Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/212922

<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di esaminare soluzioni per rafforzare la resilienza delle aziende svizzere e di presentarle in un rapporto. L'attenzione va rivolta alla costituzione di riserve non soggette a tassazione, che in casi straordinari - pandemie, guerre o gravi turbolenze del sistema finanziario - possono essere svincolate dalle aziende previa autorizzazione del Consiglio federale. Una soluzione potrebbe essere quella di rifarsi al regime delle riserve di crisi, vigente in passato, e di ottimizzarlo. I vantaggi e gli svantaggi - comprese le conseguenze di politica della concorrenza per le aziende e la piazza imprenditoriale svizzera - vanno valutati accuratamente.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Le riserve di crisi per procurare lavoro erano uno strumento di politica congiunturale, introdotto nel 1951 a titolo facoltativo. Dovevano contribuire a promuovere un'occupazione equilibrata e a rafforzare a lungo termine il rendimento delle aziende. Puntavano a incentivare un comportamento anticiclico da parte del sistema imprenditoriale privato. L'idea di base era che le imprese costituissero riserve nei periodi di ripresa congiunturale per poi investirle in tempi di recessione, rafforzando così la domanda economica complessiva e l'occupazione. Per questo loro comportamento anticiclico - auspicabile dal punto di vista economico - le imprese venivano ricompensate con agevolazioni fiscali: la parte di utile destinata alla costituzione di queste riserve, versata su un conto bloccato e comunque remunerato della Confederazione o di una banca, non veniva assoggettata all'imposta federale diretta.</p><p>Nella pratica, però, questo strumento del secondo dopoguerra non si è mai affermato, rimanendo pertanto inefficace in termini congiunturali. Le aziende non sono mai state disposte a costituire riserve di entità tali da esplicare un effetto macroeconomico tangibile. Alla luce dei volumi registrati, l'efficacia delle riserve di crisi - ossia l'auspicato effetto anticiclico - è rimasta praticamente nulla. L'effetto espansivo non sarebbe raggiunto neppure dichiarandole obbligatorie, misura realizzabile in base all'articolo sulla politica congiunturale della Costituzione federale (art. 100 Cost.). Inoltre, anche ammettendo l'obbligo di costituirle, non ci sarebbe la possibilità di costringere le aziende a impiegarle in tempi di recessione. Per fare sì che queste riserve di crisi abbiano un effetto stabilizzante bisognerebbe quindi adottare misure coercitive inaccettabili sotto il profilo dell'ordinamento politico.</p><p>Il concetto delle riserve di crisi produce inoltre una serie di inefficienze, risultanti dal tentativo da parte dello Stato di influenzare la politica d'investimento delle aziende. Costituendo le riserve di crisi le aziende non optano infatti, in termini macroeconomici, per un impiego ottimale del loro utile, perché intenzionate principalmente a risparmiare sulle imposte. Al momento di scioglierle o di eseguire le relative misure può esserci un incentivo a impiegarle in periodi di liberazione generale e a effettuare investimenti finalizzati unicamente a realizzare il risparmio fiscale. Ciò porta, negli ambienti economici, a un'allocazione inefficiente del capitale. Vi sono, infine, anche delle riflessioni di carattere amministrativo che depongono a sfavore dell'introduzione di tali strumenti: l'esame approfondito delle misure intese a procurare lavoro che andrebbero finanziate è molto dispendioso in termini di risorse umane.</p><p>Su proposta del Consiglio federale, il Parlamento ha pertanto deciso nel 2007, nel quadro della riforma II dell'imposizione delle imprese, di eliminare questo strumento (RU 2008 2893) senza adottare una soluzione alternativa. La relativa legge è stata abrogata dall'Esecutivo con effetto al 1° gennaio 2016. In retrospettiva l'eliminazione di queste riserve di crisi si è rivelata una giusta decisione. In sostanza non costituiscono una base ideale per aumentare la resilienza delle aziende svizzere. Questa viene invece rafforzata più efficacemente attraverso gli stabilizzatori automatici già esistenti all'interno del sistema fiscale e di trasferimento svizzero. In tempi di crisi questi stabilizzatori incidono automaticamente sulla domanda economica complessiva con un forte impulso e contribuiscono così ad ammortizzare i crolli congiunturali. Tra gli stabilizzatori in questione figurano in particolare l'indennità per lavoro ridotto e l'assicurazione contro la disoccupazione, ma anche l'impostazione del sistema fiscale e il freno all'indebitamento. Per questi motivi il Consiglio federale ritiene che non sia necessario esaminare nuove misure e strumenti basati sul modello delle riserve di crisi per procurare lavoro.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.