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C’è chi ne indossa una andando a correre in campagna, dove non incontra anima viva; e chi invece sta a volto scoperto sui bus quando sono affollati. In giro si vede un po’ di tutto. La sensazione è che in Svizzera - nonostante l’ampia disponibilità attuale del prodotto sul mercato - la popolazione fatichi non poco a seguire le ’nuove’ raccomandazioni delle autorità sull’utilizzo delle mascherine igieniche. Ora le conclusioni di uno studio pubblicato lunedì sull’autorevole rivista ’The Lancet’, e di cui ha riferito oggi la ’Nzz’, ne suggeriscono un impiego più conseguente: un team di ricercatori incaricato dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) fornisce infatti indizi supplementari circa la loro effettiva utilità nel proteggere chi le indossa e gli altri dal Covid-19.
La questione rimane controversa, e di estrema attualità in questa fase avanzata del deconfinamento. Prima e durante il lockdown, l’Ufficio federale della sanità pubblica (Ufsp) lo ha ripetuto un giorno sì e l'altro sì: l’utilizzo della mascherina igienica è raccomandato unicamente alle persone infette, che presentano sintomi o fanno parte dei gruppi a rischio, nonché agli operatori sanitari, ma non a chi è sano. Le mascherine - scriveva allora l’’Ufsp, invocando tra l’altro la mancanza di evidenze scientifiche che provassero il contrario - “non proteggono efficacemente una persona sana da un contagio virale delle vie respiratorie” e potrebbero “infondere un falso senso di sicurezza”, inducendo chi le indossa ad abbassare troppo la guardia, a dimenticarsi cioè le regole di protezione fondamentali (lavaggio e disinfezione regolare delle mani, distanziamento sociale).
Il ’nuovo’ messaggio
Con i successivi allentamenti del lockdown, e l’accresciuta disponibilità del prodotto sul mercato, la posizione delle autorità è evoluta. L’Ufsp raccomanda ormai di usare la mascherina se non è possibile tenersi a distanza di due metri dalle altre persone, in particolare sui mezzi pubblici. Bisogna inoltre indossarla se si usufruisce di un servizio per il quale il suo utilizzo è previsto dal piano di protezione settoriale (dal parrucchiere, ad esempio). Un uso generalizzato nello spazio pubblico continua a non essere raccomandato. Ma come ha fatto notare in aprile il farmacista cantonale Giovan Maria Zanini anche su queste colonne, “non raccomandare di usare le mascherine è una cosa ben diversa dal raccomandare di non usarle”. In altre parole: ognuno ha il diritto di fare come meglio crede, l’importante è che le indossi correttamente (non tenendo il naso fuori, tra l’altro).
Il messaggio ufficiale post-lockdown a quanto pare stenta a far breccia. In particolare fra gli utenti dei trasporti pubblici. In Ticino solo uno su cinque indossa la mascherina sui bus di Autopostale, Oltralpe uno su 20. E con l’estate alle porte, difficilmente le cose cambieranno. Questa scarsa propensione a proteggere gli altri, e quindi sé stessi, potrebbe però evolvere man mano che le lacune scientifiche verranno colmate.
Fino all'80% di rischio in meno
Un apporto in questo senso lo fornisce lo studio appena pubblicato sul 'Lancet'. Vi sono state analizzate oltre 200 indagini realizzate in diversi paesi sull’efficacia di mascherine, distanziamento sociale e misure di protezione degli occhi nella prevenzione dei contagi da Covid-19 e altri coronavirus. Per quanto riguarda le mascherine: senza, il rischio ’medio’ di contagio nelle situazioni analizzate è del 17%; con, del 3% circa (-80%) nel migliore dei casi. Le mascherine - al pari delle altre due misure protettive, in particolare il distanziamento sociale di almeno un metro, meglio però se di due - possono dunque contribuire a ridurre in maniera significativa il rischio di infezione, scrivono gli autori. Le situazioni però non sono del tutto paragonabili (alcuni studi riguardano il settore sanitario, altri lo spazio pubblico in generale); e sono diversi i tipi di mascherina considerati. Gli stessi ricercatori mettono in guardia: servono ulteriori indagini per comprovare l’effettiva efficacia delle mascherine igieniche.
Anche Giovan Maria Zanini invita a non sopravvalutare la portata delle conclusioni dello studio: “Nelle ultime settimane - spiega il farmacista cantonale a ’laRegione’ - è uscita tutta una serie di studi scientifici, più o meno autorevoli, sulle mascherine protettive. Indicano per lo più che queste sono efficaci non soltanto per il personale sanitario, ma anche per la popolazione in generale. Una conclusione alla quale era giunta tra l’altro in aprile anche la task-force di esperti della Confederazione, che aveva addirittura riscontrato sufficiente evidenza perché potessero essere raccomandate”. La mascherina, però, è “soltanto una delle componenti del successo” nella lotta alla pandemia: “Da sola - senza le regole igieniche e il distanziamento sociale - serve a poco”, puntualizza Zanini. A suo parere, l’aspetto "più interessante e accertato” dello studio pubblicato sul ’Lancet’ è piuttosto “la conferma che il distanziamento sociale è la misura più efficace, e che stando a due metri di distanza dagli altri ci si protegge meglio che a un metro. Quando proprio non riusciamo a farlo, come sui mezzi pubblici, allora mettiamoci tutti una mascherina!”.