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LUGANO - «L’ultimo anno sono svenuta quattro/cinque volte. Sono svenuta quando mi hanno fatto un prelievo. Sono svenuta improvvisamente quando ero sul pullman che mi portava a scuola: è arrivata l’ambulanza e mi ha portata in pronto soccorso, mi hanno fatto tutti gli esami ma tutto era a posto».
Alessia, 17 anni, che frequenta la terza liceo, ha iniziato ad avere degli svenimenti improvvisi quando era in mezzo alle altre persone e anche in occasione di disturbi fisici, quali tosse, raffreddore, febbre. Lo svenimento che ha avuto quattro mesi fa, sul bus, ha coinciso con l’inizio dell’angoscia di essere in spazi ampi o in mezzo alla gente, e il conseguente evitamento. Tutti gli esami medici effettuati sono risultati negativi e le diagnosi sono state di "Disturbi da attacco di panico e agorafobia".
Nella mente di Alessia ha iniziato ad innescarsi l’angoscia di avere altre crisi di panico, in modo inaspettato e imprevisto e ciò l’ha portata a evitare i luoghi dove queste crisi potrebbero ripresentarsi. Non esce più da sola, deve essere sempre accompagnata. Non prende più il pullman, quando è in classe continua a vivere l’angoscia che lo svenimento possa riproporsi. La sua vita ha iniziato, a 17 anni, a diventare molto ridotta.
L’agorafobia è un’ansia marcata relativa all’utilizzo dei trasporti pubblici e a trovarsi in spazi aperti o anche spazi chiusi (negozi, teatri, cinema), oppure nello stare in fila o tra la folla e nel ritrovarsi fuori casa.
La persona solitamente teme o evita queste situazioni a causa di pensieri legati al fatto che potrebbe essere difficile fuggire oppure non potrebbe essere disponibile una via di fuga se dovesse andare incontro a un sintomo simile al panico sotto forma di crisi d’ansia o di svenimento, o di un altro sintomo fisico. Per ovviare a queste problematiche la persona evita questi luoghi o richiede la presenza di qualcuno che lo accompagni per riuscire a superare l’ansia. La prevalenza dell’agorafobia è di circa il 2% nella popolazione generale e le donne hanno il doppio di possibilità rispetto ai maschi di soffrire di questo disturbo. L’agorafobia si può curare, parlandone apertamente sia in famiglia, sia con il medico curante e iniziando una psicoterapia specifica, precocemente.