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La Banca centrale degli Stati Uniti (FED) lascia invariati i tassi di interesse. Il costo del denaro resta fermo in una forchetta fra il 2,25% e il 2,50%, ma di fronte all'aumento delle incertezze, l'istituzione, al termine di due giorni di riunione, si è detta pronta a agire in modo appropriato per sostenere l'espansione economica. Parole che lasciando intendere che potrebbe procedere a un taglio dei tassi a luglio, una volta che si avrà un quadro più chiaro sullo stato dell'economia americana e mondiale e soprattutto sulla guerra commerciale fra Stati Uniti e Cina.
La decisione di lasciare i tassi fermi (adottata con il voto contrario di alcuni membri) viene letta come una sfida a Donald Trump, che da mesi chiede un taglio del costo del denaro e critica la banca centrale e il suo presidente Jerome Powell. "La legge è chiara. Il mio mandato è di quattro anni e intendo onorarlo", ha risposto secco a chi gli chiedeva un commento sulle ultime indiscrezioni, secondo le quali il presidente avrebbe chiesto ai suoi legali di esplorare le implicazioni di una sua rimozione e di un suo declassamento. Voci che lo stesso inquilino della Casa Bianca non ha smentito.