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Il gelo, almeno quello, sembra superato. La stretta di mano oggi tra il presidente degli Stati Uniti Barack Obama e il presidente cubano Raul Castro a margine dell'Assemblea Generale dell'Onu a New York, resta un fatto storico.
Non fosse altro perché il processo di normalizzazione tra Washington e l'Avana è ancora tutto in corso. Per Cuba il nodo resta l'embargo: va superato e Obama ha i poteri per farlo, fa sapere Raul.
È la seconda volta in un anno che i due leader si vedono, faccia a faccia, da quando lo scorso dicembre si è aperto a sorpresa questo nuovo capitolo nella storia complessa delle relazioni tra i due Paesi. Ed è la prima volta in oltre 60 anni che un presidente Usa incontra un presidente cubano sul suolo americano.
Obama e Raul Castro sono sorridenti, si alzano in piedi nel posare per la 'foto ricordo', il leader cubano è a suo agio a sufficienza da fare anche una battuta sull'altezza del presidente Usa. Poi si chiudono le porte ai lavori questa volta partecipano anche il segretario di Stato John Kerry, la consigliera per la sicurezza nazionale Susan Rice, e il consigliere Ben Rohdes.
Un'immagine che d'ora in poi potrebbe non risultare più così eccezionale, dopo che Kerry in persona lo scorso agosto è andato all'Avana per issare la bandiera americana sulla ambasciata americana riaperta sull'isola dopo mezzo secolo.
Nella delegazione cubana c'è il ministro degli Esteri Bruno Rodriguez. È lui a parlare con i giornalisti a incontro concluso spiegando che sì, l'opportunità di compiere significativi passi avanti nella normalizzazione delle relazioni tra Usa e Cuba durante l'amministrazione Obama è concreta, ma il destino di questo processo è nelle mani di Obama.
Perché il presidente Usa ha i poteri necessari per sollevare l'ostacolo che ancora sussiste, per eliminare quel "blocco che ha provocato danni e difficoltà al popolo cubano e che influisce sugli interessi dei cittadini americani", mentre -insiste l'Avana- le decisioni esecutive adottate fino ad ora dal presidente Usa "hanno un valore molto limitato".
I puntini sulle 'i' però, sui passi avanti compiuti nel frattempo, li mette la Casa Bianca, ricordando i cambiamenti introdotti negli Stati Uniti che consentiranno ad un numero maggiore di americani di viaggiare verso Cuba e di fare affari nel Paese, sottolineando come su questi avranno un impatto i progressi nei rapporti diplomatici e le riforme in corso a Cuba, ma ribadendo l'attenzione di Washington per il rispetto dei diritti umani a Cuba.
Così se le strette di mano potrebbero d'ora in poi passare dall'eccezione alla consuetudine, per lo slancio quello vero che accorcia definitivamente le distanze occorre fare i conti con le differenze che sussistono, compresa la richiesta da parte di Cuba per la restituzione del terreno su cui sorge la base Usa di Guantanamo.