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Il Garante europeo della protezione dei dati ha chiesto martedì la messa al bando di Pegasus, il software prodotto dal gruppo israeliano NSO in grado di piratare i telefonini senza che i proprietari se ne rendano conto, dando accesso a tutte le informazioni contenute 24 ore su 24 e ai suoi sensori, ascoltando e registrando chiamate, leggendo messaggi anche criptati, girando video, scattando e scaricando fotografie.
"Un divieto di utilizzo e di sviluppo nell'Unione Europea" di questo strumento e altri analoghi "sarebbe l'opzione più efficace per proteggere i diritti e le libertà fondamentali", si legge in una presa di posizione dell'EDPS (la sua sigla inglese).
Un'inchiesta pubblicata lo scorso anno da 17 media internazionali aveva rivelato che il programma spia era stato usato su scala mondiale per sorvegliare l'attività di giornalisti, funzionari, politici e militanti in difesa dei diritti umani, anche da parte di Governi. Messico, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita e Marocco figuravano fra i clienti stranieri più assidui, ma i numeri sorvegliati venuti alla luce con l'inchiesta giornalistica si trovavano in 45 Paesi diversi. Diecimila erano europei. "Un'intrusione senza precedenti, in grado di interferire con gli aspetti più intimi della vita quotidiana delle persone", secondo il Garante. Lo scandalo si è poi ulteriormente esteso, toccando in Israele anche la polizia.
Quando la vicenda era venuta alla luce, Israele era stato oggetto di pressioni internazionali. NSO, finito su una lista nera statunitense, si era difeso dicendo di non essere minimamente coinvolto nell'uso del software una volta venduto all'acquirente.