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Lanciata la raccolta firme "Per un divieto di esportazione di materiale bellico" promossa del Gruppo per una Svizzera senza esercito
BERNA - È iniziata ufficialmente oggi a Berna la raccolta firme del Gruppo per una Svizzera senza esercito (GSsE, o GSoA nella più nota sigla tedesca) per l'iniziativa "Per un divieto di esportazione di materiale bellico".
Di primo mattino l'attivista 86enne Louise Schneider ha sprayato sul muro della Banca nazionale svizzera (BNS) la scritta "I soldi per le armi uccidono". L'iniziativa del GSsE è sostenuta dai giovani Verdi e da altre 39 organizzazioni, è stato ricordato in conferenza stampa.
Youniss Mussa, segretario del GSsE, ha spiegato che il testo vuole vietare alla BNS e alle casse pensione di investire nella produzione di materiale di guerra. Inoltre, lo Stato deve incoraggiare, sul piano internazionale e nazionale, la fine del finanziamento delle armi da parte di banche e assicurazioni elvetiche.
Luzian Franzini, co-presidente dei giovani Verdi, ha sottolineato l'urgenza dell'iniziativa: "Attualmente, il materiale bellico è venduto in tutto il mondo per circa 400 miliardi di dollari. Queste vendite alimentano direttamente le guerre", ha detto.
«Al momento esiste un divieto di finanziamento, ma solamente per il materiale di guerra proibito», ha detto la consigliera nazionale Lisa Mazzone (Verdi/GE). «Dall'introduzione della norma gli investimenti nel settore sono in aumento, ed è per questo che l'iniziativa è necessaria».
Secondo dati forniti dal comitato che ha lanciato il testo, nel 2016 «la BNS ha investito 800 milioni di dollari nei produttori di armi nucleari», le casse pensione versano fra i 4 e i 12 miliardi nel settore del materiale bellico e UBS e Credit Suisse 8 miliardi in quello degli armamenti.
«Vista la sua tradizione umanitaria e la sua importanza come piazza finanziaria, è responsabilità della Svizzera vietare il finanziamento dell'industria bellica», ha dichiarato il consigliere nazionale Angelo Barrile (PS/ZH). «Alcune singole istituzioni hanno adottato direttive etiche e di comportamento, ma è raro che l'industria della armi venga esclusa in maniera sistematica», ha aggiunto.
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