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Non ci resta che emigrare
Il passaggio alle energie rinnovabili, alla base dell'obiettivo di un impatto climatico zero, sta facendo le prime vittime. L'esempio di Bobov Dol
Il carbone, in Bulgaria, costituisce il 40% del mix energetico. Estrarlo e utilizzarlo è, però, sempre meno conveniente, anche a causa delle politiche europee. Il Just Transition Fund, un fondo europeo da 17 miliardi di euro nell'ambito del Green Deal, dovrebbe garantire alla Bulgaria circa mezzo miliardo di euro, per avviare la decarbonizzazione, rispettando anche i criteri sociali ed economici. “Nessuno deve essere lasciato indietro”, ha sintetizzato la Presidente della Commissione Europea Ursula Von der Leyen.
A Bobov Dol, 40 chilometri a sud-ovest della capitale Sofia, gli effetti negativi di una transizione troppo repentina sono però già evidenti. Qui il 98% dell’economia locale dipende dal carbone da più di un secolo. Ma, dalla fine degli anni ’90, con la progressiva chiusura delle miniere sotterranee prima e la privatizzazione dell’impianto termoelettrico poi, è cambiato tutto. Le condizioni di lavoro all'interno del complesso minerario sono peggiorate drasticamente. La disoccupazione è cresciuta a dismisura, e la città si è svuotata all'improvviso.
Gli abitanti, costretti a scegliere tra una vita senza futuro a casa loro e una misera opportunità di lavoro a centinaia di chilometri di distanza, hanno pagato il prezzo più alto, diventando uno degli esempi più lampanti dell'altra, dolorosa, faccia della transizione.
Daniela Sala - Eleonora Vio