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BERNA - L'assistenza al suicidio non va vietata, ma occorre una norma penale che regoli la materia: saranno emanati specifici obblighi di diligenza che varranno sul piano nazionale. Lo afferma il Consiglio federale, che dopo aver esaminato i risultati della consultazione in materia ha incaricato il Dipartimento di giustizia e polizia (DFGP) di elaborare entro l'anno il messaggio alle Camere con i dovuti "paletti". Nel frattempo il Dipartimento dell'interno farà proposte per incentivare la prevenzione del suicidio e la medicina palliativa.
I meccanismi di controllo statali e professionali esistenti non sono abbastanza efficaci, secondo il governo, il quale ritiene necessario imporre nuove linee guida e nuovi limiti. Una netta maggioranza di Cantoni, partiti e organizzazioni si è espressa a favore di un disciplinamento esplicito.
Due le varianti di modifica del diritto penale che erano state poste in consultazione: esse prevedevano da un lato, rigidi obblighi di diligenza per i collaboratori delle organizzazioni di aiuto al suicidio e, dall'altro, il divieto dell'assistenza al suicidio. 22 Cantoni, 8 partiti e 54 organizzazioni hanno confermato la necessità di agire sul piano legislativo. Soltanto 4 Cantoni, 5 partiti e 16 organizzazioni ritengono che il diritto in vigore sia sufficiente a impedire possibili abusi.
La maggioranza degli enti consultati si è detta favorevole a norme severe e costringenti, ma c'è chi ha rilevato la complessità e la poca chiarezza delle proposte. La restrizione dell'assistenza al suicidio a chi soffre di una malattia fatale è stata percepita come inammissibile e discriminatoria.
SDA-ATS