Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01083.jsonl.gz/644

Alpi nel tempo 2 - fossili olocenici
(fonte)
Ötzi e i suoi "fratelli"
Il ritrovamento della mummia del Similaun sulle Alpi tirolesi nel 1991 (20 anni l'anno prossimo, qui prime info sui festeggiamenti previsti) ha permesso - fra le molte altre indagini effettuate su di essa - di fare anche un'importante induzione di tipo climatico: lo stato generale dell'apparato glaciale alpino attuale non ha riscontri da almeno 6-7000 anni (cioè dal picco dell'Optimum climatico olocenico).
Ma non c'è solo la mummia umida a confermarlo: anche i numerosi altri reperti ritrovati recentemente su vari ghiacciai alpini (ad es. questi sulle Alpi bernesi, vedi anche qui) tendono a corroborare indirettamente - attraverso la paleo-archeologia - quel che già diversi glaciologi andavano ipotizzando da tempo.
Interi corredi e "frammenti" di insediamenti affiorano di continuo, grazie alla progressiva ed accelerante fusione glaciale recente (con riduzione di lunghezza, area e anche di spessore: 35% in meno di copertura glaciale fra il 1850 e il 1975, ulteriore 15% in meno nei successivi 25 anni).
Questi affioramenti, a loro volta, suggeriscono almeno 3 cose:
. le Alpi erano transitate e probabilmente anche insediate molto prima di quel che fino ad alcuni anni fa si riteneva;
. il dolce clima mite dell'Optimum olocenico ha sicuramente favorito il punto precedente, anche se poi, in epoca più recente, la storia (anche archeologica) dei walser testimonia di come i valichi alpini fossero transitati non solo e necessariamente in assenza di ghiaccio (vedi il prossimo post sul tema "Alpi nel tempo");
. dopo l'Optimum olocenico, il clima alpino non è mai più stato così caldo come in epoca recente. Questi reperti (alcuni di cuoio risalenti a 6000 anni fa!), così come Ötzi, furono infatti ricoperti da ghiaccio per tutto il tempo e i relativi ghiacciai da allora non sono mai stati così ridotti come in questi anni.
Su quest'ultimo aspetto: non molto lontano da dove risiedo, a quota 2650 mslm c'è una ben nota (a trekkers e hikers) depressione ricoperta oggi da un'enorme conca di ghiaccio, formatasi a causa di un lago subglaciale. Posizione e morfologia della depressione la fanno assomigliare in tutto e per tutto ad una torbiera neolitica. Ebbene: queste ultime terribili estati degli anni post-2003 (per gli apparati glaciali: da notare che anche il 2009, nonostante la grandissima invernata che spostò di 2 mesi indietro le condizioni nivali fino a fine luglio, nelle sole 6 settimane successive ha resettato con qualche interesse il tutto, vedi ad es. qui) stanno facendo affiorare completamente il lago.
In generale, si presume che durante l'Optimum olocenico le T medie nella regione alpina fossero di circa 1 grado (un po' più alte ai picchi) superiore a quelle degli ultimi decenni del XX secolo, con limite forestale circa 200 m più in alto e le ricostruzioni glaciali mostrano altresì che i grossi ghiacciai come l'Aletsch (Alpi bernesi) o il Gorner (Alpi vallesane) alla fine dell'Optimum erano probabilmente meno estesi rispetto ad oggi.
Tuttavia va sempre relativizzato il concetto che noi diamo all'oggi, quando si parla di dinamiche glaciali. Infatti, stante quanto riportato prima, è ben possibile che già oggi si sia raggiunto (o persino superato) l'Optimum olocenico (grafico di L. Mercalli), mentre appunto i ghiacciai (soprattutto quelli più grandi, ovviamente) non sono ancora in equilibrio con le condizioni climatiche attuali (qui, qui e qui una panoramica sulla relazione fra condizioni climatiche e tempi di reazione e di risposta di un apparato glaciale).
******************************************
Treeline
e forzature climatiche
Un amico, coautore di questo lavoro, mi segnala il "trattamento di decontestipolazione" subito da parte del ben noto sito di negazionisti degli Idso Bros, al $oldo di BOC (BigOil&Carbon, vedi anche qui), il CO2science. Ignorava l'"utilità" e il modus operandi del sito: la raccolta parziale di studi atti a promuovere le loro tesi risp. la distorsione dei risultati e delle inferenze di gran parte degli studi citati. Ergo: ideologia spacciata per scienza (già il nome del sito, in effetti, è rivelatore...nomen omen...).
Al solito: dopo il riassuntino dello studio, i pensierini di commento della candida famigliola o (ag)giungono (a) inferenze inventate di sana pianta o - come in questo caso - eliminano scientemente osservazioni importanti scritte nero su bianco da parte degli autori del lavoro, al fine di reiterare petizioni di principio.
Di che cosa si tratta? Gli autori - sulla base di una datazione al radiocarbonio di frammenti fossili di larice trovati nel sottosuolo ai margini frontali di un rock glacier molto antico (pre-LIA) nelle Alpi ticinesi, a 2480 mslm - hanno potuto risalire alle temperature estive della regione corrispondenti al periodo calibrato a cui si riferisce la scoperta: fra il 1040 e il 1280, fra la piena e la tarda Medieval Climate Anomaly (MCA).
Il limite superiore della vegetazione arborea del periodo, secondo loro, dovrebbe essere stato circa 200 m più alto rispetto al quello della metà del XX secolo; in conseguenza di ciò e del lapse rate regionale, la T estiva di allora (MCA) dovrebbe essere stata di circa 1.2 gradi C più alta rispetto a quella di 60 anni fa.
Gli Idso Bros ne concludono che oggi, quindi, le T estive della regione sono di circa mezzo grado inferiori rispetto ad allora (MCA), tenendo in considerazione l'incremento termico estivo fra la metà del XX secolo e il primo decennio del XXI.
Ma - come possiamo leggere qui nella discussione conclusiva - gli autori dello studio se ne guardano bene dal ricavare asserzioni definitive e prive di dubbio (come invece fa la famigliola) a proposito dell'inferenza fra la loro scoperta e le temperature estive della regione alpina interessata nel periodo a cui risalgono i frammenti fossili. Infatti ci sono almeno 3 incertezze da tener conto, correttamente riportate nella discussione:
. la più estrema (ma forse meno probabile): il ritrovamento ha origini naturali (come si ipotizza) o antropiche? C'è in effetti chi sostiene potrebbe trattarsi di depositi lasciati in loco da transiti locali di manodopera impegnata a trasportare legna (o indirettamente associati a dinamiche di land-use tardo-oloceniche) . Se avesse origini antropiche, tutte le inferenze sopra riportate cadrebbero;
. la meno estrema (e non così improbabile): a 2500 mslm (circa 200 m più in alto di oggi) la crescita arborea, nella MCA, era possibile solo se le T medie della stagione vegetativa erano più alte rispetto a quelle della metà del XX secolo a parità di regime pluviometrico. In effetti, la sensibilità climatica delle treelines dipende anche da altri fattori condizionanti la stagione vegetativa, oltre alle T estive: quantitativi di precipitazione differenti (ma localmente anche altri fattori, quali ad es. copertura nevosa tardoprimaverile, topografia, venti) possono anche modificare le condizioni di contorno che permettono al bosco di colonizzare i versanti alpini in base ad un'assunzione di decrescita delle T con la quota (vedi ad es. qui). Sappiamo, per es., che protratte condizioni climatiche più asciutte e continentali possono anche permettere al bosco di guadagnare quota e, al contrario, di perderla con condizioni più piovose ed oceaniche (vedi ad es. questa tabella tratta da questo libro). Di conseguenza, se la treeline fosse stata più alta per condizioni di pluviometria un po' diverse da quelle odierne, cadrebbe anche la speculazione induttiva sulle T medie estive più alte. Ora: alcune ricostruzioni climatiche in area alpina (c'è per es. chi ci sta dedicando tempo prezioso e lavoro certosino, o vedi ad es. questo libro) sembrerebbero indicare che il periodo in questione fu connotato da autunni ed inverni miti (ma non tutti e non come oggi) e piovosi e al contempo però da estati calde (ma non tutte e non come oggi) e molto asciutte, come testimonierebbero - almeno in parte - i numerosi canali di irrigazione presenti nell'arco alpino e risalenti al periodo (fra i più famosi dei quali, ad es., possiamo ricordare i ru valdostani, vedi anche qui).
. la più recente e probabile: come poter comparare perfettamente una ricostruzione del limite superiore della vegetazione arborea di 700-900 anni fa con una treeline di appena pochi decenni fa? Le implicazioni di tipo antropico, nello sfruttamento boschivo recente, costituiscono un bias non indifferente e, in ultima analisi, forse troppo forte. Gli autori infatti ammettono la possibile sottovalutazione della quota del limite arboreo recente a causa delle forti perturbazioni antropiche dovute alle pratiche pastorizie (e nelle molte zone di alpeggi abbandonati, il bosco riprende massicciamente il "suo" territorio e avanza velocemente, lo si può notare comparando fotografie e con misurazioni specifiche effettuate anche a pochi decenni di distanza: in queste zone alpine il bosco aumenta dell'1% all'anno e quindi la sua estensione è aumentata di quasi i 2/3 in più rispetto alla metà del XX secolo).