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di Daniele Scarabel
20 Per fede Isacco benedisse Giacobbe ed Esaù anche riguardo a cose future. 21 Per fede Giacobbe, morente, benedisse ciascuno dei figli di Giuseppe e adorò appoggiandosi in cima al suo bastone. 22 Per fede Giuseppe, quando stava per morire, fece menzione dell’esodo dei figli d’ Israele e diede disposizioni circa le sue ossa. (Ebrei 11:20-22)
I versetti di oggi si concentrano sulla fede mostrata dai discendenti di Abraamo verso la fine della loro vita. Isacco, Giacobbe e Giuseppe hanno dimostrato in modo particolare la loro fede, quando verso la fine della loro vita hanno continuato a confidare in un Dio che mantiene le sue promesse. Per fede hanno guardato avanti, pensando anche a chi veniva dopo di loro.
Dio è sovrano, nonostante i fallimenti umani
20 Per fede Isacco benedisse Giacobbe ed Esaù anche riguardo a cose future.
La storia di cui si parla in questo versetto è narrata in Genesi 27. Isacco era oramai vecchio e cieco. Credeva di essere giunto alla fine della sua vita e decise che era giunto il momento di benedire Esaù il suo primogenito, come voleva la tradizione. Dei due gemelli Esaù era anche il prediletto di papà, mentre Giacobbe era il preferito di mamma.
Alla loro nascita Dio aveva però chiaramente predetto a Rebecca loro madre che Giacobbe, il figlio minore, sarebbe stato l’erede della promessa data ad Abraamo e poi trasmessa a Isacco. Purtroppo né Rebecca, né Giacobbe ebbero pazienza e così, quando giunse il momento della benedizione, usarono l’inganno per spingere il padre Isacco a benedire Giacobbe al posto di Esaù. Senza rendersene conto Isacco fece esattamente come aveva stabilito Dio
Perché allora Isacco viene annoverato tra gli eroi della fede? Si è guadagnato questo posto d’onore perché quando ha benedetto Giacobbe credendo che fosse Esaù, non ha solo chiesto delle benedizioni materiali per suo figlio, ha anche ripetuto e rinnovato le promesse che Dio aveva dato ad Abramo riguardo il futuro del popolo di Dio.
Nonostante tutto l’inganno, Isacco ha agito confidando nella fedeltà di Dio, sapendo che avrebbe mantenuto le promesse fatte a suo padre Abraamo. Per questo, anche dopo aver scoperto l’inganno, Isacco non si pentì di aver benedetto il figlio sbagliato. Si rese conto che, pur senza volerlo, aveva contribuito all’adempimento della volontà di Dio.
Così, quando Esaù si lamentò col padre per non aver ricevuto la benedizione, Isacco gli disse:
…l’ho benedetto; e benedetto egli sarà. (Genesi 27:33b)
Ai nostri occhi tutta questa storia di intrighi e inganni può lasciarci sconcertati. Eppure Dio utilizzò tutta questa messinscena umana, dove ogni singola persona ha agito con egoismo e senza riguardo per Dio, per raggiungere i suoi obiettivi.
Anche l’apostolo Paolo si ricollega in parte a questa storia quando afferma:
Non dipende dunque né da chi vuole né da chi corre, ma da Dio che fa misericordia. (Romani 9:16)
Che cosa possiamo imparare dalla fede di Isacco? Che l’uomo è sì responsabile di seguire la volontà di Dio, ma ancora più importante è che confida nella sua fedeltà. Che anche quando le circostanze sembrano indicare l’opposto, Dio porta comunque a termine i suoi piani.
Se ci soffermiamo a guardare ai nostri fallimenti, al peccato che ci circonda, magari anche al peccato e alle mancanze in coloro che si dichiarano cristiani, potremmo pensare: “Non c’è speranza che il piano di Dio vada a buon fine…”. Ma la Bibbia ci insegna chiaramente che, malgrado le nostre debolezze e i nostri errori, tutta la volontà di Dio si adempirà.
Questo non deve spingerci all’apatia o all’indifferenza di fronte al peccato. Ci deve piuttosto incoraggiare a confidare ancora di più in Dio, a dispetto di ogni persona che ci delude o ci inganna. Se serviamo Dio per fede, confidando nelle sue promesse e facendo il possibile per agire in accordo con la sua volontà, possiamo essere certi che Dio raggiungerà i suoi obiettivi anche tramite noi e nonostante i nostri limiti.
Nei dodici anni che sono pastore di questa chiesa mi è capitato più volte di investire il mio tempo e le mie risorse nelle persone sbagliate. Persone che poi mi hanno deluso o che malgrado un buon inizio si sono nuovamente allontanate da Dio e dalla chiesa. Mi è anche capitato di pensare che non abbia senso investire in certe persone che sembrano non essere per nulla aperte per la volontà di Dio.
Dio ha dovuto correggermi in entrambe queste posizioni sbagliate. Ho scelto di investire nelle persone che Dio mette sul mio cammino e di lasciare poi a lui il resto. Se vogliamo essere partecipi alla costruzione del regno di Dio non possiamo lasciarci limitare dalle nostre debolezze o dalla possibilità che potremmo venire delusi o ingannati dal nostro prossimo.
Benedire la prossima generazione
Questo ci porta direttamente al prossimo esempio di Fede: Giacobbe.
21 Per fede Giacobbe, morente, benedisse ciascuno dei figli di Giuseppe e adorò appoggiandosi in cima al suo bastone.
Da giovane Giacobbe desiderava a tal punto le benedizioni di Dio, da essere disposto a mentire e ingannare pur di ottenerle. Invecchiando divenne più saggio. Aveva capito che, se voleva a sua volta trasmettere la benedizione di Dio alla sua famiglia, doveva agire per fede.
Per anni la sua relazione con Dio è stata caratterizzata da alti e bassi. Ma ora, ripassando i suoi lunghi anni di cammino con Dio, riconosce la sua mano in ogni evento. Se a un certo punto della sua vita pensava che non avrebbe mai più rivisto il suo amato figlio Giuseppe, Dio non solo glielo ha ridato, gli ha addirittura concesso di conoscere i figli di Giuseppe.
Quando giunse il momento di benedire la sua famiglia, non pregò solo per tutti i suoi figli uno dopo l’altro, pregò anche per i figli di Giuseppe, suoi nipoti, adottandoli come se fossero suoi figli e dando anche a loro una parte dell’eredità. Per fede Giacobbe sapeva che Dio gli avrebbe dato le giuste parole per ogni figlio e anche per i figli di Giuseppe.
Giacobbe morì senza aver gustato le cose che Dio aveva promesso ad Abraamo, ma desiderava trasmettere la benedizione di Dio alla prossima generazione. In questo è stato un esempio fede. Aveva riconosciuto la responsabilità davanti a Dio di tramandare ai suoi figli la benedizione ricevuta tramite suo padre Isacco e suo nonno Abraamo.
Questa è una responsabilità che ha anche ogni cristiano. Noi non siamo responsabili per ciò che la prossima generazione ne farà della benedizione ricevuta, ma siamo responsabili di tramandare loro le promesse di Dio. Siamo responsabili di condividere la nostra fede con loro. Siamo noi a dover trasmettere ai nostri figli la speranza che abbiamo in Gesù Cristo come unica fonte di salvezza e soddisfazione.
Non sono però solo i genitori ad avere questa grande responsabilità, bensì tutti i membri di questa chiesa. Come Giacobbe ha adottato i figli di Giuseppe benedicendoli, anche noi possiamo “adottare” spiritualmente la prossima generazione, mostrando loro con tanto amore perché noi crediamo e confidiamo in Gesù Cristo, che credere in Dio non è inutile o noioso.
Abbiamo il difficile compito di insegnare loro a curare e approfondire la loro propria relazione con Dio, senza imporre il nostro modo di vivere la fede. Giacobbe nelle sue preghiere profetiche per i suoi figli ha incluso anche molti avvertimenti, ma soprattutto aveva a cuore di dare a ciascuno la sua benedizione particolare.
Prima di chiederci cosa possiamo o vogliamo trasmettere alla prossima generazione, è importante che ci prendiamo del tempo per pregare per loro. Vi invito a includere la prossima generazione nelle nostre preghiere, a benedire i nostri giovani e a chiedere a Dio di proteggerli dagli influssi negativi della nostra società.
Da Giacobbe impariamo che tutte le benedizioni che noi abbiamo ricevuto da Dio non le possiamo tenere egoisticamente per noi. Le promesse di Dio per il suo popolo, per la sua chiesa, valgono per noi come anche per la generazione che arriverà dopo di noi e che magari farà le cose in modo diverso da come le abbiamo fatte noi.
Anticipare e preparare la nostra eredità
Qual è l’eredità che vogliamo lasciare dopo la nostra partenza da questo mondo?
22 Per fede Giuseppe, quando stava per morire, fece menzione dell’esodo dei figli d’Israele e diede disposizioni circa le sue ossa.
Nessuno aveva finora ancora visto l’adempimento delle promesse date da Dio ad Abraamo. Giacobbe morì in Egitto. Molti anni dopo, anche suo figlio Giuseppe morì là. Entrambi morirono lontani da Canaan, il paese che Dio aveva promesso alle loro famiglie. Entrambi Giacobbe e Giuseppe desideravano però essere sepolti nel paese di Canaan e diedero delle particolari disposizioni riguardo il loro funerale.
Così facendo volevano ricordare alle loro famiglie che, anche di fronte alla morte, continuavano a confidare nelle promesse di Dio. Credevano fermamente che Dio in futuro avrebbe dato Canaan in possesso alla loro famiglia.
Dio aveva preannunciato ad Abraamo che la sua famiglia sarebbe rimasta in Egitto per 400 anni. E che durante quel periodo avrebbero sofferto molto, ma che infine Dio li avrebbe salvati, riportandoli a Canaan come promesso ad Abraamo, Isacco e Giacobbe. Per fede Giuseppe aveva previsto che un giorno Dio avrebbe ricondotto il suo popolo via dall’Egitto.
Giuseppe voleva lasciare alla sua famiglia qualcosa che avrebbe dato loro speranza durate gli anni di sofferenza. Scelse di lasciare le proprie ossa. Il suo corpo fu imbalsamato e deposto in un sarcofago, per ricordare al popolo d’Israele che non sarebbe rimasto per sempre in Egitto.
Così, quando 300 anni dopo Dio liberò Israele dall’Egitto tramite Mosè, il popolo portò con sé il corpo di Giuseppe per poi seppellirlo a Canaan nella tomba di famiglia. Ciò che caratterizza la fede di Giuseppe è la sua capacità di guardare in avanti, perché la fede riguarda anche il futuro, non solo il presente.
Tutte le storie con Dio dei grandi uomini di fede hanno qualcosa in comune: ci mostrano che vivere con Gesù e per Gesù, ricevendo la forza dalla sua grazia, è più che sufficiente. Ciò che vorrei arrivare a trasmettere anche io alla prossima generazione è come ho capito, per me personalmente, il significato delle parole che Gesù rivolse all’apostolo Paolo:
La mia grazia ti basta, perché la mia potenza si dimostra perfetta nella debolezza. (2Corinzi 12:9)
Sin da quando avevo iniziato i miei studi di teologia, Dio mi aveva fatto capire che un giorno sarei tornato in Ticino per servirlo. Tutti i miei tentativi di cercare un posto come pastore in Ticino erano però miseramente falliti, ero alla fine degli studi e ancora non avevo trovato un posto di lavoro. Dio stava mettendo alla prova la mia fiducia nelle sue promesse.
Fu solo quando fui pronto ad accettare qualunque via Dio avesse previsto per me, che Dio mi sorprese nuovamente. Solo una settimana più tardi mi chiamò il responsabile per il Ticino, per offrirmi un posto come pastore qui a Locarno. Per me è stato un chiaro segno da parte di Dio che mi ha aiutato a restare fedele alla sua chiamata anche in mezzo a varie difficoltà.
La domanda che dobbiamo porci è: che tipo di eredità spirituale vogliamo lasciare alla generazione dopo di noi? La fede di Giuseppe era caratterizzata dalla speranza che le promesse di Dio si sarebbero avverate. Quali sono le cose più importanti riguardo alla tua relazione con Gesù, che tu vorresti lasciare come ricordo dalla tua vita?
Anche noi abbiamo una speranza da tramandare: che Cristo un giorno tornerà e che per la sua grazia in quel giorno ci troveremo alla presenza di Dio. Sei pronto a trasmettere a chi continuerà dopo di te il suo cammino con Dio questa speranza futura? Una speranza che va oltre il tuo presente e che ci spinge a confidare nella fedeltà e nella grazia di Dio?
Amen