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La Svizzera lavora in stretta collaborazione con l’Unione europea (UE) nel settore ambientale. È ad esempio membro dell’Agenzia europea dell’ambiente (AEA) dal 1° aprile 2006 e potrebbe rafforzare le sue relazioni con l’UE in diversi ambiti. In determinati settori, la Svizzera ha già ampiamente armonizzato la propria legislazione ambientale con quella dell’UE.
Agenzia europea dell'ambiente (AEA), riunioni dei ministri dell'ambiente dell'UE e dei direttori delle agenzie nazionali dell'UE
Dal 2006 la Svizzera partecipa a pieno titolo all'Agenzia europea dell'ambiente (AEA) e alla sua rete d'informazione e di osservazione in materia ambientale (Eionet). L'AEA raccoglie e analizza i dati relativi allo stato dell'ambiente nei 33 Paesi membri (UE 28, AELSA 4 e Turchia) e nei 6 Paesi cooperanti dei Balcani occidentali. L’Agenzia si impegna affinché tali dati rispondano a criteri comuni, e siano dunque di fatto comparabili. Nonostante disponga soltanto di un voto consultivo nel consiglio di amministrazione dell'AEA, la Svizzera beneficia delle informazioni raccolte dalla stessa e delle sue perizie, e i dati che la concernono sono inseriti nelle pubblicazioni dell'AEA. La Svizzera non si è tuttavia impegnata a osservare le norme materiali relative alla politica ambientale o ad armonizzare le disposizioni concernenti questo settore.
Parallelamente, la Svizzera partecipa regolarmente alle riunioni informali dei ministri dell'ambiente dell'UE. Tali riunioni, Dedicate a temi specifici, consentono di esercitare un'influenza politica reciproca.
Dal 2006 la Svizzera partecipa inoltre alle reti dei direttori delle agenzie nazionali per la protezione dell'ambiente (rete EPA) e la conservazione della natura (rete ENCA).
Contributo all'allargamento
La Svizzera ha contribuito alla riduzione delle disparità economiche e sociali all'interno dell'UE allargata stanziando un contributo di oltre 1,302 miliardi di franchi ai dieci Paesi divenuti membri dell'UE nel 2004, alla Bulgaria e alla Romania, nonché alla Croazia. Nel quadro di quattro ambiti d'intervento, il memorandum d'intesa stipulato con l'UE nel febbraio 2006 era incentrato in particolare sull'ambiente e sulle infrastrutture, ossia l'efficienza energetica, l'acqua potabile, le acque di scarico, i rifiuti, i trasporti pubblici, il risanamento dei siti industriali, le emissioni di sostanze nocive, la pianificazione del territorio, la biodiversità e la protezione della natura.
L’attuazione dei progetti avviati negli Stati divenuti membri dell’UE nel 2004 è terminata a giugno 2017. In Romania e Bulgaria, invece, terminerà a dicembre 2019 e in Croazia a dicembre 2024. In occasione dell’incontro del 23 novembre 2017 tra la presidente della Confederazione Doris Leuthard e il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, il Consiglio federale ha reso nota la decisione di porre le basi per un nuovo contributo.
Recepimento del diritto comunitario in materia ambientale nel diritto svizzero
Oltre all'accordo relativo all'AEA, gli accordi bilaterali fra la Svizzera e l'UE prevedono di regola il recepimento della legislazione comunitaria o l'adeguamento delle disposizioni svizzere a quelle dell'UE in base al principio dell'equivalenza. La Svizzera integra tuttavia su base autonoma il diritto comunitario anche in ambiti che non sono oggetto di accordi bilaterali, essenzialmente al fine di eliminare gli ostacoli al commercio.
Per quanto attiene all'ambiente, l'accordo sul traffico aereo (ATA) stipulato nel 1999 contiene ad esempio disposizioni relative alle emissioni foniche prodotte dagli aerei. L'Agenzia europea per la sicurezza aerea (AESA), a cui la Svizzera partecipa, è incaricata tra l'altro di armonizzare le norme di costruzione degli aerei in particolare per quanto concerne la protezione ambientale. L'accordo sui trasporti terrestri (ATT), stipulato nel 1999, prevede soprattutto il coordinamento delle politiche dei trasporti. La Svizzera ha così potuto aumentare la tassa sul traffico pesante per promuovere il trasferimento delle merci dalla strada alla ferrovia.
Dossier settoriali
Il Consiglio federale intende proseguire sulla via bilaterale fintanto che questa garantirà alla Svizzera un sufficiente margine di libertà decisionale (sia nei settori regolati da accordi bilaterali che negli altri settori) e che questa via assicuri alla Svizzera delle condizioni quadro economiche vantaggiose.
Scambio di quote di emissioni di gas serra
Il sistema di scambio di quote di emissioni (Emission Trading Scheme, ETS), che l'UE ha esteso al traffico aereo nel 2012, è diventato il primo mercato mondiale dei diritti di emissione. A partire dal 2013 è stato fissato un limite delle emissioni («cap») per i Paesi dell’Ue, ridotto ogni anno al fine di ottenere entro il 2020, per ogni settore, una diminuzione delle emissioni del 21 per cento rispetto al 2005. L'ETS si basa sull'idea che la produzione di gas serra debba essere ridotta laddove ciò risulti più vantaggioso ed efficace.
Dal 1° gennaio 2008, anche la Svizzera assegna diritti d’emissione. Con la revisione della legge sul CO2, entrata in vigore il 1° gennaio 2013, per determinati settori la partecipazione a questo sistema è diventata obbligatoria ed è stato fissato un limite assoluto delle emissioni («cap»).
Il 23 dicembre 2017, Svizzera e Unione europea (UE) hanno firmato un accordo volto a collegare i rispettivi sistemi per lo scambio di quote di emissioni di CO2. Quest’ultimo prevede un riconoscimento reciproco dei diritti di emissione di gas serra della Svizzera e dell’UE. Tale accordo offrirà alle imprese e ai gestori attivi nel sistema svizzero l'opportunità di accedere al mercato europeo, marcatamente più grande e provvisto di maggiore liquidità. Il risultato sarà un’armonizzazione dei prezzi dei diritti d’emissione sui due mercati e un allineamento delle condizioni di concorrenzialità per le imprese svizzere rispetto ai loro competitori europei. L’accordo prevede inoltre che la Svizzera includa anche le compagnie aeree nel suo sistema di scambio di quote di emissioni. Le Parti mirano a un’entrata in vigore dell’accordo il 1° gennaio 2020.
REACH
Il regolamento dell'UE relativo alla registrazione, alla valutazione e all'autorizzazione delle sostanze chimiche, nonché alle restrizioni ad esse applicabili (Registration, Evaluation, Authorisation and Restriction of Chemicals, REACH) trasferisce ai fabbricanti, agli importatori e alle aziende che trasformano i prodotti chimici la responsabilità di dimostrare che le nuove sostanze disponibili sul mercato europeo a partire dal 1981 e determinate sostanze in uso da più tempo ma non ancora controllate soddisfino le condizioni ivi stabilite.
Nell'ottobre 2008, il Consiglio federale ha deciso di valutare le possibilità di collaborazione con l'Agenzia europea dei prodotti chimici (ECHA) in vista di un eventuale avvicinamento della legislazione svizzera a REACH. Tuttavia, l’11 settembre 2015 ha deciso di interrompere i negoziati con l’UE e di avviare, in maniera indipendente, un processo di modernizzazione della legislazione svizzera sui prodotti chimici. Allo stesso tempo, il Consiglio ha deciso di considerare le possibilità di cooperazione al fine di intensificare le collaborazioni tecniche e scientifiche con le autorità internazionali e con determinati Paesi. In dicembre 2017 è stato concluso uno scambio epistolare tra l’ECHA e l’organo di notifica per prodotti chimici congiunto di UFAM, UFSP e SECO.
Etichetta ambientale europea e uso efficiente delle risorse
La Svizzera ha deciso di non creare una propria etichetta ecologica ufficiale, essendo giunta alla conclusione che una partecipazione all'etichetta europea risulta più vantaggiosa. Le aziende svizzere possono già ottenere questa etichetta rivolgendosi alle autorità di un Paese membro dell'UE. Si tratta di una situazione penalizzante soprattutto per la certificazione dei servizi (p. es. nel settore alberghiero), poiché è necessario effettuare controlli sul posto.
Un accordo con l'UE potrebbe prevedere la possibilità per la Svizzera di istituire un organismo competente per l'attribuzione dell'etichetta e di partecipare alla definizione dei criteri di attribuzione dell'etichetta per i vari beni e servizi. Il Consiglio federale aveva approvato un mandato di negoziazione relativo all'etichetta ambientale e all'AEA nel quadro degli accordi bilaterali II nel 2001. Era tuttavia stato possibile negoziare unicamente la partecipazione all'AEA.
In un'ottica più ampia, al di là dell'interesse comune di Svizzera e UE di assicurare una gestione sostenibile delle risorse, potrebbe essere utile esaminare le condizioni di concorrenza tra imprese svizzere e comunitarie, l'apertura del mercato per le cleantech svizzere o addirittura un sostegno comune all'innovazione. In pratica si potrebbe valutare un'impostazione coerente dell'armonizzazione delle norme ecologiche legate ai prodotti (p. es. ecolabel, ecodesign, ecogestione e audit [EMAS], valutazione dell'impronta ecologica o «footprint» dei prodotti e delle imprese).
Programma di osservazione della Terra Copernicus
Copernicus, l’iniziativa dell’Agenzia spaziale europea (ASE/ESA) e dell'UE lanciata nel 1998, si prefigge di dotare l'Europa di una capacità di osservazione della Terra. L'obiettivo è offrire servizi mirati nel settore ambientale e della sicurezza (monitoraggio dell'atmosfera, dei cambiamenti climatici, dei suoli, dell'ambiente marino nonché della gestione delle urgenze e della sicurezza) a gruppi di utenti quali la pubblica amministrazione, le organizzazioni umanitarie e le imprese private.
Oltre a far parte dell’ASE, la Svizzera ha contribuito allo sviluppo di Copernicus partecipando anche a programmi quadro di ricerca dell’UE. Il nostro Paese è inoltre partner di numerose istituzioni che ricevono mandati da Copernicus: per la componente in-situ si annoverano l’AEA, il ECMWF (European Centre for Medium-Range Weather Forecasts) e la Frontex (Agenzia europea della guardia costiera e di frontiera), mentre per la componente spaziale l’ASE e EUMETSAT (European Organisation for the Exploitation of Meteorological Satellites).
Dal momento che Copernicus è attualmente gestito completamente dall’UE, potrebbe essere giustificato firmare un accordo bilaterale specifico così da ottenere l’accesso alle sue informazioni e la partecipazione ai mercati pubblici, nonché per partecipare alla governance e assicurare una condivisione di competenze ed esperienze. Una valutazione volta a indagare le conseguenze sull’economia di una partecipazione a Copernicus ha mostrato che questa avrebbe un impatto positivo in Svizzera. A giovarne sarebbero sia i fabbricanti di strumenti e le imprese che valorizzano l’informazione che la piazza economica svizzera, oltre, ovviamente, al settore della ricerca.
Elettricità
I negoziati nel settore dell’energia elettrica sono stati avviati nel novembre 2007. L’obiettivo delle parti è garantire l’approvvigionamento dei mercati in un contesto liberalizzato.
Il dibattito è incentrato soprattutto sulla direttiva UE relativa alla promozione delle energie provenienti da fonti rinnovabili. La Svizzera, alla stregua degli Stati membri dell’UE, potrebbe essere portata a formulare un obiettivo nazionale relativo alla quota di energia elettrica, di energia termica e di carburanti di origine rinnovabile rispetto al consumo totale di energia finale. I settori economici legati all’energia elettrica e alle tecnologie pulite potrebbero così avere accesso a nuovi ambiti di attività.
L'UE ha inoltre proposto di tener conto di determinate questioni ambientali in relazione al commercio internazionale di elettricità, come, ad esempio la protezione della natura, le emissioni di determinati inquinanti nell'atmosfera o gli studi d'impatto ambientale.
Il 2 marzo 2018 il Consiglio federale ha deciso di concludere rapidamente l’accordo riguardante la partecipazione al mercato dell’elettricità. Tuttavia, la conclusione dell’accordo dipende soprattutto ancora da un’intesa sulle questioni istituzionali, sugli aiuti di Stato e sull’equivalenza di talune disposizioni relative all’ambiente. L’attuazione dell’accordo, inoltre, dipenderà dall’apertura completa del mercato svizzero dell’energia elettrica.
Ulteriori informazioni
Ultima modifica 21.08.2018