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I produttori di latte contrari all'abolizione del tempo massimo di conservazione in azienda
BERNA - «Se l'attuale tempo massimo di conservazione del latte in azienda di 48 ore verrà abolito, il latte svizzero perderà il suo punto di forza. Questo avrà un impatto drammatico anche sugli investimenti nelle aziende lattiero-casearie. Sebbene un intervallo di tre giorni per la raccolta del latte ridurrebbe il numero di chilometri di trasporto, le aziende agricole dovrebbero sostenere i costi aggiuntivi della refrigerazione».
È un secco no quello uscito dalla riunione dei produttori svizzeri di latte (SLP) l'altro ieri (7 dicembre), durante la quale si sono affrontati vari temi che ruotano attorno alla revisione della legislazione alimentare.
Bocciata in pieno la proposta dell'UAV (Ufficio alimentare e veterinario UE) di togliere il tempo massimo di conservazione. «Il latte svizzero è di altissima qualità e la sua freschezza deve essere garantita senza eccezioni - dicono i produttori - inoltre insistiamo sulla dichiarazione corretta e trasparente delle imitazioni vegetali e ciò riguarda la loro denominazione, ma anche le informazioni sulle proteine».
Perché il rischio è che «i consumatori siano fuorviati e i prodotti lattiero-caseari autentici svantaggiati». Ma è il tema della conservazione in azienda e la modifica paventata a preoccupare: «il latte svizzero si distingue chiaramente non solo per la sua qualità igienica, ma anche per la sua freschezza. Togliere il limite significa anche l'insorgere di un maggior numero di controversie durante l'ispezione del latte».