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La dogana svizzera è stata spesso confrontata con situazioni straordinarie, ma ci sono due momenti che ne hanno segnato la storia in modo eccezionale: la pandemia di coronavirus e la seconda guerra mondiale. Proprio quest'ultimo periodo è al centro della nuova mostra presentata dal Museo delle dogane dell’Amministrazione federale delle dogane (AFD), situato alle Cantine di Gandria.
Per 20 chili di riso o caffè si poteva morire. Ben lo sapevano i contrabbandieri il cui coraggio e prestanza fisica nulla potevano il giorno in cui venivano acchiappati. La ramina doveva essere superata a ogni costo, con il prezioso carico da portare da una parte o dall'altra del confine, da sempre teatro di tragedie e storie a lieto fine.
A cavallo della frontiera sono anche nate storie divenute poi leggendarie. Per esempio la creazione di un sommergibile per sfuggire ai finanzieri italiani, nonché la figura di Clemente Malacrida, un carismatico e inafferrabile contrabbandiere capace di guidare una colonna di oltre cento spalloni. Morto in circostanze misteriose nel 1936, il finanziere italiano che per anni lo aveva braccato gli dedicò un libro.
Inversione di paradigma durante la guerra
Poco più tardi, durante il conflitto armato, tutto si sconvolse: l'economia di guerra svizzera razionò i beni e i contrabbandieri dovettero terminare la loro attività. Tuttavia con l'occupazione tedesca del nord Italia l'inflazione oltre confine galoppava, spingendo gli italiani a vendere tutto ciò che trovavano per poi cambiare i franchi svizzeri al mercato nero della valuta.
Non di secondaria importanza, la questione umanitaria è anche al centro dell'esposizione concepita dallo storico Adriano Bazzocco. Durante il conflitto armato pure alla sede dell'attuale museo si presentarono migliaia di ebrei in fuga: alcuni furono respinti, altri accettati. Nel corso della storia, la ramina ogni tanto si è insomma squarciata, per lasciare passare persone disperate e individui di grande umanità.