Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/225831

<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di adottare le misure necessarie affinché la Svizzera si ritiri dal trattato della Carta europea dell'energia (ECT).</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>I negoziati per modernizzare il trattato sulla Carta europea dell'energia (ECT), avviati a luglio 2020, sono tuttora in corso. Il mandato negoziale per la modernizzazione del trattato sulla Carta europea dell'energia (ECT) è stato adottato dal Consiglio federale il 16 ottobre 2019. Un'uscita dal trattato sarebbe contraria sia al mandato che agli interessi della Svizzera.</p><p>L'ECT non impedisce a nessuno Stato membro di perseguire una politica energetica ambiziosa. In linea di principio, il diritto di regolamentazione di uno Stato membro non viene limitato. Gli Stati membri possono continuare a emanare normative nell'interesse pubblico a condizione di tenere conto di alcuni principi generali del diritto (come la proporzionalità e la nondiscriminazione), che la Svizzera riconosce anche nel diritto costituzionale e amministrativo nazionale. Inoltre, l'esperienza dimostra che la maggior parte delle controversie relative a investimenti tra gli investitori stranieri e gli Stati sono risolte amichevolmente o sottoposte ai tribunali nazionali dello Stato ospitante, soprattutto in Paesi come la Svizzera, dotati di un sistema giudiziario affidabile e imparziale. La modernizzazione del trattato mira, tra l'altro, a precisare il diritto dello Stato a emanare norme come ad esempio misure di politica climatica. Gli obiettivi di negoziazione perseguiti dal Consiglio federale tengono conto degli sviluppi internazionali, come ad esempio dell'accordo di Parigi sulla protezione del clima.</p><p>Nel quadro dell'ECT, gran parte delle cause intentate dagli investitori contro altri Stati non sono per nulla state innescate da politiche climatiche più progressive dello Stato ospite; al contrario sono state dirette contro tagli retroattivi delle tariffe di immissione in rete delle energie rinnovabili. Ciò ha riguardato anche alcuni investitori svizzeri nei Paesi partner. Il rischio che gli investitori stranieri facciano causa alla Svizzera è invece limitato, dal momento che non vi sono praticamente investimenti stranieri nel settore elettrico svizzero. Anche se si registrano investimenti stranieri nel settore dei combustibili fossili (per esempio la raffineria a Cressier, il gasdotto di transito del gas, le reti di stazioni di rifornimento), questi non sono messi in discussione dalla politica energetica svizzera.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.