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Soltanto l'immigrazione permetterà all'economia svizzera di mantenere la sua competitività . L'invecchiamento della popolazione e l'integrazione degli stranieri pongono nuove sfide.Questo contenuto è stato pubblicato il 01 novembre 2001 - 19:41
Nei prossimi sessant'anni la Svizzera diventerà contemporaneamente «più grigia e più variopinta», sottolinea lo studio sull'invecchiamento e sulla migrazione, presentato oggi a Zurigo e realizzato sotto l'egida di «Avenir Suisse», il laboratorio di idee per la gestione di problemi strategici e per il miglioramento del sapere finanziato dalle grandi imprese svizzere.
Realizzata in collaborazione con l'Ufficio federale di statistica (UFS), la ricerca si distanzia in diversi punti dalle previsioni presentate lo scorso mese d'aprile dal medesimo ufficio. Diversamente dall'UFS, Avenir Suisse non crede che la popolazione svizzera diminuirà entro il 2060, ma prevede al contrario che essa aumenterà dagli attuali 7,2 milioni di persone a 8,1 milioni.
Questa ipotesi si basa in particolare sul mantenimento di un saldo migratorio positivo di 20'000 persone all'anno. Il tasso di popolazione straniera dovrebbe così passare dal 19,8 al 26,4 per cento. Su un totale di 2 milioni di stranieri, 1,4 milioni proverrebbero da paesi al di fuori dell'UE e dell'accordo SEE.
Se tuttavia la Svizzera dovesse aumentare il numero delle naturalizzazioni, molto basse nel confronto europeo, la parte di popolazione straniera rimarrebbe ferma ai valori attuali, osservano gli autori dello studio.
Lo studio pronostica persino che i paesi europei si metteranno in «concorrenza per attirare gli immigrati attrattivi» pur di reclutare giovani leve. Ciò renderà necessari sforzi nel campo della formazione, oltre che l'abbandono dell'attuale modello dei tre cerchi.
L'immigrazione non permetterà comunque di frenare l'invecchiamento, per il semplice fatto che «anche gli immigranti invecchiano», ha osservato Rainer Münz, professore di demografia all'Università di Berlino e uno dei due autori dello studio. Le persone anziane continueranno peraltro a vivere più a lungo, mentre il tasso di mortalità dei giovani (dovuto a incidenti e suicidi) non dovrebbe diminuire, ha aggiunto Münz. Con il passaggio generazionale degli adulti nati negli anni del «baby boom», anche il numero dei genitori potenziali è destinato a ridursi.
Gli autori dello studio hanno stimato che nel 2060 saranno 2,2 milioni gli svizzeri con più di 65 anni, ossia il 27,2 per cento della popolazione. Ciò significa che per 100 persone attive ci saranno 52 pensionati: il doppio di oggi.
Per rispondere a queste sfide le autorità saranno chiamate ad intervenire nel campo della previdenza professionale, dell'integrazione e della salute. A questo proposito «Avenir Suisse» sta preparando per l'inizio dell'anno prossimo un progetto di «mercato del lavoro per le persone anziane» che - secondo il direttore del «Think Tank» Thomas Held - potrebbe rappresentare una forma di «quarto pilastro».
Altre possibilità proposte dai ricercatori sono l'abbassamento dell'età di scolarizzazione, più alta in Svizzera rispetto ad altri paesi, o misure che incoraggino le donne ad esercitare un'attività professionale.
Nei paesi scandinavi, in Francia e negli Stati Uniti i tassi d'occupazione delle donne sono più elevati che in Svizzera e nonostante ciò anche il tasso di fertilità rimane più alto. Fra le misure concrete, lo studio propone di sviluppare gli asili-nido, i giardini d'infanzia e le scuole che prendono a carico i bambini per tutta la giornata.
swissinfo e agenzie
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