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Mal di testa improvvisi e inspiegabili e anche danni cerebrali, eppure apparentemente nessuna causa. E nessuno ha ancora una spiegazione
Esiste una presunta sindrome, quella chiamata dell'Avana, di cui non si sa praticamente nulla. Neanche se sia una sindrome vera e propria o una sorta di psicosi riguardante unicamente il corpo diplomatico statunitense e canadese. Qualsiasi cosa sia, resta un mistero e da anni ci si interroga sulla sua vera natura senza essere giunti a una risposta scientifica certa.
All'improvviso il mal di testa
L'unico dato certo è che, nei primi mesi del 2016, alcuni diplomatici americani di stanza a L''Avana, da qui il suo nome, iniziarono a lamentare numerosi disturbi fisici quali forti mal di testa, nausea e capogiri frequenti. Secondo le testimonianze di chi ha sofferto di questi attacchi, prima del manifestarsi dei sintomi era possibile percepire una sorta di vibrazione alla testa, «come quando ci si affaccia dal finestrino di una macchina in movimento».
Tale sorta di vibrazione, che aveva una durata variabile, da pochi secondi fino a una mezz'ora di tempo, non era però percepita dalle persone che si trovavano vicine alle persone colpite. Una volta sentito tale ronzio, le vittime della sindrome dell'Avana iniziavano a lamentare forti mal di testa, conseguenza di una forte pressione al cranio, stanchezza, ansietà e perdita di memoria.
La notizia trapelò solo l'anno seguente e per due anni, dal 2016 al 2018, circa 26 membri della rappresentanza statunitense a L'Avana risultarono colpiti dalla presunta sindrome. Nel 2017 anche un membro dell'ambasciata canadese presente nella capitale cubana sarebbe stata colpito dalla sindrome, e avrebbe perso l'udito dopo il verificarsi di episodi simili a quelli prima descritti.
Ambasciate prese di mira
Nel 2019 venne diffusa dal governo canadese una nota ufficiale nella quale si diceva che i connazionali colpiti dai sintomi erano stati in totale 14, tra impiegati dell'ambasciata e i propri familiari. A oggi, circa 200 diplomatici statunitensi, oltre a quelli canadesi, avrebbero sofferto della sindorme dell'Avana dopo aver prestato servizio nelle sedi diplomatiche di Cuba, Russia, Serbia, Austria, Germania e Cina.
Nel 2021, infatti, un ex agente dell'Fbi, reduce da un periodo a Guangzhou, avviò un procedimento legale contro il governo degli Stati Uniti e del Dipartimento di Stato, per aver sottovalutato il pericolo a cui era esposto il corpo diplomatico statunitense in Cina.
Secondo quanto raccontato dallo stesso agente, infatti, quando si trovava a Guangzhou, lui ed i suoi familiari avevano iniziato a soffrire improvvisamente di epistassi, vertigini, mal di testa, perdita di memoria e nausea. Nel tempo sono state diverse le teorie messe in campo per cercare di dare una spiegazione a questi strani fenomeni.
Armi soniche e microonde
Nel 2017, per esempio, venne avviata una indagine dell'Fbi per appurare l'eventuale uso, a danno dei propri diplomatici, di armi soniche, ossia armi che lavorando a frequenze non percepibili all'orecchio umano sono in grado di danneggiare l'udito, oltre che causare danni permanenti al sistema nervoso.
Le armi soniche, quindi, sfruttano, il suono che è, a tutti gli effetti, energia e pertanto sono considerate generatori di energia acustica. A seconda dell'intensità del suono emesso sono capaci di provocare una serie di sintomi che vanno dal solletico al naso e alla bocca fino al riscaldamento della pelle, nausea e gravi dolori intestinali. Pur essendo sintomi molto simili a quelli denunciati da chi si diceva colpito dalla cosiddetta sindrome dell'Avana, l'indagine non portò alla scoperta dell'utilizzo di armi simili nei casi denunciati.
Le risonanze magnetiche effettuate su alcuni diplomatici da parte dell'Università della Pennsylvania, misero in evidenza una ridotta integrità del cervelletto e delle funzioni uditive e visive compatibili con un trauma cranico. Una seconda teoria si fondava, invece, sul possibile uso di armi a microonde, note anche come Active Denial System, che sono dispositivi capaci di trasmettere onde millimetriche ad alta frequenza.
Così come il forno a microonde agisce sulle molecole d'acqua dei cibi per riscaldarli, allo stesso modo tali armi scaldano le molecole d'acqua e di grasso presenti nel corpo umano provocando un intenso dolore che aumenta con l'innalzarsi della temperatura. Uno studio condotto da esperti della National Academies of Sciences, Engineering and Medicine, voluto dal Dipartimento di Stato e pubblicato nel 2020, giunse invece alla conclusione che il fenomeno fosse causato dall'utilizzo di armi a energia pulsata, oggetto di studio in Unione Sovietica.
Uno scherzo della psiche?
Pur non essendo mai stata nominata, la Russia è stata indicata, sia durante il governo Trump che quello Biden, come la possibile colpevole del verificarsi di una tale sindrome a danno dei diplomatici statunitensi e canadesi. Nel 2020, la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, si sentì in dovere di smentire tali illazioni dichiarando che «si tratta solo di ipotesi, Mosca non ha alcuna informazione sull'esistenza di armi a microonde in Russia».
Secondo la Zakharova «la diffusione di tali informazioni è solo provocatoria e non c'è alcun motivo per credere a queste ipotesi incredibili». Eppure, non più tardi del 2016, il Cremlino aveva reso noto che, tramite la società Kret, si stava sviluppando una versione senza pilota di un caccia dotato di armi a microonde. Nonostante tale tipo di armi fosse ben conosciuto in Russia, almeno a livello sperimentale, non si rinvennero prove certe di un loro utilizzo a danno del corpo diplomatico in questione.
Non essendovi, quindi, nessuna certezza che i sintomi lamentati dalle vittime della sindrome dell'Avana fossero da riferirsi all'utilizzo di un qualsiasi tipo di armi, molti analisti convennero che potesse trattarsi di una malattia psicogena.
Secondo uno studio dalla National Academies of Sciences, Engineering an Medicine, nel 2020, confermata dal comitato di esperti Jason, interrogato dal Dipartimento di Stato, si poteva trattare di disturbi psicosomatici, vista anche l'assenza di cause fisiche e mediche capaci di comportare la manifestazione di tali sintomi. Per malattia psicogena, si intendono una serie di comportamenti che esprimono una reazione a situazioni particolarmente stressanti dal punto di vista psicologico ed emotivo-affettivo.
Secondo molti esperti, la sindrome dell'Avana non sarebbe nient'altro che un effetto nocebo, che si ha quando una persona è convinta di essere vittima di qualcosa di dannoso, capace di provocare sintomi molto gravi sul piano fisico. Sarebbe quindi lo stress la causa scatenante del malessere accusato dai diplomatici d'Oltreoceano, in barba a chi sosteneva cospirazioni dei servizi segreti nemici che fossero cinesi, russi o nordcoreani. Alcuni professori, interpellati sulla questione, avevano poi parlato di stress post-traumatico o di una forma di psicosi che si diffonde facilmente quando si è costretti a vivere in una cerchia ristretta di persone in un ambiente ostile, così come poteva essere Cuba per i diplomatici statunitensi.
Nonostante si sia voluto mettere un punto a capo sulla vicenda, rimane senza risposta la domanda su come sia possibile che tale malattia abbia potuto colpire funzionari statunitensi distanti migliaia di chilometri di distanza in un arco così limitato di tempo. Allo stesso modo appare assai strano che il governo degli Stati Uniti abbia scomodato la Cia e i migliori laboratori del Paese senza che vi fosse la paura di un pericolo concreto, per poi archiviare tutto con un nulla di fatto.
Un documentario che (non) fa chiarezza
Di recente l'interesse intorno a questa vicenda si è riacceso, grazie anche a un documentario andato in onda il 25 settembre scorso sulla Cnn dal titolo 'Immaculate Concussion: the truth behind Havana Syndrome', a cura del dottor Sanjay Gupta. Lo speciale della Cnn riparte con la sua indagine proprio dalla mancanza di risposte chiare che, negli anni, hanno creato numerose tensioni tra le vittime della sindrome e le agenzie governative incaricate d'investigare sul misterioso fenomeno. Secondo i critici, queste ultime hanno respinto con troppa faciloneria le teorie che rinvenivano in un nemico esterno l'origine della sindrome dell'Avana.
Nel programma, oltre, a diversi esperti e testimoni, vengono anche sentiti gli scienziati e gli agenti che hanno investigato sul caso e sono rimasti scettici riguardo alla natura medica di tale presunta malattia. Sul tema le opinioni non sono affatto concordi, tanto che un funzionario della task force dalla Cia, intervistato dalla Cnn, ha ribadito che «il report con cui si escludono origine esterne per la maggior parte dei casi segnalati non mette in discussione il fatto che i nostri agenti stiano riportando esperienze reali e stiano soffrendo sintomi reali». La sindrome dell'Avana rimane ancora un mistero che è ben lungi dall'essere svelato.
Dopo la paura, gli Stati Uniti riaprono ai visti
Una sindrome fantasma che si è però tradotta in una crisi vera, quella dei visti per l'entrata legale negli States da parte dei cittadini cubani. A partire dal 2017, proprio per via dei presunti attacchi e la conseguente riduzione del personale americano all'ambasciata, l'erogazione di questi ultimi era stata bloccata ed è ripresa solo recentemente, a partire dal 4 gennaio 2023. Il “congelamento” di un accordo internazionale in vigore – e che permetterebbe il rilascio di circa 20mila visti l'anno – si è tradotto in un problema reale per molti cittadini cubani e soprattutto molte famiglie separate dal braccio di mare che separa l'isola dagli States. Gran parte di questi visti, infatti, venivano utilizzati per i ricongiungimenti famigliari. Un imbuto, o forse meglio un catenaccio, che ha imbrigliato il Paese in uno dei suoi momenti più oscuri, dopo la morte di Fidel Castro e sotto la pressione delle sanzioni del governo Trump.