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In caso di un rifiuto popolare alla libera circolazione delle persone il prossimo 8 febbraio, «Bruxelles non farà nulla», ha affermato l'ambasciatore dell'Unione europea a Berna Michael Reiterer, contrariamente all'opinione diffusa in Svizzera.
«Spetta al popolo svizzero decidere cosa vuole dall'Unione europea», ha dichiarato Reiterer nel corso di un dibattito organizzato a Neuchâtel dal Nuovo movimento europeo svizzero (NUMES).
In caso di no alla riconduzione dell'accordo sulla libera circolazione delle persone e alla sua estensione a Romania e Bulgaria, ha puntualizzato l'ambasciatore, «il Consiglio federale potrà scegliere di avvertire Bruxelles del rifiuto popolare, ma potrà anche non farlo».
Nella prima ipotesi Bruxelles prenderà atto che «i negoziati bilaterali si sono bloccati», al termine del periodo di sei mesi previsto dagli accordi conclusi tra la Svizzera e l'UE. Se invece Berna si astenesse dal comunicare l'esito negativo del voto prima del 31 maggio, allora l'UE considererà che «i bilaterali vanno avanti».
Insomma, Bruxelles «non farà nulla» se il no dovesse avere il sopravvento. Spetterà alla Confederazione trarre le conseguenze, ha commentato Reiterer, precisando che «la Svizzera non potrà dire all'UE che il popolo ha votato no e poi pretendere di venir aiutata».