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Il jazz in esilio: Hugh Masekela - di Marcello Lorrai
Hugh Masekela (1939) è una delle più significative personalità della musica sudafricana sin dai secondi anni ‘50. Trombettista, flicornista, compositore, arrangiatore aveva già da giovane una grande cultura musicale. Aveva potuto ascoltare alla radio il jazz statunitense, aveva iniziato sin da bambino a suonare il pianoforte e a 14 anni aveva ricevuto finalmente la sua prima tromba, che imparò a suonare nella banda cittadina di Johannesburg.
Il successo arrivò presto quando nel 1958 suonò dapprima con un gruppo sudafricano molto famoso, i Manhattan Brothers, e subito dopo fu scritturato nel musical King Kong al quale partecipava un’altra stella nascente della musica sudafricana, Miriam Makeba, che sarà poi sua moglie.
Con altre future personalità della musica nazionale, fra i quali il pianista Dollar Brand (poi diventato Abdullah Ibrahim) e il batterista Makaya Ntsoko, fondò nel i Jazz Epistles che nel 1959 fu il primo gruppo africano a registrare un disco di jazz.
Nel 1960, dopo il tremendo massacro di Sharpeville, Masekela decide di rompere con il regime dell’apartheid e, come molti altri suoi colleghi musicisti, scelse la via dell’esilio.
Marcello Lorrai ripercorre la storia coraggiosa di uno dei musicisti-simbolo della resistenza al regime razzista sudafricano, che conobbe un grande successo internazionale e che non mancò di rientrare in patria con la liberazione di Mandela e la sua elezione a capo dello stato.
13.04.2012