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di Franco Celio
Quasi non passa più giorno senza che i mezzi d'informazione si soffermino ad illustrare le varie strategie messe in atto dai diversi partiti in vista delle elezioni legislative francesi del prossimo giugno. Le presidenziali, come noto, vi sono appena state lo scorso aprile e si sono concluse, come tutti sanno, con la rielezione di Emmanuel Macron, che ha avuto, grosso modo, il voto di 4 cittadini su 10. 3 hanno invece votato per la sua rivale, Marine Le Pen e altri 3 non hanno scelto né l'uno né l'altra, o votando in bianco, o astenendosi puramente e semplicemente, non volendo optare (per usare un'espressione in uso da quelle parti) "fra la peste e il colera".
Ora si tratta invece di eleggere l'Assemblée Nationale. Sono in palio 577 seggi. Tutta la Francia è divisa in altrettante circoscrizioni: ognuna elegge un solo deputato, in due turni.
Queste elezioni sono dette popolarmente "il terzo turno delle presidenziali" poiché di solito nelle varie circoscrizioni si afferma il candidato appartenente al partito del presidente neoeletto. Era stato così anche 5 anni fa. "En marche" (poi ribattezzato "La République en marche"), il movimento appena messo in piedi da Macron aveva in effetti spopolato. Quest'anno, le cose potrebbero andare diversamente. Jean-Luc Mélanchon, terzo classificato alle presidenziali, leader della "La France insoumise", e alla testa di un aggregato di partiti e movimenti di sinistra spera infatti di ottenere una maggioranza di parlamentari che gli permetta di occupare la carica di primo ministro, ovvero di capo del governo.
Non sarebbe il primo caso di "cohabitation" fra un presidente di un certo colore e un primo ministro di un altro (ricordiamo i casi Mitterand-Chirac, poi Chirac-Jospin). In questo caso le convinzioni dei due protagonisti (Macron e Mélanchon) sarebbero però, per vari aspetti, agli antipodi.
Un'altra caratteristica del sistema politico francese è l'estrema debolezza dei partiti. Lo dimostrano il cattivo risultato delle due candidate delle formazioni che finora andavano per la maggiore - la "gollista" Valérie Pécresse e la socialista Anne Hidalgo - e lo conferma il loro continuo cambiar denominazione, per cui raramente un elettore ha l'occasione di votare due volte di fila allo stesso modo.
L' Assemblée Nationale è solo una parte del Parlamento, che comprende anche una seconda Camera - il Senato - che viene però eletto in modo diverso, ossia non direttamente dai cittadini.