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L’intervento di Arnaldo Alberti (laRegione 28 giugno, "Stile e morale") in cui, fra l’altro, parla di Cassis e della sua passata nazionalità italiana, e il prossimo evento luganese, che vede Cassis, presidente della Confederazione e responsabile del Dipartimento degli esteri, fra i massimi protagonisti mi riportano alla mente una domanda che mi ero posta già nel 2017.
Allora candidato al Consiglio Federale, Cassis rese noto che per l’occasione aveva rinunciato alla cittadinanza italiana che, disse, era quella ereditata dal padre.
Ma dalla sua biografia si sa che attorno ai 16 anni aveva chiesto e ottenuto la cittadinanza svizzera. Essendo lui del 1961, si era dunque nel 1976-77. Ebbene a quell’epoca chi diventava svizzero doveva rinunciare alla cittadinanza italiana e di sicuro l’avrebbe persa al raggiungimento della maggiore età. Il diritto alla doppia cittadinanza italo-svizzera venne infatti riconosciuto solo con il gennaio del 1992!
Come poteva dunque nel 2017 avere ancora il passaporto italiano? Pare esistere una sola risposta: averlo richiesto dopo il 1992, approfittando delle agevolazioni offerte agli ex-italiani che ne avessero fatto richiesta. Ma perché allora non dirlo esplicitamente? Di certo, alla vigilia della votazione parlamentare non sarebbe stata una mossa geniale.
Forse esiste un’altra spiegazione atta a fugare qualsiasi dubbio. Qualcuno sa fornirmela?