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Non "divorano" molta energia, ma producono campi elettromagnetici. A titolo cautelativo, le autorità elvetiche raccomandano perciò di mantenersi a 30 centimetri dalle lampadine a basso consumo per evitare l'influsso di elettrosmog.
Un nuovo metodo di misurazione ha consentito di determinare con precisione i campi elettromagnetici prodotti dalle lampade a risparmio energetico e i flussi di corrente elettrica da essi indotti nel corpo umano, hanno spiegato i rappresentanti degli Uffici federali dell'energia (UFEN) e della sanità pubblica (UFSP), illustrando martedì i risultati di una ricerca sul tema.
"Gli studi precedenti erano contraddittori e misuravano il campo elettromagnetico dell'aria, che differisce però da quello indotto nel corpo", ha affermato Niels Kuster, direttore di "It'Is Foundation", che ha condotto la ricerca. Gli esperti hanno testato undici lampadine a risparmio energetico, due lampade ad incandescenza e due con LED.
Le lampade a risparmio energetico generano campi di bassa e media frequenza che possono interferire con il sistema nervoso e i muscoli. Ad essere dominante è il campo elettrico, mentre quello magnetico è "trascurabile", afferma Kuster.
I risultati fin qui disponibili permettono però di "presumere che i campi elettromagnetici di lampade a risparmio energetico, se tenute a una distanza minima di 30 cm, non hanno nessun impatto negativo sulla salute", affermano UFEN e UFSP. Le emissioni di tutte le lampade sono nettamente inferiori ai valori massimi fissati dall'International Commission for Nonionizing Radiation Protection (ICNIRP). A distanze inferiori, i valori aumentano tuttavia rapidamente e a volte superano i limiti.
Per questo motivo, visto che non sono ancora noti gli effetti a lungo termine, viene raccomandata una distanza minima di 30 centimetri, ha detto Mirjana Moser, della divisione protezione radiologica dell'UFSP. Ciò vale soprattutto quando la lampada è accesa a lungo, per esempio sulla scrivania o sul comodino.
swissinfo.ch e agenzie