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<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Fuga di Josef Mengele in Sudamerica grazie a un passaporto del CICR</p><p></p><p>La risposta alla prima parte dell'interrogazione ordinaria si basa su ricerche fatte dal CICR nei propri archivi e su ricerche compiute dall'Archivio federale svizzero negli atti dell'allora Dipartimento politico federale (DPF, oggi DFAE). Queste ultime ricerche si sono in particolare concentrate sui documenti del Consolato svizzero di Genova e su quelli della centrale del DPF (rubriche: politica d'emigrazione, passaporti agli apolidi, aiuto agli stranieri e partenza dei rifugiati): nessuna indicazione è stata trovata concernente Josef Mengele. Fondi del Ministero pubblico rimandano inoltre all'ufficio argentino per l'emigrazione, situato a Berna, ma anche qui non c'è traccia di Mengele. </p><p></p><p>Di fronte al fatto che molte persone, in seguito alla Seconda Guerra mondiale, erano rimaste senza documenti, il CICR ha preso nel febbraio 1945 l'iniziativa del rilascio dei cosiddetti "titres de voyage", messi a disposizione delle sue delegazioni all'estero. Questo documento di viaggio non è però per nulla paragonabile a un passaporto o ad altro certificato d'identità rilasciato da uno Stato. Non sostituiva dunque il passaporto e sulla prima pagina era chiaramente indicato che non si trattava di un attestato riguardante la persona. </p><p></p><p>Il rilascio di simile documento di viaggio da parte del CICR avveniva soltanto col consenso degli alleati e delle autorità locali. Per ottenere tale documento l'interessato doveva esibire sia una conferma di visto del consolato del paese dove intendeva recarsi, sia l'autorizzazione dell'autorità del paese di residenza a lasciare detto paese. Considerando la situazione in cui si trovava all'epoca l'Europa, per i delegati del CICR era impossibile verificare i dati del richiedente. Per ragioni umanitarie al CICR sembrò ammissibile correre il rischio rispetto agli interessi della maggioranza delle vittime, prive di documenti, della Seconda Guerra mondiale. </p><p></p><p>Josef Mengele riuscí effettivamente ad ottenere con l'inganno il documento di viaggio del CICR, rilasciatogli nel 1949 dietro relativa richiesta, documentata sia da una carta d'identità intestata a un certo Helmut Gregor e rilasciata nel 1948 dal comune di Termeno (Italia), sia da un attestato di residenza del comune di Termini (Italia) secondo il quale il presunto Gregor risiedeva in Italia dal 1944. </p><p></p><p>La questione concernente il ruolo che il consolato generale svizzero di Genova avrebbe avuto nella fuga di Josef Mengele verso l'Argentina è già stata oggetto di ricerche approfondite negli archivi del CICR. Finora non è stato quindi constatato nessun coinvolgimento del consolato generale in questo affare. Le relative ricerche dell'Archivio federale negli atti del Dipartimento politico federale hanno pure dato esito negativo. Anche se non si trovano dirette indicazioni su contatti di Josef Mengele con il consolato di Svizzera a Genova o sulla sua fuga verso l'Argentina, non si può escludere con certezza che prove del genere possano un giorno affiorare. L'Archivio federale lo ritiene però improbabile, anche perché un esame molto lungo dei registri della corrispondenza (entrata e uscita delle lettere) del consolato genovese non apporterebbero nessuna conclusione definitiva, siccome il contatto non avveniva necessariamente per iscritto. </p><p></p><p>Visto che tanto presso il CICR quanto all'Archivio federale sono già state fatte ricerche e stati consultati i pertinenti documenti, il Consiglio federale - fatta riserva di eventuali nuovo scoperte - non ritiene opportuno di dar avvio a nuove indagini.</p><p></p><p>2. Soggiorni di Josef Mengele in Svizzera dopo la Seconda Guerra mondiale</p><p></p><p>Per rispondere a questa domanda sono stati esaminati diversi atti dell'Archivio federale e piú precisamente quelli del Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP) e del Dipartimento politico federale (DPF, oggi DFAE). Sono state anche fatte ricerche negli archivi dei Cantoni di Zurigo e di Obvaldo.</p><p></p><p>Innanzitutto occorre dire che mancano prove sicure che Josef Mengele abbia trascorso nel 1956 a Engelberg un periodo di vacanza. L'allora capoposto di polizia di Engelberg si ricorda che ai tempi si era parlato di un soggiorno di Josef Mengele a Engelberg. A quanto si dice egli ha passato tre giorni in quella località e ha preso lezioni di sci presso un maestro. Siccome questa persona è morta nel frattempo non è stato possibile raccogliere altre informazioni. Indicazioni sicure su eventuali soggiorni di Mengele in Svizzera sono attestabili unicamente a partire dal 1960.</p><p></p><p>Il 17 agosto 1960 la Repubblica federale tedesca chiedeva all'allora Divisione federale di polizia (oggi UFP) di indagare su un soggiorno di Josef Mengele, sotto il nome fittizio di Gregor. Le autorità tedesche sospettavano che Mengele, trasferitosi nel 1949 in Argentina grazie a un documento di viaggio del CICR col nome di Gregor, si trovasse in Svizzera o abbia potuto trovarsi. La Divisione federale di polizia organizzò in tutti i Cantoni un'indagine e chiese lo stesso giorno alle autorità tedesche, tramite il Dipartimento politico federale, informazioni piú precise su un'eventuale richiesta tedesca d'indagine. </p><p></p><p>Il 4 marzo 1961 un giornalista del rotocalco tedesco "Bild am Sonntag" ha palesato alla polizia cantonale zurighese il sospetto che Josef Mengele dimorasse presso la sua cognata Martha Mengele nell'appartamento della Schwimmbadstrasse 9 a Kloten. Il 5 marzo 1961 l'Interpol svizzera ha chiesto alle autorità tedesche l'invio di elementi che permettano di identificare il ricercato. Ma non fu possibile ottenere né le impronte digitali né una foto di Josef Mengele. Si è potuto identificare con maggior precisione soltanto i segni distintivi della Volkswagen utilizzata da Martha Mengele a Kloten. Il 7 marzo 1961 la polizia cantonale di Zurigo ha comunicato alla Divisione di polizia, in quanto autorità competente per autori di reato su cui pende un mandato internazionale di cattura, che Martha Mengele era sorvegliata e ha chiesto se Josef Mengele dovesse essere arrestato. Benché a quella data la richiesta di cattura da parte delle autorità tedesche fosse ancora incompleta, la Divisione federale di polizia comunicò l'8 marzo 1961 alla polizia cantonale di Zurigo l'ordine di arresto provvisorio in vista di estradizione per Josef Mengele, nel caso in cui riuscisse ad acciuffarlo. La Divisione federale di polizia era convinta che le autorità tedesche avrebbero tempestivamente spedito i documenti necessari per procedere a un arresto a scopo di estradizione; una richiesta in questo senso è stata inviata lo stesso giorno dalla Divisione federale di polizia. Su domanda della polizia cantonale zurighese, il Ministero pubblico di Francoforte ha trasmesso il 22 marzo 1961 alle autorità di Zurigo il fascicolo per l'indagine. Siccome dalla Germania non è piú giunta nel frattempo nessuna notizia alla Divisione federale di polizia e visto che fonti giornalistiche parlavano dell'arresto di Mengele in Sudamerica, la Divisione federale di polizia ha chiesto il 7 settembre 1961 al Ministero pubblico di Francoforte (tramite Interpol di Wiesbaden) e l'11 settembre 1961 al Ministro della giustizia dell'Assia se si dovesse continuare con le indagini in Svizzera. Il 15 settembre 1961 le autorità tedesche hanno confermato tale richiesta e procurato i relativi dati. La loro domanda si basava su un ordine di cattura del tribunale distrettuale di Friburgo in Brisgovia del 5 giugno 1959, del quale è stato piú tardi trasmesso una copia con lettera del 20 settembre 1961. </p><p></p><p>Dagli atti della polizia cantonale zurighese e da quelli della Divisione federale di polizia si evince che la polizia cantonale nella primavera del 1961 ha cercato di mettere le mani su Josef Mengele tenendo sott'occhio l'appartamento di Martha Mengele a Kloten. Non è però evidente se la stessa polizia cantonale è riuscita a stabilire chiaramente le caratteristiche personali di Josef Mengele e a identificarlo. In ogni caso mancano documenti sulla sua presenza a Zurigo e mancano indicazioni per stabilire se c'era veramente la possibilità di un suo arresto. I documenti attestano soltanto della presenza di Martha Mengele a Kloten nella primavera del 1961 e del figlio di Mengele all'Istituto Monte-Rosa di Montreux-Territet.</p><p></p><p>Per maggior precisione occorre aggiungere che le autorità tedesche il 19 settembre 1961 hanno fatto sapere alla Divisione federale di polizia che Josef Mengele risiedeva probabilmente ad Ascona sotto il falso nome di dott. Merck. Ma anche la verifica di questa informazione da parte della polizia cantonale ticinese ha dato esiti negativi. </p><p></p><p>In sintesi si può ancora una volta affermare che prima del 1961 non è stato spiccato nessun mandato di cattura in vista di estradizione per Josef Mengele né dalle competenti autorità tedesche né da un qualsiasi altro Stato. Solo nel settembre del 1961 le autorità tedesche hanno emanato una simile richiesta creando cosí in Svizzera i presupposti legali per un eventuale arresto di Josef Mengele. </p><p></p><p>Per queste ragioni il Consiglio federale, visto lo stato attuale delle conoscenze in merito, considera infondate le accuse espresse. Dopo l'approfondita consultazione degli atti della Confederazione e dopo analoghe ricerche in quelli dei Cantoni di Zurigo e di Obvaldo, il Consiglio federale non ritiene necessario procedere a ulteriori indagini, a meno che in futuro non vengano a galla fatti nuovi. </p><p></p><p>Per contro il Consiglio federale è in linea di massima favorevole a una ricerca storica su questo soggetto.</p>  Risposta del Consiglio federale.