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La tendenza all'indebolimento del dollaro prosegue anche con l'anno nuovo.
La moneta americana ha toccato oggi un minimo a 0,8758 franchi, il valore più basso dal gennaio 2015, quando era sceso a 0,8609 in seguito all'abolizione della soglia minima franco/euro da parte della Banca nazionale svizzera (BNS).
Dal 2015 il dollaro si muove in una fascia di oscillazione fra 0,90 e 1,00 franchi. A partire da agosto scorso si sono però accentuate le tendenze ribassiste. La valuta a stelle e strisce è in calo anche nei confronti dell'euro: ha segnato un minimo da aprile 2018.
"Al momento, le cose sembrano piuttosto negative per il dollaro", spiega Thomas Stucki, responsabile degli investimenti della banca cantonale di San Gallo. Questo è legato alle elezioni nello stato americano della Georgia. "Sembra che Joe Biden potrebbe ottenere la maggioranza in senato; questo sarebbe inaspettato". Se i democratici vincono, il debito negli Stati Uniti tenderà a crescere di più, cosa che a sua volta pesa sul dollaro, spiega Stucki.
È inoltre probabile che la Federal Reserve accolga con favore l'ondata di spesa del governo e si attenga quindi per il momento alla sua posizione di politica monetaria ultra-espansionistica. La banca centrale punta esplicitamente su un'inflazione oltre il 2%.
Attualmente la speculazione contro il dollaro è molto forte. Stucki si aspetta però un forte contrattacco non appena sarà chiaro che l'economia statunitense si riprenderà dalla crisi del coronavirus più velocemente e più fortemente rispetto a quella europea. "Questa è la mia supposizione", dice l'esperto. A quel punto i vecchi problemi dell'Europa, come le differenze tra i vari paesi per esempio in materia di indebitamento, tornerebbero d'attualità. In tal modo il dollaro si rafforzerebbe rispetto all'euro e, di conseguenza, anche nei confronti con del franco. "Il franco fa la corsa con l'euro."
Un commentatore di Valiant Bank afferma di non ritenere che la BNS sia intervenuta sul mercato delle divise a spese del franco, perché in dicembre la Svizzera è stata marchiata dagli Stati Uniti come manipolatrice dei cambi. L'attuale moderazione della banca centrale si basa soprattutto sul momentaneo stato d'animo dei mercati finanziari, caratterizzato da ottimismo e da una maggiore propensione al rischio nonostante l'attuale pandemia del coronavirus.