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Buona parte dei dati raccolti fra il 2008 e il 2009 che accusano funzionari e magistrati giurassiani di consultare siti pornografici sul posto di lavoro - una vicenda soprannominata "Pornogate" nel Giura - dovrà essere distrutta.
La sorveglianza esercitata a suo tempo dal Servizio informatico cantonale non si è infatti svolta nell'ambito di una regolare procedura disciplinare, ha deciso la Commissione cantonale della protezione dei dati, la cui sentenza è divulgata oggi dal "Quotidien jurassien".
Il Servizio in questione non aveva alcuna competenza per avviare i controlli, svolti a fine 2008 quando era stato notato un sovraccarico inabituale della rete informatica del Cantone. In determinati casi, il servizio aveva informato il collaboratore di dover procedere ad una manutenzione, senza spiegarne il motivo.
La Commissione rileva che soltanto il governo cantonale - informato in un secondo tempo e a controlli avvenuti - disponeva della competenza di ordinare la sorveglianza dei computer. Nel caso dei magistrati, questa decisione spettava al Consiglio di sorveglianza della magistratura.
Il "Pornogate" aveva coinvolto una trentina di impiegati cantonali e portato alle dimissioni del procuratore del Cantone, nonché di un giudice del Tribunale cantonale. Nei riguardi dei funzionari coinvolti erano state decise diverse sanzioni: multa, biasimo o retrocessione in una classe di stipendio inferiore. Non erano invece state inoltrate denunce penali.