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Linus Klasen, topscorer del Visp e indimenticato beniamino dei tifosi del Lugano, ci ha raccontato della sua nuova avventura in Swiss League, di come coniuga lavoro e famiglia e delle sue prospettive future.
Alla BiascArena poche decine di spettatori siedono sulle tribune per seguire la gara di Swiss League tra la compagine di casa e il Visp, sesta forza del campionato. Risultato finale: Ticino Rockets-Visp 0-5.
Tra gli sparuti presenti anche qualcuno richiamato dalla presenza di un giocatore speciale: Linus Klasen, svedese di 35 anni, da questa stagione con i vallesani, dal 2014 al 2020 giocatore del Lugano con il quale mise a referto 280 punti in 301 partite disputate, con un passato in NHL e con la forte nazionale delle Tre Corone.
Al termine della stagione 2019-2020 Klasen lasciò il Lugano - i piani della società bianconera non prevedevano più la sua presenza - per tornare in Svezia, al servizio del Lulea, compagine con la quale aveva già giocato in precedenza.
In estate l'ala ha deciso di tornare in Svizzera in quanto la sua famiglia si è stabilita a Lugano, sette anni fa.
Ma cosa ci fa Linus Klasen in Swiss League? Lui che per un lustro è stato uno degli stranieri più performanti e invidiati di National League.
Volevo tornare in Svizzera, e l'offerta dal Visp è stata veloce, tutto è andato molto veloce. La mia famiglia era contenta. Io ho accettato l'offerta. Non ho più nulla da dimostrare, ma voglio ancora giocare, voglio ancora giocare del bell'hockey. Anzi, posso dire di essere ancora affamato, dunque vedremo cosa succederà nel futuro.
38 punti in 27 partite di campionato quest'anno. È soddisfatto Linus Klasen?
No, abbiamo tante occasioni, stasera la mia linea ne ha avute otto e abbiamo fatto due gol, ma non segniamo abbastanza. Dovrei aver totalizzato 40-50 punti a questo punto della stagione. Dobbiamo continuare a lavorare... la Regular Season è ancora lunga. Io, da parte mia, continuo a fare il mio gioco.
Il tuo stile di gioco è spesso accostato all'arte, una licenza creativa concessa all'hockey su ghiaccio. C'è ancora spazio per giocatori come te in National League?
Oh certo, credo proprio di sì. Ogni qualvolta ho il disco sulla paletta del mio bastone succede qualcosa... e più bravi sono i miei compagni di linea, più opportunità di segnare ci sono. Vedremo cosa ci riserverà il futuro, anche perché ho intenzione di giocare ancora per diversi anni.
Famiglia a Lugano, posto di lavoro a Visp. Come organizzi la tua settimana?
Se ho un allenamento mattutino e il giorno dopo libero, oppure due, allora prendo il treno o la macchina e vado a casa, dove rimango per una o due notti, dipende. A volte, se i figli non hanno scuola, allora mi raggiungono a Visp con mia moglie. Funziona bene così. L'anno scorso invece, quando ho giocato in Svezia, ci siamo visti due volte in otto mesi.
Il tuo Visp può aspirare alla promozione, vista anche la forza dei primi della classe, Kloten e Olten?
Come ho già detto, non sono soddisfatto, noi possiamo fare di più. Li abbiamo già incontrati e abbiamo dimostrato di potercela giocare anche con loro.
Hai un grande attaccamento al Ticino, la tua famiglia ci vive. Cosa faresti se Paolo Duca dovesse offrirti un contratto ad Ambrì?
Beh, insomma, sarebbe sicuramente una possibilità da prendere in considerazione. Ora mi concentro sul mio Visp e poi vedremo. Il mondo dell'hockey è diventato un mercato veloce, con giocatori che vengono e vanno.
Un'ultima domanda da parte di un romantico dell'hockey: cosa può ancora insegnare un giocatore come Klasen ai giovani che sognano di diventare professionisti di un gioco che diventa sempre più fisico e veloce?
Di prendersi cura del disco e non darlo via troppo velocemente. Anche nella pre-season, nei match giocati contro formazioni di National League, ho giocato il disco come ho sempre fatto negli ultimi 15 anni. Funziona.
Linus Klasen è apparso contento, rilassato, molto più di quando era a Lugano. Chissà che il folletto svedese non abbia ancora in serbo delle grandi sorprese per gli amanti del disco su ghiaccio della National League, magari anche per i tifosi di una delle due compagini ticinesi. «Vedremo cosa ci riserverà il futuro».
Io mi congedo dal mio ospite e lo ringrazio per avermi deliziato, una volta ancora, con un po' di magia e quella creatività, che a volte, sento mancare sui grandi palcoscenici dell'hockey.