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<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>L'allargamento dell'UE costituisce un passo decisivo verso il definitivo superamento delle divisioni in Europa e un contributo alla promozione della pace e della stabilità nel nostro Continente. In linea di principio, esso va anche nell'interesse della Svizzera, tanto sul piano politico quanto su quello economico. Estendendo ai dieci nuovi membri dell'Unione europea l'Accordo di libero scambio, stipulato tra la Svizzera e l'UE nel 1972, i sette accordi bilaterali del 1999 e - in caso di successo dei negoziati - i "Bilaterali II", alla Svizzera si apriranno le porte di un mercato unico europeo che comprenderà 75 milioni di consumatori in più. Alle imprese elvetiche si prospettano nuovi sbocchi e prospettive di crescita,una maggior certezza giuridica per i loro investimenti e l'accesso a un mercato del lavoro più attrattivo.</p><p>L'adesione all'UE, a partire dal 1° maggio 2004, di dieci nuovi Stati rende necessaria una modifica degli accordi bilaterali tra la Svizzera e l'UE. Il relativo mandato di negoziazione, tuttavia, non è ancora stato approvato dal Consiglio dei ministri dell'UE.</p><p>Con il Trattato di Maastricht (1993), l'UE ha istituito un Fondo di coesione che serve a finanziare progetti nei settori dell'ambiente e delle infrastrutture degli Stati membri meno sviluppati economicamente. L'obiettivo è di produrre in questi Paesi una crescita aggiuntiva che contribuisca ad equiparare la qualità di vita all'interno dell'UE. A tale scopo, nel 2002 sono stati stanziati 2789 milioni di euro.</p><p>Nell'Accordo sullo Spazio economico europeo (1994), gli Stati membri del SEE-AELS si sono impegnati ad alimentare il Fondo di coesione. Il loro contributo ammonta attualmente a 24 milioni di euro all'anno.</p><p>Malgrado i notevoli progressi economici, il reddito pro capite nei Paesi dell'Europa dell'Est candidati all'adesione rimane nettamente al di sotto della media dell'UE. Per questo motivo, dopo l'allargamento andranno intensificati gli sforzi per ridurre le disparità economiche e sociali in seno al mercato interno europeo.</p><p>Nel corso degli anni Novanta, la Svizzera ha dato un contribuito importante ai Paesi dell'Europa dell'Est nella loro transizione dall'economia pianificata all'economia di mercato. Anche in futuro essa avrà occasione di dimostrare la sua solidarietà verso l'Europa intera.</p><p>1. Il sostanziale aumento del contributo da parte dei Paesi del SEE-AELS al Fondo di coesione e ai Fondi strutturali dell'UE è uno degli oggetti in discussione dei negoziati avviati di recente per adeguare all'allargamento l'Accordo sullo Spazio economico europeo.</p><p>In seno all'Unione europea si sta discutendo se un'analoga pretesa può essere rivolta al nostro Paese. Finora alla Svizzera non è pervenuta alcuna domanda riguardante una sua partecipazione al Fondo di coesione in relazione all'allargamento. Non è dato sapere se e quando le sarà presentata una tale domanda.</p><p>2. Né gli accordi bilaterali attualmente in vigore tra Svizzera e UE ("Bilaterali I"), né i "Bilaterali II" che si stanno ancora negoziando offrono una base giuridica per il versamento di contributi al Fondo di coesione e ai Fondi strutturali dell'UE. All'occorrenza, tale base legale potrebbe essere trovata sotto forma di un accordo separato o di un accordo quadro comprendente la totalità delle relazioni tra la Svizzera e l'Unione europea.</p><p>3. Non vi è alcuna fondata ragione per collegare un'eventuale partecipazione al Fondo di coesione con i "Bilaterali I" - in particolare con l'estensione della libera circolazione delle persone - e/o con i "Bilaterali II". Un tale legame, dal nostro punto di vista, non entra in considerazione.</p>  Risposta del Consiglio federale.