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TEL AVIV - Il premier israeliano Benyamin Netanyahu ha dato oggi formalmente il via alla applicazione di nuovi provvedimenti volti ad indurre entro tre mesi migliaia di migranti africani a rientrare nei Paesi di origine, o a stabilirsi in due Paesi (Ruanda ed Uganda) con cui Israele ha firmato appositi accordi.
«Si erano stabiliti qua 60 mila infiltrati illegali. Ne abbiamo fatti uscire 20 mila e adesso l'obiettivo è di far uscire i rimanenti». «Essi hanno adesso una scelta semplice: cooperare con noi e partire spontaneamente, in maniera onorevole ed umana - ha osservato il premier riferendosi anche agli incentivi economici che saranno garantiti loro -. Altrimenti saremo obbligati a ricorrere ad altri mezzi di cui possiamo disporre per legge», ossia una reclusione a tempo indeterminato.
«Ogni Stato deve proteggere i propri confini. La difesa dei confini di fronte agli infiltrati - ha detto il premier - è non solo un diritto ma anche un dovere per ogni Stato sovrano». Dopo aver rilevato che la costruzione di una barriera nel Sinai ha fermato la ondata migratoria dall'Africa, Netanyahu ha concluso: «Israele è in pratica uno dei pochi Paesi al mondo che riesca a tenere questo fenomeno sotto controllo. La cosa è tanto più necessaria nel mondo agitato in cui viviamo e nella zona agitata che ci circonda».