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NEW YORK - Una eventuale seconda infezione di Covid-19 è quasi sempre più lieve della prima e solo in rarissimi casi la malattia ha una forma grave, secondo una ricerca condotta in Qatar e pubblicata sul New England Journal of Medicine.
Lo studio, condotto da ricercatori del Weill Cornell Medicine di Doha in collaborazione con l'italiano Roberto Bertollini, consulente del locale ministero della Salute, si è basato sui dati raccolti dal capillare sistema di sorveglianza qatariota che, dall'inizio della pandemia, ha registrato tutti i casi di Covid-19.
Il team ha confrontato il decorso della malattia in 1'304 persone che avevano contratto una seconda infezione negli 8-9 mesi successivi alla prima esperienza con il coronavirus con quello verificatosi in circa 6 mila persone che erano alla prima infezione. Nel primo gruppo solo 4 avevano avuto una forma severa di Covid-19; nessuno aveva avuto bisogno di terapia intensiva, né era morto. Nel gruppo di controllo, invece, 158 avevano avuto una forma grave, 28 una forma critica, 7 erano deceduti.
«Le reinfezioni hanno una probabilità del 90% più bassa di causare un ricovero o la morte rispetto all'infezione primaria», scrivono i ricercatori che provano a dare concretezza a questo dato: «per una persona che ha già avuto una prima infezione, il rischio che una reinfezione sia grave è solo dell'1% del rischio che avrebbe una persona che non si sia infettata in precedenza».
Al momento non è chiaro se i risultati della ricerca siano validi al di fuori del contesto qatariota: l'età media delle persone considerate nello studio è infatti molto bassa (quasi tutti hanno meno di cinquant'anni). Inoltre, i ricercatori precisano che non è noto quanto duri questo effetto protettivo. Tuttavia, non escludono che anche con SARS-CoV-2 possa avvenire nel tempo quanto già accaduto con altri coronavirus responsabili dei comuni raffreddori, «che suscitano un'immunità a breve termine contro una reinfezione lieve ma un'immunità a lungo termine contro una malattia più grave».