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AREZZO - Il giudice per le udienze preliminari del tribunale di Arezzo Marco Cecchi, nel processo denominato 'Fort Knox' - inchiesta su un traffico di oro, per un valore di circa 180 milioni di euro, tra la Svizzera e la città toscana - ha chiesto la confisca di beni per 198 milioni di euro. Accettati i patteggiamenti per 33 degli indagati, 16 andranno al rito abbreviato.
In totale erano 52 gli imputati in udienza, per tre di loro c'è stata l'assoluzione. Una decina aveva invece scelto il rito ordinario. Il giudice ha accolto le richieste del pm Marco Dioni, ovvero la confisca di tutto quanto era stato sequestrato (36 milioni) all'inizio dell'inchiesta nel 2012 sul più grosso traffico di oro in nero dall'Italia verso la Svizzera mai scoperto. I milioni aggiuntivi sono teorici, non essendo nella disponibilità.
L'inchiesta prese il via nel novembre 2012 e ricostruì il giro d'affari: il metallo prezioso veniva acquisito dall'organizzazione criminale con sede ad Arezzo dai compro oro del Sud, fuso e riproposto in verghe e lingotti per essere rivenduto in Svizzera. Oggi per leggere la sentenza è stata necessaria quasi un'ora.
Su questa vicenda nel 2015 si è già espresso il Tribunale penale federale (TPF) di Bellinzona che ha dato il via libera alla trasmissione agli inquirenti italiani di documenti bancari concernenti il figlio del presunto capo della rete di contrabbando d'oro. L'uomo si era opposto alla rogatoria presentata nel marzo 2013 dalla procura di Arezzo.
L'indagine era sfociata già nell'ottobre 2012 nel blocco di 500 conti bancari e in 250 perquisizioni. Secondo gli inquirenti italiani la banda contrabbandava l'oro con delle vetture verso la Svizzera, dove il metallo prezioso veniva dotato di certificati ufficiali e rivenduto. Fra gli indagati vi sono anche persone residenti in Ticino.