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L'incidenza della variante inglese si starebbe spostando in modo significativo verso le scuole, perciò la Confederazione potrebbe presentare nuove misure
La Confederazione starebbe valutando un inasprimento delle misure di lotta al coronavirus negli istituti scolastici: lo affermano i domenicali. Finora in questo campo il Consiglio federale aveva dato mano libera ai cantoni: ora si starebbero però addensando i segnali di un cambiamento di strategia.
Stando alla NZZ am Sonntag la segreteria generale del Dipartimento dell'interno del consigliere federale Alain Berset ha richiesto alla task force scientifica per il coronavirus e alla Conferenza dei direttori cantonali della pubblica educazione (CDPE) rapporti sulle misure anti-Covid nelle scuole. Un portavoce dell'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) lo ha confermato al giornale.
"Si tratta di studiare i possibili provvedimenti", afferma l'UFSP. Questi dovranno essere valutati sia dal punto di vista sanitario, sia da quello educativo, psicologico e sociale. Stando al settimanale in primo piano vi sarebbero interventi nei licei e nelle scuole professionali. Si parla ad esempio di insegnamento con metà delle classi o della cancellazione di alcune materie, come lo sport, in cui sarebbe difficile rispettare i piani di protezione.
La scuola elementare è interamente sotto la sovranità dei cantoni, ma anche in questo caso il governo federale potrebbe adottare determinate misure nell'ambito dell'attuale situazione particolare, ha spiegato l'UFSP. Stando alla SonntagsZeitung nella comunità scientifica si stanno levando voci che sottolineano come l'incidenza dell'infezione della variante inglese del virus si starebbe spostando in modo significativo verso le scuole, soprattutto in una situazione di semi-confinamento. Anche gli insegnanti sarebbero preoccupati.
Secondo l'epidemiologo Marcel Tanner, membro della task force Covid-19 della Confederazione, alla nuova variante occorre reagire con test a tappeto nelle scuole nonché con l'insegnamento a distanza per gli allievi di licei e istituti professionali. "Da un punto di vista scientifico qualsiasi altro approccio sarebbe sbagliato", afferma l'esperto in un'intervista alla SonntagsZeitung. "Gli alunni delle scuole secondarie, a differenza di quelli delle elementari, si trovano sui mezzi pubblici o nei negozi all'ora di pranzo, per fare un esempio; e ora è importante ridurre i contatti e quindi la mobilità".
Tanner non consiglia invece di chiudere le scuole elementari, almeno per il momento. "C'è un diritto all'istruzione. E mentre un ristorante può essere risarcito per i danni causati dalle misure di restrizione, questo non è possibile se, nell'ambito dell'educazione dei bambini e dei giovani, emergono deficit e conseguenze sociali a lungo termine".