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Il Tribunale federale ha respinto il ricorso di un uomo che sosteneva di essere discriminato rispetto alle economie domestiche composte da più persone
L’attuale sistema di riscossione del canone radiotelevisivo, una tassa per nucleo familiare, non discrimina le persone che vivono da sole. Lo ha deciso il Tribunale federale (TF) respingendo un ricorso. Secondo il ricorrente, la tassa radio-tv è contraria alla Costituzione federale e alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU). L’uomo si sentiva penalizzato in quanto unico componente di un nucleo familiare, rispetto alle economie domestiche composte da più persone.
In una sentenza pubblicata oggi, il TF conferma le decisioni prese in precedenza dal Tribunale amministrativo federale e dell’Ufficio federale delle comunicazioni. La riscossione del canone per nucleo familiare, ricorda Mon Repos, è esplicitamente prevista dalla legge sulla radiotelevisione. Questo modello è stato volutamente scelto dal legislatore in nome dell’uniformità e della proporzionalità amministrativa. Orbene, la legge e la volontà del legislatore sono chiare e vincolano il Tribunale federale, sottolineano i giudici. Il modello di riscossione, inoltre, non viola la libertà di opinione e di informazione garantita dalla CEDU. Tanto più che l’importo annuo del canone non è eccessivo, conclude la seconda Corte di diritto pubblico del TF.