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Notorio il figurare la burocrazia fra i nemici giurati della buona lingua italiana. Quando poi alla burocrazia si aggiungono elementi come la protervia degli illetterati che pretendono di saper scrivere, ecco, il pateracchio è inevitabile. Esempio: in casa Polcantonale si domandino chi, a suo tempo, abbia steso il testo del settimanalmente ricorrente avviso sui prossimi controlli della velocità per distretti e località. Sta infatti scritto che tali controlli hanno luogo “in ottica di prevenzione della circolazione stradale”; e “prevenire”, nella sostanza, significa che qualcuno fa qualcosa prima di un altro, o che qualcuno anticipa qualcun altro al fine di ostacolarlo. Con un atto di prevenzione, dunque, si agisce in senso preventivo (è tautologico, ma spiega): se per esempio piazzo lungo la strada un segnale che indica la presenza di una cunetta, sto agendo al fine di prevenire possibili incidenti. Ma qui, in quale senso starei operando? Per eliminare la circolazione stradale, come sembra suggerire il testo? Semmai per l’opposto, cioè per favorirla, no? Procedere alla revisione, e alla svelta.