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E se lo sciopero nel settore automobilistico si allargasse?
Che fosse un sindacato potente, beh, si era intuito. Parliamo di United Auto Workers o, più semplicemente, UAW. Unione che sta esercitando non poche pressioni sui tre maggiori costruttori di automobili negli Stati Uniti: General Motors, Ford e Stellantis, la casa madre di Chrysler. Oggi, al terzo giorno di sciopero, il sindacato ha apertamente minacciato di amplificare la portata dell'azione, che al momento interessa tre siti industriali, se i produttori non miglioreranno le controproposte fatte.
La domanda, ora che è scaduto il vecchio contratto collettivo e il sindacato ha abbandonato il tavolo delle trattative per sancirne uno nuovo, è una soltanto: quanto durerà la crisi? È risaputo, infatti, che gli scioperi in America possono essere lunghi. Anche molto lunghi. Senza necessariamente scomodare quello che riguarda gli sceneggiatori e gli attori di Hollywood, nel 2008 i lavoratori della Boeing rimasero in agitazione per 57 giorni. Con tutte le conseguenze del caso per la produzione.
Sabato, Stellantis aveva proposto un aumento salariale del 21% per i prossimi quattro anni. E questo rispetto al 14,5% sin qui ottenuto. Un aumento in linea con quanto proposto da General Motors e Ford, fermatisi al 20%. Proposte che, tuttavia, sono lontane rispetto alla richiesta originaria di UAW: 40% o niente. «Se non otterremo offerte migliori, intensificheremo lo sciopero» ha dichiarato il capo di UAW, Shawn Fain, in un'intervista alla CBS. «Siamo stati lasciati indietro per decenni» ha aggiunto, spiegando che i lavoratori rappresentati dal sindacato sono «stufi».
Come noto, il sindacato ha deciso di non proclamare uno sciopero generale. Preferendo colpire, almeno inizialmente, alcune fabbriche. Da venerdì sono stati chiusi tre siti: uno stabilimento General Motors a Wentzville, nel Missouri, un altro stabilimento Stellantis a Toledo, in Ohio, e uno stabilimento Ford a Wayne, in Michigan. I modelli toccati sono la Ford Bronco, la Jeep Wrangler e la Chevrolet Colorado. In tutto, sono quasi 12.700 i lavoratori in sciopero.
Le discussioni proseguiranno domenica tra gli scioperanti e General Motors e, lunedì, con Stellantis. Ford, dal canto suo, ha comunicato di aver temporaneamente licenziato 600 dipendenti in uno stabilimento del Michigan a causa dell'impatto dello sciopero, mentre General Motors ha comunicato a 2 mila dipendenti che il loro stabilimento in Kansas sarebbe rimasto chiuso lunedì e martedì.
Lo sciopero si inserisce in un contesto di profondi, profondissimi cambiamenti per l'industria automobilistica, alle prese con una non facile transizione verso i veicoli elettrici su pressione (anche) dell'amministrazione Biden. Ford, come General Motors e Stellantis, sta investendo miliardi di dollari per costruire nuovi impianti e preparare quelli esistenti per questa nuova era. E tra i lavoratori dell'auto, inevitabilmente, regna l'incertezza su che cosa significhino questi cambiamenti per loro.