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L'accordo concluso tra Berna e Parigi il 13 maggio scorso che sospendeva gli ostacoli al telelavoro per i frontalieri francesi in Svizzera giunge a scadenza il 31 agosto. Non sarà prorogato, ad eccezione di una seconda ondata di coronavirus.
Lo ha rivelato oggi il domenicale romando Le Matin Dimanche. Contattata dall'agenzia Keystone-ATS, la Segreteria di Stato per le questioni finanziarie internazionali (SFI) ha rinviato alla pubblicazione, il 16 luglio scorso, di una convenzione tra la Svizzera e la Francia che annuncia la fine dell'accordo provvisorio al 31 agosto.
Le disposizioni dell'accordo, valide in un primo tempo fino al 31 maggio 2020 e rinnovate tacitamente di mese in mese, prevedevano che i frontalieri francesi continuassero a essere tassati come se si fossero fisicamente recati sul luogo di lavoro. La convenzione preconizzava inoltre che le autorità francesi o svizzere potessero annullare l'intesa di comune accordo quando le misure sanitarie eccezionali non saranno più in vigore.
Per i datori di lavoro elvetici, ciò significa il ritorno a regole fiscali dissuasive a partire dal primo settembre, precisa ancora Le Matin Dimanche. Per esempio, se un dipendente francese lavora più di un giorno la settimana da casa, gli oneri sociali dovranno essere versati alla Francia.
Circa 180'000 frontalieri francesi lavorano attualmente in Svizzera. Tuttavia, con la crisi legata al coronavirus gran parte di essi non ha potuto recarsi fisicamente sul luogo di lavoro.
Stando a Le Matin Dimanche, un accordo simile concluso con la Germania resterà invece in vigore fino alla fine dell'anno. Nella sua risposta a Keystone-ATS, la SFI non ne fa però menzione.