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L’arsenale legislativo per restituire le fortune illecite dei dittatori depositate nelle banche elvetiche si è rinforzato ancora quest’anno. Ma le procedure rimangono comunque lunghe, indica Roberto Balzaretti, il nuovo responsabile del diritto internazionale pubblico al ministero degli affari esteri svizzero.
Durante gli ultimi 30 anni, la Svizzera ha restituito quasi 2 miliardi di franchi frutto di appropriazione indebita effettuata da “persone politicamente esposte” (PPE), depositati nelle sue banche.
“È molto di più di quanto abbiano fatto gli altri centri finanziari finora”, dice Roberto Balzaretti, il nuovo responsabile del diritto internazionale pubblico presso il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE).
Dopo il caso di Marcos (Filippine) nel 1986, la lista dei fondi illeciti dei potentati sequestrati negli istituti bancari svizzeri per poi essere restituiti ai rispettivi paesi è cresciuta in maniera costante fino a includere Montesinos (Perù), Mobutu (ex-Zaire), Dos Santos (Angola), Abacha (Nigeria), Salinas (Messico), Duvalier (Haiti), Ben Ali (Tunisia) e Mubarak (Egitto).
Diverse procedure sono attualmente in corso. Nel dicembre del 2015, il Tribunale amministrativo federale ha confermato il congelamento di 4,5 milioni di franchi depositati in una banca ginevrina da un ex ministro del dittatore deposto di Haiti, Jean-Claude “Baby Doc” Duvalier.
“Abbiamo un’idea relativamente chiara di ciò che Haiti vuole fare con questo denaro, il quale però non è stato ancora rimpatriato. Non perché non vogliamo restituirlo, ma a causa della difficile situazione politica ad Haiti”, spiega Balzaretti. “Ci sono stati diversi disastri naturali, elezioni, nuovi governi e presidenti. È piuttosto complicato. L’obiettivo della Svizzera è di raggiungere il prima possibile un accordo per trasferire questi soldi. Abbiamo bisogno di un quadro legale che ancora non esiste”.
Una nuova pagina
È in corso anche la restituzione di 321 milioni di franchi dirottati dalla famiglia dell’ex dittatore della Nigeria Sani Abacha e confiscati in Svizzera. Berna e Abuja hanno firmato una lettera di intenti su una rapida ed equa restituzione dei fondi.
“La situazione è simile a quella di Haiti, ma è in uno stadio più avanzato dato che abbiamo un accordo, una lettera di intenti sulle modalità di restituzione. Ma bisogna ancora trovare un’intesa sull’utilizzo di questi soldi e sulle misure di controllo che devono essere messe in atto”, dice l’ambasciatore svizzero.
Il governo ha anche congelato circa 570 milioni di dollari nel caso dell’Egitto, 60 milioni in quello tunisino e circa 70 in quello relativo all’Ucraina. I fondi della Tunisia rimarranno bloccati fino al 18 gennaio 2017, gli altri fino a febbraio. Il governo deciderà l’anno prossimo se proseguire il blocco. Secondo Balzaretti, è molto probabile.
“A parte ciò, in Svizzera c’è ancora forse una piccola quantità di denaro kazako e una parte dei fondi da restituire all’Angola ma, per quanto ne so, non ci sono altri casi”, aggiunge.
Balzaretti ritiene che si stia aprendo un nuovo capitolo. “I casi di cui abbiamo parlato stanno proseguendo da diversi anni. Molte delle procedure già concluse o quasi concluse riguardano un periodo terminato da tempo. Le leggi sono cambiate, in particolare quelle sul riciclaggio di denaro. In più, c’è la volontà politica di avere un sistema più pulito e trasparente”, dichiara.
In luglio la Svizzera ha introdotto una nuova legge per aiutare a requisire e rimpatriare beni illeciti depositati nelle sue banche da dittatori stranieri in casi che non seguono le classiche procedure di congelamento e restituzione. Ha l’obiettivo di aiutare la Svizzera e le sue banche a liberarsi dell’immagine di rifugio segreto per nascondere il denaro sporco.
La legge permette alle autorità elvetiche di requisire e restituire i fondi, anche in casi che non possono essere risolti attraverso le normali richieste internazionali di reciproca assistenza legale.
“Rovescia il fardello di fornire prove e obbliga il detentore del conto a dare garanzie sulla legittimità della provenienza dei soldi. La legge prevede un congelamento di fondi amministrativo, che è molto più flessibile. Ci permette anche di fornire supporto tecnico, ad esempio inviando esperti e avvocati nel paese interessato”, spiega Balzaretti.
Secondo lui, la nuova legge aiuta a dimostrare a livello internazionale che “la Svizzera non è un luogo dove nascondere impunemente dei soldi”.
Nonostante i “risultati impressionanti” e il nuovo arsenale legale, Balzaretti ammette che la lunghezza delle procedure – alcune delle quali hanno superato i 30 anni – è problematica.
“Abbiamo un quadro legale che dobbiamo rispettare e decisioni di tribunali da attendere. E ci possono volere anni”, dice. “Alcuni paesi pensano che una volta che i soldi sono bloccati, possiamo restituirli il giorno dopo, ma non è così. Con questo nuovo strumento legale sono convinto potremo essere più efficienti, precisi e veloci. Ma ci vorrà comunque tempo”.
Traduzione dall'ingelese, Zeno Zoccatelli, swissinfo.ch