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Respinte le critiche di chi sostiene che la Finma si sia mossa troppo tardi in relazione a Credit Suisse
BERNA - Non esiste una sorta di assicurazione casco totale per far fronte a possibili crisi bancarie. Lo sostiene Marlene Amstad, presidente del consiglio d'amministrazione della Finma, entità da taluni criticata per il suo operato in relazione al tracollo di Credit Suisse (CS).
«Siamo determinati a trarre insegnamento da questa crisi e a sostenere qualsiasi iniziativa volta a esaminare ciò che possiamo fare per migliorare in futuro», afferma la dirigente dell'autorità di vigilanza in un'intervista pubblicata oggi da Le Temps. «Per la stragrande maggioranza delle istituzioni regolamentate e delle situazioni i nostri strumenti si sono generalmente dimostrati adeguati ed efficaci. Tuttavia gli sviluppi di CS ne hanno anche mostrato i limiti».
«Per questo motivo, in particolare, abbiamo già proposto l'introduzione di un cosiddetto regime di 'senior management' nel 2022, che chiarisca i ruoli e le responsabilità dei dirigenti». In tal modo la Finma avrebbe più carte in mano. «Ma va sottolineato che non esiste un casco totale per i mercati finanziari», puntualizza la 55enne.
«La prima lezione da imparare è che si possono regolamentare i requisiti di capitale e di liquidità, ma non si può regolamentare la fiducia», prosegue l'accademica, professoressa titolare all'Università di Berna, con studi nella città federale e San Gallo. «Mantenere o rafforzare la fiducia è innanzitutto compito della direzione e del consiglio di amministrazione della banca». Le ragioni della perdita di fiducia nel Credit Suisse sono estremamente varie e non può esistere una garanzia al 100%: ma se la Finma fosse dotata di strumenti aggiuntivi potrebbe certamente far fronte meglio alle crisi, si dice convinta l'intervistata.
Amstad respinge le critiche di chi sostiene che la Finma si sia mossa troppo tardi in relazione a Credit Suisse. «Ci sono state discussioni estremamente intense con la banca e con le altre autorità svizzere, nonché a livello internazionale, ben prima del marzo 2023. È in questo contesto che già nel 2022 abbiamo iniziato a preparare e discutere gli scenari per la riorganizzazione e la liquidazione ordinata dell'istituto con le autorità elvetiche e i regolatori di altri paesi. È grazie a questa preparazione che è stato possibile agire così rapidamente nel marzo scorso».
Ma la fusione fra UBS e Credit Suisse - chiede la giornalista di Le Temps - non porterà alla nascita di una banca troppo grande per la Svizzera? «Si tratta di una questione politica», risponde la presidente della Finma. «I politici devono decidere se vogliono o no un istituto di importanza sistemica globale sul territorio elvetico. La legge attuale già prevede che una grande banca il cui bilancio raddoppia debba detenere più del doppio del capitale per compensare i rischi assunti».