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<h2>InitialSituation<h2><p><b>Comunicato stampa del Consiglio federale del 08.03.2013</b></p><p><b>Il Consiglio federale adotta il progetto legislativo sull'integrazione </b></p><p><b>Oggi il Consiglio federale ha adottato il messaggio concernente la modifica della legge federale sugli stranieri. Sono sottoposte a revisione le disposizioni sulla dimora, il ricongiungimento familiare e l'integrazione. Secondo la modifica di legge gli stranieri otterranno in linea di massima il permesso di domicilio soltanto se si saranno integrati. Il progetto definisce inoltre più chiaramente i compiti di Confederazione e Cantoni nell'ambito della promozione dell'integrazione. Il nuovo testo di legge si fonda sul principio secondo cui l'integrazione è un compito trasversale che si svolge nelle strutture locali, ossia a scuola, al lavoro e nel quartiere. </b></p><p>Secondo la modifica di legge, gli stranieri, otterranno in linea di massima il permesso di domicilio solamente se si saranno integrati. Ciò vale anche per i coniugi stranieri di cittadini svizzeri, di titolari di un permesso di domicilio e di cittadini dell'UE/AELS. Secondo l'attuale legge, gli immigrati non possono far valere il diritto a tale permesso, neppure se si sono integrati e hanno vissuto ininterrottamente dieci anni in Svizzera. La revisione in oggetto modifica questa situazione: gli stranieri che vivono nel nostro Paese da dieci anni potranno far valere il diritto al permesso di domicilio a condizione che si siano integrati. Il Consiglio federale intende così incentivare un rapido processo d'integrazione.</p><p>I Cantoni potranno ancora rilasciare il permesso di domicilio anticipatamente, ossia dopo cinque anni di soggiorno ininterrotto, agli stranieri integrati. I familiari dei cittadini di Paesi terzi (fuori dalla UE/AELS), che intendono trasferirsi in Svizzera nel quadro del ricongiungimento familiare, devono conoscere la lingua nazionale del luogo di residenza o essere disposti a impararla frequentando un corso di lingua.</p><p></p><p>Affrontare sistematicamente i deficit d'integrazione </p><p>Il rilascio o la proroga di un permesso per stranieri è vincolato ai criteri d'integrazioni fissati per legge: rispetto della sicurezza e dell'ordine pubblici come anche dei valori della Costituzione federale, padronanza di una lingua nazionale e disponibilità a partecipare alla vita economica o ad acquisire una formazione. Se una persona o una famiglia straniera presenta dei deficit d'integrazione, le autorità competenti devono stipulare un accordo d'integrazione mirato. L'adempimento di questo compito presuppone tuttavia l'ampliamento degli obblighi di comunicazione previsti dall'attuale legge sugli stranieri. In futuro tutte le autorità saranno in generale tenute a comunicare ai servizi cantonali di migrazione le decisioni che lasciano supporre un esito sfavorevole del processo d'integrazione. Gli stranieri che non rispettano l'accordo rischiano la revoca del permesso di dimora. </p><p></p><p>La lingua: fattore chiave dell'integrazione </p><p>Dal 2014 saranno attuati su tutto il territorio programmi d'integrazione cantonali, finanziati congiuntamente da Confederazione e Cantoni. I programmi prevedono una serie di misure nei settori dell'informazione e della consulenza, della formazione e del lavoro nonché della convivenza e dell'integrazione sociale. La politica d'integrazione della Confederazione continua a puntare sul consolidato approccio basato sulle strutture ordinarie: l'integrazione deve avvenire in primo luogo nella formazione, nel lavoro e nel quartiere. Il progetto legislativo prevede pertanto di adeguare anche le leggi sulla formazione professionale, sull'assicurazione contro la disoccupazione, sull'assicurazione per invalidità e sulla pianificazione del territorio. Laddove le offerte delle strutture ordinarie fossero insufficienti o inesistenti, subentreranno progetti e programmi volti a sostenere in modo specifico l'integrazione. La padronanza di una lingua nazionale è un requisito centrale per l'integrazione. A tale proposito è stato sviluppato un assetto quadro per la promozione linguistica che fissa standard comuni sia per gli obiettivi e i contenuti dell'apprendimento sia per la valutazione delle competenze linguistiche (sistema di promozione linguistica FIDE).</p><p>Per sottolineare l'importanza dell'integrazione nella società, il titolo della vigente legge sugli stranieri sarà modificato in "Legge federale sugli stranieri e l'integrazione".</p><h2>Proceedings<h2><p><b>Debattito al Consiglio degli Stati, 11.12.2013</b></p><p><b>CSt: integrazione stranieri; approvata modifica della legge </b></p><p><b>(ats) In futuro, soltanto gli stranieri ben integrati potranno sperare di ottenere un'autorizzazione di domicilio. Il Consiglio degli Stati ha approvato oggi, con 24 voti contro 7 e 4 astenuti, la modifica della legge federale sugli stranieri, con la quale si vuole da un lato incoraggiare l'integrazione e dall'altro, sanzionare chi non fa alcuno sforzo per inserirsi nel tessuto sociale elvetico.</b></p><p>La nuova legge fissa i criteri per una buona integrazione: gli stranieri dovranno poter comunicare in una lingua nazionale, rispettare la sicurezza e l'ordine pubblico, i valori della Confederazione - come l'uguaglianza tra uomini e donne -, nonché prendere parte alla vita economica o optare per una formazione.</p><p>"Le persone non dovranno rinunciare alla loro cultura e al loro modo di vita: si chiede loro di integrarsi, non di assimilarsi", ha precisato la ministra di giustizia e polizia Simonetta Sommaruga.</p><p>Si tratta di "promuovere e pretendere" ("fördern und fordern"), ha sottolineato Robert Cramer (Verdi/GE) a nome della commissione. Il non rispetto dei criteri prescritti potrebbe infatti provocare la revoca del permesso di dimora.</p><p>In futuro, la durata di validità del permesso dipenderà dal grado di integrazione. Una convenzione potrà essere conclusa nel caso in cui l'interessato non faccia abbastanza per ottenerlo.</p><p></p><p>Permesso C</p><p>Quando uno straniero è ben integrato nel tessuto sociale elvetico, potrà ottenere un permesso di domicilio C. Contro il parere del Consiglio federale, gli Stati si sono rifiutati di introdurre un automatismo. Con 20 voti contro 12, i "senatori" hanno preferito mantenere il diritto attualmente in vigore: il permesso C "può" - e non "deve" - essere rilasciato se il cittadino straniero soddisfa i requisiti fissati nella legge.</p><p>Questa formulazione permette di evitare che, in caso di controversia, il Tribunale federale debba definire in ultima istanza che cosa si intenda per "integrazione", ha spiegato Cramer. Per la maggioranza questa valutazione deve restare di competenza delle autorità cantonali.</p><p>I cantoni resteranno liberi di concedere agli stranieri ben integrati un permesso C dopo cinque anni di soggiorno. La revisione della legge prevede che la promozione dell'integrazione è di competenza di Confederazione, cantoni, comuni e parti sociali.</p><p></p><p>Opposizione di fondo</p><p>Questa "statalizzazione" è stata vivamente criticata da Peter Föhn (UDC/SZ), secondo cui l'integrazione è un "dovere" per gli immigrati. A suo avviso, l'inserimento sociale degli stranieri in Svizzera non deve essere un compito dei datori di lavoro.</p><p>Dal canto suo, Stefan Engler (PPD/GR) ha proposto invano la non entrata in materia, sostenendo che gli obiettivi perseguiti dalla revisione potrebbero essere raggiunti con gli strumenti legali già esistenti. Secondo il "senatore" grigionese, il progetto ha un carattere simbolico e genererà oneri e costi sproporzionati senza risolvere alcun problema.</p><p>La revisione propone infatti che Berna investa 20 milioni supplementari nella promozione dell'integrazione. Dal 2014, Confederazione e cantoni dovranno elaborare e finanziare assieme programmi d'integrazione cantonali con i comuni e i servizi specializzati interessati.</p><p></p><p>Tutti devono dare il loro contributo</p><p>Secondo Simonetta Sommaruga, ciascuno deve dare il suo contributo in questo ambito: "tutti approfittiamo dell'immigrazione, e non soltanto l'economia". L'integrazione dovrà anzitutto aver luogo nella vita quotidiana come a scuola, sul posto di lavoro o nelle associazioni. Un'offerta specifica d'incoraggiamento dovrà essere sviluppata nei casi in cui queste strutture non fossero disponibili.</p><p>"È normale che anche i datori di lavoro partecipino alle misure di integrazione, poiché contribuiscono a far venire gli immigrati in Svizzera", ha aggiunto Pascale Bruderer (PS/AG). La legge esige che anche i congiunti di cittadini svizzeri, i titolari di un permesso C e i cittadini dell'Unione europea debbano fare uno sforzo per integrarsi. Essi dovranno farsi comprendere in almeno una delle lingue nazionali parlate nel loro luogo di domicilio.</p><p></p><p>Imam e altri religiosi</p><p>Un articolo è stato infine introdotto per limitare l'afflusso di predicatori. In questo caso, si esige dai cittadini stranieri ammessi nell'insegnamento religioso o linguistico che siano in grado di comunicare nella lingua nazionale parlata sul posto di lavoro.</p><p>Con 26 voti contro 10, i "senatori" non hanno voluto ammettere alcuna eccezione. Hans Stöckli (PS/BE) ha tentato invano di convincere i colleghi che il problema degli imam radicali non sarà risolto in questo modo. Sulle 40-60 domande di soggiorno ricevute ogni anno per il personale religioso, solo 4-8 riguardano imam, le altre concernono soprattutto la Chiesa cattolica, ha precisato Simonetta Sommaruga.</p><p><b></b></p><p><b>Debattito al Consiglio nazionale, 12.03.2014</b></p><p><b>Integrazione stranieri; progetto rinviato a governo </b></p><p><b>(ats) Il Consiglio federale deve rivedere il suo progetto concernente l'integrazione degli stranieri in seguito all'accettazione dell'iniziativa contro l'immigrazione di massa. Il Nazionale ha rinviato oggi al governo la modifica della Legge sugli stranieri. L'UDC avrebbe voluto affossare la revisione.</b></p><p>L'esecutivo è invitato a presentare nuove proposte, tenendo conto delle nuove esigenze costituzionali approvate da popolo e cantoni lo scorso il 9 febbraio. Il contesto politico è completamente cambiato, ha rilevato Marco Romano (PPD/TI) a nome della commissione.</p><p>L'iniziativa dell'UDC impone infatti che "la capacità di integrarsi" sia un criterio determinante per la concessione dei permessi di dimora. Occorrerà trovare il modo di rispettare questa esigenza, gli ha fatto eco la sua collega Ruth Humbel (PPD/AG). Si tratterà per esempio di correggere le condizioni richieste per il raggruppamento famigliare.</p><p>Ciascuno interpreta l'integrazione come vuole, ha sottolineato dal canto suo Ueli Leuenberger (Verdi/GE). Taluni preferiscono l'assimilazione, mentre altri apprezzano l'arricchimento culturale che apportano gli immigrati.</p><p>La revisione è volta a promuovere l'integrazione, ma nel contempo si vuole essere più severi nei confronti di coloro che non fanno abbastanza sforzi, ha ricordato Simonetta Sommaruga. Tuttavia la ministra della giustizia ha ammesso come alla luce del voto del 9 febbraio il progetto vada rivisto.</p><p>Occorrerà trovare il modo di misurare la "capacità d'integrarsi" degli stranieri prima della concessione di un permesso. Per il Consiglio federale, sono necessarie regole chiare a favore della promozione dell'integrazione, ha dichiarato la consigliera federale socialista.</p><p>L'UDC ha tentato invano di convincere il plenum a bocciare il progetto. Secondo Gregor Rutz (UDC/ZH), non è necessario legiferare ancor di più in questo ambito. Gli stranieri che vogliono abitare in Svizzera devono adattarsi ai costumi elvetici. La Confederazione non deve intervenire in un settore che è di competenza dei comuni. Tuttavia la proposta democentrista di non entrare in materia è stata respinta con 124 voti contro 50 e 1 astenuto.</p><p>La revisione era stata approvata in dicembre dal Consiglio degli Stati con 24 voti contro 7. Esponenti dell'UDC e del PPD avevano già tentato allora, proponendo invano la non entrata in materia, di affossare il progetto che ritorna agli Stati.</p><p><b></b></p><p><b>Debattito al Consiglio degli Stati, 02.06.2014</b></p><p><b>Integrazione stranieri, legge rinviata a Consiglio federale </b></p><p>(ats) Il progetto di legge sull'integrazione degli stranieri dovrà essere rivisto dal Consiglio federale alla luce del sì popolare, il 9 di febbraio scorso, all'iniziativa popolare dell'UDC contro l'immigrazione di massa. Lo ha deciso oggi il Consiglio degli Stati, dopo che il Nazionale si è già pronunciato nel marzo scorso per il rinvio di questo dossier al governo.</p><p>L'esecutivo dovrà presentare un testo che tenga conto delle nuove esigenze costituzionali approvate dagli elettori. "Poiché il quadro politico che regge la migrazione è mutato, non ha alcun senso legiferare in merito all'integrazione degli stranieri senza conoscerne i contorni", ha affermato a nome della commissione Robert Cramer (Verdi/GE). </p><p>"L'iniziativa democentrista prevede, per esempio, che la capacità d'integrarsi di uno straniero diventi un criterio determinante per la concessione di un permesso di soggiorno", ha sostenuto la consigliera federale Simonetta Sommaruga, aggiungendo che il progetto governativo per l'applicazione dell'iniziativa sarà presentato verso la fine di giugno, come prevede il ruolino di marcia del Consiglio federale. </p><p>La revisione della legge sull'integrazione degli stranieri era stata approvata nel dicembre scorso per 24 voti a 7 prima di essere rispedita al governo dal Nazionale in marzo, durante la sessione primaverile. </p><p><b></b></p><p><b>Dibattito al Consiglio nazionale, 14.09.2016</b></p><p><b>Integrazione stranieri, accolta revisione legislativa </b></p><p><b>(ats) Dopo oltre quattro ore di dibattito, il Consiglio nazionale ha accolto (113 voti a 65 e 5 astenuti) le modifiche apportate alla legge federale sugli stranieri volte ad includere nella normativa i criteri, più severi, legati all'integrazione.</b></p><p>Il plenum non ha quindi seguito le raccomandazioni della propria commissione la quale, dopo aver esaminato la legge, proponeva la bocciatura del testo.</p><p>Al voto finale, contrariamente alle intenzioni di partenza, il campo rosso-verde ha deciso di sostenere il testo, appellandosi al Consiglio degli Stati affinché quest'ultimo corregga gli aspetti più problematici della riforma.</p><p>Tra i "rospi da ingoiare", Angelo Barrile (PS/ZH) ha citato la possibilità che venga revocato il permesso C agli stranieri anche dopo 15 anni di residenza in Svizzera</p><p>Hanno votato contro la modifica della legge sugli stranieri i rappresentanti dell'UDC. I democentristi giudicano che l'integrazione debba dipendere soprattutto dalla buona volontà dello straniero che giunge in Svizzera; si tratta insomma di una questione privata.</p><p>Per questa formazione, l'integrazione non va delegata allo Stato, specie se quest'ultimo deve servirsi di denaro pubblico per sostenere progetti dalla vaghe finalità avviati nei Cantoni.</p><p>Come detto, il dossier ritorna agli Stati. La Camera dei cantoni aveva già approvato il progetto, modificandolo in alcuni punti, nel 2014. In seguito all'esito positivo della votazione sull'iniziativa contro l'immigrazione di massa dell'UDC del 9 febbraio 2014, la Camera del popolo aveva deciso nel marzo di quell'anno di rinviare l'oggetto al Consiglio federale affinché tenesse conto dell'esito della consultazione e vi integrasse le disposizioni sull'integrazione degli stranieri.</p><p></p><p>Permesso C solo se integrati</p><p>In futuro gli stranieri potranno ottenere un permesso di domicilio (C, in genere rilasciato dopo dieci anni di soggiorno) solo se saranno integrati nella realtà locale.</p><p>Tra i criteri da rispettare figurano la sicurezza e l'ordine pubblico, i valori della Costituzione - come l'uguaglianza uomo/donna -, la partecipazione alla vita economica o l'intenzione di acquisire una formazione, la capacità di sapersi esprimere nella lingua del posto.</p><p>Le autorità dovranno tenere conto del grado di integrazione anche per la concessione di un permesso di dimora (B, annuale rinnovabile). La concessione di simile permesso potrà essere subordinata a una convenzione di integrazione, qualora si dovessero constatare carenze in quest'ambito. Se lo straniero non dovesse rispettare in toto o in parte le condizioni incluse in questo "contratto" - per esempio seguire corsi di lingua - saranno possibili sanzioni.</p><p></p><p>Revoca del soggiorno</p><p>Le disposizioni discusse oggi in aula prevedono anche un ampliamento dei motivi di revoca di un permesso di domicilio. Oltre al mancato rispetto della pubblica sicurezza e dell'ordine pubblico, in futuro sarà possibile perdere il permesso C anche dopo 15 anni dal suo ottenimento, per esempio se la persona in questione dipende dall'assistenza pubblica.</p><p>In futuro, dovrebbe anche essere possibile revocare un permesso C a uno straniero - oppure declassarlo al permesso B - se non intende integrarsi.</p><p></p><p>Raggruppamento famigliare più difficile</p><p>Il plenum ha anche inasprito le condizioni per ottenere il raggruppamento famigliare. Per farsi raggiungere dal congiunto o dai figli minorenni, indipendentemente dal permesso lo straniero dovrà provare di possedere un alloggio appropriato, non percepire l'assistenza sociale né prestazioni complementari, ed essere in grado di comunicare nella lingua parlata nel luogo di domicilio.</p><p>Per quanto attiene alle persone accolte provvisoriamente (permesso F), contrariamente alla commissione preparatoria il Nazionale ha deciso di non sopprimere il diritto al ricongiungimento famigliare dopo 3 anni. Per la maggioranza si tratta di una questione di umanità e rispetto dei diritti umani.</p><p></p><p>Più facile lavorare</p><p>I detentori di un permesso F dovrebbero in futuro poter lavorare più facilmente. Contro il parere dell'UDC, il Nazionale ha rimpiazzato l'obbligo di chiedere un'autorizzazione di lavoro con l'obbligo per il datore di lavoro di comunicare alle autorità competenti l'assunzione della persona interessata.</p><p>I richiedenti l'asilo e le persone accolte provvisoriamente non saranno inoltre più obbligati a versare il 10% del salario per un massimo di dieci anni quale contropartita per i costi provocati durante la procedura d'asilo.</p><p></p><p>Integrazione è compito comune</p><p>Il progetto considera l'integrazione un compito comune della Confederazione, dei cantoni, dei comuni e dei partner sociali. Berna accorderà contributi finanziari per i programmi cantonali d'integrazione. Il tentativo dell'UDC Gregor Rutz (ZH) di stralciare questa disposizione dalla legge è stata respinta per 116 voti a 75.</p><p>Il plenum ha anche bocciato (106 voti a 84) una proposta del consigliere nazionale Marco Romano (PPD/TI) che avrebbe voluto coinvolgere i datori di lavoro nell'integrazione delle proprie maestranze informandoli delle offerte di incoraggiamento e offrendo loro il proprio sostegno per beneficiarne.</p><p>La maggioranza del plenum temeva che un simile compito avrebbe messo in difficoltà la piccole imprese. Quanto alle grandi aziende, queste ultime si impegnano già per l'integrazione dei rispettivi collaboratori.</p><p></p><p><b>Debattito al Consiglio degli Stati, 01.12.2016</b></p><p><b>CSt: integrazione stranieri, criteri più severi </b></p><p><b>(ats) Dopo il Nazionale, anche il Consiglio degli Stati ha accolto le modifiche apportate alla legge federale sugli stranieri volte ad includere nella normativa i criteri, più severi, legati all'integrazione.</b></p><p>In futuro, gli stranieri potranno ottenere un permesso di domicilio (C, in genere rilasciato dopo dieci anni di soggiorno) solo se saranno integrati nella realtà locale.</p><p>Tra i criteri da rispettare figurano la sicurezza e l'ordine pubblico, i valori della Costituzione - come l'uguaglianza uomo/donna -, la partecipazione alla vita economica o l'intenzione di acquisire una formazione, la capacità di sapersi esprimere nella lingua del posto.</p><p>Le autorità dovranno tenere conto del grado di integrazione anche per la concessione di un permesso di dimora (B, annuale rinnovabile). La concessione di simile permesso potrà essere subordinata a una convenzione di integrazione, qualora si dovessero constatare carenze in quest'ambito. Se lo straniero non dovesse rispettare in toto o in parte le condizioni incluse in questo "contratto" - per esempio seguire corsi di lingua - saranno possibili sanzioni.</p><p>Le disposizioni approvate oggi prevedono anche un ampliamento dei motivi di revoca di un permesso di domicilio. Oltre al mancato rispetto della pubblica sicurezza e dell'ordine pubblico, in futuro sarà possibile perdere il permesso C anche dopo 15 anni dal suo ottenimento, per esempio se la persona in questione dipende dall'assistenza pubblica.</p><p>Il plenum ha anche inasprito le condizioni per ottenere il raggruppamento famigliare. Per farsi raggiungere dal congiunto o dai figli minorenni, indipendentemente dal permesso lo straniero dovrà provare di possedere un alloggio appropriato, non percepire l'assistenza sociale né prestazioni complementari, ed essere in grado di comunicare nella lingua parlata nel luogo di domicilio.</p><p>Il progetto considera l'integrazione un compito comune della Confederazione, dei cantoni, dei comuni e dei partner sociali. Berna accorderà contributi finanziari per i programmi cantonali d'integrazione.</p><p></p><p><b>Dibattito al Consiglio nazionale, 12.12.2016</b></p><p><b>CN: integrazione stranieri, pronta la nuova legge </b></p><p><b>(ats) La nuova legge federale sugli stranieri - volta ad includere nella normativa i criteri, più severi, legati all'integrazione - ha concluso l'iter parlamentare. Oggi il Consiglio nazionale ha eliminato le ultime divergenze che l'opponevano agli Stati. Il dossier è quindi pronto per le votazioni finali.</b></p><p>In base alla nuova legge, gli stranieri potranno ottenere un permesso di domicilio (C, in genere rilasciato dopo dieci anni di soggiorno) solo se saranno integrati nella realtà locale.</p><p>Tra i criteri da rispettare figurano la sicurezza e l'ordine pubblico, i valori della Costituzione - come l'uguaglianza uomo/donna -, la partecipazione alla vita economica o l'intenzione di acquisire una formazione, la capacità di sapersi esprimere nella lingua del posto.</p><p>Le autorità dovranno tenere conto del grado di integrazione anche per la concessione di un permesso di dimora (B, annuale rinnovabile). La concessione di simile permesso potrà essere subordinata a una convenzione di integrazione, qualora si dovessero constatare carenze in quest'ambito.</p><p>Se lo straniero non dovesse rispettare in toto o in parte le condizioni incluse in questo "contratto" - per esempio seguire corsi di lingua - saranno possibili sanzioni. Il titolare di un permesso C potrebbe ad esempio venir "retrocesso" e vedersi trasformata la sua autorizzazione di domicilio in permesso B.</p><p>Lo straniero dovrà poi attendere 5 anni per chiedere nuovamente un permesso C. Il Nazionale inizialmente aveva chiesto di limitare tale lasso di tempo a tre anni, vista l'insistenza degli Stati, oggi - con 133 voti contro 58 - ha deciso di portarlo a un lustro.</p><p>Le nuove disposizioni prevedono anche un ampliamento dei motivi di revoca di un permesso di domicilio. Oltre al mancato rispetto della pubblica sicurezza e dell'ordine pubblico, in futuro sarà possibile perdere il permesso C anche dopo 15 anni dal suo ottenimento, per esempio se la persona in questione dipende dall'assistenza pubblica.</p><p>Il Parlamento ha anche inasprito le condizioni per ottenere il raggruppamento famigliare. Per farsi raggiungere dal congiunto o dai figli minorenni, indipendentemente dal permesso, lo straniero dovrà provare di possedere un alloggio appropriato, non percepire l'assistenza sociale né prestazioni complementari, ed essere in grado di comunicare nella lingua parlata nel luogo di domicilio.</p><p>Il progetto considera l'integrazione un compito comune della Confederazione, dei cantoni, dei comuni e dei partner sociali. Berna accorderà contributi finanziari per i programmi cantonali d'integrazione.</p>