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La decisione di Washington di ridurre drasticamente il suo contributo finanziario all'UNRWA mette in severe difficoltà l'agenzia. A Ginevra il suo commissario generale Pierre Krähenbühl ha lanciato un appello urgente per chiedere 800 milioni di dollari. Come altri sei Stati, la Svizzera ha già versato l'intero contributo per il 2018.
"È la più grave crisi finanziaria che affronta l'Agenzia nella sua storia", ha sottolineato Pierre Krähenbühl, commissario generale dell'Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l'occupazione dei rifugiati palestinesi nel Vicino Oriente (UNRWA), in una conferenza stampa alla sede dell'ONU a Ginevra.
Fondata nel 1949, dopo la prima guerra arabo-israeliana, l'agenzia è la principale organizzazione di aiuto a milioni di profughi palestinesi nel Vicino Oriente, nei settori dell'istruzione, della sanità, dei soccorsi e dei servizi sociali. Oggi, il suo aiuto consente di soddisfare le necessità di gran parte degli oltre cinque milioni di persone registrati come rifugiati nei Territori palestinesi, in Giordania, Libano e Siria.
Pierre Krähenbül ha colto l'occasione di un giro mondiale di visite per lanciare un appello d'emergenza. Circa la metà degli 800 milioni di dollari richiesti serve per aiutare i profughi palestinesi nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania, l'altra metà per i rifugiati palestinesi in Siria. L'appello è accompagnato da una campagna internazionale di ricerca di donazioni denominata "La dignità non ha prezzo".
Sette paesi hanno già versato i loro contributi annuali: Svizzera, Finlandia, Danimarca, Svezia, Germania, Belgio e Russia.
La Svizzera si mobilita
"Come primo passo, la Svizzera l'11 gennaio ha già versato l'intero contributo del 2018 (19 milioni di franchi). La Svizzera è inoltre pronta a collaborare con i donatori, con i Paesi che accolgono rifugiati e con l'UNRWA, per affrontare la sfida che rappresenta la situazione attuale. In tale ottica, ha offerto il suo sostegno all'UNWRA per organizzare una conferenza ministeriale che dovrebbe aver luogo alla fine di febbraio a Ginevra", ha precisato a swissinfo.ch il Ministero elvetico degli affari esteri (DFAE).
Dicendosi "molto preoccupato" dalla decisione americana, il DFAE sottolinea che "una riduzione del contributo degli Stati Uniti all'UNWRA ne limiterebbe chiaramente il lavoro e metterebbe sotto pressione i paesi che ospitano i rifugiati. Le conseguenze umanitarie sarebbero immediate (ad esempio nei settori della scuola e della sanità pubblica) e avrebbero effetti anche a lungo termine (con l'aumento della disoccupazione e della povertà, problemi di approvvigionamento alimentare, la mancanza di prospettive per il futuro e l'accresciuta disperazione). La Striscia di Gaza, dove l'UNWRA aiuta oltre un milione di profughi palestinesi, sarebbe particolarmente colpita".
Rischio di destabilizzazione
Berna mette in guardia: "Oltre alle pesanti conseguenze umanitarie, tagli importanti potrebbero anche tradursi in una maggiore instabilità in Medio Oriente. L'azione dell'UNWRA svolge un ruolo centrale per la pace e la stabilità".
Un rischio di destabilizzazione menzionato anche da Pierre Krähenbül, secondo il quale "è chiarissimo che la decisione degli Stati Uniti non è legata alla nostra prestazione. Ho avuto colloqui (negli Stati Uniti) lo scorso novembre, tra cui anche con Jared Kushner (genero e consigliere di Donald Trump). Le dinamiche erano positive. C'era determinazione a sostenere l'UNRWA. L'unica cosa intervenuta da allora è tutto il dibattito intorno a Gerusalemme", con il voto di dicembre dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite che condanna il riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele da parte di Donald Trump", ha detto lo svizzero.
Al Forum economico mondiale (WEF) di Davos, il presidente degli Stati Uniti ha chiarito la sua posizione sull'argomento, nel corso di un incontro con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu: i palestinesi "ci hanno mancato di rispetto, rifiutando di ricevere il nostro eccellente vicepresidente (Mike Pence). Abbiamo dato loro centinaia di milioni", ma "questo denaro non sarà più versato loro se non si siederanno e non negozieranno la pace", ha dichiarato Trump.
Il commissario generale dell'UNRWA, rammenta dal canto suo che l'azione umanitaria non dovrebbe essere legata a considerazioni politiche. Ciò è infatti assolutamente contrario al diritto umanitario internazionale.
Come si ricorderà, alla metà di gennaio gli Stati Uniti hanno dichiarato che avrebbero versato solo 60 milioni di dollari all'UNRWA e bloccato i rimanenti 65 milioni di dollari, per il momento. L'anno scorso Washington ha versato circa 350 milioni di dollari, pari a circa un terzo del bilancio dell'UNRWA.
(Traduzione dal francese: Sonia Fenazzi)