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BERNA - Delegati delle comunità autoctone brasiliane hanno fatto sentire la propria voce oggi a Berna, mettendo in guardia contro l'accordo fra l'Associazione europea di libero scambio (AELS), di cui fa parte anche la Svizzera, e il Mercosur, il mercato comune dell'America del Sud. Gli indigeni vogliono che diritti umani e protezione dell'ambiente siano salvaguardati.
I rappresentanti degli autoctoni brasiliani si sono espressi nel corso di una conferenza stampa, organizzata dalla Società svizzera per i popoli minacciati (SPM). Una superficie equivalente a tre campi da calcio sparisce ogni minuto nella foresta amazzonica e dall'arrivo del presidente di destra Jair Bolsonaro la situazione è decisamente peggiorata, ha sottolineato l'organizzazione.
Gli indigeni hanno elencato una serie di piaghe che mettono in pericolo la loro esistenza, distruggendo allo stesso tempo l'ambiente. Fra queste incendi e deforestazione, ma anche la domanda mondiale di carne bovina, foraggio per il bestiame, olio di palma e oro. Si tratta di prodotti che in qualche caso pure la Svizzera ha importato dalla regione, ha ricordato la presidente della SPM e consigliera nazionale Lisa Mazzone (Verdi/GE).
Nella prospettiva di un accordo di libero scambio con il Mercosur, la responsabilità della Confederazione è grande, ha affermato la SPM. Dopo negoziati durati oltre 10 anni AELS (formata anche da Islanda, Liechtenstein e Norvegia) e Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay) in agosto hanno annunciato di aver trovato un'intesa.
Il testo deve ancora essere ratificato. Indigeni e SPM chiedono a Berna di inserirci clausole vincolanti in materia di protezione dell'ambiente e di diritti umani. La delegazione in rappresentanza delle popolazioni locali sta attualmente percorrendo l'Europa per incontrare i principali attori economici e politici, in modo da sensibilizzarli sulle difficoltà della loro terra.