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La prima conferenza mondiale dell'Onu sugli aiuti allo sviluppo genera scetticismo: l'obiettivo è raddoppiare i contributi ai paesi poveri.
Il vertice di Monterrey è visto come una tappa importante prima di Johannesburg 2002, la Conferenza sullo sviluppo sostenibile che si svolgerà in autunno in Sudafrica e che ha il compito di aggiornare gli obiettivi del summit di Rio di dieci anni fa.
Da parte di diversi gruppi svizzeri, viene espresso il timore che l'incontro, che si svolge nella città messicana dal 18 al 22 marzo, venga dominato dalla politica neoliberale dell'Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale (FMI).
La Conferenza è la prima cui la Svizzera assiste dopo la votazione dello scorso 3 marzo, in cui la popolazione ha votato a favore dell'adesione all'Onu. Il ministro degli esteri, Joseph Deiss, guida la delegazione elvetica, integrata anche da rappresentanti del ministero dell'economia, delle finanze e degli interni.
2015: dimezzare la povertà
Tra gli obiettivi centrali del summit, cui partecipano anche il segretario generale dell'Onu Kofi Annan e il presidente degli Stati Uniti. George W.Bush, vi è quello di duplicare nei prossimi anni i contributi internazionali allo sviluppo destinati ai paesi poveri. Passando complessivamente da 50 a circa 100 milioni di dollari all'anno, si spera di dimezzare la povertà estrema del pianeta entro il 2015.
Critiche nei confronti degli Stati Uniti e dell'Onu
Per il momento, l'unica guerra che si vuole vincere è quella contro il terrorismo. La guerra contro la povertà è decisamente passata in secondo piano. Régis Avanthay, vice-capo della sezione affari multilaterali dell'Agenzia Svizzera della Cooperazione e lo Sviluppo critica la "posizione inflessibile" che gli Stati Uniti hanno assunto "dall'inizio alla fine nelle riunioni preparatorie alla Conferenza di Monterrey". In un'intervista a swissinfo il funzionario dichiara che Washington vuole "confiscare" il dibattito."
Il Congresso Mondiale delle Chiese, con più di 330 confessioni protestanti nei cinque continenti, mette in luce la mancanza di critiche del modello economico neoliberale. "Il documento finale non permette di sperare nell'eliminazione della povertà, semmai tende ad aggravarla", dice Konrad Kaiser, segretario generale dell'organismo internazionale.
Le organizzazioni non governative svizzere, d'altro canto, parlano di "fallimento programmato": nel testo finale non si parla infatti di alcun calendario né di un piano d'azione per sradicare la povertà.
Con molto realismo, la delegazione svizzera a Monterrey sottolinea come il vertice dovrebbe servire principalmente ad aumentare l'efficacia dell'aiuto allo sviluppo. La Svizzera espone la propria consolidata esperienza in materia di aiuto ai paesi poveri, mettendo l'accento sulle priorità come lo sviluppo del know-how, delle infrastrutture produttive e sociali o sull'iniziazione della negoziazione nelle alte sfere del commercio internazionale.
La riunione di Monterrey, ha come antecedente il Vertice di Rio (1992) nella quale le nazioni ricche si impegnarono a devolvere lo 0,7% del proprio Prodotto Interno Lordo (Pil) alla lotta contro la povertà. Solo alcuni paesi, tra cui l'Olanda e la Svezia, hanno mantenuto la promessa. Ecco perché gli sforzi internazionali cercano ora di riattivare il meccanismo di solidarietà.
swissinfo