Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01052.jsonl.gz/967

Che mercoledi’ 1° settembre 1937 a Locarno non sarebbe stata una giornata come tante lo sapevano tutti. La popolazione era stata avvisata. Quel giorno era meglio tenersi alla larga dalle acque del Lago Verbano. Il Presidente del Circolo dei Canottieri di Locarno, il Dottor Enrico Bianchetti, aveva mobilitato alcuni degli atleti piu’ vigorosi. In caso di incidente sul lago, dovevano tenersi pronti a prestare soccorso ed occuparsi di una situazione pericolosa. Lui stesso, senza molto clamore, aveva ridotto gli impegni del suo studio. Si sarebbe tenuto libero. Cosi’, per ogni evenienza: non si sa mai. In famiglia, alla moglie Donna Sotomayor ed ai tre figli Francesco, Rodolfo ed Enrico, il Dottor Bianchetti aveva detto il meno possibile per non metterli in pensiero. Ma a Locarno non si parlava d’altro. In città era arrivato uno straniero, un inglese. Al seguito: alcuni assistenti e una strana imbarcazione. Aveva la forma di un’auto da corsa, ma senza ruote. Era spinta da uno dei motori piu’ potenti dell’epoca: un Rolls Royce R da 500 CV.
Nessuno avrebbe immaginato che un motore come questo pochi anni dopo sarebbe stato montato sugli aerei da guerra britannici e, nel secondo conflitto mondiale, avrebbe portato la flotta inglese a sconfiggere la Luftwaffe nazista. I commenti in città erano tutti rivolti a quella strana imbarcazione, che nessuno aveva mai visto prima: un idroscafo, una specie di mostro ad alta velocità pronto a scivolare sulle acque del Verbano ad una potenza forse incontrollabile. Anche il colore con cui era dipinto aveva una sua storia: l’azzurro. Ai tempi, colore del rischio, del lusso estremo, del mistero, della perdizione. Diciamolo: forse anche del pericolo. Azzurro era il colore delle Bugatti, dominatrici dei Grand Prix automobilistici internazionali: appassionanti, ma funestati da incidenti mortali. Azzurro era il soprannome dell’angelo, interpretato da Marlene Dietrich, provocante e tragica cantante di taverna, nel suo primo film di successo del 1930: L’Angelo azzurro, appunto.
Tutti in città erano concordi: se fosse successo qualcosa, l’inglese, il suo idroscafo, i soccorritori della Canottieri di Locarno ed il loro Presidente Enrico Bianchetti se la sarebbero sbrigata da soli. Un motore cosi’ potente, forse troppo, montato su un mezzo cosi’ piccolo, per di piu’ dipinto di azzurro, guidato da uno straniero che non conosceva le correnti del lago, non poteva che far presagire l’arrivo di guai. E se fosse esploso? No, meglio tenersi fuori da queste situazioni. Tutti d’accordo: meglio pensarci prima. L’inglese se l’era andata a cercare. Meglio starne alla larga. La prudenza non è mai troppa. Ma chi era questo strano inglese, dai modi educati ? Sir Malcom Campbell era un nome molto noto nella buona società britannica ed ai membri della famiglia reale. Di solido patrimonio, famiglia di tradizioni mercantili, ramo: diamanti. Poliglotta, viaggiatore instancabile, eroe della prima guerra mondiale. Una sola sconfinata passione: la velocità ed il rischio. Inizia la sua carriera come pilota motociclistico. Scampa per miracolo ad un incidente aereo. Cambia mezzo. Le auto da corsa, equipaggiate con cilindrate altissime: cinquemila, diecimila, addirittura ventiquattromila cc. Sempre piu’ veloce, alla ricerca del limite estremo. Neppure la sfortuna sembra fermarlo: in una gara automobilistica la sua vettura, lanciata ad alta velocità, perde contemporaneamente la ruota anteriore e quella posteriore.
Ma Campbell si salva, riuscendo a fare accostare la sua auto a bordo pista in una nuvola di scintille. Superstizioso, inizia a colorare i suoi bolidi di colore azzurro, dicendosi ispirato da una opera teatrale. In tal modo attirandosi la attenzione ed i commenti ammirati dei salotti della buona società internazionale. Nel 1924 Campbell conquista il primo dei suoi record mondiali di velocità per auto: 235,17 km orari. Ne seguiranno subito altri, in un crescendo impressionante: 243 km/h; 281,44; 327,9 km/h; 333,05 km/h; 351 km/h; 395,96 km/h; 408,64 Km/h; 438,29 km/h; 445,40: Fino a raggiungere l’incredibile limite di 484,52 Km/h il 3 Settembre 1935. A questo punto, all’età di cinquant’anni, Sir Campbell decide di ritirarsi dal mondo automobilistico per passare a competizioni piu’ tranquille: record di velocità per imbarcazioni nautiche. E’ con queste credenziali che nel 1937 arriva sulle rive del Lago Verbano, accompagnato dal suo strano scafo azzurro dal nome misterioso: il Blue Bird K 3. Facile comprendere che le preoccupazioni della popolazione locarnese fossero piu’ che giustificate. Ma la fortuna sorride agli audaci. Il 1 settembre 1937, Sir Campbell conquista il titolo mondiale di velocità nautica: raggiunge i 203,31 Km/h. Non si accontenta. Il giorno seguente Sir Campbell non lascia, anzi raddoppia, conquistando un altro record mondiale: 208,37 km/h. I locarnesi, la squadra di salvataggio del Circolo Canottieri, ed il loro presidente Dottor Enrico Bianchetti possono finalmente tirare un sospiro di sollievo. Alla prova dei fatti, fortunatamente tutti i loro timori si sono rivelati infondati. Il Circolo Canottieri di Locarno consegna una Coppa a Sir Campbell. Ma anche il britannico, neo-campione del mondo, ha in serbo una sorpresa. Sicuro delle sue capacità, prima di partire da Londra aveva già acquistato da Harrods una coppa da consegnare al sodalizio locarnese dopo la vittoria. Fermiamoci qui: al 2 settembre 1937, mentre le macchine fotografiche dell’epoca continuano a scattare fotografie in bianco e nero.
Con il secondo conflitto mondiale Sir Campbell entra a far parte delle unità speciali delle forze armate britanniche: il Combined Operations Headquarters, guidato da Lord Mountbatten, zio dell’attuale Duca di Edimburgo, marito della Regina Elisabetta d’Inghilterra. L’idroscafo dei due record locarnesi, il Blue Bird K 3, invece finisce dimenticato in un museo. E fa il suo ingresso nella storia: coperto di polvere. Veniamo ai nostri giorni. Negli anni Novanta del secolo scorso lo scafo viene acquistato dal collezionista britannico Karl Foulkes-Halbard, che lo sottopone ad un lungo restauro. Lo scorso anno sulla scrivania di Enrico Maggi, presidente dell’Ente per le iniziative del locarnese, giunge la richiesta dell’attuale proprietario di portare a Locarno lo scafo dei record e fargli nuovamente solcare le acque del Verbano. Detto, fatto: le autorità comprendono immediatamente il valore del ritorno di immagine per il nostro territorio. Ad inizio di questo mese il Blue Bird K 3 ha percorso un breve tratto del lago, ma alla prudenziale velocità di soli 85 km/h. Con l’occasione, il nuovo proprietario del mezzo ha potuto incontrare l’Avv. Gianmaria Bianchetti, nipote del Dottor Enrico Bianchetti. L’intesa fra i due è stata rapida e cordiale. Dopo una veloce stretta di mano, Bianchetti e Foulkes-Halbard hanno avviato una fitta conversazione. Le fotografie dell’Avv. Bianchetti hanno fornito al britannico preziose indicazioni per i prossimi restauri dell’ idroscafo dei record. Passato e presente, storia e audacia agonistica si sono nuovamente incontrati. Le acque del Verbano, mute testimoni di quanto vi abbiamo appena raccontato, sono tornate alla consueta, pacifica, sonnolenta navigazione estiva. Tra qualche mese, come tante altre storie di lago, anche questa tornerà nella leggenda, avvolta dalle nebbie dell’autunno.