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I Cantoni sono restii all'avvio di nuovi negoziati tra la Svizzera e l'Unione europea. Reputano infatti che la Confederazione debba prima di tutto giudicare gli effetti dei bilaterali accettati dal popolo lo scorso maggio e studiare le conseguenze sul federalismo di negoziati in ambiti sensibili come la sicurezza e la fiscalità.Questo contenuto è stato pubblicato il 12 aprile 2001 - 16:27
I «bilaterali bis» concernerebbero settori fondamentalmente di competenza cantonale quali la giustizia, la polizia, la fiscalità o la formazione: sarà compito della Confederazione acquisire informazioni dettagliate sulle implicazioni in questi ambiti, sottolinea in un comunicato la Conferenza dei governi cantonali (Cdc), che si è riunita mercoledì in assemblea plenaria straordinaria.
In sostanza per i Cantoni non vi è nessuna fretta per un nuovo round negoziale, tanto più - indica la nota della Cdc - che gli accordi bilaterali con l'UE non sono ancora entrati in vigore, visto che la ratifica di alcuni dei Quindici sta incontrando qualche ritardo.
I Cantoni non si oppongono invece ad incontri esplorativi riguardo agli accordi di Schengen e di Dublino sulla sicurezza interna e l'asilo. Allo stato attuale, secondo la Cdc, svantaggi e vantaggi di una partecipazione elvetica non sono però valutabili perché mancano numerosi elementi d'analisi.
La Cdc avverte che in nessun caso la riorganizzazione della collaborazione politica e giudiziaria interna può essere pregiudicata da accordi di politica estera. Visti i progetti di riforma attualmente in corso in Svizzera è assolutamente prematuro avviare negoziati con l'UE in questi settori. I Cantoni chiedono, una volta ottenute informazioni complete da Berna sulle conseguenze di Schengen e Dublino, di disporre di tempo per formulare una solida presa di posizione.
Nella lotta contro la frode doganale e la fiscalità del risparmio la Cdc appoggia la posizione della Confederazione. Per quanto concerne il secondo tema, la Svizzera collaborerà con l'UE solo se il sistema di scambio di informazioni internazionale riguarderà tutti i paesi dell'Unione e le altre importanti piazze finanziarie mondiali.
I governi cantonali salutano pure il principio di negoziati su temi tralasciati nel primo round, i cosiddetti «left overs», ma non li reputano urgenti. La maggioranza dei cantoni respinge poi la liberalizzazione generale delle prestazioni di servizio sulla base del diritto comunitario.
swissinfo e agenzie
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