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ROMA - Un accordo fiscale con la Svizzera, sul modello di quelli firmati da Berna con altri paesi europei, deve avere come pre-condizione "il rispetto dei trattati" sui frontalieri e sulla doppia imposizione che "il Canton Ticino ha sospeso unilateralmente". Lo ha detto ieri sera il premier italiano Mario Monti a Roma, in una conferenza stampa a Palazzo Chigi.
La Svizzera, ha spiegato Monti, "chiede la ripresa del negoziato con l'Italia per modificare il trattato bilaterale contro le doppie imposizioni che vorrebbe che fosse inserito nella discussione di un accordo simile a quello stipulato con Germania e Gran Bretagna". "Va tenuto presente - ha aggiunto - che il Canton Ticino ha sospeso unilateralmente l'applicazione dell'accordo italo-svizzero sui lavoratori frontalieri e ha ridotto del 50% la compensazione finanziaria a favore dei comuni italiani di confine. E questo a nostro giudizio è un non rispetto dell'accordo firmato a Roma il 3 ottobre del 1974".
La decisione del Canton Ticino, ha proseguito il premier italiano, "viola due accordi internazionali sui lavoratori frontalieri e quello successivo sulle doppie imposizioni". Pertanto, "l'eventuale ripresa come richiesto dalla Svizzera all'Italia del negoziato sulla convenzione bilaterale sulla doppia imposizione ha come precondizione inderogabile il rispetto degli accordi vigenti e il ripristino delle condizioni di legalità nei rapporti internazionali. Se ci saranno, e può essere che ci siano, segnali positivi su questo fronte considereremo l'intera materia. Per noi - ha concluso Monti - è pregiudiziale avere il rispetto di questa condizione bilaterale".
Dopo che nel fine settimana i maggiori partiti italiani (Popolo della Libertà, Partito democratico, Italia dei Valori e Lega Nord) hanno sollecitato il governo a negoziare con la Svizzera, il presidente del Consiglio sembra quindi aver cambiato posizione.
Finora Monti aveva infatti sempre affermato che Roma non intendeva negoziare con Berna un accordo fiscale sull'esempio di quelli che la Confederazione ha raggiunto con Germania, Regno Unito e Austria, fintanto che essi non fossero stati esaminati dalla Commissione europea. Nel frattempo, anche Bruxelles ha mostrato più comprensione, dopo le modifiche apportate da Berna sull'effetto dell'imposta liberatoria, proprio per venire incontro alla Commissione Ue.
Il cambio di rotta di Monti, che si dice ora favorevole a "riconsiderare ex novo l'intera materia", potrebbe essere stato provocato proprio da questi ultimi sviluppi. La palla passa ora nel campo elvetico, o più precisamente in quello ticinese.
ats