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La Svizzera e il Regno Unito: preparare insieme il futuro
- Introduction L’essenziale in breve | Posizione di economiesuisse
- Chapter 1 Il Regno Unito in Europa: un anno dopo la Brexit
- Chapter 2 Relazioni economiche bilaterali tra la Svizzera e il Regno Unito (UK) – Punto della situazione
- Chapter 3 Appello a un nuovo approfondimento delle relazioni con il Regno Unito
- Chapter 4 La Svizzera e il Regno Unito: preparare insieme il futuro
Il Regno Unito in Europa: un anno dopo la Brexit
Il 31 dicembre 2020, il Regno Unito usciva dall’UE. Dopo quasi 50 anni in seno all’UE, è ridiventato uno Stato terzo europeo. Il peso dell’UE è di conseguenza diminuito: la partenza del Regno Unito significa circa 67 milioni di persone in meno e una perdita di potenza economica di un sesto. Senza contare che il Regno Unito era il terzo paese contribuente.
La Brexit pesa sull’evoluzione economica del Regno Unito
Se, nel contesto della pandemia di covid, si paragona l’evoluzione del prodotto interno lordo (PIL) del Regno Unito a quella di altri paesi europei, appare chiaramente che la Brexit frena la ripresa economica del Regno Unito a corto e medio termine. Alcuni esperti dell’Office for Budget Responsibility dell’amministrazione britannica, politicamente neutra, ritengono perfino che lo sviluppo economico sarà il doppio più colpito dalla Brexit (-4% di PIL) che non dalla pandemia (-2% di PIL).
In concreto, nel 2020, tra i paesi del G7, il Regno Unito ha registrato la maggiore diminuzione del PIL, davanti alla Germania, la Francia, l’Italia, il Giappone, il Canada e gli Stati Uniti (-9,8% rispetto al 2019). Il calo del benessere è nettamente minore in Germania, con -4,6%, e nella zona euro, con -6,3% (cf. grafico). Inoltre, alcune analisi della Bank of England mostrano che gli investimenti del settore privato britannico hanno iniziato a diminuire già nel 2019, a seguito delle incertezze legate alla Brexit. Questa tendenza sfavorevole dovrebbe però attenuarsi nettamente nel 2022. Sarà interessante vedere se l’economia britannica proseguirà la sua ripresa sostenuta nel corso del secondo semestre 2021.
La Brexit ha rafforzato il crollo dell’economia britannica durante la crisi del covid. Lo sviluppo congiunturale a medio e lungo termine dipende però da molteplici fattori.
L’economia britannica, in particolare l’industria manifatturiera, è stata confrontata a problemi operativi nei primi mesi successivi alla Brexit. A titolo d’esempio, secondo l’associazione britannica dei costruttori automobilistici SMMT, oltre il 60% dei suoi membri dedicano attualmente molto più tempo e risorse agli scambi con l’Europa rispetto a prima della Brexit. Inoltre, non sono tanto le esportazioni verso l’UE ma le importazioni provenienti dall’UE ad essere fortemente diminuite nel primo semestre 2021 rispetto al resto del mondo (-27%, contro +39,7%). Il crollo annunciato dall’industria automobilistica britannica non ha però avuto luogo. Il settore agroalimentare ha registrato un calo del 13,9% delle sue esportazioni verso l’UE nei primi tre trimestri del 2021 rispetto al 2020. Anche il settore dei servizi è toccato: secondo uno studio sul settore della finanza britannica, la Brexit ha comportato il trasferimento di 440 imprese verso l’UE, con la soppressione di 7400 impieghi e una diminuzione degli attivi detenuti dalle banche di circa il 10%.
L’evoluzione congiunturale futura dell’economia britannica – e delle sue industrie – dipende da molteplici fattori. Essa dipende, da una parte, dall’evoluzione della pandemia e dai problemi di approvvigionamento mondiali. Parallelamente, sarà decisivo sapere se il Regno Unito riuscirà, dopo la Brexit, a intensificare rapidamente e sostanzialmente le sue relazioni con partner economici importanti (come gli Stati Uniti) e a stabilizzare la dinamica commerciale con l’UE. Anche le decisioni del Regno Unito in materia di politica economica rivestono una grande importanza per rafforzare la competitività delle sue imprese sulla scena internazionale. Il governo britannico sta fortemente promuovendo la produzione di veicoli elettrici.
L’accordo di commercio e di cooperazione regge le future relazioni Regno Unito-UE
Con la firma dell’accordo di commercio e di cooperazione esaustivo tra il Regno Unito e l’UE, il 30 dicembre 2020 (in vigore dal 1° gennaio 2021), i due partner si sono dotati di basi contrattuali per le loro relazioni future. Per quanto concerne l’accesso reciproco al mercato, questo accordo equivale ad un accordo di libero scambio esaustivo (con lacune importanti tra l’altro in materia di norme tecniche o di servizi finanziari). Si tratta inoltre del coordinamento della sicurezza sociale, delle procedure penali, della cooperazione giudiziaria e tecnica nonché della partecipazione ai programmi dell’Unione.
Il tono tra il Regno Unito e l’UE si è però recentemente inasprito. Le decisioni relative ai diritti della pesca nella Manica dal lato britannico e il protocollo relativo all’Irlanda del Nord sono oggi particolarmente controversi.
La Brexit pesa sul commercio britannico
Le statistiche del Regno Unito relative al commercio e agli investimenti permettono tutt’al più di trarre conclusioni parziali circa una dinamica sfavorevole delle relazioni con gli Stati membri dell’UE (UE-27) rispetto ad altri partner commerciali importanti (fonti: ONS per i beni e gli investimenti, OMC per i servizi).
Se si esamina l’evoluzione degli scambi di merci del Regno Unito su un periodo che inizia prima della votazione sulla Brexit (23 giugno 2016) fino ad oggi, saltano agli occhi vari elementi. Il volume generale degli scambi è aumentato, ma l’evoluzione degli scambi non è la stessa con i paesi dell’UE-27 e con altri partner. Si vede anche molto bene l’effetto delle incertezze attorno all’introduzione di controlli estesi alle frontiere per gli scambi con l’UE: gli scambi sono fortemente aumentati verso la fine del 2020, per poi calare massicciamente nel primo trimestre 2021, prima di ripartire al rialzo verso la metà del 2021. Alcune imprese hanno accumulato merci prima della Brexit per evitare problemi legati al momento del ritorno dei controlli alle frontiere all’inizio del 2021. Secondo i calcoli del Center for European Reform, il volume degli scambi di merci nel 2021 sarebbe stato dall’11% al 16% più basso che se il paese fosse rimasto nel mercato interno dell’UE.
Dopo che il Regno Unito è uscito dall’UE, le imprese britanniche sono confrontate a tutta una serie di nuovi ostacoli per i loro scambi con l’UE. Questo indebolisce le esportazioni e accentua i colli di bottiglia nel paese.
Per quanto concerne i servizi, l’evoluzione è diversa da un partner commerciale all’altro: mentre gli scambi con gli Stati Uniti sono progrediti del 10,1% tra il 2015 e il 2020, quelli con i paesi dell’UE-27 sono diminuiti dell’1,5%. Una parte non trascurabile delle transazioni transfrontaliere riguarda azioni di imprese europee che si sono spostate verso l’UE. Quanto ai settori del trasporto e del turismo, essi hanno registrato un calo degli scambi, un segnale che anche la pandemia di covid ha influenzato considerevolmente l’economia britannica.
I Britannici risentono gli effetti della Brexit
La Brexit ha avuto effetti tangibili sulla quotidianità dei Britannici. L’introduzione di ampi controlli doganali e normativi tra il Regno Unito e l’UE ha causato ritardi nelle forniture. Questi pongono un grosso problema per l’esportazione di derrate alimentari deperibili come ad esempio i frutti di mare.
In relazione alla Brexit, l’annullamento delle agevolazioni concesse ai cittadini dell’UE per soggiornare sull’isola ha accentuato la penuria di manodopera. Questo concerne in particolare gli impieghi che non richiedono una formazione superiore e tocca i settori dei trasporti, della ristorazione, dell’industria manifatturiera o dell’agroalimentare. Ciò ha diverse conseguenze: una penuria di alcuni prodotti (ad esempio carne, latte), un aumento dei prezzi dell’energia e delle merci o penurie temporanee di carburante nelle stazioni di servizio.
Da notare, è importante, che i problemi menzionati non sono unicamente dovuti alla Brexit. Anche la pandemia di covid e la penuria mondiale di diverse materie prime svolgono un ruolo importante. Senza contare che il Regno Unito conosceva già una penuria di manodopera qualificata prima della Brexit. L’uscita dall’UE ha accentuato numerose sfide.
Un accordo di libero scambio non può essere paragonato alla partecipazione al mercato interno
Il quadro giuridico nel quale si iscrivono le relazioni economiche del Regno Unito e dell’UE corrisponde in sostanza a quello di un moderno accordo di libero scambio. In alcuni settori, l’accordo di libero scambio UK-UE è però più esteso ad esempio dell’accordo stipulato dall’UE con il Canada (CETA). Esso prevede anche disposizioni dettagliate per quanto concerne la garanzia di condizioni di concorrenza identiche ed eque per tutti gli attori di un mercato («level-playing field»). L’accordo UK-UE contiene così regole estese in materia di concorrenza e di aiuti statali. Esso fissa anche regole minime nei settori dell’ambiente, della fiscalità, del diritto del lavoro e delle prestazioni sociali. L’accordo UK-UE vieta anche di indebolire o ridurre le norme di protezione attuali. Queste regole sono vincolanti per l’UE nell’organizzazione delle sue relazioni con altri paesi terzi europei – ma non con il Canada ad esempio.
Abbandonando il mercato interno dell’UE, il Regno Unito perde numerosi vantaggi nelle sue relazioni economiche bilaterali. Ad esempio nei seguenti settori:
- Introduzione di controlli alle frontiere per gli scambi di merci UK-UE e obbligo di annunciare preliminarmente le importazioni e le esportazioni,
- Esclusione dalla rete di accordi di libero scambio dell’UE, comprese le possibilità di cumulo in relazione alle regole d’origine,
- Armonizzazione delle regole relative alla certificazione e all’autorizzazione di immissione sul mercato dei prodotti industriali,
- Perdita dei diritti di passaporto per i servizi finanziari,
- Introduzione di condizioni supplementari per la prestazione di servizi alle persone,
- Nessun riconoscimento reciproco delle qualifiche professionali,
- Difficile accesso alla manodopera qualificata.
L’Irlanda del Nord è un caso particolare: è la sola regione del paese a possedere una frontiera con l’UE. Le due parti hanno convenuto di evitare rigidi controlli alle frontiere a causa del conflitto nell’Irlanda del Nord. Su questo territorio, alcune regole dell’UE continuano ad applicarsi e anche la Corte di giustizia europea svolge un ruolo in caso di controversie.