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Giusto legiferare sui software spia, ma gli aspetti tecnici della questione non saranno di facile soluzione. Questo il tenore generale delle reazioni alla decisione odierna del Consiglio federale riguardante la sorveglianza della telefonia su internet e della posta elettronica.
Il Preposto federale alla protezione dei dati si mostra soddisfatto dalla volontà di agire. "È chiaro che per il Consiglio federale l'utilizzo dei software spia rappresenta una grave violazione di diritti fondamentali, relativi alla sfera privata e alla personalità", ha indicato la portavoce Eliane Schmid.
La Conferenza dei direttori cantonali di giustizia e polizia si dice contenta che in futuro potranno essere impiegati i "cavalli di Troia": si tratta di un passo necessario, visti gli sviluppi tecnici.
Per Privatim, l'organizzazione degli incaricati svizzeri della protezione dei dati, è corretto però che l'uso di questi programmi sia autorizzato solo in caso di alcuni delitti gravi, ha dichiarato il presidente Bruno Baeriswyl. Giusto anche che spetti a un tribunale dare il via libera: questo è conforme alla pratica anche di altre attività di sorveglianza. La difficoltà sarà riuscire ad assicurare che questo tipo di programmi limitino il loro raggio d'azione unicamente a quanto lecito: serve un'autorità di controllo indipendente.
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