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Perché si è dovuto aspettare un naturalista inglese dell’Ottocento per avere la teoria dell’evoluzione per selezione naturale? Perché i filosofi non ci sono arrivati prima?
Con questa domanda – in realtà un’accusa, ma non sottilizziamo – Richard Dawkins ha celebrato su Twitter il Darwin Day 2014.
Al di là dello sfottò ai filosofi – i quali potrebbero rispondere che non ci sono arrivati neppure gli scienziati –, la domanda mi pare interessante.
Qui butto qualche riflessione. Criticate e integrate nei commenti.
Escluderei che prima di Darwin non ci fossero uomini abbastanza intelligenti da pensarci.
Rimangono due possibilità: o mancavano le conoscenze, o mancavano le idee.
Gli studi sulla natura, gli animali e le piante immagino ci fossero anche prima di Darwin. Per cui forse mancavano le idee.
L’idea di una evoluzione o trasformazione dei viventi non mancava, perché qualche filosofo l’aveva già tirata fuori. Non era inedita neppure l’idea di un albero della vita e quindi di una connessione tra tutte le creature viventi. Diffusa anche l’idea di una scala della natura, dagli esseri più semplici ai più complessi, ma questa concezione non piace molto ai biologi per cui lasciamola perdere.
Un’idea che probabilmente mancava era quella che si potesse ottenere conoscenza anche sporcandosi le mani, incrociando esemplari e vedendo quel che succede. Roba da allevatori, non da scienziati.
Altra idea che mancava e che forse è essenziale è il ruolo dell’individuo nella collettività. L’origine delle specie è uscito nello stesso anno di Sulla libertà di John Stuart Mill, e forse non è un caso perché in entrambi i testi si parla della produttività del conflitto tra il singolo e gli altri.
Aggiornamento
Questi alcuni tweet successivi di Dawkins:
Sembra, dal secondo tweet riportato, che per Dawkins il problema sia essenzialmente lo sporcandosi le mani.