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Le principali organizzazioni padronali svizzere sostengono il rinnovo e l'estensione a Romania e Bulgaria dell'accordo di libera circolazione con l'UE. «Un „no" popolare l'8 febbraio avrebbe conseguenze disastrose», hanno dichiarato mercoledì a Berna.
«I cittadini svizzeri non hanno alternativa, ne va della nostra piazza economica, del futuro delle imprese e quindi del mercato del lavoro», hanno tuonato economiesuisse, l'Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM), l'Unione svizzera degli imprenditori (USI) e l'Unione svizzera dei contadini (USC).
La posto in gioco va ben oltre l'accordo di libera circolazione, hanno precisato le quattro organizzazioni, perché se la Svizzera dovesse respingere questo pacchetto, tutti gli accordi bilaterali I andrebbero in fumo. L'Unione Europea è il primo partner commerciale della Svizzera: un lavoro su tre dipende dalle esportazioni verso questi paesi, ha ricordato Gerold Bührer, presidente di economiesuisse. «In questo periodo di crisi finanziaria, il libero accesso ai mercati europei è indispensabile, soprattutto per le piccole e medie imprese che costituiscono il tessuto fondamentale dell'economia svizzera».
Per il presidente dell'USI Rudolf Stämpfli, inoltre, i timori legati all'estensione dell'accordo a Romania e Bulgaria sono infondati: «La libera circolazione non ha nulla a che vedere con la questione dei rom, del turismo criminale o degli abusi in materia di asilo». Si tratta di una necessità reale per la Svizzera che da sola non riesce a fornire all'industria o all'agricoltura la manodopera di cui ha bisogno.