Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/176470

<h2>SubmittedText<h2><p>Come evitare che il meglio diventi nemico del bene quando si tratta di responsabilità delle imprese svizzere all'estero in ambito sociale, ambientale e di rispetto dei diritti umani?</p><p>Il modo di gestire gli affari varia molto da un Paese all'altro. Paesi come la Svizzera hanno alti valori etici; seppur ancora perfettibili, le pratiche svizzere sembrano essere alquanto esemplari a livello internazionale.</p><p>La società civile spinge le imprese svizzere a condividere ovunque nel mondo gli stessi valori etici adottati nel nostro Paese. L'iniziativa per multinazionali responsabili, su cui si voterà tra due anni, arriva a prevedere sanzioni contro i dirigenti di imprese svizzere quando le filiali all'estero non rispettano le norme svizzere.</p><p>È indubbio che, in alcuni casi, vi è uno scarto preoccupante tra le nostre buone pratiche e quello che è considerato normale altrove. Di qui l'utilità delle pressioni esercitate dalla società civile affinché le imprese internazionali adottino le migliori pratiche esistenti in termini di lotta contro la corruzione, giustizia sociale (equa retribuzione, ruolo delle donne, lavoro minorile), protezione dell'ambiente e trasparenza nella catena di distribuzione.</p><p>È importante che tutte le imprese puntino sulla conformità, ma è difficile sapere con quali mezzi. È forse meglio:</p><p>a. lasciare che il settore privato si autoregoli e sollecitare il volontariato e il senso di responsabilità come fa per esempio Global Compact?</p><p>b. fissare norme precise, come fa l'OCSE, e domandare agli Stati di incoraggiare che le imprese le rispettino, ma senza imporre alcun obbligo formale?</p><p>c. introdurre leggi vincolanti e sanzioni, come propone l'iniziativa per multinazionali responsabili?</p><p>Quale sarebbe l'impatto sui futuri investimenti in questi Paesi? Considerato il crescente rischio di compliance, molte imprese potrebbero appunto rinunciare a investirvi, il che rappresenterebbe una perdita visto che due terzi della nostra economia dipendono dall'estero. Oltretutto, i Paesi nel centro del mirino sono quelli che beneficerebbero di più della presenza delle nostre imprese. Come fare quindi per evitare che le PMI svizzere smettano di investire nei Paesi emergenti a causa di regole di governance troppo rigide?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale condivide quando sostenuto dall'autore dell'interpellanza, ossia che nel promuovere una gestione aziendale responsabile occorre tenere conto delle possibili ripercussioni sui futuri investimenti in Paesi a elevato rischio. Per questo è importante analizzare i vari strumenti a disposizione.</p><p>Spetta innanzitutto agli Stati definire sul proprio territorio il quadro legale in materia di condizioni di lavoro, lotta anticorruzione, tutela dell'ambiente e trasparenza della catena di distribuzione, e assicurarsi che le regole stabilite vengano rispettate. Il Consiglio federale si attende che le aziende operanti o domiciliate in Svizzera rispettino le prescrizioni di legge all'interno del Paese e all'estero nell'esercizio di tutte le loro attività, che adempiano tanto gli accordi tra parti sociali quanto gli altri contratti e che applichino gli standard riconosciuti a livello internazionale per una gestione aziendale responsabile (Corporate Social Responsibility, CSR). Il Consiglio federale promuove la CSR, e quindi la difesa dei diritti umani, basandosi sia sul documento programmatico e sul piano d'azione 2015-2019 in materia di responsabilità sociale delle imprese sia sul piano d'azione nazionale per l'attuazione delle Linee guida dell'ONU per l'economia e i diritti dell'uomo.</p><p>I vari strumenti per la promozione della CSR menzionati nell'interpellanza non sono in contraddizione tra loro, bensì si completano a vicenda. Il Consiglio federale punta a una combinazione intelligente ("smart mix") di strumenti e misure aventi diversi livelli di derogabilità: in base a questa combinazione le misure legalmente vincolanti non vanno intese come un'alternativa al comportamento responsabile delle imprese, ma come approcci che si integrano a vicenda per creare sinergie. Il Consiglio federale apprezza le iniziative del settore privato, come nel caso delle società che volontariamente si attengono ai principi del Global Compact delle Nazioni Unite (UNGC). La collaborazione avviata nel 2015 tra la Confederazione e la rete svizzera di UNGC ha permesso di allargare la cerchia dei partecipanti e di agevolare l'attuazione efficace di questa iniziativa. Oltre a questo, come Stato membro dell'OCSE la Svizzera partecipa all'elaborazione e all'applicazione di standard internazionali CSR concordati tra gli Stati, come per esempio le linee guida dell'OCSE destinate alle imprese multinazionali, nonché allo sviluppo e alla promozione di direttive specifiche a determinati settori aziendali (p. es. il settore delle materie prime, quello finanziario o quello tessile). Sebbene le linee guida dell'OCSE non siano di per sé giuridicamente vincolanti, i punti nazionali di contatto costituiscono uno strumento di ricorso extragiudiziale. Inoltre, in determinati settori la Svizzera ha formulato prescrizioni vincolanti per le attività svolte dalle imprese elvetiche all'estero. La legge federale sulle prestazioni di sicurezza private fornite all'estero prevede per esempio che questi fornitori debbano rispettare il Codice di condotta internazionale per quanto riguarda il rispetto dei diritti umani. Il Consiglio federale, inoltre, intende porre in consultazione un avamprogetto sulla redazione di rapporti in materia di sviluppo sostenibile basato sulla direttiva 2014/95/UE. I lavori inizieranno quando le informazioni sul grado di realizzazione dei progetti di trasposizione della direttiva negli Stati membri lo consentiranno. Prima di introdurre nuove normative occorre assicurarsi che siano coordinate a livello internazionale, che non pregiudichino la competitività della Svizzera rispetto agli altri Paesi, e che non abbiano conseguenze amministrative e finanziarie per le aziende in generale e per le esigenze specifiche delle PMI. La Svizzera segue costantemente gli sviluppi internazionali, tra cui anche l'emanazione di normative vincolanti da parte di importanti Paesi limitrofi.</p><p>Al pari dell'autore dell'interpellanza, anche il Consiglio federale ritiene che l'introduzione di misure giuridicamente vincolanti e di corrispondenti sanzioni possa ripercuotersi negativamente sulle esportazioni e sugli investimenti delle imprese elvetiche (incluse le PMI). Paesi e regioni ad alto rischio potrebbero essere tagliati fuori dal commercio e dagli investimenti internazionali, il che limiterebbe l'afflusso di risorse per il loro sviluppo economico. Bisognerebbe pertanto migliorare innanzitutto la situazione in questi Paesi, per esempio attraverso processi che coinvolgono più attori. In questo senso la Confederazione sostiene - per esempio insieme a rappresentanti delle autorità locali, delle ONG e del settore privato - i lavori dell'OCSE sui minerali di guerra nella regione dei Grandi Laghi e in Colombia. Questa iniziativa contribuisce alla progressiva riduzione dei rischi di violazione delle norme ambientali, dei diritti dei lavoratori e dei diritti umani nelle zone interessate.</p>  Risposta del Consiglio federale.