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BERNA - L'Ufficio Federale della Sanità risponde picche alla Swiss Football League. La lega che organizza i due maggiori campionati di calcio, la Super League e la Challenge League, aveva chiesto delle modifiche nelle procedure di messa in quarantena dei tesserati, alfine di svolgere regolarmente i campionati.
Prima di tutto, aveva fatto notare come le decisioni sulle eventuali quarantene di un'intera squadra (calciatori ed anche staff) siano uniformi in tutti i Cantoni, dato che sono i medici cantonali a prenderle, creando così situazioni diverse.
E poi chiedeva una semplificazione: tamponi per tutti, possibilmente rapidi. I positivi, ovviamente, andrebbero in isolamento, ma la vera richiesta era sui negativi: si desidera che essi, pur avendo magari avuto contatti stretti coi positivi, possano allenarsi, usando la forma della bolla (ovvero lasciando la propria casa solo per gli allenamenti), in modo da non fermare un'intera squadra e dover dunque rinviare partite su partite, falsando di fatto il torneo.
Ma, appunto, l'Ufficio Federale della Sanità non ha dato risposte esaurienti alle proposte, pur non escludendo di riverificare se quelle applicate sinora siano ideali o no. Interpellato da tio.ch, l'UFSP ha ripetuto come la responsabilità di decidere delle quarantene sia cantonale. Ed ha aggiunto: "Dal nostro punto di vista, per evitare di essere messi in quarantena, i giocatori professionisti dovrebbero evitare contatti stretti al di fuori della loro squadra".
Decisamente più facile a dirsi che a farsi, come per chiunque. Ricordava qualche tempo fa Tosetti come i calciatori siano persone comuni, che hanno contatti coi parenti, con gli amici e che devono uscire per la spesa eccetera. Insomma, il mantra di limitare i contatti vale per tutti, però chiedere di non averne di stretti fuori dalla squadra, dunque escludendo le famiglie, non è fattibile per un'intera stagione.