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Nuovo tentativo per l'assicurazione maternità. Il Consiglio nazionale vuole un progetto di congedo che preveda un congedo pagato 14 settimane per le donne che lavorano.
Ad un anno dal clamoroso rifiuto in votazione popolare (i no erano stati il 61 per cento e solo i cantoni latini l'avevano approvata), rinasce in parlamento l'idea di un'assicurazione maternità. Il Consiglio nazionale ha approvato, per 114 voti contro 62, una mozione della propria commissione che incarica il governo di elaborare un progetto di congedo maternità pagato di 14 settimane per le donne che lavorano, una durata corrispondente a quella minima prevista nell'Unione europea.
L'assicurazione dovrebbe beneficiare di un finanziamento misto in modo da non penalizzare troppo le donne sul mercato del lavoro. Durante le prime 8 settimane di congedo obbligatorio, previsto dalla legge sul lavoro, il salario dovrebbe essere versato dalle imprese. Le seguenti 6 settimane complementari sarebbero invece a carico del fondo delle indennità per la perdita di guadagno (IPG), che attualmente compensa il salario agli uomini durante corsi di ripetizione nell'esercito.
Secondo la democristiana friborghese Thérèse Meyer-Kaelin, ispiratrice di questa soluzione, il ricorso all'IPG non sarebbe del resto abusivo dato che questo fondo viene alimentato anche dai prelievi salariali delle donne che esercitano un'attività lucrativa.
Il Consiglio nazionale ha invece bocciato per 99 voti a 75 la versione minimalista della deputata radicale-democratica argoviese Christine Egerszegi. Decisa avversaria del progetto caduto in votazione il 13 giugno 1999, la deputata argoviese proponeva ora, tramite un'iniziativa parlamentare, di limitarsi a garantire la compensazione durante le 8 settimane di divieto di lavoro dopo il parto, soluzione che segue un'idea dell'Unione padronale svizzera. Motivo: numerosi contratti di lavoro e convenzioni collettive assicurerebbero già oggi il versamento del salario in caso di maternità ed in alcuni casi contemplerebbe disposizioni più generose.
La situazione è però più complessa. Basata su una decisione di tribunale che considera la maternità come una malattia, la prassi attuale prevede periodi di congedo pagati progressivi in funzione degli anni di servizio presso il datore di lavoro: 3 settimane dopo un anno di servizio, 1 mese dopo due anni, 2 mesi dopo tre anni. Inoltre le assenze per malattia durante l'anno riducono corrispondentemente la durata del congedo.
C'è quindi da prevedere un altro scontro aperto su questo progetto di assicurazione sociale che da oltre 50 anni attende di essere realizzato conformemente al mandato costituzionale.
Luca Hoderas
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