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NEW YORK / ROMA - «Ma Xi ha ottenuto ciò che voleva dall'Italia?»: è la domanda che si pone il New York Times in un'editoriale in prima pagina. Domanda retorica, la cui risposta sembra essere negativa: l'articolo segnala che se da un lato l'Italia è «la prima grande economia occidentale a firmare un memorandum» sulla Via della Seta, dall'altro i termini del testo sono «eccessivamente vaghi».
L'editoriale si sofferma quindi sulle divergenze all'interno del governo circa l'accordo, e in particolare allo scetticismo del leghista Matteo Salvini. »Una divergenza - si legge - che è solo un esempio del caos della politica italiana di oggi».
A fronte di questa situazione, conclude l'articolo, «se il governo italiano è un partner inaffidabile per i suoi stessi membri, per i partner europei e per la Nato, potrebbe esserlo anche per i cinesi».
«Insieme per la costruzione di porti in Italia» - «Lavoreremo insieme per allineare l'iniziativa Belt and Road alla costruzione in Italia dei porti settentrionali rafforzando la cooperazione a beneficio reciproco». È il giudizio di Gao Feng, portavoce del ministero del Commercio cinese sull'adesione di Roma alla nuova Via della Seta.
«La Cina ha un mercato in espansione e l'Italia ha un gran numero di aziende eccellenti, soprattutto Pmi», ha proseguito Gao nella conferenza stampa settimanale, aggiungendo che la cooperazione si amplierà a un'ampia gamma di prodotti e servizi.