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Il ritiro statunitense dall'Afghanistan non è ancora completo - lo sarà prima dell'11 settembre fissato come data limite dalla Casa Bianca - ma una tappa significativa è stata raggiunta venerdì con il definitivo abbandono della base di Bagram, a una sessantina di chilometri da Kabul, la principale nel Paese. Da lì partivano attacchi aerei e da 20 anni era il punto di ingresso per le centinaia di migliaia di uomini che hanno servito nell'area dall'invasione e il punto di partenza per il rientro a casa di chi è tornato vivo, ma anche di oltre 2'300 caduti se si contano i soli statunitensi, 3'500 in tutto.
Da pista di atterraggio circondata principalmente da tende e da macerie del passato - nel 2001 - era cresciuta fino a diventare una cittadina capace di ospitare oltre 20'000 persone e con i servizi - negozi, fast food, palestre - concentrati lungo la Disney Drive, la strada centrale che non aveva preso il nome da Walt Disney ma dal soldato Jason Disney, morto in un incidente sul lavoro agli inizi della missione. Dava un impiego anche a molte persone del posto, che si sottoponevano a severi controlli di sicurezza ogni mattino per entrare e che non di rado diventavano bersagli di attacchi mentre si recavano al lavoro.
Nel 2006 era stata costruita una nuova pista di atterraggio costata 96 milioni di dollari. Negli anni la base ha subito numerosi attentati, uno dei quali - suicida - fece 23 morti nel 2007 in occasione di una visita dell'allora vicepresidente Dick Cheney. Ha inoltre fatto molto discutere la prigione al suo interno, oggetto di critiche per il trattamento riservato ai talebani detenuti.
Costruita negli anni '50 e utilizzata dai sovietici prima che dagli americani, in occasione dell'invasione del 1979 e fino al 1989, la struttura è stata consegnata alle autorità locali.
In contrasto con la dimostrazione di forza del 2001, la partenza delle truppe straniere sta avvenendo alla spicciolata. Gli ultimi tedeschi sono per esempio rientrati martedì. Alla conferma del definitivo ritiro a metà aprile, restavano 2'500-3'500 soldati statunitensi e alcune migliaia di alleati della NATO. I primi da soli erano più di 100'000 una decina di anni fa, contando anche i "contractors". Barack Obama aveva impresso nel novembre 2009 un'accelerazione alla missione, inviando 33'000 uomini supplementari e puntando poi al ritiro nel giro di un paio di anni. Un calendario che era poi stato rivisto e rallentato, riducendo la presenza a poco meno di 10'000 uomini al momento, per lui, di lasciare la Casa Bianca.
Ora già entro il 4 luglio, festa nazionale oltre Atlantico, dovrebbero essere partiti quasi tutti, ad eccezione dei circa 650 che resteranno per la protezione dell'ambasciata di Kabul. Gli altri rimasti si concentrano per ora, anche se non ci sono conferme ufficiali, al quartiere generale in città e all'aeroporto della capitale.
Situazione fragile
L'abbandono dell'Afghanistan era previsto dall'accordo siglato con i talebani dall'amministrazione Trump. Il movimento islamico si era impegnato a far sì che il Paese non servisse da roccaforte per il terrorismo internazionale e ad avviare un dialogo sul piano nazionale, che nel frattempo ha fatto pochi progressi. Al contrario, le violenze aumentano e i talebani avanzano militarmente, occupando ormai una novantina dei circa 400 distretti e mettendo a rischio la stabilità dell'intera nazione. In un comunicato, il movimento islamico ha fatto sapere di rallegrarsi per la partenza delle truppe straniere da Bagram e, in un prossimo futuro, dall'intero Afghanistan.
- RG 18.30 del 26.06.2021 - La corrispondenza con Giuliano Battiston dall'Afghanistan