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Non sono un amante dei pamphlet: per quanto interessanti e ben scritti possano essere, possiedono solo la pars destruens limitandosi, quando va bene, ad un accenno di pars costruens. Si critica e si sbeffeggia l’avversario, ma si dice poco o nulla di se stessi; si descrivono le miserie dell’esercito avversario, tacendo i meriti e i demeriti dei propri commilitoni.
Quando si arriva all’ultima pagina, si rimane insoddisfatti, si vuole sapere di più.
In difesa di Darwin. Piccolo bestiario dell’antievoluzionismo all’italiana di Telmo Pievani (Einaudi 2007, 8 €) è un pamphlet e come tale si concentra sull’antievoluzionismo, lasciando da parte l’evoluzionismo. L’autore ha tuttavia un ottimo motivo per farlo: l’evoluzionismo è una teoria scientifica, e come tale ha bisogno di critiche scientifiche, non di critiche alla scienza. In nome di una banale, ma non scontata, autonomia disciplinare, che siano i biologi a parlare della sintesi neodarwiniana, mentre teologi e filosofi discutano delle implicazioni filosofiche dell’evoluzionismo oppure, volendo, dei suoi limiti concettuali. Una filosofia e una teologia dell’evoluzione non possono che essere delle riflessioni che partono dal fatto, ed eventualmente dalla teoria scientifica, dell’evoluzione. Continua a leggere “Bestiario antidarwiniano”
Nel 1941 Albert Einstein partecipò ad un convegno su scienza, filosofia e religione nel loro rapporto con la democrazia. Secondo il grande scienziato, scienza e religione hanno campi (realms) nettamente distinti, tuttavia esistono forti relazioni e, soprattutto, reciproche dipendenze: la religione deve imparare dalla scienza, ma la scienza non vi sarebbe se gli scienziati non fossero mossi da una sorta di sentimento religioso.
Nel corso della sua relazione, il cui testo è stato successivamente pubblicato in Ideas and Opinions ed è disponibile su Internet Sacred Text Archive, Einstein riassunse il suo pensiero con una immagine:
La scienza senza religione è zoppa e la religione senza scienza è cieca.
Questa affermazione ricalca una celebre frase di Kant nella quale, però, non vi erano scienza e religione bensì sensibilità e intelletto, e quest’ultima era vuota, non semplicemente zoppa.
La posizione di Kant sul rapporto tra religione e scienza era infatti ben diversa da quella di Einstein: la religione viene di fatto “ridotta” alla moralità razionalmente indagata.
Se prendiamo Einstein e Kant come due estremi della riflessione sui rapporti tra fede e ragione, non ci sono dubbi: Joseph Ratzinger è sicuramente più vicino al primo che al secondo.
Non mi risultano pubblici apprezzamenti della posizione di Einstein, però Benedetto XVI ha in più occasioni criticato la concezione kantiana della religione, ad esempio nel Discorso ai Membri della Curia e della Prelatura Romana per la presentazione degli auguri natalizi del 2005, quando cita esplicitamente Kant come momento di totale rottura del rapporto tra Chiesa ed età moderna (per un paragone: il processo a Galileo, conclusosi con l’abiura, è stato semplicemente “un inizio molto problematico”).
Dal momento che Ratzinger viene spesso chiamato “il papa teologo”, studiare più da vicino le sue idee non può che essere interessante. Continua a leggere “Limite di ragionevolezza”
Apprendo da Avvenire che Vincenzo Tagliasco è titolare della prima cattedra italiana di Coscienza ed emozioni. Commentando l’edizione italiana di Mind Time. Il fattore temporale nella coscienza (Raffaello Cortina Editore, 2007) dello psicologo Benjamin Libet, l’esimio professore avrebbe detto:
L’essere umano non è il suo cervello, ritenere che lo sia comporta una fallacia.
Affermazione lapalissiana e sostanzialmente inutile. Forse Avvenire non è il luogo migliore, ma sarebbe bello se Tagliasco andasse oltre questa banale osservazione e dicesse anche cosa è l’uomo, oltre al cervello.
In ogni caso, le ricerche di Libet sulla temporalità della coscienza sono forse avventate e filosoficamente ingenue, ma di sicuro non pensa che l’uomo sia il suo cervello.
Verso la fine dell’articolo è possibile leggere un’altra dichiarazione di Tagliasco:
Il rischio – da me direttamente sperimentato, sia con i miei figli, sia con i miei allievi – è che gli studenti facciano propria una visione semplificata dell’uomo, in cui le neuroscienze pretendono di avere già spiegato tutto, mentre moltissimo resta ancora da chiarire.
Sicuramente va letta in un contesto più ampio, però così, come citata dal quotidiano, sembra tanto una fesseria.
Infine, una considerazione: come mai, per commentare i risultati di studi scientifici, si sentono solo filosofi (oltre a Tagliasco, Avvenire riporta dichiarazioni di Mario De Caro e Vittorio Possenti). Uno psicologo non si riusciva proprio a trovarlo?
Post Scriptum – 11/5/2008
Vincenzo Tagliasco non c’è più. Alla famiglia vanno le miei più sincere condoglianze.
In questo momento, il mio rimpianto più grande è di averlo citato solo in questo breve e raffazzonato articolo, che sicuramente non gli rende giustizia.
Orarel, acronimo di Ora di religione, non approva un commento di Chiara Lalli, apparso qualche giorno fa su Bioetica, incentrato sulla gradualità del concetto di vita. Orarel, riferendosi alla gradualità dell’alba e del tramonto, afferma: Eppure c’è notte!
Al centro della discussione vi è, ovviamente, il concetto di persona. Concetto filosofico, come affermano sia Chiara Lalli:
la differenza tra
vita biologica e vita personale e l’impossibilità di affidarsi alla biologia per dirimere la questione (filosofica, ahimè)
che Orarel:
Verissimo che il concetto di persona è filosofico e non biologico.
Continua a leggere “Scienza e filosofia: siamo uomini o persone?”
Nel 1693 William Molyneux pose un interessante quesito all’amico John Locke: una persona cieca dalla nascita, in grado di riconoscere attraverso il tatto un cubo e una sfera, sarebbe in grado, una volta ricuperata la vista grazie a una operazione, di riconoscere quale è il cubo e quale la sfera senza toccare i due solidi? Continua a leggere “Vedere la scienza, vedere la filosofia”
Uno degli eresiarchi di Uqbar, così racconta Borges in Finzioni, aveva giudicato che gli specchi, e la copula, sono abominevoli, poiché moltiplicano il numero degli uomini.
Difficile resistere alla tentazione di iniziare con questa citazione un discorso sugli specchi, questi oggetti particolari e molto metafisici, in grado di moltiplicare se non gli uomini, almeno la loro immagine, il che non è poco.
Alla riflessione metafisica e letteraria si è, da un po’ di tempo, aggiunta anche la psicologia. Nel 1970 lo psicologo Gordon G. Gallup ideò un interessante esperimento per saggiare l’esistenza di autocoscienza degli animali: se un individuo è in grado di riconoscere la propria immagine allo specchio, ossia di capire che quello che ha di fronte non è un altro individuo, allora possiede autoconsapevolezza.
Recentemente, si è scoperto che oltre alle scimmie anche gli elefanti superano questa curiosa prova e possiedono quindi una qualche forma di autocoscienza (un divertente filmato).
Notevole lavoro della psicologia: prendere un concetto terribilmente complicato e tradurlo in un semplice esperimento. Confrontando la citazione di Borges con l’esperimento di Gallup si può assaporare tutta la differenza tra filosofia e psicologia.
Isaac Asimov non ha bisogno di presentazioni.
L’UAAR, invece, ne ha probabilmente bisogno: l’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti, nata nel 1987, si occupa, tra le altre cose, di promuovere la “conoscenza delle teorie atee e agnostiche”. Dal 1996 l’UAAR pubblica una rivista bimestrale, L’Ateo. Il numero 5/2006 di questa rivista è dedicato al relativismo e pubblica, tra gli altri interventi, un vecchio articolo di Isaac Asimov intitolato La relatività del torto. Continua a leggere “Relatività del torto”
Perché i dinosauri si sono estinti?
Questa semplice domanda è uno dei misteri più interessanti della paleontologia, quello che più affascina il grande pubblico di appassionati e curiosi: come sparirono questi animali che dominarono l’ecosistema per oltre 160 milioni di anni? Continua a leggere “Estinzioni”
Giorgio Israel è professore ordinario presso il Dipartimento di Matematica dell’Università di Roma “La Sapienza” non chè direttore del Centro di Ricerche in Metodologia della Scienza nella stessa università.
Sul suo blog ha pubblicato l’intervento tenuto al Meeting di Comunione e Liberazione, nel quale paragona senza tanti problemi le biotecnologie non alla eugenetica nazista, che evidentemente gli pareva troppo poco, ma addirittura allo sterminio di massa praticato da Hitler:
Perché si dice tanto spesso che le biotecnologie contemporanee hanno un carattere disumano e addirittura si evoca il nazismo in relazione ad esse? Non è forse esagerato accostare pratiche che hanno come scopo dichiarato la felicità dell’uomo con le pratiche dello sterminio di massa? È vero, c’è un tratto di collegamento tra queste due pratiche.
Leo Strauss, negli anni ’50, ha introdotto il termine reductio ad Hitlerum per indicare i ragionamenti della forma “Hitler ha sostenuto e appoggiato X, quindi X è sbagliato e cattivo”. L’argomento è fallace per il semplice fatto che Hitler è cattivo perché ha fatto cose cattive, non il contrario, e anche perché, nella sua vita, il dittatore nazista ha fatto molte cose innocenti, come dipingere e possedere cani.
Israel, da buon matematico quale è, non si limita ovviamente ad accostare biotecnologie e sterminio nazista, ma argomenta le, secondo lui pericolose, similitudini. Continua a leggere “Uomini e macchine”
L’amico Cantor, in un commento al dibattito oramai europeo sulle ricerche sulle cellule staminali, cita la mia recensione del testo di Severino Sull’embrione.
Il discorso di Severino, e quindi anche la mia recensione, è squisitamente filosofico. Il commento di Cantor, invece, è prettamente politico. La ricerca sulle cellule staminali è infine un problema scientifico.
Scienza, filosofia, politica: come si intrecciano questi tre temi? Continua a leggere “Scienza, filosofia, politica: la ricerca sulle cellule staminali”