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Per quanto riguarda la politica europea, il capo del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) ha informato i partecipanti alla riunione sulle decisioni prese la scorsa settimana dal Consiglio federale. Ha riferito che il progetto di mandato per l'apertura di negoziati con l'Unione europea (UE) sulle questioni istituzionali mirava a rilanciare le relazioni bilaterali tra la Svizzera e l'UE con il doppio obiettivo di assicurare l'indipendenza e la prosperità del nostro Paese. Il Consiglio federale è in effetti convinto che lo status quo non sia una buona opzione. Per la Svizzera il momento è propizio per negoziare in questo settore a proprio vantaggio.
L'opzione sostenuta dal Consiglio federale consentirebbe alla Svizzera, se lo desidera, di concludere nuovi accordi con l'UE. In effetti, quest'ultima auspica che, prima di concludere qualsiasi accordo, siano regolate le questioni istituzionali riguardanti l'adeguamento agli sviluppi del diritto, il controllo dell'applicazione degli accordi e la composizione delle controversie. Il Consiglio federale ha sottolineato che un accordo sulla questione istituzionale, negoziato in questo quadro, prevederà meccanismi a tutela della sovranità del nostro Paese e delle sue procedure decisionali interne (diritto di referendum). Il Governo garantirà anche, in particolare, che la Svizzera possa mantenere le misure d'accompagnamento nel quadro della libera circolazione delle persone. Il Consiglio federale intende condurre questi negoziati nel quadro di una strategia a lungo termine che integri numerosi altri temi in discussione con l'UE.
Su questa questione le posizioni dei partiti sono divergenti. Si va dallo scetticismo, al rifiuto fino al sostegno. Tutti sono comunque d'accordo che i negoziati saranno decisivi e ne attendono l'esito.
La Consigliera federale Eveline Widmer-Schlumpf ha informato i vertici dei partiti di Governo in merito alla firma, avvenuta ieri a Washington, dell'accordo (Joint Statement) per risolvere la controversia fiscale tra le banche svizzere e gli Stati Uniti. Ha in particolare segnalato come la soluzione rispetti la sovranità e l'ordinamento giuridico del nostro Paese, non preveda l'emanazione di norme retroattive e nemmeno il ricorso al diritto di necessità.
I partiti hanno anche chiesto ragguagli sulle differenze tra l'accordo pubblicato oggi (Joint Statement) per le banche e la «legge federale sulle misure per agevolare la soluzione della controversia fiscale tra le banche svizzere e gli Stati Uniti d'America» prevista all'epoca dal Consiglio federale. Sono stati discussi i dettagli del programma presentato oggi, tra cui la questione delle multe, la classificazione delle banche in diverse categorie e la questione della trasmissione di dati.
Il consigliere federale Alain Berset ha illustrato ai partecipanti i punti centrali della riforma «Previdenza della vecchiaia 2020», approvata dal Consiglio federale nel giugno 2013. La riforma segue un approccio globale: le prestazioni del 1° e 2° pilastro sono considerate nel loro insieme e coordinate tra loro. La riforma è incentrata sugli interessi degli assicurati. L'obiettivo delle misure proposte è mantenere il livello delle prestazioni e consolidare sotto il profilo finanziario il sistema di previdenza della vecchiaia. Il Consiglio federale invierà un avamprogetto in procedura di consultazione probabilmente ancora prima della fine dell'anno. Tutti i partiti riconoscono la necessità di avviare una riforma. Al momento vi sono però divergenze tra i partiti riguardo alla procedura: tra chi punta, come il Consiglio federale, a una soluzione globale e chi preferirebbe piuttosto procedere a tappe.
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André Simonazzi, portavoce del Consiglio federale
tel. 031 322 37 03; <email-pii>
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