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MANILA - Il presidente filippino Rodrigo Duterte è ormai (tristemente) famoso per la linea dura dei suoi provvedimenti. E questa si applica anche alla gestione dell'emergenza legata alla pandemia di coronavirus.
Con la reintroduzione del lockdown a Manila e nelle province circostanti, il timore dei critici è che il capo di Stato possa sfruttare le nuove restrizioni e la controversa legge anti-terrorismo come fossero una sorta di "guinzaglio", da stringere attorno alle voci critiche.
Per gli oppositori, Duterte ha sfruttato il lockdown per agevolare l'entrata in vigore senza resistenze della nuova misura. «Se fosse accaduto quando non eravamo in quarantena ci sarebbero state proteste di massa», ha dichiarato la giornalista Maria Ressa, nota per le sue posizioni anti-Duterte.
I casi di coronavirus nelle Filippine hanno iniziato una nuova impennata dalla fine di luglio, superando quota 100'000. Il Paese ha affrontato uno dei lockdown più lunghi in assoluto e da domani, per due settimane, oltre 27 milioni di abitanti dovranno fare i conti con una nuova quarantena.