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Prosciolto secondo il principio 'in dubio pro reo' alle Correzionali di Lugano un 50enne accusato di aver sfruttato un'inquilina, estorcendole 90 mila franchi
Al processo, una settimana fa, aveva negato ogni addebito. Oggi la Corte ha pronunciato nei suoi confronti una sentenza di proscioglimento, in virtù del principio 'in dubio pro reo', ma non senza rimproverare all'imputato «un comportamento inusuale». Il caso è quello di un 50enne residente nel Luganese, che nel 2013 affittò un appartamento a Lugano-Loreto a una donna fragile, poi deceduta un anno dopo per una grave malattia.
Il giudice Siro Quadri, nel motivare il verdetto, ha spiegato che lo sfruttamento dello stato di bisogno e il postulato di una prestazione oggettivamente sproporzionata rispetto a quanto offerto non sono stati sufficientemente provati. Nessun rimprovero - ha proseguito il presidente della Corte - può essere tuttavia mosso alla procuratrice pubblica, Chiara Borelli, dal momento che la presunta vittima è deceduta e non ha mai potuto essere interrogata. Il magistrato aveva richiesto una pena di 12 mesi sospesi con la condizionale, ma stamane, dopo la lettura della sentenza, ha già preannunciato che non ricorrerà in Appello. Il caso, dunque, si chiude qui.
Il comportamento dell'imputato è stato comunque ritenuto dal giudice, «sicuramente non esemplare. Questa Corte non lo ha creduto quando egli ha sostenuto di aver voluto fare gesti di bontà nei confronti della donna». Inusuale è stato definito il contratto d'affitto e le modalità di pagamento ottenute dall'uomo: 23 mila franchi da pagare subito a contanti per un affitto di poco più di 1000 franchi mensili e ben 90 mila franchi cash sborsati pochi giorni dopo, a pagamento delle pigioni per i successivi 4 anni. Il giudice Quadri ha definito oltretutto riprovevole il fatto che il proprietario dell'appartamento avesse «accompagnato la donna in banca a prelevare i soldi». Tutti elementi - ha evidenziato il presidente della Corte - che non sostanziano tuttavia il reato di usura. Inoltre, il contratto d'affitto non è stato comunque ritenuto sproporzione.
Ancora il giudice: «indubbiamente - ha sottolineato - la donna aveva delle difficoltà e aveva bisogno di aiuto, ma non era incapace d'intendere e di volere. La pressione esercitata dall'imputato non è stata particolarmente pressante e non c'è prova che l'inquilina sia stata circuita dall'imputato, il quale ha comunque superato chiaramente il confine del rapporto che dovrebbe esserci tra locatore e locatario».