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Il Tribunale federale (TF) ha respinto il ricorso di 35 bambini e adolescenti rappresentati dai loro genitori e ha confermato la sentenza del Tribunale amministrativo federale (TAF). Nel maggio del 2014, l’Ufficio federale della sanità (UFSP) lanciò la campagna anti Aids "Love Life – Nessun rimpianto". Pochi mesi dopo ragazzini e rispettivi genitori inoltrarono ricorso chiedendone la sospensione poiché, secondo i ricorrenti, urtava "in modo massiccio gli interessi di protezione dei bambini e dei giovani" ed era "nefasta per un sano sviluppo" degli stessi. L’UFSP non era entrato nel merito e il TAF aveva confermato nel 2016 tale posizione.
Nella sentenza pubblicata oggi, il TF sottolinea che la campagna contro l’HIV è un atto materiale di un’autorità e per essere sottoposto a un esame giudiziario dovrebbe limitare i diritti o comportare una costrizione. I ricorrenti hanno fatto riferimento all’articolo 11 della Costituzione federale che garantisce ai bambini e agli adolescenti un diritto a una protezione particolare. Tuttavia, i giudici federali non hanno individuato il rischio che la campagna del 2014 esponesse i giovani a influenze in materia di erotismo e sessualità diversi o più forti dell’ordinario.
"Nello spazio pubblico, i bambini e gli adolescenti sono inevitabilmente confrontati con rappresentazioni fortemente sessualizzate e dai contenuti erotici. Non è ragionevolmente possibile sottrarli", ha concluso il TF. Le immagini e i video della campagna non sono dunque pornografici, non rappresentano pratiche sessuali né contengono messaggi carichi dal punto di vista sessuale. Nelle immagini si può al massimo supporre l’esistenza di atti sessuali, pertanto queste non fanno parte di quelle da cui il giovane pubblico debba essere protetto. Con un’educazione appropriata i ragazzi sono in grado, secondo il TF, di gestire tali situazioni. Le condizioni per una decisione dell’UFSP non sono quindi soddisfatte.