Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/190246

<h2>SubmittedText<h2><p>Se si osserva la situazione dell'occupazione dei lavoratori di più di 50 anni, si constata che il numero di quelli in cerca di un impiego è regolarmente aumentato negli ultimi dieci anni, e questo malgrado il basso tasso di disoccupazione del nostro Paese.</p><p>Questa fascia d'età è quella maggiormente strapazzata quando rimane senza lavoro, con un tasso di quasi il 25 per cento di persone disoccupate da più di un anno. Lo stesso vale per le persone che esauriscono il diritto alla disoccupazione: nel 2017 su un totale di 40 000 persone il 25 per cento aveva più di 50 anni.</p><p>Se una parte di queste persone provvede al proprio sostentamento attraverso piccole attività accessorie, molte altre si rivolgono all'aiuto sociale, il cui numero di beneficiari ultracinquantenni è raddoppiato in pochi anni.</p><p>Diversi fattori, tra cui il franco forte, la libera circolazione delle persone e l'aliquota di contribuzione LPP del 18 per cento per i lavoratori più anziani, hanno penalizzato e continuano a penalizzare i lavoratori ultracinquantenni sul mercato del lavoro.</p><p>Approvando le misure adottate in diversi Cantoni in collaborazione con gli ambienti professionali per migliorare il reinserimento professionale delle persone di più di 50 anni, ritengo che un abbassamento del limite massimo dell'aliquota di contribuzione LPP al 15 per cento del salario coordinato, vale a dire allo stesso livello di quello attualmente in vigore per la fascia d'età tra 45 e 54 anni, potrebbe essere una misura complementare per accrescere le possibilità d'impiego degli ultracinquantenni o agevolarne il mantenimento del posto.</p><p>Chiedo pertanto al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Un abbassamento del limite massimo dell'aliquota di contribuzione LPP dal 18 al 15 per cento potrebbe contribuire ad aumentare le possibilità degli ultracinquantenni di trovare o mantenere un impiego?</p><p>2. Quali sarebbero le ripercussioni finanziarie di un abbassamento dell'aliquota di contribuzione LPP al 15 per cento per gli istituti di previdenza e per gli assicurati delle altre fasce d'età?</p><p>3. Misure quali l'adeguamento dell'aliquota di contribuzione LPP per le fasce d'età inferiori (meno di 45 anni) o l'abbassamento della soglia del salario coordinato potrebbero costituire soluzioni per compensare la perdita di capitale delle casse pensioni?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. L'inchiesta condotta da Trageser J. et al. (2012), "Altersrücktritt im Kontext der demografischen Entwicklung" (Aspetti della sicurezza sociale, rapporto di ricerca n. 11/12, in tedesco), ha misurato gli sforzi compiuti dai datori di lavoro per promuovere l'occupazione dei lavoratori in età avanzata. Complessivamente i risultati dello studio mostrano che, seppur favorevole all'impiego di lavoratori in età avanzata, la maggior parte delle imprese interrogate ritiene che questo sia necessario e opportuno soltanto per determinate funzioni e non attua sistematicamente una politica del personale volta a promuoverne l'occupazione. Per quanto concerne gli ostacoli al raggiungimento di questo obiettivo, le imprese menzionano la graduazione degli accrediti di vecchiaia con una frequenza nettamente inferiore rispetto a fattori legati alla gravosità del lavoro, alla penuria di lavoratori in età avanzata in determinati settori o al divario tra le competenze di questi lavoratori e le esigenze del mercato del lavoro attuale.</p><p>In uno studio dell'Università di Basilea del 2011 (George Sheldon, Dominique Cueni, "Die Auswirkungen der Altersgutschriften des BVG auf die Beschäftigung älterer Arbeitnehmer", rapporto di ricerca del forum WWZ n. 6/11) si è inoltre analizzato, sul piano teorico ed empirico, se le possibilità di trovare un impiego per i lavoratori più anziani fossero diminuite a causa della graduazione degli accrediti di vecchiaia LPP, senza tuttavia riscontrare effetti negativi in tal senso.</p><p>Nel 2017, la graduazione degli accrediti di vecchiaia è stata oggetto di discussione nel quadro della terza conferenza nazionale sui lavoratori in età avanzata. In quell'occasione, le parti coinvolte hanno affermato in una dichiarazione congiunta che l'impatto degli accrediti di vecchiaia nella previdenza professionale obbligatoria sulle possibilità occupazionali dei lavoratori in età avanzata è decisamente sopravvalutato.</p><p>Nel quadro della riforma Previdenza per la vecchiaia 2020, il Parlamento ha studiato nel dettaglio la possibilità di livellare le aliquote degli accrediti di vecchiaia scartando poi quest'opzione, in particolare per il fatto che una soluzione di questo tipo comporterebbe notevoli costi e andrebbe a gravare in modo sproporzionato sulle giovani generazioni. In seguito al fallimento della riforma nella votazione popolare del settembre del 2017, sono attualmente in corso i lavori per l'elaborazione di un nuovo progetto di riforma della LPP. In quest'ambito il Consiglio federale ha chiesto ai partner sociali di formulare proposte. I risultati dei lavori sono attesi entro la primavera del 2019.</p><p>2./3. Un limite massimo del 15 per cento dell'aliquota di contribuzione LPP, vale a dire un abbassamento dal 18 al 15 per cento per gli assicurati a partire da 55 anni, avrebbe per effetto una riduzione dell'avere di vecchiaia LPP accumulato e dunque delle prestazioni LPP. Per evitarlo andrebbero adottate due misure. La prima sarebbe quella di potenziare il sistema di risparmio per gli assicurati più giovani. A tal fine un innalzamento dell'aliquota di contribuzione LPP per i più giovani sarebbe maggiormente indicato di un abbassamento della soglia del salario coordinato, che toccherebbe anche gli assicurati più anziani. La seconda riguarderebbe il mantenimento, per un periodo transitorio, della vecchia regolamentazione per gli assicurati più anziani, in quanto non avrebbero potuto beneficiare della prima misura. Questa seconda misura provocherebbe costi supplementari notevoli che potrebbero attestarsi intorno ai 500 milioni di franchi all'anno per 20 anni.</p>  Risposta del Consiglio federale.