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A cura di Mario Geniale.
Chief Investment Officer – Managing Director Asset Management – Banca CIC.
Una volta Milton Friedman, il fondatore del monetarismo e con ogni probabilità uno degli economisti più influenti di tutti i tempi, a proposito del ruolo storico dell’argento scrisse: “Storicamente, il metallo monetario più importante è l’argento, non l’oro”. L’argento è diffuso già dal V secolo a.C. e in alcuni periodi è stato più prezioso dell’oro. Solo con la colonizzazione dell’America Latina e la scoperta di enormi riserve di argento, il prezzo ha iniziato ad essere costantemente sotto pressione per l’incremento dell’offerta. Poi, verso la fine del XIX secolo, si è iniziato a utilizzare come metallo monetario prevalentemente l’oro, contribuendo a far diminuire ulteriormente l’importanza economica dell’argento.
Mentre all’argento viene attribuito un ruolo secondario rispetto all’oro, esso dispone di alcune caratteristiche peculiari che lo rendono attraente come metallo prezioso e industriale. È un metallo pesante, duttile e malleabile, con la massima conducibilità elettrica tra tutti gli elementi allo stato immodificato e la più elevata conducibilità termica tra tutti i metalli. Non bisogna nemmeno dimenticare che il metallo monetario più antico della storia è l’argento e non l’oro. Essendo uno dei sette metalli dell’antichità, l’argento ha giocato permanentemente un ruolo nella maggior parte delle culture dell’umanità. Tale circostanza è facile da comprendere nel contesto della valutazione inferiore e della maggiore disponibilità rispetto all’oro, in quanto le transazioni con monete d’argento come mezzo di pagamento potevano essere gestite in modo molto più accurato. Inoltre, l’argento da secoli è utilizzato per molti beni di lusso come gioielli, stoviglie e opere d’arte e trova ampio utilizzo anche nell’industria farmaceutica grazie alle sue spiccate proprietà antibatteriche.
ORIGINE E OFFERTA
Le tre principali nazioni produttrici – Messico, Perù e Cina – estraggono oltre il 50% della produzione mondiale di argento. Tuttavia, solo il 32% dell’argento proviene da attività minerarie nelle quali esso è la fonte di introiti principale. Il restante 68% proviene da progetti nei quali l’argento è un prodotto secondario dell’’estrazione di altri metalli come rame, piombo e zinco; come ad esempio nel caso del gruppo australiano-britannico BHP Billiton, operante nel settore delle materie prime. Il più grande produttore primario è invece Fresnillo, con sede a Città del Messico, un’azienda responsabile di circa il 10% della produzione annuale totale. Nel 2020 la produzione mineraria globale ha subito una riduzione per la quinta volta consecutiva. Inoltre, la pandemia ha causato una prevedibile drastica riduzione di quasi il 6% dell’estrazione di argento a causa di miniere che hanno dovuto in alcuni periodi sospendere completamente l’attività.
IL “PEAK SILVER” È GIÀ REALTÀ?
Nei primi anni 2000 il concetto di picco del petrolio, detto anche «Peak Oil», ha assunto una notevole rilevanza. Ora, anche riguardo all’estrazione di argento si discute animatamente del possibile raggiungimento del punto di massima produzione annuale. Un comitato di esperti è giunto alla conclusione che l’intervallo di tempo stimato per il picco della produzione di argento è compreso tra il 2027 e il 2038, con il 2034 considerato l’anno più probabile secondo il modello. Si prevede inoltre che nel 2240 tutte le miniere di argento saranno esaurite. Gli autori dello studio sottolineano l’importanza di un riciclaggio sistematico e di evitare perdite irreversibili, al fine di sensibilizzare la società sul tema della sostenibilità. L’offerta di argento sul mercato è molto limitata.
RICICLARE L’ARGENTO È UNA RISORSA SOLO A DETERMINATE CONDIZIONI
L’argento è presente in molti apparecchi elettronici e automobili. Il progresso tecnologico consente sempre più spesso di recuperare i metalli particolarmente preziosi. Tale cosiddetto «Urban Mining», cioè il recupero di materie prime da vecchi apparecchi elettrici ed elettronici, è in costante aumento. Eppure, proprio per quanto concerne l’argento, il livello massimo di circa 233 milioni di once recuperate nel 2011 negli ultimi 10 anni non è mai stato neanche lontanamente raggiunto. Si pone quindi la questione se, con un prezzo dell’argento di USD 25/oncia, valga la pena di riciclare argento in grande stile. Secondo le stime, un riciclaggio sistematico sarebbe conveniente solo a partire da un prezzo dell’argento di USD 50/oncia.
LA DOMANDA DI ARGENTO RESTERÀ ELEVATA
Per quali usi serve l’argento? Più della metà dell’argento viene utilizzato dall’industria. Soprattutto nella produzione di automobili, considerando la crescente elettrificazione e digitalizzazione, il metallo con la migliore conducibilità sarà sempre più richiesto nei prossimi anni. Si stima che il solo trend verso veicoli elettrici e ibridi causerà una decuplicazione del fabbisogno di argento rispetto al 2020. Un altro importante settore è il 5G: grazie alle sue eccezionali caratteristiche fisiche, l’argento è indispensabile anche nei cellulari di ultima generazione.
Per quanto riguarda il comportamento degli investitori, la tendenza a spostarsi verso l’argento negli ultimi 12-24 mesi è impressionante. La domanda di argento fisico in monete e lingotti da investimento, come ad esempio le Silver Maple Leaf, le American Silver Eagle o i lingotti di argento, è letteralmente esplosa. Nel 2020 la crescita di questo segmento è stata di circa il 27% rispetto ai livelli del 2012. Inoltre, gli afflussi di liquidità in ETF sull’argento hanno raggiunto il livello massimo dall’inizio delle misurazioni. Infatti, solo dalla metà del 2019 al marzo 2021, le scorte sono aumentate di oltre 400’000 once, attestandosi a 928’000 once, per un valore totale di 25 miliardi di dollari e sono pertanto più che raddoppiate. Da un lato, si tratta di una conseguenza della politica monetaria massicciamente espansiva delle banche centrali e della preoccupazione per il valore e la sostenibilità del nostro sistema monetario sostenuto solo dalle performance della rispettiva economia. Dall’altro lato, i rendimenti reali negli Stati Uniti sono da due anni negativi a causa dei tassi di interesse mantenuti bassi dalle banche centrali ed è prevedibile che non torneranno in territorio positivo nel prossimo futuro. La svalutazione del denaro correlata a tale situazione permane quindi un forte propulsore per il futuro potenziale apprezzamento dell’argento. I timori che il debito sovrano cresca ulteriormente in modo smisurato e una ripresa economica più rapida sono ulteriori fattori che dovrebbero continuare a spingere i prezzi dell’argento. Per tutti questi motivi riteniamo assolutamente realistico un prezzo per oncia di USD 75 nel prossimi due o tre anni.
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