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I cantoni dovranno molto probabilmente fare a meno il prossimo anno della consueta pioggia di milioni versata dalla BNS, che ridistribuisce loro una quota dei suoi utili e che solo due volte negli ultimi 30 anni li ha lasciati a bocca asciutta. È quanto prevedono gli economisti dell'UBS, che in un'analisi pubblicata mercoledì ricordano che l'istituto guidato da Thomas Jordan ha accumulato nel primo semestre una perdita di 95 miliardi di franchi che sarà molto difficile da riassorbire. Anzi, fra luglio e metà settembre si sarebbe aggiunto un nuovo "rosso" da 50 miliardi.
La forza del franco rispetto all'euro - che non viene più contrastata per non alimentare l'inflazione - e l'aumento dei tassi di interesse sono altri fattori che incideranno negativamente sui risultati. Per invertire la tendenza, si legge nello studio, occorrerebbero una ripresa significativa dei mercati finanziari e una svalutazione della moneta nazionale, due eventi considerati improbabili.
Le elargizioni torneranno possibili nel lungo periodo, anche se gli esperti del primo istituto di credito elvetico non credono che raggiungeranno ancora la quota massima di 6 miliardi di franchi. "I cantoni dovrebbero tenerne conto", affermano, visto che per alcuni di essi gli utili della BNS rappresentano fino al 6% del budget.
RG 12.30 del 28.9.2022 - BNS, cantoni a bocca asciutta - Il servizio di Alessandro Broggini
Nel preventivo ticinese presentato mercoledì, alla voce BNS figurano 137 milioni come nel 2022, un dato su cui pesa una forte incertezza. Equivale a una ridistribuzione complessiva di 5 miliardi.