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La corsa all’oro del Klondike, nello Yukon canadese e in Alaska, è stata un periodo di migrazione di lavoratori e di disperati, ma pure di criminali, da ogni parte del mondo alla ricerca di quell’oro che di fatto pochi trovarono, ma che avrebbe dovuto cambiare le loro vite. L’oro fu scoperto in questi luoghi quasi per caso alla fine dell’800.
Molti film sono ambientati durante la corsa all’oro. Il più celebre è il film muto “The Gold Rush” del 1925 diretto e interpretato da Charlie Chaplin che non solo racconta la dura vita quotidiana in quelle contrade gelate, ma pure le difficoltà per raggiungerle. Tra i molti a prendere parte alla corsa all’oro vi fu lo scrittore californiano Jack London, che scrisse fra altri libri “Il richiamo della foresta” e “Zanna Bianca”, di cui tutti noi ricordiamo le avventure. Pure uno degli ultimi libri di Jules Verne, “Le volcan d’or” del 1899, narra le difficoltà che i cercatori affrontavano pur di trovare fortuna in terre inospitali. Il mondo dei fumetti è ricco di riferimenti a quel periodo storico. Il più celebre personaggio, Paperon de’ Paperoni, ha iniziato a costruire la sua ricchezza trovando appunto miniere d’oro nel Klondike..
Ma come iniziò il tutto? Il 16 agosto 1896, risalendo il fiume Klondike tre uomini scoprirono casualmente dei ricchi giacimenti d’oro a Rabbit Creek, nel territorio dello Yukon. La notizia si diffuse rapidamente negli altri campi di attività minerarie nella valle del fiume Yukon e raggiunse gli Stati Uniti nel luglio 1897, quando, dopo aver fatto fortuna, i primi cercatori arrivarono a San Francisco e a Seattle. Poi tutto andò velocemente. Nel 1898 la popolazione delle terre ove era stato scoperto l’oro arrivò a 40 000 abitanti. Giunse gente soprattutto dagli Stati Uniti, ma dall’Europa, dall’Australia e dalla Cina. E in tutto furono portate alla luce 400’000 kg d’oro.
La maggior parte dei cercatori sbarcava a Skagway, in Alaska, o nell’adiacente comune di Dyea. Di lì risalivano i torrenti fino a giungere a Dawson City, la città simbolo della corsa all’oro, un minuscolo borgo che con la corsa all’oro si trasformò in una cittadina di 30.000 abitanti. I cercatori dovevano trasportare sulle spalle o a dorso di mulo o cavallo un gran numero di rifornimenti di beni, quasi tutti di genere alimentare, oltre ai permessi di soggiorno in Canada. Oltre 100.000 cercatori d’oro, perlopiù improvvisati, poveri e disperati, si riversarono in un decennio fra la costa dell’Alaska e il Klondike: cercavano una fortuna che però arrise solamente ad una piccolissima minoranza. Solo 40.000, tra l’altro, riuscirono a trovare concessioni nei campi auriferi.
Nel 1898 si decise dunque di costruire una linea ferroviaria a scartamento ridotto da Skagway a Whitehorse sul fiume Yukon, attraverso il White Pass ( 914m) per permettere a chi ne aveva i mezzi finanziari di non più dover attraversare il Chilkoot Pass a piedi. La costruzione dei 117km di rotaie fu una sfida in tutti i sensi, anche a causa delle rigide temperature, delle curve strette, delle pendenze e degli strapiombi che richiesero la costruzione di arditi ponti di metallo e legno tuttora esistenti. Terminata nel 1900, alla costruzione della White Pass and Yukon Railway lavorarono 35 mila uomini e costò 10 milioni di dollari. Allora Skagway era raggiungibile solo via mare o via ferrovia. Oggi pure una strada la collega al resto del Nord America.
Oggi la ferrovia è in parte sempre in funzione ed è considerata una delle tratte più panoramiche al mondo. La tratta turistica è però lunga solo 32km e raggiunge solo la vetta del passo, al confine fra Stati Uniti e Canada. Altri treni invece continuano fino a Bennet nella Columbia britannica o fino a Whitehorse nello Yukon. Mentre si sale il passo comodamente seduti in vagoni rigorosamente d’epoca ma tirati purtroppo da locomotive diesel e non a vapore, è impossibile non pensare alle sofferenze di chi ha costruito la linea e a tutti coloro che un giorno hanno lasciato terre lontanissime pieni di speranze per partire, soli, verso l’incognito più totale. Anche perché dal treno è possibile ammirare non solo i cimiteri dell’epoca, le baracche di legno, le vecchie locomotive e le vecchie fermate, ma pure le gallerie, i ponti in acciaio, fra cui uno costruito nel 1901 e considerato il ponte a sbalzo più alto del mondo, i burroni, le cascate, i ghiacciai e infine cosiddetto “sentiero del 1898”, un pericoloso percorso a piedi frequentato dai cercatori che volevano raggiungere lo Yukon. Per molti il Paradiso non arrivò mai. E la corsa all’oro andò a poco a poco scemando. © Fm / 11 febbraio 2018
Vedasi pure gli articoli sull’Alaska