Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01037.jsonl.gz/763

L'estrazione mineraria sui fondali marini, ritenuta necessaria alla transizione verde, potrebbe intaccare la salute d'ecosistemi già fragili
CLIPPERTON - Trivellare ed estrarre. La corsa alla sostenibilità si sta trasformando in una vera e propria corsa alle miniere. Molte le aree di interesse, come la Zona di frattura di Clipperton (Ccz), che sarebbe molto ricca di noduli di manganese, da cui si possono estrarre nichel, cobalto e manganese. Se autorizzate, le operazioni di estrazione «potrebbero però presentare rischi significativi per gli ecosistemi oceanici», si legge in un nuovo paper review.
L'articolo, pubblicato sulla rivista Frontiers in Marine Science, fa il punto della situazione, spiegando quali pericoli potrebbero rappresentare nuove miniere sui fondali marini e sottolineando la necessità che vengano eseguite ricerche mirate sull'argomento e, se possibile, riviste le leggi riguardanti lo sfruttamento delle risorse in mare, in cui vivono ecosistemi resi già molto fragili a causa dell'aumento delle temperature, del fenomeno dell'acidificazione delle acque e della pesca a strascico, ad esempio.
La Zona di frattura di Clipperton ha una profondità media di 5'500 metri e si estende su un'area lunga più di 7mila chilometri. Nell'area vivono tra le 22 e 30 specie di cetacei, tra cui delfini e capodogli. Tuttavia non esistono dati sulla densità della popolazione.
È però noto che le montagne sottomarine, che potrebbero diventare in futuro sito di estrazione, sono molto sfruttate da queste specie. I delfini per esempio ne traggono la loro alimentazione e le megattere le sfruttano nelle migrazioni, ma anche per socializzare e per nutrirsi. Altri studi, spiega l'articolo, «suggeriscono che sono importanti anche per l'accoppiamento, il parto e l'allattamento».
Ciò che preoccupa maggiormente i ricercatori è il rumore che verrà prodotto nell'estrazione mineraria. Si aspettano che i lavori non si fermino mai e che quindi il rumore si propaghi nell'area a ogni ora del giorno. «I suoni prodotti dalle operazioni estrattive si sovrapporrebbero alle frequenze di comunicazione dei cetacei ed è probabile che causino mascheramento uditivo e cambiamenti nel comportamento nei mammiferi marini».
Ad esempio, «il rumore antropico, in particolare quello dei sonar a media e bassa frequenza, sembra suscitare una risposta di spavento: le balene in fase di foraggiamento emergono rapidamente in superficie, aumentando il rischio di embolie gassose, talvolta seguite da arenamento, o una cessazione del foraggiamento».
Oltre al rumore, un altro aspetto fondamentale è il ripristino delle aree una volta cessata l'attività mineraria: «Il recupero degli habitat dei fondali da qualsiasi forma di sfruttamento minerario è probabilmente estremamente lento o impossibile». E viene aggiunto che «uno studio sull'estrazione dei noduli ha rilevato che il disturbo per il benthos marino era ancora evidente a distanza di oltre 20 anni».