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Nonostante la ripresa economica degli ultimi anni, gli irlandesi sembrano non volerne più sapere dei partiti del governo di coalizione che ha sottoposto il Paese ad anni di austerità.
È quanto emerge dal voto di ieri per l'elezione dei 158 rappresentanti della 'Dail Eireann', la camera bassa. Ma con un parlamento senza una maggioranza assoluta ('hung parliament'), si prefigura il rischio di ingovernabilità, anche se, per la prima volta nella storia irlandese, non si esclude l'assoluta novità di una coalizione tra i due rivali storici, Fine Gael (centrodestra) e Fianna Fail (centro).
Stando agli exit poll e ai primi risultati, il Fine Gael del premier Enda Kenny ha ottenuto il 24,8% dei voti (molto meno rispetto ai sondaggi pre-elettorali e oltre 10 punti in meno rispetto alle elezioni del 2011), mentre l'avversario Fianna Fail, il 21,1%. Una brusca frenata la registra anche l'altro partito di governo, il Labour, con meno del 10% delle preferenze, mentre il Sinn Fein di Jerry Adams ha guadagnato il 16% dei voti, raddoppiando i propri deputati in parlamento.
Secondo gli analisti, dunque, il Fine Gael non dovrebbe raggiungere i 50 seggi, e i laburisti si fermerebbero a meno di 10, sui 158 totali. Troppo pochi per una maggioranza assoluta di 79 con cui formare un governo, nemmeno se il primo si alleasse con il partito legato all'Ira.
Del tutto inedito sarebbe invece un eventuale accordo con il centrista Fianna Fail, che supera i 40 seggi in parlamento. I due partiti, che si contrappongono dalla guerra civile del 1922-23, non hanno mai condiviso il potere, ma oggi non escludono di avviare dei colloqui.
SDA-ATS