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L'Udc prima, Quadri poi. Dito puntato contro il momento celebrativo risultato caricaturale se non addirittura offensivo
Lorenzo Quadri l'ha definita «discutibile», l'UDC addirittura «imbarazzante». Insomma, l'esibizione che ha avuto luogo ieri a Palazzo federale, in occasione della celebrazione dell'anniversario dei"175 anni della Costituzione federale", non ha riscosso il favore di tutto il pubblico, anzi.
Il Gruppo parlamentare dell'UDC, in una nota stampa, non ha esitato a paragonare lo"show" alle manifestazioni dei sabotatori climatici: «La"celebrazione" si è trasformata in un evento politicamente unilaterale e pieno di stupidi luoghi comuni sulla Svizzera romanda. La parodia dell'inno nazionale da parte di un sedicente cabarettista è stato il punto più basso dell'evento», si legge. «È del tutto incomprensibile che i due presidenti dei Consigli Martin Candinas (il Centro) e Brigitte Häberli-Koller (il Centro) abbiano dato la loro approvazione a questo spettacolo imbarazzante».
Ad essere risultata indigesta a Quadri, invece, è stata in particolar modo la rappresentazione che è stata fatta del Ticino. «Era opportuno rappresentare musicalmente il Ticino con la canzone italiana “Sebben che siamo donne”, ovvero un canto delle mondine di inizio Novecento considerato “la prima canzone proletaria al femminile”, quindi con una evidente connotazione locale, politica e di genere?», si chiede il consigliere nazionale. La domanda, viene anche formalmente inoltrata al Consiglio federale tramite interpellanza.
Quadri aggiunge: «Quale attinenza hanno le mondine italiane del primo decennio del secolo scorso con i 175 anni della Costituzione federale? Risulta al CF che in Ticino ci siano risaie e mondine? Risulta che non esistano canzoni ticinesi? Risulta che il Ticino sia sovrapponibile con la sinistra italiana?». Insomma, il messaggio è chiaro. Ma non è tutto. Perché anche Quadri ha notato delle storture nella rappresentazione delle altre regioni presenti. Infatti chiede ancora: «Era opportuno proporre delle gag sul “Canton Liechtenstein” in presenza dell’ambasciatore del Liechtenstein? E dipingere i romandi come avvinazzati che pensano solo all’aperitivo? E storpiare il testo del salmo svizzero “in versione cabarettistica”?».
Al Consiglio federale la sentenza, insomma. Perché qualcuno la celebrazione, a quanto pare, la voleva più «sobria e breve». E ora vuole sapere anche quanto sia costato il tutto.