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<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Come già segnalato nelle risposte all'interpellanza Eymann (98.3325) e all'interrogazione ordinaria Jutzet (98.1137), a seguito dell'approvazione delle mozioni Tschopp (97.3478) e Eymann (97.3477), il Consiglio federale ha incaricato l'UFSEL - a partire dal 1° luglio 1999 Segretariato di Stato dell'economia (seco) - di elaborare, in collaborazione con i partner sociali, una serie di misure destinate alla lotta contro il lavoro nero nonché di provvedere all'attuazione di tali misure e di procedere a una vasta campagna d'informazione, su scala nazionale, contro il lavoro nero. Il gruppo di lavoro "Campagna di lotta contro il lavoro nero" istituito a livello federale (presidenza: UFSEL/seco; membri: UFAS, UFDS, UFR, AFF, AFC, UFG) ha scelto di affontare la questione in modo pragmatico.</p><p>Siccome il punto debole della lotta contro il lavoro nero sembra risiedere non tanto nella mancanza di disposizioni legali quanto nella loro applicazione pratica, si è proceduto dapprima ad un'inchiesta presso i Cantoni nel corso dell'estate 1998. Essa riguardava i problemi incontrati (risorse, cooperazione fra le autorità cantonali, presa di coscienza da parte delle istanze responsabili, ecc.) e le possibili soluzioni. I risultati hanno confermato, fra l'altro, la necessità di agire non solo sul piano federale, ma soprattutto, in materia di applicazione, sul piano cantonale. In seguito è stato organizzato un hearing dei rappresentanti delle parti sociali e dei Cantoni che ha avuto luogo il 5 febbraio 1999. I partecipanti hanno ribadito la necessità di agire in modo concertato e hanno formulato delle proposte che il gruppo di lavoro ha raccolto, esaminato e integrato in una proposta al Consiglio federale.</p><p>Questa proposta, accettata dal Consiglio federale il 14 giugno 1999, ha lo scopo di focalizzare le misure da adottare a livello federale e si inserisce nella preoccupazione di svolgere un'azione complementare a quella prioritaria condotta sul piano cantonale. Essa prevede l'attribuzione di cinque mandati che implicano l'analisi e, all'occorrenza, la concretizzazione di misure, entro il termine di un anno, nei seguenti ambiti:</p><p>* Il potenziamento delle competenze delle commissioni paritetiche/tripartite: questa misura ha lo scopo di rafforzare i controlli con l'aiuto delle commissioni costituite da rappresentanti delle parti sociali e del Cantone interessato; tali commissioni hanno generalmente il vantaggio di mantenere un alto livello d'informazione, rispetto ad altre istanze, sull'esistenza di lavoro nero; si tratta inoltre di garantire che i casi di lavoro nero identificati in occasione dei controlli abbiano, il più rapidamente possibile, un seguito giudiziario, conferendo a questi stessi organi un diritto d'azione legale.</p><p>* La messa in rete dei dati amministrativi: lo scopo è di rendere i dati accessibili ai responsabili dei controlli e delle azioni legali al fine di consentire un'identificazione migliore dei casi di lavoro nero. Per dati amministrativi si intendono soprattutto i dati relativi al fisco, alle assicurazioni sociali (AVS, AI, AD), alla polizia degli stranieri.</p><p>* La modifica di disposizioni legali in materia di sanzioni: al fine di contribuire all'inasprimento delle sanzioni, nella misura in cui le sanzioni comminate dalle istanze giudiziarie sono spesso troppo lievi, i punti trattati riguarderanno l'introduzione di sanzioni minime, un aumento del livello globale delle sanzioni e il miglioramento dell'equilibrio tra sanzioni prese nei confronti dei lavoratori, da una parte, e quelle applicate ai datori di lavoro, dall'altra.</p><p>* Gli sgravi amministrativi per i servizi alle economie domestiche: l'obiettivo di queste misure è di incentivare le economie a dichiarare le attività remunerate svolte per loro da privati. Nel caso di queste forme di lavoro nero, è molto difficile effettuare controlli. Di conseguenza, gli incentivi sembrano essere la via più indicata, nella misura in cui sono in grado di incoraggiare alcune persone a dichiarare attività finora effettuate in nero.</p><p>* Il lavoro "pseudo-indipendente": si tratta di individuare il lavoro nero svolto da persone che si fanno passare per lavoratori indipendenti mentre sono di fatto dei salariati che dovrebbero </p><p>essere sottoposti alla legislazione sul lavoro; in altre parole, lo scopo è di evitare segnatamente che questi lavoratori e il loro datore di lavoro facciano del dumping salariale e sfuggano all'obbligo di versare i contributi sociali.</p><p>Per quanto concerne l'organizzazione di una campagna informativa a livello nazionale, il Consiglio federale ritiene che un'operazione di queste dimensioni debba inserirsi in un calendario ben preciso senza il quale gli effetti di tale campagna rischiano di essere limitati: allo scopo di concretizzare la volontà d'azione delle istanze interessate, è importante lanciare tale campagna, con il sostegno dei responsabili economici e politici, al momento in cui le prime misure di lotta contro il lavoro nero saranno potenziate o varate. Fino a quel momento, le informazioni sull'avanzamento delle attività del gruppo di lavoro "Campagna di lotta contro il lavoro nero" saranno fornite, come sinora, da comunicati stampa.</p><p>La libera circolazione delle persone tra la Svizzera e l'UE liberalizzerà le condizioni di ingresso e di soggiorno in Svizzera: l'ingresso e il soggiorno costituiranno un diritto del lavoratore dell'UE che avrà trovato un lavoro in Svizzera. In questo modo, una parte del lavoro nero, ossia quello legato ai lavoratori clandestini provenienti dall'UE, dovrebbe sparire del tutto o in parte, in quanto un permesso di soggiorno non sarà più necessario (a partire dal sesto anno di applicazione dell'accordo). La mobilità professionale e geografica associata alla libera circolazione permetterà inoltre ai lavoratori di cambiare liberamente impiego o luogo di lavoro, ciò che dovrebbe parimenti ridurre gli incentivi ad esercitare un'attività in nero, anche se gli attuali problemi legati alla sicurezza sociale e alla fiscalità continueranno a sussistere.</p>  Il Consiglio federale propone di trasformare la mozione in postulato.