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L'azienda di Elon Musk si prepara ad avviare il suo primo trial clinico. L'obiettivo: riuscire a controllare dei device con il pensiero
FREMONT - Ad alcuni mesi dall'autorizzazione della Food and Drug Administration (Fda) a procedere in un primo trial clinico sugli esseri umani, la società di ricerca Neuralink di Elon Musk ha aperto le candidature per testare una interfaccia neuronale wireless (Bci) che, impiantata nel cervello, dovrebbe permettere di controllare dei device con il pensiero.
Le iscrizioni al programma sono aperte a tutti coloro che soffrono di una tetraplegia causata da una lesione del midollo spinale cervicale o di una Sclerosi laterale amiotrofica (Sla). Il trial, batezzato Precise Robotically Implanted Brain-Computer Interface (PRIME) Study, vedrà per la prima volta l'utilizzo sul cervello umano non solo di un chip ultrafine e flessibile (N1), ma anche di un robot chirurgico (R1) che verrà utilizzato come braccio per impiantare il sistema in una zona del cervello che controlla le intenzioni al fine di arrivare a un movimento.
Una volta impiantato, si legge in una nota pubblicata da Neuralink, N1 risulterà invisibile e il suo obiettivo sarà quello di captare e trasmettere i segnali inviati dal cervello a un'applicazione che decodificherà le intenzioni della persona. Il trial verrà ritenuto un successo se le persone che si presteranno all'esperimento riusciranno a controllare il cursore di un computer o una tastiera solo usando i propri pensieri.
Un'azienda controversa - Seppur la Fda abbia autorizzato la società di Elon Musk a procedere, Neuralink non è immacolata. Da dicembre dello scorso anno è infatti al centro di un'indagine federale, aperta su richiesta del procuratore federale dal Dipartimento dell'Agricoltura degli Stati Uniti, in quanto avrebbe violato l'Animal Welfare Act - in cui sono contenute le direttive secondo le quali condurre dei test sugli animali.
L'inchiesta era stata avviata in seguito alle denunce di attuali ed ex dipendenti secondo cui troppi animali - almeno 1'500 tra maiali, pecore, scimmie, ratti e topi - erano morti sotto i ferri. Come motivazione indicavano che il miliardario stesse operando enormi pressioni sui ricercatori al fine di ottenere dei risultati nel minore tempo possibile.