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Immaginiamo di abitare non troppo lontani da una struttura potenzialmente rischiosa, ad esempio una centrale nucleare. Immaginiamo anche che un qualche evento infausto particolarmente grave, ad esempio un terremoto, abbia distrutto o gravemente danneggiato la località dove risiediamo. È un nostro diritto, morale se non legale, sapere esattamente quali sono i pericoli dovuti a malfunzionamenti della struttura di cui sopra. Abbiamo diritto alla verità sulla situazione di pericolo.
Adesso immaginiamo di essere i responsabili dell’autorità che gestisce la struttura. Ci sono dei problemi. Gli esperti valutano che questi problemi causeranno danni alla popolazione per circa 100. 1
Il problema è che gli stessi esperti valutano i danni causati dalla diffusione delle notizia in circa 1000. Vuoi per il panico, vuoi per l’intralcio alle operazioni di contenimento danni, ad ammettere immediatamente i problemi che si sono verificati si fanno più danni che a mantenere momentaneamente il segreto.
Abbiamo, io credo, il dovere di mentire, di negare o minimizzare quanto accaduto.
La mia fortuna è che tutto questo è, per me, solo un esperimento mentale. Posso quindi serenamente pensare che questo conflitto si possa risolvere privilegiando il dovere di mentire nel breve termine, il diritto alla verità nel lungo termine. Razionalmente mi sembra un buon bilanciamento. Ma se fossi in una delle due situazioni inizialmente immaginate, non so se troverei equilibrato questo bilanciamento.
- 100 cosa? Non lo so, ma presumo che esista una unità di misura per questo genere di eventi. 100 mesi di vita persi complessivamente dalle persone, 100 milioni di dollari necessari a riparare o risarcire i danni, qualcosa del genere.