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La perdita di acquisto a seguito degli scenari di crisi internazionali non è da sottovalutare, è anzi un segnale importante anche per la Svizzera. Ad affermarlo ai microfoni della RSI è il professore di macroeconomia e politica monetaria, Sergio Rossi.
"È una situazione preoccupante - spiega l'esperto - soprattutto per le persone del ceto medio o di quello medio basso, per le quali l'aumento dei prezzi al consumo sul piano nazionale è del 2,9%. Se però andiamo ad aggregare i dati, vediamo che il prezzo di farina, pasta, pane, latte e così via sono aumentati maggiormente di questo 2,9%. Una persona del ceto medio, medio-basso farà fatica ad arrivare a fine mese con uno stipendio che, in realtà, non aumenterà, ma calerà il potere d'acquisto di questo stipendio, perché i prezzi stanno veramente esplodendo".
Il professore spiega poi che l'aumento dei prezzi al consumo nella zona euro è stato ben maggiore di quanto registrato in Svizzera. Questo perché il franco è forte sul mercato valutario, per cui quando la Svizzera importa materie prime, petrolio, gas o i prodotti legati all'agricoltura, questi prezzi pesano meno quando aumentano, perché il franco protegge parte delle importazioni.
Indirettamente, però, la Svizzera potrà risentire di questa inflazione forte nella zona euro, perché se questi Paesi aumentano così tanto i prezzi al consumo, ma non aumentano gli stipendi delle persone meno abbienti o anche del ceto medio, questi ultimi consumeranno meno, perché avranno meno potere d'acquisto, per cui in generale la Svizzera potrà esportare meno verso la zona euro. E dunque in Svizzera ci sarà un calo della produzione, dunque dell'occupazione e magari anche degli stipendi.
L'intervista completa su SEIDISERA
- SEIDISERA delle 18.00 del 05.04.2022 . Intervista al Prof. Sergio Rossi