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In Svizzera i due terzi degli impianti di risalita sono in deficit.
Per permettere ai cantoni di trovare delle soluzioni vantaggiose, le autorità federali hanno deciso una moratoria: congelano gli aiuti finanziari per tre mesi.
Gli impianti di risalita sono un fattore chiave per l'economia delle regioni alpine. In Svizzera impiegano direttamente 11.000 persone.
Ma solo il 30% delle compagnie è finanziariamente solido, mentre il resto subisce gli effetti negativi della crisi economica e della mancanza di neve. Ora anche gli aiuti governativi facili si riducono.
Operare fusioni e ingrandirsi è diventata una prassi sempre più diffusa nell'ultimo decennio per le compagnie, ma non per il business degli impianti di risalita, che è rimasto per molti aspetti un dominio diviso tra tante piccole aziende e privati.
Aiuti congelati
A partire dagli anni '60, chi possedeva un terreno in discesa in località come Zermatt o Gstaad, poteva usufruire di prestiti vantaggiosi per costruire uno ski lift. Ancora oggi in una stazione di montagna, può capitare di prendere una funivia di una compagnia e risalire il giro dopo con una seggiovia che appartiene a qualcun altro.
A causa della difficile congiuntura e del surriscaldamento del clima le stazioni sciistiche, specialmente quelle più a valle, sono in perenne difficoltà. Ma il governo questa volta vuole cambiare la politica degli aiuti indiscriminati, praticata da alcuni cantoni, e ha deciso una moratoria di qualche mese.
Ciò dovrebbe permettere di "operare una valutazione delle differenti imprese, e di ridefinire la strategia degli incoraggiamenti agli investimenti nel settore", come spiega Rita Baldegger, portavoce del seco, il segretariato di stato per l'economia.
Rimodernare e ristrutturare
"Questa moratoria ci sorprende ma è necessaria", ribatte il presidente dell'associazione degli impianti di risalita. Secondo Louis Moix l'aiuto ad imprese che sono cronicamente indebitate a causa della mancanza di neve non si giustifica più.
"Ma, aggiunge, le piccole società che godono di buona salute e sono ben gestite potrebbero essere penalizzate ingiustamente dal provvedimento, soprattutto quelle che hanno solo bisogno di una spintarella per sopravvivere".
Per Peter Furger, consulente di mercato, le compagnie che gestiscono gli impianti di risalita devono assolutamente rimodernare e ristrutturare "per mantenersi al passo con i tempi".
Un anno fa Furger promosse la fusione di tre operatori di Zermatt, che hanno formato la più grande compagnia di funivie in Svizzera, che a metà dicembre ha inaugurato il "Matterhorn Express", una cabina per otto persone ad alta velocità.
L'esempio di Zermatt
Il Matterhorn Express porta i turisti da Zermatt alla vetta del Cervino in soli 12 minuti. Lo stesso viaggio durava un anno fa un'ora o più, perché era diviso in due tronconi e le attese per le vecchie cabine erano lunghe.
La fusione di Zermatt ha creato una compagnia con un fatturato annuale di 50 milioni di franchi. In contrasto, l'85% delle quasi 600 compagnie di impianti di risalita svizzere ha un fatturato annuo inferiore a 2 milioni.
Furger, che è direttamente coinvolto nei progetti di ristrutturazione in altre stazioni di prestigio come Gstaad, Crans-Montana e Leukerbad, ha l'appoggio dell'associazione degli impianti di risalita e delle autorità federali.
Grande non è sempre bello
Ma non tutti credono che il gigantismo sia la risposta giusta per ogni stazione. Hans Trachsel, agricoltore che gestisce una piccola impresa di impianti a Elsigenalp, vicino ad Adelboden, nell'Oberland bernese, fa un confronto interessante.
"Guardate il crollo delle grandi compagnie, come Swissair o Swiss Dairy Food... le compagnie più piccole possono benissimo sopravvivere accanto alle grosse".
Elsigenalp è una stazione modesta rispetto a Zermatt, ma ha approfittato del fatto di essere abbastanza in alto, tra i 1.800 e i 2.300 metri, per diventare una meta amata dagli sciatori locali e da piccoli gruppi di tedeschi e olandesi.
La lealtà mostrata ad Elsigenalp permette alla stazione di fatturare annualmente 2,6 milioni di franchi, con una disponibilità finanziaria di mezzi utilizzabili pari al 34%. Hans Trachsel esclude perciò al momento una fusione con la grande stazione di Adelboden.
Fusioni e IVA
In materia di fusioni, le stazioni vodesi sono le più all'avanguardia, mentre il Vallese, che detiene da solo il 29% di società di impianti di risalita, è in ritardo.
In futuro c'è da aspettarsi che le fusioni e i partenariati saranno quasi obbligatori per molti. Il presidente dell'associazione società di impianti di risalita, Luois Moix si spinge fino all'idea di una sola compagnia per stazione.
Ma per Jacques Nantermod, direttore di Télé-Morgin, che collabora già da tempo con le stazioni francesi limitrofe, il governo potrebbe venire in aiuto alle stazioni elvetiche anche in un altro modo: "abbassando l'IVA, come ha fatto il governo francese."
swissinfo, Dale Bechtel/ Jean-Louis Thomas
(traduzione e adattamento: swissinfo, Raffaella Rossello)
Fatti e cifre
In Svizzera ci sono 586 compagnie di impianti di risalita.
Giro d'affari totale nel 2001: 825 milioni di franchi.
Solo un terzo di esse è finanziariamente solido.