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L’UDC è sconcertata nel constatare che la maggioranza dei rappresentanti del PPD e la metà dei deputati PLR non respingono definitivamente il Patto dell’OBU per le migrazioni. Grazie all’UDC, questo patto sarà perlomeno sottoposto al parlamento e, se gli altri partiti borghesi manterranno la parola, anche al popolo.
Al Consiglio degli Stati, il PPD e il PLR hanno ancora una volta fatto causa comune con la sinistra, ottenendo il rigetto della mozione del consigliere agli Stati Hannes Germann. Così, la proposta di esigere dal Consiglio federale che rinunci definitivamente a sottoscrivere questo Patto per le migrazioni, progetto estremamente nocivo per la Svizzera, è stata archiviata. L’UDC ricorda tuttavia al PPD e al PLR che hanno promesso, durante la campagna sull’iniziativa per l’autodeterminazione, che avrebbero vegliato sul rispetto della democrazia diretta. Essa li invita pertanto a votare come lei affinché il Patto per le migrazioni sia sottoposto al popolo.
Il gruppo parlamentare UDC ha depositato oggi due interventi concernenti l’ONU e i trattati internazionali. Essa chiede, da una parte, che la Svizzera rinunci a candidarsi a un seggio nel Consiglio di sicurezza dell’ONU e, dall’altra, che le convenzioni del tipo “soft law”, come il Patto per le migrazioni, siano automaticamente sottoposte all’Assemblea federale. È vero che le norme di diritto internazionale non hanno talvolta carattere vincolante, contengono tuttavia spesso degli obblighi di rendere conto del proprio operato e la loro applicazione è sorvegliata da organizzazioni internazionali che non esitano a criticare pubblicamente gli Stati che non vi adempiono.
L’UDC considera la decisione presa oggi dal Consiglio degli Stati di subordinare a condizioni il contributo di oltre un miliardo di franchi al fondo di coesione dell’UE, come un ulteriore successo della sua politica estera. Essa continua, naturalmente, a rifiutare di principio questo genere di contributi, ma accoglie tuttavia con favore la decisione del Consiglio degli Stati di versare questi 1,3 miliardi di franchi solo a condizione che l’UE la smetta di discriminare la Svizzera rifiutando, per esempio, di riconoscere l’equivalenza della borsa svizzera o con altre manovre vessatorie.