Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/123111

<h2>SubmittedText<h2><p>Da fine 2011 i problemi finanziari del gruppo Petroplus sono un tema scottante; occorre trovare un acquirente affidabile per il sito di Cressier. A questo proposito l'impegno dei dipartimenti dell'economia dei cantoni interessati è di fondamentale importanza. In particolare, l'ottenimento dell'indennità per lavoro ridotto (IRL) presso la SECO è un obiettivo di fondo non solo dal punto di vista sociale, ma anche per mantenere sul posto il capitale di competenze.</p><p>A inizio gennaio diversi parlamentari si sono rivolti alle CAPTE e alla CTT con lo scopo di sensibilizzare il DATEC in merito all'interesse strategico delle due raffinerie di Cressier e Collombey e dei due oleodotti che partono dai porti di Marsiglia e Genova. Si parla del 40 per cento del petrolio consumato in Svizzera, ovvero cinque milioni di tonnellate di petrolio greggio all'anno. In mancanza di detti oleodotti, le infrastrutture stradali e ferroviarie dovrebbero far fronte a decine di migliaia di veicoli supplementari, con costi superiori e una maggiore instabilità dell'approvvigionamento. Purtroppo, infatti, gli oleodotti non possono essere utilizzati per il trasporto di prodotti raffinati.</p><p>La chiusura della raffineria di Cressier e del suo oleodotto, le minacce che incombono su Collombey, le temperature glaciali di febbraio, l'insicurezza nel Vicino Oriente, l'intenzione della Germania di imporre una nuova tassa di navigazione sul Reno e la domanda in forte crescita in Asia sono tutti elementi che riportano all'ordine del giorno la sicurezza dell'approvvigionamento di petrolio nel nostro Paese. Da parte sua, la Confederazione sembra essere divisa tra due punti di vista, quello dell'economia che si preoccupa dell'approvvigionamento di petrolio (più della metà dell'energia utilizzata in Svizzera) e quello del DATEC che non vede nessun problema.</p><p>Pur ritenendo che la Confederazione non debba sostituirsi al ruolo dell'economia privata, si considera necessario che faccia un'analisi approfondita della situazione e che offra alle imprese che occupano una posizione strategica condizioni quadro favorevoli. Qual è dunque la posizione del Consiglio federale in merito all'approvvigionamento di petrolio nel nostro Paese, e in particolare in merito all'importanza degli oleodotti e delle raffinerie sul territorio svizzero? Di quali strumenti dispone per favorire il rilevamento della raffineria di Cressier da parte di un partner affidabile?</p><p>Nota bene: dal punto di vista del valore aggiunto, una conversione parziale in una semplice attività di stoccaggio di petrolio greggio (o raffinato) in mancanza di un acquirente affidabile non è una variante accettabile. Un tale sito di stoccaggio occuperebbe infatti solamente una trentina di collaboratori, contro gli attuali 270 circa. A livello fiscale, ma anche in termini di occupazione dei 74 ettari di terreno industriale che genererebbero ben poco a livello socio-economico, il bilancio sarebbe lungi dall'essere sufficiente.</p><p>In caso di cessazione definitiva delle attività di raffinazione il sito, considerato il suo potenziale, dovrebbe essere riconvertito in zona industriale. In tal caso, che ne sarebbe dell'applicazione della legislazione sul risanamento dei siti contaminati e dei fondi federali a disposizione?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Per l'economia svizzera è fondamentale che l'approvvigionamento energetico sia affidabile, rispettoso dell'ambiente, efficiente e sostenibile. Il Consiglio federale segue perciò con particolare attenzione gli sviluppi sul mercato del petrolio.</p><p>La Svizzera potrebbe avere sufficienti rifornimenti di prodotti petroliferi anche dopo un'eventuale chiusura della raffineria di Cressier. Grazie alla sovraccapacità attuale del mercato europeo del petrolio, la mancata produzione potrebbe essere compensata da un aumento delle importazioni di prodotti derivati dalla raffinazione del petrolio, in particolare attraverso il Reno e l'oleodotto della società Sappro. Tuttavia, la chiusura definitiva della raffineria di Cressier ridurrebbe la flessibilità dell'approvvigionamento. In caso di chiusura anche della seconda raffineria svizzera, si assisterebbe invece a un sovraccarico delle strutture di trasporto attuali, in particolare sull'asse Losanna-Ginevra, le quali necessiterebbero di conseguenza di investimenti appropriati. In particolare, qualora entrambe le raffinerie venissero chiuse, la soppressione temporanea della navigazione sul Reno o dell'oleodotto della Sappro per prodotti derivati dalla raffinazione del petrolio potrebbe portare a difficoltà considerevoli. Per essere preparati a tali evenienze, gli importatori sono tenuti a stoccare scorte di prodotti petroliferi pari al consumo medio in quattro mesi e mezzo. In caso di necessità il DFE sbloccherebbe le scorte. Attualmente l'UFE sta inoltre verificando, dal punto di vista tecnico, in che misura gli oleodotti utilizzati per l'importazione potrebbero essere convertiti a medio termine in oleodotti per il trasporto di prodotti derivati dalla raffinazione del petrolio.</p><p>A causa della sovvraccapacità delle raffinerie sul mercato europeo, negli scorsi anni sono state chiuse diverse raffinerie, ad esempio a Cremona e a Reichstett. Le difficoltà della raffineria di Cressier sono da ricondurre a questo processo di risanamento strutturale e la sua sopravvivenza dipende pertanto dal mercato. Secondo l'articolo 4 capoverso 2 della legge sull'energia (LEne; RS 730.0) l'approvvigionamento energetico è compito dell'economia energetica, mentre la Confederazione e i cantoni istituiscono condizioni quadro statali adeguate. Nel caso in questione, la Confederazione non dispone pertanto di basi legali che le consentano di intervenire all'interno delle strutture di approvvigionamento esistenti.</p><p>Il Consiglio federale risponde come segue alle singole domande:</p><p>- Nel suo rapporto finale sulla problematica delle imprese troppo grandi per fallire ("too big to fail"), la commissione di esperti istituita dal Consiglio federale ritiene che i rischi sistemici riguardino unicamente le grandi banche e che i prodotti e le prestazioni forniti da altri settori possano essere sostituiti a medio termine. La chiusura di una raffineria può certamente essere fonte di problemi per i fornitori e per i clienti, ma questo rapporto di dipendenza deriva dalla divisione del lavoro, fa parte del rischio commerciale generale e non giustifica quindi l'intervento dello Stato. Il compito dello Stato consiste nell'istituire condizioni quadro economiche favorevoli all'insieme delle imprese. D'altra parte, in caso di fallimento di un'impresa la legge federale sulla esecuzione e sul fallimento prevede misure a corto termine (ad es. una moratoria concordataria da quattro a sei mesi) al fine di garantire senza interruzioni le funzioni di importanza strategica. Il Consiglio federale è consapevole delle possibili conseguenze di una chiusura definitiva dell'impresa dal punto di vista dell'occupazione. Esistono tuttavia misure in grado di ridurre l'impatto. Queste misure saranno attuate dalle autorità cantonali competenti.</p><p>- In caso di cessazione definitiva della raffinazione, occorre procedere innanzitutto a un esame del sito che permetta di stabilire se necessita di un risanamento secondo l'ordinanza federale sul risanamento dei siti inquinati. I costi derivanti dall'esame e gli eventuali costi di risanamento devono essere assunti da Petroplus o dai suoi successori. In caso di fallimento di Petroplus, il cantone di Neuchâtel dovrebbe assumersi i costi e la Confederazione potrebbe accordare, per mezzo del fondo per i siti contaminati, una sovvenzione pari al 40 per cento.</p>  Risposta del Consiglio federale.