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"After a Revolution", documentario sulla ricostruzione della Libia del produttore cinematografico italiano Giovanni Buccomino, ha ottenuto il premio principale della 20esima edizione del FIFDH, Festival del film e forum internazionale sui diritti umani di Ginevra.
Girata sull’arco di sei anni la pellicola racconta la storia di un uomo che ha combattuto per Gheddafi e di sua sorella che si è unita ai ribelli. La donna ha cresciuto i suoi figli, si è candidata alle elezioni e si è recata in Svizzera per partecipare ai processi di pace, mentre suo fratello si è trovato a lottare con i suoi traumi.
Il film di Buccomino ha vinto il Grand Prix de Genève, dotato di 10’000 franchi. Il riconoscimento Gilda Viera de Mello (7’000 franchi) è invece stato assegnato ex aequo a "Angels of Sinjar" di Hanna Polak e a "El Silencio del topo" di Anaïs Taracena. Il primo lavoro evidenzia il destino del popolo Yezidi in Iraq, mentre il secondo è un appello per porre fine alla cultura dell’impunità in Guatemala.
Nella categoria grandi reportage, "White Torture" di Narges Mohammadi ha ricevuto il premio dell’Organizzazione mondiale contro la tortura (5’000 franchi). Il regista, che ha realizzato il documentario basato su interviste con ex prigionieri, è detenuto nella prigione di Evin in Iran dal novembre 2021.
Il Gran Premio di fiction (10’000 franchi) è stato assegnato congiuntamente a "Vera Dreams of the Seas" di Kaltrina Krasniqi e "Freda" di Gessica Généus. "Vera Dreams of the Seas" è il ritratto di una donna della Nouvelle Vague cinematografica fiorita in Kosovo. "Freda" racconta la storia di una giovane donna di Haiti che rifiuta di arrendersi davanti alle difficoltà.
Dopo due edizioni sospese a causa della pandemia il FIFDH è tornato alla ribalta per un’edizione che è cominciata il 4 marzo e si concluderà il 13. Durante dieci giorni oltre 28’000 persone hanno partecipato ai 118 eventi nell’ambito della manifestazione. Gli organizzatori hanno accolto 257 ospiti, fra registi, artisti e attivisti.
"In un mondo in tensione abbiamo bisogno più che mai di luoghi per riunirci, per ascoltare storie potenti, per esprimere la libertà di parola e per interrogare nuove forme di attivismo", ha affermato Isabelle Gattiker, direttrice generale del FIFDH.