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Tutti i contratti e i pagamenti per l'acquisto di vaccini contro il Covid-19 in Svizzera erano coperti dai crediti votati dal Parlamento, tranne in due casi in cui i sospetti hanno trovato conferma nelle prime risultanze dell'inchiesta amministrativa aperta giovedì e che Alain Berset ha presentato oggi, mercoledì, alla Commissione delle finanze del Consiglio nazionale.
In quelle due circostanze - una già nota del 2020 e l'altra del maggio 2021 - l'Ufficio federale della sanità pubblica si è effettivamente assunto degli impegni per importi non ancora approvati dal Legislativo. La questione è delicata perché c'è in gioco la sovranità parlamentare in ambito di preventivo.
La vicepresidente della Commissione, Sarah Wyss, ha spiegato che resta un credito aggiuntivo di 172 milioni di franchi al quale non è più possibile dire di no. L'organo, in ogni caso, è favorevole a una sua approvazione.
Wyss però "assolve" l'UFSP: "Al momento non si può ritenere che si sia agito con cattive intenzioni. Nel pieno della crisi sanitaria per la piccola Svizzera era difficile negoziare con Pfizer e Moderna, che disponevano di fatto di un monopolio. Sono stati commessi errori ma per ora non ci sono indizi che si sia voluto scavalcare consapevolmente il Parlamento".
Gli errori emersi non finiscono comunque qui. I controlli degli ultimi giorni hanno anche permesso di accertare che il fabbisogno aggiuntivo per l'anno in corso è inferiore a quanto stimato finora: 234,3 milioni invece di 314 milioni.
Altri aspetti rimangono da chiarire, in particolare se erano stati stanziati i necessari crediti riguardanti la decisione del Consiglio federale del 17 dicembre 2021 di far valere le opzioni concordate contrattualmente con le ditte produttrici per l'acquisto di ulteriori 14 milioni di dosi per l'anno in corso. Conclusioni ed eventuali conseguenze sono attese per agosto.
La questione dei vaccini sta tenendo banco alle Camere in seguito al dibattito sul preventivo, in cui si è discusso il numero di dosi da acquistare. Per una parte dei parlamentari, le ordinazioni elvetiche (34 milioni di dosi) sono eccessive. A fine maggio è venuta alla luce la necessità di smaltirne 620'000 rimaste inutilizzare fino alla scadenza e probabilmente altre seguiranno. La Confederazione intende per altro donarne 19 milioni al programma internazionale Covax.