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Una fede sincera l'ha sostenuta durante il regno durato settant'anni
Quando salì al trono d'Inghilterra, dopo la morte prematura del padre Giorgio VI, Elisabetta II aveva solo 25 anni. Malgrado la giovane età, promise con la massima serietà di dedicare la sua vita al servizio della nazione, impegnandosi pubblicamente per qualcosa di più grande di lei: "Che Dio mi aiuti a realizzare il mio desiderio e che Dio benedica tutti voi che desiderate prendere parte a questa impresa". A quella promessa fecero seguito settant'anni di regno.
Quando Elisabetta viene incoronata, la Gran Bretagna si sta ancora riprendendo dalla Seconda Guerra Mondiale e dai pesanti bombardamenti subiti da molte sue città; Winston Churchill è Primo Ministro e il Paese ha ancora un impero. L'incoronazione della giovane regina annuncia già una nuova era, come dimostrano i milioni di televisori acquistati per seguire la diretta della cerimonia dall'Abbazia di Westminster a Londra.
La cerimonia di incoronazione sottolinea l'intreccio tra regalità e religione. Davanti a Dio, il monarca britannico si impegna a sostenere la religione protestante. Pur avendo lo status ufficiale di Difensore della Fede e Governatore Supremo della Chiesa d'Inghilterra, Elisabetta II ha scelto di lasciare questo compito ai vescovi. Al massimo, si rivolge occasionalmente ai sinodi generali e mantiene un ruolo di ascolto e di guida per il suo primate, l'arcivescovo di Canterbury.
Nel corso degli anni Elisabetta II ha osato sempre più spesso affermare la sua identità cristiana, parlando a volte in modo molto aperto e personale della sua fede. Lo ha fatto soprattutto durante il suo messaggio annuale di Natale, una tradizione iniziata da suo nonno, Giorgio V, nel 1932 e proseguita da suo padre. Generalmente i discorsi natalizi della regina si sono limitati a banalità come "le feste sono un momento per stare con la famiglia". Nel 2000, tuttavia, ha parlato della nascita di Gesù Cristo, "destinato a cambiare il corso della nostra storia". Ha continuato: "Per me, gli insegnamenti di Cristo e la mia responsabilità personale nei confronti di Dio sono il quadro entro il quale cerco di vivere la mia vita. Come molti di voi, ho trovato grande conforto nelle parole e nell'esempio di Cristo nei momenti difficili".
Giovedì scorso, l'arcivescovo di Canterbury Justin Welby ha dichiarato che nella vita della Regina si scorgevano i "segni di una fede cristiana profondamente radicata": il suo coraggio anche quando ha pianto il marito, il principe Filippo, duca di Edimburgo, morto nell'aprile del 2021; il suo ricordare, nei giorni più bui della pandemia di Covid-19, che le tenebre non possono vincere la luce; il servizio reso al "suo popolo e al suo Dio".
Elisabetta invitò più volte il pastore evangelico americano Billy Graham a predicare per lei. Se la vicinanza che la serie Netflix The Crown ha suggerito tra loro sembra inverosimile, il figlio di Graham, Franklin Graham, ha però dichiarato giovedì scorso che la regina e suo padre condividevano un'amicizia "costruita sull'amore comune per Gesù Cristo e sulla fede nella Parola di Dio".
Il marito e il figlio Carlo hanno mostrato, nel corso degli anni, una certa curiosità nei confronti della religione, compreso un vivo interesse per le altre confessioni e fedi cristiane, soprattutto quando il panorama religioso britannico ha iniziato a diversificarsi. Elisabetta II li ha seguiti su questa strada, incoraggiando ad esempio i membri di tutte le fedi a essere presenti alle principali occasioni religiose. Quando nel 2012 si è parlato di de-istituzionalizzare la Chiesa d'Inghilterra, la Regina ha però sostenuto che la Chiesa d'Inghilterra potrebbe fungere invece da ombrello sotto cui riparare le altre fedi.
Il vescovo presidente della Chiesa episcopale degli Stati Uniti, Michael Curry, intervenuto al matrimonio del principe Harry e Meghan Markle, ha reso omaggio, giovedì scorso, a Elisabetta II e alla sua "resilienza, dignità e modello di fede e pietà tranquilla che sono stati - e continueranno a essere - un esempio per tanti". (ProtestInter/RNA; trad. it. e adat. P. Tognina)