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Un'eredità non può essere lasciata a beneficio di associazioni per la tutela degli animali senza prevedere "una ragionevole quota" per i figli. Lo ha deciso la giustizia britannica.
È il principio, che nel diritto anglosassone si fonda sulle sentenze più che su norme definite, sulla cui base una corte britannica ha corretto d'autorità il testamento di un'anziana signora, morta nel 2004, la quale aveva lasciato una proprietà del valore di mezzo milione di sterline a beneficio delle amate bestiole. Ignorando una figlia.
La sentenza d'appello ha destinato a quest'ultima, oggi 54enne e riconosciuta dai giudici sulla soglia della povertà, 164'000 sterline. La notizia è ripresa con evidenza, ma non senza polemica, dalla stampa conservatrice: il Telegraph, pur notando come la "quota ragionevole" fosse già riconosciuta dalla giustizia, sottolinea il mancato rispetto della libera volontà individuale della defunta. E cita avvocati secondo i quali l'effetto sarà quello di far scrivere ora in modo più argomentato i testamenti per garantirne l'intangibilità. Il Times dà a sua volta conto delle proteste di associazioni animaliste, allarmate che il verdetto possa scoraggiare donazioni e lasciti da cui esse in gran parte dipendono.
SDA-ATS