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«La tolleranza è finita». Lo ha dichiarato nei giorni scorsi il ministro francese del bilancio, Jérôme Cahuzac. Per Parigi, le misure adottate nei confronti della Svizzera serviranno da esempio per mostrare la volontà del governo francese di combattere gli “esiliati” fiscali.
Berna non ha nascosto la sua sorpresa in seguito alla decisione del governo francese di rivedere l’applicazione della convenzione fiscale con la Svizzera, allo scopo di colpire i beneficiari delle tassazioni “forfettarie” accordate dal fisco elvetico. L’annuncio di questa misura unilaterale, rivelata sabato scorso dalla stampa, ha suscitato reazioni virulenti da parte di alcuni esponenti politici svizzeri.
Lunedì, Jérôme Cahuzac - sospettato di detenere a sua volta un conto bancario in Svizzera - ha giustificato la decisione adottata dalle autorità francesi. Nel corso di un dibattito televisivo con il leader del Fronte di sinistra, Jean-Luc Mélenchon, che lo ha accusato di non fare abbastanza per combattere i paradisi fiscali e punire gli “emigrati fiscali", Cahuzac si è difeso, citando le misure adottate dal 1° gennaio del 2013 nei confronti della Svizzera. Mentre la Francia dibatte del caso di Gérard Depardieu, il ministro ha presentato così un argomento forte, che ha praticamente chiuso la discussione.
Indagine contro Cahuzac
La procura di Parigi ha annunciato martedì di aver aperto un'indagine preliminare per frode fiscale a carico del ministro francese del bilancio, Jérôme Cahuzac.
Lo scopo è di verificare se abbia realmente detenuto un conto segreto in Svizzera, come affermato dalla stampa nelle scorse settimane.
Secondo il sito d'informazione indipendente Mediapart, il ministro avrebbe detenuto fino al 2010 un conto presso la filiale Ubs di Ginevra, che sarebbe poi stato chiuso, con trasferimento dei fondi a Singapore
Da parte sua, Cahuzac ha negato in blocco finora le accuse mosse nei suoi confronti.Fine della finestrella
«Belle montagne»
«Prendete la convenzione fiscale con il nostro vicino, la Svizzera», ha detto Cahuzac. «Vi era (...) finora una tolleranza nei confronti di certe pratiche», ha aggiunto, riferendosi ai cittadini francesi che «hanno deciso di andare a vivere in queste splendide montagne».
«Ebbene, la tolleranza è finita. Con il ministro delle finanze Pierre Moscovici abbiamo posto fine alle eccezioni, affinché la convenzione fiscale con la Svizzera si applichi in termini precisi e non in termini di interpretazione».
La “tolleranza” delle autorità di Parigi aveva permesso per 40 anni a dei cittadini francesi di pagare le tasse soltanto in Svizzera - ad eccezione di un prelievo forfettario sui dividendi - essendo considerati come fiscalmente domiciliati sul territorio elvetico. Questa eccezione è diventata il primo obiettivo scelto dalla presidenza di François Hollande per lottare contro l'evasione fiscale.
Nuove norme francesi
Il 26 dicembre 2012, il Bollettino ufficiale delle finanze pubbliche francesi (Bofi) ha annunciato l’introduzione di misure più severe nella caccia ai cosiddetti "esiliati" fiscali in Svizzera.
In base alla nuova norma, in vigore dal 1° gennaio 2013, la Francia non accorderà più il beneficio della convenzione di doppia imposizione per i suoi cittadini che vivono in Svizzera e pagano un forfait fiscale definito "maggiorato".
Il regime di tolleranza esisteva dal 1972 e permetteva ai francesi di pagare le tasse soltanto in Svizzera - ad eccezione di un prelievo forfettario sui dividendi - essendo considerati come fiscalmente domiciliati in questo paese.
Per avere diritto a questo trattamento di favore essi accettavano di pagare le imposte in Svizzera sotto forma di un forfait fiscale "maggiorato", partendo da una stima sulle spese e non dal reddito.
Il governo svizzero non è stato avvertito ufficialmente del passo operato da Parigi, ha indicato Roland Meier, portavoce del Dipartimento federale delle finanze, secondo il quale Berna «è stata informata da terzi».
Nel 2010 in Svizzera si contavano 5445 residenti stranieri multimilionari, beneficiari di forfait fiscali che apportavano entrate per 668 milioni di franchi nelle casse di Confederazione, cantoni e comuni. Circa 2'000 di loro erano cittadini francesi.Fine della finestrella
Basta con la tolleranza
Di fronte a un Mélenchon che chiedeva di approvare una legge specifica al parlamento francese, il ministro Cahuzac ha replicato che un testo simile non avrebbe alcun effetto sul trattato con la Svizzera. E in ogni caso, ha aggiunto, sarebbe di rango inferiore.
Per rinegoziare una convenzione fiscale tra la Francia e un paese come la Svizzera ci vogliono inoltre «in media dai due anni e mezzo ai cinque anni», ha insistito il ministro, lasciando così intendere che tale soluzione sarebbe troppo lenta e complicata.
Il governo francese ha dunque scelto un’altra «strada», già evocata dal presidente Hollande, il quale «aveva proposto di rivedere le convenzioni fiscali», ha detto Cahuzac. Il governo francese ha risolto la situazione rivedendo l’applicazione dell’accordo bilaterale. E mettendo dunque fine alla “tolleranza” praticata da 40 anni.
Parigi nega l’effetto sorpresa
A Bercy, i funzionari francesi si dicono sorpresi dalla reazione delle autorità elvetiche, che affermano di non essere state informate sulla decisione di Parigi.
«Abbiamo avvertito le autorità svizzere dell’abbandono di questa tolleranza, ciò che equivale a un’applicazione alla lettera della convenzione», spiega a swissinfo.ch una fonte del ministero. «Non è quindi né una sorpresa né una dichiarazione di guerra», assicura.
Da parte svizzera, il Dipartimento federale degli affari esteri ha chiesto spiegazioni all’ambasciatore di Francia a Berna, Michel Duclos. La Segreteria di Stato per le questioni finanziarie internazionali si era dal canto suo rammaricata di non essere stata ufficialmente informata dalla Francia.
swissinfo.ch