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STANS - La madre di uno dei due bambini travolti da un ruscello in piena nell'estate del 2008 nel canton Nidwaldo dovrà verosimilmente comparire in tribunale questa primavera. Il ministero pubblico cantonale l'accusa di omicidio colposo plurimo e violazione del dovere d'assistenza o educazione.
Lo ha detto all'ATS il procuratore generale André Wolf, confermando una notizia in tal senso pubblicata dal domenicale "NZZ am Sonntag". Per la donna, di 43 anni, ha chiesto una pena di 14 mesi con la condizionale di tre anni. I capi d'accusa potrebbero comportare una pena fino a quattro anni e mezzo; ma una perizia psichiatrica effettuata durante l'inchiesta preliminare ha attestato una scemata imputabilità della madre.
Il dramma che commosse l'intera Svizzera successe il 17 luglio del 2009, una giornata di abbondanti precipitazioni. Nel pomeriggio, la madre, a Lucerna, incaricò la figlia undicenne di rincasare a Wolfenschiessen (NW), assieme ad una bimba di quattro anni e al fratellino di sei mesi, che erano stati affidati alla donna da un'altra famiglia. I tre scesero alla stazione di Grafenort, e si incamminarono verso casa lungo un sentiero di campagna.
Verso le 19.00 i ragazzini tentarono di attraversare il Gerlibach, un rigagnolo di solito innocuo ma che in quel momento era in piena: la undicenne ed il bebé, portato in carrozzina, furono trascinati via dalla corrente. L'allarme venne dato verso le 21.00 quando la bimba di quattro anni, fradicia di pioggia, bussò alla porta di una fattoria. Il corpo della figlia dell'imputata venne rivenuto tre mesi più tardi nel delta dell'Engelberger Aa. Il più piccolo non fu mai ritrovato.
SDA-ATS