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Il 10 aprile 1949, la pattuglia 7, composta da tre eccellenti alpinisti, scomparse tra Zermatt e Verbier. Mentre all'inizio nessuno credeva alla tragedia, lo scenario peggiore divenne credibile con il passare delle ore e dei giorni. Uno sguardo a ritroso su un evento che ha portato la leggendaria corsa a fermarsi fino al 1984.
Impensabile, inimmaginabile: questi tre non possono aver avuto un incidente. Eppure, la legge implacabile della montagna ha impresso il suo sigillo sulla vita dei giovani soldati Maurice Crettex, Robert Droz e Louis Theytaz, membri della pattuglia n°7, nella notte tra il 9 e 10 aprile 1949, da qualche parte tra Zermatt e Verbier
I membri della pattuglia n°7
Il leader della pattuglia n°7, Maurice Crettex, 33 anni, era il figlio di una nota guida alpina. Sciatore di talento, non aveva segreti per le vette, addestrato anche come guida alpina militare. Il più giovane membro della pattuglia, Robert Droz, all'età di 25 anni, aveva già vinto numerose gare di sci, anche a livello nazionale. Da un viaggio nei paesi nordici nel 1947 aveva una solida conoscenza di questo sport. Louis Theytaz, 26 anni, non era da meno. Facchino di montagna in estate, era una grande speranza dello sci club Champex-Ferret, di cui i tre vallesani erano membri.
Patrouille des Galciers, 3a edizione
Quell'anno, il 1949, la Patrouille des Glaciers (PdG) era alla sua terza edizione. La competizione, allora riservata ai militari, si era già svolta nel 1943 e nel 1944. Per i partecipanti l'obiettivo di allora era quello di dimostrare la loro capacità di operare in un settore strategico in caso di guerra, di dimostrare la loro capacità di reagire secondo le condizioni del momento e di svolgere una missione complessa, sia tatticamente che logisticamente. Vale la pena notare che, a differenza di oggi, le pattuglie avevano la possibilità di scegliere il percorso - a parte alcuni passaggi obbligatori.
Tutto era iniziato bene quel giorno. Secondo il documento «La Patrouille des Glaciers se souvient - 1949-1999», pubblicato con il sostegno dell'esercito svizzero per commemorare il 50° anniversario della tragedia, le condizioni erano «eccellenti».
Nessun avvistamento della Pattuglia n°7
Il capitano SMG Maurice Zermatten ricorda così gli eventi accaduti allora: «Un telegramma dal posto di controllo Bertol arrivò a Verbier verso le 5.30 del mattino. Annunciava il passaggio di diverse pattuglie, tra cui la pattuglia n. 7». Ma una correzione arrivò cinque ore dopo: non era più certo che i tre uomini fossero stati avvistati a Bertol, e nemmeno il loro passaggio attraverso Arolla era stato segnalato.
Il silenzio della squadra guidata da Maurice Crettex non preoccupò però nessuno. «Molto probabilmente la pattuglia avrà sofferto il freddo e sarà quindi scesa a Schönbühl e Zermatt», aggiunge Maurice Zermatten.
Poiché quella sera non c'erano ancora notizie dei tre uomini, a Zermatt si pensava che la pattuglia potesse essere scesa in Italia. Con il passare delle ore, però, la preoccupazione cominciò a crescere. Una ricerca fu lanciata la mattina dell'11 aprile.
La Svizzera sulle spine per giorni
Iniziò così una serie di comunicazioni che terrà tutta la Svizzera sulle spine per giorni. La Gazette de Lausanne, di mercoledì 13 aprile 1949, scrisse ai suoi lettori: «La pattuglia scomparsa è stata vista per l'ultima volta domenica mattina tra le 3 e le 4 in cima al ghiacciaio Stöckje. Il tempo era bello, ma il freddo era sceso a 35° sotto zero. La pattuglia è stata vista lì da un'altra pattuglia, che ha poi superato. Alla ricerca dei loro compagni scomparsi i soldati hanno perlustrato la montagna, cercando di ripercorrere il percorso della squadra di Crettex».
Velivoli sorvolarono la zona, cercando il minimo indizio, la minima traccia. Tutto invano. La ricerca fu ufficialmente abbandonata il 16 aprile. Una nuova squadra di guide e soldati, guidata dal maggiore Rodolphe Tissières, decise però di esplorare un'ultima volta i crepacci tra Stökje e Tête-Blanche.
Da una piccola crepa l'indizio decisivo
Per la cronaca, dice Maurice Zermatten «le indicazioni date da un radiestesista sembravano plausibili». Fu un pezzo di legno che spuntava da un crepaccio, una scheggia di uno sci, ad attirare l'attenzione di uno dei soccorritori. La pattuglia 7 era caduta in una piccola crepa larga circa un metro e mezzo. Ma il crepaccio era profondo. Una trentina di metri più in basso, fu scoperto il primo cadavere...
Fu così che su un passaggio considerato facile i tre sciatori esperti perirono. Tra i soccorritori, la guida Georges Crettex non ha risparmiato alcuno sforzo: voleva liberare lui stesso suo fratello.
«Mai un funerale a Orsières ha attirato così tanta gente»
La tragedia commosse tutto il paese. Ci furono tuttavia accese discussioni sul fatto se valesse la pena o meno fare una competizione come la Patrouille des Galciers. Ma al funerale di Orsières non ci fu alcun dibattito, solo solennità. Il 22 aprile, L'Illustré riporta: «Mai un funerale a Orsières ha attirato così tanta gente...».
La tragedia fermò comunque la competizione, che fu vietata dal 1950. Ma a decenni di distanza, l'attrazione della gara, mitica fin dall'inizio, è stata infine più forte della memoria.
1984, un nuovo inizio
La Patrouille des Glaciers ha riaperto i suoi battenti nel 1984, grazie all'insistenza degli organizzatori Camille Bournissen, René Martin e Adrien Tschumy, che hanno impiegato dieci anni per convincere le autorità competenti. La massima sicurezza era necessaria per evitare un'altra tragedia.
La 22a edizione
La 22a edizione della gara, con la partecipazione attiva di Swisscom, parte oggi 27 aprile - con un giorno di ritardo a causa della situazione meteo e del manto nevoso - e vede alla partenza 1517 squadre formate da tre persone.
Le pattuglie partiranno a scaglioni e in giorni diversi. Il percorso da affrontare prevede due varianti: una lunga che porta da Zermatt a Verbier (57,5 chilometri e 4836 metri di dislivello positivo) e una più corta fra Arolla e Verbier (29,6 km e 2200 m di dislivello).
Sulla via più lunga, il record maschile è di 5 ore e 35 minuti, realizzato nel 2018 da una squadra italiana. Fra le donne, il miglior tempo di sempre è di 7 ore e 15, ottenuto sempre quattro anni fa da un team franco-svizzero.