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La presenza molto mediatizzata della presidente della Confederazione Micheline Calmy Rey sul praticello del Rütli per la festa nazionale è soprattutto un'eccellente operazione politica, afferma il ricercatore Antoine Chollet.Questo contenuto è stato pubblicato il 01 agosto 2007 - 08:04
Il politologo di Neuchâtel stima che questa iniziativa mostra pure l'incapacità della classe politica svizzera di superare i miti nazionali.
Rifiutando che le celebrazioni della festa nazionale del primo agosto al Rütli siano ancora una volta prese in ostaggio dall'estrema destra, la presidente della Confederazione ha deciso di recarsi quest'anno sul praticello sulle rive del Lago dei Quattro Cantoni. Micheline Calmy-Rey, che sarà accompagnata dalla presidente della Camera bassa Christine Egerszegi, pronuncerà un discorso molto atteso.
Politologo e autore di un saggio sul nazionalismo elvetico ("La Suisse, nation fêlée", pubblicato nel 2006), Antoine Chollet sottolinea i limiti dell'iniziativa della presidente della Confederazione.
swissinfo: La socialista Micheline Calmy-Rey riporta il Rütli al centro della festa nazionale, vanta le montagne e la fondue. Nello stesso tempo il suo collega liberale radicale (centro destra) Pascal Couchepin sottolinea la dimensione leggendaria di questo luogo e il presidente dell'Unione democratica di centro (destra nazional conservatrice) Ueli Maurer, il più nazionalista dei partiti svizzeri, relativizza l'importanza di questo praticello. La Svizzera ha perso la bussola?
Antoine Chollet: Bisogna riposizionare questo caso nel suo contesto politico a corto termine. L'iniziativa di Micheline Calmy-Rey si spiega prima di tutto con considerazioni tattiche. L'operazione è stata coronata da successo, poiché ha messo in difficoltà l'UDC, riappropriandosi di temi cari a questo partito.
Micheline Calmy-Rey ha fatto suoi tutta una serie di stereotipi nazionalisti svizzeri. Ciò che è strano per una socialista, anche se si tratta della presidente della Confederazione.
L'aspetto positivo è questo riappropriarsi di simboli nazionalisti da parte di partiti che nazionalisti non sono. Ciò permette forse di ampliare il significato di questi simboli.
Questo caso mostra pure l'incapacità di superare taluni miti, che restano senz'altro al centro delle rappresentazioni della classe politica svizzera. La Svizzera non è quindi riuscita a creare un modo di funzionamento politico post-nazionale.
swissinfo: In occasione di questo dibattito si è spesso opposto il patriottismo al nazionalismo. Sono sfumature legittime?
A.C.: Per me non vi è nessuna differenza. Da due secoli a questa parte, nazione e patria designano lo stesso fenomeno, ossia un grande insieme territoriale, politico e storico di cui si ricostruisce artificialmente l'unità e che "sovradetermina" l'identità di un insieme di individui.
Poiché il termine 'nazionalista' ha una connotazione molto negativa, molti gli oppongono la parola 'patriottismo'.
swissinfo: Il tema dell'identità nazionale è attualmente molto dibattuto in Svizzera. È il segnale di una crisi del sentimento d'appartenenza?
A.C.: Mi sembra che la Svizzera sia perennemente in preda a una crisi d'identità nazionale, poiché non si sa definire con molta chiarezza tale identità. Si trovano quindi dei surrogati ricomponendo la storia svizzera o invocando l'unità di questo paese fatto di diversità, ciò che è in sé un concetto contraddittorio.
Oggi il fatto che dei politici di sinistra si riapproprino del nazionalismo mi inquieta un po'. Questa riappropriazione non cambia i miti fondatori e non va più in là di una riaffermazione di una frontiera tra ciò che è svizzero e ciò che non lo è.
swissinfo, intervista di Frédéric Burnand, Ginevra
traduzione, Daniele Mariani
Il Rütli
Secondo la leggenda, è sul praticello del Rütli che i rappresentanti dei cantoni di Uri, Svitto e Untervaldo si sono riuniti per fondare la Confederazione nel 1291.
Il praticello è diventato un luogo di memoria patriottica dal XVII secolo. Il ricordo del mito fondatore si è ulteriormente rafforzato nel corso del XIX secolo.
È sul Rütli che nel 1940 il capo dell'esercito svizzero – il generale Guisan – tenne un discorso storico ai principali ufficiali per accendere la volontà di resistenza in caso di invasione tedesca.
Una Festa nazionale è organizzata ogni anno sul praticello. Due volte, nel 2000 e nel 2005, dei manifestanti di estrema destra hanno insultato il presidente della Confederazione durante il suo discorso. Da allora le misure di sicurezza sono state rafforzate.
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