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<h2>SubmittedText<h2><p>Negli ultimi due anni il Consiglio federale non ha sostanzialmente dato prova del suo impegno nell'elaborare una strategia coordinata per tutelare i diritti umani in Tibet e in altre regioni della Cina. Nell'ultima sessione del Consiglio dei diritti umani dell'ONU, così come in quelle precedenti, diversamente da altri Paesi europei la delegazione svizzera non ha menzionato il Tibet nelle sue dichiarazioni sulle violazioni dei diritti umani in Cina. Il dialogo bilaterale con la Cina sui diritti umani non ha portato finora a risultati tangibili. A breve le Camere federali esamineranno l'accordo di libero scambio concluso tra i due Paesi. In vista di tale dibattito invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Durante i negoziati la Svizzera ha cercato di introdurre nel testo dell'accordo clausole o norme specifiche sui diritti umani e dei lavoratori? Se sì, quali? Se sì, perché queste clausole sono poi state accantonate?</p><p>2. Secondo il Consiglio federale, quale effetto concreto può avere il "dialogo sui diritti umani" sulla situazione in Cina? Condivide l'opinione critica della società civile secondo cui verrà mantenuto lo status quo?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Durante i negoziati con la Cina in vista dell'accordo di libero scambio (ALS), la Svizzera si è impegnata, sia durante i contatti politici sia in ogni singola fase negoziale, per l'inserimento di disposizioni sul commercio e lo sviluppo sostenibile, compresi i diritti umani. Le discussioni sono risultate difficili, perché la Cina non riconosce un legame diretto tra il commercio e gli standard sociali o ambientali o i diritti umani - un atteggiamento tipico di molti Paesi emergenti o in via di sviluppo derivante, tra le altre cose, dal timore che i Paesi industrializzati possano usare queste disposizioni a scopi protezionistici. La Svizzera e la Cina hanno comunque convenuto disposizioni sul commercio e lo sviluppo sostenibile, soprattutto in materia di diritti umani, ambiente e standard di lavoro. Per quanto riguarda i diritti umani, le Parti confermano nel preambolo dell'ALS gli obblighi derivanti dallo Statuto delle Nazioni Unite. Questo testo, che costituisce la base dell'universalità dei diritti dell'uomo a livello giuridico, definisce il rispetto dei diritti dell'uomo un obiettivo delle relazioni internazionali, pertanto gli Stati membri dell'ONU sono obbligati ad accettare che questo tema rappresenti un'esigenza internazionale. In pratica, quest'obbligo fa sì che uno Stato non possa invocare il principio di non ingerenza negli affari interni e trattare i propri cittadini a suo piacimento violando i diritti elementari riconosciuti a livello internazionale. Inoltre, le Parti rinviano alla Dichiarazione d'intenti firmata nel 2007 tra i due Paesi, che conferma il dialogo bilaterale sui diritti umani avviato nel 1991. Le questioni del lavoro sono invece disciplinate in un accordo a parte, legato all'ALS e identico a quest'ultimo dal punto di vista giuridico. In questo accordo la Cina e la Svizzera si impegnano ad attuare in modo efficace le convenzioni dell'OIL applicabili e ribadiscono i loro impegni derivanti da altri strumenti pertinenti, in particolare la Dichiarazione dell'OIL sui principi e i diritti fondamentali del lavoro del 1998. Quest'ultima stabilisce che gli Stati membri sono tenuti a rispettare le otto convenzioni fondamentali dell'OIL, incluse quelle che non hanno ratificato. Le Parti riconoscono inoltre che il livello di protezione in materia di standard di lavoro non deve essere ridotto per attirare investitori o per ottenere un vantaggio commerciale. Infine, in caso di controversie sull'applicazione dell'accordo si tengono consultazioni, se necessario a livello ministeriale.</p><p>2. Il dialogo bilaterale sui diritti umani permette uno scambio diretto, critico e costruttivo, con i rappresentanti del governo cinese su tutte le questioni inerenti ai dritti umani, incluse le tematiche sensibili. È difficile stimare l'impatto effettivo di questo scambio perché è impossibile determinare quali risultati siano la conseguenza diretta di questi scambi. Questo dialogo permette peraltro di istituire progetti concreti. Il coinvolgimento di rappresentanti governativi, accademici e della società civile in queste attività rafforza l'efficacia delle discussioni politiche. Ad esempio è in corso da tempo uno scambio di esperti nel settore dell'esecuzione delle pene, che consente alla Svizzera di visitare varie prigioni in Cina, di discutere la situazione con le autorità penitenziarie cinesi e di proporre eventuali misure di miglioramento. Il dialogo sui diritti umani non esclude l'applicazione di altri strumenti bilaterali e multilaterali pertinenti. La Svizzera utilizza regolarmente le piattaforme appropriate per le relazioni bilaterali e multilaterali, compreso il Consiglio dei diritti dell'uomo dell'ONU.</p>  Risposta del Consiglio federale.