Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/135613

<h2>SubmittedText<h2><p>Invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Come giudica la possibilità per le imprese di dedurre dalle imposte gli oneri finanziari diretti per la custodia dei bambini complementare alla famiglia (contributi per i posti in asilo, contributi per le infrastrutture, ecc.)? A quanto ammonterebbero le perdite fiscali per la Confederazione e i cantoni?</p><p>2. Come valuta invece l'introduzione di una sorta di tributo per le imprese con oltre 250 dipendenti che non si sono ancora impegnate direttamente per offrire servizi di custodia?</p><p>3. Qual è la sua posizione di fronte alla proposta di introdurre un contributo generale per costituire un "fondo d'investimento" (analogamente al modello esistente nei cantoni VD, FR e NE?)</p><p>4. Quali altre possibilità vede il Consiglio federale per ottenere un maggior impegno in tal senso da parte delle imprese?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale ritiene che migliorare la conciliabilità tra vita privata e vita professionale sia un punto essenziale della politica familiare. La messa a disposizione in Svizzera di un'offerta sufficiente di posti di custodia extra-familiare per i bambini svolge un ruolo fondamentale in tal senso.</p><p>Lo sviluppo dell'assistenza extra-familiare spetta in primo luogo ai cantoni (e ai comuni), i quali sono tenuti a provvedere a un'offerta appropriata di strutture di accoglienza per la prima infanzia e per i bambini in età scolare. Questa ripartizione dei compiti tra la Confederazione e i cantoni è stata inoltre confermata con l'entrata in vigore nel 2009 del concordato Harmos, in base al quale i cantoni firmatari si impegnano a strutturare la giornata scolare in modo da privilegiare la formula dei blocchi orari e proponendo strutture di accoglienza parascolari che rispondono alle esigenze locali. La Confederazione partecipa tuttavia al finanziamento dell'accoglienza extra-familiare tramite un programma lanciato nel 2003 e che nel dicembre 2010, vista la persistente scarsità di posti di accoglienza, è stato prorogato fino al 31 gennaio 2015. Infine, la bocciatura in votazione popolare del 3 marzo 2013 del nuovo articolo costituzionale sulla politica familiare, che proponeva di affidare determinate competenze alla Confederazione nel settore dell'assistenza extra-familiare, ha confermato la competenza primaria dei cantoni in materia.</p><p>1. Sul piano federale, cantonale e comunale, il diritto vigente consente già alle persone giuridiche e ai lavoratori indipendenti di dedurre, nel quadro degli oneri giustificati dall'uso commerciale, i costi finanziari diretti che un'impresa deve affrontare per la custodia complementare alla famiglia dei figli dei collaboratori.</p><p>2. Nel quadro attuale della ripartizione delle competenze il Consiglio federale non è favorevole all'introduzione, a livello federale, di un tributo per le imprese con più di 250 dipendenti che non si impegnano direttamente nell'offrire accoglienza extra-familiare ai figli dei propri dipendenti. Inoltre, gli oneri amministrativi che un provvedimento del genere comporterebbe - verificare l'esistenza o meno di tali spese per ogni impresa di questa dimensione - sarebbero chiaramente sproporzionati.</p><p>3. Nel quadro attuale della ripartizione delle competenze il Consiglio federale non è favorevole all'introduzione, a livello federale, di un contributo generale delle imprese a un fondo d'investimento analogo a quello previsto nei cantoni di VD, FR e NE. Preferisce infatti evitare di intralciare le politiche cantonali summenzionate. I modelli dei cantoni di VD, FR e NE presentano diverse modalità di attuazione che derivano da ampi negoziati che si sono svolti tra i cantoni, i comuni e gli ambienti economici interessati.</p><p>4. Nel quadro delle competenze attribuite, la politica attuale del Consiglio federale si basa sulla collaborazione tra i cantoni e la Confederazione. Il Consiglio federale ritiene che le imprese svolgano un ruolo importante in materia di conciliabilità tra vita privata e vita professionale, ruolo che consiste innanzitutto nell'offrire condizioni di lavoro favorevoli alla famiglia (orari e luoghi di lavoro flessibili). Dal canto suo, la Confederazione interviene informando, sensibilizzando e diffondendo le buone pratiche presso le imprese. In proposito si ricordano il manuale per le PMI "Lavoro e famiglia", l'attività dei servizi specializzati che forniscono consulenza a imprese e organizzazioni per promuovere la conciliabilità tra vita privata e vita professionale e il finanziamento del progetto Change to WIN - WIN inteso a incentivare la conciliabilità tra lavoro e famiglia nelle imprese. La conciliabilità tra vita privata e vita professionale è inoltre uno dei quattro temi centrali dell'iniziativa sul personale qualificato che il DEFR sta portando avanti insieme ai cantoni e alle parti sociali.</p>  Risposta del Consiglio federale.