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Il consigliere nazionale e municipale di Ginevra Guillaume Barazzone (Ppd), sotto i riflettori per le elevate spese fatturate alla città, lascerà il Consiglio nazionale alla fine della legislatura e non si ripresenterà alle elezioni per l'esecutivo cittadino nel 2020. Lo ha comunicato egli stesso al partito cantonale, che ha lodato la decisione, che denota - a suo avviso - senso di responsabilità. Barazzone ha discusso con il partito e la scelta è stata operata di comune accordo. "Vogliamo inviare un messaggio etico alla popolazione", ha detto il segretario generale Nicolas Fournier. Barazzone porterà a termine i due mandati e non si ricandiderà.
Il municipale Ppd è stato spinto ad agire a seguito dello scandalo delle spese allegre dei municipali. Da una verifica effettuata dalla Corte dei conti è infatti emerso che i cinque membri dell'esecutivo ginevrino hanno usato i soldi dei contribuenti per spese non legate alla loro funzione. Barazzone - già nel mirino del Ministero pubblico nell'ambito di un procedimento per accettazione di vantaggi legato a un viaggio ad Abu Dhabi nel 2017 - è risultato il più "spendaccione": per lo scorso anno 42'000 franchi di spese, di cui oltre 17'000 franchi di costi di telefonia mobile e circa 3000 franchi in taxi, in parte in piena notte e verso indirizzi privati.
Nella lettera indirizzata al comitato direttivo del Ppd ginevrino, Barazzone afferma di volersi assumere le sue responsabilità e precisa di aver restituito le somme ricevute. Il municipale si è scusato con gli abitanti di Ginevra, il partito e i collaboratori ed è cosciente della delusione che ha causato ad alcune persone. Rimarrà attivo nel Ppd, indipendentemente dai suoi mandati, ha aggiunto.
Guillaume Barazzone è arrivato al municipio nel novembre 2012 per sostituire Pierre Maudet (Plr), eletto in Consiglio di Stato. Ha così posto fine a 20 anni di assenza del Ppd dall'esecutivo cittadino. Un anno dopo è entrato al Nazionale per sostituire Luc Barthassat, eletto anch'egli in Consiglio di Stato.
Avvocato di formazione, si è fatto notare sotto la Cupola federale per le sue posizioni liberali, in particolare a favore del matrimonio per tutti. Barazzone aveva annunciato in ottobre che non si sarebbe candidato all'elezione per il Consiglio degli Stati nel 2019, preferendo continuare ad impegnarsi al Nazionale e nel municipio. Le rivelazioni della Corte dei conti hanno però minato la sua credibilità anche a livello federale.