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La famiglia Masih, di fede cristiana, lavora in una fabbrica di mattoni in Pakistan e non ha alcuna prospettiva di vita al di fuori della fornace perché rifiuta la conversione all’Islam. Finché un giorno i suoi debiti vengono saldati e per il padre, Eijaz, inizia una nuova esistenza come autista di risciò.
Molte altre famiglie vivono in condizioni di schiavitù e sognano la libertà. Aiutiamole!
Khaldha Masih inizia a piangere quando descrive la sua vita nella fabbrica di mattoni: “Mentre io e mio marito Eijaz fabbrichiamo mattoni, i bambini stanno seduti tutto il giorno nella polvere, nella sporcizia e nel caldo rovente”, singhiozza.
Eijaz e Khaldha Masih sono cresciuti nella fabbrica di mattoni. Vivono proprio accanto alla fornace e alla sua ciminiera alta diversi metri. Il padre, Eijaz, soffre di tubercolosi e di problemi renali, mentre il figlio Daud, di un anno, è nato con un piede torto e non può camminare. Per pagare medico e medicine hanno chiesto un anticipo al proprietario della fabbrica. Ora sono indebitati e in balìa del loro datore di lavoro.
Una rapida soluzione al problema di questa famiglia cristiana ci sarebbe: convertirsi all’Islam. Una tentazione, però, che Eijaz respinge fermamente: “Crediamo nel Signore Gesù Cristo. Preferiamo morire piuttosto che accettare una simile offerta.”
Un giorno, i Masih ricevono la visita di un partner di CSI, che prende in mano la loro infelice situazione e offre loro aiuto. Eijaz e Khaldha Masih vedono esaudite le loro preghiere.
Nel frattempo, tutti i debiti sono stati saldati, la famiglia è libera e vive in un luogo sicuro. Eijaz ha ottenuto un risciò (v. foto) per il trasporto di merci e persone. Anche le cure mediche per lui e per Daud sono state pagate, mentre la madre, Khaldha, può finalmente dedicarsi ai figli.
Innumerevoli persone come Eijaz e Khaldha Masih vivono oggi in condizioni di schiavitù. Il Suo contributo aiuta famiglie come la loro a ricominciare una vita in libertà e dignità. Grazie di cuore per il Suo sostegno!