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Il "no" della Corte suprema del Regno Unito a un secondo referendum sull'indipendenza scozzese, senza il via libera di Londra, "è chiaro e definitivo", secondo il premier britannico Rishi Sunak. Questione chiusa quindi? "Per niente", secondo David Ellwood docente di storia delle relazioni internazionali alla Johns Hopkins University di Bologna e a sua volta scozzese a metà. La prima ministra scozzese Nicola Sturgeon "farà di tutto per tenere viva la questione" - afferma - perché "tutto il suo progetto politico come leader nazionale è basato su questo. Lei batte il tamburo della volontà della maggioranza degli scozzesi". Una maggioranza che ritiene cambiata da quando nel 2014 il 55% disse "no" al distacco da Londra. A mutare le carte in tavola sarebbe stata la Brexit, accolta dall'insieme del Paese ma respinta dal 62% in Scozia, che gli indipendentisti vorrebbero riportare nell'UE.
"Delusa", Sturgeon ha già detto in conferenza stampa a Edimburgo, di voler fare delle prossime elezioni legislative, previste entro il 2025, "un referendum de facto" sull'indipendenza. "Lei ci proverà", sostiene Ellwood, "ma sia Sunak che gli altri partiti in Scozia hanno già respinto questa linea ricordando che le elezioni sono generali e concernono quindi tutti i temi che possiamo immaginare".
Sturgeon aveva già scelto la domanda e la data per la nuova consultazione (il 19 ottobre 2023). Per lei e per i suoi seguaci, è una questione di democrazia e non si può parlare di partenariato se uno dei partner non può scegliere una soluzione diversa e nemmeno porre la domanda. Ora potrebbe allargare la sua cerchia di simpatizzanti? "Non credo, forse di poco." - risponde Ellwood - "Io credo che rafforzerà piuttosto le convinzioni di quelli che già ci credono". Tanto più che, riguardo alla decisione dei giudici, "tutti sapevano che sarebbe andata così. In più, quel che nessuno dice, il partito nazionalista si è dimostrato molto debole al momento di governare".
I fronti potrebbero però radicalizzarsi e l'immagine è quella di una Scozia molto spaccata al suo interno. "Assolutamente sì", conclude Ellwood, anche perché "ci sono grandi preoccupazioni per la prospettiva economica. La Scozia, come Galles, Irlanda del Nord e altre zone meno prospere, ha sempre dipeso da Londra per un grosso sussidio e in questo contesto di recessione e indebolimento generale dell'economia britannica l'idea dell'indipendenza è meno convincente". "In questo periodo di sfide senza precedenti, i benefici di far parte del Regno Unito non sono mai stati così visibili", ha sostenuto Alister Jack, il ministro incaricato a Londra del dossier scozzese.