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Donald Trump alza la voce con General Motors e ordina di iniziare a produrre respiratori. L'ordine arriva con il ricordo al Defense Production Act, la legge varata negli anni 1950 durante la guerra di Corea per riorientare la produzione di alcune industrie.
"Non esiterò a usare tutto il mio potere e la mia autorità per combattere la crisi" assicura Trump nominando Peter Navarro, il falco consigliere commerciale, come coordinatore della politiche adottate nel Defense Production Act.
Accusando GM di "perdere tempo" nelle trattative con l'amministrazione per il contratto di produzione di ventilatori, Trump passa all'azione. L'obiettivo, spiega il presidente, è "salvare vite umane". "Le nostre trattative con GM sulla fornitura di ventilatori sono state produttive ma la nostra battaglia contro il virus è più urgente del tira e molla del normale processo di contrattazione", aggiunge Trump. Il nodo, secondo indiscrezioni, sarebbe il valore del contratto, con l'amministrazione scettica a firmare un'intesa da 1 miliardo di dollari. Secca la replica di GM, che sta lavorando con il produttore di ventilatori Ventec "24 ore al giorno da una settimana per soddisfare il bisogno" delle apparecchiature. "Il nostro impegno non ha mai vacillato", spiega il portavoce di GM, James Caine.
Trump ha attaccato la casa automobilistica inizialmente su Twitter, minacciando di invocare il Defense Production Act e chiedendole di usare gli "stabilimenti stupidamente chiusi" per produrre in tempi più rapidi. E questo perché, aveva twittato Trump, GM aveva inizialmente promesso 40'000 ventilatori in tempi rapidi, per poi fare un passo indietro e assicurare "solo 6'000 ventilatori" per la fine di aprile. Anche se GM ha chiuso tutti gli impianti in Nord America circa 1'000 dipendenti aderenti al United Auto Workers, il potente sindacato dei metalmeccanici americano, rientreranno al lavoro per produrre ventilatori.
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