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Le esposizioni d'arte figurano tra i vettori più importanti della presenza culturale svizzera all'estero. Oggi come in passato, le molteplici iniziative di Pro Helvetia in questo campo testimoniano un rapporto ambivalente tra la produzione artistica e la patria.
Che cosa è l'arte svizzera? L'arte svizzera esiste? È preferibile parlare di opere realizzate da artisti svizzeri o piuttosto, in una prospettiva geografica, di opere prodotte in Svizzera? Benché il peso degli stereotipi nazionali sia diminuito notevolmente nell'analisi della produzione artistica, la questione della specificità nazionale o dell'originalità delle opere artistiche provenienti da uno stesso paese non sono ancora del tutto scomparse dal dibattito scientifico.
Nel caso della Svizzera, l'arte contribuisce alla creazione dell'identità nazionale dalla fine del XIX secolo, quando la Confederazione si lancia nella produzione di immagini, di monumenti e di allestimenti con riferimento ai miti fondatori ed alla Svizzera alpestre. Fin dagli anni Venti, lo stile di Ferdinand Hodler è interpretato come l'espressione estetica del carattere nazionale e diventa il riferimento principale dell'arte elvetica. Alla vigilia della Seconda Guerra mondiale la difesa spirituale, con la fondazione di Pro Helvetia, pone l'arte fra gli elementi determinanti dell'identità del paese.
La promozione culturale della Svizzera è condizionata da questa situazione di partenza. Fin dal dopoguerra, le manifestazioni artistiche organizzate da Pro Helvetia e dalla Commissione federale delle belle arti si servono della produzione artistica per mettere in luce determinati tratti dell'identità nazionale, come il federalismo e l'idea della diversità nell'unità. Questa simbiosi tra le arti e la nazione si scioglie tuttavia a partire dagli anni Cinquanta, momento in cui gli artisti prendono le distanze da ciò che percepiscono come "realtà svizzera". Generalmente si sentono più vicini agli artisti esteri che lavorano secondo un orientamento simile che all'arte del proprio paese. La metafora del "villaggio globale", coniata nel 1962 dal teorico dei media Marshall McLuhan, definisce in modo emblematico questa evoluzione.
Malgrado il distacco crescente degli artisti dal proprio paese di origine, all'inizio del XXI secolo l’influsso culturale non ha ancora abbandonato del tutto l'interpretazione dell’arte in chiave nazionale. Opponendo il regionale all'internazionale, la mondializzazione favorisce infatti la riscoperta delle identità locali.