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Un “buonista” non accetterà mai un simile sistema “punitivo”, lo condannerà sempre con sdegno. Non si stancherà di ripetere che l’allievo recalcitrante dev’essere “responsabilizzato”, convinto, spinto ad amare lo studio e la scuola. Coloro che escogitano e mettono in atto le misure coercitive di cui stiamo parlando debbono perciò essere disposti ad assumersi il ruolo dei “cattivi”.
Detto questo, è evidente che il problema esiste. Le misure prese in alcuni cantoni lo dimostrano. Gli allievi (non certo tutti, per fortuna!) dei vari ordini di scuola “bigiano”, talvolta con il consenso dei genitori (“Avevamo prenotato da tempo il viaggio in Florida, siamo stati obbligati a prenderci tre giorni”).
Siccome è bene parlare di ciò che si conosce per esperienza diretta, aggiungerò che a Lugano 1 negli anni Ottanta l’assenteismo era un problema. La direzione introdusse un controllo delle assenze tramite una scheda mensile compilata dal docente di classe (l’ho fatto tante volte anch’io). Si noti che le assenze degli allievi erano semplicemente contabilizzate, non dovevano essere “giustificate”. E gli studenti maggiorenni – in pratica tutti quelli di quarta e una parte di quelli di terza – firmavano di proprio pugno la scheda mensile.
Il provvedimento si scontrò con la fiera opposizione degli studenti attivisti, che non esitarono a definirlo “fascista” ed invitarono i loro compagni a gettare le schedine in una “fossa”. Alla fine la direzione, a gran pena, prevalse.