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Un vecchio farmaco antiepilessia, la fenitoina, ancora usato, potrebbe rivelarsi molto utile nella protezione delle fibre del nervo ottico (il nervo che trasmette gli impulsi visivi al cervello) danneggiate dalla neurite ottica acuta, infiammazione che colpisce quasi tutti i malati di sclerosi multipla. Lo suggerisce uno studio presentato all’ultimo meeting dell’American Academy of Neurology, nell’ambito del quale i neurologi del National Hospital for Neurology and Neurosurgery di Londra hanno trattato quasi 90 pazienti - che avevano avuto un attacco di neurite nelle due settimane precedenti - con il farmaco o con un placebo, per tre mesi. All’inizio e sei mesi dopo la fine della cura, i ricercatori hanno verificato i parametri fondamentali per definire l’integrità delle strutture dell’occhio, tra i quali lo spessore della retina e la visione.
La malattia, che si presenta con annebbiamento, perdita temporanea della vista, sdoppiamento e altri disturbi, di solito si risolve, ma il nervo attaccato riporta, ogni volta, danni più o meno gravi, che non vengono più riparati anche se la visione, apparentemente, viene recuperata in pieno.
Il risultato finale dello studio è stato nettamente a favore della fenitoina: i pazienti trattati con questo medicinale hanno subìto circa il 30% di danni in meno alle fibre nervose, rispetto agli altri, e anche il volume della macula (la parte della retina più sensibile alla luce e quindi più importante per la trasmissione degli stimoli), è risultato superiore del 34%. La visione era stata invece recuperata in tutti i partecipanti.
Se i dati saranno confermati, la fenitoina potrebbe entrare a far parte dei farmaci usati nella sclerosi multipla e nelle sindromi correlate, perché è già in clinica da anni, conosciuta e accessibile a buon mercato.
Agnese Codignola
Data ultimo aggiornamento 22 aprile 2015