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- Consulenza
- Gestione del budget
- Consigli utili in caso di indebitamento
Il risanamento dei debiti implica che la debitrice prenda accordi con tutti le creditrici per il rimborso dei debiti e, alla fine, non ne abbia più. Debitrice e creditrici convengono sul pagamento rateale di tutti i debiti o sul rimborso di solo una parte di essi (cfr. «Quanto devo pagare ai creditori?»). Per debiti si possono intendere fatture non pagate (ad es. rate del credito non pagate) e/o debiti per cui esistono già attestati di carenza di beni dopo pignoramento o fallimento.
Per poter eseguire un risanamento dei debiti bisogna avere a disposizione denaro sufficiente per fare un’offerta ai creditori: il debitore ha o un patrimonio (ad es. ricevuto in eredità), oppure (anche) un avanzo del budget (cfr. «Che cos’è un budget di risanamento?»). Ai fini di un risanamento dei debiti, è importante che il debitore non ne contragga di nuovi. Il presupposto perché ciò accada è che il debitore abbia un reddito garantito, sia in grado di pagare le fatture correnti e che anche la sua situazione familiare e personale sia stabile. In linea di massima, inoltre, i creditori devono essere d’accordo con il risanamento dei debiti (cfr. «Quali opzioni di risanamento dei debiti ho a disposizione?» / «Che cos’è un concordato extragiudiziale?» / «Che cos’è un appuramento bonale dei debiti?» / «Che cos’è un concordato giudiziale?»). A questo proposito, ricordiamo che i Cantoni di Neuchâtel, Friburgo e Vaud dispongono di un fondo di sdebitamento di diritto pubblico.
Il budget di risanamento è un rapporto sul reddito mensile della debitrice e sul denaro di cui lui e la sua famiglia necessitano ogni mese per vivere (spese). Il budget di risanamento è individuale e si riferisce alla situazione concreta della debitrice e della sua famiglia. Le spese sono detratte dal reddito; se dopo questa operazione rimane ancora del denaro, siamo in presenza di un avanzo del budget.
Nel budget di risanamento è incluso un importo base per sostentamento, abbigliamento, cura del corpo, animali domestici, ecc. (come per il minimo di esistenza ai sensi del diritto in materia di esecuzione / cfr. «Esecuzione/pignoramento»). Inoltre, si tiene conto anche del canone di locazione, delle spese accessorie, dei premi delle casse malati, delle spese per il tragitto casa-lavoro e per i pranzi fuori casa al lavoro. Se la debitrice necessita di un’automobile, tra le spese devono essere riportati anche i costi per l’assicurazione auto, l’imposta di circolazione, un importo destinato alle riparazioni e alle altre spese per l’auto. Anche i contributi di mantenimento («alimenti») e le spese per la cura dei figli, se sostenuti, devono essere considerati nel budget di risanamento. Inoltre, nel budget di risanamento sono incluse le imposte correnti e un importo in denaro necessario alle spese sanitarie attuali o future (pari all’ammontare della franchigia e dell’aliquota percentuale della cassa malati, spese per il dentista, ecc.). Il budget di risanamento deve essere calcolato in modo tale da permettere alla debitrice di pagare le spese per il proprio sostentamento e quello della propria famiglia senza contrarre nuovi debiti. Questo, però, significa che nel budget di risanamento dovrebbe essere calcolato un importo aggiuntivo per spese impreviste a cui potrebbe essere necessario far fronte in futuro.
Non esistono prescrizioni di legge su quanto si debba corrispondere ai creditori nel quadro di un risanamento dei debiti: sono i creditori a decidere se accettare l’offerta o meno. La somma che può essere loro offerta dipende dall’importo del debito, dal budget di risanamento, dalla durata del risanamento e/o dal patrimonio disponibile. Tuttavia, un risanamento dei debiti non dovrebbe protrarsi oltre i 36 mesi: Direttive dell’Associazione mantello svizzera di consulenza in materia di debiti «Schuldenberatung Schweiz»
Questo implica che l’avanzo del budget sia moltiplicato per 36 mesi. Così facendo, o è possibile ripagare a rate il 100% del debito, oppure ai creditori viene chiesto di rinunciare a una parte del loro credito. Ciò significa, ad esempio, che il 50% dei debiti viene ripagato a rate e il resto (50%) non è più dovuto o, nello specifico, che i creditori rinunciano a questa parte rimanente del credito. Anche se il debitore ha un patrimonio (ad es. ricevuto in eredità), ma questo non basta a ripagare interamente tutti i debiti è possibile concordare con i creditori che solo una parte del debito sia rimborsata e che i creditori rinuncino al resto dei debiti.
In linea di massima, sì. Nel quadro di un risanamento dei debiti è importante che la debitrice conduca trattative con tutte le creditrici e le tratti tutte allo stesso modo; se una delle creditrici viene trattata in modo diverso, le altre devono esserne informate.
Tuttavia, la legge ammette eccezioni alla parità di trattamento per determinate creditrici (cosiddette «creditrici privilegiate»): rientrano in questo ambito, tra l’altro, i premi delle casse malati e le pretese di mantenimento degli ultimi sei mesi, così come i contributi dell’assicurazione per la vecchiaia e per i superstiti e dell’assicurazione per l’invalidità, infortuni e contro la disoccupazione, nonché i contributi ai fini dell’indennità per perdita di guadagno. A queste creditrici, la legge riconosce un rimborso pari al 100% del loro credito.
Un’ulteriore eccezione alla parità di trattamento riguarda le multe e le pene pecuniarie risultanti da un procedimento penale, che devono essere pagate al 100%. Non è possibile pagarne solo una parte: in caso di mancato pagamento, infatti, vengono trasformate in pene detentive.
(Base legale: art. 219 cpv. 4 LEF, art. 36 e 106 CP)
È possibile procedere al risanamento dei debiti senza passare per il tribunale. In tal caso, si parla di «concordato extragiudiziale». Altre opzioni sono l’appuramento bonale dei debiti mediante trattative private e il concordato giudiziale. In queste ultime due modalità viene coinvolto il tribunale.
Nel caso del concordato extragiudiziale e dell’appuramento bonale dei debiti mediante trattative private, tutti i creditori devono concordare sull’offerta di pagamento. Solo nel caso del concordato giudiziale non è necessario che tutti i creditori accettino l’offerta.
In questa modalità di risanamento dei debiti si prende contatto direttamente con le creditrici e si chiede loro di rinunciare per un determinato periodo (ad es. 3 mesi) a far valere il proprio credito e a intentare esecuzioni (cosiddetta «moratoria»), in modo da poter redigere una panoramica della situazione finanziaria e personale della debitrice e un budget di risanamento (cfr. «Che cos’è un budget di risanamento?»). In presenza di un avanzo del budget e/o se la debitrice dispone di un patrimonio, questa sottopone alle creditrici un’offerta su quanto riesce a pagare (cfr. «Quanto devo pagare ai creditori?» e «Le creditrici ricevono tutte la stessa quota?»). Le creditrici possono accettare o rifiutare l’offerta. Tuttavia, affinché il concordato extragiudiziale venga in essere, tutte le creditrici devono accettare l’offerta. Va aggiunto che, se sono già in corso esecuzioni, può essere sensato procedere a un appuramento bonale dei debiti mediante trattative private.
«Appuramento bonale dei debiti mediante trattative private» significa che la moratoria (ossia il fatto che i crediti non vengano fatti valere per un determinato periodo di tempo) viene richiesta al tribunale. Questa modalità, però, implica anche delle spese giudiziarie. Se tuttavia il tribunale autorizza la moratoria, le esecuzioni correnti vengono fermate e non è possibile intentarne di nuove fino al termine della moratoria. È fatta eccezione per gli alimenti, che possono continuare a essere escussi. La moratoria può avere una durata massima di sei mesi; inoltre, il tribunale si serve di un cosiddetto «commissario» che si occupa della procedura di risanamento dei debiti. Per il resto, il risanamento dei debiti si svolge analogamente al concordato extragiudiziale (cfr. «Che cos’è un concordato extragiudiziale?»): il debitore, o più precisamente il commissario, presenta un’offerta che anche in questo caso deve essere accolta da tutti i creditori affinché il risanamento dei debiti sia posto in essere.
(Base legale: art. 333 segg. LEF)
Se non tutte le creditrici accettano l’offerta, la debitrice ha la possibilità di ricorrere al cosiddetto «concordato giudiziale». Anche nel quadro di questa modalità di risanamento dei debiti la debitrice deve rivolgersi al tribunale e far fronte a delle spese giudiziarie. Il tribunale decide dunque in merito alla moratoria (ossia al fatto che i crediti non vengano fatti valere per un determinato periodo di tempo): se la autorizza, le esecuzioni correnti vengono fermate e non è possibile intentarne di nuove fino al termine della moratoria stessa. In questo caso, però, il tribunale decide anche in merito al concordato stesso, che è posto in essere solo se confermato dal tribunale, a condizione che il 51% delle creditrici che detengono almeno 2/3 dell’importo complessivo del credito o che il 25% delle creditrici che detengono 3/4 dell’importo complessivo del credito acconsentano al concordato. L’offerta, inoltre, deve essere in giusta proporzione al budget di risanamento. Se il tribunale conferma il concordato, questo vale per tutte le creditrici, anche per quelle che non sono d’accordo con l’offerta. Anche in questo caso si ricorre a un commissario che si occupa della procedura di risanamento dei debiti. Se il concordato giudiziale non viene in essere, si dichiara automaticamente il fallimento della debitrice (cfr. «Fallimento personale»).
(Base legale: art. 293 segg. LEF)
Le esecuzioni e gli attestati di carenza di beni (cfr. «Esecuzione/pignoramento») sono riportati in un registro dell’ufficio d’esecuzione.
La legge non garantisce il diritto alla cancellazione dell’esecuzione a seguito del pagamento del debito da parte del debitore: ecco perché, prima di pagare il debito, è bene prendere accordi con i creditori affinché questi ritirino l’esecuzione e la facciano cancellare gratuitamente dal registro delle esecuzioni a seguito del risanamento dei debiti.
Il requisito perché gli attestati di carenza di beni possano essere cancellati dal registro è che siano stati pagati o siano caduti in prescrizione. Pertanto, a seguito di un risanamento dei debiti, il debitore ha diritto per legge alla cancellazione degli attestati di carenza di beni dal registro. Perché ciò accada, il debitore deve dimostrare di fronte all’ufficio d’esecuzione di aver pagato l’importo concordato con i creditori, il che a volte può risultare difficoltoso: pertanto consigliamo al debitore di prendere accordi scritti con i creditori prima di pagare gli attestati di carenza di beni, in modo tale che dopo il pagamento degli attestati i creditori rilascino una quietanza degli stessi e rimettano gratuitamente gli originali al debitore o all’ufficio d’esecuzione.
(Base legale: art. 149a cpv. 3 LEF e art. 265 cpv. 2 LEF)
In caso di risanamento dei debiti, raccomandiamo di consultare un servizio serio di consulenza in materia di debiti. Cliccando su «Servizi di consulenza vicini a voi» (link) potete inserire il numero postale di avviamento del vostro luogo di residenza e trovare così un servizio serio di consulenza in materia di debiti nella vostra zona. Questi servizi di consulenza fanno parte dell’Associazione mantello svizzera di consulenza in materia di debiti «Schuldenberatung Schweiz» (sito solo in tedesco e francese).