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Una ventina di membri del contingente Swisscoy in Kosovo è risultata positiva al tampone dall'inizio dell'epidemia di coronavirus. Alcuni hanno registrato lievi sintomi, mentre altri non ne hanno avuti, ma sono tutti rimasti in isolamento il tempo necessario.
Prima di partire per il Kosovo, tutti i soldati sono stati testati in Svizzera, indica oggi Swissint, il centro di competenza dell'esercito per il promovimento della pace, all'agenzia Keystone-ATS.
Prima di iniziare le missioni nel Paese balcanico, i soldati di Swisscoy hanno effettuato una quarantena in marzo (contingente 42) e in settembre (contingente 43) a titolo preventivo. Attualmente sono 165 quelli di stanza in Kosovo ed entro aprile 2021 il contingente raggiungerà i 195 membri.
Negli ultimi vent'anni, 650 donne e 8500 uomini hanno prestato servizio per Swisscoy in Kosovo. Il primo impiego di soldati svizzeri nell'ex provincia serba risale a vent'anni fa. Il 23 giugno 1999 - due settimane dopo la fine della guerra tra la Serbia e il Kosovo che provocò 12'000 morti e 800'000 rifugiati - il Consiglio federale decise di partecipare militarmente con un contingente svizzero alla missione internazionale "Mission Kosovo Force" (KFOR) guidata dalla NATO. Quale base giuridica fu invocata la risoluzione 1244 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.
Solo nel 2002, dopo una modifica della legge militare, venne dispiegato in Kosovo un primo contingente di fanteria armato, che partecipò ad interventi di pattugliamento, sorveglianza dei convogli e messa in sicurezza. Fu ritirato dieci anni più tardi e da allora Swisscoy si è concentrata sempre più su operazioni di monitoraggio, trasporto di materiale e sminamento.