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Alimenti per i figli
|Caso 319, 16 ottobre 2013||<< caso precedente | caso successivo >>|
Quale è la procedura applicabile alle azioni giudiziarie dei figli maggiorenni tese ad ottenere un contributo alimentare?
In una sentenza del 3 luglio 2013 il Tribunale federale di Losanna ha stabilito quanto segue:
L'azione del figlio maggiorenne tesa ad ottenere un contributo alimentare sottostà alla procedura ordinaria, dal momento in cui il valore di causa supera i CHF 30'000.00.
Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni
A. e B. sono i genitori di C. (nata nel 1990) e nonni di D. (nata nel 2009); quest'ultima è figlia di C..
C. è aiutata dall'assistenza pubblica.
Il 15 luglio 2011 il Comune X. ha inoltrato presso il Giudice competente un'azione contro A. e B. tesa al pagamento di contributi di assistenza versati a C. e D. per complessivi CHF 23'037.90 (periodo 1° marzo 2010 - 28 febbraio 2011) e per il futuro di CHF 1'795.00 mensili.
Controversa è la questione a sapere se la procedura applicabile è quella ordinaria (visto il valore di causa, che supera i CHF 30'000.00) o quella semplificata.
Il Tribunale federale ha analizzato l'art. 329 cpv. 3 CC, che recita: "Le disposizioni sull'azione di mantenimento del figlio e sulla trasmissione del suo diritto all'ente pubblico si applicano per analogia"; è giunto alla conclusione che proceduralmente il rinvio dell'art. 329 cpv. 3 CC agli art. 295 CPC e art. 296 CPC non può concernere una procedura di un figlio maggiorenne, dato che queste due ultime normative si applicano unicamente ai figli minorenni.
Già il precedente diritto (in vigore prima del 1° gennaio 2011) non riteneva applicabile la massima ufficiale ai contributi alimentari rivendicati da figli maggiorenni (DTF 118 II 93). Secondo il Tribunale federale la procedura semplificata è stata voluta per uno scopo di economia processuale e per facilitare l'accesso alla giustizia della parte più debole. Gli art. 295 CPC e art. 296 CPC proteggono gli interessi del figlio, protezione che non si giustifica per i figli maggiorenni e men che meno se lo Stato è subrogato ai suoi diritti. Per il figlio maggiorenne vi è se del caso spazio per l'assistenza giudiziaria.
Orbene, la sentenza lascia perplessi sul fatto che il Tribunale federale non ritenga che i figli maggiorenni debbano necessitare di una protezione procedurale come i figli minorenni. Ricordiamo che non è solo lo Stato ad agire (ad es. se risulta subrogato in determinati diritti) - e questi può anche non necessitare di particolare protezione -, ma anche i figli maggiorenni medesimi, che spesso si devono attivare per promuovere una causa di quantificazione degli alimenti appena divenuti maggiorenni: in questi casi, come in quelli in cui agisce lo Stato, se il valore di causa supererà - come probabile che sia - i CHF 30'000.00, i figli maggiorenni dovranno confrontarsi con una procedura ordinaria, lunga e dispendiosa. L'unica "protezione" è la possibilità di ricorrere se del caso all'assistenza giudiziaria: ma il problema non sono solo i costi, bensì anche la durata della procedura, dato che ovviamente dovrebbe concludersi in tempi brevi, ciò che è possibile in applicazione degli art. 295 CC e art. 296 CPC, ma non certo se si deve applicare la procedura ordinaria (cfr. in merito anche nota critica di François Bohnet in www.droitmatrimonial.ch, analisi e commento).
Data creazione: 16 ottobre 2013
Data modifica: 20 dicembre 2013
|Caso 318, 1 ottobre 2013||<< caso precedente | caso successivo >>|
In quali casi un genitore può rappresentare il figlio per l'incasso dei suoi contributi alimentari?
In una sentenza del 17 gennaio 2013 il Tribunale federale di Losanna ha stabilito quanto segue:
Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni
Con sentenza del 1° novembre 2005 il Tribunale di prima istanza ha sciolto il matrimonio per divorzio e omologato la relativa convenzione sulle conseguenze accessorie sottoscritta dai coniugi. I due figli, all'epoca ancora minorenni (nati rispettivamente nel marzo 1990 e nell'aprile 1993), sono stati affidati alla cura e custodia della madre. La convenzione di divorzio, omologata dal giudice del divorzio, prevedeva segnatamente che il contributo alimentare per i figli fosse di CHF 1'000.00 mensili, oltre assegni famigliari, da pagare a partire "dalla crescita in giudicato della sentenza di divorzio fino al termine ordinario di una formazione adeguata dei figli"; i contributi alimentari andavano "versati anche dopo la maggiore età alla madre fintanto che i figli continueranno ad abitare nella stessa economia domestica e non facciano valere pretese proprie".
Visto il mancato pagamento degli alimenti arretrati dovuti al figlio divenuto maggiorenne, la madre ha avviato una procedura esecutiva di incasso e, a seguito dell'opposizione interposta dal padre al precetto esecutivo da lui ricevuto, ha avviato la procedura di rigetto definitivo dell'opposizione, basata sulla sentenza di divorzio (e relativa convenzione omologata, per cui facente parte della sentenza).
Il primo giudice del rigetto ha respinto l'istanza, giudicando la madre non legittimata ad agire per l'incasso di alimenti dovuti dopo la maggiore età del figlio. Il Tribunale superiore e il Tribunale federale hanno rispettivamente confermato la decisione del primo giudice e respinto il ricorso della madre.
Nella presente fattispecie, come indicato si tratta di una controversia che riguarda contributi alimentari dovuti al figlio maggiorenne ai sensi dell'art. 277 cpv. 2 CC.
Secondo l'art. 80 LEF, se il credito è fondato su una decisione giudiziaria esecutiva, il creditore può chiedere in giudizio il rigetto definitivo dell'opposizione; il giudice del rigetto dell'opposizione deve controllare che le parti citate nella sentenza di divorzio siano le stesse della procedura esecutiva e che la pretesa sia basata su una sentenza valida.
I contributi di mantenimento spettano al figlio e, per la durata della minore età, sono versati al suo rappresentante legale, rispettivamente al detentore della custodia (art. 289 cpv. 1 CC), il quale lo rappresenta per il relativo incasso (DTF 136 III 365, consid. 2, pag. 366 e seg., DTF 129 III 55, consid. 3.1.3, pag. 58). Questa rappresentanza vale solo per il contributo di mantenimento di figli minorenni; contributi alimentari a favore di figli maggiorenni devono essere fatti valere da questi ultimi (DTF 129 III 55, consid. 3.1.4, pag. 58; sentenza TF 5C.274/2005 del 30 marzo 2006, consid. 2.3). Un'eccezione sussiste tuttavia nelle procedure di divorzio ai sensi dell'art. 133 cpv. 1 CC, seconda frase, da cui risulta che il contributo di mantenimento può essere stabilito anche per un periodo che va oltre la maggiore età dei figli: in questi casi, ossia nelle procedure di divorzio, il detentore della custodia parentale può far valere in proprio nome i contributi alimentari per il figlio maggiorenne, a condizione che il figlio, che durante la procedura di divorzio è divenuto maggiorenne, acconsenta a tale richiesta (DTF 129 III 55, consid. 3, pag. 56 e segg.): se il figlio acconsente, il genitore che detiene la sua custodia può continuare a far valere le pretese per suo conto: la sentenza di divorzio prevedrà tuttavia che il contributo alimentare sarà da pagare al figlio (DTF 129 III 55, consid. 3.1.5, pag. 59). Con la sentenza pubblicata in DTF 107 II 465, consid. 6b, pag. 474 e segg., il Tribunale federale ha precisato che colui che aveva esercitato la custodia parentale sul figlio, dopo la maggiore età poteva far valere individualmente la pretesa del figlio maggiorenne, in caso di valida cessione del credito del figlio a suo favore (art. 164 CO) o se tale diritto lo si possa evincere dall'interpretazione della convenzione omologata dal giudice del divorzio (cfr. anche sentenza TF 5P.381/1991, consid. 2, del 12 maggio 1992 in merito ad un rigetto definitivo dell'opposizione). Va però detto che in un'altra sentenza (sentenza 5P.313/1988 del 7 febbraio 1989, consid. 1), il Tribunale federale ha deciso che il detentore della custodia parentale alla maggiore età del figlio avesse perso la qualità di agire in suo nome.
La dottrina condivide sostanzialmente questa seconda giurisprudenza, riconoscendo solo al figlio maggiorenne la legittimazione attiva ad agire.
In sostanza la giurisprudenza del Tribunale federale non è chiara sull'argomento e pertanto occorre essere prudenti. In particolare nel caso concreto il Tribunale federale ha ritenuto che il rifiuto del rigetto definitivo dell'opposizione da parte dei giudici cantonali non fosse arbitrario dal momento in cui, anche se la convenzione di divorzio prevedeva il diritto della madre di incassare anche gli alimenti per i figli maggiorenni, questi ultimi non hanno esplicitamente acconsentito.
Data creazione: 1 ottobre 2013
Data modifica: 29 aprile 2014
|Caso 293, 31 agosto 2012||<< caso precedente | caso successivo >>|
Come é calcolato il fabbisogno minimo del genitore debitore del contributo alimentare nel caso in cui dopo il divorzio da cui è nato un figlio si sia risposato e abbia avuto dalla nuova unione un altro figlio?
In una sentenza del 7 agosto 2012 il Tribunale d'appello di Lugano ha stabilito quanto segue:
Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni
Con sentenza 3 marzo 2006 il Pretore ha pronunciato il divorzio e omologato la relativa convenzione sulle conseguenze accessorie allora sottoscritta dai coniugi. Quest'ultima prevedeva tra l'altro dei contributi di mantenimento a favore della ex moglie (limitati ai 16 anni di età del figlio) e del figlio (fino alla sua maggiore età).
Il 31 luglio 2007 l'ex marito si è risposato con una donna già madre di un figlio nato da un suo precedente matrimonio; dalla nuova unione è nato un altro figlio.
L'ex marito si è rivolto al Pretore chiedendo la modifica della sentenza di divorzio, segnatamente chiedendo la soppressione del contributo muliebre e la riduzione di quello a favore del figlio comune, facendo valere sia i maggiori oneri della propria situazione finanziaria dovuta al secondo matrimonio, sia la nascita del nuovo figlio.
Il Pretore ha accolto parzialmente l'azione, riducendo gli alimenti a favore della ex moglie e del figlio comune. La ex moglie ha interposto ricorso al Tribunale d'appello di Lugano.
I contributi di mantenimento a favore di un ex coniuge fissati in una sentenza di divorzio passata in giudicato possono essere ridotti, soppressi o temporaneamente sospesi se la situazione muta in maniera rilevante e durevole (art. 129 cpv. 1 CC).
Quanto ai contributi di mantenimento per un figlio minorenne, il giudice li modifica o li sopprime su istanza di un genitore o del figlio ove le circostanze siano notevolmente mutate (art. 286 cpv. 2 CC, cui rinvia l'art. 134 cpv. 2 CC). La modifica o la soppressione di un contributo presuppone - in sintesi - che la situazione economica dell'una o dell'altra parte sia cambiata in modo ragguardevole, duraturo e non previsto rispetto al momento in cui il contributo è stato fissato (per esempio, al momento del divorzio), sempre che la diminuzione di reddito o l'aumento del fabbisogno non si riconduca a decisioni unilaterali del debitore. La procedura non ha infatti per scopo di correggere la decisione precedente, ma di adattarla alle nuove circostanze (DTF 120 II 177, consid. 3a, 292, consid. 4b, pag. 178). Essa comporta un raffronto tra le condizioni finanziarie in cui si trovavano le parti al momento in cui il contributo è stato fissato (o è stato modificato l'ultima volta) e la nuova situazione. Sapere in che misura ciò giustifica una riduzione o una soppressione del contributo non è solo una questione di diritto, ma anche di equità (RTiD I-2006, pag. 666, consid 4).
Nel caso concreto l'ex marito al momento del divorzio guadagnava CHF 5'345.00 mensili e aveva un fabbisogno minimo di CHF 3'577.75 mensili, onde un margine disponibile di CHF 1'765.00 mensili; la ex moglie aveva per contro un reddito di CHF 1'225.70 mensili e un fabbisogno di CHF 3'389.85 mensili, onde un ammanco di CHF 2'165.00 mensili.
Nel frattempo l'ex marito si è risposato e ha avuto un altro figlio. Al momento della modifica della sentenza l'ex marito beneficiava di un reddito di CHF 5'698.55 mensili. Il suo fabbisogno è stato calcolato conformemente alla recente giurisprudenza del Tribunale federale pubblicata in DTF 137 III 59, consid. 4.2.1, pag. 62, vale a dire senza prendere in considerazione la situazione economica della nuova moglie, dato che nella commisurazione del contributo alimentare per un figlio il debitore alimentare risposatosi nel frattempo può invocare unicamente la garanzia del proprio minimo esistenziale secondo il diritto esecutivo e, per di più, limitato alla sua persona. Del nuovo coniuge non si tien conto, se non ove questi sia chiamato - dandosene gli estremi - ad assistere economicamente il debitore nei suoi obblighi di mantenimento verso i figli avuti prima del matrimonio (art. 278 cpv. 2 CC). Le tre condizioni cumulative cui ciò possa eventualmente avvenire sono enunciate nella sentenza del Tribunale federale 5A_352/2010 del 29 ottobre 2010, consid. 6.2.2 - v. anche caso-260): in questi casi per il calcolo sembrerebbe essere possibile fare ancora riferimento alla sentenza I CCA 23.12.2009, N. 11.2008.66, pubblicata in RTiD II-2010, N. 21c.
Decisivo è quindi il minimo esistenziale del solo ex marito calcolato secondo i principi del diritto esecutivo. Trattandosi di un debitore sposato, esso consiste nella metà del minimo esistenziale per coniugi, cui si aggiungono i supplementi che riguardano il solo debitore, in particolare un importo adeguato per il costo dell'alloggio, le spese professionali indispensabili per il conseguimento del reddito (in specie gli oneri di trasferta per raggiungere il posto di lavoro), il premio della cassa malati e - in caso di attività dipendente - i contributi della previdenza professionale (DTF 137 III 59, consid. 4.2.2, pag. 63). Il costo dell'alloggio va per principio riconosciuto nella metà della locazione dell'abitazione coniugale, senza riguardo a chi sia intestato il contratto di locazione o a eventuali convenzioni interne fra coniugi sul riparto delle spese comuni (DTF 130 III 765). Un'eccezione ricorre solo - ma è estranea alla fattispecie - qualora il convivente non sia in grado di finanziare la propria metà (RTiD I-2008, pag. 1083, no. 63c). Quanto ai premi delle assicurazioni non obbligatorie, essi non vanno considerati (DTF 134 III 323), come non vanno considerate le imposte (DTF 126 III 93, in alto).
Alla luce di quanto precedere, il fabbisogno minimo dell'ex marito secondo il diritto esecutivo si compone della metà del minimo esistenziale dei coniugi (CHF 850.00 mensili), della metà del costo dell'alloggio coniugale (CHF 750.00 mensili, spese accessorie comprese), del premio cassa malati obbligatoria (CHF 243.50 mensili) e delle spese di automobile indispensabili per raggiungere il posto di lavoro (CHF 110.85 mensili), per un totale di CHF 1'954.35 mensili. Non vanno considerati invece i premi delle assicurazioni non obbligatorie (contro la responsabilità civile, dell'economia domestica, per le coperture complementari alla cassa malati secondo la LCA), né gli interessi di mutui ipotecari contratti per estinguere i debiti, i contributi di mantenimento prevalendo per loro natura su altri obblighi (cfr. DTF 127 III 289, pag. 292 in alto), né, tanto meno, le imposte.
In concreto la situazione delle parti è senz'altro cambiata rispetto al momento in cui il Pretore ha omologato i contributi alimentari per la ex moglie e il figlio pattuiti nella convenzione di divorzio, ma la situazione economica dell'ex marito non si è deteriorata al punto da giustificare una riduzione o una soppressione di tali rendite. Con entrate pari a CHF 5'698.55 mensili e un minimo esistenziale secondo il diritto esecutivo di CHF 1'954.35 mensili l'ex marito risulta senz'altro in grado, quando il Pretore ha statuito sull'azione di modifica, di erogare i contributi litigiosi (CHF 450.00 mensili fino al 19 febbraio 2011 per la ex moglie e CHF 1'200.00 mensili per il figlio, assegni famigliari non compresi e di provvedere al mantenimento del nuovo figlio dall'attuale matrimonio nella stessa misura del figlio comune. Infatti il contributo di mantenimento previsto dal Pretore nella sentenza di divorzio per il figlio comune corrispondeva al 75% di quanto prevedono le tabelle di Zurigo; applicata la stessa percentuale al figlio non comune, quest'ultimo risulta con un costo di CHF 835.00 mensili. Ora, con una disponibilità di CHF 3'744.20 mensili (CHF 5'698.55 meno CHF 1'954.35) l'ex marito risulta in grado di stanziare il contributo alimentare per la ex moglie (CHF 471.00 mensili), quello per il figlio comune (CHF 1'254.00 mensili) e quello del nuovo figlio (CHF 835,000 mensili), per cui non sussistono motivi per poter invocare un degrado della situazione economica tale da giustificare una riduzione dei contributi omologati a suo tempo dal giudice del divorzio.
Nella sentenza TF 5A_477/2014 del 16 dicembre 2014 il Tribunale federale ha precisato che il momento determinante per valutare se sussista un fatto nuovo è la data dell’inoltro della procedura di modifica.
Data creazione: 31 agosto 2012
Data modifica: 14 giugno 2015
|Caso 286, 16 maggio 2012||<< caso precedente | caso successivo >>|
Come si calcola il contributo alimentare per il mantenimento dei figli la cui custodia è suddivisa tra i genitori al 50%?
In una sentenza del 9 marzo 2012 il Tribunale federale di Losanna ha stabilito quanto segue:
Quando i genitori si accordano per una custodia dei figli in misura del 50% ciascuno, anche il fabbisogno dei figli va suddiviso in ragione di 1/2 ciascuno.
Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni
La fattispecie è la seguente:
- matrimonio da cui sono nati tre figli;
- sentenza di divorzio dell'11 marzo 2004 (con la quale è stata omologata una convenzione sulle conseguenze accessorie al divorzio del 23 agosto 2003);
- istanza della ex moglie di modifica della sentenza di divorzio del 3 dicembre 2009;
- sentenza di prima istanza del 16 novembre 2010 con la quale sono stati modificati gli alimenti per i figli.
Per calcolare i contributi di mantenimento a favore dei figli, la prima istanza si è basata sulle tabelle di Zurigo (tra l'altro abitualmente utilizzate anche in Ticino), le quali per la fascia dai 12 ai 18 anni per una famiglia di tre figli prevedono un costo di CHF 1'675.00 mensili complessivi ciascuno. Tenuto conto della custodia dei figli al 50% è stato tolto dall'importo di CHF 1'675.00 mensili la posta per cura ed educazione (CHF 200.00 mensili), nonché i costi per l'alloggio (CHF 285.00 mensili). Il fabbisogno di ciascun figlio è stato dunque considerato di CHF 1'190.00 mensili, arr. in CHF 1'200.00 mensili.
Tenuto conto della custodia al 50%, l'importo è stato suddiviso a carico dei genitori in ragione di metà per parte, per cui ciascuno di essi deve contribuire nella misura di CHF 1'800.00 mensili (CHF 1'200.00 : 2 x 3).
In seguito la prima istanza ha calcolato il reddito e fabbisogno di ciascun coniuge, aggiungendo (erroneamente, ma senza influsso sul risultato finale) al reddito del marito gli assegni famigliari di base; il risultato è stato il seguente:
- reddito del padre CHF 10'083.30
- fabbisogno del padre CHF 5'862.25
- eccedenza del padre CHF 4'221.05
- reddito della madre CHF 4'883.80
- fabbisogno della madre CHF 3'848.75
- eccedenza della madre CHF 1'035.05
In base a questi dati è stato calcolato il contributo di mantenimento del padre a favore della madre per il mantenimento dei figli pari a CHF 1'650.00 mensili complessivi, ciò che dà il seguente risultato:
- Eccedenza del padre CHF 2'571.00 (arr. CHF 4'221.00 - CHF 1'650.00)
- Eccedenza della madre CHF 2'685.00 (CHF 1'035.00 + CHF 1'650.00)
- Contributo del padre CHF 1'800.00 + costi di alloggio
- Contributo della madre CHF 1'800.00 + costi di alloggio
Ciò che porta i genitori ad avere la seguente rimanenza:
- Rimanenza per il padre CHF 771.00 mensili (CHF 2'571.00 - CHF 1'800.00)
- Rimanenza per la madre CHF 885.00 mensili (CHF 2'685.00 - CHF 1'800.00)
Da quanto sopra emerge dunque che:
- Contributo totale del padre CHF 3'450.00 mensili (CHF 1'800.00 + CHF 1'650.00), ossia il 95% del contributo totale
- Contributo totale della madre CHF 150.00 mensili (CHF 1'800.00 - CHF 1'650.00), ossia il 5% del contributo totale
Ora, tenuto conto che il padre ha un reddito di ca. il doppio rispetto alla madre, il Tribunale federale non ha ritenuto esservi stata alcuna violazione dell'art. 285 cpv. 1 CC, come per contro preteso dalla madre.
Il Tribunale federale ha precisato ancora che per i calcoli di cui sopra gli assegni famigliari vanno considerati compresi nel contributo di mantenimento per i figli; l'art. 285 cpv. 2 CC non ha come conseguenza che gli assegni famigliari debbano essere pagati in aggiunta ai bisogni dei figli (cfr. DTF 137 III 59, consid. 4.2.3, pag. 64 e DTF 128 III 305, consid. 4b, pag. 309 e segg.): per il calcolo del fabbisogno dei figli occorre semmai avantutto dedurre gli assegni famigliari, con la conseguenza che qualora fossero pagati alla madre, la quota parte di fabbisogno dei figli a suo carico sarebbe inferiore nella medesima misura, così che avrebbe diritto ad un contributo alimentare minore (v. anche sul tema caso-223 e citazioni).
Data creazione: 16 maggio 2012
Data modifica: 26 novembre 2012
Riduzione del contributo di mantenimento per i figli in caso di diritto di visita più esteso rispetto alla prassi?
|Caso 285, 1 maggio 2012||<< caso precedente | caso successivo >>|
Nel calcolo del contributo di mantenimento per i figli, per la parte di alimenti a carico del genitore non affidatario si giustifica operare una riduzione qualora i figli dovessero pranzare o cenare con il medesimo in misura maggiore rispetto alla prassi?
In una sentenza del 15 marzo 2012 il Tribunale d'appello di Lugano ha deciso quanto segue:
Qualora i figli trascorrano tre pranzi e tre cene la settimana con il genitore non affidatario, il calcolo dell'onere alimentare a suo carico deve prendere in considerazione tale aspetto.
Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni
AP 1 (1967) e AO 1 (1973) si sono sposati il 13 ottobre 1995. Dal matrimonio sono nate E., il 18 febbraio 1997, e V., il 24 ottobre 2001. Il marito lavora all'80%, mentre la moglie lavora dall'inizio del 2011 al 40%. I coniugi vivono separati dal 17 aprile 2011, quando AO 1 ha lasciato l'abitazione familiare per trasferirsi con le figlie altrove.
Il 28 aprile 2011 AO 1 si è rivolta al Pretore con un'istanza a protezione dell'unione coniugale.
Con decisione del 29 settembre 2011 il Pretore ha autorizzato i coniugi a vivere separati dal 17 aprile 2011, ha attribuito l'abitazione coniugale al marito (suppellettili comprese), ha affidato le figlie alla moglie, ha regolato il diritto di visita paterno, e ha condannato AP 1 a versare dal 1° maggio 2011 un contributo alimentare per la moglie di CHF 1’355.00 mensili, uno per E. di CHF 1'985.00 mensili (assegni familiari compresi) e uno per V. di CHF 1’570.00 mensili (assegni familiari compresi).
AP 1 è insorto al Tribunale d’appello contro la decisione del 29 settembre 2011 con un appello del 17 ottobre 2011 nel quale chiede di ridurre i contributi alimentari per le figlie e rispettivamente per la moglie dapprima una riduzione e in seguito la soppressione.
In particolare l'appellante contesta i fabbisogni in denaro delle figlie, facendo valere che esse pranzano mediamente tre volte e cenano mediamente tre volte e mezzo la settimana da lui, ciò che giustifica di togliere un 40% alla posta che la tabella 2011 correlata alle raccomandazioni pubblicate dall'Ufficio della gioventù e dell'orientamento professionale del Canton Zurigo prevede per il costo del vitto. Il fabbisogno in denaro di E. si ridurrebbe così di CHF 144.00 mensili (40% di CHF 360.00) e quello di V. di fr. 114.00 mensili (40% di CHF 285.00).
Ora, se da un lato quest'ultima conclusione non è stata ritenuta pertinente, poiché il fabbisogno in denaro delle figlie non muta, che ai pasti sopperisca un genitore o sopperisca l'altro, dall’altro è stato ammesso che la questione è piuttosto di sapere in che misura il genitore affidatario si veda sgravare dai costi grazie all'intervento dell'altro.
Nell'ambito di un abituale diritto di visita (di norma, una fine settimana su due) il genitore non affidatario deve provvedere mediamente a un pranzo e a una cena la settimana, senza che ciò giustifichi – per principio – diminuzioni del contributo alimentare a suo carico. Nella fattispecie tuttavia la situazione è notevolmente diversa, giacché AO 1 si vede esonerare dal costo di ben tre pranzi e tre cene la settimana per entrambe le figlie. Ne segue che, pur a un sommario esame come quello che governa le procedure a tutela dell'unione coniugale, l'appellante afferma a ragione che la moglie provvede al vitto delle figlie unicamente nella misura del 60%. Ai fini del giudizio occorrerà tenere conto così che l'appellante (o i suoi parenti) ne assicurano il restante 40%.
Il quadro familiare delle entrate e delle uscite si presenta, dopo quanto si è visto, come segue:
- reddito del marito, CHF 8’815.00 mensili
- reddito della moglie, CHF 2’383.95 mensili
- somma dei redditi, CHF 11’198.95 mensili
- fabbisogno minimo del marito, CHF 3’437.85 mensili
- fabbisogno minimo della moglie, CHF 2’777.50 mensili
- fabbisogno in denaro di E., CHF 1’985.00 mensili
- fabbisogno in denaro di V., CHF 1’570.00 mensili
- somma dei fabbisogni, CHF 9’770.35 mensili
- eccedenza, CHF 1’428.60 mensili
- metà eccedenza, CHF 714.30 mensili
- spettanza del marito, CHF 3’437.85 + CHF 714.30 = CHF 4’152.15 mensili,
il marito deve pertanto:
- versare alla moglie CHF 2’777.50 + CHF 714.30 ./. CHF 2’383.95 = CHF 1’107.85 mensili, arrotondati a CHF 1’110.00 mensili,
- versare per E. CHF 1'985.00 ./. CHF 144. = CHF 1’841.mensili arrotondati a CHF 1’840.— mensili (conservando CHF 144.00 per il vitto della medesima),
- versare per V. CHF 1’570.00 ./. CHF 114.00 = CHF 1’456.00, arrotondati a CHF 1’455.— mensili (conservando CHF 114.00 per il vitto della medesima).
Un argomento analogo è stato trattato nel caso-160.
Da notare che il Tribunale d'appello nella sentenza ICCA 11.2009.95 del 30 marzo 2012 ha precisato che, in quel caso, sebbene il padre trascorra con il figlio quattro settimane di vacanza a fronte delle cinque e mezzo previste dall'usuale diritto di visita, egli ospita il figlio un giorno la settimana supplementare, ciò che consisterebbe in incontri nettamente più estesi di quelli abitualmente riconosciuti, nel Cantone Ticino, a un genitore non affidatario nel caso di figli in età scolastica (RTiD I-2005, pag. 778, sentenza 58c), per cui ha ritenuto ciò riconoscendo che una quota della posta "cura ed educazione" prevista dalle tabelle di Zurigo è assicurata dal padre; se la posta piena, nel caso concreto, ammonta a CHF 450.00 mensili per 30 giorni, visto il diritto di visita del padre più esteso, la quota parte da lui assicurata ammonterebbe a CHF 67.50 mensili (consid. 8.). Altra sentenza sull'argomento, cfr. I CCA 11.2011.85 dell'11 ottobre 2012, RTiD I 2013, N. 7c).
Data creazione: 1 maggio 2012
Data modifica: 13 novembre 2013
|Caso 281, 1 marzo 2012||<< caso precedente | caso successivo >>|
Esiste l'obbligo per le coppie conviventi non coniugate di sottoscrivere dinanzi all'autorità tutoria un contratto di mantenimento per i figli nati dalla loro relazione?
In una sentenza del 14 febbraio 2012 il Tribunale d'appello di Lugano ha stabilito quanto segue:
Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni
La situazione di fatto è la seguente:
- coppia eterosessuale non coniugata;
- figlio nato dalla loro relazione;
- il padre riconosce il figlio;
- la Commissione Tutoria Regionale (CTR) scrive ai genitori indicando che se non verrà sottoscritto un contratto per l'obbligo alimentare, avrebbe nominato un curatore per salvaguardarne il diritto al mantenimento;
- i genitori non si sono dichiarati disposti a sottoscrivere il contratto per l'obbligo alimentare;
- la CTR ha proceduto alla nomina del curatore;
- i genitori hanno impugnato la decisione all'Autorità di ricorso (l'Autorità di Vigilanza sulle Tutele): la decisione della CTR è stata confermata;
- i genitori hanno dunque impugnato in seconda istanza la decisione (al Tribunale d'appello): il ricorso loro è stato respinto;
- la decisione del Tribunale d'appello ad oggi non è ancora cresciuta in giudicato.
Giusta l'art. 309 cpv. 1 CC, l'autorità tutoria, a richiesta della donna nubile gravida o tosto che sia informata del parto, nomina al nascituro o all’infante un curatore che provveda all’accertamento della filiazione paterna e consigli e assista la madre nel modo richiesto dalle circostanze. Di regola il curatore è incaricato anche di far valere i diritti del nascituro o del minorenne al mantenimento, nel qual caso ci si trova di fronte a una curatela combinata (art. 308 CC e 309 cpv. 2 CC), sicché il curatore può promuovere un'azione di paternità combinata con un'azione di mantenimento (art. 280 cpv. 2 CC).
Poco importa che la madre nubile viva sola o in concubinato: la curatela di paternità va designata per legge "tosto che l'autorità tutoria sia informata del parto". Il concubinato della madre non garantisce al figlio gli stessi diritti che ha il figlio di genitori sposati (a cominciare dalla presunzione di paternità secondo gli artt. 255 e segg. CC).
Se il figlio di una donna non sposata è stato riconosciuto dal padre, l'autorità tutoria si adopera direttamente per salvaguardarne i diritti alimentari, invitando i genitori a sottoscrivere un contratto di mantenimento. Se non riesce o i genitori non collaborano essa nomina un curatore giusta l'art. 308 cpv. 2 CC, incaricato di far valere in giudizio i diritti del figlio (curatore "di mantenimento"). Il mero fatto che la madre versi in ottime condizioni finanziarie ancora non dispensa l'autorità tutoria dal promuovere un contratto di mantenimento, giacché il figlio ha un diritto proprio al mantenimento non solo nei confronti di lei, ma di entrambi i genitori. Anche il figlio di genitori che vivono in concubinato ha un diritto proprio al mantenimento nei confronti di entrambi i genitori.
Se i genitori dovessero separarsi il figlio si troverebbe anche in questi casi svantaggiato rispetto a un figlio di genitori sposati, poiché il concubinato è una semplice relazione di fatto e nessun giudice interviene a quel momento. Per garantire le pretese del figlio in simile eventualità occorre dunque un contratto di mantenimento approvato dall'autorità tutoria (art. 287 CC) o dal giudice (art. 279 CC) oppure una sentenza che fissi i contributi alimentari (DTF 111 II 6, consid. 6b).
Nel caso concreto i genitori, conviventi, si sono rifiutati di sottoscrivere un contratto di mantenimento invocando la loro privatezza, la difesa della loro personalità e la parità di trattamento nei confronti di coppie sposate ... ma sulla protezione del figlio non hanno speso una parola. Eppure il figlio ha un suo diritto proprio al mantenimento anche nei confronti del padre, non solo della madre (per quanto facoltosa possa essere), e va debitamente protetto nel caso in cui i genitori si separino.
Data creazione: 1 marzo 2012
Data modifica: 1 marzo 2012
Commisurazione del contributo per il mantenimento del figlio; reddito ipotetico del genitore debitore del contributo
|Caso 279, 1 febbraio 2012||<< caso precedente | caso successivo >>|
Quali sono i principi relativi alla presa in considerazione di un reddito ipotetico per il mantenimento del figlio minorenne?
In una sentenza del 3 febbraio 2011 il Tribunale federale di Losanna ha stabilito quanto segue:
Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni
Nel caso - 89 è stato trattato il concetto del redito potenziale e il fatto che il non aver più diritto alle indennità di disoccupazione non è un motivo sufficiente per far valere l'impossibilità di versare alimenti, anche se la circostanza che il debitore del contributo di mantenimento riceva regolarmente e senza ritardo indennità giornaliere dall'assicurazione contro la disoccupazione è un indizio che egli intraprende gli sforzi da lui esigibili per la ricerca di una nuova occupazione.
Il Tribunale federale indica che in presenza di doveri di mantenimento di un figlio minorenne, la messa a profitto della capacità di guadagno dev'essere ritenuta un'esigenza particolarmente severa. Questo concetto vale soprattutto in presenza di condizioni economiche modeste. I criteri applicabili all'assicurazione di disoccupazione non possono essere considerati senza una corretta valutazione. Il fatto che il genitore debitore dell'alimento sia disoccupato e che non abbia trovato lavoro nonostante adeguati sforzi, non è ancora una prova che dimostri la sua impossibilità ad intraprendere un'attività lavorativa. Si possono prendere in considerazione anche attività che non esigono una formazione professionale completa e che si situano nell'ambito dei salari bassi. Un genitore che seppur senza formazione professionale si descrive come in buona salute e pienamente abile al lavoro dimostra che può esercitare un'attività lavorativa così da poter adempiere ai suoi obblighi alimentari verso il figlio. Il giudice dovrà allora indicare concretamente quali attività potrebbe dover svolgere il genitore debitore alimentare (come ad es. lavori di segretariato o d'ufficio, la vendita al dettaglio, pulizie, ecc.) e quali posti potrebbe occupare in base allo stipendio che viene ipotizzato. Per calcolare un reddito potenziale non basterà che il giudice indichi teoricamente un reddito ipotetico, ma per evitare che la propria sentenza sia considerata arbitraria dovrà stabilire con esattezza quali attività concretamente avrebbe potuto svolgere.
Data creazione: 1 febbraio 2012
Data modifica: 1 febbraio 2012
|Caso 271, 30 settembre 2011||<< caso precedente | caso successivo >>|
A quali condizioni i genitori possono utilizzare redditi e sostanza del figlio minorenne?
In una sentenza del 6 luglio 2011 il Tribunale federale di Losanna ha stabilito quanto segue:
Tenuto conto che i genitori devono provvedere al mantenimento del figlio, incluse le spese d’educazione e formazione e delle misure prese a sua tutela, nonché del fatto che hanno il diritto e il dovere di amministrare la sostanza del figlio finché è soggetto alla loro autorità, solo a certe condizioni i genitori possono utilizzare i redditi e la sostanza dei figli minorenni.
Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni
Nel caso concreto siamo in presenza di una madre vedova che ha richiesto all'autorità tutoria di poter prelevare annualmente dal conto del figlio minorenne l'importo di CHF 15'000.00 per potere in particolare pagare le spese future ed eventuali del figlio studente di 15 anni, senza dover continuamente chiedere l'autorizzazione ogni anno all'autorità tutoria. La richiesta è stata respinta.
Ai sensi dell'art. 276 cpv. 1 CC i genitori devono provvedere al mantenimento del figlio, incluse le spese d’educazione e formazione e delle misure prese a sua tutela. I genitori hanno anche il diritto e il dovere di amministrare la sostanza del figlio finché è soggetto alla loro autorità (art. 318 CC). L'art. 319 cpv. 1 CC indica che i genitori possono impiegare i redditi della sostanza del figlio segnatamente per il suo mantenimento. Se i bisogni correnti del figlio lo esigono, i genitori possono anche attingere ai versamenti a tacitazione, risarcimenti e analoghe prestazioni di pertinenza del medesimo (art. 320 cpv. 1 CC). Sono questi i beni che corrispondono all'espressione "altri mezzi" di cui all'art. 276 cpv. 3 CC ("i genitori sono liberati dall’obbligo di mantenimento nella misura in cui si possa ragionevolmente pretendere che il figlio vi provveda da sé con il provento del suo lavoro o con altri mezzi"), vale a dire i mezzi che hanno quale scopo specifico di sostituire il mantenimento, come ad es. le rendite per orfani o gli assegni familiari. Se questi "altri mezzi" o altri beni liberi del figlio - come liberalità ai sensi dell'art. 321 CC, o beni ereditati ai sensi dell'art. 322 CC, oppure il provento dal lavoro e l'assegno professionale (art. 323 CC) - sopperiscono integralmente ai suoi bisogni, i genitori sono allora liberati dal loro obbligo di mantenimento (art. 276 cpv. 3 CC; DTF 123 III 161, consid. 4a).
Per contro i genitori in principio non possono utilizzare la sostanza del figlio salvo quella relativa all'art. 320 cpv. 1 CC ("Versamenti a tacitazione, risarcimenti e analoghe prestazioni"); in questo senso l'amministrazione della sostanza del figlio è puramente conservativa.
La regola appena citata, dell'intangibilità della sostanza del figlio, ha tuttavia delle eccezioni; ai sensi dell'art. 320 cpv. 2 CC, se necessario per provvedere alle spese di mantenimento, educazione o istruzione, l’autorità tutoria può permettere ai genitori di attingere in misura determinata anche alla rimanente sostanza del figlio. Le condizioni alla base dell'art. 320 cpv. 2 CC sono da un lato la necessità di attingere dalla sostanza del figlio e dall'altro l'utilizzo del denaro per le spese di mantenimento, educazione o istruzione del medesimo. Il termine "necessità" si definisce in funzione dell'obbligo, già citato, dei genitori di provvedere con i propri mezzi al mantenimento del figlio (art. 276 cpv. 1 CC), tenuto conto che l'obbligo del figlio di provvedere al proprio mantenimento è sussidiario rispetto a quello dei genitori. In questo senso l'utilizzo degli altri beni menzionati all'art. 320 cpv. 1 CC ("Versamenti a tacitazione, risarcimenti e analoghe prestazioni"), seppur nell'interesse diretto del figlio, è da ritenersi un'eccezione: si attua dal momento in cui i genitori non hanno le risorse sufficienti per far fronte ai costi del mantenimento del figlio, totalmente o in parte. Inoltre le risorse proprie del figlio, ai sensi dell'art. 323 cpv. 1 CC, così come i beni specificatamente destinati, vista la loro natura, al suo mantenimento, ai sensi dell'art. 320 cpv. 1 CC, devono essere stati consumati prima che i genitori possano utilizzare la sostanza del figlio.
Per poter valutare la necessità di un prelevamento rispetto alla situazione finanziaria dei genitori, l'autorità tutoria deve essere messa al corrente del costo delle necessità correnti del figlio o del costo della spesa straordinaria, così come dell'oggetto di tale spesa. Se le condizioni previste all'art. 320 cpv. 2 CC sono adempiute, l'autorità tutoria autorizza il prelevamento e ne fissa l'importo, così come pure l'eventuale frequenza del prelevamento e lo scopo.
Nel caso concreto l'istanza è stata respinta dato che è stata richiesta un'autorizzazione generale a prelevare un importo di CHF 15'000.00 annui sulla sostanza del figlio per spese straordinarie, future ed ipotetiche. La richiesta non adempiva la condizione della necessità prevista all'art. 320 cpv. 2 CC, tenuto conto che tale norma indica che la spesa deve riferirsi ad una necessità attuale e concreta, spesa che i genitori non sono in grado di coprire in mancanza di sufficienti risorse proprie.
Un'osservazione importante va fatta in merito alla prassi assai differenziata dei vari istituti bancari relativamente alla sostanza dei figli minorenni; nella realtà - per lo meno ticinese - si assiste a tutta una serie di prassi differenti e le più svariate: da istituti bancari che permettono il prelievo incondizionato del denaro di figli minorenni da parte dei genitori, ad altri che lo permettono tramite la presentazione dei giustificativi della spesa, ad altri ancora che per contro subordinano qualsivoglia richiesta all'autorizzazione dell'autorità tutoria. Orbene, ovviamente la prassi non deve andare contro le norme legali in materia e qualora i prelevamenti fossero erroneamente autorizzati la Banca rischia chiaramente un'azione di responsabilità, segnatamente se ciò cagionasse un danno al minore.
Data creazione: 30 settembre 2011
Data modifica: 30 settembre 2011
Alimenti a favore dei figli minorenni quando entrambi i genitori lavorano - computo dell'assegno famigliare di base
|Caso 258, 1 marzo 2011||<< caso precedente | caso successivo >>|
Come si calcola il contributo di mantenimento a favore dei figli minorenni quando entrambi i genitori svolgono un'attività lavorativa? Come vengono considerati gli assegni famigliari di base?
In una sentenza del 15 febbraio 2011 il Tribunale d'appello di Lugano ha stabilito quanto segue:
Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni
Sul calcolo del contributo di mantenimento dei genitori a favore dei figli minorenni abbiamo dedicato in particolare il caso 16, il quale tuttavia contempla un calcolo che risulta oggi superato.
Nel caso qui trattato la moglie ha rinunciato a postulare un contributo di mantenimento per sé; il metodo di calcolo utilizzato dal Tribunale d'appello per il mantenimento dei figli minorenni è dunque il seguente.
Esempio di contributo di mantenimento a favore di un figlio unico di 13 anni, affidato alla madre, la quale svolge un'attività lavorativa al 70%; la quota parte di 1/3 della pigione della madre è considerata, per semplicità, pari alla posta "Unterkunft" delle Tabelle di Zurigo (cfr. sull'argomento caso-157 e riferimenti):
- fabbisogno del figlio: CHF 2'026.00 mensili (Tab. ZH al 01.01.2011, parte in denaro di CHF 1'795.00 + 70% della parte in natura di CHF 231.00);
- reddito del padre: CHF 6'000.00 mensili netti;
- reddito della madre: CHF 3'800.00 mensili netti, compresi gli assegni famigliari di base (AF); *
- fabbisogno minimo del padre: CHF 3'500.00
- fabbisogno minimo della madre: CHF 3'000.00
- (eccedenza, in questo caso non ripartita: CHF 1'274.00 mensili)
Calcolo delle disponibilità dei genitori:
- disponibilità del padre: CHF 6'000.00 ./. CHF 3'500.00 = CHF 2'500.00 mensili
- disponibilità della madre: CHF 3'800.00 ./. CHF 3'000.00 = CHF 800.00 mensili
Calcolo dei rispettivi contributi di mantenimento:
- contributo alimentare del padre per il figlio:
fabbisogno del figlio x disponibilità del padre
(disponibilità del padre + disponibilità della madre)
in concreto: CHF 2'026.00 x CHF 2'500.00
CHF 2'500.00 + CHF 800.00
= CHF 1'534.85 mensili ./. AF (CHF 200.00 mensili incassati dalla
madre) = CHF 1'334.85 mensili
- contributo alimentare della madre per il figlio:
fabbisogno del figlio x disponibilità della madre
(disponibilità del padre + disponibilità della madre)
in concreto: CHF 2'026.00 x CHF 800.00
CHF 2'500.00 + CHF 800.00
= CHF 491.15 mensili + AF (CHF 200.00 mensili da lei incassati)
= CHF 691.15 mensili
Lo stesso metodo di calcolo si applica per tutte le altre fasce di età del figlio.
Premesso che le Tabelle di Zurigo comprendono già gli assegni famigliari di base (cfr. tra le altre RTiD I-2005, sentenza 54c, consid. 7), il Tribunale d'appello fissa i contributi di mantenimento per i figli includendo tali assegni.
Tuttavia, per il calcolo del contributo alimentare occorre distinguere: se il fabbisogno in denaro del figlio è coperto dal contributo erogato dal debitore (come nell'esempio sopra indicato), l'assegno famigliare riscosso dall'affidatario va in deduzione del contributo, non giustificandosi che il figlio riceva più del fabbisogno in denaro. Per contro, se il fabbisogno in denaro non è assicurato, l'assegno famigliare percepito dall'affidatario va in aggiunta al contributo alimentare stanziato dall'altro genitore (RTiD I-2010, pag. 704, no. 22c con riferimenti).
Per capire meglio quanto appena indicato, se nel caso sopra menzionato il padre avesse avuto un reddito di CHF 4'500.00 mensili al posto dei CHF 6'000.00 mensili indicati, avremmo avuto la seguente situazione:
- fabbisogno del figlio: CHF 2'026.00 mensili (Tab. ZH al 01.01.2011, parte in denaro di CHF 1'795.00 + 70% della parte in natura di CHF 231.00);
- reddito del padre: CHF 4'500.00 mensili netti;
- reddito della madre: CHF 3'800.00 mensili netti, compresi gli assegni famigliari di base (AF); *
- fabbisogno minimo del padre: CHF 3'500.00
- fabbisogno minimo della madre: CHF 3'000.00
- (eccedenza negativa: - CHF 226.00 mensili)
Calcolo delle disponibilità dei genitori:
- disponibilità del padre: CHF 4'500.00 ./. CHF 3'500.00 = CHF 1'000.00 mensili
- disponibilità della madre: CHF 3'800.00 ./. CHF 3'000.00 = CHF 800.00 mensili
Calcolo dei rispettivi contributi di mantenimento:
- contributo alimentare del padre per il figlio:
CHF 2'026.00 x CHF 1'000.00
CHF 1'000.00 + CHF 800.00
= CHF 1'125.55 mensili + AF (CHF 200.00 mensili, già incassati dalla madre);
tenuto conto tuttavia che il debitore alimentare ha il diritto alla
copertura del suo fabbisogno minimo, egli non potrà che versare
CHF 1'000.00 mensili
- contributo alimentare della madre per il figlio:
CHF 2'026.00 x CHF 800.00
CHF 1'000.00 + CHF 800.00
= CHF 900.45 mensili compresi gli AF (CHF 200.00 mensili);
tuttavia anche la madre ha diritto alla teorica copertura del
suo fabbisogno minimo, per cui potrà consacrare al figlio solo
CHF 800.00 mensili
E' dunque il figlio (e con esso il genitore affidatario, per cui
nel caso concreto la madre) a sopportare l'eccedenza negativa
di CHF 226.00 mensili.
Nel caso in cui vi fossero più figli e, come in quest'ultimo esempio, un'eccedenza negativa, occorrerà in seguito effettuare il riparto del mantenimento tra i figli in base al calcolo indicato nel caso 77.
Il Tribunale federale ha indicato in particolare che dopo la deduzione delle prestazioni di terzi, i bisogni non coperti dei figli dovranno essere ripartiti tra i genitori in misura della rispettiva capacità contributiva (cfr. sentenza TF 5A_792/2008, consid. 5.3.1 del 26 febbraio 2009, sentenza TF 5A_507/2007 consid 5.1 del 23 aprile 2008 pubblicato in FamPra.ch, pag. 992; sentenza TF 5C.127/2003, consid. 4.1.2 del 15 ottobre 2003).
* Sul computo degli assegni famigliari per il calcolo cfr. tuttavia caso-291, in fine.
Data creazione: 1 marzo 2011
Data modifica: 17 febbraio 2013
|Caso 257, 15 febbraio 2011||<< caso precedente | caso successivo >>|
Se il padre, non ancora accertato tale dal punto di vista giuridico, non paga i contributi di mantenimento per il figlio, può essere punito penalmente?
In una sentenza dell'8 giugno 2010 il Tribunale federale di Losanna ha stabilito quanto segue:
Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni
L'art. 217 cpv. 1 CP prevede che chiunque non presta gli alimenti o i sussidi che gli sono imposti dal diritto di famiglia, benché abbia o possa avere i mezzi per farlo, è punito, a querela di parte, con una pena detentiva sino a tre anni o con una pena pecuniaria.
Giusta l'art. 276 cpv. 1 CC, i genitori devono provvedere al mantenimento del figlio, incluse le spese d’educazione e formazione e delle misure prese a sua tutela. Una condizione essenziale per l'applicabilità di tale norma é l'esistenza di un rapporto di filiazione (DTF 129 II 646, consid. 4.1). La punibilità penale in caso di mancato pagamento degli alimenti presuppone il legame di filiazione: se i genitori del figlio non sono sposati, il legame di filiazione esiste in caso di riconoscimento di paternità o di sentenza giudiziaria accertante la paternità, cresciuta in giudicato. La punibilità avrà effetto da questo momento e poco importa che poi un eventuale giudizio di merito, accertante la paternità e l'obbligo alimentare, abbia effetto retroattivo; tuttavia il padre potrà essere punito anche per gli arretrati dal momento in cui alla crescita in giudicato della sentenza, pur avendone i mezzi, non vi adempia.
Pendente causa tuttavia l'art. 283 CC prevede che quando la paternità sia presunta e la presunzione non possa essere infirmata da prove rapidamente esperibili, il presunto padre, ad istanza della controparte, deve già prima della sentenza pagare adeguati contributi per il mantenimento del figlio.
Naturalmente il Giudice deve emanare una decisione provvisionale che preveda l'obbligo contributivo e, come tale, la decisione provvisionale potrà anche cadere al termine della procedura, qualora la paternità non fosse effettivamente accertata; tuttavia per il periodo in cui il decreto provvisionale ha esplicato i suoi effetti si è creato un obbligo alimentare e pertanto il presunto padre deve pagare; in caso di sua sottrazione al pagamento, egli potrebbe essere punibile ex art. 217 CP, in particolare qualora lo avesse fatto intenzionalmente e avesse o potesse avere i mezzi per farlo, a prescindere dal destino del merito dell'azione di paternità.
Da notare infine che il Tribunale federale precisa che un eventuale obbligo alimentare basato su una convenzione privata tra la madre e il padre biologico, dove tuttavia quest'ultimo non riconosce il figlio, non è sufficiente per rendere applicabile l'art. 217 CP, mancando il legame di filiazione che crea il diritto al mantenimento ex art. 276 CC.
Data creazione: 15 febbraio 2011
Data modifica: 15 febbraio 2011