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I
Quale libertà con il proprio corpo?
Origini e attualità della normativa svizzera sull'aiuto al suicidio
"Chiunque per motivi egoistici istiga qualcuno al suicidio o gli presta aiuto è punito, se il suicidio è stato consumato o tentato, con una pena detentiva sino a cinque anni o con una pena pecuniaria." Così recita l’articolo 115 del codice penale svizzero. Nella sostanza si tratta di una formulazione già presente nella versione originale del codice approvato in votazione popolare il 3 luglio 1938 ed entrato in vigore il 1. gennaio 1942.
Oggi come oggi, in tempi caratterizzati da un attivismo legislativo che ha fatto del codice penale un cantiere permanente, è sicuramente rimarchevole la longevità di una norma come questa, destinata a disciplinare, accanto alla fattispecie dell’omicidio del consenziente giusta l’articolo 114, un tema così delicato come quello dell’eutanasia, che chiama in causa dilemmi di tipo etico, filosofico, religioso, prima ancora che di tipo giuridico.
Ma come è nata questa norma e quali sono i motivi del suo successo? Per rispondere a queste domande occorre ripercorrerne la genesi a partire dai lavori preparatori di Carl Stooss, personaggio chiave della storia del codice penale svizzero, per poi risalire fino alla nascita di organizzazioni come Dignitas ed Exit, che hanno rivoluzionato il concetto stesso di aiuto al suicidio.
Immagine: Pixabay.com