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Sui social network capita spesso di assistere ad accesi dibattiti sul tema «malattia o infortunio?». Nel seguente articolo illustriamo i criteri che definiscono se un caso sia o meno di competenza della Suva.
In caso di infortunio o malattia professionale le persone assicurate alla Suva hanno diritto, fra l'altro, a cure mediche e pagamenti di rendite o indennità giornaliere. Inoltre ricevono supporto in fase di riabilitazione e reinserimento.
In molti casi, però, non è chiaro chi sia l'effettivo responsabile dei versamenti dovuti: la Suva? O forse la cassa malati? E a seconda di chi paga, cosa cambia per la persona infortunata o malata?
La nozione di infortunio è definita dalla legge. In assenza di anche uno solo dei fattori indicati, l'evento non viene classificato come infortunio bensì come malattia.
L'assicurazione contro gli infortuni fornisce prestazioni in caso di infortunio, di lesione corporale indicata a livello legislativo o di malattia professionale. Quando un caso è di competenza dell'assicurazione infortuni, quest'ultima paga direttamente i costi connessi all'infortunio senza che l'assicurato vi debba partecipare. Nel caso della cassa malati, invece, di norma la persona danneggiata deve anticipare i costi e accollarsi la franchigia e l'aliquota percentuale.
La Suva è tenuta per legge a verificare se un evento notificato costituisca un infortunio dal punto di vista giuridico. Classificare correttamente un caso non è sempre facile, persino per i professionisti del diritto. Questi ultimi, nella loro valutazione, si attengono alla Legge federale sulla parte generale del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA), alla Legge federale sull'assicurazione contro gli infortuni (LAINF), alla Legge federale sull'assicurazione malattie (LAMal) e alle relative ordinanze.
Secondo la definizione giuridica, è considerato infortunio qualsiasi «influsso dannoso, improvviso e involontario, apportato al corpo umano da un fattore esterno straordinario che comprometta la salute fisica, mentale e psichica o provochi la morte». In assenza di anche uno solo di questi attributi, l'evento non va classificato come infortunio bensì come malattia.
Supponiamo ad esempio che il nuovo allievo della scuola reclute Gabriel si amputi un dito per evitare il servizio militare: poiché il ragazzo ha agito con intenzione, l'evento non viene classificato come infortunio. Vediamo ora un altro caso da attribuire alla cassa malati: è quello della giovane Kathrin, che soffre di forte acufene dopo avere assistito a un concerto rock. A impedire che il caso rientri nell'assicurazione infortuni è la mancanza dell'attributo «improvviso», dato che Kathrin è rimasta esposta alla musica ad alto volume per parecchio tempo. Un altro esempio è quello di Ernesto, che solleva una pesante cassa in cantiere e all'improvviso avverte una fitta alla schiena: qui manca il fattore esterno straordinario, perché sollevare casse pesanti rientra fra le normali attività di un operaio edile.
Ecco invece alcuni eventi che soddisfano tutti i criteri di un infortunio:
I danni alla salute cagionati sia da eventi assimilabili ad infortunio che da fattori patologici o degenerativi sono difficili da classificare in modo corretto. Dal 1° gennaio 2017, la legge riporta pertanto otto lesioni corporali classificabili come conseguenze di infortunio anche in assenza di un influsso esterno straordinario. Ne sono tipici esempi le fratture o le lacerazioni muscolari.
Le seguenti lesioni corporali sono per legge a carico dell'assicuratore contro gli infortuni, sempre che non siano dovute prevalentemente all'usura o a una malattia:
Ai sensi della legge federale, per malattia si intende «qualsiasi danno alla salute fisica, mentale o psichica che non sia la conseguenza di un infortunio e che richieda un esame o una cura medica oppure provochi un'incapacità al lavoro».
La Suva risponde esclusivamente delle cosiddette «malattie professionali». Sono malattie professionali quelle causate prevalentemente o esclusivamente da sostanze nocive o da determinati lavori nell’esercizio dell’attività professionale.
L'espressione «prevalentemente o esclusivamente» sta a indicare che la malattia deve essere stata cagionata per oltre il 50 per cento dall'attività professionale. La componente della causalità è determinata da fattori quali durata dell'esposizione, concentrazione della sostanza nociva nell'aria, intensità del rumore o gravosità dell'attività lavorativa. Le sostanze nocive (ad es. ammoniaca, bromo o mercurio) e i «determinati lavori» (ad es. tutti i lavori in ambienti rumorosi che comportano un danno all'udito o quelli in ospedale, dove il lavoratore è esposto a malattie infettive) sono elencati nell'Ordinanza sull'assicurazione contro gli infortuni (OAINF). Vi sono tuttavia malattie che, pur non figurando nell'ordinanza, possono essere riconosciute come professionali, purché la componente professionale della causalità sia almeno del 75 per cento.