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<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Tre Tibetani, membri del Tibetan Youth Congress (TYC), hanno iniziato uno sciopero della fame il 5 aprile 1999 sulla Piazza delle Nazioni Unite a Ginevra. Con questo atto intendevano principalmente domandare al Comitato dell'ONU per i diritti del fanciullo di poter visitare Gendhun Choekyi Nyima, riconosciuto come 11° Panchen Lama nel 1995 da S.S. il Dalai Lama. Lo sciopero è terminato il 1° maggio 1999, segnatamente in seguito alle iniziative dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti dell'uomo, Mary Robinson, e di rappresentanti di vari governi. Il Consiglio federale ha avuto a più riprese l'occasione di presentare le proprie attività in favore dei diritti dell'uomo in Tibet (per esempio Risposta all'interpellanza Gonseth del 2.12.1998 concernente la liberazione di Tanak Jigme Sangpo e il rispetto dei diritti dell'uomo in Tibet). Malgrado il fatto che l'11° Panchen Lama non sia ancora stato liberato, il Consiglio federale continua ad agire nel senso delle domande contenute nel postulato e ritiene pertanto di averne realizzato l'obiettivo.</p><p></p><p>1</p><p>Dall'inizio dello sciopero, alcuni membri della delegazione svizzera presso la Commissione dei diritti dell'uomo hanno discusso con il TYC sulle loro richieste e sui possibili modi per soddisfarle. In particolare un alto funzionario del DFAE ha assicurato ai tre Tibetani, in nome della Presidente della Confederazione, che la Svizzera continuerà a impegnarsi per i diritti dell'uomo in Cina e particolarmente in Tibet e che tiene seriamente in considerazione le loro rivendicazioni.</p><p>Nel 1996, in occasione della presentazione del rapporto iniziale al Comitato dell'ONU per i diritti del fanciullo, la Cina aveva riconosciuto per la prima volta di aver preso Gendhun Choekyi Nyima sotto la propria custodia e di avergli assegnato una residenza con il pretesto di provvedere alla sua protezione, garantendogli una buona educazione. Molti membri del Comitato hanno chiesto in questa occasione, peraltro senza successo, di poter visitare il giovane detenuto. Il mandato enunciato negli articoli 43 e 44 della Convenzione sui diritti del fanciullo non conferisce al Comitato la possibilità di effettuare visite in singoli Paesi. Ciononostante, la domanda dei tre scioperanti sarà esaminata durante la prossima riunione del Comitato, a fine maggio 1999. Il caso del Panchen Lama, in passato, è stato sollevato presso le autorità cinesi anche da altri meccanismi della Commissione dei diritti dell'uomo. Inoltre il Consiglio federale sta studiando in che modo altri meccanismi (come il Gruppo di lavoro sulla detenzione arbitraria, il Gruppo di lavoro sulle sparizioni forzate o involontarie o il relatore speciale sulla tortura) potrebbero nuovamente sollevare presso le autorità cinesi il caso del Panchen Lama. La Svizzera, non essendo membro delle Nazioni Unite, né a fortiori della Commissione dei diritti dell'uomo, non ha potere formale per domandare alla Commissione di appoggiare le rivendicazioni degli scioperanti.</p><p></p><p>2, 3 e 4</p><p>Il Consiglio federale condivide le preoccupazioni sollevate nel postulato sulla sorte di Gendhun Choekyi Nyima. Dalla sparizione del giovane Panchen Lama, nel 1995, la Svizzera si è a più riprese adoperata per ottenerne la liberazione e continuerà a farlo. Essa ha pregato le autorità cinesi, in diverse occasioni, di autorizzare un rappresentante del governo svizzero o di una organizzazione indipendente, come il CICR, a visitare il giovane o almeno di poter ricevere un segno di vita da parte sua o della sua famiglia. Per esempio nel 1997, in occasione della visita di una delegazione svizzera in Cina composta da tre parlamentari, tre giornalisti, un professore di diritto e due alti funzionari del DFAE, invitata da Li Ruihan - uno dei sette membri del Comitato permanente dell'ufficio politico del PCC, responsabile fra l'altro delle questioni relative al Tibet - la Svizzera ha nuovamente manifestato preoccupazione per la sorte del ragazzo riconosciuto come l'11° Panchen Lama. Lo stesso è accaduto, nel dicembre 1997, durante la visita in Cina di una delegazione svizzera per i diritti dell'uomo. Le autorità cinesi hanno ogni volta assicurato che il ragazzo stava bene, che si trovava in un luogo sicuro e che viveva la normale vita di un giovane cinese.</p><p></p><p>Nel quadro del dialogo sui diritti dell'uomo con la Cina, la Svizzera interviene parimenti in favore dei diritti culturali e religiosi del popolo tibetano, così come per la liberazione dei prigionieri politici tibetani e per il rispetto generale dei diritti umani nel Tibet. Inoltre la Svizzera ha proposto di offrire i suoi servigi per facilitare il contatto tra rappresentanti tibetani e cinesi; questi ultimi non hanno ancora preso posizione in merito a questa offerta.</p><p></p><p>Il Consiglio federale ha già avuto contatti con il gruppo parlamentare per i diritti dell'uomo e segnatamente con il sottogruppo sul Tibet e intende continuare a informare il Parlamento di ogni nuovo sviluppo che dovesse avvenire in materia di diritti dell'uomo in Cina e particolarmente in Tibet.</p>  Il Consiglio federale propone di togliere il postulato di ruolo.