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La Svizzera potrebbe diventare meta privilegiata per gli investitori cinesi: lo affermano diversi specialisti, secondo i quali l'abbondanza di mezzi liquidi spinge gli imprenditori cinesi a lanciarsi in acquisizioni.
Ciò si riscontra in particolare nelle tecnologie ambientali, nell'immobiliare e nel settore finanziario.
"I movimenti di capitale sono molto più liberi" e "nell'arco di cinque anni si potrebbe anche passare a una liberalizzazione completa", afferma all'agenzia finanziaria AWP Huang Yi, professore e specialista di economia cinese presso l'Istituto di alti studi internazionali e di sviluppo (IHEID) di Ginevra.
Le casse pensione dello stato cinese possono ora investire in Borsa, sottolinea dal canto suo Stephan Oehen, consulente per gli investitori cinesi in Svizzera. "Nei prossimi anni potrebbero così riversarsi sul mercato dei capitali 100 miliardi di dollari, che andrebbero ad alimentare indirettamente le acquisizioni".
Secondo Christa Janjic-Marti, specialista presso lo studio di consulenza Wellershoff & Partners, "numerosi indicatori affidabili, ma in contraddizione con le statistiche ufficiali, mostrano un forte rallentamento dell'economia cinese". "Le autorità, prese dal panico, hanno così aperto le valvole del credito, fornendo capitale alle imprese che lo utilizzano per fare acquisti".
Certe acquisizioni corrispondono a questioni di interesse nazionale, come nel caso di Syngenta, rileva Felix Sutter, presidente della Camera di commercio Svizzera-Cina. La sicurezza alimentare rappresenta infatti una preoccupazione per il governo di Pechino e ChemChina, il potenziale acquirente della società agro-chimica basilese, è un gruppo pubblico. Senza contare che "da un punto di vista imprenditoriale l'operazione è sensata, visto che le due società lavorano assieme da anni".
"Acquistare un'azienda permette di appropriarsi delle sue conoscenze senza dover passare da un lungo processo di ricerca e sviluppo", spiega il professor Huang Yi. Un parere condiviso da Christa Janjic-Marti: "la Cina deve imperativamente fare un grande passo nella catena di creazione di valore aggiunto". In dieci anni il salario minimo è infatti salito da 100 a 500 dollari.
Ad interessare gli investitori cinesi sono in particolare le tecnologie dell'ambiente, l'immobiliare e il settore finanziario. "Posso immaginarmi, afferma Oehen, che un investitore cinese possa svolgere un ruolo in una grande banca, come è già il caso oggi per i fondi sovrani di Singapore e del Qatar "che detengono partecipazioni in UBS e Credit Suisse.
SDA-ATS