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Luogo rinomato per l’innovazione, la Silicon Valley attira le start-up di tutto il mondo. Cyril Dorsaz, di swissnex San Francisco, ci decripta il codice del successo californiano.
In una zona appena più grande dell'arco lemanico, la Silicon Valley concentra circa 6'000 imprese innovatrici. Le possibilità di sviluppo per le giovani PMI laggiù sono immense. Quali insegnamenti può trarre la Svizzera da questo ecosistema così propizio all'innovazione? Cyril Dorsaz è il responsabile Start-up Services presso swissnex a San Francisco, una rete di scambi scientifici e tecnologici istituita dalla Confederazione.
La Silicon Valley è spesso descritta come uno degli ambienti più innovativi del mondo. Perché?
Cyril Dorsaz: Si tratta di un ecosistema molto denso interamente dedicato all'innovazione. Degli 8 milioni di lavoratori che la regione conta, la metà sono impiegati nelle nuove tecnologie. Inoltre, l'investimento in venture-capital nelle start-up innovatrici nel 2013 ammontava a 12 miliardi di dollari. Per darvi un'idea, in Svizzera, 400 milioni vengono investiti in venture-capital e nella seconda regione più dinamica degli Stati Uniti, New York, "soltanto" 3,3 miliardi. Per quanto concerne il numero di incubatori, o programmi di accompagnamento per la creazione d'imprese, una quarantina sui 250 che contano gli Stati Uniti si trovano nella Silicon Valley. È importante sottolineare che la regione accoglie non soltanto un gran numero di imprese americane, ma anche moltissime società straniere che vi hanno posto un ufficio dedicato all'innovazione, come BMW, Swisscom, Siemens, LG ecc. La Silicon Valley conta anche delle università molto importanti come Stanford, UC Berkeley, UCSF che contribuiscono all'innovazione ed attirano professori, ricercatori e studenti da tutto il mondo.
Cosa cercano le imprese svizzere nella Silicon Valley?
Dorsaz: Le compagnie svizzere si orientano verso la Silicon Valley per diverse regioni. Innanzitutto vi cercano l'accesso ad un mercato. Il mercato americano conta 300 milioni di consumatori, che sono degli "early adopters", ovvero adorano le novità tecnologiche. Ma la cosa più importante per le società straniere è il mercato "B to B", ossia da impresa a impresa. Molte ditte americane ricorrono a servizi delle start-up, collaborano ed investono con loro.
La seconda ragione è l'accesso ai talenti che si trovano in loco. In Svizzera è molto più difficile rispetto agli Stati Uniti trovare degli specialisti in management capaci di far crescere rapidamente una start-up. Le società estere vengono anche per cercare degli avvocati specializzati nella consulenza alle start-up o dei talenti in grado di popolarizzare una soluzione online e di vendere i prodotti delle start-up.
Infine, l'accesso ai finanziamenti è cruciale. Ma non bisogna credere che un imprenditore possa venire negli Stati Uniti per un mese e che riesca a trovare dei fondi. Non funziona così. Bisogna innanzitutto cercare dei partner che conoscano bene il settore ed integrarsi bene nell'ecosistema americano. Sono necessari almeno dai 12 ai 18 mesi per saper come sviluppare la propria attività negli Stati Uniti e cominciare a fare guadagni.
Come spiega che le start-up possano accedere così facilmente a questi «talenti»?
Dorsaz: La mentalità del "give back" è molto diffusa. I dirigenti d'impresa si dicono: "Ho creato un'impresa, ho avuto successo e l'ho rivenduta. Ora restituisco e passo il mio tempo ad aiutare la nuova generazione. E soprattutto, siccome ho guadagnato molto denaro vendendo la mia ditta, lo reinvesto nell'ecosistema." Non soltanto: questi esperti sono parecchi negli Stati Uniti, ma soprattutto questo sistema è formalizzato attraverso programmi d'accompagnamento, come gli acceleratori e gli incubatori. Questi programmi permettono ad un giovane imprenditore di trasformare un'idea o un prototipo, su un arco da 3 a 6 mesi soltanto, grazie all'aiuto di mentori. Pur se degli incubatori esistono anche all'ETHZ e all'EPFL, la grande differenza rispetto agli Stati Uniti è la densità di esperti e di talenti a disposizione. In Svizzera, le persone che sono riuscite a sviluppare una start-up nel settore del web fino alla sua entrata in borsa sono meno di una decina.
Come viene percepita la Svizzera nella Silicon Valley?
Dorsaz: Oltre ai tradizionali cliché sul cioccolato e le banche, la Svizzera è sinonimo di qualità agli occhi degli americani. Le imprese elvetiche possono vantarsi della reputazione dell'ETHZ e dell'EPFL da cui sono nate delle spin-off piuttosto promettenti. Queste start-up provenienti dai laboratori di ricerca apportano una tecnologia unica. Riassumendo, gli investitori ne vanno ghiotti perché sanno che non si tratterà dell'ennesima applicazione Facebook.
Swissnex ha il blog "nextrends" che riassume le ultime tendenze nella Silicon Valley in fatto di innovazione. Può citarne qualcuna?
Dorsaz: Il settore dei droni è in piena effervescenza. Vi sono nuovi sbocchi tutte le settimane e gli svizzeri hanno davvero una carta da giocarsi in materia. L'hardware ha pure il vento in poppa perché non è più un settore così costoso e rischioso come un tempo.
Un ultimo consiglio ai giovani imprenditori svizzeri?
Dorsaz: Riconosco che è più facile per loro restare in Svizzera, perché vi è molto sostegno, perché conoscono meglio il mercato locale ed hanno i loro contatti. Ciononostante, la maggior parte degli imprenditori che partecipano al nostro programma rimpiangono di non essere giunti prima negli USA per vagliare le opportunità che offrono. Se una start-up vuole davvero ingrandirsi e conquistarsi mercati al di fuori dall'Europa, noi consigliamo di esporsi molto presto alle opportunità offerte dal mercato americano. Questo non significa abbandonare le proprie attività in Svizzera. Al contrario, deve continuare a sviluppare i suoi prodotti con la sua equipe tecnica in quanto l'ecosistema svizzero offre un enorme valore aggiunto.