Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/133383

<h2>SubmittedText<h2><p>Il 22 aprile 2013, mentre si recavano in Siria per tentare il rilascio di due sacerdoti cattolici, sono stati vittima di un brutale rapimento in territorio siriano a pochi chilometri dalla frontiera turca l'arcivescovo siro-ortodosso di Aleppo Mor Gregorios Yohanna Ibrahim e l'arcivescovo greco-ortodosso di Aleppo Iskenderun Boulos Yazigi. Questo territorio è tutt'ora sotto il controllo dei gruppi ribelli al presidente in carica.</p><p>Questi presuli in virtù del loro ufficio fungono anche da rappresentanti delle minoranze cristiane in Siria. Dal momento del rapimento tuttavia non si sono più avute notizie. Tenuto conto dell'instabilità civile presente in Siria e del fatto che le minoranze cristiane sono perseguitate (la distruzione e la dissacrazione di luoghi di culto è all'ordine del giorno, il 19 giugno la stampa informava della profanazione della Cattedrale di Costantino), pongo al Consiglio federale le seguenti domande:</p><p>1. Quali passi intende intraprendere la Svizzera al fine di liberare gli arcivescovi?</p><p>2. Non si ritiene opportuno che la Svizzera possa usare i suoi "buoni uffici" con gli Stati vicini alla Siria (Turchia, Libano, Arabia Saudita, Qatar e Giordania) e con altri Stati occidentali affinché si possa giungere alla liberazione degli arcivescovi?</p><p>3. La Svizzera ha annunciato il fatto presso organizzazioni internazionali (ONU, Unione europea, Consiglio d'Europa, ecc.)?</p><p>4. Non si ritiene opportuno coinvolgere anche la Santa Sede?</p><p>5. Quali misure intende adottare (o ha già adottato) la Svizzera a tutela delle minoranze cristiane (10 per cento della popolazione) in Siria (cfr. p. es. lettera del 26 aprile 2013 della comunità degli aramei (siriaci) in Svizzera al DFAE e ai presidenti delle Camere federali)?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Il DFAE è rappresentato in seno al "gruppo di lavoro Islam" della Conferenza dei vescovi svizzeri sin dalla sua costituzione nel 2001. Tra i compiti di questa commissione figura la promozione dello scambio e del dialogo tra cristiani e musulmani in Svizzera e all'estero, segnatamente nel mondo arabo. Su questo sfondo si sono tenuti incontri in Siria, in Giordania, in Iran e in Libano, a cui hanno partecipato responsabili di varie comunità religiose. Questi incontri hanno potuto essere organizzati grazie al sostegno attivo delle rappresentanze svizzere in loco. I due presuli di Aleppo avevano partecipato a questo dialogo qualche anno fa, in occasione della visita in Siria della commissione. Quando ha appreso del loro rapimento nell'aprile 2013, il gruppo di lavoro Islam si è attivato immediatamente e, per voce del presidente della Conferenza dei vescovi svizzeri Markus Büchel, ha chiesto la liberazione immediata dei due presuli siriani rapiti. Al tempo stesso ha colto l'occasione per condannare la violenza contro i cristiani in Siria.</p><p>2. In una guerra civile come quella in corso in Siria, i rapimenti, le prese di ostaggi e le sparizioni forzate assumono una portata preoccupante. Su questo sfondo, i buoni uffici non possono contribuire alla liberazione delle persone rapite né tantomeno impedire il ripetersi di tali atti. Il Consiglio federale ritiene che il modo migliore per frenare la spirale di violenza consista nel portare avanti il nostro impegno a favore di una soluzione politica globale, che risponda alle aspirazioni legittime dell'intera popolazione siriana.</p><p>3. La Svizzera non ha informato le organizzazioni internazionali. La commissione d'inchiesta del Consiglio dei diritti dell'uomo ha tuttavia menzionato il rapimento dei due presuli di Aleppo nel suo rapporto del 4 giugno 2013 (A/HRC/23/58 - par. 75).</p><p>4. Il 24 aprile 2013, Papa Francesco ha comunicato che la Santa Sede segue il caso con grande attenzione.</p><p>5. Il Consiglio federale è consapevole delle conseguenze negative della guerra civile per la popolazione siriana in generale e per la minoranza cristiana in particolare. Sullo sfondo di una guerra civile sempre più improntata a scontri religiosi, un'azione individuale della Svizzera a favore di una comunità o minoranza religiosa potrebbe però avere un effetto controproducente. Dalla chiusura dell'ambasciata svizzera a Damasco il 29 febbraio 2012, per motivi di sicurezza, le possibilità per la Svizzera di prestare soccorso diretto sul territorio siriano sono limitate. La Svizzera è in contatto con numerose associazioni, comprese associazioni di minoranze cristiane in Vicino e Medio Oriente. Dall'inizio del conflitto nel marzo 2011, la Svizzera ha stanziato 30 milioni di franchi. Vista la situazione estremamente difficile nella regione, il 7 giugno 2013 il DFAE ha annunciato lo stanziamento di altri 20 milioni di franchi per attività umanitarie a favore della popolazione colpita. La Svizzera sostiene varie organizzazioni internazionali nonché organizzazioni non governative nazionali e internazionali e presta soccorso diretto a rifugiati siriani, segnatamente nel nord del Libano e in Giordania. Essa mette inoltre a disposizione delle agenzie delle Nazioni Unite esperti svizzeri in materia di acqua e igiene, alloggi nonché aiuti finanziari. La Svizzera s'impegna anche a favore del dialogo umanitario.</p>  Risposta del Consiglio federale.