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È stato colui che negli anni '80 ha fatto parte della squadra svizzera di sci più forte di sempre. Sul fronte maschile, il più grande. Un ricordo per i suoi 60 anni.
Pirmin Zurbriggen è nato il 4 febbraio 1963 in Vallese, a Saas Almagell. Oggi, scriviamo dunque per augurare Buon Compleanno a uno degli atleti svizzeri più vincenti di sempre. Un fuoriclasse, che 30 anni prima di Federer, ha sdoganato alcuni tratti della "svizzeritudine", tra i quali la modestia e l'efficienza.
Prima di raccontare un momento intimo e personale - quando il ragazzino tocca lo stesso pezzo di cielo del campionissimo - è doveroso ricordare alcuni numeri, per chi non ha visto Zurbriggen correre.
Il vallesano, oggi 60enne, ha disputato prevalentemente gare di discesa libera e slalom gigante. Zurbriggen è stato uno degli sciatori di maggior successo di sempre: il vallesano ha conquistato per ben quattro volte il titolo assoluto di Coppa del Mondo, una medaglia d'oro olimpica nel 1988 in discesa libera e nove medaglie ai Campionati del Mondo, di cui quattro d'oro.
Discesa e gigante furono le discipline in cui Pirmin riusciva meglio, anche perché il Super-G, disciplina che gli fu subito congeniale, diventò parte integrante della Coppa del Mondo di sci a partire dal 1982. Il vallesano, polivalente, se la cavava bene anche in slalom, tanto da vincere due volte in carriera anche nella disciplina più tecnica.
In carriera Zurbriggen ha dovuto lottare con grandissimi campioni dello sci, dei veri e propri fuori-quota che rendono ancora più impressionante la sua collezione di vittorie, medaglie e coppe.
L'austriaco naturalizzato lussemburghese Marc Girardelli era un polivalente come il vallesano, capace in carriera di vincere per ben cinque volte la generale di Coppa del Mondo. In discesa, Pirmin trovò sulla sua strada diversi campioni, ma il più agguerrito era il connazionale Peter Müller, dedito alla sola disciplina regina. Müller vinse 19 discese in carriera.
In slalom, speciale e gigante, quando Zurbriggen era nel pieno della sua carriera agonistica, fece capolino un certo Alberto Tomba, che con il vallesano diede vita a una rivalità a distanza tra le più belle nella storia dello sport. Tomba, un guascone, spavaldo e pienamente a suo agio davanti alle telecamere e alle donne; Zurbriggen, un ragazzo di montagna, con i piedi piantati per terra e la poca inclinazione a diventare un divo.
Era l'inverno che dal 1984 portò al 1985, Eros Ramazzotti cantava «Noi ragazzi di oggi», mentre i Simple Minds imperversavano con il brano «Alive and kicking». Due colonne sonore che ben sembravano rappresentare i due campionissimi del momento, Zurbriggen e Tomba. Il bolognese si era preso quel «paio di ali», spinto da «stimoli eccezionali», mentre il ragazzo di Saas Almagel era alle prese con dei problemi al menisco. Lo operarono e qualcuno pensò al miracolo, anche solo per il fatto che tre settimane dopo l'intervento Pirmin era a Bormio, per disputare la discesa dei campionati mondiali del 1985, «Alive and kicking» (Vivo e vegeto ndr.).
Io avevo 11 anni. Pochi erano i campionissimi che allora si potevano seguire in televisione, una rarità poterli vedere dal vivo. Mio zio mi propose di accompagnarlo a Bormio a vedere la gara di discesa dei campionati del mondo. C'erano Girardelli, Tomba, Peter Müller, Mair e soprattutto Zurbriggen.
Nessuno tra i presenti, i quali informarono anche me per voler evitare la mia delusione, credeva che il fuoriclasse vallesano potesse vincere la discesa a sole tre settimane dall'operazione al menisco. Era già una fortuna poterlo vedere in pista quel giorno, dicevano i miei accompagnatori. E invece, Zurbriggen scese con il numero 1 e rimase in cima alla classifica fino alla fine. I campanacci, anche il mio, risuonarono per le strade di Bormio, fino alla piazza dove Pirmin venne fatto salire sul podio. C'ero anch'io quel giorno sotto il cielo limpido di Bormio, sotto lo stessa cupola celeste del mio idolo giovanile.
E come sta oggi il suo ginocchio a distanza di quasi 40 anni? «Sensazionale, non sento nulla. Piuttosto, sento l'altro ginocchio, su cui inconsciamente faccio più fatica», ha detto alcuni anni fa Zurbriggen alla SRF.
Ci auguriamo che oggi, per il suo 60esimo compleanno, Pirmin il campionissimo possa trascorrere la giornata sulle nevi di casa sua. Divertendosi da uomo.