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Nadia Toffa (Le Iene) è la terza persona al mondo più cercata su Google; ecco la Top 10
Tra le persone che nel 2017 hanno avuto un boom di ricerche su Google ci sono la futura moglie del principe Harry,...
Tra le persone che nel 2017 hanno avuto un boom di ricerche su Google ci sono la futura moglie del principe Harry, Meghan Markle, il presentatore della Nbc Today, Matt Lauer, e poi c'è lei: Nadia Toffa, la conduttrice de Le Iene, che è stata ricoverata poche settimane fa per un grave malore.
A rivelarlo è la ricerca annuale di Google, secondo la quale Nadia ha preceduto Harvey Weinstein, l'attore Kevin Spacey e la star di Wonder Woman Gal Gadot. Il picco di ricerche sul suo nome è stato così grande da diventare globale. Ora la stampa internazionale si domanda chi è.
Tra i primi, come riporta Repubblica, c'è Newsweek con un articolo dal titolo emblematico: "Who is Nadia Toffa?". Domanda lecita dato che, consultando i risultati di Google, sembra proprio che Nadia sia stata cercata anche in Svizzera, negli Stati Uniti, in Spagna, Francia, Germania e Regno Unito. Un risultato forse influenzato dall'apprensione degli italiani all'estero per la salute della conduttrice che ha contagiato - ma soprattutto incuriosito - anche gli stranieri. Nell'articolo, la testata statunitense dà qualche informazione sul "nuovo" personaggio e per spiegare di chi si tratta riprende una delle ultime polemiche che l'ha vista coinvolta: quella sull'esperimento Sox.
"A novembre Nadia Toffa - scrive la rivista - riportò una notizia falsa su un pericoloso esperimento nucleare che si sarebbe dovuto tenere, in segreto, sotto il Gran Sasso. Servizio per cui l'inviata è stata screditata pubblicamente nel suo paese d'origine", ha scritto la rivista di New York riferendosi al servizio andato in onda nella puntata del 21 novembre e al quale ha risposto l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. Poi racconta del malore e del seguito social che la conduttrice ha in Italia.
Ecco la classifica delle dieci persone più 'googlate':
01) Matt Lauer
02) Meghan Markle
03) Nadia Toffa
04) Harvey Weinstein
05) Kevin Spacey
06) Gal Gadot
07) Melania Trump
08) Floyd Mayweather
09) Michael Flynn
10) Philippe Coutinho
Aumentano i matrimoni fra svizzeri e stranieri
Sono sempre di più gli svizzeri che sposano un partner straniero: tra gli uomini hanno molto successo le donne tedesche, mentre le donne svizzere sembrano avere un...
Sono sempre di più gli svizzeri che sposano un partner straniero: tra gli uomini hanno molto successo le donne tedesche, mentre le donne svizzere sembrano avere un debole per gli italiani.
Raddoppiati negli ultimi 30 anni È quanto emerge dall’opuscolo "Coniugalità" pubblicato oggi dall’Ufficio federale di statistica (Ust). Dallo studio emerge che il numero di matrimoni tra cittadini svizzeri non evolve seguendo la curva della popolazione: dopo un picco raggiunto durante e poco dopo la Seconda Guerra mondiale (circa 35’000 unioni all’anno) si è assistito dalla fine degli anni ’80 a un costante calo fino a raggiungere quota 19’800. Inferiori di numero, ma in costante crescita invece le cosiddette unioni "miste", tra un cittadino svizzero e uno straniero: negli ultimi 30 anni il loro numero è praticamente raddoppiato, raggiungendo quota 15’100 (corrispondente al 36,3% di tutti i matrimoni).
Sono il 10% del totale I cambiamenti dei paradigmi coniugali in Svizzera riflettono i cambiamenti a livello sociale dovuti all’aumento dei flussi migratori. Nelle unioni miste – rileva l’Ust – "succede su piccola scala quello che avviene anche nella società in generale". In Svizzera, il tasso di persone unite in un matrimonio misto è del 10% circa. Quasi il 5% dei cittadini elvetici nati nella Confederazione è sposato con una persona di nazionalità straniera, mentre tra gli svizzeri nati all’estero il tasso è due volte più elevato.
La Top 5 delle nazionalità preferite In generale, sottolinea l’Ust, nei matrimoni misti è più frequente il caso degli uomini svizzeri che sposano una donna straniera che quello di donne elvetiche che scelgono uno straniero. I partner sono soprattutto cittadini europei. Gli uomini sembrano prediligere le donne tedesche, seguite da italiane, kosovare, francesi e serbe. Per le donne al primo posto figurano gli italiani, seguiti da tedeschi, kosovari, francesi e turchi. (Ats/Red)
VW Passat GTE
Nella più classica tra le familiari è racchiusa la tecnologia Plug-In ibrida del marchio già vista sulla più diffusa Golf.
I punti salienti? Oltre 30 chilometri di autonomia (effettiva) in modalità elettrica e una bella potenza combinata.
Potrebbe sembrare una Passat come tante altre, ma non lo è. Non è una delle solite provenienti dal parco veicoli di qualche grande azienda o quella della famiglia media, bensì una delle (al momento ancora pochine) ibride Plug-In disponibili sul nostro mercato. Dopo la Golf, la sigla GTE ha fatto apparizione anche sulla Passat. Tecnicamente non molto dissimili, sono accomunate anche da una caratterizzazione estetica analoga: luci diurne (ovviamente a Led) a forma di “C”, modanatura blu che percorre orizzontalmente l’intero frontale da fanale a fanale e cerchi in lega specifici. Chi lo sa, insomma, la riconosce e non la scambia per una delle tante Passat che circolano sul nostro territorio.
Il vantaggio per il cliente finale è che nel caso in cui si svegliasse una mattina con la necessità di salvare a tutti i costi il pianeta potrebbe vendere la sua Passat con un motore tradizionale e acquistare una GTE, riuscendo ad utilizzarla sin dal primo minuto. Fatta eccezione per gli interruttori “GTE” e “E-Mode” nulla differisce dalle altre motorizzazioni. A parte il cambio doppia frizione DSG che anziché la modalità sportiva integra una funzione per intensificare la decelerazione (e quindi recuperare maggiore energia cinetica da stivare nella batteria). C’è in ogni caso da dire che il scenografico virtual cockpit, una strumentazione interamente digitale e personalizzabile, qui ben si abbina al concetto tecnologico che questa Passat cela sotto le forme piuttosto conformiste della sua carrozzeria.
Per ricaricare una batteria completamente scarica occorrono poco più di quattro ore con una normalissima presa domestica, che scendono a poco più di due con il “Wallbox” dedicato.
Viaggiando nella modalità puramente elettrica c’è potenza (e coppia) sufficiente per tutte le esigenze quotidiane e si può anche viaggiare in autostrada senza problemi fino a 130 km/h. Tuttavia in quest’ultima tipologia di percorso l’efficienza energetica non è delle migliori e la batteria si scarica in fretta, preferendo quindi i percorsi urbani, nei quali l’autonomia supera agevolmente i 30 chilometri reali. Una volta scaricata la batteria viene commutata automaticamente la modalità ibrida con passaggi inavvertibili dal motore elettrico a quello a combustione interna, evidenziando un funzionamento non dissimile da quello di altre ibride già presenti sul mercato. Offrendo nel complesso una potenza più che adeguata.
Selezionata la modalità GTE emerge infine un altro grande valore aggiunto, il quale evidenzia il lato più dinamico di questa Passat. Qui i 156 cavalli del piccolo 1,4 litri turbo-benzina si uniscono ai 115 cavalli del motore elettrico, generando una potenza combinata di 218 cavalli. Una potenza piena, che assicura ottime prestazioni ed è rimarcata dal sound artificiale, con cui diventa divertente e quasi sportiveggiante. Piace la possibilità di avere un cambio tradizionale con cui poter selezionare liberamente il rapporto e il bel feeling del pedale del freno, disturba invece l’evidente massa che grava sull’avantreno (la massa complessiva sfiora le due tonnellate). Anche se in ogni caso il suo più grande pregio è quello di conservare le qualità intrinseche della Passat, cioè un grande equilibrio e una spiccata piacevolezza di guida.
Tirando le somme: a chi serve questa Passat? Sicuramente non a chi percorre tanti chilometri e prevalentemente in autostrada, in quanto in quel contesto il motore elettrico è ininfluente e il consumo medio attorno agli 8 litri di carburante ogni 100 chilometri percorsi. Conviene invece a chi ha bisogno di spazio e i cui spostamenti quotidiani non lo vedono andare molto lontano. Come molte mamme, ad esempio. Lì, viaggiando nella modalità puramente elettrica si spendono all’incirca 3 franchi di corrente elettrica ogni 100 chilometri percorsi.
Che a conti fatti sono davvero pochi. E se poi si vuole andare in vacanza, sai che lo puoi fare proprio come con un’auto normale, rifornendola di benzina quando i cinquanta litri del serbatoio si sono esauriti.
Scheda Tecnica
|Modello||Volkswagen Passat Variant|
|Versione||GTE|
|Motore||4 cilindri turbo-benzina (1,4 litri)|
+ motore elettrico
|Potenza||218 cv (combinata)|
|Trazione||anteriore|
|Cambio||doppia frizione a 6 rapporti|
|Massa a vuoto||1’975 kg|
|0-100 km/h||7,6 secondi|
|Velocità massima||225 km/h|
|consumi||1,6 l/100 km (omologato)|
|Prezzo||52’200 Chf|
|La compri se…||la famiglia è classica, ma la tecnologia futuristica.|
Uomini più felici delle donne? Solo fino a una certa età
Gli uomini sono per larga parte della loro vita più felici delle donne, per le quali però tutto cambia se riescono a raggiungere gli 85 anni. Lo afferma...
Gli uomini sono per larga parte della loro vita più felici delle donne, per le quali però tutto cambia se riescono a raggiungere gli 85 anni. Lo afferma un vasto studio compiuto nel Regno Unito dall’Nhs, il servizio sanitario nazionale, che rivela una forte disparità fra i due sessi rispetto ai problemi mentali. Emerge infatti che fra le donne di quasi tutte le età è molto più alta la diffusione di patologie psichiatriche. Questo invece rispetto a una certa ’spensieratezza’ degli uomini, che conducono un’esistenza molto più serena. L’opinione diffusa delle donne che si preoccupano spesso e sulle quali pesano forti responsabilità, in particolare quelle familiari, appare comprovata dai dati raccolti dall’Nhs.
Il 28% del campione femminile analizzato di età compresa fra i 16 e i 24 anni soffre di problemi mentali rispetto al 16% degli uomini. Nella fascia di età 25-34 anni la percentuale è del 18% per entrambi i sessi ma in quella 45-54 anni il disagio fra le donne sale drasticamente e il 24% di loro manifesta problemi psichiatrici. Dopo gli 85 anni però tutto cambia, ancora meglio se le donne diventano vedove e cessano quindi di avere tutta una serie di responsabilità nella famiglia. Per Kate Lovett, del Royal College of Psychiatrists, è questa l’età in cui il peso a cui sono sottoposte viene fortemente alleggerito.
'Psicosi isolata di alta quota': quando si impazzisce in montagna
In alta montagna può capitare di sentirsi inseguiti, dire frasi senza senso o cambiare percorso senza motivo. È noto e riportato anche dalla...
In alta montagna può capitare di sentirsi inseguiti, dire frasi senza senso o cambiare percorso senza motivo. È noto e riportato anche dalla letteratura di montagna che in alta quota gli alpinisti possano soffrire di psicosi. I medici avevano sempre collegato questi disturbi alle malattie d’alta quota, causate dalla scarsità di ossigeno, e che possono portare alla morte per edema cerebrale. Ora gli esperti di medicina di emergenza in montagna di Eurac Research di Bolzano e gli psichiatri dell’Università Medica di Innsbruck hanno svolto un’analisi scientifica sistematica e scoperto una nuova sindrome: la psicosi isolata d’alta quota. Una malattia esclusivamente psicotica, di origine sconosciuta, non collegabile ad altre patologie fisiche. I risultati dello studio sono recentemente stati pubblicati nella rivista Psychological Medicine.
Quando nel 2008 Jeremy S. Windsor scalò il monte Everest, fece un’esperienza particolare, capitata anche ad altri alpinisti estremi. A quota 8.200 metri incontrò un uomo di nome Jimmy che lo accompagnò per tutto il giorno, gli disse delle parole di incoraggiamento e poi scomparve improvvisamente. Racconti come questo sono frequenti nella letteratura alpina.
Secondo le informazioni ad oggi disponibili, i sintomi scompaiono completamente scendendo a quote inferiori e non lasciano conseguenze. La prossima primavera, assieme a medici nepalesi, i ricercatori svolgeranno altre analisi nell’area dell’Himalaya, anche per capire quanto frequente sia questa sindrome.
Subaru WRX STI
Nonostante sia stata appena commercializzata una versione aggiornata, Subaru ha annunciato che nel corso del 2018 cesseranno le vendite
in Europa della WRX STI. Un’ultima occasione per metterci al volante di questa leggenda nata nei rally e forgiata tra i cordoli.
Oggi non voglio fare il sentimentale, benché si tratti a tutti gli effetti di un addio. Preferisco invece prenderla come una prova qualsiasi, la cui finalità è quella di spiegarvi se, dove e come la versione aggiornata per il 2018 della Subaru WRX STI mostra dei cambiamenti rispetto a quella finora in commercio. Ben consapevole che, comunque, le chiavi di una STI probabilmente non passeranno mai più dalla nostra redazione e che questo mito dei rally non varcherà più i cancelli dei centri di guida dove effettuiamo le nostre prove e i nostri rilevamenti.
Presentata al salone di Detroit lo scorso gennaio e in vendita in Svizzera da qualche mese, la WRX STI aggiornata è distinguibile da pochi dettagli: principalmente per il paraurti anteriore con prese d’aria maggiorate e le pinze freno verde fluorescente, che rappresentano tra l’altro una delle principali novità tecniche. Da questo punto di vista non vi sono particolari cambiamenti strutturali bensì un prevalente lavoro di messa a punto. Il motore per esempio non cambia di una virgola, idem la trasmissione che però implementa una nuova gestione elettronica del differenziale (DCCD). Oltre al citato impianto frenante marchiato Brembo con pinza anteriore a quattro pistoncini, si è in particolare rivista la messa a punto del reparto sospensioni: senza entrare nei dettagli troviamo cerchi in lega che da 18 passano a 19 pollici e diversi interventi finalizzati ad aumentare la rigidità torsionale, fatto che ha permesso di ammorbidire l’assetto.
Le ripercussioni positive in tal senso si percepiscono sin da subito nell’uso quotidiano, dove pur restando di chiara impronta sportiva ammortizza meglio le asperità del manto stradale, anche se nel complesso il comfort continua a non rimanere la sua principale priorità in particolare a causa della rumorosità che penetra nell’abitacolo. Il suo carattere è indubbiamente maschile sin dalla sua accensione: il timbro profondo del motore boxer, la pesantezza della frizione, il cambio da maneggiare con forza e precisione come se si fosse alla guida di una Muscle Car.
Il motore, così come tutta la vettura, sono di fatto una vecchia conoscenza, affinata tuttavia in qualche dettaglio. Nonostante vada tenuta sopra i 4’000 giri/min. per ottenere prestazioni interessanti, l’entrata in coppia del turbo è piuttosto morbida a tutto vantaggio di una notevole fluidità nell’erogazione, che resta energica fino al limitatore. Certo c’è sempre un po’ di quel caratteristico ritardo di risposta che ti fa percepire la presenza del turbo e le dà un bel carattere “vecchia scuola”, al quale puoi però sopperire guidando in maniera adeguata. Ovvero: con le maniere forti.
Se guidata con gentilezza e poca decisione la WRX STI rischia infatti di deludervi per il suo comportamento tendenzialmente sottosterzante, per la mancanza di reattività del propulsore e per uno sterzo troppo leggero e un po’ impreciso che non permette mai di instaurare un bel contatto con l’asfalto. Se le sensazioni di guida sono queste significa però che state guidando nel mondo sbagliato. Il principio della STI vuole infatti che la si utilizzi con molta decisione, vale a dire sempre al di sopra dei 4’000 giri/min. e in particolare con almeno metà dell’acceleratore premuto, ‘mettendo giù’ non al punto di corda bensì ancora in fase di inserimento, così da sopperire al leggero ritardo di risposta citato prima e trovando stabilità sulla quattro ruote motrici.
A quel punto i differenziali mostreranno tutta la loro determinazione aggrappandosi all’asfalto per tirarvi fuori dalle curve in totale neutralità mentre tra le vostre mani, come per miracolo, lo sterzo riacquisisce una notevole consistenza e precisione. La minor rigidità delle sospensioni si ripercuote positivamente pure al limite, dato che oltre ad una notevole compostezza sul veloce ora è meno sensibile alle imperfezioni dell’asfalto, permettendo di riflesso movimenti più fluidi con lo sterzo.
Ottima la messa a punto dei controlli elettronici, compreso l’ABS pure nelle situazioni più critiche.
E il nuovo impianto frenante? Non ha un attacco da ‘sportiva’ ma il feeling con il pedale è bello consistente, mentre la resistenza all’affaticamento è migliorata notevolmente.
Scheda Tecnica
|Modello||Subaru WRX STI|
|Versione||Swiss|
|Motore||4 cilindri boxer, 2,5 litri,|
turbo-benzina
|Potenza coppia||300 cv, 407 Nm|
|Trazione||integrale|
|Cambio||manuale a 6 rapporti|
|Massa a vuoto||1’527 kg|
|0-100 km/h||5,2 secondi|
|Velocità massima||255 km/h|
|Consumo medio||10,9 l/100 km (omologato)|
|Prezzo||44’950 Chf|
|La compri se…||vuoi provare le emozioni di un’automobile che esprime, con ogni bullone, i suoi geni rallistici|
Tumori, un cane li fiuta prima delle analisi mediche
Si chiama Liù ed è un cane dell'esercito in grado di fiutare i tumori. Dalle urine scova il cancro alla prostata con una diagnosi giusta nel 98% dei casi. Fiuto...
Si chiama Liù ed è un cane dell'esercito in grado di fiutare i tumori. Dalle urine scova il cancro alla prostata con una diagnosi giusta nel 98% dei casi. Fiuto infallibile e diagnosi sempre precise, così il pastore tedesco Liù si è conquistata la fama di quella che non sbaglia un solo referto. Persino più precisa di un laboratorio di analisi. Non solo: nella cura (e possibilmente nella prevenzione) del tumore alla prostata, le imminenti conquiste della medicina saranno quasi tutte merito suo. A darne notizia è il quotidiano italiano 'La Stampa'. I risultati ottenuti nella diagnosi sarebbero di per sé già un record, ma il pastore tedesco dell’esercito italiano ha dimostrato di poter fare qualcosa che gli specialisti dell’ospedale Humanitas di Castellanza non avrebbero né sperato né immaginato: individuare una traccia del cancro quando la malattia non si è ancora sviluppata.
Attesa una pioggia di stelle cadenti per la notte di santa Lucia
Non sarà la più lunga dell’anno, come erroneamente si crede, ma senz’altro quella di domani sarà una notte di Santa Lucia da ricordare. Ad ’aprire...
Non sarà la più lunga dell’anno, come erroneamente si crede, ma senz’altro quella di domani sarà una notte di Santa Lucia da ricordare. Ad ’aprire le danze’ sarà la Stazione spaziale internazionale, che poco dopo le 18 sarà il punto più luminoso in cielo, seguita poi dalla pioggia di stelle cadenti d’inverno, le Geminidi, visibili e luminose come non mai, complice l’assenza della Luna. Lo segnalano gli esperti dell’Unione astrofili italiani (Uai).
Il giorno più corto dell’anno è il 21 o 22 dicembre, cioè quando si verifica il solstizio invernale. È stata la notte più lunga dell’anno prima della riforma del calendario del 1582 voluta da Papa Gregorio XIII, quando il solstizio d’inverno coincideva con il 13 dicembre. "E’ però vero che quella di Santa Lucia è una delle giornate in cui il Sole tramonta più presto", precisa Paolo Volpini della Uai. Nelle prime due settimane di dicembre l’orario del tramonto è tra le 16,41 e le 16,42, tre minuti prima del Solstizio, in cui il tramonto è alle 16,44 e l’alba un po’ più in ritardo, alle 7,37. E dove le nubi del maltempo saranno andate via, domani si potrà godere dello spettacolo delle Geminidi, stelle cadenti paragonabili per quantità e brillantezza alle Perseidi di agosto.
Il picco di queste meteore, in genere ben visibili tra il 10 e il 15 dicembre, è previsto per la notte tra il 13 e 14 dicembre. "Quest’anno non ci sarà la Luna a disturbare e quindi si potrà godere di questo spettacolo già dalle prime ore della notte", aggiunge Volpini. Un’occasione da cogliere visto che questo sciame è destinato a cessare del tutto nel giro di un centinaio d’anni. "Gli sciami di meteore sono generati da nubi di detriti, e finiscono per esaurirsi o diradarsi se non sono alimentati a sufficienza da un corpo celeste", segnala Volpini.
Anche gli alberi si possono anestetizzare, potrebbero servire per la sperimentazione
Anche le piante possono essere anestetizzate, proprio come gli uomini e gli animali: lo indica il primo esperimento di...
Anche le piante possono essere anestetizzate, proprio come gli uomini e gli animali: lo indica il primo esperimento di questo tipo, condotto tra Italia e Germania, e non è solo una curiosità, perché mostra che anche le piante potrebbero essere utilizzate per sperimentare gli anestetici. Pubblicata sulla rivista Annals of Botany, la scoperta si deve al gruppo coordinato da Stefano Mancuso, dell’università di Firenze, e da Frantisek Baluska, dell’università tedesca di Bonn. ’’La nostra ricerca è la prima a prendere in esame gli effetti che anestetici, di natura molto diversa, hanno su piante appartenenti a diverse specie’’ ha detto all’ANSA Mancuso, che dirige il Laboratorio di neurobiologia vegetale dell’università di Firenze. Nell’esperimento, gli anestetici sono stati dati sotto forma di vapori oppure fatti assorbire attraverso le radici a piante molto diverse fra loro, come il pisello, il crescione, la mimosa pudica e due piante carnivore, la Venere acchiappamosche e la Drosera capensis.
Queste specie, ha rilevato Mancuso, ’’sono state scelte perché hanno organi che si muovono velocemente e che possono indicarci, con semplicità, l’effetto degli anestetici’’. Inoltre è stata utilizzata l’arabetta comune, ’’in quanto pianta modello’’, conosciutissima dai biologi.Dopo ’l’anestesia’, le piante hanno perso tutti i movimenti autonomi e quelli indotti dal tatto. Per esempio le foglie della mimosa pudica, che si chiudono quando vengono toccate, non lo hanno fatto più; le foglie dentate della Venere acchiappamosche che si chiudono quando catturano una preda sono rimaste aperte; e i viticci dei piselli, ossia i filamenti che usano per aggrapparsi a un sostegno, sono rimasti immobilizzati in una forma arricciata. Secondo l’esperto la scoperta potrebbe aprire la strada sia alla possibilità di utilizzare le piante per sperimentare gli anestetici, sia allo studio dei meccanismi base di funzionamento di questi farmaci, per comprendere ’’perché molecole così differenti siano in grado di ’’spegnere’’ la nostra coscienza’’.
BMW 530e
Pian piano tutti modelli del costruttore bavarese stanno ottenendo la propria motorizzazione ibrida plug-in.
Ora è il momento della Serie 5, che per la prima volta rende attrattivo questo concetto propulsivo conveniente anche per chi percorre lunghe distanze.
Ad oggi non ci era mai successo di poter consigliare una vettura con motore ibrido plug-in anche a chi utilizza l’automobile per lunghe trasferte prevalentemente autostradali, ma come ben sappiamo c’è sempre una prima volta. A ‘rompere’ questo limite ci ha pensato la BMW 530e iPerformance, nome completo della BMW Serie 5 equipaggiata con un motore ibrido plug-in. La quale durante i nostri rilevamenti, come detto, ha registrato valori davvero notevoli. Non tanto per i 30 chilometri percorribili nella modalità completamente elettrica, bensì per i 6,8 l/100 km di media registrati con la batteria completamente scarica e i consumi altrettanto contenuti (sempre entro la soglia di 7 l/100 km) durante la marcia in autostrada, terreno solitamente sfavorevole per questo tipo di propulsore.
Se insomma le ibride plug-in erano fino ad oggi una scelta sensata per chi riusciva a sfruttare prevalentemente la marcia con il solo motore elettrico (in autostrada i consumi sono/erano proibitivi tanto da rendere ben più conveniente una motorizzazione ‘tradizionale’), ecco che le carte sono state rimescolate proponendo un’unità capace di essere sempre efficiente, a patto che venga guidata con coscienza. Nello specifico la 530e è equipaggiata con un 2 litri turbo-benzina da 184 cv abbinato ad un elettrico da 113 cv, che combinati erogano 252 cv e un picco di coppia di 420 Nm. La prestazioni nello scatto da 0 a 100 km/h sono esattamente identiche a quelle della 530i berlina anch’essa da 252 cv, rendendo la 530e interessante non solo da un punto di vista ecologico ma anche prestazionale.
Già piacevole anche alle basse andature, se guidata nella modalità più sportiva ci si accorge infatti che questo concetto nulla toglie al piacere di guida, sempre considerando che ci si porta appresso circa 230 kg di massa aggiuntiva.
Il suo comportamento è in ogni caso sempre composto e mai rigido, mentre le prestazioni sono ragguardevoli e contraddistinte da un ottimo spunto a qualsiasi regime. Ti mette subito a tuo agio perché anche grazie al cambio automatico a 8 rapporti la usi come una Serie 5 qualsiasi, mentre lo sterzo consistente e comunicativo nonché l’impianto frenante ben calibrabile rappresentano segni inconfondibili del piacere di guida BMW.
Una vettura molto armoniosa, che non spicca per un particolare che non trovi in nessun’altra auto, ma che è capace di convincerti proprio per la media elevata di tutto ciò che può offrirti. Senza dimenticare che l’accento lo pone sempre sulla comodità, che se già su una Serie 5 qualsiasi sfiora i livelli di un’ammiraglia qui è enfatizzata dalla marcia in totale silenzio nella quale spesso ci si trova. Incrementando ulteriormente quella sensazione di lusso dato da un abitacolo talmente ben rifinito da celare un sospetto: non è che l’abbiano per caso rubato alla Serie7?
Scheda Tecnica
|Modello||BMW Serie 5|
|Versione||530e iPerformance|
|Motore||4 cilindri turbo-benzina (2 litri)|
+ motore elettrico
|Potenza, coppia||252 cv, 420 Nm (combinato)|
|Trazione||posteriore|
|Cambio||automatico a 8 rapporti|
|Massa a vuoto||1’770 kg|
|0-100 km/h||6,2 secondi|
|Velocità massima||235 km/h|
|Consumo medio||1,9 l/100 km (omologato)|
|Prezzo||70’500 Chf|
|La compri se…||una ibrida plug-in la usi anche e soprattutto sulle lunghe distanze|
KIA Picanto
La nuovissima city-car coreana si evolve e si migliora senza dimenticare la ricetta del suo successo. A catturare l’attenzione ci pensa poi l’inedito allestimento GT-Line, capace di donarle un appeal sportivo ed enfatizzare
le già buone qualità stradali.
Ma procediamo con ordine, dato che gli acquirenti principali di una vettura cittadina vorranno soprattutto sapere che cosa si portano a casa con la cifra stanziata per una ‘top di gamma’ come nel caso della GT-Line. Innanzitutto un attenzione particolare alla qualità percepita, come dimostrano le finiture della plancia, la fattura dei comandi o ancora il rivestimento dei sedili. Certo essendo una vettura altamente attenta ai costi di produzione i materiali di base sono piuttosto semplici e le plastiche ovviamente rigide, assemblate tuttavia con grande precisione e senza sbavature, dimostrando così di aver creato un prodotto ben fatto. A colpire ci pensa poi il sistema di infotainment, che essendo stato ereditato dalle KIA più grandi colpisce per la sua completezza e per l’impatto estetico dello schermo da 7 pollici.
E lo spazio a bordo? Da una vettura lunga meno di quattro metri non bisogna aspettarsi miracoli, sebbene la Picanto sappia offrire un bagagliaio dalla capienza in linea con le concorrenti e un’abitabilità buona per quattro adulti di taglia media, ottenendo buoni voti per l’accessibilità alla panchina posteriore. Anche chi siede al posto guida trova una posizione corretta indipendentemente dalla sua statura, tanto che pure i più alti hanno agio a sufficienza e sono ben contenuti da un sedile dalla profilatura quasi sportiva.
Un sedile contenitivo è in effetti quello che ci vuole per la GT-Line, che da subito piace per la vivacità del propulsore ed il cambio manuale ben manovrabile. Molte delle qualità della Picanto sono dovute alla sua leggerezza e alle qualità del suo sterzo, che unite formano un’accoppiata vincente. Questo perché la sua agilità è quasi sorprendente, inserendosi in curva e passando da una volta all’altra in un amen contraddistinta peraltro da una rassicurante stabilità sul veloce. Certo l’assetto rivisto e i pneumatici dalle dimensioni generose (195/45 16”) aiutano, ma la Picanto GT-Line può essere quasi considerata una city-car sportiva. Capace di assicurare un comfort discreto anche in termini di insonorizzazione nonché dei consumi medi effettivi nell’ordine dei 6 l/100 km, senza dimenticare quello che alla fine è sempre il pezzo più forte di ogni KIA: la garanzia di sette anni o 150’000 km.
Scheda Tecnica
|Modello||KIA Picanto|
|Versione||1.2 GT-Line|
|Motore||4 cilindri benzina (aspirato),|
1.2 litri
|Potenza, coppia||84 cv, 122 Nm|
|Trazione||anteriore|
|Cambio||manuale a 5 rapporti|
|Massa a vuoto||976 kg|
|0-100 km/h||12 secondi|
|Velocità massima||173 km/h|
|Consumo medio||4,6 l/100 km (omologato)|
|Prezzo||19’500 CHF|
|La compri se…||Vuoi rendere la Picanto… ancora più piccante!|
BMW M240i xDrive
Ha potenza, agilità ed efficacia da vendere, senza per questo mettere in difficoltà la più sportiva M2. Anche perché questa BMW Serie 2 Coupé appartenente alla gamma
di vetture M Performance ha un grande asso nella manica: la trazione integrale.
Ignorarla, con quel frontale imponente caratterizzato da prese d’aria pronunciate, è abbastanza difficile. E le varie appendici aerodinamiche sparse per la carrozzeria unite al doppio terminale di scarico di certo non nascondono il suo potenziale. Però le carreggiate sono più strette e i suoi muscoli non così tesi come quelli della M2, fatto che la rende comunque capace di mimetizzarsi nel traffico di tutti i giorni con una certa facilità – a patto di sceglierla con un colore discreto. La M240i Coupé si inserisce perfettamente in quella gamma di vetture BMW che si fregiano del marchio “M Performance” senza però essere una “M” a tutti gli effetti, dato che più che essere un prodotto a sé stante realizzato con molti componenti ad hoc è semmai una rivisitazione in chiave sportiva di una Serie 2 Coupé. E questo non vuol certo dire che si tratti di un modello che debba avere dei complessi d’inferiorità. Anzi: tutt’altro. A parlare ci sono infatti i numeri; nello specifico lo scatto da 0 a 100 km/h coperto in appena 4,4 secondi. Nel vano motore si cela uno dei più classici motori della tradizione bavarese: un 6 cilindri in linea da 3 litri che mediante sovralimentazione tocca quota 340 cavalli. Una tipologia di motore che già nell’uso quotidiano è in grado di appagare con una timbrica ben diversa da tutte le altri concorrenti, perlopiù equipaggiate con monotoni 4 cilindri, e d’altro canto garantire consumi entro la soglia dell’accettabile dato che il valore medio registrato si è sempre soffermato entro i 10 litri per 100 chilometri percorsi. E le sue qualità non si fermano certo qui, perché una volta disteso il piede destro ci si accorge che la sua erogazione è prevedibilmente lineare e ‘tira’ bene dal minimo fino al limitatore, senza peraltro soffrire alcun ritardo di risposta. Un carattere che si inserisce perfettamente in quella che è la sua resa stradale, tutta improntata sull’efficacia. Inizialmente a colpire è uno dei suoi tratti genetici: il passo corto.
Questo è stato ben sfruttato ed enfatizzato dalle cure del reparto “Motorsport” al punto tale che i trasferimenti di carico sembrino una questione di fisica che non la riguardi. Anche nel misto più stretto, dove per intenderci si trova a proprio agio solo una piccola sportiva, la M240i passa da una curva all’altra in tempo zero: qualunque concorrente diretta abbiate in mente, sappiate che la sua agilità è assolutamente inarrivabile. E questo è possibile anche alla precisione dei suoi comandi, riferendoci in questo caso allo sterzo. Perché se sulle prime può sembrare un po’ meno pronto delle sue sorelle maggiori e non particolarmente comunicativo, usato con il coltello tra i denti si rivela uno strumento preciso ed affidabile al punto tale da non richiedere mai alcuna correzione, e questo perché oltre ad essere ben raccordato alla vettura appaga con un feeling molto naturale che non necessita di interpretazioni da parte vostra circa il suo utilizzo.
Questo preambolo, ovvero il fatto che si tratti di un esempio di agilità nel misto stretto, dovrebbe farvi meglio comprendere il perché a nostro avviso la M240i andrebbe acquistata quasi obbligatoriamente con la trazione integrale xDrive, trasformandola di fatto in un’arma che teme ben poche rivali. Le quattro ruote motrici si comportano proprio nel modo in cui te lo aspetti, ovvero cercando sempre di aggrapparsi all’asfalto in uscita di curva e al tempo stesso chiudendo la traiettoria con il retrotreno. Se poi sei proprio smaliziato, ad elettronica spenta puoi anche effettuare dei bei sovrasterzi intenzionali, ma questo è un altro discorso. Ciò che conta è che si tratta di un sistema capace di unire efficacia e divertimento, che rende di riflesso sensato pure l’abbinamento al noto ed apprezzato cambio automatico ad 8 rapporti firmato ZF.
Molti si chiederanno ora quali saranno le differenze rispetto ad una M2: una domanda alla quale è difficile rispondere con accuratezza non avendole provate in sequenza. Quello che però possiamo dirvi è che una M2, per quanto più specialistica e gratificante nell’uso tra i cordoli, difficilmente riesce ad eguagliare l’efficacia della M240i xDrive. Che è agilissima nello stretto e stabile sul veloce, capace di farti arrivare molto facilmente a ritmi quasi folli e con la quale, di fatto, sei invogliato e non hai praticamente mai il timore di premere l’acceleratore.
Scheda Tecnica
|Modello||BMW Serie 2 Coupé|
|Versione||M240i xDrive|
|Motore||6 cilindri in linea, 3 litri,|
turbo-benzina
|Potenza, coppia||340 cv, 500 Nm|
|Trazione||integrale|
|Cambio||automatico a 8 rapporti|
Massa a vuoto
|1’540 kg|
|0-100 km/h||4,4 secondi|
|Velocità massima||250 km/h|
(limitata elettronicamente)
|Consumo medio||7,4 l/100 km (omologato)|
Prezzo
|61’300 Chf|
|La compri se…||più che di una sportiva pura sei alla ricerca di una Coupé ‘tuttofare’ altamente efficace|
Milano: novità 2018
L’edizione 2017 del...
Presentati al Salone del motociclo Eicma i nuovi modelli.
In questa pagina vi sveliamo le principali novità di casa Honda, Yamaha,
Bmw, Kawasaki, Triumph, Suzuki, Ktm e Ducati
L’edizione 2017 del Salone del motociclo di Milano è la 75a, e conferma una crescita esponenziale del numero di visitatori che negli ultimi due anni è aumentato di oltre il 20%. Importante anche il numero degli espositori che si è attestato a ben 1713. Malgrado queste cifre incoraggianti l’importanza delle innovazioni è inferiore agli anni passati, nonostante le vendite nei mercati europei delle due ruote siano ritornate in buona salute. Anche marche prolifere come Bmw hanno rallentato sul fronte delle novità, che di seguito vi presentiamo in rapida rassegna a partire dalla casa dell’ala dorata, che presenta una famiglia di Naked accattivante che si rivolge ai più giovani con i modelli CB125R e CB300R fino ai centauri più esperti con la rinomata CB1000R che raggiunge ora ben 145 cavalli e una riduzione di peso di ben 12 kg. Debutta anche la versione Adventure della mitica African Twin e per i palati più sopraffini arriva la nuova versione della Gold Wing 1800. La moto è stata completamente riprogettata, raggiungendo un risparmio di peso di 50 kg. Potenziato il motore che da 2 valvole per cilindro passa a 4 con una potenza di 126 cavalli. Per quanto riguarda la ciclistica inediti sono il telaio, la forcella, l’ammortizzatore, il forcellone monobraccio e anche la trasmissione che sarà proposta pure in forma automatica con doppia frizione DTC a sette rapporti. Estetica ed elettronica sono state aggiornate allo stato dell’arte. Ha suscitato molto interesse anche il concept, studiato dal centro Design italiano, Interceptor CB4.
In casa Yamaha ci pensano la nuova tre ruote chiamata Niken e il prototipo Ténéré 700 a suscitare interesse, altrimenti la casa giapponese si è concentrata ad affinare alcuni dei suoi best seller. In particolare è stato rivisto il design del modello MT-07, mentre la MT-09 si evolve con una versione SP equipaggiata con un mono Öhlins e una colorazione dedicata. Nel segmento Sport-tourer è stato il turno della Tracer 900, con novità estetiche e pratiche e l’arrivo di una versione GT ricca di optional. Per gli amanti delle Maxienduro è in arrivo una versione speciale chiamata Super Ténéré Raid Edition.
La Bmw presenta un nuovo “urban” scooter denominato C400X, dotato di un motore monocilindrico di 350 cc e una potenza di 34 cavalli. Innovazioni rilevanti dedicate ai modelli GS di media cilindrata, la F750 GS e la F850 GS, che sono state aggiornate completamente sia per quel che riguarda il loro propulsore bicilindrico in linea da 850 cc che la parte ciclistica.
Nel segmento Granturismo arriva la versione Bmw K1600 Grand America, derivata dal modello K1600 B, quest’ultima si specializza nella percorrenza di lunghi viaggi grazie a un allestimento creato ad hoc.
Per la casa di Akashi continua l’esperienza con il motore sovralimentato, infatti viene riproposto nel nuovo modello Kawasaki Ninja H2 SX, una Sport-tourer con una cilindrata di 998 cc e una potenza di ben 210 cavalli gestiti da un’elettronica innovativa chiamata Kawasaki Cornering Management Function. Già anticipati da video teaser sono stati finalmente presentati i due modelli Z900 RS e Z900RS CAFE, due attraenti rivisitazioni della mitica 900 Z1, che completano l’offerta di Kawasaki nel settore sportivo classico retro. Per i più giovani è stata presentata la Ninja 400 con un design accattivante e un nuovo propulsore bicilindrico a otto valvole in grado di raggiungere una potenza massima di 45 cavalli.
Le novità presentate a Milano dal costruttore Triumph si concentrano sui modelli Enduro Tiger 1200 e 800. In entrambi i casi si tratta di un aggiornamento importante che abbraccia il design, la ciclistica e il motore, conferendo alle due moto un miglioramento di prestazioni.
Una sola novità, peraltro già presentata al salone di Tokyo, per la Suzuki che sulla base del modello SV650 propone una versione café racer, la SV650X. Poche novità anche per Ktm che presenta due nuovi modelli: la Duke 790, una naked di media cilindrata dotata di un propulsore bicilindrico capace di erogare ben 105 cavalli e un’estetica accattivante in stile Ktm; la seconda novità si chiama Ktm Freeride 250F, un modello nuovo che rappresenta una via di mezzo tra una moto da enduro e da trial.
Da ultimo, ma non per importanza, presentiamo le novità Ducati partendo dalla nuova supersportiva Panigale V4, una vera e propria rivoluzione in quanto per la prima volta la casa di Borgo Panigale abbandona la filosofia del bicilindrico per abbracciare il mondo del quattro cilindri, in questo caso in configurazione a V.
Il progetto è innovativo a 360 gradi e si propone l’obiettivo di ridefinire la qualità delle prestazioni nel segmento delle maxi supersportive.
Altra novità interessante è la versione Scrambler 1100, che regala finalmente un motore più graffiante a una serie presentata nel 2014 e che ha già soddisfatto soprattutto dal profilo del design e della facilità di guida molti appassionati.
Rivisitata e potenziata anche la Multistrada 1260 che eredita il motore dalla X-Diavel, bicilindrico da 1262 cc con una potenza di 158 cavalli, e di conseguenza affina anche la propria ciclistica ed elettronica.
Anche per la storica Monster è prevista una novità con l’introduzione di un modello di media cilindrata, la Monster 821, che con una ragguardevole potenza di 109 cavalli e un peso contenuto di soli 195 kg dovrebbe garantire il rinomato piacere di guida.
SOS Artico
In capo al mondo, all’estremo Nord del nostro emisfero, si trova l’Artide. Un continente di neve e ghiacci perenni che si estende intorno al Polo Nord. Il clima è estremamente freddo e le temperature possono...
In capo al mondo, all’estremo Nord del nostro emisfero, si trova l’Artide. Un continente di neve e ghiacci perenni che si estende intorno al Polo Nord. Il clima è estremamente freddo e le temperature possono scendere fino a 50 gradi sotto lo zero. D’inverno regna il buio: il sole rimane perennemente nascosto sotto l’orizzonte e la notte dura mesi e mesi. L’estate è breve ma in cambio fa sempre chiaro, sia di giorno che di notte. L’Artide è uno sterminato mare, molto profondo, coperto da un gigantesco strato di ghiaccio, con la banchisa – spessa anche fino a 10 metri – che galleggia sull’acqua. D’inverno, quando il freddo è più intenso, i ghiacci polari si estendono verso sud mentre d’estate la banchisa si scioglie e si ritira verso nord. Il Mare Artico è circondato dalle ramificazioni settentrionali di Europa, Asia e America. Otto nazioni fanno parte dell’Artide: la Russia, il Canada, la Groenlandia (appartenente alla Danimarca), l’Alaska (che fa parte degli Stati Uniti), le isole norvegesi di Spitzbergen, la Svezia, la Finlandia e l’Islanda. Artide deriva dal greco “arctos”, che significa orso, perché le costellazioni dell’Orsa maggiore e minore si trovano proprio sopra questo continente. Ed infatti, il nome è più che appropriato, visto che l’Artide è la casa dell’orso bianco, detto anche orso polare. È il re indiscusso di questa immensa distesa di ghiaccio: è il più grande predatore esistente sulla terraferma e non ha nemici naturali, fatta eccezione per l’uomo, che, pur vivendo così lontano dall’Artide, con le sue abitudini causa lo scioglimento progressivo dei ghiacci della calotta polare e, di conseguenza, l’orso polare non ha più sufficienti fonti di alimentazione. Fino a 50 anni fa, infatti, l’orso polare aveva un solo nemico: il cacciatore. Oggi è minacciato dal riscaldamento globale, un problema più complesso. Il ghiaccio che si scioglie lo fa morire di fame. Negli ultimi 140 anni nell’Artico le temperature sono aumentate di 3 gradi. I ricercatori temono che entro il 2040 la banchisa sarà presente solo nelle regioni settentrionali della Groenlandia e del Canada. In parole povere: l’orso polare ha sempre meno tempo a disposizione per cacciare e per accumulare uno spesso strato di grasso che lo protegga dal freddo e durante i periodi estivi in cui digiuna: il ghiaccio si ritira prima in primavera e avanza più tardi in autunno. Noi tutti abbiamo già visto la foto di un orso polare ridotto a pelle e ossa. Questo è solo l’inizio se non riduciamo le emissioni di CO2.
L’orso polare ha caldo
Gli orsi polari sono in grado di vivere nell’Artide perché si sono adattati perfettamente alla situazione climatica estremamente fredda. Sotto la candida pelliccia sono protetti da uno strato di grasso che isola il loro corpo dalle temperature glaciali. I peli della pelliccia bianco-giallognola sono in realtà trasparenti e appaiono bianchi a causa del riflesso della luce solare sulla neve e sul ghiaccio. I raggi solari penetrano in profondità fino a raggiungere la pelle scura dove il calore viene immagazzinato. Il nome latino dell’orso polare è “Ursus maritimus”, ovvero orso marino, e infatti è un ottimo nuotatore. Riesce a rimanere immerso sott’acqua anche per due minuti tenendo gli occhi aperti e le narici chiuse. L’orso polare è il più grande mammifero carnivoro sulla terraferma. Da adulti, i maschi possono pesare fino a 800 chili, mentre i piccoli alla nascita pesano meno di un chilo e sono grandi come un porcellino d’India. In posizione eretta il maschio è alto 3,5 metri. Le femmine pesano circa la metà dei maschi e sono più piccole. Gli orsi bianchi possono vivere dai 20 ai 35 anni.
Quando nasce un orso polare
È davvero sorprendente come le femmine di orso danno alla luce i loro piccoli. Prima di potersi accoppiare e partorire la femmina deve raggiungere l’età di 4 o 5 anni e il peso di almeno 300 chili, questo per garantire sufficienti riserve di grasso fino al momento della nascita dei piccoli. Tra settembre e ottobre la femmina abbandona la banchisa e si dirige verso l’interno dove in un pendio nevoso scava una grotta. Il cunicolo di accesso è lungo circa un metro e la tana dove partorisce ha un diametro di un metro e mezzo. L’orsa si ritira nella tana, chiude l’accesso con la neve e aspetta che la gravidanza giunga al termine. Durante il mese di dicembre, a volte anche all’inizio di gennaio, partorisce, solitamente, due piccoli di appena 25 cm, ciechi e coperti di pochi peli. La madre riscalda i neonati con il calore del suo fiato e del corpo. Nella tana, la temperatura è di poco sotto lo zero, mentre all’esterno il termometro scende sotto i 40 gradi e imperversano bufere di neve. I piccoli crescono in fretta e a marzo – quando abbandonano per la prima volta la tana – pesano tra i 9 e i 14 chili. Devono essere pronti per il viaggio di ritorno alle regioni costiere. Un viaggio molto faticoso sia per i piccoli che per la madre, che da otto mesi non tocca più né cibo né acqua: è allo stremo delle sue forze. Ha bisogno dunque di mangiare il prima possibile. Cosa che però si sta facendo sempre più difficile, le prime vittime sono loro: madre e cuccioli.
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Video top-trending 2017
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DEVILLE LATE-NIGHT #everysecondcounts
The Netherlands welcomes Trump in his own words
SONGS in REAL LIFE - Handy fallen lassen | Julien Bam
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GIVEN & STOLEN by IGOR Vereshchagin
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Video musicali top-trending 2017
Luis Fonsi - Despacito ft. Daddy Yankee
Ed Sheeran - Shape of You
Enrique Iglesias - Subeme la radio
Jason Derulo - Swalla (feat. Nicki Minaj & Ty Dolla $ign)
J Balvin, Willy William - Mi Gente
The Chainsmokers & Coldplay - Something Just Like This
DJ Khaled - I'm the One ft. Justin Bieber, Quavo, Chance the Rapper, Lil Wayne
DJ Khaled - Wild Thoughts ft. Rihanna, Bryson Tiller
Bibi H - How it is ( wap bap ... )
Clean Bandit - Symphony feat. Zara Larsson
Se non avete pazienza di guardarli tutti (o li avete già visti abbastanza), ecco il "Rewind 2017" con il riassunto.
Un gel curerà le lesioni agli occhi
Presto le lesioni agli occhi potranno avere un primo rimedio d'emergenza: un gel. Un gruppo di ricercatori dell'Università della California del Sud ha concluso con successo un...
Presto le lesioni agli occhi potranno avere un primo rimedio d'emergenza: un gel. Un gruppo di ricercatori dell'Università della California del Sud ha concluso con successo un test con il quale ha dimostrato il successo di questo ritrovato. La fase sperimentale è stata conclusa sui conigli e gli atti sono stati pubblicati su Science Translational Medicine. Le lesioni traumatiche agli occhi richiedono un trattamento rapido per prevenire il deterioramento della vista. In alternativa alla sutura o agli adesivi è stato sviluppato questo idrogel sintetico sensibile alla temperatura che funge da sigillante temporaneo. Dopo la gelificazione, può essere rimosso con acqua fredda, senza causare altri traumi. Le lesioni che si verificano sulla parete dell'occhio causano cadute immediate nella pressione intraoculare che possono portare al distacco della retina e alla perdita permanente della vista se non vengono trattate rapidamente dopo la lesione. L'idrogel sigillante, che interviene proprio in questa fase, è composto da N-isopropilacrilammide copolimerizzato con butilacrilato.(ANSA).
U2, la musica sotto Berlino
Bono Vox e The Edge live nella metropolitana di Berlino. Per la precisione, alla linea 2 della U-Bahn (U2). L'esibizione sotterranea è parte del tour promozionale per l'album "Songs of...
Bono Vox e The Edge live nella metropolitana di Berlino. Per la precisione, alla linea 2 della U-Bahn (U2). L'esibizione sotterranea è parte del tour promozionale per l'album "Songs of Experience", uscito lo scorso 1° dicembre. Inutile specificare, traffico in tilt...
Un Natale ecosostenibile
“I regali più belli che possiamo fare ai nostri figli sono un futuro degno di essere vissuto e un pianeta sano”, questo è il pensiero del Wwf Svizzera ed è per questo che nella pagina di oggi...
“I regali più belli che possiamo fare ai nostri figli sono un futuro degno di essere vissuto e un pianeta sano”, questo è il pensiero del Wwf Svizzera ed è per questo che nella pagina di oggi troverete tanti consigli. Parleremo di regali, dell’albero di Natale, di biscotti e di quanto sia importante passare più tempo con le persone che amiamo piuttosto che riempirle di regali. Invece di acquistare e regalare un animale, che ne dici di adottarne uno? Parliamo di un animale che vive nella foresta amazzonica, magari un giaguaro, oppure potresti adottare un panda o persino un rinoceronte, che rischia di finire nelle mani dei bracconieri in Africa. Non solo: sulla nostra pagina web dedicata al Natale, troverai settimana dopo settimana utili consigli per trascorrere le feste all’insegna della sostenibilità. Partecipa alla nostra iniziativa e condividi le tue idee e foto sui social network con l’hashtag #forgenerationstocome. In palio un regalo di Natale firmato Wwf! Vai alla pagina: https://support.wwf.ch/it/natale-sostenibilita
Un albero vero o di plastica?
Abbiamo scelto una serie di consigli per rendere il vostro Natale ancora più speciale.
Il pranzo o la cena:
il periodo natalizio è fatto di tradizioni, molte delle quali sono legate al pranzo o al cenone di Natale. Ma perché non provare a cambiare un po’ le cose? Per una volta si potrebbe provare un cenone vegetariano, o addirittura vegano! Via libera allora al polpettone di quinoa, all’arrosto di seitan o ai cappelletti con ripieno di funghi. Non volete rinunciare a carne, burro e formaggio? Nessun problema! Fate attenzione però che i vostri ingredienti siano locali e di stagione. Non è vero che d’inverno la scelta di frutta e verdura si riduce: zucche, pere, noci, cavolo, kiwi e castagne, sono ingredienti molto versatili e tipicamente invernali.
Attenzione inoltre allo spreco di cibo! Calcola con precisione le quantità di tutti gli ingredienti e cerca delle ricette per riutilizzare gli avanzi. Il 27 dicembre è tipicamente il giorno in cui si fanno fuori tutti i resti, anche questo fa parte della tradizione!
I regali:
un regalo non impacchettato non è un vero regalo. Carte metallizzate, decorazioni e nastrini di plastica sono però difficili da riciclare. Scegli piuttosto carta di giornale, spago, nastri di stoffa, pigne o un rametto di abete. Quello che conta davvero però è all’interno. I regali più sentiti sono sicuramente quelli fatti a mano. Sbizzarrisciti con vasetti di marmellata, biscotti fatti in casa o sferruzza una morbida sciarpa, farai felici i tuoi cari e anche la natura! Perché non regalare un’esperienza? Magari una gita in montagna, un pranzo offerto o una giornata alla spa.
Le decorazioni:
le lucine di Natale creano un’atmosfera talmente romantica che è impossibile rinunciarci. Scegli allora delle lampadine Led ad alto risparmio energetico e accendile solo per un paio d’ore alla sera: in questo modo risparmi energia e te le godi appieno. Hai già provato le lucine con pannello solare incorporato?
L’albero di Natale: vero o di plastica? La plastica non è facile da smaltire, ma se scegli un albero vero, opta per un esemplare coltivato localmente secondo i principi dell’agricoltura biologica. Molti commercianti dopo le feste riprendono gli abeti e si occupano di piantarli e ridargli nuova vita. Oppure il vostro albero potrebbe essere una pianta per casa. Per decorare l’albero preferite materiali naturali come pigne, decorazioni di legno o stoffa. Fate essiccare qualche fetta di arancia o limone per dare un tocco di colore al vostro albero e aggiungete qualche cioccolatino o biscotto, da gustare la mattina del 25 dicembre.
Fido due volte più intelligente del micio
Non è un caso che il cane sia diventato il migliore amico dell’uomo: il suo cervello contiene il doppio dei neuroni rispetto a quello del gatto. A mettere un punto fermo...
Non è un caso che il cane sia diventato il migliore amico dell’uomo: il suo cervello contiene il doppio dei neuroni rispetto a quello del gatto. A mettere un punto fermo nell’eterna lotta tra Fido e Micio, è il primo ’censimento’ delle cellule nervose presenti nella parte più evoluta del cervello (la corteccia cerebrale) di otto specie di carnivori, domestici e selvatici, inclusi orsi, leoni, furetti, iene, manguste e procioni. Lo studio è pubblicato sulla rivista 'Frontiers' in Neuroanatomy da un gruppo internazionale di ricerca guidato dalla Vanderbilt University, negli Stati Uniti.
"In questo studio volevamo confrontare diverse specie di carnivori per vedere la relazione tra il numero di neuroni e le dimensioni del cervello", spiega la neuroscienziata Suzana Herculano-Houzel. "Penso che il numero di neuroni di un animale, specialmente nella corteccia cerebrale, determini la ricchezza del suo stato mentale e la sua abilità nel prevedere cosa accadrà nell’ambiente circostante sulla base delle esperienze precedenti". A quanto pare, i numeri promuovono a pieni voti il cane, un vero ’cervellone’ che conta ben 530 milioni di neuroni corticali, contro i 250 milioni del gatto. Niente a che vedere con i 16 miliardi di neuroni dell’uomo, certo, ma di sicuro un bel gruzzoletto utile a superare le difficoltà di tutti i giorni. "Premesso che sono cinofila al 100% – ammette la ricercatrice – i nostri dati suggeriscono comunque che i cani hanno la capacità biologica di fare cose più complesse e articolate rispetto ai gatti. Perlomeno, adesso abbiamo delle informazioni di carattere biologico da usare nelle discussioni su chi sia più intelligente, tra cane e gatto".
Abbandonando per un attimo il ring tra cinofili e gattari, sull’’Arca di Noè’ delle neuroscienze si trovano tanti altri numeri interessanti. Si scopre ad esempio che i carnivori non hanno sempre un cervello più evoluto degli erbivori, anzi: quelli di taglia medio-piccola hanno un rapporto tra neuroni e dimensioni del cervello che è paragonabile a quello degli erbivori. I grandi carnivori, invece, hanno cervelli più grossi ma più poveri di neuroni: il leone, ad esempio, ne conta meno di un golden retriever, mentre l’orso bruno ne ha quanti il gatto, sebbene il suo cervello sia 10 volte più grande. Infine emerge a sorpresa il procione che, per quanto piccolo, ha un numero di neuroni paragonabile a quello dei primati.
Kia Rio
A livello mondiale è il secondo modello più venduto del costruttore coreano, anche se è ben evidente che l’Europa sia il suo mercato principale. Proprio
in quest’ottica è stata rivista e migliorata in ogni dettaglio raggiungendo un livello davvero pregevole. Ecco la nostra prova su strada completa.
I due marchi coreani Kia e Hyundai, che formano peraltro un unico gruppo automobilistico, sono tra quelli che negli ultimi anni sono stati in grado di evolversi con una velocità tale da essere diventati a pieno titolo dei concorrenti da rispettare anche per i più noti costruttori generalisti europei. Ne è una dimostrazione anche la nuova Kia Rio, che giunta alla quarta generazione ha saputo dimostrare – in occasione della nostra prova su strada – qualità davvero sorprendenti.
Rispetto alla generazione uscente cambia pochissimo sia nelle dimensioni che nelle proporzioni, ma i designer sono riusciti nell’intento di donarle molto più carattere grazie a linee tese e superfici levigate. È in particolare nel frontale a sviluppo orizzontale che la Rio esprime gran parte del suo carattere, catturando più di un qualche sguardo. Uno sviluppo orizzontale che è stato ripreso anche nel disegno della plancia, dall’aspetto moderno ma funzionale, e peraltro realizzata con materiali molto gradevoli in relazione al prezzo della vettura. Sebbene in alcune soluzioni costruttive la Rio metta in evidenza una certa volontà nel tagliare i costi di produzione (lo dimostra per esempio la mancanza dello strato di vernice ‘trasparente’ nella parte interna del portellone) va detto che l’assemblaggio è davvero impeccabile e la sensazione di qualità molto elevata, cosicché l’automobilista medio si ritrova con un’automobile ben fatta e ben rifinita, ma soprattutto ben dotata. In alto a centro plancia spicca infatti uno schermo da 7 pollici del sistema di infotainment, accattivante nella grafica e completo nelle funzioni, proprio come le Kia di segmento superiore.
Anche i conducenti più alti trovano la giusta posizione di guida grazie alle ampie regolazioni, e sin da subito piace la praticità data dai numerosi vani in cui riporre oggetti di vario tipo.
Anche dietro c’è spazio a sufficienza (quattro adulti di taglia media stanno comodi) e il bagagliaio soddisfa le esigenze di una vettura di questo segmento con una capienza piuttosto ragguardevole di 325 litri.
L’esemplare in prova era equipaggiato con un propulsore aspirato da 1,4 litri – i consumi rilevati sono stati sorprendentemente uguali a quelli omologati – abbinato al cambio automatico. Molto pratica in città e nelle sempre più frequenti code, questa tipologia di trasmissione sulla Rio andrebbe scelta solo da coloro che prediligono uno stile di guida particolarmente tranquillo, questo perché i tempi di cambiata sono piuttosto lenti e i soli 4 rapporti abbinati ad un motore che eroga la coppia nella zona alta del contagiri inficiano la ripresa. Il moderno tre cilindri turbo da 1 litro e 120 cavalli, ma più in generale il cambio manuale, meglio valorizzerebbero la Rio, che su strada spicca per il suo comportamento sempre gradevole. Se nelle trasferte autostradali si viaggia bene e con un discreto silenzio, tra le curve mette in evidenza un buon assetto con poco rollio e uno sterzo pronto e preciso anche ai piccoli angoli, al quale mancherebbe giusto un po’ di carico per incrementare il feeling. La piccola di casa Kia è in ogni caso agile nello stretto e stabile sul veloce, sempre facile da controllare anche nelle situazioni più critiche oltre che dotata di un controllo di stabilità ben calibrato. Nessun problema nemmeno nella manovre in città dato che le dimensioni sono sempre facilmente percepibili.
Alla Kia Rio insomma non manca davvero nulla per buttarsi nella mischia di un segmento da sempre piuttosto combattuto in Europa, oltre che ben popolato. Come sempre, a fianco dell’eccellente rapporto qualità/prezzo, questa Rio abbina pure dei contenuti interessanti per la tipologia di segmento, tra cui la frenata d’emergenza automatica con riconoscimento dei pedoni. Strano tuttavia che nonostante questa importante presenza ne manchi qualcuno più basilare come il rilevamento di vetture nell’angolo morto. Non bisogna infine dimenticare le interessanti condizioni di garanzia che comprendono una copertura totale di 7 anni e 150’000 chilometri.
Scheda Tecnica
|Modello||Kia Rio|
|Versione||1.4 CVVT Swiss City Line|
|Motore||4 cilindri, benzina (aspirato),|
1,4 litri
|Potenza, coppia||100 cv, 133 Nm|
|Trazione||anteriore|
|Cambio||automatico a 4 rapporti|
|Massa a vuoto||1’158 kg|
|0-100 km/h||13,9 secondi|
|Velocità massima||166 km/h|
|Consumo medio||6,1 l/100 km (omologato)|
|Prezzo||21’050 Chf|
|La compri se…||sei particolarmente sensibile|
al rapporto qualità/prezzo