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Gli inquirenti svizzeri sono in grado di provare le loro accuse di riciclaggio a carico dell'ex tesoriere del Cremlino Pavel Borodin, detenuto da gennaio a New York su richiesta elvetica: lo ha ribadito il procuratore ginevrino Bernard Bertossa, in un colloquio con la rete televisiva russa NTV trasmesso lunedì.Questo contenuto è stato pubblicato il 12 marzo 2001 - 19:37
«Abbiamo le prove di versamenti su conti in Svizzera che appartengono personalmente a Borodin. Sosteniamo che c'è reato, dal punto di vista della legislazione elvetica», ha dichiarato Bertossa.
La magistratura ginevrina accusa Borodin di aver riciclato oltre 25 milioni di dollari di commissioni, che l'alto funzionario avrebbe ricevuto dalle società ticinesi Mercata e Mabetex per l'ottenimento di contratti di ristrutturazione del Cremlino.
«Si tratta di determinare se è permesso a un responsabile ufficiale russo di arricchirsi nell'esercizio delle sue funzioni. Per noi la risposta è chiara ed è no. Ma sembra che i nostri colleghi (russi) non vogliano porsi la domanda», ha detto Bertossa a NTV.
La Procura russa ha chiuso lo scorso dicembre l'inchiesta aperta nel 1998 sulle presunte tangenti e afferma di aver fornito tutti i documenti necessari alla Svizzera. Per Bertossa, «i documenti che abbiamo ricevuto non sono suscettibili di farci rinunciare al procedimento».
Il procuratore prosegue: «Il fatto che nessun procedimento sia stato aperto contro Borodin in Russia naturalmente è imbarazzante, ma non gioca per noi un ruolo decisivo».
swissinfo e agenzie
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