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È la conclusione a cui è giunto l'ombudsman SRF dopo le polemiche che avevano coinvolto il moderatore del programma.
BERNA - L'organo di mediazione della radiotelevisione svizzero tedesca SRF ha respinto tutti i reclami contro una puntata di "Arena" sulla guerra in Ucraina con la partecipazione del capogruppo UDC Thomas Aeschi. Il moderatore della trasmissione Sandro Brotz aveva definito «razziste» alcune dichiarazioni fatte da Aeschi durante un dibattito in Consiglio nazionale.
Nel suo rapporto finale, l'ufficio dell'ombudsman SRF è arrivato alla conclusione che il programma era corretto nei fatti. E sottolinea espressamente che il moderatore ha fatto bene a confrontarsi con il consigliere nazionale di Zugo e capogruppo UDC in merito alle sue dichiarazioni. L'organo di mediazione ha ricevuto 46 reclami in relazione alla puntata di "Arena" dello scorso 18 marzo.
L'ufficio del mediatore sottolinea inoltre come Aeschi avesse accettato in anticipo di avere una conversazione a tu per tu sulle sue dichiarazioni ed era consapevole di cosa lo aspettasse. In questo contesto era comprensibile che Brotz avesse definito come «razziste» le sue dichiarazioni fatte in Parlamento.
Il moderatore - sottolinea l'organo di mediazione - non ha accusato direttamente Aeschi, ma si è basato sul parere della Commissione federale contro il razzismo (CFR). Sandro Brotz avrebbe semmai tirato conclusioni un po' affrettate, senza tenere sufficiente in conto gli argomenti di Thomas Aeschi. In seguito alla puntata, la redazione di "Arena" aveva già ammesso che il dibattito era stato intenso e che il presentatore avrebbe dovuto dare più spazio agli argomenti di Aeschi.
In un dibattito al Consiglio nazionale sulla guerra in Ucraina, Aeschi aveva dichiarato a proposito del previsto arrivo di rifugiati: «Non può essere che nigeriani o iracheni con passaporto ucraino violentino improvvisamente donne ucraine di 18 anni. Questo non deve accadere». Il capogruppo UDC aveva spiegato che la sua dichiarazione si riferiva a un episodio accaduto in Germania. La CFR aveva cionondimeno definito la dichiarazione come razzista.
In seguito alla puntata del 18 marzo, l'UDC aveva annunciato che i suoi esponenti non avrebbero più preso parte «fino a nuovo avviso» alla nota trasmissione di dibattito politico. Il principale partito svizzero aveva reagito così a quello che aveva definito «un grossolano deragliamento» del moderatore Sandro Brotz, che si sarebbe comportato «come un giudice» nei confronti del suo capogruppo alle Camere federali.
La situazione si è normalizzata dopo tre settimane, e dopo una discussione definita dal partito «costruttiva», cui hanno preso parte il presidente dell'UDC Marco Chiesa, il capogruppo Aeschi e il consigliere nazionale UDC Thomas Matter, la direttrice della SRF Nathalie Wappler, il caporedattore video Tristan Brenn, e la caporedattrice audio Lis Borner.