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"Per antroposofia intendo un'indagine scientifica del mondo spirituale, che rileva tanto l'unilateralità della sola scienza naturale, quanto quella del solito misticismo, e sviluppa nell'anima che aspira alla conoscenza, prima ch'essa tenti di penetrare nel mondo soprasensibile, le forze che non sono ancora attive nella coscienza abituale e nella scienza ordinaria e che danno la possibilità di una tale penetrazione."
Rubriche
Il termine
Il termine "antroposofia" non è stato coniato da Rudolf Steiner, ma è attestato fin dall'inizio dell'epoca moderna. Già nell'ultimo quarto del XVI secolo la parola viene utilizzata per indicare la conoscenza nell'ambito delle scienze naturali e anche la destrezza nel trattare le faccende umane. Durante il XIX secolo il termine fu in uso presso Schelling, Troxler e Fichte, i quali indicavano per mezzo di esso una scienza nuova, che bisognava fondare.
In sostanza l'antroposofia non dovrebbe essere intesa altrimenti che come quella Sophia, cioè quel contenuto di coscienza, quel vissuto interiore della costituzione animica umana che rende l'uomo veramente tale. L'interpretazione corretta della parola antroposofia non è tanto 'conoscenza dell'uomo', quanto 'coscienza della propria umanità'.
Da R. Steiner, Anthroposophische Gemeinschaftsbildung, GA 257 (it.: educazione antroposofica alla comunità, non tradotto), p. 76.
Alcuni aspetti del termine
Rudolf Steiner, Filosofia e antroposofia, o.o. 35, 1980, Milano, Editrice Antroposofica, p. 3, premessa.
Inizialmente Rudolf Steiner desiderava evitare ogni definizione statica di quel campo di conoscenze e esperienze vitali che egli stesso aveva decisivamente contribuito a descrivere. Al contrario, avrebbe voluto che ogni settimana si trovasse una parola nuova, onde evitare anche esteriormente la possibile impressione di un sistema di conoscenze chiuso. Quali termini equivalenti Steiner utilizzò anche Scienza dello Spirito, Scienza dello spirito antroposofica, scienza occulta, come recita il titolo di uno dei suoi lavori principali, La scienza occulta nelle sue linee generali (OO 13). In senso più stretto, il termine viene usato come titolo di uno scritto rimasto allo stato frammentario, nel quale all'antroposofia viene assegnata una regione situata a metà tra la teosofia e l'antropologia (OO 45).
Il testimone più antico a noi noto della parola antroposofia risale ad un libro apparso anonimo nel 1575, Arbatel de magia veterum, summum sapientiae studium, probabilmente attribuibile ad Agrippa von Nettesheim. L'antroposofia è insieme alla teosofia (come conoscenza del divino) una scienza del bene e comprende da un lato la 'conoscenza delle scienze naturali', dall'altro la 'destrezza nel trattare le faccende umane'.
Rudolf Steiner stesso descrive nel 1916 come fosse giunto a trovare il nome per quanto aveva fino ad allora rappresentato – in particolare attraverso la necessaria separazione dal movimento teosofico:
"Parecchi anni fa, quando si trattò di dare un nome al nostro lavoro, pensai a un nome che mi era caro perché un professore di filosofia, Robert Zimmermann, i cui corsi frequentavo in gioventù, aveva intitolato Antroposofia la sua opera principale. Si era negli anni Ottanta del secolo scorso. Del resto, il nome antroposofia risale più indietro nella letteratura: era già in uso al secolo diciottesimo e anche prima. Il nome è dunque vecchio, ma noi lo usiamo per qualcosa di nuovo."
"Anche se la teosofia è in grado di fornire una conoscenza capace di soddisfare i più importanti bisogni della nostra anima che è accessibile al naturale senso della verità e alla sana logica, pure rimarrà sempre un certo abisso tra essa e l'antropologia. Sarà però sempre possibile ciò che segue. Si potranno mostrare i risultati della teosofia sull'essenza spirituale dell'uomo ed essere in condizione di far notare come l'antropologia confermi tutto quel che la teosofia dice. Pertanto ci sarà un percorso lungo dall'uno all'altro ambito conoscitivo.
È tuttavia possibile colmare l'abisso. Per certi aspetti questo avverrà tramite l'abbozzo di una antroposofia. Se si può paragonare l'antropologia alle osservazioni di un viandante che in pianura va di luogo in luogo, di casa in casa, per farsi un'idea della natura di quel tratto di campagna, se la teosofia è simile al panorama che dello stesso tratto di campagna si ha dalla sommità di un'altura. l'antroposofia deve essere paragonata alla vista che si può avere dal pendio dell'altura, dove il particolare è ancora visibile e tuttavia il molteplice comincia a fondersi nell'intero."