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Si calcola che circa un cittadino europeo su due abbia un nodulo tiroideo. Tra questi, una percentuale molto ridotta (1-2%) ha una natura maligna e, dunque, i noduli tiroidei sono quasi sempre benigni. Al momento della scoperta di un nodulo tiroideo - spesso del tutto casuale, in corso di esami eseguiti per altri motivi - è importante identificare tempestivamente i rari casi di nodulo tumorale utilizzando esami d'immagine come l'ecografia e la scintigrafia e, in casi selezionati, l'agoaspirato.
I noduli scintigraficamente "caldi" e quelli ecograficamente non sospetti non necessitano di ulteriori accertamenti (per esempio l'agoaspirato) e saranno trattati solo in caso di compressione sulle strutture del collo con difficoltà nella respirazione (dispnea) e/o nella deglutizione (disfagia). In questi casi la chirurgia rimane il trattamento di scelta anche se, recentemente, sono state introdotte tecniche non-invasive di termoablazione mediante radiofrequenze [RFA] che ottengono buoni risultati in pazienti selezionati (nodulo singolo, diametro inferiore a 4 cm). Un caso particolare è rappresentato dai noduli cistici contenenti materiale liquido o fluido (colloide, sangue): in questo caso è possibile evitare l'intervento chirurgico "svuotando" la cisti con un ago sottile ed iniettando nella cavità dell'alcol che determinerà il "riassorbimento" della stessa. I noduli scintigraficamente "freddi" ed ecograficamente sospetti necessitano invece di agoaspirato: se citologicamente benigni saranno gestiti come sopra descritto mentre, in caso di malignità, entreranno nel percorso multidisciplinare per il trattamento dei tumori della tiroide.
Tumori della tiroide
La maggior parte dei tumori tiroidei sono scarsamente aggressivi (carcinomi tiroidei differenziati) e con un adeguato trattamento si ottiene la loro guarigione definitiva in oltre il 90-95% dei casi. Nei carcinomi di diametro inferiore a 10 mm e senza caratteristiche di rischio è oggi possibile evitare trattamenti ed eseguire una sorveglianza attiva con un periodico controllo ecografico. Negli altri casi è necessaria la chirurgia per l'asportazione della tiroide (o in alcuni casi di un solo lobo della ghiandola) e, in casi selezionati, dei linfonodi del collo. Successivamente all'intervento può essere somministrato Iodio-131 (terapia radiometabolica) per "bruciare" il tessuto tiroideo residuo (terapia ablativa), per prevenire le recidive (terapia adiuvante) o per trattare la malattia residua (recidive locali e metastasi). In altri casi, fortunatamente più rari (carcinomi poco differenziati e anaplastici, carcinoma midollare) i tumori sono maggiormente aggressivi e non diventano resistenti allo Iodio-131: in questi casi è necessario un trattamento integrato (chirurgia, radioterapia esterna, trattamenti di radiologia interventistica e/o terapie oncologiche con farmaci a bersaglio molecolare denominati Inibitori delle Tirosino-Kinasi).
Carcinoma tiroideo differenziato: terapia radiometabolica (a sinistra) e scintigrafia di controllo dopo 6 mesi (a destra): completa remissione della malattia