Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/170188

<h2>SubmittedText<h2><p>Il 21 giugno 2016, nell'ambito del caso "Al-Dulimi et al.", la Svizzera è stata nuovamente condannata dalla Grande Camera della Corte europea dei diritti dell'uomo (Corte EDU) per una presunta violazione della Convenzione europea dei diritti dell'uomo (CEDU) nell'attuazione di una risoluzione sanzionatoria del Consiglio di sicurezza dell'ONU. Un episodio analogo era accaduto il 12 settembre 2012 in relazione al caso "Nada". In entrambi i casi la Corte EDU, in base a un'interpretazione armonizzata delle risoluzioni dell'ONU, ha ritenuto che la Svizzera non avesse utilizzato in modo conforme alla CEDU il proprio margine di manovra nel campo dei diritti umani. </p><p>Invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Concretamente, in che modo il Consiglio federale reagisce alla condanna per il caso "Al-Dulimi"? E come aveva reagito alla condanna per il caso "Nada"? </p><p>2. Secondo il Consiglio federale, come si conciliano gli obblighi derivanti dallo Statuto delle Nazioni Unite (e dalle risoluzioni sanzionatorie del Consiglio di sicurezza) con quelli sanciti dalla CEDU in caso di contrasti che non possono essere evitati con un'interpretazione armonizzata? Prevalgono le risoluzioni dell'ONU conformemente all'articolo 103 dello Statuto delle Nazioni Unite? </p><p>3. In che modo il Consiglio federale si impegna nel quadro dell'ONU per rendere il sistema sanzionatorio delle Nazioni Unite più compatibile con le garanzie internazionali in materia di diritti umani?</p><p>4. Viceversa, in che modo si impegna nel quadro del Consiglio d'Europa e, in particolare, del sistema della CEDU e della Corte EDU, nonché negli scambi con i rispettivi Stati membri, per garantire la compatibilità degli obblighi in materia di diritti umani con quelli derivanti dallo Statuto delle Nazioni Unite (considerata, in particolare, la prevalenza di questi ultimi conformemente all'articolo 103 dello Statuto)?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Il Consiglio federale ha preso atto delle due sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo (Corte EDU) e ha riferito al Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa sulla loro attuazione (eseguita o programmata).</p><p>Nel caso "Nada", al momento della sentenza il ricorrente non era più soggetto alle sanzioni del Consiglio di sicurezza dell'ONU, motivo per cui le attività di controllo del Comitato dei Ministri si sono concluse il 17 dicembre 2014.</p><p>Il 4 marzo 2016 il Consiglio federale ha quindi incaricato l'amministrazione di verificare, entro un anno dalla comunicazione della sentenza "Al-Dulimi", se e in quali aspetti i regolamenti attuativi delle sanzioni ONU devono essere adeguati per tutelare i diritti fondamentali. Il 19 settembre 2016 i ricorrenti nel processo "Al-Dulimi" hanno presentato domande di revisione al Tribunale federale. Il Consiglio federale, nel rapporto del 14 novembre 2016 sull'attuazione della sentenza "Al-Dulimi", ha sottoposto questi elementi al Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa.</p><p>2. Nella sua domanda alla Grande Camera della Corte EDU nel caso "Al-Dulimi", la Svizzera, riferendosi alle considerazioni del Tribunale federale, ha riconosciuto la prevalenza degli obblighi dello Statuto delle Nazioni Unite (conformemente agli articoli 103 e 25) su quelli della Convenzione europea dei diritti dell'uomo (CEDU).</p><p>Nella sua sentenza, tuttavia, la Grande Camera della Corte EDU ha stabilito che non sussistono conflitti di norme tra lo Statuto dell'ONU e la CEDU, in quanto il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite non esclude esplicitamente il controllo giurisdizionale delle sanzioni prescritto dalla CEDU. I ricorrenti possono pertanto presentare un ricorso in Svizzera per una verifica adeguata della non arbitrarietà delle sanzioni comminate contro di loro.</p><p>3./4. La Svizzera si impegna a tutti i livelli affinché, in caso di sanzioni, sia garantito il rispetto dei diritti umani ai sensi del capitolo VII dello Statuto delle Nazioni Unite.</p><p>Dal 2005, insieme ad altri Paesi, la Svizzera avanza regolarmente proposte concrete al Consiglio di sicurezza dell'ONU per un maggiore rispetto dei diritti umani. Queste proposte hanno portato, tra le altre cose, alla creazione del mediatore (ombudsman) per il regime sanzionatorio contro Al-Qaida e puntano inoltre al miglioramento della protezione giuridica per le persone interessate da altri regimi sanzionatori che finora non prevedono la figura di un mediatore per le procedure di delisting. È necessario prevenire, già a livello dell'ONU, che gli Stati violino i diritti umani o le sanzioni ONU.</p><p>Nell'ambito del Consiglio d'Europa, il Comitato dei Ministri ha incaricato il Comitato direttivo per i diritti umani (CDDH) di analizzare la questione dell'integrazione della CEDU nel contesto del diritto internazionale pubblico. Inoltre, durante le riunioni del Comitato dei consulenti giuridici sul diritto internazionale pubblico (CAHDI) vengono discusse le misure nazionali per l'attuazione delle sanzioni e la loro compatibilità con i diritti umani.</p>  Risposta del Consiglio federale.