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Il presidente statunitense Biden ha emesso un ordine, fissando una scadenza di 90 giorni, all’Agenzia di intelligence per fare un rapporto definitivo sulle origini del coronavirus e ha lanciato al tempo stesso un nuovo appello agli esperti internazionali indipendenti per approfondire un’indagine a livello globale dopo l’aumento delle teorie che affermano che il virus potrebbe essere fuoriuscito da un laboratorio.
Un ordine, quello di Biden, per aumentare gli sforzi nell’esaminare le due ipotesi in competizione: quella dello Spillover (quando un agente patogeno passa da una specie ospite ad un’altra, in questo caso da un animale all’uomo), oppure quella di un incidente in uno dei laboratori cinesi che studiano il coronavirus.
Un gruppo di alti funzionari della sicurezza nazionale statunitense ha sempre osservato con diffidenza l’Istituto di virologia a Wuhan. Il laboratorio cinese è ben noto nella comunità scientifica per le sue ricerche sui coronavirus per difendersi da epidemie come quella della SARS, identificata per la prima volta in Cina nel 2002.
Per molto tempo durante la pandemia, l’ipotesi della fuga di laboratorio è stata ridicolizzata dagli scienziati come una teoria della cospirazione infondata alimentata dall’ex presidente Donald Trump.
Funzionari della sicurezza nazionale dell’ex amministrazione, avevano setacciato dati riservati, articoli specifici e articoli di riviste popolari, cercando di determinare se l’ipotesi della fuga dal laboratorio reggesse. Non trovarono nulla, ma sentivano che le informazioni raccolte avrebbero richiesto un esame più attento.
Biden, in risposta anche alle affermazioni di un funzionario cinese alla riunione annuale di martedì scorso dell’Organizzazione mondiale della sanità, ha chiesto ai servizi segreti di vedere se i lavori della precedente amministrazione, considerati tendenziosi ed esagerati, possano avere un fondo di ragione nel mettere in discussione il laboratorio di Wuhan attraverso un’indagine approfondita. La Casa Bianca ha confermato che resta da esaminare una grande quantità di informazioni che potrebbero far luce sulla questione.
Leggendo i rapporti pubblicati sui tipi di ricerca che il laboratorio di Wuhan stava conducendo, la preoccupazione per alcuni esperti si è rafforzata, sostenendo che alcuni esperimenti sembravano progettati per rendere i virus più infettivi e potenzialmente mortali per l’uomo. Tuttavia, tali esperimenti vengono spesso condotti per sviluppare vaccini e trattamenti più efficaci.
La questione non è tanto il sospetto che molti hanno sul laboratorio di Wuhan, quanto la risposta del governo cinese all’epidemia. Ad allarmare è il fatto che i funzionari cinesi sembrano più interessati a bloccare le indagini che ad aiutarle, mettendo a tacere medici e giornalisti dal riferire sulla diffusione del virus. Il governo cinese, irritato durante tutta la pandemia per le accuse, non è stato subito disponibile a condividere le informazioni e non ha consentito immediatamente agli investigatori internazionali dell’OMS di procedere con una indagine.
Mentre Washington chiede ora nuovi studi su quando, dove e come è iniziata la pandemia, Pechino ha dichiarato in una riunione annuale dell’organo decisionale dell’OMS, di considerare chiusa l’indagine nel suo paese. Un funzionario cinese all’assemblea ha dichiarato che “la parte della Cina” nell’indagine dell’OMS sulle origini del virus “è stata completata” e che l’indagine dovrebbe concentrarsi altrove. Un apparente riferimento alla teoria cinese (non dimostrata) secondo cui il virus è stato importato in Cina su alimenti congelati.
Alcuni rapporti dell’intelligence cinese, parlano di campioni ritrovati di cibo congelato importato, che suggeriscono che forse è arrivato tramite una delegazione militare statunitense che stava partecipando al Giochi Mondiali Militari di Wuhan nell’ottobre 2019.
Ma funzionari esperti americani ritengono che il laboratorio di Wuhan fosse impegnato in ricerche rischiose che potrebbero aver scatenato un focolaio facendosi sfuggire il virus per sbaglio. Nell’autunno del 2020, l’intelligence statunitense aveva ottenuto informazioni su tre ricercatori del laboratorio di Wuhan, che si erano ammalati nel novembre 2019 con sintomi simili al covid-19, ed erano a conoscenza anche del fatto che l’esercito cinese conduceva esperimenti in quel laboratorio da anni.
Stati Uniti e Cina hanno preso posizioni nettamente opposte su come rintracciare le origini del coronavirus. Senza una cooperazione vera e aperta con la Cina, cosa improbabile visto gli attuali rapporti tesi tra i due paesi, sarà difficile ottenere una risposta conclusiva sull’origine del virus in 90 giorni. A meno che gli americani non siano in possesso di informazioni di intelligence ancora non rilasciate per proteggere fonti e metodi.