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La Svizzera non dispone di una base giuridica sufficiente per incarcerare una persona condannata a seguire una misura terapeutica. La Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU) conferma la condanna della Svizzera a dicembre e rifiuta di portare il caso dinanzi alla Grande Camera (la massima istanza della CEDU).
Nel dicembre 2019, la CEDU aveva condannato la Svizzera per aver incarcerato una persona che era in attesa di una decisione su una misura terapeutica. I giudici di Strasburgo hanno sottolineato che la giurisprudenza invocata dal Tribunale federale a sostegno di questa pratica non giustificava una tale violazione del diritto alla libertà e alla sicurezza.
Dopo questa decisione, la Svizzera ha chiesto che il caso fosse portato dinanzi alla Grande Camera della CEDU. Questa richiesta è stata respinta la scorsa settimana. La sentenza di dicembre è quindi definitiva, così come definitivo è l'obbligo, per la Svizzera, di indennizzare il denunciante con 25'000 euro (circa 22'000 franchi) di danni morali e 4'000 euro di spese processuali.
Il Tribunale federale tuttavia si rifiuta di mettere in pratica la decisione della CEDU ritenendola “incomprensibile”. In una sentenza pubblicata la scorsa settimana relativa a un molestatore sessuale, il Tribunale federale ha ribadito che la sua giurisprudenza ha consentito di tenere sotto controllo una persona condannata per motivi di sicurezza. Ha aggiunto che la posizione della CEDU non era comprensibile e ha quindi confermato che manterrà la giurisprudenza finora in vigore.
Nella sentenza, il Tribunale federale indica tuttavia che sono in corso lavori a livello legislativo per fornire alla Svizzera la base giuridica mancante.