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Il presidente dell'Unione svizzera degli imprenditori (USI) Valentin Vogt ritiene che le richieste di autorizzazione supplementari per l'assunzione di manodopera estera costerà "miliardi di franchi all'anno" all'economia a causa dell'iniziativa sull'immigrazione di massa. Il Consiglio federale stima invece i costi a soli 100 milioni.
Nel suo rapporto inerente all'avamprogetto per l'attuazione dell'iniziativa approvata alle urne il 9 febbraio 2014 il governo presuppone che a un'azienda una simile domanda costerà circa 500 franchi. In un'intervista pubblicata oggi dalla "NZZ am Sonntag" Vogt dichiara per contro che "nella mia impresa calcoliamo 2'000 franchi per richiesta", lo dimostra l'esperienza.
La Confederazione prevede 200'000 domande in più per lavoratori europei, frontalieri inclusi. Con 2'000 franchi per domanda "i costi ammontano a 4 miliardi di franchi". "Anche supponendo un calo dell'immigrazione e una sostanziale semplificazione delle procedure di autorizzazione - cosa che considero stringente - mi attendo costi supplementari per l'economia di 1-2 miliardi all'anno", afferma il presidente dell'USI.
Nel suo rapporto il Consiglio federale cita anche di misure d'accompagnamento, interrogandosi "sull'opportunità e la misura in cui il datore di lavoro che recluta nuovo personale straniero debba promuovere il potenziale indigeno. A tal fine si potrebbe istituire un apposito tributo o si potrebbe prevedere la creazione di posti di formazione."
Vogt non considera né l'una né l'altra una buona idea. L'economia forma già apprendisti e "ci sforziamo di integrare nel mercato del lavoro persone handicappate e più anziane". Le aziende non reclutano "per piacere" all'estero, ma "perché non troviamo la manodopera specializzata di cui abbiamo bisogno".