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Combattere gli stereotipi, preservare una risorsa preziosa - l’acqua - e dare un lavoro alle donne rifugiate: è questa la triplice sfida che si è posta Safaa, giordana che fino al 2012 - con marito e due figli - ha vissuto a Damasco, in Siria, dove realizzava e vendeva gioielli artigianali. Quando le cose nel paese sono iniziate a peggiorare, Safaa è tornata a Irbid, nel nord della Giordania, insieme ai suoi figli, mentre suo marito è rimasto in Siria. Da subito ha capito che l’unico modo per sopravvivere, era trovarsi un lavoro.
Un giorno, ha visto un annuncio per un training dedicato alle donne. Era un training organizzato dall'Agenzia tedesca per la cooperazione internazionale, Giz, con un duplice obiettivo: favorire l'occupazione delle donne siriane e giordane, ma diffondere la cultura del risparmio delle risorse idriche. Era, in sostanza, un corso per imparare la profesisone di idraulico. Safaa l'ha seguito ed ha poi iniziato a lavorare come idraulico subito dopo, insieme ad Hala, una donna siriana conosciuta appunto al training. Hanno iniziato con piccoli lavoretti per le vicine di casa e per le amiche, poi la voce si è diffusa e hanno deciso di provare ad allargare l'attività.
Adesso, a quattro anni di distanza, Safaa e la sua collega hanno deciso di avviare una loro cooperativa per dare lavoro a 17 donne siriane e giordane. Da poco hanno inaugurato il loro nuovo ufficio, a Irbid. Certo, la strada è in salita, ma a motivare Safaa e le sue colleghe non è solo la necessità di garantirsi un reddito per sostenere le proprie famiglie, ma anche la consapevolezza che stanno sfidando gli stereotipi: “Appena abbiamo iniziato abbiamo sentito molti commenti negativi, perché non sarebbe una professione ‘adatta alle donne'. Ma non ci interessa: nessun lavoro è ‘ vergognoso’. E ora anche i colleghi maschi hanno imparato a rispettarci”, dice Safaa. E le sue colleghe approvano, con entusiasmo.
Daniela Sala