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Ignazio Cassis, dicendosi disposto a ridiscutere le misure di accompagnamento alla libera circolazione, ha rotto un tabù politico. Con una concessione all'Unione europea su questo punto, Cassis cerca di giungere ad una conclusione dei negoziati sul controverso accordo quadro.
A marzo, il Consiglio federale aveva definito le misure di accompagnamento come una delle "linee rosse" nei negoziati con l'UE. Significa che, stando al Consiglio federale , "la Svizzera potrà mantenere tutte le misure di accompagnamento attuali nell'eventualità di un accordo quadro." Ora Cassis afferma che le misure di accompagnamento sono «una questione quasi religiosa» e che sia l'UE che la Svizzera devono essere pronti a "scavalcare le proprie ombre e trovare modi creativi" per risolvere i problemi.
Più in dettaglio, Cassis propone di sostituire la cosiddetta regola della notifica di 8 giorni con un nuovo strumento di protezione dei dipendenti. La regola stabilisce che le imprese e i lavoratori distaccati dall'UE devono registrarsi con otto giorni di anticipo in modo che gli ispettori del lavoro in Svizzera siano in grado di verificare che i lavoratori stranieri rispettano i salari minimi svizzeri. L'obiettivo in futuro dovrebbe rimanere la tutela dei lavoratori svizzeri contro il dumping salariale anche senza la notifica di 8 giorni, aveva affermato Cassis in un'intervista. Come alternativa aveva proposto una notifica con un lasso di tempo più breve di 4 giorni, in combinazione con una pre-registrazione tramite App.
In Parlamento, le affermazioni di Cassis trovano poca comprensione. Il capogruppo del gruppo socialista Roger Nordmann critica Cassis su tre punti: "In primo luogo, si indebolisce la posizione negoziale della Svizzera, quando ha affermato pubblicamente la sua poszione. In secondo luogo, rivela la posizione del Consiglio federale, a cui egli stesso ha contribuito a plasmare. In terzo luogo, danneggia la relazione con le parti sociali.»
Nordmann ammette che potrebbero essere possibili cambiamenti nelle misure di accompagnamento ma in questo caso "i sindacati devono essere d'accordo". Ma Cassis ha avuto "zero consultazione" con le parti sociali. Di conseguenza per Paul Rechsteiner, presidente della Federazione svizzera dei sindacati, la proposta di Cassis si scontra con un rifiuto: "Non v'è alcun motivo di cambiare il periodo di notifica solo perchè lo dice l'UE". Parole di peso, perchè se Cassis vuole avere una minima speranza che l'Accordo quadro venga accettato dal popolo, di fronte all'opposizione totale e preannunciata dell'UDC, avrà bisogno del sostegno della sinistra.
Ma anche negli altri partiti le affermazioni di Cassis trovano poco sostegno. "Un ammorbidimento delle misure
di accompagnamento è fuori questione" afferma il presidente del PPD Gerhard Pfister. "Questi sono atti preparatori per un funerale dell'accordo quadro".
Il PLR da parte sua si trova nel ruolo ingrato di dover nuovamente commentare le dichiarazioni del suo Consigliere federale, le quali sarebbero state espresse senza essersi consultato né con il suo partito e neppure con il Consiglio federale. Per il presidente del PLR Petra Gössi, Cassis avrebbe solo sottolineato "dove sono i problemi nei negoziati con l'UE". Mentre sull'opportunità di esprimersi pubblicamente in tal modo senza essersi consultato con il resto del Consiglio federale Gössi risponde che "la comunicazione è una questione del Consiglio federale". E per quanto riguarda la proposta di Cassis afferma che "il PLR si attiene alle misure di accompagnamento".
L'associazione dei datori di lavoro, per la quale le misure di accompagnamento sono "non negoziabili", commenta in modo simile. "La nostra posizione non è cambiata", afferma Daniella Lützelschwab, membro del consiglio di amministrazione.
Per il presidente dell'UDC Albert Rosti le affermazioni di Cassis dimostrano che l'UE non rispetta le linee rosse della Svizzera e che la conclusione di un accordo quadro sarebbe un errore. "Non è ancora concluso l'accordo quadro, e già l'UE scuote la tutela dei lavoratori in Svizzera." Anche se l'UDC non è un sostenitore delle misure di accompagnamento, queste sarebbero un male necessario finché esiste la libera circolazione delle persone. "Se dai all'UE al mignolo, vuole tutto fino alla completa integrazione della Svizzera".
In effetti, l'UE non sarebbe soddisfatta solo da piccole modifiche nelle misure di accompagnamento che loro ritengono un ostacolo discriminatorio per le imprese e i lavoratori UE che vogliono lavorare in Svizzera. Conflitti irrisolti nell'interpretazione dell'Accordo di libera circolazione sarebbero il motivo per cui Bruxelles insiste così tanto, in linea con gli stati membri, su un accordo quadro. L'obiettivo sarebbe un cambiamento di sistema o un "ritiro graduale" delle misure di accompagnamento entro cinque anni, secondo gli ambienti UE. Invece delle misure di accompagnamento, la Svizzera dovrebbe adottare le regole dell'UE contro il dumping salariale.
Durante l'ultima tornata di negoziati una decina di giorni fa il segretario e negoziatore Roberto Balzaretti avrebbe lasciato intedere di voler "studiare le norme recentemente introdotte nell'UE". La Svizzera, in caso venga accolto l'Accordo quadro, dovrebbe sottostare non solo alle norme dell'UE, ma anche al nuovo tribunale arbitrale con l'Unione europea.
(Fonte: tages-anzeiger)