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Gli istituti di previdenza svizzeri sono stati danneggiati dalla crisi coronavirus. La maggior parte degli istituti aveva buoni gradi di copertura prima della pandemia, ma questi sono drasticamente diminuiti, passando dal 111,6% di fine 2019 al 105,6% di fine aprile per le casse pensioni senza garanzia statale e senza assicurazione completa, e dal 79,8% al 75,5% per gli altri. È quanto emerge da un rapporto stilato dalla Commissione di alta vigilanza della previdenza professionale.
Per l'anno in corso la Commissione prevede perdite nelle principali categorie di investimento e, quindi, un aumento significativo delle coperture insufficienti, le quali dovranno essere risanate nei prossimi anni. Secondo l’analisi, "nella maggior parte dei casi gli istituti di previdenza saranno in grado di far fronte a medio termine alle ripercussioni negative sulla loro stabilità finanziaria", ma questo solo a patto di riuscire a limitare gli impatti della crisi a livello macroeconomico.
Per la Commissione di vigilanza, le aliquote di conversione eccessivamente elevate rappresentano un rischio importante per il 2° pilastro. Il loro valore è stato continuamente abbassato nella parte sovraobbligatoria, ma rimane troppo alto rispetto ai bassi tassi d'interesse.
Per poter far fronte alla crisi, si caldeggia un adeguamento delle norme di legge, e in particolare del parametro dell'aliquota minima di conversione, alla nuova realtà.
- Notiziario 14.00 del 12.05.2020 Casse pensione colpite dal virus