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BERNA - La revisione della Legge sul servizio civile (LSC) proposta dal Consiglio federale è ostile ai giovani che prestano servizio e all'intero paese: ne è convinta l'Associazione svizzera per il servizio civile Civiva, che insieme ad altre organizzazioni minaccia il referendum se il progetto non verrà migliorato.
La nuova normativa va contro l'economia, contro i civilisti e in ultima analisi contro tutta la società elvetica; mette in pericolo l'uguaglianza di fronte all'obbligo di servire e deve perciò essere respinta con decisione, hanno affermato oggi in una conferenza stampa a Berna i responsabili di Civiva, del Consiglio svizzero delle attività della gioventù (CSAG) e di Männer.ch, l'associazione federativa delle organizzazioni a tutela di uomini e padri.
Attualmente il servizio civile è già discriminato, in particolare a causa della sua durata superiore di una volta e mezza a quella del servizio militare, mentre in realtà ha un impatto benefico su diversi ambiti, dal sociale alla natura, sostiene il comitato di oppositori. Questo va contro le indicazioni delle Nazioni Unite: la Commissione dei diritti umani dell'Onu raccomanda che la durata del servizio civile sia uguale a quella del militare.
Secondo il comitato la modifica della legge rafforza ulteriormente questa discriminazione, in quanto mira in particolare a limitare l'accesso al servizio civile per i soldati di leva che hanno già frequentato la scuola reclute. Stabilendo un minimo di 150 giorni di servizio civile da completare, indipendentemente dalla data di presentazione della domanda, diventerebbe ancora più oneroso passare al servizio civile via via che aumentano i corsi di ripetizione.
Questo problema sarebbe inoltre ulteriormente accentuato dal periodo di attesa che sarebbe imposto ai richiedenti: nei dodici mesi successivi alla presentazione della domanda, il richiedente dovrebbe continuare a rispettare i suoi obblighi in grigioverde, nonostante il conflitto di coscienza, affermano gli oppositori.
Il Consiglio federale ha presentato la sua proposta il 20 giugno, mettendola in consultazione sino all'11 ottobre. Obiettivo esplicito del governo è diminuire nettamente il numero di ammissioni al servizio civile, in modo da contribuire a lungo termine al mantenimento degli effettivi dell'esercito.