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Congelamento dei beni, embargo alle forniture di armi, ricorso alla Corte penale internazionale per chi in Libia si sarà macchiato di crimini di guerra. Sono i tre punti principali di un progetto di risoluzione dell'ONU sulla Libia. La bozza prevede anche interventi per "restaurare la pace e la sicurezza internazionale".
Fonti diplomatiche hanno detto che "è una risoluzione basata sul Chapter 7", cioè il documento più vincolante che i Quindici possono approvare. Il settimo capitolo della Carta dell'ONU - richiamato anche durante i dibattiti alle Nazioni Unite prima dell'intervento in Iraq del 2003 - autorizza il Consiglio a "determinare l'esistenza di una minaccia, un attacco alla pace, o un atto di aggressione".
I 15 memebri del Consiglio di Sicurezza inizieranno oggi ad esaminere la bozza. Non sono attese decisioni né oggi né durante il fine settimana, dato che gli ambasciatori dovranno consultare nel frattempo le rispettive capitali prima di prendere posizione. Il Consiglio si riunirà a porte chiuse alle 15:00 ora di New York, le 21:00 in Svizzera. È in calendario un intervento del segretario generale dell'ONU Ban Ki-moon, che parlerà anche alla stampa.
Il progetto di risoluzione è stato preparato dai paesi occidentali del Consiglio (al momento sono USA, Francia, Gran Bretagna, Germania, oltre al Portogallo). Il terzo punto, quello sui crimini di guerra, fa un riferimento generale alla Corte Penale Internazionale (Cpi) dell'Aja, prospettando un ricorso contro "i responsabili di crimini contro l'umanità".
Secondo fonti occidentali, una intesa potrebbe essere raggiunta abbastanza rapidamente, visto l'atteggiamento a prima vista aperto, di Russia e Cina, ambedue con diritto di veto. Nei giorni scorsi, né Mosca né Pechino avevano sollevato obiezioni quando era stata approvata all'unanimità una prima dichiarazione dell'ONU di condanna delle violenze in Libia.
SDA-ATS