Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/127111

<h2>SubmittedText<h2><p>Ad inizio luglio, sono stati presentati dal Consiglio federale un rapporto sulle conseguenze della libera circolazione delle persone e dell'immigrazione, e dall'Ufficio di statistica del cantone Ticino uno studio dal titolo "Libera circolazione. Gioie o dolori?" che giungono a conclusioni diverse, in particolare per quanto attiene alla situazione ticinese.</p><p>Il primo studio menziona che i frontalieri che lavorano in Ticino sono un quinto di quelli presenti sul territorio nazionale (252 000), mentre rappresentano il 23,4 per cento degli occupati nel cantone, percentuale ben più alta di quella delle altre regioni di frontiera. Tra il 2001 e il 2008 in tali regioni vi sarebbe stata una crescita dell'occupazione, che avrebbe riguardato per lo più persone con un basso livello di formazione.</p><p>Lo studio ticinese conclude al contrario che la soppressione della priorità al lavoratore indigeno quale conseguenza della libera circolazione delle persone ha condotto alla perdita di oltre 40 000 posti di lavoro nelle zone di frontiera praticamente in tutti i rami economici. In particolare si nota la contrazione della componente svizzera (49 477 posti di lavoro in meno) e la crescita di posti di lavoro occupati da donne straniere residenti (quasi 9000 nuovi posti di lavoro).</p><p>Lo studio evidenzia inoltre che la componente frontaliera in Ticino compete sempre più con profili e figure professionali con qualifiche medie e alte e con funzioni di quadro. Vi è in atto quindi un effetto di sostituzione finora sempre negato tra la manodopera indigena e i frontalieri.</p><p>È opinione dei redattori dello studio che la dinamica osservata nelle regioni di frontiera potrebbe estendersi anche nelle zone interne della Svizzera.</p><p>Nell'ottica di una maggior chiarezza, chiedo pertanto al Consiglio federale:</p><p>1. È a conoscenza dello studio effettuato dall'ufficio di statistica ticinese e se sì come valuta le sue conclusioni?</p><p>2. Come spiega le divergenze tra i due studi, in particolare in merito all'effetto sui posti di lavoro nelle zone di frontiera?</p><p>3. È disposto ad ammettere che in Ticino esiste un effetto di sostituzione tra la manodopera indigena e i frontalieri?</p><p>4. In che modo intende "seguire con attenzione gli sviluppi nelle regioni a forte presenza di frontalieri", come menzionato nello studio, e quali misure intende intraprendere per compensare gli effetti negativi della libera circolazione in Ticino?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Il Consiglio federale è a conoscenza dello studio effettuato dall'Ufficio di statistica del canton Ticino. Lo studio fornisce una valutazione quantitativa delle conseguenze sui salari e sui posti di lavoro dei residenti svizzeri in seguito alla soppressione della priorità al lavoratore indigeno, applicata da giugno 2004 nell'ambito dell'Accordo sulla libera circolazione delle persone (ALC). Inoltre, mostra che tra il 2001 e il 2005 il tasso d'occupazione della popolazione residente è cresciuto più rapidamente nelle zone interne che in quelle di frontiera. Questa differenza è dovuta all'aumento dell'occupazione nelle regioni interne (più 0,9 per cento) e alla sua lieve diminuzione in quelle di confine (meno 0,6 per cento). In base allo studio non è possibile stabilire se il diverso tasso di crescita dell'occupazione sia dovuto a un effetto più dinamico dell'ALC sulle aree interne o piuttosto a un effetto negativo sui posti di lavoro nelle regioni frontaliere. Inoltre, lo studio conclude che per la maggior parte delle categorie di lavoratori i salari sono aumentati più rapidamente nelle regioni di confine che in quelle interne, ma anche che per alcune fasce di popolazione attiva del canton Ticino gli effetti sui salari sono stati negativi.</p><p>Questo studio fornisce dunque informazioni approfondite sull'evoluzione del mercato del lavoro nella prima fase di introduzione dell'ALC e subito dopo l'abolizione della priorità al lavoratore indigeno, integrando così le ricerche esistenti in materia.</p><p>2. Il rapporto del Consiglio federale del 4 luglio 2012 sulla libera circolazione delle persone e l'immigrazione in Svizzera, elaborato in risposta ai postulati Girod 09.4301, Bischof 09.4311 e alla mozione Brändli 10.3721, ha analizzato le conseguenze della libera circolazione sulla situazione occupazionale del nostro Paese. Per quanto riguarda l'evoluzione dell'occupazione nelle regioni di frontiera, sulla base di diverse fonti statistiche relative all'andamento degli impieghi e della popolazione, il Consiglio federale trae conclusioni più positive per l'intero periodo (dall'entrata in vigore dell'ALC in poi) rispetto a quelle dello studio dell'Ufficio di statistica del canton Ticino, che si concentra unicamente sui primi anni dopo l'introduzione dell'ALC.</p><p>3. Nel rapporto del 4 luglio 2012 il Consiglio federale constata che la libera circolazione ha rafforzato la concorrenza sul mercato del lavoro, sottolineando però l'impossibilità di affermare che l'aumento della manodopera straniera abbia portato all'esclusione dei lavoratori residenti. Inoltre, nel rapporto del 9 dicembre 2011 in risposta al postulato Müller Walter 07.3901 il Consiglio federale aveva esaminato in particolare le ripercussioni delle misure di accompagnamento sugli spazi economici transfrontalieri e non aveva riscontrato alcun indizio che la crescita dell'occupazione frontaliera avesse comportato l'estromissione dei lavoratori residenti. Tuttavia, in alcune regioni svizzere di confine è stato osservato che la ricerca di un lavoro è diventata più lunga. Sono soprattutto i lavoratori stranieri poco qualificati già residenti in Svizzera ad aver subito la concorrenza di altri immigrati sul mercato del lavoro.</p><p>Uno studio finalizzato ad approfondire un eventuale effetto di sostituzione è attualmente in corso e sarà pronto entro la primavera del 2013.</p><p>4. Il Consiglio federale segue con attenzione gli sviluppi nelle regioni frontaliere da due punti di vista. Da un lato, in alcuni cantoni di confine è stato potenziato il monitoraggio del mercato del lavoro da parte delle commissioni tripartite cantonali. In particolare, nel canton Ticino il Dipartimento federale dell'economia fornisce un contributo finanziario per l'intensificazione dei controlli volti ad accertare eventuali casi di dumping salariale. In seguito alla constatazione di offerte ripetute e abusive di salari inferiori a quelli usuali, il canton Ticino ha introdotto in alcuni settori contratti normali di lavoro che prevedono salari minimi obbligatori. Dall'altro lato, il Consiglio federale ha avviato un'osservazione più specifica degli effetti dell'ALC sul mercato del lavoro svizzero. Su questa problematica sono già stati realizzati diversi studi. L'Osservatorio sulla libera circolazione delle persone, inoltre, esamina ogni anno tali effetti sui flussi migratori e sul mercato del lavoro.</p>  Risposta del Consiglio federale.