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Gli svizzeri non rivoteranno sull'acquisto degli aerei da combattimento F-35: nel mirino la consigliera Viola Amherd.
BERNA - La popolazione svizzera non rivoterà sull'acquisto degli aerei da combattimento F-35. Il comitato all'origine dell'iniziativa "Stop F-35" ha infatti deciso di ritirare il testo dopo la firma del contratto d'acquisizione dei 36 aerei ieri. «Il comitato contro gli F-35 ha deciso, dopo lunghe e intense discussioni e riflessioni, di ritirare l'iniziativa. Una decisione dolorosa e presa con riluttanza», si legge in un comunicato odierno.
Dove spiegano in modo più preciso le ragioni di questa scelta: «Abbiamo sempre detto che il momento di decidere sarebbe giunto in caso di firma dei contratti e ora abbiamo capito che non c'è più un obiettivo da raggiungere», ha commentato questa mattina alla RTS il consigliere nazionale Fabien Fivaz (PS/NE), membro del comitato. «Presentare alla popolazione un'iniziativa svuotata del suo significato significa traviare i diritti politici, cosa che non vogliamo fare», ha aggiunto, sottolineando la responsabilità della ministra della difesa Viola Amherd.
Fivaz ricorda che non più tardi di martedì scorso «la consigliera ha ribadito che avrebbe potuto negoziare con gli americani per estendere la durata dei contratti e aspettare un voto popolare. Non voleva farlo». Ancora più aspre sono le critiche mosse dal Gruppo per una Svizzera senza esercito (GSsE): questa firma «simbolicamente precoce mostra una volta ancora il valore che Viola Amherd accorda alla democrazia diretta», deplora il GSsE.
I promotori restano convinti che l'F-35 sia «un cattivo acquisto e un rischio multimiliardario per la Svizzera» e che «continueremo a monitorare da vicino il processo di acquisizione». L'iniziativa è formalmente riuscita il mese scorso. Poche settimane dopo, il Parlamento ha dato il via libera all'acquisto dei jet statunitensi. Per la sinistra si tratta «di un'elusione dei diritti popolari».
Dal polverone di dichiarazioni contro, si isola quella a favore del contratto di acquisto che si leva dal consigliere di Stato Werner Salzmann (UDC/BE): sulle onde della radio in lingua tedesca SRF si dice «rallegrato» del fatto che «la strada per l'acquisto dei caccia sia ormai spianata».
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