Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/224461

<h2>SubmittedText<h2><p>La legge federale sugli stranieri e la loro integrazione è modificata come segue: </p><p>Art. 50 Scioglimento della comunità familiare</p><p>1 Dopo lo scioglimento del matrimonio o della comunità familiare, i coniugi e i figli hanno diritto al rilascio e alla proroga del permesso di dimora originariamente ottenuto in virtù degli articoli 42, 43, 44, 45 e 85 capoverso 7 se:</p><p>a. l'unione coniugale è durata almeno tre anni e sono soddisfatti i criteri d'integrazione di cui all'articolo 58a; o</p><p>b. gravi motivi personali rendono necessario il prosieguo del soggiorno in Svizzera.</p><p>2 Può in particolare essere un grave motivo personale secondo il capoverso 1 lettera b il fatto che:</p><p>a. il coniuge è stato vittima di violenza nel matrimonio, segnatamente dimostrato da </p><p>1. il riconoscimento dello statuto di vittima da parte di un consultorio secondo la legge federale concernente l'aiuto alle vittime di reati, o</p><p>2. l'assistenza o la protezione da parte di un servizio specializzato contro la violenza domestica finanziato da fondi pubblici, o</p><p>3. misure di polizia o giudiziarie a protezione della vittima;</p><p>b. il matrimonio contratto non è espressione della libera volontà di uno degli sposi;</p><p>c. la reintegrazione sociale nel Paese d'origine risulta seriamente compromessa.</p><p>2bis In caso di violenza nel matrimonio nonché in caso di matrimonio contratto senza la libera volontà di uno degli sposi, il permesso di dimora è prorogato annualmente per tre anni dalla data della separazione affinché la persona possa soddisfare i criteri di integrazione di cui all'articolo 58a.</p><p>2ter Le conseguenze sulla capacità di integrazione della violenza nel matrimonio e del matrimonio contratto senza la libera volontà di uno degli sposi sono disciplinate all'articolo 58a capoverso 2.</p><p>3 Il termine per il rilascio del permesso di domicilio è retto dall'articolo 34.</p><p>Art. 52 Unione domestica registrata e concubinato</p><p>Le disposizioni del presente capitolo concernenti il coniuge straniero si applicano per analogia in caso di unione domestica registrata secondo la legge sull'unione domestica registrata nonché ai concubini a cui è stato garantito il ricongiungimento familiare.</p><p>Art. 58aCriteri d'integrazione</p><p>1 Nel valutare l'integrazione l'autorità competente si basa sui criteri seguenti:</p><p>a. il rispetto della sicurezza e dell'ordine pubblici;</p><p>b. il rispetto dei valori della Costituzione federale;</p><p>c. le competenze linguistiche; e</p><p>d. la partecipazione alla vita economica o l'acquisizione di una formazione.</p><p>2 Si tiene in debito conto la situazione degli stranieri che non soddisfano o stentano a soddisfare i criteri d'integrazione di cui al capoverso 1 lettere c e d a causa di una disabilità, di una malattia o di altre circostanze personali rilevanti, come la violenza nel matrimonio o il matrimonio forzato.</p><p>3 Il Consiglio federale definisce le competenze linguistiche necessarie al rilascio o alla proroga di un permesso.</p><h2>InitialSituation<h2><h2 class="Titel_d"><strong>Comunicato stampa della commissione&nbsp;delle istituzioni politiche&nbsp;del Consiglio nazionale del 13.10.2023</strong></h2><p class="Standard_d"><strong>I cittadini di Stati terzi che sono vittime di violenza domestica possono in molti casi essere confrontati con la perdita dei loro diritti di soggiorno in caso di scioglimento del matrimonio o della comunità familiare. Mediante l’estensione e la precisazione delle norme relative ai casi di rigore contenute nella legge federale sugli stranieri e la loro integrazione (LStrI), la Commissione delle istituzioni politiche (CIP) del Consiglio nazionale intende meglio tutelare queste persone.</strong></p><p class="Standard_d">La regolamentazione relativa ai casi di rigore prevista dalla LStrI deve essere modificata in modo tale che in caso di violenza domestica non vengano garantiti, come avviene attualmente, soltanto i diritti di soggiorno dei coniugi di cittadini svizzeri e di persone che dispongono di un permesso di domicilio. In futuro dovranno infatti poter beneficiare di una migliore protezione anche i coniugi di persone che dispongono di un permesso di dimora o di un permesso di soggiorno di breve durata e di persone ammesse temporaneamente. Oltre che alle persone che vivono in una unione coniugale, la regolamentazione si applica anche a coloro che hanno contratto una unione domestica registrata e ai concubini.</p><p class="Standard_d">Con il suo progetto, la Commissione intende rendere al contempo più concreta la nozione di violenza domestica, introducendo nella legge esempi di indizi e caratteristiche che la contraddistinguono. L’applicazione delle nuove disposizioni sarà di competenza dei Cantoni. Come per le attuali norme sull'ammissione dei casi personali particolarmente gravi, i Cantoni dovranno richiedere l’approvazione delle autorità federali anche per l’applicazione della nuova regolamentazione.</p><p class="Standard_d">Già in occasione della sua seduta del 17 agosto 2023, la Commissione ha preso atto dei pareri perlopiù positivi scaturiti dalla procedura di consultazione (24.11.22 – 15.3.23) e ha apportato alcune precisazioni al suo progetto preliminare, che ha poi approvato nella votazione sul complesso con 16 voti contro 7. Con l’approvazione del relativo rapporto, rielaborato in alcuni punti, la CIP-N ha adottato definitivamente il progetto all’attenzione della propria Camera e nel contempo lo ha sottoposto per parere al Consiglio federale. Il Consiglio nazionale tratterà l’oggetto presumibilmente durante la sessione invernale.</p><p class="Standard_d">Chi si oppone al progetto teme che la prevista estensione dei diritti in materia di soggiorno comporti il rischio di abusi. Inoltre il progetto di legge non assicurerebbe l’oggettivazione della violenza domestica.</p><p class="Standard_d">&nbsp;</p><h2 class="Titel_d"><strong>Comunicato stampa&nbsp;del Consiglio federale del 29.11.2023</strong></h2><p class="Standard_d"><strong>La Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale (CIP-N) propone di modificare la legge sugli stranieri e la loro integrazione (LStrI) per migliorare la situazione delle vittime di violenza domestica nell’ambito della legislazione sugli stranieri. Nel suo parere del 29 novembre 2023, il Consiglio federale sostiene il progetto.</strong></p><p class="Standard_d">Il progetto di legge della CIP-N prevede di modificare la LStrI estendendo la disciplina dei casi di rigore applicabile alle vittime di violenza domestica. In caso di scioglimento della comunità familiare, è previsto che in futuro i familiari dei titolari di un permesso di dimora (permesso B), di un permesso di soggiorno di breve durata (permesso L) nonché delle persone ammesse provvisoriamente (permesso F) abbiano diritto alla disciplina del soggiorno se sono stati vittima di violenza domestica. Finora questi gruppi di persone potevano chiedere una disciplina del soggiorno, ma non pretenderla legalmente. Questo diritto spettava solo ai familiari stranieri di cittadini svizzeri e di titolari di un permesso di domicilio (permesso C).</p><p class="Standard_d">La CIP-N propone pure di sostituire l'espressione «violenza nel matrimonio» con «violenza domestica» al fine di precisare che il nuovo diritto legale si applica, oltre che ai coniugi, anche ai loro figli, alle persone che hanno contratto un'unione domestica registrata e ai concubini. Occorre inoltre completare l'elenco degli elementi previsti dalla legge che lasciano supporre l'esistenza di violenza domestica. Attualmente ciò è disciplinato in un'ordinanza.</p><p class="Standard_d"><br>Il Consiglio federale sostiene la proposta</p><p class="Standard_d">La grande maggioranza dei partecipanti alla consultazione ha approvato le modifiche di legge proposte. Nel suo parere, il Consiglio federale ha proposto al Parlamento di dare seguito al progetto e di accoglierlo.</p><p class="Standard_d">Per evitare problemi di interpretazione, chiede tuttavia lo stralcio di un capoverso che prevede un'eccezione alle condizioni per l'adempimento dei criteri d'integrazione in caso di proroga del diritto di soggiorno di una vittima di violenza domestica. La LStrI prevede già una disposizione derogatoria per questi casi. Secondo l'Esecutivo la nuova normativa è quindi superflua. Inoltre si mantiene così un margine di manovra per prevedere anche per le vittime di violenza domestica misure d'integrazione necessarie e ragionevolmente esigibili. &nbsp;</p><h2>Proceedings<h2><h4 class="SDA_Meldung_d"><span style="color:black;">Notizia&nbsp;ATS</span></h4><h3 class="Debatte_sda_linksbündig_d"><span style="color:#221E1F;"><strong>Dibattito al Consiglio nazionale, 19.12.2023</strong></span></h3><p class="Standard_d"><strong>Violenza domestica, proteggere meglio coniuge straniero</strong><br><strong>Le vittime straniere di violenza domestica devono essere meglio protette. Lo prevede un progetto di legge adottato oggi dal Consiglio nazionale per 129 voti a 65. Contraria l'UDC per il timore di abusi. Il dossier va agli Stati.</strong></p><p class="Standard_d">Il progetto di legge prevede di modificare la Legge federale sugli stranieri estendendo le regole per i casi di rigore applicabili alle vittime di violenza domestica, ha affermato a nome della commissione Damien Cottier (PLR/NE).</p><p class="Standard_d">Dopo un divorzio uno straniero può rimanere in Svizzera e prolungare il suo permesso di soggiorno a certe condizioni, ossia se l'unione è durata almeno tre anni e la persona interessata è ben integrata. Tuttavia, le condizioni sono difficili da soddisfare. La vittima deve provare che la violenza c'è stata. Per paura di perdere l'autorizzazione di soggiorno, alcune donne rimangono quindi col coniuge violento.</p><p class="Standard_d">In futuro, in caso di divorzio è previsto che i familiari dei titolari di un permesso di dimora (permesso B), di un permesso di soggiorno di breve durata (permesso L) nonché delle persone ammesse provvisoriamente (permesso F) possano rimanere in Svizzera se sono stati vittima di violenza domestica. Finora questi gruppi di persone potevano chiedere di rimanere, ma non pretenderlo legalmente. Tale diritto spettava solo ai familiari stranieri di cittadini svizzeri e di titolari di un permesso di domicilio (permesso C).</p><p class="Standard_d">L'UDC, che chiedeva la non entrata nel merito, teme che la legge, abbassando i requisiti per rimanere in Svizzera, dia luogo ad abusi. Basterà affermare di essere vittima di violenze per poter rimanere, hanno dichiarato vari oratori.</p><p>&nbsp;</p><h4 class="SDA_Meldung_d"><span style="color:black;">Notizia&nbsp;ATS</span></h4><h3 class="Debatte_sda_linksbündig_d"><strong>Dibattito al Consiglio degli Stati, 28.02.2024</strong></h3><p class="Standard_d"><strong>Vittime straniere violenza domestica più protette</strong><br><strong>Le vittime straniere di violenza domestica vanno meglio protette. Lo ha stabilito oggi (31 voti a 8) il Consiglio degli Stati, che ha adottato un progetto di legge che concede alle vittime il diritto di regolarizzare il proprio soggiorno. Contraria l'UDC, che teme abusi. Il dossier ritorna al Nazionale per le divergenze.</strong></p><p class="Standard_d">Concretamente, nella Legge federale sugli stranieri vanno estese le regole per i casi di rigore anche alle vittime di violenza domestica. Dopo un divorzio uno straniero può rimanere in Svizzera e prolungare il suo permesso di soggiorno a certe condizioni, ossia se l'unione è durata almeno tre anni e la persona interessata è ben integrata.</p><p class="Standard_d">"Tuttavia, le condizioni sono difficili da soddisfare. La vittima deve provare che la violenza c'è stata. Per paura di perdere l'autorizzazione di soggiorno, alcune donne rimangono col coniuge violento", ha affermato a nome della commissione Marianne Binder-Keller (Centro/AG).</p><p class="Standard_d">In futuro, in caso di divorzio è previsto anche che i familiari dei titolari di un permesso di dimora (permesso B), di un permesso di soggiorno di breve durata (permesso L) nonché delle persone ammesse provvisoriamente (permesso F) possano rimanere in Svizzera se sono stati vittima di violenza domestica. Finora questi gruppi di persone potevano chiedere di rimanere, ma non pretenderlo legalmente. Tale diritto spettava solo ai familiari stranieri di cittadini svizzeri e di titolari di un permesso di domicilio (permesso C). Oltre che alle persone che vivono in un'unione coniugale, la regolamentazione si applicherà anche a coloro che hanno contratto un'unione domestica registrata e ai concubini, nonché ai loro figli.</p><p class="Standard_d">Per quanto riguarda le vittime, queste ultime dovranno rispettare i criteri di integrazione durante i tre anni di proroga del permesso di soggiorno, come chiesto dall'UDC.</p><p class="Standard_d">L'applicazione delle nuove norme spetterà ai Cantoni. Come già avviene per la concessione di un permesso di soggiorno in casi individuali di estrema gravità, i Cantoni dovranno ottenere l'approvazione delle autorità federali per concedere o prorogare il soggiorno alle vittime di violenza domestica.</p><p class="Standard_d">Beat Rieder (Centro/VS), col sostegno della destra, ha ridotto i criteri per la proroga dei permessi di soggiorno. Con 24 voti a 16, i "senatori" hanno stralciato dall'elenco dei criteri la conferma di una consulenza, assistenza o protezione da parte di un servizio specializzato.</p><p class="Standard_d">Per Mathilde Crevoisier Crelier (PS/JU), depennare questo criterio equivale a ignorare la realtà sul terreno. "Spesso la violenza domestica non può essere dimostrata concretamente", ha sostenuto la "senatrice", secondo cui la violenza domestica è un fenomeno sommerso che emerge in superficie a fatica. Pascal Broulis (PLR/VD) ha rammentato nel suo intervento che diversi Cantoni hanno chiesto espressamente, durante la procedura di consultazione, il mantenimento di questa disposizione.</p><p class="Standard_d">Come accennato, l'UDC non ha mancato di esprimere il proprio scetticismo nei confronti del progetto. Esther Friedli (UDC/SG) ha parlato di possibili abusi insiti nella proroga del diritto di soggiorno, in particolare per quanto attiene al ricongiungimento familiare. Il diritto al ricongiungimento si applicherà non solo alle coppie sposate ma anche ai conviventi, i requisiti di prova saranno ridotti e per tre anni i beneficiari non avranno alcun obbligo di integrazione.</p><p class="Standard_d">Mauro Poggia (MCG-UDC/GE) ha invece criticato il fatto che il diritto di riconoscere una persona quale vittima di violenza domestica venga delegato a istituzioni private o semi-pubbliche, come i centri di assistenza.</p><p>&nbsp;</p><h2 class="Titel_d"><strong>Informazioni</strong></h2><p class="Standard_d">Anne Benoit, segretaria della commissione,</p><p class="Standard_d">058 322 97 76,</p><p class="Standard_d"><a href="mailto:spk.cip@parl.admin.ch">spk.cip@parl.admin.ch</a></p><p class="Standard_d"><a href="https://www.parlament.ch/it/organe/commissioni/commissioni-tematiche/commissioni-cip">Commissione delle istituzioni politiche (CIP)</a></p>