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Cosa c’entrano i limoni con le criptovalute? Nulla, in apparenza. Tuttavia, anche se il collegamento non è immediato, hanno un peso notevolissimo sull’accettazione delle valute virtuali nel sistema finanziario.
Tutto inizia nel 1946 quando la SEC (Security Exchange Commission) porta in tribunale davanti alla Corte Suprema USA la società W.J.Howey Co proprietaria di terreni coltivati a limoni.
La Howey Co, per finanziare la propria espansione, aveva venduto la metà dei propri terreni, suddividendoli in piccoli lotti, salvo tenersi la completa gestione della coltivazione e delle vendita dei frutti tramite una propria controllata.
Praticamente chi comprava i lotti otteneva una rendita finanziaria, garantita dalla proprietà dei terreni. La SEC decise la causa poiché riteneva che la Howey Co stesse vendendo non limoni ma un’attività finanziaria, quindi andava obbligata a registrarsi presso la SEC.
Da questo caso è nato il principio guida che regola il campo d’azione della SEC, il cosiddetto “Howey Test”, relativo a contratti di investimento secondo il Securities Act del 1933 e il Securities Exchange Act del 1934. In pratica:
Un contratto, una transazione, uno schema dove una persona investe del denaro in un’impresa comune e si aspetta dei profitti esclusivamente per l’attività del promotore o di un terzo.
Tutto ciò che rientra nella definizione sopra citata viene a ricadere, quindi, sotto il controllo della SEC ed è sottoposto a registrazione. Per essere più chiari si definisce anche una “Security” se:
- c’è un investimento di denaro;
- c’è un’aspettativa di profitto;
- l’investimento avviene in un’attività/impresa comune;
- il profitto proviene dell’attività del promotore o di un terzo.
Leggendo questa definizione si può facilmente capire perché la SEC considera gran parte delle ICO una specie di sotterfugio, utile ad evitare controlli. Da qui le numerose diffide non solo a molte ICO, ma anche a fondi di investimento in criptovalute.
Secondo la SEC, tutto ciò che promette un profitto, sia come partecipazione agli utili, sia come interessi a tasso predeterminato, sia addirittura sotto forma di buyback deve essere registrato presso l’Autorità di controllo e, soprattutto, fornire informazioni precise quali:
- Caratteristiche dell’azienda e dei suoi obiettivi;
- Tipo di azione/forma partecipativa che viene offerta;
- Informazione circa il management della società;
- Bilancio completo della società, certificato da un auditor indipendente;
Non è quindi sufficiente non operare negli USA: la SEC ha allargato la propria competenza a tutti i casi in cui sono i cittadini statunitensi ad investire.
Quindi, soprattutto nel caso non esistano già normative locali a cui uniformarsi, come accade in Svizzera, per sfuggire a possibili ripercussioni è necessario escludere i cittadini americani dalla partecipazione alle ICO.
Recentemente la SEC ha allargato la propria attenzione anche agli exchange in quanto scambiano token assimilabili, secondo la stessa SEC, a titoli azionari o obbligazionari.
Di conseguenza, sono tenuti a registrarsi presso il New York Stock Exchange, il NASDAQ o i vari market OTC.
Naturalmente, allo stato attuale, nessun exchange risulta essere in regola, sebbene alcuni di loro abbiano tutte le caratteristiche di AML/KYC necessarie per operare secondo legge.
In conclusione, un token può legittimamente sfuggire all’area di azione della SEC?
Sì, quando si configura come un token di servizio necessario, ad esempio, per accedere a una piattaforma, oppure quando si configura come un puro token di pagamento senza possibilità di ottenere utili diretti.
Quindi, in generale, se si desidera offrire la propria criptovaluta al mercato americano bisogna agire con grande attenzione. In caso contrario ci si ritroverà con un’Agenzia Federale che bussa alla porta.