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Christian Scherrer racconta le sue imprese sui mari. Emozioni e curiosità di uno dei professionisti più richiesti nelle regate di alto livello. Indimenticabile la sua vittoria nell’America’s Cup del 2003 ad Auckland con il team di Alinghi.
Christian Scherrer vive tra Zurigo e Valencia, le sue due anime. Lo incontriamo a Zurigo, a pochi passi da Paradeplatz, il cuore della città. Scherrer è nato a Winterthur, città di mecenati con una ricca tradizione industriale che si trova a una trentina di chilometri a nord-est di Zurigo.
Essere nato in un paese alpino non gli ha impedito di scoprire – accanto ai laghi – il mare. Da bambino ha navigato con il padre nel Mediterraneo francese. Più tardi è arrivata la scoperta dell'oceano, delle derive e delle grandi dimensioni. La sua è una storia di tempeste vissute sulla pelle, di regate e coabitazioni difficili con gli altri, di sofferenza e di gioia.
Nel 1994, a 23 anni, ha ottenuto un risultato importante conquistando il secondo posto in una regata intorno al mondo con il Merit di Pierre Fehlmann. La Coppa America è entrata nella sua vita nel 1995, quando è stato assunto da One Australia. Da lì c'è stato poi il passaggio ad Alinghi, sindacato con il quale ha ottenuto la storica vittoria del 2003. Pur non facendo più parte dell'equipaggio svizzero, Scherrer continua a seguirlo da vicino.
Quali sono le sue previsioni sulla sfida tra Alinghi e Oracle in questa edizione della Coppa America?
Christian Scherrer: Con questa tecnologia vedo vincitore Oracle. Dovrebbe avere dei vantaggi in termini di velocità.
swissinfo.ch: Cosa ricorda dell'incredibile vittoria di Alinghi ad Auckland nel 2003?
C. S.: ( ride) Le sessioni di prove infinite durante la preparazione. Per me è stato molto importante vincere, con Alinghi, il trofeo più vecchio del mondo. Forse è difficile da spiegare, ma quel successo è la prova che una nazione come la Svizzera che non si affaccia sul mare può vincere. Come posso dimenticare quella grande accoglienza a Ginevra dopo la vittoria?
swissinfo.ch: Lei vive tra Zurigo e Valencia, Svizzera e mare: un binomio perfetto. Ci racconti il rapporto che ha con le due città.
C. S.: È da quando ho vent’anni che giro il mondo per scelta. Ho vissuto anche due anni ad Auckland. Dal 2005 ho deciso di tornare vicino alla mia città natale, Winterthur, e mi sono stabilito a Zurigo.
Mi sembra che la situazione attuale rispecchi la mia natura, le mie origini. La maggior parte dei miei amici vive a Zurigo, la mia famiglia vive qui. Non dimentico la mia ossatura professionale, perché si è formata sui laghi svizzeri alpini, dove le regate sono molto tecniche. Mi piace sapere di avere vicine le montagne e al contempo la vita in città che è una grossa opportunità per vivere la cultura, l’arte e gli incontri. Di Valencia amo il mare e il clima che sono l’altra metà di me. Mi piace sapere di potermi organizzare.
swissinfo.ch: Ha navigato su tutti i mari e i laghi, passando dalla Svizzera al Pacifico. Quali sono state le sue emozioni?
C. S.: Le emozioni bisogna cercarle e viverle. Per viverle non bisogna avere freni. La mia più grande emozione è stato il giro intorno al mondo nella Whitbread Round the World Race. In quella occasione ero capoturno.
L’arrivo nella baia di New York, dopo la mia prima traversata atlantica, invece, mi ha cambiato la vita. Avevo 22 anni, era notte e s’intravedeva l’arrivo del mattino. Prima di quel giorno non avevo mai visto l’America. Lì ho capito che dovevo provare a vincere la Coppa America.
swissinfo.ch: Quali sono i suoi progetti per il futuro?
C. S.: La vela è la mia vita e non posso farne senza, soprattutto delle competizioni. Mi affascinano tutti gli aspetti del mio mondo: sviluppare nuovi progetti, trasmettere le mie esperienze agli altri durante i corsi, organizzare eventi.
swissinfo.ch: Riesce a pensare ad altro quando è in barca oltre la vela?
C. S.: A dire il vero penso poco ad altro perché sono sempre molto concentrato. Mi stimola molto anticipare gli eventi prevenendo quello che potrebbe accadere. Il massimo è ottenere il meglio dalla velocità di una barca. Così il mare scorre un po' più dentro di noi.
Quando sono in barca non ascolto musica, mi basta il mare. Però la musica mi piace molto. Chi ama la vela ha una predisposizione verso il riconoscimento dei suoni. I suoni e anche le note musicali aiutano a capire. Adoro la musica latina, del resto vivo in parte a Valencia. Poi ascolto jazz, elettronica, rock, ecc... ma il rumore del mare è in assoluto la mia sonata preferita.
Ambra Craighero, Zurigo, swissinfo.ch
Velista e costruttore
Christian Scherrer ha un palmares invidiabile: ha partecipato a ben 4 edizioni della Coppa America. L’ultimo piazzamento importante è stato l’arrivo ai quarti di finale della Louis Vuitton Pacific Series ad Auckland con il K-Challenge.
Scherrer è il presidente del Comitato organizzatore del St. Moritz World Match Racing Tour. Si occupa degli aspetti tecnici e organizzativi valorizzando i migliori atleti di match race che arrivano da ogni parte del mondo. La tappa di San Moritz è arrivata all’ottava edizione di quest’anno che si disputerà a settembre.
Tra le molteplici attività del velista svizzero c’è anche la fondazione del cantiere Bluboats creato insieme al progettista Christian Bolinger. Dalla loro collaborazione sono nate due barche: il Daysailor blu 30 e la Sportiva blu 26.
Alinghi – Oracle
La 33° Coppa America vede sfidarsi nelle acque di Valencia il catamarano svizzero di Alinghi – sindacato detentore del titolo – e il trimarano della BMW Oracle Racing.
Diversamente da quanto accaduto per le passate edizioni, non ci sono state regate di qualifica. La nuova formula prevede uno scontro tra il defender svizzero e il challenger americano al meglio delle tre regate.
La prima regata avrebbe dovuto avere luogo l'8 febbraio alle 10. Il comitato di gara ha deciso che il limite del vento era troppo basso (tra 1,5 e 11 nodi) e ha così rinviato la gara.
Il primo duello su un percorso di andata e ritorno di 40 miglia nautiche è stato rimandato a mercoledì 10 febbraio.