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La fine della guerra fredda, la ricostruzione europea, l'invasione irachena del Kuwait: nel 1990 la Svizzera è stata spinta a ridefinire la sua politica estera, in particolare per quanto riguarda il suo posto in Europa e la sua visione di neutralità; all'interno, il governo doveva far fronte allo scandalo delle schedature, scoppiato verso la fine del 1989. Conformemente alla legge federale sull'archiviazione, i documenti diplomatici svizzeri del 1990 sono stati declassificati dal primo di gennaio, trent'anni dopo. Sessantadue di essi sono raccolti in un volume pubblicato dal gruppo di ricerca indipendente sulla storia delle relazioni internazionali Documenti diplomatici svizzeri (Dodis, che si occupa della storia della politica estera e delle relazioni internazionali della Svizzera a partire dalla fondazione dello Stato federale nel 1848). Arnold Koller, ex consigliere federale e presidente della Confederazione nel 1990, ha dichiarato che è stato un anno “speciale” con molte “novità”, tanto più che è stato il suo primo anno presidenziale, mettendo in rilevo tre temi importanti nel 1990, a partire dall'inizio delle discussioni sull'adesione allo Spazio economico europeo (See). “La posizione dell'Associazione europea di libero scambio (Aels/Efta) era indebolita”, ha spiegato. Per il governo, sembrava escluso che la Svizzera restasse fuori dal mercato comune. La via del See sembrava essere a metà strada tra l'adesione alla allora Comunità economica europea (Cee) e la posizione di "cavaliere solitario". Ma il popolo respinse poi il progetto nella votazione federale del 6 dicembre 1992, con una risicata maggioranza del 50,3 per cento. L'ex presidente della Confederazione ha poi rilevato che i Paesi neutrali e non-allineati hanno visto il loro tradizionale ruolo di mediatori perdere d'importanza dopo la caduta della cortina di ferro. Inoltre, la neutralità della Svizzera doveva essere rivista. Per la prima volta in assoluto, Berna ha partecipato a sanzioni dell'Onu, provocate dall'occupazione del Kuwait da parte dell'Iraq nell'agosto del 1990, cui è poi seguita la prima guerra contro Saddam Hussein nel gennaio 1991. Il governo elvetico ha invece mantenuto le relazioni economiche con il regime sudafricano dell'apartheid, nonostante le sanzioni dell'Onu. Koller ha poi menzionato anche la firma della Carta di Parigi per una nuova Europa, nel novembre del 1990: “È stato un lavoro congiunto tra Occidente e Oriente per un'Europa unita”, ha sottolineato.
Lo spostamento dell'interesse della politica dell'Europa occidentale verso l'Est si è riflesso anche in quella della Confederazione. In quell'anno, l'allora presidente polacco Wojciech Jaruzelski venne in Svizzera in febbraio e, in autunno, il Consiglio federale ricevette l'ultimo capo del governo della Ddr, Lothar de Maizière; e ci fu anche un incontro con Václav Havel, l'icona della ‘Rivoluzione di velluto in Cecoslovacchia. Berna ha inoltre sostenuto i processi di trasformazione nell'Europa dell'Est con un credito quadro iniziale di 250 milioni di franchi. La Polonia e l'Ungheria sono state le prime a beneficiarne, essendo i Paesi più avanzati in materia di riforme. Berna è invece stata prudente nel riconoscimento dell'indipendenza degli Stati baltici di Estonia, Lettonia e Lituania per motivi di neutralità. L'allora il ministro degli esteri René Felber ha convenuto che era giunto il momento di smettere di considerare la Svizzera come un "Sonderfall" ("caso particolare"). Una rimessa in questione rafforzata dall'adesione del Liechtenstein all'ONU nel settembre del 1990. Solo Svizzera, Palestina e Vaticano rimanevano Stati osservatori. La Confederazione aderirà alle Nazioni Unite nel 2002. Fra i ruoli del suo Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) Felber vedeva anche quello "illuminista" per una popolazione che non doveva più considerare il Paese solo all'interno dei suoi confini.