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Riviste al ribasso le stime sulla crescita del PIL nel 2018 e nel 2019.
Il Fondo monetario internazionale taglia le stime di crescita del PIL per l'area euro e per gli Stati Uniti.
Per l'area dell'euro l'Fmi prevede nel 2018 un Pil in aumento del 2,0%, lo 0,2% in meno rispetto alle stime di luglio (-0,4 su aprile). Per il 2019 l'aumento del PIL previsto si conferma all'1,9%.
Per gli Stati Uniti nel 2018 la crescita è stimata al 2,9%, invariata rispetto alle stime di luglio, mentre nel 2019 l'aumento atteso è del 2,5%, -0,2% rispetto a luglio.
Osservato speciale dell'Fmi è l'Italia. Per l'organizzazione internazionale diretta da Christine Lagarde "le recenti difficoltà nel formare un governo in Italia e la possibilità di un rovesciamento delle riforme o l'attuazione di politiche che potrebbero danneggiare la sostenibilità del debito hanno innescato un aumento dello spread" e l'incertezza politica "potrebbe scoraggiare gli investimenti privati e indebolire l'attività economica in diversi paesi, aumentando la possibilità di riforme più lente o significativi cambi negli obiettivi". Secondo il capo economista dell'Fmi, Maurice Obstfeld, "è imperativo che sia mantenuta la fiducia dei mercati nella politica fiscale" e che "si agisca nel contesto delle regole europee".
E in tema di spread italiano, oggi il differenziale di rendimento (in pratica quanto paga un Pease per farsi prestare i soldi) fra i titoli di stato tedeschi e italiani è salito fino a 317 punti base, per poi ritornare a 300.