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Corriere del Ticino, 13.11.2021.
Cosa non va nell’attuale sistema di nomina dei giudici federali?
La procedura di nomina è nelle mani dei partiti politici, anche se nessuna legge lo prevede. Le candidate e i candidate sono obbligati ad affiliarsi a un partito e, se eletti, versare nelle casse del partito una tassa annuale fino a 20’000 franchi. È inoltre molto preoccupante che alcuni partiti mettono sotto pressione i “propri” giudici affinché rilascino sentenze in linea con la politica del partito oppure con gli interessi delle lobby alle quali il partito è legato.
Può fare alcuni esempi concreti di interferenze indebite della politica nelle decisioni dei giudici?
L’anno scorso il giudice Yves Donzallas, vicepresidente del TF eletto in quota UDC, ha rilasciato un’intervista (NZZ, 9.9.20) in cui leggiamo cose da far rizzare i capelli a chi ne ha. Afferma che riceveva telefonate da parlamentari dell’UDC perché le sue sentenze “non erano sulla linea del partito”. Svela che “la pressione sui giudici viene esercitata in certe riunioni interne del partito, dove si discute di singole sentenze” e che tutto ciò “si ripete da diversi anni”. Parla addirittura di “minace concrete” e di una “strumentalizzazione della giustizia”. È stato anche invitato a una riunione con Blocher, al fine di verificare come “i principi dell’UDC possano essere attuati nella giurisprudenza in modo ottimale”. Che gli altri partiti usino il caso Donzallas per dire che esso dimostri che “il sistema funziona” è cinismo allo stato puro. Certo, lui ha osato ribellarsi, in una sentenza che riguardava gli interessi della banca UBS non ha votato come l’UDC avrebbe voluto e alla fine è stato rieletto grazie ai voti degli altri partiti. Ma quello che ha dichiarato non riguarda solo lui, bensì anche gli altri giudici dell’UDC!
Ma in che modo i giudici sarebbero succubi dei partiti che li propongono?
Se non fossero succubi, come spiegare il fatto che tanti smettono di pagare la tassa annuale al proprio partito negli ultimi anni della carriera, quando ormai sanno che non devono più essere rieletti?
Perché l’estrazione a sorte dovrebbe essere più equa della scelta operata da un’autorità democraticamente eletta?
Innanzitutto, oltre al sorteggio l’iniziativa propone che le persone nominate rimangano in carica fino ai 69/70 anni. Oggi invece vanno rielette ogni sei anni. L’iniziativa porta quattro vantaggi. Primo, un apparato giudiziario indipendente dai partiti. Secondo, maggiore equità perché si garantiscono le pari opportunità a ogni giurista qualificata che potrà candidarsi senza dover essere membro di un partito. Terzo, migliore qualità della giustizia. Studi scientifici dimostrano infatti che il sorteggio attira persone con ottime competenze e che oggigiorno non si candidano perché non sono legate a un partito. Infine, grazie alle regole della probabilità il sorteggio garantirà una migliore rappresentanza delle varie correnti di pensiero in seno al TF. Oggi invece l’UDC, per esempio, è sovrarappresentata – ha il 32% di posti ma è votata da soltanto il 13% degli aventi diritto di voto – e in più non sappiamo nemmeno se la persona che è eletta in quota del partito X condivide per le idee di quel partito o se vi ha aderito solo per opportunismo.
Il Tribunale federale non è un casinò obiettano i contrari.
È ridicolo. Il sorteggio è considerato un metodo democratico sin dalla Grecia antica ed è stato utilizzato anche in tanti cantoni e città svizzere – Berna, Ginevra, Basilea, Glarona – fino all’inizio dell’Ottocento. Il fatto che è caduto nel dimenticatoio non vuol dire che merita di essere paragonato al casinò o alla tombola. In più noi non proponiamo un sorteggio generalizzato bensì un sorteggio qualificato che si applicherà alle persone che una commissione di esperti avrà ritenute idonee per la carica.
Lasciando tutto al caso, potrebbero anche essere designati soli uomini o sole donne e magari tutti della stessa confessione o con i medesimi valori di riferimento. Non si rischia di alterare importanti equilibri?
No, un tale risultato sarà di fatto impossibile. La commissione di esperti sarà tenuta a giudicare le candidature solo e unicamente in base a “criteri oggettivi di idoneità professionale e personale”. Quindi se la commissione dovesse ritenere idonei solo i maschi, o solo i protestanti, o solo quelli di destra piuttosto che di sinistra, essa di fatto violerebbe la Costituzione. E la persona che si ritenesse lesa potrà presentare ricorso. Là dove commissioni simili esistono già, in Ticino e a Friburgo, esse svolgono con professionalità e serietà il proprio lavoro.
Non si rischia di creare una casta di intoccabili, anche se poi qualcuno non si rivela all’altezza?
È vero il contrario. L’iniziativa prevede che i giudici che violano gravemente i doveri d’ufficio possono essere destituiti dal Parlamento. Oggi invece una volta eletti sono intoccabili per almeno sei anni.