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Il satellite europeo Planck aveva ragione: la prima mappa dell'universo bambino che aveva fornito l'anno scorso sembrava essere in parziale disaccordo con le teorie cosmologiche attuali, ma non è così: le anomalie si devono al fatto che, nell'analizzare i dati, non si è tenuto conto di vari fattori, tra cui l'effetto provocato dal movimento della Via Lattea.
Lo rileva la ricerca pubblicata sul Journal of Cosmology and Astroparticle Physics e coordinato da Anaïs Rassat, ricercatrice al Politecnico federale di Losanna (EPFL).
Il telescopio Planck, dell'Agenzia spaziale europea (Esa) l'anno scorso consentì ai fisici di disegnare la più dettagliata mappa delle prime luci e radiazioni emesse nell'universo dopo il Big Bang. Ma conteneva delle caratteristiche, delle "anomalie", che non si adattavano al modello di riferimento che descrive l'universo. Per esempio, non tornavano i dati relativi al cosiddetto "cold-spot" o posto freddo, una regione dell'universo caratterizzata da inusuali temperature fredde. Si tratta di poche decine di milionesimi di differenza di gradi di temperatura: abbastanza per non far "combaciare" la mappa di Planck con la teoria.
I ricercatori hanno dimostrato che molte delle discordanze fra i dati di Planck e le previsioni della teoria scompaiono quando si considera l'influenza di effetti come quello prodotto dal movimento della nostra galassia.
SDA-ATS