Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01104.jsonl.gz/1149

La classe operaia ha per compito di lottare per un’uscita dal basso dall’Unione Europea (UE). Questa è la consegna che ha ribadito con forza alla propria assise congressuale il segretario generale del Partito Comunista Britannico (CPB) Robert Griffith, il quale ha insistito nel trasformare la “Brexit” in una “Lexit”, ossia un’uscita da sinistra (left, appunto) dalla gabbia degli accordi con l’UE.
Il CPB – che è attivo in primis all’interno dei movimenti sociali – ha analizzato con favore la svolta a sinistra guidata da Jeremy Corbyn all’interno del Partito Laburista (che, ricordiamo, in Gran Bretagna controlla esplicitamente ampia parte delle sigle sindacali), e tuttavia non ha mancato di osservare come la storia abbia dimostrato che ogni tentativo di riforma interna alla socialdemocrazia sia destinata alla capitolazione se, al di fuori del parlamento, non viene spinta e sollecitata da ampi movimenti di lotta. Da qui l’esigenza per il CPB di intensificare la formazione di giovani quadri politici che agiscono nei gangli della società civile.
Ma la strategia del CPB non è sempre condivisa dalle altre forze rivoluzionarie del Paese, per quanto tutte contrarie all’UE. C’è chi, come il Partito Comunista di Gran Bretagna Marxista-Leninista (CPGB-ML) di Harpal Brar, nega ogni ipotesi di riforma interna e dunque di collaborazione con il Labour e chi, come il Nuovo Partito Comunista Britannico (NCPB) guidato da Andy Brooks, opera direttamente all’interno nel Labour Representation Committee, realtà consultiva del Partito Laburista.