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23 settembre 1992, Manon Rhéaume è la prima e unica donna a giocare una partita NHL
Esistono tanti sport che, notoriamente, vengono considerati “da uomini”. Tra questi, l’hockey è indubbiamente uno di quelli in cui, nel momento in cui si assiste ad un match femminile, la prima impressione è quella di trovarsi di fronte ad una disciplina radicalmente diversa rispetto a quella messa in pista dai "colleghi".
Questo non ha però fermato la canadese Manon Rhéaume che, esattamente 21 anni or sono, è stata la prima ed unica donna della storia a giocare una partita in una squadra NHL!
Di ruolo portiere, Manon Rhéaume aveva incredibilmente firmato nel 1992 un contratto valido con i Tampa Bay Lightning, debuttando in un’amichevole prestagionale il 23 settembre di quell’anno.
La ragazza difese la porta della franchigia della Florida per un periodo contro i St. Louis Blues, incassando due reti, per poi ritentare un provino a Tampa nel 1993, quando giocò una partita prestagionale contro i Boston Bruins.
Nonostante la Rhéaume non riuscì mai a giocare una partita valida per la regular season NHL, il solo fatto di aver strappato un provino ai Lightning ha avuto un effetto estremamente positivo per quel che concerneva il movimento hockeyistico femminile. Negli ultimi 20 anni, infatti, l’hockey praticato dalle “ladies” ha assunto un’importanza decisamente maggiore, tanto che anche a Lugano la squadra femminile è considerata come un fiore all’occhiello del club bianconero.
Nonostante in molti criticarono i Tampa Bay Lightning accusandoli di aver schierato una donna in porta solamente nell’intento di ottenere una certa visibilità mediatica, il General Manager della squadra, Phil Esposito, aveva spiegato con un breve aneddoto quando l’arrivo di Manon Rhéaume ai Bolts era dettato solo e solamente dal talento della ragazza.
“Ero a Montreal per visionare alcuni giocatori - ha raccontato ad NHL.com - e qualcuno mi ha consigliato di tenere d’occhio il portiere che in quel momento era in pista. L’ho fatto e, con il mio assistente, ci siamo subito detti che volevamo scendere negli spogliatoi a fine partita per prendere contatto con il giocatore, dato che era evidente che avesse una classe superiore agli altri. Non avevamo nessuna idea di osservare una donna”.