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di Giuliano Masola. In questo periodo, fino a non molti anni fa in campagna si ammazzava il maiale; una bella faticata e una gran festa per tutti. In mancanza di frigoriferi c’era il freddo che la Natura offriva; da qui la devozione per S. Antonio Abate, “al Sant dal gozén”. Il clima rigido permetteva una frollatura naturale delle parti appese nei cortili e un buon avvio di stagionatura per i salumi.
Poiché l’avvenimento coinvolgeva grandi e piccoli, anche al di fuori della famiglia, la presenza del “masén” (il norcino) rappresentava anche un momento di incontro e di scambio, giorni in cui la comunità si sentiva ancor più tale. Era anche una buona occasione per combinare anche qualche fidanzamento. Certo non si scambiavano salami e coppe per una futura consorte, ma la famiglia in cui si uccideva il maiale dava un’idea di benessere. Nel batti&corri in inverno si fanno trattative, si scambiano giocatori e tecnici, si definiscono sponsorizzazioni, ecc. Ogni giorno nelle leghe professionistiche vediamo contratti dalle cifre strabilianti, ma non è sempre così. Anche per grandi campioni in alcuni casi la compravendita non si è tradotta sempre in denaro. Lefty Grove, il grande mancino del Maryland, nel 1920 fu acquistato dai Martinsburg Mountaineers della Blue Ridge League. Gli Orioles versarono i 3.500 $ necessari al rifacimento della recinzione del campo spazzata via da un nubifragio. Nel 1925 gli Orioles cedettero Grove ai Philadelphia Athletics per 100.600 $ (600 $ in più di quelli pagati dagli Yankees per Babe Ruth). Un caso particolare è stato quello di Dave Winfield, che nel 1991 ha vinto le World Series coi Blue Jays. Nel 1994, quando faceva parte del Minnesota Twins, lo sciopero dei giocatori, iniziato a metà agosto, finì per cancellare la restante parte del campionato. Poiché si sperava che ciò non avvenisse le trattative sui giocatori proseguirono. Gli Indians contavano di arrivare alle World Series e avevano un accordo coi Twins per avere un giocatore, il cui nome era da definire. Per sistemare la cosa i dirigenti degli Indians invitarono quelli dei Twins a pranzo. Se la qualità delle bistecche sarebbe stata equivalente a quella di Winfield come giocatore, l’affare sarebbe stato concluso; Winfield giocò l’ultima sua stagione a Cleveland nel 1995. Un caso particolare è quello di Johnny Jones, che nel 1930 giocava nei Chattanooga Lockouts; era un buon interbase, ma “batteva le mosche”; la stampa gli dava addosso. Fu ceduto ai Charlotte Hornets per un tacchino di oltre dieci chili, che finì al forno tavolo per la Festa dell’Associazione Giornalisti. Joe Martina lanciò solo per una stagione, nel 1924 coi Washington Senators conquistando le World Series. Nel 1921 era stato ceduto dai Beaumont Oilers (Texas) ai New Orleans Pelicans per due barili di ostriche; da qui il soprannome di “Oyster Joe”. Cy Young ‒ proprio quello che dà il nome all’ambitissimo riconoscimento ‒ nel 1890 lanciava coi Canton Nadjy (dal nome di una razza di cavalli arabi) nella Tri-State League, mostrando fin dall’inizio la sua abilità. Frank Robinson, proprietario dei Cleveland Spiders, lo acquistò per 300 $ e un abito nuovo per l’ex allenatore. Il caso più triste può esser quello di Mike Cisco. Nel 2008 giocava nella South Carolina University e figurava al 36° posto del Round-Rule. Nonostante i buoni risultati come rilievo in Doppio e Triplo A, nel 2013 i Phillies non sapevano come utilizzarlo; poiché gli Angels avevano bisogno di rafforzare la loro organizzazione, fecero il bel gesto di cederlo gratuitamente. Tanti altri sono i casi in cui lo scambio è avvenuto con palline, mazze ed altro, Nel 1967 il Montanara aveva due giocatori di colore: Edwards e Hayes. Quest’ultimo l’anno successiva venne cartellinato impropriamente da una squadra di Serie B non di Parma. Una volta evidenziato il problema, si trovò un accordo poco prima dell’inizio della partita: due scatole di palline (che non ricordo siano arrivate) in cambio del forte giocatore. Probabilmente di accordi di questo tipo ce ne sono tanti e non credo ci sia troppo da scandalizzarsi. A tavola è più facile trattare; due fette di spalla cotta con una scodella di fortanina possono rappresentare un valido supporto (non avere più squadre nella Bassa è una grave perdita anche per questo). Alla fine si possono, per così dire, scambiare due prosciutti per un culatello; occorre però sempre ricordarsi che l’oggetto della trattativa è una persona. In questo inverno che sembra non finire, ci può essere spazio per ripensare un po’ a tutto questo, anche se la distanza fra società ricche e povere ‒ come nel quotidiano ‒ fa la differenza. In un mondo che ci richiederà sempre più sacrifici senza un deciso senso di umanità non potremo andare molto lontano. Non si tratta solo di baseball, ma credo che il vecchio gioco sia chiamato a svolgere una parte importante, sapendo coniugare squadra e individuo. Come ha detto Gabe Paul, general manager in diverse squadre, “La cosa grande nel baseball è che ogni giorno ti mette di fronte a una crisi”, da affrontare e superare, ovviamente.
Giuliano Masola, 17 gennaio 2021.