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Consiglio dei diritti umani dell’ONU: i diritti umani vanno tutelati anche durante le manifestazioni
Berna, 17.07.2020 - Su iniziativa svizzera, il Consiglio dei diritti umani dell’ONU adotta una risoluzione sulla promozione e la protezione dei diritti umani durante le manifestazioni pacifiche. La Svizzera presenta inoltre, insieme a Stati partner, una risoluzione per il 15° anniversario della dottrina della responsabilità di proteggere.
Il Consiglio dei diritti umani dell’ONU, creato 14 anni fa, è l’istituzione internazionale centrale per la promozione, la protezione e l’attuazione dei diritti umani nel mondo. Questo organismo si impegna anche per garantire che le violazioni avvenute siano messe all’ordine del giorno e per assicurare che vengano trovate soluzioni congiunte per la loro protezione. In occasione della sua 44a sessione, che si è conclusa a Ginevra venerdì 17 luglio 2020, la Svizzera ha partecipato attraverso due risoluzioni all’elaborazione di proposte in questo senso.
I diritti umani valgono sia offline che online
Su iniziativa della Svizzera e del Costa Rica, il Consiglio dei diritti umani dell’ONU ha, tra le altre cose, adottato una risoluzione che invita tutti gli Stati a promuovere e proteggere i diritti umani nel contesto di manifestazioni pacifiche. La risoluzione si concentra sull’impatto delle moderne tecnologie sui diritti umani in questi casi. La risoluzione ribadisce l’applicabilità del diritto di riunirsi pacificamente online e offline, e sottolinea l’importanza di garantire a chi partecipa alle manifestazioni di non essere ostacolato dal blocco di Internet o dalla sorveglianza nello spazio digitale.
La risoluzione ricorda anche che le restrizioni adottate in tempi di crisi, per esempio in relazione alla lotta contro la COVID-19, non devono in nessun caso essere usate come pretesto per vietare le proteste o per reprimere la società civile.
La responsabilità di proteggere come mezzo per prevenire le atrocità
Oltre a quella sulla protezione dei diritti umani durante le manifestazioni pacifiche, la Svizzera ha presentato un’altra risoluzione in collaborazione con Costa Rica, Liechtenstein, Marocco, Perù e Qatar. Il contesto della risoluzione è costituito dal 15° anniversario del Vertice mondiale del 2005 in cui gli Stati membri dell’ONU hanno adottato la dottrina della responsabilità di proteggere (Responsability to Protect, R2P), che sottolinea la responsabilità degli Stati, ma anche della comunità internazionale, di impedire i crimini più gravi, come il genocidio, i crimini di guerra, le pulizie etniche e i crimini contro l’umanità. Il 15° anniversario è un’occasione per rinnovare l’impegno a favore della responsabilità di proteggere e per rimarcare, con una prima risoluzione tematica nel Consiglio dei diritti umani, l’importante ruolo svolto dal medesimo nell’attuazione di questa dottrina.
Per quanto riguarda la situazione dei diritti umani in determinati Paesi, la Svizzera ha continuato a impegnarsi a favore del rispetto sistematico di tali diritti e, se applicabile, del diritto internazionale umanitario da parte di tutti gli attori coinvolti. A questo proposito ha partecipato ai dialoghi interattivi e ai negoziati sulle risoluzioni circa la situazione dei diritti umani in Bielorussia, Eritrea e Siria. Ha difeso il rispetto dei diritti umani durante i dialoghi sul Burundi, le Filippine, il Myanmar e il Venezuela. La Svizzera ha inoltre sostenuto una dichiarazione proposta dal Regno Unito e condivisa da un totale di 28 Stati sulla preoccupante situazione dei diritti umani in Cina (Xinjiang e Hong Kong).
Dibattito urgente sulla violenza di matrice razzista
Prima di questa 44a sessione, dal 15 al 23 giugno il Consiglio dei diritti umani ha potuto chiudere i lavori della sessione precedente, che era stata sospesa lo scorso 13 marzo a causa della pandemia di COVID-19. Questa settimana di Consiglio è stata segnata in particolare dallo svolgimento di un dibattito urgente sulle violazioni dei diritti umani motivate dal razzismo, sul razzismo sistemico e sulla brutalità della polizia.
Al termine del dibattito, i 47 Stati membri del Consiglio dei diritti umani hanno adottato per consenso una risoluzione in materia. Nel corso di questo dibattito la Svizzera ha ribadito la necessità di rispettare e proteggere i diritti umani di tutti, senza discriminazioni.
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