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BERNA - Molte persone, da quando sono disponibili i test fai-da-te rapidi in farmacia, si sottopongono spesso a dei controlli prima di andare a fare un aperitivo o prima di partecipare a una festa di compleanno. Una precauzione che però non si sposa (più) benissimo con l'attuale situazione epidemiologica svizzera, in cui le infezioni sono in netto calo. «Attualmente - precisa l'epidemiologo e membro della Task Force Didier Trono alla rivista Higgs - la strategia dei test rapidi non ha più senso».
Il motivo? È sempre l'epidemiologo a rivelarlo, stavolta a 20 Minuten. «Con un numero di casi così basso, i risultati dei test fai da te hanno una maggior probabilità di essere errati», spiega Trono precisando che questo problema è legato alla probabilità pre-test, soprattutto in quei test in cui la possibilità di registrare dei falsi negativi è concreta. «Quando il numero di persone infette nella popolazione diminuisce drasticamente, quello dei falsi positivi diventa sempre più importante. Devono essere effettuati sempre più test per trovare dei contagiati». È dello stesso parere anche l'infettivologo Andreas Cerny: «Un buon test rapido ha una sensibilità dell'80%. Presumendo una forte contaminazione della popolazione, in cui il 10% degli esaminati è infetto, il test ha meno probabilità di fornire un falso positivo ed è quindi utile. Se però il virus non è molto presente nella popolazione e i positivi sono pochi - come avviene ora - allora la probabilità di ottenere falsi positivi aumenta».
Questa problematica mette quindi in discussione l'efficacia della strategia dei test di massa, senza un motivo scatenante. «Al momento abbiamo troppi pochi dati per dirlo», sottolinea Trono. Certo è che i test rapidi restano importanti per compiere un'analisi ambientale dove si sono già registrati altri casi positivi. «In questo caso il loro utilizzo ha senso per identificare e bloccare sul nascere la diffusione di un focolaio». La migliore strategia per contenere il coronavirus, ricorda l'esperto, resta comunque quella di vaccinare più persone possibile.
L'Ufsp, pur consapevole del problema dei falsi positivi, continua però a sostenere la strategia degli auto-test. «Accettiamo la problematica perché questo significa che circola meno virus nella popolazione», precisa la portavoce Simone Buchemann. «Un test negativo può comunque portare a un cambiamento nel comportamento e permettere alla popolazione di avere un ruolo più attivo nella vita di tutti i giorni».