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WASHINGTON - Si chiude oggi la finestra legale per gli sforzi di Donald Trump di ribaltare l'esito del voto: l'8 dicembre è la scadenza in base alla legge federale per certificare i voti e risolvere eventuali dispute.
Ormai gran parte degli Stati ha certificato i risultati garantendo a Joe Biden il quorum previsto di grandi elettori che il 14 dicembre si riuniranno per eleggere formalmente il presidente. Oggi tocca a Missouri e Colorado ma tutti gli stati più contesi hanno concluso questa operazione.
L'unica speranza che resta al presidente è convincere alcuni parlamenti controllati dai repubblicani a eleggere elettori a suo favore negli Stati dove ha perso, in modo da ottenerne la maggioranza nella riunione del 14 dicembre. Ma per ora i tre Stati su cui ha fatto pressioni (Michigan, Georgia e Pennsylvania) hanno risposto picche.
Ricorso alla Corte Suprema - Il Texas ha presentato un ricorso alla Corte suprema contro le modifiche alle procedure di voto nelle ultime elezioni in Georgia, Michigan, Pennsylvania e Wisconsin chiedendo di bloccare i voti del collegio elettorale in questi quattro Stati (62 voti) e di rinviare la riunione del 14 dicembre.
La Corte suprema ha una maggioranza conservatrice (6 a 3) dopo le nomine di tre giudici da parte di Donald Trump.
Il ricorso, annunciato dall'attorney generale del Texas Ken Paxton, accusa i dirigenti dei quattro Stati di non aver protetto dalle frodi il voto per posta - esteso a causa della pandemia - riducendo così «il peso dei voti espressi negli Stati che rispettano legalmente la struttura elettorale esposta nella Costituzione».
Il Lone Star State chiede quindi che non siano contati i loro 62 voti nel collegio elettorale, facendo così scendere Joe Biden, che ha totalizzato 306 voti, sotto la soglia del quorum necessario (270).
Trump ha ritwittato i post di alcuni utenti conservatori sul ricorso elettorale del Texas che si chiedono se ora il ministro della giustizia e altri Stati si uniranno a questa azione. Probabilmente questa appare come la sua ultima speranza di ribaltare l'esito del voto, confidando nella maggioranza conservatrice della Corte suprema.