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“La storia dei negri americani è la storia dell’America e non è una bella storia” – James Baldwin (1924-1987)
Entusiasmo alla Berlinale per I am not your negro il documentario del regista haitiano Raoul Peck coprodotto anche dalla Svizzera e in corsa per gli Oscar, dedicato allo scrittore, sociologo e politico afroamericano James Baldwin.
Partendo dal libro incompiuto “Remember this House”, grazie a un ricco materiale di repertorio e brani scelti da altre pubblicazioni di Baldwin, il film ripercorre le lotte razziali negli Stati Uniti e l’uccisione di tre dei suoi leader, Medgar Evers, Malcolm X e Martin Luther King.
La voce di Baldwin appare sorprendentemente attuale; durante le interviste televisive, nei dibattiti, a colloquio con gli studenti dell’Università di Cambridge, il suo è un linguaggio insolito e sempre molto personale.
“Io non sono un negro, sono un uomo. Ma se voi pensate che io sia un negro, significa che ne avete bisogno e allora cercate di capirne il perché”
Non c’è voce narrante nel film, quella nervosa di Baldwin si intreccia con l'altra, profonda, di Samuel L. Jackson, che ha il compito di completare la lettura di annotazioni e lettere scritte attorno la metà degli anni Settanta.
Sono riflessioni attorno la razza, il mito dei bianchi celebrato nel cinema di Hollywood e nelle pubblicità, la totale mancanza di modelli neri, se non in negativo.
Cristina Trezzini