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Il referendum contro la riforma della fiscalità delle imprese è riuscito. A Berna sono state consegnate più di 67'000 firme. I cittadini dovrebbero essere chiamati alle urne in febbraio.Questo contenuto è stato pubblicato il 09 luglio 2007 - 14:05
La riforma è stata attaccata dalla sinistra perché ritenuta non sociale. Il legislatore vorrebbe introdurre sgravi fiscali per gli azionisti in modo da favorire gli investimenti.
Saranno i cittadini a decidere - probabilmente il 24 febbraio 2008 - se accordare o no sgravi fiscali agli azionisti. La sinistra è infatti riuscita a raccogliere le firme necessarie a portare l'oggetto alle urne.
Ad essere contestato è il punto centrale della riforma che prevede l'abolizione del principio della doppia imposizione. Oggi gli utili conseguiti sono doppiamente imponibili: la società deve pagare l'imposta sull'utile e gli azionisti l'imposta sul dividendo che è stato loro distribuito (imposta sul reddito).
Privilegi o impulsi?
Con la riforma dell'imposizione delle imprese, gli utili distribuiti agli imprenditori, che partecipano a un'impresa con una quota minima del 10 per cento, saranno tassati solo in ragione del 60 per cento anziché del 100 per cento. La riforma dovrebbe servire soprattutto a rafforzare le piccole e medie imprese (PMI).
Essa comporterà una riduzione delle entrate per Confederazione e cantoni di circa 400 milioni di franchi. Ma le perdite dovrebbero essere compensate dagli impulsi alla crescita che la riforma dovrebbe dare alle aziende.
Il comitato referendario, formato da una coalizione di organizzazioni di sinistra, guarda invece alla riforma come ad un'ingiustizia fiscale. «Una parte importante dei redditi non è più tassata in Svizzera» ha criticato Hans-Jürg Fehr, presidente del Partito socialista. Per Fehr, che si è espresso nel corso di una conferenza stampa, questi privilegi non possono non essere giudicati scioccanti se si considera che salari e pensioni sono tassati al 100%.
Un primo passo pericoloso
Per il vicepresidente dell'Unione sindacale svizzera Andreas Rieger, la riforma arricchirà 40'000 grandi azionisti sulle spalle dei salariati con i redditi più bassi. Rischia inoltre di essere solo il primo di una serie di regali fatti ai ricchi.
Anche Olivier Dumont, che ha parlato in nome di ATTAC Svizzera, ha fustigato «questi sconti fiscali che porteranno ad una riduzione delle entrate per le casse dello Stato». E se le entrate diminuiscono – ha aggiunto Dumont – qualcuno potrebbe avere il pretesto per proporre ulteriori smantellamenti dei servizi pubblici e delle assicurazioni sociali.
Per gli oppositori alla riforma della fiscalità delle imprese è ora di smetterla con una politica dei privilegi appannaggio di contribuenti con una situazione finanziaria già florida. Nell'intenzione dei promotori, il referendum dovrebbe dare ai cittadini l'occasione di manifestare una volta di più la loro opposizione a una politica che hanno già dimostrato di non gradire affossando il pacchetto fiscale nel maggio del 2004.
swissinfo e agenzie
La campagna per il sì
I rappresentanti delle piccole e medie imprese (PMI) e le associazioni economiche difendono la riforma della fiscalità e in contemporanea con la consegna delle firme per il referendum hanno lanciato una campagna in favore del sì.
A loro avviso, la doppia imposizione sfavorisce le PMI perché rende più difficili le successioni, ostacola gli investimenti e provoca un aumento dei costi di eventuali ristrutturazioni.
Per il fronte del sì, la riforma della fiscalità delle imprese allevia questi problemi e contribuisce così alla sicurezza dei posti di lavoro in Svizzera. Le minori entrate fiscali sarebbero compensate in tempi brevi dagli effetti positivi che la riforma dovrebbe esercitare sulla crescita economica.
Comitato referendario
Il comitato referendario che si oppone alla seconda riforma dell'imposizione delle imprese è orientato essenzialmente a sinistra.
Riunisce il Partito socialista, i Verdi, il Partito evangelico, il Partito del lavoro, il Partito cristiano sociale, l'Unione sindacale svizzera, il sindacato Travail.Suisse, la Dichiarazione di Berna, ATTAC Svizzera e la Federazione associazioni dei pensionati e d'autoaiuto in Svizzera (FARES).
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