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Adolescenti, adulti, ma anche neonati: l'anoressia è un disturbo alimentare diffuso a qualsiasi età. Quello che lascia maggiormente stupiti, probabilmente, è il dato riguardante l'anoressia neonatale che rientra nei cosiddetti «disturbi della nutrizione della prima infanzia». In pratica è il rifiuto del cibo, adottato dai più piccoli come mezzo per esprimere un disagio, e può essere anoressia essenziale precoce, con un disinteresse immediato del neonato per il cibo, o del secondo trimestre, coincidente con lo svezzamento.
L'anoressia precoce viene manifestata verso il latte materno così come il biberon e sebbene il piccolo abbia lo stimolo della fame, non mangia. Il fenomeno deve essere attentamente controllato perché potrebbe rappresentare un campanello d'allarme per disturbi preoccupanti come autismo o psicosi infantili. L'anoressia del secondo trimestre, invece, è quella che si manifesta tra i 5 e gli 8 mesi di età e tende a coincidere con il momento dello svezzamento. Al cospetto del rifiuto del cibo, da parte di un bambino sino a quel momento vispo e sereno, potrà essere diagnosticata un'anoressia semplice, generalmente transitoria e legata ad alimenti non graditi al pargolo che, magari preferiva il latte.
Vietato costringere il piccolo a mangiare o arrabbiarsi con lui, per evitare che il suo rifiuto sfoci in cibo sputato o vomitato. Accanto agli alimenti non graditi possono esserci delle concause per l'anoressia semplice, ravvisabili in un motivo di stress vissuto dal pargolo: un trasferimento, la trasformazione di alcune abitudini, il cambio della baby-sitter. Fondamentale in questi casi l'intervento rassicurante degli adulti di riferimento: il loro atteggiamento nei confronti del piccolo dovrà essere sereno e confortante, ed ovviamente non dovrà dimenticare di scoprire quali possano essere i motivi del suo disagio.
TMT (ti.mamme team)