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Non era fallito. E poi…|
Reclamo parzialmente accolto contro il «Bieler Tagblatt»
«Il cuoco fatto revisore» titolava il «Bieler Tagblatt» un lungo articolo pubblicato nel novembre del 2010. Ribadendo appunti già espressi in precedenza, la corrispondenza criticava l'Ufficio per la protezione degli adulti e dei giovani della Città (EJS), accusando la direttrice di favoritismi per avere, nelle sue nuove funzioni, nominato persone da lei conosciute quand'era a capo dell'Ufficio regionale di mediazione per i conflitti sul lavoro. Come esempio, il giornale citava il caso di un ex cuoco chiamato a dirigere l'organismo interno di revisione contabile benché «in precedenza fallito come ristoratore». A queste ed altre osservazioni si richiama il Municipio di Bienne, nel reclamo presentato al Consiglio della stampa.
Dalla documentazione sottoposta dalle parti al Consiglio non risulta che la persona in questione fosse mai fallita: aveva liquidato il piccolo albergo che possedeva. Il giornale avrebbe potuto agevolmente verificare questo dato, perché i fallimenti sono registrati nel Foglio ufficiale di commercio. Il cronista si era invece fidato di voci raccolte presso terzi, evidentemente sbagliate. La notizia pubblicata costituisce dunque violazione del dovere di ricerca della verità. L'accusa di fallimento era comunque una delle tante mosse a quel pubblico dipendente, a sostegno della sua asserita incapacità ad assumere la funzione che occupava. Prima di pubblicarle, però, il giornale avrebbe dovuto interpellare la persona criticata. Il giornalista autore del servizio dice di aver tentato di raggiungerlo per telefono: troppo poco a giudizio del Consiglio della stampa, che ha pertanto pure accertato una violazione del dovere di ascolto in caso di addebiti gravi.
Il Consiglio della stampa ritiene infine problematico, anche se non propriamente una violazione della deontologia, la decisione del «Bieler Tagblatt» di invitare il pubblico a esprimersi sul tema: «Se ne deve andare, la direttrice?», tradottosi nella pubblicazione di una serie di lettere, nessuna firmata e tutte genericamente negative sull'ufficio e sulla sua dirigente. Una maggioranza del Consiglio è stata del parere che persino un tribunale rudimentale come quello possa essere legittimato dal principio della libertà di commento. Unanime è stato tuttavia il Consiglio nel ritenere che il giornale avrebbe dovuto occuparsi del tema con un articolo redazionale frutto di ricerca e firmato. Compito dei mass media consiste nel giudicare criticamente l'operato delle autorità e nel denunciare determinati abusi, non nel delegare questo compito a un anonimo gruppo di lettori.