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Stati Uniti e Cina hanno aperto giovedì un nuovo capitolo della loro guerra commerciale. A mezzanotte (le 6.00 in Svizzera) Washington ha messo in vigore nuovi dazi del 25% su 16 miliardi di dollari di importazioni cinesi, suddivisi in 279 categorie di prodotti. La risposta di Pechino, perfettamente equivalente, è giunta a stretto giro di posta.
Il Ministero del commercio cinese ha fatto sapere di "essere costretto" a mettere in atto "rappresaglie necessarie", preannunciando nel contempo una denuncia delle misure americane presso l'Organizzazione mondiale del commercio.
I nuovi provvedimenti portano a 50 miliardi di dollari per parte il valore totale dei beni tassati dai due paesi a partire da luglio e il confronto non sembra destinato a concludersi presto, anzi: mentre le delegazioni dei due paesi cercano di risolvere la vertenza, da parte americana si lavora su un nuovo elenco di prodotti da prendere di mira, per 200 miliardi di dollari sui 500 miliardi di importazioni totali.
L'impatto di quanto sta avvenendo non è irrilevante. Secondo gli economisti, ogni 100 miliardi di merci toccate il commercio mondiale cala dello 0,5%. La crescita cinese ne risentirà quest'anno nella misura di 0,1-0,3 punti percentuali, quella statunitense un po' meno. Nel 2019 gli effetti saranno ancora più significativi.
pon/ATS