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Traduzione e cura di Gabriella de'Grandi
Prefazione di Tatiana Crivelli
Formato 12.5 x 21 cm, 288 pagine
Nel 1908 Carl Albert Loosli, redattore del Berner Tagwacht, scrive un’introduzione al racconto di Edgar Allan Poe I delitti della Rue Morgue, prototipo della detective story, che uscirà a puntate nel quotidiano. Lo scrittore conosce bene il genere, in particolare Conan Doyle. L’inganno del diavolo si inserisce nella tradizione del poliziesco «alla svizzera», continuata con successo da Glauser e Dürrenmatt, e si può leggere come un giallo a tutti gli effetti: c’è un morto, c’è un indagato, c’è un’inchiesta, c’è un processo, c’è una sentenza. Ma di tutto questo Loosli si serve come di una lente d’ingrandimento per esplorare il sistema giudiziario bernese di fine Ottocento e tratteggiare un quadro notevole della realtà politica, sociale e culturale dell’Emmental in quell’epoca. L’inganno del diavolo è stato definito da più parti il primo romanzo poliziesco svizzero. Ma lo è, in effetti?
Carl Albert Loosli (Schüpfen 1877 - Bümpliz 1959), figlio illegittimo di una lavorante a domicilio, frequentò diversi istituti senza conseguire alcuna abilitazione. Di formazione autodidatta, fu reporter a Parigi e in seguito scrittore indipendente e pubblicista. Impegnato in ambito sociale e politico, si oppose tra l’altro agli istituti di rieducazione e al nascente antisemitismo. Fu anche autore di poesie in dialetto dell’Emmental.
Recensione di Carlo Caruso sul Corriere del Ticino del 28 gennaio 2019