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LA PAROLA di Loretta Napoleoni
Austerità
Loretta Napoleoni
Fino a pochi anni fa, parlando di "austerità", veniva spontaneo pensare agli anni Settanta, quando gli europei tornarono in sella alle biciclette. Allora, per contenere l'impennata della spesa energetica a seguito del primo shock petrolifero - che nel giro di qualche giorno quadruplicò il prezzo del greggio -, i governi occidentali decisero di usare l'arma dell'austerità ed abbattere il consumo. Oggi questa stessa politica non è più legata ad un fenomeno economico e commerciale contingente ed eccezionale; a dettarla, piuttosto, è stata la sfiducia che il mercato dei capitali ha improvvisamente espresso nei confronti della solvibilità di alcuni Stati europei.
Sbaglia, dunque, chi attribuisce al crollo della Lehman Brothers e alla recessione mondiale, l'austerità imposta alla periferia di Eurolandia. Al contrario questa è figlia della crisi greca del 2010. La mancata risposta europea, alla richiesta ellenica di nove miliardi di euro, ha eroso la fiducia che il mercato dei capitali aveva nei confronti dell'istituzione Unione europea. In altre parole, in preda ad un attacco di panico, il creditore ha temuto che il debitore non fosse più in grado di onorare il credito concesso ed ha iniziato a chiedere tassi d'interesse sempre più alti, per sottoscrivere nuovi prestiti.
Dal 2010 fino alla metà del 2012, i tassi sulle obbligazioni di Stato irlandesi sono saliti fino 12%, quelli greci e portoghesi hanno toccato rispettivamente il 48 ed il 17% e quelli spagnoli ed italiani hanno superato il 7 %. Oggi sappiamo che, per contenere questo fenomeno ed evitare un default collettivo, la classe politica europea ha reagito nel modo sbagliato: ha imposto politiche di austerità al fine di tagliare la spesa. Politiche che hanno contratto ulteriormente la crescita - già fiaccata dalla recessione innestata dal crollo della Lehman - e così facendo è gravitato il rapporto debito/Pil. Il risultato è stato disastroso: una mini depressione economica. Come ha ricordato il presidente irlandese Michael Higgins, oggi in Europa si contano 26 milioni di disoccupati e 112 milioni rischiano di piombare nella povertà, il tutto sullo sfondo di una contrazione della domanda e degli investimenti che nulla ha da invidiare alla Grande depressione americana del 1929.
In termini sociali, l'austerità è stata più che una politica sbagliata una sconfitta storica per il Vecchio Continente, per il quale l'esperienza comunitaria doveva essere fonte di pace e prosperità. Se è vero che l'Unione europea ci ha regalato il più lungo periodo di pace dell'era moderna, è altrettanto vero che la reazione di Bruxelles al panico finanziario del 2010 è stata tale da consegnare milioni di europei al tormento della depressione, migliaia dei quali hanno scelto il suicidio quale unica via d'uscita all'umiliazione di non riuscire a sopravvivere dignitosamente. Prima dell'austerità la Grecia aveva il più basso tasso di suicidi in Europa, ma nel 2010 è salito al 18%, e alla fine del 2012 quello di Atene ha toccato il 25%. L'austerità sta uccidendo proprio chi ha più bisogno di essere protetto.
Fenomeno analogo si riscontra negli Stati Uniti e nel Regno Unito, nazioni che non appartengono ad Eurolandia. Uno studio condotto dagli economisti e ricercatori David Stucker e Sanjay Basu ha dimostrato che, dal 2007, il tasso americano dei suicidi è salito rispetto alla media di 4.750 unità e quello inglese di 1000. Dal 2010 nel Regno Unito l'uso degli antidepressivi è aumentato del 22%, mentre in Spagna il numero di pazienti affetti dai sintomi della depressione è salito, dal 2006 al 2010, dal 29 al 48%.
Anche le malattie direttamente relazionate con la depressione sono in aumento. Dal 2011, in Grecia il numero dei sieropositivi è salito più del 200%, principalmente a causa dell'aumento del 50% di giovani disoccupati, che fanno uso di droghe pesanti, ed a seguito delle politiche di austerità che hanno tagliato i bilanci di prevenzione delle malattie infettive. Questo spiega anche il ritorno della malaria in alcune regioni della penisola ellenica, a seguito della cessazione delle disinfestazioni da parte delle autorità pubbliche per mancanza di fondi.
I tagli che impone l'austerità, dunque, non solo contraggono il Pil, ma minano anche la salute pubblica. Eppure esiste un'alternativa a questa politica, che i politici europei hanno ignorato. È infatti provato che, durante la Grande depressione, ogni cento dollari del "nuovo corso" (New Deal) spesi hanno prodotto una riduzione dei suicidi e delle mortalità. In Svezia, dopo il crollo degli anni Novanta, ed in Islanda dopo quello del 2007, non si sono verificati aumenti del tasso di mortalità e di suicidi, perché i governi hanno preso la decisione di mantenere in piedi il sistema di assistenza sociale. Non è però mai tardi per cambiare rotta, una verità che Bruxelles dovrebbe far sua al più presto.
19-05-2013 01:00