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Pascal Couchepin e il direttore del quotidiano Le Monde diplomatique, Ignacio Ramonet, hanno dibattuto giovedì a Berna sulla globalizzazione e i suoi effetti.
Il dibattito, svoltosi alla Biblioteca nazionale, è stato organizzato da Avenir suisse, una fondazione sostenuta da 14 delle maggiori ditte elvetiche allo scopo di sviluppare idee nell'ambito dell'economia e della società.
Sotto il titolo "Globalizzazione: cancro o forza viva dell'economia mondiale?" il dibattito di giovedì costituiva il punto culminante di una serie di 26 incontri, iniziata lo scorso ottobre, attorno alla tema "de-regolazione/ri-regolazione".
Posizioni antagoniste
I due oratori del giorno si sono trovati su posizioni per lo meno antagoniste. Il ministro svizzero dell'economia, Pascal Couchepin, considera la globalizzazione come una chance di cui tutti possono approfittare, sia i paesi sviluppati che il terzo mondo.
Il consigliere federale ha in particolare fatto notare che tutti i periodi storici caratterizzati da scambi numerosi sono stati sinonimo di prosperità e sviluppo. Al contrario, le fasi di ripiegamento - come durante gli anni 30 - hanno portato a catastrofi.
Percezione diversa, ovviamente, da parte di Ignacio Ramonet, che oltre alla sua funzione presso Le Monde Diplomatique è pure presidente d'onore di Attac. Per questo intellettuale di sinistra, l'attuale globalizzazione liberale nuoce sia alla società umana che all'ambiente. Il mercantilismo a oltranza e la potenza incontrollata della finanza sfociano in un mondo nel quale i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri.
I due uomini hanno tuttavia almeno un punto in comune: si sono sempre rifiutati di esprimere le loro convinzioni in campo avversario, per definizione obbligatoriamente ostile - vale a dire rispettivamente al Forum economico di Davos e al Forum sociale mondiale di Porto Alegre.
Il dibattito contraddittorio di Berna ha quindi assunto ulteriore importanza. L'animatore della serata, il giornalista Marc Comina, non si è quindi sbagliato, qualificando l'incontro di impresa "storica".
Minimo denominatore comune
Un solo esempio: le cause del naufragio argentino. Per Ignacio Ramonet, è la globalizzazione che ha condotto il paese latino-americano, sebbene allievo modello del fondo monetario internazionale, alla bancarotta. Al contrario, per Pascal Couchepin le cause sono da ricercare nel protezionismo degli anni del peronismo.
I due uomini non sono sembrati d'accordo che su due questioni: la necessità di diminuire il debito del terzo mondo e il problema della fuga dei cervelli dai paesi in via di sviluppo verso il mondo industrializzato. Insomma, non si sono ritrovati che su un minimo denominatore comune.
Festival di effetti
In mancanza di consenso, i due si sono però incontrati sul terreno dell'humor. Come sua abitudine, Pascal Couchepin non ha lesinato le battute provocatorie nei confronti del suo interlocutore. E, lungi dall'essere un intellettuale austero, Ignacio Ramonet, ha saputo rispondere per le rime.
"Ne imparo di cose sulla Svizzera, paese ugualitario, favorevole al debito del terzo mondo e che non esporta armi", ha per esempio affermato Ignacio Ramonet, con una punta di ironia. "`È il vantaggio di viaggiare, signor Ramonet, così vede che è meglio venire in Svizzera che andare a Cuba", gli ha risposto il consigliere federale.
Questi duelli oratori, alquanto numerosi durante l'ora e mezza di dibattito, hanno incantato il pubblico, che ha riso francamente a parecchie riprese.
Continuare il dialogo
Al di là delle risate, resta da stabilire se questo dibattito ha avuto un'utilità qualsiasi, considerate le posizioni apparentemente inconciliabili. I due principali interessati pensano di sì.
Per Pascal Couchepin "questo dibattito ha permesso di mostrare che si può trovare un certo numero di temi da discutere con persone di buona volontà".
Stesso suono di campana da parte di Ignacio Ramonet. "Ora si tratta di tentare un avvicinamento delle posizioni" ha dichiarato. "Nei confronti della globalizzazione si sono già verificate tre fasi: la presa di coscienza, la protesta e le proposte. Adesso bisogna entrare in un quarta fase: quella del dialogo".
Olivier Pauchard