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Nuovi guai giudiziari all'orizzonte per la leader dell'opposizione ucraina in carcere, Iulia Timoshenko. Il governo di Kiev avrebbe intrapreso un'azione legale negli Stati Uniti e in Svizzera per recuperare più di 200 milioni di dollari (circa 182 milioni di franchi) "di cui si ritiene si siano impossessati indebitamente alcune persone, tra cui due ex premier, Iulia Timoshenko e Pavlo Lazarenko". Lo ha indicato stamane lo studio legale internazionale Lawrence Graham, che cura gli interessi del governo ucraino.
L'informazione è stata tuttavia smentita in serata dall'Ufficio federale di giustizia (UFG). Quest'ultimo "non ha ricevuto alcuna domanda di assistenza giudiziaria dalle autorità ucraine in relazione alla restituzione di fondi di origine criminale", ha dichiarato all'ats Folco Galli, portavoce dell'UFG. Galli ha precisato che nel 2000 la Confederazione ha restituito a Kiev circa 10 milioni di franchi e con questo gesto "il caso è stato chiuso, non ci sono più fondi bloccati in Svizzera".
Secondo lo studio Lawrence Graham, "le azioni illegali degli individui coinvolti nella presunta appropriazione indebita sono già state in passato oggetto di indagini o procedimenti giudiziari negli Stati Uniti, in Svizzera e in Ucraina". Lazarenko, ex mentore della Timoshenko negli anni '90, è stato condannato nel 2006 da un tribunale di San Francisco a nove anni di carcere per estorsione, frode e riciclaggio di denaro sporco.
L'opposizione accusa però il governo di voler tentare di impedire la liberazione dell'ex eroina della Rivoluzione arancione, condannata a sette anni di reclusione nel 2011 in un controverso processo per le forniture di gas russo che l'Unione europea ritiene di matrice politica, al punto da indicare la liberazione della Timoshenko come condizione per la possibile firma a fine novembre di un accordo di associazione e libero scambio tra Bruxelles e Kiev.
La Timoshenko - che negli anni '90 era conosciuta come la "principessa del gas" per aver fatto fortuna nel settore energetico, secondo i suoi detrattori non senza l'aiuto di alcuni politici a lei vicini - è adesso anche accusata, proprio assieme a Lazarenko, di aver ordinato l'uccisione di Ievgheni Sherban, un deputato e imprenditore fatto fuori a colpi di arma da fuoco all'aeroporto di Donetsk nel 1996. Se giudicata colpevole, rischia una condanna all'ergastolo.
SDA-ATS