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Da mercoledì la banca svizzera vieta ai suoi consulenti per la gestione patrimoniale di viaggiare all'estero.
I circa 1'000 impiegati dell'UBS toccati dal provvedimento possono occuparsi dei clienti fuori confine solo per telefono o via e-mail e se un cliente vuole un colloquio a quattr'occhi deve venire in Svizzera.
La notizia, pubblicata domenica dal SonntagsBlick, è stata confermata da una portavoce della banca.
L'UBS - ha dichiarato la portavoce - sta procedendo a una completa rivalutazione delle direttive e delle norme di comportamento in relazione agli affari internazionali di gestione patrimoniale. Una rivalutazione che potrebbe durare mesi. Nel frattempo la sospensione dei viaggi rimarrà in vigore.
Questa rivalutazione è stata avviata a seguito di una indagine della Finma, l'Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari. Questa ha avvertito la banca di prestare attenzione ai "rischi giuridici e di reputazione".
Nell'aprile del 2008 Martin Liechti, manager responsabile della gestione patrimoniale dell'UBS negli Stati Uniti, era stato brevemente arrestato a Miami durante un viaggio d'affari. Liechti non aveva potuto lasciare gli USA per diversi mesi, mentre il ministero della giustizia e l'autorità di vigilanza della borsa americana SEC stavano indagando per accertare se consulenti patrimoniali dell'UBS avessero aiutato tra il 2000 e il 2007 cittadini statunitensi ad evadere il fisco.
La banca elvetica ha comunicato lo scorso 29 marzo che Liechti "non è più impiegato presso l'istituto", senza fornire ulteriori precisazioni.
swissinfo e agenzie
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