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Bassi livelli di vitamina D possono far aumentare il rischio di diabete di tipo 2 e di malattie cardiovascolari, e questo avviene, secondo i ricercatori della Washington University di Saint Louis (in Missouri, Stati Uniti), per una serie di conseguenze che si "riverberano" sul sistema immunitario. In particolare, la carenza di vitamina D modifica, secondo gli studiosi americani, il funzionamento di alcuni tipi di cellule importanti del nostro apparato difensivo, i monociti e i macrofagi, innescando una serie di infiammazioni lungo le pareti interne dei vasi sanguigni, che a loro volta facilitano l’accumulo delle placche aterosclerotiche. E questa circostanza accresce la resistenza all’insulina, primo passo verso il diabete di tipo 2.
I ricercatori della Washington University sono arrivati a questa conclusione studiando animali da laboratorio con il codice genetico modificato, in modo tale da non produrre più una proteina che invece è essenziale per consentire ai monociti e ai macrofagi, appunto, di legarsi alla vitamina D. Senza poter utilizzare questa molecola, i topi hanno mostrato un forte aumento delle infiammazioni dei vasi sanguigni e il contemporaneo incremento delle placche.
Come riferisce la rivista Cell Reports, la vitamina D sembra quindi esercitare un ruolo decisivo nel coadiuvare i monociti e i macrofagi a tenere le arterie pulite e l’infiammazione nella norma. Nei soggetti a rischio sarebbe quindi importante verificare sempre la concentrazione di vitamina D e, in caso di carenza accertata, consigliarne l’assunzione. Questa vitamina si trova, soprattutto, in pesci come il salmone, le aringhe, il tonno, il pesce spada o le trote, e nell’olio di fegato di merluzzo e nelle uova.
A.B.
Data ultimo aggiornamento: 25 marzo 2015