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Una delegazione del Dipartimento federale di giustizia e polizia ha iniziato venerdì a rispondere agli interrogativi dei dieci esperti del comitato ONU contro la tortura, riuniti a Ginevra. Al centro dei dibattiti - che si prolungheranno sino a lunedì - vi sono in particolare le procedure di rinvio degli stranieri, il trattamento nelle prigioni e le violenze della polizia.
In apertura, il capo della delegazione elvetica nonché vicedirettore dell'Ufficio federale di giustizia (UFG), Bernardo Stadelmann, ha ribadito a nome della Confederazione "la tolleranza zero nei confronti di ogni maltrattamento e tortura". Gli esperti dell'ONU hanno tuttavia espresso la loro preoccupazione per le procedure di rinvio dei richiedenti l'asilo costretti a lasciare il paese per via aerea. È stato rievocato tra l'altro il caso di un nigeriano deceduto nel marzo scorso all'aeroporto di Zurigo nel quadro di un'operazione di rimpatrio.
Dal canto loro, gli avvocati del detenuto morto per asfissia l'11 marzo scorso a Bochuz (VD), Isabelle Coutant-Peyre e Nicolas Mattenberger, hanno indicato venerdì al quotidiano romando "Le Matin" di aver scritto ai membri del comitato delle Nazioni Unite per chiedere loro di condannare "i soprusi insopportabili" commessi nel carcere vodese.
Il precedente passaggio della Svizzera davanti al comitato dell'ONU contro la tortura risale al maggio 2005. In virtù della Convenzione delle Nazioni Unite che proibisce la tortura, adottata nel 1984 e ratificata dalla Confederazione nel dicembre 1986, ogni paese deve presentare al comitato ad intervalli regolari un rapporto sull'applicazione del trattato.
swissinfo.ch e agenzie