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Manchester, Università. Gli studenti decretano che la poesia If dello scrittore e poeta britannico Joseph Rudyard Kipling (Bombay, 30 dicembre 1865 – Londra, 18 gennaio 1936) sia razzista. E la cancellano. Non importa se lo splendido manifesto in nome della virtù e della speranza, non contenga nessuna parola equivoca riguardo la razza. Agli studenti, e prima ancora al politically correct, non piace. E i primi, schiavi del secondo, ubbidiscono a questo mondo impazzito, e rinnegano la loro stessa identità.
If di Kipling (nella traduzione di Gramsci)
– Se puoi conservarti calmo, mentre tutti attorno a te hanno perduto la testa, e dicono che ciò è per colpa tua,
– Se sei sicuro di te mentre tutti ne dubitano, e tuttavia puoi trovare delle scuse per questo dubbio,
– Se puoi aspettare, senza stancarti di aspettare,
-Se vivendo in mezzo alla menzogna non menti,
O, essendo odiato, non ti lasci trasportare dall’odio, non avendo l’aria, pertanto, di essere né troppo buono, né troppo saggio,
– Se puoi sognare senza essere schiavo del tuo sogno,
-Se sai pensare, senza fare del pensiero il solo scopo della tua vita,
– Se, imbattendoti nel successo o nel disastro, tu tratti questi due impostori allo stesso modo,
– Se puoi sentirti ripetere la verità che hai espresso, imbellettata dai furbi per prendere intrappola gli scemi,
– Se puoi guardare le cose che hai creato spezzarsi, e se, abbassandoti, tu le ricostruisci con strumenti già usati,
– Se puoi fare un mucchio di tutti i tuoi guadagni, arrischiarli con un sol colpo di fortuna, gettare il dado, perderli, e ricominciare tutto dal principio, senza mai dir parola sulla tua perdita,
– Se puoi costringere il tuo cuore, i tuoi nervi, i tuoi muscoli, a servirti a lungo, anche dopo che essi si sono logorati, e così tener fermo, quando non avrai in te altro che la volontà che dice al resto: sii fermo,
– Se puoi parlare alle moltitudini conservando la tua virtù, e parlare con i re conservando il senso comune,
– Se un nemico non può ferirti, e neppure un amico,
– Se tutti gli uomini hanno un valore per te, ma nessuno di essi troppo,
Se riesci a riempire il minuto che non perdona con sessanta secondi che valgono la distanza percorsa…Allora la terra sarà tua e tutto ciò che essa contiene, e, ciò che piú importa, tu sarai un Uomo, figlio mio.
La poesia, un murale ora cancellato, è stata sostituita dai versi dell’attivista afro americana Maya Angelou, i cui versi del poema Still I Rise, vennero letti anche da Nelson Mandela.
Still I Rise (traduzione online)
Puoi svalutarmi nella storia
Con le tue amare, contorte bugie,
Puoi schiacciarmi a fondo nello sporco
Ma ancora, come la polvere, mi solleverò
La mia impertinenza ti infastidisce?
Perché sei così coperto di oscurità?
Perché io cammino come se avessi pozzi di petrolio
Che pompano nel mio soggiorno
Proprio come le lune e come i soli,
Con la certezza delle maree,
Proprio come le speranze che si librano alte,
Ancora mi solleverò
Volevi vedermi distrutta?
Testa china ed occhi bassi?
Spalle che cadono come lacrime,
Indebolita dai miei pianti di dolore.
La mia arroganza ti offende?
Non prenderla troppo male
Perché io rido come se avessi miniere d’oro
Scavate nel mio giardino
Puoi spararmi con le tue parole,
Puoi tagliarmi coi tuoi occhi,
Puoi uccidermi con il tuo odio,
Ma ancora, come l’aria, mi solleverò.
La mia sensualità ti disturba?
Ti giunge come una sorpresa
Che io balli come se avessi diamanti
Al congiungersi delle mie cosce?
Fuori dalle capanne della vergogna della storia
Io mi sollevo
In alto, da un passato che ha radici nel dolore
Io mi sollevo
Sono un oceano nero, agitato e vasto,
Sgorgando e crescendo genero nella marea.
Lasciando dietro notti di terrore e paura
Io mi sollevo
In un nuovo giorno che è meravigliosamente limpido
Io mi sollevo
Portando i doni che i miei antenati hanno dato,
Sono il sogno e la speranza dello schiavo.
Io mi sollevo
Io mi sollevo
Io mi sollevo
Quest’ultima poesia, indubbiamente bella, è tuttavia, a differenza di quella di Kipling, veramente intrisa di significati politici. Di quelli di cui oggi però è legittimo, anzi doveroso parlare.
La libertà, dov’è?