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"L'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) ritiene che la progressione dei casi di coronavirus in Svizzera non sia finita. Basta vedere le ultime cifre per rendersi conto che i contagi aumentano tutti i giorni".
È quanto ha affermato il consigliere federale Alain Berset alla tradizionale Ora delle domande al Consiglio nazionale.
Il ministro della sanità ha spiegato ai parlamentari che il virus è diverso dall'influenza stagionale e che esistono ancora numerose incognite quanto alle sue caratteristiche. È stato constatato che, contrariamente alla "grippe", i bambini non sono considerati un gruppo a rischio.
Il Consiglio federale ha preso le misure che ritiene necessarie per proteggere la popolazione e frenare la propagazione del virus. Le adatta, ogni giorno se del caso, in funzione dell'evoluzione della situazione. Il divieto delle manifestazioni con più di mille persone è uno dei provvedimenti più importanti.
Per quanto riguarda la situazione in Italia, Berset ha ribadito che una chiusura delle frontiere o un divieto dei trasporti pubblici in provenienza dalla vicina Penisola non è a questo stadio indicata. "Senza i frontalieri, il sistema sanitario ticinese non potrebbe funzionare normalmente", ha aggiunto il ministro della sanità, precisando che "il virus non si arresta alle frontiere".
Secondo Berset, infine, il fatto di rispettare le misure proposte dalla Confederazione "è un atto di solidarietà" verso le persone più fragili, come gli ultra 65enni e i malati cronici.
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