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Durissimo scontro in plenaria a Strasburgo sulla riforma di Schengen. Il Parlamento Ue si è sollevato contro il Consiglio accusandolo di volerlo escludere dai meccanismi di decisione ed è stato ipotizzato il ricorso alla Corte di Giustizia.
La presidenza danese del Consiglio, l'istituzione che rappresenta i governi, è stata duramente attaccata dai capigruppo popolari, social-democratici, liberal-democratici, verdi e sinistra per la decisione presa la scorsa settimana nel Consiglio affari interni a Lussemburgo.
A far insorgere il Parlamento è stata la decisione dei governi di non accettare la proposta della Commissione europea su un meccanismo di valutazione centrale ed europeo delle emergenze di fronte a ondate migratorie per le quali si possono chiudere le frontiere interne. Di fatto, una esclusione dello stesso Parlamento dalla definizione dei motivi per cui i governi possono reintrodurre i controlli operata modificando la base giuridica della discussione, aggirando l'obbligo di codecisione previsto dal Trattato di Lisbona.
Il tutto con la crisi migratoria dalla Turchia che la Grecia da anni non riesce a controllare. Il ministro danese Morten Bodskov ha sostenuto che il cambio di base giuridica era "l'unica possibilità. per trovare un accordo ai governi per rivedere il meccanismo, passo necessario dopo la crisi tra Italia e Francia dello scorso anno.