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Il 5 ottobre Petr e Anatol erano già a Berlino. Il 17 ottobre, da Clarens sul lago di Ginevra, il musicista così scrisse al fratello Modest:
Voglio dirti questo soltanto: qualunque cosa accada, mai più tornerò a vivere, neppure per un giorno, con Antonina! Le auguro ogni bene, ma questo non mi impedisce di odiarla con tutto il cuore. Sarei pronto a sopportare ogni sorta di supplizi, piuttosto che rivederla. Sarebbe fatica sprecata pretender di cambiarla e tentare di fare di lei una buona compagna della vita. Non è per nulla generosa, come credi tu. È un grosso abbaglio. La odio, la odio sino alla follia.
Frattanto Nadezda von Meck era ritornata a Mosca dall'Italia, ed apprendeva con terrore che Petr era stato gravemente malato e che si trovava in congedo dal Conservatorio per tempo indeterminato.
In seguito alle nozze del maestro, così improvvise e tenute per giunta segrete fino all'ultimo momento, a Mosca ricominciò una girandola di atroci pettegolezzi. La signora Nadezda, che conduceva vita ritiratissima, non riuscì a sapere nulla di più preciso sul conto dell'amico adorato. Per tagliar corto alle chiacchiere ed evitare uno scandalo, Rubinstein fece correr la voce che Ciajkovskij era malato, che era partito per l'estero e che sua moglie lo avrebbe di lì a poco seguito.
Ella sarà meravigliata di ricevere questo mio cenno di vita dalla Svizzera, - scrisse Petr, da Clarens, all'amica. - E adesso eccomi qui, in questa regione meravigliosa, ma in condizioni di spirito terribili. In questo momento non voglio veder nessuno, ho orrore dell'umanità, non riesco neppure a lavorare. Perfino andare a Kamenka mi sarebbe impossibile... Come mi giudicherebbero? Che cosa potrei dire a mia giustificazione? Devo restar qui un po' di tempo per ritrovare la pace, per ritrovare me stesso...
Mi manca di nuovo il denaro. E a chi potrei chiederne se non a lei? È terribile, è penoso fino alle lacrime. Ma non vedo altra via d'uscita se non di rivolgermi ancora una volta alla sua inesauribile bontà. Per accompagnarmi fin qui, mio fratello si è fatto mandare un po' di quattrini da mia sorella. Ma mio cognato non è ricco, non posso domandargli altro denaro. Tuttavia ho dovuto lasciare una certa somma a mia moglie, saldare diversi conti e pagare il viaggio fin qui, in un momento, poi, in cui il corso del rublo è molto sfavorevole. Speravo che, per una volta, Rubinstein mi sarebbe venuto in aiuto con una sovvenzione, ma anche questa speranza è andata delusa. Ora ho esaurito tutte le mie modeste risorse e non ho nessuno oltre a lei che mi possa aiutare.
Non è strano che la vita ci abbia condotti ad un punto in cui, dopo una sequela di sciocchezze, ancora una volta io devo chiedere il suo aiuto? Se lei sapesse come tutto questo mi addolora e mi tormenta!... Mi immagino spesso che ormai tutti mi debbano disprezzare per la mia dappocaggine, la mia debolezza, la mia stupidaggine. Mi sentirei mortalmente ferito se anche in lei dovesse esser nato un senso di disprezzo. Forse è soltanto una morbosa diffidenza da parte mia; in fondo, so bene che lei mi capisce d'istinto e che in me può forse vedere uno sciagurato, ma non un malvagio.
Ora, mentre scrivo queste righe e mi vergogno quasi di fronte a lei, sento tuttavia che lei è un vero amico per me, un amico che sa leggere nelle più riposte pieghe dell'animo mio, anche se ci conosciamo soltanto attraverso le nostre lettere.
Addio, Nadezda Filaretovna. Mi perdoni; sono tanto, tanto infelice.
Nadezda von Meck a Petr Iljic:
La sua lettera mi ha procurato una gioia ineffabile, caro, prezioso amico! Rientrando a Mosca ero rimasta molto turbata dalla notizia della Sua partenza poiché non riuscivo a spiegarmene i motivi e non potevo comprendere come mai non avessi saputo prima di tutta quella faccenda. Ora so tutto, povero amico mio, e per quanto il mio cuore sia dolorosamente colpita per quel che lei ha dovuto soffrire e che è venuto a rovinare la sua vita, sono tuttavia lieta che ella abbia compiuto questo passo decisivo, inevitabile, il solo giusto in una tale situazione. Non avevo osato finora dirle apertamente la mia opinione, poiché lei avrebbe potuto giudicarla un'invadenza da parte mia. Ora però io, che le sono devota con tutta l'anima, credo di avere il diritto di manifestarle il mio punto di vista. Ripeto: sono lieta che ella abbia trovato una via d'uscita da un tale mondo di ipocrisia e di delusione che non è degno di lei. Ella ha fatto per un'altra creatura tutto quel che si può immaginare, ha lottato fino all'estremo, ma non ha ottenuto nulla; la gente come lei, infatti, in una situazione simile, può andare a picco, ma non certo adattarsi...
Per quanto riguarda la disposizione dell'animo mio verso di lei, mio Dio, come ha potuto, Petr Iljic, pensare, anche per un solo istante, che io l'avrei disprezzata? Proprio io, che per tutto quanto è accaduto, non solo ho comprensione, ma sento esattamente come lei e avrei agito proprio nello stesso modo? Soltanto che, al suo posto, io mi sarei probabilmente decisa prima ad una separazione, poiché non sono capace di tanto spirito di sacrificio.
E ancora una cosa, Petr Iljic caro: perché mi affligge e mi ferisce col lasciarsi così sopraffare dalle difficoltà economiche? Non ci sono dunque io? Lei sa pure come io l'apprezzi e le desideri ogni bene. Sono del parere che non siano i vincoli del sangue o i legami fisici a darci diritti sui nostri simili, ma unicamente i sentimenti e le affinità spirituali.
Lei sa benissimo di quante ore di felicità io le sia debitrice, come gliene sia infinitamente grata, come lei mi sia indispensabile, e proprio così com'è, come Iddio l'ha creato. Non faccio dunque nulla per lei, ma tutto per me stessa...
Se oggi fossi io a voler qualcosa da lei, certamente non me lo rifiuterebbe, nevvero? Dunque siamo pari. Lasci allora che per qualche tempo io mi incarichi di sistemare le sue faccende domestiche.
Non so come la pensi lei a questo proposito, quanto a me preferirei che gli altri non fossero al corrente di questa nostra amicizia. Recentemente, quando Rubinstein venne a farmi visita, accennai a lei come a una persona che mi fosse del tutto indifferente. Facendo finta di nulla gli chiesi con aria disinvolta, per quanto tempo e perché lei fosse all'estero. Rispose con un tono in cui, era evidente l'intenzione di destare in me una più fervida curiosità nei suoi riguardi, ma io mi mantenni fredda e mostrai d'interessarmi soltanto alla sua musica.
Petr non poté sopportare a lungo il soggiorno di Clarens. Le ultime tempestose settimane gli avevano lasciato nell'animo tracce profonde; neppure la splendida natura del luogo riuscì a distoglierlo dal suo intimo rovello. Tuttavia riprese a lavorare un poco: senza lavoro, la vita non aveva alcun senso per lui. Con grande generosità, la signora Nadezda eliminò ogni sua preoccupazione per la vita materiale e gli assegnò una rendita annua di seimila rubli.
Mentre tu hai preoccupazioni di denaro, - scrive Petr a Modest verso la fine di ottobre, - io sono diventato inaspettatamente un uomo addirittura ricco. Il mio sostentamento è assicurato; la persona che sai, mi ha assegnato tremila franchi e d'ora in avanti mi manderà millecinquecento franchi al mese. Tale offerta mi venne rivolta con tanta finezza d'animo, con tanta bontà che non mi riuscì per nulla umiliante.
Oh Dio, che grandezza d'animo, che generosità, che delicatezza possiede questa donna! Inoltre essa è straordinariamente intelligente, non ho il minimo dubbio che essa provi una grande gioia nel rendermi quest'inestimabile servizio.
L'animo di Petr trabocca di sentimenti di gratitudine verso la sua protettrice.
Prima di conoscerla, - le scrive in quei giorni - non sapevo che esistessero creature dotate di tale finezza d'animo, di tale profondità di sentire. Per me è sorprendente che cosa ella fa per me e come lo fa... Ogni nota che d'ora in poi uscirà dal mio cervello, sarà dedicata a lei. A lei io devo se la voglia di lavorare mi ritornerà con raddoppiata energia e mai, mai, lavorando, dimenticherò neppure per un secondo che è stata lei ad aiutarmi a continuare la mia professione d'artista. Molto mi resta ancora da fare, lo so benissimo. Senza falsa modestia, vorrei dirle che tutto quanto ho prodotto finora mi sembra così incompiuto, così debole in confronto con ciò che io posso e debbo creare ancora. Arriverò a questo...
Mi vado lentamente rimettendo al lavoro e posso adesso dire con esattezza che la nostra Sinfonia sarà terminata non oltre dicembre e che lei la potrà ascoltare già nel corso di quest'inverno. Che questa musica, a lei così intimamente legata nello spirito, le possa dire, mia ottima, impareggiabile amica, come io l'amo con tutte le forze dell'anima mia.
In questa stessa lettera Petr traccia anche un ampio ritratto di Antonina. Sarebbe bella, ma gli occhi sono piuttosto inespressivi. Pur avendo ventott'anni, sembra molto giovane ed esercita un certo fascino sugli uomini. Tutto il suo essere esprime però una vacuità totale; non si interessa a nulla di serio. Sebbene abbia studiato musica e sia innamorata da quattro anni di lui, non conosce nemmeno una nota delle sue composizioni e non è mai stata a un concerto.
Egli non dubita tuttavia che essa lo abbia amato sinceramente e che abbia tentato tutto quel che ha potuto per legano a sé. Quindi Petr prosegue:
Ieri mio fratello ha ricevuto da mia moglie una lettera nella quale essa si mostra da un lato del tutto nuovo. Da mite colomba si è tramutata in un essere falso, malvagio, pieno di pretese. Mi fa una quantità di rimproveri perché, a suo avviso, l'avrei spudoratamente ingannata.
Frattanto Alexandra, sorella di Petr, ha invitato la cognata nella sua casa di Kamenka. Essa ha pietà di quella donna e, con istinto spiccatamente femminile, cerca di riportare i coniugi ad un accomodamento. Ma Antonina, furente contro il marito, le racconta gli avvenimenti in maniera del tutto tendenziosa, così che Alexandra se ne fa un'idea assolutamente falsa e i rapporti fra lei e l'amato fratello diventano improvvisamente tesi.
Non ti posso tacere, - scrive Petr alla sorella - che il soggiorno di Antonina fra voi, mi ha dato un grosso colpo al cuore. Mi fa piacere che tu la tratti con affetto, ma mi dispiace non poco che tutti gli abitanti di Kamenka conoscano adesso la mia storia. Come potrò ora ricomparire fra voi? Dovrà passare molto, molto tempo, prima che io possa ripresentarmi nella vostra cerchia, un tempo così cara e così necessaria alla mia serenità, senza dover affrontare intollerabili tormenti morali.
Ma la situazione cambia ben presto; Petr apprende da Anatol che Antonina è sul punto di andarsene da Kamenka. Scrive Petr:
Alexandra mi ha confortato con una lunga lettera. Sulle prime essa aveva visto in Antonina soltanto una donna abbandonata e offesa e mi aveva reso responsabile di tutto l'accaduto. Attribuiva a lei ogni sorta di buone qualità, dimostratesi poi inesistenti ad una conoscenza più approfondita. Mia sorella mi scrive francamente che dapprima non si era sentita in alcun modo di perdonarmi per aver distrutto non soltanto la mia vita, ma anche quella di una donna innocente e innamorata. Ora invece ha compreso che da parte di Antonina non si trattava di amore, ma soltanto di trovar marito.