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BERNA - I metodi «controversi» utilizzati dal Ministero Pubblico della Confederazione in occasione dell'operazione "Lava Jato", la "tangentopoli" brasiliana che ha fatto tremare autorità politiche e giudiziarie del paese sudamericano, sono finiti sotto la lente di un atto parlamentare presentato alle Camere federali dal consigliere nazionale ticinese Piero Marchesi.
Le autorità svizzere hanno fornito assistenza giudiziaria a quelle brasiliane nel corso dell'inchiesta. Secondo recenti rivelazioni, questa cooperazione sarebbe stata portata avanti con scambi di informazioni - che comprendevano nomi dei sospetti e conti bancari - che non sono avvenuti solo attraverso i classici canali ufficiali, bensì utilizzando alcune app di messaggistica istantanea come Telegram.
E proprio su questo aspetto il consigliere nazionale UDC vuole vederci chiaro e chiede se siano state effettuate verifiche da parte dell'Ufficio federale di giustizia sull'operato dell'MPC. «È nell’interesse della piazza finanziaria e bancaria elvetica e quindi della Svizzera, che le nostre autorità, conformandosi alle regole e, per limitare il rischio della loro divulgazione illecita, valutando le caratteristiche del Paese destinatario, osservino rigore e cautela nel condividere informazioni bancarie».