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La protezione dell'ambiente non deve essere affrontata soltanto da un punto di vista ideologico (come fa spesso la sinistra) o del portamonete (come fa la destra), ma deve essere pragmatica e nell'interesse delle famiglie. È quanto sostiene il PPD, che oggi a Berna ha presentato un documento in tal senso, già approvato dalla presidenza del partito il 27 settembre scorso.
Per il PPD, lo sviluppo sostenibile deve coniugare aspetti economici, ambientali e sociali. Soltanto con provvedimenti ecologici, economicamente giudiziosi e utili alla società si possono preservare le risorse naturali per le generazioni future, sottolineano i popolari democratici.
Per il partito di Christophe Darbellay, la protezione dell'ambiente ha bisogno di decisioni ed azioni concrete: in 10 anni, la Svizzera deve diventare il numero uno mondiale dello sviluppo sostenibile. Per far questo, occorre promuovere un programma di investimenti ecologici e, secondo il PPD, il settore "cleantech" offre una chance unica in tal senso, di cui l'industria svizzera dovrebbe trarre beneficio.
Occorre inoltre sostenere il risparmio energetico. Il fatto che oltre tre quarti dell'energia consumata provenga da fonti non rinnovabili deve far riflettere. Il PPD sostiene la Strategia energetica 2050 del Consiglio federale, in particolare per quel che riguarda il risanamento degli edifici: attualmente gli 1,64 milioni di immobili presenti sul suolo svizzero sono responsabili del 46% del consumo totale di energia. "Ciò deve cambiare", ha sottolineato il consigliere nazionale vallesano Yannick Buttet.
Infine, il PPD invita a una politica dei trasporti sostenibile, in cui coesistano trasporto individuale motorizzato, trasporti pubblici e mobilità dolce. È indispensabile investire nel Progetto di finanziamento e ampliamento dell'infrastruttura ferroviaria (FAIF), nei programmi per migliorare il traffico negli agglomerati e nel trasferimento delle merci su rotaia, senza dimenticare soluzioni alternative (quali il telelavoro e gli impieghi decentralizzati).
SDA-ATS