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Il politecnico di Zurigo vince la vertenza con l'ufficio federale dell'ambiente e ottiene il permesso per una piantagione a cielo aperto di grano geneticamente modificato.
L'ufficio richiede tuttavia garanzie supplementari.
L'Ufficio federale dell'ambiente, delle foreste e del paesaggio (UFAFP) ha concesso al Politecnico di Zurigo il nullaosta per esperimenti di coltivazione all'aperto di grano geneticamente modificato.
Le sperimentazioni saranno consentite solo a certe condizioni. Ad esempio, il Politecnico federale di Zurigo deve fra l'altro fornire ulteriori documenti alle autorità che rilasciano la concessione, in particolare su dove e come semina il grano e sui piani di intervento in caso di avvenimenti eccezionali.
Devono inoltre essere disposte alcune misure di sicurezza, come barriere contro la diffusione dei pollini. Le aree di coltivazione dovranno essere tenute costantemente sotto sorveglianza durante tutto il periodo di sperimentazione.
Dovranno pure essere effettuati prelievi regolari di terreno da analizzare. L'UFAFP vuole poi avere un rapporto sullo svolgimento degli esperimenti e sui risultati principali.
Una piantagione di 8 metri quadrati
Dopo le esperienze positive fatte in serra, l'Istituto di biologia vegetale del Politecnico vuole provare anche all'aperto la resistenza di circa 1600 piante di cereali geneticamente modificate, resistenti al fungo che provoca la cosiddetta carie del grano.
L'esperimento dovrebbe compiersi alla stazione di ricerche di Eschikon, nel comune di Lindau (ZH), su una parcella di complessivi 90 m2, dove verranno seminati 8 metri quadrati con grano transgenico contenente la proteina KP4, la cosiddetta "Killer protein".
Nel novembre 2001, l'UFAFP aveva proibito la sperimentazione sostenendo che, allo stadio attuale delle conoscenze, non si potevano escludere con certezza tutti i rischi. Inoltre l'effetto della proteina KP4 è alquanto controversa.
Il Politecnico aveva poi inoltrato ricorso contro la decisione dell'UFAFP, poiché la Commissione federale di esperti per la sicurezza biologica (CFSB) aveva concluso che non era lecito attendersi una diffusione pericolosa del grano geneticamente modificato.
Nel settembre scorso, il Dipartimento federale dell'ambiente (DATEC) ha accolto il ricorso del Politecnico di Zurigo e ha annullato il rifiuto dell'UFAFP. Secondo il dipartimento di Moritz Leuenberger, l'Ufficio dell'ambiente non avrebbe dovuto distanziarsi senza una valida ragione dal parere positivo espresso dalla CFSB, e avrebbe dovuto attenersi al diritto in vigore.
Attualmente gli esperimenti con organismi geneticamente modificati sono consentiti a condizioni particolarmente restrittive, ma non si pretende l'assenza totale di rischi. Il DATEC ha quindi chiesto all'UFAFP di riesaminare il caso alla luce di queste considerazioni.
L'Ufficio dell'ambiente prevede di assolvere l'incarico di competenza della Confederazione in stretta collaborazione con il canton Zurigo. Infatti - spiega - per la sorveglianza delle colture sperimentali occorrono la conoscenza dei luoghi e una presenza costante. L'UFAFP vuole anche concludere un contratto con l'ufficio cantonale per i rifiuti, l'acqua, l'energia e l'aria.
Reazioni per lo più positive
Il Politecnico di Zurigo è particolarmente soddisfatto della nuova decisione dell'UFAFP, ha riferito il portavoce Rolf Guggenbühl. Le direttive sono severe, ma si possono rispettare. Il Politecnico avrebbe già potuto adempiere ad una serie di queste condizioni anche senza ordini espliciti, ha aggiunto.
Il comune di Lindau non si oppone agli esperimenti e confida nei meccanismi di controllo, ha detto il segretario comunale Hans Steinegger. In paese - ha aggiunto - il dibattito sugli organismi geneticamente modificati è attualmente superato da quello sul rumore degli aerei dello scalo di Kloten.
Finora le uniche proteste contro la nuova decisione dell'UFAFP sono venute da Greenpeace, secondo cui la tutela dell'ambiente, della salute e dell'agricoltura biologica vengono messe a repentaglio a favore di un esperimento discutibile e inutile. "La sperimentazione deve essere fatta in laboratorio", scrive l'organizzazione ambientalista in un comunicato.
swissinfo e agenzie