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BERNA - L'ondata di proteste per il razzismo delle forze dell'ordine si è abbattuta anche sulla Svizzera, sebbene la Confederazione non sia particolarmente toccata dal problema: i controlli di polizia sono «sempre strettamente regolamentati», sostiene il presidente della Conferenza dei comandanti delle polizie cantonali (CCPCS) Stefan Blättler.
Bisogna avere un motivo e un segnale per un controllo e il colore della pelle, ovviamente, non basta, assicura Blättler in un'intervista pubblicata oggi sul Blick.
A differenza degli Stati Uniti, che rappresentano un'altra realtà, in Svizzera per fermare una persona «sono necessari maggiori dettagli», rileva Blättler. Nessuno deve essere controllato solo per il colore della pelle, sottolinea il numero uno della CCPCS. «Direi addirittura che rimaniamo cauti quando abbiamo a che fare con persone con la pelle scura e che riflettiamo se dobbiamo effettuare o meno il controllo», aggiunge, precisando che gli agenti di polizia vengono spesso filmati durante i loro interventi.
Tuttavia, per evitare tali situazioni, durante la formazione per diventare poliziotti vengono presentati esempi di casi concreti per evitare la profilazione razziale, spiega il comandante della polizia cantonale bernese.
Inoltre, ci sono alcune zone in diverse città in cui vi sono molte attività illegali. In queste situazioni è un compito e un dovere della polizia effettuare controlli. Blättler cita l'esempio della Città federale, dove non lontano dalla stazione c'è un ingente traffico di droga, spesso da parte di persone provenienti dall'Africa.
Dimostrazioni e mancato rispetto sociale - Blättler sulle colonne del Blick respinge anche le critiche sul mancato intervento della polizia nel corso di recenti assembramenti, ad esempio proprio le dimostrazioni contro il razzismo che hanno riempito le strade di diverse città. Spesso, in questi casi, la distanza minima non è stata rispettata, così come non è stato osservato il limite di 300 persone per manifestazione.
Secondo il numero uno della polizia bernese, «le restrizioni dovute al coronavirus sono ancora in vigore. Ma se avessimo disperso le persone in manifestazioni di queste dimensioni, probabilmente in seguito ancora più gente sarebbe scesa in strada. Avremmo dunque ottenuto l'effetto contrario», sostiene Blättler. Per impedire possibili rivolte, si è dunque deciso di lasciar correre senza intervenire.
Nonostante le restrizioni legate alla pandemia, nelle ultime settimane migliaia di persone sono scese in strada in molte città del mondo dopo l'uccisione di George Floyd, avvenuta lo scorso 25 maggio per mano della polizia a Minneapolis, negli Usa. Nella Confederazione, la voce dei manifestanti si è fatta sentire in diversi luoghi: prima a Zurigo e poi nelle città di Bienne (BE), Berna, Basilea, Losanna, Ginevra, San Gallo e Neuchâtel.