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Specializzata nel settore eolico, la società Envergate esporta la maggior parte dei suoi prodotti. Il suo direttore Adrian Märklin spiega come la qualità dei suoi partner lo aiuti a sormontare la crisi del franco forte.
Qual è la particolarità dei vostri prodotti?
Adrian Märklin: Ci concentriamo su piccole eoliche, che vanno da una potenza di 1 a 100 kW, con la particolarità di essere performanti anche quando il vento è molto debole e mutevole. Abbiamo innovato molto per fabbricare dei prodotti silenziosi e facilmente trasportabili fino al loro posto di collocazione. Le nostre eoliche sono particolarmente leggere; possiamo quindi portarle ovunque in elicottero, ad esempio nelle zone remote o in montagna. L'80% delle nostre eoliche sono fabbricate in Svizzera ed esportiamo il 70% della nostra produzione.
Su quale mercato puntate per queste eoliche?
Märklin: Certamente la Svizzera non è il luogo adatto per vendere i nostri prodotti. Fin dagli albori dell'impresa, sappiamo che i nostri mercati si trovano all'estero. Per il momento esportiamo soprattutto verso paesi europei come la Francia, la Germania, l'Italia, il Regno Unito e l'Irlanda. Ci piacerebbe lanciare i nostri prodotti sul mercato americano e cinese, ma abbiamo ancora bisogno di autorizzazioni. Il prossimo anno dovremmo tuttavia poterci posizionare in questi paesi.
Envergate conta una decina di dipendenti a Horn. Come può un'impresa così piccola produrre pale eoliche?
Märklin: I nostri impiegati sono tutti ingegneri che lavorano alla concezione delle eoliche. Esternalizziamo tutto ciò che riguarda la fabbricazione a delle compagnie rinomate e solide, che mostrano interesse verso le tecnologie ecologiche. Forniamo loro il supporto necessario in ingegneria e le accompagniamo nel processo di costruzione.
Come avete gestito l'impatto del franco forte sul vostro commercio?
Märklin: Per il momento, e per quanto ci concerne, l'effetto del franco forte resta gestibile. La situazione sarebbe certamente più favorevole con un tasso a CHF 1,30, ma il tutto resta sopportabile fino a quando non si tornerà ad una situazione in cui si sfiori la parità tra franco ed euro.
Ci aiuta in particolare la collaborazione con partner solidi. Quando si lavora con imprese che godono di una buona reputazione, vendono molti dei prodotti e hanno giacenze importanti, è più facile negoziare i prezzi con i fornitori. Inoltre, siccome eravamo in una fase di espansione nel momento in cui è scoppiata la crisi del franco forte, abbiamo potuto sfruttare i nostri stock restanti, ovvero prodotti meno cari, per mantenere i prezzi costanti. Abbiamo anche la fortuna di essere una piccola azienda, con pochi dipendenti. Abbiamo quindi meno costi fissi rispetto ad una società che deve invece gestire interamente la produzione.
Produrre in Svizzera non costituisce un freno per le vostre esportazioni?
Märklin: Ci siamo orientati volontariamente verso prodotti di qualità svizzera. Sarebbe forse meno costoso realizzarli all'estero ma, in ogni categoria dei cosiddetti beni "premium", ci si può permettere dei prezzi un po' più elevati rispetto ai concorrenti. Se vi è una garanzia di qualità, il mercato è pronto a pagare un po' di più.
Nel contesto del franco forte, non si è tentati di delocalizzare una parte della fabbricazione?
Märklin: Personalmente, sconsiglierei fortemente ad un'impresa che produce in Svizzera di volgersi all'estero. Vi sono grossi rischi di non riuscire ad ottenere la stessa qualità. La comunicazione è anch'essa complicata. Ma vi sono delle sfumature: può rivelarsi interessante esportare la produzione in Cina per vendere gli articoli in loco, ad esempio. Al contrario, non serve a nulla andare in Cina per far tornare i prodotti in Svizzera in seguito.
Il mio miglior consiglio per le altre imprese sarebbe, piuttosto che delocalizzare, di andare a parlare ai fornitori e di lavorare con partner sufficientemente solidi per dar loro una solidità che permetta di negoziare meglio i propri prezzi.