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La Svizzera non è più minacciata da un'aggressione militare. I pericoli vengono oggi da un conflitto fuori dall'Europa o da una catastrofe naturale o tecnica.Questo contenuto è stato pubblicato il 24 ottobre 2001 - 15:39
Il ministro della difesa Samuel Schmid ha detto mercoledì che "la difesa resta la competenza fondamentale dell'esercito, in grado inoltre di prestare impieghi sussidiari di sicurezza e impeghi militari d'aiuto in caso di catastrofe, componenti essenziali di una moderna architettura di sicurezza." Anche per l'esercito svizzero la data dell'11 settembre costituisce uno spartiacque per la definizione dei pericoli che gravano sulla sicurezza dello Stato.
La riforma dell'esercito, in sigla "Esercito XXI" comprende anche un contributo al sostegno internazionale alla pace, inserito nel capitolo denominato "Sicurezza attraverso la cooperazione" in funzione di un suo contributo in favore della comunità internazionale.
La riforma è segnata da un necessario ridimensionamento degli effettivi, che comprenderanno 120.000 militari nell'esercito attivo, 20.000 reclute e 80.000 riservisti. Oggi, l'effettivo regolamentare dovrebbe essere di 350.000 persone, ma in realtà raggiunge le 524.000 unità. Questo ridimensionamento è il riflesso del cambiamento della situazione internazionale a partire dal 1989, con il crollo del Muro di Berlino.
Il ministro della difesa non vuole però indebolire l'esercito, perché intende impiegare le risorse finanziarie, rese disponibili grazie alla riduzione degli effettivi, per la modernizzazione e il miglioramento dell'istruzione, dell'equipaggiamento e dell'armamento. La realizzazione di Esercito XXI non equivale dunque a un programma di risparmio e i militari continueranno a disporre di oltre quattro miliardi di franchi. La Svizzera continuerà ad avere un esercito in gran parte di milizia, che dovrebbe contare soltanto circa 4000 militi professionisti (attualmente 3300) e 1000 a contratto (150).
La scuola reclute sarà assolta a partire dall'età di 18 anni, come oggi, ma la formazione durerà 21 settimane invece delle 15 attuali. Si è rinunciato alla variante di 24 settimane, definita troppo costosa dagli ambienti economici. I soldati dovranno prestare in tutto 262 giorni di servizio, di cui 145 giorni di scuola reclute e 114 giorni di corsi di ripetizione, per essere liberati dall'obbligo all'età di 30 anni. Un quinto delle reclute potrà prestare il servizio in un unico periodo di 300 giorni. Le donne possono partecipare all'esercito su base volontaria e hanno accesso a tutte le funzioni.
Per quanto riguarda la struttura, Esercito XXI rinuncia ai livelli del reggimento, della divisione e del corpo d'armata. I nuovi elementi fondamentali saranno i battaglioni e i gruppi, ripartiti in brigate.
La Svizzera rimarrà anche in futuro neutrale, non aderirà ad alcuna alleanza e cercherà di ricorrere nel limite del possibile esclusivamente alle poprie forze. Come finora, l'opzione della cooperazione in campo difensivo con altri Stati ed eserciti continuerà a restare aperta.
Il dossier sulla riforma dell'esercito passa ora al Parlamento, che ne discuterà probabilmente durante le sessioni di primavera e d'estate 2002. Se un referendum fosse lanciato, il popolo potrebbe pronunciarsi nell'estate del 2003. Il ministro della difesa Samuel Schmid prevede che i primi elementi essenziali di Esercito XXI che riguarderanno la scuola reclute, l'istruzione dei quadri e i corsi di ripetizione entreranno effettivamente in vigore il 1° gennaio 2004.
Mariano Masserini
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