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Ständerat|
Conseil des Etats
Consiglio degli Stati
Cussegl dals stadis
|Rapporto della Commissione degli affari giuridici del 20 ottobre 2011|
|Riunitasi il 6 settembre e il 20 ottobre 2011, la Commissione degli affari giuridici del Consiglio degli Stati ha esaminato le iniziative cantonali in oggetto, presentate rispettivamente il 17 giugno 2008 e il 14 gennaio 2010.

Proposta della Commissione
La Commissione propone, rispettivamente all'unanimità e con 8 voti contro 0 e 2 astensioni, di non dare seguito né all'iniziativa del Cantone di Argovia né a quella del Cantone di Basilea Campagna.
Relatore: Diener
1.
Testi e motivazioni
1.
1.
Testi
[08.317]
Fondandosi sull'articolo 160 capoverso 1 della Costituzione federale, il Cantone di Argovia sottopone all'Assemblea federale la seguente iniziativa:
L'Assemblea federale è invitata a prendere misure adeguate per impedire lo sfruttamento a fini economici dell'aiuto al suicidio - per esempio nel caso del cosiddetto turismo della morte - e ad emanare disposizioni vincolanti per regolamentare il suicidio medicalmente assistito su tutto il territorio nazionale.
[10.306]
Fondandosi sull'articolo 160 capoverso 1 della Costituzione federale, il cantone Basilea Campagna presenta la seguente iniziativa:
L'Assemblea federale è invitata a istituire le basi legali che garantiscano una morte dignitosa ai malati terminali e tutelino i potenziali suicidi dalle organizzazioni di aiuto al suicidio che agiscono a scopo di lucro.
In particolare:
- l'articolo 115 del Codice penale dev'essere inasprito in modo tale che l'aiuto al suicidio sia esente da pena soltanto se la persona o l'organizzazione che lo presta non riceve dall'interessato o dai suoi familiari prestazioni finanziarie eccedenti un rimborso spese né altri vantaggi pecuniari. In tali vantaggi pecuniari non rientrano le prestazioni mediche (consulenze, esami, ecc.) fornite in vista dell'aiuto al suicidio e conteggiate in base alla tariffa Tarmed;
- le organizzazioni che offrono prestazioni di aiuto al suicidio devono essere assoggettate a una forma di vigilanza statale. La normativa legale deve tener conto delle raccomandazioni della Commissione nazionale d'etica in materia di medicina umana (Criteri di diligenza nell'ambito dell'assistenza al suicidio).
2.
Stato dell'esame preliminare
In quanto commissione della Camera prioritaria, la CAG-S ha effettuato il primo esame delle iniziative e, il 6 settembre 2011, ha sentito i rappresentanti dei due Cantoni.
3.
Considerazioni della Commissione
Prima di procedere alla trattazione delle due iniziative cantonali, la Commissione ha passato in rassegna i lavori e le riflessioni che, negli ultimi anni, hanno avuto per oggetto l'eutanasia e il suicidio assistito.
Le discussioni sull'eutanasia sono iniziate negli anni Novanta. La mozione 94.3370 Morte assistita. Completamento al Codice penale, Ruffy, presentata il 28 settembre 1994 e poi trasformata in postulato, chiedeva che, qualora fossero rispettate condizioni ben precise, l'eutanasia attiva non venisse punita penalmente. Il Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP) incaricò in seguito un gruppo di lavoro di esaminare la richiesta formulata nella mozione. In un rapporto del 5 luglio 2000 indirizzato al Parlamento, il Consiglio federale ricordava che il DFGP e il DFI avevano l'incarico di fare il possibile per promuovere e sviluppare il ricorso alla medicina e alle cure palliative. Proponeva inoltre di disciplinare per legge l'eutanasia passiva e quella attiva indiretta. Nel dicembre del 2001 il Consiglio nazionale decise di non dare seguito a due iniziative parlamentari nelle quali si chiedeva che l'eutanasia e l'aiuto al suicidio venissero disciplinati per legge (00.441 Iv. Pa. Punibilità dell'eutanasia attiva. Nuove disposizioni, Cavalli; 01.407 Iv. Pa. Istigazione e aiuto al suicidio. Modifica dell'articolo 115 CP, Vallender). Sulla base di una mozione presentata dalla Commissione degli affari giuridici del Consiglio degli Stati (03.3180, Eutanasia e medicina palliativa) il DFGP ha ripreso in mano la discussione sulla tematica. Nel 2006 il Consiglio federale ha preso atto di un rapporto del DFGP[1] e ha raccomandato al Parlamento di non procedere a una revisione del Codice penale. Le conclusioni che il DFGP ha espresso nel rapporto sono le seguenti:
- non occorre che la Confederazione legiferi in materia di eutanasia. Poiché in Svizzera il divieto di uccidere è assoluto, è proibita l'eutanasia attiva diretta (omicidio mirato a mettere fine alle sofferenze di una persona). Pur non essendo espressamente disciplinate nella legge, a determinate condizioni non sono per contro punite l'eutanasia attiva indiretta (alleviamento del dolore con l'effetto secondario di ridurre la durata della vita) e quella passiva (decisione di non avviare o sospensione di terapie di sostentamento vitale). Quest'impunibilità risulta dall'applicazione di regole d'imputazione generali di diritto penale. La decisione del paziente di rifiutare o di interrompere interventi destinati a prolungare la vita è tutelata dalla Costituzione in quanto espressione di un diritto fondamentale.
- Le competenze della Confederazione in materia di sviluppo della medicina e delle cure palliative sono limitate. Oltre a sostenere progetti di ricerca in questo ambito, può promuovere tale sviluppo nel quadro della formazione e del perfezionamento delle professioni mediche universitarie. Spetta tuttavia ai Cantoni garantire un'offerta soddisfacente a livello di farmaci e trattamenti palliativi nonché ottimizzare la gamma di informazioni e consulenza destinate agli interessati.
- Per quanto riguarda l'assistenza al suicidio, non vi è una necessità urgente di legiferare a livello federale perché, fondamentalmente, non vi è alcun nesso causale tra i problemi riscontrati nell'ambito dell'aiuto al suicidio e la fattispecie di cui all'articolo 115 CP. Qualsiasi abuso può essere impedito attraverso l'applicazione rigorosa, da parte delle autorità di perseguimento penale, degli articoli 111 segg., 114 e 115 CP e attraverso la vigilanza sul personale medico prevista dal diritto sanitario.
- Nell'ambito del cosiddetto turismo della morte non vi è una particolare necessità d'intervento a livello federale. Questo fenomeno è una conseguenza di una legislazione in materia di assistenza al suicidio che, nel raffronto internazionale, in Svizzera risulta essere piuttosto liberale. Il diritto vigente prevede tuttavia già la possibilità di adottare provvedimenti per impedire gli abusi.
Nel quadro della discussione sulla prescrizione e la distribuzione del pentobarbitale sodico, in un rapporto completivo del luglio 2007[2] il DFGP giunge alla conclusione che la legislazione vigente in materia di stupefacenti è sufficientemente esaustiva e che non è quindi necessario integrarla per impedire eventuali abusi a livello di assistenza al suicidio.
In seguito alla raccomandazione del Consiglio federale di non legiferare e ai vari casi contestati di aiuto al suicidio, sono stati presentati diversi interventi parlamentari[3]. Per questa ragione, nel 2008 il Consiglio federale ha incaricato il DFGP di verificare nuovamente e in modo approfondito se non fosse veramente necessario disciplinare l'attività delle organizzazioni di aiuto al suicidio. Dai risultati della procedura di consultazione su due varianti di un progetto di legge sono emerse opinioni divergenti tanto sulla necessità di integrare le disposizioni esistenti con una legislazione federale quanto sulla portata di tale integrazione. Alla fine di giugno del 2011 il Consiglio federale ha pertanto deciso di non disciplinare espressamente nel Codice penale l'aiuto al suicidio da parte di organizzazioni, ma di continuare piuttosto a promuovere la prevenzione del suicidio e la medicina palliativa[4].
La Commissione condivide l'opinione del Consiglio federale secondo cui non è necessario disciplinare nel Codice penale gli obblighi di diligenza delle organizzazioni di aiuto al suicidio (art. 115 CP, art. 119 CPM). L'articolo 115 CP è applicabile unicamente se la persona in questione si è causata personalmente la morte, in piena capacità di discernimento e per libera scelta. Il Codice penale vieta espressamente qualsiasi azione compiuta per motivi egoistici, il che consente di punire gli abusi a scopo di lucro perpetrati dalle organizzazioni di aiuto al suicidio. Vanno inoltre rispettate le regole professionali stabilite dall'Accademia Svizzera delle Scienze Mediche (ASSM)[5]. Il rispetto delle regole vale anche per il turismo della morte: non si può ammettere che una persona venga in Svizzera per potervi morire qualche ora dopo aver varcato il confine. Si constata tra l'altro che questa tendenza è in calo: i casi di assistenza al suicidio seguiti da Dignitas sono infatti passati da 195 nel 2006 a 89 nel 2009 e 97 nel 2010[6].
La Commissione riconosce l'importanza fondamentale del diritto all'autodeterminazione: chiunque deve poter essere in grado di decidere autonomamente di terminare la propria vita nel modo che ritiene dignitoso. È anche consapevole della zona grigia che si cela dietro questa problematica, ma ritiene che non sia possibile eliminarla per via legislativa. Introducendo una normativa supplementare per disciplinare l'aiuto al suicidio si correrebbe infatti il rischio di limitare la libertà individuale, obiettivo questo non auspicabile. Inoltre, delle prescrizioni specifiche sull'aiuto al suicidio conferirebbero alle organizzazioni implicate uno statuto giuridico, il che potrebbe avere un effetto d'incitamento. Al pari del Consiglio federale, la Commissione vede di buon occhio tutti i provvedimenti atti a impedire i casi di suicidio, tra cui la promozione della medicina e delle cure palliative.
Ricorda infine che la nuova legislazione in materia di protezione degli adulti, che entrerà in vigore nel 2013, prevede una sezione dedicata alle direttive del paziente (art. 370 segg. CC): chiunque sia capace di discernimento potrà stabilire, in direttive vincolanti fissate a priori, i provvedimenti medici ai quali accetta o rifiuta di essere sottoposto nel caso in cui divenga incapace di discernimento. Queste nuove disposizioni dovrebbero consentire di chiarire la situazione sia del paziente terminale sia dei congiunti e del personale medico.
La Commissione ha preso atto di una petizione presentata nel 2007 dalla signora Vreni Köppel nella quale si chiede di definire basi legali atte a garantire condizioni adeguate in cui eseguire l'assistenza al suicidio. Conformemente all'articolo 126 capoverso 2 della legge sul Parlamento, la petizione è stata trattata nel quadro della deliberazione sulle due iniziative in oggetto, alle quali la Commissione propone di non dare seguito.
______________________________1) Eutanasia e medicina palliativa. La Confederazione deve legiferare?, Rapporto del DFGP del 24 aprile 2006,http://www.bj.admin.ch/content/bj/it/home/dokumentation/medieninformationen/2006/ref_2006-05-311.html
2) Rapporto completivo del luglio 2007 Eutanasia e medicina palliativa - la Confederazione deve legiferare,
http://www.bj.admin.ch/content/bj/de/home/dokumentation/medieninformationen/2007/ref_2007-08-290.html
3) 06.453 Iv. Pa. Disciplinare l'eutanasia in una legge (pendente in Consiglio nazionale), Egerszegi-Obrist. 07.480 Iv. Pa. Stop al turismo della morte nel nostro Paese. Aeschbacher Ruedi (stralciata). 07.3163 Mo. Base legale per la vigilanza sulle organizzazioni di aiuto al suicidio (pendente in Consiglio nazionale), Stadler Hansruedi. 07.3626 Mo. Vigilanza sulle associazioni di aiuto al suicidio, Glanzmann (stralciata). 07.3866 Mo. Addossare i costi alle organizzazioni di aiuto al suicidio, Flückiger Sylvia (stralciata). 08.3300 Mo. Punire l'istigazione e l'aiuto al suicidio, Aeschbacher Ruedi (ritirata).
08.3427 Mo. Divieto temporaneo dell'aiuto al suicidio, Flückiger Sylvia (respinta).
10.4165 Po. Legislazione sull'assistenza al suicidio. Recordon (accolto).
4) Palliative Care, Suizidprävention und organisierte Suizidhilfe, Rapporto del Consiglio federale, giugno 2011, http://www.bj.admin.ch/content/bj/it/home/dokumentation/medieninformationen/2011/ref_2011-06-29.html (disponibile soltanto in tedesco e francese).
5) Consultabili sul sito dell'ASSM.
6) Rapporto del Consiglio federale del giugno 2011, pag. 10.