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Una équipe di Amnesty ha attraversato il Nepal, allo scopo di documentare le discriminazioni legate al genere: lavoro forzato, ineguale accesso alla scuola, mancanza di accesso alle cure, sono le principali caratteristiche di una situazione allarmante.
Nel distretto di Kailali, l’estate è canicolare. Prima dei monsoni, le terre sono aride, screpolate e polverose, e le temperature oltrepassano i 45°C. Perfino le scuole modificano i loro orari per evitare il momento più caldo della giornata. Eppure, le giovani lavorano sotto il sole cocente. Numerose fra loro sono «kamlaris», figlie di famiglie povere, che vengono «vendute» come lavoratrici per pagare i debiti. Spesso le condizioni di vita sono simili a quelle della servitù. Alcune di loro sono oggetto di tratta e di sfruttamento sessuale. Nel 2OO2, il governo nepalese ha promulgato una legge che abolisce la kamaiya, «liberando» ufficialmente numerose kamlaris. Ciò nonostante, numerose continuano a lavorare in tali condizioni e le pratiche di sfruttamento perdurano.
Alcune ragazze da noi incontrare erano delle kamlaris «liberate», le quali frequentavano una scuola governativa. «Quando non abbiamo lavoro a casa, lavoriamo presso altre persone», ci ha raccontato una di loro, che descrive i suoi datori di lavoro come degli «agricoltori che possiedono terre e sono più ricchi ». Presso di loro, le scolare tagliano e battono piante di riso, mescolano e portano cemento e aiutano nella costruzione di edifici. Attualmente sono pagate 15O rupie nepalesi (ossia poco più di un euro) al giorno. «Facciamo i compiti per tre o quattro ore al giorno ma non andiamo a lavorare nei giorni di scuola », spiegano.
Le pratiche sociali discriminatorie, come il matrimonio e le gravidanze precoci, i gravosi carichi di lavoro (a maggior ragione dopo un parto) e le violenze domestiche e coniugali aumentano il rischio di prolasso uterino. Tale patologia curabile si manifesta quando i muscoli pelvici non riescono più a mantenere l’utero, provocandone la discesa. Secondo i dati ufficiali, tra il 7 e il 37% delle Nepalesi soffre di prolasso uterino. La nostra discussione con queste giovani ci ha permesso di ottenere informazioni preziose sul ruolo delle scuole in fatto di sensibilizzazione e d’informazione circa la salute riproduttiva. Ciò costituisce forse una prima tappa per impedire questa patologia evitabile.