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(04.04.2018) I reati di frode sono diminuiti leggermente nelle società elvetiche nel corso degli ultimi due anni. Secondo un’inchiesta internazionale dello studio di consulenza PricewaterhouseCoopers, il 41% di esse si diceva vittima di frode nel 2016, contro il 39% di oggi.
Ma gli autori dell’inchiesta consigliano tuttavia di essere prudenti. Essi sottolineano che soltanto un terzo delle imprese interpellate ha effettuato una valutazione generale dei rischi di frode durante questo periodo. In media, negli altri paesi sotto la lente dello studio di consulenza, il 54% delle società ha intrapreso un’analisi di questo tipo.
Rilevano anche che i cyberattacchi –sempre più sofisticati – impiegano sempre più tempo ad essere identificati e che gli organi dirigenti delle imprese non vi prestano abbastanza attenzione.
Lo studio mostra come i danni finanziari in caso di frode dichiarata raggiungano in media CHF 9,5 milioni in Svizzera. L’importanza di queste somme è dovuta in particolare al peso del settore bancario e della finanza, che sono considerate vittime interessanti.
L’occultamento dell’attivo risulta il tipo di frode più frequente nel paese (51% dei casi). La cybercriminalità (44%) si trova al secondo posto, ma per il 41% degli interpellati costituisce la minaccia più grave per il futuro.
Al contrario della frode, la corruzione è aumentata considerevolmente nelle imprese svizzere. Nel 2018, il 27% delle organizzazioni interpellate ha indicato di essere stato «invitato» a pagare delle tangenti, contro il 9% del 2016.
Ultima modifica 04.04.2018