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Il Consiglio federale non potrà introdurre o estendere autonomamente sanzioni internazionali. Un’insolita alleanza UDC-sinistra ha bocciato la revisione della Legge sugli embarghi durante le votazioni finali con 118 voti a 70 e 5 astensioni. Attualmente, la Svizzera può adottare misure restrittive decretate dall’ONU, dall’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) o dai suoi principali partner economici. Se vuole andare oltre, il Consiglio federale deve affidarsi alla Costituzione. E queste sanzioni sono limitate nel tempo.
Il governo aveva così proposto una riforma che gli avrebbe consentito di adottare autonomamente misure coercitive se gli interessi del Paese lo richiedessero. Ciò non solo per gli Stati, ma anche per gli individui e le aziende. Durante i dibattiti, il Consiglio nazionale era andato oltre chiedendo la possibilità di sanzioni autonome contro persone o entità coinvolte in violazioni del diritto internazionale umanitario o dei diritti umani o in qualsiasi altra forma di atrocità. Vista l’opposizione degli Stati, la Camera del popolo aveva in seguito rinunciato a questo emendamento.
La bocciatura odierna del progetto da parte della sinistra va ricercata proprio nella mancata estensione della portata della legge. L’UDC è invece sempre stata contraria a conferire all’esecutivo la possibilità di pronunciare sanzioni autonomamente. È stata quindi inutile l’approvazione all’unanimità dell’oggetto da parte degli Stati nelle votazioni finali.