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Decine di migliaia di persone sono scese in piazza oggi a Buenos Aires e a La Plata, capoluogo della omonima provincia, per protestare contro le misure di austerità adottate dal governo del presidente Mauricio Macri per ridurre drasticamente la spesa pubblica e sostenere così gli accordi raggiunti con il Fondo monetario internazionale (Fmi).
Organizzazioni sociali e sindacali e varie formazioni politiche hanno indetto per oggi una mobilitazione per denunciare i licenziamenti, soprattutto nel settore pubblico, ma anche in quello privato, e sollecitare il governo a sostenere l'industria argentina "colpita dalle politiche neoliberali introdotte negli ultimi due anni e mezzo".
Inoltre, in molti punti della capitale, fra cui la centrale Avenida 9 de Julio, sono state attivate mense popolari per sottolineare, sostengono gli organizzatori, la condizione di povertà in cui sono caduti milioni di argentini a causa della crisi che ha portato ad una inflazione superiore al 40% e a una svalutazione di oltre il 100% del peso nell'ultimo anno. In prima linea sono tornati i 'piqueteros' (militanti che organizzano picchetti nelle strade) di alcune storiche organizzazioni come Barrios de Pie, Corrientes clasista y combativa (Ccc), Movimiento Popular La Dignidad e Confederación de Trabajadores de la Economía Popular (Ctep).
Fonti del ministero dello Sviluppo sociale hanno dichiarato al portale Infobae che il governo è "aperto ed in dialogo permanente" con i gruppi di 'piqueteros', sottolineando che si stanno adottando misure per affrontare la situazione di povertà. Tuttavia, hanno aggiunto, apparentemente le manifestazioni di oggi "rispondono a reclami contro la politica (del presidente) Maurizio Macri" che vanno ben oltre alle rivendicazioni puntuali per i temi di assistenza sociale.