Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/210738

<h2>SubmittedText<h2><p>L'attuale situazione alla frontiera greco-turca lascia supporre che un maggior numero di migranti opterà per la rotta dei Balcani occidentali passando dalla Bosnia e Erzegovina. Dal 2019 si ha regolarmente notizia di condizioni inammissibili nei campi rifugiati presso la frontiera bosniaco-croata. Vari media hanno potuto documentare respingimenti da parte della polizia croata, in violazione del diritto internazionale e in particolare del regolamento Dublino. In questo contesto invito il Consiglio federale a rispondere alle domande seguenti.</p><p>1. Che cosa può essere intrapreso sul piano preventivo per migliorare la situazione in Bosnia e Erzegovina? Il Consiglio federale è disposto a intervenire? </p><p>2. La Svizzera ha concluso un partenariato migratorio con la Bosnia e Erzegovina. Secondo le informazioni della SEM, incontri bilaterali si tengono di norma a cadenza semestrale. A quando risale l'ultimo incontro e quali temi sono stati affrontati? Si è discusso esplicitamente della strategia di blocco adottata dalla Croazia alla frontiera greco-bosniaca? La Svizzera contribuisce all'armamento militare in Bosnia e Erzegovina e allo sbarramento delle frontiere?</p><p>3. Alla luce dell'attuale rischio di pandemia (coronavirus) urge: </p><p>a. migliorare le condizioni igieniche e mediche nei campi gestiti dall'Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM); e</p><p>b. a medio termine, smantellare i maggiori campi rifugiati. </p><p>Il Consiglio federale è a conoscenza di iniziative in tal senso? In quale quadro internazionale i rappresentanti della SEM o del Consiglio federale chiederanno un miglioramento della situazione? In che misura l'OIM può esigere trasparenza nell'attuale acuto rischio di pandemia?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Da molti anni la Svizzera è impegnata in Bosnia e Erzegovina nel quadro della cooperazione umanitaria e allo sviluppo, che include anche il settore della migrazione. In ragione della sua posizione geografica, negli ultimi anni la Bosnia e Erzegovina è stata toccata in misura maggiore dalla migrazione irregolare. La Svizzera sostiene pertanto questo Paese nella registrazione e nell'alloggio dei migranti. Il Consiglio federale è disposto a proseguire questo impegno. Nelle prossime settimane la Svizzera esaminerà nuove richieste di sostegno finanziario presentate dai suoi partner bosniaci.</p><p>2. Dalla conclusione del partenariato migratorio nel 2009, la Svizzera intrattiene con la Bosnia e Erzegovina un regolare dialogo durante il quale discutono tutti gli sviluppi nazionali e regionali rilevanti nel settore della migrazione. L'ultimo incontro si è tenuto nell'ottobre 2019 a Berna ed è stato incentrato sulle crescenti sfide cui è confrontata la Bosnia e Erzegovina quale Paese di transito e di destinazione della migrazione irregolare nonché sulle possibilità e le prospettive per un maggior sostegno svizzero nel settore della migrazione. Quanto all'armamento militare, la Svizzera è impegnata militarmente in Bosnia e Erzegovina nel quadro della missione EUFOR Althea, volta a promuovere la pace. Il nostro Paese non sostiene pertanto né l'armamento militare né l'isolamento della Bosnia e Erzegovina.</p><p>3. Secondo lo stato attuale delle conoscenze, in Bosnia e Erzegovina vi sono cinque campi rifugiati temporanei gestiti dall'OIM nonché un centro gestito dalle autorità migratorie bosniache. Questi centri ospitano 4500 migranti. Si stima che circa 3000 migranti vivano in Bosnia e Erzegovina al di fuori delle strutture statali.</p><p>In questi campi sono state adottate varie misure per migliorare le condizioni igieniche e mediche, ad esempio mettendo a disposizione disinfettanti per le mani o svolgendo campagne informative. Equipe mediche visitano i centri una volta al giorno. Sono state approntate unità di isolamento per migranti (che contano finora 421 posti letto).</p><p>Al momento non vi sono piani per smantellare i centri citati. Il campo profughi di Vucjak, situato presso la frontiera con la Croazia e spesso oggetto di critiche, è stato invece chiuso nel dicembre 2019. Questo campo informale non è stato mai sostenuto dall'OIM e la maggior parte dei circa 600 ospiti è stata trasferita a Sarajevo in una nuova struttura ufficiale, sostenuta anche dal Governo e dall'OIM. Per le circa 3000 persone che attualmente vivono al di fuori dei campi è previsto di istituire nel Cantone di Una-Sana un campo di tende con container abitativi per un migliaio di persone. Un altro migliaio di persone sarà alloggiato, nella misura del possibile, in una delle strutture esistenti a Sarajevo. Affinché ai migranti che vivono al di fuori dei centri sia garantito l'accesso alle cure sanitarie di base, l'aiuto umanitario svizzero sostiene con 422 000 franchi il Danish Refugee Council (DRC), che durante la pandemia assicura il coordinamento per l'assistenza sanitaria dei migranti. Il DRC è inoltre responsabile delle campagne di sensibilizzazione volte a prevenire l'ulteriore diffusione della pandemia.</p><p>Infine, la Svizzera contribuisce finanziariamente al piano "COVID-19 Global Humanitarian Response Plan", presentato dalle Nazioni Unite il 25 marzo 2020, di cui beneficerà anche la Bosnia e Erzegovina.</p>  Risposta del Consiglio federale.