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Dopo oltre due anni di lotta alla pandemia, i cantoni hanno presentato venerdì le 15 proposte elaborare per migliorare la collaborazione con la Confederazione in caso di crisi ed avere più voce in capitolo. La Conferenza dei governi (CDC, presieduta dal grigionese Christian Rathgeb chiede che in futuro gli scambi tra Confederazione e cantoni - che sono tenuti ad applicare le decisioni di Berna - siano intensificati e istituzionalizzati.
"La cooperazione con la Confederazione in situazioni straordinarie ha generalmente funzionato bene - scrive la CDC -. Tuttavia, il passaggio alla situazione speciale nel giugno 2020 e la successiva mancanza di preparazione cantonale per la seconda ondata in autunno hanno dimostrato che erano necessari migliori strumenti e processi di coordinamento". Secondo la Conferenza occorre che in Svizzera adotti un approccio più globale che coinvolga tutti i settori politici interessati (la pandemia iniziata come problema sanitario in breve ha richiesto risposte anche economiche, educative, sociali e di sicurezza), ma vanno anche ottimizzati il quadro giuridico e diversi processi. Né va trascurata la questione economica poiché "solo le misure il cui finanziamento è assicurato possono essere attuate". La Confederazione, a mente dei cantoni, deve quindi specificare la responsabilità finanziaria non appena decide una misura.
"Il sistema federale ha molti vantaggi"
I correttivi puntuali da apportare per una migliore collaborazione tra Confederazione e Cantoni sono numerosi. Ma la pandemia non ha mandato in crisi il federalismo, come emerge dai sondaggi e dalle interviste svolte negli scorsi mesi per conto della CDC dal Centro di competenza per il public management (KPM) dell'Università di Berna e dalla società di ricerca in studi politici Interface di Lucerna. Anche perché "ci sono sempre stati alti e bassi nel federalismo" anche senza crisi. Ma non solo. Nella gestione del Covid l'organizzazione federale dello Stato si è rivelata un vantaggio. "Anche se una crisi richiede un approccio uniforme in tutta la Svizzera, come è avvenuto regolarmente durante la pandemia, il sistema federale ha molti vantaggi" scrive la CDC aggiungendo che "in questo contesto, sarebbe sbagliato mettere fondamentalmente in discussione il sistema federale con la motivazione che è necessario un approccio uniforme". E ciò anche se il 60% dei rappresentanti cantonali ritiene che "soluzioni cantonali e regionali sono poco utili in caso di crisi nazionale".
Secondo gli attori cantonali, in alcune circostanze la Confederazione avrebbe dovuto essere più coerente, per esempio in materia di riduzione dei contatti (chiusura di ristoranti e negozi) e di obbligo della mascherina. Inoltre, per la maggioranza, Berna avrebbe fatto meglio a lasciare ai governi locali maggiori competenze in materia di regolamentazione dei comprensori sciistici e di apertura dei ristoranti.
Necessario anche il coinvolgimento dei comuni
In caso di crisi, secondo i governi ci vuole uno staff federale permanente e interdipartimentale, stabilito in associazione con i rappresentanti cantonali, per assicurare la preparazione delle basi per le decisioni politiche a livello federale. Da parte loro i cantoni dovrebbero sfruttare meglio il potenziale delle conferenze regionali per promuovere lo scambio e il coordinamento. Inoltre, i cantoni fin dall'inizio devono coinvolgere i comuni nella loro gestione della crisi in modo appropriato.
Piani pandemici cantonali e organizzazione della Confederazione da ripensare
Le risposte dei rappresentanti dei cantoni ai sondaggi fanno emergere una valutazione negativa dell'utilità dei piani pandemici esistenti e dell'organizzazione di crisi della Confederazione. Per la maggior parte dei rispondenti (54% in un caso e 58% nell'altro), i primi non si sono rivelati utili e la seconda non ha permesso una collaborazione efficace.