Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/190051

<h2>SubmittedText<h2><p>A inizio settembre la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) ha reso noto di aver esaminato, nell'ambito di un progetto pilota, l'ammissione provvisoria di circa 250 cittadini eritrei, indicando che circa il 9 per cento (ossia una ventina) di queste ammissioni provvisorie aveva potuto essere revocato in virtù della nuova giurisprudenza. La SEM valuterà entro la metà del 2019 se altri 2800 cittadini eritrei possono per il momento restare in Svizzera.</p><p>Fatto sta che queste persone non possono essere semplicemente espulse, poiché l'Eritrea non accetta i rimpatri forzati.</p><p>La situazione è simile nel caso delle persone provenienti dall'Algeria, dall'Afghanistan e dall'Iraq. Non è raro che i rimpatri falliscano, anche se l'identità è accertata e i documenti sono disponibili, a causa della resistenza degli interessati. Questo vale in particolare per i Paesi che non autorizzano i rimpatri con voli speciali (p. es. Afghanistan o Algeria), che riammettono soltanto le persone che partono volontariamente dalla Svizzera (Eritrea, Iran) o che consentono rimpatri forzati soltanto se una persona ha commesso un reato grave in Svizzera (Iraq), come riportato nell'"Aargauer Zeitung" del 14 settembre 2018. È pertanto evidente che la credibilità della politica d'asilo risente della mancanza di volontà politica di eseguire effettivamente le decisioni di allontanamento.</p><p>Il Consiglio federale è pertanto invitato a rispondere alle domande seguenti:</p><p>1. Può confermare che i 20 cittadini eritrei cui è stato revocato il permesso di dimora possono restare in Svizzera?</p><p>2. Può confermare che gli Algerini che si rifiutano di partire possono effettivamente restare in Svizzera? Non ritiene problematica questa situazione? Non crede che intacchi considerevolmente la credibilità della politica d'asilo nella popolazione?</p><p>3. Quali risultati ha raggiunto con l'Algeria il Capo del Dipartimento federale di giustizia e polizia da quando ha assunto la direzione del Dipartimento? Sono stati conseguiti progressi degni di nota? In caso affermativo, quali?</p><p>4. I rimpatri falliscono spesso a causa della resistenza opposta dalle persone da rinviare. Vi sono basi legali che consentono di applicare misure penali nei loro confronti? Sono adottate misure di questo tipo? Qual è la prassi in altri Paesi dell'UE quali la Germania, la Francia e l'Austria?</p><p>5. In Svizzera sono stati identificati cittadini afghani che costituiscono un pericolo per il nostro Paese? Possono essere rimpatriati? In caso negativo, perché no?</p><p>6. La persona menzionata nell'interpellanza Müller Damian 18.3154 è stata rimpatriata a Kabul? In caso negativo, perché no?</p><p>7. Nel suddetto caso la SEM ha fornito alla scorta di polizia una risposta o dichiarazione ufficiale in cui spiega i motivi del fallimento del rimpatrio?</p><p>8. La Svizzera dispone di un accordo di riammissione con l'Afghanistan. I voli speciali non sono esplicitamente vietati. Conformemente all'articolo 3 del suddetto accordo, "per i cittadini afghani tenuti a lasciare la Svizzera è possibile prevedere quale ultima ratio, ed esclusivamente in base a decisioni adottate secondo il diritto svizzero, soluzioni alternative al ritorno volontario. Tali alternative sono prese in considerazione soltanto dopo aver intrapreso qualsiasi ragionevole sforzo per incoraggiare i cittadini afghani ai quali è stato ordinato di lasciare la Svizzera di tornare volontariamente in Afghanistan". La Svizzera ha già organizzato o cercato di organizzare un volo speciale a destinazione di Kabul? O ha partecipato a voli congiunti Frontex? In caso negativo, perché no?</p><p>9. La SEM ritiene possibili rimpatri sotto scorta su voli di linea a destinazione dell'Afghanistan. Perché secondo le statistiche sull'asilo della SEM da gennaio 2018 ad agosto 2018 non vi è stato alcun rimpatrio forzato verso Kabul?</p><p>10. I rimpatri forzati in Iraq sono permessi se una persona ha commesso un reato grave in Svizzera. Vi sono Iracheni rientranti in questa categoria che aspettano di essere rinviati? Per queste persone sono organizzati rimpatri forzati?</p><p>11. I voli speciali a destinazione dell'Iraq non sono esclusi, come indica il Tribunale federale nella sentenza 2C_312/2018, e l'ultimo è stato effettuato a giugno 2017. Un volo speciale diretto a Baghdad era previsto per la fine dell'estate. È stato effettivamente organizzato? In caso negativo, perché no?</p><p>12. Al momento in Svizzera si trovano cinque cittadini iracheni considerati un pericolo. Perché non hanno ancora lasciato il nostro Paese? I competenti Cantoni si sentono impotenti e si sono pertanto rivolti congiuntamente al Consiglio federale ("NZZ" del 6 luglio 2018). Sembra che si consideri anche la possibilità di rinviare queste cinque persone in uno Stato terzo. Sono stati conseguiti progressi nelle trattative con Paesi terzi? Vi sono buone probabilità di riuscire ad espellerle in tempi brevi dalla Svizzera?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale si avvale di ogni mezzo a sua disposizione per condurre una politica d'asilo efficace e credibile. Ciò significa anche che sono adottate tutte le misure per garantire l'esecuzione di una decisione d'asilo negativa con allontanamento. </p><p>Se è disposto un allontanamento, l'interessato deve lasciare la Svizzera entro il termine impartito. </p><p>In generale la cooperazione internazionale in materia di allontanamenti funziona bene. Con alcuni Paesi - tra cui gli Stati menzionati nella presente interpellanza - sussistono tuttavia alcune difficoltà. Il Consiglio federale ritiene prioritario migliorare la collaborazione con questi Paesi e pertanto adotta tutte le misure necessarie a tal fine. </p><p>Va inoltre rilevato che sul piano europeo la Svizzera rientra tra gli Stati più efficienti in materia di esecuzione degli allontanamenti nei Paesi di provenienza nonché nel quadro della procedura Dublino. Infatti, nel 2017 la Svizzera ha eseguito in media il 56,8 per cento degli allontanamenti nello Stato di provenienza, a fronte del 36,6 per cento registrato nell'Unione europea. In proposito occorre considerare che il numero effettivo delle partenze è sensibilmente più elevato, poiché quelle non controllate (persone passate alla clandestinità) non sono rilevate. La Svizzera partecipa inoltre ai voli europei (Frontex) più frequentemente rispetto alla media europea. Gli sforzi profusi dalla Svizzera nel settore degli allontanamenti si riflettono anche nella diminuzione del numero di casi in sospeso a livello di esecuzione degli allontanamenti: tra il 2013 e il 30 settembre 2018 il loro numero è passato da 7293 a 4011, ossia un calo del 45 per cento. </p><p>4. Le persone che soggiornano illegalmente in Svizzera possono essere punite dai tribunali cantonali con una pena detentiva fino a un anno o una pena pecuniaria. Questo principio concerne anche le persone tenute a lasciare la Svizzera che si sono opposte al rimpatrio. Le legislazioni di altri Paesi europei prevedono disposizioni penali analoghe.</p><p>Se le pertinenti condizioni sono adempiute, i Cantoni possono pure ordinare misure coercitive per garantire l'esecuzione dell'allontanamento. Può ad esempio essere pronunciata una carcerazione amministrativa di diritto degli stranieri se il comportamento di una persona indica che non si attiene alle disposizioni dell'autorità.</p><p>1. Sull'Eritrea: Il governo eritreo non è per il momento disposto ad accettare i rimpatri forzati. È quindi probabile che l'allontanamento dei cittadini eritrei la cui ammissione provvisoria sarebbe revocata nel quadro dell'attuale esame non potrà essere eseguito. Gli Eritrei oggetto di una decisione di allontanamento definitiva che restano in Svizzera ottengono soltanto il soccorso d'emergenza. </p><p>Il Consiglio federale prosegue i suoi sforzi diplomatici tesi a migliorare la collaborazione con le autorità eritree nel settore del ritorno. In particolare è stato potenziato il dialogo con Asmara. L'ultimo incontro a livello ministeriale si è svolto a settembre 2018 a margine dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite. </p><p>2./3. Sull'Algeria: I rimpatri verso l'Algeria sono effettuati nel quadro dell'Accordo del 3 giugno 2006 sulla circolazione delle persone (RS 0.142.111.368), che non ammette voli speciali. Questa restrizione vale peraltro anche per gli Stati dell'Unione europea. I rimpatri forzati tramite volo di linea (con o senza scorta di polizia) sono invece possibili. Nel 2018 (stato al 30 settembre 2018) sono stati così rimpatriati tramite volo di linea 53 cittadini algerini, 30 nel 2017. La situazione è pertanto migliorata negli ultimi anni. Inoltre, tra il 2013 e il 2018 i casi pendenti sono passati da 922 a 528 (stato al 30 settembre 2018), il che corrisponde a una diminuzione del 42,7 per cento.</p><p>È principalmente nel quadro del dialogo migratorio, condotto dal 2013, che la Svizzera e l'Algeria discutono regolarmente della problematica dei rimpatri e delle modalità pratiche che permettono il rimpatrio effettivo dei cittadini algerini in situazione illegale in Svizzera (cfr. la risposta del Consiglio federale all'interpellanza Aeschi Thomas del 28 settembre 2017, La Svizzera sostiene l'Algeria senza controprestazioni?).</p><p>5.-9. Sull'Afghanistan: Dal 2006 è in vigore un accordo di trasferimento tra la Svizzera, l'Afghanistan e l'Alto Commissariato dell'ONU per i rifugiati (RS 0.142.393). </p><p>L'accordo consente i rimpatri forzati verso l'Afghanistan tramite volo di linea. Tenuto conto della situazione attuale in questo Paese, la SEM dispone tuttavia soltanto pochi allontanamenti verso l'Afghanistan. Questa prassi corrisponde alla giurisprudenza del Tribunale amministrativo federale. La cooperazione con questo Paese nel settore dei ritorni è attualmente difficile. La SEM è in stretto contatto con le autorità afghane per migliorare la collaborazione. Si discute anche dell'organizzazione di voli speciali nonché della partecipazione della Svizzera a voli congiunti europei. A settembre 2017 un rimpatrio fallito verso l'Afghanistan ha dato adito a uno scambio con le autorità afghane, le autorità di polizia responsabili della missione e i rappresentanti del competente ufficio della migrazione. Per ragioni inerenti alla protezione dei dati il Consiglio federale non fornisce dettagli in merito a casi particolari. </p><p>Ad oggi l'Ufficio federale di polizia non ha disposto alcuna espulsione contro cittadini afghani per messa in pericolo della sicurezza interna ed esterna della Svizzera.</p><p>11.-13. Sull'Iraq: Scambi regolari hanno luogo tra la SEM e le autorità irachene nel settore del ritorno.</p><p>A giugno 2017 la SEM ha effettuato il primo volo speciale da Ginevra a Baghdad. A metà luglio 2018 ha sottoposto i casi di alcuni cittadini iracheni con precedenti penali alle competenti autorità irachene a Baghdad, affinché potessero identificarli, rilasciare i documenti di viaggio necessari e poi dare il loro consenso definitivo all'organizzazione di un volo speciale supplementare. La SEM è tuttora in attesa di una risposta definitiva da parte delle autorità irachene.</p><p>Quanto ai cinque cittadini iracheni menzionati, il loro rimpatrio non è per il momento ammissibile, in quanto rischierebbero di essere torturati o condannati alla pena di morte nel loro Paese di origine. Sono pertanto ammessi provvisoriamente in Svizzera, dove sono posti sotto stretta sorveglianza. La Confederazione e i Cantoni coinvolti ricorrono inoltre a tutte le misure autorizzate dalla legge per garantire la protezione della popolazione.</p><p>Il Consiglio federale segue costantemente l'evolversi della situazione in loco e prosegue i colloqui politici con le autorità irachene al fine di determinare se il rimpatrio delle persone interessate potrebbe essere concretizzato nel caso in questione.</p>  Risposta del Consiglio federale.