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BERNA - I Cantoni chiedono al Consiglio federale di esaminare l'obbligo di prestare servizio di sicurezza per garantire gli effettivi della protezione civile, ma anche dell'esercito. In questo modo verrebbero riuniti la protezione civile e il servizio civile e si eliminerebbero lacune in quest'ultimo.
Con l'introduzione dell'attitudine differenziata in occasione del reclutamento e il servizio civile ai Cantoni mancano sempre più persone attive nella protezione civile, scrive la Conferenza governativa per gli affari militari, la protezione civile e i pompieri (CG MPP), presieduta dal consigliere di Stato ticinese Norman Gobbi, in un comunicato diffuso oggi.
A causa dell'adeguamento dei profili richiesti ora entrano nell'esercito persone un tempo atte alla protezione civile, mentre il servizio civile sottrae alla protezione civile persone atte a prestare servizio militare. Se nel 2010 erano a disposizione oltre 8'100 nuove persone, lo scorso anno erano appena 4'800.
Per rispettare l'obiettivo di 72'000 effettivi previsto dalla revisione in corso della Legge federale sulla protezione della popolazione e sulla protezione civile dovrebbero affluire ogni anno 6'000 nuove leve. E per "alimentare" l'esercito servono 18'000 militari formati all'anno, un obiettivo che secondo la CG MPP nel 2018 non sarà possibile raggiungere.
Per far fronte alle lacune che si stanno delineando, la CG MPP aveva raccomandato a fine 2016 al Consiglio federale di esaminare l'obbligo di prestare servizio di sicurezza. Quest'ultimo comporterebbe l'accorpamento del servizio civile e della protezione civile in una protezione in caso di catastrofi. In tal modo, ritengono i membri della CG MPP, sarebbe possibile semplificare l'obbligo di prestare servizio e sarebbero risolti i problemi inerenti agli effettivi.
Contrariamente alla raccomandazione dei Cantoni, il 28 giugno 2017 il governo non ha però incaricato il Dipartimento federale della difesa (DDPS) di esaminare l'obbligo di prestare servizio di sicurezza. Un gruppo di lavoro dovrà invece solo analizzare entro il 2020 il cosiddetto modello norvegese.
Questo prevede un obbligo di prestare servizio per uomini e donne; l'obiettivo non è di raggiungere un numero più elevato possibile di persone che prestano servizio, piuttosto l'obbligo serve da base per una selezione. Se presta servizio un uomo o una donna dipende dalle necessità delle organizzazioni d'intervento; ciò permette di reclutare meglio gli specialisti.
I membri della CG MPP chiedono ora in una lettera inviata ieri al responsabile del DDPS, Guy Parmelin, che il Consiglio federale torni sulla sua decisione e faccia esaminare anche l'obbligo di prestare servizio di sicurezza.