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L’iniziativa rappresenta un attacco diretto alla qualità, alla diversità e al servizio pubblico. Tale attacco minaccia non solo il servizio pubblico stesso, ma anche la democrazia svizzera nel suo insieme. I sindacati dei media SSM e syndicom si oppongono fermamente a questo tentativo di erodere il diritto a un’informazione indipendente.
Domani i rappresentanti del comitato d’iniziativa dovrebbero depositare le firme per l’iniziativa anti-SSR presso la Cancelleria federale. Una volta che la Cancelleria avrà contato e verificato il numero di firme valide, l’iniziativa seguirà il consueto iter parlamentare e sarà infine sottoposta a votazione popolare.
«Se l’iniziativa anti SSR dovesse ottenere la maggioranza alle urne, ciò comporterebbe un drastico taglio dell’offerta di servizio pubblico quadrilingue della SSR nelle diverse regioni.» Salvador Atasoy, co-presidente del sindacato dei media SSM, avverte che «la diversità di oggi non potrà più essere mantenuta. Questo avrebbe come conseguenza un forte indebolimento dell’intero settore mediatico svizzero e la perdita di migliaia di posti di lavoro.»
La SSR è parte integrante del Servizio pubblico. I programmi di risparmio previsti per la SSR rappresentano un pericolo, perché indeboliscono la coesione della Svizzera. Contrariamente a quanto affermano gli iniziativisti, i media privati non trarrebbero alcun beneficio da ciò. Anzi, come afferma Stephanie Vonarburg, vicepresidente di syndicom, «come società, dobbiamo rafforzare la SSR e tutti i media indispensabili per un giornalismo informativo e variegato.»
Inoltre, i sindacati dei media criticano la massiccia limitazione del diritto al libero accesso a informazioni indipendenti, che costituisce una violazione della Costituzione. SSM e syndicom mettono esplicitamente in guardia dagli effetti drastici che ciò avrebbe sul pluralismo e sulla democrazia della Svizzera.
Non sorprende che le forze trainanti dell’iniziativa anti SSR siano in gran parte le stesse che già nel 2018 sono clamorosamente fallite con l’iniziativa «No Billag». Oggi, anziché l’abolizione del servizio pubblico dei media ne chiedono il razionamento attraverso:
- la limitazione del canone per finanziare l’offerta di servizio pubblico della SSR ad un massimo di 200 franchi;
- il finanziamento esclusivo da parte delle economie domestiche private.
Il Sindacato svizzero dei mass media SSM e il Sindacato dei media e della comunicazione syndicom scenderanno in campo insieme per respingere questo attacco al servizio pubblico dei media e alla democrazia.