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È iniziato nei giorni scosi davanti alla quarta sezione del Tribunale di Milano il processo per appropriazione indebita nei confronti di tre frati francescani, ex amministratori di tre enti dei Frati Minori, nell'inchiesta sull’ammanco nelle casse dei ''poverelli di San Francesco'' di 50 milioni di euro. Una maxi truffa sulla quale, oltre ai magistrati milanesi, aveva indagato anche la il Ministero pubblico di Lugano, in quanto l'ingente somma era transitata dagli uffici del broker finanziario Leonida Rossi, con residenza e ufficio in riva al Ceresio.
Nell'udienza, dopo l'illustrazione dei fatti da parte del pm Adriano Scuderi, i legali dei tre enti dei frati Minori, che si sono opposti all'archiviazione e hanno voluto il processo, si sono costituiti parte civile, alla quale si è opposta l'accusa che appare orientata a chiedere il proscioglimento degli imputati. Il collegio giudicante si è riservato di decidere sulla costituzione di parte civile in occasione della prossima udienza fissata per il 3 novembre. Il processo è a carico di tre ex economi che si erano lasciati ingolosire dagli alti tassi di interesse promessi da Leonida Rossi.
Le indagini condotte tra il 2014 e il 2015 segnalavano che i tre frati avevano posto in essere ''operazioni di investimento, promosse e gestite da un sedicente fiduciario-investitore, Leonida Rossi'', persona ''sprovvista di qualsiasi autorizzazione per lo svolgimento di attività finanziarie''. I tre enti avevano evidenziato "gravi irregolarità nella gestione finanziaria" tra il 2007 e il 2014, con ''un consistente e reiterato flusso di denaro, dalle casse degli enti verso conti correnti bancari a Lugano nella disponibilità di Rossi''. Rossi, 78 anni, nel novembre 2015 si era impiccato nella sua villa comasca di Lurago d'Erba.