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Quest’anno i Bahá’í di tutto il mondo commemorano il centenario della morte di ‘Abdu’l-Bahá, colui che, negli ultimi decenni dell’Ottocento, diffuse in tutto il mondo il messaggio di suo padre, Bahá’u’lláh, il profeta Bahá’í. La visione religiosa dei Bahá’í è particolare in quanto ammette tutte le precedenti rivelazioni.
Secondo Bahá’u’lláh, la rivelazione di Dio all’uomo è una e i vari profeti tra cui Mosè, Gesù, Maometto ed egli stesso hanno tutti attinto alla stessa fonte. Questi profeti, pur conoscendo la totalità della rivelazione, ne hanno potuto comunicare solo una parte ai loro seguaci.In sostanza ciascun profeta ha rivelato ciò che gli era concesso dai tempi in cui viveva. Secondo i Bahá’í, anche in futuro vi saranno nuovi profeti che faranno conoscere ciò che l’umanità in quel momento è pronta a recepire.
Precursore di Bahá’u’lláh fu un mercante di Shiraz, nato nel 1817, che assunse il nome di Báb, la Porta. La personalità del Báb, il suo intenso misticismo e i fatti straordinari che avvenivano attorno a lui spinsero una parte degli sciiti iraniani suoi contemporanei a considerarlo come l’araldo che annunciava la venuta del Dodicesimo Imam, l’equivalente del Messia ebraico.
Il Báb tuttavia, durante un processo condotto dagli Imam, respinse questa definizione e dichiarò di essere al contrario colui che chiudeva il ciclo delle rivelazioni aperto con Adamo e proseguito con Mosè, Gesù e Maometto. Il suo compito, disse, era di annunciare la venuta di un nuovo profeta che avrebbe aperto un nuovo ciclo che avrebbe portato l’umanità a un livello impensabile al momento attuale. Il profeta in questione era appunto Bahá’u’lláh, che già faceva parte dei seguaci del Báb.
Le dichiarazioni del Báb vennero accolte con indignazione dagli Imam che lo imprigionarono e lo uccisero a Tabriz il 9 di luglio del 1850.
A questo assassinio fecero seguito persecuzioni nei confronti dei seguaci del Báb. Bahá’u’lláh venne imprigionato nel 1852, ma presto fu liberato grazie all’intervento della diplomazia russa e, con la sua famiglia fu inviato in esilio in Irak. In quel periodo, ‘Abdu’l-Bahá, ancora bambino, comprese chi era suo padre e decise di mettersi al servizio della rivelazione di cui era portatore. Durante due anni, Bahá’u’lláh si nasconse nelle montagne in quanto non voleva attirare su di sé altre persecuzioni. La sua stessa famiglia non sapeva nulla di lui. Passato quel periodo tuttavia il profeta sentì il bisogno di far conoscere il proprio messaggio. Tornò a Bagdad e iniziò a predicare. ‘Abdu’l-Bahá lo aiutava in tutti i modi, mettendosi al servizio del suo messaggio (‘Abdu’l Baha’ significa infatti Servitore della Gloria).
Presto tuttavia le autorità irakene non apprezzando il movimento che il messaggio di Bahá’u’lláh generava decisero di allontanarlo dall’Irak e lo inviarono in Turchia dove rimase fino al 1868. Da Andrianopoli, dove risiedeva, Bahá’u’lláh scrisse a tutti i regnanti del suo tempo per dare loro consigli sul modo migliore di governare. A quanto pare, solo la regina Vittoria d’Inghilterra rispose alla sua lettera.
La forte personalità di Bahá’u’lláh e il continuo flusso di persone che veniva a incontrarlo disturbarono le autorità ottomane che decisero di mandarlo ad Acri (Akko), l’antica San Giovanni d’Acri dei crociati, che era stata trasformata in colonia penale la “Bastiglia del Medio Oriente”. Bahá’u’lláh e i suoi vi arrivarono in piena estate, quando la calura rendeva la vita particolarmente difficile e le pestilenze mietevano vittime tra i reclusi. Bahá’u’lláh e la sua famiglia rimasero imprigionati fino a quando la prigione venne trasformata in quartier generale per una mobilitazione delle truppe turche. Bahá’u’lláh fu trasferito sempre all’interno della città prigione di Akko in una casa privata, detta “Casa di ‘Abúdd”.
Intanto ‘Abdul-Baha’, divenuto adulto, svolgeva il ruolo di ambasciatore del messaggio del padre. Prima di morire, nel 1892, Bahá’u’lláh scrisse un testamento nel quale nominava il figlio
‘Abdu’l-Bahá quale mediatore tra lui e l’umanità. ‘Abdu’l-Bahá non è considerato dai Bahá’í come un profeta, ma un essere umano nella sua perfezione.
Liberato nel 1908, con la caduta dell’impero ottomano, ‘Abdu’l-Bahá iniziò ad avere intensi contatti internazionali e si dedicò a diffondere in tutto il mondo il messaggio del padre. Bisogna dire che, già durante la prigionia di ‘Abdu’l-Bahá, la fede Bahá’í aveva attratto varie personalità intellettuali inglesi e americane, tra queste il magnate della stampa William Randolph Hearst. Molte di loro si recarono in Palestina, dove ‘Abud’l-Bahá aveva fatto trasportare le spoglie del Báb e fatto costruire un mausoleo per ospitarle. Dal 1910 al 1913, dopo mezzo secolo di prigionia, ‘Abud’l-Bahá viaggiò in Europa e in Nord America, conversando con migliaia di persone senza distinzione di etnia, cultura, genere, religione o provenienza sociale. In molti dei suoi discorsi, incoraggiò la fondazione di istituzioni locali bahá’í e guidò nascenti iniziative educative, sociali ed economiche.
Inoltre, durante la prima Guerra Mondiale, ‘Abdu’l-Bahá diede vita a una serie di iniziative umanitarie, volte a soccorrere le popolazioni afflitte dalla carenza di generi alimentari. Il suo messaggio verrà poi ripreso da suo nipote, Shogi Effendi che continuerà a diffondere la dottrina di unità dell’umanità annunciata da Bahá’u’lláh.
Attualmente in tutto il mondo sono circa 7 milioni le persone che praticano la religione Bahá’í. Come detto i Bahá’í non hanno chiese né sacerdoti. Ciascun Paese ha una sua Assemblea nazionale. Organo supremo è la Casa Universale di Giustizia. I Bahá’í svolgono anche un’intensa attività diplomatica e internazionale (in particolare presso l’ONU) il cui scopo è sociale, ma anche spirituale. Purtroppo in Iran, loro paese d’origine i Bahá’í vengono ancora perseguitati. Si tenta in particolare di impedire loro l’accesso agli studi.
In occasione del centenario della morte di ‘Abdu’l-Bahá, ad Haifa in Israele verrà costruito un nuovo tempio che ospiterà le spoglie del figlio di Bahá’u’lláh. Si tratterà di una costruzione futuristica e molto bella che è già stata riprodotta su un francobollo olandese.
Che cosa ha portato di nuovo la religione Bahá’í rispetto alle altre rivelazioni monoteistiche? Lo chiediamo a Terry Momtaz, ex-membro dell’Assemblea nazionale Bahá’í per la Svizzera.
“Credo che le novità introdotte dalla rivelazione di Bahá’u’lláh siano più di una” ci risponde Terry.
Possiamo parlare della libertà da tutte le forme di pregiudizio, la nobiltà dell’essere umano, una educazione universale, la parità tra donne e uomini, l’armonia tra scienza e religione e la promessa della pace mondiale.
“La religione Bahai prevede l’assoluta parità tra uomo e donna, una parità che alcune religioni monoteistiche hanno accettato solo recentemente, mentre altre la negano ancora. Lo stesso Báb quando ancora in vita, ebbe una discepola donna, una nota teologa islamica di nome Tahereh. Questa donna non incontrò mai il Báb di persona, ma lo vide in sogno e gli scrisse che voleva diventare sua discepola. Il Báb l’accettò. A metà dell’Ottocento in uno dei periodi più turbolenti della storia, per la prima volta una donna diventava discepola di una rivelazione che invocava una riforma spirituale e raccomandava il miglioramento della posizione delle donne. E fu ancora lei che, durante un’assemblea chiamata a discutere sui principi della rivelazione del Báb, presentandosi con il viso scoperto, marcò l’autonomia del Babismo dall’Islam dando inizio a una nuova epoca e vita a una nuova condizione della donna. Questo suo gesto suscitò un enorme scandalo, le costò gli arresti domiciliari e la vita. Strangolata con il suo stesso velo, prima di morire disse: potete uccidermi quando volete, ma non potete fermare l’emancipazione delle donne. Questa emancipazione è parte integrante degli Scritti sia di Bahá’u’lláh che di suo figlio ‘Abdu’l-Bahá e nel tempo è stata risvegliata e manifestata nella vita sia professionale che politica e religiosa. In sostanza, dissero, l’uomo e la donna sono come le due ali di una colomba. La colomba le necessita entrambe per volare. Se tentasse di usare una sola ala non farebbe altro che girare sul posto.”
Nei nostri paesi le donne hanno raggiunto posizioni anche importanti sia professionalmente che nel mondo politico, ma nulla sembra essere cambiato negli indirizzi politici e sociali degli Stati.
Bahá’u’lláh intendeva l’apporto femminile come qualcosa di diverso da quello maschile. Purtroppo nel mondo moderno la donna tenta di essere simile all’uomo, e con questo non riesce a trovare se stessa per dare un suo contributo alla società. Questo non significa che deve limitarsi ad agire negli ambiti femminili tradizionali, come la casa e la famiglia. In Iran, fino all’avvento dei fondamentalisti, le donne avevano accesso ad ottime scuole gestite dai Bahá’í e venivano incoraggiate a iscriversi alle università sia nazionali che straniere. Questa tendenza si era estesa anche alle famiglie musulmane, tanto è vero che, a quell’epoca, molte giovani iraniane si recarono all’estero per studiare. L’istruzione è un primo passo per garantire l’apporto femminile alla vita pubblica, e anche all’educazione delle giovani generazioni. Inoltre il fatto che la donna abbia un’istruzione e un lavoro cambia radicalmente l’assetto famigliare perché anche il marito deve occuparsi maggiormente della casa e dei figli. Viene così a cadere il concetto di capofamiglia che è ancora molto forte soprattutto in Medio Oriente. Credo che oggi non si sia ancora raggiunta un’autentica parità tra uomo e donna, anche se, come abbiamo detto ci sono diversi tentativi, almeno in Occidente. Quando arriveremo a una vera parità allora vi sarà un’autentica evoluzione dell’umanità.
Passiamo al principio dell’armonia tra scienza e spiritualità. In che modo il massaggio Bahá’í garantisce la ricerca?
Bahá’u’lláh riconosceva che la scienza e la religione erano due aspetti di un’unica realtà entrambi indispensabili all’uomo. Si tratta di un’affermazione assolutamente rivoluzionaria. Infatti, in passato, le religioni hanno spesso tentato di mettere a tacere le scoperte scientifiche che parevano in contraddizione con l’insegnamento religioso. Oggi, al contrario, assistiamo al trionfo di una scienza materialistica che nega la spiritualità. Siamo dunque ancora lontani da un vero equilibrio.
Un altro punto importante sottolineato dalla religione Bahai è il rifiuto di qualsiasi discriminazione sia essa basata sulla razza o sul censo. Ciascun essere umano ha lo stesso valore agli occhi dei Bahá’í. In seno alle assemblee sia locali che nazionali siedono persone di tutte le razze e di tutte le estrazioni sociali. Inoltre la religione Bahá’í incoraggia i matrimoni tra persone di diversa nazionalità e cultura. Basti pensare che negli Stati Uniti vi sono stati degli uomini di colore Bahá’í che hanno sposato donne bianche in epoche in cui un simile matrimonio costituiva un reato. ‘Abdu’l-Bahá nei suoi viaggi in vari paesi del mondo ha sempre sottolineato che ogni essere umano, quale che sia la sua razza e la sua origine, rappresenta la scintilla divina. Un simile atteggiamento rende praticamente impossibile l’odio o il disprezzo. Il messaggio Bahá’í è un messaggio di pace e solidarietà universale e i Bahá’,í in questo momento di cambiamento storico mondiale, in tutto il mondo insieme ad altre persone provenienti da tutte le etnie, realtà culturali e sociali, stanno cercando di offrire la visione unificatrice degli Scritti di Bahá’ú’lláh per contribuire al cambiamento sociale verso il quale orientare la costruzione del proprio futuro.
Lo Sphinx del Cairo il 17 dicembre 1921 scriveva: “ Nella sua personalità e nella sua influenza, ‘Abdu’l-Bahá incarnava tutto ciò che v’è di più nobile e straordinario nelle fedi cristiana e islamica. Vivendo un’esistenza di puro altruismo, egli predicava e operava l’unità interraziale e interreligiosa. Alla presenza di ‘Abdu’l-Bahá, i ricercatori attenti capivano ben presto di essere dinanzi a un uomo dalla personalità unica, dotato di amore e di saggezza che esprimevano qualità divine”.
Il centenario del trapasso di ‘Abdu’l-Bahá vuole quindi rendere omaggio alla sua opera e al suo costante servizio disinteressato all’umanità