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Donne predicano in Egitto
In Egitto le donne possono diventare predicatrici, partecipare ai consigli delle moschee e cantare in corali miste. Un primo passo verso l’uguaglianza
in islam
(ve) Quattro anni fa il presidente egiziano Abdel Fattah Al-Sisi lanciò un appello a “migliorare l’immagine dell’islam nel mondo”. Negli ultimi mesi le autorità religiose hanno annunciato che le donne possono predicare nelle moschee e nelle scuole, partecipare ai consigli di amministrazione delle moschee e cantare nelle corali consacrate alla musica liturgica.
“Queste misure mostrano che l’islam può evolvere”, sostiene Wafaa Abdelsalam (nella foto), che il Ministero delle dotazioni religiose ha incaricato di predicare in due moschee della periferia del Cairo. “Il pubblico che è venuto ad ascoltare le mie predicazioni sul ramadan era composto principalmente da donne provenienti dalle classi medie. Mi hanno detto che prima di incontrare me non avevano nessuno con cui parlare del posto dell’islam nella loro vita”.
In Egitto ci sono 90 milioni di musulmani. La decisione di istituire donne predicatrici - wa'ezzat in arabo - consente per la prima volta alle donne di rivolgersi ai fedeli. Le wa'ezzat seguono le linee guida del sermone stabilite dal Ministero delle dotazioni.
Sostenute dall’Università Al-Azhar
L'iniziativa per la promozione delle donne nella sfera religiosa in Egitto è sostenuta dall’Università Al-Azhar, il seminario tradizionale di teologia sunnita. Il progetto è nato dalla lotta dell’Egitto contro l’estremismo. Il presidente Al-Sisi ha esortato i teologi islamici a esaminare i testi che sono stati usati per giustificare il terrorismo. Il Ministero delle dotazioni, che assegna sovvenzioni in ambito religioso e che nomina i religiosi in oltre 110.000 moschee, ha deciso di proibire agli uomini che predicavano senza licenza di tenere omelie in oltre 20.000 moschee di strada conosciute con il nome di zawiya. Quei predicatori sono sospettati di diffondere idee fondamentaliste. Il Ministero ha formato circa 300 predicatrici per parlare in pubblico - rivolgendosi a donne - e interpretare il Corano e altri testi musulmani.
Donne musulmane (Segni dei tempi RSI La1)
Affermare i diritti delle donne
“Le misure che oggi prendiamo per affermare i diritti delle donne si basano su principi riconosciuti nell’islam, ma che con il tempo sono stati trascurati”, spiega Abdul Ghani Hindi, membro del Consiglio supremo per gli affari islamici. “Il vero islam rafforza lo status delle donne e per questo motivo abbiamo avviato una formazione per predicatrici”, ha aggiunto.
In contrasto con le fatwa conservatrici che vietano agli uomini di ascoltare le donne cantare, i responsabili dell'Università Al-Azhar hanno dato vita a una corale mista che esegue inni musulmani nel campus e fuori del campus. “Chi dice che la corale sminuisce l’immagine pia di Al-Azhar ha torto”, sottolinea Ibitsam Zaidan, direttore artistico dell’università. “Nel Corano non c’è alcun testo che proibisca di cantare questi inni. Le giovani sono vestite in maniera conservatrice, indossano il velo e si tengono separate dai giovani durante le rappresentazioni”. La corale di Al-Azhar ha vinto un premio a un concorso organizzato in aprile dal Ministero egiziano della gioventù e dello sport, ma le performance miste e la nomina di donne in posizioni dirigenziali nelle moschee hanno suscitato critiche negli ambienti tradizionalisti.
L’ira dei tradizionalisti
“Nominare donne in qualità di rappresentanti pubbliche nei consigli di amministrazione delle moschee, incoraggiarle a emettere fatwa e la creazione oltraggiosa di questo gruppo musicale misto a Al-Azhar sono iniziative importate dall’Occidente”, deplora Sameh Abdul Hamid, predicatore del Cairo affiliato al movimento salafita, un ramo rigidamente tradizionalista dell’islam sunnita. “Rafforzare lo status delle donne è irrispettoso verso ciò in cui crediamo”, ha aggiunto.
Diversa la posizione del governo: “Le donne nei consigli costituiranno un collegamento tra le credenti e l’amministrazione della moschea. Grazie a loro verrà posta molta più enfasi sulle questioni legate alla famiglia, finora spesso trascurate”, afferma Shaikh Jaber Taya, portavoce del Ministero delle donazioni. (RNS/Protestinter)