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BERNA - L'UBS e il Credit Suisse dovranno rafforzare nettamente i mezzi propri per poter affrontare un'eventuale nuova crisi. La commissione di esperti incaricata dal Consiglio federale di proporre soluzioni per limitare i rischi legati alle imprese troppo grandi per fallire ("too big to fail") ha reso oggi il suo verdetto: preconizza in particolare che le esigenze complessive in materia di fondi propri delle banche ammontino al 19% degli attivi ponderati in funzione dei rischi entro la fine del 2018.
In cifre, le esigenze complessive (total capital) sulla base dei bilanci attuali si aggirano sui 75 miliardi di franchi per banca. Esse superano decisamente le esigenze secondo Basilea III, pari al 10,5%.
Almeno il 10% degli attivi ponderati in funzione dei rischi dovrà essere detenuto in "common equity" (fondi propri di qualità massima, ossia capitale versato, riserve palesi e utile riportato). contro almeno il 7% preconizzato da Basilea III.
Per quanto riguarda le esigenze di base, la commissione non va più lontana da Basilea III, ma lo fa nel capitolo sul "cuscinetto" supplementare e la componente progressiva.
Il Credit Suisse e l'UBS sono fiduciose nelle loro capacità di adattarsi alle raccomandazioni degli esperti entro i termini fissati, hanno precisato oggi i due istituti.
Stabilendo nuove regole sui mezzi propri per le grandi banche, la Svizzera assume un ruolo di precursore su scala internazionale nella limitazione dei rischi sistemici, afferma l'Associazione svizzera dei banchieri (ASB) in una nota odierna.
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