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Il sindacato agricolo Uniterre ha inoltrato oggi alla Cancelleria federale il testo dell'iniziativa "Per la sovranità alimentare. L'agricoltura riguarda noi tutti". L'organizzazione - sostenuta fra l'altro da Gioventù socialista (GS) - mira a inserire il principio della sovranità alimentare nella Costituzione. Il termine per la raccolta delle 100'000 firme necessarie è il 30 marzo 2016.
L'agricoltura e l'alimentazione devono tornare un argomento di tutti. Contadini e consumatori devo poter decidere cosa vogliono trovare nei loro piatti, ma negli ultimi anni questo potere è andato deteriorandosi, con l'imposizione di interessi economici a breve termine, hanno sostenuto gli iniziativisti nel corso di una conferenza stampa a Berna.
A loro dire, esistono almeno cinque buoni motivi per sostenere il testo: con l'approvazione sarà in primo luogo possibile garantire un'agricoltura diversificata che tiene conto delle risorse naturali e protegge dagli OGM, inoltre i contadini potranno godere di guadagni adeguati. Si avrà un mercato più trasparente, un commercio internazionale più equo e un'agricoltura - e di pari passo un'alimentazione - che ascolta i bisogni della popolazione.
"Infelice il Paese che affida ad altri la produzione del proprio nutrimento", ha detto ai media - citando l'ex ministro francese dell'agricoltura Edgar Pisani - l'ex consigliere di Stato friburghese Pascal Corminboeuf. Con l'arrivo del benessere finanziario la gente ha pensato di poter comprare nutrimento e salute.
Si è però perso il legame diretto con ciò che si mangia e con le conseguenze degli alimenti consumati, ha sottolineato. "I risultati sono nuove malattie" che i progressi della medicina hanno camuffato solo in parte, e le conclusioni sono semplici: "non si può rimanere in buona salute a lungo senza nutrirsi bene". Al momento però, produciamo a malapena la metà di ciò che consumiamo, e bisogna rivolgersi quindi all'importazione di derrate a prezzi bassissimi e prodotti non si sa bene come.
Più ampio il discorso di Fabian Molina, presidente della GS, che sottolinea come al mondo esistano ancora 800 milioni di persone che soffrono la fame. Su scala mondiale le condizioni di lavoro del settore agricolo "sono precarie". La scelta - ha proseguito - è quindi chiara: bisogna lottare contro la logica del profitto che regna nel settore, e senza partecipazione alle decisioni riguardanti l'agricoltura non ci sarà produzione o commercio equo in nessuna parte del pianeta.
Anche in Svizzera ci sono impiegati agricoli che lavorano 66 ore a settimana, con condizioni molto dure, una situazione insostenibile. Per tutte queste ragioni, sempre secondo Molina, è fondamentale la sovranità alimentare. Il testo dell'iniziativa prevede inoltre l'inserimento nella Costituzione dell'attenzione alle condizioni di lavoro, con un'armonizzazione a livello federale.
Nel 2013 Uniterre aveva promosso un referendum, poi fallito, contro la politica agricola 2014-2017 della Confederazione, sostenendo che "una società intelligente comincia a mangiare ciò che spunta nell'orto prima di importare prodotti dall'altro capo del mondo".
Sempre parlando di alimentazione, in agosto l'iniziativa "Per la sicurezza alimentare" dell'Unione svizzera dei contadini (USC) e di un gruppo di esponenti UDC è formalmente riuscita, con 147'812 firme valide. Il testo chiede alla Confederazione di rafforzare l'approvvigionamento della popolazione con derrate alimentari provenienti da una produzione indigena sostenibile. A tale scopo, le autorità federali devono adottare provvedimenti efficaci contro la perdita di terreni coltivabili, secondo l'associazione.