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L'iniziativa contro le esportazioni di armi verso Paesi in guerra civile, lanciata lo scorso dicembre, consentirà alla popolazione di avviare un dibattito sul tema.
Per questo motivo, il Consiglio degli Stati ha respinto oggi due mozioni che intendono rafforzare i controlli sull'export di materiale bellico non volendo anticipare le discussioni su questo argomento sensibile.
La prima mozione del Partito borghese democratico, approvata lo scorso settembre per 97 voti a 82 dal Consiglio nazionale, chiede che i criteri definiti nell'ordinanza sulle esportazione di materiale bellico vengano inclusi nell'omonima legge, e quindi siano attaccabili mediante referendum. L'atto parlamentare è stato respinto per 20 voti a 17 (6 astenuti).
L'origine della mozione va ricercata nella decisione del Consiglio federale risalente alla scorsa estate di consentire l'export di armi anche in Paesi alle prese con conflitti interni (leggi guerre civili). Nel frattempo, l'esecutivo ha fatto marcia indietro.
Il Consiglio federale è stato infatti subissato di critiche da parte di quasi tutti i partiti, per non parlare delle associazioni attive in campo umanitario e dell'aiuto allo sviluppo. Fatto più unico che raro, anche il presidente del Comitato internazionale della Croce Rossa, l'ex segretario di Stato Peter Maurer, ha stigmatizzato pubblicamente le intenzioni del governo.
La seconda mozione, inoltrata dal "senatore" Raphäel Comte (PLR/NE) dopo il dietrofront governativo, chiede un rafforzamento dei controlli sulle esportazioni di materiale bellico a livello di legge o ordinanza per evitare che materiale elvetico venga dirottato verso zone di conflitto oppure utilizzato impropriamente dallo Stato acquirente. L'atto parlamentare in questione è stato bocciato per 22 voti a 16 (5 astenuti).
Diversi oratori hanno difeso in aula i due atti parlamentari, poiché credono che le discussioni sulla modifica dell'ordinanza sul materiale bellico abbiano mostrato come la popolazione sia sensibile a questo tema. A loro parere non è pensabile mantenere la situazione attuale e con l'approvazione delle mozioni il Parlamento potrebbe attivarsi già ora senza attendere un dibattito parlamentare sull'iniziativa popolare.
La maggioranza, sostenuta in aula dal consigliere federale Guy Parmelin, ha preso atto che in dicembre è stata lanciata l'iniziativa popolare "Contro l'esportazione di armi in Paesi teatro di guerre civili (Iniziativa correttiva)", che avrebbe già raccolto oltre 100 mila firme. Il plenum si attende pertanto una votazione popolare e un ampio dibattito sulla questione che non è il caso di anticipare ora.
Nel suo intervento, Parmelin ha approfittato dell'occasione per ribadire che i controlli sull'esportazione di materiale bellico funzionano bene, visto che in passato ci sono stati solo alcuni problemi su un volume di oltre 50 mila autorizzazioni rilasciate dal 1998. La Svizzera, ha rammentato il ministro dell'economia, è uno dei rari Paesi che esegue controlli sul posto per verificare che armi di sua fabbricazione non vengano riesportate in Paesi problematici.