Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/254106

<h2>SubmittedText<h2><p>Con la presente mozione si chiede al Consiglio federale di non entrare nel merito di un nuovo "accordo amichevole" con l'Italia per regolamentare il telelavoro dei frontalieri.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>L'articolo 26 paragrafo 3 della Convenzione tra la Confederazione Svizzera e la Repubblica Italiana per evitare le doppie imposizioni e per regolare talune altre questioni in materia di imposte sul reddito e sul patrimonio (CDI-I; RS 0.672.945.41) esige dalle autorità competenti, al pari della disposizione corrispondente del Modello di Convenzione dell'OCSE, "di risolvere (...) le difficoltà o i dubbi inerenti all'interpretazione o all'applicazione" della CDI-I. Ciò avviene avviene attraverso un accordo amichevole di portata generale. Questa disposizione conferisce quindi direttamente all'autorità competente - in linea generale la Segreteria di Stato per le questioni finanziarie internazionali e, per questioni legate allo scambio di informazioni, l'Amministrazione federale delle contribuzioni - la facoltà di concludere simili accordi. Grazie a questi accordi amichevoli di portata generale vengono spesso trovate soluzioni pratiche e coordinate che assicurano la certezza e l'efficienza dell'applicazione delle CDI. Tra questi accordi rientrano, ad esempio, quelli conclusi durante la pandemia con alcuni Stati confinanti al fine di disciplinare l'imposizione del telelavoro. L'accordo concluso in tal senso con l'Italia il 18-19 giugno 2020 è rimasto in vigore fino al 31 gennaio 2023.</p><p>Nel caso concreto sollevato dall'autore della mozione, il Dipartimento federale delle finanze (DFF) è stato sollecitato recentemente più volte a concludere un nuovo accordo amichevole di portata generale volto a disciplinare l'imposizione del telelavoro con l'Italia. In particolare, in una lettera indirizzata al DFF, il Governo del Cantone Ticino, la deputazione ticinese alle Camere federali, la Comunità di lavoro Regio Insubrica (di cui fanno parte il Cantone Ticino, la Regione Lombardia e la Regione Piemonte), come pure una rete composta da associazioni economiche ticinesi (Associazione Industrie Ticinesi e Camera di Commercio Cantone Ticino) e da sindacati ticinesi (Organizzazione Cristiano Sociale Ticinese e UNIA) hanno espressamente chiesto la conclusione di un nuovo accordo amichevole in questo ambito.</p><p>Il Consiglio federale è quindi del parere che la conclusione di accordi amichevoli di portata generale intesi a disciplinare l'imposizione del telelavoro deve essere possibile anche in futuro, se le autorità competenti svizzere e italiane lo ritengono necessario.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.