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Tre anni di detenzione, di cui sei mesi da espiare e il resto con la condizionale: è la pena inflitta dal Tribunale penale economico del canton Berna a due top manager della cassa malattia KPT/CPT.
Entrambi sono accusati di aver tentato di arricchirsi ai danni della società e degli assicurati nell'ambito del fallito tentativo di fusione con la concorrente Sanitas, nel 2010.
La corte ha riconosciuto colpevoli i due imputati - l'ex presidente del consiglio di amministrazione (Cda) della cassa malattia KPT/CPT, Walter Bosch, e il suo vice, Bernhard Liechti - di amministrazione infedele.
Hanno messo i loro interessi personali al di sopra del bene della società, ha affermato la presidente della corte, Barbara Lips, durante la lettura della sentenza. I giudici hanno accolto in larga misura la richiesta di pena avanzata dal ministero pubblico, che chiedeva 3 anni e mezzo, mentre la difesa si batteva per l'assoluzione.
La denuncia penale era stata presentata nel 2012 dalla Finma, che nei confronti dei due imputati aveva anche emanato un divieto di esercitare la professione per una durata di quattro anni. Secondo l'autorità di vigilanza, Bosch e Liechti hanno violato gravemente i loro obblighi di diligenza e lealtà: se la fusione fosse andata in porto si sarebbero arricchiti indebitamente.
Avevano infatti fissato a un valore molto elevato il prezzo di riacquisto delle azioni della società detenute dai collaboratori: 600 franchi, mentre lo specifico regolamento prevedeva il pagamento di soli 34 franchi. In tal modo i membri del consiglio di amministrazione, i manager e anche i normali dipendenti avrebbero potuto conseguire lauti guadagni.
La procura bernese ha rinviato a giudizio gli accusati anche in relazione a due altri punti: la concessione di un prestito milionario a due cifre senza le necessarie garanzie e il fatto di aver compensato tutti i consiglieri di amministrazione con indennità di partenza esagerate.
Mentre l'accusa definisce la sentenza "un grande successo", i legali dei due imputati hanno subito annunciato ricorso.
SDA-ATS