Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01146.jsonl.gz/1027

L'iniziativa della sinistra per "Imposte eque" sta raccogliendo più simpatie di quanto previsto presso la popolazione. Da alcune settimane, i partiti borghesi e gli ambienti economici hanno però intensificato la loro campagna per impedire che venga approvata il prossimo 28 novembre.Questo contenuto è stato pubblicato il 21 novembre 2010 - 10:08
L'iniziativa del Partito socialista (PS) "Per imposte eque" sembrava destinata ad essere relegata in secondo piano nella campagna politica per la votazione federale del 28 novembre. Quasi tutta l'attenzione era infatti rivolta all'iniziativa dell'Unione democratica di centro (UDC) "Per l'espulsione degli stranieri che commettono reati".
La proposta dei socialisti non godeva d'altronde di grandi chance di successo: i contenuti dell'iniziativa apparivano troppo complessi e finora la sinistra è riuscita solo raramente ad ottenere una maggioranza popolare, quando ha dovuto affrontare l'opposizione compatta del blocco dei partiti borghesi, dal centro fino alla destra.
Il primo sondaggio dell'istituto gfs.bern sulle prossime votazioni federali, pubblicato il 22 ottobre dalla SRG SSR, ha però suonato come un campanello d'allarme per gli avversari dell'iniziativa: il 53% delle persone interrogate sostengono il progetto del PS e soltanto il 23% lo respingono (nel sondaggio del 17 novembre le percentuali sono evolute rispettivamente al 46% e al 39%). Nel giro di pochi giorni le prese di posizione, soprattutto da parte degli ambienti contrari, si sono così moltiplicate e la campagna è salita nettamente di tono.
I vantaggi della concorrenza
Rappresentanti del governo, dei partiti borghesi e del mondo economico hanno dato fuoco alle polveri per convincere il popolo a votare no. "Questa iniziativa promette una maggiore equità, ma in realtà si tratta di un progetto mal costruito, che non potrà mantenere le promesse. Non si può parlare di equità, quando si vuole caricare ancora di più quell'1% della popolazione che già sopporta il 35% dell'onere fiscale", ha dichiarato Hans-Rudolf Merz, in una delle sue ultime apparizioni prima di lasciare il governo a fine ottobre.
L'ex ministro delle finanze ha difeso a spada tratta la concorrenza fiscale tra i cantoni. "È proprio grazie a questa concorrenza che la Svizzera gode di un buon 'clima" in materia d'imposte: i cantoni sono infatti costretti a dar prova di moderazione sia per quanto riguarda le aliquote d'imposizione che le spese pubbliche. Se introduciamo delle aliquote fiscali minime, come chiede l'iniziativa, vi è il rischio che i cantoni comincino a spendere soldi inutilmente".
Hans-Rudolf Merz ha ottenuto man forte dalla Conferenza dei governi cantonali (CdC), che si batte in primo luogo in difesa della sovranità dei cantoni. "L'iniziativa del PS rappresenta un attacco frontale all'autonomia cantonale e comunale in ambito di finanze e di imposte", ha affermato il membro del governo ticinese Luigi Pedrazzini, a nome della CdC.
A suo avviso, la concorrenza fiscale permette inoltre ai cantoni periferici di mantenere una certa attrattiva: "Rispetto alle principali regioni economiche del paese, questi cantoni incontrano maggiori difficoltà ad attirare personale qualificate e a intrattenere rapporti con i mercati internazionali. Grazie alla concorrenza fiscale possono quindi compensare questi svantaggi dovuti alla loro situazione periferica".
Rifugio nelle oasi fiscali
Argomentazioni respinte categoricamente dai promotori dell'iniziativa. "Questa iniziativa rafforza invece l'autonomia dei cantoni. I governi cantonali non saranno più messi sotto pressione da un'eccessiva concorrenza fiscale, che li costringe ad abbassare continuamente, e spesso controvoglia, le imposte per i più ricchi", spiega Jacqueline Fehr, consigliera nazionale del PS.
"Il 99% della popolazione potrà approfittare di questa iniziativa, che tocca soltanto l'1% delle persone più ricche. Proprio queste persone non potranno più sottrarsi ai loro obblighi sociali, cercando rifugio nelle oasi fiscali che si trovano in particolare ai bordi dei laghi di Zurigo e di Zugo", aggiunge la deputata socialista.
"L'iniziativa non tocca la sovranità dei cantoni, che possono continuare a fissare autonomamente le loro aliquote per il 99% dei contribuenti", ribadisce anche Alec von Graffenried, consigliere nazionale del Partito ecologista. "Vuole solo impedire un'ulteriore allargamento delle disparità tra i cantoni e gli eccessi di una concorrenza fiscale che sta menomando la solidarietà nazionale".
Ricatto allo Stato
L'iniziativa per "Imposte eque" pregiudicherà l'attrattiva fiscale di tutta la Svizzera, ribattono gli oppositori. "Non vi è solo il rischio di attirare meno aziende dall'estero, ma perfino di veder fuggire molte imprese e molti contribuenti stranieri che si erano stabiliti negli ultimi anni in Svizzera. E quando si parla di aziende, bisogna pensare anche ai posti di lavoro", sottolinea il consigliere nazionale del Partito democratico borghese Martin Landolt.
Una minaccia respinta dai sostenitori dell'iniziativa. "Non possiamo accettare questo ricatto allo Stato da parte di persone che minacciano di partire per non dare un ragionevole contributo fiscale, quando incassano redditi esorbitanti", insorge Jacqueline Fehr.
La Svizzera resterà concorrenziale, anche se l'iniziativa fosse approvata, aggiungono i suoi promotori: solo Bulgaria, Romania e Polonia offrirebbero aliquote d'imposizione più basse per i redditi imponibili superiori a 300'000 franchi.
Sistema fiscale
In Svizzera sono legittimati a riscuotere imposte sia la Confederazione, che i cantoni e i comuni. Le procedure di riscossione sono affidate ai cantoni.
La Confederazione preleva un'imposta sul reddito, chiamata Imposta federale diretta. Le sue principali entrate provengono però da fonti d'imposizione indirette, come l'imposta sul valore aggiunto (IVA), dazi e imposte speciali sul consumo.
Gli introiti dei 26 cantoni derivano invece soprattutto dalle imposte dirette sui redditi e sui patrimoni. Ogni cantone può definire la propria legislazione tributaria e fissare liberamente le proprie aliquote fiscali.
I circa 2'800 comuni possono prelevare a loro volta liberamente, nell'ambito delle disposizioni cantonali, imposte dirette sui redditi e sui patrimoni.
Punti principali dell'iniziativa
Un’aliquota fiscale pari ad almeno il 22 per cento verrebbe applicata alla quota di reddito imponibile delle persone sole che eccede 250'000 franchi.
Un’aliquota fiscale pari ad almeno il 5 per mille verrebbe applicata alla quota di sostanza imponibile delle persone sole che eccede 2 milioni di franchi.
Per le coppie tassate congiuntamente e per le persone sole con figli, il legislatore ha la facoltà di aumentare il limite di reddito e di sostanza imponibile a partire dal quale l’aliquota fiscale minima sarebbe applicabile.
L'aliquota fiscale media applicabile ad ogni imposta diretta prelevata dalla Confederazione, dai Cantoni e dai Comuni non può decrescere né con l'aumento del reddito imponibile, né con l'aumento della sostanza imponibile.
Questo articolo è stato importato automaticamente dal vecchio sito in quello nuovo. In caso di problemi nella visualizzazione, vi preghiamo di scusarci e di indicarci il problema al seguente indirizzo: <email-pii>
In conformità con gli standard di JTI
Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative