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<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Situazione iniziale</p><p>Dall'esame dei lavori preliminari risulta che l'elaborazione dell'articolo 27 capoverso 5 LADI, relativo all'aumento del numero massimo di indennità giornaliere in un Cantone colpito da una disoccupazione elevata o in una regione rilevante dello stesso, ha suscitato grandi discussioni in Parlamento ed è stata fonte di divergenze tra i due Consigli (seduta del CN del 12 marzo 2001, Boll. Uff. 2001 N 1895 a 1902; seduta del CdS del 7 marzo 2002, Boll. Uff. 2002 S 73 a 74; seduta del CN del 12 marzo 2002, Boll. Uff. 2002 N 192 a 195; seduta del CdS del 14 marzo 2002, Boll. Uff. 2002 S 170; seduta del CN del 19 marzo 2002, Boll. Uff. 2002 N 314 315). I punti di disaccordo riguardavano principalmente la questione della partecipazione finanziaria dei Cantoni a tale misura, la relativa portata nonché il campo di applicazione geografico, ossia il fatto di limitarla al Cantone o di estenderla anche ad una regione rilevante dello stesso.</p><p>Per contro, la nozione di disoccupazione elevata non ha suscitato alcuna discussione. Nel corso di tutti i dibattiti, vi era unanimità sul fatto di adottare come riferimento il tasso di disoccupazione e che tale tasso dovesse essere superiore al 5 %.</p><p>Il tasso di disoccupazione è calcolato prendendo come denominatore il numero di persone attive. Tale numero si evince chiaramente dalle statistiche in materia di disoccupazione. L'importanza di questa componente è quindi nota.</p><p>Anche se i dati relativi alla popolazione attiva sono stati pubblicati dall'UST soltanto il mese di giugno 2003 (cfr. comunicato stampa del 6 giugno 2003 dell'Ufficio federale di statistica sul censimento della popolazione del 2000), ossia dopo la modifica della LADI del 22 marzo 2003, in seguito al costante incremento della popolazione attiva un aumento delle persone attive era tuttavia prevedibile. Eppure, l'incidenza di un simile aumento sul tasso di disoccupazione non è stata evocata e a tal proposito non è stata formulata alcuna riserva.</p><p>Infine, il Consiglio degli Stati ha espressamente inserito tale criterio tra le sette condizioni che occorre adempiere per l'applicazione dell'articolo 27 capoverso 5 LADI (seduta del CdS del 14 marzo 2002, Boll. Uff. 2002 S 170).</p><p>Come appare dai risultati della procedura di consultazione relativa al progetto dell'OADI, conclusasi il 9 marzo 2003, 57 delle 71 istituzioni consultate che si sono espresse su tale articolo erano d'accordo o non avevano osservazioni da formulare in merito. L'elemento più controverso è stato il criterio di un tasso di disoccupazione del 5% per almeno sei mesi. Cinque Cantoni, l'Unione delle città svizzere, tutti i sindacati e il Soccorso Operaio Svizzero (SOS) chiedevano che tale tasso fosse fissato ad un livello più basso, tra il 3 e il 4%. L'associazione mantello delle PMI auspicava un tasso di almeno il 6% e alcuni dei suoi membri addirittura dell'8%.</p><p>Inserendo nell'articolo 41c capoverso 1 OADI un tasso di disoccupazione del 5%, il Consiglio federale si è quindi conformato alla decisione del Parlamento e al parere della maggioranza delle istituzioni che si sono espresse nell'ambito della procedura di consultazione.</p><p>Visto che i dati della disoccupazione del mese di maggio sono stati pubblicati in giugno 2003, ossia quando il numero di persone attive è stato reso noto, abbiamo potuto tener conto di tali dati per la prima volta nel calcolo del tasso di disoccupazione del mese di maggio 2003.</p><p>Competenza del Consiglio federale</p><p>Se il Consiglio federale deve seguire le prescrizioni emanate dal Parlamento per le disposizioni d'esecuzione dell'articolo 27 capoverso 5 LADI, in virtù della sua attività normativa esso può tuttavia discostarsi da tali prescrizioni nel caso in cui vi sia una modifica delle circostanze.</p><p>Nella fattispecie, il Consiglio federale ritiene che il motivo addotto a sostegno di un abbassamento del tasso di disoccupazione dal 5 al 4,5 % non è pertinente e non può essere preso in considerazione per i seguenti motivi:</p><p>1. Il tasso di disoccupazione non è sottovalutato</p><p>Il tasso di disoccupazione è calcolato in base al rapporto tra il numero di disoccupati e la popolazione attiva conformemente al principio stabilito dall'OIL nell'ambito della 13 Conferenza internazionale degli statistici del lavoro del 1982.</p><p>La popolazione attiva è rilevata ogni 10 anni attraverso il censimento federale della popolazione. L'ultimo censimento della popolazione risale al 2000.</p><p>In base ai risultati del censimento della popolazione 2000 dell'UST, tra il 1990 e il 2000 il numero di persone attive in Svizzera è aumentato del 7,9%. Nel 1990, si contavano 3'621'716 persone attive. Nel 2000, tale numero è salito a 3'946'988, il che corrisponde ad un aumento di 325'272 persone. </p><p>Il metodo di calcolo adottato per stabilire il tasso di disoccupazione indica che in generale tale tasso è sopravvalutato. In effetti, il numero di persone attive rimane, una volta rilevato, invariato per 10 anni. L'esperienza indica inoltre che tale numero è sempre stato in aumento. Si può pertanto osservare che, più ci si avvicina al prossimo censimento, maggiore è la possibilità che la disoccupazione sia sopravvalutata. Il tasso di disoccupazione più fedele rispetto al censimento del 2000 sarebbe quindi quello fissato il 1° gennaio 2000 mentre quello stabilito il 31 dicembre 2009 risulterebbe meno preciso.</p><p>Il fatto di stabilire il tasso di disoccupazione sulla base di un censimento decennale della popolazione può far sì che non si abbia un'immagine fedele della realtà. Solo un rilevamento mensile delle persone attive e dei disoccupati permetterebbe di rispecchiare la realtà. Tuttavia, non esistono stime della popolazione attiva tra due censimenti in grado di soddisfare le esigenze di dettaglio (geografiche e socioeconomiche) che possano fungere da riferimento per la determinazione del tasso di disoccupazione. Tuttavia, non sarebbe corretto far riferimento a tali dati, in quanto ci si baserebbe su una stima della popolazione attiva mentre per quanto riguarda il numero di disoccupati ci si baserebbe su dati effettivi ottenuti grazie al sistema d'informazione in materia di servizio di collocamento e di statistica del mercato del lavoro (sistema COLSTA). Questa soluzione sarebbe molto più incerta della situazione attuale.</p><p>2. Impatto dell'aumento della popolazione attiva sul tasso di disoccupazione</p><p>Facendo riferimento ad un tasso di disoccupazione fisso piuttosto che a un numero di disoccupati in cifre assolute per definire il livello di disoccupazione elevato si vuole ottenere una proporzione equa tra i parametri variabili rappresentati dalla popolazione attiva e il numero di disoccupati.</p><p>Con la modifica richiesta si vuole far sì che, per l'applicazione dell'articolo 27 capoverso 5 LADI, non si esiga un numero di disoccupati in cifre assolute superiore a quello necessario per constatare una disoccupazione elevata prima che si facesse riferimento al censimento 2000. In altri termini, non si dovrebbe tener conto dell'aumento della popolazione attiva.</p><p>Sapendo che se ci si basa sulla popolazione attiva secondo il censimento del 1990 un tasso di disoccupazione del 5% rappresenta un numero di 181'086 disoccupati in cifre assolute mentre sulla base del censimento 2000 esso equivale a 197'349 disoccupati, si constata una differenza di 16'263 disoccupati tra il 1990 e il 2000. Per non aumentare il numero di disoccupati richiesto finora, secondo l'autore del postulato il tasso di disoccupazione di riferimento per la disoccupazione elevata dovrebbe essere fissato al 4,6 % o al 4,5 % in cifre tonde.</p><p>Questa soluzione non potrebbe essere adottata in quanto, se non si tiene conto dell'aumento della popolazione attiva, non si prende in alcun modo in considerazione il miglioramento della situazione economica che si traduce in un aumento dei posti di lavoro rispetto al numero di disoccupati. Ciò comporterebbe una distorsione della realtà.</p><p>Tuttavia, se l'aumento della popolazione attiva non è un motivo pertinente per abbassare tale tasso, ci si può chiedere se tale tasso è adeguato nelle circostanze attuali.</p><p>3. Pertinenza del tasso di disoccupazione del 5 % </p><p>Un tasso di disoccupazione nazionale superiore al 5% costituisce un'eccezione. Tuttavia, è stato raggiunto nel 1997. Va inoltre rilevato il fatto che il tasso di disoccupazione dell'Unione europea nel mese di agosto 2003 ammontava in media all'8 % (fonte OCSE). In confronto, un tasso di disoccupazione del 5% rimane basso. Ne risulta quindi che il tasso di disoccupazione del 5 % è adeguato e non va modificato.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.