Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01025.jsonl.gz/352

Contenuto esterno
Il seguente contenuto proviene da partner esterni. Non possiamo dunque garantire che sia accessibile per tutti gli utenti.
Personale sanitario
KEYSTONE/JEAN-CHRISTOPHE BOTT(sda-ats)
Ancora troppi infermieri, e altro personale sanitario, non giudicano necessario vaccinarsi contro l'influenza nonostante il rischio di infettare i pazienti.
È la conclusione cui giunge uno studio non ancora pubblicato, i cui risultati principali sono consultabili sull'edizione odierna del "Tages-Anzeiger".
Come ogni anno, anche questa volta la Svizzera è stata colpita da un'ondata di influenza. Una malattia di solito innocua per la maggior parte delle persone, che però può causare nei soggetti più deboli - come anziani e bambini - complicazioni, anche fino alla morte.
Ogni anno, secondo Andreas Widmer dell'Ospedale universitario di Basilea citato dal quotidiano, diverse centinaia di persone soccombono all'influenza. Benché facciano difetto dati precisi, Widmer stima in 200 i decessi riconducibili a infezioni d'origine influenzale contratte negli ospedali.
Un modo per ridurre il rischio di infezione sarebbe la vaccinazione generalizzata del personale curante, specie gli infermieri e le infermiere, le persone maggiormente a contatto coi pazienti.
Tuttavia solo una minoranza, indica il quotidiano svizzerotedesco, si lascia vaccinare. La resistenza è forte specie tra il personale curante, meno tra i medici. All'Ospedale universitario di Zurigo, il 15% del personale curante è vaccinato, a Basilea il 25% e all'Inselspital di Berna il 36%.
Le percentuali tra i medici sono più elevate: a Basilea e Berna oltre il 50%, a Zurigo più del 30%. A livello nazionale, circa un quarto del personale curante globale, quindi compresi i medici, si immunizza contro l'influenza.
Secondo gli autori di uno studio svolto all'Ospedale universitario di Basilea e all'Ospedale cantonale di San Gallo, per proteggere efficacemente i pazienti, la quota di personale vaccinato dovrebbe aggirarsi attorno all'80%.
Dall'indagine, svolta su più anni, risulta che il personale è attento all'igiene, specie delle mani, e all'importanza di indossare una mascherina. Tuttavia, in generale sottovaluta la vaccinazione, benché sia consapevole della necessità di proteggere i malati.
Secondo Widmer, nonostante da anni il personale curante sia reso attento sull'importanza di immunizzarsi, il successo di tale opera di sensibilizzazione è limitato. Maggiore sensibilità è dimostrata invece dai medici. Per invertire la tendenza si potrebbe obbligare il personale a farsi vaccinare, ma in Svizzera ciò non sarebbe possibile.
Secondo il quotidiano, i risultati della ricerca confermano indagini precedenti. La sola informazione non basta. Anzi. Spesso il personale curante si sente infastidito e sotto pressione dalla comunicazione "moraleggiante" sull'importanza di vaccinarsi.
In molti team medici, la questione è addirittura tabù. Insomma, quanto si fa pressione si rischia di ottenere l'effetto contrario, indica il giornale citando Roswitha Koch, dell'Associazione svizzera delle infermiere e degli infermieri. Koch sostiene che la decisione di vaccinarsi deve essere presa dal singolo in piena autonomia.
La ricerca mostra anche quanto sia importante la cultura aziendale o del singolo team. Contrariamente al problema dell'igiene delle mani o dell'importanza di indossare una mascherina, il tema della vaccinazione viene sovente eluso. Secondo i ricercatori bisogna invece parlare apertamente del problema. Laddove ciò accade, come all'Ospedale pediatrico di Zurigo, la quota di vaccinati si aggira attorno al 50%, tre volte di più rispetto all'Ospedale universitario.
SDA-ATS