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NIDAU - Si chiama Abu Ramadan il 64enne libico balzato, negli scorsi giorni, agli onori della cronaca che lo ha ribattezzato “l’imam dell’odio” per alcune prediche in cui si rivolgeva ad Allah «chiedendo di distruggere tutti i nemici» della sua religione.
Il predicatore, che negli anni ha incassato circa 600mila franchi dall’assistenza sociale e nei cui confronti le autorità municipali di Bienne stanno valutando eventuali provvedimenti, vive in un tre locali e mezzo al settimo piano di una palazzina a Nidau, in un quartiere prevalentemente popolato da immigrati. Il suo nome però, riferisce Le Matin, non compare né sulla facciata della buca delle lettere né tantomeno sul campanello dell’abitazione.
Il quotidiano romando ha tentato di intervistare la famiglia, ma senza fortuna. «La porta non si apre se non ci sono uomini in casa», spiega uno dei vicini. Nessuno lo conosce bene, ma diversi lo descrivono come una persona «gentile». Vicini che il 64enne è solito salutare, ma solamente in arabo, nonostante - secondo alcuni - sia in grado di parlare anche un po’ di francese.
L'opinione positiva non è però unanime. Un operaio curdo, anch’esso residente nel quartiere, racconta infatti che l’imam è solito rivolgere lui la parola per salutarlo esclusivamente quando porta la barba e conferma che il 64enne «detesta curdi, ebrei e cristiani». Una persona «che non ha mai fatto un minimo di sforzo per integrarsi non avrebbe dovuto toccare quei 600mila franchi» ha concluso l'operaio.