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Stato scandinavo. Dal 1397 al 1523 la S. fu riunita alla Danimarca e alla Norvegia nella cosiddetta Unione di Kalmar. Nel 1527 aderì alla Riforma (luteranesimo). Assunta la supremazia nell'area baltica dalla fine del XVI sec. alla guerra del Nord (1700-21), il Paese, guidato da una monarchia centralizzatrice e in alcuni periodi di tipo assolutista, condusse una politica da grande potenza. Nel 1809 la S. dovette cedere la Finlandia alla Russia; dal 1814 al 1905 i re svedesi furono anche sovrani della Norvegia in unione personale. Monarchia costituzionale (dal 1810 dinastia dei Bernadotte), nel 1971 passò dal sistema bicamerale a quello monocamerale.
Nella sua opera Vom Herkommen der Schwyzer und Oberhasler, redatta attorno al 1480, Heinrich von Gundelfingen affermava che 6000 Svedesi e 1200 Frisoni orientali si erano stabiliti in Svizzera, avendo ottenuto l'immediatezza imperiale in cambio dell'aiuto prestato attorno al 400 al papa e all'imperatore minacciati dai pagani a Roma. Tale leggenda, attestata solo dalla seconda metà del XV sec. a Svitto, esercitò una grande influenza nel XVI sec. Una legge suntuaria della fine degli anni 1520-30 e una risoluzione della Landsgemeinde del 1531 testimoniano che il mito delle origini svedesi venne ufficialmente sostenuto anche dalle autorità svittesi. Nel suo commento alla seconda edizione della Helvetiae descriptio di Glareano, Oswald Myconius riferiva che ai mercanti conf. in S. venivano chiesti ragguagli sulle credenze degli Svittesi in merito alle loro origini e che gli Svedesi erano orgogliosi che un popolo tanto stimato affermasse di discendere da loro. Giovanni Magno, vescovo di Uppsala, nella sua Gothorum Sueonumque historia (1540 ca.) raccontava che a Svitto i viaggiatori svedesi erano trattati con particolare benevolenza essendo considerati parenti. Nella coscienza popolare il mito sembra essere caduto nell'oblio solo nel XVII sec., forse perché la guerra dei Trent'anni aveva reso più manifesta la precoce adesione della S. alla Riforma o forse perché i miti di fondazione con i loro eroi esercitavano un'attrattiva molto maggiore rispetto alla leggenda più impersonale di un'origine nordica.
Autrice/Autore: La redazione / vfe
Nel 1632, durante la guerra dei Trent'anni, la Dieta fed. respinse una proposta di alleanza del re svedese Gustavo Adolfo, giustificata con le origini comuni dei due popoli, dato che la Conf. non voleva essere coinvolta nel conflitto. Il sovrano tentò allora di stipulare un patto separato con i soli cant. rif. Berna e Zurigo rifiutarono, ma tollerarono il reclutamento di mercenari. Nel 1633 truppe svedesi violarono i confini della Conf. avanzando da Stein am Rhein a Costanza lungo la riva sviz. del Reno. L'esercito svedese contava allora ca. 3000 mercenari sviz. A causa delle divisioni interne e in mancanza di truppe, la Conf. non fu in grado di intervenire. Nel 1634 sospetti reciproci indussero i cant. rif. e catt. a negoziati segreti, risp. con la S. e la Spagna, in vista di un conflitto. Le tensioni fra i due schieramenti confessionali raggiunsero l'apice; solo la sconfitta svedese nella battaglia di Nördlingen impedì lo scoppio di una guerra civile nella Conf. In reazione alle violazioni di frontiera, nel 1638 la Dieta fed. proibì il passaggio di truppe straniere in territorio sviz., divieto che in caso di necessità sarebbe stato imposto anche con le armi. Nel 1647 i cant. conclusero il Defensionale di Wil, che istituì un Consiglio di guerra comune e un esercito conf. di 36'000 uomini (Defensionali).
Nella seconda metà del XVII e nel XVIII sec. la vicinanza confessionale con la Svizzera rif. favorì diverse prese di contatto. Nel 1651 la regina Cristina si prodigò per un'alleanza tra le Chiese prot., che però suscitò scarso interesse nei cant. rif. Nel 1662 Ginevra chiese aiuto al monarca svedese Carlo XI nel conflitto che la opponeva al re di Francia Luigi XIV, che aveva iniziato a chiudere le chiese calviniste nel Pays de Gex. Dal 1720 ca. al 1770 la S. dispose di rappresentanti diplomatici nella Conf. Nel 1724 i valdesi in pericolo si rivolsero ai cant. rif., che convinsero re Federico I a intervenire presso la corona inglese. Esercitò una certa influenza alla corte svedese il vodese Jean François Beylon. Nominato lettore della regina Luisa Ulrica nel 1760 e poi incaricato di missioni diplomatiche in Francia e in Spagna, nel 1772 Beylon partecipò al colpo di Stato promosso da re Gustavo III, che lo ricompensò con la villa Beylon nei pressi di Ulriksdal.
Autrice/Autore: Eric Flury-Dasen / vfe
Se qualche giovane nobile svedese compì viaggi in Svizzera già nel XVII sec., i contatti culturali si intensificarono solo nel XVIII sec. Ebbero una vasta eco in S. soprattutto le opere di Johann Kaspar Lavater, Johann Heinrich Pestalozzi, Salomon Gessner e Jean-Jacques Rousseau. A quest'ultimo si deve l'immagine della Svizzera quale Paese dagli splendidi scenari naturali alpini e con una pop. pastorale amante della libertà. Nel suo resoconto di viaggio degli anni 1770-80, Jonas Jacob Björnstahl descrisse il sistema educativo sviz., noto a livello intern. per le idee pedagogiche innovative. Albrecht von Haller, che padroneggiava lo svedese, ebbe scambi epistolari con numerosi eruditi svedesi tra cui Linneo, Samuel Aurivillius, Johan Gustaf Halldin e Hedvig Charlotta Nordenflycht. Linneo e Anders Johan von Höpken, cofondatori dell'Acc. reale svedese delle scienze, furono membri onorari della Soc. economica di Berna.
Autrice/Autore: Eric Flury-Dasen / vfe
Contrariamente alla Svizzera, al congresso di Vienna la S. non si prodigò per far riconoscere la propria neutralità dalle grandi potenze, poiché all'epoca - come ancora alla fine del XX sec. - riteneva inutile ancorare questo statuto nel diritto intern. pubblico. Per la S. la neutralità consiste in primo luogo nella non partecipazione ad alleanze in tempo di pace, così da evitare il coinvolgimento in una guerra. In linea con questa visione pragmatica, la S. aderì all'ONU (1945) e al Consiglio d'Europa (1948) senza che ciò suscitasse opposizioni interne. L'entrata nell'UE nel 1995 portò a un abbandono de facto della neutralità nel 2002.
Malgrado queste premesse, la rinuncia a una politica da grande potenza dopo il congresso di Vienna e il passaggio a una politica estera neutrale durante il regno di Carlo XIV Giovanni fecero emergere affinità fra la Svizzera e la S., anche se quest'ultima fino alla prima guerra mondiale oscillò ancora tra neutralità e partecipazione al gioco delle potenze. Dalla caduta di Napoleone, entrambi i Paesi riuscirono a evitare qualsiasi coinvolgimento in un conflitto armato. Diversamente da altri Stati neutrali, nelle due guerre mondiali non subirono pressoché alcuna violazione territoriale e il loro apparato industriale rimase completamente intatto. Su queste basi favorevoli, nel secondo dopoguerra S. e Svizzera si trasformarono in economie sociali di mercato - anche se con un grado diverso di sviluppo del welfare state - caratterizzate da un alto tenore di vita.
Dal 1847 la S. rientrò nella sfera di competenza del console sviz. a Christiania (oggi Oslo). Il primo consolato su suolo svedese venne aperto a Stoccolma nel 1887. Il ministro di Svizzera a Berlino dal 1915 al 1919 fu accreditato anche in S. Nel 1919 i rapporti diplomatici furono potenziati con la creazione di una legazione a Stoccolma (fino al 1946 competente anche per la Danimarca e la Norvegia), poi trasformata in ambasciata nel 1957. Nel 2009 la Svizzera disponeva di un consolato a Göteborg. La S. aprì un consolato a Ginevra nel 1867 e una legazione permanente a Berna già nel 1915 (quindi prima della Svizzera). Nel 2010 esistevano rappresentanze consolari a Basilea, Ginevra, Losanna, Lugano e Zurigo.
Le pressioni della Germania nazista indussero sia Berna sia Stoccolma a compromessi nella loro politica di neutralità. Nel 1940 la S. autorizzò un traffico di transito limitato verso la Norvegia occupata, e nel 1941 il passaggio di truppe ted. (mai consentito dalla Svizzera) tra Norvegia e Finlandia. Dopo la svolta nell'andamento della guerra nel 1943, gli Alleati strapparono concessioni economiche a entrambi i Paesi. Nel dopoguerra furono ulteriormente messi sotto pressione con l'accusa di essersi illecitamente arricchiti grazie a transazioni finanziarie e scambi commerciali eccessivi con la Germania. Nel 1946, in occasione dell'accordo di Washington che i due Stati dovettero siglare con gli Alleati, la S. si mostrò maggiormente disposta a concessioni. Anche negli accordi (gentlemen's agreements) sugli scambi commerciali con il blocco orientale del 1951, entrambi dovettero piegarsi alle richieste statunitensi.
Le esperienze simili vissute durante la seconda guerra mondiale e le nuove sfide della Guerra fredda e dell'integrazione europea portarono a un avvicinamento tra Berna e Stoccolma. Nel 1953 sfruttarono una prima occasione per ridare lustro alla neutralità partecipando alla Commissione di supervisione sull'armistizio di Panmunjom, che pose fine alla guerra di Corea, un impegno che durava ancora all'inizio del XXI sec. Negli anni 1950-60 i responsabili degli affari esteri Max Petitpierre e Östen Undén si accordarono per uno scambio di vedute a scadenze regolari sui temi della sovranità nazionale e della neutralità. I rapporti amichevoli e di fiducia di lunga data con Dag Hammarskjöld, viceministro degli esteri svedese eletto segr. generale dell'ONU nel 1953, furono determinanti ai fini della richiesta delle Nazioni Unite alla Svizzera di contribuire alla soluzione delle crisi di Suez (1956) e del Congo (1960). Nel 1957 Petitpierre fu il primo Consigliere fed. a recarsi in S.; nel 1965 il ministro degli esteri svedese Torsten Nilsson diede il via a incontri regolari tra i membri dei rispettivi governi. Nel 1985 re Carlo XVI Gustavo, accompagnato dalla regina Silvia, compì una visita di Stato in Svizzera.
La collaborazione fra i due Paesi si tradusse in vari accordi bilaterali. Alla convenzione di arbitrato per il regolamento pacifico dei conflitti, conclusa già nel 1904, seguirono nel 1924 un trattato di conciliazione e un accordo commerciale (rinnovato nel 1951), a cui si aggiunsero poi accordi sul traffico aereo (1950), sulla doppia imposizione (1948, 1965), sulla cooperazione in materia di difesa (1966), sull'uso pacifico dell'energia nucleare (1968, rinnovato nel 2010), sulle assicurazioni sociali (1978) e sull'addestramento militare congiunto (2002).
Le forme di cooperazione spaziavano dalla consultazione reciproca prima di prese di posizione al coordinamento delle rispettive politiche fino alla collaborazione vera e propria, come ad esempio nella Commissione delle nazioni neutrali per la sorveglianza dell'armistizio in Corea. Dall'intensità e continuità dei rapporti bilaterali nel secondo dopoguerra emerge l'importanza particolare della S. per la Svizzera nell'ambito delle scelte fondamentali di politica estera. Per la S. la Conf. assumeva invece un ruolo meno rilevante, vista la stretta collaborazione con gli altri Paesi scandinavi in seno al Consiglio nordico fondato nel 1952. Ciononostante negli anni 1960-70 i contatti bilaterali si intensificarono ulteriormente. La costituzione della CEE nel 1957 aveva infatti indotto altri Stati dell'Europa occidentale (tra cui Svizzera e S.) a formare l'AELS (1960), che, riducendo le barriere doganali tra i Paesi membri, avrebbe dovuto attutire l'impatto negativo dell'integrazione comunitaria. La Svizzera sostenne in seguito la proposta svedese di una diminuzione parallela dei dazi e di una riduzione delle tariffe esterne dell'AELS e della CEE. Anche dopo la richiesta di adesione della Gran Bretagna, membro dell'AELS, alla CEE (1961-63), i due Paesi collaborarono strettamente con l'Austria per armonizzare le rispettive domande di associazione alla CEE in riferimento agli aspetti concernenti la neutralità.
Per tutelare la propria sovranità, nel periodo della corsa agli armamenti convenzionali e nucleari i due Stati neutrali profusero notevoli sforzi di riarmo. Dal 1966 cooperarono nel settore degli armamenti e organizzarono esercitazioni militari congiunte e visite reciproche tra alti ufficiali. All'inizio degli anni 1960-70 le autorità fed. si erano impegnate per una stretta collaborazione nel settore delle armi nucleari, dato che la S. sin dalla fine della seconda guerra mondiale si era intensamente prodigata per produrre in proprio ordigni atomici. Con l'adesione svedese al trattato di non proliferazione nucleare (1968), tale opzione però decadde.
Durante la distensione degli anni 1970-80, Svizzera e S. insieme ad altri Paesi neutrali e non allineati avanzarono proposte congiunte di mediazione in occasione dei vertici della CSCE. Con la fine della Guerra fredda la S. riorientò la propria politica estera, ritenendo che i vantaggi della neutralità fossero ormai di molto diminuiti. Dopo il suo ingresso nell'UE (1995), la cooperazione con Berna si ridusse. Dall'adesione sviz. alle Nazioni Unite (2003), nel quadro di tale org. i due Stati conducono discussioni bilaterali su temi quali la riforma delle istituzioni dell'ONU, il ruolo del Consiglio dei diritti dell'uomo, la sicurezza e il disarmo e collaborano nell'ambito delle sanzioni e delle questioni migratorie. Essi svolsero inoltre un ruolo trainante in seno alla Commissione mondiale sulle migrazioni intern.
Autrice/Autore: Eric Flury-Dasen / vfe
Nel XIX sec. numerosi pasticcieri sviz. emigrarono in S., tanto che ancora oggi le pasticcerie sono comunemente denominate Schweizeriet. Nel 1865 il conte Walther von Hallwyl sposò la svedese Wilhelmina Kempe, figlia del proprietario della Ljusne-Voxna, una grande industria del legname sorta negli anni 1850-60 e attiva nella S. settentrionale. Dopo la morte del suocero, Hallwyl ne assunse la guida, divenendo un imprenditore di successo e parlamentare. I coniugi lasciarono in eredità il loro palazzo di Stoccolma a una fondazione, che trasformò l'edificio in un museo (Museo Hallwyl, tuttora esistente) e finanziò il restauro del castello di Hallwyl nel cant. Argovia.
L'accordo commerciale del 1924 teneva conto del volume crescente degli scambi bilaterali, che aumentarono notevolmente negli anni 1943-47 ma poi ristagnarono per le misure di risparmio adottate dal governo svedese. Dopo la nascita dell'Unione europea dei pagamenti (1950) questi ultimi raddoppiarono nel 1951-52. Nella seconda metà del XX sec. la S. costituì il principale partner commerciale della Svizzera tra gli Stati nordici. Nel 1976 garantiva il 2,4% delle importazioni e assorbiva il 2,8% delle esportazioni elvetiche, situandosi al decimo posto tra i Paesi fornitori e al settimo tra i mercati di sbocco.
Dagli anni 1920-30 la Conf. beneficiò quasi costantemente di una bilancia commerciale attiva con la S. (50,4 milioni di franchi di importazioni a fronte di 114,4 milioni di esportazioni nel 1945; 174,5 contro 233,2 milioni nel 1960; 876,6 milioni contro 1,05 miliardi nel 1976; 1,49 miliardi contro 1,61 miliardi nel 2001), con solo temporanee eccezioni negli anni 1970-80 e 1990-2000; nel 2001 la Svizzera registrò nuovamente un avanzo commerciale (1,49 miliardi di importazioni contro 1,61 di esportazioni). Dal 1990 al 2007 le esportazioni elvetiche (spec. macchine, prodotti elettronici e chimici) crebbero da 1,45 a 1,91 miliardi di frs., per poi diminuire a 1,6 miliardi nel 2010; le importazioni dalla S. (soprattutto prodotti metallurgici e chimici, automobili) calarono da 1,85 miliardi nel 1990 a 1,4 miliardi nel 2010. Nel 1969 in S. venne fondato un consiglio economico sviz., precursore della Camera di commercio sviz. a Stoccolma. Nel 1988 la soc. sviz. Brown Boveri & Cie si fuse con il gruppo svedese Asea, dando vita all'Asea Brown Boveri.
Autrice/Autore: Eric Flury-Dasen / vfe
In S. il Guglielmo Tell di Friedrich Schiller, tradotto nel 1823, suscitò entusiasmo nei confronti della Svizzera. Numerosi esponenti svedesi del Romanticismo (ad esempio Karl August Nicander e Carl Wilhelm Böttiger) compirono viaggi nella Conf. e descrissero nei loro racconti i panorami alpini e il rosseggiare delle vette. Fredrika Bremer, autrice di romanzi e pioniera del movimento femminista di fama intern., scrisse resoconti di viaggio sulla Svizzera e l'Italia, tradotti in ted. nel 1861, che riscossero grande successo e in cui sottolineò in particolare la tradizione di libertà della Conf. Negli anni 1880-1900 alcuni noti poeti svedesi si stabilirono temporaneamente nella Conf., tra cui August Strindberg e Verner von Heidenstam, che elogiarono il sistema istituzionale sviz. ritenendolo un modello ideale per l'Europa del futuro.
Dopo la seconda guerra mondiale l'immagine idealizzata della Svizzera lasciò il posto a una visione più disincantata. Si alzarono anche voci critiche: Arvid Brenner stigmatizzò il capitalismo senza scrupoli e la presunzione nazionale; nel 1978 Jacques Werup qualificò il sogno sviz. di democrazia come ipocrita utopia. Ciononostante l'immagine mitizzata, sorta durante il Romanticismo, di uno Stato ideale immerso in un suggestivo paesaggio alpino resisteva tenacemente ancora all'inizio del XXI sec. Verso la fine della seconda guerra mondiale e negli anni successivi, il cinema svedese riscosse un crescente successo in Svizzera; negli anni 1960-70 soprattutto i film di Ingmar Bergman riempirono le sale. Nel 1963 Stoccolma e Berna ospitarono grandi esposizioni sulle relazioni bilaterali in ambito politico e culturale. Nel 1992-93 intensi contatti bilaterali sotto l'egida di Pro Helvetia e dello Svenska Institutet sfociarono in mostre d'arte, nella partecipazione reciproca ai Festival del film di Göteborg e Locarno e nell'organizzazione di balletti, giornate musicali e letture pubbliche. Assume un importante ruolo per gli scambi culturali la Soc. sviz. di studi scandinavi, fondata nel 1961. Solo 200 ca. durante la seconda guerra mondiale, entro il 1965 gli Svizzeri trasferitisi in S. salirono a 2500. Nel 2010 i Conf. residenti in S. erano 5012. Anche per la S. il mercato del lavoro sviz. esercitò un'attrazione crescente: i cittadini svedesi in Svizzera passarono da 1769 nel 1965 a 4071 nel 1987, 5772 nel 2001 e a 7493 nel 2010.
Autrice/Autore: Eric Flury-Dasen / vfe