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BELLINZONA - Alla ripresa del processo contro tredici presunti fiancheggiatori in Svizzera delle Tigri tamil dello Sri Lanka, davanti al Tribunale penale federale a Bellinzona, la difesa ha denunciato oggi manovre segrete delle autorità di perseguimento penale.
«Parecchie volte nel corso di questo dibattimento ho avuto la sensazione di venir riportato indietro di un decennio - ha affermato Marcel Bosonnet, avvocato del leader del movimento - ai tempi del processo contro i kosovari accusati di aver raccolto in Svizzera denaro per sostenere l'UCK (Esercito di liberazione del Kosovo)». Ha quindi aggiunto che quel processo si era concluso con condanne simboliche e che un anno dopo la Svizzera aveva riconosciuto la Repubblica del Kosovo.
L'avvocato Bosonnet ha poi evocato le procedure preliminari condotte dagli inquirenti svizzeri che - a suo parere - «non hanno portato a nulla, ma sono convinto che gli atti, rimasti segreti a tutt'oggi, hanno ispirato la presente inchiesta». Ha anche ricordato le riunioni di Eurojust (ente di cooperazione giudiziaria dell'Ue) e di Europol nel corso delle quali gli Stati europei avrebbero deciso di agire contro le Tigri tamil (LTTE) e la loro organizzazione sul continente.
Bosonnet si è a lungo soffermato sull'operazione del 30 dicembre 2009 alla dogana di Auberson (VD), che aveva portato all'arresto di un tamil in possesso di 125 mila euro (144 mila franchi al cambio attuale). Ha ironizzato su quella operazione «miracolosa», volta a «ottenere urgentemente elementi di incriminazione» contro il World Tamil Coordinating Comitee (WTCC).
Quanto all'accusa di aver sostenuto un'organizzazione criminale contestata al suo cliente e agli altri imputati tamil, Bosonnet ha definito «oscura» la definizione data dell'organizzazione. Per essere definita tale - ha detto - deve avere quale scopo la realizzazione di atti delittuosi.
Sempre secondo il legale, gli attentati compiuti contro personalità nello Sri Lanka o contro la popolazione non possono venir attribuiti in modo indubbio alle Tigri tamil, in quanto le fonti nella capitale Colombo sono tutt'altro che affidabili.
Ha preso la parola anche l'avvocato Olivier Peter, il quale a proposito dell'aspetto economico e delle accuse al leder del WTCC, ha chiesto che l'imputazione di truffa, falsità ed estorsione decadano, in quanto gli interventi e le pressioni esercitati sul suo assistito poggiano su «testimonianze estremamente fragili».
«Il mio cliente non teme il carcere - ha aggiunto Peter - poiché non ha commesso i reati che gli vengono attribuiti», e quindi deve essere prosciolto. Un altro legale degli accusati, Max Birkenmaier, si è detto meravigliato che le indagini siano partite soltanto nel 2009. A suo dire il Ministero pubblico della Confederazione ha ceduto alle pressioni dell'Unione Europea.
La scorsa settimana la procuratrice Juliette Noto, nella sua requisitoria, ha chiesto pene fino a sei anni e mezzo di reclusione contro i tredici presunti fiancheggiatori in Svizzera delle Tigri tamil, per sostegno o partecipazione a un'organizzazione criminale, truffa, estorsione, falsità in documenti, riciclaggio di denaro.
In serata i dibattimenti erano ancora in corso.