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Colpo di scena nel settore bancario svizzero: il 22 gennaio 2021 il Consiglio federale ha comunicato la sua intensione di privatizzare PostFinance. Inoltre, il governo vorrebbe che l'istituzione finanziaria del gigante giallo fosse autorizzata a concedere prestiti e mutui ipotecari. Questa decisione ha conseguenze di vasta portata: PostFinance è una delle maggiori banche in Svizzera con fondi dei clienti di circa 120 miliardi di franchi. Allo stesso tempo, la Posta (e quindi indirettamente la Confederazione) perderebbe il controllo dell'istituto finanziario. Questo progetto di revisione legislativa è stato posto in consultazione dal Consiglio federale all'inizio dell'anno scorso. Uno degli obiettivi di questa privatizzazione è quello di dare a PostFinance una maggiore indipendenza finanziaria, dato che i suoi profitti sono in calo a causa dei rendimenti più bassi e della generalizzazione dei tassi di interesse negativi.
Cambiamento di statuto
Per allinearsi a questo nuovo statuto di banca commerciale privata, PostFinance dovrebbe essere considerata anche una banca di rilevanza sistemica ("too big to fail"). Tra i cambiamenti che questa nuova categorizzazione dovrebbe comportare ci sono maggiori requisiti di fondi propri e una garanzia di capitalizzazione richiesta dalla FINMA alla Confederazione per coprire il deficit di capitale residuo in caso di fallimento.
L'arrivo di un nuovo attore sul mercato creditizio solleva inevitabilmente una serie di domande, sia economiche che politiche, in particolare in merito "alla costituzionalità, alla neutralità della concorrenza, al federalismo e alla stabilità del mercato finanziario", secondo il comunicato stampa del Consiglio federale. Il governo è convinto che questa operazione finanziaria stimolerà la concorrenza nel settore del credito e del mutuo ipotecario, soprattutto perché il mutuo appartiene a un'area che è ancora in crescita. Secondo le proiezioni del Consiglio federale, nel prossimo decennio PostFinance potrebbe acquisire fino al 5% del mercato ipotecario, ovvero quasi 5 miliardi di franchi all'anno.
Vivaci proteste
È nella parte sinistra dello spettro politico che la privatizzazione della banca postale ha provocato vivaci proteste. Per alcuni rappresentanti eletti e sindacati, mettere in pericolo una parte del servizio pubblico è inaccettabile. Il Partito socialista svizzero si oppone a questa decisione e ritiene che una soluzione per il futuro sarebbe quella di rendere PostFinance "una banca sostenibile per il bene comune e una transizione energetica socialmente giusta". Da parte sua, Syndicom, il sindacato dei media e delle comunicazioni che protegge i dipendenti della Posta, ha annunciato che si opporrà alla decisione del Consiglio federale "a tutti i costi", in particolare lanciando un nuovo referendum.