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Il termine stampa fino a XIX sec. inoltrato designava tutti gli scritti prodotti con un torchio. Dalla metà del XIX sec. divenne sinonimo dell'insieme dei giornali e delle riviste stampate, che all'inizio del XVII sec. si svilupparono dai Fogli volanti, pubblicati solo occasionalmente, dalle gazzette d'informazione e dai notiziari sulle fiere. Questi stampati erano diffusi, in forma simile, in tutti i Paesi dell'Europa occidentale. Nell'area germanofona i primi giornali settimanali uscirono nel 1605 a Strasburgo (Relation) e nel 1609 a Wolfenbüttel (Aviso), a Parigi nel 1620 venne pubblicato il Courant d'Italie et d'Almaigne sul modello del Courante uyt Italien di Amsterdam, mentre a Firenze nel 1636 fu stampato il primo giornale it. noto, senza titolo. Tutte queste pubblicazioni presentavano i tratti caratteristici del giornale: periodicità, attualità, universalità e pubblicità.
In Svizzera si ebbero evoluzioni diverse nelle varie regioni linguistiche, fortemente dipendenti dalle tendenze dei rispettivi centri culturali esteri di riferimento. Fino al XVIII sec. la stampa si sviluppò timidamente. Il pubblico, prevalentemente cittadino, fu circoscritto alle élite colte e rimase quindi ristretto. La stampa era inoltre sottoposta alla Censura delle autorità, che in base ad accordi stipulati fra i cant. proibiva in larga misura alle gazzette di diffondere informazioni che riguardavano avvenimenti locali e inerenti la Conf. Sotto l'influsso dell'Illuminismo, dagli anni 1730-40 vi fu una modesta crescita, che si manifestava in un numero sempre maggiore di richieste per poter pubblicare dei giornali e in un dibattito colto sulla "mania dei periodici". Gli editori erano spesso attivi anche come redattori, autori di Almanacchi e librai.
Durante l'Elvetica fu proclamata per la prima volta in tutta la Svizzera la libertà di stampa, ma entro breve vennero nuovamente adottate misure di censura. Durante la Mediazione e la Restaurazione la Dieta fed. tentò, attraverso l'emanazione di decreti sulla stampa e del Conclusum sulla stampa e sugli stranieri, di uniformare le politiche cant. in materia di censura, ma spec. il conclusum rafforzò le rivendicazioni relative alla libertà di stampa. Fu solo durante la Rigenerazione che quest'ultima riuscì ad affermarsi. All'epoca in tutte le regioni linguistiche si sviluppò una stampa politica, sulle cui pagine trovò spazio il confronto tra le diverse opinioni, prima che si formassero i moderni partiti politici. Questi giornali perseguivano in primo luogo obiettivi politici ed erano pronti ad assumersi anche perdite finanziarie. La commercializzazione della stampa iniziò nella Svizzera franc. negli anni 1870-80, nella Svizzera ted. nel periodo 1890-1900. Molto più tardiva e di portata meno vasta fu la commercializzazione nella Svizzera it., riconducibile piuttosto alla fine del XX e all'inizio del XXI sec. (nascita di un polo multimediale nel 2008). Dalla metà del XX sec. in tutta la Svizzera la stampa politica è stata assorbita progressivamente da imprese mediatiche medie o grandi; le principali sono riuscite a fare breccia anche nel mercato mediatico e pubblicitario delle altre regioni linguistiche. Nonostante l'avvento dei media elettronici, gli Svizzeri rimanevano all'inizio del XXI sec. un popolo di lettori di giornali.
La ricerca sulla storia della stampa si limita a numerosi studi singoli e presenta quindi, in particolare per il XIX sec., notevoli lacune. La concentrazione della stampa dagli anni 1970-80 ha determinato anche un'osservazione attenta del fenomeno da parte delle scienze della comunicazione.
Autrice/Autore: Alain Clavien, Adrian Scherrer / cmu
Primo periodico della Svizzera ted. è considerato il mensile Rorschacher Monatsschrift (Annus Christi), pubblicato dal 1597. In origine le pubblicazioni regolari (Ordinari-Zeitungen) uscivano come semplici notiziari nei centri urbani delle fiere e dei commerci, dove la richiesta di informazioni era grande (a Basilea nel 1610-11 e poi dal 1682, a Zurigo dal 1622/23, a Lucerna intorno al 1639).
Nel corso del XVIII sec. ai notiziari si affiancarono i Fogli di avvisi, che contenevano soprattutto o esclusivamente annunci e comunicati ufficiali, precursori dei futuri bollettini ufficiali e giornali locali. Per un pubblico colto nacquero riviste come l'Historischer und Politischer Mercurius, mensile edito a Zurigo dal 1694. Sempre a Zurigo uscì dal 1721-23 un settimanale di stampo moralistico, ritenuto fra i più antichi dell'area linguistica ted., dal titolo Discourse der Mahlern (Riviste culturali). La storia delle riviste è strettamente intrecciata alla formazione di un'Opinione pubblica protoborghese all'interno di circoli illuministi e soc. di riforma; i periodici per contro, alcuni dei quali pubblicati più volte la settimana, esprimevano difficilmente opinioni pronunciate poiché, per interessi economici, i loro editori erano molto inclini all'autocensura.
Durante l'Elvetica vennero fondati numerosi organi di stampa, talvolta effimeri; il Republikaner ne è considerato il maggiore esempio. Rispetto ai giornali, più attuali e ora contenenti anche commenti politici, le riviste persero importanza. La Rivoluzione franc. e la crescente Alfabetizzazione fecero aumentare l'interesse per le Informazioni anche nella pop. rurale, a cui si rivolgevano pubblicazioni come lo Schweizerbote. In molte località giornali e riviste erano accessibili a poco prezzo grazie alle Società di lettura. Dopo la breve parentesi della libertà di stampa concessa dall'Elvetica, negli anni della Mediazione e della Restaurazione la censura fu di nuovo più marcata; la lotta contro di essa divenne - con la sovranità popolare, la libertà di riunione e l'istruzione - uno dei grandi temi affrontati dai pubblicisti liberali del periodo della Rigenerazione.
Benché le Costituzioni dei cant. rigenerati ne garantissero la libertà, in alcuni cant. la stampa restò soggetta a misure restrittive di natura economica. Il numero dei giornali di nuova fondazione comunque aumentò. La stampa politica che si stava formando divenne uno strumento importante per conquistare l'opinione pubblica, soprattutto in campo liberale (Neue Zürcher Zeitung, Solothurner Blatt) e radicale (Appenzeller Zeitung). Con la fondazione dello Stato fed. la libertà di stampa fu sancita dalla Costituzione, nacque il primo giornale sovrarregionale (Der Bund, 1850) e per la stampa d'opinione iniziò un lungo periodo di forte crescita. Negli anni 1870-80 il Kulturkampf vide partecipare agli scontri ideologici non solo i fogli liberali e radicali ma sempre più spesso anche quelli conservatori (Vaterland), più tardi anche quelli socialisti (Tagwacht, Volksrecht). In Svizzera l'abbondanza di giornali dalla fine del XIX alla metà del XX sec., definita anche "bosco sacro della democrazia" e "quarto potere" statale, fu legata essenzialmente alla stampa d'opinione, che in un Paese dagli spazi ridotti e dalla struttura federalista si rivolgeva a un pubblico regionale, spesso anche diviso in fazioni politiche.
L'abbondanza delle testate e l'aumento delle tirature portarono a una professionalizzazione del giornalismo (fondazione dell'Ass. della stampa sviz., 1883) e a un consolidamento economico delle Case editrici (fondazione della Federazione sviz. degli editori, 1899). Nelle redazioni si differenziarono alcuni settori specialistici. Innovazioni tecniche come la stampa rotativa (in Svizzera dal 1890) o la compositrice (utilizzata per il Bund dal 1893) e la diffusione più rapida delle notizie grazie alle Agenzie di stampa, unite all'efficienza dei servizi postali e distributivi, resero possibile la pubblicazione di due e perfino tre edizioni giornaliere. Oltre alla stampa quotidiana crebbe anche quella periodica, distinta in riviste specializzate e di intrattenimento con contenuti divulgativi, letterari o satirici (Alte und neue Welt, Die Schweiz) e nei supplementi di fine settimana dei quotidiani. Dalle riviste di intrattenimento, già dotate di un notevole numero di illustrazioni, si svilupparono i periodici illustrati (Rotocalchi), che dagli anni 1920-30 diedero avvio al giornalismo fotografico.
Dalla fine del XIX sec. gli investimenti nelle nuove tecnologie costrinsero la stampa a cercare sempre più finanziamenti tramite la Pubblicità. Il mercato delle inserzioni, in espansione, fece scendere il prezzo d'acquisto e nacquero di conseguenza i primi giornali d'informazione generalisti, indipendenti sul piano politico che, essendo orientati al profitto, puntavano - come il Tages-Anzeiger - a un target di massa e alla maggiore tiratura possibile. Nel periodo interbellico videro la luce anche settimanali indipendenti come Der Schweizerische Beobachter e Die Nation, che coltivavano un giornalismo investigativo, mentre riviste rivolte ai grandi gruppi ideologici (Schweizer Monatshefte, Schweizer Rundschau, Rote Revue) approfondivano argomenti politici, economici e culturali.
Se all'estero i primi fogli scandalistici erano nati già alla fine del XIX sec., in Svizzera questo tipo di giornali si affermò, dopo tentativi falliti (Actualis), solo nel 1959 con il Blick. Nel periodo 1960-70 la crescente commercializzazione e internazionalizzazione dei mercati mediatici, unita alla concorrenza della televisione, avviò un processo di concentrazione dei giornali - fusioni, sviluppo di grandi testate con edizioni regionali - che fu particolarmente marcato negli anni 1970-80 e 1990-2000 e accompagnato da un raddoppiamento della tiratura complessiva dei giornali. Questo fenomeno determinò il tramonto della stampa partitica e confessionale, sostituita da giornali aperti a più correnti di pensiero e predominanti nelle rispettive regioni (Basler Zeitung). Questa concentrazione, definita anche "morte dei giornali", e la comparsa di nuovi settimanali gratuiti, che il mondo dell'editoria tradizionale non poteva più impedire dopo la legge del 1962 (in vigore dal 1964) sui cartelli, innescarono un vasto dibattito sulla politica mediatica, all'origine dell'elaborazione di una Concezione globale dei media (1978-82). In seguito alla concentrazione della stampa, che influenzò indirettamente la deregolamentazione della radio, si formarono gradualmente - per l'eliminazione di concorrenti dal mercato - grandi gruppi mediatici con interessi soprattutto economici (Ringier, Tamedia, gruppo NZZ, gruppo Basler Medien, Jean Frey AG, Espace). Parallelamente si affermò come organo volontario di autocontrollo il Consiglio sviz. della stampa (dal 1977).
Negli anni 1990-2000 i profitti legati alla razionalizzazione permisero di aumentare il numero delle pagine e, in parte già in precedenza, di lanciare i giornali domenicali (SonntagsBlick dal 1969, SonntagsZeitung dal 1989, testate domenicali regionali dal 2006). La scelta di rivolgersi a target precisi moltiplicò il numero delle riviste. Dalla fine del 1999 la stampa quotidiana ha subito - prima a Zurigo, poi anche in altri agglomerati e nuclei urbani - la concorrenza dei fogli distribuiti gratuitamente ai pendolari, che in pochi anni hanno superato in tiratura tutti gli altri quotidiani. Il trasferimento dei fondi pubblicitari verso i media elettronici ha accentuato una cultura mediatica con motivazioni economiche, che ai gruppi mediatici con intrecci intern. ha offerto mercati anche oltre frontiera. Le redazioni online hanno inoltre modificato sia l'attività giornalistica sia le abitudini di lettura. Alla luce di questi cambiamenti e dei problemi economici dovuti al calo dei proventi delle inserzioni pubblicitarie nel primo decennio del XXI sec., l'evoluzione futura della stampa resta incerta.
Autrice/Autore: Adrian Scherrer / vfe
Fino al 1830 la Svizzera franc. aveva una stampa molto limitata, circoscritta a qualche foglio di avvisi - alcuni nati già durante l'ancien régime -, e, dopo il 1798, a rari giornali politici, spesso di vita breve. La libertà di stampa proclamata dall'Elvetica durò pochi mesi e misure di censura sempre più incisive crearono difficoltà ai nuovi giornali politici. L'ondata liberale del 1830 rovesciò questa situazione: tra l'estate del 1830 e la fine del 1831 furono lanciate una ventina di testate. Questa tendenza non subì battute d'arresto e rimase molto forte fino alla fine del sec.: dal 1830 al 1870 nella Svizzera franc. vennero fondati oltre 200 nuovi giornali, per un saldo finale di ca. 40 titoli.
Gli anni dal 1870 al 1910 furono contraddistinti da diversi fenomeni, in particolare dall'esplosione del numero dei fogli locali. Fino ad allora i giornali uscivano prima di tutto nei capoluoghi cant. e nelle città; dal 1870 ogni cittadina della Svizzera franc. si dotò di uno o addirittura due fogli. Costituita da giornali bi- o trisettimanali che seguivano un medesimo modello (piccolo formato, quattro pagine di cui una "der" - cioè dernière, ultima - fatta di annunci locali), spesso tributaria della penna di una sola figura più interessata al commento politico che all'informazione, questa stampa locale minore seppe tessere dalla fine del sec. una rete molto fitta che costituì il primo livello di una stratificazione che si delineò progressivamente. Al secondo si situava la stampa con vocazione cant. Di formato spesso maggiore, scritti da giornalisti professionisti, abbonati ad agenzie di stampa, con uno sguardo privilegiato sull'informazione ma senza dimenticare la lotta politica, i quotidiani si imposero nell'ultimo terzo del XIX sec. come i soli rappresentanti dei partiti politici cant. che si stavano formando. A questa stampa partigiana si affiancò una stampa "neutra", detta "di informazione": la Feuille d'avis de Lausanne nuova maniera (1872), la Tribune de Genève (1879), l'Impartial (1881) e la Tribune de Lausanne (1895) furono tutte testate che proclamarono la loro indipendenza e che conobbero un rapido successo. Il vertice della piramide era costituito da alcuni giornali che vantavano una diffusione sovracant., e cioè la Gazette de Lausanne, il Journal de Genève e la Tribune de Genève.
Accanto a questa accresciuta densità e gerarchizzazione, l'ultimo terzo del XIX sec. fu segnato da una crescente inclusione della stampa in una logica economica. Investimenti importanti per garantire l'uscita quotidiana, abbonamenti alle agenzie di stampa e commercializzazione delle notizie, vendita degli spazi pubblicitari affidata a imprese di portata nazionale: tutti questi elementi spinsero diversi giornali a organizzarsi nella forma della soc. anonima, con azionisti che reclamavano i loro dividendi. Questa progressiva economicizzazione creò forti tensioni tra i quotidiani cant. e i piccoli giornali locali, abituati a "prendere in prestito" dai primi le informazioni. Il furto delle notizie fu del resto uno dei temi discussi nell'ambito delle ass. cant. di giornalisti che presero forma a ridosso del 1900.
Se confrontata con la seconda metà del XIX sec., la prima metà del XX sec. si presentava stagnante: la Svizzera franc. contava all'incirca 110 giornali nel 1910 come alla metà degli anni 1950-60. Si trattava tuttavia di una stabilità apparente, dal momento che i cambiamenti in atto erano numerosi. In primo luogo, era avvenuta la fondazione del gruppo che avrebbe poi dominato la stampa romanda, Lousonna, la futura Edipresse, che fondò il suo sviluppo su uno stretto legame con Publicitas. Inoltre, si era registrata la segmentazione del pubblico di riferimento: già ben avviata verso la fine del XIX sec., questa evoluzione si delineò compiutamente nel periodo tra le due guerre, con la comparsa di una stampa mirata a un pubblico specifico e diversificata (sport, tempo libero, tecniche, arti). In questo ambito gli editori romandi furono poco innovatori, confrontati com'erano alla forte concorrenza dei giornali specializzati franc. Sul piano formale, il ricorso più frequente alla fotografia mutò la fisionomia dei quotidiani e favorì la nascita di un nuovo genere, il settimanale. L' Illustré, L'Abeille, L'Echo illustré o Pour Tous puntavano a un pubblico femminile o fam., Curieux e poi Servir imitavano i prestigiosi modelli politico-culturali franc. degli anni 1930-40. La Svizzera franc. mancò per contro di seguire il trend delle riviste di attualità negli anni 1950-70. Va infine rilevato il chiaro declino della stampa d'opinione, che malgrado una leggera ripresa negli anni 1930-40, così fortemente polarizzati, perse regolarmente lettori a vantaggio della stampa d'informazione.
Con gli anni 1970-80 prese il via un periodo di contrazione del numero dei titoli, dovuto in parte a una ridistribuzione del paniere pubblicitario, in parte al difficile rinnovo delle attrezzature in un'epoca di rapidi cambiamenti tecnologici. Negli anni 1970-80 una breve ripresa rese possibile la pubblicazione di L'Hebdo e di Bilan. Nella stampa locale le sparizioni e gli accorpamenti si moltiplicarono; nella stampa cant., la scomparsa (Le Peuple-La Sentinelle nel 1971, La Sentinelle) o la marginalizzazione della stampa d'opinione (Nouvelle Revue de Lausanne, Le Courrier) aprirono la porta a situazioni di quasi monopolio, con la Feuille d'avis de Lausanne, divenuta 24 Heures (Vingt-quatre Heures) nel cant. Vaud, La Liberté a Friburgo, il Nouvelliste et Feuille d'Avis du Valais in Vallese, il Quotidien jurassien nel Giura o, all'estremità del lago, la Tribune de Genève. A Neuchâtel, L'Impartial e L' Express resistettero a lungo prima di fondersi nel 1999. Sul piano sovracant., liberato il campo dalla concorrente Gazette de Lausanne, il Journal de Genève dovette confrontarsi dal 1991 con il Nouveau Quotidien; nel 1998 Le Temps sostituì i due titoli, ormai privi di vitalità. Per parte sua, la Tribune de Lausanne (divenuta Le Matin nel 1984) uscì vincitrice dalla lotta che la opponeva a La Suisse per divenire nel 1994 il solo quotidiano popolare romando sovracant.
Questi riposizionamenti hanno consacrato il netto predominio del gruppo losannese Edipresse che, eliminata la sua principale concorrente, la ginevrina Sonor, all'inizio del XXI sec. deteneva del tutto o in parte numerosi titoli romandi. Nel 2001 il rilevamento dell'Impartial/L'Express da parte del gruppo franc. Hersant è stato all'origine di preoccupazioni nell'opinione pubblica, rimaste però senza seguito. Edipresse ha lanciato nel 2005 un quotidiano gratuito, Le Matin bleu, destinato a sbarrare la strada a un altro giornale dello stesso tipo, 20 Minutes, del gruppo svizzeroted. Tamedia. Molto onerosa, l'operazione è però riuscita soprattutto a mettere in difficoltà Le Matin, un'altra testata del gruppo. Nel 2009 l'acquisto di Edipresse da parte di Tamedia ha aperto un nuovo capitolo nel processo di concentrazione della stampa sviz.
Autrice/Autore: Alain Clavien / cor
Il primo periodico della Svizzera it. fu il settimanale Nuove di diverse corti e paesi, pubblicato dal 1746 al 1799 a Lugano dalla tipografia Agnelli. L'età napoleonica coincise con un'epoca di ripiegamento per il giornalismo ticinese, condizionato dalle pressioni franc.: il Telegrafo delle Alpi, sgradito a Napoleone, venne soppresso nel 1806.
Gli ultimi anni della Restaurazione, dopo una prima fase di rigidità culminata, nel 1821, nella chiusura della Gazzetta di Lugano, videro la nascita di un giornalismo di ispirazione liberale, focalizzato sulla politica cant. e destinato principalmente a un pubblico ticinese: il Corriere Svizzero dapprima, ma soprattutto l'Osservatore del Ceresio che gli era succeduto ebbero un ruolo decisivo nel dibattito sulla riforma costituzionale del 1830. La Rigenerazione incentivò la nascita di altri giornali politici, quasi sempre sostenuti da soc. di azionisti, diffusi in poche centinaia di copie. Nacquero anche i primi periodici filantropici, progressivamente sostituiti dagli organi delle ass. che andarono costituendosi dagli anni 1830-40; dal 1844 lo Stato pubblicò il Foglio Officiale del Cantone Ticino.
La Costituzione fed. del 1848 non modificò il quadro istituzionale della stampa ticinese, condizionata piuttosto dall'egemonia del partito liberale radicale, che scoraggiava le iniziative giornalistiche dei conservatori. Nel 1850 la Gazzetta Ticinese, fondata nel 1821, fu il primo quotidiano ticinese. In seguito nacquero periodici di svariato genere negli altri principali centri del Ticino, soprattutto a Bellinzona e a Locarno, anche se Lugano rimase il maggiore polo della stampa periodica cant. Per quanto riguarda il Grigioni it., risale al 1852 la fondazione del settimanale Il Grigione Italiano, affiancato in seguito tra l'altro da Il San Bernardino (1894) e La voce della Rezia (1926, dal 1948 La voce delle valli), frutto della fusione di due testate preesistenti.
Il trisettimanale liberale Il Dovere (1878) inaugurò la stagione degli organi ufficiali di partito, che si moltiplicarono con il passaggio al sistema proporzionale, nel 1890, e con la successiva evoluzione verso il multipartitismo: nacquero il quotidiano luganese Corriere del Ticino (1891), il quotidiano del partito conservatore Popolo e Libertà (1901) e gli organi del partito socialista L'Aurora (1901) e Libera Stampa (1913). Nello stesso periodo si sviluppò anche la stampa sindacale, spesso animata da personalità dell'immigrazione it.
Tra le due guerre mondiali la frammentazione della politica e della stampa cant. proseguì: pubblicarono propri organi tra gli altri il partito agrario ticinese (1922), il partito comunista (1925), la Lega nazionale ticinese (1933) e la Federazione fascista ticinese (1933). Nel 1926 la curia di Lugano fondò il Giornale del Popolo, che fece salire a sei il numero dei quotidiani cant. Tra i periodici, al settimanale catt. La famiglia (1903), probabilmente il più diffuso nel cant., si affiancò L' Illustrazione ticinese (1931); nel 1935 le autorità fed. soppressero L' Adula, accusata di irredentismo.
La crescita economica del secondo dopoguerra coincise con una fase di consolidamento delle posizioni dei sei quotidiani, ai quali nel 1987 si aggiunse Il Quotidiano, che tuttavia chiuse già due anni dopo. All'inizio degli anni 1990-2000, la crisi dei partiti storici coincise con quella degli organi di partito: nel 1992 cessò le pubblicazioni Libera Stampa, il Popolo e Libertà divenne settimanale, mentre Il Dovere si unì all'Eco di Locarno per dare vita al quotidiano La Regione. La Gazzetta Ticinese chiuse nel 1996, mentre il Giornale del Popolo nel 2004 è stato salvato grazie all'intervento finanziario della soc. editrice del Corriere del Ticino. Parallelamente alle difficoltà delle testate tradizionali, si registrò il successo del settimanale Il Mattino della Domenica (1990), il primo domenicale politico gratuito della Svizzera - a cui seguì Il Caffè (1998), coedito dal gruppo Ringier - che diede un forte contributo all'affermazione della Lega dei ticinesi. All'inizio del XXI sec., il ventaglio dei quotidiani ticinesi, ormai ristretto a tre testate, era polarizzato dal Corriere del Ticino.
Autrice/Autore: Fabrizio Mena
Il primo giornale della Svizzera rom. fu la Gazetta ordinaria da Scuol, pubblicata attorno al 1700-24. Nel XIX sec. comparve la stampa regionale d'opinione, dal carattere molto variegato a causa dei cinque idiomi rom. scritti e della commistione confessionale. Tutti questi fogli erano però accomunati dal grande impegno per la lingua e la cultura rom.; la maggioranza ebbe vita molto breve, con uscita settimanale o al massimo bisettimanale. I più importanti dei complessivi 14 giornali engadinesi, il Fögl d'Engiadina, in lingua puter (dal 1857), e la Gazetta Ladina, in vallader (dal 1922), seguivano una linea editoriale moderatamente liberale; dalla loro fusione (1940) nacque il Fögl Ladin. Nel bacino renano, data la situazione di mescolanza sia confessionale sia partitica, si formò una stampa molto combattiva. Primo giornale della regione fu il catt. liberale Grischun Romontsch (1836); dei 15 che lo seguirono, l'unico a sopravvivere dopo il 1900 fu la Gasetta Romontscha (in seguito Nova Gasetta Romontscha), catt. conservatrice, pubblicata dal 1857, che fino al 1996 rappresentò la Surselva catt. Ai catt. della zona centrale dei Grigioni si rivolge invece dal 1945 la Pagina da Surmeir, mentre la Casa paterna (1920-96) e La Pùnt (1951-96) erano destinate ai lettori rif. della valle del Reno anteriore risp. posteriore.
I giornali rom. hanno anticipato la nascita dei partiti e contribuito a sostenerli. Viceversa le rivalità interpartitiche hanno mantenuta viva la stampa rom., molto diversificata, ma con tirature molto basse. Per decenni, insieme ai calendari, ha formato i contadini sul piano linguistico-culturale, li ha guidati su quello politico ed educati su quello religioso. L'unico quotidiano rom. uscito finora, La Quotidiana, dalla sua pubblicazione (1997) ha assorbito o integrato l'intera stampa rom., salvo la Pagina da Surmeir e l'Engadiner Post/Posta ladina.
Autrice/Autore: Adolf Collenberg / vfe