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In futuro, sul piazzale della scuola primaria di Egerkingen, nel canton Soletta, saranno vietate le lingue straniere. Chi sarà beccato ad esprimersi in italiano, spagnolo, turco, eritreo, afgano dovrà pagare una multa di 550 franchi.
La sindaca del comune di Egerkingen Johanna Bartholdi non è nuova a queste trovate. In passato aveva messo alla berlina le persone che si dichiaravano nullatenenti e non pagavano le tasse. Ora vuole impedire ai bambini con un background migratorio di parlare la loro lingua, obbligandoli così a parlare tedesco o Schiizerdütsch sull'areale scolastico. Un regolamento verrà elaborato quest'estate dal Consiglio comunale.
Per Johanna Bartholdi, del Partito liberale radicale, questa misura si è resa necessaria per evitare l'esclusione dei bambini svizzeri da parte di quelli con un retroterra migratorio quando questi ultimi comunicano tra di loro in una lingua straniera. Chi non rispetterà questa regola, riceverà dapprima un'ammonizione orale, in seguito una lettera e alla fine, alla terza infrazione, il «delinquente» dovrà frequentare un corso di tedesco, del costo di 550 franchi, che dovrà pagare di tasca propria.
Per il professore di diritto dell'Università di Basilea, Markus Schefer, questa misura lede i diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione. L'esperto ricorda che questo «regolamento» sarebbe ammissibile solo in presenza di gravi problemi di gestione delle attività scolastiche. Gli insegnanti di Egerkingen non sono molto entusiasti di questa decisione: in futuro non vogliono vestire i panni del poliziotto sul piazzale scolastico.