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Scena Uberto
(La Scena rappresentar deve la camera, dove è racchiuso Uberto. Le muraglie sono bianche senza alcun addobbo, e soltanto qua e là vi si veggono goffamente dipinti vari sepolcri, e per tutto vi si legge «Agnese qui riposa». Da un lato v'è un piccolo letto scomposto: dall'altro un tavolino rozzo con un vaso d'acqua, ed una sedia ordinaria.
In fondo della Scena avvi una gran porta chiusa con forte cancello di ferro, e sulla sinistra della porta una gran finestra egualmente guarnita di sbarre di ferro.
Uberto è occupato a dipingere sul muro un nuovo sarcofago. La musica esprime l'agitazione dello spirito d'Uberto, che dopo diversi moti getta il pezzo di carbone, e levando di tasca una tabacchiera prende colla massima avidità una presa di tabacco. Quindi si pone a passeggiare a gran passi lungo la stanza; alcuna volta ride, altre volte cade in una profonda tristezza, e finalmente fissando un sarcofago dice)

Quando lo troverò,|
Così lo ridurrò
Ma il troverò? Sì, sì,
Di certo il troverò.

(Cade in una profonda astrazione, e camminando lentamente va a sedere)

Agnese, io ti perdei;|
Mai più ti rivedrò.
Agnese, dove sei?
Il Padre ti desia,
Deh vieni, Agnese mia...

(alzandosi infuriatissimo)

Iniqui. Agnese è morta;|
Vedete la sua tomba;
Non è fuggita, no...
La figlia mia spirò
Fra queste braccia.

(torna nella più cupa astrazione restando immobile colle braccia stese al fianco, il capo basso, e lo sguardo fisso)