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Non esistono prove che due degli imam della Moschea di Ginevra siano l'oggetto in Francia di schedature di tipo "S": ossia quelle che interessano individui considerati da Parigi come una potenziale minaccia per la sicurezza nazionale.
Lo afferma in un comunicato la Fondazione culturale islamica di Ginevra, che gestisce il luogo di preghiera, il più grande della Svizzera romanda.
Uno degli imam ha scritto al procuratore della Repubblica francese incaricato della lotta contro il terrorismo chiedendogli di poter chiarire la situazione tramite un incontro. Il procuratore ha risposto il 15 settembre di non disporre "allo stato attuale di alcun motivo, né quadro giuridico" che gli consenta di accedere alla domanda di audizione, riferisce la Fondazione.
In un articolo pubblicato a fine agosto, la Tribune de Genève affermava che due imam francesi attivi in seno alla Moschea sono schedati perlomeno dal 2012. La Fondazione dice invece di non aver avuto informazioni al riguardo al momento della loro assunzione e di essere "soddisfatta del loro operato".
Precisando di condannare "con fermezza" il terrorismo e l'estremismo, la Fondazione indica che da diversi mesi è stata avviata una collaborazione con le autorità cantonali e con la polizia ginevrine allo scopo di segnalare eventuali casi di radicalizzazione fra le persone che frequentano la Moschea.
Contatti sono inoltre stati allacciati con la fondazione ginevrina per l'animazione socioculturale allo scopo di sviluppare lo scambio di informazioni e di migliorare la collaborazione sul terreno con i giovani. All'interno sono stati presi provvedimenti quali l'allestimento di telecamere di videosorveglianza, la diffusione di messaggi che mettono in guardia contro la radicalizzazione e la designazione di mediatori.
SDA-ATS