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Eroe leggendario dei Miti di fondazione, le cui gesta sono narrate per la prima volta nel Libro bianco di Sarnen (un cartulario del 1470) e nel Tellenlied (ca. 1477). La storia di Tell venne ripresa dalle cronache di Melchior Russ, Petermann Etterlin (stampata per la prima volta nel 1507) e Heinrich Brennwald e fu quindi conosciuta nelle cerchie erudite. La versione prevalente per vari sec. si deve ad Aegidius Tschudi, che ambientò gli eventi nel 1307 e li collocò, quale importante elemento dei miti di fondazione, tra il giuramento del Grütli e la distruzione delle rocche. Il Chronicon Helveticum di Tschudi fu però pubblicato solo nel 1734-36. Fino a XVIII sec. inoltrato la narrazione di Tschudi raggiunse un vasto pubblico soprattutto tramite l'opera De Republica Helvetiorum libri duo di Josias Simler, pubblicata per la prima volta nel 1576 e riedita più volte.
Nel XVI sec. la storia di Tell non era conosciuta solamente negli ambienti eruditi, come testimoniano raffigurazioni di svariati tipi e monumenti commemorativi in spazi pubblici. La cappella di Tell tra Sisikon e Flüelen sul lago dei Quattro cant., eretta in memoria del salto di Tell dalla barca di Gessler, è già menz. all'inizio del XVI sec. Nel 1582 un'altra cappella in suo onore venne costruita a Bürglen (UR), suo presunto luogo di residenza; quella nei pressi della Via cava risale al 1638. Il primo monumento ad Altdorf (UR) è del 1583. La diffusione della storia di Tell fu favorita dagli spettacoli di teatro popolare allestiti nella Svizzera centrale. La prima di queste pièce, che si inseriscono nella tradizione delle commedie carnascialesche, è considerata l'Urner Tellenspiel, attestata attorno al 1512 e stampata in almeno 12 edizioni fino a XVIII sec. inoltrato. Molti fogli volanti facevano riferimento a Tell, ormai considerato il fondatore della libertà conf. Nel XVII sec. la sua figura passò in secondo piano, da un lato perché durante i conflitti confessionali i racconti leggendari sulle origini della Conf. persero parte della loro forza, e dall'altro perché i sudditi in rivolta contro le autorità si richiamarono a Tell e ai miti di fondazione della Svizzera centrale, come in occasione della guerra dei contadini del 1653 (Tre Tell). Nella seconda metà del XVII sec., l'evocazione del personaggio nel dibattito politico si limitò, con poche eccezioni, alla Svizzera centrale catt.
I primi illuministi si rapportarono alla figura di Tell in maniera ambivalente: da un lato, il nuovo patriottismo emergente non poteva fare a meno dei miti di fondazione e della storia di Tell, dall'altro nelle cerchie erudite i dubbi sulla storicità del personaggio - in parte espressi già nel XVI-XVII sec. - si facevano sempre più forti. Non pochi consideravano poi l'uccisione del tiranno un episodio inappropriato nella storia delle origini della Conf. Ciononostante lo scritto Der Wilhelm Tell: ein dänisches Mährgen, pubblicato nel 1760 in forma anonima da Uriel Freudenberger e Gottlieb Emanuel von Haller, in cui si sosteneva che la storia di Tell era stata ripresa dalle saghe nordiche, suscitò uno scandalo, poiché un simile punto di vista risultava inaccettabile perlomeno per l'opinione pubblica più vasta. Alla fine del XVIII sec. le opere di Johann Kaspar Lavater e Johannes von Müller suscitarono un rinnovato entusiasmo attorno al personaggio. Le soc. patriottiche, e in particolare la Soc. elvetica, promossero un vero e proprio culto di Tell, oggetto di una vastissima produzione iconografica, di cui non sottolinearono tanto il ruolo di tirannicida quanto quello di padre dotato di spirito di sacrificio e di cittadino virtuoso.
In seguito le discussioni sulla figura di Tell proseguirono su due piani distinti. Il dibattito sulla storicità del personaggio rimase circoscritto agli studiosi, che dubitavano sempre più che Tell fosse realmente esistito, poiché la sua vicenda non si conciliava con le fonti sulle origini della Conf. disponibili. Al più tardi dopo il 1845, con gli studi di Joseph Eutych Kopp, che contrariamente a von Müller si basò su fonti scritte e di conseguenza negò la storicità degli elementi popolari dei miti di fondazione quali Tell e il giuramento del Grütli, tale questione divenne ineludibile.
Parallelamente, e indipendentemente dalla questione della sua reale esistenza, assurse a eroe della libertà non solo in Svizzera, ma anche delle Rivoluzioni americana e franc. L'entusiasmo nei confronti di Tell, esaltato come campione della lotta per i diritti umani e simbolo universale della battaglia per l'indipendenza, raggiunse un primo apice all'inizio della Rivoluzione franc. Anche la Repubblica elvetica (1798-1803) si richiamò ampiamente alla sua figura: nel 1798 il generale Guillaume Brune denominò ad esempio Tellgovia una delle tre repubbliche in cui avrebbe voluto suddividere la Conf.
Nessuno influenzò così profondamente la percezione del personaggio nel XIX-XX sec. come Friedrich Schiller con il suo dramma Guglielmo Tell (1804). Schiller, che si basò su Tschudi e von Müller, unì la storia della liberazione al mito del popolo di montanari virtuoso e integro, in grado di opporsi agli intrighi di una civiltà decadente. Questa visione raccolse consensi entusiastici in Svizzera. L'eroe cosmopolita degli anni della Rivoluzione cedette ora il passo a una figura indissolubilmente legata al mito nazionale delle Alpi. L'opera schilleriana riscosse un grande successo e si impose come vero e proprio spettacolo nazionale. Scene tratte dalla pièce entrarono presto nel repertorio delle filodrammatiche. Dal 1899 risp. dal 1912 ad Altdorf e Interlaken si svolgono regolarmente rappresentazioni del Guglielmo Tell. Il dramma schilleriano divenne in seguito un metro di paragone per ogni declinazione letteraria o artistica della storia di Tell.
Accanto all'allegoria astratta dell'Helvetia, nello Stato fed. la figura di Tell personificava la Svizzera, la sua volontà di difesa e le sue virtù civiche. A questi ideali si richiamarono i monumenti dedicati a Tell a Lugano (Vincenzo Vela, 1856), Altdorf (Richard Kissling, 1895) e davanti al Tribunale fed. a Losanna (Antonin Mercié, 1902). Quale simbolo del cittadino onesto in lotta contro l'arroganza del potere, Tell divenne anche un soggetto ricorrente di caricature e della polemica e propaganda politica di tutti gli orientamenti. La decisione, presa nel 1891, di celebrare la Festa nazionale il primo agosto va interpretata come una scelta in favore della storia tramandata nelle fonti. Di conseguenza la lotta di liberazione passò in secondo piano; il Grütli, Tell e la distruzione delle rocche vennero ormai ufficialmente considerati racconti leggendari. Nel quadro della Difesa spirituale, i miti di fondazione tornarono in auge fino agli anni 1960-70. I tentativi di inserirli nel contesto del Patto fed. del 1291 e di attribuire un "fondo di verità storica" alle gesta di Tell non risultarono tuttavia convincenti. Per le corse autopostali sulle strade di montagna, nel 1924 le PTT introdussero un clacson a tre suoni, il cui motivo fu ripreso dall'ouverture all'opera Guglielmo Tell di Gioacchino Rossini. In allusione a Tell, nel 1931 venne introdotta la balestra quale Marchio d'origine svizzero. A Bürglen nel 1966 venne fondato il Museo Tell. Dall'ultimo terzo del XX sec. il personaggio ha perso di importanza, vista la consapevolezza ormai generalizzata che si tratta di una figura leggendaria.
Bibliografia
– R. Labhardt, Wilhelm Tell als Patriot und Revolutionär 1700-1800, 1947
– L. Stunzi, Tell, 1973
– B. Stettler, «Tschudis Bild von der Befreiung der drei Waldstätten und dessen Platz in der schweizerischen Historiographie», in QSG, n.s., VII/3, 1980, 9-192
– U. Windisch, F. Cornu, Tell au quotidien, 1988
– J.-F. Bergier, Guglielmo Tell, 1991 (franc. 1988)
– G. P. Marchal, Schweizer Gebrauchsgeschichte, 2006, 255-303
– Gfr., 160, 2007 (fasc. tematico sull'"invenzione" di Guglielmo Tell)
– J.-D. Morerod, A. Näf, Guillaume Tell et la libération des Suisses, 2010
Autrice/Autore: François de Capitani / mku