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LOSANNA - Nel caso in cui il Dipartimento federale delle finanze (DFF) dovesse concedere a una banca il permesso di fornire dati alle autorità statunitensi le persone interessate non possono impugnare la decisione ma possono agire in sede civile contro la consegna sulla base della legge per la protezione dei dati.
Lo ha stabilito il Tribunale federale (TF) analizzando il caso dell'avvocato Benno Hafner, che tutela anche diversi impiegati di banca che si trovano in una situazione del genere.
Le banche svizzere che per regolarizzare la loro situazione in via extragiudiziale hanno deciso di fornire alle autorità americane i dati di clienti o dipendenti possono farlo solo con il consenso del DFF altrimenti infrangerebbero l'articolo 271 del codice penale per atti compiuti senza autorizzazione per conto di uno Stato estero, punibili con una pena detentiva fino a tre anni.
Il caso concreto riguarda il gruppo bancario privato basilese J. Safra Sarasin, che nel marzo del 2014 ha ricevuto l'apposita autorizzazione. In un primo tempo era limitata ad un anno e poi il DFF l'ha prolungata sino alla fine del 2019.
Già nell'estate del 2014 la banca Sarasin aveva comunicato ad Hafner che il suo nome doveva essere comunicato alle autorità americane poiché figurava come autorizzato alla firma per un conto di una fondazione con relazioni negli Stati Uniti.
Hafner ha in seguito ottenuto dal tribunale distrettuale di Lucerna un divieto in via superprovvisionale contro la consegna. Egli ha poi avviato un ricorso contro il prolungamento fino al 2019 concesso dal DFF.
Nella sentenza pubblicata oggi il TF conferma che l'interesse di Hafner ad evitare la consegna dei suoi dati è indubbiamente degno di tutela, ma che a tal fine basta la procedura civile. Non si può però contestare la decisione del DFF.