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La Groenlandia che dispone di enormi giacimenti petroliferi non ancora sfruttati ha deciso di mettere termine alle trivellazioni per la ricerca dell'oro nero. "Il futuro non è nel petrolio ma è nelle energie rinnovabili, e in questo senso abbiamo molto di più da guadagnare” si sottolinea in una nota del governo di centro-sinistra, guidato dal partito Inuit Ataqatigiit (Comunità Inuit) che ha vinto le elezioni anche per la sua opposizione allo sfruttamento di un grande giacimento minerario che aveva attirato gli interessi delle potenze straniere.
Per le autorità dell'isola più grande del mondo il prezzo per l'estrazione e l'esportazione del petrolio e del gas è troppo alto sia dal punto di vista economico, sia dal punto di vista ambientale. Il ministero competente per la gestione dei giacimenti ha scritto che: "il passo è stato deciso per amore della nostra natura, della nostra industria della pesca, del nostro settore turistico e per puntare a fonti di energia sostenibili".
Un paese come la Groenlandia, coperto da ghiacci e con un ecosistema estremamente delicato, teme che la somma tra quanto incasserebbe con l'estrazione del petrolio e quanto perderebbe a causa delle conseguenze ambientali dia un risultato negativo. E questo anche se i ricavi derivanti dalla licenze di esplorazione (attualmente sono quattro concesse a due piccole compagnie) in passato venivano viste come la chiave per conquistare una maggior indipendenza dalla Danimarca.