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Chi si trasferisce in Svizzera da un paese al di fuori dell'UE dovrebbe attendere dieci anni prima di poter percepire prestazioni complementari (PC) dell'Assicurazione vecchiaia e superstiti (AVS) e d'invalidità (AI). La proposta, avanzata dalla Commissione della sicurezza sociale (CSSS) della Camera del popolo, riguarda soprattutto cittadini svizzeri residenti all'estero. La loro organizzazione è sul piede di guerra.
L'intento della modifica legislativa è di ostacolare l'accesso degli stranieri al sistema sociale svizzero. L'idea emana dai membri dei partiti di destra e centro destra della CSSS. A loro avviso, solo le persone in situazione di necessità che risiedono stabilmente in Svizzera da almeno dieci anni devono avere diritto alle PC.
Le prestazioni complementari (PC) sono sempre abbinate alle prestazioni AVS/AI esistenti. I beneficiari sono persone assicurate che, in caso di vecchiaia o d'invalidità, non sono in grado di provvedere al proprio sostentamento con le proprie risorse.Fine della finestrella
Tuttavia, la modifica riguarderebbe essenzialmente i cittadini svizzeri che ritornerebbero in patria dopo un soggiorno in un paese extracomunitario. Secondo l'Ufficio federale delle assicurazioni sociali (UFAS), in virtù dell'Accordo sulla libera circolazione delle persone tra Berna e Bruxelles, infatti, chiunque si trasferisce da un paese membro dell'Unione europea alla Confederazione – sia esso straniero o cittadino elvetico – ha gli stessi diritti dei residenti in Svizzera. Quanto agli immigrati stranieri provenienti da paesi terzi prima di avere diritto alle PC già attualmente devono aspettare dieci anni. Per i rifugiati riconosciuti, quelli ammessi provvisoriamente e gli apolidi il periodo di attesa è di cinque anni.
L'Organizzazione degli svizzeri all'estero (OSE) è costernata: "Coloro che trasferiscono il loro domicilio all'estero – anche solo per un breve periodo– saranno svantaggiati da questo cambiamento", afferma la direttrice dell'OSE Ariane Rustichelli. "Per esempio: una coppia svizzera si trasferisce nel Nord America per un anno. Quando torna in patria, divorzia. Poiché la donna ha quasi 60 anni, non riesce a trovare un lavoro. Se, al momento in cui ha l'età legale per percepire la rendita AVS, domanda le prestazioni complementari poiché è in condizioni di necessità, la richiesta sarà respinta a causa del periodo di attesa di 10 anni", spiega Ariane Rustichelli.
Per la direttrice dell'OSE, è incomprensibile che una cittadina svizzera che prima del suo soggiorno all'estero aveva versato i contributi all'AVS, non debba più avere diritto a tali prestazioni. "Di fatto, si tratta di una discriminazione tra cittadini svizzeri nella Confederazione e svizzeri residenti all'estero. Ci sono dunque diverse categorie di svizzeri?", chiede retoricamente Ariane Rustichelli.
La decisione della maggioranza della Commissione è in contraddizione con la crescente mobilità internazionale, secondo la direttrice dell'OSE. "Questi stessi politici, da una parte, dicono quanto sia importante per l'economia svizzera che le persone acquisiscano un'esperienza internazionale. Ma, dall'altra parte, vogliono ritirare loro il diritto alle prestazioni complementari".
I membri della CSSS che hanno sostenuto la misura, l'hanno giustificata con la necessità di lottare contro il turismo sociale. Nel loro mirino c'erano in prima linea migranti di paesi UE. Se l'Accordo sulla libera circolazione delle persone esonera chi proviene dai paesi UE dal periodo di attesa, occorrerà modificare l'accordo, ha dichiarato il presidente della Commissione. Un'affermazione che Ariane Rustichelli non vuole commentare.
Poiché i partiti di destra e di centro destra formano la maggioranza nella Camera del popolo, la proposta della Commissione preparatoria potrebbe essere approvata in aula nella sessione parlamentare in corso. In tal caso, l'OSE nutre la speranza che poi sia bocciata dalla Camera dei Cantoni.
(Traduzione dal tedesco: Sonia Fenazzi)