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L'imposta sul valore locativo, che esiste da più di cent'anni in Svizzera e la cui soppressione nonostante le critiche è stata respinta a più riprese dal Parlamento o alle urne nel corso dell'ultimo ventennio, va cancellata per le prime case, ma non per le residenze secondarie. Le deduzioni degli interessi, invece, non vanno del tutto stralciate. Il Consiglio degli Stati ha accolto oggi, martedì, una riforma che deve ancora superare lo scoglio del Nazionale.
L'abolizione deve contribuire a ridurre l'indebitamento delle economie domestiche svizzere, fra i più alti in Europa, ha detto a nome della Commissione Pirmin Bischof (Centro/SO). La Confederazione, inoltre, è il solo Paese del Vecchio Continente a tassare quello che di fatto è un reddito fittizio, calcolato su quanto un immobile potrebbe rendere se affittato. Oltre tutto lo fa anche quando il debito ipotecario è stato rimborsato e i relativi interessi non possono più essere dedotti.
L'opposizione è venuta in particolare dai banchi dei socialisti: Christian Levrat (FR) ha ricordato che 21 cantoni in sede di consultazione si sono opposti al cambiamento, perché perderebbero importanti introiti. Carlo Sommaruga (GE) ha invece sottolineato come in questo modo si svantaggerebbero ulteriormente gli inquilini - che di regola spendono di più - rispetto ai proprietari.
Ueli Maurer, chiamato a rappresentare il Governo che è favorevole all'abolizione per tutti, ha insistito in particolare sul fatto che il progetto dovrà essere in grado di raccogliere il sostegno della maggioranza della popolazione.
Fra gli aspetti discussi, c'è stato anche quello della deduzione delle spese per il rinnovamento energetico, che dovrebbe restare possibile fino al 2050 al massimo, così da favorire il raggiungimento degli obiettivi climatici.