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Ciò stando al presidente della Confederazione Guy Parmelin che però riconosce divergenze con Bruxelles
Al vaglio soluzioni alternative nel caso in cui i negoziati si concludessero con un fallimento definitivo
BERNA - I negoziati comportano sempre un rischio di fallimento, ma non si è ancora a questo punto in merito all'accordo quadro istituzionale che la Svizzera sta negoziando con l'Unione europea (Ue) dal 2014, dice il presidente della Confederazione Guy Parmelin in un'intervista pubblicata oggi dal SonntagsBlick. Per ora è necessaria un'analisi, afferma.
Parmelin ha incontrato l'altro ieri a Bruxelles la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. Alla fine delle discussioni, i due hanno riconosciuto che ci sono ancora grandi divergenze tra Berna e Bruxelles. Entrambe le parti devono ora valutare i risultati dell'incontro, ha aggiunto Parmelin.
Della valutazione fa parte la consultazione delle commissioni e dei Cantoni, ha indicato il capo del Dipartimento federale dell'economia, della formazione e della ricerca (DEFR) nell'intervista realizzata per iscritto.
Ma «nessuno nell'Ue o in Svizzera vuole prolungare artificialmente i negoziati», ha aggiunto. Parmelin ha riconosciuto che si stanno considerando soluzioni alternative nel caso in cui i negoziati si concludessero con un fallimento definitivo. «Il Consiglio federale pensa sempre ad alternative. Ma queste discussioni sono premature».
Il presidente della Confederazione l'altro ieri aveva indicato che i negoziatori, Livia Leu da parte svizzera e Stéphanie Riso da parte europea, sarebbero rimasti in contatto. Aveva precisato che il Consiglio federale non può firmare l'accordo senza soluzioni soddisfacenti sui tre aspetti controversi noti: la protezione dei salari, la direttiva dell'Unione europea sulla cittadinanza e gli aiuti di Stato.
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