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|METROPOLIS

id., Germania 1927
In una megalopoli del XXI secolo dominata dal dittatore Frederson (Abel), gli operai, che vivono nei sotterranei in stato di semischiavitù, ripongono la loro fiducia nella mite Maria (Helm) di cui si innamora Freder (Frölich), figlio del dittatore. Per rompere l'unità degli operai, Frederson impone all'inventore-mago Rothwang (Klein-Rogge) di costruire un robot, sosia di Maria, che semini discordia, ma questo incita gli operai alla rivolta e alla distruzione. Toccherà alla vera Maria e a Freder riconciliare le parti, ponendo le basi per un nuovo ordine sociale.
Gli effetti speciali straordinari, le imponenti architetture (le tecniche fotografiche di Eugen Schüfftan combinavano modellini e scenografie in grandezza naturale), i geometrici movimenti delle massone fanno uno dei film visivamente più impressionanti della storia del cinema. Poco riuscita (e poco chiara) è invece la sceneggiatura, scritta da Lang con la moglie Thea von Harbou, dove sono presenti temi tipicamente espressionisti (il doppio) e altri profetici (la manipolazione occulta, l'esplosione della follia collettiva) e che ruota attorno al tema della rivolta dell'uomo contro la macchina, ma sfocia in un finale contraddittorio. I distributori americani, allora, accusarono il film di comunismo, mentre il messaggio di riconciliazione finale venne apprezzato dal nazismo. Nel 1984 il musicista Giorgio Moroder ha confezionato una nuova versione di Metropolis di 87', virata in vari colori e accompagnata da una colonna sonora rock con canzoni, tra gli altri, di Freddy Mercuri e Pat Benatar, che tenta di ricostruire l'impatto spettacolare che il film ebbe sugli spettatori dell'epoca. In mancanza della versione filologica curata lo stesso anno dallo studioso tedesco Enno Patalas (di 147'), quella di Moroder rende tutto sommato il miglior servizio al film di Lang. Entrambe queste versioni hanno il merito di approfondire l'ossessione di Rothwang per il robot femminile da lui creato. Diffidare delle altre versioni in cassetta, basate su uno dei numerosi montaggi arbitrari dell'epoca, e spesso accompagnate da colonne sonore che scimmiottano quella - stranamente adeguata alle immagini - di Moroder.
Guardai le strade - le luci abbaglianti e gli edifici imponenti - e fu in quella occasione (a New York nel 1924, per la prima volta in America) che concepii Metropolis. (Fritz Lang, 1)