Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01165.jsonl.gz/550

È accaduto il 18 marzo dell'anno scorso, come emerso dal rapporto sull'incidente pubblicato oggi dal SISI. È il terzo caso in sei anni
THUN - Per la terza volta in sei anni, un jet da combattimento si è quasi scontrato con un elicottero nei cieli svizzeri. Il motivo era ogni volta un problema di sicurezza già conosciuto: i velivoli non dispongono di un sistema anticollisione. L'ultimo caso riguarda un crash sfiorato nei pressi di Thun (BE).
È quanto emerge dal rapporto su questo incidente, pubblicato oggi, dal Servizio d'inchiesta svizzero sulla sicurezza (SISI). Il caso in questione si è verificato il 18 marzo dello scorso anno a tre chilometri a ovest di Thun, quando un elicottero si è avvicinato pericolosamente a due jet F-5E Tiger dell'aeronautica militare elvetica.
Secondo il SISI, gli equipaggi dei jet da combattimento non avevano rilevato visivamente l'elicottero e non erano supportati da aiuti tecnici. Inoltre, non potevano ricevere alcuna informazione sulla rotta dell'elicottero perché tutti e tre i veicoli si muovevano al di fuori della copertura radar.
Il SISI osserva che i due jet da combattimento e l'elicottero non disponevano di sistemi anticollisione. A suo avviso, ciò sarebbe necessario in particolare per i jet da combattimento che volano ad alta velocità in uno spazio aereo prevalentemente civile.
Una raccomandazione in questo senso è già stata fatta all'Ufficio federale dell'aviazione civile (UFAC) nel 2013. La Confederazione dovrebbe "garantire che i velivoli delle forze aeree che operano principalmente nello spazio aereo civile siano dotati di dispositivi anticollisione compatibili con gli standard civili".
Secondo il SISI, la mancanza di un tale sistema ha già quasi provocato due crash, uno nel 2015 a sud-est della base aerea militare Meiringen (BE) e uno nel 2018 e sopra il Lago di Zurigo.
Il grave incidente dello scorso anno avrebbe molto probabilmente potuto essere evitato se tutti i velivoli coinvolti fossero stati dotati dei necessari dispositivi tecnici. Tuttavia, poiché il caso non rappresenta un nuovo deficit di sicurezza ma è dovuto a un problema già conosciuto, il SISI si astiene dal adottare ulteriori provvedimenti e chiude l'indagine.