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Appunti sulla bioetica animalista
Il becco del pellicano
21 Settembre 2023 – Osservatorio, Etica, RicercaTempo di lettura: 5 minuti
21 Settembre 2023
Osservatorio, Etica, Ricerca
Tempo di lettura: 5 minuti
L’orientamento radicale della bioetica animalista è generalmente rappresentato dai filosofi Peter Singer e Tom Regan. Nel 1979 Singer pubblica Animal Liberation, riproponendo la posizione utilitarista di Jeremy Bentham, per combattere lo «specismo», cioè l’«estremismo umanoide» che ritiene la specie umana superiore e ontologicamente differente dagli animali. Questo pensiero aveva caratterizzato il colonialismo e il razzismo già a partire dal Rinascimento. L’analisi utilitarista di Singer si basa sul principio di uguaglianza nella considerazione degli interessi, principio esteso anche agli individui non umani, sulle capacità di sofferenza e di piacere: la loro importanza è stata confermata dalle scienze cognitive, fra gli altri da Antonio Damasio. Per le neuroscienze resta ancora da capire bene se vi sia un automatismo nella sofferenza (senza consapevolezza) o se l’animale sia in grado persino di elaborare la propria sofferenza. Da un punto di vista etico, per il filosofo australiano non si tratta tanto di discutere in termini di diritti, ma della capacità degli animali di provare o meno dolore. Diversa è la posizione di Tom Regan che difende i diritti degli animali basandosi sull’idea di un loro valore intrinseco e non necessariamente utilitarista.
L’orientamento moderato (Roger Scruton tra gli altri) ritiene invece che gli animali non abbiano diritti, perché solo le persone, in quanto esseri morali, li posseggono: comunque gli esseri umani hanno dei doveri nei loro confronti, soprattutto quando li rendiamo a noi dipendenti sia a scopo di affezione sia di sperimentazione. Martha Nussbaum critica le tesi di Peter Singer perché la loro semplificazione (sul significato del dolore) risulta improponibile per la convivenza civile: l’equiparazione tra interessi dell’uomo e interessi degli animali è da lei rifiutata, ma sottolinea che occorre pietà e compassione soprattutto con gli «esseri vicini».
Il contrasto tra utilitarismo e teoria di diritti non ha conseguenze pratiche quando si discute della crudeltà verso gli animali, accusata naturalmente da entrambe le scuole: Singer non è però contrario alla sperimentazione animale; è, tuttavia, indispensabile considerare le conseguenze prodotte. I diritti morali non sono da confondere con i diritti giuridici garantiti, per esempio, alle grandi scimmie: diritto alla vita, protezione della libertà individuale, proibizione della tortura.
I metodi alternativi alla sperimentazione animale sono in continua evoluzione anche per ridurre i costi e i tempi delle ricerche: sono gli studi epidemiologici, le osservazioni a partire da casi clinici, gli esami autoptici e bioptici, le indagini di sorveglianza, le colture in vitro, i modelli computazionali. Rispetto ai modelli animali è però più difficile capire il funzionamento dei sistemi fisiologici. Le finalità dei metodi alternativi si basano sul principio delle 3R: 1) Ridurre il numero di animali utilizzati mantenendo la significatività statistica; 2) Raffinare le procedure per limitare le sofferenze; 3) Rimpiazzare l’animale con materiale non senziente (in particolare i sistemi in vitro e i modelli di simulazione al computer). È probabilmente più importante che gli animali abbiano diritto a una vita non degradante piuttosto che alla vita in sé, ma è fondamentale che tutti abbiano diritto a non soffrire: i roditori, i conigli o i pesci non hanno la stessa coscienza degli uomini, ma oggigiorno sono comunque ritenuti senzienti, cioè capaci di sensazioni (Plutarco li riteneva perfino intelligenti e sensibili), anche se incapaci di dirci esplicitamente che soffrono.
Da un punto di vista etico ci si può chiedere se esista una differenza moralmente rilevante fra sperimentare sugli animali o ucciderli per mangiarli e, sempre in quest’ambito socio-politico, è importante non dimenticare che, fino alla metà del XX secolo, si sperimentò a lungo su «animali umani» come i prigionieri, gli orfani e i folli… ovviamente senza il loro consenso.