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L'uomo che cadde sulla terra
Per rendere omaggio a una delle personalità che più ha influenzato la cultura, non solo musicale, degli utimi cinquanta anni, con questa scheda si propone la visione del film che, nel 1976, vede l'esordio cinematografico di David Bowie.
Molto del fascino del film si poggia proprio sulla carismatica presenza scenica e sulla talentuosa interpretazione di Bowie - perfetto per il ruolo dell'etereo, fragile alieno - che regala al suo personaggio uno sconcertante spessore e una stupefacente credibilità.
David Bowie con il suo essere unico, indefinibile e non catalogabile, il suo continuo bisogno di sperimentare e di andare "oltre" (anche poco prima della sua morte) era un alieno in un mondo sempre più omologato e sembra quasi impossibile che non ci sia più; forse è solo tornato sul suo pianeta.
Da un lontano e sconosciuto pianeta, sul quale una spaventosa siccità ha quasi cancellato la vita, giunge sulla terra, con lo scopo di salvare la sua gente dall'estinzione, uno dei pochi superstiti (Bowie). L’etereo alieno si mimetizza tra gli umani con il nome di Thomas Jerome Newton e sfruttando nove brevetti che ha portato con sé, riesce in breve tempo a costituire una potente multinazionale che rivoluziona molti ambiti della tecnologia terrestre. L'obbiettivo è quello di costruire un'astronave per tornare a casa con l'energia necessaria a far rivivere il suo pianeta. A questo scopo assume il professor Nathan Bryce, il quale, avendo dei sospetti sul suo conto, cerca in tutti i modi di scoprire il segreto del suo misterioso datore di lavoro.
Newton, sempre più spesso assalito da visioni e dalla nostalgia per la sua famiglia, sentendosi sempre più solo, strige una relazione con Mary-Lou, una cameriera conosciuta durante un soggiorno in un albergo, che si innamora di lui. Dopo un litigio decide di svelarle il suo segreto mostrandosi alla donna con il suo vero aspetto. Anche a Bryce, consapevole che ormai lo scienziato ha scoperto la diversità della sua natura, confessa di essere un extraterrestre e gli rivela lo scopo della sua venuta sulla terra.
Col passare del tempo l'alieno si adegua sempre di più alla sua nuova vita e le sue abitudini iniziano lentamente a cambiare sotto l'influenza dei desideri e delle passioni umane che sperimenta e che lo distolgono dalla sua missione, fino a destabilizzarne la stessa identità psicologica.
Il destino di Newton subisce una brusca svolta quando l'enorme importanza raggiunta dalla sua impresa (e la minaccia che essa rappresenta per l'industria e lo status quo), la sua enorme ricchezza e il mistero che lo circonda, attirano l'attenzione del governo americano, che inizia ad indagare...
Per L'uomo che cadde sulla terra il regista Nicolas Roeg (conoscito per essere stato il direttore della fotografia di film quali di Fahrenheit 451 di Truffaut e Via dalla pazza folla di Schlesinger e per aver collaborato a quella di Laurence D'Arabia e del Dottor Zivago) si è liberamente ispirato all'omonimo romanzo di Walter Tevis. A differenza del romanzo, Roeg sposta il punto di vista da quello del narratore a quello del protagonista, come se volesse farci vedere per mezzo dei suoi occhi alieni splendori e, soprattutto, miserie dell'umana condizione.
Si tratta di un film di fantascienza atipico, dove il regista si mostra più interessato ai contenuti ed ai risvolti psicologici della vicenda che ai suoi aspetti avventurosi e fantascientifici. Ne viene fuori un film dalla trama volutamente discontinua e a volte incoerente, con buchi temporali e narrativi, dove i dialoghi sono intervallati da lunghi silenzi e da immagini oniriche.
I temi centrali sono quelli della diversità, della solitudine e della alienazione che ne deriva, dove le implicazioni esistenziali emergono con prepotenza. Una storia fortemente simbolica (con ad esempio richiami al mito della caduta di Icaro e dell' innocenza che viene corrotta e tradita) che dipinge un ritratto dell'umanità e della società non propriamente idilliaco.
Lo si può leggere anche in chiave ecologica: una critica all'uso sconsiderato da parte dell'uomo delle risorse della terra, il cui destino potebbe essere quello del pianeta alieno.
Chiaramente, data la professione precedente del regista, risulta molto importante il linguaggio fotografico, raffinato e visionario, a volte quasi pittorico, a volte psichedelico, in cui inquadrature e colori pieni di contrasti sono parte integrante del processo narrativo.
Un film poetico e struggente, ma anche aspro ed inquetante che ebbe, essendo ritenuto poco commerciale, non pochi problemi di distribuzione; infatti non registò grandi incassi immediati, nonostante la presenza quale protagonista di David Bowie e la nomination al Festival di Berlino nel 1976, ma che è comunque diventato un vero cult per i molti amanti del genere e dell'eclettica rock-star.