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(3° rapporto trimestriale 2019)
Diritto a un processo equo (art. 6 par. 1 CEDU); privazione del diritto d'accesso a un tribunale indipendente.
La causa riguarda l'esclusione a vita del ricorrente, ciclista professionista, dalle competizioni per doping da parte del Tribunale arbitrale dello sport (TAS). Il ricorrente, che non era assistito da un avvocato, ha impugnato la sentenza arbitrale dinanzi al Tribunale federale mediante un ricorso di diritto pubblico. Il Tribunale federale ha dichiarato irricevibile il ricorso per diversi motivi. Invocando l'articolo 6 paragrafo 1 CEDU, il ricorrente ha lamentato che a) non beneficiando il Tribunale federale di pieni poteri d'esame dei fatti e del diritto, egli è stato privato del diritto di accedere a un tribunale indipendente e imparziale; b) che il giudizio del Tribunale federale non era sufficientemente motivato e che le censure articolate non sono manifestamente da questo state esaminate in dettaglio; c) che il Tribunale federale aveva dichiarato irricevibile la memoria prodotta in quanto non strettamente identica alla prima memoria; d) che il Tribunale non aveva pronunciato pubblicamente la sua sentenza.
La Corte ha osservato che l'esigenza secondo cui la seconda memoria deve essere perfettamente identica alla prima costituisce una costruzione giurisprudenziale, il che non modifica assolutamente il fatto che gli aventi diritto possono essere ragionevolmente a conoscenza di questa regola e seguirla. Per quanto concerne il secondo motivo invocato dal Tribunale federale per fondare l'irricevibilità del ricorso, ossia la mancanza di una motivazione sufficiente della memoria del ricorrente, la Corte ha condiviso il parere del Tribunale federale, secondo cui le osservazioni e le conclusioni del ricorrente non rispettavano le esigenze formali previste, in particolare, dalla legge federale sull'organizzazione giudiziaria. Quanto al terzo motivo dell'irricevibilità, ossia la mancanza di possibilità di successo del ricorso, neppure la Corte l'ha considerato irragionevole. In considerazione di quanto precede e della specificità del procedimento dinanzi al TAS e al Tribunale federale, la Corte ha concluso che la restrizione del diritto di accedere a un tribunale indipendente non era né arbitraria né sproporzionata al fine perseguito, ossia la buona amministrazione della giustizia. Per quanto riguarda la censura sollevata dal ricorrente, secondo cui il Tribunale federale non beneficiava dei pieni poteri d'esame dei fatti e del diritto (a), la Corte ha rilevato che il ricorrente aveva beneficiato di un controllo completo dinanzi al TAS sia in materia di questioni giuridiche che di constatazioni dei fatti, per cui non ha motivo di sostenere che il Tribunale federale non beneficiava dei pieni poteri d'esame. Quanto alla censura sollevata in merito al fatto che il Tribunale federale non ha pronunciato pubblicamente la sentenza, la Corte ha rammentato che la pubblicità della pronuncia può essere sostituita dal deposito presso la Cancelleria del Tribunale, che permette a chiunque di consultare il testo integrale della sentenza, e che forme alternative di pubblicazione di un giudizio possono soddisfare le esigenze dell'articolo 6 paragrafo 1 della Convenzione. Ricorso irricevibile (unanimità).