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Si è aperto questa mattina il processo d’appello per la morte di una 24enne eritrea precipitata dal balcone di un appartamento di Bellinzona nel luglio 2017. Alla sbarra il marito della donna – anch’esso eritreo – che in prima istanza venne condannato a 16 anni di carcere per assassinio. Stando alla Corte delle assise criminali l’uomo spinse la moglie dal balcone volontariamente. Lui ha sempre contestato questa tesi, affermando che la donna si è suicidata.
Questa mattina l’imputato, che ha impugnato la sentenza e chiede di essere assolto da ogni imputazione, è tornato in aula. Il procuratore pubblico Moreno Capella ha avanzato la stessa richiesta di pena formulata al dibattimento di primo grado, svoltosi alla fine del mese di dicembre del 2020: 18 anni di carcere ed espulsione dalla Svizzera per 15 anni. Secondo il procuratore, che ha citato una perizia giudiziaria eseguita dagli esperti dell’Istituto di medicina legale dell’Università di Berna, la 24enne eritrea non può essersi buttata dal balcone, ma deve per forza essere stata spinta dal marito. Nel pomeriggio la parola è passata all’avvocato Manuela Fertile, patrocinatrice del 40.enne eritreo accusato di assassinio.