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Molti tecnici sostengono che blockchain sia di per sé una tecnologia inefficiente e che potrebbe avere realmente senso solo come infrastruttura tecnologica per gestire i registri distribuiti delle criptovalute decentralizzate.
Su TrustNodes è stato pubblicato un articolo che suggerisce invece un altro metro di giudizio, e contribuisce quindi ad ampliare questo dibattito.
“Perché dovresti volere che ogni appartamento di un edificio abbia una sua cucina? Quanto sarebbe inefficiente! Invece tutti potrebbero usarne una centrale e risparmiare moltissimo spazio”.
Ovviamente questa è solo una metafora perché c’è da scommetterci che tutti vogliono una propria cucina, ma il ragionamento sul miglioramento dell’efficienza regge.
I detrattori sostengono che la blockchain sia una tecnologia inefficace perché tutti i nodi devono replicare gli stessi dati: un database centralizzato invece sarebbe molto più efficiente perché le risorse impegnate sarebbero limitate ad una sola.
Il nuovo metro di giudizio proposto invece parte da un altro aspetto: la blockchain può automatizzare il lavoro.
Ad esempio, nel sistema finanziario tradizionale non si dispone affatto di un unico database centralizzato: ci sono, invece, molti database centralizzati che spesso non comunicano tra di loro.
Per farli comunicare è necessario il lavoro di persone attraverso un processo cosiddetto di riconciliazione che utilizza due serie di record per garantire che le cifre siano corrette e in accordo.
Ad esempio conferma se il denaro che esce da un conto corrisponde alla somma spesa per un acquisto.
Tale processo spesso richiede molte persone.
Immaginiamo di poter sostituire queste persone con delle macchine. Il lavoro degli uomini è costoso e lento, mentre quello delle macchine ormai è molto economici ed estremamente veloce.
Secondo alcune stime, con 50.000 dollari all’anno, ovvero il costo di uno stipendio medio di buon livello, una singola macchina sarebbe in grado di elaborare circa 7 milioni di transazioni al secondo.
Ipotizzando un sistema basato su 10.000 di queste macchine, o meglio nodi, il costo sarebbe di mezzo miliardo di dollari all’anno, ovvero molto meno dei costi di una singola istituzione finanziaria di grosso calibro.
La blockchain quindi non sarebbe intrinsecamente inefficiente, ma lo diventerebbe nel momento in cui esigiamo che ogni singolo individuo debba poter essere in grado di ospitare un intero nodo sul proprio dispositivo in modo che la rete rimanga sicuramente decentralizzata.
Tuttavia, alla stragrande maggioranza degli utilizzatori non importa affatto come funzioni la rete: interessa solo che funzioni.
A questi non importa nemmeno chi gestisce i nodi, perchè è sufficiente che siano dispersi in modo da evitare rischi di collusione che possano consentire a qualcuno di modificare i protocolli a proprio piacimento.
La proposta è questa: una via di mezzo tra la diffusione capillare dei registri distribuiti, e la concentrazione dei medesimi in poche mani.
Insomma, registri distribuiti in modo da evitare che singoli soggetti, o cartelli, possano manipolarli, ma non distribuiti così capillarmente da rendere l’intera rete inefficiente.
L’idea è interessante, anche se probabilmente ci vorrà molta analisi e sperimentazione per verificare che non abbia “lati oscuri”.