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BERNA - Le ammende alle aziende inflitte all'estero dovrebbero poter continuare ad essere dedotte fiscalmente se violano la nozione di ordine pubblico svizzero, se puniscono un atto che non sarebbe sanzionabile da noi oppure se oltrepassano il massimo previsto dal diritto elvetico per il reato in questione.
Lo ha deciso, anche se per un solo voto di scarto (13 a 12), la Commissione dell'economia e dei tributi del Consiglio nazionale (CET-N), correggendo la decisione del Consiglio degli Stati risalente al 7 marzo scorso. I "senatori" si erano espressi per la non deducibilità della sanzioni penali "estere".
Per la maggioranza degli Stati, trattare in modo diverso le ammende inflitte in Svizzera da quelle inflitte all'estero è contrario al principio della parità di trattamento e viola il senso di giustizia.
La risicata maggioranza della CET-N ha tenuto invece conto nella sua proposta del fatto che le multe comminate all'estero possono anche contenere elementi arbitrari, motivati per esempio da ragioni politiche, sottolinea una nota odierna dei servizi parlamentari. Una decisione estera può essere contraria al concetto elvetico di giustizia (ordine pubblico).
Un'importante minoranza della commissione, invece, ha perorato la soluzione del Consiglio degli Stati, sostenendo che le multe e le sanzioni che perseguono uno scopo penale non devono essere deducibili fiscalmente «a prescindere dal fatto che siano comminate in Svizzera o all'estero».
A suo parere, le aziende devono essere disposte ad assumersi la responsabilità anche per i rischi incorsi fuori dai confini nazionali. La proposta della maggioranza, inoltre, presenterebbe varie difficoltà di applicazione; la disparità di trattamento delle multe svizzere ed estere contraddice poi il principio dell'uguaglianza giuridica.
Nella votazione finale la CET-N ha approvato il progetto con 13 voti a 10 e 2 astensioni.