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In un editoriale sul New York Times l'economista premio Nobel Paul Krugman analizza l'attuale andamento dei mercati azionari, che oggi sembra totalmente scollegato dalla realtà.
Le recenti crescite sui mercati azionari, che recuperano rispetto ad inizio anno il terreno perso durante i mesi di lockdown, sembrano difficili da spiegare, a fronte della situazione economica incerta che tutto il mondo sta vivendo. In particolare negli Stati Uniti, alle prese oltre che con il dilagare del virus anche con le proteste contro il razzismo e la violenza della polizia, l’andamento dei listini sembra scollegato dalla realtà.
A trattare il tema in un editoriale pubblicato sul New York Times è l’economista premio Nobel Paul Krugman, che sostiene come quella in atto nelle borse si conformi con una bolla . “I mercati azionari non hanno mai un grande rapporto con l'economia reale, ma al giorno d'oggi non sembrano avere molto a che fare con la realtà in generale”, è uno dei giudizi espressi dall’economista statunitense. Krugman cita l’esempio di Hertz, il colosso del noleggio auto che è andato in fallimento negli USA e in Canada a fine maggio, secondo una procedura che garantisce tuttavia l’operatività della società mentre il debito viene ristrutturato. Secondo Krugman Hertz è l’esempio principale “della follia che ha travolto il mercato azionario in questi tempi di Covid-19 - una follia che può fare molto male, non perché i prezzi delle azioni stesse contino molto, ma perché Donald Trump e i suoi seguaci trattano il mercato azionario come una misura del loro successo”.
“Certo, il prezzo delle azioni Hertz è sceso da oltre 20 dollari a febbraio a meno di 1 dollaro all'inizio di giugno. Ma poi è successa una cosa divertente: gli investitori si sono improvvisamente accatastati nel titolo, facendolo salire di oltre il 500 per cento. E Hertz - in bancarotta! - ha annunciato piani per raccogliere fondi vendendo più azioni”, spiega Krugman.
“L'impennata dei prezzi delle azioni avvenuta tra la metà di maggio e l'improvviso crollo di giovedì è stata guidata, in larga misura, da investitori che si sono precipitati in aziende molto dubbie - quello che un osservatore ha definito un "volo verso la spazzatura””, spiega l’economista.
Secondo Krugman l’andamento dei mercati azionari negli ultimi mesi si può riassumere in tre distinte fasi. “Il primo atto è stato l'enorme declino che i mercati hanno vissuto quando la minaccia di Covid-19 è diventata chiara. Questo calo rifletteva le giustificate preoccupazioni per i profitti futuri, ma rifletteva anche una crisi finanziaria in via di sviluppo”. Tuttavia la Federal Reserve “si è mossa rapidamente, acquistando obbligazioni, istituendo speciali strutture di prestito, e facendo essenzialmente tutto il necessario per lubrificare i mercati e mantenere il denaro che scorre liberamente”.
“Il risultato è stato il secondo atto della commedia, un rimbalzo delle azioni che ha compensato circa la metà delle perdite del crollo iniziale”, prosegue Krugman. Solo “fino a quel momento il comportamento dei prezzi delle azioni aveva generalmente un senso”, poi, prosegue l’economista, “è arrivato il terzo atto, un'impennata dei prezzi che ha eliminato la maggior parte delle perdite precedenti e ha portato il Nasdaq a un nuovo massimo. E questa ondata portava tutti i soliti segni di una bolla”. “Robert Shiller, il più grande esperto mondiale di queste cose, ha sottolineato che le bolle speculative sono, in effetti, schemi Ponzi naturali”, spiega Krugman. “I primi investitori vedono grandi guadagni perché gli investitori successivi fanno salire i prezzi, inducendo più persone ad acquistare, e così via; la festa continua fino a quando qualcosa interrompe il flusso di nuovo denaro, e improvvisamente tutto si blocca”.
Proprio questo starebbe succedendo ora sui mercati, in particolare con l’afflusso dei capitali di piccoli investitori, più interessati a un guadagno facile che all’analisi della reale solidità delle società in cui investono (alcuni alcuni, è stato segnalato, sono abituali scommettitori sugli eventi sportivi, che si sono orientati sulla borsa visto che le partite non si disputavano). “Anche se c'è qualche controversia sulla loro importanza”, spiega Krugaman, “la maggior parte delle prove suggerisce che un ruolo importante in questa apparente bolla è stato svolto da piccoli investitori - "retail bros" - che perseguono sogni di guadagno veloce”.