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Lunedì 29 ottobre 2O12, la Svizzera affronterà a Ginevra il suo secondo Esame Periodico Universale dinanzi al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite. Le 46 organizzazioni svizzere componenti la coalizione hanno stilato un rapporto, destinato alle autorità federali e cantonali, contenente 41 raccommandazioni, in cui si denunciano vari problemi in materia di diritti fondamentali. Le ONG intendono fornire agli Stati membri del Consiglio una visione più oggettiva della situazione della Svizzera.
Le raccomandazioni delle ONG toccano cinque ambiti: questioni legali e istituzionali, discriminazioni, asilo e migrazioni, giustizia e polizia, diritti economici e sociali.
«La Svizzera è ben lungi dall'essere una cattiva allieva in materia di diritti umani - ha dichiarato Alain Bovard, giurista a Amnesty International e membro del gruppo di pilotaggio della coalizione - ma, contrariamente a quanto ritenuto da molti, la situazione non è affatto perfetta e numerosi progressi debbono ancora essere compiuti».
«In particolare, la Svizzera dovrebbe compiere degli sforzi per una migliore attuazione delle raccomandazioni che le sono rivolte dalle istanze delle Nazioni Unite, ivi compreso l'EPU, senza contare che ancora non possiede un'instituzione nazionale per i diritti umani degna di questo nome», ha aggiunto Alex Sutter di humanrights.ch, a sua volta membro del gruppo di pilotaggio.
«Soprattutto le discriminazioni fondate sull'orientamento o l'identità sessuale, sull'handicap o sul sesso sono ancora molto numerose e la Svizzera non riconosce la possibilità di agire in giudizio per la tutela dei diritti economici, sociali e culturali», ha spiegato dal canto suo Selim Neffah del CODAP, membro del gruppo di pilotaggio.
La coalizione delle ONG rileva altresi numerose mancanze nell'ambito del diritto d'asilo e della migrazione. Persone poste in detenzione amministrativa si ritrovano nei medesimi luoghi dei delinquenti, mentre minori e adulti alloggiano insieme. Le donne vittime del commercio di persone e le straniere vittime di violenza domestica ricevono trattamenti molto diversi a seconda del cantone in cui si trovano. Infine, con qualche rara eccezione, i cantoni non prevedono dei sistemi indipendenti per il trattamento delle denunce di casi presunti di violenza perpetrati dalle forze di polizia.
Questo secondo EPU deve costituire altresì l'occasione per fare il punto su quanto la Svizzera ha fatto per attuare la ventina di raccomandazioni che aveva accettato nel 2OO8. La coalizione delle ONG auspica che gli autori di tali raccomandazioni chiedano conto e mantengano la pressione affinché la Svizzera rispetti i propri impegni.
Il rapporto completo della coalizione delle ONG per l'EPU è disponibile in tedesco, francese e inglese al link seguente: humanrights.ch.