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Le Nazioni Unite hanno chiesto alla Svizzera di rivedere un articolo di legge che limita la perseguibilità dei criminali di guerra in territorio elvetico.
Il Comitato per i diritti dei bambini dell'ONU ha pure preteso maggior sensibilità nei confronti dei bambini richiedenti l'asilo vittime di traumi.
La Svizzera è sotto accusa per un articolo del codice penale militare, secondo il quale una persona sospettata di crimini di guerra deve avere uno "stretto legame" con il paese per poter essere perseguita.
La clausola riguarda persone sospette che possiedono un'abitazione o che vivono con la famiglia in Svizzera, ma non coloro che sono solo di passaggio.
Ad inizio gennaio, le Nazioni Unite avevano chiesto spiegazioni al governo svizzero. Evidentemente la risposta del Consiglio federale non ha soddisfatto i membri del Comitato.
I quali hanno chiesto di "rivedere il recente emendamento... al fine di ripristinare la piena giustizia nei confronti dei crimini di guerra, in particolare sull'arruolamento dei ragazzi di meno di 15 anni".
I difensori dei diritti umani e gli esperti di diritto hanno accolto favorevolmente la richiesta del comitato dell'ONU, sostenendo che la clausola dello "stretto legame" non può trovare spazio nella legislazione elvetica.
"Ho sempre detto che questa clausola è contraria alle Convenzioni di Ginevra", afferma a swissinfo Helen Keller, professore di diritto internazionale all'università di Zurigo. "Il parlamento deve ora rivedere la propria decisione e modificare l'articolo 9 del codice penale militare".
È tempo di agire
Philip Grant, presidente di Trial, associazione svizzera contro l'impunità, si dice fiducioso che ora parlamento e governo si muoveranno nella direzione indicata dal Comitato per i diritti dei bambini.
"Per lo stato depositario delle Convenzioni di Ginevra, questa situazione è piuttosto imbarazzante", ha detto Grant. "Se ci sono prove a sufficienza e il sospettato si trova in Svizzera, bisogna poter intervenire", ha aggiunto.
Il Comitato dell'ONU per i diritti dei bambini si è pure detto "preoccupato" che le autorità svizzere che si occupano dell'accoglienza dei bambini richiedenti l'asilo non ricevano una formazione adeguata per trattare con i ragazzi traumatizzati dalla guerra.
Sotto accusa anche la mancanza di dati così come la scarsità di programmi d'integrazione specifici per gli ex bambini-soldato.
D'altro canto, il Comitato ha elogiato il governo svizzero per gli sforzi nella messa al bando del reclutamento di giovani militari e ha raccomandato l'esecutivo di continuare a sostenere finanziariamente le organizzazioni internazionali che si battono in difesa dei bambini.
Il ministero degli esteri svizzera ha comunicato venerdì che necessita di qualche tempo per studiare nel dettaglio le raccomandazioni del Comitato, prima di prendere una decisione.
Swissinfo, Adam Beaumont, Ginevra
(Traduzione: Michel de Marchi)
In breve
L'assemblea generale dell'ONU ha adottato il protocollo opzionale alla Convenzione sui diritti dei bambini, che mira ad una maggiore protezione dei fanciulli nei conflitti armati, nel maggio 2000.
Gli stati aderenti al protocollo, che la Svizzera ha sottoscritto nel 2000, si impegnano a prevenire il reclutamento e l'uso dei bambini-soldato. Se necessario, devono adottare misure legali che proibiscono e mettono al bando queste pratiche.
Le autorità elvetiche sottolineano che esistono già numerose disposizioni di legge per prevenire l'arruolamento dei ragazzini.