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dal Corriere del Ticino del 28 maggio 2016
Un sondaggio di Demoscope ha rilevato che se il reddito di base incondizionato (RBI) fosse approvato, solo il 2% smetterebbe di lavorare. Fate un esperimento voi stessi: chiedete a chi vi circonda cosa farebbe se avesse un RBI. Continuare a lavorare, cambiare lavoro, tornare a studiare, fondare una start-up o un'attività indipendente, occuparsi di attività artistiche e creative, di volontariato, e così via: tutti hanno dei progetti di vita, ma a nessuno passa per la mente di usare il RBI per non fare più nulla. E tuttavia tutti vi diranno che gli altri non lavorerebbero. Sono luoghi comuni.
Pensiamo bene di noi stessi e male degli altri. Ma gli altri siamo ancora noi. Voi cosa fareste con il RBI? E cosa pensate che farebbero gli altri? Quanto resistereste senza far nulla? Una settimana? Un mese? E poi? O impazzite dalla noia o trovate qualcosa da fare. Le persone non lavorerebbero se avessero una base garantita? I pensionati, anche i benestanti, spesso continuano a lavorare a ritmo serrato. Le persone non si darebbero da fare senza incentivo monetario? Le associazioni di volontariato in Svizzera erogano più di 700 mio. di ore di servizio all'anno. Agli organizzatori della cerimonia di inaugurazione del LAC è occorsa meno di una settimana per trovare 200 volontari, di cui un buon 25% giovani. Chi ha detto che le persone ed in particolare i giovani non abbiano voglia di lavorare, e persino gratis e per il bene della collettività? Noi umani non siamo come i distributori automatici che erogano le bibite solo se vengono inserite le monete. Siamo individui con interessi, passioni, capacità creative, altruismo e senso di responsabilità. È la coercizione economica che ostacola lo sviluppo di queste qualità. Essa rende le persone egoiste ed irresponsabili delle loro azioni perché le obbliga a pensare solo a sé stesse e ad eseguire ordini immorali che provengono dall'alto, pena perdere il posto di lavoro, o a fare azioni che da persone libere non farebbero. Schiavizza e di conseguenza deresponsabilizza rispetto alle azioni compiute. Il RBI rende gli individui liberi e dunque pienamente responsabili delle azioni che compiono. Ha poi senso preoccuparsi di chi lavorerà avendo il RBI, quando il problema di oggi è che l'offerta di lavoro è inferiore alla domanda, e che l'automazione, la flessibilità e la precarietà promettono diminuzione continua dei posti di lavoro e tensione crescenti? Converrebbe anche alla classe dirigente un sistema che, assicurando in ogni momento un reddito di base, contribuirebbe a garantire la pace sociale e anche a promuove la fondazione di nuove aziende. Il RBI aiuta i responsabili aziendali a gestire il dilemma di richieste contraddittorie: mantenere ad ogni costo i posti di lavoro per non lasciare senza reddito i loro collaboratori o essere efficienti (fare meglio con meno) e commisurare quindi gli impieghi aziendali alle reali necessità? Ha senso per i dipendenti difendere ad oltranza posti di lavoro obsoleti? Il RBI rende economicamente non ricattabili i lavoratori. Le donne non accetteranno salari più bassi degli uomini a parità di mansione. E gli indipendenti? Potranno sempre contare sul RBI, in attesa di incassare fatture che tardano ad essere pagate o in periodi di poco lavoro. Ma il RBI allarga gli orizzonti di vita ben oltre il lavoro retribuito perché comporta vantaggi anche per chi vuole dedicare più tempo ai figli, per il finanziamento degli studi e la formazione continua, per l'esercizio dei diritti politici (più tempo libero, più tempo per informarsi, per partecipare, per manifestare), per l'indipendenza dei giornalisti, per il volontariato, per gli artisti e i lavori creativi. E ancora: per qualsiasi imprevisto nella vita con conseguenze economiche nefaste, per la lotta alla prostituzione e alla criminalità. Non parliamo poi di separazioni e divorzi, in cui si attraversano situazioni economiche difficili e si litiga per l'importo di mantenimento, che presumibilmente sarebbe sostituito dal RBI, liberando gli ex coniugi da ricatti incrociati che spesso coinvolgono anche i figli. Con il RBI i padri non dovrebbero aspettare dalla politica il congedo di paternità pagato. Il RBI risolve i problemi legati alle nostre assicurazioni sociali non finanziabili alla lunga e umilianti per chi vi deve farvi capo. Il RBI espande la libertà degli individui a livelli mai raggiunti prima d'ora. La verità è che il RBI sostiene gli interessi di tutti, mentre le proposte politiche di destra e di sinistra avvantaggiano solo il bacino elettorale di riferimento e non dipartono mai da una visione globale della situazione. Le soluzioni ai problemi del XXI secolo vanno ricercate in quei territori vasti e ampiamenteinesplorati che si trovano oltre la destra e la sinistra. Il 5 giugno entriamo in questi territori da pionieri del mondo che verrà. Votiamo sì al reddito di base incondizionato.
Donato Anchora
Associazione Ticino reddito di base incondizionato