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BERNA - La deliberazione sulla revisione del codice di procedura penale (CPP) si è conclusa e la Commissione degli affari giuridici del Nazionale l'ha approvata nel suo complesso con 17 voti contro 0 e 8 astenuti.
Lo scopo è adeguare il codice e trasporre nella legge la giurisprudenza del Tribunale federale (TF) su talune questioni litigiose, viene ricordato in un comunicato dei Servizi del Parlamento.
L'attuale diritto di partecipazione autorizza l'imputato a partecipare all'assunzione delle prove, in particolare all'interrogatorio dei testimoni e dei coimputati. La maggioranza della commissione respinge la limitazione dei diritti in questo senso proposta dal Consiglio federale e suggerisce di mantenere la normativa vigente.
In futuro - secondo l'idea del governo - anche il ministero pubblico dovrebbe potere impugnare le decisioni del giudice dei provvedimenti coercitivi. In tal modo la giurisprudenza del TF verrebbe trasposta nel CPP. La commissione respinge tuttavia tale modifica.
DNA - Ad oggi l'allestimento di un profilo del DNA è ammesso non soltanto per accertare il reato oggetto del procedimento in corso, ma anche se vi sono «indizi significativi e concreti» di altri reati di una certa gravità, già commessi o futuri.
Riguardo a quelli già commessi, nel suo disegno il Consiglio federale prevede ora che i profili del DNA possano già essere allestiti se «indizi concreti» segnalano che l'imputato potrebbe avere commesso ulteriori crimini o delitti. La commissione vorrebbe spingersi oltre e si è espressa a favore di una «certa probabilità» quale requisito sufficiente.
Nell'ambito della deliberazione di dettaglio la commissione ha poi incaricato l'Amministrazione di costituire un gruppo di lavoro al fine di individuare nuove modalità mediante le quali si potrebbe accelerare la procedura di dissigillamento.
L'oggetto sarà probabilmente trattato in Consiglio nazionale nella sessione primaverile del 2021. Una minoranza propone di rinviare l'oggetto al Consiglio federale.