Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/145750

<h2>SubmittedText<h2><p>Nel 2001 la Svizzera ha partecipato alla Conferenza mondiale contro il razzismo, la discriminazione razziale, la xenofobia e l'intolleranza a Durban riconoscendo così "che la schiavitù e la tratta degli schiavi, in particolare la tratta transatlantica, sono state tragedie immani nella storia dell'umanità, non solo per la loro odiosa barbarie ma anche per la loro dimensione, il carattere organizzato e in particolare la negazione dell'esistenza delle vittime" e "che la schiavitù e la tratta degli schiavi sono crimini contro l'umanità e avrebbero dovuto essere considerate tali in qualsiasi epoca".</p><p>Nelle sue risposte alle interpellanze 03.3014 e 06.3070 il Consiglio federale ha peraltro riconosciuto la partecipazione di cittadini, imprese e organizzazioni svizzeri alla schiavitù e alla tratta degli schiavi, fatto di cui si rammarica profondamente. </p><p>Con film come "12 anni schiavo" l'opinione pubblica acquista una nuova consapevolezza dell'immensa ingiustizia perpetrata durante la tratta transatlantica degli schiavi. I Caraibi, regione che più di ogni altra al mondo è stata vittima di questo sistema iniquo di cui paga le conseguenze ancora oggi, stanno tentando di ottenere giustizia. I 15 Stati membri della Comunità caraibica (Caricom) chiedono ai principali Paesi europei che hanno praticato la schiavitù una riparazione morale e materiale per lo sfruttamento dei lavori forzati nelle piantagioni nel corso di vari secoli. Nel mese di marzo 2014 i Paesi della Caricom si sono accordati su un piano di dieci punti e in estate intendono avviare delle negoziazioni nel quadro di una conferenza che sarà organizzata a Londra. Qualora questo tentativo dovesse fallire, la Caricom prevede di portare la controversia davanti alla Corte internazionale di giustizia con sede a L'Aia.</p><p>Invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Quali sono a suo parere le possibilità di sostenere l'iniziativa di riparazione della Caricom? </p><p>2. Nel suo parere sulla mozione 06.378 il Consiglio federale dichiara di essere disposto a "esaminare la questione della necessità e dell'opportunità per il nostro Paese di un ruolo di mediatore concernente elaborazione e riparazione dei danni causati dalla schiavitù e dalla tratta degli schiavi". Quali sono le sue conclusioni? Assumerà il ruolo di mediatore nel dialogo tra la Caricom e le ex nazioni schiaviste europee?</p><p>3. Quali ulteriori passi intende intraprendere per contribuire all'elaborazione e alla riparazione dei danni causati dalla schiavitù e dalla tratta degli schiavi?</p><p>4. Come valuta la possibilità che la Caricom o il suo rappresentante legale inserisca la Svizzera nella lista delle nazioni schiaviste più piccole?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1./2. Occorre innanzitutto ricordare che, avendo aderito a molteplici convenzioni internazionali rilevanti in materia, la Svizzera dimostra con assoluta chiarezza di rifiutare categoricamente qualsiasi forma di schiavitù. Discute inoltre i temi della discriminazione razziale e della tratta degli schiavi nell'ambito delle consultazioni politiche bilaterali con gli Stati interessati e si pronuncia su tale questione anche in seno a organismi multilaterali rilevanti come il Consiglio dei diritti umani dell'ONU.</p><p>Con il piano di dieci punti concordato con la Comunità caraibica (Caricom) si esortano gli Stati europei ritenuti corresponsabili di pratiche di schiavitù e, in tale contesto, anche di genocidio, tratta degli schiavi e discriminazione razziale, a provvedere a una riparazione finanziaria e non finanziaria. La Svizzera non intrattiene relazioni dirette con la Caricom e non dispone di una rappresentanza presso tale organizzazione, motivo per cui non si impegnerà a favore dell'iniziativa per la riparazione in seno alla Caricom. Non è inoltre previsto alcun ruolo di mediazione della Svizzera nell'ambito dei colloqui tra la Caricom e altri Stati. La Svizzera discuterà comunque dell'iniziativa in questione nel quadro delle relazioni bilaterali con gli Stati membri della Caricom.</p><p>3. Con il suo sostegno alla dichiarazione e al programma d'azione della Conferenza mondiale di Durban contro il razzismo, la discriminazione razziale, la xenofobia e l'intolleranza (2001), la Svizzera riconosce che la schiavitù e la tratta degli schiavi figurano tra le più gravi violazioni dei diritti dell'uomo e che le ingiustizie commesse all'epoca del colonialismo devono essere riesaminate con un approccio critico.</p><p>La Svizzera accompagna l'attuazione del programma d'azione della Conferenza mondiale di Durban e sonda costantemente il margine di manovra per l'assunzione di un ruolo di mediazione mirato. Spesso riesce inoltre a favorire il raggiungimento di compromessi nell'ambito del gruppo di lavoro per l'attuazione del programma d'azione della Conferenza mondiale di Durban.</p><p>4. Come indicato nelle risposte alle interpellanze Hollenstein 03.3014 e Lang 06.3070, il Consiglio federale si rammarica profondamente del coinvolgimento di cittadini, imprese e organizzazioni svizzeri nella tratta degli schiavi in passato. La Svizzera non è tuttavia mai stata una potenza coloniale e, a livello di responsabilità statale, si distingue sostanzialmente da tali potenze. Il Consiglio federale ritiene quindi improbabile che la Caricom inserisca la Svizzera nella lista delle nazioni che hanno praticato la schiavitù.</p>  Risposta del Consiglio federale.