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La stampa svizzera guarda con sentimenti contrastanti alla proposta di Micheline Calmy-Rey per una conferenza umanitaria sull'Irak a Ginevra.
L'iniziativa suscita speranze, ma anche il timore che il tutto si risolva in una dichiarazione d'intenti.
Non tutti i quotidiani svizzeri hanno dato lo stesso rilievo alle dichiarazioni della nuova ministra degli esteri in occasione dell'incontro con le commissioni parlamentari di politica estera.
In prima fila fra quanti hanno ritenuto la notizia degna di un commento i quotidiani romandi Le Temps e 24 Heures e il bernese Der Bund.
Le Temps sottolinea che lo stile aperto e propositivo di Micheline Calmy-Rey può contare temporaneamente sul sostegno dell'opinione pubblica, "che mal comprende le lentezze e le sottigliezze della diplomazia."
"Ma", osserva ancora il quotidiano, "il metodo implica anche la necessità di ottenere dei risultati." Con la sua iniziativa, la consigliera federale assume dei forti rischi.
"Sarebbe desolante", conclude sarcasticamente Le Temps, "che alla fin dei conti di una così bella iniziativa non resti che l'eco di un ego sgualcito nella Berna federale."
Più ottimista 24 Heures: "L'idea sembra bislacca. Ma, pensandoci bene, perché no?" La Svizzera sarebbe stata in silenzio per troppo tempo in un ambito "dove bisogna alzare la voce per far intendere le ragioni della pace."
Le prospettive per una politica estera più incisiva sono buone, secondo il quotidiano romando: "La Svizzera può essere un laboratorio per la ricerca di nuove soluzioni."
Cauto invece il bernese Der Bund, che dà maggiore risalto all'incapacità delle commissioni parlamentari di politica estera di accordarsi su una dichiarazione comune sulla guerra.
Quanto alla proposta di Micheline Calmy-Rey relativa alla conferenza sull'Irak, il quotidiano ammette che "con l'invito ad una conferenza internazionale per impedire una catastrofe umanitaria, la Svizzera si dà un obiettivo più concreto della conferenza per impedire la guerra annunciata precedentemente."
Ma, avverte ancora il quotidiano, "bisogna sperare che la proposta sia solida. Se no l'energica Calmy-Rey diventerà una ministra degli annunci."
Stessi toni da parte della Berner Zeitung: "Se né l'incontro USA-Irak, né la conferenza a Ginevra andranno in porto, (Calmy-Rey) subirà una batosta."
La Neue Zürcher Zeitung dal canto suo riporta la notizia senza ulteriori commenti, ma titola significativamente "Politica estera in vetrina". Gli fa eco il Tages Anzeiger, secondo cui Micheline Clamy-Rey non lascia alcun dubbio "sulla sua volontà di rendere la politica estera più attiva e visibile" di quanto fosse sotto il suo predecessore Joseph Deiss.
swissinfo, Andrea Tognina