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Alimenti per il coniuge
Redditi elevati - obbligo di locare un appartamento di vacanze o un appartamento gravato da diritto di abitazione
|Caso 195, 13 maggio 2008||<< caso precedente | caso successivo >>|
In caso di redditi elevati, ossia di condizioni finanziarie particolarmente agiate, è possibile imporre ad un coniuge di locare un appartamento che ha sempre utilizzato per le sue vacanze o un appartamento gravato da diritto di abitazione?
In una sentenza del 16 agosto 2007*, il Tribunale federale di Losanna ha stabilito quanto segue:
Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni
Nel caso concreto siamo in presenza di due coniugi in procedura di divorzio con alle spalle un matrimonio di lunga durata (segnatamente di 25 anni); il reddito del marito è da considerarsi elevato (ca. CHF 20'000.00 mensili); alla moglie, di 60 anni, non può essere imposto di iniziare un'attività lavorativa; risulta tuttavia proprietaria di due fondi, uno di vacanza in Grecia e uno a Londra, locato a CHF 1'600.00 mensili; abita in un appartamento per il quale beneficia di un diritto di abitazione.
Per quanto concerne l'abitazione di vacanze in Grecia, vista la lunga durata del matrimonio e il diritto della moglie di conservare il tenore di vita goduto durante il matrimonio (DTF 129 III 7, consid. 3.1), non si può pretendere che la medesima rinunci alle vacanze in tale abitazione e provveda a locarla a terzi per poterne ricavare una pigione.
Per quanto concerne l'appartamento da lei abitato, a maggior ragione non si può pretendere che lo dia in locazione a terzi ricavandone un reddito, già per il solo motivo che per poter locare a terzi un diritto di abitazione (art. 777 CC) occorre il consenso del proprietario (cfr. ad es. P.H. Steineuer, Les droits réels, Tomo III°; 3e ed., 2003, n° 2498 et 2506b) e ciò anche se, come nel caso concreto, la proprietaria dell'abitazione è la madre della moglie.
Naturalmente per l'appartamento di Londra non vi sono per contro motivi per non continuare a considerare l'entrata di CHF 1'600.00 mensili a favore della moglie.
Data creazione: 13 maggio 2008
Data modifica: 19 aprile 2009
|Caso 193, 14 aprile 2008||<< caso precedente | caso successivo >>|
Il diritto al mantenimento dopo il pensionamento sussiste anche se la previdenza professionale è stata divisa nell'ambito del divorzio?
In una sentenza del 14 agosto 2007 il Tribunale federale di Losanna ha stabilito quanto segue:
Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni
Nella presente fattispecie siamo in presenza di due coniugi in cui il marito ha 14 anni in più della moglie e il matrimonio è di lunga durata (oltre 10 anni). Il marito al momento del divorzio aveva 71 anni, per cui già in pensione, mentre la moglie 57 anni.
Litigiosi nel caso concreto sono il contributo di mantenimento post divorzio del marito a favore della moglie (art. 125 CC) e l'indennità adeguata prevista dall'art. 124 CC (l'ammontare dell'indennità adeguata dopo il sopraggiungere di un caso di previdenza).
Se il coniuge debitore di alimenti è già pensionato, mentre l'altro lo sarà parecchi anni dopo, il Giudice del divorzio deve prevedere per il periodo posteriore il pensionamento del coniuge più giovane, sia un'indennità adeguata ex art. 124 CC, sia un contributo alimentare ai sensi dell'art. 125 CC, importi che prendano in considerazione i bisogni concreti di ciascun coniuge. Gli importi fissati per ciascuno di questi due diritti sono tra di loro interdipendenti, nel senso che eventuali lacune previdenziali devono essere colmate con il versamento di un contributo alimentare (DTF 129 III 257 consid. 3.5 p. 263). Al contrario, se l'equa indennità è adeguata, si giustifica un contributo di mantenimento ridotto. In ogni caso l'importo totale corrisposto dal coniuge debitore è limitato sia dal tenore di vita goduto dai coniugi durante il matrimonio, sia dalle capacità contributive ridotte del coniuge debitore, tenuto conto d'altra parte che gli importi di previdenza professionale non raggiungono mai l'ammontare dell'ultimo stipendio.
Naturalmente, qualora si fosse stato in presenza di un matrimonio di breve durata, il concetto del clean break, per quanto riguarda l'applicabilità dell'art. 125 CC, avrebbe fatto decadere la possibilità di ottenere un contributo alimentare dopo il divorzio, ma non per l'ottenimento di un'equa indennità ai sensi dell'art. 124 CC.
Data creazione: 14 aprile 2008
Data modifica: 20 aprile 2009
|Caso 183, 19 novembre 2007||<< caso precedente | caso successivo >>|
Nel caso sia pendente una procedura di divorzio con misure cautelari, si può pretendere che il coniuge più debole finanziariamente riprenda, rispettivamente estenda un'attività lavorativa?
In una sentenza del 12 marzo 2007 il Tribunale federale di Losanna ha stabilito quanto segue:
Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni
La questione di una ripresa, rispettivamente una estensione di un'attività lavorativa da parte del coniuge creditore di un contributo alimentare durante la separazione (in particolare nell'ambito di misure a protezione dell'unione coniugale) è stata trattata nel caso-148.
A prescindere dal fatto che la procedura sia di misure a protezione dell'unione coniugale, di separazione coniugale o di divorzio, secondo la giurisprudenza, quando non si possa ragionevolmente contare su di una ripresa della comunione domestica, per decidere il contributo alimentare, e in particolare la questione inerente alla ripresa, rispettivamente all'estensione dell'attività lucrativa di un coniuge, occorre prendere in considerazione i criteri applicabili al mantenimento dopo il divorzio (DTF 128 III 65, consid. 4a). Nell'ambito del divorzio ciascun coniuge, per quanto possibile, deve poter sovvenire autonomamente al proprio fabbisogno ed essere incoraggiato ad acquistare la propria indipendenza economica (DTF 129 III 7, consid. 3.1).
Dato che dopo l'inoltro di una procedura di divorzio non si può più ragionevolmente prevedere una possibilità di riconciliazione, l'obiettivo della ripresa o estensione di un'attività lavorativa dev'essere ritenuto già importante nell'ambito di misure cautelari ex art. 137 cpv. 2 CC e i principi giurisprudenziali sul mantenimento dopo il divorzio (art. 125 cpv. 2 CC) possono essere considerati in modo più esteso rispetto all'ambito delle misure a protezione dell'unione coniugale (DTF 130 III 537, consid. 3.2, pag. 542).
Un coniuge può dunque anche vedersi imputare un reddito ipotetico superiore a quello effettivamente conseguito con la sua attività lavorativa, sempre che l'aumento di stipendio sia effettivamente possibile e possa ragionevolmente essere esatto (DTF 128 III 4, consid. 4; DTF 127 III 136, consid. 2a in fine; DTF 119 II 314, consid. 4a; DTF 117 II 16, consid. 1b; DTF 110 II 116, consid. 2a). Infatti un reddito ipotetico può essere computato non solo al coniuge debitore alimentare, ma anche al coniuge creditore di alimenti, in particolare se si tratta di decidere dei contributi alimentari nell'abito di procedure cautelari ex art. 137 cpv. 2 CC (cfr. sentenza TF 5P.418/2001 e 5P.488/2000) o in una procedura di divorzio (DTF 127 III 136, consid 2a e 2c).
Sinteticamente si può riassumere che nell'ambito di misure a protezione dell'unione coniugale, per poter pretendere che il coniuge creditore di alimenti ripristini, rispettivamente estenda un'attività lavorativa, occorre rispettare i tre principi indicati nel caso-148; tuttavia se una riconciliazione non può ragionevolmente essere considerata, allora si applicano i principi giurisprudenziali sul mantenimento dopo il divorzio (art. 125 cpv. 2 CC).
Mentre nell'ambito di una procedura provvisionale di divorzio, essendo ragionevolmente in ogni caso esclusa una riconciliazione, si applicano i principi giurisprudenziali sul mantenimento dopo il divorzio (art. 125 cpv. 2 CC).
* Sentenza non pubblicata, ma reperibile sul sito internet del Tribunale federale: 5P.114/2006.
Data creazione: 19 novembre 2007
Data modifica: 19 aprile 2009
Contributo di mantenimento dopo il divorzio: matrimonio che ha marcato la vita coniugale e adattamento alle circostanze future prevedibili
|Caso 174, 18 giugno 2007||<< caso precedente | caso successivo >>|
Se il matrimonio, di lunga durata, ha marcato la vita coniugale dal profilo economico, il coniuge più debole avrà diritto di chiedere alimenti dopo il divorzio al fine di poter mantenere, per quanto possibile, il tenore di vita goduto durante la vita comune ?
In una sentenza del 29 settembre 2006 il Tribunale Federale di Losanna ha stabilito quanto segue:
Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni
La fattispecie è la seguente: al momento dell'emanazione della sentenza del Tribunale federale (settembre 2006) il marito ha 51 anni, mentre la moglie 49. Due figli della coppia sono maggiorenni, ma ancora agli studi, mentre altri due ancora minorenni. I figli maggiorenni vivono con il padre, mentre i due minorenni con la madre.
Dai fatti risulta inoltre che il reddito del marito è di CHF 9'553.00 mensili (a tempo pieno), mentre quello della moglie di CHF 4'200.00 mensili (all'80%), senza che per quest'ultima vi sia possibilità di aumento della percentuale lavorativa a causa di problemi di salute. Il fabbisogno minimo del marito è stato fissato in CHF 9'712.45 mensili (compreso gli alimenti per i figli minorenni, versati alla madre, e maggiorenni, che vivono con lui). Per il marito vi è dunque un ammanco di CHF 159.45 (CHF 9'553.00 ./. CHF 9'712.45). Il fabbisogno minimo della moglie è stato per contro quantificato in CHF 3'531.20, con dunque un'eccedenza di CHF 668.80 mensili (CHF 4'200.00 ./. CHF 3'531.20).
Con questa situazione, i Giudici cantonali avevano respinto la richiesta di versamento di un contributo alimentare a favore della moglie, in particolare visto che il marito aveva un'eccedenza negativa (differenza tra il suo reddito e il suo fabbisogno: - CHF 159.45).
Il Tribunale federale ha per contro accolto la richiesta della moglie di vedersi attribuire un contributo alimentare, ma dal momento in cui i figli maggiorenni avranno terminato la propria formazione e fino a che il marito avrà compiuto 65 anni, data del suo pensionamento ordinario.
Secondo l'art. 125 CC, se non si può ragionevolmente pretendere che un coniuge provveda da sé al proprio debito mantenimento, inclusa un'adeguata previdenza per la vecchiaia, l'altro coniuge gli deve un adeguato contributo di mantenimento. I criteri di ponderazione per la fissazione dell'eventuale contributo alimentare sono previsti al secondo capoverso del medesimo articolo (cfr. a questo proposito DTF 129 III 7, consid. 3.1 e DTF 127 III 136, consid. 2a e riferimenti citati).
In caso di matrimonio di lunga durata, in cui la ripartizione dei ruoli ha influito sulla vita matrimoniale, la parte avente diritto di un contributo alimentare deve poterne beneficiare tenuto conto del tenore di vita goduto dai coniugi durante il matrimonio, se le circostanze lo permettono (cfr. sentenza TF 5C.111/2001).
Considerato che difficilmente, con due economie domestiche separate, si può mantenere lo stesso tenore di vita esistente al momento della vita comune, il creditore alimentare ha per lo meno diritto a mantenere il medesimo tenore di vita del debitore alimentare, sempre che le possibilità economiche lo permettano (DTF 118 II 376).
Il Giudice può prevedere che il contributo alimentare sarà adeguato, verso l'alto o verso il basso, a dei momenti determinati, tenuto conto dell'evoluzione prevedibile della situazione economica delle parti.
E' pacifico che nel caso concreto il matrimonio sia di lunga durata (nel caso specifico è durato oltre 20 anni) e che il riparto dei ruoli durante il medesimo abbia influito sulla situazione economica della moglie, la quale ha in particolare ridotto la sua percentuale lavorativa per prendersi cura dei figli.
Al momento dell'emanazione della sentenza di divorzio il coniuge debitore dell'alimento non aveva un'eccedenza, dovendo sopperire al mantenimento proprio e di quattro figli, per cui la moglie a quel momento non aveva diritto a ricevere alcun contributo alimentare per sé.
Al contrario, dal momento in cui i due figli maggiorenni avranno terminato gli studi, le sue spese si ridurranno e potrà godere di un tenore di vita migliore rispetto a quello della moglie, per cui, dato che il tenore di vita della moglie goduto durante la vita comune ha subito un abbassamento al momento della separazione, dal momento in cui il marito non avrà più a carico i figli maggiorenni si può pretendere che versi parte della sua eccedenza alla moglie quale contributo alimentare per quest'ultima. Il Tribunale federale indica che il marito potrà versare alla moglie un contributo alimentare calcolato tenuto conto che i due coniugi beneficino del saldo disponibile equivalente dopo copertura delle rispettive spese (detto in altre parole, applicando il cosiddetto "calcolo delle eccedenze" - calcolo che, detto per inciso, il Tribunale d'appello di Lugano non ritiene di applicare in questi casi: cfr. ad es. caso-117).
Quindi, concretamente la situazione sarà la seguente:
- dal momento in cui il primo figlio maggiorenne (per cui il padre consacra CHF 1'200.00 mensili) avrà terminato la propria formazione, il marito non avrà più un'eccedenza negativa di CHF 159.45 (v. sopra), bensì un'eccedenza positiva di CHF 1'040.55 mensili (CHF 9'553.00 ./. CHF 9'712.45.00 + CHF 1'200.00); la moglie avrà, come già accertato in procedura di divorzio, un'eccedenza di CHF 668.80 mensili (v. sopra). Dal calcolo delle eccedenze risulta che il marito dovrebbe consacrare alla moglie CHF 185.90 di alimenti, ma - probabilmente siccome è una cifra esigua (ma sulla motivazione la sentenza è silente) - il Tribunale federale non ha ritenuto di condannare il marito a pagare tale cifra;
- dal momento in cui anche il secondo figlio maggiorenne avrà terminato la propria formazione, il marito disporrà di un'eccedenza ancora maggiore (CHF 9'553.00 ./. CHF 9'712.45.00 + CHF 1'200.00 + CHF 1'200.00), vale a dire di CHF 2'240.55; la moglie avrà, come già accertato in procedura di divorzio, un'eccedenza di CHF 668.80 mensili (v. sopra). Dal calcolo delle eccedenze risulta questa volta che il marito dovrà consacrare alla moglie CHF 785.90 di alimenti, che il Tribunale federale arrotonda a CHF 800.00 mensili.
Da notare che tale contributo alimentare di CHF 800.00 mensili, da versare a decorrere dal termine della formazione professionale del secondo figlio (prevista per il giugno 2007), è stato previsto fino alla data del pensionamento ordinario del marito (65 anni) a seguito della sua riduzione delle entrate a quel momento.
Annoto infine come dalla sentenza sopra commentata sembrerebbe che il mantenimento dei figli maggiorenni risulti essere prioritario rispetto al mantenimento del coniuge. Tuttavia non è così, ma la sentenza può trarre in inganno sulla questione. In effetti il Tribunale federale indica che nel caso concreto il fabbisogno dei figli maggiorenni è stato inserito dall'autorità cantonale nel fabbisogno minimo del marito/padre e tale fatto, essendo appunto una circostanza di fatto e non di diritto, vincola il Tribunale federale, per cui non può essere da lui rivista.
Di conseguenza la giurisprudenza secondo cui il mantenimento del coniuge (ex coniuge, per la precisione) è prioritario rispetto a quello dei figli maggiorenni, non sia stata rimessa in discussione, anche perché contraddirebbe in modo scioccante la sentenza pubblicata in DTF 132 III 209.
Il Tribunale federale in una successiva sentenza sull'argomento ha precisato che nella misura in cui un matrimonio abbia avuto ripercussioni sulla vita di un coniuge, lo stato di salute va considerato nell’ambito della fissazione del contributo di mantenimento indipendentemente dal fatto che il suo pregiudizio sia dovuto al matrimonio (sentenza TF 5A_384/2008 del 21 ottobre 2008, cfr. anche FamPra.ch, 1/2009, N. 9, pag. 190).
Nella sentenza 5A_279/2014 il Tribunale federale ha precisato che se già durante il matrimonio il coniuge debitore del contributo di mantenimento versava dei contributi alimentari ai propri figli maggiorenni, nati al di fuori del matrimonio, ciò va considerato nella fissazione del tenore di vita vissuto durante il matrimonio, poiché già durante la convivenza questo denaro non era a disposizione dell’economia domestica.
Data creazione: 18 giugno 2007
Data modifica: 29 novembre 2015
|Caso 173, 29 maggio 2007||<< caso precedente | caso successivo >>|
Dopo la pronuncia del divorzio, quali conseguenze ha un concubinato del coniuge creditore degli alimenti rispetto al versamento di questi ultimi?
In una sentenza del 23 ottobre 2006*, il Tribunale Federale di Losanna ha stabilito quanto segue:
Secondo il nuovo diritto del divorzio una consolidata comunione di vita analoga al matrimonio da parte del coniuge creditore alimentare non comporta più l'estinzione del diritto al mantenimento. Entra semmai in considerazione una sospensione del diritto al contributo di mantenimento.
Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni
Secondo l'art. 130 CC, l'obbligo di mantenimento si estingue alla morte dell'avente diritto o dell'obbligato; fatte salve convenzioni contrarie, esso si estingue anche se l'avente diritto passa a nuove nozze. Secondo il Tribunale federale in un concubinato qualificato ci possono essere dubbi sulla definitività e la durabilità della relazione; la coppia che inizia una convivenza non può essere messa sullo stesso piano di chi si risposa, in particolare se si pensa che in caso di cessazione della convivenza non si crea alcun obbligo alimentare tra ex partner, come per contro in caso di scioglimento del matrimonio per divorzio, in applicazione dell'art. 125 CC (sempre che ne siano date le condizioni di applicabilità). Tali considerazioni giustificano la non applicazione analogica dell'art. 130 cpv. 2 CC in caso di cessazione della convivenza. Il nuovo diritto del divorzio (in vigore dal 1° gennaio 2000) ha dato la possibilità di prevedere anche solo una sospensione del contributo alimentare (art. 129 cpv. 1 CC). Secondo il Tribunale federale in caso di convivenza dev'essere immaginata tale ipotesi.
* Sentenza non pubblicata sulla raccolta ufficiale, ma reperibile sul sito internet del Tribunale federale: 5C.93/2006.
Data creazione: 29 maggio 2007
Data modifica: 19 aprile 2009
|Caso 171, 30 aprile 2007||<< caso precedente | caso successivo >>|
Un matrimonio di 8 anni è considerato di lunga o di corta durata? Una malattia sopraggiunta durante il divorzio e che porta ad un'invalidità completa dà diritto ad ottenere un contributo alimentare dopo il divorzio?
In una sentenza del 13 settembre 2006 il Tribunale Federale di Losanna ha stabilito quanto segue:
Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni
Nel caso concreto i coniugi si sono sposati a 27 anni (lei) e 30 anni (lui) e hanno divorziato dopo 15 anni. Durante il matrimonio la moglie ha avuto problemi di salute, sia fisici che psichici, tanto che non le è più stato possibile riprendere un'attività lavorativa. Non ha alcuna formazione professionale e salvo per un paio di mesi durante il matrimonio non ha mai lavorato. Al momento del divorzio la moglie ha 42 anni, mentre il marito 45.
Secondo l'art. 125 CC, se non si può ragionevolmente pretendere che un coniuge provveda da sé al proprio debito mantenimento, inclusa un'adeguata previdenza per la vecchiaia, l'altro coniuge gli deve un adeguato contributo di mantenimento. Quale sia il "debito mantenimento" dipende dall'influsso avuto dal matrimonio sulla vita coniugale.
Di regola con un matrimonio di breve durata (5 anni) è determinante la situazione economica dei coniugi precedente il medesimo.
Si ritiene che di regola il matrimonio abbia avuto un influsso sulla vita dei coniugi se è dilunga durata (vale a dire se è durato oltre 10 anni), se dall'unione coniugale sono nati figli oppure se con il matrimonio un coniuge è stato sradicato dal suo contesto culturale: in questi casi si presume che il riparto dei ruoli avuto e concordato dai coniugi durante il matrimonio debba essere protetto e di conseguenza il coniuge creditore dell'alimento possa beneficiare del tenore di vita goduto al momento della separazione, postulando, se del caso, la corresponsione di un contributo di mantenimento.
Nel caso di un matrimonio tra i 5 e i 10 anni non vi è alcuna presunzione in un senso o nell'altro. In questi casi occorre verificare se e quali siano gli elementi che hanno influenzato i rapporti coniugali.
Relativamente alla durata del matrimonio, nel caso in cui una riconciliazione non sia più seriamente ipotizzabile e la separazione sia unicamente una preparazione al divorzio, il calcolo va fatto dalla data del matrimonio (o eventualmente dalla precedente convivenza) alla data della separazione di fatto (DTF 127 III 136, consid. 2c, pag. 140 e DTF 132 III 598, consid. 9.2, pag.600) e non fino alla data della pronuncia del divorzio.
Nel caso concreto, dove la vita comune è durata 8 anni (il matrimonio fino al divorzio 14/15 anni, ma ciò è irrilevante), ritenuto che non può essere considerato né un matrimonio di corta, né di lunga durata (per cui da ciò non si deduce alcuna presunzione di influenza del matrimonio sulla vita coniugale), per il calcolo dell'eventuale contributo alimentare a favore della moglie dopo il divorzio occorre riferirsi ad altri parametri, quali il fatto che i coniugi non hanno avuto figli, che si tratta di coniugi relativamente giovani e che hanno di fronte a sé ancora una parte rilevante della loro vita. Queste argomentazioni sono state ritenute dall'autorità cantonale e hanno condotto alla conclusione che il matrimonio non ha influito in modo rilevante sulla vita dei coniugi: tale conclusione è stata considerata dal Tribunale federale come valutazione corretta nell'ambito del potere d'apprezzamento dell'autorità cantonale previsto dall'art. 4 CC. Le considerazioni del Tribunale cantonale hanno dunque condotto alla conclusione, confermata dal Tribunale federale, secondo cui il coniuge creditore dell'alimento non ha diritto di mantenere il tenore di vita goduto durante il matrimonio; occorre per contro riferirsi alla sua situazione economica precedente il matrimonio e valutarla al momento del divorzio come se il matrimonio non fosse stato celebrato.
Vari fattori, come ad es. l'aver lavorato prima di sposarsi, il non avere figli a carico con meno di 16 anni, il non doversi occupare delle faccende domestiche di entrambi i coniugi, ecc. hanno portato alla conclusione che per la moglie non vi era spazio per un contributo di mantenimento dopo il divorzio.
Relativamente ai problemi di salute della moglie, l'art. 125 cifra 4 CC prevede che la salute dei coniugi è un elemento di ponderazione per l'obbligo di mantenimento dopo il divorzio. Tuttavia la sola circostanza che un coniuge non possa lavorare completamente o parzialmente per motivi di salute non è un elemento sufficiente per prevede a suo favore un contributo alimentare dopo il divorzio.
Con il matrimonio deve essersi creata una situazione tale ("il Tribunale federale utilizza l'espressione "Vertrauensposition") che va protetta anche in caso di divorzio: ad es. è rilevante la situazione di salute di una moglie in un matrimonio durato oltre 20 anni, da cui sono nati parecchi figli e ciò a prescindere dalla causalità dei problemi di salute con il matrimonio; negli altri casi occorre per contro verificare se lo stato di salute è stato condizionato dal matrimonio.
Nel caso concreto la malattia della moglie (epatite B) non ha nessun nesso causale con il matrimonio, sia che esistesse già prima o si fosse sviluppata dopo il matrimonio. In altre parole la moglie non sarebbe stata in grado di lavorare anche se non si fosse sposata. Di conseguenza, in un caso come questo, in cui il matrimonio non ha influenzato i modo determinante la vita dei coniugi, non vi è spazio per alcun contributo alimentare post divorzio da parte del marito a favore della moglie.
Sulla sussistenza tra nesso di causalità e alimenti post divorzio cfr. per contro sentenza TF 5A_782/2010 del 2 febbraio 2012.
Nella sentenza TF 5A_750/2011 del 5 dicembre 2011 il Tribunale federale ha precisato che il fatto che il coniuge beneficiario del contributo di mantenimento sia limitato nell’attività lavorativa a causa del suo stato di salute deve essere considerato, dopo un matrimonio con ripercussioni sulla capacità lucrativa, indipendentemente dal fatto che il pregiudizio sia riconducibile al matrimonio.
Data creazione: 30 aprile 2007
Data modifica: 12 dicembre 2012
|Caso 169, 2 aprile 2007||<< caso precedente | caso successivo >>|
Quale è l'età determinante dei figli per poter pretendere che il genitore affidatario possa riprendere un'attività lavorativa a tempo pieno nel caso in cui il figlio abbia bisogno di cure particolari?
In due sentenze, una del 14 settembre 2005 e l'altra del 2 agosto 2006*, il Tribunale Federale di Losanna ha stabilito quanto segue:
Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni
Secondo l'ormai costante giurisprudenza del Tribunale federale, rimasta invariata anche con l'entrata in vigore del nuovo diritto del divorzio del 1° gennaio 2000, il limite d'età per cui il genitore affidatario (di regola la madre) è costretto ad intraprendere un'attività lavorativa a tempo parziale è quando il figlio più piccolo compie 10 anni, rispettivamente a tempo pieno quando compie i 16 anni (cfr. caso 055 e DTF 115 II 6).
Vi sono vari motivi per cui si può derogare a questa regola, come ad es. gli altri fattori di ponderazione previsti all'art. 125 cpv. 2 CC.
Nelle sentenze del Tribunale federale oggetto del presente commento, la giurisprudenza ha previsto la possibilità di derogare alla regola sopra descritta anche nel caso in cui il genitore affidatario non si occupa del quotidiano del figlio, siccome p. es. il figlio è collocato in una struttura in internato (in questo caso il Tribunale federale ha ritenuto che il limite dei 16 anni di età del figlio può essere abbassato - sentenza 5P.242/2006) oppure nel caso in cui il figlio necessita di cure particolari, siccome con problemi di salute (in quest'altro caso il Tribunale federale ha ritenuto che il limite dei 16 anni di età del figlio potesse essere aumentato, segnatamente a 18 anni, momento in cui il bambino in questione, sofferente di un'epilessia congenita e di diversi ritardi sullo sviluppo, potrà beneficiare di una struttura statale protetta con un relativo lavoro; da notare che comunque per la madre, genitore affidatario, vista l'età della medesima - 54 anni - e l'assenza dal lavoro da parecchi anni - 24 - , i suoi problemi di salute, la situazione del mercato del lavoro e la buona situazione economica dell'ex marito, il Tribunale federale ha preteso una sua attività comunque solo a tempo parziale anche dopo il compimento dei 18 anni di età del figlio - sentenza 5C.171/2005).
Segnalo che nella sentenza TF 5A_560/2008 del 3 dicembre 2008 il Tribunale federale ha confermato che se il genitore affidatario esercita un'attività lavorativa a tempo parziale, allorquando che teoricamente potrebbe non farlo a seguito dell'età dei figli, per il calcolo degli alimenti a favore di tale genitori occorre riferirsi al reddito effettivamente conseguito , ma non si può pretendere che che aumenti la sua percentuale lavorativa.
Segnalo inoltre che la giurisprudenza del Tribunale federale dei 10/16 anni dei figli secondo la quale questa regola non si applica necessariamente alla nuova moglie del padre dei minori è stata confermata con sentenza 5A_214/2010 del 9 novembre 2010.
Data creazione: 2 aprile 2007
Data modifica: 17 agosto 2011
Contributo alimentare decretato dopo la sentenza di divorzio, quando gli effetti accessori sono ancora controversi
|Caso 167, 5 marzo 2007||<< caso precedente | caso successivo >>|
Da quando decorre il contributo di mantenimento a favore dell'ex coniuge deciso nella sentenza di divorzio? Quali sono le condizioni alla base di un contributo di mantenimento decretato quando il processo sugli effetti accessori non è ancora terminato?
In una sentenza del 12 agosto 2004* il Tribunale d'appello di Lugano ha stabilito quanto segue:
Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni
Secondo l'art. 126 cpv. 1 CC il Giudice stabilisce il contributo di mantenimento a favore dell'ex coniuge sotto forma di rendita e fissa l'inizio dell'obbligo di versamento. Se la sentenza di divorzio non prevede a partire da quando decorra il contributo, l'obbligo di versamento comincia con il passaggio in giudicato della sentenza di divorzio. L'inizio dell'obbligo di mantenimento dopo il divorzio può essere fissato anche al momento del passaggio in giudicato parziale, e ciò quand'anche il giudice delle misure provvisionali abbia stabilito un contributo di mantenimento che si estende oltre tale data (DTF 128 III 121). Il momento a partire dal quale decorre il contributo alimentare può essere fissato anche a partire da una data parecchio posteriore la pronuncia del divorzio: ad es. può coincidere con il pensionamento allorquando un coniuge anziano è in grado di provvedere al proprio mantenimento dopo il divorzio, ma non dispone di una sufficiente previdenza di vecchiaia. L'art. 126 cpv. 3 CC prevede inoltre che il Giudice può subordinare a determinate condizioni il contributo di mantenimento (ad es. si può prevedere un aumento della rendita qualora una delle clausole della convenzione sulle conseguenze accessorie al divorzio non fosse adempiuta o ad es. in caso di un eventuale insuccesso del reinserimento professionale previsto al momento del divorzio): cfr. per alcuni esempi il Messaggio sulla revisione del diritto di famiglia (FF 1996, pag. 128). Se appare pacifica la possibilità di far decorrere il contributo alimentare a partire da un periodo posteriore la crescita in giudicato della sentenza di divorzio, parte della dottrina ritiene che si potrebbe prevedere la decorrenza anche a partire da un periodo precedente (ad es. Gloor/Spycher, Basler Commentar, N. 4 ad art. 126 CC), questione tuttavia non considerata da altra dottrina (ad es. Schwenzer, Famkommentar, N. 10 ad art. 126 CC), nè dal Tribunale federale (DTF 128 III 121).
Giusta l'art. 137 cpv. 2 terza frase CC le misure provvisionali - decretate pendente causa o dopo lo scioglimento del matrimonio, ove il processo sugli effetti del divorzio non fosse ancora terminato - sono rette, per analogia, dalle disposizioni a tutela dell'unione coniugale. Il criterio per la definizione dei contributi alimentari si fonda in tal caso, sul riparto dell'eccedenza - di regola a metà - una volta dedotto dal reddito familiare il fabbisogno dei coniugi e dei figli (il cosiddetto "calcolo delle eccedenze"). Il principio testé riassunto non è tuttavia senza limiti. Nel caso in cui sia altamente verosimile che in esito al divorzio non sarà accordato alcun contributo di mantenimento (art. 125 CC) è possibile in effetti che, una volta passato in giudicato lo scioglimento del matrimonio, il Giudice delle misure provvisionali rifiuti ogni contributo.
Data creazione: 5 marzo 2007
Data modifica: 20 aprile 2009
|Caso 162, 4 dicembre 2006||<< caso precedente | caso successivo >>|
Come viene considerata una convivenza precedente al matrimonio nell'ambito del calcolo del contributo di mantenimento post divorzio?
In una sentenza del 7 agosto 2006* il Tribunale federale di Losanna ha stabilito quanto segue:
Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni
La fattispecie è sinteticamente la seguente:
- convivenza a partire dal 1983;
- matrimonio del 1990;
- dall'unione non è nato nessun figlio;
- separazione di fatto del 1994;
- inizio procedura di divorzio nel 2001;
- pronuncia del divorzio nel 2004.
Il problema posto è quello relativo all'influsso che può avere la convivenza prematrimoniale (dal 1983 al 1990) sul calcolo del contributo alimentare a favore di un coniuge al momento della pronuncia del divorzio (del 2004).
Il Tribunale federale ricorda che con l'attuale diritto per il calcolo del contributo alimentare a favore di un coniuge divorziato occorre ritenere da un lato il principio del clean break e dall'altro quello della solidarietà; "clean break" significa che ciascun coniuge deve recuperare la sua indipendenza economica e provvedere autonomamente al proprio mantenimento; "solidarietà" significa che i coniugi sono reciprocamente responsabili, nel senso che entrambi i coniugi devono sopportare le conseguenze della ripartizione dei compiti concordata durante il matrimonio (cfr. in merito caso-085, caso-104, E. Epiney-Colombo, La donna è mobile...).
Il tribunale federale ricorda inoltre che se è vero che per calcolare il contributo di mantenimento post divorzile occorre tra l'altro prendere in considerazione anche la durata del matrimonio (art. 125 cpv. 2 cifra 2 CC), la data della pronuncia del divorzio non può essere ritenuta determinante se prima vi è stata una separazione di lunga durata, durante la quale i coniugi si sono adattati alla nuova situazione (DTF 127 III 136, consid. 3c pag. 140).
Allora la domanda è la seguente: è rilevante la convivenza avuta dai coniugi prima di sposarsi per calcolare l'eventuale contributo alimentare post divorzile? La dottrina è divisa e il Tribunale federale, nella sentenza qui commentata, ha indicato che a seconda delle circostanze il periodo di convivenza prematrimoniale dev'essere considerato. Nel caso concreto dal 1983 la moglie (a quel tempo convivente) si è occupata della cura e dell'educazione di quattro bambini, di cui due (del marito) che nel 1983 avevano rispettivamente 9 e 10 anni, riducendo tra l'altro la propria attività lavorativa a favore di quella dell'allora compagno.
Una convivenza prematrimoniale può dunque avere influenza sul modo di vita futuro dei coniugi e se così è nell'ambito della commisurazione del contributo di mantenimento post divorzio non ci si può limitare a ritenere la durata di un matrimonio (nel senso di vita comune dalla data del matrimonio) di soli 4 anni (2001-2004), bensì occorre considerare che vi è stata una vita comune complessivamente di 12 anni, siccome tutti questi anni hanno influenzato la situazione economica del coniuge avente diritto agli alimenti.
D'altra parte, dato che il divorzio è stato pronunciato dopo una separazione di ca. 10 anni (dal 1994 al 2004), conformemente alla giurisprudenza del Tribunale federale pubblicata in DTF 130 III 537, consid. 2 pag. 539/540 e DTF 129 III 7, consid. 3.1.1 pag. 8/9 e riferimenti, la situazione del coniuge creditore durante questo periodo risulta di principio determinante per fissare l'ammontare del contributo alimentare. Inoltre il coniuge beneficiario può pretendere di mantenere il tenore di vita che aveva durante il lungo periodo di separazione che ha preceduto il divorzio anche quando, nei primi anni di separazione di fatto, aveva sostenuto tale tenore di vita con risorse proprie, per poi postulare un contributo alimentare pendente causa a seguito della fine della sua carriera professionale (nel caso concreto artistica di attrice e cantante).
Il Tribunale federale ha precisato in una successiva sentenza che se in presenza di particolari circostanze, la durata del concubinato che ha preceduto il matrimonio può essere considerata nell’ambito della valutazione sulla durata del matrimonio, non si tratta però di procedere a un’operazione per così dire aritmetica di aggiunta degli anni di concubinato per determinare la durata del matrimonio. Si tratta piuttosto di esaminare se sia degna di protezione la fiducia messa nel matrimonio concluso con sullo sfondo il concubinato precedente e il matrimonio debba in questo senso essere considerato quale matrimonio con ripercussioni sulla vita di un coniuge. Un concubinato può quindi essere unicamente introdotto nella valutazione complessiva, quando il medesimo abbia avuto ripercussioni durature sulla vita di un coniuge, cosicché con la conclusione del matrimonio siano state assunte delle responsabilità e siano state confermate delle intese create in precedenza. Ciò può essere il caso qualora un partner abbia rinunciato a un proprio sviluppo fuori dalle mura domestiche per favorire la carriera professionale dell’altro, o per accudire figli comuni rispettivamente i figli del partner (sentenza pubblicata in DTF 135 III 59, cfr. anche FamPra.ch, 1/2009, N. 8, pag. 184).
Data creazione: 4 dicembre 2006
Data modifica: 28 aprile 2009
Aspettative ereditarie - computo di una quota di eredità gravata da usufrutto per il calcolo del contributo di mantenimento dopo il divorzio
|Caso 154, 2 agosto 2006||<< caso precedente | caso successivo >>|
La nuda proprietà è considerata per la commisurazione dei contributi alimentari? E come vengono considerate le aspettative ereditarie?
In una sentenza del 23 novembre 2005*, il Tribunale Federale di Losanna ha stabilito quanto segue:
Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni
Secondo il diritto in vigore fino al 31 dicembre 1999 le aspettative (tra cui quelle ereditarie verso l'altro coniuge) erano considerate esplicitamente nell'ambito dell'applicazione dell'allora vigente art. 151 vCC. Altra questione era invece quella concernente la possibilità di considerare, sempre per il calcolo degli alimenti, le aspettative ereditarie relativamente all'ipotesi di decesso di un genitore di un coniuge; su tale aspetto la dottrina maggioritaria era dell'opinione che non dovessero essere prese in considerazione.
Il Tribunale Federale si era espresso in passato per il caso in cui era il coniuge creditore ad essere il possibile beneficiario di eredità: cfr. DTF 114 II 117; la sentenza è stata oggetto di commento da parte della dottrina (cfr. referenze citate al consid. 2.2 della sentenza qui commentata).
Secondo i Giudici di Losanna la revisione del diritto entrato in vigore il 1° gennaio 2000 non ha cambiato nulla in merito. Nel caso in esame è stato precisato che è esclusa la possibilità di considerare, per il calcolo dei contributi di mantenimento, mere aspettative ereditarie che dovesse avere il coniuge debitore dell'alimento. E' infatti escluso che si possano considerare dei beni patrimoniali se i medesimi non fanno parte della massa patrimoniale del coniuge debitore.
Inoltre nel caso concreto di beni gravati da usufrutto a favore di terzi (è il caso in una successione, in cui un coniuge risulta il figlio, nudo proprietario di beni lasciati in usufrutto al proprio genitore dall'altro deceduto) fintanto che sussiste la mera nuda proprietà a favore del coniuge, la sostanza risulta irrilevante per il calcolo dei contributi alimentari.
* Sentenza non pubblicata sulla raccolta ufficiale, ma reperibile sul sito internet del Tribunale Federale: 5C.27/2005.
Data creazione: 2 agosto 2006
Data modifica: 28 aprile 2009