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Quella che a Hong Kong veniva chiamata la “maggioranza silenziosa”, non ha votato per mantenere l’ordine e la politica conservatrice cinese, ma ha scelto la democrazia lontana dal potere di Pechino. Le proteste antigovernative hanno sfidato le autorità di Hong Kong governata dai cinesi con un sistema diverso dal resto del paese che dovrebbe garantire un alto grado di autonomia. I manifestanti sostengono che Pechino abbia infranto l’accordo sull’autonomia, scritto prima della consegna dell’ex colonia britannica nel 1997 al controllo cinese, sbriciolando costantemente la libertà con il proprio modello di sviluppo trainato dallo Stato.
In base ad una legge federale emanata nel 1992 dal Congresso americano, gli Stati Uniti possono trattare con Hong Kong separatamente dalla Cina per tutto quello che riguarda il commercio e il controllo economico. Questo trattamento speciale è stato modificato lo scorso mese con l’introduzione di un nuovo emendamento legislativo approvato all’unanimità dal Senato e dalla Camera degli Stati Uniti (tranne un solo voto) che prevede la possibilità per il governo americano di imporre sanzioni contro funzionari cinesi e hongkonghesi ritenuti responsabili di violazione dei diritti umani.
Con la nuova legge è fatto divieto di esportare alla polizia di Hong Kong strumenti utilizzati per il controllo delle folle, come ad esempio gas lacrimogeni, spray al pepe, proiettili di gomma e pistole stordenti. Inoltre è previsto che il dipartimento di stato americano controlli annualmente se Hong Kong conserva una sufficiente autonomia per giustificare condizioni commerciali favorevoli per gli USA.
Donald Trump ha firmato questa legge per sostenere i manifestanti democratici di Hong Kong in un contesto già difficile per l’intesa commerciale tra i due paesi. La reazione piuttosto nervosa della Cina non si è fatta attendere, condannando la nuova legge come un atto arrogante che danneggia le relazioni e che rispecchia la natura egemonica degli Stati Uniti.
“Ho firmato questa legge per rispetto del presidente Xi Jinping, della Cina e del popolo di Hong Kong, nella speranza che leader e rappresentanti di Cina e Hong Kong saranno in grado di risolvere amichevolmente le loro differenze portando a pace e prosperità a lungo termine per tutti”, ha dichiarato Trump. Una pura “ingerenza” sostiene Pechino, vista come una intimidazione e una minaccia. Tanto è vero che per la seconda volta in una settimana è stato convocato dal vice ministro degli Esteri, Le Yucheng, l’ambasciatore americano a Pechino, Terry Branstad, per chiedere che gli USA smettano dii interferire negli affari interni cinesi e per far sapere che la Cina prenderà ferme contromisure, iniziando dalla possibilità di vietare agli autori della nuova legge di entrare nella Cina continentale, a Hong Kong e Macao.
Si teme adesso un rallentamento dei negoziati su un accordo definitivo commerciale tra il presidente degli Stati Uniti e quello della Cina. Un fatto prioritario questo per Trump in vista delle prossime elezioni presidenziali nel 2020. Trump si è vantato di aver impedito a Pechino di schiacciare le manifestazioni con i soldati e di aver ammonito il presidente cinese che tali reazioni avrebbero avuto un impatto molto negativo sui negoziati commerciali.
A detta di alcuni osservatori sono proprio i colloqui commerciali che Trump vuole condizionare con questa nuova legge, perché anche la Cina ha bisogno di un accordo per la propria economia.
Nel frattempo a Hong Kong migliaia di persone avvolti da bandiere americane, hanno organizzato una manifestazione di gratitudine e di ringraziamento per la nuova legge firmata da Trump volta a proteggerli.