Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01254.jsonl.gz/1199

Sul finire degli anni ’40, inizio anni ’50, Porsche non era ancora sinonimo di auto da corsa, ma le cose sarebbero cambiate con la 550. Nuovo sangue si sarebbe aggiunto e nuove iniziative vincenti avrebbero dato adito a successo ed espansione commerciale del neonato brand Porsche. Fino al 1952 le Porsche non ebbero un marchio di fabbrica. Sollecitato dal vulcanico Max Hoffman, importatore austro-americano di diversi marchi automotive europei negli USA, Ferry Porsche si decise ad elaborare lo stemma con il simbolo del Baden-Württemberg e della città di Stoccarda, un cavallino rampante, sovrastato con il nome di famiglia. Con il beneplacito del Land e del Comune, fu poi Erwin Komenda a completare il design del disegno fatto da Ferry e che dal 1953 viene apposto sui cofani delle famose auto provenienti da Zuffenhausen. La figura di Max Hoffman è critica nella genesi della 550 nella misura in cui una barchetta sportiva sarebbe stata accolta con entusiasmo nel facoltoso mercato americano. Insieme al concessionario Porsche della costa occidentale Johnny Von Neumann (pure lui austriaco di nascita), ottennero per questo mercato la “Type 540 American Roadster”, che ha goduto di una breve vita, con soli sedici esemplari costruiti tutti per le corse. Il testimone di una Porsche aperta, leggera, grintosa e competitiva, fu successivamente raccolto da un altro personaggio intraprendente, il piolta e concessionario Volkswagen di Francorforte Walter Glöckler. Glöckler si avvalse della preziosa collaborazione di Hermann Ramelow, valente meccanico che già aveva lavorato presso la Adler prima della guerra. Tra il 1950 e il 1951 costruirono e perfezionarono una spyder con motore Porsche di 1 lt, rendendo la macchina competitiva e laureandosi campione nella categoria fino a 1.1 lt nel 1950. Questo risultato portò pubblicità costruttiva per Porsche, per cui iniziò una collaborazione dove i prototipi di Glöckler-Ramelow portarono il nome Porsche e in seguito ebbero a disposizione gli ultimi sviluppi in fatto di motori della giovane casa automobilistica. La linea di sviluppo cominciata dal duo francofortino sarebbe in seguito diventato terreno fertile per la casa madre, per dare vita al progetto di sviluppo della 550. Diversi sono i pezzi che compongono un puzzle, ma sebbene tutti siano indispensabili per completare il quadro, alcuni di questi rappresentano i riferimenti attorno ai quali prende forma la figura che si sta componendo. La vicenda di Walter Glöckler nel periodo che va dal 1950 al 1951 ha questa valenza nella genesi della Porsche 550. Un momento chiave che come diretta conseguenza condusse nel 1953 a far vedere la luce alla prima Typ 550 RS, dove la sigla sta per Renn Sport, dal tedesco Corsa Sport.
Con Helmut “Helm” Glöckler al volante, cugino di Walter, la 550 esordì alle gare dell’Eifel presso il circuito del Nürburgring il 31 maggio 1953 raccogliendo una vittoria all’esordio, impresa riuscita a poche altre auto. La partecipazione alla successiva 24h di Le Mans permise a due 550 di piazzarsi prima (con la coppia von Frankenberg-Frère) e seconda nella propria classe. Un altro nome decisivo per la marca fu quello del Barone Fritz Huschcke von Hanstein, grande appassionato di automobili, pilota e già vincente alla Mille Miglia del 1940 con la BMW 328 coupé insieme a Walter Baumer. Huschcke von Hanstein diventerà Direttore Sportivo e anima commerciale della Porsche sulla base del motto:”Win on Sunday, sell on Monday”. Il salto di qualità tuttavia, la 550 lo farà con il contributo inequivocabile di Ernst Fuhrmann, geniale ingegnere viennese, padre del motore four-cam Tipo 547. Questo motore diventerà uno dei più vincenti nella storia del Motorsport con una serie interminabile di vittorie di classe e anche di vittorie assolute. Il “Fuhrmann-Motor” è complesso al punto che occorrevano più di 200 ore di un meccanico specializzato, per farne la messa a punto. I suoi componenti ricordano una miniaturizzazione simile al meccanismo degli orologi. Curiosamente, Ernst Fuhrmann dovette lavorare proprio come orologiaio dopo la guerra, per potersi mantenere. La 550 nelle sue varie configurazioni entrerà nella leggenda per il numero straordinario di vittorie, dominatrice nella classe 1’500 cc in Europa come negli USA nel corso degli anni ’50. Le vittorie di classe alla 24h ore di Le Mans, alla 12h di Sebring, alla 1’000 km del Nürburgring o alla Targa Florio, sono dei validi esempi del rango sportivo a cui appartiene. Diventerà un’icona della società contemporanea a seguito del triste incidente stradale occorso il 30 settembre 1955 alla stella emergente del cinema hollywoodiano James Dean, mentre guidava la sua 550 numerata con il 130, che lui stesso battezzò “Little Bastard”. Apprezzata per la sua agilità, leggerezza e sorprendente affidabilità in gara, ha raccolto l’affetto e il rispetto dei piloti dell’epoca e occupa un posto speciale nel cuore di tutti gli appassionati. Il grande pilota britannico Ken Miles dichiarò a proposito di una 550 acquisita da Johnny von Neumann e portata in gara sulla Costa Ovest nel 1957 che il suo motore funzionava così bene e sciolto che non vollero manometterlo, cambiarono solo le candele. In gara poi, il motore si ruppe ma Miles non ne fu deluso nè si arrabbiò. Al contrario, sostenne che quel motore aveva pieno diritto di lasciarsi andare quando accadeva. Però, accadeva di rado.