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BERNA - La corruzione è una vera piaga in Venezuela. Mentre gran parte della popolazione versa in condizioni di povertà, c’è chi ha la possibilità di accedere ai soldi dello Stato, servendosi direttamente dalle sue casse. Come riferisce il Tages-Anzeiger, dal 2014 più di dieci miliardi di dollari sono stati versati alla compagnia petrolifera statale Petroleos de Venezuela SA (PDVSA). E parte di quel denaro pare sia finito in territorio svizzero.
Un gruppo di alti funzionari del regime di Hugo Chavez - morto nel marzo del 2013 - è accusato di avere incassato milioni in tangenti. Denaro sporco poi depositato su conti svizzeri.
Più di 27 milioni - Anche Nervis Villalobos, viceministro dell’Energia fino al 2016, avrebbe aperto almeno sei conti in Svizzera nel 2011. Con la complicità di un esperto finanziario svizzero, insieme a lui altri esponenti dell’entourage dell’ex presidente del Venezuela avrebbero depositato denaro sporco qui.
Diversi conti sarebbero stati aperti presso Credit Suisse. La giustizia americana, che indaga sulla questione, stima un versamento complessivo che supera i 27 milioni di dollari, prima del 2013, frutto di tangenti.
Milioni di dollari restituiti agli Usa - Nel 2014 la giustizia americana ha chiesto l’aiuto delle autorità svizzere per indagare su due casi di corruzione, tra cui la PDVSA. L’Ufficio federale di giustizia ha confermato che a seguito della richiesta sono stati congelati oltre 100 milioni di dollari. A metà ottobre del 2016 la Svizzera ha restituito agli Stati Uniti 51 milioni di dollari.
Martin Rodil, esperto nella corruzione venezuelana, ha lavorato per molto tempo per il Fondo monetario internazionale. Al Tages-Anzeiger ha spiegato che la Svizzera è territorio fertile per questo tipo di operazioni. «Sono certo che le autorità confederate prima o poi capiranno la portata della corruzione in Venezuela».
«Meccanismi di controllo rigorosi» - Credit Suisse, da parte sua, non commenta il caso specifico. Un portavoce però sottolinea: «Abbiamo stretti meccanismi di controllo interno per combattere il crimine finanziario. La banca rispetta le leggi in vigore e le disposizioni dei paesi in cui è attiva. Quando notiamo delle irregolarità, agiamo di conseguenza, dalla segnalazione alle autorità di vigilanza fino alla restrizione dell’autorità e la recessione del contratto».