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L'esperienza insegna che gli impianti di videosorveglianza provocano sentimenti negativi nei lavoratori interessati e deteriorano l'ambiente di lavoro in generale. Possono pregiudicare il benessere fisico e psicologico e, di conseguenza, l'efficienza del dipendente. È dunque nell'interesse di tutte le persone coinvolte utilizzare impianti di videosorveglianza solo se non è possibile raggiungere lo scopo perseguito mediante misure meno incisive.
Condizioni quadro legali
Per l'installazione di un impianto di videosorveglianza in un'impresa occorre rispettare l'articolo 13 della legge federale sulla protezione dei dati (LPD), secondo il quale una lesione della personalità è illecita se non è giustificata dal consenso della persona lesa, da un interesse preponderante privato o pubblico oppure dalla legge. Vanno parimenti presi in considerazione i principi della proporzionalità, della buona fede nonché della trasparenza (cfr. anche le condizioni in caso di videosorveglianza da parte di persone private).
Occorre considerare il fatto che il consenso espresso nell'ambito del rapporto di lavoro ha una valenza limitata, poiché la libera volontà dei collaboratori è condizionata dal rapporto di subordinazione. I lavoratori, o i loro rappresentanti, hanno inoltre il diritto di essere consultati e devono essere informati prima dell'installazione di un impianto di videosorveglianza (obbligo di informare fondato sul principio della trasparenza). Essi vanno parimenti informati del fatto che possono fare uso in ogni tempo del diritto d'accesso di cui all'articolo 8 LPD. Il datore di lavoro può trattare dati relativi al lavoratore soltanto se concernono l'idoneità al lavoro o sono necessari per l'esecuzione del contratto di lavoro (art. 328b del Codice delle obbligazioni, CO). Del rimanente, si applicano disposizioni della LPD.
Il datore di lavoro deve proteggere e rispettare la salute e la personalità del lavoratore (art. 328 CO). I sistemi di videosorveglianza volti specificamente al controllo mirato del comportamento dei lavoratori sono vietati (art. 26 dell'ordinanza 3 concernente la legge sul lavoro) poiché sono contrari a vari aspetti della protezione della personalità di cui godono questi ultimi. Tali sistemi interessano anzitutto la sfera privata, ma anche la sfera intima o le relazioni familiari. Una sorveglianza permanente può anche avere ripercussioni sulla salute dei lavoratori, se questi si sentono in tal modo sottoposti a una pressione continua. La sorveglianza del comportamento che avviene senza preavviso (sorveglianza nascosta) viola inoltre il principio della buona fede (art. 4 cpv. 2 LDP). Se necessaria per altri motivi, la videosorveglianza deve essere concepita e disposta in modo da non pregiudicare la salute e la libertà di movimento dei lavoratori..
Condizioni per la videosorveglianza sul posto di lavoro
In linea di massima la videosorveglianza sul posto di lavoro può essere impiegata solo se non è possibile raggiungere lo scopo perseguito con misure meno drastiche.
La videosorveglianza può essere ammissibile per ragioni di organizzazione, sicurezza o controllo della produzione. I lavoratori non devono essere filmati o possono esserlo solo a titolo eccezionale, poiché altrimenti potrebbe essere pregiudicata la loro salute. È ipotizzabile l'installazione di telecamere all'esterno degli edifici e nei parcheggi, nelle vie d'accesso o negli ingressi, nei passaggi, in prossimità di macchinari e impianti pericolosi, nelle camere blindate, nei gasdotti all'aperto, nei depositi di merci pericolose o di valore, in prossimità degli sportelli di una banca. Nel caso in cui le telecamere interessino luoghi pubblici occorre previamente chiarire con il Comune competente se vi è l'obbligo di richiedere un'autorizzazione. I settori in tal modo sorvegliati devono essere chiaramente segnalati mediante cartelli o pittogrammi posti ad altezza d'occhio (cfr. in proposito anche le nostre spiegazioni sulla videosorveglianza di luoghi pubblici da parte di persone private).
È ipotizzabile anche la videosorveglianza degli impiegati per un tempo limitato a scopo di istruzione. Questo è conciliabile con la protezione della personalità soltanto se gli impiegati sono informati dei periodi in cui si procede alla registrazione. Tali periodi devono durare il meno possibile e le registrazioni non possono essere utilizzate a scopo di sorveglianza del comportamento.
La conservazione delle registrazioni deve essere limitata nel tempo. La durata della conservazione dei dati dipende dallo scopo della sorveglianza. In generale la distruzione deve avvenire dopo 24-72 ore.
Se l'impiego di telecamere di sorveglianza è indispensabile, si raccomanda l'uso di tecnologie che rispettano la protezione dei dati, quali per esempio i «privacy filter», che codificano in tempo reale i volti filmati, tutelando in tal modo la sfera privata. La videosorveglianza necessita di motivi giustificativi anche in caso di impiego di simili filtri (art. 13 LPD).
Videosorveglianza in caso di reati o di sospetto di reati
È possibile controllare il lavoratore in caso di reato o di sospetto di reato, se il provvedimento è stato ordinato dal giudice o dalla polizia giudiziaria in seguito a una denuncia contro ignoti. Per l'esercizio del diritto d'accesso nell'ambito di un procedimento pendente non si applica la legge sulla protezione dei dati bensì le relative norme procedurali (Codice di procedura penale). Si può anche utilizzare una telecamera se vi è il sospetto concreto di un reato. Spetterà poi al giudice competente decidere se, in ultima analisi, le registrazioni realizzate saranno utilizzabili quale mezzo di prova.
Diritti delle persone interessate
Il collaboratore che si sente leso nella propria personalità ha la possibilità di promuovere un'azione civile contro il datore di lavoro conformemente all'articolo 15 LPD in combinato disposto con l'art. 28 del Codice civile. Può in particolare chiedere che l'elaborazione dei dati venga bloccata, che se ne impedisca la comunicazione a terzi o che i dati personali siano rettificati o distrutti (art. 15 cpv. 1 LPD). Le persone interessate hanno il diritto di chiedere al detentore di una collezione di dati se dati che le concernono sono trattati e in quale forma (diritto d'accesso secondo l'art. 8 LPD).
A seconda della complessità del caso, si raccomanda di far capo a un avvocato. Eventualmente possono essere fatte valere anche pretese penali.
Passando tramite l'ispettorato del lavoro cantonale del luogo di lavoro, i lavoratori possono far valere una violazione dell'articolo 26 dell'ordinanza 3 concernente la legge sul lavoro, per esempio se reputano che la loro salute sia messa in pericolo a causa della videosorveglianza sul posto di lavoro.
Esempi
Videosorveglianza sui cantieri
Attualmente, i sistemi di videosorveglianza sono sempre più diffusi sui cantieri. La finalità perseguita è quella di proteggersi dai furti ma anche quella di risparmiare, consentendo il controllo a distanza dello stato di avanzamento dei lavori. Spesso, lo scopo di tali controlli non è comunicato ai lavoratori.
Di notte, l'impiego di una telecamera è in linea di massima giustificato. L'impianto di sorveglianza viene installato per motivi di sicurezza (prevenzione di furti e danneggiamenti), funziona quando il personale è assente ed è attivato, per esempio, tramite un sensore di movimento. Non è ammessa l'attivazione a distanza di tale sistema durante il giorno (p. es. tramite un'applicazione).
L'impiego diurno presenta vari problemi. In linea di massima, si deve rinunciare a installare un impianto di videosorveglianza per controllare lo stato di avanzamento dei lavori, poiché la sorveglianza sistematica dei lavoratori non è conforme al principio della proporzionalità (art. 4 cpv. 2 LPD). Se i lavoratori interessati non sono chiaramente informati sulle finalità perseguite, un impianto di sorveglianza può essere percepito anche come uno strumento di controllo del comportamento. Malgrado un'informazione sufficiente, i lavoratori possono nondimeno sentirsi continuamente osservati, tanto più che le telecamere di regola sono dotate di uno zoom che consente di identificare le persone e può essere dunque usato in modo abusivo per controllare il comportamento.
l ricorso alle registrazioni video deve essere il più limitato possibile. La videosorveglianza sui cantieri per controllare lo stato di avanzamento dei lavori può per esempio essere consentita (fatti salvi l'esame e la ponderazione degli interessi nel singolo caso), se i responsabili non possono rendersi personalmente in loco per il controllo quotidiano (p. es. se l'architetto e/o l'impresario costruttore devono percorrere giornalmente una distanza considerevole per controllare lo stato di avanzamento dei lavori). In un caso del genere le premesse sono l'informazione delle persone interessate nonché una regolamentazione restrittiva e sicura dell'accesso alle registrazioni.
Videosorveglianza permanente degli impiegati nei chioschi o nel commercio al dettaglio
La videosorveglianza degli impiegati nei chioschi o nel commercio al dettaglio è vietata perché, essendo effettuata per lo più senza preavviso, può ledere la sfera privata ma anche la sfera intima o i rapporti familiari degli impiegati. Ogni caso va esaminato singolarmente, prendendo in considerazione l'attività e la libertà di movimento dell'impiegato nonché la grandezza del negozio (per es. unicamente attività alla cassa oppure risistemazione degli scaffali). La videosorveglianza può inoltre pregiudicare la salute degli impiegati, se esercita su di essi una pressione costante e lesiva. La violazione della sfera segreta o privata mediante telecamere è un fatto di rilevanza penale. È ipotizzabile la sorveglianza di un impiegato in caso di reato o di sospetto di reato (sorveglianza dei furti), sempre che il provvedimento sia stato ordinato dal giudice. In generale, l'IFPDT raccomanda, se possibile, di lasciare alla polizia la scoperta di reati e la relativa videosorveglianza.
Si raccomanda di non puntare una telecamera sul collaboratore alla cassa e sul suo posto di lavoro (nastro trasportatore, alcolici, sigarette), neppure con i «privacy filter» (v. sopra), poiché questo può essere qualificato come sorveglianza permanente. Prima di installare un impianto di videosorveglianza per casi di furto, occorre prendere in considerazione misure meno incisive, quali la posa di armadietti chiudibili a chiave per sigarette e alcolici (cfr. raccomandazione e link Aldi). Se la videosorveglianza dell'area di un negozio è indispensabile, l'accesso alle registrazioni deve essere limitato e le stesse devono essere protette da una parola chiave. La posizione e le impostazioni delle telecamere devono essere discusse con il personale, cui devono essere noti i settori esclusi dalla videosorveglianza. E devono essere impiegati i «privacy filter». Inoltre le telecamere in prossimità degli sportelli di una banca per motivi di sicurezza devono essere posizionate in modo tale che il personale sia ripreso solo a titolo eccezionale (è fatta salva la videosorveglianza dei clienti e di altri terzi).
Videosorveglianza degli ingressi e di altri luoghi strategici
Sempre che non istituisca una sorveglianza permanente del posto di lavoro, il datore di lavoro è legittimato, per la protezione dei suoi interessi, a installare sistemi di videosorveglianza nei posti strategici della ditta, quali per esempio le entrate e le uscite, le finestre e il guardaroba. La videosorveglianza del guardaroba può essere utile per scoprire furti perpetrati dagli impiegati, ma non è a nostro avviso la misura più idonea né la più lieve. Inoltre, secondo l'IFPDT la videosorveglianza in un guardaroba del personale non è consentita se ai collaboratori non restano altre possibilità di appartarsi. La limitazione temporale di una simile sorveglianza dovrebbe anche essere presa in considerazione.
Informazioni supplementari