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La distinzione classica tra malattia di Crohn e colite ulcerosa potrebbe essere presto rivista, perché una grande analisi genetica condotta da ricercatori di 49 centri di 16 Paesi in Europa, Nord America e Australia, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Lancet, ha dipinto un quadro diverso da quello ritenuto valido finora. In particolare, secondo gli studiosi, sarebbe più opportuno distinguere fra tre patologie diverse (che pure hanno una "base genetica" comune): la colite ulcerosa, il Crohn dell’ileo (l’ultima parte dell’intestino tenute) e il Crohn del colon. «I diversi punti in cui si presenta il disturbo - scrivono gli studiosi - sono un aspetto importante e rappresentano il "motore" più significativo per l’evoluzione della malattia nel tempo».
L’idea che sia meglio distinguere due forme di Crohn e non una sola, come avviene adesso, è nata ai ricercatori dopo avere analizzato il Dna di quasi 30.000 persone: circa 12.500 con la colite ulcerosa e quasi 17.000 con la malattia di Crohn. Gli studiosi hanno visto che i geni più coinvolti in queste malattie infiammatorie croniche - chiamati NOD2, MHC e MST1 3p21 - presentano specifiche varianti per tre tipi principali della patologia, e cioè, come dicevano, la colite ulcerosa, e due tipi di Crohn.
Da tempo si sa che la localizzazione della malattia (il punto dell’intestino in cui si sviluppa maggiormente) influisce sulla sua gravità. Classificare in maniera più appropriata il tipo di patologia potrà senza dubbio essere utile per giungere a diagnosi più accurate e, soprattutto, a terapie più specifiche e, sperabilmente, efficaci.
A.B.
Data ultimo aggiornamento 18 gennaio 2016
Vedi anche: • Trovata "chiave genetica" di dieci malattie autoimmuni