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Uno studio ha scoperto una peculiare capacità di "bonifica" in una specie di orchidee.
Per fare un tavolo "ci vuole un fiore", diceva una poesia di Gianni Rodari diventata una celebre canzone per bambini. Ma forse anche per bonificare una miniera.
L'orchidea della specie Epipactis helleborine (sottospecie tremolsii) ha infatti una peculiare caratteristica: è in grado di crescere nei fanghi di scarto delle miniere dove c'è una forte presenza di zinco e piombo, e pure di trattenere questi metalli pesanti, assorbendoli dal terreno.
La scoperta è giunta da un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Scienze della Vita e dell'Ambiente dell'Università di Cagliari, guidato da Pierluigi Cortis. Gli scienziati si sono chinati sulle caratteristiche di questa pianta in un'area mineraria dismessa, nel Sud della Sardegna, dove venivano estratti zinco e piombo.
Lo studio, pubblicato sulla rivista Ecotoxicology and Environmental Safety, mostra come questa specie di orchidee non solo siano in grado di crescere in terreni con presenza di questi inquinanti, ma pure di assorbirli durante la crescita nei loro tessuti. "In alcune fasi del loro ciclo vitale le orchidee sono obbligate a entrare in simbiosi con alcuni microfunghi presenti nel suolo", spiega Cortis all'Ansa. "Il prossimo passo della ricerca sarà proprio quello di approfondire in che modo i microfunghi possano contribuire alla tolleranza di questa orchidea nei confronti dei contaminanti ambientali".