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ROCKVILLE - Entrò alla Casa Bianca alla fine del 1965, dopo che lo chef scelto dai Kennedy si era dimesso, e da allora per oltre vent'anni ha preso per la gola cinque presidenti e le loro rispettive famiglie. Henry Haller, il più longevo cuoco al 1600 di Pennsylvania Avenue, è morto a 97 anni il 7 novembre, ma solo nei giorni scorsi la famiglia ne ha dato notizia.
Haller, nato il 10 gennaio 1923 ad Altdorf (UR), dopo aver prestato servizio nell'esercito frequentò la prestigiosa scuola di formazione culinaria dell'Hotel des Balances di Lucerna, che lo portò a diventare chef presso l'albergo a cinque stelle Bellevue Palace di Berna.
Dopo la Seconda guerra mondiale arrivò negli Usa e costruì la sua reputazione prima a Phoenix e poi a New York. Alla Casa Bianca fu assunto da Lyndon Johnson e rimase a guidare la cucina della residenza presidenziale sino al 1988, lavorando anche per Richard Nixon, Gerald Ford, Jimmy Carter e Ronald Reagan, Comandanti in Capo con temperamento e palati profondamente diversi.
Haller ha supervisionato 250 cene di Stato, e il suo libro "The White House Family Cookbook" è ancora oggi un bestseller nonostante sia uscito nel 1987, quando si preparava a lasciare Washington per dedicarsi alle conferenze (lautamente pagate).
Il "New York Times" ricorda ad esempio che Nixon era ossessionato dal girovita, mentre la moglie Patricia mangiava poco e leggero. Lo stesso Haller rivelò con orgoglio che alle 7.30 del mattino del 9 agosto 1974 - poche ore prima che le dimissioni di Nixon diventassero effettive - il presidente entrò in cucina in pigiama e gli disse: "Chef, ho mangiato in tutto il mondo, ma i tuoi piatti sono i migliori".
Gli anni di Ford furono invece relativamente tranquilli, mentre i Carter erano frugali, amichevoli e senza fronzoli, ma gli presentarono la sfida più complessa: una cena per 1'300 persone sul prato della Casa Bianca per celebrare gli accordi di Camp David nel 1978, da organizzare in una settimana.