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Niente licenziamenti, perlomeno sino alla fine dell'anno: è l'appello lanciato a Credit Suisse dall'Associazione svizzera degli impiegati di banca (ASIB), che accusa l'istituto di scarsa solidarietà nei confronti dei dipendenti, alle prese con un difficile momento.
Non è corretto ristrutturare, tagliando sul personale, in un momento di incertezza nazionale e globale mentre nel contempo gli utili (2,5 miliardi nel primo semestre) rimangono elevati, argomenta l'organizzazione in un comunicato odierno.
"A differenza di altri settori dell'economia, il ramo finanziario è stato in gran parte risparmiato dalla crisi Covid, motivo per cui la decisione di tagliare equivale a una mancanza di solidarietà con i dipendenti che operano su un mercato del lavoro già di per sé teso", si legge nella nota. A fine luglio i disoccupati nel segmento bancario erano infatti 4214.
Alla luce di un andamento degli affari considerato stabile, per non dire anticiclico, l'ASIB esorta Credit Suisse ad evitare rotture di rapporti di lavoro almeno sino a fine dicembre. Per le persone toccate trovare un nuovo posto sarebbe infatti assai arduo.
L'associazione critica anche l'integrazione della Neue Aargauer Bank (NAB), definito non solo un duro colpo per il personale - difficile che i dipendenti di una banca regionale possano identificarsi in una multinazionale - bensì anche un pericolo per lo stesso Credit Suisse. "Quanti collaboratori e clienti di NAB accetteranno il cambiamento?", si chiede l'ASIB. Secondo l'organizzazione la l'istituto argoviese ha alle sue spalle una bella storia, cominciata nel 1812, ma deve ora confrontarsi con una brutta fine.