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Credit Suisse ha subito nel secondo trimestre una perdita di 700 milioni, la più elevata dal 2008. Sui conti pesa la conclusione della vertenza fiscale negli Usa, che ha comportato per la banca pagamenti complessivi per 2,5 miliardi di franchi: 1,6 miliardi hanno inciso sul trimestre, mentre il resto era già coperto da accantonamenti.
La perdita comunicata stamani dall'istituto è superiore alle previsioni degli analisti interrogati dall'agenzia Awp, che si aspettavano in media un rosso per 598 milioni. Una cifra simile - 581 milioni - è stata avanzata anche dagli specialisti interrogati dalla Reuters.
Nello stesso periodo del 2013 la seconda banca svizzera elvetica aveva realizzato un utile di 859 milioni. Sull'insieme del primo semestre 2014 emerge un utile di 159 milioni.
"Con l'accordo annunciato a maggio che ha chiuso tutte le questioni transfrontaliere in sospeso con gli Stati Uniti, ci siamo lasciati alle spalle la controversia più duratura e importante della storia del Credit Suisse", afferma il presidente della direzione Brady Dougan, citato nel comunicato. "Desidero nuovamente sottolineare il nostro profondo rammarico per il comportamento scorretto tenuto in passato che ha portato a questo accordo e ribadisco che ce ne assumiamo pienamente la responsabilità".
Riguardo al trimestre, il CEO parla di risultati "solidi" nelle attività strategiche. "Abbiamo continuato a registrare un buon dinamismo nell'attività con i clienti compiendo al contempo progressi significativi nella liquidazione delle unità non strategiche", afferma Dougan.
SDA-ATS