Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/124396

<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di rescindere l'accordo di associazione a Schengen (AAS) da parte della Svizzera.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale prende sul serio i timori della popolazione residente nelle regioni di confine. Tuttavia, gran parte degli aspetti illustrati nella mozione non sono direttamente correlati all'accordo di associazione a Schengen (AAS; RS 0.362.31).</p><p>Dai dati annuali del Corpo delle guardie di confine si evince che il numero di passaggi illegali della frontiera è rimasto più o meno stabile prima e dopo che la cooperazione Schengen è diventata operativa, il 12 dicembre 2008. Il "turismo del crimine" non è un fenomeno nuovo, sorto soltanto con la partecipazione a Schengen. Come già indicato dal Consiglio federale in risposta alla mozione 11.3056, "Rinegoziare Schengen ripristinando i controlli autonomi e sistematici di frontiera", e all'interpellanza 10.3964, "Rapine commesse da bande straniere", già prima della partecipazione della Svizzera a Schengen si potevano osservare forti oscillazioni del numero di furti con scasso. I dati attualmente disponibili non permettono di constatare un aumento della criminalità dovuto all'associazione a Schengen. L'aumento della criminalità osservato in determinati cantoni, soprattutto negli agglomerati urbani nei pressi della frontiera, non può pertanto essere imputato a Schengen. Ciononostante occorre osservare con attenzione la situazione in materia di sicurezza nella zona di confine.</p><p>Il Consiglio federale continua a ritenere che Schengen abbia comportato un aumento della sicurezza. Già prima dell'introduzione di Schengen non erano effettuati controlli sistematici alla frontiera e i controlli doganali continuano a essere svolti nella medesima misura. La partecipazione a Schengen ha pertanto modificato sostanzialmente soltanto il fulcro dei controlli, ma non la loro densità effettiva. Inoltre, anche con l'accordo di Schengen le autorità preposte alla sicurezza dispongono di strumenti per reagire a nuove situazioni di minaccia, ad esempio controlli mobili nella zona di confine. Proprio in tale contesto, Schengen offre migliori possibilità per far fronte in maniera coordinata sul piano internazionale alla criminalità transfrontaliera. Soprattutto il sistema di informazione Schengen (SIS) è diventato per le autorità svizzere competenti uno strumento di lavoro indispensabile che presenta un elevato valore aggiunto. Anche i contatti diretti con le autorità dei Paesi limitrofi o per il tramite dei gruppi di lavoro e di comitati comuni degli Stati Schengen contribuiscono in maniera determinante a migliorare la cooperazione transfrontaliera in materia di sicurezza.</p><p>Il Consiglio federale ha già fornito a varie riprese informazioni in merito ai costi della cooperazione Schengen, da ultimo rispondendo all'interpellanza 10.3561, "Schengen. Costi complessivi". Si è espresso più volte anche in merito agli altri aspetti della cooperazione Schengen citati nella mozione. Sta inoltre stilando un rapporto dettagliato sulle ripercussioni della cooperazione Schengen nell'ambito della risposta al postulato 10.3857, "Conseguenze dell'obbligo di conformarsi a Schengen", di cui occorre attendere i risultati. Il diritto Schengen non disciplina la ripartizione delle competenze tra le autorità cantonali preposte alla sicurezza e il Corpo delle guardie di confine. Questa ripartizione risale a una tradizione decennale ed è auspicata dai cantoni stessi. Il Consiglio federale ha esaminato tale tema nel rapporto del 3 marzo 2010 in adempimento del postulato Malama 10.3045, "Sicurezza interna. Chiarire le competenze", rilevando in tale contesto la necessità di un intervento legislativo. Peraltro, l'obbligo di autodichiarazione in occasione dell'importazione di merci non è correlato a Schengen, in quanto il traffico delle merci e le questioni doganali non sono oggetto dell'AAS.</p><p>Non da ultimo va fatto notare che in caso di denuncia dell'AAS i confini nazionali svizzeri diventerebbero nuovamente una frontiera esterna dello Spazio Schengen, con conseguenze negative sulla mobilità, sulla fluidità del traffico ai valichi e sull'economia svizzera. Inoltre, il settore turistico rischierebbe un calo del fatturato a causa della soppressione del visto Schengen. Infine, i costi correlati al ripristino dell'infrastruttura frontaliera precedente a Schengen (in particolare agli aeroporti e nelle rappresentanze all'estero) e alla sostituzione del nuovo assetto strategico dei controlli di frontiera, nonché il maggiore fabbisogno di personale sarebbero considerevoli.</p><p>Alla luce di tale situazione il Consiglio federale non ritiene opportuno denunciare l'AAS. I vantaggi di una partecipazione a Schengen superano infatti gli svantaggi. Ritiene tuttora valida la valutazione effettuata nell'ambito della mozione 11.3056.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.