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Durante gli anni 20 del ‘900 Giuseppe Cattori, Consigliere di Stato, e Giuseppe Motta, Consigliere federale, furono i principali esponenti della destra conservatrice ticinese. Cattori pose le basi del “Governo di Paese” incentrate sull’intesa tra conservatori e socialisti, rappresentati da Guglielmo Canevascini. Durante la Grande Guerra la Svizzera visse una neutralità difficile, la sua unità fu messa a dura prova e l’approvvigionamento si dimostrò arduo.
La situazione sociale divenne tesa e si arrivò allo sciopero generale del 1918, duramente represso dall’esercito. Ma dalla sconfitta nacque il socialismo di Stato. Nel 1920 la Svizzera entra nella Società delle Nazioni, che marcò il tramonto definitivo dei grandi imperi russo, turco e tedesco. Il trattato di Versailles del 1919 scontenta tutti e umilia la Germania. Locarno entra nella Storia mondiale contemporanea nell’ottobre del 1925. Per dieci giorni ospitò i potenti dell’epoca, fra cui Chamberlain e Mussolini, riuniti per firmare un patto che avrebbe dovuto scongiurare una nuova guerra.
Ma “l’esprit de Locarno” servì solo a consolidare una pace effimera e a creare le prime Ticinelle, false figure folcloriche. Durante gli anni ‘20 i rapporti fra la Germania di Weimar e il nostro Paese furono ottimi grazie anche agli sforzi di Motta, ministro degli esteri. Con l’Italia la situazione fu più complessa. Le affinità linguistiche e culturali di Motta con l’Italia erano evidenti: egli fu spesso rimproverato di eccessiva tolleranza nei riguardi del regime fascista, senza esserne stato un sostenitore.
Vi era poi la questione ticinese: l’irredentismo difendeva l’italianità del Ticino e combatteva l’influenza svizzero tedesca, mentre la presenza di numerosi italiani che fuggivano il regime contribuì al delinearsi di un forte movimento antifascista, le cui attività diedero adito a numerose lamentele da parte di Roma. Lo scopo dei perseguitati politici non fu la ricerca della libertà ma di un luogo dove poter svolgere la lotta antifascista. Molti entrarono in Ticino seguendo i sentieri dei contrabbandieri della Valle Morobbia. Altri si installarono nel Mendrisiotto e nel Luganese, dove si ritrovavano al Ristorante Morenzoni di Loreto e alla sede di Libera Stampa. Per Motta il Ticino era, citiamo, “schiettamente italico nel volto, nel costume, nella favella e nella tradizione morale”, ma la sua appartenenza alla Confederazione non fu messa in discussione. © Fm / 18 dicembre 2018