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<h2>SubmittedText<h2><p>Come spesso succede prima di una sessione, mi giungono molte domande e osservazioni da parte della popolazione. Da tempo ricorre sempre lo stesso tema: la politica svizzera in materia d'asilo.</p><p>Nessuno è contento: i costi aumentano, le domande tendenzialmente pure, i termini di attesa sono lunghi e le procedure complesse, la criminalità dei richiedenti elevata. Inoltre aumentano le bande di passatori e gli incidenti durante la fuga via mare dei richiedenti l'asilo, e l'accettazione di rifugiati provenienti da culture diverse è esigua.</p><p>In rapporto alla superficie e al numero di abitanti, la Svizzera figura ai primi posti tra i Paesi di accoglienza dei rifugiati. Con tutta la buona volontà non può tuttavia accogliere "tutto il mondo". Occorre ridurre radicalmente la nostra attrattiva quale Paese d'asilo. In tal modo si riduce il numero di morti e la popolazione può finalmente tirare un sospiro di sollievo.</p><p>Il problema non può essere risolto con correzioni cosmetiche, bensì si impone una riforma radicale di tutta la politica d'asilo, un vero e proprio cambiamento paradigmatico. Che fare?</p><p>1. Il Consiglio federale ha considerato la possibilità che ogni continente o ogni cultura risolva da sé i suoi problemi d'asilo? Gli africani restano in Africa, gli asiatici in Asia, i latino-americani in America latina. In compenso, i Paesi "ricchi" sostengono soltanto in loco i richiedenti l'asilo in Paesi poveri in misura assai più generosa di quanto facciano oggi. In tal modo la Svizzera non dovrebbe più accogliere rifugiati economici. L'accoglienza in Svizzera sarebbe piuttosto un'eccezione.</p><p>2. Non ritiene meglio evitare di sradicare i rifugiati dal loro contesto culturale? In tal modo si porrebbe pure freno alle attività dei passatori e alla tratta di esseri umani, evitando tragedie con molte vittime.</p><p>3. Se la Svizzera continuasse a destinare il medesimo importo al settore dell'asilo, l'aiuto non sarebbe effettivamente quadruplicato, perché in loco con un franco si potrebbe fare molto di più di quanto possibile nella costosa Svizzera?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale non condivide appieno le osservazioni introduttive dell'autrice dell'interpellanza. In effetti, nel 2014 il numero delle domande d'asilo presentate in Svizzera è aumentato di circa l'11 per cento rispetto all'anno precedente, mentre in Europa è salito di circa il 35 per cento. L'incremento delle domande in Svizzera è stato pertanto inferiore rispetto a quello osservato su scala europea. Inoltre, se nel 2012 la quota svizzera in rapporto alle domande d'asilo in Europa ammontava all'8,2 per cento, nel 2014 è stata pari ad appena il 3,8 per cento, il valore più basso degli ultimi 15 anni.</p><p>Con il riassetto del settore dell'asilo, il Consiglio federale intende accelerare le procedure d'asilo, garantendone nel contempo uno svolgimento equo. L'obiettivo è decidere definitivamente ed eseguire il 60 per cento di tutte le procedure d'asilo al massimo entro 140 giorni. Dal 6 gennaio 2014 l'efficacia di questa nuova procedura d'asilo è sottoposta a verifica, in una fase test, nel nuovo centro di procedura di Zurigo. Dai primi risultati intermedi della valutazione per il periodo compreso tra il 1° gennaio e il 31 ottobre 2014 risulta un'accelerazione delle procedure. Quanto all'elevato tasso di criminalità nel settore dell'asilo addotto dall'autrice dell'interpellanza, occorre osservare che nel 2014 il numero di persone del settore dell'asilo sanzionate per infrazioni al Codice penale è diminuito di circa il 31 per cento rispetto all'anno precedente, raggiungendo il livello più basso dal 2009.</p><p>Il crescente numero di rifugiati e profughi, i tragici naufragi in tutto il mondo e le attività di bande di passatori senza scrupoli destano grande preoccupazione. Secondo le stime dell'Alto commissariato dell'ONU per i rifugiati (ACNUR), alla fine del 2014 oltre 52 milioni di persone erano in fuga. Si presume che circa 16 milioni adempiano la qualità di rifugiato ai sensi della Convenzione di Ginevra del 1951 sullo statuto dei rifugiati. L'86 per cento circa di queste persone trova protezione in Paesi in via di sviluppo. Il Consiglio federale reputa pertanto molto importante proteggere in maniera efficace le persone fornendo loro al più presto un aiuto umanitario in loco e sostenere i Paesi di prima accoglienza e di transito nel far fronte ai problemi legati all'accoglienza e all'alloggio dei rifugiati e dei profughi. In Medio Oriente e nel Corno d'Africa la Svizzera svolge ad esempio programmi tesi a rafforzare la protezione dei rifugiati nelle regioni di origine. In tal modo può elaborare soluzioni sostenibili e impedire i flussi migratori secondari. Nelle zone di transito nell'area del Mediterraneo, in particolare in Nord Africa, la Svizzera promuove l'assistenza dei migranti e il miglioramento della loro protezione in loco, nonché una gestione statale sostenibile dei movimenti migratori. Sostiene inoltre i ritorni volontari nei Paesi di provenienza.</p><p>Il Consiglio federale resta tuttavia determinato a onorare gli obblighi derivanti dalla convenzione sullo statuto dei rifugiati, garantendo l'accesso a una procedura d'asilo equa alle persone la cui vita o libertà sarebbe minacciata, in caso di allontanamento, a causa della loro razza, religione, cittadinanza, appartenenza a un determinato gruppo sociale o opinioni politiche.</p><p>Va inoltre rilevato che i richiedenti l'asilo che al momento della presentazione della domanda in Svizzera non sostengono di cercare protezione dalla persecuzione, bensì fanno valere soltanto motivi economici o medici ricevono una decisione di non entrata nel merito e devono lasciare la Svizzera senza che sia verificata la qualità di rifugiato (art. 31a della legge sull'asilo). Le domande d'asilo infondate sono decise in una procedura rapida (procedure di 48 ore, "fast track" e domande multiple Dublino).</p>  Risposta del Consiglio federale.