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Siamo arrivati?
"Se anche lei se lo sta chiedendo, lasci perdere". Ad affermarlo, Mark Dittli, il caporedattore della piattaforma finanziaria di "The Market NZZ".
"Siamo arrivati?": è la classica domanda "estiva" rivolta dai figli ai genitori e proviene in genere dal sedile posteriore dell’auto.
Anche gli investitori, ormai da un bel po’ di tempo, da quando cioè i mercati azionari hanno perso circa il 20 percento, tornano a porsi sempre la medesima domanda: devo comprare o meglio aspettare?
Se anche lei se lo sta chiedendo, lasci perdere: è impossibile prevedere i momenti di svolta sulle borse. Non riuscirà mai a indovinare il momento "giusto". E se questo dovesse avvenire, si tratterebbe solo di un caso. Chi ha un orizzonte di almeno dieci anni dovrebbe investire sistematicamente, ad esempio ogni mese, una somma fissa in una selezione di ETF. Anche chi eredita una grossa somma o riscuote un capitale sostanzioso può ripartirli per tranche e investirli a più riprese.
Pertanto: la domanda da porsi quando si investe, a prenscindere dall’entità della somma, non è quando ma se comprare. Poiché è solo allora che si fa parte del gioco e si può partecipare sul serio alle performance dei mercati azionari.