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A partire dal gennaio 2021, e in ossequio alla parità uomo-donna sancita nelle Costituzione federale, le grandi imprese quotate in borsa con sede in Svizzera dovranno prodigarsi per impiegare un maggior numero di quadri di sesso femminile. Lo prevedono le disposizioni in materia contenute nella revisione del diritto della società anonima, la cui entrata in vigore per l'inizio dell'anno prossimo è stata approvata oggi dal Consiglio federale. A partire da quel momento, sono entrate in vigore regole più severe sulla trasparenza applicabili alle imprese attive nella produzione di materie prime, precisa una nota governativa odierna. L'articolo 8 della Costituzione federale impone anche al Consiglio federale l'obbligo di realizzare l'uguaglianza giuridica tra donna e uomo. Nel novembre 2013, il governo ha finalmente deciso di introdurre l'obbligo per le imprese statali di rispettare una quota rosa entro il 2020. Alle ultime elezioni federali dell’autunno 2015 le donne hanno conquistato il 32 percento dei seggi del Consiglio nazionale. Si tratta della quota più alta da quando le donne svizzere hanno conquistato i diritti politici nel 1971. Ciò nonostante, il Parlamento continua a essere per oltre due terzi in mani maschili. In Consiglio degli Stati, la quota femminile è in calo dal 2003 e si attesta appena al 15 percento. A livello cantonale, fatte salve poche eccezioni, la rappresentanza femminile si situa su valori simili o inferiori. La parità politica, o semplicemente l’obiettivo «metà-metà » – rimane un obiettivo centrale. Anche da noi, nel nostro piccolo, dobbiamo cercare di fare molto di più come donne. Dicono che siamo il sesso debole, ma a portare i pantaloni, nella maggior parte dei casi, siamo proprio noi.