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Pechino ha inaugurato oggi la sua agenzia per il presidio di Hong Kong: è l'Ufficio per la tutela della sicurezza nazionale del governo centrale del popolo.
La sede è stata individuata nell'ex Metropark Hotel, in un punto che si affaccia su Victoria Park, il luogo che per anni ha ospitato le manifestazioni a favore della riforme democratiche e le veglie per il ricordo della repressione di Piazza Tienanmen.
L'edificio di staglia come un monito verso chi vorrà mettere in discussione l'autorità del governo centrale e come un simbolo della nuova fase dell'ex colonia britannica che vede inesorabilmente ridimensionato il modello seguito finora di "un Paese due sistemi".
L'apertura a Hong Kong della sede dell'agenzia rappresenta "un momento storico", parte degli sforzi per proteggere la sicurezza nazionale. "La cerimonia d'inaugurazione di oggi è un momento storico perché stiamo assistendo a un'altra pietra miliare nell'istituzione di un solido sistema legale e di un meccanismo applicativo per mantenere la sicurezza nazionale a Hong Kong", ha affermato la governatrice Carrie Lam, nel discorso inaugurale.
L'ufficio consentirà agli agenti di intelligence cinesi di operare a Hong Kong, senza controlli e con pieni poteri, scardinando l'autonomia di Hong Kong quanto alla sua polizia e al suo sistema giudiziario autonomo.
L'Ufficio è presieduto da Zheng Yanxiong, un 'falco' di 56 anni cresciuto tra le fila del partito comunista nel vicino Guangdong, servendo come segretario generale del comitato provinciale del Pcc: parla cantonese ed è noto per aver piegato nel 2011 le violente proteste anticorruzione a Wukan. Ha assicurato, nel suo intervento, che la nuova agenzia avrebbe "rafforzato il lavoro di collegamento e di coordinamento" con le altre istituzioni della Cina continentale nella città, come la guarnigione dell'Esercito di liberazione popolare.
Intanto, contro la stretta sulla libertà d'espressione, alcuni ristoranti di Hong Kong, ha scritto il South China Morning Post, hanno rimosso i messaggi dai cosiddetti "Lennon Wall", i muri ispirati a quello apparso a Praga nei primi anni Ottanta, ricoperto dai testi delle canzoni dei Beatles e dai messaggi contro il regime comunista, e diventati popolari nelle proteste partite a giugno 2019. Ora ci sono post-it colorati e senza scritte, mentre il messaggio diventato virale sui social è uno solo: "Non abbiamo bisogno di parole per protestare".