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BERNA - I commercianti di materie prime agricole che dominano il mercato mondiale dai loro uffici di Ginevra o Zugo sono diventati anche proprietari di piantagioni. Tuttavia difficilmente si assumono anche le relative responsabilità, e le autorità svizzere faticano a regolamentare il settore. È quanto denuncia la nuova inchiesta di Public Eye.
La Svizzera è il principale centro del commercio mondiale per quanto riguarda le materie prime agricole: più del 50% del grano, del 40% dello zucchero e del 30% del caffè e cacao a livello mondiale sono commercializzati da società svizzere. I big del commercio con sede in Svizzera posseggono più di 550 piantagioni in 24 Paesi dedicate soprattutto alla raccolta di canna da zucchero e palma da olio, per un totale di 2,7 milioni di ettari.
La responsabilità delle filiali svizzere - «Queste società esercitano un controllo diretto sulle piantagioni, e di conseguenza hanno la responsabilità di garantire il rispetto dei diritti umani e delle norme ambientali» sottolinea Public Eye, che ricorda come nella maggior parte dei casi ciò non avviene. Uno dei casi più celebri riguarda l'appropriazione delle terre in Uganda: 20 anni fa 4'000 persone sono state espulse con la forza dall'esercito per lasciare posto ad una piantagione di caffè del gruppo tedesco Neumann Kaffee (NKG). Tutt'oggi le persone colpite sono ancora in attesa di un risarcimento. La filiale svizzera di NKG, che non gestisce solamente il commercio di caffè verde ma anche le piantagioni, Uganda compresa, «ha una parte di responsabilità» accusa l'organizzazione non governativa.
Necessità di un'azione politica - Una situazione ritenuta problematica da più parti, e che richiederebbe un'azione politica: «Mentre il Consiglio federale riconosce le "sfide" poste dal settore delle materie prime ai diritti umani e all'ambiente, concentra le sue scarse misure sulle risorse energetiche e minerali. I problemi associati al commercio delle materie prime agricole sono stati finora ignorati» denuncia Public Eye. «Il Consiglio federale giustifica il suo rifiuto di regolamentare il settore citando la presunta supervisione indiretta dei commercianti da parte delle banche, un argomento fallace che fa sempre più acqua» prosegue l'organizzazione non governativa. «Una nostra analisi mostra che le banche svizzere giocano solo un ruolo trascurabile nel finanziamento dei commercianti di materie prime agricole. È giunto il momento che le autorità svizzere riconoscano le disfunzioni dell'intero settore e stabiliscano una regolamentazione specifica ed efficace» conclude Public Eye.