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«Se tornassi indietro, non cambierei proprio nulla a quello che ho fatto; non modificherei ciò che mi è successo». Lo ha dichiarato Lance Armstrong, re decaduto del ciclismo professionista, in un'intervista che sarà diffusa il 29 maggio dalla rete americana Nbc Sports. «In primo luogo, non cambierei ciò che ho imparato. Non avrei appreso niente, se non avessi agito come ho fatto. Non ci sarebbe stata alcuna inchiesta e non si sarebbero prese delle sanzioni, se non mi fossi comportato come ho fatto», ha affermato l'ex leader delle squadre Us Postal e Discovery Channel, che già in passato aveva tenuto propositi simili. «Se mi dopo e non dico nulla, niente di quello che è poi successo sarebbe capitato. È come se fosse quello che volevo, come se volessi essere scoperto; ero una preda facile». Lo statunitense, dominatore del ciclismo negli anni Duemila, aveva vinto sette Tour de France consecutivi. Successi che gli sono stati tolti quando, nel 2012, venne sospeso a vita in seguito a un'inchiesta aperta dall'Agenzia americana antidoping. L'Usada stabilì che Armstrong era alla testa del “sistema di doping più sofisticato, più professionale e più efficace della storia dello sport”. Nel 2013, in una seguitissima intervista accordata alla star americana Oprah Winfrey, l'oggi 47enne riconobbe di aver fatto uso di sostanze illecite durante tutta la sua carriera. “Abbiamo fatto quello che dovevamo fare per vincere – disse –. Non era legale; ma non cambierei nulla di quello che è successo. Che sia perdere una bella somma di denaro o passare da eroe a zero».