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Cosa significa Emiplegia
L’emiplegia è una patologia neurologica che può essere temporanea o permanente e si manifesta con la paralisi del lato destro o sinistro del corpo (il che significa che non puoi muovere o controllare i muscoli di un lato del corpo). Questo sintomo è spesso un indicatore chiave di condizioni pericolose per la vita come un ictus, ma può verificarsi anche in condizioni e circostanze che non sono così gravi.
L’emiplegia può interessare il viso, il braccio, il torso e la gamba su un lato del corpo in vari modi: la paralisi potrebbe non essere così grave in tutte e tre queste aree del corpo colpendo maggiormente solo alcuni distretti. Ci sono anche alcune rare condizioni che causano l’emiplegia che va e viene, colpendo uno o entrambi i lati del corpo.
A seconda di come e perché accade, l’emiplegia può essere curabile. In alcuni casi non è necessario alcun trattamento, mentre altri necessitano di cure mediche immediate per invertirne la causa.
Quali sono le cause dell’Emiplegia
L’ emiplegia è un sintomo di origine vascolare: a causa di un’embolia, una trombosi o un’emorragia si verifica un infarto cerebrale, la cui conseguenza è la morte dei tessuti cerebrali irrorati dai vasi coinvolti.
In parole semplici, una parte del cervello “muore” e non è più in grado di ricevere, elaborare e tradurre le informazioni che arrivano dall’ambiente esterno e dal corpo stesso.
Tutto ciò crea dei deficit neurologici, il cui principale è appunto l’emiplegia, in cui una parte del corpo non muove niente, o l’emiparesi, in cui il danno non è così diffuso per cui la lesione permette di compiere movimenti in modo parziale o impacciato.
Fattori di rischio
Fatta eccezione per le malformazioni genetiche (ad esempio un aneurisma cerebrale), non esiste una causa determinante per un infarto cerebrale. Esistono però dei fattori di rischio che possono facilitare l’insorgenza di questa patologia:
- Pressione alta (congenita o secondaria ad abitudini scorrette);
- Aterosclerosi;
- Fumo di sigaretta;
- Stress;
- Fibrillazione atriale;
- Patologie vascolari.
Tipi di Emiplegia
Destra
A seconda della parte del cervello che viene colpita, oltre alle conseguenze a livello motorio dal lato opposto del corpo, possono associarsi diversi tipi di deficit.
In caso di emiplegia destra (quindi di lesione cerebrale a sinistra) si possono riscontrare:
- Disturbi del linguaggio quali afasia (sensoriale, espressiva o globale),
- Forme di aprassia in cui si perde la capacità di compiere un gesto finalizzato.
Sinistra
In caso di paralisi o paresi a sinistra (quindi di lesione cerebrale a destra) si possono associare sintomi quali:
- Disturbi di neglet (vedo solo metà del campo visivo),
- Anosognosia (che cosa mi è successo?),
- Emisomatognosia (perdita di coscienza di appartenenza di una metà del corpo),
- Eminattenzione (deficit della capacità di riferirsi ed orientarsi verso stimoli provenienti dal lato opposto di quello della lesione cerebrale),
- Disorientamento spazio temporale.
Conseguenze e Complicanze dell’Emiplegia
Perché, se si ha un infarto cerebrale a destra, non si muove più la parte sinistra del corpo e viceversa?
Le conseguenze della lesione che avviene a livello cerebrale, infatti, hanno una corrispondenza opposta, crociata rispetto al danno, a causa della struttura del nostro sistema motorio, costituito da via nervose che vanno a formare il sistema piramidale, che controllano i movimenti volontari attraverso un circuito neuronale.
Prima fase e fasi successive
In entrambi i casi comunque si avrà una prima fase caratterizzata da flaccidità (muscoli molli), ipotonia, alterazione della sensibilità, assenza di movimento del lato plegico, disturbi della coscienza, disturbi sfinterici a cui seguirà:
- Nei casi più fortunati una evoluzione verso la normotonia in cui ricompare una motricità globale degli arti.
- In altri casi una evoluzione verso un’ipotonia prolungata (piede cadente, difficoltà ad iniziare il movimento ecc), presente anche a livello di tronco (il paziente non riesce a stare seduto senza cadere da una parte).
- In altri casi ancora una evoluzione verso la distonia che è un disturbo della qualità del movimento, che si manifesta nella fase di esecuzione con oscillazioni incontrollate e rapide degli arti con movimenti abnormi ed involontari.
- In altri casi una evoluzione verso la spasticità che consiste in un eccessivo e anomalo aumento del tono muscolare del tono dei riflessi di stiramento. I muscoli colpiti saranno quindi estremamente rigidi e presenteranno una forte resistenza al loro stiramento, con conseguente impossibilità al movimento. In seguito a questo, gli arti si organizzano secondo schemi elementari, si posizioneranno quindi in flessione o in estensione a seconda della muscolatura più ipertonica.
Detto questo, soprattutto nella fase acuta, le conseguenze per il paziente di questa inabilità motoria saranno le difficoltà a svolgere le attività della vita quotidiana (cura personale, vestirsi, usare le posate, pettinarsi ecc.), l’utilizzo dei mezzi di trasporto, l’uso del telefono ecc.
Alcune di queste difficoltà però, a seconda della gravità della lesione, possono protrarsi anche nelle fasi successive, per cui è fondamentale un continuo percorso terapeutico successivo alla fase acuta e post acuta.
Si guarisce dall’Emiplegia?
I tempi di recupero dall’emiplegia sono vari e dipendono da innumerevoli fattori quali l’età del paziente, la gravità dell’episodio ischemico o emorragico che ne è la causa, la presenza di altre patologie ecc.
Durante il percorso di recupero il paziente verrà seguito dal medico fisiatra, dal neurologo e dai terapisti della riabilitazione (fisioterapisti, terapisti occupazionali, logopedisti ecc.).
Grazie al lavoro svolto in equipe sarà possibile ottenere un costante recupero delle funzioni perse, in alcuni casi il recupero sarà totale, in altri solo parziale.
Terapia e Trattamento in Fase Acuta e Post-Acuta
Obiettivi del trattamento in fase acuta (flaccidità):
- Adeguato posizionamento del paziente per evitare piaghe, lesioni;
- Ripresa dei passaggi posturali;
- Ripresa del contatto con l’ambiente;
- Ripristino della posizione seduta.
Obiettivi del trattamento nella fase post acuta (spasticità):
- Mantenere l’articolarità prevenendo i blocchi;
- Raggiungimento di un buon equilibrio in posizione seduta;
- Raggiungimento di un buon equilibrio in posizione eretta;
- Acquisizione di autonomia nei passaggi posturali;
- Ripresa del cammino;
- Recupero della funzione dell’arto superiore;
- Recupero delle funzioni del tronco.
Le tecniche sono molteplici: da quelle di neurofacilitazione (es: Bobath) a quelle più “cognitive”(es. metodo Perfetti).
Sempre in queste fasi, sarà necessario il coinvolgimento di figure quali il logopedista per il recupero dei disturbi del linguaggio e della comprensione, e sarà utile iniziare un percorso di terapia occupazionale per un riavvicinamento ai movimenti più fini e finalizzati.
Riabilitazione dell’Emiplegia
Al termine delle prime due fasi, in genere il paziente viene dimesso, con la prescrizione o meno di ausili personali e per la propria abitazione. Non si può e non si deve però pensare che il percorso finisca lì! Il nostro cervello è in grado di recuperare funzioni anche dopo parecchio tempo dalla lesione se adeguatamente stimolato.
Nel caso in cui poi gli arti non abbiano recuperato un tono tale da permettere un buon cammino o un utilizzo funzionale dell’arto superiore, il paziente non può e non deve fermarsi con la terapia!
Gli scopi di questa fase riabilitativa saranno quindi:
- Ridurre ulteriormente l’impaccio motorio residuo (cammino falciante, difficoltà di coordinazione, difficoltà nei movimenti più complessi) nei casi con un’evoluzione già favorevole;
- Recuperare ulteriore libertà di movimento cercando di togliere i movimenti parassiti (non necessari ed involontari) e riducendo l’ipertono;
- Stimolare il lato plegico coinvolgendolo nel modo più vicino possibile alla normalità;
- Evitare i rischi di complicanze legate all’immobilità degli arti e alla permanenza degli stessi in atteggiamento schematico (mano chiusa, gomito flesso, ginocchio piegato o iperesteso).
Per raggiungere questi obiettivi, come già accennato, le tecniche sono molteplici, ma l’impostazione del trattamento riabilitativo non cambia: deve essere un processo di insegnamento di condotte motorie corrette.
Esercizi di Riabilitazione post ictus
A seconda del paziente si potranno eseguire esercizi di:
- Mobilizzazione degli arti plegici che permangono con spasticità o ipertono, per continuare a dare informazioni corrette a livello centrale e per evitare la formazione di piaghe.
- Esercizi di rinforzo della muscolatura del tronco per aumentare la stabilità in piedi, seduti e nei passaggi posturali.
- Esercizi di stimolazione della sensibilità e di propriocettività (dov’è il braccio rispetto a me o al lettino?) del lato plegico, in cui si potranno usare stimolazioni sensoriali ed esercizi di riconoscimento di posizioni o di forme, da poter effettuare in modo sia passivo che attivo.
- Esercizi per i movimenti fini della mano, per la riabilitazione della mano post ictus che spesso è l’ultima a recuperare (ma spesso ci stupisce).
- Esercizi per il controllo dell’equilibrio seduto e in piedi, in cui si potranno utilizzare diversi ausili (tavolette, palloni, superfici differenti).
- Esercizi per i movimenti di piede/caviglia/ginocchio finalizzati al cammino, di modo da poter rendere il cammino sempre più preciso e sicuro.
- Esercizi sul cammino in cui verranno prima divise le varie fasi del passo per poterle rendere più precise nell’esecuzione, per poi riunirle con l’esecuzione di piccoli percorsi studiati dal fisioterapista, mirati al superamento dei “trucchi” acquisiti dal corpo.
Come sempre l’integrazione di più tecniche renderà il trattamento più personalizzato e meno noioso per una persona che viene già da mesi di riabilitazione e che, in molti casi, non spera più in ulteriori miglioramenti.
Riabilitazione con Ausili
Un’altra parte importante della fisioterapia in ambulatorio è il controllo degli ausili utilizzati dai pazienti: che si tratti di bastoni, tripodi, tutori per mani o piedi, non si può pensare che questi vadano bene per tutta la vita del paziente, ma andranno modificati seguendo i progressi e le degenerazioni fisiologiche della muscolatura e della postura del paziente.
Per questo sono indispensabili controlli costanti periodici da parte del fisiatra e del fisioterapista. Un ausilio corretto, usato nel modo giusto, può risolvere molti problemi incontrati dal paziente: un tutore nato per tenere aperta una mano spastica, può diventare un impedimento alla ripresa di alcuni movimenti che si possono recuperare anche a distanza di tempo, del polso o della mano stessa.
Non è da sottovalutare poi il fatto che in ambito ambulatoriale, il paziente può tornare a casa a fine trattamento, sentendosi “meno malato” e può provare le nuove strategie nell’ambito domestico per poi ri-analizzarle con il terapista la seduta successiva.
Conclusioni
Dopo il trauma della lesione, il risveglio in ospedale, la permanenza in clinica, il paziente non può quindi e non deve essere abbandonato a se stesso, ma può e deve continuare a superare gli ostacoli che la patologia gli mette di fronte, ma non può farlo da solo.
L’essere umano è un elaboratore di informazioni, per cui vale sempre la pena trovare nuove informazioni che diventeranno l’arma per continuare a progredire verso una sua “normalità”. Da qui l’importanza di una fisioterapia costante nel tempo e in continua evoluzione, che permetterà anche di evitare tutte le complicanze causate da una postura ed un cammino scorretto oltre che dalle differenze di tono muscolare.
Il nostro cervello non smetterà mai di stupirci: la sua capacità di riadattamento e di creare nuove connessioni, rendono la fisioterapia ambulatoriale un’esperienza necessaria e stupefacente al tempo stesso. Quindi, il percorso verso una buona vita non deve essere in solitaria, ma deve essere in compagnia di un terapista che sosterrà (anche letteralmente se necessario) il paziente che potrà tornare a gestire il proprio corpo.