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Nell'aula del tribunale di Palma di Maiorca sul banco degli imputati in un processo per presunta corruzione è seduta da questa mattina l'Infanta Cristina, sorella di re Felipe VI. Un fatto senza precedenti.
La bionda Cristina, 50 anni, è accusata con il marito Inaki Urdangarin di malversazioni nella gestione della Fondazione Noos, che avrebbe dirottato diversi milioni di euro di danaro pubblico verso una società paravento, Aizoon, di cui erano titolari. La principessa rischia una condanna fino a nove anni, il marito fino a 19.
Le tre donne giudice che compongono la corte, e che dovranno decidere la sorte dell'Infanta, siedono sotto un ritratto di Felipe VI, fratello dell'imputata, in nome del quale, come capo dello Stato, la sentenza sarà pronunciata.
I cinque anni di inchiesta e rivelazioni sullo 'scandalo Noos' hanno già prodotto danni ingenti per la corona dei Borbone, contribuendo alla decisione di Juan Carlos di abdicare nel 2014, mentre l'immagine della monarchia precipitava, a favore del figlio Felipe.
Un giudice istruttore testardo e il sindacato anticorruzione Mani Pulite, che si è costituito parte civile, hanno portato l'infanta sul banco degli imputati, contro il parere di procura e avvocatura dello Stato. Cosi da oggi titola El Mundo, che definisce "storico" il processo di Palma, la Spagna ha "Una Infanta sul banco degli imputati".
'Esiliati' da due anni a Ginevra Cristina e Inaki, cui Felipe ha sfilato l'anno scorso il titolo di Duchi di Palma dopo averli depennati dalla lista ufficiale dei membri della Casa Reale di Spagna, siedono accanto agli altri 16 co-imputati davanti ai tre giudici di Palma.
Seduta all'estrema sinistra nell'ultima delle tre file degli accusati Cristina di Borbone è apparsa seria e concentrata. Inaki, a quattro sedie di distanza, era più nervoso. È lui, accusato di avere diretto la presunta trama corrotta, quello che rischia di più.
Secondo El Mundo sarebbe convinto di non riuscire a evitare il carcere. Cristina di Borbone invece spera ancora in una archiviazione. Oggi l'ha chiesta il suo avvocato, invocando il precedente di una causa contro l'allora presidente del Banco Santander Emilio Botin, archiviata perché l'incriminazione chiesta da una parte civile non era stata appoggiata dalla procura.
La richiesta del suo legale è stata sostenuta oggi davanti alla corte da Procura e Avvocatura dello Stato. I tre giudici devono decidere a breve se lasciarla fuori, alleggerendo l'incubo che il processo rappresenta per la corona.
Ma anche questo potrebbe non bastare. Il principale socio di Urdangarin Diego Torres afferma che la Casa Reale e re Juan Carlos sapevano tutto: promette carte e rivelazioni imbarazzanti per la Corona dei Borbone. Il suo avvocato ha chiesto oggi che Felipe VI e Juan Carlos siano chiamati a deporre.
SDA-ATS