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Nell’agosto del 2020, il procuratore generale di New York, Letitia James, aveva avviato una causa contro il più grande e potente gruppo nazionale per i diritti sulle armi.
La National Rifle Association (NRA) è un’organizzazione statunitense fondata da ufficiali dell’esercito in pensione nel 1871, che promuove la sicurezza nell’uso delle armi delineata dal secondo emendamento, dove il possesso e il porto d’armi costituisce un diritto civile protetto dalla Costituzione degli Stati Uniti. È considerata una delle più influenti lobby politiche.
A seguito delle indagini partite nel febbraio 2019, la procuratrice James sostiene che diversi leader di spicco della NRA, compreso il CEO Wayne LaPierre, hanno utilizzato per decenni, senza controlli, le risorse finanziarie dell’organizzazione per scopi personali, violando dunque le leggi sulle organizzazioni non-profit per aver speso impropriamente le donazioni affluite dagli oltre 5 milioni di soci.
A novembre 2019 la NRA ammette di essere venuta a conoscenza di una significativa “deviazione” dei suoi beni. LaPierre rimborsa 300 mila dollari per spese viaggi.
La causa sostiene che sono stati spesi centinaia di migliaia di dollari in aerei charter privati per i leader e le loro famiglie e usati milioni di dollari dal fondo NRA per spese personali. In sostanza Wayne LaPierre ha usato l’organizzazione come un conto corrente personale, oltre ad aver disposto un contratto di post-occupazione del ragionevole valore di 17 milioni di dollari.
Il tribunale per questo, dietro richiesta del procuratore generale, può arrivare ad imporre lo scioglimento dello statuto aziendale.
Per evitare lo scioglimento, la NRA ha dichiarato bancarotta lo scorso mese di gennaio in base al Capitolo 11 del codice fallimentare, sebbene il bilancio dell’organizzazione presenti una solida forma finanziaria e pienamente in grado di ripagare i suoi creditori. Il vero scopo, come suggerito dall’ex presidente Trump che deve molto alla lobby delle armi, è tagliare i legami formali con New York trasferendo la sede nello stato del Texas per un piano di ristrutturazione in modo da privare la procuratrice Letitia James della sua autorità.
Il giudice capo del tribunale fallimentare di Dallas, Harlin Hale, ha formalmente respinto il tentativo della NRA di utilizzare la legge fallimentare e di reincorporarsi in Texas, stabilendo che la petizione di LaPierre, pensata senza consultare la stragrande maggioranza dei membri del consiglio di amministrazione e senza consultare nemmeno l’amministratore delegato e il consulente legale, non era stata presentata “in buona fede” perché il suo vero obiettivo è eludere cause civili intentate a New York.
Tutte le azioni legali contro la NRA, compresa quella della procuratrice James, proseguiranno nella giurisdizione in cui sono state depositate originariamente anziché essere ascoltate dal tribunale fallimentare. Verranno affrontate a New York invece che in Texas. I documenti del tribunale mostrano che la NRA deve 3,4 milioni in tasse arretrate e il giudice ha aggiunto di non poter accertare la piena portata delle passate irregolarità, perché l’ex tesoriere Wilson Phillips ha invocato il quinto emendamento, il quale stabilisce che nessuno è tenuto a rispondere di un reato se non per accusa fatta da una particolare giuria (Grand Jury) chiamata a stabilire se le prove raccolte sono sufficienti per iniziare un processo penale nei confronti di una persona.
Lo stesso presidente della NRA, Carolyn Meadows, ha riconosciuto nella sua testimonianza di aver distrutto note e documenti prima di un mandato di comparizione. L’ex consulente di viaggio di LaPierre ha testimoniato di essere stato incaricato di nascondere alcune destinazioni dei voli charter e di uno yacht di 33 metri chiamato “Illusions”, fatturati alla NRA.
Ma oltre a questo, LaPierre è sempre riuscito a contrastare politiche sensate per ridurre la violenza armata dopo le tante sparatorie di massa che ultimamente sono riprese. È una situazione che molti americani vogliono risolvere soprattutto per questioni morali, che vanno ben al di là della tentata bancarotta.