Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/118561

<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è invitato a abrogare l'articolo 32a LPAmb oppure, in subordine, a modificarlo come segue: </p><p>Capoverso 1</p><p>I costi per lo smaltimento dei rifiuti urbani possono essere coperti attraverso emolumenti o altre tasse riscossi in base al principio di causalità.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>La tassa sul sacco non rappresenta un'imposta supplementare per gli abitanti di un comune, ma garantisce che i costi comunali di riciclaggio e di smaltimento dei rifiuti siano posti direttamente a carico di coloro che producono i rifiuti urbani. La regolamentazione corrisponde quindi al principio del "chi inquina paga", che la Confederazione è tenuta a far applicare nell'ambito della protezione dell'ambiente secondo l'articolo 74 capoverso 2 della Costituzione. </p><p>Da uno studio dell'UFAM (Fonte: "Die Sackgebühr aus Sicht der Bevölkerung und der Gemeinden", UFAFP 2003 (disponibile in tedesco e francese); <a href="http://www.bafu.admin.ch/publikationen/publikation/00521/index.html?lang=de">http://www.bafu.admin.ch/publikationen/publikation/00521/index.html?lang=de</a>) si evince che, una volta introdotta la tassa sul sacco, la quantità complessiva di rifiuti smaltiti negli impianti di incenerimento dei rifiuti urbani (IIRU) diminuisce in media del 30 per cento, mentre la quantità di materiali riciclati (vetro, PET, PE, alluminio, latta stagnata, carta, cartone, batterie, ecc.) aumenta della stessa percentuale. Ciò consente ai singoli comuni di ridurre i propri costi di smaltimento dei rifiuti dell'ordine del 20 per cento. Quasi la metà delle persone interrogate dichiara che l'introduzione della tassa sul sacco al posto di un finanziamento attraverso le imposte comunali ha modificato il loro comportamento nei confronti dei rifiuti, mentre il 75 per cento afferma esplicitamente di separarli meglio.</p><p>Se i costi per lo smaltimento dei rifiuti urbani non venissero finanziati, perlomeno parzialmente, con tasse conformi al principio del "chi inquina paga", ma esclusivamente attraverso le risorse fiscali, i costi di smaltimento complessivi risulterebbero più elevati o, in altre parole, i contribuenti pagherebbero, in fin dei conti, di più. Per questo motivo, la tassa sul sacco non è un'imposta punitiva, ma ricompensa in misura maggiore un comportamento rispettoso dell'ambiente e delle risorse, a beneficio in egual misura dei singoli contribuenti, delle finanze comunali e dell'ambiente.</p><p>Lo studio menzionato in precedenza ha anche dimostrato che lo smaltimento inadeguato dei rifiuti, come l'incenerimento illegale, le discariche selvagge e il littering, interessa anche i comuni privi di una tassa sul sacco. Benché lo smaltimento improprio di rifiuti sia tendenzialmente più marcato nei comuni con tassa sul sacco, questo fenomeno può tuttavia essere limitato al minimo promuovendo campagne d'informazione e di sensibilizzazione ad hoc. È peraltro necessario informare meglio la popolazione anche sull'incenerimento di rifiuti nei caminetti o nei giardini. Questi costi supplementari possono tuttavia essere compensati con la riduzione generale dei costi della gestione comunale dei rifiuti citata in precedenza.</p><p>Le basi legali della LPAmb attribuiscono ai cantoni un ampio margine di manovra per quanto concerne l'applicazione delle tasse sui rifiuti. Combinata in modo ragionevole con le tasse di base, la tassa sul sacco può essere mantenuta a un livello esiguo, accettato dalla popolazione. Inoltre, una congrua buona offerta di servizi di raccolta differenziata dei rifiuti aumenta l'accettazione della tassa sul sacco.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.