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Uno studio basato su oltre 60mila prenotazioni con Swiss mostra che i gesti volontari sono più che rari.
Versare un contributo per il clima non convince affatto i passeggeri: meno del 5% di loro lo fa. E chi lo fa versa una cifra che non compensa affatto le emissioni.
BERNA - Fare affidamento sulla volontà dei passeggeri di compensare le emissioni di carbonio che provocano viaggiando è pura illusione, secondo i ricercatori dell'Università di Berna, il cui studio è stato appena pubblicato sulla rivista "Global Environmental Change". La compagnia aerea Swiss ha dato loro accesso ai dati anonimi di 63.520 prenotazioni effettuate sul suo sito tra agosto 2019 e ottobre 2020. «Evidentemente, la compensazione delle proprie emissioni non sembra essere la priorità per la maggior parte dei passeggeri», osservano gli autori dello studio.
Solo il 4,46% delle prenotazioni includeva infatti una compensazione del CO2, che il cliente può liberamente scegliere di selezionare al momento della prenotazione, e che ha lo scopo di finanziare progetti ambientali. «L'importo medio che i consumatori sono disposti a pagare è di circa un euro per tonnellata. Enormemente inferiore al costo reale del carbonio, che è di oltre 90 euro per tonnellata», annotano i ricercatori.
I vegetariani pagano di più - Le analisi si sono concentrate anche sui vari fattori di influenza. Ad esempio, si è cercato di capire se i clienti erano più inclini a fare il gesto quando volavano verso una destinazione con più rischi climatici rispetto ad altre. Risultato: no. Altra analisi: capire se i passeggeri sui voli a lungo raggio fossero più "generosi" di quelli sui voli a corto raggio. No, di nuovo. L'unica differenza rilevata dai ricercatori è piuttosto curiosa: la categoria di passeggeri che sceglie circa due volte più spesso di pagare una compensazione di CO2 è quella che ha scelto anche un pasto vegetariano durante il volo.
Conformismo verso il basso - Secondo Sebastian Berger, uno degli autori citati nel comunicato dell'Uni di Berna, una possibile spiegazione di questo flop è che, appunto, troppo poche persone versano un contributo, il che crea un circolo vizioso. Perché io, se gli altri no? «Gli investimenti nella protezione del clima vengono effettuati solo se si può essere sicuri che anche altre persone partecipino», afferma. Lo studio rileva anche un ampio divario tra il dire e il fare. Quando - attraverso puntuali sondaggi - si interpellano i passeggeri per scoprire se sono disposti a pagare un po' di più per compensare le emissioni, la volontà c'è. Lo studio bernese mostra però che questa volontà crolla nell'unico momento in cui si può concretizzare: quello di cliccare nella casellina corrispondente poco prima di pagare il biglietto.