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Il Museo delle Antichità di Basilea espone, in grandezza originale, la ricostruzione della tomba di Thutmosis III, il più grande faraone della 18a dinastia.
Decorata con testi e immagini tratti dall'Amduat, il libro dei morti, la tomba è un'occasione per conoscere da vicino i miti e le credenze dell'antica civiltà egizia.
A un anno e mezzo dalla grande mostra su Tutankhamon, il Museo delle Antichità di Basilea dedica un'altra straordinaria esposizione all'antico Egitto. Centro della mostra è la ricostruzione perfetta e in grandezza naturale della stanza del sarcofago di Thutmosis III.
"Questa ricostruzione è importante – ci spiega Andrea Bignasca, vicedirettore del Museo delle Antichità di Basilea - perché è l'unica ricostruzione pittorica che esiste del libro dell'Amduat, il libro che descrive l'oltretomba egiziano."
La prima raffigurazione dell'Amduat
Thutmosis III, vissuto nel XV° secolo a.C., ebbe indubbiamente un ruolo di primo piano nella storia egiziana, ma non meno importante per la comprensione di questa civiltà è la sua tomba che cominciò a far costruire quand'era ancora in vita.
Di particolare importanza è la camera del sepolcro che fu decorata con testi e immagini tratti dal libro dell'Amduat, conosciuto come il libro dei morti. Questo testo, nel quale è descritto il viaggio notturno del sole verso l'aldilà, è stato tramandato in geroglifico anche in diverse altre occasioni ma non era mai stato rappresentato visivamente.
Quella offerta dalla mostra del Museo delle Antichità è perciò un'occasione davvero speciale perché presenta al visitatore la copia della più antica tomba che abbia raffigurato l'Amduat: una versione assolutamente unica per avere un'immagine visiva di quello che pensavano gli egiziani 3500 anni fa.
La camera del sepolcro
Entrando nella camera funeraria, un ovale di circa 15m per 8, si ha l'impressione di trovarsi in una sala dove sia stato srotolato un enorme papiro su cui è disegnata una storia a fumetti.
I geroglifici e i disegni, redatti quasi sempre in colore nero, trasportano il visitatore in una dimensione fantastica che descrive il viaggio notturno del sole nell'aldilà. Ciò che il disco di Nebra, risalente più o meno alla stessa epoca, racconta in maniera schematica, viene qui descritto con una sovrabbondanza di immagini e particolari.
Le 12 ore di viaggio notturne compiute dal sole sotto la terra e quindi per trasposizione il viaggio che il faraone effettua dopo la sua morte, si svolgono su una barca e sono descritte e raffigurate ora per ora.
Miti dell'antico Egitto
L'entrata nel mondo degli inferi è costellato da elementi positivi. C'è molta acqua, c'è anche tanta vegetazione e ci sono numerose divinità che proteggono il faraone e il dio sole durante il loro viaggio sotterraneo.
"Nella prima ora la nave su cui viaggia il sole e quindi il faraone – ci spiega Andrea Bignasca - incontra la divinità della giustizia e dell'ordine, la Maat egiziana. Questo vuol significare che anche nell'oltretomba, per credenza egiziana, regnano l'ordine e la giustizia esattamente come nel regno terreno di un faraone."
A partire dalla 4a ora avviene la discesa nelle parti più pericolose dell'oltretomba. La barca del dio sole entra nel regno sotterraneo di Sokar, la divinità del deserto e della polvere, un luogo minaccioso che viene superato facendo trascinare da dei servi la barca sulla sabbia.
Poi viene narrato lo scontro contro il serpente Apophis, un enorme serpente che cerca di fermare la barca del sole ma viene sconfitto attraverso la magia. Alla fine, nella dodicesima ora, il sole e quindi il faraone rinascono passando attraverso il corpo di un grandissimo serpente, considerato il circondatore di tutto il mondo.
"Al contrario della civiltà Greca o Mesopotamica – aggiunge Andrea Bignasca - l'oltretomba egizio è estremamente positivo. Dopo la morte si prevede una rinascita, proprio come si poteva osservare guardando il sole che ogni giorno nasce e poi tramonta."
Documentazione e salvaguardia
La camera funeraria esposta al museo dell'Antichità non è una ricostruzione fotografica. Essa è un facsimile della tomba realizzato dopo una scannerizzazione in loco di tutte le parti della decorazione della tomba originale.
"C'è una ditta di Madrid – continua Andrea Bignasca - che lavora da qualche anno molto da vicino con il servizio delle antichità egiziane al Cairo per ricostruire, in maniera fedele all'originale, queste tombe dei grandi faraoni della Valle dei Re."
"Il senso di tutta questa operazione è di salvaguardare queste tombe. C'è troppa gente che va a vederle, c'è troppa umidità che si produce all'interno delle tombe e quindi le pitture parietali e i testi che erano rappresentati come decorazione, adagio, adagio vanno scomparendo."
Ricostruire questi monumenti significa, da un lato, garantire una documentazione precisa dello status quo di queste tombe e dall'altro, mostrarle al grande pubblico senza danneggiare gli originali.
La tecnologia e l'intelligenza umana hanno fatto il primo passo, ora spetta al pubblico fare il prossimo: visitare le riproduzioni significa infatti contribuire alla preservazione di un patrimonio culturale mondiale.
swissinfo, Paola Beltrame, Basilea
Fatti e cifre
Thutmosis III giunse al trono ancora fanciullo ma per 22 anni regnò insieme alla zia. Solo nel 1458 a.C., all'età di 25 anni, prese realmente possesso del regno.
Conquistò territori in Asia e, a sud del regno, anche la Nubia. Costruì templi e strade e portò la cultura egizia un po' in tutte le regioni del mediterraneo dov'era riconosciuto come una grandissima personalità.
In breve
"Nella tomba del Faraone. Le ore notturne del Sole", in corso al Museo delle Antichità di Basilea, rimarrà aperta fino al 21 gennaio 2007.
La ricostruzione della camera funeraria di Thtmosis III è stata realizzata dalla Factum Arte di Madrid. Grazie ad un'operazione che combina la tecnica digitale al lavoro artigianale, le decorazioni della ricostruzione sono state riprodotte con una precisione davvero eccezionale e fedele all'originale.
Oltre alla ricostruzione della tomba, la mostra comprende un'altra sezione con reperti archeologici originali provenienti dalla collezione del Museo delle Antichità di Basilea e dal Kestner-Museum di Hannover.