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Un Consiglio sui diritti umani ... e presto!
La ministra degli esteri elvetica, Micheline Calmy-Rey, parla all'Assemblea generale dell'ONU dell'importanza del nuovo Consiglio per i diritti dell'Uomo.
La Svizzera intende inoltre farsi avanti con una sua risoluzione per la riforma del Consiglio di sicurezza.
«L'Onu riveste un'importanza particolare per la politica estera della Svizzera». Per questo la Svizzera vorrebbe veder aumentare la credibilità dell'organizzazione, dichiara Micheline Calmy-Rey a swissinfo.
Membro a pieno titolo delle Nazioni Unite da tre anni, la Svizzera, dice Calmy-Rey, si è fatta una buona reputazione, soprattutto se si considera che si tratta di un piccolo Paese.
Ginevra umanitaria
La Svizzera, ha annunciato Calmy-Rey, intende portare avanti la sua idea di un Consiglio per i diritti umani, e si rallegra del fatto che questa proposta figuri nella dichiarazione finale del vertice della settimana scorsa. Unico rammarico: l'implementazione di tale proposta non viene legata a misure concrete.
Questo nuovo organo dovrebbe aver sede a Ginevra e lavorare in stretta collaborazione con l'Alto Commissariato per i diritti umani.
Il consiglio dovrebbe sostituire l'attuale Commissione per i diritti dell'Uomo, instaurata nel 1946, che spesso viene accusata di usare due pesi e due misure. «La composizione e il funzionamento del Consiglio dovrebbero essere messi a punto il più presto possibile.»
Riforme urgenti
La ministra degli esteri sottolinea inoltre l'importanza della riforma del Consiglio di sicurezza. «Nessuno può mettere in dubbio che la composizione del Consiglio deve riflettere meglio le realtà geopolitiche del mondo attuale».
La proposta elvetica non punta però ad un ampliamento del Consiglio, ma al miglioramento dei metodi operativi e ad una maggiore trasparenza.
Dovrebbe innanzitutto essere migliorata la partecipazione di quei Paesi che non siedono nel Consiglio di sicurezza. Ma il Consiglio stesso non dovrebbe agire da legislatore. «L'elaborazione del diritto internazionale è in prima linea un compito dell'Assemblea generale, che riunisce tutti i Paesi membri», considera la ministra elvetica.
L'Italia, la Francia, la Svezia, la Turchia, la Spagna e il Canada, i cui rappresentanti hanno incontrato bilateralmente Calmy-Rey a New York, dovrebbero appoggiare la proposta elvetica.
Consolidamento della pace
La nuova Commissione sul consolidamento della pace, ha spiegato Calmy-Rey, dovrebbe colmare una lacuna istituzionale nel sistema delle Nazioni Unite. Secondo Calmy-Rey, anche una certa parità tra uomini e donne all'interno della commissione sarebbe auspicabile.
Alla Svizzera sta a cuore inoltre il miglioramento della gestione interna dell'Onu: gli ultimi scandali sul programma «Petrolio in cambio di cibo» dovrebbero servire da lezione.
Altro punto fondamentale per la Svizzera: tolleranza zero nei confronti di atti di violenza sessuale nel quadro di operazioni Onu, che mettono a repentaglio anche la credibilità dell'organizzazione e ne pregiudicano gli interventi.
swissinfo, Rita Emch, New York
traduzione, Raffaella Rossello
Fatti e cifre
3 marzo 2002: popolo e cantoni approvano l'adesione della Svizzera all'ONU
10 settembre 2002: la Svizzera aderisce ufficialmente all'ONU
Tra il 1948 e il 2002, la Svizzera ha avuto il ruolo di osservatrice negli organi principali delle Nazioni Unite. Faceva però già parte di numerose organizzazioni speciali, e di molti fondi, programmi e istituti dell'ONU.
In breve
Punto dolente della riforma dell'Onu è la nuova composizione del Consiglio di sicurezza.
Insieme alla Svezia, l'Olanda e la Nuova Zelanda la Svizzera gioca il ruolo di mediatore.
I mediatori vogliono introdurre una clausola secondo la quale la composizione del Consiglio dovrebbe essere riesaminata ogni dieci anni.
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