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Dopo UBS, anche Credit Suisse ha annunciato oggi di essere oggetto di un'inchiesta condotta dalle autorità americane che stanno indagando sull'operato degli istituti nelle cosiddette dark pool, le piattaforme di scambio di titoli private e alternative alle borse ufficiali, e su possibili manipolazioni.
Il numero due bancario elvetico, figura fra decine di attori - fra cui società di trading ad alta frequenza e broker - presi di mira da una denuncia collettiva pendente davanti alla corte di New York. Nella causa si afferma che le pratiche di scambio erano effettuate in modo tale da favorire le imprese impegnate nell'high frequency trading a scapito di altri partecipanti al mercato e violavano il diritto americano, ha indicato oggi l'istituto in un rapporto.
Credit Suisse precisa di aver ricevuto una serie di domande concernenti questo tipo di operazioni da parte delle autorità e che sta collaborando.
Credit Suisse è uno dei più grossi gestori mondiali di dark pool. Anche UBS, martedì, aveva annunciato di essere nel mirino delle autorità americane per queste piattaforme.
Sempre martedì pure Deutsche Bank - nell'ambito della pubblicazione dei risultati - ha fatto sapere di aver ricevuto richieste, da parte di alcune autorità americane, riguardanti le negoziazioni ad alta frequenza. Nel pieno della bufera si trova già l'inglese Barclays, come noto ormai da fine giugno.