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Kety Fusco ha presentato il suo nuovo singolo "2072", prima anticipazione di quello che sarà l'album "The Harp, Chapter I"
SAN BERNARDINO - «Il 13 gennaio 2072 morirò: questo video è un ricordo di ciò che è stato». Con queste parole Kety Fusco introduce "2072", il suo nuovo singolo pubblicato con Floating Notes Records e primo assaggio di "The Harp, Chapter I", l'album che sarà pubblicato il prossimo 3 marzo e che sarà presentato in una delle sale da concerti più prestigiose del mondo: la Royal Albert Hall di Londra.
Nel tempo che la separa da quello che sarà il momento conclusivo della sua esistenza, l'arpista afferma: «La mia melodia mi accompagnerà nel mio passaggio, ricordandomi che il mondo era bello prima del mio arrivo. Non amavo il mondo in cui vivevo ed è per questo che non mi ha permesso di restare più a lungo. Le foreste precedono le civiltà, i deserti le seguono... Non è una frase mia, ma mi piace».
Il brano è stato composto a partire da una sintesi granulare del suono dell'arpa elettrica di Kety registrata dal vivo, combinata con bordoni ottenuti con un massaggiatore pulsante sulla cassa armonica dell'arpa classica a 47 corde. A tutto ciò si aggiungono reminiscenze vocali emesse da Kety con urla graffianti, sempre all'interno della cassa armonica dello strumento. Tutti i suoni, spiega ancora Kety, sono prodotti da un'arpa di legno di 80 chili, da un'arpa elettrica al carbonio e da manipolazioni elettroniche dal vivo. L'effetto della composizione? Altamente cinematografico e in grado di offrire sensazioni di ricerca, d'inquietudine. Un'esplorazione nel tempo e nello spazio. Nel videoclip - che sarà disponibile su YouTube dalla mezzanotte di giovedì 19 gennaio - la musicista suona lo strumento in una foresta, nella quale lo spettatore giunge dopo aver attraversato un misterioso edificio e aver volato su scenari naturali vergini.
"2072" è un ulteriore passo nel percorso di ridefinizione dei canoni dell'arpa e del suo, se possiamo definirlo così, "svecchiamento". L'incontro tra Kety e lo strumento è avvenuto quando lei aveva sei anni «e da allora non si sono mai lasciati». Dopo aver studiato e perfezionato la sua conoscenza dell'arpa classica, la 27enne ha avviato il suo personale processo di destrutturazione e di esplorazione dei suoni non tradizionali. Ecco che oggetti non consueti - cera, pietre, scotch, forcine per capelli - hanno fatto la loro comparsa in sala di registrazione. Kety ricorda che l'arpa classica nasce nel VII secolo, «quando l'aria era diversa, i gusti e le esperienze non avevano nulla a che fare con il mondo di oggi e a tutt'oggi non riesco a pensare che ci sia una evoluzione». "The Harp, Chapter I" sarà la testimonianza di questo percorso di ricerca.