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L'ex premier pakistano Benazir Bhutto e il marito Asif Ali Zardari sono stati condannati a Ginevra a sei mesi di prigione con la condizionale per riciclaggio di denaro.
Contestando le accuse, il legale ginevrino della coppia ha annunciato un ricorso in appello.
Nell'ordinanza di condanna, il giudice istruttore Daniel Devaud rimprovera alla Bhutto e al marito di aver intascato tangenti per quasi 12 milioni di dollari, nell'ambito dei contratti conclusi nel 1994 con le società SGS e Cotecna.
Il 30 luglio scorso, Devaud aveva ordinato la confisca del denaro e la sua consegna al Pakistan.
Un importo di 11,7 milioni era stato depositato su conti bancari a Ginevra da diverse società off-shore, spiega Jacques Python, l'avvocato del Pakistan, costituitosi recentemente parte civile nel procedimento.
La differenza dovrà essere rimborsata ad Islamabad sotto forma di credito compensatorio.
Accordo segreto
Nelle sue motivazioni, Devaud rileva che la Bhutto ha tentato di mantenere segreta l'esistenza di un accordo con una società off- shore.
Avrebbe anche partecipato alla creazione di società allestite appositamente per dissimulare l'identità dei destinatari degli importi versati dalla SGS e dalla Cotecna.
L'avvocato ginevrino che all'epoca aveva assistito la coppia, Jens Schlegelmilch, è stato a sua volta condannato a quattro mesi di carcere con la condizionale per riciclaggio di denaro.
Ricorso in appello
L'avvocato attuale dei coniugi, Dominique Poncet, annuncia sin d'ora un ricorso in appello. «L'ordinanza rilasciata dal giudice - osserva - non è una sentenza pronunciata da un tribunale al termine di un regolare processo».
Il legale contesterà anche la competenza della corte - il Tribunale di polizia - che in base alla procedura ginevrina dovrebbe esaminare il ricorso. In tal caso, il fascicolo tornerà al Ministero pubblico.
Le peripezie giudiziarie - iniziate nel 1998 - a Ginevra dell'ex premier pakistano sono dunque lungi dall'essere terminate.
All'epoca, Devaud aveva già chiesto l'incriminazione della Bhutto e del marito. Nel Pakistan, la procedura avviata nei riguardi dell'ex premier è sfociata in varie decisioni, alcune delle quali contraddittorie.
Dalla politica all'esilio
Bhutto, figlia dell'ex-primo ministro pakistano Zulfikar Ali Bhutto, fu la prima donna ad essere eletta, nel 1988, alla testa del governo pakistano.
Due anni più tardi, accusata di corruzione e abuso di potere, venne destituita. Ma fu poi rieletta nel 1993, per un secondo mandato.
Quattro anni or sono, la sentenza di un tribunale pakistano era stata cassata, per pregiudizio, dalla corte suprema. Ma poiché la Bhutto non era rientrata in Pakistan, lo scorso anno venne stata condannata in contumacia a tre anni di lavori forzati.
La Bhutto vive ora in esilio in Gran Bretagna, mentre suo marito è in carcere in Pakistan dal 1996 per corruzione.
swissinfo e agenzie
In breve
Un giudice istruttore ginevrino ha condannato l'ex premier pakistana Benazir Bhutto e suo marito a sei mesi con la condizionale e a una multa di 50 mila dollari ciascuno.
I due sono stati ritenuti colpevoli di aver incassato tangenti milionarie dalla società ginevrina SGS.
La Bhutto, già condannato per corruzione, è in esilio in Gran Bretagna, mentre suo marito, Asif Zardari, si trova in carcere dal 1996.
La Bhutto ha respinto le accuse e ricorrerà contro la sentenza.