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ZURIGO. Un gatto può influire negativamente sul clima? Sì, secondo un articolo della rivista tedesca Sozialistische Tageszeitung.
In riferimento al riscaldamento globale, si legge: «Se vuoi fare qualcosa di buono per il clima non devi comprare né un cane né un gatto».
Per cui, a lungo termine, l’allevamento di animali domestici potrebbe essere proibito.
Niels Jungbluth, esperto in valutazioni del ciclo di vita, sostiene che l’allevamento di amici a quattro zampe dovrebbe essere esaminato attentamente.
Egli ha calcolato l'impronta ecologica degli animali domestici per il territorio elvetico: in un anno, l’allevamento di un gatto, ad esempio, causa emissioni di CO2 pari a un aereo su una tratta di 1311 chilometri, un cane pari a 3291 e un cavallo a 8229.
A seconda del tipo di carne contenuta nel cibo e del tipo di allevamento, un animale domestico ha «un’influenza piuttosto massiccia» sul bilancio delle emissioni complessive di CO2 del suo proprietario. Un cavallo copre già un terzo di tali emissioni per persona, un cane il 6% e un gatto il 2%.
«In particolare, l’allevamento di animali di grossa taglia non è compatibile con gli obiettivi nella protezione del clima», prosegue Jungbluth.
«Vietare l’allevamento del “cane di famiglia” non ha in ogni caso alcuna priorità nella lotta contro il cambiamento climatico», afferma intanto Luzian Franzini, co-presidente dei Giovani Verdi Svizzeri.
Urs Weiss dell’associazione Piccoli Animali Svizzera, dal canto suo, reputa tale approccio completamente sbagliato, visto che «gli animali domestici danno una mano ai loro proprietari nell’affrontare la solitudine e, nel contempo, sono molto importanti per la psiche umana».