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Decisione democratica sul Patto per le migrazioni, grazie all’UDC
Le pressioni dell’UDC hanno avuto effetto: dopo il Consiglio degli Stati, anche il Consiglio nazionale ha deciso che il Patto dell’ONU per le migrazioni debba essere sottoposto al Parlamento federale. Il Consiglio federale dovrà quindi presentare alle camere legislative una proposta d’adesione nella forma di decreto federale, in modo che il popolo possa eventualmente pronunciarsi su questo documento pericoloso per la Svizzera.
Tenuto conto della forte resistenza suscitata dal Patto per le migrazioni, l’approvazione senz’altra forma di procedura di questo accordo da parte del Consiglio federale sarebbe un vero e proprio affronto. Benché si tratti di una “soft law”, dunque di un regolamento non vincolante giuridicamente, questo patto è estremamente problematico. Questa convenzione dell’ONU vuole, per esempio, estendere la qualità di rifugiato alle persone che fuggono dal loro paese per motivi climatici, e prevede inoltre dei programmi di reinsediamento di intere popolazioni. Queste nuove norme provocherebbero uno sconvolgimento della politica d’asilo svizzera, senza alcuna legittimità democratica.
Il Consiglio federale giustifica ingenuamente il suo sostegno a questo Patto per le migrazioni, argomentando che questo accordo faciliterebbe il rinvio dei rifugiati nel loro paese d’origine. Evidentemente prende i suoi sogni per delle realtà. Prova ne sia, per esempio, che l’Eritrea, principale paese d’origine dei richiedenti l’asilo che affluiscono in Svizzera, ha rifiutato di firmare il Patto per le migrazioni.