Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01027.jsonl.gz/772

Nel mezzo del caos e con l'aeroporto di Kabul, intasato di civili in attesa di lasciare da giorni l'Afghanistan, i Talebani provano a giocare la carta dello sport per trasmettere alla popolazione un senso di normalità. Dopo l'arrivo nella capitale degli studenti coranici e l'istituzione del nuovo emirato islamico, il cambio al vertice della Federazione afghana di cricket, disciplina che in Afghanistan - come del resto in Pakistan, in India, nel Bangladesh e in buona parte degli altri paesi del Commonwealth – è la più diffusa e la più amata.
Il primo obiettivo dei Talebani è quello di far espatriare la nazionale afghana, così da ottenere legittimità a livello internazionale. Per quel motivo, alla guida della Federazione afghana di cricket è stato piazzato Azizullah Fazli, colui che già l'aveva guidata tra il settembre del 2018 al luglio del 2019, quando fu sostituito da Farhan Yusufzai dopo che l'Afghanistan aveva concluso all'ultimo posto la Coppa del mondo in Inghilterra, vinta dall'Australia al Lord's Cricket Ground di Londra. L'obiettivo principale del nuovo numero uno di Fazli sarà a consentire alla Nazionale di giocare il prossimo impegno nelle One day international series contro il Pakistan, in Sri Lanka.
Naturalmente gli ostacoli non sono pochi, perché al momento i voli commerciali da Kabul sono bloccati, ma secondo quanto afferma l'emittente americana Espn, il piano d'emergenza della Federcricket afghana prevede viaggino su strada verso il Pakistan, poi da lì s'imbarchino su un volo per lo Sri Lanka. Dove, però, i giocatori dovranno poi sottostare alla quarantena di dieci giorni decisa dal governo di Colombo, a seguito dell'aumento di casi di Covid-19.
I nodi da sciogliere, tuttavia, sono più di carattere politico che logistico. La domanda è semolice: può una federazione che rappresenta un Paese in mano a un regime non ancora riconosciuto dalla Comunità mondiale e caratterizzato dal forte controllo su ogni organismo, disputare delle partite internazionali? Per il Cio, come per la Federazione internazionale di cricket (Icc), la risposta è no.
Insomma, la situazione è complessa e i dubbi sono tanti. «Non sarei sorpreso se venisse rimandata quella partita – dice, all'agenzia Ansa, il segretario generale della Federazione italiana cricket, Kelum Perera –. I regimi tendono a controllare tutto: è vero che lo sport è apolitico, ma chi gestisce quel movimento magari preferisce giocatori che provengono da determinati ambienti e zone geografiche. E temo che con il cambio di presidente della federazione, in Afghanistan ora stia succedendo proprio questo. La Federazione internazionale di cricket riconosce tutte le federazioni che non abbiano ingerenza politica, ma quando c'è ingerenza la federazione deve commissariare».
Secondo Perera, trentasettenne dirigente toscano nato a Firenze da genitori originari dello Sri Lanka, la mossa che i Talebani hanno deciso di fare non è certo casuale: «Il cricket in Afghanistan è lo sport nazionale, di conseguenza essendo il primo sport del Paese è in grado di smuovere le masse».