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Il presidente del Tribunale amministrativo federale (TAF) Christoph Bandli ritiene che spetta al parlamento decidere se l'evasione fiscale costituisce un delitto, legittimando così la consegna agli Stati Uniti di oltre 4'000 dossier di clienti dell'UBS.
In un'intervista pubblicata domenica dalla SonntagsZeitung, il presidente del TAF sottolinea che il governo non è l'istanza competente per equiparare l'evasione fiscale alla frode fiscale, in modo da rendere caduco il principio del segreto bancario.
Il parlamento potrebbe invece legittimare la consegna dei documenti mediante una modifica legislativa.
Sabato, a margine dell'assemblea dei delegati del Partito liberale radicale, il ministro delle finanze Hans-Rudolf Merz aveva pure lui evocato la possibilità di sottoporre l'accordo con Washington alle Camere federali.
La decisione del TAF, che venerdì aveva giudicato parzialmente illegale l'accordo siglato in agosto tra Berna e Washington, viene però criticata da alcuni giuristi che avevano redatto, per conto del governo, perizie giuridiche sul caso.
Il professore di diritto fiscale René Matteotti, ad esempio, ha detto alla NZZ am Sonntag che l'assistenza amministrativa è possibile anche in casi di evasione fiscale grave e ripetuta, così come sostenuto dal Consiglio federale.
Anche per Matteotti tocca adesso al parlamento agire. Poiché la sentenza del TAF non è impugnabile, spetta al legislatore decidere se intende seguire l'interpretazione del Consiglio federale o quella del tribunale.
Stando a quanto si è appreso domenica, la Svizzera non ha trasmesso finora nessun dossier di clienti americani dell'UBS. L'Amministrazione federale delle finanze ha finora emanato decisioni ed esaminato 600 dossier, "ma nessun documento ha lasciato fisicamente la Svizzera", ha indicato Hans-Rudolf Merz, interpellato dal settimanale Sonntag.
swissinfo.ch e agenzie