Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/254296

<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è invitato a presentare uno studio approfondito sul frequente impiego di dichiarazioni ambientali quali "biodegradabile", "ecologico", "a emissioni zero", "sostenibile" o "naturale". Il rapporto dovrà documentare il ricorso a tali dichiarazioni sui vari tipi di supporto pubblicitario e riportare le argomentazioni addotte per giustificarne l'uso, tenuto conto di quanto sancito dalla legge federale contro la concorrenza sleale (LCSl). Sulla base di questa analisi, proporrà delle misure per disciplinarne l'impiego, in modo da evitare qualsiasi ecologismo di facciata (greenwashing), da mettere meglio in valore l'impegno delle aziende virtuose e da permettere ai consumatori di fare le loro scelte sulla base di informazioni trasparenti e fondate.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Come indicato nella risposta all'interpellanza 22.4162 Michaud Gigon "Contrastare le dichiarazioni ambientali ingannevoli", la legge federale contro la concorrenza sleale (LCSl; RS 241) vieta già in generale indicazioni inesatte o fallaci concernenti, tra le altre cose, merci, opere o prestazioni; tra queste rientrano anche quelle ambientali sui prodotti. In caso di indicazioni di questo tipo, concorrenti, consumatori o associazioni possono intraprendere un'azione legale, così come può farlo la Confederazione al fine di tutelare l'interesse pubblico o qualora riceva un numero sufficiente di reclami (cfr. risposta all'Ip. 21.4011 Michaud Gigon "Azione della Confederazione in materia di concorrenza sleale").</p><p>Inoltre, la legge sulle derrate alimentari (LDerr; RS 817.0) disciplina l'obbligo di caratterizzazione e di informazione per gli alimenti. La caratterizzazione degli aspetti ambientali degli alimenti non è regolamentata in modo specifico. Tuttavia, tutte le indicazioni sulle derrate alimentari devono corrispondere alla realtà (art. 18 cpv. 1 LMG). I consumatori non devono essere ingannati da indicazioni non veritiere o fallaci sugli aspetti ambientali. Le violazioni di queste prescrizioni sono sanzionate penalmente (art. 64 LMG) (cfr. risposta all'Ip. 23.3049 Michaud Gigon "Per un punteggio ambientale unico in Svizzera").</p><p>Il 16 dicembre 2022, il Consiglio federale ha preso posizione sulla prevenzione dell'ecologismo di facciata (greenwashing) nel settore finanziario, incaricando il Dipartimento federale delle finanze (DFF) di istituire un gruppo di lavoro in collaborazione con il Dipartimento federale dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni (DATEC), il Dipartimento federale dell'economia, della formazione e della ricerca (DEFR), l'Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari (FINMA) come pure rappresentanti dei settori interessati e della società civile. I lavori di questo gruppo sono in corso. Una volta conclusi, il DFF sottoporrà una proposta concreta al Consiglio federale.</p><p>La Commissione europea ha presentato delle proposte di regolamentazione nell'ambito del greenwashing (Direttiva sui diritti dei consumatori [COM/2022/143] e Direttiva sulle indicazioni ambientali [COM/2023/166]), che devono tuttavia essere ancora discusse e adottate dal Parlamento europeo e dal Consiglio dell'UE. La Confederazione segue i lavori dell'UE.</p><p>Al momento, il Consiglio federale non ritiene opportuno effettuare uno studio.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.