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L’economista francese Gabriel Zucman propone di imporre una tassa del 30% sulle esportazioni svizzere per obbligare il governo di Berna a abolire il segreto bancario.
“Non è certamente la Svizzera che va punita – commenta Zucman in un’intervista del giornale romando L’Illustré – ma alcuni banchieri disonesti che aiutano i loro clienti a evadere il fisco.
A causa del segreto bancario la maggior parte dei soldi depositati in Svizzera dagli stranieri non è dichiarata. Io voglio che le banche svizzere vengano sottoposto alle stesse regole delle banche europee e americane.
La mia proposta è quella di instaurare un catasto finanziario mondiale che recensisca chi possiede la ricchezza finanziaria (obbligazioni, azioni) nel mondo intero.
Per obbligare la Svizzera a rinunciare al suo segreto bancario serve la minaccia di imporre dei diritti doganali del 30% sulle esportazioni verso i paesi dell’Unione europea.
Ovviamente spero non sia necessario attuare questa minaccia. Questi diritti doganali non sarebbero arbitrari. Corrispondono al vantaggio concorrenziale di cui beneficiano oggi le banche svizzere.
E’ falso dire che in Svizzera il segreto bancario non esiste quasi più. Esiste ed è intatto. Al momento non vi è alcuno scambio automatico d’informazioni fra la Svizzera e i paesi europei.
Non voglio rovinare la Svizzera, ammiro molto questo paese. Io attacco una parte dell’industria finanziaria svizzera, la quale è solo una parte dell’economia del paese.
L’industria finanziaria è circa il 10% del Pil svizzero e il settore che riguarda le frodi fiscali è circa il 4%. E’ niente. La Svizzera si riprenderà molto bene dalla fine del segreto bancario.
Riguardo ai paradisi fiscali, si esagera molto la concorrenza che i “nuovi paradisi fiscali” farebbero alla Svizzera. Se andate a Singapore, Hong Kong o nei Caraibi vedrete che le banche locali sono spesso filiali delle banche svizzere. Dunque la Svizzera continua ad avere un ruolo centrale nella frode fiscale.”