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La presidente della Confederazione Eveline Widmer-Schlumpf ha difeso oggi a Vienna l'accordo fiscale raggiunto con l'Austria. Perlomeno dal punto di vista svizzero, essa non vi intravvede obiezioni costituzionali, ha dichiarato la ministra delle finanze dopo gli incontri avuti con la sua omologa Maria Fekter e il presidente Heinz Fischer.
La Widmer-Schlumpf ha affermato di non conoscere in dettaglio la Costituzione austriaca, tuttavia non ritiene che vi saranno problemi in questo senso. Nel paese si erano sollevate di recente voci secondo cui la convenzione non sarebbe conforme alla Costituzione.
A metà aprile la presidente della Confederazione aveva firmato a Berna assieme alla Fekter un accordo fiscale bilaterale che dovrebbe portare nelle casse di Vienna un miliardo di euro circa già nel 2013. L'intesa permette agli evasori fiscali austriaci anche di evitare un procedimento penale fiscale, per questo l'opposizione ha parlato di "riciclaggio legittimato dallo Stato", mentre il governo difende l'accordo.
La Widmer-Schlumpf ha affermato che la convenzione prevede un'imposta liberatoria per quanto riguarda i fondi già depositati in Svizzera. Poiché ogni conto elvetico viene tassato in base al patrimonio, ciò dovrà corrispondere anche alle disposizioni di Vienna. In futuro i capitali saranno tassati attraverso un'imposta alla fonte, che "equivale all'aliquota che bisogna pagare anche in Austria". Ad ogni modo in Svizzera la legislazione prevede che ognuno venga tassato in base al suo rendimento economico. Ciò viene garantito dall'accordo.
La presidente della Confederazione ha quindi negato che si sia già verificata una fuga di capitali: "non vi sono segnali in questo senso".
Da parte sua Fischer si è espresso in maniera prudente: come tutti gli altri progetti e leggi anche l'accordo fiscale dovrà essere esaminato accuratamente. "Allo stadio attuale non vedo aspetti negativi, premettendo che conosco la questione solo attraverso i media e le discussioni".