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La parola “sostenibilità” deriva dal latino “sustinere” cioè tenere, trattenere dal basso. Sappiamo che qualcosa può essere trattenuto se non è troppo pesante e se è tenuto, trattenuto, significa che c’è qualcuno o qualcosa che tiene. Un’economia sostenibile è quindi un’economia che ha bisogno di sbarazzarsi degli eccessi e diventare più leggera. Per prosperare questa economia ha bisogno di un aiuto che implica a sua volta una responsabilità personale. Esistono più di 500 definizioni di sostenibilità. Nel rapporto Bruntland del 1987 della Commissione mondiale su Ambiente e Sviluppo si legge: «Lo sviluppo sostenibile è quello sviluppo che consente alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri». Herman Daly, il maggiore economista ecologico, definisce la sostenibilità come “l’insieme di relazioni tra le attività umane (e la loro dinamica) e la biosfera (con le sue dinamiche più lente)“. Puntiamo ad una crescita economica sostenibile quindi? Questa è però parzialmente una contraddizione in termini visto che niente di fisico può crescere all’infinito. Da qui l’idea di Daly di uno sviluppo sostenibile. Ma la sostenibilità è etica? Secondo Kant “la moralità delle azioni è definita dall’intenzione e dalla buona volontà”. A livello religioso e storico abbiamo degli esempi: la legge ebraica stabiliva delle direttive sugli investimenti sostenibili (IS).Il Corano include delle linee guida che chiedono agli investitori di evitare aziende coinvolte in per es. gioco d’azzardo, armi, tabacco. Uno dei primi approcci occidentali all’IS risale ai quaccheri che consideravano immorale la schiavitù e decisero quindi di non trarre profitto da questi commerci. A metà ‘700, il Metodismo affermava che il denaro non può essere utilizzato per attività che danneggiano “la salute e la mente”. La storia recente con i movimenti per i diritti civili degli anni ’60-’80 ha condotto ad una maggiore sensibilità a livello mondiale testimoniata dal rapporto Brundtland e dalle teorie di economia ecologica. La ricerca di un equilibrio fra etica ed efficienza caratterizza anche l’offerta di prodotti e servizi finanziari. La finanza sostenibile esiste, è di attualità ed i servizi e prodotti ad essa riconducibili sono entrati a far parte dell’offerta delle banche ad investitori istituzionali e privati. La Swiss Sustainable Finance (SSF), un’associazione indipendente nata a Zurigo nel 2014, ha l’obiettivo di promuovere “ il tema della finanza sostenibile in Svizzera”. I suoi membri sono banche, assicurazioni, gestori patrimoniali ma anche casse pensioni e enti no profit. L’SSF afferma che nel 2019 “1163 miliardi di franchi pari a circa un terzo dell’intero patrimonio gestito, sono investiti in modo responsabile. Si evidenzia il netto aumento (+62%) rispetto al 2018. Il 79% del volume totale degli IS si trova nei depositi della clientela istituzionale, mentre il 21% è detenuto da clienti privati”. Questa forte espansione di IS fa pensare che la finanza sostenibile sia un cambiamento destinato a durare nel tempo e non una moda passeggera. Se l’economia, la politica ed i consumatori/investitori si orientano verso la sostenibilità, la finanza segue. L’Associazione svizzeri dei banchieri (ASB) ha pubblicato recentemente un opuscolo per sensibilizzare maggiormente gli operatori finanziari sugli IS. Gli IS ricoprono varie strategie che vanno dall’acqua, all’energia pulita ai Green bonds. Ecco le strategie principali: 1) La “Best in class” sceglie le aziende che hanno il migliore punteggio ESG nella conduzione ambientale, sociale e aziendale. L’approccio ESG si sta facendo strada in tutto il mondo e permette di guardare le aziende da un punto di vista olistico. 2) Lo screening basato sulle norme, quali le linee guida dell’OCSE o i “Principi guida per le imprese ed i diritti umani” dell’ONU.3) L’ “esclusione” che è la strategia più popolare, è dettata da considerazioni etiche, legali, da criteri ESG. 4) L’investimento a impatto, cioè l’investimento effettuato in società e fondi con l’intento di generare un impatto sociale e ambientale insieme ad un ritorno finanziario. La finanza sostenibile non è quindi un ossimoro ma è una realtà, un’opportunità che permette agli attori coinvolti di condividere innovazione e valori.
Fabrizio Marcon, L’Informatore, 19.03.21