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Nella seduta del 15 agosto 2018 il Consiglio federale ha deciso che, per il momento, la Svizzera non firmerà il trattato sulla proibizione delle armi nucleari (TPNW) negoziato in seno all’ONU nel 2017.
Si è optato per questa decisione dopo che un gruppo di lavoro interdipartimentale guidato dal DFAE è giunto alla conclusione che, ad oggi, le ragioni che si oppongono all’adesione al trattato prevalgono sulle eventuali opportunità che deriverebbero dalla sua applicazione.
Nel 2017 l’Assemblea generale dell’ONU ha negoziato il trattato sulla proibizione delle armi nucleari ma le potenze nucleari e buona parte dei loro alleati non erano presenti. Il trattato è stato adottato con 122 voti favorevoli, uno contrario (Paesi Bassi) e un’astensione (Singapore). La Svizzera si è dichiarata a favore dell’adozione in seno all’ONU, rilasciando tuttavia una dichiarazione di voto in cui metteva in evidenza una serie di questioni aperte.
Il TPNW sancisce, per la prima volta, un divieto totale ed esplicito delle armi nucleari ispirato dal diritto internazionale. Proibisce di usarle, di minacciarne l’uso, di produrle, stoccarle, acquistarle, detenerle, stazionarle, trasferirle e testarle, oltre a vietare il sostegno a queste attività. L’entrata in vigore del TPNW è subordinata alla ratifica da parte di 50 Stati.
Al termine dei negoziati un gruppo di lavoro interdipartimentale diretto dal DFAE ha analizzato il contenuto del TPNW e le sue possibili ripercussioni, ed ha riassunto le proprie valutazioni in un rapporto datato 30 giugno. Il gruppo di lavoro è giunto alla conclusione che nell’ottica attuale le ragioni contrarie all’adesione della Svizzera al trattato superano le opportunità che questa potrebbe offrire.
La decisione di non firmare, per il momento, il TPNW, si fonda sulle conclusioni tratte dal gruppo di lavoro. Pur ritenendo che l’adesione della Svizzera possa essere giustificata da ragioni umanitarie, di diritto internazionale e di politica di pace, è del parere che nel contesto internazionale attuale il trattato comporti il rischio di mettere a repentaglio la prosecuzione della diplomazia in materia di disarmo e gli interessi di politica di sicurezza della Svizzera.
Il Collegio ha poi deciso che la Svizzera prenderà parte alle Conferenze degli Stati, durante il primo ciclo di revisione quinquennale, in veste di osservatrice per seguire attentamente gli sviluppi futuri e portare avanti il proprio impegno.
La Svizzera porta avanti il proprio impegno a favore del disarmo nucleare e condivide l’obiettivo di un mondo libero dalle armi nucleari. Continuerà a partecipare ai forum ai quali ha accesso promuovendo un confronto costruttivo e perseguendo risultati concreti. In particolare ribadirà, con modalità adeguate, in seno a organi internazionali pertinenti la propria posizione secondo la quale è difficile immaginare che l’impiego di armi nucleari possa essere conforme ai principi del diritto internazionale, in particolare a quelli del diritto internazionale umanitario.