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«Noi chiediamo la riforma immediata del governo attuale del paese, conformemente alla volontà del popolo» recitava il volantino dell’11 novembre 1918 che chiamava allo sciopero generale.
Con la dicitura “sciopero generale” la storiografia svizzera indica la più grave crisi politica dello Stato federale ovvero lo sciopero che coinvolse l’intero territorio nazionale nel novembre del 1918 e che vide la partecipazione di oltre 250.000 lavoratrici e lavoratori in tutta la Svizzera.
In occasione del 100° anniversario dello sciopero generale del 1918 il Museo nazionale Zurigo con la mostra “Lo sciopero generale del 1918” (3.11.2018 – 20.1.2019) ripercorre gli eventi che si sono susseguiti all’inizio del mese di novembre del 1918 e li collega agli sviluppi a lungo termine della Svizzera, influenzati tra l’altro dalla Prima guerra mondiale e dai problemi strutturali che ne sono derivati.
La mostra è stata inaugurata alla presenza del presidente della Confederazione Alain Berset che, nel suo discorso, ha sottolineato come nella democrazia svizzera i problemi si ritrovano presto al centro del dibattito politico. Una volta che sono stati identificati essi vanno definiti e disinnescati prima che si amplifichino e generino dei rancori. Lo sciopero generale ci ricorda che questo meccanismo d’allarme non è automatico, che ci serve la volontà – in particolare – di condividere il potere in modo democratico e l’empatia per il prossimo, in particolare per le persone socialmente svantaggiate.
Durante gli anni della guerra si era aperto un profondo divario tra alcuni imprenditori e il ceto contadino, per i quali la guerra si era rivelata una congiuntura favorevole, da una parte, e una classe operaia colpita da un crescente impoverimento, ma consapevole del suo peso e inascoltata dalle autorità, dall’altra; in questo clima si sviluppano le istanze che porteranno allo sciopero che, nell’immediato determinò l’adozione di soli due dei nove punti proposti dal comitato di Olten ma gettò le basi perché queste istanze venissero, nel tempo, accolte.
Photo: Pixaby.com