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Volando come un'aquila: la Steve Miller Band
Steve Miller , dopo il suo popolarissimo The Joker del 1973 , ha iniziato a lavorare nel 1975 per la successiva fatica discografica, con l’aggiunta di un nuovo batterista (Gary Malaber), ma rimanendo legato comprensibilmente al suo bassista di lunga data, Lonnie Turner. L'album, Fly Like An Eagle contiene tre singoli di enorme successo e vende più di 4 milioni di copie. Gran bel business per un gruppo in quei tempi.
Capitol Records rivisita quei giorni di gloria con il 30° anniversario, ristampando per la seconda volta lo spettacolare disco della Steve Miller Band. Ospitati in un digipak a tre, i due dischi includono l'album su CD e aggiungono 3 bonus tracks allo spettacolo, che termina con un DVD contenente un remix in surround di tutto l’album . C'è un libretto di 16 pagine fitto di scritti, in gran parte occupato da un ingombrante saggio di Joel Selvin. Infine si trova qualche scatto, vecchio e nuovo, della storica band di San Francisco.
La versione rimasterizzata di cui sopra possiede un audio buono e pulito, il minimo visto che si tratta di un remaster. L'album inizia con la breve "Space Intro", una sorta di dichiarazione d’intenti da parte di Miller, in cui fa comprendere in maniera chiara e inequivocabile che il futuro del suono è elettronico. L’apertura con i sintetizzatori accompagna chi ascolta verso il primo singolo dell'album: "Fly Like An Eagle", traccia che regala il nome al disco.
Diverse le perle nascoste fra le ostriche, tra cui senza dubbio "Take The Money And Run" e "Rock'n Me", una canzone quest’ultima che, come svelato fra le pagine del libretto, è stata concepita appositamente per una performance con i Pink Floyd al Knebworth Festival. Ma l'album non è una collana di perle originali, ci sono anche delle cover nascoste ma pur sempre bellissime. Chiunque abbia udito la versione di Miller di “Mercury Blues”, originariamente interpretata da Alan Lomax, si rende perfettamente conto dell’alta capacità creativa che, unita all’abilità tecnica di Miller, incarna un gusto del tutto particolare e di rara fattura. Nel calderone magico del cuoco Steve Miller, va aggiuntto poi il sapore di paese di "Dance , Dance, Dance", il profumo della California pop di "Serenade", il blues di "Sweet Maree", e il conclusivo "The Window".
Parlando del mix audio dell’intero disco, Miller dice: "la gente finalmente potrà ascoltare l'album come l’avevo concepito, come era originariamente destinato ad essere ascoltato". Per quanto riguarda il DVD invece, il mix è pensato per dare l’impressione di essere al centro del palco, mentre la band suona forsennatamente. Sul DVD compaiono anche due contributi video. La prima è un’improbabile realizzazione di “Fly Like An Eagle” presentato in widescreen. Carina l’idea, ma scade inevitabilmente quando ci si scontra con la (scarsa) qualità audio. Oltre a questo un’interessante, a tratti eccessivamente lunga, intervista con Steve Miller che si abbandona ai ricordi dei tempi che furono e ci narra della realizzazione del disco, in un inarrestabile amarcord. Insopportabile invece il filmato del concerto, datato 2005, avvenuto allo Shoreline Amphitheatre di Mountain View, CA . Più che un concerto pare una sfilata di Very Important People, sfiorando il ridicolo con ospiti che sembrano prevalentemente fare presenza come gli anziani in una trasmissione di Barbara D’Urso.
Da appassionato, generalmente apprezzo la complessità nel confezionamento di una Special Edition. Le demo inedite, le foto mai viste prima, le tante righe che svelano la storia dietro al disco, con tutti questi elementi si ottiene la panoramica del lavoro dalla pianificazione alla pubblicazione. Dischi come questi consentono di porre un disco entro un percorso storico ed evolutivo ben preciso. A volte però, e non è questo il caso, le Special Edition sono un futile tentativo di ingabbiare un momento passato che mai tornerà. E il tempo, come cantava lo stesso Steve Miller, continua a scivolare verso il futuro.
"Times keeps on slippin', slippin', slippin' into the future ... "