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BERNA - Assicuratori e imprese farmaceutiche sono divise riguardo alla strategia da adottare nei confronti del franco forte. I primi chiedono che i prezzi dei medicinali siano adattati subito ai tassi di cambio attuali, mentre i secondi non vogliono prendere decisioni troppo affrettate.
Se i prezzi dei farmaci fossero adeguati immediatamente al corso di cambio attuale, si potrebbero risparmiare fino a 405 milioni di franchi all'anno, ha affermato oggi in una conferenza stampa a Berna Verena Nold, direttrice di santésuisse, l'associazione degli assicuratori malattia.
Per questo occorrerebbe però, secondo Nold, che i prezzi fossero adattati in modo più flessibile. Con il sistema attuale ciò non è possibile, ha dichiarato Nold in occasione della presentazione dello studio annuale sulla comparazione dei prezzi dei farmaci con l'estero di santésuisse, Interpharma e l'Associazione delle imprese farmaceutiche in Svizzera (vips).
Il Consiglio federale esamina ogni anno in novembre un terzo di tutti i medicinali a carico delle casse malattia e prescrive eventuali riduzioni di prezzo. L'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) non prende come riferimento il tasso di cambio corrente ma si basa su quello medio effettivo tra febbraio 2014 e gennaio 2015, ossia 1,20 franchi.
La debolezza dell'euro rispetto al franco svizzero ha comportato l'abbassamento dei prezzi di numerosi prodotti importati, ma non di quei medicamenti rimborsati dall'assicurazione malattia. Se la riduzione dei prezzi fosse praticata anche su questi farmaci, i premi dell'assicurazione malattia potrebbero diminuire di 125 franchi a persona e all'anno, secondo santésuisse.
Certo, ma "la struttura dei costi in Svizzera non è la stessa che negli altri paesi dell'Unione europea", ha sottolineato Thomas Binder, il direttore di vips.
"Prezzi europei, ma costi prevalentemente svizzeri, ciò non è più accettabile per le imprese farmaceutiche che lavorano in Svizzera", ha detto. Occorre che i prezzi dei farmaci tornino a un livello adeguato.
Invece di prendere decisioni troppo precipitose, come chiede santésuisse, occorre aspettare, secondo Thomas Cueni, segretario generale di Interpharma, l'Associazione delle industrie farmaceutiche elvetiche attive nella ricerca. Il tasso di cambio è molto volatile.
Lo stesso Cueni ha ricordato che "i medicinali brevettati non sono più cari in Svizzera che all'estero". Dall'ultima riduzione dei prezzi dei farmaci, decisa dall'UFSP lo scorso novembre, la differenza oggi è quasi nulla, mentre era ancora del 5% nel 2013.
I prezzi dei medicamenti brevettati sono sicuramente calati, i generici al contrario costano circa il doppio che all'estero, ha ribattuto Nold. "Occorre tenere conto di tutti i farmaci".
I prezzi dei medicinali sono più bassi nei paesi dove i generici sono più ampiamente diffusi. La Svizzera dovrebbe aumentare quote di mercato dei generici, ha aggiunto Nold. Nella Confederazione questa parte rappresenta circa il 20% del mercato, mentre è di circa il 60% in Germania e nei Paesi Bassi.
Nello studio - il sesto di questo tipo - i sei paesi considerati per la comparazione sono Germania, Danimarca, Paesi Bassi, Gran Bretagna, Francia e Austria.
La Confederazione propone di cambiare il sistema di fissazione del prezzo dei medicinali. Suggerisce in particolare di includere nella lista il Belgio, la Finlandia e la Svezia. Il Consiglio federale dovrebbe adottare un progetto in primavera. Santésuisse non è favorevole: teme che il paragone con i tre nuovi paesi "tendenzialmente più cari", faccia aumentare i costi in Svizzera. Secondo Nold sarebbe più opportuno aggiungere paesi come per esempio la Spagna o l'Italia.
ats