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Testo depositato
Il Consiglio federale è invitato a emanare dazi punitivi a favore del clima sulle merci provenienti dai Paesi che non si attengono a severe leggi in materia di protezione del clima. E ciò nel caso in cui falliscano i negoziati della Conferenza sul clima che si svolgerà nel mese di dicembre di quest'anno a Copenhagen e che altri Paesi industrializzati e i principali Paesi emergenti non introducano vincoli climatici.
Motivazione
La Germania e la Francia si impegnano per la creazione di un meccanismo alle frontiere dell'UE nell'eventualità che non si giunga a un accordo nel corso della Conferenza di Copenhagen. In tal modo si introduce un dazio doganale a favore del clima che colpirebbe le merci provenienti da Paesi che non si attengono a severe leggi in materia di protezione del clima. Sarebbe anche nell'interesse della Svizzera aderire a tale meccanismo.
Secondo i calcoli del comitato internazionale sui cambiamenti climatici (IPCC), se si vuole limitare a due gradi il riscaldamento climatico, i Paesi industrializzati devono impegnarsi a ridurre i gas serra di almeno il 40 per cento rispetto al 1990 entro il 2020. Finora, la riduzione in tali Paesi ammonta solo al 15 per cento. L'UE si è impegnata a ridurre del 20 per cento le proprie emissioni, con la possibilità di aumentare tale quota al 30 per cento se si raggiunge un accordo efficace. La Svizzera intende allinearsi agli obiettivi di riduzione dell'UE.
Dal canto loro, gli USA stanno già adottando dei provvedimenti nel caso in cui la concorrenza estera non collabori alla protezione del clima. Il disegno di legge sull'introduzione dello scambio di quote di emissioni di CO2 prevede la possibilità di applicare, a partire dal 2018, una tassa per la protezione del clima.
Oltre ai Paesi industrializzati, i due Paesi emergenti Cina e India svolgono un ruolo sempre più importante per la riduzione delle emissioni globali di CO2. Questi due Paesi hanno finora rifiutato ogni obiettivo vincolante di riduzione. Se dovessero mantenere tale posizione non si potrebbe escludere il fallimento dei negoziati avviati a livello mondiale per introdurre obiettivi vincolanti di riduzione delle emissioni di CO2.
Al fine di responsabilizzare i Paesi emergenti e per non svantaggiare l'industria indigena, sarebbe opportuna un'adesione della Svizzera alle misure dell'UE.
Il progetto di dazio doganale a favore del clima tiene inoltre conto della problematica dell'energia grigia.
Parere del Consiglio federale
del
18.11.2009
La Svizzera si impegna attivamente affinchè possa essere stipulato un regime climatico internazionale vincolante per il periodo successivo al 2012, cui aderiscano tutti i principali attori economici e che persegua l'obiettivo di ridurre le emissioni globali di gas serra. Il Consiglio federale ritiene che le riflessioni su cosiddetti dazi punitivi, che colpirebbero in particolare i Paesi in via di sviluppo, non consentirebbero al momento attuale di raggiungere tale obiettivo. Si dovrebbe invece puntare su un'intensificazione della cooperazione che acceleri anche il processo di trasferimento tecnologico.
Se gli attuali negoziati sulla convenzione sul clima dovessero fallire e se il bisogno d'agire dovesse acuirsi in maniera tale da rendere inevitabile l'adozione di misure di diritto commerciale a livello internazionale, il Consiglio federale è disposto a verificare tali misure nel quadro di una procedura coordinata a livello internazionale. Solo in tal modo la Svizzera sarebbe in grado di tutelare il suo ruolo attivo, poiché, considerata la modesta incidenza economica delle sanzioni unilaterali proposte nella mozione, non sarebbe in grado di esercitare una pressione sul regime climatico.
Una procedura coordinata a livello internazionale sarebbe la via migliore per garantire che le misure dei diversi Paesi siano conformi al diritto commerciale internazionale e non potrebbe essere utilizzata dai singoli Stati per una protezione ingiustificata della propria economia o abusata come sanzione inammissibile.
Proposta del Consiglio federale
del
18.11.2009
Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.