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I celebri coltelli svizzeri fabbricati da Wenger si vendono in 150 paesi del mondo. La PMI resiste bene alla crisi del franco forte, pur se l’80% del suo reditto viene realizzato all’estero. Intervista con il CEO Peter Hug.
Con base a Delémont, Wenger produce coltelli dal 1893. Fornitore ufficiale dell'esercito svizzero, l'impresa è stata inglobata nel 2005 dal suo concorrente diretto, Victorinox, a causa di difficoltà finanziarie. Da allora, le vendite non hanno mai smesso di aumentare, grazie in particolare ad una diversificazione della gamma di prodotti. L'impresa dà oggi lavoro a 250 persone.
Wenger non fabbrica soltanto coltellini svizzeri. Quali altri prodotti proponete?
Peter Hug: Oltre ai coltelli, produciamo orologi e vendiamo zaini per laptop, valigie, una gamma di prodotti per il campeggio, scarpe sportive ed accendini. Nei prossimi mesi lanceremo una gamma di occhiali da sole. Questi prodotti si vendono bene, sono addirittura divenuti un pilastro importante per la nostra ditta. Praticamente tutta la nostra gamma è in crescita. Il coltellino tascabile ha anch'esso avuto un forte incremento negli ultimi anni. Dal 2006 le vendite di coltellini sono aumentate del 10% in media all'anno.
Quale parte dei vostri prodotti viene fabbricata all'estero?
Hug: Tutti i nostri prodotti tranne gli orologi ed i coltellini. La Svizzera possiede sempre le competenze per fabbricare questi prodotti, ma non di un sistema industriale che permetta di essere competitivi. Li facciamo fabbricare in estremo oriente, in Cina, in Vietnam, in Tailandia, a seconda dei modelli.
Quale parte della vostra cifra d'affari si realizza all'estero?
Hug: All'incirca l'80% del nostro guadagno proviene dall'estero. I nostri mercati principali sono gli Stati Uniti, la Germania ed il Giappone. Tutti i prodotti si vendono bene. Il coltellino svizzero si vende particolarmente bene in Germania e negli Stati Uniti. Il Giappone è uno dei nostri mercati più importanti per quanto concerne i nostri coltelli da cucina.
Che impatto ha avuto il franco forte sulle attività di Wenger?
Hug: Il rincaro del franco ha avuto un impatto notevole. Nonostante la grande maggioranza delle nostre vendite si realizzi all'estero, il 90% dei nostri costi si trovano in Svizzera. Siamo stati penalizzati. Per far fronte a questa situazione, abbiamo utilizzato quello che si chiama "natural hedging". Ad esempio, acquistiamo acciaio in Europa utilizzando gli euro incassati direttamente da certi clienti. Certamente, questo metodo non ci permette di trarre vantaggio dalla forza del franco per comprare l'acciaio ad un prezzo inferiore, ma ci permette di mantenere i prezzi in euro costanti. Senza questo sistema, rischieremmo di dover aumentare i prezzi all'estero, perdendo in competitività.
Inoltre, abbiamo tentato di innovare mettendo in opera degli sconti e delle attività ai punti di vendita. Tuttavia, per quanto concerne i coltelli professionali come quelli per i macellai, abbiamo sofferto della concorrenza dei prodotti fabbricati in Europa e in Asia. È in questi casi che dobbiamo lottare contro il franco forte. La decisione della BNS di fissare una soglia di cambio tra il franco svizzero e l'euro ci ha comunque aiutati molto. Lo scorso anno, era quasi impossibile calcolare un'offerta. Spero che i politici in Europa riescano a trovare delle soluzioni, affinché l'euro raggiunga un valore intorno a CHF 1.25 o CHF 1.30.
Su cosa puntate per il futuro?
Hug: Grazie alla diversificazione della nostra gamma di prodotti iniziata nel 2003 e 2004, penso che abbiamo oggi buone probabilità di garantire un futuro alla nostra azienda, continuando ad avere la crescita di questi ultimi anni.