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Riuscite a immaginare una società che assicuri l'esistenza di ogni essere umano senza se e senza ma? Daniel Häni ci riesce, eccome. L'imprenditore di Basilea si adopera da una vita in favore del reddito di base incondizionato, detto anche reddito universale o di cittadinanza. La crisi del coronavirus dà nuovo slancio a questa idea.
Il termine reddito di base incondizionato (RBI) attualmente appare di nuovo e sempre più spesso nei dibattiti politici in Svizzera e altrove. Daniel Häni si chiede dunque se sia giunto il momento giusto per sottoporre di nuovo la proposta al voto popolare. Spera che una discussione avuta con un gruppo di parlamentari, alla fine aprile, conduca alla creazione di una "piattaforma interpartitica per il reddito di base".
Sicurezza sociale in Svizzera
La Svizzera non abbandona nessuno nella miseria. In questo paese, lo Stato paga per coloro che non possono provvedere al proprio sostentamento. Ma nulla è accordato automaticamente. Chi resta senza lavoro, ha diritto alle indennità dell'assicurazione contro la disoccupazione (AD) solo se ha prima pagato i contributi per un determinato periodo e soddisfa determinate condizioni. Chi non ha diritto alle prestazioni dell'AD o ha esaurito tale diritto, deve dimostrare la gravità della sua situazione finanziaria per ricevere l'aiuto sociale. Vi sono persone che provano vergogna a chiedere aiuto alle autorità. Perciò preferiscono continuare a fare un lavoro sgradito, piuttosto che dipendere dall'assistenza sociale.Fine della finestrella
L'obiettivo dell'iniziativa popolare "Per un reddito di base incondizionato", lanciata da Häni insieme ad altri cittadini, era di liberare le persone dall'obbligo di lavorare. Tuttavia, nella votazione popolare del 2016 la proposta fallì chiaramente. Quasi il 77% dei votanti non voleva essere "liberato".
Ma idee che sembrano sepolte possono risorgere. Da varie parti vengono raccolte firme per un altro sistema economico. In Svizzera, i Giovani Verdi hanno lanciato una petizioneLink esterno che chiede al governo federale di "introdurre subito un reddito di base incondizionato per tutta la popolazione svizzera per garantire una soluzione immediata senza burocrazia" nella crisi del coronavirus. E in Germania, il fondatore della catena di drogherie dm e un esperto fiscale chiedono un "reddito di base garantito".
I promotori di queste azioni vogliono un nuovo ordine sociale, né più né meno. Ed è ciò che vuole anche Daniel Häni. "Il sistema attuale rende dipendenti", afferma. A suo parere, oggi le persone non dovrebbero più essere diligenti e obbedienti – per questo ci sono delle macchine – bensì creative e autodeterminate.
"La paura esistenziale rende manipolabili"
swissinfo.ch: Nella votazione del 2016, molti elettori si sono probabilmente chiesti chi avrebbe ancora pulito i bagni nonostante un reddito di base incondizionato, non crede?
Daniel Häni: Questa domanda fa capire tante cose. Essa implica il seguente atteggiamento: se vogliamo che i gabinetti siano puliti, dobbiamo rendere le persone esistenzialmente dipendenti da questo lavoro, affinché lo svolgano. Non lo chiamiamo "lavoro sporco" soltanto perché pulisce lo sporco. La paura esistenziale rende manipolabili, docili. Chi ha soldi può disporre di chi non ne ha. Ma questo funziona solo se l'esistenza non è assicurata. Con un reddito di base incondizionato, nessuno potrebbe più essere costretto a fare qualcosa dalla paura esistenziale.
swissinfo.ch: Forse, ma comunque: chi pulirebbe i bagni quando nessuno sarebbe più costretto a farlo grazie al RBI?
D. H.: Si dovrebbe rendere questo lavoro più attraente. Con migliori condizioni di lavoro, questo avrebbe anche una migliore reputazione.
Chi lo pagherebbe?
Secondo sondaggi condotti dopo la votazione del 2016, per molti di coloro che avevano messo un "no" nell'urna non era chiaro come si sarebbero trovati i circa 200 miliardi di franchi – pari a un terzo del PIL del Paese – che sarebbe costata una vita nazionale senza preoccupazioni esistenziali. Per Daniel Häni, si è trattato di un malintesoLink esterno. Per far comprendere che il RBI non avrebbe comportato costi supplementari, vuole ora avviare un dibattito di fondo sulle imposizioni fiscali e su un bonus fiscale. Egli ha presentato al Bundestag tedesco la petizione "Nuovo principio fiscale per il XXI secolo - tassare l'impronta ecologicaLink esterno". Anche in Svizzera è necessario un nuovo principio nell'imposizione fiscale.
swissinfo.ch: Cosa la disturba nell'attuale principio fiscale?
D. H.: Il fatto che prescriva di tassare la capacità di produzione, cioè il lavoro. Basterebbe cambiare un solo termine. Capacità sarebbe sostituita con consumo. Un cambiamento di paradigma.
Non dovrebbero essere coloro che producono molto a pagare molte tasse, ma coloro che utilizzano molta produzione. Un nuovo atteggiamento fondamentale per le generazioni future. Tassare l'aspetto sociale dell'economia è sbagliato.
swissinfo.ch: E cosa è giusto?
D. H.: Con le tasse dobbiamo stimolare la consapevolezza di cosa e quanto consumiamo. Le parole chiave sono digitalizzazione e cambiamento climatico.
swissinfo.ch: Un'imposta sui consumi significherebbe che i servizi e i prodotti – anche quelli essenziali – diventerebbero molto più costosi. E questo sarebbe antisociale, dice in particolare la sinistra.
D. H.: L'errore riguardo ai prezzi più alti è lo stesso che riguardo al reddito di base. Il fatto di prelevare le imposte sul reddito oppure sul consumo non cambia il prezzo. Qualunque siano le tasse e i dazi che vengono riscossi nel processo di produzione, oggi sono una componente del prezzo tanto quanto lo sarebbe una tassa sui consumi che li sostituirebbe.
Ma ciò che oggi manca davvero alla tassa sui consumi è una componente sociale con un effetto progressivo. Affinché abbia un effetto progressivo, occorre un bonus fiscale. Poiché è difficile detrarla alla cassa quando si va a fare acquisti, potremmo trasferire il bonifico fiscale a tutti i cittadini su base mensile, uguale per tutti e logicamente senza condizioni...
swissinfo.ch: ...come appunto un reddito di base incondizionato?
D. H.: Sì, esattamente.
Daniel Häni e il filosofo tedesco Philip Kovce spiegano come immaginano una società con il reddito di base incondizionato nel "Manifesto per il reddito di baseLink esterno" pubblicato nel 2017.
Il 54enne Häni è co-fondatore e azionista della società "unternehmen mitteLink esterno" di Basilea, lanciata con il sostegno della Fondazione Edith MaryonLink esterno. Nel 1998 la fondazione ha acquistato per 10 milioni di franchi l'edificio dell'ex sede della Banca popolare svizzera nel centro storico di Basilea. Da allora l'affitta alla "unternehmen mitte", che oggi vi gestisce il più grande caffè della Svizzera.Fine della finestrella
swissinfo.ch: Lei stesso è un imprenditore. I 60 dipendenti della sua società lavorano senza timori esistenziali?
D. H.: I dipendenti sanno che quello che realizzano [circa quattro milioni di franchi, NdR.] non finisce nelle tasche dei padroni. I profitti vengono investiti nell'azienda per miglioramenti e nuovi prodotti. Invece di usare il denaro come mezzo di potere, cerchiamo di convincere dipendenti impegnati con idee e buone condizioni di lavoro.
"Chi non deve, può"
Nella società del reddito di base di Daniel Häni, l'essere umano sarebbe fine a se stesso. L'economia servirebbe le persone, non il contrario. Egli ritiene improbabile che certi concittadini poltrirebbero nell'ozio se fosse coperto il loro fabbisogno di base. Per i critici, invece, la visione dell'uomo di Hänni è fuori dalla realtà.
swissinfo.ch: Il reddito di base incondizionato non promuove "l'ozio e il principio di tutti i vizi"?
D. H.: Porta a una maggiore libera volontà nel lavoro e promuove l'autodeterminazione e la volontà costruttiva. Chi non deve, può!
swissinfo.ch: L'elettorato svizzero è scettico nei confronti di grandi rivoluzioni che promettono miracoli. Preferiscono i piccoli passi e in questo modo finora non sono andati male…
D. H.: A volte tutto può succedere molto in fretta. Basti pensare alla caduta del Muro di Berlino, o adesso alla crisi del coronavirus.
(Traduzione dal tedesco: Sonia Fenazzi)