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Tutti conoscono il picchio, se non altro per la sua abitudine di martellare letteralmente il tronco degli alberi col becco.
Fondamentalmente sono uccelli arrampicatori, capaci di scalare i tronchi senza l’uso delle ali ma comunque buoni volatori. Per renderli adatti a questo stile di vita, le loro zampe presentano zigodattilìa.
Ciò significa che due dita sono rivolte in avanti e due sono rivolte all’indietro: una conformazione ben diversa dalla stragrande maggioranza degli uccelli, dove le dita rivolte in avanti sono tre e quella rivolta indietro è una. Una tale caratteristica aiuta i picchi ad aggrapparsi ai tronchi con maggior facilità.
L’abitudine di martellare i tronchi col becco ha principalmente lo scopo di procacciarsi il cibo (il picchio si nutre principalmente di insetti e larve del legno) e di creare anfratti per nidificare, ma il suono martellante prodotto ha anche un significato territoriale. I picchi colpiscono il tronco svariate decine di volte al secondo, e il becco a forma di scalpello maciulla letteralmente la corteccia e il legno.
Le sorprese dei picchi, però, non finiscono qui: il loro cranio, per resistere a questo enorme numero di urti e decelerazioni, ha sviluppato un’altissima densità minerale e un’architettura particolare, caratterizzata da lamelle ossee che rendono la struttura interna del cranio simile a una spugna.