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Il Labour rilancia: Robin Hood Tax per tassare le transazioni finanziarie
Proposta del partito di Corbyn per combattere evasione e trucchi. Conservatori contrari: dobbiamo tutelare la city
Jeremy Corbyn segretario laburista
Molti dicono che si è spostato troppo a sinistra. Può darsi. Il problrma è che negli ultimi decenni nel mondo i ricchi sono diventati se pre più ricchi e i poveri più poveri. E allora molte critiche ai programmi della sinistra andrebbero viste anche alla luca di questa non trascurabile variabile: così il Labour britannico guidato dal 'rosso' Corbyn ha rilanciato l'idea della "Robin Hood tax", l'imposta sulle transazioni finanziarie, con la promessa di far entrare nelle casse dello Stato 26 miliardi di sterline.
L'iniziativa è stata presentata dal Cancelliere dello Scacchiere ombra John McDonnell, secondo cui non è un trattamento punitivo nei confronti dei banchieri ma un'azione per contrastare alcuni stratagemmi per pagare meno tasse.
Non la pensano così i Tories che definiscono il provvedimento proposto come una vera e propria «follia», che finirebbe col colpire gravemente la City di Londra proprio nella fase delicata della Brexit, causando la perdita di competitività e di posti di lavoro.
Il problema è sempre lo stesso: le grandi ricchezze spesso evadono o eludono la tassazione. E alla fine solo i meno abbienti pagano sul serio il prezzo della crisi.
Tassare le grandi ricchezze dovrebbe essere un dovere. Come dovere dovrebbe essere una redistribuzione delle ricchezze e ipotizzare una società più equa e non alla mercè del liberismo più sfrenato.