Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01261.jsonl.gz/118

syndicom ha commissionato a un’équipe di ricerca della Scuola universitaria professionale della Svizzera nordoccidentale di elaborare un modello di assicurazione per indipendenti, freelance e liberi professionisti. È ora all’esame dei membri di syndicom, di esperti nonché di rappresentanti politici.
Gli indipendenti non hanno mai avuto diritto all’assicurazione contro la disoccupazione. In caso di fluttuazioni economiche, essi devono contare sui propri risparmi o cercare di farsi assumere in azienda. Ma che fare quando gli ordini non arrivano più, come nel contesto della pandemia, e/o il mercato del lavoro è saturo? syndicom difende gli interessi degli indipendenti nei settori della comunicazione visiva, del giornalismo, dell’illustrazione e della fotografia, tutte professioni in cui le condizioni di impiego si sono ulteriormente degradate. Le loro condizioni erano già precarie, ma la pandemia ha rivelato il bisogno più che mai lampante di una protezione sociale adeguata per gli indipendenti.
Che forma potrebbe assumere? Sarebbe ipotizzabile un modello simile a quello dell’assicurazione contro la disoccupazione, in cui datore di lavoro e dipendente versano contributi in parti uguali? syndicom ha posto la domanda all’équipe di ricerca diretta da Mathias Binswanger, professore di economia alla Scuola universitaria professionale della Svizzera nordoccidentale (v. il suo contributo sul n° 23 di giugno-luglio 2021). Un gruppo di lavoro composto da membri sindacalizzati nei settori della comunicazione visiva e del giornalismo, della fotografia e dell’illustrazione ha accompagnato da vicino questo processo.
Un’assicurazione versatile
L’équipe di ricerca si è orientata sulle varie forme di assicurazione adottate già da diversi paesi europei. Conclusione? Difficile confrontare questi modelli che, nel loro contesto, funzionano piuttosto male. Uno dei problemi principali? «La selezione opposta. Ovvero che sono soprattutto le persone la cui attività non è redditizia che sono spinte ad assicurarsi facoltativamente. Mentre per coloro che hanno successo, un’assicurazione equivale a costi supplementari senza mai beneficiarne. «Si è in presenza di una distorsione morale», riassume Tobias Schoch, professore di economia empirica a capo della parte statistica della ricerca. L’équipe ha quindi lavorato a una proposta di assicurazione che sia obbligatoria.
Si tratta di un nuovo tipo di copertura, analoga alla modalità tradizionale di versamento delle prestazioni sociali ripartite tra il dipendente e la sua azienda: gli indipendenti e i loro committenti versano in effetti ciascuno il 4% dell’ammontare totale della fatturazione in questo nuovo fondo, un’entrata contabile paragonabile all’IVA. «Qui la solidarietà svolge un ruolo cruciale. I costi vengono ripartiti collettivamente: i committenti prendono in carico una parte dei costi inerenti all’attività indipendente». Tobias Schoch e la sua équipe hanno simulato diversi scenari prima di arrivare a questo compromesso del 4%.
Questi contributi permettono in effetti agli indipendenti di crearsi una riserva che, dopo il quarto anno di attività, può coprire fino a quattro mesi senza redditi e, a partire dal decimo anno, prevedere un intero anno. «La maggior parte degli indipendenti non ha alcuna assicurazione contro la perdita di guadagno oppure ne ha una minima che copre dal 25 al 50% dei loro redditi. Le riserve accantonate in questo nuovo modello potrebbero assicurarli per diversi anni», spiega Michael Moser, segretario centrale di syndicom. «Il processo è appena iniziato: questa versione serve da base per aprire la discussione con i nostri membri, richiedere i pareri di esperti e valutare la fattibilità di una simile copertura presso i politici», conclude.
Muriel Raemy