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BERNA - La Svizzera dovrebbe formare più medici e non essere dipendente dalla manodopera estera nel settore socio-sanitario. È quanto chiedono rispettivamente una mozione della consigliera agli Stati Marina Carobbio (PS/TI) e un postulato del consigliere nazionale Piero Marchesi (UDC/TI).
L'emergenza sanitaria dovuta al Coronavirus ha mostrato la necessità di disporre di sufficiente personale sanitario, scrive Carobbio, che invita il Consiglio federale (CF) a presentare le misure necessarie affinché in Svizzera siano formati più medici. L'esecutivo invita però a respingere la mozione - una identica è stata depositata al Nazionale dal deputato Angelo Barrile (PS/ZH) - sostenendo che alcune misure proposte siano inadeguate.
Confederazione, Cantoni e università hanno già deciso, con buoni risultati, di aumentare il numero di titoli rilasciati in medicina umana, scrive il governo. Inoltre, quest'ultimo respinge anche la proposta di rivedere l'attuale procedura di accesso agli studi in medicina - che è ora a numero chiuso - con altre forme di valutazione attitudinali, ad esempio tramite stage pratici di diversi mesi negli ospedali.
Il Consiglio federale, che si basa su un rapporto del Consiglio svizzero della scienza (CSS), ritiene che il test di idoneità agli studi di medicina (test EMS) è uno strumento utile per selezionare gli studenti. «L'idea dello stage come strumento di selezione è stata esaminata, ma per motivi finanziari e organizzativi è stata scartata, considerato che avrebbe richiesto la predisposizione di più di 3500 posti di stage all'anno nei Cantoni e un'onerosa supervisione da parte del personale ospedaliero», sottolinea l'esecutivo.
Sistema socio-sanitario - Il Consiglio federale invita anche a respingere il postulato del democentrista Marchesi, che chiede di elaborare una strategia a medio termine per rendere il sistema sociosanitario svizzero indipendente dalla manodopera estera. L'obiettivo è di generare maggiore interesse dei giovani nelle professioni del settore - attraverso la promozione e l'orientamento professionale - e creando inoltre condizioni di lavoro e di carriera interessanti.
Secondo il governo, tuttavia, un ulteriore rapporto sul tema non porterebbe alcun valore aggiunto, poiché attualmente il controprogetto indiretto all'iniziativa sulle cure infermieristiche - attualmente discusso in Parlamento - prevede misure per la formazione di personale qualificato nel settore sanitario in Svizzera. La Confederazione ha dunque già definito una strategia, aggiunge il CF.
Inoltre, sostiene l'esecutivo, da una decina d'anni sono in corso progetti e campagne con l'obiettivo d'incrementare il numero di titoli ottenuti in ambito sanitario in Svizzera. Dal 2018 la Segreteria di Stato per la formazione, la ricerca e l'innovazione (SEFRI) accorda anche un sostegno finanziario ai Cantoni che propongono e favoriscono programmi di reinserimento professionale del personale di cura qualificato.
Il Consiglio federale, sottolinea, non ha dovuto attendere le conseguenze del coronavirus per riconoscere l'importanza del personale qualificato svizzero, in particolare nel settore sanitario. Tuttavia, nella Confederazione attualmente il 26% delle persone attive nel settore sociosanitario ha origini straniere (frontalieri inclusi) e «l'impiego di personale straniero è dunque indispensabile per il buon funzionamento del settore».