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Incontro con l'autore: Alberto Mingardi e il neoliberismo
Il neoliberismo non è la causa di tutti i problemi, ma la soluzione.
Lo scorso 18 giugno si è tenuto il primo “Incontro con l'autore” organizzato dall'Istituto Liberale, in collaborazione con Students for Liberty Ticino, al ristorante Anacapri di Lugano. Di fronte a piatti succulenti e buon vino, i presenti hanno potuto ascoltare Alberto Mingardi, il quale ha parlato del suo ultimo libro “La verità, vi prego, sul neoliberismo”, edito da Marsilio. In un primo momento è stato l'autore a presentare il libro, e poi sono intervenuti i presenti, con domande e osservazioni, in dialogo con Mingardi.
La presentazione di Mingardi si è principalmente focalizzata sulla motivazione che sta dietro al suo libro. Il primo problema affrontato è dunque la situazione attuale in cui c'è bisogno di riflettere sul neoliberismo. Per affrontare questo problema, è necessario rispondere alla domanda “che cos'è il neoliberismo?” Mingardi distingue due tipi di neoliberismo. C'è il neoliberismo a cui ci si riferisce costantemente nei media, nel dibattito politico, nelle scuole, nei bar, e c'è il neoliberismo vero. Il primo tipo di neoliberismo, è quello che di solito viene associato alla politica di Margareth Tatcher e Ronald Regan, i quali sono considerati i promotori del liberismo e della globalizzazione, in quanto avrebbero ridotto ai minimi storici l'impatto dello Stato sull'economia. E questo neoliberismo è colpevole di qualsiasi cosa, di qualsiasi tragedia o problema a cui va incontro la società di oggi. Mingardi ricorda che il neoliberismo viene ritenuto responsabile delle guerre, dell'inquinamento e del cambiamento climatico, del terrorismo, della carestia, e soprattutto delle crisi economiche, che sembrano essere un attributo essenziale del sistema economico presente. Ma allora la domanda di Mingardi, che ci porta all'altro tipo di neoliberismo è ovvia: è proprio vero che ci sia così tanto neoliberismo?
Basta un semplice sguardo al sistema politico economico attuale per poter dare una risposta a questa domanda. La prova dei fatti mostra innanzitutto che gli stati occidentali non sono dei regimi economici di stampo liberale. La spesa pubblica è in continua crescita e la tassazione e il controllo degli stati sulla vita dei propri cittadini sono ai massimi storici. E non è nemmeno poi così vero che siamo in un regime di globalizzazione. Quella che viene chiamata la globalizzazione, cioè il commercio internazionale, vive di trattati di libero scambio e sistemi politici che non hanno molto a che fare con il liberalismo. Spesso infatti questi trattati di libero scambio non sono che una serie di regolamentazioni attraverso i quali, invece di fomentare il commercio tra individui, aziende e nazioni, lo si limita, spesso a vantaggio di grandi aziende che si uniscono alla politica, creando sistemi corporativistici, che non rappresentano il libero mercato.
Allora, è vero il contrario: non c'è troppo neoliberismo, ma ce n'è troppo poco. Gli stati non lasciano abbastanza spazio alla libertà degli individui e alle loro iniziative. Fare marcia indietro e cambiare rotta sembra dunque essere l'unica ricetta per uscire dalle crisi, e far diminuire i debiti pubblici. Ne sono prova storica i piccoli esperimenti di libertà già compiuti, in cui un'iniezione di libertà, anche minima ha dato i suoi frutti. Le rivoluzioni liberali attribuite a Tatcher e Reagan, seppure molto modeste, erano riuscite a dare una minima frenata alla crescita del debito pubblico e alla caduta in picchiata a cui erano destinati i loro paesi. Ogni spazio di libertà conta, insomma.
È stato poi il pubblico, in un secondo momento particolarmente interattivo, ad aver preso la parola in dialogo con Mingardi. Il dibattito ha ruotato intorno a vari temi, e in particolare sullo spazio della libertà di impresa di contro allo statalismo e alle idee socialiste. Prima fra tutte le questioni è stata la maledizione del liberalismo, e cioè il fatto che siccome ne basta molto poco per avere risultati straordinari, nemmeno lo si percepisce, e dunque nemmeno viene compreso il sistema di mercato. E questo rende gli individui schizofrenici in quanto si comportano in maniera dissonante. Da una parte, nel privato, siamo tutti convinti che sia meglio subire meno interferenze possibili nella nostra vita privata e nelle nostre scelte in quanto consumatori. Dall'altra però, le nostre idee politiche non ci vengono da quello che viviamo tutti i giorni, ma dalle nostre famiglie, dalla nostra istruzione, dai media. Il problema è dunque questo: il liberalismo è la filosofia che più si attiene alla nostra vita individuale e alla natura umana. Ma è proprio questo che lo rende così difficile da accettare.
11 luglio 2019