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BERNA - L'acquisto dei nuovi caccia da parte della Confederazione deve avvenire nel nome della trasparenza. A volerlo è la consigliera federale Viola Amherd, intenzionata a divulgare pubblicamente le valutazioni sui vari jet in corsa formulate dagli esperti. Alla base della scelta finale vi sarà il rapporto costi-benefici.
In un'intervista rilasciata all'odierna edizione della NZZ, Amherd ha affermato che non si può giustificare l'acquisto di un jet molto più caro o molto peggiore di un altro solamente con ragioni politiche. Tuttavia, qualora non vi fossero grandi differenze tra i modelli, entreranno in gioco anche considerazioni di questo tipo.
La ministra della difesa assicura che il suo dipartimento renderà noto quale aereo è stato giudicato il migliore dagli esperti in fase di test. Le informazioni saranno fornite dopo che Berna avrà preso la propria decisione. «Non manterremo segreti», ha detto la vallesana al giornale d'oltre San Gottardo.
Il Consiglio federale non pensa all'idea di chiedere concessioni in materia di politica europea per mezzo dell'acquisto dei caccia. Collegare le due questioni non è possibile anche solo per motivi formali, ha dichiarato Amherd. Inoltre, un singolo Stato membro dell'Ue non avrebbe il potere di esercitare un'influenza significativa sull'accordo quadro.
In ogni caso, i tre paesi produttori rimasti in lizza sono interessati a una cooperazione più intensa con la Svizzera, in campo militare ma pure altrove. I candidati sono al momento quattro: gli statunitensi F-35 Lightning II della Lockheed Martin e F/A-18E/F Super Hornet della Boeing, il Rafale della francese Dassault e l'Eurofighter, realizzato da un consorzio europeo con sede in Germania. È previsto che il governo si esprima entro l'estate.
Alla testata zurighese, Amherd ha anche parlato del servizio militare obbligatorio per tutti gli svizzeri, donne comprese. «A prima vista», ha commentato la ministra, «mi piace l'idea. Quando parlo con i giovani sento che sarebbero disposti a fare qualcosa per la comunità».
Malgrado ciò bisogna considerare le ripercussioni che ci sarebbero per le aziende. Inoltre, tale servizio non dovrebbe essere in concorrenza con il settore privato. Attualmente, la quota delle donne nell'esercito è dell'1%, un tasso che però dovrebbe raggiungere il 10% nel 2030.