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LOSANNA - Il Tribunale federale (TF) conferma il punto di vista dell'Autorità indipendente di ricorso in materia radiotelevisiva (AIRR) in merito alla denuncia presentata dal viticoltore vallesano Dominique Giroud contro la televisione romanda RTS.
Nell'agosto 2016, l'AIRR aveva rilevato in un reportage intitolato "Affaire Giroud, du vin en eaux troubles" ("Il caso Giroud, del vino in acque torbide") diffuso nel gennaio 2015 nel quadro della trasmissione "Temps Présent" una violazione del principio della corretta presentazione di fatti e avvenimenti.
Nella sentenza pubblicata oggi, il TF rileva che nel servizio sono state sollevate pesanti critiche nei riguardi di Giroud, che non ha potuto esprimersi al riguardo. Se, come nel caso del viticoltore, la persona rifiuta di farlo, il realizzatore deve fare in modo che l'opinione dell'interessato sia comunque presentata in modo sufficientemente esauriente.
Il servizio insiste inoltre «pesantemente» sulle convinzioni religiose del negoziante di vini, nonché sulla sua opposizione all'interruzione di gravidanza e all'omosessualità. Secondo la Corte, non è ravvisabile il nesso fra questi temi e l'elemento centrale del reportage, ossia il mercato svizzero del vino e la sua sorveglianza. Evocando le convinzioni del viticoltore, la RTS ha dato al pubblico «un'immagine sin dall'inizio negativa dell'interessato».
Interrogato in proposito dall'ats, il produttore della trasmissione Jean-Philippe Ceppi prende atto «con rammarico» della decisione del TF, che - ha indicato - potrebbe essere contestata presso la Corte europea dei diritti dell'uomo. Nel procedimento a Losanna, la RTS aveva invocato la libertà dei media garantita dalla Convenzione europea dei diritti umani.