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Una squadra di scienziati bernesi ha scoperto tutti i segreti di un meteorite lunare trovato, nel gennaio 2002, in un deserto dell’Oman.
La “pietra”, rotonda e di colore grigio-verde, proviene dalla periferia del “Mare Imbrium” ed è atterrata sulla terra 10'000 anni fa.
È stato battezzato Sayh al Uhaymir 169, o abbreviato SaU 169, dal nome del luogo dove è caduto sulla terra circa 100 secoli fa, dopo aver gravitato per circa 340'000 anni nello spazio.
La notizia è stata pubblicata sull’ultimo numero della rivista scientifica americana «Science».
Il meteorite, simile ad una patata, pesa 206 grammi e fino al 30 settembre sarà esposto al Museo di storia naturale di Berna.
Studiandolo ed analizzandolo attentamente, gli scienziati sono riusciti a ripercorrere tutta la sua vertiginosa storia ed a risalire con precisione alla data dell’ultimo grande impatto lunare: 3,9 miliardi di anni fa.
Un avvenimento, finora datato in modo indiretto ed approssimativo, piuttosto importante. Con la fine dell’era dei cataclismi, lentamente, la terra si è infatti fatta vivibile.
Setacciando il deserto
Il meteorite era stato trovato nel gennaio 2002 nel corso di un progetto svizzero-omanese sostenuto dal Fondo nazionale svizzero per la ricerca scientifica.
Il gruppo di ricercatori era diretto da Edwin Gnos dell'Istituto di geologia dell'Università di Berna e da Beda Hofmann del Museo di Storia naturale della capitale.
“L’Oman è uno dei posti migliori al mondo per cercare meteoriti”, rileva Marc Hauser, un geologo che ha preso parte alla spedizione. “Dispone di una grande superficie che è cambiata poco con il trascorrere degli anni”.
“Durante la missione, con due veicoli avanzavamo a passo d’uomo nel deserto, cercando di scorgere eventuali corpi estranei”, aggiunge Stefan Affolter, un altro ricercatore.
E così, setacciando il mare di sabbia, accanto alle numerose lattine arrugginite o agli escrementi di cammelloai, gli studiosi hanno trovato un meteorite.
Il più radioattivo
SaU 169 è poi stato portato nei laboratori per essere esaminato. Le successive analisi hanno confermato che si trattava effettivamente di un pezzo di luna.
Per comprendere l’emozione degli scienziati, va segnalato che sui circa 30'000 meteoriti ritrovati sulla superficie terrestre, solo 30 provengono dalla luna.
Quello raccolto dalla squadra bernese è particolarmente ricco di uranio e torio. “Si tratta del meteorite più radioattivo di quelli finora noti”, sottolinea Edwin Gnos.
La singolare miscela di elementi che lo compongono ha permesso di stabilire con esattezza la sua provenienza.
Il torio abbonda infatti soltanto in una zona della luna, il Mare Imbrium (Mare delle piogge), il più gigantesco dei crateri lunari all’interno del quale si trova una distesa di lava basaltica.
Grazie ai rilevamenti cartografici delle sonde Lunar, Prospector e Clementine, i geologi sono poi riusciti a determinare l’origine esatta di SaU 169: il cratere Lalande, ai margini del Mare Imbrium.
Sguardo verso le origini
“I meteoriti che sono riusciti a raggiungere il nostro pianeta, ci offrono numerose informazioni sulla storia della formazione del sistema solare”, aggiunge, affascinato, Marc Hauser.
Questi corpi extraterrestri, chiamati anche stelle cadenti, potrebbero dunque contribuire a chiarire la nascita e lo sviluppo della parte dell’universo più vicina alla terra.
swissinfo
Fatti e cifre
Meteorite: resto di un corpo celeste, penetrato nell'atmosfera terrestre e giunto al suolo;
Solitamente i meteoriti sono magnetici (eccezione: quelli provenienti da Marte e dalla luna);
Un grammo di un meteorite di Marte costa 1000 dollari;
Un grammo di un meteorite lunare costa 30-40 dollari.
In breve
L'Università di Berna è attiva in Oman da 35 anni.
Il progetto riguardante la ricerca di meteoriti è iniziato nel 2001.
Fino al termine del 2004 sarà sostenuto dal Fondo nazionale svizzero per la ricerca scientifica.
Nel programma sono integrati anche studenti dell'Oman.
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