Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01212.jsonl.gz/618

LUGANO - Le accuse di appropriazione indebita, truffa e ripetuta falsità in documenti impallidiscono di fronte a quella di assassinio. Ma oggi - al secondo giorno del processo per il delitto di Stabio, che ha luogo a Lugano - il giudice Amos Pagnamenta ha passato in rassegna anche i reati finanziari attribuiti a Michele Egli, il collaboratore della SUPSI che il 14 ottobre del 2016 uccise sua cognata (Nadia Arcudi) e poi trasportò il corpo in Italia (a Rodero, a pochissimi chilometri dal confine) abbandonandolo vicino a una scarpata.
Egli è accusato di aver sottratto circa 270.000 franchi dalla cassa del Servizio informatico del Dipartimento ambiente e costruzione e design (cassa di cui l'imputato era responsabile) dell'istituto scolastico (che si è costituito parte civile). L'imputato ammette sostanzialmente i fatti (che si sarebbero protratti tra il 2003 e il suo arresto, scattato il 19 ottobre del 2016), ma sostiene di non aver rubato nulla tra il 2003 e il 2005 in quanto in quel periodo non aveva accesso alla cassa e il responsabile era un'altra persona.
Ma Egli è accusato anche di truffa. Nel 2012 - stando all'accusa della procuratrice pubblica Pamela Pedretti - l'imputato lanciò una raccolta fondi in favore di tale "signor Adana", un uomo che nelle Filippine aveva bisogno urgentemente di un'operazione al cuore. Egli creò un sito internet ad hoc in cui venivano pubblicate le foto dei familiari del "signor Adana" e il pubblico veniva periodicamente informato sulle sue condizioni di salute. In questo modo Egli raccolse circa 5.100 franchi. Accusa che l'imputato però respinge. "Io non ho voluto fregare nessuno. Ero in contatto con una sua parente attraverso internet e mi ero infatuato di lei. Ho solo voluto aiutare la sua famiglia". Egli sostiene di aver inviato tutti i soldi nelle Filippine (anzi, ne ho spediti anche di più). "Ma dalla documentazione bancaria - ha sottolineato il giudice - risulta che lei ha inviato solo 1.800 dollari". "Io credevo davvero - ha risposto - in quel che facevo per il signor Adana". "Ma non è che la raccolta fondi - ha chiesto Pagnamenta - era legata al fatto che lei in quel periodo fosse in rosso sul suo conto di 1.000 franchi?". "No. Quello succedeva spesso".
Nel pomeriggio si discuterà soprattutto della perizia psichiatrica (che indica per l'imputato una lieve scemata imputabilità) stilata dal dottor Carlo Calanchini. Lo psichiatra sarà ascoltato dalla Corte attorno alle 15.30.