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Per Lorena Ortega, ingegnera cilena che vive in Svizzera da due decenni, l'equilibrio tra lavoro e famiglia è in gran parte dovuto al sostegno della famiglia.Questo contenuto è stato pubblicato il 09 agosto 2020 - 15:00
Dopo gli studi di ingegneria civile e ambientale a Santiago del Cile, dove è nata, Lorena Ortega ha svolto uno stage presso il Politecnico federale di Losanna (EPFL). In Svizzera ha conosciuto David, che è diventato suo marito. La coppia attualmente ha due figli, Antoine, di 12 anni, e Liza, di sei. Ha sempre lavorato e per lei è naturale.
"Perché lavoro? Perché è quello per cui ho studiato. Non so come si viva senza lavorare", risponde senza esitazione. Nel suo ambiente sociale e familiare le donne hanno sempre lavorato: la madre e la nonna come insegnanti, la zia, come ingegnera chimica. "Il lavoro è essenziale per lo sviluppo e per essere indipendente".
A differenza del Cile, dove il ceto medio può contare sul sostegno quotidiano di personale domestico, in Svizzera le famiglie di questo livello sociale possono assumere solo un aiuto per qualche ora a settimana. Ciò incide sul tempo disponibile per l'attività professionali. Nel suo caso, la famiglia partecipa attivamente alla cura dei figli.
Un giorno alla settimana i bambini pranzano alla mensa scolastica. Gli altri quattro giorni sono divisi tra Lorena, David (entrambi lavorano all'80%), la zia di Lorena e la nonna dei bambini, che viene appositamente dal Vallese (4 ore di treno).
Le donne straniere lavorano più delle donne svizzere? "Non ho questa impressione, anche se mi sembra che qui le faccende domestiche ricadano maggiormente sulle donne, e tra le mie amiche io sono quella che lavora di più fuori casa".