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Tracce di fascismo in centro a Lugano
Nel giardino dell'Ospedale Italiano un monumento ricorda gli italiani residenti in Ticino caduti nella Prima guerra mondiale - Ecco la sua storia
In un cimitero di Coira c'è un monumento nazista: un monumento eretto nel 1938 e voluto dalla Commissione tedesca per i cimiteri di guerra in ricordo dei soldati tedeschi morti nei Grigioni durante la Prima guerra mondiale. Ne hanno parlato, lo scorso 27 gennaio in occasione della giornata della memoria, i colleghi di SRF, riferendo anche che c'è chi chiede la demolizione della statua nazista.
Un memoriale del genere, ma realizzato in epoca fascista, si trova anche a Lugano. In pieno centro, nel giardino dell'Ospedale Italiano. Si tratta di un gruppo di statue, lapidi e monumenti posati negli anni Venti.
Da monumento a Viale delle Rimembranze
Ma facciamo un passo indietro. Nel 1922, un solo mese dopo la Marcia su Roma che portò i fascisti al potere in Italia, fu appunto inaugurato a Lugano un monumento in ricordo degli italiani residenti in Ticino caduti durante la Prima guerra mondiale. Nel novembre del 1926, il mese in cui Mussolini sciolse i partiti, il memoriale dell'Ospedale Italiano venne poi ampliato con la realizzazione di un vero e proprio Viale delle Rimembranze.
La sua inaugurazione fu annunciata sui giornali ticinesi con il seguente testo: "Italiani, il 7 novembre, a ricordo del più grande sacrificio del popolo italiano per una più grande Italia, sarà celebrato con l'inaugurazione nel recinto dell'Ospedale Italiano del Viale delle Rimembranze. Italiani, chi di voi mancherà al luogo dell'adunata? Chi di voi non tornerà commosso e fiero insieme? Chi dunque oserà restare assente?"
L'accusa di strumentalizzazione
C'è comunque chi, in Ticino, si oppose. Il quotidiano Libera Stampa, per esempio, accusò i fascisti di voler monopolizzare il patriottismo e strumentalizzare i caduti della Prima guerra mondiale. "I signori fascisti luganesi - si legge nell'edizione del 5 novembre 1926 - domandano chi oserà restare assente alla loro sagra, ma resteranno assenti quanti non vogliono sia profanata la memoria dei morti da una fazione politica che opprime un grande e generoso popolo".
Quel che resta
Oggi all'Ospedale Italiano cosa resta del Viale delle Rimembranze? Un monumento posato nel 1926, raffigurante una pietra del Monte Grappa, teatro di una battaglia decisiva per la vittoria italiana. Alla fine della Seconda guerra mondiale, caduto il fascismo, al monumento originale del 1922 venne aggiunta anche una scritta per ricordare i caduti in quel conflitto.
Si tratta di un pezzo di storia in centro a Lugano. Ma viste le polemiche scoppiate a Coira, il monumento all'Ospedale Italiano rischia la stessa sorte? L'associazione AILA-OIL - Associazione italiana di Lugano per gli anziani e Associazione Ospedale Italiano di Lugano, che è proprietaria del terreno su cui sorge - preferisce per ora non esprimersi e rilasciare dichiarazioni. La RSI ne ha allora parlato con lo storico Pietro Montorfani.
"Quella dell'Ospedale Italiano di Lugano e dell'associazione che lo ha fondato nel 1901 è una bella e lunga storia. Sarebbe peccato se, a causa di un'interpretazione forse un po' frettolosa di quei fatti degli anni Venti, passasse in secondo piano questo esempio virtuoso di una realtà assistenziale che ha fatto veramente del bene" premette Montorfani. "Non sorprende però che all'epoca - aggiunge - c'era il dubbio di una strumentalizzazione. C'era in molti ticinesi e soprattutto in molti fuoriusciti italiani che si riconoscevano nella parte socialista".
Cancellare? No, "ricontestualizzare"
Anche nel cimitero di Mendrisio, nel 1922 fu inaugurata una targa dedicata ai caduti della Prima guerra mondiale. Un'inaugurazione che si trasformò in una sfilata di gruppi in camicia nera. "Era un tipo di propaganda ben noto e già rodato - spiega ancora lo storico - il regime di Mussolini si basava dal punto di vista ideologico, da un lato sul mito della Roma antica e dall'altro su quello dell'italianità. Quindi, dopo la riconquista di Trento e Trieste, c'era chi immaginava un'unica nazione per tutti gli italofoni". Una grande Italia che comprendeva dunque anche il Ticino. "È il fenomeno del cosiddetto irredentismo".
Ai giorni nostri, ogni volta che si trovano statue o monumenti che suonano vagamente fascisti, nazisti, razzisti o colonialisti, c'è una parte dell'opinione pubblica che ne chiede l'abbattimento. Cosa ne pensa Montorfani? "Ne accolgo le motivazioni, in una certa misura le capisco. Però la cosiddetta cultura della cancellazione alla fine è una non cultura, perché nasconde invece di interpretare". L'unica strada seria, secondo lo storico, è "quella della ricontestualizzazione". E ricorda l'esempio di Auschwitz, che "non è stato raso al suolo, ma è passato da campo di sterminio a un memoriale che ha la funzione di scuotere le nostre coscienze".