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Se gli svizzeri avessero votato ora sull'iniziativa "Per la protezione dalla violenza perpetrata dalle armi", il testo sarebbe stato accettato. A far pendere l'ago della bilancia dalla parte dei sì sarebbero state le donne. I giochi per il voto del 13 febbraio, però, non sono ancora fatti.
L'iniziativa popolare che vuole bandire dalle case le armi d'ordinanza militari avrebbe superato lo scoglio delle urne con il 52% di sì contro il 39% di no, secondo i risultati del sondaggio condotto dall'istituto gfs.bern per conto della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR. Il 9% di chi ha dichiarato che voterà, sicuramente non ha ancora un'opinione in merito. La partecipazione si sarebbe attestata al 42%.
Determinante nel successo dell'iniziativa, il voto femminile. Le donne che si sono dette intenzionate a mettere un sì nell'urna sono il 61%, contro il 27% per il no e il 12% ancora indeciso. Al contrario, gli uomini l'avrebbero rifiutata nella misura del 51%, contro il 44% di sì e il 5% di indecisi.
"È il più grande scarto fra i sessi finora mai riscontrato" in dieci anni di sondaggi sulle votazioni federali, ha sottolineato il responsabile del gfs.bern Claude Longchamp, in una conferenza stampa a Berna.
In passato solo due volte il voto delle donne è stato decisivo nell'approvazione di un'iniziativa popolare, ha ricordato il politologo: nel 1994 per l'iniziativa delle Alpi e nel 2008 per l'imprescrittibilità dei reati di pornografia infantile.
Sul terreno dell'emotività
Quest'ultima iniziativa può essere paragonata al testo su cui si esprimerà l'elettorato il 13 febbraio. Si tratta infatti di tematiche che suscitano forti emozioni, ha spiegato l'esperto di sondaggi.
Proprio la commozione provocata da alcuni drammi ampiamente mediatizzati ha portato all'iniziativa "Per la protezione dalla violenza perpetrata con le armi". Quegli episodi, tuttora ben impressi nelle menti della popolazione, hanno diffuso nell'opinione pubblica il sentimento che le armi da fuoco in casa costituissero un pericolo reale.
Quest'ultimo argomento, assieme a quello secondo cui le armi in casa sono superflue, prevalgono nelle motivazioni di coloro che hanno dichiarato che voteranno sì all'iniziativa, ha indicato Longchamp.
Sul fronte delle motivazioni che inducono a votare no, invece, domina l'argomento secondo il quale l'iniziativa non impedisce il possesso illegale di armi e quello che afferma come parte delle rivendicazioni siano già state soddisfatte.
Con questi rispettivi argomenti le parti hanno ancora poco margine per conquistare gli indecisi. Secondo Longchamp, gli oppositori dovrebbero cercare di far presa sugli elettori non legati ad alcun partito per tentare di ribaltare la situazione.
Infatti, le posizioni sono molto polarizzate e le opinioni sono già molto formate. Il 58% si considera già bene informato sull'iniziativa: si tratta di una proporzione molto elevata, ha precisato Claude Longchamp. "Ciò non significa che lo sia veramente, ma significa che difficilmente cambieranno opinione".
La campagna s'infiamma, la partita resta aperta
Ciò nonostante, per lo specialista di indagini demoscopiche, "tutto è ancora possibile", precisamente perché c'è di mezzo l'emotività. Fatti di sangue potrebbero per esempio rafforzare il campo dei sì. E ciò anche se non si consumano in Svizzera, ha puntualizzato Longchamp, citando la recente strage in Arizona quale avvenimento che potrebbe avere un influsso.
D'altra parte la campagna, per la quale entrambe le parti utilizzano immagini shock, entra nel vivo solo ora. E gli avversari hanno spostato l'accento sulle ipotetiche conseguenze dell'accettazione dell'iniziativa soprattutto per tiratori sportivi, cacciatori e collezionisti, osserva il responsabile del gfs.bern.
Le organizzazioni interessate faranno tutto il possibile per far vibrare le corde emotive dei loro membri, con la lista delle conseguenze che li riguarderebbero direttamente, affinché si mobilitino per la votazione, prevede l'esperto di sondaggi, secondo il quale al momento non è possibile alcun pronostico sull'esito del voto del 13 febbraio.
Trattandosi di una modifica costituzionale, per essere adottato il testo dovrà ottenere la doppia maggioranza di sì del popolo e dei cantoni.
Sondaggi
L'inchiesta demoscopica è stata realizzata in tutte le regioni linguistiche della Confederazione. L'istituto gfs.bern ha intervistato un campione rappresentativo di 1'214 aventi diritto di voto, tra il 3 e l'8 gennaio 2011. Il margine di errore è del +/-2,9%.
Pur non essendo identici, questi risultati confermano la tendenza emersa da un altro sondaggio condotto dall'istituto Isopublic, nella Svizzera tedesca e francese. I dati pubblicati domenica scorsa dal settimanale SonntagsBlick davano in vantaggio l'iniziativa con il 45% dei consensi, il 34% delle opposizioni e il 21% d'indecisi. Anche in questa inchiesta le donne sono risultate la chiave del successo dell'iniziativa, con il 52% di sì e il 24% di no, mentre gli uomini la bocciavano con il 42% di no e il 39% di sì.Fine della finestrella
L'iniziativa
L'iniziativa in sintesi chiede:
che chi vuole acquistare, detenere o usare armi da fuoco e munizioni debba fornire la prova di averne la necessità e le capacità;
che sia proibito detenere a scopi privati armi per il tiro a raffica e fucili a pompa;
che sia obbligatorio custodire le armi d'ordinanza militari in locali sicuri dell'esercito;
che le armi d'ordinanza dell'esercito non siano cedute ai militari prosciolti;
che la Confederazione tenga un
registro delle armi da fuoco.Fine della finestrella
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