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Riunite a Bruxelles, le delegazioni di Svizzera e Unione europea non hanno trovato un accordo sulle agevolazioni fiscali accordate da alcuni Cantoni elvetici.
Secondo i Venticinque, i privilegi fiscali concessi a imprese che non operano sul territorio svizzero rappresentano un intervento statale che distorce la concorrenza.
La Svizzera e l'UE rimangono sulle loro posizioni per quanto concerne la vertenza sulle tariffe fiscali applicate da una parte dei 26 Cantoni svizzeri.
Liberi di seguire la loro politica fiscale, secondo le leggi svizzere, alcuni Cantoni hanno adottato da anni aliquote preferenziali per imprese straniere che desiderano stabilirsi sul loro territorio.
Una politica fiscale considerata dall'Unione europea contraria all'Accordo di libero scambio concluso nel 1972, secondo il quale ogni "aiuto pubblico" rappresenta una distorsione della concorrenza tra i paesi firmatari.
Chiesti chiarimenti
In occasione di una seduta del Comitato misto Svizzera-UE, tenuta giovedì a Bruxelles, i rappresentanti della Commissione europea hanno quindi sollecitato una serie di "chiarimenti" da parte della delegazione svizzera.
In particolare, i Venticinque vogliono determinare se alcuni Cantoni svizzeri accordano privilegi fiscali a società che non operano neppure in Svizzera, dove dispongono soltanto di una sede sociale.
Agevolazioni fiscali concesse in questi casi sarebbero da considerare, a detta di Bruxelles, degli aiuti pubblici che falsano le leggi del mercato e la competitività tra le varie piazze fiscali.
"È importante per entrambe le parti che questo mercato possa svilupparsi senza ostacoli. La Svizzera è il nostro vicino e, tramite gli accordi di libero scambio conclusi, è fortemente integrata nel nostro mercato interno", ha sottolineato al termine della riunione la commissaria europea Benita Ferrero-Waldner.
Secondo la responsabile delle relazioni estere dell'UE, la lotta agli interventi statali che distorcono la concorrenza costituisce uno dei pilastri della politica economica e commerciale promossa dai Venticinque.
Misure di ritorsione possibili
"La delegazione svizzera ha ribadito le sue posizioni, mentre le indicazioni fornite dalla Commissione europea non permettono di capire in che modo le agevolazioni fiscali potrebbero compromettere accordi di libero scambio", ha dichiarato invece l'ambasciatore elvetico Bernhard Marfurt.
Il capo della delegazione svizzera e della missione svizzera a Bruxelles ha ricordato che la questione fiscale non è nuova. Era già stata infatti sollevata dal Parlamento europeo nel 2003.
"Il problema della concorrenza fiscale è molto attuale e controverso all'interno della stessa Unione europea. L'Estonia, ad esempio, pratica un tasso dello 0% per le imprese straniere", ha aggiunto Marfurt.
La Svizzera dovrebbe ora fornire una risposta all'Unione europea entro l'inizio del 2006.
Nel caso in cui la Commissione europea fosse in grado di dimostrare la violazione degli accordi commerciali bilaterali, Berna e Bruxelles avrebbero tre mesi di tempo per trovare un accordo.
In mancanza di un'intesa, i Venticinque potrebbero adottare delle sanzioni nei confronti della Svizzera.
L'Accordo di libero scambio firmato dalla Svizzera e dall'Unione europea prevede tra l'altro, quale misura di ritorsione, l'imposizione di tasse doganali più alte rispetto a quelle in vigore attualmente.
swissinfo e agenzie
Fatti e cifre
L'articolo 23.iii dell'Accordo di libero scambio del 1972 dichiara incompatibile col trattato «ogni aiuto pubblico che falsi o minacci di falsare la concorrenza, favorendo talune imprese o talune produzioni».
I cantoni svizzeri sono liberi di stabilire la loro politica fiscale nel quadro della Legge federale sull'armonizzazione delle imposte (2001).
Il canton Obwaldo ha deciso d'introdurre un tasso d'imposizione degli utili aziendali del 6,6%, uno dei più bassi della Svizzera; spera in questo modo di attrarre nuove aziende.