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<h2>SubmittedText<h2><p>Nell'ambito di una visita privata del cancelliere tedesco Gerhard Schöder a Zurigo il 23 settembre 2004, si è svolto un incontro all'aeroporto di Zurigo con il presidente della Confederazione Joseph Deiss. Secondo un comunicato del Dipartimento federale dell'economia, il presidente della Confederazione ha assicuro in quest'occasione il cancelliere tedesco del sostegno della Svizzera alla sua richiesta di seggio permanente nel Consiglio di sicurezza dell'ONU.</p><p>In merito chiedo al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande.</p><p>1. Come giudica il Consiglio federale, dal profilo della neutralità svizzera, il sostegno che il presidente della Confederazione offre alla Germania relativamente alla sua richiesta di seggio permanente nel Consiglio di sicurezza dell'ONU?</p><p>2. Il Consiglio federale non ritiene che tale sostegno abbia ripercussioni nefaste sulle relazioni tra la Svizzera e altri Stati, forse meno entusiasti del presidente della Confederazione nei confronti della richiesta germanica?</p><p>3. Il sostegno del presidente della Confederazione si fondava direttamente su una decisione del Consiglio federale?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Nel suo rapporto del 7 giugno 2004 sulle relazioni tra la Svizzera e l'ONU, il Consiglio federale ha presentato i principali punti della riforma del Consiglio di sicurezza dell'ONU. Per quanto concerne l'ampliamento del Consiglio di sicurezza, la posizione della Svizzera è la seguente:</p><p>- La composizione del Consiglio di sicurezza decisa alla fine della Seconda guerra mondiale non è più sufficientemente rappresentativa al giorno d'oggi. Essa dovrebbe meglio tenere conto dell'evoluzione della comunità internazionale dall'epoca dell'istituzione dell'ONU. Dovrebbe in particolare dato maggiore peso ai Paesi in sviluppo, dove risiede la maggior parte della popolazione mondiale. Occorrerebbe d'altra parte una migliore considerazione dei contributi finanziari e materiali forniti da taluni Paesi al sistema delle Nazioni Unite.</p><p>- L'ampliamento del Consiglio di sicurezza consente una migliore rappresentatività delle regioni del globo, il che migliora la legittimità delle sue decisioni e la loro ottemperanza da parte degli Stati membri.</p><p>- La Svizzera si oppone nondimeno alla creazione di nuovi seggi permanenti provvisti del diritto di veto, perché l'uso di tale diritto non è democratico e perché una simile soluzione ridurrebbe il margine di manovra del Consiglio di sicurezza.</p><p>- Spetta ai diversi gruppi regionali designare i candidati tra le loro file. La Svizzera fa parte del " Gruppo dei Paesi occidentali e altri" e deve anzitutto pronunciarsi in seno a tale Gruppo.</p><p>Nell'ambito del suo intervento del 21 settembre 2004 all'Assemblea generale dell'ONU, il presidente della Confederazione ha postulato una riforma del Consiglio di sicurezza e illustrato i punti principali della posizione svizzera. In occasione del suo incontro del 23 settembre 2004 a Zurigo con il cancelliere Gerhard Schöder, il presidente della Confederazione ha espresso al suo interlocutore la simpatia della Svizzera dei confronti della candidatura tedesca a un seggio permanente nel Consiglio di sicurezza.</p><p>Alle singole domande dell'interpellante si risponde come segue:</p><p>1. La Svizzera è regolarmente chiamata a pronunciarsi su candidature. Questo non ha alcun influsso sul suo statuto permanente di neutralità. Nella fattispecie si trattava semplicemente dell'espressione della simpatia della Svizzera.</p><p>2. In ambito di diplomazia multilaterale è all'ordine del giorno pronunciarsi su candidature.</p><p>3. No. Attualmente sono in discussione a New York diversi modelli di ampliamento del Consiglio di sicurezza e l'esito dei negoziati è tuttora aperto. Il Consiglio federale sarebbe informato e consultato preliminarmente se un giorno la Svizzera dovesse essere chiamata a votare su un modello o su una candidatura all'Assemblea generale dell'ONU. Ma è anche possibile che la Svizzera non sia mai chiamata a pronunciarsi formalmente sulla candidatura di un determinato Paese.</p>  Risposta del Consiglio federale.