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Per alcune caratteristiche genetiche l'uomo è più vicino all'orango che allo scimpanzé. Lo hanno scoperto "archeologi" del Dna dell'università danese di Aarhus, che hanno pubblicato il risultato sulla rivista "Genome Research". La ricerca è stata coordinata con quella che ha portato alla mappa del Dna dell'orango, pubblicata recentemente su "Nature".
Sebbene oranghi e umani siano lontani parenti, hanno alcune regioni del genoma molto più simili a quelle dello scimpanzé, il più stretto parente dell'uomo sulla scala evolutiva ancora vivente. I Dna, messi a confronto, "sono i segnali di un lontano passato e il nostro approccio consiste nell'utilizzare questi segnali per studiare la genetica dei nostri predecessori", osservano gli autori della ricerca, Mikkel Schierup e Thomas Mailund.
Quando una popolazione si divide, le varianti genetiche che ogni ramo ha ereditato dal progenitore comune subiranno cambiamenti nel tempo fino a dare origine a due specie diverse. È quello che è accaduto anche nel caso dell'orango, lo scimpanzé e l'uomo: tutti e tre hanno un antenato comune ed è possibile che uomo e orango possano avere varianti genetiche che nello scimpanzé sono andate perdute. Per scoprirlo i ricercatori danesi hanno utilizzato un modello matematico ed hanno calcolato che "in circa lo 0,5% del nostro genoma, abbiamo una parentela più stretta con l'orango che con lo scimpanzé" e che "per lo 0,5% gli scimpanzé sono più vicini all'orango di quanto non lo siamo noi".
SDA-ATS