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Contro l’avviso del Consiglio federale, il Consiglio nazionale ha accettato martedì di riconoscere il genocidio degli armeni del 1915.
La maggioranza della camera del popolo ha premiato le considerazioni d’ordine storico e umanitario sugli imperativi politico-economici.
La decisione di riconoscere il genocidio armeno, nel quale furono sterminate 1 milione e mezzo di persone, è stato adottata al termine di un’intensa discussione con 107 voti a favore, 67 contrari e 11 astensioni.
Lo schieramento rosso-verde è stato sostenuto da una grossa parte del Partito popolare democratico (PPD), nonché da alcuni deputati radicali democratici e dell’UDC.
Dibattito intenso
Sinistra e destra si sono affrontate per oltre un’ora sul postulato dell’ex consigliere nazionale democratico cristiano di Ginevra Jean-Claude Vaudroz.
Entrambi gli schieramenti hanno invitato il Parlamento a riconoscere questa pagina nera della storia del ventesimo secolo.
Il Consiglio nazionale aveva già respinto di misura nel 2001 un postulato del deputato Joseph Zisyadis che chiedeva il riconoscimento del genocidio.
Contrariamente al postulato respinto nel 2001, quello accettato martedì non presuppone il riconoscimento del genocidio armeno da parte del governo svizzero, ma solo che quest’ultimo prenda atto della decisione del Parlamento e ne trasmetta il contenuto per via diplomatica al governo turco.
Realtà storica
I partigiani del riconoscimento del genocidio degli armeni hanno rilevato come si tratti di una realtà storica che, tra l’altro, ha portato all’elaborazione della Convenzione dell’ONU contro il genocidio.
L’imperativo della coerenza e quello di evitare il ripetersi di altri crimini di questo genere devono perciò incitare la Svizzera, che ha aderito alla convenzione dell’ONU nel 2000, a riconoscere il genocidio degli armeni.
Per il deputato verde ginevrino Ueli Leuenberger, la decisione del Consiglio nazionale rappresenta “un segnale di giustizia nei confronti delle vittime, dei sopravvissuti e dei loro discendenti”.
Reazioni alla decisione
La decisione del Nazionale è stata accolta negativamente dal Consiglio federale, che avrebbe preferito vederla respinta.
La ministra degli esteri Calmy-Rey ha dichiarato che il postulato rischia di rafforzare la Turchia nella sua attitudine difensiva: “È importante che ogni Stato faccia un lavoro di memoria collettiva, ma le dichiarazioni politiche provenienti dall’estero non hanno forzatamente l’effetto desiderato”.
Di tutt’altro tenore le reazioni dell’associazione Svizzera-Armenia e della Società per le popolazioni minacciate.
Le due organizzazioni non governative hanno comunicato la loro soddisfazione per la decisione adottata dalla camera del popolo: “La Svizzera ha dato un chiaro segnale di giustizia per le vittime del genocidio e per i loro discendenti, offrendo un importante contributo alla prevenzione di altri crimini contro l’umanità”.
Preoccupazioni ingiustificate
Dal punto di vista storico il genocidio degli armeni non è più contestato ed è già stato riconosciuto da tredici parlamenti nazionali di Paesi quali Francia, Belgio, Stati Uniti, Russia, Canada e Italia.
L'ONU ha compiuto il passo nel 1985, seguito due anni dopo dal Parlamento europeo.
In Svizzera, due Cantoni hanno già fatto una precisa scelta di campo. Si tratta di Ginevra che nel 1998, primo Cantone in Svizzera, ha deciso di riconoscere il genocidio armeno e del parlamento cantonale di Vaud, che ha preso una decisione in tal senso lo scorso 23 settembre.
La decisione del parlamento cantonale vodese aveva portato ad un raffreddamento dei rapporti bilaterali tra Svizzera e Turchia. Dopo il voto di Vaud, il governo di Ankara aveva ritirato l’invito per un viaggio ufficiale alla ministra degli esteri elvetica Micheline Calmy-Rey.
La stizza di Ankara
La decisione del Parlamento svizzero è stata immediatamente commentata dal governo di Ankara attraverso il Ministero degli affari esteri.
Per il governo turco è inaccettabile "presentare come un genocidio degli avvenimenti avvenuti in condizioni molto particolari durante la prima guerra mondiale".
Da sempre, la Turchia rifiuta il termine di genocidio per i massacri perpetrati tra il 1915 ed il 1919 nei confronti del popolo armeno.
swissinfo e agenzie
Fatti e cifre
1 milione e mezzo, gli armeni trucidati dall'esercito turco dal 1915 fino al 1919.
Dal punto di vista storico il genocidio degli armeni non è più contestato ed è già stato riconosciuto da tredici parlamenti nazionali di Paesi quali Francia, Belgio. Stati Uniti, Russia, Canada e Italia.
L'ONU ha compiuto il passo nel 1985, seguito due anni dopo dal Parlamento europeo.
In breve
Il Consiglio nazionale ha accettato martedì un postulato che riconosce il genocidio degli armeni del 1915.
La decisione, adottata dalla maggioranza della camera del popolo, ha premiato le considerazioni d’ordine storico e umanitario sugli imperativi politici ed economici.
In Svizzera, due Cantoni hanno già fatto una precisa scelta di campo. Si tratta di Ginevra che nel 1998, primo Cantone in Svizzera, ha deciso di riconoscere il genocidio armeno e del parlamento cantonale di Vaud, che ha preso una decisione in tal senso lo scorso 23 settembre.