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Un tribunale russo ha condannato lo storico Yuri Dmitriev, responsabile dell’ong per i diritti umani Memorial in Carelia, a tre anni e mezzo di reclusione con l’accusa di “abusi sessuali”. Il caso è molto controverso e alcuni osservatori lo ritengono fabbricato ad hoc per motivi politici in modo da colpire una persona che per anni si è dedicata a documentare i crimini del regime staliniano, pratica che piace sempre meno nella russia di Vladimir Putin. Secondo l’avvocato, calcolando il tempo già trascorso in regime di privazione della libertà, Dmitriev dovrebbe essere scarcerato a settembre.
Dmitriev ha scoperto in una foresta in Carelia una fossa comune con i resti di migliaia di vittime delle repressioni staliniane. I pm avevano chiesto 15 anni di reclusione per il 64enne, che respinge ogni imputazione. Dmitriev era stato assolto nel 2018 da accuse simili di pedofilia, ma quello stesso anno la corte suprema della Carelia ha accolto l’appello della pubblica accusa e ha aperto una nuova inchiesta contro di lui.
L’avvocato Viktor Anufriev ha annunciato che “la sentenza è stata determinata in tre anni e sei mesi” e quindi, “attorno al 12 settembre” Dmitriev “sarà libero”.