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Il sistema delle procedure accelerate per l'esame delle richieste d'asilo non è perfetto, ma funziona, anche se vi sono ancora aspetti da migliorare.
Lo ha dichiarato oggi ai media il direttore della Segreteria di stato della migrazione (SEM), Mario Gattiker, presentando un bilancio, a suo parere positivo, del nuovo sistema a poco meno di un anno dalla sua entrata in vigore.
Le procedure d'esame durano in media 50 giorni e il numero di persone che lasciano la Svizzera volontariamente è salito, ha aggiunto l'alto funzionario, minimizzando tuttavia il fatto che col nuovo sistema il 33% delle decisioni vengono impugnate davanti al Tribunale amministrativo federale (TAF), a fronte del 31% del vecchio sistema.
Per Gattiker, il livello di ricorsi a lungo termine oscilla attorno al 30%. A suo dire, ciò significa pur sempre che due domande su tre vengono accettate dal diretto interessato, segno che i collaboratori della SEM fanno un lavoro di qualità, nonostante il cambiamento radicale del sistema che prevede anche la consulenza legale gratuita per i richiedenti asilo.
Grazie alle procedure celeri i diretti interessati apprendono in tempi brevi se beneficeranno di protezione o se dovranno lasciare la Svizzera. Durante questo periodo, il postulante soggiorna in un centro federale d'asilo. Per un quinto delle domande d'asilo si fa capo invece alla procedura ampliata (in media 100 giorni per decidere). In questi casi i richiedenti vengono attribuiti a un Cantone. Quattro richieste su cinque sono trattate secondo la procedura celere o la procedura Dublino (35 giorni in media).
Secondo il direttore della SEM, con le procedure celeri ci si pone l'obiettivo di liquidare nel minor tempo possibile i casi chiaramente infondati, facendo in modo che le persone accolte, sia perché hanno ottenuto l'asilo sia perché sono degne di protezione, possano integrarsi rapidamente. Il sistema così come è concepito permette di proteggere chi ne ha veramente bisogno, a detta di Gattiker.
Un sistema simile era stato applicato durante il periodo delle cosiddette "primavere arabe": la regola delle 48 ore applicata all'epoca aveva consentito di liquidare un gran numero di domande di asilo chiaramente infondate.
Il nuovo sistema dei Centri federali di asilo consente di trattare le richieste in un unico luogo. I richiedenti asilo che non hanno diritto a rimanere possono approfittare del patrocinio gratuito di un legale e hanno inoltre accesso alla consulenza per il ritorno. Il gratuito patrocinio, ha sottolineato il direttore della SEM, fa aumentare anche l'accettazione delle decisioni poiché i richiedenti asilo vengono informati tempestivamente dai loro legali in merito al sistema d'asilo elvetico e alle loro opportunità.
Quanto prima una persona decide di partire, tanto maggiore sarà il sostegno che le verrà corrisposto per il rimpatrio, ha spiegato Gattiker, secondo cui si tratta del modo "più umano" per allontanare una persona cui è stato negato asilo. Questi provvedimenti si dimostrano efficaci: il numero di partenze volontarie è aumentato di circa un terzo col nuovo sistema, ha sottolineato il direttore della SEM.
Circa i ricorsi, Gattiker ha precisato che, considerato che siamo ancora in una fase di rodaggio, è del tutto normale che il TAF corregga le decisioni della SEM. Molte di queste sentenze riguardano lo stato di salute dei richiedenti e le difficoltà inerenti il rimpatrio, e non la procedura accelerata in sé, ha spiegato senza però fornire percentuali sul numero di ricorsi accolti dai giudici.
A tale proposito, dalle colonne della Neue Zürcher Zeitung di martedì 4 febbraio , la direttrice dell'Aiuto svizzero ai rifugiati, Miriam Behrens, aveva criticato l'approccio della SEM nella procedura accelerata di asilo, rimproverandole di concentrarsi troppo sulla velocità a scapito di correttezza e qualità. Un reclamo su tre da parte di un richiedente asilo verrebbe infatti accolto.
A detta di Gattiker, il sistema si trova in una fase di ottimizzazione, che va fatta anche con l'aiuto dei tribunali, un fatto del tutto normale in uno stato di diritto.
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