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Enciclopedia Treccani Vs Viceré Rafael de Sobremonte
Quanto si legge sulla prestigiosa Enciclopedia Treccani sul Viceré Rafael de Sobremonte non corrisponde a verità storica né giuridica. A metterlo in evidenza è don Alejandro Gastón Jantus Lordi de Sobremonte, discendente dal Ramo Rioplatense della Casata
Si legge sull’Enciclopedia Treccani che il Marchese Rafael de Sobremonte «dette prova di incapacità politica e militare di fronte alle invasioni inglesi del 1806-07» (www.treccani.it/enciclopedia/rafael-marchese-di-sobremonte/).
Eppure don Rafael de Sobremonte, zio del bisavolo del trisavolo di don Alejandro Gastón Jantus Lordi de Sobremonte, proprio per il suo operato durante le invasioni inglesi del Río de la Plata fu promosso Maresciallo di Campo e nominato Ministro del Reale e Supremo Consiglio delle Indie. E per lo stesso motivo gli fu concessa anche la Gran Croce dell’Ordine di Carlo III.
«É vero che egli si ritirò a Córdoba in cerca di aiuto e di uomini, ma è anche vero che egli e fu pronto a tornare immediatamente a difendere il suo popolo, la qual cosa rientra nella logica di un buon stratega nel momento in cui a questi mancasse l’imprescindibile per fare fronte al nemico» puntualizza don Alejandro Gastón Jantus Lordi de Sobremonte, Capo dell’Illustrissima Casa Jantus Lordi de Sobremonte (www.icjlds.org) e della Casa Dinastica del Río de la Plata (www.virreinatodelriodelaplata.org).
«Il Viceré de Sobremonte è stato un militare con uno stato di servizio ineccepibile, un uomo di principi che ha governato la Città di Córdoba con zelo, integrità ed efficienza, a tal punto da diventare uno dei governanti che maggiormente hanno contribuito al suo sviluppo» aggiunge donna Emilia Lordi-Jantus de Sobremonte, Decano dell’Illustrissima Casa Jantus Lordi de Sobremonte (www.icjlds.com).
Perfino il Decano Gregorio Funes (1749-1829), ecclesiastico e politico argentino, rettore dell’Università di Córdoba, giornalista e scrittore, seppure sostenitore della Rivoluzione di Maggio ed avversario del Viceré, non ebbe dubbi nel riconoscere che «don Rafael de Sobremonte ha portato la Città di Córdoba ad un livello di decoro fino a quel tempo del tutto sconosciuto» («Don Rafael de Sobremonte levantó a Córdoba a un punto de decoro desconocido hasta su tiempo»).
Ed il grande storico argentino Arturo Capdevila (1889-1967), saggista, avvocato, giudice e professore di filosofia e di sociologia, definì don Rafael de Sobremonte come «il più illustre dei viceré ed il migliore dei cavalieri» («el más ilustre de los virreyes y el mejor de los caballeros»).
«Durante le invasioni inglesi del Río de la Plata la condotta del Viceré de Sobremonte rispose alla sua immensa grandezza di spirito, non avendo egli avuto alcun dubbio nel mettere a repentaglio la sua vita per un bene superiore» aggiunge donna Emilia Lordi-Jantus de Sobremonte.
L’Enciclopedia Treccani accusa poi Rafael de Sobremonte di essere stato «imprevidente nell’apprestare la difesa di Buenos Aires» rimproverandolo perché «dinanzi all’attacco inglese si ritirò nell’interno, a Córdoba (giugno 1806)».
Ma ciò non corrisponde al vero. Al contrario, il Viceré de Sobremonte, che era a conoscenza dell’esistenza di gruppi indipendentisti attivi a Buenos Aires pronti a scatenare un illegittimo colpo di stato e che era anche consapevole della vulnerabilità del Río de la Plata, in numerose occasioni aveva chiesto rinforzi dalla Spagna.
E se egli si ritirò a Córdoba, adempiendo peraltro alle istruzioni di evitare che la persona del Viceré cadesse nelle mani dell’invasore, fu solo per reclutare uomini ed essere in grado di sconfiggere il nemico.
E vero è infatti che secondo quanto documentato dalla Giunta (Cabildo) di Córdoba: «Al suo arrivo, si mise immediatamente all’opera per reclutare uomini al fine della riconquista di Buenos Aires e, in appena 18 giorni, riuscì a riunire un esercito di quasi duemila soldati. Il giorno 30 partí al comando delle truppe di ritorno al porto a marcia forzata, ignorando le raccomandazioni della Giunta (Cabildo) di Córdoba che gli raccomandava di non partire: “Il piano è proprio della grandezza di Vostra Eccellenza (…) non si può peró non metterla in guardia sul pericolo al quale espone la sua rispettabile persona e di conseguenza la sicurezza di tutto il Regno”».
«Quando gli Inglesi presero Montevideo (febbr. 1807), Sobremonte fu deposto dalla giunta di guerra e il governo spagnolo confermò il provvedimento» si legge ancora sull’Enciclopedia Treccani.
Ma, al di là della discutibile “giunta di guerra” autocostituitasi in abuso di ogni diritto, quando il Viceré de Sobremonte poté tornare in Spagna si appurò la non sussistenza di alcuna imputazione a suo carico e l’assenza di alcun errore che fosse sanzionato dalle Ordinanze dell’Esercito. Egli venne pertanto pienamente riabilitato, promosso Maresciallo di Campo e nominato Ministro del Reale e Supremo Consiglio delle Indie.
Al Viceré de Sobremonte venne perfino concessa la Gran Croce di Carlo III, distinzione stabilita dall’omonimo monarca al fine di ricompensare le persone che maggiormente si fossero distinte per le loro azioni a favore della Spagna e della Corona. La medaglia riporta il motto chiaramente allusivo: Virtuti et Merito.
E sempre l’Enciclopedia Treccani, nell’edizione cartacea del Dizionario Enciclopedico, accusa il Marchese Rafael de Sobremonte di essere fuggito con il Tesoro.
«Ma in nessuna circostanza il Viceré de Sobremonte ha voluto appropriarsi del Tesoro Reale, piuttosto ha cercato di metterlo al riparo dal nemico che aveva attaccato la città giustamente per appropriasi del tesoro» commenta don Alejandro Gastón Jantus Lordi de Sobremonte.
Vero è infatti che quando il 25 giugno 1806 gli inglesi sbarcarono a Quilmes, sulla costa del Río de la Plata a 27 chilometri a sud est di Buenos Aires, seminando panico e confusione, il Viceré de Sobremonte convocò un Consiglio di Guerra che si riunì a Monte Castro il 28 giugno 1806 per decidere quali azioni intraprendere. In tale occasione si convenne di adempiere alle istruzioni stabilite in caso di una ipotetica caduta di Buenos Aires, istruzioni che erano state adottate in occasione di una precedente minaccia di invasione.
Tali istruzioni erano quelle di evitare che la persona del Viceré cadesse nelle mani dell’invasore per le negative conseguenze che tale circostanza avrebbe generato. A tal fine egli avrebbe dovuto «ritirarsi a Córdoba e portare con sé gli archivi, la polvere da sparo, ciò che fosse possibile dell’artiglieria e, soprattutto, il Tesoro Reale e dei privati, così come l’argento, i gioielli e i mobili del vicinato» («retirarse a Córdoba y llevar consigo los archivos, la pólvora, lo que se pudiera del tren de artillería y, muy en especial, el Tesoro del Rey y particulares, como también la plata, joyas y demás muebles del vecindario»).
Non corrisponde pertanto a verità storica né giuridica che durante l’invasione inglese del Río de la Plata don Rafael de Sobremonte sia fuggito da Buenos Aires quando gli inglesi conquistarono la Città né tanto meno che il Viceré abbia tentato di appropriarsi del Tesoro Reale.
Anche i Padri Francescani, in una relazione del 13 settembre 1806, hanno elogiato la condotta ineccepibile del Viceré de Sobremonte, sottolineando che «egli mai si fece tentare dalla possibilità di un facile arricchimento o dal fascino del potere o dai piaceri della carne» («jamás se dio a la voz del oro, ni a los atractivos de la gobernación, ni a los hechizos del sexo débil»).
Ciò nonostante, alcuni sedicenti storici continuano a voler accreditare come vera la piú vetusta propaganda asservita ad un illegittimo colpo di stato, volendo farci credere che don Rafael de Sobremonte sia fuggito da Buenos Aires quando gli inglesi conquistarono la Città, cercando per di più di appropriarsi del Tesoro Reale.
Enrique de Gandía (1906-2000), uno dei più grandi storici di nazionalità argentina, ritenne che il discredito sofferto dal Viceré de Sobremonte fosse dovuto a cospirazioni di logge massoniche di matrice inglese che cercavano di propiziare l’indipendenza. Come passo preliminare ad una possibile rivoluzione, si sarebbe quindi tentato di gettare il più grande discredito sul Viceré: la sua ritirata a Córdoba avrebbe dovuto essere presentata al popolo come una fuga e il fatto che a Córdoba egli avesse reclutato un esercito di 2950 uomini per riconquistare Buenos Aires avrebbe dovuto essere dimenticato.
E a giustificare ulteriormente, come se ve ne fosse il bisogno, le azioni del 1806 del Viceré de Sobremonte, vi fu anche Carlos Argañarás Prudencio Bustos (1948), storico, genealogista, scrittore, medico e uomo politico argentino.
Don Rafael de Sobremonte agì sempre a favore del popolo e del buon governo. Vero è che lasciò Buenos Aires, ma è altrettanto vero che lo fece per andare a reclutare soldati e appena fu pronto tornó a difendere la Città.
Il 14 luglio 1806 il Viceré de Sobremonte dichiarò la Città di Córdoba Capitale provvisoria del Vicereame del Río de la Plata ed ordinò di disobbedire a tutti gli ordini provenienti da Buenos Aires finché fosse durata l’occupazione. Egli riunì immediatamente tutte le truppe disponibili in quella provincia che allora includeva anche Cuyo e Salta, formata quest’ultima da Tucumán e da Santiago del Estero, e soprattutto il Batallón de Arribeños, il Battaglione di Volontari Urbani delle Persone delle Provincie Interne poi ribattezzato Battaglione degli Americani Forestieri Volontari d’Infanteria, al comando del cordobese Juan Bautista Bustos. E poche settimane dopo già avanzava al comando di un esercito in marcia verso Buenos Aires.
Nel frattempo, Santiago Antonio María de Liniers y Bremond (Jacques de Liniers), che era stato nominato dal Viceré de Sobremonte capo della stazione navale della Ensenada de Barragán, aveva intrapreso un viaggio in Uruguay e da Montevideo era tornato indietro con le truppe ivi precedentemente inviate dal Viceré de Sobremonte, accorpandole con i volontari di Buenos Aires addestrati da Juan Martín de Pueyrredón e da Martín de Álzaga. Questo esercito si lanciò a riconquistare la Città senza attendere il Viceré de Sobremonte e vi riuscì il 12 agosto.
Subito dopo la «Riconquista» da parte di Liniers, Martín de Álzaga, che aveva messo insieme un gruppo di cospiratori ed un esercito segreto che si erano accorpati alle truppe di Liniers, indisse un’assemblea cittadina (Cabildo Abierto) nella quale venne deciso, in abuso di diritto, che il Viceré de Sobremonte non dovesse riprendere il comando nella Capitale, nominando Santiago de Liniers comandante del luogo: un colpo di stato illegittimo che impediva ad un rappresentante di un monarca assoluto di esercitare il comando.
Il Viceré de Sobremonte si ritirò dunque a Montevideo con una parte delle sue truppe per cercare di evitare una seconda invasione inglese, che non vi era alcun dubbio avrebbe avuto luogo: la flotta inglese al comando dell’ammiraglio Riggs Popham non aveva mai lasciato il Río de la Plata. Ma la popolazione di Montevideo, influenzata dall’atteggiamento di quella di Buenos Aires, rifiutò la sua autorità.
Quando ebbe luogo l’atteso attacco da parte degli inglesi, il Viceré inviò tutte le truppe a sua disposizione per respingerlo, ma le sue truppe disertarono. E, nel bel mezzo di un conflitto con il Governatore di Montevideo Pascual Ruiz Huidobro, il Viceré de Sobremonte lasciò la Città continuando a cercare uomini per tentare di tornare a difenderla. Ma, in sua assenza, gli invasori espugnarono Montevideo.
In risposta un’assemblea cittadina (Cabildo Abierto) riunitasi a Buenos Aires, organizzata e controllata da Martín de Álzaga, lo dichiarò deposto e fu così che il Viceré venne arrestato e portato a San Fernando de la Buena Vista, una città nella zona nord del Gran Buenos Aires che era stata fondata dallo stesso Viceré de Sobremonte, rimanendo agli arresti fino al 1809, anno in cui tornò in Spagna per essere giudicato da una Corte Marziale che lo assolse, riabilitandolo pienamente. Egli venne quindi promosso Maresciallo di Campo e nominato Ministro del Reale e Supremo Consiglio delle Indie.