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I giovani in formazione e i gruppi a rischio beneficeranno di una proroga per il rientro in Kosovo nel quadro del programma di rimpatri per i rifugiati dell'ex repubblica jugoslava.Questo contenuto è stato pubblicato il 04 maggio 2000 - 08:43
Riuniti per la Conferenza nazionale sull'asilo, Confederazione e cantoni hanno discusso una serie di punti riguardanti l'esecuzione dei rimpatri dei profughi kosovari dopo la scadenza della data ammessa per la partenza fissata per il prossimo 31 maggio, un'operazione che interesserà 16500 persone. L'allontanamento, regolare o forzato, dovrebbe essere completato entro un'anno, ha dichiarato Ruth Metzler, responsabile del Dipartimento di giustizia e polizia.
Berna e i governi cantonali si sono però trovati d'accordo nel prevedere trattamenti speciali per alcune categorie di rifugiati. Il termine di partenza verrà prorogato per i giovani in formazione a patto che questa non sia iniziata dopo il 31 agosto 1999. La proroga sarà valida soltanto per i tipi di formazione che fanno direttamente seguito alla scuola dell'obbligo e che si concludono con un certificato di capacità federale o cantonale. La Conferenza ha inoltre previsto eccezioni per determinate minoranze etniche il cui rientro si rivela problematico. È il caso delle minoranze linguistiche serbe (tra cui i Roma), di quelle albanesi (Ashkali) e degli albanesi della Serbia meridionale per i quali il termine è stato fissato, per il momento, al 31 agosto 2000. Le richieste di persone appartenenti a gruppi a rischio (anziani, madri sole, ammalati) verranno esaminate singolarmente.
Pur senza fornire dettagli sull'operazione, la consigliera federale Metzler ha assicurato che i rientri non porranno nessun problema dal profilo dei trasporti. La collaborazione con l'UNIK, la struttura delle Nazioni Unite in Kosovo, garantirebbe inoltre il coordinamento dell'accoglienza dei profughi
in loco.
La pratica dei rientri elaborata dalla Confederazione è stata definita "molto dura" dall'OSAR. Interessanti sarebbero le misure per i giovani in formazione ma, in linea generale, secondo l'Organizzazione svizzera per l'aiuto ai rifugiati, i cantoni dovrebbero rinviare in patria in un primo tempo soltanto le persone in grado di contribuire alla ricostruzione del paese.
Luca Hoderas
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