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L’acquisizione privata di Credit Suisse da parte di UBS mediante un sostegno di liquidità garantito dallo Stato accresce la fiducia nel sistema finanziario svizzero e crea stabilità per il sistema finanziario internazionale ed evitare gravi conseguenze per l’economia svizzera; questo al prezzo più basso possibile per lo Stato e i contribuenti. Tutte le autorità di vigilanza estere coinvolte ritengono che la decisione delle autorità svizzere sia ragionevole. Ciò permette di tranquillizzare anche i mercati finanziari internazionali.
In breve
Il Consiglio federale approva la prevista acquisizione di Credit Suisse da parte di UBS. Al fine di rafforzare la stabilità del mercato finanziario, fino alla conclusione dell’acquisizione la Confederazione concede una garanzia per un sostegno supplementare di liquidità a Credit Suisse da parte della Banca nazionale svizzera (BNS). Questo sostegno serve a garantire la liquidità di Credit Suisse e un’attuazione riuscita dell’acquisizione. L’intervento mira a tutelare la stabilità finanziaria e l’economia svizzera.
Schede informative
Domande e risposte
L’acquisizione privata di Credit Suisse da parte di UBS mediante un sostegno di liquidità garantito dallo Stato accresce la fiducia nel sistema finanziario svizzero e crea stabilità per il sistema finanziario internazionale ed evitare gravi conseguenze per l’economia svizzera; questo al prezzo più basso possibile per lo Stato e i contribuenti. Tutte le autorità di vigilanza estere coinvolte ritengono che la decisione delle autorità svizzere sia ragionevole. Ciò permette di tranquillizzare anche i mercati finanziari internazionali.
Il fallimento di una banca di rilevanza sistemica come Credit Suisse avrebbe pertanto conseguenze drammatiche per la Svizzera. Le banche in generale e le banche di rilevanza sistemica in particolare assumono un ruolo chiave nel funzionamento di un’economia nazionale, dal momento che le imprese e le economie domestiche dipendono da esse per essere economicamente attive. Le conseguenze del fallimento di una banca di rilevanza sistemica vanno oltre la perdita di contributi fiscali o posti di lavoro presso la banca in questione. Centinaia di migliaia di clienti in tutta la Svizzera, tra cui numerose PMI, non avrebbero più accesso a una parte importante dei propri averi bancari e, in breve tempo, non sarebbero più in grado di ottemperare ai propri obblighi di pagamento. PMI ed economie domestiche in Svizzera non funzionerebbero più. Si rischierebbe così un «grounding» dell’economia nazionale.
Nel caso delle banche di rilevanza sistemica attive a livello internazionale si aggiunge un elevato rischio di contagio. Il fatto che i clienti di una banca di rilevanza sistemica attiva a livello internazionale non possano più disporre dei propri averi causerebbe una perdita di fiducia a livello nazionale e internazionale. Anche banche sostanzialmente sane con sede in Svizzera verrebbero danneggiate. Il fallimento non controllato di una banca di rilevanza sistemica attiva a livello internazionale sarebbe quindi in grado di scatenare una crisi finanziaria globale.
Sì. Per la messa a disposizione della garanzia della Confederazione in caso di dissesto pari a 100 miliardi di franchi a favore della BNS per ulteriori mutui a sostegno della liquidità erogati a Credit Suisse, quest’ultima è tenuta a pagare un premio. Tale premio ammonta allo 0,25 per cento annuo della suddetta garanzia di 100 miliardi di franchi. Vi si aggiunge un premio di rischio dell’1,5 per cento sull’importo effettivamente percepito.
Il premio per la messa a disposizione della garanzia in caso di dissesto verrà riscosso anche se Credit Suisse non dovesse avere ancora usufruito dei mutui a sostegno della liquidità. Il premio dovrà essere versato a partire dal 20 marzo 2023.
Sarà tuttavia pagato soltanto nel momento in cui verrà sciolto l’accordo di credito stipulato con la BNS. Lo 0,25 per cento di 100 miliardi di franchi equivale a entrate per 250 milioni di franchi all’anno. Se la validità dell’accordo di credito è inferiore a un anno, è dovuta solo la parte corrispondente a tale periodo.
Il risultato non ha nessuna conseguenza sull’acquisizione di Credit Suisse decisa il 19 marzo 2023. Data l’urgenza, in tale data la Delegazione delle finanze delle Camere federali (DelFin) ha autorizzato, per conto del Parlamento, i crediti d’impegno già in maniera vincolante.
I fondi sono interamente impegnati, poiché la garanzia in caso di dissesto concessa dalla Confederazione alla BNS e la garanzia concessa dalla Confederazione a UBS fanno parte dell’accordo concernente l’acquisizione di Credit Suisse da parte di UBS. Il contratto tra la Confederazione e la BNS per la garanzia in caso di dissesto è già stato concluso. La garanzia concessa a UBS è oggetto di trattative, ma è parte integrante della soluzione complessiva.
Anche se la decisione non ha alcuna conseguenza sulle garanzie concesse, il DFF prende sul serio il segnale politico lanciato in data odierna. Nel quadro delle trattative con UBS, la Confederazione ne terrà debitamente conto, ma al contempo si adopererà per non pregiudicare l’acquisizione di Credit Suisse da parte di UBS.
Il Consiglio federale terrà presente questa decisione politica anche in vista degli imminenti lavori. Contestualmente all’adozione del messaggio, l’Esecutivo ha disposto un esame dettagliato degli eventi che hanno portato all’acquisizione di Credit Suisse da parte di UBS e alle misure statali adottate nonché un’analisi completa dell’attuale regolamentazione «too big to fail». Tale analisi sarà eseguita avvalendosi anche di perizie esterne e risponderà nel miglior modo possibile alle domande formulate nei postulati trasmessi al Consiglio federale. I risultati saranno presentati al Parlamento entro un anno nel quadro del prossimo rapporto sulla valutazione delle banche di rilevanza sistemica secondo l’articolo 52 della legge sulle banche.
Non è corretto dedurre che l’approvazione da parte del Parlamento è obbligatoria perché i crediti devono essere sottoposti all’Assemblea federale per approvazione a posteriori. La legge federale concernente la salvaguardia della democrazia, dello Stato di diritto e della capacità di agire in situazioni straordinarie non assume un significato a sé stante. Questa legge ha modificato in particolare la legge federale sulle finanze della Confederazione (LFC). Ovviamente, il DFF e il Consiglio federale si fondano sul diritto vigente, compresi gli adeguamenti dell’articolo 34 LFC. Al riguardo occorre fare una distinzione tra l’atto formale – indispensabile –, in cui i crediti devono essere sottoposti al Parlamento per approvazione a posteriori, e le ripercussioni di una mancata approvazione a posteriori. Quest’ultima non ha alcun effetto giuridico. La segreteria delle Commissioni delle finanze è giunta peraltro alla stessa conclusione in una sua analisi. Data l’urgenza, il 19 marzo 2023 la Delegazione delle finanze delle Camere federali ha già autorizzato, per conto del Parlamento, i crediti d’impegno in maniera vincolante. I fondi sono quindi interamente impegnati, poiché la garanzia in caso di dissesto concessa dalla Confederazione alla BNS e la garanzia concessa dalla Confederazione a UBS fanno parte dell’accordo concernente l’acquisizione di Credit Suisse da parte di UBS. Il contratto tra la Confederazione e la BNS per la garanzia in caso di dissesto è già stato concluso. La garanzia concessa a UBS è oggetto di trattative, ma è parte integrante della soluzione complessiva. Anche se la decisione non ha alcuna conseguenza sulle garanzie concesse, il DFF prende sul serio il segnale politico lanciato in data odierna. Nel quadro delle trattative con UBS, la Confederazione ne terrà debitamente conto, ma al contempo si adopererà per non pregiudicare l’acquisizione di Credit Suisse da parte di UBS.
Il risultato trimestrale positivo di Credit Suisse è una conseguenza diretta dei provvedimenti decisi il 19 marzo 2023 dalle autorità per garantire la stabilità del sistema finanziario. L’azzeramento dei fondi propri di base supplementari («additional tier-1-capital», AT-1) disposto dall’Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari (FINMA) ha determinato una riduzione dell’onere del debito di Credit Suisse dell’ordine di miliardi. Di conseguenza, dal punto di vista contabile nel conto economico del primo trimestre figura un utile straordinario. Questa misura è stata necessaria per rendere possibile l’acquisizione dell’istituto da parte di UBS, al fine di riportare stabilità ed evitare un fallimento dalle conseguenze imprevedibili.
Al netto dell’effetto straordinario una tantum, per il primo trimestre Credit Suisse presenta comunque una perdita dall’esercizio corrente.
Per la mano pubblica vi sono risvolti positivi su due fronti:
- ambito fiscale: a seguito della riduzione contabile delle perdite, dall’utile netto che la banca risultante dalla fusione conseguirà nei prossimi anni saranno dedotte meno perdite dagli esercizi precedenti. Questo potrebbe portare maggiori entrate fiscali per la mano pubblica;
- garanzia in caso di dissesto: se le perdite sono più contenute, diminuisce anche la probabilità che si debba ricorrere alla garanzia statale a favore della BNS e ciò va a beneficio dei contribuenti.
Aiuti statali a sostegno della liquidità
- 100 miliardi di franchi dalla BNS sotto forma di mutui supplementari a sostegno della liquidità di Credit Suisse e UBS garantiti mediante un privilegio nel fallimento a favore della BNS ma senza garanzia statale della Confederazione (la cosiddetta «Emergency Liquidity Assistance supplementare» o «ELA+»);
- 100 miliardi di franchi dalla BNS sotto forma di mutui a sostegno della liquidità garantiti mediante un privilegio nel fallimento per la BNS, subordinati a severe condizioni, e una garanzia statale della Confederazione («Public Liquidity Backstop»). Il privilegio nel fallimento e le severe condizioni riducono notevolmente il rischio per la Confederazione;
- 9 miliardi di franchi al massimo sotto forma di garanzia statale a favore di UBS per la copertura di eventuali perdite all’atto della vendita di attivi difficilmente valutabili di Credit Suisse. I primi 5 miliardi di eventuali perdite registrate in queste voci sono in ogni caso a carico di UBS.
Elementi non inclusi nel pacchetto del 19 marzo 2023:
- 50 miliardi di franchi dalla BNS sotto forma di sostegno straordinario di liquidità. Questo rientra tra gli strumenti esistenti della BNS a cui le banche possono ricorrere secondo le direttive sugli strumenti di politica monetaria (la cosiddetta «Emergency Liquidity Assistance», ELA). Il 16 marzo 2023 Credit Suisse ha comunicato di aver prelevato fino a 50 miliardi di franchi in virtù di tali direttive.
Nonostante l’approvvigionamento di liquidità proprio alla banca e il sostegno straordinario della Banca nazionale svizzera (BNS), possono verificarsi eventi che provocano una repentina perdita di fiducia nella banca da parte degli operatori del mercato, con conseguenti problemi di liquidità. Questo può accadere anche se la banca soddisfa le esigenze regolamentari in materia di fondi propri. Gli aiuti a sostegno della liquidità sarebbero stati necessari anche negli scenari al-ternativi, ad esempio nel caso di un’acquisizione da parte dello Stato.
In caso di fallimento, i mutui della BNS in essere vengono collocati in seconda classe e quindi rimborsati subito dopo la prima classe (tra cui i salari degli impiegati, contributi alle assicurazioni sociali) dalla massa fallimentare. All’interno della seconda classe, questi crediti sono classificati dopo quelli privilegiati (ad es. contributi alle assicurazioni sociali, depositi privilegiati), ma prima di tutti gli altri crediti della terza classe. Inoltre il mutuatario deve versare un premio per la messa a disposizione di una garanzia in caso di dissesto e un premio di rischio.
Il Consiglio federale ha adottato provvedimenti al fine di ridurre al minimo i rischi per la Confederazione. In questo modo la BNS beneficerebbe di un privilegio nel fallimento per i mutui a sostegno della liquidità. Inoltre devono essere indennizzati i rischi residui. Credit Suisse deve infatti versare un premio di rischio sia alla Confederazione che alla BNS. Inoltre, alla Confederazione verserà anche un premio per la messa a disposizione di una garanzia in caso di dissesto, mentre alla BNS corrisponderà interessi. Insieme al privilegio nel fallimento, da questi provvedimenti risulta quindi un rischio di dissesto nettamente inferiore per la Confederazione.
Sul piano internazionale, la garanzia statale della liquidità fa parte degli strumenti standard per far fronte a situazioni di crisi. Questi strumenti possono costituire una premessa critica per la continuazione dell’attività operativa di una banca di rilevanza sistemica. Le garanzie statali di liquidità («Public Liquidity Backstop», PLB) si fondano sulle raccomandazioni del Financial Stability Board (FSB) e sono state introdotte in diverse Giurisdizioni (ad es. Stati Uniti, Regno Unito, Unione europea) in differenti forme. Il Consiglio federale ha dovuto intervenire emanando un’ordinanza basata sul diritto di necessità perché la Svizzera non dispone di PLB disciplinate a livello di legge. L’11 marzo 2022 il Consiglio federale ha incaricato il Dipartimento federale delle finanze (DFF) di elaborare entro metà 2023 un progetto da porre in consultazione al fine di introdurre un dispositivo di PLB per rafforzare la stabilità del settore finanziario.
I due crediti d’impegno non comportano oneri finanziari diretti. Il bilancio della Confederazione è gravato solo in caso di perdite prevedibili. La Confederazione deve costituire un accantonamento non appena la probabilità d’incorrere in una perdita è sufficientemente alta ed è possibile stimare l’entità di tale perdita.
Garanzia di perdita
Oltre ad attivi altamente redditizi, con la fusione UBS riprende da Credit Suisse anche un portafoglio di valori patrimoniali difficilmente stimabile (nei pochi giorni a disposizione) che non rientra nella sua futura attività principale. Per fare in modo che tale portafoglio non ostacoli l’acquisizione di Credit Suisse, le perdite derivanti dalla vendita sono ripartite tra UBS e Confederazione. UBS assume in ogni caso i primi 5 miliardi di franchi delle eventuali perdite derivanti dal portafoglio menzionato, mentre la Confederazione si fa carico delle eventuali ulteriori perdite per un importo massimo di 9 miliardi di franchi. Questo punto è disciplinato dall’articolo 14a dell’ordinanza di necessità. Per quanto concerne eventuali perdite che potrebbero superare i 14 miliardi di franchi, tra le due parti finora è stato solo previsto che la questione deve essere ulteriormente approfondita e chiarita. Questi negoziati non riguardano soltanto possibili perdite, ma anche eventuali utili realizzati in voci da definire contrattualmente. La Confederazione non deve unicamente assumere i rischi, ma anche avere opportunità. In ogni caso la Confederazione finora si è impegnata unicamente per una garanzia di 9 miliardi di franchi. Eventuali ulteriori garanzie dovrebbero essere approvate dal Parlamento.
Diritto di necessità
Sebbene la regolamentazione vigente abbia rafforzato la base di capitale e la liquidità delle banche di rilevanza sistemica, finora il Consiglio federale ha tuttavia deciso soltanto i parametri fondamentali riguardo alla possibilità di concedere una garanzia statale a sostegno della liquidità del settore pubblico («Public Liquidity Backstop»), uno strumento che si è dimostrato efficace a livello internazionale. Il pertinente progetto di legge è in corso di elaborazione. Considerate le forti turbolenze sui mercati che Credit Suisse ha dovuto affrontare, in virtù del diritto di necessità di cui agli articoli 184 e 185 della Costituzione federale, l’Esecutivo ha ora deciso di emanare disposizioni riguardo a tale strumento. Questa decisione è stata presa al fine di garantire la stabilità dell’economia svizzera e del sistema finanziario internazionale.
Gli atti normativi emanati dal Consiglio sulla base degli articoli 184 capoverso 3 e 185 capoverso 3 Cost. sono sempre limitati nel tempo. Qualsiasi ordinanza di necessità decadrebbe dopo sei mesi se entro tale termine il Consiglio federale non avesse presentato al Parlamento un messaggio (art. 7d LOGA). Le misure adottate in attuazione dell’ordinanza di necessità mantengono la loro validità per ragioni di certezza del diritto.
In tale contesto si rimanda alle spiegazioni relative all’ordinanza (art. 6 cpv. 3).
Nel presente caso sussiste un interesse straordinario al mantenimento del segreto, in particolare in considerazione di segreti d’affari e dei negoziati in corso. È importante che le autorità ricevano dalle banche di rilevanza sistemica tutte le informazioni essenziali. La Ltras ostacolerebbe tale processo, poiché gli istituti interessati dovrebbero temere che le autorità sarebbero obbligate a concedere l’accesso alle informazioni e ai documenti messi a disposizione. Di conseguenza gli istituti potrebbero non fornire queste informazioni, fornirle in modo incompleto o con grande ritardo.
Peraltro tale regolamentazione è già stata applicata nel quadro della legge federale del 20 dicembre 1957 sulle ferrovie e dell’attivazione del piano di salvataggio per Axpo Holding SA (settembre 2022).
Cionondimeno, le autorità informano l’opinione pubblica in merito a elementi, parametri e condizioni quadro importanti. Si rimanda tra l’altro alla conferenza stampa del Consiglio federale del 19 marzo 2023, alle spiegazioni relative all’ordinanza di necessità e alle informazioni disponibili sul sito del DFF, aggiornate regolarmente.
Scenari alternativi
Un’acquisizione da parte di un’altra banca o dello Stato oppure un risanamento secondo la regolamentazione TBTF: il 19 marzo 2023, per risolvere i gravi problemi di Credit Suisse, vi erano quindi diverse opzioni possibili. Dopo un esame approfondito degli scenari, il Consiglio federale ha tuttavia ritenuto che la soluzione complessiva più opportuna per l’economia e la stabilità finanziaria della Svizzera fosse l’acquisizione di Credit Suisse da parte di UBS.
Altre opzioni rispetto all’acquisizione da parte di UBS:
- nazionalizzazione di Credit Suisse («Temporary Public Ownership», TPO): per ragioni di ordine politico e giuridico nonché per considerazioni legate ai rischi, l’opzione di una nazionalizzazione temporanea di tutto il gruppo Credit Suisse non è stata valutata in prima istanza nell’ambito dei lavori preparatori ed è stata scartata in vista della possibilità concreta di un’acquisizione nell’economia privata. Con la nazionalizzazione di Credit Suisse, la Confederazione avrebbe dovuto assumersi tutti i rischi della banca e della sua direzione;
- risanamento della banca secondo il regime TBTF, compreso un bail-in al fine di assorbire le perdite necessarie derivanti dai successivi lavori di ristrutturazione: la massiccia perdita di fiducia in Credit Suisse che prima del fine settimana del 18 e 19 marzo era tale da far dubitare che un nuovo aumento di capitale e un risanamento sarebbero stati in grado di ripristinare la fiducia necessaria.
- fallimento con l’attivazione del piano di emergenza: nella situazione attuale, la decisione di lasciar fallire il gruppo finanziario attivando il piano di emergenza svizzero per mantenere in particolare le funzioni di rilevanza sistemica in Svizzera avrebbe molto probabilmente destabilizzato fortemente i mercati finanziari. L’operazione non avrebbe inoltre garantito che, in una situazione simile, la banca svizzera superstite, una volta scorporata, sarebbe stata in grado di riguadagnare la fiducia dei mercati in modo duraturo.
Uno scorporo dell’attività svizzera significa lasciar fallire tutto il gruppo bancario, mantenendo soltanto le funzioni di rilevanza sistemica per la Svizzera.
Il Consiglio federale e le autorità di vigilanza hanno giudicato questo scenario decisamente troppo rischioso a fronte delle tensioni che attualmente attraversano i mercati finanziari in tutto il mondo.
Questo per due ragioni:
- Prima di tutto, in un contesto estremamente fragile come quello attuale, avrebbe potuto innescare una crisi finanziaria internazionale, con un impatto enorme sulla piazza finanziaria svizzera.
- In secondo luogo, la fiducia dei clienti è stata messa talmente a dura prova anche nei confronti della banca svizzera che l’attuazione del piano di emergenza avrebbe comportato grandi rischi anche per quella parte dell’attività.
Esistono tuttavia aspetti del regime TBTF che si sono dimostrati molto validi. È stato infatti grazie alle prescrizioni più severe in materia di capitale e liquidità che anche CS ha potuto sopravvivere ad alcune turbolenze. Alla fine si era però giunti a un punto in cui non è stato più possibile contenere la perdita di fiducia.
Regolamentazione
Le misure «too big to fail» (requisiti in materia di capitale e liquidità più elevati nonché migliori possibilità di risanamento e liquidazione) sono adatte per ridurre la necessità di un intervento dello Stato. Il settore finanziario della Svizzera è nel complesso stabile anche grazie a queste misure. In caso di deflussi di denaro ingenti e repentini, Credit Suisse, anche se dispone di un capitale sufficiente e per molto tempo di un’elevata liquidità, ha perso la fiducia degli investitori in brevissimo tempo e rischia il fallimento. La possibilità di un aiuto statale a sostegno della liquidità è in corso di elaborazione a livello legislativo, ma le pertinenti disposizioni non sono ancora entrate in vigore. Per garantire la stabilità dell’economia nazionale e del sistema finanziario della Svizzera, è stato quindi necessario ricorrere al diritto di necessità.
La regolamentazione vigente è soggetta a costante verifica e, se del caso, viene adeguata in base agli ultimi sviluppi. Concretamente, al momento sono in corso i lavori per l’introduzione di un aiuto al sostegno della liquidità del settore pubblico («Public Liquidity Backstop»). Inoltre, sono già stati decisi requisiti ancora più elevati relativi alla dotazione di liquidità delle banche di rilevanza sistemica che sono entrati in vigore il 1° luglio 2022 e che devono essere soddisfatti entro la fine del 2023.
A fine marzo 2023, il Consiglio federale ha deciso di rivedere l'acquisizione del Credit Suisse da parte di UBS e di valutare il quadro too-big-to-fail. A tal fine, il Consiglio federale si basa sull'articolo 52 della legge bancaria, che lo obbliga a presentare regolarmente un rapporto sulle banche di importanza sistemica. Il prossimo rapporto dovrebbe essere disponibile all'inizio di aprile 2024. Per la preparazione del rapporto, il Dipartimento federale delle finanze ha istituito un gruppo di lavoro guidato da Jean Studer, ex presidente del Consiglio di banca della Banca nazionale svizzera. Si veda:
Conseguenze per soggetti terzi
Per la durata dell’aiuto statale, Credit Suisse non potrà versare dividendi. Inoltre, conformemente all’articolo 10a della legge sulle banche, il Consiglio federale ordina misure concernenti le retribuzioni e può vietare del tutto o in parte il versamento di retribuzioni variabili.
Sì, è stata creata una base legale più chiara per l’Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari, affinché una parte dei fondi propri regolamentari di Credit Suisse possa essere ammortizzata (i creditori privati devono farsi carico di una parte dei rischi con un importo di 16 mia. fr2). In questo modo si garantisce che, oltre alle misure statali, vengano attuate anche misure private.
2 Adeguamento del 20.3.2023: «circa 17 mia. fr.» è stato corretto con «16 mia. fr.».
Sì, depositi fino a 100 000 franchi sono garantiti, anche in caso di fallimento. Con l’acquisizione di Credit Suisse da parte di UBS e la garanzia della liquidità da parte dello Stato viene accresciuta la fiducia nella stabilità della banca.
Finora non vi sono indizi di alcun genere che lascino presagire simili sviluppi. Se del caso, esistono però le regolamentazioni e gli strumenti pertinenti.
Impiegati e salari
Le retribuzioni variabili attualmente non ancora versate ai tre massimi livelli gerarchici di Credit Suisse verranno soppresse (per la direzione), ridotte del 50 per cento (per il primo livello gerarchico al di sotto della direzione) o del 25 per cento (per il secondo livello gerarchico al di sotto della direzione). In tal modo si tiene conto del diverso grado di responsabilità dei quadri superiori per la situazione di Credit Suisse. In aggiunta Credit Suisse dovrà esaminare la possibilità di restituire retribuzioni variabili già versate e redigere un pertinente rapporto da presentare alla FINMA. Prima che l’acquisizione giunga a compimento, verranno inoltre soppresse o ridotte in maniera proporzionale tutte le retribuzioni variabili da versare nel 2023. Le misure concernono circa 1000 collaboratori e retribuzioni variabili per 50–60 milioni di franchi.
UBS dovrà prevedere nel suo sistema retributivo un criterio per le persone che si occuperanno della realizzazione degli attivi di Credit Suisse coperti dalla garanzia statale, secondo cui la garanzia di perdita non deve essere utilizzata. In questo modo viene incentivata una realizzazione possibilmente proficua dei summenzionati attivi.
La garanzia della Confederazione non si è rivelata necessaria perché la banca versava in difficoltà finanziarie, bensì è stata concessa in vista di una possibile soluzione per la situazione di Credit Suisse. Se la banca non è più in grado di offrire un sistema di retribuzione competitivo, vi è il pericolo che ne risulti un rischio consistente per la stabilità operativa e, in ultima analisi, per l’intera attività di UBS. Occorre evitare tali circostanze.
Le cifre in sintesi
Stato al 31 maggio 2023 (aggiornamento mensile)
- Premio annuo pari allo 0,25 per cento per la messa a disposizione della garanzia statale di 100 miliardi di franchi per mutui a sostegno della liquidità («public liquidity backstop», PLB):
premio maturato (cumulato dal 20.3.2023):
50 milioni di franchi
(versati solo alla scadenza dell’accordo di credito).
- Premio di rischio annuo pari all’1,5 per cento per i mutui a sostegno della liquidità utilizzati («public liquidity backstop» PLB):
importo corrisposto (alla data di riferimento):
0 miliardi di franchi
premi versati (cumulati dal 20.32023):
60,6 milioni di franchi
PLB: oltre al premio per la messa a disposizione della garanzia e al premio di rischio dovuti alla Confederazione, Credit Suisse corrisponde alla BNS interessi e un premio di rischio.
I mutui supplementari della BNS a sostegno della liquidità (senza garanzia statale) non sono riportati in questa sede.
Documentazione
Iniziativa parlamentare: Istituzione di una CPI per esaminare le responsabilità delle autorità e degli organi coinvolti nella fusione d’urgenza di Credit Suisse con UBS (PDF, 215 kB, 02.06.2023)Rapporto dell’Ufficio del Consiglio nazionale del 30 maggio 2023
Parere del Consiglio federale
Comunicati stampa
Modifica dell'Ordinanza concernente mutui supplementari a sostegno della liquidità
Conferenza stampa del 19 marzo 2023
Ultima modifica 02.06.2023