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Lineamenta. Scritti di Werner Oechslin
Serie: I 20 anni di Archi (1998-2018)
Per i 20 anni di Archi, l'articolo di Werner Oechslin dal no. 6/1999. «La definizione albertiana dell'architettura è la seguente: Tota res aedificatoria lineamentis et structura constituta est. (L'architettura nel suo complesso si compone del disegno e della costruzione)».
«Tradotto letteralmente lineamenta indica 'linee' o più linee insieme: una formazione o composizione di linee. Il latino differenzia chiaramente il più astratto lineamentum dal semplice termine: 'linea'. Dall'epoca di Cicero vennero accostati a lineamenta altri temini. Insieme a contenuti quali forma, intervallo e misura (grandezza, estensione) anche lineamenta si attiene alla geometria.
Come tale, lineamentum venne definito altrove quale 'figura e quale 'forma' (sempre nella direzione delle linee), e venne collocato allo stesso modo dei concetti greci: schema, morphé e typos.
Con ciò vengono già sufficientemente delineati il significato teorico-architettonico del termine e l'esplosività del concetto ciceroniano. Dietro a lineamenta si nasconde (e ciò è avvallato anche da altre fonti e lascia intravedere il suo significato intenzionale) qualcosa di sistematico e metodico che oltrepassa un disegno rappresentato fugacemente e a mano libera. Questo viene confermato già dal momento in cui la teoria dell'arte moderna cominciò a svilupparsi a partire dal XV secolo.
Così Lorenzo Ghiberti assume il concetto di lineamenta e riferendosi a Plinio designa il canone proporzionale di Policleto, una delle poche regole dell'arte antica.
Ancora più chiaramente Leon Battista Alberti coglie nel suo De Re Aedificatoria (1452) il potenziale teorico del concetto di lineamenta. Egli lo impiega per la definizione dell'architettura per eccellenza e gli dedica il primo capitolo del suo primo libro. Secondo Vitruvio l'architettura è una scienza composta da fabrica e da ratiocinatio. Ciò corrisponde, nel senso più vasto, a pratica e teoria. Alberti sostituisce i termini vitruviani con un nuovo concetto e cambia l'ordine della loro disposizione, cosicché adesso la teoria (la prestazione intellettuale e di controllo dell'architetto) è al primo posto. Ciò corrisponde alla consueta visione umanistica della superiorità dei principi. La definizione albertiana dell'architettura è la seguente: Tota res aedificatoria lineamentis et structura constituta est. (L'architettura nel suo complesso si compone del disegno e della costruzione).
Il termine albertiano lineamenta venne da allora differentemente tradotto: come Risse o anche solo semplicemente Grundriss, come design o anche solo schematic outlines, più genericamente come Form o anche definitions. Ne risulta inequivocabilmente che lineamenta si relaziona con teoria o che è un termine che si colloca sullo stesso piano di teoria, che entrambi sono legati con ratio agli strumenti specifici della ragione così come a quelli della geometria (che all'epoca avevano comunque valore di sinonimi; il more geometrico sta, nella vincolante tradizione filosofica per sillogismo, la logica deduzione). Altrettanto indiscutibile è il legame che nel senso più stretto Alberti stabilisce fra lineamenta e disegno (ciò emerge direttamente dallo stesso significato della parola).
Nel secondo libro Alberti distingue il disegno dei pittori da quello degli architetti, i quali raffigurano gli oggetti non attraverso illusorie apparenze ma attraverso angoli reali e linee non variabili, quindi in misure controllabili e masse definite. Il disegno di architettura così descritto corrisponde in senso ampio alle norme della geometria euclidea. Così Alberti definisce lineamenta: Attraverso un modo esatto e soddisfacente per adattare insieme e collegare linee e angoli, per mezzo dei quali risulti interamente definito l'aspetto dell'edificio. La funzione del disegno è dunque di assegnare agli edifici e alle parti che li compongono una posizione appropriata, un'esatta proporzione, una disposizione conveniente e un armonioso ordinamento, di modo che tutta la forma della costruzione riposi interamente nel disegno stesso.
La definizione di Alberti è nel complesso poco lontana dalla comprensione moderna del progetto architettonico, per cui egli (corrispondendo all'esigenza delle basi teoretiche) promuove un procedimento sistematico che si legittima attraverso la geometria euclidea e attraverso la sua nota scientificità.
La dimostrazione (documentabile) che questo legame tra scienza, geometria e disegno non sia attribuibile solo a modelli teoretici isolati ma che si delinea come un filo rosso attraverso l'intera teoria architettonica è evidente. Si inizia con la ricostruzione dei disegni menzionati espressamente da Vitruvio di cui però non si sono mai viste tracce. La definizione vitruviana si regge (nel senso di lineamenta) sulle figure matematiche. Precedentemente all'edizione illustrata del trattato curata da Fra Giocondo nel 1511, i disegni aggiunti al testo di Vitruvio erano comunque molto rari. Nell'edizione del 1497 le immagini si limitano a rappresentazioni schematiche rapportate alle proporzioni musicali e alla rosa dei venti, così come alle figure matematiche della lezione platonica del raddoppio del quadrato e del noto teorema di Pitagora. Vitruvio elencò tali esempi all'inizio del nono libro, e li presentò quali prove che le prestazioni spirituali dei filosofi si guadagnarono altrettante lodi quali quelle dei vittoriosi sportivi di Olimpia. Tali argomenti furono come acqua sul mulino degli umanisti che vollero elevare l'architettura al rango di una scienza fondata su basi sistematiche. La concezione albertiana di lineamenta è una delle costruzioni più convincenti che doveva rendere evidente e comprensivo tale rapporto. I saldi principi vincolati alla geometria euclidea dovevano riscattare il disegno di architettura ponendolo ad un livello più alto: la scienza dell'architettura doveva compiersi per così dire nel disegno del progetto, così come già Vitruvio aveva assegnato al disegno l'attributo di graphidis scientia.
In quest'ottica si può intravedere una continuità fra lineamenta in cui la scienza moderna trova i suoi fondamenti, l'architettura dell'Alberti e il CAAD. La scientificità non deve essere cercata nell'ambito delle ipotesi e delle applicazioni, per così dire delle metateorie o nell'ambito delle cosiddette scienze limitrofe, bensì nel cuore della stessa invenzione architettonica fissata nel processo del progetto. Per permettere che il processo possa defluire secondo norme scientifiche deve essere matematizzato. L'applicazione degli assiomi più semplici o più complessi della geometria euclidea e delle sue varianti rendono possibili relazioni sistematiche con i singoli elementi sui quali il disegno di architettura si pone quale strumento principale del progetto. Chi conosce lo sviluppo del disegno di architettura e il suo virtuoso repertorio (le sue diverse forme di rappresentazione) può riconoscere facilmente nel CAAD la continuazione del processo progettuale affrontato sistematicamente per la prima volta nel concetto albertiano di lineamenta».
Werner Oechslin ci introduce così al concetto di lineamenta, termine che fa parte anche del titolo di una mostra diretta da lui e da Gerhard Schmitt nel luglio del 1991 al Politecnico federale di Zurigo:
Lineamenta-CAAD. Instrumente einer Architekturwissenschaft. I documenti esposti erano accompagnati da alcuni scritti di cui elencherei i titoli essendo questi ultimi sufficientemente emblematici per la comprensione del senso della mostra:
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Geometria: premessa e condizione di una scienza dell'architettura.
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La finzione della linea.
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Il disegno geometrico degli architetti e la 'sistematica' delle forme di rappresentazione.
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La graphidis scientia e la tradizione del disegno di architettura.
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Ai limiti della regola: la deformazione sistematica dell'architettura 'ortogonale'. L'arquitectura obliqua di Juan Caramuel de Lobkowitz.
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Ai limiti della regola: invenzione nell'ambito delle tecniche del disegno, metodo abbreviato, la «scena per angolo» di Ferdinando Bibiena.
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Il processo architettonico sistematico: forme geometriche di base e tipologie di edifici in Durand.
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Tentativi di avvicinamento sistematico all'estetica: da Hogarth a Birkhoff.
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Dalla salvaguardata stabilità della storia: Vignole est foutu.
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Alcuni limiti e restrizioni: Standard e convenzione, il disegno di architettura codificato.
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La grammatica generativa di Durand e i suoi limiti.
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Il «documento d'identità» della virtuosità: la visione impossibile.
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La deformazione del disegno e i suoi limiti (estetici): le riserve di Guarini su Caramuel.
Segue ancora la traduzione del decimo paragrafo: Standard e convenzione, il disegno di architettura codificato.
«Si può vedere facilmente come il disegno di architettura sia stato fissato con precisione sin dall'umanesimo sia nel campo teorico sia in quello pratico, così come si ritrova anche oggi nei requisiti del CAAD. E' evidente il fondamento comune nella geometria. Dopo le riflessioni teoretiche dell'Alberti sintetizzate in lineamenta e dopo la ricostruzione dei disegni vitruviani sotto forma di figure matematiche-geometriche, il disegno di architettura ideale venne definito in modo ancora più completo. Palladio, che fornì i disegni a Daniele Barbaro già nell'edizione di Vitruvio del 1556, nei suoi Quattro Libri (1570) ha definito uno standard del disegno ormai consolidato per l'epoca, anche se era ancora assegnato alla imperfetta tecnologia della xilografia. Da allora le condizioni tecnologiche sono migliorate, ad esempio, a favore di una maggiore precisione del tratto; ma è certo che ciò non scosse minimamente i presupposti teoretici. Ottavio Revesi Bruti dimostra per il suo tempo lo stato dello sviluppo della scienza del disegno di architettura. Lo standard del suo trattato è, già nel suo titolo, allineato con gli strumenti esistenti a disposizione: Archisesto per formare con facilità li cinque ordini d'architettura (1627).
Più chiaramente che altrove viene qui sottolineato, in relazione all'oggetto architettonico e alla forma geometrica, il carattere scientifico del disegno architettonico. Altrettanto chiaramente appaiono qui i limiti dell'interpretazione matematica delle forme architettoniche. Laddove l'architetto utilizza eccessivamente le diverse forme artistiche del disegno libero e figurativo, il teorico è assegnato alle formule sostitutive e approssimative. Ciò che dapprima appariva quale copia disegnata a larghi tratti, si colloca presto quale segno simbolico nell'ambito di un sistema di convenzioni, come ad esempio la forma trapezoidale per il capitello. La teoria architettonica ha inventato molti di questi segni e li ha consegnati alla sola geometria.
Da questo punto di vista il disegno di architettura non è solo la traduzione della geometria euclidea: si colloca molto oltre e la completa. Senza simboli, convenzioni e 'riduzioni' il disegno di architettura trascriverebbe troppo astrattamente il suo oggetto.
Dopo aver commentato l'architectura obliqua di Caramuel e la successiva critica di Guarino Guarini che riporta il sistema di convenzioni dell'architettura alle sue regole immanenti (e non solo geometriche) Werner Oechslin conclude così (con l'ultimo paragrafo): «qui si riconoscono i limiti di ogni sistema scientifico così come quelli della scienza dell'architettura che si basa sul disegno di architettura dalla tradizione albertiana a quella euclidea,... e che tuttavia necessita di altre spiegazioni e interpretazioni».
In diverse occasioni Werner Oechslin si è occupato del tema della rappresentazione (contrapponendo spesso l'interpretazione tradizionale a quella virtuale) sintetizzata in una breve bibliografia:
W. Oechslin, Geometrie und Linie. Die Vitruvianische -Wissenschaft» von der Architekturzeichnung, in «Daidalos» n.l, 1981. -
W. Oechslin, Die wohltemperierte Skizze, in «Daidalos» n.5, 1982. -
W. Oechslin, Astrazione e architettura, in «Rassegna» n.9, 1982. -
W. Oechslin, Architektur, Perspektive und die hilfreiche Geste der Geometrie, in «Daidalos» n.ll, 1984. -
W. Oechslin, Per una ripresa della discussione tipologica, in «Casabella» n.509/10,1985. -
W. Oechslin,PremisesforaResumptionofthediscussionofTypology, in «Assemblage» n.l, 1986.
W. Oechslin, More geometrico. Die universale Bedeutung der Geometrie für die Künste, in «Du» n.10, 1988.
W. Oechslin, G. Schmitt, Computer Aided Architectural Design Futures, in CAAD futures '91, Braunschweig, Wiesbaden, 1992. -
W. Oechslin, CAAD und Geschichte, computus et historia, in G. Schmitt (a cura di), Architehtura et Machina: Computer Aided Architectural Design und Virtuelle Architektur, Braunschweig, Wiesbaden, 1993.
Traduzione e cura di Katia Accossato
I venti anni di Archi (1998-2018)
Per festeggiare il ventennale della rivista Archi, una selezione degli articoli più significativi è andata a costituire una timeline, tracciando una linea di continuità tra il 1998 e il 2018. Tutti gli articoli sono contenuti nel dossier «I venti anni di Archi (1998-2018)».