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Non abbiamo impedito le visite di esperti dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) nei laboratori di Wuhan durante la loro presenza in Cina a gennaio e febbraio scorsi. Pechino si difende così dalle accuse di avere celato ipotetici malfunzionamenti nel laboratorio 'sospettato' (da Donald Trump, più che altro)di essere stato la culla del coronavirus.
"Gli esperti dell'Oms non hanno fatto richiesta di visitare laboratori specifici (il riferimento è al laboratorio P4 di Wuhan) durante la loro permanenza a Wuhan, quindi non è esatto dire che la Cina si è rifiutata di portarli in certi laboratori", ha dichiarato un funzionario del Dipartimento internazionale della Commissione sanitaria nazionale, Li Mingzhu, in dichiarazioni riportate dal China Daily.
Pechino - ha ribadito, citato dall'agenzia ufficiale Xinhua - sostiene il ruolo di guida dell'Oms nella battaglia globale contro la Covid-19. "Abbiamo condiviso informazioni sulla pandemia con l'Oms e la comunità internazionale in modo aperto, trasparente e responsabile sin dall'inizio dell'epidemia", ha insistito Li durante una conferenza stampa a Pechino organizzata dal Consiglio di Stato.
Gli esperti dell'Oms, ha detto, "hanno visitato strutture mediche, anche laboratori", e hanno avuto "contatti intensi" con esperti cinesi durante una visita a Wuhan tra il 20 e il 21 gennaio. Poi, ha proseguito, dal 16 al 24 febbraio la Missione congiunta Oms-Cina ha "cercato di comprendere la situazione dell'epidemia" nella Repubblica Popolare, la "risposta, le terapie, la relativa ricerca scientifica" con visite sul campo a Pechino e nelle province di Sichuan, Guangdong e Hubei, dove si trova Wuhan.