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BERNA - La presidente della Commissione della politica estera (CPE) del Nazionale Elisabeth Schneider-Schneiter accoglie con favore l'idea propugnata dal consigliere federale Ignazio Cassis di tenere maggiormente conto degli interessi della Svizzera nell'ambito dell'aiuto allo sviluppo.
«Chi viene sostenuto dalla Svizzera deve essere pronto a cooperare», afferma Schneider-Schneiter in un'intervista pubblicata oggi dalla Aargauer Zeitung e testate consociate. «Questo deve essere obbligatoriamente contemplato dalle convenzioni con i paesi interessati».
Secondo la deputata PPD di Basilea Campagna l'aiuto allo sviluppo tradizionale e unilaterale oggi non è più promettente. «Non riduce in modo sufficiente la povertà». Questo si vede per esempio con le pressioni migratorie, destinate ad aumentare.
«La migrazione è una delle grandi sfide della nostra epoca: è importante che l'aiuto allo sviluppo vi reagisca e si concentri su questo tema», osserva la giurista 55enne. «Le migrazioni di massa non risolvono la povertà in modo sostenibile», aggiunge la consigliera nazionale. «Sono favorevole alla linea di Ignazio Cassis».
In un articolo con il titolo «Cassis punta sullo Switzerland First» ieri la NZZ am Sonntag ha rivelato i particolari del riorientamento che il capo del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) vuole dare al settore. Gli aiuti verrebbero utilizzati per promuovere la crescita economica, lottare contro il cambiamento climatico, ridurre l'immigrazione irregolare, favorire la democrazia e consolidare la pace. La riduzione della povertà non è più indicata esplicitamente.
Le somme in gioco sono importanti: nel periodo 2021-2024 Cassis intende spendere 11,4 miliardi di franchi nella cooperazione allo sviluppo.