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In un rapporto al parlamento, pubblicato venerdì, il Consiglio federale ribadisce la sua volontà di impegnarsi a livello internazionale per lottare contro la pena capitale e la tortura. La pena di morte è stata abolita in Svizzera nel 1992.
Per il governo, la lotta contro la pena capitale è da considerare parte integrante della politica svizzera in favore dei diritti della persona. Lo è in
«modo particolare dall'abolizione totale della pena di morte nel
nostro paese, nel 1992», si legge nel rapporto redatto in risposta
a un postulato della consigliera nazionale Barbara Haering (PS/ZH).
Il diritto internazionale - ricorda il governo - non vieta l'applicazione della pena di morte, ma la sottopone semplicemente a precise condizioni. Questa situazione non ne facilita l'abolizione. In questo campo, la Svizzera partecipa agli sforzi multilaterali.
Per essere in linea con la propria politica estera i passi compiuti dal nostro paese - sottolinea il rapporto - devono tuttavia rispondere a considerazioni essenzialmente umanitarie e non devono essere sfruttati a fini politici.
In quest'ordine di idee, «per motivi d'efficacia», la Svizzera preferisce generalmente intervenire presso gli Stati interessati seguendo la via diplomatica, in modo discreto. Tuttavia, in certi casi particolarmente gravi, il Consiglio federale ricorre anche a dichiarazioni pubbliche.
La Svizzera lotta contro la pena di morte anche nel settore dell'estradizione. La legge obbliga il nostro paese a negare l'estradizione di una persona verso uno Stato in cui rischia la pena capitale.
Da un punto di vista legale, la lotta contro la tortura è invece più facile, poiché il diritto usuale la vieta in ogni momento. In realtà, però, tale lotta si rivela ancora più difficile da mettere in pratica rispetto alla battaglia contro la pena di morte, sottolinea ancora il Consiglio federale. Anche in questo campo la Svizzera è impegnata su tutti i fronti.
swissinfo e agenzie
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