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Le persone occupate in Svizzera a tempo parziale, a stragrande maggioranza donne, sono discriminate dal metodo di valutazione di una rendita di invalidità definito "misto".
Lo ha stabilito la Corte europea di Strasburgo per i diritti umani analizzando il rifiuto di una rendita ad una madre sangallese dopo la nascita dei suoi due gemelli, nel 2004.
Due anni prima, la donna ha aveva dovuto ridurre il lavoro a tempo pieno a causa di problemi dorsali. Di conseguenza aveva inoltrato una richiesta di rendita parziale di invalidità, che era stata accolta. Dopo il parto, l'Assicurazione di Invalidità (AI), utilizzando il calcolo "misto", ha ritenuto che l'interessata non ne avesse più diritto.
Nella sentenza pubblicata oggi la Corte europea nota che si possono concepire altri metodi di calcolo "che rispettano meglio la scelta delle donne di lavorare a tempo parziale dopo la nascita di un figlio". Per quattro voti a tre, la corte di Strasburgo ha stabilito che "non sussiste una giustificazione sufficiente per la differenza di trattamento subita dalla richiedente, in applicazione del sistema misto".
Di conseguenza, alla richiedente - sostenuta dall'associazione di assistenza a persone con handicap Procap - la Svizzera dovrà pagare 5000 euro di indennità per torto morale nonché 24'000 euro per spese e costi giudiziari.
Procap a suo tempo ha spiegato che con il metodo "misto" il tasso di invalidità è calcolato separatamente in due ambiti di attività: per quella lavorativa e per le "mansioni abituali", come le definisce l'AI. In altre parole la capacità lavorativa restante è presa in considerazione due volte, una volta per ciascun ambito. Un uomo, non potendo lavorare oltre il 50%, riceve una mezza rendita che compensa la perdita di guadagno. Una donna che esercita un'attività lucrativa al 50% per occuparsi dei figli, in seguito a malattia o infortunio, può anche non ricevere nulla dall'AI, in quanto dal punto di vista medico la percentuale di lavoro che potrebbe svolgere sarebbe esattamente del 50%.
SDA-ATS