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A un mese dal vertice mondiale di New York sugli obiettivi di sviluppo del millennio, il governo svizzero ha ribadito il proprio impegno in favore della lotta contro la fame nel mondo.
«La fame nel mondo non è una fatalità», ha dichiarato la ministra degli esteri Micheline Calmy-Rey davanti agli oltre 2'000 partecipanti alla Conferenza della cooperazione allo sviluppo, consacrata quest'anno al «cammino verso un sistema alimentare globale sostenibile».
Per sfamare gli oltre 10 miliardi di esseri umani che popoleranno il pianeta verso il 2050 è necessario un aumento della produzione agricola, ha sottolineato la ministra. «È una sfida titanica», anche perché senza embargo, «nessuna delle cause scatenanti è finora stata risolta».
Tra i fattori all'origine della crisi alimentare, Micheline Calmy-Rey ha evocato i cambiamenti climatici, i conflitti armati, la diminuzione della superficie agricola e la speculazione relativa ai prezzi delle materie prime.
Svizzera in prima linea
Stando alla FAO, sono oltre un miliardo le persone nel mondo che soffrono la fame. Una tendenza negativa che anticipa un futuro preoccupante, in particolare per gli abitanti delle 82 nazioni che vivono in condizioni di estrema povertà, ha enfatizzato la ministra. In 40 anni, i paesi in via di sviluppo porteranno sulle proprie spalle l'85% della povertà mondiale, che si concentrerà soprattutto nelle città.
Di fronte a un panorama mondiale così complesso, è fondamentale che la Svizzera continui ad impegnarsi per la promozione della produzione agricola, dato che l'accesso all'alimentazione fa parte dei diritti umani universali, ha ricordato la ministra. Micheline Calmy-Rey ha poi sottolineato come in un mondo globalizzato la cooperazione internazionale sia centrale per raggiungere obiettivi ambiziosi come quello di dimezzare la povertà nel mondo entro il 2015.
Promuovere la produzione del Sud
Malgrado l'impossibilità di garantire una vera sicurezza alimentare mondiale, la Svizzera è uno dei paesi che maggiormente investe in questo settore, assieme a Francia e Finlandia, ha segnalato Martin Dahinden, direttore della Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DDC).
Secondo Dahinden, la Svizzera è uno dei pochi paesi che non hanno diminuito il proprio sostegno all'agricoltura del Sud negli ultimi anni. Circa 200 milioni di franchi vengono destinati annualmente a questo settore. Un importo significativo ma insufficiente, tenuto conto che rappresenta soltanto l'1% di tutta la cooperazione agricola verso il Sud, ha spiegato Dahinden.
L'ambasciatore ha poi presentato le sfide alle quali è confrontata la cooperazione elvetica. Da un lato si tratta di rafforzare la produttività delle nazioni in via di sviluppo e di favorire il miglioramento della catena di valorizzazione dei prodotti locali. Dall'altro lato, la Svizzera è chiamata a promuovere soluzioni multilaterali per combattere la fame nel mondo e allo stesso tempo migliorare le condizioni quadro per impedire che la produzione agricola del Sud venga indebolita o addirittura annientata.
Una contraddizione parziale
In linea con i piani d'azione internazionali, la Svizzera si impegna per un'agricoltura multifunzionale e un sistema alimentare mondiale sostenibile. Secondo Jean-Daniel Gerber, le norme di sostenibilità volontarie aumentano le possibilità dei produttori di trovare un mercato per vendere i loro prodotti.
Il direttore del Segretaria di Stato all'economia (SECO) ammette inoltre una «contraddizione parziale»: il sostegno agricolo ai paesi in via di sviluppo si scontra col fatto che in campo agricolo la Svizzera è uno dei paesi più protezionisti al mondo. In futuro saremo chiamati a fare delle concessioni in questo campo».
Una nota di speranza
Un lume di speranza è giunto da Ousseini Salifou commissario incaricato dell'agricoltura, dell'ambiente e delle risorse d'acqua per la Comunità degli Stati africani dell'Est (CEDEAO). «Dei quindici paesi che rappresentano la comunità, dodici si sono dotati di un piano d'azione dettagliato per lottare contro la scarsità di cibo» e ridurre così la dipendenza dai mercati mondiali, ha spiegato.
«L'agricoltura occupa il 65% delle persone attive, ma la povertà tocca oltre il 30% della popolazione», ha dichiarato il commissario, originario del Niger. «Sperare è lecito», ha insistito Ousseini Salifou, perché soltanto il 10% delle terre irrigabili sono già valorizzate al momento attuale. «Abbiamo un enorme margine di produttività che non viene ancora sfruttato». Ousseini Salifou ha poi invitato la Svizzera a sostenere questa iniziativa e a sottoscrivere il Patto sul finanziamento della politica agricola regionale dell'Africa dell'Est, adottato nel novembre del 2009.
Sergio Ferrari e Ariane Gigon, swissinfo.ch, Basilea
La fame nel mondo
Oltre un miliardo di persone nel mondo soffre la fame, ossia un essere umano su sei.
L'80% delle persone sottoalimentate sono piccoli agricoltori, allevatori e pescatori. Il 20% vive in città.
Il primo degli "Obiettivi del millennio per lo sviluppo" è il dimezzamento entro il 2015 del numero di persone sottoalimentate. Non sarà probabilmente raggiunto.
Negli ultimi anni, il sostegno all'agricoltura ha subito una brusca diminuzione, passando dal 17% nel 1983 al 3% nel 2007, rispetto al totale destinato all'aiuto allo sviluppo.
Aiuto Svizzero
La DSC ha consacrato lo scorso anno 221 milioni di franchi alla sicurezza alimentare, ossia:
- 108 milioni alle misure bilaterali (progetti DSC, sostegno alle ONG)
- 55 milioni alle organizzazioni multilaterali di sviluppo
- 45 milioni al Programma alimentare mondiale
- 13 milioni alla ricerca agricola internazionale multilaterale