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La Birmania ha annunciato oggi di avere concesso una nuova amnistia ai detenuti, senza però menzionare la liberazione di alcuni prigionieri politici, di cui l'opposizione e l'Occidente chiedono il rilascio.
L'ordine del presidente Thein Sein decreta un'amnistia collettiva, una misura che arriva a due giorni dalle celebrazioni del 64esimo anniversario dell'indipendenza birmana, che cade il 4 gennaio, e riduce gran parte delle pene pronunciate dai tribunali del paese prima del 2 gennaio 2012.
I condannati a morte avranno la loro pena ridotta al carcere a vita, mentre tutte le pene sopra i 30 anni - ad eccezione dell'ergastolo - sono ridotte ai 30 anni. Quelle tra i 20 e 30 anni di reclusione passeranno a 20 e infine tutte le condanne che prevedono fino a 20 anni di reclusione saranno ridotte di un quarto.
Lo scorso 12 ottobre la Birmania aveva annunciato la liberazione di 6'300 persone, di cui 200 prigionieri politici. Diverse sono le stime sul numero dei "prigionieri di coscienza" incarcerati in Birmania: dai 500 a 1'600. La Lega nazionale per la democrazia della Nobel per la pace Aung San Suu Kyi aveva denunciato circa 600 casi.
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