Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/149565

<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di firmare come previsto il protocollo III sull'estensione alla Croazia dell'accordo del 21 giugno 1999 sulla libera circolazione delle persone. La Croazia, che ha aderito all'Unione europea (UE) il 1° luglio 2013, non può essere discriminata rispetto agli altri Stati membri.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il protocollo III sull'estensione alla Croazia dell'Accordo tra la Confederazione svizzera, da una parte, e la Comunità europea ed i suoi Stati membri, dall'altra, sulla libera circolazione delle persone (ALC) è stato parafato il 13 luglio 2013. Analogamente alle precedenti estensioni, esso prevede un regime transitorio di dieci anni e quindi l'introduzione graduale della libera circolazione delle persone (inclusa la possibilità di invocare la clausola di salvaguardia nei confronti della Croazia). Una volta trascorso il regime transitorio, il protocollo III prevede tuttavia la piena libera circolazione per la Croazia.</p><p>Le nuove disposizioni costituzionali sulla regolazione dell'immigrazione, entrate in vigore il giorno dell'approvazione dell'iniziativa "contro l'immigrazione di massa" (9 febbraio 2014), stabiliscono tra l'altro che non possono essere conclusi trattati internazionali contrari alle nuove disposizioni (art. 121a cpv. 4 Cost.). A causa della piena libera circolazione delle persone prevista alla scadenza del regime transitorio, il protocollo III non è compatibile con le nuove disposizioni costituzionali.</p><p>Firmando il protocollo III la Svizzera si impegnerebbe, conformemente ai principi di diritto internazionale, a non intraprendere alcuna azione che possa pregiudicare le finalità del protocollo. Sul piano temporale la fase di approvazione del protocollo coinciderebbe tuttavia con l'attuazione dell'articolo 121a della Costituzione, che - come indicato in precedenza - non è compatibile con la libera circolazione delle persone e quindi nemmeno con le finalità del protocollo.</p><p>Alla luce della situazione, nella primavera del 2014 il Consiglio federale ha indicato che per il momento non è possibile firmare il protocollo III, che pertanto non è nemmeno sottoposto all'Assemblea federale per approvazione.</p><p>Nell'ambito dell'attuazione dell'articolo 121a della Costituzione si mira tuttavia a un adeguamento dell'ALC applicabile anche alla Croazia. Fino ad allora continueranno ad applicarsi le misure autonome poste in vigore dal Consiglio federale il 1° luglio 2014 (contingenti separati nell'ambito dell'ammissione di cittadini di Paesi terzi al mercato svizzero del lavoro nonché riconoscimento dei diplomi professionali croati rientranti nella competenza del Consiglio federale), grazie alle quali la Croazia non si trova in una posizione peggiore di quella in cui si troverebbe se fosse stato firmato il protocollo III. Le misure autonome sono state sostenute sia dalla Croazia sia dall'UE e hanno permesso di riprendere varie trattative sospese dopo il 9 febbraio 2014.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.