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BERNA - Natalie Urwyler, medico anestesista, si è battuta per i suoi diritti di donna e lavoratrice e ha vinto in tribunale. La sua storia viene raccontata dalla NZZ, tre mesi dopo la sentenza di novembre.
La donna si era rifiutata di tornare al lavoro a tempo pieno subito dopo il congedo maternità. Aveva pertanto presentato una denuncia contro il suo datore di lavoro - il direttore dell’Inselspital - presso l’autorità di sorveglianza dell’Università di Berna, accusandolo di discriminazione. Poco dopo, era stata licenziata per «interruzione del rapporto di fiducia».
Il medico è una delle prime persone ad avere ottenuto ragione in tribunale sulla base della Legge federale sulla parità dei sessi (LPar). La Corte ha deciso che «la mancanza di fiducia» non giustificava il licenziamento.
Natalie Urwyler è convinta che il verdetto sia importante non solo per lei - a cui l’ospedale ha dovuto versare gli stipendi arretrati e un risarcimento di 110’000 franchi -, ma per tutte le donne discriminate sul posto di lavoro. «Negli ospedali è molto più difficile per le donne fare carriera». Il medico ha anche ricordato quando voleva organizzare una conferenza sulla protezione delle donne e il direttore le aveva risposto: «Apprezzo il modo di vivere la democrazia svizzera, ma non nella mia clinica».
Urwyler è impegnata nella “battaglia” per l’introduzione di una quota rosa nelle posizioni dirigenziali degli ospedali svizzeri. «L’immagine del medico che sposa l’infermiera è ancora troppo comune - conclude -. Non possiamo più permetterci che le donne altamente qualificate vengano sottovalutate per il loro genere. Questa è discriminazione».
Attualmente il medico anestesista lavora presso un ospedale regionale del Vallese. Ma sarebbe felice di tornare all’Inselspital: «Sono stata lì per più di dieci anni e amavo il mio lavoro».