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La neutralità per la Svizzera è un valore. È come il "Marchio" per un’azienda, un asset intangibile il cui valore è dato dalla fiducia che il mercato ripone in quel marchio. Lo stesso vale per la neutralità. Non è un diritto. Non è semplicemente dichiarandola che poi automaticamente la si ottiene. No. La neutralità vale nella misura in cui gli altri Paesi te la riconoscono. Va perciò guadagnata, dimostrandola e difendendola concretamente sul campo. Anche quando ciò risulta scomodo. Non riesco perciò a capire il nuovo concetto di "neutralità cooperativa" lanciato dal nostro Dfae. Cosa significa concretamente? Cooperare con chi? Con l’Unione Europea allineandosi alle sanzioni contro la Russia? A che pro? Potrei capire, dato che ne facciamo parte, se le sanzioni fossero state decise e avvallate dall’Onu quale organo superiore super partes, ma non certo dall’UE che non rappresenta che sé stessa e sicuramente non la Svizzera. Dico questo perché le sanzioni rappresentano sempre un atto ostile. Le sanzioni di oggi corrispondono infatti a quello che nell’antichità facevano gli eserciti quando volevano conquistare una città, ossia: un assedio. Dunque, un atto di guerra. Le sanzioni non sono mai neutrali, poiché sono sempre rivolte contro qualcuno e mirano, nella pratica, a un sovvertimento o a un rovesciamento di una persona o di un governo. Logico quindi che chi le subisca le avverta come una minaccia. Siamo uno Stato che fortemente reclama e desidera mantenere la propria autonomia, indipendenza e sovranità. Ebbene, la nostra neutralità è un bene prezioso da difendere e da proteggere e con il quale dimostrare concretamente con i fatti la nostra reale volontà di indipendenza e autonomia. Diversamente, continuando così, il prossimo passo sarà il nuovo concetto di neutralità... servile!