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Potenziale di un approvvigionamento di calore a impatto zero sul clima con le reti di teleriscaldamento: Il Consiglio federale addota il rapporto
Berna, 17.12.2021 - Nella sua seduta del 17 dicembre 2021, il Consiglio federale ha adottato il rapporto «Potenziale degli impianti di teleriscaldamento e teleraffreddamento». Il documento è stato elaborato in adempimento al postulato 19.4051 depositato dal Gruppo radicale liberale (RL) in Consiglio nazionale e mostra l'entità del potenziale degli impianti di teleriscaldamento e teleraffreddamento in Svizzera nonché le opzioni per sfruttarlo il più rapidamente possibile.
Attualmente l'approvvigionamento di calore per gli edifici causa ancora un terzo circa delle emissioni di CO2 in Svizzera. Nel corso dei prossimi decenni è importante azzerare completamente le emissioni di CO2 in questo settore per consentire alla Svizzera di raggiungere il suo obiettivo del saldo netto di emissioni pari a zero entro il 2050. Grazie alle reti termiche, il calore residuo e il calore ambientale possono essere utilizzati per l'approvvigionamento di calore e per decarbonizzare rapidamente le zone con un elevato fabbisogno termico.
«Reti termiche» è il termine generico per indicare le reti di teleriscaldamento e di teleraffreddamento. Rientrano in questa categoria le classiche reti di teleriscaldamento, riscaldamento locale o teleraffreddamento, che sfruttano il calore residuo, la biomassa (legname), il biogas, le energie fossili (olio da riscaldamento, gas naturale) e il calore geotermico oppure anche le «fonti interconnesse», che permettono di recuperare l'energia termica dell'acqua di lago, delle falde freatiche o delle gallerie con l'impiego di pompe di calore.
A causa del cambiamento climatico, nei prossimi decenni la domanda di calore diminuirà leggermente in inverno, mentre in estate aumenterà quella di raffreddamento. In combinazione con un consistente aumento dell'efficienza energetica del parco edifici, secondo le Prospettive energetiche 2050+ entro il 2050 la domanda di riscaldamento degli ambienti diminuirà del 30 per cento circa rispetto all'attuale livello, pari a circa 75 TWh (terawattora). La domanda di raffreddamento, invece, aumenterà a 2,8 TWh entro il 2050 (2020: 2,4 TWh). In uno scenario estremo per il 2050, il Laboratorio federale di prova dei materiali e di ricerca (EMPA) ipotizza addirittura 20 TWh all'anno per il riscaldamento e 17,5 TWh per il raffreddamento. Tuttavia, questo scenario estremo non contempla alcun adeguamento a livello di tecnica della costruzione o di architettura come risposta al cambiamento climatico e presuppone il fallimento dell'obiettivo di limitazione del riscaldamento globale a 1,5°C.
Secondo la statistica globale dell'energia dell'Ufficio federale dell'energia (UFE), nel 2020 le grandi reti di teleriscaldamento in Svizzera hanno fornito circa 5,9 TWh di calore, di cui circa l'80 per cento prodotto negli impianti di incenerimento dei rifiuti. L'Associazione svizzera del teleriscaldamento (VFS) indica per lo stesso anno addirittura una fornitura di circa 8,4 TWh di calore, trasportata agli utenti attraverso i vari tipi di reti termiche. Diversi studi effettuati nei settori dell'economia e della pianificazione del territorio stimano una produzione potenziale realizzabile di teleriscaldamento a zero emissioni di CO2 da 17 a 22 TWh l'anno.
Attualmente questo potenziale è sfruttato non oltre la metà. Il potenziamento delle reti termiche deve perciò essere rafforzato al più presto e in modo significativo. Poiché la Costituzione federale sancisce che la competenza per il consumo energetico degli edifici è dei Cantoni, questi ultimi e i Comuni rivestono un ruolo centrale. Il potenziamento delle reti termiche presuppone infatti una pianificazione energetica del territorio a lungo termine con l'obiettivo delle emissioni nette pari a zero; tale pianificazione serve a impedire cattivi investimenti, dal momento che permette di analizzare il fabbisogno di calore e di raffreddamento nonché il potenziale di calore sfruttabile e il relativo processo di trasformazione. Il modulo 10 del Modello di prescrizioni energetiche dei Cantoni (MoPEC) rappresenta un'importante base legale al riguardo, che i Cantoni possono integrare su base volontaria nella propria legislazione. Questi ultimi hanno per di più la possibilità di fornire ai Comuni gli strumenti necessari per la pianificazione di un saldo netto delle emissioni pari a zero. L'integrazione del modulo 10 del MoPEC nella legislazione cantonale sull'energia fornisce inoltre ai Comuni la base legale per prevedere, nell'ambito di una pianificazione dell'utilizzazione parcella per parcella, un ordine di priorità e un obbligo di allacciamento a una rete di teleriscaldamento in caso di sostituzione del vecchio sistema di riscaldamento, a condizione che ciò sia fattibile a livello tecnico ed economicamente ragionevole per i proprietari degli edifici.
Si raccomanda inoltre ai Comuni di esaminare nel quadro della propria pianificazione energetica e in collaborazione con i fornitori di energia la possibilità di disattivare i gasdotti e di potenziare le reti termiche, per impedire che le infrastrutture per la fornitura di calore siano in concorrenza tra loro e che si effettuino cattivi investimenti. Infine, la pianificazione di questa trasformazione nelle zone abitative è assolutamente necessaria, perché in futuro non sarà disponibile un quantitativo sufficiente di biogas o di gas sintetico rinnovabile per il calore comfort. Se deve essere disattivata o smantellata una rete del gas, è essenziale che i clienti del gas vengano informati per tempo.
Anche la ricerca e lo sviluppo tecnologico nel campo delle reti termiche, dell'accumulo di calore per zone, quartieri e Comuni nonché delle pompe di calore ad alta temperatura destinate all'industria possono far aumentare il potenziale realizzabile delle reti termiche.
Poiché le reti termiche sono vantaggiose soprattutto nelle zone densamente edificate, le città svolgono un ruolo importante. L'UFE e l'Unione delle città svizzere hanno lanciato un progetto comune per potenziare tali reti, nell'ambito del quale saranno analizzati gli ostacoli esistenti e le complesse condizioni quadro giuridiche, allo scopo di trovare soluzioni adeguate.
Indirizzo cui rivolgere domande
Marianne Zünd, Capo Media e politica UFE
tel. +41 58 462 56 75, <email-pii>
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