Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01021.jsonl.gz/653

Una miniera di Glencore avvelena bambini con metalli pesanti
70'000 persone abitano nella città peruviana di Cerro de Pasco. Glencore (una multinazionale svizzera con sede a ZG) controlla in questa zona una gigantesca miniera che produce, tra le altre cose, zinco, piombo e argento a costi tra i più bassi del settore. La miniera provoca un gravissimo inquinamento dell’ambiente a causa della presenza di numerosi metalli pesanti. L’aria, il suolo e l’acqua sono contaminati.
Rispetto alle altre città peruviane la speranza di vita delle persone è di cinque anni più bassa e la mortalità infantile è più elevata. I bambini sono maggiormente colpiti da questo problema perché il loro corpo, esposto agli stessi livelli di contaminazione degli adulti, assorbe decisamente più piombo.
In questa regione 2'000 bambini soffrono d’intossicazioni croniche da metalli pesanti. Le conseguenze sono per loro drammatiche: anemia, handicaps, paralisi. Fino ad oggi Glencore ha cercato di sottrarsi dalle sue responsabilità dichiarando che questo gravissimo inquinamento fa parte storicamente del sito e afferma che la sua miniera non viola più nessuno standard ambientale. Questo è falso. L’analisi dei capelli dei bambini dimostra che il tenore di piombo è aumentato in maniera continua negli ultimi anni.
Questa situazione mostra quanto è importante che l’Iniziativa renda responsabili le multinazionali per le azioni commesse non solo dalle filiali sotto controllo giuridico, ma anche dalle società sulle quali esercitano un controllo economico. Nel novembre 2019, a seguito delle critiche dei media Glencore si è dissociata dalla miniera. Tuttavia la multinazionale continua a controllarla e ne risulta essere praticamente l’unica acquirente.
Dichiarazione di più di 100 vescovi per il rispetto dei diritti umani e standard ambientali
È importante notare che recentemente più di 110 vescovi (fra cui 4 svizzeri) hanno firmato una dichiarazione che richiama i governi affinché le imprese rispettino i diritti umani e le norme ambientali. Questa dichiarazione chiede che cessino gli abusi commessi dalle imprese e desidera garantire la solidarietà globale. "Se le aziende inquinano il suolo, l'aria e le acque sotterranee, violano i diritti umani o sono responsabili del lavoro minorile, devono essere ritenute responsabili. Le persone colpite dovrebbero avere facile accesso a rimedi legali efficaci", dice l'arcivescovo Stephan Burger di Friburgo. (www.actiondecareme.ch).
Peter Niggli, ex direttore di Alliance Sud e membro del Consiglio di Fondazione di Sacrificio Quaresimale, evidenzia che: “Le organizzazioni di aiuto allo sviluppo e difesa dei diritti umani sono state confrontate con delle violazioni di questi diritti da parte di società del settore minerario e del commercio di materie prime che operano in paesi ricchi di risorse.“
È giunto il momento di aprire gli occhi
Già 8 anni fa, nel 2011, numerose associazioni avevano sostenuto la campagna “Diritto senza Frontiere” lanciata da Alliance Sud e poi promossa da numerose associazioni. "Diritto senza frontiere" chiedeva al Consiglio federale e al Parlamento di elaborare una legge che obblighi le imprese con sede in Svizzera a rispettare i diritti umani e gli standard ambientali in tutto il mondo.
Nella primavera del 2015, il Consiglio nazionale ha appoggiato, per pochi voti, una mozione che chiedeva una legge sulla due diligence dei diritti umani per le imprese. Su richiesta del PDC, la votazione è stata ripetuta e alcuni deputati hanno cambiato idea.
A seguito di questa manovra del Consiglio nazionale, più di 60 organizzazioni della società civile (ora più di 130) hanno deciso di lanciare l'Iniziativa Multinazionali Responsabili. Il 10 ottobre 2016 è stata presentata l'iniziativa popolare federale "Imprese responsabili - per la protezione delle persone e dell'ambiente" con oltre 120’000 firme valide.
L'Iniziativa Multinazionali Responsabili chiede un’ovvietà.
Il percorso parlamentare è stato lungo. Il Consiglio federale ritiene che sia sufficiente che le imprese rispettino volontariamente le norme in materia di diritti umani e di protezione dell'ambiente e - come suggerisce il suo controprogetto indiretto - promuovano i loro sforzi in tal senso tramite la pubblicazione di rapporti periodici in opuscoli patinati. Nell’estate 2020, dopo quattro anni di dura lotta politica, la maggioranza del Parlamento ha finalmente approvato questa posizione.
Per noi della coalizione non è sufficiente e oggi, l’opinione internazionale vuole che le multinazionali attive su scala globale assumano una responsabilità per l’essere umano e l’ambiente. L’Iniziativa esige nient’altro che l’applicazione di questa convinzione globale anche in Svizzera.
Proteggere la buona reputazione della Svizzera:
Come diceva Dick Marty, Co-Presidente del Comitato d’Iniziativa , nell’intervista “Diciamolo senza giri di parole” (Alliance Sud, dicembre 2018): “Se la grande maggioranza delle imprese si comporta bene e ha capito perfettamente che ciò è nel suo interesse, resta pur sempre una minoranza, ma con una forte capacità di nuocere, che aspira unicamente al profitto e ritiene di non dover dedicare nessun’attenzione ai diritti dell’uomo e dell’ambiente. Bisogna lasciarli agire?”.
Proseguiva affermando che “Essere responsabili e rispondere delle proprie azioni, rispettare la popolazione locale e l’ambiente non è solo un atteggiamento etico, ma è ormai considerato anche come una componente essenziale del giudizio che una parte crescente dei consumatori dà all’immagine di un’impresa e alla qualità dei suoi prodotti. (…) La giustizia è prima di tutto l’equità che deve regnare tra gli individui all’interno di una società, ma anche nei rapporti tra le nazioni, specialmente nel commercio internazionale”
L'equità e la responsabilità.
I dirigenti delle multinazionali sono perfettamente in grado di identificare i possibili rischi di violazione dei diritti umani che potrebbero insorgere durante le loro attività. Nonostante ciò, diverse imprese danno più importanza ai loro profitti piuttosto che alla protezione degli esseri umani e alla salvaguardia dell’ambiente.
Nella Laudato Sì (Capitolo 1, Paragrafo 51) di Papa Francesco si legge: “L’inequità non colpisce solo gli individui, ma Paesi interi, e obbliga a pensare ad un’etica delle relazioni internazionali. (…) Le esportazioni di alcune materie prime per soddisfare i mercati nel Nord industrializzato hanno prodotto danni locali, come l’inquinamento da mercurio nelle miniere d’oro o da diossido di zolfo in quelle di rame. (…) Constatiamo che spesso le imprese che operano così sono multinazionali, che fanno qui quello che non è loro permesso nei Paesi sviluppati o del cosiddetto primo mondo.”
Sì, in effetti, credo che sia un atto di giustizia dare equità nella dignità.
Sì all’Iniziativa Multinazionali Responsabili che votiamo il 29 novembre.
Sì perché i diritti umani e l’ambiente sono da rispettare qui e ovunque nel mondo.
Pubblicato a ottobre 2020
Su La rivista della CMSI