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Dopo il verdetto di colpevolezza e la multa miliardaria inflitta ieri dal Tribunale correzionale di Parigi, Ubs attacca frontalmente le autorità giudiziarie francesi, esprimendo pesanti critiche alla corte.
Ieri il tribunale ha comminato a Ubs una multa record di 3,7 miliardi di euro, cui si aggiungono 800 milioni di riparazione danni per lo Stato francese e una multa di 15 milioni a carico della filiale francese dell'istituto. Inoltre cinque dei sei ex manager della prima banca svizzera giudicati si sono visti infliggere pene detentive sospese con la condizionale e multe fino a 300mila euro.
La sentenza parigina non è convalidata da "alcuna prova concreta", scrive Ubs in una presa di posizione odierna. Inoltre il verdetto è "superficiale, inconsistente e contraddittorio". Già ieri l'istituto aveva comunicato che non era d'accordo e che avrebbe fatto appello.
Oggi attacca il lavoro del tribunale: da un confronto è emerso che il dispositivo della sentenza è in "gran parte" una versione "taglia e incolla" dei documenti forniti dagli inquirenti. È inoltre "assolutamente senza precedenti" il fatto che le argomentazioni e spiegazioni di Ubs non abbiano ottenuto risposte sostanziali, aggiunge la grande banca.
Questa rileva poi che nel suo verdetto la corte ha ammesso che nessuno dei clienti francesi di UBS interrogati ha dichiarato di essere stato contattato da un consulente elvetico. Al contempo il tribunale implica però senza alcuna prova che tutte queste persone sono inattendibili, afferma l'istituto.
Contraddittorio è poi il calcolo della sanzione: inizialmente la sentenza parte correttamente dal principio che una multa debba basarsi sui ricavi derivanti da una frode fiscale. Ma appena due paragrafi più sotto - si sottolinea - essa viene "ingiustamente" applicata all'intero importo regolarizzato dagli evasori francesi.
Infine UBS critica il fatto che non venga fornita alcuna giustificazione per il calcolo della riparazione danni di 800 milioni di euro per lo Stato francese.