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Musica e calcio: Top e Flop
Dal mito di You'll Never Walk Alone a quella volta che la nazionale tedesca si fece convincere a cantare con i Village People: una galleria di meraviglie e orrori
La musica è entrata negli stadi migliaia di volte nell'ultimo secolo: grandi pezzi pop sono diventati inni da curva, trasformati in insulti irripetibili, usati per sostenere la squadra di casa o irridere gli avversari. Altre volte, qualcuno ha provato a sintetizzare in un laboratorio musicale l'epica del calcio. Con risultati di ogni genere, dall'epico all'imbarazzante. Abbiamo raccolto top e flop più clamorosi del rapporto tra musica e calcio, in continuo divenire.
Top: You'll never Walk Alone
Punto di partenza imprescindibile di ogni discorso su musica e calcio, è parte integrante del mito che circonda il Liverpool, al di là di ogni risultato sportivo. You'll Never Walk Alone è la canzone scritta da Rodgers & Hammerstein per il musical Carousel nel 1945, ma è stata la cover di Gerry & The Pacemakers nel 1963 a renderla un mito degli stadi. Il suo rapporto con il Liverpool risale proprio ai giorni della registrazione della cover, quando il cantante Gerry Marsden ne diede una copia all'allenatore Bill Shankly, artefice del ciclo più vittorioso della squadra. "Shankly rimase sbalordito dalla canzone", ricorda l'ex giocatore dell'epoca Tommy Smith nel suo libro di memorie, "tanto che i giornalisti scrissero che avevamo adottato l'imminente singolo di Gerry Marsden come canzone ufficiale del club". Furono poi i tifosi della Kop a portare You'll never Walk Alone in giro per l'Europa, facendo innamorare molte altre tifoserie della canzone, che oggi si può ascoltare in decine di stadi, dalla Germania (Borussia Dortmund) all'Olanda (Twente), dalla Scozia (Celtic) all'Italia (Milan). Nella versione dei tifosi del Liverpool, registrata direttamente allo stadio di Anfield, You'll never Walk Alone appare anche nella coda di Fearless, una delle tracce contenute in Meddle dei Pink Floyd.
Flop: Far Away in America
Chi avrà mai pensato che mettere insieme la nazionale tedesca di calcio e i Village People potesse essere una buona idea? A dire il vero, la Germania aveva già avuto qualche momento stravagante nel rapporto tra musica e calcio nel corso degli anni: ricordiamo Beckenbauer e compagni nel 1974 cantare la notevole Fussball Ist Unser Leben. Notevole in senso ironico, naturalmente, ma niente rispetto al capolavoro camp messo insieme ai tempi dei Mondiali del 1994 con Far Away In America. E così, eccola qui: una canzone in inglese, in cui i Village People raccontavano "un paradiso per uomini duri", cantata con la collaborazione di Effenberg, Klinsmann e Sammer. Ok, ripensandoci forse era un'idea geniale. Ma in ogni caso, non portò granché bene: i campioni in carica della Germania uscirono da quella competizione ai quarti di finale, contro la Bulgaria di Hristo Stoichkov.
Top: Three Little Birds
Poco più di una casualità, per dare inizio a una storia d'amore. Nell'estate del 2008, i tifosi dell'Ajax di Amsterdam si trovano allo stadio di Cardiff per un'amichevole. Sul campo, niente di più eccitante che uno scialbo zero a zero. Dopo la partita, però, le autorità scozzesi decisero che gli ospiti sarebbero usciti dallo stadio per ultimi, una volta completato il deflusso degli altri tifosi. Ad Ali Yassine, annunciatore ufficiale dello stadio di Cardiff, venne chiesto di mettere un po' di musica per rendere meno noiosa l'attesa. Yassine scelse la sua copia di Exodus, del 1977, precisamente la penultima canzone del lato B (per inciso, uno dei lati B più imperdibili della storia del vinile). Il resto lo fecero i tifosi, che invece di spazientirsi per l'attesa, cominciarono a cantare – e continuarono a farlo negli anni successivi. Nel 2018, Ky-many Marley chiuse il cerchio, esibendosi allo stadio durante l'intervallo. Alla fine, disse: “L'Ajax è la mia squadra, da oggi fino alla fine dei miei giorni”.
Flop: Three Lions (Football's Coming Home)
In questo caso, flop non definisce certo la qualità del prodotto: quello registrato per gli Europei del 1996 è senza dubbio uno dei migliori inni calcistici “ufficiali” mai ascoltati. Oltre a essere un pezzo oggettivamente accattivante, Three Lions rappresenta anche una svolta narrativa rispetto ai precedenti: la canzone era cantata dai Lightning Seeds con il duo comico Baddiel & Skinner, e descriveva le emozioni contrastanti di un tifoso inglese nei confronti della squadra nazionale (chissà se i "30 anni di dolore" del testo hanno ispirato anche Elio, che nello scrivere l'inno della sua Inter ha parlato di “continua sofferenza”).
No, non è una questione di qualità, ma di risultati sportivi, e di fortuna. Nel 1996, infatti, la nazionale inglese fu eliminata ai rigori dalla Germania. Three Lions fu archiviata fino al 2021, quando l'approdo alla finale dell'Europeo dell'Inghilterra condotta da Gareth Southgate ha fatto sperare una nazione intera. Sappiamo com'è andata a finire, anche in quel caso...
Top: Nel blu dipinto di blu
Quella del Leicester nel 2016 è forse la più grande impresa del calcio moderno, proprio perché portata a termine nella patria del calcio moderno, quell'Inghilterra che ha trasformato il calcio in un business tritatutto. L'allenatore italiano Claudio Ranieri quell'anno ha vinto la Premier League dei miliardari con una squadra partita per salvarsi, quotata dai bookmaker 5.000 a 1, una squadra nella quale giocavano ex operai, giocatori incompresi, svincolati, prepensionati ripescati. Lo stesso allenatore era ormai a un punto morto della sua carriera. L'intera rosa del Leicester, quell'anno, costava un quarto della cifra pagata dal Manchester United per il centrocampista francese Paul Pogba.
A Leicester, quel 2016 non lo dimenticheranno mai. E non dimenticheranno mai Claudio Ranieri, a cui è dedicato un coro sulle note di Domenico Modugno: forse non si tratta del riferimento più moderno a cui si possa pensare, per la musica italiana, ma il risultato senza dubbio è efficace.
Flop: La Copa de la Vida
Ma com'è stato possibile? Non che la canzone sia eccessivamente brutta, intendiamoci: fa onestamente il suo lavoro. E ha portato molta fortuna ai francesi, che hanno vinto il trofeo giocato in casa, dopo aver sconfitto tra gli altri Italia e Brasile. Rimane però quella inevitabile domanda di fondo: cosa c'entra Ricky Martin con la Francia? Con la Francia che ha inventato il termine sciovinismo, la Francia che ha una tradizione musicale che spazia dal pop al rock al rap all'elettronica, la Francia che poteva contare in quegli anni su vere star internazionali (Daft Punk, Manu Chao, Noir Desir...). Che abbiano scelto Ricky Martin è francamente insipegabile.
Bonus: Lift U Up
Steve + Leo + Nati. Sono passati 14 anni, ma ne vorremmo ancora.