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A scambiarsi i gagliardetti prima della finale del 1984 sono Michel Platini e Luis Arkonada. Il francese al momento è il più forte del mondo e in quell’Europeo che sta per concludersi ha segnato 8 reti in 4 partite. Lo spagnolo invece, a detta di tutti, è stato il miglior portiere del torneo. I due capitani non si ritroveranno più così vicini fino al 57’, quando sullo 0-0 Lacombe viene sfiorato da Gallego e guadagna una punizione dal limite. Platini sistema la palla un po’ a sinistra della lunetta, la sua posizione preferita.
Il tiro che ne scaturisce, però, è innocuo: aggirata blandamente la barriera, la sfera si abbassa docile e il portiere basco ci si accartoccia sopra per la parata più facile della storia. Il vecchio Tango, tuttavia, invece di incollarsi al corpo di Arkonada, gli sguscia sotto la pancia e -sfidando ogni legge fisica- acquista velocità e supera la linea di porta. 20 anni di carriera esemplare oscurati da una singola palla calciata male, e da un errore che gli spagnoli non gli avrebbero perdonato per l’eternità.
Poi un giorno, in un’altra finale continentale, il terzo portiere iberico Andres Palop salì in tribuna ad alzare il trofeo che, 24 anni prima, alle Furie Rosse era sfuggito proprio per quella storica cappellata. E lo fece indossando la vecchia maglia -nera e verde- che Arkonada portava quella maledetta sera al Parco dei Principi. Chissà cosa avrà pensato il vecchio giaguaro nel vedersi omaggiato a quel modo. Di certo seppe che gli spagnoli lo avevano finalmente riabilitato. Tanto da istituire -poco dopo- il Trofeo Arkonada, destinato ogni anno al portiere della Liga uscito più volte imbattuto dal campo.