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Il capo della delegazione svizzera Peter Dollinger , direttore dell'Ufficio federale di veterinaria, si è detto soddisfatto dell'esito della conferenza Cites a Nairobi. Undici delle tredici proposte elvetiche sono state accettate dall'assemblea.
Dollinger ha giudicato in particolare positivo il compromesso raggiunto dai paesi africani sul commercio dell'avorio. Egli ha per contro deplorato l'incultura della discussione riguardo alla protezione delle balene, «in particolare il tono aggressivo della delegazione giapponese». È un bilancio fatto di molte luci e qualche ombra, quello con cui si è conclusa a Nairobi l'undicesima conferenza dei 150 paesi che hanno sottoscritto la Convenzione sul commercio internazionale delle specie in pericolo (Cites), creata nell'ormai lontano 1973.
Dopo undici giorni di accesi dibattiti, i 2500 delegati (in rappresentanza dei paesi aderenti alla Cites, ma anche di numerose organizzazioni ambientali) sono stati protagonisti dell'ultima battaglia, che ha avuto come inconsapevoli protagonisti la tartaruga embricata del Mar dei Caraibi, la balena acutorostrata dell'Atlantico settentrionale e lo squalo elefante.
Per la tartaruga embricata, Cuba ha richiesto ancora una volta di essere autorizzata a vendite limitate del suo prezioso guscio, ma non è riuscita a conseguire la maggioranza dei due terzi necessaria per ottenerne il passaggio dalla Appendice I della Cites (che vieta qualsiasi commercializzazione delle specie in pericolo) all'Appendice II (che invece la consente, seppure in misura limitata e controllata).
E un'analoga sconfitta ha subito anche la Norvegia, che puntava all'abrogazione del divieto che (almeno sulla carta) impedisce la caccia e la commercializzazione delle balene, e in particolare della balenottera acutorostrata del nord e del nord-est dell'Atlantico.
Soddisfatta per questi risultati, Greenpeace si è congratulata con la Cites per aver «respinto i tentativi dell'ultima ora per rovesciare le decisioni sul divieto del commercio internazionale» delle specie in pericolo.
Una soddisfazione - ha dichiarato Greenpeace - che è stata tuttavia offuscata dalla bocciatura della proposta della Gran Bretagna per includere almeno nella «Appendice II» lo squalo elefante, vittima di una caccia spietata, soprattutto a causa delle sue pinne, che in Asia sono considerate una prelibatezza. La proposta, ha lamentato Greenpeace, è stata bocciata «a dispetto delle numerose prove scientifiche che dimostrano la necessitàimpellente di proteggere lo squalo elefante».
Ma anche per gli elefanti veri, e per le loro preziose zanne d'avorio, il compromesso raggiunto lunedì - tra il Kenya, contrario alla proroga delle vendite «limitate e controllate» autorizzate nel 1997, e gli altri paesi africani (Bostwana, Namibia e Zimbabwe) che chiedevano invece di poterle riprendere - è già al centro di polemiche.
«Non c'è alcuna consolazione nella proroga del divieto del commercio dell'avorio, visto che un quarto paese è stato autorizzato a vendere zanne», ha commentato il quotidiano kenyano «Daily Nation», riferendosi al Sudafrica, che a Nairobi è riuscito a strappare una vendita «limitata», in attesa della decisione finale, attesa fra tre anni alla prossima conferenza della Cites.
swissinfo e agenzie
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