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BERNA - Servono misure urgenti di politica familiare e formazione per lottare contro la povertà. È quanto sostiene Caritas, che in una presa di posizione odierna critica l'atteggiamento troppo passivo del Consiglio federale e lo invita ad agire assumendo un ruolo di leader in questo campo.
Malgrado l'eccellente situazione economica e la disoccupazione ai minimi storici, il tasso di povertà in Svizzera continua ad aumentare, in particolare fra i bambini, sottolinea l'organizzazione. Secondo sue stime sono 615'000 le persone toccate e altre 600'000 vivono in condizioni precarie.
In questo contesto, secondo Caritas è «incomprensibile» che il Consiglio federale abbia recentemente rinunciato a monitorare il fenomeno. E ciò dopo aver lanciato nel 2014 un programma di prevenzione e di lotta alla povertà e dopo aver preso atto la scorsa primavera dei risultati di questo progetto, che sottolineano l'urgenza di agire, ricorda l'organizzazione.
Secondo Hugo Fasel, direttore di Caritas, citato in una nota, la Confederazione affida ai Cantoni la responsabilità di combattere la povertà. «Possiamo dire che il Consiglio federale si accontenti di incrociare le braccia osservando da lontano l'evoluzione della povertà in Svizzera».
Nella sua presa di posizione, Caritas non punta semplicemente il dito contro il governo, ma formula anche raccomandazioni per allestire una politica di lotta efficace. La Confederazione, assieme ai comuni e al mondo economico, deve fissare un obiettivo vincolante per ridurre di metà la povertà in Svizzera. Questo impegno è già stato adottato dalla Svizzera nell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, ma ora «deve essere rapidamente attuato».
Secondo Caritas, il minimo vitale deve inoltre essere garantito da una legge quadro federale ed è necessario introdurre prestazioni complementari per famiglie in tutto il Paese, come hanno fatto con successo alcuni cantoni. Per l'organizzazione è fondamentale investire nella formazione continua obbligatoria e adottare misure per meglio conciliare vita professionale e familiare.
Occorre cambiare prospettiva politica, rileva infine Caritas. Il governo continua a credere che la povertà debba essere combattuta con l'assistenza sociale ed è quindi compito dei cantoni e dei comuni, ma questo fenomeno deve essere prevenuto con investimenti specifici a livello di formazioni, di politica familiare e del mercato dell'alloggio, conclude.