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ZURIGO - Lavorare cinque ore al giorno invece che otto, ma più intensamente, in modo da poter uscire dall'ufficio alle 13.00: è il modello introdotto da un imprenditore americano, che chiede ai dipendenti maggiore produttività concedendo in cambio più tempo libero, con uno stipendio che rimane lo stesso.
«Sono un sostenitore delle idee di produttività e da anni io stesso lavoro solo cinque ore al giorno", spiega Stephan Aarstol in un'intervista pubblicata oggi dal portale svizzero Watson. "A un certo punto mi sono chiesto: perché non applicare il modello anche ai miei dipendenti?».
«L'approccio scelto è in linea con il nostro marchio», continua il manager fondatore e CEO della Tower Paddle Boards, un'azienda di San Diego che produce fra l'altro le tavole da surf su cui si sta in piedi. «Vendiamo prodotti da spiaggia e da tempo libero, è una buona cosa se viviamo questa cultura anche all'interno dell'impresa».
Ma comprimere i tempi non significa più stress? «All'inizio forse sì, ma con il tempo questo passa. Bisogna semplicemente costringere se stessi a lavorare in modo più intelligente e produttivo di prima. Ho scritto un manuale con 38 consigli di produttività che i miei dipendenti consultano spesso».
Secondo Aarstol «è relativamente semplice: quando sei in ufficio, non stai a ciondolare, bensì ti impegni e vieni ricompensato con maggior tempo libero». «Da noi l'approccio arrivo per primo in ufficio ed esco per ultimo non porta a nulla: quello che che conta è ciò produci durante il tuo tempo di lavoro. Questo significa anche niente Facebook o shopping online».
Concretamente Aarstol ha introdotto nel giugno 2015 la giornata di cinque ore per un periodo di prova di tre mesi. Lui stesso andava a casa alle 13, per mostrare al personale che era fattibile. Dopo questo test la novità è stata mantenuta.
Perché 5 ore e non per esempio 6? Perché in tal modo - risponde l'imprenditore - non vi è la pausa pranzo, che necessita di molto tempo o durante la quale si mangia al posto di lavoro, cosa che non è sana. «Inoltre dopo pranzo si cade spesso in una sorta di stato comatoso dovuto al cibo, che è tutto meno che produttivo».
Fra i lavoratori vi erano anche delle persone scettiche. Molti pensavano anche che dimezzando i tempi si dimezzasse anche l'onere di lavoro. «Ho detto loro che ritengo che le persone possano lavorare efficacemente comunque solo due o tre ore per giorno: per utilizzare al meglio questo tempo servono solo le strategie giuste».
«La nostra regola è chiara: se qualcuno non riesce a gestire questa situazione deve andarsene. Non ho ancora licenziato nessuno, ma con taluni ho condotto discussioni nelle quali loro stessi si sono resi conto che questo modo di lavorare non fa per loro e se ne sono quindi andati».
Per l'imprenditore il modello è di successo: nel 2016 il fatturato è aumentato del 50%. È però emerso un problema: in febbraio vi è stata un'ondata di persone che ha abbandonato l'azienda. Secondo Aarstol ciò è dovuto al fatto che se si passano solo cinque ore in ufficio, lavorando inoltre più intensamente, si fa meno amicizia con i colleghi e ci si sente quindi meno legati anche all'azienda.
Il manager si sente di consigliare il suo modello anche ad altre ditte, naturalmente tenendo conto del fatto che non tutte logicamente possono chiudere dopo cinque ore. «Ma penso che la gran parte delle imprese e dei dipendenti ne approfitterebbe».