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Tutti contro Ignazio Cassis in Consiglio federale: stando alla ricostruzione della SonntagsZeitung il ministro degli esteri è rimasto da solo a difendere un piano B per superare l'impasse sull'accordo quadro con l'Unione europea.
Secondo il domenicale, a pochi giorni dall'incontro previsto venerdì a Bruxelles fra il presidente della Confederazione Guy Parmelin e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen il Consiglio federale non ha ancora una strategia in materia.
Il piano di Cassis era di congelare i negoziati sull'attuale intesa: in cambio l'ex medico cantonale ticinese voleva offrire all'Ue di modernizzare l'accordo di libero scambio esistente e di sbloccare il miliardo di coesione, riducendo inoltre da 8 a 4 giorni una delle regole di protezione contro la concorrenza dei lavoratori esteri. Ciò avrebbe significato che la Svizzera avrebbe fatto concessioni all'Ue su uno dei punti più controversi dell'accordo quadro, al di fuori però della convenzione. In cambio la Confederazione avrebbe evitato di sottomettersi alla Corte di giustizia europea.
Sempre stando alla ricostruzione del settimanale il piano è fallito per diverse ragioni. In primo luogo con il rinnovo dell'accordo di libero scambio le tariffe nel settore agricolo sarebbero state sotto pressione e nessuno voleva mettersi in opposizione ai contadini. Inoltre l'idea avrebbe scarse chance nell'arena politica: l'UDC teme che la convenzione di libero scambio si trasformi in una sorta di accordo quadro nascosto, mentre il PS non intende fare alcuna concessione sulla protezione dei salari. All'interno del Consiglio federale quindi nessuno, a parte lo stesso Cassis, avrebbe trovato adoperabile la sua proposta.