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World Rugby ha annunciato l'attuazione di prove di rilevamento delle commozioni cerebrali durante le partite, sulla base dello studio dei movimenti degli occhi. Questo è infatti un sintomo molto caratteristico delle lesioni alla testa. In un congresso sul benessere dei giocatori e i regolamenti, l'organismo internazionale di rugby, con sede a Dublino, ha annunciato che la tecnologia dell'oculometria sarà introdotta, accanto all'attuale metodo di valutazione dei traumi, per capire se può aiutare nella diagnosi delle commozioni cerebrali.
«Crediamo che l'eye tracking nel rugby abbia il potenziale per valutare meglio la commozione cerebrale e aiutare a gestirla, identificando in maniera oggettiva qualsiasi anomalia nella funzione oculomotoria», ha spiegato Eanna Falvey, responsabile medico di World Rugby.
I test saranno utilizzati anche durante il protocollo di ritorno al gioco già in atto, per valutare se un giocatore può tornare alla competizione dopo un trauma cranico. Lo studio, che sarà condotto in partite ancora da determinare, è il risultato di una partnership con EyeGuide e NeuroFlex, due aziende specializzate nel tracciamento degli occhi.
La questione degli impatti e delle lesioni alla testa, nel rugby come nel football americano, nell'hockey e nel calcio, è sempre più discussa, soprattutto in termini di rischio di malattie o disturbi a lungo termine, in particolare l'encefalopatia traumatica cronica (Cte), già riscontrata in molti giocatori di football americano. All'inizio di dicembre, un gruppo di ex professionisti del rugby, tra cui il tallonatore campione del mondo 2003 Steve Thompson, ha annunciato l'intenzione di chiedere un risarcimento a World Rugby e alle federazioni inglese e gallese dopo la diagnosi di disturbi neurologici.
Gli ex giocatori credono che i numerosi scontri subiti durante gli allenamenti e le partite, così come la gestione lassista delle commozioni cerebrali, siano state la causa dei loro problemi, tanto da prendere in considerazione la possibilità di una denuncia collettiva.