Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/83255

<h2>SubmittedText<h2><p>Ogni anno nel nostro Paese le vecchie armi di servizio mietono 300 morti. Ciononostante, nelle case svizzere vi sono tuttora 1,6 milioni di armi. Per consolidare la sicurezza pubblica e privata, è tempo di porre fine alla "tradizione" del cittadino-soldato in armi che all'inizio del 21° secolo ha perduto la sua ragione di essere.</p><p>Durante il mese di gennaio, nel cantone di Neuchâtel si è nuovamente verificata una tragedia familiare: è stato commesso un omicidio con una vecchia arma di servizio. L'elenco delle violenze domestiche, delle donne e dei bambini in situazione disperata, delle vittime, dei suicidi, dei morti dovuti alla presenza di questo genere di armi nelle economie domestiche si allunga e il suo peso si fa insostenibile. La popolazione, i media, tutti si interrogano: com'è possibile? Perché la Berna federale tergiversa invece di intervenire?</p><p>Oggi è nostro dovere reagire e prendere rapidamente le decisioni necessarie. Se, depositando le armi di servizio - vecchie armi comprese - presso gli arsenali, riusciamo a salvare anche una sola vita, non abbiamo più il diritto di tergiversare. Un morto è un morto di troppo. Perché rimanere aggrappati al mito della balestra di Guglielmo Tell? Per permettere ai cittadini-soldati di saltare in strada in ogni momento ad armi spianate? Per permettere loro di difendere la popolazione contro un attacco di cui, in questo inizio di 21° secolo, non è dato discernere l'eventuale origine? Quanti morti sarà necessario tollerare prima che si prendano le decisioni necessarie?</p><p>Visto il numero inquietante di vittime dovute ad armi di servizio vecchie e nuove, il Consiglio federale non ritiene di correre un rischio eccessivo aspettando, per intervenire, la consegna di uno studio prevista per la fine del 2008?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale considera con la massima serietà i problemi connessi con gli abusi in materia di armi. Nella presente interrogazione sono tuttavia affrontati diversi aspetti riguardanti le armi d'ordinanza che devono essere chiaramente distinti.</p><p>Da un lato, in relazione con l'obbligo di custodire al domicilio l'arma personale nei periodi in cui non si presta servizio militare, riveste un ruolo determinante la questione della pubblica sicurezza. Dall'altro, occorre tener conto anche del mandato legale affidato all'esercito e degli interessi delle cerchie coinvolte (esercito, polizia, popolazione, tiratori, ecc.). Gli abusi devono tuttavia essere impediti mediante misure adeguate. Già oggi sussiste la possibilità del deposito o del ritiro cautelativo dell'arma in caso di un'incombente esposizione della propria persona o di terzi a pericolo (art. 7 dell'ordinanza sull'equipaggiamento personale dei militari; RS 514.10).</p><p>La problematica concernente l'arma d'ordinanza è però di natura più complessa e non si possono trovare immediatamente soluzioni. Il DDPS ha perciò istituito un gruppo di lavoro che, tra l'altro, deve esaminare possibili misure volte al miglioramento della sicurezza per quanto riguarda la consegna di armi alle reclute e la custodia al domicilio dell'arma personale.</p><p>Il gruppo di lavoro esaminerà anche le condizioni per ricevere in proprietà le armi d'ordinanza quando si lascia l'esercito. Dopo la cessione in proprietà si applicano comunque le disposizioni della legislazione civile sulle armi. La revisione della legge sulle armi, decisa lo scorso anno dal Parlamento e che entrerà presumibilmente in vigore il 1° novembre 2008, prevede all'articolo 31a (nuovo) che i cantoni debbano ritirare gratuitamente armi, parti essenziali di armi e parti di armi appositamente costruite, accessori di armi, munizioni ed elementi di munizioni. Del resto, i centri logistici e i posti di ristabilimento (ex arsenali cantonali e federali) della base logistica dell'esercito ritirano già oggi senza condizioni vecchie armi dell'esercito.</p><p>Occorre infine ricordare che, nell'autunno/inverno del 2007, il Parlamento ha incaricato il Consiglio federale di ritirare la munizione da tasca. Essa sarà consegnata, come parte dell'equipaggiamento personale, unicamente ai militari dei corpi di truppa e delle formazioni previsti per impieghi di pronto intervento. Così facendo si è fornito un contributo al miglioramento della pubblica sicurezza.</p><p>Attualmente sono in corso gli ampi accertamenti del gruppo di lavoro menzionati in precedenza. Sarebbe pertanto prematuro adottare già adesso ulteriori misure o soluzioni transitorie. Tutte le misure saranno adottate dopo aver preso atto di tutte le analisi e delle relative conseguenze. Il gruppo di lavoro si sforzerà però di concludere al più presto i propri lavori.</p>  Risposta del Consiglio federale.