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Rachid Nekkaz, l'imprenditore franco-algerino che ha pubblicamente dichiarato di volersi accollare le future multe inflitte a donne che indossano il velo in Ticino, non rischia alcuna conseguenza penale per incitazione alla violazione di una norma costituzionale.
La situazione potrebbe cambiare quando la legge di applicazione, già approvata dal Gran consiglio ticinese, entrerà in vigore (verosimilmente in aprile, ma la data non è ancora stata stabilita, n.d.r).
È quanto scrive il Consiglio federale in risposta a un'interpellanza del Consigliere nazionale ticinese Lorenzo Quadri (Lega), in cui precisa di non intravvedere alcun motivo per dichiarare Nekkaz "persona non grata" e quindi espellerlo dal Paese.
Quadri chiedeva se non fosse opportuno un intervento del Governo federale "essendo il signor Nekkaz un cittadino straniero non residente in Svizzera, ma che arriva nel nostro Paese per incitare a violare la legge".
In base alle Legge federale sugli stranieri è possibile espellere uno straniero "allo scopo di salvaguardare la sicurezza interna o esterna della Svizzera", sottolinea il Consiglio federale. Un reato punito con la sola multa non soddisfa però queste condizioni.
La situazione a livello cantonale si presenta diversamente: spetterebbe alle autorità locali valutare, dopo l'entrata in vigore della legge, se simili annunci possano essere considerati "come complicità o istigazione alla violazione del divieto di dissimulare il volto". Il perseguimento penale spetterebbe alla giustizia ticinese, come anche l'adozione di "eventuali misure del diritto in materia di stranieri", scrive l'Esecutivo.
Secondo la nuova legge sulla dissimulazione del volto negli spazi pubblici, approvata dal Parlamento ticinese, e la revisione della legge sull'ordine pubblico, è punito con una multa da 100 a 10 000 franchi chi dissimula il volto negli spazi pubblici. Questa legislazione contempla anche la dissimulazione per motivi religiosi e dichiara inoltre esplicitamente punibile la complicità e l'istigazione.