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RACCONTO
Golden Lady — Golden Field — Stadium Canvera
Uno spot pubblicitario alla televisione. Una giovane donna che graziosamente s'infila sulle sue bellissime gambe un paio di calze e poi apre la porta e con l'ombrello corre scalza sotto la pioggia, lungo un trafficato marciapiede di una city.
Sì, mi ricorda quand'ero ragazzo nei prati e nelle bolle, giù dove ora sorge la zona commerciale ed industriale. Proprio là dietro, dove ora è situata la Lati e confinante con la ferrovia, il Patriziato di S. Antonino possedeva circa ventimila mq di terreno.
Un mattino, dopo essermi alzato di buon'ora, andai in cerca di cartucce (venivano abbandonate sul luogo dai cacciatori). Attraversai quei pascoli e raggiunsi quel luogo dove più tardi seppi che doveva sorgere una fabbrica di calze: la Macobel, diventata dopo il cambio dei padroni Golden Lady.
Rannicchiato sotto una grossa quercia, intravvidi un cacciatore, fucile alla mano e con un fischietto da lui costruito, chiamare a sé uno stormo di allodole che volteggiava nel cielo. Calzavo un paio di pantofole inzuppate d'acqua; le bollicine di rugiada delicatamente aggrappate al moon check — la sterpaglia della luna. Così la chiamava mio nonno, finito a lavorare in un maledetto ranch della California.
Infreddolito, e dopo che il fumo biancastro lasciato dall'ultima sbuffante locomotiva a vapore stava disperdendosi nell'aria umida, vidi, sporgere sopra quattro spanne di nebbia, tre uomini che sbracciandosi parlavano ad alta voce.
Uno di loro disse che l'Unione Sportiva S. Antonino (USSA) avrebbe rinunciato a costruire il campo sportivo in quel luogo, poiché ritenuto troppo lontano dal nucleo del paese. Mi venne un sussulto quando udii il secondo dire che quel terreno era destinato ad essere ceduto al Comune per la costruzione di una fabbrica di calze da donna. "Ma perche?" — mi domandai. Quel prato aveva tutti i requisiti per accogliere un bel campo di calcio: era al sole, c'era tanto spazio, il terreno filtrante, un canale per l'irrigazione e molto altro ancora. II terzo uomo presente alla discussione, seppure a malincuore, accettò l'offerta di spostare il campo sportivo che provvisoriamente si trovava in Via della Posta (Palazzi del Tiglio), alla Canvera. Allora, il Patriziato mise a disposizione, come alternativa, un terreno di circa ottomila mq, dove un tempo durante l'inverno si estraeva il ghiaccio per le birrerie.
I tre uomini avevano inconsciamente segnato una nuova via.
II Patriziato perse il terreno più pregiato della zona industriale (oh Golden Field!) e l'USSA una grande occasione per essere ben sponsorizzata e per lungo tempo! Destino fu che da allora dirigenti e giocatori dovettero rimboccarsi le maniche. Appena si aveva un momento libero bisognava andare in Canvera con piccone e pala per costruire il campo sportivo, quello che avete visto fino ad alcuni mesi orsono.
Ora, si asserisce che i tempi stanno di nuovo cambiando e si sta passando dall'era dell'industrializzazione a quella tecnologica e dei servizi. L'Unione Sportiva S. Antonino, trascinata dal suo motivato e dinamico Presidente e con l'appoggio del Patriziato, del Comune e degli sponsor sta costruendo nuovi spogliatoi ed infrastrutture.
Un mondo che cambia di facciata, ma non di sostanza. Un tempo la gioventù costretta ad impare l'inglese sotto il sole cocente del Far West mentre mungeva le mucche, oggi e domani costretta ad impararlo per accedere a tutti i mezzi tecnologici immaginabili, per sbarcare il lunario e anche per poter accedere — guarda un po' — ad un sito USSA in internet. Fra moon check ed inquinamento, fra povertà e prepotenza, fra gioie e preoccupazioni, fra occupazione e disoccupazione, chi ci capisce ancora qualcosa è bravo! Oggi, come cinquant'anni orsono, abbiamo però e per fortuna il calcio che ci insegna ad essere tenaci, combattivi, uniti e sani di corpo e di mente. E allora su con la vita; come avrebbe detto mio nonno:
"Don 't worry', go on and good luck Boys!
Presidente del Patriziato di S.Antonino in occasione del cinquantesimo di fondazione dell'unione sportiva di S.antonino
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