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FLIMS - Risale al 4 agosto 2018 l'incidente aereo che uccise 20 persone sulle Alpi Glaronesi. Il vecchio aereo trimotore, decollato dall'aereodromo di Locarno Magadino, si schiantò presso il Piz Segnas, sopra Flims (GR). E si è chiusa solo ora l'indagine che voleva chiarire una volta per tutte le dinamiche dell'incidente, e le eventuali responsabilità dell'Ufficio federale dell'aviazione civile (UFAC). L'UFAC era sospettato di non aver saputo riconoscere numerosi problemi legati alla sicurezza del velivolo. L'inchiesta era stata aperta in seguito al rapporto sull'incidente pubblicato a gennaio dal Servizio d'inchiesta svizzero sulla sicurezza (SISI).
Il verdetto - Nelle attività di vigilanza esercitate dall'Ufficio federale dell'aviazione civile sull'aviazione civile svizzera non ci sono carenze sistemiche. Lo afferma un rapporto dell'Istituto olandese per l'aviazione civile e lo spazio (NLR) commissionato dal Dipartimento federale dei trasporti (DATEC) dopo l'incidente.
Partito da Locarno - Il velivolo utilizzato, sul quale viaggiavano tre membri dell'equipaggio e 17 passeggeri, tutti deceduti, era un Ju-52 del 1939, modello noto con il nome di "Tante Ju" (Zia Ju), immatricolato HB-HOT. L'aereo era decollato da Locarno ed era diretto a Dübendorf (ZH).
Il rapporto del SISI: un errore umano - Secondo l'analisi del SISI, pubblicata in gennaio, lo schianto del Ju-52 fu causato da un errore del pilota. Per il SISI, la società che gestisce il servizio di voli turistici Ju-Air non aveva inoltre tenuto conto dei significativi rischi che voli di questo genere comportano e da tempo non soddisfaceva i requisiti per garantire operazioni condotte in sicurezza. Dal canto suo l'Ufficio federale dell'aviazione civile (UFAC), in qualità di autorità di sorveglianza, non aveva saputo riconoscere i numerosi problemi legati alla sicurezza. Tra le altre cose infatti, l'aereo precipitato non era tecnicamente adeguato, anche se ciò non ha influito sull'incidente.
Standard elevati - Secondo il rapporto pubblicato oggi dalla Segreteria generale del DATEC, i periti dell'NLR sono giunti alla conclusione che le attività di vigilanza svolte dall'UFAC non rivelano carenze o rischi sistemici tali da richiedere provvedimenti correttivi immediati. Nel confronto internazionale, viene inoltre precisato, l'Ufficio federale «soddisfa elevati standard di qualità» e ai suoi ispettori viene «attestata una grande competenza professionale».
Qualche suggerimento - I periti dell'NLR hanno tuttavia emanato una serie di raccomandazioni volte a ottimizzare le attività di vigilanza dell'UFAC. Viene ad esempio proposto un più efficace coordinamento tra la vigilanza tecnica e quella operativa e la presa in considerazione di fattori "soft", quali ad esempio la cultura di sicurezza delle imprese poste sotto la sua vigilanza.
Vicinanza tra controllati e controllori - Il rapporto dell'istituto olandese punta anche il dito sulla problematica vicinanza tra l'UFAC, in quanto autorità preposta alla vigilanza, e le imprese svizzere oggetto di tale sorveglianza. Questi legami potrebbero infatti incidere negativamente su un'attività di vigilanza critica e indipendente. Per eliminare simili rischi, viene pertanto raccomandato di instaurare un sistema di "Check and Balance" (controllo e bilanciamento reciproco). Nel comunicato la Segreteria generale del DATEC afferma che l'UFAC ha già avviato l'attuazione delle raccomandazioni dell'NLR.