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Ratificando un trattato di diritto internazionale umanitario (DIU), gli Stati contraenti sono tenuti all’adempimento degli obblighi che ne derivano e a mettere in atto ogni sforzo per rispettare e far rispettare il DIU. Violazioni gravi del DIU sono considerate crimini di guerra.
Ogni persona può essere perseguita individualmente e penalmente per i crimini di guerra, sia in caso di una partecipazione diretta ai reati sia per aver contribuito in qualche forma alla loro perpetrazione. I superiori militari e civili sono inoltre tenuti a prevenire e a impedire i crimini di guerra e a prendere le opportune misure nei confronti dei subordinati che si sono resi autori di gravi violazioni.
La responsabilità di perseguire i crimini di guerra spetta in primo luogo agli Stati e ciò indipendentemente dal luogo in cui questi sono stati commessi. Alcuni reati specifici sono menzionati nelle Convenzioni di Ginevra e nel primo Protocollo aggiuntivo che le integra. Sono così punibili, per esempio, gli omicidi volontari, le torture o i trattamenti disumani, gli stupri o altri atti volti a provocare intenzionalmente grandi sofferenze o gravi danni all’integrità fisica o alla salute. Il DIU prevede che gli Stati cerchino le persone che hanno violato in modo grave il DIU, le conducano a rispondere delle azioni commesse nei propri tribunali o le estradino per essere processate negli altri Stati. La comunità internazionale degli Stati ha istituito, a supporto dei tribunali nazionali, diversi tribunali penali internazionali o misti (nazionali/internazionali). Dagli anni 1990 ha inoltre dato vita a diverse corti di giustizia per perseguire i crimini gravi commessi in una regione particolare in un determinato periodo, i cosiddetti tribunali ad hoc, come quelli creati per la ex Jugoslavia, il Ruanda e la Sierra Leone.
Nel 2002 è entrato in vigore lo Statuto di Roma della Corte penale internazionale (CPI), che nel frattempo è stato ratificato da oltre 120 Stati.
La CPI è il primo tribunale permanente costituito per giudicare gli autori dei reati internazionali più gravi, tra cui i crimini di guerra, indipendentemente dal fatto che siano stati commessi in conflitti armati internazionali o non internazionali.
La CPI esercita la sua giurisdizione sovranazionale solo se un determinato Stato non ha la facoltà o l’intenzione di procedere penalmente contro le persone sotto la sua giurisdizione imputate di crimini secondo lo Statuto di Roma. Rientrano nelle competenze della Corte soltanto i crimini che sono stati commessi dopo l’entrata in vigore dello Statuto, vale a dire dopo il 1° luglio 2002. Lo Statuto di Roma ha contribuito a far sì che gli Stati adeguassero la loro legislazione nazionale sui crimini di guerra e altri crimini secondo lo Statuto di Roma e che migliorassero i mezzi a loro disposizione per perseguirli. La Svizzera ha ratificato lo Statuto di Roma il 12 ottobre 2001 e ha intrapreso i necessari adeguamenti legislativi.