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Definizioni
È la "lingua nella quale si pensa e che si conosce meglio". Questa definizione è utilizzata nelle rilevazioni statistiche a partire dal 1990. Fino al censimento del 1980 era rilevata la "lingua materna", definita come "la lingua nella quale si pensa e della quale si hanno le migliori nozioni" (o anche “la lingua nella quale si pensa e che si parla meglio”). La nuova denominazione permette di evitare i problemi posti dal termine precedentemente in uso, che fa riferimento al concetto di “lingua abitualmente parlata in famiglia durante l'infanzia”, non necessariamente corrispondente alla lingua che si conosce meglio. Dal 2010, le persone intervistate possono indicare più lingue principali, fino a un massimo di tre, ciò che permette di prendere in considerazione il plurilinguismo della popolazione. Nei censimenti precedenti c’era invece il vincolo di un’unica risposta possibile e, nei casi in cui si riscontrava una doppia risposta, prevaleva il criterio della regione linguistica o era assegnata la lingua della persona di riferimento all'interno dell'economia domestica. Per i bambini che non parlavano ancora era invece attribuita la lingua della madre, o della persona che ne faceva le veci. Con l’avvento della Rilevazione strutturale, dal 2010 questa situazione non si riscontra più, in quanto le persone intervistate hanno almeno 15 anni.
Ustat, ultima modifica: 28.03.2018