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EMARK - JICRA - GICRA
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Estratto della sentenza CRA del 30 maggio 2001 nella causa X., Angola
Art. 14b cpv. 2 LDDS in relazione con gli art. 10 cpv. 2 e 14a cpv. 6 LDDS: condizioni cumulative alle quali può essere revocata un'ammissione provvisoria; caso di persona con gravi scompensi psichici.
1. Giusta l'art. 14b cpv. 2 LDDS, l'ammissione provvisoria pronunciata secondo l'art. 44 cpv. 2 LAsi non può essere revocata dall'UFR, di regola, che a condizione che l'esecuzione dell'allontanamento sia nel contempo lecita, esigibile e possibile. Incombe all'UFR di verificare che le tre menzionate condizioni siano adempite cumulativamente (consid. 4d).
2. In procedura di revoca dell'ammissione provvisoria, l'autorità giudicante deve verificare l'esistenza di rischi reali che il respingimento possa violare le regole dell'art. 3 CEDU, per esempio conto tenuto dello stato di salute fisico e/o psichico del richiedente. Caso di persone con problemi connessi alla loro salute mentale che possono provocare atti d'auto offesa od offesa nei confronti di terzi (consid. 4b).
3. In caso di revoca dell'ammissione provvisoria di persona che ha compromesso l'ordine pubblico in seguito a malattia mentale, il respingimento può essere pronunciato solo nel caso in cui il rimpatrio sia pure ragionevolmente esigibile (art. 10 cpv. 2 LDDS); inapplicabilità dell'art. 14a cpv. 6 LDDS (consid. 5).
4. In caso di revoca dell'ammissione provvisoria, le autorità in materia d'asilo non sono di principio legate alle decisioni con cui il giudice penale sospende condizionalmente l'espulsione giudiziaria, nonostante l'infrazione commessa. Devono tuttavia indicare le ragioni di una valutazione differente del caso che le induce a pronunciarsi per l'esecuzione dell'allontanamento (consid. 6).
Art. 14b Abs. 2 ANAG i.V.m. Art. 10 Abs. 2 und 14a Abs. 6 ANAG: Kumulative Voraussetzungen der Aufhebung der vorläufigen Aufnahme; Fall einer Person mit schwerwiegenden psychischen Problemen.
1. Gemäss Art. 14b Abs. 2 ANAG kann eine in Anwendung von Art. 44 Abs. 2 AsylG angeordnete vorläufige Aufnahme grundsätzlich nur aufgehoben werden, wenn der Vollzug der Wegweisung zulässig, zumutbar
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und möglich ist. Es obliegt dem BFF zu prüfen, ob diese drei Voraussetzungen kumulativ erfüllt sind (Erw. 4d).
2. Im Verfahren zur Aufhebung der vorläufigen Aufnahme muss die urteilende Behörde prüfen, ob die betroffene Person bei einem Wegweisungsvollzug mit beachtlicher Wahrscheinlichkeit ("real risk") unmenschlicher Behandlung im Sinne von Art. 3 EMRK ausgesetzt würde. Dabei ist auch der physische und psychische Zustand der betroffenen Person zu berücksichtigen. Situation von Personen mit psychischen Problemen, welche zu Selbst- oder Drittgefährdung führen können (Erw. 4b).
3. Die vorläufige Aufnahme einer Person, welche als Folge ihrer Geisteskrankheit die öffentliche Ordnung gefährdet hat, kann nur aufgehoben werden, wenn die Heimkehr zumutbar ist (Art. 10 Abs. 2 ANAG); Art. 14a Abs. 6 ANAG ist nicht anwendbar (Erw. 5).
4. Im Falle der Aufhebung der vorläufigen Aufnahme sind die Asylbehörden an den Entscheid des Strafrichters, die Landesverweisung trotz Verurteilung in der Sache aufzuschieben, grundsätzlich nicht gebunden. Indessen bedarf es einer Begründung, warum sie aufgrund einer abweichenden Würdigung den Wegweisungsvollzug anordnen (Erw. 6).
Art. 14b al. 2 LSEE en relation avec les art. 10 al. 2 et 14a al. 6 LSEE : conditions auxquelles est subordonnée la levée d'une admission provisoire ; cas d'une personne gravement atteinte dans sa santé psychique.
1. Selon l'art. 14b al. 2 LSEE, l'admission provisoire ordonnée en application de l'art. 44 al. 2 LAsi ne peut être levée, en principe, que si l'exécution du renvoi est à la fois licite, raisonnablement exigible et possible. Il incombe à l'ODR de vérifier que les trois conditions précitées sont cumulativement remplies (consid. 4d).
2. Lors de la levée de l'admission provisoire, les autorités d'asile doivent vérifier s'il existe un risque concret ("real risk") de traitement inhumain, contraire à l'art. 3 CEDH, en cas de refoulement d'une personne atteinte dans sa santé physique et/ou psychique. Cas des personnes connaissant de graves problèmes mentaux qui peuvent être à l'origine d'actes de violence sur elles-mêmes ou sur des tiers (consid. 4b).
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3. La levée de l'admission provisoire à une personne qui a compromis l'ordre public ensuite de maladie mentale ne peut être ordonnée que si l'exécution du renvoi apparaît comme raisonnablement exigible (art. 10 al. 2 LSEE) ; l'art. 14a al. 6 LSEE n'est pas applicable (consid. 5).
4. Lorsqu'elles décident de lever une admission provisoire, les autorités d'asile ne sont en principe pas liées par les décisions de sursis à l'expulsion judiciaire prononcées par le juge pénal. Ces autorités doivent néanmoins indiquer les raisons qui les ont conduites à une appréciation différente du cas et qui leur ont permis de trancher en faveur de l'exécution du renvoi (consid. 6).
Nel 1995, l’interessato ha presentato, unitamente a due figli, domanda d'asilo, la quale, sempre nel 1995, è stata respinta dall'UFR. Tuttavia, detto Ufficio ha considerato siccome inesigibile l’esecuzione dell’allontanamento verso il Paese d’origine, o un Paese terzo, e ha dunque ammesso provvisoriamente in Svizzera gli interessati. Successivamente, le autorità cantonali competenti hanno istituito, a tempo indeterminato, una curatela in favore dei figli dell'interessato, quest'ultimo versando in precarie condizioni di salute psichiche.
Nel 1997, ha inoltrato domanda d’asilo la moglie, rispettivamente madre degl’interessati. Nel 1998, l’UFR ha respinto detta domanda e ha pronunciato l'allontanamento della richiedente, la quale è però pure stata ammessa provvisoriamente in Svizzera.
Il 23 agosto 1999, X. è stato condannato a tre mesi di detenzione ed espulso dal territorio svizzero per una durata di tre anni, siccome ritenuto colpevole di lesioni semplici aggravate nei confronti della moglie (fatto avvenuto nel contesto di una lite familiare). La pena di detenzione e quella accessoria dell'espulsione sono state sospese condizionalmente per un periodo di prova di tre anni. Dalle carte processuali risulta che moglie e figli hanno lasciato la Svizzera nel corso del mese di maggio del 1999.
Nel mese di dicembre del 1999, l’UFR ha informato l'interessato della sua intenzione di revocare l’ammissione provvisoria in Svizzera di cui era beneficiario dal 1995.
L'interessato ha replicato facendo valere che nel suo caso l'esecuzione dell'allontanamento non poteva considerarsi possibile, in particolare in ragione del suo
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precario stato di salute, ma anche della sua integrazione in Svizzera (ammissione provvisoria pronunciata nel 1995). Ha esibito numerosi certificati medici, da cui stessi risulta da un lato che è in cura psichiatrica dal 1995 - ricovero in clinica psichiatrica dal 29 agosto al 9 ottobre 1995, per sindrome psicotica prevalentemente delirante con modificazione duratura della personalità - e dall'altro lato che nel 1995 aveva subito una spondilectomia C6-C7 e doveva subire un nuovo intervento d'ablazione del materiale di osteosintesi.
Il 14 marzo 2000, l’UFR ha revocato l'ammissione provvisoria pronunciata a suo tempo a favore dell'interessato. Detto Ufficio ha osservato che l'Angola non si trova in una situazione di conflitto generalizzato, i combattimenti non essendosi estesi a tutto il Paese. L'interessato potrebbe pertanto reinstallarsi a Luanda, dove ha già vissuto per molti anni e sono garantite condizioni di sicurezza minime. L'UFR ha pure evidenziato che secondo i referti medici esibiti, l'interessato è in grado d'intraprendere il viaggio di ritorno. L'UFR ha peraltro rilevato che le condizioni previste dall'art. 14a cpv. 6 LDDS sono in casu adempiute, l'interessato essendo stato condannato a tre mesi di detenzione e all'espulsione dalla Svizzera per tre anni per avere provocato alla moglie lesioni tali da rendere necessario il ricovero in ospedale.
Il 14 aprile 2000, l'interessato ha inoltrato ricorso dinanzi alla CRA contro la summenzionata decisione dell’UFR. Ha prodotto dei certificati medici secondo cui non era in grado di viaggiare e doveva ben presto essere sottoposto a intervento di neurochirurgia.
Una volta effettuato l'intervento, il ricorrente ha prodotto ulteriori certificati medici da cui risultava, fra l'altro, un'incapacità ad intraprendere dei viaggi, nonché il rischio d'esposizione a scompensi psichici in caso di rimpatrio, non essendo garantita nel suo Paese la terapia psichiatrica e farmacologica di cui abbisognava.
Il 29 maggio 2000, X. ha fatto pervenire alla Commissione uno scritto nel quale ha evidenziato che benché sia stato condannato a tre mesi per il reato di lesioni semplici, il giudice penale ha deciso nondimeno di sospendere condizionalmente tale pena, ritenuto come la sua vita anteriore ed il suo carattere permettevano di determinarsi nel senso di una prognosi futura favorevole. In altre parole, il giudice penale avrebbe capito che quanto da lui commesso altro non era stato che un incidente di percorso.
In seguito il ricorrente ha prodotto tutta una serie di ulteriori certificati medici, da cui risultava non solo che doveva ancora indossare un collare rigido in seguito all'intervento di neurochirurgia subito, ma pure che il suo stato psichico,
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già precario, era peggiorato. I medici hanno sostenuto che un rientro del ricorrente in Angola non era ipotizzabile, in assenza delle cure e del sostegno necessari.
La Commissione ha accolto il ricorso interposto dal ricorrente ed annullato la decisione di revoca dell'ammissione provvisoria pronunciata dall'UFR.
4. a) Il ricorrente fa valere che l'esecuzione dell'allontanamento verso l'Angola costituirebbe una violazione dell'art. 3 CEDU.
b) Gli Stati hanno, in base ad un principio consolidato di diritto internazionale e senza pregiudizio per gli impegni assunti con i trattati, incluso l'art. 3 CEDU, il diritto di controllare l'ingresso, il soggiorno e l'allontanamento degli stranieri. Tuttavia, allorquando esercitano il loro diritto ad espellere uno straniero, gli Stati contraenti devono tenere conto dell'art. 3 CEDU, che consacra uno dei valori fondamentali delle società democratiche. È per questa ragione che la Corte europea dei diritti dell'uomo ha costantemente ripetuto, nelle sue decisioni sull'estradizione, l'espulsione o il respingimento nel Paese d'origine o un Paese terzo, che l'art. 3 CEDU proibisce in termini assoluti la tortura o le pene o i trattamenti inumani e degradanti e che tali garanzie s'applicano anche alle persone che si sono rese responsabili d'atti riprensibili (cfr. sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo nella causa Chahal contro Gran Bretagna del 15 novembre 1996, richiesta n. 00022414/93, pubblicata in raccolta delle sentenze e decisioni 1996-V). Invero, tale principio è stato applicato principalmente in casi ove il rischio che la persona fosse sottoposta ad uno dei trattamenti vietati dall'art. 3 CEDU scaturiva d'atti intenzionali delle autorità statali del Paese di destinazione o d'organismi indipendenti dello Stato contro i quali le autorità non erano in grado d'accordare un'appropriata protezione (sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo nella causa Ahmed contro Austria del 17 dicembre 1996, richiesta n. 00025964/94, pubblicata in raccolta delle sentenze e decisioni 1996-VI).
Al di là di tali fattispecie, e considerata l'importanza fondamentale dell'art. 3 CEDU nel sistema della Convenzione, la Corte europea dei diritti dell'uomo si è riservata la flessibilità sufficiente per trattare dell'applicazione dell'art. 3 CEDU anche in altre situazioni suscettibili di presentarsi. Non gli è pertanto vietato d'esaminare la censura di un richiedente allorquando il rischio che quest'ultimo subisca dei trattamenti incompatibili con l'art. 3 CEDU provenga da fattori che non possono impegnare, direttamente o indirettamente, la responsabilità delle
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autorità pubbliche del Paese di destinazione o che, prese isolatamente, non infrangono di per sé l'art. 3 CEDU. In simili casi, la Corte sottopone ad esame rigoroso l'insieme delle circostanze del caso di specie, segnatamente la situazione personale del richiedente nello Stato che espelle. Ciò premesso, la Corte verificherà l'esistenza di rischi reali che il respingimento di un richiedente possa violare le regole dell'art. 3 CEDU, per esempio conto tenuto dello stato di salute (fisico e psichico) del richiedente medesimo. In tale contesto, il rischio sarà valutato alla luce degli elementi di cui dispone la Corte al momento in cui esamina la causa, segnatamente delle informazioni più recenti sulla salute del richiedente (sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo nella causa D. contro Gran Bretagna del 2 maggio 1997, richiesta n. 00030240/96, pubblicata nella raccolta delle sentenza e decisioni 1997-III). La Corte ha pure avuto modo di pronunciare che problemi inerenti alla salute mentale di un richiedente, che possono provocare atti d'auto offesa o d'offesa nei confronti di terzi, o restrizioni nelle funzioni e relazioni sociali, e quindi più in generale delle gravi sofferenze, soggiacciono in principio ad un esame dal profilo dell'art. 3 CEDU (sentenza delle Corte europea dei diritti dell'uomo nella causa Bensaid contro Gran Bretagna del 6 febbraio 2001, richiesta n. 44599/98). Tuttavia, colui che pretende d'essere confrontato a un rischio serio di trattamenti contrari all'art. 3 CEDU deve corroborare le sue allegazioni al riguardo con elementi concreti. La semplice possibilità di ripercussioni lontane non è sufficiente, come non lo è una congiuntura instabile nel Paese di destinazione (sentenza della Corte europea nella causa Akyük e altri contro la Germania del 28 settembre 2000, richiesta n. 00058388/00).
c) La Commissione rileva che nonostante i numerosi certificati medici in atti concernenti lo stato psico-fisico del ricorrente, l'UFR non ha motivato adeguatamente la revoca dell'ammissione provvisoria dal profilo della liceità dell'esecuzione dell'allontanamento, ai sensi dell'art. 3 CEDU. Date le premesse, non era infatti sufficiente la mera affermazione, peraltro illogica in considerazione del fatto che il ricorrente beneficiava dell'ammissione provvisoria in Svizzera, secondo cui "non esiste alcun elemento suscettibile di rimettere in questione il carattere lecito e possibile del rinvio".
d) Ai sensi dell'art. 14b cpv. 2 LDDS, l'ammissione provvisoria è revocata se l'esecuzione dell'allontanamento è lecita e se lo straniero ha la possibilità di recarsi legalmente in uno Stato terzo o di ritornare nel Paese d'origine o di ultima residenza e lo si possa ragionevolmente pretendere da lui. In altri termini, i menzionati presupposti per la revoca dell'ammissione provvisoria - liceità, esigibilità e possibilità -, devono essere adempiti cumulativamente. Certo, nella motivazione della decisione, l'autorità non è tenuta a compiere un'analisi approfondita di tutte le deduzioni delle parti e a prendere in esame dettagliatamente tutte le ri-
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sultanze processuali, essendo sufficiente, ma necessario, che, anche attraverso una valutazione globale di quelle deduzioni e risultanze, spieghi, in modo logico ed adeguato, le ragioni che hanno determinato il suo convincimento, dimostrando d'avere tenuto presente ogni fatto decisivo (GICRA 1995 n. 12 in relazione alle esigenze poste dall'art. 35 PA). Tale non è il caso nella fattispecie. Basti qui ricordare che, fra l'altro, l'UFR neppure ha esaminato se il ricorrente potesse ottenere in patria le cure indispensabili di cui necessitava, e tuttora necessita, in considerazione del precario stato di salute psico-fisico. Di conseguenza, la decisione litigiosa, che viola il diritto federale, incorre nell'annullamento.
5. Nel caso di specie, è pure necessario rilevare che l'UFR ha considerato che siccome le condizioni enunciate nell'art. 14a cpv. 6 LDDS erano adempite - con decreto d'accusa del 23 agosto 1999 il ricorrente è stato condannato per lesioni semplici inferte alla moglie, che nel frattempo aveva lasciato la Svizzera -, la questione dell'esigibilità dell'esecuzione dell'allontanamento non doveva più essere considerata. Alcun riferimento specifico è fatto nell'art. 14b cpv. 2 LDDS all'applicabilità dell'art. 14a cpv. 6 LDDS nei casi di revoca dell'ammissione provvisoria. La legge s'interpreta in primo luogo secondo il suo tenore letterale. In secondo luogo, per evitare soluzioni manifestamente contrarie ai principi fondamentali del diritto, allo spirito e allo scopo della legge, si ricercherà la vera portata della norma che deriverà dalla sua relazione con altre disposizioni legali, dal suo contesto (interpretazione sistematica), dallo scopo perseguito, singolarmente dall'interesse protetto (interpretazione teleologica), nonché dalla volontà del legislatore evidenziata in particolare dai lavori preparatori (interpretazione storica). I diversi metodi d'interpretazione sono utilizzati in modo pragmatico, senza stabilire tra loro un ordine di priorità (DTF 125 II 206 consid. 4a pag. 208/209). Si può invero ritenere che siccome in base al tenore letterale dell'art. 14b cpv. 2 LDDS, l'applicabilità in materia di revoca dell'ammissione provvisoria del principio di cui all'art. 14a cpv. 6 LDDS non è positivamente stipulata, ma neppure esclusa, lo spirito e lo scopo della disposizione devono essere acquisite attraverso l'ausilio degli altri metodi d'interpretazione. L'art. 14b cpv. 2bis LDDS prevede che l'ammissione provvisoria ai sensi dell'art. 14a cpv. 4bis LDDS può essere abrogata se lo straniero non si trova più in una grave situazione personale come definita all'art. 44 cpv. 3 LAsi o se sono dati i motivi ai sensi dell'art. 10 cpv. 1 lett. a o b LDDS. Tale è il caso quando lo straniero è stato punito dall'autorità giudiziaria per un crimine o un delitto o quando la sua condotta generale e i suoi atti permettano di concludere che egli non vuole o non è capace d'adattarsi all'ordinamento vigente nel Paese che lo ospita. In tale contesto, appare corrispondere allo spirito e allo scopo dell'art. 14b cpv. 2 LDDS che se un'ammissione provvisoria è stata pronunciata ai sensi dell'art. 14a cpv. 2-4 LDDS, essa può essere revocata se vengono meno le ragioni che l'hanno ori-
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ginata o se sono dati i motivi di cui all'art. 10 cpv. 1 lett. a e b LDDS. L'art. 14a cpv. 6 LDDS enuncia il principio secondo cui, in assenza d'obblighi derivanti dal diritto pubblico internazionale, lo straniero che ha messo in pericolo la sicurezza e l'ordine pubblici o li compromette in maniera grave non può beneficiare dell'ammissione provvisoria in Svizzera. Se gli art. 14a cpv. 6 LDDS e 10 cpv. 1 lett. a e b LDDS siano de facto, e al di là della diversa formulazione, coincidenti nell'applicazione è questione che può essere lasciata indecisa in casu. Ad ogni buon conto, dalla sistematica della legge risulta che in caso di revoca dell'ammissione provvisoria di persona che ha compromesso l'ordine pubblico in seguito a malattia mentale, l'espulsione, nel caso concreto la revoca dell'ammissione provvisoria, può essere pronunciata solo nel caso in cui il ritorno dell'espulso nel suo Paese d'origine è possibile e può essere ragionevolmente preteso (art. 10 cpv. 2 LDDS), ciò che esclude che un esame dell'esigibilità dell'esecuzione dell'allontanamento possa essere eluso in virtù dell'art. 10 cpv. 1 lett. a e b o 14a cpv. 6 LDDS. Nel caso concreto, l'UFR neppure ha esaminato se le condizioni psichiche del ricorrente abbiano potuto in qualche modo essere all'origine dell'atto riprensibile da lui commesso nel contesto di una lite familiare e se pertanto tornava applicabile al suo caso l'art. 10 cpv. 2 LDDS. Pure in tale contesto il giudizio litigioso viola il diritto federale ed incorre nell'annullamento.
6. Per sovrabbondanza, la CRA rileva che la pena detentiva relativamente mite - di 3 mesi di detenzione sospesi condizionalmente per un periodo di prova di tre anni -, e quella accessoria dell'espulsione per 3 anni pure sospesa condizionalmente, inflitte dal magistrato penale al ricorrente, nonché il fatto, per quanto emerge dagli atti di causa, che l'insorgente non ha nel frattempo commesso dei nuovi reati, imponevano comunque, già solo in virtù del principio della proporzionalità, un esame ben più rigoroso del caso prima di pronunciarsi per il suo rimpatrio senza esame dell'esigibilità dell'esecuzione dell'allontanamento. Benché le autorità amministrative non siano di principio legate alle decisioni di rinuncia all'espulsione di uno straniero resosi colpevole di un reato sul nostro territorio pronunciate dalle autorità penali, esse devono adeguatamente motivare la propria soluzione divergente. Nel caso concreto non potevano non tenere conto dell'unicità del reato commesso e delle attenuanti specifiche al caso concreto rilevabili nelle condizioni psichiche del ricorrente stesso.
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