Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01075.jsonl.gz/609

Nel 2006 Jed McCaleb creò un sito web per favorire lo scambio di carte del gioco Magic: The Gathering Online tra gli utenti. Nel 2007, comprò il dominio mtgox.com acronimo di “Magic: The Gathering Online eXchange”.
Il servizio rimase online per 3 mesi nel 2007 con scarso successo e fu quindi chiuso. Venne riusato nel 2009 per il gioco di carte The Far Wilds. In seguito il sito fu venduto al programmatore Mark Karpelès, il quale viveva in Giappone. Mt.Gox nasce nel luglio 2010 a Shibuya (Tokyo) e diventa in poco tempo l’exchange di riferimento nel mondo delle criptovalute. Dal 2013 fino al 2014 gestisce oltre il 70% di tutte le transazioni bitcoin nel mondo.
A febbraio 2014 il disastro: Mt. Gox sospende le transazioni, chiude il sito ed il servizio dichiarando bancarotta. Ad aprile 2014 la società comincia le procedure di liquidazione.
La storia di Mt.Gox
Mt.Gox prima della chiusura ha affrontato diversi problemi di sicurezza.
Nel giugno 2011 una falla portò a un crollo del valore di BTC a 1 cent/$. Un hacker riuscì ad impossessarsi illegalmente di un gran numero di bitcoin (circa 2000). L’exchange rimase offline per diversi giorni.
Questa fu solo una delle tante magagne che la società dovette affrontare.
- Il 2 maggio 2013, CoinLab intentò una causa da 75 milioni di dollari contro Mt.Gox per una violazione del contratto riguardante la gestione dei clienti;
- Il 15 maggio 2013 l’ US Department of Homeland Security (DHS) emise un mandato per sequestrare denaro da una sussidiaria di Mt.Gox la quale non aveva le licenze dovute per operare;
- Nel giugno 2013 Mt.Gox sospese i prelievi in dollari in quanto una delle banche che gestiva il denaro del sito chiuse i conti della società;
- Il 5 agosto 2013, Mt.Gox subisce “perdite significative” a causa dell’ accredito dei depositi che non erano stati completamente liquidati;
- Varie volte gli utenti si sono lamentati di ritardi nelle tempistiche di prelievo.
Karpelès, detentore di una quota societaria pari all’88%, aiutato anche da Roger Ver riuscì a superare queste problematiche e a guidare l’ascesa di bitcoin. Decise di aiutare la Bitcoin Foundation donando 5’000 bitcoin. A metà Maggio 2013, MtGox smistava oltre 150.000 Bitcoin al giorno. Personaggio carismatico secondo alcuni insider si riteneva il re del bitcoin e pensava di avere un quoziente intellettivo (QI) superiore alla media.
Il disastro però era dietro l’angolo.
A febbraio 2014 iniziano i veri problemi. Inizialmente (7 febbraio) la società interruppe tutti i prelievi di bitcoin adducendo scuse con un comunicato. Dieci giorni dopo i prelievi erano ancora in stallo e il CEO si rifiuta di commentare le voci circa i problemi finanziari della società. Migliaia di utenti erano in attesa dei propri fondi.
Per evitare le accese proteste fuori dalla sede gli uffici furono spostati lontano da Shibuya nel frattempo il valore di BTC scende di oltre il 20% su Mt.Gox rispetto agli altri exchange.
Il 23 febbraio 2014 Mark Karpelès si dimise dal consiglio di amministrazione della Bitcoin Foundation, cancellando tutti i suoi tweet. Il giorno dopo il sito chiuse le transazioni, andò offline e un comunicato annunciò la perdita di 744.408 bitcoin (circa 450’000’000$ di allora). In seguito la cifra fu corretta a 850’000 bitcoin persi dei quali 200’000 furono poi recuperati. In questo periodo (dai primi di febbraio alla fine del mese di marzo) il valore di BTC scese del 36%.
Karpelès dichiarò che problemi tecnici avevano aperto la strada a prelievi fraudolenti. Non si è ancora capito se si sia trattato di furto, frode, malagestione o una combinazione di esse. Iniziarono diverse cause legali e la società chiese istanza di protezione bancaria negli Stati Uniti. Erano circa 130’000 i creditori di Mt.Gox.
La compagnia di sicurezza Tokyo WizSec in seguito ad attente analisi giunse alla conclusione che i bitcoin furono rubati direttamente dai wallet di Mt.Gox in modo continuativo dal 2011. Il CEO fu incolpato di tutta la vicenda ma non emersero prove a suo danno (se non la negligenza…). Fu invece incolpato di appropriazione indebita e manipolazione dei sistemi di Mt.Gox per aver aumentato il saldo di un account, questo addebito però non fu correlato all’ammanco dei 650.000 bitcoin.
Solo una piccola parte di denaro fu restituita ai creditori e Karpelès dichiarò quanto segue:
“Sarò dispiaciuto per tutta la vita per quanto è successo e per i danni che questa vicenda ha causato. Io sono innocente e l’ho dimostrato davanti alla corte.”
In seguito all’accaduto bitcoin fu dichiarato morto e le criptovalute destinate a fine certa.
Lo stato delle cose
L’esecuzione della sentenza è stata sospesa: Karpeles pertanto non dovrebbe andare in carcere. L’imputato però è stato ritenuto colpevole solo di manomissione di documenti finanziari, mentre è stato assolto dall’accusa di appropriazione indebita.
Karpeles però non si arrende anzi ha recentemente rivelato i suoi progetti futuri in ambito blockchain.