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LONDRA - 2,1 miliardi di sterline, da elargire al fondo d'emergenza in caso di una Brexit senza accordo. Li ha stanziati il premier Boris Johnson con una mossa controversa che ha l'intento abbastanza chiaro di aumentare la pressione su Bruxelles dimostrando che, sì, il Regno Unito sta facendo sul serio.
I fondi, che si aggiungono ad altri 4.2 miliardi di sterline, verranno utilizzati prevalentemente per il rifornimento e stoccaggio di beni essenziali come i farmaci, per lo schieramento alle frontiere e alle dogane di 500 agenti - che si occuperanno sia dei passaporti sia delle merci - e una campagna di sensibilizzazione ai possibili disordini per la popolazione.
La mossa non ha mancato di indignare l'opposizione secondo la quale Johnson avrebbe già rinunciato in toto a una qualsiasi trattativa con l'Ue: «È uno spreco di soldi alla faccia dei contribuenti, miliardi che si sarebbero potuti usare per finanziare scuole, ospedali e per aiutare i bisognosi», ha commentato John McDonnel.
Inoltre secondo alcuni critici è impossibile formare questi fantomatici 500 agenti in poco più di tre mesi, per altri sarebbero decisamente troppo pochi (il bisogno reale, anche solo per gestire l'emergenza alle dogane commerciali dovrebbe essere di 5'500, stando a stime ufficiali rese pubbliche in passato).
Malgrado ciò Johnson ha più volte esplicitato che l'attuale accordo è «antidemocratico» citando la delicata questione del confine irlandese puntando il dito contro l'Ue che, secondo lui, sarebbe l'unica responsabile in caso di "no deal". La questione verrà affrontata nei prossimi due giorni da un inviato del Regno Unito a Bruxelles.