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I cambiamenti climatici avrebbero giocato un ruolo fondamentale nelle crisi economiche e sociali avvenute tra '500 e '800 e potrebbero averlo anche nel futuro. Sono le conclusioni di uno studio realizzato da un gruppo di ricercatori di vari istituti cinesi e pubblicato nell'ultimo numero di PNAS, la rivista dell'accademia delle scienze statuniense.
I ricercatori, guidati da David Zhang, hanno collezionato i dati storici riguardo a clima, economia, agricoltura, società e demografia dell'Europa tra 1500 e 1800 e usando metodi di analisi statistiche hanno identificato un nesso causale tra crisi umane e cambiamenti climatici.
Tra i vari periodi, gli autori hanno verificato l'esistenza di una fase di clima freddo, tra il 1560 e il 1660, che ha provocato una diminuzione della crescita delle piante e una riduzione delle terre coltivate, con un conseguente carestia cronica e una diminuzione dell'altezza media degli uomini di circa 3 centimetri. Valore che tornò poi a crescere dal 1650 con l'aumento delle temperature.
Variazioni nella produzione alimentare si sono poi susseguiti ciclicamente dopo i periodi di freddo e generalmente seguiti dopo 5-30 anni da disordini sociali, guerre e migrazioni. Sarebbe stato questo periodo, secondo la ricerca, a innescare quella che viene definita dagli storici "Crisi del XVII secolo", dagli illuministi considerata una sorta di parentesi difficilmente spiegabile nel cammino verso il progresso.
Basandosi su queste correlazioni, gli autori hanno inoltre proposto che la sovrappopolazione, la distribuzione non equa delle risorse potrebbero, a seconda della velocità e della localizzazione, causare nel futuro nuove crisi.
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