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L’uragano biancoverde
Il titolo vinto nel 2000 dal San Gallo fu una delle più grandi imprese del calcio svizzero. La base per il trionfo fu posta durante una partita folle allo stadio Hardturm. Ce ne parla Sascha Müller, il re della fascia di quel San Gallo.
Dopo un quarto d’ora, la normalità sembrava essere rientrata in possesso del calcio svizzero. Quel venerdì sera di marzo nel 2000, la maggior parte degli spettatori allo stadio Hardturm di Zurigo assisteva di buon umore ai festeggiamenti per Bernt Haas, che stava esultando dopo il suo gol. Il difensore aveva appena segnato il 3 a 0 per i Grasshoppers, gli avversari si guardavano intorno attoniti. La squadra di casa, piena di giocatori importanti, sembrava aver riportato con i piedi per terra la sorprendente vincitrice del turno di qualificazione. Ma il primo quarto d’ora non era altro che l’inizio di una delle partite più rocambolesche della storia del calcio svizzero.
Per il centrocampista Sascha Müller si trattava di una partita particolare. Da bambino andava allo stadio con la sciarpa biancoblù, la sua carriera però lo aveva portato al San Gallo. Sotto la guida del nuovo allenatore, Marcel Koller, Müller era diventato una pedina essenziale. “Che la mentalità stesse cambiando era chiaro per tutti già dalla prima riunione” spiega Sascha Müller oggi. Koller seppe impressionare tutti con le sue doti retoriche. “Prima ci limitavamo sempre a non perdere. Per Koller invece era chiaro: voleva vincere!” Per sottolineare le sue ambizioni, nella pausa estiva vennero acquistati alcuni rinforzi: Charles Amoah, Jairo, Giuseppe Mazzarelli e Ionel Gane. Giocatori perfetti per il sistema di Koller.
Il San Gallo iniziò la stagione con tre vittorie consecutive. “Si sviluppa subito euforia in queste situazioni, soprattutto a San Gallo”, spiega Müller ridendo. “Ma Marcel Koller teneva tutti sotto controllo, lavorava in modo molto dettagliato e non lasciava nulla al caso.” In questo modo riuscì a sviluppare una squadra in cui ognuno faceva quel passo in più, era consapevole del proprio compito e si dedicava soprattutto al bene della squadra. Zwyssing e Mazzarelli organizzavano la difesa, Jairo gestiva il gioco, Sascha Müller creava buchi nell’assetto difensivo con i suoi tagli e i suoi passaggi, mentre Amoah non smetteva di segnare. Alla fine della qualificazione, il San Gallo – con il quale nessuno aveva fatto i conti – aveva ben otto punti di vantaggio. Poiché però i punti vennero dimezzati per il turno finale, per gli esperti era chiaro: il successo finirà – a partire dalla partita all’Hardturm.
«Credevamo nelle nostre qualità», spiega Sascha Müller. “Anche noi sapevamo che la prima partita sarebbe stata decisiva per sorti della squadra, ci eravamo dunque preparati bene nella pausa invernale.” E poi un inizio così: 0 a 3 dopo quindici minuti. Müller ricorda: «Chiaro, uno svantaggio tale dopo pochi minuti era pesantissimo. Tuttavia sapevamo che una rimonta non era impossibile, la nostra qualificazione ci aveva reso consapevoli delle nostre qualità. E così che successe: Amoah approfittò di uno svarione difensivo clamoroso e con la sua rete riuscì a entusiasmare tutta la squadra. Poi fu il turno dello stesso Sascha Müller, che scappò a suo modo alla marcatura del difensore e servì il rumeno Ionel Gane, che mise a segno la seconda rete. E, nel recupero del primo tempo, Jairo riuscì addirittura a
Anche il secondo tempo cominciò a ritmo incessante. Il Grasshoppers ebbe alcune buone occasioni, ma il San Gallo riuscì a difendere con il cuore. I 45 minuti stavano per concludersi, quando Ricardo Cabanas in occasione di un calcio di punizione trovò la rete del 4 a 3 facendo passare il pallone tra diverse gambe. In qualsiasi altra partita, questa sarebbe stata la pietra tombale dell’incontro. Ma questo San Gallo non aveva nessuna voglia di mollare. Persino il portiere Stiel si presentò in area di rigore nei minuti di recupero. Il cronometro indicava 92 minuti, quando la palla giunse un’altra volta tra i piedi di Charles Amoah. Il ghanese non ci pensò due volte e tirò subito, il pallone fu leggermente deviato ed entrò imparabilmente all’incrocio dei pali. Incredibile! Lo stadio fu ammutolito mentre l’allenatore del GC, Roy Hodgson, imprecava a bordo campo.
Uno spettacolo, una partita dalle mille emozioni, giunse così alla sua folle conclusione. Gli zurighesi attoniti a terra, i sangallesi euforici. «Anche mezz’ora dopo la fine dell’incontro si sentiva il clacson delle macchine attorno allo stadio, Zurigo per una notte sembrava essere Milano o Barcellona, il calcio non era mai stato così bello a queste latitudini.” Con il pareggio, il San Gallo riuscì a mantenere il vantaggio sulla concorrenza e non fu più scalzato fino alla fine. Dopo ben 96 anni, il San Gallo fu incoronato campione con ben quattro giornate di anticipo – una delle più grandi imprese del calcio elvetico.
«Molti di noi erano giocatori ‘semplici’ che non avevano ancora avuto modo di festeggiare grandi successi. Per questo motivo forse eravamo più affamati della concorrenza, che a livello individuale ci era sicuramente superiore”, spiega Müller. Il trionfo insperato causò naturalmente diversi cambiamenti: lasciarono il club alcune pedine fondamentali della squadra. Due anni dopo cambiò strada anche l’allenatore Marcel Koller, passando al Grasshoppers.
Oggi anche Sascha Müller lavora con i zurighesi, di cui allena la squadra under 16. I suoi ragazzi non erano ancora nati quando il calcio svizzero nel 2000 ebbe modo di assistere a quel 4 a 4 di dimensioni epiche. Chissà però che i giovani non riescano a loro volta a regalare alla nazione una partita del genere, un nuovo 10 marzo.