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SCIAFFUSA - L'uomo di 54 anni che nel luglio 2017 fece irruzione nella filiale di una cassa malattia a Sciaffusa, ferendo due dipendenti con una motosega, compare oggi in tribunale per cercare di ottenere una condanna più mite. Lo scorso settembre gli è stata imposta una misura terapeutica stazionaria.
Il suo legale aveva annunciato un ricorso in appello invocando la cosiddetta "legittima difesa putativa". In altre parole, il 54enne avrebbe erroneamente creduto che i dipendenti della compagnia di assicurazione volevano ucciderlo. E per questo andrebbe condannato soltanto per lesioni personali.
In prima istanza l'uomo è stato riconosciuto colpevole di tentato omicidio intenzionale plurimo e in considerazione della sua non imputabilità il tribunale ha proposto la misura prevista dell'articolo 59 del Codice penale, il cosiddetto "piccolo internamento".
Ciò significa che l'imputato rimarrà nel reparto di psichiatria forense della clinica Rheinau (ZH), dove si trova da più di due anni, e che la sua situazione dovrà essere riesaminata ogni cinque anni. La perizia psichiatrica ha infatti stabilito che soffre di una grave schizofrenia allucinatoria paranoica e che senza una terapia esiste un forte rischio di recidiva.
La vicenda approdata oggi al processo d'appello aveva fatto molto scalpore: il 24 luglio 2017 l'uomo, un cittadino svizzero senza fissa dimora e con precedenti penali per possesso illegale d'armi, entrò nella filiale della CSS, di cui era cliente, e ferì con la motosega due dipendenti, uno dei quali in modo grave.
Due clienti della cassa malattia subirono uno choc e una terza persona riportò lesioni durante l'intervento degli agenti antisommossa. Il 54enne fu arrestato il giorno successivo a Thalwil (ZH), a circa 60 chilometri di distanza. In una borsa aveva due pistole-balestra e bacchette di legno appuntite.
L'uomo riceveva da tempo una rendita di invalidità. Il fattore scatenante dell'attacco nella filiale della cassa malattia fu il mancato versamento di prestazioni per un incidente d'auto, risalente al 1999, per il quale aveva chiesto alla CSS un risarcimento milionario. Dal 2016 l'uomo viveva in un bosco del canton Zurigo, vicino al confine sciaffusano, all'interno di un furgone.