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Non è un segreto ed è stato anche confermato ufficialmente dalla portavoce della Commissione europea Mina Andreeva in occasione di una conferenza stampa: nell’attuazione dell’articolo 121a della Costituzione federale sull’immigrazione, l’UE ha esercitato un’influenza che, per quanto inopportuna, nell’ambito del processo legislativo svizzero ha avuto la sua efficacia.
Da quando l’UE ha capito che, con il suo comportamento minatorio, riesce a intimidire e a mettere in riga una maggioranza del Parlamento svizzero, porta avanti la sua politica di potere. Ad esempio, nell’ultimo rapporto sulla politica economica esterna si legge che, visto lo stato attuale delle relazioni Svizzera-UE, nel 2016 non è stato possibile portare a termine le necessarie modifiche nell’ambito degli ostacoli tecnici al commercio. A questo proposito chiedo al Consiglio federale:
- Che cosa si intende esattamente con “stato attuale” e in che modo questo influisce sugli ostacoli tecnici al commercio ma non sugli accordi bilaterali di gran lunga più importanti per l’UE, come l’Accordo sui trasporti terrestri?
- Siamo di fronte a un atto di ritorsione da parte dell’UE volto a riportare la Svizzera già da oggi sulla buona strada in vista dell’iniziativa per l’autodeterminazione, ancora da votare?
- Nelle scorse settimane il Consiglio federale ha espresso più volte posizioni critiche in merito a decisioni prese dai governi di altri Paesi (p. es. Stati Uniti e Israele), sebbene queste non riguardino in alcun modo la Svizzera e i governi in questione non si aspettino dal nostro Paese lezioni di morale, che tra l’altro non starebbero ad ascoltare. Il Consiglio federale non ritiene più opportuno opporsi ai tentativi di pressione dell’UE, il che richiede sì una maggiore dose di coraggio, ma sarebbe nell’interesse della Svizzera?