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Glencore, il gruppo con sede nel canton Zugo numero uno al mondo nelle materie prime che ha finalizzato l'integrazione della società mineraria Xstrata, nel 2014 è tornato nelle cifre nere, con un utile netto di 2,3 miliardi di dollari. Nel 2013 aveva registrato una perdita di 8,05 miliardi.
Espresso su una base "pro forma" l'utile netto si è contratto del 7% rispetto all'anno prima, ha indicato oggi nei risultati provvisori la multinazionale di Baar. Il risultato 2013 aveva subito l'impatto in particolare del deprezzamento di attività minerarie per un ammontare di 8,12 miliardi di dollari (7,77 miliardi di franchi), dovuto alla fusione con Xstrata.
Il fatturato è calato del 5% a 221,1 miliardi di dollari. Il risultato prima di interessi e imposte (Ebit) è diminuito più nettamente, ossia del 10% a 6,7 miliardi, malgrado il calo degli oneri operativi, che sono passati da 11,3 a 8,6 miliardi, non tenendo conto della cessione del complesso minerario di Las Bambas, in Perù.
L'utile operativo prima di interessi, imposte e ammortamento (Ebitda) è diminuito del 2% a 12,76 miliardi. L'indebitamento netto del gigante delle materie prime si è ridotto del 15%, a 30,5 miliardi di dollari.
Da segnalare che Glencore in febbraio ha reso noto di voler ridurre gli investimenti in questo 2015, a causa della volatilità dei mercati. Il gruppo prevede di investire tra 6,5 e 6,8 miliardi, contro i 7,9 annunciati lo scorso dicembre. La riduzione riguarderà l'insieme delle attività.
Glencore ha anche annunciato di voler cedere il suo 23,9% che possiede nella società mineraria britannica Lonmin, attiva nell'estrazione del platino ed ereditata dalla Xstrata. Se ne saprà di più il 7 maggio nel corso dell'assemblea generale del gruppo, che dovrà dare il via libera all'operazione.
Il consiglio di amministrazione proporrà agli azionisti un dividendo di 18 centesimi di dollaro per azione, contro i 16,5 versati l'anno prima. A tale somma si aggiungerà la distribuzione derivante dalla cessione di Lonmin.
SDA-ATS