Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/189786

<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di modificare le basi giuridiche di modo tale che il previsto contributo all'allargamento (miliardo di coesione) all'UE, per un ammontare di circa 1,3 miliardi di franchi svizzeri, sia usato per il risanamento dell'AVS.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale è consapevole dell'urgenza di stabilizzare le finanze dell'AVS. Il 28 giugno 2018 ha avviato la procedura di consultazione sulla stabilizzazione dell'AVS (AVS 21) ed entro il primo semestre 2019 sottoporrà al Parlamento il messaggio relativo al progetto AVS 21.</p><p>Le basi giuridiche per un contributo svizzero autonomo a determinati Stati membri dell'UE sono costituite, per la parte destinata alla coesione, dalla legge federale del 30 settembre 2016 sulla cooperazione con gli Stati dell'Europa dell'Est (LF Est; RS 974.1) e, per la parte destinata alla migrazione, dalla legge federale sull'asilo del 26 giugno 1998 (LAsi; RS 142.31). Con l'approvazione della revisione della LF Est sono state di recente rinnovate le basi legali per la parte relativa alla coesione del secondo contributo. La legge federale sottostava al referendum facoltativo, cui non si è però fatto ricorso. Tuttavia, il Consiglio federale ha sempre sottolineato che ciò non anticipa la decisione su un eventuale rinnovo del contributo svizzero e che tale rinnovo sarà deciso in base alle relazioni complessive tra la Svizzera e l'UE. </p><p>Nel marzo del 2018 il Consiglio federale ha precisato la sua strategia negoziale nel campo della politica europea. Da allora è stato possibile portare avanti le trattative con l'UE in diversi dossier. Per quanto riguarda le questioni istituzionali sono stati compiuti progressi nel campo della risoluzione delle controversie e nel maggio del 2018, dopo una lunga pausa, si sono riaperti anche i negoziati nel settore dell'energia. Sono state inoltre firmate le decisioni dei comitati misti per l'aggiornamento dell'accordo agricolo e dell'accordo sulle assicurazioni. Al contempo, nelle relazioni complessive tra la Svizzera e l'UE rimangono aperte questioni importanti, tra cui l'esito dei negoziati sull'accordo istituzionale e il rinnovo del riconoscimento dell'equivalenza borsistica dopo il 2018, che il Consiglio federale ritiene indispensabile.</p><p>Il Consiglio federale ha ribadito l'importanza di una fruttuosa collaborazione con l'UE e gli Stati membri dell'UE e ha sottolineato a più riprese l'obiettivo del consolidamento delle relazioni bilaterali. L'UE e i suoi Stati membri sono i partner più importanti della Svizzera dal punto di vista sia economico che politico. Il secondo contributo svizzero è un investimento nella sicurezza, nella stabilità e nella prosperità in Europa ed è pertanto in linea con gli interessi della Svizzera. Sulla base di queste argomentazioni e tenendo conto dell'obiettivo fondamentale di consolidare le relazioni con l'UE, il 28 settembre 2018 il Consiglio federale ha fatto un ulteriore passo avanti trasmettendo al Parlamento il messaggio concernente il secondo contributo della Svizzera a favore di alcuni Stati membri dell'Unione europea. </p><p>Grazie a questo contributo, le competenze della Svizzera saranno utilizzate anche in futuro per rafforzare la coesione economica e sociale in Europa e per gestire più efficacemente i flussi migratori, anche nell'interesse della Svizzera. Va sottolineato che si tratta di un contributo autonomo della Svizzera, i cui fondi non confluiscono nei budget dei Paesi partner, bensì sono impiegati per progetti concreti. Dalla consultazione è emerso che la grande maggioranza dei pareri è in linea di massima favorevole al secondo contributo svizzero e agli ambiti prioritari in esso definiti (migrazione e formazione professionale). La decisione definitiva sull'approvazione dei relativi crediti quadro spetta ora al Parlamento. Gli attesi sviluppi nelle relazioni complessive tra la Svizzera e l'UE confluiranno nel dibattito parlamentare. Se non si otterranno i risultati desiderati, il Parlamento potrà tenere conto della nuova situazione. </p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.