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Tra poche ore avranno ufficialmente inizio i XXIX Giochi olimpici estivi.
Per quanto riguarda le Olimpiadi, non ho nulla da aggiungere alle modeste proposte di Alex:
1. I Giochi non dovrebbero essere chiamati Olimpiadi se non sono svolti a Olimpia.
2. La variazione di sede, che nelle intenzioni di de Coubertin serviva a diffondere i valori di fratellanza e rispetto in tutto il mondo, ormai è solo un buco nel sistema: i Giochi vengono assegnati in base al peso politico ed economico di chi li chiede, e vengono usati come vetrina e propaganda. Per evitare la strumentalizzazione dei Giochi, sarebbe opportuno ritornare all’uso originario: le Olimpiadi si svolgano sempre a Olimpia.
3. Le Olimpiadi siano celebrazione degli atleti che vi partecipano, e la nazionalità degli atleti sia un semplice strumento per organizzare le squadre. Chi vince l’oro ottenga, come nell’antichità, la cittadinanza onoraria di Olimpia.
Per quanto riguarda il governo cinese e i vari crimini che esso, quotidianamente, commette, mi chiedo, in tutta semplicità: la situazione complessiva (e quindi politica, sociale, economica…) migliorerà o peggiorerà con queste Olimpiadi?
Se peggiorerà, allora era giusto non assegnare le Olimpiadi a Pechino ed è giusto boicottarle.
Se, come credo (pur non avendo certezze), invece la situazione, nel complesso, migliorerà, seppur di poco, allora mi chiedo quale sia il problema. Forse la nostra ipocrisia: riusciamo a non avvertire sensi di colpa quando non facciamo nulla di particolare, la nostra tranquillità non viene scossa quando acquistiamo prodotti Made in China (praticamente tutti), ma seguire i Giochi no, non si può, è immorale.
Buone Olimpiadi.
5 commenti su “Breve riflessione sulle Olimpiadi”
La filosofia politica non è il mio forte, ma c’è una cosa che mi ha sempre lasciato perplesso: per la Cina i diritti umani sono una novità storica, mentre gli USA li hanno inventati. Per questo trovo che 20 condanndati a morte all’anno negli USA siano altrettanto inammissibili delle indefinite migliaia in Cina. Ragiono male?
la politica nordamericana è fortemente basata su dottrine contrattualiste/neocontrattualiste e sul giusnaturalismo. la pena massima per chi commette reati particolarmente gravi contro la comunità non è estranea alla cultura del diritto naturale.
grazie alex per la spiegazione.
cerco di capire: per natura gli uomini possiedono diritti, che però possono essere revocati dallo stato se si contravviene al contratto? contrattualismo e giusnaturalismo non sono in qualche modo opposti?
comunque non volevo tanto criticare gli USA, piuttosto mi interessa vedere come evolve il pensiero politico in contesti differenti.
se in cina la stabilità dell’impero è un valore più importante dell’individualismo, forse cercare di imporre i diritti umani significa ragionare da giusnaturalisti ingenui, per cui ciò che va bene a me va bene a tutti?
(naturalmente sostengo i diritti umani, anche in cina, solo non credo che lì non li applichino perché sono cattivi)
3 fasi (taglio con l’accetta)
1. giusnaturalismo (olanda, scozia -> america):
gli esseri umani sottostanno a una legge giusta quando rispettano dettami (eventualmente non scritti ma impliciti) naturali. esempi: volere bene a se stessi, ai propri cari, comportarsi in modo sociale in società. però giusnaturalismo indica solo uno ius naturale
2. contrattualismo: da stato di natura in cui ciascuno ha diritto a tutto (tutto è di tutti equivale a tutto è di chi ha la forza di prenderselo) a stato civile in cui ci si assoggetta volontariamente a un “arbitro” per evitare il rischio che qualcuno ti scanni mentre dormi. (pessimismo metafisico-antropologico)
3. il punto è che anche in 1. se c’è qualche “nemico” nella tua piccola comunità senza leggi non è che lo lasci stare. gli fai guerra (le teorie della “guerra giusta” sono ampiamente percorse dai giusnaturalisti), e se lo accoppi poco male. mentre in 2 se qualcuno, dopo il patto, si comporta male si mette automaticamente in una situazione pre-patto, cioè quando lo potevi scannare nel sonno.
il neocontrattualismo (es. rawls) non risolve molto dal punto di vista di certi diritti (tipo, la vita) perché si concentra su altri (tipo cosa serve per vivere una vita decente)
l’animo americano è imbevuto delle 3 teorie (i padri fondatori erano commonsensisti, giusnaturalisti e contrattualisti)
@Ant: Oltre alla risposta di Alex, aggiungo che per molti versi gli Stati Uniti hanno una storia molto più recente della vecchia Europa…
@alex: Complimenti per l’accetta.