Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/241709

<h2>SubmittedText<h2><p>Gli effetti negativi della libera circolazione delle persone sul mercato del lavoro ticinese sono vieppiù preoccupanti.</p><p>Il numero dei frontalieri è costantemente in crescita e l'aumento, ormai da vari anni, interessa sostanzialmente il settore terziario, dove non c'è alcuna carenza di manodopera residente. Ciò genera i ben noti fenomeni di sostituzione di lavoratori residenti con frontalieri e di dumping salariale.</p><p>La preferenza indigena light si è dimostrata, come era del resto previsto, del tutto inutile nella prevenzione come pure nel contenimento dei fenomeni di cui sopra.</p><p>Gli ultimi dati dell'Ufficio di statistica parlano chiaro: nel quarto trimestre del 2021 in Ticino erano presenti 74 229 frontalieri. Quelli attivi nel terziario erano 49 044. </p><p>E' quindi nel terziario che l'esplosione dei permessi G continua. Se si pensa che prima della libera circolazione delle persone il settore occupava circa 10mila frontalieri, ci si rende ben conto della sostituzione in corso. </p><p>Negli ultimi tempi si registra però un fatto nuovo. Anche nella fascia di confine italiana comincia a farsi strada la consapevolezza che il frontalierato incontrollato è nocivo per il tessuto economico locale, poiché comporta fuga di cervelli e deindustrializzazione. </p><p>Sulla base di questa nascente consapevolezza comune, che andrà naturalmente consolidata dalla parte italiana, occorrerà riaprire la discussione sull'elaborazione di clausole di salvaguardia di concerto con le regioni di confine italiane.</p><p>Chiedo al Consiglio federale:</p><p>- Davanti ad un'eventuale posizione congiunta dei territori di frontiera svizzeri ed italiani, il Consiglio federale è disposto a chinarsi seriamente sull'ipotesi di introduzione di clausole di salvaguardia volte a contenere la continua crescita del frontalierato in Ticino, problematica sia per la fascia di confine ticinese che per quella italiana?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale è consapevole della crescita costante del numero di frontalieri in Svizzera e della loro attuale importanza, in termini di quota di lavoratori, in determinati Cantoni di frontiera, in particolare in Ticino.</p><p>L'economia svizzera necessita della manodopera straniera, in particolare nei settori in cui esiste una penuria di lavoratori. La libera circolazione delle persone, che vale anche per i frontalieri, favorisce la crescita economica soprattutto nelle regioni di confine. Esiste un nesso chiaro tra l'immigrazione di manodopera e l'andamento congiunturale, che contribuisce al mantenimento degli impieghi in Svizzera.</p><p>Il numero di frontalieri, di nazionalità straniera o svizzera, è effettivamente aumentato in maniera costante dalla metà degli anni '90. Questo vale in particolare per il Cantone del Ticino, dove questa evoluzione è stata di recente accompagnata da una crescita occupazionale superiore alla media. Vari indicatori suggeriscono che anche la popolazione locale ha potuto approfittare di questa dinamica. Nel corso degli ultimi dieci anni, il tasso di attività è infatti aumentato in Ticino mentre quello di disoccupazione è diminuito avvicinandosi alla media svizzera. La composizione strutturale dell'occupazione di frontalieri in Ticino presenta peraltro profili più diversificati che in altre regioni di confine.</p><p>Il Consiglio federale si impegna attivamente a favore di un'immigrazione di lavoratori che risponda alle esigenze dell'economia. Adotta regolarmente provvedimenti tesi a ridurre gli effetti indesiderati legati alla libera circolazione delle persone, ad esempio potenziando la competitività dei lavoratori di una certa età e permettendo alle persone in cerca d'impiego difficilmente collocabili di inserirsi nel mercato del lavoro.</p><p>Il Consiglio federale collabora strettamente, sia a livello politico che tecnico, con i Cantoni e i Paesi limitrofi per garantire che le esigenze specifiche dei Cantoni di frontiera siano prese in considerazione. In questo contesto, anche le imprese possono svolgere un ruolo importante mettendo a profitto il potenziale di manodopera presente sul territorio svizzero.</p><p>Per tutti questi motivi, il Consiglio federale non ritiene necessario prevedere misure come, ad esempio, una clausola di salvaguardia. Attribuisce tuttavia sempre particolare importanza alla situazione del mercato del lavoro, in particolare nelle regioni di frontiera.</p>  Risposta del Consiglio federale.