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Nello spettro elettromagnetico, la radiazione UV si colloca tra la luce visibile e la radiazione ionizzante, con una lunghezza d'onda compresa tra 100 e 400 nm, e non viene percepita dai nostri organi sensoriali.
La radiazione UV si suddivide nelle seguenti tre categorie:
Oltre ai raggi UV naturali provenienti dal sole, esistono anche radiazioni ultraviolette prodotte artificialmente. La differenza principale risiede nello spettro. I raggi UV-C emessi dal sole non raggiungono la superficie terrestre, mentre il 90 per cento dei raggi UV-B viene assorbito dallo strato di ozono e dal resto dell'atmosfera.
Una sorgente artificiale di raggi UV è in grado di occupare l'intero spettro. Al di sotto di una lunghezza d'onda di 190 nm, gli effetti biologici sono irrilevanti poiché la radiazione non può diffondersi nell'aria né tanto meno raggiungere il corpo umano.
I lavoratori che svolgono attività all'aperto sono esposti alla radiazione UV naturale proveniente dal sole.
Sorgenti artificiali di raggi ultravioletti sono presenti nei luoghi e nelle applicazioni seguenti:
La radiazione UV produce effetti biologici sia sulla pelle che sugli occhi e può danneggiare direttamente il DNA delle cellule cutanee.
Si distingue tra effetti acuti ed effetti a lungo termine.
La radiazione UV stimola l'abbronzatura, che rappresenta un meccanismo di difesa della pelle. Prima che l'incarnato assuma il noto colore dorato, il DNA subisce sistematicamente un danno.
La tipica scottatura può essere provocata anche da sorgenti UV artificiali. Si tratta di un arrossamento della pelle, spesso accompagnato da infiammazione, bolle e desquamazione, con conseguenze negative sulla struttura cutanea.
Un'esposizione continua e prolungata ai raggi UV può causare un'infiammazione della cornea o della congiuntiva (fotocheratocongiuntivite o cecità da neve).
I raggi UV favoriscono la degenerazione precoce della pelle e la formazione di rughe. La cute perde elasticità, diventando secca e coriacea.
Il tumore cutaneo provocato dalla radiazione UV si suddivide in due categorie:
Nella prima categoria rientrano il basalioma e lo spinalioma (carcinoma spinocellulare), cui si aggiungono la cheratosi attinica e il morbo di Bowen. Questi tumori producono raramente metastasi e il più delle volte si asportano con un intervento chirurgico. Si ipotizza che il tumore non-melanoma sia dovuto a un'eccessiva esposizione ai raggi UV nel corso degli anni. Il tasso di mortalità è molto basso.
Nel caso del melanoma maligno, eventuali scottature di grave entità subite durante l'infanzia e in gioventù sembrano rivestire un ruolo determinante. Si tratta di una forma più rara di tumore, ma con un tasso di mortalità notevolmente più elevato.
L'opacizzazione precoce del cristallino è dovuta soprattutto all'azione dei raggi UV-A.
Un'esposizione elevata ai raggi UV può causare un rapido indebolimento delle difese immunitarie del nostro organismo, favorendo l'insorgere di malattie virali e batteriche. Si ipotizza inoltre che questa maggiore vulnerabilità sia direttamente correlata con i tumori cutanei.
La radiazione UV è responsabile della sintesi della vitamina D3, necessaria tra l'altro per la formazione delle ossa e utile, a quanto pare, per prevenire alcune forme di cancro e il diabete.
Per produrre vitamina D3 non è tuttavia necessaria una lunga esposizione al sole, è bene sottrarsi all'azione diretta dei raggi solari prima che compaia l'abbronzatura.