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La dottrina e la prassi tributaria svizzera testimoniano da sempre l’approccio critico nei confronti dei rapporti camuffati e dei vari prestanome, fiduciari e trustees.
Mentre non si contano più nella giurisprudenza i leading cases delle società anonime che effettuando prestazioni ai beneficiari economici non dichiarati sono cadute nella trappola della prestazione apprezzabile in denaro soggetta all’imposta preventiva (35%), la più recente giurisprudenza del Tribunale Federale Svizzero fa luce su una costellazione meno conosciuta.
Nella fattispecie di cui alla sentenza del 16 gennaio u.s. (2C_77/2017) due coniugi provvedono ad un versamento di poco meno di mezzo milione di franchi svizzeri a favore di una terza persona la quale, su loro incarico, effettua un investimento indiretto in forma di sottopartecipazione (quindi senza l’acquisto giuridico della proprietà) del 20% del capitale azionario di una società X. Il contratto viene denominato “prestito” (mutuo), fruttifero di interessi il cui pagamento viene però differito sino al momento del rimborso. Lo stesso contratto conferisce ai coniugi il diritto di convertire in ogni momento il prestito in azioni della società di cui sopra ad un prezzo prestabilito, indipendentemente dal valore effettivo delle azioni al momento della conversione.
Qualche tempo dopo gli stessi coniugi concludono un secondo contratto (denominato “fiduciario”) con il quale il terzo si impegna a far valere il diritto di conversione e acquistare in via fiduciaria per i coniugi le azioni di cui sopra. Dopo che la società, fondata allo scopo di finanziare la ripresa di un gruppo, a seguito di due rounds of investments aveva aumentato sensibilmente il capitale e con lo stesso il valore delle azioni originarie, le parti concludono un nuovo contratto denominato “compravendita di azioni”, i coniugi vendono le azioni al terzo/fiduciario, questo liquida i rapporti con gli azionisti registrati presso la società e riversa secondo contratto un ammontare pari a circa la metà dei proventi totali, un paio di milioni di franchi, ai coniugi.
I coniugi nella loro dichiarazione fiscale non dichiarano come imponibili i redditi dalla transazione e fanno valere che si tratta di utile in capitale su vendita di sostanza mobile privata, quindi in Svizzera non soggetto ad imposte sul reddito.
E cosi sarebbe stato, se gli investitori avessero in modo trasparente acquistato e poi rivenduto le azioni. Ma così non fu. Probabilmente allo scopo di mantenere anonima la loro identità o comunque perché non potevano dichiarare o l’identità o l’investimento, i coniugi hanno preferito scegliere la via della partecipazione indiretta via due rapporti “quasi-fiduciari” (giacché nemmeno i presupposti della fiducia cosi come definita nei promemoria delle autorità fiscali erano adempiti), transazione che costituisce di regola un prestito e in casi qualificati addirittura un prestito obbligazionario. Come ha constatato il Tribunale Federale, se almeno nel primo contratto di prestito con diritto di conversione si fosse stipulato non solo un diritto ma anche un obbligo dei coniugi di acquistare le azioni, la situazione sarebbe forse stata diversa. Cosi invece, data la natura di prestito, tutti i proventi che vanno oltre il rimborso costituiscono reddito imponibile in capo al contribuente.
Questa “penalizzazione”, in qualche modo, dei rapporti “camouflage” e “quasi-fiduciari” ha fatto si che la loro diffusione in Svizzera sia assai più limitata che non in altri paesi.
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