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L'obiettivo del Consiglio federale è quello di sbloccare una situazione resasi sempre più complicata.
Ai colloqui non parteciperà Ignazio Cassis, benché il consigliere federale ticinese sia il titolare del dossier e abbia portato avanit i negoziati con Bruxelles.
BERNA - Il Consiglio federale è pronto per l'incontro di venerdì tra il presidente della Confederazione, Guy Parmelin, e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen sull'accordo istituzionale, intesa la cui sopravvivenza è in forse.
Sul contenuto del mandato conferito a Parmelin e sull'incontro, da cui si spera di sbloccare l'attuale impasse, il portavoce della Consiglio federale, André Simonazzi, non ha aggiunto nulla, sottolineando ai giornalisti presenti alla tradizionale conferenza sui lavori del governo, che i nodi che dividono le parti sono noti.
Il Consiglio federale ha insomma preparato l'incontro ed è pronto per questi colloqui ai massimi livelli, al quale non parteciperà il consigliere federale Ignazio Cassis, capo della diplomazia elvetica, benché titolare del dossier e in prima fila nei negoziati con Bruxelles.
Oggi, in un commento pubblicato sul "Tages-Anzeiger", l'ex ambasciatore svizzero, Paul Widmer, ha criticato la mancata presenza del ticinese ai colloqui, giudicandolo un affronto contro la Svizzera e lo stesso Cassis, qualora il problema fosse dovuto a questioni di protocollo.
Lo stesso Cassis, in un'intervista concessa alcune settimana fa al "SonntagsBlick", aveva affermato di vedersi a Bruxelles con Parmelin, essendo la persona che meglio conosce i particolari dell'accordo quadro. Ma il Consiglio federale ha deciso diversamente la settimana scorsa. Il ticinese, secondo diversi media, sarebbe isolato in seno all'esecutivo.
Da Bruxelles, in ogni caso, filtrano da settimane indiscrezioni secondo cui la Commissione europea sembra disorientata dall'atteggiamento elvetico. Si rimprovera alla Svizzera mancanza di volontà nel finalizzare l'intesa raggiunta nel 2018. In Svizzera, diversi partiti e i sindacati sono scettici, specie per quanto riguarda aspetti specifici quali gli aiuti di stato, la cittadinanza europea e le misure di protezione del mercato del lavoro.
È di ieri la notizia, basata su un verbale "europeo" fatto pervenire ai media, secondo cui Bruxelles vuole che Berna prenda l'iniziativa e la considera responsabile del possibile fallimento dei negoziati sull'accordo quadro istituzionale.
Il verbale riguarda la riunione tra Stéphanie Riso, vicecapo del gabinetto di von der Leyen, e gli ambasciatori dei 27. La rappresentante dell'esecutivo europeo ha affermato che l'incontro di venerdì prossimo potrebbe fornire nuove impulsi, ma ha pure messo in guardia da aspettative troppo elevate.
Gli ostacoli maggiori per il raggiungimento di un'intesa sono le questioni della protezione dei salari elvetici e la direttiva sulla cittadinanza europea. Per Riso, la Commissione ha manifestato maggiore comprensione dei punti considerati critici dalla Svizzera, ma non vede alcuna concessione malgrado le offerte dell'Ue. A suo avviso, Berna considera l'accordo negoziato nel 2018 semplicemente come un'offerta dell'Ue. Invece per l'Unione, l'accordo risponde già alle preoccupazioni della Confederazione.
L'Ue sospetta in particolare che la Svizzera voglia escludere del tutto dall'accordo la questione della protezione dei salari e la direttiva sulla cittadinanza europea. Agli occhi di Riso, le difficoltà d'accordo sono particolarmente acute in merito ai lavoratori distaccati e all'accesso alle assicurazioni sociali dei cittadini europei residenti nella Confederazione.
Per quanto riguarda la direttiva europea sulla cittadinanza, la Svizzera aveva segnalato che non avrebbe accettato sette punti. Secondo il verbale, questi includono la residenza permanente, il permesso di soggiorno incondizionato di tre mesi e l'accesso alla sicurezza sociale.
Cassis per buono o no che sia, doveva partecipare alla riunione, visto che è titolare del dossier in questione. La diplomazia Svizzera parte male in questo caso, e non mi aspetto altro che un'ulteriore genuflessione da parte del Don Chisciotte Parmelain.
Il presidente della Confederazione più che UDC Ale’ un Uregiatt e papa mola senza P.... 😡
e noi gli paghiamo anche la gita a Bruxelles !!!! povera Svizzera
Cassis non sarà una cima, ma la presenza dei 2 consiglieri sarebbe già la conferma dell'importanza e della volontà della Svizzera di voler risolvere la quetione. Parmelin andrà in passeggiata a Bruxell, poi dovrà riferire a Chiesa, che dovrà riferire ai Blocher. Non se ne viene fuori: che faccia invece il Boris Johnson, che almeno qualcuno , se fai la voce grossa , ascolterà.