Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/104121

<h2>SubmittedText<h2><p>Stando a quanto si è sentito più volte nel corso delle ultime settimane, per ciò che concerne l'ottenimento di ordinativi grazie alla partecipazione al fondo di coesione, le imprese svizzere dovranno armarsi di pazienza. In occasione della votazione del 2006 il Consiglio federale aveva promesso che in seguito anche le ditte svizzere avrebbero beneficiato direttamente del versamento di contributi al fondo di coesione. Finora purtroppo si è verificato piuttosto il contrario. In un caso, operatori svizzeri hanno addirittura dovuto ricorrere ad una ditta tedesca per l'esecuzione di commesse statali rumene.</p><p>Chiedo perciò al Consiglio federale di rispondere alle domande seguenti:</p><p>1. Finora quante ditte svizzere hanno potuto beneficiare del versamento di contributi al fondo di coesione per gli Stati UE dell'Europa dell'Est?</p><p>2. Quali misure potrebbero essere attuate da parte svizzera nel caso in cui ad imprese del nostro Paese venisse negato l'accesso al mercato UE?</p><p>3. Di quali forme di sostegno possono avvalersi le ditte svizzere nel quadro del promovimento delle esportazioni in questi Paesi?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il contributo svizzero all'allargamento è finalizzato alla riduzione delle disparità economiche e sociali in seno all'UE allargata, nonché alla sicurezza e al benessere in Europa. La Svizzera ha messo a diposizione dei Paesi entrati a far parte dell'UE nel 2004 un importo di un miliardo di franchi; di questi, a metà settembre 2010 erano stati attribuiti definitivamente 291,6 milioni, destinati ad 80 progetti; i progetti approvati provvisoriamente erano 72, a cui verrebbe destinato un importo globale di 467,2 milioni di franchi. Ad eccezione di un caso, gli enti responsabili del conferimento degli ordini nei Paesi partner non hanno ancora bandito gare d'appalto di maggiore entità.</p><p>1. Lo svolgimento di gare d'appalto pubbliche e il conferimento di ordini richiedono l'approvazione definitiva del progetto e la conclusione del relativo accordo tra Svizzera e Paese partner. I primi accordi di progetto sono stati stipulati nel 2010. Finora sono stati conferiti pochi ordini, di minore entità. Nell'ambito della realizzazione di progetti non sono ancora stati attribuiti ordini a ditte svizzere. Tuttavia per l'elaborazione e la valutazione di progetti sono già stati assegnati singoli mandati a imprese svizzere. A partire dal 2011, le gare d'appalto internazionali verranno effettuate soprattutto nel settore delle infrastrutture. In base all'esperienza e alla luce del ruolo svolto dalle industrie svizzere è lecito supporre che queste ultime riusciranno ad aggiudicarsi degli ordini.</p><p>Se confrontato con i mezzi messi a disposizione dall'UE tramite i fondi strutturali e il fondo di coesione, il contributo all'allargamento risulta di scarsa entità. A diverse imprese svizzere, piccole e grandi, negli ultimi anni sono stati attribuiti direttamente o indirettamente ordini relativi a progetti finanziati dall'UE. La SECO è a conoscenza di 20 imprese che hanno ottenuto mandati per un importo complessivo di 200 milioni di franchi. Considerato che le imprese svizzere non sono tenute ad informare a Confederazione in merito all'aggiudicazione di commesse, non sono disponibili dati statistici a tale riguardo.</p><p>2. Le commesse pubbliche sono soggette al diritto internazionale (l'accordo OMC del 15 aprile 1994 sugli appalti pubblici, GPA, e l'accordo bilaterale UE-Svizzera del 1999 su alcuni aspetti relativi agli appalti pubblici). L'assegnazione dei mandati deve avvenire secondo procedure trasparenti e garantire parità di trattamento a tutti gli offerenti. Perciò le imprese svizzere possono accedere senza subire discriminazioni al mercato UE degli appalti pubblici e, a loro volta, le imprese dell'UE possono presentare le loro offerte nel quadro del contributo svizzero all'allargamento. Ciò vale anche per Romania e Bulgaria, poiché le disposizioni del GPA e dell'accordo bilaterale suddetto si applicano anche questi due Paesi.</p><p>Contro le decisioni relative alle gare e alle aggiudicazioni di appalti sussiste nel quadro del diritto internazionale la possibilità di avviare una procedura di ricorso. In generale, nei casi in cui vengono constatati ostacoli all'accesso al mercato degli appalti pubblici, da parte svizzera per prima cosa si prende contatto con il Paese interessato. Successivamente, se necessario, la Svizzera interviene anche presso la Commissione UE. Inoltre, se vengono rilevati problemi nell'attuazione di un accordo la Svizzera può convocare il comitato misto. Per quanto concerne Romania e Bulgaria, a inizio settembre 2010 la Svizzera ha informato la Commissione UE sulle difficoltà di accesso al mercato degli appalti pubblici di entrambi i Paesi, invitandola a richiamare questi ultimi al rispetto degli obblighi da loro contratti nel quadro degli accordi internazionali che disciplinano tale materia.</p><p>3. In diverse occasioni gli operatori economici svizzeri sono stati informati da OSEC, SECO e DSC riguardo alle possibilità di concludere affari nel quadro del contributo all'allargamento e in relazione ai fondi strutturali e al fondo di coesione dell'UE. Il sito Internet concernente il contributo svizzero all'allargamento consente agli ambienti interessati di informarsi costantemente e tempestivamente in merito ai progetti previsti e a quelli che hanno ottenuto l'approvazione definitiva. Il sito summenzionato contiene anche informazioni aggiornate riguardo alle gare d'appalto pubbliche. Inoltre l'OSEC offre sostegno alle imprese interessate ai mercati dell'Europa dell'Est mediante attività informative e di consulenza nell'ambito del suo mandato di promozione delle esportazioni. A Varsavia le attività di consulenza alle imprese sono svolte dallo Swiss Business Hub dell'OSEC, mentre negli altri Paesi dell'Europa dell'Est tale compito spetta in primo luogo alle ambasciate.</p>  Risposta del Consiglio federale.