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"Fine di un'era", "La Svizzera in movimento", "Un paese come gli altri". Ecco alcuni dei titoli dei commenti dei giornali elvetici sullo storico risultato di domenica.
La guerra fredda è finita
"La fine di un'era" titola il Tages-Anzeiger, secondo il quale con la decisione di aderire all'ONU "la Svizzera si è resa un gran servizio: abbiamo abbandonato una posizione mitica e ormai superata sulla neutralità, per aprire la via a favore di una moderna politica estera".
Secondo il foglio zurighese, il Sonderfall svizzero ha avuto un senso fino alla caduta del muro di Berlino. In seguito, la situazione è divenuta curiosa. "La Svizzera si è comportata come un bambino che trattiene il fiato per impressionare i genitori". In effetti il mondo, non comprendendo l'atteggiamento svizzero, "spostava lo sguardo e scrollava annoiato le spalle". Ora che il mito della neutralità è stato spezzato, conclude il commento, "la guerra fredda è terminata anche in Svizzera".
Politica estera più incisiva
Secondo Eric Hoesli, editorialista di "Le Temps", si è optato per una soluzione "alla Svizzera" per accedere al mondo. "Senza troppo fracasso, ma avendo ponderato e dibattuto a lungo la scelta. La vittoria, in queste condizioni, è ancora più onorevole e solida". Il quotidiano ginevrino ricorda come la quota di sostenitori dell'adesione sia progredita dalla votazione del 1986. "Trenta punti percentuali in più in 16 anni!".
La decisione di popolo e cantoni permetterà di "dare un senso all'eccezione svizzera". "Il Consiglio federale, dopo una dura lotta, ha conquistato il diritto alla parola. Tuttavia, adesso che anche la Svizzera potrà farsi sentire forte e chiaro nell'ambito delle Nazioni Unite, conviene decidere rapidamente che cosa si vorrà dire". Come dire che la politica estera elvetica dovrà diventare più incisiva.
Un'adesione legittimata dal popolo
"Gli ultimi sono i primi". Con questo titolo la Neue Zürcher Zeitung mette in rilievo come, sebbene la Svizzera sia l'ultima ad aderire all'ONU, l'organizzazione sarebbe probabilmente molto meno "universale" se anche negli altri paesi membri si fosse votato per entrarvi.
Sulla stessa lunghezza d'onda 24heures. "I voti popolari non sono mai una bazzeccola per i governi: la Francia di Mitterand, pilastro dell'Europa, aveva accettato il trattato di Maastricht con un risultato molto meno tirato che quello della Svizzera sull'ONU. (...) Ora la Svizzera è un paese come gli altri".
L'altro aspetto che sottolinea la NZZ è la mancanza dell'effetto "Röstigraben" in questo scrutinio, sostituito semmai dalla divisione tra città e campagna. Per quanto riguarda poi il no del canton Ticino, che nel 1986 aveva avuto una quota di sì molto elevata, la NZZ giudica che le ragioni di questo "estraniamento" progressivo tra Bellinzona e Berna andrebbero approfondite.
Le opinioni cambiano
"La Svizzera è un paese conservatore. Il sì all'Onu cambia poco le cose". Questa l'opinione del quotidiano bernese der Bund, che sottolinea però più sotto nel suo commento come il paese sia in questo momento pronto ad intraprendere passi pragmatici verso l'apertura.
"Il sì all'Onu non significa che la Svizzera è pronta ad entrare nell'Unione Europea. Mostra semplicemente come la maggioranza possa cambiare. L'opinione del popolo non è scolpita nella pietra" conclude il Bund.
L'aspetto "cambiamento" è sottolineato anche dal Corriere del Ticino. Aspetto valido per tutta la Svizzera tranne l'eccezione ticinese. Dal 1986, "nel suo atteggiamento verso l'esterno la Svizzera è cambiata, il Ticino no".
L'analisi del CdT prosegue alla ricerca dei perché della posizione ticinese. "Si può pensare che nel massiccio no dei ticinesi ci sia un segno di diffidenza e di protesta non solo verso l'ONU, ma anche verso le autorità di Berna. Il commento conclude sottolineando come domenica "ha vinto invece la Svizzera che guarda avanti, solidale e aperta verso il mondo".
I vincitori "nascosti"
Il Blick si congratula con i vincitori "nascosti", così definiti per il lavoro svolto dietro alle quinte, della campagna per il sì. In particolare il consigliere federale Samuel Schmid o il consigliere nazionale radicale Karl Tschuppert di Lucerna. "Un vero maestro del sì risicato del suo cantone" secondo il quotidiano.
Per ultimo, il Blick loda il modo di gestire la campagna di pubbliche relazioni per gli ambienti economici da Guido Weber, esperto di pubblicità. Di Christoph Blocher il giornale scrive invece che è "un cattivo perdente" perché, con il Blick, si è semplicemente rifiutato di parlare.
swissinfo