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Nathan_corre
Questa è la storia di Nathan, un ragazzo con una passione e un sogno da realizzare, quello di correre veloce come il vento (e battere il record di Bolt).
A scuola durante le lezioni di ginnastica il suo maestro, notò che era veloce rispetto ai suoi compagni e ci invitò a farlo partecipare alle eliminiatorie per Il ragazzo più veloce del Ticino. Era la sua prima gara e aveva otto anni. Nathan era eccitato e non vedeva l’ora prendendo la gara molto seriamente tanto che per pranzo pretese una bistecca, con fagiolini e riso per avere tanta forza e si tolse orologio e occhiali per essere più aerodinamico. Mi ricordo che in auto, mentre lo stavo portando allo stadio di Bellinzona, gli dissi: “Nathan, mi raccomando, dovrai correre veloce come il vento” e lui mi rispose: “Mamma, io sono il vento”.
Non la vinse. Era partito bene, era in testa, era il vento ma si fermò 10m prima, alla riga bianca pensando fosse quello il traguardo, Paolo ed io gli urlammo dalla tribuna ma era troppo tardi, gli altri continuarono fino alla seconda riga bianca. Il traguardo.
Ci restò molto male da piangere. Il suo maestro Massimo Balestra ci suggerì di iscriverlo al Gruppo Atletico Bellinzona dove si sarebbe allenato e divertito.
Gli anni sucessivi, arrivò sempre in terza posizione a livello cantonale ma finalmente nel 2016 vinse battendo tutti e si qualificò per la finale Svizzera a Lucerna. Arrivò in 10° posizione ma lui non era soddisfatto. Ancora oggi, ogni volta che arriva vicino all’oro è uno stimolo in più per migliorare, essere determinato e raggiungere il suo obiettivo: il primo posto sul podio. Così dopo un anno di allenamento e il campus estivo a St. Moritz con la società, diventò ancora campione ticinese di velocità sugli 80m e si qualificò per la finale svizzera che questa volta si svolgeva in casa, a Chiasso. Insomma, tutto andava bene fino a quando Nathan, a sei settimane prima dalla finalissima, cominciò ad avvertire dei fastidi alla parte bassa della schiena e sui glutei. I medici dissero che era una lombosciatalgia, gli sarebbe bastato stare due settimane a riposo, massaggi e Voltaren. Così facemmo e sembrava essere migliorato per cui decidemmo di accompagnarlo a Zurigo per l’altra finale, la UBS Kids Cup che era un paio di settimane prima del Ragazzo più veloce (nel 2017, infatti, diventò due volte campione ticinese). La finale UBS Kids Cup si svolge sempre a Zurigo appena dopo la Weltklasse e in quella giornata tutti i ragazzi che gareggiano hanno l’onore di fare riscaldamento con campioni di atletica e di incontrare personaggi come Asafa Powell, Karim Hussein, Mujinga Kabunji, ecc.
Erano tre discipline, prima la corsa 60m, poi il salto in lungo, infine il lancio della pallina. Nathan corse ma il dolore alla schiena si manifestò in modo acuto. Si ritirò dalle competizioni e tornammo a casa. Poi, due giorni dopo, di notte, lo portai al pronto soccorso talmente il dolore era forte, non riusciva a stare in piedi, le gambe gli cedevano. La RM evidenziò una piccola frattura alla vertebra L5-S1 con un edema importante. Spodilolisi L5-S1, questa la diagnosi per Nathan che l’ortopedico comunicò a me e mio marito. Quando è una spondilolisi è ancora in fase iniziale, la vertebra scivola in avanti perché per un “difetto di fabbrica” l’itsmo, la parte di tessuto che tiene assieme tutte le vertebre, non è continuo e ne manca un pezzettino. Nei casi più gravi e peggiori le vertebre vengono fissate chirurgicamente ma questo spesso accade alle persone di una certa età. Sembra essere comune in molti sportivi ma se non ci sono dolori non se ne viene a conoscenza per cui, penso che nel male almeno sia stato positivo il fatto di averlo scoperto in tempo. La cosa più brutta è stata quello di dirlo a Nathan, di spiegargli tutto e alla fine dirgli che partecipare alla finale a Chiasso per lui non era più possibile altrimenti avrebbe rischiato la frattura totale. A quelle parole i suoi occhi si sono riempiti di lacrime e noi come genitori non potevamo fare nient’altro che abbracciarlo.
I primi mesi era arrabbiato, intrattabile, soprattutto perché era costretto in un busto rigido che gli impediva di respirare bene, faceva fatica a mangiare per non parlare del fatto di stare una giornata intera sui banchi di scuola con sedie scomodissime. Faceva due sedute di fisioterapia alla settimana, più una serie di esercizi a casa e piano piano aveva ripreso ad andare anche ad allenarsi allo stadio ma era molto limitato per cui non poteva stare assieme agli altri compagni del GAB. Malgrado questo ci andava ugualmente, a volte anche sotto la pioggia, ma lo vedevo demoralizzato. Ha messo il busto a inizio settembre 2017 e l’ha portato fino a gennaio 2018 24h/24h poi abbiamo fatto la TAC e un’altra RM, abbiamo ascoltato il parere di un secondo medico e la buona notizia era che l’edema si era riassorbito e gli era permesso di portare il busto solo di notte. È stato un duro lavoro ma anche di squadra, infatti Michele Rüfenacht il suo allenatore, era sempre informato da noi, il medico e i fisioterapisti per fargli fare l’allenamento più idoneo. Il primo risultato, infatti è arrivato ai campionati svizzeri indoor U16 di San Gallo. Non so, forse è stato tutto quello che ha passato, la voglia di gareggiare, di essere il migliore e la tenacia che ha riversato su quei 60m di tartan che lo hanno proclamato campione svizzero e registrato anche un Personal Best con la sua migliore prestazione 60m/7.34.
|2016||2018|
Finalmente cominciava il periodo positivo, aveva ripreso gli allenamenti a pieno regime, sempre sotto controllo, la stagione era appena iniziata e sul calendario si annunciavano diverse gare. Oltre a Michele Rüfenacht un altro allenatore aveva scelto di seguire Nathan. Sì, lui sceglieva chi allenare e in Nathan aveva visto un talento, un giovane atleta che ascolta i consigli e fa quello che gli si dice di fare. Fiorenzo Marchesi, atleta di spicco negli anni ’60-70 e che in seguito ha allenato diversi atleti portandoli alle olimpiadi. Oltre agli 80m e le staffette 4x100m Nathan aveva cominciato con la corsa dei 100m ostacoli, si allenava, faceva gare e Fiorenzo dalle tribune lo osservava e gli faceva correggere quello che andava sistemato. Questo allenatore che parlava poco ma gli dava le dritte giuste, dalla fortissima personalità, era diventato il suo mentore permettendogli di vincere altre gare durante questa primavera. Fiore, così lo chiamavano tutti, è venuto a mancare il 27 agosto lasciando un vuoto incolmabile nel GAB ma Nathan dice che Fiore c’è, lui lo vede seduto nelle tribune che lo guarda e brontola se fa cazzate… l’8 settembre a Frauenfeld per i campionati svizzeri assoluti Nathan ha mancato la medaglia di bronzo per 2 centesimi sugli 80m. Aveva corso la qualifica e la semifinale vincendole ma alla finale qualcosa è andato storto e i 2 centesimi di secondo lo hanno fregato. Ha imparato che lo sport è fatto anche di questo. Il giorno dopo, il 9 settembre era la volta dei 100m ostacoli e che ha vinto, dal filmato si vede la soddisfazione per aver rivendicato l’amara sconfitta del giorno precedente e il primo gesto è stato una mano sul cuore. “Per Fiore” ha detto.
Durante tutta la stagione la schiena non ha creato problemi, ma Nathan è un quindicenne che in un anno e mezzo è cresciuto più di 25 cm e questo gli ha creato delle scocciature come stiramenti o strappi che sono stati curati, massaggiati, fatto impacchi, di tutto e di più. Insomma è diventato abbastanza impegnativo per tutti seguirlo ma lo facciamo con piacere ed è importante supportarlo. Poi ci sono eventi che non si possono né prevenire o controllare come quando dopo l’allenamento, negli spogliatoi, il suo compagno gli ha fatto il solletico ai fianchi inaspettatamente e lui ha reagito di scatto sbattendo l’alluce contro uno stipide che, in seguito abbiamo scoperto essere fratturato, era diventato tutto blu e gonfio impedendogli di partecipare alla staffetta del giorno dopo 4x100m a Thun e che nei giorni sucessivi per il dolore lo ha portato a camminare storto innescando una fastidiosa fascite plantare. Però malgrado questo è riuscito ad arrivare terzo a Losanna per il ragazzo più veloce della Svizzera e a vincere l’oro sabato 29 settembre a Locarno sempre sugli 80m, chiudendo così una stagione travagliata e triste ma anche piena di emozioni e soddisfazioni.
Questa è la storia di Nathan, una come tante di altri suoi coetanei, qualsiasi sia la disciplina. Dietro le quinte ci sono tanti attori, tanti avvenimenti, tanti sacrifici ma soprattutto c’è la famiglia.
La sua storia è solo all’inizio e io gli auguro che un giorno realizzi il suo sogno, e per farlo deve ancora tanto… correre 🙂