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BELLINZONA - Quelle domande «andrebbero rivolte direttamente al professionista interessato in quanto di natura privata e riferite all’esercizio della sua attività professionale indipendente».
Le domande in questione sono quelle contenute nell'interrogazione presentata dal deputato Massimiliano Robbiani al Consiglio di Stato sulla questione relativa alla riscossione dell'imposta sul valore aggiunto, con oltre cinque anni di ritardo, da parte del Medico del traffico.
Il caso, lo ricordiamo, ha interessato un centinaio di persone che a metà dello scorso mese di dicembre si sono ritrovate la missiva nella buca delle lettere. Il ritardo, aveva spiegato a tio.ch/20minuti la dottoressa Mariangela De Cesare, era stato causato da un errore commesso in origine dai consulenti a cui si era appoggiata all'avvio della sua attività.
Tra le domande poste da Robbiani, c'erano - tra le altre cose - l'intenzione di fare luce sul numero di persone a cui era stato chiesto il pagamento retroattivo al 2016 dell'IVA e sull'entità complessiva dell'imposta non pagata. Nel rispondere, il Consiglio di Stato ha sottolineato di non potersi determinare sulla questione in quanto «il Medico del traffico è un libero professionista che – come più volte ribadito in occasione delle risposte date a diversi atti parlamentari aventi quale oggetto questa figura professionale – non opera su mandato o incarico cantonale, bensì è libero di esercitare la sua professione in qualsiasi Cantone della Svizzera poiché dispone dei titoli di studio e delle qualifiche necessarie».