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Il Consiglio degli Stati ha respinto oggi con 28 contro 10 l'iniziativa popolare "sei settimane di vacanza per tutti". Per i senatori il testo del sindacato Travail.Suisse, già bocciato dal Nazionale, sarebbe nocivo per l'economia.
Attualmente, i lavoratori hanno diritto a un minimo di quattro settimane di vacanza all'anno, che diventano cinque nel caso abbiano meno di 20 anni. Molte imprese hanno comunque già oggi soluzioni più generose, ha affermato Werner Luginbühl (PBD/BE) a nome della commissione.
Per la maggioranza, l'obbligo di concedere più vacanze minaccerebbe gli impieghi, in particolare nelle piccole e medie imprese (PMI). I costi salariali aumenterebbero del 2% per ogni settimana di vacanza supplementare, ossia circa 6 miliardi all'anno.
Questa somma sarebbe tuttavia interamente compensata dal calo di 10 miliardi di franchi di spese che lo stress genera ogni anno, ha replicato invano la sinistra. Inoltre, "negli ultimi anni la produttività è fortemente aumentata, di circa il 22% in 15 anni, molto di più rispetto ai salari e alle vacanze, il cui ultimo adattamento risale al 1983", ha affermato Liliane Maury Pasquier (PS/GE).
La consigliera federale Simonetta Sommaruga ha da parte sua riconosciuto che il carico di lavoro è aumentato e che la pressione è forte in alcuni settori. Per il governo, ha però sostenuto, inserire il diritto a sei settimane di vacanza nella Costituzione non è una buona idea. Una regolamentazione più generosa deve essere il frutto di negoziati tra imprese e partner sociali.
Il governo si interroga poi se aumentare le vacanze sia il modo giusto per combattere lo stress: una settimana di vacanza supplementare ha senso solo se il dipendente viene alleggerito del carico di lavoro corrispondente. Se così non avvenisse, ciò potrebbe essere controproducente e la pressione sul posto di lavoro potrebbe addirittura aumentare, ha detto Sommaruga.
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