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Nel chiostro di un convento, in una chiara notte di luna. Una giovane suora, Susanna, sta pregando in prostrazione davanti all’altare della Vergine, osservata dalla consorella Klementia, preoccupata per la sua tendenza al misticismo. L’aprirsi di una finestra sbattuta dal vento porta all’interno, insieme al profumo intenso del lillà in fiore, anche la voce di una ragazza, che mugola di piacere nel campo confinante. Susanna, intimamente turbata dalla loro naturale sensualità, fa condurre a sé i due giovani amanti; usciti i fidanzati, Susanna, sempre più scossa, urla «Satanas!» di fronte all’altare, tra lo sconcerto della consorella. Klementia, ancora spaventata dal ricordo, le racconta che molti anni prima, «in una notte come questa», suor Beata, vinta dalla passione fisica, baciò a lungo nuda la testa del crocefisso, e per questo venne murata viva per penitenza. Un grosso ragno attraversa la croce, mentre Susanna, ormai incapace di arginare i propri impulsi, si scopre il capo: l’insetto cade sui capelli della suora, che batte la fronte sull’altare. La notte sta per terminare, e già le monache entrano nella cappella per le preghiere del mattino; di fronte alla priora e alle altre sorelle, Susanna non accetta di pentirsi e si dichiara pronta a essere a sua volta murata, come già suor Beata.