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La storia e l’applicazione di una semplice ma efficace metodologia per leggere i grafici di prezzo
Ed Seykota, noto trader americano, sottolineò nel corso di uno dei seminari organizzati dallo psicologo per trader Van Tharp, che per imparare il giusto modo di operare in borsa si deve andare in spiaggia e guardare le onde (1).
“Noterete che le onde lambiranno la spiaggia per poi girarsi e tornare al mare. Se iniziate a muovere le mani in ritmo con il movimento delle onde, muovendole verso di voi quando l’onda si avvicina a riva e allontanandole da voi quando l’onda si ritira, dopo un po’ di tempo noterete che entrerete in armonia con il moto ondoso”.
"Quando raggiungerete questo stato di sintonia con il flusso del mare, avrete imparato cosa è necessario per diventare un trader. E noterete che la cosa più importante per entrare in armonia con le onde, è conoscere quando l’onda ha finito il suo movimento”.
Questa metafora porta alla consapevolezza che è molto importante essere in sintonia con le curve di prezzo di mercato, al fine di riuscire a cogliere i punti di svolta più importanti presenti nei grafici. Ma è anche un richiamo al fatto che le curve di prezzo, hanno dei comportamenti ripetitivi che creano delle forme che l’occhio umano è in grado di identificare. In un prossimo articolo verrà approfondita la ragione del perché è presente questo comportamento ripetitivo delle curve di prezzo e quindi di come si forma il cosiddetto “pattern”. Oggi invece siamo interessati capire il discorso delle forme.
Che le curve di prezzo formino nel loro andamento delle onde, è un fenomeno che è stato studiato fin dai primi del 1900. Charles Dow, giornalista economico del Wall Street Journal, e successivamente William P. Hamilton e Robert Rhea, che ripresero il lavoro di Dow e riorganizzarono i suoi concetti strutturando la cosiddetta Teoria di Dow, hanno contribuito in maniera sostanziale a questo argomento, per capire quando una tendenza di un mercato (rialzista, ribassista o laterale), potesse essere considerata terminata. Dow, in un suo articolo pubblicato sul Wall Street Journal nel gennaio del 1901 (2), scriveva:
“una persona che guarda l’incedere di una marea e che desidera conoscere il punto estremo di questa, pianta un bastone nella sabbia nei punti raggiunti dalle onde in arrivo, fino a quando il bastone raggiunge una posizione dove le onde non arrivano fino a esso, e infine recedono in maniera sufficiente a dimostrare che la marea si è trasformata. Questo è un buon metodo per guardare e determinare i flussi di marea del mercato azionario.”
Non voglio entrare nel merito e nel dettaglio della Teoria di Dow, ma semplicemente richiamare alcuni concetti che ci permetteranno di capire quando c’è una probabile inversione in una curva di prezzo su un grafico. Commentiamo l’immagine seguente con quanto abbiamo appreso:
Pensiamo ad una mercato rialzista: noteremo che il prezzo non si muove linearmente, ma forma un massimo, e poi si ritira, come se fosse un’onda, e poi riparte per formare un nuovo massimo superiore al precedente. In gergo tecnico, abbiamo una trend rialzista quando è presente una sequenza di nuovi massimi (a) e nuovi minimi (b) crescenti. Il movimento che “l’onda” di prezzo esegue prima formare un nuovo massimo si chiama ritracciamento (c), che evidenziamo solo una volta nel grafico. In genere il ritracciamento è di un terzo o metà dell’altezza dell’onda, raramente dell’intera lunghezza.
Se uniamo con un retta tutti i minimi rialzisti, avremo una trendline rialzista di supporto (d), che identifica la continuità del rialzo del mercato.
Quando avremo una inversione della tendenza? Commentiamo la parte destra del grafico:
Nel momento in cui i nostri prezzi non riusciranno più a superare il “bastone piantato nella sabbia”, cioè quando non riusciranno a superare l’ultimo massimo (A), romperanno la trendline rialzista (B), formeranno un minimo (C) ed un massimo (D) decrescenti.
Per quanto semplicistica sia questa realtà, ci dà comunque un’idea di quello che succede sul mercato. Vediamo in pratica con una vera curva di mercato se funziona, prendendo lo Swiss Market Index nel periodo 2004-2008:
Per semplicità le frecce non indicano tutti i massimi ed i minimi crescenti, ma come potete ben osservare lo schema reale è molto simile a quello teorico.
Queste nuove nozioni che abbiamo imparato non sono sufficienti a fare un buon trading, in quanto le regole della teoria, se seguite dogmaticamente ci segnalano talvolta in ritardo quando il trend rialzista è finito, oppure ci sono delle situazione eccezionali (statisticamente poche), in cui i movimenti sono talmente ampi fra minimo e massimo che chi è investito subisce delle forti volatilità. Prendiamo ad esempio la curva dello Swiss Market Index degli ultimi anni, e vedremo che, malgrado il trend rialzista sia ancora in essere (siamo ancora in una situazione di massimi crescenti), l’ultimo minimo è stato decrescente e sotto la trendline rialzista.
Qui l’analisi tecnica ci aiuta con ulteriori strumenti per gestire al meglio le nostre posizioni, ma non è questa la sede per parlarne: quello che è utile per noi ora, è essere in grado di capire se la curva dei prezzi è in una situazione rialzista o meno. Nel caso di situazioni ribassiste, l’andamento sarà con massimi e minimi decrescenti come nel grafico seguente, e la trendline sarà da tracciare sopra i massimi decrescenti:
Anche qui ci accorgeremo del cambio di tendenza, quando la curva di prezzo comincerà a costruire una situazione di massimi e minimi crescenti. Una terza situazione, si ha quando i massimi e minimi sono tutti alla stessa altezza, una situazione di mercato “laterale”.
Personalmente, la prima cosa che guardo nell’analisi di un grafico di prezzo, è proprio la struttura delle “onde” all’interno della figura. Per quanto ci siano numerosi ed utili indicatori di analisi tecnica/quantitativa e la teoria aiuti con numerose e complesse argomentazioni derivate da decenni di pratica e studi accademici, ritengo che un’impostazione con questo approccio sia la più costruttiva per capire velocemente cosa sta realmente accadendo nel mercato. La Teoria di Dow è stato molto criticata dai primi accademici (per esempio Cowles (3)), ma i successivi studi empirici, praticati sempre da accademici (Goetzamnn e Kumar (4)), hanno dimostrato che l’abilità della Teoria risiede nella sua innata capacità di prevedere le svolte di mercato rialziste a ribassiste. Ulteriori studi da parte di Elliott ed attualmente Prechter (5), hanno contribuito poi a creare una versione più approfondita ed originale sul movimento delle “onde” di mercato partendo dalla Teoria di Dow.
Per noi investitori, in pratica, l’utilizzo di queste nozioni ci serve per evitare di entrare proprio su un massimo di mercato, oppure valutare, dopo essere stati diverso tempo investiti in un mercato rialzista, quando è il caso di alleggerire la posizione se cominciamo a notare sui grafici delle avvisaglie di una inversione di tendenza. O anche per cominciare ad entrare in un mercato quando, dopo un lungo trend ribassista, notiamo le prime costruzioni di massimi e minimi crescenti.
(1) Van K. Tharp - Trade your way to financial freedom - Mc Graw Hill - 1999 - pag. 254;
(2) Charles Dow – Wall Street Journal – Review & Outlook – Watching the Tide – 31 gennaio 1901;
(3) Alfred Cowles - "Can Stock Market Forecasters Forecast?" - Econometrica – 1934;
(4) Goetzmann & Kumar –«The Dow Theory: William Peter Hamilton's track record reconsidered»- 1998;
(5) A. Frost & R. Prechter – Elliot wave principle – John Wiley & sons – 1998.
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