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Il verdetto e le premesse ricordano quelle del vaccino anglo-svedese Astrazeneca. L'Agenzia europea per i medicinali (EMA) riconosce martedì "possibili" legami tra il preparato Janssen di Johnson & Johnson e gli eventi "molto rari" di trombosi cerebrale. Ma "i benefici", si sottolinea nel comunicato, "superano i rischi".
Gli USA avevano fermato l’utilizzo del vaccino della società farmaceutica americana a seguito di alcuni casi di trombosi celebrali: su 7 milioni di vaccinati, 8 persone hanno avuto sintomi gravi.
Questi casi, sottolinea l'EMA, "si sono verificati in persone di età inferiore a 60 anni entro tre settimane dalla vaccinazione, la maggioranza nelle donne. Sulla base delle prove attualmente disponibili, i fattori di rischio specifici non sono stati confermati". I casi dovrebbero essere segnalati come “rarissimi effetti collaterali del vaccino”.
Lo stop negli Stati Uniti ha fatto ritardare le spedizioni verso l'Unione europea, che ha già comprato 200 milioni di dosi. Mentre in Svizzera, questo vaccino è uno dei tre ad essere stato autorizzato da Swissmedic, ma non ci sono ancora dosi in circolazione.
Tecnologia simile ad Astrazeneca
Il modo di agire del preparato della Johnson and Johnson è lo stesso di quello di Atrazeneca, del vaccino russo Sputnik V e di un altro preparato cinese. Il vaccino obbliga il sistema immunitario a riconoscere la proteina spike presente nel virus, attraverso un adenovirus (vaccino vettoriale). Ricerche sono in corso per capire il legame tra questa tecnologia e i casi di trombosi riscontrati.
I vaccini dei fabbricanti Moderna e Pfizer/BioNTech si basano invece su un'altra tecnologica (mRNA).