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Il coronavirus ha avuto un duro impatto sugli affari, ma il peggio sembra essere passato: è questo in estrema sintesi il messaggio lanciato oggi da Swiss Re, numero due al mondo nel campo della riassicurazione.
La pandemia ha provocato danni e accantonamenti per 2,5 miliardi di dollari (2,3 miliardi di franchi) nel primo semestre, cosa che ha fatto scivolare in rosso i conti: si sono chiusi con una perdita di 1,1 miliardi di dollari, a fronte di un utile di 953 milioni realizzato nel corrispondente periodo del 2019.
Le cifre pubblicate oggi ricalcano quasi perfettamente quelle diffuse a sorpresa la settimana scorsa, in un avvertimento sugli utili. A interessare gli investitori è quindi il giudizio della dirigenza sulla situazione, nonché le prospettive: e a questo proposito i segnali sono positivi. "L'impatto del coronavirus sui nostri risultati è significativo, ma rimane gestibile perché le nostre attività continuano ininterrottamente e tutti i comparti stanno andando bene", scrivono i vertici.
"Sulla base delle informazioni attuali, di un'analisi prudente della nostra attività, e tenendo conto dell'incertezza associata alla pandemia, ci aspettiamo che le perdite e gli accantonamenti che abbiamo registrato nel primo semestre del 2020 copriranno la maggior parte delle nostre perdite finali legate al Covid-19", prosegue il presidente della direzione Christian Mumenthaler, citato in un comunicato.
Il manager 51enne si dice quindi fiducioso riguardo al futuro. "Siamo incoraggiati dai buoni progressi osservati finora in tutte le attività di Swiss Re quest'anno", afferma. "Sebbene permanga un certo grado di incertezza per quanto riguarda le perdite future per il coronavirus, siamo fiduciosi sulle prospettive del nostro gruppo".
I grandi eventi negativi, locali o mondiali, fanno peraltro giocoforza parte della storia di Swiss Re. Le origini del gruppo vengono infatti messe in relazione con l'incendio che nella notte fra il 10 e l'11 maggio 1861 distrusse due terzi della fiorente città di Glarona. Gli assicuratori attivi sul posto si trovarono confrontati con danni di cinque volte superiori ai loro accantonamenti: questo mostrò il pericolo che un evento di grandi proporzioni poteva rappresentare per l'intero ramo in Svizzera. Anche per evitare che i premi di riassicurazione finissero all'estero, nel 1863 venne quindi fondata la Schweizerische Rückversicherungs-Gesellschaft. Gli azionisti erano un gruppo di eterogenei investitori, fra cui due banche elvetiche. Quell'entità, spesso abbreviata in Schweizer Rück, è oggi Swiss Re, un colosso attivo a livello mondiale che ad esempio è stata in prima fila nell'assicurazione delle torri gemelle di New York, distrutte da un attacco terroristico nel 2001.