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Uno dei tre iracheni condannati lo scorso 18 marzo dal Tribunale penale federale (TPF) per sostegno all'Isis può già uscire di prigione. Lo stesso TPF ha accettato la sua richiesta di scarcerazione.
Il 21 luglio l'uomo, condannato a tre anni e mezzo di detenzione, avrà scontato i due terzi della pena, indica il tribunale di Bellinzona nella sua decisione pubblicata oggi, ricordando che è rimasto in carcere dal momento dell'arresto nel 2014.
Il TPF aggiunge che non ci sono indizi che lascino temere nuove infrazioni. Rileva tuttavia che i parametri presi in considerazione nella sentenza di condanna non vanno tutti chiaramente nel senso di una "prognosi" favorevole.
In appoggio alla sua richiesta di scarcerazione, l'iracheno sottolineava i legami che intrattiene con la Svizzera poiché la sua famiglia e i suoi fratelli e sorelle vi risiedono. Ha pure indicato di aver trovato un lavoro. Inoltre, la prigione regionale di Berna in cui è stato incarcerato gli ha rilasciato un'attestazione di buona condotta.
L'uomo è stato condannato in marzo principalmente per aver sostenuto l'attività dello Stato islamico (Isis) sulle reti sociali. Ad altri due coimputati, essi pure iracheni, uno dei quali in sedia a rotelle, il TPF aveva inflitto pene di 4 anni e 8 mesi. Non potranno quindi essere liberati prima del 2017. Un quarto connazionale, un ex imam (guida spirituale islamica) era stato prosciolto, non essendo stata dimostrata la sua appartenenza a un'organizzazione criminale.
Per i giudici di Bellinzona è dimostrato che i tre condannati hanno cercato di introdurre in Svizzera informazioni, materiale e persone in vista della realizzazione di un attentato.
Esprimendosi sulla sentenza, il procuratore generale della Confederazione Michael Lauber aveva parlato della necessità di trovare soluzione per la oro uscita di prigione. Egli aveva escluso una espulsione verso l'Iraq, a causa di "rischi troppo alti".
SDA-ATS