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È stato ritenuto colpevole di atti sessuali con fanciulli, coazione sessuale, molestie sessuali e pornografia dura.
Inoltre gli è stato ordinato il divieto a vita di qualsiasi attività con i bambini.
OLTEN - Il tribunale regionale di Olten-Gösgen (SO) ha condannato a due anni e mezzo di reclusione un pedofilo plurirecidivo. La corte lo ha assolto su alcuni punti e non ha voluto pronunciarsi per l'internamento a vita.
L'uomo, di 47 anni, è stato ritenuto colpevole di atti sessuali con fanciulli, coazione sessuale, ripetute molestie sessuali e pornografia dura. Oltre ai 30 mesi senza condizionale, gli è stata inflitta una pena pecuniaria di 10 aliquote giornaliere di 100 franchi e una multa di 200 franchi.
La corte ha inoltre ordinato il divieto a vita di qualsiasi attività con i bambini, il divieto per cinque anni di contatti con i bambini di età inferiore ai 16 anni e il divieto, sempre per cinque anni, di frequentare le zone intorno agli istituti con bambini.
La sentenza può essere impugnata presso il Tribunale cantonale di Soletta.
I giudici hanno concesso diverse assoluzioni parziali relative ad accuse di aggressione a fine luglio 2018: è possibile che si siano verificate ma di certo non quel giorno e di conseguenza i fatti non sono stati accettati nell'atto d'accusa. Un'assoluzione è stata pronunciata anche per uno dei due casi di molestie sessuali.
L'uomo aveva già precedenti penali per reati simili e, malgrado il rischio di recidiva classificato "medio-alto" dagli esperti, era stato rilasciato nel 2016 in seguito a una decisione del tribunale d'appello, dopo aver scontato dieci anni di carcere ed aver seguito 239 sedute di terapia, durante le quali però si era rifiutato di collaborare.
Il nuovo arresto, nel novembre del 2018, aveva creato grande scalpore, poiché, oltre a reati sessuali commessi negli anni '90, il tribunale distrettuale di Olten-Gösgen lo aveva anche condannato per aver stuprato una bambina di 8 anni nel 2006.
Il comportamento delle autorità solettesi era stato molto criticato e il governo cantonale aveva aperto un'inchiesta per chiarire se ci fossero state lacune. L'indagine aveva rivelato che la procura e l'Ufficio per l'esecuzione delle pene avevano agito in modo corretto. Il rapporto stilato in merito sottolineava che i dipendenti avevano adempiuto i loro obblighi legali e la cooperazione con le autorità aveva "funzionato bene".
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