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Tuttora contestata in alcuni Paesi, in Svizzera l'educazione (o scolarizzazione) femminile è stata per lungo tempo secondaria rispetto a quella maschile, riflettendo i diversi Ruoli sessuali nella società.
Nel ME, conformemente alla legislazione carolingia, i conventi femminili, alla stregua di quelli maschili, dispensavano un'educazione alle ragazze, perlopiù giovani appartenenti alla nobiltà. A partire dal XIII-XV sec. in numerose città sviz. si svilupparono delle "piccole" scuole com. Non si sa però in quale misura le ragazze poterono beneficiare di queste istituzioni. Viceversa, l'esistenza di Scuole private con una meistressa d'escola è attestata a partire dal XV sec. in pressoché tutte le città sviz. di una certa importanza. Si trattava di istituzioni destinate principalmente alle ragazze di buona fam.
Con la Riforma, la scuola subì profondi mutamenti (Scuola, Alfabetizzazione). Obiettivo prioritario dell'istruzione erano il catechismo e l'apprendimento della lettura, in particolare quella della Bibbia. Da qui il dibattito sul ruolo della scuola pubblica, la scuola "triviale", la sola cui fossero ammesse anche le ragazze, e la necessità di una scuola per le élite, che rispondesse alle esigenze di formazione dei figli della borghesia urbana. Nel mondo rurale, l'educazione delle ragazze del popolo differiva poco da quella dei ragazzi: si trattava di un'educazione sommaria per ambedue i sessi. Malgrado nel XVII sec. si cominciasse già a discutere di separazione dei sessi, le classi delle scuole di campagna rimasero quasi tutte miste fino al XIX sec. Nel XVI sec. l'importanza dell'istruzione femminile era senza dubbio più sentita nella Svizzera occidentale, a Ginevra in particolare, di quanto non lo fosse nella Svizzera ted. Zwingli auspicava che i ragazzi frequentassero la scuola quattro o cinque ore al giorno, parallelamente all'apprendimento di un mestiere, mentre per le ragazze riteneva fosse sufficiente un'istruzione più semplice, che non risvegliasse curiosità eccessive. Quasi ovunque in Svizzera la scuola era frequentata unicamente nella stagione invernale, tre o quattro mesi all'anno. Una percentuale non trascurabile di ragazzi non la frequentava affatto. La scuola non era però il solo luogo deputato all'apprendimento della lettura: si imparava a leggere anche in fam., e le madri svolgevano un ruolo importante. Questo aspetto poco noto spiega probabilmente il vistoso recupero delle ragazze in un cant. cui sono stati dedicati diversi studi, quello di Zurigo. All'inizio del XVII sec., il divario di conoscenze tra maschi e femmine era enorme; alla fine del sec., gli uomini che sapevano leggere erano ancora due volte più numerosi. Nella seconda metà del XVIII sec. lo scarto si ridusse al minimo: a dipendenza delle regioni, dal 70 al 90% delle ragazze sapeva leggere. Le ragazze non furono sempre svantaggiate: all'inizio del XVIII sec., su un campione di 263 fam. rurali, maschi e femmine disponevano del medesimo livello di istruzione nel 50,5% dei casi; nel 44,5% erano favoriti i maschi (capaci di scrivere, mentre le femmine sapevano solo leggere), nel 5% le femmine. Le differenze rimasero tuttavia significative per quanto riguarda la scrittura. Oltre il 20% degli uomini era in grado di scrivere, tra le donne, meno del 10%. Nelle regioni catt., la scolarizzazione delle ragazze era in generale inferiore a quella dei ragazzi. Alla fine del XVIII sec., nel cant. Zugo, erano scolarizzati il 38% delle femmine e il 62% dei maschi. Facevano eccezione i luoghi in cui erano stati aperti conventi di Orsoline. L'educazione femminile variava anche a dipendenza dell'ambiente sociale; l'importanza di questo fattore spiega perché, in alcune città, la borghesia si opponesse a un'istruzione comune impartita a tutti nella medesima classe e pretendesse un insegnamento tenuto in due locali separati. Alle giovani della borghesia l'educazione era spesso impartita da un Precettori, presso istituzioni private o in convento. Già nel XVIII sec., il soggiorno in un'altra regione linguistica era pratica corrente a partire dai 14-16 anni, sia attraverso scambi, sia in pensionato; lo scopo era familiarizzare le ragazze con una lingua, una cultura e una maniera di vivere diverse.
Autrice/Autore: Anne-Lise Head-König / lor
All'alba del XIX sec., la Repubblica elvetica e i suoi dirigenti, Philipp Albert Stapfer in testa, concepirono un nuovo sistema scolastico che prevedeva, tra l'altro, un insegnamento uniforme per entrambi i sessi. Gli accadimenti politici imposero però un cambiamento di obiettivo. Le ragazze patirono le conseguenze della Rivoluzione: la soppressione delle congregazioni religiose, che avevano consentito alle ragazze delle classi popolari catt. di frequentare gratuitamente la scuola, limitò le loro opportunità di scolarizzazione. Le scuole private create per le ragazze della borghesia urbana a partire dal decennio 1770-80 subirono anch'esse il contraccolpo degli avvenimenti.
I primi decenni del XIX sec. furono caratterizzati da un generale disinteresse per l'istruzione femminile, dovuto a uno spostamento dell'attenzione sull'educazione maschile e sulla diffusione delle virtù repubblicane. L'organizzazione delle scuole rimaneva arbitraria, soprattutto nelle campagne: mancavano risorse finanziarie sufficienti e norme giur. vincolanti. L'istruzione variava secondo il sesso e vi era una grande disparità tra città e campagna, dal momento che erano i com. a finanziare le scuole di villaggio. Nelle regioni meno sensibili all'istruzione femminile, per le ragazze l'età di ammissione era più elevata, l'anno scolastico più corto e la scolarizzazione più breve. Nel Ticino, all'inizio del decennio 1830-40 soltanto una ragazza su sette frequentava la scuola. Solo con l'istituzione della scuola dell'obbligo, decisa da alcuni cant. nel secondo terzo del XIX sec. ed estesa a tutta la Svizzera a partire dal 1874, e il conseguente sistema di controllo e di sanzione delle assenze, le ragazze poterono beneficiare di uno statuto più equo (Scuola elementare).
L'introduzione sistematica di un insegnamento riservato alle ragazze risale essenzialmente al secondo terzo del XIX sec. Una diversa concezione delle loro necessità esisteva però, in forma embrionale, già nel XVIII sec. a Basilea, Coira, Ginevra e nel Paese di Vaud, dove i lavori di cucito sostituivano l'apprendimento della scrittura (Lavoro manuale). L'allungamento dell'obbligo scolastico accentuò la differenziazione tra i sessi. L'incremento delle ore - più del 262% per le ragazze nel cant. Soletta tra il 1832 e il 1873 - risultava infatti dall'introduzione di corsi in cui si imparava a maneggiare ago e filo, sia all'interno dell'insegnamento elementare sia a complemento dello stesso, o nel quadro di "scuole di lavoro". La rapida espansione di queste scuole riflette l'interesse suscitato nei genitori: le ragazze vi potevano portare abiti e corredi da rammendare, e sei ore o anche più per settimana erano consacrate a questo tipo di attività.
Le possibilità di accesso delle ragazze all'insegnamento secondario variavano molto da città a campagna (Scuola secondaria). Nelle principali città sviz., un sistema di scuole femminili che corrispondeva alle divisioni inferiori dei collegi maschili cominciò a prendere forma nella prima metà del XIX sec. Nelle regioni rurali, l'accesso all'insegnamento secondario fu più tardivo. Le ragazze dovevano farsi ammettere nelle scuole maschili, il che implicava un cambiamento di mentalità; le rette scolastiche rappresentavano inoltre un importante onere finanziario per le fam. delle classi popolari. La frequentazione della scuola secondaria era così rimessa in discussione a ogni rovescio di congiuntura, come attestano gli effettivi durante i periodi di depressione, alla fine del XIX sec. come nel decennio 1930-40.
Alla base dell'insegnamento vi era l'idea che lo stimolo delle facoltà intellettuali dovesse sempre venir compensato da un certo numero di attività pratiche. Le "materie femminili" si sostituirono spesso a quelle considerate maschili, e le ore riservate ai lavori manuali, in particolare a quelli di cucito, ne costituivano una parte importante. A tal punto che alcuni ispettori delle scuole turgoviesi notarono, negli anni 1870-80, che la presenza prolungata delle ragazze dovuta all'insegnamento dei lavori con ago e filo recava pregiudizio alla loro salute.
Alla fine del XIX sec., i cambiamenti strutturali dell'economia imposero la definizione di una nuova politica in materia di Formazione professionale e spinsero la Conf. a intervenire (Apprendistato). La creazione, alla fine del sec., di scuole professionali maschili rispose alla necessità di adattare la manodopera alle nuove tecniche di produzione industriale e di gestione commerciale. L'apertura di scuole femminili, in particolare di economia domestica, fu controversa, e aveva spesso motivazioni di ordine sociale e ideologico. Si trattava di garantire la diffusione delle virtù domestiche, di competenze utili alla gestione di una casa che permettessero anche di guadagnarsi da vivere attraverso un mestiere tradizionalmente femminile, come quello di sarta o di commessa. La lotta per il riconoscimento ufficiale di questi ist. fu ardua, ma a partire dal 1895 la Conf. finanziò i corsi di Economia domestica e di istruzione professionale femminile. Altrettanto laborioso fu il riconoscimento delle capacità professionali nel settore degli impieghi d'ufficio e di commercio, malgrado la creazione di Scuole di commercio e di amministrazione femminili. Nel 1900, la Conf. impose che gli esami venissero aperti anche alle apprendiste donne, benché la Soc. sviz. degli impiegati di commercio vi si opponesse. Malgrado queste aperture, la gamma delle formazioni intraprese dalle ragazze è tuttora poco diversificata, e la concentrazione femminile nelle formazioni di breve durata è ancora, all'inizio del XXI sec., molto elevata.
Quanto alle scuole che preparano all'Università (ginnasio, Scuole superiori), le ragazze vi ricevettero a lungo una formazione inferiore a quella impartita nei collegi maschili. Mancavano infatti alcune discipline necessarie per accedervi che solo l'insegnamento privato poteva fornire. Le prime studentesse furono così straniere (Studenti). La componente femminile nelle Univ. cominciò a crescere in maniera significativa soltanto a partire dal decennio 1960-70, e ha raggiunto ora la parità (Parità tra uomo e donna). Come per le formazioni professionali, la femminilizzazione delle facoltà rimane però circoscritta ad alcuni settori.
Autrice/Autore: Anne-Lise Head-König / lor