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Nel 2016, il Governo della Colombia e i guerriglieri armati delle FARC-EP firmavano uno storico accordo di pace a L’Avana. Da allora entrambe le parti si sono impegnate nella ricostruzione di un paese migliore, non senza qualche difficoltà.
Il fondo multidonante della ONU finanziato da 14 paesi, tra cui la Svizzera, ha investito 180 milioni di dollari in progetti economici. I fondi sono stati destinati soprattutto a quelle aree rurali svantaggiate dove molti contadini non avevano alternative economiche alla coltivazione della foglia di coca. Cacao, canna da zucchero, caffè, riso, sono alcune delle alternative che sono state create grazie a un sistema misto pubblico/privato, incentivato dalla ONU.
Nel frattempo, centinaia di ex guerriglieri dopo la smobilitazione hanno deciso di trasferirsi a vivere in città. Pochi di loro sanno leggere e scrivere e molti non hanno mai potuto frequentare scuole pubbliche, hanno iniziato dei nuovi progetti economici comunitari in città, scommettendo nel cambio strutturale delle disuguaglianze in Colombia.
Sei anni dopo la firma della pace, la società civile continua a domandarsi sulle verità storiche e sulla giusta punizione da dare a chi, da entrambi le parti del fronte, si è reso colpevole di crimini e assassini. La JEP, il tribunale speciale per la pace, istituito per punire i crimini del conflitto, ha 20 anni di tempo per punire i colpevoli, prima che il conflitto armato venga definitivamente archiviato.