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Corsi e ricorsi storici. Nessuno scommetterebbe oggi su un brano di sei minuti per lanciare una band. Nemmeno nel 1975, in verità, quando negli studi della Emi il grande capo Ray Foster pretese che il singolo di lancio di 'A night at the Opera' fosse 'I'm in love with my car'. "'Scaramouche? Galileo? Beelzebub? Nessuna radio passa una canzone di 6 minuti!'", disse Foster. Non fosse stato per i Queen, impuntatisi su 'Bohemian Rhapsody' fino a sfiorare la causa legale, quella commistione di rock, lirica e tutto l'immaginabile annesso e connesso non sarebbe oggi la canzone più ascoltata in streaming del XX secolo.
La consacrazione avviene dalle principali piattaforme di streaming musicale – Spotify, Apple Music e Deezer – e di streaming video – YouTube – anche se il merito dell'azzardo compositivo va equamente condiviso tra Freddie Mercury e relativa band (che hanno fatto sì che la canzone esista) e l'omonima biografia che sta riempiendo le sale cinematografiche, diretta da Bryan Singer e interpretata fedelmente da Rami Malek, oggi il Mercury più Mercury che ci sia in giro, tribute band incluse. Tanto che all'Emmy per 'Mr. Robot', Malek potrebbe aggiungere presto un Golden Globe, anche solo per quanto fa sul palco ricostruito del Live Aid 1985.
Più di un miliardo e mezzo di fruizioni online, la 'Rapsodia' ha messo in fila 'Smells Like Teen Spirit' dei Nirvana e 'Sweet Child O'Mine' dei Guns N' Roses. E il film, con i suoi 600 milioni di dollari incassati al botteghino, è il biopic più redditizio di sempre. Parola di Universal Music.