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Quattro mesi e mezzo, dal bronzo olimpico alla scadenza che segna il ritorno sulla ribalta mondiale. Un lasso di tempo relativamente breve, se non fosse che Noè Ponti quei mesi li ha vissuti a mille all’ora. È stato travolto dal vortice delle emozioni, sballottato dalle folate di vento della notorietà, cavalcata con la semplicità che ha fatto breccia nel cuore della gente. Ha imboccato una strada, salvo poi fare marcia indietro. Ha dovuto riposizionare alcuni paletti della propria vita e provare a delineare i contorni di un futuro tutto da costruire, in un momento in cui avrebbe preferito godersi un trionfo, senza per forza già doversi chinare sul modo di preparare il prossimo.