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Washington - Il governo di Joe Biden ha inoltrato ricorso contro il rifiuto della giustizia britannica di estradare il fondatore di WikiLeaks Julian Assange. Lo ha annunciato oggi il Dipartimento di giustizia degli Stati Uniti. La decisione mostra che il nuovo presidente degli Stati Uniti intende processare Assange per la diffusione di più di 700mila documenti classificati sulle attività militari e diplomatiche degli Stati Uniti, in particolare in Iraq e Afghanistan.
Washington aveva tempo fino a venerdì per appellarsi alla decisione del giudice Vanessa Baraitser, che il 4 gennaio ha rifiutato la sua estradizione negli Stati Uniti con la motivazione che il fondatore di WikiLeaks era a rischio di suicidio nel sistema carcerario statunitense. «Sì, abbiamo fatto appello e continuiamo a cercare la sua estradizione», ha detto all’Afp il portavoce del ministero Marc Raimondi.
Diverse organizzazioni per i diritti umani e la libertà di stampa avevano chiesto a Biden di far cadere le accuse contro Assange, dicendo che “minacciano la libertà di stampa” e creerebbero un precedente che “criminalizzerebbe” le pratiche giornalistiche.
Assange sta affrontando una causa avviata sotto la presidenza di Donald Trump. I suoi sostenitori avevano chiesto all’ex presidente di graziarlo, senza successo. Sotto Barack Obama, che aveva Joe Biden come vicepresidente, la magistratura statunitense aveva rinunciato a perseguire il fondatore di WikiLeaks.
Il 49enne australiano è detenuto nel Regno Unito in attesa che i tribunali britannici considerino l'appello, e la sua fidanzata Stella Morris ha chiesto alla Corte d'appello britannica di respingere la richiesta americana.