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L'appello di Amnesty International è rivolto sia ai leader locali che alla comunità internazionale
In questa «situazione disperata», la priorità va data «all'approvvigionamento di ossigeno», secondo l'organizzazione
KATHMANDU - Le autorità del Nepal devono mettere da parte le loro differenze e intraprendere un'azione decisiva per salvare migliaia di vite, in quanto nel paese sta imperversando una terribile seconda ondata di Covid-19.
È quanto ha scritto Amnesty International in un rapporto pubblicato oggi, che chiede anche un maggiore sostegno da parte della comunità internazionale.
«Stiamo assistendo in Nepal alla stessa situazione disperata che abbiamo visto in India negli ultimi mesi. Il sistema sanitario del paese sta vacillando, gli ospedali stanno raggiungendo la capacità massima e il personale, sovraccarico e senza risorse, non è in grado di far fronte alla domanda travolgente», ha dichiarato Yamini Mishra, direttore di Amnesty International per l'Asia e il Pacifico.
«Priorità all'ossigeno»
Nel mirino della critica i leader, impegnati in lotte interne (il Parlamento si è sciolto due volte negli ultimi cinque mesi) mentre il Paese soffre, con l'infrastruttura che sta crollando, una terribile carenza d'ossigeno, troppo pochi letti di terapia intensiva e attrezzature di protezione personale scadenti. Oltre a ciò, mancano anche i vaccini (solo 2,5 milioni di nepalesi, su una popolazione di 30 milioni, hanno ricevuto la prima dose).
«In questo momento, per salvare migliaia di vite, le autorità nepalesi devono dare la priorità all'approvvigionamento e alla fornitura di ossigeno, che finora è stata bloccata dall'inazione e dalla burocrazia. Da parte sua, la comunità internazionale deve fornire urgentemente ossigeno, ventilatori, vaccini e altri prodotti salvavita».
«Come in guerra»
Un operatore sanitario con cui Amnesty International ha parlato ha riassunto la situazione nel suo ospedale come «quella di una zona di guerra». Un altro ha descritto la crisi come «peggiore» del devastante terremoto che ha colpito il Nepal nell'aprile 2015, uccidendo quasi 9'000 persone e ferendone circa 22'000.
Il rapporto di Amnesty esamina l'impatto devastante del virus sul sistema sanitario del paese e le conseguenze della carenza di medicinali e attrezzature per il personale ospedaliero e i pazienti affetti da Covid-19. Il briefing affronta anche la risposta finora inadeguata delle autorità nepalesi, e l'impatto particolarmente duro che la pandemia sta avendo sui gruppi più emarginati del paese.
Al 7 giugno, secondo i dati del governo, in Nepal erano stati registrati 7'990 morti per Covid-19, e l'Institute for Health Metrics and Evaluation (IHME) prevede un totale di 34'887 morti entro il 1° settembre 2021.
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