Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01054.jsonl.gz/649

La popolazione residente in Svizzera spende meno per mangiare e bere fuori casa. A questo scopo nel 2014 sono stati sborsati in totale 22,7 miliardi di franchi, l'1,9% in meno rispetto all'anno precedente. Il calo è tuttavia meno marcato rispetto a di dodici mesi fa.
Ogni cittadino ha speso in media 2789 franchi per rifocillarsi. Nei cantoni più urbanizzati - Zurigo, Ginevra, Lucerna - i consumi fuori casa risultano superiori del 10-20% rispetto alla media nazionale. Analogo il risultato di un cantone turistico come il Vallese, mentre i Grigioni sono in linea con la media nazionale.
Malgrado questa contrazione, il settore alberghiero e della ristorazione ha registrato, per la prima volta da molti anni, un aumento degli effettivi. Il numero di dipendenti attivi nel ramo ha raggiunto quota 209'920. Parallelamente, il numero di notti trascorse negli alberghi svizzeri è aumentato di 311'643 unità, ossia dello 0,9%.
Casimir Platzer, presidente dell'organizzazione, ha parlato di un "anno difficile" e di un bilancio "contrastato". I professionisti del settore hanno accolto positivamente la bocciatura dell'iniziativa sui salari minimi, ma sono preoccupati dall'applicazione dell'iniziativa UDC contro l'immigrazione di massa.
Quasi la metà (48%) di chi lavora in alberghi e ristoranti proviene infatti dall'estero. Per sostituire i dipendenti stranieri che verranno a mancare applicando il testo accolto in votazione popolare, il direttore supplente di Gastro Suisse, Hannes Jaisli propone di puntare su disoccupati e profughi. L'organizzazione ritiene inoltre che un soggiorno per motivi lavorativi inferiore ai dodici mesi non rappresenti immigrazione e non debba pertanto sottostare ai contingenti.
A preoccupare GastroSuisse è anche il cosiddetto "turismo della ristorazione": secondo uno studio realizzato dall'istituto Link, il 36% di chi abita in Svizzera "si reca regolarmente all'estero per mangiare" e spende in media 42 franchi per un pasto. La tendenza sarebbe in crescita. Secondo l'organizzazione la ristorazione svizzera perde in questo modo circa 4 miliardi di franchi all'anno a livello di creazione di valore aggiunto.
"La fuga di capitali deve essere arrestata", sottolinea GastroSuisse, riconoscendo tuttavia come con il vigore del franco le prospettive non siano certo rosee. Se il 2015 è iniziato "con slancio", visto che il numero di pernottamenti è risalito a fine 2014, la decisione della Banca nazionale svizzera ha raffreddato gli animi.
"A fronte di questo problema valutario anche le più belle montagne e i paesaggi più suggestivi possono fare ben poco", ha affermato Platzer. Sono pertanto necessarie riforme urgenti: per esempio prezzi all'importazione più equi, esenti dai "supplementi per la Svizzera" che alcuni fornitori stranieri impongono al mercato.
Il nuovo direttore di GastroSuisse, Remo Fehlmann, ha da parte sua insistito sull'importanza dell'accoglienza per fidelizzare la clientela. "Bisogna toccare i clienti con ospitalità e cordialità", ha spiegato, poiché il legame emotivo sembra essere sempre più importante nella scelta di un ristorante o un albergo.