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Assegnati a Davos i Public Eye Awards 2010. L'oscar della vergogna va alla casa farmaceutica svizzera e all'istituto finanziario canadese giudicati irresponsabili nei confronti della società e dell'ambiente.
Il tutt'altro che ambito riconoscimento è stato assegnato nel corso di una cerimonia organizzata dalla Dichiarazione di Berna e da Greenpeace a margine del Forum economico mondiale di Davos.
Le due organizzazioni hanno assegnato il Public Eye – giunto all'undicesima edizione – a due gruppi che mostrano «il lato oscuro di un pensiero orientato al profitto e di un liberismo sfrenato».
Roche ha vinto ben due «oscar della vergogna»: il primo – assegnato da una giuria di sei membri – nella categoria «Svizzera», il secondo – quello del pubblico – dal voto elettronico di 20'000 internauti. La casa farmaceutica basilese è finita sotto i riflettori per la vendita di medicinali per trapianti in Cina, un paese che – secondo i promotori del Public Eye – ricorre agli organi dei condannati a morte nel 90% dei casi.
Roche, inoltre, non vuole né può svelare da dove arrivino gli organi che usa per i suoi studi in Cina, «un fatto che evidenzia come il cinismo prevalga sui diritti umani», ha affermato Patrick Durisch della Dichiarazione di Berna, chiedendo «la conclusione immediata di tali ricerche scandalose».
La Royal Bank of Canada (RBC) è invece stata insignita del premio internazionale per il finanziamento dello sfruttamento di petrolio dalle sabbie bituminose nella provincia canadese di Alberta, su una superficie grande come la Svizzera e l'Austria. Secondo Brant Olson, dell'organizzazione ambientalista californiana Rainforest Action Network, si tratta di «uno dei più colossali peccati ambientali del 21esimo secolo».
Per la prima volta è stato attribuito anche un premio destinato a chi vuole darsi un'improbabile patina sociale ed ecologica: la giuria ha optato per il mandato dell'ONU sull'acqua. Secondo Richard Girard, dell'istituto canadese Polaris, aziende quali Nestlé e Coca Cola sfruttano le Nazioni Unite per «continuare a privatizzare un bene comune come l'acqua, senza rispettare né standard ambientali né sociali».
swissinfo.ch e agenzie