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Condannati i boss della Tepco: dovranno pagare 95 miliardi di euro per il disastro del 2011
Risarcimento record per una causa civile in Giappone, l’ultimo caso della saga legale ereditata dall’incidente di Fukushima, e a più di dieci anni della triplice catastrofe che ha causato la morte di oltre 15.000 persone. Il tribunale distrettuale della capitale ha giudicato colpevoli 4 dirigenti dell’operatore Tokyo Electric Power (Tepco), ordinando il pagamento di un importo pari a 13.200 miliardi di yen, equivalente a quasi 95 miliardi di euro.
Il contenzioso è stato sollevato da 48 azionisti a partire dal 2012, e accusa i dirigenti di non essere riusciti a prevedere il disastro del marzo 2011, causando perdite gigantesche al gruppo. La sentenza ribalta inoltre il verdetto del 2019, con l’incriminazione di tre dei quattro dirigenti per "negligenza professionale", che ha provocato morti e feriti in relazione alla catastrofe nucleare. Il presidente del tribunale distrettuale di Tokyo, Yoshihide Asakura, ha affermato che le contromisure da parte della dirigenza Tepco "mancavano fondamentalmente di consapevolezza sulle norme di sicurezza e senso di responsabilità".
Sacchi contenenti suolo radioattivo (Keystone)
L’intero processo si è concentrato sull’affidabilità di una valutazione fatta da una commissione governativa nove anni prima dell’incidente sulle attività sismiche della regione. Gli azionisti ritenevano che l’analisi fosse credibile e che i gestori avrebbero dovuto fare di più per salvaguardare l’impianto da un’onda anomala stimata fino a 15,7 metri.
Gli ex dirigenti affermavano invece che la valutazione non fosse attendibile, quindi non potevano prevedere i danni di uno tsunami di quella portata, o adottare le misure preventive necessarie. "È una sentenza storica che merita un elogio particolare", ha detto in una conferenza stampa l’avvocato dell’accusa, Hiroyuki Kawai. "In questo modo viene dimostrato che i dirigenti di azienda hanno responsabilità estremamente serie, fino al rimborso dei danni nell’eventualità di un incidente di questa natura".
Un risarcimento di tale portata tuttavia, fanno notare gli analisti, potrebbe rivelarsi irrealistico, e altrettanto improbabile sarà poterlo riscuotere dagli ex dirigenti. A questo proposito la sentenza è stata impugnata presso l’Alta Corte di Tokyo, che dovrebbe pronunciarsi nel gennaio 2023. A 11 anni dall’incidente circa 38.000 persone rimangono ancora sfollate a causa della propagazione delle radiazioni nei villaggi adiacenti, mentre i lavori di smantellamento dell’impianto nucleare di Fukushima Daichi andranno avanti almeno fino al 2041.