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Londra, con i suoi (quasi) nove milioni di abitanti è sotto-rappresentata in Parlamento, dove conta solo 73 eletti. La Scozia, per esempio, elegge 59 deputati, eppure la sua popolazione non arriva a sei milioni. E nonostante sia il motore economico dell’intero Regno, in queste elezioni le priorità della capitale - dalla carenza cronica di abitazioni al costo della vita fuori controllo - risultano accantonate. Sia Boris Johnson, che ha inaugurato la sua campagna elettorale a Birmingham, sia Jeremy Corbyn (partito da Liverpool), inseguono altre priorità. Quei collegi delle Midlands e del Nord dell’Inghilterra che hanno votato in massa per la Brexit, il tema dominante verso il 12 dicembre.
Negli ultimi 20 anni, in occasione di ogni voto nazionale, Londra si è sempre espressa - a larga maggioranza - per i Labour. Un primato indiscusso che nel 2017 ha superato il 54% delle preferenze. Ma da due anni il consenso è precipitato, per colpa delle incertezze sulla Brexit (Londra ha votato per restare nell’Unione) e della crescente impopolarità di Jeremy Corbyn. Se i laburisti rischiano di veder ridotti di un terzo i loro voti, anche i Tory, nonostante l’alto gradimento dell’ex sindaco Boris Johnson, calano nei sondaggi. A vantaggio dei Liberal-Democratici, premiati per la loro ferma opposizione alla Brexit.
Lorenzo Amuso