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Il partito socialista svizzero (PS) ha accettato senza ambiguità sabato a Neuchâtel la revisione della legge militare che autorizza l'invio di soldati svizzeri armati all'estero. Anche gli altri due oggetti in votazione sono stati approvati dai delegati, i quali si sono in precedenza occupati di promozione della formazione.Questo contenuto è stato pubblicato il 31 marzo 2001 - 17:27
Triplo sì per il 10 giugno prossimo
Al termine di un dibattito non privo di tensioni, i delegati del PS hanno deciso di raccomandare l'accettazione di tutti gli oggetti in votazione tra poco più di 2 mesi. La revisione della legge militare è stata accettata dall'assemblea dei delegati con 137 voti a favore e 74 contrari.
La maggioranza dei delegati ha sottoscritto gli appelli a favore dell'apertura e del realismo invocati dalla consigliera federale Ruth Dreifuss e dalla presidente del PS Christiane Brunner. Secondo i fautori la nuova legge non implica la partecipazione di truppe svizzere in azioni militari offensive.
Per gli oppositori invece, un «Sì» il 10 giugno rafforzerebbe la collaborazione tra la Svizzera e la Nato. La Confederazione deve restare fedele alla sua tradizione umanitaria basata sulla solidarietà e le missioni civili per il promozione della pace.
Per una promozione della formazione
Oltre che dei temi in votazione popolare, i socialisti si sono occupati di formazione, adottando un programma d'orientamento sulla formazione che propone di cambiare l'attuale sistema svizzero.
La consigliera agli Stati ginevrina Cristiane Brunner ha dichiarato che le attuali 26 strutture cantonali di formazione devono essere armonizzate. Inoltre lo scopo della formazione non può essere quello di soddisfare i bisogni dell'economia e della mobilità delle persone, ma di contribuire allo sviluppo individuale.
Il programma in dodici punti, adottato da circa 250 delegati, invoca un aumento significativo delle spese per la formazione durante il periodo 2002-2006.
Il partito chiede inoltre l'adozione di una legge federale sulle borse di studio che riduca le disparità tra i cantoni in questo settore. Sul piano linguistico, i delegati chiedono che a livello svizzero venga favorito l'apprendimento di due lingue nazionali e dell'inglese, ma con priorità per una lingua nazionale.
Intervenendo a fine dibattito, la consigliera federale Ruth Dreifuss a detto che «la questione dell'insegnamento è legata a quella sociale». Ma le autorità hanno sempre maggiori difficoltà a gestire la diversità della formazione, mentre le logiche di mercato si infiltrano nel settore dell'educazione.
Lo Stato deve mantenere il potere nel settore dell'insegnamento, ha sottolineato la responsabile del Dipartimento federale dell'interno: "La missione della formazione deve conservare il suo carattere di servizio pubblico». Ruth Dreifuss si pure espressa a favore «dell'elaborazione di un programma quadro federale applicabile alla scuola dell'obbligo».
swissinfo e agenzie
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