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Tra il Louis-Ferdinand Céline celeberrimo del Viaggio al termine della notte e quello terminale della Trilogia del Nord ce n'è uno intermedio e meno noto: è il Celine che torna in patria col fardello di colpe inespiabili (l'antisemitismo, il collaborazionismo) e si inventa una immagine auto-assolutoria ma virata in uno stile emotivo, jazzistico. "Pantomima per un'altra volta" (1952) rappresenta per lui una svolta e si avvale in italiano della traduzione di un poeta, Giuseppe Guglielmi: ce ne parla Massimo Raffaeli.