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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump non dovrebbe sacrificare la qualità dell'ambiente e la salute del popolo americano "per una consorteria di portatori di interessi particolari".
Lo scrivono tre ex funzionari dell'Epa, l'agenzia di protezione ambientale statunitense, in un pezzo d'opinione sul New England Journal in cui chiedono di non indebolire l'agenzia.
"Seminare dubbi sulle evidenze scientifiche è diventato, sfortunatamente, una strategia ampiamente usata per ritardare o bloccare azioni che potrebbero colpire i bilanci di industrie particolari", si legge nel testo firmato dall'ex capo del comitato consultivo scientifico dell'Epa sull'aria pulita Jonathan Samet, dal capo dell'ufficio di ricerca e sviluppo dell'Epa durante l'amministrazione Obama Thomas Burk, e da Bernard Goldstein, in carica alla ricerca e sviluppo durante l'amministrazione Reagan.
"Abbiamo bisogno di mantenere la capacità di condurre ricerche d'avanguardia e di cimentarci con l'applicazione dei risultati nel formulare politiche basate sulle evidenze", scrivono gli ex funzionari.
Nell'articolo gli autori richiamano il governo Usa su cinque punti: le decisioni prese sulla base di prove scientifiche non dovrebbero essere abbandonate; l'amministrazione Trump dovrebbe continuare a coinvolgere e a chiedere consiglio alla comunità scientifica; i fondi per la ricerca dovrebbero essere aumentati e non diminuiti; gli esperti dovrebbero proseguire a monitorare l'ambiente e ad essere preparati a fronteggiare le emergenze come il disastro della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon; non dovrebbe esserci alcuna pausa negli sforzi per ridurre le emissioni di gas serra.
SDA-ATS