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Primi dati ufficiali delle presidenziali di ieri in Honduras: scrutinato il 24% dei voti, il candidato della destra Juan Orlando Hernandez ha il 34,9% dei voti, a fronte del 28,7% della rappresentante della sinistra Xiomara Castro.
Hernandez - 45 anni, avvocato - rappresenta il Partito nazionale, al quale appartiene anche il presidente uscente Porfirio Lobo. Castro è invece alla guida del partito Libre (Libertà e rifondazione, di centrosinistra), che puntava a rompere lo storico bipartitismo tra la formazione di Lobo e il Partito liberale prevalso per decenni nel Paese centroamericano. La leader di Libre è d'altra parte consorte dell'ex presidente Manuel Zelaya, deposto nel luglio del 2009 con un colpo di Stato.
Poco dopo i primi dati resi noti dal Tribunale supremo elettorale, il Partito nazionale ha dichiarato vincitore Hernandez, il quale a sua volta su Facebook ha postato immagini della famiglia e di simpatizzati che festeggiano i risultati. "Siamo molto felici", ha precisato il candidato della destra.
Ma anche la Castro ha assicurato di aver vinto le elezioni. Durante una conferenza stampa insieme a Zelaya, la candidata di Libre ha sottolineato "con sicurezza di essere la prima 'presidenta' nella storia dell'Honduras", affermazione fatta sulla base dei risultati di un sondaggio che ha personalmente letto ai cronisti.
In tutto i candidati alle presidenziali di ieri sono stati otto. Gli aventi diritto al voto sono stati circa 5,3 milioni sono stati inoltre chiamati a scegliere anche i 128 deputati e i consigli comunali.
Secondo statistiche dell'Onu, l'Honduras è il paese più povero dell'America latina dopo Haiti e tra i più violenti al mondo: con un tasso di 86 omicidi per 100 mila abitanti (dieci volte la media mondiale, pari a 8,8), un triste record dovuto all'imperversare delle maras (gang criminali) e di milizie private spesso al soldo dei latifondisti, che agiscono "con una impunità quasi totale", secondo un rapporto recente di Amnesty International.
SDA-ATS