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I frontalieri occupati nei cantoni Ticino, Grigioni e Vallese che nel periodo del lockdown hanno lavorato in smart working, e molti di loro continuano la propria attività da remoto, non dovranno pagare le tasse in Italia, come sollecitato da alcune Agenzia delle Entrate di frontiera, che intendevano applicare le norme previste dalla convenzione del 1974 sull'imposizione fiscale dei frontalieri. I frontalieri occupati in Svizzera, così come quelli che lavorano in Francia e in Austria continueranno a essere tassati nei Paesi hanno sede le rispettive aziende. Lo si apprende da una nota del Ministero delle finanze italiano, dalla quale si apprende che nei giorni scorsi sono stati conclusi accordi interpretativi con Svizzera, Francia e Austria "volti a stabilire che il regime di tassazione applicabile nel periodo di lockdown rimanesse quello previsto dagli accordi ordinari vigenti, anche nel caso in cui il lavoro sia stato esercitato in remoto, per cui i giorni di lavoro svolti nello Stato di residenza, a domicilio e per conto di un datore di lavoro svizzero, vengono considerati giorni di lavoro nello Stato la persone avrebbe lavorato e ricevuto in corrispettivo il salario, lo stipendio e le altre remunerazioni analoghe. Di conseguenza il relativo reddito continuerà ad essere tassato in Svizzera". E si precisa: "Le disposizioni dell’accordo si applicano dal 24 febbraio 2020 e sono a oggi ancora in vigore".