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Pedanteria e burocrazia: i principali motivi di critica
Nei primi anni della sua esistenza, la Suva era definita un «mostro burocratico», dai meccanismi estremamente complessi, onerosi e ad alto impiego di personale. In effetti, per calcolare premi e rendite non si poteva prescindere dalla mente umana. Sebbene le «macchine che fanno risparmiare lavoro» furono introdotte in tempi rapidi, solo con i moderni computer si riuscì a progredire sul fronte dell'automazione della burocrazia.
«In buona parte delle critiche contro l'Istituto nazionale si incontrano i qualificativi di pedanteria e burocrazia» scrisse la Suva nel suo rapporto di gestione del 1918. «Sì, c'è della pedanteria e di carta ne imbrattiamo anche più di quanto vorremmo; ma di chi è la colpa?».
E, rivolgendosi ai detrattori, proseguì: «E la burocrazia! Ecco un tema ricco di motivo di critica! Che intendasi innanzitutto per burocrazia? Gli uni ci trattano di burocrati perché applichiamo la legge attenendoci servilmente alla lettera, gli altri perché applicandola, a nostro capriccio, prendiamo delle decisioni arbitrarie».
Dal punto di vista della Suva, il fatto di avere disposizioni legali rigide era solo un vantaggio. Dopotutto quel che contava era non perdere tempo quando si verificava un infortunio, come dimostra la prima rendita per superstiti assegnata nella storia della Suva. Proprio il giorno del suo debutto, il 1° aprile 1918, a Zurigo-Albisrieden si verificò un infortunio mortale. Nelle prime ore del mattino, come riportano i documenti, «un carpentiere cinquantenne» precipitò «dal tetto di un capannone, entrando in contatto con una linea elettrica ad alta tensione». L'operaio morì sul luogo dell'infortunio, lasciando la moglie e i quattro figli.
La prima rendita fu assegnata dopo neppure tre settimane, il 20 aprile 1918. Gli importi complessivi versati fino alla morte della vedova ammontarono a 44 239.50 franchi.
Proprio in quei primi anni il lavoro amministrativo non consisteva però solo nel pagamento delle rendite e nella riscossione dei premi. All'indomani della sua fondazione, la Suva doveva ancora svolgere molto lavoro sul piano dell'informazione e spiegazione del proprio ruolo e delle proprie competenze. Nel 1921 scriveva:
«... coloro che più si lamentano del numero dei nostri impiegati sono precisamente quelli che li occupano maggiormente con le difficoltà che sollevano e con le richieste di inviare loro un ispettore per assumere delle informazioni che potrebbero darci in poche righe».
In più occasioni la Suva si scusò per la complessità delle operazioni assicurative. Nel 1929 scrisse che «l'aumento costante, che continuerà ancora per molti anni, del numero degli assicurati beneficiari di rendite si ripercuote sul lavoro che incombe all'Istituto nazionale in modo di cui, in genere, non ci si rende conto». Inoltre i pagamenti delle rendite esigevano «un lavoro considerevole» che di certo non si esauriva lì. A questi si aggiungevano «i mutamenti nelle liste dei beneficiari, i cambiamenti d'indirizzo, le modificazioni intervenute nelle rendite», oltre a «un'ampia corrispondenza e [...] inchieste, esami medici ecc.».
36 milioni di infortuni in 100 anni
Nel 1918 l'Istituto di assicurazione iniziò la propria attività con 525 collaboratori, 34 000 aziende e 500 000 assicurati. Nel 1936, su decreto del Consiglio federale, furono assoggettate alla Suva anche le piccole imprese e le microaziende, che all'epoca erano circa 4400. Queste ultime contribuivano pochissimo al volume dei premi, ma aumentavano notevolmente l'onere amministrativo. Oggi si contano più di 3300 collaboratori, mentre il numero delle aziende assicurate è salito a 127 000 e quello delle persone assicurate a quasi 2 milioni.
Un altro confronto interessante: alla fine del primo anno di attività la Suva registrò 132 978 infortuni, cui si aggiungeva «un numero, almeno uguale, di piccoli infortuni» (senza indennità giornaliera di malattia), come precisava il rapporto annuale del 1919. Negli ultimi anni gli infortuni occorsi ogni anno si sono attestati a circa 450 000, il che equivale a quasi 1800 infortuni per giorno lavorativo. In un secolo se ne sono registrati oltre 36 milioni.
«Macchine che fanno risparmiare lavoro»
Per far fronte all'ingente onere amministrativo si provvide ben presto ad automatizzare le attività più semplici e meno impegnative. Tra gli strumenti utili per «risparmiare lavoro» si annoverano la Comptometer (calcolatrice meccanica), macchine contabili e indirizzatrici, nonché macchine da scrivere per fatturazione e affrancatrici. La Suva, in ogni caso, era sempre attenta ai costi. Nel 1921 acquistò una «macchina stampa-indirizzi» la quale consentiva di elaborare al tempo stesso i mandati di rendita, gli elenchi (borderò) da consegnare alla Posta unitamente a questi ultimi, nonché gli elenchi relativi al pagamento delle rendite destinati alla contabilità dell'Istituto. La Suva tenne a sottolineare che il prezzo di 16 000 franchi includeva il costo di 50 000 foglietti per gli indirizzi (scorta per circa cinque anni).
Nel 1922 si procedette all'automazione del servizio di contabilità, acquistando «tre macchine contabili Elliott-Fisher per scrivere su superfici piane e una macchina contabile Underwood», come comunicò il presidente del Consiglio di amministrazione della Suva, Hermann Schüpbach, durante la seduta del 29 novembre 1922. In tale occasione annunciò ai colleghi che
«la Direzione, in determinati orari, è disponibile a mostrare ai membri del Consiglio interessati il funzionamento di queste macchine utili per risparmiare lavoro».
Naturalmente l'intenzione, nemmeno troppo nascosta, era di risparmiare non solo lavoro, ma anche lavoratori. Infatti, negli anni successivi il personale subì una riduzione del 15 per cento.
«Forse è meglio optare per il sistema più recente»
Nel 1928 l'amministrazione centrale di Lucerna fu dotata finalmente di un impianto telefonico automatico. Questo acquisto, tanto lungamente ponderato quanto atteso, dimostra l'enorme prudenza con cui la Suva effettuava i propri investimenti.
Nel 1927 Charles Bell, sottodirettore della Suva, dichiarò al Consiglio di amministrazione: «Se questo impianto non è presente già oggi, ciò è dovuto al fatto che la Direzione, visto il susseguirsi di annunci relativi a nuovi sistemi nel corso degli ultimi anni, si è sentita in dovere di verificare costantemente se non fosse il caso di optare per il sistema più recente, ancora migliore di quelli già noti». Sempre in base alle dichiarazioni di Bell, si adottava un comportamento analogo con gli altri acquisti in programma (affrancatrici, macchine speciali per redigere le fatture dei premi).
La Direzione fu molto restia anche al momento di introdurre il sistema a schede perforate, la tecnologia di punta negli anni Trenta. La prima macchina a schede perforate per «sbrigare una serie di operazioni di vitale importanza» fu acquistata solo nel 1949. La sua introduzione, che era già stata raccomandata nel 1937 dalla commissione di esperti del Consiglio federale, fu «valutata più volte nel corso degli anni, sempre con esito negativo», come riferì il direttore della Suva, Hans Gervais, nel 1948 dinanzi alla Commissione amministrativa. In tale contesto, contrariamente agli anni Venti, si dimostrò riguardo per il personale nel periodo di crisi degli anni Trenta. Dopodiché scoppiò la Seconda guerra mondiale.
«Ufficio Hollerith»: fonte di problemi per la Suva
Nel 1949 l'obiettivo era risparmiare sul personale. In ogni caso, affermava Gervais, all'Istituto c'erano
«diversi lavori che si possono svolgere proficuamente con le schede perforate, ad esempio l'allestimento delle fatture dei premi, la gestione del conto corrente dei premi, i lavori nell'ambito della statistica delle aziende e degli infortuni, la gestione delle carte inerenti al carico operativo, i versamenti delle rendite ecc.».
Ciò nonostante l'obiettivo non venne raggiunto. Il cosiddetto «ufficio Hollerith», dal nome dell'inventore statunitense Herman Hollerith, che ideò un modello di macchina elettromeccanica a schede perforate e fondò l'azienda capostipite di IBM, non mancò di causare problemi alla Suva. Non solo non portò all'auspicato risparmio di personale, ma non si trovò nemmeno una persona veramente interessata a gestirlo. Anche uno studio esterno condotto dal Politecnico federale di Zurigo non fornì particolari chiarimenti. Solo nel 1955 l'«ufficio Hollerith» venne affidato al futuro direttore della Suva, Willy Wunderlin, che aveva sempre nutrito «un grande interesse personale per le schede perforate» e possedeva anche «le caratteristiche necessarie per amministrare l'ufficio preposto al loro impiego», come commentò il presidente del Consiglio di amministrazione Karl Obrecht.
Il personale preme per una meccanizzazione del lavoro
Si giunse così ai cambiamenti auspicati: la macchina Hollerith funzionò a pieno regime fino al 1961, quando i suoi limiti si fecero evidenti. Ogni anno i costi legati a 350 000 infortuni andavano suddivisi su circa 80 000 parti d'impresa e 157 classi di rischio, spiegò Willy Wunderlin, divenuto nel frattempo sottodirettore della Suva, dinanzi al Consiglio di amministrazione.
Era quindi comprensibile che «le macchine tradizionali, benché concepite nell'ottica di un lavoro di massa, stanno per arrivare al limite delle loro capacità». E a ciò si aggiungeva un secondo aspetto:
«È sempre più evidente che gli impiegati commerciali, sempre che si riesca a trovarne qualcuno per l'Istituto, non sono più disposti a svolgere monotoni lavori di routine, che si ripropongono sempre uguali e possono essere gestiti in modo altrettanto efficace da apposite macchine».
Nel 1963 la macchina a schede perforate fu sostituita dal primo computer IBM, modello 1401. Le società di assicurazioni private in Svizzera avevano già introdotto l'elaborazione elettronica dei dati negli anni Cinquanta, e per la Suva questo era un passo importante. Si calcolava un tempo di ammortamento di dieci anni, perché bisognava considerare, come sosteneva Wunderlin, che «le macchine non funzionano da sé; non hanno un cervello artificiale. La formazione del personale, la definizione delle procedure di lavoro, la programmazione e così via richiedono tempo e denaro».
Il primo sistema di elaborazione elettronica dei dati giunse a fine vita nel 1970 e nel 1971 fu acquistato il nuovo Sistema IBM 360/40. A quel punto, in vista dell'imminente inaugurazione della clinica di riabilitazione di Bellikon, si poneva il problema del collegamento tra i vari sistemi, ma le tecnologie non erano ancora così evolute. La Suva allestì però un servizio di consulenza dedicato all'elaborazione elettronica dei dati, che suscitò grande interesse nelle aziende. Ogni anno si effettuavano da 100 a 200 consulenze, nell'ambito delle quali la Suva contribuiva allo sviluppo di programmi per il calcolo dei salari. A metà degli anni Ottanta si registrò un calo del numero di consulenze: evidentemente le aziende erano in grado di sviluppare sistemi propri per l'elaborazione elettronica dei dati.
La Suva annoverata tra i pionieri
A quell'epoca la Suva non arrancava più dietro le altre aziende, bensì era uno dei pionieri nel campo dell'elaborazione dei dati. Nel 1981 aveva già acquistato un sistema centralizzato di elaborazione dei testi con banche dati e schermi. Schedari e archivi vennero sostituiti da una banca dati alla quale gli uffici di gestione dei premi delle agenzie potevano accedere direttamente. Fino a quel momento erano state evase circa 460 000 notifiche di infortunio all'anno, prevalentemente «a mano o con semplici macchine da ufficio. Per questo motivo siamo ancora in presenza di alcune procedure di lavoro lunghe, complesse e monotone», così si legge nella motivazione della domanda di investimento. Vennero meno le macchine da scrivere che registravano i dati su nastri perforati, le «Flexowriter» che producevano matrici e i poligrafi che consentivano di riprodurre più copie di moduli.
Nel 1995, finalmente, ebbe inizio l'era del PC. Una nuova strategia informatica prevedeva «solo l'impiego di personal computer in rete» e server (allora con il sistema operativo OS/2, che però si rivelò un insuccesso). La strategia informatica rispecchiava la strategia globale detta «Suva 95 Plus»:
«In futuro, presso le agenzie Suva, tutti gli atti relativi agli infortuni dovranno essere inseriti elettronicamente ed elaborati allo schermo, dove si avranno a disposizione in ogni momento tutte le informazioni e i documenti relativi ai clienti per favorire una migliore comunicazione dei dati».
Immagine iniziale: Collaboratori dell'agenzia La Chaux-de-Fonds, Divisione Comptometer nell'edificio dell'Hotel Post, 1920