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La Cronaca: Il premio Nobel per la Pace è stato insignito al Quartetto per il dialogo in Tunisia, formato dal sindacato generale dei lavoratori Ugtt, dall’Ordine degli avvocati, dalla Lega tunisina per i diritti umani e dall’organizzazione patronale Utica. Wided Buchamaui è la direttrice di quest’ultima organizzazione. Nel 2013 il nostro collaboratore Davide Mattei l’ha incontrata, un mese prima dell’approvazione della nuova Costituzione tunisina. L’intervista.
Di Davide Mattei
Quando nel dicembre 2013 incontrai la presidentessa della Confindustria tunisina Wided Buchamaui, il paese era stato sconvolto dall’uccisione di Chokri Belaïd e Mohamed Brahmi, due oppositori della sinistra laica, brutalmente freddati in strada.
Il dialogo politico tra il governo -in mano agli islamisti di Al Nahda- e l’opposizione laica era in pieno stallo e nel paese si temeva il peggio: un colpo di stato, come in Egitto.
“Grazie all’accordo tra Utica e i sindacati”, mi disse Buchamaui, “siamo riusciti a forzare i partiti a parlarsi”. Poco dopo, la forte pressione esercitata riuscì a strappare una Road Map alle principali formazioni politiche, costrinse alle dimissioni il governo islamista e, con un esecutivo tecnico, si arrivò all’approvazione della Costituzione nel gennaio 2014.
Il pericolo maggiore era stato evitato: la Tunisia poteva votare e nel 2014 elesse l’attuale presidente, proveniente dal partito laico Nidaa Tunes, Béji Caïd Essebsi.
La situazione resta però complicata: gli attentati terroristici di El Bardo e Sousse contro i turisti stranieri hanno azzoppato l’economia e la violenza politica torna ad aleggiare in modo inquietante: questo giovedì il deputato Ridha Charfeddine di Nidaa Tunes è stato vittima di un tentato omicidio a Sousse.
L’annuncio del premio Nobel per la Pace al Quartetto per il dialogo in Tunisia, formato dal sindacato generale dei lavoratori Ugtt, il sindacato patronale Utica, l’Ordine degli avvocati e la Lega tunisina per i diritti umani, arriva così come una boccata d’aria fresca per il paese.
Il Quartetto “ha dato vita a un processo politico pacifico alternativo – si legge nella motivazione – in un momento in cui il Paese era sull’orlo della guerra civile”.
La società civile dell’unico paese arabo dove alla Primavera è seguita la nascita di una democrazia, è così oggi la gran premiata del comitato norvegese.
Una notizia ‘storica’, titolano i giornali tunisini, augurandosi che possa rinforzare una società dalla quale dipende in buona parte la tenuta della giovane democrazia.
(GUARDA L’INTERVISTA COMPLETA NEL VIDEO IN CIMA ALL’ARTICOLO)