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BIENNE - Assolto dall'accusa di tentata coazione ma colpevole di aver conservato e divulgato conversazioni non autorizzate: è la sentenza emessa oggi dal tribunale regionale del Giura bernese-Seeland di Bienne nei confronti del consulente zurighese di pubbliche relazioni Sacha Wigdorovits nel caso di "selfie a luci rosse" che ha coinvolto l'ex sindaco di Baden (AG) ed ex consigliere nazionale dei Verdi Geri Müller nell'estate 2014.
Wigdorovits è stato condannato a una pena pecuniaria di 40 aliquote giornaliere di 560 franchi con la condizionale. La sentenza può ancora essere impugnata: il consulente zurighese di pubbliche relazioni ha detto di essere «molto contento» per essere stato assolto dall'accusa «centrale» di coazione. Non sa ancora se ricorrerà riguardo alla colpevolezza riconosciutagli in relazione al secondo reato. Ne parlerà con il suo legale.
Da parte sua «Geri Müller ha preso atto della sentenza con soddisfazione», che dichiarato il suo avvocato, Andreas Meili. Ora è stato stabilito che «questi dati» sono stati trattati illegalmente, ha detto l'avvocato. I fatti di coazione sono più complessi. Per Müller, ha detto Meili, la sentenza «va bene così».
Il caso dei "selfie a luci rosse" aveva suscitato scalpore nell'estate 2014, quando la "Schweiz am Sonntag" aveva riferito che Geri Müller aveva inviato sue foto che lo immortalavano nudo nel suo ufficio a una insegnante bernese di 33 anni con la quale intratteneva una relazione via chat. Il politico le avrebbe poi chiesto di cancellarle, ma la donna avrebbe minacciato di renderle pubbliche.
Concretamente la procura aveva chiesto una pena pecuniaria di 30 aliquote giornaliere per Wigdorovits: rimproverava a quest'ultimo - ex capo redattore del Blick e con visioni opposte a Geri Müller sulla politica in Medio Oriente - di aver usato questa vicenda per indurre Müller a dimettersi dalle sue cariche pubbliche. Secondo l'atto d'accusa, Wigdorovits, interpellato dalla giovane donna, era rimasto dietro le quinte e aveva influenzato l'insegnante, psichicamente instabile. La bernese aveva «sempre più concretamente» prospettato a Müller l'intenzione di rendere accessibili al pubblico chat, foto e file audio compromettenti.
Nel giustificare la sentenza emessa oggi il giudice unico Nicolas Wuillemin ha detto che non è stato dimostrato che Wigdorovits abbia esercitato pressione sulla donna. Wuillemin ha ampiamente fatto riferimento a SMS scambiati tra Wigdorovits e l'insegnante per motivare le sue dichiarazioni.
Il giudice ha invece condannato Wigdorovits per un incontro con il giornalista Patrik Müller al quale ha rivelato conversazioni non autorizzate. Patrik Müller era redattore capo di "Schweiz am Sonntag" nel 2014, giornale da cui è partita la vicenda. Per Wuillemin non vi è alcuna evidente dimostrazione che Wigdorovits abbia fornito a Patrick Müller un documento compromettente per Geri Müller, tuttavia esistono numerosi indizi - ha precisato Wuillemin - che Wigdorovits abbia informato almeno in parte Patrik Müller del contenuto della conversazione registrata dalla donna senza che Geri Müller ne fosse al corrente, quindi illegale.
In seguito allo scandalo a luci rosse, il Municipio di Baden aveva esonerato temporaneamente il sindaco Müller dalle sue funzioni direttive e di rappresentanza. Alle elezioni federali del 2015 il consigliere nazionale ecologista aveva deciso di non ricandidarsi.
La ex compagna di chat di Müller nel 2016 era stata condannata a una pena pecuniaria con la condizionale per ingiuria, diffamazione, tentata coazione, falsità in documenti e registrazioni non autorizzate di conversazioni.
Indagini penali sono state condotte non solo contro la donna ma anche nei confronti di giornalisti e Wigdorovits. Questi ultimi erano sospettati di aver utilizzato trasmesso e reso accessibili a terzi colloqui privati tra la donna e Müller.