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Oggi, venerdì 22 marzo, si svolge la Giornata mondiale dell’acqua delle Nazioni Unite, che quest’anno è celebrata con il motto «Acqua per tutti – Nessuno escluso». Viene dunque da chiedersi: a chi appartiene l’acqua e chi vi deve avere accesso?
Su tutto il territorio nazionale l’acqua proviene per il 40% da sorgenti, per un altro 40% da falde freatiche e per il 20% da fiumi e laghi. Ma a chi appartengono le risorse idriche, a chi appartiene l’acqua? Chi lo stabilisce e chi la può utilizzare?
Ai Cantoni la sovranità sull’utilizzazione delle acque
In Svizzera la sovranità sull’utilizzazione dell’acqua compete sostanzialmente ai Cantoni. In ogni Cantone le acque superficiali, ossia laghi, fiumi e torrenti sono sotto il loro controllo. I possenti acquiferi e bacini di acque sotterranee, che costituiscono la ricchezza e le riserve di acqua potabile di intere regioni, sono anch’essi considerati acque pubbliche. Queste riserve di acque sotterranee non possono pertanto essere proprietà privata. Questa giurisprudenza viene motivata con la tutela dell’interesse pubblico per un bene di importanza vitale per la comunità.
Le falde freatiche più piccole, di estensione ridotta e localmente limitata a uno o pochi fondi, possono invece essere classificate come acque private. Nei singoli casi si dovrà pertanto sempre verificare se il diritto cantonale applicabile non possa dichiarare acque pubbliche tali riserve di acque sotterranee.
Secondo il codice civile una sorgente appartiene al proprietario del terreno e, di conseguenza, in un certo senso è acqua privata. Ma se la sorgente ha un determinato gettito, il Cantone la può avvocare a sé.
L’approvvigionamento idrico compete ai Comuni
L’approvvigionamento idrico è un compito pubblico la cui responsabilità compete ai Comuni. La legislazione cantonale prevede tuttavia la possibilità di delegare questo compito, ad esempio ad aziende private dell’acqua potabile come società cooperative o società anonime, delegando loro anche gli obblighi giuridici, tra cui il principio di copertura dei costi. La responsabilità dell’approvvigionamento idrico resta tuttavia esclusivamente al Comune. La maggior parte delle società anonime che oggi gestiscono un approvvigionamento idrico in Svizzera appartengono completamente ai poteri pubblici (privatizzazione formale).
Tutte le aziende dell’acqua potabile sono tenute a rispettare le vigenti norme di qualità ai sensi della legislazione sulle derrate alimentari. Il prezzo è di tutto rispetto, in Svizzera 1000 litri di acqua potabile costano in media 2,30 franchi o circa 30 centesimi a persona al giorno. Grazie alla protezione preventiva delle risorse di acqua potabile, fino a oggi non sono stati necessari costosi interventi di depurazione. Per questo motivo l’associazione per l’acqua potabile SSIGA lotta per un rafforzamento della protezione delle risorse idriche naturali dalle minacce attuali quali pesticidi o nitrati.
Per l’utilizzazione delle riserve idriche pubbliche le aziende dell’acqua potabile, così come qualsiasi utilizzatore d’acqua, deve ottenere una concessione dal Cantone e pagare una tassa di concessione.
Non c’è alcun mercato per l’approvvigionamento idrico
A prescindere dal modello aziendale e dalla forma giuridica, l’approvvigionamento idrico è un monopolio naturale. Per sua stessa natura, quindi, la concorrenza non può funzionare, il mercato fallirebbe. Per questo motivo i poteri pubblici devono controllare e regolamentare il monopolio.
Il valore di sostituzione dell’infrastruttura dell’approvvigionamento idrico in Svizzera ammonta a più di 50 miliardi di franchi. Questi beni o «assets» sono stati formati nel corso di decenni, attraverso commissioni a copertura dei costi. Per il mantenimento di queste infrastrutture dell’acqua potabile si investono in media circa 925 milioni di franchi all’anno. In media il livello attuale degli investimenti dei Comuni nella manutenzione e nel mantenimento dell’approvvigionamento di acqua potabile è sufficiente a gestire il sistema in modo sostenibile dal punto di vista tecnico. Anche la qualità della gestione aziendale è ottima e l’autogestione del settore funziona bene. La qualità dell’acqua potabile è perfetta. Lo confermano ripetutamente anche vari organismi indipendenti.
Consentire una maggiore professionalizzazione
L’associazione per l’acqua potabile SSIGA non intravede alcuna necessità tecnica né economica di promuovere una privatizzazione integrale o parziale nell’approvvigionamento idrico. Il rischio che i privati siano in primo luogo interessati al rendimento e all’esercizio del controllo non è da nascondere. L’associazione per l’acqua si impegna invece concretamente a favore della promozione di nuove strutture e di uno stato formativo che consentano un’ulteriore professionalizzazione della gestione dell’esercizio e della sicurezza dell’acqua potabile.
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