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L'ultimo incontro con Vladimir Putin non fu neppure a quattr'occhi: a differenza delle volte precedenti, il presidente russo si presentò con il suo ministro degli esteri Sergei Lavrov per congedare Angela Merkel. In precedenza avevano dialogato soli, lei d'altra parte si esprime in russo (e lui piuttosto bene in tedesco). L'ex cancelliera, un anno dopo l'uscita di scena, in un'intervista pubblicata da Der Spiegel e di cui nei giorni scorsi erano già uscite delle anticipazioni, rivela che alla fine non aveva più la forza di imporsi. "Dal punto di vista del potere politico sei finita", fu la sensazione chiara durante quel colloquio, tenutosi qualche mese prima che il presidente russo sferrasse l'attacco all'Ucraina.
Nella lunga intervista l'ex donna più potente del mondo ha parlato di tutto, perfino di serie televisive e di una sorta di devozione per la regina Elisabetta, raccontando di aver visto "The crown".
Immancabilmente, però, al centro c'è la sua la politica sulla Russia, oggi tanto criticata in Germania. "Auspicavo che ci fosse un tempo di pace dopo la fine del mio mandato, perché io mi sono occupata molto dell'Ucraina", ha ammesso Merkel, "ma quello che è successo non è stato sorprendente. L'accordo di Minsk era affossato". E ha raccontato che "nell'estate 2021, dopo l'incontro tra Joe Biden e Vladimir Putin, volevo fondare un gruppo europeo autonomo per il dialogo con Putin, al Consiglio europeo". Ci furono però dei contrasti, altri leader si tirarono indietro, e lei non aveva più la forza di insistere, perché tutti sapevano che in autunno avrebbe concluso il suo incarico.
Alla domanda se si sia pentita di non essersi presentata per un quinto mandato, la replica della donna che ha guidato la Repubblica federale per 16 anni è stata però netta: "No. Doveva succedere qualcosa di nuovo. In politica interna la cosa era più che matura. E in politica estera in così tante cose tentate e ritentate non siamo andati avanti di un millimetro. Non solo sull'Ucraina, ma sulla Transnistria, sulla Moldavia, la Georgia, l'Abkazia, la Siria e Libia. Era il tempo per una nuova impostazione", ha precisato.
Con l'invasione dell'Ucraina in febbraio "si è conclusa una fase euforica della storia" e la nuova "è piena di complicazioni". Allo stesso tempo, l'ex cancelliera mette tuttavia in guardia dalla tentazione di porre l'asticella troppo in alto in politica estera: "Le nostre aspettative non devono essere così alte, che alla fine più nessuno le soddisfa".