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Le autorità iraniane non daranno "agli Stati Uniti e al costruttore Boeing" le scatole nere del 737 ucraino schiantatosi mercoledì mattina poco dopo il decollo da Teheran, uccidendo le 176 persone a bordo fra passeggeri e membri dell'equipaggio.
Secondo le norme internazionali, il paese in cui avviene l'incidente ha il diritto di condurre l'inchiesta, ha dichiarato il capo dell'agenzia per l'aviazione civile, Ali Abedzadeh. Non si sa ancora chi analizzerà il contenuto dei due congegni, che sono stati recuperati. Sono poche le nazioni in grado di assolvere il compito. Kiev potrà partecipare alle indagini, ha comunque assicurato Teheran.
Inizialmente tanto da fonte iraniana quanto da parte ucraina si era dato per certo che si sia trattato di un incidente dovuto a problemi tecnici ai motori. L'Ucraina ha tuttavia ritirato questo passaggio dal suo comunicato, lasciando aperta ogni pista. Il presidente Zelensky, su Facebook, ha tuttavia invitato ad evitare speculazioni e congetture.
Le vittime
Sull'apparecchio, diretto a Kiev, c'erano solo 11 ucraini, compresi i 9 membri dell'equipaggio. La maggioranza delle vittime era iraniana (82) o aveva la cittadinanza del Canada (63). C'erano anche 10 svedesi, 4 afghani, 3 britannici e 3 tedeschi. La maggioranza avrebbe dovuto cambiare velivolo nella capitale ucraina e dirigersi verso altre destinazioni. Due persone si sono salvate perché, pur avendo comprato un biglietto, non si sono presentate all'imbarco.