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Firmata una dichiarazione congiunta per il rilascio di chi è arbitrariamente detenuto nello Xinjiang
(ve/ref.ch) Il nostro paese ha aderito ad una dichiarazione congiunta avanzata il 31 ottobre dal Canada e in cui 50 Stati si dicono profondamente preoccupati relativamente alle sistematiche violazioni di diritti umani a danno della popolazione uigura e di altre minoranze, soprattutto musulmane, dello Xinjiang (regione nordoccidentale della Cina). La dichiarazione è stata presentata alla Commissione per gli Affari sociali, umanitari e culturali dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite. Oltre alla Svizzera, tra gli altri Stati firmatari figurano Germania, Francia, Austria, Stati Uniti, Gran Bretagna, Israele, Giappone, Ucraina e Turchia.
Non è possibile giustificare le gravi e sistematiche violazioni di diritti umani contro gli uiguri con la scusa del contrasto al terrorismo, si legge nel testo. Citando il rapporto pubblicato in agosto dall'allora commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Michelle Bachelet, il documento afferma che gli Stati sono preoccupati dal fatto che la Cina si sia finora rifiutata di discutere i risultati del rapporto Bachelet.
Il rapporto denuncia gravi violazioni dei diritti umani nella regione dello Xinjiang e ravvisa indizi di crimini contro l'umanità. Tra le altre cose, si parla di tortura. La Cina nega regolarmente tutte le accuse di violazione dei diritti umani nello Xinjiang e sostiene di combattere il "terrorismo" nella provincia. (Voce Evangelica ne aveva parlato qui già nel 2018).
I firmatari della dichiarazione chiedono a Pechino di attuare le raccomandazioni del rapporto delle Nazioni Unite. Tra queste, l'adozione di misure rapide per rilasciare tutte le persone detenute arbitrariamente nello Xinjiang e chiarire la sorte e il luogo in cui si trovano i familiari scomparsi. All'inizio di ottobre il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite a Ginevra aveva respinto un dibattito sulla situazione nella provincia cinese dello Xinjiang richiesto dagli Stati occidentali. L'organizzazione per i diritti umani Human Rights Watch (HRW) ha ora invitato l'organismo a fare un altro tentativo. La pressione diplomatica su Pechino affinché risponda delle "violazioni dei diritti umani" nello Xinjiang sta crescendo, ha dichiarato Louis Charbonneau, direttore di HRW responsabile delle Nazioni Unite.