Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01294.jsonl.gz/581

L?ANDALUSIA
L?ANDALUSIA
Terra meravigliosa ed esuberante
di Danilo Pagnutti
Nell?immaginario collettivo l?Andalusia è associata alla corrida, al flamenco e a spiagge perennemente baciate dal sole. La terra dei ?vandali? – questo il significato etimologico del suo nome – è tutto ciò e molto di piú. Essa è una regione assai vasta, prevalentemente montuosa, che occupa una superficie di 87’268 chilometri quadrati, nella parte meridionale della penisola iberica. È solcata da un capo all?altro dal fiume Guadalquivir, che scorre in una pianura delimitata da due catene montuose. A settentrione, sulla destra idrografica del fiume si erge la Sierra Morena, che traccia il confine tra l?Andalusia e la ?meseta? spagnola. A meridione si innalza la Cordigliera Betica, suddivisa in numerose ?sierras?. Entrambe le catene montuose offrono la possibilità d?escursioni avvincenti ed istruttive, in un percorso che associa cultura e natura, binomio indissolubile in una terra, che trasuda storia. Una storia, quella dell?Andalusia, che risale al regno di Tartesso (XI-VI secolo a.C.), fondato dai fenici sul substrato iberico e situato alle foci del Betis, l?attuale Guadalquivir. Tudertani e cartaginesi governarono la regione sino all?arrivo dei romani, che nel 206 a.C. sconfissero le armate puniche e si accinsero a trasformare l?intera Betica in colonia romana. Cominciarono con Hispalis, l?odierna Siviglia, la principale città della regione, fondata, secondo la tradizione mitologica, da Melkart, divinità semita assimilata all?Ercole romano. Per sette secoli questa ricca provincia riforní Roma di olio, grano e vino; ma non solo: le diede anche due imperatori, Traiano ed Adriano, e numerosi filosofi. Il dominio romano finí nel quinto secolo, stroncato dalle cosiddette invasioni barbariche. Dal 409 al 429 i Vandali occuparono la Betica, che da loro prese in nome di Vandalusia, poi accorciato in Andalusia. Cinquant?anni dopo arrivarono i Visigoti, che fondarono un regno che durò due secoli, fino all?avvento dei berberi e degli arabi. Nel 756 Abd al-Rahman I fondò l?emirato indipendente di Cordova e l?Andalusia si trovò sotto l?influenza musulmana, che si protrasse, riducendosi sempre piú, fino al 1492, anno nel quale il re Boabdil consegnò a Isabella I di Castiglia e al suo sposo, Ferdinando II di Aragona, le chiavi di Granada, l?ultimo bastione musulmano in terra iberica. Ancora oggi la lunga dominazione araba si riflette ampiamente nella toponomastica locale: per esempio, il corso d?acqua che solca l?Andalusia, chiamato Betis dai romani, è oggi noto col nome ?Guadalquivir?, che viene dall?arabo wadi al-Kabir, che significa ?il grande fiume?. Il principale monumento storico di Granada, la fortezza eretta nel 1238 da Muhammad ibn al-Ahmar sulla collina Sabika, è detta ?Alhambra?, che in arabo vuol dire ?la rossa?, forse a causa dell?ocra purpureo delle sue mura. L?unificazione dei regni cristiani della penisola pose le basi per la creazione di un impero che si estese ai quattro angoli del globo. Il commercio con le ?Indie? diede alla Spagna e, specialmente, all?Andalusia enormi vantaggi economici. Nel 1503 Siviglia deteneva il monopolio degli scambi tra l?Europa e l?America e, con i suoi centoventimila abitanti, divenne la quarta città europea in ordine d?importanza, superata solo da Parigi, Londra e Napoli. Fu quello el ?siglo de oro?, il secolo d?oro, dell?Andalusia e dell?intera Spagna. Non per nulla fu coniato il detto ?¡Quien no ha visto Sevilla, no ha visto maravilla!? (Chi non ha visto Siviglia, non ha visto meraviglia!). Il resto, la fine della supremazia marittima col conseguente decadimento di Siviglia, la guerra contro gli Stati Uniti d?America, con la perdita delle ultime colonie, e la guerra civile, che dissanguò il paese, è storia recente. Oggi, l?Andalusia, affrancata dalla sua secolare povertà, si avvia a recuperare i fasti del passato, offrendo al visitatore luoghi incantevoli sia dal profilo storico sia da quello paesaggistico. Pertanto, chiusa questa lunga digressione storica, ritorniamo agli accennati itinerari montani.
La Sierra Morena
Essa si estende a settentrione delle province di Siviglia e di Huelva. Questa catena montuosa, che non supera i mille metri d?altezza, è formata da terrazze che discendono da oriente ad occidente per cinquecento chilometri. Si pensa che sia stata chiamata ?morena?, che significa ?bruna?, a causa della natura del suo suolo, ricco di ardesia scura. I suoi principali massicci sono la ?Sierra Norte de Sevilla? e la ?Sierra de Aracena?, luoghi d?incantevole bellezza immersi in un ambiente naturale cosí ben conservato da determinare la costituzione di due parchi.
Il ?Parque natural de la Sierra Norte?
Questo parco, situato nella provincia di Siviglia, occupa una superficie di 164’840 ettari ed è attraversato da tre fiumi, che si chiamano Víar, Huéznar e Retortillo. Vi crescono lecci, querce da sughero e roveri ed è popolato da cervi, gatti selvatici, lontre ed uccelli rapaci. Il parco è raggiungibile da Siviglia, percorrendo la A431 e poi la C433 fino a Castilblanco de los Arroyos e, da qui, sino a El Pedroso.
Il ?Parque Natural Sierra de Aracena y Picos de Aroche?
Esso occupa 184’000 ettari della provincia di Huelva ed ospita un gran numero di donnole, faine, tassi, aquile ed avvoltoi. È ammantato da fitti boschi di castagni, pioppi, bianchi e neri, e da piante di eucalipto. Vi si arriva, percorrendo la N630 da Siviglia fino a Las Nieves, e poi imboccando la N433 che entra nella provincia di Huelva.
La Cordigliera Betica
È composta di un certo numero di catene montuose, tra le quali spiccano la ?Sierra Nevada? e la ?Serranía de Ronda?.
Sierra Nevada
È un massiccio con venti cime che superano i tremila metri ed è percorso dalla A395, la strada piú elevata d?Europa, che porta ad una stazione sciistica costruita a 3200 metri d?altitudine. Nella Sierra Nevada si trova la montagna piú alta della penisola iberica, il Mulhacén, nome patentemente arabo, attribuitogli ? cosí pare ? dall?emiro Abu al-Hassan. Le altre due piú importanti vette di questo complesso montuoso sono il Pico Veleta (3398 metri) e l?Alcazaba (3366 metri) dal quale nei giorni di bel tempo si intravedono le montagne del Marocco. A Pradollano (prato piano), a soli trentacinque chilometri da Granada e a 2100 metri di altitudine, vi è la stazione sciistica che ospitò i campionati del mondo del 1996 e che è la detentrice del record europeo di soleggiamento.
La Serranía di Ronda
La C344 si addentra nella provincia di Malaga, inerpicandosi sui contrafforti della ?Serranía de Ronda?, dove si annida l?omonima città, dalla storia antichissima. Sarebbe stata fondata nel sesto secolo a.C. dai celti, che la chiamarono Arunda. Occupata dai romani, ebbe il nome di Laurus, che fu trasformato in Hisn-Rand-Onda dagli arabi, che la tennero fino al 1485 quando la città dovette arrendersi ai Re Cattolici. Ronda è una città da visitare. È divisa in tre quartieri: il primo, detto ?Ciudad? è costituito dal nucleo piú antico, arroccato su un altopiano calcareo, dirupato e compatto. Ai suoi piedi si estende il ?Barrio de San Francisco?, mentre a settentrione vi è ?El Mercadillo?, la parte piú moderna della città nella quale vive la maggioranza dei 35’000 abitanti. Ronda è nota a tutti gli amanti della tauromachia. In essa Pedro Romero perfezionò l?arte della corrida a piedi, elaborando uno stile detto ancora oggi ?scuola di Ronda?. Notevole è il ?dirupo di Ronda?, una stretta gola, profonda un centinaio di metri scavata dalle acque del fiume Guadalevín e scavalcato da un ponte, costruito tra il 1751 e il 1793, dal quale si può ammirare un panorama mozzafiato.
In Andalusia, il turista che, dopo un?escursione in montagna, volesse trascorrere una giornata di meritato riposo al mare non ha che l?imbarazzo della scelta tra le località che animano la Costa del Sol, recentemente rinominata Costa del Golf. Fra tutte spicca Marbella, città favorita da un microclima eccezionale, che in anni recenti l?ha resa meta di un?immigrazione di massa di turisti residenziali provenienti dall?Europa centrale e settentrionale. Migliaia di inglesi, scandinavi, belgi, tedeschi ed anche svizzeri hanno eletto Marbella, e l?adiacente Puerto Banus, a loro patria adottiva, costruendovi una casa e trascorrendovi non solo i mesi estivi, ma ogni loro momento libero. Tra gli estimatori di Marbella vi era anche il re Fahd, monarca dell?Arabia Saudita, morto il passato mese di agosto. Rinnovellando gli antichi fasti arabi in Andalusia, il sovrano saudita fu una notevole fonte di introiti per la regione di Marbella. Durante le sue vacanze del 1999 spese la somma di 90 (novanta) milioni di euro, una cifra modica se paragonata a quella che sborsò durante le tre settimane di ferie del 2002: 150 (milioni) di euretti. Per coloro fra noi che non hanno avuto la fortuna di svegliarsi su un giacimento di petrolio, rimane una consolazione, grande e poco costosa: ammirare quella terra che fu cartaginese, romana, vandala, visigota ed araba dall?alto di un monte, circondati da una natura meravigliosa ed esuberante. Detto ciò, non mi rimane che augurarvi ?Buon viaggio e buona vacanza?!
Fonte:
Andalusia, Le nuove guide oro, Touring Club Italiano, Milano, 2002.
Fotografie
1.
Alhambra
2.
Granada dall?Alhambra
3.
Serranía di Ronda
4.
Ronda
5.
Vie di Marbella