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LUGANO - Aurelio da anni dirige il settore finanziario di una ditta di trading. Il lavoro era diventato il suo rifugio e la sua prigione. Aveva cominciato ad escludere ogni tipo di relazione famigliare, sociale o amicale. Lo stress lavorativo lo alleviava con l’assunzione di alcol alla sera, che “compensava” una depressione mascherata.
Negli anni aveva avuto un aumento di peso, un diabete, una cardiopatia ischemica con due infarti, una psoriasi e un’asma bronchiale. Tre anni fa decise di divorziare ed iniziò una nuova relazione. Il suo stato di salute non era migliorato. Il figlio, qualche anno fa, aveva deciso di iniziare una propria terapia, per un disagio relazionale. Aurelio stimolato dal figlio, iniziò, scettico ad andare dallo psichiatra. La prima volta ci andò per qualche mese. Dopo il secondo infarto, avvenuto alla fine del 2016, ritornò dallo psichiatra, questa volta con un atteggiamento di confidenza. A più riprese scoppiò in lacrime e accettò, anche se con riluttanza, la proposta dello psichiatra e del suo medico di famiglia di ricoverarsi in clinica psichiatrica. Dopo circa un mese di ricovero venne dimesso. Ritornato dallo psichiatra raccontò di come era andato la degenza. La riluttanza e l’ostilità iniziale progressivamente si erano trasformate in accettazione e collaborazione. Ciò gli permise di ridurre lo stress, di uscire dall’episodio depressivo e di ritrovare un nuovo stimolo nella propria vita. «Anche la glicemia si è abbassata tantissimo, anche i battiti cardiaci si sono ridotti… ho ridotto il betabloccante e ho ridotto, della metà, l’insulina che facevo… non mi sarei mai aspettato che la depressione potesse avere conseguenze anche sulle mie malattie cardiache e diabetiche…».