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Espulsione criminali stranieri: il parlamento prende tempo
La camera alta del parlamento svizzero ha deciso giovedì di sottoporre ancora una volta al vaglio della competente commissione l’iniziativa popolare dell’Unione democratica di centro (UDC) sull’espulsione degli stranieri che commettono reati.
Il sì all’iniziativa per vietare la costruzione dei minareti rende necessaria una pausa di riflessione anche per l'iniziativa popolare dell'UDC sull'espulsione degli stranieri che commettono reati. È la posizione del Consiglio degli Stati, che dopo un acceso dibattito ha rinviato giovedì l'esame della controversa modifica costituzionale.
La camera dei cantoni ha deciso, con 30 voti contro 6, di rinviare il dossier alla commissione degli affari giuridici, che dovrà riesaminare la validità dell’iniziativa, in particolare dal punto di vista del diritto internazionale, e valutare l'opportunità di elaborare un controprogetto diretto, ossia una proposta alternativa di modifica costituzionale da sottoporre al voto popolare assieme all’iniziativa.
In novembre la commissione degli affari giuridici aveva bocciato l'iniziativa dell'UDC e sostenuto un controprogetto indiretto proposto dal governo sul piano legislativo, associandosi all’idea secondo cui soltanto gli stranieri che hanno commesso infrazioni penali gravi debbano vedersi sistematicamente ritirare il permesso di soggiorno. Optare per un controprogetto indiretto a livello legislativo avrebbe significato però spianare la strada al testo dell’UDC, che sarebbe stato sottoposto al voto dei cittadini senza nessuna controproposta.
Dopo il voto anti-minareti, s'impone ora una nuova riflessione, pacata e approfondita, ha detto a nome della commissione Hansheiri Inderkum. La questione verrà affrontata al più presto affinché il plenum possa esprimersi nella sessione primaverile, ha assicurato il rappresentante del Partito popolare democratico.
Secondo l'UDC, si tratta però solo di un modo per rinviare alle calende greche un'iniziativa giudicata scomoda. Senza il voto anti-minareti, ha affermato Maximilian Reimann, questa riflessione non si farebbe neppure: l'iniziativa – a suo dire – non lede infatti nessuna disposizione del diritto internazionale cogente, ossia quelle norme che nessuno Stato può ignorare.
swissinfo.ch e agenzie
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