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È successo anche in Russia.
Un tribunale ha decretato che le criptovalute dal punto di vista legale vanno considerate “beni di proprietà”, con un valore economico.
Non è la prima volta che accade, ma questa volta è avvenuto in un Paese che nel corso dei mesi ha dimostrato diffidenza nei confronti delle criptovalute.
Ma, si sa, la Corea è uno degli Stati più avanzati al mondo per quanto concerne l’adozione delle criptovalute, ed i Paesi Bassi non sono un Paese retrogrado a livello finanziario o a livello tecnologico.
Questa volta però si tratta della Russia, ovvero di un Paese in cui le istituzioni stanno ancora facendosi la guerra tra di loro per favorire o ostacolarne la diffusione.
Stavolta è stato il Nono tribunale della Corte d’Appello arbitrale russo a decretare ufficialmente che le criptovalute di una persona in bancarotta, la cittadina russa Ilya Tsarkov, devono essere incluse nel patrimonio del fallimento del debitore.
Così come ad esempio già capitato per il fallimento di Mt. Gox in Giappone nel 2014, il tribunale ha ordinato che sue criptovalute vengano trasferite ad un fiduciario, Alexei Leonov, che dovrebbe ricevere presto la chiave privata del wallet appartenente a Tsarkov.
La cifra è modesta (circa 0,2 bitcoin), ma è il principio che conta.
A dire il vero in un primo momento la Corte aveva respinto la richiesta di Leonov, affermando che le criptovalute in Russia non potevano essere utilizzate per pagare i creditori, visto che le leggi della Federazione Russa non riconoscono le criptovalute come proprietà.
Ma questa nuova sentenza della Corte d’Appello ha annullato il precedente giudizio del Tribunale arbitrale di Mosca.
Sebbene effettivamente la legislazione russa non fornisca una definizione di criptovaluta, e non ci siano quindi i requisiti teorici per la sua libera circolazione, Leonov ha chiamato in causa “la posizione della Corte europea dei diritti umani sulla questione della proprietà e un caso di fallimento simile in Giappone [quello di Mt. Gox, per l’appunto], dove una corte ha permesso di vendere le criptovalute del debitore“.
A quel punto la Corte d’Appello ha ritenuto di dover tenere conto delle nuove tecnologie, ed ha ribaltato la sentenza, anche per evitare un pericoloso precedente secondo il quale le criptovalute potevano venire escluse dalle proprietà durante i processi fallimentari: se così fosse stato, a tutti i debitori in futuro sarebbe bastato convertire il denaro in criptovalute per poterne evitare il sequestro.
A questo punto anche la posizione ufficiale della Federazione Russa nei confronti delle criptovalute potrebbe cambiare, essendo di fatto costretta a riconoscerle come beni di valore.