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Zurigo – La Svizzera sta perdendo posizioni in materia di attrattiva per le aziende internazionali: lo sostiene – nell'edizione di ieri – la 'Nzz am Sonntag' sulla base di uno studio, non ancora pubblicato, della società di consulenza McKinsey.
Nella lotta per assicurarsi le sedi delle multinazionali la Svizzera fra il 2009 e 2014 è stata al primo posto, insieme all'Irlanda: entrambi i paesi si sono accaparrati una quota del 27% di insediamenti di società. Il periodo 2014-2018 è stato invece caratterizzato dall'ascesa dei Paesi Bassi, che sono riusciti ad aumentare la loro fetta dal 17% al 24%. La Svizzera è scivolata al terzo posto, con il 19%, mentre l'Irlanda ha perso meno e rimane prima (insieme all'Olanda) con il 24%.
"La competitività della Svizzera come sede di società multinazionali è peggiorata nel confronto con altri stati", afferma Balz Hösly, presidente dell'organizzazione Greater Zurich Area, in dichiarazioni riportate dal domenicale. Secondo gli specialisti di McKinsey i Paesi Bassi hanno potuto approfittare in modo notevole della prospettiva della Brexit, contrariamente a quanto fatto dalla Confederazione.
Per le aziende in cerca di una nuova collocazione fuori dal Regno Unito, la Svizzera non è un'alternativa valida: le imprese non vogliono finire in un luogo che presenta ancora incertezze in relazione ai rapporti con il mercato dell'Ue, spiega Hösly. Lo studio mette in luce come l'insicurezza relativa ai futuri rapporti fra Berna e Bruxelles freni l'attività di investimento.
Anche sul fronte delle imposte la situazione in Svizzera non appare chiara. Il 19 maggio la popolazione voterà su un nuovo regime fiscale delle imprese, seguiranno poi le votazioni nei cantoni. Un processo che richiede il suo tempo.