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L'avvocato dell'imputato principale ha cominciato oggi la sua arringa nel processo per terrorismo in corso al Tribunale penale federale (TPF) di Bellinzona.
Il difensore ha cercato di relativizzare il ruolo di Abu Hajer - con cui il suo cliente aveva contatti - all'interno dello Stato islamico (Isis).
Secondo il difensore, non si può stabilire una posizione di comando solamente facendo riferimento a delle chat su Facebook. È addirittura ingenuo credere che un personaggio chiave dell'Isis sia iscritto al social network. Inoltre, l'account in questione - anche secondo il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) - è stato usato da più persone.
Per l'imputato principale e gli altri che hanno utilizzato la chat, e che hanno avuto contatti con Abu Hajer, non era quindi nemmeno possibile sapere con certezza con chi stessero comunicando, ha continuano il difensore.
L'avvocato ha poi messo in discussione quelle che secondo il MPC sono parole in codice utilizzate dai terroristi per comunicare, come "fidanzato", "fratello" o "lavorare". Secondo la difesa questi termini possono essere tranquillamente letti con il loro vero significato, e non come un linguaggio in codice.