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<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>La Convenzione dell'ONU del 1980 sul divieto o la limitazione dell'impiego di talune armi classiche che possono essere ritenute capaci di causare effetti traumatici eccessivi o di colpire in modo indiscriminato (CCW) è una convenzione quadro scaturita dalla duplice convinzione dei Paesi firmatari che il diritto di nuocere al nemico vada limitato e che la protezione della popolazione civile debba essere garantita anche in caso di guerra. La convenzione quadro enuncia le disposizioni generali dei protocolli conclusi in precedenza e crea nel contempo la base per ulteriori divieti o limitazioni applicabili ai mezzi d'intervento militare, emanati sotto forma di nuovi protocolli. La Svizzera ha ratificato la CCW, i quattro protocolli aggiuntivi e il protocollo II sulle mine nella sua versione modificata.</p><p></p><p>Ad 1</p><p></p><p>Nel dicembre 1999 la Svizzera ha chiesto per la prima volta una regolamentazione più severa delle sottomunizioni nell'ambito della prima conferenza annuale del protocollo II modificato (protocollo sulle mine). In occasione del primo incontro preliminare in vista della seconda conferenza di revisione della CCW nel 2001, svoltosi il 14 dicembre 2000 a Ginevra, il nostro Paese ha confermato l'intenzione di impegnarsi in favore di una regolamentazione più severa, chiedendo da un lato che sia disciplinata la problematica delle munizioni a frammentazione ("bombe a grappolo") e dall'altro che sia elaborato un protocollo sulla problematica delle munizioni di piccolo calibro. In merito a quest'ultima iniziativa il Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS) ha svolto in Svizzera diverse conferenze internazionali di lavoro che hanno permesso di elaborare le basi per la revisione del divieto delle pallottole dum-dum, risalente al 1899. In occasione del secondo e del terzo incontro preliminare, svoltisi dal 27 al 31 agosto 2001 e dal 24 al 28 settembre 2001, la Svizzera ha sottoposto nuovamente le sue due iniziative. A causa della crescente importanza delle tecnologie delle munizioni a frammentazione negli eserciti moderni, una delle uniche vie possibili per garantire il rispetto dei criteri umanitari in questo ambito consiste nel miglioramento dell'affidabilità di queste munizioni sul piano tecnico: per questo motivo l'iniziativa della Svizzera in merito alle munizioni a frammentazione chiede essenzialmente che tali ordigni siano muniti di un meccanismo di autodistruzione o di autodisattivazione, con un'affidabilità pari almeno al 98 per cento, con l'obiettivo di ridurre a meno dell'1 per mille la probabilità della presenza sul terreno di munizioni a frammentazione inesplose. Inoltre occorre introdurre limitazioni al commercio nonché l'obbligo di eliminazione a lungo termine per le munizioni a frammentazione che non soddisfano il criterio dell'autodistruzione e dell'autodisattivazione.</p><p></p><p>La Svizzera approva le iniziative e gli interventi sottoposti da diversi Stati parte della CCW e dal Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR) in vista della seconda conferenza di esame che avrà luogo il prossimo mese di dicembre a Ginevra. In particolare il nostro Paese approva e appoggia la proposta del CICR volta a introdurre una regolamentazione esaustiva e di ampia portata per prevenire ed eliminare ogni residuo di armi e munizioni esplosive dopo la fine di un conflitto: proposta che include quindi l'iniziativa della Svizzera menzionata sopra. La concretizzazione della proposta del CICR, la cui portata è assai ampia, si presenta estremamente complessa e potrebbe richiedere l'elaborazione di diversi strumenti giuridici; presuppone inoltre la soluzione di svariati problemi di natura tecnica. Si prevede quindi uno scadenzario a lungo termine. La Svizzera sostiene per questi motivi la creazione di un gruppo di esperti incaricato di elaborare raccomandazioni per l'elaborazione di uno strumento internazionale nell'ambito della problematica dei residui di armi esplosive. L'iniziativa svizzera trova un ampio appoggio e può essere negoziata a livello internazionale sia come parte integrante della proposta del CICR, sia come regolamentazione parziale anticipata.</p><p></p><p>Ad 2</p><p></p><p>Il Consiglio federale prende atto con soddisfazione dell'appoggio espresso nei confronti delle sue due iniziative da parte di altri Stati parte della CCW. In questo contesto, l'iniziativa sulle munizioni a frammentazione va intesa come elemento centrale di una regolamentazione più ampia dei residui di armi esplosive. La soluzione proposta dal Consiglio federale non prevede un divieto bensì un severo disciplinamento dell'uso di munizioni a grappolo: il Governo è convinto sia della fattibilità di tale soluzione sul piano politico e tecnico che degli importanti benefici che essa potrà apportare dal profilo umanitario. Il Consiglio federale appoggia pertanto l'avvio immediato di trattative affinché i nuovi standard possano essere applicati il più presto possibile. Qualora la messa in atto di un disciplinamento internazionale di tutti i tipi di munizione, come chiesto dal CICR, dovesse subire dei ritardi a causa dei numerosi problemi tecnici e politici che si profilano in questo ambito, il Consiglio federale sarebbe disposto a impegnarsi per la messa in vigore di un disciplinamento anticipato relativamente alla problematica delle munizioni a frammentazione.</p><p></p><p>Ad 3</p><p></p><p>Una moratoria unilaterale sulla produzione, sull'impiego e sul commercio di munizioni a frammentazione sarebbe contraria alla soluzione scelta dal Consiglio federale. Comporterebbe infatti sul piano politico e umanitario conseguenze indesiderate dal punto di vista svizzero, costringendo il nostro Paese a ritirare la sua iniziativa sulle munizioni a frammentazione e a chiedere invece un divieto di queste munizioni: divieto che ha poche possibilità di ottenere un appoggio a livello internazionale. Una moratoria unilaterale è in contrasto con gli sforzi profusi dalla Svizzera in questo ambito e, lungi dal risolvere la problematica, contribuirebbe unicamente a prolungare la situazione attuale con i suoi risvolti problematici dal punto di vista umanitario. Si tratta qui di conciliare le necessità militari con gli obiettivi umanitari. L'iniziativa svizzera gode inoltre dell'appoggio di varie organizzazioni non governative internazionali attive in questo settore, come la "Vietnam Veterans" e la "Human Rights Watch", organizzazioni che concordano nel considerare minime le prospettive di successo di una strategia volta a imporre un divieto assoluto di queste armi. In concordanza con la sua lunga tradizione umanitaria il nostro Paese sottolineerà nell'ambito della conferenza di revisione a Ginevra l'importanza della convenzione quadro e dei suoi protocolli aggiuntivi e continuerà a impegnarsi con tutte le sue forze in favore della messa in atto generale e verificabile delle disposizioni in vigore.</p>  Risposta del Consiglio federale.