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NEW YORK (USA) – Se dovessimo dare un voto a Novak Djokovic, dovremmo usare n.c. Non classificato. Ma non, come avviene a scuola, perché le sue prestazioni sono ingiudicabili, ma perché, al contrario, non ci sarebbero numeri, voti, aggettivi per definirlo. Lui che i numeri e i record li frantuma, li macina e ne crea degli altri, riscrivendo del tutto la storia di uno degli sport più nobili che ci siano.
Djokovic aveva tutto da perdere ieri sera nella finale degli US Open, dove affrontava quel Medvedev che gli aveva negato il Grande Slam nel 2021 e che nell’anno solare è stato il migliore sul cemento con finali e titoli conquistati a ripetizione. Nole doveva cancellare anche il fardello della finale persa a Wimbledon contro Alcaraz (che in semifinale si era arreso proprio al russo in versione extralusso) che gli ha negato ancora una volta il Grande Slam, ma cosa si può dire di più di un tennista capace di arrivare in finale nel 2023 in tutti e quattro gli Slam, dopo esser stato costretto, causa vaccino, a saltare l’ultimo appuntamento americano? Nulla, appunto. Bisognerebbe solo alzarsi in piedi e applaudire.
Nole magari può non piacere a tutti, può non essere simpatico a tutti, ma quando si tratta di giocare a tennis è un piacere per gli occhi. E così è stato anche ieri sera a Flushing Meadows, sia quando ha stritolato la resistenza di Medvedev, sia quando ha rischiato di veder scivolare via un secondo set durato 1h45’ e durante il quale il suo rivale ha avuto la possibilità di giocarsi anche un set point. Sì perché il numero 3 al mondo, a partire dal quarto game del primo set, ha iniziato a picchiare da fondo campo, a stringere gli angoli, a far correre Nole, fino a piegarlo sulle ginocchia in più occasioni, lasciandolo senza fiato, senza forze, ma non è mai riuscito – anche per demeriti suoi – ad affondare definitivamente il colpo. Neanche sul già citato set point quando col rovescio aveva l’occasione di chiudere la contesa con un passante lungolinea decisamente nelle sue corde… ma si sa, se a Novak concedi un millimetro, puoi iniziare a pregare e a disperarti.
E così è stato. Djokovic ancora una volta, con testa e lucidità ha iniziato ad accorciare gli scambi, a far correre il suo rivale e, fatta eccezione per l’unico break concesso nella partita, ha dimostrato di avere il suo destino tra le sue mani. La conseguenza, come avvenuto 24 volte in ambito Slam, è stata logica: Nole ha potuto festeggiare, al suo rivale di giornata non è rimasto altro che ricevere i complimenti e gli applausi… quelli che si concedono al secondo, il primo degli sconfitti.
Djokovic ha riscritto nuovamente la storia del tennis, arrivando a toccare la vertiginosa cifra di 24 Slam vinti. Un’enormità, un’infinità, superando anche Serena Williams e raggiungendo Margaret Court… pazzesco. Ma due parole dovremmo spenderle anche per Medvedev: il russo ha raggiunto cinque finali degli Slam, sempre contro Nadal e contro Djokovic. Una l’ha anche vinta… senza questi mostri sacri staremmo parlando di un altro grande del tennis che si appresta a entrare nell’Olimpo dei più vincenti di sempre.