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Il controllo delle esportazioni svizzere di materiale bellico non è abbastanza rigoroso. A questa conclusione giungono tre giuristi delle università di Zurigo e Berna, che rimproverano alla Confederazione di autorizzare l'esportazione di armamenti in "paesi prolematici" senza poi verificare a sufficienza dove vanno a finire.
I tre giuristi, membri del "think tank" indipendente "foraus - Forum di politica estera", hanno condotto lo studio dopo le rivelazioni fatte lo scorso 20 luglio dalla trasmissione informativa "Rundschau" della TV svizzerotedesca. Questa aveva mostrato come i ribelli libici utilizzassero anche munizioni elvetiche ufficialmente esportate verso il Qatar.
Secondo lo studio, presentato come "documento di discussione " e pubblicato sul sito Foraus.ch, l'assicurazione fornita dagli Stati importatori di non riesportare il materiale in Stati terzi non è verificata come dovrebbe da Berna. I tre giuristi non ritengono necessarie nuove disposizioni: basta applicare rigorosamente quelle già esistenti, affermano. Per un controllo coerente sono tuttavia necessari mezzi finanziari e personale adeguati.
Gli autori ammettono però che talune formulazioni sono poco precise e che possono essere interpretate in modo troppo ampio. Un esempio è quella che esclude l'esportazione in paesi che violano in modo "grave" e "sistematico" i diritti umani. Bisogna chiarire cosa va inteso esattamente con questi due aggettivi, sostengono i tre giuristi.
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