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Dal punto di vista formale, la gestione dei rischi della Posta è corretta. Non sempre le valutazioni però si sono rivelate valide, come ad esempio nel caso di Autopostale Francia. Una possibile uscita programmata dall'azienda potrebbe costare milioni, secondo il Controllo federale delle finanze (CDF).
Il CDF, fra maggio e settembre dello scorso anno, ha eseguito una verifica della gestione dei rischi attuata dalla Posta. Il lavoro dell'organo di controllo è stato suddiviso in due parti: nella prima si trattava di stabilire se la Confederazione, in qualità di proprietaria, stabilisce requisiti pertinenti in materia di gestione dei rischi e se la Posta li soddisfa. La seconda parte invece riguarda i due casi specifici di Autopostale Francia e Liechtenstein.
Nel rapporto del gruppo, fino alla fine del 2017 Autopostale Francia era ancora considerata un'opportunità e non un rischio, precisa il CDF nel suo rapporto. Eppure, secondo l'organo di controllo "difficilmente si potrà verificare un ritorno sugli investimenti delle attività condotte in Francia considerando i 19 milioni di franchi di aumento del capitale e i 57 milioni di franchi di debiti contratti presso la casa madre". Negli scorsi anni Autopostale Francia ha potuto realizzare qualche profitto solo perché il gruppo ha rinunciato a 25 milioni di franchi di crediti.
Secondo l'organo di controllo, questo modo di agire potrebbe non rispettare uno degli obiettivi strategici del Consiglio federale che prevede che forme di cooperazione e partecipazione, in particolare all'estero, debbano essere gestite in maniera professionale e tenere adeguatamente conto dei rischi.
Più in generale i rapporti sui rischi della Posta sono molto tecnici e poco adatti ai destinatari, secondo il CDF. Al momento della verifica, il regolamento non teneva sufficientemente conto di alcuni aspetti importanti per il consiglio di amministrazione e la direzione. Da allora però sono stati apportati miglioramenti.