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ef. Un tribunale francese ha riconosciuto, dopo un processo durato quattro anni, che la morte di Henri Friconneau, capitano di gendarmeria, morto nel 2015 a causa di un raro angiosarcoma, è stata provocata dall’uranio impoverito (DU) al quale è stato esposto durante la sua missione OPEX1 in Kosovo. Lo ha riferito il quotidiano francese «La voix des gendarmes» (La voce dei gendarmi) il 31 maggio 2020.
La rivista francese Marianne aveva riportato il 1° novembre 2019: «Lui [Friconneau] e i suoi colleghi sono stati alloggiati in una caserma dell’ex esercito jugoslavo, che porta ancora i segni dei bombardamenti. Nel maggio 2014 il funzionario inquirente [...] è stato ricoverato in ospedale per un dolore persistente alla natica sinistra, contro il quale i farmaci antinfiammatori erano inefficaci. Le analisi hanno mostrato che è stato divorato da un angiosarcoma osseo metastatico che colpisce il fegato, i polmoni e il cuore. Ne morirà un anno dopo».1
A sua moglie, Loret Friconneau, è stato dato il diritto di aggiungere il nome del marito alla lista dei meritevoli «Mort pour la France» (Morto per la Francia). Le è stata anche assegnata una pensione di vedova, che il Ministero della Difesa francese in precedenza le aveva negato. Henri Friconneau nel 2000 era stato di stanza in Kosovo per sei mesi ed era entrato in contatto con il DU contenuto nei resti dei missili usati dalla NATO contro i serbi nel 1999.
Grazie alle contro-inchieste della sua avvocatessa, Véronique Rachet-Darfeuille, un tribunale francese, dopo quelli italiani, ha ora riconosciuto il nesso tra i bombardamenti NATO con munizioni al DU e l’aumento dei casi di cancro nell’esercito, ma anche tra la popolazione civile.
L’avvocato Srdjan Aleksic della città serba di Nis rappresenta da anni numerose famiglie che hanno perso parenti in seguito alla guerra in Jugoslavia del 1999 a causa di tumori multipli per lo più gravi. Attualmente sta preparando le cause legali in tutti i paesi membri della NATO che hanno partecipato alla guerra di aggressione contro l’ex Repubblica Federale di Jugoslavia e sta già negoziando con la magistratura serba.
Aleksic ha formato un team di 26 avvocati e professori provenienti da Serbia, Germania, Francia, Italia, Russia, Cina, Gran Bretagna e Turchia per le cause internazionali. Numerosi medici sono anche impegnati a documentare e analizzare le gravi conseguenze dell’impiego di DU. Secondo il Ministero della Salute serbo, viene diagnosticato in media ogni giorno il cancro presso un bambino. In totale, il tasso di pazienti affetti da cancro, pari a circa 33.000 casi all’anno, è cinque volte superiore a quello precedente l’attacco (https://de-de.facebook.com/ratnasteta/). Aleksic aveva organizzato due conferenze
internazionali su questo tema a Nis nel 2018 e nel 2019. Al giornale della diaspora serba «Vesti» del 3 giugno 2020 ha dichiarato: «La conferma del legame di causa-effetto tra queste gravissime malattie e i proiettili all’uranio impoverito arriva ora oltre che dall’Italia da un altro Paese Nato, e questo è un fatto molto importante. Rappresenta la speranza di poter dimostrare il legame tra i bombardamenti della Repubblica Federale di Jugoslavia nel 1999 e la crescente diffusione del cancro nella Serbia meridionale, nel Kosovo e nella Metochia. È quindi una grande opportunità per i malati e le famiglie dei defunti dimostrare questa verità e ricevere un risarcimento». Secondo «Vesti», Aleksic ha presentato alla Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite a Ginevra 1’500 dossier con le cartelle cliniche di cittadini serbi che attribuiscono la loro malattia ai bombardamenti della NATO: «Ho spiegato i loro casi e ho chiesto che vengano inviati in Serbia investigatori indipendenti per indagare sulla tutela dei diritti umani e dell’ambiente». •
1 Marianne, magazine 1 nov. 2019, Jean-Claude Jaillette
(Traduzione Discorso libero)
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