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Nei prossimi 25 anni, in tutto il mondo saranno necessari investimenti in infrastrutture idriche e fognarie per quasi 13 trilioni di dollari: un impegno che né il settore privato né quello pubblico possono affrontare da soli. Tuttavia, i loro sforzi congiunti devono essere gestiti in modo intelligente e con lungimiranza. L’esperienza mostra infatti che una cattiva collaborazione non porta che a risultati insoddisfacenti per entrambe le parti. Secondo stime prudenti, per garantire l’accesso universale all’acqua entro il 2050 (vale a dire un accesso a fonti idriche e servizi igienico-sanitari sicuri per tutte le famiglie e trattamenti delle acque reflue in ogni città) saranno necessari 8,8 trilioni di dollari di investimenti infrastrutturali nei Paesi emergenti e altri 4,1 negli sviluppati. Pari a un investimento annuo di circa 370 miliardi di dollari. Secondo una nostra analisi, attualmente vengono impegnati appena 287 miliardi (settore agricolo escluso). Queste stime variano molto (ad esempio, l’Ocse prevede investimenti necessari per 1.000 miliardi di dollari all’anno), ma la maggior parte è concorde sul fatto che vi sia un’enorme differenza tra il necessario e l’effettivamente fornito.
La strada da percorrere. Non c’è dubbio che le infrastrutture siano un aspetto cruciale. L’acqua inquinata causa 1,2 milioni di morti premature ogni anno; nei Paesi a basso reddito, circa il 6% dei decessi è conseguenza diretta di fonti idriche non sicure. Nel 2022, una persona su quattro in tutto il mondo non ha avuto accesso ad acque pulite e il 43% a servizi igienico-sanitari sicuri. Persino nei Paesi ad alto reddito, il 6 e il 9% delle persone non ha avuto accesso rispettivamente ad acqua e servizi sicuri. Al ritmo attuale, nel 2030 le percentuali mondiali saranno ancora rispettivamente del 23 e del 35%.
Uno dei problemi è che molte delle reti idriche dei Paesi sviluppati sono state costruite nel XIX secolo. Londra, ad esempio, utilizza ancora l’enorme sistema fognario creato da Joseph Bazalgette e completato nel 1875 che non è più in grado di sostenere le esigenze della metropoli. Per questa ragione, nel 2025 sarà integrato dal Thames Tideway Tunnel, un collettore di scarico di 25 chilometri che passa in parte sotto il Tamigi e si estende da un’estremità all’altra della città. Investire è necessario, sia a livello pubblico che privato. È quindi probabile che aumenteranno sia le spese in conto capitale che le bollette dell’acqua.
Pubblico o privato? Il 20% della popolazione mondiale è servito da operatori privati, il restante 80% è servito da aziende statali o non gode di alcun servizio. Tuttavia, le enormi carenze in termini di quantità e qualità della fornitura suggeriscono che forse il pubblico non è il miglior gestore di questo bene essenziale. In primo luogo è necessario che i fornitori dispongano di una struttura di incentivi e supervisione corretta. In troppi Paesi (come Indonesia o Kenya) l’offerta è buona per i ricchi ma inadeguata per gli altri, un problema abbastanza diffuso. La crisi idrica di Flint, nello stato americano del Michigan, dove tra il 2014 e il 2017 fino a 12mila bambini sono stati esposti a livelli elevati di piombo nell’acqua, è stata una mancanza imputabile al Dipartimento per acqua e fognature di Detroit. Il risparmiare una piccola somma di denaro ha comportato, in ultima analisi, costi sociali e di bonifica molto elevati.
I sussidi e altre mosse sbagliate delle amministrazioni, inoltre, creano distorsioni risultanti in prezzi dell’acqua inadeguati. Un problema simile assilla lo stato della California, dove in un ambiente semi-desertico è fiorita un’agricoltura ad alta intensità idrica grazie a prezzi dell’acqua artificialmente bassi, determinati dalla forza delle lobby del settore. Allo stesso modo, anche il settore privato ha le sue mancanze: aziende idriche private inglesi e gallesi sono state di recente sottoposte a considerevoli controlli in seguito allo sversamento di acque reflue nei fiumi e su spiagge pubbliche.
In generale, il pubblico è molto migliorato nel negoziare e strutturare partnership pubblico-privato per la fornitura di servizi di pubblica utilità. Trent’anni fa, molti contratti erano lacunosi e finivano in contenziosi; da allora, i funzionari si sono impratichiti e riescono oggi a inquadrare gli accordi in modo da garantire il raggiungimento dei loro obiettivi a un costo inferiore. Tuttavia, in alcuni casi le autorità di regolamentazione mostrano ancora criticità: ad esempio, dimostrano spesso poca familiarità con le modalità con cui operano le aziende detenute dal Private Equity
È necessario fare distinzioni. Il caso del Regno Unito offre un paragone particolarmente interessante per quanto riguarda la fornitura pubblica e privata di servizi idrici. Ognuna delle quattro nazioni che lo compongono adotta un approccio diverso. Le dieci aziende idriche e fognarie di Inghilterra e Galles sono state privatizzate nel 1989. Le nove società inglesi sono un mix di società quotate in borsa, di private equity e di controllate di società internazionali. La gallese Welsh Water è un’azienda privata no profit. Le aziende di Irlanda del Nord e Scozia restano monopolio pubblico. In generale, le aziende private hanno ottenuto risultati migliori: percentuali di perdite d’acqua inferiori, trattamenti delle acque reflue più avanzati e migliore qualità dell’acqua potabile.
A partire dalla privatizzazione, i loro investimenti in infrastrutture sono stati proporzionalmente superiori a quelli degli anni Settanta e Ottanta, quando il settore era in mani statali. Anche la gestione dei servizi è più efficiente. Una famiglia che utilizza 10 metri cubi di acqua al mese, ad esempio, pagherebbe 82,7 dollari al mese a Glasgow (Scottish Water) contro 39,4 a Londra (Thames Water) e 53,3 a Cardiff (Welsh Water). L’acqua è pagata dalla fiscalità generale in Irlanda del Nord. Alcuni recenti scandali inglesi dipendono da un sistema di monitoraggio più rigido rispetto ad altri Paesi europei. Le analisi suggeriscono infatti che le aziende idriche britanniche siano responsabili per meno del 30% dell’inquinamento dei fiumi, con invece agricoltura e industria quali principali indiziate.
Alcune mancanze derivano, tuttavia, da carenze normative. In generale, il pubblico è molto migliorato nel negoziare e strutturare partnership pubblico-privato per la fornitura di servizi di pubblica utilità. Trent’anni fa, molti contratti erano lacunosi e finivano in contenziosi; da allora, i funzionari si sono impratichiti e riescono oggi a inquadrare gli accordi in modo da garantire il raggiungimento dei loro obiettivi a un costo inferiore. Tuttavia, in alcuni casi le autorità di regolamentazione mostrano ancora criticità: ad esempio, dimostrano spesso poca familiarità con le modalità con cui operano le aziende detenute dal Private Equity, come nel caso di Thames Water.
Fare le cose per bene. Un monopolio ben regolamentato può produrre risultati eccellenti, anche in un contesto complicato. A Manila e Phnom Penh, il privato è riuscito a fornire un approvvigionamento idrico affidabile e accessibile con perdite (da fuoriuscite o furti) ridotte: dell’11,6% a Manila e dell’8,5% a Phnom Penh rispetto al quasi 25% di Londra. Negli ultimi vent’anni, molti appalti del privato si sono concentrati sullo sviluppo di reti e impianti per il trattamento delle acque reflue, mentre le municipalità si occupavano dei servizi alla clientela. Ciò ha permesso di ridurre drasticamente i costi di sviluppo di nuove infrastrutture.
In generale, sia per il settore pubblico che per quello privato, le tariffe per acqua e fognature che coprono i costi sono il modello preferito poiché sono sostenibili, sebbene si possano destinare dei sussidi laddove l’accessibilità economica rappresenti un problema. Di fondamentale importanza è l’engagement costante degli investitori con le aziende idriche al fine di migliorare i risultati relativi all’inquinamento e stabilire sistemi di incentivazione, migliorando così, a loro volta, i risultati ambientali e finanziari.
Acqua pulita e servizi igienico-sanitari sicuri sono elementi essenziali per la vita. La loro fornitura deve essere gestita con efficienza e in modo da garantire il massimo beneficio. Spesso, ciò richiede il coinvolgimento di aziende del settore privato, pur con una regolamentazione adeguata. È inoltre necessario sviluppare competenze e capacità adatte alla progettazione e alla realizzazione delle opere necessarie. Significa sviluppare le modalità più efficaci per consentire a pubblico e privato di collaborare per il bene comune.
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