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Con fine ironia torinese, Carlo Dionisotti ha scritto che gran parte dei suoi saggi machiavelliani «mostrano l’impaccio di gente che arriva tardi, con l’abito della festa, quando la festa è già finita da un pezzo». Nell’‘Epilogo’ alle Machiavellerie (Torino, Einaudi, 1980) rivela che Machiavelli non fu un autore dei suoi anni migliori e che nell’avvicinarsi ai suoi scritti dovette superare il disgusto per quel «machiavellismo che la crisi politica dell’Europa aveva riesumato e rimesso di moda». Eppure, nonostante le difficoltà, Carlo Dionisotti è riuscito con i suoi studi a liberare l’immagine di Machiavelli da tante incrostazioni che maldestri interpreti avevano accumulato grazie alla finezza della sua analisi filologica, all’attenzione scrupolosa alla vita, oltre che ai testi, degli autori, e soprattutto grazie alla sua esemplare onestà intellettuale.