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ZURIGO - Si è forse a una svolta nella vicenda giudiziaria che vede coinvolto Rudolf Elmer, l'ex banchiere di Julius Bär condannato in prima istanza per violazione del segreto bancario. Il Tribunale cantonale di Zurigo ha infatti autorizzato il Ministero pubblico a togliere i sigilli e visionare tre CD contenenti dati ritenuti cruciali. La notizia, pubblicata oggi dal quotidiano "Neue Zürcher Zeitung", è stata confermata all'ats dal procuratore zurighese Rolf Jäger.
Lo scorso novembre, nel processo d'appello, la Corte aveva rinviato il dossier al Ministero pubblico, chiedendo di rivedere e completare l'atto di accusa. Secondo il tribunale, per poter arrivare a una sentenza è necessario consultare i dati sui conti bancari - contenuti nei tre CD in questione - di cui soltanto l'accusato e il suo ex datore di lavoro, ossia la banca Julius Bär, sono a conoscenza.
In particolare, sottolineava la corte, bisogna appurare se si tratti di dati che si riferiscono a conti svizzeri di cittadini svizzeri, oppure di conti aperti nelle Isole Cayman, dove le norme svizzere sul segreto bancario non possono essere applicate. In questo caso Elmer non potrà essere condannato per violazione del segreto bancario.
Al processo di primo grado, tenutosi nel gennaio 2011, il Tribunale distrettuale di Zurigo aveva riconosciuto l'ex banchiere colpevole di minacce, ripetuta tentata coazione e ripetuta violazione del segreto bancario, condannandolo a una pena sospesa con la condizionale di 240 aliquote giornaliere da 30 franchi. È stato lo stesso Rudolf Elmer, che si considera un "wisthelblower" (persona che denuncia frodi e sprechi) con il presunto obiettivo di smascherare gli intrallazzi in uso nel mondo bancario, ad aver presentato ricorso in appello per ottenere una revisione della condanna.
Il giorno della condanna di primo grado Elmer era stato arrestato per un nuovo procedimento penale avviato dalla magistratura zurighese, legato alla consegna avvenuta alcuni giorni prima a Londra, di due CD affidati davanti alla stampa al fondatore di Wikileaks Julian Assange. Al momento della consegna Elmer aveva detto che sui sopporti informatici vi erano i dati di 2000 evasori.
In seguito si è però scoperto che in realtà i dischi erano vuoti: si era trattato - ha detto Elmer più tardi in un'intervista - di "un atto simbolico per accrescere l'attenzione sul processo".
Ats