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«È come il momento in cui si spegne l’avviso "Allacciare le cinture"»
La recrudescenza di casi fornisce materia di riflessione agli esperti: molti non sono coscienti della propria responsabilità nei confronti della società, afferma l’epidemiologo Marcel Tanner. Ma la comunicazione da parte delle autorità potrebbe essere migliorata, secondo la professoressa Suzanne Suggs.
Pascal Strupler ha adottato un linguaggio chiaro davanti ai media: «La situazione peggiora. È seria», ha affermato giovedì il direttore dell’Ufficio federale di sanità pubblica (UFSP) in merito alla recente evoluzione della crisi del coronavirus.
Prima di questa dichiarazione, le ultime cifre dell’UFSP annunciavano già un simile livello di emergenza: 220 nuovi casi in un giorno, cioè tanti quanti lo scorso aprile. E nel Canton Friburgo, la scorsa settimana, 240 persone sono state poste in quarantena a causa di un solo individuo infetto recatosi in tre posti diversi.
«L’aumento del numero di casi è preoccupante», afferma Marcel Tanner durante un’intervista telefonica rilasciata a «Bluewin». L’epidemiologo è membro del gruppo di lavoro scientifico incaricato dal Consiglio federale di far fronte alla crisi del coronavirus. Il passato ci ha dimostrato che il numero di casi può essere mantenuto a qualche decina se le misure di base – igiene, distanziamento, uso della mascherina laddove non può essere mantenuta una certa distanza – vengono sistematicamente rispettate, ha spiegato.
Anche Suzanne Suggs, professoressa di marketing sociale all’Università di Lugano, è preoccupata dall’evoluzione del numero di casi. «Ciò dimostra che la gente non è sufficientemente cosciente dell’importanza delle misure di igiene e di protezione.» Esperta in comunicazione nell’ambito della sanità pubblica, Suzanne Suggs è anche membro del gruppo di lavoro scientifico.
«È come il momento in cui si spegne l’avviso "Allacciare le cinture"»
Intervistata da «Bluewin», aggiunge: «La situazione attuale mi ricorda quel momento, in aereo, in cui dopo il decollo si spegne l’avviso "Allacciare le cinture" e in cui ci si può di nuovo alzare.» Dato che le disposizioni e la regolamentazione sono state allentate dopo l'isolamento, l’impressione che tutto fosse di nuovo sicuro si è trasmessa automaticamente, spiega. Tuttavia, avverte, il virus non è scomparso. «E soltanto la nostra disciplina ci ha permesso di riappropriarci di alcune libertà.»
Marcel Tanner plaude al fatto che la Confederazione abbia ormai raccomandato ai cantoni di rendere l’uso della mascherina obbligatorio negli esercizi commerciali. Malgrado, secondo lui, sia deplorevole che ciò debba essere decretato «dall’alto»: «Sarebbe preferibile che la gente si attenesse spontaneamente alle regole.» Tuttavia, sembra che molti non siano più disposti a farlo: «Tante persone ne hanno abbastanza dell'emergenza e vogliono approfittare dell’estate per rilassarsi. Dimenticano che siamo tutti sulla stessa barca.»
Un concetto di responsabilità individuale mal compreso
L’esperto ricollega tutto ciò al principio della responsabilità individuale spesso mal interpretato: «Siamo responsabili non solo di noi stessi, ma anche della comunità», sostiene Marcel Tanner.
Secondo l’epidemiologo, questa attitudine si spiegherebbe in particolare con il fatto che un’infezione non presenta lo stesso grado di pericolo per ciascun gruppo della popolazione. Del resto, «il COVID-19 è senz’altro più pericoloso di un’influenza, ma forse non "abbastanza pericoloso" da fare in mondo che si seguano sistematicamente le raccomandazioni e le misure», stima Marcel Tanner, che fa un confronto con Ebola, un virus per il quale la mortalità si attesta tra il 50% e il 60% delle infezioni. «In tal caso, la volontà di cambiare il proprio comportamento individuale è naturalmente più forte.»
Nella situazione attuale è importante individuare prontamente i focolai di contagio e prendere rapidamente delle misure, continua l’esperto. «Il miglior modo per prevenire nuovi casi è guadagnare del tempo.» Inoltre, le autorità federali e cantonali così come tutti gli attori coinvolti, devono, secondo lui, adattare continuamente la propria comunicazione per mantenere la popolazione informata tramite un approccio mirato e tempestivo. A titolo d’esempio, Marcel Tanner cita l’operazione di informazione destinata ai viaggiatori avviata in occasione della stagione turistica.
La recrudescenza del numero di casi dimostra che è possibile migliorare ulteriormente la comunicazione, afferma Suzanne Suggs. «Non si tratta solo di informare – ma anche di convincere. La gente deve prendere coscienza di quanto si possa guadagnare seguendo le raccomandazioni.» Secondo l'esperta, questo aspetto potrebbe essere maggiormente sottolineato nella comunicazione delle autorità.
Suzanne Suggs ritiene, inoltre, che gli attori che diffondono i messaggi della Confederazione dovrebbero essere molteplici: «Anche se le autorità svizzere godono di grande fiducia, sono molto lontane dalla quotidianità dei cittadini.» Ecco perché dovrebbero essere coinvolti più attori, spiega. L’esperta pensa, per esempio, a sportivi o presidenti d’azienda, ma anche a campagne con cittadini comuni.
Giovedì scorso, l’UFSP ha lanciato una nuova campagna pubblicitaria sull'emergenza coronavirus. Anche se non vi figura nessuna celebrità, si ricorda ai turisti e a coloro che rientrano da un viaggio che le regole d’igiene e di distanziamento sono ancora in vigore. In effetti, «il coronavirus c’è ancora».Tornare alla home page