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Il piano B del Consiglio federale per applicare l'iniziativa dell'UDC "Contro l'immigrazione di massa" non convince la Commissione delle istituzioni politiche del Nazionale che vuole approfondire il dossier.
Il plenum dovrebbe pronunciarsi soltanto in autunno.
Il governo punta su una clausola di salvaguardia consensuale con Bruxelles. Ma il dossier rimane congelato almeno fino al voto su un'eventuale uscita del Regno Unito dall'Ue, la cosiddetta Brexit, in programma il 23 giugno.
La soluzione presentata al Parlamento consentirebbe una limitazione temporanea e mirata dei permessi di dimora per i cittadini di Stati dell'Unione europea e dall'Associazione di libero scambio (AELS) . Il Consiglio federale è disposto a limitare, superato un determinato valore limite, l'immigrazione da questi Paesi.
La commissione è entrata nel merito senza opposizioni su questo aspetto, ha detto alla stampa il suo presidente Heinz Brand (UDC/GR).
I commissari hanno tuttavia deciso di chiedere chiarimenti sulla questione della preferenza nazionale. Di fronte a una ventina di proposte, si tratterà di definire meglio il principio e quali siano le sue implicazioni, ha aggiunto l'esponente democentrista.
In tal senso si sono espressi in particolare gli esponenti del PLR, per i quali deve essere preso in considerazione anche il modello presentato dal canton Ticino, il cosiddetto "bottom-up". Secondo questo sistema, le misure per porre rimedio alle conseguenze negative della libera circolazione vengono adottate al livello più basso possibile, dove vengono riscontrate difficoltà particolari: dapprima in rami economici regionali, poi a livello di regioni e infine in tutta la Svizzera in funzione del grado di difficoltà.
La commissione ascolterà peraltro l'ex segretario di Stato e negoziatore degli accordi bilaterali II con l'Ue, Michael Ambühl, che aveva sviluppato il modello "bottom-up" proprio su mandato del governo ticinese. Questo sistema fa riferimento soprattutto al problema del frontalierato: un datore di lavoro dovrebbe per esempio dimostrare che ha cercato di reclutare manodopera indigena prima di ricorrere ai frontalieri. La commissione inviterà pure una delegazione della Conferenza dei governi cantonali, che sarebbe interessata a tale soluzione. Non è esclusa l'audizione di altre persone e associazioni interessate.
Una minoranza ha proposto di rinviare il progetto al Consiglio federale, chiedendo di trovare soluzioni compatibili con gli accordi bilaterali, ma l'idea è stata bocciata con 18 voti contro 8.
La commissione ha pure scartato tutta una serie di richieste di chiarimenti, concernenti per esempio una migliore integrazione dei richiedenti asilo sul mercato del lavoro o la definizione di limiti quantitativi precisi nella legge.
Indipendentemente dall'esito del referendum nel Regno Unito del prossimo 23 giugno, la commissione intende ancora approfondire il dossier e prendere una decisione in merito entro la sessione autunnale delle Camere federali, ha precisato Brand.
In ogni caso, secondo il consigliere nazionale grigionese, qualora dovesse esservi un referendum in Svizzera sulla legge di applicazione dell'iniziativa "Contro l'immigrazione di massa", la votazione non potrà tenersi prima del mese di maggio del 2017: "Non serve quindi a nulla accelerare i tempi". Il Consiglio federale potrà sempre applicare l'iniziativa per il tramite di un'ordinanza nel febbraio 2017, se la legge non potrà entrare in vigore entro i termini stabiliti.
SDA-ATS