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Per frenare il riscaldamento climatico, ogni essere umano non dovrebbe produrre più di una tonnellata di CO2 all'anno, sostengono ricercatori del Politecnico di Zurigo.
L'obiettivo è ambizioso: oggi ogni svizzero è responsabile dell'emissione di 9 tonnellate di CO2 e la media mondiale si situa attorno alle 4,5 tonnellate. Malgrado ciò il traguardo è realistico, affermano gli scienziati.
Un anno fa il Gruppo d'esperti intergovernativo sull'evoluzione del clima (Giec) aveva lanciato il grido d'allarme: all'orizzonte 2100 il probabile rialzo della temperatura si situa in una forchetta compresa tra 1,8 e 4 gradi. Il responsabile? "Molto probabilmente" l'attività umana, aveva indicato il Giec.
Martedì dei ricercatori svizzeri dell'"Energy Science Centre" del Politecnico di Zurigo hanno presentato le loro ricette per far sì che l'aumento non sia superiore agli 1,5 gradi.
Il solo modo per raggiungere questo obiettivo è di ridurre le emissioni di anidride carbonica a una tonnellata pro capite all'anno, se la popolazione mondiale non supererà i dieci miliardi, sostengono gli scienziati zurighesi. Oggi la media planetaria è di circa 4,5 tonnnellate, mentre in Svizzera ogni abitante ne produce circa nove.
Tre pilastri
L'obiettivo principale è ridurre le emissioni di CO2 – ha in sostanza dichiarato il presidente del Politecnico Ralph Eichler –, ciò non significa però limitare il consumo di energia, ma piuttosto riconsiderare le fonti energetiche utilizzate. Le energie rinnovabili rappresentano quindi sicuramente un aiuto prezioso.
Per raggiungere un traguardo che loro stessi definiscono "ambizioso", i ricercatori svizzeri propongono una strategia basata su tre pilastri.
"Questa strategia consiste in un miglioramento dell'efficienza energetica, nell'introduzione rapida delle energie rinnovabili e in un aumento della parte di elettricità nel consumo globale di energia", spiega Konstantinos Boulouchos, membro dell'"Energy Science Centre".
La prima priorità dei ricercatori del Politecnico federale è lo sviluppo delle energie rinnovabili. Ci vorrà però del tempo prima che queste fonti energetiche – che oggi rappresentano il 15% circa della produzione – possano coprire il 30-50% dei consumi.
Energie rinnovabili
"Questo tipo di energie non sono molto affidabili, poiché non possono essere stoccate", spiega Boulouchos.
"La speranza è che nella seconda metà del XXI secolo le energie rinnovabili dominino. Fino ad allora dovremo però colmare il 'gap' e perciò i combustibili fossili e il nucleare continueranno a rimanere la soluzione intermedia per i prossimi 30-50 anni".
Per i trasporti aerei e marittimi, ad esempio, il petrolio rimane per ora la sola fonte energetica utilizzabile e in un futuro prossimo non vi è in vista nessun'altra alternativa.
Secondo i ricercatori zurighesi, l'elettricità dovrà diventare la spina dorsale del sistema energetico, poiché produce poco CO2. Questa fonte assumerà una parte preponderante non solo nel riscaldamento delle case, ma anche nei trasporti, ad esempio con lo sviluppo di automobili elettriche.
Urgenza
"Realistico o meno, è un obiettivo che dobbiamo raggiungere", indica a swissinfo Ralph Eichler. "Ci vorrà del tempo, ma potremo arrivarci entro la fine del secolo, a patto di prendere le prime misure immediatamente".
Secondo i ricercatori, non dovranno essere i consumatori a decidere se vogliono o non vogliono ridurre le loro emissioni di anidride carbonica.
"È necessaria una volontà politica", sottolinea Eichler. "Questo obiettivo deve essere imposto; tocca a noi presentare tecnologie poco costose, in tal modo la popolazione sarà disposta ad accettarle".
swissinfo, Scott Capper
(traduzione ed adattamento di Daniele Mariani)
Kyoto e la Svizzera
In Svizzera, il CO2 rappresenta l'80% delle emissioni di gas ad effetto serra.
Per rispettare gli impegni assunti ratificando il protocollo di Kyoto, Berna ha promulgato una legge secondo cui, la Svizzera deve ridurre entro il 2010 del 10% le emissioni di CO2 rispetto al 1990.
Gli strumenti principali adottati in Svizzera per ridurre le emissioni di CO2 sono attualmente tre.
Il centesimo per il clima è una tassa sulla benzina e il diesel riscossa dall'economia privata e ideata dall'Unione petrolifera svizzera. La Confederazione non esercita nessuna influenza né sul livello di maggiorazione del prezzo, né sull'utilizzazione dei proventi. I ricavi sono gestiti da una fondazione, che finanzia misure di riduzione del CO2 in Svizzera e all'estero.
Il secondo è la tassa obbligatoria sul CO2 sui combustibili fossili, entrata in vigore nel 2008. L'imposta colpisce olio da riscaldamento e gas. La scorsa settimana il governo ha inoltre annunciato di voler rinunciare per il momento ad introdurre una tassa su benzina e diesel.
Quando un paese non riesce a ridurre in modo sufficiente le sue emissioni di CO2, può inoltre acquistare sul mercato mondiale dei certificati di emissione, ossia una sorta di "diritto di inquinare". I venditori sono i paesi che sono riusciti a raggiungere i loro obiettivi di riduzione.