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Quando si scrive una parola, si tracciano sul foglio (o sullo schermo) un certo numero di segni: le lettere dell’alfabeto. La parola “testo”, ad esempio, è composta dalle lettere “t”, “e”, “s”, “t” e “o”. Le lettere sono i mattoni (grafici) delle parole.
Quando si pronuncia una parola, si emettono alcuni suoni distinti ed autonomi: le sillabe. La parola “testo”, per rimanere all’esempio di prima” è composta dalle sillabe “tes” e “to”. Le sillabe sono i mattoni (sonori) delle parole. Continua a leggere Mattoni linguistici
Linguaggio e libertà, ma soprattutto interpretazione e repressione: Raffaele Ventura riflette sulla forza anarchica (in senso politico e non) dell’interpretazione.
L’uomo è un animale sociale: trascorre la sua vita in stretto contatto con altri individui.
La convivenza non sempre è pacifica e quasi mai priva è di problemi: quando le cose vanno bene si discute, quando vanno male si litiga, quando vanno molto male si combatte e quando vanno malissimo ci si ritrova soli, perché l’altro è stato eliminato.
La scala di valore qui proposta non è chiaramente vincolante: è perfettamente lecito preferire, anche solo in certe situazioni, la guerra ai dibattiti.
Credo tuttavia che anche i più agguerriti nemici delle discussioni avvertano la necessità di comunicare e di capirsi, fosse anche solo per organizzare i piani di battaglia con gli alleati. Continua a leggere Nell’universo
Lo Newspeak o Neolingua è il linguaggio immaginato da George Orwell nel suo romanzo 1984. Lo scopo che il regime si prefigge, attraverso l’introduzione di questa nuova lingua, è quello di rendere impossibile anche solo pensare atti di ribellione: il vocabolario e la grammatica di questo linguaggio sono infatti ridotte all’essenziale, e i pensieri eretici risultano quindi non solo proibiti, ma anche privi di senso.
L’assunto che muove questa invenzione di Orwell è che l’uomo pensa attraverso le parole e quindi che senza parole non si possono neppure avere i pensieri. Continua a leggere Io parlo. Io penso.
Winston Smith è un normale impiegato in un normale ministero. Normale, ovviamente, è riferito all’inquietante futuro tratteggiato da George Orwell in 1984: Winston lavora infatti per il Ministero della Verità, e il suo lavoro consiste appunto nel preservare e diffondere la verità, ossia l’opinione di Big Brother, alterando libri e giornali. Continua a leggere Scritture e letture
Nel 1937 arrivò nelle sale il film Biancaneve e i sette nani, tratto dall’omonima fiaba dei fratelli Grimm. Walt Disney modificò leggermente la trama, e soprattutto diede un nome ai sette nani, di fatto creandoli come personaggi autonomi: Dotto (Doc), Gongolo (Happy), Eolo (Sneezy), Cucciolo (Dopey), Brontolo (Grumpy), Mammolo (Bashful) e Pisolo (Sleepy).
Il nano più curioso è Cucciolo, il cui nome originale significa addormentato, poco sveglio. È il nano più giovane e non parla.
Si narra che il motivo del suo silenzio sia l’insoddisfazione di Disney per i doppiatori: non si riusciva a trovarne uno adatto e perciò decise di renderlo muto.
La spiegazione narrativa è invece di una poesia notevole: non ha mai provato a parlare. Continua a leggere La ricerca della parola
Il Manifesto del 4 gennaio 2005 pubblica un interessante articolo di Francesco Ferretti sull’apprendimento del linguaggio da parte del bambino: “Quel che serve per passare dalla cosa alla parola“.
Il tema principale è l’inadeguatezza del modello classico, che prevede la associazione dello stimolo sonoro (la parola pronunciata dall’adulto) allo stimolo visivo (l’oggetto mostrato sempre dall’adulto). Continua a leggere Dalla cosa alla parola e ritorno
Nella musica classica, l’indicazione Allegro, come Largo e Presto, non si riferiscono, al contrario di quanto si potrebbe pensare, al contenuto emotivo del brano, bensì alla velocità di esecuzione.
Un brano può quindi essere, senza contraddizione alcuna, allegro e triste allo stesso tempo: Allegro per velocità, triste per contenuto emotivo, anche se, solitamente, è difficile che un brano abbastanza veloce come un Allegro sia triste. Continua a leggere Allegro ma non troppo