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Inflitta una pena di un anno e mezzo di prigione, sospesa, a un uomo che ingannò i funzionari di banca del Luganese per ottenere 342'000 franchi
«Purtroppo, mi son fatto consigliare male da una persona in un momento difficile, nel periodo della pandemia». Ha giustificato così il suo inganno, anche se poi ha ammesso di aver inserito cifre false nella documentazione bancaria stilata per chiedere il prestito Covid-19, «per investire denaro nella società», il 35enne serbo condannato oggi a 18 mesi di reclusione sospesi con la condizionale per un periodo di prova di tre anni. L’uomo ha in effetti ottenuto indebitamente 342'000 franchi.
Nel frattempo, il 35enne ha provveduto a rimborsare poco meno del 10% del denaro che ha ricevuto senza averne il diritto. La sua società, con sede nel Luganese, ha cominciato l’attività due anni e mezzo fa. Oggi l’imputato è stato processato con la procedura del rito abbreviato che, come noto, prevede una pena pattuita dalle parti. Il 35enne non ha infatti esitato a confermare i reati di truffa, falsità in documenti e omissione della contabilità, citati nell’atto d’accusa allestito dal procuratore pubblico Daniele Galliano. L'accordo tra le parti è stato approvato dalla giudice Francesca Verda Chiocchetti, presidente della Corte delle assise correzionali di Lugano.