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L’Unione europea UE
L’Unione europea e i suoi 27 Stati membri forniscono complessivamente oltre la metà delle risorse mondiali per l’aiuto pubblico allo sviluppo (APS). La quota fornita dall’UE corrisponde all’incirca al 60 per cento del totale, vale a dire a 49 milioni di euro. Nel campo della cooperazione internazionale l’UE, primo Paese donatore al mondo, svolge dunque un ruolo di primo piano, in particolare nel campo della politica dello sviluppo.
Nel contesto della cooperazione allo sviluppo l’UE svolge un ruolo fondamentale, legato agli ingenti mezzi investiti, alla sua importanza come principale blocco commerciale al mondo e alle sue iniziative politiche. In materia di cooperazione allo sviluppo le competenze europee sono composite: oltre agli sforzi profusi dai singoli Stati membri, l’UE conosce anche una cooperazione allo sviluppo e una politica di aiuto allo sviluppo comunitarie, affidate alla Commissione UE. I fondi gestiti da Bruxelles rappresentano soltanto circa un quinto delle risorse consacrate nell’UE alla cooperazione allo sviluppo. Negli ultimi anni l’UE si è premurata di coordinare le attività degli Stati membri nel settore. Alla fine del 2005, i suoi Stati membri hanno adottato il Consenso europeo per lo sviluppo, il quale definisce gli indirizzi della politica comunitaria in materia di sviluppo.
Al fine di favorire lo sviluppo dei Paesi poveri, l’UE si è dotata di tre strumenti di finanziamento:
- lo Strumento di finanziamento della cooperazione allo sviluppo (DCI),
- la Politica europea di vicinato (PEV) e
- il Fondo europeo di sviluppo (FES).
Attraverso il FES l’UE investe la maggior parte delle risorse destinate allo sviluppo nei Paesi ACP (ACP = Africa, Caraibi, Pacifico), mentre una quota meno importante di queste risorse vengono destinate all’America Latina e all’Asia.
L’anima della cooperazione europea allo sviluppo è costituita dall’Accordo di partenariato ACP-CE (noto come«Accordo di Cotonou»), che l’UE ha sottoscritto nel 2000 con 79 Stati dell’Africa, dei Caraibi e del Pacifico («Stati ACP»). Fondato su un rafforzamento del dialogo politico, sulla cooperazione allo sviluppo e su rapporti economici e commerciali, l’accordo punta a combattere la povertà, a promuovere uno sviluppo sostenibile degli Stati ACP e a favorire la loro progressiva integrazione nell’economia mondiale. Lo stanziamento dei fondi è subordinato a standard democratici, a una buona gestione degli affari pubblici e al rispetto dei diritti umani. Nel 2005 l’Unione europea e gli Stati ACP hanno sottoscritto una prima revisione dell’Accordo di Cotonou. La revisione mira a conferire all’accordo maggiore efficacia e a migliorare il rapporto di partenariato tra l’UEe gli Stati ACP. La seconda revisione dell’accordo è stata firmata nel 2010 e ha comportato l’adeguamento delle disposizioni agli ulteriori mutamenti intervenuti.
Gli Stati più poveri del pianeta, ossia i cosiddetti Paesi meno avanzati (categoria nella quale secondo l’OCSE rientra una cinquantina di Paesi), beneficiano dell’iniziativa UE «EverythingButArms»(EBA,«Tutto fuorché le armi»), la quale prevede l’abolizione di tasse, dazi e contingenti per tutti i prodotti importati dai Paesi meno avanzati nella zona UE, fuorché per le esportazioni di armi e di munizioni. Per i rami vulnerabili del settore agrario (banane, zucchero e riso), ancora fortemente sovvenzionato, vigevano fino al 2005 disposizioni speciali. In seguito, all’iniziativa EBA è stato integrato il Sistema di preferenze tariffarie generalizzate (GSP Regulation, Generalised System of Preferences). Si tratta di un’iniziativa che prevede il mantenimento per un periodo illimitato delle condizioni speciali concesse ai Paesi meno sviluppati, senza necessità di adeguarle periodicamente alle preferenze generali dell’UE.
Sulla scorta dell’allargamento a 10 nuovi Stati, nel 2004 l’UE ha sviluppato una nuova politica per i territori confinanti o limitrofi del bacino del Mediterraneo, del Vicino Oriente e dell’Europa dell’Est. L’UE investe ingenti somme di denaro in questa politica, denominata "Politica europea di vicinato (PEV)" e rivolta a Paesi al di là dei nuovi confini europei quali la Moldavia o l’Ucraina. Essa coinvolge attualmente 16 Paesi partner.
La Svizzera non è membro dell’Ue, ma partecipa al dialogo sulla politica di sviluppo dei paesi donatori – essenzialmente nel quadro del Comitato di aiuto allo sviluppo (CAD) dell’OCSE, dove è in contatto diretto con i membri dell’Unione e la Commissione Ue. Dal 2002 la Svizzera collabora inoltre con il Centro europeo di gestione delle politiche di sviluppo (European Centre for Development Policy Management, ECDPM), svincolato dall’Ue.