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Prefazione di Nicola Arigoni
Formato 12.5 x 21 cm., 198 pagine
Sul piano dell'intreccio narrativo le opere qui presentate sono tutte di impronta autobiografica; come nella sua poesia Canonica prende spunto dalla vita per impostare le proprie fatiche letterarie. La voce del padre ricorda chiaramente la scomparsa del proprio genitore quand'era ancora bambino, La luce era in soffitta segue il solco della vicenda della madre vedova, I falò di Santa Brigida ritrae la comunità in cui l'autore ha trascorso l'infanzia in Svizzera tedesca. "Vita fedele alla vita" recita un verso di Mario Luzi: questo potè essere il motto del giovane narratore Canonica, allorché iniziò a scrivere questi primi romanzi e racconti (tra 1945 e 1954).
La lettura di queste prime prose di Canonica ci immerge in due mondi dell'autore distinti tra loro: da un lato la paterna Bidogno e i monti della Capriasca e dall'altro l'infanzia oltre Gottardo. La componente biografica e geografica è comunque diluita entro l'intreccio narrativo che si dipana nel corso dei tre testi, dal momento che la realtà funge unicamente da detonatore e da sfondo alle vicende raccontate, lasciando spazio alla creazione artistica e alla vita interiore trasposta sulla pagina.