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Il rimborso del costo di un aborto da parte dell'assicurazione di base è una condizione essenziale per garantire alle donne la possibilità di interrompere la gravidanza, un diritto che non deve essere rimesso in discussione. Lo sostiene un comitato interpartitico, composto da politici PS, PLR, PPD e Verdi, che si oppone all'iniziativa popolare "il finanziamento dell'aborto è una questione privata".
"Le donne devono essere libere di decidere se e quando vogliono diventare madri", ha affermato in una conferenza stampa a Berna la consigliere nazionale Yvonne Feri (PS/AG). Agli iniziativisti, contrariamente a quanto affermano, non interessa sgravare le casse malattia, quanto creare ostacoli e stigmatizzare le interessate, le ha fatto eco Anne-Marie Rey, ex presidente dell'Unione svizzera per decriminalizzare l'aborto (USPDA). Dopo la depenalizzazione, decisa dal popolo nel 2002 con il 72% dei sì, il numero di interventi non è aumentato: al contrario è sceso da 16'000 a circa 10'000 all'anno.
Privatizzare l'aborto significa mettere in pericolo la salute delle donne e sottoporle a pressioni psichiche, ha sostenuto la consigliera nazionale Yvonne Gilli (Verdi/SG). La misura andrebbe in particolare a scapito delle classi meno abbienti. Secondo la collega Isabelle Moret (PLR/VD) in gioco vi è il principio stesso dell'assicurazione sociale. "L'iniziativa apre le porte a tutte le possibili derive: ci si potrebbe domandare ad esempio se è una buona idea curare gli omosessuali malati di Aids", ha osservato la vicepresidente PLR.
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