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«Anche se rimaniamo ai margini della politica mondiale e della politica europea, questo non significa che ci disinteressiamo degli avvenimenti che accadono attorno a noi, né che ci sottraiamo a qualsiasi tipo di responsabilità»: è in questi termini che si esprime Max Petitpierre davanti al corpo diplomatico svizzero nel settembre 1953. «Al contrario, il Consiglio federale ritiene necessaria la nostra partecipazione a incarichi internazionali in favore della pace che non sono incompatibili con la nostra neutralità» (dodis.ch/9557, originale in francese).
L’atto di nascita della promozione militare della pace
Con «incarichi internazionali in favore della pace», il Ministro degli affari esteri si riferisce alla partecipazione della Svizzera ai lavori di due commissioni composte da Stati neutrali, che hanno come obiettivo rispettivamente l'organizzazione del rimpatrio dei prigionieri di guerra (NNRC) e la sorveglianza del rispetto dell'armistizio in Corea (NNSC). La missione che si reca a Panmunjom, sul 38° parallelo, è inizialmente composta da un centinaio di membri dell'Esercito svizzero e da diplomatici. Si tratta del primo impegno della Svizzera in materia di promozione militare della pace all'estero.
L'armistizio in Corea
Il 27 luglio 1953 un armistizio mette fine alla Guerra di Corea (dodis.ch/T1221). Il conflitto tra la Repubblica democratica di Corea (Corea del Nord) e la Repubblica di Corea (Corea del Sud) aveva assunto i toni di una guerra per procura tra i blocchi ideologici della Guerra fredda, in seguito all'intervento della Cina comunista, degli Stati Uniti e dell'ONU. I quattro Stati «neutrali» chiamati a far parte delle commissioni d'armistizio sono scelti dalle parti in conflitto. Mentre la Corea del Sud invoca la partecipazione di Svizzera e Svezia, la Corea del Nord si rivolge alla Polonia e alla Cecoslovacchia, due paesi socialisti dell'Europa dell'Est. L'India, dal canto suo, si vede attribuire il ruolo principale in seno alla NNRC.
Collaborazione con i comunisti
La partecipazione alle due missioni pone i promotori della neutralità svizzera davanti ad un dilemma. La collaborazione con i «neutrali» provenienti dal campo socialista si rivela particolarmente difficile: i metodi «sornioni, ben noti, dei comunisti e la loro abilità dialettica» sono causa di «poco gradevoli sorprese» come testimonia una nota interna del Dipartimento politico (DPF, oggi DFAE). D'altra parte, «anziché potersi consacrare interamente allo svolgimento concreto del loro mandato in modo indipendente ed imparziale, gli Svizzeri, obbligati a lavorare con i comunisti, si vedono costretti a difendere concetti e idee pur accettati e condivisi dall'insieme delle nazioni civili. In questo modo, il loro impegno assume una piega che non è benefica né per la nostra pratica della neutralità né per la stessa riconoscenza come tale di quest'ultima» (dodis.ch/9636, originale in tedesco).
Un mandato controverso
La partecipazione della Svizzera suscita pure qualche controversia, come quella tra il Ministro degli affari esteri Max Petitpierre e il capo del Dipartimento di giustizia e polizia Markus Feldmann, a testimonianza di concezioni divergenti della «politica di neutralità attiva» (dodis.ch/10913, originale in tedesco). Anche all'estero non mancano le voci critiche sul ruolo della Svizzera in seno alle commissioni dei neutrali (dodis.ch/9601). Difficoltà sono pure evidenziate in un rapporto del Ministro Armin Däniker, che ha diretto la NNRC fino alla dissoluzione nel 1954 (dodis.ch/9594). Il suo collega della NNSC, il Brigadiere Ernst Gross, viene richiamato all'ordine da Petitpierre in seguito alle sue critiche «inutilmente esacerbate» all'indirizzo dei membri comunisti della commissione (dodis.ch/9675, originale in tedesco). A Berna si arriva persino ad ipotizzare un ritiro dalla commissione di sorveglianza (dodis.ch/9603, dodis.ch/9339 e dodis.ch/10673).
Prestigio per la Confederazione
Il DPF è convinto, al contrario, che la partecipazione della Svizzera all'attuazione dell'armistizio in Corea «aumenta il prestigio della Confederazione e mette in evidenza in suo ruolo di Stato indipendente. Missioni come questa permettono di far conoscere nel mondo la neutralità permanente della Svizzera e di convincere l'opinione pubblica della legittimità di questo istituto» (dodis.ch/9636, originale in tedesco). Un successo importante per la diplomazia svizzera si esprime, fra l'altro, in una nota trasmessa dal Dipartimento di Stato americano a Berna, nel quadro delle discussioni preliminari su un'eventuale partecipazione svizzera. In effetti, dopo che aveva in un primo tempo espresso irritazione per la posizione della Svizzera (dodis.ch/9640), il Governo di Washington in questa nota tesse alte lodi alla neutralità svizzera e ai suoi «buoni uffici» (dodis.ch/9605).
Apologia della neutralità attiva
Nel 1953 l'opinione pubblica è piuttosto favorevole all'impegno in Corea. Ciò è dovuto, secondo Max Petitpierre, al fatto che gli Svizzeri e le Svizzere capiscono che «difendiamo meglio la nostra neutralità partecipando a operazioni internazionali pacifiche, anche quelle che rappresentano dei rischi ed un carattere aleatorio, piuttosto che rimanendo totalmente al margine degli avvenimenti quando questi non ci coinvolgono direttamente » (dodis.ch/9557, originale in francese).
Il contributo della Svizzera in seno alla NNSC perdura tuttora, anche se gli effettivi della delegazione alla frontiera tra le due Coree si sono ridotti, nel corso degli anni, a cinque ufficiali. A tutt'oggi, nessun trattato di pace è ancora stato concluso tra Corea del Nord e Corea del Sud.