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Era stato espulso dalla Svizzera dopo una condanna a 3 anni di detenzione per stupro, coazione sessuale, esposizione a pericolo della vita altrui, lesioni semplici e contravvenzione alla legge federale sugli stupefacenti. Ma è riuscito a scampare l’espulsione grazie al rapporto di uno psicoterapeuta che l’ha ritenuto “profondamente pentito”.
Protagonista della vicenda è un 29enne francese che vive nel canton Vaud. Non ha una formazione, non ha mai avuto un lavoro stabile ed è stato per più periodi in assistenza. Sin da giovane ha subito diverse lievi condanne. Poi nel 2017 è finito in carcere per violenze sessuali. Le autorità vodesi hanno quindi deciso di revocargli il permesso di domicilio e gli hanno intimato di lasciare la Svizzera una volta scontata la pena.
Non avevano fatto i conti con il Tribunale federale. Il francese ha esibito un certificato medico redatto da uno psicoterapeuta nel quale si diceva che era “profondamente pentito” che “si vergognava molto per quanto fatto” e che il rischio di recidiva poteva essere considerato “debole se non nullo”. Lo stesso certificato era stato considerato ininfluente dalle autorità vodesi. Ma il Tribunale federale, come si legge nella sentenza pubblicata oggi, ha stabilito che il rischio di recidiva dell’uomo deve essere rivalutato prima di poter eventualmente decidere una sua espulsione. All’uomo è pure stata riconosciuta un’indennità di 2’500 franchi per le spese sostenute in sede ricorsuale.