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Ultimo capitolo della questione giurassiana: il 28 marzo il destino di Moutier sarà nuovamente oggetto di una votazione popolare. Gli abitanti della piccola cittadina decideranno di rimanere fedeli al Canton Berna oppure di aggregarsi al Canton Giura?Questo contenuto è stato pubblicato il 28 febbraio 2021 - 11:00
A metà degli anni Cinquanta, quando si riaccendeva la questione giurassiana e il Canton Berna riconosceva l’esistenza del popolo giurassiano nella sua Costituzione, tra le mura di un baretto di Porrentruy, nel Giura settentrionale, il paroliere quebecchese Raymond Lévesque - scomparso recentemente - buttava giù le prime strofe di "Quand les hommes vivront d’amour". Quest’inno fu poi reso popolare da chansonnier quebecchesi del calibro di Gilles Vigneault, Robert Charlebois e Céline Dion.
Ispirato a quanto avvenuto in Algeria, in Canada il brano è diventato uno degli emblemi del Québec libero. Nella Svizzera francese questi versi sono stati intonati simbolicamente dai separatisti del Giura, desiderosi di ottenere l’autonomia territoriale, politica e linguistica.
137 voti di scarto
Per gli autonomisti francofoni, a maggioranza cattolica, separarsi dal Canton Berna, di stampo svizzero-tedesco e di fede protestante, ormai non era più un’utopia. A distanza di anni, nonostante il Canton Giura sia sovrano dal 1979 e malgrado la creazione, negli anni Duemila, di un organismo neutrale per definire il futuro istituzionale della regione (Assemblea intergiurassiana), la Svizzera non ha ancora archiviato la questione.
I titoli di coda di questa vicenda dovrebbero comunque scorrere domenica 28 marzo. Quel giorno, infatti, gli abitanti di Moutier aventi diritto al voto saranno chiamati per la seconda volta in quattro anni a risolvere la questione dell’appartenenza cantonale della loro cittadina. Diventerà giurassiana? Resterà bernese?
Invalidata su decisione dei tribunali per irregolarità (casi sospetti di turismo elettorale), la prima votazione del 18 giugno 2017 invocava il passaggio di Moutier al Canton Giura con una maggioranza del 51,7% e uno scarto risicato di 137 voti. Lo stesso risultato potrebbe riprodursi anche fra un mese: in questi quattro anni, infatti, le opinioni non sono cambiate di molto.
Battaglia a suon di lettere
Costretti a rinunciare alla classica campagna per via delle misure sanitarie, per esprimere il proprio punto di vista i pro-bernesi e i pro-giurassiani hanno usato le reti sociali e le rubriche dedicate alle lettere dei lettori sui giornali della regione (Quotidien jurassien e Journal du Jura). Con l’epidemia che imperversa, in molti sono preoccupati per le sorti dell’ospedale di Moutier. Altri temono un aumento delle imposte oppure sorridono all’idea di una potenziale diminuzione dell’onere fiscale, mentre altri ancora risollevano la questione linguistica per affermare la loro appartenenza.
Nonostante il Canton Berna sia bilingue, i francofoni della regione ritengono di essere trascurati. "Il Giura bernese germanizzato? È un mito che tirano fuori da cinquant’anni a questa parte", ha replicato a mezzo stampa Guillaume-Albert Houriet, ex deputato del parlamento cantonale bernese.
I partigiani pro-bernesi sottolineano inoltre l’assenza di continuità geografica tra Moutier, cittadina situata in una conca, e il Giura. Se il ricongiungimento con il nord dovesse andare in porto, gli stessi partigiani pro-bernesi paventano "un’incoerenza geografica". A loro dire, Moutier potrebbe diventare "un’enclave in terra bernese".
"Tutti con Moutier"
Nelle Franches-Montagnes, dove tra il 1971 e il 1978 era entrata nel vivo la lotta d’indipendenza del Canton Giura, l’arma utilizzata per riunire il maggior numero di simpatizzanti attorno alle sorti di Moutier è una t-shirt. Internauti provenienti un po’ da ogni dove indossano la maglietta con la scritta "Tous avec Moutier" ("Tutti con Moutier"), frutto dell’inventiva di alcuni imprenditori della regione. La cantante francese Nicoletta la sfoggia rivelando quanto le piaccia recarsi nel Giura per trovare un po’ di relax. A Delémont, quest’autunno la popolazione è stata invitata a esporre bandiere giurassiane alle finestre, in segno di "solidarietà con Moutier". Le frange pro-bernesi dal canto loro non mostrano lo stesso fervore.
Il governo del Canton Berna si è invece basato su argomenti corroborati da cifre anziché fare leva sulle emozioni per cercare di far pendere la bilancia dalla propria parte nel corso di questa inedita campagna controllata a distanza dalla capitale dal Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP), guidato dalla consigliera federale Karin Keller-Sutter. Il DFGP intende scongiurare un’altra umiliazione dopo che nel 2017 aveva presentato la prima votazione a Moutier come la più sicura della storia svizzera. "Il controllo approfondito del catalogo elettorale sarà effettuato congiuntamente dalla cancelleria di Stato di Berna e della cancelleria comunale di Moutier", assicuranoLink esterno a Berna.
A Delémont, tra gli scranni del governo giurassiano si incrociano le dita e si pianifica già la stesura di un concordato contenente una quindicina di articoli. L’accordo tra i due Cantoni dovrebbe stabilire le modalità del passaggio di Moutier al Canton Giura. Il testo deve ancora ottenere l’avallo dei parlamenti e delle popolazioni dei due Cantoni.
Nel preparare una votazione così importante non si è voluto tralasciare neanche il minimo dettaglio, motivo per cui diverse centinaia di persone hanno ricevuto un questionario volto a chiarire il loro domicilio elettorale. In caso di problemi è prevista una mediazione da parte dell’Ufficio federale di giustizia (UFG). A monte, i Cantoni di Berna e del Giura hanno stipulato un documento per evitare qualsiasi scivolone durante la campagna e riaffermare la volontà di entrambe le parti di portare a termine la votazione in un clima pacifico. È stata infine istituita una conferenza tripartita (Confederazione, Canton Berna e Canton Giura) per seguire l’intero processo.
Impieghi: chi offre di più?
A gennaio però si è riacceso il dibattito sugli impieghi: il Canton Berna ha comunicato ai media che a Moutier un impiego su cinque è legato alle attività del Cantone, rilanciando la disputa sul numero di funzionari che i due governi potrebbero offrire a questa cittadina di 7400 abitanti. Alle autorità cittadine è stato chiesto di mantenere un certo riserbo durante questo periodo.
Secondo quanto confermato da Jean-Christophe Geiser, responsabile del dossier giurassiano presso l’UFG, per monitorare la votazione di domenica 28 marzo a Moutier "saranno presenti sei osservatori federali" come in occasione della prima votazione. "A questi si aggiungeranno dieci collaboratori incaricati specificamente di controllare le carte di legittimazione". Per il 28 marzo il DFGP ha inoltre chiesto ai Cantoni in questione di coordinare la comunicazione tra loro onde evitare intoppi o malintesi.
Complessivamente, quindi, è stato fatto tutto il necessario per garantire la pace tra i due Cantoni. Alcuni scettici però già temono il post votazione. "Se vincerà il 'no', gli autonomisti saranno indignati perché convinti che la vittoria del 2017 è stata strappata loro con futili pretesti", chiosa l’ex sindaco di Moutier, Jean-Rémy Chalverat, primo autonomista ad aver occupato questa carica verso la seconda metà degli anni Ottanta.
Altri invece paventano che la vittoria del 'sì' galvanizzerebbe gli stessi autonomisti, che potrebbero spingersi a sud verso altri territori. "Dal Lago di Bienne alle porte della Francia", come recita la Rauracienne, l’inno degli autonomisti giurassiani.