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Conoscete la favola della ninfa dell'albero cavo? Al centro d'una nobile piazza, aperta sul limpido panorama d'un lago, si ergeva la mole maestosa d'un albero secolare nel cui gigantesco tronco s'apriva una larga fenditura. Giocavano i bimbi sotto l'ombra azzurrina dei suoi rami accarezzati dalla brezza e i passanti si fermavano, stupiti, ad ammirarne la possente bellezza.
Ma sul vecchio albero si narrava anche una curiosa storia: si diceva che nelle notti di luna piena, quando il silenzio più assoluto regna sulla terra e tutto il mondo tace, misteriose figure luminose uscissero dalla nera cavità aperta nel tronco rugoso, rincorrendosi e danzando sotto le stelle. E una musica celestiale pareva uscire dal cuore ardente della terra, e sull'onda di quelle note i rami si agitavano all'unisono in un dolcissimo stormire...
Non tutti però credevano alla bizzarra storia che i vecchi erano soliti ripetere, con voce ispirata, ai ragazzini ansiosi di risentirla per l'ennesima volta: tra gli increduli v'era un giovane animoso nella cui fervida mente cominciò a farsi strada, a poco a poco, il desiderio di scoprire finalmente la verità. E una notte di maggio, mentre una gran luna tonda veleggiava nel cielo sereno, riflettendosi nello specchio levigato del lago, si nascose all'ombra di un tiglio e attese con gli occhi bene aperti.
Le piccole onde accarezzavano sommessamente l'arenile e una lievissima brezza giocava tra le umide foglie notturne; da abissali lontananze giungevano gli smorzati rintocchi d'invisibili campanili e la terra pareva come in trepida attesa di un qualche portentoso evento.
Lentamente si sgranavano le ore, e nulla accadeva.
Quand'ecco una luce apparve nella cavità del grande albero: il bagliore aumentò gradatamente finché un'esile sembianza di donna, avvolta in pallidi veli, ne emerse in silenzio.
Il muto spettatore che, non visto, ammirava con occhi estasiati lo straordinario evento, fu attratto irresistibilmente da quella evanescente figura e le si avvicinò, nella luce argentata della luna. La ninfa lo scorse, gli sorrise, poi si incamminò danzando verso il lago tuffandosi e sparendo tra le acque. Il giovane la seguì, incapace ormai di pensare ad altro che alla sovrannaturale stupefacente visione.
E le onde notturne si richiusero sopra di lui, né più mai il suo corpo venne ritrovato.
Ma fiorisce ancora, a primavera, il vecchissimo olmo cavo di Bissone e le onde tranquille del lago narrano ancora impercettibilmente, nelle lunghe notti di luna piena, la fantastica storia della luminosa ondina e del suo infelice amante.
G. Ghielmetti, Il Ceresio, Istituto Editoriale Ticinese, Bellinzona 1969