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In un contesto di crisi economica internazionale, l'Unione sindacale svizzera (USS) invita a intensificare la lotta contro la disoccupazione e a consolidare Stato sociale e servizio pubblico.
In occasione della tradizionale conferenza d'inizio anno, la più grande federazione svizzera dei lavoratori ha presentato le sue priorità per il 2009 ponendo l'accento sui bisogni concreti della popolazione. «Le istituzioni sociali non sono soltanto la miglior arma di prevenzione contro quei rischi che la gente non riesce ad affrontare da sola», ha precisato Paul Rechsteiner, «ma anche un fattore di stabilità economica».
«I massicci interventi a favore del settore finanziario dimostrano che i soldi non mancano», ha detto il presidente dell'USS. «Quest'anno, dunque, questi capitali dovranno essere utilizzati per rispondere alle esigenze di quella maggioranza della popolazione che è in difficoltà».
Di fronte al rischio di recessione, l'USS ha inoltre lanciato un appello ai datori di lavoro perché facciano il possibile per evitare un'impennata della disoccupazione. «Le casse delle imprese, riempitesi negli anni di crescita, permettono di mantenere gli organici anche in un periodo meno redditizio», ha ricordato il capo economista Daniel Lampart.
«Non è ammissibile attuare misure di razionalizzazione con il pretesto della crisi finanziaria», ha ammonito Lampart. Ciò significa, ha aggiunto, che il lavoro ridotto va introdotto soltanto in casi eccezionali e che il Governo svizzero dovrà aumentare la durata massima di indennità disoccupazione da 12 a 18 mesi e rinunciare ai tagli nella formazione continua.
Nel 2009, l'USS intende inoltre porre un freno alla liberalizzazione nel mercato dell'elettricità, puntando maggiormente sul servizio pubblico, e affrontare il dibattito sul futuro della previdenza professionale (cassa pensioni) in un contesto di crisi economica.