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Oltre 1'200 entità svizzere figurano fra le 14'000 che hanno contribuito a creare le società registrate all'estero ma con attività in patria, oggetto dell'indagine giornalistica denominata "Panama Papers". Solo Hong Kong e Gran Bretagna ne contano di più.
Gli intermediari elvetici risultano tra i più dinamici: secondo quanto rivela il consorzio all'origine dell'inchiesta hanno contribuito alla creazione di 34'000 delle 214'000 società schermo, ovvero il 16% del totale. UBS, Credit Suisse (tramite una filiale) e la sede locale dell'HSBC figurano tra gli istituti più citati nell'iscrizione di queste "offshore" nei cosiddetti paradisi fiscali.
Nella Confederazione, il lavoro è stato cordinato da una cellula costituita da Matin Dimanche e SonntagsZeitung/Tages-Anzeiger, che ha annunciato una serie di articoli in merito.
"Tutto in regola"
Attività svolte nel rispetto delle leggi vigenti: è questa, in sintesi, la risposta delle banche svizzere citate. UBS e Credit Suisse non confermano le cifre fatte dagli autori (579 società schermo create da una filiale della prima e 918 da una della seconda), ma entrambe si dicono estranee a qualsiasi tentativo d'aggirare il fisco. "Non abbiamo nessun interesse ad anninistrare soldi non dichiarati o frutto di attività illegali", indica un comunicato del maggiore istituto elvetico. Gli fa eco il numero due, sottolineando che i clienti esteri devono dimostrare d'essere in regola.
ATS/dg
Dal Tg20.00:
Dal TG20.00:
Dal TG 12.30:
- RG 18.30 del 04/04/2016: il servizio di Thomas Paggini
- RG 18.30 del 04/04/2016: il servizio di Chiara Savi