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BERNA- L'Associazione europea di libero scambio (AELS), di cui fa parte anche la Confederazione, ha concluso un accordo di libero scambio con il Mercato comune dell'America meridionale (Mercosur). Secondo il ministro svizzero dell'economia Guy Parmelin «la conclusione dei negoziati rappresenta una pietra miliare per la Svizzera».
Secondo il consigliere federale l'intesa permette alla Confederazione di raggiungere tre risultati estremamente importanti: migliora l'accesso a un mercato di enorme potenziale per le aziende elvetiche, evita una possibile situazione di svantaggio per l'industria svizzera in seguito a un accordo raggiunto recentemente tra Ue e Mercosur e stabilizza nonché amplia la rete commerciale.
«L'accordo permette alle nostre aziende di mettersi in pari con la concorrenza», ha precisato Pamelin durante una conferenza stampa a Zurigo, appena rientrato dalla sua visita a Kazan in Russia per i campionati mondiali delle professioni "WorldSkills", aggiungendo che «gli esportatori hanno bisogno di condizioni quadro affidabili per potersi affermare nei tumultuosi mercati mondiali».
L'intesa tra i quattro paesi dell'AELS - Svizzera, Norvegia, Islanda e Liechtenstein - e quelli del Mercosur è stata trovata dopo due anni di discussioni: attualmente, tuttavia, il contenuto dell'accordo non è disponibile. Il testo deve ancora essere ratificato da tutti gli Stati coinvolti.
Parmelin ha affermato che nei prossimi mesi l'intesa sarà sottoposta alle consuete verifiche giuridiche e la firma dovrebbe essere possibile entro l'inizio dell'anno prossimo. Il processo di approvazione parlamentare sarà avviato subito dopo, affinché la Svizzera possa ratificarlo entro il 2021.
Secondo quanto comunicato oggi dal Dipartimento federale dell'economia, della formazione e della ricerca (DEFR), l'intesa consente da una parte lo scambio di gran parte delle merci tra la Svizzera e i paesi del Mercosur senza dazi doganali, ma comprende d'altro canto anche disposizioni in materia di investimenti, protezione della proprietà intellettuale, eliminazione di ostacoli non tariffari al commercio (incluse misure sanitarie e fitosanitarie), concorrenza, agevolazione degli scambi, appalti pubblici nonché commercio e sviluppo sostenibile.
Su quest'ultimo aspetto l'accordo prevede in particolare un dialogo sulla sostenibilità della filiera agroalimentare e contiene disposizioni sulla protezione del clima e sull'utilizzo sostenibile di risorse forestali, ha precisato il DEFR nella nota.
Gli Stati membri del Mercosur sono Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay, mentre il Venezuela è attualmente sospeso. Sono inoltre Stati associati Bolivia, Cile, Perù, Colombia ed Ecuador.
Riguardo agli incendi boschivi in Brasile, Parmelin ha assicurato: «Li prendiamo molto sul serio». La Svizzera partecipa alle discussioni internazionali riguardanti questa catastrofe naturale, ha detto il consigliere federale. Il DEFR ha inoltre precisato che la Confederazione non acquista prodotti provenienti da regioni attualmente in fiamme.
La Svizzera esporta già merci nel Mercosur per un valore di circa 3,6 miliardi di franchi all'anno (esclusi i metalli preziosi, le pietre preziose e semipreziose, gli oggetti d'arte e d'antiquariato), secondo dati comunicati dal DEFR. In seguito all'accordo, a medio termine oltre il 96% di queste esportazioni beneficerà di concessioni tariffarie e circa il 95% sarà completamente esentato da dazi. Il DEFR stima il risparmio doganale a oltre 180 milioni di franchi all'anno, un potenziale di economia di rilevanza simile solo a quelli resi possibili dagli accordi di libero scambio sottoscritti con l'Ue e la Cina.
L'accordo con i Paesi del Sudamerica era stato chiesto a gran voce dall'industria elvetica. Grazie a questa intesa, infatti, le imprese svizzere non dovrebbero più essere svantaggiate - nella zona Mercosur - rispetto ai concorrenti dell'Unione europea. Il trattato tuttavia suscita timori tra gli agricoltori svizzeri, in particolare per quanto riguarda la vendita di carne.
Nel settore agricolo è la prima volta che la Confederazione concede, per determinati prodotti, anche contingenti bilaterali al di fuori degli impegni assunti nel quadro dell'Organizzazione mondiale del commercio (Wto). Tali concessioni sono state concepite in modo da essere compatibili con l'agricoltura nazionale e da non compromettere gli obiettivi della politica agricola svizzera. A tal scopo è stato anche promosso un dialogo con le cerchie interessate, ha indicato il DEFR nella sua nota.
Le reazioni - «Un'altra grande vittoria della nostra diplomazia per l'apertura del commercio», ha scritto ieri il presidente brasiliano Jair Bolsonaro su Twitter, annunciando il raggiungimento dell'accordo. Con questa intesa, gli Stati dell'America meridionale - che in totale contano circa 260 milioni di consumatori - intendono ridurre le tariffe sui prodotti industriali.
Il principale negoziatore argentino, il segretario alle relazioni economiche Horacio Reyser, ha descritto l'accordo come «un nuovo successo nel processo di integrazione internazionale dell'Argentina, che approfondisce e organizza il nostro legame storico con il continente europeo».
Lo scorso giugno, l'Ue e i paesi del Mercosur avevano già raggiunto un accordo in merito a un patto commerciale comune. Tuttavia, esso deve essere ratificato nell'Unione europea. Francia e Irlanda hanno però annunciato venerdì scorso di volersi opporre alla ratifica del trattato di libero scambio a causa degli incendi in Amazzonia e anche in seguito alla preoccupazione espressa dagli agricoltori dei due paesi in merito alle importazioni di carne a basso costo. «Bolsonaro ha mentito nel vertice del G20 di giugno ad Osaka, decidendo di non rispettare i suoi impegni sul clima e di non impegnarsi sulla biodiversità», aveva commentato il governo francese.
Sulla stessa lunghezza d'onda oggi si è espresso il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, che ha definito "poco probabile" una ratifica dell'intesa se l'Amazzonia continua a bruciare. «Certamente - ha detto Tusk in apertura del vertice G7 a Biarritz (F) - noi sosteniamo l'accordo Ue-Mercosur, ma è difficile immaginare un processo di ratifica fin quando il governo brasiliano consentirà la distruzione» dell'Amazzonia.