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ZURIGO - La scorsa settimana ha suscitato scalpore la notizia di Johann Rupert, miliardario sudafricano arrivato con un jet privato nel canton Turgovia per farsi vaccinare in qualità di "cavia" in una clinica del gruppo Hirslanden. Proprio come il capo medico dell'ospedale pediatrico di Basilea che si era assicurato una prima dose di vaccino, pur non lavorando in prima linea nella lotta alla pandemia.
Ma non sono gli unici che hanno voluto scavalcare persone realmente a rischio, e quindi prioritarie. I medici di famiglia svizzeri riferiscono di diversi pazienti che hanno provato ad affermare di essere tra le persone da vaccinare con priorità. Non è mancato pure chi ha tentato di far valere le proprie conoscenze altolocate.
Un comportamento, questo, che non ha stupito Josef Wilder, presidente della Società dei medici di Zurigo. Come ha riferito alla "NZZ am Sonntag", Wilder è convinto che il numero di "pecore nere" che tenteranno di "tagliare la coda" aumenterà ulteriormente nelle prossime settimane: «Rispecchia ciò che siamo noi umani. Quando una merce scarseggia, ci battiamo. Lo abbiamo già visto, ad esempio, quando ci fu carenza di carta igienica», commenta.
Christoph Berger, presidente della Commissione federale per le vaccinazioni (CFV), sottolinea che se una persona giovane e sana viene vaccinata, priva qualcuno a rischio della sua dose. «Ognuno è ovviamente più preoccupato per sé stesso», afferma. «È per questo che lancio un appello alla solidarietà e alla corresponsabilità».