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Rio+20: un'occasione persa
Il documento finale di Rio+20 adottato il 22 giugno nella metropoli brasiliana è deludente per vari motivi. Certo, i paesi in sviluppo sono riusciti ad imporre un concetto di economia verde che rispetti le loro esigenze nazionali, ma il Vertice non è riuscito ad avviare il cambiamento di paradigma necessario per salvare il pianeta.
« Il Vertice ha perso l’occasione per realizzare lo sviluppo sostenibile, avviare il cambiamento di paradigma necessario per salvare il pianeta ed elaborare indicatori di benessere che vadano al di là della crescita e del PIL. E’ previsto che questi indicatori vengano sviluppati dall’ONU, ma non c’è nessuna urgenza », si dispiace Isolda Agazzi, responsabile di politica di sviluppo presso Alliance Sud.
Certo, le aperture sull’economia verde volute dai paesi industrializzati non ci sono state, Anche se il testo prevede alcune protezioni volute dai paesi in sviluppo – in particolare affinché l’economia verde non diventi una nuova forma di protezionismo che imponga condizioni aggiuntive -, esso dà un’importanza particolare al settore privato per il quale non è prevista nessuna regolamentazione vincolante del rispetto dell’ambiente e dei diritti umani.
Alliance Sud deplora anche la debolezza degli impegni per quanto concerne il trasferimento di tecnologie e di mezzi aggiuntivi per lo sviluppo sostenibile, che saranno presi nell’ambito di processi intergovernativi futuri secondo accordi volontari tra le parti.
Gli Stati hanno deciso di lanciare un processo per l’elaborazione di obiettivi di sviluppo sostenibile che sostituiscono gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio alla loro scadenza dopo il 2015. « Il rischio, però, che i due processi vengano condotti in parallelo, invece di confluire in uno solo e che la lotta contro la povertà perda il carattere centrale che occupa oggi, non è evitato», continua Isolda Agazzi.
Alliance Sud si rammarica anche che non sia stato creato un consiglio mondiale per lo sviluppo sostenibile, poiché questo avrebbe costituito un’autorità forte e avrebbe potuto assicurare la coerenza tra le tre dimensioni economica, sociale ed ambientale. Il testo prevede, invece, la creazione di un indefinito Forum di alto livello che non avrà gli strumenti necessari per portare a termine questo mandato.
Certo, alcuni diritti acquisiti sono stati conservati, a cominciare dai principi fondamentali delle conferenze di Rio 1992 e Johannesburg 2002, in particolare la responsabilità comune ma differenziata. Il diritto allo sviluppo, all’alimentazione, all’acqua, alla salute e i diritti dei popoli autoctoni sono stati riaffermati. I diritti della Terra Madre sono stati proclamati su incitamento della Bolivia. La conferenza delude dal punto di vista del genere poiché gli Stati non sono riusciti a riaffermare i diritti sessuali e riproduttivi.
E’ rallegrante che i paesi in sviluppo siano riusciti ad imporre in parte la loro visione, specialmente grazie al ruolo agevolatore del Brasile, il paese ospite. Un tale Vertice però, avrebbe potuto e dovuto concretizzare molto di più.
Per maggiori informazioni:
Isolda Agazzi, Alliance Sud, membro della delegazione svizzera a Rio, Tel. 0041 79 344 45 60
Nicole Werner, Alliance Sud, responsabile del dossier ambiente e clima, Tel. 076 430 94 88