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È dei giorni scorsi la decisione del Tribunale federale di confermare l’assoluzione di un uomo condannato per stupro in prima istanza. Ma perché? Il diritto penale in vigore non permette di condannare qualcuno solo sulla base dell’assenza di un consenso esplicito da parte della vittima. Attualmente è riconosciuta come violenza carnale solo la penetrazione non voluta e commessa con violenza o minacce. Il solo fatto che l’autore agisca contro la volontà della vittima non basta; bisogna che questa si difenda, cercando di sottrarsi all’atto e dovrà pure dimostrarlo o essere più credibile dell’aggressore, in caso contrario l’atto verrà considerato né più né meno di una molestia. Dire no non è sufficiente! Ma la revisione della legge è in corso (in discussione agli Stati in giugno) e prevede di punire chi compie un atto sessuale con la vittima, ignorando intenzionalmente la sua volontà e senza forzarla; quindi, viene eliminata la condizione della coazione, ciò che permette di tutelare meglio le persone incapaci temporaneamente o no di respingere il loro aggressore. In base al principio del “no significa no” si vuole punire chi compie un atto sessuale in presenza di un no verbale o non verbale.
Ma andiamo oltre: uno studio commissionato da Amnesty International all’istituto di ricerca gfs.bern, presentato lo scorso 12 aprile, dimostra che gli abitanti della Svizzera ritengono che un sì esplicito è il modo più sicuro per garantire che il sesso sia consensuale. Il principio del consenso “Solo sì significa sì “è il modo migliore per proteggere le vittime di violenza sessuale. Per la maggior parte delle persone, specialmente tra i giovani, il reciproco consenso è la norma nei rapporti sessuali. “Il 45%delle persone intervistate pensa che la soluzione “Solo sì significa sì” tuteli meglio le persone esposte alla violenza sessuale. La soluzione “No significa no” ha ottenuto solo il 27% di opinioni positive. Solo una piccola minoranza del 13% è favorevole al mantenimento dello status quo nel codice penale sessuale”, ha spiegato Cloé Jans di gfs.bern presentando i risultati a Berna. “Il sostegno a un moderno diritto penale sessuale è particolarmente alto tra coloro che sono oggettivamente più colpiti dalle violenze sessuali: donne, giovani e persone queer”. Come sottolinea Cloé Jans, “lo studio evidenzia però ripetutamente la presenza di gruppi di persone le cui risposte indicano comportamenti e atteggiamenti problematici. Quasi una persona su cinque considera il consenso dato una volta in passato come un consenso valido anche per il sesso nel presente. Una persona su dieci pensa che sia consenso se la persona è addormentata ed è altrimenti sempre consenziente. Uno su dieci ritiene che in certe circostanze sia accettabile fare sesso con il/la partner senza il suo consenso.” Queste opinioni problematiche sulla disponibilità sessuale sono molto più diffuse tra gli uomini che tra le donne. “La società ha a lungo tollerato l’idea che, in materia di sessualità, gli uomini si “servano” a piacimento. Questa mentalità non è completamente scomparsa. Tuttavia, i risultati dall’indagine mostrano una tendenza incoraggiante. Sempre più uomini ritengono che sia normale, per un la durata di un rapporto sessuale, preoccuparsi che le persone coinvolte si sentano bene". Solo la soluzione “solo sì significa sì” può rendere giustizia alle vittime di abusi sessuali. Adottare la soluzione del “no significa no” significa accettare, come società, che rapporti non consenzienti rimangano impuniti.
In conclusione, il Comitato delle Donne liberali radicali ticinesi, così come affermato dalla direttrice di Amnesty Svizzera, ritiene che il Codice Penale in materia di reati sessuali debba basarsi sulle realtà e sui bisogni di chi è più a rischio di violenze sessuali.
Come emerso dallo studio citato, la Svizzera si aspetta che il legislatore, esaminando la riforma del Codice penale faccia suo il principio del consenso: “Solo sì significa sì”!