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Lo scorso luglio le autorità giudiziarie francesi hanno aperto un procedimento formale d'incriminazione ("mise en examen") nei confronti della banca zurighese Julius Bär. L'istituto è sospettato di aver partecipato a una gigantesca truffa all'IVA sul mercato dei diritti di emissione di anidride carbonica (CO2).
La banca, rivela oggi l'Agence France Presse che cita "fonti concordanti", è accusata di riciclaggio. La "mise en examen" è il provvedimento adottato dal giudice istruttore nei confronti di un indagato contro cui esistono indizi gravi o concordanti di partecipazione a fatti suscettibili di costituire un reato. Non è ancora l'incriminazione formale con rinvio a giudizio ("mise en accusation").
Julius Bär è sospettata di aver accettato su un conto aperto in Svizzera fondi provenienti dalla truffa senza procedere alle verifiche necessarie malgrado segnali sulla loro dubbia provenienza, ha indicato all'AFP una fonte vicina al dossier.
Interrogata dalla France Presse, la banca ha detto che intende "cooperare con le autorità francesi nel quadro delle possibilità legali allo scopo di chiarire la situazione e tutelare i propri interessi".
Diverse inchieste sono in corso in Francia in merito a quella che taluni hanno definito "la truffa del secolo". La Corte dei conti aveva stimato nel 2012 che il danno all'erario francese era di 1,6 miliardi di euro. Europol aveva stimato la perdita a livello europeo a cinque miliardi di euro.