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Ha sempre contestato i quantitativi di spaccio, e anche quando è stato messo di fronte ai suoi clienti che lo chiamavano in causa si difendeva sostenendo che raccontavano bugie. Oggi il 'colpo di scena'. Interrogato dalla presidente della Corte delle assise criminali di Lugano, Francesca Verda Chiocchetti, ha ottenuto di poter parlare con il suo avvocato per chiarire la sua posizione. Il dibattimento è stato sospeso.
Tornato in aula, l'imputato ha dichiarato: "Scusate. Ero confuso. È tutto giusto quanto è scritto sull'atto d'accusa”. Così ha offerto la sua piena trasparenza il 47enne cittadino bosniaco residente da diversi anni in Ticino, due matrimoni e quattro figli che vivono tra Kosovo e Brasile con le rispettive madri, confessando di aver spacciato complessivamente 1,2 chili di cocaina in diverse località del Luganese, tra il gennaio 2008 e il giugno 2019, per 11 anni e mezzo. Arrestato già nel marzo 2009 e finito in carcere per oltre due mesi, una volta uscito dal penitenziario è tornato a vendere cocaina.
Nei suo confronti, la procuratrice pubblica Pamela Pedretti ha proposto una pena di 3 anni di carcere e l'espulsione dalla Svizzera per 8 anni. Oltre alla droga, l'uomo ha tenuto in suo possesso, violando la legge federale sulle armi e sulle munizioni, una pistola soft-air che aveva le parvenze di un'arma vera. L'avvocato di difesa, Stefano Camponovo, si è battuto per una massiccia riduzione della pena e per la rinuncia all'espulsione - «si tratterebbe di una doppia condanna» - o per una espulsione ai minimi di legge, ossia a 5 anni. Secondo il legale, la confessione del suo cliente deve essere premiata dai giudici: «si è assunto le sue responsabilità». L'avvocato Camponovo ha pure evocato la violazione del principio di celerità: se fosse stato processato subito nel 2009, a mente del legale oggi non ci saremmo trovati in aula. La sentenza sarà pronunciata nel pomeriggio.