Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/15040

<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>La risoluzione della questione del Kosovo è uno dei compiti prioritari nei Balcani. La pace e la sicurezza nel Kosovo e nei Balcani sono strettamente connessi. Un'escalation del conflitto nel Kosovo avrebbe gravi ripercussioni sulla stabilità di tutta la regione. Considerati i tragici eventi di questi ultimi anni nell'ex Iugoslavia, occorre mettere tutto in opera per evitare una siffatta escalation.</p><p></p><p>Per la Svizzera è di primaria importanza che il conflitto del Kosovo sia risolto pacificamente. Essa segue attentamente gli eventi, segnatamente anche in considerazione del numero di Albanesi originari del Kosovo residenti in Svizzera. Una destabilizzazione della situazione nel Kosovo avrebbe sicuramente ripercussioni in Svizzera, come hanno chiaramente dimostrato gli avvenimenti nell'ex Iugoslavia questi ultimi anni. Come conseguenza diretta ci si può aspettare un aumento della pressione migratoria.</p><p></p><p>Il Consiglio federale si è adoperato, sia a livello bilaterale sia multilaterale, per contribuire attivamente alla soluzione del conflitto. A livello multilaterale, la Svizzera ha partecipato nel "Special Group on Kosovo" alla conferenza sulla Iugoslavia tenutasi a Ginevra. Le posizioni inconciliabili delle parti hanno tuttavia fatto fallire questo tipo di negoziazione pragmatica. Durante la sua presidenza dell'OSCE la Svizzera ha offerto l'aiuto dell'OSCE per risolvere la questione del Kosovo. A titolo d'esempio, il mandato affidato all'ex primo ministro spagnolo Felipe Gonzalez di osservare le operazioni elettorali del 17 novembre 1996 comprendeva espressamente la questione delle minoranze. Questa misura corrisponde anche ad un intento perseguito già da tempo ed insistentemente dalla Svizzera. In mancanza di progressi tangibili nella questione del Kosovo (rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali della popolazione di origine albanese, instaurazione di una autonomia parziale), una normalizzazione delle relazioni tra la Repubblica federale di Iugoslavia e la Comunità internazionale resterà impensabile. Ciò vale soprattutto per le sue relazioni con l'OSCE e con altre organizzazioni multilaterali come il Fondo monetario e la Banca mondiale.</p><p></p><p>A livello bilaterale, la questione del Kosovo è stata ripetutamente sollevata dalla Svizzera nelle discussioni con i rappresentanti del governo jugoslavo. Rappresentanti del DFAE restano costantemente in contatto con i dirigenti di tutte le correnti politiche nel Kosovo. La Svizzera ha fatto sapere di essere disposta a fungere da mediatore per instaurare un dialogo tra le due parti. Per il momento, né la parte jugoslava né la parte albanese del Kosovo prevedono di far intervenire la Svizzera. La parte jugoslava considera la questione del Kosovo come un problema di politica interna e non è dunque disposta ad accettare l'offerta di buoni uffici di un altro Stato. Dal canto suo, la parte albanese del Kosovo preferisce un mediatore internazionale suscettibile d'influenzare lo svolgimento dei negoziati e di garantire l'applicazione delle decisioni, ad esempio, principalmente gli Stati Uniti o l'Unione Europea.</p><p></p><p>In queste condizioni, il Consiglio federale ritiene che una conferenza come quella richiesta dalla presente mozione non abbia alcuna possibilità di successo. Ciò non significa tuttavia che esso non segua attentamente l'evoluzione nel Kosovo e nell'area circostante. Qualora si delineino nuovi sviluppi o le condizioni quadro dovessero mutare, il Consiglio federale s'impegnerebbe con tutti i mezzi a sua disposizione per trovare una soluzione pacifica della questione del Kosovo. È anche probabile che in questa eventualità le idee dell'autore della mozione acquisiscano nuova attualità. </p><p></p><p>I negoziati concernenti l'accordo di riammissione sono terminati. Il 3 marzo 1997 il Consiglio federale ha concluso con la Repubblica federale di Iugoslavia un accordo relativo al rimpatrio e alla riammissione dei cittadini svizzeri e jugoslavi obbligati ad abbandonare il territorio dell'altra parte. È stato pure adottato un protocollo per l'applicazione dell'accordo.</p><p>L'accordo concretizza l'obbligo di diritto internazionale pubblico incombente ai due Stati di riammettere i propri cittadini che risiedono illegalmente nel territorio dell'altra parte. A tenore dell'accordo, le parti s'impegnano a procedere ai rimpatri nel rispetto della dignità delle persone interessate. È evidente che un rimpatrio può avvenire soltanto se il bisogno di protezione degli interessati e il rispetto del principio di non allontanamento sono stati previamente esaminati alla luce del diritto nazionale ed internazionale. Per quanto concerne il rimpatrio, occorre del resto considerare adeguatamente la situazione dei diritti umani, in particolare nella provincia del Kosovo.</p>  Il Consiglio federale propone di trasformare la mozione in postulato.