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L’uomo d’affari russo Rustam Aksenenko, che vive a Ginevra dal 1995, può ottenere la cittadinanza svizzera. In una recente sentenza il Tribunale amministrativo federale (Taf) stabilisce infatti che la Segreteria di Stato della migrazione (Sem) deve dare il via libera alla sua naturalizzazione.
La coppia Aksenenko aveva chiesto la naturalizzazione ordinaria per sé e per i suoi tre figli nel giugno 2010. Il canton Ginevra e il comune di Cologny si erano dichiarati favorevoli nel 2012. La Sem aveva però informato la famiglia nel marzo 2017 che non poteva rilasciare un’autorizzazione federale di naturalizzazione a causa di gravi sospetti di riciclaggio di denaro.
Una separazione dei dossier aveva permesso alla moglie e ai tre figli di ottenere il via libera federale nel luglio 2017. Rustam Aksenenko si era dal canto suo appellato al Taf contro la decisione della Sem, che si basava su un rapporto confidenziale dell’Ufficio federale di polizia (Fedpol) risalente al novembre 2016.
Nel dicembre 2019, il Taf aveva annullato la decisione della Sem, ordinandole di consultare l’intero dossier compilato dalla polizia federale e di raccogliere prove concrete. Nonostante l’assenza di nuovi elementi per aggiornare il rapporto di Fedpol, nell’ottobre del 2020 la Sem si era nuovamente rifiutata di concedere ad Aksenenko l’autorizzazione federale.
Ora, in una sentenza datata 17 dicembre, il Taf considera “infondata” questa decisione della Sem, poiché basata unicamente sui documenti raccolti prima degli ordini di archiviazione dei fascicoli sull’origine dei suoi fondi disposti del Ministero pubblico della Confederazione (Mpc).
Un’indagine nei confronti di Rustam Aksenenko era stata aperta in Svizzera nel 2003. Egli era sospettato di aver sottratto fondi dal Ministero dei trasporti della Federazione Russa quando era diretto da suo padre. Il ministro, morto nel 2005, è stato oggetto di un procedimento penale in Russia.
Tuttavia, l’Mpc era giunto alla conclusione che non c’erano sospetti sufficientemente concreti di riciclaggio di denaro e di partecipazione a un’organizzazione criminale, ricorda il Taf. E siccome non è stato possibile nemmeno stabilire l’esistenza di atti di corruzione, non c’erano abbastanza elementi concreti per la continuazione delle indagini su Aksenenko.
Pertanto il Taf ritiene, contrariamente alla Sem, che l’interessato non possa compromettere la sicurezza interna o esterna della Svizzera attraverso attività legate alla criminalità organizzata. E ricorda che le autorità giudiziarie russe non hanno aperto alcun procedimento nei suoi confronti.