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La Tunisia, come tutta la regione del Maghreb, importa per tre quarti del suo fabbisogno di cereali dall’estero e in particolare dall’Ucraina. Una dipendenza, che nel contesto attuale, destabilizza il paese e lo potrebbe trascinare verso una carenza alimentare con conseguenze sociali imprevedibili come fu il caso tra il 2010 e il 2011 con la “Rivoluzione dei gelsomini”. Eppure, questa crisi del grano ha del paradossale.
Il paese sarebbe in grado di produrre, autonomamente, almeno l’80% dei cereali di cui abbisogna. Tuttavia, negli anni, si è preferito investire nel turismo e nei servizi, trascurando il settore primario, fondamentale per nutrire il paese. Anzi, chi ha potuto, si è riconvertito alla produzione destinata all’esportazione come datteri, agrumi, ulivi. Il grano, invece, lo si importa a caro prezzo. Ma la guerra tra Russia e Ucraina, che sta spingendo i prezzi dei cereali a livelli senza precedenti, costringe il paese a fare i conti con la propria dipendenza e a ripensare le proprie priorità.