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In una sentenza del 31 ottobre 2011 (DTF 137 III 529), il Tribunale federale ha stabilito che un grave rischio per il minore è ad esempio dato quando si deve seriamente temere che il minore dopo il rientro venga maltrattato o abusato e non ci si può attendere che le autorità dello Stato di origine intervengano in modo efficace contro la messa in pericolo. Non sussiste una minaccia quando tra la madre e il figlio, nonostante la lunga separazione, esista una relazione distesa e affettuosa e le descrizioni fatte dalle autorità coinvolte rappresentino uniformemente un quadro positivo. Un’opposizione del figlio può essere considerata, quando questi è in grado di formarsi una volontà autonoma, ciò significa quando egli è in grado di riconoscere la propria situazione e di formarsi un’opinione propria nonostante le influenze esterne e quando egli è in grado di comprendere a grandi linee il senso e la proble-FamPra.ch–2012– 218matica della decisione di rientro pendente. In base alla letteratura pedopsicologica, ciò è il caso a partire da circa 11 fino a 12 anni. Il rifiuto del rientro presuppone che il figlio si opponga al rientro in senso proprio e che ciò avvenga per motivi condivisibili, i quali permettono una deduzione positiva circa la capacità di discernimento autonoma.