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La biblioteca statale di Melbourne ha bisogno di aiuto. Tra le decine di migliaia di enciclopedie, volumi, registri, trattati, fascicoli, libri vecchi e nuovi conservati su chilometri di scaffali, manca un piccolo quaderno scritto a mano. Un documento rarissimo, si legge sulla bacheca che lo conserva.
È il diario di un cercatore d’oro a Ballarat, probabilmente scozzese, scritto con minuziosa diligenza, giorno dopo giorno, tra l’8 luglio 1855 e il 1. gennaio 1856. Descrive le condizioni meteorologiche, la vita nella miniera e persino la fuga, nelle strade della cittadina australiana, di una tigre del Bengala. La biblioteca vorrebbe acquistarlo da un privato, che dai racconti sul periodo della corsa all’oro potrebbe ricavarci un tesoro. Valore stimato: 100’000 dollari.
Lascio una piccola offerta e penso all’eredità trasmessa dagli emigranti ticinesi, tra i primi a essere stati abbagliati dall’oro australiano. In mezzo alle lettere e ai vecchi documenti di viaggio, conservati in soffitta o sul fondo di un baule, ci sono forse dei diari che attendono soltanto di essere aperti e raccontare la storia della penna che li ha scritti. E perché no, di essere venduti – a peso d’oro? – e trovare una sistemazione definitiva in un museo o biblioteca svizzera.