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LUGANO - Una bandiera bianconera. Un autentico guerriero. Ma che nel 2017 ha dovuto arrendersi. Le sue ginocchia, rese fragili da mille battaglie sul ghiaccio, hanno infine ceduto. Un problema che ha accompagnato Steve Hirschi per gran parte della propria carriera. Come nella stagione dell’unico titolo conquistato alla Resega (2005/06) quando per alzare la coppa al cielo dovette stringere i denti. Dovette convivere con il dolore lancinante. Sacrificando sé stesso e la sua salute per il bene della squadra.
D’altronde, Steve è sempre stato un esempio di dedizione e abnegazione in ognuna delle sue 580 partite giocate - e condite da 177 punti (57 reti) - nelle 14 stagioni trascorse con la maglia del Lugano. Quella maglia che per lui, bernese dell’Emmental di nascita, ma ormai ticinese d’adozione, era un po’ diventata una seconda pelle. Quella maglia che dal 30 settembre 2017 fa compagnia a quelle di altri campioni della storia del club sottocenerino sotto le volte della Resega.
Una scelta sofferta quella del ritiro. Una scelta presa col cuore gonfio e le lacrime sul viso. Ma inevitabile. Perché a seguito dell’infortunio patito nella cavalcata del titolo per le ginocchia di Hirschi è iniziato un lungo calvario. Nelle stagioni successive il numero 8 ha dovuto saltare diverse partite a causa dei dolori. Poi nel 2008 il crack, l’operazione e una lunga riabilitazione.
Ma Steve Hirschi, da combattente qual è, non ha mai mollato un centimetro ed è sempre rimasto fedele ai colori bianconeri. Per cinque stagioni ha pure portato la “C” di capitano sul petto (dal 2011 al 2016). Il suo cuore lo ha pure portato a disputare 4 Mondiali e i Giochi Olimpici di Torino nel 2006. Sempre con la grinta che lo contraddistingueva sul ghiaccio. Quella del guerriero… con le ginocchia di cristallo.
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