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La Corte, al termine di una breve pausa, ha deciso che l'accusa debba rimanere immutata fino alla fine del dibattimento respingendo la richiesta di completazione dell'atto d'accusa
LUGANO – È ripartito con un botta e risposta tra accusa e difesa il processo per il contagio da epatite C verificatosi all’Ospedale Civico di Lugano nel dicembre 2013. L’accusa, rappresentata dal procuratore generale John Noseda, ha infatti esordito con la richiesta di completare l’atto d’accusa con una precisazione. Ma il legale dell’Ente ospedaliero cantonale, l’avvocato Mario Molo, non ci sta e chiede che l’istanza sia respinta o, in via subordinata, che «il processo venga sospeso per dare tempo di preparare efficacemente i motivi di difesa».
In apertura della mattinata la difesa ha inoltre chiesto che la Corte, presieduta dal giudice Siro Quadri, prevede l’estromissione dall’incarto della discussa perizia giudiziaria. Un’istanza che tuttavia non è stata accolta.
«L’accusa deve rimanere immutata dal principio alla fine del dibattimento: la richiesta di completazione dell’atto d’accusa è pertanto respinta». È quanto ha deciso la Corte al termine di una breve pausa in merito alla precisazione richiesta dall’accusa.