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Benzina, nafta e biglietti aerei più cari. È in estrema sintesi il contenuto della nuova Legge sul CO2 adottata oggi dal Consiglio nazionale con 135 voti contro 59 dopo un dibattito durato quasi 13 ore.
Il suo scopo è raggiungere gli obiettivi stabiliti nell'Accordo di Parigi sul clima, ossia di ridurre le emissioni di gas a effetto serra del 50% entro il 2030 (rispetto al 2006). Il dossier torna ora agli Stati per l'esame delle divergenze.
Oltre all'aumento del prezzo dei carburanti fino a 10 centesimi al litro al massimo (12 a partire dal 2025) e una tassa sui biglietti d'aereo compresa fra 30 e 120 franchi, la legge prevede tutta una serie di altre misure. Le principali sono la riduzione del 75% delle emissioni di CO2 in Svizzera, il quasi divieto del riscaldamento a nafta e l'istituzione di un fondo per il clima. Anche il settore finanziario sarà chiamato in causa: la revisione legislativa incarica la FINMA e la Banca nazionale di misurare periodicamente i rischi finanziari legati al cambiamento climatico.
Le decisioni adottate oggi rappresentano una totale inversione di rotta rispetto a quanto accaduto nel dicembre 2018, quando la Camera del popolo aveva bocciato la revisione della legge per 90 voti a 60 e 43 astenuti: piuttosto che votare una revisione annacquata durante i dibattiti il campo rosso-verde, assieme ad esponenti del PPD e del PBD, aveva preferito affossarla.
A cambiare opinione è stato sopratutto il PLR, che un anno e mezzo fa aveva votato con l'UDC. Nel frattempo c'è stata la "svolta verde" in casa liberale-radicale, e un rafforzamento degli schieramenti ecologisti alle elezioni federali dello scorso ottobre. Ciò ha portato il Nazionale, in questa due giorni di dibattiti sul CO2, a inasprire ulteriormente le decisioni prese dagli Stati. Ieri ha ad esempio portato dal 60 al 75% la percentuale di emissioni che va compensata in Svizzera.