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Il tribunale del lavoro di Bruxelles ha stabilito che non è necessario riclassificare come contratto di lavoro dipendente il rapporto tra i rider e Deliveroo (consegna di cibo a domicilio), dichiarando infondate le richieste del revisore del lavoro belga, dell’Ufficio nazionale di previdenza sociale (Onss), dei sindacati e di alcuni ex corrieri.
I giudici hanno ritenuto che i corrieri siano quindi lavoratori autonomi, rilevando in particolare l’assenza di un vincolo di subordinazione, benché l’attività svolta dai rider possa rientrare nel settore dei trasporti e della logistica che potrebbe essere oggetto di riqualificazione secondo le norme e i criteri nazionali. Nello specifico, il tribunale ha stabilito che i rider «non erano limitati nella libertà di organizzare il loro lavoro» o il loro orario di lavoro e non ha trovato «alcun elemento rivelatore dell’esercizio concreto del potere gerarchico» da parte della piattaforma.
Una sentenza che l’impresa ha accolto con favore, considerandola «conforme all’interpretazione giuridica che ha sempre proposto». «Questa è una buona notizia per i corrieri che apprezzano il lavoro flessibile che Deliveroo consente», ha affermato in una nota Rodolphe Van Nuffel, portavoce di Deliveroo Belgio.
Il pronunciamento arriva alla vigilia della presentazione da parte della Commissione europea di un pacchetto di misure a tutela dei lavoratori della cosiddetta gig economy, tra cui i corrieri. La normativa definirà una serie di criteri per stabilire quando una piattaforma può essere equiparata a un datore di lavoro.