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BERNA - Occorre aumentare le pene minime per gli stupratori. Ne è convinto il Consiglio nazionale che ha approvato, con 77 voti contro 72 e 14 astensioni, una iniziativa parlamentare dell'ex consigliera nazionale Natalie Rickli (UDC/ZH). Lo scopo è evitare condanne con la condizionale.
Nel testo del suo atto parlamentare, la zurighese afferma come quasi un terzo degli autori di violenza carnale (così è definito lo stupro nel Codice penale, ndr.) non finisce in carcere. «È inaccettabile» scrive la democentrista.
Rickli propone pertanto che l'entità della pena vada fissata in modo che l'autore di una violenza carnale debba sistematicamente espiare la propria condanna senza la sospensione condizionale. Questo è possibile soltanto a partire da una pena minima di tre anni. Attualmente è fissata a un anno.
La maggioranza della commissione proponeva di bocciare l'atto parlamentare poiché questo andrebbe esaminato nell'ottica più ampia del progetto di armonizzazione delle pene già all'esame del Parlamento, che prevede anche nuove formulazioni della violenza carnale e della coazione sessuale. La Commissione degli affari giuridici del Consiglio degli Stati (CAG-S) ha già deciso di chiedere al plenum di trattare le questioni materiali del diritto penale in materia sessuale nell'ambito di un progetto separato, in merito al quale può anche essere indetta una consultazione (ciò che prima non era stato fatto).
Attualmente l'articolo 190 del Codice penale ("violenza carnale") punisce con una pena detentiva da uno a dieci anni lo stupro vaginale di una donna. La fellatio forzata e la sodomia, anche nei confronti di un uomini, ricadono nel reato di "coazione sessuale" (art. 189), che prevede condanne meno severe: detenzione fino a dieci anni (non sono previste pene minime) o una pena pecuniaria. Con il progetto di armonizzazione delle pene, tutti questi reati ricadranno nella definizione di "violenza carnale" e saranno puniti come tale.