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Nel mondo 71 milioni di persone – ovvero il uno percento della popolazione mondiale – sono affette da epatite C (HCV). Ogni anno si registrano 1 – 2 milioni di nuovi casi. In Svizzera gli ammalati di epatite C sono circa 40'000. Insieme all’epatite B (che conta anch’essa 40'000 persone affette dal virus), l’epatite C è dunque una delle forme più comuni di epatite virale in Svizzera. Nei paesi industrializzati si registra un tasso di decessi più elevato per l’infezione da epatite C, che non per l’infezione da HIV. In Svizzera i decessi a causa dell’epatite C sono cinque volte maggiori rispetto all’HIV.
Spesso l’epatite C viene sottovalutata, poiché di solito il decorso infettivo è asintomatico. La maggior parte dei pazienti non si accorge di nulla per molto tempo. Ci vogliono anni, se non decenni, perché l’infezione evolva in cirrosi epatica. Nonostante il numero elevato di pazienti, l’opinione pubblica presta scarsa attenzione a questo problema. L’OMS parla perciò di «epidemia silenziosa».
Solo una minoranza dei pazienti – dal 10 al 20 percento – guarisce spontaneamente dall’epatite C, gli altri sviluppano un’infezione cronica. Il 5 – 30 percento dei casi sviluppa una cirrosi epatica (cicatrizzazione del fegato). Questi pazienti presentano un rischio maggiore di sviluppare il cancro del fegato. L’epatite C cronica è la causa più comune per il trapianto di fegato.
La trasmissione del virus avviene principalmente attraverso il sangue infetto, soprattutto in caso di scambio di siringhe infette tra tossicodipendenti che fanno uso di droghe iniettabili per via endovenosa. In casi rari la malattia si trasmette attraverso i rapporti sessuali o dalla madre al neonato per via perinatale.
La maggior parte delle persone infettate negli anni ’80 erano, e sono tuttora, i tossicodipendenti consumatori di droghe iniettabili per via endovenosa (60 – 80 percento di tutti i nuovi casi di infezione). Oggi tuttavia è in aumento la trasmissione del virus tra gli uomini che hanno rapporti omosessuali. Molti dei pazienti sono stati infettati parecchio tempo fa con le trasfusioni di sangue, prima dell’esecuzione dei test di screening. Questo riguarda soprattutto le coorti di nascita 1950 – 1985, che prima del 1990 erano entrate in contatto con emoderivati infetti durante un trattamento ospedaliero. Il virus dell’epatite C, infatti, è stato scoperto solo nel 1988.
Il periodo d’incubazione dell’epatite C può variare tra due settimane e sei mesi. L’80 percento delle persone infettate dal virus, tuttavia, non presenta alcun sintomo. I sintomi acuti possono essere: febbre, stanchezza, inappetenza, nausea, vomito, dolori addominali, urine scure, feci grigiastre, dolori articolari e ittero (colorazione gialla della pelle e degli occhi). Poiché l’infezione HCV può rimanere clinicamente silente per anni, se non decenni, solo una parte dei pazienti colpiti sa di avere l’infezione. Questo concerne circa un terzo delle persone infette, che in Svizzera si stima siano ca. 40'000. L’infezione non lascia immunità, una volta guarito il paziente è esposto di nuovo al contagio.
La diagnosi si basa sul rilevamento di anticorpi specifici, generati dal sistema immunitario contro il virus. È inoltre possibile valutare la composizione genetica del virus tramite un metodo complesso e costoso. A tutt’oggi sono state identificate sette diverse varianti del virus dell’epatite C (nominate genotipi da 1 a 7), con oltre 80 sottotipi. In Svizzera si trovano soprattutto i genotipi 1 – 4, tenendo conto che il genotipo 1 è quello più frequente. Dal 1992 il numero dei casi di epatite C acuta annunciati (notifiche dei medici e dei laboratori all’UFSP) è fermo a circa 50 – 65 casi all’anno, ma il numero reale di nuovi casi potrebbe essere molto più elevato.
Non c’è un vaccino contro l’epatite C. Il rischio di contagio può essere ridotto evitando lo scambio di aghi infetti, spazzolini da denti, rasoi e forbicine da unghie. Si consiglia di effettuare i tatuaggi e i piercing solo presso studi di tatuaggio che osservano le norme igieniche dell’UFSP.
Oggi l’infezione da epatite C cronica è curabile. Fino a qualche anno fa la terapia standard consisteva perlopiù in una combinazione di interferone e ribavirina, una terapia mal tollerata che genera sintomi collaterali sia fisici che psicologici. Oggi, i numerosi farmaci antivirali di ultima generazione, che agiscono in modo più mirato ed efficace e vengono somministrati senza l’impiego di interferone e/o ribavirina, possono essere combinati tra loro, sono altamente efficaci e causano meno effetti collaterali.
Con il trattamento efficace e tempestivo dell’epatite C cronica, il fegato può recuperare in larga misura, aumentando l'aspettativa di vita e riducendo il rischio di complicanze quali diabete, danni ai reni, ictus o linfoma maligno.