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Il New York Times critica le affermazioni di Trump: I dazi rilanciano la produzione domestica, ma li pagano i consumatori.
Il presidente Usa Donald Trump ha fatto entrare in vigore ieri dazi sulle merci importate dalla Cina con un tariffa del 25%. Si tratta di una tassa sull'importazione che riguarda circa il 30% dei prodotti importati dalla Cina, precedentemente tassati al 10%. Il presidente Usa Donald Trump ha più volte sostenuto che il costo delle nuove tariffe doganali ricadrà sui produttori cinesi.
Contro questa teoria scende in campo il New York Times, che in un articolo pubblicato sul suo portale sostiene che a pagare il prezzo maggiore dei dazi saranno i consumatori (o al limite gli importatori) statunitensi, anche alla luce del fatto che gli Stati Uniti importano dalla Cina molto più di quanto non avvenga vice versa. Secondo il New York Times Trump potrebbe limitarsi a dire che la conseguenza per la Cina sarà un calo delle sue esportazioni verso gli Stati Uniti. Tuttavia Trump sembra non limitarsi a questo, sostenendo che il costo dei dazi sarà sostenuto dai produttori cinesi.
Il New York Times cita l'esempio dei dazi del 20% sulle lavatrici, introdotti da Trump nel gennaio del 2018. Il balzello "ha causato un aumento del 12% del prezzo delle lavatrici, secondo uno studio degli economisti della Federal Reserve e dell'Università di Chicago. Ha anche portato ad un aumento simile del prezzo delle asciugatrici. Gli americani hanno risposto comprando più lavatrici domestiche, creando circa 1'800 nuovi posti di lavoro. Ma il costo delle tariffe è stato sostenuto interamente dai consumatori americani". Dunque "una parte del denaro potrebbe, in teoria, essere spremuta dai produttori cinesi", conclude il New York Times. "Ma un paio di studi recenti di eminenti accademici, tra cui il capo economista della Banca Mondiale, hanno concluso che il costo totale delle tariffe Trump viene pagato qui negli Stati Uniti, anche se la Cina ha subito una perdita di accesso al mercato americano".