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Anne-Marie Rey ha combattuto per decenni in favore del diritto all’aborto. Ha ottenuto la sua vittoria il 2 giugno 2002, giorno in cui un’ampia maggioranza del popolo svizzero ha accettato il cosiddetto regime dei termini. La paladina dei diritti delle donne e politica socialista bernese è morta martedì all’età di 78 anni a causa di un’insufficienza cardiaca.
Anne-Marie Rey ha studiato alla scuola di traduzione di Ginevra e nel 1973 è stata tra le fondatrici dell’Unione svizzera per la decriminalizzazione dell’abortoLink esterno.
La sua motivazione ha avuto origine da una vicenda personale: in seguito a una gravidanza indesiderata, Anne-Marie Rey non voleva tenere il bambino. «Ero arrabbiata che lo Stato volesse decidere della mia vita», aveva raccontato. Non si trattava però soltanto di sé stessa. «Per me, sapere quando, se e in quali condizioni una donna può avere un figlio è una questione assolutamente centrale ed esistenziale».
Lotta decennale
Anne-Marie Rey, figlia di un ginecologo, ha dovuto incassare diverse sconfitte prima di raggiungere il suo obiettivo. Nel giugno 2002, il cosiddetto regime dei terminiLink esterno è stato accolto dal 72,2% del popolo svizzero. Con l’entrata in vigore delle nuove disposizioni del Codice penale svizzero, quattro mesi dopo la votazione popolare, le donne hanno ottenuto il diritto di abortire legalmente fino alla dodicesima settimana. Una pratica che allora era già diffusa nei cantoni liberali, così come in numerosi paesi europei.
Per Anne-Marie Rey non si è però semplicemente trattato di un adeguamento della legge. «Ora, il diritto all’autodeterminazione delle donne viene riconosciuto dalla legge», aveva commentato alla Radio svizzera di lingua tedesca.
Secondo l’Ufficio federale di statisticaLink esterno, le interruzioni di gravidanza in Svizzera sono state 10'255 nel 2015. Con una quota di 6,5 aborti per 1'000 donne, la Svizzera è il paese europeo con il tasso più basso.
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Traduzione dal tedesco di Luigi Jorio, swissinfo.ch