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Il Tribunale federale ha sentenziato che tocca alle leggi svizzere decidere a chi riconoscere la potestà genitoriale su un bimbo nato all'estero da una madre surrogata. L’Alta corte – con una decisione pubblicata oggi – ha infatti rifiutato di riconoscere l'atto di stato civile emesso da uno Stato terzo che crea il legame filiale con un padre donatore di sperma e una aspirante madre.
Quella resa pubblica non è la prima sentenza riguardante un caso di cosiddetto "utero in affitto", con un genitore naturale - che mette a disposizione i propri gameti, in questo caso lo sperma- e una madre sostitutiva. Ma a differenza di altre vicende, questa volta nel Paese in cui è stato sottoscritto il contratto di maternità sostitutiva -la Georgia - la legge prevede che gli aspiranti genitori siano iscritti automaticamente nell'atto di nascita della prole quali genitori legali. Ciò che non può essere riconosciuto dal diritto svizzero. Infatti, trattandosi di due coniugi elvetici - anche se l'aspirante mamma è pure cittadina georgiana - che vivono nella Confederazione, che è e sarà il centro dell'esistenza anche della loro figlia, va applicata la legge elvetica.
E così la bambina - che oggi ha tre anni e vive in Svizzera - dopo un tortuoso tira e molla amministrativo-giudiziario è stata iscritta nel registro di stato civile con il cognome della madre surrogata senza indicazione del padre. L'uomo diventerà genitore legale con il semplice riconoscimento della figlia. Mentre l'aspirante madre per diventare la mamma legale della piccola dovrà affrontare la procedura di adozione che però - spiega il Tribunale federale - dovrà essere prioritaria, veloce, benevola e pragmatica essendoci i requisiti per una conclusione positiva.
A chiusura della sentenza i giudici di Losanna non mancano - ancora una volta - di rivolgere un pressante invito al Parlamento federale di mettersi al lavoro e rivedere celermente il diritto in materia di filiazione.