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Andrzej Duda è, di nuovo, il presidente di una Polonia spaccata in due. Il candidato espresso dalla destra catto-nazionalista è uscito vincitore dal ballottaggio di domenica con 450mila voti in più rispetto al suo rivale, il sindaco liberale ed europeista di Varsavia Rafal Trzaskowski. Duda ha incassato il 51,2% delle preferenze contro il 48,8% di Trzaskowski.
Cavalli di battaglia per la rielezione di Duda sono state le promesse di uno Stato forte e centralizzato, la polemica antieuropea, e una virulenta retorica contro omosessuali e altri "devianti". L'altra metà della società polacca aveva invece puntato su Trzaskowski, contando con lui di recuperare uno spirito laico dello Stato e delle istituzioni, per riprendere un rapporto collaborativo con l'Unione europea (dai cui finanziamenti discende buona parte del bilancio statale). Il sindaco di Varsavia ha perso nonostante che abbia prevalso in 10 regioni su 16.
L'alta partecipazione al voto (di poco inferiore al 70%, notevole per gli standard polacchi) ha testimoniato dell'importanza attribuita al voto da buona parte della società e spiega come Trzaskowski sia riuscito ad aumentare di oltre il 20% i propri suffragi. A favore del presidente uscente hanno votato le regioni dell'est e del sud, dove la popolazione è più numerosa. Duda è stato sostenuto soprattutto dagli anziani ultrasessantenni (62,5% contro il 37,5%) e dagli abitanti delle campagne (oltre il 63% gli ha ridato fiducia). Trzaskowski è stato invece preferito dagli abitanti delle grandi città (65% contro 34%) e dai giovani fra i 18 e i 29 anni (64% contro 36%).
Il vero vincitore di questa consultazione è però ancora una volta Jaroslaw Kaczynski, leader storico del partito conservatore Diritto e giustizia (Pis) al governo dal 2015, che si è battuto in prima persona affinché, attraverso la rielezione di Duda, fossero completate le "riforme" del suo governo, a partire da quella del sistema giudiziario che ha sollevato più di qualche perplessità per la tenuta dello stato di diritto in Polonia. "La sua vittoria, così come cinque anni fa, il nuovo presidente la deve a Jaroslaw Kaczynski, punto e basta", ha scritto ieri Joachim Brudzinski, che ha guidato il comitato elettorale di Duda. Per assicurargli la vittoria il Pis ha impegnato l'intero apparato dello Stato. I membri del governo hanno organizzato comizi per far rieleggere il loro candidato e la radio e la televisione pubbliche completamente schierate con il presidente uscente e contro lo sfidante. "Non abbiamo giocato ad armi pari, malgrado questo abbiamo lottato fino all'ultimo", ha detto Trzaskowski nel riconoscere la propria sconfitta.
Per niente trascurabile, del resto, l'appoggio della chiesa polacca a Duda. L'episcopato si è speso per convincere i fedeli a votare per il candidato "che condivide i valori cristiani". Come ha commentato con l'Ansa Stefan Frankiewicz, ex ambasciatore presso il Vaticano e amico personale di papa Wojtyla, "la chiesa polacca ha voluto così difendere i suoi tanti privilegi nel sistema attuale, rinunciando alla missione pastorale e ad invitare una società spaccata in due al dialogo senza odio". Frankiewicz ha ricordato tra l'altro con disagio il silenzio totale della chiesa di fronte alle parole usate in campagna elettorale da Duda contro gli omosessuali. Quanto a Jaroslaw Kaczynski, domenica sera, invece di festeggiare con Duda la vittoria, ha atteso i risultati davanti all'immagine della Madonna Nera nel più noto santuario polacco di Jasna Gora a Czestochowa.