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Dibattito dell’Assemblea federale svizzera su un’adesione della Svizzera alla Società delle Nazioni, 1918-1919
Cent’anni fa una delle battaglie più sanguinose di tutti i tempi si è svolta sul suolo europeo a Verdun. In reazione all’estrema violenza della Prima guerra mondiale, diversi Stati hanno deciso di creare una confederazione di Stati. Quest’ultima, chiamata Società delle Nazioni, si è finalmente costituita nel 1919; la sua creazione è stata ritardata da innumerevoli discussioni in numerosi paesi europei e negli Stati Uniti. Essendo la città di Ginevra stata designata dalle grandi potenze implicate a sede della nuova organizzazione internazionale, la Svizzera è stata fortemente implicata nel dibattito sulla Società delle Nazioni, a partire dal Presidente Félix Louis Calonder (PLR) la cui opinione è stata sottoposta all’Assemblea federale svizzera durante l’estate del 1918 [1]. Entusiasmato dalle discussioni in Francia, Inghilterra e Germania a proposito della Società delle Nazioni, egli ha considerato che questi dibattiti prolungavano una lunga serie di sforzi per stabilire una pace in seno all’Europa continentale.
“Dopo che, alla fine del Medio evo, gli stati moderni sono stati creati, i filosofi e i giuristi hanno spesso propugnato l’idea di creare una comunità di popoli a partire da una fusione di Stati indipendenti. L’unità della cultura europea e l’interdipendenza economica crescente degli Stati da una parte e il ricordo delle terribili conseguenze delle frequenti guerre dall’altra hanno fatto in modo che molte volte si sia cercato un giusto equilibrio tra i diversi interessi degli Stati nel sistema giuridico internazionale”.
La Prima guerra mondiale ha sicuramente rappresentato un grande passo indietro per quel che riguarda gli sforzi di pace in Europa. Mai prima nella storia dell’umanità una guerra così crudele e così mortale ha avuto luogo. Il Presidente della Confederazione Calonder non si dava pace per la barbarie di questa guerra. Al pari di molti politici e pensatori del suo tempo, ha creduto che la Società delle Nazioni fosse una soluzione possibile per impedire lo scoppio di altre guerre. Così, la guerra aveva prodotto un cambiamento d’opinione in seno al mondo politico.
“Lo specchio è stato rotto. L’ideale elevato che fa muovere l’umanità è ormai anche quello della politica. Ciò smuoverà così profondamente l’umanità che essa farà in modo che ciò non accada più?”.
È quindi in questo contesto che la Svizzera avrebbe dovuto partecipare attivamente alla creazione della Società delle Nazioni, ha ritenuto Calonder. Un piccolo paese come la Svizzera doveva in effetti cercare di collaborare a questo progetto, nel caso contrario avrebbe rischiato di essere travolta dalle lotte di potere dei grandi Stati.
“Nessuna nazione può partecipare in modo più vivido al rimaneggiamento della comunità internazionale della piccola Svizzera. Più in generale, ciò che voglio dire è che a lungo termine un proprio potere illimitato e un’indipendenza nazionale completa non possono offrire dei veri vantaggi alle nazioni. (…) Ma per un paese così piccolo come la Svizzera, l’ordine giuridico è un elemento centrale mentre la politica di potenza è un pericolo costante incomparabile”.
La Svizzera potrebbe servire a modello più di qualsiasi altro paese della Società delle Nazioni, spiega Calonder. In effetti, la Svizzera rappresenta in scala ridotta quanto dovrebbe funzionare pure a scala più grande: una coabitazione pacifica di diverse culture e lingue su un medesimo territorio
“Il nostro paese e la sua vita politica assomigliano a una tappa preparatoria per la futura Società delle Nazioni: mai prima la missione internazionale di un popolo è stata così chiara e limpida di quella della Svizzera, vale a dire di incoraggiare la pace e l’amicizia tra i popoli e di mostrare la mondo attraverso il suo esempio che le diverse origini di razza e di lingua possono formare una comunità felice poggiando sulla libertà e sull’uguaglianza”.
Il Presidente della Confederazione Calonder ha pure riflettuto su ciò che sarebbe potuto essere decisivo per la Società delle Nazioni nel suo percorso di istituzione garante della pace. Secondo lui, vi era una sola possibilità: istaurare un tribunale arbitrale internazionale. Così, un’istanza giuridica – simile a quelle che al giorno d’oggi provocano strani sommovimenti come la CEDH e la CJCE – era considerata dal Presidente nel 1919 come un acquisto essenziale per assicurare la pace in Europa.
“Le differenze in materia giuridica tra gli Stati devono essere regolate in seno a un tribunale arbitrale. A ciò si aggiunge la necessità di vegliare a che gli Stati, se possibile, riconoscano il loro dovere di sottomettersi alle decisioni di questo tribunale”.
Gli Stati dovevano essere coscienti dell’importanza di questa organizzazione internazionale. Perché solo attraverso la primazia della giustizia sulla politica i conflitti si sarebbero potuti evitare in avvenire.
“Bisognerebbe fare tutto il possibile per far prendere coscienza e ricordare a tutti gli Stati e all’opinione pubblica di questi paesi il grande significato di queste istituzioni. Un risultato soddisfacente non avrà luogo se non per mezzo di una volontà ferma e sincera che potrà andare al di là della triste situazione giuridica internazionale attuale in modo da poter applicare il dominio del diritto”.
Ancora una volta, è sorprendente constatare a che punto gli artefici delle guerre mondiali si sono trovati implicati nella costruzione delle istanze internazionali. Analogamente, i ritratti proposti dalla serie “Histoires de l’intégration européenne” a proposito della Convenzione europea dei diritti dell’uomo testimoniano dello stesso tipo di apertura. Ma ben prima, nel 1795, il filosofo Immanuel Kant si era occupato della questione di un trattato internazionale che garantisse la pace in Europa; le idee principali del filosofo si possono leggere nel suo scritto “Verso la pace perpetua”.
La presa di posizione del Presidente Calonder ha portato a una serie di domande all’Assemblea federale. I diversi opinion leader hanno dalle motivazioni più varie hanno potuto così esprimere delle riserve sul progetto. Se i temi della neutralità e dell’indipendenza hanno provocato già cent’anni fa discussioni tanto profilate tra i ranghi dei parlamentari, è tuttavia innegabile che il Presidente Calonder è riuscito, grazie a un discorso illuminato tanto quanto patriottico, a lanciare il dibattito attorno alla Società delle Nazioni. Le diverse prese di posizioni di quell’epoca potranno essere approfondite nella nostra prossima newsletter.
[1] Consiglio federale, Discorso del Presidente della Confederazione, F. Calonder, a proposito del problema della Società delel Nazioni, tenuto davanti al Consiglio nazionale il 6 giugno 1918, archivi federali svizzeri, Archiv-Nr. 23379,http://www.amtsdruckschriften.bar.admin.ch/detailView.do?id=60002708#1, consultato il 03.12.2015.