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Il Consiglio federale, contrario a entrambi i testi, ha espresso soddisfazione per la netta bocciatura delle iniziative popolari in votazione oggi. Temi su cui senza alcun dubbio si tornerà a discutere.
Secondo il ministro della sanità Alain Berset il risultato del voto sulla cassa malattia pubblica è "un chiaro segnale" che la popolazione sostiene la politica sanitaria del governo e che vuole proseguire con il sistema attuale, anche se bisogna migliorarlo. Dopo aver elencato diverse misure recenti, il socialista friburghese ha sostenuto che sono necessarie ulteriori riforme, in primo luogo per quanto riguarda il coordinamento delle cure, cosa che comporterebbe una riduzione dei costi, e la loro qualità. Inoltre assicurazione di base e complementari vanno separate più nettamente.
Dopo l'accettazione dell'iniziativa da parte di quattro cantoni romandi, Berset non ha voluto indicare se sostiene la possibilità che alcuni cantoni creino casse uniche: sta a loro attivarsi se lo desiderano, tuttavia ciò richiederebbe una revisione della Legge sull'assicurazione malattie (LAMal) che dovrebbe raccogliere una maggioranza in parlamento.
Il consigliere federale ha dichiarato di non apprezzare il termine "Röstigraben" e ha relativizzato il "sì" emerso a Ginevra, Vaud, Neuchâtel e Giura: rispetto alla votazione sulla cassa unica nel 2007 il fronte dei favorevoli è aumentato in tutti i cantoni, e in alcuni ciò è bastato per far passare il testo odierno.
Da parte sua la ministra delle finanze Eveline Widmer-Schlumpf, che si è espressa sull'iniziativa di Gastrosuisse, ha ammesso che esiste una discriminazione per la ristorazione: un'equiparazione sarebbe giustificata, ma non con un abbassamento dell'IVA al 2,5% come per il settore alimentare. In questo modo lo Stato dovrebbe infatti compensare le perdite subite con la minore tassazione.
La borghese-democratica grigionese ha sottolineato che anche nei cantoni turistici l'iniziativa è stata chiaramente respinta. Per la Widmer-Schlumpf essa non rappresentava lo strumento adeguato per il settore, in quanto invece di una semplificazione avrebbe comportato maggiori oneri amministrativi.
Ad ogni modo la discussione in materia di IVA, in corso già da parecchio tempo, non è certo finita. La palla è nel campo del parlamento. La ministra ha ricordato che il governo sostiene da anni che la miglior soluzione sarebbe un tasso unico con pochissime eccezioni.