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Secondo gli esperti, le misure anti-coronavirus hanno ridotto il numero di morti per influenza
Tuttavia, non piace l'ipotesi di portare la mascherina anche nelle future stagioni invernali
BERNA - Tra ottobre e febbraio, in Svizzera, c'è stata una sovramortalità significante - in particolare tra gli over 65 - a causa della seconda ondata della pandemia di coronavirus.
In questi mesi, sono morte infatti 8'400 persone in più di quanto avviene normalmente, secondo le statistiche pubblicate regolarmente dall'Ufficio Federale di Statistica (UST).
Nelle ultime settimane, però, per quanto riguarda la stessa fascia d'età, i decessi sono stati minori rispetto alla media statistica degli anni scorsi comparabili. Ad esempio nella settimana 7, ovvero dal 15 al 21 febbraio, sono morte 200 persone in meno di quanto previsto dalle statistiche.
L'influenza? Molto debole - Questa diminuzione dei decessi potrebbe essere collegata alle misure sanitarie di protezione con cui il Consiglio federale ha deciso di contenere la diffusione del coronavirus.
Infatti, una maggiore attenzione e le misure di igiene e di distanziamento sociale «hanno probabilmente giocato un ruolo nella riduzione della trasmissione dell'influenza» si legge nell'ultimo rapporto federale sull'influenza.
Quest'anno ci sono state effettivamente molte meno consultazioni mediche per infezione influenzale. Durante la stagione influenzale 2019/2020, ad esempio, c'è stato addirittura un picco dell'ondata influenzale nella settimana 7 del calendario, mentre l'Ufficio federale di sanità pubblica (UFSP) sta già ora riportando una tendenza al ribasso dei casi di influenza di quest'anno.
Mascherina anche in futuro? - Per l'infettivologo Philippe Egimann, interpellato dal quotidiano 20 Minuten, è chiaro che le misure anti Covid abbiano evitato molte morti per influenza.
«Il lavaggio regolare delle mani, le regole di distanza sociale e l'uso delle mascherine hanno aiutato a combattere il virus dell'influenza, che è meno contagioso del coronavirus» ha confermato il Presidente della Società medica della Svizzera romanda (SMSR). Allo stesso tempo, meno persone hanno preso l'influenza poiché molti hanno optato per vaccinarsi contro di essa quest'inverno. In autunno, lo ricordiamo, l'UFSP aveva raccomandato la vaccinazione antinfluenzale come misura di prevenzione della pandemia.
Tuttavia, Eggimann non ne vuole sapere di un obbligo di mascherina anche per le future stagioni invernali, a meno che non sia presente una malattia virale sintomatica. «L'organismo umano deve essere esposto a virus e batteri. Altrimenti, non può più costruire l'immunità contro di essi».
Sottomortalità? Ci vuole cautela - Rolf Weitkunat, professore ed esperto di statistiche vitali ed epidemiologiche dell'UST, concorda con le ipotesi di Eggimann.
«Il fatto che ci siano meno morti sulla scia di un'ondata epidemica non è un fenomeno nuovo» ha però aggiunto l'esperto. Delle circa 8'500 persone che rappresentano la sovramortalità della seconda ondata di Covid-19, «alcune erano probabilmente in condizioni di salute precarie», e la loro vita potrebbe essersi accorciata «solo di qualche settimana». Insomma, in altri anni non caratterizzati da una pandemia, queste persone sarebbero potute morire di influenza stagionale.
Weitkunat, comunque, invita alla cautela quando si interpretano tali dati: «Con i dati disponibili, questa spiegazione non può essere completamente confermata». D'altronde, per le ultime settimane è possibile che ci siano delle segnalazioni di decessi ancora da contare. «Una valutazione globale dei decessi dovuti al Covid-19 sarà possibile solo dopo la conclusione dell'epidemia in Svizzera», ha concluso l'esperto.
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