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BERNA - Isolamento delle persone a rischio, obbligo della mascherina protettiva e severi controlli alla frontiera: è la strategia che propone l'UDC al Consiglio federale dopo che scadranno le misure adottate per proteggere la popolazione dal coronavirus in vigore fino al 19 aprile.
L'obiettivo del partito è ritornare gradatamente alla normalità per contenere i danni all'economia.
In un documento strategico adottato oggi dal gruppo parlamentare democentrista si riconosce che il provvedimento dell'esecutivo adottati mediante diritto d'urgenza proteggono la popolazione. Dopo il 19 di aprile, però, è necessaria una nuova strategia per evitare fallimenti a catena e disoccupazione di massa.
L'UDC propone quindi d'isolare i gruppi a rischio finché l'epidemia sarà sotto controllo e di mantenere rigidi controlli ai confini, respingendo le persone provenienti da zone a rischio a meno che non possano provare di non essere infette.
Oltre a ciò, l'UDC chiede l'obbligo della mascherina di protezione in tutti in luoghi dove si verifica un contatto tra individui. In questo modo, le persone non a rischio potranno recarsi al lavoro. A tale riguardo, l'esecutivo deve attivarsi immediatamente per colmare le lacune in fatto di mascherine, indumenti di protezione, test e respiratori. A questo compito, secondo l'UDC, va data la massima priorità.
Nel corso di una conferenza telefonica aperta ai media, la consigliera nazionale Magdalena Martullo-Blocher (GR) ha affermato che le mascherine di protezione non sono difficili da utilizzare, come dimostra il caso cinese, e che è più facile indossare una simile protezione che rispettare i due metri di distanza da individuo a individuo.
Secondo l'UDC, contrariamente a quanto sostenuto finora dalle autorità, le mascherine sono un complemento utile per evitare la propagazione della malattia e il loro uso andrebbe reso obbligatorio. Ecco perché la Confederazione dovrebbe procurarsi un numero tale di mascherine da rifornire l'intera popolazione. La Svizzera dovrebbe insomma seguire l'esempio austriaco.
Per quanto riguarda l'economia, secondo l'UDC - che cita la Banca nazionale svizzera - l'economia elvetica perde ogni mese 15 miliardi di franchi a causa delle misure restrittive decise dal governo. L'effetto del pacchetto da 42 miliardi di franchi per mitigare la situazione sarà esaurito entro due mesi, secondo il consigliere nazionale lucernese Franz Grüter, e non servirà a rivitalizzare l'economia, bensì a limitare i danni.
Ecco perché, adottate le precauzioni del caso, le persone sane dovrebbero tornare al più presto a lavorare, isolando quelle a rischio. Questo è il prezzo che bisogna pagare per far funzionare di nuovo l'economia e la società.
Il divieto di lavorare andrebbe quindi revocato per le attività che non possono essere svolte a domicilio. Ristoranti e negozi dovrebbero riaprire rispettando le misure igieniche e vietando l'ingresso alle persone a rischio, ha detto dal canto suo l'ex consigliere federale Christoph Blocher. I bisogni particolari delle regioni e dei cantoni di frontiera andrebbero anche tenuti in considerazione.
Per quanto attiene alle frontiere, Blocher ha sostenuto che anche gli Svizzeri che rientrano dall'estero andrebbero posti in quarantena e in isolamento stretto se testate positive al coronavirus.