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Negli Usa uno degli slogan del movimento "Black lives matter" è "defund the police" e alcune città lo stanno già facendo. Il già segretario del lavoro Usa Robert Reich spiega perché sia a suo avviso utile deviare finanziamenti pubblici dalla polizia alla spesa sociale.
In seguito alle proteste contro il razzismo e le aggressione perpetrate dalla polizia nei confronti dei cittadini afroamericani negli Usa sono sorti movimenti e inclinazioni politiche che chiedono di togliere fondi, quando non addirittura abolire (come avvenuto a Minneapolis, città in cui è avvenuta l’uccisione di George Floyd, che ha dato il via alle proteste) abolire i corpi di polizia per ricrearli con minori “poteri”.
La richiesta “Defund the Police”, sembra molto radicale, ma sta raccoglie molti consensi nel Paese. Uno dei primi ad annunciare tagli al budget della polizia è stato il sindaco di New York Bill de Blasio.
A schierarsi con “Defund the Police” è, in un articolo pubblicato sul Guardian, l’economista statunitense Robert Reich, già Segretario del Lavoro sotto la presidenza di Bill Clinton, che fornisce alcune motivazioni a favore di defund the police, la prima delle quali è il fatto che le risorse finora destinate alla Polizia, servono altrove. “Le società di controllo sociale investono ingenti risorse nella polizia, nelle carceri, nella sorveglianza, nell'applicazione della legge sull'immigrazione e nell'esercito. Il loro scopo è quello di utilizzare la paura, la punizione e la violenza, per mantenere quello che considerano ordine”, sostiene Reich. “Le società di investimento sociale investono più risorse nell'assistenza sanitaria, nell'istruzione, negli alloggi a prezzi accessibili, nelle indennità di disoccupazione e nei bambini. Il loro scopo è quello di liberare le persone dai rischi e dalle ansie della vita quotidiana e dare a tutti la possibilità di farcela”.
Secondo Reich oggi, con la presidenza Trump, si vive “il culmine di 40 anni di aumento del controllo sociale negli Stati Uniti e di diminuzione degli investimenti sociali”. È però appunto una tendenza di lungo periodo. “Le spese per la polizia negli Stati Uniti sono quasi triplicate, passando da 42,3 miliardi di dollari nel 1977 a 114,5 miliardi di dollari nel 2017”, spiega Reich. In merito alle carceri “l'America oggi rinchiude 2,2 milioni di persone. Si tratta di un aumento del 500% rispetto a 40 anni fa. Gli Stati Uniti hanno la più grande popolazione incarcerata del mondo”.
Secondo Reich “più le società spendono per i controlli sociali, meno lasciano per gli investimenti sociali. Più polizia significa meno servizi sociali. Quest'anno i contribuenti americani spenderanno 107,5 miliardi di dollari in più per la polizia che per l’edilizia residenziale pubblica” e “quindici Stati spendono ora 27’000 dollari in più per ogni detenuto che per ogni studente”.
In sintesi, “con l'aumento della spesa per i controlli, la spesa per l'assistenza pubblica si è ridotta”, mentre “l’America non riesce nemmeno a trovare i soldi per estendere i sussidi di disoccupazione durante questa pandemia”, dice Reich.
Ma il rapporto di causa-effetto funziona anche nell’altro senso, “mentre le società lesinano sugli investimenti sociali, si rivolgono ai controlli sociali per contenere la rabbia e la disperazione delle persone emarginate ed escluse”. Tuttavia questo sembra giunto a un punto critico. “Ma come abbiamo visto nelle ultime settimane di proteste e manifestazioni”, sostiene Reich, “i controlli sociali non sono sostenibili. Richiedono mezzi sempre più oppressivi per contenere le persone che si oppongono all’oppressione”.