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L'aumento dell'Iva ordinaria (dal 20% al 23,5%) e dell'aliquota intermedia (dal 10 al 12,5%) comporterebbero un aggravio di spesa per le famiglie di circa 66 euro l'anno solo per il comparto alimentare.
E' l'allarme lanciato dalla Fiesa-Confesercenti che chiede al Governo di rimandare al prossimo anno gli aumenti sull'Iva per evitare di dare un ultimo, decisivo colpo al potere d'acquisto delle famiglie italiane, ai consumi, gia' stagnanti da anni.
Secondo l'organizzazione, "duemila negozi alimentari rischiano di chiudere definitivamente i battenti entro il prossimo autunno in ragione del combinato effetto degli aumenti di Imu, utenze e stretta immobiliare. Il peso dei prodotti su cui grava l'Iva ordinaria è pari al 100% per le bevande alcoliche e al 5% per i prodotti alimentari e le bevande analcoliche. Questo vuol dire che un aumento delle aliquote ordinarie così come previsto porterebbe un aggravio per le famiglie di 20 euro l'anno. A questo si deve aggiungere l'aumento dell'Iva al 10%. I prodotti su cui grava quest'ultima rappresentano circa il 33,5% del comparto prodotti alimentari e bevande analcoliche. L'aumento dell'aliquota ridotta porterebbe un aumento di spesa di 46 euro l'anno".