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<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale continua ad autorizzare le visite di rappresentanti ufficiali di altri Paesi, in particolare della Turchia, che difendono pubblicamente in Svizzera valori poco conciliabili con quelli di una democrazia liberale?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>In generale la Svizzera attribuisce grande importanza alla libertà di espressione e di informazione, purché venga rispettato l'ordinamento giuridico svizzero e si tenga conto della sicurezza.</p><p>In linea di principio spetta ai Cantoni o - nel caso in cui il diritto cantonale lo preveda - ai Comuni autorizzare o vietare manifestazioni politiche dopo aver valutato in particolare la situazione a livello di sicurezza. Anche la Confederazione può, in virtù dell'articolo 7e della legge sull'organizzazione del governo e dell'amministrazione (LOGA; RS 172.010), vietare una manifestazione se la salvaguardia degli interessi del Paese lo esige o per far fronte a gravi turbamenti, esistenti o imminenti, dell'ordine pubblico o della sicurezza interna o esterna. A livello di politica interna ed esterna si tratterebbe di una misura molto forte, applicabile soltanto in una situazione eccezionale, e dall'entrata in vigore dell'articolo 7e LOGA - il 1° maggio 2011 - a oggi non è mai stata attuata. Il Consiglio federale ritiene in ogni caso che esistano già le basi legali necessarie per vietare all'occorrenza a un oratore straniero di intervenire in occasione di una manifestazione politica (si veda a tale proposito il parere del Consiglio federale in merito alla mozione Fässler Daniel 16.3864, "Obbligo d'autorizzazione per oratori stranieri a manifestazioni politiche").</p><p>Nella prassi, le autorità federali rispettano la libertà di espressione di politici e rappresentanti di governi stranieri purché venga osservato integralmente l'ordinamento giuridico svizzero. A tal fine le autorità adottano adeguate misure di sicurezza in funzione dell'interesse pubblico e in base al principio di proporzionalità.</p><p>Prima della visita, pianificata, del ministro degli esteri turco nella regione di Zurigo il 12 marzo 2017, e su richiesta scritta del Cantone di Zurigo, la Delegazione Sicurezza del Consiglio federale (DFAE/DFGP/DDPS) ha condotto un'analisi supplementare da cui è emersa l'assenza di pericoli particolari che potessero giustificare l'annullamento della manifestazione. Secondo il Consiglio federale, una simile misura non sarebbe stata né necessaria né proporzionata. Tuttavia, poiché la situazione sarebbe potuta cambiare in qualsiasi momento, le autorità federali hanno continuato a monitorarne gli sviluppi insieme alle autorità cantonali zurighesi. Sulla base delle constatazioni della Delegazione Sicurezza del Consiglio federale, il DFAE ha risposto in quest'ottica alla lettera del presidente del governo del Cantone di Zurigo.</p><p>Per la Svizzera è importante promuovere e proteggere la libertà di espressione sia a livello nazionale sia sul piano internazionale. Appoggia le pertinenti risoluzioni dell'ONU e i meccanismi del Consiglio dei diritti umani dell'ONU su questo tema e si impegna anche in seno a organismi regionali come l'OSCE e il Consiglio d'Europa a favore del rispetto del diritto alla libertà di espressione. In relazione alla Turchia, la Svizzera ha più volte manifestato - sia in occasione di incontri bilaterali di alto livello sia nell'ambito degli organismi multilaterali summenzionati - la propria preoccupazione per la situazione dei diritti umani nel Paese, in particolare per quanto riguarda le libertà fondamentali.</p>  Risposta del Consiglio federale.