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Il presidente uscente dell'Azerbaigian, Ilham Aliev, si riconferma oggi per la terza volta consecutiva alla guida di questo Paese ricchissimo di idrocarburi con oltre l'80% dei voti, secondo tre exit poll di istituti indipendenti: 83,9% per Prognos, 81,4% per Ryai e 80,8 per Elr. Un risultato plebiscitario annunciato, anche se un po' inferiore a quello delle precedenti presidenziali del 2008, quando conquistò l'89% all'apice del boom petrolifero.
Il suo unico vero rivale tra i dieci candidati delle elezioni di oggi era l'ex deputato Jamil Hasanli, 61enne docente universitario di storia, indicato dal Consiglio nazionale delle forze democratiche, un cartello nato lo scorso maggio per riunire vari partiti di opposizione: secondo l'exit poll di Prognos è arrivato secondo ma a distanza siderale, con l'8,2%. Hasanli ha già denunciato frodi "massicce" e annunciato che non riconoscerà i risultati del voto: "se le elezioni fossero libere, democratiche e oneste, io le vincerei, non ho alcun dubbio", aveva detto andando a votare.
Il 51enne Aliev invece non ha fatto alcuna dichiarazione alla stampa quando è arrivato al seggio per votare insieme alla moglie Mehriban e alle due figlie. Un silenzio che rispecchia quello della sua campagna elettorale, dove ha snobbato comizi e dibattiti convinto di aver già vinto con la sua politica tesa a garantire stabilità, continuità e sviluppo grazie ai petrodollari.
I suoi sostenitori dicono che i risultati economici parlando per lui: l'impennata del pil procapite (passato in 10 anni da 850 a 7850 dollari), il tasso di crescita (+2,2% nel 2012, +5,3% la previsione per il 2013) e il moderno skyline della capitale Baku. Un boom che non cancella però i problemi, secondo i suoi detrattori: le pressioni su media e oppositori, le violazioni dei diritti umani, la corruzione, gli standard dell'assistenza socio-sanitaria.
E il conflitto congelato dell'ex Urss nel Nagorno-Karabak, che alimenta le tensioni con l'Armenia. La riconferma quinquennale di Aliev è stata resa possibile dall'abolizione con referendum, nel 2009, del divieto costituzionale di ricandidarsi per più di due volte alla massima carica statale.
Aliev potrà così ora battere la longevità politica del padre Haydar, che guidò l'Azerbaigian indipendente per dieci anni (dopo la lunga parentesi come primo segretario del Pcus azero, dal 1969 al 1982) prima di dimettersi da presidente nel 2003 nominando il figlio come suo 'erede': è l'unico caso di trasmissione "dinastica" del potere in una ex repubblica sovietica, tanto che si parla di 'clan Aliev', con Ilham leader del partito 'Nuovo Azerbaigian', la moglie vice dallo scorso giugno, familiari e parenti nelle posizioni chiave dell'apparato politico-economico.
Ma su tutto sembra prevalere l'interesse alla stabilità di questo Paese di 9,2 milioni di abitanti (5,2 mln gli elettori) a maggioranza musulmana (sciita), ritenuto strategico per la sua posizione geopolitica (anche per il transito delle truppe Usa in Afghanistan), le sue enormi riserve di gas e petrolio e la sua rete di oleodotti-gasdotti: Aliev può contare sugli appoggi trasversali di Russia e Usa, Turchia e Iran, nonchè della Ue, interessata a ridurre la dipendenza energetica da Mosca. Per domani è previsto il rapporto degli osservatori europei.
SDA-ATS