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È cominciato in un'aula gremita di giornalisti e avvocati il processo contro 43 operatori di organizzazioni non governative straniere, in particolare americane, accusati di aver lavorato per associazioni prive di autorizzazione e di aver ricevuto fondi dall'estero.
Tra gli imputati stranieri, oltre ai cittadini statunitensi, fra i quali il figlio del segretario ai trasporti Sam Lahood, ci sono norvegesi, serbi, tedeschi e giordani. Tuttavia solo i 14 imputati egiziani sono comparsi oggi dietro alla grata della gabbia degli imputati. Hanno respinto tutte le accuse rivolte nei loro confronti dalla procura e dagli avvocati delle parti civili che li hanno incolpati di voler dividere il paese e attentarne la sovranità nazionale.
In un clima di estrema confusione all'interno dell'aula e di bagarre fuori, mentre decine di sostenitori dell'ispiratore della Jamaa Islamiya, Omar Abdel Rahman, condannato all'ergastolo negli Usa, ne rivendicavano lo scambio con un imputato americano, il giudice ha deciso, dopo un'ora di udienza, di aggiornare il processo al 26 aprile.
Decisione accolta con favore dagli avvocati della difesa che sperano che questi due mesi servano ad archiviare questa vicenda attorno alla quale ruota anche la riscrittura della legge egiziana sulle Ong, che molti operatori del settore sperano non diventi più restrittiva di quella attualmente in vigore.
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