Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01250.jsonl.gz/220

Tre giorni fa la Securities and Exchange Commission (SEC) e Ripple Labs hanno chiesto separatamente, ma contestualmente, che il giudice della Corte Distrettuale degli Stati Uniti d’America del Distretto Sud di New York si pronunci con giudizio sommario riguardo la presunta violazione delle leggi da parte della madre di XRP sulla vendita delle proprie quote della valuta.
La causa tra Ripple e SEC
La storia tra i due contendenti parte da lontano da quando cioè nel 2020 la SEC aveva portato in giudizio la società di San Francisco, il suo CEO all’epoca dei fatti e quello attuale.
Il giudice Annalisa Torres tempo fa era venuta incontro alla società americana negando una mozione della SEC contro la difesa di Ripple rea di non aver avuto una notifica circa il fatto che la SEC considerava irregolare la vendita avvenuta nel 2013 di token XRP.
Stuart Alderoty, General counsel di Ripple Labs aveva dichiarato al riguardo:
“L’ordine di oggi chiarisce che c’è una seria domanda se la SEC ha mai fornito a Ripple un giusto preavviso che le sue distribuzioni di XRP – dal 2013 – sarebbero mai state vietate dalla legge sui titoli.
È bello vedere il giudice respingere il tentativo della SEC di impedire a Ripple di perseguire la sua difesa di avviso corretto. E’ ancora più imperativo che il sole tramonti sull’approccio di “regolamentazione per applicazione” della SEC”.
Analisa Torres viste le pressioni da ambo le parti in causa e raccolto memorie a sufficienza per esprimere un verdetto a due anni dalla citazione in giudizio della SEC relativa alla presunta raccolta di 1,3 miliardi di dollari tramite la vendita di securities non registrate ovvero XRP si appresta al momento della verità.
La SEC è della posizione che le vendite di XRP rappresentassero una sorta di contratto di investimento mentre Ripple Labs tramite il suo CEO, Brad Garlinghouse, e il suo predecessore, Christian Larsen hanno più volte spiegato come questo non corrisponda alla verità.
Brad Garlinghouse, in particolare, in un tweet del 17 settembre riferendosi alla richiesta di un giudizio sommario ha spiegato che:
“I documenti di oggi chiariscono che la SEC non è interessata ad applicare la legge. Vogliono rifare tutto in un tentativo inammissibile di espandere la loro giurisdizione ben oltre l’autorità concessa loro dal Congresso”.
Ripple Labs nella richiesta al giudice Torres ha scritto tra le altre cose:
“Il caso della SEC si riduce a una rivendicazione eccessivamente ampia della giurisdizione su qualsiasi trasferimento di un asset. Questa non è e non dovrebbe essere la legge, perché senza queste caratteristiche essenziali non c’è nulla a cui il test di Howey possa essere sensatamente applicato”.
Stuart Alderoty, consulente generale di Ripple Labs ha sostenuto che:
“Dopo due anni di contenzioso, la SEC non è in grado di identificare alcun contratto di investimento e non può soddisfare un solo requisito del test di Howey della Corte Suprema”.
La news che potrebbe portare alla fine della causa e il prezzo di XRP
La notizia di un cosiddetto rito abbreviato ha destato euforia nella community di XRP che ha visto la valuta schizzare a quota 0,40 dollari, un valore mai visto da marzo scorso anche se poi ha stornato leggermente attorno a 0,34 dollari.
Il prezzo attuale di XRP è sotto anche al valore che registrava prima della causa intentata dalla Securities and Exchange Commission nel 2020 quando quotava attorno agli 0,7 dollari.
Nel tempo la valuta ha raggiunto anche 1,4 dollari, dato registrato nel settembre 2021 ma con l’avvento del bear market anche XRP ha subito il destino delle altre crypto che ad eccezione di brevi periodi di recupero hanno tutte perso valore.
Questo periodo di alta volatilità ma con prezzi diffusamente bassi, nel caso di Ripple addirittura più bassi dei livelli ore contenzioso, hanno favorito ingenti investimenti dalla cosiddette “balene” che si stima abbiano in pancia quote che toccano il 6% del proprio portafoglio.
L’investimento è considerato un all-in sia nel breve periodo vista la grande volatilità che potrebbe essere facilmente sfruttata dagli investitori che per posizioni long in vista di un pump derivante da eventuale esito positivo o in sostanziale pareggio della causa tra Ripple e SEC.
La sentenza è attesa entro la fine dell’anno e potrebbe rivelarsi un vero e proprio colpo grosso da parte delle whale con ritorni del doppio dell’investimento iniziale se XRP riprendesse i livelli pre causa e addirittura toccando un per quattro se la valuta spinta dalla notizia positiva della vittoria in tribunale toccasse nuovamente i suoi massimi.
In tempo di bear market, l’investimento si rivelerebbe davvero proficuo e una cosiddetta manna dal cielo per giunta inaspettata poiché solitamente quando in campo entra la SEC si solito porta a casa il risultato.
Questa volta le cose sembrano andare diversamente per buona pace della Commission, ma l’ultima parola spetta al giudice Torres e fino a che non ci sarà una pronuncia ufficiale non sarà possibile cantare vittoria né vedremo grandi variazioni di prezzo sul mercato delle crypto per XRP.