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Robot-sensori in formato mini, non più grandi di una cellula, possono essere ora prodotti in serie grazie alla nuova "ricetta" trovata al Massachusetts Institute of Technology (Mit).
Si chiamano "syncell", ossia cellule sintetiche, e possono essere utilizzati per monitorare le condizioni dentro oleodotti e gasdotti o per cercare anomalie mentre navigano nel flusso sanguigno all'interno del corpo umano. Il nuovo metodo di produzione, chiamato autoperforazione, è stato pubblicato sulla rivista Nature Materials.
I ricercatori, guidati da Pingwei Liu e Albert Tianxiang Liu, hanno sfruttato a loro vantaggio le proprietà del grafene, un materiale ultrasottile e molto fragile, che forma il rivestimento esterno dei minuscoli robot, mentre all'interno sono presenti i circuiti elettronici e altri materiali in grado di raccogliere, memorizzare e trasmettere i dati. La chiave del procedimento sta nel controllare la normale fratturazione del sottile foglio di grafene, così invece di produrre frammenti casuali come i resti di un vetro rotto, si ottengono pezzi tutti uguali per forma e dimensione in un unico, semplice passaggio.
Il comportamento delle syncell è molto simile a quello delle cellule viventi: possono avere la capacità di muoversi, individuare particolari sostanze chimiche, immagazzinare le informazioni e i ricercatori hanno dimostrato che restano funzionanti per diversi mesi anche immerse nell'acqua, un liquido che non va per niente d'accordo con le componenti elettroniche.
Oltre alle potenziali applicazioni nel monitoraggio medico e industriale, secondo Albert Liu lo stesso metodo di produzione costituisce un'innovazione con grande potenziale: "Il procedimento di fratturazione controllata può essere esteso a molti altri ambiti".