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Primo braccio di ferro tra Donald Trump e le Nazioni Unite
KEYSTONE/EPA/MICHAEL REYNOLDS(sda-ats)
E' sulla Libia il primo braccio di ferro tra le Nazioni Unite e l'amministrazione di Donald Trump.
Gli Usa hanno bloccato la nomina dell'ex premier palestinese Salam Fayyad come nuovo rappresentante speciale nel Paese nordafricano al posto del tedesco Martin Kobler, proposta dal segretario generale Antonio Guterres, accusando l'organizzazione internazionale di avere un atteggiamento di parte contro Israele e troppo "pro-palestinese".
L'ambasciatrice americana al Palazzo di Vetro, Nikki Haley, ha diffuso una dichiarazione durissima dove si afferma che l'amministrazione Trump è "delusa" dalla decisione di Guterres. "Per troppo tempo l'Onu è stata ingiustamente sbilanciata in favore dei palestinesi a scapito del nostro alleato Israele", ha detto, sottolineando che Washington "non riconosce attualmente uno Stato palestinese e non sostiene il segnale che questa nomina invierebbe".
Gli Usa sono stati critici in diverse occasioni per le posizioni assunte dall'Onu: dalla ripetuta condanna agli insediamenti (che adesso però anche per Trump costituiscono un ostacolo alla pace) alla decisione di far sventolare il vessillo dell'Anp (come Stato osservatore) al quartier generale di New York.
Immediata la reazione delle Nazioni Unite in difesa della proposta di Fayyad, "basata esclusivamente sulle sue qualità personali e sulla competenza per quella posizione", come ha spiegato il portavoce del Palazzo di Vetro, Stephane Dujarric. Precisando che "i funzionari Onu operano rigorosamente a titolo personale e non rappresentano alcun governo o Paese". Dujarric ha poi ricordato l'impegno di Guterres nella scelta di persone qualificate, nel rispetto della diversità regionale: "Nessun israeliano o palestinese ha mai ricoperto un ruolo di grande responsabilità all'Onu, e il segretario generale pensa che tale situazione vada corretta".
Oltre ad aver indispettito l'amministrazione Trump, comunque, la scelta di Fayyad ha sollevato malumore anche in Libia: secondo quanto spiegato all'agenzia di stampa italiana ANSA da fonti diplomatiche, anzitutto i palestinesi non sono benvoluti nel Paese per motivi storici che risalgano ai tempi di Gheddafi, quando il Colonnello li ospitò usando l'asilo politico come metodo di propaganda. In più, alla luce dei fallimenti di Bernardino Leon e Martin Kobler, si chiedono a che titolo un palestinese abbia le qualità per risolvere un problema che è tutto libico o al massimo nordafricano.
Lo scontro tra Usa e Onu sulla nomina tuttavia, potrebbe essere solo il primo atto di un duro braccio di ferro. Subito dopo l'elezione il tycoon ha parlato dell'organizzazione come di un "club di chiacchiere dove ci si diverte", e ora bisogna vedere se darà seguito all'ipotesi di una drastica riduzione del coinvolgimento nelle Nazioni Unite e in altre agenzie internazionali. Una mossa che potrebbe ridimensionare enormemente l'azione di diverse agenzie Onu, visto che l'America è prima nella classifica dei contributori.
SDA-ATS