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Riunita oggi a congresso a Ebnat-Kappel (SG), l'UDC è tornata a occuparsi di scuola. Dopo aver già in passato criticato la "deriva accademica" della politica scolastica elvetica, oggi il presidente del partito Toni Brunner è tornato alla carica perorando un cambiamento a 360 gradi circa i futuri insegnanti. Per i democentristi, l'università non è il luogo adatto per la formazione di questa figura professionale.
Niente voli pindarici, ma una formazione più terra a terra, vicina al quotidiano e al mondo professionale, ha auspicato Brunner. Per il Consigliere nazionale sangallese, la formazione dei docenti è diventata troppo teorica, "e un ulteriore dose di formazione universitaria non farebbe che peggiorare le cose".
Le critiche dell'UDC sono indirizzate soprattutto alle Alte scuole pedagogiche, un fallimento a detta dei democentristi. Questi istituti non hanno risolto il problema della carenza cronica di maestri, né hanno dato ai docenti quegli strumenti utili per l'attività quotidiana in classe.
Invece di altra teoria, il maggiore partito svizzero propone una formazione sul terreno, una sorta di apprendistato durante il quale il futuro docente è accompagnato da un insegnante sperimentato. Per i democentristi, il mestiere di docente in futuro dovrebbe essere accessibile a chiunque abbia la passione per l'insegnamento. Tutt'al più, il candidato - anche senza maturità - dovrebbe sottoporsi a un esame di ammissione.
Dietro la "deriva" accademica della formazione in Svizzera, ha spiegato Brunner, si nasconde l'Unione europea. "Noi non abbiamo bisogno di un numero più elevato di giovani con la maturità come dicono a Bruxelles - ha tuonato -, ma di maggiore formazione pratica". La Svizzera non deve abbandonare il sistema duale - scuola/apprendistato - che finora si è dimostrato positivo.