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L'Italia ha registrato giovedì il primo caso di vaiolo delle scimmie in un essere umano, dopo una serie di casi in Nord America e in Europa di cui 21 in Spagna. In Canada sono stati confermati due casi della malattia, solitamente endemica in Africa occidentale.
In Italia, la malattia è stata identificata in un giovane adulto appena rientrato dalle Isole Canarie. Posto in isolamento, il paziente sta ricevendo un trattamento ed è in condizioni stabili. Altri due casi sospetti sono in corso di valutazione.
Anche il Canada ha segnalato, sempre giovedì, i primi due casi umani di vaiolo delle scimmie nella provincia del Quebec. Le autorità canadesi hanno dichiarato che altri casi sospetti sono oggetto di indagine a Montreal. In precedenza, il Dipartimento regionale di salute pubblica della città francofona aveva parlato di 17 casi sospetti.
Dall'inizio di maggio sono state individuate diverse decine di casi sospetti o confermati di vaiolo delle scimmie in Europa e Nord America, sollevando il timore che la malattia stia iniziando a diffondersi.
Febbre, dolore ed eruzione cutanea
Poco frequente questa malattia di solito si manifesta con febbre, dolori muscolari, ingrossamento dei linfonodi e un'eruzione cutanea simile alla varicella sulle mani e sul viso. Il vaiolo delle scimmie o "orthopox scimmiesco" è una malattia rara in cui l'agente patogeno può essere trasmesso dagli animali all'uomo e viceversa. Quando il virus raggiunge l'uomo, proviene principalmente da vari animali selvatici, come roditori o primati.
Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie raccomanda di "isolare e testare i casi sospetti e di notificarli rapidamente". L'Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato lunedì che sta esaminando attentamente il fatto che alcuni dei casi nel Regno Unito sembrano essere stati trasmessi all'interno della comunità omosessuale.
Le considerazioni del virologo
Per il virologo Fabrizio Pregliasco, dell’Università degli studi di Milano, la patologia "solo molto raramente può causare la morte e si risolve nell'arco di due o tre settimane con effetti non gravi sulla salute quali febbre, indolenzimento, eruzioni cutanee. E' però importante - precisa l'esperto alla RSI - essere comunque reattivi sia nello scambio di informazioni che per monitorare la situazione e la sua evoluzione". Vanno però adottate delle misure particolari per contenere l'eventuale sviluppo della malattia? Ancora Pregliasco: "Importante è l'informazione che non debordi negli eccessi della pandemia coronavirus, ma che sappia sensibilizzare in modo preciso e corretto le persone che hanno il sospetto di essere infette, in modo da verificare in maniera rapida l'eventuale contagio e individuare le soluzioni per le cure".