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MIAMI - Sono circa 100mila le persone a bordo delle navi da crociera in tutto il mondo. Non parliamo di passeggeri ma dei membri dell'equipaggio, che si trovano in una situazione molto difficile: non possono lavorare, ma nemmeno tornare a casa.
A questa cifra è arrivato il Miami Herald, dopo che anche il Guardian aveva indagato sul settore nelle scorse settimane. Alcune navi da crociera sono diventate famose in tutto il mondo, al debutto dell'emergenza coronavirus, per i casi di contagio a bordo e talvolta per le difficoltà nell'essere accettate in un porto. Parliamo ad esempio della Diamond Princess, che ha potuto lasciare il Giappone un paio di giorni fa dopo quattro mesi passati nella baia di Yokohama. A bordo si sono registrati oltre 700 contagi da Covid-19 e 13 persone hanno perso la vita. Oppure della Ruby Princess, al centro di un'inchiesta penale dopo a oltre 2700 passeggeri fu permesso di scendere a terra a Sydney, nonostante il focolaio presente a bordo.
Un aspetto che è passato in secondo piano è quello del personale impiegato su questi giganti del mare. Come se, una volta fatti scendere i passeggeri, il problema si fosse risolto. Il quotidiano della Florida, nella sua dettagliata inchiesta, osserva come questi lavoratori si trovino in un vero e proprio limbo: molti non ricevono lo stipendio da settimane, sono confinati spesso in piccolissime cabine e capita addirittura che debbano pagare di tasca propria ciò che bevono o mangiano. Contrariamente a quanto dichiarato dalle principali compagnie mondiali, che assicurano di aver fatto il possibile per far tornare in patria i propri dipendenti, molti affermano di essere stati letteralmente dimenticati.
C'entra probabilmente un errore di calcolo delle società: molti pensavano che l'emergenza Covid-19 rientrasse in un paio di mesi al massimo e che le crociere potessero riprendere già nel corso della primavera. Le grandi compagnie hanno deciso perciò di tenere a bordo la metà degli equipaggi, a parte MSC Crociere che ha rimpatriato il 73% della forza lavoro. Quando è stato chiaro che la pandemia si sarebbe protratta a lungo, molte nazioni avevano chiuso le frontiere e i viaggi erano diventati difficili e costosi, se non impossibili.
Non è tutto: il coronavirus non se n'è andato dalle navi insieme ai viaggiatori. Anzi, continuano a essere segnalati nuovi positivi a bordo. Il che crea un ulteriore problema: i membri dell'equipaggio malati vengono messi in quarantena nelle stesse cabine dalle quali cercavano disperatamente di andarsene e le possibilità di scendere a terra precipitano a zero.
Sono circa 100mila le persone a bordo delle navi da crociera in tutto il mondo. Non parliamo di passeggeri ma dei membri dell'equipaggio, che si trovano in una situazione molto difficile: non possono lavorare, ma nemmeno tornare a casa.