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«La Svizzera voleva la sua bomba atomica»
Per quarant’anni la Svizzera ha studiato la possibilità di costruire una bomba atomica. Una pagina di storia oscura su cui l’artista Gilles Rotzetter ha tentato di fare chiarezza. «È sensazionale come continuino a mancare numerose risposte», dice. Intervista.
- Deutsch "Die Schweiz wollte ihre eigene Atombombe" (originale)
- Español “Suiza quería su propia bomba atómica”
- Português "A Suíça queria sua própria bomba atômica"
- 中文 “瑞士也曾想制造自己的原子弹”
- Français «La Suisse voulait sa propre bombe atomique»
- Pусский «Швейцария хотела иметь собственную атомную бомбу»
- English ‘Switzerland wanted its own atomic bomb’
swissinfo.ch: Lei presenta un’esposizione dal titolo “Swiss Atom Love”. Di cosa si tratta?
Gilles Rotzetter: Racconto la storia della bomba atomica svizzera. Un mese dopo Hiroshima, la Svizzera ha deciso di costruirne una.
swissinfo.ch: Chi esattamente? C’era un piano segreto?
Gilles Rotzetter, "Swiss Atom Love - La Svizzera e la sua bomba atomicaLink esterno”, Museo d’arte di Lucerna, dal 10 giugno al 20 agosto 2017.
G. R.: È proprio questo l’aspetto interessante. È documentato molto bene. Il piano era in parte segreto e in parte assolutamente ufficiale: ci sono due storie parallele. Da un lato c’è quella dell’approvvigionamento energetico e dall’altro la storia della bomba atomica svizzera. C’è persino stata una votazione, quella sull’iniziativa popolare per il divieto delle armi nucleari, nel 1962. Col tempo sono venuti a galla numerosi personaggi. Il programma svizzero di armi nucleari è stato lanciato nel 1945 ed è durato fino al 1988. Il piano per la costruzione della bomba atomica è stato interrotto soltanto quando la Svizzera ha firmato il Trattato di non proliferazione nucleare, nel 1996.
swissinfo.ch: Come è nata la sua idea?
G. R.: Tutto è iniziato con un aneddoto. Un amico mi ha chiesto: “Lo sapevi che la Svizzera voleva la bomba atomica?”. Wow, non lo sapevo. Ho così iniziato a interessarmi. Mi sono detto che la cosa era già stata completamente delucidata, dato che era già passato tanto tempo. Mi sono però rapidamente accorto che c’erano molte zone d’ombra. Tra queste c’era il ruolo di Paul Scherrer, il quale ha collaborato con gli Stati Uniti durante la Seconda guerra mondiale. È una figura centrale di questa storia e ci sono numerosi interrogativi su di lui che non sono stati chiariti. Era il presidente della commissione di studio sull’energia atomica. Dalle indagini giornalistiche degli anni ’90 emerge però che Scherrer era anche responsabile del tentativo svizzero di costruire un’arma nucleare.
swissinfo.ch: Scherrer ha svolto ricerche sulla bomba atomica in Svizzera?
G. R.: Sì, è quanto suggeriscono le ricerche della stampa. Nel rapporto ufficiale della Confederazione, commissionato dal consigliere federale Adolf Ogi nel 1996, il ruolo di Scherrer non è però descritto in modo esatto. Il problema con questa vicenda è che, prima di morire, Paul Scherrer ha bruciato il suo archivio personale.
swissinfo.ch: Qual è il risultato più sensazionale delle sue ricerche?
G. R.: È sensazionale come continuino a mancare numerose risposte. Indimenticabile è anche la citazione dell’ex capo delle forze aeree [divisionario Etienne Primault]. Nel bel mezzo dello scandalo finanziario legato all’acquisto dei MirageLink esterno, ha detto: “È uguale quale aereo da combattimento comprare. Basta che sia in grado di trasportare una bomba atomica fino a Mosca”.
swissinfo.ch: Come ha ottenuto tutte le informazioni?
G. R.: C’era un giornalista del Tages-Anzeiger [un quotidiano svizzero tedesco, ndr] che fino agli anni ’90 si è interessato da vicino alla questione. Tutti i risultati delle sue ricerche sono contenute in un archivio privato. Io sono un artista, ma sono anche un lettore. Ho consultato molti archivi, ad esempio presso ABB, e sono in contatto con numerosi storici in tutto il mondo. Uno storico non può però sapere tutto su questa enorme vicenda, anche perché numerosi documenti saranno sotto sigillo fino al 2050.
swissinfo.ch: Lei ha trasposto delle ricerche complesse in immagini estremamente colorate e grezze, quasi infantili. Una scelta azzeccata?
G. R.: Purtroppo dipingere come bambino non è possibile. Tutti i miei lavori nascono dalle ricerche e si nutrono di esse. Ma non ci sono soltanto i dipinti. Nell’esposizione ci sono anche filmati che raccontano questa storia. A differenza dei dipinti più metaforici, ciò è più realistico. La tecnologia, la natura e l’uomo sono sempre stati parti integranti del mio lavoro. La tematica su cui ho lavorato ha fatto convergere tutti questi ambiti. Si tratta di trovare un modo per narrare la storia e di porsi alcune domande: come è stata raccontata finora? E cosa rimane di questa storia? In un certo senso, misuro la distanza tra la rappresentazione storica, le informazioni scaturite dalle ricerche e la pittura in quanto strumento.
swissinfo.ch: Ora sa per quale motivo la Svizzera voleva la bomba atomica?
G. R.: Sì. L’idea che c’era dietro era: tutti i paesi in Europa avranno la bomba atomica e quindi anche la Svizzera deve averne una. Si è persino utilizzato la neutralità quale argomento. Eravamo in piena guerra fredda.
«Fedele alle nostre tradizioni secolari in materia di difesa nazionale, il Consiglio federale è quindi dell’opinione che l’esercito debba ricevere i mezzi più efficaci per permettergli di mantenere la nostra indipendenza e di proteggere la nostra neutralità. Le armi atomiche rientrano tra questi mezzi».
Dichiarazione del governo svizzero, 1958.End of insertion
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