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Quando qualcuno ti invita a casa propria, cosa vorresti trovare?
Come vorresti essere accolto?
Se ricevi un invito a cena, ti prepari per bene, ti vesti dignitosamente o addirittura in maniera elegante e ti carichi emotivamente per una serata piacevole.
Arrivi alla casa del tuo ospite e lui ti apre la porta vestito male e magari anche un po’ sporco.
Già la prima impressione non è buona.
Varchi la soglia e vedi che, la casa è disordinata, sporca e non ha proprio un buon odore.
Magari la cena non è ancora pronta.
Vabbè, pensi, è normale! Adesso il mio ospite mi inviterà a sedermi in un posto confortevole e mi offrirà una aperitivo in attesa che la cena sia pronta.
Invece no.
Ti fa accomodare in un angolo del divano pieno di giornali, residui di pistacchi e patatine, peli di cane e giocattoli dei bambini.
Tu che ti sei vestito con uno dei tuoi abiti migliori, ti senti in difficoltà; non vuoi umiliare il tuo ospite rifiutandoti di sederti e intanto pensi a quanto ti scoccia portare l’abito in tintoria il giorno dopo.
Dalla cucina provengono effluvi non proprio piacevoli e ti chiedi cosa ti toccherà mangiare.
Dalla stanza accanto senti bambini strillare e capisci perfettamente che sono i capricci di chi non vuole andare a dormire.
Il tuo ospite ti lascia solo per andare a sedare le piccole belve.
Intanto la tua aspettativa di una serata rilassante e piacevole, svanisce lentamente.
Poi ci si siede finalmente a tavola.
Niente aperitivo.
La tavola è spoglia, la tovaglia non è dignitosa; qualche vecchia macchia, non è stirata a dovere e così neanche i tovaglioli scompagnati.
Posate e bicchieri hanno visibili segni di calcare e sono opachi.
Ti viene da chiederti se siano davvero puliti.
A questo punto vorresti trovare una scusa qualsiasi per alzarti e andartene.
Temi che le portate siano a livello di tutto il resto.
Ti convinci che se il tuo ospite non si è dato da fare per accoglierti dignitosamente vuol dire che ai suoi occhi sei insignificante.
Sai cosa lui pensa di te e questo non ti piace!
Io sono per metà siciliana da parte di madre, e per i meridionali italiani l’ospite è sacro.
Così la pensavano i romani, quelli che potevano permettersi una lussuosa villa con ambienti dedicati agli ospiti e ai banchetti, come la stanza del triclinio.
Erano le stanze più belle di tutta la casa.
Tenute pulitissime, ben arredate e decorate.
I pavimenti a mosaico erano il lusso, l’esclusività che il padrone di casa sfoggiava e riservava ai suoi ospiti.
In questo modo comunicava due cose importanti:
-cosa pensava lui dei suoi ospiti, cioè che meritassero il meglio
-quanto lui fosse benestante e avesse una posizione di riguardo nella scala sociale.
Il mosaico parlava per lui, comunicava la sua grandezza, potenza e ricchezza e il suo modo di accogliere i suoi ospiti in ambienti esclusivi e straordinari.
Il banchetto era il completamento del trattamento di lusso che riservava ai suoi ospiti e tutto questo favoriva la conversazione e spesso anche proficui accordi commerciali.
L’arte dell’ospitalità esercitata con saggezza e gusto È LUSSO.
Scegliere di farlo in un ambiente finemente decorato a mosaico È ESCLUSIVITÀ quindi,
NON È PER TUTTI!
Leggi cosa scrivo a riguardo nel capitolo n. 5.2 a pag 121 del mio libro:
“COME GLI DEI – come diventare immortale senza bisogno della pietra filosofale o dell’ambrosia”
Assicurati la tua copia qui:
COME GLI DEI
Ecco un esempio di come e dove si esercitava l’arte dell’ospitalità:
Villa Romana Salar, Granada