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Mercato interno
Uno degli obiettivi primari dell’Unione europea è sempre stato quello di integrare in un mercato interno unitario tutti I suoi Stati membri.
In questo mercato interno – che congloba gli Stati appartenenti allo spazio economico dell’UE andante da Amsterdam a Bucarest, da Helsinki a Palermo – sono state stabilite delle norme giuridiche uniformi per l’attività economica.
Il mercato interno è così diventato una realtà, nel senso che per l’intera attività economica all’interno dell’UE le stesse regole e leggi sono state rese vincolanti per tutti gli Stati membri. Le regole del mercato interno sono norme giuridiche vincolanti per l’attività economica sia all’interno sia fra tutti gli Stati membri dell’UE, quindi applicabili unitariamente dappertutto.
La Svizzera e il mercato interno UE
La Svizzera non fa parte del mercato interno UE – perché non è membro dell’UE. Essa crea le leggi che regolano l’attività economica in Svizzera autonomamente – quale Stato indipendente. Le regole create dall’UE per il suo mercato interno non sono finora mai state automaticamente vincolanti per la Svizzera.
Con gli accordi bilaterali, la Svizzera non ha in alcun modo aderito al mercato interno dell’UE. Lo scopo di questi accordi è anzi quello di negoziare amichevolmente fra due controparti sovrane e autonome – da una parte l’UE e dall’altra la Svizzera – le condizioni per un reciproco accesso al mercato. Accesso al mercato non significa tuttavia l’appartenenza al mercato interno.
Accesso al mercato non significa adesione al mercato interno
La procedura è paragonabile al negoziato per un accordo di libero scambio. Per esempio, quando la Svizzera negoziò, e poi sottoscrisse, un accordo di libero scambio con la Corea del sud, i due partner contrattuali regolamentarono delle facilitazioni per il reciproco accesso al mercato. Né la Svizzera riprese il diritto sudcoreano in materia di economia, moneta e congiuntura, né tantomeno la Corea del sud adottò le relative leggi svizzere. Ambedue i paesi rimasero sovrani nella loro legislazione. Se oggi l’UE cerca un accordo di libero scambio con gli USA, altrettanto non riprenderà le leggi degli Stati uniti, esattamente come quest’ultimi non adotteranno il diritto UE.
Quando si tratta di accesso al mercato, due partner contrattuali di pari diritto si accordano sulle condizioni che facilitano il commercio e la coopoerazione economica fra i due paesi – senza che uno dei due partner debba rinunciare alla sua sovranità.
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Libera circolazione delle persone: pilastro del mercato interno UE
Se – come è attualmente il caso – l’UE dichiara la libera circolazione delle persone essere un elemento integrale del mercato interno, questa norma è ovviamente vincolante per tutti gli Stati membri dell’UE.
Ma uno Stato non membro dell’UE come la Svizzera non ne è assolutamente toccato. L’UE intrattiene con molti Stati non membri delle relazioni economiche negoziate contrattualmente, che non sonon in alcun modo legate alla libera circolazione delle persone.
L’accordo-quadro modificherebbe la situazione
La situazione sarebbe ben altra per il nostro paese, qualora diventasse realtà l’accordo-quadro con il quale il Consiglio federale mira attualmente al “legame istituzionale” della Svizzera con l’apparato decisionale dell’UE.
Essendo “istituzionalmente legata” all’UE, secondo i piani del Consiglio federale la Svizzera dovrebbe in futuro adottare automaticamente e in modo vincolante qualsiasi decisione unilaterale dell’UE inerente a un accordo bilaterale fra Svizzera e UE. Poiché la Svizzera rinuncia nel contempo a qualsiasi partecipazione alla creazione di nuove norme, l’UE sarebbe legittimata a interpretare questa concessione quale esortazione a sottomettere il nostro paese, passo dopo passo, alle regole del mercato interno UE.
La Svizzera – secondo il mandato negoziale per l’accordo-quadro adottato dal Consiglio federale – rinuncerebbe volontariamente alla sua sovranità contrattuale – ossia al suo diritto di stipulare contratti nel suo interesse. Lascerebbe, d’ora in avanti, questa decisionte totalmente alla controparte. Prenderebbe automaticamente – per così dire “da buon suddito” – quanto l’Unione europea decide a Bruxelles.
Il Consiglio federale vuole inoltre rafforzare questo rapporto di sudditanza nell’accordo-quadro con l’UE , con la disponibilità ad accettare, in caso di divergenze d’opinione circa l’interpretazione di accordi bilaterali, la decisione della Corte di giustizia dell’UE – ossia il tribunale supremo della controparte – quale sentenza in ultima istanza e quindi irrevocabile.
Terzo, il Consiglio federale intende accordare espressamente all’UE il diritto di emettere delle sanzioni contro la Svizzera, qualora quest’ultima – per esempio a seguito di una decisione popolare – non possa accettare una decisione della Corte di giustizia dell’UE. Con questa concessione, il Consiglion federale si sottomertte per così dire alla super-ghigliottina di Bruxelles. Perché solo l’UE otterrebbe un diritto di sanzionare che Bruxelles potrebbe minacciare di utilizzare in qualsiasi momento. Di reciprocità, nessuna traccia.
La forza giuridica
Chi si sottomette al diritto straniero e concede pure l’interpretazione in ultima istanza di questo dritto a un tribunale straniero – nella fattispecie il tribunale della controparte – ha finito di essere uno Stato sovrano.
Con l’accordo-quadro, la Svizzera non diventerebbe membro, diverrebbe piuttosto un satellite privo di qualsiasi diritto del mercato interno UE.