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LUCERNA - Quando si sente parlare di tsunami, si pensa istintivamente alle onde gigantesche che si sono formate nell'oceano indiano nel dicembre del 2004 e che hanno devastato interi villaggi e città. Più di 230.000 persone sono state uccise in 14 paesi diversi.
I precedenti - Uno sguardo al passato dimostra che un simile fenomeno si è già verificato in Svizzera, più precisamente sul lago di Lucerna e sul lago di Ginevra, ha sottolineato mercoledì 20 Minuten.
Il 18 settembre 1601, un terremoto di magnitudo 5,9 si è scatenato a Unterwald. Le onde causate dal sisma hanno ucciso otto persone. Secondo gli archivi del cantone Lucerna, la scossa è stata sentita in tutta la Confederazione. Le onde erano probabilmente alte diversi metri.
Un secondo tsunami si è verificato il 23 settembre 1687 a Brunnen. Parti del delta della Muota sono scivolate nel lago di Lucerna, innescando un'onda di circa quattro metri di altezza.
Nell'anno 563, un'ondata gigante aveva devastato le rive del lago di Ginevra, il più grande lago naturale dell'Europa occidentale. Un evento noto come il disastro di Tauredunum. Due storie descrivono questo tsunami mortale, generato da una frana su una montagna in Vallese, a più di 70 chilometri da Ginevra, dove il Rodano entra nel lago. La devastazione era stata enorme.
I sedimenti del lago - Un nuovo progetto di ricerca sta tentando di scoprire la probabilità che il fenomeno avvenga nuovamente nella Svizzera centrale. La ricerca sarà condotta dal Politecnico di Zurigo, dal Servizio sismologico svizzero ad esso collegato, dall'Università di Berna e dal Centro di scienze marine e subaquatiche di Brema. Come rivela la Luzerner Zeitung, i ricercatori si concentreranno sui sedimenti del lago.
«L'obiettivo è quello di quantificare questo pericolo naturale sottovalutato», spiega il geologo Flavio Anselmetti dell'Università di Berna. Una sonda di oltre 200 chili dovrebbe eseguire le prime misure nel lago di Lucerna prima della fine dell'anno. Costo dell'operazione: circa due milioni di franchi finanziati in gran parte dal Fondo nazionale svizzero.