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Berna ha deciso di estradare verso gli USA l'ex ministro russo per l'energia nucleare Ievgheni Adamov.
Il Ministero degli esteri russo ha reagito duramente, parlando di decisione «politica e non giuridica».
«Tutte le condizioni per un'estradizione di Adamov verso gli Stati Uniti sono riempite». Solamente su un punto la richiesta americana è stata accantonata: i delitti fiscali imputati all'ex ministro russo dell'energia atomica.
È questa la conclusione alla quale è pervenuto l'Ufficio federale di giustizia (UFG), che ha così deciso di estradare Ievgheni Adamov verso gli USA e non verso la Russia, come invece aveva chiesto il Cremlino.
Voluto da USA e Russia
Adamov era stato arrestato in Svizzera il 2 maggio scorso su richiesta statunitense. Stando all'atto d'accusa americano, il 66enne ex ministro avrebbe intascato illegalmente (tra il 1993 e il 2003) oltre 9 milioni di dollari (quasi 15 milioni di franchi).
La somma proveniva dall'importo messo a disposizione dagli USA per migliorare la sicurezza degli impianti nucleari in Russia all'epoca del presidente Boris Eltsin.
Poco tempo dopo, anche le autorità russe, temendo che Adamov sia in possesso di informazioni riservate sul nucleare, avevano emanato un mandato di cattura nei sui confronti. In particolare, la magistratura moscovita ha aperto un procedimento contro l'ex ministro imputandogli attività illecite commesse fra il 1998 e il 2001.
Evitare le lacune
«Avremmo rischiato di andare incontro ad una grossa lacuna nell'azione giudiziaria», ha sottolineato il DFG, motivando così la sua scelta di estradare Adamov oltre oceano e non verso la sua patria di origine.
Essendo di nazionalità russa, Adamov non potrebbe infatti essere estradato nuovamente verso gli Stati Uniti, se la Svizzera accordasse la priorità alla richiesta di Mosca.
Al contrario, accordando la priorità alla domanda di Washington, gli Stati Uniti avranno il diritto di rispedire Adamov in Russia, una volta terminata la procedura penale americana ed una volta scontata l'eventuale pena.
La decisione permetterà così di soddisfare le esigenze dei due paesi in materia di procedura penale, conclude il DFG.
«Decisione politica», accusa Mosca
Da Mosca, la reazione delle autorità russe non si è fatta attendere.
Il Ministero degli esteri russo ha comunicato di aver sperato che gli svizzeri «avrebbero preso una decisione giuridica e non politica; purtroppo non è stato il caso».
Il vicedirettore dell'Ufficio federale di giustizia Rudolf Wyss ha però respinto le accuse, affermando che la decisione «si basa sui trattati esistenti, sulle nostre leggi e sulla giurisprudenza del Tribunale federale». I russi – ha aggiunto – «sono delusi, ma cerchiamo di spiegare loro la nostra decisione».
Ievgheni Adamov, dal canto suo, dispone ora di 30 giorni per presentare ricorso presso il Tribunale federale.
swissinfo e agenzie
In breve
Ievgheni Adamov è stato ministro russo dell'energia atomica dal 1998 al 2001.
Di passaggio in Svizzera, è stato arrestato il 2 maggio 2005 su richiesta degli Stati Uniti.
Washington lo accusa d'aver intascato 9 milioni di dollari, sottratti ai fondi che la comunità internazionale aveva messo a disposizione della Russia per rendere sicure le istallazioni nucleari obsolete dell'ex Unione Sovietica.
La Russia ha pure richiesto la sua estradizione per simili motivi.