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Pena confermata: il 69enne della regione, comparso nuovamente alla sbarra lo scorso martedì 22 luglio dopo avere impugnato la sentenza emessa in primo grado nel dicembre del 2019, è colpevole di violenza carnale per avere costretto la figliastra (minorenne di 16 anni ai tempi dei fatti) a consumare un rapporto sessuale completo. La Corte di appello e di revisione (Carp) di Locarno, presieduta dalla giudice Giovanna Roggero-Will, non ha creduto alla tesi del complotto che secondo l'imputato avrebbe architettato l'ex moglie, dalla quale l'uomo si era separato dopo i fatti. Confermata dunque la sentenza della Corte delle Assise criminali, che lo aveva condannato a scontare cinque anni di carcere e a versare alla giovane - patrocinata dall'avvocato Marco Frigerio - 20mila franchi quale risarcimento morale per il torto morale subito. L'uomo, ha stabilito la Corte, non dovrà tuttavia scontare la pena pecuniaria alla quale era stato condannato in prima istanza. In quell'occasione, ha stabilito la Carp, essendo la Corte delle Assise criminali composta dai tre soli giudici senza la partecipazione degli assessori giurati, non aveva la facoltà di emettere una pena superiore ai cinque anni di carcere ai sensi dei limiti emessi dalla Legge organica giudiziaria. Legale del 69enne, l'avvocato Brenno Martignoni si era battuto per il proscioglimento dai reati di violenza carnale e lesioni semplici (in relazione alla violenta lite scoppiata fra l'imputato, l'ex moglie e il nuovo compagno a seguito dei fatti), chiedendo in via subordinata la massima riduzione della pena considerando l'età del suo assistito, in carcere da nove mesi. Dopo la comunicazione per iscritto della sentenza, le parti riceveranno le motivazioni nelle prossime settimane. L'accusa è stata sostenuta dalla procuratrice pubblica Pamela Pedretti.