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Gli svizzeri non voteranno sul mantenimento del segreto bancario per i contribuenti indigeni. Il comitato promotore dell'iniziativa popolare "Sì alla protezione della sfera privata" ha infatti ritirato la sua proposta di modifica costituzionale dopo che il parlamento, in dicembre, aveva rinunciato a una molto discussa revisione legislativa.
Con la rinuncia definitiva da parte del parlamento alla revisione del diritto penale fiscale, l'obiettivo principale è stato raggiunto e una votazione popolare sarebbe superflua, hanno indicato i promotori dell'iniziativa.
Questi ultimi hanno comunque promesso martedì che rimarranno vigilanti e continueranno a lottare contro qualunque attacco al segreto bancario all'interno del paese.
Il comitato ha ricordato che sono stati gli sviluppi politici e legislativi a portare al lancio dell'iniziativa, nel 2013, che mirava a mantenere - così era stato detto - la relazione di fiducia fra Stato e cittadino.
Si trattava di una reazione a un progetto di Eveline Widmer-Schlumpf, allora ministra delle finanze, la quale voleva permettere alle autorità tributarie dei cantoni di esigere dalle banche informazioni anche in caso di sottrazione fiscale e non soltanto di frode.
21 cantoni avevano sostenuto la proposta fatta propria dal governo federale. Confrontato con un'ondata di critiche a destra, l'esecutivo ha però ritirato il progetto. In dicembre entrambi i rami del Parlamento hanno approvato una mozione che chiede al Consiglio federale di rinunciare formalmente alla controversa revisione. Un passo volto proprio a far sì che l'iniziativa fosse ritirata.
"Dopo l'introduzione dello scambio automatico di informazioni fiscali con l'estero, una sua applicazione anche all'interno del paese sarebbe stato un passo di troppo contro il segreto bancario. Alla luce di ciò l'iniziativa si è resa necessaria", ha detto alla stampa il presidente del comitato d'iniziativa Gehrard Pfister.
tvsvizzera.it/Zz con RSI (TG del 09.01.2018)