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Dagli Stati Uniti piovono critiche nei confronti del nostro Paese e sulla (non) applicazione delle sanzioni.
«Ci sono troppe scappatoie. Putin e gli oligarchi russi hanno trovato nella Svizzera un rifugio sicuro per nascondere i loro beni», sostiene la Commissione di Helsinki. Il Consiglio federale tuttavia respinge le critiche.
WASHINGTON - Nonostante la Svizzera abbia congelato 7,5 miliardi di franchi di beni russi, piovono critiche sul nostro Paese. Questa volta le accuse arrivano dagli Stati Uniti. Più precisamente dalla "Commission on Security and Cooperation in Europe" (conosciuta anche come Commissione di Helsinki), un organismo indipendente dal governo di Washington che sostiene che la Svizzera «è un rifugio sicuro per Putin e i suoi compari».
Svizzera alleata di Putin - «La Svizzera è una delle principali destinazioni per lo sporco denaro russo. Putin e i suoi alleati vi nascondono i loro bottini», è stato sottolineato nel corso di una riunione. Dato che l'Associazione svizzera dei banchieri aveva a suo tempo affermato che ci sono da 150 a 200 miliardi di franchi svizzeri provenienti dalle attività russe nelle banche del nostro Paese, «le sanzioni sono praticamente inoffensive», si legge su un articolo in merito pubblicato da Bloomberg. Gli Stati Uniti sono quindi stati invitati a rivedere il quadro della cooperazione con la Svizzera.
Troppe scappatoie - Intervenuto al meeting, il finanziere e attivista politico Bill Browder non ha usato mezzi termini per definire la Svizzera uno dei più grandi «paradisi fiscali del mondo», nel sostenere che il nostro Paese «manca di coraggio» e affermando che «ci sono troppe scappatoie» nell'applicazione delle sanzioni e nell'evitare il riciclaggio di denaro: «Il problema principale - ha spiegato - è che non si riescono a trovare i soldi che gli oligarchi russi detengono in Svizzera perché esistono le cosiddette società bucalettere e conti offshore. Sono luoghi nascosti. Ciò significa che solo alcuni operatori finanziari sono a conoscenza dei beni detenuti in Svizzera, ma non sono obbligati a fornire informazioni al governo federale».
L'indignazione del Consiglio federale - Insomma, benché la Svizzera abbia sorpreso il mondo all'inizio di marzo allontanandosi dalla sua tradizione di neutralità e dicendo che avrebbe abbracciato pienamente le sanzioni emanate dell'Unione europea contro la Russia, diversi esperti ora sostengono che il nostro Paese debba spingersi più in là. Il Consiglio federale respinge tuttavia queste accuse con la massima fermezza, ha indicato a Keystone-ATS in una presa di posizione scritta. «Tenuto conto del fatto che la Svizzera ha adottato il regime di sanzioni dell'Unione europea nei confronti della Russia, siamo molto sorpresi dello svolgimento di tale briefing. Respingiamo queste insinuazioni politicamente inaccettabili e ci aspettiamo che le autorità americane le rettifichino immediatamente», ha detto il consigliere federale al segretario di Stato americano Antony Blinken.
La Commissione di Helsinki è un'agenzia indipendente del governo statunitense creata dal Congresso nel 1975. Il suo scopo è quello di promuovere il rispetto dell'Atto finale di Helsinki e altri impegni dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE).