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La Svizzera, insieme a circa 140 Stati, ha convenuto che i grandi gruppi di imprese attivi a livello internazionale devono pagare almeno il 15 per cento di tasse.
Il Consiglio federale e il Parlamento vogliono introdurre un'imposizione minima di questo tipo. L’attuazione avverrà mediante l’introduzione di un’imposta integrativa. Se la Svizzera non introdurrà tale imposta, altri Stati potranno riscuotere la differenza fino al raggiungimento dell’aliquota del 15 per cento. Per il primo anno si stima che il gettito dell’imposta integrativa sia compreso tra 1 e 2,5 miliardi di franchi. Il 75 per cento delle entrate andrà ai Cantoni, mentre il 25 per cento alla Confederazione. Grazie alla perequazione finanziaria, tutti i Cantoni ne trarranno profitto. Tasse più elevate riducono l’attrattiva della piazza economica. Le entrate provenienti dall’imposta integrativa saranno pertanto impiegate anche per promuovere tale attrattiva, al fine di garantire posti di lavoro ed entrate fiscali. L’attuazione del progetto richiede una modifica della Costituzione federale, per la quale è necessaria una votazione popolare.
Raccomandazione del Consiglio federale e del Parlamento
Il Consiglio federale e il Parlamento raccomandano di accettare il progetto. Quest’ultimo garantisce condizioni quadro stabili e assicura entrate fiscali e posti di lavoro in Svizzera. Tutti potranno beneficiarne.
Opinione della minoranza in Parlamento
Una minoranza del Parlamento respinge il progetto, ritenendo che la maggior parte del gettito fiscale andrebbe ai pochi Cantoni fiscalmente attrattivi in cui hanno sede molte grandi imprese. Non sarebbe quindi colta l’opportunità di porre un freno alla concorrenza fiscale intercantonale.
La Svizzera importa circa i due terzi della sua energia. Il petrolio e il gas naturale consumati nel nostro Paese provengono interamente dall’estero. Questi vettori energetici fossili non sono disponibili in quantità illimitata e per di più hanno un forte impatto negativo sul clima. Per diminuire la dipendenza dall’estero e il carico ambientale, il Consiglio federale e il Parlamento intendono ridurre il consumo di olio da riscaldamento e gas e produrre più energia in Svizzera.
Grazie a questo progetto la Svizzera ridurrà progressivamente il consumo di petrolio e gas naturale. L’obiettivo è raggiungere la neutralità climatica per il nostro Paese entro il 2050. Il progetto prevede misure volte a ridurre il consumo di energia. Chi sostituisce il proprio riscaldamento a olio, a gas o elettrico riceve un contributo finanziario. Inoltre sono sostenute le imprese che investono in tecnologie rispettose del clima. La legge è un controprogetto indiretto all’iniziativa per i ghiacciai. Contrariamente a quest’ultima, la legge non prevede un divieto dei vettori energetici fossili come benzina, diesel, olio da riscaldamento e gas. Contro la legge è stato chiesto il referendum.
Raccomandazione del Consiglio federale e del Parlamento
Il progetto rende la popolazione e l’economia meno dipendenti dalle importazioni di petrolio e gas. Migliora la protezione del clima senza introdurre divieti o nuove tasse. Chi investe in riscaldamenti rispettosi del clima e in tecnologie innovative riceve aiuti finanziari.
Raccomandazione del comitato referendario
Il comitato referendario mette in guardia contro un forte incremento del fabbisogno di elettricità e un massiccio aumento dei prezzi della corrente elettrica. Non ritiene realistico il previsto passaggio da olio da riscaldamento, gas, diesel e benzina a un approvvigionamento energetico basato sull’elettricità. Secondo il comitato, il progetto manca di pianificazione, aggrava la penuria di elettricità, deturpa l’ambiente e mette in pericolo la sicurezza dell’approvvigionamento
L’evoluzione del coronavirus è tuttora imprevedibile. Non è quindi da escludersi che possano emergere nuove varianti pericolose. Per questo motivo il Parlamento ha deciso di prorogare sino a fine giugno 2024 alcune misure previste dalla legge COVID-19. In caso di necessità, le autorità potranno così intervenire rapidamente per proteggere le persone particolarmente a rischio e il sistema sanitario.
Resterà così possibile importare e impiegare medicamenti che prevengono un decorso grave della malattia, anche se non ancora omologati in Svizzera. La Confederazione potrà poi continuare a rilasciare un certificato COVID-19, soprattutto se dovesse essere nuovamente richiesto per recarsi all’estero. Potrà inoltre obbligare i datori di lavoro a proteggere le persone particolarmente a rischio, ad esempio consentendo loro di lavorare da casa. In caso di bisogno, potrà infine essere riattivata l’applicazione SwissCovid. Contro la proroga è stato chiesto il referendum. Se la proroga sarà respinta, tutte queste disposizioni decadranno a metà dicembre 2023.
Raccomandazione del Consiglio federale e del Parlamento
La legge COVID-19 è stata uno strumento importante per Confederazione e Cantoni, in quanto ha permesso loro di contenere la pandemia di COVID-19 e di attutirne l’impatto. Mediante la proroga, Consiglio federale e Parlamento si assicurano di poter ricorrere di nuovo, in caso di necessità, a strumenti collaudati per proteggere le persone particolarmente a rischio e il sistema sanitario.
Raccomandazione del comitato referendario
Secondo il comitato, prorogare la legge COVID-19 è inutile e dannoso. La legge consente infatti di reintrodurre in qualsiasi momento misure discriminatorie. Un no alla proroga permetterebbe di ricompattare una società divisa e di tornare alla normalità.
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