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Malgrado una crescita del 2% del PIL registrata nel 2014 - migliore del previsto - la Svizzera dovrà fare i conti quest'anno con un deciso calo congiunturale e il rischio di recessione, dopo l'abolizione del tasso minimo di cambio franco/euro, non è da escludere, dicono gli esperti.
"Le cifre pubblicate oggi sono certamente al di sopra delle previsioni, ma non offrono alcuna informazione sulla situazione attuale", avverte Bernard Lambert, capo economista alla divisione gestione fondi della banca ginevrina Pictet.
Il rafforzamento del franco dopo la decisione della Banca nazionale lascia intravvedere "un peggioramento congiunturale maggiore" in questo 2015. Con l'attuale tasso di cambio di 1,07 franchi per un euro, tuttavia la situazione è meno catastrofica di quando la moneta elvetica si scambiava in parità o addirittura al di sotto dell'euro, secondo l'esperto, che si attende una "recessione tecnica", ossia due trimestri negativi di seguito.
Identico pessimismo manifestano gli esperti dell'istituto BAKBASEL, i quali ritengono che la decisione della Banca nazionale abbia modificato in modo considerevole il clima economico e le conseguenze si faranno sentire quest'anno e nel 2016.
Le previsioni dell'istituto di Basilea saranno pubblicate la prossima settimana, ma gli esperti sottolineano che le importazioni, meno influenzate dagli effetti del cambio, hanno contribuito poco alla crescita dello 0,6% del PIL nel quarto trimestre. Nel contempo i fattori di crescita, come i consumi privati e le esportazioni, hanno registrato un rallentamento.
Meno allarmista si dimostra Thomas Gitzel, capo economista della banca del Liechtenstein, VP Bank, il quale rileva che già lo scorso anno il franco svizzero, "in un raffronto storico", era ad un livello elevato. "Ciò malgrado le esportazioni sono risultate relativamente solide". A parere dell'analista, quest'anno non vi sarà recessione "fintantoché il franco rimarrà al di sopra di 1,05 per un euro".
SDA-ATS