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Originario di Urnäsch, in Appenzello Esterno, Roland Nef è nato il 1° luglio 1959. Prima che scoppiasse lo scandalo che lo ha costretto alle dimissioni, la sua carriera era stata senza intoppi.Questo contenuto è stato pubblicato il 25 luglio 2008 - 14:39
Nef trascorre l'infanzia a Frauenfeld, nel canton Turgovia, dove il padre è istruttore alla piazza d'armi. In seguito studia diritto all'università di Zurigo. Dopo la laurea, opta però per la carriera militare.
Nel 1988 entra a far parte del Corpo degli istruttori dell'artiglieria e gli viene affidato il comando di una batteria di obici blindati. Quattro anni dopo sale un altro gradino della scala gerarchica: è promosso capo informazioni della divisione di campagna 7.
Nel 1995 è promosso al grado di maggiore e diventa comandante del gruppo obici blindati 33. Quattro anni più tardi sale nuovamente di grado: diventa tenente colonnello e sottocapo di stato maggiore operazioni della divisione di campagna 7.
L'ascesa continua e nel 2001 è promosso colonnello diventa capo di stato maggiore della divisione di campagna.
Dopo un'esperienza militare negli Stati Uniti, nel 2002 viene nominato comandante della brigata blindata 4, con
contemporanea promozione a brigadiere.
Nel quadro della riforma Esercito XXI, l'appenzellese nel 2004 assume il comando della brigata blindata 11.
Da febbraio a settembre 2007 è comandante della Formazione d'addestramento dei blindati e dell'artiglieria a Thun. Sconosciuto al grande pubblico, il comandante di corpo si rivela pragmatico e aperto al dialogo.
All'apice, ma solo per un semestre
Nel frattempo, l'8 giugno 2007, il governo federale lo nomina capo dell'esercito, una carica istituita nel 2004, che prima di lui aveva rivestito Christophe Keckeis e che Nef assume dal 1° gennaio 2008.
Roland Nef diventa così responsabile dello sviluppo e della condotta dell'esercito. Dirige pertanto le Forze terrestri e le Forze aeree, l'Istruzione superiore dei quadri, la Base logistica, la Base d'aiuto alla condotta, nonché lo Stato maggiore di pianificazione e lo Stato maggiore di condotta dell'esercito.
Sin dall'entrata in funzione, deve far fronte a contrasti fra diverse correnti all'interno del Dipartimento federale della difesa in merito alla riforma dell'esercito. Nef dichiara di non voler attuare alcuna rivoluzione, ma di voler consolidare quanto già intrapreso di buono.
Oltre a migliorare il grado di preparazione delle truppe e della logistica, l'appenzellese vuole che il reclutamento del personale militare diventi un compito dei comandanti. Pur dichiarandosi chiaramente a favore dell'esercito di milizia, Nef auspica che i militari occupino la loro mansione per almeno 4-6 anni.
Cadono le teste nell'esercito svizzero
Ma Nef non sa che il suo mandato sarà di brevissima durata. Il 12 giugno 2008 iniziano i primi grossi guai per il capo dell'esercito svizzero: cinque militari muoiono in un incidente di gommoni sul fiume Kander, nell'Oberland bernese. Nel corso dell'inchiesta emergono irregolarità nella scelta dei quadri delle Forze aeree. Nef obbliga allora il 60enne comandante delle Forze aeree Walter Knutti ad assumersi le responsabilità e dimettersi.
Un mese dopo, il 13 luglio, il settimanale svizzero tedesco "SonntagsZeitung" rivela che quando il ministro della difesa Samuel Schmida aveva proposto la nomina di Roland Nef a capo dell'esercito, nei confronti di costui era in corso un'inchiesta. L'appenzellese alla fine del 2006 era stato denunciato per coazione dall'ex compagna. Il caso era stato archiviato nell'autunno 2007, dopo che la querelante aveva ritirato la denuncia a seguito delle scuse e di un indennizzo finanziario da parte di Nef.
Scoppia uno scandalo: le Commissioni parlamentari di sicurezza e i partiti esigono spiegazioni da Schmid e da tutto il governo. Le rivelazioni di dettagli sulla vicenda da parte dei media si susseguono a ritmo quotidiano. Il 25 luglio Roland Nef getta la spugna e propone al ministro della difesa di sciogliere il contratto di lavoro.
swissinfo e agenzie
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