Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01126.jsonl.gz/1294

(…) Ma cos’è successo? Com’è stato che dei quattro milioni e mezzo di nuovi elettori la quasi totalità abbia votato per il “rechazo”, il rifiuto della nuova Costituzione?
Com’è che 25 punti separano il rechazo dall’”apruebo”, dall’approvazione? L’ottimismo proveniente dai molteplici momenti tenutisi in favore dall’apruebo durante la fase finale della campagna elettorale nella regione della capitale ha probabilmente offuscato la capacità di percezione dello stato d’animo sociale; non ha permesso di mettere in evidenza l’emergere, durante l’anno di lavori della Convenzione costituzionale, di quella maggioranza silenziosa che ha rifiutato il progetto. Non ha votato a favore della Costituzione attuale né si è pronunciata a favore di una proposta alternativa: ha semplicemente rifiutato il testo o, piuttosto, le sue molteplici interpretazioni.
Una delle spiegazioni della sconfitta può essere individuata nell’importanza e nell’efficacia della campagna di paura che è stata fomentata. L’istituto Centro de Investigación Periodística ha pubblicato le sue analisi realizzate in zone popolari di Santiago che rivelano alcune delle ragioni del rechazo. La più ricorrente è la paura che le case sarebbero state espropriate dallo Stato e che non sarebbe più stato possibile cederle in eredità. C’è stata poi l’inquietudine per la natura plurinazionale ed il rischio di divisione del paese, seguita dalla paura dell’espropriazione delle pensioni, dalle critiche al presidente Gabriel Boric e, infine, dalla critica di chi ha redatto il testo. Ricorrenti, inoltre, sono stati i dubbi sul diritto all’aborto e alla diversità sessuale, così come il rigetto della “classe politica”.
I primi tre argomenti sollevati sono stati gli assi centrali sui quali si è imperniata la campagna, il che dà la misura della sua efficacia. Il tema delle pensioni è stato il primo ad avere un effetto già a fine marzo quando grandi titoli dei giornale affermavano, mentendo, che “i lavoratori non saranno più proprietari dei propri risparmi pensionistici”. È vero che il governo si era opposto al progetto di autorizzare, dopo i quattro accordati dal governo precedente durante la pandemia, un quinto prelievo del 10% dai fondi pensionistici mentre erano stati favorevoli nei casi precedenti. “Non hanno mantenuto la parola”: è quanto ha sostenuto una signora che, dopo aver votato per Boric nel 2021, si è espressa questa volta in favore del rechazo.
La campagna dell’apruebo, incominciata in luglio dopo la trasmissione del testo costituzionale a Boric, non ha potuto contare su dirigenti prestigiosi mentre il governo ha relativizzato, con i limiti impostigli dalla natura istituzionale, la nuova Costituzione dicendo che se fosse stata approvata avrebbe comunque dovuto ancora essere modificata. Qual è stata l’influenza sui risultati di quest’assenza di direzione o dell’atteggiamento del governo? Fa riflettere, su questo punto, il fatto che il 38,3% ottenuto dall’apruebo coincida con l’indice di popolarità del governo stabilito da varie inchieste di opinione.
Maggioranze volatili
Vittorie e sconfitte di breve durata: è una sintesi di un’epoca messa in evidenza da differenti analisi. Il caso cileno non sfugge alla regola. Se il governo aspettava l’accettazione della nuova Costituzione per iniziare grandi e medie riforme, la scommessa è persa. Il governo è oggi indebolito ed ha dovuto fare concessioni quali una più grande rappresentatività ad attori della ex “Concertacion” che si ritrovano oggi alla testa di posti di direzione in alcuni dei principali ministeri: industria, cancelleria, interni, difesa, segretariato alla presidenza e settore minerario.
È certo che la coalizione che ha vinto le elezioni – Frente amplio e Partito Comunista – ha poca esperienza governativa, così come è vero che l’apertura agli alleati può permettere una più grande governabilità, con il rischio però di convertirsi in continuità del sistema contro il quale la gente si è sollevata massicciamente a partire da ottobre 2019. Quella sollevazione non fu lineare; molti di quanti erano scesi in piazza allora hanno votato in seguito in modo contraddittorio: apruebo nel plebiscito del 2020, Boric nel 2021 – ma anche in favore di Franco Parisi che ha fatto campagna dagli Stati Uniti – e per lo stesso José Antonio Kast e sicuramente per il rechazo nel 2022. E tanti altri non erano mai andati a votare sino a questa domenica di voto obbligatorio.
Boric ha preso in carica un paese in balia a movimenti di fondo che non si assestano. Esistono esigenze incrociate quali trasformazioni e ordine o “ordine prima delle trasformazioni” che non sono necessariamente di sinistra, come la possibilità di ritirare le pensioni, il freno all’inflazione, gli aiuti sociali e la sicurezza. Altre, più chiaramente progressiste quali un sistema di educazione superiore gratuita o un sistema di sicurezza pubblica beneficiano pure di sostegni, così come lo mostra un sondaggio di Feedback realizzato dopo il plebiscito e che indica anche che la “giustizia indigena” non ottiene consensi maggioritari.
I rimpasti governativi realizzati dopo il voto [con l’integrazione di ministri dell’ex Convergencia] indicano una ricerca di stabilità di fronte a uno scenario di negoziati con l’opposizione per stabilire accordi legislativi quali la riforma tributaria proposta dal governo e le modalità di convocazione di una nuova Convencion Constitucional, la Costituente. Allorché le mobilitazioni consecutive al voto lasciano immaginare un ritorno possibile alla conflittualità di piazza, il governo si ritrova in un centro politico quantomai difficile e fragile, obbligato a garantire il proprio equilibrio interno, a resistere alle pressioni della destra, a iniziare delle riforme sullo sfondo di un pericolo di frustrazione sociale dovuto all’assenza di risposte.
*articolo apparso sul sito www.pagina12.com.ar. La traduzione in italiano è stata curata da Paolo Gilardi per il sito rproject.it.