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L'industria di esportazione non deve contare troppo sulla Banca nazionale svizzera (BNS) per superare le difficoltà legate alla forza del franco.
«Non è correggendo il corso di cambio di due centesimi che si cancellano i problemi dell'industria d'esportazione», afferma Jean-Pierre Roth, presidente della direzione della BNS, in un'intervista pubblicata luned'i dal quotidiano romando «Le Temps».
I veri problemi derivano dal rallentamento dell'economia mondiale, prosegue Roth. Dopo le turbolenze successive all'11 settembre, «il nostro intervento ha permesso di correggere il forte apprezzamento del franco, all'epoca in preda alla speculazione, e percepito come un valore rifugio. Abbiamo abbassato di un punto percentuale i tassi di interesse in settembre nello spazio di quindici giorni. Da allora i mercati finanziari sono stati capaci di digerire gli choc», osserva il presidente della direzione della banca.
L'industria svizzera saprà adeguarsi
Resta il fatto che il tasso di cambio è il parametro più sensibile e più doloroso in un'economia esposta a un forte rallentamento globale, rileva Roth, ammettendo che in tale contesto le esportazioni svizzere soffrono particolarmente a causa dell'evoluzione della valuta elvetica.
«Ma il diavolo non è così brutto come lo si dipinge», dichiara, aggiungendo che «l'industria d'esportazione svizzera ha i mezzi per adeguarsi a un ambiente competitivo». Per Jean-Pierre Roth, finché l'economia mondiale non ripartirà, le esportazioni non registreranno un rilancio.
La settimana scorsa l'Unione sindacale svizzera (USS) aveva criticato la politica monetaria della BNS. Secondo l'organizzazione, la forza del franco rispetto all'euro impedisce la ripresa congiunturale. L'USS ha quindi auspicato una politica monetaria che punti sull'indebolimento del franco svizzero.
swissinfo e agenzie