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Il gettito supplementare generato dall'imposizione minima delle grandi multinazionali finirà nella misura del 75% ai Cantoni e del 25% alla Confederazione. Lo ha deciso oggi – martedì - il Nazionale con 99 voti a 87 e 6 astenuti, allineandosi così agli Stati, a cui ritorna il dossier per un'ultima divergenza.
La riforma è necessaria per adempiere agli impegni fiscali presi nei confronti dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) e del G20 in Svizzera. Si tratta concretamente di modificare la Costituzione federale per permettere il prelievo di un'imposta integrativa per tutti quei grandi gruppi di imprese che raggiungono un fatturato annuo globale di almeno 750 milioni di euro e il cui livello d'imposizione minima è inferiore al 15% per le grandi società
La necessità di agire, per evitare alla Confederazione di privarsi di entrate fiscali che altrimenti finirebbero all'estero, non è contestata. Le maggiori entrate per le casse pubbliche potrebbero oscillare tra un miliardo e 2,5 miliardi di franchi a partire dal 2026-2027. Le discussioni in Parlamento si sono concentrate tuttavia sulla ridistribuzione delle entrate.
Inizialmente, la Camera del Popolo aveva optato per una distribuzione in parti eguali, mentre Governo e Stati proponevano una quota maggiore per i Cantoni, dove hanno sede le imprese interessate.