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Per coprire i costi d'adeguamento degli impianti di depurazione delle acque (IDA) in modo da ridurre significativamente il tenore di microinquinanti, il Consiglio federale ha messo oggi in consultazione una nuova modalità di finanziamento, dopo una bocciatura incassata nel 2010.
Per il governo, i mezzi necessari dovrebbero essere raccolti tramite una tassa versata da tutti gli IDA svizzeri per un massimo di nove franchi per persona allacciata, indica un comunicato odierno del Consiglio federale. Il gettito dovrebbe alimentare un fondo in grado di coprire i bisogni annuali valutati a 45 milioni di franchi. Per il governo questa somma permette di coprire il 75% dei costi d'investimento. La procedura di consultazione concernente la relativa modifica della Legge sulla protezione delle acque (LPAc) avviata oggi scade il 31 agosto.
Concretamente l'esecutivo, per ridurre della metà la concentrazione dei microinquinanti provenienti dalle acque di scarico che finiscono nei fiumi e nei laghi, prevede di migliorare un centinaio di IDA con istallazioni specifiche basate sulle proprietà depurative dell'ozono o del carbone attivo in polvere.
I microinquinanti provengono da numerosi prodotti di uso corrente (come medicinali, detergenti e cosmetici), da prodotti fitosanitari e da prodotti industriali. Giungono nei torrenti e nei laghi non solo attraverso le acque di scarico trattate, ma anche attraverso i canali di drenaggio della pioggia e il dilavamento di superfici agricole. Queste sostanze possono avere effetti negativi sui pesci e metterne a rischio la riproduzione anche in concentrazioni molto basse dell'ordine dei microgrammi o dei nanogrammi. Possono inoltre ripercuotersi su altri organismi acquatici o contaminare le risorse di acqua potabile.
L'investimento necessario per adattare un centinaio dei 700 IDA elvetici è valutato a 1,2 miliardi di franchi. Ipotizzando una realizzazione che si estende su un ventennio, l'Ufficio federale dell'ambiente (UFAM) stima a 60 milioni di franchi i costi annui (la Confederazione intende disporre di 45 milioni, pari al 75%).
In un primo tempo, il governo aveva previsto di raccogliere il denaro attraverso i proprietari dei 100 IDA interessati, ma Cantoni e parlamento lo hanno costretto a rivedere il modello di finanziamento tenendo maggiormente conto del principio del "chi inquina paga". Per questo, in consultazione oggi figura un fondo alimentato con una tassa su ogni IDA in funzione del numero di abitanti allacciati.
Il centinaio di IDA interessati dai miglioramenti strutturali rispondono a tre caratteristiche: quelli cui sono allacciati oltre 80'000 abitanti; quelli cui sono allacciati oltre 8000 abitanti e le cui acque depurate rappresentano più del 10% del volume dell'emissario; e quelli ubicati nei bacini versanti di laghi cui sono allacciati oltre 24'000 abitanti. Per quest'ultima categoria, i Cantoni possono rinunciare ai lavori di miglioria se i benefici per gli ecosistemi e per l'approvvigionamento di acqua potabile sono esigui rispetto all'investimento.
Inoltre, invece di adattare un impianto, la Confederazione può finanziare la costruzione di una canalizzazione volta a convogliare le acque da un impianto di depurazione da risanare verso uno dotato dell'istallazione supplementare.