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Fondi propri, Postfinance si appella al Tribunale federale
Postfinance si oppone alla decisione della FINMA che gli ha ordinato di aumentare i fondi propri. Dopo che in aprile un suo ricorso è stato respinto dal Tribunale amministrativo federale (TAF), il gigante giallo ha deciso di rivolgersi al Tribunale federale.
Postfinance continua a ritenere che l'autorità di vigilanza sui mercati finanziari (FINMA) abbia calcolato male i rischi legati ai tassi d'interesse. La portavoce di Postfinance, Dörte Horn, ha confermato oggi a Keystone-ATS un articolo in tal senso della Neue Zürcher Zeitung.
Nel luglio 2021, la FINMA ha ordinato a Postfinance di aumentare il suo capitale proprio, reputando che in caso contrario il ramo finanziario della Posta non avrebbe sufficienti garanzie di fronte ad eventuali rischi.
Postfinance ritiene che la questione sollevata dalla FINMA sia da ricondurre a un metodo di calcolo in contraddizione con gli standard internazionali e per il quale non sussisterebbe alcuna base legale.
La controversia va avanti da tempo: è infatti dal 2016 che la FINMA chiede a Postfinance di aumentare i propri fondi. L'ammontare in gioco non è stato reso pubblico, ma secondo PostFinance l'importo complessivo supererebbe i 270 milioni di franchi richiesti inizialmente dall'Autorità di vigilanza.
Postfinance ritiene che la Finma non abbia tenuto sufficientemente conto delle peculiarità del suo modello aziendale. La filiale della Posta Svizzera è organizzata secondo il diritto privato ed è considerata di importanza sistemica in Svizzera. In virtù della Legge federale sull'organizzazione della Posta Svizzera (LOP), Postfinance non può concedere crediti e ipoteche a terzi. Il suo scopo è di fornire prestazioni nel settore del traffico dei pagamenti a livello nazionale.