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BERNA - «Una decisione politica, non l'applicazione del diritto». Con questa argomentazione il professore di diritto penale all'università di Friburgo Marcel Niggli critica la sentenza del Tribunale distrettuale di Renens (VD), che martedì ha assolto dodici attivisti per il clima per un'azione condotta nel novembre 2018 nei locali di Credit Suisse a Losanna.
All'origine della vertenza giudiziaria vi è stata un'azione organizzata presso una filiale losannese del Credit Suisse il 22 novembre 2018 per denunciare gli investimenti della banca nei combustibili fossili. Il pubblico ministero accusava gli attivisti di violazione di domicilio. Il presidente del tribunale e giudice unico li ha assolti, citando lo «stato di necessità legale» in cui gli attivisti avevano agito. L'accusa ha presentato ricorso in appello.
Secondo Niggli, il diritto di rifiutare l'accesso a casa propria a chi non si vuole è fondamentale. Pertanto, chiunque violi questo diritto deve essere punito, sostiene il professore, in un'intervista pubblicata oggi dalle testate del gruppo CH-Media.
Se il giudice riteneva che le motivazioni addotte dagli attivisti fossero comprensibili, avrebbe potuto optare per una multa simbolica, ma una condanna era comunque necessaria, afferma Niggli.
Per il professore dell'università di Friburgo, le probabilità che la pena venga corretta in seconda istanza sono del 100%. Se così non fosse saremmo arrivati al punto in cui un tribunale non si appoggia più alla legge in vigore per emettere un verdetto, ma si limita a valutare se l'imputato alla sbarra debba essere ritenuto buono o cattivo.
Purtroppo, fa notare Niggli, la magistratura tende sempre più a difendere "il bene" piuttosto che la legge. "Questo è estremamente preoccupante perché questo non è compito del potere giudiziario, ma della politica".
Martedì la Procura della Repubblica del Cantone di Vaud ha annunciato che ricorrerà contro la decisione del Tribunale di Renens. Anche il procuratore generale Eric Cottier, che si sta occupando del caso, ritiene che la sentenza dia "una risposta sorprendente a una questione giuridica di principio". Secondo lui, "questa decisione sembra estendere il campo di applicazione della disposizione dello stato di necessità legale ben oltre i limiti finora fissati dalla giurisprudenza, in un contesto con aspetti politici".