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Una notte piena di sogni e desideri. È quella che ci apprestiamo a vivere. È la notte di San Lorenzo. La notte delle stelle cadenti. Gli osservatori, in Ticino, sono cinque - la Specola solare ticinese, l’Istituto ricerche solari, l’osservatorio Calina di Carona, il Monte Lema e il Monte Generoso-, ma questo fenomeno astronomico "è assolutamente da contemplare ad occhio nudo", ci dice Marco Cagnotti, direttore della Specola solare ticinese.
- CSI 18.00 dell'11.08.2020, il servizio di Darco Degrussa
Come e dove viverla
"Il giorno migliore per osservare le stelle è il 12 agosto - prosegue Cagnotti - a causa di un fenomeno chiamato precessione degli equinozi", ovvero un movimento della Terra che fa cambiare in modo lento, ma continuo l'orientamento dell'asse di rotazione rispetto alla sfera ideale delle stelle fisse. Queste ultime sono "dei piccoli corpi rocciosi" che penetrano nell'atmosfera terrestre e che scaldandosi emettono luce.
Lo "sciame di meteore" in questione si chiama Perseidi. Le piccole rocce infiammate sembrano infatti provenire tutte dalla costellazione di Perseo. "In questo periodo dal Ticino il fenomeno si verifica più o meno verso Nordest", spiega il direttore della Specola solare ticinese. Tra il 12 e il 13 agosto, con un po' di fortuna, si possono ammirare fino a cento stelle cadenti all'ora.
Le leggende intorno alla notte di San Lorenzo sono molte, ma la maggior parte ruota attorno al termine "desiderio". C'è chi attribuisce il legame con le stelle alla definizione "desiderantes" proposta da Gaio Giulio Cesare nel "De bello Gallico". I desiderantes erano i soldati che attendevano sotto le stelle i compagni dispersi al termine di una battaglia sperando di vederli tornare ancora.
L'interpretazione etimologica invece vede la parola desiderio composta dalla desinenza latina de- e dal termine sidus, che significa stella. Letteralmente significa "mancanza di stelle" e quindi il desiderio è un avvertire questa mancanza.
"Queste meteore sono l'unico fenomeno astronomico da osservare ad occhio nudo - conclude Marco Cagnotti - perché con un telescopio o anche solo un binocolo il campo diventa troppo ristretto". Bisogna però "trovare il posto giusto": un luogo aperto, lontano dalle luci artificiali e aspettare un 20 minuti affinché l'occhio si abitui all'oscurità.