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I suoi due figli vivono nella Confederazione, ma l'ex esponente delle Brigate rosse arrestato a Zurigo nel 2002 e poi estradato in Italia per il momento non potrà ritornare in Svizzera. Il Tribunale amministrativo federale ha confermato un divieto d'ingresso della durata di dieci anni deciso nel 2003.
L'uomo era stato condannato in Italia per associazione sovversiva e banda armata. Ora è libero, ma non potrà – almeno per ora – far ritorno in Svizzera dove vivono i suoi due figli. Il Tribunale amministrativo federale (TAF) ha infatti confermato il divieto d'ingresso nella Confederazione deciso dall'Ufficio federale di polizia nel 2003, dopo la consegna dell'ex brigatista alla giustizia italiana. Il divieto d'ingresso era stato pronunciato per la durata di dieci anni.
Scontato un residuo di pena in Italia, l'uomo – considerato tra i fondatori delle nuove BR e già condannato nel 1989 dal tribunale di Parigi a tre anni di reclusione – si era rivolto alla giustizia elvetica chiedendo la revoca della misura restrittiva emessa nei suoi confronti in modo da potersi ricongiungere con i figli, avuti da una cittadina svizzera nel frattempo deceduta.
Il TAF ha respinto l'istanza, ritenendo che l'ex terrorista, 54 anni, continui a rappresentare una minaccia per l'ordine pubblico e la sicurezza interna. Secondo i giudici, infatti, egli non ha mai rinnegato l'ideologia della violenza e anzi, negli ultimi anni, è sempre rimasto attivo, intrattenendo rapporti con estremisti di sinistra europei e con esponenti degli ambienti autonomi elvetici.
Quanto ai contatti con i figli, il tribunale amministrativo ricorda che tre o quattro volte all'anno gli è sempre stato concesso un diritto di visita della durata di dieci giorni. La sentenza può essere impugnata presso il Tribunale federale.
swissinfo.ch e agenzie