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In concomitanza con la prima giornata internazionale contro le mine, la Svizzera si è impegnata a continuare gli sforzi per eliminare questa minaccia nascosta.Questo contenuto è stato pubblicato il 04 aprile 2006 - 09:21
Secondo il rapporto sulle mine antiuomo, ogni anno questi ordigni e altri proiettili inesplosi uccidono o feriscono tra 15'000 e 20'000 adulti e bambini.
Esprimendosi lunedì a Ginevra, alla vigilia della prima giornata internazionale contro le mine, il diplomatico svizzero Jürg Streuli ha ricordato che le mine antiuomo rimangono uno dei maggiori problemi mondiali, malgrado la Convenzione di Ottawa del 1997, che vieta l'utilizzazione, la produzione, lo stoccaggio e il trasferimento di questi ordigni.
Secondo Streuli, nel suolo sono disseminate tra 40 e 80 milioni di mine e altri 100 milioni sono ammucchiate nei magazzini.
«Il numero di vittime sta aumentando e a breve termine continuerà a crescere», spiega l'ambasciatore svizzero all'ONU di Ginevra.
Finora sono 149 i paesi – inclusa la Svizzera – che hanno ratificato il trattato. Malgrado questo «fantastico successo», Streuli deplora che alcuni tra i maggiori Stati produttori di mine, tra cui Stati Uniti, Cina, Russia e alcuni paesi mediorientali, non lo abbiano ancora approvato.
Assistenza alle vittime
Quest'anno la Svizzera presiede, assieme all'Afghanistan, il comitato per l'assistenza alle vittime della Convenzione di Ottawa. Tra le priorità del 2006 figurano il miglioramento della sicurezza per accedere a dei posti di primo soccorso e l'aumento della cooperazione fra i paesi toccati dal problema.
Nel 2006, stando ai dati comunicati da Streuli, la Svizzera ha stanziato 16 milioni di franchi per finanziare attività di sminamento e programmi di riabilitazione per le vittime.
La Svizzera fa pure parte di quel gruppo di nazioni che stanno facendo pressione per agire contro i proiettili inesplosi, in particolare le bombe a grappolo.
Più del 30% delle bombe a grappolo usate durante i conflitti in Afghanistan, Kosovo e Iraq non sono esplose. Vista l'estrema instabilità, queste bombe sono di fatto assimilate a delle mine antiuomo e molti chiedono che vengano pure messe al bando.
Bombe a grappolo
La Svizzera, dal canto suo, vorrebbe che l'utilizzazione di questo tipo di ordigni venisse regolamentata in maniera più severa, ad esempio nel quadro del Trattato sulle armi convenzionali.
«La nostra posizione nell'ambito dei negoziati internazionali è di riuscire ad elaborare una convenzione che bandisca le munizioni 'insicure' e stabilisca regole chiare per l'uso in zone popolate», spiega Streuli.
Elisabeth Reusse-Decrey, presidente e fondatrice dell'organizzazione contro le mine svizzera Geneva Call, sottolinea dal canto suo che bisogna interessarsi maggiormente agli «attori non statali» dei conflitti.
Una ricerca effettuata da Geneva Call lo scorso anno ha evidenziato che le mine vengono sempre più spesso usate da gruppi ribelli piuttosto che da forze governative.
«Se vogliamo avere un mondo senza mine, la sola maniera di riuscirci è di indirizzarci a tutti coloro che ne fanno uso, compresi quindi i gruppi armati», conclude Elisabeth Reusse-Decrey.
swissinfo, Adam Beaumont, Ginevra
(traduzione di Daniele Mariani)
Fatti e cifre
La procedura per la ratifica della Convenzione di Ottawa è iniziata nel dicembre del 1997.
Il trattato è entrato in vigore il primo marzo 1999.
La Convenzione vieta l'uso, la produzione, lo stoccaggio e il trasferimento di mine antiuomo.
Quest'anno il vertice dei paesi firmatari si terrà in settembre a Ginevra.
In breve
La Svizzera, che ha distrutto il suo stock di circa 3,8 milioni di mine antiuomo, è stato uno dei primi paesi a ratificare il trattato di Ottawa.
La metà dei 16 milioni di franchi stanziati dal Governo svizzero per lottare contro le mine va al Centro internazionale di sminamento umanitario di Ginevra e l'altra metà a progetti elvetici e organizzazioni non governative.
Geneva Call, che riceve 450'000 franchi dal Governo, si concentra in particolare nel convincere gruppi ribelli a rispettare le norme della Convenzione di Ottawa.
Ventotto gruppi armati in Africa, Asia e Medio Oriente hanno finora accettato di bandire le mine antiuomo.
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