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Un tuffo nel jazz delle origini con l’accento messo sulla cornetta, molto utilizzato all’epoca ma che poi perse smalto a favore della tromba.
I due cornettisti considerati in questa serie di Claudio Sessa, King Oliver e Freddie Keppard, furono tra i protagonisti di quella preistoria del jazz avvolta ancora in parte nella leggenda. Entrambi erano eredi di quel Buddy Bolden, loro collega di strumento, che molti considerano come l’iniziatore del jazz.
Joe Oliver (1885-1938), noto in seguito come “King”, venne alla ribalta a New Orleans ma poi si trasferì a Chicago, come moltissimi musicisti di colore, al momento della chiusura nel 1917 di Storyville, il quartiere a luci rosse della città del delta. Il successo lo ottenne con la King Oliver's Creole Jazz Band per la quale ebbe l’intuizione di chiamare come secondo cornettista un tale Louis Armstrong. Nel 1926 si rilanciò con i Savannah Syncopators, l’ultima sua orchestra di grido. La Grande Depressione, un jazz che ormai aveva sviluppato altri e più moderni stili, nonché motivi di salute contribuirono al suo declino e cadde nell’oblio.
Freddie Keppard (1890-1933) era anche lui un creolo di New Orleans, grande rivale di King Olvier. Insieme a Bill Johnson diede vita alla Original Creole Orchestra, che suonava quella musica che di lì a poco sarebbe diventata popolare con l’appellativo di jazz. Sfumata l’occasione di passare alla storia per l’incisione del primo disco di jazz dopo aver rifiutato un’offerta dell’etichetta Victor, nel 1917 Keppard si trasferì pure lui a Chicago. Guidò varie orchestre tra cui i Jazz Cardinals e collaborò con gente quale Jimmy Noone e Johnny Dodds. Morì, anche lui dimenticato, a soli 43 anni.