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Al Cairo dove ha incontrato le autorità egiziane ma anche i rappresentanti della Lega Araba, che ha sede in città, il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov ha allontanato lo spettro di una crisi alimentare in Africa, garantendo l'impegno di Mosca e dei suoi esportatori per le forniture di cereali nel quadro dell'accordo siglato a Istanbul sotto l'egida dell'ONU. Il testo prevede "corridoi sicuri" che farebbero uscire dai porti ucraini anche i 20-25 milioni di tonnellate di grano bloccati da inizio conflitto.
I due Paesi in guerra sono fra i maggiori produttori mondiali. Il venir meno della loro capacità produttiva mette a rischio di penuria alimentare milioni di persone. Lavrov ha ricordato che il segretario generale dell'ONU Antonio Guterres si è assunto la responsabilità di far levare ogni ostacolo alle esportazioni russe non solo di cereali ma anche di fertilizzanti. Le misure finanziarie "illegali" - ha detto Lavrov - di Stati Uniti e UE hanno intaccato la catena logistica, dei pagamenti e assicurativa necessaria e queste forniture.
Nel nuovo pacchetto di sanzioni antirusse varato il 21 luglio dal Consiglio europeo è stata decisa l'estensione dell'esenzione dal divieto di effettuare transazioni con determinate entità statali per quanto riguarda prodotti agricoli e il trasporto di petrolio verso Paesi terzi. Una misura mirata ad evitare o contenere conseguenze negative per la sicurezza alimentare ed energetica globale e sulla quale il Consiglio ha voluto precisare che "nessuna delle misure adottate oggi o in precedenza riguarda in alcun modo il commercio di prodotti agricoli e alimentari, tra cui grano e fertilizzanti, tra Paesi terzi e Russia".
Dipendenti dalle forniture russe, la maggior parte delle capitali arabe si è astenuta fin qui dallo schierarsi su un fronte del conflitto in Ucraina. "Posizioni equilibrate, giuste e responsabili", ha detto il capo della diplomazia del Cremlino, che la settimana prossima visiterà anche alcuni Paesi partner africani: Uganda, Etiopia e Congo.
Anche se la convinzione comune fra la popolazione dei Paesi occidentali è che la Russia sia sempre più isolata, in realtà solo una minoranza degli Stati del mondo ha aderito alle sanzioni, anche se rappresenta un po' più della metà del PIL globale. Il Cremlino continua a intrattenere rapporti commerciali e politici con molte capitali.
"La Russia sta cercando di sviluppare i rapporti che tradizionalmente ha sempre avuto, sin dai tempi dell'URSS, con i Paesi arabi e del Nordafrica", spiega il giornalista Yurii Colombo, esperto in materia, e in questo senso va letto il viaggio di Lavrov fino al 28 luglio.
C'è poi il caso della Turchia, attore importante nella regione del Mar Nero - tanto da aver mediato nel caso dei cereali - membro della NATO ma allo stesso tempo con solidi rapporti con il Cremlino, nonostante posizioni divergenti per esempio sullo scacchiere siriano. Un alleato di ferro è invece l'Iran, ricorda Colombo. La Cina pensa essenzialmente all'economia, non condanna l'invasione ma vorrebbe una rapida soluzione della crisi che scongiuri "una recessione globale". Infine c'è l'India, economia di crescente importanza per ora alla finestra, che già ha intrecciato rapporti economici con la Russia, che potrebbero in futuro diventare più stretti. Dallo scoppio del conflitto ha continuato a vendere in Russia e a importare petrolio.