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Wellington 2013 – «There’s no place like home»: The Anxiety of Mobility in the Works of Louise DeSalvo
abstractLe emozioni conflittuali associate all’idea di casa e la tensione tra mobilità e fissità costituiscono il cuore delle opere autobiografiche che tracciano la trasformazione della scrittrice italoamericana Louise DeSalvo, da ragazza proletaria a privilegiata «nomade intellettuale» (Bruno 2002, 404). Il saggio si fonda sulla teorizzazione della casa come spazio e idea geografici e sulla sua relazione con diverse forme di mobilità. L’immigrazione, l’esilio, il transnazionalismo, il turismo e lo spostamento creano per la casa uno spazio mobile, non solo come sito delle origini, ma anche come destinazione e zona di transito. Le molteplici figurazioni della mobilità, fisiche e metaforiche, considerate da Braidotti sono particolarmente utili in un’analisi dei testi autobiografici della DeSalvo.
Questo saggio si focalizza su due testi: "Crazy in the Kitchen" (2004) e "On Moving" (2009). In queste opere, la DeSalvo interroga i diversi significati della nozione di casa e l’interazione tra casa e mobilità geografica e intellettuale. In "Crazy in the Kitchen", un’opera che sottolinea il rapporto tra ‘scrittura di cibo’ e ‘scrittura di vita’ nella cultura italoamericana, la ricerca di sé della narratrice dipende dalla reinvenzione di spazio geografico, domestico e testuale. "On Moving" interroga l’atto di traslocare. Partendo dalla propria ansia suscitata dall’idea di cambiare casa, DeSalvo esamina il rapporto tra mobilità e casa ricorrendo all’esperienza di altri scrittori e pensatori.
Copyright (c) 2016 Bernadette Luciano
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