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<h2>SubmittedText<h2><p>1. Quali misure adotta il Consiglio federale alla luce del crescente numero di frontalieri nei cantoni di confine?</p><p>2. Reputa che tale aumento costituisca un problema nell'attuale contesto economico?</p><p>3. Il Consiglio federale ritiene davvero che i disoccupati svizzeri possano essere reintegrati nel processo produttivo, se dall'introduzione della libera circolazione possono essere sostituiti da frontalieri meno costosi?</p><p>4. Quali sono le opzioni che gli attuali accordi offrono alla Svizzera per contrastare tali problemi?</p><p>5. Gli attuali accordi prevedono la possibilità di introdurre contingenti per i frontalieri?</p><p>6. Se sì, il Consiglio federale intende avvalersi di tale possibilità?</p><p>7. Se no, il Consiglio federale vaglia se adeguare gli attuali accordi per rendere possibile l'introduzione di tali contingenti?</p><p>8. In quale situazione il Consiglio federale prenderebbe in considerazione un tale adeguamento?</p><p>9. Quali altri provvedimenti concreti il Consiglio federale intende adottare per contrastare l'incontenibile aumento dei frontalieri?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1./2. Il Consiglio federale segue attentamente l'evolversi dell'occupazione di frontalieri e il suo impatto nelle regioni di frontiera della Svizzera. L'occupazione di frontalieri è progredita in misura significativa tra il 2005 e il 2008, in un periodo di crescita economica e di creazione eccezionale di posti di lavoro. L'attuazione dell'accordo sulla libera circolazione delle persone con l'Unione europea e i suoi Stati membri (ALC) ha favorito tale evoluzione ed evitato delocalizzazioni, accordando alle imprese l'accesso a un mercato diversificato. </p><p>Sebbene non sia possibile escludere del tutto certi effetti di sostituzione, la disponibilità di pendolari ha permesso di ovviare alla penuria di manodopera in determinati settori a cui gli Svizzeri non sono interessati. Ad esempio, i cantoni di Ginevra e di Basilea, che dispongono di un numero di posti di lavoro nettamente superiore alla popolazione attiva residente, non avrebbero conosciuto un tale dinamismo senza questa forza-lavoro attiva nell'industria manifatturiera, nella chimica, nell'orologeria, nell'edilizia e anche nei servizi, tra cui il settore della sanità. Dal terzo trimestre 2008 la progressione dell'effettivo dei frontalieri è rallentata nettamente e nel terzo trimestre 2009 è diminuita rispetto al trimestre precedente. L'occupazione di frontalieri reagisce pertanto con un certo ritardo al rallentamento dell'economia. Attualmente i frontalieri sono maggiormente colpiti dai licenziamenti rispetto alle persone residenti in Svizzera. </p><p>Nel contesto attuale il Consiglio federale ritiene che la situazione dei frontalieri nelle regioni di frontiera non richieda un particolare intervento da parte della Confederazione. Lo scarto relativo tra il tasso di disoccupazione di queste regioni e la media nazionale non è più marcato di quello registrato negli anni Novanta. Ciò dimostra che le differenze regionali sul piano della disoccupazione sono dovute a fattori strutturali ben più profondi, poco influenzati dalla libera circolazione. Gli esperti stimano che l'occupazione di frontalieri aumenterà di nuovo al più presto in caso di ripresa congiunturale. Attualmente non ci si attende dunque un serio peggioramento dello squilibrio del mercato del lavoro. </p><p>3. In generale i lavoratori di nazionalità svizzera rischiano di dover ricorrere all'assicurazione contro la disoccupazione meno della media. Se sono disoccupati, le loro possibilità di reinserirsi nel mercato del lavoro sono di principio buone. Gli uffici regionali di collocamento (URC) dispongono a tale fine di numerose misure attive. </p><p>Negli ultimi anni l'intensificazione delle attività di controllo nell'ambito delle misure di accompagnamento è stata tesa in particolare a prevenire un'erosione dei salari più bassi e si è dimostrata efficace. La loro attuazione da parte dei cantoni, delle commissioni tripartite e dalle commissioni paritetiche è ottimizzata periodicamente, per esempio in determinati settori sensibili quali l'edilizia e la fornitura di personale a prestito, che sono stati oggetto di un'osservazione potenziata nel 2008 (cfr. anche il rapporto della SECO del 23 aprile 2009 sull'attuazione delle misure d'accompagnamento alla libera circolazione delle persone, 1° gennaio a 31 dicembre 2008). </p><p>4.-8. L'introduzione di contingenti non sembra essere un'opzione realistica per la Svizzera, tenuto conto dei suoi impegni bilaterali con l'Unione europea e della sua lunga prassi di ammissione cantonale dei frontalieri a condizioni agevolate già prima del 2002. L'articolo 10 paragrafo 7 ALC stabilisce che ai lavoratori frontalieri non è applicabile alcun limite quantitativo. Pertanto non è possibile ricorrere alla clausola di salvaguardia speciale (clausola valvola art. 10 par. 4) nei loro confronti. Le parti contraenti si sono anche impegnate, attraverso la clausola "stand still" figurante nell'accordo, a non adottare nuove misure più restrittive (art. 13). </p><p>Il Consiglio federale ha la possibilità di ricorrere alla clausola di salvaguardia generale prevista nell'ALC in caso di gravi difficoltà di ordine economico o sociale (art. 10 par. 2). Considerando l'attuale diminuzione dell'occupazione di frontalieri e gli innegabili vantaggi che questi lavoratori costituiscono per l'economia delle regioni di frontiera, l'attivazione di una tale clausola in vista dell'adozione di misure correttive non è attualmente giustificata e sarebbe contraria agli interessi economici e politici a lungo termine della Svizzera e in particolare delle regioni di frontiera. </p><p>9. Il Consiglio federale constata che il mercato regola progressivamente l'occupazione di frontalieri e che tutti i cantoni riconoscono unanimemente l'efficacia delle misure di accompagnamento. L'approvazione, da parte di oltre il 60 per cento dei votanti, nel cantone di Ginevra del nuovo collegamento ferroviario Cornavin-Eaux-Vives-Annemasse (CEVA) può essere considerata un segnale positivo al fine di migliorare la situazione dei pendolari e dei residenti. Anche nella regione nord-occidentale della Svizzera la cooperazione transfrontaliera è stata considerevolmente potenziata negli ultimi anni grazie alla conferenza franco-germano-svizzera del Reno superiore. </p><p>Riguardo alle possibilità d'intervento in virtù dell'ALC, il Consiglio federale rimanda alla sua risposta alla mozione 09.4024 riguardante la denuncia dell'accordo sulla libera circolazione delle persone. La Confederazione e i cantoni dispongono anche di uno strumento essenziale per aiutare le regioni di frontiera a tenere sotto controllo i loro cambiamenti strutturali, ossia la nuova politica regionale (NPR), entrata in vigore il 1° gennaio 2008. Tale politica si propone in particolare di migliorare le condizioni quadro in queste regioni e di ridurre le disparità regionali esistenti.</p>  Risposta del Consiglio federale.