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<h2>InitialSituation<h2><p><b>Comunicato stampa del Consiglio federale del 02.03.2018</b></p><p><b>Revisione della legge federale sugli stranieri: messaggio del Consiglio federale</b></p><p><b>Nella seduta del 2 marzo 2018 il Consiglio federale ha adottato il messaggio concernente la revisione della legge federale sugli stranieri (LStr). Le norme rivedute tengono conto dei più recenti sviluppi della giurisprudenza e della prassi nel settore migratorio. Il disegno, che sarà trasmesso alle Camere federali, disciplina in particolare il soggiorno e l'aiuto al ritorno per le persone interessate dall'abolizione dello statuto di artista di cabaret e migliora l'applicabilità del divieto per i rifugiati di recarsi nello Stato di origine o di provenienza. </b></p><p>In seguito all'abolizione dello statuto di artista di cabaret, in vigore dal 1° gennaio 2016, il Consiglio federale intende adottare una serie di misure accompagnatorie per garantire la tutela degli stranieri che esercitano la prostituzione e sono vittime di violenza. Questi avranno la possibilità di restare temporaneamente in Svizzera e, a determinate condizioni, di ottenere un aiuto al ritorno.</p><p>La giurisprudenza e l'ultima valutazione Schengen della Svizzera nel 2014 sollecitano inoltre diverse modifiche della LStr. Ad esempio, in futuro la detenzione amministrativa potrà essere scontata soltanto in strutture apposite e solamente in casi eccezionali, e a condizioni severe, si potranno collocare i detenuti amministrativi in istituti penitenziari ordinari.</p><p>Sistemi d'informazione e divieto di recarsi nello Stato di provenienza </p><p>Le modifiche della LStr garantiscono alle autorità comunali di polizia un accesso diretto al sistema centrale d'informazione visti Schengen (C-VIS) e al sistema nazionale visti (ORBIS), inoltre disciplinano l'accesso di fedpol e del Servizio delle attività informative della Confederazione ai dati del sistema API (Advance Passenger Information). Il disegno introduce infine una base legale per un nuovo sistema d'informazione nel settore del ritorno (eRetour).</p><p>Il disegno migliora l'applicabilità del divieto per i rifugiati riconosciuti di recarsi nello Stato di provenienza. In futuro gli interessati dovranno dimostrare di non aver avuto l'intenzione di porsi sotto la protezione di tale Stato. In caso contrario sarà revocato loro lo statuto di rifugiato. </p><p>Modifiche apportate in seguito alla procedura di consultazione</p><p>In seguito alla consultazione, sono state riprese nella revisione della LStr altre modifiche, tra cui l'abolizione del sistema d'informazione per il rilascio a stranieri di documenti di viaggio svizzeri e permessi di ritorno (ISR). I dati di questo sistema saranno trasferiti nel sistema d'informazione centrale sulla migrazione (SIMIC). Le autorità coinvolte si sono dichiarate d'accordo con la modifica.</p><h2>Proceedings<h2><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito al Consiglio degli Stati, 11.06.2018</b></p><p><b>limitare viaggi dei rifugiati nei loro Paesi d'origine </b></p><p><b>I rifugiati riconosciuti che si recano nei loro Paesi d'origine dovranno dimostrare di essere stati costretti a farlo, pena la revoca del loro statuto. Questa inversione dell'onere della prova è stata decisa oggi dal Consiglio degli Stati affrontando la revisione della Legge federale sugli stranieri (LStr), approvata con 30 voti contro 2 e 11 astensioni.</b></p><p>Se anche il Nazionale adotterà questa riforma, non spetterà dunque più alle autorità svizzere dimostrare che il rifugiato ha compiuto un viaggio abusivo, ma sarà lui a dover rendere verosimile di essere stato costretto a recarsi nel suo Stato d'origine o di provenienza.</p><p>La Segreteria di Stato della migrazione (SEM) potrà anche revocare lo statuto di rifugiato a coloro che hanno attentato alla sicurezza interna o esterna della Svizzera o non hanno rispettato il divieto di viaggiare.</p><p>La SEM sarà pure incaricata di esaminare l'integrazione degli stranieri. Dovrà designare terzi che accompagnino l'attuazione di provvedimenti e controllino il rispetto dei criteri legati all'integrazione.</p><p>Con 29 voti contro 12 e una astensione, i "senatori" hanno poi deciso di vietare ai rifugiati riconosciuti la possibilità di effettuare viaggi nei Paesi limitrofi al loro. Il timore è che eritrei si rechino in Etiopia per poi recarsi in Eritrea.</p><p>Il Consiglio federale aveva rinunciato a questa clausola, molto criticata durante la procedura di consultazione. Oltre ad essere impraticabile è sproporzionata: un rifugiato riconosciuto ha il diritto di viaggiare, tranne che nel suo Paese d'origine, ha ricordato la consigliera federale Simonetta Sommaruga.</p><p>Gli Stati hanno poi bocciato due mozioni che chiedevano di non più autorizzare a viaggiare all'estero i richiedenti asilo e le persone ammesse provvisoriamente. Una soluzione più pragmatica può essere trovata nel quadro della LStr, ha sostenuto con successo Pascale Bruderer (PS/AG).</p><p>Con con 24 voti contro 13 e 2 astenuti, i "senatori" hanno invece approvato una mozione del consigliere nazionale Gerhard Pfister (PPD/ZG) che chiede di vietare alle persone ammesse provvisoriamente di recarsi nel loro Paese d'origine. Eccezioni sono previste sono in pochi casi.</p><p>La LStr adottata oggi contiene anche misure a tutela delle vittime di violenze durante l'esercizio della prostituzione. La riforma estende inoltre l'aiuto al ritorno in Patria anche alle persone ammesse provvisoriamente in Svizzera che non hanno presentato una domanda d'asilo.</p><p></p><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito al Consiglio nazionale, 27.09.2018</b></p><p><b>Viaggi rifugiati nei loro Paesi d'origine vanno limitati </b></p><p><b>Recarsi nei Paesi di origine o di provenienza senza permesso potrebbe in futuro essere fatale per i rifugiati riconosciuti in Svizzera: perderebbero infatti lo statuto di protezione ottenuto.</b></p><p>Lo ha deciso oggi il Consiglio nazionale affrontando, e inasprendo ulteriormente rispetto agli Stati, la revisione della Legge federale sugli stranieri e l'integrazione accolta per 136 voti a 54. Il campo rosso-verde ha respinto il testo, giudicando eccessivo questo giro di vite. Il dossier ritorna alla Camera dei cantoni per le divergenze.</p><p>Prima di affrontare nei particolari la revisione di legge, PS e Verdi hanno tentato di convincere il plenum a non entrare nel merito del dossier. Tuttavia, come era prevedibile, il Nazionale ha respinto a schiacciante maggioranza - per 133 voti a 52 - una richiesta in tal senso.</p><p>Balthasar Glättli (Verdi/ZH) ha criticato l'obiettivo della revisione, parlando di "Lex Eritrea" volta a punire tutta una categoria di persone. Secondo il consigliere nazionale ecologista, riferendosi sempre ai presunti frequenti viaggi di Eritrei rifugiati nel Paese di origine, un'ipotesi anche se ripetuta centro volte, non significa che sia vera.</p><p>Già oggi i rifugiati non possono viaggiare nel Paese di origine o di provenienza. Sulla base del progetto elaborato dal Consiglio federale, però, non dovrebbe più spettare alle autorità dimostrare che il rifugiato ha compiuto un viaggio abusivo, ma sarebbe lui a dover rendere verosimile di essere stato costretto a spostarsi.</p><p>Rispetto al Consiglio degli Stati e al governo, il Nazionale ha deciso un giro di vite ulteriore approvando una proposta di Gregor Rutz (96 voti a 94) che mira a togliere lo statuto di rifugiato anche a chi si reca nel Paese di origine o di provenienza senza esservi stato costretto.</p><p>Tuttavia devono essere possibili eccezioni: qualora sussistano motivi importanti, per esempio la visita ad un parente malato, la persona in questione potrà ottenere un permesso dalla Segreteria di Stato alla migrazione (SEM).</p><p>L'UDC ha tentato invano di stralciare anche questa disposizione sostenendo che se un rifugiato si reca nel Paesi di origine o di provenienza significa che non è minacciato. Secondo la consigliera federale Simonetta Sommaruga, la realtà è più sfumata. "Vi sono persone che accettano il rischio pur si ottemperare a certe esigenze famigliari", ha spiegato la ministra di giustizia e polizia.</p><p>Come gli Stati, e diversamente dal governo, il divieto di viaggiare si deve estendere anche ai paesi confinanti a quello di origine o di provenienza del rifugiato, "e ciò per evitare che le disposizioni vengano aggirate", ha detto a nome della commissione, il consigliere nazionale Marco Romano (PPD/TI).</p><p>Anche in questo caso, sebbene invano, la sinistra si è opposta giudicando ingiusto, ad esempio, che un rifugiato eritreo non possa recarsi in Sudan per visitare un parente malato lì fuggito. Sommaruga ha sostenuto altresì la difficoltà di far rispettare un simile divieto: dopotutto, ha dichiarato, "non è abusare del diritto di asilo se una madre eritrea va a trovare i figli adulti fuggiti in Etiopia".</p><p>Stando a Sommaruga, a differenza di quanto si crede simili viaggi non sembrano frequenti dal momento che la SEM ha ricevuto finora pochissime segnalazioni in tal senso. "Ci sono voci, sospetti, ma pochissimi fatti concreti", ha affermato in aula.</p><p>La commissione avrebbe poi voluto anche impedire qualsiasi attività lavorativa agli apolidi oggetto di un provvedimento di espulsione . Una proposta in tal senso è stata però respinta per 96 voti a 90. Per Mattea Meyer (PS/ZH), un simile divieto è controproducente, giacché la persona in questione dipenderebbe dall'aiuto sociale, ossia in ultima analisi dai contribuenti.</p><p></p><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito al Consiglio degli Stati, 28.11.2018</b></p><p><b>CSt: rifugiati, ritorno in patria potrebbe costare caro </b></p><p><b>I rifugiati che si recano nel loro Paese di origine dovrebbero perdere il diritto di asilo in Svizzera. Il Parlamento vuole un giro di vite in questo senso, ma a differenza del Consiglio nazionale, gli Stati vogliono mantenere alcune eccezioni.</b></p><p>I "senatori" hanno quindi mantenuto questa divergenza con la Camera del popolo nella revisione della legge sugli stranieri e sull'integrazione.</p><p>Ai rifugiati riconosciuti è già vietato recarsi nel Paese d'origine o di provenienza. Con la revisione, questa disposizione dovrebbe essere iscritta nella legge; le autorità non dovranno più dimostrare che il rifugiato ha violato le regole.</p><p>Alla fine di settembre, su iniziativa dell'UDC, il Nazionale si era espresso per il ritiro automatico dello status di rifugiato. Il Consiglio degli Stati non vuole però spingersi così lontano. A suo avviso, le autorità dovrebbero rinunciare a punire il rifugiato se quest'ultimo rende plausibile il fatto di essere stato obbligato a ritornare nel suo Paese. Il Consiglio federale e la sinistra avrebbero voluto un maggiore margine di manovra che avrebbe consentito determinati rimpatri volontari, ma gli Stati non ne hanno voluto sapere.</p><p>Le Camere si sono già accordate per quanto riguarda i viaggi nei Paesi confinanti col paese di origine dei rifugiati, per evitare per esempio che cittadini eritrei attraversino l'Etiopia per tornare a casa. Stando alla revisione, le autorità potranno proibire i soggiorni in alcuni Stati per tutti i rifugiati di un determinato Stato, pur ammettendo eccezioni.</p><p>Il progetto mira anche a migliorare l'integrazione degli stranieri. La Segreteria di Stato per la migrazione sarà responsabile del coordinamento degli sforzi dei comuni e dei cantoni, ma non potrà designare un organismo incaricato di garantire la qualità delle misure adottate. Su quest'ultimo aspetto, Nazionale e Stati si sono trovati d'accordo.</p><p>La detenzione prima dell'allontanamento o per insubordinazione dovrebbe avvenire in strutture ad hoc. Se ciò non è possibile, in particolare per motivi di capacità, i cittadini stranieri saranno custoditi separatamente dalle persone in custodia cautelare o che scontano una pena.</p><p>Con la riforma, tutte le persone ammesse provvisoriamente in Svizzera, ma che non hanno presentato domanda d'asilo, avranno diritto all'aiuto al ritorno. I diritti delle prostitute straniere, tuttavia, non saranno rafforzati.</p><p>Il Consiglio federale proponeva anche una deroga alle condizioni di ammissione per la concessione di un permesso di soggiorno o di un aiuto al ritorno a persone che hanno subito attacchi alla loro integrità fisica, psicologica o sessuale nell'esercizio della prostituzione.</p><p>Il Nazionale ha rifiutato di specificare tale aspetto nella normativa vigente, che prevede unicamente la protezione di persone particolarmente minacciate di sfruttamento nell'esercizio della loro attività lucrativa. I senatori hanno tacitamente seguito questa posizione.</p><p></p><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito al Consiglio nazionale, 12.12.2018</b></p><p><b>CN: viaggi rifugiati nei loro Paesi d'origine vanno limitati </b></p><p><b>Recarsi nei Paesi di origine o di provenienza senza permesso potrebbe in futuro essere fatale per i rifugiati riconosciuti in Svizzera: potrebbero infatti perdere lo statuto di protezione ottenuto. Lo ha deciso il Parlamento inasprendo la revisione della Legge federale sugli stranieri e l'integrazione. Tuttavia oggi il Nazionale si è allineato agli Stati, mantenendo delle eccezioni a questo giro di vite. Il dossier è così pronto per le votazioni finali.</b></p><p>A fine settembre la Camera del popolo aveva accolto, seppur di misura, un ritiro automatico dello statuto di rifugiato. Il Consiglio degli Stati si era invece opposto, adducendo che le autorità dovrebbero rinunciarvi se il rifugiato ha dimostrato che è stato costretto a spostarsi.</p><p>Oggi, con 109 voti contro 66, la maggioranza del Nazionale ha seguito il parere della Camera dei cantoni eliminando quest'ultima divergenza. Solo l'UDC ha ancora sostenuto il ritiro automatico senza eccezioni. "Occorre garantire un minimo di credibilità alla politica d'asilo svizzera", ha spiegato invano Jean-Luc Addor (UDC/VS).</p><p>Il campo rosso-verde avrebbe voluto, come il Consiglio federale, un margine di manovra per taluni rientri volontari, ma vi ha rinunciato puntando sulla soluzione dei "senatori". "Vietare ogni eccezione sarebbe inumano", ha sottolineato in aula la ministra di giustizia e polizia Simonetta Sommaruga.</p>