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Il Consiglio nazionale deve esprimersi sulla sede dei nuovi tribunali federali. Incorrendo in uno dei dilemmi del federalismo: favorire l'efficienza o curare gli interessi regionali?
Il nuovo tribunale amministrativo a San Gallo, il nuovo tribunale penale a Bellinzona. Con questa decisione il Consiglio degli stati (la camera dei cantoni) ha sorpreso un po' tutti, lo scorso mese di marzo, opponendosi alle raccomandazioni del Consiglio federale e della sua stessa commissione degli affari giuridici.
A maggio la commissione affari giuridici del Consiglio nazionale ha di nuovo rovesciato i termini della questione, preferendo di misura Aarau a Bellinzona (13 voti a 12) e Friburgo a San Gallo (14 a 11). Giovedì tocca al plenum della camera del popolo dire la sua. Non sono esclusi altri capovolgimenti.
La decisione governativa
La questione può apparire di poco conto, in un paese piccolo e dotato di ottime vie di comunicazione come la Svizzera. Ma non bisogna sottovalutare i delicati equilibri che reggono il federalismo svizzero. Le decisioni di Berna devono fare i conti con le diverse sensibilità regionali.
Nel suo messaggio del settembre 2001, il governo aveva preferito Friburgo a San Gallo come sede del tribunale amministrativo, per la vicinanza con le sedi delle varie istanze di ricorso che saranno integrate nella nuova corte, sedi poste ai due lati del confine linguistico che passa per l'appunto da Friburgo.
Analoghe le argomentazioni in favore di Aarau contro la candidatura di Bellinzona: per esperienza si sa che la maggior parte degli imputati proviene dagli agglomerati urbani dell'Altopiano e inoltre Aarau non è troppo lontana da Berna, sede del Ministero pubblico, la procura della Confederazione.
Il governo muoveva dunque da considerazioni sulla praticità e sull'efficienza della dislocazione delle nuove corti. Sottovalutando la suscettibilità delle regioni periferiche svizzere, in questo caso il Ticino e la Svizzera orientale, sempre attentissime alle decisioni bernesi che sembrano tagliarle fuori dai giri che contano.
La reazione degli esclusi
La reazione alla scelta del Consiglio federale non si è fatta attendere. Alla notizia della decisione, una delegazione dei cantoni della Svizzera orientale si è recata a Palazzo federale per far valere le ragioni di un'area che si sente marginalizzata e per protestare contro un decentramento troppo centralista.
Sul piatto della bilancia, la delegazione ha messo argomenti come il misero 1,5% dei crediti complessivi della prima fase del progetto Ferrovia 2000 speso nella Svizzera orientale o l'assenza di rappresentanti della regione in 14 delle 18 commissioni federali. Nell'aria c'è forse ancora lo smacco vecchio di quasi un secolo e mezzo, la scelta del Gottardo quale linea principale del traffico di transito alpino. Uno smacco ritornato in superficie alcuni anni fa, quando si discuteva di Nuova trasversale ferroviaria alpina.
E anche il Ticino non è stato a guardare. "Le decisioni rimangono troppo economiche e amministrative, senza la dimensione politica che serve a tenere insieme questo stato." Così si è espresso il consigliere agli stati ticinese Dick Marty in un'intervista al quotidiano La Liberté in novembre. Un dito nella piaga di una coesione nazionale che resiste finché certi equilibri sono rispettati.
Anche una delegazione ticinese ha quindi raggiunto Berna, guidata dal presidente del governo cantonale, Luigi Pedrazzini. Con un appello a riconoscere alla Svizzera italiana "la sua dignità d'importante regione svizzera" e il sostegno del presidente del governo grigionese (e quindi svizzero-orientale) Claudio Lardi.
Chi la spunterà?
Missione riuscita, verrebbe da dire. Ma solo parzialmente. In marzo il Consiglio degli stati, con il voto determinante della Svizzera centrale e con alcuni voti romandi, ha dato ragione a Ticino e San Gallo. Provocando a sua volta le reazioni dei nuovi perdenti, Aarau (AG) e Friburgo. I loro argomenti hanno di nuovo convinto la commissione preparatoria del dibattito in Consiglio nazionale.
Ora tocca al Consiglio nazionale decidere. Difficile prevedere come andrà finire. La scelta tra efficienza ed equilibrio federalista è, alla fine, una scelta politica. Se la camera bassa seguirà la raccomandazione della sua commissione o sceglierà la variante Friburgo e Bellinzona (quella San Gallo e Aarau essendo assai improbabile per ragioni di politica linguistica), toccherà di nuovo al Consiglio degli stati esprimersi, ancora nella sessione in corso.
La posta in gioco
I due nuovi tribunali di cui si discute sono il frutto della riforma del sistema giudiziario federale avviata a metà degli anni Novanta. Entrambi sono un'istanza inferiore rispetto al Tribunale federale di Losanna.
Il nuovo tribunale penale si occuperà dei processi penali di competenza della Confederazione e tra questi vi sono, dal 1° gennaio 2002, i casi di criminalità organizzata di portata intercantonale, la corruzione e il riciclaggio di denaro. Rientra inoltre fra le sue competenze il nuovo reato di genocidio. Gli impiegati a tempo pieno del tribunale saranno una settantina, di cui 31 giudici.
Il compito principale del tribunale amministrativo federale sarà giudicare i ricorsi di diritto pubblico concernenti l'attività dell'amministrazione federale. Rimpiazzerà la trentina di commissioni di ricorso federali attuali, compresa la commissione di ricorso in materia d'asilo. Gli impiegati a tempo pieno saranno circa 260, di cui 50 giudici.
Andrea Tognina