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Il presidente della Confederazione Ueli Maurer ha incontrato giovedì a Washington l’omologo statunitense Donald Trump. Un incontro che ha lasciato anche qualche strascico, perlomeno sui social network e sui giornali online, dove rimbalzano alcuni episodi che evidenziano le lacune d'inglese del consigliere federale.
Prima ha commesso un errore d'ortografia scrivendo Withe House (invece di White House) nel libro dei ringraziamenti della Casa Bianca, poi in un’intervista in diretta su CNN non ha compreso una domanda che gli è stata posta, per poi rispondere - quando gli è stata tradotta - che non può dire nulla (il tema era quello delicato dell'Iran).
Ma, aldilà delle gaffe, ad interessare è un'altra domanda: quanto pregiudicano scarse competenze linguistiche dei colloqui a questi livelli? “In linea di massima, durante le riunioni veramente importanti, la regola è che ognuno si esprime nella propria lingua, alla presenza degli interpreti delle due parti”, spiega l’ex ambasciatore svizzero Alexis Lautenberg, oggi consulente a Bruxelles, aggiungendo: “È ovvio che ormai l’uso dell’inglese è diventato quasi la regola. Esprimersi male in inglese probabilmente è peggio che parlare la propria lingua”.
La non conoscenza o la poca conoscenza dell’inglese non deve precludere una candidatura o la nomina in Consiglio federale? “Ovviamente saperlo è un grosso vantaggio”, risponde l’ex ambasciatore, “però i politici vengono eletti in un contesto nazionale. In Germania, per esempio, ci sono spesso dei ministri che parlano malissimo l’inglese: non siamo un’eccezione”.
Ueli Maurer sarà dunque riuscito, in quei 40 minuti di colloquio con Donald Trump a dire le cose nel modo giusto? “Conosco il presidente della Confederazione: si esprime in modo abbastanza chiaro, e abbastanza elementare affinché non ci siano malintesi”.
La carriera politica, aggiunge Alexis Lautenberg, in Svizzera si fa con un sistema “bottom up”: “Non è come in Francia, qui ci sono le grandi scuole (di amministrazione pubblica) e in un sistema dove non ci sono delle élite e dove si emerge dal basso, la caratteristica principale della provenienza continua a marchiare il politico anche quando raggiungerà livelli elevati.
Conclude infine l’ex ambasciatore: “Mi colpisce questa reputazione che ha la Confederazione, secondo cui gli svizzeri parlano tutte le lingue: sono in pochi a parlarle tutte”.