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ZURIGO - Da una parte c'è il Consiglio nazionale che chiede allentamenti ulteriori e immediati, dall'altra c'è una decisione, quella che il Governo federale dovrà prendere il 19 marzo, sulla quale pesano quattro rigorosi valori guida, dai quali dipendono, ad esempio, l'obbligo di lavorare da casa, gli sport indoor e la riapertura delle terrazze dei ristoranti.
È proprio sulla base di questi valori che sarà effettua una valutazione complessiva della situazione del Coronavirus:
1. Tasso di positività inferiore al cinque percento
All'inizio di gennaio, la Svizzera ha registrato un tasso di positività di oltre il 15 percento. Da allora questa cifra è diminuita drasticamente, ma recentemente sta stagnando ed è addirittura in ripresa. Secondo i dati attuali dell'Ufficio federale della sanità pubblica, il tasso medio di positività della scorsa settimana è del 5,3%. Ciò significa che attualmente i requisiti del Consiglio federale non sono soddisfatti.
2. Meno di 250 pazienti Covid nel reparto di terapia intensiva
Attualmente ci sono 179 pazienti Covid in terapia intensiva in tutta la Svizzera. Inoltre, sempre più persone vengono vaccinate. In 220.000 sono coloro che hanno già ricevuto entrambe le dosi. Questo allevia la pressione sulle unità di terapia intensiva, poiché le persone vaccinate sono perlopiù protette dalle forme gravi della malattia. Questo requisito, quindi, sembra essere soddisfatto.
3. Valore R medio inferiore a 1.
L'ultimo valore R su sette giorni è 1,06 e quindi non soddisfa le linee guida del Consiglio federale. Tuttavia, il valore R deve essere considerato con cautela. Un valore già pubblicato può essere aggiornato retrospettivamente sulla base di dati ulteriori giunti successivamente.
4. Incidenza non superiore al dato del 1 marzo
Negli ultimi 14 giorni, circa 148 persone su 100.000 sono risultate positive al coronavirus. L'incidenza su 14 giorni il 1° marzo era di 147,52. Questo numero è diminuito continuamente da metà dicembre, ma recentemente si è bloccato. Con il diffondersi delle mutazioni più contagiose e il primo allentamento, potrebbe essere possibile che l'incidenza del 17 marzo sia nuovamente superiore a quella del 1° marzo.
«Criteri non soddisfatti» - In sostanza la Svizzera manca tre obiettivi su quattro. Per l'infettivologo Christian Garzoni dell'Ospedale Moncucco di Lugano, è già chiaro: la Svizzera molto probabilmente non soddisferà tutti i criteri. «Se la diffusione delle mutazioni continua ad aumentare, il che è del tutto possibile, le aperture saranno certamente critiche da un punto di vista epidemiologico».
Se è vero che si ha un tasso di positività e un tasso di utilizzo delle unità di terapia intensiva che rendono fiduciosi, «il valore R resta il nocciolo della questione e sta aumentando di nuovo - sottolinea Garzoni -. Anche l'incidenza è problematica, perché è in aumento o al massimo stabile, ma non diminuirà».
In molti paesi vicini d'altra parte l'aumento del numero di casi è già una realtà concreta, fa notare l'esperto. «Dobbiamo stare molto attenti. Siamo appena usciti dalla seconda ondata e in Italia, ad esempio, il numero dei casi è nuovamente aumentato. È bene pensare alle aperture, ma bisogna osservare con chiarezza la situazione epidemiologica».
Le aziende vogliono basarsi sulle vaccinazioni - Secondo Hans-Ulrich Bigler, direttore dell'Unione svizzera delle arti e dei mestieri, la prospettiva epidemiologica è sopravvalutata: «Non capisco l'approccio del Consiglio federale dell'allentamento graduale. Possiamo vedere che questa strategia non funziona». Bigler si affida ai numeri di vaccinazione per orientarsi. «Bisogna fare di tutto per garantire che vengano effettuate vaccinazioni, test e tracciamento dei contatti. Con più vaccinazioni e i giusti concetti di protezione, si potrebbe passare rapidamente alla seconda fase degli allentamenti e anche oltre».
Da una parte c'è il Consiglio nazionale che chiede allentamenti ulteriori e immediati, dall'altra c'è una decisione, quella che il Governo federale dovrà prendere il 19 marzo, sulla quale pesano quattro rigorosi valori guida, dai quali dipendono, ad esempio, l'obbligo di lavorare da casa, gli sport indoor e la riapertura delle terrazze dei ristoranti.