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Dopo quindici anni di lavoro curato dalla restauratrice Cinzia Oliva torna in esposizione al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia di Milano la Tenda Rossa che ha protetto fino all’arrivo dei salvatori sovietici i superstiti rientranti dalla riuscita spedizione al polo Nord sul dirigibile “Italia”, dopo l’incidente che ha compromesso e perso l’aeromobile.
Umberto Nobile è uno degli italiani più illustri del Novecento, ingegnere aeronautico, inventore, generale e professore universitario, guida le spedizioni polari dei dirigibili “Norge” e “Italia”, dopo il tragico disastro nel viaggio di ritorno di quest’ultima, pur rimanendo intatto il consenso popolare, viene pesantemente attaccato dal regime fascista. Mussolini e il ministro dell’aeronautica Balbo mal sopportano questo cattolico di sentimenti progressisti. Costretto ad abbandonare l’Italia si reca dal 1931 al 1936 in Unione Sovietica dove è invitato a lavorare e a proseguire le sue ricerche, quindi dal 1939 al 1944 sarà negli Stati Uniti.
Resta tuttavia colpito positivamente dalla prima e dalla “uguaglianza di opportunità”, così scrive, offerta da questa ai suoi cittadini. Dell’Unione Sovietica aveva apprezzato: “… l’enorme rimescolio di uomini e di idee che era stata la rivoluzione d’Ottobre. Ero stato affascinato da quell’atmosfera vibrante di passione dove tutte le forze, tutti gli spiriti sembravano tesi verso la costruzione di una nuova società umana basata sugli ideali che mi avevano attirato da adolescente.” E ancora: “ … un sistema politico che fa appello all’unione dei lavoratori di tutto il mondo, che è, praticamente, quanto dire l’unione di tutti gli uomini. … la spinta del profitto individuale è stata abolita e sostituita dal motivo del dovere da compiere verso la collettività e sé stesso. Ad un siffatto sistema, che costituisce un ordine sociale superiore, non può non volgersi con la simpatia più profonda lo sguardo di tutti gli uomini di buona volontà.“
Molte altre pagine del suo libro pubblicato nel 1945 e intitolato “Quello che ho visto nell’Unione Sovietica” smentivano luoghi comuni che la propaganda anticomunista iniziava a diffondere, a partire da quelli dedicati ai temi religiosi. La libera frequentazione delle messe domenicali in piena Mosca urtava quanti volevano far credere che così non fosse. Nobile chiude le sue pagine di racconti sulla quotidianità sovietica con considerazioni più che lusinghiere, affermando: “… innanzi a me si svolgeva l’insieme di un quadro grandioso.”
Quando nel 1946 si preparano le liste per l’Assemblea Costituente la Democrazia Cristiana gli avanza un’offerta di candidatura poco convinta, ma forte del fatto che Nobile è membro dell’Accademia Pontificia delle Scienze. Negli stessi giorni il generale viene contatto da Eduardo D’Onofrio, segretario della Federazione romana del PCI, che gli propone di essere presente, come indipendente, nelle liste comuniste. Dopo qualche titubanza e i duri attacchi di ambienti vaticani che lo costringono alle dimissioni dall’Accademia e lo accusano di sbagliare gravemente, accetta.
Attivo e presente nei due anni di attività parlamentare, dal 1946 al 1948, così commenterà questa sue esperienza: “Ai comunisti fui grato per aver mantenuto lealmente fede alla promessa fatta di lasciarmi libero di parlare ed agire in piena indipendenza. In fondo fu gradevole per me constatare che – a differenza di altri partiti – tra le loro file non vi erano intrighi personali. L’ interesse personale appariva sempre subordinato a quello collettivo, e questa disciplina mi piaceva.”