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BERNA - Una famiglia indiana, compresi i due figli nati in Svizzera, dovrà lasciare la Confederazione dopo 20 anni: lo ha stabilito il tribunale amministrativo bernese. Tuttavia, per la figlia 16enne c'è ancora uno spiraglio.
Il padre di famiglia, un 53enne giunto in Svizzera alla fine del 2000, per i primi dieci anni lavorava come project manager e consulente per diverse aziende. In questo periodo di tempo è però rimasto più volte in disoccupazione e nel 2009 ha fondato un'azienda, poi fallita solo pochi mesi dopo. Con il trascorrere del tempo ha provato a fondare altre imprese, senza successo: nel 2017 è stato condannato a una pena detentiva di 30 mesi parzialmente sospesa per, tra le altre cose, appropriazione indebita, bancarotta fraudolenta e cattiva gestione.
In seguito il Canton Berna ha rifiutato di prorogare il suo permesso di soggiorno e ha espulso la famiglia - composta da quattro persone - dalla Svizzera. La decisione delle autorità è ora confermata dal tribunale amministrativo bernese, che ha respinto l'appello della famiglia.
Secondo i giudici, nonostante il ventennio trascorso in Svizzera, i genitori non hanno dato prova d'integrazione. Inoltre, la coppia non ha fatto abbastanza sforzi per cercare di ridurre la loro montagna di debiti. La decisione tocca anche il figlio di 11 e la figlia di 16 anni, nati in Svizzera. La giovane adolescente, tuttavia, potrebbe ancora rimanere nella Confederazione.
In considerazione delle "circostanze particolari", il tribunale ritiene ipotizzabile che alla 16enne - la quale ha iniziato un corso di formazione professionale di tre anni nell'agosto 2019 - possa essere concesso un permesso di dimora autonomo, a condizione che siano garantiti sostegni e mezzi finanziari.