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Le grandi aziende mondiali hanno sviluppato un modello di lavoro insostenibile, con maestranze esternalizzate nella catena dei fornitori, ciò che favorisce il precariato: lo denuncia uno studio della Confederazione sindacale internazionale (CSI).
La ricerca, pubblicata oggi in vista del Forum economico mondiale di Davos, ha analizzato 50 multinazionali come Samsung, McDonalds e Nestlé, giungendo alla conclusione che le imprese in questione impiegano solo il 6% dei lavoratori che realizzano i loro prodotti. Il rimanente 94% fa parte delle "maestranze nascoste", perché fa capo ad altre società: si parla di 116 milioni di persone, afferma Sharan Burrow, segretaria generale del CSI, citata in un comunicato.
I 50 gruppi in questione gestiscono un fatturato di 3400 miliardi dollari e avrebbero quindi il potere di ridurre le disuguaglianze. Ciò nonostante preferiscono puntare su un "modello economico insostenibile", denuncia il rapporto.
Gli utili sono realizzati versando salari così bassi da non permettere ai lavoratori di vivere degnamente. In nome dei profitti si rinuncia alla sicurezza e si accetta l'inquinamento. E i guadagni sono amplificati dalla frode fiscale, affermano i ricercatori.
"Finché le multinazionali non accetteranno le moderate rivendicazioni riguardanti un salario minimo, i lavoratori e le loro famiglie saranno condannati a vivere nella povertà", sostiene Burrow. "Si è di fronte a pura e semplice avidità".
Al forum di Davos saranno presenti dirigenti sindacali che proporranno ai rappresentanti dell'economia un piano per eliminare le diseguaglianze.
SDA-ATS