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La Svizzera è stata criticata oggi dal comitato delle Nazioni Unite sui diritti del bambino nell'ambito dell'esame dell'applicazione, da parte elvetica, della Convenzione dell'Onu in materia. Gli esperti hanno deplorato in particolare il mantenimento da parte svizzera di riserve al trattato internazionale.
Berna ha ratificato ufficialmente nel febbraio 1997 la Convenzione Onu sui diritti del fanciullo, approvata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1989. Il suo primo rapporto sull'applicazione era stato discusso nel 2002. Con un ritardo di cinque anni la Svizzera aveva poi sottoposto al comitato dell'Onu nel giugno 2012 i rapporti numero due, tre e quattro.
Questo ritardo è stato criticato oggi dagli esperti internazionali, che hanno inoltre deplorato il mantenimento di tre riserve alla Convenzione. La prima riguarda il ricongiungimento familiare (art. 10), non garantito in Svizzera per tutti i richiedenti asilo. La seconda concerne la separazione tra autorità istruttoria e autorità giudicante nei procedimenti penali a carico di minorenni (art. 40). La terza si riferisce all'esigenza della Convenzione che "ogni fanciullo privato di libertà sarà separato dagli adulti" (art. 37).
La delegazione svizzera, diretta dall'ambasciatore Stephan Cueni, capo dell'Ambito Affari internazionali e del Settore Convenzioni nell'Ufficio federale delle assicurazioni sociali (UFAS), ha sostenuto che non è possibile ritirare le due prime riserve. Per quanto riguarda la terza, i Cantoni hanno tempo sino alla fine del 2016 per adeguarsi e la riserva potrà allora essere ritirata.
Gli esperti hanno anche deplorato lacune nel coordinamento tra Confederazione e Cantoni, come pure l'assenza di armonizzazione tra Cantoni e istituzioni nazionali dei diritti umani. Hanno inoltre posto domande sulla volontà della Svizzera di ratificare il terzo protocollo della Convenzione su un meccanismo di denuncia, entrato in vigore nell'aprile 2014.
SDA-ATS