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Cinque viaggi dal Luganese all'Olanda tra il 2017 e il 2019 per comprare la cocaina per un traffico di oltre 5 chili. Non solo. In due occasioni, a bordo, in auto - destinazione Amsterdam - oltre alla moglie (pure indagata e che sarà presto processata) c'erano anche i due figli minorenni. «Ha trasportato la cocaina con i figli in auto, in tutt'Europa, fino in Olanda. Non lo ritiene grave?» - ha tuonato il giudice Marco Villa, presidente della Corte delle assise criminali di Lugano composta dagli assessori giurati, davanti alla quale da stamane siede l'imputato. «Ha ragione. Mi sono pentito di quello che ho fatto» - è stata la risposta del trentenne. Ancora il giudice: «Quella di portare i bambini è stata una sua idea per ridurre i rischi di essere fermato in dogana?». «Non sapevamo dove lasciare i figli». Eppure - ha evidenziato esprimendo perplessità il presidente della Corte - l'inchiesta ha messo in luce come talora i figli venissero accuditi dalla sorella di sua moglie.
La pp Pamela Pedretti ha definito l'imputato a capo di una sua organizzazione internazionale dedita al traffico di cocaina: il 30enne ha acquistato, trasportato, importato in Svizzera, detenuto e alienato la droga e ha inoltre alienato 1 chilo di sostanza da taglio destinato alla preparazione delle dosi di cocaina. In uno dei viaggi la droga era nascosta nella ruota di scorta dell'auto. L'imputato faceva il viaggio in vettura ad Amsterdam con un corriere. E lasciava a lui l'onere e il rischio di tornare a Lugano con l'auto carica di droga; lui il ritorno se lo faceva in aereo. In aula l'imputato stamane ha ammesso 'solo' un traffico di 1,3 chili dei 5 chili imputatigli. Il magistrato, durante la sua requisitoria, ha ripercorso la parabola dell'imputato: «L'ultimo tassello di altri correi dominicani compare oggi a processo. L'imputato è stato arrestato in Olanda, dove era rimasto dopo aver appreso che il corriere alla guida dell'ultimo carico di cocaina era stato arrestato in Ticino e il giorno dopo anche sua moglie era finita in carcere, implicata nel giro, segnatamente per aver nascosto la cocaina, su richiesta del marito, nel vano dell'ascensore del palazzo in cui abitavano e nel bauletto della bicicletta». Il 30enne è stato arrestato in Olanda, dove è rimasto in carcere quasi un anno e mezzo, ed estradato in Ticino nel novembre 2020 - estradizione alla quale si era opposto. Secondo il magistrato, l'imputato «ha sempre cercato di sminuire le proprie responsabilità. Ha ammesso solo quando non era più possibile asserire il contrario». Parte della droga è stata rinvenuta in un box, dove veniva confezionata dall'imputato. La pp Pedretti ha detto di essere percorsa dal dubbio che i quantitativi di droga indicati nell'atto d'accusa siano «solo la punta dell'iceberg». L'atto d'accusa quantifica in 5,1 chili il quantitativo di cocaina trafficato, «di cui almeno 3 chili finiti sulla piazza ticinese» - ha evidenziato il magistrato, che ha pure sottolineato l'ingente guadagno conseguito con il traffico illecito: 260 mila franchi, spesi per condurre la bella vita: crociere, vestiti firmati, feste di compleanno in grande stile: amava i soldi facili. Ha inoltre riciclato parte dell'illecito provento. Il dominicano ha messo in atto un giro di droga internazionale: Lugano-Amsterdam-Germania-Austria. La pp Pedretti ha chiesto nei confronti dell'imputato 7 anni di carcere e l'espulsione per 9 anni dalla Svizzera.
La difesa, rappresenta dall'avvocatessa Micaela Rossetti, ha sottolineato dal canto suo che il suo assistito intende assumersi le proprie responsabilità penali, ma di aver importato dall'Olanda 4 chili e di averne alienati 1,3 chili e non 5 come indicato dalla pubblica accusa. La legale ha pure evidenziato che il 30enne consumava droga: «dall'analisi del capello è stato provato». La difesa ha chiesto alla Corte di pronunciare una pena massima di 4 anni e mezzo e si è opposta all'espulsione dalla Svizzera proposta dal magistrato. «Ha collaborato all'inchiesta e si è detto pentito».
«Purtroppo mi sono fatto coinvolgere» - ha dichiarato stamane durante l'istruttoria dibattimentale il trentenne. «Quali sono i miei progetti uscito dal carcere? Vorrei trovare un lavoro, stare con la mia famiglia e non sbagliare più. Se venissi espulso a Santo Domingo non saprei cosa fare, non ho nessuno là». Alla domanda della Corte su quanto abbia guadagnato l'imputato durante il traffico, il trentenne è stato evasivo. «Non so dirlo». Al termine del processo ha dichiarato: «Chiedo perdono per le cose che ho fatto, non volevo fare del male a nessuno. Chiedo con il cuore in mano a questa Corte di darmi la possibilità di crescere i miei figli». La sentenza è stata annunciata per domani alle 11.