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ROCHESTER - Iniziare a vaccinare il maggior numero di persone possibili con la prima dose di Pfizer/BioNTech o Moderna, ritardando fino a 12 settimane la seconda dose, può salvare delle vite umane.
Lo suggerisce uno studio realizzato dagli scienziati della Mayo Clinic di Rochester, negli Stati Uniti, e pubblicato sul British Medical Journal.
I ricercatori hanno studiato e realizzato dei modelli sulla base di differenti scenari, giungendo alla conclusione che per i paesi più colpiti la scelta migliore è quella di immunizzare le popolazioni dando priorità alla prima dose, come ha fatto il Regno Unito. Tuttavia, questa strategia va applicata a partire dalle persone sotto i 65 anni, e nelle regioni dove la campagna vaccinale è lenta a causa delle carenze di preparati.
In generale, l'inoculazione della seconda dose di Moderna, Pfizer o AstraZeneca sarebbe prevista entro tre o quattro settimane dalla prima dose. Il Regno Unito, tuttavia, ha optato per un ritardo fino a 12 settimane tra le due dosi, nel tentativo di garantire che più persone possibile ricevano la loro prima somministrazione più in fretta.
Una scelta che si è rilevata vincente, in quanto i primi studi a riguardo hanno mostrato un'alta protezione già dopo una sola dose: fino all'80% sia con Pfizer che con Moderna, secondo i CDC statunitensi. Anche per quanto riguarda AstraZeneca, le persone che hanno ricevuto una sola iniezione hanno mostrato molte meno probabilità di essere ricoverate, secondo i primi risultati empirici.
Misurando «l'impatto relativo alle politiche di vaccinazione con la seconda dose ritardata su infezioni, ricoveri e mortalità», rispetto all'attuale regime di due dosi, i ricercatori hanno così esplorato una nuova strategia di dosaggio, ibrida: «Ritardare la seconda dose per le persone di età inferiore ai 65 anni, ma non prima di aver vaccinato completamente le persone anziane».
«Ciò potrebbe salvare delle vite umane». Infatti, nelle persone sotto i 65 anni si potrebbero evitare tra 26 e 47 morti ogni 100'000 persone.
Il dottor Peter English, esperto di malattie trasmissibili, ha affermato al Guardian che lo studio conferma effettivamente che ritardare la seconda dose sia una buona mossa per controllare la malattia più rapidamente, impedendo anche alle varianti emergenti di espandersi con la stessa facilità.
«Abbiamo tutti un interesse nel garantire che il mondo sia vaccinato il più presto possibile», ha aggiunto, lanciando un'idea: una possibile terza dose «di richiamo» è prevista nel Regno Unito per l'autunno di quest'anno. Non sarebbe più utile, e nell'interesse globale, che tali dosi vengano usate nei paesi dove sono più necessarie?