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LONDRA - C'è uno studio-shock di un gruppo di ricerca costituito ad hoc dal celebre Imperial College di Londra dietro la decisione del premier britannico Boris Johnson e dei suoi consiglieri scientifici di abbandonare il controverso tentativo di risposta più graduale al coronavirus in favore dell'avvio di una linea accelerata e più radicale sul fronte del distanziamento sociale, suggerito dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Lo confermano diversi media del Regno Unito.
Lo studio ha decretato come "impraticabile" la strategia evocata inizialmente di cercare di diluire l'infezione, mitigandone il contagio, provando a isolare gli anziani a più alto rischio e rinunciando alla speranza di poterlo sopprimere. A meno di non accettare il rischio di una previsione di 250'000 morti nel giro di un anno, tenuto conto non solo del numero di pazienti vulnerabili, ma soprattutto delle vittime di un sistema sanitario (Nhs) che al momento conta su circa 5000 posti letto di terapia intensiva in Inghilterra (83% occupati) e non più di 6000 in tutto il Regno.
L'unica alternativa possibile suggerita dall'Imperial College è dunque adeguarsi all'esempio altrui: restrizioni drastiche ai contatti sociali per provare a passare dalla "mitigazione" al tentativo di "soppressione" del virus. Misure destinate peraltro a durare a lungo pur in gradazione varia, stando a questa ricerca: fino a che non ci sarà un vaccino. Ossia - per il Regno e non solo - per un arco di tempo previsto fra un anno e 18 mesi, con conseguenze sull'economia e la stessa vita delle persone tutte da verificare.