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Dialogare con Dio
Daniele Scarabel
Pastore
Il SIGNORE disse: «Tu hai pietà del ricino per il quale non ti sei affaticato, che tu non hai fatto crescere, che è nato in una notte e in una notte è perito; e io non avrei pietà di Ninive, la gran città, nella quale si trovano più di centoventimila persone che non sanno distinguere la loro destra dalla loro sinistra, e tanta quantità di bestiame?» (Giona 4:10-11)
Sin dall’inizio, Dio ha cercato il dialogo con Giona e lo ha portato avanti per tutta la storia, nonostante le resistenze del profeta.
Quando è stata l’ultima volta che hai portato avanti un dialogo simile con Dio? Sei consapevole che il Signore dell’universo desidera dialogare con te? Hai il desiderio di dialogare con Dio?
Entriamo ora nell’ultimo atto del dialogo tra Dio e Giona.
Sii aperto per il punto di vista di Dio
Il SIGNORE disse: «Tu hai pietà del ricino per il quale non ti sei affaticato, che tu non hai fatto crescere, che è nato in una notte e in una notte è perito; (Giona 4:10)
Il Signore inizia riconoscendo a Giona di aver avuto pietà per la pianta di ricino. Non lo rimprovera per questo. È come se gli stesse dicendo: “Giona, io riconosco le tue circostanze, non mi sei indifferente, so benissimo che ti dispiace per quella pianta, ma vorrei che tu ora guardassi oltre le tue immediate circostanze!”.
Quante volte anche noi ci siamo ritrovati nella stessa situazione di Giona. Non è forse così che anche noi riceviamo benedizioni su benedizioni senza aver fatto nulla per meritarle? Pensa solo al dono della Salvezza che Gesù ci ha offerto. Che cosa abbiamo fatto per meritarci la salvezza? Assolutamente nulla!
Gesù ha fatto tutto per noi morendo in croce e risuscitando al terzo giorno, noi abbiamo semplicemente confidato in Lui e abbiamo ricevuto questo dono gratuitamente. Abbiamo ricevuto perdono per i nostri peccati, siamo stati adottati nella famiglia di Dio come Suoi figli, possediamo la libertà di vivere una vita senza peccato, abbiamo ricevuto il dono dello Spirito Santo per aiutarci a vivere questa nuova sorprendente vita, abbiamo ricevuto doni spirituali in modo da poter servire gli uni gli altri come fratelli e sorelle in Cristo.
Ci è stata data la speranza eterna (certezza) che quando moriremo, andremo a vivere con il Signore per sempre (se Lui non torna prima per prenderci con sé). Abbiamo ricevuto una pace che supera ogni intelligenza umana, abbiamo sperimentato e continuiamo a sperimentare l’incredibile amore, la grazia e la misericordia di Dio quotidianamente nella nostra vita. Abbiamo ricevuto tutto questo e molto di più senza aver fatto nulla.
Anche per noi portare avanti il dialogo con Dio può essere difficile, come lo fu per Giona. Lo Spirito Santo potrebbe rivelarci verità scomode che non vorremmo sentire e credo che proprio per questo motivo molti cristiani non riescono più a sperimentare così profondamente Dio come all’inizio della loro vita cristiana.
Eppure, anche in questa storia di Giona vediamo tutto l’amore compassionevole di Dio per Giona – e per noi! Dio non ha detto a Giona che non poteva avere pietà per il ricino. Giona si era però fatto un’idea della situazione basandosi sulla sua verità soggettiva. Dio voleva, invece, mostrargli che c’era anche un’altra interpretazione dei fatti. Allo stesso modo Dio desidera che anche noi manteniamo aperto il dialogo con lui, per poter vedere le nostre circostanze dal suo punto di vista.
Se noi andassimo da Dio con le nostre frustrazioni e irritazioni, che cosa succederebbe? Innanzitutto che il Signore le prenderebbe sul serio e ci ascolterebbe, ma è poi anche probabile che ci mostrerebbe quanto limitato è il nostro punto di vista e quanto molto più grandi sono le opportunità di Dio.
Cosa ti impedisce di andare da Dio con le tue delusioni, frustrazioni, paure e irritazioni? Anche se a noi spesso piace restare fermi nelle nostre convinzioni, non è meraviglioso pensare che il Signore desideri rivelarci i suoi pensieri che sono molto più alti dei nostri pensieri? È proprio ciò che Dio fece con Giona…
Dio desidera rivelarci il suo cuore
e io non avrei pietà di Ninive, la gran città… (Giona 4:11a)
Il termine “pietà” utilizzato qui e nel versetto precedente indica un addolorarsi per qualcuno o qualcosa, avere il cuore spezzato e piangere per questo. Giona era veramente attaccato a quella pianta, era tutto ciò che in quel momento gli dava sicurezza e protezione, e piangeva per essa. Ma Dio usò quell’immagine per dire a Giona: “Tu hai pianto per il ricino, perché il tuo cuore era profondamente attaccato ad esso, ma allo stesso modo io sono profondamente addolorato per gli abitanti di Ninive la cui sorte mi sta particolarmente a cuore”.
La grande differenza tra noi e Dio, è che noi abbiamo bisogno di molte cose per soddisfare i nostri bisogni e finiamo con l’attaccarci emotivamente ad esse. Dio, invece, non ha bisogno di nulla, è totalmente e perfettamente felice in sé stesso. Come è dunque possibile che Dio si sia così affezionato a noi esseri umani? In particolare a persone che non si interessano minimamente di Dio e che agiscono contro ogni suo standard etico e morale?
L’unica risposta possibile a questa domanda è che il Dio infinito, onnipotente e autosufficiente ha scelto volontariamente di amare l’uomo che ha creato a sua immagine e somiglianza. Questo è il punto di vista di Dio che Giona non riusciva né a vedere e né a comprendere.
Facendo crescere il ricino per Giona, il Signore gli ha ricordato che si preoccupa di lui, ma poi, facendolo seccare, gli anche voluto mostrare che ci sono situazioni e circostanze che sono ben più grandi delle sue circostanze personali. Lo stesso ragionamento vale anche per noi. Il Signore non resta indifferente di fronte alle nostre circostanze è venuto ed è morto per noi, affinché avessimo una vita in abbondanza, ma desidera anche renderci partecipi della sua misericordia per il mondo intero.
Forse non ce ne rendiamo conto, ma il Creatore dell’universo ha scelto di rivelarci il suo cuore, di mostrarci quanto profonda è la sua misericordia per il mondo. Mantenere aperto il dialogo con Dio significa ammettere sempre di nuovo che la nostra visione soggettiva della realtà è molto limitata. Significa andare regolarmente dal Signore a mani vuote, chiedendo a lui di riempirle con la sua saggezza, il suo amore e la sua misericordia.
Personalmente mi rendo conto che sono meno pronto ad ascoltare Dio quando non sono pienamente convinto che lui sia dalla mia parte. Quando ho anche solo un minimo sospetto che mi stia trattando ingiustamente o che mi stia benedicendo meno rispetto ad altri, non riesco più a sentire la sua voce, perché i miei pensieri urlano troppo forte.
Se invece mi concedo ogni tanto una pausa dalle mie preoccupazioni, per riflettere sull’amore di Dio che supera ogni mia comprensione, il mio cuore è nuovamente pronto per ricevere qualsiasi cosa venga dal Signore. Cosa potrebbe aiutarti a mantenere aperto il dialogo con Dio o a riaprirlo nel caso fosse momentaneamente interrotto?
Un buon metodo è quello applicato da re Davide nel Salmo 103:
Benedici, anima mia, il SIGNORE; e tutto quello ch’è in me, benedica il suo santo nome. Benedici, anima mia, il SIGNORE e non dimenticare nessuno dei suoi benefici. (Sl 103: 1-2)
A volte dobbiamo proprio costringere la nostra anima a ricordare che il Signore è dalla nostra parte. Ti invito a provarci e ti garantisco che resterai sorpreso da tutto ciò che il Signore ti rivelerà. Ha già posto anche a te domande apparentemente così strane?
Come risponderai tu?
…nella quale si trovano più di centoventimila persone che non sanno distinguere la loro destra dalla loro sinistra, e tanta quantità di bestiame? (Giona 4:11b)
Il libro termina come è iniziato, con una sfida per Giona. Ancora una volta il Signore ribadisce di avere pietà per una città piena di peccatori, persone spiritualmente cieche, che non hanno la minima idea di quale sia la fonte dei loro problemi o di cosa fare per risolverli.
Questo ci riporta al problema teologico di Giona. Come può Dio rinunciare a giudicare i malvagi? Come può perdonare e non punire il peccato? Al contrario di Giona oggi molte persone non fanno fatica ad accettare un Dio misericordioso, perché non accettano l’idea di un Dio che giudica. Vogliono un “Dio d’amore”, ma un Dio che non si arrabbia quando il male distrugge la creazione che ama, in definitiva non è affatto un Dio amorevole.
Come alcuni hanno fatto notare, bisogna aver avuto una vita abbastanza comoda – senza alcuna esperienza di oppressione e ingiustizia – per non volere un Dio che punisca il peccato. Quindi Dio, se è Dio, deve punire il male. Allora come può essere anche misericordioso? Come può un Dio santo e giusto perdonare coloro che meritano il castigo divino? Come può Dio essere perfettamente santo e allo stesso tempo completamente amorevole?
Attraverso Gesù Cristo, e solo attraverso di Lui, possiamo vedere tutta la bontà di Dio che Giona non poteva discernere. Gesù Cristo è morto sulla croce per i nostri peccati, è così che Dio può essere infinitamente giusto, perché tutto il peccato è stato punito lì, ed è così che Dio può essere infinitamente amorevole, perché ha preso il peccato su di sé.
Anche se Giona non ha mai ricevuto una risposta alla sua domanda su come Dio possa essere contemporaneamente benevolo e giusto, la storia di Giona mostra sia la bontà che la severità di Dio in maniera molto chiara. Forse nessun altro profeta dell’Antico Testamento si presenta in così cattiva luce come Giona.
Giona scappò letteralmente dal Signore piuttosto che proclamare la sua Parola eppure ricevette grazia su grazia. Dio continua a salvarlo, a essere paziente con lui, a lavorare con lui. Allo stesso tempo non gli permette però di rimanere fermo sulle sue convinzioni, fa di tutto per allontanarlo dai suoi atteggiamenti e pensieri errati.
Dio mantenne aperto il dialogo con Giona, ma a un certo punto si aspettò una risposta! Essere confusi o arrabbiati con Dio è abbastanza naturale, ma se rimaniamo in quella condizione è perché non siamo riusciti ad abbracciare pienamente il Vangelo della salvezza per la sola fede in Cristo. Un Vangelo di cui Giona stesso è stato un segno.
Una delle caratteristiche più notevoli del libro di Giona è il suo sorprendente finale. L’intera storia racconta di Dio che va sempre di nuovo alla ricerca di Giona. Anche se il suo approccio è variato, lo scopo di Dio rimane lo stesso. Dio voleva che Giona riflettesse su sé stesso e sui suoi vani tentativi di fuggire dalla grazia di Dio e di appoggiarsi sulla sua propria giustizia.
E così il libro termina con un’ultima domanda che resta senza risposta da parte di Giona. Dio si rivolge per un’ultima volta a Giona dicendogli: “Tu non vuoi che io abbia compassione di Ninive, ma perché non dovrei? Alla luce di tutto quello che ti ho mostrato, Giona, non dovrei amare questa città e tu non dovresti unirti a me?”.
È come uno di quei film che terminano senza spiegarti come va avanti la storia, costringendoti ad aspettare che esca il prossimo episodio. Perché la storia finisce così bruscamente? Il libro termina così, proprio per permetterci di trarre le nostre proprie conclusioni. È come se Dio avesse lanciato questa domanda a Giona, ma Giona scompare e noi realizziamo che la domanda è rivolta anche a noi. Il libro di Giona ci invita a scrivere il nostro capitolo finale. Dio ci chiama ad applicare questo testo alla nostra vita.
Non ci viene mai detto come il profeta abbia risposto all’appello finale di Dio. Ma possiamo ragionevolmente supporre che alla fine Giona rispose positivamente a Dio. È l’unica spiegazione per come questa bizzarra storia sia giunta fino a noi. Giona stesso ha voluto che noi sapessimo quanto è stato sciocco e vuole che evitiamo i suoi stessi errori.
All’inizio del messaggio vi ho posto alcune domande: Quando è stata l’ultima volta che hai portato avanti un dialogo simile con Dio? Sei consapevole che il Signore dell’universo desidera dialogare con te? Hai il desiderio di dialogare con Dio?
Anche per noi è sempre possibile riaprire il dialogo con Dio o renderlo ancora più profondo di quanto non lo sia stato finora. Se Dio può cambiare Giona, può cambiare chiunque. Può cambiare anche me e te. Se desideri dialogare con Dio non devi fare altro che dirglielo, Lui è sempre disposto a parlare con te, e poi essere disposto ad ascoltare la sua risposta.
La domanda non è se Dio parla con noi oppure no, ma piuttosto se noi riconosciamo e comprendiamo la voce di Dio. Gesù ha ristabilito la nostra relazione col Padre e da parte sua comunicazione è aperta, infatti disse:
Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. (Gv 10:27)
Il profondo desiderio di Dio è dialogare con noi, i suoi figli. Gesù ci tende la mano e ci chiede di stare in comunione con Lui, di concedergli accesso al nostro cuore:
Ecco, io sto alla porta e busso: se qualcuno ascolta la mia voce e apre la porta, io entrerò da lui e cenerò con lui ed egli con me. (Apc 3:20)
Dobbiamo vivere la nostra vita con l’aspettativa che Dio ci parli e confidare nel fatto che Lui ami essere in dialogo con noi! Il piano di Dio – il suo piano originale – è di avere un’intima relazione di fiducia con te. Più sperimentiamo la restaurata capacità di entrare in comunione e di comunicare con il nostro Padre Celeste, più comprenderemo perché questo è così cruciale per ogni aspetto della nostra vita.
Se lo desideri, puoi iniziare già oggi. Mettiti davanti a Dio con un cuore aperto e con mani vuote, pronto a ricevere ciò che Lui ha da darti. Chiedi a Dio cosa desidera insegnarti personalmente tramite la storia di Giona e sono convinto che il Signore si rivelerà ad ognuno di noi in modo individuale. Dio desidera essere in dialogo con te, lo desideri anche tu?
Amen