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ZAGABRIA - L'inchiesta interna del Tribunale penale internazionale dell'Aja (Tpi) sul suicidio in diretta televisiva, lo scorso novembre al momento della condanna definitiva per crimini di guerra, del generale croato Slobodan Praljak, avrebbe mostrato che non ci sono state omissioni da parte degli agenti del Tribunale né violazioni dei protocolli di sicurezza interni.
Lo scrive oggi il quotidiano di Zagabria Jutarnji list, citando l'avvocato difensore del defunto generale, Nika Pinter, che avrebbe avuto modo di vedere il rapporto dell'inchiesta.
Secondo il giornale questo significa che, almeno pero ora, nessuno risponderà per l'introduzione all'interno del complesso del Tribunale del cianuro che Praljak ha bevuto da una boccetta alcuni momenti dopo aver sentito la condanna a venti anni di carcere per crimini contro la popolazione musulmana, commessi durante la guerra in Bosnia.
L'inchiesta del Tpi non è riuscita a stabilire chi e come avesse consegnato il veleno al generale, affermando comunque che non è stata stabilita alcuna responsabilità dei servizi di sicurezza del Tribunale.
Il giornale ricorda che la polizia olandese sta ancora conducendo un'altra inchiesta, i risultati della quale dovrebbero essere noti nei prossimi mesi.
L'avvocatessa Pinter è stata sentita dagli inquirenti perché nella cella di Praljak è stata trovata una busta indirizzata e lei, ma dentro c'era una lettera per la vedova del generale. Secondo la stessa Pinter, lei sarebbe stata esonerata da ogni sospetto dato che ha visto per l'ultima volta Praljak un anno prima del suicidio.