Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01271.jsonl.gz/354

Il vaccino contro l’epatite B (una malattia che ancora oggi colpisce più di due miliardi di persone nel mondo) potrebbe diventare presto molto più accessibile, in una "versione" più facile da somministrare (senza bisogno di personale medico) e da conservare (senza bisogno di refrigerazione), nonché molto più economico di quelli attuali. L’azienda californiana Applied Biotechnology Institute ha infatti appena presentato al congresso Experimental Biology, organizzato a Boston (Stati Uniti), gli incoraggianti dati ottenuti su animali trattati con il suo nuovo vaccino orale.
Il nuovo farmaco anti epatite B in questione non viene da colture cellulari o sistemi biologici, come i precedenti, ma da un tipo di mais geneticamente modificato per contenere le particelle virali che inducono la risposta specifica del sistema immunitario, opportunamente trattato per essere trasformato in una farina. Quest’ultima non necessita di particolari condizioni di conservazione e, sciolta in sostanze gradevoli, può essere somministrata o assunta da chiunque. Il suo costo finale sarebbe pari a circa il 10% di quello dei vaccini attuali, e cioè meno di un dollaro a dose.
Infine, negli animali questo vaccino ha mostrato di avere un’efficacia quattro volte superiore a quella dei vaccini classici.
Se il prodotto ottenuto con questa tecnologia si dimostrerà attivo anche negli uomini (si attendono le ultime autorizzazioni della Food and Drug Administration - l’ente di controllo statunitense - per iniziare le prime prove entro l’anno), lo stesso approccio potrebbe essere impiegato anche per altri farmaci simili, con grandi vantaggi per quanto riguarda le coperture vaccinali, soprattutto nei Paesi più poveri, dove maggiore è la necessità di immunizzazioni di massa e minori sono le risorse per realizzarle.
Agnese Codignola
Data ultimo aggiornamento 31 marzo 2015