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Ma che lingua si parla in Ucraina?
Rispondere a chi chiede che lingua si parla in Ucraina è meno facile di quanto sembra. Nelle precedenti puntate abbiamo spiegato come la Russia ha caricato l’insoddisfazione politico-economica presente nel Donbas per farla esplodere nella guerra di oggi, propagandata come conflitto etnico.
Si è diffusa una visione parziale delle lingue in Ucraina. Si pensa a un Paese in cui si parlano due lingue, russo e ucraino. Ci si chiede allora perché l’Ucraina non può essere «federalizzata» in regioni simili a cantoni svizzeri, ciascuna con la propria lingua. Da qui è facile cadere in un’altra miopia: vedere da una parte i russi come difensori della «autodeterminazione» delle popolazioni russofone; dall’altra, i «nazionalisti» ucraini che vogliono detenere il monopolio culturale. Da «nazionalisti» a «nazisti» il passo è breve, per far credere all’opinione pubblica che il governo di Kiev sia un covo «fascista» (parola che per la propaganda russa è sinonimo di «nazista» e «nazionalista»).
Che cosa dice(va) la Costituzione?
Se si guarda ai documenti, si osserva che già la Costituzione della Repubblica socialista sovietica ucraina del 1929 trattava la questione delle lingue. All’articolo 20 sanciva: «Le lingue di tutte le etnie che vivono sul territorio della Repubblica socialista sovietica ucraina hanno pari dignità. Ogni cittadino ha il diritto di rivolgersi agli organi dello Stato […] nella sua madrelingua». Sappiamo che la «pari dignità» non fu mai raggiunta, ma questo articolo costituzionale rivela che la legislazione dell’Ucraina, già allora, non poteva ignorare la diversità linguistica. L’articolo 10 della Costituzione attuale dell’Ucraina (1996) afferma: «La lingua ufficiale dell’Ucraina è l’ucraino. Lo Stato sostiene il pieno sviluppo e il funzionamento della lingua ucraina in ogni ambito della vita sociale, su tutto il territorio. In Ucraina è garantito il libero sviluppo, l’utilizzo e la protezione della lingua russa e delle lingue delle altre minoranze etniche […]».
La formulazione della Costituzione attuale rivela il passato del Paese. La lingua russa è menzionata a parte, non tra le «lingue delle altre minoranze». Una posizione di privilegio che la lingua di Mosca conquista nella storia ucraina in tre modi. Da una parte, la contiguità geografica con la Russia delle regioni orientali. Dall’altra, l’influenza economica: sin dalla Rivoluzione industriale, l’urbanizzazione di intere regioni di campagna di tradizione ucraina avviene da parte di popolazioni di lingua russa e trascina verso questa lingua anche università, giornali e letteratura. Il processo continua durante l’industrializzazione sovietica, guidata dalla monocultura russofona del Partito comunista. Terza causa della prevalenza russa sono i decreti che hanno vietato per secoli l’uso dell’ucraino in epoca zarista, seguiti, più tardi, dalla diffidenza di Mosca verso lingue delle repubbliche sovietiche non russe.
La «Legge dell’Ucraina sui principi di politica linguistica» del 2012 (pubblicata in Gazzetta ufficiale nel 2013) fissa le lingue riconosciute dallo Stato: «Lingua ufficiale unica: ucraino. Lingue regionali e minoritarie: armeno, bielorusso, bulgaro, caraimo, crimiacco, gagauzo, greco moderno, jiddish, moldavo, tataro di Crimea, polacco, romanì, romeno, russino (ruteno), russo, slovacco, tedesco, ungherese».
Ma la lista è incompleta
La lista non è completa: ignora, ad esempio, l’azero, il ceco e il georgiano, presenti in comunità piccole ma non insignificanti. Alcune lingue elencate sollevano dubbi: moldavo e romeno sono di fatto la stessa lingua; il caraimo sorse anticamente come lingua di ceppo turco in Crimea, oggi sopravvive con poche centinaia di parlanti tra l’Ucraina occidentale e il Baltico. Il crimciacco è una variante del tataro di Crimea parlata dai tatari di religione ebraica, per gli studiosi è ormai una lingua morta.
A parte queste stranezze, l’elenco illustra come sia ingiusto ridurre il paesaggio linguistico dell’Ucraina a una diarchia ucraino-russo. Le minoranze possono contare poche migliaia o decine di migliaia di persone; la minoranza romena, quella polacca e quella ungherese si contano in centinaia di migliaia di parlanti. Sono comunità piccole, rispetto a una popolazione complessiva di 40 milioni di abitanti, ma ben concentrate sui loro territori. Il loro consenso è indispensabile, per amministrare le regioni interessate. La presenza di tante comunità linguistiche ha cause storiche. L’Ucraina è per secoli un corridoio naturale tra Asia centrale, Caucaso, Impero ottomano ed Europa. In un territorio a scarsissima densità abitativa, i centri hanno conservato nel tempo le loro particolarità linguistiche e hanno influenzato le città maggiori. A Leopoli esiste una stupenda cattedrale armena. A Odessa si può visitare il museo della comunità greca. Durante l’Ottocento, la «Tipografia italiana di Odessa» stampava in traduzione la letteratura russa, per le diverse migliaia di italiani che vivevano in città. La presenza di molte etnie, inclusa quella italiana, ha generato una variante della lingua russa tipica di Odessa («cucinata alla greca in salsa polacca», ricorda il giornalista Vlas Doroševič) che in parte è corrente ancora oggi. Se non è sempre vissuta nella pratica e nella legge, la varietà etnico-linguistica dell’Ucraina resta presente nella memoria. Molti comuni mantengono viva la loro specificità grazie a musei e scuole in lingua locale.
La legge del 2012
La legge sulle lingue del 2012 ha suscitato scalpore dentro e fuori l’Ucraina. Se si analizza il testo, firmato dal presidente più filorusso dell’Ucraina moderna, Viktor Janukovyč, si deve riconoscere che è di fatto inapplicabile. Distingue tra «lingue regionali» e «lingue minoritarie», impone obblighi impossibili da rispettare, nelle comunità linguistiche più piccole, in materia di traduzione dei documenti d’identità, di toponomastica ed etichettatura dei prodotti. Anche la Commissione del Consiglio d’Europa per la democrazia attraverso il diritto («Commissione di Venezia») vi ha espresso parere contrario. Dalla lettura emerge con evidenza che la legge è scritta per gli interessi della minoranza russa, senza tenere conto delle altre comunità, penalizzando addirittura la lingua ucraina. Eppure, si grida allo scandalo, quando il Parlamento ucraino, nell’aprile del 2019, approva una nuova legge sulle lingue. Questa, tra l’altro, abroga il concetto di «lingua regionale». L’occasione è ghiotta per la propaganda, che comincia a dire che da quel momento in Ucraina parlare russo è vietato. Molti ci credono, senza neppur sapere cosa significhi «lingua regionale».
In Ucraina, la materia linguistica, soprattutto in tempo di guerra, si presta a sollevare polveroni, anche fuori dal Paese. È successo anche con i provvedimenti più recenti. Si deve sempre ricordare che ogni regolamento sulle lingue, in Ucraina, si scontra con dati di fatto che noi occidentali fatichiamo a immaginare. Per fare un esempio: anche nelle regioni che noi definiamo «a maggioranza russa», chi parla russo si concentra nelle città, ma nelle campagne – anche nel Donbas – prevale l’ucraino. Adottare il russo come «lingua regionale» in questi luoghi favorirebbe la maggioranza delle città, ma penalizzerebbe i parlanti ucraino, che sono maggioranza nelle campagne.
I problemi? Esistono
I problemi con l’uso delle lingue esistono, in Ucraina, senza dubbio. Per ragioni storiche e geografiche è escluso che si possano risolvere con soluzioni facili e demagogiche. L’ucraino è la lingua che permette a tutti gli ucraini di capirsi tra loro e con lo Stato, con le ferrovie, con le poste; eppure, in alcune regioni non tutti gli abitanti lo dominano appieno e ciò è un ostacolo alle pari opportunità di studio e di lavoro. Forti contrasti esistono con la minoranza ungherese della Transcarpazia, sfruttata abilmente dal capo del governo ungherese Viktor Orbán. Infatti, non sempre il problema è solo linguistico: durante un viaggio a Černivci, nella Bucovina ucraina, feci una lunga chiacchierata in romeno con un avvocato che viveva tra Ucraina e Romania. Dirigeva il centro culturale romeno della regione, che conta una numerosa minoranza di questa lingua. Lamentò le difficoltà del suo centro, fornito però di una ricca libreria di testi in romeno, di un buon calendario di eventi culturali e di un ottimo ristorante romeno. In città erano attivi anche un altro centro culturale, un quotidiano e un liceo di lingua romena. Di che lamentarsi, allora? Capii che forse, alle questioni linguistiche, ovunque possono mischiarsi umane gelosie e giochi di potere.
È falso che in Ucraina sia vietato parlare russo o altre lingue. È vero, invece, che lo Stato mira a che tutti gli ucraini parlino un buon ucraino, strumento comune di comunicazione in un Paese etnicamente complesso. Oggi, secondo rilevazioni recenti, il 38% di ucraini che si esprimeva in russo si è ridotto a meno della metà. La guerra, e non i presunti divieti, ha compromesso l’uso della lingua russa in Ucraina. Solo quando taceranno le armi, sarà possibile ridisegnare un quadro attuale dell’uso delle lingue nel Paese.