Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/148105

<h2>SubmittedText<h2><p>L'anno scorso sono entrati in Svizzera 21 465 richiedenti l'asilo. Per chiarire i rischi sanitari sono invitati a compilare un modulo relativo alla loro salute, in base al quale si deciderà se disporre o no un esame medico. Per ignoranza, paura o a causa di barriere linguistiche, questi moduli spesso non sono compilati in maniera corretta. L'unico esame sistematico previsto d'ufficio è lo screening della tubercolosi. In tempi caratterizzati dalla rapida diffusione delle malattie, com'è attualmente il caso dell'Ebola in alcuni Paesi africani, gli accertamenti medici vanno migliorati al fine di garantire la protezione della popolazione da malattie contagiose. Proprio nei centri d'asilo, dove le persone vivono a stretto contatto tra loro, sussiste un elevato rischio di contagio sia per gli ospiti sani sia per gli impiegati. Si ritiene che in ultima analisi un esame preventivo sistematico dei richiedenti l'asilo sia non soltanto più semplice, bensì anche decisamente meno costoso che trattare e arginare una malattia contagiosa.</p><p>Il Consiglio federale è pertanto invitato a rispondere alle domande seguenti: </p><p>1. Come giudica l'efficacia degli accertamenti sanitari di confine attualmente eseguiti?</p><p>2. Come può garantire misure sanitarie di confine efficaci ed efficienti che impediscano la diffusione di malattie contagiose e di parassiti (pidocchi o cimici dei letti) nei centri d'asilo?</p><p>3. È necessario esaminare sistematicamente e approfonditamente lo stato di salute dei richiedenti l'asilo prima di ripartirli nei cantoni. Quali modifiche propone il Consiglio federale per il sistema attuale?</p><p>4. I centri di registrazione sarebbero in grado di far fronte all'arrivo di un gran numero di rifugiati contagiati dall'Ebola? Quali misure prevede il Consiglio federale per una tale evenienza?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Dal 2006, tutti i richiedenti l'asilo sono sottoposti a una valutazione individuale dello stato di salute con domande sulla tubercolosi (TBC) entro cinque giorni dal loro arrivo in uno dei centri di registrazione e procedura (CRP) gestiti dall'Ufficio federale della migrazione. La misura si fonda sull'ordinanza del DFI del 9 dicembre 2005 concernente i provvedimenti del servizio sanitario di confine (RS 818.125.11) e sulle istruzioni tecniche dell'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) del 24 aprile 2008 sulle misure sanitarie di confine nei centri per richiedenti l'asilo della Confederazione e dei cantoni ("Technische Weisungen des BAG vom 24. April 2008 betreffend grenzsanitätsdienstliche Massnahmen, GSM, bei Personen des Asylbereichs in den Zentren des Bundes und in den Kantonen"). Per interrogare la persona richiedente l'asilo, il personale sanitario dei CRP si avvale di un programma informatico che gli consente di porre domande, davanti allo schermo, in una delle 32 lingue offerte dal sistema. Questa procedura permette di individuare i soggetti che richiedono accertamenti medici più approfonditi in merito alla TBC (attualmente il 6 per cento circa di tutti i richiedenti l'asilo). A questa misura si aggiungono informazioni sull'AIDS fornite mediante un video prodotto in 21 lingue. Inoltre, dal mese di febbraio 2014 i bambini di età inferiore ai cinque anni con una protezione vaccinale insufficiente sono vaccinati contro la poliomielite (paralisi infantile) e dalla fine di agosto 2014 tutti i richiedenti l'asilo provenienti da uno dei Paesi colpiti dall'epidemia di Ebola sono interrogati dal personale dei CRP sulla data di uscita dal Paese. Se sono trascorsi meno di 21 giorni o se la data non è conosciuta viene contattato l'UFSP, che predispone immediatamente esami più approfonditi da parte dell'ufficio del medico cantonale. In caso di sospetto contatto con un soggetto ammalatosi di Ebola o già deceduto, la persona è posta sotto sorveglianza all'esterno del centro.</p><p>Le misure sanitarie di confine suesposte sono gli unici provvedimenti di routine presi nei confronti dei richiedenti l'asilo. Gli Stati membri dell'UE non hanno adottato una soluzione unitaria, ma coordinano comunque le loro misure. La Svizzera è in costante contatto con la Commissione europea e con le autorità degli Stati membri dell'UE: questo dialogo le permette all'occorrenza di armonizzare le proprie misure con la prassi adottata dagli Stati membri dell'UE.</p><p>1. Le domande sulla TBC poste ai richiedenti l'asilo nei CRP permettono di identificare un caso di malattia ogni 1500 persone interrogate con una tempestività maggiore di quanto non sarebbe possibile senza domande di questo tipo. Il numero di casi individuati più precocemente corrisponde grosso modo al 10 per cento di tutti i casi di TBC che si manifestano nei richiedenti l'asilo durante l'intero soggiorno in Svizzera. La malattia si sviluppa perlopiù lentamente (nel corso di mesi o anni) e il trattamento fa sì che nel giro di pochi giorni la persona infetta non sia più contagiosa. La misura protegge in primo luogo altri richiedenti l'asilo da un contagio, il che teoricamente permette di evitare nuovi casi di TBC fra queste persone. Per quanto riguarda l'efficacia della prevenzione dell'AIDS tra i richiedenti l'asilo non vi sono dati. Relativamente alla poliomielite, finora non si sono registrati casi di questa malattia. L'efficacia delle misure contro l'Ebola è valutata nella risposta alla domanda 4.</p><p>2. I rischi sanitari per la popolazione residente in seguito all'arrivo di richiedenti l'asilo sono stati piuttosto sopravvalutati in passato. Nella storia delle misure sanitarie di confine, diversi sono stati i provvedimenti sperimentati: in Svizzera, la maggior parte è poi stata revocata perché poco efficace (p. es. test antitubercolosi effettuati sui lavoratori migranti per decenni fino al 2005, test antimalaria e antisifilide effettuati sui richiedenti l'asilo negli anni 1980). Per quanto riguarda la tubercolosi, le misure adottate nei confronti delle persone richiedenti l'asilo sono state mantenute, anche se oggi per una diagnosi precoce della malattia sarebbe sufficiente sottoporre ad accertamenti medici, nell'ambito del sistema sanitario generale, le persone manifestamente malate. Il Consiglio federale esamina pertanto la possibilità di adeguare le misure sanitarie di confine all'inizio del 2016, in concomitanza con l'entrata in vigore della riveduta legge sulle epidemie.</p><p>Un programma federale di lotta ai pidocchi e alle cimici dei letti non è necessario, poiché nelle singole istituzioni (i centri per richiedenti l'asilo) sono sufficienti, se attuati in modo sistematico, programmi più semplici. Questi insetti sono certamente fastidiosi, ma non trasmettono alcuna malattia (cfr. in merito il parere del Consiglio federale in risposta al postulato Barazzone 14.3715, "Coordinare la lotta contro la diffusione della cimice dei letti in Svizzera"). Le misure di salute pubblica sono di competenza dei medici cantonali.</p><p>3. Nei CRP, l'accesso all'assistenza sanitaria di base è garantito. Tuttavia, un accesso il più possibile facilitato permette di soddisfare al meglio gli imperativi di protezione della salute. Le misure sanitarie di confine descritte in precedenza sono sistematicamente applicate a ciascun richiedente l'asilo. Il Consiglio federale è quindi dell'opinione che attualmente non sia necessario potenziare questo sistema.</p><p>4. Il virus dell'Ebola non si trasmette a partire dai soggetti manifestamente sani, ma da quelli malati. Per le persone sane potenzialmente contagiate e per le persone malate è previsto un dispositivo di sorveglianza e isolamento per evitare ulteriori contagi. Dato che al momento non ci sono test in grado di rilevare un'infezione già durante il periodo di incubazione del virus (che va da 2 a 21 giorni), le persone richiedenti l'asilo provenienti dai Paesi colpiti dall'epidemia di Ebola vengono interrogate sui loro possibili contatti con soggetti ammalatisi di Ebola o già deceduti. Se necessario sono poste sotto sorveglianza al di fuori dei CRP sino alla fine del periodo di incubazione, in modo da poter reagire subito nel caso sviluppassero i sintomi della malattia. </p><p>Se l'epidemia di Ebola dovesse allargarsi nell'Africa occidentale, non è da escludere che possano verificarsi casi di malattia anche fra le persone richiedenti l'asilo in Svizzera. Tuttavia, che possano verificarsi improvvisamente numerosi casi di Ebola sembra essere piuttosto improbabile al momento (ossia a metà novembre 2014). Le capacità del dispositivo in atto per la sorveglianza tempestiva delle persone potenzialmente contagiate vengono adeguate in funzione dell'evolversi della situazione e in stretta collaborazione con i cantoni in cui sono ubicati i CRP. Parimenti, le capacità per trasportare e trattare eventuali ammalati sono costantemente sottoposte a verifica e se necessario adattate.</p>  Risposta del Consiglio federale.