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Alla fine di settembre, l’ONU ha adottato l’agenda 2030 per uno sviluppo sostenibile. Un catalogo di obiettivi ambiziosi che dovrebbe portare nei prossimi 15 anni, non solo i paesi in sviluppo, ma tutto l’insieme del mondo sulla strada di un futuro socialmente ed ecologicamente sostenibile. La Svizzera ufficiale si vanta di aver contribuito con successo all’elaborazione di questo programma e promette di partecipare attivamente alla loro attuazione.
Questo apparente grande impegno viene però totalmente contraddetto dall’intenzione del Consiglio federale di tagliare drasticamente i fondi della cooperazione allo sviluppo. Il suo progetto di budget 2016 prevede chiari tagli di circa 85 milioni di franchi all’aiuto al Sud ed all’Est. Secondo le procedure in corso, i crediti quadro per la cooperazione internazionale 2017 – 2020 non dovrebbero quasi portare miglioramenti: l’aiuto pubblico allo sviluppo della Confederazione dovrebbe restare sotto la soglia dello 0.5% del reddito nazionale lordo richiesto dal Parlamento – nonostante l’aumento dei costi crescenti per i richiedenti d’asilo (che la Svizzera, notoriamente, fa contabilizzare a livello internazionale come aiuto allo sviluppo).
Inizialmente, l’aiuto umanitario doveva anche essere rivisto verso il basso. Il Consiglio federale è comunque ritornato su questa decisione sbagliata. Recentemente, ha annunciato di voler stanziare, nel 2015 e 2016, circa 70 milioni in più del previsto per le misure umanitarie e di promozione della pace, al fine di far fronte all’attuale catastrofe dei rifugiati. La cattiva notizia è che una parte di queste spese andrà a scapito della cooperazione allo sviluppo a lungo termine. Di conseguenza, il suo budget diminuirà ancor di più. Evidentemente, il Consiglio federale non vede niente di meglio che finanziare il necessario aiuto d’urgenza, a scapito della lotta contro le cause della povertà e della miseria.
Il budget della cooperazione svizzera allo sviluppo non solo diminuisce, serve sempre di più da self service per perseguire altri interessi. Viene usato senza indugio per il finanziamento del clima e sempre di più perfino per promuovere le esportazioni. Se verrà dato seguito al desiderio del Consiglio federale, il budget della cooperazione svizzera allo sviluppo dovrebbe finanziare l’adesione della Svizzera nella Banca asiatica d’investimento per le infrastrutture (AIIB), auspicabile in termini di politica economica, ma molto discutibile dal punto di vista della politica di sviluppo.
Il direttore della Direzione dello Sviluppo e della Cooperazione (DSC), Manuel Sager, si rammarica certamente che questi abusi mettano a repentaglio la qualità riconosciuta della cooperazione allo sviluppo della Svizzera. Ma agisce come una persona molto gentile e per bene: secondo lui, è compito della politica e non dell’amministrazione federale di preservare la cooperazione pubblica allo sviluppo dall’erosione finanziaria. Altri uffici federali si mostrano decisamente più offensivi.
Alliance Sud avrà da svolgere molto lavoro di persuasione. Come nuovo direttore del “think-and-do-tank” delle organizzazioni svizzere di sviluppo, mi rallegro di questa sfida. In effetti, non siamo a corto di buoni argomenti.
Editoriale GLOBAL+ (autunno 2015), pubblicato sul Corriere del Ticino, 1° ottobre 2015
Traduzione Isolda Agazzi