Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01235.jsonl.gz/960

Philip Knight, uno dei fondatori della Nike, si era posto come obiettivo di creare quello che sarebbe dovuto diventare il più grande distributore di scarpe sportive in America. La sua ditta Blue Ribbon Sports cominciò vendendo scarpe dell’azienda giapponese Onitsuka Tiger. In seguito a complicazioni con la produzione, venne deciso di sviluppare un marchio con modelli propri. Fu così che nei primi anni Settanta la Blue Ribbon Sports divenne la Nike.
Il logo della Nike fu creato poco prima. Knight incaricò del progetto Carolyn Davidson, allora studentessa di grafica nella stessa università dove lui insegnava contabilità, per aiutarla. A Davidson mancavano infatti i soldi per frequentare un corso di pittura a olio.
Il logo doveva rappresentare l’idea di movimento e velocità. Davidson elaborò cinque schizzi e si fece pagare 35 dollari (equivalenti a circa 220 dollari odierni). Alla fine fu scelto il logo swoosh, una curva stirata che trae ispirazione dalle ali della dea greca della vittoria, Nike.
Knight all’inizio non era molto entusiasta dello swoosh, che però non è stato abbandonato fino a oggi. L’unica modifica apparente si è avuta nel 1995, quando il nome del marchio è stato omesso per lasciare soltanto il simbolo. La «spunta» della Nike, come pure lo slogan «Just Do It» inventato più tardi, sono protetti da copyright.
Quando le vendite della Nike presero l’ascensore a partire dagli anni Ottanta, Carolyn Davidson è stata pagata una seconda volta dai fondatori dell’impresa: ha ricevuto un anello d’oro e diamanti che riporta il celebre logo, e una busta con 500 quote azionarie. Pare che non ne abbia ancora venduta nemmeno una e il loro valore è oggi stimato a quasi un milione di dollari. Il valore di mercato della Nike si aggira invece sui 110,3 miliardi di dollari, stando ai dati della rivista «Forbes».