Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/166778

<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di modificare le leggi, le ordinanze e i regolamenti pertinenti affinché i fondi pubblici svizzeri non possano più essere utilizzati per sovvenzionare, direttamente o indirettamente, progetti di cooperazione allo sviluppo se le ONG sostenute sono implicate in azioni razziste o antisemite oppure in campagne di incitamento all'odio o campagne BDS.</p><p>Con campagne di incitamento all'odio si devono intendere per esempio campagne di ONG che potrebbero essere considerate provocazioni da parte di gruppi rivali di persone o di Stati sovrani. Con campagne BDS si devono intendere forme di boicottaggio, ritiro di investimenti o sanzioni, dirette contro gruppi rivali o Stati sovrani.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>La politica estera della Svizzera, inclusa la cooperazione internazionale, si basa sul rispetto del diritto internazionale pubblico e mira alla promozione della pace e al rafforzamento delle società civili. I suoi principi sono quelli dello Stato di diritto, della neutralità, del dialogo, della solidarietà, della responsabilità oltre che dell'efficienza e della coerenza.</p><p>Come Stato di diritto la Svizzera si adopera in tutto il mondo per migliorare l'osservanza delle norme del diritto internazionale pubblico. In determinati contesti questo impegno può provocare controversie e discussioni. Il Consiglio federale è tuttavia convinto che il contributo al rispetto dei diritti umani e alla promozione della democrazia, sancito dalla Costituzione federale, sia importante anche per la tutela dei valori e degli interessi svizzeri.</p><p>Il sostegno dato a organizzazioni partner è funzionale all'attuazione del messaggio sulla cooperazione internazionale e della strategia di politica estera del Consiglio federale. La Svizzera supporta solo organizzazioni la cui azione corrisponde ai valori della sua politica estera così come sono espressi nella Costituzione federale. I progetti delle organizzazioni partner sono continuamente seguiti e monitorati. Per far questo vengono impiegati i seguenti strumenti: 1. un confronto regolare con le organizzazioni partner e gli altri donatori; 2. visite sul campo; 3. la richiesta, alle organizzazioni partner, di presentare programmi annuali e rapporti finanziari; 4. verifiche contabili effettuate da società esterne; 5. valutazioni di consulenti esterni indipendenti. Questi strumenti nonché la presenza di personale svizzero nei Paesi prioritari permettono di seguire da vicino i progetti e, in caso di necessità, di intervenire immediatamente.</p><p>Il Consiglio federale è dell'opinione che queste regole rispondano già alle richieste della mozione e non ritiene pertanto necessario un adeguamento della legislazione. L'ordinanza su la cooperazione allo sviluppo e l'aiuto umanitario internazionali (RS 974.01) prevede segnatamente all'articolo 3 capoverso 1 lettera c la possibilità di collaborare con ONG. L'articolo 20 descrive le forme di controllo sull'impiego dei fondi. Il messaggio concernente la cooperazione internazionale fissa la strategia complessiva della Svizzera in questo ambito. Per ogni Paese definito prioritario nel messaggio viene elaborata inoltre una strategia di cooperazione specifica che riformula gli obiettivi della cooperazione internazionale per applicarli alle condizioni locali. La collaborazione con ONG in loco è definita nel quadro delle strategie di cooperazione con i singoli Paesi e regioni.</p><p>Per quanto riguarda il caso specifico del conflitto israelo-palestinese, a cui la mozione fa implicitamente riferimento, è necessario ricordare che la Svizzera, nell'ambito del suo impegno in Vicino Oriente, promuove la pace e chiede a tutte le parti in conflitto il rispetto del diritto internazionale pubblico. A questo scopo lavora con varie organizzazioni partner, incluse ONG israeliane e palestinesi. La Svizzera sceglie questi partner sulla base della loro esperienza e del contributo che possono dare al raggiungimento di un determinato obiettivo di politica estera. Grazie agli strumenti di sorveglianza e controllo già disponibili e al personale svizzero presente sul posto è possibile inoltre prendere velocemente provvedimenti nel caso in cui il comportamento dei partner di progetto violasse i principi su cui si basa l'intervento della Svizzera. In nessun caso vengono sostenute organizzazioni che incitano all'odio, alla violenza, al razzismo o all'antisemitismo. La Svizzera non si è mai associata ai cosiddetti movimenti BDS e non li ha mai finanziati, né ha mai sostenuto campagne che chiedono il boicottaggio di prodotti israeliani. La strategia di cooperazione internazionale svizzera nel Territorio palestinese occupato è in linea con la politica della Confederazione per quanto riguarda il conflitto nel Vicino Oriente: l'obiettivo del Consiglio federale è una pace duratura e giusta tra Israele e i Palestinesi raggiunta mediante un processo negoziale. Il Consiglio federale riconosce lo Stato di Israele all'interno dei suoi confini del 1967 e si impegna affinché si giunga alla creazione di uno Stato palestinese stabile, unito e sovrano, sempre sulla base dei confini del 1967 e con Gerusalemme Est come capitale.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.