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La Segreteria di Stato della migrazione (SEM) potrebbe impugnare la sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo, secondo la quale il giovane afghano convertitosi al cristianesimo ed in Svizzera da 5 anni non può essere rimpatriato dalle autorità elvetiche a Kabul, perché sarebbe esposto al rischio di persecuzione e perché la sua vita sarebbe in pericolo. La sua domanda di asilo era stata respinta dalla SEM non ritenendo rischioso il suo rimpatrio.
Il Tribunale amministrativo federale da parte sua ha riconosciuto l'autenticità di questa conversione, le autorità svizzere avevano però suggerito che il giovane avrebbe potuto trasferirsi nella capitale afghana, considerata sicura, dove risiedono i suoi parenti. Questi ultimi, tuttavia, ignorano la conversione del 23enne al cristianesimo.
La conversione religiosa e l'etnia (appartiene a una comunità discriminata nella provincia di origine) sono due elementi che rendono particolare questo caso. "Arrivato in Svizzera, il giovane si era già convertito al cristianesimo - ha spiegato il legale del giovane, Mario Amato - e ha continuato questo suo percorso arrivando ad avere i sacramenti, quindi il battesimo".
"Rinviare il giovane a Kabul - prosegue Amato - significa privarlo della possibilità di continuare ad esprimere un diritto fondamentale, ovvero quello dell'espressione della propria fede religiosa, conversione che dovrebbe nascondere agli stessi familiari". Una situazione che per la CEDU non è accettabile. "La sentenza della Corte europea - sottolinea poi l'avvocato - ha portata generale e non si applica a tutti i casi di conversione. La valutazione va fatta caso per caso".
Una posizione ribadita anche dalla SEM, che in una sua risposta scritta ha spiegato che analizzerà nel dettaglio la decisione della CEDU. La SEM sta valutando se ricorrere alla Grande Camera di Strasburgo, e per farlo ha due mesi di tempo.