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GINEVRA - «C'è la speranza che entro la fine di quest'anno potremo avere un vaccino». Lo ha detto il direttore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) Tedros Adhanom Ghebreyesus al termine di una riunione di due giorni del comitato esecutivo dell'organismo.
Attualmente - ricorda la Bbc - ci sono circa 40 vaccini allo stadio di studi clinici, incluso uno sviluppato dall'Università di Oxford che è già in una fase avanzata di test. Ma il direttore dell'Oms non ha specificato quale vaccino potrebbe essere disponibile entro la fine dell'anno.
L'Oms ha già messo in campo il programma Covax che mira a fornire a tutti i paesi del mondo un accesso equo ai vaccini, una volta che saranno stati autorizzati e approvati.
Allo stesso tempo, gli scienziati hanno avvertito che anche con un vaccino efficace non si tornerà subito alla normalità, poiché potrebbero essere necessari mesi per produrlo, distribuirlo e somministrarlo su larga scala.
Proprio per questo motivo, il capo dell'Oms ha ribadito che il mondo ha bisogno di utilizzare «tutti gli strumenti a portata di mano» per porre fine alla pandemia, e il vaccino è solo uno di questi.
E l'Europa? - Sono due i vaccini su cui l'Europa punta nella guerra contro il Covid-19. Dopo quello di Oxford, l'Agenzia europea per i medicinali (Ema) ha iniziato l'iter di autorizzazione per il vaccino sviluppato dalla tedesca BioNTech in collaborazione con Pfizer.
Il Comitato per i medicinali per esseri umani dell'Ema ha avviato il cosiddetto rolling-review, ovvero una revisione continua dei dati per il vaccino contro il Sars-Cov-2 di Pfizer. La decisione, scrive Ema, «si basa sui risultati preliminari di studi clinici precoci e non clinici condotti su adulti» che suggeriscono come il vaccino BNT162b2 «inneschi la produzione di anticorpi e di cellule del sistema immunitario, che prendono di mira il virus».
Tuttavia, precisa, ciò «non significa che si possa ancora giungere a una conclusione sulla sicurezza e l'efficacia del vaccino, poiché gran parte delle prove deve ancora essere sottoposta al comitato». Queste erano le stesse precauzioni sottolineate dall'agenzia nell'avviare lo stesso iter, lo scorso primo ottobre, per il vaccino sviluppato da AstraZeneca in collaborazione con l'università di Oxford. Proprio rispetto quest'ultimo, la cui sperimentazione clinica era stata momentaneamente sospesa e poi riavviata, si attendono in questi giorni i nuovi risultati, che potrebbero chiarire meglio i tempi.
Oltre oceano, va avanti speditamente anche il progetto della società biotech statunitense Moderna e dell'Istituto Statunitense per le Allergie e le Malattie Infettive (Niaid) basato sull'mRna virale, ma non è prevista una richiesta per l'autorizzazione almeno fino alla fine di novembre. Sono questi i tre candidati più promettenti e in fase avanzata di sviluppo ma circa 200 sono quelli su cui si lavora nel mondo, da Israele alla Cina.
Mentre i contagi superano i 35 milioni a livello globale e deceduti sono ormai già ben oltre un milione, in questa corsa contro il tempo la rapidità non deve diventare fretta, perché la sicurezza resta il primo requisito, sottolineano gli esperti.