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Considerando viaggio, attrezzatura e neve artificiale, l'impatto ambientale dello sci è pesante.
La Süddeutsche Zeitung ha cercato di calcolare l'impatto ambientale dello sci, facendone emergere uno sport non così amico della montagna e della natura.
Secondo il quotidiano bavarese, un tedesco che vuole andare a sciare sulle alpi austriache produce - mediamente - 296 chilogrammi di anidride carbonica, soltanto per il viaggio in automobile. Quale termine di paragone viene presa la produzione della carne. Per ottenere un chilo, infatti, vengono emessi 13 chilogrammi di anidride carbonica.
Oltre al viaggio, però, bisogna tenere in considerazione il pernottamento. Come spiegato dal giornale tedesco, "un hotel a tre stelle produce in media 16,9 chili di CO2 a notte per singolo ospite, uno a cinque stelle quasi tre volte tanto".
Le emissioni di anidride carbonica non sono l'unica problematica generata dallo sci. Le piste, infatti, occupano suolo, sottraendolo al bosco. Secondo la Süddeutche Zeitung, sulle Alpi, il suolo occupato dalle piste da sci equivale a 142'685 campi da calcio.
Forse non tutti lo avrebbero pensato, ma anche i vestiti da sci hanno un impatto ambientale. Come denunciato da Greenpeace, nella produzione dell'abbigliamento da sci sono utilizzati prodotti chimici non biodegradabili. Sull'inquinamento prodotto dal settore della moda, Ticinotoday si era già occupato, tramite la rubrica Rewind (vedi qui).
Il più significativo impatto ambientale, però, è forse dato dai canonni per la neve artificiale. Come spiegato dal quotidiano dalla Süddeutsche Zeitung, "la federazione Naturschutz ha calcolato che in un'intera stagione i canonni su tutte le Alpi consumano 2'100 Gigawattora, cioè l'equivalente dell'energia consumata in un anno da mezzo milione di famiglie". Il consumo annuale di acqua, inoltre, è di "280 milioni di metri cubi d'acqua a stagione sciistica".