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|Nel carnevale del 1798 - mentre per le strade di Lugano i volontari e i cisalpini combattono, ai piedi dell’albero della libertà, per il futuro della loro patria - una compagnia di dilettanti mette in scena una tragedia, Guglielmo Tell (poi data alle stampe nel 1806), certo destinata a muovere ulteriormente gli animi e a suscitare accese discussioni. Vicino ai principi della Rivoluzione, ma adattato a una visione politica che inneggia allo spirito confederale, l’eroe è un personaggio moderno che dice: «Un popolo illuminato non può essere schiavo, e l’ignoranza è la prima base del dispotismo». Lo spirito che pervade la tragedia, uno dei rari testi prodotti dalla cultura letteraria nella Svizzera italiana del Settecento, e tessera preziosissima del teatro giacobino, è quello dei cittadini che - alle soglie della nascita del Cantone Ticino - vogliono l’emancipazione e l’appartenenza alla Svizzera, senza tuttavia venire meno ai principi della libertà e della democrazia.

a cura di Renato Martinoni