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Si è conclusa oggi a Ginevra la marcia dei circa 100 ex "bambini collocati" e vittime delle "misure coercitive a scopo assistenziale", che prevede l'istituzione di un fondo di 500 milioni per le persone lese. Riuniti davanti al Palazzo delle Nazioni Unite, i partecipanti hanno consegnato una petizione a Jean Ziegler, membro del Comitato consultivo del Consiglio dei diritti umani dell'ONU.
"Ci sono circa 20'000 vittime tuttora in vita che hanno diritto a una riparazione", ha affermato Ziegler secondo quanto riportato dagli iniziativisti in una nota. "Ora bisognerà stabilire come ciò potrà avvenire in uno stato democratico come la Svizzera". Ziegler ha affermato che consegnerà la petizione al presidente del Consiglio dei diritti umani dell'ONU per informazione.
La marcia, partita sette giorni fa da Berna, ha fatto tappa a Friburgo, Neuchâtel, Yverdon (VD) e Losanna. Alla partenza erano presenti tra gli altri lo scrittore Franz Hohler, l'attore Max Hubacher e il rapper Tommy Vercetti. L'evento è organizzato dal comitato indipendente dell'iniziativa di riparazione, dalle vittime e dal periodico svizzero tedesco "Beobachter".
In Svizzera fino alla metà degli anni Sessanta circa, migliaia di persone, soprattutto bambini, sono state vittime delle misure coercitive. Giovani adulti venivano rinchiusi in istituti o carceri senza protezione giuridica, pur non avendo commesso alcuna infrazione: erano internati con accuse quali la "pigrizia", il "libertinaggio", l'"ubriachezza".
Altri bambini e giovani assegnati a famiglie estranee, spesso contadini, che non di rado li sfruttavano e li maltrattavano. Tale prassi era perlopiù riconducibile al "buon proposito" di garantire ai ragazzini cibo a sufficienza collocandoli in un'azienda agricola, ma finiva per avere effetti perversi.
SDA-ATS