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Come ho risolto l'ansia cronica
Consideravo la seduta familiare come una delle tante sedute dalle quali non avrei risolto i miei problemi d'ansia cronica, parlai come sempre e non feci nulla di speciale o complicato, ma semplicemente dissi ai miei genitori cosa mi sentivo di fare e cosa non mi sentivo di fare nelle mie condizioni fisiche.
Parlammo di varie cose, ma la svolta decisiva avvenne quando toccammo l'argomento scuola (la quale mi dava ansia come tante altre cose). Dissi chiaramente che non avrei saputo se sarei riuscito a terminare gli studi con esiti sufficienti per via del mio problema d'ansia. I miei genitori mi dissero che non dovevo fare niente di più di quello che mi sentivo di fare, e che qualunque fosse stato il risultato scolastico sarebbero comunque stati orgogliosi di me. Finita la seduta pensai che era una delle tantissime frasi fatte che dicono i genitori tanto per dire e per non fare brutta figura davanti alla psicologa e quindi il mio stato d'animo e d'ansia non cambiò per nulla. Dopo due giorni dalla seduta, durante i quali mi sentivo sempre con l'ansia generalizzata, all'improvviso passò. Non ho fatto nessun tipo di ragionamento o azione o qualsiasi altra cosa che mi avrebbe dato una spiegazione logica, semplicemente il mio inconscio in questi due giorni ha lavorato da solo e ha dato credito alle parole dei miei genitori, senza che la mia parte cosciente gli avesse creduto. Avendo avuto problemi d'ansia generalizzata da molto tempo non sapevo esattamente quale fosse il motivo principale, quindi durante la seduta ho tirato fuori tante cose che mi davano ansia e per caso ho tirato fuori anche le mie perplessità sulle mie prestazioni scolastiche.
Ho capito solo quando mi é passata l'ansia che il mio problema era fortemente legato alla scuola, poiché quando ci ripensavo mi tornava un livello d'ansia molto forte (non paragonabile ad altre situazioni che prima mi davano ansia) per poi sparire dopo qualche minuto. Io sono molto pessimista e non avrei mai creduto che con una semplice seduta familiare, l'ansia potesse passare in così poco tempo dopo averla avuta fissa giornalmente per 3 anni. Ovviamente non é passata per tutte le situazioni della vita (presentazioni in pubblico, conoscere nuova gente, presentarsi ad un appuntamento) ma é definitivamente passata come ansia generale. In conclusione mi sono ricreduto su questo tipo di approccio di "terapia familiare" e il livello della mia ansia é passata da cronica a normale. Consiglio a tutti di provarci, anche se partite con idee pessimiste come sono partito io, non dovrete fare altro che parlare di quello che vi opprime, come fareste in una seduta normale singola ma semplicemente creando un dialogo con i genitori i quali evidentemente giocano un ruolo fondamentale nella nostra vita e che possono davvero cambiare le cose nella nostra mente.
R. F.
La dipendenza da internet, la depressione e... la mia
rinascita!
Domanda:
In che modo possiamo affermare di essere figli dei tempi attuali?
Forse
nel modo di vestire o nella musica che ascoltiamo? Può darsi.
In ogni caso, può capitare che lo siamo pure nel lato
oscuro dei tempi, nel cosiddetto rovescio della medaglia.
Io, nella modernissima (e sottovalutata) dipendenza da
internet ero dentro fino al collo.
Mi ero trasferito a Lugano da poco, non conoscevo nessuno
e svolgevo un lavoro che difficilmente permetteva la socializzazione. Non me ne
importava neppure un granché, convinto di potermi bastare. Errore che avrei poi
pagato a caro prezzo.
Senza
accorgermene, col passare dei mesi, lentamente scivolavo nella depressione.
Lentamente, appunto.
È
questo che ci frega in questi casi: la silenziosa flemma del malessere che ci
avvolge in una realtà malata e parallela in cui l’oscurità appare come normale.
Precipitavo così in una spola viziosa tra lavoro, casa e computer, computer,
casa e lavoro. Terminavo un turno di otto ore davanti ad un monitor e ne
riprendevo un altro altrettanto lungo che spesso mi costringeva agli
straordinari. Non di rado, consumavo i
miei pasti davanti al pc, di cui ero ormai schiavo. Gusti e sapori
contavano sempre meno. Un po' come la mia vita.
Figuriamoci
nei giorni liberi. Le giornate in gabbia scorrevano senza che me ne accorgessi.
La dipendenza diventava morbosa e la mia esistenza totalmente virtuale. Tutto
questo, paradossalmente, mi impediva di rendermi conto del problema. Per me era
tutto normalissimo.
Non
uscivo praticamente più, se non per recarmi al lavoro e al supermercato.
Apparvero
così rapidamente le crisi di ansia, soprattutto alla sera: mancanza di respiro,
sensazione di morire, angoscia e attacchi di panico. Per questo le notti erano
insonni o dormite male, spesso passate al computer. Ne ero costretto, ne ero
attratto, e io non potevo resistergli.
Stavo davvero toccando il fondo e per fortuna fino a quel fondo non ci
sono arrivato. Qualcuno se ne è accorto ed è stata la mia salvezza.
Dopo
alcuni errori che mi hanno condotto a persone sbagliate, sono arrivato al
centro “Le Radici”.
Sono
stato accolto fin da subito con grande cura e professionalità. Lo capii
immediatamente, sensazione a pelle: era lei la persona giusta cui affidarmi per
risalire.
Il
mio percorso terapeutico è durato circa due anni. Ho dovuto necessariamente
partire da zero e sistemare il caos che regnava dentro di me, far uscire quel
mostro che mi stava logorando. Non è stata una passeggiata o un letto di
rose, come cantavano i Queen in We are the champions; io, alla fine,
quella canzone me la sono dedicata!
La
terapeuta mi ha messo in condizione di capire che le fragilità che fanno parte
del nostro essere possono trasformarsi sorprendentemente in fondamenta solide
su cui (ri)costruire noi stessi e ritornare così alla vita, quella vita che ci
aspetta lì fuori luminosa e splendente più che mai. Come Dante dopo l’Inferno, uscii
fuori a riveder le stelle!
Il lavoro svolto assieme è servito a dar voce al mio
potenziale, fino ad allora assopito dalla dipendenza. Questo è quello che vuole
intendere la psicoterapia: risorse ne abbiamo tutti, basta solo dar loro la
possibilità di emergere naturalmente. Ho capito che il primo passo è farsi
aiutare: amici, famiglia, sono loro a cui rivolgersi, senza vergognarsi. Solo
successivamente arriva il fondamentale lavoro dello/a specialista.
Ora, sono un uomo rinato che ha addirittura cambiato
professione e che sorride alla vita, pure a quelle sfide che volenti o nolenti
sono sempre dietro l’angolo per tutti noi. Internet lo uso ancora molto, ma poi
ho la lezione di tango e la pizza con gli amici che mi aspettano! Grazie,
davvero grazie! Io le sono riconoscente!
Ah, prima di uscire di casa, devo fare un’ultima cosa...Il
mouse è ben saldo nella mia mano: ora posso finalmente arrestare il sistema...CLICK
F. T.