Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/72996

<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è invitato a rispondere alle domande seguenti:</p><p>1. Quali costi diretti (per personale, perizie, materiale ecc.) ha causato la decisione di seguire la via bilaterale dal 1993?</p><p>2. A quanto ammonta il costo complessivo dei comitati misti?</p><p>3. In quale accordo la Svizzera è finanziariamente svantaggiata quale Stato terzo a paragone dei Paesi comunitari e quali sono i costi e le conseguenze di questo pregiudizio?</p><p>4. Quali costi opportunità ha dovuto affrontare l'economia nazionale a causa della posizione di Stato terzo, che non avrebbe dovuto sostenere se la Svizzera fosse stata membro dell'UE?</p><p>5. Quali opportunità di crescita sono sfuggite alla Svizzera a causa del fatto che non aderisce allo Spazio economico europeo (SEE)?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>La gestione e l'applicazione, da parte della Svizzera e dell'UE, di accordi così complessi come i Bilaterali I e II, e ancor più il loro continuo adeguamento allo sviluppo a volte molto rapido nei diversi ambiti giuridici rendono necessario un impegno costante da parte dei dipartimenti competenti. Tuttavia, non è possibile calcolare esattamente i costi operativi degli accordi bilaterali tra la Svizzera e l'UE, dato che questa operazione pone problemi insormontabili di delimitazione e misurazione. Altro discorso è la questione se i Bilaterali comportano per la Svizzera vantaggi o svantaggi economici rispetto ad alternative come l'adesione allo SEE o all'UE. Sull'argomento sono disponibili stime di vari enti econometrici i cui indicatori e risultati, pur non più attuali, mantengono comunque la loro validità.</p><p>Alle singole domande dell'autore dell'interpellanza si può rispondere come segue.</p><p>1./2. In linea di principio gli accordi bilaterali tra la Svizzera e l'UE non comportano spese amministrative più elevate di quelle causate da altri trattati, come l'accordo di libero scambio nell'ambito dell'AELS. Ogni forma alternativa di integrazione della Svizzera nelle strutture europee, ad esempio l'adesione allo SEE o all'UE, causerebbe costi operativi probabilmente molto più elevati di quelli dei Bilaterali.</p><p>3. Nessuno degli accordi bilaterali prevede che la Svizzera finanziariamente venga trattata meno bene di altri Paesi membri dell'UE.</p><p>4./5. Per preparare l'elaborazione del rapporto sull'integrazione 1999, il Consiglio federale ha fatto realizzare e pubblicare ampie analisi economiche dell'impatto sulla crescita di diversi scenari e strumenti della politica europea. Queste analisi arrivano alla conclusione che il PIL reale della Svizzera dovrebbe in fine (cioè al termine di un periodo di transizione che va dai 10 ai 15 anni, durante il quale le strutture economiche si adeguano alle condizioni dell'apertura bilaterale del mercato, causando costi a breve e medio termine,  ad es. investimenti supplementari, e con eventuali effetti negativi sulla crescita) essere superiore dello 0,7 per cento (UFC; 1999, sugli scenari alternativi di integrazione della Svizzera nell'UE, pag. 31), 1,7 per cento (KOF; 1999, sulle conseguenze macroeconomiche dell'adesione all'UE, pag. 11) e 2,3 per cento (Ecoplan; 1999, sull'integrazione della Svizzera nell'UE e le conseguenze economiche, pag. 97) a quanto sarebbe in caso di "isolamento" ("Alleingang"), ma inferiore a quanto potrebbe risultare in caso di adesione all'UE. Rispetto all'adesione completa all'UE, i "costi opportunità" dei Bilaterali comprendono ad esempio la prosecuzione dei controlli alle frontiere nello scambio di merci; d'altra parte, scegliere i Bilaterali significa anche registrare "guadagni opportunità", come il mantenimento del bonus sui tassi d'interesse nei confronti dello spazio dell'euro. Nel rapporto sull'Europa del 2006, il Consiglio federale analizza ognuna di queste domande in modo particolareggiato.</p>  Risposta del Consiglio federale.