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Apriamo con questo articolo un ciclo di quattro interviste dedicate alle reazioni dei movimenti politici presenti in Valposchiavo sulla riforma del sistema elettorale per l’elezione del Gran Consiglio, sostenuta da liberali, socialisti e UDC. Per primo abbiamo sentito l’attuale podestà di Poschiavo e granconsigliere per il PLD Giovanni Jochum. Secondo le simulazioni (basate sul voto espresso al Consiglio Nazionale già in forma proporzionale), è possibile che il PLD, a parità di voti, perda diversi rappresentanti in Gran Consiglio nel 2022. Nel corso dell’intervista, Jochum ci ha anche offerto una spiegazione sul funzionamento del sistema che è stato approvato.
Ci può spiegare quali vantaggi e svantaggi ritiene abbia il nuovo sistema elettorale?
Il Tribunale federale, con la sua sentenza del 29 luglio 2019, ha constatato che il sistema elettorale maggioritario in applicazione nel Cantone dei Grigioni non rispecchia in tutti i circoli elettorali le richieste costituzionali. Ci sono circoli elettorali troppo grandi e altri troppo piccoli per poter applicare il sistema maggioritario anche in futuro.
Il Governo cantonale ha analizzato le varie forme possibili e messo in consultazioni diversi modelli. Alla fine, il modello C, o doppio proporzionale, detto anche Pukelsheim, ha preso il sopravvento. Questo modello permette di mantenere i 39 circoli elettorali invariati, cosa molto importante per il nostro cantone. Inoltre, il compromesso raggiunto dalla commissione preparatoria ha fatto sì che il partito socialista ritirasse la sua iniziativa “90 bastano”. Quest’ultima aveva l’obiettivo di rimpicciolire il parlamento cantonale da 120 a 90 membri. La riduzione dei membri del parlamento sarebbe andata a scapito della rappresentanza delle minoranze linguistiche e delle regioni periferiche.
Il sistema doppio proporzionale proposto per l’accettazione da parte del popolo prevede di attribuire i seggi proporzionalmente al numero di voti ricevuto dai partiti a livello cantonale e di avere un quorum minimo del 3% per essere rappresentati in parlamento. Ad ogni circolo elettorale si garantisce che il cittadino con il maggior numero di voti, affiliato a un partito presente in Gran Consiglio, sarà eletto deputato. Fa stato il numero di voti ricevuti dalla persona: in questo senso parliamo di una componente maggioritaria.
I vantaggi principali stanno dunque nell’aver potuto mantenere i circoli elettorali attuali, nel fatto che è stata ritirata l’iniziativa “90 bastano” e che il candidato con più voti sia eletto.
Un candidato indipendente o facente parte di un gruppo politico che non raggiunge il 3% a livello cantonale non può essere eletto, questo è sicuramente uno svantaggio. Inoltre, per i circoli che hanno diritto a più di un rappresentante, potrebbe succedere che la seconda persona delegata non sia quella che ha raggiunto il secondo miglior scrutinio, ma la terza o la quarta, a dipendenza se una di queste due fa parte di un partito sottorappresentato in Gran Consiglio.
Un esempio: Poschiavo ha diritto a due rappresentanti. Il primo rappresentante eletto è quello che riceve il maggior numero di voti. Per il secondo, invece, potrebbe succedere che il popolo di Poschiavo dia più voti a un rappresentante PDC. Ma se in Gran Consiglio è il PLD ad essere sottorappresentato, potrebbe essere il rappresentante del PLD, con il terzo miglior risultato nel comune di Poschiavo, il deputato eletto. Egli andrebbe a sostituire il candidato PDC malgrado questi abbia raggiunto un risultato migliore. La decisione viene presa in base a un puro calcolo matematico di voti di partito e il relativo numero di seggi.
Ci sono dei rischi di mancanza di rappresentanza per i circoli più piccoli?
No, tutti i 39 circoli hanno diritto a un rappresentante. Questo grazie al fatto che l’iniziativa “90 bastano” è stata ritirata.
Non c’è il timore di perdere il legame diretto tra il candidato e gli elettori, rendendo le elezioni più politicizzate?
L’appartenenza a un partito o gruppo politico diventa più importante. La soglia minima da raggiungere a livello cantonale è stata fissata al 3%. Candidati indipendenti non possono più farsi eleggere se non fanno parte di un gruppo rappresentato in Gran Consiglio. D’altro canto, come spiegato prima, per il primo eletto di ogni circolo elettorale rimane la componente maggioritaria. Dunque, in questo caso, è il candidato a essere in prima linea e non il partito. Il presupposto è che il partito a cui appartiene superi la soglia del 3%.
Come potrebbero cambiare secondo lei gli equilibri, anche politici, in Valposchiavo? In particolare, esiste un rischio concreto che siano proprio i liberali a perdere un granconsigliere?
Non penso che per la Valposchiavo ci siano grandi stravolgimenti. Il circolo elettorale di Brusio ha diritto a un granconsigliere. Se i candidati sono membri di un partito del Granconsiglio, il candidato con il maggior numero di voti sarà quello che rappresenterà Brusio a Coira.
Per quanto riguarda il circolo elettorale di Poschiavo, c’è l’incertezza riguardo al secondo rappresentante che non sarà con sicurezza la persona con il secondo maggior numero di voti, ma potrebbe essere anche il candidato che raggiunge il terzo o il quarto posto.
Il nuovo sistema elettorale, tendenzialmente, fa sì che i partiti cercheranno di trovare candidati per almeno un seggio in Granconsiglio. PDC, UDC e PLD sono rappresentati in Gran Consiglio. PoschiavoViva, quale movimento politico locale, al momento non raggiunge la soglia del 3% a livello cantonale, dunque, se rimane tutto com’è, non potrà portare un proprio candidato. Se però i membri di PoschiavoViva sono affiliati anche a un partito presente in Gran Consiglio, potranno candidarsi a nome di questo partito. Mi aspetto che nel 2022 il numero di candidati sarà superiore ai due seggi che ha a disposizione il circolo elettorale di Poschiavo. Pertanto, il cittadino potrà scegliere a chi dare il proprio voto, come già accaduto nel 2018. A vincere sarà dunque la democrazia.
A cura di Maurizio Zucchi