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Dai manifesti di propaganda, ai giochi elettronici e al calcolatore online, passando per i fumetti: fautori e oppositori dell'abbassamento dell'aliquota minima di conversione per le pensioni si stanno dando battaglia con ogni mezzo nella campagna per la votazione del 7 marzo. Difficile pronosticare chi la spunterà.
L'elettorato è chiamato a pronunciarsi su una diminuzione progressiva del tasso minimo per il calcolo della rendita annuale di pensione, che dovrebbe portarlo al 6,4% nel 2016.
Attualmente l'aliquota minima è del 7% per gli uomini e del 6,95% per le donne. Indipendentemente dall'esito del voto del 7 marzo, scenderà fino al 6,8% nel 2014. Questo ritocco era infatti stato deciso nell'ambito della prima revisione della Legge sulla previdenza professionale (LPP), entrata in vigore nel 2005, per tener conto dell'allungamento della speranza di vita della popolazione svizzera.
Il governo e la maggioranza borghese del parlamento nel frattempo hanno tuttavia giudicato insufficiente quel ritocco, tenuto conto sia della durata di vita media dei pensionati sia dei rendimenti dei capitali, segnati dalla crisi dei mercati. Nel nuovo calcolo hanno considerato le cifre della tavola di mortalità della cassa pensione della Città di Zurigo (CPCZ), invece di quella dell'Ufficio federale di statistica.
Questi calcoli sono però stati contestati dai partiti di sinistra rosso-verdi, dai sindacati e da associazioni dei consumatori che hanno impugnato con successo il referendum. A loro avviso, l'abbassamento del tasso non è necessario. Si tratterebbe solo di una manovra a vantaggio di banche e compagnie private di assicurazioni attive nella previdenza professionale obbligatoria, che vorrebbero aumentare i loro margini di guadagno.
Gli avversari della diminuzione dell'aliquota minima di conversione affermano che la tavola di mortalità della CPCZ non è rappresentativa della media di tutti i pensionati, poiché i suoi affiliati fanno parte di una fascia della popolazione con una speranza di vita più elevata. Circa il rendimento dei capitali, sostengono che si deve considerare la media sul lungo termine e non solo sugli ultimi anni.
Se il 7 marzo dalle urne uscisse un sì, stando ai promotori del referendum, sarebbe minacciato il mantenimento del "tenore di vita abituale" dei pensionati, che secondo la Costituzione federale dovrebbe essere garantito dalla somma delle rendite dell'assicurazione vecchiaia e superstiti (AVS) e della LPP. Secondo il legislatore, per raggiungere tale livello, la somma delle rendite del 1° e del 2° pilastro dovrebbe essere pari al 60% dell'ultimo salario prima del pensionamento.
Per il governo e i partiti di destra, invece, in caso di no alla riduzione del tasso di conversione, sarebbe in pericolo l'intero sistema della previdenza professionale. A loro parere, le casse pensioni per poter finanziare le rendite, sarebbero spinte ad effettuare investimenti che rendono di più, ma che dunque sono a rischio. Ciò potrebbe avere conseguenze disastrose.
Quanto all'ipotesi di aumentare i contributi, ossia gli oneri salariali a carico di dipendenti e datori di lavoro, è scartata recisamente dagli imprenditori. Ciò, affermano, penalizzerebbe la piazza economica svizzera, che già fatica a salvaguardare la propria competitività a livello internazionale.
Per i difensori della diminuzione dell'aliquota di conversione, in gioco c'è anche la solidarietà intergenerazionale. Se i pensionati nei prossimi anni riceveranno più di quanto hanno versato per il 2° pilastro, incomberà alle future generazioni colmare i buchi, affermano i sostenitori del sì.
Costoro chiedono all'elettorato di guardare in faccia la realtà e dare prova di responsabilità. "I cittadini possono scegliere fra la sicurezza e l'insicurezza", ha affermato il ministro della socialità Didier Burkhalter, lanciando la campagna lo scorso dicembre.
Una lunga campagna
Infatti si è trattato di un inizio insolitamente precoce rispetto ai tempi abituali delle campagne per le votazioni in Svizzera. Le prime conferenze stampa sono state indette già in dicembre. Cartelloni per le strade e inserzioni sui giornali sono poi apparsi un po' ovunque sin dall'inizio di gennaio.
Grande è l'impegno mostrato dai propugnatori del sì nello scrutinio del 7 marzo. "Ciò dimostra che le cerchie economiche e i partiti del centro destra lo considerano un voto importante", spiega a swissinfo.ch il politologo Thomas Milic, ricercatore presso le università di Berna e Zurigo.
In questa votazione c'è in palio la reputazione stessa dei sostenitori dell'abbassamento del tasso di conversione, commenta il consulente di casse pensioni e giornalista Werner C. Hug.
Ma anche per i sindacati si tratta di una battaglia cruciale. Hanno infatti detto chiaramente che considerano questo tema come un elemento chiave della loro opposizione a qualsiasi "piano di smantellamento dello stato sociale".
Nell'opinione pubblica, la campagna è percepita come un battibecco che ruota attorno ai costi amministrativi delle casse pensioni, alle previsioni sulla speranza di vita dei pensionati e sui rendimenti dei capitali.
Hug deplora che i rappresentanti delle assicurazioni siano scesi in prima fila nella campagna a favore dell'abbassamento dell'aliquota minima di conversione. La loro mossa potrebbe avere un effetto boomerang nel clima politico attuale, osserva lo specialista.
Grafici, tabelle, statistiche ed emozioni
"Una questione puramente tecnica si è trasformata in un dibattito emotivo sui salari eccessivi dei manager e sull'avidità delle banche", lamenta Werner C. Hug. Così il risultato è che i cittadini hanno sempre meno voglia di utilizzare la ragione per decidere cosa votare, si rammarica.
Milic condivide l'impressione che questa valanga di informazioni ampiamente matematiche contraddittorie possano destare irritazione fra l'elettorato. "I cittadini non sanno più in chi possono avere fiducia", afferma il politologo.
Si stima che i fautori del sì abbiano speso una decina di milioni di franchi per questa campagna. I sindacati hanno annunciato di avere investito un decimo di tale somma. Sperano però di compensare i mezzi finanziari ridotti, con una grande partecipazione dei propri membri nelle attività di propaganda.
Entrambe le parti, comunque, non lesinano nella campagna d'affissione e d'inserzione per diffondere i propri messaggi all'elettorato. Senza contare la presenza costante sulla rete.
In assenza del tradizionale sondaggio realizzato dall'istituto gfs.bern per conto della SRG SSR idée suisse in occasione delle votazioni federali, i sindacati hanno commissionato una propria indagine demoscopica. Il 40% degli intervistati si è detto contrario alla riduzione proposta, mentre solo il 12% si è detto d'accordo. Ma i dadi sono lungi dall'essere tratti, poiché il 48% si è detto ancora indeciso oppure ha rifiutato di rispondere.
Urs Geiser, swissinfo.ch
(Traduzione e adattamento: Sonia Fenazzi)
Tre pilastri
La previdenza per la vecchiaia in Svizzera è strutturata secondo il cosiddetto sistema dei tre pilastri.
Il primo pilastro è l'assicurazione vecchiaia e superstiti (AVS), che è obbligatoria per tutti e garantisce il fabbisogno vitale.
Il secondo pilastro è la previdenza professionale (LPP), che è obbligatoria per i lavoratori dipendenti e preserva il tenore di vita abituale.
Il terzo pilastro è la previdenza privata facoltativa, che ha lo scopo di coprire bisogni personali supplementari.
La previdenza
L’aliquota minima di conversione è utilizzata per calcolare l’importo della rendita annuale della previdenza professionale obbligatoria, in funzione dell’avere di vecchiaia degli assicurati a casse pensioni con il sistema del primato dei contributi.
L'avere in vecchiaia corrisponde ai contributi versati durante la vita lavorativa dal salariato e dal datore di lavoro, cui si aggiungono gli interessi maturati sul capitale accumulato.
Per esempio, con 100mila franchi di avere in vecchiaia, al tasso attuale del 7% la rendita è di 7mila franchi all'anno, mentre con un'aliquota del 6,4% la rendita sarebbe di 6'400 franchi all'anno.
L'importo della rendita è fissato al momento del pensionamento e non cambia più fino alla morte dell'assicurato. Se rimane una vedova, costei riceve, a sua volta fino alla morte, una rendita pari al 60% di quella percepita dall'assicurato.
Per le casse pensioni con il sistema del primato delle prestazioni, invece, le rendite sono fissate in percentuale al reddito dell'assicurato al momento del pensionamento. L'aliquota minima di conversione non viene dunque utilizzata in questi casi.
Secondo dati forniti dall'Ufficio federale delle assicurazioni sociali, solo circa il 14% degli assicurati nel 2008 era affiliato con il sistema del primato delle prestazioni.