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André Ruchat è nato a Corseaux, nel Canton Vaud, il 12 marzo 1936, è stato battezzato il 19 aprile, poi la famiglia si è trasferita a Chiasso. Figlio di uno spedizioniere con un diploma di maestro elementare. A seguito della chiusura delle frontiere, il padre si trasferisce come diplomatico a Tunisi; alla fine dell’estate 1945, la moglie e i figli André e Roger lo raggiungono in Tunisia volando su un aereo militare francese che decolla da Marsiglia. Senza sedili. Un trimotore Focker. Di ritorno da Tunisi, tre anni dopo, la famiglia si ferma a Chiasso, dove André conosce la futura moglie, Flora Roncati. A sedici anni André inoltra la domanda per poter entrare nell’aviazione, a diciassette svolge il test attitudinale che risulterà positivo. Nel luglio del 1955 i genitori firmano una liberatoria che autorizza il figlio a volare e comincia l’addestramento. Nel frattempo André si iscrive alla facoltà di Ingegneria del Politecnico di Zurigo (conseguirà il diploma nel gennaio 1960). Nel 1957 ottiene il brevetto di pilota. Nel gennaio 1959 sposa Flora Roncati e nel dicembre dello stesso anno nasce la primogenita Anna. Dopo aver conseguito il diploma di Ingegneria, André comincia a lavorare per la ditta di costruzioni Vicari e nell’estate del 1960 la famiglia si trasferisce in via San Gottardo, a Lugano, vicino alla stazione.
Il 25 ottobre 1960, André muore a Meiringen in un incidente aereo. Aveva 24 anni. Verrà sepolto nel Cimitero di Morbio Inferiore il 28 ottobre.
Per conoscere la figura di André ci siamo affidati alla voce di Anna Ruchat e della moglie Flora, ma anche a quella delle persone che lo hanno conosciuto. Il signor Gabaglio, per esempio: classe 1938, due anni più giovane di André e suo amico sin dall’infanzia. Diventare pilota era il sogno di entrambi.
André Ruchat, forse in parte a causa delle pressioni della moglie Flora, e in parte a causa dell’impegno portatogli dalla sua formazione, aveva deciso di smettere di volare. Lo aveva annunciato alla moglie e ne aveva parlato in treno con i colleghi-piloti la mattina stessa del suo ultimo volo. Aveva con sé, nel taschino della camicia della divisa, una lettera della moglie, che per l’ennesima volta gli chiedeva di smettere di volare. Anche i giornali dell’epoca riportano questa sua decisione. Nei mesi precedenti aveva più volte chiesto rinvii delle esercitazioni e dei voli, ma quel giorno non aveva potuto rimandare.
Il poeta Franco Beltrametti, amico di André, gli dedica una poesia (scritta nel 1957, forse nel primo dei viaggi in Spagna).
A Tangeri
sul terrazzo più alto
si beve tè verde si fuma
alla stecca del sole
nel biancore.
Al piano di sotto
c’è ombra e frescura.
Ci si può buttare
tra cuscini e coperte
dormire
aspettando la sera.
(per André)