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La Commissione raccomanda la riesportazione di armi all'Ucraina
(Aggiornato alle 18.54) La Commissione della politica di sicurezza del Consiglio nazionale (CPS-N) raccomanda al plenum di autorizzare la riesportazione di armi verso l'Ucraina. Con 14 voti a 11 ha adottato oggi una mozione e un'iniziativa parlamentare che chiedono la possibilità di procedere in questo senso, si legge in una nota dei servizi parlamentari.
La prima prevede la modifica dell'articolo 18 della Legge federale sul materiale bellico (LMB), in modo che il Consiglio federale possa revocare la dichiarazione di non riesportazione firmata dai Paesi che hanno acquistato materiale svizzero. Ciò varrebbe nei casi in cui il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite dichiari in una risoluzione una violazione del divieto dell'uso della forza ai sensi del diritto internazionale.
La dichiarazione potrebbe essere revocata anche nel caso in cui l'Assemblea generale delle Nazioni Unite riscontrasse, con una maggioranza di due terzi, una violazione del divieto internazionale sull'uso della forza. Il Consiglio federale potrebbe mantenere il divieto di riesportazione se l'abrogazione dovesse pregiudicare un interesse prioritario della politica estera svizzera.
Anche l'iniziativa parlamentare mira a modificare l'articolo 18 e vuole far decadere la dichiarazione di non riesportazione verso l'Ucraina se è accertato che avviene in relazione alla guerra russo-ucraina. Il cambiamento entrerebbe in vigore il primo marzo e avrebbe effetto fino al 31 dicembre 2025.
Secondo la maggioranza della CPS-N, la Svizzera deve dare il proprio contributo alla sicurezza europea, anche fornendo maggiore assistenza all'Ucraina, precisa la nota. A suo avviso, le modifiche proposte rispettano la legge sulla neutralità, in quanto non consentono l'esportazione diretta di materiale bellico in zone di conflitto, ma riguardano solo le dichiarazioni di non riesportazione firmate dai Paesi che acquistano materiale bellico svizzero.
Una minoranza teme che la riesportazione possa rappresentare un problema per la neutralità, in particolare per quanto riguarda il principio della parità di trattamento ai sensi della legge in materia.
Le reazioni
Il PS e il PLR accolgono con favore la decisione delle Commissioni della gestione (CdG) di indagare sulle indiscrezioni che hanno riguardato il Dipartimento federale dell'interno (DFI) diretto dal presidente della Confederazione Alain Berset. L'UDC non si aspetta «risultati sostanziali» e minaccia con una Commissione parlamentare d'inchiesta (CPI).
«Il mandato del gruppo di lavoro delle CdG è così ampio che difficilmente possiamo aspettarci risultati sostanziali entro l'estate», ha scritto questa sera su Twitter il capogruppo dei democentristi, il consigliere nazionale Thomas Aeschi (ZG). Se per allora non ci sarà un «chiarimento netto» - ad esempio: «Cosa sapeva Alain Berset e quando?» - l'UDC si riserva il diritto di richiedere la costituzione di una CPI.
Anche il PLR ha reagito con un «cinguettio»: il gruppo di lavoro deve «fare chiarezza sulla questione».
Questa indagine deve includere le «indiscrezioni in tutti i dipartimenti e coprire anche quelle recenti del giornale Schweiz am Wochenende in relazione al procedimento penale in corso condotto da un procuratore straordinario», ha sottolineato il PS in un comunicato.
Il PS sostiene il rigoroso rispetto della separazione dei poteri, la protezione dei diritti di qualsiasi imputato e accoglie con favore l'inclusione di tutti i gruppi parlamentari nelle indagini, si legge inoltre nella nota.