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Un giovane è stato rimandato a casa, perché non la voleva utilizzare. Un politico UDC teme che diventi un fenomeno
BERNA - Non aveva nessuna intenzione d'indossare la mascherina, quindi è stato rimandato a casa. Stiamo parlando di un giovane che aveva appena iniziato la scuola reclute. Si tratterebbe comunque di un caso individuale, come fa sapere la portavoce dell'esercito Delphine Schwab-Allemand, interpellata da 20 Minuten. La scuola reclute dovrà comunque essere assolta in un altro periodo.
Ma il consigliere nazionale UDC Mauro Tuena teme che questo singolo episodio possa diventare un fenomeno: «Purtroppo una parte dei giovani uomini non ha voglia di fare militare. Se hanno la possibilità di essere rimandati a casa, la coglieranno». E c'è quindi il rischio che ora molte reclute ricorrano al metodo della mascherina per interrompere la scuola reclute.
Ecco quindi che il politico chiede che l'esercito agisca differentemente: invece di rimandare a casa le reclute che non vogliono indossare la mascherina, dovrebbe multarle. «In questo modo si avrebbe un effetto deterrente e si dissuaderebbero le reclute a rifiutare la mascherina per assicurarsi un biglietto per tornare a casa».
Tuena ritiene inoltre che l'esercito debba rivedere il proprio piano di protezione, per esempio introducendo un test obbligatorio all'entrata in servizio e quattro giorni dopo. Così facendo, si potrebbe revocare l'obbligo d'indossare la mascherina, secondo il consigliere nazionale. E nessuno potrebbe quindi rifiutarsi di metterla
La multa - lo dice Stefan Hofer, portavoce dell'esercito - avrebbe senso nel caso in cui poi la recluta non si rifiuta più d'indossare la mascherina. Ma in caso contrario, è necessario rimandarlo a casa. Ma - lo ribadisce - non si tratta di un'esenzione dal servizio militare.
L'obbligo di mascherina è inoltre previsto dalle disposizioni dell'Ufficio federale della sanità.
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