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In regime di «suicide watch»
R. Kelly fa causa al carcere dove sta scontando la pena
Il cantante è stato condannato a 30 anni di detenzione per traffico sessuale di minori.
Il legale di R. Kelly denuncia un carcere newyorkese per aver messo il cantante in regime di prevenzione dei suicidi.
L’hitmaker di «I Believe I Can Fly», Robert Sylvester Kelly all’anagrafe, è stato condannato a 30 anni di detenzione la scorsa settimana per traffico sessuale di minori.
Secondo la sua legale, Jennifer Bonjean, il suo assistito è stato posto in un regime di «suicide watch» al Brooklyn's Metropolitan Detention Center per «ragioni puramente punitive», trattandosi di un «detenuto di alto profilo».
«Io e il mio partner abbiamo parlato con il signor Kelly dopo la sua condanna, ha detto di stare bene mentalmente, si stava comportando in modo appropriato ed era ansioso di portare avanti il suo appello. Ha espresso preoccupazione per il fatto che, anche senza avere tendenze suicide, il centro di detenzione metropolitano lo abbia messo comunque in regime speciale», ha detto l’avvocata.
Bonjean crede che aver irrigidito la pena del cantante sia «illegale» e chi di dovere dovrà rispondere nelle sedi opportune.
La risposta del carcere
Attraverso un comunicato affidato a E!, il Federal Bureau of Prisons ha così risposto alle accuse della legale: «Il BOP si impegna a garantire la sicurezza e la protezione di tutti i detenuti della nostra popolazione, del nostro personale e del pubblico. Il trattamento umano degli uomini e delle donne sotto la nostra custodia è una priorità assoluta».
Nei documenti legali, l'assistente procuratore degli Stati Uniti Melanie Speight ha insistito sul fatto che Kelly debba rimanere sotto controllo suicida «per la sua stessa sicurezza» a seguito di una valutazione psicologica, poiché le sue «circostanze di vita attuali lo portano senza dubbio provare angoscia emotiva».
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