Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/80375

<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di adottare immediatamente i provvedimenti necessari affinché le persone contro cui è pendente in Svizzera un procedimento penale adempiente le premesse per una registrazione nella lista dei terroristi ONU non siano più segnalate dalla Svizzera fino a quando la natura di siffatta lista non adempia le esigenze dell'ordine pubblico svizzero.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>In virtù del capitolo VII dello Statuto dell'ONU, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite è abilitato a emanare sanzioni di carattere obbligatorio per tutti gli Stati membri. Tali sanzioni possono riguardare anche individui, per esempio nell'ambito della lotta contro il terrorismo e il suo finanziamento. Le persone fisiche e giuridiche contro le quali devono essere applicate le sanzioni sono elencate in una lista ("lista consolidata") pubblicata e aggiornata dal Comitato del Consiglio di sicurezza istituito conformemente alla risoluzione n° 1267 (di seguito: Comitato). Da circa due anni, il processo di iscrizione in questa lista è stato reso più rigoroso. È stato inoltre fatto un certo progresso per quanto concerne il "delisting": dal febbraio 2007 le persone sanzionate possono chiedere di essere radiate dalla lista direttamente a un organo delle Nazioni Unite (Focal Point), senza essere obbligate a rivolgersi a uno Stato. Tuttavia lo stralcio dalla lista può avvenire soltanto con il consenso di tutti i quindici membri del Comitato.</p><p>Nella sua veste di Stato membro dell'ONU, la Svizzera è tenuta ad eseguire le decisioni del Consiglio di sicurezza (v. art. 48 dello Statuto dell'ONU). Questo obbligo è stato recentemente confermato dal Tribunale federale nella sua sentenza 1A.45/2007 del 14 novembre 2007. Qualche tempo fa, questo obbligo è stato contestato dalle conclusioni del 18 gennaio 2008 presentate dall'avvocato generale Poiares Maduro alla Corte di giustizia delle Comunità europee nella causa Kadi (RS C-402/05 P) e nella risoluzione n° 1597 del 22 gennaio 2008 dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa.</p><p>La Svizzera non ha mai fornito nomi al Comitato. Essa è obbligata ad applicare la lista delle sanzioni (blocco dei conti, divieto di viaggio) ma non vige per gli Stati membri nessun obbligo di comunicare nominativi. Il perseguimento penale di persone appartenenti ad Al-Qaida o ai Talebani o che sostengono tali organizzazioni non si fonda su risoluzioni del Consiglio di sicurezza, bensì sulle disposizioni applicabili del diritto penale svizzero e sugli impegni derivanti dai trattati firmati dalla Svizzera. Il fatto che un'autorità penale svizzera dichiari non colpevole o condanni una persona sospettata di terrorismo non ha nessuna conseguenza sull'obbligo di applicare la lista delle sanzioni. La persona interessata rimane iscritta nella lista fintanto che il Comitato non decide di stralciarla. Detto questo, il Consiglio federale reputa che i diritti umani e il diritto internazionale umanitario debbano essere osservati anche nella lotta contro il terrorismo. Esso ammette che le procedure di iscrizione e di radiazione dalla lista non sono esenti da critiche. La Svizzera condivide il parere degli Stati che si adoperano affinché sia data a questo problema tutta l'attenzione necessaria. La Svizzera ha lanciato un'iniziativa volta a rafforzare e migliorare il sistema delle sanzioni, proponendo la creazione di un'istanza composta di esperti indipendenti, alla quale le persone oggetto di una simile misura possono fare esaminare la propria domanda di stralcio dalla lista.</p><p>Se la Svizzera rifiutasse di eseguire le decisioni del Consiglio di sicurezza, il sistema delle sanzioni perderebbe di credibilità e qualsiasi altro Stato potrebbe sentirsi autorizzato a sottrarsi alle sanzioni, ciò che costituirebbe un precedente carico di gravi conseguenze. La Svizzera non può "boicottare" la lista; può invece impegnarsi per un miglioramento delle procedure e delle garanzie giuridiche delle persone colpite da sanzioni ed è proprio in questo senso che essa opera da diversi anni.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.