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BERNA - Il 2020 è stato un anno "agrodolce" per i vitivinicoltori svizzeri, che da una parte hanno dovuto fare i conti con un raccolto inferiore alla media ma che possono però consolarsi grazie all'ottima qualità dell'uva.
Cifre alla mano, riferisce oggi l'Ufficio federale dell'agricoltura, il raccolto 2020 si è fermato a 83,4 milioni di litri. Uno scarto del 14,8% rispetto all'anno precedente, che equivale a 14,5 milioni di litri in più. Guardando all'ultimo decennio, solo nel 2017 - a causa del gelo - venne messo a referto un risultato più basso.
Questo calo è riconducibile al periodo di tempo freddo e particolarmente umido che ha incorniciato la fase principale della fioritura, provocando così una caduta insolitamente elevata di fiori e piccoli acini. Una proverbiale tegola dopo che la primavera aveva apparecchiato le condizioni ideali per lo sviluppo della vite (che in molte località ha iniziato a fiorire già tra la fine di maggio e l'inizio di giugno).
L'estate ha invece dato una mano importante, influendo sulla qualità dell'uva - dal buon aroma e con un elevato tenore di zucchero - e le temperature calde fino a settembre inoltrato hanno messo il piede sul gas anche al processo di maturazione. Non a caso, in alcune regioni la vendemmia ha avuto inizio anche con tre settimane di anticipo rispetto agli altri anni.