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Si è lievemente attenuata la probabilità che nei prossimi trimestri si crei e scoppi una bolla immobiliare residenziale speculativa, secondo l'UBS. Il relativo indice calcolato dalla banca è leggermente progredito di 0,03 punti nel secondo trimestre rispetto al primo, a quota 1,20. L'appiattimento dell'evoluzione dell'indice "conferma la diffusa percezione di una distensione graduale" sul mercato delle abitazioni, scrive l'UBS in una nota.
Tra gennaio e marzo la progressione era stata di 0,06 punti e in media dal 2009 alla fine del 2012 di 0,11 punti trimestrali. Contrariamente alla bolla immobiliare degli anni '80, l'indice non mostra segni di un'accelerazione.
Se l'allentamento della tensione non dovesse proseguire, il rischio di una bolla potrebbe tuttavia salire dato che il mercato si trova al culmine di un ciclo dei prezzi che dura ormai da 15 anni e mostra nel complesso chiari segnali di una sopravvalutazione.
In termini reali i prezzi delle abitazioni sono aumentati del 5,4% sull'arco di un anno, a fronte di un rialzo del 4,3% del volume dei prestiti ipotecari (+29 miliardi di franchi) e di una crescita dell'1,4% (+5 miliardi) del reddito disponibile dei nuclei famigliari, osserva la banca.
A livello regionale, i rischi si tanno estendendo ai centri di medie dimensioni e alle periferie degli agglomerati urbani. Rientrano nelle aree da monitorare le regioni di Locarno, Mutschellen (AG), Winterthur e dell’Oberland e Unterland zurighese. Il numero delle regioni a rischio è rimasto invariato nel secondo trimestre del 2013.
Il barometro "UBS Swiss Real Estate Bubble Index" - ricalcolato fino al 1982 - aveva raggiunto il massimo di 2,5 punti all'inizio degli anni Novanta, al momento del picco dell'ultima bolla immobiliare elvetica.
SDA-ATS