Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/240974

<h2>SubmittedText<h2><p>Come il Canton Ticino con i suoi "rustici", anche il Vallese con i suoi "maggenghi" possiede un patrimonio importante e una grande ricchezza culturale derivante da una lunga pratica agricola legata alla transumanza. Questo patrimonio è oggi in pericolo a causa dell'intransigenza dell'ARE, che considera con una certa distanza e diffidenza ogni velleità di trasformare queste costruzioni tradizionali situate al di fuori delle zone edificabili. Se le disposizioni legali impongono a giusto titolo restrizioni alle possibilità di costruzione e di trasformazione al di fuori delle zone edificabili ed esigono che il carattere di queste costruzioni degne di protezione sia salvaguardato e gli allacciamenti e le installazioni esterne siano ridotte al minimo, la loro applicazione troppo restrittiva non deve comportare un divieto puro e semplice di trasformazione. Alla luce di questa constatazione avanzata dai Cantoni interessati, la presente interpellanza solleva le questioni seguenti:</p><p>1. La Confederazione è consapevole dell'importanza, numerica e patrimoniale, di queste costruzioni tipiche per i Cantoni Ticino e Vallese? </p><p>2. È consapevole del fatto che questo tipo di costruzione rappresenta un contributo insostituibile al mantenimento della qualità del paesaggio e all'attrattiva turistica di numerose regioni poco avvantaggiate? </p><p>3. Un approccio qualitativo basato sulla protezione del paesaggio e delle costruzioni considerati nel suo insieme non dovrebbe essere privilegiato rispetto a un approccio puramente quantitativo, legato alla protezione di oggetti considerati singolarmente? </p><p>4. Se tali disposizioni sono sancite nella legge sulla pianificazione del territorio, perché non incoraggiarne l'applicazione invece di adottare un atteggiamento legalistico teso a frenare sistematicamente la loro attuazione? </p><p>5. La restrittiva pratica attuale non comporterà la scomparsa pura e semplice di queste costruzioni, come taluni funzionari dell'ARE sembrerebbero auspicare?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Sì.</p><p>2. Sì.</p><p>3. Certo. Per questo motivo, infatti, il Consiglio federale vede con favore anche il fatto che il Canton Vallese abbia rinunciato alla protezione di oggetti presi singolarmente e che in futuro si avvarrà delle possibilità offerte dall'articolo 39 capoverso 2 dell'ordinanza del 28 giugno 2000 sulla pianificazione del territorio (OPT; RS 700.1).</p><p>4. Le possibilità offerte dall'articolo 39 capoverso 2 OPT esistono dal 1989. La Confederazione ha sempre offerto il proprio sostegno ai Cantoni interessati a trovare soluzioni per la conservazione di edifici caratteristici di un determinato paesaggio. La decisione di usufruire delle succitate possibilità spetta solo ai Cantoni stessi.</p><p>5. Il patrimonio culturale edilizio può essere minacciato dal proprio decadimento naturale; tuttavia non si deve sottovalutare nemmeno la minaccia costituita da modifiche indiscriminate di tali beni. In virtù del principio della separazione tra zone edificabili e zone non edificabili è quindi importante fissare criteri sufficientemente severi per la trasformazione in abitazioni di edifici originariamente non abitati.</p>  Risposta del Consiglio federale.