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<h2>SubmittedText<h2><p>Negli ultimi tempi, l'accento del dibattito sugli atti di violenza compiuti dai giovani si è spostato prevalentemente sulla repressione. Le esperienze passate, ma anche quelle attuali, insegnano che la violenza sociale si combatte attraverso l'integrazione e la gestione non violenta dei conflitti. Lo confermano anche le esperienze positive fatte in decine di comuni svizzeri con progetti chiamati "Peacemaker", "Friedensstifter", "Stand up for Respect", "Just Community" o "Peaceforce". Poiché il capo del Dipartimento federale di giustizia e polizia ha sollevato il problema a livello federale con una serie di discorsi e con il "pacchetto di misure contro la violenza giovanile" (29 giugno 2007), mi permetto di porre al Consiglio federale le domande seguenti:</p><p>1. Che cosa pensa delle numerose esperienze positive fatte con i progetti succitati, nell'ambito dei quali i giovani stessi assumono una responsabilità determinante?</p><p>2. Come valuta l'approccio preventivo alla violenza basato sulla promozione a scuola di una cultura del "non guardare via", del coraggio civile e della non violenza?</p><p>3. È disposto a riconoscere questa forma di prevenzione della violenza alla base (sostenuta in parte dalla fondazione per l'educazione e lo sviluppo e dall'Ufficio federale della sanità pubblica) e a promuoverla in modo sistematico e su larga scala?</p><p>4. Vede delle possibilità di un maggior impiego di persone che prestano servizio civile in favore dei progetti citati?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1./2. Il Consiglio federale saluta le iniziative giovanili che contribuiscono in maniera attiva e responsabile a mantenere un clima non violento all'interno e all'esterno delle scuole. Segue con interesse i progetti in favore dell'integrazione e della gestione non violenta dei conflitti portati avanti dagli stessi giovani con insegnanti e animatori. Il Consiglio federale è persuaso che la violenza giovanile si possa arginare solo se i privati e le autorità competenti prendono misure adeguate congiuntamente o in modo coordinato.</p><p>3. Il Consiglio federale si dichiara pronto a citare ad esempio i progetti di prevenzione della violenza alla base nel quadro dei rapporti e delle pubblicazioni sul tema della violenza giovanile. Non ritiene, tuttavia, appropriato un ampio e sistematico sostegno finanziario. Bisogna, inoltre, considerare che i progetti di questo tipo nascono e devono essere ben radicati nelle realtà locali. La disponibilità, la motivazione e l'impegno di tutti i partecipanti sono indispensabili per la loro riuscita.</p><p>Nel rispetto della competenza dei cantoni, la Confederazione può sostenere finanziariamente singole iniziative come avviene, ad esempio, nel caso del progetto "Educazione e salute" dell'Ufficio federale della sanità pubblica. Nel quadro di quest'ultimo, la Confederazione stanzia i mezzi finanziari per un programma modello per la prevenzione della violenza, nel quale gli alunni operano come pacificatori sui piazzali delle scuole. In diversi cantoni, i coordinatori di questi programmi seguono corsi di perfezionamento e le scuole, le autorità scolastiche e gli uffici competenti vengono informati sul contenuto delle iniziative. Anche il servizio per la lotta al razzismo vanta un'esperienza pluriennale nel sostegno di progetti giovanili in questo ambito. Per quanto riguarda i progetti scolastici esso collabora, d'intesa con la Conferenza svizzera dei direttori cantonali della pubblica educazione, con la fondazione per la formazione e lo sviluppo.</p><p>4. L'apposita legge prevede che il servizio civile contribuisca a costituire strutture in grado di garantire la pace e di arginare i potenziali di violenza. Le persone che prestano servizio civile sono, quindi, spesso impiegate in progetti che mirano, direttamente o indirettamente, a questo scopo.</p><p>L'organo d'esecuzione del servizio civile sta intensificando il proprio impegno nella prevenzione della violenza, sostenendo la preparazione e la realizzazione di un corso pilota sulla risoluzione non violenta dei conflitti e sugli interventi atti a disinnescarli nella fase in cui si può ancora evitare il ricorso alla violenza. Una formazione ad hoc dovrebbe consentire un impiego specifico e mirato del servizio civile.</p><p>Il servizio per la lotta al razzismo sostiene attualmente due progetti pilota in questo ambito. Il primo prevede l'impiego di persone che prestano servizio civile per prevenire la violenza nei luoghi pubblici; il secondo, denominato scuola di pace, consiste in una settimana di formazione sulla risoluzione non violenta dei conflitti in cui è attribuita particolare importanza ai temi dell'interculturalità e del razzismo.</p><p>Gli istituti d'impiego per il servizio civile che si dedicano alla prevenzione della violenza sono ancora troppo pochi. L'organo di esecuzione è per principio interessato ad aumentare il numero dei posti offerti in tale ambito e accoglie volentieri le richieste di istituzioni private che desiderano essere riconosciute come istituti d'impiego.</p>  Risposta del Consiglio federale.