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L'accordo di libero scambio tra l'AELS e i Paesi sudamericani del Mercosur non piace alle ONG. Circa 250 manifestanti si sono riuniti oggi a Ginevra per la protezione dell'Amazzonia e per invitare il consigliere federale Guy Parmelin a non firmare l'intesa.
"La Svizzera si fa complice" della distruzione dell'Amazzonia se firma l'accordo fra il Mercato comune dell'America meridionale (Mercosur, comprendente Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay) e l'Associazione europea di libero scambio (AELS, di cui fa parte la Confederazione) hanno scandito i manifestanti che oggi hanno seguito l'appello di 21 organizzazioni non governative e sindacati per sostenere gli indigeni brasiliani. La manifestazione si inserisce nella Settimana della mobilitazione dei popoli lanciata giovedì e prevista per una decina di giorni.
"Non vogliamo questo trattato", ha gridato una responsabile del sindacato Uniterre davanti ai partecipanti che hanno fischiato il Consiglio federale e il presidente brasiliano Jair Bolsonaro. "Si tratta di un'aberrazione per il clima, per l'ambiente e per gli agricoltori", ha aggiunto.
Diverse organizzazioni avevano chiesto a Berna uno studio sull'impatto dei diritti dell'uomo e ambientali prima di firmare l'accordo, ma l'amministrazione federale ha risposto picche. Una petizione contro l'intesa, munita di 65'000 firme, è stata consegnata alla fine di agosto alla Cancelleria federale.
Berna ha sempre affermato che un accordo tra l'UE e il Mercosur renderebbe urgente la finalizzazione di un'intesa simile per l'AELS, di cui fanno parte Svizzera, Norvegia, Islanda e Liechtenstein. Ma le tensioni recenti tra taluni Paesi europei e il Brasile, nonché le rivendicazioni di certi sindacati potrebbero ritardare la firma tra Bruxelles e i quattro Paesi sudamericani.
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