Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01288.jsonl.gz/1363

Si parla di un incremento del 43% rispetto all'anno precedente
Le critiche del Gruppo per una Svizzera senza esercito: «Bisogna esportare la pace e non la guerra»
BERNA - Ben 728 milioni di franchi. A tanto ammonta il valore delle esportazioni di materiale bellico da parte delle imprese svizzere nel 2019. Materiale che ha raggiunto 71 paesi. Si parla di una progressione di 218 milioni di franchi rispetto all'anno precedente. E il Gruppo per una Svizzera senza esercito (GSsE) accusa la Confederazione di «alimentare» le guerre.
L'incremento dell'export di materiale bellico è stato del 43%, quello totale dei beni della Svizzera è salito del 3%, ha indicato oggi in una conferenza stampa a Berna la Segreteria di Stato dell'economia (Seco). Le esportazioni di materiale bellico, senza considerare l'inflazione, hanno raggiunto l'anno scorso il secondo valore più elevato dal 1983. Il primo era stato quello registrato nel 2011 con 872,7 milioni di franchi.
Il forte incremento di tali esportazioni nel 2019 è da attribuire in particolare alle maggiori transazioni con la Danimarca, la Romania e il Bangladesh, ha comunicato oggi la Segreteria di Stato dell'economia (Seco).
Sono stati consegnati blindati alla Danimarca per un valore di 150 milioni di franchi e alla Romania per 111 milioni, ma anche munizioni e loro componenti alla Germania (68 milioni di franchi) e sistemi di difesa antiaerea al Bangladesh (55 milioni di franchi).
Le critiche - In un comunicato odierno il Gruppo per una Svizzera senza esercito (GSsE) critica le cifre record relative alle esportazioni di armi della Svizzera. Mentre l'industria degli armamenti e la sua lobby a Berna si lamentavano del fatto che l'industria elvetica degli armamenti fosse presumibilmente servile, gli ultimi dati della Seco mostrano un quadro completamente diverso, viene indicato.
Questa politica di vendita di armi non è nello spirito della promozione internazionale della pace, scrive il GSsE. «La Svizzera (...) deve esportare la pace e non la guerra» dichiara la segretaria dell'organizzazione Nadia Kuhn, citata nel comunicato.