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«Lasciamo tranquilli questi rapaci» è l'appello lanciato da Ficedula ai disturbatori
Roberto Lardelli: «Il volo dei droni contro le pareti rocciose rappresenta una grave minaccia per le nidificazioni in corso di specie delicate o minacciate»
BELLINZONA - Il secondo tentativo di nidificazione del Gipeto, detto anche "avvoltoio delle Alpi", rischia di andare in fumo come era successo lo scorso anno. Ieri il volo ripetuto di un drone ha fatto uscire due volte la femmina in cova dal nido, costruito nel mese di dicembre . L'episodio, come riferisce il presidente di Ficedula, Roberto Lardelli, è stato osservato e comunicato da chi sta seguendo da mesi la nidificazione.
«Il volo dei droni contro le pareti rocciose - commenta Lardelli - rappresenta sempre una grave minaccia per le nidificazioni in corso di specie delicate o minacciate o, come in questo caso di una nidificazione ritentata dopo 151 anni dalle ultime in Ticino: quella di una delle coppie ticinesi di Gipeto».
Aquile reali, falchi pellegrini, gheppi, gufi reali e altre specie possono, se disturbate, abbandonare definitivamente i loro nidi. Il pericolo è molto più grande quando ci sono le uova, o l'uovo. Ficedula sottolinea di non voler criminalizzare l'uso dei droni, ma altresì attirare l'attenzione del pubblico, e soprattutto degli utenti dei droni: state distanti dalle pareti rocciose! Anche perché, dettaglio non secondario, un disturbo di questo tipo è un reato ed è perseguibile penalmente (LCP Art. 17 b)-.