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- Oggi, la storia 17.02.15
Anche oggi che nelle forze armate vi sono reparti femminili si pensa spesso alla guerra come a una cosa che riguarda gli uomini. In gran parte è così, ma non solo. Senza contare le vittime, per secoli cuoche, lavandaie, prostitute e altre figure femminili seguirono gli eserciti. E soprattutto dall'800 in poi le donne hanno svolto un ruolo di spicco nell'assistenza ai feriti.
La prima donna autorizzata ad agire nelle zone delle operazioni fu Florence Nightingale, che diresse degli ospedali inglesi in Turchia durante la guerra di Crimea del 1854-56, promuovendo la partecipazione di infermiere volontarie. Tra le organizzazioni che in seguito svilupparono quest'attività un posto di primo piano spetta alla Croce rossa e questa nacque in Svizzera, tant'è che il suo simbolo è la bandiera elvetica a colori invertiti.
Fu il 17 febbraio 1863 che a Ginevra fu deciso di creare un comitato internazionale per soccorrere i feriti. Costituito pochi mesi dopo, nel 1864 questo fu ratificato da 12 governi con la convenzione di Ginevra. Le origini della Croce rossa sono note: a idearla dopo aver assistito nel 1859 alla cruenta battaglia di Solferino fu Jean Henry Dunant, che la promosse con altri quattro cittadini svizzeri, basandola sul volontariato.
La Croce rossa non è mai stata un organismo soltanto femminile, ma il contributo delle donne all'assistenza di guerra è stato molto importante: anzitutto per i feriti, ma anche per loro. Il primo conflitto mondiale segnò ad esempio una svolta nella storia dell'emancipazione perché le donne furono coinvolte in innumerevoli attività, assumendo ruoli da protagoniste e un nuovo status che talora, come in Gran Bretagna, vennero riconosciuti e acelerarono il loro accesso al voto.
In quest'ambito lo sviluppo delle iniziative assistenziali nella guerra di massa del 1914-18 svolse un ruolo significativo: le infermiere furono decine e decine di migliaia e strutture come la Croce rossa contribuirono all'emancipazione delle donne anche mediante la loro professionalizzazione. A differenza di altre forme di mobilitazione bellica, tra l'altro, alla fine del conflitto quella sanitaria non venne meno e ha sempre intensificato fino ad oggi le sue attività.