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Tosse cronica dell’adulto: è meglio consultare un medico
La tosse cronica, cioè una tosse che dura più di otto settimane, fa parte dei motivi di consultazione più frequenti in pneumologia e in medicina di primo ricorso. Le sue cause possono essere molteplici.
Nell’adulto in buona salute, il 90% delle tossi croniche è dovuto a una sindrome che ha origine nelle prime vie aeree (PNDS,gocciolamento retronasale), ad asma o al reflusso gastroesofageo (GERD).
Il gocciolamento retronasale (PNDS), può manifestarsi attraverso una congestione nasale, un gocciolamento visibile sulla parete posteriore della faringe o un gocciolamento nasale. In circa la metà dei casi, la tosse è l’unica manifestazione di questa sindrome.
Asma e reflusso gastroesofageo
L’asma si manifesta solitamente con episodi di difficoltà respiratoria, sibili e tosse secca. Vi è tuttavia una variante dell’asma che si presenta con una tosse cronica, senza altri sintomi associati.
Il reflusso gastroesofageo, invece, è definito come il passaggio dei contenuti gastrici verso l’esofago. Episodi di reflusso possono verificarsi in maniera fisiologica fino a cinquanta volte al giorno, provocando una sensazione di bruciore che parte dallo stomaco e risale fino alla bocca, con rigurgito o tosse cronica.
Altre cause possibili
Tra le altre cause possibili di tosse cronica figurano i farmaci inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina (utilizzati in particolare nel trattamento dell’ipertensione arteriosa, di una malattia coronarica e dell’insufficienza cardiaca cronica). Essi sono associati a tosse in circa il 15% dei casi, indipendentemente dalla dose somministrata. La maggior parte del tempo, questo effetto secondario si manifesta nella settimana che segue l’inizio del trattamento, ma può comparire fino a sei mesi dopo. Infine, l’iperreattività bronchiale può essere associata ad altre patologie come la rinite cronica (allergica o meno) o la tosse post-infettiva.
Poiché le cause di una tosse cronica sono molteplici, soltanto una visita medica permetterà di determinare la sua origine, di effettuare delle indagini per mettere in evidenza un eventuale processo infettivo o altre anomalie, edi essere guidati verso un trattamento specifico.
La tosse del fumatore
La tosse cronica associata al tabagismo rappresenta un caso particolare. Uno studio condotto in Svizzera mostra che la prevalenza di tosse cronica è del 9% nei fumatori e solamente del 3% fra i non fumatori. Nella maggior parte dei fumatori, smettere di fumare provoca la scomparsa della tosse in un periodo compreso tra quattro e sei settimane, mentre nei fumatori che hanno contratto una broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), la tosse può persistere nonostante l’astensione dal fumo, che resta comunque vivamente raccomandata.
La fisioterapia respiratoria ha veramente un effetto sulla bronchiolite?
La bronchiolite, che inizia solitamente con un semplice raffreddore accompagnato da tosse (eventualmente caratterizzata da sibili), può essere responsabile di complicazioni gravi nei bambini più fragili, in particolare i lattanti di meno di tre mesi e i neonati prematuri. Quando ci si occupa di un bambino piccolo, l’unico modo di evitare il contagio consiste nel lavarsi le mani regolarmente e portare una maschera chirurgica. Occorre inoltre evitare di baciarlo se si è ammalati, ricordare di coprirsi la bocca per starnutire o tossire, ed evitare di portare il bambino in luoghi pubblici in cui potrebbe entrare in contatto con persone contaminate.
L’analisi di nove studi sul trattamento fisioterapico della bronchiolite conclude che, con o senza fisioterapista, questa malattia virale dura in media tredici giorni. È davvero così semplice?
«La fisioterapia respiratoria non è efficace contro la bronchiolite. Qualunque sia il metodo utilizzato, essa non accelera la guarigione dei neonati, e li espone al contrario a fratture costali. Trattandosi di bronchiolite, il rapporto rischio/beneficio di questa tecnica è sfavorevole». Ecco le conclusioni della rivista medica francese specializzata Prescrire.
Si tratta di una piccola bomba per i genitori dei molti bambini potenzialmente interessati da questa infezione diffusa che è la bronchiolite. Un’infezione contagiosa che colpisce ogni inverno circa il 30% dei bambini di età inferiore ai due anni. Una piccola bomba anche per i medici generici e i pediatri che prescrivono questa terapia. Una piccola bomba, infine, è facile immaginarlo, per i fisioterapisti, che avevano imparato negli ultimi vent’anni a sviluppare con successo questa pratica, oggi frequentemente utilizzata in diversi paesi europei.
La malattia dura sempre tre dici giorni
«Che i lattanti siano stati sottoposti o no a un trattamento di fisioterapia respiratoria, non è stata osservata alcuna differenza statisticamente significativa in materia di evoluzione del punteggio clinico di gravità, saturazione in ossigeno, frequenza respiratoria, durata della malattia o ricovero ospedaliero, qualsiasi metodo fisioterapico sia stato utilizzato, – riassume Prescrire. Con o senza fisioterapia respiratoria, gli studi riportano una durata media della malattia di tredici giorni. I principali effetti collaterali citati sono una desaturazione di ossigeno e vomitodurante la seduta. Oltre al disagio, la fisioterapia respiratoria espone i neonati ad altri effetti collaterali come dolori e fratture costali. Secondo uno studio retrospettivo condotto negli ospedali parigini, il rischio di frattura concerne un bambino ogni mille trattati». Anche se la percentuale è bassa, l’idea di fratturare le costole di un lattante per aiutarlo a respirare è ovviamente spaventosa per i genitori.
Ma è davvero così semplice?
«I nove studi selezionati hanno incluso unicamente dei bambini ricoverati, sottolinea il Prof. Vincent Gajdos, specialista in pediatria. La fisioterapia in ospedale non ha ridotto la durata del periodo necessario alla guarigione né quella della degenza. Anche se il metodo non ha migliorato la salute dei bambini ricoverati, non possiamo pronunciarci sulla situazione in città. Uno studiosull’efficacia della fisioterapia in ambulatorio si rivela necessario, e lo reclamiamo tutti». Bisogna sapere che la fisioterapia respiratoria è praticata poco in alcuni paesi, come gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, per via dell’assenza di prove sulla sua efficacia. Le bronchioliti che hanno necessitato un ricovero ospedaliero, cioè le forme più gravi, rappresentano soltanto una percentuale molto bassa sull’insieme dei casi. La grande maggioranza dei malati è trattata a domicilio.
Si presume che la fisioterapia respiratoria liberi l’albero respiratorio del bambino, aiutandolo così a mangiare e dormire meglio. Ci riesce davvero?