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WASHINGTON - Un test, un tentativo pratico per scoprire se siamo in grado di deviare un asteroide da un impatto catastrofico con il nostro pianeta.
È lo scopo della missione "Double Asteroid Redirection Test" (DART) della NASA, pianificata a cavallo tra il 2021 e il 2022. L'idea è quella di lanciare una navicella nello spazio e schiantarla contro un asteroide con un'energia equivalente a tre tonnellate di dinamite, per fargli cambiare il proprio percorso.
L'obiettivo della NASA si chiama Didymos, una coppia di asteroidi che viaggia insieme intorno al sole. DART punta a colpire il più piccolo dei due (chiamato Didymoon), che misura circa 150 metri di diametro e orbita attorno all'asteroide più grande.
L'impatto dovrebbe cambiare l'orbita di Didymoon in modo abbastanza ampio da essere rilevato dai telescopi sulla Terra. Se avrà successo, la missione potrebbe confermare che la migliore difesa dell'umanità contro l'arrivo di un asteroide è quella di scaraventarlo in un'altra orbita lontana dal nostro pianeta.
La missione è al centro del dibattito in questo momento a causa di un articolo pubblicato sulla rivista The Planetary Science Journal, e ripreso dal Ny Times, che indica che l'impatto con l'asteroide potrebbe produrre la prima pioggia di meteoriti artificiale, ovvero causata dalle attività umane nello spazio. Da un lato, l'osservazione di tale pioggia permetterebbe agli scienziati di studiare la composizione degli asteroidi vicini alla Terra, d'altra parte, potrebbe essere pericolosa perché aumenterebbe la quantità di detriti spaziali attorno al nostro pianeta.
Secondo Aaron Boley, astronomo dell'Università della British Columbia, le future attività umane nello spazio, come l'estrazione mineraria di asteroidi vicino alla Terra o gli ulteriori test di difesa planetaria, potrebbero liberare diverse quantità di materiale che finirebbe nell'orbita terrestre.
In questo senso, la missione DART potrebbe essere un'opportunità per capire come determinate modifiche alle tempistiche del lancio sarebbero in grado di evitare che i detriti raggiungano la Terra, creando un precedente fondamentale per delle attività future più pulite e più sicure.
Tuttavia, la NASA sostiene che la tempistica dell'impatto è dettata da fattori come la dinamica orbitale e la comunicazione con la Terra, e la data prevista permette anche una visualizzazione ottimale da parte degli osservatori dalla Terra, e non sarebbe quindi possibile riprogrammarla senza compromettere la missione.
Il Dr. Paul Wiegert, autore dello studio e professore di astronomia alla University of Western Ontario, sostiene che le future missioni riguardanti gli asteroidi dovrebbero tenere in considerazione la questione dei detriti, così come le missioni più vicine alla Terra dovrebbero pianificare meglio la gestione dei rottami spaziali che lasciano in orbita. Infatti, l'elevato numero di flussi di meteoriti che verrebbero rilasciati nel sistema solare potrebbe diventare un pericolo concreto in un futuro non troppo lontano.