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Alla COP25 in corso a Madrid si dovrà discutere anche di come il contenimento del cambiamento climatico dovrà essere affrontato con criteri differenti fra Paesi ricchi e poveri.
È in corso la Conferenza internazionale sul clima (COP25) di Madrid (spostata in Spagna dopo che il Cile ha dovuto rinunciare alla sua organizzazione a causa delle proteste che hanno scosso il Paese sudamericano), che durerà fino al 13 dicembre.
Le Conferenze delle Parti sono conferenze organizzate annualmente nell'ambito della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. Quella di Madrid ha all'ordine del giorno l'adozione di regole dettagliate per l'applicazione degli Accordi di Parigi sul clima, emersi dalla COP21 del 2015.
L'intesa sottoscritta nel 2015 impegna i Paesi firmatari (da cui si sono ritirati gli Stati Uniti) ad attuare misure per ridurre le emissioni di anidride carbonica a partire dal 2020, con lo scopo di contenere il riscaldamento globale a 1,5 grandi centigradi rispetto ai livelli pre-industriali, cosa che dovrebbe ridurre notevolmente l'impatto dei cambiamenti climatici.
Con gli Accordi di Parigi i 195 Stati firmatari si sono impegnati a fare in modo che le emissioni globali raggiungano il livello massimo al più presto possibile, pur riconoscendo che per i paesi in via di sviluppo occorrerà più tempo. Proprio quest'ultimo punto rappresenta un fattore cruciale per la sfida della riduzione delle emissioni.
Fra le priorità della conferenza di Madrid vi è infatti la definizione per le regole riguardanti la riduzione delle emissioni ottenute tramite progetti all'estero e la gestione del meccanismo di meccanismo "Loss and Damage", in base a cui le nazioni ricche si assumono il costo dei danni correlati al cambiamento climatico nei Paesi poveri.
Oltre a ciò si discuterà anche di come ridurre ulteriormente le emissioni. L'anno prossimo i Paesi firmatari dovranno stabilire nuovi impegni per la riduzione delle emissioni di gas serra.