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Venerdì 28 settembre, 17:53
La nuova strategia energetica 2050 svelata oggi dal Consiglio federale è stata accolta con scetticismo dall'UDC e dal PLR: per la prima, con i provvedimenti proposti non si raggiungerà nemmeno la metà degli obiettivi fissati. I democentristi si rifiutano di sottoscrivere una "politica basata sul principio della speranza" e chiedono che il piano venga cestinato e sostituito con uno che contenga "concetti chiari e realizzabili". I liberali-radicali auspicano invece che il popolo sia chiamato a dire la sua.
Di tutt'altro parere sono invece PPD e PS. Siamo di fronte a "un'opportunità per la Svizzera", commenta il partito della ministra dell'energia Doris Leuthard, che vede ripresi nove dei punti adottati dal suo congresso a Basilea il 25 agosto. I socialisti sottolineano invece come non si tratti di un piano di uscita dal nucleare ma di un programma globale per ridurre la dipendenza dalle energie fossili, come chiesto anche dall'iniziativa denominata Cleantech dello stesso PS, che fissava quale obiettivo un dimezzamento entro il 2030.
Nel mezzo stanno i Verdi, che condividono l'orientamento generale ma criticano le insufficienti ambizioni dell'Esecutivo, che non ritiene possibile mettere fuori servizio le centrali atomiche elvetiche entro il 2029, come auspicato in un'iniziativa ecologista.
Il parere è condiviso da WWF e Fondazione svizzera per l'energia, l'Unione delle arti e mestieri vede "rischi e opportunità" per l'economia e la conferenza dei Governi cantonali considera che una totale liberalizzazione del mercato dell'elettricità costituisca una premessa fondamentale.