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TEL AVIV - La legge "Stato-Nazione" secondo cui Israele è lo Stato nazionale del popolo ebraico «non colpisce né intende colpire in futuro i diritti del privato cittadino». Lo ha affermato il primo ministro Benyamin Netanyahu.
Secondo il premier israeliano essa «fortifica invece la legge del Ritorno» per gli ebrei della Diaspora. Serve inoltre ad impedire «l'ingresso incontrollato in Israele di palestinesi» mediante le unioni familiari, e «può aiutare a bloccare il futuro ingresso di infiltrati», ossia di migranti africani.
Aprendo la seduta settimanale del governo Netanyahu ha esordito ribadendo che «Israele è lo Stato nazionale del popolo ebraico. È un paese ebraico e democratico. I diritti del privato cittadino sono garantiti da molte leggi, inclusa la legge (fondamentale, ndr) della sua dignità e della sua libertà». Nessuno, ha assicurato, vuole colpire quei diritti: ma la legge 'Stato-Nazione' «servirà a garantire il carattere ebraico nelle generazioni a venire».
Mediante la legge del Ritorno, «che viene elevata in grado», gli ebrei della Diaspora potranno ricevere la cittadinanza. Secondo Netanyahu questa legge impedirà invece ai palestinesi di «sfruttare» le riunioni familiari con gli arabi già cittadini di Israele. Dagli accordi di Oslo in poi, a suo parere, «decine di migliaia di palestinesi sono stati così accolti in Israele». Inoltre la legge dovrebbe arginare l'immigrazione illegale.
In sostanza la legge 'Stato-Nazione', ha concluso il premier, viene a «equilibrare» la legge fondamentale sui diritti del privato cittadino con l'esigenza di garantire anche in futuro il carattere ebraico del Paese.