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Anche le multinazionali hanno sentimenti di attaccamento alla patria: ne è convinto il presidente del consiglio di amministrazione di Roche Franz Humer, secondo il quale "anche un'azienda, come un essere umano, ha bisogno di una patra".
"Un gruppo non può girarsi sempre dove tira il vento e piantare le tende una volta qui e un'altra là, a seconda dei vantaggi fiscali", sostiene il manager 65enne in un'intervista pubblicata oggi dalla "NZZ am Sonntag".
Come si concilia questo discorso con il programma di risparmio del gigante farmaceutico che prevede la soppressione di 770 impieghi in Svizzera entro il 2012? "La misura ha come obiettivo di rafforzare l'innovazione e la competitività del gruppo. Può apparire un paradosso, ma in tal modo assicuriamo a lungo termine posti di lavoro", spiega Humer. Il taglio concerne in larga misura l'amministrazione: la ricerca non è toccata. "E abbiamo inoltre nello stesso tempo spostato in Svizzera quasi 300 posti".
Roche è minacciata dal franco forte? "Molto meno che altre aziende in Svizzera, perché nelle nostre sedi globali abbiamo entrate e uscite in valuta locale. Chiaro che quando poi calcoliamo tutto in franchi le cifre non appaiono molto belle. Il fatturato in franchi scende, ma nei mercati locali non guadagnano di meno, piuttosto di più", risponde Humer.
Il rafforzamento della valuta elvetica potrebbe invece incidere se l'Ufficio federale della sanità pubblica dovesse abbassare i prezzi dei farmaci in Svizzera, perché nel confronto con l'estero risultano più cari. "Questo avrebbe un effetto negativo sugli utili e dovremmo guardare ancora più attentamente ai costi" mette in guardia Humer.
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