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Oltre quattro quinti dei cittadini svizzeri non si recano più al seggio elettorale e in molti votano due-tre settimane prima della scadenza.
Un cambiamento d'abitudini che si ripercuote sulla pianificazione delle campagne.
Gli uffici di voto in Svizzera sono sempre più vuoti. In occasione delle votazioni federali dello scorso 27 novembre 2005, ad esempio, più di quattro voti su cinque sono stati espressi per corrispondenza.
Da un'inchiesta effettuata dalla Cancelleria federale pubblicata a fine marzo basata sui risultati registrati in 2'394 comuni svizzeri (su 2'819), risulta infatti che l'81,5% dei votanti ha utilizzato la posta per esprimere la sua opinione.
Situazione eterogenea
I comportamenti variano però notevolmente da un cantone all'altro. A Glarona e Sciaffusa, ad esempio, sono ancora in molti a recarsi negli uffici elettorali.
Nei due cantoni, lo scorso 27 novembre l'84% e rispettivamente il 65% dei votanti ha depositato di persona la scheda.
«A Glarona pensiamo che sia dovuto al fatto che esiste ancora la Landsgemeinde», spiega Max Klaus, uno degli autori dell'inchiesta. Essendo abituata a partecipare a questa assemblea – che si svolge una volta l'anno e alla quale possono prendere parte tutti gli aventi diritto di voto del cantone – la popolazione sarebbe più incline ad uscire da casa per esercitare i suoi diritti politici.
A Sciaffusa, invece, la situazione può essere spiegata con il fatto che il voto è obbligatorio e la non partecipazione è sanzionata con una modica multa.
Rispetto alla media, la percentuale è relativamente alta anche in altri otto cantoni: a Zurigo, Friburgo, Appenzello interno ed esterno, Turgovia, Ticino, Vallese e Giura ancora oggi oltre il 20% dei votanti continua a preferire la via delle urne.
A Lucerna, Basilea Città, Vaud, Neuchâtel e Ginevra, invece, il voto per corrispondenza è particolarmente apprezzato: più del 95% degli elettori utilizza infatti questa possibilità.
Campagne da pianificare diversamente
La maggior parte delle schede perviene alle autorità nelle ultime due settimane precedenti il fine settimana di votazioni.
Nei cantoni di Neuchâtel e Ginevra, oltre un terzo dei voti per corrispondenza arriva addirittura già durante la terzultima settimana.
Visti questi dati, «il calendario delle campagne precedenti le votazioni va pianificato diversamente», in particolare appunto in questi due cantoni, sottolinea la Cancelleria federale.
I risultati dell'inchiesta non sorprendono comunque i partiti, che non hanno atteso le conclusioni dello studio per modificare le loro strategie.
Da tempo i partiti sono corsi ai ripari
«È da diversi anni che abbiamo osservato questa evoluzione», spiega Simon Glauser, portavoce dell'Unione democratica di centro.
«Da molto tempo ormai ci concentriamo sulle 5-6 settimane precedenti la consultazione, quando il materiale di voto arriva nelle case. Sappiamo che molte persone rispediscono assai velocemente la scheda. Non credo perciò che vi sia un granché da cambiare nella nostra strategia e ciò penso che valga anche per gli altri partiti», prosegue Glauser.
«Nelle nostre campagne abbiamo ormai da tempo integrato questo aspetto», conferma in effetti Claudine Godat, portavoce del Partito socialista. «Questo studio dimostra in fondo quello che già sapevamo».
Una riflessione effettuata anche dai media, come conferma Urs Leuthard, moderatore di Arena, la principale trasmissione della televisione svizzera tedesca dedicata all'attualità politica.
«Dalle analisi è scaturito che 1/3 circa dei votanti sa già perfettamente cosa votare 5-6 settimane prima del voto. Su questo gruppo non possiamo però avere nessuna influenza», spiega Leuthard.
«Un altro terzo – prosegue – decide 1-2 settimane prima e gli altri qualche giorno prima. Anticipare troppo il dibattito non serve a nulla perché per questi due gruppi di persone il tema non è ancora 'caldo'. Da 2 a 4 settimane prima riteniamo sia un buon compromesso».
Una tradizione scomparsa
Ma il fatto di dover iniziare prima una campagna elettorale non ha pure un'influenza sui costi, in particolare per i piccoli partiti che non hanno le stesse capacità finanziarie dei grandi?
«La nostra propaganda è soprattutto una propaganda 'fatta in casa', ad esempio con dei volantini, e non tanto con annunci sui giornali», spiega René Ecuyer, segretario cantonale della sezione vodese del Partito del Lavoro, «perciò non vi è nessuna influenza sui costi».
Se il cambiamento di abitudini in materia di voto ha pochi influssi sul costo della campagna, in un ambito ha comunque modificato la vita politica elvetica.
In passato accadeva abbastanza di frequente di trovare all'uscita degli uffici di voto delle persone che raccoglievano firme per un'iniziativa popolare.
Oggi questa «tradizione» appartiene al passato. «È già da tempo – afferma Claudine Godat – che non facciamo più delle raccolte di firme all'uscita dei seggi, poiché i seggi sono ormai praticamente vuoti».
swissinfo, Daniele Mariani
Fatti e cifre
Più dell'80% della popolazione svizzera vota per corrispondenza.
Nei cantoni di Ginevra, Basilea Città, Vaud, Neuchâtel e Lucerna questa percentuale supera il 95%.
A Glarona e a Sciaffusa, invece, più del 50% della popolazione si reca ancora negli uffici di voto.
In breve
In Svizzera, la Legge federale sui diritti politici stipula che i «cantoni provvedono per una procedura semplice del voto per corrispondenza».
Fino ad alcuni anni fa, in alcuni cantoni era sì possibile votare per corrispondenza, ma bisognava inoltrare una richiesta scritta per ogni scrutinio.
Oggi in tutti i cantoni è possibile votare per corrispondenza su tutti i soggetti federali in maniera automatica.
Il primo cantone ad aver compiuto un simile passo è stato Basilea Campagna nel 1978.
Nella maggior parte dei cantoni il diritto di voto per corrispondenza automatico è stato introdotto nella prima metà degli anni '90.
Gli ultimi ad istituirlo sono stati il Ticino, nel 2004, e il Vallese, nel 2005.
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