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di Annamaria Davine, storica, Australia
Nel 1863 è stato scoperto l’oro a Walhalla (180 km a est di Melbourne). Tra le migliaia di persone che si affollarono nel distretto nei decenni seguenti, sperando di fare fortuna, c’erano anche parecchi ticinesi e poschiavini.
Lavoravano in gruppo nei pressi delle miniere d’oro oppure erano attivi nelle foreste come taglialegna, carbonai, legnai, costruttori di tranvie e minatori. Il loro riparo era solitamente una capanna di legno oppure una tenda.
Altri vivevano in città e alcuni sono diventati proprietari di negozi e gerenti di bar. Negli anni 1880, un numero ristretto di uomini (spesso con mogli e bambini) ha acquistato dei terreni attorno a Walhalla. Gli emigranti hanno costruito piccole fattorie dopo aver tagliato parte degli alberi dell’impervio terreno montagnoso.
Tra i circa 400 cognomi italiani ritrovati sulle miniere aurifere ci sono: Albasini, Balsarini, Battanta, Bernasochi, Bruni, Gagioni, Guatta, Iseppi, Lanfranchi, Menghini, Merlo, Monigatti, Mozzini, Pefferino, Plozza, Pola e Raselli.
Gli svizzeri lavoravano solitamente con i loro vicini italiani della Valtellina (con i quali condividevano dialetto ed abitudini). Col tempo si sono sviluppate modalità migratorie circolari e a catena tra le loro zone di origine e Walhalla. Alcuni erano emigrati alla fine degli anni 1850 e avevano lavorato nelle miniere d’oro dello Stato del Victoria; quando la produzione di oro si ridusse, si trasferirono a Walhalla, date le prospettive più favorevoli.
Molti erano residenti temporanei, che avevano programmato di ritornare a casa una volta soddisfatte le proprie aspirazioni economiche. I gruppi di lavoratori fornivano un forte sostegno economico, sociale e culturale ai nuovi arrivati. Non sono pochi coloro che effettuarono il viaggio tra la Svizzera e l’Australia 2-3 volte nel corso del loro periodo lavorativo. In ogni caso, il ritorno definitivo a casa non era una certezza e per diverse ragioni molti si stabilirono in Australia.
I gruppi di lavoratori di lingua italiana non costituivano delle enclavi racchiuse su sé stesse: gli uomini (e poche donne) trattavano con la società locale, sia a livello economico che sociale. Nei primi anni della corsa all’oro, a Walhalla non esisteva una società stabile e radicata; la colonia italofona è così evoluta assieme ad una comunità più vasta, contribuendo al suo sviluppo.
Gli svizzeri sono entrati a far parte di organizzazioni locali, pur mantenendo le loro tradizioni sociali e culturali. Curiosamente alcuni sono diventati cittadini britannici, prima di ritornare in Svizzera.
Dopo il 1915 rimanevano soltanto alcuni emigranti giunti nel distretto 50 anni prima. Le catene migratorie avevano fatto il loro corso e le miniere principali furono costrette a chiudere.
Walhalla è un luogo remoto ma estremamente affascinante, circondato da bellissime vallate di alberi della gomma. È una meta turistica molto popolare, anche se ci vivono pochissime persone. Pochi pure i resti degli svizzeri italiani e degli italiani che contribuirono alla sua prosperità nel XIX secolo.*
*traduzione dall’inglese