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Il DFGP respinge le dichiarazioni del consigliere nazionale Andreas Gross
Berna, 16.10.2006. Il Servizio d’informazione del DFGP respinge con veemenza le dichiarazioni apparse nella stampa di oggi del consigliere nazionale Andreas Gross. Il consigliere nazionale Gross rimprovera al consigliere federale Christoph Blocher di essersi espresso in modo dubbio nei confronti dell’Africa e degli africani in occasione di una seduta della Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale (CIP-CN). Le dichiarazioni del consigliere nazionale Gross, presidente della CIP-CN, implicano accuse di razzismo. In seguito all’esame dei verbali della seduta e dei relativi rapporti, il Servizio d’informazione del DFGP prende la seguente posizione: le citazioni e le dichiarazioni del consigliere nazionale Gross sono prive di fondamento. Le parole che, a detta del consigliere nazionale Andreas Gross, avrebbe proferito il consigliere federale Christoph Blocher, non si trovano nel relativo verbale e non sono nemmeno state pronunciate. Il consigliere federale Christoph Blocher si è per contro espresso in diverse occasioni – anche nel quadro della seduta del 14 settembre 2006 della CIP-CN e nell’ambito di interviste («Le Temps» del 29 agosto 2006 e «Facts» del 14 settembre 2006) – sulla problematica legata all’importante pressione migratoria proveniente dall’Africa e sul divario tra il Nord e il Sud.
Nel quadro della seduta del 14 settembre 2006 della Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale (CIP-CN), citata da diversi media e dal consigliere nazionale Gross, il consigliere federale Christoph Blocher si è espresso sulla pressione migratoria. Ha dato voce alla sua convinzione secondo cui occorre ovviare al divario economico, ad esempio mediante l’industrializzazione. Ha affermato che il divario tra il Nord e il Sud rappresenta una delle cause principali della migrazione prendendo come esempio l’Africa; un Paese che, nonostante negli ultimi anni abbia beneficiato di un importante aiuto allo sviluppo, non è riuscito a migliorare la sua situazione. L’elargizione di crediti rappresenterebbe eventualmente una soluzione duratura in termini di sviluppo economico, ma l’esperienza insegnerebbe che in molti Stati africani manca una cultura industriale e che – contrariamente alla Cina, ad esempio – spesso le iniziative economiche si arenano. Nel quadro della seduta summenzionata il consigliere federale Christoph Blocher ha dichiarato che nessuno, nemmeno lui, sa come affrontare la realtà africana o come industrializzare l’Africa, aggiungendo che forse un giorno l’Africa ci riuscirà da sola. A suo avviso lasciare che l’Africa si batta con le proprie forze per migliorare la situazione del Paese rappresenta una soluzione possibile. Secondo il consigliere federale Christoph Blocher l’aiuto allo sviluppo e l’acquisto di merci a prezzi più elevati non rappresentano la soluzione giusta per l’Africa. Dai colloqui con gli altri Ministri si sarebbe pure ventilata l’opportunità di un «piano di Marshall» per l’Africa; tale proposta non avrebbe raccolto il consenso necessario, vista la mancanza della relativa base economica.
Le dichiarazioni del consigliere federale Christoph Blocher espresse in occasione della seduta della Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale coincidono con gli estratti di diverse interviste nell’ambito delle quali il consigliere federale si è espresso a proposito di questo argomento («Le Temps» del 29 agosto 2006 e «Facts» del 14 settembre 2006). Qui di seguito troverete alcuni estratti delle interviste.
Il consigliere federale Christoph Blocher non smentisce le sue dichiarazioni; rappresentano l’espressione della perplessità ampiamente diffuso che si fa sentire quando si tratta della politica dello sviluppo dell’Africa, poiché soltanto un’analisi impietosa può portare a una soluzione efficace.
Il Servizio d’informazione del DFGP deplora il fatto che il contenuto confidenziale della seduta della Commissione sia stato consegnato alla stampa e che abbia riscosso un’ampia eco mediatica a causa delle dichiarazioni contrarie alla realtà da parte del presidente della Commissione. Purtroppo, il Segretariato della Commissione delle istituzioni politiche ha proibito la pubblicazione, auspicata dal Servizio d’informazione del DFGP, dei relativi estratti del verbale. Visto che il Presidente della Commissione ha consegnato alla stampa dichiarazioni contrarie alla realtà, il DFGP chiede che la Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale permetta la pubblicazione dei relativi passaggi del verbale.
„FACTS“, 14.09.2006.
Wie könnte ein vernünftiger Umgang mit der Migration aussehen?
Global gesehen: Die betroffenen Länder müssen Bedingungen schaffen, damit die Menschen gar nicht wegwollen. Afrika kenne ich gut. Wie man es industrialisieren könnte, weiss ich leider auch nicht. Während der Kolonialzeit hatte es wirtschaftlich bessere Verhältnisse, aber keine Freiheit. Die Menschen konnten ihr Schicksal nicht selber bestimmen. Oft taucht die Idee eines Marshall-Plans für Afrika auf.
Was würde das bedeuten?
Was die Amerikaner nach dem Zweiten Weltkrieg in Deutschland machten: Sie gaben Kredite, um Industrien und Fabriken aufzubauen. In Afrika gelingt das leider oft nicht, obwohl es schon praktiziert wird, wenn auch nicht im grossen Stil.
Warum nicht?
Dort existiert keine industrielle Denkweise. In Unternehmen, in denen ich tätig war, bauten wir zwei Fabriken zur Herstellung von Synthesefasern auf. Nach zwei Jahren sahen die Anlagen so aus, dass sie nicht mehr betrieben werden konnten.
Die Schweiz kann gar nichts tun?
Wir tun viel mit der Entwicklungshilfe. Ob sie nützt, ist eine andere Frage. Eine andere Theorie ist auch, Afrika sich selber zu überlassen: Afrika, das in sich selbst ruht. Nur sehen die Menschen dort im Fernsehen die Verhältnisse in anderen Ländern, sie wollen dasselbe. Und die Schlepper versprechen ihnen viel. Das gibt einen Sog. Deshalb dränge ich darauf, dass Asylgesuche schnell entschieden werden. Wer nach vier Wochen abgewiesen in sein Dorf zurückkehrt, obwohl er viel Geld bezahlt hat, erzählt das weiter. Das macht den Schleppern den Markt kaputt.
“Le Temps”, 29.08.2006.
Seriez-vous en train de nous dire que la Suisse n'a aucun problème avec les étrangers?
Non. Le problème vient maintenant surtout du fait que des Africains, des Sud-Américains, des Asiatiques, etc., non qualifiés, rêvent d'Europe à cause des images vues à la télévision. Et tentent d'y venir par le biais de l'asile. Comme entrepreneur, j'ai construit des usines en Afrique et en Chine, en partant de l'idée qu'améliorer la situation économique dans les pays d'origine permet de faire reculer la migration non contrôlée. Je continue à le croire.
Et vous êtes aujourd'hui dans le bon département pour «contrôler» l'immigration...
Oui, mais je vous rappelle que je ne l'ai pas choisi. Comme chef d'entreprise, j'aurais plutôt souhaité un autre département. Le fait est que la thématique de l'asile est prise très au sérieux par la population suisse. Et voir ces derniers mois les images d'Africains qui arrivent par centaines aux Canaries ne contribue pas à apaiser les esprits. S'ils choisissent l'Espagne, c'est notamment parce que le pays a régularisé un nombre très important de clandestins. Mais cela crée, comme on le voit maintenant, un appel d'air. C'est précisément ce qu'il faut éviter.
Mais vous l'avez aidée à construire un hôpital au Ghana...
Oui. C'était il y a environ vingt ans. J'ai financé la construction de cet hôpital avec ma fortune personnelle. L'hôpital avait pour but de former des personnes aux principes de base de la médecine pour qu'elles la pratiquent ensuite dans leur village. Je trouvais ce concept bon, mais ce genre de structure ne fonctionne que si elle est bien dirigée. Industrialiser l'Afrique est difficile.