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WASHINGTON - I candidati democratici alla Casa Bianca attaccano Donald Trump per il suo incontro con il leader nord coreano, Kim Jong-un. Nel mirino finiscono le modalità del faccia a faccia, divenuto uno show per le telecamere durante il quale il presidente americano ha riabilitato un dittatore.
«Non ho alcune problema con Trump che siede con Kim in Corea del Nord. Vorrei però che non si trattasse solo dell'opportunità per una foto. Quello di cui abbiamo bisogno è vera diplomazia», afferma Bernie Sanders, osservando come a Trump i despoti sembrano piacere. «Sui dittatori non vanno dette cose positive, con loro ci si deve sedere e trattare», aggiunge Sanders.
«Sono favorevole a parlare con i nostri avversari, ma quello che è accaduto è stato solo che Trump ha riabilitato Kim senza raggiungere risultati», mette in evidenza Julian Castro, ex ministro con Obama. «Preoccupa che un presidente organizzi un incontro senza che il suo staff ne sia al corrente» precisa Castro. «Non è appropriato per gli Stati Uniti continuare a incontrare un dittatore che non rispetta i suoi impegni», conclude.
Giappone favorevole al dialogo fra Pyongyang e Washington - Il governo del Giappone, intanto, accoglie con favore la proposta di una ripresa dei negoziati tra Stati Uniti e Corea del Nord.
Lo ha detto il ministro degli Esteri giapponese, Taro Kono, al segretario di Stato americano, Mike Pompeo, nel corso di una telefonata, dopo il terzo incontro avvenuto tra il presidente statunitense Donald Trump e il leader nordcoreano Kin Jong-un alla Dmz, la linea di confine demilitarizzata che separa le due Coree.
Kono è stato informato sull'andamento del colloquio tra i due leader, e le parti hanno concordato sulle prossime mosse da adottare. Alla domanda dei giornalisti se la questione dei cittadini giapponesi rapiti fosse stata discussa, Kono ha detto di non poter commentare sulla natura delle discussioni intercorse.
I media giapponesi, tuttavia indicano come ancora una volta la diplomazia giapponese sia stata tenuta all'oscuro dagli ultimo sviluppi sulla visita di Trump alla Dmz, a causa dei turbolenti rapporti che intercorrono tra Seul e Tokyo.
Relazioni diplomatiche poco affabili che hanno impedito al premier giapponese, Shinzo Abe, e al presidente sudcoreano, Moon Jae-in, perfino di incontrarsi per un incontro bilaterale durante il G20 di Osaka.
Dopo la proposta di Abe, a inizio maggio, di un vertice senza precondizioni con Kim Jong-un, i media di Pyonyang hanno definito l'idea irrealizzabile a causa del passato legato a quella che viene definita «la tragica occupazione coloniale della penisola coreana» da parte dei giapponesi.
Il premier nipponico è infatti l'unico capo di stato che non abbia avuto un dialogo diretto con Kim Jong-un, tra le sei nazioni che portano avanti i negoziati per il disarmo nucleare del Paese, che comprendono anche Cina, Russia, Stati Uniti oltre alle due Coree.
Kim non si ferma sul nucleare - Incontri, strette di mano e pacche sulle spalle. Ma nonostante la cordialità fra Trump e Kim e le promesse di denuclearizzare la penisola, Pyongyang continua a percorrere la strada del nucleare. L'ultimo allarme risale ad appena due settimane fa: la Corea del Nord ha prodotto nel 2018 circa una decina di nuove testate atomiche.
La stima diffusa dallo Stockholm International Peace Research Institute (Sipri), il think tank svedese considerato tra i più autorevoli guardiani sugli armamenti nel mondo, ha ipotizzato che il regime abbia raggiunto 20-30 testate nucleari totali, nel calcolo compiuto a gennaio 2019.
Un'accelerazione che dimostra come il Nord «continui a dare priorità ai suoi programmi militari atomici quale parte centrale delle sue strategie sulla sicurezza nazionale, anche se nel 2018 ha annunciato una moratoria sui test atomici e sui lanci di missili a medio e lungo raggio».
La revisione della politica del 'byungjin' (l'avanzamento parallelo di nucleare ed economia) a favore dello sviluppo e della crescita come promesso a inizio anno dal leader Kim Kong-un resta dunque solo sulla carta. Agli inizi di maggio, il leader guidò due sessioni di prova di dispositivi militari, mentre le analisi successive fecero emergere un nuovo missile, il Songun Iskander, chiamato così dagli esperti perché molto simile al Russia Iskander, prodotto da Mosca.
Nelle stesse occasioni, furono provati lanciatori multipli di razzi e armi tattiche guidate attraverso operazioni filmate e rilanciate dai media ufficiali a segnalare sia l'impazienza di Kim per lo stallo negoziale sul nucleare dopo il flop del summit Trump-Kim di Hanoi, sia l'avanzamento tecnologico del Nord.
Della prima e più seria provocazione in oltre 520 giorni, quella fatta il 4 maggio, fecero parte due sistemi di lanciatori multipli di largo calibro, di cui uno da 300mm guidato KN09, il missile a corto raggio con carburante solido visto in parata militare a febbraio 2018.
Un fattore affatto secondario: il combustibile solido, infatti, lo renderebbe capace di montare, per stabilità e potenza, una testata nucleare allo scopo di colpire ogni parte della Corea del Sud. Una sostanziale replica andò in scena il 9 maggio, con due missili a corto raggio lanciati da un'area vicino alla base missilistica di Sino-ri.
Le intemperanze di Kim affossarono il più grande traguardo rivendicato dal presidente Usa: la sospensione dei test di armi dal lancio di novembre 2017 del vettore balistico intercontinentale Hwasong-15, capace di raggiungere gli Usa. Kim decise da allora una moratoria unilaterale come segnale di disponibilità negoziale verso Washington, ritenendo legittimi soltanto i test a corto raggio. Secondo le risoluzioni dell'Onu, invece, il bando vale su tutti i lanci di missili balistici.