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Nel Dna dei britannici c'è ancora lo spirito immortale di Braveheart: proprio nella genetica, infatti, affondano le radici del forte senso di identità regionale che anima gallesi, scozzesi e inglesi. È quanto dimostra la mappa genetica della Gran Bretagna, la prima realizzata in 'alta definiziona' su un'intera nazione.
I suoi confini sono stati tracciati grazie ad un imponente studio genetico condotto su oltre duemila britannici dai ricercatori di Oxford e dell'University College di Londra, che con i loro risultati conquistano la copertina di Nature.
Dalla ricerca emerge una vera e propria mappa genetica della Gran Bretagna in HD che ricalca i confini delle diverse regioni geografiche.
Per disegnarla, i ricercatori hanno analizzato il Dna di oltre 2'000 britannici che abitano in aree rurali e discendono da quattro nonni tutti residenti nel raggio di 80 chilometri: in questo modo è stata ottenuta un'istantanea del Dna della Gran Bretagna aggiornata alla fine del 19esimo secolo, prima delle migrazioni di massa del secolo scorso.
Grazie al confronto con il Dna di 6'000 europei residenti in altri dieci Paesi, è stato possibile ricostruire perfino i flussi migratori degli ultimi 10'000 anni. In questo modo sono stati identificati sul territorio britannico 17 gruppi geneticamente distinti, che sono ancora oggi distribuiti grosso modo come alla fine del sesto secolo dopo Cristo.
Lo studio dimostra che la popolazione dei celti è in realtà un mosaico di gruppi geneticamente distinti ancora riconoscibili in Scozia, nell'Irlanda del nord, nel Galles e in Cornovaglia.
I ricercatori hanno inoltre scoperto che gli anglosassoni, dopo il loro arrivo nel sudest del Paese, non hanno rimpiazzato le preesistenti popolazioni romano-britanniche, ma si sono uniti e mescolati con loro. Infine, nelle isole Orcadi, sono state trovate le tracce genetiche che testimoniano l'invasione dei Vichinghi norvegesi avvenute nel nono secolo.
SDA-ATS