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"Il popolo svizzero ha fatto un punto chiaro in favore dell'Unione Europea e della nostra collaborazione, molto buona": Andreas Schwab, il deputato che presiede la delegazione del Parlamento di Strasburgo per i rapporti con la Confederazione, commenta così in buon italiano il "no" di domenica dei cittadini elvetici all'iniziativa dell'UDC che avrebbe messo fine alla libera circolazione delle persone.
Bisogna mantenere ora la cooperazione e la certezza giuridica, afferma inoltre, sia per Bruxelles che per Berna. Un chiaro accenno all'accordo quadro, che ora le parti sono chiamate a concludere ma che, così come è, non convince in Svizzera. "Cooperare con l'UE, dal mio punto di vista, vuol dire rafforzare e non indebolire la sovranità della Svizzera", afferma ancora il politico tedesco. L'accordo istituzionale "è utile a noi tutti", insiste.
La richiesta è quella di tornare a parlarsi per poi giungere a una firma, riprendendo il dialogo interrotto in vista proprio della consultazione popolare sul testo democentrista, "e questo è stato un errore". "Possiamo ancora definire qualche punto minore, ma non rimettere tutto in discussione", precisa Schwab. Come la presidente della commissione UE, Ursula Von der Leyen, pensa che il Governo elvetico debba approfittare dello slancio dato dal voto di domenica per condurre in porto i negoziati. Un contatto fra Von der Leyen e Simonetta Sommaruga è previsto in settimana.
Non un compito facile, per l'Esecutivo: nelle reazioni al risultato di domenica, da più parti si è detto che Berna è ora legittimata a lavorare per ottenere miglioramenti al testo attuale, che il presidente del PPD Gerhard Pfister, per esempio, ha giudicato totalmente insufficiente. "Il ruolo della Corte di giustizia europea nell'accordo quadro è tossico", ha dichiarato, "non è accettabile che un tribunale europeo unilaterale decida in merito alle relazioni tra l'UE e un non membro". L'UDC, va da sè, intende combatterlo e anche secondo il presidente dell'Unione sindacale svizzera Pierre-Yves Maillard l'accordo non ha alcuna possibilità di essere approvato dal popolo in questa forma. Un sondaggio diffuso dalle testate di Tamedia sembra dargli ragione: solo il 16% è pronto a firmare, il 18% è per l'abbandono immediato, il 20% desidera nuovi negoziati (che Bruxelles però rifiuta ritenendo definitivo quanto raggiunto nel 2018) e il 32% auspica miglioramenti.