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La Svizzera intende aderire alla Convenzione di Dublino. Un mezzo per allineare la propria politica d’asilo a quella dell’Unione europea (UE).
La destra dura e l’estrema sinistra vi si oppongono. Da parte delle organizzazioni di aiuto ai rifugiati, un sostegno senza entusiasmo.
Con la Convenzione di Dublino un richiedente l’asilo può inoltrare una sola domanda d’asilo in uno solo dei Paesi firmatari. In caso di rifiuto, non può più tentare la sorte in un altro paese.
Se, per esempio, la domanda d’asilo di un richiedente viene respinta dalla Spagna, anche la Germania farà altrettanto nel caso in cui lo stesso richiedente inoltrasse una nuova domanda d’asilo.
Basandosi sulla decisione spagnola, le autorità tedesche non entrerebbero neppure in materia e rinvierebbero il richiedente nello stato in cui è transitato per prima, ossia la Spagna.
Finora alcuni richiedenti l’asilo depositavano domande in diversi paesi. Vista la durata delle procedure, avevano la possibilità di stare senza autorizzazione in Europa diversi anni. La Convenzione di Dublino punta dunque ad eliminare il sedicente "turismo dell’asilo".
Una banca dati
Per poter funzionare il sistema di Dublino si basa su due pilastri: una banca dati e la definizione di standard minimi per la concessione dell’asilo.
L’utilità della banca dati è evidente: le autorità devono poter rapidamente determinare se un profugo ha già preliminarmente inoltrato una domanda d’asilo in un altro paese. Nel caso di Dublino questa banca dati si chiama "Eurodac". Essa registra le impronte digitali dei richiedenti l’asilo e degli stranieri in situazione irregolare, come pure una serie di dati.
La Convenzione di Dublino pone dunque le basi per armonizzare, in linea di massima, le regole di concessione della domanda d’asilo tra gli Stati aderenti. Certo, continueranno ad esserci delle differenze tra "Stati generosi" e "Stati restrittivi".
L’interesse svizzero
Se la Svizzera dovesse restare ai margini del sistema europeo, ci sono buone possibilità che un profugo respinto in un paese dell’UE tenti di nuovo la sorte in Svizzera, per poter restare in Europa. Ed è proprio per evitare queste situazioni che il Governo auspica l’adesione del nostro Paese alla Convenzione di Dublino.
A favore di Dublino ci sono tuttavia altri argomenti, come quello finanziario. La consultazione alla banca dati "Eurodac" costa circa 4 franchi. Una somma modesta se si considera che tale consultazione può accelerare l’esame della domanda ed evitare così una lunga e costosa procedura.
"Fuori dal sistema di Dublino – riassume l’Ufficio dell’integrazione - la Svizzera diventerebbe l’unica alternativa per i rifugiati respinti in Europa Occidentale. Rischierebbe pertanto di essere confrontata con un aumento delle richiese d’asilo e, di conseguenza, con un aumento dei costi supplementari nel settore dell’asilo".
Nel suo messaggio indirizzato al Parlamento, il primo ottobre 2004, il Governo formula una stima: una mancata partecipazione a Dublino costerebbe alla Svizzera da 80 a 100 milioni di franchi dovuti a costi supplementari.
"Dublino? Una favola"
I vantaggi dell’adesione della Svizzera alla Convenzione di Dublino hanno convinto i partiti di centro e la destra liberale. L’Unione democratica di centro (UDC; destra dura), invece, vi si oppone. Davvero strano, per un partito che ha fatto della lotta al diritto d’asilo e al contenimento della spesa pubblica il suo cavallo di battaglia.
"Il sistema di Dublino – tuona Hans Fehr, deputato UDC e direttore dell’Azione per una Svizzera indipendente e neutrale (ASNI) – è una favola! Funziona bene in teoria, ma la pratica è tutt’altra cosa".
Sullo scacchiere politico l’opposizione a Dublino viene anche dall’estrema sinistra, che condanna la "caccia" ai cosiddetti "falsi" rifugiati praticata in Europa. Criticato inoltre l’inasprimento delle diverse legislazioni.
La banca dati "Eurodac" irrita, del resto, l’estrema sinistra. "Negli anni Ottanta abbiamo combattuto contro le schedature del Ministero pubblico della Confederazione – insorge il Partito del lavoro ginevrino –. E ora non è proprio il caso di ricominciare".
Un consenso senza entusiasmo
La sinistra moderata ha optato per posizioni più sfumate. Socialisti e Verdi appoggiano infatti l’adesione della Svizzera alla Convenzione di Dublino. L’introduzione nel settore dell’asilo di standard minimi è giudicata sostanzialmente positiva.
"Se teniamo conto delle proposte attualmente esaminate in Svizzera per inasprire il diritto d’asilo e ridurre l’attrattiva del nostro Paese come terra d’asilo – spiega la consigliera nazionale socialista Hildegard Fässler-Esterwalder – sono contenta che vi sia l’opportunità di fermare questa spirale negativa, adottando gli standard minimi europei".
Un’analisi, questa, sostanzialmente condivisa dalle organizzazioni di aiuto ai rifugiati. L’introduzione di standard minimi compensa, insomma, aspetti negativi quali le schedature.
E’ per questa ragione che l’Organizzazione svizzera di aiuto ai rifugiati (OSAR) ritiene la Convenzione di Dublino uno strumento utile per correggere il tiro laddove la Svizzera non rispetta gli standard minimi.
Contrariamente all’Unione europea, per esempio, la Svizzera non riconosce le forme di persecuzione non statali come motivo per ottenere l’asilo.
Ma i dubbi rimangono. L’ Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, come pure altre organizzazioni non governative, sono molto critici nei confronti della Convenzione di Dublino. Ritengono infatti che l’Europa si stia trasformando in una fortezza per proteggersi dai profughi.
L’OSAR ne è perfettamente consapevole. Ecco perché il suo sì è senza entusiasmo.
swissinfo, Olivier Pauchard
(traduzione e adattamento Françoise Gehring)
Fatti e cifre
Nel 2004 sono 14’248 le persone ad aver inoltrato una domanda d’asilo in Svizzera
Si tratta del livello più basso mai registrato dal 1987
Nel 2004 l’asilo è stato concesso a 1'555 persone
Le decisioni negative sono state 10’080
In breve
Contro la Convenzione di Dublino si sono schierati la destra dura e l’estrema sinistra. Molti i dubbi espressi dalle organizzazioni di aiuto ai rifugiati, che sostengono l’adesione della Svizzera senza entusiasmi. I partiti di centro, destra liberali, socialisti e Verdi a favore.Fine della finestrella