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Quando un personaggio nella Bibbia non ha nome, significa che rappresenta tutti. Non sappiamo come si chiamava la moglie di Lot ma nel gruppo di studio biblico abbiamo letto che, mentre scappava da Sodoma, nonostante avesse udito dall’angelo il divieto di guardare dietro di sé, si voltò indietro e divenne una statua di sale.
Facile intorno al Mar Morto incontrare queste formazioni saline che sembrano proprio statue.
Secondo la tradizione, la moglie di Lot era di Sodoma. Ciò significava che l’ospitalità non faceva parte dei suoi costumi, e anzi, per la tradizione rabbinica tramò contro suo marito perché lui era ospitale con gli stranieri.
Perché divenne proprio una statua di sale? Che senso dare a questo racconto? Prima di tutto è interessante che non si dica “venne trasformata” o “Dio la trasformò”. Il versetto afferma semplicemente che la moglie di Lot “diventò una statua di sale”.
Una terra coperta di sale è una metafora della terra di nessuno, una terra desolata, in cui non cresce nulla. Visto che era stata l’ospitalità a a permettere ad Abramo e Sara di avere un figlio, crescere e prosperare, è logico che chi rifiutava l’ospitalità (non solo la moglie di Lot, ma tutta la città di Sodoma) divenisse una terra desolata.
Ma anche il guardare sempre indietro ci rende una terra desolata, non riusciamo a far nascere una vita nuova dentro noi. Per la moglie di Lot bastava solo guardare avanti, a quella vita nuova che l’aspettava.
Non possiamo permettere che il passato blocchi il presente e ipotechi il futuro. C’è, infatti, un’attrazione nei confronti del passato che fa perdere la carica per proseguire e ci blocca, come la moglie di Lot che guarda indietro e si ferma per sempre. Finché ci crogioliamo nel passato ripiegati su noi stessi, restiamo immobili e aridi per ognuno intorno a noi. Andiamo oltre. Coltiviamo la speranza.