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BERNA - Vacanze a contatto con la natura in Svezia oppure all'insegna dei party in Serbia. Al rientro in Svizzera non c'è scampo: da ieri chi torna da un soggiorno in un paese a elevato rischio di contagio da coronavirus deve stare in quarantena per dieci giorni. È quanto prevede la nuova ordinanza federale Covid-19 e attualmente riguarda 29 Stati (vedi box). Ma si tratta di una lista che viene regolarmente aggiornata.
La novità non riguarda comunque soltanto la quarantena al rientro in Svizzera. Secondo l'ordinanza, tornando da un paese a rischio non si ha alcun diritto all'indennità di perdita di guadagno. Una modifica, questa, che potrebbe quindi costare cara alle aziende: «Chi si reca in un paese considerato a rischio, ora rischia di non percepire il salario durante la quarantena» afferma l'avvocato Boris Etter, interpellato da 20 Minuten.
Nessun problema per i dipendenti che hanno la possibilità di svolgere il proprio lavoro anche da casa, secondo l'esperto. La questione potrebbe quindi riguardare i collaboratori che devono per forza essere presenti sul posto di lavoro: «Il problema è che i dipendenti si recano in paesi a rischio sotto la propria responsabilità» spiega Etter. Per questo motivo l'azienda potrebbe ritenerli colpevoli della quarantena di dieci giorni e rifiutarsi di versare il salario. Per opporsi ci sono le vie legali, ma non è detto che la decisione sarà a favore del dipendente.
Non è nemmeno chiaro come venga trattata la questione nel caso che un paese venga dichiarato a rischio durante il soggiorno di un dipendente. «Bisogna chiedersi se il lavoratore possa essere considerato responsabile della quarantena» osserva Etter. Tuttavia nella situazione attuale i dipendenti rischiano la quarantena durante qualsiasi viaggio all'estero.
In viaggio per lavoro? Il salario è garantito - E se la quarantena è invece dovuta da un membro della propria famiglia che rientra da un paese a rischio? «Sono casi che vanno valutati singolarmente». Mentre la questione è chiara se un dipendente si trova all'estero per lavoro: «Chi viene mandato in un paese a rischio dal datore di lavoro ha diritto al salario anche durante il periodo di quarantena previsto al rientro in Svizzera».
Dipendenti sotto pressione - La questione del salario, secondo Etter, potrebbe interessare soprattutto le aziende più piccole. «È una situazione che non si possono permettere». Non è da escludere che queste società mettano in qualche modo sotto pressione i propri collaboratori. «Sono già venuto a conoscenza di casi in cui i dipendenti sono stati minacciati di licenziamento». Un licenziamento, afferma l'esperto, sarebbe però un abuso.
È comunque pensabile che le società annuncino ai dipendenti che il salario non verrà pagato durante un'eventuale quarantena. Le aziende più grandi tenderanno probabilmente a inserire la questione nel proprio regolamento: «Se lo possono permettere e non vogliono rischiare la loro reputazione».
Le multe per chi rifiuta la quarantena - Chi non rispetta la quarantena per paura di perdere lo stipendio è punibile: secondo la legge sulle epidemie, si parla di multe fino a 10'000 franchi, per negligenza fino a 5'000.
Al dipendente non può comunque essere vietato il viaggio in un paese a rischio. «Nessuno è tenuto a comunicare al proprio capo dove intende recarsi in vacanza» afferma Etter. L'azienda ha soltanto il diritto di sapere, al rientro, se il collaboratore si trovava in paese a rischio. E i dipendenti sono tenuti a comunicare la quarantena.
Elenco degli Stati e delle regioni con rischio elevato di contagio (aggiornata al 2 luglio 2020):
Arabia Saudita
Argentina
Armenia
Azerbaigian
Bahrein
Bielorussia
Bolivia
Brasile
Capo Verde
Cile
Colombia
Honduras
Iraq
Isole Turks e Caicos
Israele
Kosovo
Kuwait
Macedonia del Nord
Moldavia
Oman
Panama
Perù
Qatar
Repubblica Dominicana
Russia
Serbia
Stati Uniti d’America
Sudafrica
Svezia