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Per combattere la corruzione e il riciclaggio di fondi illeciti utilizzati dal terrorismo internazionale la soluzione è una sola: bisogna rafforzare la collaborazione internazionale. È quanto ha affermato Niklaus Huber, membro dell'organizzazione non governativa «Transparency International» ed ex direttore dell'autorità svizzera di controllo per la lotta contro il riciclaggio.Questo contenuto è stato pubblicato il 15 ottobre 2001 - 16:34
Huber ha parlato lunedì a Berna in occasione della presentazione da parte di Transparency International del «Rapporto mondiale sulla corruzione 2001», che da una parte sottolinea come «un numero crescente di governi e organizzazioni commerciali abbiano cominciato ad adottare misure per debellare la corruzione» e dall'altra avverte come «il terrorismo prosperi sotto le ali della corruzione».
Huber ha ricordato che «i terroristi finanziano le proprie attività con transazioni occulte e utilizzano a questo scopo le piazze finanziarie moderne». I terroristi si servono degli stessi canali utilizzati dalla criminalità organizzata, quali il traffico di droga, di armi e la prostituzione, ed è quindi possibile combatterli con i mezzi legali già predisposti contro il riciclaggio.
Dopo gli attentati anti-americani dell'11 settembre «c'è da aspettarsi che la piazza finanziaria elvetica venga di nuovo messa sotto pressione, tanto più che la Svizzera è relativamente isolata sul piano internazionale», ha detto Huber.
L'autorità svizzera di controllo contro il riciclaggio dispone dei mezzi necessari, ma il compito che deve svolgere si annuncia arduo. «Per il trasferimento di fondi, i terroristi si servono di numerosi intermediari, di false organizzazioni assistenziali o non governative e di prestanomi. Risulta così difficile avere una visione d'assieme del fenomeno e al riguardo non esistono ricette miracolose. Il solo rimedio, ha detto Huber, è una rafforzata collaborazione internazionale e un più intenso scambio di informazioni.
Il rapporto di Transparency International, che è pubblicato a scadenza annuale e che rappresenta un documento completo sullo stato della corruzione nei vari paesi, stila anche una classifica relativamente a questo fenomeno. Nell'elenco delle nazioni meno corruttibili - peraltro già pubblicato a giugno - la Svizzera si situa al dodicesimo posto. Nel 2000 era in undicesima posizione e nel 1999 in nona, ma l'arretramento nella classifica è dovuto in gran parte al cambiamento dei metodi di valutazione.
La maggior parte dei casi di frode e di corruzione vengono scoperti su denuncia, ma in Svizzera non esiste ancora una legge che protegga chi ha deciso di parlare.
Philippe Lévy, presidente di Transparency Switzerland, ha detto che la lotta contro la corruzione ha fatto notevoli progressi e Michel Huissoud, vicedirettore del Controllo federale delle finanze, ha spiegato che per migliorare la situazione bisognerebbe proteggere chi denuncia i casi di corruzione.
«Per quanto riguarda l'amministrazione federale, i funzionari, ma anche terze persone, possono 'scaricare' un apposito formulario all'indirizzo internet www.efk.admin.ch». Il Controllo delle finanze esamina le indicazioni ricevute nella massima riservatezza, ma sarebbe necessaria una legge specifica che garantisca la possibilità di sporgere denunce anonime a un organismo statale indipendente. La normativa dovrebbe pure prevedere la protezione contro il licenziamento per i dipendenti che decidono di uscire allo scoperto.
swissinfo e agenzie
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