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Circa il 7% della popolazione lo ha sperimentato almeno una volta nella vita. Meglio non svegliare il bambino durante l’episodio.
Il sonnambulismo infantile è una condizione piuttosto frequente nei bambini. Questo disturbo del sonno, di natura benigna, tende a manifestarsi dai due anni in su e proseguire fino all’età adulta con circa il 7% della popolazione che lo ha sperimentato almeno una volta nel corso della vita. Tra le principali cause che portano all’insorgere di questa condizione va annoverata la predisposizione genetica. Secondo uno studio canadese, infatti, la probabilità di essere sonnambuli è tre volte superiore rispetto alla media se il bambino ha un genitore che presenta questo disturbo; probabilità che sale fino a sette volte in più nel caso in cui entrambi i genitori siano sonnambuli. Altri fattori che predispongono a questa condizione sono legati a stati di disagio psicologico e stress, deprivazione del sonno, apnee notturne favorite dall’obesità o dall’ipertrofia di tonsille o adenoidi, oppure occasionali infezioni e stati febbrili. Quello che accade a un bambino che soffre di sonnambulismo è di compiere gesti e movimenti con gli occhi aperti di cui però non avrà alcuna memoria: ad esempio parlare, mettersi seduto sul letto, raggiungere il letto di fratelli o genitori oppure compiere gesti familiari come aprire una porta, vestirsi, accendere la luce. Normalmente questi episodi hanno una durata di pochi minuti fino a circa una mezz’ora, dopodiché il bambino torna al letto. Per ovviare a questa condizione ci sono una serie di comportamenti che si possono attuare per far sì che i fattori scatenanti tendano a diminuire. Per prima cosa, stabilire una routine del sonno è importante: dormire sempre lo stesso numero di ore andando a letto alla stessa ora, mettere il bambino a dormire in una stanza fresca e confortevole in cui si possa creare il buio notturno, non studiare a letto, non ascoltare la musica, non svolgere attività stimolanti come ad esempio giocare con i videogiochi ed eliminare display luminosi sono un buon punto di partenza. Anche un’alimentazione corretta aiuta a ridurre l’insorgenza della condizione. Vanno perciò evitate sostanze stimolanti o contenenti caffeina, come ad esempio cioccolata o cola, a partire da sei ore prima dell’addormentamento, così come sarebbe consigliabile cenare almeno un paio d’ore prima di andare a dormire. È buona norma anche passare la giornata all’aria aperta, magari praticando attività fisica, così da abituare il corpo a seguire i ritmi naturali di luce-notte. Va infine ricordato che non è consigliato svegliare il bambino durante l’episodio di sonnambulismo: meglio accompagnarlo con delicatezza a letto e informare tempestivamente il pediatra.
Anche per i bambini, infatti, coltivare la resilienza è importantissimo per resistere alle «sfide» quotidiane con flessibilità e per rafforzare l’autostima.
Il modo in cui ogni essere umano si relaziona con amici e partner tende a ricalcare il contesto familiare che ha vissuto durante gli anni di infanzia.
Quando il timore del dottore diventa una montagna invalicabile per i più piccoli, è importante aiutarli a superarla seguendo alcuni accorgimenti per tranquillizzarli.
Nel caso della tecnologia in relazione alla didattica e all’educazione le domande sono molte, le premesse per una collaborazione proficua sono buone, ma occorre avere le idee chiare per iniziare questo percorso.
Uno dei motivi per cui discutiamo della vita degli altri è molto banale: si tratta di un tentativo di integrarci.