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L'imposta liberatoria alla fonte non entra in discussione: la Svizzera non potrà sfuggire in eterno allo scambio d'informazioni in materia fiscale, secondo l'ambasciatore UE a Berna Michael Reiterer.
In interviste pubblicate sabato sui quotidiani "Basler Zeitung" e "Mittelland Zeitung", il diplomatico dell'Unione europea (UE) scarta senza appello la proposta delle banche e dei partiti borghesi di un'imposta liberatoria alla fonte, definendola "una nozione del passato". Lo scopo di questa formula è "la tutela dell'anonimato, non la trasparenza", lamenta l'austriaco.
Inoltre lo Stato d'origine di chi trasferisce in Svizzera denaro non dichiarato all'erario del proprio paese sarebbe perdente, poiché normalmente intascherebbe un'imposta pari al 40-50%, mentre l'imposta liberatoria proposta da più parti nella Confederazione consentirebbe d'incassare al massimo il 35%, sottolinea Reiterer.
L'ambasciatore osserva che si tratta anche di una questione di "giustizia di fronte ai cittadini che pagano regolarmente le imposte" nel proprio paese.
Il cosiddetto sistema "Rubik" proposto dall'Associazione svizzera dei banchieri (ASB) prevede che le banche preleverebbero un'imposta alla fonte su tutti i redditi generati dalla sostanza. Gli introiti sarebbero versati all'Amministrazione federale delle contribuzioni, la quale li riverserebbe a sua volta alle autorità fiscali del paese di domicilio del cliente, senza rivelarne l'identità. L'obiettivo è di salvare il segreto bancario, scongiurando il pericolo di uno scambio automatico di informazioni.
Michael Reiterer si dice convinto che la Svizzera non potrà comunque opporsi ad oltranza alla tendenza dello scambio automatico di informazioni in atto nell'Unione europea. Anche perché a livello internazionale si delinea la stessa evoluzione, spiega il diplomatico, alludendo al G20.
swissinfo.ch e agenzie