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Accordi fiscali: commissione Stati di misura contro posticipazione
La Commissione della politica estera (CPE) del Consiglio degli Stati solo di misura - con cinque voti contro quattro e un'astensione - ha respinto l'idea di rinviare il voto in parlamento sugli accordi fiscali che la Svizzera ha firmato con Germania, Gran Bretagna e Austria. La CPE è invece più marcatamente contraria a una rinegoziazione dei testi (sei voti contro uno e tre astensioni).
Affinché i tre testi possano entrare in vigore il primo gennaio 2013, il parlamento deve ratificarli al più tardi in giugno. Una grossa minoranza della CPE, guidata dal "senatore" Luc Recordon (Verdi/VD), in parlamento chiederà di sospendere la procedura di approvazione dei trattati fino a quando i rispettivi paesi partner avranno preso una decisione definitiva nonché fino a quando il Consiglio federale e le autorità delle altre piazze finanziarie avranno definito una strategia comune in materia di "denaro pulito", indica un comunicato odierno dei Servizi del parlamento.
Con sei voti contro uno e tre astensioni, i commissari hanno bocciato la proposta di rinviare il progetto al governo. Un esponente della destra dura, che del resto minaccia di ricorrere al referendum, auspicava che il Consiglio federale tornasse nuovamente a negoziare gli accordi affinché le regole relative alla gestione e all'utilizzazione dei dati rubati di clienti di banche svizzere siano più chiare e tengano maggiormente conto del principio di reciprocità. Per questa minoranza inoltre l'accordo con Berlino deve escludere in modo categorico la possibilità per l'Autorità tedesca di sorveglianza dei mercati finanziari di procedere a qualsiasi genere di verifica in Svizzera.