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Secondo la definizione dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), «gli Stati sono fragili quando le loro strutture istituzionali non possiedono la capacità e/o la volontà politica di provvedere alle funzioni fondamentali necessarie alla riduzione della povertà, allo sviluppo e alla tutela della sicurezza e dei diritti umani delle loro popolazioni». Sulla base di una serie di criteri e fonti, nel 2011 l’OCSE ha registrato 44 Stati fragili, una cifra in costante aumento da vent’anni. La Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) è attiva in numerosi Stati fragili, come ad esempio l’Afghanistan.
Lo sviluppo di questi Paesi è gravemente ostacolato dalla debolezza delle loro istituzioni, dal malgoverno e dall’assenza di sicurezza. Gli Stati fragili non hanno raggiunto nemmeno uno degli otto Obiettivi di Sviluppo del Millennio, volti a ridurre sostanzialmente la povertà nel mondo entro il 2015. La fragilità dei Paesi del Sud ha inoltre ripercussioni anche sui Paesi del Nord.
Approccio integrato
Benché negli ultimi anni il volume dell’aiuto internazionale sia aumentato, la sua qualità rimane insufficiente. In effetti, la cooperazione è confrontata a sfide che non rientrano nel suo mandato tradizionale ed è costretta ad adattare il proprio approccio. In questo contesto, lo scorso anno i Paesi donatori hanno adottato un documento conclusivo al termine della conferenza di Busan (Corea del Sud) in cui hanno riaffermato la necessità di migliorare la sicurezza, lottare contro l’ingiustizia e creare posti di lavoro.
I donatori hanno ugualmente stabilito che un approccio integrato è al contempo più flessibile ed efficace: la cooperazione allo sviluppo (bilaterale e multilaterale), l’aiuto umanitario, la diplomazia e l’esercito sono tutti strumenti potenzialmente efficaci, ma vanno strettamente coordinati per poter rispondere a situazioni in continua evoluzione.
Aumentare l’aiuto
Il Messaggio concernente la cooperazione internazionale 2013-2016, che sarà discusso prossimamente in Parlamento, prevede un aumento dal 15 al 20% dell’aiuto agli Stati fragili o colpiti da un conflitto. Questo incremento consentirà alla DSC di accelerare la realizzazione degli Obiettivi del Millennio.
La DSC intende potenziare la propria azione in alcune regioni in cui è già presente, in particolare nell’Africa occidentale, e lanciare nuovi programmi nel Myanmar nonché nel Corno d’Africa, dove sta attuando un approccio integrato.

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