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Da circa 60 anni la Svizzera fornisce aiuto allo sviluppo nei Paesi poveri del mondo. Oggi, la cooperazione allo sviluppo è confrontata con grandi sconvolgimenti – e con domande difficili.
Nel 1961, il Consiglio federale ha nominato i primi delegati per la cooperazione allo sviluppo. Molto è cambiato da allora. L'aiuto allo sviluppo è stato ribattezzato cooperazione allo sviluppo o cooperazione internazionale. Si vuole una cooperazione tra pari, non un rapporto di potere asimmetrico.
Ma questa è solo una questione secondaria. Sotto la spinta di tendenze internazionali, di valutazioni esterne e, non da ultimo, dell'ambizioso ministro degli esteri Ignazio Cassis, la cooperazione allo sviluppo elvetica sta vivendo degli stravolgimenti.
L'aiuto umanitario e la cooperazione allo sviluppo si stanno fondendo a livello istituzionale per poter sfruttare in modo combinato i rispettivi strumenti.
L'agenzia governativa per lo sviluppo è anch'essa più strettamente integrata nel Ministero degli esteri e vicina alla diplomazia; apparentemente, la Svizzera vuole avere più peso in seno alle istituzioni multilaterali.
L'era Cassis non porta solo una riorganizzazione amministrativa per maggior efficienza, ma anche a un cambiamento di paradigma: la cooperazione allo sviluppo non dove più solamente lottare contro la povertà nel mondo, ma anche servire agli interessi della Svizzera. In concreto, la cooperazione allo sviluppo elvetica si concentrerà solo su alcune regioni, terrà maggiormente in considerazione gli interessi economici della Confederazione e sarà legata più strettamente alla politica migratoria.
La Svizzera si ritirerà dall'America latina e utilizzerà i fondi così sbloccati in Nord Africa, Medio Oriente e Africa subsahariana.
Settore privato per pompare denaro
La Svizzera – come altri Paesi - intende coinvolgere maggiormente il settore privato nella cooperazione allo sviluppo. La quota di progetti finanziati congiuntamente deve essere raddoppiata entro il 2024. Attualmente, è del 5%.
Lo scopo è mobilitare mezzi finanziari supplementari. Con gli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell'Agenda 2030, infatti, il bisogno di fondi aumenta.
Il coinvolgimento del settore privato è però bersaglio di critiche: se l'aiuto allo sviluppo è utilizzato per promuovere singole aziende svizzere attive nei Paesi in via di sviluppo, questo può creare qualche posto di lavoro locale a breve termine, ma non è sostenibile, ritiene ad esempio Katharina Michaelowa, professoressa di economia politica e politica dello sviluppo all'Università di Zurigo.
Prevenire la migrazione con i soldi degli aiuti
Come altri Paesi, la Svizzera sta collegando la cooperazione allo sviluppo con la politica migratoria. Vuole utilizzare una parte dei fondi dell'aiuto allo sviluppo per lottare contro le cause della fuga e della migrazione irregolare.
Fino al 10% dei fondi bilaterali della cooperazione allo sviluppo può essere utilizzato in Paesi importanti in Svizzera dal punto di vista della politica migratoria.
Tuttavia, l'idea che l'aiuto allo sviluppo impedisca la migrazione è controversa. Gli studi mostrano anche un effetto opposto: nei Paesi poveri, la migrazione cresce quando i redditi aumentano. Bisogna potersi permettere di emigrare. Non è infatti soltanto la fascia della popolazione più povera a lasciare la patria, ma spesso si tratta della classe media.
La cooperazione internazionale di fronte a questioni difficili
Dopo circa 60 anni, la cooperazione allo sviluppo è confrontata con questioni fondamentali. Per esempio: è lecito cooperare nell'aiuto allo sviluppo con Paesi come la Cina?
La Svizzera dovrebbe restituire i fondi frutto di corruzione ai Paesi colpiti tramite progetti di aiuto allo sviluppo? E magari anche imporre condizioni e perseguire obiettivi di sviluppo? Oppure si tratta di un paternalismo inammissibile?
L'aiuto allo sviluppo è per natura bianco e colonialista? O, con una formulazione più costruttiva: come può essere decolonizzata la cooperazione allo sviluppo?
Non da ultimo, il cambiamento climatico mette la Svizzera di fronte a nuove sfide e obiettivi in contrasto tra loro: quando la cooperazione allo sviluppo favorisce la crescita economica e l'aumento dei redditi, questo conduce a maggiori consumi ed emissioni di gas a effetto serra. La Svizzera cerca di conciliare la riduzione della povertà e la protezione del clima, e spesso combina entrambi gli obiettivi. Ma non è un'impresa così semplice.
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