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Le denunce erano state presentate, nel lontano 2010, dalle rivali TripAdvisor e Twenga
Al centro della contesa, il posizionamento favorevole del servizio "Shopping" di Google, rispetto ai concorrenti
BRUXELLES - Il Tribunale dell'Unione europea ha respinto il ricorso del colosso americano Google contro la decisione della Commissione Ue di infliggere una multa da 2,42 miliardi di euro alla società per avere abusato della sua posizione dominante, dando un vantaggio illegale al suo servizio di comparazione degli acquisti, Google Shopping.
La corte ha rigettato nel suo complesso il ricorso del gigante dei motori di ricerca e della sua società madre, Alphabet, riconoscendo «il carattere anticoncorrenziale della pratica controversa» messa in atto con il suo servizio Shopping. «Google si è allontanata dalla concorrenza nel merito» attraverso un posizionamento più favorevole del suo servizio di comparazione degli acquisti, declassando invece i servizi concorrenti, relegati nella colonna dei risultati generici.
I giudici di Lussemburgo ritengono che, al termine della sua indagine avviata nel 2010 dopo le denunce presentate delle rivali TripAdvisor e Twenga, la Commissione europea abbia «correttamente riscontrato effetti dannosi sulla concorrenza» della pratica attuata da Google in 11 stati membri, nel Regno Unito e in Norvegia.
«Google non riesce ancora a dimostrare alcun aumento di efficienza legato a questa pratica che compenserebbe i suoi effetti negativi sulla concorrenza», scrivono i giudici Ue, osservando che, «anche se gli algoritmi per la classificazione dei risultati generici o i criteri per il posizionamento e la visualizzazione dei risultati dei prodotti specializzati di Google possono, in quanto tali, rappresentare miglioramenti del servizio favorevoli alla concorrenza, ciò non giustifica la pratica in questione, vale a dire la disparità di trattamento dei risultati del servizio di acquisti comparativi di Google e dei risultati dei servizi di acquisti comparativi concorrenti».
Il gigante di Mountain View ha ora la possibilità impugnare la sentenza dinnanzi al tribunale superiore, la Corte di giustizia Ue. «Il giudizio di oggi, che esamineremo nel dettaglio, si riferisce a una serie di fatti molto specifici e già nel 2017 abbiamo apportato modifiche per ottemperare alla decisione della Commissione europea», ha dichiarato una portavoce di Google.
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