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Sessant'anni fa, la Svizzera inviava per la prima volta soldati non armati all'estero. Destinazione: la linea di demarcazione tra le due Coree. Poco meno di cento uomini fecero parte del primo contingente. Tra loro c'era anche Gottfried Weilenmann. Oggi 85enne, questo tenente ci racconta l'anno trascorso al fronte, in viaggio tra Nord e Sud.
Dopo la firma dell'armistizio, nel luglio 1953, il Consiglio federale decise di mettere a disposizione ufficiali e diplomatici per partecipare alle due commissioni neutrali incaricate del rimpatrio dei prigionieri di guerra (NNRC) e della sorveglianza dell'armistizio (NNSC). Svizzera e Svezia furono invitate direttamente delle Nazioni Unite, mentre Polonia e Cecoslovacchia dai paesi comunisti.
All'epoca, il ministro degli affari esteri Max Petitpierre dichiarò: «La Svizzera dovrebbe partecipare a missioni internazionali al servizio della pace che non siano incompatibili con la neutralità». La scelta del governo suscitò però ampi dibattiti nel paese.
La Commissione per la sorveglianza dell'armistizio si era vista attribuire inizialmente compiti di supervisione, osservazione, ispezione e investigazione. Ma ancora prima di scendere in campo, il suo ruolo si era ridotto al controllo degli scambi di personale e materiale bellico tra le due Coree. La NNSC è tuttora attiva, e conta cinque ufficiali svizzeri, mentre la missione della NNRC ha concluso il suo mandato nel 1956. (swissinfo.ch, Scott Capper e Christoph Balsiger)