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Dal comunicato stampa n. 69 del Comitato Verità e Vita:
Il Comitato avverte che “intende porre in essere ogni azione necessaria ed opportuna per impedire che il signor Beppino Englaro metta in atto la condotta cui è stato autorizzato dalla Corte d’Appello di Milano.”
Dal momento che le azioni necessarie sembrano essere esclusivamente legali (si parla di denuncia alla procura), si configura qui uno strano caso di disobbedienza civile: disubbidire alla legge (la sentenza) in nome della legge (i numerosi riferimenti alla legge italiana riportati nella lettera alla case di cura).
9 commenti su “Disobbedienza civile”
Se leggi fino in fondo il documento, troverai la seguente dichiarazione:
“Il Comitato Verità e Vita è una Associazione aconfessionale e apartitica.”
Passi per apartitica, ma aconfessionale?
Guarda che la disobbienza civile è esattamente quello.
Anche se si è sviluppata in modo diverso, è nata esattamente così: due fonti diverse, due diversi dispositivi, di cui si riteneva uno più adeguato a decidere su una situazione benché la gerarchia delle fonti fosse diversa.
Nei States ci si appellava alla legislazione federale( non alla costituzione! ) contro le legislazione statale, per le leggi sulla segregazione, anche se quella efficace era quella statale.
Ma anche dopo, la disobbedienza civile si è sempre rifatta a una fonte normativa pubblica e visibile o comunque a qualcosa di già esistente: lo “stato delle cose”, l’uso, il logorio e il fallimento della legislazione vigente, un diritto superiore (lo ius gentium, per esempio), il diritto alla pluralità degli ordinamenti.
C’è il classico saggio di Hannah Arendt “Sulla disobbedienza civile” su questo.
Credo che tu confonda la disobbedienza civile con l’obiezione di coscienza.
@Stefano: Immagino che accolgano anche atei devoti.
@eno: D’accordo, due fonti diverse e io disobbedisco a una per obbedire a un’altra. Ma, appunto, disobbedisco, infrango una legge, non la rispetto, cosa che qui non avviene, o almeno non sembra avvenire.
Esiste anche la disobbedienza legale.
Molti non considerano che le leggi funzionano tutte perché io non le ostacolo in alcun modo.
Non è difficile disattenderle nella piena legalità.
L’ostruzionismo regolamentare, l’adozione continua di ricorsi con unico scopo dilatorio, lo sciopero bianco, la non cooperazione. Il ricorso non contro una sentenza o una legge, ma contro chi deve darne attuazione. L’adozione letterale e rigoristica della normativa. L’uso di interpretazioni innovative della normativa, perché interpretare è lecito. La ricerca di contraddizioni o di vuoti nella normativa- e ce ne sono sempre. Cercare di creare uno stato di cose di cui il legislatore potrà solo prendere atto. Sfruttare i termini di scadenza, prescrizione e decadenza.
Tutto questo appelladosi ad altre disposizioni e norme.
E questa è solo l’artiglieria leggera…
Ivo, si può disobbedire senza infrangere.
@eno: D’accordo. Ma è disobbedienza? Se Antigone si fosse messa a fare ostruzionismo corifero (la cosa più vicina al parlamento è il coro degli anziani), sarebbe ugualmente diventata simbolo della disobbedienza civile?
@eno: Dimenticavo: l’obiezione di coscienza. Per come la vedo io, l’obiezione, contrariamente alla disobbedienza, non necessariamente va contro la legge. Se la legge stabilisce un diritto, ossia una facoltà, posso fare obiezione di coscienza e non esercitare il mio diritto, mentre se voglio disobbedire devo per forza inventarmi qualche altra forma che vada contro la legge.
Infine, sul libro di H. Arendt. L’ho letto e mi sembra che colga solo una parte del discorso (mi sembra limitato legare la disobbedienza civile al contrattualismo).
No, Antigone non sarebbe diventata un simbolo eroico.
Ma non sempre le vittorie politiche si ottengono DANDO A VEDERE di aver vinto o di essersi spesi per una causa.
Dipende dalle circostanze.
La segregazione razziale è stata vinta con la lotta d’estenuazione, più che con atti plateali.
Talvolta si deve invece alzare il capo e far sentire il dissenso, costi quello che costi.
C’era la tesi sul contrattualismo nella Arendt, sì.
La disobbedienza civile si radica meglio dove per motivi storici non c’è una concezione del potere sovrano, ma del contratto civile.
Infatti lei scriveva nella temperie di un vasto dibattito pubblico riguardo la disobbedienza sul Vietnam negli Usa.
Noi però non siamo gli Usa e il potere da noi è da sempre sovrano. Sovrano il re e sovrano il popolo, checché voglia dire visto.
Non c’è spiegazione di una disobbedienza civile alle nostre latitudini.
( Questo a meno che le disobbedienze civili non siano appunto una ribellione contro la concezione sovrana del stato. )
Mettiamo da parte il DL Berlusconi e vediamo la cosa in una prospettiva generale.
Poniamo un esempio.
La legge impone ad un medico di denunciare un clandestino dopo averlo curato.
Concorderemo in molti che è meglio disobbedire.
Ma con quale giustificazione?
Tu cosa rispondi?
No, sulla obiezione di coscienza volevo rimarcare un’altra sfaccettatura.
Un obiettore di coscienza si rifiuta, legalmente o illegalmente, di compiere un’azione che lede i suoi principi. Non per questo intende obbligare altri a seguirlo. Potrebbe perfino ritenere che i suoi sentimenti morali sono propri a lui soltanto: altri fanno bene ad agire diversamente su questioni pur capitali come pena di morte, guerra o aborto.
La coscienza, definita così, è una cosa tutta interiore, quasi incomunicabile.
Chi fa disobbedienza civile ritiene una legge errata, contraria ad un principio generale di giustizia, alla realtà delle cose, alle finalità che lo Stato in generale si prefigge.
Il metro che usa per ribellarsi è la ragion politica, pubblica, comprensibile a chiunque, dimostrabile e confutabile.
Se dev’essere pubblica la ragione, nulla di strano se un disobbediente civile si appella ad una legge già esistente.
@eno:
Con quale giustificazione?
Potrei ricorrere al diritto naturale: esistono leggi di natura e questa non è in accordo con esse (nessun riferimento al contrattualismo).
Ma non credo nel diritto naturale: mi sento più giuspositivista. Credo però nella morale: una legge simile è legale e quindi giusta (giusta nel senso di giustizia positiva); è tuttavia iniqua, nel senso di contraria alla morale.
Attendo obiezioni. 😉