Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01148.jsonl.gz/26

È nato il #MeToo africano. Per la prima volta anche le protagoniste del cinema 'nero' hanno avuto il coraggio di raccontare le molestie di cui sono state vittime nell'ambiente di lavoro nel corso della carriera. E' nato dunque l'hashtag #Memepaspeur. È accaduto a margine del Fespaco, il Festival panafricano del cinema e della televisione che si è tenuto a Ouagadougou in Burkina Faso.
Dopo 18 anni dall'accaduto l'attrice Nadège Beausson-Diagne ha deciso di condividere la sua esperienza traumatica di cui ha detto di non aver mai parlato neanche con gli amici più prossimi. L'attrice, cantante e conduttrice francese ha raccontato, di essere stata aggredita durante le riprese di un film in Burkina. Il produttore ha minacciato di rompere il suo contratto e di requisire il suo biglietto aereo se lei non avesse accettato di avere un rapporto con lui. La seconda volta, ha raccontato l'attrice, è successo in Centrafrica dove il regista e coproduttore del film che stava girando ha cercato più volte di aggredirla e di violentarla. ''Mi ha isolato dalla troupe - ha raccontato l'attrice a 'Jeune Afrique' - ha vietato a tutti di parlarmi, ha tagliato molte mie scene al montaggio e io sospetto che abbia anche tentato di avvelenarmi''. ''Questo regista, che non è mai stato indagato - ha aggiunto senza timore - è presente a questo Festival''.
Nadège Beausson-Diagne, con la sua testimonianza, ha voluto dare voce alle donne ed infatti altre storie come la sua sono emerse a cominciare da quella narrata da Mariette Monpierre. Scrittrice e regista caraibica ha raccontato di essere stata più volte apostrofata con estrema chiarezza:''se vuoi il lavoro devi stare con me''. L'attrice Nathalie Vairac, dopo aver condiviso la sua esperienza ha sottolineato come per una donna nera la situazione è ancora più difficile ''per le fantasie legate al colore della pelle''. Un'altra vicenda di violenza è stata quella ricordata dall'attrice Aissa Maiga subita d'Azada Soro e per la quale è stato inquisito il regista Tahirou Tasséré Ouédraogo. L'uomo è stato condannato ma per questo non ha subito alcun danno nella sua professione, ha sottolineato Aissa Maiga. Tutte queste testimonianze hanno mostrato com'è difficile per le donne essere rispettate nel mondo del cinema in Africa ed è per aiutarle a reagire alle sopraffazioni che è nato l'hashtag #Memepaspeur.