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ZURIGO - La disoccupazione rimane la principale preoccupazione degli svizzeri, seguita dalla questione degli stranieri e dalla previdenza per la vecchiaia. Stando all'edizione 2015 del "barometro delle apprensioni" del Credit Suisse, i raffronti sul lungo periodo restituiscono un'immagine di stabilità e continuità.
La disoccupazione, compresa quella giovanile, rappresenta da oltre dieci anni la principale apprensione degli svizzeri. Il sondaggio è stato realizzato per conto del Credit Suisse dall'istituto demoscopico gfs.bern, che nello scorso agosto ha intervistato mille aventi diritto di voto in tutto il paese.
Gli interrogati dovevano indicare le cinque maggiori preoccupazioni su una lista di 37. Il 56% degli intervistati - contro il 51% nel 2014 e il 44% nel 2013 - ha indicato la disoccupazione come timore principale.
A partire dal 2012, la questione degli stranieri è il secondo motivo di apprensione, con una percentuale che è progredita in quattro anni dal 37 al 43%. Seguono i timori legati all'AVS e alla previdenza per la vecchia, indicati quest'anno dal 38% degli intervistati. Al quarto posto il rapporto con i rifugiati e le questioni legate all'asilo (35%).
Anche il corso dell'euro (24%) e i rapporti con l'Unione europea (24%) sono considerati temi importanti. "Il barometro delle apprensioni riflette di anno in anno gli sviluppi dell'attualità, ad esempio nell'ambito della politica europea. Negli ultimi dieci anni, gli intervistati hanno per conto attribuito meno importanza ad argomenti come la sanità e le casse malattia", afferma citato in una nota René Buholzer, responsabile Politica e sostenibilità di Credit Suisse.
Stando al medesimo sondaggio, le istituzioni in cui la popolazione ripone la maggior fiducia sono il Tribunale federale (indicato dal 68% degli intervistati), seguito dal Consiglio federale (63%), che per la prima volta raggiunge la seconda posizione della classifica. Al terzo posto si piazzano a pari merito (con il 57% delle preferenze) la polizia, il consiglio nazionale e le banche. Gli istituti di credito hanno in particolare potuto rafforzare la fiducia, dopo una flessione andata di pari passo con la crisi finanziaria ed economica, scrive nella nota la grande banca.
In ambito economico, il 63% degli svizzeri considera la propria situazione buona o molto buona. L'86% ritiene che l'anno prossimo le cose rimarranno uguali o miglioreranno. Il 13% teme invece un peggioramento della propria situazione economica, una cifra che dal 2002 non era mai stata così alta.
Per quanto riguarda i rapporti con l'Unione europea, il 47% degli aventi diritto di voto hanno indicato la prosecuzione degli accordi bilaterali come prima priorità e un altro 13% come seconda priorità. Questi dati sono in leggero calo rispetto all'anno precedente, come lo sono anche quelli di chi vorrebbe porre fine ai bilaterali: al momento la disdetta dei contratti bilaterali rappresenta una prima priorità per il 18% degli intervistati e una seconda priorità per il 6%.
"Chiarire il rapporto tra Svizzera e Unione europea, il nostro partner economico più importante, sarà il compito più urgente della prossima legislatura", afferma in proposito René Buholzer.
ats