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Alimenti per il coniuge
|Caso 322, 1 dicembre 2013||<< caso precedente | caso successivo >>|
Quale può essere il metodo di calcolo dei contributi di mantenimento fra coniugi post divorzio nel caso in cui i redditi durante il matrimonio venivano integralmente consumati? Per quanto tempo è ipotizzabile il versamento?
In una sentenza del 15 maggio 2013, il Tribunale federale di Losanna ha stabilito quanto segue:
Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni
Il marito è nato nel 1958 e la moglie nel 1956. Il matrimonio è stato celebrato il 16 giugno 1989. Dall'unione coniugale non sono nati figli. Le parti sono separate nell'agosto 2008.
Il marito è giardiniere paesaggista e il suo stipendio è di ca. CHF 90'000.00 annui. La moglie ha una formazione di segretaria; appassionata di cavalli, ha dato in passato delle lezioni di equitazione e dal 2010 beneficia di una rendita di invalidità di CHF 1'160.00 mensili a seguito di una depressione.
La separazione dei coniugi è stata dapprima regolamentata da una convenzione privata, poi nell'ambito di una procedura di misure a protezione dell'unione coniugale. Il 1° novembre 2010 il marito ha inoltrato la procedura di divorzio unilaterale, durante la quale, pendente una procedura cautelare, le parti hanno trovato un accordo provvisionale, il quale prevedeva tra l'altro il versamento di un contributo alimentare del marito alla moglie pari a CHF 3'750.00 mensili. Il divorzio è stato pronunciato il 5 ottobre 2011, dove è stato fissato il contributo di mantenimento muliebre a CHF 2'200.00 mensili, da versarsi fino all'età AVS del marito. Su ricorso della moglie, il Tribunale d'appello ha aumentato il contributo di mantenimento a CHF 2'840.00 mensili, lasciando invariata la durata.
La moglie ha ricorso al Tribunale federale, chiedendo un contributo di mantenimento di CHF 4'240.00 mensili vita natural durante.
Litigiosi sono l'ammontare del contributo alimentare a favore della moglie e la durata.
Il Tribunale federale, ricordando i principi che reggono il diritto al contributo alimentare coniugale, ha indicato che nel caso concreto il matrimonio ha influito sulla situazione finanziaria del coniuge creditore ("lebensprägend"), siccome, anche se dall'unione coniugale non sono nati figli, il matrimonio è durato una ventina d'anni. Neppure il fatto che la moglie abbia svolto durante il matrimonio un'attività lavorativa marginale (corsi di equitazione per CHF 600.00 mensili di reddito dal 1990 al 2007) può permettere di ribaltare tale presunzione, dal momento che non ha permesso alla moglie di assicurarsi una certa autonomia.
Sul metodo di calcolo dell'ammontare del contributo alimentare muliebre, il Tribunale federale ha rilevato che nel caso concreto le parti non hanno accumulato risparmi e la rendita AI della moglie, pari a CHF 1'160.00 mensili, non permette di compensare i cosi supplementari dovuti a due economie domestiche separate, per cui si giustifica l'applicazione del cosiddetto calcolo delle eccedenze, naturalmente tenuto conto anche della rendita AI percepita dalla moglie.
Sulla durata del contributo alimentare, il Tribunale federale ricorda che occorre riferirsi ai criteri previsti all'art. 125 cpv. 2 CC (come d'altra parte già indicato nella sentenza pubblicata in DTF 132 III 598, consid. 9.1); è necessario in particolare prendere in considerazione anche le aspettative dell'assicurazione per la vecchiaia e i superstiti e della previdenza professionale o di altre forme di previdenza (art. 125 cpv. 2 cifra 8 CC). Anche se sovente il contributo alimentare è previsto fino a quando il coniuge debitore raggiunge l'età AVS, non si può escludere che vi sia il diritto alla rendita senza una limitazione nel tempo (DTF 132 III 593, consid. 7.2 e sentenze citate) e ciò in particolare quando non vi è da attendersi un miglioramento della situazione finanziaria del coniuge creditore e che i mezzi economici del coniuge debitore lo permettano (v. in particolare sentenza TF 5A_679/2007 del 13 ottobre 2008, consid. 4.6.1).
Nel caso concreto la previdenza professionale del marito è stata ripartita in sede di divorzio in ragione di 1/2 ciascuno ai sensi dell'art. 122 CC, per cui i coniugi si trovano in una situazione paritaria, nel senso che la moglie, che ha lavorato poco durante il matrimonio, ha avuto la possibilità di compensare la perdita pensionistica: non vi sono pertanto elementi che possano condurre a prevedere un contributo alimentare a suo favore anche dopo il pensionamento del marito: non vi sono infatti elementi che possano far suppore che il marito, che svolge un'attività lavorativa da dipendente, continui la sua attività professionale dopo i 65 anni.
Nel calcolo del contributo di mantenimento occorrerà comunque prendere in considerazione nel fabbisogno della moglie gli oneri concernenti l'obbligo per la medesima di pagare dei contributi AVS e che dovrà costituirsi una previdenza professionale per il periodo tra il momento della suddivisione della cassa pensioni con il marito e la data quando la stessa percepirà la rendita AVS, dato che la costituzione di una previdenza di vecchiaia appropriata fa parte del debito mantenimento post divorzio (art. 125 cpv.1 CC i.f. e DTF 135 III 158, consid. 4.1; v. anche caso 220).
Annoto come il Tribunale d'appello di Lugano si scosti dalla giurisprudenza del Tribunale federale sopra riassunta, applicando un calcolo differente (v. caso 262). Invero il metodo di calcolo del Tribunale federale è senz'altro meno complesso e da condividere.
Data creazione: 1 dicembre 2013
Data modifica: 7 dicembre 2013
|Caso 320, 1 novembre 2013||<< caso precedente | caso successivo >>|
Il Minimo Esistenziale LEF può essere adeguato in caso di alto tenore di vita?
In una sentenza del 16 ottobre 2013, il Tribunale d'appello di Lugano ha stabilito quanto segue:
Dandosi coniugi con alto livello di vita, il minimo esistenziale del diritto esecutivo può rivelarsi insufficiente per coprire le spese effettive. In simili ipotesi il fabbisogno minimo può essere definito in base al reale dispendio, sommando le uscite documentate.
Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni
I coniugi sono sposati dal 1986, in regime di separazione dei beni. Dal matrimonio sono nate due figlie, di cui oggi una ancora minorenne. Il marito ha promosso un'azione unilaterale di divorzio e ha avviato anche una procedura cautelare tesa tra l'altro ad ottenere un contributo alimentare per sé. Con decreto cautelare il Pretore ha fissato un certo importo a titolo di alimenti per il marito. Entrambe le parti sono insorte in appello, postulando il marito una cifra alimentare più elevata rispetto a quella riconosciutagli in prima sede, la moglie la soppressione del contributo di mantenimento a favore del marito.
Il marito ha un reddito che si aggira sui CHF 8'000.00 mensili, mentre la moglie di ca. CHF 22'000.00 mensili.
Tra le varie censure sollevate in appello, la moglie ha indicato che avrebbe delle spese che sono di regola contemplate nel minimo esistenziale LEF, ma di fatto superiori alla media.
Il Tribunale d'appello si è chinato sulla censura e ha spiegato che gli alimentari, il vestiario, l'abbonamento telefonico, l'allacciamento ad internet, la tassa di ricezione radiotelevisiva, i giornali, il cinema, il parrucchiere, le spese varie per la casa rientrano già nel minimo esistenziale del diritto esecutivo (FU 68/2009, pag. 6292, cifra I; Rep. 1994, pag. 297; Rep. 1995, pag. 141). Ha altresì precisato che la tesi della moglie appellante, secondo cui in situazioni agiate non si giustifica di includere tali spese nel minimo esistenziale del diritto esecutivo, non appare fuori luogo: dandosi coniugi con alto livello di vita, invero, il minimo esistenziale del diritto esecutivo può rivelarsi insufficiente per coprire le spese effettive (analogamente I CCA 11.2010.112 del 17 giugno 2013, consid. 6c). In simili ipotesi il fabbisogno minimo va definito in base al reale dispendio, sommando le uscite documentate.
Tuttavia nella presente fattispecie la moglie ha presentato un riassunto delle proprie spese annue, ma non le ha rese verosimili, limitandosi a produrre dei classificatori contenenti una mole di ordini di pagamento bancari alla rinfusa. Chi sceglie di fondarsi sul calcolo delle spese effettive deve indicare quali giustificativi le sorreggano e non può limitarsi ad allegare un carteggio informe. Né incombe al giudice, tanto meno in una procedura sommaria, vagliare di propria iniziativa una documentazione ponderosa per verificare sistematicamente la corrispondenza tra le spese esposte e i giustificativi allegati (analogamente I CCA 11.2010.112 del 17 giugno 2013, consid. 6d con rinvii).
Chi sceglie di far valere il proprio fabbisogno minimo in base al dispendio effettivo non può limitarsi a rendere verosimili determinate uscite e non altre. Non può invocare il minimo esistenziale del diritto esecutivo e maggiorarlo di spese a piacimento, per altro già comprese in quel minimo (ancorché in minor misura: in casu abbigliamento, palestra, prodotti di pulizia, giornali e parrucchiere). Deve per contro giustificare i singoli costi, senza più valersi del minimo in questione.
Il minimo esistenziale del diritto esecutivo per contro non include spese per vacanze, gioielli, quadri, estetista, manicure che vanno calcolati in aggiunta; tuttavia anche tali spese devono nondimeno essere rese verosimili già ad un sommario esame con chiaro rinvio ai giustificativi, sempre che siano ricorrenti e non meramente sporadiche.
Data creazione: 1 novembre 2013
Data modifica: 22 ottobre 2014
Modifica della sentenza di divorzio - soppressione del contributo di mantenimento in caso di concubinato
|Caso 312, 16 giugno 2013||<< caso precedente | caso successivo >>|
Il concubinato del coniuge divorziato creditore dell'alimento comporta automaticamente la soppressione del contributo di mantenimento a suo favore?
In una sentenza del 27 febbraio 2013 il Tribunale federale di Losanna ha stabilito quanto segue:
Il concubinato qualificato del coniuge divorziato creditore del contributo alimentare non provoca automaticamente il decadimento del medesimo ai sensi dell'art. 130 cpv. 2 CC, applicabile per contro in caso di nuovo matrimonio. E' per contro l'art. 129 cpv. 1 CC che si applica.
Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni
I coniugi si sono sposati nel 1973. Nel 2001, dopo 5 anni di separazione, hanno inoltrato al giudice una domanda comune di divorzio. Lo stesso anno il Giudice ha pronunciato il divorzio e omologato la convenzione sulle relative conseguenze accessorie. Il marito si è tra l'altro obbligato a pagare un contributo alimentare a favore della moglie fino al di lei pensionamento (2016).
Nel 2011 il marito ha promosso davanti al giudice un'azione di modifica della sentenza di divorzio, invocando una modifica rilevante e duratura delle circostanze, in particolare il fatto che la moglie vivrebbe in concubinato stabile, chiedendo dunque in via principale la soppressione del contributo di mantenimento a suo favore e in via subordinata la sua sospensione. Le istanze cantonali hanno respinto la richiesta, mentre il Tribunale federale l'ha accolta, sopprimendo con effetto al 1° aprile 2011 (giorno dell'inoltro della richiesta) il contributo alimentare del marito.
Ora, se l'art. 130 cpv. 2 CC, applicabile in caso di nuovo matrimonio, non trova applicazione in caso di concubinato qualificato, per quest'ultimo si può ricorrere all'art. 129 cpv. 1 CC, il quale permette al giudice di ridurre, sopprimere o provvisoriamente sospendere il contributo alimentare (cfr. sentenza TF 5C.265/2002 del 1 aprile 2003, consid. 2.4 non pubblicato in DTF 129 III 257).
L'art. 129 cpv. 1 CC prevede che se la situazione muta in maniera rilevante e durevole, la rendita può essere ridotta, soppressa o temporaneamente sospesa; un fatto è nuovo se non è stato preso in considerazione per la quantificazione del contributo alimentare nella procedura di divorzio. Non è determinante la prevedibilità di un fatto nuovo, bensì esclusivamente il fatto che la rendita è stata quantificata senza considerare tali circostanze future (DTF 138 III 289, consid. 11.1.1; DTF 131 III 189, consid. 2.7.4; sentenza TF 5A_93/2011, consid. 6.1, del 13 settembre 2011; sentenza TF 5A_845/2010, consid. 4.1 del 12 aprile 2011).
La qualifica di concubinato qualificato è già stata definita dal Tribunale federale (cfr. ad es. caso-294, con riferimenti: si tratta di una comunità di vita a carattere esclusivo e di una certa durata con un nuovo partner, con delle componenti spirituali, corporee ed economiche: comunità di tetto, di tavola e di letto). Se il concubinato dura da 5 anni al momento dell'apertura dell'azione di modifica della sentenza di divorzio sussiste una presunzione, per la quale si può portare la prova del contrario, che il concubinato è stabile.
La sospensione o la soppressione del contributo alimentare in caso di concubinato qualificato può essere decisa anche nel caso in cui il concubinato non sia durato ancora 5 anni, dal momento in cui la convivenza risulta stabile per altri fattori che non la durata (v. sentenza TF 5A_81/2008, consid. 5.4.4. dell'11 giugno 2008; sentenza TF 5C.296/2011, consid. 3b/bb del 12 marzo 2002). La scelta tra la sospensione e la soppressione del contributo alimentare va valutata di caso in caso a dipendenza degli interessi in gioco: da un lato l'interesse del creditore alimentare di veder ripristinato il contributo alimentare in caso di cessazione del concubinato e dall'altro l'interesse del debitore alimentare di essere definitivamente liberato dall'obbligo alimentare.
Nel caso concreto i giudici cantonali avevano ritenuto che il concubinato non fosse un fatto nuovo, siccome era ipotizzabile, per cui prevedibile, al momento del divorzio. Il Tribunale federale ha ritenuto questa tesi contraria al diritto federale, precisando che è decisivo sapere non tanto se i coniugi all'epoca del divorzio potessero immaginare di rifarsi una vita e di vivere in futuro in concubinato con un altro partner, bensì se l'hanno espressamente previsto all'epoca del divorzio, regolamentando ciò in convenzione.
Ora, sempre nel caso concreto nella convenzione di divorzio nulla si legge in merito all'ipotesi di sospensione o soppressione dell'alimento in caso di un futuro concubinato; a quell'epoca la moglie non viveva in concubinato, ciò che ha avuto inizio a fine 2001, dopo la pronuncia del divorzio. Anche i calcoli sul fabbisogno minimo della moglie all'epoca del divorzio si riferivano ad una persona che vive sola. in queste circostanze e senza che in convenzione di divorzio sia stato espressamente regolamentato qualcosa, anche se l'alimento è stato fissato per una durata determinata (pensionamento della moglie, 2016), non si può in buona fede ritenere che i coniugi avessero preso in considerazione l'ipotesi di un futuro concubinato della moglie e previsto che un tale concubinato non potesse avere alcun influsso sul contributo alimentare.
Si tratta ora di sapere se l'alimento va soppresso o sospeso.
Nel caso concreto all'inoltro della procedura giudiziaria il concubinato della moglie era in essere da oltre 10 anni. D'altra parte non è contestato che tale concubinato sia da considerare qualificato. Vista la sua lunga durata, si giustifica dunque la soppressione del contributo alimentare. Invero la dottrina ritiene giustificata la soppressione, e non la semplice sospensione, se il concubinato qualificato dura almeno già da 5 anni (cfr. anche consid. <ip-pii> della sentenza qui commentata).
Data creazione: 16 giugno 2013
Data modifica: 16 giugno 2013
|Caso 305, 1 marzo 2013||<< caso precedente | caso successivo >>|
Il fatto che un coniuge straniero lasci il suo paese per risiedere in Svizzera con il marito, fa presumere l'esistenza di un matrimonio "lebensprägend"?
In una sentenza del 20 settembre 2012, il Tribunale federale di Losanna ha stabilito quanto segue:
Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni
La moglie, nata nel 1966, di nazionalità bielorussa, e il marito, nato nel 1948, di nazionalità svizzera, si sono sposati il 6 settembre 2002 nel Canton Vaud. I coniugi si sono incontrati per il tramite di un'agenzia matrimoniale alla quale la moglie si era iscritta nel suo paese di origine nel 2001. La moglie è giunta in Svizzera durante l'estate del 2002; dal matrimonio non sono nati figli. Con decisione di misure a protezione dell'unione coniugale del 12 novembre 2003, i coniugi sono stati autorizzati a vivere separati.
Il 21 marzo 2005 il marito ha inoltrato una procedura di nullità del matrimonio, subordinatamente di divorzio. Un punto controverso è rimasto quello relativo all'eventuale contributo di mantenimento muliebre.
Secondo l'art. 125 cpv. 1 CC, se non si può ragionevolmente pretendere che un coniuge provveda da sé al proprio debito mantenimento, inclusa un’adeguata previdenza per la vecchiaia, l’altro coniuge gli deve un adeguato contributo di mantenimento. La normativa in questione concretizza due principi: da un lato quello dell'indipendenza economica dei coniugi dopo il divorzio e dall'altro quello della solidarietà post divorzio.
Un contributo alimentare è di principio dovuto dopo il divorzio se il matrimonio ha avuto un influsso concreto sulla situazione finanziaria del coniuge creditore (matrimonio "lebensprägend" - DTF 137 III 102, consid. 4.1.2).
Se il matrimonio è durato almeno 10 anni (periodo da calcolare fino alla data di separazione di fatto delle parti - DTF 132 III 598, consid. 2) di principio è "lebensprägend". Indipendentemente dalla sua durata, vale a dire anche se è durato meno di 10 anni, è pure "lebensprägend" il matrimonio che ha visto sradicato culturalmente un coniuge (sentenza TF 5A_649/2009 del 23 febbraio 2010, consid. 3.3.2 e sentenze citate), se il coniuge creditore si può prevalere di una situazione di fiducia ("Vertrauenposition", sentenza TF 5C.49/2005 del 23 giugno 205, consid. 2.1) o se sono nati dei figli comuni (DTF 135 III 59, consid. 4.1).
Ma anche un tale matrimonio non dà automaticamente diritto ad un contributo alimentare, ritenuto che il principio dell'autonomia di mantenimento è superiore rispetto al principio del mantenimento, dato che un coniuge può chiedere un contributo alimentare solo se non può da solo mantenersi debitamente e se l'altro coniuge può provvedere al mantenimento (DTF 137 III 102, consid. 4.1.1).
Nel caso concreto, dato che il matrimonio è durato di fatto 11 mesi e dal medesimo non sono nati figli, lo stesso non può essere considerato "lebensprägend"; tuttavia occorre valutare l'eventuale sradicamento culturale. La moglie era prima di sposarsi attiva professionalmente nel suo paese, la Bielorussia, e con la conoscenza del marito e successivo matrimonio ha scelto di lasciare l'attività lavorativa nel suo paese, per trasferirsi in Svizzera. Con l'iscrizione all'agenzia matrimoniale che stampa la propria pubblicazione all'estero, la moglie ha preso in considerazione la possibilità di incontrare un uomo residente all'estero, accettando altresì l'eventualità di dover partire per l'estero, rinunciando così al proprio lavoro, ciò che ha fatto quando ha conosciuto suo marito.
Nella sentenza del 23 aprile 2015 (sentenza TF 5A_844/2014) il Tribunale federale ha precisto che uno sradicamento culturale non è comunque dato quando dopo la separazione l’avente diritto al contributo di mantenimento è tornato nel suo Paese d’origine, ha trovato lì subito un posto di lavoro e solamente alcuni anni dopo il rientro fa valere delle pretese di mantenimento.
Data creazione: 1 marzo 2013
Data modifica: 29 novembre 2015
Salute compromessa della moglie già al momento del matrimonio - durata del contributo alimentare post divorzio
|Caso 302, 16 gennaio 2013||<< caso precedente | caso successivo >>|
Qualora i coniugi si siano sposati nonostante la salute compromessa della moglie, si deve supporre che essi abbiano deciso di condividere questo destino?
In una sentenza del 1° giugno 2012 il Tribunale federale di Losanna ha stabilito quanto segue:
Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni
Fatti: incontro dei futuri coniugi nel 1990; matrimonio del 5 dicembre 1996; figlio nato il 25 dicembre 1996; separazione di fatto del 28 maggio 2006. Nel 1989, prima di incontrare il suo futuro marito, la moglie aveva subito un incidente stradale ed era rimasta invalida e a beneficio di una rendita completa di invalidità.
Al momento della separazione, le entrate della moglie, tra AI, completiva per il figlio e LAINF ammontavano a CHF 4'150.80 mensili, con un fabbisogno di CHF 3'100.00 mensili per sé di CHF 1'145.00 mensili per il figlio. Le entrate da reddito del marito ammontavano per contro a CHF 6'364.00 mensili, compresa la tredicesima, con un fabbisogno di CHF 4'202.00 mensili.
A livello di misure a protezione dell'unione coniugale il marito è stato condannato a versare per moglie e figlio l'importo di CHF 2'050.00 mensili.
La procedura di divorzio è stata avviata il 27 ottobre 2008 e in via cautelare il contributo di mantenimento per moglie e figlio è stato diminuito a CHF 1'500.00 mensili.
Il 20 dicembre 2010 è stato pronunciato il divorzio. Oltre a stabilire il contributo di mantenimento per il figlio, la Corte d'appello - adita su ricorso - ha stabilito un obbligo alimentare del marito verso la moglie di CHF 350.00 mensili fino al probabile di lui pensionamento. Su ricorso del marito, il Tribunale federale ha accolto parzialmente il medesimo e ha limitato il versamento del contributo di mantenimento muliebre fino al mese di dicembre 2012.
Il Tribunale federale nei propri considerandi ha ricordato la giurisprudenza applicabile per il calcolo del contributo di mantenimento a favore del coniuge più debole finanziariamente nei casi di matrimonio "lebensprägend" (cfr. consid. 5.2.2. con vari riferimenti giurisprudenziali).
Nel caso concreto ha rilevato che la moglie dal 1989, ossia da prima del matrimonio, abbia problemi di salute dovuti ad un incidente stradale e benefici di une rendita completa AI e di una rendita parziale LAINF, oltre che ad una rendita completiva per il figlio (v. sopra). Visto che i coniugi si sono sposati consapevoli di ciò, ha precisato che si deve presupporre che abbiano per lo meno implicitamente accettato tale destino, ciò che fa nascere nella moglie una fiducia degna di essere protetta, nel senso che il marito la sosterrà alla luce dei di lei problemi di salute. In tal senso occorre considerare l'invalidità della moglie nella valutazione dell'influsso che il matrimonio ha avuto anche se l'infortunio risale a prima del medesimo. In altre parole il matrimonio va considerato avere avuto un influsso concreto sulla situazione della moglie ("lebensprägend"), tenuto conto non solo della durata di 9,5 anni, della nascita di un figlio comune, ma anche per lo stato di salute della moglie: per cui il diritto ad un contributo alimentare della moglie deve essere ammesso nel suo principio.
Per quanto concerne la durata del versamento del contributo alimentare il marito invoca la giurisprudenza del Tribunale federale secondo cui al compimento dei 16 anni di età del figlio (25 dicembre 2012) non si giustificherebbe più alcun contributo alimentare per la moglie.
Nel caso concreto il Tribunale federale ha tuttavia precisato che tale giurisprudenza non è pertinente, dato che è stata pensata per quei casi in cui il coniuge creditore del contributo alimentare e affidatario potrà riprendere (o estendere) un'attività lavorativa, ciò che evidentemente non è il caso nella fattispecie, essendo la moglie a beneficio di una rendita completa AI sin dal 1989.
Ora, come già indicato, i coniugi hanno scelto e accettato le conseguenze di ciò; la fiducia che la moglie può avere nel sostegno del coniuge è degna di protezione, ma d'altra parte non può essere tutelata senza limiti e senza tener conto del criterio della durata del matrimonio espressamente previsto all'art. 125 cpv. 2 cifra 2 CC. Per cui, dal momento in cui il figlio compirà 16 anni, vale a dire alla fine del mese di dicembre 2012, visto che la durata determinante della vita comune è stata di 9,5 anni, che la moglie dopo la separazione ha percepito, per sé e per il figlio, un contributo alimentare, dopo il divorzio il versamento del contributo alimentare a suo favore va limitato al mese di dicembre 2012, tempo necessario che le permette di adeguarsi alla sua nuova situazione.
Le considerazioni sopra esposte ricordano il caso-266 di cui alla sentenza DTF 137 III 102, laddove il Tribunale federale ha fatto riferimento al concetto di matrimonio di "très grande durée".
La giurisprudenza va dunque nella chiara direzione di prevedere un contributo di mantenimento duraturo (di regola fino al pensionamento, eccezionalmente anche oltre - v. caso-277) solo nei casi di matrimonio che ha avuto un influsso sulla vita coniugale e che sia di notevole durata. Negli altri casi il coniuge più debole economicamente dovrà ad un certo punto (nei casi citati al 16mo anno di età del figlio) "adeguarsi alla sua nuova situazione". Se ne deduce che ciò sta a significare che il coniuge più debole finanziariamente dovrà entro una data scadenza, già prima del pensionamento, subire una riduzione del tenore di vita di cui ha goduto durante il matrimonio, nonostante la presenza di un matrimonio che ha avuto un influsso sulla vita coniugale, a meno che lo stesso sia stato di notevole durata (... 20 o 30 anni?).
Data creazione: 16 gennaio 2013
Data modifica: 16 gennaio 2013
Effetti di un concubinato sul diritto al contributo di mantenimento nel quadro delle misure giudiziarie di protezione dell'unione coniugale
|Caso 294, 16 settembre 2012||<< caso precedente | caso successivo >>|
Quali effetti ha un concubinato sul diritto al contributo di mantenimento nel quadro delle misure giudiziarie di protezione dell'unione coniugale?
In una sentenza del 18 gennaio 2012, il Tribunale federale di Losanna ha stabilito quanto segue:
Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni
I coniugi si sono sposati nel 2005; hanno avuto due figli (2006 e 2009). Nel 2009 la moglie ha conosciuto un altro uomo, con cui ha iniziato una convivenza a fine gennaio 2010: nel mese di ottobre 2010 è nato un figlio da questa relazione.
Nel mese di febbraio 2010 la moglie ha avviato una procedura di misure a tutela dell'unione coniugale, ottenendo in particolare l'affidamento dei figli comuni e determinati contributi alimentari per se e i figli comuni. Il marito contesta di dovere un contributo alimentare alla moglie, vista la convivenza di quest'ultima con un altro uomo.
Il Tribunale federale ha innanzi tutto precisato che:
- la causa dell'obbligazione alimentare tra coniugi risiede nell'art. 163 CC;
- se una riconciliazione appare esclusa, è possibile modificare il riparto dei ruoli concordato dai coniugi durante la vita comune, così da prevedere che ciascun coniuge partecipi in base alle rispettive possibilità ai costi causati dalle due nuove economie domestiche (DTF 137 III 385).
Secondariamente il Tribunale federale ha esaminato l'impatto del concubinato del coniuge creditore alimentare sul contributo alimentare.
La presa in considerazione del concubinato per il calcolo dei contributi alimentari costituisce un'applicazione del principio della proibizione dell'abuso di diritto; l'applicazione dell'art. 163 CC conduce al medesimo risultato, dato che esige che i redditi conseguiti da ciascun coniuge (ad es. redditi per la tenuta dell'economia domestica o relativi all'aiuto del coniuge nell'impresa del partner) siano considerati nel calcolo dei contributi alimentari: quindi se il coniuge creditore alimentare viene sostenuto finanziariamente dal suo concubino, il contributo alimentare del coniuge debitore si riduce nella misura dell'effettivo mantenimento.
Qualora il mantenimento o le prestazioni legate al concubinato non possano essere provate, il concubinato influisce comunque sul calcolo dei contributi alimentari, nella misura in cui la comunione formata dai concubini implica una riduzione di determinati costi, in particolare le spese di alloggio e l'importo mensile di base necessario a ciascuna persona per vivere: il concubinato implica dunque la divisione della pigione e del minimo esistenziale, indipendentemente dal fatto che vi sia un riparto effettivo tra i concubini. Questo riparto riduce così di conseguenza l'ammontare del contributo alimentare dovuto dal coniuge debitore.
Oltre a tali ipotesi, non è poi escluso che possa sussistere un concubinato qualificato, vale a dire una comunità di vita a carattere esclusivo e di una certa durata con un nuovo partner, con delle componenti spirituali, corporee ed economiche (comunità di tetto, di tavola e di letto). In tal caso il contributo alimentare decade, nella misura in cui una tale comunione di vita offra vantaggi simili al matrimonio: non occorre più verificare le condizioni dell'abuso di diritto, ma sapere se il coniuge creditore alimentare forma con il nuovo partner una comunione equivalente al matrimonio, nella quale i partners sono disposti a prestarsi assistenza e sostegno in modo equivalente agli obblighi coniugali previsti all'art. 159 CC: in questo caso poco importa se per tale volontà di assistenza vi siano i necessari mezzi finanziari.
Nel caso concreto il concubinato è stato considerato semplice e non qualificato, nonostante sia nato nel frattempo un figlio; la vita comune dei partner essendo durata per ora solo un anno, ciò che non esclude neppure di pensare che la gravidanza non fosse stata pianificata. Ora, se il concubinato fosse durato 5 anni, al momento dell'inoltro della procedura giudiziaria sussisterebbe una presunzione di fatto secondo la quale saremmo in presenza di un concubinato qualificato (DTF 118 II 235, consid. 3a). Il Tribunale federale precisa ancora che la nascita di un figlio comune crea certamente degli stretti legami tra concubini, ma non implica necessariamente una solidarietà e un mantenimento reciproco tra coniugi: la nascita di un figlio e la vita comune tra concubini costituiscono degli indizi in favore di un concubinato qualificato, ma non delle prove.
La sentenza di cui sopra merita alcune sintetiche riflessioni:
- in base a quanto sancito dal Tribunale federale, il Tribunale d'appello dovrà cambiare la propria prassi, da cui risultava la tendenza ad oggettivare il fabbisogno (cfr. ad es. caso-58);
- se il concubinato qualificato ha degli effetti giuridici analoghi ad un nuovo matrimonio per il creditore alimentare, allora conformemente all'art. 130 cpv. 2 CC l'obbligo alimentare deve decadere e ciò deve valere anche in caso di misure a protezione dell'unione coniugale (cfr. tuttavia in caso di divorzio caso-173);
- è a mio giudizio molto discutibile che la nascita di un figlio tra concubini (quindi partner che continuano a convivere) non possa essere considerato un indizio sufficiente per dimostrare l'esistenza di un concubinato qualificato: sappiamo bene nella prassi come sia difficile dimostrare tutte le condizioni di un concubinato qualificato: la nascita di un bambino e la continuazione della convivenza non possono non essere considerati elementi tali da giustificare per lo meno la sospensione del contributo alimentare.
Data creazione: 16 settembre 2012
Data modifica: 16 settembre 2012
|Caso 287, 1 giugno 2012||<< caso precedente | caso successivo >>|
L'indennità adeguata ai sensi dell'art. 124 CC è modificabile nel tempo?
In una sentenza del 24 febbraio 2012 il Tribunale federale di Losanna ha stabilito quanto segue:
Le compensazioni previdenziali sotto forma di rendite e le rendite alimentari differiscono sia dal profilo della trasmissibilità ereditaria che da quello della modificabilità. Una modifica ai sensi dell'art. 129 CC si riferisce solo ad un contributo di mantenimento sotto forma di rendita e non si applica ad altre conseguenze accessorie.
Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni
Il Presente caso riferisce di una coppia divorziata; nella convenzione sulle conseguenze accessorie al divorzio, omologata nell'ambito della relativa sentenza del 14 aprile 2008, era stato segnatamente indicato che ai sensi dell'art. 124 cpv. 1 CC il marito si riconosce debitore verso la ex moglie di un importo di CHF 84'000.00, da pagarsi in rate mensili di CHF 700.00; le parti hanno altresì convenuto che tale pagamento rateale non potesse essere modificato, né in caso di convivenza dell'avente diritto, né per un suo nuovo matrimonio, né tanto meno in caso di cambiamento di cognome della ormai ex moglie: è stato indicato non modificabile. I coniugi per il resto hanno rinunciato reciprocamente a chiedere un contributo alimentare.
Nel mese di settembre 2010 l'ex marito si è risposato. Egli ha chiesto una modifica della sentenza di divorzio, motivandola con il presunto fatto che la sua attuale moglie sarebbe gravemente malata e che egli dunque deve provvedere con le sue sole entrate al fabbisogno della famiglia; con il pagamento di CHF 700.00 mensili il suo minimo esistenziale sarebbe inammissibilmente leso, per cui ne ha chiesto la soppressione o per lo meno la sospensione.
La questione a sapere se l'indennità ex art. 124 cpv. 1 CC possa essere modificata è stata affrontata dal Tribunale federale per la prima volta in una sentenza dove risulta un considerando non pubblicato: se l'indennità adeguata è pagata per il tramite di un aumento del contributo alimentare, nella convenzione di divorzio, rispettivamente nella relativa sentenza deve essere precisato a che titolo avviene il pagamento. La precisazione è indispensabile, dato che compensazioni previdenziali sotto forma di rendite e rendite alimentari differiscono sia dal profilo della trasmissibilità ereditaria che da quello della modificabilità (cfr. sentenza TF 5C.66/2002 del 15 maggio 2003, consid. 3.4.3 non pubblicato in DTF 129 III 481). In questo senso il Tribunale federale ha anche precisato che una modifica ai sensi dell'art. 129 cpv. 1 CC si riferisce solo ad un contributo di mantenimento sotto forma di rendita e non si applica ad altre conseguenze accessorie (cfr. sentenza TF 5A_721/2007 del 29 maggio 2008, consid. 4.1).
Nel caso concreto il Tribunale federale ha evidenziato che i Giudici cantonali avrebbero dovuto approfondire la questione a sapere se la richiesta di modifica riguarda un aspetto alimentare o uno previdenziale.
Data creazione: 1 giugno 2012
Data modifica: 1 giugno 2012
|Caso 277, 31 dicembre 2011||<< caso precedente | caso successivo >>|
In caso di divorzio, il coniuge debitore deve continuare a versare il contributo alimentare anche dopo il proprio pensionamento?
In una sentenza del 14 novembre 2011 il Tribunale federale di Losanna ha stabilito quanto segue:
Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni
La moglie è nata nel 1963, mentre il marito nel 1950. Si sono sposati nel 1985, hanno avuto tre figli e dal 2006 vivono separati; nel 2010 è stato pronunciato il divorzio. La moglie, di formazione parrucchiera, si è presa cura durante il matrimonio dei tre figli e della casa e solo dal 2004 ha iniziato un'attività a tempo parziale, mentre il marito ha lavorato a tempo pieno, ciò che ha continuato a fare anche dopo il divorzio.
I Giudici cantonali hanno stabilito che il marito dovesse alla moglie un contributo alimentare non solo fino al proprio pensionamento, ma anche oltre, ossia fino al di lei pensionamento, anche se in misura ridotta rispetto al periodo precedente.
Il marito ha ricorso al Tribunale federale contestando di dovere un contributo alimentare alla moglie anche dopo il proprio pensionamento.
Controverso è dunque il periodo alimentare tra il 2015 (pensionamento del marito) e il 2027 (pensionamento della moglie).
Nella sentenza oggetto del presente caso il Tribunale federale ha rammentato il metodo di calcolo degli alimenti a favore dell'ex coniuge nel caso di matrimonio "lebensprägend" (cfr. anche sentenza DTF 137 III 102, consid. 4.2, pag. 106 e segg. e caso-266). Ha chiaramente definito il matrimonio del caso concreto come "lebensprägend".
Ha poi precisato che in questi casi, nella misura in cui il coniuge creditore non riesce a sopperire totalmente o in parte al fabbisogno di cui ha diritto, il coniuge debitore può essere astretto a sopperire a tale lacuna alimentare tenuto conto delle proprie possibilità contributive, considerato che il contributo alimentare va versato senza limiti temporali. E' vero che di regola dopo il pensionamento le risorse economiche sono minori e non permettono di mantenere in essere l'alimento precedentemente calcolato.
Inoltre il principio secondo cui in caso di matrimoni "lebensprägend" entrambi i coniugi hanno diritto di mantenere lo stesso tenore di vita porta frequentemente la prassi a limitare all'età pensionistica AVS del coniuge debitore il versamento del contributo alimentare (v. DTF 132 III 593, consid. 7.2, pag. 595 e seg., con riferimenti; sentenza TF 5A_288/2008 del 27 agosto 2008, consid. 5.6 e sentenza TF 5A_508/2007 del 3 giugno 2008, consid. 4.1). Tuttavia questa prassi non può essere considerata un principio assoluto ed esistono pertanto casi in cui anche dopo il pensionamento del coniuge debitore vi sia spazio per un contributo alimentare.
Da notare, quale dettaglio trattato nella sentenza al consid. 9.3, il fatto che occorrerà prendere in considerazione le spese future per il calcolo del contributo alimentare, tra cui i costi della salute i quali saranno maggiori con il passare dell'età; a questo proposito si può far riferimento alle statistiche sui costi del sistema della sanità (cfr. le statistiche della Confederazione).
Data creazione: 31 dicembre 2011
Data modifica: 10 gennaio 2012
|Caso 272, 16 ottobre 2011||<< caso precedente | caso successivo >>|
Nell'ambito di misure a tutela dell'unione coniugale o pendente una procedura cautelare di divorzio, per il calcolo degli alimenti a favore del coniuge occorre riferirsi all'art. 163 CC o all'art. 125 CC?
In alcune sentenze, tra cui una del 26 luglio 2011 e un'altra del 9 agosto 2011, il Tribunale federale di Losanna ha stabilito quanto segue:
Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni
Nel caso-250 era stato fatto riferimento alla questione a sapere se durante una procedura di misure a tutela dell'unione coniugale (ma anche cautelare di divorzio) si potesse mettere in discussione l'applicabilità del cosiddetto "calcolo delle eccedenze" nei casi in cui il matrimonio non fosse "lebensprägend".
Il caso concreto sgombra il campo da ogni dubbio in merito, nel senso che il Giudice delle misure a tutela dell'unione coniugale e il Giudice delle misure cautelari pendente una procedura di divorzio non devono risolvere il quesito di merito a sapere se il matrimonio ha influito concretamente sulla vita matrimoniale ("lebensprägend"). Durante il matrimonio anche qualora non si possa più contare con una ripresa della vita comune, ossia una riconciliazione, la causa dell'obbligazione alimentare resta l'art. 163 CC (DTF 130 III 537, consid. 3.2); ai sensi di tale norma i coniugi provvedono in comune, ciascuno nella misura delle sue forze, al debito mantenimento della famiglia; essi s’intendono sul loro contributo rispettivo; in tale ambito, tengono conto dei bisogni dell’unione coniugale e della loro situazione personale. Il Giudice deve partire dalla convenzione, espressa o tacita, conclusa dai coniugi in merito ai rispettivi compiti e le reciproche risorse. Deve prendere in considerazione che in caso di sospensione della vita comune l'art. 163 CC, vale a dire il debito mantenimento della famiglia, impone a ciascun coniuge di partecipare, a seconda delle proprie possibilità, ai costi supplementari generati dalla vita separata. Può dunque accadere che il Giudice debba anche modificare l'accordo tra i coniugi relativo alla loro vita comune, adattandolo ai fatti nuovi. E' in questo senso che va intesa la sentenza pubblicata in DTF 128 III 65, la quale indica che nell'ambito dell'art. 163 CC i criteri applicabili dopo il divorzio (art. 125 CC) relativamente alla fissazione del contributo alimentare tra ex coniugi sono presi in considerazione in particolare per valutare la ripresa di un'attività professionale da parte di un coniuge (v. anche sentenza TF 5A_122/2011 del 9 giugno 2011, consid. 4). Il Giudice deve quindi esaminare, visti i fatti nuovi (determinati dalla separazione), se e in quale misura si possa pretendere da un coniuge - che si vede sgravato dal suo obbligo di prendersi cura del menage familiare a seguito della separazione - che investa la sua forza lavorativa in altro modo, riprendendo o estendendo la propria attività lavorativa. In effetti in questi casi se la riconciliazione - e di conseguenza la ripresa del riparto dei ruoli precedentemente in essere, non è né ricercata, né ipotizzabile - lo scopo dell'indipendenza economica dei coniugi - segnatamente del coniuge che non esercitava alcuna attività lavorativa, o la svolgeva solo a tempo parziale - acquisisce d'importanza. Ciò vale sia in ambito di misure a tutela dell'unione coniugale, qualora non si possa più contare seriamente in una riconciliazione, sia nell'ambito di una procedura cautelare durante la procedura di divorzio, dove la rottura del vincolo coniugale è molto verosimile (DTF 130 III 537, consid. 3.2).
Il concetto di merito, a sapere se il matrimonio è stato o meno "lebensprägend", è assolutamente irrilevante e non va affrontato né dal Giudice delle misure a tutela dell'unione coniugale, né dal Giudice delle misure cautelari del divorzio.
Data creazione: 16 ottobre 2011
Data modifica: 27 dicembre 2011
|Caso 266, 1 luglio 2011||<< caso precedente | caso successivo >>|
Nel caso in cui il matrimonio abbia avuto delle ripercussioni economiche sulla vita di un coniuge (vale a dire sia stato "lebensprägend"), quale sarà l'ammontare e la durata del contributo alimentare dovuto dal coniuge economicamente più forte?
In una sentenza del 20 dicembre 2010, il Tribunale federale di Losanna ha stabilito quanto segue:
Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni
Relativamente al calcolo del contributo alimentare post divorzio in caso di matrimonio "lebensprägend" si può far riferimento in particolare alle sentenze pubblicate in DTF 134 III 145 (cfr. anche caso-198) e DTF 134 III 579 (cfr. anche caso-210).
Nel caso concreto il Tribunale federale ha precisato, e in parte ribadito, alcuni principi, vale a dire in particolare che:
- se le condizioni di una modifica rilevante e duratura della situazione economica del coniuge debitore vengono adempiute prima della pronuncia del divorzio, più precisamente prima della fissazione del contributo di mantenimento ex art. 125 CC, occorre determinare tale contributo alimentare non solo tenendo in considerazione i criteri previsti dall'art. 125 cpv. 2 CC, ma anche i nuovi redditi ed oneri del coniuge debitore in applicazione analogica dell'art. 129 cpv. 1 CC (consid. 4.1.1);
- il principio dell'automantenimento è superiore rispetto al diritto al mantenimento (consid. 4.1.2);
- in caso di matrimonio "lebensprägend" occorre procedere in tre tappe per fissare l'eventuale contributo alimentare a favore del coniuge più debole economicamente (v. sopra) (consid. 4.2);
- in caso di nuove nozze, il secondo marito non è tenuto a compensare la perdita del mantenimento dovuto dal primo marito, a meno che si sia impegnato in questo senso (consid. 4.3.2), non potendosi prevalere la moglie di una posizione di fiducia, di sicurezza ("position de confiance" /"Vertrauenposition" - cfr. sentenza TF 5C.49/2005 del 23 giugno 2005, consid. 2) determinata dal matrimonio;
- se un matrimonio non è stato di una notevole durata ("très grande durée"), non vi è spazio per un contributo alimentare vita natural durante: in questo caso il coniuge creditore non può infatti prevalersi della posizione di fiducia, di sicurezza ("position de confiance" / "Vertrauenposition" - cfr. DTF 135 III 59, consid. 4.1) datagli dal matrimonio per ottenere un contributo alimentare che dura oltre il periodo in cui si deve prendere cura dei figli e il periodo necessario per reinserirsi professionalmente (consid. 4.1.2) e tanto meno fino al pensionamento (consid. 4.3.2);
- il principio dell'indipendenza economica dei coniugi dopo il divorzio non esclude che siano previsti dei contributi di mantenimento superiori rispetto a quelli previsti in via provvisionale (o cautelare), segnatamente se gli alimenti calcolati in via provvisionale (o cautelare) erano basati su una situazione economica peggiore rispetto a quella esistente durante la vita comune (consid. 4.5).
Data creazione: 1 luglio 2011
Data modifica: 1 luglio 2011