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Una promessa, che ha il sapore di una certezza: dopo anni di battaglie del movimento femminista, l'Argentina avrà presto una legge di depenalizzazione e legalizzazione dell'aborto.
L'annuncio è stato fatto in Parlamento dal presidente Alberto Fernández in un discorso caricato di intensità dalla valutazione che "nel XXI secolo ogni società deve rispettare la decisione dei suoi membri di disporre liberamente del loro corpo".
Il capo dello Stato, che passerà alla storia argentina come il primo a presentare un progetto di legge sull'aborto, ha poi osservato che "dal 1921 in Argentina si penalizza l'interruzione volontaria della gravidanza nella maggioranza dei casi. Cento anni dopo la giurisprudenza ci mostra l'inefficacia della norma".
Da qui la sua decisione di presentare "entro dieci giorni" un progetto di legge sulla materia per "mettere fine alla condanna di molte donne di scarse risorse economiche che ricorrono a pratiche abortive nella più totale clandestinità ponendo a rischio la loro salute e, a volte, la loro stessa vita".
Per il momento non si conoscono i particolari della legge, ma è certo che il suo articolato sarà attentamente esaminato dalla chiesa argentina, che ha ripetutamente manifestato la propria opposizione all'approvazione della legge, nello spirito di "difesa della vita dalla concezione alla morte".
Pensando a questo Fernández ha rivelato che con il primo progetto ne sarà presentato un secondo per garantire assistenza sanitaria e alimentare a madri intenzionate a proseguire la gravidanza e ai loro neonati nei primi tre mesi dopo il parto.
Molti passaggi del discorso presidenziale sono stati accolti da scroscianti applausi di gran parte dei parlamentari presenti nell'emiciclo e di migliaia di donne radunatesi nella piazza antistante il Parlamento per ascoltare il suo discorso.
È stata indubbiamente, sottolineano i media locali, una vittoria delle donne, e dei fazzoletti verdi, legati al polso, al braccio o alle borse, delle militanti che si battono da anni perché l'Argentina possa diventare il primo Paese importante dell'America latina ad avere una moderna normativa sull'aborto.
Ad oggi, infatti, solo Cuba, Uruguay, Guiana e Guiana francese hanno una legislazione sull'interruzione della gravidanza simile a quella esistente in vari Paesi europei.
A gioire è anche Marta Alanis, referente storica della Campagna nazionale per l'aborto e membro del gruppo 'Cattoliche per il diritto a decidere', che ha parlato di "momento storico" e ribadito la convinzione che con l'aiuto delle campagne nelle reti sociali (#abortoLegal2020) "stiamo difendendo un diritto umano delle donne, e delle persone gestanti".
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