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Edizione 10.03.2021 – Il parere dell'economista capo di Raiffeisen
«Da quando sono diventato banchiere centrale ho imparato anche a borbottare con grande incoerenza. Se questo vi sembra troppo chiaro, allora avete frainteso ciò che ho detto.» Questa affermazione davvero originale, ma quantomeno altrettanto paradossale è una citazione dell'ex Governatore della Federal Reserve Alan Greenspan, il quale ha ricoperto la carica di Presidente della banca centrale statunitense dalla metà del 1987 all'inizio del 2006 ed è stato – per così dire – «l'inventore» del «quantitative easing», ovvero la politica dell'allentamento quantitativo.
Al crollo della borsa registratosi nell'ottobre 1987 rispose, infatti, con una marea mai vista prima fino ad allora di denaro conveniente. Pratica che in seguito è diventata più o meno uno standard in caso di difficoltà. Da allora in poi i guardiani monetari tirano sempre fuori il loro bazooka quando si verificano scossoni sui mercati finanziari. Alan Greenspan ha altresì coniato l'espressione «irrational exubernace», ossia euforia irrazionale, quando durante la bolla speculativa delle dotcom le quotazioni decollavano salendo alle stelle per poi finire di nuovo a sentire il peso della forza di gravità. Ad oggi devo ammettere che non riesco a capire come mai questo signore sia diventato un mito. Fondamentalmente Greenspan non è stato altro che il primo babysitter in assoluto dei mercati finanziari. Certo, un babysitter di gran classe. Ma è come se voi regalaste a vostro figlio minore dei fiammiferi proprio quando l'incendio è già divampato e poi lo metteste in guardia con un enorme secchio d'acqua tra le mani raccomandandogli di non accendere i fiammiferi in nessun caso. Ma perché attualmente non viene in mente a nessuno dei governatori delle banche centrali di esprimere un monito richiamando alla prudenza?
Un momento, questo non è del tutto corretto, considerato che nel nostro paese la massima autorità monetaria mette in guardia da una bolla immobiliare ripetendo l'avvertimento come una preghiera disperata. Tuttavia, non dall'eventuale scoppio, bensì solo dalla bolla di per sé, in conformità con la più grande banca della Svizzera, che tra l'altro gestisce persino un indice omonimo. Per ora sul mercato immobiliare svizzero non vige ancora quell'euforia irrazionale di cui parlava a suo tempo Greenspan. Per ora le abitazioni di proprietà vengono tuttora acquistate per la maggior parte dagli utilizzatori stessi, i quali intendono abitarci perché la proprietà è più conveniente rispetto alla locazione, oppure dagli investitori istituzionali che la politica monetaria degli ultimi anni ha sistematicamente allontanato dagli investimenti a reddito fisso. Gli speculatori gironzolano invece altrove, sulle piazze e sulle scene che finora sono state poco nel mirino delle banche centrali. In quei luoghi esistono valute che fanno apparire ormai obsolete le monete tradizionali, anche persino il nostro franco svizzero. I bitcoin & company stanno formalmente esplodendo e sono sempre più numerosi coloro che vogliono prendere parte a questo hype. Fino a poco tempo fa un gruppo automobilistico come Tesla presentava un valore quasi doppio rispetto a tutte le più grandi industrie automobilistiche del mondo messe assieme e nella rete i piccoli risparmiatori si sono riuniti per ribellarsi e mettere in ginocchio le vendite allo scoperto. In Germania, il paese dei fifoni quando si tratta di investimenti monetari, è di nuovo entrato nel mercato azionario un numero così elevato di persone come non si vedeva più dalla bolla delle dotcom. Il coronavirus è stato in ogni caso liquidato ormai da tempo sui mercati finanziari. E mentre si specula a più non posso fintato che dura, l'oste del Ristorante Centrale di Esempiopoli sta ancora aspettato gli aiuti immediati che aveva richiesto nel mese di novembre. Grazie a questi babysitter, i quali manipolano le loro rispettive valute in maniera tale che le persone seguitano sempre a comprare Bitcoin, Ethereum, EOS e così via nonché a considerare i dividendi come interessi di risparmio, questo hype non troverà mai fine, malgrado l'economia reale sia ben lungi dall'essersi lasciata alle spalle tutte le difficoltà.
E ora – Aiuto! Aiuto! – salgono persino i tassi, dato che l'inflazione è stata assurta a nuova narrativa a Wall Street, al fine di generare di nuovo un po' di volatilità sui mercati, il che è positivo per i trader. L'isteria inflazionistica è come il pianto del bambino per la mamma, connesso alla speranza che lei faccia venire il babysitter con il biberon pieno di latte. E questo avviene molto rapidamente, non come gli aiuti immediati per le imprese e le economie domestiche messe a dura prova dal lockdown. I guardiani monetari sono già pronti con i loro bazooka tra le mani, nel caso in cui i tassi d'interesse dovessero salire nuovamente nelle lunghe durate. In fin dei conti, una brusca fine della festa danneggerebbe anche chi non era stato affatto invitato, come viene sempre più spesso argomentato. Se Wall Street se la passa bene, allora anche l'economia va alla grande. Viene però da chiedersi: ma quale economia? Di sicuro non quella del Ristorante degli Amici a Paesopoli. Ci vorrà veramente parecchio tempo prima che questi viziati, che guadagno denaro soltanto con il denaro denominando questa prassi «creazione di valore», possano finalmente capire che non hanno alcun diritto a una babysitter 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Questo andrebbe insegnato una volta per tutte anche ai governi che distribuiscono ormai soldi senza alcun freno. Far soldi con i debiti è pura follia. E che nessuno venga a dirmi – e ancor di meno a borbottarmi per favore! – che questo è razionale.