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Sintesi
La Riforma e la scienza moderna nascono nello stesso periodo culturale. Inizialmente si ha una relativa preponderanza di scienziati protestanti. Ciò è dovuto anche a fattori teologici, come il criterio di adattamento di Calvino. Successivamente, il fondamentalismo, nato come reazione al clima positivista ottocentesco, adotta implicitamente il criterio di verità scientifico nelle questioni di fede, arrivando quindi a contrapporsi a molta della scienza moderna.
Premessa
Questa pagina parte da una questione particolare e poco nota: quella dei rapporti fra la Riforma e la scienza. Infatti, proprio negli anni in cui nasceva la scienza moderna, andava affermandosi il movimento riformatore.
La scienza moderna è quella che introduce un metodo, non solo di osservazione, presente in tutte le epoche, ma anche di misurazione poi di elaborazione di un modello previsionale e infine di successiva verifica dei valori attesi. Proprio questo metodo non ammette dunque un’autorità esterna, sia essa la Chiesa o Aristotele, che possa decidere sulle sue teorie.
Dal Cinquecento al Settecento non solo ci furono contatti fra queste due riforme, ma è interessante conoscere alcuni presupposti, teologici, che favorirono in ambito protestante gli studi scientifici. Ciò è anche interessante per lo scenario attuale dei rapporti fra scienza e fede.
Scienziati protestanti
È indubbio, anche solo contandone il numero, che nella prima fase della scienza moderna, che fu fenomeno europeo e vede in Italia Galileo Galilei (1564-1642) fra gli artefici iniziali, si registrò una maggioranza di scienziati protestanti.
L’indagine sociologica ha posto in evidenza che, fino a tempi piuttosto recenti, i protestanti sono stati relativamente più numerosi fra gli scienziati di quanto indurrebbe a credere il loro numero complessivo.(Hooykaas, 1974)
Ciò ha portato gli storici a interrogarsi sul perché e se questo fatto fosse dovuto a fattori che non avevano attinenza diretta con la Riforma, come ad esempio le condizioni economiche, oppure se ci fossero caratteristiche teologiche che la favorivano.
È chiaro, infatti, dal punto di vista ecclesiologico, che l’assenza di un Magistero, che imponesse un’interpretazione vincolante sia stata una condizione che favoriva gli studi scientifici, ma c’è di più.
Un inizio
Ovvero come Wittenberg pubblicò Copernico
Un esempio in questo senso – molto discusso – è che mentre in Italia si sarebbe assistito qualche anno dopo al noto processo a Galileo[1], il curatore della pubblicazione dell’opera di Copernico[2] De revolutionibus orbium coelestium[3], fosse un teologo luterano[4], incitato in questo da Melantone[5]. Egli interrogato da Copernico per cercare di prevenire le obiezioni aristoteliche, scrisse una prefazione alla sua opera, in cui si leggeva:
Lasciamo dunque che anche queste nuove ipotesi siano conosciute tra le antiche, nient’affatto più verosimili, tanto più che sono ammirevoli e facili a un tempo e portano con sé un tesoro immenso di osservazioni dottissime. (Osiander, 1543)[6](Osiander, 1543)
La prefazione, che fu pubblicata anonima e che solo Keplero svelò infine essere di Andreas Osiander, il Riformatore di Norimberga, si attirò gli strali di coloro che ne vedevano la sua ambiguità (come da subito Giordano Bruno) e in qualche modo la riduzione del lavoro di Copernico (che fra l’altro era convinto della realtà della sua ipotesi eliocentrica e non solo della sua utilità matematica). È chiara però nella prefazione l’intenzione difensiva, ed è anche chiaro come l’impostazione fosse di discussione della teoria introdotta e non di aprioristica negazione. Il valore di questo, se volete, è ribadito dal fatto che la pubblicazione – come detto – fosse incoraggiata da Melantone, che peraltro era aristotelico.
In effetti mentre su Lutero poco possiamo dire riguardo alla scienza, su Melantone un ricercatore scrive:
Melantone avverte con una sensibilità a lui propria i momenti in cui la dottrina rivelata e la scienza s’incrociano e la fisica gli appare come un fattore indispensabile per comprendere certi punti della dottrina cristiana. (Melantone, 1549)
“Dio vuole che noi le investighiamo, le osserviamo, le esaminiamo e le mettiamo in pratica nella vita. Obbediamo quindi alla volontà di Dio e all’ordine della natura, nella quale restano alcune nozioni certe e ferme perché le guardiamo; contempliamo la natura e ricerchiamo una dottrina vera e utile.”Melantone Primo Libro Fisica pag. 59.
Le scienze dunque aiutano a comprendere meglio il messaggio cristiano, un’osservazione di Melantone, a mio avviso molto attuale, e positiva per la nascita della scienza moderna.
Fattori teologici
SDG e Sacerdozio universale, ad esempio in Keplero
Quali sono i fattori, in positivo, determinanti di questa situazione che sostiene o comunque favorisce la ricerca scientifica da parte protestante?
Considerando i documenti e la ricerca storica, i principi protestanti del Soli Deo Gloria (la gloria va resa al solo Dio)[7], quello del Sacerdozio universale dei credenti, sembrano aver svolto, il ruolo più importante[8].
Nell’opera di Keplero, ad esempio, è evidente che la scienza, conducendo alla conoscenza del Creato e della sua perfezione, inviti a rendere gloria al Creatore. La terza legge del moto dei pianeti intorno al sole, ad esempio, viene sviluppata dieci anni dopo le prime due ed era stata cercata da Keplero perché le prime due non rendevano conto di quell’armonia che ci si sarebbe aspettata nel Creato[9].
La fisica, non come dottrina aristotelica, ma effettivamente come le varie attività di indagine scientifica, venivano viste come un’attività svolta per dare gloria a Dio da parte di molti scienziati evangelici, come anche Isaac Newton, ma anche da teologi come il Riformatore di Ginevra: Giovanni Calvino[10], come riferisce uno storico:
Nel Commento alla I Lettera di San Paolo ai Corinzi (8, 1)[[11]], egli [Calvino] deplorò duramente i «vaneggianti» oppositori della scienza, i quali sostengono che tali studi servono soltanto a rendere l’uomo orgoglioso, senza capire che la scienza conduce alla «conoscenza di Dio e del [retto] comportamento»[12].(Hooykaas, 1974)
Inoltre, il Sacerdozio universale dei credenti[13] permetteva a ogni cristiano di poter leggere liberamente la Scrittura, ma anche di poter avere nelle questioni di fede una propria idea teologica. Si riduceva così il fossato scavato fra dotti e indotti, come spesso erano i primi scienziati, i cui interessi nascevano da necessità pratiche o economiche.
È interessante come, sempre Keplero, unisca questo principio a quello del dar gloria a Dio, come scrive uno storico:
La citazione «secondo i talenti di ciascuno»[14] indusse Keplero, nell’Introduzione all’Astronomia Nova (1609), ad argomentare che l’uomo indotto, il quale celebra Dio per ciò che vede con i propri occhi, gli tributa non minore onore dell’astronomo, a cui Dio ha elargito anche l’occhio della ragione perché possa vedere più chiaramente.(Hooykaas, 1974)
Inoltre, per sottolineare il vivere la libertà di ricerca, va osservato che Keplero non era affatto persuaso dall’interpretazione della Cena di Lutero, pur essendo invece un luterano convinto.
Certamente nel periodo dell’Ortodossia protestante, periodo di guerra e di confronto, in cui ci fu l’irrigidimento confessionale dell’età della Controriforma, non sempre tutto andrà così liscio, ma il tema sarà sempre presente e, soprattutto, lo si ritrova in tutto il variegato, e per questo vivace e fruttuoso, mondo protestante. Ad esempio, anche nel mondo puritano inglese, dunque non conformista, si manifesterà grande interesse alle scienze:
Il puritano inglese Nathanael Carpenter, nella Geographie Delineated Forth (Cambridge 1635, libro I, cap. 10), riconosceva che Lattanzio era «un Padre eloquente e pio», ma anche che «la puerilità delle sue argomentazioni… rivelava la sua ignoranza nei primissimi rudimenti della cosmografia»(Hooykaas, 1974)
Ecco allora un confronto spregiudicato con uno dei Padri della Chiesa, sempre studiati con rispetto ed interesse dai Riformatori, al vaglio delle osservazioni tratte dal Creato. Il Creato diveniva, dunque, da un certo aspetto il Libro della prima rivelazione di Dio, e il ritorno alle fonti di umanistica impostazione e che costituiva uno dei presupposti della Riforma, era anche il ritorno allo studio naturale, che anche indotti[15] potevano praticare liberamente, in quanto il popolo cristiano è un popolo di sacerdoti, dotti o indotti che siano.
Bibbia e scienza
Calvino e l’adattamento
Come ho già accennato, il Sacerdozio universale dei credenti permette il libero esame della Scrittura. Anzi, leggere e riflettere personalmente sulla Bibbia (Antico e Nuovo Testamento) — il cosiddetto libero esame — per poi avere il confronto comunitario, è qualcosa di incoraggiato, ed è un must degli evangelici da sempre.
Ovviamente, nel clima scientifico che si stava affermando era chiaro si dovesse arrivare ad un confronto non solo con Aristotele, ma anche con la Scrittura. Mentre la Chiesa cattolica romana chiudeva la possibilità di interpretazione a quella magistrale[16], non facevano così i Riformatori e quindi il confronto con le nuove teorie fu inevitabile.
Giovanni Calvino è assai interessante da questo punto di vista e soprattutto ebbe un influsso grandissimo su tutti gli evangelici, non solo strettamente riformati, e anche su quelli anglosassoni[17].
A suo parere (Commento alla Genesi, 1, 6)[[18]], la differenza tra Mosè e gli astronomi dipendeva dal fatto che Mosè aveva scritto in modo popolare, formulando immagini che chiunque fosse dotato anche soltanto di senso comune poteva capire, mentre gli astronomi si preoccupavano di indagare ogni cosa che la sagacia dell’intelletto umano fosse in grado di comprendere.
Il metodo esegetico di Calvino era dunque fondato sulla dottrina secondo la quale il messaggio religioso della Bibbia è accessibile a chiunque. Lo Spirito di Dio, egli affermava, ha istituito una scuola primaria per tutti, e perciò ha scelto argomenti intelligibili a tutti. Mosè fu consacrato maestro degli indotti quanto dei dotti; se egli avesse parlato di cose ignote alla massa, gli indotti avrebbero potuto accampare la scusa che quegli argomenti andavano oltre le loro capacità; perciò Mosè «adattò i suoi scritti all’uso comune»[19]. La Bibbia era «un libro per profani»; nel Commento alla Genesi (1,15)[[20]] Calvino aggiunge: «chi vuole imparare l’astronomia e altre arti recondite, si rivolgerà altrove». (Hooykaas, 1974)
“Ecco la differenza: il fatto è che Mosè ha scritto in modo popolare ciò che anche tutti i semplici potessero comprendere senza avere né istruzione né dottrina, mentre i filosofi ricercano con grande fatica tutto ciò che l’intelligenza e la vivacità d’ingegno dell’uomo possono comprendere. Non bisogna, pertanto, disapprovare questo genere di studio né condannare le scienze, dal momento che certi fanatici sono abituati a rigettare arditamente tutto ciò che è loro ignoto. Infatti non solo è piacevole ma assai utile conoscere l’astronomia, e non si potrebbe negare che quest’arte spieghi la mirabile sapienza di Dio. Ecco perché, così come bisogna ringraziare tutte le persone ingegnose che si sono dedicate proficuamente a questo mestiere, così quanti hanno tempo a disposizione e possibilità non devono disprezzare un tale esercizio. Parimenti, Mosè non ha inteso farci rinunciare a questo studio omettendo quanto era di pertinenza di tale arte, ma poiché era stato stabilito maestro tanto dei semplici e degli ignoranti quanto dei dotti, ha potuto adempiere al suo dovere soltanto abbassandosi a questo modo rozzo di esprimersi. Se avesse parlato di cose sconosciute, gli idioti e gli ignoranti avrebbero potuto affermare che queste cose erano troppo al di là delle loro capacità.”(dal commento a Gen 1:16) (Calvino, 2011)
Il metodo dell’adattamento di Calvino, oltre a come detto alle sue esplicite considerazioni favorevoli all’astronomia e alle scienze sperimentali (e non alla fisica come branca dell’aristotelismo), hanno avuto grandi influenze nel pensiero successivo. Perfino alcuni noti rappresentati fondamentalisti — del movimento a cui accenno successivamente — come B.B. Warfield e James I. Packer lo seguiranno (pag 157) (McGrath, 2002).
Il principio dell’adattamento è stato di grande fecondità perché ha permesso di iniziare a leggere la Scrittura criticamente[21], senza per questo sentir venirne meno l’autorità. Anzi, se nel mondo moderno la Scrittura ha un valore non solo storico, è dovuto a mio parere a questa impostazione, molto di più che al letteralismo contemporaneo.
Metodo storico-critico
La scienza applicata alla Bibbia e la nascita del fondamentalismo
Il metodo storico-critico ha avuto grande sviluppo e successo con l’arrivo dell’Ottocento. L’idea però ha molti precursori (Ad esempio: Thomas Hobbes (1588 – 1679), ma anche Baruch Spinoza (1632 – 1677), ma anche cattolici.) ed è quella di applicare le conoscenze della critica letteraria al testo biblico, senza tener conto delle caratteristiche “speciali” che esso ha per i cristiani.
Se la nascita del metodo fu durante l’Illuminismo, la maturità del metodo si raggiunse con il Positivismo, con tutto il suo presupposto ateo. Ciò causò una reazione non solo contro alcune conclusioni basate su presupposti esplicitamente atei e dunque unilaterali, ma anche contro il metodo nel suo complesso.
Per reazione a questa situazione, soprattutto in America, nacque un’opposizione teologica universitaria. La più importante è la corrente detta Teologia di Princeton, dall’Università di cui facevano parte quei professori, che dal 1840 al 1920 sviluppò la teoria dell’inerranza biblica, cioè della assoluta mancanza nel testo biblico di errori sotto tutti gli aspetti (nella versione popolare più estrema spesso non tiene conto neanche dei generi letterari più evidenti.), e soprattutto si ebbe la pubblicazione di dodici volumi, che, grazie a sponsor, ebbero grande diffusione negli Stati Uniti.
Vi si ribadivano i dogmi cristiani come la Deità di Gesù o la sua nascita virginale, perché ritenuti fondamentali per il cristianesimo, come anche la critica al metodo storico-critico. I volumi erano intitolati: The Fundamentals, i fondamentali dunque, da dove nasce il termine fondamentalismo (che ormai ha altra valenza semantica, non più nel senso originario di alcuni studiosi della Bibbia, che vi ritenevano ben attestate nella Scrittura credenze fondamentali del cristianesimo).
A partire da fine Ottocento negli Stati uniti si è registrata poi una sinergia fra chi sosteneva la battaglia contro la teoria di Darwin e coloro che erano per la teoria dell’inerranza biblica, questo ha portato — a mio avviso — ad una parafrasi creazionista del testo biblico di Genesi e di altri, togliendo la possibilità del libero esame della Scrittura, che anche può coesistere con una visione più letteralista della Bibbia.
Nella Dichiarazione di Chicago del 1978, punto 4, leggiamo:
Essendo completamente e verbalmente data da Dio, la Scrittura è priva di errori o difetti nel suo insegnamento ed è testimonianza alla grazia salvifica di Dio nella vita di singoli, ma non lo è di meno in ciò che afferma sull’attività di Dio nella creazione, sugli eventi della storia del mondo, o sulla propria origine letteraria da Dio.
Le idee americane, grazie anche ai mezzi di comunicazione moderni, hanno acquistato grande risonanza, ma — nonostante le molte persone che vi aderiscono più o meno consapevolmente — ha creato quella che per alcuni è una cultura separata.
Le chiese evangeliche storiche (protestanti) invece, non solo utilizzano il metodo storico-critico, ma riconoscono (oltre alla possibilità che i risultati scientifici aprano ad una maggiore conoscenza teologica, come vedeva Melantone) anche la fecondità della scoperta di contraddizioni, come nei racconti della Genesi o nei Vangeli, e la forza che da per la predicazione, l’inquadrare in un contesto storico ad esempio la polemica profetica:
La Bibbia è un evento, è storia. (…) Soltanto tenendo presente questo carattere storico della Bibbia e non perdendolo di vista, apparirà chiaro tutt’a un tratto che non è possibile appropriarsi di testi e di parole della Bibbia, come fossero verità valide per chiunque e per tutti i tempi. (Sinodo Riformato Olandese, 1972, p. 71)
La persona di Gesù, come l’annuncio dei profeti e degli apostoli, ci giunge quindi in un preciso contesto storico. Ciò è profondamente anti-mitologico, ma non fornisce un modo semplice per avvicinarsi al loro messaggio: c’è tutta la fatica da fare per via della distanza storica per comprendere la Scrittura e nutrire quella fede che fa riconoscere nel Nazareno il Figlio di Dio.
Il criterio di verità
La questione può essere in qualche modo riassunta in questo modo: il metodo scientifico moderno ha un suo criterio di verità, verificabile e sperimentabile, che ha prodotto grossi risultati, anche tecnologici. Con il positivismo questo criterio di verità è stato propagandato come l’unico criterio di verità, e in alcune visioni atee quel criterio di verità è usato per affermare che le uniche cose reali sono quelle misurabili.
D’altra parte, un certo letteralismo biblico, specie quello creazionista, non è altro che dichiarare che c’è un unico criterio di verità (quello scientifico) e che la Bibbia vi risponderebbe pienamente, questa in qualche modo è una resa ad una mentalità mondana moderna. Non solo infatti quando si parla di Dio, non misurabile, si può solo usare l’analogia, la poesia, la parabola, la favola, il sogno, l’esperienza interiore, l’annuncio… ma la verità per la Scrittura è una persona: Gesù Cristo.
[1] Nel 1616 il cardinale Bellarmino ammonì Galileo a non seguire le tesi di Copernico, il processo con la condanna è del 1633.
[2] Niccolò Copernico (1473-1543).
[3] Il De revolutionibus orbium coelestium di Copernico sostiene che sia la terra a ruotare intorno al sole con gli altri pianeti, al contrario del sistema tolemaico. Il libro apre una prima fase di confronto-scontro fra scienza e religione. Sia per una lettura biblica ingenua, sia per la filosofia aristotelica, sostenuta in quel tempo, che riprendeva il sistema tolemaico.
[4] Anzi in questo era succeduto ad un altro luterano amico di Melantone: Georg Joachim Rheticus.
[5] Questo grande umanista (detto «Praeceptor Germaniae»), fu rettore dell’Università di Wittenberg, centro del luteranesimo, e il più stretto e fidato collaboratore di Lutero. Sulla Libro primo della sua Fisica a pag. 59 scrive “Dio vuole che noi le investighiamo, le osserviamo, le esaminiamo e le mettiamo in pratica nella vita. Obbediamo quindi alla volontà di Dio e all’ordine della natura, nella quale restano alcune nozioni certe e ferme perché le guardiamo; contempliamo la natura e ricerchiamo una dottrina vera e utile.”
[6] (cit. da La rivoluzione scientifica: da Copernico a Newton, a cura di Paolo Rossi, Loescher, Torino, 1973, pagg. 186-188)
[7] Il Soli Deo Gloria significa che, una volta annunciato che la salvezza è per sola grazia del Signore in Gesù Cristo, la vita umana è un rendere gloria all’unico Dio in tutto ciò che si fa, nel lavoro, come nella ricerca, come nel tempo libero, come diremmo noi oggi.
[8] Alcuni ricercatori hanno trovato altri agganci teologici, ma che spesso non sono centrali e diffusi come questi.
[9] Per inciso l’uso di parlare di leggi fisiche o naturali nella scienza deriva dall’idea dell’esistenza del Creatore.
[10] First of all then: There is found hidden in Calvinism an impulse, an inclination, an incentive, to scientific investigation. It is a fact, that science has been fostered by it, and its principle demands the scientific spirit. (Kuyper, 1931)
[11] Dove a proposito delle carni sacrificate agli idoli, è scritto che la conoscenza gonfia, la carità invece edifica.
[12] Si ritrova qui l’apprezzamento nella scienza dimostrato anche da Melantone.
[13] Il Sacerdozio universale dei credenti abolisce la distinzione fra laici e sacerdoti. Tutti sono chiamati ad essere sacerdoti nella chiesa, ed i pastori hanno solo una preparazione e un riconoscimento diverso.
[14] Matteo 25:15 Parabola dei talenti “a ciascuno secondo la sua capacità”.
[15] L’indotto non era un ignorante, ma una persona che non aveva la formazione accademica canonica.
[16] Come nella condanna a Galileo del card. Bellarmino.
[17] Su Calvino sono presenti molte informazioni sbagliate, ad esempio citazioni inesistenti e contrarie al suo pensiero si trovano in Bertrand Russell (McGrath, 2002) o quelle di storici della scienza come R. K. Merton. Calvino ha subito un processo di demonizzazione che appare motivato proprio dalla chiarezza e incisività del suo pensiero.
[18] Dio disse: “Vi sia una volta in mezzo alle acque, che separi le acque dalle acque”.
[20] “e servano dei luminari nella volta del cielo per far luce sulla terra”.
[21] Anzi in un certo senso Calvino stesso inizia una lettura “scientifica” della Bibbia ante-litteram.