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Biografia
Francine Mury, * 8.6.1947 Montreux. Dopo le scuole a Basilea, dal 1963 al 1970 studia arti visive e grafica dapprima alla Shrewsbury School of Art in Inghilterra e poi alle Kunstgewerbeschulen di Basilea e Berna, dove si diploma come graphic designer. Al termine degli studi lavora quale grafica e illustratrice a Le Landeron (1971-1983). All’inizio degli anni ’70 avvia la sua ricerca artistica, che si concretizza nell’ottenimento della Borsa federale delle arti applicate nel 1974 e nella prima personale del 1979 alla Galerie Schneider di Le Landeron. In questa località organizza la 1ère Triennale Le Landeron '83. «La Femme et l'art». Dal 1983 al 1988 vive a Parigi, dove frequenta un corso nel laboratorio per l’incisione Atelier 17 (1984); compie vari soggiorni a Milano ed entra in contatto con esponenti della Transavanguardia. In quegli anni riceve numerose borse di studio, tra cui quelle assegnate dai Cantoni Neuchâtel e Berna (1984),e inizia una serie di viaggi di studio in vari Paesi: in particolare i ripetuti soggiorni compiuti dal 1987 nel Sud dell’India influenzano in modo determinante il suo pensiero e la sua arte. Nel 1989 si trasferisce in Ticino, a Meride, dove la sua attività artistica ed espositiva si sviluppa considerevolmente. Alla ricerca pittorica affianca dal 1999 l’insegnamento alla Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (SUPSI) a Lugano.
Il tema dell’ibridazione o contaminazione tra nature diverse eppure affini, in particolare tra mondo animale e umano, è centrale già nelle prime opere di Francine Mury. Nel corso degli anni ’90 l’artista, passando attraverso l’alleggerimento delle forme e la ricerca sul segno-colore, supera la figurazione per approdare a una pittura di atmosfere e sensazioni interiori. Dallo sfondo emergono presenze dalle chiare allusioni simboliche quali l'uovo, la ciotola, la foglia, la scala ma anche il cerchio, il quadrato, il triangolo. In queste opere convivono richiami più o meno espliciti a oggetti reali o a elementi di natura, ma pure forme geometriche proprie all’astrazione umana, in bilico tra presenza e assenza, quasi affiorassero dalle profondità sottostanti. In queste «figurazioni dell'anima», come le ha definite la stessa artista, presenze e forme alludono da un lato all’infinita potenzialità germinativa della natura, alla vastità e ricchezza del mondo naturale; dall'altro esse coinvolgono il linguaggio della mente, suggerendo la necessità di una rispettosa convivenza tra uomo e natura, che ponga in consonanza microcosmo e macrocosmo. Ne deriva una pittura di silenzi e atmosfere sospese, basata su colori morbidi e pacati, impaginata su ritmi lenti e spazi larghi, chiaramente protesa verso l'interiorità. A partire dal 2002 il richiamo agli elementi vegetali, agli erbari, si fa più marcato e diretto. Foglie, fiori, racemi fluttuano sulla superficie della tela, senza alcuna contestualizzazione naturalistico-spaziale, non di rado in un avvicinamento che ne evidenzia porzioni sempre più minute: il gambo, il fiore, un seme, ovuli e strane forme organiche. È un mondo pulsante e vitale, primordiale, ma per certi versi anche inquietante, ibrido e fossilizzato. In definitiva, l’atto del dipingere si connota come attitudine meditativa in cui Francine Mury, assottigliando la propria identità, si confronta con i segni primi della vita e cerca di riposizionarsi in quel lontano momento primigenio, per riappropriarsi e rivivere il sentimento di una comune appartenenza. Così da ritrovare l’infinità del tutto anche in un filo d’erba, dentro una comune identità cosmica: il vicino e il lontano, l’infinitamente piccolo e l’immensamente grande, l’individuo e il mondo intero.
Opere: Chiasso, Collezione del Comune di Chiasso; Chiasso, Collezione Unione di Banche Svizzere; Fischbachtal (D),Lichtenberger Institut für Gesang und Instrumentalspiel; Lugano, Museo cantonale d’arte; Parigi, Collezione Dexia Crédit Local; Graphische Sammlung ETH Zürich.
Claudio Guarda, 2009
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