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LONDRA - Il giorno prima che Tony Blair, allora primo ministro britannico, rassicurasse l'ex presidente degli Stati Uniti George Bush di essere totalmente dalla sua parte in un'eventuale invasione dell'Iraq, il premier del Regno Unito era stato avvisato che l'uso della forza contro il paese mediorientale sarebbe stato illegale. Lo rivelano documenti diffusi ieri a Londra durante le audizioni dell'inchiesta Chilcot che da mesi si occupa di determinare le responsabilita' legali dell'allora governo britannico rispetto alla decisione di invadere l'Iraq al fianco degli Stati Uniti.
Secondo una nota, datata 30 gennaio 2003, Lord Goldsmith, l'allora attorney general, principale consigliere legale del governo, scrisse di ritenere illegale un'eventuale offensiva nei confronti dell'Iraq, a meno che non fosse sostenuta da una decisione favorevole delle Nazioni Unite. "La mia opinione è che la risoluzione 1441 dell'Onu (l'ultima sull'Iraq) non autorizza l'uso della forza", scriveva Goldsmith. Serviva quindi un'ulteriore direttiva dell'Onu per renderlo legittimo.
Appena il giorno dopo, Blair incontrò il presidente americano che gli comunicò la decisione di iniziare a bombardare l'Iraq entro metà marzo, anche senza l'approvazione formale delle Nazioni Unite. Ignorando del tutto il parere di Goldsmith, Blair - secondo le note del governo britannico a seguito dell'incontro - reagì confermando "totale sostegno al presidente". I documenti attestano che l'opinione di Lord Goldsmith cambiò improvvisamente il 17 marzo: in un altro appunto per Blair, scrisse infatti che l'invasione sarebbe stata legale anche senza un'ulteriore risoluzione dell'Onu.
SDA-ATS