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Spiegato il perché il capitano dell’Argentina è stato invitato a indossare un indumento tradizionale mentre sollevava la Coppa del Mondo al cielo.
L’Argentina ha trionfato in questo Campionato del Mondo in Qatar, collezionando il suo terzo trofeo in questa competizione. Durante la premiazione, Leo Messi, capitano della Selección, ha alzato al cielo la coppa indossando un tipico abito dei Paesi del Golfo. Ecco alcune curiosità sul trofeo e su questa premiazione particolare e inedita.
La Coppa del Mondo resta in Argentina?
L’Albiceleste ha trovato con successo il suo terzo successo mondiale, che mancava dal 1986, quando fu Diego Armano Maradona ad alzare al cielo la Coppa. Lo stesso trofeo è stato indirizzato al cielo dal suo erede per eccellenza, Leo Messi, che con lo stesso numero sulle spalle ha portato il suo Paese alla vittoria.
Il regolamento e la tradizione di questo trofeo sono decisamente particolari. La FIFA infatti segue sempre un preciso protocollo per tutelare il valore e l’integrità del trofeo.
Nella storia del Campionato Mondiale di calcio, sono stati solo due i design del massimo trofeo internazionale. Oltre a quello attuale, prima veniva utilizzata la Coppa Jules Rimet, realizzata dall’orafo parigino Abel Lafleur nel 1929, intitolato all’allora presidente della FIFA.
Il trofeo è stato poi cambiato nel 1970, in quanto il regolamento della Federazione prevedeva che la coppa entrasse in possesso della prima nazionale che l’avesse vinta per tre volte. Il traguardo è stato raggiunto dal Brasile di Pelé nel 1970, che dopo aver ottenuto il trofeo, oggi non ne è più in possesso a causa di un furto.
Un trofeo made in Italy
In seguito ai vari problemi riscontrati, come il furto e l’usura del trofeo, la FIFA cambiò il regolamento precedente con l’introduzione della nuova coppa, realizzata per il Mondiale di Germania del 1974. La regola delle tre vincite è stata quindi rimossa per questo nuovo modello.
Il design introdotto nel ’74 è ancora quello attuale. Nel 1971 è stato lanciato un concorso internazionale, al quale parteciparono 53 modelli, con lo scopo di scegliere un nuovo design del trofeo. Vinse lo scultore e orafo italiano Silvio Gazzaniga, che ha realizzato il suo modello nell’azienda Bertoni Srl di Paderno Dugnano, in provincia di Milano.
La coppa è alta 36,8 cm, il diametro alla base è di 13 cm e ha un peso di 6,175 kg. È composta di oro massiccio a 18 carati, con due bande verdi di malachite semipreziosa. Sotto il basamento sono incisi i nomi delle nazionali che dal 1974 a oggi si sono aggiudicate il trofeo.
Nel 2005 la coppa venne restaurata, sotto la supervisione dello stesso Gazzaniga, recuperando un colore più brillante, sostituendo le due bande verdi che si erano usurate. Per questo, dal 2006 si è deciso di non dare più in prestito alla nazionale vincitrice l’originale, bensì una copia. Questa è fatta di ottone placcato in oro e pesa soltanto 2,8 kg.
Tuttavia, anche questo trofeo potrebbe avere una durata limitata, per il fatto che col tempo lo spazio sotto la base riservato all’incisione delle vincitrice prima o poi finirà. È rimasto spazio solo fino all’edizione del 2038.
Custodita al sicuro in Svizzera
Oggi la coppa viene tutelata da un rigido protocollo e custodita con cura. L’originale viene esposto raramente, solo nel caso della finale mondiale e di eventi ufficiali della FIFA, come conferenze, premiazioni e sorteggi. Quando una nazionale si aggiudica il trofeo gli viene quindi consegnata una copia.
L’originale viene custodita proprio in Svizzera, nella sede della FIFA a Zurigo. Qui è protetta all’interno di un forziere in acciaio Inox rivestito in ecopelle, fornito dal noto marchio di moda Louis Vuitton.
La coppa originale può essere toccata da un numero limitatissimo di individui. Tra questi figurano i giocatori della nazionale vincente, incluso lo staff tecnico, oltre ai capi di Stato delle varie nazioni e il presidente della FIFA.
Cosa indossava Messi durante la premiazione?
In molti si sono chiesti perché il capitano della nazionale vincente Lionel Messi abbia dovuto indossare una particolare mantella durante la premiazione. L’emiro del Qatar Tamim bin Hamad Al Thani ha bloccato il 10 biancoceleste prima che portasse il trofeo verso il cielo, facendogli indossare questo indumento nero e oro.
Si tratta di un Bisht, un abito tipico della cultura araba. Indumento maschile, si indossa solitamente sopra una tunica, ed è uno dei mantelli sauditi più diffusi. Viene associato all’alta società e alla regalità.
Il segretario generale del comitato organizzatore del torneo del Qatar, Hassan Al Thawadi, ha spiegato che il bisht è «un vestito per un’occasione ufficiale, indossato per le celebrazioni» e che il Campionato del Mondo ha dato al Qatar «l’opportunità di mostrare al mondo la nostra cultura araba e musulmana».
La scelta, seppur nobile nelle intenzioni, non è stata presa altrettanto sul serio dal popolo dei media e del web. Il gesto è apparso a molti forzato, poiché coprire la maglia della nazione vincitrice con un indumento tipico del Paese ospitante, per altro soggetto a forte critiche per la violazione dei diritti umani, è parso fuori luogo e sconsiderato.
Il noto personaggio televisivo e giornalista sportivo italiano Fabio Caressa, nel corso del post partita su Sky Sport, ha commentato «Sto alzando la coppa del mondo e mi metti lo scialletto? Quando uno cercherà la foto dell’Argentina troverà Messi con lo scialle e non con la maglia. Mi è sembrata veramente una cosa esagerata e fuori luogo».
Crediti foto: FIFA.com
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