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La Svizzera è uno dei principali partner commerciali dell’Unione europea (UE):
- È il terzo mercato più importante dell’UE per le esportazioni e le importazioni di merci – dopo gli Stati Uniti e la Cina – (circa 8% del commercio esterno dell’UE). 70% delle importazioni svizzere provengono dall’UE e 52% delle esportazioni svizzere sono destinate all’UE. L'Unione europea è di gran lunga il mercato più importante per l'industria svizzera, orientata all'esportazione.
- Per quanto riguarda il settore dei servizi, la Svizzera è il secondo partner commerciale più importante dell’Unione. Quest’ultima nel 2018 ha esportato 11% dei suoi servizi verso la Svizzera.
- 13% degli investimenti diretti all’estero (IDE) nell’UE provengono dalla Svizzera.
Una politica europea attiva è quindi essenziale da un punto di vista economico. Per favorire questi scambi intensi, la Svizzera e l’Unione europea hanno concluso degli accordi economici bilaterali. L’Accordo di libero scambio (ALS) del 1972 ha spianato la strada allo sviluppo – in più fasi – di un avvicinamento al mercato interno con l'obiettivo di facilitare il reciproco accesso ai mercati e di ridurre le barriere al commercio. In seguito al rifiuto del popolo svizzero di aderire allo Spazio economico europeo (SEE) nel 1992, la Svizzera e l’UE hanno firmato i Bilaterali I (sette accordi, di cui cinque di accesso al mercato) nel 1999, seguiti dai Bilaterali II (nove accordi di cui uno commerciale) nel 2004. Questi accordi garantiscono un ampio accesso reciproco al mercato, evitano la discriminazione delle imprese svizzere sul mercato interno europeo e costituiscono la base di una stretta collaborazione in molti altri campi (ricerca, sicurezza, asilo, ambiente e cultura).
La politica economica e finanziaria dell’UE può avere delle ripercussioni dirette sulla Svizzera. Essa influenza gli scambi economici e le relazioni politiche tra la Svizzera e l’UE. I regolamenti adottati a livello comunitario hanno un impatto diretto sulle esportazioni svizzere. Per tutelare i propri interessi, la Svizzera segue da vicino gli sviluppi interni all’UE e ne analizza le conseguenze.
Contesto economico e monetario
L’Unione europea è il principale partner economico della Svizzera: di conseguenza, la stabilità macroeconomica e monetaria dell’UE è essenziale per la piazza economica e finanziaria svizzera. Inoltre, l'Unione europea è di gran lunga il mercato più importante per l'industria svizzera orientata all'esportazione. Grazie al sistema degli accordi bilaterali, entrambe le parti beneficiano dell’eliminazione delle barriere agli scambi; queste condizioni favoriscono il commercio e una concorrenza che stimola la competitività, la crescita economica ed il lavoro. Oggigiorno, gli effetti economici positivi di questi accordi sono incontestabili: dalla loro introduzione, la crescita economica pro capite in Svizzera è aumentata.
In seguito alle crisi del 2008 e la crisi dell'euro, l'UE ha avviato diversi progetti volti a rafforzare il quadro della sua governance economica e quella della zona euro (Unione economica e monetaria, Unione bancaria, Unione dei mercati dei capitali). Questi progetti sono tuttora in corso. Delle riforme strutturali sono necessarie e lo sviluppo di una capacità di stabilizzazione macroeconomica in caso di crisi è una priorità per l'Unione europea. Tali sviluppi hanno un impatto sulla Svizzera, che segue da vicino lo stato di avanzamento di questi progetti.
L'attuale contesto legato alla pandemia COVID-19 rappresenta una vera e propria sfida per l'economia e per gli scambi commerciali tra la Svizzera e l'Unione europea. In precedenza, durante la crisi economica e finanziaria del 2008, questo stretto rapporto era stato caratterizzato dagli effetti dell'aumento del tasso di cambio del franco svizzero, una congiuntura non priva d’impatto sull'occupazione, sui margini di profitto, sugli investimenti e sui costi aziendali. Questo rapporto si era nel frattempo stabilizzato sulla scia di un ritorno alla crescita e grazie alla notevole resistenza dell'economia svizzera. Attualmente, l'impatto della crisi del COVID sull'economia mondiale, europea e svizzera è ancora difficile da valutare.
Relazioni commerciali
Diversi accordi riducono considerevolmente i costi dell’importazione e dell’esportazione delle merci nonché gli ostacoli tecnici al commercio in numerosi settori industriali.
Con l’eliminazione dei dazi e delle restrizioni quantitative sulle merci industriali, l’Accordo di libero scambio garantisce delle condizioni eque di accesso reciproco ai mercati, elemento rilevante dato che il volume delle merci scambiate tra la Svizzera e l’UE rappresenta un valore di più di 1 miliardo di franchi svizzeri per giorno lavorativo. Il traffico transfrontaliero di merci è inoltre semplificato da un accordo di facilitazione e sicurezza doganale che consente l'importazione e l'esportazione di merci tra la Svizzera e l'UE senza ulteriori misure di sicurezza doganali. Inoltre, un accordo sugli appalti pubblici assicura una buona cooperazione in questo settore e garantisce la non discriminazione degli operatori economici svizzeri ed europei.
L’Accordo sugli ostacoli tecnici al commercio riduce i requisiti amministrativi precedenti l’immissione di prodotti industriali sul mercato in una ventina di settori, e ciò grazie all’equivalenza delle leggi ed al riconoscimento reciproco. Una tale armonizzazione esiste anche nel settore dell’agricoltura (accordo che copre, ad esempio, i regolamenti sanitari o le indicazioni geografiche). La Svizzera beneficia quindi di un accesso al mercato unico europeo dei beni corrispondente al suo livello di armonizzazione. I comitati misti previsti dagli accordi esistenti costituiscono inoltre il foro per risolvere i problemi d’accesso al mercato ed altre questioni.
Il settore dei servizi è coperto principalmente dall'Accordo sulla libera circolazione delle persone (ALC).