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Ecco perché le valute dei paesi emergenti passano un brutto periodo.
Non è solo quella Argentina (vedi qui) a passare periodi turbolenti fra le monete emergenti. Anche la lira turca, ad esempio, è crollata ai minimi storici, complice anche il declassamento del rating del debito sovrano del Paese da parte di Standard & Poor’s.
Nel frattempo sul mercato delle valute a dominare negli ultimi tempi è il dollaro, che ha raggiunto i massimi da decenni sulle principali valute internazionali. Quale correlazione fra i due fenomeni? Secondo un articolo pubblicato oggi da Il Sole 24 Ore a firma di Morya Longo il punto di svolta determinante sta nel superamento della soglia di rendimento dei titoli di Stato decennali statunitensi sopra il 3% lo scorso 24 aprile. “Questo ha spinto molti investitori a spostare capitali sui titoli di Stato Usa a discapito di asset a maggior rischio, come azioni o titoli dei Paesi emergenti”, spiega l’articolo. “Se si può incassare un 3% tondo tondo su un titolo a rischio zero - si sono detti molti investitori - perché rischiare di più investendo altrove?”. A supportare questa tesi vi sono i dati di Bank of America pubblicati ieri. “La scorsa settimana”, si legge, “ci sono stati sui titoli di Stato americani afflussi di capitali da record: non si vedeva un fiume di denaro settimanale così forte da almeno il 2008. Per contro - certifica sempre Bank of America - si è verificato un deflusso massiccio da tutti gli altri mercati: bond emergenti, mercati azionari, obbligazioni rischiose (high yield) e così via. Questo ha avuto un ovvio effetto sulle valute: il dollaro si è rafforzato (chi compra Treasuries compra dollari) e le altre si sono svalutate”.