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Per il suo decimo anniversario, il Museo dell'Olocausto di Washington ha allestito una mostra dedicata ad Anna Frank, al suo famoso e tragico diario, alle sue doti letterarie.
Una mostra possibile anche grazie al "Fonds Anne Frank", una fondazione creata a Basilea dal padre di Anna.
Otto Frank è stato il solo membro della famiglia ad uscire vivo dall'Olocausto. Dopo la fine della guerra si è trasferito in Svizzera. A Basilea ha creato nel 1963 una fondazione che detiene i diritti sull'opera di Anna Frank. I testi originali invece si trovano in Olanda, dove si può visitare anche il rifugio dove la famiglia Frank visse nascosta nell'attesa che finisse la guerra.
Realizzare la mostra non è stato facile
"Avevamo paura di prestare gli originali" ammette Bernd Elias, il cugino di Anna che presiede la fondazione basilese. E' infatti la prima volta che questi documenti escono dall'Olanda per venire negli Stati Uniti.
L'esposizione è arricchita da molte citazioni. Espone molte foto scattate da Otto Frank prima del 1942 e tre quaderni originali di Anna. La mostra aiuta a capire meglio perché il suo diario è riuscito a conquistare in modo così forte l'interesse del pubblico.
Scrittura e talento
Percorrendo l'esposizione si nota così il suo talento, ma si scoprono anche i suoi sogni e le sue ambizioni. "So di saper scrivere... ma resta da vedere se ho veramente talento" è la frase scelta dal museo per accompagnare il titolo della mostra "Anna Frank - la scrittrice - una storia non finita".
Anna non ha prodotto solo il famoso diario, ma anche piccole storie, fiabe, saggi e ha cominciato un romanzo. Durante gli anni in cui restò nell'appartamento segreto di Amsterdam lavorò molto intensamente, cercando di scoprire le sue capacità e di migliorarsi continuamente.
"Sarò mai capace di scrivere qualcosa di grande, diventerò mai una giornalista o una scrittrice ? Lo spero, lo spero tanto" scriveva nell'aprile del 1944.
In quel periodo rielabora il suo diario. Lo prepara in vista di una possibile pubblicazione. Poche settimane prima, il governo olandese aveva invitato la popolazione a conservare diari, lettere e qualsiasi documento utile a testimoniare l'occupazione tedesca. Vede così profilarsi l'opportunità di pubblicare la sua storia.
Nello stesso tempo legge molti classici. Si interroga sulla condizioni della donna, sulle ingiustizie e pensa a come migliorare il mondo. "Dare" è il piccolo saggio proposto nella mostra, dove Anna auspica un mondo meno ingiusto e invita a trattare i poveri come si trattano di ricchi.
Un milione di minorenni vittime dell'Olocausto
L'esposizione ha subito attratto l'interesse del pubblico, che ogni giorno arriva numeroso a visitare il museo. In 10 anni 19 milioni di persone sono entrate per vederlo.
"Sono profondamente grato al Museo dell'olocausto di onorare mia cugina Anna Frank e le altre vittime dell'Olocausto. Spero che la sua opera continui a combattere qualsiasi forma di discriminazione e aiuti a unire l'umanità in una coesistenza pacifica" ha affermato Bernd Elias alla cerimonia di inaugurazione della mostra.
L'esposizione vuole essere anche una testimonianza della potenzialità andata persa nell'Olocausto. Si calcola che nel genocidio siano periti un milione di minorenni. Anna è una di loro. "Basta vedere cosa ci ha lasciato. Quello che ha prodotto in due anni è una chiara indicazione della potenzialità persa con la scomparsa di tutti questi giovani", afferma Sara J. Bloomfield, curatrice dell'esposizione.
swissinfo, Anna Luisa Ferro Mäder, Washington
In breve
La mostra sul talento di scrittrice di Anna Frank aiuta a capire meglio perché il suo diario è riuscito a conquistare in modo così forte l'interesse del pubblico.
L'esposizione di Washington vuole anche soffermarsi sulla potenzialità andata persa nell'Olocausto. Un milione di minorenni perirono nella follia del regime nazista.
Fatti e cifre
Il diario di Anna Frank è stato pubblicato per la prima volta nel 1947;
Da allora è stato tradotto in circa 70 lingue;
L'esposizione è aperta fino al 12 settembre