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Thomas Pidcock è il nuovo campione olimpico di cross-country. A soli 21.anni il talento britannico ha scalzato dal trono a cinque cerchi Nino Schurter, al termine di una gara nella quale ha stupito tutti per la potenza e, nel contempo, la tranquillità con le quali l’ha condotta. La Nazionale svizzera si è dovuta “accontentare” dell’argento di Mathias Flückiger e dell’amaro quarto posto del campione uscente Nini Schurter, beffato proprio negli ultimi metri dallo spagnolo David Valero Serrano. A completare l’ottima prestazione d’assieme, la Svizzera ha piazzato Filippo Colombo al 12.mo rango, un risultato che non sodisfa pienamente il ticinese, ma che, considerando la caduta di inizio maggio ad Albstadt, con conseguente frattura del bacino, può essere salutato con una standing ovation.
Nei giorni di vigilia, Filippo Colombo aveva a più riprese indicato i nomi dei due grandi favoriti: Tom Pidcock e Mathieu van der Poel. Il primo è stato assolutamente imprendibile, l’olandese, al contrario, già nel corso del primo giro è stato vittima di una paurosa caduta sullo spettacolare salto Sakura Drop. Rimasto intontito, è tornato in sella dopo circa un minuto, ha provato a inseguire, ma nel corso della quinta tornata si è ritirato, dolorante al bacino.
Pidcock, al contrario, è stato perfetto. Ha piazzato il primo allungo già al terzo giro, poi un secondo scatto gli ha permesso di scrollarsi di dosso tutti tranne Flückiger. L’impressionante capacità del britannico di rilanciare in continuazione, lo ha portato a transitare per la quarta volta sul traguardo con 4” su Flückiger e già 38” su Schurter, Cooper e Koretzky. La gara si è decisa nel corso del quarto giro, quando Flückiger ha compiuto lo sforzo per chiudere su Pidcock, ma proprio mentre stava per effettuare l’aggancio, un problema tecnico lo ha costretto a mettere piede a terra e a spingere la bici per alcune decine di metri. Pidcock ne ha approfittato per incrementare il vantaggio e controllare la situazione fino all’arrivo «Ho commesso due errori dovuti alla deconcentrazione – ha ammesso il 32.enne bernese –. Così Pidcock ha potuto fare il buco. Certo, sono raggiante per questa medaglia, non si sputa mai su un argento olimpico. Ma in un angolino del cervello non posso non pensare che ero venuto qui per vincere».
Thomas Pidcock, unitamente a Van der Poel, rappresenta il prototipo del ciclista polivalente che alla mtb affianca ciclocross, ma soprattutto la strada, dove in stagione ha ottenuto, tra gli altri risultati, la vittoria all’Amstel Gold Race e alla Freccia del Brabante, il 5. posto alle Strade Bianche, il 6. alla Freccia vallone… «Mi sono preparato in maniera minuziosa. Mi sentivo in forma, ma da parecchio tempo non disputavo una buona corsa, a causa della frattura alla clavicola di fine maggio. Fino all’ultimo ho continuato a dubitare della vittoria».
Ma veniamo a Colombo. Il ticinese, partito in terza fila (numero 17), ha avuto un approccio non propriamente ideale, ha dovuto mettere piede a terra e ha perso 11 posizioni. Da lì in poi, ha iniziato l’operazione recupero, ma quando ha raggiunto la 13.ma piazza, davanti il buco era già stato creato… «In effetti, sono partito decisamente male – ha ammesso con non poco rammarico –. Non so cosa sia successo, probabilmente mi manca un po’ il ritmo gara, a causa del tempo perso con l’infortunio di inizio maggio. Dopo essermi ritrovato davvero molto indietro, sono riuscito a recuperare piuttosto bene nel corso dei primi due giri. Stavo per agganciarmi al gruppo dei migliori quando ho commesso un errore davvero stupido in salita (ha dovuto scendere di sella, ndr) che mi è costato diverse posizioni. Era il punto meno indicato per sbagliare, ma sono cose che succedono».
Una punta di rammarico la si percepisce chiaramente nella voce del ticinese, il quale cerca comunque di vedere il bicchiere mezzo pieno… «Sono contento di come ho reagito e delle sensazioni avute nella seconda parte di gara. Mi sarebbe piaciuto poter proporre lungo tutta la gara un livello come quello avuto nel finale, ma purtroppo non è andata così. D’altra parte, se penso a quanto è successo negli ultimi mesi, non posso che essere soddisfatto. Ho dimostrato di essere in crescita e in stagione mancano ancora diverse gare importanti nelle quali intendo ottenere ottimi risultati. L’esperienza vissuta in Giappone mi servirà in futuro».
Per assistere alla gara, i tifosi di Filippo Colombo si sono dati appuntamento al Circolo velico di Lugano. Una cinquantina di persone, dai genitori alla fidanzata, dagli storici allenatori Daniele e Pietro Zucconi al presidente del Vc Monte Tamaro Marzio Cattani, dai dirigenti di Ticino Cycling a numerosi sostenitori, per quella che è stata una vera festa, con tanti applausi e incitamenti ogni qualvolta le immagini televisive proponevano sul maxischermo la figura del biker di casa… «Sono stracontenta – ha affermato a fine gara mamma Lorenza –. È andato tutto bene e Filippo ha fatto quanto ha potuto. Sono molto felice per il risultato, a maggior ragione considerando quanto ha passato in primavera, con la frattura al bacino e le stampelle. Il percorso giapponese mi è sembrato spettacolare, con alcuni passaggi impressionanti: ammetto che non è mancato un pizzico di timore, in quanto da buona mamma, la cosa più importante è che nessuno si faccia male, né Filippo, né i suoi avversari. E sono contenta anche per l’argento di Mathias, se lo meritava».
A Daniele Zucconi, il tecnico alla radice del progetto mtb del Vc Monte Tamaro, a fine gara brillavano gli occhi. Lui, Filippo Colombo lo ha visto crescere, come uomo e come atleta… «E adesso me lo ritrovo alle Olimpiadi. È stata una giornata straordinaria. Nei giorni scorsi ripensavo al percorso effettuato in questo ultimo decennio e a quando a 16 anni Filippo aveva espresso la volontà di proseguire con la mtb, precisando che era sua intenzione diventare uno dei migliori biker svizzeri. È andato decisamente oltre. Per quanto riguarda la gara odierna, non posso che essere soddisfatto. Peccato per la partenza che gli è costata una prestazione ancora migliore, ma è stato protagonista di un'ottima rimonta. Filippo non ha finito di stupirci: è un ragazzo che ha tutto, classe, grinta, determinazione, testa, sono sicuro che un giorno diventerà campione del mondo!».
Fabio Schnellmann, presidente di Ticino Cycling, vede la prova olimpica come una conferma della strada intrapresa dalla federazione… «La nostra idea di progetto multidisciplinare è stata premiata anche oggi, perché Pidcock è uno degli esempi più fulgidi di questo tipo di approccio. e anche lo stesso Colombo è cresciuto con il concetto di multidisciplinarietà che in Ticino abbiamo fatto nostro. Questa prova olimpica dimostra che la strada è quella giusta, noi continueremo a seguirla. Per quanto riguarda il risultato di Filippo, è stata una grande emozione vedere un prodotto del ciclismo ticinese competere alle Olimpiadi. Il nostro Cantone può essere fiero di lui».
Alex D’Agosta, membro di Pro Velo non ha nascosto l’importanza di un atleta Colombo per lo sviluppo di ogni discorso legato alla bicicletta… «È fondamentale, anche perché la mtb rappresenta il segmento più importante per il cicloturismo in Svizzera. Pro Velo promuove la mobilità urbana, così come il tempo libero su due ruote e Filippo Colombo, grazie ai suoi compagni all'università, ai suoi coetanei e amici, all’esposizione mediatica della quale gode in Ticino porterà ancora maggiore passione per la bicicletta. Questo ottimo risultato, ancor più gratificante alla luce dei problemi di salute avuti, non può che aiutare a far crescere il nostro movimento e ad attirare nuove leve».
Presente a sostenere Colombo, seppure a distanza, anche il neo allenatore del Kriens, Davide Morandi... «Ho ammirato numeri incredibili. In discesa possiedono tutti un controllo assolutamente fuori dall’ordinario. La Svizzera della mtb si è confermata ai vertici dei valori mondiali, se non con la medaglia d’oro, almeno come prestazione d'insieme. E Colombo ha fornito un input non indifferente per certificare questa supremazia. La sua prestazione rappresenta un’iniezione di adrenalina anche per tutto il movimento cantonale e per tutti coloro i quali hanno lavorato per lo sviluppo di questo sport».