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L'azienda californiana si accorda per un risarcimento di mezzo miliardo di dollari in seguito a una class action statunitense.
Obsolescenza programmata: ridurre il tempo di vita di un determinato prodotto (al fine di venderne uno nuovo). Ad Apple potrebbe costare caro il rallentamento dei modelli vecchi di iPhone, tanto che ha accettato di pagare fino a 500 milioni di dollari (mezzo miliardo) nell'ambito della class action in cui è coinvolta da ormai due anni.
Stando a quanto riportato da Bloomberg Law, la proposta e stata depositata in attesa dell'avallo del giudice della corte del distretto settentrionale della California Edward Davila.
Il "bubbone" era scoppiato fra dicembre 2017 e giugno 2018 erano state depositate 66 calss action riguardanti i rallentamenti registrati nei vecchi iPhone in seguito ad un aggiornamento. Diversi studi indipendenti hanno poi dimostrato che gli aggiornamenti prevedevano una riduzione delle frequenze dei processori (e dunque un calo delle prestazioni). Apple ha spiegato che ciò era dovuto per prevenire spegnimenti a causa del surriscaldamento, dato i picchi di richiesti dal software non sarebbero stati sostenibili dai dispositivi più vecchi, ma su questo non aveva informato preventivamente i clienti.
Stando all'accordo raggiunto la scorsa settimana, che prevede una cifra fra i 310 e i 500 milioni di dollari, il 30% andrà a coprire le spese dei legali, mentre querelanti della class action riceveranno tra i 1'500 e 3'500 dollari. Gli utenti statunitensi che possiedono iPhone della serie 6, SE e 7, acquistati prima del 21 dicembre 2017, avranno un rimborso di 25 dollari.