Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/32459

<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Domanda 1</p><p>In base all'art. 13 della legge del 30 aprile 1997 sulle poste (LPO, RS 783.0), la Posta sottostà </p><p>alle disposizioni della legge del 19 giugno 1992 sulla protezione dei dati (LPD, RS 235.1). La </p><p>legge sulla protezione dei dati disciplina l'acquisizione, il trattamento e la sicurezza dei dati </p><p>nonché i diritti delle persone interessate. Ai sensi dell'art. 12 cpv. 3 LPD, il trattamento dei dati, </p><p>e quindi anche la loro cessione, non costituisce una lesione della personalità quando la persona </p><p>interessata ha reso i dati accessibili a tutti e non si è opposta esplicitamente ad un loro </p><p>trattamento. In base all'art. 14 LPD, il trattamento di dati personali può essere affidato anche a </p><p>un terzo. Poiché i rapporti giuridici fra la Posta e i suoi clienti sono generalmente sottoposti al </p><p>diritto privato, anche per la Posta trova materialmente applicazione la sezione 3 della legge </p><p>sulla protezione dei dati. Per quanto riguarda la sorveglianza, come stabilito dall'art. 23 cpv. 2 </p><p>LPD, la Posta, essendo un organo indipendente di diritto pubblico della Confederazione, </p><p>sottostà invece alle disposizioni valevoli per gli organi federali. La situazione giuridica è quindi </p><p>sufficientemente chiara.</p><p>In base all'art 12 dell'ordinanza sulle poste (OPO, RS 783.01). la Posta, per consentire a terzi di </p><p>aggiornare le rispettive banche dati, può mettere a loro disposizione gli indirizzi dei clienti, a </p><p>meno che questi ultimi non ne abbiano espressamente proibito il trattamento. Questa nuova </p><p>disposizione, entrata in vigore il 13 giugno 2000, autorizza esplicitamente la Posta a mettere a </p><p>disposizione di terzi dati dei clienti per consentire un aggiornamento degli archivi di indirizzi. </p><p>Solamente se gli indirizzi postali sono di buona qualità la Posta è in grado di consegnare lettere </p><p>e pacchi in modo efficiente e contenendo i costi. Per raggiungere questo obiettivo, la Posta ha </p><p>allestito una banca dati nella quale sono registrati tutti i cambiamenti d'indirizzo e ne ha affidato </p><p>la gestione e l'aggiornamento alla sua affiliata DCL Data Center Luzern AG. Sulla base di </p><p>questa banca dati d'indirizzi, la DCL offre oggi un servizio che consente alle aziende di </p><p>aggiornare costantemente i loro archivi d'indirizzi. Esse possono ottenere presso la DCL i nuovi </p><p>indirizzi dei loro clienti (via, numero, località e numero di avviamento postale), a condizione che </p><p>le persone in questione siano già presenti nei loro elenchi di indirizzi. Se le aziende non sono in </p><p>grado di comunicare alla DCL i nomi e gli indirizzi precedenti, i dati non vengono messi a </p><p>disposizione. La Posta e la DCL non praticano un commercio di indirizzi: non si tratta di una </p><p>vendita di nuovi indirizzi, ma di un semplice aggiornamento dei dati di cui il cliente della DCL già </p><p>dispone. Alla luce di questa situazione, il Consiglio federale non ritiene di dover intervenire per </p><p>chiarire ulteriormente i diritti di protezione dei dati dei clienti postali.</p><p>Domanda 2</p><p>Anche se la legge non la obbligherebbe a farlo, la Posta intende in futuro chiedere </p><p>espressamente ai clienti che annunciano un trasloco se desiderano che il loro nuovo indirizzo </p><p>sia comunicato o no. Il cliente può quindi scegliere se impartire alla Posta un ordine di </p><p>rispedizione. Se il cliente accetta che il suo indirizzo sia comunicato, la Posta, come già </p><p>illustrato, può mettere a disposizione di terzi l'indirizzo, a condizione che questi terzi dispongano </p><p>già dell'indirizzo precedente della persona in questione. L'esperienza dimostra che, se la Posta </p><p>è autorizzata a comunicare il nuovo indirizzo, basta poco tempo perché, dopo un trasloco, tutti </p><p>gli invii vengono indirizzati correttamente. Questa misura permette una riduzione sensibile dei </p><p>costi. Secondo dati forniti dalla Posta, i costi determinati dalle operazioni di rispedizione e rinvio </p><p>al mittente nonché dalla segnalazione di rettifiche di indirizzo al mittente ammontano </p><p>annualmente a circa 106 milioni di franchi. Per ridurre tali costi, la Posta si affida sempre più ai </p><p>servizi della sua affiliata DCL. Grazie ad essi, nel 1999 è stato possibile ridurre di 7 milioni i </p><p>costi per i rinvii e le segnalazioni di rettifica. </p><p>Il cliente che invece chiede la rispedizione ma non autorizza la Posta a trasmettere ad altri il suo </p><p>nuovo indirizzo riceverà per lungo tempo invii postali con l'indirizzo sbagliato dai mittenti che </p><p>non ha provveduto ad informare. Ciò causa notevoli costi supplementari alla Posta:</p><p>? gli invii con un indirizzo sbagliato che </p><p>devono essere rispediti non possono essere trattati meccanicamente, ma devono essere </p><p>smistati a mano;</p><p>? l'invio deve essere contrassegnato con il </p><p>nuovo indirizzo oppure inserito in una busta per la rispedizione in blocco;</p><p>? gli invii così trattati devono essere </p><p>trasportati giornalmente al nuovo domicilio del cliente.</p><p>La tassa mensile di 20 franchi è commisurata a questi costi supplementari e rappresenta un </p><p>compenso per il servizio fornito dalla Posta. La soluzione, scelta dalla Posta, di far pagare al </p><p>committente i costi supplementari non viola le disposizioni della legge sulla protezione dei dati. </p><p>Questo compenso, in particolare, non deve essere inteso come una tassa imposta a chi </p><p>esercita un proprio diritto nell'ambito della protezione dei dati. Un approccio diverso </p><p>comporterebbe, per i clienti che impartiscono alla Posta un ordine di rispedizione ma che non </p><p>desiderano che il proprio indirizzo sia messo a disposizione di terzi, il diritto ad usufruire a </p><p>prezzo scontato di servizi postali, cosa che ovviamente non può essere pretesa. Il meccanismo </p><p>in questione non costituisce quindi una tassa sull'esercizio di un diritto nell'ambito della </p><p>protezione dei dati, ma un compenso per un servizio supplementare fornito al cliente.</p>  Risposta del Consiglio federale.