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Parigi e altre sette grandi città francesi boicotteranno a modo loro i mondiali di calcio di novembre e dicembre in Qatar, non installando schermi giganti e fan zone nelle strade e nelle pubbliche piazze, in segno di protesta contro le violazioni dei diritti umani e delle regole ambientali.
"Da parte nostra - ha dichiarato l'assessore allo Sport della capitale, Pierre Rabadan - di creare zone di trasmissione delle partite non se ne parla. E per diversi motivi: il primo sono le condizioni in cui è stata organizzata questa Coppa del mondo, sia sotto l'aspetto ambientale sia sociale; il secondo, è la tempistica, il fatto che si svolga nel mese di dicembre". Per Rabadan, "questo modello di grandi eventi va contro quello che Parigi auspica di organizzare".
Marsiglia, Bordeaux, Nancy e Reims si sono unite alla lista delle città francesi che rifiuteranno, per ragioni umanitarie ed ecologiche di promuovere gli incontri dei Mondiali di calcio in Qatar, seguendo l'esempio di Strasburgo e Lilla. Il sindaco di Marsiglia, Benoit Payan, ha definito la competizione una "catastrofe umana e ambientale", mentre la sindaca di Lilla, Martine Aubry, ha denunciato "un non senso rispetto ai diritti umani, all'ambiente e allo sport".
Tra i motivi del boicottaggio, il trattamento dei lavoratori immigrati e il numero di morti nei cantieri per la costruzione degli otto stadi del Mondiale. Se il bilancio ufficiale parla di soli tre morti, l'Organizzazione Mondiale del Lavoro ha registrato in un rapporto il decesso di 50 lavoratori in altrettanti incidenti sul lavoro nel 2020. Altri 500 sono rimasti feriti in modo grave.