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Dopo l'ultima impresa a Parigi dello spagnolo, Wilander, McEnroe e Ruud elogiano la resilienza di Rafa, mentre Ljubicic, allenatore di Federer, avanza una proposta agli organizzatori del torneo francese.
Nello sport vi sono spesso parole - di circostanza - per descrivere e complimentare una prestazione.
Nel caso di Rafael Nadal, all'indomani della conquista del 14esimo titolo al Roland Garros, esse sembrano sfuggire al gioco dell'ipocrisia: a due giorni dal suo 36esimo compleanno lo spagnolo sembra appartenere ad una sua categoria, verso la quale diventa difficile non esprimere sincera ammirazione usando forse anche iperbolici aggettivi per un uomo che ha già scritto una pagina dello sport, probabilmente «irripetibile» come ha sottoscritto John McEnroe..
È vero che in semifinale, se Zverev non si fosse infortunato le cose forse sarebbero andate in maniera diversa per il mancino di Manacor. È vero che sei in finale si fosse trovato davanti Djokovic, Alcaraz o Medvedev, avremmo assistito ad un'altra sfida.
È altrettanto vero che nonostante abbia giocato con un piede solo, e che forse la fame non sia quella di un tempo, Rafa Nadal ha messo in campo un'altra prestazione strabiliante schiantando il suo avversario in soli tre set, l'ultimo terminato sul 6:0.
«Il modo in cui si è presentato dal 3-1 nel secondo set... è il miglior match su terra battuta che si possa giocare. È incredibile - ha commentato Mats Wilander su Eurosport - Pensavo che prima o poi avrebbe mostrato la sua età. Pensavo che la modernità del gioco di Casper Ruud avrebbe dato i suoi frutti, ma non è stato così».
Così domenica Nadal è diventato il giocatore più anziano a vincere gli Open di Francia, conquistando il suo 14° titolo a Parigi e il 22° titolo complessivo nei Grandi Slam.
Un giocatore, alla soglia dei 36 anni, che mostra tutte le debolezze dell'essere umano e tutta la forza intrinseca che ci definisce tali. Non un semidio, ma un uomo dalla forza incredibile.
I complimenti e la proposta di Ljubicic
Tra i tantissimi a congratularsi con lo spagnolo c'è stato anche l'allenatore di uno dei suoi più grandi rivali (Roger Federer), Ivan Ljubicic, che ha chiesto al torneo di onorare lo spagnolo.
L'ex numero 3 del mondo, oggi allenatore appunto, ha scritto su Twitter: «Non molti hanno giocato 14 tornei del Roland Garros. Lui l'ha vinto 14 volte. Non ci sono parole per descrivere questa impresa».
Il croato ha ammesso che l'attuale tributo dell'Open di Francia a Nadal - una statua sul campo - non è più «sufficiente» per celebrare il campionissimo di Manacor.
«Non credo che al buon vecchio Phillippe (Chatrier ndr.) dispiacerebbe se il suo campo cambiasse il nome in Rafael Nadal», ha aggiunto Ljubicic, sostenendo che il campo principale del torneo - Court Philippe-Chatrier - dovrebbe invece ora portare il nome del 14 volte campione spagnolo.
Per McEnroe si tratta di un record eterno
«Con Rafa stiamo assistendo alla storia dello sport, lo pensavamo prima e ora lo pensiamo ancora di più», ha detto entusiasta l'ex numero 1 Mats Wilander su Eurosport.
Per John McEnroe, altro ex numero 1, il record di Nadal a Parigi «non sarà mai battuto». Difficile non concordare con l'ex enfant terrible del tennis mondiale.
Un uomo, non un semidio
«Giocate con Djokovic e sarete sezionati clinicamente. Giocate con Federer e diventerete testimoni di un genio. Giocate con Nadal e uscirete dal campo con la consapevolezza di aver gareggiato, cioè di aver ingaggiato una lotta tra uomini», ha scritto l'esperto di tennis Joel Drucker.
Se i primi due in un certo senso possono effettivamente apparire sovra-umani, Rafa Nadal, non sfugge alla sofferenza, alla timidezza, alla caducità di noi specie umana, e nemmeno al sorriso genuino di chi dopo tanto sudare finalmente può alzare la coppa, esausto.
Nadal è umano, e tutti noi potremmo copiare ciò che lo rende vincente: la resilienza.
Ma lui è uno dei rari casi nello sport d'assoluta eccellenza in cui si dimostra che un uomo può battere anche dei semidei.