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LONDRA - Il governo britannico ha dato l’autorizzazione a entrare nel Regno Unito a sei famiglie di profughi che da più di 20 anni erano bloccate in una base militare di Sua Maestà sull’isola di Cipro, intrappolate in un limbo legale.
I capifamiglia dei sei nuclei facevano parte di un gruppo di 75 persone partite da Etiopia, Iraq, Sudan e Siria e dirette in Italia che, nell’ottobre del 1998, erano finite con il peschereccio su cui viaggiavano sulle spiagge della base britannica di Akrotiri, sulla costa sud ovest di Cipro.
Dopo essere stati arrestati e tenuti in detenzione dai britannici tra il 1999 e il 2000 erano stati riconosciuti come rifugiati dall’Amministrazione dell’Area sovrana della base (SBA), ma non era mai stato dato loro il permesso di lasciare quel luogo e recarsi nel Regno Unito. Le autorità di Londra hanno infatti sempre ritenuto che la Convenzione sui rifugiati non fosse stata mai estesa a quel territorio d’oltremare britannico, rimasto sotto il controllo di Londra dopo l’indipendenza della Repubblica di Cipro.
Come comunicato dallo studio legale che rappresenta le sei famiglie, il Leigh Day, ora il Ministero dell’interno britannico ha garantito loro il permesso di entrare nel Regno Unito. L’offerta chiude una causa intentata dai rifugiati nel 2015 che avrebbe dovuto approdare alla Corte suprema britannica a fine novembre. I 31 componenti dei sei nuclei familiari potranno finalmente lasciare l’Area della base e partire alla volta di Londra.
Per più di vent’anni i sei capifamiglia e la loro prole hanno vissuto in condizioni precarie prima ad Akrotiri e poi a Dhekelia, una seconda zona militare britannica sulla Linea verde tra la Cipro del Sud e quella del Nord. Ricevevano una sovvenzione mensile di 70 euro a settimana per adulto e 30 a bambino (rispettivamente 79.40 e e 34 franchi) e occupavano dei bungalow militari dismessi che avrebbero dovuto essere abbattuti nel 1997 e in cui nel 2008 sono stati riscontrati alti livelli di amianto. Complessivamente, l’Area sovrana della base ha una popolazione di circa 15 mila abitanti tra ciprioti e personale britannico.
«Vogliamo solo ringraziare tutti coloro che hanno lavorato così duramente per aiutarci a scappare da questo incubo durato 20 anni», ha dichiarato uno dei rifugiati, il sudanese Tag Bashir, che era il titolare del ricorso contro il governo britannico. «Non riesco a esprimere quanto le nostre famiglie siano felici di avere l’opportunità di venire nel Regno Unito e ricominciare le nostre vite», ha aggiunto.
«Ora i miei clienti vogliono lasciarsi alle spalle questi anni sprecati e costruirsi una nuova vita nel Regno Unito, stabile e sicura», ha commentato l’avvocata di Leigh Day Tessa Gregory. Anche l’agenzia Onu per i rifugiati (UNHCR) si è detta «rallegrata» della fine di questa impasse.