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A partire dall'epicentro dell'epidemia, in Cina, il coronavirus ha seguito tra vie per diffondersi nel resto del mondo: una diretta in Europa, una verso gli Stati Uniti e la terza verso Sud, verso Corea e Australia.
Lo ha affermato la virologa Ilaria Capua, direttrice del centro "One Health" dell'Università della Florida, sulla base delle oltre 150 sequenze genetiche dei coronavirus finora pubblicate. "Va sfatato il mito che l'Italia abbia diffuso il virus", ha aggiunto.
È comunque inutile cercare ancora di rintracciare il paziente zero: potrebbe essere uno, ma potrebbero essere centinaia. Quello che sappiamo – ha proseguito la virologa – è che il nuovo coronavirus è arrivato in Europa dalla Cina probabilmente in gennaio, portato da centinaia di persone. Adesso stiamo cercando di ricostruire gli ingressi multipli in Europa grazie alle sequenze genetiche".
Queste ultime sono depositate nelle due grandi banche dati chiamate Gisaid e GeneBank, a disposizione dei ricercatori di tutto il mondo per essere analizzate.
Somiglianze e differenze che emergono dal confronto delle mappe genetiche indicano che "l'Europa si comporta come un'area unica", ha osservato Capua. È probabile che "una massa critica di persone con il virus arrivata in Europa abbia contribuito a diffonderlo".
E' salito a 161 in 15 stati il numero dei casi d'infezione negli Usa. La maggior parte nello stato di Washington che conta 29 casi e dove ci sono già state 10 vittime. In California, dove si è registrata l'undicesima vittima, risultano attualmente positive ai test 35 persone. Segue New York con 13 casi accertati. I dati sono stati resi noti dalle autorità sanitarie federali.
I due decessi riguardano una persona di 73 anni dell'Oise, il principale focolaio, e una di 64. Il totale dei contagi sale a 377, 92 in più di ieri.