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LONDRA - Nonostante la notevole attenzione ricevuta sui mercati negli ultimi 12 mesi le criptovalute, nelle modalità e nelle dimensioni attuali, sono ancora «più simili a uno strumento speculativo» e se anche «il loro valore di mercato dovesse collassare, non comprometterebbe la stabilità finanziaria globale». Lo afferma un rapporto di S&P.
Secondo il documento anche «un significativo calo del valore di mercato delle criptovalute sarebbe ancora troppo ridotto per disturbare la stabilità o incidere sull'affidabilità creditizia delle banche».
L'analisi dell'agenzia di rating mostra come al 10 febbraio scorso fossero classificate 1523 criptovalute con un valore di circa 394 miliardi di dollari, praticamente la metà della sola Apple, e con una calo di ben 185 miliardi nei primi 10 giorni del mese. Di queste, le prime 10 rappresentavano circa l'80% del valore totale, lasciando una quota irrisoria alle altre 1500. Per dare un'idea a fine mese la capitalizzazione di tutte le borse mondiali superava gli 80 mila miliardi di dollari.
S&P sottolinea come per le banche «l'esposizione diretta o indiretta alle criptovalute sembra rimanere limitata». Diverso il giudizio sulla tecnologia blockchain che «se adottata estesamente, potrebbe avere un impatto significativo e duraturo sulla velocità, sulla tracciabilità e sul costo delle transazioni finanziarie».