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<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>A titolo preliminare: </p><p>la Svizzera è membro dell'ITTO dal 1986. Questa organizzazione che raggruppa 57 Paesi si prefigge la conservazione e lo sfruttamento ecologicamente sostenibile delle foreste tropicali nonché il promovimento di un commercio mondiale trasparente dei legni tropicali e dei prodotti derivati. L'ITTO è una delle sei organizzazioni internazionali che si occupano di materie prime con le quali il seco collabora attivamente (oltre ai legni tropicali: il caffé, il cacao, lo zucchero, il cotone e la juta) e rappresenta un pilastro importante della cooperazione allo sviluppo del seco nell'ambito dello sfruttamento sostenibile e del commercio delle materie prime.</p><p>Nella sua attività, l' ITTO deve tenere conto di due aspetti: da un lato, la distruzione sempre più massiccia della foresta tropicale - e quindi le rivendicazioni legittime intese a preservare questa ricchezza naturale - e, dall'altro, gli interessi dei paesi in via di sviluppo che desiderano sfruttare le foreste tropicali o il terreno sottostante. Il commercio e l'impiego dei legni tropicali sono dunque soggetti sensibili della politica ambientale e dello sviluppo. Le deforestazioni selvagge comportano desertificazione, smottamenti di terreno, inondazioni, mutamenti climatici, inquinamento idrico, migrazioni delle popolazioni indigene e tensioni sociali. Il disboscamento è però contemporaneamente la condizione essenziale per un'agricoltura più redditizia che mediante sistemi di sfruttamento agroforestale come le palme da olio o le cashcrop come i semi di soia alimenta le esportazioni e produce introiti significativi. Le perdite di foresta tropicale sono da ricondurre, per oltre l'80%, a queste ridestinazioni locali. Il commercio internazionale non è che una causa secondaria della distruzione della foresta tropicale, in quanto il suo sfruttamento, e in particolare quello della foresta vergine, non è concorrenziale se confrontato allo sfruttamento delle foreste coltivate nell'emisfero nord. Lo sfruttamento forestale destinato al commercio nazionale e internazionale è all'origine di solo il 10-15% delle insidie alla foresta tropicale. In Svizzera, inoltre, i legni tropicali coprono meno del 2% del consumo nazionale ovvero una proporzione ampiamente inferiore allo 0,1% del mercato mondiale. Appare quindi evidente che il commercio internazionale è responsabile solo in misura modesta della distruzione della foresta tropicale. In molti casi è addirittura il commercio a proteggere la foresta tropicale poiché conferendole un valore economico la preserva da opzioni di sfruttamento dannose (abbattimento degli alberi a beneficio dell'allevamento). In questo contesto, il Consiglio federale riafferma la propria convinzione che le foreste tropicali debbano essere sfruttate secondo criteri ecologici, sociali e finanziari di sostenibilità e di trasparenza (lotta al taglio illegale degli alberi e al contrabbando).</p><p>Risposta alle domande:</p><p>1. L'"Obiettivo 2000" varato dall'ITTO nel 1991, prevede che a partire dal 2000 le esportazioni di legno e di prodotti derivati dai legni tropicali provengano da fonti gestite in maniera compatibile con la tutela dell'ambiente e con criteri di sviluppo sostenibile. Non si tratta di un obiettivo giuridicamente vincolante, bensì di un orientamento strategico ambizioso e contemporaneamente dell'espressione della volontà dei membri dell'ITTO di intensificare gli sforzi nel settore dello sfruttamento forestale sostenibile. Se è vero che l'"Obiettivo 2000" non è stato raggiunto - cosa che il Consiglio federale deplora vivamente - i membri dell'ITTO ne hanno riaffermato la validità forti della convinzione che l'orientamento strategico e l'obiettivo dell'organizzazione debbano essere mantenuti. Con numerose attività l'ITTO sostiene e promuove gli sforzi intesi a raggiungere questo ambizioso obiettivo: essa consiglia il settore privato e la società civile nelle questioni riguardanti la certificazione delle foreste; conduce numerosi progetti che sostengono direttamente lo sfruttamento sostenibile della foresta tropicale; realizza e pubblica studi di riferimento riguardanti lo sfruttamento illegale delle foreste, il commercio illegale dei legni e la tracciabilità dei legni commercializzati. Nonostante tutti questi provvedimenti, l'"Obiettivo 2000" - con il quale nel 1991 si è intenzionalmente puntato molto in alto - non è ancora stato raggiunto. È in effetti impossibile per un'organizzazione così piccola (35 impiegati nella sede centrale, 120 collaboratori in vari progetti, bilancio annuo 20-25 milioni di dollari) portare a termine da sola un compito così importante. A ciò si aggiungono l'assenza di meccanismi legali di controllo e di applicazione dell'"Obiettivo", nonché condizioni politiche quadro in alcuni casi difficili e strumenti finanziari insufficienti per stimolare i paesi poveri ad applicare le misure intese a garantire lo sfruttamento sostenibile delle foreste. </p><p>L'affermazione contenuta nell'introduzione all'interpellanza, secondo cui attualmente meno dell'uno percento del legno tropicale commercializzato a livello internazionale soddisfa le esigenze poste dall'ITTO, non è corretta. La proporzione è infatti nettamente superiore. Stando ad istituzioni e organizzazioni non governative (ONG) riconosciute internazionalmente, buona parte del 40% del legno tropicale commercializzato, proveniente da fonti autorizzate e previste per l'esportazione, è stato prodotto nel rispetto delle direttive dell'ITTO. Secondo gli esperti, un ulteriore 40% proviene da fonti illegali, mentre il restante 20% è il prodotto della ridestinazione legale di superfici di foresta tropicale. Purtroppo non disponiamo di cifre più dettagliate, ma nell'ambito della nostra attività in seno all'ITTO ci adopereremo affinché, in futuro, i progressi qualitativi e quantitativi nella direzione dell'"Obiettivo 2000" siano attestati scientificamente. </p><p>2. In linea di principio, il Consiglio federale è disposto ad impegnarsi in seno all'ITTO a favore di strumenti efficaci che consentano di concretizzare l'"Obiettivo 2000". La Svizzera intende in effetti approfittare dell'imminente rinegoziazione dell'Accordo internazionale sui legni tropicali - che rappresenta la base delle attività dell'ITTO - per introdurvi meccanismi di controllo e di applicazione incisivi. Per quanto riguarda l'obbligo di dichiarare tutti i legni e i prodotti derivati, il tema sarà discusso in novembre nel corso della 33 sessione del Consiglio dell'ITTO, su richiesta del nostro paese. In tale occasione si tratterà in particolare di precisare il futuro ruolo dell'ITTO in materia di certificazione e di dichiarazione obbligatoria. (È l'ITTO ad avere elaborato i criteri e gli indicatori sui quali si basano oggi buona parte dei sistemi internazionali di certificazione). La Svizzera è dell'avviso che l'ITTO non può essere un organo di certificazione della produzione sostenibile del legno e dei suoi prodotti derivati e che la messa a punto di un sistema internazionale di certificazione non è uno dei compiti prioritari dell'organizzazione. In effetti, esistono già numerosi label per il legno che, sulla base di specifici indicatori e criteri di certificazione, attestano lo sfruttamento sostenibile delle foreste. La concorrenza che ne deriva e il fatto che i consumatori possono scegliere i prodotti del legno secondo le loro preferenze, rappresentano già un incentivo a proporre prodotti che rispondano ai criteri di una produzione sostenibile dal profilo ecologico e sociale. Malgrado ciò, la Svizzera continuerà ad adoperarsi a favore dell'introduzione di una dichiarazione facoltativa e, nella misura del possibile, di strumenti legali che consentano di controllare il commercio dei legni prodotti secondo i criteri della sostenibilità e, più in particolare, i circuiti commerciali. </p><p>3. Già oggi la Svizzera si impegna su diversi fronti per promuovere lo sfruttamento sostenibile della foresta tropicale, in particolare in seno all'ITTO ma anche al di fuori di essa. Alla fine del 2001, il Consiglio federale si è in effetti pronunciato a favore dell'approvazione di un postulato secondo cui, nell'ambito degli appalti pubblici, occorre dare la precedenza, nella misura del possibile, ai legni provenienti da sfruttamenti certificati. Le corrispondenti disposizioni d'applicazione saranno presto pronte. Inoltre, il programma Swiss Import Promotion Programme (SIPPO), sostenuto dal seco, favorisce, nel quadro del rafforzamento delle capacità d'esportazione dei paesi in via di sviluppo e in transizione, l'importazione in Svizzera e in altri mercati redditizi di legni tropicali prodotti legalmente. Il seco prevede inoltre di lanciare ancora quest'anno, in collaborazione con il WWF, un progetto pilota in Vietnam finalizzato allo sfruttamento sostenibile della foresta tropicale e al promovimento del commercio con legni tropicali certificati. Il Consiglio federale ribadisce il suo sostegno agli strumenti dell'economia di mercato come l'informazione dei consumatori sugli aspetti ecologici e sociali dei prodotti. In questo senso, egli è fondamentalmente favorevole all'introduzione di un sistema internazionale di certificazione dei legni tropicali e dei prodotti derivati e delle disposizioni riguardanti la dichiarazione obbligatoria. Per quanto attiene all'applicazione di queste misure, il Consiglio federale riafferma la necessità di proseguire i suoi sforzi sul piano della cooperazione internazionale piuttosto che procedere in solitario. Un approccio internazionale armonizzato consente, da un lato, di dare allo strumento un impatto più globale e, dall'altro, di evitare inutili ostacoli al commercio. Tuttavia, nel caso in cui nessun sistema internazionale di certificazione fosse messo a punto, sarà necessario riesaminare in che misura l'obbligo di dichiarare la provenienza, la specie vegetale e il modo di produzione potrebbe essere inserito unilateralmente in Svizzera tenendo presenti gli obblighi internazionali del nostro paese (in particolare in riferimento alle regole dell'OMC) e le disposizioni della legge federale sull'informazione dei consumatori (RS 944.0). </p><p>4. In merito alle possibili conseguenze dell'uscita della Svizzera dall'ITTO:</p><p>Per la Svizzera: l'esperienza dimostra che gli sforzi multilaterali per la protezione e il mantenimento di risorse ecologiche mondiali come la foresta tropicale sono di fondamentale importanza poiché il dialogo è coordinato a livelli politici ed amministrativi elevati. Nel quadro della sua politica internazionale globale sulle foreste, la Svizzera si sforza di avere posizioni coerenti sia in seno al Forum delle Nazioni Unite sulle foreste (UNFF) che alla Convenzione sulla biodiversità (CBD) e all'ITTO. Per quanto attiene al livello bilaterale, occorre sottolineare che l'impatto dei programmi e dei progetti è molto più importante se si inserisce nel contesto degli sforzi multilaterali. Attualmente non vi è alternativa all'ITTO sul piano multilaterale per quanto riguarda le foreste tropicali e il commercio dei prodotti derivati. Se la Svizzera vuole raggiungere gli obiettivi che si è prefissata riguardo ad uno sfruttamento sostenibile delle foreste tropicali, è importante che essa rimanga nell'organizzazione e partecipi attivamente alle discussioni politiche e ai progetti. Grazie alla sua esperienza e al suo impegno a favore della protezione e dello sfruttamento sostenibile della foresta tropicale, la Svizzera gode di un'ottima reputazione all'interno dell'ITTO il che le consente di esercitare un'influenza significativa nel quadro della discussione politica e dell'impostazione dei progetti. Numerosi altri paesi e organizzazioni non governative attive in campo ambientale sottolineano spesso il ruolo positivo della Svizzera in seno all'ITTO. Non va inoltre dimenticato che il nostro paese riesce in molti casi a mobilitare altri donatori affinché cofinanzino progetti dell'ITTO che la Svizzera ha scelto di sostenere. Grazie a questi cofinanziamenti, i nostri sforzi a favore di una gestione sostenibile delle foreste hanno un impatto molto più ampio di quanto sarebbe possibile nel quadro di un impiego bilaterale delle risorse. Questa influenza è tanto più importante se si considera che la cooperazione bilaterale svizzera allo sviluppo non ha al suo attivo praticamente più alcun programma o progetto nei principali paesi ad ampia diffusione di foreste tropicali (in particolare la Malesia, l'Indonesia e il Brasile). Lasciando l'ITTO, la Svizzera perderebbe gran parte delle sue possibilità di influenzare la politica e i progetti nel settore. </p><p>Per l'ITTO: diversi Paesi membri dell'ITTO, sia produttori che consumatori, il Segretariato dell'ITTO nonché ONG internazionali apprezzano il ruolo che la Svizzera riveste in seno all'organizzazione. Se la Svizzera abbandonasse l'ITTO non sarebbe certo la fine del mondo. Tuttavia, l'assenza del nostro paese renderebbe più difficile la ricerca del consenso ed indebolirebbe il lavoro dell'organizzazione. I veri perdenti sarebbero i paesi tropicali in via di sviluppo nei quali la Svizzera conduce progetti forestali importanti dal profilo della politica ambientale e dello sviluppo.</p><p>Per la protezione e lo sfruttamento sostenibili della foresta tropicale: finora, la politica svizzera per uno sfruttamento sostenibile è sempre stata coronata da successo. Se la Svizzera decidesse di uscire dall'ITTO, quest'ultima perderebbe un membro che si è sempre impegnato -nei limiti delle possibilità offerte da un processo multilaterale di ricerca del consenso - a favore dell'apertura e della modernizzazione dell'ITTO. Numerose attività non potrebbero più essere finanziate o solo a determinate condizioni. Effetti negativi si farebbero sentire anche localmente con, ad esempio, il ritiro di progetti forestali su larga scala condotti con la partecipazione di gruppi di popolazione locale. L'assenza della Svizzera sul piano politico avrebbe anche conseguenze indirette. Non va dimenticato, ad esempio, che proprio su proposta della delegazione svizzera, i paesi membri dell'ITTO hanno deciso, durante la 32 riunione del Consiglio dell'ITTO, di istituire un organo di consulenza ONG che sarà incaricato di portare uno sguardo critico sull'ITTO e sulla sua politica proprio alla luce dell'"Obiettivo 2000".</p><p>5. I mezzi che la Svizzera ha fin qui impiegato nell'ITTO non sono a destinazione vincolata. Essi sono prelevati dal credito quadro per le misure di politica economica e commerciale del seco nel contesto della cooperazione allo sviluppo. Questi mezzi sono quindi riservati, in termini generali, a progetti commerciali, ma non necessariamente ad attività legate allo sfruttamento delle foreste tropicali. Al di fuori del lavoro multilaterale svolto nel quadro dell'ITTO, il seco non ha che poche possibilità di impegnarsi utilmente nel settore della gestione sostenibile delle foreste tropicali. Progetti bilaterali come, ad esempio, il promovimento della certificazione dei legni tropicali in Vietnam in collaborazione con il WWF, sono certo importanti ma non possono che completare le attività multilaterali. Essi hanno pertanto senso solo se si iscrivono in una cornice prestabilita di attività multilaterali e non possono in alcun modo sostituire il lavoro multilaterale vero e proprio. Ciò premesso, il Consiglio federale non vede alcuna possibilità di investire i mezzi liberati nel quadro delle misure di politica economica e commerciale della cooperazione allo sviluppo per raggiungere gli stessi obiettivi.</p><p>Al di fuori del seco, le possibilità di sostegno sono limitate.  L'UFAFP non ha progetti propri in questo settore e la DSC, che concentra il suo impegno nei paesi più poveri, non è quasi più attiva sul piano bilaterale nei paesi tropicali grandi produttori di legna o lo è solo in misura limitata. Viste le chiare priorità della cooperazione svizzera allo sviluppo, la DSC non prevede alcun programma importante in materia di legni tropicali. </p><p>Poiché l'uscita della Svizzera dall'ITTO non libererebbe alcuno strumento finanziario vincolato, occorrerebbe creare un'apposita linea di credito per lo sfruttamento e la protezione delle foreste tropicali. Una politica che si preoccupi di gestire risorse ecologiche globali deve essere messa in atto attraverso strumenti multilaterali corrispondenti e di concerto con altri paesi (via Banca mondiale, FAO, Fondo mondiale per l'ambiente, Convenzione sulla biodiversità e altri). Il grosso vantaggio dell'ITTO, ovvero la combinazione del lavoro politico multilaterale con l'effetto catalitico del lavoro svolto nel quadro dei progetti, andrebbe perso, così come il contatto diretto con alcune delle più importanti regioni di foresta tropicale (bacino del Congo, Borneo, Amazonia brasiliana).</p>  Risposta del Consiglio federale.