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Le misure di accompagnamento non sono negoziabili per i sindacati. Consultati oggi dai consiglieri federali Ignazio Cassis e Gay Parmelin in merito al progetto di accordo quadro con l'Ue, i rappresentanti dei lavoratori si sono mostrati inflessibili sulla protezione del mercato del lavoro e dei salari. Gli imprenditori sono invece di principio favorevoli all'intesa, ma chiedono garanzie su alcuni punti.
Lunedì i due ministri avevano consultato i partiti in merito all'Accordo, oggi i partner sociali. Le discussioni sono state l'occasione per ribadire posizioni già note, ha detto Hans-Ulrich Bigler, direttore dell'Unione svizzera arti e mestieri (Usam) all'agenzia Keystone-ATS.
L'Usam non aveva grandi aspettative, ha aggiunto. L'associazione di categoria, ha spiegato Bigler, non ha ancora ufficialmente preso posizione. Il consiglio di amministrazione lo farà alla fine di aprile. L'accordo quadro, secondo gli imprenditori, è la strada giusta da seguire, ma permangono interrogativi sulla protezione dei salari, sulle misure di accompagnamento, sulla direttiva sui cittadini dell'Unione, sui sussidi statali e sul ruolo della Corte di giustizia europea nell'arbitrato.
L'opinione dei sindacati è nota da tempo. Daniel Lampart, capo economista dell'Unione sindacale svizzera (USS) ha spiegato che il Consiglio federale ha cercato di convincere i partecipanti alla riunione che le misure di accompagnamento non sono un problema. L'USS ha invece ribadito che non sono negoziabili e che la protezione dei salari deve essere garantita. Allo stato attuale quindi l'accordo quadro è da respingere: i sindacati sono pronti a combatterlo anche attraverso un referendum, se sarà necessario.
Sulla stessa lunghezza d'onda anche Travail.Suisse. Il presidente, Adrian Wüthrich, ha sottolineato che la consultazione odierna non ha portato a nulla di nuovo. L'accordo, nella sua forma attuale, non ha alcuna possibilità di essere approvato dai membri della confederazione sindacale. È inaccettabile che le misure di accompagnamento rientrino nell'ambito di un accordo quadro, ha detto. Un'intesa che indebolisce e mette a rischio la protezione salariale in Svizzera è un pessimo accordo per i lavoratori.
"Sì, ma ..." è stata invece la reazione di Valentin Vogt, presidente dell'Unione svizzera degli imprenditori. L'associazione dei datori di lavoro è disposta a sostenere l'accordo quadro se otterrà garanzie su due punti relativi alle misure di accompagnamento. In primo luogo l'attuazione delle misure di accompagnamento deve continuare ad essere di competenza delle commissioni tripartite (che controllano i settori senza CCL) e dei partner sociali. Inoltre, la Svizzera deve poter introdurre nuove misure di accompagnamento in situazioni eccezionali, come ad esempio in caso di rafforzamento del franco o di un afflusso massiccio di lavoratori stranieri.