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La stampa di destra lo definisce con poco sottile sarcasmo il "Leader Maximo di Marinaleda", per indignados e rivoluzionari di mezzo pianeta è il "Che Guevara Andaluso".
Ora, a 63 anni, Juan Manuel Sanchez Gordillo, padre del "villaggio dell'utopia" di Marinaleda, è anche il sindaco più longevo di Spagna.
In carica dalle prime elezioni del dopo-dittatura nel 1979, ha stravinto per la decima volta alle ultime comunali di fine maggio. Con il 73% ha di nuovo "asfaltato" l'opposizione, il Psoe al 19%, il Pp al 5%. Alla fine del nuovo mandato avrà governato 40 anni la Piccola Cuba dell'Andalusia, da lui fondata nel 1979.
Marinaleda è un oggetto di studio e venerazione per tutti i rivoluzionari del mondo. A 70 km da Siviglia, in mezzo al triangolo Cordoba-Granada-Jaen, è un piccolo comune di 2'748 abitanti in cui l'utopia si è fatta realtà. In mezzo ad una Andalusia messa in ginocchio dalla crisi è un'oasi senza disoccupati, senza polizia, senza delinquenti.
La proprietà è collettiva, ognuno ha diritto a una casa da 90 m2, che paga 15 euro al mese. Lo stipendio è lo stesso per tutti sindaco compreso: 1'200 euro al mese. La maggior parte degli abitanti lavora nella cooperativa agricola, producendo frutta, olive, olio e ortaggi.
I politici locali non sono pagati, ogni decisione è presa nelle assemblee degli abitanti, più di duemila all'anno. Le tasse sono simboliche, le spese del comune sono segnate ogni giorno su una lavagna in mezzo al paese, la pulizia delle strade è garantita ogni domenica dagli stessi abitanti. Tutti i servizi sono a prezzi 'politicì: la piscina, nel centro sportivo Che Guevara, costa tre euro a estate, la mensa scolastica 12 euro.
Dietro al miracolo libertario di Marinaleda c'è lui, il 'Che Andaluso', rivoluzionario fino alla punta delle unghie. All'inizio della crisi lacrime e sangue lasciata in eredità dal socialista Josè Luis Zapatero al popolare Mariano Rajoy nel 2011 ha guidato l'assalto dei braccianti andalusi a due supermercati per ridistribuire alimenti di prima necessità a chi aveva fame.
Sindacalista e professore di storia, silhouette barbuta da Fidel Castro più robusto, keffiah o fazzoletto rosso al collo, ha guidato le marce dei braccianti, l'invasione di terre pubbliche e latifondi non utilizzati. Due anni fa è stato eletto al parlamento regionale andaluso.
Ha giurato, nell'atto di investitura di "lottare con tutte le mie forze per sovvertire il sistema di produzione capitalistico": "Mi dichiaro ribelle alla dittatura del mercato. Viva l'Andalusia!". Ora il "Che" di Marinaleda pensa a un futuro nazionale con Podemos. Ha presentato una sua lista alle primarie per le politiche di novembre del partito post-indignado. Il leader di Podemos Pablo Iglesias punta alla guida del governo. Il "Che" andaluso sogna di proporre per la Spagna lo stesso motto che figura da 35 anni sullo stemma di Marinaleda: "una utopia per la pace".
SDA-ATS