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Il caso clinico pubblicato dal Journal of the Academy of Consultation-Liaison Psychiatry e rilanciato da Corriere.it, se non esilarante è quanto meno curioso. Un 30enne americano ha tentato di curare la propria dipendenza da oppioidi e la depressione iniettandosi un mix di funghi allucinogeni che, sortendo effetto contrario, hanno iniziato a proliferare all'interno del suo corpo, causando insufficienza epatica e danni ai reni tali da metterne in pericolo la vita. L'uomo, affetto da un disturbo bipolare, aveva smesso di assumere il farmaco prescritto. Aveva iniziato a interessarsi degli effetti terapeutici della psilocibina, sostanza psichedelica presente in natura in oltre ducento specie di funghi. La sostanza, come confermano studi medici, ha una sua efficacia reale nel trattamento dei sintomi depressivi e dell'ansia, ma solo se consumata per via orale.
Il signor X – all'interno della pubblicazione si garantisce l'anonimato del protagonista – ha bollito i funghi fino a ottenere una sorta di tè, filtrato poi attraverso un batuffolo di cotone e, infine, iniettato direttamente nel sangue. Il Signor X era certo che l'ebollizione avrebbe ucciso i funghi, che invece erano cresciuti nel suo flusso sanguigno. Assalito da stanchezza, vomito, diarrea, ittero, nausea, e con palesi difficoltà a comunicare, l'uomo è stato trasportato al pronto soccorso dove i test hanno permesso di ricostruire l'accaduto.