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A dispetto delle polemiche della vigilia per le leggi anti-gay dell'Uganda, l'Assemblea Generale dell'Onu ha eletto il ministro degli esteri ugandese Sam Kutesa suo presidente per un anno a partire dal 16 settembre.
L'elezione è avvenuta per acclamazione. Kutesa era il candidato unico del Gruppo Africano a cui per rotazione spettava la presidenza della prossima Assemblea Generale. Polemico come promesso alla vigilia il segretario Generale dell'onu Ban Ki- moon: congratulandosi con il neo-eletto lo ha avvertito che il suo mandato gli impone di combattere "ogni discriminazione". E sulla stessa linea, a nome del Gruppo Occidentale, l'ambasciatore britannico Mark Lyall Grant ha auspicato che Kutesa "serva bene la membership" promuovendone "gli obiettivi collettivi che impongono la lotta alle discriminazioni sotto qualsiasi forma".
E tuttavia a quei Paesi che in febbraio avevano tuonato contro Kampala per le leggi contro l'omosessualità' più' feroci del mondo (prevedono l'ergastolo per le coppie stabili e sette anni per chi le nasconde) non è rimasto che piegarsi alle alchimie geopolitiche che regolano questo tipo di elezione.
Accettando l'elezione Kutesa ha glissato la polemica: nessun accenno alla controversia, e invece citazioni di icone di un mondo ideale come Nelson Mandela e JFK. Il futuro presidente ha annunciato che il tema della prossima Assemblea Generale sarà "Delivering on and Implementing a Transformative Post-2015 Development Agenda", vale a dire "il bisogno di concentrarsi non solo sul raggiungimento degli obiettivi di sviluppo post-2015, ma anche e soprattutto, sulla loro messa in atto".
Tra i punti dell'impegno della nuova presidenza ci saranno il cambiamento climatico, il peace-building, la lotta alla povertà estrema e la parità di genere. Sul fronte della riforma dell'ONU, e in particolare del Consiglio di Sicurezza, Kutesa ha infine notato che "non c'è stato finora il progresso auspicato" e che da presidente si impegnerà a lavorare con le parti per raggiungere risultati concreti.
SDA-ATS