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I procuratori svedesi intendono riaprire l'inchiesta per stupro contro il fondatore di WikiLeaks Julian Assange. Lo ha annunciato oggi in conferenza stampa la sostituta procuratrice Eva-Mariee Persson.
L'indagine era stata chiusa nel 2017, dato che Assange rimaneva barricato nell'ambasciata dell'Ecuador a Londra. Ora che il presidente Lenin Moreno ha ritirato l'asilo – dopo 7 anni – e che Assange è stato arrestato dalla polizia britannica per violazione della libertà su cauzione, l'avvocato di una delle donne che hanno accusato Assange ha chiesto la riapertura del faldone. L'altra accusa per molestie è invece caduta in prescrizione nel 2015.
Ora la Svezia potrebbe entrare in competizione nella richiesta di estradizione con gli Usa, che danno la caccia ad Assange fin da quando nel 2010 WikiLeaks contribuì alla diffusione di una montagna di documenti riservati del Pentagono e di altre istituzioni americane (inclusi alcuni che documentavano sospetti crimini di guerra commessi in Iraq e in Afghanistan) e lo accusano di complicità in pirateria informatica con la talpa Chelsea Manning. L'annuncio svedese era stato ampiamente pronosticato dai media.
Intanto, anche il governo ecuadoriano di Lenin Moreno ha compiuto un altro passo contro Assange. Lo spiega 'El País', riferendo che la procura generale di Quito ha accettato di consegnare agli Stati Uniti tutti i documenti, telefoni cellulari, file di computer, unità di memoria, cd e qualsiasi altro dispositivo utilizzati dal fondatore di Wikileaks durante i suoi sette anni all'ambasciata ecuadoriana a Londra. Il cyber-attivista australiano ha perso l'appoggio delle autorità ecuadoriane da quando Lenin Moreno ha preso il posto di Rafael Correa alla presidenza del paese sudamericano.