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È bufera in India per le dichiarazioni del ministro della sanità, che ha definito l'omosessualità una "malattia" che rende più difficile la lotta all'Aids. Lo riferiscono oggi i media indiani.
Intervenendo ieri a una conferenza di parlamentari su Hiv-Aids, il ministro Ghulam Nabi Azad aveva detto che "la malattia delle coppie omosessuali non è naturale e non è un elemento positivo in India" per la prevenzione del contagio, perchè "non siamo in grado di identificare il fenomeno, in quanto non esistono dati precisi su questa comunità".
Azad ha poi sottolineato che mentre "nel caso delle prostitute è abbastanza semplice circoscrivere gli interventi e agire di conseguenza, per i gay è più difficile".
In un comunicato diffuso oggi a New Delhi, il responsabile di Unaids, l'agenzia delle Nazioni Unite, Michel Sidibe, ha detto che "è inammissibile una discriminazione sulla base dell'orientamento sessuale e che la ricca tradizione dell'India di accoglienza e di giustizia sociale deve includere anche omosessuali e transessuali".
Le dichiarazioni sono state duramente criticate anche dalla comunità gay e dai gruppi di attivisti per i diritti umani. Secondo statistiche dell'Organizzazione nazionale per il controllo dell'Aids (Naco), in India ci sono oltre 400 mila omosessuali e la prevalenza dell'infezione da Hiv in questa comunità è del 7,3%, contro lo 0,31% nella popolazione nazionale adulta. In base a stime governative, i sieropositivi indiani sono 2,5 milioni.
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