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La ministra degli esteri Micheline Calmy-Rey è stata incaricata dal governo di elaborare una legge che permetta di confiscare i beni dei dittatori per renderli alle popolazioni a cui sono stati sottratti.Questo contenuto è stato pubblicato il 05 dicembre 2008 - 17:37
Il 15 dicembre prossimo, la Confederazione potrebbe essere costretta a restituire agli eredi del defunto dittatore congolese Mobuto 8,3 milioni di franchi bloccati su alcuni conti elvetici dal 1997. Questo perché la procedura di assistenza giudiziaria tra la Svizzera e il Congo è fallita rendendo di fatto impossibile il versamento del denaro allo stato (e quindi ai suoi cittadini).
In un postulato, il senatore liberale radicale Felix Gutzwiller aveva chiesto degli strumenti in grado di evitare, in futuro, il verificarsi di situazioni simili. Ora il governo ha risposto incaricando il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) di elaborare una legge che renda possibile la restituzione di fondi bloccati alle popolazioni depredate anche in assenza di un accordo di assistenza giudiziaria.
In caso di fallimento delle procedure ordinarie – si legge in una nota del DFAE – la nuova normativa permetterà di invertire l'onere della prova: spetterà ai titolari dei fondi bloccati dimostrarne l'origine lecita. Se non ci riusciranno, i fondi in questione saranno confiscati e restituiti allo stato da cui provengono.
Nel corso degli ultimi vent'anni, la Svizzera ha restituito più soldi di qualsiasi altro paese del mondo: 1,6 miliardi di dollari. Nonostante questo risultato positivo, il governo è stato invitato a perfezionare il dispositivo legale esistente.
Il caso Mobutu ha suscitato le proteste di diverse associazioni assistenziali e di aiuto allo sviluppo elvetiche che hanno chiesto al Consiglio federale di soprassedere: consegnare i soldi agli eredi del dittatore sarebbe un'ingiustizia nei confronti degli abitanti del Congo.
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