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NEW YORK - Il colosso dello streaming musicale Spotify dovrebbe scartare lo strumento di riconoscimento vocale brevettato negli scorsi mesi e che permette di suggerire canzoni dopo aver analizzato sesso, età, accento, ambiente circostante e perfino umore degli utenti.
La preoccupazione di artisti e organizzazioni
Lo chiede una coalizione di musicisti e di gruppi per i diritti civili. Sono ben 180 i soggetti che hanno firmato la lettera aperta: troviamo Tom Morello dei Rage Against the Machine, il rapper Talib Kweli, Laura Jane Grace della rock band Against Me! e organizzazioni come Amnesty International e Access Now. «Questa tecnologia di raccomandazione è pericolosa, una violazione della privacy e di altri diritti umani, e non dovrebbe essere implementata da Spotify o da qualsiasi altra società» si legge nel documento. «Qualsiasi utilizzo di questa tecnologia è inaccettabile».
«Non puoi scatenarti quando sei sotto costante sorveglianza aziendale», ha dichiarato Morello. La richiesta giunta alla società svedese è d'impegnarsi pubblicamente a non utilizzare la tecnologia e nemmeno a concederla in licenza o venderla. Lo scorso mese di aprile Spotify ha assicurato di non aver mai implementato lo strumento nei suoi prodotti, né di aver intenzione di farlo in futuro.
Ci sono delle questioni aperte sulla privacy: i dispositivi potrebbe acquisire informazioni personali di persone che si trovano nella stessa stanza, ma che non sanno di essere registrate. Inoltre, come affermato dal musicista Evan Greer, «affermare di essere in grado di dedurre i gusti musicali di qualcuno in base al proprio accento o di rilevare il genere in base al suono della voce è razzista, transfobico e semplicemente inquietante».
Di cosa si tratta
La tecnologia in questione, secondo quando dichiarato nella domanda di brevetto presentata nel 2018, è nata per permettere una personalizzazione dei suggerimenti rapida e per eliminare noiosi questionari. L'analisi del rumore ambientale permetterebbe di consigliare brani più adatti: l'applicazione sarebbe in grado di dedurre dove ci troviamo, se siamo soli oppure in compagnia e perfino quale sia il nostro umore.
Il colosso dello streaming musicale Spotify dovrebbe scartare lo strumento di riconoscimento vocale brevettato negli scorsi mesi e che permette di suggerire canzoni dopo aver analizzato sesso, età, accento, ambiente circostante e perfino umore degli utenti.