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È stato facile ironizzare sulle affermazioni di Volontè al Meeting di CL.
Tuttavia il suo argomento (in una società con 40 milioni di omosessuali non nascerebbero più bambini), per quanto surreale possa apparire, non è del tutto infondato e ricorda vagamente l’imperativo categorico di Kant nella sua formulazione generale:
Agisci soltanto secondo quella massima che, al tempo stesso, puoi volere che diventi una legge universale.
Non so se Volontè avesse effettivamente in mente Kant quando ha sparato la sua illuminata critica ai PACS. Ad ogni modo, la nobiltà del riferimento serve a poco: l’omosessualità non è una massima morale, e pertanto non è possibile applicare l’imperativo categorico.
Il suicidio, o meglio la decisione di suicidarsi se la vita futura si prospetta più dolorosa che felice, è invece una massima morale, e secondo Kant non può diventare una legge universale per un motivo simile a quello addotto da Volontè, ovviamente più raffinato: non può esistere una legge universale che prevede la soppressione della vita.
Il problema del ragionamento di Kant e di Volontè è molto semplice: non aver mai letto John Stuart Mill (Kant, è bene evidenziarlo, è scusato: morì due anni prima della nascita di Mill, mentre per Volontè non sembrano esserci scusanti). È assurdo andare alla ricerca di una morale universale, di regole di comportamento che vadano bene per tutti gli uomini.
L’imperativo categorico dovrebbe essere: Agisci soltanto secondo quella massima che non arreca danno a nessuno, e lascia gli altri liberi di seguire le proprie massime anche se diverse dalle tue. E al diavolo l’universalità: non ne abbiamo bisogno.