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Cenni storici
Già all’inizio del ‘500 i Cappuccini furono di casa a Mendrisio dove venivano ascoltatissimi, a predicare la quaresima.
Nel 1588, per averli sempre con sè, i mendrisiensi, con una generosità attestata da numerosi lasciti, si impegnarono perchè fosse edificato un convento, ma i superiori dei frati si opposero.
La buona causa fu vinta solo nel 1620 e un decennio dopo il convento era a tetto; piccolo (ventun celle per una dozzina di frati), ma attrezzato di tutto punto, con ricca biblioteca andata poi dispersa quando l’edificio venne demolito nel 1853 per far posto all’Ospedale della Beata Vergine.
Accanto e insieme al convento, sorse anche la chiesa. Posata la prima pietra nel 1621 i lavori di edificazione si protrassero fino al 1635, quando ebbe luogo la consacrazione (ma una scritta dipinta su una parete della navata indica erroneamente il 1625).
La Chiesa dei Cappuccini fu ristrutturata almeno quattro volte:
nel 1751, nel 1829 come ricorda Don Giuseppe Franchini prevosto di Mendrisio, dopo il 1854 quando la chiesa passò in proprietà alla Fondazione Turconi per l’erigendo Ospedale ed infine negli anni 1965-1967.
Esterno
La facciata semplice, ha la forma di capanna, con larghe lesene agli angoli e rosone al centro. Sopra il portale d’ingresso, un bel mosaico di Gino Macconi rappresenta San Francesco.
Il campanile a base triangolare ha una sola campana caratteristica delle chiese francescane.
Interno
La Chiesa possiede una sola navata, coperta da una volta a botte, su cui il pittore milanese Angelo Sala dipinse nel 1870 un cielo stellato e angeli in stile trecentesco.
La Chiesa è dominata dall’altare maggiore con i suoi otto metri di altezza, che toccano la volta del presbiterio.
L’altare maggiore, in legno,fu costruito in tre tempi.
La parte alta, che chiude la tela del Crocifisso, è del 1600 ed è ciò che resta dell’altare primo-barocco, consacrato nel 1635.
La parte mediana, costituita dal tabernacolo di legno a tre ordini o gradi, è anch’essa in stile barocco, ma più fastoso, caratteristico del periodo che sta tra la fine del 1600 ed il 1700.
Il tabernacolo è sormontato dalla figura lignea dorata del Cristo risorto.
La parte inferiore, costituita dalla mensa, è in stile neo-classico ed è opera del 1800.
Nella consacrazione del 1635, nella pietra d’altare, furono collocate le reliquie dei martiri S. Biagio vescovo, S. Agrippino vescovo e S. Giuliana vergine.
La tela del Crocifisso, è attribuita al mendrisiense Francesco Torriani (1612-1681) della scuola di Guido Reni.
Nel presbiterio si possono ammirare:
- le due maternità : riproduzioni di due tele del fiorentino Andrea del Sarto donati da Giacomo e Pellegrina Troger nel 1629;
- i medaglioni del soffitto: sotto la volta a crociera, probabilmente dipinti da Giuseppe Monti di Mendrisio nel 1870, sono visibili da terra due teste di Santi: S. Vincenzo de’ Paoli e S. Luigi Gonzaga;
- le quattro vetrate: furono stampate tre il 1700 ed il 1800 con disegni a colori stampati sul retro ad imitazione dei famosi trasparenti di Mendrisio.
- il piccolo presepe: è contenuto nella parte mediana del tem- pietto, dietro l’altare maggiore, comprende diciannove statuine in gesso colorato. Le statuine settecentesche costituiscono un insieme grazioso.
Ricordiamo che la moda di far presepi fu inaugurata da San Francesco e diffusa nel mondo dai francescani.
A Mendrisio, fino alla fine del 1800, la Messa di mezzanotte di Natale si celebrava esclusivamente nella chiesa dei cappuccini.
La Chiesa possiede tre altari minori: la Cappella dell’Immacolata; l’Altare di S.Fedele di Sigmaringen; l’altare di San Lorenzo da Brindisi.
Nella Cappella dell’Immacolata troviamo l’altare del 1600, forse modificato nel 1800, custodisce l’immagine dell’Immacolata, prege- vole statua di stucco dipinto, attribuita secondo Giuseppe Martinola a “uno dei Silva”.
L’ altare di S. Fedele di Sigmaringen fu costruito nel primo Ottocento in stile neoclassico tutto in legno dipinto in scuro mogano.
In una nicchia biancheggia in stucco bianco la statua di S. Fedele.
Ai piedi della statua di S. Fedele è posta la popolare immagine della Madonnina con il titolo di Consolatrix Afflictorum.
L’immagine è del primo ottocento ed è un ex-voto, donato alla chiesa il 12 settembre 1815 da un frate marchigiano dopo una sua guarigione da lui reputata prodigiosa.
Alla Vergine Consolatrice il popolo di Mendrisio si rivolse con pubbliche preghiere nel 1855 per essere liberato dal flagello del colera.
La strage non si ripetè per cui da quell’anno, nell’ultima settimana d’agosto, si svolge nella chiesa il Triduo e la festa di riconoscenza alla Madonnina.
Infine l’altare di San Lorenzo da Brindisi si presenta in stile neoclassico, in legno dipinto in mogano e con modanature dorate.
Tra la statua del Santo e la mensa dell’altare c’è un quadretto in legno che circoscrive una tela anch’essa ottocentesca che raffigura Gesù che prega nell’orto del Getsémani.