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Sono passati 25 anni dalla morte di Fabio Casartelli al Tour de France, una disgrazia che scosse tutto il mondo del ciclismo e che cominciò a porre l'interrogativo sulla necessità di indossare un casco. All'epoca i corridori erano addirittura contrari, ma dopo l'incidente fatale dell'ucraino Andrej Kivilev alla Parigi-Nizza del 2003 divenne obbligatorio.
Un casco che probabilmente non avrebbe comunque potuto salvare il 24enne italiano, che perse la vita il 18 luglio 1995 quando con il gruppo stava affrontando la discesa dopo la prima delle sei salite di giornata, il Col du Portet d'Aspet. Una caduta collettiva a 80km/h con il campione olimpico che ebbe la peggio, sbattendo la testa contro un paracarro di sasso. Inutili i soccorsi, mentre la tappa si concludeva come se nulla fosse. Solo dopo la notizia cominciò a trapelare, provocando una forte commozione.
Il giorno dopo i corridori neutralizzarono la tappa in ricordo del comasco, con i suoi compagni della Motorola (tra cui Lance Armstrong) davanti a tutti. In seguito sul luogo dell'incidente vennero poste una targa e una stele, mentre nel 2016 a Forlì, città di sua moglie Annalisa e dove due mesi prima dell'incidente vide la luce il figlio Marco, venne inaugurata una pista ciclabile in suo onore. Dal 1998 invece nella sua Albese con Cassano viene disputata una mediofondo in sua memoria.