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Testo depositato
L'obbligo militare per gli uomini svizzeri è abrogato. Invece del servizio civile sostitutivo è creato un servizio civile sociale e per la pace su base volontaria per tutte le persone che abitano in Svizzera.
Motivazione
L'obbligo militare generale è desueto. In primo luogo la relativa premessa storica, ossia la difesa delle frontiere nazionali, è divenuta un'ipotesi piuttosto improbabile. In secondo luogo l'obbligo militare non si giustifica né per gli impieghi in Svizzera né per gli impieghi all'estero. In terzo luogo non è più possibile parlare di parità di trattamento per quanto concerne l'obbligo militare se si considera che oggi soltanto il 60 per cento dei giovani svizzeri assolve la scuola reclute. In quarto luogo l'obbligo militare è un onere inutile per l'economia. Infine, l'obbligo statale di prestare servizio militare è in contraddizione sia con i diritti della personalità, che hanno assunto importanza in epoca moderna, sia con le sfide effettive ai quali la Svizzera e il mondo si trovano confrontati.
I problemi reali potrebbero essere gestiti meglio se al posto del servizio civile sostitutivo, oppure sulla base di quest'ultimo, che con l'abrogazione dell'obbligo militare diverrebbe superfluo, si creasse un servizio sociale per la pace su base volontaria. Un servizio sociale e per la pace offrirebbe a tutti gli uomini e a tutte le donne abitanti in Svizzera la possibilità di fornire un contributo adeguato alla soluzione o all'alleviamento delle situazioni di disagio sociale, alla prevenzione dell'inasprimento della violenza e al promovimento della pace in Svizzera e all'estero. Ciò consentirebbe all'elaborazione civile dei conflitti di uscire dall'esistenza marginale in cui versa.
L'obbligo generale di prestare servizio quale alternativa all'obbligo militare è in contraddizione con il divieto del lavoro forzato (art. 4 CEDU). Le persone obbligate a servire potrebbero inoltre pregiudicare la qualità delle prestazioni nel settore sanitario e sociale ed essere impiegate per esercitare una pressione sui salari. A ciò si aggiunge il fatto che sarebbe inopportuno imporre un reclutamento forzato alle donne, le quali effettuano una parte importante del lavoro educativo, assistenziale e domestico.
Per contro, il servizio sociale e per la pace su base volontaria offrirebbe un campo d'attività in cui le donne potrebbero essere attive accanto agli uomini a titolo volontario e in condizioni di parità. L'esperienza dimostra che ciò è possibile unicamente in ambito civile.
Parere del Consiglio federale del 23.09.2005
È esatto che la difesa del Paese e della sua popolazione è la premessa storica dell'esercito e dell'obbligo di prestare servizio militare. Corrisponde pure al vero che attualmente la minaccia militare classica è passata in secondo piano. Ciò nonostante l'obbligo di prestare servizio militare non è desueto. Esso corrisponde tuttora alla volontà del popolo e alle necessità del Paese in materia di politica di sicurezza.
- Il 18 maggio 2003, accettando a larga maggioranza "Esercito XXI", il popolo svizzero si è anche pronunciato a favore del principio di milizia e dell'obbligo di prestare servizio militare in quanto basi costituzionali. Il Consiglio federale intende attenersi a questa decisione. Esso ha dato un'ulteriore conferma di questa sua posizione con le sue decisioni dell'11 maggio 2005 circa l'ulteriore sviluppo del nuovo esercito nel periodo 2008-2011.
- La missione di difesa dell'esercito, che comprende anche la sicurezza del territorio, necessita l'impiego di militari di milizia ed effettivi che possono essere garantiti soltanto mediante l'obbligo di prestare servizio militare. Tale obbligo dev'essere adeguato alle esigenze del cittadino. Di conseguenza, nel quadro di "Esercito XXI" il totale obbligatorio di giorni di servizio è stato adattato all'attuale situazione in materia di politica di sicurezza.
- L'onere per l'economia costituito dall'obbligo di prestare servizio militare e dal principio di milizia è considerato tuttora come adeguato e politicamente sostenibile. Rispetto ad altri modelli di esercito, ad esempio un esercito di professionisti, l'obbligo e il principio summenzionati consentono allo Stato di conseguire la sicurezza a costi comparativamente più vantaggiosi e comportano inoltre dei vantaggi per i cittadini interessati e per l'economia.
- Il nostro Stato e la nostra società si fondano in gran parte sul sistema di milizia. Pertanto, l'adempimento dell'obbligo di prestare servizio militare può essere visto come un contributo del cittadino alla comunità, un contributo che non rafforza solo la sicurezza, ma anche la coesione.
- La sostituzione dell'obbligo di prestare servizio militare con un obbligo generale di prestare servizio non entra in linea di conto nemmeno per il Consiglio federale. Per contro, il Consiglio federale considera che la parità di trattamento per quanto concerne l'obbligo di prestare servizio militare è garantita. Dato che l'aumento del numero d'inabili al servizio, dovuto al nuovo sistema di reclutamento, è compensato dal calo del numero di persone che devono essere riformate durante la scuola reclute, porta tuttora a termine la scuola reclute o adempiono l'obbligo di prestare servizio nella protezione civile circa il 60 per cento delle persone soggette all'obbligo di leva. Circa la metà del 40 per cento di persone risultate inabili al servizio militare prima della fine della scuola reclute presta servizio di protezione civile. L'altra metà paga la tassa d'esenzione dall'obbligo militare.
Un servizio sociale e per la pace su base volontaria non deve essere, da un lato, necessariamente correlato con l'abrogazione dell'obbligo di prestare servizio militare; dall'altro, il volontariato non necessita un'organizzazione governativa. Una tale organizzazione potrebbe piuttosto avere un impatto controproducente sulla motivazione dei giovani cittadini che per idealismo o senso del dovere desidererebbero impegnarsi a favore di un servizio sociale e per la pace su base volontaria.
Proposta del Consiglio federale del 23.09.2005
Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.