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Come fanno le società calcistiche a valutare il budget a disposizione per acquistare nuovi calciatori?
Questa sessione di calciomercato è ormai entrata nel vivo, ma certamente molti club hanno in testa ancora qualche colpo da sferrare. I grandi nomi ancora in cerca di una nuova sistemazione sono molti, dai due giocatori del Real Madrid - Gareth Bale e James Rodriguez - agli "argentini d'Italia" Paulo Dybala, Gonzalo Higuain e Mauro Icardi. Che l'acquisto di un giocatore si traduca in un grande investimento, o meno, i club devono valutare quanto possono permettersi di spendere. Tale valutazione, però, non può tener conto unicamente degli incassi fatti con eventuali cessioni.
Uno degli indici maggiormente preso in considerazione, è il rapporto tra il costo della rosa - comprendente la somma degli stipendi lordi, gli ammortamenti dei cartellini dei calciatori e i costi generati da eventuali giocatori presi in prestito da altre società - e i ricavi complessivi attesi. Il costo di una rosa considerata sostenibile, in termini contabili, prevede - generalmente - un rapporto con i ricavi attesi, tra il 50% e il 70%. Nel caso in cui questo rapporto fosse maggiore del 70%, potrebbe essere segnale del fatto che le sessioni di calciomercato degli anni precedenti, non siano state sostenibili. In questo caso, un club dovrebbe riuscire - in qualche modo - a generare più ricavi di quelli previsti, ad esempio generando delle plusvalenze dalla vendita di giocatori, per i quali non si era previsto di rinunciare alle prestazioni sportive.
In una società di calcio idilliaca, gli stipendi dei calciatori dovrebbero essere coperti con i ricavi dell'attività caratteristica, tra cui possono figurare le entrate al botteghino, i diritti televisivi, lo sfruttamento del proprio marchio e i contratti di sponsorizzazione. A spesare gli ammortamenti dei cartellini dei giocatori, dovrebbero intervenire i ricavi del cosiddetto player trading.
Alcune società, però, hanno fatto della compravendita dei calciatori il loro core business. Si pensi all'Atalanata, all'Udinese o - alle nostre latitudini - al Basilea. Un vecchio adagio calcistico, però, dice che "la palla è rotonda", quindi un pieno affidamento al player trading potrebbe essere rischioso. Quante volte, infatti, si sono visti club acquistare giocatori dal grande futuro, sui quali però ci si è dovuto ricredere? Quante volte, invece, il valore di un giocatore è sceso, a causa di un grave infortunio?
Economicamente parlando, questi fattori sono troppo aleatori, per poterne fare pieno affidamento. Proprio per questo, spesso le squadre di calcio moderne cercano di aumentare i propri ricavi caratteristici, senza per forza fare affidamento sul player trading. Oggi, un Cristiano Ronaldo non lo si compra (solo) per vincere la Champions League, ma soprattutto per rafforzare il proprio brand. Con le medesime motivazioni, molte squadre (soprattutto quelle inglesi) si sono impegnate nella costruzione di uno stadio di proprietà.
Insomma, se la vostra squadra del cuore - per soddisfare i vincoli dettati dal fair play finanziario - dovesse regolarmente rincorrere miracolose plusvalenze, preoccupatevi. È possibile che il miglior talento della stagione precedente verrà venduto, oppure, il club potrebbe fare la fine del Chievo di Campedelli.