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SOLNA - L’Europa sottovalutò l’emergenza coronavirus a pochi giorni dall’esplosione del caso Codogno. A rivelarlo oggi è il quotidiano spagnolo El Pais, che ha visionato il verbale della riunione dello scorso 18 febbraio tra i delegati del Centro europeo per il controllo e la prevenzione delle malattie (ECDC).
Alla fine dell'incontro, il rischio venne dichiarato «basso», dedicando solamente 20 punti dei 130 inseriti nel documento conclusivo al virus. «Il documento è alquanto sconcertante» e «letto tre mesi e migliaia di morti dopo appare chiaro come nessuno dei presenti abbia visto cosa stava per succedere», scrive il quotidiano.
Per i delegati europei in quel momento «non ci sono avvertimenti sulla pericolosità del virus, la necessità di provare a vedere se è già in Europa, di procurarsi i mezzi per affrontarlo, di progettare misure». Qualcuno solleva qualche dubbio, ma che non viene approfondito. Vengono solo stabiliti i criteri dei pazienti da sottoporre al test del tampone: il fatto di aver viaggiato in tempi recenti a Wuhan. In altre parole, non è ritenuto necessario sottoporre a test né i pazienti con sintomi né quelli già ricoverati con polmoniti di origine sconosciuta.
Solamente 72 ore dopo quella riunione, in Italia verrà infatti scoperto il "paziente uno" di Codogno, che segnerà il via dell'ondata pandemica nella Penisola e, gradualmente, in tutto il Vecchio Continente.