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Testo depositato
È risaputo che i rapporti commerciali e lo scambio di lavoratori tra la Svizzera e l'Italia non sono facili. Le nostre esportazioni verso l'Italia sono diminuite del 18,9 per cento durante la crisi del 2009, il calo più importante registrato con un Paese dell'UE. Anche le esportazioni dell'Italia verso la Svizzera si sono ridotte del 14 per cento circa. Si può parlare di un problema più profondo? In realtà la crisi bancaria ha toccato solo marginalmente le banche italiane, poco attive sul piano internazionale.
Come tutti gli Stati dell'UE, la Svizzera e l'Italia sono legate da accordi bilaterali. Nonostante ciò, non diminuiscono le denunce sporte contro l'Italia, in particolare per violazioni del diritto in materia di libera circolazione delle persone e di appalti pubblici.
Da diversi anni si discute con l'Italia a vari livelli senza che siano state abbozzate soluzioni per i problemi della nostra economia. Ne posso dedurre che le controversie con l'Italia non si potranno risolvere con i mezzi della diplomazia.
L'Italia pone anche difficoltà per quanto riguarda l'applicazione dell'accordo di Dublino. Anche in questo caso è alquanto improbabile che la Svizzera riuscirà a far valere i propri diritti in maniera consensuale nell'ambito del comitato misto di Schengen.
Invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:
1. Nel quadro dei negoziati in corso con l'UE, il Consiglio federale è pronto a impegnarsi in favore della creazione di un meccanismo di sorveglianza e di un'istanza giuridica dotati di adeguati diritti procedurali, che garantiscano ai cittadini e alle imprese la sicurezza e l'effettiva protezione giuridica?
2. Il Consiglio federale è pronto ad adottare un meccanismo di sorveglianza e un'istanza giuridica per gli accordi di Dublino e di Schengen?
Risposta del Consiglio federale
del
18.05.2011
La Svizzera ha grande interesse a che tutti gli Stati membri dell'Unione europea applichino correttamente gli accordi tra la Svizzera e l'UE. Le rappresentanze svizzere in Italia, per esempio, forniscono regolarmente il loro aiuto e intervengono quando vengono a conoscenza di presunte violazioni (p.es. dell'accordo sulla libera circolazione delle persone). In tali casi, i cittadini svizzeri in Italia possono naturalmente ricorrere alla via giuridica.
Risposte alle domande:
1. Gli accordi bilaterali Svizzera-UE si basano su regole del diritto internazionale classico. La Svizzera e l'UE non hanno creato organi sovrannazionali comuni per interpretare e sorvegliare l'applicazione degli accordi e per regolare le controversie. Ogni parte è responsabile della corretta applicazione sul suo territorio. La gestione di ogni accordo è affidata a un comitato misto composto di rappresentanti di entrambe le parti. Le decisioni vengono prese all'unanimità. I compiti del comitato misto sono definiti nel rispettivo accordo.
Se una parte è del parere che il comportamento della controparte è in contrasto con gli obblighi dell'accordo, ne discute in seno al comitato misto dell'accordo in questione. Dato che il comitato misto prende le sue decisioni solo all'unanimità, la divergenza può essere appianata solo se le due parti trovano un accordo. In presenza di una violazione sostanziale degli accordi, la parte svantaggiata ha fondamentalmente la possibilità di adottare misure di protezione. Alcuni accordi bilaterali lo prevedono esplicitamente, altrimenti è possibile applicare l'articolo 60 della Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati (Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati; RS 0.111).
I diritti e i doveri che costituiscono gli accordi bilaterali Svizzera-UE sono parte del diritto nazionale della Svizzera e degli Stati membri dell'UE. Gli attori economici hanno pertanto la possibilità di opporsi nei tribunali nazionali contro decisioni delle autorità degli Stati membri dell'UE o della Svizzera se in disaccordo. In Svizzera, in ultima istanza decidono i tribunali della Confederazione, nell'Unione europea i tribunali supremi nazionali, i quali devono rispettare la giurisprudenza della Corte di giustizia delle Comunità europee (CGCE).
La questione riguardante la creazione di un meccanismo di sorveglianza e di un'istanza giuridica in vista di nuovi accordi con l'UE è al momento tema di colloqui con la stessa UE. Dal punto di vista del Consiglio federale, l'obiettivo di questi colloqui è il buon funzionamento degli accordi. Tali colloqui sono tuttora in corso. Al momento il Consiglio federale non è dunque ancora in grado di esprimersi sulle misure più adeguate.
2. Il Consiglio federale sottolinea che l'applicazione dell'accordo di Dublino con l'Italia è soddisfacente, anche se non sempre impeccabile. Cifre alla mano, l'Italia è il principale partner della Svizzera: dall'associazione della Svizzera alle normative Schengen/Dublino, circa il 43 per cento delle richieste di ammissione è stato presentato all'Italia e circa il 50 per cento dei trasferimenti è stato effettuato verso l'Italia.
Anche gli accordi di associazione alle normative Schengen e Dublino sottostanno al diritto internazionale e non contengono elementi sovrannazionali. La Svizzera non ha avallato la creazione di alcuna istanza sovranazionale, la sorveglianza della corretta applicazione degli accordi spetta a ogni parte sul suo territorio.
Gli accordi di associazione della Svizzera alle normative Schengen e Dublino prevedono una chiara regolamentazione a livello di interpretazione e applicazione. Visto che è nell'interesse dell'UE e della Svizzera che le regole di Schengen e di Dublino siano interpretate e applicate allo stesso modo da entrambe le parti, nei rispettivi settori i comitati misti seguono la giurisprudenza della CGCE e dei tribunali svizzeri. Se un comitato misto constata una divergenza di rilievo tra l'interpretazione e l'applicazione dell'acquis di Schengen e di Dublino da parte delle autorità o dei tribunali svizzeri e quelle delle autorità degli Stati membri dell'UE o della CGCE, entro due mesi deve accordarsi su un'interpretazione e un'applicazione unitarie. Se ciò non riesce, subentra la procedura di componimento delle controversie. Al momento, il Consiglio federale non vede la necessità di adottare un altro meccanismo di sorveglianza e un'istanza giuridica in relazione agli accordi di Schengen/Dublino.