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La piccola Elodie e la sua «terza vita»
Della prima vita di Elodie nessuno sa nulla, si sa solo che è nata a Bangkok, in Tailandia. Nessuno ha informazioni sulla sua nascita, nessuno sa quando e dove è nata, con chi ha vissuto il primo anno della sua esistenza, né chi l’ha portata davanti alle porte dell’orfanotrofio il 30 ottobre 2012. Quel giorno, il medico che l’ha subito visitata, ha stabilito che la bambina aveva all’incirca un anno, perciò le sono stati assegnati una nuova data di nascita, il 30 ottobre 2011, ed un nuovo nome, non conoscendo quello scelto dai genitori naturali. Ed è così che è iniziata la sua seconda vita. Il secondo capitolo della sua vita, Elodie l’ha vissuta in un orfanatrofio di Bangkok, una bella casa grande, pulita, con degli educatori buoni e gentili che l’hanno curata e custodita, in attesa di una famiglia adottiva. Ma era pur sempre un orfanotrofio, un istituto dove per cinquanta bambini c’erano solamente due adulti, dove ogni grande camerata si condivideva tra cinquanta bambini, e dove piangere era inutile perché nessuno avrebbe potuto consolare ciascuno di loro. La terza vita di Elodie è cominciata invece 4 anni fa, quando i suoi nuovi genitori e suo fratello l’hanno portata in Svizzera e le hanno presentato la sua nuova famiglia, i nonni i cugini, gli zii, ma anche la sua nuova casa, in un nuovo paese in cui tutti parlano una nuova lingua. All’inizio Elodie non era felice di stare con i suoi genitori e non lo nascondeva: quando hanno cercato di portarla via dal suo istituto, ha iniziato ad urlare, a picchiarli, ed è stato allora che i suoi genitori hanno capito che quella loro piccola e incantevole bimba ha un carattere forte, indipendente e determinato. Anche la scelta dello sport si è rivelata una questione difficoltosa: da una parte Elodie ha sempre dimostrato di essere molto attiva e di adorare gli sport di squadra molto movimentati, giocando con i maschietti durante la ricreazione a scuola, dall’altra parte, invece, sembrava avere una innata femminilità con il suo amore per i trucchi e i vestiti della mamma, per cui sembrava logico iscriverla ai classici sport femminili come la danza e la ginnastica. Dopo tante congetture, lo sport lo ha scelto proprio Elodie, da sola. Con la scherma è stato amore a prima vista, e la sua decisione
è stata determinata dal fatto che si tratta di un vero sport di combattimento, con veri assalti e confronti con l’avversario, ma anche per la elegante divisa bianca e la maschera con cui sembra di essere nello spazio. È il primo anno che Elodie fa schema, ha già ricevuto la sua prima coppa di cui va molto fiera, ma ha anche superato una sconfitta. Nonostante questo, però, lei continua a lavorare migliorando giorno dopo giorno. Ora che ha ricevuto la sua prima spada di ferro è molto orgogliosa e pronta a darci dentro! E ha già imparato tante cose, che valgono per lei, venuta da un orfanotrofio e già passata a soli 8 anni attraverso tante vite diverse, ma anche per tutti i bambini che si cimentano nella scherma. Ha imparato che: - nella vita e nello sport ci sono delle regole che devono essere rispettate, non solo perché dopo c’è una punizione, ma perché le regole aiutano a raggiungere gli obiettivi. Ogni regola ha un significato, non sono tutte cose noiose inventate dagli adulti! Dopo essere arrivata in Svizzera, Elodie era molto ubbidiente: metteva sempre a posto le cose e piegava benissimo i suoi vestiti, e lo faceva non perché le andasse di farlo, ma perché aveva paura delle punizioni che avrebbe potuto ricevere. Dopo un po’ di tempo, però, ha capito che mamma e papà lo avrebbero fatto al posto suo, se lei non fosse stata in grado o non ne avesse avuto voglia, perché è così che funziona con tutti i bambini della sua età. Ora che fa scherma ha capito che le regole la aiutano a crescere, non sono fine a se stesse; - nella scherma c’è molto gioco, è importante per ogni bambino. Metti la maschera, impugni la spada e immagini di essere Zorro o una principessa con la spada e combatti come con la Play Station. Per Elodie, che da piccola non aveva molto tempo per giocare, è l’ora di divertirsi davvero; - la scherma è uno sport dove una vittoria può svanire molto velocemente. Non basta essere atletici, serve strategia, tattica e decisioni immediate e vincenti, prese in pochi secondi. Puoi vincere una gara, ma perdere la successiva. Nella scherma è normale che il primo in classifica cambi in breve tempo, questo insegna ai ragazzi che per vincere si deve lavorare, si deve essere concentrati, non basta solo volerlo. Allo stesso modo, Elodie ha ottenuto il primo posto alla sua prima gara, ma nella seconda gara è arrivata sesta, e per lei è stata una brutta sorpresa... ma ha imparato che la vittoria non arriva tra le mani facilmente, si deve lavorare molto per ottenerla e dura davvero poco tempo; - la scherma è uno sport molto individuale, sei da solo sulla pedana, hai una maschera davanti agli occhi, non senti il tuo maestro e prendi le tue decisioni da solo, non hai la scusa della squadra debole o dei compagni non perfettamente in forma, e se vinci è la tua vittoria, non il successo di una squadra intera. I ragazzi imparano a considerare i loro amici del club come gli avversari sulla pedana, lealmente. D’altra parte, però, esistono anche le gare di squadra, dove si lavora e si gareggia con lo spirito “uno per tutti, tutti per uno!”, e dove ognuno da il massimo per far vincere tutti, senza risparmiarsi. Ora che è più grande, Elodie sa che non è nata in Svizzera, ma che viene da un paese lontano e meraviglioso in cui è stata diverse volte con i suoi nuovi genitori e suo fratello maggiore, ha dimenticato quasi subito il thailandese e risponde in italiano alle domande, stupita di come laggiù non riescano a capirla! Siamo sicuri che tra poco, crescendo, capirà che la sua forza consiste nel riunire in sè aspetti così diversi come la Tailandia e la Svizzera, la forza e la bontà, il carattere e la tenerezza, la sicurezza e la vulnerabilità, ed allora sarà davvero spaziale come lo sport che ha scelto!
La riuscita non è necessariamente questione (solo) di talento, un grande ruolo ce l’ha il metodo con il quale affrontiamo le cose.
Una di quelle salite che incutono timore e che vanno affrontate con il giusto rispetto e la dovuta preparazione.
Oggi andiamo nel Locarnese in una delle regioni turistiche più pregiate del Cantone
Alla scoperta di una valle caratterizzata dal suo fiume, compagno di viaggio fedele anche per chi pedala
Alla scoperta, in bicicletta, di un luogo bellissimo e stranissimo, al punto che chi ci arriva per la prima volta ne rimane spesso impressionato per tutta la vita