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L’ex campione inglese (oggi ambasciatore dell’Unicef) criticato per aver accettato di essere il “volto” dei mondali in Qatar, dove la situazione di diritti umani è critica, per 150 milioni di sterline.
L’ex stella del calcio inglese David Beckham è finita al centro delle polemiche per la scelta, di cui ha riferito al stampa inglese, di essere il volto della Coppa del Mondo 2022 in Qatar ed ambasciatore dell'Emirato. Un contratto che gli avrebbe fruttato 150 milioni di sterline.
Fra i primi a criticare l’ex campione inglese, il ceo di Amenesty International Uk Sacha Deshmukh, che ha esortato Beckham “a informarsi sulla situazione dei diritti umani in Qatar”. “Non sorprende come Beckham voglia essere coinvolto in un evento così importante, tuttavia lo esortiamo a conoscere la preoccupante situazione dei diritti umani in Qatar”, ha detto Deshmukh. “Dal maltrattamento di lunga data sui lavoratori migranti ai limiti alla libertà di parola e alla criminalizzazione delle relazioni omosessuali”. Secondo il ceo di Amnesty in Quatar “nonostante alcune riforme, i lavoratori migranti continuano a non essere pagati e le autorità non sono riuscite a indagare sulle migliaia di morti negli ultimi dieci anni, pur essendoci legami tra questi decessi e le condizioni di lavoro”.
Ad alimentare le diverse espressioni critiche nei confronti dell’ex calciatore anche il fatto che sia dal 2005 “goodwill ambassador” (ambasciatore) dell’Unicef (Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia).