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Il prossimo anno non ci sarà alcun aumento del salario minimo per i dipendenti nei negozi delle stazioni di servizio. L'associazione padronale di categoria ha respinto le richieste dei sindacati per un aumento di 100 franchi.
In un comunicato odierno, l'Associazione gestori di negozi delle stazioni di servizio in Svizzera (AGSS/VTSS) motiva il rifiuto con il fatto che i dipendenti hanno beneficiato di nuove condizioni e salari minimi con il contratto collettivo di lavoro CCL entrato in vigore nel febbraio scorso. In seguito a ciò i gestori hanno dovuto aumentare la massa salariale del 5-10% e per il momento dovono già riuscire ad assorbire questa spesa. Inoltre secondo la AGSS il mercato del settore è "saturo e altamente competitivo", e il calo delle vendite di carburante ha ulteriormente aumentato questa pressione.
I sindacati Unia e Syna e la Società degli impiegati di commercio avevano richiesto 100 franchi di aumento perché ritengono troppo bassi i salari negoziati nel 2015. Il potere d'acquisto dei dipendenti - molti dei quali donne con tassi di occupazione ridotti - deve essere garantito, affermano in un comunicato.
I sindacati lamentano inoltre che la AGSS non vuole introdurre i salari minimi in Ticino. Il Consiglio federale ha escluso il cantone meridionale dal salario minimo previsto dal CCL su pressione della lobby delle stazioni di servizio, aggiunge la nota. Così il lavoratori ticinesi "sono discriminati e non beneficiano di tutela salariale", malgrado la vita non sia meno cara che altrove, scrivono i sindacati.
La AGSS ribatte che si desume che molti datori di lavoro non sono ancora consapevoli dell'importanza del CLL e che la sua accettazione è quindi fragile. Un aumento salariale potrebbe quindi mettere in difficoltà il progetto, soprattutto in Ticino, dove la resistenza al CLL era particolarmente forte.