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Un no giovanile all'Europa
L'UE costa troppo, limita la sovranità elvetica senza offrire nulla in cambio. Questa la posizione di un comitato di giovani, in massima parte dell'UDC, contrario all'iniziativa «Sì all'Europa».
«Vogliamo dare il nostro contributo, affinché non si continui a dire in maniera unilaterale che la gioventù svizzera vuole l'adesione all'Unione europea», ha spiegato Toni Brunner, consigliere nazionale UDC e presidente del Comitato federale di giovani contro l'adesione all'UE.
Al contrario: per Brunner, che con i suoi 26 anni è il «pivellino» al parlamento elvetico, i risultati di un sondaggio effettuato tra i giovani e le reclute del servizio militare dimostrerebbero che le giovani generazioni, e soprattutto i 20enni, guardano con scetticismo ad una simile prospettiva e che preferiscono il «Sonderfall» Svizzera all'integrazione europea.
Al centro delle preoccupazioni del Comitato, composto da circa 100 membri nella stragrande maggioranza provenienti dalle fila dell'UDC, figura la strenua difesa dell'autonomia nazionale. «Vogliamo continuare sulla via del successo economico e politico della Svizzera», ha sottolineato Brunner.
Una via che per i giovani antieuropeisti non conduce certo verso Bruxelles e che spinge il Comitato a rifiutare non solo l'iniziativa popolare «Sì all'Europa» ma anche l'obiettivo a lungo termine dell'adesione all'UE sostenuto dal Consiglio federale.
«L'Unione europea ci costa solo e non ci porta niente», ha osservato Salvatore Airò, membro del Comitato e candidato alla presidenza dei giovani UDC svizzeri. Un'adesione farebbe perdere alla Svizzera la sua favorevole situazione economica a causa del raddoppio dell'IVA, dell'aumento dei tassi d'interesse, della pressione fiscale e della disoccupazione, peggiorando così il livello di vita generale.
Anche dal profilo istituzionale il santo non varrebbe assolutamente la candela. La possibilità di partecipare alle decisioni a livello europeo e la ripresa dell'«acquis communautaire» richiederebbero una drastica e inaccettabile limitazione della sovranità nazionale e in particolare della democrazia diretta elvetica.
Secondo il Comitato l'integrazione in un sistema dominato da governi socialisti che si autodefinisce 'comunità di valori europei' sarebbe inoltre legata a pesanti conseguenze, come avrebbe dimostrato il «caso Austria».
Per i giovani antieuropeisti elvetici il progetto di costruzione europea è da considerarsi addirittura alla stregua di una mortale malattia infettiva come l'AIDS. Tra le azioni di propaganda in vista del voto del 4 marzo è infatti prevista anche la distribuzione di preservativi all'insegna dello slogan «Proteggiti dall'UE - Vota no».
Da parte loro, i fautori dell'iniziativa "Sì all'Europa, che chiede l'avvio immediato di trattative per l'adesione all'UE, ritengono l'adesione l'unico modo per la Svizzera di influire sul futuro dell'Unione e di affrontare in modo efficace problemi che riguardano l'intero continente.
Luca Hoderas
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