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BERNA - Aumentare l'IVA fino a 2 punti percentuali, innalzare l'età pensionabile delle donne - compensazioni sono previste - e introdurre la rendita flessibile tra 62 e 70 anni. Queste sono le ricette del Consiglio federale per riformare l'AVS presentate oggi a cinque mesi dalla bocciatura popolare della Previdenza per la vecchiaia 2020.
Il "no" uscito dalle urne lo scorso 24 settembre non ha fatto altro che accentuare la necessità di riformare l'AVS. La sua situazione finanziaria si sta infatti progressivamente deteriorando, ha spiegato il consigliere federale Alain Berset in una conferenza stampa tenutasi oggi a Berna.
Illustrando le grandi linee della nuova proposta, Berset ha affermato, come già anticipato in dicembre, che Primo e Secondo pilastro saranno rivisti separatamente. La priorità va data al risanamento dell'AVS.
Gli obiettivi principali, ha spiegato il titolare del Dipartimento federale dell'interno (DFI), restano analoghi a quelli della riforma scartata dal popolo: assicurare il mantenimento delle rendite e garantire il finanziamento per il prossimo decennio della previdenza per la vecchiaia.
La misura principale per assicurare il finanziamento dell'AVS sarà un incremento unico dell'imposta sul valore aggiunto (IVA) fino a un massimo di 1,7 punti percentuali. L'innalzamento non sarà dunque scaglionato nel tempo. Il governo ha studiato questa possibilità, ha spiegato Berset, ma in tal caso per giungere allo stesso risultato sarebbe stato necessario aumentare l'IVA fino a +1,9 punti.
L'incremento annunciato oggi è superiore all'aumento di 1,5 punti contenuto nel messaggio governativo del 2014 sulla "Previdenza 2020" ed è di gran lunga più elevato di quello posto in votazione il 24 settembre che prevedeva un +0,6%.
Per Berset ciò è dovuto alla pressione democratica: "non abbiamo mai nascosto che sarebbe stata più costosa la soluzione che sarebbe stata trovata dopo la bocciatura della Previdenza 2020". Quest'ultima riforma prevedeva poi un aumento dei prelievi salariali destinati a finanziare l'aumento di 70 franchi delle rendite AVS che avrebbero generato un surplus di entrare almeno nel primo decennio.
Un'altra misura già presente nella riforma precedente e già preannunciata in dicembre è il pensionamento a 65 anni per tutti. L'età di riferimento per le donne dovrà aumentare di tre mesi all'anno a partire dall'anno successivo all'entrata in vigore della riforma.
Alla stampa, Berset non ha nascosto che uno dei motivi che hanno portato alla bocciatura della Previdenza 2020 è stato proprio l'aumento dell'età pensionabile per le donne. Per questo motivo nel nuovo progetto sono previste misure compensatorie, che potrebbero riguardare le donne con bassi redditi e lungi periodo contributivi.
L'ammontare di queste misure non è ancora stato fissato, il governo propone tre variati: una da 400 milioni, una da 800 milioni e una da 1,1 miliardi. Anche il loro finanziamento non è stato ancora stabilito. Pure qui l'esecutivo propone tre scenari: potrebbero essere impiegati proventi dall'IVA, da contributi salariali o una soluzione mista.
Qualora dovesse essere scelta la variante più costosa e si opterebbe per un finanziamento unicamente tramite l'IVA, sarebbe necessario aumentare le aliquote di ulteriori 0,3 punti, ha spiegato Berset. In totale (considerando il +1,7 per il risanamento dell'AVS) l'imposta sul valore aggiunto potrebbe così salire di 2 punti percentuali al massimo in totale.
La riforma prevede anche la flessibilizzazione dell'età pensionabile tra i 62 e i 70 anni. Verrà così incentivata la prosecuzione dell'attività lucrativa dopo il raggiungimento dell'età di riferimento.
Chi lavora dopo i 65 anni potrebbe così vedersi aumentare la futura rendita o colmare eventuali lacune nel versamento dei contributi. Lo scopo di queste misure è far salire l'età reale del pensionamento che oggi è ben più bassa di quella di riferimento.
Al termine della presentazione, Berset ha anche evocato due modelli di riforma scartati dal governo. Bocciato quindi il progetto di puro finanziamento che non avrebbe incluso alcun adeguamento nell'AVS, come pure l'eventualità di introdurre misure di compensazione per le donne con un fattore di rivalutazione per il calcolo della rendita.
Berset ha poi evocato anche l'altro grosso cantiere in corso concernente le pensioni, ovvero la riforma del Secondo Pilastro. "Discussioni sono in corso tra le parti sociali per trovare una soluzione", ha affermato il responsabile del DFI.
Il governo ha ora incaricato il Dipartimento dell'interno di preparare un progetto preliminare di riforma dell'AVS entro l'estate. Il messaggio a destinazione del Parlamento dovrebbe essere licenziato entro fine anno. Le prime misure potrebbero entrare in vigore nel 2021.
La proposta non risolve i problemi - La rendite del II pilastro scendono e una fetta sempre più grande dell'AVS serve a pagare le spese sanitarie. Le direttive sulla riforma AVS presentate oggi dal Consiglio federale non risolvono questi problemi, secondo l'Unione sindacale svizzera (USS). Simile la posizione del PS.
Secondo quanto si legge in un comunicato diramato oggi dall'USS, gli aumenti proposti per l'età di pensionamento delle donne creeranno nuove problematiche.
L'USS preferisce un aumento dei contributi rispetto a un incremento dell'IVA. Ad ogni modo, i problemi possono essere risolti solamente attraverso un aumento delle rendite AVS. L'aumento dell'età pensionabile per le donne non è inoltre accettabile.
Quest'ultimo punto in particolare è condiviso dai socialisti. Aumentare l'età pensionabile delle donne, senza una dovuta compensazione, non avrebbe speranze alle urne. Escluso anche un abbassamento delle rendite. Senza il rispetto di questi criteri, il PS non appoggerà alcuna riforma.
«Si va nella giusta direzione» - La proposta del Consiglio federale per una riforma dell'AVS va accolta positivamente, poiché si concentra sulla necessità di nuovi finanziamenti. È questa l'opinione espressa oggi da Travail.Suisse.
Le linee guida del governo sono costose, ma una cosa chiara è che non bisogna risparmiare sulla prestazioni: il fatto che la gente viva più a lungo, non deve significare che riceva meno soldi, si legge in un comunicato.
Secondo l'organizzazione sindacale la popolazione è ben disposta ad assumersi più costi per garantire le rendite.
L'UDC esclude l'aumento dell'IVA - Anche se la proposta sulla riforma dell'AVS presentata oggi dal governo va ancora analizzata nel dettaglio, l'UDC esclude fin da subito un aumento dell'IVA di 1,7 punti.
Una nota positiva, si legge in un comunicato, è dovuta al fatto che il governo ha "finalmente" separato le misure che concernono primo e secondo pilastro. L'aumento dell'IVA è invece giudicato eccessivo e non necessario, tanto che i democentristi combatteranno per evitarlo.