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Il serbatoio principale del deposito petrolifero della città di Matanzas, a circa 100 chilometri ad est dell’Avana, non brucia più; da un secondo serbatoio salgono meno fiamme e fumo che nei giorni scorsi. Anche se non ancora completamente estinto, i pompieri cubani e stranieri intervenuti sul posto ritengono che l’incendio del maggior centro di stoccaggio di greggio dell’isola sia ormai sotto controllo.
“Ci sentiamo più sereni”, ha dichiarato alla stampa il vicecapo dei vigili del fuoco cubani, Alexander Avalos Jorge, che ha ringraziato Messico e Venezuela per l’aiuto fornito. Il Messico ha inviato tredici aerei, una nave, 45 mila litri di schiuma, dieci unità di intervento con elicotteri, oltre a pompe, tubi, medicine e tecnici specializzati. Quattro gli aerei mandati dal Venezuela. Anche gli Stati Uniti hanno offerto aiuti tecnici che il governo cubano afferma di avere accettato ed apprezzato.
Entro sabato potrebbero cominciare i lavori per recuperare i corpi delle vittime, quasi tutti pompieri, deceduti per la maggior parte all’alba di sabato, quando un fulmine ha causato il primo focolaio, poi estesosi ad altri tre serbatoi.
L’incendio del deposito – che può stoccare fino a 52 milioni di litri di nafte - avrà certamente conseguenze sull’operatività delle centrali che alimentano la rete elettrica cubana, già sofferente in tempi normali di un forte deficit nella produzione. La centrale della vicina città di Antonio Guiteras, alimentata attraverso un oleodotto dal deposito bruciato, è stata riattivata dopo un arresto forzato di due giorni.