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Un gruppo di ricercatori internazionali, fra cui un'equipe dell'istituto di biomedicina di Bellinzona, è riuscito a immunizzare dei topi dal virus H5N1, responsabile dell'influenza aviaria.
Gli scienziati hanno utilizzato degli anticorpi prelevati dai pazienti sopravvissuti alla malattia.
Se i risultati saranno confermati su esperimenti effettuati su esseri umani, si potrebbe trattare di un passo in avanti notevole nella lotta contro l'influenza aviaria.
Ricercatori dell'Istituto di ricerca in biomedicina (irb) di Bellinzona, in Ticino, sono infatti riusciti a neutralizzare il virus H5N1, potenzialmente letale per l'uomo, quando questo è messo in cultura in vitro o quando ha infettato topi di laboratorio.
Gli scienziati hanno utilizzato anticorpi prelevati da pazienti sopravvissuti all'influenza aviaria in Vietnam.
"Siamo convinti che ciò può essere riprodotto sull'uomo", ha dichiarato il professore Antonio Lanzavecchia, responsabile dell'equipe di ricercatori.
Alla ricerca, i cui risultati sono stati pubblicati martedì sulla rivista "Plos Medecine".hanno partecipato anche l'Ospedale per le malattie tropicali di Ho Chi Minh Ville (ex Saigon, Vietnam) e l'Istituto nazionale sulle allergie e le malattie infettive di Bethesda (Usa).
Ricercatori ottimisti
Con una nuova tecnica, i ricercatori dell'irb hanno riprodotto gli anticorpi a partire da un piccolo campione di sangue, si legge in un comunicato diffuso dal centro bellinzonese.
Le copie prodotte sono chiamate anticorpi monoclonali perché sono identici fra di loro visto che sono generati da linee cellulari provenienti da un solo tipo di cellula immunitaria.
"Non possiamo essere sicuri che un eventuale virus pandemico dell'influenza somiglierà al ceppo H5N1 che abbiamo studiato o che gli anticorpi monoclonali generati utilizzando la nostra tecnica saranno in grado di combattere un tale virus", relativizza Lanzavecchia. "Tuttavia, siamo confortati dall'ampia attività neutralizzante di questi anticorpi in laboratorio e dalle modeste dosi richieste".
Gli esperti temono che il virus muti in una forma facilemente trasmissibile all'uomo, come accadde in occasione dell'epidemia di febbre spagnola nel 1918, che fece circa 50 milioni di morti.
Prevenzione
Oltre all'azione contro il ceppo vietnamita dell'H5N1 in colture in vitro, gli anticorpi monoclonali si sono rivelati efficaci sia nella prevenzione che nella neutralizzazione dell'infezione di topi.
Nelle cavie infettate dopo un trattamento con gli anticorpi i ricercatori hanno rilevato quantità significativamente ridotte del virus nei polmoni e le particelle virali non hanno praticamente raggiunto né il cervello né la milza.
In Vietnam, contrariamente ai pazienti sopravvissuti, tra quelli deceduti in seguito all'infezione, il virus H5N1 non era più solo limitato ai polmoni.
"Siamo ottimisti: questi anticorpi, se somministrati al momento giusto e in dose opportuna potrebbero pure avere un effetto clinico benefico su esseri umani con infezioni da H5N1", afferma Cameron Simmons, ricercatore all'Unità di ricerca clinica dell'Università di Oxford in Vietnam.
Una terapia già utilizzata
"In particolare abbiamo scoperto che è possibile amministrare il trattamento fino a 72 ore dopo l'infezione. È un aspetto particolarmente importante dato che le persone che si ammalano generalmente non sono ben disposte a segnalare il loro caso ai centri di cura locali fino a parecchi giorni dopo l'insorgenza della patologia".
L'utilizzazione quale terapia dell'amministrazione di anticorpi ha un precedente storico. Vi sono numerose pubblicazioni secondo cui medici hanno amministrato sangue prelevato da pazienti sopravvissuti a pazienti affetti dall'influenza durante la pandemia della spagnola del 1918 (ceppo H1N1).
Un recente studio bibliografico suggerisce che questi trattamenti hanno consentito di ridurre la mortalità del 50%. L'amministrazione diretta di sangue da solo sarebbe tuttavia associata ad altri rischi d'infezione con altre malattie come l'epatite C o l'Aids.
swissinfo e agenzie
In breve
Il virus H5N1 dell'influenza aviaria è stato scoperto ed isolato per la prima volta nel 1996 nella provincia cinese di Guangdong.
I primi casi di influenza aviaria tra gli esseri umani sono stati segnalati sei anni più tardi ad Hong Kong. Diciotto persone si sono ammalate e 6 di loro hanno perso la vita.
Finora, stando ai dati più recenti dell'Organizzazione mondiale della sanità, nel mondo sono stati registrati 307 casi di influenza aviaria tra gli esseri umani, 186 dei quali con esito mortale.