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Il parlamento di una nazione sovrana, per ragioni storiche, legate al desiderio di una totale emancipazione dal passato coloniale, ed ecologiche, legate al minor consumo energetico derivante da una più corretta relazione con il reale passaggio solare sul paese, decide di modificare di trenta minuti l’ora ufficiale. Di per sé una notizia interessante, solo che, provenendo dalla Corea Popolare, viene totalmente travisata dai media occidentali. Kim Jong Un viene accusato di tutto, di aver deciso da solo, mentre la decisione è stata presa dall’Assemblea suprema del Popolo, viene accusato di erigere un muro cronologico dopo quello ideologico, qualcuno addirittura azzarda “per spingere Pyongyang sempre più indietro nella storia” piegando “anche il tempo alla sua volontà”. Come il solito tali commenti sono ridicoli. Il parlamento a fronte dei “crimini imperdonabili commessi dagli imperialisti giapponesi”, che hanno privato “addirittura la Corea del suo tempo, mentre calpestavano senza pietà una terra con una storia di cinquemila anni, per cancellare la nazione” ha deciso di ristabilire l’ora di Pyongyang, per “riprendere pieno possesso del tempo della patria” e per sradicare ogni residuo del colonialismo.
I nipponici infatti hanno brutalmente colonizzato la Corea dal 1910 al 1945, quando una straordinaria lotta di Liberazione partigiana ha portato il popolo a proclamare il 15 agosto 1945 l’indipendenza nazionale. I colonialisti nel 1912 avevano imposto l’ora di Tokyo e tale ora è rimasta in Corea Popolare fino alla decisione di onorare il 70° anniversario della Liberazione, questo 15 agosto, riprendendo il sistema orario in vigore fino al 1912.
Anche i più pertinaci falsificatori dei fatti coreani sono costretti a riconoscere come la ricostruzione dei fatti emersa dalla decisione Pyongyang sia assolutamente corretta. Per ragioni ecologiche-economiche anche in Venezuela Hugo Chavez nel 2007 ha riposizionato di trenta di minuti le lancette, fatto che in certa stampa allora come oggi invece di suscitare il meritato apprezzamento, è fonte di ironie. Quando però la Polonia e altri paesi dell’Europa dell’est hanno deciso di aderire al fuso orario centrale europeo che va da Berlino a Madrid, nessuno ha ironizzato, sebbene quel cambiamento fosse poco sensato tanto dal punto di vista ecologico, quanto economico.
L’ora di Pyongyang suscita così enorme clamore, mentre le vittorie sportive di quel paese molto meno. La nazionale femminile di calcio della Corea Popolare ha vinto infatti la Coppa dell’Asia orientale 2015, battendo cinesi, giapponesi e sudcoreani, mentre quella maschile è arrivata terza, un’ottima notizia dopo quella dell’oro nei tuffi vinto ai mondiali dalla sedicenne Kim Kuk Hyang, a dimostrazione del grande momento dello sport coreano popolare, praticato gratuitamente in strutture pubbliche da tutti i ragazzi del paese. Questa notizia però, per i media occidentali interessati solo alla denigrazione, è molto meno rilevante.
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