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In Svizzera la tratta di esseri umani potrebbe fare 3000 vittime all'anno. Lo ha reso noto mercoledì il Consiglio federale.
Le vittime della tratta di esseri umani - che a livello mondiale ha assunto dimensione preoccupanti - vanno assistite meglio. Inoltre, sfruttamento sessuale e del lavoro, commercio di organi e tratta di bambini vanno affrontati anche con misure preventive.
A proporlo è un gruppo di lavoro che, istituito nel settembre del 2000, ha presentato l'anno seguente un rapporto sul quale mercoledì il governo ha preso posizione. Il Consiglio federale condivide nella sostanza l'analisi del gruppo di lavoro, ma vi aggiunge anche alcune precisazioni, accompagnate dall'incarico ai diversi dipartimenti dell'amministrazione federale di esaminare le raccomandazioni del rapporto e di presentare proposte per la loro attuazione.
Esame del fenomeno
L'iniziativa nel campo della lotta alla tratta di esseri umani era partita da una mozione, depositata il 15 marzo 2000, dalla consigliera nazionale socialista bernese Ruth-Gaby Vermot-Mangold, che ha chiesto al governo di elaborare un programma di protezione per le donne vittime della tratta di esseri umani. Il Consiglio federale si è impegnato a sottoporre la questione ad un esame approfondito ed ha insediato, a tale scopo, un gruppo di lavoro interdipartimentale.
Il rapporto che ne è scaturito - tenendo conto oltre che della tratta di donne a scopo di prostituzione e di esseri umani per lo sfruttamento di manodopera, anche del commercio di organi - ha fotografato, innanzitutto, le dimensioni preoccupanti assunte dal fenomeno in seguito alla globalizzazione. E sebbene in Svizzera, Paese ricco, il numero delle vittime può essere particolarmente elevato, non esistono condanne in questo campo.
Legge inefficace
Il motivo va ricercato nella carente applicazione o nella limitata efficacia delle disposizioni penali in materia, in particolare nella protezione delle vittime di questo flagello. Inoltre, manca un'efficace informazione ale vittime sulle offerte di aiuto loro destinate. Le raccomandazioni del gruppo di lavoro vanno quindi in diverse direzioni. Da un lato, la prevenzione, fatta soprattutto di una maggiore informazione nei Pesi d'origine delle vittime e da una campagna di sensibilizzazione rivolta ai potenziali clienti in Svizzera (datori di lavoro).
Occorre anche dare un maggiore sostegno alle vittime (consulenza 24 ore su 24 e sostegno finanziario ai centri per donne maltrattate), liberandole da ogni conseguenza penale e disciplinandone il diritto di soggiorno. D'altro lato, occorre perseguire gli autori, estendendone la fattispecie del reato di tratta di esseri umani alla mediazione volta allo sfruttamento di manodopera e al prelievo di organi umani. Con l?aggiunta di altre misure per la formazione del personale, una migliore collaborazione e maggiori controlli.
Osservare la legge non basta
Il Consiglio federale, pur condividendo nella sostanza il contenuto del rapporto, rileva innanzitutto che l'impressione data dal rapporto, secondo cui la tratta di esseri umani sarebbe collegata alla politica degli stranieri praticata dalla Svizzera, è almeno parzialmente inesatta. Intanto, una quantificazione esatta delle vittime in Svizzera è in realtà difficile, poiché le relative stime internazionali spesso non operano una distinzione netta fra tratta di esseri umani e migrazione illegale.
Inoltre, affinché vi sia tratta, non è indispensabile che vengano violate le disposizioni che regolano l'ammissione di stranieri. E per il traffico d'organi e la tratta di bambini il non rispetto di queste norme è assolutamente irrilevante. Comunque, le misure proposte dal gruppo di lavoro coprono tutti gli aspetti del problema e sembrano appropriate; ed alcune di esse sono già state realizzate.
Misure in parte considerate
Attualmente, per esempio, è in fase di elaborazione il progetto dettagliato per il Servizio di coordinamento tratta e traffico di esseri umani in seno all'Ufficio federale di polizia. È stata anche avviata la ratifica di due accordi internazionali in materia.
E le raccomandazioni del gruppo di lavoro sono già state ampiamente prese in considerazione in occasione della revisione della legge sugli stranieri (possibilità di un soggiorno temporaneo o duraturo per le vittime della tratta di esseri umani e possibilità di concessione di un aiuto al ritorno).
Silvano De Pietro