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Vuoi una figlia?
Appel è un sostenitore della libertà procreativa e quindi, tra le altre cose, dell’aborto.
Proibire l’aborto (o la selezione pre-impianto – l’infanticidio non viene qui preso in considerazione) per questioni legale al sesso del nascituro è, secondo Appel, insensato:
However, once one crosses the threshold of believing that abortions should be available on demand, because women ought to control their own bodies and all pregnancies should be wanted, then investigating the motivations of individuals seeking abortions makes little sense. What rational or ethical difference is there between ending a pregnancy because one is not ready to be a parent and ending a pregnancy because one wishes to have a girl?
Tuttavia, una volta che si varca la soglia e si è convinti che dovrebbe essere possibile abortire su richiesta, perché le donne dovrebbe avere il controllo del proprio corpo e ogni gravidanza dovrebbe essere voluta, indagare le motivazioni dei singoli individui che cercano di abortire ha poco senso. Che differenza razionale o etica che c’è tra terminare una gravidanza perché uno non è pronto a essere un genitore e terminare una gravidanza perché si vuole avere una figlia e non un figlio?
Le madri che voglio avere un figlio maschio devono poter avere un figlio maschio, e le madri che desiderano una figlia femmina devono poter avere una figlia femmina: una tecnologia che renda possibile tutto ciò non deve essere proibita od ostacolata, perché ricorrendo ad essa ci sarebbe un aumento di figli desiderati e amati.
Appel si definisce uno strong supporter non solo della libertà riproduttiva ma anche della parità delle donne.
Come conciliare queste due posizioni, dal momento che la libertà riproduttiva può portare, e di fatto porta, a uno squilibrio tra i sessi?
Secondo Appel, non c’è un vero e proprio contrasto: è sufficiente fornire contributi economici ai genitori di figli femmine per riequilibrare il rapporto numerico tra i sessi.
Homo economicus
Il ragionamento di Appel è molto convincente.
Sono d’accordo sul fatto che, se si sostiene la libertà riproduttiva, la si deve sostenere indipendentemente dalle motivazioni.3
Sono anche d’accordo sull’inutilità di divieti e proibizioni.
Non credo, tuttavia, che dei semplici contributi, per quanto elevati possano essere, possano realisticamente risolvere il problema. La preferenza verso i maschi sembra infatti essere una questione sociale prima ancora che economica. Se le femmine non hanno valore sociale, nessuna cifra potrà far cambiare idea al capofamiglia.
Quella del capofamiglia è una ulteriore difficoltà del ragionamento di Appel: non è detto che sia la donna a decidere, e richiedere l’assenso formale della donna potrebbe non essere sufficiente.
La mia (cinica) proposta di passare da un regime di dote pagate dalla famiglia della donna a un regime di acquisto della sposa da parte del futuro marito ha il vantaggio di unire all’aspetto economico quello sociale. Presenta il notevole svantaggio di perpetuare una situazione di inferiorità femminile, applicando un calcolo politico a una questione di diritti.