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Tassare gli istituti di credito per finanziare campagne di prevenzione dell’indebitamento dei giovani. Il parlamento ha recentemente respinto questa proposta della Commissione federale per l'infanzia e la gioventù, ma il suo presidente, Pierre Maudet, vuole tornare alla carica.
Già nel 2007 la Commissione federale per l'infanzia e la gioventù (CFIG) aveva proposto di utilizzare l'1% del fatturato degli istituti di credito al consumo per prevenire i rischi di indebitamento dei giovani. L’idea è stata bocciata nel giugno scorso dalla Camera del popolo.
Nonostante questa decisione, il consigliere di Stato ginevrino Pierre Maudet, membro del Partito liberale radicale (PLR), si dice pronto a rilanciare la proposta.
swissinfo.ch: L’indebitamento dei giovani costituisce un problema in Svizzera?
Pierre Maudet : L'indebitamento dei giovani non è un problema in sé, riguarda l'intera società. È un argomento che riaffiora regolarmente nei media, ma non si è ancora veramente consapevoli della sua portata. Nella battaglia che dobbiamo condurre contro l’indebitamento, i giovani sono, ovviamente, in prima linea: è necessario responsabilizzarli sulla gestione di un budget, insegnare loro l'importanza del denaro e delle somme impiegate.
Il rapporto con il denaro e il consumo è un problema per ogni generazione, che può anche essere affrontato in modo positivo. E, naturalmente, in alcuni casi specifici è necessario un colpo di mano. Perché quando si arriva all'età adulta con diverse migliaia di franchi di debiti, si comincia molto male nella vita.
swissinfo.ch: Come combattere efficacemente questo fenomeno?
P.M.: La Svizzera ha accumulato un ritardo in termini di prevenzione. Sono necessari ulteriori sforzi nelle scuole, ma anche fuori. Inoltre è fondamentale riflettere in che modo limitare l'attrazione verso i piccoli prestiti.
swissinfo.ch: Il parlamento ha bocciato recentemente un’iniziativa, che mirava a prelevare una quota del fatturato degli istituti di credito per finanziare programmi nazionali di prevenzione. Deplora questa decisione?
P.M.: Mi dispiace ancora di più per il fatto che si trattava di un 'idea della nostra commissione. Chiedevamo di applicare in qualche modo il principio del “chi inquina, paga”, ossia chi genera un danno potenziale, deve assumerne la responsabilità. Prelevando una quota del fatturato degli istituti di credito, si potrebbero finanziare delle campagne di prevenzione, come vien fatto per ridurre la dipendenza dai giochi d’azzardo nei casinò. Ma posso già annunciarle che rimetteremo questa idea sul tavolo delle discussioni.
"Regolamentazione inutile"
In un documento pubblicato sul suo sito, l'Associazione svizzera delle banche di credito e degli istituti di finanziamento (ASBCIF) si oppone alle varie iniziative politiche volte a limitare il mercato del credito al consumo.
Da un lato, sostiene l’ASBCIF, la legge federale sul credito al consumo (LCC) figura tra le normative più severe in questo settore a livello europeo. Inoltre, la quota di credito al consumo in percentuale del PIL è molto più bassa in Svizzera rispetto ai paesi vicini.
In totale, i credito al consumo scoperti a fine 2012 in Svizzera ammontavano a 7,679 miliardi di franchi, in calo del 2% rispetto al 2011. I contratti di leasing hanno raggiunto invece 7,957 miliardi di franchi, con un incremento del 2% in un anno.
I giovani non sono più indebitati delle persone adulte, indica Heinz Hofer, presidente della ASBCIF. L'organizzazione mantello sottolinea che, a fine 2012, solo il 4 % dei giovani di 18-24 anni aveva contratto un credito al consumo, contro l’8,5% delle persone tra 18 e 65 anni.
"Ogni ulteriore regolamentazione di questo mercato, che funziona dal punto di vista ASBCIF, è inutile e sbagliato", sostiene Heinz Hofer .Fine della finestrella
swissinfo.ch: La libertà economica e la responsabilità individuale sono due principi molto cari al suo partito. Con propositi, come questo, non si scontra con la posizione del PLR?
P.M.: No, i liberali radicali si preoccupano del corretto utilizzo dei fondi pubblici. L'impatto dell’indebitamento sulla comunità è enorme. Qualche migliaio di franchi di debito a 20 anni significano spesso un abbonamento a vita all’assistenza sociale. Alcune persone indebitate rinunciano perfino a farsi curare e a pagare i loro premi di assicurazione malattia. Quindi ha senso spendere un po' di soldi per la prevenzione per evitare di spenderne molti di più in seguito.
swissinfo.ch: Si possono quantificare i costi per la comunità?
P.M.: È praticamente impossibile, perché l’indebitamento è spesso accompagnato da altri problemi come la tossicodipendenza, che non sempre sappiamo se ne sono la causa o la conseguenza. Ma la percentuale di giovani indebitati a carico dell’assistenza sociale è notevolmente aumentata, soprattutto nei centri urbani.
Quale responsabile politico sono preoccupato, perché è molto difficile reinserire dei giovani nel mercato del lavoro e in una vita normale. Negli ultimi anni abbiamo registrato un forte aumento dei casi di carenza beni e di precetti esecutivi per pagare bollette che sembrano banali, come i premi assicurativi. Sono le prime cose che la gente rinuncia a pagare, seguono le tasse.
swissinfo.ch: Il parlamento ha adottato il principio del divieto di pubblicità aggressiva per i piccoli prestiti, ma sulla base di un’autoregolamentazione da parte degli operatori del settore. Come valuta questa decisione?
P.M.: Si tratta ancora una volta di una questione di equilibrio tra la responsabilità individuale, la pubblicità martellante per il piccolo credito e la necessità di dare ai giovani i mezzi per rivolgere uno sguardo critico verso i messaggi pubblicitari.
La pubblicità è una forma di condizionamento alquanto potente. Sono quindi favorevole al principio del divieto. Credo però solo in parte al fatto che il settore sia in grado di autoregolarsi.
Traduzione di Armando Mombelli, swissinfo.ch