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Swiss Institute di New York: arte e cultura senza confini
"La Svizzera è noiosa": questo è il clichè diffuso. Lo Swiss Institute di New York fa di tutto per smentirlo.
Da quando è arrivato nella grande mela, nell'autunno del 2000, Marc Olivier Wahler, co-fondatore del Centro d'arte contemporanea di Neuchâtel, ha dato un nuovo impulso all'Istituto svizzero.
Una piattaforma internazionale
"La nostra missione è promuovere il dialogo artistico e culturale tra la Svizzera e gli Stati Uniti". Per questo Marc Olivier Wahler quando invita un artista svizzero gli chiede di collaborare con un altro artista, o scrittore, o cineasta americano. Il risultato sono spesso show che si confrontano con i cliché delle rispettive culture.
Nel caso dell'esposizione attuale, Lori Hersberger di Zurigo ha creato un'installazione che, oltre a proiezioni di film d'azione e western, comprende anche la performance di un motociclista nero di Brooklyn. Il biker "disegna" su di una tela sgommandoci sopra con la sua poderosa due ruote.
Da notare che a differenza di altri istituti svizzeri di cultura nel mondo, quello di New York dipende solo per un quarto del suo budget dai finanziamenti della Confederazione e perciò gode di molta indipendenza. Il resto dei fondi proviene da collette organizzate in occasione di cene e altri eventi, dai contributi dei membri e da un piccolo fondo privato che esiste dal 1986, data della fondazione. Di vitale importanza per la sua sopravvivenza è diventata anche la collaborazione con altri musei e gallerie.
11 settembre: the show must go on
Per una di quelle bizzarre e sconcertanti coincidenze del destino, l'11 settembre all'Istituto svizzero di New York era programmata un'esposizione collettiva che aveva a che fare con la dilatazione della percezione del tempo e che si intitolava Mayday. Questo è l'S.O.S. lanciato da un pilota d'aereo prima di un schianto! Ovviamente lo show è stato sospeso. Dieci giorni dopo veniva però inaugurato senza titolo e per evitare qualsiasi riferimento alla tragedia del World Trade Center, nella presentazione non si menzionava più il crash aereo.
Come hanno risposto i newyorkesi ancora sotto choc per gli attentati a quell'esposizione? Marc Olivier Wahler risponde toccando un argomento un po' tabù dall'inizio della guerra contro il terrorismo: la censura. "L'arte è un'espressione di estrema libertà e se non cerca di confrontarsi con lo stato delle cose, con la realtà, chi lo farà?" C'era molta tensione all'inaugurazione, ricorda il curatore "ma è stata anche una forma di terapia".
Il marchio svizzero
"Lo scopo dell'Istituto Svizzero non è propagandare l'arte elvetica, ma essere il più possibile aperto e mantenere un livello d'alta qualità". Per fortuna il direttore artistico ha a disposizione in questo momento "una squadra forte". Molti sono infatti gli artisti svizzeri apprezzati all'estero, non solo le star come Pipilotti Rist o Ugo Rondinone, ma anche giovani emergenti. Mettere l'accento sull'arte contemporanea che proviene dalla Svizzera non significa quindi per Marc Olivier Wahler obbedire ad un compito istituzionale, quanto piuttosto far conoscere alcuni tra i fenomeni più interessanti nel panorama artistico internazionale. Essendo un'organizzazione quasi totalmente indipendente, l'Istituto svizzero non ha inoltre nessun obbligo di esporre solo artisti elvetici. La mostra precedente a quella attuale era dedicata ad un artista tedesco.
In America, in particolare, si associa alla Svizzera un marchio di qualità, le cose fatte bene insomma. "Se difendo qualcosa della mentalità svizzera è quest'idea" afferma il direttore artistico. E infatti nel corso degli anni lo Swiss Institute si è ritagliato una buona visibilità sui media newyorkesi ed è rinomato tra coloro che si interessano d'arte in quella che si può definire la capitale mondiale dell'arte contemporanea.
Si potrà quindi discutere dei contenuti di un'esposizione curata dallo Swiss Institute di New York. Potrà sembrare più o meno originale e stimolante, sollevare entusiasmo o polemiche. Ma di una cosa si può star certi: al primo posto ci sarà sempre comunque un ottimo livello tecnico e una grande cura dei dettagli."Questo, conclude Wahler, è il miglior favore che si può fare alla Svizzera"
Mucche, montagne, cioccolato e banche
Sono duri a morire gli stereotipi; se non fossero forti, non sarebbero appunto diventati stereotipi. Infatti nell'immaginario collettivo la Svizzera continua ad essere il paese di Heidi e delle banche. "Ma mi piace la sfida di giocare con questi cliché" spiega Marc Olivier Wahler. Tra gli appuntamenti futuri ci sarà anche Jim Shaw, un artista americano che lavora sul tema del sogno e dato che sua sorella vive in Svizzera mostrerà anche sogni "svizzeri". Un altro evento interessante sarà la collaborazione tra due performer che lavorano a New York, Jutta Koetter e Steven Parrino, con alcuni musicisti svizzeri.
Raffaella Rossello
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