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LOS ANGELES - Alle nostre latitudini sta per uscire, ma nel mondo anglosassone "Suburbicon", l'ultimo film di George Clooney, è partito male. C'è già chi lo bolla come un flop, l'ennesimo della carriera dell'attore e regista che stava vivendo, per contro, un momento felice dal lato privato. Sposato con una donna intelligente, bellissima e di successo, finalmente padre di due gemelli, politicamente impegnato: Clooney - è l'invito ad esempio di Steve Rose del Guardian - potrebbe, anzi dovrebbe, pensare alla politica. Quella di altissimo livello.
Attivo nella raccolta fondi del Partito democratico, amico di Obama, popolare a 360 gradi, con a fianco una potenziale First Lady attiva a livello globale in difesa dei diritti umani: Clooney ha tutto quello che serve per essere l'anti-Trump. In passato ha scherzato sull'eventualità di diventare presidente. Il cinema, però, sembra che lo interessi meno: non è più protagonista di film di cassetta come anni fa, e i suoi ultimi lavori come regista non sono particolarmente incisivi.
Quindi, perché no?