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La retribuzione degli intermediari nel settore della previdenza professionale è disciplinata in modo chiaro e trasparente. La maggior parte delle PMI predilige il modello di intermediazione. Esso deve pertanto continuare ad essere disponibile.
Molte imprese si rivolgono a un intermediario in previsione dell’affiliazione a un istituto di previdenza. Ciò è comprensibile poiché, di norma, le aziende non dispongono di conoscenze nel campo della previdenza professionale. La retribuzione dell'intermediario è versata dall’azienda stessa o dall’istituto di previdenza scelto dall’azienda (il cosiddetto «modello di intermediazione») oppure da una combinazione di queste varianti. Gran parte delle piccole e medie imprese (PMI) predilige il modello courtage.
Il 20 novembre 2019 il Consiglio federale ha pubblicato il «Messaggio sulla modernizzazione della vigilanza nel 1° pilastro e sua ottimizzazione nel 2° pilastro». Nello stesso propone il nuovo art. 69 LPP, che conferisce la competenza di regolamentare «a quali condizioni gli istituti di previdenza sono autorizzati a versare indennità per l’intermediazione di affari previdenziali e a quali condizioni gli istituti d’assicurazione sono autorizzati ad addebitare tali indennità al loro conto dֹ’esercizio separato per la previdenza professionale». A giustificazione di tale fatto, viene addotto un conflitto di interessi latente: il broker potrebbe essere tentato di non raccomandare la soluzione migliore per il cliente, ma quella che gli fa guadagnare la provvigione più elevata.
Base giuridica
Per la retribuzione dei mediatori nell'ambito della previdenza professionale è determinante l’art. 48k cpv. 2 OPP 2: «Le persone o istituzioni esterne incaricate dell'intermediazione di affari previdenziali devono informare il cliente, al primo contatto, sul genere e la provenienza di tutte le indennità percepite per la loro attività di intermediazione. Le modalità di retribuzione devono essere obbligatoriamente fissate in una convenzione scritta da sottoporre all'istituto di previdenza e al datore di lavoro. Sono vietati il pagamento e l'accettazione di indennità supplementari in funzione del volume, della crescita o del danno.» La retribuzione degli intermediari nell’ambito della previdenza professionale è quindi disciplinata in modo chiaro e trasparente.
Non vengono presentate in modo corretto
Intermediari competenti forniscono un importante contributo a favore dell'attuazione della previdenza professionale: analizzano il mercato, progettano soluzioni previdenziali basate sulle esigenze dei clienti, svolgono l’attività d’informazione per il personale, forniscono consulenze rivolte ai datori di lavoro e alle commissioni previdenziali e fungono da primo interlocutore per i clienti che assistono e per i loro dipendenti. Senza un intermediario, dovrebbe essere la cassa pensioni a svolgere questi compiti. Se non vi fossero evidenti vantaggi in termini di costi, gli istituti previdenziali non coopererebbero con gli intermediari. In altre parole: con il divieto delle commissioni di intermediazione, i costi non verrebbero ridotti o evitati, ma solo trasferiti e aumentati.
Trasparenza per le imprese
L’intermediario deve informare il cliente in merito alla natura e alla provenienza di tutte le indennità percepite per la sua attività di intermediazione quando contatta per la prima volta il cliente. Le modalità di retribuzione devono essere obbligatoriamente stabilite in un accordo scritto che va sottoposto all'istituto di previdenza e al datore di lavoro. Inoltre sono vietati il pagamento e l'accettazione di indennità supplementari in funzione del volume, della crescita o del danno».
Dal punto di vista dell’ASA, la precitata disposizione dell'ordinanza, integrata da misure facoltative adottate dagli intermediari (in particolare dal Codice di condotta della Swiss Insurance Brokers Association (SIBA), è sensata e sufficiente. Il divieto di commissioni d'intermediazione, d'altro canto, non è né efficace né nell'interesse delle PMI.
Va preservata la libertà di scelta delle aziende
Sulla base dell’articolo summenzionato 48k cpv. 2 OPP 2, il cliente può scegliere il modello di indennità più adatto con l’intermediario. La maggior parte dei clienti della categoria delle PMI sceglie consapevolmente il modello di intermediazione. Il relativo divieto impedirebbe la libertà di scelta dei clienti e sarebbe quindi diametralmente in contraddizione con i loro interessi.
L'Università di San Gallo (HSG) ha esaminato nei dettagli i vantaggi e i costi dell’attività di consulenza e di mediazione indipendente per lavoratori e datori di lavoro nell’ambito della previdenza professionale. Lo studio, realizzato a tal fine, giunge alla conclusione che il divieto di commissioni di intermediazione non risolve alcun problema creandone invece di nuovi: la diversità dei servizi di consulenza diminuisce, ma i costi no. La soluzione migliore sarebbe quindi di mantenere il precedente modello di libertà contrattuale tra committente e fornitore della prestazione, sebbene si potrebbero rendere necessari miglioramenti mirati in termini di trasparenza, formazione e responsabilità.
Sicurezza per le PMI
Gli assicuratori vita rappresentati in seno all’ASA gestiscono circa un quinto di tutti gli averi previdenziali per un totale di CHF 1'104 miliardi di franchi, assicurano rischi di 1,866 milioni (ossia quasi la metà dei 4,18 milioni) di assicurati attivi (compresi gli assicurati di puro rischio) e erogano prestazioni a circa un quinto degli 1,14 milioni di beneficiari di rendite. Così facendo soddisfano essenzialmente la domanda delle PMI in termini di soluzioni assicurative complete (Fonte: Rapporto 2018 sulla trasparenza dell'Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari FINMA del 6 settembre 2019).
Gli assicuratori del ramo vita offrono alle PMI una gamma completa di prodotti. Gli assicuratori sono in concorrenza tra di loro e con altri istituti di previdenza. La concorrenza dimostra la sua efficacia e si riflette sotto forma di vari utili sul capitale, premi di rischio ed eccedenze.