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La regola del limite di 15 persone per le riunioni politiche che il Cantone di Berna aveva fissato sino a fine maggio è incostituzionale. Lo ha stabilito retroattivamente oggi il Tribunale federale (Tf). I giudici di Mon Repos hanno invece ammesso il limite di 300 persone imposto a Uri.
La seconda Corte di diritto pubblico si è riunita in seduta pubblica questa mattina per giudicare due ricorsi contro le restrizioni imposte alle riunioni politiche nei cantoni di Berna e Uri. Queste misure, ora abrogate, violavano l'ordinanza del Consiglio federale Covid-19 "situazione particolare". Il governo federale non aveva in effetti fissato un limite al numero di partecipanti per questi eventi.
I giudici hanno deciso con una maggioranza di 4 a 1 di dichiarare che il limite di 15 persone fissato dal Consiglio di Stato bernese nel novembre 2020 è contrario alla libertà di riunione. Il ricorso presentato da diversi partiti e organizzazioni di sinistra è stato accettato.
Il dibattito si è incentrato sulla proporzionalità della misura, che il governo bernese ha giustificato con il gran numero di manifestazioni organizzate nella città federale. La maggioranza della Corte ha stabilito che un numero così basso equivaleva praticamente a un divieto del diritto di manifestare.
I giudici hanno anche insistito sull'importanza di rendere visibili le opinioni. In particolare in una situazione di crisi, dove la popolazione deve poter esprimere la sua frustrazione nei confronti delle misure che subisce. Questa è d'altra parte una delle ragioni fornite dal Consiglio federale quando ha previsto un'eccezione per le riunioni politiche nella sua ordinanza.
Anche se la legge sulle epidemie concede loro un ampio margine di discrezionalità nell'applicazione delle misure, i Cantoni non possono fare completamente astrazione dalle preoccupazioni del governo federale, hanno concluso i giudici.
Al contrario, il limite di 300 persone imposto da Uri nel marzo 2021 è stato ammesso. Il ricorso presentato da un privato è stato respinto all'unanimità. La Corte ha ritenuto che questo numero fosse ancora nel quadro del potere discrezionale del Consiglio di Stato e non privasse le riunioni politiche di ogni significato.
Il giudice minoritario ha difeso la posizione secondo la quale non c'è ragione di trattare differentemente un incontro politico da un incontro culturale, sportivo o privato. A questo proposito, la distinzione fatta dal Consiglio federale gli sembrava inappropriata e discutibile dal punto di vista della parità di trattamento. Proponeva quindi di respingere entrambi i ricorsi e di confermare le restrizioni cantonali.
Il governo cantonale bernese si vede "in gran parte giustificato" dalla sentenza del Tribunale federale sulle restrizioni ai partecipanti ai raduni. In particolare, il Tf ha dichiarato che il Cantone di Berna ha poteri di regolamentazione in materia di raduni.
Il governo bernese ha scritto in un comunicato odierno che ha sempre adattato alle circostanze il numero massimo di partecipanti ammessi ai raduni. Quando ha limitato il numero di partecipanti a quindici, la situazione era precaria e incerta. All'epoca, aggiunge, il Consiglio federale aveva anche imposto restrizioni simili ai raduni generali negli spazi pubblici.
Da parte sua il Cantone di Uri si rallegra della decisione del Tf riguardo alla restrizione di 300 persone imposta dalle autorità cantonali. La situazione a Uri la scorsa primavera era molto tesa, indica in una presa di posizione odierna.
Soddisfazione sulla decisione del Tf è stata espressa anche dagli avvocati democratici di Berna (Demokratische Juristinnen und Juristen Bern) e da altre organizzazioni e partiti denuncianti, secondo un comunicato. Dimostra che i diritti fondamentali e i principi dello stato di diritto si applicano anche in tempi straordinari e che le loro restrizioni sono ammissibili solo in un quadro giuridico chiaramente definito.