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In Somalia, l’UNICEF mette a disposizione il 70 per cento dei servizi sanitari e la totalità dei vaccini. Ma siccome manca il 95 per cento dei fondi necessari, 620 000 bambini sotto i cinque anni rischiano di non ricevere per tempo i trattamenti salvavita e le vaccinazioni.
Da due decenni, la Somalia è attanagliata da una violenta guerra che ha completamente distrutto il sistema sanitario con conseguenze drammatiche: un bambino su cinque non arriva al quinto anno di vita e una donna su dodici muore di complicanze durante la gravidanza.
Secondo l'UNICEF e l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), in marzo e aprile di quest’anno 350.000 possibili casi di morbillo si è verificato, questo rappresenta più di tre casi affetti durante lo stesso periodo nel 2013.
Il lavoro dell’UNICEF in Somalia è fondamentale per la salute e la sopravvivenza della popolazione, come dimostrano le cifre: dal 1990, la mortalità materna è calata di un terzo. I progressi fin qui raggiunti sono però a rischio.
Per il 2014, l’UNICEF si è posto i seguenti obiettivi:
- trattamento di 135 000 bambini che soffrono di malnutrizione acuta grave;
- vaccinazione contro la polio di 1,9 milioni di bambini sotto i cinque anni;
- vaccinazione contro il morbillo di 300 000 bambini minori di un anno;
- accompagnamento medico di 50 000 parti;
- rifornimento di acqua potabile a 500 000 persone temporaneamente in fuga;
- assistenza a 7000 sopravvissuti a violenze e abusi sessuali;
- integrazione sociale di 2000 bambini soldato.
Questi provvedimenti possono evitare una catastrofe umanitaria e la morte di centinaia di migliaia di bambini.
L’UNICEF lancia un appello urgente alla comunità internazionale, invitandola a donare. Entro la fine del 2014, servono 11,2 milioni di franchi per poter continuare a prestare assistenza sanitaria. Se tali aiuti cessassero, 620 000 bambini sotto i cinque anni non avrebbero più alcun accesso ai farmaci contro malattie curabili, come la diarrea o la polmonite, e 200 000 bambini sotto i cinque anni morirebbero di fame.
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