Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01113.jsonl.gz/440

BERNA - La crisi del coronavirus ha cancellato 6'600 impieghi nel comparto metalmeccanico ed elettrico (MEM) svizzero, facendo scendere gli effettivi a 318'300: la stima è dell'associazione di categoria Swissmem.
«È importante evitare ulteriori perdite di posti di lavoro dovute alla pandemia in aziende particolarmente colpite dalla crisi», ha affermato il presidente dell'organizzazione, Martin Hirzel, nella conferenza stampa annuale tenutasi online, «per questo il limite massimo di diritto all'indennità per lavoro ridotto deve essere aumentato a 24 mesi».
Le aziende hanno bisogno di certezze nella loro pianificazione: «Non possiamo aspettare l'estate», ha continuato il dirigente. Se la disoccupazione parziale non dovesse essere più concessa - molte aziende erano già in una situazione precaria sul fronte degli ordinativi prima dello scoppio della pandemia - le ditte dovrebbero oggi stesso pianificare tagli all'organico: «Questa eventualità è da evitare».
La riduzione dei posti di lavoro continuerà, anche se al momento non vi sono segnali di licenziamenti in massa. Queste condizioni dovrebbero rimanere tali anche nell'immediato futuro, a patto però appunto di portare a 24 mesi il termine del lavoro ridotto. L'industria svizzera è abituata a superare le crisi, ha puntualizzato Hirzel.
Un settore che, malgrado tutto, tiene
L'anno scorso l'export delle imprese MEM si è attestato a 61 miliardi di franchi, l'11% in meno dell'anno prima. Il valore è così tornato quasi al livello del 2004, quando vennero smerciate merci per 59 miliardi.
«Nel confronto con rami che si sono visti costretti a chiudere il calo del nostro settore sembra moderato», ha riconosciuto Hirzel. A suo avviso non va però sottovalutato: «la flessione si traduce in un volume mancante di 7,6 miliardi di franchi, un importo che non è possibile recuperare da un giorno all'altro».