Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/230355

<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di estendere le condizioni per il rilascio di un visto umanitario ai collaboratori esposti di ONG e/o associazioni che operano o hanno operato in favore dei diritti umani, della parità dei sessi, del sostegno alle minoranze culturali e/o dei diritti lgbtiq+ in Afghanistan. Andranno esaminate con particolare benevolenza le domande provenienti da ONG e istituzioni quali l'Afghanistan Independent Human Rights Commission (AIHRC), attualmente o in passato sostenute dalla Confederazione, da uno o più Cantoni o da uno o più Comuni svizzeri.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il diritto svizzero prevede che le persone la cui vita o integrità fisica è direttamente, seriamente e concretamente minacciata nel loro Paese di origine o di provenienza possono domandare un visto umanitario. La domanda deve essere presentata di persona presso una rappresentanza svizzera all'estero abilitata al rilascio di visti. Ogni domanda è esaminata minuziosamente.</p><p>I criteri legali per il rilascio di un visto umanitario sono tuttavia severi (cfr. art. 5 cpv. 3 della legge federale sugli stranieri e la loro integrazione, LStrI; RS 142.20). La semplice appartenenza a un gruppo potenzialmente a rischio non basta a motivare un pericolo di morte. Secondo la prassi consolidata, gli interessati devono inoltre avere un legame stretto e attuale con la Svizzera. Può essere il caso se è comprovato che la persona esercitava un'attività lucrativa esposta per un'organizzazione statale svizzera fino alla presa di potere dei Talebani. Se la persona era impiegata da un'organizzazione non statale, quest'ultima deve essere stata sostenuta finanziariamente dalla Confederazione. La promozione attiva dei diritti umani, in particolare, è considerata un'attività esposta.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.