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Le tecnologie che avrebbero, se non evitato, almeno ridotto i danni causati dal deragliamento del treno merci nella galleria di base del San Gottardo sono già disponibili. Attualmente però i carri non sono dotati né di sensori sulle ruote né di ganci digitalizzati. Due soluzioni tecniche ben note.
I convogli passeggeri e quelli per i trasporti di sostanze pericolose sono dotati di sensori che segnalano subito il deragliamento di una ruota. Inoltre l'UE vorrebbe introdurre entro il 2030 un sistema chiamato DAC che oltre a permettere di agganciare automaticamente i vagoni tra loro, trasmette al macchinista in tempo reale informazioni su ogni singolo carro, segnalando per esempio un deragliamento. L'introduzione di tali dispositivi sui merci si scontra però con due ostacoli: i costi e il coordinamento tra paesi europei.
Come ha spiegato ai colleghi di SRF l'ingegnere ferroviario Ruedi Beutler, con tali sistemi il convoglio nel San Gottardo si sarebbe fermato dopo 300 o forse 500 metri invece di 8 chilometri. I danni quindi sarebbero stati molto più limitati.
Il macchinista ai comandi del treno deragliato il 10 agosto nella galleria di base del San Gottardo non si è accorto che i vagoni erano usciti dai binari. Non poteva, poiché il guasto si è verificato 300-400 metri dietro la locomotiva. Tutto è cambiato nel momento in cui i vagoni si sono separati, i cavi si sono strappati ed è scattato il freno automatico. Ma nel frattempo erano passati alcuni minuti, un lasso di tempo relativamente breve, ma sufficiente a danneggiare otto chilometri di binari (sui 290 complessivi del sistema) e 20'000 delle 380'000 traversine monoblocco in calcestruzzo, la cui posa si era conclusa nel 2014.
Per evitare situazioni del genere all'estero si stanno testando anche sistemi che prevedono l'installazione di sensori acustici in galleria: non fermerebbero il treno, ma sarebbero in grado di segnalare rapidamente un deragliamento.