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L'avvocata luganese si vede respingere dall'Alta Corte losannese anche la richiesta di revisione. Ora eventuali ricorsi dovranno andare a Strasburgo
"Manifestamente infondata". L'avvocata luganese Xenia Peran vede così sfumare la propria richiesta di revisione inoltrata al Tribunale federale (Tf). Si chiude, per lo meno a livello nazionale, la vertenza legale che ha portato Peran ad essere condannata, il 29 gennaio scorso da parte della Corte di appello e di revisione penale (Carp), a 20 mesi di detenzione, sospesi per un periodo di prova di due anni, e a una pena pecuniaria per complessivi 1'350 franchi perché ritenuta colpevole di ripetuta appropriazione indebita qualificata per 137 mila euro, di tentata estorsione, di ripetuta diffamazione e di ingiuria.
L'avvocata aveva ricorso al Tribunale federale contro la sentenza della Carp l'11 marzo 2019, chiedendo l'annullamento della pena detentiva e la revoca della sospensione condizionale della precedente condanna. Troppo tardi però, stando al Tribunale federale, che aveva dichiarato quindi irricevibile il ricorso perché presentato oltre il termine di 30 giorni dalla notifica del testo integrale della decisione. Notifica che era stata ritirata il 31 gennaio 2019 dal patrocinatore di Peran, facendo così scattare i 30 giorni, giunti a scadenza il 4 marzo 2019. Irrilevante, per l'Alta corte, che Peran abbia preso possesso della sentenza solo il 7 febbraio. Confrontata con la decisone avversa del Tf, Peran aveva postulato la revisione della sentenza. Una richiesta, fa presente la corte losannese, che può però essere presa in considerazione solo qualora la corte abbia deciso in base a uno stato di fatto incompleto. Il Tribunale federale ha però fatto notare che la questione dei termini era già stata affrontata nella precendete sentenza. Lo stato di fatto su cui ci si è basati era quindi completo.