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Condizioni di lavoro disumane nelle fabbriche tessili in Asia o in Europa dell’Est, lavoro dei bambini nella produzione di cacao in Africa occidentale, emissioni mortali di anidride solforosa in Zambia: anche alcune imprese svizzere sono coinvolte in questi scandali. La Svizzera è la ventesima potenza economica mondiale. Secondo uno studio recente dell’Università di Maastricht, basato su oltre 1800 casi, la Svizzera figura tuttavia al nono posto dei paesi più frequentemente coinvolti nelle violazioni dei diritti umani commesse da alcune imprese. Anche se questi casi figurano regolarmente sulle prime pagine dei media, il Consiglio federale ed il Parlamento rifiutano di agire e continuano a puntare sulle iniziative volontarie delle imprese. In marzo, il Parlamento ha infatti respinto per il rotto della cuffia una mozione che voleva rinforzare la responsabilità delle imprese rispetto alle loro attività all’estero.
Solo una forte pressione della società civile potrà imporre regole vincolanti. E’ per questo che un’ampia coalizione d’organizzazioni lancia oggi un’iniziativa popolare. Ispirato dalle Linee guida dell’ONU relative alle imprese ed ai diritti umani adottate nel 2011, il suo testo sottoporrebbe le imprese domiciliate in Svizzera a processi di Dovuta Diligenza (Due Diligence) in materia di diritti umani e di norme ambientali. Le imprese sarebbero tenute a valutare l’insieme delle loro relazioni d’affari per identificare i rischi potenziali e a prendere le misure necessarie per rimediarvi. Infine, dovrebbero rendere conto pubblicamente della loro analisi e dei loro atti.
Per garantire che tutte le imprese rispettino il loro obbligo di Dovuta Diligenza (Mandatory Due Diligence), le multinazionali domiciliate in Svizzera potrebbero anche dover rispondere davanti ai tribunali delle violazioni dei diritti umani o dei danni all’ambiente commesse dalle società svizzere che esse controllano. Se un’impresa può, invece, provare che ha applicato i processi di Dovuta Diligenza e preso tutte le misure necessarie, sarà esonerata dalla sua responsabilità. L’iniziativa avrà come conseguenza un forte effetto preventivo, incitando le imprese ad agire correttamente.
Per Cornelio Sommaruga, presidente onorario di CAUX e membro del comitato d’iniziativa, questa iniziativa rappresenterebbe un passo essenziale per la Svizzera: “Come sede delle organizzazioni umanitarie e terra d’accoglienza di numerose multinazionali, la Svizzera ha un ruolo importante da giocare. E’ fondamentale, per la reputazione del nostro paese, responsabilizzare le nostre imprese”. Altri Stati sedi di multinazionali studiano d’altronde l’introduzione di disposizioni legali simili. In Francia, l’Assemblea nazionale ha così adottato a fine marzo una proposta di legge che presenta numerosi punti comuni con questa iniziativa. Secondo Antoinette Hunziker-Ebneter, già presidente della Borsa svizzera ed attuale direttrice di Forma Futura Invest SA “Questa iniziativa ci permette di creare una nuova base per tutte le iniziative volontarie della società civile e dell’economia privata e per gli sforzi di regolazione statali volti a proteggere i diritti umani e l’ambiente. Le imprese ottengono uno strumento vincolante per minimizzare i rischi. Questo rinforzerà il loro valore e la loro competitività”.
Le 66 organizzazioni membre cominciano oggi la raccolta firme.
Ulteriori informazioni su www.iniziativa-multinazionali.ch