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LOSANNA - Nonostante la loro potenziale ricchezza, i Paesi produttori di materie prime presentano spesso un tenore di vita medio molto basso. Per trovare una soluzione una possibile via è l'aumento della trasparenza. Questo è l'obiettivo dell'Iniziativa per la trasparenza delle industrie estrattive (EITI), che oggi ha presentato i suoi risultati a Losanna.
I benefici che i Paesi produttori di materie prime potrebbero avere sono spesso vanificati dalla corruzione e dall'utilizzo inadeguato dei ricavi provenienti da questo settore, viene spiegato in un comunicato odierno della Segreteria di Stato dell'economia (SECO). Attraverso la trasparenza, è possibile sollecitare i governi interessati a rendere conto del loro operato.
L'EITI lavora dal 2002 per raggiungere questo obiettivo e il suo quadro normativo di riferimento viene oggi implementato da 52 Paesi, da oltre 60 società di estrazione e commercializzazione e viene sostenuto da 400 organizzazioni della società civile. Grazie all'iniziativa sono stati dichiarati 2500 miliardi di dollari versati ai governi dei Paesi estrattori da parte delle imprese di materie prime.
Per quanto riguarda la pubblicazione dei flussi finanziari sono stati compiuti progressi tangibili, continua la nota. I volumi di vendita e gli introiti devono ora essere pubblicati in modo da permettere di risalire agli acquirenti. I governi devono inoltre dichiarare quali criteri applicano per la scelta di questi ultimi. Queste novità entreranno in vigore in giugno.
La Svizzera, spiega ancora la SECO, «si assume la propria responsabilità» attraverso contributi finanziari a favore dell'EITI e con una sua rappresentanza attiva nel consiglio di vigilanza.