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Ora che Gheddafi sta guadagnando terreno contro l'opposizione libica, "è urgente" che la comunità internazionale agisca per fermare il dittatore libico. Lo ha detto la Segretario di Stato americana, Hillary Clinton, intervistata dalla Cbs. La Clinton ha detto di sperare che il Consiglio di sicurezza dell'Onu prenda una decisione entro domani.
La vittoria del colonnello Gheddafi sugli insorti non significherebbe automaticamente la fine della crisi libica. Il paese, infatti, potrebbe a quel punto scivolare verso la guerra civile totale. Al Qaida non chiede di meglio: una Libia instabile sarebbe il teatro perfetto dove insinuarsi, magari con l'appoggio dello stesso Gheddafi.
Se la comunità internazionale è dunque intenzionata a fare qualcosa, è meglio che si muova in fretta, prima che sia troppo tardi. Parola dell'International Institute for Strategic Studies (IISS) di Londra, che oggi ha illustrato alla stampa diverse opzioni di "intervento militare" in Libia.
Francia e Gran Bretagna, stando a Douglas Barrie, esperto in aeronautica, sarebbero ad esempio in grado di mettere in piedi una no-fly zone su Bengasi "in pochi giorni"; il resto delle truppe impiegherebbe "una-due settimane" a raggiungere la zona delle operazioni. Vista però la piega presa dagli eventi, la no-fly zone da sola avrebbe un "basso impatto" sulla capacità del regime di colpire i ribelli.
SDA-ATS