Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/181681

<h2>SubmittedText<h2><p>Il 28 novembre 2017 il lancio dell'ennesimo missile balistico intercontinentale da parte della Corea del Nord ha ulteriormente aggravato la tensione tra questo Paese e la comunità internazionale. </p><p>In risposta ai programmi d'armamento balistici e nucleari nordcoreani, il 5 agosto 2017 il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite aveva adottato all'unanimità una risoluzione volta a vietare le importazioni di carbone, ferro e pescato nordcoreani, a cui aveva fatto seguito, l'11 settembre, una risoluzione intesa all'abolizione delle importazioni di tessili e alla limitazione dell'approvvigionamento di Pyongyang in petrolio. </p><p>Purtroppo, come è quasi sempre il caso, a patire maggiormente le conseguenze delle sanzioni economiche sarà la popolazione civile del Paese, estremamente povera. Ragionando in termini di PIL per abitante, la Corea del Nord occupa la 215a posizione al mondo, ben dietro a Stati quali il Ciad o il Mali.</p><p>Finora le sanzioni non hanno peraltro mai indebolito il regime: la popolazione nordcoreana si è sempre dimostrata particolarmente resistente nelle situazioni di grave difficoltà. Si pensi, come ha osservato il "New York Times" nell'aprile 2017, che la grande carestia degli anni Novanta ha paradossalmente fatto nascere tra la gente un crescente desiderio di partire in guerra contro gli Stati Uniti. </p><p>Si può quindi affermare che in assenza di una soluzione rapida ed efficace la controversia rischia di degenerare in uno scontro militare le cui ripercussioni sono difficili da prevedere.</p><p>Per questi motivi appare ragionevole intraprendere sforzi supplementari al fine di riprendere il dialogo tra le varie parti in conflitto. A questo proposito il nostro Paese potrebbe svolgere un ruolo importante. </p><p>Il 5 settembre 2017 la presidente della Confederazione ha dichiarato che la Svizzera è pronta a fungere da mediatrice tra Washington e Pyongyang e ha pertanto offerto i buoni uffici del nostro Paese. </p><p>La Svizzera intrattiene relazioni diplomatiche con la Corea del Nord dal 1974 e si impegna in favore dell'aiuto umanitario, in particolare per il tramite della DSC e sostenendo le attività che il CICR svolge in loco. Già dal 1953 partecipa ai lavori della Commissione di supervisione delle nazioni neutrali per la sorveglianza dell'armistizio in Corea. </p><p>Invito il Consiglio federale a rispondere alle domande seguenti: </p><p>1. i stato dato seguito alla proposta formulata dalla consigliera federale Leuthard?</p><p>2. Che ruolo potrebbe svolgere la Svizzera nella risoluzione dell'attuale crisi tra le parti in conflitto?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il 4 settembre 2017, durante un incontro a Berna con corrispondenti esteri di stanza in Svizzera, la consigliera federale Doris Leuthard, allora presidente della Confederazione, in risposta a una domanda sulla Corea del Nord ha esposto come segue la posizione del nostro Paese, che ad oggi è rimasta invariata:</p><p>La Svizzera è convinta che si possa trovare una soluzione alla questione nucleare e della sicurezza nella penisola coreana solo attraverso il dialogo, nell'ambito di un processo diplomatico. Il nostro Paese intrattiene relazioni diplomatiche con tutte le parti in causa ed è disposto a unirsi a qualsiasi sforzo che contribuisca a promuovere la stabilità e la pace nella regione. Finora le parti interessate non hanno richiesto una mediazione o buoni uffici. La Svizzera non perde occasione di ribadire la propria disponibilità a contribuire, sostenere o facilitare una soluzione diplomatica per la questione nordcoreana.</p><p>Nel parere del 22 novembre 2017 sulla mozione Müller-Altermatt 17.3934 del 29 settembre 2017, il Consiglio federale ha ricordato che i buoni uffici della Svizzera - in base ai quali il nostro Paese può assumere il ruolo di potenza protettrice, facilitatrice o mediatrice - rappresentano un'offerta concreta e permanente, ben nota e apprezzata dagli attori internazionali che stimano le competenze, l'indipendenza, la disponibilità e la discrezione della Svizzera.</p><p>Nel caso in questione, la Svizzera è in contatto con tutti gli attori coinvolti e rinnova periodicamente la propria disponibilità per quanto riguarda i buoni uffici, che in caso di necessità potrebbero anche consistere nell'ospitare riunioni di negoziazione.</p><p>Proprio in virtù del fatto che è membro della NNSC dal 1953 e che porta avanti un programma umanitario in Corea del Nord dal 1995, la Svizzera dispone di canali di comunicazione privilegiati nella penisola, che cura in modo costante.</p>  Risposta del Consiglio federale.