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LOSANNA - Il Tribunale federale (TF) accoglie il ricorso di un'automobilista condannata sulla base di un video realizzato con una dashcam, una videocamera installata nei veicoli per filmare la strada. L'uso di prove ottenute in violazione alla legge sulla protezione dei dati non è ammissibile per infrazioni non gravi, rilevano i giudici.
La Corte d'appello del canton Zurigo aveva riconosciuto l'automobilista colpevole di una serie di violazioni del codice stradale. La donna era stata condannata a una pena sospesa di 110 aliquote giornaliere da 150 franchi e a una multa di 4000 franchi.
La condanna si basava sul video di un altro utente della strada che era stato incalzato e sorpassato dalla conducente. Il filmato era stato registrato con una piccola telecamera montata sul cruscotto.
In una sentenza pubblicata oggi, il TF ha stabilito che questa registrazione non può essere utilizzata. Filmare da un veicolo non è facilmente riscontrabile dagli altri utenti della strada e costituisce un trattamento segreto dei dati. Tale registrazione viola pertanto la legge sulla protezione dei dati personali.
La corte suprema rileva che l'uso di prove ottenute illegalmente da un singolo non è espressamente disciplinata penalmente. Nella sua giurisprudenza, il TF ha stabilito due condizioni per tale impiego: le prove devono essere raccolte dalle autorità giudiziarie in conformità alla legge e la ponderazione degli interessi deve essere a favore dello sfruttamento. Per il TF tali prove devono essere utilizzate solo se sono essenziali per la risoluzione di un reato grave.
Nel caso in questione, il comportamento della conducente è stato descritto come violazioni delle norme di circolazione. Si tratta di contravvenzioni di una certa portata ma non di reati gravi, secondo la giurisprudenza del TF. La ponderazione degli interessi si contrappone quindi allo sfruttamento di queste registrazioni prese da un'automobile.