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Quella che vado a vedere con papà non gioca tanto bene e a volte i suoi giocatori non tirano dentro la porta neanche una volta. Il papà grida “Impegnateviiiii!”. Altri signori vicino a noi dicono parolacce e insultano
La maestra ci ha detto che pensiamo più al calcio che alla scuola. Però ci dato un componimento: “Come vorresti che fosse la tua squadra di calcio”, che non è una domanda. Scrivo.
“La mia squadra di calcio come la vorrei io credo che non esiste. Quella che vado a vedere con papà non gioca tanto bene e a volte i suoi giocatori non tirano dentro la porta neanche una volta. Il papà grida “Impegnateviiiii!”. Altri signori vicino a noi dicono parolacce e insultano.
Io la mia squadra la vorrei così. Prima di tutto che vince sempre. Però, se perde, che almeno giochi bene, con belle corse e tanti passaggi. Anche se tira in gol è bello. Mi piacerebbe anche che chi guarda non insulta, ma non c’entra, forse. Mi piacerebbe che la mia squadra avesse delle belle maglie eleganti, colore rosso scuro, magari coi pantaloncini bianchi (quelle le ha… ah no, i pantaloncini sono azzurri).
La mia squadra che vado a vedere vorrei che fosse come la mia squadra dove gioco. La mia squadra dove gioco siamo tutti amici. Prima di giocare ci mettiamo d’accordo con Giovanni (che è l’allenatore) per decidere chi gioca prima e chi dopo. Non ci sono molte discussioni, in cinque minuti abbiamo scelto. Poi Giovanni ci dice di essere corretti con gli avversari e di non reclamare coi compagni se non passano la palla. A me piace giocare con la mia squadra perché ho molti amici, anzi, sono tutti amici. Siamo un po’ distratti (dice Giovanni, ma non so se è vero) perché a volte siamo così intenti a giocare che non ci ricordiamo più il risultato. A volte alla fine bisogna chiedere se abbiamo perso vinto o pari. Non è che cambia tanto, il bello è fare qualche gol e abbracciarsi.
Io sono più contento se fa gol qualche mio compagno perché vedo dalla sua faccia che è contento, mentre se segno io la mia faccia non riesco a vederla. Quindi, meglio se segna lui. Anche le facce di quelli dell’altra squadra sono felici quando segnano, ma un po’ mi fa arrabbiare. Dopo la partita andiamo tutti insieme in piazza a bere la gazosa e a mangiare i panini che ha preparato la Carolina, la signora del ristorante. Prima di tornare a casa facciamo ancora una partita in piazza (vince chi arriva prima a 15). Ci sono i platani e le panchine (quelle usiamo come porte). A volte siamo in tanti, a volte pochi. Anche in quattro si può giocare mica male. Se restiamo in due uno fa il portiere e l’altro tira. Dato che la partita è solo una volta alla settimana, io ci penso tutti i giorni e aspetto che arriva il sabato. La squadra che vado a vedere con il papà gioca di più, ma non so se si divertono, mi sembrano tutti seri. Però, almeno, mi pare che quando segnano gli altri non si arrabbiano tanto (si arrabbiano di più quelli che guardano, compreso mio papà).
Io adesso il componimento mi sembra finito. Ah no, ho ancora una cosa. Il mio papà mi ha detto che ai grandi, quelli della squadra che andiamo a vedere, gli danno i soldi per giocare. Io gli ho detto che anche a noi ci danno gazosa e panini e lui mi ha detto che sarebbe abbastanza anche per i grandi”.
Fine. giorgen
(da “Sedasmetri”)