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Interferenze della cronaca
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Fotografiamo cose che ci ri-mandano altrove. Percepiamo subito oppure soltanto dopo quanto ciò che ci sta davanti agli occhi costituisca non la restituzione della realtà, ma un'interferenza. Spesso è un'interferenza di carattere geografico, culturale, temporale. In questo caso riguarda la cronaca.
Sebbene questa fotografia sia stata scattata a migliaia di chilometri di distanza dalla guerra in Ucraina, essa ci riporta però alla guerra: a una casa sulla linea del fronte, abitata da una coppia di vecchi contadini che non hanno i soldi per fuggire dalle bombe, oppure sono troppo coraggiosi per farlo, o, ancora, pensano che ciò che la vita ci riserva vada affrontato perché è inseparabile dal senso delle radici, dal senso della vita.
Una fotografia mostra la realtà, certo. Ma: quale realtà?
Non per forza quella che abbiamo davanti agli occhi.
Oppure sì, quella, ma con l'esortazione a cogliere quanto la realtà, nel suo accadere sempre e tutta nello stesso istante, si sottragga all'illusione che ne esista una nostra e una degli altri.
Che l'immagine di una casa posta in un villaggio remoto dalla guerra ci faccia pensare a una casa in un villaggio bombardato dell'Ucraina ci mette nell'imbarazzante situazione di non potere ignorare la guerra: ci esorta invece a chiedere che venga fermata e non invece portata avanti, sfilacciata com'è, ormai, nella conta dei morti ai quali si vuole impedire che contino, che siano anzi mai stati vivi, quasi fosse un gioco la loro fine.
(gianluca grossi)
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Realität und Interferenz