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Si è aperto oggi ad Antalya, nel sud della Turchia, il processo nei confronti del comandante della polizia vallesana Christian Varone, accusato di tentato furto di beni culturali. La pratica è stata rapidamente rinviata al 27 novembre a causa dell'assenza di un rappresentante del ministero turco della cultura e del turismo.
Lo ha indicato all'ats Philippe Loretan, avvocato vallesano di Varone, spiegando che il ministero è obbligato a essere presente in processi di questo tipo. L'avvocata turca di Varone, Yasemin Maraci, ha da parte sua chiesto che si effettui una nuova perizia sulla pietra trovata nei bagagli del suo assistito, affidando il compito a un archeologo invece che a uno storico dell'arte.
Il comandante della polizia vallesana è stato arrestato in Turchia il 27 luglio scorso all'aeroporto di Antalya, dopo il ritrovamento di quello che, in prima analisi, è stato considerato come un reperto archeologico. Liberato pochi giorni dopo, Varone è potuto rientrare in Svizzera.
Stando ai media turchi, la perizia realizzata sulla pietra il 10 settembre scorso evidenzia che si tratta del frammento di una colonna romana. In base alla legge turca essa non dovrebbe dunque uscire dal territorio nazionale. Le anticipazioni della stampa non sono tuttavia state confermate dalla giustizia turca, che non può esprimersi su un procedimento in corso.
Christian Varone rischia fino a 12 anni di detenzione, che non dovrebbe scontare in Turchia, visto che non vi ha più fatto ritorno. A inizio settembre è stato designato candidato ufficiale del Partito liberale radicale vallesano per succedere a Claude Roch in Consiglio di Stato.
SDA-ATS