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Terminato l’ennesimo dibattito alla Camera dei Comuni sulla Brexit, il leader del partito laburista Jeremy Corbyn ha presentato una mozione di censura contro Theresa May. Ad oggi non è però chiaro se e quando tale atto sarà posta in votazione. Una mossa sofferta e più morbida rispetto a quella che i media avevano anticipato nel primo pomeriggio di lunedì perché, a differenza di una mozione di sfiducia contro il Governo, questa misura ad personam non è vincolante.
Ha però un alto valore simbolico e politico poiché giunge dopo l'annuncio da parte della premier che il voto sull'accordo per il divorzio da Bruxelles si terrà non prima del 14 gennaio.
"Torneremo a discutere dell'accordo il 7 gennaio e lo voteremo la settimana successiva", ha messo in chiaro May. La premier ha spiegato che dopo la pausa natalizia ci sarà "un adeguato numero" di giorni per il dibattito sull'intesa, quindi ha ribadito il suo secco 'no' ad un secondo referendum che "tradirebbe la fiducia del popolo e spaccherebbe il Paese in un momento in cui bisogna restare uniti". Sotto il fuoco incrociato di deputati laburisti e conservatori dissidenti, il primo ministro ha poi provato a rassicurare che il "backstop non sarà mai attivato".
ATS/ANSA/Swing