Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/138003

<h2>SubmittedText<h2><p>Apparentemente gli uffici cantonali della migrazione rilasciano decine di permessi di dimora a cittadini UE disoccupati ancora alla ricerca di un impiego sebbene il soggiorno in Svizzera, secondo l'accordo sulla libera circolazione delle persone (ALC), presupponga un contratto di lavoro. A quanto pare, questi cittadini che vivono in Svizzera in violazione dell'ALC beneficiano addirittura dell'aiuto al ritorno, dell'aiuto sociale e del soccorso d'emergenza. Il Consiglio federale è pertanto invitato a rispondere alle domande seguenti:</p><p>1. A quanto ammonta, su scala nazionale, il numero di permessi rilasciati tra il 2010 e il 2013 a cittadini UE disoccupati al momento dell'entrata in Svizzera?</p><p>2. Da quali Paesi dell'UE provenivano tali persone?</p><p>3. A quanto ammontano i costi annui dell'aiuto al ritorno, dell'aiuto sociale e del soccorso d'emergenza erogati tra il 2010 e il 2013 a cittadini dell'UE?</p><p>4. Come intende il Consiglio federale impedire che vengano rilasciati permessi di dimora a cittadini UE disoccupati in violazione dell'ALC?</p><p>5. Come intende impedire o perlomeno arginare lo scandaloso versamento dell'aiuto al ritorno e dell'aiuto sociale a cittadini UE che vivono in Svizzera in violazione dell'ALC?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Nel 2010 sono stati rilasciati 2876 permessi di soggiorno di breve durata L a cittadini UE/AELS alla ricerca di un impiego (appena arrivati o già in Svizzera). Nel 2011 ne sono stati rilasciati 3143, nel 2012 4080 e nel periodo compreso tra gennaio e agosto 2013 3238.</p><p>2. Il 36 per cento di tutti i permessi di soggiorno di breve durata L rilasciati tra il 2010 e agosto 2013 a cittadini UE/AELS alla ricerca di un impiego sono stati rilasciati a cittadini portoghesi, il 18,3 per cento a cittadini tedeschi, l'8,8 per cento a cittadini italiani e il 7,25 per cento a cittadini spagnoli.</p><p>3. La concessione dell'aiuto al ritorno, del soccorso d'emergenza e dell'aiuto sociale a cittadini UE/AELS compete ai cantoni e ai comuni. Attualmente il Consiglio federale non dispone di cifre sulle prestazioni di sostegno erogate a cittadini UE/AELS.</p><p>4. Il rilascio di permessi di soggiorno di breve durata L a cittadini UE/AELS alla ricerca di un impiego è conforme alle disposizioni dell'accordo sulla libera circolazione delle persone (ALC). Secondo l'articolo 2 paragrafo 1 dell'allegato I ALC, i cittadini UE/AELS alla ricerca di un impiego possono entrare in Svizzera senza disporre di contratto di lavoro valido o restarvi al termine di un rapporto di lavoro di breve durata per un periodo di tempo ragionevole, che in linea di massima ammonta a sei mesi. L'articolo 18 dell'ordinanza sull'introduzione della libera circolazione delle persone contiene le disposizioni d'esecuzione sul soggiorno alla ricerca di un impiego.</p><p>5. Secondo l'articolo 2 paragrafo 1 dell'allegato I ALC, i cittadini UE/AELS alla ricerca di un impiego possono essere esclusi dall'assistenza sociale. Se percepiscono comunque tale assistenza, possono vedersi revocare il permesso di soggiorno. Il Consiglio federale raccomanda pertanto ai cantoni di rinunciare sistematicamente a erogare aiuto sociale a persone alla ricerca di un impiego. È fatto salvo il versamento di un soccorso d'emergenza, qualora indispensabile a garantire un'esistenza dignitosa. Tale diritto fondamentale spetta a tutte le persone, indipendentemente dalla loro cittadinanza e dal loro status di soggiorno. Ciò non implica tuttavia un diritto di soggiorno duraturo. Nel caso di cittadini UE/AELS il sostegno può ad esempio limitarsi anche al pagamento del viaggio di ritorno nel Paese d'origine.</p><p>Le misure decise dal Consiglio federale il 24 aprile 2013 sulla notifica dal primo giorno delle persone in cerca di un impiego, il versamento di un aiuto sociale a dette persone e i contratti di lavoro fittizi sono discusse e osservate con i cantoni e i servizi interessati. Queste misure sono integrate nel monitoraggio dell'esecuzione dell'ALC effettuato congiuntamente dall'Ufficio federale della migrazione e dai cantoni.</p>  Risposta del Consiglio federale.