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L’imposta preventiva e la tassa di negoziazione rappresentano un ostacolo per il mercato dei capitali svizzero. Nel contempo, l’attuale sistema dell’imposta preventiva presenta lacune sul piano della garanzia. La riforma può attenuare entrambi i problemi.
Riforma dell’imposta preventiva
Mercato dei capitali svizzero (investimenti fruttiferi di interessi)
L’imposta preventiva rappresenta un ostacolo di politica economica, in particolare nel caso degli investimenti fruttiferi di interessi (obbligazioni). Secondo il diritto vigente (PDF, 1 MB, 21.03.2019) gli investimenti fruttiferi di interessi sono assoggettati a un’imposta preventiva del 35 per cento, che viene riscossa indipendentemente dalla persona dell’investitore. Essa riguarda in ugual modo investitori privati e istituzionali, svizzeri ed esteri.
A seconda della convenzione per evitare le doppie imposizioni (CDI) applicabile tra la Svizzera e lo Stato (PDF, 891 kB, 21.02.2020) di residenza, gli investitori esteri hanno diritto a un rimborso integrale o parziale dell’imposta preventiva. L’esercizio di tale diritto è tuttavia legato a un dispendio amministrativo e a una temporanea sottrazione di liquidità dell’investitore.
A causa dell’imposta preventiva, i gruppi svizzeri solitamente non emettono le proprie obbligazioni in Svizzera, ma all’estero, preferibilmente in uno Stato senza imposta alla fonte. In tal modo garantiscono che i titoli siano attrattivi per gli investitori. Di conseguenza anche la creazione di valore e i relativi posti di lavoro sono all’estero.
La tassa di negoziazione viene riscossa sul commercio di determinati titoli di credito e dunque anche sul commercio di obbligazioni. La tassa è esigibile quando almeno uno dei soggetti partecipanti al commercio è commerciante di valori mobiliari. Ogni commerciante di valori mobiliari interessato deve pagare metà tassa. Il valore complessivo della tassa ammonta allo 0,15 per cento (nel caso di obbligazioni svizzere) o allo 0,3 per cento (del caso di titoli esteri) del ricavo della vendita.
Funzione di garanzia
Gli investitori svizzeri hanno diritto al rimborso integrale dell’imposta preventiva. In Svizzera tale imposta persegue una funzione di garanzia. Assicura l’imposta sul reddito e sulla sostanza applicata da Confederazione, Cantoni e Comuni. Per quanto riguarda l’aspetto della garanzia, il sistema in vigore (PDF, 1 MB, 21.03.2019) presenta alcune lacune. Sui titoli esteri non viene applicata alcuna imposta preventiva, benché anch’essi siano assoggettati all’imposta sul reddito e sulla sostanza al pari dei titoli svizzeri. Sono considerati titoli esteri anche i prestiti che i gruppi svizzeri hanno ottenuto all’estero.
Entrate fiscali
L’imposta preventiva contribuisce alle entrate fiscali di Confederazione e Cantoni (che ricevono il 10 % dei ricavi). Nel contesto internazionale, in particolare, essa persegue uno scopo fiscale. Inoltre, vi sono casi in cui il rimborso dell’imposta preventiva non viene richiesto. È il caso ad esempio di investitori esteri aventi diritto al rimborso che preferiscono risparmiarsi gli oneri amministrativi.
Nel 2019 l’AFC ha contabilizzato entrate dall’imposta preventiva per un totale di 38,7 miliardi di franchi e ne ha rimborsati 28,9 miliardi. La Svizzera ha inoltre costituito nuovi accantonamenti pari a 1,5 miliardi di franchi. 8,3 miliardi sono rimasti a Confederazione e Cantoni quali entrate fiscali.
Nel 2019 le entrate provenienti dalla tassa di negoziazione sono ammontate a quasi 1,3 miliardi di franchi. Quasi 200 milioni sono riconducibili al commercio di titoli di credito svizzeri, di cui una piccola percentuale è legata a sua volta a negoziazioni di prestiti svizzeri.
In precedenza
Sono già stati intrapresi diversi tentativi di riformare l’imposta preventiva.
L’ultima volta, nel 2014, il Consiglio federale propose di esentare gli investitori istituzionali ed esteri dal pagamento dell’imposta preventiva sugli investimenti svizzeri fruttiferi di interessi, permettendo così alle aziende svizzere di emettere i loro prestiti dalla Svizzera e di collocare le attività di finanziamento interne al gruppo sul territorio nazionale. L’imposta preventiva doveva continuare a essere applicata ai privati con domicilio in Svizzera, oltre a gravare per la prima volta anche sui titoli esteri. In tal modo si intendeva rafforzare in modo sensibile la garanzia dell’imposta in Svizzera e lottare contro la sottrazione d’imposta. La riforma doveva avere effetti positivi sull’economia nazionale, senza incidere sul bilancio di Confederazione, Cantoni e Comuni. Questa proposta suscitò reazioni controverse in sede di consultazione, pertanto il Consiglio federale decise di rimandare la riforma.
Nel 2019 il Consiglio federale si è occupato due volte della riforma dell’imposta preventiva, adottandone i parametri, e ha incaricato il Dipartimento federale delle finanze (DFF) di elaborare un progetto da porre in consultazione.
Situazione attuale: progetto del Consiglio federale posto in consultazione
Nella sua seduta del 1° aprile 2020 il Consiglio federale ha avviato la procedura di consultazione concernente la riforma dell’imposta preventiva (CS). La consultazione terminerà l’8 luglio 2020.
Il progetto per la procedura di consultazione del Consiglio federale contiene i seguenti elementi principali:
- esenzione dal pagamento dell’imposta preventiva su redditi da interessi svizzeri per le persone giuridiche svizzere e gli investitori esteri;
- rafforzamento della funzione di garanzia grazie all’inclusione di redditi da interessi esteri nell’imposta preventiva per persone fisiche nel nostro Paese. In questo modo viene colmata una lacuna sostanziale in materia di garanzia e fornito un contributo concreto alla lotta contro la sottrazione d’imposta;
- stesso trattamento per investimenti diretti e indiretti. Ciò rafforza anche la piazza sviz-zera dei fondi di investimento;
- abolizione della tassa di negoziazione su obbligazioni svizzere.
Sul piano tecnico ciò viene attuato con l’introduzione dell’imposta preventiva sui redditi da interessi secondo il principio dell’agente pagatore. Quest’ultimo prevede che l’imposta preventiva non sia più versata dal debitore (ad es. impresa che emette un’obbligazione e per la quale versa interessi), bensì dall’agente pagatore dell’investitore (ad es. la banca sul cui deposito l’investitore detiene l’obbligazione). La nuova imposta preventiva si applica agli agenti pagatori con sede in Svizzera.
Rispetto alle proposte di riforma avanzate finora, il Consiglio federale suggerisce diverse misure volte a diminuire la complessità dei rischi legati alla gestione e alla responsabilità:
- la riforma è limitata a investimenti fruttiferi di interessi;
- l’imposta preventiva sui redditi da interessi viene è esclusivamente a carico delle persone fisiche domiciliate in Svizzera;
- deve essere riversata dalle banche solo trimestralmente;
- gli interessi pro rata (interessi maturati dalla scadenza, ma non ancora esigibili al momento della vendita di un prestito);
- le aziende possono scegliere tra la vecchia e la nuova imposta preventiva;
- gli agenti pagatori sono responsabili penalmente soltanto in caso di intenzionalità;
- è previsto un indennizzo finanziario per gli oneri di implementazione degli agenti pagatori.
Prima di prendere una decisione, il Consiglio federale si è informato nel merito attraverso due studi delle società BAK Economics e KPMG, commissionati dal DFF:
- BAK Economics ha studiato gli effetti dinamici di una soppressione delle tasse di bollo e di un’ampia riforma dell’imposta preventiva nonché uno scenario suddiviso in due fasi, secondo cui dapprima verrebbero attuati gli elementi relativi ai capitali di terzi e soltanto in un secondo momento quelli relativi al capitale proprio; (PDF, 1 MB, 26.06.2019)
- KPMG si è concentrata soprattutto sulle ripercussioni finanziarie statiche di una riduzione dell’aliquota dell’imposta preventiva sui diritti di partecipazione svizzeri. (PDF, 1 MB, 14.01.2020)
Il Consiglio federale è del parere che attualmente non sia possibile realizzare una profonda riforma fiscale a causa di una riduzione delle entrate pari a diversi miliardi. Una siffatta riforma contemplerebbe la completa abolizione della tassa di negoziazione (minori entrate stimate staticamente fino a 1,2 mia. fr.) e/o una diminuzione dell’aliquota d’imposta sui redditi di partecipazione nell’ambito dell’imposta preventiva (minori entrate statiche per 1,6 mia. fr. secondo lo studio di KPMG).
Nel caso di una riforma meno profonda, incentrata sul rafforzamento del mercato dei capitali di terzi, i rischi fiscali risultano invece decisamente più contenuti. L’esenzione dall’imposta preventiva delle persone giuridiche svizzere e degli investitori esteri per investimenti svizzeri fruttiferi di interessi determina una riduzione delle entrate statiche stimata a 130 milioni di franchi l’anno. Questa stima tiene conto anche delle potenziali maggiori entrate derivanti dal rafforzamento della funzione di garanzia per le persone fisiche domiciliate in svizzera (35 mio. fr.). Le minori entrate interessano per il 90 per cento la Confederazione e per il restante 10 per cento i Cantoni. Inoltre si intende sopprimere la tassa di negoziazione sui prestiti svizzeri. Questa misura comporta una riduzione delle entrate stimata a 50 milioni di franchi e pesa da sola sulle finanze della Confederazione. A ciò si contrappone il rafforzamento del mercato dei capitali che genera un aumento dinamico delle entrate per Confederazione, Cantoni e Comuni. Per Cantoni e Comuni la riforma sarà certamente fonte di maggiori entrate, tenendo conto degli effetti dinamici. Ma anche per la Confederazione la riforma dovrebbe potersi autofinanziare dopo cinque anni. Nel complesso il rapporto costi-benefici della riforma è da giudicare estremamente favorevole.
Ulteriori sviluppi selezionati
Nel quadro dell’iniziativa parlamentare 17.494, a cui hanno dato seguito entrambe le Camere, è stata istituita una sottocommissione con il mandato di elaborare un progetto e di coordinare i propri lavori con quelli del Consiglio federale. Nel mese di giugno del 2019 la sottocommissione ha pubblicato i propri parametri per una riforma dell’imposta preventiva. La sottocommissione al momento ha sospeso i lavori a favore del progetto del Consiglio federale.
Nel gennaio 2020 il Consiglio consultivo per il futuro della piazza finanziaria ha sottoposto al Consiglio federale una roadmap strategica per la politica dei mercati finanziari, in cui raccomanda in via prioritaria di affrancare fiscalmente il mercato dei capitali svizzero. Modificando l’imposta preventiva, come proposto dal Consiglio federale nei suoi parametri di riferimento nel 2019, la Svizzera diverrebbe molto più interessante per questo tipo di operazioni sul mercato dei capitali. A medio termine, riformando l’imposta preventiva per le emissioni di capitale proprio e le tasse di bollo, si potrebbe aumentare ulteriormente l’attrattiva del mercato dei capitali svizzero.
La Coordinazione delle banche domestiche (CBD) ha presentato una proposta di riforma comprendente due elementi:
- gestione esterna: la proposta prevede che la nuova imposta preventiva venga gestita dal cosiddetto ufficio di custodia (ad es. Borsa svizzera SIX Swiss Exchange), il quale opererebbe su mandato dell’agente pagatore, mentre la responsabilità per l’imposta preventiva resta invariatamente di quest’ultimo. Si tratta di un rapporto contrattuale di diritto privato tra l’agente pagatore e SIX;
- investimenti indiretti: secondo la CBD la nuova imposta preventiva deve essere introdotta, in linea di principio, soltanto per gli investimenti diretti fruttiferi di interessi. Ciò dovrebbe rendere la nuova imposta più semplice e ridurre al minimo i rischi delle banche legati alla responsabilità e alla gestione. Per gli investimenti indiretti deve essere mantenuto il sistema attuale.
Ultima modifica 06.04.2020