Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01162.jsonl.gz/1078

Unternavigation
Alla fine del 19° secolo le assicurazioni sociali sono ancora poco conosciute. Per la creazione dello Stato sociale svizzero è però fondamentale un ampio sostegno della popolazione. A vantaggio delle assicurazioni sociali sembra giocare la loro solidità tecnica: i sostenitori dello Stato sociale amano sottolineare che le assicurazioni sociali poggiano su basi matematico-statistiche Contemporaneamente, autorità ed esperti criticano le pratiche ritenute poco scientifiche delle società di mutuo soccorso esistenti.
Prima dell’introduzione delle assicurazioni sociali, gli operai e gli altri lavoratori a basso reddito si affiliavano principalmente a società di mutuo soccorso. La categoria delle società di mutuo soccorso comprendeva istituti di vario tipo: casse malati, casse pensioni e casse di sostegno in caso di decesso aziendali, professionali, comunali o regionali. Nel 1888 la Svizzera contava 1085 società di mutuo soccorso con un totale di 209 920 affiliati su una popolazione di 2 846 102 di abitanti. Sebbene ci fossero persone assicurate presso più casse, nelle aree industrializzate si può ritenere che almeno un quarto delle persone attive fosse membro di uno di questi istituti.
Quando, negli anni 1880, si iniziò a discutere in Svizzera dell’introduzione delle assicurazioni sociali (inizialmente un’assicurazione contro le malattie e gli infortuni), il nuovo modello assicurativo faceva concorrenza alle esistenti società di mutuo soccorso. Il rapporto tra i rappresentanti di queste ultime e i sostenitori dell’assicurazione sociale pubblica era ambivalente e conflittuale: se da un lato, infatti, le società di mutuo soccorso propugnavano il principio assicurativo, contribuendo così a preparare il terreno alle future assicurazioni sociali, dall’altro erano in concorrenza con il progetto di forme assicurative statali. La loro opposizione contribuì in modo determinante al netto rifiuto del primo progetto per un’assicurazione contro le malattie e gli infortuni, respinto nella votazione popolare del 20 maggio 1900 con il 70 per cento dei voti contrari. Il progetto accolto nel 1912 era più favorevole alle società di mutuo soccorso: l’obbligo di affiliazione all’assicurazione contro le malattie fu accantonato, il che permise alle società di mutuo soccorso di continuare a svilupparsi liberamente anche in seguito.
Considerati i numerosi ostacoli allo svolgimento di una votazione popolare, i sostenitori dello Stato sociale dovevano persuadere una grande parte dell’opinione pubblica dei vantaggi dei nuovi istituti. Per motivare la necessità di forme assicurative statali, le autorità e gli esperti criticarono spesso le pratiche a loro dire poco scientifiche delle società private di mutuo soccorso. Statistici, demografi e attuari misero più volte in evidenza la mancanza di basi di calcolo attuariali in questi istituti. Tra i principali attori di questo dibattito sulle basi di calcolo vi fu la Società svizzera di statistica (SSS), che, sin dalla sua fondazione nel 1864, si era occupata intensamente di questioni assicurative. A metà degli anni 1860, la SSS aveva effettuato a livello nazionale una rilevazione statistica sul settore delle società di mutuo soccorso, ancora frammentario, in parte con l’intenzione di spingere le autorità ad impegnarsi maggiormente in ambito assicurativo e in parte per verificare l’affidabilità tecnica delle casse. L’autore dello studio, Hermann Kinkelin (1832-1913), era a quel tempo professore di matematica all’Università di Basilea e in seguito diventò un eminente sostenitore dello Stato sociale e consulente del Consiglio federale. Il suo rapporto non risparmiò critiche all’organizzazione delle società di mutuo soccorso, biasimandone la contabilità lacunosa e formulando una serie di consigli tecnici concernenti, ad esempio, la fissazione dell’età massima di entrata, il periodo di attesa, la stima della durata media della malattia nonché il calcolo dell’investimento e degli interessi sulle entrate.
Una seconda voce critica era quella di un altro esponente della SSS, Johann Jakob Kummer (1828-1913): direttore dell’Ufficio statistico federale dal 1873 al 1886, Kummer fu in seguito capo dell’Ufficio federale delle assicurazioni e, come tale, uno dei fondatori della statistica sociale svizzera. Egli riteneva che fosse «compito della statistica e degli statistici mettere queste associazioni [ovvero le società di mutuo soccorso] sulla retta via». Alla schiera dei critici apparteneva anche il futuro decano della matematica attuariale svizzera, Christian Moser (1861-1935), che dal 1891 fu il primo matematico attuariale della Confederazione e dal 1901 assunse parallelamente la cattedra di matematica attuariale all’Università di Berna. Nel 1912 Moser rifiutò la nomina a primo direttore dell’Ufficio federale delle assicurazioni sociali.
Nei decenni 1870 e 1880 la controversia tra gli statistici e le società di mutuo soccorso si inasprì, soprattutto al seguito della seconda rilevazione statistica di Kinkelin sulle società di mutuo soccorso, anch’essa commissionata dalla SSS. Il rapporto, pubblicato nel 1887, risultava decisamente più critico di quello del 1867: Kinkelin vi denunciava il fatto che solo il 5 per cento delle casse lavorava sulla base di calcoli corretti dal punto di vista della matematica attuariale. La critica era rivolta sopratutto alle cosiddette “casse da un franco” (Frankenvereine), una forma molto apprezzata di cassa di sostegno in caso di decesso, che operava secondo un sistema assai semplice: in caso di morte di un assicurato, i soci rimanenti si impegnavano a versare un franco a testa ai superstiti del defunto quale indennità di decesso unica. Il problema di questo sistema risiedeva nel fatto che, con l’avanzare dell’età dei soci, l’adesione all’associazione perdeva progressivamente d’attrattiva. Infatti, con il passare del tempo, la cerchia dei membri si restringeva, provocando a sua volta la riduzione dell’indennità per i superstiti o il deficit della cassa. La maggior parte delle associazioni finiva così in rovina. La conclusione del rapporto era senza appello: tali associazioni «non sono in grado di durare: prima o poi sono destinate a disgregarsi [...]».Altrettanto pessimistico è il giudizio di Kinkelin sul potenziale di sviluppo del sistema di società di mutuo soccorso: «Insisto nel sottolineare che le piccole associazioni sono d’intralcio all’assicurazione contro le malattie e ne frenano fortemente lo sviluppo».
Le società di mutuo soccorso avevano però anch’esse i loro sostenitori.< Nel 1899, ad esempio due illustri esponenti della SSS si scontrarono in una disputa su una società di mutuo soccorso vodese: Kummer quale critico e Vilfredo Pareto, uno dei fondatori della sociologia e allora professore d’économia politica all’università di Losanna, quale difensore dell’istituto. La controversia si era accesa sulla questione, se la contabilità della Fraternité vaudoise, una cassa di sostegno in caso di decesso di media grandezza, fosse tenuta correttamente o meno dal punto di vista tecnico. L’istituto era stato fondato nel 1872 in forma di Frankenverein e negli anni 1880 aveva iniziato a versare in difficoltà finanziarie a causa della mancanza di nuovi soci. Nonostante le riforme attuate, la situazione era rimasta precaria e così, nel 1895, l’istituto chiese a Pareto di fare una valutazione del suo modello organizzativo. Pareto consigliò alcuni piccoli cambiamenti a livello tecnico, tra cui l’introduzione di una quota sociale annuale, senza però modificare la struttura della cassa. A suo modo di vedere, la solidità delle basi tecniche era secondaria, essendo la Fraternité, dopotutto, un’organizzazione filantropica. In tal senso, Pareto elogiava «i soci, il loro coraggio e la loro iniziativa personale, che fanno la prosperità e la grandezza delle Nazioni». Ma per Johann Jakob Kummer e altri rappresentanti della Confederazione ciò non bastava; Kummer parlò di una «cassa irrazionale», condannata al declino qualora non si fosse conformata ai principi di matematica attuariale degli istituti professionnali di assicurazione sulla vita.
A lungo andare la critica alle società di mutuo soccorso si rivelò in parte vincente.< Sopratutto le casse più grandi adottarono progressivamente nella propria amministrazione modelli di matematica statistica. Allo stesso tempo, le società di mutuo soccorso riuscirono ad affermarsi in modo duraturo, come organi esecutivi dei regimi obbligatori dello Stato sociale o come enti di sicurezza sociale complementari agli istituti assicurativi pubblici. Le istituzioni private assunsero dunque compiti importanti all’interno dello Stato sociale svizzero, in particolare nel campo dell’assicurazione malattie e della previdenza per la vecchiaia (in forma di casse pensioni).
Literatur / Bibliographie / Bibliografia / References: Lengwiler Martin (2006), Risikopolitik im Sozialstaat: Die schweizerische Unfallversicherung (1870–1970), Köln; Degen Bernard (1997), Haftpflicht bedeutet den Streit, Versicherung den Frieden: Staat und Gruppeninteressen in den frühen Debatten um die schweizerische Sozialversicherung, in H. Siegenthaler (ed.), Wissenschaft und Wohlfahrt. Moderne Wissenschaft und ihre Träger in der Formation des schweizerischen Wohlfahrtstaates während der zweiten Hälfte des 19. Jahrhunderts, 137–154, Zürich.
(12/2015)