Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/230735

<h2>SubmittedText<h2><p>Il ciberspazio ha creato una nuova dimensione nell'ambito della politica di sicurezza e si è aggiunto quale ulteriore spazio delle operazioni nei conflitti armati. Specialmente nel ciberspazio, le zone grigie tra pace e conflitto aperto vengono utilizzate per influenzare e mettere sotto pressione altri Stati. La leadership e il dominio tecnologici stanno diventando sempre più uno strumento di politica egemonica. Non esistono ancora norme dettagliate e vincolanti che regolano il comportamento degli Stati in tale spazio. Il diritto bellico vigente non tiene conto di questi sviluppi.</p><p>Nel progetto di nuovo Rapporto sulla politica di sicurezza, il Consiglio federale afferma che intende impegnarsi per un ciberspazio libero, sicuro e aperto, impiegato per scopi pacifici e basato su disposizioni chiare e sulla fiducia reciproca, e che la Svizzera ha interesse a chiarire l'applicazione concreta delle norme di diritto internazionale in caso di ciberattacchi.</p><p>In questo contesto, è necessario chiedersi in che misura la Svizzera si impegna concretamente per tale obiettivo e dove situa le priorità:</p><p>1. Secondo il Consiglio federale dove sussiste un fabbisogno di regolamentazione in relazione alla crescente condotta di conflitti ibridi?</p><p>2. Come valuta il Consiglio federale le possibilità di una regolamentazione più severa e quindi di una migliore prevedibilità, quale risposta alle crescenti rivalità egemoniche nel ciberspazio?</p><p>3. Nello spazio digitale, anche attori non statali, in particolare le aziende tecnologiche globali che in parte dominano il mercato, svolgono un ruolo centrale. Come valuta il Consiglio federale la loro importanza e il loro coinvolgimento a favore di regole migliori e più vincolanti nel ciberspazio?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale osserva una tendenza crescente all'impiego della condotta di conflitti ibridi. Ciò rappresenta una sfida importante in materia di politica di sicurezza. Il Rapporto sulla politica di sicurezza della Svizzera 2021 indica che questa tipologia di condotta dei conflitti mira a minare la stabilità politica, economica e sociale di società e Stato nonché la capacità d'azione statale. Le forme di conflitto ibride includono un'ampia serie di strumenti che comprendono l'impiego di cibermezzi, le attività d'influenza o lo spionaggio e l'attacco con mezzi tradizionali. Il ciberspazio non è il solo ambito nel quale si svolgono i conflitti ibridi, ma è un ambito essenziale poiché offre svariate possibilità di attacchi, operazioni belliche segrete e attività d'influenza. Oggi l'uso di cibermezzi e di mezzi d'informazione a fini di politica egemonica è standard e potrebbe aumentare nei prossimi anni a seguito del numero crescente di attori statali e non statali.</p><p>1. Il ciberspazio non è una zona di non-diritto. Il diritto internazionale vigente, in particolare lo Statuto dell'ONU, il diritto umanitario internazionale e i diritti umani, si applica nel ciberspazio. Pertanto, le regole nella condotta di conflitti ibridi non mancano. Tuttavia, sussistono due sfide principali. La prima consiste a determinare il quadro giuridico concretamente applicabile. Nel ciberspazio questa circostanza è ulteriormente complicata dal fatto che spesso le operazioni non possono essere esplicitamente attribuite e quindi non possono essere qualificate chiaramente in termini giuridici. La seconda sfida consiste a chiarire le modalità precise di applicazione delle regole di diritto internazionale nel caso di ciberoperazioni. La Svizzera si impegna a fare chiarezza al riguardo. Ciò avviene, tra l'altro, attraverso il suo impegno nell'ambito del gruppo di esperti governativi dell'ONU per la promozione di un comportamento responsabile degli nel cyberspazio.</p><p>2. Il diritto internazionale vigente offre già un quadro adeguato per la stabilità e la prevedibilità nel ciberspazio. La Svizzera sostiene la creazione di disposizioni complementari o aggiuntive soltanto quando appaiono lacune nella normativa internazionale vigente. Perciò continua a impegnarsi nell'ambito delle discussioni in seno all'ONU per il chiarimento dell'applicazione concreta del diritto internazionale vigente e l'implementazione delle norme facoltative per un comportamento responsabile degli Stati nel ciberspazio. Parallelamente, la Svizzera si impegna per lo sviluppo di misure miranti a rafforzare la fiducia e lo sviluppo di capacità in altri Stati, che costituiscono parimenti degli aspetti importanti a favore della stabilità del ciberspazio.</p><p>3. L'importanza degli attori non statali è stata considerevole fin dall'inizio dello sviluppo di internet. Molti organismi internazionali (p.es. l'ONU, l'OCSE, EU Internet Forum) tengono conto di questa circostanza e coinvolgono gli attori non statali nei loro lavori. Il Consiglio federale resta dell'idea che gli attori rilevanti - statali e non - debbano essere coinvolti nella regolamentazione del ciberspazio (approccio multistakeholder). Un buon esempio è il Geneva Dialogue on Responsible Behaviour in Cyberspace, creato dal DFAE nel 2018, che concretizza l'attuazione delle norme internazionali nel ciberspazio con il contributo di diversi attori. Dal 2020, più di 20 aziende rinomate del settore tecnologico hanno partecipato al dialogo. L'obiettivo consiste a rendere il ciberspazio più sicuro concordando approcci comuni a favore della sicurezza dei prodotti digitali. Il Consiglio federale proseguirà i suoi sforzi in questa direzione.</p>  Risposta del Consiglio federale.