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La Costituzione federale obbliga la Confederazione e i cantoni a promuovere la comprensione e gli scambi tra le comunità linguistiche, ma non precisa in che modo. I deputati hanno dunque deciso di obbligare i cantoni a fare in modo che, dopo la lingua madre, si insegni una delle lingue nazionali svizzere.Questo contenuto è stato pubblicato il 22 marzo 2001 - 12:01
La proposta, discussa e approvata giovedì alla Camera bassa con 72 voti contro 67, è stata presentata l'anno scorso sotto forma d'iniziativa parlamentare dal deputato socialista di Neuchâtel Didier Berberat. L'argomento è di quelli che scatenano le passioni: la commissione della scienza, dell'educazione e della cultura si era spaccata, raccomandando di accogliere l'iniziativa con nove voti contro otto.
Secondo Berberat, la via maestra per soddisfare l'obiettivo fissato dalla Costituzione passa dall'insegnamento di un'altra lingua ufficiale della Confederazione. Questa proposta "non deve essere vista come un attacco contro l'inglese o contro i cantoni che vogliono introdurne l'insegnamento precoce." Essa vuole inserirsi nel solco delle raccomandazioni del Consiglio d'Europa, che propone un modello trilingue: accanto alla propria lingua, gli scolari dovrebbero imparare la lingua del vicino e un'altra lingua internazionale come l'inglese.
Per quanto riguarda le accuse d'ingerenza in un campo di competenza dei cantoni, bisogna dire che la Costituzione prevede già una disposizione per l'armonizzazione dell'inizio dell'anno scolastico e per l'insegnamento dello sport. Berberat ritiene che questa ingerenza sarebbe minima e porterebbe grossi vantaggi.
Dal canto suo, la commissione ha rilevato che il dibattito deve iscriversi nel contesto multiculturale della Svizzera, una nazione che è il risultato di una volontà politica: "la lingua è ben più di un mezzo per comunicare; chi dice lingua dice cultura; la lingua veicola il patrimonio, le emozioni, la sensibilità politica; essa implica il contatto con il vicino, il rispetto, i riguardi dovuti dalla maggioranza alle minoranze."
Con la sua decisione, la maggioranza della commissione non intende relegare l'inglese in secondo piano, né creare un antagonismo fra una seconda lingua e l'inglese, ma risulta comunque per i suoi membri "impensabile preconizzare l'inglese precoce", una soluzione comunque "impossibile nei cantoni bilingue", dove la maggioranza deve appunto essere attenta ai bisogni della minoranza.
La minoranza della commissione, condotta dalla deputata liberale di Ginevra Barbara Polla, pensa invece che l'iniziativa Berberat metta in discussione il federalismo e favorisca l'ingerenza confederale in un campo - quello dell'insegnamento - tradizionalmente di competenza dei cantoni. L'iniziativa non tiene inoltre conto degli sforzi intrapresi dalla Conferenza intercantonale dei direttori della pubblica istruzione (CDIP) in favore dell'insegnamento multilingue in Svizzera, come, ad esempio, il Portfolio europeo delle lingue. Non tiene conto nemmeno degli sforzi fatti da certi cantoni per l'insegnamento delle lingue nazionali: il cantone di Ginevra incoraggia l'apprendimento del tedesco a partire dalla terza elementare. Per la minoranza, l'iniziativa Berberat rischia di mettere in pericolo la coesione nazionale, invece di rafforzarla, visto che la proposta non raccoglie una maggioranza chiara né in commissione né presso la CDIP."
Il Consiglio nazionale non ha dunque seguito le argomentazioni della deputata di Ginevra e ora la commissione della Camera bassa dovrà preparare un progetto concreto.
Ricordiamo che lo scorso 2 novembre, nell'ambito della CDIP, 13 cantoni si sono pronunciati in favore dell'insegnamento prioritario di una lingua nazionale, mentre 12 cantoni hanno preferito lasciare la libertà di scelta fra una lingua nazionale e l'inglese. La conferenza ha dunque rinunciato a emanare una raccomandazione definitiva e ha deciso di lanciare una nuova consultazione a livello nazionale. Dal canto suo, Zurigo ha già deciso di privilegiare l'insegnamento precoce dell'inglese.
Mariano Masserini, Lugano
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