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Salonicco, Salonik in ebraico, in turco Selanik, ha una storia antica, greca, macedone, romana. Ai tessalonicesi scriveva Paolo di Tarso nel 53 e quelle lettere sono il più antico documento della cristianità. Qui nascono ai tempi di Carlo Magno Cirillo e Metodio, fondatori della lingua slava. La storia della città però si fa ingarbugliata già in pieno medioevo, prima bizantina, diventa arabo – musulmana dagli albori del X secolo e vive in quel periodo la prima trasformazione di alcune chiese bizantine paleocristiane in moschee e in hammam, tre secoli dopo arrivano i Normanni di Sicilia per una ventina d’anni e poi sulla città mettono le mani gli europei durante la quarta crociata, poco dopo tornano per un paio di secoli i bizantini, fino a che il sultano Murad II nel 1430 la rende ottomana per quasi mezzo millennio fino al 1912, quando la guerra dei Balcani vede prima insediarvisi brevemente i bulgari e quindi subentrare la Grecia di cui tutt’oggi fa parte.
Già nel 1430 la comunità ebraica è considerevole, ma i sultani invitano gli ebrei tessalonicesi a trasferirsi a Costantinopoli, diventata Istanbul dopo la sua conquista nel 1453 e rimasta spopolata dopo la partenza di molti cristiano-ortodossi trasferitisi in Italia, a Firenze e non solo, in cui contribuiranno all’affermazione dell’Umanesimo. Tuttavia Salonicco e le sue sinagoghe trovano ben presto nuovi ospiti di uguale sentimento religioso. La cacciata degli ebrei dalla penisola iberica meno di quarant’anni dopo, nel 1492, porta molti ebrei a prendere la via dell’Egeo. Il porto macedone diventa così per secoli la più grande città ebraica del Mediterraneo, ben più di Giaffa o di Gerusalemme, in cui ancora un secolo fa i cristiani rappresentavano metà della popolazione e i musulmani un terzo. Il censimento del 1910 registra a Selanik 130mila abitanti, di cui 65mila ebrei, 35mila greci di fede ortodossa e 30mila turchi, albanesi e macedoni, tutti di fede musulmana, la lingua parlata in città è il ladino giudeo-ispanico, di derivazione castigliana, il giorno di riposo settimanale il sabato, lo shabbat ebraico. Come e più di Trieste, Salonicco è città poliedrica e poliglotta per i mercanti che la popolano e i viaggiatori che vi sostano.
L’incendio della città del 1917 e l’atteggiamento ostile e in certi casi razzistico dei nazionalisti greci, che accusano la comunità ebraica di scarso patriottismo, convince molti ebrei a emigrare, i più prossimi alle idee sioniste verso la Palestina, i marxisti verso la Francia, la Germania ed anche l’Unione Sovietica. In città oggi un museo ricorda la storia ebraica della città e soprattutto come allo scoppio della seconda guerra mondiale ancora il 40% dei cittadini fosse formato da seguaci della Torah e come l’occupazione nazista abbia sterminato il 98% di loro, deportati principalmente verso Auschwitz.
Tra le chiese bizantine e il minareto che svetta a fianco della rotonda dell’imperatore romano Galerio, vi sono altri due musei interessanti. Quello dedicato al movimento nazionalista greco e la casa natale di Mustafa Kemal Atatürk, padre della Turchia moderna, emancipatore e promotore del ruolo delle donne nella società.
Atatürk nasce in casa il 19 maggio 1881 a Salonicco, nel quartiere di Koca Kasım Paşa, in via Islahane 17, oggi via dell’apostolo Paolo. Il padre Ali Rıza Efendi è un ufficiale dell’esercito e un commerciante di legnami, instraderà il figlio verso la carriera militare, la madre Zübeyde Hanım è di origini turcomanne, in famiglia non mancano parenti albanesi e macedoni, d’altronde i musulmani di Salonicco sono una minoranza e come immaginabile vivono spesso insieme, almeno nei giorni festivi. Il museo ripercorre tutta la vita con particolare attenzione alla giovinezza dello statista con un considerevole numero di immagini di Mustafa Kemal e della città ai tempi degli ottomani. A Selanik il movimento dei Giovani Turchi ha il suo quartier generale all’inizio del XX secolo.
Mustafa Kemal Atatürk, fondatore del primo Partito Comunista Turco (TKF), teorico della dottrina del socialismo di stato “Devlet sosyalizmi”, comandante partigiano nella guerra di liberazione nazionale contro i colonialisti e primo presidente della Turchia repubblicana e laica, ha affermato: “Il potere della borghesia sul mondo finirà quando la classe operaia occidentale e le popolazioni oppresse dell’Asia e dell’Africa capiranno di essere schiavi degli interessi della classe capitalista internazionale e quando il proletariato internazionale percepirà i crimini del colonialismo”.
La casa – museo è attigua al consolato generale di Turchia, protetto da un alto muro e da un contingente della polizia ellenica, a segno che tanto il museo quanto la sede consolare sono oggetto di attacchi nazionalistici. Un nazionalismo dalle tinte vivaci che traspare con evidenza dal museo ad esso dedicato, sito in quello che in tempo ottomano era il consolato greco. Anche qui vediamo immagini e ricostruzioni di un secolo fa, ma tutte sono protese a sottolineare una particolare oppressione da parte degli ottomani, un fatto che tuttavia ha scarsa aderenza con la realtà, essendo represso il dichiarato separatismo su basi etniche, ma non la libera espressione linguistica, culturale, religiosa dei greco-ortodossi.
Con i suoi quattrocentomila abitanti oggi Salonicco ha superato di molto le mura bizantine, anche in centro molti palazzi privi di storia e poco ricercati si sono fatti strada, strovolgendone l’antica armonia. Seconda città greca per numero di abitanti, raggiunge con il circondario un milione di persone, un decimo di tutto il paese, impegnate nell’agro-industria, nelle fabbriche e nel porto, peschereccio e commerciale, a segno che il quieto golfo protetto dalla penisola calcidica ha mantenuto inalterate nei secoli le pregiate qualità capaci di coniugare il verde delle colline con la profonda e azzurra bellezza del mare ancora vigilato dalla Torre Bianca a lungo occupata dai giannizzeri ed edificata dal geniale Sinan.