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Dal 1. settembre, l’ex ambasciatore svizzero in Colombia Viktor Christen assume le redini dell'ambasciata in Sudafrica.
Nell’intervista con swissinfo, Christen parla dell’importante ruolo del paese africano quale nazione guida per gli stati più poveri della regione.
Dieci anni fa, il Sudafrica introduceva la democrazia e si lasciava definitivamente alle spalle il periodo buio dell’Apartheid. Una transizione pacifica, vista come un raggio di speranza in tutto il mondo.
La nuova ambasciata svizzera a Pretoria - inaugurata in febbraio - trova spazio in un paese reso politicamente più stabile dalle votazioni del 14 aprile scorso.
Il regime dell’Apartheid ha però lasciato un’impronta profonda nel sistema sociale ed economico. Ancora oggi si registra un grande divario tra le condizioni socio-economiche dei bianchi, il cui tenore di vita è simile a quello dei paesi più sviluppati, e quelle della popolazione di colore, di cui oltre la metà vive al di sotto della soglia di povertà.
swissinfo: Lei è stato per quattro anni ambasciatore in Colombia. Cosa ci può dire di quel paese?
Viktor Christen: La Colombia è un paese che, da molti anni, è segnato dalla guerra civile. Con alcune proposte, la Svizzera ha cercato di trovare una soluzione al conflitto.
swissinfo: Nel paese sudamericano, si trovava nel mezzo di una guerra civile, mentre in Sudafrica bisognerà tener conto dell’alto tasso di criminalità, della povertà e del problema dell’Aids. È contento del suo nuovo incarico?
V. C.: Sicuramente. Già durante la seconda metà degli anni ’90, prima del mio soggiorno in Colombia, ho avuto la possibilità di promuovere diversi progetti in favore della pace in Sudafrica.
Un’altra motivazione è che ora mi ritrovo in un paese che ha già superato il periodo difficile che caratterizza oggi la Colombia. Nella fase post-conflittuale che sta vivendo il Sudafrica, i problemi non sono però ancora stati tutti risolti.
swissinfo: Dove vede i problemi maggiori?
V. C.: La preoccupazione più grande concerne l’Aids. A livello demografico, la malattia sta avendo conseguenze inimmaginabili dieci anni fa. Il 70% dei malati di Aids si trova in Sudafrica.
swissinfo: La Svizzera può fare qualcosa per aiutare a sconfiggere questo flagello?
V. C.: La Svizzera tenta di aiutare il Sudafrica su due piani: da una parte con la prevenzione, tramite il sostegno di progetti specifici, dall’altra con la cura dei malati.
In questo contesto, partecipiamo agli accordi dell’Organizzazione mondiale del commercio (Omc), i quali hanno tracciato le linee direttive per una collaborazione con il governo sudafricano.
I medicamenti necessari a prolungare la vita dei malati sono per esempio distribuiti gratuitamente o, perlomeno, sono accessibili a condizioni molto favorevoli.
swissinfo: Parlando di criminalità, il Sudafrica è uno dei paesi in cima alla lista. Non ha paura?
V. C.: Non userei la parola “paura”. La situazione in Sudafrica va sicuramente affrontata con le dovute precauzioni. Ma lei sa benissimo da quale paese provengo…(risate). A Bogota mi spostavo solamente a bordo di un veicolo blindato e se volevo camminare, dovevo essere scortato dalla polizia.
La questione della sicurezza è meno drammatica che a Bogota, ma rimane tuttavia un problema reale. Bisognerà stare sempre all’erta.
Il soggiorno nel paese africano sarà dettato da questa consapevolezza. Mia moglie ed io cercheremo di agire nel migliore dei modi, consapevoli che ciò non basterà a risolvere tutti i problemi.
Sono perciò molto contento che la Svizzera sia impegnata nella promozione di progetti atti a diminuire il tasso di criminalità.
swissinfo: L’economia svizzera era molto presente nell’Apartheid del Sudafrica ed il nostro paese non ha partecipato alle sanzioni internazionali contro Pretoria, ciò che ha sollevato aspre critiche. Nell’ambito della lotta alla disoccupazione ed alla povertà, non crede che oggi la Svizzera dovrebbe fare qualcosa in più?
V. C.: Questo è certamente un punto importante sul quale, a causa della mio carattere, faccio fatica a stare zitto. Non ho tuttavia suggerimenti da dare, devo dapprima preoccuparmi dell’incarico che mi attende.
Attualmente, la Svizzera è il quinto maggior investitore in Sudafrica. Mi sembra che il mandato per promuovere gli investimenti del Segretariato di Stato dell’economia (seco) sia uno strumento utile per sostenere le piccole-medie imprese (Pmi) locali.
Il futuro del paese non dipenderà infatti solamente dai grandi gruppi multinazionali, di cui si parla spesso a causa della loro presunta collaborazione con l’ex regime segregazionista, ma anche dalle Pmi. Un po’ come succede in Svizzera.
swissinfo: E per quel che riguarda gli aspetti positivi del paese?
V. C.: Vedo il Sudafrica come la nazione guida della regione meridionale del continente. Grazie al livello di sviluppo raggiunto ed alle conoscenze acquisite, il Sudafrica può rappresentare un ottimo esempio da seguire per i paesi più poveri.
Un ruolo che Pretoria si sta sforzando sempre più di assumere, in accordo con i suoi vicini.
swissinfo: Il Sudafrica è oggi una delle mete turistiche favorite. Anche lei potrà dunque godere dei suoi meravigliosi paesaggi …
V. C.: Visitare il territorio fa parte degli incarichi di un ambasciatore, sebbene in Colombia era alquanto complicato. Mi rallegro già sin d’ora all’idea di scoprire le meraviglie del paese in compagnia di mia moglie.
swissinfo, intervista di Jean-Michel Berthoud
(traduzione dal tedesco: Luigi Jorio)
Fatti e cifre
45 milioni la popolazione del Sudafrica.
77% dei cittadini sono di razza nera.
11% bianchi.
9% di etnie miste.
3% di origine asiatica.
12,2 milioni di franchi l’ammontare dell’aiuto svizzero allo sviluppo per il Sudafrica nel 2003.
In breve
Nel 2004, il Sudafrica festeggia i dieci anni dall’introduzione della democrazia e dalla fine dell’Apartheid.
Nonostante la transizione si sia svolta in modo pacifico, il paese africano deve ancora risolvere i grossi problemi di povertà, di Aids, di disoccupazione e di criminalità.
Viktor Christen sarà l’ambasciatore svizzero a Pretoria a partire dal 1. settembre.