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Non lo sa nemmeno ProPubblica. «La provenienza non è essenziale: lo è la precisione» delle informazioni ottenute
WASHINGTON - La Casa Bianca ha criticato la fuga di notizie sulle tasse pagate dai miliardari statunitensi nell'arco di oltre quindici anni, fino al 2018. I dati dell'Internal Revenue Service (IRS), l'agenzia fiscale a stelle e strisce, sono stati pubblicati martedì dalla testata di giornalismo investigativo ProPubblica, in quella che loro stessi considerano «la storia più importante che abbiamo mai pubblicato». Un'indagine è stata avviata in queste ore e dovrà chiarire come i dati siano arrivati a ProPubblica.
La questione delle tasse e del reddito - L'amministrazione Biden considera «illegale» la pubblicazione di queste informazioni, sebbene tirino acqua al mulino di uno dei punti forti dell'agenda democratica, ovvero una giusta ripartizione delle tasse rispetto al reddito. I dati sulla tassazione di magnati del calibro di Warren Buffett, Jeff Bezos ed Elon Musk mostrano come tutti costoro abbiano sborsato una minima parte (se non nulla) rispetto ai propri guadagni.
Primo dossier di una serie - La pubblicazione di "The Secrets IRS Files" è solo il primo passo di una serie basata sui documenti federali, ha spiegato l'organizzazione no-profit. La quale, sorprendentemente, ha spiegato di non essere a conoscenza della fonte da cui provengono i dati. Lo hanno ammesso candidamente Richard Tofel e Stephen Engelberg, ovvero i vertici di ProPubblica, in uno scritto pubblicato sul sito web. «La fonte dice di essere motivata dalla nostra precedente copertura di questioni riguardanti l'IRS e l'applicazione delle tasse, ma non sappiamo per certo che sia vero».
Una questione d'interesse pubblico - Engelberg, in un'intervista, si è ulteriormente convinto dell'autenticità dei documenti dopo aver incrociato i dati ottenuti con quelli richiesti tramite altri canali. «È diventato abbastanza chiaro che avevamo una serie accurata d'informazioni». La questione se fosse etico oppure no pubblicare dati fiscali privati è stata affrontata, ma Tofel ed Engelberg hanno deciso che fosse d'interesse pubblico farlo. Tornando all'identità della fonte, i due ammettono che possa trattarsi di «un attore statale ostile agli interessi americani». Ma, dal loro punto di vista, «la provenienza non è essenziale: lo è la precisione» delle informazioni ottenute.