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Secondo un nuovo studio, gli studenti di giornalismo acquisiscono i loro punti di vista sulla professione durante la loro formazione, adottando i valori e le prospettive dei giornalisti che lavorano già. I ricercatori del team guidato da Claudia Mellado (University of Santiago, Cile) hanno intervistato studenti di giornalismo e comunicazione australiani, brasiliani, cileni, messicani, svizzeri, spagnoli e statunitensi a riguardo delle loro opinioni sui ruoli professionali coperti dal giornalismo. In totale, tra il 2010 e il 2012, sono stati interpellati 3880 studenti di università sia private che pubbliche.
In tutti i paesi coinvolti nello studio – con l’eccezione degli Usa – i futuri giornalisti vedono la professione come maggiormente orientata verso il “cittadino”. Il ruolo che vogliono coprire, come professionisti dell’informazione, ha a che vedere con “lo sviluppo dell’interesse culturale e intellettuale del pubblico”, “fornire ai cittadini le informazioni di cui hanno bisogno per prendere decisioni politiche” e “formare le persone su questioni complesse e controverse”. Gli studenti americani, al contrario, preferiscono un approccio più orientato verso il “consumatore”. Stando a quanto raccolto dai ricercatori, gli studenti statunitensi vogliono infatti “concentrarsi su notizie che siano di interesse per la audience piu ampia possibile” e, inoltre, “fornire intrattenimento e svago”.
Nonostante l’approccio orientato al consumatore non sia una priorità per gli studenti svizzeri e australiani, esso è comunque ritenuto più importante in questi paesi che nelle nazioni del Sud America. Questo risultato potrebbe essere spiegato dl fatto che Usa, Svizzera e Australia sono i paesi economicamente più sviluppati tra quelli analizzati, scrivono i ricercatori. In questi contesti, infatti, spesso i media si rivolgono alle loro audience come se esse fossero composte da “clienti”, come è dimostrato dalla costante crescita, a quelle latitudini, del lifestyle journalism.
Per i futuri giornalisti in Brasile, Cile, Messico e Spagna, invece, è molto più importante rivolgersi alle audience come “cittadini”. Secondo i ricercatori, questo approccio potrebbe essere la conseguenza degli sviluppi storici di questi paesi negli ultimi decenni, vittime di regimi dittatoriali e repressioni che hanno soppresso la libertà di opinione e hanno visto i giornalisti svolgere un ruolo fondamentale, nel cambiamento di regime, nell’informare le proprie popolazioni nell’ottica di importanti scelte politiche.
Tutti gli studenti che hanno partecipato alle interviste rifiutano un atteggiamento di “fedeltà” al proprio governo. Comunque, gli studenti messicani sono meno critici dei loro colleghi nei confronti di un giornalismo “che sostiene in modo attivo la policy del governo sullo sviluppo nazionale”, “coltiva il nazionalismo e il patriottismo”, “sottolinea i benefici del modello economico corrente” e “indirizza un0immagine positiva della classe politica“. Inoltre, danno meno importanza al ruolo del giornalismo come watchdog. Una delle ragioni di questo particolarismo messicano può essere la lunga e forte influenza esercitata dall’Institutional Revolutionary Party (Pri) che ha governato in Messico per oltre 70 anni. Durante questo periodo, il giornalismo messicano era considerato un “cagnolino da compagnia” del governo a tal punto da adottare uno stile giornalistico poi noto come “oficialismo”. Questa situazione potrebbe aver intoccato anche la percezione degli studenti, scrivono i ricercatori.
Nemmeno gli studenti statunitensi hanno però fatto registrare un grande interessamento per il ruolo di watchdog, nonostante il giornalismo americano abbia una lunga tradizione in questo senso. I risultato di Mellado e dei suoi collaboratori sono in linea con alcuni altri studi recenti svolti sui giornalisti americani che hanno riscontrato un trend generale di allontanamento dalla funzione di “cane da guardia del potere”. La più forte enfasi sulla funzione di watchdog si evince tra gli studenti australiani, brasiliani e cileni. Per quanto riguarda il paese oceanico, il risultato non è sorprendente perché i media in questo paese sono noti per svolgere bene questo ruolo. In Brasile e Cile, comunque, questo tipo di tradizione è assente. Qui, all’inizio degli anni ’90, con le prime elezioni presidenziali dopo la fine delle dittature, i giornalisti hanno dovuto decidere come comportarsi in un contesto democratico. Da quel momento, riportano i ricercatori, molti di loro hanno iniziato a considerare come molto importante essere i watchdog del potere politico.
Il team di Claudia Mellado ha anche paragonato le risposte degli studenti con i risultati di studi precedenti sull’opinione dei professionisti nei confronti del giornalismo negli stessi paesi oggetti della loro ricerca, e i risultati sono coerenti: “assumendo che la cultura professionale influenza quello che viene insegnato nelle università, sembrerebbe che gli studenti di giornalismo stiano adottando i valori delle loro controparti professionali”, concludono i ricercatori. Almeno nei paesi analizzati, la nuova generazione di giornalisti avrà i suoi modelli in quella precedente, finendo per assomigliarle.
Photo credits: Chris Corwin / Flickr CC
Articolo tradotto dall’originale tedesco
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