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L'espressione designa un piano per l'estensione delle superfici coltivate e l'aumento della produttività agricola al fine di garantire gli approvvigionamenti e l'autosufficienza alimentare durante la seconda guerra mondiale. Una prima estensione dei campi agricoli era già stata decisa dalle autorità fed. nel 1939 (25'000 ettari) e nel 1940 (12'500 ettari), nel quadro delle misure anticrisi e di preparazione in vista della guerra. Le origini del piano Wahlen vero e proprio risalgono al 15.11.1940, quando Friedrich Traugott Wahlen, capo della divisione della produzione agricola e dell'economia domestica dell'ufficio di guerra per l'alimentazione (Approvvigionamento economico del Paese), presentò a un vasto pubblico - all'insaputa dei suoi superiori - un progetto che aveva elaborato dal 1935. Ispirandosi tra l'altro alla "battaglia del grano", promossa dall'Italia fascista negli anni 1930-40, e basandosi su stime approfondite delle potenziali rese agricole, Wahlen studiò i modi con cui la Svizzera avrebbe potuto accrescere il peso della campicoltura nell'ambito della produzione agricola e assicurare l'approvvigionamento della pop. nel caso di un arresto totale delle importazioni. Per raggiungere tale obiettivo, secondo Wahlen erano necessari quattro requisiti fondamentali: la gestione oculata delle scorte, lo sfruttamento dell'intero potenziale agricolo, il riutilizzo delle risorse e l'impiego razionale dei mezzi di produzione, ad esempio del lavoro umano, "limitando senza distinzioni tutte le attività non vitali".
Il piano ebbe un'eco favorevole in ampi strati della pop., confrontata a un futuro incerto, per cui anche l'élite politica ed economica, inizialmente restia, finì per aderirvi. All'origine del largo consenso vi erano però motivazioni e obiettivi assai divergenti. La sinistra vide il piano come una vittoria della pianificazione economica e una possibilità per scongiurare il pericolo della disoccupazione. Gli ambienti contadini lo interpretarono come un ritorno alla terra, mentre la destra ne fece il simbolo del "rinnovamento". Le cerchie imprenditoriali legate all'esportazione lo considerarono unicamente come una misura di emergenza dettata dall'Economia di guerra. Per una nuova generazione di esperti agronomi (di cui facevano tra l'altro parte, oltre a Wahlen, anche Ernst Feisst e Oskar Howald), il piano rappresentava invece l'inizio della "nuova politica agricola", una strategia a lungo termine per risanare e modernizzare l'agricoltura, il cui orizzonte temporale andava ben oltre gli anni di guerra. Gli obiettivi immediati vennero raggiunti solo in parte. Grazie a bonifiche e migliorie fondiarie, alla trasformazione di prati in campi coltivati, all'obbligo per le industrie di coltivare il suolo e al sostegno ai piccoli coltivatori, la superficie coltivata passò da 183'000 a 352'000 ettari nel 1945, un risultato comunque ben inferiore ai 500'000 ettari previsti inizialmente. Resistenze nelle zone dove prevaleva l'allevamento, l'esaurimento del suolo, la mancanza di manodopera e la possibilità di ricorrere alle importazioni - che, malgrado i blocchi economici imposti dai belligeranti, non cessarono mai del tutto - furono le ragioni principali per cui l'attuazione del piano conobbe un rallentamento dopo la quinta tappa (1942). L'autosufficienza rimase un obiettivo irrealizzabile; il grado di autoapprovvigionamento passò ad ogni modo dal 52% al 59%, anche se con una riduzione del consumo calorico medio pro capite (da 3200 a 2200).
I benefici del piano Wahlen non si limitarono comunque all'approvvigionamento alimentare. Subordinando l'intera pop. al raggiungimento di un obiettivo comune, favorì infatti in maniera duratura la coesione sociale. Anche se pure nel corso della seconda guerra mondiale i sacrifici non furono equamente ripartiti tra i vari strati sociali e i lavoratori dipendenti subirono privazioni, il piano assurse a simbolo dell'unione, della volontà di resistenza e dello spirito di indipendenza della Svizzera. A ciò contribuì anche un'efficace propaganda, soprattutto da parte della Lega del Gottardo, che considerò la battaglia contro la fame e per l'autosufficienza non come fine a se stessa, ma alla stregua della lotta per la patria e per l'indipendenza, ponendo così il piano Wahlen sullo stesso piano della difesa militare. Dopo il 1940 ciò portò a conflitti continui tra l'agricoltura, l'industria di esportazione e l'esercito, che si contesero la manodopera disponibile.
Fonti
– F. T. Wahlen, Die Anbauschlacht, a cura di W. Schweizer-Hug, 19412
– F. T. Wahlen, Unser Boden heute und morgen, 1943
– Die schweizerische Kriegswirtschaft 1939-1948, 1950
Bibliografia
– P. Maurer, Anbauschlacht, 1985
– W. Baumann, «Mehr bäuerliche Selbstversorgung», in Geschichte der Konsumgesellschaft, a cura di J. Tanner et al., 1998, 49-61
Autrice/Autore: Albert Tanner / mku