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MIAMI - Solo pochi giorni fa avevamo parlato del fenomeno del turismo mondiale legato al vaccino. Ma lo stesso fenomeno si sta verificando anche all'interno di singoli Stati, in particolare laddove vi è una carente politica sanitaria.
È questo il caso degli Stati Uniti. Washington ha dato ordine ai singoli Stati di organizzare la campagna vaccinale (un po' come in Svizzera), tuttavia alcuni aspetti logistici sono stati tralasciati.
Ogni Stato ha potuto stilare le proprie liste di persone che hanno la priorità nella vaccinazione. Nel New Jersey ad esempio i fumatori figurano tra i primi della lista, mentre in Colorado i giornalisti sono stati inclusi nell'elenco delle persone che lavorano in prima linea. Insomma, ogni Stato può decidere per i propri cittadini.
Ma una volta stabilito l'elenco delle persone più vulnerabili, gli Stati hanno anche dovuto ideare un piano per poter permettere alle persone di prenotarsi per il vaccino. La piattaforma nazionale che doveva permettere la gestione delle richieste dei vaccini da parte dei cittadini si è infatti rivelata un flop, nonostante il costo di 44 milioni di dollari. Il sito internet è inoltre risultato troppo complicato per gli anziani, i maggiori fruitori al momento della vaccinazione. Così gli Stati si sono organizzati in modo indipendente.
"Organizzati" forse è una parola grossa. Alcuni Stati, come la Florida, che conta un alto tasso di anziani, hanno infatti preferito il metodo "chi prima arriva". L'unico criterio era quello di avere superato i 65 anni di età. Così di fronte ai centri vaccinali si sono create lunghe colonne di persone in attesa di essere vaccinate, già svariate ore prima dell'apertura. Tuttavia la maggior parte delle persone veniva rimandata a casa, in quanto non c'erano sufficienti vaccini per tutti.
Ma il caso della scarsa organizzazione della Florida ha fatto emergere un altro aspetto: quello del turismo del vaccino. Dato che l'unico criterio stabilito inizialmente era quello dell'età, e non della residenza, gli anziani degli altri Stati si sono spostati nella speranza di ricevere la prima dose. E così è successo che nella sola Florida sono state vaccinate circa 50'000 persone che non risiedevano nello Stato, vale a dire circa il 3,4% di tutte le vaccinazioni effettuate, stando ai calcoli del Guardian. Azioni, quelle del turismo del vaccino, che sollevano numerosi dubbi e riflessioni etiche. Dove verrà somministrata la seconda dose? È giusto utilizzare un vaccino destinato ad un'altra persona, e creare degli scompensi tra uno Stato e un altro?
«Arrivano dal Canada, dal Brasile, da New York, e dalla Georgia. Alcuni miei amici, che erano in fila in attesa del vaccino, erano insieme a persone provenienti dal Venezuela» ha raccontato al Guardina Jay Wolfson, professore si sanità pubblica dell'Università della Florida del sud.
Il problema era talmente esteso da richiedere l'intervento del governatore della Florida, Ron DeSantis. In una conferenza stampa il governatore ha dichiarato che i turisti non erano più ammessi alle vaccinazioni in Florida. Coloro che trascorrono l'inverno nelle case di vacanza dello Stato invece potranno avere diritto al vaccino. In precedenza invece i funzionari avevano dichiarato che il vaccino era un bene federale, e che quindi chiunque ne aveva diritto ovunque.
Dopo aver eseguito 50'000 vaccinazioni a persone non residenti nello Stato, da pochi giorni in Florida è diventato obbligatorio presentare la patente di guida o dimostrare di possedere una casa sul territorio.
In meno di due mesi nel mondo sono stati inoculati 100 milioni di dosi del vaccino, stando ad un calcolo dell'agenzia France Press, per un totale di 77 Paesi. Gli Stati Uniti si piazzano al secondo posto, con 32,2 milioni di dosi, preceduti solo dal Regno Unito (9,8 milioni di dosi).