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Una riproduzione grafica è una rappresentazione avvilente o un rinforzo positivo della persona raffigurata? Dipende dallo sguardo dell’osservatore. Secondo la comprensione del destinatario medio che la Commissione per la lealtà era chiamata a valutare, nel caso in questione si trattava di un’iperbole pubblicitaria non oppugnabile.
Secondo la reclamante, la pubblicità contestata rappresentava in maniera degradante un ragazzino in sovrappeso. Vi era il richiamo simbolico a un calcio violento e al consumo di una bevanda dolce a base di caffeina. A detta della convenuta, il calcio raffigurato rappresentava piuttosto una spinta motivazionale e di autostima positiva. La Prima camera ha ritenuto che non sussistesse alcun incitamento contestabile alla violenza né una banalizzazione della violenza; si trattava piuttosto di un’iperbole pubblicitaria chiaramente riconoscibile dal destinatario medio e quindi non oppugnabile.