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Esempio: durante i mesi estivi, il padre e il figlio adulto di una famiglia jenisch svolgono regolarmente piccoli lavori di costruzione e giardinaggio. Hanno clienti sparsi su un vasto territorio. Nei mesi invernali, quando abitano nella loro area di sosta, il loro lavoro non basta al mantenimento della famiglia. Hanno perciò bisogno dell’aiuto sociale.
Le norme e i principi per l’erogazione di prestazioni dell’aiuto sociale sono applicabili anche a beneficiari nomadi. Per evitare discriminazioni va tenuto conto della situazione specifica di chi pratica una vita nomade. Possono sorgere difficoltà già se nessun Comune si ritiene competente per il versamento dell’aiuto sociale (cfr. Domicilio).
I nomadi esercitano generalmente un’attività lucrativa indipendente. La loro clientela è sparsa su un vasto territorio geografico. Il modo di vita nomade consente di recarsi dai clienti e, se possibile e necessario, di restare nelle loro vicinanze per giorni o settimane. Il «nomadismo» è un elemento centrale dell’identità di questi gruppi e sarebbe incompatibile con l’obbligo di esercitare un’attività legata a un luogo durante la stagione degli spostamenti.
Nel calcolo del fabbisogno bisogna pertanto tener conto del modo di vita nomade. Automobili, veicoli da lavoro e roulotte, per esempio, sono per loro indispensabili e non devono quindi essere computati. Nelle spese d’affitto vanno considerate le spese per l’area di sosta (tra l’altro le spese di locazione e di riscaldamento).
Se la decisione dell’autorità responsabile dell’aiuto sociale sembra discriminatoria è consigliabile richiedere, se necessario, una decisione impugnabile. Una volta emanata, la decisione va impugnata.
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