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La decisione popolare di costruire una seconda canna stradale al San Gottardo inquieta molti commentatori sui giornali odierni, soprattutto nella Svizzera tedesca. In particolare, a preoccupare è una possibile futura apertura di tutte e quattro le corsie.
Secondo "Tages Anzeiger" e "Der Bund", è finita l'epoca in cui la difesa delle Alpi era un imperativo. Nessuno fra 20, 30 o 40 anni si ricorderà di quanto detto durante questa campagna elettorale e il numero delle corsie nel più importante passaggio nord-sud verrà raddoppiato.
In questo senso, il "Blick", così come il "St. Galler Tagblatt", sottolinea che la promessa della ministra dei trasporti Doris Leuthard di non aprire le quattro corsie diventerà difficile da mantenere dopo la costruzione della seconda galleria: la pressione per far sì che ciò avvenga aumenterà inevitabilmente e lei non sarà più in carica.
I favorevoli al raddoppio devono quindi prendere contromisure, altrimenti i miliardi investiti per la galleria ferroviaria di base saranno stati sprecati, si può leggere ancora sul "Blick".
Per la "Berner Zeitung", la grossa perdente della votazione è la protezione delle Alpi: gli esperti concordano sul fatto che basterà una sola corsia nei due tunnel per aumentare il traffico che attraverserà il San Gottardo.
La "Neue Zürcher Zeitung" scrive che è stata persa una possibilità di sfruttare il tempo a disposizione allo scopo di trovare un'opzione che non rendesse necessaria una seconda canna. La testata deplora che altre varianti, come un risanamento notturno, non siano state esplorate nei dettagli. Tali soluzioni sarebbero state nettamente meno care e avrebbero permesso di usare i miliardi risparmiati per altre zone, molto sovraccaricate, della rete stradale nazionale.
Il portale "Watson" critica invece la sinistra per aver tralasciato la campagna di opposizione al raddoppio, essendo troppo impegnata in quella contro l'iniziativa sugli stranieri che commettono reati.
Controcorrente la "Neue Luzerner Zeitung", secondo cui ci sono buone ragioni per condividere questa scelta, soprattutto legate alla sicurezza. Il sì garantisce anche un collegamento permanente al Ticino e il nuovo tunnel di base ferroviario del San Gottardo è sufficiente per mantenere la tendenza verso uno spostamento del trasporto di merci dalla strada alla ferrovia. "La protezione delle Alpi verrà rispettata e si manterrà aperta una sola corsia in entrambi in sensi di marcia. Se i nostri nipoti vorranno cambiare ciò, si passerà attraverso un nuovo referendum popolare", rileva la testata lucernese.
Al sud delle Alpi, il "Corriere del Ticino" esprime soddisfazione, facendo notare la quasi completa coesione nazionale per evitare un isolamento del Ticino: il sì è stato "netto e corale." Riflessioni simili a quelle del "Giornale del Popolo", secondo cui il Ticino oggi festeggia, comprendendo però i timori di quei Comuni del Mendrisiotto che hanno votato no.
Per "La Regione" non vi è stata "nessuna sorpresa", in quanto i sondaggi avevano anticipato correttamente i risultati. Anche la testata sopracenerina invita a riflettere sul voto del sud del Cantone, "segno che il Mendrisiotto, già paralizzato dalle colonne e messo in croce dalle polveri fini, non vuole sacrificarsi per altro traffico e altro inquinamento."
L'esito di questo voto ha avuto meno risalto in Romandia, dove i media si sono concentrati principalmente sulla bocciatura dell'iniziativa sugli stranieri.
"Le Temps" ha comunque evidenziato che una sconfitta sarebbe stata mortificante per la Leuthard. Tre fattori sono stati decisivi: la sicurezza, la solidarietà col Ticino e l'assenza di un vero piano B.
A Friburgo, "La Liberté" fa notare la fiducia totale del popolo nel Consiglio federale, che ora non dovrà essere tradita.
"24 heures" ritiene infine che la battaglia sul San Gottardo non sia terminata, perché gli oppositori promettono di battersi ferocemente per fare in modo che la Confederazione rispetti gli impegni presi. La credibilità della Leuthard passa anche attraverso la realizzazione di progetti stradali nei cantoni di Vaud e Ginevra, i soli ad aver rifiutato il raddoppio. La ministra aveva assicurato che queste opere non sarebbero state messe in pericolo dalla seconda canna, conclude "24 heures".
SDA-ATS