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BERNA - Il consigliere federale Ignazio Cassis ritiene che la percezione dell'accordo quadro con l'Unione europea (Ue) sia cambiata in Svizzera. «Era necessario demistificare la percezione di questa 'cosa' che era diventata una questione di fede», spiega il ministro.
Per sostenere la sua tesi il responsabile del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) menziona la controversa Corte di giustizia dell'Ue: «Nessuno vuole giudici stranieri», indica oggi in un'intervista rilasciata a diversi media. «Né la Svizzera, né l'Ue. Nessuno finora aveva detto in Svizzera che nemmeno l'Ue voleva giudici stranieri».
Chiaramente, «ognuno si prende cura del proprio giardino. Ma se ci sono controversie nell'applicazione degli accordi di accesso reciproco al mercato, ci deve essere un organo arbitrale». In questo caso interverrebbe un tribunale arbitrale, «una possibilità già evocata, ma che si era persa per strada».
Lunedì a Basilea Cassis aveva dichiarato che le discussioni fra Svizzera e Ue su un accordo quadro potrebbero presto giungere ad una conclusione positiva. «A livello tecnico dovrebbero poter essere terminate entro il mese di giugno», ha ribadito si media il capo del DFAE.
A partire dall'estate ci sarà tempo per la parte politica. «I negoziati politici sono i più difficili da prevedere», sottolinea Cassis, che si attende numerose divergenze nel corso di questa fase. «Ciò può svilupparsi molto velocemente, ma la macchina potrebbe anche incepparsi».
Tuttavia, se quest'anno non dovesse essere firmato alcun accordo, la scadenza sarà prolungata, in particolare a causa delle elezioni federali ed europee che si terranno l'anno prossimo. «Sappiamo che nel 2019 il dossier non avanzerà», indica Cassis. Inoltre anche il 2020, anno della Brexit, potrebbe non essere favorevole a una svolta.