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I cittadini svizzeri hanno accettato sul filo di lana l'acquisto dei nuovi aerei da combattimento.
La differenza finale tra i no e i sì è stata di sole 9'743 schede.
BERNA - I velivoli da combattimento superano per un soffio la contraerea del popolo svizzero: il 50,2% dei votanti ha accettato di spendere sei miliardi di franchi per rinnovare la flotta a disposizione dell'aeronautica. La differenza fra i sì è i no è stata di solo circa 9'743 schede. «Questo sì risicato non è un assegno in bianco, ma pur sempre un "sì"», ha sottolineato la consigliera federale Viola Amherd. «Accettando il decreto federale, il popolo svizzero ha comunque consentito all'esercito di adempiere i suoi compiti e proteggere la popolazione contro eventuali attacchi aerei. Si tratta di un impegno a lungo termine in favore della sicurezza della Svizzera, della sua popolazione e delle sue infrastrutture».
Contrariamente a quanto indicato dai sondaggi della vigilia, che davano il sì abbastanza solido (58%), il risultato è stato in bilico tutto il giorno e l'esito finale è giunto solo dopo le 17.00. Stando ai dati provvisori diffusi dalla Confederazione - che differiscono lievemente da quelli sin qui calcolati sommando i dati comunicati dalle cancellerie cantonali - il decreto federale è stato approvato da 1'604'899 persone, mentre i no sono stati 1'595'156. A livello di cantoni la partita è finita in modo molto più netto: 18 a 8.
La geografia del voto mostra uno spaccato fra una campagna favorevole e le città scettiche: grazie anche all'elevata partecipazione (si è attestata al 59%) gli oppositori hanno sperato sino all'ultimo che sul piatto della bilancia avrebbero da ultimo esercitato il loro peso le agglomerazioni. Ma Zurigo alla fine ha deciso il match, schierandosi con il 50,3% nel campo dei fautori dell'acquisto.
Intorno alle autorità e all'esercito si sono mossi compatti i cantoni della Svizzera primitiva (campione assoluto è Nidvaldo, con il 65,7% di sì), realtà come i Grigioni (53,0%) e numerose regioni della Svizzera tedesca. Hanno invece votato contro il Ticino (52,8% di no), insieme ai due Basilea, Friburgo, Vaud, Ginevra, Neuchâtel e Giura (68,6%), che si è mostrata la regione oggi politicamente più lontana dai palazzi del potere bernesi.
Come noto si trattava di autorizzare una spesa massima di 6 miliardi di franchi per acquistare jet destinati a rimpiazzare i 26 F-5 Tiger e i 30 F/A-18 che, a detta dei vertici dell'esercito, stanno diventando o sono già obsoleti. Nel 2014 il popolo si era opposto all'acquisto dei Gripen, che sarebbero peraltro costati la metà: questa volta la scelta del velivolo avverrà solo in un secondo tempo.
Le critiche al progetto sono venute soprattutto da sinistra: gli oppositori hanno parlato di una spesa di 24 miliardi - sull'arco dell'intero utilizzo dei velivoli - assolutamente senza senso. A loro avviso la Svizzera farebbe meglio a prepararsi ad altre minacce quali catastrofi, attacchi cibernetici, pandemie e cambiamento climatico.
Per il campo del sì - che comprendeva tutti i partiti borghesi - le nuove forme di guerra non sostituiscono le vecchie minacce: si trattava di decidere su una politica di sicurezza e sulla neutralità. Il popolo ha dato loro ragione, anche se solo per un soffio.
Secondo il vicepresidente PS Roger Nordmann l'esito risicato del voto mostra comunque che l'esercito ha un problema di credibilità. La consigliera nazionale Regula Rytz (Verdi/BE) non ha esitato a parlare di risultato «sensazionale», viste le promesse. Anche la collega Priska Seiler Graf (PS/ZH) ha detto che la quota di no è insperata.
L'analisi viene condivisa dal fronte avverso, quello a favore del progetto di Consiglio federale e parlamento. «Che non ci si potesse attendere un risultato-bomba in tempi economicamente difficili era chiaro», ha affermato il consigliere nazionale Lorenz Hess. «Ma non avremmo mai pensato che un 58% segnalato dai sondaggi diventasse improvvisamente un 50%».
Pure il presidente della Società svizzera degli ufficiali (SSU) Stefan Holenstein fa autocritica. «La situazione è del tutto inaspettata, speravamo in un risultato molto più netto», ha detto. A suo avviso i promotori non sono riusciti a portare avanti in modo sufficientemente deciso gli argomenti a favore dell'operazione. «I 6 miliardi di franchi hanno evidentemente fatto paura», ha osservato.
Ora parte la fase di valutazione dei velivoli. In corsa vi sono due apparecchi americani - l'F-35 e l'F/A-18 Super Hornet - e altrettanti europei, il Rafale e l'Eurofighter. Ma la strada potrebbe non essere tutta in discesa: per il Gruppo per una Svizzera senza esercito (GSsE) la sconfitta odierna è solo un inizio, e non una fine. L'organizzazione è pronta a lanciare un'iniziativa popolare contro la precisa scelta di un concreto velivolo.
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