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Le polemiche sulle "lobby gay" in Vaticano o gli scandali sull'omosessualità nella Chiesa erano ancora di là da venire. Ma ci fu anche un Papa che dovette difendersi dall'accusa di essere omosessuale. E non un Papa qualsiasi, ma un Papa "santo", come il beato Paolo VI sarà proclamato domenica prossima in Piazza San Pietro.
Il pontificato di Giovanni Battista Montini, nei complessi passaggi epocali della conclusione e del post-Concilio, del '68, degli "anni di piombo", della secolarizzata Italia che votava per il divorzio e per l'aborto, non fu certo esente da attacchi, critiche, polemiche, paradossalmente dall'uno e dall'altro fronte, sia da quello progressista che da quello più conservatore. Ma a etichettare il Papa come omosessuale fu lo scrittore e diplomatico francese Roger Peyrefitte (1907-2000), quasi un antesignano dei movimenti Lgbt e comunque degli autori che manifestano senza maschere la propria omosessualità.
Fu nel 1976 - Paolo VI sarebbe morto due anni dopo - che Peyrefitte, con una dichiarazione che fece subito il giro del mondo, parlò per primo dell'omosessualità di Montini, facendo nome e cognome di colui che ne sarebbe stato l'amante quando il futuro Papa era arcivescovo di Milano, e forse anche dopo: l'attore Paolo Carlini, poi scomparso a soli 57 anni nel 1979, che all'epoca d'oro della televisione fu un celebre interprete, protagonista di sceneggiati oggi ritenuti storici come 'Il romanzo di un giovane povero' o 'L'ultimo dei Baskerville', accanto a Nando Gazzolo (Sherlock Holmes). Peyrefitte arrivò a sostenere che, proprio in onore dell'amato, il Papa aveva scelto di salire al soglio pontificio col nome di Paolo.
La storia fu poi arricchita di particolari, anche in libri successivi di altri autori, ma c'è stato chi l'ha smentita come una colossale bugia, spiegata in particolare dal forte disappunto provato da Peyrefitte rispetto al magistero di papa Montini, che in un documento confermò le posizioni della Chiesa in materia di omosessualità. Naturalmente le chiacchiere e le voci andarono avanti, tanto che, sentendosi attaccato pubblicamente, Paolo VI decise di intervenire di persona: così durante l'Angelus della Domenica delle Palme del 1976, il 4 aprile, dichiarò clamorosamente al mondo la sua verità.
"Noi sappiamo che il nostro Cardinale Vicario e poi la Conferenza Episcopale Italiana vi hanno invitati a pregare per la nostra umile persona, fatta oggetto di scherno e di orribili e calunniose insinuazioni di certa stampa, irriguardosa dell'onestà e della verità - esordì il Papa -. Noi ringraziamo voi tutti di codeste dimostrazioni di filiale pietà e di morale sensibilità. Così siamo riconoscenti a quanti hanno corrisposto a queste esortazioni di spirituale solidarietà. Grazie, grazie di cuore". Anzi, proseguì, "siccome questo e altri deplorevoli episodi hanno avuto pretestuosa origine da una recente dichiarazione della nostra Congregazione per la Dottrina della Fede circa alcune questioni di etica sessuale, noi vi esortiamo a dare a questo documento e al complesso di insegnamenti, di cui esso fa parte, un'attenta considerazione ed una virtuosa osservanza, tali da tonificare in voi uno spirito di purezza e di amore, che faccia argine al licenzioso edonismo diffuso nel costume del mondo odierno, e che alimenti nei vostri animi la padronanza delle umane passioni accrescendo il senso forte e gioioso della dignità e della bellezza della vita cristiana".
Una smentita che allora non bastò a fermare le voci, seguite nell'ultimo scorcio del papato di Montini, e anche dopo, quando né il Pontefice né il suo presunto amante - che peraltro mai ne fece parola - potevano dire più nulla sull'argomento.