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In vista dell'allargamento ad est, l'Unione europea imbocca la strada delle riforme. Il risultato dei lavori della Convenzione europea avrà ripercussioni anche sulla Svizzera, che non è però stata invitata a partecipare.
La Convenzione europea è stata già definita "un atto rivoluzionario", tanto rompe con l'abitudine delle trattative condotte a porte chiuse dai capi di governo, cui Bruxelles ha abituato i cittadini europei. Di questa Convenzione, riunita per la prima volta giovedì a Bruxelles, fanno parte 15 rappresentanti dei capi di governo dei paesi membri, 30 membri dei parlamenti nazionali, 16 dell'europarlamento e 2 rappresentanti della commissione di Bruxelles.
La Svizzera assente
Sono stati invitati in qualità di osservatori anche un rappresentante di ciascun paese candidato e due membri dei rispettivi parlamenti. La Svizzera, la cui candidatura è stata congelata dopo il no allo Spazio economico nel 1992, è assente. Con lo statuto di osservatore ci saranno anche rappresentanti del mondo dell'economia, della società civile e delle regioni europee. I dibattiti, che si svolgeranno a Bruxelles, e tutti i documenti ufficiali saranno accessibili al pubblico.
A dirigere questa impresa titanica, che non può permettersi di fallire, pena la paralisi di una futura unione che comprenderà una trentina di Stati, è stato chiamato l'ex presidente francese Valéry Giscard d'Estaing (75 anni), affiancato da Giuliano Amato e Jean-Luc Dehaene, ex capi di governo di Italia e Belgio.
Una riflessione a largo raggio
Entro metà dell'anno prossimo, la Convenzione dovrà schizzare scenari e proposte per un'eventuale elezione a suffragio universale del presidente della commissione europea, per una maggiore trasparenza e legittimità democratica degli attuali organi istituzionali, come la commissione europea, il consiglio dei ministri e l'europarlamento. Dovranno essere esaminate anche la suddivisione dei ruoli fra questi tre organi europei e i parlamenti nazionali e la semplificazione degli attuali trattati.
Un'importante riflessione dovrà essere anche condotta sul modello decisionale da privilegiare: unanimità o maggioranza? In prospettiva, potrebbe esserci anche la proposta di una carta fondamentale per il continente, una eurocostituzione. Il prodotto di queste discussioni servirà da base a una conferenza intergovernativa dei quindici paese membri, che deciderà quali saranno le riforme da realizzare.
Un contributo anche dalla Svizzera?
La Svizzera, che può vantare una lunga esperienza di convivenza democratica basata sul federalismo - un concetto che sarà esaminato dalla Convenzione - resterà a guardare.
"Dal momento che questi lavori saranno aperti al pubblico, rileva però il capo dello stato maggiore dell'Ufficio dell'integrazione Urs Bucher, la Svizzera potrà seguire i lavori dell'assemblea plenaria. Inoltre, ci saranno manifestazione pubbliche dove la Svizzera, anche tramite suoi parlamentari e organizzazioni non governative, potrà parlare delle sue esperienze." Bucher precisa che non si tratta di dare lezioni, ma "è chiaro che il modello federalista della Svizzera ha un certo interesse per l'Ue."
Per Frédéric Esposito, assistente di ricerca presso il Centro di studi e di documentazione sulla democrazia diretta dell'Università di Ginevra, la Svizzera potrebbe fornire un contributo interessante dal momento che il mandato ufficioso di questa Convenzione europea è quello si riflettere sull'elaborazione di una Costituzione europea. "La Convenzione ha dunque una dimensione di Assemblea costituente che noi conosciamo bene."
Esposito ritiene che il contributo della Svizzera per il federalismo non possa invece essere determinante, "perché l'esigenza di accordare maggiore peso agli Stati piccoli e di media importanza è già stata accolta dai paesi membri." Viste le esperienze fatte in passato, il ricercatore ginevrino è poi scettico per quanto riguarda il contributo che la società civile e, in definitiva, anche la Svizzera, potrà portare al dibattito avviato dalla Convenzione europea.
Mariano Masserini