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Sintesi
L’inverno 2022/23 è stato nettamente più caldo e secco della norma. I settori d’alta quota (al di sopra dei 2000 m) sono stati innevati all’inizio di novembre. Considerando l’intera stagione invernale, le quote medie (comprese tra i 1000 e i 2000 m) sono state ricoperte di neve solo a tratti, mentre le quote basse (al di sotto dei 1000 m) lo sono state solo in alcuni giorni a metà dicembre, a fine gennaio e nel mese di marzo. L’altezza media del manto nevoso è stata decisamente inferiore alla media per tutto l’inverno, soprattutto tra metà febbraio e metà marzo, quando nel territorio alpino svizzero ha raggiunto l’altezza più bassa mai registrata dall’inizio delle misurazioni.
Nella seconda metà di dicembre e nella prima metà dei mesi di gennaio e febbraio ci sono state fasi di elevata attività valanghiva. A causa dello scarso innevamento e dei rari eventi nivologici, l’attività valanghiva è stata relativamente contenuta tra gennaio e l’inizio di marzo. Sono state le abbondanti e diffuse precipitazioni di marzo, unite ad un manto di neve vecchia debole, a portare a situazioni valanghive persistentemente critiche e a numerosi incidenti da valanga. Nelle regioni settentrionali, inoltre, la neve caduta a marzo ha anche determinato un significativo miglioramento dell’innevamento ad alta quota, facendo in modo che l’altezza del manto nevoso si avvicinasse alla media di fine marzo. Tuttavia, a causa della bassa densità della neve l’acqua immagazzinata nel manto nevoso è rimasta nettamente al di sotto della media anche a queste altitudini.
Fino al 31 marzo, nel Vallese, nell’Oberland Bernese e nei Grigioni si sono verificati dodici incidenti da valanga che hanno causato un totale di 15 vittime (contro la media pluriennale di fine marzo pari a 17 vittime). Il bollettino delle valanghe viene pubblicato quotidianamente dal 6 dicembre 2022. Alla fine di marzo la distribuzione dei gradi di pericolo coincideva approssimativamente con la media degli ultimi dieci anni.
Dopo l’estate decisamente calda del 2022, a ottobre sui pendii ombreggiati d’alta montagna era inizialmente presente una scarsa quantità di neve. Nell’ultima decade di ottobre ci sono state poi abbondanti nevicate in alta montagna, che in alcuni punti della cresta principale delle Alpi al di sopra dei 3500 m sono state comprese tra i 100 e i 150 cm. A novembre sono state gradualmente innevate anche le quote medie e alte. Fatta eccezione per le regioni meridionali estreme, nella prima e terza settimana di novembre, ha nevicato in molti punti fino a quote medie. In alta montagna, soprattutto sui pendii in ombra, la neve si è depositata su un manto di neve vecchia, mentre altrove è caduta per lo più su un terreno privo di neve. Anche nell’ultima settimana di novembre ci sono state nevicate in molte regioni, in particolare in quelle occidentali, ma anche le alture del Giura e le cime più alte del Sottoceneri si sono imbiancate per la prima volta. Nelle regioni occidentali, l’altezza del manto nevoso a fine novembre era pari o leggermente superiore alla media tipica del periodo, ma per il resto era in molti punti inferiore a quest’ultima, nelle regioni meridionali addirittura ben al di sotto. Nelle regioni occidentali e settentrionali delle Alpi svizzere si è sviluppato un manto nevoso ancora sottile, ma sempre più continuo e stratificato, che in quota è stato fortemente rimaneggiato dall’azione del vento. La fonte principale di pericolo era generalmente rappresentata dalla neve ventata. Inoltre, il manto nevoso inglobava già strati di neve scarsamente coesa a cristalli sfaccettati. Dato lo spessore ridotto del manto nevoso, tuttavia, i punti pericolosi per fratture nella neve vecchia erano presenti solo su piccola scala. A novembre l’attività valanghiva è stata contenuta, con valanghe per lo più di piccole dimensioni.
All’inizio di dicembre, nelle regioni meridionali ha poi nevicato fino a quote medie. I maggiori apporti hanno interessato il Ticino occidentale, dove sono caduti attorno ai 100 cm di neve. Nelle regioni meridionali, il vento proveniente da sud è stato moderato e ha causato il trasporto della neve fresca. Nelle regioni settentrionali, è stato invece il favonio a trasportare gli strati superficiali a debole coesione del manto di neve vecchia. In molte regioni il pericolo di valanghe è aumentato a causa della neve fresca e di quella ventata. Si è assistito al distacco spontaneo di alcune valanghe di medie e grandi dimensioni, localizzate principalmente nelle regioni meridionali e nelle aree confinanti lungo la cresta principale delle Alpi. A livello isolato sono state segnalate piccole valanghe provocate da persone. Il 3 dicembre, a circa 3000 m sul Piz Radönt (Zernez/GR) si è verificato il primo incidente da valanga mortale della stagione.
Nel prosieguo di dicembre le temperature sono state inizialmente rigide e nella seconda settimana del mese ha nevicato in molte regioni, in particolare in quelle occidentali. Verso est e sud le quantità di neve fresca sono state notevolmente inferiori. Per la prima volta, anche sull’Altipiano svizzero ci sono state in molti punti nevicate sino in pianura. Il pericolo di valanghe è aumentato in quota, nelle regioni occidentali in maniera particolarmente netta. La fonte principale di pericolo era rappresentata dalla neve fresca e da quella ventata. Inoltre, il manto sottile di neve vecchia e la sua superficie hanno subito un metamorfismo costruttivo e costituivano di conseguenza una base debole per la neve fresca e ventata. Nelle regioni interessate dagli apporti di neve fresca e sulla cresta principale delle Alpi, dove il favonio da nord ha trasportato la neve vecchia a debole coesione, le valanghe potevano subire facilmente un distacco e in alcuni casi si sono staccate anche spontaneamente. Di conseguenza, si sono verificati diversi incidenti da valanga che hanno coinvolto persone, causando due vittime (Pass dei Omenit, Mesocco/GR e Chantonnet, Orsières/VS).
Nei giorni prima di Natale, quando il limite delle nevicate si è alzato fino ai 2200 m a causa delle persistenti precipitazioni, la situazione valanghiva è stata caratterizzata da neve bagnata in media montagna e da neve fresca e neve vecchia fragile in quota. Le precipitazioni si sono concentrate soprattutto sul basso Vallese occidentale estremo, dove al di sopra dei 2500 m sono caduti fino a 100 cm di neve. Ad ogni modo, le precipitazioni sono state abbondanti anche nel resto del Vallese, sul versante nordalpino e nel nord dei Grigioni. Solo in Ticino e nel sud dei Grigioni il tempo è rimasto per lo più asciutto. Al di sotto dei 2200 m le piogge intense e persistenti hanno saturato il manto nevoso. Il pericolo di valanghe è aumentato nettamente, raggiungendo il grado 4 (forte) in ampie parti del Vallese e della cresta settentrionale delle Alpi. In alcuni casi il manto nevoso si è umidificato completamente e di conseguenza ci sono state numerose valanghe bagnate. In quota, il debole manto di neve vecchia era instabile, per cui il sovraccarico esercitato dalla neve fresca ha provocato il distacco di molte valanghe spontanee anche a quelle altitudini. La maggior parte delle valanghe, di dimensioni medio-grandi, si è staccata nel Vallese. In casi isolati le valanghe hanno assunto dimensioni molto grandi avanzando fino al di sotto del limite dell’innevamento. Si è trattato del primo dei due periodi di maggiore attività valanghiva dell’inverno, caratterizzato da valanghe bagnate e asciutte. Durante tale periodo, tuttavia, non si sono registrati danni a persone e finora è noto un solo caso di danno ai boschi.
Dopo la pioggia, l’attività valanghiva spontanea è diminuita rapidamente, anche se la situazione in quota è comunque rimasta pericolosa in molti punti per le escursioni e le attività fuoripista. Questo è stato dovuto anche alla situazione di innevamento, che ha permesso di accedere a molti itinerari per la prima volta questo inverno, per cui nella valutazione non si è potuto tenere conto dell’aspetto positivo dato dall’elevata frequentazione. Le valanghe potevano distaccarsi facilmente in seguito al passaggio di persone, in parte direttamente nella neve fresca; i distacchi innescati negli strati superficiali potevano coinvolgere l’intero debole manto di neve vecchia assumendo così maggiori dimensioni. Intorno a Capodanno, questa situazione ha provocato diversi incidenti da valanga.
Alla fine del mese di dicembre, al di sotto dei 2000 m la neve era solo molto scarsa o addirittura assente, determinando condizioni di innevamento eccezionali. Nemmeno al di sopra dei 2000 m la situazione poteva dirsi migliore, in quanto l’altezza del manto nevoso alla fine dell’anno rientrava nella media solo nel Vallese, mentre si attestava al di sotto un po’ ovunque.
Con le temperature miti della prima settimana di gennaio il pericolo di valanghe è dapprima diminuito lentamente, attestandosi in molte regioni sul grado 2 (moderato). La fonte principale di pericolo era rappresentata dalla neve ventata e dalla neve vecchia a debole coesione. Nella seconda settimana di gennaio ha nevicato nelle regioni occidentali e settentrionali, con precipitazioni concentrate in particolare sulla parte settentrionale del Basso Vallese. Con neve fresca e vento forte, in molte regioni il pericolo di valanghe è aumentato fino al grado 3 (marcato), e in alcune parti delle regioni occidentali anche fino al grado 4 (forte). Nel Basso Vallese occidentale, gli strati deboli di neve vecchia erano ormai ricoperti da un notevole spessore, di modo che il distacco delle valanghe era ancora possibile soprattutto nell’interfaccia con la superficie del manto di neve vecchia e non più negli strati fragili più profondi. Nelle restanti regioni dove la neve vecchia era ricoperta da strati meno spessi, tuttavia, il manto di neve vecchia è rimasto instabile per cui si sono verificati altri incidenti da valanga, tra cui un incidente mortale a metà gennaio nella regione del Gorihorn (Davos/GR).
Nella terza settimana di gennaio il vento forte proveniente da ovest a sud ovest ha portato precipitazioni, ancora una volta particolarmente abbondanti nelle regioni occidentali. Nel Vallese occidentale e sulle Alpi Vodesi e Friborghesi sono caduti dai 50 ai 100 cm di neve al di sopra dei 2000 metri, con punte locali fino a 150 cm. Più a est le quantità di neve fresca sono state nettamente inferiori. Con la fine delle precipitazioni, il limite delle nevicate è sceso fino a bassa quota e anche la pianura è stata imbiancata. Nelle regioni occidentali estreme il pericolo di valanghe è salito fino al grado 4 (forte), mentre in molte altre regioni si è attestato sul grado 3 (marcato). Nelle regioni occidentali si sono staccate numerose valanghe spontanee, per lo più di dimensioni da medie a grandi. Nelle regioni occidentali dove ci sono stati apporti di neve fresca, ma anche in quelle settentrionali e orientali con meno neve, la situazione è rimasta pericolosa per gli appassionati di sport invernali. Con il tempo prevalentemente soleggiato in montagna che ha caratterizzato l’ultima decade di gennaio, quasi ogni giorno sono stati segnalati distacchi di valanghe con il coinvolgimento di persone. Un incidente con due vittime si è verificato nella regione del Dent de Fully (Fully/VS).
Alla fine di gennaio, nel Basso Vallese l’altezza del manto nevoso era pari o leggermente inferiore alla media, mentre in molte altre regioni era nettamente inferiore alla media.
Durante il periodo caratterizzato dalla bise tra fine gennaio e inizio febbraio, sulla superficie del manto nevoso si è formata una brina di superficie e il metamorfismo costruttivo della neve è andato progredendo. Inoltre, il vento proveniente da nord est ha causato il trasporto della neve superficiale a debole coesione. Nei punti dove la neve ventata si era depositata su una superficie del manto nevoso debolmente coesa e che aveva subito un metamorfismo costruttivo, oppure su un manto di neve vecchia complessivamente debole, si registravano condizioni di instabilità e le valanghe potevano subire facilmente un distacco in seguito al passaggio di persone. Nel corso della prima settimana di febbraio, nelle regioni orientali delle Alpi svizzere la neve è caduta fino alle quote di media montagna, con un massimo di 50 cm sul versante nordalpino a est della Reuss, nonché nel nord dei Grigioni e nella parte settentrionale della Bassa Engadina. Il vento proveniente da nord ovest, a tratti da forte a tempestoso, ha causato il trasporto della neve fresca e di quella vecchia debolmente coesa. Il pericolo di valanghe è nettamente aumentato nelle regioni dove ci sono stati apporti di neve fresca, raggiungendo il grado 4 (forte) nel Prettigovia e in alcune zone della Bassa Engadina. Il motivo non è da ricercarsi solo nella neve fresca, ma anche nel manto di neve vecchia estremamente debole e nell’elevata probabilità di distacco di valanghe a tutte le esposizioni. Nelle regioni con apporti di neve fresca ci sono stati numerosi distacchi spontanei e artificiali, vale a dire provocati dal passaggio di persone o da bonifiche di sicurezza tramite esplosivo. Un incidente con due vittime si è verificato nel comprensorio di Sedrun/Disentis (GR) al di fuori delle piste battute. Frequentemente sono stati osservati anche distacchi a distanza di valanghe e chiari segnali di pericolo, come rumori di assestamento. La maggior parte delle valanghe è stata di dimensioni da piccole a medie, più raramente grandi. I distacchi si sono verificati per lo più nei punti di passaggio tra la neve fresca e quella ventata e la neve vecchia, oppure nella parte profonda di quest’ultima.
Successivamente, nel corso del mese di febbraio si sono registrate condizioni primaverili con molto sole e forte calore. Il pericolo di valanghe asciutte è diminuito nettamente. I distacchi nella neve vecchia sono diventati sempre più rari. Il pericolo di valanghe umide è aumentato lievemente nel corso delle giornate, per lo più fino al grado 2 (moderato). La siccità di questo periodo ha aggravato la scarsità di neve. Nella seconda metà di febbraio, l’altezza del manto nevoso alle quote di media montagna ha raggiunto in molti punti livelli negativi da record e al di sopra dei 2000 m si è registrata la peggiore scarsità di neve mai riscontrata da 50 anni a questa parte.
Marzo è iniziato con molto sole e una situazione valanghiva favorevole. Durante la prima settimana del mese, infatti, il pericolo di valanghe è stato basso (grado 1) per diversi giorni in tutte le regioni delle Alpi svizzere. Il manto di neve vecchia e la sua superficie, giunta in quel periodo allo stadio finale del metamorfismo costruttivo, hanno contribuito in modo significativo allo sviluppo di una situazione valanghiva persistentemente critica a fronte delle successive precipitazioni. I venti in quota proveniente dai quadranti occidentali, da forti a tempestosi, hanno portato temperature in aumento, ma anche molto altalenanti, e ripetute abbondanti nevicate ad alta quota fino alla fine di marzo. A causa dei pronunciati strati fragili inglobati nella neve vecchia, era elevata la probabilità che si distaccassero valanghe, anche su ampia scala. La situazione valanghiva è rimasta persistentemente critica, soprattutto nel Vallese, sulla cresta settentrionale delle Alpi e nei Grigioni. A metà marzo è stato registrato il picco dell’attività di valanghe asciutte spontanee per la stagione invernale. Le oscillazioni del limite delle nevicate e la completa umidificazione della neve fresca e di quella vecchia hanno inoltre comportato il distacco di numerose valanghe bagnate. Oltre al picco dell’attività valanghiva spontanea, a metà marzo si è registrato anche il maggior numero di incidenti da valanga della stagione invernale. Un incidente con due vittime si è verificato l’11 marzo nel comprensorio di Six Blanc (Bruson/VS), al di fuori delle piste battute, mentre il 12 marzo, nella zona escursionistica dei Lobhörner (Lauterbrunnen/BE) si è verificato un secondo incidente che è costato la vita a una vittima. Sui pendii direttamente confinanti, il 13 e il 15 marzo si sono verificati due incidenti da valanga con una vittima ciascuno nel comprensorio di Mont-Fort (Nendaz/VS), al di fuori delle piste battute, e ancora un incidente con una vittima in data 16 marzo nella zona escursionistica di Arosa (GR). Il 21 marzo si è registrato un incidente da valanga nella zona escursionistica di Gstelliwang (Meiringen, BE), in cui una persona è stata recuperata priva di vita e una seconda è ancora considerata dispersa.
Data la grande quantità di neve fresca di marzo, nel Basso Vallese e nel Vallese settentrionale gli strati deboli inglobati nella neve vecchia sono stati in molti punti ricoperti da uno spesso strato di neve. Nelle restanti regioni, questi strati deboli si trovavano più vicini alla superficie, per cui in quota potevano subire un distacco ancora più facilmente in seguito al passaggio di persone. Negli ultimi giorni di marzo, il manto di neve vecchia è andato via via umidificandosi e indebolendosi per via del calore e della pioggia. Sui pendii esposti a nord si è umidificato per la prima volta tra i 2000 e i 2500 m. I pendii esposti a est e a ovest risultavano umidificati in una fascia tra i 2500 e i 2800 m, mentre quelli esposti a sud generalmente anche a quote ancora maggiori. Soprattutto nella giornata del 30 marzo si sono staccate numerose valanghe bagnate, che nel Vallese hanno raggiunto anche grandi e livello isolato addirittura grandissime dimensioni. A fine marzo, nei settori in quota delle regioni occidentali e settentrionali l’altezza del manto nevoso era leggermente inferiore alla media. Nelle regioni meridionali, che a marzo non hanno praticamente registrato alcuna precipitazione, l’altezza del manto nevoso era ancora molto al di sotto della media.
Durante la stagione invernale in corso, intorno al 20 novembre si è formato un manto nevoso continuo a nord della cresta principale delle Alpi, mentre a sud della stessa ciò è avvenuto all’inizio di dicembre. Tuttavia, a causa delle alte temperature e delle piogge fin oltre i 2000 m, durante i giorni delle festività questa neve è poi nuovamente scomparsa, tanto che nelle regioni settentrionali, al di sotto dei 1600 m, si è formato un nuovo manto nevoso solo intorno al 10 gennaio. A causa dei ridotti apporti di neve fresca e delle numerose giornate tra febbraio e inizio marzo che ne hanno determinato lo scioglimento, al di sotto dei 1500 m anche questa neve è poi scomparsa già all’inizio del mese di marzo.
Per tutta l’attuale stagione invernale, dunque, l’altezza giornaliera del manto nevoso è rimasta in molti punti al di sotto della media (Figura 1), pur con due eccezioni. La prima si è verificata a metà dicembre, quando diverse nevicate diffuse hanno lasciato dietro di sé, per alcuni giorni, un manto nevoso continuo anche sull’Altipiano svizzero. Su quest’ultimo e sul versante sudalpino, così come in molte parti dell’Oberland Bernese, si sono registrate per alcuni giorni livelli di innevamento leggermente superiori alla media. A metà gennaio, poi, altre nevicate fino a bassa quota – questa volta tuttavia solo a nord-ovest della cresta principale delle Alpi, nell’Altipiano occidentale, sulle Prealpi occidentali e nel Giura – hanno portato per alcuni giorni ad altezze del manto nevoso superiori alla media stagionale.
Questa neve si è sciolta rapidamente, tanto che alla fine di febbraio molte stazioni pluriennali hanno rilevato la minore quantità di neve mai registrata in questo periodo dell’anno. Ciò vale in particolare per più della metà delle stazioni IMIS di alta quota (lunghezza massima della serie di dati poco meno di 30 anni). Nonostante alcune poche nevicate a marzo, l’altezza relativa del manto nevoso presso le stazioni pluriennali ubicate al di sopra dei 1000 m è stata pari, in media, solo al 26% delle normali altezze della neve a marzo.
Fig. 1: Filmato in time lapse delle carte giornaliere raffiguranti l’altezza relativa del manto nevoso dal 1º dicembre 2022 al 31 marzo 2023, ciascuna confrontata con la media a lungo termine. Le altezze del manto nevoso inferiori alla media (aree di colore rosso, arancione e giallo scuro) dominano chiaramente rispetto alle altezze superiori alla media (aree di colore blu), le quali indicano anche le singole nevicate.
Esaminando l’intera stagione invernale fino ad oggi, la forte scarsità di precipitazioni e le temperature calde superiori alla media tra novembre e marzo hanno determinato un innevamento medio enormemente inferiore alla media. Il deficit (rispetto alla media 1991-2020) nelle stazioni ubicate al di sotto dei 1000 m è stato all’incirca dell’80%, vale a dire che l’innevamento medio relativo è stata di appena il 20%. Nelle stazioni al di sopra dei 1000 m il deficit è stato pari al 70%. L’attuale stagione invernale può quindi definirsi con certezza del tutto eccezionale. I dati delle stazioni mostrano che l’andamento rilevato finora può essere verosimilmente confrontato con i due inverni 1963/64 e 1989/90, anche se entrambi gli inverni non sono stati così scarsamente innevati come quello attuale.
Fino al 31 marzo, la distribuzione dei gradi di pericolo durante l’inverno 2022/23 è stata la seguente: grado 1 (debole) 16%, grado 2 (moderato) 46%, grado 3 (marcato) 37%, grado 4 (forte) 1,3% e grado 5 (molto forte) 0% (Figura 2). Una situazione di pericolo di valanghe forte (grado 4) riguardante molte regioni occidentali e in parte anche settentrionali è stata registrata nei periodi di due giorni che vanno dal 23 al 24 dicembre 2022 e dall’11 al 12 marzo 2023. Il grado di pericolo 4 (forte) è stato inoltre previsto in singole giornate o solo su piccola scala nei giorni del 13 dicembre 2022, del 10, 17 e 18 gennaio, del 4 febbraio e nelle notti prima del 9 e del 15 marzo, nonché il 27 marzo 2023. Le situazioni valanghive più critiche si sono concentrate a fine dicembre, a inizio febbraio e a metà e fine marzo. La maggior parte degli incidenti da valanga che hanno coinvolto persone si è verificata nella prima metà di febbraio, così come nella seconda e terza settimana di marzo, seguite dai mesi di gennaio e dicembre. A questo si contrappongono la seconda metà di febbraio e la prima settimana di marzo, eccezionalmente asciutte, con condizioni valanghive persistentemente favorevoli in molte regioni e un pericolo di valanghe per lo più basso o moderato (gradi 1 e 2). A marzo, il pericolo di valanghe è tornato a salire in modo significativo a partire dalla seconda settimana e, con ripetute nevicate e tempeste, in quota è rimasto costantemente al grado 3 (marcato) fino alla fine del mese, per poi salire in singole giornate fino al grado 4 (forte) per le valanghe asciutte e in alcuni casi anche per quelle bagnate.
Rispetto alla media degli ultimi dieci anni, entro la fine di marzo il grado di pericolo 2 (moderato) è stato previsto con una frequenza lievemente maggiore, il grado di pericolo 3 (marcato) con una frequenza analoga e i gradi di pericolo 1 (debole) e 4 (forte) con una frequenza leggermente inferiore. Il grado di pericolo 5 (molto forte) non è mai stato applicato.
Complessivamente, dal 1º ottobre 2022 al 31 marzo 2023 sono state segnalate all’SLF 118 valanghe con danni (a cose o persone). Tra queste, 103 sono state provocate (media degli ultimi 20 anni: 125), con un totale di 149 persone coinvolte. Anche quest’ultimo valore si colloca lievemente al di sotto della media degli ultimi 20 anni, pari a 169 persone. Al 31 marzo, il numero di valanghe con danni materiali ha toccato le 15 unità, un valore quindi nettamente inferiore alla media degli ultimi 20 anni alla fine di settembre (90); il rilevamento completo dei danni materiali sarà disponibile solo a fine settembre.
Fino al 31 marzo sono decedute a causa di valanghe 15 persone (Figura 3); inoltre, una persona risulta ancora dispersa. Il numero delle vittime, pari a 17 persone decedute fino al 31 marzo, si è dunque attestato vicino al valore medio degli ultimi 20 anni. Tutte le vittime erano appassionate di sport invernali e stavano praticando attività al di fuori delle piste battute: nove persone stavano partecipando a escursioni, sei stavano praticando attività fuoripista. In tre occasioni sono morte due persone nello stesso incidente, mentre in ciascuno degli altri casi c’è stata un’unica vittima.
Un bilancio definitivo sarà possibile solo alla fine dell’anno idrologico (30 settembre 2023). Fino a quella data le statistiche sugli incidenti possono ancora variare.
Il bollettino delle valanghe contiene una previsione del pericolo di valanghe e informazioni generali sulla situazione nivologica. Il bollettino è valido per le Alpi Svizzere, il Giura svizzero e il Liechtenstein. In inverno e in primavera viene pubblicato quotidianamente alle ore 17:00 e, soprattutto nei mesi invernali, viene aggiornato alle ore 08:00 in base alla situazione valanghiva. È disponibile all’indirizzo www.slf.ch e tramite l’app dell’SLF White Risk.
Questo inverno il bollettino delle valanghe è stato pubblicato con la seguente frequenza:
Sino a nuova comunicazione, il bollettino delle valanghe verrà pubblicato ogni giorno alle ore 17:00 e, a seconda della situazione valanghiva, anche alle ore 8:00.
Alcuni bollettini delle valanghe straordinari vengono pubblicati anche in estate e autunno in caso di forti nevicate. Affinché non passino inosservati, è possibile attivare una notifica push nell’app White Risk (Notifiche push: Bollettino Estivo).
Informazioni meteo: app di MeteoSvizzera così come all’indirizzo www.meteosvizzera.ch