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Ringrazia Dio per la sua opera in te
Daniele Scarabel
Pastore
Se guardi alla tua vita, a come Dio ha lavorato finora in te, per che cosa vorresti ringraziarlo? Può essere un buon esercizio soffermarci ogni tanto chiedendoci: per che cosa sono attualmente grato nella mia vita? Vedo l’opera di Dio in me? O meglio ancora: vedo l’opera di Dio nella chiesa? Essere grati a Dio per ciò che ha fatto e fa per noi è un’attitudine che incoraggia e stimola il nostro cuore ad andare avanti con fiducia servendo il nostro Signore.
È questo l’insegnamento principale che l’Apostolo Paolo ci dà nei versetti iniziali della sua prima lettera alla chiesa dei Tessalonicesi, una chiesa che aveva personalmente fondato e curato, anche se solo per alcuni mesi. Per che cosa ringraziava Paolo? Vediamo e scopriamo insieme ciò che l’Apostolo scrisse nella sua lettera.
Noi siamo la chiesa di Dio
Paolo, Silvano e Timoteo alla chiesa dei Tessalonicesi che è in Dio Padre e nel Signore Gesù Cristo: grazia a voi e pace. (1 Tessalonicesi 1:1)
Con queste parole Paolo inizia la sua prima lettera ai Tessalonicesi. Ricordiamo che Paolo, Silvano (Sila) e Timoteo dovettero fuggire in mezzo alla notte da Tessalonica già dopo pochi mesi, senza aver avuto modo di salutare la chiesa. Timoteo era tornato per una breve visita a Tessalonica per accertarsi che stessero tutti bene, ma Paolo non li vedeva da parecchi mesi. Questa lettera fu dunque la prima occasione che ebbe per esprimere ciò che provava per loro.
Che Paolo fosse particolarmente e personalmente legato a questa giovane chiesa è evidente dal resto della lettera, ma già qui, se leggiamo che scrisse “alla chiesa dei Tessalonicesi”, dobbiamo immaginare come Paolo ricordasse i volti dei singoli credenti ai quali si era affezionato. Paolo non stava scrivendo a una chiesa come entità anonima, bensì a ogni singolo di quei credenti che formava la chiesa dei Tessalonicesi.
Può sembrare banale, ma la chiesa è formata da persone che amano e servono Dio. La Chiesa Viva di Locarno è formata da persone diverse fra loro, ma che amano e servono Dio. Sei consapevole di essere parte di questa chiesa e di dunque contribuire, nel positivo o nel negativo, alla sua crescita e al suo sviluppo?
La chiesa siamo noi, nel bene e nel male! Ma ricordiamo anche che la chiesa è “in Dio Padre e nel Signore Gesù Cristo”. Ogni volta che fatichi a sentirti parte della chiesa o quando certi comportamenti nella chiesa ti deludono, ricordati che la chiesa è di Dio! Noi siamo la chiesa e possiamo gioire e soffrire con essa, perché sappiamo che appartiene a Dio.
Sapere questo ci aiuta a vedere la chiesa nella giusta prospettiva e a voler augurare alla nostra chiesa la stessa cosa che Paolo augurava alla chiesa dei Tessalonicesi: “grazia a voi e pace”. È come se stesse dicendo: preparatevi a ricevere la grazia e la pace di Dio che voglio trasmettervi con questa lettera. E così Paolo entra nel vivo di ciò che desiderava scrivere alla chiesa.
I doni di Dio: fede, amore e speranza
Noi ringraziamo sempre Dio per voi tutti, nominandovi nelle nostre preghiere, ricordandoci continuamente, davanti al nostro Dio e Padre, dell’opera della vostra fede, delle fatiche del vostro amore e della costanza della vostra speranza nel nostro Signore Gesù Cristo. (1 Tessalonicesi 1:2-3)
Paolo era pieno di gioia pensando ai Tessalonicesi e questa gioia la esprimeva in preghiera. Le buone notizie riportate da Timoteo lo spinsero a ringraziare Dio ogni volta che pensava a loro. Una cosa che mi colpisce di questa frase è che Paolo li nominava nelle loro preghiere. Non è necessario passare ore a intercedere per qualcuno, ma come faceva Paolo, possiamo nominare le persone per le quali vogliamo intercedere nelle nostre preghiere davanti a Dio. Spero che tu abbia anche delle persone per le quali preghi, ma se non né così puoi menzionare me nelle tue preghiere: “Signore, benedici il pastore Daniele!”, e io ne sarei molto felice!
Paolo non ringraziava però semplicemente Dio perché i Tessalonicesi stavano bene, ma ringraziava per come era evidente che Dio stesse operando nella loro vita. I Tessalonicesi non erano perfetti, al contrario: alcuni criticavano Paolo, altri avevano dei comportamenti etici e morali discutibili e alcuni insegnavano dottrine sbagliate! Tutti argomenti che Paolo affronta nella sua lettera. Eppure, Paolo era grato per come Dio stava operando nella loro vita.
Questo ci insegna che possiamo essere grati per come Dio sta operando nella vita di una persona, anche se vediamo che c’è ancora tanto lavoro che deve essere fatto! Riesci ad essere grato per l’opera di Dio che vedi in altre persone nella chiesa anche se c’è ancora tanto lavoro da fare?
Che cosa vedeva Paolo in loro? Tre caratteristiche centrali: fede, speranza e amore. Nonostante la loro fede fosse ancora poco sviluppata, Paolo poteva ringraziare Dio perché vedeva come la loro fede produceva opere, come il loro amore li spingeva a non risparmiare né spese né fatica e come la loro speranza in Gesù Cristo che si traduceva in costanza.
La prima caratteristica è la fede che produce opere. Paolo non sta parlando della fede iniziale che spinge una persona a credere in Gesù Cristo, bensì di uno stile di vita di una persona che già ama Dio e che desidera piacere a Dio con tutta la sua vita. È quel tipo di fede della quale Giacomo scrisse “mostrami la tua fede senza le tue opere, e io con le mie opere ti mostrerò la mia fede” (Giacomo 2:18).
Se noi manteniamo ferma la nostra fede in Gesù Cristo, il risultato sarà Lui stesso che opera in noi. Riconosci in te il desiderio di vedere Gesù Cristo operare nella tua vita e attraverso di te? Riconosci in te il desiderio, nel limite della tua maturità spirituale, di vivere una vita che piaccia a Dio?
Le “opere della fede” saranno diverse per ogni credente, perché dipende da ciò che Dio ha preparato per ognuno di noi. Ma in generale possiamo dire che una fede genuina in Gesù Cristo si mostra in un desiderio di piacere a Dio.
La seconda caratteristica è l’amore che non risparmia né spesa né fatica. Paolo utilizza il termine “fatica”, che letteralmente indica una “lavoro intenso con tribolazione e fatica”, per indicare che ciò che Dio ci chiede di fare non è sempre solo bello e piacevole.
Se dunque da una parte abbiamo tutte le “opere della fede” che Dio ha preparato per noi, le “fatiche dell’amore” indicano l’intensità con la quale ci impegniamo a compiere queste opere. Le “fatiche dell’amore” sono tutte quelle volte che, spinti dall’amore di Dio per noi e dal nostro amore per Dio, andiamo oltre ciò che facciamo volentieri e affrontiamo con determinazione quelle opere che Dio ci affida e che preferiremmo evitare.
Attualmente, in che ambito della tua vita per Dio credi che serva la “fatica dell’amore” per riuscire a compiere ciò che Dio ti chiede di fare? Dove senti di aver particolarmente bisogno dell’amore di Dio per mettere ancora più impegno nel compiere un’opera che se fosse per te avresti abbandonato già da tempo?
Certe cose riusciamo a farle solo se siamo spinti dalla consapevolezza che tutto ciò che siamo e che abbiamo viene dal Signore. Ti sarai già chiesto tante volte “ma chi me lo fa fare!” pensando alla fatica che devi mettere nel fare certe cose che il Signore ti chiede di fare. Ma ricorda che, se sono veramente opere che il Signore ha preparato per te, l’unico modo per affrontarle è facendo affidamento sull’amore di Dio “che è stato sparso nei nostri cuori mediante lo Spirito Santo che ci è stato dato” (Romani 5:5).
La terza caratteristica per la quale Paolo ringrazia è la loro incrollabile speranza in Gesù Cristo che produceva in loro costanza, ad andare avanti senza mollare. La speranza biblica non è un semplice desiderio che qualcosa avvenga, indica più una fiducia e una certezza che qualcosa avverrà. È la fiducia che Dio manterrà tutte le sue promesse nonostante ogni apparenza contraria. Per Paolo è chiaro che noi possiamo andare avanti, solo perché Gesù è la nostra speranza! E questa speranza produce in noi la costanza nell’affrontare le varie sfide.
Il termine “costanza” deriva da due parole greche che potremmo tradurre con “rimanere sotto”. Una persona che ha costanza è una persona che rimane ferma sotto la pressione, che non si arrende di fronte alle sfide, che possono esterne (persecuzione, tentazione) oppure interne (dubbi, domande, confusione).
Quanto forte è la tua speranza nelle promesse di Dio? C’è una particolare promessa che hai letto nella Bibbia, o alla quale qualcuno ti ha reso attento in un momento di scoraggiamento, nella quale dovresti magari riporre più fiducia di quanto già stai facendo? In che modo la tua speranza nelle promesse di Dio potrebbe darti nuova costanza in ciò che stai facendo?
Prima che tu vada a casa cercando di sforzarti a spremere più fede, più amore o più speranza fuori dal tuo cuore, sappi che questi in realtà sono doni di Dio per ognuno di noi. Per questo Paolo ringrazia per l’opera della loro fede, per le fatiche del loro amore per la costanza della loro speranza “davanti al nostro Dio e Padre”. Paolo sapeva che era Dio stesso a operare queste cose in loro!
È Lui, Dio nostro Padre la fonte per la nostra fede, il nostro amore e la nostra speranza. Dio ci mette a disposizione fede, amore e speranza in Gesù Cristo. Se senti che te ne manca anche solo una delle tre, non esitare a chiederle a Dio Padre che ama donare ai suoi figli ciò che hanno bisogno. Non sforzarti a produrle da solo, perché non andresti lontano!
Non sottovalutare la potenza del Vangelo
Conosciamo, fratelli amati da Dio, la vostra elezione. Infatti il nostro vangelo non vi è stato annunziato soltanto con parole, ma anche con potenza, con lo Spirito Santo e con piena convinzione; infatti sapete come ci siamo comportati fra voi, per il vostro bene. (1 Tessalonicesi 1:4-5)
Prima abbiamo già visto che Paolo era grato per la vita dei Tessalonicesi, sebbene ci fosse ancora tanto lavoro da fare. E qui ci spiega il perché, dicendo: “Sappiamo, cari fratelli che Dio vi ama e che vi ha scelti per essere membri della sua famiglia”.
Spesso ci limitiamo a pensare all’amore di Dio di Giovanni 3:16 “Dio ha tanto amato il mondo…”, pensando che se ha amato il mondo allora ama anche me… Ma Dio ci ama e ci ha scelti personalmente! Riesci a crederlo per te stesso di essere amato da Dio e di essere stato scelto personalmente? Riesci a gioire dell’essere amato e scelto da Dio?
Il termine tecnico che Paolo utilizza qui è “elezione” e indica il fatto che è Dio stesso a scegliere personalmente chi appartiene al suo popolo. Alcuni scelgono di ignorare, mettere in dubbio, respingere o contestare la dottrina dell’elezione, perché ritengono che sia in conflitto con la dottrina della responsabilità umana. Ma la Bibbia afferma entrambe le cose: la scelta sovrana di Dio e la responsabilità umana nel rispondere alla chiamata di Dio.
Paolo poteva essere certo che i Tessalonicesi erano amati ed eletti da Dio, perché ne vedeva i segni: fede, amore e speranza. Ma quello non era l’unico motivo. Paolo sapeva che erano amati ed eletti, perché il Vangelo era giunto ai Tessalonicesi con potenza soprannaturale.
E qui una cosa risalta: Paolo parla del “nostro vangelo”. Non era il suo Vangelo nel senso che lui lo avesse formulato a suo piacimento o suo gusto. Era il Vangelo di Dio che Paolo aveva annunciato, ma era il suo Vangelo nel senso che era il Vangelo che lui aveva accolto a braccia aperte per la sua stessa salvezza in Gesù Cristo. E in questo senso io spero che sia anche il tuo Vangelo! Che ogni singola persona qui presente possa affermare di aver accettato personalmente il Vangelo di Gesù Cristo, di averlo fatto suo.
Il Vangelo è la buona notizia di ciò che Dio ha fatto nella persona e nell’opera di Gesù Cristo. In modo particolare ciò che ha compiuto nella sua crocifissione e resurrezione. Il Vangelo non è una questione di semplici parole. Il Vangelo è più che parole, ha anche potenza. Ha potenza per compiere miracoli, per darci segni meravigliosi da parte di Dio e, soprattutto, ha potenza per trasformare le nostre menti, i nostri cuori e le nostre vite. Il vero Vangelo ha potenza perché non parla di ciò che noi dobbiamo fare, ma di ciò che Cristo ha fatto e fa per noi. Tutto il resto ci porterà solamente a faticare senza successo.
Fede, amore e speranza possono giungere nella nostra vita e portare frutto solo siamo radicati nella potenza del Vangelo che opera in noi tramite lo Spirito Santo. La potenza del Vangelo apre i nostri cuori per l’agire dello Spirito Santo. È la potenza del Vangelo tramite l’azione dello Spirito Santo in noi a trasformare la nostra vita. Se la nostra fede porta frutto o meno non dipende tanto da quanto ci impegniamo, ma principalmente da quanto spazio lasciamo alla potenza del Vangelo di agire nella nostra vita tramite lo Spirito Santo.
Paolo era assolutamente convinto di tutto ciò quando annunciò il Vangelo ai Tessalonicesi. Per questo poté affermare che il Vangelo giunse a loro “con piena convinzione”. Sai anche tu che cosa ha fatto il Vangelo per te, a te e in te? Sei anche tu pienamente convinto della potenza del Vangelo che agisce tramite lo Spirito Santo?
Paolo ha sottolineato l’importanza della congruenza tra ciò che facciamo e ciò che crediamo, dicendo: “infatti sapete come ci siamo comportati fra voi, per il vostro bene”. Paolo ha potuto usare la propria condotta durante il periodo che è stato a Tessalonica, come prova della sua integrità e che aveva vissuto lui stesso ciò che predicava.
Se sei qui oggi è perché, così spero, il Vangelo ha già operato potentemente nella tua vita. Gioisci, perché sei amato e sei stato scelto da Dio! Ringrazia Dio per la sua opera in te: per la tua fede che opera, per il tuo amore che ti spinge ad agire e per la tua costanza basata sulla speranza in Gesù Cristo.
Oggi ti invito però ad aprire ancora di più il tuo cuore per l’opera potente di Dio nella tua vita, per la potenza del Vangelo che opera in te tramite lo Spirito Santo. Non possiamo dare a nessuno ciò che non abbiamo prima ricevuto noi stessi. Per questo la nostra preghiera dovrebbe essere: Signore voglio essere tuo servitore, opera in me prima di tutto, trasforma me, riempi me con il tuo Santo Spirito, prendi possesso della mia vita!
Amen