Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01205.jsonl.gz/1182

La settimana scorsa, il Consiglio federale ha comunicato le sue nuove direzioni nella politica dell’UE. Sotto la maschera dei Bilaterali III, dovrebbero essere stabiliti dei meccanismi istituzionali che minano la sovranità svizzera. Secondo il Consiglio federale, il legame istituzionale con il diritto UE e le strutture dell’UE sarà ora regolato in modo frammentato nei singoli settori tematici e nei singoli trattati. Questo è vino vecchio in botti nuove. Si fabbricano nuovi nomi, ma hanno sempre lo stesso effetto: un’adesione strisciante all’UE!
Il Comitato UE-NO rifiuta questo smembramento ed esige che il Consiglio federale comunichi senza mezzi termini all’UE che la Svizzera non vuole né un’acquisizione orizzontale (accordo quadro) né verticale (nuovo approccio del Consiglio federale) del diritto UE né l’assoggettamento a un tribunale straniero. La Svizzera non è membro del mercato interno UE e deve quindi rimanere libera di gestire il suo diritto e la sua politica, soprattutto in campo economico e sociale. Inoltre, il Consiglio federale sta apparentemente offrendo in modo avventato e ossequioso all’UE di convertire i controversi ma finora autonomi contributi di coesione in regolari pagamenti a fondo perso.
A questo proposito, il Parlamento ha approvato nel 2015 una mozione (13.4117 «Posizioni strategiche in merito alle relazioni tra la Svizzera e l’Unione europea») con il seguente contenuto:
- L’UE deve essere informata in modo inequivocabile del fatto che la Svizzera è uno Stato indipendente dall’Unione europea e che non intende aderire all’UE né direttamente né per via indiretta (decisione adottata con 14 voti contro 1 e 6 astensioni).
- La Svizzera intrattiene con l’UE relazioni contrattuali volte in particolare ad agevolare il reciproco accesso al mercato, ma non fa parte del mercato interno europeo e non intende aderirvi (decisione adottata con 13 voti contro 1 e 7 astensioni).
- La Svizzera non stipula trattati che, in generale, limitano la propria sovranità a livello giuridico o di fatto. In particolare, non si impegnerà a recepire automaticamente la futura legislazione dell’UE, né nell’ambito degli attuali accordi bilaterali né nel quadro di accordi futuri, e non si sottoporrà alla giurisdizione UE o SEE (decisione adottata, come la precedente, con 13 voti contro 1 e 7 astensioni).