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L'Alta corte di Hiroshima mette in dubbio la valutazione dell'Autorità di regolamentazione del nucleare in Giappone e per la seconda volta ordina lo stop delle attività alla centrale atomica di Ikata, nella prefettura di Ehime, a ovest dell'arcipelago.
In base alla decisione del tribunale, l'operatore Shikoku Electric Power dovrà chiudere il reattore numero 3 a causa dei rischi posti dalla vicinanza del vulcano Aso, circa 130 chilometri, e i dubbi sull'adeguatezza delle misure di sicurezza nell'eventualità di un'eruzione. Il reattore, attualmente spento per un controllo di manutenzione, doveva essere riavviato a fine aprile.
È la seconda volta che la stessa corte boccia il funzionamento dell'impianto di Ikata. Nel dicembre 2017, sempre citando i rischi di un'eruzione del vulcano Aso, aveva bloccato il funzionamento della centrale per poi ribaltare la sentenza in appello, un anno dopo.
A distanza di 9 anni dalla catastrofe di Fukushima, solo 9 dei 42 reattori presenti in Giappone, distribuiti su 5 centrali nucleari, hanno ricevuto l'autorizzazione al riavvio delle operazioni. Prima del 2011 il Paese generava circa il 30% del proprio fabbisogno energetico dall'atomo.
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