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Fino a che punto l'arte può essere influenzata dalle condizioni di salute dell'artista? La sordità di Beethoven, la malattia mentale di Schumann, l'afasia di Ravel, che peso hanno avuto sulla loro attività? Se, ad esempio, Antonio Salieri avesse saputo che Mozart soffriva di una insufficienza renale cronica che lo avrebbe portato alla tomba, si sarebbe dato tanta pena per smentire di averne provocato la morte con il veleno?
Di venti compositori, da Bach a Gershwin, l'autore traccia la storia clinica avvalendosi non solo delle testimonianze d'epoca - spesso sostenute dall'ansia di rintracciare nelle caratteristiche fisiche i segni della genialità - ma anche delle più recenti ricerche nel campo della storia della medicina. Ne risulta un modo curiosamente nuovo di studiare e analizzare i grandi musicisti del passato, mettendo in discussione ipotesi e miti che parevano ormai consolidati.
John O'Shea, medico e storico della medicina formatosi alla Monash University di Melbourne, è ricercatore presso la facoltà di storia medica della Worshipful Society of Apothecaries di Londra.