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<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale condanna in generale e con la massima fermezza tutti gli atti di violenza, indipendentemente dal fatto che coinvolgano svizzeri dalla nascita, persone naturalizzate da poco o da lunga data, oppure stranieri. Il Consiglio federale ritiene opportuno far notare che il termine "secondos", purtroppo diventato di dominio pubblico negli ultimi anni, è inappropriato. Per i non addetti ai lavori potrebbe infatti suggerire che si tratti di cittadini di seconda classe o di persone predisposte a commettere reati.</p><p></p><p>Ad domande 1 e 2:</p><p></p><p>Secondo la statistica sulla criminalità effettuata dall'Ufficio federale della polizia, la percentuale dei reati commessi da stranieri nel 2001 è del 49,7 per cento. Dal 1998 la percentuale dei delinquenti stranieri è scesa di più di 5 punti percentuali. In questo contesto occorre rilevare che un'alta proporzione di delinquenti stranieri non ha domicilio in Svizzera o è richiedente l'asilo.</p><p></p><p>L'attuale statistica sulla criminalità non consente tuttavia un'analisi dettagliata in relazione a età, sesso, tipo di permesso di dimora e durata del soggiorno. Una lacuna che è già stata chiaramente evidenziata dal gruppo di lavoro "criminalità degli stranieri" (AGAK) nel suo rapporto del 5 marzo 2001. Il gruppo di lavoro "revisione della statistica di polizia in materia di criminalità", diretto dall'Ufficio federale della statistica, sta cercando di migliorare sostanzialmente la statistica sulla criminalità tenuta dalla polizia. La fase di studio si concluderà questo autunno, mentre i risultati saranno attuati dalle autorità cantonali di polizia nei prossimi 2-4 anni.</p><p></p><p>La nuova formula, al contrario di quella attuale, consisterà da un lato in una statistica globale dei reati definiti dal Codice penale, inclusi dati supplementari relativi alla legislazione in materia di stranieri e di stupefacenti, mentre diverse altre misure permetteranno di migliorare sensibilmente la qualità dei dati. L'attuazione del progetto è attesa per i prossimi 2-4 anni, in funzione dei progressi registrati nell'adeguamento dei sistemi EED cantonali. In tal modo sarà anche possibile migliorare la comparabilità dei dati.</p><p></p><p>Nel 1998 l'AGAK ha iniziato a valutare in maniera differenziata la criminalità degli stranieri al fine di poterne affermare più esattamente la reale entità. Alla domanda 2 dell'interpellanza non si può tuttavia dare una risposta poiché sono differenziati età, sesso, durata del soggiorno e titolo di soggiorno, ma non il numero di anni di cittadinanza.</p><p></p><p>Il Consiglio federale ritiene tuttavia che non vi sia un nesso che induca a concludere che cittadini svizzeri, in possesso del passaporto svizzero da meno di cinque anni al momento del reato, siano più criminosi di coloro che sono svizzeri da lungo tempo.</p><p>Analogamente non si può affermare che i giovani naturalizzati siano più inclini a commettere reati che i giovani svizzeri dalla nascita.</p><p></p><p>Dal punto di vista del Consiglio federale non ha senso realizzare statistiche così come chiesto nella domanda 2. In virtù della naturalizzazione la persona è considerata svizzera sotto tutti gli aspetti.</p><p></p><p>Ad domande 3 e 4:</p><p></p><p>Il Consiglio federale intende agevolare la naturalizzazione dei giovani stranieri della seconda generazione nati e cresciuti nel nostro paese. La Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale è favorevole a tale proposta. Come già secondo il diritto vigente, la naturalizzazione dovrebbe essere possibile solo per i richiedenti che rispettano la legislazione svizzera.</p><p></p><p>Gli stranieri della seconda generazione parlano la nostra lingua, hanno seguito interamente o in parte le scuole in Svizzera e di solito non presentano difficoltà ad adattarsi alle nostre abitudini (scuola, società, formazione professionale, ecc.). I lavori dell'AGAK hanno del resto dimostrato che i provvedimenti che permettono una miglior integrazione sociale rivestono un ruolo centrale nella lotta contro la criminalità.</p>  Risposta del Consiglio federale.