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La Fondazione svizzera per una tecnologia genetica responsabile rifiuta la moratoria di 5 anni sull'uso di OGM nell'agricoltura, in votazione il 27 novembre.
Gen Suisse stima che l'iniziativa "per degli alimenti prodotti senza manipolazioni genetiche" indebolirebbe la ricerca e l'insegnamento.
L'iniziativa popolare "per alimenti prodotti senza manipolazioni genetiche", in votazione il prossimo 27 novembre, è un cavallo di Troia che indebolirà considerevolmente la ricerca genetica applicata ai vegetali in Svizzera.
È quanto sostenuto martedì da Gen Suisse, la Fondazione svizzera per una tecnologia genetica responsabile, che ha invitato la popolazione a respingere la moratoria di cinque anni sull'impiego di organismi geneticamente modificati nell'agricoltura.
Una tecnica già ampiamente diffusa
Più di otto milioni d'agricoltori di 17 paesi hanno coltivato in questi ultimi anni delle piante geneticamente modificate, ha sottolineato il consigliere nazionale del Partito popolare democratico Josef Leu, durante una conferenza stampa tenutasi a Berna.
Già oggi, ha fatto tra l'altro notare, mangiamo carne proveniente dall'estero di animali allevati con mangimi prodotti da organismi modificati geneticamente.
«Il mondo agricolo di oggi – gli ha fatto eco il presidente della fondazione Peter Gehr - non può continuare ad utilizzare i metodi del secolo scorso, ma deve poter stare al passo con i tempi e modernizzarsi, utilizzando le nuove tecnologie». A suo avviso, i promotori dell'iniziativa più che a un congelamento di cinque anni mirano ad una moratoria permanente.
Una tesi condivisa anche da Klaus Ammann, direttore del Giardino botanico presso l'Università di Berna, che ha lanciato pesanti critiche contro «i fondamentalisti che vogliono la morte dell'ingegneria genetica». «Si è messa in campo una grande 'azienda del panico' con enormi interessi pecuniari», ha detto, senza però fornire ulteriori precisioni.
Timori per la ricerca
Secondo il direttore dell'Istituto zoologico dell'Università di Zurigo e futuro presidente del Politecnico, Ernst Hafen, la mancanza di fiducia nelle nuove tecnologie, che riproducono in modo molto più efficace quel che si può fare anche in natura, ha però già innescato un drastico calo degli studiosi della materia in Svizzera.
L'ambiente ostico sta inoltre causando una mancanza di finanziamenti, con una conseguente diminuzione delle richieste e delle autorizzazioni di progetti applicati.
Una situazione, ha osservato Hafen, in completa contraddizione con quanto avviene nel resto del mondo, fatta eccezione per l'Europa, dove vi sono le stesse «paure irrazionali» che si riscontrano nella Confederazione.
Una moratoria, ha messo in guardia Hafen, renderà l'ingegneria genetica ancor meno attrattiva e non permetterà di proseguire gli studi sugli eventuali rischi.
Restrizioni attuali bastano
Per un paese piccolo e privo di materie prime come la Svizzera – ha proseguito Hafen – la ricerca di punta è un fattore essenziale. Impedire oggi l'applicazione sul terreno dei risultati in laboratorio rischia di avere conseguenze sul lungo periodo. Inoltre, le norme attualmente in vigore in Svizzera sono già molto più restrittive rispetto ad altri paesi e non servono quindi nuovi segnali negativi.
Secondo Klaus Amman, i vantaggi delle biotecnologie sono molti: prodotti di qualità e più sani, minor uso di pesticidi e nuovi sbocchi per il mercato del lavoro. Inoltre – ha sottolineato il direttore del Giardino botanico di Berna – la tecnologia genetica permetterebbe di trovare in pochi anni soluzioni alla fame nel mondo, ad esempio sviluppando delle piante più resistenti alla siccità o con un tenore di vitamine più importante.
swissinfo e agenzie
In breve
La Fondazione Gen Suisse è stata creata nel 1991 allo scopo di promuovere il dialogo tra la scienza e l'opinione pubblica sulla tecnologia genetica.
Le sue attività sono finanziate da Interpharma, l'associazione delle aziende farmaceutiche in Svizzera, che ha fra i suoi membri Roche e Novartis.