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Da un amico, un dodicenne del canton Zurigo aveva ricevuto due video violenti. Attraverso l'applicazione Whatsapp gli aveva inviato video di corpi tagliati. Senza pensarci troppo, il ragazzo condivide le riprese con i suoi compagni di classe nella chat comune.
Ma qualcuno deve aver fatto la spia. Il giorno dopo infatti, la polizia si presenta nella scuola del ragazzo, chiamata dall'istituto stesso. Come scrive il giornale zurighese "Weltwoche", i funzionari hanno interrogato il dodicenne e altri due studenti del primo anno. I suoi compagni consegnano il telefono alla polizia ma il dodicenne non aveva il suo, perché lo aveva lasciato a casa. La polizia allora accompagna il giovane al suo domicilio in modo che possa consegnarli il suo telefono. In nessun momento i genitori sono stati informati di quanto accaduto.
Solo poche ore dopo, il dodicenne racconta alla madre dell'incidente, incidente che lo ha traumatizzato al punto che non riesce più ad andare a scuola per diversi giorni. La madre è infuriata e sta valutando una denuncia contro la polizia. Secondo lei non è accettabile che la polizia sia sia permessa di entrare in casa sua senza il suo permesso o un mandato di perquisizione.
Ma anche per i ragazzi potrebbero esserci conseguenze legali. Oltre all'insegnante di classe, all'amministrazione scolastica e al servizio giovanile della polizia cantonale, è stato coinvolto anche l'ufficio del pubblico ministero dei minorenni. "Questo è un reato", spiega il portavoce della polizia cantonale zurighese, Florian Frei.
Secondo Frei un minorenne commette reato se condivide immagini di violenza o di pornografia dura. Anche il semplice possesso è proibito. Gli insegnanti farebbero quindi bene a riferire alla polizia di studenti che portano un telefono con tale materiale a scuola.