Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01110.jsonl.gz/1133

PER NON DIMENTICARE
IL LAVORO
QUA E LA
I PROGETTI
INCIDERE
LE EDIZIONI E I DISEGNI
COSA BOLLE IN PENTOLA
LA RETE
Su di me
Un po' di storia degli avi, un po'della mia vita, del lavoro, degli interessi.
Gli avvenimenti che hanno segnato il percorso.
Qualcuno dei tanti lavori che in cinquant'anni di attività sono riuscito a produrre.
e i miei pensieri
Ogni tanto avviene di formulare qualche pensiero, più o meno ragionato, più o meno intelligente, più o meno utile, ma che serve, talvolta, a liberare la mente.
Impertinente
Leggo un libro del solito luminare, professore, elogiato, osannato, onnipresente esperto di tutto e soprattutto di comunicazione.
Mi imbatto in alcune parole di cui viene fatto un uso che dovrei definire disinvolto se non fosse proprio sbagliato.
Si legge, dietro, un tentativo di voler mostrare la prorpia erudizione, rifacendosi al latino, chiamando in causa pensatori del passato; ma usare "luogo comune" per una definizione che si vuol mostrare come importante, mi sembra proprio fuori posto; luogo comune ha, oggi, una connotazione negativa; si può vedere cosa ne pensa il Devoto-Oli. Quindi, se voglio dire che quel concetto è importante, non lo definirò luogo comune.
A seguire "impertinente" nell'accezione di "non pertinente"; vero che se ne consideriamo la derivazione latina, possiamo anche attribuirgli questo significato, ma il concetto comune di impertinente si riferisce a una risposta o a un attegiamento negativo, di insubordinazione e non di qualche cosa che è fuori dall'interesse del momento, che definiamo, di solito, "non pertinente".
Una bella differenza.
Infine l'esempio con la mamma che apostrofa il bambino, che tenta di mettere una mano sulla torta, con la parola "cacca"; quando mai un genitore indica una torta con l'appellativo di "cacca", per indurre il bambino, naturalmente a rifiutarla; poi, però, lo stesso genitore ne taglia belle fetta e le da da mangiare al bambino e se le mangia lui.
In futuro quel bambino avrà capito che la cacca non si tocca, ma si mangia?
Ma chi ha insegnato l'italiano, la comunicazione, e non solo, a costui?
Libertà senza regole?
Non sto parlando di politica, ma più semplicemente di un dibattito in atto sul concetto di "Content Management System" o, più italianamente, sistema di gestione dei contenuti.
Chi propaganda questo prodotto propone la possibilità, per tutti, di gestire il contenuto di un sito web con la massima libertà. Quindi metto testo, immagini, colori e quant'altro come voglio.
Ottimo, si pensa. Un bel progresso e un bel risparmio.
Dall'altro lato c'è chi ha faticosamente creato l'immagine del sito. Ha studiato caratteri, corpi e colori, posizionamento e qualità delle immagini per fare in modo che il sito rispecchi esattamente l'identità dell'azienda. In fondo il sito è la faccia con cui l'azienda si presenta, e guardare una faccia ci serve spesso a giudicare la persona.
Due posizioni e due visioni completamente diverse, anzi opposte.
E, naturalmente, due approcci al problema completamente diversi.
Da un lato la poca considerazione che si ha dell'immagine aziendale, l'idea di un ipotetico risparmio e l'illusione di essere i proprietari del mezzo tecnico che ci permette di pubblicare tutto quando lo desideriamo, senza dipendere da nessuno.
Sarebbe una visione corretta se sapessimo rispettare le regole dell'immagine aziendale senza lasciarci prendere dalla creatività del momento. Come alla mattina si sceglie camicia, cravatta, vestito intonati così l'immagine aziendale ha bisogno di mantenere il suo aspetto.
Dall'altro il grafico che, se capace e professionale, sa prevedere casi ed esigenze e, di conseguenza, non esiste la necessità di lasciare una sempre pericolosa libertà alla creatività.
Quale dunque la visione corretta?
Il menu a destra
Disputa non ancora divampata, ma che sta covando sotto la cenere.
Mettere un menu a destra anziché nella sua tradizionale posizione di sinistra sembra essere la nuova tendenza nella costruzione dei siti.
Il motivo?
Facendo prove ed esperimenti sembra che la posizione risulti più comoda per la navigazione. In effetti abbiamo a destra la barra di scorrimento e, se vogliamo cambiare menu, dobbiamo portarci con il mouse completamente sulla sinistra, mentre con questo nuovo metodo abbiamo accesso immediato la menu.
Le precedenti teorie posizionavano il menu sulla sinistra perché, considerata la dimensione dei monitor, c'era il rischio che il menu risultasse fuori dallo schermo e quindi invisibile o difficilmente raggiungibile.
Con le nuove dimensioni dei monitor questo problema è completamente superato e, provando ad usare un sito con il menu a destra ci si accorge della maggior fruibilità.
Senza tralasciare di considerare la miglior leggibilità ed evidenza del testo che non viene disturbato dalla colonna del menu.
Insomma una bella innovazione, se riuscirà ad essere accettata
Carattere o font?
Mi trovo davanti ad una proposta di logotipo: due pagine di una stessa parola realizzata con diverse font. Sembra un catalogo della vecchia Letraset. Nessun motivo specifico per la scelta di un font o di un altro. Sembra ci sia solo il gusto di "vedere come vengono".
Una volta ci si riferiva al carattere, forse pensando che ogni carattere avesse un proprio carattere. La parola carattere mi sembra molto più adatta a definire il disegno di un alfabeto. Viene dato un significato nascosto alle parole prima ancora che queste vengano lette. Nei casi più semplici un significato di eleganza, di forza o di frivolezza tanto per citare alcune delle sensazioni più comuni che un carattere può suscitare. Un po' come incontrare una persona e riceverne la prima impressione, un poco del suo carattere, dal suo aspetto.
Mettere tante font una sotto l'altra senza ragionare è come dire che non abbiamo nessun interesse all'aspetto estetico.
Potrei paragonarlo alla scelta di un attore per un film tirato a sorte senza preoccuparsi del suo aspetto.
Scegliere un carattere è, al contrario, un lavoro di indagine, vorrei dire, psicologica, una scelta ragionata e motivata.
Bisogna conoscere i caratteri e amarli e capirli, per poter fare la giusta scelta.
Come spesso non siamo in grado di capire i nostri simili, così talvolta non riusciamo a capire i caratteri.
Ecco perché mi piace di più chiamarli caratteri e non con il termine font che indica un qualche cosa di meccanico senz'anima, una fusione, appunto e non il disegno e il pensiero che ci stanno dietro.
Suscettibile
A proposito di "ce lo dico alla maestra" credo di aver trovato la giusta definizione per questo tipo di persone.
Un dizionario dice:
Suscettibile: detto di persona, che è molto sensibile e che si offende facilmente, anche quando non avrebbe motivo alcuno per adontarsi.
e nei sinonimi: facile a offendersi, permaloso, ombroso
Ma cosa causa la suscettibilità?
Non sono uno psicologo e non so scoprire le cause recondite di simili comportamenti.
Paura degli altri? Sovrastima di se? Incapacità di accettare le idee degli altri?
L'incapacità di ascoltare le idee degli altri è, probabilmente, una conseguenza dell'aver paura di non saper difendere le proprie idee.
Non saper difendere le proprie idee è dovuto a poca fiducia nelle idee stesse o, peggio, a mancanza di preparazione per difenderle.
Le idee che nascono su solide basi sono facilmente difendibili.
Per alcuni c'è forse anche l'incapacità di accettare le idee degli altri, quando siano migliori delle proprie.
Forse un po' di umiltà può essere il miglior rimedio alla presunzione o all'ignoranza.