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Il ministro degli esteri elvetico ha consegnato un promemoria che illustra la posizione di Berna in materia di libertà di espressione e discusso di liberalizzazione dei rapporti commerciali tra la Tunisia e l'Associazione europea di libero scambio.Questo contenuto è stato pubblicato il 02 maggio 2000 - 20:03
La vicenda del giornalista Taoufic Ben Brick, che dal 3 aprile osserva lo sciopero della fame per protestare contro le limitazioni della libertà di espressione di cui ü vittima, è stata al centro dei colloqui avuti a Tunisi dal consigliere federale Joseph Deiss con il ministro degli esteri Habib Ben Yahia.
«Abbiamo consegnato al ministro degli esteri un promemoria concernente la vicenda di Taoufic Ben Brick», ha detto Deiss al termine dei colloqui. Il testo spiega «la posizione della Svizzera quanto ai principi della libertà di stampa e di opinione». Il consigliere federale ha comunque tenuto a sottolineare i progressi compiuti dalla Tunisia, in particolare nel rispetto dei diritti della donna e della giustizia sociale.
Il caso del giornalista dissidente ha assunto una dimensione particolare, ma lo scopo della mia visita - ha detto Deiss - era di rilanciare i rapporti bilaterali, in fase di «sonnolenza» da una quindicina di anni. E un primo risultato è stato ottenuto: la Tunisia ha infatti deciso di inviare un nuovo ambasciatore a Berna, una carica vacante dal 1995. «Le nostre relazioni diplomatiche potranno quindi essere rilanciate».
Il consigliere federale ha anche incontrato il primo ministro Mohamed Ghannouchi e altri ministri allo scopo di rilanciare le discussioni su un accordo per la liberalizzazione dei rapporti commerciali tra la Tunisia e l'Associazione europea di libero scambio, di cui la Svizzera assume la presidenza semestrale. «Le discussioni sono state costruttive», ha affermato il capo della diplomazia elvetica, e il tema sarà approfondito da uno speciale gruppo di lavoro bilaterale. Sarà pure costituito un secondo gruppo di lavoro, volto a favorire il processo di pace in Medio Oriente.
Deiss ha mostrato sin dall'inizio di prestare attenzione alla vicenda di Taoufic Ben Brick, ricevendo ieri all'ambasciata svizzera di Tunisi l'avvocato del giornalista, Chawki Tabib, come pure Khedija Cherif, membro del «Consiglio nazionale per le libertà in Tunisia», non riconosciuto dal governo. Forse per questo motivo è saltata la visita di cortesia al presidente tunisino Ben Ali. Un appuntamento che tradizionalmente conclude le visite di lavoro ufficiali.
Ben Brick osserva lo sciopero della fame per protestare contro le limitazioni che gli vengono imposte nell'esercizio della sua professione di giornalista. All'inizio di aprile ha dovuto presentarsi davanti a un giudice istruttore tunisino per due articoli da lui scritti e pubblicati dai quotidiani ginevrini Le Courrier e La Tribune de Genève. Il giudice gli ha anche ingiunto il divieto di viaggiare. Divieto che è tuttora in vigore.
In una prima reazione Amnesty International ha accolto con favore l'intervento di Deiss, affermando tuttavia che il consigliere federale «avrebbe dovuto esigere che la situazione del giornalista cambi», ha detto una portavoce.
swissinfo e agenzie
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