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BERNA - Dopo il "no" alla tassa sui frontalieri Quadri incassa un "no" dal Governo anche sulla sua proposta di obbligare i Consiglieri federali, membri dell'Assemblea federale e funzionari federali che hanno rapporti con l'estero, a non disporre di ulteriori nazionalità oltre a quella Svizzera.
«Ai sensi della Costituzione - sottolinea il Consiglio federale -, la doppia cittadinanza o la cittadinanza plurima non sono per niente proibite. D'altronde, non lo sono mai state (la Costituzione del 1848 rifiutava l'eleggibilità agli ecclesiastici)».
«Le norme sull'incompatibilità, che derivano da quelle relative all'eleggibilità - prosegue la risposta alla mozione -, si riferiscono innanzitutto alle funzioni esercitate. Tali norme mirano a garantire l'indipendenza dei membri delle autorità e quest'ultima si deve naturalmente esaminare rispetto ai limiti costituzionali. La componente passiva del diritto di voto (potere essere eletto) potrebbe essere violata se la doppia cittadinanza o la cittadinanza plurima dovessero costituire un motivo d'impedimento».
Il Governo sottolinea pure come ad oggi numerosi svizzeri siano binazionali. «La rinuncia alla cittadinanza d'origine è stata soppressa nella legge sulla cittadinanza nel 1990. Pur se i Cantoni possono prevedere una siffatta normativa nella propria legislazione, nessuno l'ha fatto - si legge ancora -. D'altra parte, la doppia cittadinanza è talvolta automatica e lo Stato estero non prevede, né nel suo diritto interno, né nella sua prassi, che vi si possa rinunciare. Con la modifica del 2 dicembre 2016 dell'ordinanza sul personale federale, il Consiglio federale ha soppresso la condizione del possesso esclusivo della cittadinanza svizzera per gli impiegati del Dipartimento federale degli affari esteri soggetti all'obbligo di trasferimento in particolare per tale ragione».
La mozione, ricordiamo, era stata presentata in seguito alla polemica precedente l'elezione di Ignazio Cassis che aveva fatto discutere per la sua scelta di rinunciare alla nazionalità.