Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/87572

<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è invitato a studiare le possibilità legali e tecniche per rafforzare la legislazione contro lo spam, in particolare a garanzia della libertà d'informazione, attiva e passiva, ostacolata in misura sempre maggiore da questo tipo di e-mail. Dovrebbero essere disposte sanzioni civili, se non addirittura penali, contro gli autori di spamming e misure tecniche che permettano di ovviare all'eccessivo filtraggio dei messaggi di posta elettronica.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>L'articolo 3 lettera o della legge contro la concorrenza sleale vieta l'invio di spam. Le persone vittime di tale fenomeno possono difendersi intentando un'azione civile o interponendo ricorso presso le autorità cantonali. L'articolo  45 della legge sulle telecomunicazioni impone ai fornitori di servizi di telecomunicazione di lottare contro la pubblicità di massa sleale, obbligo definito dal Consiglio federale negli articoli 82 e 83 dell'ordinanza sui servizi di telecomunicazione. L'UFCOM vigila sugli sviluppi in questo ambito e ritiene che per il momento non ci siano misure più efficaci. </p><p>Lo spam proviene spesso da organizzazioni criminali internazionali che si adoperano per far sembrare che i loro invii non siano spam bensì normali messaggi di posta. Finora, a livello mondiale, non si è ancora trovata una soluzione a tale problema. L'utilizzo di filtri rimane uno dei principali strumenti di prevenzione, quindi di fronte ai miliardi di messaggi di spam inviati tutti i giorni è imperativo che esso sia automatizzato, dinamico (ad es. aggiornamento dei filtri ogni ora), diversificato (parole chiave, mittenti, informazioni accessorie, ecc.) e coordinato a livello internazionale. Si mira con tutto ciò a raggiungere il maggior grado di identificazione possibile, senza peraltro bloccare l'arrivo di altri messaggi. Gli stessi titolari di conti di posta elettronica possono contribuire a tale processo, scegliendo il giusto livello di protezione dei loro filtri e contrassegnando lo spam ricevuto.</p><p>Lo spam può essere smistato in molteplici modi, ad esempio secondo parole chiave, l'indirizzo del mittente, l'indirizzo di varie stazioni intermediarie, le tecnologie utilizzate o segnalazioni da parte di altri destinatari di messaggi simili. Se la Confederazione fissasse delle regole precise, gli spammer si adatterebbero rapidamente e in pochi giorni riuscirebbero di nuovo a inviare i loro messaggi dannosi.</p><p>La proposta avanzata dall'autore del postulato di un ricorso in senso lato per i mittenti è già realtà. Infatti, dall'invio di spam ci si può difendere per via civile o penale. Tale possibilità era già stata segnalata dall'amministrazione federale al comitato referendario citato nel postulato. Il mittente può ricorrere anche in modo informale contro il fatto di essere scambiato per uno spammer. I veri spammer spesso approfittano di questa situazione, sostenendo ad esempio che le loro mail sono state bloccate per errore o che terzi hanno utilizzato il loro indirizzo per inviare spam. Ulteriori possibilità di ricorso nuocerebbero pertanto ai moderni canali di comunicazione (come le e-mail), già compromessi dall'invio di spam.</p><p>Su 200 milioni di e-mail in entrata ogni mese negli uffici dell'amministrazione federale, 190 milioni vengono filtrati dall'UFIT a causa di spam e virus. L'UFIT garantisce pertanto il buon funzionamento del traffico di e-mail all'interno dell'amministrazione federale. I servizi del Parlamento intendono verificare se sia possibile una collaborazione anche tra i propri fornitori di servizi di telecomunicazione e l'UFIT, cosicché pure i parlamentari potranno beneficiare della competenza dell'UFIT.</p><p>Riassumendo, si può dire che sono già state adottate tutte le misure necessarie per combattere lo spam e che ulteriori provvedimenti risulterebbero più dannosi che utili.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.