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BERNA - Il mancato rispetto del benessere animale in Svizzera è il principale problema nel processo di macellazione. Lo dicono le autorità federali che, per oltre un anno, hanno eseguito un'indagine in tutto il Paese.
L'Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria (USAV), cui compete l'alta vigilanza in materia, tra gennaio 2018 e marzo 2019, ha effettuato controlli in 67 macelli di grandi e piccole dimensioni in tutto il Paese (47 nella Svizzera tedesca, compreso l'insieme dei Grigioni, e nel Liechtenstein; 16 in Romandia e l'insieme del Vallese; e quattro in Ticino) in cui si pratica l'abbattimento di bovini, ovini, caprini e suini.
Pur costituendo il 10% dei mattatoi elvetici, l'analisi non è rappresentativa, sottolinea un rapporto pubblicato oggi dall'Unità federale per la filiera agroalimentare (UFAL), cui l'USAV ha affidato l'indagine. Infatti in parte sono state scelte apposta aziende a rischio, le cui lacune erano già state notate in precedenti ispezioni cantonali (l'attuazione delle prescrizioni legali nei macelli è di competenza dei Cantoni).
Se "moltissimi" dei macelli visitati trattano con cura gli animali loro affidati e il sistema del controllo delle carni è «fondamentalmente buono», la «maggior parte» dei mattatoi - soprattutto quelli piccoli - presenta lacune nell'ambito della protezione degli animali durante tre delle sei fasi del processo di macellazione: il ricovero durante la notte, lo stordimento e il dissanguamento.
Durante la notte gli animali frequentemente non hanno accesso all'acqua e quasi sempre sono privati di foraggio e di una lettiera. «Spesso manca il controllo dell'efficacia dell'avvenuto stordimento», scrive l'UFAL. Questo è generalmente dovuto alla mancanza di sensibilizzazione o di formazione, ai sostenuti ritmi di lavoro e al poco tempo disponibile per l'abbattimento. La potenza della corrente dell'apparecchiatura ad esempio non è sempre sufficiente. Per i bovini il periodo tra stordimento e dissanguamento è troppo lungo.
Nella maggioranza dei mattatoi, il personale non verifica se il dissanguamento, soprattutto per i maiali, è avvenuto correttamente. Le piccole strutture non documentano i controlli. L'UFAL aggiunge che l'autocontrollo dei macelli in materia di protezione animale è spesso latitante.
Dall'analisi emerge anche che gran parte dei veterinari ufficiali (cui compete il controllo delle carni) espleta i propri compiti nei grandi macelli, ma spesso non è presente, a causa di risorse limitate, in quelli di esigua capacità produttiva. Nell'ambito della verifica delle carni, essi si concentrano prevalentemente sul controllo degli animali prima della macellazione e sul controllo delle carni alla fine della macellazione. Ciò comporta anche che il benessere degli animali non venga analizzato conformemente alle norme o che in alcune aziende non venga controllato affatto.
Nei macelli con lacune l'USAV ha ordinato alle autorità cantonali veterinarie competenti di ripristinare immediatamente una situazione conforme alla protezione degli animali adottando le necessarie misure e i Cantoni hanno subito reagito. La Confederazione ha poi chiesto ai Cantoni di rivalutare i bisogni in personale veterinario e in risorse.
Più a medio termine, per sensibilizzare il personale dei macelli, verrà aggiornata la formazione e la formazione continua. Infine, le raccomandazioni dell'UFAL sono integrate nella revisione in corso dell'Ordinanza concernente la protezione degli animali nella macellazione (OPAnMac). I principali adattamenti riguardano i metodi di stordimento.
L'USAV verificherà fra tre anni se le misure avviate avranno ottenuto l'efficacia auspicata.