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Circa 650 volontari svizzeri combatterono durante la guerra civile spagnola nelle fila delle truppe repubblicane.
Tradotti davanti ai tribunali militari dopo il loro ritorno in Svizzera, non hanno mai ottenuto una riabilitazione giuridica.
Circa un quarto dei combattenti antifascisti svizzeri in Spagna morì durante i combattimenti. La maggior parte degli altri fu processata dalla giustizia militare in Svizzera.
I processi, basati sull'articolo 94 del codice penale militare, che vietava di far parte di un esercito straniero, iniziarono già nel 1936.
Complessivamente vennero pronunciate circa 420 sentenze contro circa 500 volontari (tra cui anche alcune persone morte in guerra).
La maggior parte delle condanne prevedeva un periodo di detenzione fra uno e sei mesi e la privazione dei diritti civici per un periodo fra uno e cinque anni.
La Svizzera fu l'unico paese europeo - eccettuati i paesi con un regime fascista - a perseguire legalmente i volontari in Spagna.
Già nel 1938 fu lanciata in Svizzera una campagna per l'amnistia, ma il parlamento bocciò la proposta nel febbraio del 1939.
Da allora sono stati numerosi i tentativi di giungere ad una riabilitazione giuridica dei volontari antifascisti in Spagna, ma invano.
Nel 1994 la consigliera Ruth Dreifuss ha tuttavia espresso la convinzione che "i combattenti in Spagna sono totalmente riabilitati dal punto di vista politico e morale." Una convinzione condivisa dal Consiglio federale, che ad essa si è riferito in più occasioni.
Andrea Tognina, swissinfo