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L'illustratore canadese John Howe, domiciliato nel canton Neuchâtel, lavora su una serie, al momento segreta, dedicata al Signore degli Anelli
Amazon ha acquistato i diritti TV mondiali sull'opera di J.R.R. Tolkien nel 2017, annunciando l'uscita di una serie per il 2021. Il coronavirus ha però ritardato la produzione e non è noto quando il progetto vedrà effettivamente luce.
Uno dei partecipanti a questa avventura sarà certamente John Howe, colui che ha creato l'universo visuale del film con Alan Lee. Nonostante la nuova opportunità e la fama ormai mondiale, il 62enne rimane comunque modesto.
La popolarità "mi permette di non dover più dare lunghissime spiegazioni su cosa faccio. Quello dell'illustratore non è un mestiere riconosciuto. Alla camere di commercio sono iscritto come grafico". Eppure, si tratta di un ruolo che permette di navigare fra film, design, grafica, manifesti, progetti d'architettura e urbanistica, così come la concezione di programmi culturali e la loro direzione artistica.
Il lavoro sicuramente non manca. Questo autunno HarperCollins pubblicherà ad esempio "Unfinished Tales" di J. R. R. Tolkien, con illustrazioni proprio di John Howe, Alan Lee e Ted Nasmith.
Affascinato da Tolkien da quando aveva 14 anni, Howe e il suo universo seducono il pubblico da diverse generazioni: "Vuol dire che il genere heroic fantasy, quando è ben scritto, risponde a domande che ogni generazione si pone", sottolinea il canadese. "Non è un genere né scientifico, né religioso, le risposte sono molto meno demagogiche. Li qualificherei come romanzi che aiutano ad aprire gli occhi".
La forza dell'heroic fantasy deriva anche dal fatto che prende linfa da differenti mitologie. "C'è un volume considerevole di letteratura che viene da un'epoca in cui il mondo era un luogo in balia del meraviglioso, ancora pieno di possibilità, di cose inesplorate, di pericoli. Tutti questi testi e i loro contenuti ci offrono una finestra su un'altra epoca. Li trovo appassionanti", evidenzia l'illustratore.
Fra questi grandi testi Howe cita Beowulf, un poema della letteratura anglosassone, composto fra il l'anno 700 e 1000, o La canzone dei Nibelunghi, un poema epico del XIII secolo. Senza però dimenticare la nordica Saga dei Völsungar e il gallese Mabinogion, o ancora il Kalevala, poema epico che si basa sulla mitologia finlandese, e i "cinque volumi, che pesano una tonnellata" delle Saghe degli Islandesi.
Tutte queste storie hanno un solo scopo, quello di definire il posto che l'essere umano occupa nel mondo. "Penso che se trasponessimo tali mitologie nell'epoca scientifica attuale, ci permetterebbero di situarci meglio".
In tutto questo, l'illustratore si inserisce alla perfezione, poiché il disegno è vicino alla scrittura. "Penso che la frontiera fra scrittura e disegno sia indicato dal prodotto finale, e non dal processo che ne è all'origine". La realizzazione di un nuovo lavoro è quindi un continuo navigare fra testo ed immagine.
Proprio in questo senso Tolkien lo ha subito ispirato, dalla prima volta che ha avuto un suo libro fra le mani. "È uno di quegli autori la cui evocazione visuale è estremamente forte: quello che scrive dà corpo a visioni".
L'incontro con John Howe tarmina con un aneddoto. Incontrando un suo amico registra, gli ha domandato: "Cosa c'è di nuovo?". La risposta è stata: 24 ore di arte in più nel mondo. "Ed è questo modo di pensare che ci spinge ad accettare le difficoltà, le incertezze, le complicazioni e gli interrogativi".