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Nuove frizioni in vista tra Cina e Taiwan, attorno all'accordo per il partenariato transpacifico CPTPP, il trattato di libero scambio ex TPP che coinvolge 11 Paesi. Taipei ha presentato mercoledì la propria candidatura per far parte dell'intesa, pochi giorni dopo Pechino.
Immediata la reazione del Governo cinese che ha fatto sapere giovedì, tramite l'Ufficio per gli Affari di Taiwan, di opporsi "con forza a qualsiasi accordo di natura ufficiale e sovrana tra i Paesi con cui ha stabilito relazioni diplomatiche e la regione di Taiwan".
I rapporti tra Pechino e Taipei sono infatti complicati: Taiwan si considera uno Stato indipendente, mentre per la Cina l'isola è una provincia distaccata. Per questo, Pechino ha fatto sì che Taiwan venisse - in alcuni casi - esclusa da alcuni organismi internazionali. Ma Taipei non ci sta e si appella agli altri Paesi membri.
Gestire queste due nuove richieste di adesione sarà una questione delicata. Da vedere se alcuni Stati membri si rifaranno allo spirito del primo trattato - di cui questo è una nuova versione - pensato proprio per contrastare lo strapotere economico della Cina, o se faranno una scelta diversa.
"Il CPTPP si occupa anche di come un Paese è organizzato, di quanto è aperto, è della sua volontà di rispettare le regole su cui tutti si sono accordati. Taiwan e la Cina sono diverse: noi abbiamo un'economia di mercato integrata, mentre sono sicuro che sapete che per la Cina non è così. Noi siamo un Paese democratico e dove vige lo stato di diritto", ha affermato John Deng, ministro senza portafoglio.
Il CPTPP (Comprehensive and Progressive Trans-Pacific Partnership Agreement), che copre un mercato di 500 milioni di persone e rappresenta il 13,5% circa dell'economia mondiale, collega Canada, Australia, Brunei, Cile, Giappone, Malesia, Messico, Nuova Zelanda, Perù, Singapore e Vietnam. L'accordo originario a 12 del Trans-Pacific Partnership (TPP) era nato come un importante contrappeso economico alla crescente influenza della Cina nell'Asia-Pacifico, su iniziativa di Obama. Il patto fu abbandonato da Donald Trump nel 2017, al suo ingresso alla Casa Bianca.