Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01090.jsonl.gz/877

INTERLAKEN - Il turista americano Chris Gursky quel volo in deltaplano non lo dimenticherà mai. Lo scorso ottobre ha rischiato la vita, perché il pilota non lo aveva agganciato correttamente (vedi articolo correlato). Un episodio che non manca di sollevare interrogativi sulle prescrizioni di sicurezza. E c’è chi dice che in Svizzera le norme sarebbero insufficienti. Si tratta di Jared Bibler, che nel 2013 ha perso la moglie in un incidente con il parapendio. Secondo lui la colpa sarebbe stata del pilota che l’accompagnava: «Per gli istruttori e le scuole non ci sono regole» afferma.
Soltanto lo scorso anno, in Svizzera deltaplano e parapendio hanno fatto sei morti. E già nel rapporto annuale del 2016, la Federazione svizzera di volo libero scriveva che «purtroppo si registrano ancora troppi incidenti». A titolo di paragone, in Germania il numero delle vittime è molto più basso: tra il 2004 e il 2014 sono avvenuti 28 episodi letali. Nello stesso periodo in Svizzera, dove i piloti attivi sono la metà, le vittime erano invece 46.
Nel nostro paese le prescrizioni di sicurezza sono dunque troppo blande? In Germania determinate manovra sono vietate, le aree di decollo e di atterraggio sono controllate in maniera rigorosa e le assicurazioni sono più restrittive. Christian Boppart della Federazione svizzera di volo libero respinge però la critica: a suo dire, da noi gli esami di volo sono severi e il livello di sicurezza è elevato. Per quanto riguarda il basso numero di incidenti mortali in Germania, questo sarebbe da ricondurre alla topografia: in Svizzera la presenza delle montagne causerebbe infatti correnti difficili da gestire.
Per la Confederazione è infine ancora prematuro adottare delle misure sulla base dell’episodio di Interlaken. Si sta comunque anche esaminando la legislazione in vigore negli altri paesi.