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Gli elettori catalani - circa 5 milioni - hanno cominciato a votare alle 9 di oggi, domenica, per un'elezione che dirà se i socialisti, alla testa del Governo spagnolo, riusciranno ad allontanare gli indipendentisti dal potere regionale, tre anni dopo il fallito referendum per la secessione, che ha portato all'esilio in Belgio l'ex premier regionale Carles Puigdemont e in carcere altri nove dirigenti. I seggi chiudono alle 20 e i primi risultati sono previsti attorno a mezzanotte.
Le due principali formazioni indipendentiste, che governano attualmente, e il PSC, ala catalana dello PSOE del premier Pedro Sanchez, sono dati in un fazzoletto attorno al 20% dei suffragi. Se anche i socialisti dovessero spuntarla, avranno certamente bisogno di alleati per raggiungere la soglia della maggioranza di 68 deputati su 135, un'impresa disperata considerando che le formazioni indipendentiste, anche l'ERC più propenso al dialogo con Madrid, si sono impegnate per iscritto questa settimana a non contribuire a un Governo guidato dall'ex ministro della sanità Salvador Illa, il candidato di Sanchez.
L'altra incognita à legata alla partecipazione, attesa in forte calo dall'80% del 2017 per effetto della pandemia, che malgrado un leggero miglioramento negli ultimi giorni ha fatto della Spagna uno dei paesi maggiormente colpiti dal coronavirus a livello europeo. L'esplosione dei contagi dopo le feste di fine anno aveva indotto l'Esecutivo a rinviare il voto a maggio, ma la giustizia ha imposto di rispettare il calendario previsto.
L'ultima ora di apertura delle urne, dalle 19, è riservata a malati e persone in quarantena, tanto che per il personale presente ai seggi sono state predisposte protezioni integrali. Delle 82'000 persone assegnate a questo compito, oltre 35'000 hanno chiesto di essere dispensate e circa 20'000 domande sono state accettate.