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Uno studio sostiene che la prevenzione di nuove pandemie virali passi dalla tutela della fauna selvatica. Servono misure che evitino i contatti fra uomo e animali selvatici, dicono i ricercatori, perché ogni anno due virus fanno il “salto” dagli animali all’uomo.
L’ipotesi che il Covid-19 non sarà l’ultima delle pandemia che dovremo affrontare raccoglie ormai molti consensi nella comunità scientifica. Agire per tempo potrebbe prevenire potenziali catastrofici danni, che già ora con la pandemia si iniziano ad intravedere.
Stando a un gruppo di ricercatori fermare la prossima pandemia potrebbe essere davvero conveniente. Il costo della prevenzione sarebbe "pari ad appena il 2% dei danni economici della pandemia di Covid-19”. Su che fronte agire? In primis sulla tutela della fauna selvatica. Nell’ultimo secolo in media ogni anno due virus di animali selvatici hanno fatto il “salto” verso l’essere umano. "È ingenuo pensare alla pandemia di Covid-19 come a un evento che si verifica una volta ogni secolo", ha detto il professor Andrew Dobson della Princeton University negli Stati Uniti, che ha condotto l’analisi, citato sul Guardian. "Come per tutto ciò che stiamo facendo all’ambiente, (i virus, ndr) stanno arrivando sempre più velocemente, proprio come il cambiamento climatico".
Dunque secondo lo studio, a cui hanno collaborato esperti di ambiente, medicina, economia e conservazione naturale, è fondamentale evitare il più possibile i contatti della fauna selvatica con gli esseri umani e il bestiame da allevamento. Passi in questa direzione sono già stati fatti. Fondamentale è stato reprimere il commercio internazionale di fauna selvatica e l'abbattimento delle foreste, che restringe l’habitat delle specie animali e rende più frequenti i contatti con l’uomo. Tuttavia secondo gli esperti mancano ingenti finanziamenti per portare avanti questi sforzi, mentre se si spendessero circa 260 miliardi di dollari in 10 anni, il rischio di una pandemia di scala pari a quella del covid si ridurrebbe notevolmente. 260 miliardi che corrisponderebbero solo al 2% dei costi stimati che causerà il Covid all’economia mondiale.
I punti chiave su cui agire, secondo gli scienziati, sono una migliore regolamentazione del commercio della fauna selvatica, la sorveglianza e il controllo delle malattie degli animali selvatici e domestici, la fine del commercio di carne selvatica in Cina e la riduzione della deforestazione. Nel caso specifico del coronavirus, secondo gli esperti, vi sarebbe un chiaro legame tra la deforestazione e la comparsa di virus nell’uomo. I pipistrelli nella foresta tropicale sono ritenuti i probabili serbatoi dei virus Ebola, Sars, oltre che del Covid-19, e la deforestazione gli messi a stretto contatto con ambienti umani dall’alta densità di popolazione.