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Quarantesimo trionfo in carriera per l'olandese della Red Bull, il quinto dall'inizio di quest'anno
La pista di Barcellona è una galleria del vento a cielo aperto. Ha curve veloci e lente, frenate di ogni intensità, un rettilineo di quasi un chilometro di lunghezza. Chi vuole mettere a dura prova la propria aerodinamica trova pane per i propri denti. È il circuito più rappresentativo tra tutti quelli in calendario e, in passato, le scuderie sceglievano di testare le loro monoposto qui: se la macchina funzionava a Barcellona, le chance di vincere ovunque erano altissime.
Non c’era bisogno della vittoria a Barcellona per decretare il dominio di Max Verstappen sul campionato di Formula 1 2023. Nelle ultime cinque uscite, su altrettanti tracciati cittadini, la Red Bull non aveva avuto rivali. Anche sul circuito del Principato di Monaco, dove si era detto che tutto sarebbe potuto accadere. Il weekend di Barcellona ha ribadito che l’auto disegnata da Adrian Newey è la migliore del lotto e al volante ha il miglior talento della sua generazione. Verstappen gestisce le coperture, mentre gli avversari sono in difficoltà nella scelta delle mescole, e sceglie i momenti della corsa più opportuni per effettuare il cambio degli pneumatici. Nel finale stampa il giro più veloce della corsa, per dimostrare a tutti che, se ce ne fosse stato bisogno, aveva ancora dell’altro ritmo nel piede. L’unica nota stonata per la Red Bull è lo stato di forma di Sergio Perez. Il messicano non ne azzecca una da un paio di Gran Premi. Non aiuta di certo il padre severo, il superconsulente Helmut Marko, che ricorda costantemente al messicano che il figlio prediletto è il ragazzo seduto nel garage accanto.
Ha abbandonato il vecchio concetto di monoposto la Mercedes, il rivoluzionario approccio “zero sidepods” che non ha mai dato i vantaggi promessi sulla carta. A Brackley hanno fatto un passo indietro per farne due in avanti. Già alla seconda uscita con le nuove pance ridisegnate, più simili a quelle della Red Bull, Lewis Hamilton e George Russell hanno trovato il podio. I due piloti hanno fatto la voce grossa sulle Ferrari, ottenendo le posizioni in pista con sorpassi semplici. Non hanno avuto bisogno dell’ausilio di una strategia di soste sofisticata, hanno letteralmente aspettato che la corsa andasse docilmente nella loro direzione. Russell, nel finale, ha controllato a distanza il furore di Perez, che stava risalendo la classifica e sembrava in palla con le gomme morbide. Le Mercedes hanno dimostrato di avere ritmo sul giro e dolcezza nel trattare gli pneumatici, e ora guardano al futuro speranzosi.
Anche la Ferrari ha deciso di rivoluzionare il proprio progetto di auto. Ha abbandonato la filosofia “inwash”, l’assetto aerodinamico che prevedeva il passaggio dei flussi d’aria all’interno della monoposto, ed è passata al “downwash” di marca Red Bull: l’aria ora è convogliata verso la parte bassa del fondo piatto. I riscontri nel weekend catalano sono stati contraddittori. Carlos Sainz è stato autore di un buon giro che lo ha sistemato in prima fila. Charles Leclerc ha avuto misteriosi problemi meccanici che lo hanno costretto a partire dai box. Il monegasco non ha trovato il feeling con le coperture più dure, e sembra aver perso anche quello con gli ingegneri al muretto. Alla fine Sainz è quinto, mentre Leclerc ha chiuso undicesimo, doppiato da Verstappen. L’anno scorso il monegasco era partito dalla pole position in questo Gran Premio, l’involuzione tecnica del Cavallino è sotto gli occhi di tutti. È ormai chiaro che ogni novità aerodinamica, ogni cambiamento di assetto, se avvantaggia Sainz finisce per sfavorire Leclerc. I due hanno uno stile di guida troppo diverso, siamo proprio sicuri che ciò non finisca a danno della Ferrari e dello sviluppo del potenziale della monoposto?
La fortissima Aston Martin di inizio stagione a Barcellona non si è vista, è l’unica buona notizia per la scuderia di Maranello. Fernando Alonso aveva ammonito i propri tifosi, non sarebbe stato un weekend da grandi imprese. Si è ritrovato subito in difficoltà con un mezzo dal quale, per la prima volta quest’anno, non è riuscito a estrarre tutta la velocità. In gara è stato autore di qualche buon sorpasso, uno al cardiopalma al suo ex compagno di squadra Esteban Ocon, mai troppo odiato e sempre cordialmente ricambiato. Alla fine Alonso si è accontentato di finire alle spalle dell’altra Aston Martin. Lance Stroll, nel Gran Premio di Azerbaigian, aveva rinunciato ad attaccare il compagno. Ora Alonso gli ha ricambiato il favore. Insomma Stroll è pur sempre il figlio del padrone, va trattato con i guanti.
Torna il sereno in casa Alfa Romeo Sauber. Le novità portate in pista hanno dato uno spunto in più e in gara sono arrivati i punti mondiali. I tecnici ora sorridono, l’auto ha tanto carico aerodinamico in più e in una pista tecnica come Barcellona la differenza si è vista. Guanyu Zhou è scattato bene dalla tredicesima posizione, già dopo un giro si è issato nella nona posizione. Dopo il primo cambio gomme si è ritrovato in bagarre con altri due piloti, Nico Hulkenberg su Haas e Yuki Tsunoda su Alpha Tauri. Il pilota cinese non si è scoraggiato, ha ricostruito con pazienza la sua classifica fino a stabilirsi in decima posizione. Nella seconda parte di gara, un pit-stop anticipato gli ha permesso di evitare del traffico e di conquistare una meritata nona posizione. Meno bene l’altro pilota Alfa Romeo, Valtteri Bottas. Il finlandese ha avuto problemi di assetto per tutto il weekend e ha chiuso in penultima posizione.
Tra due settimane la Formula 1 farà la tradizionale puntata in Canada, sul circuito di Montreal intitolato a Gilles Villeneuve. L’anno scorso vinse Verstappen in volata su Sainz e le Alfa Romeo ottennero due ottimi piazzamenti. Tutto è in ballo, tranne la vittoria, quella appartiene alle auto dello sponsor “bibitaro”. La Formula 1 sta dimostrando che alle spalle delle Red Bull le distanze tra le monoposto sono minime e in ogni Gran Premio ci si gioca il tutto per tutto.