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Il 4 marzo si voterà anche sul nuovo ordinamento finanziario 2021.
A leggere i giornali, ad ascoltare la radio o a guardare la televisione, osserva oggi Le Temps, si potrebbe pensare che il prossimo quattro marzo si voterà unicamente sull'Iniziativa "No Billag". In realtà, oltre che sugli 1,37 miliardi annui di canone radiotelevisivo, i cittadini saranno chiamati a votare anche su altri 43,5 miliardi annui, una cifra ben più consistente.
Si tratta del Decreto federale del 16 giugno 2017 concernente il nuovo ordinamento finanziario 2021. Dietro al poco accattivante nome vi è la necessità di rinnovare la validità dell'imposta federale diretta e dell'Iva fino al 2035. In Svizzera infatti il Parlamento non ha mai voluto ancorare nella Costituzione le due principali fonti di introito federali in modo permanente e la loro validità va rinnovata ogni 15 anni. L'ultima votazione, nel 2004, ha prorogato le due imposte fino al 31 dicembre del 2020 e poter continuare ad incassarle il Consiglio federale ha dovuto introdurre un nuovo articolo costituzionale valido dal primo di gennaio 2021.
Questa particolare caratteristica del sistema fiscale federale elvetico è nata per un riflesso di sfiducia verso lo Stato. Ora "il Parlamento ritiene che sia positivo per i cittadini esprimersi ciclicamente sulla struttura delle proprie tasse. Qualcuno vvorrebeb addirittura limitare l'IFD e l'IVA a dieci anni per evitare che lo Stato sia tentato di creare nuovi compiti", dice Adrian Hug, direttore dell' Amministrazione federale delle contribuzioni, citato da Le Temps.
Durante l'ultima votazione, quella del 2004, il 73,8% dei cittadini ha approvato le due tasse e tutti i partiti si erano schierati a favore del messaggio. Il Canton Zugo tuttavia lo ha bocciato con il 51,4% dei voti. Il Consiglio federale ha già provato in passato a introdurre in modo definitivo le due tasse, ma solo socialisti e verdi si sono schierati a favore.