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Dal primo aprile, i paesi più poveri del pianeta – una cinquantina – potranno esportare in Svizzera i loro prodotti senza pagare dazi doganali.
Il governo elvetico è così uno dei primi a concretizzare l'impegno preso durante la conferenza dei ministri dell'Organizzazione mondiale del commercio, tenutasi nel 2005 ad Hong Kong.
Ai Paesi in via di sviluppo si continuerà ad accordare le riduzioni sui dazi doganali esistenti per le importazioni di merci, mentre tutti i prodotti esportati in Svizzera dalle nazioni più povere saranno esenti da dazi e da contingentamenti. Lo indica la nuova ordinanza sulle preferenze tariffali, che entrerà in vigore il 1° aprile, approvata venerdì dal Consiglio federale.
Con questa decisione l'esecutivo conferma ai Paesi in via di sviluppo le riduzioni accordate sui dazi per le importazioni di merci. Hans-Peter Egler, della Segreteria di Stato dell'economia (seco), ha dichiarato che la riduzione è di 800 mila franchi: non è molto, ha ammesso, ma si tratta pur sempre di un segnale.
In totale sono 52 i paesi che beneficeranno dell'agevolazione, tra i quali l'Afghanistan, il Burkina Faso, Haiti e il Nepal.
Anche per i Paesi indebitati
L'agevolazione è valida anche per quegli Stati i cui debiti sono attualmente in fase di liquidazione, nell'ambito dell'iniziativa internazionale in tal senso.
La nuova ordinanza, sottolinea la nota, fa della Svizzera uno dei primi Paesi che concretizzano l'impegno preso durante la conferenza dei ministri dell'Organizzazione mondiale del commercio (WTO), tenutasi a Hong Kong nel 2005, di consentire ai Paesi più poveri un accesso al mercato privo di dazi e contingentamenti per beni industriali e in parte anche per prodotti agricoli.
Attualmente, nove nazioni dell'OCSE accordano ai Paesi in sviluppo preferenze tariffali. Il rafforzamento della competitività di tali Stati fa parte della strategia elvetica di politica economica estera.
Una spinta al commercio
Finora il sistema di preferenze svizzero non ha comportato un massiccio aumento delle importazioni dai Paesi in sviluppo.
Ma la statistica del settore prova che le preferenze rappresentano un'utile spinta a vantaggio del commercio: viene consolidato il volume attuale delle importazioni provenienti dai Paesi in sviluppo e incoraggiato lo scambio commerciale.
Facilitare l'accesso ai mercati per i prodotti che provengono dai Paesi più poveri contribuisce "in maniera non indifferente" alla promozione del loro commercio e all'aumento delle esportazioni. E anche l'economia svizzera approfitta indirettamente di una ripartizione del lavoro a livello internazionale in condizioni quadro più stabili.
La cooperazione allo sviluppo economico della seco appoggia in particolare la realizzazione di programmi mirati di sostegno al commercio sul posto, affinché questi Paesi possano usufruire delle possibilità offerte dall'accesso al mercato privo di dazi.
swissinfo e agenzie
Fatti e cifre
In Svizzera, negli ultimi cinque anni le importazioni di prodotti dai paesi in via di sviluppo sono aumentate continuamente.
La quota dei prodotti provenienti da queste regioni delle importazioni complessive è passata dal 5,5% (6,5 miliardi di franchi) nel 1999 al 6,6% (9,2 miliardi) nel 2004.
La parte dei paesi meno avanzati è invece rimasta costante allo 0,12% (156 milioni di franchi, rispettivamente 167,5 milioni di franchi).