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La CPE-S ha esaminato il messaggio del
Consiglio federale alla luce delle attuali relazioni tra la Svizzera e l’UE.
Essa concorda nel dire che – sebbene non vi sia un legame formale tra il
contributo di coesione, l’equivalenza della borsa e la negoziazione di un
accordo quadro istituzionale con l’UE – è tuttavia stato creato un legame
politico tra questi tre oggetti, in quanto l’UE non ha concesso alla Svizzera
l’equivalenza illimitata della borsa poiché l'ha vincolata a detto accordo
quadro ancora in discussione.
La Commissione ha tuttavia respinto, con 8
voti contro 4, le proposte della Commissione delle istituzioni politiche che
chiedeva la sospensione di questi due crediti quadro (cfr. comunicato
del 12 ottobre 2018). La maggioranza della CPE-S ha considerato inopportuno un
rilancio della Svizzera, che stabilirebbe a sua volta un legame formale
ingiustificato. Vista la situazione attuale, la sospensione del trattamento di
questi due crediti quadro manderebbe un cattivo segnale all’UE, laddove è
prioritario il ripristino di una relazione di fiducia tra le due parti.
Con 10 voti contro 2, la Commissione è
quindi entrata in materia sui due decreti federali. Nel quadro dell’esame di
dettaglio, con 6 voti contro 6 e il voto decisivo del presidente, la CPE-S ha
respinto la proposta di introdurre nei due decreti un nuovo articolo secondo
cui il Consiglio federale può attuare i decreti soltanto se si costatano segni
chiari di miglioramento delle relazioni bilaterali con l’UE e se quest’ultima
non adotta alcuna misura discriminatoria nei confronti del nostro Paese.
La maggioranza considera inopportuno
tradurre tale percezione politica in un articolo di legge la cui
interpretazione giuridica sarebbe problematica. Una dichiarazione durante il
dibattito nel Consiglio degli Stati sarebbe sufficiente, tanto più che il
Consiglio nazionale potrà dibattere sull’oggetto nel primo trimestre 2019,
traendo le conseguenze dalle ultime decisioni dell’UE, in particolare per
quanto concerne l’equivalenza della borsa. In votazione finale i due decreti
sono stati adottati, con 6 voti contro 6 e il voto decisivo del presidente.
In un secondo momento la CPE-S ha fatto il
punto sulla situazione complessiva delle relazioni tra la Svizzera e l’UE. Essa
ha preso atto delle recenti decisioni del Consiglio federale, dell’evoluzione
dei dossier in corso tra il nostro Paese e l’UE e delle prossime tappe. La
discussione è in particolare stata incentrata sullo stato dei negoziati
concernenti l’accordo istituzionale con l’UE la cui conclusione è vicina
secondo il Consiglio federale nonché sui negoziati tra il Regno Unito e l’UE,
che la Svizzera segue con attenzione.
Trattato sulla proibizione delle armi nucleari
La CPE-S è stata consultata in merito alla
decisione del Consiglio federale (cfr. comunicato del 15 agosto 2018) di rinunciare per il momento
a firmare il trattato sulla proibizione delle armi nucleari (TPNW) negoziato in
seno all’ONU nel 2017. La Commissione ha inoltre proceduto all’esame della
mozione 17.4241 del Consiglio nazionale che invita il Consiglio federale a
firmare il trattato sul divieto delle armi nucleari il prima possibile e
sottoporlo immediatamente al Parlamento, affinché ne approvi la ratifica.
In un primo tempo, desiderosa di
approfondire le sue conoscenze in merito al TPNW, la Commissione ha sentito
diversi esperti provenienti da ambienti universitari, umanitari e diplomatici,
che hanno espresso sia critiche che argomenti a favore del trattato. Con il
capo del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE), il consigliere
federale Ignazio Cassis, vi è stato inoltre uno scambio di vedute sulle ragioni
all’origine della decisione del Collegio.
La Commissione condivide all’unanimità
l’obiettivo del Consiglio federale di un mondo senza armi nucleari e sottolinea
gli interessi della Svizzera in materia di sicurezza, la sua tradizione
umanitaria e il suo impegno per il rispetto, il rafforzamento e la promozione
del diritto internazionale umanitario.
Tuttavia, respingendo la mozione con 7 voti
contro 6, la maggioranza della CPE-S ritiene necessario chiarire diverse
importanti questioni tecniche, giuridiche e politiche entro la fine del 2020.
Ragion per cui ha adottato, con 10 voti contro 2 e un’astensione, una propria
proposta di mozione che incarica il Consiglio federale di fare il punto entro
il 2020 e di valutare nuovamente un’eventuale ratifica alla luce degli sviluppi
avvenuti nel frattempo. La Commissione chiede inoltre che il DFAE informi le CPE
in merito agli sviluppi relativi a questo trattato e che le consulti sul
seguito della procedura.
Dal canto suo, la minoranza ritiene che
respingere la mozione 17.4241 mandi un segnale negativo alla comunità
internazionale. La ratifica del trattato indicherebbe in modo più chiaro il
deciso sostegno della Svizzera nei confronti del diritto internazionale
umanitario e dei suoi valori.
Altri temi
La Commissione ha inoltre tenuto una prima
discussione sul Patto mondiale ONU per la migrazione, che sarà approvato in
occasione di una conferenza che si terrà in Marocco nel mese di dicembre 2018.
La decisione del Consiglio federale di approvare questo Patto (cfr. comunicato del 10 ottobre 2018) sarà oggetto di una
consultazione formale nel quadro della seduta della CPE-S del 12 novembre 2018.
In occasione di questa prima discussione le Commissione ha deciso di inviare
una lettera al Consiglio federale in cui comunica l’eventualità della
presentazione di una mozione commissionale identica a quella della Commissione
delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale (18.4093).
La CPE-S è stata inoltre consultata sul
mandato negoziale del Consiglio federale in vista della 24a Conferenza delle
Nazioni Unite sul clima, che si terrà in dicembre a Katowice, in Polonia. La
Commissione ha preso atto del mandato assegnato alla delegazione svizzera e
l'ha approvato all’unanimità.
Con 6 voti contro 3 e un’astensione, la
Commissione ha infine deciso di non dare seguito alla petizione 18.2017 del
Partito Pirata della Svizzera Centrale (Piratenpartei Zentralschweiz)
«Salvataggi d’emergenza nel Mediterraneo».