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Dopo che la giustizia britannica ha respinto l'istanza di estradizione di Julian Assange negli Stati Uniti, il Messico ha offerto asilo politico al cofondatore di WikiLeaks. Lo ha annunciato lunedì il presidente messicano Andres Manuel Lopez Obrador in conferenza stampa.
"Sebbene siamo estremamente delusi dalla decisione finale della corte – ha spiegato Il portavoce del dipartimento di giustizia statunitense Marc Raimondi - siamo lieti che gli Stati Uniti abbiano prevalso su ogni questione di diritto sollevata. In particolare, la corte ha respinto tutti gli argomenti del signor Assange riguardanti la motivazione politica, il reato politico, il giusto processo e la libertà di parola. Continueremo a chiedere l'estradizione di Assange negli Stati Uniti".
Grandi reazioni di sollievo ed entusiasmo, invece, tra gli attivisti di organizzazioni per la difesa dei diritti umani e della libertà di stampa, nonché fra giornalisti e politici di orientamento vario. "È una grande notizia", ha twittato Glenn Greenwald, giornalista investigativo che fu in prima fila dieci anni fa nella diffusione dei documenti segreti (imbarazzanti per Washington) pubblicati da WikiLeaks.
Analogo il commento della Freedom of the Press Foundation, nota organizzazione non governativa statunitense, che ha chiosato: "L'accusa contro Julian Assange è una delle minacce più pericolose alla libertà di stampa da decenni. Il verdetto rappresenta un enorme sollievo. Anche se la giudice non ha preso la sua decisione a tutela della libertà d'informazione, ma decretando essenzialmente il sistema carcerario degli Stati Uniti troppo repressivo, si tratta comunque di un risultato che protegge i giornalisti".
"Abbiamo apprezzato la decisione di non estradare Julian Assange negli USA - ha dichiarato infine Nils Muižnieks, direttore per l'Europa di Amnesty International - Riteniamo importante che la corte abbia riconosciuto che, a causa delle sue condizioni di salute, Assange avrebbe rischiato di subire maltrattamenti nel sistema penitenziario statunitense".