Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01195.jsonl.gz/417

«A city is composed of different
kinds of men; similar people
cannot bring a city into existence»
ARISTOTELE, The Politics
Il Tribunale Penale federale di Bellinzona - con il Tribunale Amministrativo federale di San Gallo (1) - sono il frutto di una politica di decentramento delle istituzioni voluta dal Parlamento della Confederazione a sostegno della riforma del sistema giudiziario approvata nel 2007. Nell’epoca dell’informazione di massa e digitale, il Tribunale Penale, istituzione in cui si giudicano crimini contro da Democrazia e il Popolo Svizzero, è un ‘istituzione frequentemente sotto le luci della ribalta: ecco che la sinergia tra Confederazione e Cantone, gli architetti e i costruttori, sono state segnate dalla volontà di garantire a quest’edificio il prestigio adatto ad un simbolo dell’efficienza e modernità del sistema di Diritto della Confederazione.
Quando nel 1930 Heinrich Tessenow vinse il concorso per Neue Wache a Berlino la sua proposta era di una radicalità fondamentale: aveva a che fare con la prima opera autonoma di Karl Friedrich Schinkel e la questione vincente fu quella di interrogarsi su come far corrispondere all’aspetto di grande eloquenza dell’esterno uno spazio interno altrettanto rappresentativo. Il risultato fu conseguito modificando l’ingresso, con una soluzione che esalta l’assialità della facciata, dominata da un timpano dorico, e svuotando l’edificio che diviene un unico grande spazio, silenzioso, illuminato solo dalla luce zenitale proveniente da un anello in bronzo posto al centro del soffitto. Tessenow trasforma l’edificio in un’architettura assoluta, in cui l’espressione esterna corrisponde ad un’essenza interna: la traduzione moderna di un tempio classico. Il progetto di Durisch Nolli e Bearth Deplazes per il Tribunale Penale porta a riflettere in maniera analoga sui vantaggi che una strategia basata sull’empatia dello spazio puo’ fornire. Fin dal bando di concorso, a cui i due uffici parteciparono uniti nel 2008, è evidente che il problema fosse come dare al tribunale una valenza rappresentativa adeguta. La soluzione proposta pone radicalmente al centro lo spazio principale dell’istituzione, l’aula del Tribunale - articolata qui in 2 sale a base quadrata, comunicanti tramite porte a soffietto. Questi due spazi, illuminati da luce zenitale, assumono proporzioni impressionanti, apparendo “sormontate da due cupole a tronco di piramide che culminano in due lucernari” (2). Ad enfatizzare ancor più l’effetto collabora la tessitura dei pannelli in calcestruzzo prefabbricati che costituiscono le cupole. Sviluppati da Gramazio & Kohler, specializzati in fabbricazione digitale (o “materialità digitale”), questi elementi sono caratterizzati da un pattern tridimensionale sviluppato in parametrico. Attraverso una decorazione a “occhio di pavone” gli autori arrivano ad ottenere le performances acustiche necessarie al progetto (20% di foratura per il posizionamento di materiale fonoassorbente). L’effetto nel suo complesso è fortemente denso; ecco quindi che questo spazio dal pavimento in terrazzo bianco e dai dettagli in bronzo, illuminato da una luce diffusa che gioca con le decorazioni dei pannelli del soffitto, raggiunge una forte connotazione drammatica.
Il rapporto con l’edificio dell’exScuola di Commercio, costruita nel 1895, più o meno contemporanea al vicino Palazzo Pretorio, diviene un altro punto fondamentale del progetto: gli architetti decidono di mantenere solo la parte dell’edificio storico che si affaccia su viale Stefano Franscini, eliminando le “ali” tipiche dell’impianto ottocentesco, e di aggiungere una nuova parte che “completi” la volumetria. Il sito ha un forte valore simbolico per la città di Bellinzona: questo viale, su cui si allineano la Chiesa, il Palazzo Pretorio e la Scuola di Commercio, nei pressi del Teatro, a fianco del nucleo medievale, era uno dei luoghi simbolo del mutato status di Bellinzona, che nel 1870 divenne la Capitale del Canton Ticino e importante scalo ferroviario. Il nuovo volume pur contenendo tre livelli di uffici si articola perfettamente con i due livelli l’edificio storico sia a livello volumetrico che estetico. La facciata in calcestruzzo bianco a cassero liscio si confronta con la tripartizione neoclassica dell’esistente in modo ponderato: questo diviene il principale assunto costruttivo, che si concretizza con un leggero aggetto degli elementi di facciata dei tre livelli sovrapposti uno sull’alto, come gradoni, e l’intradosso delle finestre a semicolonna, che rendono un effetto elegante e spiccatamente astratto. A livello funzionale la suddivisione è chiara: il nuovo volume contiene il motore - uffici e servizi - necessari al funzionamento del meccanismo giudiziario. Ciò che rimane della scuola invece ospita al piano terra l’ingresso, l’accettazione e la sala per controllo di sicurezza: dopo le tre arcate del portico centrale, entrando dal grande portale di bronzo e avanzando lungo l’asse centrale del complesso, si arriva direttamente all’aula centrale, attraverso lo spazio un tempo occupato dal vano scale. Questo spazio, dallo sviluppo trasversale, permette anche la percezione per il visitatore del sistema degli uffici, organizzati a “ferro di cavallo” attorno alle aulee. La scelta vincente sta proprio in questo rapporto dialettico tra gli assi interni e quelli esterni, urbani, della città: a differenza di tutti gli altri progetti di concorso, che mantenevano praticamente inalterati gli edifici esistenti poiché sotto tutela, la coraggiosa decisione di adattare la tipologia dell’edificio alle mutate esigenze, paradossalmente, sottolinea ancora di più il valore dell’edificio storico. Grazie alla maggiore superficie costruita per gli uffici è stato possible per esempio destinare ad una fruizione più pubblica, con la caffetteria e una sala riunioni, i grandi saloni del primo piano dove è così possibile ammirare la vista del castello medievale attraverso le grandi finestre. La conservazione critica del patrimonio architettonico diviene evidente proprio attraverso la conversione funzionale.
L’armonizzazione tra dualità è una sorta di elemento caratterizzante di questo progetto: si tratta infatti del frutto di una collaborazione sincronica tra due committenze, il Canton Ticino e la Confederazione, e tra due studi di architettura, Durisch + Nolli e Bearth & Deplazes. Se tra i committenti la collaborazione è stata felice da un lato, dall’altro ha evidenziato un ritardo nella raccolta dei fondi da parte del cantone per finanziare la seconda parte del progetto, il restauro del Palazzo Pretorio. Per quanto riguarda gli architetti sarebbe poco interessante cercare di attribuire i diversi elementi, cercare un’autorialità: la divisione e lo svolgimento del lavoro è stato fatto in modo molto pragmatico, le scelte progettuali e costruttive nel modo più logico. Quello che ne deriva è l’elevata qualità del progetto e del dettaglio di esecuzione. Ma dato che alla fine si tratta anche di un restauro è interessante il rapporto di collaborazione diacronica con l’architetto dell’ex Scuola di Commercio - che vede il suo progetto completato nella sua “immagine” - e con il Borromini del San Carlino a Roma, che trova un eco nello spazio decorato da Gramazio & Kohler. La scelta di queste decorazioni “generate” a computer e non “create” da una scelta estetica e arbitraria è sintomatico per il parallelismo con l’inevitabilità del diritto: non è un caso, forse, che nello spazio vuoto nascosto dietro i pannelli fonoassorbenti del tetto dell’aula del tribunale sia stata posizionata la biblioteca del tribunale. Il peso dei libri del Diritto e dei suoi studi gravitano sopra la sala centrale, in un volume che viene smaterializzato dalla luce e dalle decorazioni, che vengono accettate e sostenute perché necessarie: imprescindibili per il funzionamento del sistema.
(1) realizzato nel 2012 da Staufer und Hasler Architekten
(2) dalla relazione di progetto pubblicata nel libro “Tribunale Penale Federale” UFCL, 2013