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In Svizzera i protagonisti di drammi famigliari agiscono nei tre quarti dei casi con un'arma da fuoco: quasi la metà di queste sono private, mentre un quarto sono d'ordinanza. È quanto emerge da un nuovo studio che potrebbe rilanciare l’iniziativa popolare ««Per la protezione dalla violenza perpetrata con le armi»
Pubblicato in gennaio e ripreso dalla rivista American Journal of Forensic Medicine and Pathology, lo studio ha passato in rassegna 75 fatti di sangue, i cui autori hanno ucciso la loro vittima prima di togliersi la vita. I fatti sono avvenuti fra il 1981 e il 2004 in dieci cantoni romandi e della Svizzera centrale.
Gli autori degli omicidi sono nell'88% dei casi uomini (soprattutto fra i 30 e 40 anni di età), mentre circa i due terzi delle vittime sono donne. Tre omicidi su quattro sono compiuti con armi da fuoco: quasi la metà di queste sono private, mentre un quarto sono d'ordinanza.
«Una legge più severa sulle armi potrebbe dunque aiutare a prevenire questi omicidi-suicidi», sottolineano gli autori dello studio, tra cui figurano anche Silke Grabherr dell'Istituto universitario di medicina legale di Losanna e il professore di diritto penale zurighese Martin Killias.
Nel corso degli ultimi anni, diversi drammi hanno rilanciato il dibattito attorno al possesso di armi militari al proprio domicilio. Finora soltanto le munizioni non vengono più consegnate ai militi al di fuori del periodo di servizio. Un’iniziativa popolare che chiede il divieto di armi a domicilio e una regolamentazione più severe per l’acquisto di armi da fuoco è al vaglio del Parlamento.
swissinfo.ch e agenzie