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Il Direttore del Dipartimento federale dell'economia: «La dipendenza da Russia e Ucraina è relativamente contenuta»
In caso di gravi carenze Berna può inoltre attingere alle riserve obbligatorie di varie materie prime, come zucchero, riso, oli e grassi alimentari, grano e foraggio.
COIRA - La sicurezza alimentare della Svizzera è garantita, la dipendenza diretta da Ucraina e Russia è relativamente contenuta, ma si potrebbe puntare maggiormente sull'autosufficienza: lo ha detto il consigliere federale Guy Parmelin nel suo intervento all'assemblea dei delegati UDC in corso a Coira.
L'approvvigionamento di cibo per la popolazione è assicurato, così come la disponibilità dei mezzi di produzione, ha affermato il capo del Dipartimento federale dell'economia, della formazione e della ricerca. I fertilizzanti necessari per i raccolti di quest'anno sono già stati in gran parte consegnati ai contadini.
Il governo federale sta comunque continuamente monitorando la situazione e adotta le misure necessarie per garantire la produzione agricola. All'inizio di marzo ha abbassato i dazi doganali sul foraggio per facilitare le importazioni, ha ricordato Parmelin. In caso di gravi carenze Berna può inoltre attingere alle riserve obbligatorie di varie materie prime, come zucchero, riso, oli e grassi alimentari, grano e foraggio.
Una situazione precaria
Detto questo, la sicurezza dell'approvvigionamento globale rimarrà precaria: attualmente il tasso di autosufficienza lordo della Svizzera è del 57%, mentre quello netto (che tiene conto esclusivamente della quota di derrate alimentari prodotta a partire da foraggi indigeni) è di circa il 50%.
Il 62enne ha promesso di prestare più attenzione che in passato alla questione dell'autosufficienza nello sviluppo della futura politica agricola. Oggi il 60% della terra arabile della Svizzera è utilizzata per la produzione di foraggio. Queste zone potrebbero essere riassegnate alla coltivazione, per esempio, di patate, cereali da pane o semi oleosi per aumentare il tasso di autosufficienza.
Tuttavia ciò non sarebbe senza conseguenze, ha sottolineato Parmelin. Il numero di capi di bestiame dovrebbe essere ridotto per tenere conto della minore disponibilità di foraggio. «Questo avrebbe senso solo se i consumatori mangiassero meno prodotti animali, come carne e uova», ha concluso il ministro.