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Il 31 ottobre del 1517 il monaco agostiniano Martin Lutero affiggeva le sue 95 tesi alla porta della chiesa di Wittenberg. Se li abbia veramente appesi o solo pubblicati non è chiaro, ma in definitiva quella è la scintilla iniziale di una rivoluzione che ha toccato grandi parti dell’Europa.
Dalle 95 tesi di Lutero all’elezione di don Witold: gli effetti del rinnovamento religioso del Cinquecento sulla società di valle
Quello di Lutero era un gesto rivoluzionario contro l’ordine costituito, un’espressione di rivolta individuale. Il cristiano, afferma Lutero è libero, non deve pagare le indulgenze per andare in paradiso, perché la grazia divina è data da Cristo; non bisogna confessarsi da un prete, perché grazie alle scritture ognuno ha un contatto diretto con Dio. E ancora: ognuno è responsabile delle proprie azioni nella vita, non si delega nulla.
Gli articoli di Ilanz
Pochi anni dopo, nel 1524, i deputati dei comuni retici siglano a Ilanz un documento che si riallaccia a questa protesta. Gli articoli di lagnanza grigioni non si occupano di grandi questioni teologiche, anzi, i termini sono molto concreti. In prima linea si richiama il clero del tempo all’ordine, una cosa allora per niente scontata. Fra i punti centrali: un prete deve risiedere nel villaggio e occuparsi della sua comunità, non limitarsi a presentarsi saltuariamente per incassare le decime.
Due anni dopo, nel 1526, si va più avanti: le comunità possono scegliere autonomamente il loro prete (o, se desiderato, anche un pastore), il potere temporale del vescovo di Coira viene così ulteriormente limitato. Questo rafforza l’autonomia comunale e apre le porte alla diffusione della Riforma nei Grigioni, ma il processo avviene gradualmente.
Anche in Valposchiavo gli articoli di Ilanz vengono applicati. Nel 1531 il sacerdote di Brusio Agostino de Meda viene destituito. Nel documento tutti i capi famiglia concordano che la situazione è insostenibile, «in primis quod non est residens ad curam animarum … item quod fuit et est publicus concubinarius». Il prete, insomma, abitava in Valtellina e – ancora peggio – viveva pubblicamente in concubinato. I brusiesi eleggono quindi un nuovo sacerdote di loro gradimento.
Nel 1542, poi, il Comune di valle riscatta gli ultimi privilegi vescovili, la giustizia, l’amministrazione, la caccia, i boschi e quant’altro diventano comunali. La massima autorità, il Podestà, non è più nominata dal vescovo di Coira, ma dall’assemblea dei capifamiglia.
Da protestanti a riformati
È in questa fase di separazione fra potere temporale e spirituale che si concretizza la frattura confessionale. In valle arrivano dei profughi che per le loro idee sono perseguitati in Italia. Sono persone colte, ex vescovi come Pier Paolo Vergerio, o ex abati come Giulio della Rovere, il primo «ministro dell’evangelio» di Poschiavo. Se possono rimanere e predicare è perché c’è chi li ascolta e chi li ospita.
Il notabile Dolfino Landolfi apre addirittura una tipografia che pubblica i loro scritti facendo di Poschiavo una sorta di piattaforma di scambi clandestini delle nuove idee teologiche.
Possiamo immaginare che per molti poschiavini il sentire leggere la Bibbia per la prima volta in italiano fosse davvero cosa rivoluzionaria; niente incenso e latino, niente più mistero, solo parola. Ma solo una parte della popolazione fa il passo oltre la protesta iniziale, aderendo veramente alla nuova Chiesa, quella che si definisce “riformata”.
Abbandonare la tradizione non è mai facile e inoltre anche la Chiesa cattolica reagisce alle critiche e si rinnova. Il Concilio di Trento dà le risposte che molti attendevano, soprattutto per quel che riguarda la disciplina dei sacerdoti.
Nella seconda metà del Cinquecento si arriva quindi alla spaccatura: da un canto c’è una maggioranza, che ritrova la fiducia nella via indicata da Roma, e dall’altra una minoranza che segue la via del rinnovamento.
La nascita delle comunità evangeliche
Dal 1560 circa si costituiscono due comunità, una a Brusio e una al Borgo. Ambedue sono guidate da un collegio di dodici anziani e diaconi, come descritto negli atti degli apostoli. Il loro predicatore non è più l’esclusivo dispensatore dei sacramenti, ma un mediatore e un maestro della parola.
Si abolisce la messa e con lei l’ostia, la funzione si chiama culto. La liturgia rimane invariata, come fissata nel terzo secolo dopo Cristo, eppure sembra irriconoscibile: l’elemento centrale è la predica, la cena torna ad essere composta da pane e vino, un gesto razionale «in memoria di me» e non transustanziazione.
Come nel comune politico, nella comunità evangelica tutto è organizzato a livello locale. I poveri vengono aiutati con una cassa centrale e secondo le necessità, ma solo dopo attento esame: si aiuta chi è malato, chi non può lavorare e chi ha poca terra e molti figli. Non si accettano quindi più i mendicanti per scelta, molto numerosi nel Medioevo, ma solo chi non ha colpa della sua povertà. Il taglio con la tradizione gerarchica e centralista del cattolicesimo non poteva essere più profondo. Nel giro di una generazione, i protestanti del primo Cinquecento sono diventati riformati.
I “protestanti” cattolici
Eppure anche nel cattolicesimo locale rimangono degli elementi di questa stagione storica che ha forgiato la Svizzera moderna. Ininterrottamente dal Cinquecento non sono più i sacerdoti a gestire da soli i beni ecclesiastici, ma anche i laici hanno voce in capitolo. Pure alla nomina dei sacerdoti concorre la comunità. Cosa che rimane inedita (e spesso incomprensibile) nel resto della cattolicità romana.
L’ultimo esempio è la successione del prevosto di San Vittore del 2013. Il vescovo Vitus Huonder voleva ristrutturare le parrocchie, ricorrendo alla sua autorità definita nel diritto canonico. Ma a spuntarla è stata la comunità che – retaggio del rinnovamento religioso del Cinquecento – ha fatto valere i suoi antichi diritti e imposto il suo candidato, don Witold Kopec.
Lo diceva anche l’ex segretario della Conferenza episcopale svizzera Roland Trauffer: «I cattolici svizzeri sono un po’ protestanti». E a questi possiamo aggiungere a pieno titolo anche i cattolici valposchiavini.
Ulteriori informazioni:
L’articolo dedicato agli articoli di Ilanz nel Dizionario storico Svizzero:
http://www.hls-dhs-dss.ch/textes/i/I17173.php
La trascrizione di Arno Lanfranchi dei documenti cinquecenteschi di Brusio sul sito della Società Storica:
http://www.ssvp.ch/index.php/it/materiali/cronologia/eta-moderna
Il documentario di SRF dedicato all’etica protestante e il lavoro in cui si parla anche di Poschiavo, trasmesso il 1° novembre 2017:
https://www.srf.ch/play/tv/dok/video/gott-arbeit-geld—wie-die-reformation-die-wirtschaft-spaltete?id=78c4cf50-1dc3-4fbc-b178-e64746280d4b
Daniele Papacella