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<h2>SubmittedText<h2><p>Analogamente a quanto avvenuto in passato a Zurigo, quest'anno alcuni poliziotti nigeriani e cantonali pattuglieranno insieme la scena della droga di alcune città svizzere nell'ambito di un accordo in materia di migrazione. In tale contesto invito il Consiglio federale a rispondere alle domande seguenti:</p><p>1. Come giudica il Consiglio federale la situazione dei diritti umani in Nigeria, le condizioni in seno alla polizia nigeriana e all'autorità antidroga nigeriana NDLEA?</p><p>2. Negli ultimi anni si è riscontrato un miglioramento della situazione (p. es. in materia di tortura) nella prassi di polizia in Nigeria?</p><p>3. I funzionari impiegati sono collaboratori della NDLEA. Come giudica il Consiglio federale la situazione e i metodi nei centri di riabilitazione per tossicodipendenti controllati dalla NDLEA?</p><p>4. Secondo il comunicato stampa dell'UFM del 17 agosto 2012 "la competenza tecnica incombe alle autorità coinvolte sul piano operativo". Quali sono tali autorità? Come è stata esplicata tale competenza nei progetti finora svolti?</p><p>5. Il medesimo comunicato stampa menziona l'Ufficio federale di polizia (Fedpol). Quale "funzione consultiva" ha finora svolto Fedpol? Quale funzione consultiva è prevista?</p><p>6. Sono chieste informazioni preliminari sui poliziotti nigeriani impiegati? Che cosa si sa della loro reputazione o del loro passato?</p><p>7. Sono (state) trasmesse alla NDLEA o ad altre autorità nigeriane informazioni su cittadini nigeriani residenti in Svizzera?</p><p>8. Quanti agenti di polizia svizzeri saranno in cambio inviati in Nigeria? Da quali cantoni? Chi se ne assume i costi? Quali sono i loro compiti? Che comportamento devono tenere qualora fossero testimoni di violazioni dei diritti umani, torture, ecc.?</p><p>9. Il decreto nigeriano n. 33, che prevede una pena detentiva supplementare fino a cinque anni per danni alla reputazione della Nigeria, è tuttora applicato ai Nigeriani che ritornano in patria dopo essere stati condannati all'estero per reati di droga? In caso affermativo, che cosa ne pensa il Consiglio federale?</p><p>10. Quali sono state le prestazioni lavorative e finanziarie finora fornite dall'UFM in questo progetto di cooperazione?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Dall'insediamento del governo civile, nel 1999, la situazione dei diritti umani sanciti nella Costituzione è migliorata. La Nigeria continua tuttavia a dover fronteggiare grandi sfide strutturali (in particolare criminalità organizzata, terrorismo, corruzione). È quindi tuttora indispensabile che ai proclami governativi in favore della tutela dei diritti umani seguano altri atti concreti per garantire che tutti i cittadini beneficino delle garanzie elementari in materia di diritti umani, tra le quali rientrano in particolare la protezione dall'arbitrio statale e la garanzia di procedure conformi allo Stato di diritto. L'autorità antidroga nigeriana NDLEA gode di una buona reputazione. Le organizzazioni nigeriane in materia di diritti umani non sono a conoscenza di alcuna violazione sostanziale dei diritti umani (omicidi extragiudiziali, torture, ecc.) da parte di ufficiali della NDLEA.</p><p>2. La Divisione sicurezza umana del DFAE, tramite l'ambasciata svizzera ad Abuja, vanta dal 2011 una stretta collaborazione con la National Police Force in materia di diritti umani. Già messa in pratica con l'inserimento di capitoli inerenti ai diritti umani nel manuale d'istruzione della polizia, tale cooperazione prosegue attualmente con l'elaborazione di un relativo manuale formativo. Le sfide politiche e sistemiche inerenti all'attività pratica di polizia in Nigeria restano tuttavia immense.</p><p>3. La NDLEA sostiene il trattamento e la riabilitazione dei tossicodipendenti attraverso la consulenza, ma per la cura li indirizza a cliniche specializzate o centri di riabilitazione, in quanto non dispone di istituti di questo genere né è responsabile del loro controllo. Esperti giudicano soddisfacente la qualità delle consulenze offerte. Secondo le informazioni fornite dall'United Nations Office on Drugs and Crime, le cliniche e i centri di disintossicazione lavorano secondo standard e metodi internazionali.</p><p>4. Hanno partecipato al progetto i corpi di polizia delle città di San Gallo e Zurigo e dei cantoni Argovia, Berna, Svitto e Ticino, il corpo delle guardie di confine, nonché l'Ufficio federale di polizia (Fedpol). Queste autorità hanno pianificato il programma, nonché integrato e accompagnato i funzionari della NDLEA nel lavoro quotidiano.</p><p>5. Fedpol sostiene l'UFM nell'attuazione del progetto. Da un lato dispone dei contatti necessari per mediare tra le autorità straniere (in questo caso la NDLEA), la Confederazione e i cantoni. Dall'altro, in quanto anello di collegamento tra la Svizzera e l'estero, Fedpol conosce i partner stranieri, ha maturato esperienza in materia di cooperazione internazionale e ha una visione d'insieme dei casi svizzeri attuali.</p><p>6. Prima dell'impiego è richiesto il curriculum vitae dei collaboratori in questione, che sono quadri intermedi da lungo tempo al servizio della NDLEA. Come tutte le altre persone, essi sono inoltre sottoposti, prima del rilascio del visto, alle verifiche previste dalla legge.</p><p>7. Il progetto pilota mira soltanto a combattere il traffico di stupefacenti. In tale contesto la Svizzera collabora unicamente con la NDLEA. I funzionari nigeriani impiegati non hanno accesso a informazioni confidenziali e dati personali. Sottoscrivono inoltre una clausola di segretezza che li obbliga, tra le altre cose, a non trasmettere informazioni a terzi.</p><p>8. Un soggiorno di funzionari svizzeri presso la NDLEA in Nigeria è previsto per la terza fase del progetto pilota, finanziata dall'UFM. La pianificazione di questa fase è oggetto dei colloqui in corso. Non sono ancora stati definiti il numero di funzionari da inviare e i servizi partecipanti né i loro compiti.</p><p>9. Giuridicamente il decreto n. 33 del 1990 è ancora in vigore. Alla luce delle critiche nazionali e internazionali, da alcuni anni la giustizia nigeriana si sta adoperando per abrogare questa fattispecie penale. Di fatto il decreto n. 33 non è più applicato dal 1° aprile 2003.</p><p>10. Da gennaio 2011 l'UFM ha investito una percentuale lavorativa del 50 per cento circa in questo progetto di cooperazione; le spese per il medesimo periodo ammontano a circa 250 000 franchi.</p>  Risposta del Consiglio federale.