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WASHINGTON - Ancora poche ore e si concluderà una delle campagne elettorali più aspre e agguerrite che gli Stati Uniti abbiano mai vissuto.
Joe Biden e Donald Trump si presentano allo sprint finale per la Casa Bianca con, sulla carta, quasi una decina di punti di scarto negli ultimissimi sondaggi a favore del candidato dell'asinello. Una differenza netta rispetto a quella di quattro anni fa, ma che non basta a fare previsioni azzardate.
A contare non è infatti solo il numero di voti, ma anche da dove questi arrivano. E in molti dei cosiddetti "battleground states" i giochi sono ancora in bilico; soprattutto la dove Trump stravinse nel 2016 come Texas, Ohio e Iowa. Quel margine di vantaggio di 8-9 punti si è assottigliato a poco più di un punto percentuale nel migliore dei casi.
In queste ore, Biden e Kamala Harris stanno concentrando le proprie forze sull'elettorato afroamericano, come dimostrano le trasferte della senatrice californiana in North Carolina e Georgia. Se i sondaggi conferiscono all'ex vice presidente più strade verso la fatidica soglia dei 270 grandi elettori, per Trump le possibilità passano soprattutto - a patto di non mollare la presa su stati chiave come Georgia e Florida - attraverso la conquista del Midwest, dove quattro anni fa vinse contro Hillary Clinton.
E da quel Michigan, strappato per una manciata di voti da Trump nel 2016, si alza la preoccupazione che l'attuale presidente possa dichiarare vittoria in anticipo se sarà in testa in alcuni stati chiave. La governatrice Whitmer ha parlato di «concreta possibilità», ricordando che il volume di voti per posta ha raggiunto livelli «senza precedenti». Complice la pandemia di coronavirus, sulla quale Trump ha affondato il colpo durante gli ultimi comizi, facendo scivolare su altri il fallimento della sua gestione. Gli elettori gli crederanno? Fra poche ore lo sapremo.