Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/168637

<h2>SubmittedText<h2><p>Secondo quanto riportato dai media, è stato possibile dimostrare che 189 persone con statuto d'asilo hanno effettuato un viaggio in patria. A rigor di logica, queste 189 persone andrebbero rimpatriate, dato che manifestamente non sono perseguitate. </p><p>È evidente che hanno presentato indebitamente una domanda d'asilo, per di più sfruttando lo spirito umanitario della Svizzera. </p><p>1. Quante di queste 189 persone hanno perso il permesso di soggiorno?</p><p>2. Quante sono partite in maniera controllata dalla Svizzera?</p><p>3. Quante hanno ottenuto un altro titolo di soggiorno (quale)?</p><p>4. Quante erano impiegate sul mercato del lavoro e quante vivevano/vivono di prestazioni sociali?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Se un rifugiato riconosciuto che ha ottenuto l'asilo si reca nel suo Paese d'origine ponendosi volontariamente sotto la protezione di questo Paese si vede in linea di massima revocare la qualità di rifugiato e l'asilo (cfr. art. 63 cpv. 1. lett. b della legge sull'asilo nonché i pareri del Consiglio federale relativi alle mozioni del gruppo liberale-radicale 15.3803 e del gruppo dell'Unione democratica di centro 15.3844 e all'interpellanza Steinemann 16.3398). Il 22 giugno 2016 il Consiglio federale ha proposto misure che in futuro permetteranno di meglio contrastare eventuali abusi. Se un rifugiato si reca nel proprio Paese di origine o di provenienza, sarà lecito supporre che si è posto volontariamente di nuovo sotto la protezione di tale Stato.</p><p>Nel 2015 l'asilo è stato revocato in 189 casi poiché l'interessato si era posto sotto la protezione del Paese di origine recandosi in tale Paese oppure facendosi rilasciare un passaporto di questo Stato. Il fatto che un rifugiato decida di tornare sotto la protezione del proprio Paese di origine o di provenienza non permette di escludere che al momento della domanda d'asilo non vi fosse alcuna persecuzione. Vanno infatti considerati in particolare i casi in cui le condizioni di sicurezza nel Paese d'origine sono migliorate notevolmente dopo un soggiorno pluriennale in Svizzera. La grande maggioranza dei viaggi in patria riguarda infatti persone che risiedono da molti anni in Svizzera.</p><p>1.-3. I Cantoni sono informati quando a una persona è revocato l'asilo. La revoca dell'asilo non comporta tuttavia automaticamente la perdita di un eventuale permesso di soggiorno rilasciato in virtù del diritto in materia di stranieri. La decisione in merito all'estinzione e alla revoca di questo tipo di permessi sono di competenza dei Cantoni e sono rette dagli articoli 61 a 63 della legge federale sugli stranieri. Secondo tali disposizioni, l'autorità competente può revocare un permesso ad esempio se la persona ha fornito, durante la procedura d'autorizzazione, indicazioni false o taciuto fatti essenziali, se è stata condannata a una pena detentiva di lunga durata o a una misura penale oppure se ha violato in modo rilevante o ripetutamente l'ordine e la sicurezza pubblici.</p><p>Delle suddette 189 persone che nel 2015 si sono poste sotto la protezione del loro Paese d'origine, il 16 per cento possedeva la cittadinanza svizzera, il 58 per cento un permesso di domicilio (permesso C) e l'8 per cento un permesso di dimora (permesso B), al 25 settembre 2016 (data di riferimento). Anche queste cifre indicano che gran parte di queste persone soggiorna da molti anni in Svizzera. La Segreteria di Stato della migrazione (SEM) non dispone di dati statisticamente utilizzabili per le altre persone cui è stato revocato l'asilo né per le persone che hanno effettivamente lasciato la Svizzera.</p><p>4. Né la SEM né l'Ufficio federale di statistica dispongono di dati statisticamente utilizzabili sulla partecipazione di queste 189 persone al mercato del lavoro né sulle prestazioni sociali di cui godono.</p>  Risposta del Consiglio federale.