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Per esempio, si tratta di vietare ai richiedenti l'asilo di accedere a certi settori urbani, ossia di abbandonare il centro di raccolta che li ospita, nei primi 3-6 mesi successivi all'inoltro della loro domanda, ha dichiarato oggi alla stampa Lucrezia Meier- Schatz (PPD/SG). La consigliera nazionale ha presentato le conclusioni della commissione su un rapporto, pubblicato in aprile, che stila un bilancio delle misure coercitive nei confronti degli stranieri, a dieci anni dall'entrata in vigore.
Oltre ai perimetri d'assegnazione, la commissione del Nazionale desidera inoltre che i richiedenti siano maggiormente obbligati a partecipare a programmi d'occupazione. Queste misure mirano a dissuadere le persone che abusano della procedura d'asilo per ottenere un diritto di soggiorno in Svizzera e compiono reato, ha precisato Jean-Paul Glasson (PLR/FR).
Per contro, questi provvedimenti - ha sottolineato il deputato friburghese - non rappresenterebbero «ostacoli insormontabili per coloro che cercano veramente aiuto e protezione». Rispetto alla popolazione residente, il tasso di delinquenza è più elevato tra i richiedenti, in particolare nei primi 12 mesi successivi al loro arrivo in Svizzera, ha aggiunto.
Per la commissione della gestione, le due misure dovrebbero - se possibile - essere realizzata già nell'ambito della revisione della legge, attualmente esaminata dalle Camere. Tuttavia, questa commissione non è competente per il lavoro legislativo, dato che il suo compito è di controllare l'applicazione delle leggi. Essa deve dunque limitarsi in questo caso a comunicare le proprie idee al Consiglio federale e alle commissioni delle istituzioni politiche.
Insubordinazione
La commissione della gestione non si esime comunque dall'esternare il proprio scetticismo in merito al previsto raddoppio della durata di detenzione dei richiedenti in vista d'espulsione (da 9 a 18 mesi). Nella maggior parte dei casi, è nei primi tre mesi che una persona detenuta si decide a cooperare o no per l'ottenimento dei suoi documenti d'identità e l'organizzazione del rimpatrio.
A suo modo di vedere, se le autorità raccomandano una proroga della detenzione, è per indurre lo straniero a cooperare in vista del suo rimpatrio, e non perché la durata di 9 mesi è insufficiente per l'ottenimento dei suoi documenti. Sarebbe dunque più appropriato parlare di detenzione per «insubordinazione».
Convinta di ciò, la commissione raccomanda dunque al parlamento di riesaminare le differenti forme di incarcerazione alla luce del fine che si vuole raggiungere e della loro compatibilità con la Convenzione europea dei diritti umani.
Armonizzazione
In modo generale, i commissari puntano il dito contro le differenze cantonali nell'applicazione del diritto degli stranieri. «È inaccettabile che un richiedente sia trattato in modo diverso a Ginevra, San Gallo o Zurigo», ha dichiarato Glasson, parlando di «roulette russa».
Per esempio, la principale misura coercitiva - la detenzione in vista dell'espulsione - è raramente applicata a Ginevra, mentre lo è nella maggior parte dei casi a Zurigo. Eppure, la proporzione delle persone del settore dell'asilo rinviate è praticamente identica nei due cantoni (GE: 11%; ZH: 13%).
Secondo i commissari, dopo una fase di sperimentazione di dieci anni, è giunto il momento di passare a una fase di armonizzazione. In materia di rinvio di richiedenti l'asilo e di stranieri in situazione irregolare, essi chiedono al Consiglio federale di cercare di istituzionalizzare un coordinamento e una cooperazione regolari tra i cantoni.
Paragone difficile
Per poter misurare l'efficacia degli strumenti messi in vigore, si dovrebbe anche disporre di dati paragonabili, ciò che non è attualmente il caso. Anche per questo aspetto, i commissari chiedono un'armonizzazione dei metodi di raccolta dei dati tra cantoni.
Il Consiglio federale è pure invitato a esaminare il problema del volume dei dossier in sospeso in certi cantoni. Secondo il rapporto, Ginevrà è particolarmente interessata dal fenomeno.
Annexe: rapport de la commission