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Sale a 13 il numero di cantoni in cui gli svizzeri all'estero potranno partecipare anche all'elezione del Consiglio degli Stati nell'ottobre 2019. I votanti di Argovia oggi hanno infatti approvato questa estensione.
Il via libera popolare alla modifica costituzionale che introduce il diritto di elezione e di eleggibilità degli argoviesi all'estero anche per il Consiglio degli Stati è stato abbastanza contenuto – 93'569 sì contro 91'076 no – rispetto a quanto ci si sarebbe potuti attendere.
Infatti, solo l'Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice) e l'Unione democratica federale (UDF, piccola formazione di destra che si ispira alla Bibbia) si opponevano alla proposta del governo e del parlamento cantonali, mentre tutti gli altri partiti sostenevano il cambiamento, sollecitato dall'Organizzazione degli svizzeri all'estero (OSE).
I fautori avevano condiviso l'argomento dell'OSE, secondo cui non è logico che gli svizzeri possano partecipare all'elezione di una Camera del parlamento elvetico – il Consiglio nazionale, regolato dal diritto federale – e non a quella dell'altra. Questo tanto più che molte decisioni del parlamento riguardano direttamente gli svizzeri all'estero.
Con la decisione odierna di Argovia, viene raggiunta una soglia importante nella lotta per la parità dei diritti politici tra gli svizzeri residenti nella Confederazione e quelli all'estero: gli espatriati possono ora partecipare nella metà dei cantoni all'elezione del Consiglio degli Stati. Anche se resta ancora metà strada da compiere affinché siano accordati questi diritti politici a tutti gli espatriati, il successo odierno costituisce un nuovo progresso per la Quinta Svizzera.
Buone nuove nell'e-voting
Un'altra rivendicazione degli svizzeri all'estero è stata soddisfatta oggi nel cantone di Vaud: per la prima volta gli espatriati iscritti nel catalogo vodese hanno avuto la possibilità di votare online.
Oltre a Vaud, attualmente altri nove cantoni mettono il canale di voto elettronico a disposizione degli svizzeri all'estero. Recentemente, in prima lettura, anche i parlamenti del Ticino e del Giura hanno dato il nullaosta a questa via. Queste decisioni sono particolarmente incoraggianti per la Quinta Svizzera, perché intervengono in un momento in cui spirano venti contrari all'e-voting.
Oltre che in Argovia, parallelamente alle votazioni federali, oggi si sono svolte votazioni su questioni di carattere regionale anche in altri sei cantoni. Tra questi c'era Berna, dove la revisione dell'imposizione delle imprese è naufragata nelle urne. Governo e parlamento avrebbero voluto ridurre dal 2020 il prelievo sugli utili delle società dall'attuale 21,64% - l'aliquota più alta attualmente in vigore fra tutti i cantoni - al 18,71%. Contro il progetto di sgravio fiscale la sinistra rosso-verde aveva lanciato il referendum. E gli oppositori alla fine l'hanno spuntata: i votanti oggi hanno bocciato il cambiamento con il 53,9% di no.
Numerose anche le votazioni comunali in programma oggi. Tra queste spiccava quella per la realizzazione di un nuovo stadio di calcio a Zurigo. Dopo anni di discussioni e tentativi falliti, il 53,8% dei votanti ha approvato il progetto dell'Hardturm. Esso prevede l'edificazione di una struttura da 18'500 spettatori, due grattacieli con 570 abitazioni di lusso e un complesso con 174 appartamenti a pigione moderata. In quello stadio giocheranno dalla stagione 2021/2022 l'FC Zurigo e il Grasshopper Club.
Dopo l'invalidazione del voto del 27 giugno 2017, che aveva sancito il passaggio di Moutier dal cantone di Berna a quello del Giura, oggi ha suscitato interesse in tutta la Svizzera l'elezione del sindaco della cittadina. L'uscente separatista Marcel Winistoerfer è stato riconfermato brillantemente per un nuovo mandato, con il 60,9% dei suffragi. Nettamente sconfitto il filobernese Patrick Tobler.
(Fonte: ats)Fine della finestrella