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«Il nostro carbone è meno inquinante di altri carboni attualmente bruciati in nazioni emergenti, per cui possiamo dare un contributo in questo senso alla riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra». Così il ministro delle finanze australiano Mathias Cormann ha introdotto la discussione al Wef di Davos sull'impatto globale dei devastanti incendi che hanno interessato l'Australia negli scorsi mesi. «In Europa sembra esserci una mancanza di prospettiva su quanto sia grade l'Austrailia. Si è detto che è bruciata un'area grande come due volte il Belgio, ma l'intera nazione è 256 volte il Belgio – ha aggiunto, specificando di avere a cuore le comunità toccate –. Si tratta del 2% del nostro territorio dove viva lo 0,4% della popolazione. È devastante per quelle comunità, ma bisogna anche guardare in maniera oggettiva alle cose. Ovviamente abbiamo ancora molto da fare per adattarci al cambiamento climatico».
Appunti che non sono per nulla piaciuti alla regista e artista australiana Lynette Wallworth, che ha preso di punta il ministro: «Possiamo parlare del 2% oppure parlare dei 30mila koala morti solo nell'incendio dell'Isola dei Canguri. Mi spiace Matthias, ma quando ti sento parlare mi sembra di sentire qualcuno che non riconosce l'attuale crisi: questi incendi non hanno nulla a che fare con quelli che normalmente avvengono in Australia».
Ha poi proseguito: «Non sarà la metafora più corretta, ma mi sembra che si sta facendo come la rana a bagno nella pentola messa sul fuoco: continuiamo a dire che cerchiamo di adattarci (all'acqua che si scalda, ndr.) senza però saltare fuori dalla pentola. E con ciò voglio dire che non stiamo agendo». Wallworth ha poi sottolineato l'esigenza di avere nel paese una leadership che sia in grado di affrontare la situazione.
Cormann ha più volte approfittato del turno di parola per ar notare come l'Australia – a suo dire – stia impegnandosi nella lotta al cambiamento climatico più di altre nazioni industrializzate: «Il 25% della nostra energia elettrica è generata tramite rinnovabili e dovrebbe raggiungere il 50% entro il 2030 e l'investimento per abitante in fonti di energia pulita è il doppio rispetto a Germania, Regno Unito o Francia».