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ZURIGO - Il governo cantonale zurighese condivide l'opinione dell'UDC, che in una iniziativa popolare chiede sia menzionata nei comunicati di polizia la nazionalità dei delinquenti. Non è però d'accordo su un altro punto del testo, in cui si chiede sia menzionato anche il «retroterra migratorio» dei titolari di un passaporto svizzero, ragione per cui ha deciso di opporgli un controprogetto.
Il 7 novembre 2017, il municipale di Zurigo Richard Wolff, esponente della formazione di sinistra Lista alternativa e allora responsabile del dicastero sicurezza cittadino, aveva annunciato che la polizia comunale non avrebbe più comunicato di propria iniziativa la nazionalità delle persone sospettate di reati. Lo scopo era di evitare «inutili pregiudizi». I rappresentanti della stampa possono ancora chiedere chiarimenti in materia, se lo ritengono necessario.
L'Unione democratica di centro ha subito parlato di "politica della censura" e ha lanciato nel gennaio 2018 un'iniziativa popolare cantonale con cui chiede che la polizia informi il pubblico sui crimini «in modo trasparente», specificando anche la nazionalità. Inoltre esige che su richiesta di giornalisti sia pure menzionato l'eventuale «retroterra migratorio» - l'origine straniera - degli svizzeri. L'iniziativa è stata consegnata in maggio corredata di circa 9'500 firme (ne bastavano 6'000).
In una presa di posizione resa nota oggi, il governo cantonale si dice fondamentalmente d'accordo riguardo alla menzione della nazionalità. Propone tuttavia al Gran Consiglio un controprogetto che non contempla la menzione dell'eventuale origine straniera degli svizzeri citati nei comunicati di polizia.
L'UDC si dice soddisfatta del fatto che nel controprogetto il Consiglio di Stato includa una parte importante dell'iniziativa. Il governo ammette che la popolazione ha il diritto di conoscere l'origine di un delinquente, ha detto a Keystone-ATS il consigliere nazionale zurighese Mauro Tuena. Il partito - ha aggiunto - vuole ora aspettare la discussione nella commissione competente del Gran Consiglio prima di decidere se ritirare o no l'iniziativa.
La polizia cantonale - contrariamente a quella del capoluogo - continua a indicare la nazionalità delle persone menzionate nei suoi comunicati. Una prassi che corrisponde anche alle attuali raccomandazione della conferenza dei comandanti delle polizie cantonali.