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Un anno con Blocher
Il 10 dicembre 2003, il parlamento eleggeva Christoph Blocher in governo, suscitando non pochi timori tra gli avversari del leader della destra populista.
Un anno dopo il bilancio è incerto. Blocher rimane una figura polarizzante. Ma il governo ha subito una serie di sconfitte alle urne.
Negli ultimi mesi del 2003, la stampa estera aveva reagito con preoccupazione alla vittoria elettorale dell'Unione democratica di centro (UDC) e alla successiva elezione in governo di Christoph Blocher, imprenditore di successo e leader carismatico del partito, al posto della giovane ministra democristiana Ruth Metzler.
«Alle elezioni svizzere trionfa un nazista miliardario», titolava, con una buona dose di approssimazione, il quotidiano italiano di sinistra l'Unità nell'ottobre del 2003. Altri giornali erano più cauti, ma tutti erano concordi nel ritenere il risultato scaturito dalle urne e l'ingresso di Blocher in governo un «terremoto politico», come scriveva il Corriere della Sera.
Al pari dei media svizzeri, la stampa internazionale si chiedeva quali sarebbero state le conseguenze dell'elezione del leader populista in Consiglio federale. «Come potrà funzionare un governo diviso su tutte le questioni essenziali», s'interrogava per esempio il quotidiano francese Libération?
Oggi, ad un anno dalla fine della vecchia «formula magica», che aveva regolato la rappresentanza dei maggiori partiti in governo fin dal 1959, il quadro appare ancora incerto. Ma si può tentare un primo bilancio.
Tensioni permanenti
Di certo, da quando Blocher siede in governo e regge le sorti del Dipartimento di giustizia e polizia, le tensioni all'interno del Consiglio federale sono cresciute.
Il leader dell'UDC non ha perso tempo. Fin dai primi mesi ha cercato di intervenire nei settori dei suoi colleghi di governo, criticando ad esempio le sovvenzioni a Svizzera Turismo o frenando la nomina del nuovo Mister Prezzi o persino suggerendo al ministro dei trasporti Moritz Leuenberger di dare le dimissioni.
Non che prima le tensioni fossero inesistenti. Ma con l'arrivo di Blocher, il conflitto è diventato permanente. «Si delinea l'immagine di un Consiglio federale diviso», osserva il sociologo zurighese Kurt Imhof.
Mai prima d'ora, nella storia dello Stato federale, i conflitti in seno al governo (che è un organo collegiale e quindi basato sul consenso) si erano svolti in tale misura sotto gli occhi dell'opinione pubblica.
Con toni più enfatici, il quotidiano romando Le Temps scrive che il governo si trova in uno «stato di guerriglia permanente». «Blocher agisce come se il Consiglio federale fosse un mini-parlamento: non vuole trovare un consenso in una cerchia ristretta, ma vuole marcare posizione», osserva dal canto suo il quotidiano St. Galler Tagblatt.
Imbrigliare il leader dell’opposizione
Con l'elezione di Blocher in governo, alcuni esponenti dei partiti borghesi e anche della sinistra speravano, neanche troppo nascostamente, che l'ingresso in un organo collegiale avrebbe finito per imbrigliare il leader dell'opposizione di destra, offuscandone l'aurea carismatica e mettendo fine alla marcia trionfale del suo partito.
Ad un anno di distanza, non sembra che la strategia sia stata veramente pagante. L'energia del politico zurighese non è venuta meno. Nei temi in cui si è sempre profilato – politica d'asilo ed Europa – riesce ancora a marcare la distanza dai suoi colleghi, muovendosi sempre al limite della violazione aperta della collegialità. E all'esterno continua ad apparire come un politico «diverso».
«L'idea di molti politici borghesi, secondo i quali cooptando Blocher lo si sarebbe costretto a comportarsi bene e ad essere costruttivo, era ingenua», rileva Imhof.
Di fronte ad una votazione per lui potenzialmente scivolosa come quella sulle naturalizzazioni agevolate, il 26 settembre scorso, Blocher, chiamato a difendere la posizione del governo, ha mantenuto una posizione ambigua.
Con un sostegno visibilmente poco convinto alla riforma è riuscito a non urtare la base del suo partito, contraria alle naturalizzazioni. E ha provocato l’irritazione dei suoi colleghi di governo rifiutandosi di commentare il risultato del voto. Ma d’altra parte non ha spinto la provocazione fino ad una rottura aperta.
Un governo in minoranza
Significa che l’UDC e la destra nel paese hanno vinto su tutta la linea? Non proprio.
Con l’ingresso in governo di Christoph Blocher, insieme all’esponente della destra economica Hans-Rudolf Merz, molti temevano un netto spostamento a destra della politica elvetica. Dimenticando che il sistema politico svizzero conferisce al popolo il ruolo di opposizione.
Nel corso del 2004, su tredici votazioni popolari, il governo ne ha perse otto. Certo, si trattava di proposte sul tavolo già prima del dicembre 2003 e in taluni casi la vittoria alle urne è andata alla destra.
Ma la sinistra ha bloccato alcuni progetti di grande portata: il pacchetto fiscale, il controprogetto all’iniziativa Avanti (che prevedeva la realizzazione di un secondo tunnel autostradale sotto il Gottardo) e la revisione dell’AVS.
La stessa Weltwoche, settimanale svizzero-tedesco vicino alla destra UDC, ha dovuto ammettere che «la grande svolta non è arrivata». I meccanismi di riequilibrio del sistema politico svizzero continuano a funzionare.
Ma, avverte il settimanale, con le sue provocazioni Blocher ha violato molti tabù: «Ora in Svizzera si può parlare di cose alle quali dodici mesi fa non si poteva neppure pensare».
Kurt Imhof è più scettico: «Le forze che criticano troppo una cultura politica basata sulla conservazione saranno punite». Il sociologo ritiene che l'UDC abbia ormai raggiunto lo zenith del suo successo. La conflittualità in seno al governo rischia di ricadere sul partito che ne è il maggior responsabile.
swissinfo, Andrea Tognina
In breve
Un test importante per verificare il ruolo di Christoph Blocher in governo arriverà nel 2005, quando il consigliere federale sarà chiamato a difendere l'accordo bilaterale con l'Unione europea relativo ai trattati di Schengen e Dublino.
Contro l'accordo, l'Unione democratica di centro (UDC) ha l'intenzione di lanciare un referendum, insieme all'Associazione per una Svizzera neutrale e indipendente (ASNI) e alla Lega dei Ticinesi.
Blocher non ha mai nascosto di essere contrario all'ingresso della Svizzera nello spazio di Schengen.
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