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Dopo aver varato i nuovi cambiamenti per la stagione 2020-2021, l'hockey svizzero si deve confrontare con la questione del «tetto salariale». Ecco cosa bolle in pentola.
La questione del «Salary Cap», in italiano «Tetto Salariale» è una questione spinosa nel sistema di un libero mercato. L'hockey su ghiaccio di casa nostra non fa certo eccezione. Se ne parla da anni. Una delle conseguenze della pandemia che sta tenendo tutti in scacco, riguarda proprio questo aspetto, che è tornato a farsi sentire più veemente di prima anche negli ambienti dell'hockey svizzero. Hockey, che a differenza del calcio, ha da sempre trattato la questione dei salari come una specie di tabù. «Segreti» che a volte fanno capolino fuori dagli uffici dei grandi club, ma che in gran parte rimangono un mistero.
Il «Salary Cap» in NHL
La grande NHL ha fatto da apripista alcuni anni fa, quando i club si sono scontrati con l'associazione dei giocatori professionisti. Uno scontro che portò ad un periodo di stallo, tanto importante da causare la mancata messa in moto dell'intera stagione 2004-2005. Il famoso «Lock-out» che portò alcune grandi star del campionato nordamericano a giocare per una stagione in Svizzera. Joe Thornton e Rick Nash fecero la fortuna del Davos.
Al termine di lunghe trattative si decise che i club avrebbero messo a disposizione il 60 percento (circa) dei loro guadagni a favore dei salari. Situazione che in NHL viene discussa e aggiornata di anno in anno.
In Svizzera intanto ...
Ma torniamo alla Svizzera.
Nel corso dell'ultima assemblea della federazione svizzera di hockey non si è entrati in merito all'aumento del numero di stranieri e alla questione del tetto salariale.
È solo questione di tempo. Avvocati e manager stanno lavorando dietro le quinte per preparare delle proposte che molto probabilmente verranno esposte nel corso della prossima assemblea del 17 giugno: l'aumento a un numero massimo di otto stranieri da mettere in campo e un tetto salariale.
Il tetto salariale di National League
Ci sarà un limite superiore e inferiore. In questo modo si specificherà quanto un club può spendere per gli stipendi, ma anche quanto un club deve spendere per pagare i propri giocatori. Questo aspetto garantirà di mantenere la competitività tra i club di National League.
A differenza di quanto applicato in NHL, il limite superiore al quale dovranno attenersi i club di National League non è definito come percentuale del reddito, ma bensì da un importo massimo.
Non si conoscono ancora i dettagli della carta che verrà presentata a giugno all'assemblea ma è probabile che il limite massimo sarà di 7 milioni di franchi, mentre quello inferiore dovrebbe essere di 5 milioni. Cinque milioni di franchi è quanto tutti i club stanno già spendendo per gli stipendi.
Se il limite minimo non dovrebbe causare grossi problemi - con un'entrata in vigore graduale fino alla stagione 2014-2015 - per alcuni grossi club invece il limite massimo potrebbe generare malcontenti e forti reazioni da parte dei giocatori e dei loro agenti.
La «tassa di lusso»
A coloro che non dovessero essere in grado di rispettare il limite massimo verrebbe richiesta una «tassa di lusso». Denaro che andrebbe a finire in pentolone e in seguito suddiviso equamente tra i club che avranno rispettato il limite massimo imposto dalle nuove regole.
Una sorta di compromesso svizzero, che potrebbe incontrare i favori delle grandi, lasciando loro la possibilità di spendere più denaro, favorendo anche i club meno forti economicamente che potrebbero attingere dal fondo della «tassa di lusso» per rimanere competitivi.
Non ci rimane che attendere le prossime decisioni dell'assemblea della lega per capire se, e quando, queste proposte andranno a rivoluzionare l'hockey di casa nostra ... gettando anche uno spettro su un possibile lock-out di NL. Anche se la Svizzera non è il Nordamerica.