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La questione della tassazione dei frontalieri italiani impiegati in home office a causa della pandemia è già stata regolata con un accordo firmato lo scorso giugno. L'intesa, afferma il Consiglio federale rispondendo a una domanda del consigliere nazionale Piero Marchesi (UDC/TI), prevede che chi lavora dal suo luogo di residenza rimanga soggetto alle imposte come se si fosse recato fisicamente nel Paese del suo datore di lavoro.
Nell'ambito della tradizionale "Ora delle domande" odierna, Marchesi, pur definendo apprezzabile la pratica del telelavoro, si è posto il problema della tassazione dei frontalieri in tempi di home office. Il deputato ha pertanto chiesto all'esecutivo quali fossero i rischi per l'erario ticinese in tal senso.
Secondo il governo, il problema è già stato regolato con l'accordo del giugno 2020, stipulato dalle rispettive autorità competenti. Esso varrà fino al termine della pandemia di Covid-19: poi si applicheranno nuovamente le normali regole. Di conseguenza, il reddito guadagnato da un frontaliere lavorando da casa sarà tassato nel Paese di residenza, in questo caso l'Italia.
Tuttavia, ciò significherebbe che l'interessato non si possa più qualificare come frontaliere ai sensi dell'accordo attualmente in vigore. Tra le altre cose, ciò implica che l'Italia debba successivamente eliminare la doppia imposizione accreditando le tasse pagate in Svizzera.