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<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Nelle Linee direttive 1999 delle finanze federali il Consiglio federale ha ribadito che il mantenimento di un'aliquota fiscale bassa in confronto all'OCSE è un obiettivo importante. Nel 1998 questa aliquota è peraltro aumentata fino al 35,1 per cento. Tuttavia, la Svizzera è sempre al di sotto della media dell'OCSE (37,0%) e persino molto chiaramente al di sotto del livello dei Paesi dell'UE (41,3%). Per il 1999 ci si attende che quest'aliquota rimanga stabile. In futuro, grazie alle continue riforme fiscali che prevedono sgravi sostanziali in diversi settori, l'aliquota d'imposta dovrebbe evolversi nuovamente in modo favorevole. Un obiettivo altrettanto importante di quello di una bassa aliquota fiscale è l'equilibrio a medio termine delle finanze federali che è peraltro già a buon punto grazie alla ripresa congiunturale, ma che non dev'essere pregiudicato da nuove richieste.</p><p></p><p>1. Il Consiglio federale è cosciente che il miglioramento delle condizioni quadro della piazza economica svizzera avviato con la riforma 1997 dell'imposizione delle imprese deve essere ulteriormente ottimizzato in maniera puntuale. È quindi intenzionato a perseguire il perfezionamento dell'attrattiva in questione.</p><p></p><p>L'attuazione di ulteriori misure a favore della piazza economica svizzera dipende da diverse condizioni politico-finanziarie ed economiche. In primo luogo occorre garantire che la diminuzione delle entrate di complessivi 1,8 miliardi di franchi connessa con il pendente pacchetto fiscale 2001 possa essere rispettata. Soprattutto ai fini dell'imposizione della proprietà d'abitazioni non si esclude un'ulteriore diminuzione delle entrate. Per procedere a riduzioni fiscali del suddetto ordine il margine d'azione politico-finanziario è dato, vale a dire esse si lasciano realizzare senza che le finanze federali minaccino di ridiventare permanentemente deficitarie; un'ulteriore premessa per un'ottimizzazione delle condizioni quadro è data anche dal continuo rispetto della disciplina sul fronte delle uscite e dal persistente sviluppo economico. Solo in questo modo sarà possibile mantenere a livelli più vantaggiosi l'aliquota fiscale e la quota delle uscite della Confederazione nel confronto con l'OCSE. Attualmente non si può quindi prevedere se una riduzione dell'aliquota dell'imposta sugli utili nell'ambito dell'imposta federale diretta possa essere presa in considerazione a lungo termine.</p><p></p><p>2. La maggior parte dei contribuenti approfitterà degli sgravi del pacchetto fiscale dell'ordine di 1,3 miliardi di franchi (di cui 900 milioni a carico della Confederazione e 400 dei Cantoni) previsti nell'ambito dell'imposizione della coppia e della famiglia. Lo sgravio per la coppia è sostanzialmente soppresso, ma anche le persone (veramente) sole saranno agevolate. In tal modo si terrà in debito conto della richiesta dell'autore della mozione di diminuire il carico fiscale delle persone fisiche del ceto medio. A causa della tenue progressione soltanto i redditi alti non beneficeranno di alcuno sgravio, o solo in misura limitata; questa categoria non è comunque considerata dall'autore della mozione che chiede agevolazioni per il ceto medio.</p><p></p><p>Il fatto che le coppie di concubini dovranno alla fine essere in parte maggiormente tassate è riconducibile alla scelta del modello del Consiglio federale del 2 ottobre 2000, dato che si è rinunciato ad un diritto di opzione per le coppie di concubini. A ciò non si può porre rimedio semplicemente attraverso una riduzione della progressione, poiché il maggiore o minore carico fiscale di determinate categorie di contribuenti rispetto ad altre continuerebbe a sussistere. Inoltre, nell'ottica attuale, ulteriori sgravi sarebbero problematici anche sotto l'aspetto politico-finanziario.</p><p></p><p>3. Il Consiglio federale è da sempre dell'opinione che aliquote d'imposta modeste -sia per le imposte sulle società sia per le imposte sul reddito - sono la risposta adeguata all'esigenza ricorrente di attenuare la doppia imposizione economica della società anonima e dell'azionista. La concezione in vigore è sempre più giustificata dato che non è mai stata addotta una chiara prova che la società anonima e il suo azionista sono generalmente gravati in misura maggiore di un'impresa di persone per il resto identica. Finora tutte le analisi effettuate hanno al contrario mostrato che, anche in caso di distribuzione annua di un dividendo normale (= rendimento conforme al mercato dell'effettivo capitale proprio), nella maggior parte dei casi l'onere totale della società anonima e dell'azionista è minore, talvolta perfino di gran lunga inferiore a quanto non lo sarebbe se la stessa impresa con gli stessi rapporti di partecipazione fosse gestita come impresa di persone (ditta individuale o società di persone).</p><p></p><p>La commissione di esperti istituita dal DFF sulla "imposizione delle imprese indipendente dalla loro forma giuridica" e diretta dal professor Xavier Oberson (Ginevra) si occupa anche di confronti tra oneri fiscali. Il suo scopo principale è l'imposizione più equa di tutti gli utili delle imprese nel senso che - a prescindere dalla forma giuridica dell'impresa - gli utili, le distribuzioni e le riscossioni di utili vengano tassati secondo gli stessi criteri. In pari tempo la commissione di esperti dovrà esaminare se le alienazioni di partecipazioni a società di capitali e ad imprese di persone debbano parimenti essere tassate secondo gli stessi criteri. </p><p></p><p>È chiaro che non possono più essere adottate misure per attenuare la doppia imposizione economica e per ottimizzare in maniera mirata le condizioni quadro fiscali senza includere le imposte cantonali. Così, ad esempio, anche i Cantoni potrebbero prefiggersi l'abolizione dell'imposta sul capitale, poiché le imposte patrimoniali non giovano all'attrattiva della piazza economica svizzera. La legge sull'armonizzazione delle imposte dirette dei Cantoni e dei Comuni, che prevede un'imposta sul capitale e una sulla sostanza, dovrebbe essere modificata di conseguenza.</p><p></p><p>4. Il Consiglio federale è disposto ad intraprendere tutto quanto possibile a livello</p><p>politico-finanziario per ottimizzare in maniera mirata le condizioni quadro per l'insediamento di imprese; a tal fine si occuperà nuovamente delle prescrizioni sul riporto individuale delle perdite e proporrà all'occorrenza soluzioni più vantaggiose. Anche la legge sull'armonizzazione delle imposte dirette dei Cantoni e dei Comuni dovrebbe ovviamente essere adeguata nel dovuto modo.</p><p></p><p>Sarà più difficile trovare una soluzione in materia di compensazione delle perdite e degli utili per le società di un gruppo site in Svizzera, poiché già in occasione della riforma 1997 dell'imposizione delle imprese i Cantoni non hanno potuto accettare l'idea di assumersi le perdite di un gruppo sito fuori Cantone. Di conseguenza, un consenso in merito tra i Cantoni sarà la "conditio sine qua non".</p><p></p><p>5. Da queste considerazioni risulta che il Consiglio federale conduce attualmente una politica fiscale molto attiva e necessita pertanto di un margine di manovra illimitato. Sarebbe quindi inopportuno limitare questo spazio accettando mandati vincolanti, che possono essere considerati soltanto nell'ambito di una strategia politico-finanziaria globale. In particolare bisogna impedire che l'equilibrio a lungo termine delle finanze federali sia messo in pericolo da sgravi fiscali e spese insostenibili.</p>  Il Consiglio federale propone di trasformare la mozione in postulato.