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Breivik, il mostro di Oslo e Utoya, non deve parlare. Il tribunale della capitale norvegese oggi ha inflitto altre otto settimane di carcerazione preventiva, delle quali quattro in isolamento assoluto, ad Anders Behring Breivik, il fanatico islamofobo autore delle stragi in cui uccise 77 persone il 22 luglio con una bomba piazzata davanti alla sede del governo e con una spietata caccia all'uomo nell'isola in cui si teneva il campus estivo dei giovani laburisti.
Anche la liberale, permissiva, aperta Norvegia ha mostrato oggi - a suo modo - il suo volto più severo. La giudice Anne Margrethe Lund non ha esitato a raddoppiare i termini della detenzione cautelare, accogliendo la richiesta della polizia che sta ancora lavorando sull'inchiesta condotta dal procuratore Christian Hatlo.
Breivik, secondo quanto riferito dal suo avvocato difensore Geir Lippestad, ha cercato di leggere un documento in cui sosteneva che l'isolamento era "una forma di tortura". Ma la giudice lo ha zittito. "Non erano elementi utili a questo processo", ha detto la Lund in una conferenza stampa.
Il prolungamento della custodia cautelare è stato deciso per permettere alla polizia di continuare le indagini e chiudere l'inchiesta in tempo per aprire il processo entro l'estate del 2012. L'isolamento, che reitera la sentenza del 25 luglio - anche allora con udienza a porte chiuse, nonostante la richiesta di processo pubblico avanzata da Breivik -, è stato comminato per impedire "l'inquinamento delle prove". La polizia infatti sta ancora cercando eventuali complici di Breivik. Secondo fonti del tribunale è possibile che, allo scadere delle otto settimane inflitte oggi, il provvedimento possa essere ulteriormente reiterato.
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