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Le autorità federali dell’Ohio hanno venduto dei bitcoin sequestrati nel 2018 durante un caso giudiziario di vendita di documenti falsi.
A causa dell’aumento del prezzo di bitcoin, il valore iniziale al momento del sequestro era di 2,88 milioni di dollari. Quello di vendita invece è stato pari a 19,23 milioni, quasi dieci volte il valore originale. Non sono però state diffuse le modalità di vendita dei bitcoin sequestrati.
Il caso del maxi sequestro di bitcoin in Ohio
La vicenda giudiziaria risale al 2018 e vede per protagonista un uomo di 37 anni di Toledo (Ohio) che aveva creato un sito web dove vendeva falsi documenti di identità, pagati in bitcoin. L’uomo si è già dichiarato colpevole ed è stato anche condannato a 24 mesi di carcere.
Il sistema era collaudato: tramite il sito web la persona che commissionava il documento inviava la foto e le informazioni che voleva vedere sul documento. Il pagamento avveniva in bitcoin e i documenti (patente di guida e carta di identità) venivano recapitati tramite posta.
Secondo quanto riporta Bitcoin.com le indagini partirono nel 2015 quando furono rinvenuti i primi documenti falsi. Dopo mesi di investigazioni le autorità hanno scoperto chi gestiva il sito web anche a causa del fatto che l’indirizzo di ritorno delle buste contenenti i falsi documenti era collocato nella città di Loreto.
Le autorità hanno quindi raggiunto la casa del responsabile e contestualmente sono riuscite a sequestrare 500 bitcoin che poi, tre anni dopo, sono stati venduti.
Il ricavato della vendita diventa direttamente parte dello U.S. Treasury.
I casi di Bitcoin sequestrati
Per la sua natura, è difficile arrivare ad un sequestro di bitcoin, a meno che il detentore non condivida le sue chiavi private o il seed.
Ad esempio, nel caso di Silk Road, quando furono sequestrati bitcoin per 1 miliardo di dollari, è stato poi chiarito che qualcuno noto come “individuo x” ha condiviso le modalità per accedere al “tesoretto”.
Un precedente del tutto diverso è avvenuto in Germania. In quel caso è avvenuto il sequestro pari a 50 milioni di euro, ma le autorità non sono riuscite ad entrare in possesso dei BTC proprio perché il detentore si è rifiutato di condividere le sue chiavi private.
Ad ogni modo questi episodi di cronaca dimostrano che è possibile, anche se difficile, per le autorità giudiziarie entrare in possesso di bitcoin provenienti dalle attività illecita.