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I rapporti tra Serbia e Kosovo non si sbloccano e rimangono particolarmente tesi, nonostante l'intervento di Germania e Francia durante un vertice tenutosi lunedì a Berlino. L'incontro ha visto emergere ulteriori impegni per avvicinare i Balcani occidentali all'UE, ma la frontiera serbo-kosovara rimane fonte di grosse frizioni.
"Senza riconoscimento reciproco tra Serbia e Kosovo non vi potrà essere un miglioramento nei rapporti tra Belgrado e Pristina", ha detto il premier kosovaro Ramush Haradinaj, che ha partecipato al vertice insieme al presidente Hashim Thaci. "Il riconoscimento del Kosovo nei suoi attuali confini consentirà di superare tutte le difficoltà e i problemi che impediscono una normalizzazione completa dei rapporti con la Serbia - ha scritto Haradinaj su Facebook -. La realtà presente è che ora il Kosovo è un Paese indipendente, e la Serbia lo deve ammettere".
"Non vi possono essere condizioni per il dialogo", ha affermato il presidente Thaci, alludendo alla posizione di Belgrado che pone come condizione per la ripresa dei negoziati l'abolizione dei dazi doganali maggiorati del 100% imposti da Pristina sull'import serbo e bosniaco. Hashim Thaci ha anche definito '"idee morte" quelle su eventuali scambi di territori fra i due paesi e su una Comunità delle municipalità serbe in Kosovo dotata di poteri esecutivi. L'ente sarebbe previsto dall'accordo concluso da Belgrado e Pristina nel 2013 a Bruxelles, ma la parte kosovara, accusa Belgrado, non l'ha mai messo in pratica.
Secondo i media di Pristina, Thaci sarebbe inoltre rimasto deluso dal vertice di Berlino per la mancata liberalizzazione del regime dei visti per i suoi concittadini in viaggio nell'UE. Il Kosovo ritiene di aver soddisfatto tutti i criteri e le richieste di Bruxelles a riguardo.