Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01175.jsonl.gz/1045

FRANCESCO DE SANCTIS, I CANARINI
E PAPA PIO II
Quale rapporto c'è tra
Francesco De Sanctis e Papa Pio II credo di averlo intuito
leggendo il mio libro "Basilea la Mia Città.
Tutti gli studiosi del De
Sanctis sanno che quando egli fu chiamato come professore
al Politecnico di Zurigo, portò con se tanti canarini e li mise
in bella vista presso la finestra del suo alloggio, per poi
osservare l'ammirazione dei passanti zurighesi che stavano a
guardarli e lui tutto contento diceva: "Schön!" e quelli
rispondevano "Schön!", che significa "Belli". Una volta chiesi ad
un professore piuttosto esperto delle opere e della vita del
nostro Francesco, se prima di venire in Svizzera il De Sanctis
avesse dato segni di amare i canarini o gli uccelli in generale.
Lui mi rispose che non aveva mai riscontrato questa preferenza
del De Sanctis nella sua vita e nelle sue opere. Perché allora
portare tutti questi canarini a Zurigo e metterli in mostra per
farli ammirare dai passanti?
Io credo di aver trovato la
risposta:
Come già scrissi su questo
sito, io sto cercando di tradurre in tedesco i miei libri. In
questo momento sto traducendo il mio libro "BASILEA LA MIA CITTÀ
E RICORDI DI EMIGRATO". In quel libro c'è un capitolo sul
Concilio di Basilea del 1431 al 1448.
Durante il concilio di Basilea
un italiano, Enea Silvio Piccolomini, era lo scrivano del
Concilio ed abitò diversi anni in questa città. Questo Enea
Silvio, più tardi fu eletto Papa col nome di Pio II, e i
Basilesi lo ricordano con una strada a lui dedicata. Infatti,
egli amava la Città di Basilea, e quando nel 1460 i Basilesi
chiesero al Papa la necessaria Bolla papale per fondare
l'Università, Pio II subito la concesse.
Enea Silvio Piccolomini, era
considerato un grande umanista, era dunque un letterato che De
Sanctis certamente conosceva. Questo Enea Silvio fu il primo a
descrivere la città di Basilea ai suoi tempi. Nella descrizione
c'è anche come vivevano i Basilesi e le loro case. In un certo
punto lui parla della stanza di soggiorno dove si parlava, si
stava insieme, si pranzava e a volte si dormiva e dice anche:
"In questa camera son
mantenuti un gran numero d'uccelli canori" (vedi il mio
libro Basilea la mia città, Enea Silvio Piccolomini Papa Pio II,
descrizione di Basilea dell'anno 1433-34, pag. 66-69)
Rileggendo queste pagine mi è
venuta l'idea: Vuoi vedere che il De Sanctis, avendo letto
questa descrizione degli uccelli canori che ognuno aveva in gran
numero in casa, abbia voluto fare la stessa cosa portando con sé
in Svizzera questi uccelli per essere ben accolto dalla
popolazione di Zurigo? È una ipotesi, ma io credo che sia
plausibile.
Quindi, dopo aver trovato e
spedito al Comune di Morra l'estratto del registro della
Associazione degli scacchi di Zurigo che documenta l'iscrizione
del De Sanctis alla'Associazione, credo di aver trovato una
notizia inedita anche sui cardellini del De Sanctis.

IL CASTELLO DI BINNINGEN APPARTENNE PER
QUALCHE TEMPO A UN UFFICIALE GARIBALDINO
Il Castello di Binningen tra i tanti
padroni che ha avuto durante i secoli ha avuto anche come
padrone un ufficiale garibaldino.
Nel 1870, infatti, la padrona del Castello lo lasciò
in eredità ad un ufficiale Garibaldino, con l'obbligo che
Giuseppe Garibaldi avrebbe potuto anche ereditarlo.
Dal libro: Baslerheimatgeschichte di
Fritz Meier, pag. 533.
***
DAS BINNIGERSCHLOSS WUR IM jAHRE 1870
AN EINEM OFFIZIERE VON GARIBALDE VERMACHTE.
"Um 1870 trat das Schloss Binningen
noch einmal aus Einerlei alltäglichen Geschehens heraus. Seine
Beitzerin hatte es einem ehemaligien Offizier aus dem
Freiwilligenkorps des italienischen Freiheitshelden Giuseppe
Garibaldi vermacht, mit der Bestimmung, dass Garibaldi das
Schloss gegebenfalls selber hätte übernehnen können".
Aus dem Buch: Baslerheimattgeschichte
von Fritz Meier, s. 533
ARM UND EMIGRANT
Nach der Schrift
die Engel singen vom Himmel herab,
Frieden in der Welt
den Menschen guten Willens.
Arm war das gerade geboren Kind,
arm und Emigrant.
Armen wuchs und er lehrte die Menschen,
Arm leidet im Sterben am Kreuz,
nachdem er Seine Stimme
vergossen hat in der Welt.
Armen waren die Hirten
die kamen, um Ihm zu finden
im dem groben Hütte,
weil niemand wollte
im seinen Haus seine Mutter annehmen.
Armen sind die, die im Exil
klopfen an unsere Türen,
denn Hunger und Krieg,
treibt sie weg von ihrem Land.
Lieben wir ihnen, wie wir dem Gottes Kind,
lieben wir ihnen, denn auch sie sind Brüder
versuchen wir ihm Nähe zu bleiben.
GERARDO DI PIETRO