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La Svizzera è uno degli ultimi Paesi al mondo ad aver concesso alle donne le stesse facoltà politiche riconosciute agli uomini. Si è infatti dovuto attendere fino al 7 febbraio del 1971 affinché i votanti maschi si pronunciassero in favore di questo diritto.
Il ritardo accumulato dalla Svizzera è da ricondurre anche al sistema di democrazia diretta elvetico, che per l'introduzione del diritto di voto richiede a livello cantonale l'accordo della maggioranza del popolo e a livello federale quella di popolo e cantoni. Al contrario, negli altri Paesi, l'adozione del suffragio femminile era di fatto più semplice, poiché bastava una decisione del parlamento, senza bisogno di sottoporre la decisione al voto della popolazione maschile. Fra i cantoni i primi ad optare per il suffragio femminile furono Vaud e Neuchâtel nel 1959, seguiti da Ginevra l'anno successivo. I più recalcitranti furono soprattutto i cantoni della Svizzera tedesca. Il primo ad allinearsi fu il cantone di Basilea Città nel 1969, mentre l'ultimo fu Appenzello interno, costretto nel 1990 all'introduzione immediata del diritto di voto e di eleggibilità per le sue cittadine da una decisione del Tribunale federale.
Nell'anno dell'introduzione del suffragio femminile a livello nazionale si tennero le prime votazioni federali (6 giugno 1971) e le prime elezioni del parlamento federale (31 ottobre 1971) a cui le donne poterono partecipare. La percentuale di donne elette in quella occasione alla camera del popolo fu del 5 % (10 deputate su 200). A titolo di paragone, le cittadine elette nel 2007 furono 59, pari al 29,5% dei deputati. La prima presidente del Consiglio nazionale fu la democristiana Elisabeth Blunschy nel 1977, mentre per una presidente al Consiglio degli Stati bisognerà attendere l'elezione della democristiana Josi Meier 14 anni dopo. L'accesso agli esecutivi fu ancor più difficoltoso per le donne. La prima ad essere eletta in un governo cantonale fu la socialista Hedi Lang nel 1983 a Zurigo. Nel medesimo anno il tentativo del partito socialista di piazzare una donna in Consiglio federale non venne avallato dall'Assemblea federale, che al posto della candidata ufficiale Lilian Uchtenagen preferì eleggere l'ex consigliere nazionale Otto Stich. Spetterà quindi alla radicale Elisabeth Kopp, eletta nel 1984, divenire la prima Consigliera federale donna. La socialista Ruth Dreifuss ha invece occupato per prima la poltrona di Presidente della Confederazione nel 1999. Sei anni prima anche la sua fu un'elezione alquanto movimentata: i socialisti avevano proposto Christiane Brunner quale candidata ufficiale ma il parlamento le preferì ancora una volta un uomo. L'eletto, Francis Matthey, fu costretto dalla direzione del partito a rinunciare per cedere il posto a una donna. Dreifuss la spuntò allora sulla Brunner.
Da allora i progressi in ambito di rappresentazione femminile in politica sono stati numerosi. Nel 2010 tre donne hanno occupato contemporaneamente le tre più alte cariche dello Stato: quella di Presidente della Confederazione (Doris Leuthard) e quelle di presidenti delle due camere del Parlamento (Pascale Bruderer Wyss al Nazionale e Erika Forster-Vannini agli Stati). Da novembre dello stesso anno inoltre, per la prima volta nella storia, le donne in seno al governo elvetico sono in maggioranza (quattro membri su sette) rispetto agli uomini. Presenza femminile pure alla testa della Cancelleria federale, guidata dal 2008 da Corina Casanova.
Questo andamento positivo nel settore della parità risulta anche da "The Global Gender Gap Report", lo studio realizzato annualmente in 128 paesi dal Forum economico mondiale (WEF) per misurare il divario fra i sessi in svariati settori della vita sociale. Nella graduatoria in campo politico la Svizzera è passata dalla 40esima posizione nel 2007, all'11esima posizione nel 2010, dietro ai paesi nordeuropei, alla Nuova Zelanda o alle Filippine ma davanti a Gran Bretagna, Francia e Italia.
Malgrado i costanti miglioramenti, sul fronte della presenza parlamentare il divario fra i sessi è però ancora significativo. Infatti, poco meno di un deputato su tre al Nazionale e di uno su quattro agli Stati è donna. Una rappresentanza che colloca la Svizzera (con il 28.5%) al 27° posto della classifica mondiale stilata alla fine di febbraio dall'Unione interparlamentare, che mette a confronto 188 paesi. La Confederazione si situa tuttavia nella fascia di paesi sopra alla media internazionale, che è del 18,5%.
Dopo le elezioni del 2011 nel Consiglio federale siedono 3 donne e 4 uomini. La rappresentanza femminile é quindi del 42.9%.
Nei governi cantonali la quota di donne è del 23.1%. I governi con più donne sono quelli dei Cantoni di Vaud e San Gallo (42.9%). Nel governo di Svitto le donne sono totalmente assenti.
Nel 2011 nel Consiglio degli Stati la quota di donne è del 19.6%. Nel 1971, anno dell'introduzione del diritto di voto e di eleggibilità per le donne, è stata eletta per la prima volta alla Camera alta una candidata di sesso femminile. L'evoluzione è comunque stata lenta fino all'inizio degli Anni '90 (quota di donne: circa 9%). Nel 1995 vi fu un aumento notevole della presenza femminile (quota di donne: 17%), la quale raggiunse il suo apice nel 2003 (24%).
Tra i 200 deputati del Consiglio nazionale, la rappresentanza femminile è del 29%. Dalle prime elezioni del Consiglio nazionale con partecipazione delle donne il loro numero è cresciuto progressivamente: da 10 nel 1971, a 35 nel 1991 e a 58 nel 2011.
Nei parlamenti cantonali la quota di donne è del 25,3%. La proporzione più alta si trova nei Cantoni Basilea Città (37%) e Campagna (35.6%), Zurigo (33.3%), Obvaldo (32.7%) e quella più bassa nei Cantoni Ticino (13.3%) e Glarona (11.7%).