Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/190621

<h2>SubmittedText<h2><p>Nell'elenco pubblicato il 3 luglio 2018 dalla "NZZ", nel quale sono indicate le ONG palestinesi e israeliane finanziate dal Dipartimento federale degli affari esteri, figura anche l'Iniziativa di Ginevra, che nel 2017 ha ricevuto un contributo di 387 311 franchi svizzeri. Secondo l'elenco, l'Iniziativa di Ginevra riceverà nuovamente un contributo per l'anno in corso. Invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Quale contributo intende stanziare per l'anno in corso?</p><p>2. Come giustifica il sostegno all'Iniziativa di Ginevra, tenuto conto del fatto che da anni, e tuttora, le due parti in conflitto non la ritengono un'opzione valida per risolvere il conflitto israelo-palestinese?</p><p>3. Dal 2011, quali attori chiave si sono uniti alla proposta di una soluzione a due Stati grazie alle attività dell'Iniziativa di Ginevra?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Per il 2018 il contributo finanziario della Svizzera alle organizzazioni sostenitrici dell'Iniziativa di Ginevra è pari a 371 824 franchi, che corrisponde a circa il 28 per cento del budget dell'Iniziativa (1,3 mio. fr.). I fondi servono a coprire sia le spese di funzionamento delle organizzazioni (che comprendono i canoni di affitto, i costi legati ai salari, le spese di trasporto, di comunicazione e per l'energia elettrica), sia la realizzazione dei progetti. Tra gli altri finanziatori figurano vari Stati europei, gli Stati Uniti, fondazioni e privati.</p><p>2. Alla base dell'Iniziativa di Ginevra vi sono due comitati separati, uno israeliano e uno palestinese, la cui sede si trova rispettivamente a Tel Aviv e Ramallah. Questi comitati costituiscono una piattaforma di discussione comune per le società israeliana e palestinese, nell'ambito della quale vengono affrontate le tematiche inerenti al conflitto in Medio Oriente che risultano pertinenti per arrivare a una coesistenza pacifica nel quadro di una soluzione a due Stati. Dal 2015 l'Iniziativa di Ginevra si concentra sulla questione dell'elaborazione del passato. Le due parti hanno una visione differente sulle origini del conflitto in Medio Oriente: un confronto costruttivo tra loro rappresenta quindi un requisito necessario per giungere a una soluzione di pace praticabile. Il DFAE sostiene i lavori in questione finanziando progetti e mettendo a disposizione il proprio know-how.</p><p>Inizialmente l'Iniziativa di Ginevra si focalizzava sull'elaborazione di un accordo modello - negoziato da politici israeliani e palestinesi di allora e firmato alla fine del 2003 a Ginevra - volto a risolvere in modo duraturo il conflitto israelo-palestinese. Il documento affronta le questioni aperte del conflitto (tra cui rientrano i confini definitivi e lo scambio di territori, lo status di Gerusalemme e le misure di sicurezza). L'obiettivo era quello di mostrare che una soluzione accettabile per entrambe le parti era possibile. Questo accordo modello è stato indebolito dallo stallo del processo di pace degli ultimi anni. Di conseguenza, dal 2013 la Svizzera ha ridotto sempre più il suo contributo finanziario all'Iniziativa di Ginevra. Sta inoltre rivalutando il proprio sostegno a organizzazioni non governative e think tank in vista della nuova strategia per Israele e il Territorio palestinese occupato che entrerà in vigore il 1° gennaio 2020. Anche l'Iniziativa di Ginevra sarà oggetto di questa rivalutazione.</p><p>3. A titolo di esempio, l'Iniziativa di Ginevra ha fornito imput utili nel quadro degli sforzi dell'ex segretario di Stato per gli affari esteri statunitense John Kerry volti a rilanciare il processo di pace negli anni 2013 e 2014. L'Iniziativa ha poi potuto presentare i suoi progetti e le sue raccomandazioni più recenti all'attuale amministrazione americana nel maggio del 2018 e alcuni suoi rappresentanti sono stati ricevuti a Parigi nell'ambito dell'iniziativa di pace francese del 2016/17. Di recente si sono anche svolti incontri con il Segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres e con l'Alto rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri Federica Mogherini. Nell'ottobre del 2017, infine, sono stati presentati a un gruppo di Paesi interessati i lavori inerenti all'elaborazione del passato. </p>  Risposta del Consiglio federale.