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Il Lussemburgo ha scelto ancora una volta la strada conservatrice che porta il nome di Jean-Claude Juncker. Ma stavolta la formazione di una coalizione di governo sarà più complicata del solito. Ed anche il Paese noto ai più per il segreto bancario e le opache operazioni finanziarie di cui è stato più volte al centro, rischia ora di essere contagiato dal morbo dell'instabilità politica.
O essere costretto a una nuova versione di 'grande coalizione'. Il partito cristiano-democratico (Csv) di Juncker, alla guida del Paese quasi ininterrottamente dal 1944, sebbene ridimensionato, esce infatti ancora una volta vincitore dalla consultazione elettorale.
È invece fallito il tentativo dei socialisti dell'Lsap, ex alleati di Juncker nell'ultimo governo, di battere i cristiano-democratici per proporre una nuova coalizione di governo insieme ai liberali del Pd e ai Verdi. Il leader socialista Etienne Schneider aveva promesso, in caso di vittoria, di "rompere con il passato" e guardare a un'alleanza programmatica con nuovi partner.
I risultati, ancora parziali (circa tre quarti dei 106 comuni interessati hanno fatto finora pervenire i loro dati) dicono che il partito conservatore ha conquistato circa il 33 per cento dei consensi, confermandosi prima formazione politica del Paese. Ma anche che ha perso cinque punti rispetto al 38% delle legislative del 2009.
Parallelamente, i socialisti sono passati dal 21,5 al 20%, il Pd (formazione liberale guidata dal quarantenne sindaco di Lussemburgo Xavier Bettle) è salito dal 15 al 18,5% e i Verdi sono passati dall'11,7 al 10,2%.
SDA-ATS