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Il direttore dell'Ufficio federale di giustizia stima che nella norma penale antirazzismo la formulazione riguardo alla negazione di un genocidio non sia sufficientemente chiara.
In un'intervista della «SonntagsZeitung», Michael Leupold avanza alcune possibili modifiche, sottolineando tuttavia che un'abolizione della legge non entra in linea di conto.
La revisione della norma antirazzismo voluta dal ministro di giustizia Christoph Blocher comincia a prendere forma.
Sulle pagine del domenicale «SonntagsZeitung», il direttore dell'Ufficio federale di giustizia (UFG) - che sta attualmente esaminando le possibili modifiche alla legge - ha indicato che il testo della norma necessita di maggiori precisazioni.
«La formulazione riguardo alla negazione di un genocidio è troppo vaga», ha affermato Michael Leupold.
Secondo lui, l'attuale norma lascia un margine di apprezzamento troppo vasto riguardo al limite tra libertà d'espressione e negazione di un genocidio.
Per il capo dell'UFG una soluzione potrebbe essere un'istanza internazionale di riferimento che definisca precisamente il significato di genocidio.
Una proposta che ha lasciato esterefatta la vicepresidente della Commissione federale contro il razzismo. «Esiste già una Convenzione ONU per la prevenzione e la repressione dei crimini di genocidio, che la Svizzera ha ratificato sei anni fa», ha detto Boëlle Sambuc alla Radio svizzera di lingua francese.
Libertà e negazionismo
L'imprecisione del limite tra libertà di opinione e negazione di un genocidio era stata invocata ad inizio ottobre dal consigliere federale Blocher durante una visita in Turchia.
Blocher si era rammaricato che l'articolo 261bis del Codice penale - che punisce la discriminazione razziale e la negazione dei genocidi - abbia causato un procedimento penale in Svizzera contro uno storico turco per le sue dichiarazioni negazioniste sul genocidio armeno.
Allo stato attuale - ha dichiarato Leupold al giornale - il giudice è chiamato a valutare autonomamente se l'avvenimento negato dall'imputato corrisponda effettivamente a genocidio.
Un tale compito, ha aggiunto, dovrebbe tuttavia essere di competenza della ricerca storica e non di un giudice, che non può disporre dei mezzi di giudizio necessari.
Legge mantenuta
Il direttore dell'UFG non esclude neppure che nella revisione della norma la negazione di genocidio non sia più menzionata. Per il momento però, nulla è stato deciso.
Quello che è certo è che la legge non sarà abolita. D'altronde, anche il Consiglio federale - che aveva stimato legittimo procedere ad una riflessione in vista di eventuali modifiche - si è detto contrario ad un'abolizione.
Gruppo di lavoro alquanto ridotto
Stando a Leupold, il gruppo di lavoro che attualmente sta occupandosi della revisione della legge è essenzialmente composto di un solo collaboratore. Tuttavia, «evidentemente anche i suoi superiori si occupano intensamente del dossier».
Il presidente della Commissione federale contro il razzismo, Georg Kreis, non ha dunque ancora iniziato il suo mandato nel gruppo di lavoro. Kreis, un critico del ministro di giustizia Blocher, è stato designato dal consigliere federale Pascal Couchepin.
A proposito di Kreis, «finora non ho ricevuto istruzioni», ha affermato Leupold.
Ampliare Champ-Dollon
Sempre sulle pagine del foglio domenicale, Leupold ha segnalato che la Confederazione è pronta a partecipare al finanziamento dell'ampliamento della prigione di Champ-Dollon.
Il carcere ginevrino si trova da parecchio tempo in una situazione difficile, con celle sovraffollate e frequenti episodi di violenza (tra cui numerosi suicidi).
«Berna si assumerebbe il 35% dei costi di ampliamento», ha indicato Leupold.
Secondo il piano elaborato dal governo ginevrino, la fattura degli interventi ammonterebbe a 68 milioni di franchi (inizio dei lavori nell'autunno 2007).
swissinfo e agenzie
In breve
La norma penale antirazzismo è stata accettata dal 54,7% dei cittadini svizzeri durante la votazione del 25 settembre 1994.
Il suo scopo è soprattutto di prevenire atti di revisionismo, in particolare nell'ambito della negazione di un genocidio.
La legislazione punisce con una multa o con la detenzione chi minimizza o cerca di giustificare un genocidio.
Nel 2005, le autorità elvetiche hanno aperto due inchieste contro lo storico turco Yusuf Halacoglu e il politico Dogu Perinçek, accusati di avere negato pubblicamente il genocidio armeno avvenuto tra il 1915 e il 1919.
Durante un recente viaggio ufficiale ad Ankara, il consigliere federale Christoph Blocher si era pubblicamente rammaricato dell'apertura dell'inchiesta nei confronti dello storico turco.