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Mandela: l'uomo senza rancore
Nella feroce morsa delle circostanze
Non ho arretrato né gridato.
Sotto i colpi d’ascia della sorte
Il mio capo è sanguinante, ma non chino.
(Invictus, William Ernest Henley, 1849-1903)
Ci ha lasciati l'Uomo la cui storia tutti dovremmo conoscere e il cui esempio tutti dovremmo seguire. Nelson Mandela (18.07.1918 – 05.12.2013) è morto giovedì scorso all'età di 95 anni. Da molto tempo malato, già alcuni mesi fa si era diffusa la falsa notizia della sua scomparsa, poi smentita dal presidente sudafricano Zuma, lo stesso che ne ha ora annuciato pubblicamente la morte.
Madiba, questo il nome attribuitogli dal suo clan di appartenenza, è stato un uomo forte, il cui “capo è [stato] sanguinante, ma non chino”. A manenere retto il capo di Madiba, a dargli la forza di resistere e di andare avanti durante gli anni della prigionia e dei lavori forzati, è stata la lettura. In particolare Invictus, una poesia di Henley, che diventerà anche il titolo del film dedicatogli da Clint Eastwood.
Ma cosa ci faceva in prigione Mandela? Perché l'uomo simbolo della non violenza, Premio Nobel per la pace nel 1993, ha dovuto subire tali umiliazioni?
In Sudafrica, nel 1948, con l'Apartheid, la segregazione razziale divenne legge di Stato. Negli anni successivi Mandela, leader della resistenza a questa sciagurata situazione, coordinò una campagna di sabotaggio contro l'esercito e gli obiettivi del governo. Madiba fu quindi messo in prigione nel 1962 e vi restò per 27 anni. La sua cella era talmente piccola che una volta coricato, gli era impossibile allungarsi pienamente. Gli era permesso di scrivere e ricevere un'unica lettera ogni sei mesi e lo stesso ritmo valeva per le visite. Le giornate erano occupate spaccando pietre, e fu proprio il riflesso accecante del sole sulla cava di calcare a guastargli gravemente la vista.
In quelle condizioni avviò alcune battaglie per il miglioramento delle condizioni dei detenuti, riuscì ad ottenere – tra le altre cose – un paio di pantaloni per ogni detenuto e degli occhiali da sole per proteggere gli occhi durante il lavoro in cava.
Ecco, queste sono solo alcune delle umiliazioni che Madiba ha dovuto subire ma che non gli hanno impedito di diventare un uomo senza rancore, capace di perdonare chi per anni ha segregato lui e tutti i neri, un uomo di pace e rispetto, condizione che gli ha permesso di diventare nel 1994 il presidente di tutti i Sudafricani.