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Presa di posizione dei sindacati syndicom, SEV e vpod sull’iniziativa «A favore del servizio pubblico»
Oggi è stata presentata alla Cancelleria federale l’iniziativa «A favore del servizio pubblico», un’iniziativa lanciata da diverse riviste di consumatori che esige dalle imprese che assolvono compiti inerenti a prestazioni di base oppure che sono direttamente o indirettamente controllate dalla Confederazione mediante una partecipazione maggioritaria i seguenti principi: rinuncia ai profitti, divieto di sovvenzionamento trasversale e, infine, abolizione di salari superiori a quelli dell'Amministrazione federale. Si intende così ottenere un servizio pubblico di qualità a un prezzo più basso. Questo sembra plausibile e ragionevole, ma dal punto di vista sindacale cela più rischi che opportunità.
I tre grandi sindacati dei dipendenti del servizio pubblico – syndicom, SEV e vpod – hanno un approccio critico verso l’iniziativa «A favore del servizio pubblico» anche se condividono con i promotori dell’iniziativa la valida richiesta di garantire prestazioni di base di qualità elevata e a buon prezzo. Ma questo è possibile solo se non vengono peggiorate le condizioni di lavoro del personale e se i posti di lavoro sono assicurati. Con il suo divieto di conseguire profitti, l’iniziativa limita le possibilità di avere a disposizione più fondi per il personale. Con il divieto di un sovvenzionamento trasversale tra le unità aziendali redditizie e deficitarie non sarebbe più possibile finanziare una parte del servizio pubblico. La conseguenza sarebbe una riduzione dei servizi. Inoltre gli investimenti nello sviluppo dell’infrastruttura subirebbero un freno. I sindacati sottolineano i seguenti punti:
- Una definizione delle prestazioni di base le congela allo stato attuale. Non è più possibile investire in nuovi ambiti, sebbene le richieste nei confronti del servizio pubblico varino costantemente (ad es. telecomunicazioni, rete in fibra di vetro).
- L’iniziativa danneggia il trasporto pubblico. Queste prestazioni di base possono essere garantite solo se i settori redditizi possono cofinanziare quelli non redditizi.
- Lo stesso vale per la Posta che deve impiegare i profitti per garantire le prestazioni di base.
- Le regole del diritto federale vengono spesso recepite a livello cantonale: anche all’interno di un ospedale ci sono reparti redditizi e reparti deficitari che oggi in una valutazione complessiva si compensano reciprocamente. Lo stesso vale per le aziende del traffico locale dove le linee redditizie rendono possibile il funzionamento di quelle deficitarie.
- L’iniziativa mette a rischio i posti di lavoro. Se le aziende parastatali non possono più conseguire dei profitti, vengono progressivamente privatizzate, dato che lo stato non può finanziare da solo le aziende che svolgono questi compiti del servizio pubblico.
- Per una sana politica salariale non serve quest’iniziativa, bensì salari minimi e l’iniziativa 1:12.
Tutto sommato l’iniziativa è più dannosa che utile, sia per i contribuenti e i consumatori sia per il personale. Ecco perché i sindacati di servizio pubblico la respingono.