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La Russia chiede l'estradizione dell' ex ministro dell'energia atomica Ievgheni Adamov, arrestato a Berna lo scorso 2 maggio su richiesta americana.
Il Cremlino ha accusato Berna di non aver rispettato il diritto internazionale, che garantirebbe ad Adamov l'immunità.
L'istanza di Mosca si basa su un mandato di cattura emesso il 14 maggio da un tribunale della capitale, ha annunciato l'Ufficio federale della giustizia.
Mercoledì sera, il ministero degli esteri russo aveva emesso un comunicato in cui annunciava passi diplomatici per ottenere il rimpatrio di Adamov e rimproverava alla Svizzera di averlo arrestato non rispettando «un certo numero di norme del diritto internazionale».
«Attiriamo l'attenzione sul fatto che alcune delle azioni di cui è accusato Adamov, hanno potuto essere commesse quando era ancora ministro. In virtù delle regole internazionali, tali azioni sono coperte dall'immunità contro la giustizia penale di un paese straniero».
Adamov chiede di essere scarcerato
Alcune ore prima dell'intervento di Mosca, Yevgheni Adamov aveva accusato le autorità svizzere di detenerlo abusivamente.
L'avvocato dell'ex ministro russo dell'energia nucleare ha inoltrato un ricorso al Tribunale penale federale (TPF) di Bellinzona contro la decisione dell'Ufficio federale di giustizia (UFG) di incarcerarlo su richiesta degli Stati Uniti, che ne chiedono l'estradizione.
Al pari delle autorità russe, i suoi avvocati stimano che le autorità elvetiche non hanno rispettato il diritto svizzero ed internazionale. Secondo quanto indicato dal legale Stefan Wehrenberg, il mandato d'arresto spiccato dall'UFG è contrario alla Convenzione europea sull'assistenza giudiziaria e viola l'immunità di cui godrebbe Adamov in quanto ex ministro.
Nel caso in cui giudici di Bellinzona dovessero respingere il ricorso, i legali di Adamov potranno ancora rivolgersi al Tribunale federale di Losanna.
Accuse pesanti
Washington accusa l'ex ministro dell'energia atomica di truffa, ricettazione, riciclaggio e frode fiscale.
Adamov è sospettato di aver stornato a suo profitto nove milioni di dollari versati dagli Stati Uniti e da altri paesi che sarebbero dovuti servire a migliorare la sicurezza delle istallazioni nucleari russe, per poi investire la somma in diverse società americane di cui era proprietario.
Il ministro era stato arrestato lo scorso 2 maggio a Berna. Nella capitale, voleva incontrare la figlia Irina, che vive in Svizzera dal 1992.
Nei guai anche la figlia Irina
Irina Adamova è dal canto suo sospettata dalla giustizia bernese – ma il dossier è passato nel frattempo nelle mani del Ministero pubblico della Confederazione - di riciclaggio di denaro ed i suoi conti sono stati congelati a fine aprile. Secondo il «New York Times», il padre si trovava a Berna proprio per cercare di discutere con le autorità elvetiche allo scopo di far sbloccare questi conti, sui quali dovrebbero trovarsi circa 250'000 franchi.
Due giorni dopo il suo arresto, Adamov si era opposto a una procedura semplificata di estradizione. La giustizia statunitense si vede così costretta a depositare una domanda formale entro 60 giorni. Secondo quando dichiarato dal portavoce dell'Ufficio di giustizia, Folco Galli, la richiesta non è per il momento ancora giunta a Berna.
swissinfo e agenzie
Fatti e cifre
Ievgheni Adamov è stato nominato ministro dell'energia atomica nel 1998, quando a capo della Russia vi era ancora Boris Eltsin.
Nel 2001 ha perso il suo incarico, in seguito ad un rimpasto voluto da Vladimir Putin.
Nello stesso anno, in patria è finito sotto inchiesta per un presunto fatto di corruzione, ma è uscito indenne dalle indagini.
Negli Stati Uniti assieme ad Adamov è finito sotto inchiesta pure Mark Kaushansky, un ingegnere nucleare americano di origine russa.