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Nell’annosa vertenza tra Julius Bär e le autorità tedesche legata alla scomparsa di somme milionarie dell’ex Germania orientale comunista, la banca zurighese dovrà pagare 150 milioni di franchi all’Istituto federale tedesco per i compiti speciali legati alla riunificazione (Bundesanstalt für vereinigungsbedingte Sonderaufgaben): lo ha stabilito una sentenza definitiva di fine agosto del Tribunale federale (TF). L’importo è interamente coperto da accantonamenti effettuati alla fine dello scorso esercizio.
Il caso era stato oggetto di diverse decisioni giudiziarie - la prima delle quali risale all’aprile del 2018 - e di un’alternanza tra autorità cantonali e federali. La BvS chiedeva 97 milioni di franchi, denaro messo da parte dai membri del partito al governo della DDR, più gli interessi maturati dal 1994, per un totale che era stato calcolato in oltre 200 milioni di franchi.
Nella sua denuncia, la BvS sosteneva che Julius Bär, in qualità di successore dell’ex banca Cantrade, aveva effettuato pagamenti sul conto di una società della Germania orientale.
Julius Bär aveva rilevato la Cantrade nel 2005 da UBS e quindi secondo l’autorità tedesca aveva l’obbligo di restituire i milioni scomparsi. Ma Julius Bär si è sempre opposta con vigore sostenendo che ai tempi in cui sono avvenuti i fatti l’istituto apparteneva a UBS.
Lo scorso dicembre Julius Bär aveva accantonato 153 milioni di franchi in relazione a questo caso. In passato la banca aveva indicato che, in caso di pagamento, avrebbe chiesto il rimborso a UBS.