Malnati, partner di Ten Sigma Sagl.
La Rivoluzione industriale svizzera fu un fenomeno che anticipò quello di molti altri paesi: la data iniziale della prima industrializzazione, secondo gli storici, è fissata nel 1760 con l’introduzione della spoletta volante e della macchina a vapore. In Svizzera l’industrializzazione incominciò verso la fine del 1700, ma per replicare il processo di industrializzazione Inglese si dovevano possedere terre fertili e coltivabili, materie prime e sbocchi sul mare, che a differenza di Francia, Belgio e Germania, la Svizzera non aveva. Ma dal 1886, grazie alla presenza delle montagne e alla grande quantità di corsi d’acqua, la Svizzera incominciò a produrre ingenti quantità di energia idraulica, che venne utilizzata per alimentare i vari processi industriali, sfruttando opportunamente la seconda rivoluzione industriale, che viene fatta convenzionalmente partire dal 1870 con l’introduzione dell’elettricità, dei prodotti chimici e del petrolio. Negli anni precedenti alla Prima guerra mondiale la Svizzera arrivò a possedere il 18% delle multinazionali presenti in tutto il mondo, mentre la popolazione Svizzera rappresentava solo il 2% della popolazione mondiale.
Come si sta preparando il Paese alla rivoluzione che cambierà il tradizionale modello bancario, che rischia in assenza di cambiamenti, di diventare obsoleto in tempi molto brevi?
La domanda è legittima dato che stiamo parlando di una delle industrie più importanti del Paese. Il sistema finanziario svizzero contribuisce per oltre un decimo alla formazione del PIL (il Prodotto Interno Lordo, ossia il valore di mercato di tutte le merci finite e di tutti i servizi prodotti entro i confini svizzeri in un anno) e gli asset depositati nelle banche svizzere valgono almeno 5 volte il valore annuale del PIL.
Molte banche hanno già cercato di sfruttare la rivoluzione digitale per rimanere competitive e molti intermediari finanziari tradizionali stanno estendendo il proprio raggio di azione al di là delle loro classiche attività. Grazie all’adozione di soluzioni online anche le banche regionali stanno cercando di svincolarsi geograficamente dal loro mercato originario, per evitare di dover subire accorpamenti e fusioni a causa delle loro dimensioni troppo modeste per poter competere in un mercato sempre più globale.
Se otto anni di crescita ininterrotta dei mercati azionari e obbligazionari non sono riusciti a riportare il sistema bancario ai valori precedenti alla crisi del 2008, cosa succederà con l’occorrenza di una nuova crisi?
Provo a spiegarvi che tipo di rischi deve poter essere in grado di affrontare il sistema. Pensate ad un investimento sicuro: il Bund, ossia il titolo di stato tedesco con 10 anni di durata. Oggi paga poco meno del 0.2% all’anno, nel 1990 pagava oltre l’8% all’anno e nel 2008, prima dell’ultima crisi, pagava oltre il 4%. Per ricevere lo stesso misero 0.2% annuale impiegando titoli di stato svizzeri, dovreste investire in obbligazioni con 30 anni di durata.
Riportate il vostro orologio immaginario a inizio 2009 ipotizzando un rialzo dei tassi a 10 anni al 4.2%. Il vostro Bund perderebbe immediatamente il 40% del proprio valore (4% x 10 anni) e potreste ritenervi fortunati di aver perso così poco, perché il corrispondente investimento nell’indice azionario segnerebbe una perdita ipotetica di oltre il 65%.
La rivoluzione fintech sarà in grado di salvare il sistema bancario svizzero e i risparmiatori da uno scenario simile? Alcuni attori del sistema si salveranno, altri affonderanno al grido di “non potevamo prevederlo, ci fidavamo del potere delle Banche Centrali”.
Il Canton Ticino è oggi in prima linea per cavalcare la nuova rivoluzione. Sono molte le società sul territorio che hanno sviluppato negli ultimi anni tecnologie avveniristiche nel settore finanziario volte ad anticipare la rivoluzione prossima ventura. Sono invece poche quelle che hanno trovato un partner sufficientemente lungimirante per adottarle.
La società Swan Asset Management SA di Paradiso, che da tempo è specializzata nel gestire fondi di investimento obbligazionari a breve termine, impiegati principalmente da investitori che non vogliono assumere un rischio eccessivo di salita improvvisa dei tassi, dopo un’attenta selezione, ha adottato una delle tecnologie più evolute sviluppate in loco per estrarre valore e aggiungere protezione anche dall’universo azionario: una rete neurale artificiale, ossia un modello matematico/informatico di calcolo basato su reti neurali biologiche.
Questi sistemi, usati con successo da fondi hedge di grande fama, preclusi normalmente alla maggior parte degli investitori come il Renaissance Technologies di Jim Simons, sono adattivi e cambiano autonomamente la loro struttura basata su informazioni esterne o interne che scorrono attraverso la rete durante la fase di apprendimento, che avviene a ciclo continuo.
Provate a pensare a quello che avviene normalmente quando un gestore “umano” prende una decisione di investimento cercando il “valore”. La convinzione che tale valore esista, unita alla conoscenza diretta delle aziende e del management, porterà il gestore ad operare con medie al ribasso, comprando e ricomprando titoli che scendono proprio per la convinzione che esista una asimmetria informativa non percepita dagli altri investitori e che la conoscenza del valore sia garanzia di risalita del prezzo. Nel frattempo i prezzi possono scendere per anni.
E’ invece la combinazione di valore e direzione, ossia la capacità di determinare se il mercato sta premiando questi titoli, a fare la differenza, oltre a una ferrea disciplina e a una sistematica gestione del rischio. Questa capacità non è umana. Non può esserlo.
Quale “umano” si disfa sistematicamente di qualcosa il cui valore percepito è molto più alto del prezzo che il mercato gli assegna giornalmente pur di mitigare le perdite?
Solo un’intelligenza non umana, ossia una rete neurale artificiale, può trattare tutti i titoli allo stesso modo, ossia pesandoli equamente negli investimenti, comprandoli senza paura e vendendoli senza rimpianti.
Il modello neurale utilizzato emula una colonia di formiche, dove ogni individuo che forma la colonia non è né in grado di valutare la situazione a livello globale, né di controllare i compiti necessari per il progresso della colonia. Essa infatti è un sistema decentralizzato, costituito da singoli individui distribuiti nell’ambiente circostante, che reagiscono in maniera innata agli stimoli esterni seguendo un piccolo insieme di regole comportamentali. L’organizzazione della colonia deriva quindi dalla somma dei comportamenti di ogni individuo.
Vi state chiedendo: cosa può saperne di finanza un formicaio? In effetti niente. Ma non possiamo ignorare che le formiche sono apparse sulla terra da almeno 140 milioni di anni e sono sopravvissute all’estinzione dei dinosauri occorsa 66 milioni di anni fa. La loro evoluzione si è stabilizzata al raggiungimento di una robusta organizzazione gerarchica, di una comunicazione codificata, di un grande livello di cooperazione e competizione. E il formicaio è di fatto sopravvissuto come entità intelligente autonoma e autoadattiva.
Queste caratteristiche sono state riprodotte in un software che riproduce le regole del formicaio e l’elaborazione distribuita in parallelo ha permesso di risolvere parecchi problemi legati all’approccio simbolico: per i sistemi basati sull’approccio simbolico, un piccolo danno è sufficiente a provocare il blocco dell’intero sistema, mentre i sistemi distribuiti sono notoriamente molto più robusti riguardo al danneggiamento, ossia il sistema può sopportare “lesioni” anche molto estese prima di risentirne significativamente nella sua efficienza.
La tecnologia impiegata per il settore finanziario è in alcuni aspetti simile a quella delle automobili a guida assistita o ai sistemi di pilotaggio automatico degli aerei. L’Autopilot della Tesla ha contribuito alla diminuzione del 40% del tasso di incidenti (da 1,3 a 0,8 ogni milione di miglia), principalmente grazie all’Autosteer, la principale caratteristica del sistema, in grado di mantenere l’auto in carreggiata.
Allo stato attuale non è possibile adeguare le automobili già prodotte ai sistemi di guida assistita o automatica, mentre è possibile implementarla, nella sua variante, per i fondi (veicoli di investimento) esistenti. Swan Asset Management SA ha infatti cominciato a impiegare questa nuova tecnologia all’interno di un fondo flessibile. Altri sicuramente si ispireranno a questa esperienza che curiosamente si sta sviluppando in Svizzera negli stessi luoghi in cui è partita la seconda rivoluzione industriale. Nelle montagne. E questa volta non erigendo dighe, ma insinuandosi nel loro ventre, dove si trovano i centri di calcolo che pulsano incessantemente alimentati dalle stesse acque che 130 anni fa hanno acceso la rivoluzione.
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