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Stati Uniti
L'Fbi perquisisce la casa di Biden, trovate nuove carte
Joe Biden ci è cascato di nuovo. Altri sei documenti classificati sono stati trovati da un team del dipartimento di Giustizia americano dopo una perquisizione di 13 ore nella sua residenza privata in Delaware.
Una scoperta che come le altre al momento non ha nessuna rilevanza penale e resta assai diversa dalla vicenda di Donald Trump ma che tuttavia continua ad imbarazzare Biden rischiando di compromettere la sua candidatura alla Casa Bianca per il 2024.
È stato l'avvocato personale del presidente, Bob Bauer, a riferire ai media della perquisizione nella casa di Wilmington attraverso un comunicato molto dettagliato. La ricerca degli agenti dell'Fbi è iniziata venerdì mattina alle 9.45 e si è conclusa attorno alle 22.30.
«Il dipartimento di Giustizia ha portato via il materiale che riteneva rilevante per la sua indagine, inclusi sei documenti contrassegnati come classificati», ha spiegato il legale, precisando che alcune delle carte portate via dai federali risalgono al tempo in cui Biden era senatore, dal 1973 al 2009, altre al periodo in cui era il vice di Barack Obama. A questi anni sono riconducibili anche alcuni appunti scritti a mano sequestrati assieme ai documenti governativi.
È il quarto ritrovamento
Al di là dell'esigua quantità di nuove carte trovate, questa è la quarta scoperta di file governativi impropriamente conservati dal presidente in soli tre mesi. La prima lo scorso 2 novembre, quando furono trovati in un ufficio utilizzato dall'allora vicepresidente presso un think-tank di Washington.
Quindi il 20 dicembre altri ritrovamenti nella casa a Wilmington, e sempre qui il 12 gennaio è spuntato un altro documento ufficiale. All'ultima perquisizione erano presenti gli avvocati di Biden, che si trova con la First Lady Jill poco lontano dalla residenza, nella loro casa al mare a Rehoboth Beach. Anche questa casa è stata perquisita dall'Fbi ma, finora, non è stato trovato nulla.
Biden molto disponibile
Al team del dipartimento di Giustizia è stato concesso il pieno accesso alla residenza di Wilmington, sottolineano gli avvocati di Biden che, con la linea della totale collaborazione, sperano di redimere il presidente agli occhi dell'opinione pubblica e degli elettori.
Un atteggiamento di disponibilità e trasparenza che, per i sostenitori, differenzia l'inquilino della Casa Bianca dalla ritrosia e le bugie raccontate da Trump. Non solo, i documenti portati dall'ex presidente in Florida erano centinaia e Mar-a-Lago non è solo la residenza del tycoon ma anche un resort aperto a turisti e visitatori, quindi molto più esposto dal punto di vista della sicurezza rispetto ad un'abitazione privata.
«Non c'è nessun caso»
Certo è che il colpo, almeno da un punto di vista politico, il presidente l'ha ricevuto. E resta anche il sospetto che la Casa Bianca abbia di proposito lasciato passare due mesi tra la prima scoperta del dipartimento di Giustizia e la diffusione della notizia per non compromettere le Midterm dell'8 novembre.
Qualche giorno fa Biden ha provato a sminuire la portata dello scandalo rivendicando di «non essere pentito» di nulla e che «non c'è nessun caso». Ma ormai, dopo l'ennesima scoperta dell'Fbi, anche all'interno del Partito democratico c'è chi comincia a mettere in dubbio il futuro del presidente.
SDA