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<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Con la creazione, nel maggio 2003, del Servizio per la lotta alla violenza in seno all'Ufficio federale per l'uguaglianza fra donna e uomo, il Consiglio federale ha voluto dare un chiaro segnale del suo impegno contro la violenza. Una delle priorità di questo servizio è proprio la lotta alla violenza domestica. Preoccupato dai casi di omicidio in ambito familiare registrati negli ultimi anni, il servizio ha incaricato l'Ufficio federale di statistica (UST) di condurre un rilevamento specifico dei casi di omicidio nel quadriennio 2000 - 2004. La pubblicazione del rapporto finale è prevista per metà 2006. Una recente indagine sulla violenza contro le donne (cfr. risposta alla domanda 2) e alcuni studi condotti nell'ambito del Programma nazionale di ricerca PNR40 ("Violenza nella vita quotidiana e criminalità organizzata") forniscono una serie di indicazioni sulle cause di questo fenomeno.</p><p>Dall'inaugurazione delle prime case d'accoglienza per donne alla fine degli anni settanta, le misure contro la violenza domestica sono state rafforzate nel corso degli ultimi anni a livello sia cantonale, sia federale. Si pensi ad esempio al riorientamento strategico della polizia (il cui compito è di indagare e non di mediare tra le parti in conflitto), alla possibilità di intimare l'allontanamento dal domicilio della persona violenta, alla creazione di centri d'intervento cantonali o ancora alla modifica del codice penale entrata in vigore il 1° aprile 2004 (perseguimento d'ufficio di reati violenti nell'ambito del matrimonio e del partenariato). È vero che un piano d'azione contro la violenza familiare potrebbe contribuire a sensibilizzare ulteriormente la popolazione e a definire uno standard uniforme da applicare alle misure in corso e a quelle pianificate. Tuttavia, considerata la difficile situazione finanziaria, il Consiglio federale ritiene che sia irrealizzabile, in quanto la sua elaborazione e attuazione a lungo termine richiederebbero ingenti risorse umane e finanziarie a livello federale e cantonale. </p><p>2. Le cifre riportate nelle statistiche riflettono in modo molto frammentario la dimensione reale della violenza tra le mura domestiche. La statistica criminale di polizia, ad esempio, riporta unicamente le denunce penali sporte alla polizia; quella dell'aiuto alle vittime evidenzia un'ulteriore percentuale di casi, in parte sconosciuta alle autorità di polizia. Statisticamente, dunque, è impossibile far luce su queste "zone d'ombra". Pertanto si possono solo avanzare stime sulla reale portata del fenomeno, anche se le inchieste condotte presso i gruppi rappresentativi forniscono un quadro abbastanza attendibile. Dopo la ricerca del 1994 sulla violenza contro le donne in Svizzera, pubblicata nel 1997, l'Università di Losanna ha condotto nel 2003 un'inchiesta nell'ambito di uno studio internazionale, i cui risultati sono stati pubblicati all'inizio dell'anno. Il Consiglio federale non ritiene opportuno condurre una nuova indagine.</p><p>3. Lo scorso anno l'UST ha sottoposto ai cantoni un modello di revisione della statistica criminale di polizia. Inizialmente, l'applicazione del modello era prevista per gli anni 2005-2008. Un progetto pilota è attualmente in corso nel cantone di San Gallo. La decisione dei cantoni è tuttora in sospeso ed è prevista per fine 2005. </p><p>4. Nel settore dell'educazione i programmi d'insegnamento e i contenuti didattici sono definiti dai cantoni; la Confederazione, nel proprio ambito di competenza, ha un influsso molto limitato. Come evocato nel messaggio del 29 novembre 2002 concernente il promovimento dell'educazione, della ricerca e della tecnologia negli anni 2004-2007, nel quadro del programma d'azione "Pari opportunità", condotto nelle scuole universitarie professionali, il Consiglio federale sostiene i lavori volti a integrare la specificità di genere nell'educazione di livello terziario. A tale scopo, è stato creato un servizio di coordinamento in seno all'Ufficio federale della formazione professionale e della tecnologia. La Confederazione finanzia altri progetti di promozione in virtù della legge federale sulla parità dei sessi e sostiene la prevenzione a medio e lungo termine promuovendo ad esempio i programmi di educazione non violenta della Federazione svizzera per la formazione dei genitori. Parallelamente, la Centrale per le questioni familiari dell'Ufficio federale delle assicurazioni sociali ha lanciato varie attività di prevenzione contro gli abusi all'infanzia. </p><p>I consultori per gli autori di violenze sono organizzati diversamente e il loro finanziamento è garantito in parte dai cantoni mediante donazioni o lavoro svolto a titolo onorifico. Il Servizio per la lotta alla violenza funge da ufficio di coordinamento. Nel maggio 2005, ha organizzato una tavola rotonda alla quale ha invitato tutti i responsabili dei consultori. L'esperienza verrà ripetuta l'anno prossimo.</p>  Risposta del Consiglio federale.