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Covid
Ecco perché molti svizzeri preferiscono rimanere non vaccinati
La Svizzera è uno dei Paesi leader in Europa, almeno per quel che riguarda il tasso di adulti non vaccinati. Ma come mai molte persone in questo paese persistono nelle loro convinzioni, nonostante la quarta ondata?
Senza vaccinazione, non c'è fine alla pandemia di Covid: per mesi, politici, medici e scienziati non si sono stancati di sottolinearlo. Eppure, in termini di tassi di immunizzazione, la Svizzera ha tra i peggiori dati nell'Europa occidentale, insieme a Germania e Austria, dove però nel frattempo sono state prese nuove pesanti misure.
L'Austria da lunedì va in lockdown totale e prevede di introdurre la vaccinazione generale obbligatoria da febbraio 2022. In Germania, misure simili devono essere attuate almeno a livello regionale e per singole professioni.
In Svizzera, nonostante il peggioramento della situazione, il Consiglio federale si astiene per il momento da ulteriori misure. Non sono necessarie, ha sottolineato il ministro della sanità Alain Berset dopo una riunione con i direttori cantonali della sanità.
Rudolf Hauri, presidente dell'Associazione dei medici cantonali, si appella alla responsabilità di ogni individuo, di tutti gli svizzeri affinché si comportino di nuovo in modo più prudente: «Non possiamo certo stare a guardare, siamo tutti chiamati a farlo».
Scetticismo generale verso il Consiglio federale
La responsabilità personale sembra essere un elemento chiave nella gestione della pandemia in Svizzera. C'è forse uno scetticismo più pronunciato verso lo Stato in questo paese rispetto ad altrove?
Il sociologo Oliver Nachtwey dell'Università di Basilea risponde affermativamente a questa domanda in un'intervista sulla Deutschlandfunk. Una ragione, dice, è che la Svizzera è un paese fortemente federale con un certo scetticismo verso il Governo federale.
O come dice Christoph Berger, il presidente della Commissione federale per le vaccinazioni: «Ogni volta che lo Stato dice qualcosa, ci chiediamo: ‹Questo vale anche per me che sono Appenzellese, Bernese o Ticinese?›».
«La relazione tra gli Stati federali, i cantoni e il governo federale è permanentemente tesa e ha sperimentato una tensione ancora maggiore durante la pandemia», spiega Nachtwey. Questa tensione è stata molto «politicizzata» durante la crisi.
Nachtwey sospetta che ci siano anche ragioni storiche dietro lo scetticismo vaccinale, soprattutto nella Svizzera centrale. «Sono più i cantoni cattolici che hanno perso quando la Svizzera è stata unificata nel XIX secolo e hanno dovuto più o meno subordinarsi ai protestanti». Oggi c'è una tendenza particolarmente forte a rifiutare la vaccinazione, mentre il Ticino, per esempio, o la Svizzera francese sono molto più bravi a vaccinare.
Campagne di vaccinazione organizzate rigorosamente
Mentre le cifre sul Covid sono alle stelle in Svizzera, la situazione negli altri paesi è relativamente rilassata. In Spagna e Portogallo, per esempio, i tassi di incidenza sono bassi: con tassi dell'87% (Portogallo) e quasi l'80% (Spagna), i due paesi sono considerati campioni europei di vaccinazione. Anche in Francia e in Italia la volontà di farsi vaccinare è più alta che in Svizzera.
Cosa si fa diversamente in questi paesi? In Spagna e Portogallo la campagna di vaccinazione è stata strettamente organizzata. Madrid ha assegnato le date di vaccinazione a livello centrale, le autorità hanno contattato i cittadini con date suggerite. In Portogallo, un ammiraglio ha guidato l'operazione di vaccinazione anti-Covid e ha pianificato fino all'ultimo dettaglio con rigore militare.
Inoltre, in entrambi i paesi c'è un alto livello di disciplina generale, una pronunciata fiducia nella scienza e un grande senso di responsabilità, come analizza il giornale spagnolo «El Mundo». Inoltre, gli oppositori della vaccinazione non si sentono quasi mai: «Quando vedo i raduni dei teorici della cospirazione in TV in Germania, Inghilterra e altri paesi, sono molto orgogliosa dei miei compatrioti», ha detto all'agenzia di stampa dpa, per esempio, una casalinga di Lisbona.
Solidarietà e responsabilità
Secondo il sociologo Nachtwey, giocano un ruolo anche le «relazioni di solidarietà strutturalmente ancorate nella società», che sono fondamentalmente diverse da quelle della Svizzera. «Per esempio, le famiglie vivono insieme in uno spazio molto più stretto e anche con più generazioni. (...) Si tratta di rapporti di solidarietà e anche di pericolo, dove molte persone dicono: preferisco vaccinarmi ora che mettere in pericolo i miei nonni».
Per Emmanuel Macron è chiaro: «Essere liberi significa anche mostrare responsabilità e solidarietà». Il presidente francese è stato molto fermo sulle vaccinazioni. Anche se ha rischiato la sua popolarità politica facendolo, a meno di sei mesi dalle prossime elezioni presidenziali ha fatto pressione sui non immunizzati introducendo un passaporto sanitario e la vaccinazione obbligatoria nelle professioni infermieristiche.
Non da ultimo, anche l'esperienza soggettiva di un'epidemia gioca un ruolo decisivo nel «fatto che la gente è disposta a proteggersi preventivamente», spiega Marcel Tanner, ex direttore dell'Istituto svizzero di salute pubblica e tropicale, al «Tages-Anzeiger». Il lockdown, il confinamento, in Svizzera è stato relativamente moderato rispetto ai coprifuoco rigorosi di altri Paesi.
La Svizzera è stata risparmiata da esperienze come a Bergamo, dove i cadaveri sono stati portati via su camion militari organizzati in convogli, o da numeri drammatici come in Spagna o in Portogallo. «Le esperienze nell'ambiente familiare immediato - dice Nachtwey - parlano un linguaggio speciale» e hanno contribuito al fatto che in Italia, Spagna, Portogallo le persone «che sono fondamentalmente aperte alla vaccinazione, ma esitano» hanno, infine, deciso di vaccinarsi.