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Le autorità di Pechino hanno rimosso un post dell’ambasciata svizzera da Weibo, social network che è un po’ l’alter ego di Twitter in salsa cinese. Nel post veniva chiesto dove si trovasse un avvocato per i diritti umani scomparso.
Il post pubblicato su Weibo è stato censurato nel giro di 24 ore, ha scritto oggi su Twitter l’ambasciata, mostrando un altro suo tweet del 10 febbraio "con lo stesso contenuto" di quello cancellato dal social cinese. In esso si vede una foto dell’avvocato, Tang Jitian, sparito dalla circolazione a dicembre poco prima di presenziare a una giornata in favore dei diritti umani a Pechino. La rappresentanza elvetica domandava di rivelare "immediatamente" la sua posizione.
Sollecitato dall’agenzia Keystone-Ats, il Dipartimento federale degli affari esteri (Dfae) ha ribadito questa versione dei fatti. L’episodio è stato inizialmente riportato dalle testate del gruppo Tamedia.
Da Berna si sono limitati ad aggiungere che la Svizzera si impegna ovunque per i diritti umani, Cina compresa. Il loro rispetto è parte fondamentale delle relazioni, anche per quanto riguarda la comunicazione pubblica. In questo caso, Pechino ha subito censurato il post su Weibo e pertanto l’ambasciata elvetica ha deciso di reagire su Twitter.
Tang Jitian è stato arrestato diverse volte in patria e, secondo quanto affermato da lui stesso, torturato. Stando ad Amnesty International, insieme ad altri colleghi stava indagando su presunte confessioni strappate con la forza. Non è l’unico attivista per i diritti umani di cui si sono perse le tracce o che è finito in manette in Cina prima delle Olimpiadi invernali, attualmente in corso di svolgimento nel gigante asiatico.