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Rimangono tuttora ignote le sorti dei quattro turisti europei rapiti giovedì scorso alla frontiera tra Mali e Niger – due cittadini svizzeri, un britannico e una donna tedesca. Per ottenere la loro liberazione, la rappresentanza diplomatica elvetica ha aumentato il personale presente sul posto.
"Al momento non vi sono elementi nuovi", ha dichiarato domenica all'ATS un portavoce del Dipartimento federale degli affari esteri, che si tiene costantemente in contatto con le autorità locali e con quelle tedesche e britanniche, così come con i famigliari delle persone rapite. A Berlino un portavoce del ministero degli affari esteri tedesco ha indicato che è stata creata una cellula di crisi per liberare al più presto la concittadina di 77 anni, il cui stato di salute desta particolare preoccupazione. Stando al direttore della sua agenzia di viaggi, la donna necessita di medicamenti.
La notizia del rapimento era giunta giovedì sera. I quattro stavano tornando da un festival dedicato alla cultura tuareg, a Anderamboukane, nel nord del Mali. "Tre ore dopo la fine del festival – ha riferito all'AFP il governatore della regione di Gao (Mali) – abbiamo appreso che alcuni turisti sono stati portati via". Il veicolo sul quale viaggiavano è stato trovato sul luogo del rapimento, nei pressi della località nigerina di Bani-Bangou, a una sessantina di chilometri dalla frontiera con il Mali. La regione, desertica e quasi priva di presenza amministrativa, favorisce traffici di ogni genere.