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Fabbricante di strumenti da taglio industriali, l’impresa argoviese Alesa esporta quasi due terzi della sua produzione all’estero. Il suo direttore e pronipote del fondatore Christoph Leimgruber spiega come questa impresa famigliare abbia contenuto le conseguenze negative del franco forte.
Fondata nel 1934 a Seengen (AG), Alesa produce strumenti da taglio destinati principalmente all'industria del metallo. Impresa famigliare ed indipendente, conta oggi una sessantina di impiegati.
Quali sono le particolarità dei prodotti che fabbricate?
Christoph Leimgruber: Produciamo una gamma variegata di strumenti da taglio, destinati prevalentemente all'industria del metallo. Uno dei nostri prodotti più richiesti è ad esempio la sega circolare "Nutex" che realizza una crescita di vendita di oltre il 10% all'anno.
Quale percentuale della vostra produzione viene venduta all'estero?
Leimgruber: Tra il 60% ed il 65% della nostra produzione totale sfocia all'estero, l'80% della quale nell'ovest dell'Europa. La Germania assorbe da sola la metà delle nostre esportazioni. Il resto viene ripartito principalmente tra i paesi scandinavi, i Paesi Bassi, l'Italia, l'Austria, la Francia, il Belgio ed il Regno Unito. Esportiamo anche una piccola parte dei nostri prodotti in Giappone, in Messico, in Brasile e negli Stati Uniti.
Avete risentito dell'impatto del franco forte sulla vostra competitività?
Leimgruber: Operando in un settore molto concorrenziale, il franco forte ha avuto un impatto considerevole sulla nostra competitività. I tassi di cambio sfavorevoli mettono in pericolo la nostra redditività, ma se vendiamo in franchi svizzeri, i nostri prezzi diventano inavvicinabili per i nostri clienti all'estero. Inoltre, dobbiamo far fronte ad un piccolo numero di grandi imprese nel mondo che fabbricano degli strumenti simili ai nostri e che danno lavoro ciascuna a 10'000 persone, mentre noi contiamo soltanto una sessantina di collaboratori. Queste imprese dispongono di riserve considerevoli e possono offrire prezzi molto bassi, addirittura possono permettersi di perdere del denaro per guadagnare dei mercati. Per sopravvivere, noi dobbiamo compensare i nostri mezzi relativamente limitati raddoppiando la flessibilità e la creatività.
Quali misure concrete avete adottato per limitare l'impatto del franco forte?
Leimgruber: Abbiamo ridotto al minimo i nostri costi in Svizzera e cerchiamo di comprare tutto ciò che possiamo in euro. Abbiamo anche diminuito nettamente il nostro numero di collaboratori. Senza rimpiazzare chi è andato in pensione e le partenze volontarie, abbiamo fortunatamente potuto evitare di procedere a licenziamenti su grande scala.
In un secondo tempo abbiamo aumentato i prezzi dei nostri prodotti all'esportazione del 7% circa. Una soluzione che purtroppo non basta per compensare la nostra perdita di margine di circa il 20% causata dal tasso di cambio.
Le soluzioni che avete messo in atto hanno funzionato?
Leimgruber: Le vendite sono migliorate, ma non possono ancora essere definite buone. Per noi, un tasso di cambio accettabile si situerebbe tra 1.30 e 1.35 franchi svizzeri per un euro. Al di sotto di 1.20 franchi per un euro, la situazione diventerebbe insostenibile. In generale, ritengo che le imprese svizzere dovranno fronteggiare sempre più sfide negli anni a venire, non soltanto a causa del tasso di cambio, ma anche per via della mondializzazione. Siamo ormai parte integrante di un mercato mondiale, sempre più determinato da fattori sui quali abbiamo poca, se non alcuna, influenza.
Quali sono i vostri progetti futuri per Alesa?
Leimgruber: Continueremo ad innovare e a differenziarci dai nostri concorrenti fabbricando prodotti unici sul mercato. Ci concentreremo pure su mercati promettenti al di fuori dall'Europa, come gli Stati Uniti o l'India, o altri paesi asiatici.