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La banca britannica Barclays e il gigante delle materie prime brasiliano Vale hanno ricevuto il Public Eye Award 2012. Da otto anni, l'Oscar della vergogna rappresenta «uno strumento per aumentare la pressione su multinazionali e governi», spiega François Meienberg della Dichiarazione di Berna.Questo contenuto è stato pubblicato il 27 gennaio 2012 - 16:52
«Per proteggere il nostro ambiente e la nostra società è necessario il rispetto di due condizioni fondamentali. Da un lato la creazione di nuove regole statali per impedire gli abusi e dall'altro un maggior impegno da parte degli individui e delle imprese per garantire una vera responsabilità sociale e ridurre il divario tra ricchi e poveri», ha detto a Davos Joseph E. Stiglitz.
Ospite d'onore all'edizione 2012 del Public Eye Award, il premio Nobel dell'economia ha inoltre sottolineato l'importanza di questo premio della vergogna che ha permesso di identificare «alcune delle multinazionali più irresponsabili del 2011».
«Stupisce come le attività di queste imprese siano onnipresenti nella nostra vita quotidiana e come la lista di candidature potrebbe essere molto più lunga».
«Certo - ha aggiunto - ci sono imprese che hanno saputo dare il buon esempio, ma altre che si sono ostinate a seguire la via sbagliata. Nel settore finanziario, ad esempio, alcuni istituti si sono lanciati in prestiti rapaci e hanno preso rischi eccessivi. Senza contare che alcune banche hanno ricevuto aiuti da parte dello stato senza alcuna condizione in controparte e hanno tradito la fiducia di chi credeva che potessero cambiare rotta».
Ed è proprio un istituto finanziario a ricevere quest'anno il Public Eye Award, promosso dalla sezione svizzera di Greenpeace e dall’ONG Dichiarazione di Berna. La giuria ha infatti selezionato la grande banca britannica Barclays per «essersi arricchita sulle spalle dei poveri».
«La Barclays ha speculato sui prodotti alimentari nei mercati finanziari, provocando drastiche fluttuazioni dei prezzi delle derrate alimentari di base come il mais, la soia o il frumento», ha commentato Amy Horton del World Development Movement, l'ONG che ha presentato la candidatura della Barclays.
Il pubblico sanziona la brasiliana Vale
Oltre al premio della giuria, anche gli internauti hanno potuto dire la loro. E per la prima volta si è assistito a una corsa all'ultimo voto, un testa a testa tra la giapponese Tepco - accusata di negligenza nella gestione della centrale nucleare di Fukushima - e il gruppo minerario brasiliano Vale, promotore del controverso progetto di una diga nel cuore dell'Amazzonia.
Alla fine, con oltre 25'000 voti su 88'000, a spuntarla è stata la Vale. «La diga di Belo Monte costringerà 40'000 persone ad abbandonare le loro case, porterà alla deviazione del corso dei fiumi con gravi conseguenze per l'ecosistema circostante», ha spiegato il direttore di Greenpeace International Kumi Naidoo.
Le due multinazionali hanno respinto ogni accusa (vedi reazioni a lato) e hanno declinato l'invito degli organizzatori a presenziare alla consegna del Public Eye Award a Davos. Finora nessun rappresentante è mai venuto a ritirare il premio della vergogna.
Più pressione sulle imprese
Da otto anni il Public Eye Awards dà voce alle vittime di violazioni dei diritti umani e disastri ambientali provocati dalle multinazionali. E lo fa a Davos, il luogo d'incontro per eccellenza dei leader economici mondiali.
«Questa iniziativa permette alle ONG locali di acquisire maggiore visibilità e legittimità», spiega a swissinfo.ch François Meienberg della Dichiarazione di Berna.
«Il Public Eye Award permette alle organizzazioni locali di ampliare la loro rete di aiuti e quindi di rafforzare l'impatto delle loro azioni». Un'osservazione condivisa anche dalla stessa Amy Horton. «Grazie al Public Eye Award potremo aumentare le pressioni sulla Barclays e sul governo britannico affinché crei delle regole più chiare in campo finanziario».
Lo scorso anno, tra le aziende selezionate dal Public Eye Award c'era anche la FoxConn, che fornisce materiale di assemblaggio per giganti come la Apple. L'azienda era soprannominata "fabbrica del suicidio", per l'alto numero di dipendenti che si sono tolti la vita in Cina.
«A inizio gennaio - afferma François Meienberg - la FoxConn ha ammesso la necessità di migliorare le condizioni di lavoro del proprio personale. Sarebbe eccessivo dire che questo piccolo passo avanti è merito del Public Eye Award, ma sicuramente la risonanza internazionale che avuto il caso ha permesso di mettere sotto pressione l'azienda».
Chieste regole più severe
Senza una base legale, tuttavia, le azioni di denuncia rischiano di restare impunite nei paesi in cui l'accesso alla giustizia non è garantito.
Per questo motivo una cinquantina di ONG svizzere ha lanciato la campagna "Diritti senza frontiere", che chiede al governo elvetico l'introduzione di regole vincolanti affinché le multinazionali con sede in Svizzera si impegnino a rispettare i diritti umani e gli standard ambientali. Le multinazionali sono inoltre chiamate a verificare che le proprie filiali, joint-venture e fornitori facciano altrettanto.
«La responsabilità sociale delle imprese resta un principio volontario, ma le violazioni perpetuate nei paesi più poveri dimostrano che l'autoregolazione non è sufficiente», spiega a swissinfo Michel Egger, portavoce della campagna e rappresentante di Alliance Sud.
«Bisogna sopprimere la separazione tra casa madre e filiale, in modo che le imprese con sede in Svizzera siano responsabili giuridicamente delle azioni commesse dalle loro filiali all'estero». Così facendo alle vittime sarebbe garantito un maggiore accesso alla giustizia, perché potrebbero andare a bussare direttamente alla porta della casa madre.
Al momento questa separazione tra sede principale e filiale è però presente praticamente in tutti i paesi, rileva Michel Egger. «Siamo però convinti che le autorità elvetiche – così come le multinazionali – dovrebbero svolgere un ruolo pionieristico in questo campo. Da un lato perché ogni scandalo che coinvolge un'impresa svizzera nuoce all'immagine dell'economia nazionale e secondariamente perché la Svizzera ha fatto della difesa dei diritti umani un pilastro della sua politica estera».
Public Eye Award
Contrariamente all'Open Forum, il Public Eye Award non è un evento collaterale al WEF.
Si tratta di una manifestazione alternativa al Forum economico mondiale di Davos, molto critica nei confronti della globalizzazione, e strettamente legata al Forum sociale mondiale.
Nata nel 2000 come denuncia contro le derive del WEF, dal 2005 assegna i Public Eye Awards, i cosiddetti "Oscar della vergogna", a quelle che sono definite le società più irresponsabili dell'anno.
Un premio è attribuito da una giuria, l'altro dal pubblico. Per l'edizione 2012, la giuria ha preferito la banca britannica Barclays, mentre il pubblico ha optato per il gigante delle materie prime Vale.
Il concorso è promosso congiuntamente dalle organizzazioni non governative
Dichiarazione di Berna e Greenpeace Svizzera, che nel 2009 ha rimpiazzato Pro Natura.End of insertion
I nominati del 2012
Barclays (finanza, Gran Bretagna): Aumento del prezzo dei beni alimentari –attraverso speculazioni massicce - a scapito dei paesi più poveri.
Freeport-McMoRan (attività minerarie, USA): Violazioni dei diritti umani e danni ambientali nella miniera di Grasberg (Indonesia), una delle più grandi al mondo. La Svizzera è il quinto partner commerciale della società.
Samsung (elettronica, Corea del Sud): Uso di prodotti altamente tossici nelle fabbriche, senza informare né proteggere i dipendenti.
Syngenta (agrochimica, Svizzera): Commercio aggressivo nel Sud del mondo di erbicidi proibiti in Europa. Uso di prodotti tossici che danneggiano l'uomo e la natura.
Tepco (energia, Giappone): Negligenza nella gestione delle centrali nucleari e disinformazione dopo la catastrofe di Fukushima.
Vale (attività minerarie, Brasile): Violazioni ripetute dei diritti umani e sfruttamento selvaggio della natura e dell'ambiente.
(Fonte: Public Eye Awards)End of insertion
Reazioni
Ai microfoni di swissinfo.ch, la portavoce della Barclays Aurelie Leonard si è distanziata dal Public Eye Award e ha precisato che «un numero considerevole di studi hanno dimostrato che i flussi finanziari hanno un impatto minimo, se non nullo, sulle variazioni dei prezzi».
«I fattori che influenzano i prezzi dei beni alimentari sono complessi e molteplici, da condizioni meteorologiche estreme a divieti di esportazioni e aumenti delle domande da parte dei mercati emergenti».
Contattata dal sito businness-humanrights.org, la Vale ha dal canto suo respinto le accuse di violazioni dei diritti umani, ha ricordato il suo impegno per un commercio sostenibile e ha sottolineato di detenere soltanto il 9% di partecipazione diretta nel progetto Belo Monte.End of insertion
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