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La Sezione svizzera di Amnesty International ha indirizzato a tutti i membri del Parlamento un’ «agenda per i diritti umani», sintesi degli oggetti che l’organizzazione auspica veder trattati dalle camera federali durante la legislatura in corso. Le raccomandazioni dell’associazione includono in particolare una politica d’asilo rispettosa del diritto internazionale, la compatibilità del diritto svizzero con le norme internazionali nell’ambito dei diritti umani e un maggiore controllo sul commercio di armi.
“Un Parlamento per i diritti umani”, questo è il titolo del documento di 11 pagine che la Sezione svizzera di Amnesty International ha rivolto a tutti i membri del Parlamento e che illustra nel dettaglio le priorità dell’organizzazione per la difesa dei diritti umani per la legislatura 2011-2015.
Nel corso degli ultimi anni tre iniziative parlamentari sono state adottate in votazione popolare nonostante queste pongano enormi problemi di compatibilità con le norme internazionali e i principi della nostra costituzione. Come priorità Amnesty International chiede quindi al Parlamento di astenersi dal promuovere iniziative la cui messa in atto, in caso di approvazione, si avveri impossibili senza la violazione del diritto internazionale.
La legislazione in materia di asilo e il diritto degli stranieri ha subito ulteriori inasprimenti nel corso della precedente legislatura. In questo ambito Amnesty International invita il nuovo Parlamento ad impegnarsi a non adottare disposizioni che limitino l’accesso alla procedura d’asilo e a far sì che la nuova procedura rispetti rigorosamente le norme internazionali in materia. Per lottare contro le numerose discriminazioni di cui sono vittime le persone di confessione musulmana, i nomadi, gli omosessuali o altre minoranze l’organizzazione raccomanda inoltre l’adozione di una legge generale contro ogni forma di discriminazione.
Alcuni fatti recenti, tra cui il fatto che siano state trovate munizioni di fabbricazione svizzera tra le mani dei ribelli libici, hanno mostrato i limiti e l’inefficacia della legge sul materiale bellico. È necessario un maggiore controllo delle esportazioni svizzere per evitare che il materiale bellico prodotto nel nostro paese sia utilizzato per commettere violazioni dei diritti umani.
“Chiediamo ai membri del Parlamento e a tutti i partiti politici di tradurre queste raccomandazioni nei loro programmi politici nel corso di tutta la legislatura”, ha dichiarato Alain Bovard, lobbista della Sezione svizzera di Amnesty International. “La Svizzera deve contribuire in modo sensibile al miglioramento della situazione dei diritti umani all’interno delle proprie frontiere e nel mondo”.