Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/146270

<h2>SubmittedText<h2><p>Secondo il PEV, la nuova campagna STOP AIDS dell'Ufficio federale della sanità pubblica è nettamente sopra le righe. La campagna di affissioni prevista per quest'estate, che vedrà come interpreti attori non professionisti, intende mostrare al pubblico "atti sessuali". Questo viola l'articolo 197 del Codice penale, che lo vieta espressamente. Il testo di legge recita chiaramente che si rende punibile "vhiunque offre, mostra a una persona minore di sedici anni scritti, registrazioni sonore o visive, immagini o altri oggetti o rappresentazioni pornografici".</p><p>Anche se le immagini e i video non mostrano organi genitali, sono considerati da molti pornografici. </p><p>1. Il Consiglio federale condivide l'idea degli autori della campagna, secondo la quale il messaggio può essere veicolato soltanto attraverso immagini provocanti, anche se è noto che molti giovani ritengono le stesse immagini "all'acqua di rose"?</p><p>2. In tal modo non vengono forse provocate le persone sbagliate e la campagna non rischia di mancare il suo obiettivo?</p><p>3. Se non si esce da questa logica della provocazione, non è probabile che per la prossima campagna ci si debba aspettare un "diluvio di pornografia"?</p><p>4. Cosa pensa il Consiglio federale del fatto che l'UFSP non ha tenuto conto delle raccomandazioni del gruppo di esperti appositamente istituito su suo stesso mandato per analizzare la campagna del 2005? E questo sebbene il gruppo di ricercatori fosse giunto alla conclusione che l'impiego di immagini estreme non può ottenere un largo consenso da parte dell'opinione pubblica e che pertanto è necessario rivolgersi direttamente, attraverso canali specifici, ai gruppi target interessati.</p><p>5. Come valuta il Consiglio federale la contraddizione tra i video della campagna e l'articolo 197 del Codice penale?</p><p>6. In che modo il Consiglio federale e l'UFSP intendono tutelare i più piccoli da queste scene di sesso?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Il Consiglio federale è consapevole del fatto che le reazioni alla campagna possono essere molto diverse a seconda dei principi e delle convinzioni di ciascuno; esse rispecchiano la varietà dei valori in Svizzera. Le reazioni dei giovani, favorevoli alla campagna, sono piuttosto misurate. La campagna intende raggiungere il pubblico in modo diretto. Per riuscire a evitare la trasmissione delle malattie sessualmente trasmissibili (MST), è importante e opportuno parlare della sessualità vissuta nel quotidiano, ossia proprio quella in cui si corre il rischio di contrarre l'HIV e le altre malattie sessualmente trasmissibili.</p><p>2. Nel primo mese della campagna, sono stati espressi 86 000 sì al manifesto LOVE LIFE e lo spot LOVE LIFE è stato visto su YouTube quasi 550 000 volte. Per di più sono state presentate oltre 250 candidature di persone che, identificandosi con il messaggio di LOVE LIFE, sono disposte a farsi fotografare sui relativi manifesti. Quest'ampia risonanza, come pure la grande attenzione dei media che hanno riferito in merito in modo equilibrato, sono la dimostrazione che la campagna è riuscita a porre nuovamente al centro del dibattito pubblico il tema dell'HIV e del sesso sicuro.</p><p>3. La campagna fa riferimento a situazioni reali, così come sono vissute nella società, e da oltre 25 anni non usa giri di parole per parlare del tema che tratta. Secondo il Consiglio federale, la campagna deve rimanere fedele a quest'impostazione, senza però ovviamente mai superare i limiti di ciò che è consentito dalle leggi e socialmente accettabile.</p><p>4. La valutazione cui si riferisce l'autrice dell'interpellanza è stata pubblicata nel 2006 e ha preso in esame alcuni soggetti della prima campagna LOVE LIFE STOP AIDS del 2005. Da una delle conclusioni è emerso che i soggetti esaminati non avevano raggiunto in modo ottimale alcuni gruppi target definiti a suo tempo. Gli autori della valutazione hanno constatato che il tipo di immagini e il linguaggio utilizzati avrebbero dovuto essere più mirati a questi specifici gruppi target; ma in tal modo la campagna avrebbe incontrato una minore accettazione da parte del vasto pubblico. Alla luce di questa valutazione hanno suggerito di rivolgersi direttamente a questi specifici gruppi target con misure e canali appositi. Tuttavia, per mantenere intatta l'incisività della campagna nell'insieme della popolazione e per dare continuità all'intenzione d'informare un vasto pubblico, tale possibilità è stata accantonata.</p><p>5. Secondo il Consiglio federale non vi è incoerenza. La campagna non ha nulla a che vedere con la pornografia e non adempie la fattispecie dell'articolo 197 del Codice penale svizzero. Il linguaggio delle immagini sarebbe infatti completamente diverso. La pornografia è finalizzata alla mera soddisfazione dell'impulso sessuale ed esclude altri aspetti importanti della sessualità: emotivi, sociali, legati alla coppia o di altro tipo<b></b>(in particolare la responsabilità). Pertanto esula completamente dai messaggi della campagna che, invece, è focalizzata sull'autodeterminazione e sula responsabilità presentate come valori fondamentali.</p><p>6. Il Consiglio federale e l'Ufficio federale della sanità pubblica sono convinti che l'attuale campagna non oltrepassi il limite di ciò che è accettabile dalla società. A sostegno di quest'affermazione si rifanno al parere di esperti in pedagogia sessuale e ritengono che le immagini della campagna non siano dannose per i minorenni. La sessualità e, in particolare, le immagini sessualizzate fanno parte del rapporto quotidiano che i bambini hanno con i media, ma, al contrario della maggior parte delle altre immagini, quelle della campagna sono strettamente legate a messaggi di prevenzione. Se, a seguito della campagna, i bambini pongono domande sulla sessualità, è l'occasione per rispondervi in modo adeguato alla loro età.</p>  Risposta del Consiglio federale.