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Lo Yemen ha ufficialmente voltato pagina oggi con il passaggio dei poteri presidenziali da Ali Abdallah Saleh, alla guida del Paese per oltre 33 anni, al suo vice Abd Rabbo Mansour Hadi, che dovrà traghettarlo in un difficile periodo di riforme. Ma sono in molti a credere che l'ex presidente, che ha 69 anni, abbia tutta l'intenzione di mantenere un forte controllo sul futuro del Paese.
"Le responsabilità che pesano sulle spalle del nuovo presidente sono enormi, ma siamo fiduciosi che con il nostro sostegno avrà successo", ha affermato Saleh, prima di consegnare al suo successore una bandiera nazionale come simbolo della transizione.
"Tutti gli orgogliosi cittadini dello Yemen sono con lui", ha aggiunto il presidente uscente, che tuttavia conserva la guida del suo partito, il Congresso generale del popolo, mentre alcuni suoi familiari mantengono posizioni chiave nelle forze armate. Tra loro il figlio Ahmed Ali, comandante della Guardia repubblicana.
Durante la cerimonia, giovani dell'ex opposizione a Saleh hanno manifestato davanti alla residenza del nuovo presidente per protestare contro l'immunità giudiziaria che l'accordo di transizione, proposto dai Paesi arabi del Golfo, sostenuto da Onu, Usa e Ue e accettato da Saleh nel novembre scorso, concede all'ex presidente.
In base a questa intesa, Hadi si è presentato come unico candidato alle elezioni presidenziali del 21 febbraio scorso, ottenendo il 99% dei 6,6 milioni di voti espressi. Il nuovo presidente rimarrà in carica due anni, entro i quali dovrà essere varata una nuova Costituzione e dovranno essere indette elezioni multi-partitiche.
Saleh è il quarto capo di Stato a dover lasciare il potere dall'inizio della cosiddetta 'primavera araba', dopo le rivoluzioni in Tunisia, Egitto e Libia. Ma si tratta della prima transizione negoziata, ancora aperta a numerose incognite.