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La crisi che agita da anni la magistratura svittese è dovuta ad animosità tra il Tribunale cantonale e la Procura pubblica ed è stata ulteriormente aggravata dall'introduzione del nuovo codice svizzero di procedura penale unificata. A questa conclusione è giunto l'ex "senatore" ticinese Dick Marty, chiamato dal Consiglio di Stato a indagare sul funzionamento della giustizia cantonale quale esperto indipendente.
Marty aveva consegnato lo scorso 17 aprile il suo rapporto al governo, che lo ha presentato stamane.
Da anni vi sono dissidi personali all'interno della magistratura svittese, in particolare fra il Ministero pubblico e il Tribunale cantonale, con reciproche accuse di indiscrezioni e violazioni del segreto d'ufficio.
Nel giugno 2011 il Consiglio di Stato, quale organo di vigilanza sulla magistratura, ha annunciato un'inchiesta esterna, poi affidata a Marty, ritenuto l'uomo giusto per la sua esperienza di ex procuratore ed ex consigliere di Stato. Alla fine dello scorso gennaio, il governo svittese ha affidato all'ex consigliere agli Stati anche il compito di condurre un'ampia inchiesta amministrativa.
Il rapporto Marty conferma le animosità personali, acutizzate ulteriormente dall'introduzione, il primo gennaio 2011, del nuovo Codice di diritto processuale penale svizzero. L'ex "senatore" non risparmia neppure lo stesso governo nella sua qualità di organo di vigilanza: nel caso di raccolta di dati illegale ha reagito troppo tardi.
Da parte sua il Gran Consiglio ha deciso il 28 marzo scorso l'istituzione di una commissione parlamentare d'inchiesta sulle disfunzioni della giustizia svittese, ritenendo che il rapporto Marty non risponderà a tutte le sue domande.