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Alpha: A questo punto vorrei farti una domanda.
Beta: Dimmi.
Alpha: Dal momento che il metodo scientifico funziona, saresti d’accordo a proibire, o comunque a ostacolare, il ricorso a pratiche che il metodo scientifico ha dimostrato essere false?
Beta: No, non sarei d’accordo. E per due motivi. Il primo è che è il metodo scientifico stesso a richiedere massima libertà, ivi compresa quella di sbagliare. In secondo luogo si tratterebbe di un atteggiamento paternalista che non si addice a uno stato liberale. Essere liberi di agire significa anche essere liberi di sbagliare, fermo restando la mia libertà di consigliare alle persone di lasciar perdere la medicina alternativa e andare da un vero medico.
Alpha: Ottima risposta. Adesso però avrei una storia da raccontarti.
Beta: Una storia?
Alpha: Sì, una storia, o un esempio, se preferisci. Una situazione per mettere alla prova le tue affermazioni.
Beta: Va bene, inizia il racconto.
Alpha: Stai passeggiando, di notte, vicino a un fiume. C’è una nebbia molto fitta: non si vede praticamente nulla. Riesci comunque a intravedere una persona che si incammina verso uno dei ponti. Il problema è che quel ponte è crollato la sera prima, e qualche vandalo ha distrutto i cartelli che segnalavano il pericolo. Cosa fai?
Beta: Che domande! Cercherei di fermarlo!.
Alpha: E come cercheresti di avvisarlo?
Beta: Beh, avvisandolo.
Alpha: E se lui non ti sentisse? O se non ci fosse il tempo di avvisarlo, perché è lì, sull’orlo del baratro?
Beta: Lo afferrerei per la giacca, o per un braccio, in modo da evitargli la caduta.
Alpha: Secondo te è un atto di paternalismo, questo?
Beta: Assolutamente no.
Alpha: E perché no? Dopotutto, di tua iniziativa impedisci all’altro di fare quello che stava facendo, e lo fai in base a quello che secondo te è il suo bene. A me sembra paternalismo, un paternalismo benigno, perché se io fossi quel passante, gradirei molto questa tua intromissione, ma sempre di paternalismo si tratta.
Beta: Lo ammetto: mi intrometto a fin di bene. Ma non impongo la mia volontà, anzi: a ben guardare, mi metto al servizio della volontà altrui. Il passante ha deciso di attraversare il ponte per andare dall’altra parte, ma ha preso questa decisione senza sapere che il ponte è crollato! Io mi intrometto, ma soltanto perché la sua è un scelta non informata. Se non intervenissi lui cadrebbe nel fiume, mentre grazie al mio intervento raggiungerà l’altra sponda, proprio come voleva.
Alpha: Quindi è paternalismo soltanto se il tuo intervento impone la tua volontà, mentre non è paternalismo se il tuo intervento, per quanto non richiesto, va nella direzione della volontà dell’altro e se c’è il sospetto di un deficit di informazione.
Beta: In linea di massima, sì.
Alpha: Cosa intendi con “in linea di massima”?
Beta: Intendo dire che è quello che hai appena enunciato non è un assioma dal quale puoi sperare di dedurre, quasi meccanicamente, se un certo intervento è o non è un atto di paternalismo. È una indicazione, una distinzione da tenere presente quando si giudica un certo atto. Lo dico perché voglio prevenire la tua obiezione: con questo criterio si possono giustificare anche le più bieche intromissioni nella vita privata degli altri, basta affermare che le persone non abbiano una chiara e precisa conoscenza di ciò che realmente vogliono.
Alpha: A dire il vero, non era questa l’obiezione che avevo in mente.
Beta: E a cosa pensavi, allora?
Alpha: È semplice: in base al tuo discorso, tu dovresti intrometterti nelle scelte curative delle altre persone, impedendo loro il ricorso alle cosiddette medicine alternative. Proprio quello che prima avevi definito atteggiamento paternalistico e illiberale!
Beta: Perché dici che dovrei intromettermi?
Alpha: Perché chi ricorre alla medicina alternativa vuole guarire, ma ricorrendo a cristalli, soluzioni omeopatiche, tisane eccetera non guarisce, o comunque non migliora le proprie possibilità di guarigione. È come il passante che si dirige verso il ponte crollato: lui vuole passare dall’altra parte del fiume, ma percorrendo quella strada non ci arriverà mai e anzi rischia di annegare. Se fermare il passante non è un atto paternalistico, allora non lo è neppure fermare chi vuole curarsi tramite l’omeopatia. Come il primo non sa che il ponte è crollato, il secondo non sa che i pezzi di quarzo rosa, al più, sono oggetti d’arredamento.
Beta – esitante: Quello che dici è vero, ma non mi piace per nulla l’idea di uno stato che si intrometta nelle scelte altrui costringendo le persone a curarsi come meglio crede…
Alpha: Non è esattamente così. Innanzitutto lo stato non obbligherebbe le persone a curarsi. Se tu non vuoi curare i tuoi malanni (e non vi è pericolo di contagio, ovviamente), non ci sono problemi: è una tua scelta sulla quale la collettività non può interferire. In secondo luogo, non è questione di credenza, ma di scienza. Ti ricordo che poco fa abbiamo concluso che la medicina alternativa non è vera medicina: non si tratta qui di scegliere tra due cure diverse, ma tra una cura vera e una falsa. Per tornare all’esempio del ponte crollato: non si tratta di una scelta tra due strade diverse ma ugualmente percorribili, ma della scelta tra un ponte ancora in piedi e uno che è crollato anche se il nostro passante non lo sa. Non è questione di opinione, ma di scienza. E questo discorso, ovviamente, non vale solo per le medicine alternative. Se una persone pensa di poter guarire ricorrendo unicamente alla preghiera, allora va fermata e ricoverata. Ti ricordo che, recentemente, una bambina è morta perché i genitori, invece di ricoverarla, si sono messi a pregare.
Beta: Sì, l’ho letto anche io. Però, se ho capito bene il tuo discorso, nessuno impedirebbe a queste persone di pregare così, senza uno scopo preciso, esattamente come nessuno, spero, impedirebbe a me di tenere questo pezzo di quarzo rosa come oggetto di arredamento.
Alpha: Esatto.
Beta: Quindi, se una persona rifiuta le cure perché afferma di voler guarire attraverso la preghiera, tu la costringeresti ad andare dal dottore, ma se questa stessa persona affermasse di pregare così, tanto per passare il tempo, tu non avresti nulla da obiettare. Se quello che ho appena detto è giusto, rischia di essere un bel problema per il tuo progetto: come stabilire, infatti, quale sia l’intenzione di una persona quando prega?
Alpha: Sì, è un problema, ma non così grave: una persona può sostenere di avere un pezzo di quarzo rosa così, per bellezza, ma difficilmente può sostenere di assumere una soluzione omeopatica perché è buona e dissetante, oppure di andare dallo sciamano perché è una persona simpatica.
Beta: Rimane il fatto che tutto questo discorso non mi piace. Nonostante tutti i tuoi ragionamenti, continuo a trovare vagamente ripugnante un simile atteggiamento.
Alpha: Posso capirlo, ma preferisci fidarti del tuo istinto oppure della ragione?
Beta: Non indovini la risposta?
Alpha: No.
Beta: Razionalmente, sento di dovermi fidare della ragione, ma istintivamente preferisco l’istinto.
Alpha: …
Beta: …
Alpha: È razionale una simile affermazione?