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Bisogna imparare a parlare
Davanti a noi siede una giovane coppia. "Mio marito", dice lei, "torna a casa da una conferenza di fine settimana, formula con frasi brevi e concise ciò che lo ha interessato, e crede di avermi raccontato dettagliatamente tutto ciò che ha vissuto."
Il marito dal canto suo si lamenta: "Mia moglie è il tipo che dopo aver fatto una spesa di dieci minuti, sarebbe capace di descrivermi quest’esperienza per un’ora."
Parlare è il risultato del nostro pensare. Generalmente, la conversazione viene sempre avviata dall'uomo, ma solo quando egli ha sviluppato i propri pensieri e si è fatto un chiaro concetto della situazione. Per la donna invece, il tutto si svolge al contrario: attraverso la conversazione e l'espressione dei propri pensieri, essa perviene alla chiarezza sul come prendere una giusta decisione.
Questa grande diversità nella comunicazione conduce spesso a gravi incomprensioni. Il giusto modo di conversare è quindi una cosa che bisogna assolutamente apprendere. Se noi desideriamo parlare in modo che il nostro coniuge capisca davvero cosa intendiamo, dobbiamo investire almeno un poco di tempo ed immedesimarci con lui/lei.
Il silenzio è d’ oro
Il tacere, praticato in relazione al perdono è veramente una via d'oro, che aiuta a costruire le basi per un nuovo inizio. Ma per non ferire il/la coniuge, è importante che ciascuno dei partner conosca i punti deboli, o come si suol dire, le "ferite" dell'altro. Tempo fa, una donna sposata da quindici anni, ci chiese consulenza. Da molto tempo, il marito aveva preso la cattiva abitudine di concedersi delle scappatelle extraconiugali. Il comportamento del coniuge aveva ferito profondamente la donna. Spinta dall'amore nei riguardi del marito, decise di perdonarlo ripetutamente ma senza mostrargli il profondo dolore che lui le causava. Col passare del tempo, i sentimenti per il marito divennero sempre più deboli, fino a giungere quasi all’indifferenza. È una storia triste. E nonostante la colpa gravasse chiaramente sul marito, dovetti dire a quella donna: "Lei non ha mai reso note le sue sofferenze a suo marito. Di conseguenza lui avrà dedotto che le sue scappatelle extraconiugali non rappresentassero per lei alcun problema. Per lui naturalmente erano un piacere... Perché avrebbe dovuto smettere? Nascondendo a suo marito i suoi veri sentimenti, lei si è resa complice del suo comportamento infedele."
l silenzio è d’oro, ma se praticato al momento giusto. Oltre a ciò, anche il modo di tacere svolge un ruolo importante. È il mio tacere un rimprovero accusatorio, oppure un'amorevole espressione di equilibrata comprensione? A questo proposito la Bibbia ci dice: “Meglio la riprensione aperta, che un amore nascosto. La lingua dolce spezza anche le ossa... (Proverbi di Salomone)
Comunicare i sentimenti
Più a lungo ci conosciamo, più la solidità delle gentilezze reciproche tende a sgretolarsi, mentre i nomignoli crescono. Se prima ci chiamavamo teneramente usando espressioni come "gattino mio", ora ci insultiamo, il gattino diventa una iena e il "topolino" si tramuta in un "mulo testardo".
Molte persone non hanno problemi a manifestare i loro sentimenti. Bisogna però ricordarci del fatto che ognuno ha un passato alle spalle, e quindi la tendenza a inquadrare le espressioni del/della coniuge all’interno di un concetto personale, che spesso è molto diverso da ciò che veramente intende la persona che parla. Su questa base, avviene spesso che il tuo comportamento e le tue espressioni si tramutano per l'altro in espressioni o comportamenti offensivi. Di conseguenza, per difendersi, lui o lei impugna la spada. È quindi molto importante comunicare al partner l'effetto della comunicazione. Invece di reagire dicendo: "Sei perfido/perfida", spiego a mio marito (o a mia moglie) l'effetto che le sue espressioni hanno avuto su me: "Mi sento offesa", oppure, "Ciò che hai detto mi ha fatto molto male." Nel caso ci sia stato un malinteso, tramite questi chiarimenti la conversazione diventerà più trasparente: "Mi dispiace, questa non era la mia intenzione. Mi sono espresso/a male." Attraverso questo tipo di conversazione, posso imparare a comprendere meglio il/la coniuge, ed a capire cosa intende con alcune sue espressioni. Non per nulla si stima che una gran parte delle offese nasca dalle incomprensioni.
Nel contesto di un buon rapporto comunicativo, espressioni come: "MAI" e "SEMPRE" sono fatali. Esse infatti, impediscono al partner qualsiasi possibilità di cambiamento. Contemporaneamente fanno capire che qualsiasi tentativo di cambiamento, seppur minimo, resta senza alcuna speranza di successo. Su una tale base non esiste la motivazione sufficiente per spronarci a fare un tentativo.
Con espressioni amorevoli, invece, ci si può motivare reciprocamente ad abbandonare il comportamento negativo.
Coloro che a causa del lavoro o dei bambini sono esposti a situazioni di stress, feriscono ed offendono spesso il/la loro partner, e questo anche involontariamente. A causa della loro scontrosità, provocano nel coniuge una crescente distanza che li separa l'uno dall'altra e li porta a trincerarsi nelle proprie opinioni. Sono proprio queste situazioni che rendono infelice la vita coniugale.
Imparare…
Un elemento che ci permette di riavvicinarci l'uno all'altra è riconoscere i lati positivi del/della coniuge e confermarli. Psicologi di fama affermano che per riparare a un’espressione negativa, occorrono in media cinque espressioni positive!
La Bibbia, dal canto suo, ci fornisce preziosi insegnamenti a questo riguardo: "Accettatevi gli uni gli altri, come Cristo ha accolto voi..." Impariamo ad accettare l'altro così com'è, con tutto il suo bagaglio di errori e difetti. Più noi l'accettiamo, più lei/lui si aprirà nei nostri riguardi e sarà capace di correggersi e lasciarsi correggere. Dite spesso al coniuge che l'amate. Quando l'avete fatto l'ultima volta? Cercate il modo di farle/fargli una gradita sorpresa. Forse il motivo che ci impedisce di usare queste espressioni positive, è da ricercare nel fatto che misuriamo l'atteggiamento del partner con la misura di perfezione che ci siamo prefissati.
Facciamo attenzione, poiché questa è la misura sbagliata. Incamminiamoci sulla strada del vero amore, e impariamo da Gesù Cristo stesso, impariamo da lui ad amarci. Se edifichiamo su Lui, di certo la nostra vita coniugale avrà una solida base.
Ruth Heil è una rinomata scrittrice evangelica di libri e riviste che cura anche programmi radiofonici sulla consulenza di vita cristiana. Nei suoi seminari si occupa particolarmente di pastorale (consulenza) sulla relazione delle coppie e della famiglia.
- Fonte: © ruth-heil.de
- Autore: Ruth Heil
- Traduzione: Salvatore Farinato
- Upload: Grazia Marano