Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01246.jsonl.gz/705

La presente edizione è adatta per browser con un supporto CSS insufficiente e destinata soprattutto alle persone ipovedenti. Tutti i contenuti sono visualizzabili anche con browser meno recenti. Per una migliore visualizzazione grafica si raccomanda tuttavia l'uso di un browser come Firefox 3 o Internet Explorer 7.
Inizio zona contenuto
La legge sul CO2 in vigore fino al 2012 impegna il Consiglio federale a proporre per tempo al Parlamento degli obiettivi più ampi di riduzione dei gas serra a partire dal 2013. La Svizzera intende così ridurre ulteriormente le emissioni di gas serra climalteranti (in particolare di CO2) e soddisfare in tal modo gli impegni assunti a livello internazionale (v. scheda 2).
Nella sua seduta del 26 agosto 2009, il Consiglio federale ha trasmesso il relativo messaggio al Parlamento. I punti salienti della revisione della legge sul CO2 erano già stati stabiliti dal Governo nell'ambito di una riunione svoltasi il 6 maggio 2009. Il Consiglio federale propone la revisione quale controprogetto indiretto all'iniziativa popolare "Per un clima sano" (v. riquadro).
Le misure proposte
Fino al 2020 le emissioni di gas serra in Svizzera devono scendere, rispetto al 1990, almeno del 20 per cento. A tale scopo si prevedono fra l'altro le seguenti misure:
Le misure proposte sono state ideate in modo da permettere di realizzare entro il 2020 l'obiettivo di riduzione del 20 per cento rispetto al 1990. Dato che ai Paesi industrializzati si chiedono sforzi maggiori per stabilizzare a un livello non pericoloso le concentrazioni di gas serra nell'atmosfera, la Svizzera è disposta ad aumentare l'obiettivo di riduzione entro il 2020 al 30 per cento rispetto al 1990. Ciò dipende tuttavia dall'andamento della Conferenza dalle Nazioni Unite sul clima prevista a Copenhagen nel dicembre 2009 (v. scheda 2). Nel suo messaggio, il Consiglio federale illustra la strategia con la quale intende realizzare detto obiettivo.
Se nell'ambito della Conferenza di Copenhagen sul clima la comunità degli Stati dovesse prendere delle decisioni incompatibili con il progetto di legge proposto, il Governo sottoporrà al Parlamento le eventuali modifiche della legge sul CO2 al più tardi nel quadro del messaggio relativo alla ratifica del trattato post-Kyoto.
Impatto moderato sull'economia nazionale
L'impatto sull'economia nazionale delle misure di riduzione proposte fino al 2020 è moderato. Non ci si dovrà attendere alcun calo di rilievo della crescita o del benessere, così come non ci si dovranno aspettare importanti effetti strutturali per l'economia nazionale. Si stima che nel 2020 vi sarà una riduzione del PIL compresa fra lo 0,2 e lo 0,4 per cento. Con un aumento dell'obiettivo di riduzione fino al 30 per cento, potrebbe esservi un calo del PIL compreso fra lo 0,3 e lo 0,7 per cento.
Oltre alle deliberazioni sulla revisione della legge sul CO2 per il periodo successivo al 2012, sono in corso diverse revisioni parziali della vigente legge sul CO2, anch'esse considerate nel messaggio (v. scheda 1).
L'iniziativa popolare federale "Per un clima sano" chiede una riduzione entro il 2020 delle emissioni di gas serra di almeno il 30 per cento rispetto al 1990. Detta riduzione dovrà avvenire attraverso l'adozione di misure in Svizzera. Lo scopo della richiesta è quello di limitare a lungo termine il riscaldamento climatico a un massimo di 2°C rispetto al livello preindustriale.
Il Consiglio federale riconosce l'urgente necessità di interventi a livello di politica climatica. Con il progetto di revisione della legge sul CO2, il Governo riprende la richiesta dei promotori dell'iniziativa e stabilisce degli obiettivi di riduzione vincolanti fino al 2020. Il Consiglio federale raccomanda all'Assemblea federale di respingere l'iniziativa popolare, dato che l'adozione di un articolo costituzionale che stabilisca un obiettivo di riduzione nazionale del 30 per cento non permetterebbe la flessibilità necessaria per affrontare il problema.
Con il suo controprogetto indiretto, il Governo vuole ammettere entro certi limiti anche l'utilizzo dei certificati di emissione esteri riducendo quindi i costi economici. L'approccio scelto è più integrale rispetto a quello proposto dall'iniziativa popolare: in futuro rientreranno nel campo di applicazione della legge tutte le emissioni di gas serra e le prestazioni fornite dai pozzi di carbonio disciplinate a livello internazionale come pure gli adattamenti ai cambiamenti climatici.