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Schizofrenia
La Schizofrenia è senza dubbio la forma più grave di psicosi. E’ una malattia cronica in cui le fasi acute (dove sono presenti deliri, allucinazioni, anomalie del comportamento ecc.) si possono alternare a periodi di (parziale) remissione sintomatologica con una minore compromissione dell’esame di realtà e del funzionamento personale, sociale e lavorativo.
La prevalenza della schizofrenia è pari a circa l’1% della popolazione. La percentuale è paragonabile tra uomini e donne e relativamente costante attraverso le diverse culture e aree geografiche. L’età di esordio si colloca tra i 15 e i 25 anni negli uomini anni mentre nella popolazione femminile tra i 25 e i 35 anni. E’ raro che una persona sia ammali di schizofrenia una volta superati i 45 anni.
Sulla base delle conoscenze attuali, non esiste un fattore specifico che possa essere identificato come singola causa della schizofrenia. Piuttosto, è opportuno considerare che diversi fattori di tipo genetico, biologico e ambientale concorrano insieme nel determinare la genesi della malattia. Pertanto, si parla di un’eziologia multifattoriale del disturbo.
Il decorso della schizofrenia si distingue per una fase iniziale (fase prodromica), caratterizzata da sintomi poco specifici (per esempio irritabilità, insonnia, ritiro sociale) ai cui segue l’esordio conclamato del disturbo con la comparsa di sintomi che possono essere ricondotti a tre grandi categorie:
- Sintomi positivi (deliri, allucinazioni e anomalie del comportamento)
- Sintomi negativi (mancanza d’interessi, mancanza di capacità di avviare e sostenere le attività previste)
- Sintomi cognitivi (deficit dell’attenzione e della concentrazione, della memoria e delle funzioni esecutive, ovvero la capacità di comprendere e utilizzare le informazioni per prendere delle decisioni)
Segue poi la fase centrale del disturbo schizofrenico, nella quale i periodi sintomatici possono essere episodici (con esacerbazioni e remissioni dei sintomi ben identificabili) o continui (senza remissioni chiaramente identificabili). Questa fase si associa ad un progressivo scadimento del livello del funzionamento individuale. Nella fase tardiva di malattia il decorso può stabilizzarsi così come i livelli di disabilità individuale oppure possono manifestarsi parziali miglioramenti tardivi di maggiore riscontro nella popolazione femminile.
Trattamento dei disturbi psicotici
Il trattamento dei disturbi psicotici e in particolare della schizofrenia prevede tre principali strategie:
- La terapia farmacologica: prescritta allo scopo di controllare i sintomi e prevenire le ricadute della malattia
- Gli interventi educativi e psicosociali: attuati per i pazienti e le loro famiglie, allo scopo di conoscere meglio la malattia, ridurre la stigmatizzazione che spesso ne consegue, migliorare la sua gestione, diminuire la disfunzione sociale che comporta
- La riabilitazione psicosociale: attuata per favorire la reintegrazione sociale delle persone affette da schizofrenia, sfruttando le proprie capacità occupazionali ed educative
È fondamentale sottolineare l’importanza che le varie strategie terapeutiche si svolgano in maniera integrata, una volta risolta la fase acuta della malattia.
Terapia farmacologica.
I farmaci antipsicotici, utilizzati per il trattamento delle psicosi, possono essere suddivisi in due gruppi:
- Antipsicotici classici (per esempio Aloperidolo)
- Antipsicotici atipici o di seconda generazione (per esempio Risperidone, Olanzapina, Quetiapina, Aripiprazolo etc..)
Gli antipsicotici atipici si distinguono da quelli classici per il differente meccanismo d’azione e per un migliore profilo di tollerabilità del farmaco e una minore incidenza di effetti collaterali in particolare modo di tipo neurologico extrapiramidale. Sebbene l’efficacia antipsicotica tra le due classi di farmaci sia sostanzialmente sovrapponibile è importante sottolineare che gli antipsicotici atipici hanno dimostrato una capacità superiore ai classici nel trattamento dei sintomi negativi e cognitivi delle psicosi.
Oltre alla terapia orale, la modalità di assunzione dei farmaci antipsicotici prevede anche la possibilità di utilizzare terapie a deposito intramuscolo (conosciute come depot o long-acting) che, per le loro proprietà farmacocinetiche, garantiscono un’attività terapeutica prolungata, a fronte di regolari somministrazioni intervallate nel tempo (di solito di alcune settimane).