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Alcuni libri che mi hanno lasciato molto quest'anno, per stile, contenuti, emozioni e spunti di scrittura. Sono quelli che ho qui sul tavolo e che sto spostando da una libreria all'altra:
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Forse sono ancora un bambino, forse sto invecchiando, ma quando lavoro ed entro nella sala più grande del cinema dove lavoro che contiene 408 spettatori e vedo sullo schermo un cartone animato io mi emoziono e commuovo e poi guardo in platea e vedo bambine e bambine con la bocca aperta, altri che dormono in braccio alle madri, altri con la faccia spalmata di cioccolata, altri che restano col dito nel naso come il loro padre per dieci minuti buoni. E allora poi mi rendo conto che tanti discorsi sono inutili. Che ci sono ancora luoghi dove si può respirare la magia. Abbandonare tutto il dolore, i traumi, le liti.
Non sempre.
Il 26 c'era un padre che ha lasciato la famiglia in sala a metà film ed uscito nel foyer al 1 piano. Ha ordinato una birra, si è seduto su un divanetto e l'ha bevuta lentamente. Aveva il viso stanco, provato. Si capiva che era stanchissimo. Che c'era qualcosa che lo tormentava dentro. È rimasto su quel divanetto fino alla fine del film, in silenzio. Bevendo una seconda birra. Senza fare nulla. Nemmeno il cellulare ha guardato. Io aiutavo dei colleghi a ricaricare i frigo, a preparare il cibo e ogni tanto gli davo un'occhiata. Quando alla fine del film le porte si sono aperte le due figlie sono corse ad abbracciarlo.
La moglie gli ha chiesto dove fosse stato e lui ha risposto “Mi hanno chiamato dal lavoro. E poi non volevo disturbare”.
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Il disco dei Cobalt Chapel è uno dei miei dischi 2017. Ne hanno scritto qui.