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I paesi BRICS si sono riuniti per la prima volta nel 2006 e hanno tenuto da allora una serie di summit annuali. Il quindicesimo vertice che si è appena concluso in Sud Africa a Johannesburg, ha ricevuto un’attenzione internazionale senza precedenti.
Una generazione di leader provenienti da Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica, intenti a realizzare un’alternativa all’ordine globale dominato dagli Stati Uniti, ha annunciato l’ammissione dal prossimo anno di sei nuovi membri per fornire un contrappeso al gruppo G7 (Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito e Stati Uniti d’America).
I paesi membri dei BRICS hanno una popolazione combinata di oltre 3 miliardi di persone e un PIL combinato di oltre 25 trilioni di dollari. Il G7 è un gruppo di economie avanzate con un grande peso politico e finanziario, con una popolazione combinata di circa 1 miliardo di persone e un PIL combinato di circa 20 trilioni di dollari.
Sorprendentemente, la lista degli Stati BRICS includerà Paesi in crisi come Argentina, Egitto ed Etiopia, Paesi ricchi di petrolio come Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita, e lo spietato nemico di quest’ultima, l’Iran.
Sebbene l’Argentina abbia dichiarato bancarotta per ben 11 volte nel corso del XX secolo e abbia subito una serie di crisi finanziarie negli ultimi anni, viene vista dai BRICS come un’importante economia emergente con un grande potenziale di crescita. Un potenziale partner commerciale dunque e un’importante fonte di investimenti.
Anche se queste nazioni sono identificate come economie emergenti, gli analisti si domandano chi adotterebbe in sostituzione del dollaro per il commercio internazionale e gli investimenti all’estero, una nuova moneta di un gruppo di Paesi che hanno una lunga storia di instabilità economica.
Il presidente cinese Xi Jinping, che ha definito l’espansione “storica”, è stato il principale sostenitore dell’ammissione di nuovi membri, presentando i BRICS allargati come un modo per consentire al sud del mondo di avere una voce più forte negli affari mondiali.
Xi Jinping ha ricevuto al vertice un trattamento speciale dal momento in cui è arrivato prima degli altri leader, e ha dichiarato che “passando da 5 a 11 Paesi, i BRICS soddisfano le aspettative della comunità internazionale e servono gli interessi comuni dei mercati emergenti e dei Paesi in via di sviluppo”.
Gli economisti sanno tuttavia, che il gruppo allargato deve affrontare più contraddizioni interne che mai, se la Cina vuole davvero rivaleggiare con il G7 e altre istituzioni dell’Occidente. Non c’è ancora chiarezza su quali istituzioni alternative intende costruire il nuovo gruppo dei BRICS.
Paesi come Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti sono tradizionali alleati militari dell’Occidente e grandi mutuatari del Fondo Monetario Internazionale (agenzia finanziaria della Nazioni Unite) per aver ricevuto importanti somme di denaro. Anche l’Egitto è un Paese che sopravvive grazie ai salvataggi del FMI, e l’Etiopia, seconda nazione africana più popolosa e fanalino di coda dei BRICS, è un debitore chiave nei confronti della Cina.
L’attuale riequilibrio del potere geopolitico ed economico dell’Occidente è atteso da oltre un secolo (da quando l’Europa è precipitata nella prima delle sue guerre mondiali), ma la stragrande maggioranza di giornalisti e commentatori occidentali hanno definito le azioni e le parole pronunciate durante l’ultimo vertice BRICS dal semi-farsesco all’insignificante. Ovvero come improvvisare in un ambiente globale sempre più precario.
A detta di molti, unico appunto degno di nota di questo vertice è stato l’incontro bilaterale tra Xi Jinping e il primo ministro indiano Narendra Modi, per discutere e concordare di allentare le tensioni sul confine sino-indiano che hanno causato sanguinosi combattimenti negli ultimi anni.