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"Non c'è mai stata una lotta di potere fra me e Tidjane Thiam": lo afferma il presidente del consiglio di amministrazione di Credit Suisse Urs Rohner, commentando l'annuncio dell'uscita di scena dell'attuale Ceo. "Sono io in fondo che l'ho portato nella banca", sottolinea Rohner in un'intervista rilasciata a SRF. "È completamente fuori luogo dire che avremmo avuto una vertenza personale: non è mai stato così". "In gioco vi era la reputazione della società", afferma il giurista alla presidenza dal 2011. "La situazione è diventata più difficile nelle ultime settimane, soprattutto dopo che è stato reso noto il secondo caso di un membro della direzione generale che è stato pedinato. Il Cda si è occupato in dettaglio di questa situazione. A un certo punto abbiamo dovuto constatare che non ne saremmo usciti se non attraverso un cambiamento e quello lo ha capito anche Tidjane Thiam".
All'intervistatore che fa presente come si sia parlato anche di una possibile partenza dello stesso Rohner, l'interessato risponde: "Il Cda naturalmente discute sempre tutte le opzioni prima di prendere una decisione. In questo caso è stato assolutamente unanime nel ritenere che cambiamento era necessario a livello di Ceo. La domanda è stata posta e abbiamo trovato una risposta: all'unanimità", sottolinea il manager. Il 60enne dice di non escludere che alcuni azionisti avvieranno azioni contro di lui. "Questa è la democrazia degli azionisti e l'approvo esplicitamente". Tre azionisti si sono fatti sentire, ricorda il presidente, che dice però di aver avuto contatto anche con altri, che sostengono la rotta tracciata dal Cda.
Riguardo ai motivi che hanno portato all'allontanamento di Thiam, peraltro lodato per il suo operato, Rohner dice "che era semplicemente una situazione in cui erano in gioco la reputazione della società nel suo complesso e la percezione pubblica". "Abbiamo visto che la situazione non migliorava e abbiamo dovuto operare un cambiamento per tornare in acque normali". Il Cda ha agito troppo tardi, si doveva intervenire prima? "Si può sempre dire così; d'altra parte non si può cambiare su due piedi un Ceo di successo. Dopo il primo caso di sorveglianza abbiamo indagato la questione in modo molto approfondito, anche in modo forense, non trovando alcuna indizio di cattiva condotta da parte del Ceo. Ma abbiamo sempre considerato il quadro generale, compresi gli effetti sulla reputazione e la fiducia nella nostra banca. Dopo il secondo caso, la situazione è peggiorata. Il Cda ha quindi ha adottato le misure necessarie".
Il più grande azionista di Credit Suisse, la società di investimento americana Harris Associates, torna a sparare sul presidente del consiglio di amministrazione (Cda) Urs Rohner: sono necessarie le sue dimissioni, afferma l'alto dirigente David Herro in dichiarazioni rilasciate a Bloomberg. "La nostra preoccupazione è il fatto di avere un nuovo Ceo capace e talentuoso con al di sopra di lui un presidente meno capace e di minor talento, nonché un Cda che sembra solo imitare e seguire alla cieca qualunque cosa dica il presidente", ha detto Herro. Se Rohner se ne andasse, darebbe al nuovo presidente della direzione Thomas Gottstein l'opportunità di un "vero nuovo inizio". "Ma finché ci sarà il signor Rohner, ci saranno dubbi e domande su chi sarà il prossimo a essere fatto fuori", sostiene l'americano. Harris Associates (oltre 8% delle azioni di Credit Suisse) si era espresso nei giorni scorsi apertamente in sostegno del Ceo Tidjane Thiam: la sua sostituzione, era stato detto, avrebbe rappresentato un grave errore. Con la società si erano schierati anche due altri grandi azionisti.
Il futuro presidente della direzione di Credit Suisse Thomas Gottstein non si considera un Ceo di transizione: "voglio avere successo con i miei colleghi e il resto verrà da sé", afferma in un'intervista alla Reuters. "Quello che desidero fare, insieme ai miei colleghi della direzione generale, è condurre Credit Suisse nella prossima fase di crescita", afferma Gottstein, che attualmente è responsabile dell'unità elvetica della banca. Il manager, che entrerà in carica fra una settimana, assicura che manterrà la disciplina dei costi, dopo che l'attuale Ceo Tidjane Thiam ha brillato in questo campo. "Allo stesso tempo, credo che siamo nella posizione migliore degli ultimi anni per raggiungere una crescita significativa del bilancio". Gottstein vede le maggiori opportunità di crescita soprattutto nei paesi asiatici emergenti, ma a suo avviso margini di progressioni vi sono anche in altri nuovi paesi, come pure in mercati maturi come la Svizzera e l'Europa occidentale.
Il 55enne non ha intenzione di apportare modifiche sostanziali né alla strategia esistente, né alla composizione della direzione. "Ciascuno dei dieci membri mi ha assicurato personalmente che mi sosterrà pienamente e che rimarrà con me". Riguardo alla vicenda dai pedinamenti di top manager, Gottstein ha ammesso che ha portato a una "sensazione di incertezza". "Ma credo che ormai sia acqua passata". E ancora: "Non credo che abbiamo un problema di cultura aziendale. Ma ci sono alcune cose che abbiamo imparato da quell'episodio, sono stati commessi degli errori". I pedinamenti non dovrebbero far parte degli strumenti della banca, ha concluso.