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WASHINGTON D.C. - È iniziata alla commissione intelligence del Senato americano l'attesissima audizione dell'ex capo dell'ente investigativo di polizia federale degli Stati Uniti d'America Fbi, James Comey, seguita in diretta tv da tutti i principali media Usa.
L'aula è gremita in ogni ordine di posto e Comey appare visibilmente serio e stanco.
«Il modo in cui il presidente Donald Trump ha licenziato James Comey è stato scioccante», ha affermato il vicepresidente della commissione intelligence del Senato americano, il democratico Mark Warner, aprendo l'attesa audizione.
«Le ambigue spiegazioni per il mio licenziamento mi hanno confuso, visto che fino ad allora mi era stato ripetuto che stavo facendo un gran lavoro», ha detto dal canto suo Comey.
«Non c'è alcun dubbio che la Russia abbia interferito nelle elezioni americane», ha aggiunto l'ex capo dell'Fbi testimoniando. «Ma ho fiducia che nessun voto sia stato alterato». «C'è stato uno sforzo massiccio da parte di Mosca di colpire le elezioni presidenziali americane - ha detto Comey - e l'Fbi seppe dei tentativi di hackeraggio da parte dei russi alla fine del 2015». «Ad essere colpiti - ha spiegato l'ex numero uno dell'Fbi - centinaia di obiettivi, di entità nel tentativo di compromettere il processo elettorale». «L'amministrazione Obama cercò quindi di fare di tutto per contrastare questi cyberattacchi».
Comey ha risposto nella sua audizione al Senato con un 'no' alla domanda se Trump o qualche esponente dell'amministrazione abbia chiesto di fermare l'inchiesta del Bureau sulle interferenze russe nelle elezioni Usa.
Comey inoltre ha raccontato di aver preso appunti dopo l'incontro con Trump perché «temevo avrebbe potuto mentire». L'ex direttore dell'Fbi scrisse dei memo dopo «quasi tutti» gli incontri con Trump. Appunti presi nella consapevolezza che un giorno sarebbero potuti essergli utili, spiega, sottolineando come né con Barack Obama né con George W. Bush aveva ritenuto fosse il caso di prendere appunti.
Comey ha poi affermato che l'amministrazione Trump ha scelto di «diffamare me e l'Fbi, e ha mentito su di me e sull'Fbi. L'Fbi è e sarà sempre indipendente». «Non sta a me dire se c'è stata ostruzione alla giustizia» da parte del presidente Donald Trump, ha aggiunto. L'ostruzione di giustizia è uno dei reati per il quale si potrebbe ricorrere all'impeachment del presidente.
«Pensavo che Trump volesse qualcosa per la mia conferma all'Fbi»
James Comey ha sostenuto che il suo buon senso gli suggerì che il presidente americano Donald Trump stava cercando di ottenere qualcosa in cambio per mantenerlo in carica alla guida del Bureau.
«Avevo la sensazione che qualcosa stava per accadere - racconta degli incontri col presidente - e capivo che dovevo stare molto attento. Ricordo che pensavo che ci potessero essere sviluppi inquietanti».
«Spero ci siano degli audio degli incontri con Trump»
«Spero ci siano davvero delle registrazioni di quelle conversazioni»: così si è espresso Comey a proposito dei suoi incontri con il presidente americano Donald Trump, che tempo fa su Twitter avvertì l'ex capo dell'Fbi della possibile esistenza di audio.
«Rimasi sbalordito», ricorda Comey a proposito della richiesta di Trump di lasciar perdere con le indagini sull'ex consigliere per la sicurezza nazionale Michael Flynn. «Ricordo perfettamente che disse "È un bravo ragazzo", come per dire che non era d'accordo su quello che volevo fare».
Se Trump ha le registrazione delle «nostre» chiacchierate dovrebbe pubblicarle, afferma Comey nel corso dell'audizione in Senato sul Russiagate. Trump «sicuramente sa se mi ha registrato. Renda pubbliche le registrazioni, per me non ci sono problemi».
«Trump voleva lasciassi cadere l'indagine su Flynn»
Nella sua audizione al Senato l'ex capo dell'ente investigativo di polizia federale degli Stati Uniti d'America Fbi James Comey ha precisato che il presidente americano Donald Trump non gli ordinò esplicitamente di lasciar cadere le indagini sull'ex consigliere per la sicurezza nazionale Michael Flynn ma che egli interpretò le sue parole come una disposizione, nel senso che «voleva che lasciassi cadere l'inchiesta su di lui».
Comey voleva che avvenisse una fuga di notizie
James Comey ammette di aver mostrato alcuni dei documenti e degli appunti presi su Donald Trump a persone al di fuori del Dipartimento di Giustizia. L'ex capo dell'ente investigativo di polizia federale degli Stati Uniti d'America Fbi afferma di aver chiesto a un amico di condividere gli appunti con un giornalista, e precisa di aver voluto una fuga di notizie perché ipotizzava che avrebbe innescato la nomina di un procuratore speciale.
Un legale di Trump rilascerà una dichiarazione alla fine dell'audizione
Il legale del presidente americano Donald Trump, Marc. Kasowitz, rilascerà una dichiarazione al termine dell'audizione dell'excapo dell'ente investigativo di polizia federale degli Stati Uniti d'America Fbi James Comey in Senato sul Russiagate.
C'è anche Preet Bharara - Ad ascoltare l'audizione dell'ex capo dell'ente investigativo di polizia federale degli Stati Uniti d'America Fbi James Comey in Senato c'è anche Preet Bharara, l'ex procuratore di Manhattan licenziato da Donald Trump. Bharara aveva sfidato il presidente americano rifiutando di presentare le proprie dimissioni ed è stato licenziato.
Il ruolo di procuratore di Manhattan è uno dei ruoli a livello nazionale: sotto il suo controllo ci sono buona parte delle attività di Trump, anche le accuse dell presidente a Barack Obama sulle intercettazioni.
«La Russia interferirà ancora nelle elezioni»
La Russia cercherà di interferire ancora nelle elezioni americane. Lo afferma l'ex direttore l'ex-capo dell'ente investigativo di polizia federale degli Stati Uniti d'America Fbi, James Comey, nel corso dell'audizione in Senato sul Russiagate.
La Russia ha operazioni di intelligence molto aggressive negli Stati Uniti, afferma Comey. «Torneranno» a cercare di influenzare le elezioni: «I russi non sono devoti a un partito o un altro, lavorano solo per ottenere vantaggi per loro stessi».
«È collusione», lui non risponde
James Comey respinge le domande su una possibile collusione fra la campagna del presidente americano Donald Trump e la Russia. A chi gli chiede se a suo avviso ci fosse collusione, Comey precisa di "non poter rispondere", sottolineando che sulla questione sarà l'indagine a far luce.
L'audizione dell'ex direttore del'Fbi JAmes Comei al Senato americano si è conclusa dopo poco meno di tre ore di domande e risposte.
Ostruzione alla giustizia? «Sì, ma su cosa?»
Il tentativo da parte del presidente americano Donald Trump di ostruzione alla giustizia c'è, e quindi anche gli estremi per un caso di impeachment, bisogna capire tuttavia cosa c'è davvero nel dossier sui contatti con la Russia perché il caso prenda una piega diversa.
Ne è convinta Elaine Kamarck, politologa e senior fellow presso il thint tank Brookings Institutions di base a Washington, che all'ANSA spiega come l'audizione di Comey oggi «sia solo l'inizio» di un percorso il cui l'esito non si può prevedere al momento in quanto manca a suo avviso un tassello fondamentale: «Ci sono già gli estremi per un impeachment, il punto è che non sappiamo su cosa». Ovvero la natura dei contatti dell'entourage di Donald Trump con rappresentanti russi. «Bisogna capire se non è solo fumo creato dallo stresso Trump con errori dovuti all'inesperienza».
WASHINGTON D.C. - È iniziata alla commissione intelligence del Senato americano l'attesissima audizione dell'ex capo dell'ente investigativo di polizia federale degli Stati Uniti d'America Fbi, James Comey, seguita in diretta tv da tutti i principali media Usa.