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A Minsk (Bielorussia) è stato appena firmato un accordo per un cessate il fuoco dalle 18:00 locali (17:00 ora svizzera) tra lo Stato ucraino e i ribelli delle autoproclamate repubbliche di Donec’k e Lugansk, che di fatto rispondono a un ordine (definito nel linguaggio diplomatico “appello”) dettato in questo senso da Mosca. E’ naturale augurarsi che il cessate il fuoco funzioni, poiché risparmia vite e danni materiali, ma non bisogna dimenticare che può contenere numerose insidie. La prima è un implicito riconoscimento degli autoproclamati stati-fantoccio di Donec’k e Lugansk come soggetti di diritto, nel momento in cui li si accetta come controparte firmataria di un accordo. L’altro aspetto è che il cessate il fuoco, se non seguito da un intenso lavoro diplomatico per riportare i rapporti tra le parti nell’alveo del diritto internazionale, rischia di diventare un’occasione per le due repubbliche autoproclamate (e dunque per la Russia) per rafforzare il loro controllo sul territorio, che detengono con la forza e in dispregio di ogni norma internazionale.