Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01158.jsonl.gz/444

In attesa di martedì, quando la Commissione europea chiederà agli Stati dell'Unione un mandato per negoziare con Berna sul contenzioso fiscale, i toni del dibattito si fanno più duri.
Durante il weekend, l'Unione democratica di centro ha denunciato pressioni "inammissibili" da parte di Bruxelles mentre l'ex ministro delle finanze tedesco ha accusato la Svizzera di comportarsi scorrettamente.
Nella sua richiesta per un mandato negoziale, la Commissione europea scrive di voler ottenere una soluzione con la Svizzera "in modo da evitare degli aiuti pubblici incompatibili con il buon funzionamento dell'accordo di libero-scambio del 1972".
Mentre il governo svizzero ritiene che non ci sia nulla da negoziare, in quanto l'accordo del 1972 regola il commercio e non le pratiche fiscali, secondo l'organo esecutivo dell'Unione europea (UE) alcuni cantoni svizzeri dovranno modificare le loro regole fiscali per "metter fine all'imposizione differenziata degli utili realizzati in Svizzera e all'estero".
In ogni caso, la Commissione intende accordare alla Confederazione una fase transitoria per permettere di sopprimere progressivamente questi "privilegi" fiscali.
Nel fine settimana, su questo spinoso dossier si sono tuttavia espresse delle voci decisamente discordanti.
Studiare ritorsioni
"L'aggressione di Bruxelles non è solo un'inammissibile intrusione negli affari interni della Svizzera, ma anche un attacco frontale contro la sovranità, il federalismo e il sistema democratico svizzero", scrive l'Unione democratica di centro (UDC – destra nazionalista) in un comunicato diffuso sabato.
Secondo il principale partito svizzero, il Consiglio federale non può quindi limitarsi a respingere le accuse ma deve pure esigere dall'UE il rispetto della sovranità elvetica. Tutte le trattative in corso devono essere sospese fino a che questa questione non sarà risolta.
Nel caso in cui Bruxelles adottasse misure per far pressione sulla Confederazione, Berna dev'essere pronta a fare altrettanto.
L'UDC propone ad esempio di non ratificare l'accordo di sicurezza sociale con la Bulgaria e la Romania, di sospendere il versamento del contributo a favore dei nuovi paesi membri dell'Unione, di bloccare il rimborso delle tasse sugli averi dei cittadini europei in Svizzera e di aumentare il prezzo del contrassegno autostradale per i veicoli immatricolati nei paesi UE.
Comportamento approfittatore
Di tutt'altro tenore le dichiarazioni del politico socialdemocratico ed ex ministro delle finanze tedesco Hans Eichel rilasciate al domenicale zurighese "NZZ am Sonntag".
Secondo Eichel la Svizzera si sta comportando come un commensale che spizzica le pietanze scegliendo per sé i bocconi prelibati e rifiutando tutto il resto.
Il politico tedesco ha sottolineato come i paesi dell'UE non staranno a guardare mentre la Svizzera, grazie a agevolazioni fiscali considerate illecite nell'Europa unita, continuerà ad attrarre sempre più holding europee. La Svizzera ha ottenuto importanti vantaggi nelle sue relazioni bilaterali con l'UE, con la quale ha pure concluso numerosi accordi, ha ricordato.
Eichel ha infine rilevato come il problema non sia la concorrenza fiscale, che esiste anche all'interno dell'UE, bensì la disuguaglianza di trattamento tra le società indigene e quelle straniere.
swissinfo e agenzie
In breve
La disputa tra Svizzera e Unione europea concerne le politiche fiscali in vigore in alcuni cantoni elvetici: secondo Bruxelles, violano l'accordo di libero scambio concluso dalle due parti nel 1972.
La Commissione europea esercita una pressione crescente sulla Svizzera perché elimini le agevolazioni fiscali accordate a società estere che hanno sede sul suo territorio ma che realizzano i propri profitti all'estero.
L'UE vieta agli Stati membri di attirare gruppi stranieri con tasse inferiori a quelle cui sono soggette le compagnie nazionali.
La Svizzera, che non è membro dell'UE, non ha firmato questa clausola.