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Martedì, alla sua apparizione ufficiale al Forum sui rifugiati di Ginevra, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan si presentava come un leader diplomatico e conciliante. Di fronte a decine di telecamere, ha chiesto alla comunità internazionale un maggiore supporto per la Turchia.
Molto diverso invece è stato l'Erdogan che si rivolgeva ai suoi connazionali turchi in Svizzera il giorno prima. Il presidente turco ha tenuto un discorso di fronte ai suoi sostenitori nel hotel Four Seasons in cui si è scagliato contro l'integrazione dei turchi residenti in Svizzera.
In un video del discorso, di cui il "Blick" è entrato in possesso, Erdogan, davanti a circa 200 sostenitori, esortava i suoi connazionali a rimanere fedeli alla loro patria e a rifiutare di integrarsi in Svizzera
"Una nazione, una bandiera, una casa, uno stato. Così andremo avanti" diceva, fra le altre cose, in una frase seguita da scroscianti applausi.
Erdogan chiarisce ai presenti: anche se vivono in Svizzera, c'è solo una nazione a cui essere fedeli: la Turchia. Il presidente allunga la mano in aria, quattro dita distese, il pollice piegato: il "saluto di Rabia", il segno distintivo della Fratellanza Musulmana.
Erdogan va ancora oltre: c'è solo un paese che la diaspora turca deve seguire. Il compito in Svizzera, tuttavia, è quello di espandere la sua influenza: "Diventa attivo, in politica, scienza, economia!" In altre parole: infiltrati nella società svizzera ma rimani fedele alla fedele alla tua patria (e al suo governo).