Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01241.jsonl.gz/133

BERNA - Per il Governo elvetico è importantissimo che la via bilaterale intrapresa nei rapporti con l'Unione europea (Ue) continui a godere dell'appoggio popolare. È quanto ha affermato oggi a Berna il ministro degli esteri elvetico Didier Burkhalter, prendendo la parola all'assemblea generale del Nuovo movimento europeo svizzero (Nomes). Una settimana fa il consigliere federale si era espresso sugli stessi temi davanti ai delegati dell'Azione per una Svizzera neutrale e indipendente (ASNI).
Le due organizzazioni, i cui scopi sono decisamente divergenti, hanno comunque qualcosa in comune, ha sottolineato Burkhalter: "si tratta della "S" presente nella loro sigla, la "S" di Svizzera". Il Consiglio federale, ha aggiunto il ministro, da massima importanza al dialogo con tutti gli svizzeri: è questa l'essenza della democrazia.
Tenuto conto delle differenti opinioni che il popolo ha, si può affermare che l'Europa costituisce un test di resistenza allo stress per la coesione della Svizzera, ha affermato il consigliere federale. Il governo intende fare di tutto per preservare tale coesione e per trovare una via che rappresenti la Svizzera intera.
Il nocciolo della questione non è se Berna debba o meno continuare a mantenere relazioni bilaterali con l'Ue, bensì come la Svizzera voglia definire tali rapporti, ha aggiunto Burkhalter. La Confederazione è sicuramente molto più piccola rispetto all'Ue, "ma siamo comunque uno Stato indipendente che intende negoziare su un piano di parità con l'UE come con tutti i nostri altri partner".
Nel corso dell'assemblea generale del Nomes verrà anche discussa una risoluzione relativa alla clausola di salvaguardia sulla libera circolazione delle persone. Il movimento intende chiedere al Consiglio federale se l'entrata in vigore di tale clausola sia la premessa per un graduale abbandono da parte della Svizzera del principio della libera circolazione delle persone. Il Nomes invita il Governo a tornare immediatamente sulla propria decisione, che "discrimina i cittadini provenienti da otto paesi dell'Europa orientale".
Ats