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Il mondo è vasto. Le biblioteche ancora di più. Occorre trovare una guida: dopo Socrate, Cartesio e Feyerabend, è il turno di Imre Lakatos.
Imre Lakatos nacque in Ungheria il 9 novembre 1922. Nella sua vita conobbe sia il regime fascista ungherese, l’occupazione nazismo (sua madre morì ad Auschwitz) e il regime comunista (dal 1950 al 1953 è prigioniero nei campi di internamento staliniani).
Nel 1973, durante una sua lezione alla London School of Economics (pubblicata in I. Lakatos, P. K. Feyerabend; Sull’orlo della scienza; Cortina Editore, Milano, 1995; p. 95-96), così ricorderà quel periodo:
Ho vissuto fino a ventidue anni nell’Ungheria fascista. […] Il regime faceva molta attenzione a che le idee socialmente pericolose fossero tenute sotto controllo. […] Qualsiasi cosa avesse a che fare con Marx o Lenin, compreso un mensile del Partito comunista, poteva essere pubblicato soltanto a due condizioni. La prima era che non fosse stampato in più di duemila copie. […]L’altra condizione era che non si poteva distribuire queste opere sovversive fra i contadini, ma solo fra gli operai, che si trovavano quindi in una posizione privilegiata.
[…] Nell’Ungheria comunista invece, se volevo leggere la stampa europea borghese di “destra”, per esempio il Guardian, bastava che andassi – e in quel periodo potevo farlo grazia alla mia posizione di alto funzionario – alla biblioteca privata del Comitato centrale del Partito comunista. Nella mia stessa posizione privilegiata vi era circa altre duecento persone.
La conclusione che ne trae Lakatos è estremamente interessante:
Ebbene, grazie a questi numeri si può confrontare il grado di libertà dei due regimi.
Sotto i fascisti erano in duemila a poter leggere le opere sovversive, sotto i comunisti duecento: il che, a mio parere, significa che il regime semifascista [ungherese] era dieci volte migliore del [regime comunista].
Il metodo di valutazione quantitativo è forse un po’ rozzo e limitativo, tuttavia è indubbiamente efficace.
Lakatos propose un sistema simile per la valutazione delle teorie scientifiche: la metodologia dei programmi di ricerca.
Il problema di partenza di Lakatos, e in generale di tutta la filosofia della scienza, è separare il grano dal loglio, le teorie scientifiche da quelle non scientifiche. In poche parole, decidere quali libri leggere e quali bruciare: la biblioteca di Babele.
Secondo Lakatos, le teorie scientifiche che appartengono a medesimo programma di ricerca condividono un insieme di principi, chiamato nucleo, ai quali non intendono rinunciare e che tenderanno a proteggere da eventuali confutazioni o falsificazioni, andando a toccare aspetti secondari delle teorie.
Contrariamente al falsificazionismo di Popper, per Lakatos è giusto tentare di salvare una teoria scientifica dalle evidenze contrarie: le cosiddette anomalie sono da considerarsi normali. Come distinguere allora i programmi di ricerca buoni da quelli cattivi, dal momento che entrambi si ritroveranno a convivere con eccezioni e confutazioni?
Per risolvere questo problema Lakatos introduce la distinzione tra programma di ricerca progressivo e degenerativo: un programma di ricerca che cresce ed è in grado di scoprire nuovi fatti è progressivo mentre un programma che sviluppa continuamente ipotesi protettive e non descrive nuovi fatti è degenerativo. Un programma di ricerca in fase progressiva merita approvazione e sostegno, contrariamente ad uno in fase degenerativa. È importante sottolineare il termine sostegno: non è infatti auspicabile proibire od ostacolare attivamente un programma di ricerca per quanto assurdo o regressivo esso sia.
Lakatos, come il suo amico Feyerabend, sconsiglia vivamente la combustione dei libri: meglio conservarli. Tuttavia, contrariamente all’amico anarchico, fornisce dei criteri in base ai quali scegliere cosa leggere e cosa archiviare in cantina, in eventuale attesa di tempi migliori.
I libri attivi, che rappresentano i programmi di ricerca in fase progressiva, saranno i più citati, i più discussi, i più letti: Lakatos sembra quindi consigliarci di leggere quello che tutti leggono: i libri più venduti, i best seller.
Interpretata così, la soluzione pare poco affidabile: le scelte del pubblico non seguono criteri di prestigio o affidabilità, e non hanno necessariamente come obiettivo la verità o l’incremento della conoscenza. Ma a queste obiezioni si può ribattere specificando chi legge, discute e cita le opere. È lecito e anzi raccomandabile attribuire ai libri letti da un esperto un valore maggiore rispetto ai libri letti dai non esperti, ed è possibile pensare ad una fitta ragnatela di rimandi, in base ai quali giudicare il valore di un testo o di uno studioso, in base a quante citazioni e menzioni ha avuto (in ambito scientifico avviene effettivamente così).
I libri più letti e citati, certo, ma da persone di cui si conosce l’autorevolezza, e la si conosce, appunto, perché queste persone sono lette e citate.
Rimane tuttavia una obiezione alla quale non è così semplice rispondere: il sistema di Lakatos è conservatore. Ai tempi di Galileo sarebbe stato dalla parte di Bellarmino, nel 1905 avrebbe sostenuto la meccanica newtoniana e criticato la relatività. Certo, successivamente avrebbe appoggiato Galileo e Einstein, ma, appunto, successivamente.
A ben guardare, la metodologia dei programmi di ricerca può funzionare solo se non funziona completamente, ossia solo se c’è spazio per programmi in fase degenerativa.
La biblioteca di Babele continua a disorientare.