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« Il nostro obiettivo principale non è quello di attirare l’attenzione dei media sui casi di discriminazione di cui ci occupiamo. Il nostro compito è quello di offrire una consulenza efficace e orientata alla soluzione. »
Nermina Ademovic, consulente legale della FOIS
La discriminazione: un problema sociale
I dati della Rete di consulenza della Confederazione
Le persone musulmane sul mercato del lavoro
Sul mercato del lavoro le persone musulmane incontrano maggiori ostacoli rispetto al resto della popolazione. Diverse indagini condotte in Svizzera rivelano che le persone musulmane hanno una probabilità di essere disoccupate 2,5 volte maggiore rispetto alla popolazione non musulmana. Anche se questo risultato è ampiamente condiviso dagli esperti, è molto più difficile comprenderne le ragioni. Basandoci su queste statistiche, possiamo concludere che le persone musulmane sono discriminate a causa della loro fede? La risposta è tutt’altro che ovvia. Lo studio di Stolz & Lindemann (cfr. ibid.) mostra che questo divario nell’accesso al mercato del lavoro è in gran parte attribuibile a fattori come il capitale sociale (livello di formazione, competenze linguistiche, reti sociali; responsabile in misura del 38%) e il passato migratorio (responsabile in misura del 43,6%), mentre la religiosità sembra svolgere solo un ruolo marginale (responsabile in misura del 4,7%). Va aggiunto, tuttavia, che la religiosità è stata valutata solo in base ai criteri di partecipazione alle funzioni religiose e pratica della preghiera. Gli autori non disponevano invece di dati su quanto le donne musulmane sono svantaggiate nella ricerca di un impiego perché indossano un simbolo religiosamente connotato come il velo. Lo studio di Lindemann & Stolz (cfr. ibid.) mostra inoltre che le persone musulmane con una formazione universitaria non sembrano avere più facilità a trovare un impiego. Al contrario, a volte hanno ancora più difficoltà rispetto a coloro che terminano la loro formazione dopo la scuola dell’obbligo. Questo risultato contraddice una serie di studi condotti a livello europeo.
(Solo) una questione di visibilità?
Nel caso di comportamenti discriminatori nei confronti di persone di fede musulmana, la visibilità religiosa sembra essere un fattore importante da considerare. Con ciò si intendono, per esempio, i simboli di appartenenza come il velo. Finora non sono stati condotti studi quantitativi che analizzino il legame tra l’uso del velo e la discriminazione. Si può tuttavia affermare che il fatto di indossare il velo a scuola, al lavoro e negli spazi pubblici in generale è ancora un importante tema di discussione nei dibattiti pubblici. Uno studio recente ha evidenziato che le persone di fede musulmana che frequentano le associazioni musulmane tendono a subire maggiori discriminazioni rispetto alle persone musulmane meno impegnate in quest’ambito (cfr. ibid.). Questo potrebbe essere riconducibile al fatto che le persone più religiose difendono maggiormente la loro religiosità (per esempio indossando abiti con connotazioni religiose) e diventano così bersaglio di sguardi e commenti discriminatori. Potrebbe però anche dipendere dal fatto che si parla della questione della discriminazione all’interno delle associazioni musulmane e che quindi diventa un tema importante per i loro membri. Ulteriori studi in quest’ambito potrebbero fornirci elementi di risposta.
L’impegno delle organizzazioni musulmane contro la discriminazione
La questione della discriminazione è presa molto sul serio anche in seno alle organizzazioni musulmane. Per contrastare le tendenze discriminatorie, si organizzano diverse attività a livello associativo che mirano in particolare a combattere i pregiudizi e gli stereotipi di cui sono vittime oggi le persone musulmane. Queste iniziative possono consistere, per esempio, in giornate delle porte aperte durante le quali la comunità si presenta al pubblico, oppure nella partecipazione a eventi pubblici organizzati dalla Confederazione e dai Cantoni, come la “Settimana contro il razzismo”.
A livello nazionale, la Federazione delle organizzazioni islamiche svizzere (FOIS) ha lanciato nel 2017 un’applicazione, ossia la FIDS report APP, che consente a chiunque abbia subito discriminazioni di ricevere una consulenza e un sostegno adeguati.
L’intento di questo progetto è di integrare l’offerta già fornita dalla Confederazione attraverso la sua Rete di consulenza. Va notato che anche altre organizzazioni religiose, come la Federazione svizzera delle comunità israelite (FSCI) a livello nazionale o il Coordinamento intercomunitario contro l’antisemitismo e la diffamazione (CICAD) nella Svizzera romanda, vantano un’esperienza pluriennale in questo campo e dispongono di risorse per sostenere le persone vittime di discriminazione.
Bibliografia
Letteratura
Lindemann, A. & Stolz, J. (2020). Perceived discrimination among Muslims and its correlates. A comparative analysis. Ethnic and Racial Studies.
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Per approfondire
Letteratura
Commissione federale contro il razzismo (CFR) (2012). Persone altamente qualificate con un retroterra migratorio. Raccomandazioni della Commissione federale contro il razzismo CFR. Sintesi dello studio sulle possibili discriminazioni sul mercato del lavoro svizzero.
Direnberger, L., Banfi, E., & Eskandari, V. (2022). Locating the threat, rebordering the nation : Gender and Islamophobia in the Swiss Parliament, 2001–2015. European Journal of Women’s Studies, 29(3).
Eskandari, V., & Banfi, E. (2017). Institutionalising Islamophobia in Switzerland : The Burqa and Minaret Bans. Islamophobia Studies Journal, 20(10), 53‑71.
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