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In Svizzera, mentre i titoli conferiti dai diplomi di studio sono protetti, non è così per i titoli professionali di “Architetto”, “Ingegnere” e “Tecnico”. Inoltre, non esistono requisiti minimi per l’esercizio di queste professioni. La SIA, consapevole della necessità di un riferimento agli standard minimi di qualità per queste professioni, nel 1917 formò un Comitato per la protezione dei titoli al fine di ottenere una regolamentazione legale. Questi sforzi hanno portato a una mozione parlamentare nel 1939, che però non ha avuto seguito per la mancanza di una base giuridica. Un parere legale, richiesto all’epoca al giudice federale Guex, raccomandava agli organi professionali superiori delle professioni tecniche di collaborare per trovare una soluzione. Se questo approccio avesse avuto successo, si sarebbe potuto prendere in considerazione misure legali. Un tentativo in tal senso negli anni ’40 non ha tuttavia prodotto il risultato sperato.
Solo nel 1952 è stato istituito il primo Registro svizzero degli ingegneri, architetti e tecnici (RIAT). Con un semplice accordo e principi chiari, SIA, FAS, UTS e ASIC hanno gettato le basi per questo registro. Nei 15 anni successivi, il RIAT crebbe notevolmente e nel 1966 contava 18.000 iscritti. Nel 1961, il Consigliere federale Hans Schaffner, in risposta a un’interrogazione parlamentare sull’argomento, espresse l’opinione che una legge che proteggesse i titoli professionali di architetti e ingegneri doveva essere creata senza indugio.
Il 5 luglio 1966, il RIAT ha lasciato il posto alla Fondazione del Registro svizzero degli ingegneri, architetti e tecnici (REG). Il Consiglio di fondazione comprendeva rappresentanti della Confederazione, dei Cantoni e delle scuole, il che conferma per la prima volta l’interesse pubblico per le attività del REG.
All’inizio degli anni ’90, la CSA, la Confederazione Svizzera degli Architetti (FAS, FSAI, SIA), in stretta collaborazione con il REG, ha elaborato un progetto di legge sulla professione di architetto, che intendeva dare agli architetti svizzeri una posizione paragonabile a quella dei loro colleghi stranieri. Questo processo è sfociato in una dichiarazione del Consiglio federale del 23 novembre 2004, in cui si afferma che le professioni di architetto e ingegnere non sono di interesse pubblico e quindi non possono ottenere una legislazione speciale. Secondo il parere del Governo le leggi e i regolamenti di polizia, salute e igiene sono sufficienti a garantire la qualità dell’ambiente costruito.
Nel 2004 SIA e UTS, membri del Consiglio di fondazione del REG, inoltravano una mozione per il rinnovamento della Fondazione per metterla al passo con i tempi. Il processo di ristrutturazione è stato completato da un audit commissionato dalla SEFRI e dalla negoziazione del nuovo contratto con la Confederazione, firmato dal Segretario di Stato Mauro Dell’Ambrogio e dal Presidente della REG Dr. Giuliano Anastasi il 27 marzo 2014. Questo contratto comprende le condizioni quadro per l’attuazione di regolamenti e prescrizioni, il sostegno finanziario del REG da parte della Confederazione e le modalità di accreditamento delle procedure del REG da parte della SEFRI.
L’audit, oltre a confermare la validità delle misure adottate e l’accettazione generale del risultato, ha evidenziato disparità tra i testi delle varie Prescrizioni specifiche, che potrebbero portare a disparità di trattamento nell’ambito delle procedure di ricorso. I testi più importanti sono stati adattati nel 2017-2018 sotto l’egida della SEFRI, che ha incaricato un esperto di supervisionare questo lavoro. Grazie a quest’ultima, attraverso un metodo ad hoc basato sul profilo professionale, sull’esercizio della professione e sulla definizione di criteri di successo basati sulle esigenze del “mercato”, le nuove Prescrizioni specifiche saranno valide indipendentemente dall’evoluzione e dalle variazioni dei percorsi formativi.
Il 2019 sarà stato segnato dalla decisione del 19 novembre 2019 dell’Amministratore Federale dei Contributi, di assoggettare il REG all’IVA con effetto retroattivo al 1° gennaio 2012. L’Amministrazione federale delle contribuzioni non ha tenuto conto di nessuna delle specialità del REG, assimilando la nostra Fondazione a una qualsiasi altra organizzazione a scopo di lucro. Nonostante la presentazione di un ricorso, la decisione è stata applicata. Solo l’intervento del Presidente Dr.Giuliano Anastasi col Presidente della Confederazione Ueli Maurer, ha permesso di ridurre la sanzione riducendo al minimo gli importi dovuti retroattivamente.
Sempre nel 2019, in seguito ai requisiti del Registro di commercio di Berna sull’iscrizione del Consiglio di fondazione e su raccomandazione dell’Autorità federale di vigilanza sulle fondazioni, lo Statuto è stato modificato e approvato dal Consiglio di fondazione nel maggio 2019. La versione finale è stata approvata dall’Autorità federale di vigilanza sulle fondazioni ed è entrata in vigore il 27.09.2021.
Nel 2020, dopo diversi anni di complicate procedure, l’Istituto Federale della Proprietà Intellettuale ha iscritto i “marchi” REG A (N°749278), REG B (N°749279) e REG C (N°749277). Si tratta di un nuovo e importante passo in avanti nel riconoscimento e nel valore dei titoli emessi dalla Fondazione. Quest’iscrizione:
- rafforza il carattere del titolo e sottolinea il fatto che l’acquisizione del titolo richiede un investimento di tempo e risorse per fornire la prova delle competenze convalidate;
- protegge il titolare del certificato REG dall’uso improprio del titolo da parte di terzi, che altrimenti verrebbe perseguito.
Dopo quasi 10 anni di lavoro, la Direzione ha tracciato un primo bilancio e ha deciso di fare il punto della situazione dopo la ristrutturazione. L’evoluzione del mondo della libera circolazione, dei percorsi formativi e della diversità delle denominazioni dei diplomi, la moltiplicazione dei corsi di formazione e delle denominazioni dei diplomi, ha evidenziato la necessità di una revisione del quadro procedurale.
Ciò ha portato a una revisione dei regolamenti B1 e B2 e all’entrata in vigore dei nuovi testi il 1° giugno 2022. Le nuove procedure consistono in una procedura d’iscrizione diretta e in una procedura di esame, indipendentemente dal fatto che la domanda sia ammissibile o meno all’iscrizione diretta.