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Chi non ricorda il bagno di sangue che nel 1989 mise fine alle dimostrazioni di massa inscenate a Piazza Tienanmen, a Pechino, da studenti, intellettuali e operai?
Nell'anno della caduta degli ultimi regimi comunisti in Europa, la protesta che infiammò Tienanmen dal 15 aprile al 4 giugno 1989 fu alimentata dagli stessi sogni e dalle stesse aspirazioni per più diritti e libertà di espressione che nutrirono le insurrezioni nell'Europa orientale. Ma il 3 giugno di quell'anno, il governo cinese decise di porre fine alla protesta con la forza.
Simbolo della feroce repressione del regime, un'immagine divenuta icononica e che fece il giro del mondo: l'anonimo studente ritratto solo e inerme davanti ai carri armati. Il dopo Tienanmen fu caratterizzato da una vera e propria caccia ai dissidenti. 400 di loro riuscirono tuttavia a riparare in Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti grazie all'intervento orchestrato in tutta segretezza da diplomatici occidentali a Honk Kong.
Battezzata "Operation Yellow Bird", l'operazione poté contare sull'aiuto finanziario di uomini d'affari e personalità del mondo dello spettacolo cinese come pure sul sostegno di simpatizzanti e funzionari cinesi. "Operazione Yellow Bird" , l'avvicente documentario di Sophie Lepault, ne svela i retroscena dando la parola ai dissidenti di allora e ai politici che la coordinarono: tra questi, Roland Dumas, a quel tempo ministro francese degli affari esteri.
Opération Yellow Bird (Francia, 2016)
Un documentario è di Sophie Lepault
Durata: 62'