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NEW YORK - La nuova variante del coronavirus identificata nel Regno Unito è indubbiamente l'argomento del giorno.
Dopo che il ministro della Salute britannico Matt Hancock ha dichiarato che la situazione della pandemia nel paese è «fuori controllo» a causa della mutazione, che sarebbe in grado di propagarsi in modo molto più veloce, la preoccupazione in giro per il mondo è schizzata alle stelle. Decine di paesi - Svizzera compresa - hanno bloccato i voli da e per il Regno Unito e le istituzioni stanno organizzando riunioni d'emergenza per capire come affrontare il problema.
Il virus muta - Il New York Times, con un articolo a firma Apoorva Mandavilli - la giornalista scientifica che ha seguito l'intera evoluzione del virus per la prestigiosa testata -, ha cercato di fare un po' di chiarezza su questa variazione e su cosa può significare. Si parte da un presupposto: il virus ha già cambiato forma molte volte da quando è stato identificato per la prima volta, un anno fa. Piccoli cambiamenti che utilizza per cercare di sopravvivere più a lungo tra popolazioni sempre più ricche di anticorpi o per eludere il sistema immunitario. Gli scienziati, quindi, sono al lavoro per identificare tutte le caratteristiche della variante ma non sono sorpresi della sua esistenza. «Dobbiamo monitorare queste mutazioni e dobbiamo caratterizzare quali hanno effetti» ha spiegato Jesse Bloom, biologo del Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle.
La variante britannica - La variante britannica ha all'incirca 20 mutazioni rispetto al coronavirus "standard", ha rilevato l'infettivologa Muge Cevik dell'Università di St. Andrews in Scozia. Alcune di queste agiscono sulle modalità di aggancio del virus alle cellule umane e su come l'organismo viene infettato. L'evoluzione potrebbe rendere più efficiente la sua trasmissione ma, avverte l'esperta, la cifra del 70% fornita dalle autorità britanniche e sudafricane (e che tanto risalto ha trovato in seno all'opinione pubblica) è basata esclusivamente su modelli matematici e non su esami di laboratorio. «Penso che abbiamo bisogno di un po' più di dati» per evitare di giungere a conclusioni affrettate, ha sottolineato Cevik. «Non possiamo del tutto escludere che queste cifre legate alla trasmissione siano legate al comportamento umano».
L'efficacia del vaccino - In tutto il mondo sono vari i team di esperti che si sono attivati per studiare i dati britannici e capire se i vaccini elaborati in questi mesi siano efficaci o meno contro la nuova variante. Sempre il governo britannico, ieri, avvertiva della possibilità che alcune alterazioni del materiale genetico avrebbero potuto rendere inefficaci i preparati, creati con enorme profusione di sforzi e denaro. Mandavilli, però, spiega: «Molti esperti invitano alla prudenza, affermando che ci vogliono anni - non mesi - per far sì che un virus si trasformi abbastanza da rendere impotenti gli attuali vaccini». Il già citato dottor Bloom rassicura: «Nessuno dovrebbe preoccuparsi che ci sarà una singola mutazione catastrofica che improvvisamente rende inutili tutta l'immunità e gli anticorpi». Probabilmente succederà ma «nell'arco di più anni» e in seguito «all'accumulo di più mutazioni virali».
Il virus combatte contro di noi... - La comunità scientifica non sottovaluta la capacità di adattamento del coronavirus e Mandavilli ricorda che almeno tre volte è stata osservata una mutazione che influisce sulla suscettibilità agli anticorpi. Oltre al caso della Gran Bretagna c'è quello dei visoni danesi, ha spiegato. «Si sta adattando continuamente» ha confermato il dottor Ravindra Gupta dell'Università di Cambridge. «Ma la gente non vuole sentire quello che diciamo, ovvero: questo virus muterà». E lo farà sempre di più durante i mesi della vaccinazione di massa: «Penso che queste mutazioni diventeranno più comuni» ha ribadito il dottor Deepti Gurdasani, epidemiologo clinico presso la Queen Mary University di Londra.
...ma il sistema immunitario vincerà - C'è quindi da issare bandiera bianca e dichiararsi sconfitti dal coronavirus? Nemmeno per idea, ribatte Mandavilli: «Fortunatamente, l'intero sistema immunitario umano è un avversario molto più formidabile». Il vaccino induce una risposta immunitaria che viene poi amplificata dal nostro organismo: «Il fatto è che hai un migliaio di grossi calibri puntati contro il virus», ha detto Kartik Chandran, virologo presso l'Albert Einstein College of Medicine di New York. «Non importa come il virus si attorciglia e si intreccia, non è così facile trovare una soluzione genetica che possa davvero combattere tutte queste diverse specificità anticorpali, per non parlare degli altri sviluppi della risposta immunitaria».
«Insomma» conclude l'esperta del New York Times «sarà molto difficile per il coronavirus sfuggire alle difese dell'organismo, nonostante le tante varianti che potrà adottare».
La nuova variante del coronavirus identificata nel Regno Unito è indubbiamente l'argomento del giorno.