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Al produttore di ascensori e scale mobili Schindler non interessa rilevare la divisione ascensori del gruppo Thyssen messa in vendita.
Oltre al timore di vedersi invischiati in una lunga vertenza antitrust, una simile transazione sfocerebbe in un "bagno di sangue" per i dipendenti. Lo ha dichiarato a "Finanz und Wirtschaft" Alfred Schindler, membro del Cda e rappresentante degli azionisti di famiglia.
Ci sono almeno cinque motivi per rifuggire da una simile transazione, ha spiegato Schindler, a lungo CEO della società che porta il suo nome, ma alcuni sono più importanti di altri.
Il manager teme soprattutto problemi a livello di concorrenza; vi è il rischio insomma di lunghi processi davanti ai tribunali in "almeno quattro o cinque giurisdizioni".
Schindler è convinto inoltre che la fusione con ThyssenKrupp Elevator provocherebbe "gigantesche difficoltà" lungo l'intera catena produttiva. "Ma noi non vogliamo distruggere le finanze del gruppo né provocare spargimenti di sangue tra i dipendenti senza una necessità. In seno alla nostra azienda avevano considerato una fusione tempo addietro con Kone - fabbricante di ascensori finlandese, n.d.r. - e il risultato è stato inequivocabile: "un disastro totale".
Oggi Schindler impiega 66 mila collaboratori in tutto il mondo, di cui molti attivi più "sul campo" che negli stabilimenti produttivi. Per Schindler, se due gruppi attivi nella fabbricazione di ascensori delle stesse dimensioni dovessero fondersi, non solo ci sarebbe un surplus di manodopera nei settori ricerca e sviluppo, nell'informatica, nella produzione e nella catena di fornitura, ma anche in ogni singola succursale. Per farla breve, "Schindler non vuole essere coinvolta in un tale bagno di sangue."
Se il gruppo finlandese Kone dovesse fondersi con ThyssenKrupp, si scatenerebbe una "doppia guerra", dice Schindler. In primo luogo, le controversie antitrust di cui sopra. Inoltre, ci sarebbe una spietata guerra dei prezzi. "Il procedimento antitrust richiederebbe dai tre ai cinque anni, la guerra dei prezzi un periodo molto più lungo.
L'ex CEO di Schindler preferirebbe quindi una vendita di ThyssenKrupp Elevator a una società private equity (quando un'entità, generalmente un investitore istituzionale, rileva quote di una società sia acquisendo azioni esistenti da terzi sia sottoscrivendo azioni di nuova emissione apportando nuovi capitali all'interno della ditta). "Questa mi sembra la soluzione meno invasiva invasiva per tutti gli interessati".
Il gruppo tedesco ThyssenKrupp intende cedere la propria attività nel settore ascensori nell'ambito di una riorganizzazione aziendale. Secondo quanto riportato da vari media, Kone, assieme ad un partner di private equity, avrebbe offerto circa 15 miliardi di euro per la società tedesca. Vi sarebbero anche altre due altri soggetti interessati all'acquisizione, entrambi alleati a società private equity.
Per quanto riguarda Schindler, la società ha di recente presentato bilanci più che positivi. Nei primi nove mesi dell'anno le nuove commesse sono aumentate del 4,1% su base annua a 9 miliardi di franchi (+5,9% in valuta locale), grazie a progetti di costruzione e infrastrutture in Nord America e Asia-Pacifico. Le vendite sono rimbalzate del 4,0% a 8,3 miliardi (+5,8% in valuta locale). Il risultato operativo si è invece ridotto dello 0,3% a 923 milioni, mentre l'utile netto è diminuito di quasi il 9%, attestandosi a 680 milioni.
Questi risultati, specie in merito ai nuovi ordini e ai ricavi, sono stati giudicati migliori rispetto alle previsioni degli esperti. Per il resto dell'anno, Schindler prevede che la crescita continuerà nonostante le incertezze del mercato. La direzione pronostica una crescita del fatturato in valuta locale compresa tra il 4% e il 6% e un utile netto compreso tra 900 e 940 milioni di franchi.
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