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Caritas chiede una politica migratoria sostenibile. In particolare, lo statuto dei clandestini ("sans papiers") va regolarizzato più facilmente.
L'organizzazione assistenziale cattolica chiede inoltre una maggiore apertura del mercato del lavoro elvetico ai lavoratori extraeuropei.
Durante la sua conferenza stampa annuale tenutasi martedì a Berna, Caritas ha presentato un documento programmatico dal titolo "A che punto sta la politica di migrazione elvetica?". Il testo definisce le sfide che la Svizzera deve affrontare nel XXI secolo in ambito di politica migratoria e propone alle autorità elvetiche alcuni consigli sul modo d'agire in questo ambito.
Per il direttore dell'organizzazione, Jürg Krummenacher, gli elementi chiave del testo sono due: la questione dei "sans papiers" (migranti clandestini) e la politica d'integrazione.
Politica d'immigrazione più magnanima
Caritas ritiene che lo sviluppo della legislazione in ambito d'asilo sia entrata in una spirarle d'inasprimento tale da ritrovarsi in conflitto con il principio fondamentale del rispetto dei diritti umani. Con il pretesto di "combattere gli abusi" il diritto d'asilo diventa sempre più severo, si legge nella presa di posizione.
Fra le richieste avanzate da Caritas si annovera in particolare il raggruppamento familiare anche per le persone ammesse provvisoriamente, l'autorizzazione di lavoro per i lavoratori meno qualificati provenienti da paesi extraeuropei e una regolarizzazione "più magnanima" dei clandestini ("sans papiers"). Solo attraverso una politica di migrazione sostenibile è infatti possibile secondo Krummenacher evitare o perlomeno limitare l'immigrazione clandestina.
L'organizzazione assistenziale giustifica le sue proposte con il bisogno di un migliore sistema d'integrazione, nonché di forze lavoro poco qualificate. Bisogni che con il nuovo diritto sugli stranieri non possono essere garantiti.
Infine Caritas chiede una politica d'integrazione fatta di diritti e doveri - non solo per gli immigrati, ma anche per gli svizzeri - nonché una naturalizzazione facilitata e diritti politici per gli stranieri che vivono in Svizzera.
Caritas nel 2006
Lo scorso anno Caritas ha rinforzato il suo operato in ambito di integrazione, in particolare quella dei giovani. All'interno delle frontiere rossocrociate ha realizzato circa 150 progetti, che secondo Krummenacher hanno permesso di aiutare 130'000 persone.
Il lavoro dell'organizzazione è prevalentemente effettuato da volontari. Nel 2006, ben 4700 persone hanno dedicato liberamente parte del loro tempo all'organizzazione assistenziale, per un totale di 379'000 ore.
Dei 113,6 milioni di franchi spesi nel 2006 da Caritas, 68 sono andati a progetti internazionali. Caritas ha fornito infatti un importante sostegno a numerosi programmi d'aiuto internazionale in casi di emergenza ma anche nell'ambito della ricostruzione in paesi colpiti da catastrofi naturali (regioni dello Tsunami, Iran, Pakistan, Java, Darfur).
swissinfo e agenzie
Fatti e cifre
Bilancio di Caritas nel 2006:
Donazioni private: oltre 24 milioni di franchi.
Versamenti da parte della Catena della solidarietà e di altre organizzazioni della Caritas: 43,3 milioni.
Contributi dallo Stato: 29,6 milioni di franchi.
Spese: 113,6 milioni, di cui 68 per progetti all'estero
Raccolta di fondi, pubblicità e amministrazione: 6,5% delle spese.
Alliance Sud
Alliance Sud, fondata nel 1971, è la comunità di lavoro delle sei grandi organizzazioni svizzere di cooperazione internazionale Swissaid, Sacrificio Quaresimale, Pane per i fratelli, Helvetas, Caritas e Aces.
Scopo di Alliance Sud è quello di influenzare la politica della Svizzera a favore delle popolazioni povere del mondo, principalmente con campagne pubbliche, un lavoro informativo, conferenze e interpellanze pubbliche.