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<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Dalle informazioni attualmente a disposizione appare chiaro che il genocidio e i massacri compiuti nel 1994 erano il risultato di un'ideologia totalitaria che assimilava tutti gli oppositori a nemici che, considerati collaboratori de Fronte patriottico ruandese (FPR), dovevano essere uccisi, indipendentemente dal fatto che si trattasse della popolazione tutsi o di elementi della popolazione hutu ritenuti vicini all'opposizione legale al regime dell'ex partito unico. I crimini perpetrati sono stati favoriti anche da una tradizione che, nella lotta per il potere politico ed economico, si rifà costantemente all'aspetto etnico e lascia impunite le violazioni de diritti dell'uomo commesse in Ruanda. Spetta alla giustizia ruandese e al Tribunale penale internazionale per il Ruanda, istituito sulla base della risoluzione 855 de Consiglio di sicurezza dell'8 novembre 1994, stabilire le responsabilità e condannare gli autori del genocidio e delle violazioni del diritto internazionale umanitario avvenuti in Ruanda ne 1994. Il Consiglio federale ritiene pertanto che la comunità internazionale debba impegnarsi per agevolare la condanna dei responsabili de genocidio e dei massacri da parte del Tribunale penale internazionale e della giustizia ruandese. Per evitare il rischio che tali avvenimenti si ripetano in futuro, la comunità internazionale deve cooperare al fine di istituire in Ruanda uno Stato di diritto che garantisca il rispetto dei diritti dell'uomo e ponga fine alla cultura dell'impunità ch esiste in questo Paese. Le violazioni dei diritti dell'uomo commesse attualmente in Ruanda non possono in alcun caso discolpare gli autori del genocidio e dei massacri compiuti nel 1994; inversamente, l'orrore dei crimini commessi dagli autori del genocidio e dei massacri non deve dissuadere gli attuali partner del Ruanda dall'impegnarsi a favore del rispetto dei diritti dell'uomo e dello Stato di diritto in tale Paese.</p><p></p><p>Il gruppo di studio istituito dal Dipartimento federale degli affari esteri nell'ottobre del 1994 aveva il mandato di valutare l'impegno della cooperazione svizzera in Ruanda nel corso dei 34 anni di presenza in tale Paese, anche nel contesto della guerra civile che vi si è svolta dal 1990. Il gruppo di studio non era incaricato di analizzare lo svolgimento del conflitto in Ruanda dall'ottobre del 1990 e le circostanze del genocidio e dei massacri perpetrati nel 1994; i membri del gruppo hanno trattato pertanto tali punti soltanto nell'ambito della sintesi storica che accompagna l'analisi delle realizzazioni della cooperazione svizzera. In questa circostanza, il gruppo di studio ha lavorato in maniera del tutto indipendente e le opinioni presentate nel suo rapporto non esprimono il punto di vista delle autorità federali riguardo agli avvenimenti verificatisi in Ruanda o alla situazione attuale in questo Paese. Non spetta dunque al Consiglio federale il compito di commentarli né di giustificali o di contestarli.</p><p></p><p>In quale misura la Svizzera deve contribuire affinché sia fatta giustizia contro i responsabili del genocidio e sia accordato un risarcimento alle vittime e ai loro superstiti?</p><p></p><p>L'attuale sostegno fornito dalla Svizzera al Ruanda è caratterizzato da realizzazioni concrete, in particolare nel campo della giustizia, della sanità e dell'agricoltura, che hanno effetti positivi anche per i sopravvissuti al genocidio e ai massacri. Nel settore della giustizia, la Svizzera partecipa dalla fine del 1994 alla ricostruzione del sistema giudiziario del Ruanda in collaborazione con il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo, il Comitato internazionale della Croce Rossa e alcune organizzazioni non governative con la ricostruzione di un centro di formazione, l'organizzazione della formazione per magistrati giuristi e non giuristi, ufficiali carcerari e giudiziari ecc. e, in generale, sul piano logistico. La Svizzera partecipa inoltre con determinazione agli sforzi intrapresi dalla comunità internazionale per giudicare e condannare i responsabili del genocidio e delle violazioni del diritto internazionale umanitario commessi in Ruanda nel 1994. Dal 1994, essa sostiene il Tribunale penale internazionale mettendo a disposizione magistrali inquirenti ed esperti, accordando contributi finanziari e cooperando strettamente nelle inchieste concernenti le persone sospette arrestate. Basandosi sul diritto nazionale, la giustizia militare svizzera ha aperto fino da ora due procedure penali contro persone sospettate di aver violato il diritto internazionale umanitario in relazione al genocidio commesso in Ruanda. Al seguito della richiesta del Tribunale Penale Internazionale per il Ruanda e della decisione della corte militare di cassazione dell'8 luglio 1996, una di queste procedure è stata portata davanti al suddetto tribunale.</p><p></p><p>Secondo quali modalità e in quale ottica la Svizzera intende collaborare con l'attuale Governo del Ruanda?</p><p></p><p>Il sostegno fornito attualmente dalla Svizzera al programma di riconciliazione nazionale, di ricostruzione e di sviluppo attuato dal Governo del Ruanda si iscrive nell'ambito della continuità degli sforzi intrapresi dalla Svizzera dal 1990 a favore di una soluzione duratura alla crisi che ha colpito il Ruanda, del promovimento dello Stato di diritto, del rispetto dei diritti dell'uomo e dei progressi in materia di democratizzazione nel Paese. È infatti sbagliato attribuire la responsabilità del genocidio a tutta la ex classe dirigente ruandese, poiché parecchi membri del governo di transizione del primo ministro Agathe Uwilingiyiama, inclusa la stessa signora Uwilingiyiama, sono stati uccisi dagli autori del genocidio e dei massacri del 1994 e, inoltre, alcune personalità che hanno ricoperto funzioni ministerali nei Governi di transizione istituiti in Ruanda dal 1992 occupano tuttora funzioni ministeriali corrispondenti nel Governo di unità nazionale a Kigali nel luglio del 1994. Il processo di democratizzazione avviato in Ruanda e gli sforzi volti a promuovere lo Stato di diritto in tale Paese sono anteriori agli avvenimenti del 1994. Dal 1990, molti Ruandesi si sono impegnati per ottenere progressi in questi settori con l'appoggio di alcuni partner stranieri, fra i quali la Svizzera.</p><p></p><p>L'aiuto umanitario, il sostegno alla ricostruzione e la promozione delle misure intese a rafforzare lo Stato di diritto e il rispetto dei diritti dell'uomo dall'estate del 1994 sono le colonne su cui poggiano i considerevoli sforzi della Svizzera a favore del Ruanda. Essi saranno consolidati e portati avanti. La situazione all'interno del Paese è instabile e mancano ancora i presupposti per una cooperazione allo sviluppo durevole che poggi su strutture solide e su di una visione a lungo termine del Governo e della società. Sono pertanto previsti programmi limitati intesi a soddisfare i bisogni immediati. Il Consiglio federale si esprimerà a tempo debito sulla forma e sul contenuto dell'impegno svizzero a favore del Ruanda, in particolare nel settore della cooperazione allo sviluppo.</p>  Risposta del Consiglio federale.