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La posizione del Consiglio federale sull'iniziativa in votazione il prossimo 29 novembre
BERNA - Estendere la responsabilità delle imprese svizzere attive all'estero anche alle loro filiali e ai fornitori economicamente dipendenti è eccessivo e rischia di mettere a repentaglio posti di lavoro. Ne è convinto il Consiglio federale che invita popolo e cantoni a respingere l'iniziativa popolare "per imprese responsabili" in votazione il prossimo 29 di novembre.
Qualora l'iniziativa venisse bocciata alle urne, indica oggi una nota del Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP), entrerebbe in vigore immediatamente il controprogetto indiretto - ossia a livello di legge e non di Costituzione federale - che contempla nuovi obblighi di diligenza e di rendiconto nonché nuove disposizioni penali. Il vantaggio di questa soluzione di compromesso? Va meno lontano dell'iniziativa che, se accolta, costituirebbe un unicum a livello internazionale.
Già oggi, precisa il comunicato, le imprese elvetiche rispondono dei danni all'estero per i quali sono responsabili, ma la nuova normativa sulla responsabilità auspicata dall'iniziativa, proprio per il fatto di costituire «un'unicità a livello mondiale», sfavorirebbe le società svizzere rispetto alla concorrenza straniera. In questo modo, «l'iniziativa metterebbe a rischio sia posti di lavoro e benessere in Svizzera sia investimenti d'imprese svizzere nei paesi emergenti e in via di sviluppo».
Iniziativa e controprogetto - L'iniziativa popolare per imprese responsabili, depositata il 10 ottobre 2016 con 120'418 firme valide, chiede che le imprese che hanno la loro sede statutaria, l'amministrazione centrale o il centro d'attività principale in Svizzera debbano rispettare, sia nella Confederazione che all'estero, i diritti umani riconosciuti e le norme ambientali internazionali. Secondo l'articolo costituzionale proposto, le imprese potranno inoltre essere chiamate a rispondere non soltanto dei propri atti, ma anche di quelli delle imprese che controllano economicamente senza parteciparvi sul piano operativo.
Il controprogetto, che non prevede alcuna responsabilità per le filiali estere, invita invece le multinazionali a riferire ogni anno sulla rispettiva politica in materia di diritti umani. Contempla anche doveri di "diligenza" in materia di lavoro minorile ed estrazione di materie prime.
Il controprogetto iniziale del Consiglio nazionale, ma poi annacquato dagli Stati, riprendeva i principali elementi dell'iniziativa, ma ne limitava l'applicazione alle società più grandi e circoscriveva la loro responsabilità civile alle filiali controllate direttamente.
Il Consiglio federale e il Parlamento - in particolare i partiti "borghesi" - respingono l'iniziativa, difesa invece dal campo rosso-verde. Tuttavia, la proposta di modifica costituzionale piace anche a esponenti del centro-destra, tanto che si è formato un comitato favorevole all'iniziativa che riunisce oltre 350 personalità in rappresentanza di UDC, PLR, PPD, Verdi liberali, PBD e Evangelici.
L'iniziativa è sostenuta da un collettivo di circa 80 organizzazioni non governative, attive in settori quali lo sviluppo, i diritti umani, ambientali e da diverse organizzazioni sindacali. Gode anche dell'appoggio di numerose personalità di spicco come gli ex consiglieri federali Ruth Dreifuss (PS) e Micheline Calmy-Rey (PS), l'ex consigliere agli Stati ticinese Dick Marty (PLR) e il presidente onorario del CICR Cornelio Sommaruga.
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