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Il PS chiede strategia su denaro pulito
BERNA - Per salvaguardare la piazza finanziaria elvetica, il Partito socialista chiede al governo una strategia del "denaro pulito". Senza cambiamenti, la Svizzera subirà nuove pressioni internazionali e una caduta del volume dei capitali depositati nei forzieri delle banche.
A sostegno di queste informazioni, il PS ha presentato oggi alla stampa due studi realizzati da esperti indipendenti. Dagli stessi emerge che un improvviso abbandono del segreto bancario elvetico, per esempio nel 2016, potrebbe comportare la fuga di tutto il denaro non dichiarato (circa 700 miliardi di franchi), nonché un calo del rendimento del 50%, ha spiegato il professor Teodoro Cocca, dell'Università di Linz (A).
Per evitare questo "scenario peggiore", la Svizzera dovrebbe dotarsi di una strategia della qualità, che si basa sulle dichiarazioni spontanee dei patrimoni e su un adeguamento delle norme fiscali. A medio termine, questa strategia provocherebbe una riduzione dei rendimenti pari al 13%, dovuta a un calo degli averi della clientela e dei margini di beneficio. Tuttavia - ha aggiunto Cocca - questa diminuzione verrebbe compensata integralmente nel giro di cinque anni, ossia entro il 2018.
Un secondo studio del KOF (Istituto di ricerca congiunturale del Politecnico federale di Zurigo) mostra un'evoluzione simile per la crescita del prodotto interno lordo (PIL), a seconda degli scenari presi in considerazione. Nel peggiore dei casi, il PIL potrebbe per esempio "crollare" del 2,4% nel 2016.
Di fronte a questi rischi importanti che potrebbero colpire l'intera economia svizzera e i posti di lavoro, sarebbe pericoloso restarsene con le mani in mano, ha dichiarato il consigliere agli Stati Alain Berset (PS/FR). I socialisti hanno pertanto elaborato una mozione che chiede al Consiglio federale di varare una strategia che si basi sul denaro pulito e sulla qualità.
Vi è apertura sul suo contenuto: "non vogliamo imporre al governo una soluzione già pronta". Si tratta ancora "di vedere" se la strategia debba basarsi sulle scambio automatico d'informazioni, ha aggiunto Berset. Unica certezza: le banche svizzere dovrebbero concentrarsi sulla gestione di denaro dichiarato al fisco.
Per i socialisti si tratta ora di non aspettare una nuova ondata di pressioni internazionali, prima d'agire. Circa gli accordi fiscali bilaterali che la Svizzera sta negoziando con Germania e Inghilterra, essi sono suscettibili di risolvere i problemi solo in modo temporaneo, ha ancora affermato Berset.
A suo modo di vedere, anche l'introduzione di un'imposta liberatoria alla fonte è sbilenca. Infatti, la Svizzera si troverebbe a svolgere il ruolo di esattore d'imposta per conto di paesi stranieri nella speranza di preservare la sfera privata dei clienti delle banche.