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LONDRA - Un piano per superare la drammatica impasse dei negoziati sulla Brexit c'è, scrive l'Observer, e lo ha elaborato un gruppo di parlamentari esponenti di entrambi i maggiori partiti britannici -Tory e Labour - e contempla la possibilità di un nuovo voto, di fatto un nuovo referendum, per confermare la decisione di lasciare l'Ue o restare.
L'iniziativa viene presentata dai deputati laburisti Peter Kyle e Phil Wilson - riferisce il domenicale britannico - e si è già guadagnata il sostegno di alcuni "remainer" conservatori quali Sarah Wollaston, Dominic Grieve e Anna Soubry. È anche stata presa in considerazione ad alti livelli di governo. In sostanza l'obiettivo è far si che la premier Theresa May (conservatrice) ottenga l'approvazione del suo accordo per la Brexit in cambio di un nuovo referendum.
Il piano verrebbe presentato come emendamento all'accordo per il divorzio dall'Ue con la possibilità per i parlamentari di sostenerlo o astenersi. Il testo specificherebbe che in caso di approvazione a Westminster l'accordo potrà essere applicato soltanto se approvato da un secondo referendum.
Qui la soluzione del puzzle - stando alla ricostruzione dell'Observer - in quanto se l'emendamento dovesse passare al vaglio del parlamento ed essere poi invece respinto al referendum il Regno Unito rimarrebbe nell'Ue alle condizione attuali. Se tuttavia al voto popolare i britannici confermassero la decisione dei parlamentari di lasciare l'Ue nei termini scanditi dall'accordo di Theresa May, allora la Brexit potrebbe avere effetto immediato senza la necessità di tornare in parlamento.
Le preoccupazioni degli industriali - Crescono le possibilità che il Regno Unito lasci l'Ue il mese prossimo in uno scenario di "no deal" e il Paese è adesso entrato in una «zona d'emergenza». Lo ha detto a Sky News la leder della Confederation of British Industry (Cbi, il padronato industriale britannico) Carolyn Fairbairn.
«Si ha la sensazione che l'iter parlamentare sia alla paralisi, non si trova via d'uscita, e la prospettiva di un 'no deal' sembra sempre maggiore», ha detto Fairbairn. «Adesso siamo davvero entrati nella zona d'emergenza della Brexit».