Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01256.jsonl.gz/706

La cremazione nel Canton Ticino
Ovvero le vicissitudini di un’idea progressista
I primi propugnatori della cremazione in Ticino furono: lo scultore Vincenzo Vela, il poeta G.B.Buzzi, il colonnello Costantino Bernasconi ed Augusto Mordasini, il quale ne proponeva l’introduzione nel 1866, in occasione di una sessione di Gran Consiglio.
La sua proposta non venne accettata, è però rilevante il fatto che, rispondendo alla stessa, il dottor Giorgio Casella, direttore del Dipartimento d’Igiene, manifestava l’opinione che, per introdurre la cremazione non fosse necessaria una disposizione speciale di legge. Il Consiglio di Stato ebbe ad occuparsi per la prima volta della questione in occasione dell’approvazione del regolamento del nuovo cimitero di Lugano. All’art. 3 lett. d quel regolamento si accennava all’eventuale costruzione di un Tempio Crematorio in detto cimitero. Sempre lo stesso C. di Stato, con risoluzione del 13 dicembre 1898 negava la sua approvazione a quella decisione e nessuno insorgeva contro la mancata ratifica di tale disposizione del regolamento.
In relazione a tale decisione, i fautori della cremazione, già nella sessione primaverile del Gran consiglio del 1899, tramite l’avv. Elvezio Battaglini, presentavano una proposta di modifica, o meglio di aggiunta la Codice Sanitario, nel senso che la cremazione di cadaveri venisse dalla legge espressamente autorizzata in via facoltativa. Per studiare il problema si costituì una speciale commissione presieduta da Achille Borella che il 25 maggio del 1899 presentava un rapporto dettagliato al Consiglio di Stato, invitandolo ad appoggiare la proposta Battaglini. Il rapporto veniva però osteggiato dagli Onorevoli Dazioni, Pagnamenta, Motta e Lurati. Dopo vive discussioni le conclusioni della commissione vennero accettate dal Gran Consiglio. In ossequio a questa decisione lo stesso Consiglio di Stato, allestiva il disegno di legge autorizzante l’introduzione della cremazione facoltativa. Questo disegno di legge doveva però suscitare una violenta polemica nella sessione granconsigliare del 14 novembre 1902. Favorevolmente vi presero parte gli On. Alfredo Pioda, relatore, e l’arch. Augusto Guidini, il quale illustrò con dovizia di particolari l’intero argomento, occupando ben quaranta pagine dei verbali di quella sessione. Furono contrari all’iniziativa gli On. Avv. Giuseppe Cattori, Conti, Motta, dottor Leone Cattori e Lurati. L’On. Bruni in quella occasione sosteneva giustamente che la legge non doveva sottoporsi a referendum non essendo la stessa di carattere obbligatorio e generale. Purtroppo non venne ascoltato. Infatti essa venne sottoposta e referendum e respinta dal popolo, con una maggioranza negativa di oltre 9000 voti, nei comizi liberticidi e fanatici del 1 febbraio 1903. Malgrado questa votazione, i cremazionisti esistenti nel Canton Ticino, convinti della bontà della loro idea, e certi di poterla un giorno attuare, continuarono la loro propaganda.
Il 25 di agosto del 1905 la Società dei LIBERI PENSATORI, riunitasi sul Monte Ceneri decise di costituire una Società di Cremazione nel Ticino. L’incarico veniva deferito alla sezione di Chiasso, la quale nominava un comitato provvisorio così composto: Presidente Francesco Rusca, Vicepresidente Piero Patocchi, Segretari Francesco Mariotti e Plinio Sala, Cassieri Pietro Roncati e Giovanni Bernasconi, Consiglieri i Signori Dottor Bertola, Dottor Silvio Borsotti, Lorenzo Sala, Battista Casali, Rinaldo Rusca, Emilio Ferrario, Luigi Corti, Romolo Bernasconi, Angelo Casartelli e Ugo Bernasconi.
Raccolte le azioni, veniva quindi costituita regolarmente la Società, la quale elesse il primo Consiglio di Amministrazione nelle persone dei Signori:
Cons. Francesco Rusca, di Chiasso, Presidente; Cons. dott. Federico Pedotti, di Bellinzona, vice presidente; Francesco Mariotti, di Chiasso, Segretario-Cassiere; Cons. Antonio Fusoni, Virgilio Lampugnani, di Lugano, Cons. Felice Lombardi, di Airolo, Cons. Avv. Emilio Bossi, di Lugano, membri; Antonio Bariffi, Emilio Fischer, di Lugano, revisori.
In breve la Società raccolse un numero ragguardevole di azionisti, appartenenti a tutta la gamma dei partiti liberali e progressisti del Cantone. Riunito un discreto capitale essa chiese al Comune di Lugano, la concessine dell’area occorrente per l’edificazione del Crematorio. Il Municipio cittadino accordava alla Società l’area richiesta contro il pagamento di una modica tassa, ed il Consiglio Comunale, con risoluzione 1. dicembre 1906 confermava la concessione, rendendola gratuita.
Le peripezie non dovevano comunque terminare qui, infatti contro la decisione del Consiglio Comunale di Lugano, insorgeva un gruppo capitanato da Benedetto Bezzola con ricorso 21 dicembre 1906 al C. di S., il quale emanava la sua decisione il 17 settembre 1909. La massima adottata dallo stesso C. di S. era di questo tenore: “Il Codice Sanitario Ticinese non prevede altro mezzo di distruzione dei cadaveri fuori dall’inumazione. L’interpretazione data a questo Codice escludendo anche la cremazione facoltativa è nulla (perché in urto con la legge) la deliberazione con cui il Consiglio Comunale accorda ad una Società un terreno occorrente all’edificazione di un Crematorio”
Da questa decisione il Consiglio Comunale di Lugano si appellava alla Commissione dell’Amministrativo, con ricorso 4 ottobre 1909, ma la Commissione stessa, con sentenza 21 febbraio 1910, non faceva che confermare puramente e semplicemente la decisione governativa.
Nello stesso anno 1910, dopo tanti tentativi falliti, la Società di Cremazione malgrado avesse ormai raccolto il capitale necessario, essa non avrebbe mai potuto fabbricare il Crematorio su suolo Ticinese, l’unica possibilità che ancora gli rimaneva era di ricorrere all’ospitalità della vicina Campione. Nel frattempo però la stessa veniva colpita dal fisco per i capitale raccolto. Nella sessione primaverile 1910 del Gran Consiglio, l’Avv. Emilio Bossi (Milesbo) essendo relatore della Commissione della Gestione, per il ramo interno, ne approfittò per compiere quello che ritenne dover di magistrato e di cittadino, ossia per proporre al Gran Consiglio che, dovendo esaminare la massima presa, dal Governo e sanzionata della Commissione dell’Amministrativo, decidesse, in via di interpretazione autentica, come vuole la legge, che quella massima era sbagliata, così come erano sbagliati i precedenti dai quali era scaturita, che si decidesse per contro di ritenere la cremazione permessa dalla legge.
E’ possibile immaginare l’animatissima e storica discussione che ne seguì. Basti pensare che la maggioranza liberale-radicale della Commissione della Gestione, e la maggioranza liberale-radicale del Gran Consiglio, assenziente, e anche la maggioranza liberale-radicale del Governo, seguirono il modo di vedere di Milesbo e di conseguenza presero quella deliberazione da lui proposta, la quale, finalmente, doveva rendere possibile l’erezione di un forno crematorio nel Ticino, come nel resto della Svizzera, senza più obbligare gli stessi Ticinesi, all’enorme ed assurdo dispendio di farsi cremare in altri Cantoni o all’estero. Contro quella decisione i clericali, sempre coerenti nell’odio confessionale e nell’uccidere ogni germe di libertà e di civiltà, ricorsero al Tribunale Federale, ma questa volta dovettero tornarsene con le pive nel sacco.
La posa della prima pietra avvenne il 4 novembre del 1913. La pergamena racchiusa in questa prima pietra del Tempio era del seguente tenore:
“Auspice la Società Ticinese di Cremazione oggi 4 novembre 1913 un’adunanza di uomini liberi afferma ai posteri che saldezza di convincimenti e tenacia di propositi hanno reso possibile in epoca di civile progresso, ma di contrastata libertà l’erezione di questo tempio sacro alla fiamma purificatrice all’ideale antico dell’immediato ritornodella materia all’origine prima”. L’inaugurazione avvenne nel 1916.