Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01282.jsonl.gz/839

Il 52% dei cittadini svizzeri ritiene che i politici non facciano sufficientemente gli interessi del popolo
Inoltre, quasi l'80% delle persone interpellate vorrebbe vedere una maggiore disponibilità al compromesso. La Presidente del Consiglio nazionale Irène Kälin: «Se il popolo è insoddisfatto della situazione, può cambiarla recandosi alle urne».
BERNA - L'esplosione del prezzo della benzina, l'imminente carenza di energia, l'inflazione. Sono diversi i temi che recentemente impensieriscono i cittadini svizzeri, e che crucciano anche coloro che siedono in parlamento a Berna, tra iniziative lanciate e bocciate, tra critiche e accuse.
Eppure, i politici avrebbero gli strumenti per risolvere questi problemi, o almeno per cercare di trovare dei compromessi. Il processo politico elvetico (e non solo) è ora diventato soggetto di uno studio commissionato da Philip Morris (vedi box alla fine dell'articolo), che ha mostrato dei risultati netti: il 52% degli svizzeri interpellati ritiene che il governo federale faccia troppo poco nell'interesse dei cittadini.
Quasi un terzo dei cittadini elvetici che ha preso parte allo studio pensa poi che i partiti si concentrino troppo sulla ricerca di soluzioni "estreme" nelle discussioni sui principali temi politici. Di conseguenza, il 77% degli intervistati vorrebbe vedere una maggiore disponibilità al compromesso.
«I cittadini hanno il potere»
La presidente del Consiglio nazionale, Irène Kälin, è stata la prima a fare autocritica alla luce dei risultati del sondaggio. «Soprattutto dopo la pandemia, credo sia possibile che la gente pensi che la politica abbia in un certo senso scavalcato i cittadini».
Allo stesso tempo, la deputata dei Verdi ha sottolineato i vantaggi del sistema svizzero: se il popolo è insoddisfatto della situazione attuale, ha la possibilità di cambiarla l'anno prossimo: «Abbiamo un sistema eccellente per realizzare cambiamenti rapidi e radicali. Basta recarsi alle urne».
«Dobbiamo riuscire di nuovo a trovare dei compromessi»
Kälin ha comunque anche messo in chiaro che è importante chinarsi sulla volontà della popolazione di raggiungere dei compromessi. A suo avviso, i politici sono già stati abili a trovare compromessi, in passato. «Nella votazione sulla legge sulla CO2, per esempio. Ma la volontà di compromesso del parlamento non è stata sostenuta dal popolo».
La consigliera nazionale è in ogni caso fermamente convinta che la disponibilità al compromesso sia un punto di forza del nostro Paese, e che per questo «dobbiamo riuscire a farlo di nuovo più spesso. Sia in politica che tra la gente. Ho una certa comprensione per i risultati dello studio e condivido le preoccupazioni dei miei concittadini» ha concluso Kälin.
«La classe politica non vi piace? Allora andate a votare»
Stupito ma non scioccato dal risultato del sondaggio, il presidente del Consiglio degli Stati Thomas Hefti commenta così: «Mi sarei preoccupato di più se i cittadini pensassero che i politici violino la costituzione o la legge... ognuno è libero di pensarla come vuole. Però, mi domando: quante di queste persone così insoddisfatte hanno votato alle ultime elezioni?».
E, riguardo alla percepita mancanza di scendere a compromessi di Berna, ha aggiunto: «Mi sembra strano, la Svizzera è una nazione che ama molto il compromesso e il consenso, semmai l'accusa che ho sentito rivolgere più spesso alla politica è proprio quella di farlo troppo spesso!».
«Berna deve rispondere alle preoccupazioni del popolo»
«Per il popolo è importante che il Governo risponda alle incertezze globali che finiscono per toccare anche la piccola Svizzera», ha commentato il politologo Sandro Lüscher, «ci si aspetta che Berna intervenga sull'inflazione, sul prezzo della benzina, e pure la carenza energetica invernale».
Per quanto riguarda l'intransigenza e la mancanza di compromesso, secondo lui: «si è effettivamente verificata, con alcuni oggetti delicati come la riforma dell'Avs, che ha finito per arenarsi a causa di giochi politici. Sia ben chiaro, si tratta di un'eccezione, la stragrande maggioranza degli iter parlamentari sono civilissimi e basati sulla trattativa fra le parti».
Per Lüscher non si può infine parlare di uno scollamento fra elettorato e i suoi rappresentati: «i dati non mostrano assolutamente questo, anzi, semmai proprio il contrario»
Il sondaggio
Lo studio di Philip Morris ha interessato 23 Paesi, per capire cosa si aspetta la popolazione dalla politica. In Svizzera sono state interpellate 2'000 persone.