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Donna per le autorità spagnole, ma uomo in Svizzera.
Il Tribunale federale (TF) in ultima istanza ha confermato la decisione delle autorità ginevrine che hanno negato a un transessuale con doppia cittadinanza svizzera e spagnola di modificare la sua identità sessuale unicamente sulla base di una decisione del consolato spagnolo.
Secondo i giudici della Corte suprema, le autorità cantonali ginevrine hanno agito correttamente negando il cambiamento di sesso sulla base di un decreto firmato dal console generale di Spagna a Ginevra.
Per il TF, il cambiamento di sesso autorizzato da un consolato non può essere trascritto nei registri anagrafici svizzeri. La Svizzera non permette infatti ai rappresentanti diplomatici stranieri di esercitare funzioni che spettano ai tribunali civili ordinari, ad esempio come succede per i cambiamenti di sesso.
Nel 2009, il cittadino con la doppia nazionalità svizzera e spagnola aveva beneficiato della benevolenza di un funzionario ginevrino che aveva fornito al transessuale una carta d'identità elvetica con la menzione di sesso femminile.
Grazie a questo documento e a un certificato che attesta una disforia di genere, il transessuale si era presentato al consolato spagnolo ottenendo, per decreto, l'iscrizione della modifica del nome e dell'indicazione relativa al suo sesso nel registro anagrafico spagnolo.
Nel 2015, dopo aver perso la carta d'identità, l'interessato aveva richiesto un nuovo documento, sempre con la menzione di sesso femminile. Questa volta però un impiegato dell'ufficio ginevrino più intransigente si è rifiutato di registrare il cambiamento di genere sul documento poiché nei registri anagrafici il transessuale risultava essere di sesso maschile.
L'interessato dovrà ora richiedere la modifica della sua identità sessuale tramite una procedura civile "semplice e rapida", che non dipende neanche più da un intervento chirurgico, indicano nella sentenza i giudici di Mon Repos, riferendosi alle indicazioni delle autorità ginevrine.
(Sentenza 5A_390/2016 del 17 maggio 2017)