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Dodici partiti (dei quattordici in lizza, non sono entrati in Parlamento solo Dignità ai pensionati e Montagna Viva) e di questi sei minori senza i numeri per fare gruppo e partecipare ai lavori commissionali. E tre sono alla prima esperienza nel Legislativo. Il Gran Consiglio ticinese si presenta dopo le elezioni di domenica in una veste inedita, confermandosi fra i più frammentati della Svizzera. Ma questo non significa necessariamente "una maggiore difficoltà di governabilità", secondo il politologo Andrea Pilotti intervistato per il Radiogiornale. L'ingresso di formazioni senza esperienza e su posizioni anche piuttosto radicali come HelvEthica Ticino non deve far "trarre conclusioni troppo affrettate".
L'esperto immagina che il Centro, "tornato ad essere il secondo partito dopo la sconfitta del 2011", possa "giocare un ruolo accresciuto nella ricerca di compromessi, insieme al PLR". E nell'insieme dovranno essere i partiti di Governo, che sono rimasti gli stessi, a dover "dare dimostrazione di una maggiore responsabilità e di un maggior impegno nel cercare delle alleanze allargate".
D'altra parte, se l'elettorato trova espressione in formazioni minori, "questo deve interpellare i partiti storici che fanno più fatica".
La sconfitta dell'area progressista è stata più contenuta di quanto l'esito del voto per il Governo lasciasse presagire: PS e Verdi perdono un seggio a testa. Certo però - constata Pilotti - con "l'elezione dei due deputati di HelvEthica e di due (in più) dell'UDC", ora salita a quota nove, "abbiamo chiaramente uno spostamento verso il centro-destra".