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I microinquinanti provengono da numerosi prodotti di uso corrente (p. es.: medicinali, detergenti e cosmetici), da prodotti fitosanitari e da prodotti industriali. Giungono nei corsi o specchi d'acqua attraverso le acque di scarico trattate, i canali di drenaggio delle acque meteoriche e il dilavamento di superfici agricole. Queste sostanze possono avere effetti negativi sui pesci e metterne a rischio la riproduzione anche in concentrazioni molto basse dell'ordine dei microgrammi o dei nanogrammi. Possono ripercuotersi anche su altri organismi acquatici o contaminare le risorse di acqua potabile.
Studi effettuati su larga scala hanno dimostrato che attuando apposite misure negli impianti di depurazione si riducono in modo considerevole i microinquinanti presenti nelle acque di scarico trattate (cfr. riquadro 1). Alla fine del 2009, il Dipartimento federale dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni DATEC ha quindi avviato la consultazione relativa alla modifica dell'ordinanza sulla protezione delle acque che prevedeva di dotare di una fase supplementare di trattamento un centinaio di IDA ubicati nelle zone più urbanizzate della Svizzera (cfr. riquadro 2).
Le parti consultate hanno in gran maggioranza riconosciuto la necessità di ridurre i microinquinanti provenienti dalle acque di scarico. Le modalità di finanziamento proposte, ossia attraverso i proprietari degli impianti di depurazione interessati, non ha tuttavia convinto. I Cantoni, tra altri, hanno chiesto al Consiglio federale di istituire una modalità di finanziamento nazionale e possibilmente conforme al principio del chi inquina paga. Nella primavera 2011, il Parlamento ha adottato una mozione della Commissione dell'ambiente, della pianificazione del territorio e dell'energia del Consiglio degli Stati (CAPTE-S) che esprimeva una richiesta simile.
Finanziamento a livello nazionale
L'investimento necessario al potenziamento di un centinaio dei 700 IDA esistenti è pari a circa 1,2 miliardi di franchi. Nel messaggio inviato in consultazione il 25 aprile 2012, il Consiglio federale propone la creazione di un fondo speciale per coprire il 75 per cento dei costi d'investimento degli IDA interessati, che verrebbe alimentato con una tassa riscossa dalla Confederazione presso ogni IDA in funzione del numero di abitanti allacciati. L'importo massimo della tassa dovrebbe essere fissato a 9 franchi all'anno per abitante. Ciò consentirà di coprire le esigenze finanziarie annue valutate a livello federale a 45 milioni di franchi (cfr. riquadro 3). Tuttavia, il conferimento di una base legale al finanziamento impone la modifica della legge sulla protezione delle acque. Le parti interessate possono esprimersi al riguardo fino al 31 agosto 2012.
Già prima del 2000, diversi programmi di ricerca, in particolare il PNR 50 sui perturbatori endocrini o il progetto di sorveglianza dei pesci «Fischnetz», hanno esaminato la problematica dei microinquinanti nelle acque e sono giunti alla conclusione che era necessario agire. Sulla base di questi risultati, l'Ufficio federale dell'ambiente (UFAM) ha avviato nel 2006 il progetto «Strategie MicroPoll» che si prefigge di elaborare una strategia per ridurre i microinquinanti nelle acque di scarico trattate dai Comuni. Il progetto si conclude con il rapporto pubblicato il 25 aprile 2012, che illustra a grandi linee la problematica e presenta in modo dettagliato i procedimenti che possono essere utilizzati per ridurre di oltre l'80 per cento i microinquinanti presenti nelle acque di scarico. L'ozonizzazione e il trattamento delle acque con carbone attivo in polvere costituiscono metodi efficienti applicabili anche in impianti di depurazione di medie o grandi dimensioni.
cfr. «Mikroverunreinigungen aus kommunalem Abwasser» (in tedesco, con riassunto in francese disponibile da maggio)
L'investimento necessario per potenziare un centinaio dei 700 impianti di depurazione esistenti in Svizzera è valutato a 1,2 miliardi di franchi. A titolo di paragone, il costo di sostituzione dell'infrastruttura di trattamento delle acque di scarico ammonta a circa 80 miliardi di franchi. Presupponendo una realizzazione che si estende su un ventennio, l'UFAM stima a 60 milioni di franchi i costi annui. La Confederazione deve quindi disporre ogni anno di 45 milioni di franchi per finanziare il 75 per cento dei costi. Per garantire che questo importo possa essere messo a disposizione, è necessario introdurre una tassa pari al massimo a 9 franchi all'anno per ogni abitante allacciato a un IDA. Il finanziamento sarà effettivo soltanto se il progetto poggia su una pianificazione adeguata, se garantisce una protezione delle acque professionale allo stato attuale della tecnica e se è economico. Le condizioni relative alla concessione di un contributo finanziario verranno precisate in un secondo tempo nell'ordinanza sulla protezione delle acque.
Per garantire una riduzione sufficiente e a un costo sopportabile dei microinquinanti presenti nelle acque di scarico, è necessario potenziare un centinaio di impianti di depurazione delle acque (IDA). Sono interessati da detto potenziamento:
Invece del potenziamento di un impianto, la Confederazione può finanziare la costruzione di una canalizzazione volta a convogliare le acque da un impianto di depurazione da risanare verso uno dotato dell'istallazione supplementare.