Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/176285

<h2>SubmittedText<h2><p>Con i nuovi record di caldo globale, il 2014, il 2015 e il 2016 sono stati gli anni con le temperature più elevate dall'inizio delle misurazioni. I progressivi cambiamenti climatici non causano però soltanto il riscaldamento del pianeta, ma anche un aumento degli eventi climatici estremi e possono pertanto comportare anche piene eccezionali. Nel 2013 l'Ufficio federale dell'ambiente (UFAM) aveva reso noto che entro il 2016 sarebbero stati elaborati gli scenari di piena estrema (progetto EXAR = Basi di valutazione dei rischi di piene estreme dell'Aar e del Reno). Tuttavia, dal sito Internet dell'UFAM, si apprende che gli scenari di rischio armonizzati saranno disponibili solo entro il prossimo anno e che una nuova valutazione dei rischi per le costruzioni e le installazioni nelle aree interessate verrà effettuata solo successivamente.</p><p>1. Qual è il motivo del grande ritardo del progetto EXAR sui tempi inizialmente previsti?</p><p>2. Tenuto conto dello stato attuale del progetto, quando saranno disponibili gli scenari di rischio armonizzati? È prevista la loro pubblicazione?</p><p>3. Quando saranno disponibili i rapporti conclusivi del progetto EXAR, inclusa la nuova valutazione di tutti i rischi? È prevista la loro pubblicazione?</p><p>4. Nella realizzazione del progetto EXAR si è tenuto conto del fatto che i progressivi cambiamenti climatici aumentano sensibilmente la probabilità di piene estreme?</p><p>5. Quali saranno le conseguenze concrete del progetto EXAR? I risultati possono implicare per i Cantoni modifiche sotto il profilo della pianificazione del territorio? Qualora la probabilità di piene estreme risultasse maggiore di quella finora stimata, per quanto concerne le infrastrutture sensibili, quali sono le autorizzazioni che dovrebbero essere riesaminate? Che tempi sono previsti? Con quali azioni l'Ufficio federale della protezione della popolazione dovrà eventualmente intervenire?</p><p>6. Indicativamente, che tempi si prevedono per l'attuazione delle singole azioni (cfr. risposta 5)?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Le scadenze originariamente previste si basavano sulle esperienze maturate in passato riguardo alla stima di scenari di pericolo da frequenti a rari (ovvero eventi che ricorrono circa una volta ogni 1000 anni). Nel corso della pianificazione del progetto è emerso che, in particolare per quanto concerne piene estreme rarissime (eventi che ricorrono meno di una volta ogni 10 000 anni) sarebbe stato opportuno sviluppare più a fondo i metodi finora applicati. A tal fine si è dovuto sviluppare innanzitutto una nuova metodologia scientifica fondata. Ciò è avvenuto con l'accompagnamento di un comitato composto da prestigiosi esperti del mondo scientifico nazionale e internazionale. Inoltre occorreva dapprima elaborare le basi relative alla topografia, alle possibili precipitazioni estreme e alle piene storiche. La metodologia convalidata dagli esperti e le altre basi necessarie sono ora disponibili. I calcoli relativi agli scenari di pericolo prendono avvio nella primavera del 2017.</p><p>2. Gli scenari di rischio armonizzati per l'Aar saranno presumibilmente disponibili entro fine 2018. Essi saranno pubblicati.</p><p>3. Il progetto EXAR comprende l'elaborazione delle basi armonizzate relative ai pericoli. La valutazione dei rischi per singole infrastrutture è di competenza dei diversi responsabili e non è parte integrante del progetto. L'Ufficio federale dell'ambiente li informa regolarmente sullo stato del progetto EXAR e prevede di consegnare loro entro fine 2018 le basi armonizzate relative ai pericoli, corredate dal corrispondente rapporto.</p><p>4. La valutazione dei pericoli si basa su simulazioni di precipitazioni molto rare con serie temporali ricostruite, riferite a un periodo di oltre 300 000 anni e per le quali vengono utilizzati modelli climatici. Inoltre, nel quadro di EXAR viene esaminato l'impatto sugli scenari estremi, esercitato dai cambiamenti climatici pronosticati fino a fine secolo (ad es. modifiche nella probabilità e nell'entità delle piene), per poi tenerlo nella dovuta considerazione.</p><p>Il progetto EXAR stesso fornisce un importante contributo al fine di adattarsi ai cambiamenti climatici. Secondo il piano d'azione "Adattamento ai cambiamenti climatici in Svizzera", le opere di protezione contro i pericoli naturali devono essere costruite in modo da essere robuste e da non collassare in caso di forti sollecitazioni. I dati ricavati da EXAR possono essere utilizzati per quantificare le forti pressioni derivanti da eventi estremi.</p><p>5./6. Il progetto EXAR illustrerà le profondità d'inondazione e i processi naturali pericolosi che occorre mettere in conto in caso di eventi estremi. Tali conoscenze potrebbero implicare adattamenti in materia di pianificazione del territorio.</p><p>Inoltre queste indicazioni serviranno ai Cantoni e ai responsabili (ad es. i gestori di centrali nucleari) quale base per le loro valutazioni dei rischi, contribuendo così all'individuazione della necessità di protezione di infrastrutture critiche come le "lifeline" (collegamenti di trasporto, linee elettriche, ecc.), le stazioni ferroviarie, i centri di calcolo, le centrali nucleari, ecc. Quale misura di protezione sia la più idonea e con che tempistica debba essere adottata può essere giudicato soltanto in presenza delle basi relative ai pericoli. La decisione sul tipo di misure e sulla relativa tempistica spetta ai Cantoni e ai responsabili.</p><p>Dal progetto EXAR l'Ufficio federale della protezione della popolazione si attende nuove conoscenze sulla situazione di pericolo di infrastrutture critiche in caso di eventi estremi di piena. Tuttavia, soltanto dopo aver ottenuto i risultati sarà possibile valutare se e quali forme di azioni sono necessarie. Eventuali misure volte a ridurre i rischi di piena vengono predisposte nel contesto generale di una valutazione integrale dei rischi.</p>  Risposta del Consiglio federale.