Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01208.jsonl.gz/115

Diese Seite wird nicht mehr aktualisiert.
Wir heissen seit 2014 Swissveg und sind nun hier zu finden: www.swissveg.ch
Tanto sono solo animali...
Un uomo è tanto più grande quanto più è grande la cerchia di coloro che include nella sua compassione.
L'uomo include solo un campo limitato nella propria compassione. Alcune persone limitano la compassione alla propria persona (egoisti), alcuni alla propria razza (razzisti), al proprio sesso (sessisti) oppure solo alla specie umana (specisti).
Naturalmente nessun uomo può provare lo stesso sentimento per tutti i contemporanei. È spesso difficile dire per esempio dove il naturale istinto di conservazione degeneri in un riprovevole egoismo. Poiché si è tuttavia coscienti della problematica di egoismo, razzismo e sessismo, il loro intrinseco pericolo viene per la maggior parte esorcizzato.
Nel caso dello specismo la situazione è però diversa:
La maggior parte degli specisti ritengono di aver raggiunto il livello più elevato di compassione e non notano di escludere dalla loro compassione miliardi di creature. Si impegnano in campo umanitario (cosa naturalmente lodevole) ma non si curano del fatto che un animale ha dovuto soffrire tutta la vita e morire di una morte straziante per il loro pranzo.
Da un punto di vista etico e morale gli specisti sono naturalmente nettamente superiori agli egoisti, tuttavia non devono commettere l'errore molto diffuso di riposarsi sugli allori e rinunciare a un ulteriore sviluppo.
Ogni era ha un determinato compito etico: durante la schiavitù bisognava liberarsi del razzismo, durante la repressione delle donne bisognava impegnarsi per la parità dei sessi (questo purtroppo è un processo che non si è ancora concluso). Oggi solo i singoli, ma sempre più numerosi, cominciano ad andare al di là dello specismo. Questi uomini e queste donne si impegnano per un diritto alla vita anche per gli animali: rifiutano di uccidere un animale per il puro soddisfacimento del palato, o di torturare degli animali per esperimenti pseudoscientifici.
L'affinità di principio e l'equivalenza di razzismo e specismo fu riconosciuta già più di 200 anni fa dal filosofo inglese Jeremy Bentham:
«I francesi hanno già scoperto che il colore scuro della pelle [degli schiavi] non è un motivo per lasciare qualcuno indifeso in balia del capriccio di un aguzzino. Possa venire il giorno in cui si riconosca che il numero di gambe e il pelo [...] sono motivi ugualmente insufficienti per abbandonare un essere senziente allo stesso destino... La questione non è: pensano? o: parlano?, bensì: soffrono?»
Letture consigliate:
Singer, Peter: Liberazione degli animali, Hirthammer Verlag.
Traduzione in Italiano di Jessica Boveri <email-pii>