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Il Fondo monetario internazionale (Fmi) rivede al ribasso la crescita mondiale. Il pil salirà nel 2014 del 3,4% (-0,3 punti percentuali rispetto alle stime di aprile), per poi accelerare a +4,0% (stima confermata) nel 2015. A pesare è la "frenata" degli Stati Uniti nel primo trimestre per l'inverno rigido e le prospettive meno ottimiste su alcuni mercati emergenti.
Negli Stati Uniti il pil 2014 crescerà solo dell'1,7%, ovvero 1,1 punti percentuali in meno rispetto alle stime di aprile. Poi accelererà nel 2015 segnando un +3,0%.
Il pil dell'area euro si espanderà dell'1,1% nel 2014, per poi accelerare al +1,5% (+0,1 punti percentuali rispetto alla stima di aprile) nel 2015, prevede il Fondo, secondo cui la ripresa resta debole, irregolare fra i vari paesi, riflettendo la frammentazione finanziaria e l'elevato tasso di disoccupazione.
Stando al Fondo, restano rischi al ribasso sulle prospettive di crescita globali, con le tensioni geopolitiche che potrebbero portare a un aumento dei prezzi del petrolio.
In diverse economie avanzate e in quelle emergenti, afferma l'istituzione con sede a Washington, è necessario andare avanti con le riforme strutturali per rafforzare la produttività e aumentare la potenziale crescita.
La politica monetaria dovrebbe rimanere accomodante in tutte le economie avanzate, anche se le prospettive economiche e di inflazione richiederanno una graduale normalizzazione in momenti diversi, sostiene l'Fmi sottolineando che la riforma del sistema finanziario dovrebbe essere completata per limitare i rischi alla stabilità finanziaria.
Quanto all'Eurozona, l'istituzione indica che la ripresa dell'area euro resta "debole e l'inflazione troppo bassa". Le recenti misure della Banca centrale europea sono positive ma è ancora "troppo presto per valutarne gli effetti e se l'inflazione resta bassa ulteriori misure dovrebbero essere considerate. La politica monetaria non può però fare tutto da sola".