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Zurigo – Le persone che hanno figli desiderano lavorare per più tempo in ufficio (il 51% delle loro ore in media) rispetto a quelle che non hanno prole (42%): è una delle indicazioni che emergono da una vasta ricerca sul telelavoro realizzata a livello internazionale dal gigante della ricerca di personale Adecco.
Il dato relativo ai figli, sebbene possa sembrare un controsenso, suggerisce che i lavoratori preferiscono fissare dei confini netti fra vita professionale e vita familiare, affermano gli estensori dello studio "Resetting Normal: definire la nuova era del lavoro 2021".
L'indagine ha messo in luce anche differenze notevoli fra i Paesi: il tempo che si vorrebbe trascorrere nel telelavoro è - scegliendo alcune delle nazioni analizzate - del 64% in Giappone, del 54% in Germania, del 52% in Italia, del 49% in Svizzera e del 24% in Cina.
In generale i giovani sono inoltre più propensi degli impiegati più anziani a tornare in azienda. Sette persone su dieci affermano anche che in futuro desiderano lavorare in remoto più di quanto facessero prima della pandemia di coronavirus.
Idealmente i lavoratori vorrebbero in media trascorrere il 47% del loro tempo in ufficio, ma temono che le aziende richiederanno loro di passarne almeno il 61%. Questa tensione risulta più significativa tra i quadri, che desidererebbero essere attivi in remoto per il 59% della loro settimana, ma si aspettano che le imprese comprimeranno questa quota a un massimo del 41%.
Il 42% dell'insieme dei lavoratori afferma di provare o di aver provato molta ansia per il ritorno nei locali dell'impresa. Incontrare i colleghi di persona? A non vedere l'ora è il 68% dei dirigenti e il 61% dei quadri intermedi, ma solo il 51% del personale comune.
I ricercatori di Adecco si sono occupati anche del benessere dei dipendenti, arrivando ad affermare che "il burnout potrebbe rappresentare la nuova pandemia tra i lavoratori". Questo sulla base del 32% di interpellati (34% fra le donne, 29% tra gli uomini) che afferma di aver visto il proprio benessere mentale peggiorare negli ultimi 12 mesi. Il 38% sostiene che il lavoro è stato troppo impegnativo nell'ultimo anno o di aver sofferto di burnout (cioè di esaurimento), una quota che in Svizzera scende al 34%.
Sempre in quest'ambito, il 51% dei manager riscontra difficoltà nell'identificare quando il personale è soggetto a lavoro eccessivo e in Svizzera oltre sei capi su dieci riferiscono di avere difficoltà nel gestire burnout o benessere mentale dei propri sottoposti. Il 71% del campione totale degli intervistati afferma che sarebbe importante in futuro ricevere supporto per la salute mentale sul posto di lavoro.
Riguardo ai rapporti con i superiori, il 74% dei dipendenti ritiene importante che i capi promuovano e alimentino il morale e lo spirito di squadra, ma solo il 37% reputa che il proprio dirigente incentivi una cultura aziendale ottimale. "I leader devono riconnettere ciò che si disconnesso", commentano i ricercatori, che hanno passato al setaccio le risposte date in modalità online da 14'800 persone con lavoro d'ufficio in 25 Paesi, 800 delle quali in Svizzera.
"I dipendenti svizzeri apprezzano molto la flessibilità che hanno ottenuto dal lavoro ibrido", commenta Monica Dell'Anna, responsabile della filiale elvetica del gruppo Adecco, citata in un comunicato. "Allo stesso tempo, rispetto ad altri Paesi, sono particolarmente felici di vedere i loro colleghi e di tornare in ufficio. Tuttavia, è chiaro che ogni dipendente è diverso". Secondo la specialista, nella Confederazione "c'è una crescente carenza di lavoratori qualificati ed è più difficile di quanto non sia stato in passato trovare buoni lavoratori".