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Diversi esperti dell'Onu si sono detti oggi a Ginevra preoccupati dell'iniziativa popolare dell'UDC "Il diritto svizzero anziché giudici stranieri" .
In particolare temono che essa possa anche non più consentire alla Svizzera di ottemperare ai propri impegni internazionali.
È quanto scaturito durante la presentazione, davanti al Comitato Onu dei diritti dell'Uomo, del quarto rapporto della Svizzera in merito all'attuazione del Patto delle Nazioni Unite sui diritti politici e civili.
Davanti alla delegazione elvetica guidata dal direttore dell'Ufficio federale di giustizia Martin Dumermuth, uno dei 18 esperti delle Nazioni Unite ha chiesto rassicurazioni in merito ad un eventuale "sì" popolare all'iniziativa che prevede di concedere la preminenza al diritto interno su quello internazionale. Yuval Shany, israeliano, si è domandato se per Berna sarà possibile continuare ad onorare i propri impegni in materia di rispetto dei diritti umani.
In risposta, Dumermuth ha dichiarato che la Confederazione si sforza costantemente di migliorare la compatibilità della propria legislazione con i diritti fondamentali, anche se vi è ancora del cammino da percorrere.
Shany si è rallegrato invece delle riforme introdotte circa il rinvio di richiedenti asilo respinti, anche se vi sono ancora aspetti problematici come l'uso della forza in certi voli di ritorno.
A suo avviso, inoltre, la brutalità della polizia in Svizzera verrebbe sottostimata, come indicherebbero rapporti della Organizzazioni non governative. Inoltre manca un'istituzione indipendente alla quale rivolgersi in casi simili.
Altri quesiti posti alla delegazione elvetica hanno riguardato i diritti dei disabili, la lotta alla pedofilia, la parità politica e la violenza domestica.
L'esame della Svizzera davanti al comitato dell'Onu proseguirà ancora domani. Le raccomandazioni del Comitato Onu a Berna ed altri sei Paesi dovrebbero essere rese entro la fine di luglio.