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La Svizzera continuerà a non cooperare con le autorità straniere che presentano dati bancari rubati per ottenere assistenza amministrativa fiscale. Il Consiglio federale ha rinunciato a un ammorbidimento della prassi nel quadro della revisione parziale della legge sul tema e ha licenziato il relativo messaggio alle Camere.
La consultazione ha messo in luce una "forte opposizione" alla disposizione in questione, ha spiegato oggi il governo. L'idea dell'esecutivo era inizialmente quella di sbloccare la situazione per cui, a seguito della prassi restrittiva, la Svizzera non può entrare nel merito di numerose domande di assistenza. Il progetto preliminare prevedeva l'entrata nel merito solo se lo Stato richiedente avesse ottenuto passivamente e in modo legale i dati bancari, ad esempio tramite uno Stato terzo.
Per quel che riguarda l'informazione a posteriori di persone oggetto di una procedura di assistenza amministrativa, si legge in un comunicato del Dipartimento federale delle finanze (DFF), il governo ha spiegato che questa potrà avvenire soltanto in via eccezionale. Lo Stato richiedente deve giustificare la domanda affermando, ad esempio, che l'informazione preliminare vanificherebbe il buon esito dell'inchiesta.
La revisione prevede poi per le domande raggruppate, già possibili con la legge in vigore, una nuova procedura. Al Consiglio federale viene conferita la competenza di determinare il contenuto necessario di una domanda raggruppata, tenendo conto dello standard internazionale.