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Da giorni il caso di Novak Djokovic sta tenendo sulle spine non solo il mondo del tennis. Oggi il ministro australiano dell'immigrazione ha preso la sua decisione. Cosa farà ora il tennista serbo?
Si leggeva ieri sul 'Sydney Morning Herald': «Come un attore che prova le battute in un teatro in fiamme (...) Se un condannato può chiedere un ultimo pasto, sembra giusto che Novak Djokovic passi i suoi ultimi momenti liberi in Australia a colpire palle da tennis sul suo campo preferito. Indossando una maglietta Lacoste verde».
Le decisione del ministro Hawke
Oggi, dopo giorni di assordante silenzio, è arrivata la presa di posizione del ministro australiano dell'immigrazione Alex Hawke, che ha usato il suo potere personale invalidando il visto a Novak Djokovic.
Decisione fondata «nell'interesse pubblico», ha annunciato il ministro venerdì. Non è ancora chiaro se Djokovic farà ricorso contro la decisione di venerdì e se sarà dunque in grado di partecipare agli Australian Open.
I media australiani, tuttavia, suppongono, da giorni, che il serbo contesterà di nuovo la cancellazione del visto. Cosa succede ora? Se Djokovic vuole appellarsi alla decisione di Hawke dovrà probabilmente tornare all'hotel nel quale era stato rinchiuso al suo arrivo in Australia. Ma il tempo stringe: gli Australian Open inizieranno lunedì.
Lo spettro dei tre anni
Djokovic e i suoi avvocati possono opporsi alla decisione del ministro Hawke, ma come scrive David Crowe, esperto di politica per il quotidiano australiano 'The Age', questo potrebbe far arrabbiare il governo di Canberra il quale potrebbe avvalersi di decidere per una sospensione del visto di Djokovic per i prossimi tre anni secondo la 'Section 133C(3).
Navratilova: «Una collezione di errori»
Sul caso Djokovic si è espressa anche la grande Martina Navratilova: «È una collezione di errori da diversi lati».
In un'intervista concessa all'emittente australiana 7news la ex campionessa ha detto: «A volte le opinioni personali devono essere sostituite da ciò che è meglio per l'interesse pubblico. Se non vuoi farti vaccinare ma tutti gli altri lo fanno perché è la cosa giusta da fare e questo paese lo richiede, hai due opzioni: Farti vaccinare o non giocare».
La Navratilova ha poi aggiunto: «Ho difeso Djokovic nel corso degli anni. Ha avuto difficoltà quando si è trattato di fare paragoni con Roger o Rafa. Era sempre il meno popolare. Uno situazione che ho conosciuto io stessa», ha detto la Navratilova. «Allo stesso tempo, si ha una certa responsabilità se si vuole essere una figura di riferimento di uno sport. Lui è un modello per i bambini, che lo voglia o no. Anche quando si tratta di immunizzazione. Può essere qualcosa che non vi piace, ma i numeri sono a favore della vaccinazione».
Hingis: «So che fondamentalmente è un ragazzo simpatico»
Anche la ex numero 1 Martina Hingis si è espressa sulla faccenda in un'intervista concessa al Blick. «Mi dispiace per Novak», ha detto la Hingis. «La sua immagine già offuscata soffrirà ulteriormente. Ha una sua visione del mondo. E vaccinarsi non rientra in questo contesto. Non ho comprensione per questo», ha continuato la svizzera.
«So che è fondamentalmente un ragazzo simpatico e accessibile. È solo un eccentrico, eppure è attualmente il miglior giocatore del mondo. (...) Fondamentalmente, Djokovic è un buon ambasciatore del tennis».
Tsitsipas: «Fa sembrare gli altri degli sciocchi»
Anche il greco Tsitsipas, a WION news, ha detto la sua in merito alla questione Djokovic.
«Di sicuro Novak ha giocato secondo le sue regole e ha fatto quello che non molti giocatori hanno avuto il coraggio di fare, soprattutto dopo che l'ATP ha annunciato i criteri per i giocatori per entrare nel paese», ha detto il numero quattro del mondo.
«Nessuno pensava davvero di poter venire in Australia non essendo vaccinato e di non dover seguire i protocolli. Una piccola minoranza ha scelto di seguire la propria strada, il che fa un sembrare la maggioranza degli sciocchi».
Dopo aver conquistato un set a testa, è da presumere che la sfida tra Djokovic e il governo australiano non sia ancora terminata. Pari, si gioca.