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Cercando risorse sul paternalismo libertario mi sono imbattuto in questo interessante testo di Luca Beltrametti: “Paternalismo e politica economica” (in La politica tra mercati e regole. Scritti in ricordo di Luciano Stella, Rubettino 2005).
Nel testo viene descritto il cosiddetto paternalismo di Ulisse:
Con “paternalismo di Ulisse” si intende una situazione nella quale un soggetto chiede nel proprio interesse che venga ridotta la propria libertà di scelta: il riferimento è ovviamente all’episodio dell’Odissea [canto XII] in cui Ulisse incontra le sirene. Come è noto, Ulisse ha due obiettivi che – in assenza di un aiuto esterno – sono incompatibili tra loro: nel breve periodo vuole ascoltare il canto delle sirene, nel medio periodo vuole tornare a Itaca. Il problema è che Ulisse medesimo si rende conto (egli crede alle parole di Circe che lo ha messo in guardia) che, una volta raggiunto il primo obiettivo, le sue proprie preferenze subiranno un cambiamento tale che gli sarà impossibile raggiungere l’obiettivo di tornare ad Itaca. Siamo quindi nella tipica situazione di incoerenza temporale.
La soluzione adottata da Ulisse è ben nota: egli comanda ai compagni di legarlo all’albero della nave, ordina loro di non obbedirgli anche qualora egli successivamente ordinasse di scioglierlo prima di essersi allontanati dall’isola delle sirene e tappa loro le orecchie con la cera. Si tratta quindi di una rinuncia irreversibile (per un certo tempo) alla propria capacità di autodeterminazione.
Non so quanto l’esempio sia pertinente (i compagni di Ulisse stanno semplicemente ubbidendo ai suoi ordini: non decidono al suo posto), ma l’idea è molto interessante.
La situazione descritta ricorda, per certi versi, il testamento biologico.
I vari critici delle disposizioni di fine vita, evidentemente, slegherebbero Ulisse, accorciando non poco l’Odissea.