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Il dibattimento è posticipato a data da stabilire per motivi esterni al Tribunale.
In seguito ad un trasloco dalla Francia alla Svizzera, l’imputato, giornalista di professione, ha ricevuto due volte il materiale di voto per le votazioni cantonali e federali dell’8 marzo 2015. Il materiale in questione gli è stato inviato sia al suo indirizzo in Francia, in qualità di svizzero residente all’estero, sia al suo indirizzo in Svizzera, in qualità di svizzero residente in Svizzera. Martedì 3 marzo 2015, a distanza di 5 minuti, l’imputato ha prima votato per via elettronica mediante il codice che gli era stato trasmesso in Svizzera e poi con quello inviatogli in Francia. Nessun messaggio di blocco o di allerta è apparso durante tali operazioni. Lunedì 9 marzo 2015 il canale televisivo RTS 1 ha diffuso un servizio di circa 2 minuti cofirmato dall’imputato.
Il Tribunale penale federale ha ritenuto i fatti costitutivi di frode elettorale ai sensi dell’art. 282 del Codice penale, condannando l’imputato a una pena pecuniaria di due aliquote giornaliere con la condizionale. Tale disposizione punisce l’atto con il quale una persona partecipa senza diritto ad una elezione o ad una votazione. L’infrazione è consumata con la partecipazione non autorizzata, non essendo un falsamento dei risultati necessario. Siccome la commissione dell’infrazione non era pertinente nel quadro dell’inchiesta giornalistica, la condanna dell’imputato non entra in conflitto né con il diritto d’informazione dell’imputato né con il diritto del pubblico all’informazione.
Contatto:
Tribunale penale federale, Mascia Gregori Al-Barafi, Segretaria generale e addetta stampa, Tel. 058 480 68 68, E-Mail: <email-pii>
Comunicato stampa congiunto del Tribunale federale, del Tribunale penale federale, del Tribunale amministrativo federale e del Tribunale federale dei brevetti in relazione ai rapporti di gestione 2016.
In data 17 febbraio 2017, la Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale (di seguito: TPF), ha respinto un ricorso contro la decisione di estradizione dell'Ufficio federale di giustizia (di seguito: UFG), ricorso inoltrato da un cittadino italiano condannato il 3 dicembre 2014 dal Tribunale di Reggio Calabria/I a una pena di 9 anni e 6 mesi di reclusione per appartenenza ad un'associazione mafiosa denominata 'ndrangheta. Dopo aver inoltrato appello avverso la sentenza italiana, l'interessato si è rifugiato nel cantone Vallese. L'Italia ha domandato l'estradizione alla Svizzera al fine di procedere con la procedura di appello. La Corte dei reclami penali ha confermato la decisione di estradizione dell'UFG. Quest'ultima ha riconosciuto, da un lato, lo statuto di organizzazione criminale della 'ndrangheta e, d'altro lato, che i fatti rimproverati all'estradando in Italia sono parimenti repressi dal diritto svizzero adempiendo pertanto la fattispecie il requisito della doppia punibilità sussunta all'art. 260ter CP.
È data via di ricorso al Tribunale federale contro la sentenza del TPF. In tal caso, l'estradizione del precitato all'Italia potrà essere eseguita solo qualora la decisione del TPF fosse confermata da parte dalla massima istanza.
Contatto:
Tribunale penale federale, Mascia Gregori Al-Barafi, Segretaria generale e addetta stampa, Tel. 058 480 68 68, E-Mail: <email-pii>