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Era nato il 16 aprile del 1927, la notte di Sabato Santo, terzo di tre figli. Figlio di un gendarme e di una contadina della Baviera, conobbe da vicino l’orrore del nazismo, che la sua famiglia ripudiò sin da quando, nel 1941, un cugino portatore della sindrome di down fu portato via per essere giustiziato.
Dal 1943 al 1944 fu nell’esercito tedesco prima nel reparto di intercettazioni telefoniche, poi nella gendarmeria e, a ventidue anni, nel 1945, fu recluso come prigioniero di guerra dagli Alleati. Dal 1946 studiò teologia all’Università di Monaco e si laureò in filosofia nel 1953, con una tesi su Sant’Agostino. Dal 1957 divenne insegnante universitario a Monaco di teologia. Nominato arcivescovo nel 1977 di Monaco e di Frisinga da Papa Paolo VI, si dimise da tale carica nel 1982 per andare in San Pietro.
Divenuto Prefetto per la Dottrina della fede e decano della Dottrina Cristiana, il 1º aprile 2005 tenne a Subiaco una conferenza dal titolo «L’Europa nella crisi delle culture», nella quale tracciò uno scenario della Chiesa in Europa e criticò fortemente «la forma attuale della cultura illuminista» che costituisce «la contraddizione in assoluto più radicale non solo del cristianesimo, ma delle tradizioni religiose e morali dell’intera umanità». Nell’aprile dello stesso anno, succedendo a Papa Giovanni Paolo II, divenne il 268esimo Pontefice della Chiesa Romana.
Nel suo primo discorso disse: «Cari fratelli e sorelle, dopo il grande papa Giovanni Paolo II, i signori cardinali hanno eletto me, un semplice ed umile lavoratore nella vigna del Signore. Mi consola il fatto che il Signore sa lavorare ed agire anche con strumenti insufficienti e soprattutto mi affido alle vostre preghiere. Nella gioia del Signore risorto, fiduciosi nel suo aiuto permanente, andiamo avanti. Il Signore ci aiuterà e Maria sua Santissima Madre, starà dalla nostra parte. Grazie. E continuò “Ho voluto chiamarmi Benedetto XVI per riallacciarmi idealmente al venerato pontefice Benedetto XV, che ha guidato la Chiesa in un periodo travagliato a causa del primo conflitto mondiale. Fu coraggioso e autentico profeta di pace e si adoperò con strenuo coraggio dapprima per evitare il dramma della guerra e poi per limitarne le conseguenze nefaste. Sulle sue orme desidero porre il mio ministero a servizio della riconciliazione e dell’armonia tra gli uomini e i popoli, profondamente convinto che il grande bene della pace è innanzitutto dono di Dio, dono purtroppo fragile e prezioso da invocare, tutelare e costruire giorno dopo giorno con l’apporto di tutti.»