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<h2>SubmittedText<h2><p>Sempre più Svizzeri e Svizzere sono attivi sul mercato del lavoro. Tuttavia, molti di essi occupano in misura crescente posti a tempo parziale. Oltre alle ragioni giustificate di questo sviluppo, come ad esempio una migliore conciliabilità tra famiglia e lavoro, si pone anche la domanda se l'attuale sistema fiscale non privilegi ingiustificatamente i lavoratori a tempo parziale, in particolare al di fuori di un contesto famigliare. Chi lavora meno è soggetto a meno imposte. In un sistema fiscale progressivo viene così a mancare in maniera sproporzionata il risparmio fiscale, poiché, a causa delle tariffe progressive, le imposte diminuiscono maggiormente rispetto al reddito. Si può quindi parlare di un trattamento fiscale privilegiato per i lavoratori a tempo parziale, nella misura in cui l'attuale sistema progressivo non è neutrale rispetto alla decisione individuale sul grado di occupazione ma, al contrario, ha un effetto distorsivo sulla decisione di svolgere un'attività lucrativa a tempo parziale. Tale distorsione è potenzialmente rafforzata dalle prestazioni sociali legate al bisogno, a cui tendenzialmente ricorrono i lavoratori che svolgono un'attività lucrativa a tempo parziale. In questo contesto il Consiglio federale è invitato a rispondere alle seguenti domande: </p><p>1. Il Consiglio federale condivide l'opinione che l'attuale sistema fiscale progressivo non sia neutrale nei confronti della decisione individuale sul grado di occupazione, ma che al contrario abbia un effetto distorsivo a favore dell'attività lucrativa a tempo parziale?</p><p>2. Come valuta la possibilità di relativizzare il privilegio fiscale dei lavoratori a tempo parziale con un livellamento mirato della progessione fiscale, ad esempio mediante una deduzione dal reddito determinante o mediante una deduzione forfettaria per le persone esercitanti un'attività lucrativa dipendente con un tasso di occupazione maggiore all'80 per cento? </p><p>3. Come valuta la possibilità che la Confederazione o i Cantoni tengano conto del grado di occupazione nel quadro delle condizioni di diritto per le prestazioni sociali legate al bisogno (riduzione dei premi, sussidi per gli asili nido, aiuti per l'alloggio ecc.), come strumento per attenuare i falsi incentivi nel sistema sociale? </p><p>4. Quali ulteriori misure prende in considerazione il Consiglio federale per impostare i sistemi di incentivi statali in modo che anche i tassi occupazionali più elevati siano proficui?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Il calcolo dell'imposta sul reddito tiene conto del reddito proveniente da un'attività lucrativa. Tuttavia, di norma, non include il valore delle attività non retribuite svolte nell'ambito dell'economia domestica sotto forma di lavori domestici, compiti di assistenza o di volontariato e non tiene nemmeno conto del valore del tempo libero (superiore alla media). Ne risulta una distorsione a scapito dell'attività lucrativa, che non dipende dalla forma della tariffa dell'imposta. L'effetto che la struttura progressiva dell'imposta sul reddito esplica sul volume globale dell'attività lucrativa dipende dalla fascia delle tariffe in cui si trovano le persone che reagiscono in maniera particolarmente elastica all'imposta.</p><p>2. Se si auspica un livellamento della progressione fiscale, si dovrebbero allineare in modo mirato le aliquote fiscali (marginali) applicabili ai contribuenti con tassi di occupazione diversi ma salari identici oppure appiattire globalmente la tariffa fiscale, livellando di conseguenza anche le aliquote fiscali marginali dei contribuenti che percepiscono salari diversi. La deduzione dal reddito determinante menzionata nell'interpellanza o la deduzione forfettaria mirata vanno entrambe nella direzione della prima delle misure summenzionate, perché in tal modo si ridurrebbe l'aliquota marginale d'imposta dei contribuenti con tasso di occupazione elevato.</p><p>Un'altra possibilità consisterebbe nell'estrapolare il reddito effettivo dell'attività a tempo parziale e applicarlo a un posto a tempo pieno per calcolare il reddito determinante pur continuando a determinare il reddito imponibile in base al reddito lavorativo effettivamente conseguito. In tal modo, le aliquote fiscali marginali sarebbero fissate soltanto in base al salario e non dipenderebbero più dal grado di occupazione. Per evitare un'incidenza sul gettito fiscale, le relative maggiori entrate potrebbero essere compensate in un secondo tempo tramite una riduzione della tariffa fiscale. Benché sia realizzabile per le persone esercitanti un'attività lucrativa dipendente con un tasso di occupazione definito, questa misura sarebbe difficilmente attuabile per i lavoratori indipendenti. Le opinioni divergono sulla questione se tale soluzione sia più equa rispetto all'imposizione in vigore.</p><p>Tuttavia, per quanto riguarda l'offerta di lavoro, un allineamento delle aliquote fiscali marginali non risulterebbe ottimale poiché le persone occupate a tempo parziale reagiscono in modo più elastico all'onere fiscale marginale rispetto alle persone occupate a tempo pieno. Di conseguenza, l'offerta di lavoro non è sfruttata appieno quando le aliquote fiscali marginali sono identiche. Lo è invece quando le aliquote sono più basse per le persone occupate a tempo parziale e più elevate per le persone occupate a tempo pieno, perché in caso di riduzione dell'onere fiscale queste ultime aumentano la loro offerta di lavoro in maniera minore rispetto alle persone occupate a tempo parziale. Alla luce di quanto precede, il Consiglio federale valuta in modo critico le misure mirate a favore delle persone (esercitanti un'attività lucrativa dipendente) con tassi di occupazione elevati.</p><p>L'Esecutivo ha già espresso il suo parere sulla seconda misura (l'appiattimento globale della tariffa fiscale) quando ha proposto di respingere la mozione 21.3923 "Introduzione di una tassa ad aliquota fissa nell'ambito dell'imposta federale diretta".</p><p>3. Le prestazioni sociali legate al bisogno (aiuto sociale, prestazioni complementari per le famiglie ecc.) sono di competenza dei Cantoni, che possono definire i requisiti che danno diritto ai sostegni in modo da evitare il più possibile falsi incentivi.</p><p>I costi elevati sostenuti dai genitori per la custodia di bambini complementare alla famiglia possono ridurre gli incentivi allo svolgimento di un'attività lavorativa. Oltre ai Cantoni, la competenza in questo ambito spetta anche ai Comuni. La Commissione della scienza, dell'educazione e della cultura del Consiglio nazionale ha elaborato un progetto per sostituire il programma temporaneo d'incentivazione della Confederazione per la custodia di bambini complementare alla famiglia (Iv. Pa. 21.403 "Sostituire il finanziamento iniziale con una soluzione moderna"). Il progetto prevede, tra l'altro, il versamento di un contributo federale per le spese sostenute dai genitori per la custodia di bambini complementare alla famiglia. In linea di principio, il Consiglio federale respinge il contributo federale in ragione della competenza dei Cantoni in materia (FF 2023 598). Se l'intenzione è di creare incentivi positivi per lo svolgimento di un'attività lavorativa, secondo il Consiglio federale la concessione di tale contributo dovrebbe essere necessariamente vincolata a un tasso di occupazione minimo dei genitori, come nel frattempo anche già previsto dal Consiglio nazionale nell'ambito del trattamento del progetto.</p><p>La legge federale sull'assicurazione malattie obbliga i Cantoni ad accordare riduzioni dei premi agli assicurati di condizione economica modesta. Nel quadro dei limiti previsti dalle disposizioni federali, i Cantoni determinano i beneficiari e l'ammontare delle riduzioni dei premi e possono inoltre vincolare la concessione di una riduzione a un tasso di occupazione determinato. La Confederazione accorda ai Cantoni un sussidio per la riduzione dei premi che viene calcolato sulla base delle spese lorde dell'assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie, a prescindere dal tasso di occupazione.</p><p>4. Sulla base dei mandati del Parlamento, il Consiglio federale intende rafforzare gli incentivi a svolgere un'attività lucrativa passando dall'imposizione congiunta all'imposizione individuale. Il 2 dicembre 2022 ha posto in consultazione il relativo progetto. Attualmente, il primo reddito viene spesso percepito da un uomo con un grado di occupazione alto e il secondo reddito da una donna con un tasso di occupazione basso. Per raggiungere l'obiettivo auspicato, dovrebbero essere le donne quindi ad aumentare il loro tasso d'occupazione. L'attuale imposizione congiunta crea degli incentivi inadeguati, perché l'imposizione del secondo reddito (eccetto per tassi di occupazione molto bassi) viene effettuata con l'aliquota marginale d'imposta del primo reddito. Pertanto, applicando una tariffa fiscale progressiva il secondo reddito è soggetto a un onere fiscale sensibilmente maggiore rispetto al primo reddito. Per contro, nel caso dell'imposizione individuale l'onere fiscale del secondo reddito è inferiore a quello del primo reddito. Il secondo reddito viene tassato come il primo reddito soltanto quando raggiunge il livello di quest'ultimo. Di conseguenza, un sistema basato sull'imposizione individuale crea maggiori incentivi ad aumentare il grado di occupazione rispetto a uno basato sull'imposizione congiunta. In base a dati empirici, si può affermare che molte di queste persone lavorano a tempo parziale con un basso tasso di occupazione e sono particolarmente flessibili nell'offerta di lavoro. Esse rappresentano quindi un forte potenziale di manodopera qualificata non sfruttata sul mercato del lavoro. Nella maggior parte dei casi si tratta di donne.</p>  Risposta del Consiglio federale.