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Restano differenze «fondamentali» tra la Svizzera e l'Ue sull’accordo istituzionale e il Consiglio federale lo firmerà soltanto se verranno trovate soluzioni sui tre punti aperti: protezione dei salari, direttiva sulla cittadinanza europea e aiuti di Stato. Lo ha dichiarato stasera a Palazzo federale Guy Parmelin (Udc). Il presidente della Confederazione e il ministro degli esteri Ignazio Cassis (Plr) hanno presentato oggi alle commissioni della politica estera (Cpe) del Parlamento i risultati dell’incontro svoltosi venerdì a Bruxelles tra Parmelin e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Entrambe le commissioni hanno chiesto al Consiglio federale di non interrompere le discussioni.
La Svizzera ha fatto importanti compromessi, ha affermato il ministro dell'economia. È necessario un risultato equilibrato perché l'accordo sia accettato, ha aggiunto. Parmelin ha spiegato che la Svizzera non ha preteso - come invece sostenuto dall'Ue - la completa esclusione dall’accordo dei tre punti sui quali il Consiglio federale aveva a suo tempo chiesto chiarimenti:
Finora l'Ue non è stata disposta a fare eccezioni e le controproposte non sono sufficienti, ha detto da parte sua Ignazio Cassis. La Svizzera ha fatto concessioni sulla ripresa del diritto europeo, il ruolo della Corte di giustizia europea (Cgue) nella risoluzione dei conflitti e la clausola ghigliottina. La Svizzera vuole garanzie giuridiche sui punti riguardanti gli interessi importanti della Svizzera nei tre ambiti in questione. Questi punti (sette) dovrebbero essere a suo avviso "immunizzati" dalla ripresa dinamica del diritto europeo e dalla giurisdizione della Cgue.
Interpretazioni divergenti
Il ticinese ha spiegato che la Svizzera intende la libera circolazione delle persone come la libera circolazione dei lavoratori e delle loro famiglie, mentre per l'Ue significa la libera circolazione di tutti i cittadini dell'Ue. Seconda differenza: la «diversa interpretazione delle misure del diritto del lavoro». Senza concessioni da parte europea su questi due punti, un accordo quadro istituzionale non sarebbe in grado di ottenere il sostegno di una maggioranza, ha sottolineato il ministro degli esteri.
Cassis ha poi negato che la Svizzera non abbia avanzato soluzioni concrete, come sostenuto dalla Commissione europea. "Abbiamo presentato proposte concrete all'Ue", ha affermato. Il Consiglio federale consulterà a breve i Cantoni, poi (forse già in occasione della seduta settimanale di mercoledì) farà una valutazione complessiva.
La maggioranza delle commissioni della politica estera del Parlamento vuole che i colloqui con l'Ue continuino a livello politico e tecnico. L’interruzione delle trattative è stata chiaramente respinta in entrambe le commissioni. Ma è ancora un'opzione, ha detto stasera a Palazzo federale il presidente della Cpe del Consiglio degli Stati Damian Müller (Plr/Lu). «Anche gli europei devono muoversi», ha aggiunto. Dello stesso parere il ‘senatore’ Christian Levrat (Ps/Fr), secondo il quale la palla è ora chiaramente nel campo dell'Ue.