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Ci son cose che vanno scritte a mano perché solo così possono apparire. Un movimento divenuto ormai automatico ma che necessita di un comando ben superiore alla comunicazione delle coordinate in cui si trova un tasto. Che poi, movimento, io la chiamerei piuttosto un'aggregazione.
È una cosa che parte da molteplici direzioni per andare a congiungersi infine sul foglio in ciò che vedi. Perché in una C non c'è solo un movimento curvo, e una H non è composta solo da tre tratti distinti. No, quando scrivi una lettera a mano senti proprio pezzi di cose staccarsi da immagini, sogni, momenti, esperienze, odori e colori e correre tutti lì assieme nelle dita, a spostare la penna.
Se volete provate: mettetevi anche voi davanti alla finestra, magari in compagnia di un buon bicchiere di vino rosso e musica jazz. Abbassate gli occhi, intingete la punta nell'inchiostro e provate a scrivere una F: la sentite anche voi vero la corsa delle cose che vi si staccano dentro per unirsi nel tratto? Visto che avevo ragione? E guardate che quel rumore che avete sentito non era il sibilo del vento, no, era il sibilo dell'apparire.