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Nelle trasmissioni informative della SSR, la copertura degli avvenimenti delle altre regioni linguistiche deve essere aumentata. È quanto afferma un rapporto pubblicato oggi dal Consiglio federale, che dà tempo fino al 2014 all'azienda per adottare i miglioramenti del caso. La SSR ha comunque già avviato un piano per la promozione dello scambio tra le regioni linguistiche. RSI prima della classe per rafforzamento della coesione nazionale.
Il rapporto è stato redatto in seguito a una mozione dell'ex Consigliere agli stati Theo Maissen (PPD/GR). Il grigionese, richiamandosi al mandato costituzionale e legale della SSR, criticava l'attuale concentrazione unilaterale dei programmi della SSR sulla propria regione linguistica. I risultati delle ricerche dell'Università di Friburgo (per i programmi televisivi) e di Publicom (per i programmi radiofonici) indicano infatti che il numero dei contributi che trattano di eventi di altre regioni linguistiche nei programmi d'informazione sono relativamente modesti.
Questa circostanza è particolarmente marcata nei programmi televisivi della Svizzera romanda. Solo il 15% dei contributi riguarda altre regioni linguistiche, quasi sempre la Svizzera tedesca. Soltanto in rarissimi casi si è parlato della Svizzera italiana o romancia. Per quel che concerne SF 1 (il primo programma di lingua tedesca), il 16% dei servizi fanno riferimento ad altre regioni linguistiche.
Migliori sono i dati di RSI La 1: il 30% dei servizi riguardano altre regione linguistiche della Svizzera. Nel 20% dei casi si tratta di riferimenti alla Svizzera tedesca e nel 10% alla Romandia. La Svizzera romancia è stata soprattutto citata su RSI La 2, con una quota del 10% del totale delle trasmissioni informative.
Dati questi risultati, il Consiglio federale si aspetta dei miglioramenti, che potrebbero scaturire dal nuovo piano d'integrazione per le regioni linguistiche, che la SSR sta sviluppando nel quadro della sua nuova strategia aziendale.
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