Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/64182

<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di emanare, in virtù degli articoli 3 capoverso 3, 17 e 27 della legge federale per la lotta contro le malattie trasmissibili dell'uomo (RS 818.101), nuove direttive per la prevenzione dell'Aids. Tali direttive devono prevedere in particolare test HIV obbligatori per le prostitute, test di routine in caso di ricovero in ospedale o di gravidanza e una disposizione governativa vincolante che permetta di ricostruire la catena di contagio (contact tracing) nei soggetti sieropositivi. L'UFSP, dal canto suo, deve incentrare maggiormente la sua politica di prevenzione sui gruppi di popolazione interessati dalla malattia e investire meno in campagne pubblicitarie costose e inefficaci. È inoltre necessario promuovere maggiormente i test HIV volontari.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Negli anni 2001 e 2002 si è registrato un aumento dei test HIV positivi notificati (da 582 a 792), ma dal 2003 le cifre sono di nuovo in calo: 757 casi nel 2003 e 742 nel 2004. Il numero di notifiche entro la fine di settembre 2005 lascia prevedere un'ulteriore diminuzione. Secondo l'OMS, la Svizzera si trova da vent'anni in una fase di epidemia concentrata di HIV, vale a dire che grazie ai grossi sforzi profusi e a campagne efficaci è stato possibile evitare la generalizzazione dell'epidemia. La prosecuzione sistematica delle campagne di sensibilizzazione rivolte all'intera popolazione garantisce il mantenimento di un buon comportamento di protezione nella popolazione stessa e continua ad impedire che l'epidemia si generalizzi. Da un recente studio americano è emerso che la combinazione di campagne di sensibilizzazione e di programmi mirati per i gruppi molto esposti all'HIV rappresenta la risposta più economica ed efficace a un'epidemia concentrata.</p><p>Per quanto riguarda i test obbligatori per le prostitute, occorre ricordare che i rischi di trasmissione non derivano soltanto dalle "lavoratrici sessuali" sieropositive, bensì anche, e soprattutto, dai clienti infetti. La sicurezza non sarebbe garantita neanche da test regolari effettuati a intervalli di tempo brevi. Con l'introduzione dei test obbligatori, i clienti si sentirebbero, a torto, più sicuri e proteggerebbero ancor meno sia loro stessi che le prostitute.</p><p>Studi dimostrano che i test di routine in caso di ricovero in ospedale non sono efficaci sul piano della prevenzione poiché le persone ospedalizzate non appartengono al gruppo target dei soggetti particolarmente a rischio di HIV. Non è infatti questa parte sessualmente attiva della popolazione ad essere curata nei nostri ospedali.</p><p>Dal 2003 i medici curanti raccomandano i test HIV durante la gravidanza. Da allora in Svizzera non si sono più registrate nascite di bambini sieropositivi. Ciò lascia dedurre che una raccomandazione su base volontaria costituisce una misura efficace.</p><p>In Svizzera nessuno contesta che uno dei compiti dei medici sia quello di ricostruire, d'intesa con il paziente e su base volontaria, la catena di contagio e di informare eventuali partner sessuali a rischio. A tal fine è però necessaria la cooperazione del paziente. Un contact tracing obbligatorio farebbe diminuire la disponibilità a sottoporsi al test e a cooperare.</p><p>Un'azione di promozione generale volta ad incrementare ulteriormente i test HIV non appare opportuna vista la già elevatissima percentuale di persone che vi si sottopongono (300 000 adulti ogni anno, pari al 5 percento della popolazione). L'obiettivo dell'attuale programma è l'effettuazione di test più mirati: devono sottoporsi ai test HIV le persone veramente a rischio ed è necessario che i controlli siano accompagnati da un'adeguata consulenza. Studi recenti dimostrano che in tale ambito esiste un reale potenziale di miglioramento. Nel 2006 la Confederazione si occuperà di questa lacuna in collaborazione con le organizzazioni professionali.</p><p>Uno degli obiettivi dell'attuale programma HIV/Aids è quello di garantire una prevenzione incentrata ancor più direttamente sui gruppi di popolazione interessati. Combinare le campagne di sensibilizzazione con la prevenzione specifica per i gruppi target è una soluzione efficace ed economica.</p><p>Sulla base di cifre, studi e analisi attuali, il 26 novembre 2003 il Consiglio federale ha adottato il programma nazionale HIV/Aids 2004-2008. Da allora la situazione non è mutata e non si sono presentati nuovi elementi che richiedano una revisione del programma. Per i motivi suddetti, non sono necessarie direttive nuove o supplementari.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.