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Una petizione per accordare il diritto all'asilo a ogni richiedente eritreo minacciato di maltrattamenti in patria è stata affossata dalla camera alta del Parlamento elvetico. Quest'ultima dà così il suo benestare al giro di vite delle autorità svizzere nell'ambito dell'esame delle richieste d'asilo.
La petizioneLink esterno è stata sottoscritta da oltre 12'000 persone. Quando è stata consegnata alle autorità elvetiche lo scorso maggio, circa 1'500 eritrei avevano manifestato davanti a Palazzo federale a Berna.
Questa petizione è stata affossata mercoledì dal Consiglio degli Stati (la Camera alta del Parlamento elvetico) per 30 voti contro 9 e 2 astensioni. "Non capisco questa decisione", ha detto il deputato del partito dei Verdi Robert Cramer, membro del comitato promotore della petizione. "Il testo chiede solo il rispetto delle procedure d'asilo", ha aggiunto.
La raccolta delle firme è stata lanciata da alcune organizzazioni vodesi, ginevrine e bernesi in contatto con la comunità eritrea. Il testo chiede che le "audizioni dei migranti siano effettuate secondo dei criteri che rispettino la tradizione umanitaria svizzera e che l'asilo sia concesso ad ogni richiedente eritreo minacciato di maltrattamenti in patria, con effetto immediato e retroattivo".
Migliaia di dossier al vaglio
La Segreteria di Stato della migrazione (SEM) ha già riesaminato l'ammissione provvisoria di 250 eritrei e ha deciso di revocarla al 9% di loro. La SEM ha in particolare esaminato i dossier di persone che, secondo l'autorità, sono meno esposte al rischio di ripercussioni in caso di ritorno, siccome hanno già svolto il servizio militare in Eritrea. Questo spiega il tasso relativamente elevato del 9%. Dal 2003, la SEM ha riesaminato circa 50'000 ammissioni provvisorie e soltanto il 4% di esse è stato revocato. Entro la metà dell'anno prossimo, la SEM ha previsto di esaminare altri 2'800 casi, con priorità alle famiglie, ai minori non accompagnati e ai giovani in formazione.Fine della finestrella
Pratiche modificate
La petizione era stata lanciata in reazione alla maggiore severità della Segreteria di Stato della migrazione (SEMLink esterno) nei confronti delle richieste d'asilo di persone provenienti dall'Eritrea. La SEM ha redatto nel 2015 un rapporto sulla situazione di questo paese e ha in seguito adattato le sue pratiche.
Recenti decisioni del Tribunale amministrativo federaleLink esterno hanno confermato questo giro di vite, giudicando che le persone che hanno lasciato illegalmente l'Eritrea non sono per forza minacciate di persecuzione o di arruolamento forzato nell'esercito in caso di rimpatrio.
La SEM ha quindi deciso di riesaminare 3'400 dossier di richiedenti eritrei titolari di un permesso provvisorio di ammissione per valutare se un ritorno nel paese è attualmente fattibile ed esigibile.
Il Consiglio degli Stati si è dunque allineato con quanto deciso dalla SEM, ritenendo che l'esame individuale dei pericoli che riguardano ogni singolo richiedente l'asilo e il rinvio di persone a cui lo statuto di rifugiato non è stato concesso siano la base di una politica d'asilo credibile.
Oltre a respingere la petizione, la camera alta ha adottato una mozioneLink esterno del deputato Damian Müller (Partito liberale radicale, destra) che chiede al governo di revocare il maggior numero possibile di permessi provvisori d'ammissione e di stilare entro il 2020 un rapporto sul riesame dei dossier dei richiedenti l'asilo eritrei.
"Ho l'impressione che il rifiuto di questa petizione non abbia alcun rapporto con il suo contenuto, ma che il Parlamento voglia far semplicemente passare il messaggio che non è accondiscendente e non intende facilitare l'arrivo di eritrei in Svizzera", ritiene Cramer, che aggiunge: "Questo comportamento però è contrario allo stato di diritto, questi richiedenti l'asilo devono poter essere trattati come gli altri".
"Nessun segno concreto di miglioramento"
Un altro argomento avanzato dai 'senatori' a giustificazione del loro sostegno alle nuove pratiche del SEM è il trattato di pace firmato lo scorso luglio tra l'Eritrea e l'Etiopia. "Si tratta di un primo passo verso una normalizzazione in Eritrea e di un'opportunità per la Svizzera di rinforzare la sua presenza sul posto", ritiene Damian Müller.
Un'affermazione criticata veementemente da Amnesty InternationalLink esterno. "Dal suo riavvicinamento con l'Etiopia, non abbiamo constatato alcun segnale concreto di miglioramento dei diritti umani in Eritrea", dichiara Alain Bovard, portavoce della sezione svizzera dell'associazione umanitaria. "In luglio ci sono ancora state delle manifestazioni ad Asmara, durante le quali l'esercito ha sparato sulla folla", aggiunge.
Amnesty International rammenta che i richiedenti l'asilo che arrivano in Svizzera scappano innanzitutto da uno Stato totalitario, da atti di tortura e da maltrattamenti.
"Questo inasprimento dell'esame delle domande di asilo è solo fumo negli occhi: i rinvii non possono infatti essere eseguiti siccome il governo eritreo accetta soltanto dei ritorni volontari", sottolinea Alain Bovard. "I richiedenti privati dell'ammissione provvisoria devono ricorrere alle prestazioni del soccorso d'emergenza, sono emarginati, senza possibilità di formarsi o di lavorare. Restano in Svizzera, ma sono privati di qualsiasi possibilità di integrazione".
E proprio a proposito di rinvii, il Consiglio degli Stati ha respinto - contrariamente alla Camera bassa - una mozione che chiedeva di intavolare trattative con il governo eritreo, affinché le persone che hanno chiesto asilo in Svizzera possano tornare in patria senza timore di persecuzione.
Uno sforzo inutile, ha sottolineato la ministra di giustizia e polizia Simonetta Sommaruga, poiché da anni la Svizzera tenta di negoziare con Asmara, senza successo.
Traduzione dal francese di Luigi Jorio