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BERNA - La Commissione degli affari giuridici (CAG) del Consiglio nazionale ha posto in consultazione fino a domani tre progetti per impedire abusi nella sublocazione, semplificare le modifiche unilaterali del contratto e facilitare la disdetta per motivi personali. Le reazioni di proprietari e inquilini divergono.
La CAG ha elaborato i tre progetti in risposta a quattro iniziative parlamentari. L'associazione di proprietari HabitatDurable, che si impegna per un diritto di locazione sostenibile, accoglie con favore la scissione della revisione. In passato, i progetti sono falliti perché troppe disposizioni avrebbero dovuto essere modificate allo stesso tempo. L'Associazione svizzera degli inquilini (ASI) ritiene invece che questa divisione renda più difficile l'organizzazione di un referendum.
Evitare il subaffitto su Airbnb - Il primo progetto propone che gli inquilini non possano subaffittare il loro alloggio senza il consenso scritto del proprietario. Il locatore potrà rifiutare la sublocazione in determinate circostanze, in particolare se le condizioni di subaffitto sono abusive o se la durata prevista è superiore a due anni.
Nel suo rapporto esplicativo, la commissione indica che l'obiettivo è quello di limitare il subaffitto totale o parziale su piattaforme commerciali come Airbnb. Le misure non raggiungono l'obiettivo auspicato, critica l'ASI. «Poiché riguarda solo gli inquilini, questa disposizione non può essere considerata come una misura per combattere il fenomeno». Anche HabitatDurable è critica.
Contattato da Keystone-ATS, il consigliere nazionale Olivier Feller (PLR/VD), segretario generale della Fédération romande immobilière, ritiene che il progetto renda la legge meno compatibile di adesso con questo tipo di piattaforma.
Scadenza di due anni - L'ASI si rammarica anche per il fatto che il progetto non distingua tra sublocazione totale e parziale. È frequente che gli inquilini subaffittino una stanza a causa di una separazione, una morte o la partenza di un figlio, sottolinea l'associazione. HabitatDurable concorda.
L'ASI ritiene inoltre che il periodo di due anni sia troppo breve in molti contesti, sia per gli inquilini che per i subaffittuari. Un tale limite di tempo sarebbe anche contrario alla libertà economica.
Al contrario, HabitatDurable approva questo limite di tempo. Il subaffitto continuo è già vietato dalla legge attuale, ma non è chiaro quando può essere considerato troppo lungo e quindi rifiutato dal proprietario, afferma dal canto suo l'Associazione dei proprietari fondiari (HEV).
Firma in facsimile - Il secondo progetto propone che la forma scritta sia sufficiente per la comunicazione di un aumento di affitto, senza dover utilizzare un modulo approvato dal Cantone. Dovrebbe essere permesso anche l'uso di una firma in facsimile.
L'HEV accoglie con favore l'autorizzazione di tale firma, che ridurrebbe l'onere amministrativo per i proprietari. Eliminerebbe anche un'incertezza creata dalla giurisprudenza del Tribunale federale, secondo Feller. «Attualmente c'è il rischio che un documento non sia valido perché la firma non è scritta a mano».
Tuttavia, l'HEV chiede che la disposizione della forma scritta venga abbandonata: la norma renderebbe la procedura più macchinosa invece che più semplice. HabitatDurable accoglie con favore questa disposizione. Propone anche che la forma scritta sia estesa ai contratti di locazione, specialmente se sono di lunga durata.
Per l'ASI i cambiamenti non minacciano fondamentalmente i diritti degli inquilini, ma l'associazione si rammarica che questa facilitazione amministrativa per i proprietari non sia accompagnata da una contropartita simile per gli inquilini.
Bisogno personale - Il terzo progetto propone di adattare le condizioni di disdetta per le abitazioni e i locali commerciali. Il locatore non dovrebbe più invocare l'urgenza del bisogno, ma potrebbe semplicemente far valere un bisogno concreto per sé o per i suoi parenti.
Feller ritiene che il progetto «vada nella giusta direzione»; HabitatDurable riconosce che il testo riduce i diritti degli inquilini. L'ASI si oppone fermamente, sostenendo che, in pratica, i proprietari possono già rescindere un contratto per le loro esigenze, «anche a scapito delle difficili situazioni familiari o personali degli inquilini». Secondo l'ASI la pratica mostra anche che il bisogno personale è «strumentalizzato» per «sbarazzarsi» di un inquilino. Propone di introdurre una sanzione per i proprietari che dovessero usare questo motivo come pretesto.