Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/109531

<h2>SubmittedText<h2><p></p><p>È in aumento il numero delle PMI che falliscono, soprattutto nelle regioni periferiche. Secondo Swissinfo (11 gennaio 2010) il numero dei fallimenti si è accentuato crescendo del 23,5 per cento nel 2009 rispetto al 2008. Stando alla medesima fonte (18 settembre 2010) il numero di fallimenti nei ranghi di queste imprese si è inasprito nell'agosto 2010 raggiungendo il 44 per cento. Lo Schweizerischer Verband Creditreform afferma che per il mese di settembre 2010 si registra una crescita netta di chiusure di PMI. Questa situazione è preoccupante.</p><p>Chiedo quindi al Consiglio federale di stabilire un rapporto dettagliato sul numero dei fallimenti di PMI in Svizzera nel 2010, sulle probabili cause e sulle misure da prendere per frenare questa disgregazione del tessuto sociale ed economico, garante dell'indipendenza e dell'autonomia.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Secondo le statistiche dell'Ufficio federale di statistica, le dichiarazioni di fallimento sono passate da 10 741 unità nel 2008 a 11 587 nel 2009, il che equivale a un aumento del 7,9 per cento. Tuttavia, le medesime statistiche evidenziano che nello stesso periodo le perdite da fallimento sono diminuite del 12 per cento. In questo senso, dunque, le ripercussioni dei fallimenti sull'economia svizzera si sono attenuate.</p><p>Creditreform pubblica dati attuali. Secondo il comunicato stampa del 4 novembre 2010, si prevede che per il 2010 il numero dei fallimenti denoterà un aumento del 12,2 per cento mentre quello dei fallimenti di privati una diminuzione dell'1,7 per cento. L'aumento del 48,8 per cento delle radiazioni nel 2010 è da ricondurre agli scioglimenti di società imposti per legge in virtù dell'articolo 731b del Codice delle obbligazioni. Questa disposizione è in vigore dal 1° gennaio 2008 e consente a un giudice di pronunciare lo scioglimento di una società secondo le prescrizioni applicabili al fallimento se essa presenta deficit organizzativi. Dato che le società interessate sono per lo più inattive, non ne risultano importanti perdite di posti di lavoro, motivo per cui questo tipo di scioglimento è spesso auspicabile.</p><p>Questi due fatti smentiscono il timore di un aumento smisurato dei fallimenti. I cambiamenti che sono intervenuti risultano dall'ingresso dell'economia in una fase assai difficile. Le suddette cifre, inoltre, sono da porre in relazione al numero di neocostituzioni. Secondo Creditreform, quest'ultimo dovrebbe superare nel 2010 le 30 000 unità, il che significherebbe un aumento del 5,7 per cento. L'istituto in questione prevede inoltre che, nonostante la crisi economica, si registrerà per il 2010 un incremento netto delle imprese, e questo in modo più marcato dell'anno precedente.</p><p>Una volta riveduta, la statistica in materia di fallimenti consentirà dal 2011 in poi di distinguere tra i fallimenti dovuti a insolvenza e quelli dovuti a deficit organizzativi (art. 731b CO). In una seconda fase della revisione sarà instaurato un legame tra il numero di identificazione univoco delle imprese e la statistica dei fallimenti. Ciò consentirà di distinguere i fallimenti di imprese da quelli di privati e, grazie alla suddivisione per regioni, rami economici e numero di dipendenti, di valutare meglio le loro ripercussioni economiche e sociali.</p><p>Per quanto riguarda le cause dei fallimenti, la SECO e l'UFG hanno pubblicato un'analisi economica dettagliata, consultabile sul sito della SECO (documento in francese sotto Thèmes, Politique économique, Analyses structurelles et croissance économique, Croissance économique). </p><p>Dalle analisi effettuate si è ricavata una serie di provvedimenti di riforma del diritto d'esecuzione e fallimentare. Mentre un primo progetto di riforma è già arrivato in Parlamento, il Consiglio federale ha deciso di effettuare i dovuti accertamenti per una seconda riforma.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.