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Birmania: San Suu Kyi ci ripensa
Il Premio Nobel per la pace giurerà in Parlamento, contrariamente a quanto aveva dichiarato
La volontà di emendare la Costituzione resta. Ma Aung San Suu Kyi, che per il rifiuto di giurare sulla Carta aveva rimandato la settimana scorsa il suo debutto in Parlamento, ha cambiato idea: questo mercoledì esordirà in aula con gli altri neo-deputati della sua "Lega Nazionale per la Democrazia" (NLD), sbloccando così una contesa che rischiava di minare il clima di distensione creato dalle riforme dell'ultimo anno del Paese.
Un processo, ha esortato oggi il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon, che l'Occidente dovrebbe incoraggiare "facendo di più" per quanto riguarda la rimozione delle sanzioni.
Suu Kyi, 66 anni, ha motivato il suo dietrofront citando il rispetto "della volontà del popolo" che l'ha trionfalmente eletta nel voto suppletivo del primo aprile, nonché dei membri dei partiti etnici all'opposizione che hanno esortato l'NLD a ripensarci, e a lavorare poi insieme per emendare la Costituzione.
"Non vogliamo creare tensioni politiche", ha aggiunto Suu Kyi, cercando di sminuire la portata della contesa, imperniata attorno alla formula di giuramento che chiede ai deputati di "salvaguardare" la Costituzione; parola che Suu Kyi voleva sostituire con "rispettare"; non è ancora chiaro con che formula "la Signora" giurerà mercoledì in Parlamento.
La Premio Nobel per la Pace - che a giugno andrà in Norvegia per ritirarlo finalmente di persona - ha faticato però a far passare la decisione come un normale prodotto della dialettica politica, negando che si tratti di un "cedimento".
In realtà, l'iniziale scelta di lasciare vuoti i propri scranni aveva confuso gli stessi ambienti della dissidenza, che lo consideravano un errore strategico, specie dopo elezioni che avevano già spaventato l'ala più irriducibile del regime dato il misero risultato (un seggio) ottenuto dal partito di governo USDP.
La stessa Suu Kyi, oggi, ha ammesso una sua mezza colpa, quella di non aver menzionato l'argomento nel faccia a faccia avuto tre settimane fa con il presidente Thein Sein.
Il prossimo debutto della neo-deputata Suu Kyi andrà così nella direzione della "unità di intenti" auspicata oggi da Ban in un discorso tenuto proprio al Parlamento di Naypyidaw. Il segretario generale dell'Onu, rendendo omaggio a Thein Sein per "la sua visione, autorità e coraggio nell'indirizzare la Birmania sulla via del cambiamento", si è appellato alla comunità internazionale affinché compia ulteriori passi in tema di sanzioni, recentemente sospese per un anno dall'Unione Europea, mentre gli Stati Uniti hanno scelto un approccio più cauto.
Nonostante il dietrofront di Suu Kyi, il conflitto sottostante con i militari resta: la Costituzione garantisce un ruolo predominante all'esercito, dagli ampi poteri fino al 25 per cento di seggi in Parlamento assegnato d'ufficio, e in campagna elettorale è stata definita "un ostacolo al raggiungimento della democrazia" da parte della "Signora". Se Suu Kyi proverà davvero a mettere insieme un consenso verso un emendamento della Carta (per il quale è necessaria una maggioranza del 75 per cento) prima delle elezioni del 2015, le resistenze della vecchia guardia saranno assicurate.
ATS
minols | 1 mag 2012 15:27