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L'iniziativa popolare per una moratoria sul voto elettronico in Svizzera non giungerà in porto: il comitato ha infatti gettato la spugna a causa delle difficoltà di raccogliere le firme nel contesto di distanziamento sociale legato al coronavirus. Giudica inoltre già parzialmente soddisfatte le proprie rivendicazioni. L'Organizzazione degli svizzeri all'estero (OSE) ribadisce la necessità di questo canale di voto.Questo contenuto è stato pubblicato il 23 giugno 2020 - 15:44
L'iniziativa popolare Per una democrazia sicura e affidabile (Moratoria sul voto elettronico)Link esterno "non sopravvive alla crisi del coronavirus", ha twittato il responsabile della campagna per la raccolta delle firme Nicolas A. Rimoldi, annunciando la decisione di abbandonare lo strumento di democrazia diretta per raggiungere l'obiettivo.
Bicchiere mezzo pieno
In un comunicato stampa, il comitato d'iniziativa motiva infatti la decisione con le peripezie vissute in relazione alle restrizioni imposte dal governo federale per lottare contro la pandemia di Covid-19. Dapprima, dal 31 marzo al 31 maggio, la raccolta delle firme ha dovuto essere interrotta, poiché l'esecutivo ha emanato un divieto. Dal 1° giugno, essa è nuovamente autorizzata, ma "i piani di protezione imposti dalla Cancelleria federale, nella pratica, si sono rivelati impossibili da attuare", lamenta il comitato.
D'altro canto, i promotori dell'iniziativa hanno messo sul piano della bilancia i risultati nel frattempo conseguiti ad altri livelli e valutato che "grazie a interventi parlamentari e alla pressione pubblica e politica" i loro "obiettivi intermedi sono stati raggiunti". Tra questi, il comitato cita la rinuncia del Consiglio federale a trasformare l'e-voting nel terzo canale di voto ordinario e l'approvazione da parte della Camera del popolo di un'iniziativa parlamentare che va esattamente nella stessa direzione di quella popolare per la moratoria.
Il testo parlamentare prevede testualmente di sospendere tutte le sperimentazioni e i progetti di voto elettronico finché il governo non presenti un rapporto che provi che i problemi di sicurezza sono stati risolti e che questo strumento risponde realmente a un'esigenza per la quale i cittadini sono disposti ad assumerne i costi. L'atto parlamentare deve ancora passare al vaglio della Camera dei Cantoni.
Sollievo dell'OSE
Intanto comunque, la notizia della fine dell'iniziativa popolare Moratoria sul voto elettronico è fonte di "soddisfazione, per non dire di sollievo" per l'OSE. "Riteniamo infatti che la rimessa in discussione del voto elettronico nel suo insieme, e per gli svizzeri all'estero in particolare, non sia d'attualità", sottolinea la direttrice dell'OSE Ariane Rustichelli, in una reazione per iscritto a swissinfo.ch.
L'organizzazione che rappresenta gli interessi dei cittadini elvetici espatriati coglie l'occasione per ribadire l'importanza capitale dell'e-voting affinché gli svizzeri all'estero possano esercitare i diritti politici, alla stessa stregua dei connazionali in patria. L'OSE mantiene dunque la pressione, affinché questi diritti sanciti dalla Costituzione federale siano garantiti. E, a suo avviso, l'unica via praticabile è appunto il voto online.
Naturalmente, anche per l'OSE, "la sicurezza del o dei sistemi utilizzati devono essere garantiti. La Cancelleria federale, che gestisce il dossier, è competente in materia e noi le facciamo fiducia", puntualizza Ariane Rustichelli.
Il braccio di ferro prosegue
La lotta dell'OSE per la realizzazione della sua priorità, ossia l'introduzione dell'e-voting per tutti gli svizzeri all'estero, non è certo conclusa con la fine dell'iniziativa popolare per la moratoria. La battaglia parlamentare si profila all'orizzonte delle prossime sessioni. Inoltre, lo stesso comitato d'iniziativa, ne minaccia un'altra qualora fossero rilanciate prove di voto elettronico con "sistemi di cui non può essere dimostrato che non sono falsificabili".
Nel frattempo, la Cancelleria federale ha comunicato che prosegue i lavori con i Cantoni, "in collaborazione con esperti nazionali e internazionali dei settori dell’informatica, della crittografia e delle scienze politiche", per reimpostare la fase sperimentale del voto elettronico. "L'obiettivo è di raggiungere un'operatività stabile con sistemi dell'ultima generazione che assicurino una verificabilità completa", precisa la Cancelleria in una nota diramata martedì.
Il progetto di reimpostazione che la Cancelleria sottoporrà al governo federale è atteso entro la fine di quest'anno. "Successivamente i Cantoni avranno la possibilità di chiedere un'autorizzazione di principio per l'impiego di un sistema di voto elettronico di ultima generazione".