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I mercati azionari dell’Eurozona hanno deluso le aspettative dalla grande crisi finanziaria, in ogni caso in paragone alle azioni svizzere e soprattutto statunitensi. La lista delle cause è lunga. Sul fronte macroeconomico, dopo la gestione meno riuscita della crisi finanziaria, la Zona euro ha più sofferto del raffreddamento della relazione dei Paesi avanzati con la Russia e la Cina a partire dal 2014 a causa della sua maggiore dipendenza dal commercio estero rispetto agli Usa e della sua vicinanza geografica con le zone di conflitto. Sul piano microeconomico, la storia e le scelte di politica industriale hanno lasciato l’Europa senza un settore tecnologico innovativo e in rapida crescita. Nel complesso, le società quotate nella Zona euro hanno poi mostrato una governance meno orientata alla crescita e meno attenta agli azionisti rispetto a quanto praticato negli Usa e in Svizzera. Il decennio dal 2009 al 2019 ha visto una stagnazione delle vendite e degli utili, combinata con una redditività relativamente bassa. In definitiva, la crescita e la distribuzione degli utili non hanno remunerato adeguatamente il rischio incorso dagli azionisti. Il risultato delle politiche di distribuzione meno favorevoli è il tradizionale premio di valutazione in termini di rapporto prezzo su utili di cui beneficiano i mercati Usa e svizzero rispetto all’Eurozona. La situazione è cambiata in meglio dalla pandemia. Utili è redditività hanno registrato un notevole balzo all’insù, che apre la via a un miglioramento delle politiche di distribuzione. Dal 2021, il premio di valutazione delle azioni americane e svizzere rispetto all’Eurozona è invece salito ai massimi degli ultimi vent’anni. Per l’investitore azionario elvetico orientato nel lungo periodo, è quindi giunto il momento di ripensare la sua diversificazione internazionale a favore dei mercati azionari dell’Eurozona che offrono segmenti la cui valutazione è parecchio attraente.