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Da Pechino sono arrivate affermazioni chiare, durante un colloquio con Washington
Entrambi hanno intimato alla controparte di non esacerbare la situazione
PECHINO/WASHINGTON - La Cina «non esiterà a iniziare una guerra» se Taiwan dichiarerà l'indipendenza.
Lo ha riferito Wu Qian, portavoce del ministero della Difesa cinese, citando il suo ministro Weu Fenghe nel corso di un incontro avuto con la capo del Pentagono Lloyd Austin.
«Se qualcuno osa dividere Taiwan dalla Cina, l'esercito cinese non esiterà a iniziare una guerra a qualunque costo», ha aggiunto Wu.
«È parte della Cina»
Taiwan «è parte della Cina e il principio della 'Unica Cina' è il fondamento politico delle relazioni sino-americane: è impossibile usare Taiwan per controllare la Cina», ha inoltre detto il ministro cinese Wei Fenghe al capo del Pentagono Lloyd Austin nel primo incontro in persona avuto a Singapore a margine dello Shangri-La Dialouge.
«Gli Usa hanno di recente annunciato un'altra vendita di armi che ha gravemente minato sovranità e interessi di sicurezza della Cina», si legge in una nota. «Il governo e l'esercito cinesi distruggeranno ogni tentativo di indipendenza di Taiwan e salvaguarderanno la riunificazione».
«Basta azioni destabilizzanti»
Gli Usa chiedono alla Cina di astenersi «dall'attuare ulteriori azioni destabilizzanti nei confronti di Taiwan». Lo ha detto il segretario alla Difesa americano Lloyd Austin nel primo incontro di un'ora circa e avuto a Singapore con la controparte cinese Wei Fenghe, a margine del 19esimo Shangri-La Dialogue, secondo quanto riferito dal Pentagono.
Austin, su Twitter, aveva scritto di aver «incontrato il ministro Wei. Abbiamo discusso delle relazioni di Difesa Usa-Cina, nonché di questioni di sicurezza globali e regionali».
Nuovi incontri, ma a che scopo?
La maggior parte dell'incontro, come ampiamente prevedibile, ha riguardato Taiwan, e la parte americana ha rimarcato sul punto «le gravi preoccupazioni» sul comportamento «non sicuro» dell'Esercito popolare di liberazione che, sotto il profilo della mobilitazione della sua aeronautica militare, ha effettuato ad esempio nel 2022 quasi 500 incursioni nello spazio di identificazione di difesa dell'isola, contro le circa 1.000 unità dell'intero 2021.
Tutte mosse, insieme alle continue manovre della Marina cinese e ad altre esercitazioni, valutate come segnali di un tentativo di cambiamento unilaterale dello status quo nello Stretto di Taiwan. Le parti, infine, si sarebbero trovate d'accordo nel definire nuovi incontri per migliorare la comunicazione diretta, senza peraltro specificare i passi da fare.
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