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Il gruppo chimico Sika, con sede a Baar (ZG), non convocherà un'assemblea generale straordinaria degli azionisti, come chiesto dalla holding familiare Schenker-Winkler Holding (SWH), che controlla il 16,4% del capitale, ma il 52,6% dei diritti di voto, e che ha venduto la sua partecipazione alla società francese Saint-Gobain, scontrandosi con l'opposizione dei manager aziendali e di parte del consiglio di amministrazione. La decisione è stata presa dal tribunale cantonale di Zugo in una sentenza odierna.
La questione si trascina da mesi e secondo il tribunale l'organizzazione di un'assemblea straordinaria in scadenze ravvicinate rispetto all'assemblea annuale ordinaria del 14 aprile non ha nessun senso, visto che non vi è particolare urgenza. I giudici non si sono invece pronunciati su un'altra questione in sospeso, ossia la limitazione dei diritti di voto di SWH.
Sulla transazione è in atto una dura battaglia giuridica: nei giorni scorsi la Commissione delle Offerte Pubbliche d'Acquisto (COPA) ha giudicato "valida" la clausola di "opting-out", inserita negli statuti della società, che consente appunto alla francese Saint-Gobain di assumere il controllo di Sika senza necessariamente essere obbligata a lanciare un'OPA sull'insieme del capitale.
Per il consiglio di amministrazione la situazione però è un'altra: la vendita attraverso la clausola di opting-out ignora altri vincoli ancorati negli statuti per proteggere gli azionisti pubblici. Il cda persiste peraltro nella richiesta di una drastica riduzione dei diritti di voto della Schenker-Winkler Holding al 5%. Nello scorso dicembre la holding, che rappresenta gli eredi della famiglia fondatrice, aveva annunciato la cessione della sua partecipazione a Saint-Gobain per 2,75 miliardi di franchi.
SDA-ATS