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Le emissioni di gas serra dell'Australia hanno continuato a crescere nel secondo trimestre di quest'anno, chiudendo i 12 mesi dell'anno finanziario al più alto livello dalla metà del 2011.
Lo indica l'ultimo rapporto trimestrale del Dipartimento dell'Ambiente, secondo cui il totale delle emissioni nell'economia alla fine di giugno sono state l'equivalente di 533,7 milioni di tonnellate, un aumento di 3,4 milioni di tonnellate rispetto a un anno prima.
Il settore elettrico rimane il maggior fattore che contribuisce alle emissioni, ma la sua quota continua a restringersi dopo la chiusura di centrali a carbone e la più alta proporzione di energie rinnovabili. L'inquinamento industriale ha raggiunto 182,4 milioni di tonnellate nei 12 mesi fino a giugno, una diminuzione dl 2,8%. Le emissioni dalla generazione di elettricità sono diminuite di quasi un settimo dopo la punta raggiunta nel 2009.
Come nei trimestri precedenti, la rapida crescita di produzione di gas naturale liquido ha aumentato le emissioni, che insieme con quelle dell'estrazione e trattamento di carbone, petrolio e gas ha registrato un balzo del 5,2% per i 12 mesi fino a 54,7 milioni di tonnellate.
La crescita rallentata delle emissioni è ben accolta dal governo conservatore di Canberra, che ha mandato la ministra dell'Ambiente Melissa Price al vertice sul clima in Polonia. L'Australia ha sottoscritto all'accordo sul clima di Parigi impegnandosi a ridurre le emissioni entro il 2030 tra il 26 e il 28% rispetto ai livelli del 2005. Le emissioni annuali tuttavia sono aumentate dalla metà del 2015 in termini di trend.