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I quotidiani nazionali del Regno Unito sono scritti per lo più da uomini, nonostante le donne costituiscano quasi la metà della categoria giornalistica. Se la maggior parte delle notizie e dei commenti è scritta da uomini, la situazione non cambia quando si guarda alle immagini che vengono pubblicate dai giornali: anche in questo caso, ci sono molte più fotografie sulle pagine di cronaca, affari e opinioni che ritraggono uomini piuttosto che donne. È quanto emerge da questa analisi condotta dall’Ejo su quattro testate nazionali britanniche.
Uno sguardo agli autori degli articoli e alle fotografie scelte da Times, Financial Times, The Guardian e Daily Mail (edizioni cartacee) tra maggio e giugno 2017 (sette edizioni di ogni testata), ha rivelato che tre quarti (77%) degli articoli d’opinione sono stati scritti da giornalisti uomini, autori anche di due terzi (65%) di tutti gli articoli nelle sezioni di cronaca ed economia dei giornali analizzati. Anche le fotografie che accompagnavano i contenuti editoriali ritraevano per lo più dei maschi e laddove sono state usate delle fotografie di donne, una parte significativa di queste – sia sui tabloid che sui quotidiani – mostrava donne in bikini o simili.
Il recente dibattito sulla disparità retributiva fra uomini e donne alla Bbc e al Financial Times, dove le giornaliste minacciano di scioperare contro una disparità retributiva di genere che raggiunge il 13%, ha puntato l’attenzione sulle questioni di ineguaglianza di genere nei media inglesi. Questa analisi è stata pensata per fornire un’istantanea su come la forza lavoro nei giornali Uk sembri essere suddivisa per genere, in un contesto dove quasi la metà dei giornalisti lavora ancora in un quotidiano, secondo uno studio del 2016.
Articoli
L’analisi ha rivelato alcune differenze tra i singoli giornali: nessuno degli articoli di opinione pubblicato dal Daily Mail nelle sette diverse date studiate, ad esempio, era scritto da una donna; solo uno su dieci articoli di opinione (11%) del Financial Times e uno su tre (33%) sul Times avevano invece una donna come autrice. Il Guardian ha fatto registrare risultati più alti (51%). Il Times ha fatto riscontrare anche il numero minore di firme femminili tra gli articoli di cronaca ed economia: solo uno su quattro (25%) di questi pezzi era scritto da giornaliste nelle sette edizioni prese in esame. Per il Financial Times lo stesso dato corrispondeva al 31%; 40% per il Guardian e 44% per il Daily Mail.
Immagini
Anche la maggior parte – la metà del totale – delle foto su tutti i quotidiani ritraeva degli uomini, mentre solo il 32% raffigurava delle donne e il 18% includeva sia uomini che donne. Il Financial Times è stato il giornale con più foto di uomini in assoluto: nelle sette edizioni del quotidiano economico prese in esame quasi i due terzi (62%) delle fotografie erano maschili, a fronte di un misero 18% di fotografie femminili (il 19,5% erano di uomini e donne insieme). In una delle edizioni le sezioni di cronaca, economia e opinione del Financial Times mostravano cinque fotografie di donne in totale: in tre di queste le donne erano vestite in modo succinto, inclusa una foto di un’attrice porno in abiti da lavoro.
Nonostante il Daily Mail abbia utilizzato un numero relativamente alto di foto di donne (44% totale in tutte le sezioni), una parte consistente di esse ritraeva donne in bikini o situazioni simili. Un’edizione analizzata conteneva addirittura 14 foto della Principessa Diana in bikini, ad esempio, e cinque foto di Kate Middleton. Altre edizioni si sono dimostrate più contenute nel mostrare foto di donne, ma non di uomini.
Nel mondo dl giornalismo entrano più donne che uomini
Questa analisi mostra anche che, nonostante ci siano più giornaliste che giornalisti nel Regno Unito, gli uomini sembrano ricoprire ruoli di più alto profilo. Secondo l’Ucas, l’ente che gestisce le ammissione nelle università britanniche, sono state le donne a essere più presenti nei corsi universitari di giornalismo a tempo pieno fra il 2007 e il 2014. Gli stessi dati dell’Ucas rivelano anche che, nonostante la maggior parte delle candidature ai corsi di giornalismo sia presentata da donne, gli uomini hanno comunque più probabilità di essere ammessi.
Sebbene ci sia una quota relativamente alta di donne nella categoria (il 45% dei giornalisti britannici sono donne), uno studio Del Reuters Institute e del progetto Worlds of Journalism Study, condotto su un campione di 700 professionisti britannici, ha concluso che le donne giornaliste sono “meno pagate rispetto agli uomini e sotto-rappresentate nelle posizioni dirigenziali”. Lo studio ha anche rilevato che le giornaliste hanno più probabilità di trovarsi molto più in basso alla scala salariale rispetto agli uomini.
Perché questa disparità?
Suzanne Franks, Docente di giornalismo alla City University di Londra e autrice del report “Women and Journalism”, dedicato alle disparità di genere nei media, sostiene che le posizioni di alto profilo nel giornalismo raramente siano ricoperte da donne che hanno famiglia o altre responsabilità al di fuori del lavoro, perché sono troppo esigenti: “le poche donne che riescono a fare questo lavoro ad alti livelli hanno molte più probabilità degli uomini di non avere figli”, scrive Franks, che conclude ricordando che se i giornali sperano di attrarre e trattenere giornaliste donne, allora dovrebbero diventare più flessibili.
Una reporter donna interpellata per questo articolo – una delle uniche due giornaliste donne impiegate a tempo pieno nella redazione del giornale nazionale britannico dove lavora – concorda che l’orario di lavoro spesso lungo e imprevedibile scoraggia molte donne. Questa giornalista è convinta che i dirigenti uomini “impieghino solo persone che assomiglino loro, che siano preparate a mettere il lavoro al primo posto – ed essere contenti di lavorare fino alle 2 di notte all’occorrenza di certo aiuta”. La giornalista, impiegata a tempo pieno in redazione da più di dieci anni, ha raccontato di aver fatto richiesta per lavorare occasionalmente da casa quattro mesi prima, al fine di coniugare meglio il suo lavoro con le crescenti responsabilità familiari. Sta ancora aspettando una risposta.
Qual è il futuro per le donne nel giornalismo?
Il giornalismo ha fatto molta strada dagli anni Settanta, quando un report interno della Bbc citava un redattore senior (uomo) che diceva di non aver mai trovato “una donna con anche una sola remota possibilità di lavorare [come reporter]” perché “le donne semplicemente non sono in grado di produrre notizie d’impatto [ma] si vedono come esperte di temi femminili” (la citazione è tratta da “Women and Journalism”).
La Bbc ha recentemente reso noto che solo un terzo dei suoi 96 impiegati meglio pagati è costituito da donne e che i sette dipendenti meglio pagati dell’intera organizzazione sono tutti uomini. Questa disparità è particolarmente evidente fra i conduttori del principale programma d’informazione di Radio4, Today. Si è scoperto a questo proposito che John Humphreys, giornalista e conduttore del programma, guadagna fra le 600 e le 649mila sterline all’anno. La sua collega, Sarah Montague, ne guadagna 150mila o meno, secondo la stessa Bbc.
Nel 2012, la campagna Woman in Journalism (Wij), lanciata a sostegno delle donne nei media, ha studiato le firme in prima pagina di sette quotidiani nazionali britannici (tabloid e di informazione) in un periodo di quattro settimane. Le loro conclusioni erano simili a quelle di questa analisi. Lo studio di Wij aveva rilevato ad esempio come il 78% di tutte le firme in prima pagina fossero maschili, mentre solo il 22% erano femminili. Lo studio aveva anche verificato il genere dei giornalisti il cui nome appariva per primo sulla storia principale e i risultati mostravano una tendenza simile anche in questo caso: 81% maschili, 19% femminili. Nella sua ricerca, Wij faceva riferimento alle edizioni dei quotidiani cartacei poiché a oggi la ricerca condotta sulle disparità di genere nel giornalismo digitale è ancora limitata. Tuttavia ci sono dati che mostrano che gli uomini dominano le posizioni chiave anche nelle maggiori compagnie tecnologiche.
Più di 60 impiegate ed ex impiegate di Google, ad esempio, stanno preparando una class-action con l’accusa di sessismo e disparità salariali contro le donne. Le firmatarie lamentano di aver guadagnato meno degli uomini, nonostante avessero le stesse qualifiche e posizioni equivalenti. I loro avvocati hanno recentemente dichiarato al Guardian che le donne hanno dovuto lottare in vari modi per far avanzare la loro carriera a Google, a causa di “una cultura ostile alle donne”.
Le donne giornaliste possono fare di più?
Zofia Smardz, un’opinionista del Washington Post, nel 2005 ha scritto un post intitolato “Just Give It a Shot, Girls”, per esprimere la sua frustrazione riguardo alla difficoltà di trovare donne disposte a scrivere articoli d’opinione: erano troppo frenate, avevano bisogno di tempo, non volevano prendere l’iniziativa e semplicemente “tirar fuori qualcosa”, scriveva allora Smardz, che faceva notare come avesse ricevuto in media sette proposte di articoli da parte di uomini per ogni proposta fatta da una donna. Sheryl Sandberg, Coo di Facebook, una delle poche donne a sedere nel consiglio amministrativo di un’azienda tecnologica della Silicon Valley, crede che le donne siano riluttanti a mettersi in gioco, o a volte ad assumersi dei rischi, perché non hanno abbastanza sicurezza.
Nel suo libro, Lean In, Sandberg scrive che le donne soffrirebbero spesso della “sindrome dell’impostore” che fa creder loro di non essere abbastanza valide per assumersi responsabilità di rilievo. Sandberg spinge le donne a lavorare più duramente per superare qualsiasi riserbo e costruire la propria sicurezza e suggerisce anche che se ci sono così poche donne ai livelli dirigenziali è perché molte donne altamente qualificate scelgono di lavorare part-time o di lasciare il lavoro quando mettono su famiglia. La dirigente di Facebook sostiene anche che le aziende dovrebbero diventare più flessibili se vogliono mantener uno staff femminile, ma finché non ci saranno abbastanza manager donna, è improbabile che ciò accada.
Cambiamento culturale
Un ex capo (uomo) di un’emittente internazionale, ora fiero della sua forza lavoro diversificata, ha detto all’Ejo di aver lavorato duramente per cercare di cambiare certi atteggiamenti radicati nella sua azienda nei confronti delle donne giornaliste. Ha detto che è stato necessario un enorme cambiamento culturale che poteva essere determinato solo da ripetuti esercizi di consapevolezza. “È tutta una questione di consapevolezza, consapevolezza, consapevolezza”, ha detto. “La discriminazione positiva, come le quote rosa o simili, non faranno mai la differenza a meno che non ci sia un cambiamento di mentalità”. Secondo l’intervistato, uno staff editoriale bilanciato è una necessità commerciale, non un lusso: “volevamo un gruppo editoriale che riflettesse la diversità del nostro pubblico – e le donne fanno del giornalismo eccellente”.
L’Ejo ha analizzato sette edizioni di Financial Times, Guardian, Times e Daily Mail il 9 maggio, 1, 7, 8, 9, 14 e 15 agosto. La sezione dei commenti del Daily Mail è stata considerata tutti i giorni, tranne il 9 maggio, sostituito con il 21 agosto. L’analisi non ha incluso nel suo campione le notizie di sport e i feature. Gli articoli dedicati all’arte, se inclusi nelle sezioni news o commenti, invece, sono stati considerati.
Articolo tradotto dall’originale inglese da Giulia Quarta