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A partire da quando si parla di depressione?
Malumore depressivo o tristezza sono stati emotivi normali che tutti conosciamo. La differenza rispetto alla depressione clinica è l’entità e la durata dei sintomi.
Per una prima classificazione può essere utile il seguente test di due domande:
- Il mese scorso si è sentito spesso abbattuto, tristemente preoccupato o disperato?
- Il mese scorso ha provato molto meno piacere e ha avuto molta meno voglia per le cose che altrimenti ama fare?
Se si risponde affermativamente a entrambe le domande, è opportuno consultare il medico di famiglia, lo psichiatra o uno psicoterapista.
Cosa possono fare i familiari?
Se una persona vicina soffre di depressione, ciò provoca una grande insicurezza tra i familiari: come devo reagire quando mio marito sembra improvvisamente assente? Devo parlargli o lasciarlo in pace? È controproducente dire a mia moglie che sono molto preoccupato per lei? E c’è davvero qualcosa che si può fare per aiutarla?
In primo luogo, è bene sapere che la depressione non è un destino irreversibile, ma può essere curata. Prima si cerca aiuto professionale, maggiori sono le possibilità di guarigione. Per questo motivo bisogna essere fiduciosi e dire alla persona malata che si riprenderà presto.
I familiari possono inoltre aiutare
- sostenendo la persona malata a continuare una terapia;
- essendo presenti e ascoltando;
- cercando di capire come ci si sente a essere depressi;
- prendendo sul serio la malattia senza sminuirla, ma anche senza drammatizzarla;
- mostrando la propria disponibilità ad affrontare insieme la malattia;
- mantenendo la pazienza.
Cosa non dovrebbero fare i familiari?
«Guarda come splende il sole. Prova a goderti questa bella giornata». I depressi sentono spesso questi inviti espressi con le migliori intenzioni, ma sono altrettanto nocivi degli ammonimenti e dei rimproveri: «Fai uno sforzo». Le persone depresse non desiderano altro che tornare a essere attive e di buon umore. Tuttavia, sono frenate dalla malattia del loro organismo. Non possono volerlo. Per questo motivo è poco utile, o addirittura aggrava il problema, fare appello alla loro volontà.
È invece opportuno
- incoraggiare una persona quando mostra iniziativa;
- aiutarla a ritrovare progressivamente un’organizzazione ordinata della giornata. Infatti, sono spesso le attività semplici, come vestirsi o andare alla bucalettera, a diventare insormontabili. Ogni passo, per quanto piccolo, è importante.
Depressione nei genitori: Come faccio a spiegare a mio figlio cosa ha mamma o papà?
Se i genitori non si sentono bene, anche i bambini piccoli lo percepiscono, ma non riescono a classificare ciò che accade intorno a loro e si sentono subito in colpa. Perciò i genitori non dovrebbero lasciarli soli, bensì spiegare loro la malattia. A questo scopo, i libri sono strumenti utili: «Mamas Monster» o «Annikas andere Welt» (in tedesco) sono pensati per i bambini più piccoli, mentre per i bambini più grandi e i ragazzi è adatto «Mein Schwarzer Hund: Wie ich meine Depression an die Leine legte».
Cosa fare se i familiari non ce la fanno più?
La depressione può prolungarsi per mesi, il che è molto pesante per i familiari. A volte si sentono impotenti o colpevoli, sono esausti e sopraffatti e altre anche arrabbiati. È importante riconoscere questi limiti e prestare attenzione alla propria salute
- prendendosi una pausa;
- parlando con amici;
- entrando a far parte di un gruppo di auto-aiuto per familiari;
- se necessario, rivolgendosi direttamente al terapista o concordando con il malato un «colloquio con i familiari». Può dare sollievo sentire da un esperto il decorso della depressione, quali sono le opzioni terapeutiche disponibili e che è legittimo che anche i familiari chiedano aiuto.
Importante: non voltare le spalle a chi è malato, ma essere sinceri e dire che continueremo ad esserci, ma che da soli non ce la facciamo.
I familiari come gestiscono il rifiuto?
A volte le persone depresse non permettono a nessuno di avvicinarsi e reagire in maniera scostante. Per chi vuole aiutare, questo è difficile da capire e offensivo. Tuttavia, chi è depresso non lo fa con cattive intenzioni, ma perché in questo momento non può reagire diversamente. I familiari che ne sono consapevoli e non prendono il rifiuto in modo personale sono in grado di gestire meglio questa situazione. Non sarebbe opportuno allontanarsi, a sua volta, dalla persona malata.