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BERNA/PECHINO - Restare o andarsene? Il DFAE ha affermato venerdì in una conferenza stampa di avere «preso contatto» con gli svizzeri in Cina per capire le loro intenzioni, e «offrire un supporto» nell'emergenza-coronavirus. Ma molti confederati che si trovano nel Celeste Impero affermano di sentirsi abbandonati a sé stessi.
«Nessuno mi ha contattato, né il DFAE né l'Ufficio federale della sanità pubblica» afferma R.S. *, di Soletta, che si trova attualmente a Sanya. All'insorgere dell'epidemia avrebbe voluto lasciare il paese immediatamente, e ha già prenotato tre voli poi cancellati. «Fino a fine marzo ogni volo dalla Cina alla Svizzera è stato soppresso. Non so cosa fare» afferma. Al momento si sono registrati 162 casi di contagio e 4 morti nella regione di Sanya.
In un gruppo WeChat, in cui circa 370 svizzeri all'estero comunicano tra loro, lo sdegno è grande: «Il 90 percento di noi non ha mai ricevuto un messaggio dalle autorità» afferma un utente. «O i media si sono inventati la dichiarazione, oppure il DFAE sta scherzando» incalza un altro membro del gruppo.
Uno svizzero che vive a Wuhan conferma che, in effetti, gli svizzeri residenti nella regione "epicentro" dell'epidemia vengono contattati «una volta alla settimana» da Berna. «Ma non vengono dati suggerimenti concreti. Ci chiedono solo se vogliamo andarcene o no. Piani precisi, quando, dove, non ce ne sono ancora».
Il DFAE non commenta la procedura. Si limita a ribadire che «le ambasciate svizzere e i consolati generali sono in costante contatto con i cittadini» ma non per forza telefonicamente. «Anche tramite e-mail e newsletter». I contatti sono più intensi con gli svizzeri «bisognosi».
In ogni caso il DFAE si dice pronto a fornire assistenza ai confederati all'estero «solo se non sono in grado di provvedere a sé stessi» e questo - precisa un portavoce - non vale per coloro che si trovano a Pechino o Shanghai, ad esempio. Nelle regioni da cui non sono disponibili voli interni, invece, bisogna valutare trasporti locali alternativi all'aereo.