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Donald Trump ha annunciato sabato che gli Stati Uniti si ritireranno dal trattato sulle armi atomiche, firmato nel 1987 da Ronald Reagan e Mikhail Gorbaciov, che vieta i missili lanciati dal suolo e con una gittata compresa fra i 500 e i 5'500 chilometri. Si tratta di una delle pietre miliari del disgelo.
Washington accusa Mosca di violare da tempo la convenzione, mettendo a punto un sistema capace di compiere attacchi nucleari in Europa, facendo riferimento al dispiegamento del modello 9M729, cosa che la Russia nega. "Metteremo fine all'intesa e produrremo a nostra volta queste armi", ha detto il capo della Casa Bianca, "non so perché Obama non abbia agito prima".
Il ritiro è motivato dal "sogno americano di un mondo unipolare", ha fatto sapere il ministero degli affari esteri russo. Il consigliere di Trump per la sicurezza nazionale, John Bolton, si appresta a recarsi al Cremlino per proseguire il dialogo. Sarebbe lui ad aver esercitato pressioni sul presidente affinché procedesse al ritiro dal trattato e anche a bloccare l'estensione del New Start sulle armi strategiche, che giunge a scadenza nel 2021 e che la Russia vorrebbe prorogare.
Il passo indietro statunitense chiama in causa anche il terzo incomodo, la Cina, che non venne coinvolta 31 anni fa ma nel frattempo ha compiuto in questo ambito grandi passi avanti: la prossima intesa, se ce ne sarà una, per Washington dovrà essere trilaterale.