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Il favoloso mondo di Amélie
“A Raphael Poulain non piace: pisciare accanto a qualcuno; sorprendere uno sguardo di disprezzo sui suoi sandali; uscire dall'acqua con il costume appiccicato addosso. A Raphael Poulain piace: strappare enormi pezzi di carta da parati; mettere infila le sue scarpe e lucidarle con cura; svuotare la scatola degli attrezzi, pulirla bene e rimettere tutto a posto”.
“Ad Amandine Poulain non piace: avere le dita lessate quando fa il bagno; farsi sfiorare la mano da qualcuno che le sta antipatico; avere il segno del lenzuolo stampato sulla guancia la mattina. Ad Amandine Poulain piace: il costume dei pattinatori artistici in tv; far brillare il parquet con le pattine; svuotare la borsetta, pulirla bene e rimettere tutto a posto”.
I ritratti dei genitori di Amélie, delineati dalla voce fuoricampo che fa da sfondo alle immagini del film, colpiscono per le sensazioni che evocano di piacere o repulsione e che emergono dal rapporto quotidiano dei due personaggi rispetto ad oggetti o sensazioni di pura quotidianità. L’istantanea che ci viene offerta è quella di due persone ordinate e metodiche, totalmente differenti dal quel favoloso mondo che appartiene ad Amélie.
Lei, dopo un’infanzia per niente semplice fatta di presunte malattie cardiache diagnosticate da un padre “freddo” e da un’educazione forzata che la vede esclusa dal frequentare le scuole come tutti gli altri suoi coetanei, all’età di ventidue anni si trasferisce in un appartamento a Montmartre e inizia a lavorare in un caffè. Un giorno trova una scatola di ricordi di un certo Bretodeau, gliela restituisce di nascosto e osserva eccitata la reazione e le conseguenze che hanno i ricordi sulla vita dell’uomo. Da questo episodio nasce la voglia di dedicarsi agli altri aiutandoli in modo del tutto inusuale: vendicare le ingiustizie di cui sono vittime “allestendo” delle vendette quasi paradossali. Assistiamo allora ad una serie di scherzi che danno al film un’impronta comica e surreale ma a momenti grottesca.
Amélie costruisce da sé il mondo in cui vive per poter scoprire ciò che si nasconde nelle piccole cose, elevandosi a giustiziera ma facendolo con garbo, senza nuocere all’altro, cercando di trovare un equilibrio illogico che alla fine scova in un ragazzo misterioso che colleziona fototessere altrui abbandonate nella macchinette self service.
Nonostante abbia ricevuto molti riconoscimenti e premi e sia uno dei film francesi più visti di sempre, Il favoloso mondo di Amélie è arrivato solo ad essere candidato a cinque premi oscar senza però vincerne. È un film che va rivisto, ascoltato, non solo per vivere con la protagonista un momento magico ma anche per godere delle indimenticabili musiche di Yann Tiersen, che ricordano tanto la tradizione folcloristica francese, dandone un tocco nostalgicamente romantico.