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Parla il titolare dell'impresa dove venerdì scorso un operaio è morto, schiacciato da un cassero
Venerdì scorso un operaio è rimasto ucciso, schiacciato da un cassero, su un cantiere a Gordola. Un dramma che ha suscitato vivo cordoglio e che la nostra redazione ha raccontato, dopo essersi recata sul posto. Scrivevamo, tra l'altro: “Grigio e pesante è il silenzio che grava sul cantiere, dove si continua a lavorare nonostante tutto, sotto quella stessa gru che lentamente ancora viene mossa, nel ricordo troppo fresco di un collega morto a 52 anni”. Era la descrizione di ciò che appariva da oltre la staccionata posta attorno all'area di costruzione. Ora su questa frase il titolare dell'impresa edile ci tiene a precisare che: “Il movimento della gru non era legato alla ripresa dell'attività, ma a una precisa richiesta degli inquirenti, che quel giorno hanno raccolto informazioni per la loro inchiesta. Gli operai, presi a carico dal Care team dopo la disgrazia, non hanno ripreso il lavoro quel giorno. Hanno svolto solo alcuni compiti per la chiusura del cantiere in vista del week-end”. Il nostro interlocutore ci tiene a far capire che i vertici dell'impresa, in quel drammatico frangente, hanno cercato di dimostrare tutta la sensibilità possibile e la vicinanza ai collaboratori rimasti colpiti dalla morte del loro collega.