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|ANTONIOLI Carlo |
Gessatore
Cellio 9.10.1880 da Giovanni e Caterina Gilodi -
Sposato con Adalgisa Iotti, nata il 19 gennaio 1885 a Breia.
Emigrato in Svizzera, il 13 marzo 1911 il Département de justice et police di Ginevra GE richiese informazioni sul suo conto alla Direzione generale della Pubblica sicurezza, che le richiese a sua volta al prefetto di Novara e lo iscrisse nello schedario dei sovversivi.
Il 1 giugno il Consolato generale d’Italia a Lione comunicò alla Direzione della Pubblica sicurezza che, «proveniente da Grenoble [era] giunto a Ginevra dove si [era] trattenuto qualche giorno», che era segnalato come anarchico, che avrebbe «preso parte attiva» a uno sciopero dei gessatori a Ginevra e che «sarebbe partito per Montreux VD con l’intenzione di fomentare un analogo movimento fra i suoi compagni di mestiere colà residenti».
Il prefetto fu sollecitato a inviare le informazioni richieste.
Il 30 giugno il direttore della polizia centrale di Ginevra inoltrò una nuova richiesta di informazioni alla Direzione generale della Ps, precisando che si era fatto «particulierement remarquer comme meneur de la grève des platriers-peintres en notre ville» e che «il nous est signalé pour professer des idées anarchistes».
Finalmente, il 7 luglio, il prefetto comunicò alla Direzione della Ps che risultava «di buona condotta morale e immune da precedenti pendenze penali», che dimorava in Svizzera da parecchi anni senza che avesse mai fatto ritorno. Dal punto di vista politico segnalò che era fratello del socialista Giovanni Antonioli, oggetto di precorsa corrispondenza e che, al suo paese natale, era conosciuto «come persona tendente al socialismo o anarchia», anche se non era «ritenuto pericoloso, non avendo dato alcuna lagnanza al riguardo».
Il 23 novembre presiedette, alla Maison du peuple di Ginevra, una riunione organizzata contro la guerra italo-turca, alla quale intervennero duecentocinquanta persone. Individuato da informatori del Consolato, fu segnalato allo stesso, con la precisazione che «alla fine del meeting [aveva proposto] che gli intervenuti si recasseroal Consolato italiano per una dimostrazione ostile» e che la proposta era stata accettata. Nel rapporto si sostiene che, tuttavia, soltanto un gruppo di circa sessanta persone sarebbe arrivato sotto le finestre del Consolato «emettendo qualche fischio».
Il 31 dicembre la Legazione d’Italia a Berna comunicò alla Direzione generale della Psche faceva parte del gruppo “Senza Patria”25 di Ginevra.
Il 9 febbraio 1915 il Consolato generale di Lione informò la Direzione generale della Ps che aveva lasciato Ginevra diretto in Italia, segnalando che «durante il suo soggiorno in detta città si [era fatto] notare come uno dei più vivaci agitatori durante lo sciopero degli imbianchini e [che era] anche [stato] querelato per minaccie di morte», ma che la querela in seguito era stata ritirata.
Il prefetto di Novara, su richiesta ministeriale,il 9 marzo comunicò che era stato rintracciato nel paese d’origine, dove era ritornato «a cagione del conflitto europeo», e dove era attentamente vigilato.
Nel gennaio dell’anno successivo emigrò in Francia, diretto a Levallois-Perret (Hauts-de-Seine), con lavoro assicurato. Segnalato all’Ambasciata di Parigi, nel mese di marzo fu rintracciato.
Risultò in collegamento con ambienti anarchici di Ginevra:tra l’altro, il 30 maggio fu notato assistere in quella città a una conferenza di Luigi Bertoni sul tema“Come concepire la rivoluzione”;
il 19 agosto fu segnalato per essere «intervenuto a tutte le riunioni tenute dal gruppo anarchico “Il Risveglio” nel locale dei metallurgici a Ginevra per concretare un meeting contro la guerra»; l’11 gennaio 1917 intervenne a un’adunanza dello stesso gruppo «per discutere su di uno sciopero di tipografi».
Frattanto, il 24 luglio 1916 era stato condannato in contumacia dal pretore di Borgosesia a venticinque giorni di reclusione per lesioni personali (sull’episodio non vi è alcuna altra notizia).
Il 3 novembre 1916 il Consiglio di leva lo aveva dichiarato renitente «per non essersi presentato a nuova visita di leva quale riformato della classe 1880». L’Ambasciata di Parigi, interpellata al riguardo, il 18 aprile 1917 comunicò che, il 12 dicembre dell’anno precedente, era stato sottoposto a visita medica militare nel Consolato generale ed essendo stato dichiarato abile si sarebbe dovuto presentare al Distretto entro il 30 aprile 1917 ma che, lavorando come pittore in una «officina d’aereoplani», aveva ottenuto una «esonerazione temporanea», che sarebbe scaduta il 31 maggio.
In seguito l’esonero fu via via prorogato fino al 30 novembre 1918.
Il 24 gennaio 1930 il prefetto di Vercelli scrisse al console di Parigi per avere informazioni sulla sua condotta, «specie politica».
La richiesta, senza esito, fu ripetuta il 20 novembre dello stesso anno.
Secondo quando indicato dal prefetto, in quel periodo sarebbe stato residente a Saint-Denis (Seine-Saint-Denis), tuttavia le ricerche effettuate dal Consolato per rintracciarlo furono vane.
L’11 settembre 1931 il capo della Divisione polizia politica inviò alla Divisione affari generali e riservati del Ministero dell’Interno un appunto ricevuto da Parigi in cui si segnalava che aveva chiesto la naturalizzazione francese.
L’anonimo estensore dell’appunto precisava che «nel 1922 [aveva] abit[ato] a St. Denis dove [aveva] gesti[to] un esercizio di drogheria», che «[era] noto per avere militato negli
ambienti anarchici» e che, all’epoca, si era dichiarato socialista, pur non militando nel partito.
Il prefetto di Vercelli, interpellato, nulla poté precisare, se non le notizie negative comunicate dal Consolato, a cui aggiunse che a Cellio dimoravano sua madre e due sorelle, «le quali però non [erano] in relazione col rispettivo figlio e fratello per divergenze motivate da interessi», e che era segnalato nella “Rubrica di frontiera”per le disposizioni di vigilanza e di perquisizione.
La Direzione generale della Ps invitò pertanto la Divisione polizia politica a disporre che il fiduciario parigino della stessa sviluppasse ulteriori indagini che portassero al rintraccio del ricercato. Questa rispose che «l’informazione fiduciaria [...] proveniva dalla nota fonte “autentica” di Parigi» e che non vi era pertanto dubbio che l’emigrato risiedesse, come indicato in essa, a Saint-Denis.
Il 28 dicembre la stessa Ambasciata di Parigi confermò l’esattezza della segnalazione, precisando che gestiva un magazzino di sua proprietà e che possedeva un’automobile. Aggiunse inoltre che non risultava che esplicasse attività politica di alcun genere, ma che si trattava di un «uomo d’affari che attende[va] al suo commercio».
Nulla si era invece potuto stabilire circa la sua eventuale naturalizzazione.
A questo proposito nulla risultò neppure allo stato civile del comune di nascita. Il 16 e 17 aprile 1933 fu notata la sua presenza al congresso del Partito socialista svoltosi a Marsiglia. Il 26 luglio dello stesso anno gli fu rilasciato il passaporto per la Francia e la Spagna: nell’occasione dichiarò di volersi recare a Madrid, con la moglie, a cui pure fu rilasciato il passaporto. Da questo momento si hanno solo vaghe e contraddittorie informazioni sul suo conto e sulla sua residenza: nel maggio 1934 risulta «da fonte confidenziale» della polizia politica risiedere a Saint-Denis, dove, iscritto al Partito socialista, avrebbe preso «parte attiva al movimento» e sarebbe stato «uno dei più decisi avversari del regime»; nel giugno dello stesso anno secondo l’Ambasciata parigina si sarebbe dimostrato invece «di sentimenti sovversivi ed antifascisti, senza svolgere però una particolare attività politica»; nel maggio 1936 la Divisione polizia politica segnalò al Cpc che «da fonte confidenziale di sicura attendibilità» era stato riferito che era considerato come anarchico dalle autorità di polizia francesi; ma già da un anno si erano perse le sue tracce: in seguito, in vari documenti contenuti nel suo fascicolo del Cpc (l’ultimo è del 21 gennaio 1941), è indicato come «irreperibile», unitamente a sua moglie.
FONTI:
GB / di Piero Ambrosio, “Sovversivi” valsesiani schedati nel Casellario politico centrale emigrati in Francia e Svizzera, L'impegno No 1, giugno 2016, Rivista di Storia contemporanea (segnalata da T. Marabini) /