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<h2>SubmittedText<h2><p>1. Qual è il tasso di copertura della contrattazione collettiva in Svizzera, rispetto alla soglia minima dell'80 per cento adottata nell'UE?</p><p>2. Con che tipo di masterplan si potrebbero promuovere in Svizzera i contratti collettivi di lavoro e la collaborazione tra partner sociali, così da raggiungere l'obiettivo dell'80 per cento?</p><p>3. A quanto ammontano in Svizzera il 60 per cento del salario mediano e il 50 per cento del salario medio?</p><p>4. La Svizzera disporrebbe già del necessario sistema attuativo, in grado di soddisfare i requisiti per quanto attiene ad affidabilità della sorveglianza, controlli e ispezioni in loco, così da garantire il rispetto delle prescrizioni e intervenire contro i subappalti abusivi, il falso lavoro autonomo, le ore supplementari non registrate o l'aumento dell'intensità lavorativa?</p><p>5. La Svizzera dispone di statistiche e informazioni basate sul genere e l'appartenenza etnica, potenzialmente rilevanti ai fini della lotta alle discriminazioni e alle disuguaglianze e che permettano confronti con i Paesi dell'UE?</p><p>6. Di quanto personale addetto alla vigilanza dispone la Svizzera secondo le direttive della convenzione OIL n. 81 sull'ispezione del lavoro e il rapporto III dell'OIL, che auspica una persona addetta alla vigilanza ogni 10 000 lavoratori?</p><p>7. In futuro per le richieste di sostegno finanziario indirizzate ai fondi e ai programmi dell'UE si dovrà tenere conto del rispetto dei contratti collettivi di lavoro e dei salari minimi. Cosa rappresentano, per la Svizzera, i requisiti sul salario minimo (settore privato, ricerca, ente pubblico), anche in materia di appalti pubblici? </p><p>8. Analogamente a quanto è previsto nell'UE in relazione a rilevamento periodico di dati e rendiconto annuale sull'efficacia delle misure di protezione del salario minimo, il Consiglio federale è disposto a presentare annualmente, d'intesa con i partner sociali, un rapporto sulla situazione in Svizzera, così da permettere confronti con l'UE?</p><p>9. Il Consiglio federale come valuta complessivamente la nuova direttiva UE sui salari minimi e le sue conseguenze per la Svizzera?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Per ciò che concerne le prime tre domande, il Consiglio federale rimanda alla sua risposta all'interpellanza 22.3756 Nuova direttiva europea sui salari minimi, depositata dalla consigliera nazionale Samira Marti.</p><p>4. La Svizzera dispone già di un sistema di controllo efficace, comprendente le misure collaterali e i controlli finalizzati a combattere il lavoro nero. Le misure collaterali includono gli strumenti menzionati dall'autrice dell'interpellanza. Inoltre agli ispettorati del lavoro compete l'applicazione della legge sul lavoro, che disciplina aspetti diversi, come la tutela della salute e la durata del lavoro e del riposo.</p><p>5. La rilevazione della struttura dei salari (RSS) effettuata dall'Ufficio federale di statistica (UST) permette alla Svizzera di ottenere a cadenza biennale informazioni dettagliate sui salari svizzeri, utilizzabili anche per confronti a livello internazionale. Oltre al genere, viene rilevato ad es. anche lo statuto di soggiorno degli stranieri. Non ci sono informazioni sull'appartenenza etnica.</p><p>6. Secondo il rapporto sulle ispezioni del lavoro, nel 2021 in Svizzera c'erano quattro milioni di lavoratori occupati, ed erano attive più di 500 persone addette alla vigilanza (SUVA, ispettori cantonali e ispezione federale del lavoro). A queste vanno aggiunte quelle preposte al settore della protezione salariale o alla lotta al lavoro nero, due temi oggetto della convenzione OIL n. 81. In Svizzera il numero richiesto di persone addette alla vigilanza ogni 10 000 lavoratori è raggiunto. Inoltre le ultime raccomandazioni indirizzate alla Svizzera dagli esperti dell'OIL non hanno mai rilevato una scarsità di ispettori.</p><p>7. Gli accordi settoriali conclusi da Svizzera e UE non prevedono l'integrazione della Svizzera nella politica sociale dell'UE. Di conseguenza l'UE non può attendersi né pretendere che la Svizzera recepisca la direttiva UE sui salari minimi. L'eventuale impatto sulle procedure di appalto pubbliche dovrebbe essere molto contenuto, considerato che in questo ambito la legge prevede già il rispetto di disposizioni settoriali in materia di salari e di protezione dei lavoratori. Visto che la direttiva non è ancora entrata in vigore e che per recepirla nelle rispettive legislazioni nazionali gli Stati membri dell'UE hanno due anni di tempo a decorrere dall'entrata in vigore, gli effetti potranno essere valutati soltanto in un secondo tempo.</p><p>8. Ogni due anni l'UST svolge un'indagine (ICS) sui contratti collettivi di lavoro (CCL) in Svizzera, allo scopo di analizzare struttura e contenuto di questi ultimi. L'indagine dell'UST sugli accordi salariali (IAS) informa ogni anno sugli esiti dei negoziati salariali tra i partner sociali. Da ultimo, anche la rilevazione della struttura dei salari fornisce informazioni inerenti alle convenzioni sui salari. Occorre inoltre aggiungere che le misure collaterali, oltre all'attività di controllo vera e propria, prevedono anche un rendiconto annuale da parte degli organi attuativi, sui controlli effettuati e sulle quote di infrazioni constatate. Il Consiglio federale ritiene che un ulteriore rilevamento di dati non sia necessario.</p><p>9. Le eventuali ripercussioni sulla Svizzera della direttiva UE sui salari minimi sarebbero di natura indiretta, e secondo le valutazioni del Consiglio federale, sarebbero di scarsa entità, anche perché da un confronto con la situazione europea emerge che in Svizzera il livello dei salari è elevato, e comparativamente la distribuzione salariale è equilibrata. In molti settori i CCL prevedono salari minimi adeguati alla situazione dei rispettivi settori.</p>  Risposta del Consiglio federale.