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Secondo la risoluzione questa «missione multinazionale di sostegno alla sicurezza viene creata per un periodo iniziale di dodici mesi»
PORT-AU-PRINCE - Il Consiglio di Sicurezza dell'Onu ha approvato la creazione di una forza internazionale ad Haiti a sostegno della polizia sopraffatta dalla violenza delle bande, una missione non delle Nazioni Unite, fortemente richiesta da Port-au-Prince.
Secondo la risoluzione (che ha ottenuto 13 si e due astensioni, Russia e Cina), questa «missione multinazionale di sostegno alla sicurezza viene creata per un periodo iniziale di dodici mesi», con una rivalutazione dopo 9 mesi. A luglio il Kenya ha detto di essere pronto a guidare la forza e a schierare 1'000 unità nel paese.
L'obiettivo della missione è «fornire supporto operativo alla polizia haitiana» nella lotta contro le bande criminali, aiutare a proteggere scuole, porti, ospedali e aeroporti e «migliorare le condizioni di sicurezza ad Haiti», si legge nella risoluzione.
Inoltre la missione, in cooperazione con le autorità haitiane, potrebbe cercare di «prevenire la perdita di vite umane, adottare misure di emergenza temporanee e proporzionate in via eccezionale», in particolare mediante arresti, nel rispetto del diritto internazionale. Il testo non specifica la dimensione della missione.
In un rapporto pubblicato pochi giorni fa, il segretario generale dell'Onu Antonio Guterres ha sottolineato che la crisi ad Haiti è peggiorata nell'ultimo anno, con le bande divenute «più numerose e meglio armate».
Membri dell'ultima missione dell'Onu ad Haiti (Minustah), presente dal 2004 al 2017, hanno portato il colera sull'isola, provocando un'epidemia che ha causato più di 10'000 morti, e questo episodio spiega in parte perché la futura forza non sarà creata sotto la bandiera dell'Onu.
La decisione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di dare il via libera a una forza multinazionale rappresenta «un barlume di speranza» per un'isola devastata dalla violenza, ha detto il ministro degli esteri della nazione caraibica Jean Victor Geneus sottolineando che il voto è «un'espressione di solidarietà con le persone in difficoltà».
«È un barlume di speranza per le persone che da troppo tempo soffrono le conseguenze di una difficile situazione politica, socioeconomica, di sicurezza e umanitaria», ha aggiunto.