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Volatilità sulle Borse e preoccupazione tra gli investimenti esteri ma nessun effetto né sulla vendita di gas naturale liquefatto (Lng), di cui il Qatar è il principale produttore (nel 2016 ha esportato il 30% della fornitura globale), né sul prezzo del petrolio.
Sono le previsioni di analisti ed economisti alla luce della crisi diplomatica che ha investito il Qatar, con la rottura delle relazioni con Egitto, Arabia Saudita e altri Paesi dell'area.
L'escalation di tensione non metterà a repentaglio le forniture di Lng ai principali clienti, secondo Robin Mills, capo della società di consulenza con base a Dubai Qamar Energy. "In linea di principio il Qatar dovrebbe essere ancora in grado di esportare attraverso le proprie acque, l'Iran e l'Oman" ha detto Mills a Bloomberg.
Secondo gli analisti le tensioni in progressione nel Golfo condurranno invece "a una crescente volatilità e pessimismo verso gli asset del Medio Oriente", con effetti su azioni e obbligazioni. "Chiaramente questo spaventerà gli investitori, la maggior parte dei quali stranieri" rileva Tarek Fadlallah, Ceo di Nomura Asset Management Middle East. "Gli investitori valuteranno quali società hanno una maggiore esposizione alla regione e quindi rischi potenziali sui ricavi" sottolinea Marwan Shurrab, capo sull'azionario del broker Al Ramz a Dubai.
Per quanto riguarda il petrolio, "soffrirà un po' di volatilità" ma la crisi non è in grado di cambiare i fondamentali "cupi" del mercato. "Alla luce del persistente sentimento ribassista sul mercato petrolifero", dalla crisi in Qatar non sono attesi "impatti durevoli" sul prezzo del greggio, rileva Tamas Varga, analista a PVM Oil Associates.
SDA-ATS