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BERNA - Il gruppo UDC alle Camere federali critica aspramente il Patto per l'ambiente delle Nazioni Unite: si tratta ancora una volta di un accordo internazionale che riduce fortemente la libertà e l'autodeterminazione della Svizzera e che distruggerebbe posti di lavoro e benessere.
Purtroppo bisogna temere che la maggioranza del Consiglio federale approverà il patto, si legge in un comunicato diramato oggi dall'Unione democratica di centro (UDC). Il partito fa riferimento alla decisione della maggioranza del governo che senza consultare il parlamento e il popolo e senza valutare le conseguenze in termini di costi ha reso noto una settimana fa l'obiettivo di portare le emissioni di gas a effetto serra a zero netto dal 2050 - una decisione assolutamente irrealistica secondo i democentristi.
Considerano inoltre allarmante il fatto che in seno al dipartimento della ministra dell'ambiente Simonetta Sommaruga si stiano compiendo sforzi per approvare il patto. Come quello sulla migrazione, esso rappresenta un accordo internazionale "soft law", che giuridicamente sì non è vincolante, ma politicamente lo è, e ciò senza alcuna legittimità democratica.
Come ammette lo stesso Consiglio federale, è assolutamente possibile che strumenti "soft law" divengano costrittivi. «In caso di approvazione del patto alla fine sarebbe l'ONU a dirci quanto debbano costare un litro di benzina o di nafta», scrive l'UDC.