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Soddisfazione a destra, e qualche critica a sinistra, dopo l'annuncio dell'accordo da 2,6 miliardi di dollari che chiude il contenzioso fiscale di Credit Suisse negli Stati Uniti. Il partito socialista chiede apertamente le dimissioni dei vertici dell'istituto; le altre formazioni politiche si compiacciono che l'intesa sia stata raggiunta nel rispetto del quadro giuridico elvetico.
"È incomprensibile che le dimissioni non siano ancora giunte", ha affermato il presidente socialista Christian Levrat. "Come altri istituti, la banca deve ora impegnarsi attivamente per un riorientamento dei mercati finanziari". È importante, secondo il PS, che i cittadini non subiscano danni finanziari. Spetta a Credit Suisse pagare ed è inaccettabile che la banca possa eventualmente dedurre la multa dalla dichiarazione delle imposte.
"È la fine di una brutta storia", ha commentato il presidente del PPD Christophe Darbellay. Il partito, ha detto il consigliere nazionale vallesano, è soddisfatto perché lo Stato non è dovuto intervenire. La banca, in altri termini, si è assunta autonomamente le conseguenze dei suoi atti. Il PPD non chiede dimissioni o rinunce al versamento di bonus e dividendi. L'idea di un'eventuale deduzione fiscale della multa viene comunque definita "imbarazzante".
Sulla stessa linea il presidente del PLR Philipp Müller: "il mondo politico ha sempre sostenuto che spettava alle banche trovare una via d'uscita e che di conseguenza l'intervento da parte delle autorità non era necessario". Thomas Matter (UDC), banchiere e successore di Christoph Blocher in parlamento, ha dal canto suo sottolineato che la soluzione annunciata nella notte non comporterà la trasmissione dei nominativi di clienti di Credit Suisse agli USA.
Martin Landolt, presidente del Partito borghese democratico, ha fatto sapere che l'intesa raggiunta negli USA è costosa, ma soddisfacente, perché permette a Credit Suisse di ripartire. Per l'intero settore bancario è importante regolarizzare il passato e chiudere il dossier americano una volta per tutte. Anche il presidente del PBD considera inaccettabile la possibilità che Credit Suisse possa dedurre la multa dalle imposte: "ma non possiamo cambiare le leggi da un giorno all'altro".
Il presidente della Banca nazionale svizzera Thomas Jordan, parlando oggi a margine di un convegno finanziario a Berna, ha spiegato che Credit Suisse ha imparato la lezione: può voltare pagina e guardare al futuro con fiducia. L'Associazione svizzera dei banchieri (ASB) si è detta sollevata sostenendo che l'istituto potrà ora tornare a concentrarsi pienamente sui propri compiti operativi. L'ASIB, l'Associazione svizzera degli impiegati di banca, attraverso il suo presidente per la Romandia Jean Christophe Schwaab ha messo subito le mani avanti: bene l'accordo con gli USA, ma "niente bonus alla direzione e nessun dividendo agli azionisti".