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I tragici avvenimenti degli ultimi mesi in patria e all'estero hanno contribuito a rendere più ansiosi gli svizzeri. Lo rivela un sondaggio.
Cresce, fra gli svizzeri, il sentimento di insicurezza: gli attentati terroristici dello scorso settembre, la guerra in Afghanistan, la strage di Zugo, l'incendio nella galleria del San Gottardo e il "grounding" di Swissair hanno incrinato molte certezze, secondo un sondaggio svolto dall'istituto Demoscope, i cui risultati sono stati pubblicati martedì.
L'insicurezza è un sentimento diffuso tra la popolazione, in particolare tra i giovani e tra gli ultrasessantenni. Attentati e criminalità sono spesso stati collegati all'estremismo islamico e per la prima volta dagli annni Novanta, sottolinea Demoscope, si è così delineata una tendenza contraria a qualsiasi liberalizzazione della politica d'asilo. L'esercito viene invece nuovamente considerato come un elemento positivo, soprattutto nella Svizzera romanda e dai giovani.
Reazioni contrastanti
Stando alla ricerca, una parte dei giovani elvetici reagisce alla crescente insicurezza rifugiandosi nell'edonismo. Ma in generale gli svizzeri reagiscono alle catastrofi in modo razionale e non emotivo: nessun sentimento di frustrazione, odio, tristezza, ma piuttosto un'accresciuta disponibilità ad affrontare i problemi in modo concreto.
Tra la popolazione è comunque aumentata la tendenza a considerare gli eventi in modo egoistico e distaccato, a scapito di altri comportamenti quali la tolleranza e la cooperazione. Indipendentemente dalle catastrofi dello scorso autunno, l'istituto di ricerca è giunto a questa conclusione: tra gli svizzeri serpeggia un accresciuto desiderio di godere pienamente della vita. Il sondaggio è stato svolto nel novembre del 2001 su un campione di 1004 persone.
swissinfo e agenzie