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Assegnando a ogni cittadino e abitante svizzero un numero invariabile sull'arco della vita, la connessione e lo scambio di informazioni sugli interessati saranno più efficienti. Questa maggior efficienza potrà portare allo sviluppo di attività considerate in sé positive, ma anche ad attività reputate pericolose o ad abusi. Per questo motivo concordiamo con quanto sostiene il costituzionalista G. Biaggini, ossia che in caso d'introduzione di un identificatore delle persone andranno definite chiaramente le sue finalità.
Nel 9° rapporto d'attività (paragrafo 10.2) abbiamo dichiarato che l'introduzione di un identificatore delle persone costituisce la questione centrale della protezione dei dati nell'ambito dell'armonizzazione dei registri di cui all'art. 65 cpv. 2 Cost. La nostra critica non è rivolta all'introduzione di un numero in sé, ma alla vaghezza della sua utilizzazione prevista, e in particolare al fatto che si intende introdurre un numero attribuito nell'ambito di un progetto statistico in registri che, per definizione, sono destinati a scopi amministrativi.
È vero che, secondo le istanze competenti, dal rapporto d'attività dello scorso anno nulla è stato deciso a livello politico. Queste istanze non sembrano tuttavia nemmeno particolarmente interessate a una discussione politica, visto che in un comunicato stampa, pubblicato in occasione della consultazione sulla legge federale sull'armonizzazione del registro delle persone, non è stata spesa alcuna parola sull'identificatore delle persone. Tuttavia - e questo ci fa specie - nella lettera accompagnatoria indirizzata alle organizzazioni interessate viene formulata la domanda che segue: "In linea di massima, che genere d'identificatore delle persone vorreste: uno destinato a scopi amministrativi nell'ambito del controllo degli abitanti conformemente ai progetti di e-Government della Confederazione, e che la statistica potrebbe utilizzare in modo congiunto, oppure un identificatore separato che serva unicamente a scopi statistici?".
In diversi progetti del cosiddetto e-Government prevale un'"ipotesi di lavoro", secondo la quale nei registri amministrativi va introdotto un identificatore federale coordinato delle persone. Sulla base di questa ipotesi, è stato preparato il terreno a vari progetti di tipo amministrativo relativi all'e-Government, e questo genera in fin dei conti dei condizionamenti. Non sono chiari in alcun modo gli effetti che questa infrastruttura in via di formazione avrà a livello di protezione della personalità, né gli organi responsabili hanno valutato l'impatto tecnico.
Sembra che ci si sia dimenticati del fatto che un identificatore puramente statistico delle persone non trova spazio in alcun modo nei registri amministrativi, e allo stesso modo pare caduta nel vuoto la dichiarazione dell'Ufficio federale di statistica secondo cui l'interconnessione dei registri amministrativi tramite un codice PIN "non corrisponde alla cultura politica della Svizzera".
A Giovanni Biaggini, professore di diritto pubblico e amministrativo all'Università di Zurigo, abbiamo commissionato una perizia sui limiti costituzionali di un eventuale identificatore delle persone: il prof. Biaggini è giunto alla conclusione che la proporzionalità dell'impiego di un codice del genere può essere valutata solo dopo averne definito gli scopi. Di conseguenza, si può introdurre un identificatore delle persone in determinati registri amministrativi solo sulla base di concreti motivi nell'ambito di transazioni amministrative. Solo con obiettivi concreti e meglio definiti è possibile stabilire se gli eventuali benefici che si ottengono da un'accresciuta efficienza amministrativa superino i rischi che si potrebbero avere per la protezione della personalità.
Ein von uns bei Giovanni Biaggini (Professor für Staats- und Verwaltungsrecht an der Universität Zürich) in Auftrag gegebenes Gutachten betreffend die verfassungsrechtlichen Schranken für einen allfälligen Personenidentifikator kommt zum Schluss, dass die Verhältnismässigkeit der Verwendung eines solchen Codes nur anhand von näher bestimmten Zielen geprüft werden kann. Dementsprechend darf ein Personenidentifikator nur dann in bestimmte Administrativregister eingefügt werden, wenn dies durch konkrete Begründung im Rahmen administrativer Geschäftsfälle gerechtfertigt ist. Denn ob allfällige Effizienzgewinne im Administrativbereich die Gefahren für den Persönlichkeitsschutz überwiegen, kann nur im Zusammenhang mit konkreten und näher bestimmte Zielen geprüft werden.
[luglio 2003]