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I doni rivelatori dello Spirito
Daniele Scarabel
Pastore
Due settimane fa abbiamo iniziato ad approfondire il significato dei doni spirituali per noi oggi. Abbiamo visto che sperimentare Dio consiste proprio anche nello sperimentare lo Spirito Santo che si manifesta attraverso i doni spirituali che Lui ci elargisce. Il primo dono che abbiamo studiato è il dono della profezia e abbiamo visto che profetizzare non è altro che ascoltare quando Dio ci parla e, se questa rivelazione riguarda qualcun altro o addirittura la chiesa intera, trasmettere a parole nostre ciò che abbiamo ricevuto.
La pratica del condividere le profezie durante il culto era molto diffusa nella chiesa, perché, secondo Paolo, la profezia deve servire a edificare, esortare o consolare con amore i fratelli e le sorelle della chiesa. La profezia può anche servire a svelare i segreti del cuore dei non credenti, portandoli così al pentimento e alla fede in Cristo (1 Corinzi 14:24-25).
C’è però ancora un’altra funzione del dono profetico che è quella di fornirci le risorse per combattere Satana e la nostra carne e di incoraggiarci nella vita cristiana.
La profezia come arma nella nostra battaglia spirituale
Ti affido questo incarico, Timoteo, figlio mio, in armonia con le profezie che sono state in precedenza fatte a tuo riguardo, perché tu combatta in virtù di esse la buona battaglia, conservando la fede e una buona coscienza; alla quale alcuni hanno rinunziato, e così, hanno fatto naufragio quanto alla fede. (1 Timoteo 1:18-19)
Da queste parole che Paolo scrisse a Timoteo scopriamo che la profezia è uno degli strumenti più potenti e rassicuranti che Dio ci ha dato per combattere la nostra continua battaglia contro il mondo, la carne e il diavolo. Falsi insegnanti si erano infiltrati nella chiesa e Paolo mandò Timoteo per ordinare loro di smettere di insegnare la falsa dottrina.
Nella chiesa era in corso una guerra per le anime degli Efesini, ma è probabile che Timoteo desiderasse abbandonare o rinunciare. Sembrava avere un carattere timido che non si adattava bene a quella guerra. Timoteo aveva bisogno di incoraggiamento, come spesso ne abbiamo bisogno anche noi. E da dove doveva attingere forza e incoraggiamento per le sue battaglie? L’appello di Paolo al giovane Timoteo è chiarissimo. Paolo lo esorta a non pensare di poter combattere contro Satana senza attingere forza e incoraggiamento dalle profezie ricevute in passato riguardo al ministero di Dio per Timoteo.
Qualcuno potrebbe temere che ponendo troppa enfasi sulla profezia un credente possa dimenticarsi di trarre forza dalla Parola di Dio, dando troppa importanza all’esperienza emotiva. Ma qui Paolo esorta Timoteo a non mollare e a combattere senza timore, proprio facendo riferimento alle profezie che sono state in precedenza fatte a suo riguardo.
Naturalmente non conosciamo l’esatto contenuto di queste profezie. Potremmo fare molte ipotesi, ma non è necessario. Timoteo ovviamente sapeva cosa intendeva Paolo e sapeva di dover ricordare queste parole profetiche. Ti è mai capitato di ricevere una simile parola profetica su come Dio ti vede? O di ricevere una parola di incoraggiamento a tenerti saldo a certe verità bibliche, come se quelle parole arrivassero direttamente da Dio per te?
Noi tutti leggendo la Parola di Dio possiamo raggiungere una certa maturità e crescere nella nostra identità in Cristo, ma spesso abbiamo bisogno di sentircelo dire sempre di nuovo. Nella Bibbia troviamo molte promesse che valgono per ogni credente, ma quando riceviamo una parola profetica su come Dio ci vede, quella parola può toccarci nel profondo del nostro cuore.
Io stesso, sono già stato incoraggiato più volte nella mia vita in questo senso. Proprio ultimamente qualcuno mi ha incoraggiato con una parola profetica dicendomi di non focalizzarmi sul fatto che sono da solo, perché il Signore è sempre lì con me. E un’altra persona mi ha incoraggiato dicendomi che se Dio è per me, chi potrà essere contro di me?
Questi sono solo due piccoli esempi, ma potrei raccontarvene molti altri di parole profetiche su di me come figlio di Dio e su di me come pastore, sul mio ministero, che ho ricevuto in tutti questi anni. Alcune cose le ho scartate o messe da parte perché non mi sembravano rilevanti, e alcune di esse lo sono diventate dopo tanto tempo. Altre mi sono state di grande incoraggiamento nel mio ministero e non avrei voluto doverne fare a meno.
Sono convinto che anche tu abbia già ricevuto in passato parole profetiche, che sentivi venire da Dio, ma forse per qualche motivo hai cominciato a dubitare e a chiederti se è stato davvero lo Spirito Santo a parlare. Ti incoraggio a riflettere nuovamente su queste parole, a meditarle e a esaminarle per vedere se Dio non ti stava forse comunicando qualcosa di importante per la tua vita.
E non temere a trasmettere a un’altra persona parole di incoraggiamento che Dio ti mette sul cuore, perché non puoi mai sapere quanto potrebbero essere importanti per lei nella situazione nella quale si trova. Fallo senza vergogna, anche se quelle parole non hanno forse senso per te, perché potrebbero benissimo avere un senso per l’altra persona.
Parole di sapienza e di conoscenza
Quanto detto finora riguardo la parola profetica ci porta ad altri due doni dello Spirito che vogliamo studiare oggi: la “parola di sapienza” e la “parola di conoscenza”. Si tratta dei primi due doni citati da Paolo nella lista di nove doni in 1 Corinzi 12:
Infatti, a uno è data, mediante lo Spirito, parola di sapienza; a un altro parola di conoscenza, secondo il medesimo Spirito. (1 Corinzi 12:8)
Il problema è che di questi due doni non se ne parla altrove. Paolo non ci fornisce né una definizione, né alcun’altra informazione su come questi due doni potrebbero essere utilizzati nella chiesa. E questo potrebbe portaci a chiederci: c’è davvero una differenza tra questi due doni e il dono della profezia che abbiamo trattato finora?
In 1 Corinzi 14, capitolo nel quale Paolo approfondisce il corretto utilizzo del dono del parlare in lingue e della profezia nella chiesa, egli fa due volte riferimento alla possibilità che un credente riceva una “rivelazione” da trasmettere alla chiesa (1 Corinzi 14:6.26). Può darsi che Paolo stia facendo riferimento alla parola di conoscenza o alla parola di sapienza? Oppure aveva in mente specificamente il dono della profezia?
Il linguaggio specifico utilizzato da Paolo non ci fornisce praticamente alcun aiuto per comprendere la natura di questi due doni spirituali. I termini “parola” (logos), “sapienza” (sofia) e “conoscenza” (gnosis) sono parole molto comuni nel Nuovo Testamento, ma l’unica occasione nella quale vengono utilizzati insieme come “parola di sapienza” e “parola di conoscenza” è in 1 Corinzi 12:8.
Detto questo, i Vangeli riportano diversi casi in cui Gesù viene descritto come “conoscitore” dei pensieri degli scribi e dei capi religiosi (Matteo 9:4; 12:22-37), ma anche dei suoi discepoli (Luca 9:47). Leggiamo anche che quando Gesù chiamò Natanaele come suo discepolo, senza averlo incontrato prima, gli disse: “io ti ho visto” (Giovanni 1:48), lasciando intendere di aver riconosciuto in modo soprannaturale la qualità morale del suo carattere.
Oppure abbiamo il famoso incontro tra Gesù e la donna Samaritana in Giovanni 4. Gesù le elencò i peccati segreti che aveva visto nel suo cuore (Giovanni 4:16-18), portando la donna a dichiarare che Gesù fosse un profeta (4:19).
Non sto suggerendo che questi episodi siano da prendere come esempi per i nostri due doni spirituali. Ma potrebbero essere qualcosa di analogo ad essi. Molti attribuiscono la conoscenza che Gesù ha mostrato semplicemente alla sua natura divina. Ma io credo che qui ci troviamo piuttosto di fronte all’opera rivelatoria dello Spirito Santo. Gesù, infatti, per vivere una vita pienamente umana, ha volontariamente sospeso l’esercizio di alcuni attributi divini (come l’onniscienza), basando la sua vita sul ministero rivelatorio dello Spirito Santo.
Il punto è che Gesù ha dimostrato una conoscenza soprannaturale di ciò che altrimenti non avrebbe potuto conoscere, proprio grazie al ministero dello Spirito Santo nella sua vita. Questo potrebbe per lo meno darci un’indicazione su ciò che Paolo potrebbe aver avuto in mente quando utilizzò i termini “parola di conoscenza” e “parola di sapienza”.
Oppure un altro esempio. È possibile che la risposta di Pietro ad Anania e Saffira sia stata una parola di conoscenza (Atti 5:3-4)? Non è scritto in che modo o con quali mezzi Pietro abbia potuto conoscere le motivazioni del loro cuore, ma è ben possibile che ciò sia avvenuto in virtù del fatto che gli era stato conferito uno o entrambi questi doni spirituali.
Vediamo qualcosa di simile in Atti 8, dove Filippo viene prima istruito da un angelo di andare “verso mezzogiorno, sulla via che da Gerusalemme scende a Gaza” (v. 26). In seguito, lo Spirito Santo gli disse di raggiungere l’eunuco etiope sul suo carro, dove procedette a condividere il Vangelo con lui (v. 29). Potrebbe darsi che Filippo abbia ricevuto una “parola di sapienza” che lo guidò a questo incontro e anche in cosa dire all’etiope?
In Atti 9 leggiamo che Anania ricevette una visione dal Signore che lo spinse ad andare in cerca di un uomo di nome Saulo (v. 10). Gli furono anche date indicazioni e istruzioni divine su cosa dire a quell’uomo che aveva fatto molto male ai santi in Gerusalemme (v. 13). O potremmo dire che la rivelazione ricevuta da Pietro in Atti 10 che lo spinse ad andare da Cornelio fu un esempio di parola di conoscenza?
E che dire della parola di guida rivelata alla chiesa di Antiochia in Atti 11 riguardo alla missione di Paolo e Barnaba, che furono inviati con una sovvenzione in favore dei fratelli in Giudea? Nel testo si menziona la parola profetica del profeta Agabo, ma poi leggiamo che la decisone fu presa dai discepoli sulla base della sua rivelazione.
Questi esempi ci mostrano che questi doni erano presenti e utilizzati nella chiesa, ma ci mostrano anche quanto è difficile distinguere tra i tre doni. Ognuno di questi esempi è senza dubbio di natura rivelatoria, nel senso che Dio ha rivelato informazioni che diversamente sarebbero impossibili da conoscere. Ma non sapremo mai con certezza se dovremmo veramente chiamare qualcuno di questi episodi “parola di sapienza” o “parola di conoscenza”.
Sapienza e conoscenza dallo Spirito
Se torniamo alla chiesa di Corinto, ci potrà essere d’aiuto guardare al modo in cui le parole “sapienza” e “conoscenza” erano usate in quella chiesa. Per i Corinzi la sapienza e la conoscenza erano le chiavi di una vera spiritualità. Paradossalmente era proprio in nome della sapienza che i Corinzi stavano rifiutando Paolo e il suo vangelo.
La sapienza umana era l’abilità di esporre i ragionamenti umani con retorica ed eloquenza, ma questa sapienza portava le persone a considerare un’assurdità il concetto di un Messia crocifisso. Può dunque essere che per questo Paolo mise tanta enfasi sulla sapienza che viene dallo Spirito Santo, che ci porta a comprendere e ad accettare il piano di Dio che porta la salvezza per mezzo della pazzia della croce (1 Corinzi 2:6-9).
Seguendo questo ragionamento, potremmo definire la “parola di sapienza” come un dono da parte di Dio di comprendere in un modo nuovo e profondo il piano salvifico di Dio e di saper spiegare cosa questo significa concretamente per ognuno di noi. Se Dio ti rivela quanto incredibile è il mistero della salvezza in Cristo, questo trasforma la tua vita e se ti dona la capacità di trasmettere questa rivelazione ad altri potrai trasformare anche la loro vita!
Similmente, seguendo il ragionamento di Paolo in 1 Corinzi 8, dove parla della libertà che un credente può avere nel consumare carne sacrificata agli idoli, la “parola di conoscenza” potrebbe essere l’abilità di spiegare quanto è profonda la misericordiosa opera di Dio in Cristo. Sarebbe la capacità di spiegare come si applicano le verità bibliche nella nostra vita quotidiana.
Nella tradizionale interpretazione pentecostale e carismatica di questi doni invece, la parola di sapienza sarebbe la capacità ricevuta per rivelazione soprannaturale di sapere come intervenire nella vita di una persona, mentre la parola di conoscenza sarebbe la capacità soprannaturale di sapere su quali cose intervenire. Come vedete, non è facile definire esattamente il significato di questi doni, ma è davvero necessario?
Ciò che a me premeva trasmettervi è che Dio parla ancora oggi e lo fa per benedire, per fare del bene e per incoraggiare i suoi figli. Quindi il mio invito è che la nostra preghiera sia: “Parla, SIGNORE, poiché il tuo servo ascolta”. Sii aperto per ogni situazione nella quale Dio ti rivela qualcosa di incoraggiante da trasmettere per il bene di un altro credente. Sii pronto a ricevere la sapienza e la conoscenza che viene da Dio e che è in grado di trasformare la nostra vita!
Amen