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Il Consiglio nazionale ha adottato oggi, mercoledì, l’iniziativa popolare “Favorire la donazioni di organi e salvare vite umane”, nonché il controprogetto proposto dal Consiglio federale. Si va dunque verso un cambio di paradigma: chi non intende donare i propri organi dopo la morte dovrà dichiararlo formalmente quando è ancora in vita. In mancanza di una dichiarazione, la facoltà di prendere una decisione potrebbe essere conferita agli stretti congiunti o a una persona di fiducia. Oggi, invece, il consenso deve essere esplicito.
L’iniziativa è stata depositata dall’organizzazione giovanile Junior Chamber International (JCI), con il sostegno di Swisstransplant, per porre rimedio alla mancanza di organi e donatori in Svizzera (negli ultimi cinque anni circa 330 persone sono morte per non aver ricevuto per tempo un organo). Propone quindi l'introduzione di un nuovo modello basato sul consenso presunto "in senso stretto".
Il Consiglio federale ha invece proposto un modello del consenso presunto "in senso lato", per tutelare maggiormente i diritti dei famigliari, i quali potranno continuare ad avere la possibilità di rifiutare una donazione di organi se ciò corrisponde alla volontà del defunto.
In aula, l'UDC, il Centro e parte del gruppo PLR hanno seguito il Governo e bocciato l'iniziativa. Gli altri l’hanno invece sostenuta, approvando il testo di stretta misura con 88 voti contro 87 e 14 astenuti. La maggioranza dei membri di tutti i gruppi parlamentari ha poi sostenuto il controprogetto, adottato con 150 voti contro 34 e 4 astenuti.
Non è detto che il popolo venga chiamato alle urne: i promotori dell'iniziativa hanno già espresso la loro disponibilità a ritirare il testo qualora il controprogetto dovesse venir adottato. Il dossier passa quindi al Consiglio degli Stati.
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