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«La nostra presenza globale ci consente di fornire aiuto in modo rapido ed efficace»
Quando è scoppiata l’epidemia di COVID-19, decine di migliaia di cittadine e cittadini svizzeri si trovavano in viaggio all’estero. In una prima fase, il DFAE li ha invitati a organizzare il ritorno in modo autonomo, utilizzando le opzioni commerciali di viaggio disponibili. Quando, a seguito delle restrizioni imposte da molti Paesi, non è più stato possibile, il DFAE ha organizzato voli di rimpatrio dalle zone in cui il numero di viaggiatori svizzeri era particolarmente elevato. Nel frattempo è iniziata la terza fase, in cui il DFAE si occupa principalmente di assistere le viaggiatici e i viaggiatori svizzeri che non hanno ancora potuto essere rimpatriati. Al DFAE questo compito spetta in prima linea alla Direzione consolare (DC), guidata dall’ambasciatore Johannes Matyassy. Della DC fa parte anche la Helpline DFAE, che ha evaso decine di migliaia di chiamate ed e-mail di cittadine e cittadini svizzeri in relazione alla crisi del coronavirus.
L’ambasciatore Johannes Matyassy: «A mio parere, la crisi attuale mostra in modo impressionante il valore della nostra rete di rappresentanze, con circa 170 rappresentanze all'estero e 210 rappresentanze onorarie». © Keystone/DFAE
Signor Matyassy, su cosa vertono le domande ricevute dalla Helpline DFAE in relazione all’emergenza coronavirus?
Dalla metà di dicembre 2019 la Helpline DFAE ha iniziato a ricevere un numero consistente di domande in relazione al COVID-19, in un primo momento riguardanti soprattutto la Cina poi, in misura crescente, anche altri Paesi. All’inizio è stata contattata soprattutto da viaggiatori che chiedevano informazioni a seguito della cancellazione di voli e dell’introduzione di altre restrizioni di viaggio. Poi hanno cominciato ad arrivare domande concrete per sapere se il DFAE sconsigliasse o non sconsigliasse di recarsi in un determinato Paese. Il motore di questo tipo di domanda era spesso il desiderio di recuperare dall’assicurazione di viaggio le spese già sostenute per un viaggio programmato.
Dopo che il Consiglio federale ha invitato i viaggiatori svizzeri all’estero a tornare in patria, il lavoro della Helpline è aumentato esponenzialmente e si è aperta una dinamica del tutto nuova. Era prevedibile guardando i dati, che ci dicono che le Svizzere e gli Svizzeri si recano spesso all’estero. Le stime aggiornate prima della pandemia ipotizzavano più di 16 milioni di viaggi all’anno con almeno un pernottamento.
Inoltre 770 000 cittadine e cittadini svizzeri vivono all’estero, in tutti i Paesi del mondo, tranne che in Turkmenistan, a Tuvalu e Nauru. Alcuni vivono in regioni isolate, difficilmente accessibili anche in condizioni normali. Circa il 20 per cento ha più di 65 anni e appartiene quindi al gruppo più vulnerabile agli effetti del COVID-19.
A fronte di queste cifre, c’era da aspettarsi che anche nella crisi in corso molte persone prima o poi avrebbero avuto bisogno di aiuto da parte della Confederazione.
Dopo l’invito del Consiglio federale a rientrare, come previsto, sono state inviate al DFAE numerose richieste di assistenza: in un primo momento molti viaggiatori – ma spesso anche familiari preoccupati – chiedevano soprattutto con quali modalità fosse ancora possibile organizzare un viaggio di ritorno in autonomia, quali collegamenti aerei fossero ancora aperti, e se il DFAE avrebbe dato assistenza per il trasporto e i pernottamenti e così via. Quando le possibilità di organizzare autonomamente il rientro si sono fatte sempre più esigue e il DFAE ha lanciato la più grande operazione di rimpatrio della sua storia, sono comprensibilmente arrivate molte domande per sapere dove ci si dovesse registrare e annunciare per un volo di ritorno organizzato, se i voli sarebbero stati soggetti a costi, perché il DFAE volasse solo su determinati aeroporti e perché non tutti i posti fossero messi a disposizione di cittadine e cittadini svizzeri, ma in qualche caso fossero ceduti anche a cittadini di altri Stati.
Ora stanno man mano aumentando le domande delle persone che rischiano di rimanere temporaneamente bloccate in qualche parte del mondo e che non vedono, nel breve periodo, alcuna possibilità di rientro. Sempre più spesso riceviamo anche le domande e le richieste di supporto di Svizzere e Svizzeri all’estero.
Nelle ultime settimane il DFAE ha organizzato insieme alle rappresentanze oltre 30 voli di rimpatrio. Questa operazione viene ora gradualmente ridimensionata, mentre nella fase successiva le rappresentanze sono chiamate ad assistere le cittadine e i cittadini svizzeri. Cosa vuol dire questo? Dopotutto, l’assistenza alle Svizzere e agli Svizzeri all’estero è uno dei compiti fissi delle rappresentanze.
Là dove era «facile», nella maggior parte dei casi siamo riusciti a organizzare ed effettuare i viaggi di ritorno. Restano le situazioni complesse che, oltre ai casi dei viaggiatori per il momento bloccati all’estero, comprendono anche quelli di persone il cui ritorno è reso particolarmente difficile, per esempio a causa di motivi medici. Ci sono poi persone che a oggi non avevano ancora cercato di rientrare, ma che adesso si stanno rendendo conto della situazione e vogliono tornare, possibilmente con l’aiuto del DFAE.
Infine, ci aspettiamo un aumento delle richieste da parte delle Svizzere e degli Svizzeri all’estero e ci prepariamo a un forte incremento dei provvedimenti nell’ambito della protezione consolare per dare sostegno nei casi individuali, in particolare nei Paesi dove l’assistenza sanitaria è carente o con condizioni di sicurezza instabili, oppure nei Paesi che non sono in grado di fornire supporto economico ai loro abitanti, per esempio a coloro che perdono il posto di lavoro o le proprie fonti di reddito.
Qual è la Sua impressione della crisi attuale: la rete di rappresentanze svizzere è sufficientemente attrezzata per aiutare le Svizzere e gli Svizzeri che si trovano all’estero?
Sì. A mio parere, la crisi attuale mostra in modo lampante il valore della nostra rete di circa 170 rappresentanze all’estero e 210 rappresentanze onorarie: solo questa presenza diffusa, quasi globale, ci consente di intervenire rapidamente tenendo conto delle condizioni locali, e di fornire aiuto in modo semplice ed efficace là dove è necessario.
Come fa il DFAE a sapere chi ha bisogno di essere assistito e come stabiliscono le sedi esterne un contatto?
Il DFAE riceve le informazioni soprattutto dalla sua rete esterna e attraverso la Helpline DFAE. Dal canto loro le rappresentanze all’estero mantengono i contatti con le Svizzere e gli Svizzeri all’estero iscritti nel registro della loro regione di competenza, con le viaggiatrici e i viaggiatori che si sono annunciati presso la rappresentanza o che sono ad essa altrimenti noti, nonché con le autorità locali. La comunicazione avviene principalmente attraverso la pagina Internet della rappresentanza, via e-mail e via SMS. Tramite SMS, per esempio, il DFAE ha potuto informare gli interessati – a condizione che avessero registrato il proprio viaggio e il proprio soggiorno – sulle prossime operazioni di recupero in un determinato Paese e sui passi da fare per prendervi parte. La Confederazione non può, tuttavia, contattare personalmente tutti i viaggiatori e le viaggiatrici.
Che tipo di assistenza possono offrire le rappresentanze?
La legge sugli Svizzeri all’estero sancisce il principio della responsabilità individuale. Per questo motivo, le Svizzere e gli Svizzeri devono innanzitutto prepararsi bene prima di mettersi in viaggio e provvedere a sé stessi se si trovano in una situazione difficile. A tal fine il DFAE fornisce, in vari modi, aiuto per sostenersi con le proprie forze, per esempio con i Consigli di viaggio che si riferiscono ai settori della politica e della sicurezza, ma non alle questioni sanitarie. Va ricordata anche la possibilità di registrare un viaggio all’estero nell’app «Travel Admin, così, in caso di emergenza, possiamo avere conoscenza del soggiorno all’estero e disporre di un recapito per il contatto.
E se queste misure non bastano?
Se le possibilità a disposizione delle cittadine e dei cittadini per superare le difficoltà con le loro forze si esauriscono o non possono essere concretizzate in caso di emergenza acuta, il DFAE fornisce – nella misura del possibile – assistenza nell’ambito della protezione consolare. L’articolo in proposito della legge sugli Svizzeri all’estero recita: «La Confederazione può sostenere persone fisiche e giuridiche all’estero che non sono in grado o non possono essere ragionevolmente tenute ad assumere la tutela dei propri interessi da sole o con l’aiuto di terzi» (art. 42 LSEst). Ai sensi dell’articolo 43 LSEst, non sussiste comunque alcun diritto alla protezione consolare. La Confederazione può rifiutare o limitare un aiuto se tale aiuto mette in pericolo altre persone o se la persona che richiede l’aiuto non osserva le raccomandazioni della Confederazione oppure ha in altro modo dato prova di negligenza.
Può illustrarcelo con un esempio?
La protezione consolare si concretizza spesso con la concessione di prestiti d’emergenza per finanziare il viaggio di ritorno (o il proseguimento del soggiorno se il rientro non è possibile) oppure per sostenere spese ospedaliere e mediche urgenti in caso di difficoltà finanziarie. Le viaggiatrici e i viaggiatori hanno dunque, sempre, la possibilità di chiedere alle rappresentanze un prestito d’emergenza rimborsabile per finanziare il viaggio di ritorno o prestazioni mediche se non sono in grado di provvedere per sé stesse (p. es. neanche con l’aiuto dei familiari, un trasferimento di denaro o l’aumento del limite della carta di credito).
Quali sono i limiti del Dipartimento? In altre parole: quale aiuto il DFAE non è in grado di prestare?
Come accennato prima, non è possibile contattare personalmente tutti i viaggiatori e le viaggiatrici. Né possiamo, per esempio, fornire assistenza diretta in tutte le località remote e isolate. Altrettanto si può dire per le zone di guerra e simili. In casi specifici, e in situazioni d’emergenza sempre, il DFAE cerca comunque di fare tutto il possibile per trovare il modo di offrire un aiuto pragmatico.
In quale momento il DFAE potrebbe decidere di concludere questa terza fase di sostegno ai viaggiatori svizzeri all’estero?
Come ho già detto, la nostra assistenza non è fornita solo alle viaggiatrici e ai viaggiatori, ma in misura crescente anche alla comunità degli Svizzeri all’estero. Anche solo per questo non prevediamo una fine rapida, ma presumiamo che, a un certo punto, la situazione quanto meno si normalizzerà. Tuttavia, la tabella di marcia sarà determinata in definitiva dall’evolversi della pandemia e dalle conseguenti misure governative nonché dalle ripercussioni politiche, economiche e così via. Ma, a prescindere, posso assicurarvi che continueremo a sostenere i nostri concittadini e le nostre concittadine, e continueremo a farlo anche dopo che la crisi sarà – si spera presto – finita.