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Il sistema finanziario svizzero dispone di «un prezioso asso nella manica» che va preservato: il segreto bancario. Parola di Kaspar Villiger.
Le critiche rivolte al segreto bancario non tengono conto della realtà, ha aggiunto il presidente della Confederazione parlando lunedì a Ginevra al Club svizzero della stampa.
Collaborazione sufficiente
«L'azione della Svizzera in materia di assistenza amministrativa e giudiziaria le permette di lottare con efficacia contro la criminalità internazionale», in particolare conto il finanziamento del terrorismo. Le accuse al segreto bancario «traducono piuttosto la preoccupazione degli altri paesi di conservare la loro competitività e di evitare una fuga delle loro entrate fiscali», ha aggiunto Villiger.
La Svizzera non è la sola piazza finanziaria a godere di un quadro giuridico speciale. La prassi per quanto riguarda le regole di identificazione dei clienti e la loro applicazione varia molto. «In tale ambito il nostro paese va più lontano delle piazze finanziarie anglosassone o asiatiche».
Come i paesi del G7, la Svizzera ritiene che le infrastrutture finanziarie moderne possano favorire affari illegali e perfino essere utilizzate per attività terroristiche, ha proseguito il consigliere federale. A fine ottobre a Washington Villiger aveva lanciato un'iniziativa mirante a migliorare la trasparenza dei mercati finanziari.
Miglior sorveglianza
Per sbarrare il passo alle transazioni dubbie, la Confederazione auspica l'attuazione di standard internazionali più severi che permettano di identificare meglio i titolari di conti bancari e gli aventi diritto di qualsiasi costruzione giuridica.
Villiger si è detto favorevole all'estensione del controllo agli amministratori indipendenti di patrimoni. L'ideale sarebbe di porre tali attività sotto lo stesso tetto della sorveglianza di banche e assicurazioni.
Relazioni con l'UE
Per quanto riguarda i rapporti tra Berna e Unione europea, Villiger ha detto che la Svizzera ha interesse a tener conto del diritto comunitario in occasione dell'elaborazione delle sue leggi. «In numerosi campi, la collaborazione con il nostro grande vicino è inevitabile, volendo risolvere problemi comuni».
Fra le priorità figura la tassazione dei redditi dei risparmi. «Per ragioni di fair-play la Svizzera deve contribuire a una soluzione nell'UE», ha osservato il capo del Dipartimento federale delle finanze (DFF), ribadendo la disponibilità del paese a introdurre un'imposta alla fonte, a favore dei paesi UE in cui risiedono i beneficiari degli interessi. Un tale sistema sarà comunque sottoposto a referendum facoltativo, ha aggiunto.
«Riteniamo che la nostra offerta sia più interessante rispetto al sistema di scambio automatico d'informazioni», che invece di apportare gettiti fiscali farebbe fuggire i capitali, in particolare verso l'Estremo Oriente, secondo il capo del DFF.
swissinfo e agenzie