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(Regolamento del Tribunale penale federale sui principi dell’informazione del 24 gennaio 2012, RS 173.711.33)
Con mente alla salvaguardia dei legittimi interessi delle parti e degli altri partecipanti al procedimento penale, il Tribunale rammenta a tutti i media accreditati che la cronaca giudiziaria deve in particolare rispettare i diritti della personalità delle parti e la presunzione di innocenza.
Al riguardo, sono segnatamente di rilievo le Direttive dei doveri e dei diritti del giornalista emanate dal Consiglio svizzero della Stampa.
Il Tribunale rammenta che le violazioni a tali principi sono sanzionabili.
Contatto:
Tribunale penale federale, Mascia Gregori Al-Barafi, Segretaria generale e addetta stampa, Tel. 058 480 68 68, E-Mail: <email-pii>
Il Tribunale penale federale comunica che, in data 27 giugno 2017, in seduta plenaria i membri hanno stabilito la composizione delle Corti e la Commissione amministrativa per gli anni 2018 e 2019.
Le Corti saranno così composte:
Corte dei reclami penali
Giorgio Bomio-Giovanascini (presidente)
Andreas J. Keller
Tito Ponti
Roy Garré
Cornelia Cova
Patrick Robert-Nicoud
Stephan Blättler
Corte penale
Martin Stupf (presidente)
Emanuel Hochstrasser
Sylvia Frei
Daniel Kipfer Fasciati
Miriam Forni
Jean-Luc Bacher
Giuseppe Muschietti
Nathalie Zufferey Franciolli
Joséphine Contu Albrizio
Stefan Heimgartner
La Corte plenaria ha inoltre deciso che la Commissione amministrativa per gli anni 2018 – 2019 sarà nuovamente composta da 5 membri: oltre al presidente Tito Ponti e al vicepresidente Giuseppe Muschietti, eletti dall'Assemblea federale il 27 settembre 2017, sono stati eletti quali membri della nuova Commissione i presidenti delle Corti Giorgio Bomio-Giovanascini e Martin Stupf e il giudice Patrick Robert-Nicoud.
Contatto:
Tribunale penale federale, Mascia Gregori Al-Barafi, Segretaria generale e addetta stampa, Tel. 058 480 68 68, E-Mail: <email-pii>
Già nel 2016 la Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale aveva deciso, nell'ambito del procedimento in questione, che sia i comunicati stampa che la corrispondenza del Ministero pubblico della Confederazione con i giornalisti sono da includere nell'incarto penale (BB.2015.128 del 28 aprile 2016; BB.2016.270 del 19 dicembre 2016). Di seguito, il Ministero pubblico della Confederazione, da una parte, ha respinto le richieste di due giornaliste tese a togliere dall'incarto penale la loro corrispondenza con il Ministero pubblico della Confederazione. Dall'altra, esso ha concesso all'imputato la possibilità di visionare, ma soltanto in una forma parzialmente anonimizzata, la corrispondenza del Ministero pubblico della Confederazione con i giornalisti, anonimizzando segnatamente il nome dei giornalisti.
La Corte dei reclami penali ha confermato l'8 settembre 2017 tutte e tre le decisioni del Ministero pubblico della Confederazione. Da una parte, i reclami delle due giornaliste sono stati respinti (BB.2017.65 e BB.2017.69). Queste avevano preteso l'eliminazione della loro corrispondenza con il Ministero pubblico della Confederazione dall'incarto penale. La Corte dei reclami penali ritiene che l'anonimizzazione dei nomi di entrambe le giornaliste protegga sufficientemente i loro interessi di segretezza anche in caso di consultazione degli atti da parte dell'imputato. D'altra parte, la Corte dei reclami penali ha parimenti respinto il ricorso dell'imputato (BB.2017.66). Quest'ultimo aveva chiesto l'accesso alla corrispondenza in forma non anonimizzata. La Corte dei reclami penali parte dal presupposto che vi siano interessi degni di protezione dei giornalisti alla segretezza. Questi permettono nel caso di specie una limitazione del diritto di essere sentito basato sull'art. 108 cpv. 1 lett. b CPP. Anche non conoscendo il nome dell'interrogante, l'imputato può verificare se le norme contenute nell'art. 74 CPP relative all'informazione del pubblico sono state rispettate.
Le decisioni sono passate in giudicato.
Contatto:
Tribunale penale federale, Mascia Gregori Al-Barafi, Segretaria generale e addetta stampa, Tel. 058 480 68 68, E-Mail: <email-pii>
In data 30 giugno 2017 la Corte dei reclami del Tribunale penale federale ha respinto, nella misura della sua ammissibilità, il reclamo di A. avverso alla decisione del 22 marzo 2017 emanata dall’Ufficio federale di giustizia (in appresso: UFG) mediante la quale è stata disposta l’estradizione della precitata alla Spagna. Con sentenza cresciuta in giudicato del Tribunal Supremo del 22 maggio 2009 che confermava una precedente sentenza pronunciata dall’Audiencia Nacional il 19 dicembre 2007, l’estradanda è stata riconosciuta colpevole, in Spagna, di collaborazione con un’organizzazione criminale a seguito della sua attività in seno a Euskadi Ta Askatasuna (ETA) nel 1999. Le autorità spagnole hanno presentato la richiesta di estradizione all’UFG contro la precitata per l’esecuzione di una pena privativa di libertà di 3 anni e 6 mesi. La Corte dei reclami ha, dapprima, respinto l’obbiezione del reato politico. L’ETA è stata qualificata un’organizzazione criminale dalla giurisprudenza svizzera. Ne consegue che gli atti di sostegno o di partecipazione ad un’organizzazione criminale, punibili in Svizzera giusta l’art. 260ter CP, non possono essere considerati reati politici. In virtù della giurisprudenza costante secondo la quale l’estradando non può prevalersi dell’art. 3 CEDU nel suo aspetto materiale (proibizione della tortura) in caso di estradizione verso un Paese di tradizione democratica - come la Spagna - il TPF ha, in seguito, dichiarato inammissibile il gravame della ricorrente in merito ai cattivi trattamenti che ella pretende di aver subito durante la detenzione in Spagna. In tali circostanze, non compete al giudice dell’estradizione ripetere il processo spagnolo o sostituirsi alla Corte europea dei diritti dell’uomo qualora la ricorrente stessa non ha, dopo aver esaurito le vie di diritto interne, adito la Corte Europea contro la sentenza spagnola. Il TPF ha inoltre respinto il gravame concernente la violazione dell’art. 3 CEDU nel suo aspetto formale, il quale, per la ricorrente obbliga gli Stati parte alla CEDU a intraprendere determinate procedure in un certo lasso di tempo qualora una violazione dell’art. 3 CEDU nel suo aspetto formale è denunciata. Il TPF ha da ultimo respinto i gravami della ricorrente relativi alla violazione del diritto a un equo processo ai sensi degli articoli 6 CEDU e 14 Patto ONU II, nonché del diritto al rispetto della vita privata e familiare ai sensi dell’art. 8 CEDU e del diritto di essere sentito.
Contro la decisione del TPF è dato ricorso entro dieci giorni al Tribunale federale.
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Tribunale penale federale, Mascia Gregori Al-Barafi, Segretaria generale e addetta stampa, Tel. 058 480 68 68, E-Mail: <email-pii>
In seguito ad un trasloco dalla Francia alla Svizzera, l’imputato, giornalista di professione, ha ricevuto due volte il materiale di voto per le votazioni cantonali e federali dell’8 marzo 2015. Il materiale in questione gli è stato inviato sia al suo indirizzo in Francia, in qualità di svizzero residente all’estero, sia al suo indirizzo in Svizzera, in qualità di svizzero residente in Svizzera. Martedì 3 marzo 2015, a distanza di 5 minuti, l’imputato ha prima votato per via elettronica mediante il codice che gli era stato trasmesso in Svizzera e poi con quello inviatogli in Francia. Nessun messaggio di blocco o di allerta è apparso durante tali operazioni. Lunedì 9 marzo 2015 il canale televisivo RTS 1 ha diffuso un servizio di circa 2 minuti cofirmato dall’imputato.
Il Tribunale penale federale ha ritenuto i fatti costitutivi di frode elettorale ai sensi dell’art. 282 del Codice penale, condannando l’imputato a una pena pecuniaria di due aliquote giornaliere con la condizionale. Tale disposizione punisce l’atto con il quale una persona partecipa senza diritto ad una elezione o ad una votazione. L’infrazione è consumata con la partecipazione non autorizzata, non essendo un falsamento dei risultati necessario. Siccome la commissione dell’infrazione non era pertinente nel quadro dell’inchiesta giornalistica, la condanna dell’imputato non entra in conflitto né con il diritto d’informazione dell’imputato né con il diritto del pubblico all’informazione.
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Comunicato stampa congiunto del Tribunale federale, del Tribunale penale federale, del Tribunale amministrativo federale e del Tribunale federale dei brevetti in relazione ai rapporti di gestione 2016.
In data 17 febbraio 2017, la Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale (di seguito: TPF), ha respinto un ricorso contro la decisione di estradizione dell'Ufficio federale di giustizia (di seguito: UFG), ricorso inoltrato da un cittadino italiano condannato il 3 dicembre 2014 dal Tribunale di Reggio Calabria/I a una pena di 9 anni e 6 mesi di reclusione per appartenenza ad un'associazione mafiosa denominata 'ndrangheta. Dopo aver inoltrato appello avverso la sentenza italiana, l'interessato si è rifugiato nel cantone Vallese. L'Italia ha domandato l'estradizione alla Svizzera al fine di procedere con la procedura di appello. La Corte dei reclami penali ha confermato la decisione di estradizione dell'UFG. Quest'ultima ha riconosciuto, da un lato, lo statuto di organizzazione criminale della 'ndrangheta e, d'altro lato, che i fatti rimproverati all'estradando in Italia sono parimenti repressi dal diritto svizzero adempiendo pertanto la fattispecie il requisito della doppia punibilità sussunta all'art. 260ter CP.
È data via di ricorso al Tribunale federale contro la sentenza del TPF. In tal caso, l'estradizione del precitato all'Italia potrà essere eseguita solo qualora la decisione del TPF fosse confermata da parte dalla massima istanza.
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