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Ogni anno in Svizzera sono circa 10'000 le donne che scelgono di abortire. Nella maggior parte dei casi, la gravidanza viene interrotta nelle prime otto settimane per ragioni psicosociali. Due donne raccontano la loro esperienza.
Simona Isler aveva 18 anni quando è rimasta incinta per la prima volta. Doris Agazzi 31. Entrambe hanno scelto di abortire, ma hanno avuto altri figli più tardi.
Con la diffusione della pillola abortiva, l'interruzione di gravidanza viene eseguita sempre più spesso attraverso la somministrazione di un medicinale e non più con un intervento chirurgico in sala operatoria. In Svizzera tre quarti degli aborti avvengono nelle prime otto settimane di gestazione, ossia il limite temporale entro il quale può ancora essere utilizzata la pillola.
Lo scorso anno, il 66 per cento circa delle donne ha utilizzato questo farmaco, contro il 49 per cento nel 2009.
Anche Simona Isler ha abortito così. «A 18 anni sono andata in Sud America per uno scambio linguistico di 12 mesi e sono tornata incinta. Quando me ne sono resa conto, io e il mio compagno avevamo già rotto. Ne ho parlato con i miei genitori e gli amici più cari».
Simona Isler racconta che i suoi genitori l'hanno sempre sostenuta, senza farle pressioni per abortire o tenere il bambino. «Il periodo più difficile è stato quello trascorso da quando mi sono resa conto di essere incinta a quando ho deciso di abortire. Ho riflettuto a lungo ma alla fine è stato l'istinto a prevalere. Non volevo un figlio».
Sollievo
«In realtà ci sarebbero stati molti motivi razionali per spingermi a non diventar mamma, ma non credo che siano questi ad aver pesato sul piatto della bilancia. Una donna può decidere di abortire anche quando le circostanze sono buone o al contrario può scegliere di diventare madre malgrado viva in condizioni difficili».
Per Simona Isler non si è trattato di una questione finanziaria, o del fatto che avrebbe dovuto interrompere gli studi o crescere da sola suo figlio. Semplicemente non era il momento giusto.
«Quando mi hanno dato la pillola in ospedale, mi sono sentita sollevata. Mi ero lasciata alle spalle la parte più difficile». Non ci sono state complicazioni e il dolore per Simona Isler non è stato troppo forte, malgrado abbia perso molto sangue. «Sono rimasta lì per diverse ore e ho abortito in ospedale. Non mi sono mai sentita giudicata dallo staff medico. Ricordo in particolare un'infermiera che mi ha trattata con molta dolcezza».
Simona Isler sapeva di poter convivere con questa scelta. Quando ha incontrato per caso un'amica, anch'essa rimasta incinta durante uno scambio linguistico, ma che al contrario di lei ha deciso di tenere il bambino, non ha provato nessun rimpianto. «Forse perché ho potuto prendere questa decisione da sola, senza pressioni esterne».
«Vorrei che un giorno i miei figli sappiano di questa mia prima gravidanza. Non credo che debba essere un tabù».
Solidarietà
Doris Agazzi ha scelto di parlare apertamente della sua esperienza. Nel 2002, durante la campagna sulla depenalizzazione dell'aborto in Svizzera, ha partecipato a una trasmissione televisiva, raccontando la sua storia.
«Penso che sia importante dire che anche un cristiano praticante può essere a favore dell'aborto. È una questione di solidarietà. Trovo orribile pensare che una donna venga obbligata a tenere un figlio contro la sua volontà».
All'interno della comunità religiosa locale, molte persone hanno lodato il coraggio di Doris Agazzi, pur non condividendo la sua scelta. «Ero consapevole che raccontare questa esperienza in pubblico avrebbe avuto un impatto sulla mia vita quotidiana. Nella mia comunità, tuttavia, nessuno mi ha trattata in modo diverso. Non sono stata attaccata e nemmeno esclusa».
Ci sono però state anche reazioni ostili, venute da lontano. «Ho ricevuto lettere ed email di minaccia, da parte di persone che di fatto non cambieranno mai idea. In fondo non mi importa. Hanno diritto di essere contro l'aborto».
Fragilità
Doris Agazzi ha abortito quasi trent'anni fa, in un ospedale di Ginevra. «In questo cantone la legge era piuttosto liberale. Il ginecologo doveva confermare la gravidanza e poi spettava allo psichiatra fare una valutazione del mio caso».
Dopo la seduta, il terapeuta ha presentato alla donna il suo rapporto. Diagnosi: depressione e vulnerabilità psicologica. «Io non mi sentivo assolutamente così, spiega Doris Agazzi, ma il medico mi ha detto che se volevo abortire dovevo accettare questa analisi. È stato il momento peggiore che ho vissuto in tutto quel periodo».
Il suo compagno era in viaggio in Cina per due mesi e Doris Agazzzi non aveva alcun modo per contattarlo. «Ero sicura al 99 per cento che sarebbe stato contro questa gravidanza perché la nostra era una relazione occasionale. Non vivevamo nemmeno assieme. Ma ho comunque deciso da sola».
Doris Agazzzi ha condiviso la sua esperienza con gli amici più vicini. «Non ho mai provato vergogna o sentito il bisogno di dovermi nascondere. Ma so che per molte donne non è stato così. Non possono parlare di quello che hanno fatto per non essere tagliate fuori dalla loro cerchia di conoscenze».
«Non è facile. Così come la scelta di avere un bambino, quella di non tenerlo è una delle più importanti della vita di ognuno».
Aborto in Svizzera
La Svizzera ha iscritto il divieto dell'aborto nel proprio codice penale nel 1942, dopo anni di dibattiti parlamentari. Prima era regolato unicamente a livello cantonale.
Con questa nuova legge, l'interruzione di gravidanza viene considerata un reato se commessa dalla madre o da terzi. Unica eccezione: quando la vita della madre è messa seriamente in pericolo.
I cantoni mantengono comunque un certo margine di autonomia in materia. Secondo le Nazioni Unite fino al 1970 molti comuni erano tra i più liberali d'Europa.
Negli anni Settanta e Ottanta il dibattito sull'aborto torna d'attualità. Il popolo svizzero respinge in votazione popolare quattro tentativi di riforma.
Nel 2001 il parlamento approva una revisione del codice penale e una depenalizzazione dell'aborto.
Sottoposta a referendum, la legge è stata adottata in votazione popolare nel giugno 2002 dal 72,2 per cento dei partecipanti ed è entrata in vigore il 1° ottobre 2002.
(Traduzione dall'inglese, Stefania Summermatter), swissinfo.ch