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La relazione presentata da Gianfranco Vazzoler al convegno Le sfide della neonatologia alla bioetica e alla società ha destato molto stupore.
In sostanza, Vazzoler si è chiesto (o gli hanno chiesto: non so se ha scelto lui il titolo e l’argomento della relazione) se il neonato è persona, e in venti minuti si è risposto: no.
Non ero presente al convegno e non ho, quindi, nessuna idea di come Vazzoler abbia argomentato e giustificato questa sua risposta; non so neppure quali conseguenze egli intenda trarre da questa risposta.
Prima di definire questa risposta aberrante o neonazista, come a quanto pare è successo, credo sia opportuno fare un paio di premesse.
Innanzitutto: la domanda sulla personalità del neonato è scientifica o filosofica? Semplificando un po’, è una domanda fattuale o concettuale, riguarda lo stato delle cose o la definizione delle parole?
Diciamo che la parte problematica della domanda riguarda la definizione di persona; Vazzoler, a quanto pare, propone la seguente definizione: “è persona chi sviluppa autocoscienza, senso morale e razionalità”.
Il discorso, più che sui neonati (e i ritardati mentali) dovrebbe riguardare questa definizione.
Inoltre, ed è bene tenerlo presente, il non essere persona non implica necessariamente il non aver diritto a una tutela. Per dire, gatti e opere d’arte non sono sicuramente persone, eppure sono entrambe “cose” molto tutelate.
Due piccoli premesse per poter dialogare.