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Il Consiglio federale non solo deve poter estendere autonomamente sanzioni internazionali, ma anche decretarne di proprie, mentre oggi Berna può solo riprendere quanto già stabilito da ONU, UE o OSCE.
La novità è contenuta in una revisione delle legge sugli embarghi che è stata adottata giovedì dal Consiglio nazionale con 136 voti a 53. L'invasione russa dell'Ucraina il 24 febbraio ha rimescolato le carte: l'idea di sanzioni autonome sostenuta dalla sinistra era stata respinta lo scorso anno dal Consiglio degli Stati anche grazie ai voti dell'Alleanza del centro, che ora ha cambiato rotta. La posizione della destra e delle associazioni economiche è invece che simili misure rischierebbero solo di attirare misure di ritorsione. La Svizzera ci perderebbe economicamente senza un reale guadagno politico.
Come stabilito dai deputati, le sanzioni potranno colpire persone o entità, come le imprese, e dovranno essere motivate dal mancato rispetto dei diritti umani o da gravi violazioni di norme del diritto internazionale. Il progetto del Consiglio federale, in origine, prevedeva solo la possibilità di includere nella lista dei soggetti colpiti degli Stati non compresi nell'elenco stilato a livello internazionale. Guy Parmelin non si è opposto ad ampliare il campo di azione. L'Esecutivo, però, era contrario all'eventualità di sanzioni autonome, solo svizzere, che costituiscono un netto cambio di paradigma rispetto alla prassi attuale.
RG 09.00 del 09.06.2022 - Svizzera, sanzioni anche in modo autonomo - La corrispondenza di Gianluca Olgiati
- 09.06.2022
- 11:40