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Il CEO di Credit Suisse Brady Dougan può immaginarsi che diversi clienti abbiano preso il largo, dopo l'ammissione di colpa e il pagamento della multa miliardaria alle autorità fiscali Usa.
Rivolgendosi ai media oggi a Zurigo, Dougan ha detto tuttavia che è difficile dire con sicurezza quante persone abbiano chiuso i conti per questo motivo: ciò che si può constatare è un deflusso di denaro nel secondo trimestre dell'anno.
Il manager ha anche detto di comprendere la delusione di quei collaboratori i cui nominativi sono stati trasmessi agli Stati Uniti in relazione alla vertenza fiscale con questo paese.
A inizio luglio, la seconda banca elvetica ha informato oltre 1000 collaboratori che il loro nome era stato trasmesso alle autorità statunitensi. In particolare si tratta di dipendenti che in passato hanno avuto relazioni d'affari con clienti americani.
Dougan ha aggiunto che sono oltre cento le banche elvetiche che devono mettersi in regola con gli Stati Uniti. La trasmissione dei nomi fa parte dell'accordo firmato l'anno scorso tra Berna e Washington per la composizione della vertenza, ha sottolineato. Tale condizione riguarda la banche inserite nella categoria 1 e 2.
SDA-ATS