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BERNA - Se verrà accettata l'iniziativa popolare per alimenti equi comporterà al massimo aumenti di prezzo minimi dei prodotti: ne è convinto il presidente dell'Unione svizzera dei contadini (USC) Markus Ritter, che accusa la federazione delle imprese svizzere Economiesuisse di diffondere bugie e invita i commercianti a diminuire i margini sui prodotti importati.
Affermare che la proposta di modifica costituzionale avrà come effetto di aumentare i costi alimentari dei consumatori fino al 50% non è assolutamente corretto, spiega Ritter in un un'intervista pubblicata oggi dal Blick.
«Il conto è molto semplice: i consumatori e i ristoranti acquistano generi alimentari per 63 miliardi di franchi l'anno. Le importazioni ammontano a 6 miliardi: solo questa parte è interessata dall'iniziativa», argomenta il consigliere nazionale (PPD/SG). «Se ipotizziamo lo scenario horror di Economiesuisse, con un aumento dei prezzi del 50%, non sarebbe nemmeno il cinque per cento del costo totale. E questo scenario bio estremo è assolutamente irrealistico».
Secondo Ritter nel peggiore dei casi i prezzi saliranno del 3-5%. «Ma solo se i commercianti continueranno a mantenere i loro elevati margini sui prodotti alimentari importati». Oggi è possibile acquistare articoli a basse tariffe sul mercato mondiale e venderli cari in Svizzera. «Si può fare un sacco di soldi con questo trucco».
Per il 51enne con fattoria sulle colline di Altstätten (SG) «vi è margine di manovra sui margini». A suo avviso ciò significa che l'iniziativa può essere attuata praticamente senza aumenti di prezzo.
La proposta in votazione il 23 settembre novembre - prosegue Ritter - si concentra sulle importazioni. Per i contadini elvetici non cambierebbe molto, visto che già rispettano gli standard. Si rafforzerebbe per contro l'agricoltura sostenibile in altri paesi. «Ci vuole solo un po' perché il piccolo agricoltore possa vivere dignitosamente in Africa», osserva il deputato. «Per noi, questo significa pagare pochi centesimi in più su un prodotto, ma nel paese d'origine l'effetto è enorme».
L'USC ha dato libertà di voto sia sull'iniziativa popolare "per derrate alimentari sane, prodotte nel rispetto dell'ambiente e in modo equo" - questo il nome completo - sia su quella relativa alla sovranità alimentare. Ritter dice che a livello personale sosterrà la prima e che ha simpatia per la seconda, anche se ritiene che sia eccessiva.
E cosa deciderà il popolo fra tre settimane? «Sono convinto che l'iniziativa popolare fair food sarà accolta», risponde il presidente dell'USC. E potrebbe fungere da iniziativa per l'altra, che Ritter afferma di condividere con il cuore, ma non con la testa.