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MILANO - Il Tribunale civile di Milano ha condannato l'azienda Dolce&Gabbana srl a versare a Diego Armando Maradona 70mila euro di risarcimento, oltre agli interessi legali, per la «indebita utilizzazione» e l'indebito «sfruttamento a fini commerciali del nome» del 'Pibe de oro', che sarebbe avvenuto nel corso di un evento a Napoli nel 2016.
In quell'occasione una modella sfilò con una maglia azzurra simile a quella del Napoli e che riportava il nome di Maradona sopra il numero 10.
Per il giudice Paola Gandolfi, il nome di Maradona «veicola (...) particolari suggestioni di fascino storico e di eccellenza calcistica» e «non può essere consentito a terzi imprenditori di farne uso alcuno, senza il consenso dell'avente diritto».
Il campione argentino è stato assistito nella causa dagli avvocati e professori Ulisse Corea (Studio Marini), Antonio Tigani Sava e Luca Albano. Secondo gli avvocati, «la sentenza rappresenta un inedito precedente giurisprudenziale nella materia dei diritti all'utilizzo del nome e dell'immagine dei calciatori e degli sportivi in generale».
Nel settembre del 2017, lo stesso Maradona, attraverso il suo manager Stefano Ceci, aveva annunciato di aver «dato mandato ai miei legali per citare in giudizio gli stilisti Domenico Dolce e Stefano Gabbana ed ottenere il giusto risarcimento perché, durante una loro sfilata a Napoli, hanno utilizzato il mio nome, senza alcuna autorizzazione».
«Pur conservando per il loro lavoro stima e considerazione - aveva aggiunto lo storico '10' del Napoli nella nota diffusa dal manager - sono stato costretto a tutelare i miei interessi violati da una politica di marketing speculativo da parte degli stilisti».
In concreto, scrive il giudice della prima civile, «l'uso del nome di Maradona» nella sfilata-evento «era esplicitamente finalizzato ad appropriarsi, nella collezione di D&G, proprio di quelle componenti attrattive insite nel richiamo alla prestigiosa storia sportiva del mitico calciatore». Peraltro, si legge ancora, «un operatore economico avveduto non può ragionevolmente ritenere che l'evocazione del 'mito Maradona' possa conferire anche diritti di disposizione sul nome per finalità commerciali e, soprattutto, promozionali».
Ovviamente, precisa ancora il giudice, «la mancata messa in produzione e commercio dei capi con il logo» di Maradona «incide», però, «sulla quantificazione del danno, limitandone l'entità (Maradona aveva chiesto un risarcimento di 1 milione di euro, ndr)». Dolce&Gabbana, ad ogni modo, sono stati anche condannati a pagare all'ex fuoriclasse argentino, oggi allenatore, oltre 13mila euro di spese legali.