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Un sì all'iniziativa "No Billag" (si voterà il 4 marzo) nuocerebbe alla pluralità dei media e al processo di formazione delle opinioni. Lo sostiene oggi il Consiglio federale rilevando che la Ssr non potrebbe più sostenere con i proventi della Svizzera tedesca i programmi della Svizzera italiana.
L'iniziativa, ricordiamo, chiede di abolire il canone radiotelevisivo e che la Confederazione non sovvenzioni alcuna emittente radio-tv e metta periodicamente all’asta le concessioni. Se venisse accettata la Svizzera sarebbe il primo Paese in Europa ad abolire il mandato di servizio pubblico nel settore della radio e della televisione, ha precisato stamani a Berna la Presidente della Confederazione Doris Leuthard, presentando la posizione del Consiglio federale.
Sss, ma anche le radio locali e le tv regionali, subirebbero grosse perdite finanziarie. I proventi del canone rappresentano infatti circa il 75% del bilancio della Ssr e una parte cospicua di quello delle radio locali e tv regionali, precisa il Governo in una nota. Con il passaggio a un sistema di finanziamento puramente commerciale, come previsto dall’iniziativa, aumenterebbe il grado di dipendenza da finanziatori privati e gruppi imprenditoriali esteri, e con esso il pericolo di ingerenze politiche, aggiunge il Governo. Gli introiti pubblicitari sarebbero ancora più sottratti al mercato indigeno, per defluire all’estero.
In un piccolo paese come la Svizzera con quattro lingue nazionali non è possibile finanziare i programmi del servizio pubblico solo con pubblicità e sponsoring. Per questo viene riscosso un canone. Nel 2016 i proventi sono stati di circa 1,37 miliardi di franchi: quasi 1,24 miliardi sono andati alla Ssr, mentre le 21 radio locali e le 13 televisioni regionali hanno ricevuto 61 milioni. La scomparsa del canone creerebbe a tutti loro grossi problemi finanziari. Numerose trasmissioni, in particolare anche su temi politici e sociali importanti, non potrebbero più essere prodotte o non più ai livelli di qualità attuali. L’offerta odierna verrebbe ridotta in modo massiccio.
“Ciò nuocerebbe alla pluralità dei media e al processo di formazione delle opinioni”, aggiunge il Governo. La situazione si rivelerebbe “particolarmente difficile per le regioni periferiche e le minoranze linguistiche”. La Ssr oggi deve assicurare un’offerta radiotelevisiva equivalente e variata in tutte le lingue ufficiali, nonché trasmissioni televisive e almeno un programma radiofonico per la Svizzera romancia. Se l’iniziativa passasse, questo mandato verrebbe meno e la Ssr “non potrebbe più applicare il suo sistema di perequazione finanziaria interna per sostenere con proventi realizzati nella Svizzera tedesca programmi destinati alla Svizzera italiana, romanda e romancia”, aggiunge il Governo. In un Paese a democrazia diretta come la Svizzera, un’informazione radiotelevisiva pluralistica ed equivalente in tutte le regioni “è essenziale per la formazione delle opinioni”. Perciò il Governo raccomanda di respingere l’iniziativa.
Fonte: laRegione