Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/179687

<h2>SubmittedText<h2><p>In seguito alla recente apparizione di questo parassita principalmente nella pianura del Rodano, i professionisti temono per il futuro della coltura di mais nel nostro paese, in particolare nelle regioni in cui la diabrotica ha fatto la sua comparsa.</p><p>Colgo l'occasione per ricordare che la coltura di mais è importante nel nostro paese, in quanto è prevalentemente destinata al foraggiamento del bestiame e fornisce un bilancio di produzione di ossigeno considerevole, in quanto un ettaro di mais produce il doppio di ossigeno di un ettaro di foresta.</p><p>Chiedo dunque al Consiglio federale quale piano di lotta contro la diabrotica del mais intende attuare, tenendo conto delle misure realizzate in altri paesi, ovvero l'eradicazione e il confinamento.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>La diabrotica del mais, Diabrotica virgifera (in seguito diabrotica), è un organismo di quarantena o organismo nocivo particolarmente pericoloso ai sensi dell'ordinanza sulla protezione dei vegetali (RS 916.20).</p><p>Ogni organismo di quarantena deve essere combattuto onde proteggere in maniera duratura le colture adiacenti. Nella prima fase le misure di lotta mirano sempre all'eradicazione dell'organismo nocivo in questione. Se questo obiettivo non può più essere conseguito perché la popolazione del parassita ha già superato la dimensione critica, si applicano misure fitosanitarie per prevenirne la diffusione (= contenimento).</p><p>La diabrotica nel suo sviluppo dipende dal mais. Pertanto la strategia di lotta adottata è incentrata su una rigorosa rotazione delle colture. Ciò consente di interrompere il ciclo evolutivo e comporta l'estinzione della popolazione.</p><p>A sud delle Alpi attualmente la diabrotica è combattuta con misure di contenimento. L'immigrazione costante dell'insetto dall'Italia, paese in cui la lotta non è più obbligatoria, ne rende impossibile l'eradicazione in Ticino. Occorre pertanto rispettare una rigorosa rotazione delle colture; è ad esempio vietato coltivare mais per due anni consecutivi sulla medesima particella.</p><p>A nord delle Alpi la diabrotica non è ancora diffusa e in caso di comparsa è tuttora possibile eradicarla. La sua comparsa è sorvegliata con l'ausilio di trappole a feromoni.</p><p>La via più probabile mediante la quale l'insetto varca le Alpi è quella del trasporto di merci. Le catture sporadiche di esemplari di diabrotica con l'ausilio di trappole collocate lungo le principali vie di collegamento avvalora tale ipotesi. Ogni cattura innesca l'attuazione delle seguenti misure di eradicazione:</p><p>- delimitazione di una zona centrale avente un raggio di 5 chilometri dal punto della cattura nonché di una zona di sicurezza avente un raggio di 5 chilometri attorno alla zona centrale;</p><p>- fino al 30 settembre divieto di trasferire prodotti del raccolto del mais al di fuori della zona centrale e obbligo di pulire i macchinari utilizzati nei campi di mais situati nella zona centrale prima di lasciare tale zona;</p><p>- divieto di coltivazione del mais l'anno successivo sulle particelle nella zona delimitata (zona centrale + zona di sicurezza) sulle quali è stato coltivato mais nell'anno in corso.</p><p>Dal 2003 questo pacchetto di misure ha consentito di eradicare la diabrotica in 16 casi nell'arco di un anno. Soltanto in uno le misure hanno dovuto essere ripetute l'anno successivo. Per quanto concerne la pianura del Rodano, la situazione sembra essere più complessa: l'infittimento della rete di trappole dopo la prima cattura ha rivelato l'esistenza di un focolaio (più di 300 esemplari catturati) che si è sviluppato verosimilmente già l'anno scorso. Tuttavia, in questa regione le probabilità di eliminarla in maniera duratura sono ancora buone, ma, considerata la dimensione del focolaio, l'eradicazione richiederà sicuramente più di un anno.</p><p>Nei paesi a noi vicini (Italia, Germania e Francia), in cui su vaste pianure si pratica la monocoltura del mais, i produttori si sono opposti alle misure di eradicazione sin dalla comparsa del parassita, giudicate economicamente svantaggiose ed eccessive. L'UE ha quindi rinunciato a imporre misure di lotta. Pertanto la responsabilità di trovare una soluzione al problema rappresentato dal parassita è del singolo produttore. Generalmente vengono applicati prodotti fitosanitari in dosi elevate.</p><p>Il Consiglio federale propugna la lotta alla diabrotica mediante l'osservanza di una rigorosa rotazione delle colture come elemento principale delle misure di eradicazione e di contenimento. Queste si sono rivelate efficaci, e corrispondono agli obiettivi prefissati dal Piano d'azione per la riduzione del rischio e l'utilizzo sostenibile dei prodotti fitosanitari. L'utilizzo di mais geneticamente modificato (OGM) resistente al parassita (mais Bt) è escluso in virtù della moratoria sugli OGM nell'agricoltura.</p>  Risposta del Consiglio federale.