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<h2>SubmittedText<h2><p align="both">Lo scambio di risorse genetiche (sementi, semi, piante ecc.) è disciplinato a livello internazionale nell'ambito della Convenzione sulla diversità biologica. L'obiettivo è di evitare la biopirateria e assicurare che i Paesi del Nord del mondo, spesso beneficiari dell'utilizzo delle risorse genetiche (industria farmaceutica, cosmetica, agricoltura), e quelli del Sud, spesso ricchi di risorse genetiche, spartiscano i benefici derivanti da tali risorse. Il problema della ridistribuzione continua a essere irrisolto.</p><p align="both">Inoltre, da alcuni anni si va delineando un nuovo aspetto della questione. Attualmente è possibile utilizzare risorse genetiche senza supporti fisici. Le banche dati di sequenze genetiche permettono di scambiare e utilizzare tali sequenze in maniera incontrollata. Ciò riduce ulteriormente i benefici per i Paesi del Sud, aggirando il meccanismo istituito nell'ambito del Protocollo di Nagoya.</p><p align="both">La quindicesima Conferenza delle parti della Convenzione sulla diversità biologica (COP 15) si terrà il prossimo dicembre a Montreal. In tale occasione dovrebbe essere dato impulso alle grandi politiche di conservazione della biodiversità terrestre per i prossimi decenni. Nell'ambito di queste discussioni, la questione della proprietà sulle sequenze digitali (DSI) assumerà un ruolo centrale. Al momento, purtroppo, la Svizzera e una minoranza di altri Paesi industrializzati bloccano l'avanzamento del dossier, specialmente su questo punto. </p><p align="both">Il Consiglio federale è pregato di rispondere alle seguenti domande:</p><p align="both">1. Per quali motivi la Svizzera mantiene una posizione fortemente conservatrice in merito al dossier delle DSI, respingendo il riconoscimento delle sequenze genetiche (DSI) come parte del Protocollo di Nagoya?</p><p align="both">2. La Svizzera è isolata sulla scena internazionale, in particolare rispetto ai Paesi che ci circondano. Per quale motivo?</p><p align="both">3. La Svizzera ha una proposta alternativa da avanzare nell'ambito di questo dossier?</p><p align="both">4. Come intende garantire l'applicazione del Protocollo di Nagoya, in particolare la ripartizione dei benefici delle risorse genetiche, nell'ambito della digitalizzazione delle sequenze genetiche?</p><p align="both">5. Il rischio di mettere a repentaglio le trattative della COP 15 non è trascurabile. La Svizzera è disposta a correre tale rischio?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il rapido sviluppo della biologia molecolare e delle tecnologie digitali ha consentito un incremento considerevole della produzione e dell'utilizzazione di dati biologici in forma digitale (DSI: digital sequence information), archiviati in banche dati. Questi dati sono utilizzati per lo studio della biodiversità e nel campo della biotecnologia.</p><p>In mancanza di una definizione chiara delle DSI, la loro utilizzazione non è soggetta a obblighi rispetto al terzo obiettivo della Convenzione sulla diversità biologica (CDB; RS 0.451.43) e all'obiettivo del Protocollo di Nagoya (RS 0.451.432). Discussioni in merito a questa tematica si tengono in occasione di numerosi fora internazionali, ad esempio nel quadro del Trattato internazionale sulle risorse fitogenetiche per l'alimentazione e l'agricoltura (RS 0.910.6).</p><p>1. e 4. La Svizzera non sostiene una posizione conservatrice ma piuttosto una orientata alla ricerca di soluzioni. Il Consiglio federale ha spiegato le ragioni per cui il Protocollo di Nagoya non è la soluzione alla problematica delle DSI: da un lato, manca sovente il legame tra le DSI e le risorse genetiche poiché le informazioni contenute nelle DSI non sono sovente specifiche e non possono quindi essere correlate a un organismo preciso. Questo legame è una condizione preliminare all'applicazione del Protocollo di Nagoya; dall'altro, il Protocollo di Nagoya per accedere e condividere i benefici è basato su un approccio bilaterale e non rappresenta una soluzione efficace per le DSI, che richiederebbero una soluzione globale e armonizzata.</p><p>2. La Svizzera non è isolata, ma coordina la sua posizione in stretta collaborazione con i propri partner, segnatamente i Paesi membri dell'Unione europea e il Regno Unito.</p><p>3. Nel quadro dei negoziati, la Svizzera cerca attivamente una soluzione efficace, costruttiva, praticabile e compatibile con le disposizioni della CDB, che tenga conto delle esigenze legittime dei Paesi in via di sviluppo come pure di quelle dei settori della ricerca e dell'economia.</p><p>L'armonizzazione delle regole a livello internazionale, un processo che può rivelarsi lungo e complesso, è comunque nell'interesse della Svizzera. A partire dalla COP 14 sono stati sviluppati diversi scenari che si discostano dall'approccio bilaterale del Protocollo di Nagoya allo scopo di estendere la condivisione dei benefici all'utilizzazione delle DSI. La Svizzera ritiene che una soluzione multilaterale sarebbe più adatta alle caratteristiche delle DSI, anche per quanto attiene alla condivisione dei benefici.</p><p>5. Il Consiglio federale è consapevole dell'importanza delle DSI. Tuttavia, la Svizzera ritiene che i diversi filoni negoziali durante la COP 15 siano distinti: da un lato, è opportuno trovare una soluzione per le DSI; dall'altro, il nuovo quadro globale della biodiversità per il post 2020 deve essere nell'interesse di tutte le parti coinvolte.</p>  Risposta del Consiglio federale.