Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01283.jsonl.gz/857

"Non sono più candidato alla presidenza del nuovo governo". Lo ha annunciato, citato dai media locali, il premier dimissionario libanese Saad Hariri, che ha lasciato il potere il 29 ottobre in seguito alle proteste che scuotono il Paese dei Cedri da due mesi.
Hariri era di fatto l'unico candidato a ricoprire la carica di nuovo primo ministro, sostenuto dall'intero apparato politico libanese.
L'attuale crisi istituzionale si è creata nel contesto delle prolungate e massicce proteste popolari antigovernative scoppiate a metà ottobre e dirette contro l'intero sistema politico-clientelare al potere da decenni.
Il premier uscente Saad Hariri fa parte del sistema messo in discussione dai manifestanti e attivisti. E la sua carica è sostenuta da un accordo raggiunto in passato con il movimento sciita libanese Hezbollah e con il partito del presidente della Repubblica Michel Aoun.
Nell'ultimo mese e mezzo, due possibili candidati alla guida del nuovo governo hanno declinato l'offerta. In Libano, per una convenzione non scritta nella Costituzione, il premier deve appartenere alla comunità musulmana sunnita, mentre il capo di Stato è cristiano maronita e il presidente del parlamento musulmano sciita. Questa spartizione su base confessionale è fortemente criticata dal movimento di protesta popolare, che chiede invece un governo di tecnocrati non legati al sistema politico tradizionale.
Domani è previsto l'avvio delle tanto attese consultazioni parlamentari per affidare l'incarico al premier. Hariri ha invitato tutte le parti a non posticipare ulteriormente l'inizio delle consultazioni, il cui avvio è stato rinviato già il 9 e il 16 dicembre.
Questo articolo è stato importato automaticamente dal vecchio sito in quello nuovo. In caso di problemi nella visualizzazione, vi preghiamo di scusarci e di indicarci il problema al seguente indirizzo: <email-pii>