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Almeno 550 milioni di armi da fuoco di piccolo calibro circolano nel mondo: da sole sono responsabili della morte di 1300 persone ogni giorno, circa mezzo milione in un anno.
Queste cifre agghiaccianti emergono dal primo rapporto mondiale sulle armi leggere presentato mercoledì dall'Istituto di «Hautes études internationales» (HEI) di Ginevra che sottolinea l'ampiezza del problema. La Svizzera figura fra i 25 maggiori produttori ed esportatori di questo tipo di armi.
Lo studio conta 290 pagine che si soffermano su ogni aspetto della scottante questione. L'HEI ammette che si tratta di un problema di difficile soluzione, dati gli interessi in gioco ed il controllo praticamente impossibile di un traffico a volte illegale. Questo documento preliminare è stato redatto nell'imminenza della prima Conferenza internazionale sul commercio illegale di armi di piccolo calibro, in programma dal 9 al 20 luglio a New York.
Le armi leggere uccidono ogni anno 300'000 persone in conflitti armati e 200mila in altri episodi di violenza. Il 56% delle armi sono detenute legalmente da privati (305 milioni), il 41% da forze armate governative (226 milioni), il 3% dalla forze di polizia (18 milioni). Almeno un milione di armi sono nelle mani di ribelli o movimenti non governativi. L'arma leggera più diffusa è l'intramontabile Kalashnikov, prodotto nell'ex Unione Sovietica dal 1949 e di cui oggi circolano ben cento milioni di esemplari.
I maggiori produttori ed esportatori mondiali di armi di piccolo calibro sono gli Stati Uniti (negli USA sono in circolazione 84 armi ogni cento abitanti), davanti alla Cina alla Russia. Anche la Svizzera non è da meno: figura infatti nel plotone di testa dei 25 maggiori produttori mondiali ed è in assoluto il 17esimo esportatore.
In Svizzera tre gruppi sono - o erano in tempi recenti - attivi in questo campo: Oerlikon Contraves, RUAG e la Società industriale svizzera (SIG), quest'ultima produttrice del noto fucile d'assalto SIG540 in servizio in almeno venti Paesi, fra i quali dieci africani. La SIG ha ceduto in ottobre a due investitori tedeschi la sua divisione di armi e il gruppo RUAG - detenuto al 100 per cento dalla Confederazione - realizza l'80 per cento del fatturato con l'esercito svizzero.
Il rapporto dell'HEI nota inoltre che le armi di piccolo calibro rappresentano meno del 10 per cento del commercio di armi convenzionali (missili, carri, aerei, ecc.) ma da sole sono responsabili del 90 per cento delle vittime di conflitti.
swissinfo e agenzie
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