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Nuvole cupe si addensano sulla banche private svizzere, specie quelle che gestiscono patrimoni inferiori ai 5 miliardi di franchi. Stando a uno studio presentato oggi a Zurigo dalla società di consulenza e revisione KPMG e dall'Università di San Gallo, il 25-30% di questi istituti potrebbe chiudere i battenti nei prossimi tre anni.
In generale, le banche private elvetiche hanno registrato un incremento del 4% dei patrimoni gestiti nel 2012. Benché nell'insieme utili e prodotti siano cresciuti per le grandi banche private grazie al buon andamento dei mercati finanziari, la situazione per i piccoli istituti rimane critica, stando alla ricerca.
L'anno scorso, quale conseguenza delle liquidazioni in crescita tra le piccole banche, il numero degli istituti privati è sceso di 13 unità a 148. A causa delle pressioni costanti provenienti dall'estero, questo fenomeno è destinato a proseguire: il 25-30% degli istituti potrebbe scomparire nell'arco di tre anni.
Quasi un quarto (23%) di questi stabilimenti ha registrato perdite nel 2012. In media, il tasso di rendimento dei fondi propri è progredito dal 3,8% al 4%, ma tale valore si situa al di sotto del livello di rischio, ossia tra l'8% e il 10%, precisa lo studio.
Sul fronte dell'impiego, oltre la metà di questi istituti ha ridotto l'organico, anche se le banche più importanti hanno proceduto a delle assunzioni.
Nel 2012, le banche private hanno dovuto fare i conti con nuove regolamentazioni e una complessità crescente delle rispettive attività, indicano i ricercatori, sulla base di un'analisi condotta sui rapporti di gestione di 103 istituti tra il 2006 e il 2012, escluse le grandi banche UBS e Credit Suisse.