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Campione svizzero per ben sei volte, Andres Ambühl è uno dei giocatori di hockey che hanno avuto più successo della sua generazione. Il capitano dell’Hockey Club Davos, nato nei pressi della località turistica grigionese, conosce il WEF dalla sua infanzia. (Kristian Kapp, swissinfo.ch)
Davos si è fatta un nome all’estero soprattutto per due eventi: il Forum economico mondiale (WEF) e la Coppa Spengler, il torneo internazionale di hockey che si svolge regolarmente a fine anno. Il disco su ghiaccio ha una grande tradizione a Davos: la squadra locale ha conquistato il maggior numero di titoli (31), dall’inizio del campionato nazionale, oltre un secolo fa. Lo stesso Ambühl ne ha vinti finora ben sei.
Cresciuto nelle vicinanze di Davos, il giocatore di hockey ha cominciato a conoscere il WEF già molto tempo fa. “I controlli erano ancora più severi di oggi. Quando avevo 14 anni mi è capitato di venir fermato dalla polizia e di dover mostrare i documenti”.
Durante il WEF, la squadra di hockey era costretta a fare una pausa forzata. “L’esercito parcheggiava dei veicoli sulla pista di ghiaccio e non potevamo quindi allenarci per un’intera settimana”. Oggi, l’HC Davos può di nuovo disporre quasi interamente delle sue infrastrutture, ma non è autorizzato ad ospitare delle partite nel suo stadio nei giorni in cui ha luogo il grande forum internazionale.
Ambühl non figura però tra i nemici del WEF. “Senza questo evento, molti perderebbero degli introiti a Davos. Quasi tutti ne approfittano: le società che partecipano all’organizzazione del WEF. Le agenzie, che affittano i loro locali ai partecipanti al forum.
Il capitano dell’HC Davos ha vissuto, durante la gioventù, anche gli anni di contestazione del WEF, contrassegnati da manifestazioni e scontri con le forze dell’ordine. “Quando sei giovane, queste cose non ti disturbano veramente. Anzi, i miei amici ed io eravamo ogni volta curiosi di vedere cosa sarebbe successo”. Questi tempi sono ormai passati: le ultime edizioni sono state piuttosto tranquille.