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par Peter Kurzmann
Presso il Museo Nazionale Svizzero con il numero di inventario AG 2668 é conservato un utensile in metallo che si presenta sotto forma di una Y allungata. La sua funzione tuttavia non é stata ancora del tutto definita. L’utensile di forma allungata che termina in una punta triangolare a sezione trasversale, é ornato da incisioni riconducibili senza dubbio a simboli alchimistici. Una fonte scritta risalente al XVIII sec. informa, che l’utensile in questione, é stato riportato alla luce nel 1707 insieme ad altri attrezzi in ferro durante alcuni scavi nel Castello di Forstegg (allora chiamato Forstegg), condotti da un certo Dr. Johann Heinrich Wolf, che all’epoca rivestiva la carica di «Oberamtmann» della signoria di Hohensax.
Si può comunque supporre che l’utensile sia appartenuto ad un rappresentante del casato dei Baroni di Hohensax, famiglia nobile nota a livello svizzero e proprietaria del Castello di Hohensax. Tale rappresentante, un certo Johann Philipp von Hohensax (1553–1596), seguace di Calvino, era una persona molto dotta. Studiò lingue antiche, medicina, storia, filosofia e diritto a Ginevra, Heidelberg, Parigi e Oxford, dove ottenne il titolo di magister artium. Inoltre prestò servizio come diplomatico e ufficiale nell’Elettorato Palatino e a Nassau. Nel 1594 si stabilì nel Castello di Forstegg, dove presumibilmente possedeva un laboratorio in cui si dedicava allo studio dell’alchimia. Fu assassinato nel 1596 nella locanda Löwen a Salez da un nipote appartenente al ramo cattolico del casato a causa di una lite ereditaria.
L’utensile in ferro viene interpretato come attizzatoio, così come erano in uso nei laboratori di alchimia. A causa della complessa fabbricazione e per le sue particolari incisioni, l’utensile deve essere attribuito al gruppo di oggetti alchimistici pregiati. Tali oggetti non furono realizzati per un uso comune, bensì avevano una funzione rappresentativa, riscontrabili negli ambienti degli alchimisti nobili e benestanti.
Nel caso in questione, il tipo di utensile, le incisioni ed il contesto permettono di datare l’oggetto nel XVI sec. I simboli possono essere interpretati come una enumerazione di termini alchimistici, che sono stati riportati sull’oggetto senza rispettare una sequenza logica. Da ciò é deducibile che le incisioni ricoprivano una funzione decorativa. In alcuni casi i simboli non sono decifrabili, e ciò é sicuramente riconducibile al fare misterioso degli alchimisti.
, Peter : Der Alchemist auf Burg Forstegg
Mittelalter – Moyen Age – Medioevo – Temp medieval, Zeitschrift des Schweizerischen Burgenvereins, 15. Jahrgang 2010, Heft 4, 117 - 126.