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BERNA - Oltre ad essere contrario alla Costituzione federale, poiché viola la separazione dei poteri, l'introduzione di un diritto di veto del Parlamento nei confronti delle ordinanze emanate dal governo rallenterebbe eccessivamente il processo legislativo.
È quanto pensa il Consiglio federale che invita il Consiglio nazionale a non entrare nel merito sull'iniziativa parlamentare di Thomas Aeschi (UDC/ZG).
Lo scorso febbraio, nonostante l'opposizione dei Cantoni in consultazione, la Commissione delle istituzioni politiche del Nazionale aveva invece raccomandato al plenum di accogliere l'iniziativa con 18 voti a 5.
Stando al deputato zurighese, talvolta capita che un'ordinanza del Consiglio federale non rispecchi le intenzioni del legislatore o non disponga di una sufficiente base legale. In questi casi, il diritto di veto permetterebbe all'Assemblea federale di poter intervenire efficacemente e rapidamente. Nonostante lo scetticismo dei Cantoni, quasi tutti i partiti politici (UDC, PLR, PPD, Verdi e PBD), ad eccezione del PS, hanno accolto con favore la proposta Aeschi.
La maggioranza della commissione è quindi convinta di aver elaborato un progetto che servirà da "freno d'emergenza" contro interpretazioni errate della volontà del legislatore da parte di Governo e Amministrazione. Essa garantisce che il veto sarà utilizzato soltanto per importanti ordinanze e in caso di forte opposizione politica.
Per il governo, forte di una minoranza della commissione, il Parlamento dispone già di un'ampia gamma di strumenti (mozione, iniziativa parlamentare e diritti di consultazione) per poter influire sull'emanazione delle ordinanze, precisa una nota odierna della Cancelleria federale.
A parere dell'esecutivo, un simile veto, che può essere fatto valere soltanto contro le ordinanze nel loro insieme, viola la separazione dei poteri: l'articolo 182 capoverso 2 della Costituzione federale stabilisce infatti che il Consiglio federale è competente per la promulgazione senza restrizioni di ordinanze d'esecuzione
Stando al progetto della commissione del Nazionale, il nuovo strumento non dovrebbe essere utilizzato per ritardare eccessivamente il processo legislativo o addirittura bloccarlo.
Tale obiettivo verrebbe raggiunto prevedendo un grande ostacolo (almeno un terzo dei membri di un Consiglio) all'inoltro di una domanda di veto contro le ordinanze e fissando termini brevi per il decorso della procedura. Altro ostacolo: soltanto le domande sostenute dalla maggioranza di una commissione sarebbero trasmesse alla Camera.