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Un gruppo di archeologi ha portato alla luce un tunnel a Teotihuacan, il più grande sito precolombiano del Centro e Nord America. La scoperta, rilevano gli esperti messicani, potrebbe rivelarsi fondamentale per risolvere alcuni enigmi che ancora avvolgono le antiche civiltà che si sono sviluppate in quest'area del Messico.
Il tunnel fu scoperto casualmente nel 2003 dopo che le forti precipitazioni che interessarono la zona crearono una buca nel suolo, ricordando i media locali. Dal 2009 in poi una missione archeologica patrocinata dall'Istituto di Antropologia e Storia del Messico (Inah) ha cominciato a lavorare stabilmente a Teotihuacan (letteralmente "terra degli dei"), 40 chilometri da Città del Messico, che copre un'area de 25 chilometri quadrati e di cui attualmente si conosce solo il 5%.
Gli archeologi impegnati negli scavi ritengono che il tunnel possa condurre a tre camere mortuarie degli antichi monarchi, al momento non ancora rinvenute. Gli esperti ricordano tra l'altro che Teotihuacan fu costruita nell'intento di riprodurre le dinamiche alla base del cosmo e dell'universo e che in questa dinamica, il tunnel va interpretato come una rappresentazione del 'mondo di sotto".
Fino ad ora la rimozione di circa 300 tonnellate di materiale che ostruiva l'entrata del tunnel ha permesso di riportare alla luce piccoli oggetti prodotti con giada, conchiglie, ossa. L'equipe messicana ritiene infatti che l'accesso al tunnel sia stato deliberatamente bloccato con materiali per la maggior parte provenienti dalle rovine di un tempio distrutto, e si propone tra gli obiettivi della missione anche di spiegare il perchè di questo avvenimento
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