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Nell’ultimo periodo circola una breve parola di moda, o meglio due brevi parole, un modo di dire: - 'OK Boomer', dette piuttosto sprezzantemente dai Millenials. Chi sono i Boomer, chi sono i Millenials, cosa intendono con questo e qual è l'atteggiamento che c'è dietro?
I boomer sono tutti coloro che appartengono alla generazione del dopoguerra, che sono nati a partire dalla fine degli anni ‘40 fino agli inizi degli anni sessanta. In questo periodo si è verificato un boom delle nascite. I boomer ritengono spesso che avrebbero potuto migliorarsi e imparare a lavorare meglio, e danno la colpa ai Millenials, nati nei primi anni '80, per non essere riusciti in questo e di averli derubati delle loro possibilità. I Millenials si difendono poi contro i "sapientoni" con la sprezzante espressione: "OK Boomer" !
Sembra che le generazioni non abbiano più nulla da dirsi e rimangono nel loro isolamento. Ognuno ha il suo programma. Recentemente un trentaduenne mi ha detto che le feste degli over 30 – per le persone oltre i 30 anni – iniziano alle 21.30, perché a quell'età non si vuole aspettare fino alle 23.00 che si inizi. Nella nostra epoca, solo con dieci anni di differenza d'età e si appartiene già ad un'altra generazione!
Generazioni che non si capiscono, che si rivoltano l'una contro l'altra e che non vogliono avere niente a che fare l'una con l'altra, deve essere veramente così?
Qual è la situazione dei cristiani?
Anche qui, non c'è molta differenza: nella chiesa i più piccoli sono accuditi nella stanza dei bebè, i bambini in età scolare alla scuola domenicale, gli adolescenti sono nei gruppi riservati a loro, le giovani madri tra di loro, gli anziani alla riunione degli anziani, ecc. Le generazioni che praticano il Culto in locali separati sono in realtà un fenomeno del XX secolo.
*È bene che vi sia la diversità di riunioni, per far fronte ai bisogni delle singole generazioni. Ma se pur le generazioni si incontrano separatamente, si cerca (o si dovrebbe cercare) di fare in modo che esse abbiano anche incontri comunitari, particolari piattaforme di comunicazione – come i Culti di famiglia, Agapi comunitarie o altri eventi – che favoriscono la comprensione reciproca e rinforzino i legami di affetto intergenerazionali.
Nella Bibbia: un’esperienza con Dio vissuta insieme
Nella Bibbia il tutto ha un aspetto un po' diverso. Dio si presenta come l’Iddio delle generazioni passate, presenti e future e dice: Io sono l’Iddio di Abramo, Isacco e Giacobbe (Esodo 3:6). Sempre più spesso si parla di generazioni che imparano l'una dall'altra e insieme all'altra: all’uscita dall'Egitto Dio chiede al suo popolo di celebrare una festa e di ripeterla ogni anno per ricordare ciò che ha fatto per loro (Esodo 12:17). Chiaramente a questa festa erano presenti giovani e meno giovani. Dopo aver attraversato il Giordano, Dio chiese a Giosuè di prendere le pietre del Giordano e di costruire con esse un monumento affinché le future generazioni di bambini potessero chiedere ai loro genitori, perché queste pietre si trovassero in quel luogo (Giosuè 4: 1-8). Tutta la nazione d’Israele era presente anche alla consacrazione del Tempio di Salomone (1 Re cap. 8) e hanno celebrato insieme questo grande evento. Le generazioni hanno vissuto insieme e hanno goduto della benedizione di Dio insieme.
In Atti 2 leggiamo che tutti coloro che avevano creduto in Gesù erano insieme, ed avevano ogni cosa in comune. Se tutti erano insieme, ci saranno state famiglie con bambini. Negli Atti capitolo 16 e capitolo 18 sono citati due uomini che avevano creduto, il carceriere e il capo della sinagoga. Entrambi avevano creduto ed erano stati battezzati, insieme a tutti quelli della loro casa, a tutta la loro famiglia. In tempi biblici, e anche molto tempo dopo, la famiglia non era composta solo da genitori e due o tre figli, ma comprendeva anche altri parenti, nonni, zii e zie e la servitù, che godevano della benedizione di Dio insieme.
Dio ha anche dato alla generazione più anziana il mandato di trasmettere ai bambini ciò che conoscevano e avevano sperimentato con Lui (Salmo 78 e Deut. 6:7). I giovani imparavano dagli anziani, i genitori insegnavano ai loro figli, il che naturalmente, come vediamo nel capitolo 6 di Deuteronomio, significava anche passare del tempo insieme. Solo così è possibile parlare di Dio con i bambini, quando si alzano, vanno a letto, mangiano a tavola e passeggiano.
Dio a volte si è servito di un bambino per mostrare qualcosa a uno o più adulti. La piccola schiava fece notare a Naaman che l’Iddio d'Israele poteva guarirlo (2° Re cap. 5). Quando tutto l'esercito si disperò per il gigante Golia, arrivò il pastorello Davide, fece capire chiaramente cosa stava accadendo e sconfisse il nemico (1° Samuele cap. 17), e quando più di 5000 persone erano affamate, un ragazzino rinunciò alle sue vivande, cinque pani d’orzo e due pesci, e ammirò come Gesù se ne servisse per sfamare tutto il popolo ( Giov. 6:9).
Generazioni cristiane in cammino insieme
Le generazioni hanno condiviso esperienze, hanno trascorso del tempo insieme, hanno viaggiato insieme a piedi da un luogo all'altro e hanno parlato tra loro.
Per cercare di fare questo, si possono sviluppare particolari riunioni, un programma per i preadolescenti dai 12 ai 13 anni. Uno degli elementi del programma è quello di condividere a casa – con i loro genitori – ciò che hanno appreso, di sentire da loro come era al loro tempo o cosa pensano di un argomento. Facendolo, abbiamo appreso dai genitori che questo li ha aiutati a rimanere un contatto con i loro figli durante l'adolescenza e anche oltre.
Nella chiesa questo può significare cambiare determinate abitudini, trovare uno spazio per i bambini e per i ragazzi durante il culto e pianificare attività comuni, dove le generazioni possono incontrarsi e viaggiare insieme. Può trattarsi di un'azione in strada, di un viaggio, o di un'azione missionaria congiunta come famiglia o gruppo della comunità.
La responsabile di un movimento giovanile ha detto recentemente: "Ciò che i giovani cercano è la famiglia, spesso non la vivono più a casa. Questo è qualcosa che possiamo offrire come chiese, non come "sapientoni" che ricevono uno sprezzante "OK Boomers" , ma come una famiglia che viaggia insieme e dove uno impara dall'altro.
* Commento aggiuntivo della redazione