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Zurigo, Netstal, a Glarona, e Rapperswil-Jona, nel canton San Gallo. Sono le località che sono state teatro, negli ultimi sei giorni, di femminicidi. A perdere la vita sono state due donne di 30 anni e una bimba di 12, tutte uccise da uomini (nell'ultimo caso si trattava del padre). Questi delitti vanno ad aggiungersi alla lista stilata dal progetto di ricerca stopfemizid.ch. Lista che registra ben 24 femminicidi dall'inizio dell'anno.
Ad oggi, però, mancano statistiche ufficiali dei femminicidi in Svizzera. In estate il Parlamento ha rigettato una mozione in questo senso della consigliera nazionale socialista Tamara Funiciello. Attualmente la Confederazione registra reati di violenza e omicidi secondo il sesso e nell'ambito della violenza domestica, senza rilevarne il movente. Una situazione che deve cambiare, secondo a Simone Eggler, di Brava, interpellata dai colleghi di SRF. "Queste persone vengono uccise perché donne o percepite come donne. È importante nominare e riconoscere questa causa. Ed è altrettanto importante che venga svolta un'analisi, che si guardi ogni singolo caso", sottolinea Simone Eggler.
Qualcosa, però sembra muoversi. Nell'ambito della convenzione di Istanbul, oggi la Confederazione esegue rilevamenti supplementari per tutti gli omicidi, e questo fino al 2024. L'intento è ottenere informazioni dettagliate sulle condizioni di vita di vittime e aggressori, nonché sui motivi e sulle cause. "L'obiettivo è poter disporre di maggiori conoscenze su come si giunge agli omicidi, ed elaborare così misure per evitare simili delitti in futuro", dice Gian Beeli dell'Ufficio federale dell'uguaglianza fra donna e uomo.
Primi rilevamenti dovrebbero in ogni caso essere disponibili già all'inizio dell'anno prossimo.