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<h2>SubmittedText<h2><p>Il 26 agosto 2009 il Consiglio federale aveva risposto in maniera esaustiva e precisa alla mia interpellanza 09.3492, "Quota d'incidenza della spesa pubblica e aliquota fiscale". Oggi lo invito ad attualizzare e ad incrementare i dati da lui trasmessi al Parlamento in risposta alle seguenti domande:</p><p>1. Quale sarebbe stata l'aliquota fiscale dello Stato in Svizzera dal 2000 al 2010 se, oltre ai prelievi delle amministrazioni pubbliche e delle assicurazioni sociali, si sarebbe tenuto conto di tutte le tasse obbligatorie versate dagli abitanti del nostro Paese e dei contributi obbligatori versati alle casse malati e alle istituzioni di previdenza?</p><p>2. Qual è stata l'evoluzione, tra il 1990 e il 2010, della quota d'incidenza della spesa pubblica, dell'aliquota fiscale, del reddito disponibile delle economie domestiche, delle spese sociali e dei grandi settori di spese statali in Svizzera e nei principali Paesi dell'OCSE?</p><p>3. Quali presunti legami stabilisce oggi il Consiglio federale tra l'aliquota fiscale nel senso della domanda n. 1 e il futuro economico del nostro Paese?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. L'aliquota fiscale corrisponde al rapporto tra la somma di tutte le imposte/di tutti i tributi pubblici e il prodotto interno lordo (PIL). Essa esprime la quota di valore aggiunto che lo Stato preleva sul PIL globale per finanziare i propri compiti. In Svizzera l'aliquota fiscale comprende tutte le imposte di Confederazione, cantoni e comuni e i contributi obbligatori alle assicurazioni sociali (AVS, AI, IPG e AD, assegni familiari nell'agricoltura e assicurazione maternità del canton Ginevra). L'assicurazione ginevrina in caso di maternità è un'assicurazione sociale cantonale che secondo le direttive applicabili alla settorializzazione della statistica finanziaria rappresenta un'unità statale. L'Amministrazione federale delle finanze calcola l'aliquota fiscale basandosi sulle direttive dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economici (OCSE). In questo modo viene garantita la comparabilità nel tempo e a livello internazionale con le aliquote fiscali degli altri Paesi membri.</p><p>Conformemente a dette direttive, l'aliquota fiscale comprende tutti i tributi obbligatori versati a unità statali. I tributi versati a istituzioni non statali, anche se sono obbligatori, non vengono considerati nel calcolo dell'aliquota fiscale. Di conseguenza, nel caso della Svizzera non si tiene conto dei contributi versati alle assicurazioni malattia e alle casse pensioni poiché queste imprese non fanno parte del settore delle amministrazioni pubbliche.</p><p>Per un confronto internazionale significativo nel senso auspicato dall'interpellanza bisognerebbe adeguare di conseguenza anche le statistiche degli altri Paesi dell'OCSE. Il quadro che emerge per gli anni 2000 a 2010 dal calcolo delle aliquote fiscali secondo il metodo dell'OCSE, rispettivamente secondo la definizione presentata nell'interpellanza, è illustrato nella tabella 1. Lo scostamento tra i due metodi di calcolo si situa tra 9 e 11,5 punti percentuali.</p><p>2. La quota d'incidenza della spesa pubblica corrisponde al rapporto tra il totale delle uscite delle amministrazioni pubbliche e il PIL. Nel calcolo di tale rapporto si tiene conto delle spese totali in tutti i settori (spese correnti e incremento netto dei beni materiali). Dopo una fase di rapida crescita registrata negli anni Novanta, la quota d'incidenza della spesa pubblica ha segnato un calo nel 2003 e si è stabilizzata. Nel 2010 ammontava al 34,5 per cento del PIL. Nella tabella 2 è riportato un confronto con le quote di Paesi OCSE paragonabili alla Svizzera. Dal confronto emerge che per la Svizzera il rapporto delle uscite statali rispetto al PIL è di gran lunga il più basso. Infatti, la quota d'incidenza della spesa pubblica svizzera è di 10 punti percentuali al di sotto della media generale dell'OCSE.</p><p>Negli ultimi anni l'aliquota fiscale della Svizzera secondo l'OCSE è rimasta stabile a un livello che si aggira attorno al 30 per cento (tab. 3) e nel 2008 si è attestata 5 punti percentuali al di sotto della media OCSE. Le uniche aliquote fiscali inferiori a quella della Svizzera sono quelle di Irlanda, USA e Giappone (dati relativi al 2008).</p><p>Il reddito disponibile delle economie domestiche (tab. 4) esprime la quota del reddito primario globale (reddito del lavoro e della sostanza delle economie domestiche private) che rimane a disposizione di un'economia domestica dopo computo dei trasferimenti ricevuti e deduzione dei tributi obbligatori versati. L'evoluzione nel periodo compreso tra il 1990 e il 2009 mostra una netta crescita della quota di reddito disponibile sul reddito primario totale (dal 77,4 all'81,1 per cento). Nello stesso periodo, la quota destinata alle imposte cresce invece soltanto leggermente (di 1 punto percentuale, al 15,8 per cento). Una forte crescita si registra invece sia sul fronte dei costi sociali, che passano dal 24,8 al 33 per cento, sia sul fronte delle prestazioni sociali concesse alle economie domestiche private. Il forte aumento di queste prestazioni, che - malgrado un leggero calo dal 2004 - passano dal 17,4 al 29,9 per cento, è uno dei fattori principali che spiegano la crescita del reddito disponibile in percento del reddito primario globale. Per il confronto internazionale (tab. 5) il reddito disponibile pro capite è rappresentato in dollari americani secondo le parità del potere d'acquisto. Nel 2009 la Svizzera occupava il terzo posto nella graduatoria, dietro agli Stati Uniti e Lussemburgo. Dal 1995, nel nostro Paese questo indicatore di reddito registra annualmente una crescita media del 3,6 per cento, ovvero in misura nettamente inferiore alla media del 4,2 per cento dei Paesi considerati nella tabella.</p><p>I costi sociali corrispondono grossomodo al 40 per cento delle uscite totali e rappresentano il capitolo di maggior peso nell'ambito dell'adempimento dei compiti statali (tab. 6). Dal 1990 la quota dei costi sociali è salita dal 31 per cento a oltre il 39 per cento del PIL. Il confronto internazionale è illustrato nella tabella 7. Oltre ai Paesi scandinavi, che presentano una quota di costi sociali superiore al 40 per cento, anche Austria, Francia, Germania e Lussemburgo presentano una quota elevata. Segue quindi la Svizzera, che si attesta appena 3 punti percentuali al di sopra della media dei Paesi considerati nella tabella (36,6 per cento).</p><p>3. Secondo il Consiglio federale un'aliquota fiscale moderata rappresenta un presupposto importante per la concorrenzialità della Svizzera, poiché un onere fiscale eccessivo pregiudica lo stimolo economico e la produzione di valore aggiunto. Ciò vale a maggior ragione se si considera l'inasprita concorrenza (di localizzazione) nel contesto internazionale.</p><p>D'altro canto, le entrate fiscali finanziano l'approntamento di beni e servizi pubblici indispensabili alla popolazione e all'economia. E proprio i compiti pubblici finanziati per mezzo di investimenti contribuiscono certamente ad aumentare l'efficienza economica della Svizzera.</p><p>Ma sui fattori che nell'interpellanza sono definiti prelievi obbligatori ("previdenza professionale" e "assicurazione malattie"), la politica finanziaria dello Stato può incidere soltanto in misura più limitata, nell'ambito del quadro normativo. Oltretutto, dato che questi servizi sono almeno in parte offerti sul mercato, l'impatto del relativo onere sull'andamento economico non è paragonabile a quello delle imposte.</p><p>Nell'ultimo decennio si osserva senz'altro una stabilizzazione dell'aliquota fiscale e nel confronto internazionale il nostro Paese si trova in buona posizione. La Svizzera ha inoltre il pregio di vantare bilanci pubblici equilibrati e pertanto l'onere fiscale nel nostro Paese dovrebbe poter restare sotto controllo anche in futuro.</p><p>Gli interventi che contengono grafici o tabelle possono essere scaricati da: Attività parlamentare / Curia Vista / Interventi che contengono grafici o tabelle.</p>  Risposta del Consiglio federale.