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Il tribunale cantonale vallesano ha richiamato all'ordine lo Stato vallesano, reo di aver rilasciato nel 2018 un'autorizzazione illegale di abbattere un lupo nella Val d'Anniviers. L'Ufficio federale dell'ambiente (Ufam) e due associazioni ambientaliste avevano presentato ricorso.
La sentenza del Tribunale cantonale vallesano pronunciata in aprile è stata pubblicata in agosto ma è rimasta in sordina: solo il quotidiano 24 heures ne ha riferito di recente.
Il caso risale al settembre 2018, quando Jacques Melly, capo del Dipartimento della mobilità, del territorio e dell'ambiente del Vallese, da cui dipende il servizio di caccia, ha rilasciato un'autorizzazione di abbattimento per un lupo nella Val d'Anniviers. Il consigliere di Stato riteneva che vi fossero tutte le premesse per ricorrere a questa misura estrema: nella vallata, posta a sud di Sierre, durante l'estate erano stati avvistati due lupi e 39 animali da reddito erano morti azzannati.
Il Dipartimento riteneva che, non trattandosi di un branco con piccoli, si avesse il diritto di abbattere il predatore se esso aveva ucciso 25 animali da reddito in un mese o 35 sull'arco di quattro mesi.
Immediata tuttavia la reazione di Wwf e Pro Natura, che avevano presentato un ricorso al Consiglio di Stato con effetto sospensivo, e lo stesso aveva fatto poco dopo pure l'UFAM. I tre ricorrenti ritenevano che le argomentazioni con cui era giustificata l'autorizzazione ad abbattere non fossero conformi al diritto federale.
Secondo loro l'uccisione di questo lupo, probabilmente membro di un branco, non era di competenza del cantone, inoltre il conteggio degli animali uccisi non era conforme dato che le pecore sbranate non erano protette (ndr: in base alla legge, non possono essere conteggiati come animali da reddito uccisi quei capi che non sono messi in protezione malgrado fosse possibile farlo).
Le due associazioni ambientaliste, al cui ricorso era stato rifiutato l'effetto sospensivo, e l'Ufamhanno mantenuto la loro opposizione, ma alla fine si erano visti sconfessati dal Consiglio di Stato. A questo punto avevano presentato ricorso al Tribunale cantonale.
Nella sua sentenza del 14 aprile 2020, la Corte sconfessa il governo vallesano, facendo sue le argomentazioni dei correnti: il cantone ha arbitrariamente sostenuto che le zone in cui sono avvenuti gli attacchi non fossero protette per motivi turistici, economici o topografici.
Il Tribunale si dice pure sorpreso del fatto che il cantone non avesse seguito le conclusioni di uno studio condotto in collaborazione con la Confederazione secondo cui, per la regione della Valle d'Anniviers, gli alpeggi avrebbero potuto essere protetti dai cani.
Contattato da Keystone-Ats, il Dipartimento vallesano, si è limitato ad indicare di aver preso atto delle considerazioni della sentenza della Corte: "le abbiamo analizzate e ne terremo conto nella pratica futura".