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Il diritto al cibo è così importante che già nel 1948 fu incluso nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Nel 2000 le Nazioni Unite hanno stabilito che il primo Obiettivo di sviluppo del Millennio è dimezzare il numero di persone che soffrono la fame entro il 2015. I capi di stato e di governo e le agenzie delle Nazioni Unite discutono da decenni di fame e malnutrizione: si identificano le cause, si propongono soluzioni, si stanzia denaro, tuttavia la situazione non fa che peggiorare.
Secondo i dati FAO, pubblicati a settembre del 2014, le persone che soffrono la fame sono 805 milioni: 100 milioni in meno negli ultimi dieci anni. Questa diminuzione è un fatto positivo, ma non soddisfacente. In Africa sub-sahariana, per esempio, più di una persona su quattro è cronicamente sottoalimentata. Anche in Asia e America Latina persistono gravi problemi di insicurezza alimentare e malnutrizione.
La fame nasce dall’impossibilità di donne e uomini di avere accesso alle risorse per produrre il cibo sufficiente alla loro sopravvivenza o di guadagnare abbastanza per comprarlo.
Eppure al mondo ci sono risorse sufficienti a sfamare la popolazione attuale: allora perché la fame è ancora una realtà quotidiana per milioni di persone.
Per ActionAid la fame è il “prodotto” di scelte scorrette da parte di imprese, governi, organizzazioni internazionali e della mancanza di volontà politica. Politiche dannose, che considerano il cibo come un mero prodotto di mercato e non come un diritto, fanno sì che i più affamati e poveri siano, incredibilmente, agricoltori e contadini.
Per combattere questa situazione con efficacia dobbiamo: rimuovere le disuguaglianze esistenti nel controllo della terra, dell’acqua, dei pascoli, delle foreste e delle sementi; contrastare le violazioni dei diritti dei contadini e dei lavoratori; chiedere maggiori investimenti pubblici in agricoltura e sviluppo rurale.