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E' stata ministra degli esteri e della giustizia, premier ad interim, capo negoziatrice con i palestinesi; ha fatto parte di diversi comitati governativi di sicurezza durante le guerre contro il Libano e contro Gaza: Tzipi Livni, 58 anni, è in questi giorni a Lugano, su invito dell'Associazione Svizzera-Israele e terrà domenica una conferenza al Palazzo dei Congressi. Questa donna politica, protagonista delle tormentate vicende del suo paese. L’abbiamo avvicinata per chiederle quali prospettive di pace israelo-palestinesi vede nell’era del presidente americano Donald Trump. E quanto considera grande il rischio - in assenza di un accordo di pace - che la democrazia israeliana scivoli nell'intolleranza e nel razzismo. In questi giorni poi Israele celebra i cinquant'anni dalla guerra dei sei giorni, con la quale nel 1967 vennero occupati anche Gaza, la Cisgiordania e Gerusalemme Est: una ferita aperta e un'occupazione che continuerà fino a quando?
"Vorrei ricordare che quella guerra fu scatenata in seguito ad una minaccia dell'intero mondo arabo. E fu un miracolo vincerla. Da allora Israele ha cercato di fare la pace con i palestinesi e con i paesi arabi: questa almeno, è la posizione che rappresento io. Dobbiamo trovare un accordo che garantisca ad Israele la sicurezza, ai palestinesi un proprio Stato. Confido nel presidente Trump che si dice determinato a raggiungere un accordo tra noi e i palestinesi, dopo aver visitato Israele ed i paesi arabi. Penso che adesso ci sia una speranza."
La base più realistica di un negoziato è la cosiddetta soluzione dei due stati che prevede uno stato ebraico accanto a uno palestinese. Lei come negoziatrice ha sostenuto questa formula. Tuttavia il presidente americano non ne ha fatto menzione nella sua visita. Come vede questa omissione?
"Sostengo ancora l'idea di due stati per due popoli. E' il solo modo per risolvere il conflitto. Il presidente non ha pronunciato questa frase, ma ha pronunciato la parola "accordo". E l'unico accordo che riflette gli interessi di entrambe le parti è quello dei due stati. Va bene avere una visione più ampia; alla fine però sarà questa la soluzione."
In un futuro negoziato, Israele pone sul tavolo la questione della sicurezza, i palestinesi quello altrettanto vitale degli insediamenti di coloni ebraici sul loro territorio. Le colonie sono state più volte dichiarate illegali dall'ONU, ma il governo israeliano va avanti imperterrito con la politica di espansione...
"Gli insediamenti appartengono ad una visione risalente al '67: alla guerra che ci ha riportato in luoghi con i quali storicamente abbiamo avuto dei legami. Si pensava ad una possibile convivenza di ebrei e musulmani tra il Giordano e il Mediterraneo. Oggi questa non è più la mia visione. Penso che solo la pace è in grado di preservare Israele come stato ebraico e democratico." La maggior parte degli israeliani che vive nei territori è concentrata in pochi blocchi di insediamenti. E' possibile includerli nei confini che potremmo negoziare con i palestinesi, loro lo capiscono. Ma non sostengo l'espansione delle colonie al di fuori di quelle esistenti."
Un'opportunità per la pace c'è: spetta ai leader - conclude Tzipi Livni - coglierla al volo.
Manjula Bhatia
Dal TG20:
- RG 18.30 del 26.05.17: l'intervista a Tzipi Livni di Manjula Bhatia