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BERNA - Gli stranieri in situazione irregolare non dovranno più restare due anni dietro le sbarre, prima d'essere espulsi. Da gennaio, la durata della loro detenzione non potrà infatti superare i 18 mesi. La Svizzera ha così armonizzato la sua legislazione con il diritto europeo, conformemente al trattato di Schengen.
Il Consiglio federale ha fissato oggi la data dell'entrata in vigore delle modifiche della legge sugli stranieri e della legge sull'asilo necessarie per la ripresa della direttiva europea sul rimpatrio di cittadini di Paesi terzi, che armonizza le procedure di rimpatrio dei cittadini di paesi terzi non membri di Schengen.
La direttiva fissa standard minimi per quanto riguarda le decisioni di allontanamento e l'esecuzione delle stesse, la carcerazione e l'emanazione di divieti d'entrata. In virtù delle norme minime, la Svizzera non potrà più esimersi da una procedura formale di rinvio. Le espulsioni forzate via aerea dovranno pure essere oggetto di un controllo indipendente.
L'Ufficio federale della migrazione (UFM) ha già compiuto passi in questo senso, ma ha difficoltà nel reclutare osservatori indipendenti, secondo quanto riferito dalla stampa due settimane fa. Candidata, l'Organizzazione svizzera aiuto ai rifugiati (OSAR) non è stata presa in considerazione. Dal canto suo, la Croce Rossa svizzera (CRS) ha declinato l'offerta. Ora si procederà alla pubblicazione di un bando di concorso.
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