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di Abel Prieto
Fonte:
Traduzione: GFJ
CROLLO O “DESMERENGAMIENTO”?
Quando parliamo delle cause del crollo del cosiddetto “socialismo reale” nell’URSS e nei Paesi del blocco sovietico, facciamo spesso riferimento ai tradimenti che si produssero ai vertici di quei partiti, alla corruzione, alla retorica soffocante, all’accomodamento, alla burocratizzazione, alla mancanza di una comunicazione efficace tra leader e dirigenti, all’approccio ultraconservatore nei confronti dell’urgenza di applicare tecnologie avanzate (persino la sociologia, una scienza vitale, è stata squalificata come borghese) e i gravissimi errori commessi nel campo dell’economia e molti altri. Non dimentichiamo, tuttavia, i piani di influenza sovversiva dei servizi speciali degli Stati Uniti e di altre potenze occidentali. Si è invece data troppo poca importanza alla dimensione culturale di quel tragico e poco glorioso crollo.
Il “socialismo reale” è stato sconfitto nella guerra culturale, simbolica e comunicativa. Una sconfitta che fu decisiva per la sua liquidazione.
Fidel Castro, che sapeva analizzare le storture di quel socialismo come pochi altri, lo capì molto chiaramente; coniò persino un termine molto originale per descrivere ciò che era accaduto, uno strano termine cubano che non compare nei dizionari specializzati: “desmerengar”, un termine che deriva da merengue, un dolce fatto con zucchero e albume d’uovo sbattuto, qualcosa di incoerente, senza strutture portanti o fondamenta solide. Il “desmerengamiento” del socialismo reale verrebbe a significare una caduta morbida e poco eroica, sotto il suo stesso peso, di un gigante dai piedi d’argilla o di meringa. Solo le strutture solide crollano. Ciò che è debole, incoerente, invece si “desmerenga”.
Fidel Castro e Abel Prieto