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Torna in primo piano la questione del nucleare iraniano, riaprendo un caso che sembrava almeno per il momento chiuso con la firma dell'accordo di un anno fa a Vienna.
La questione è: il tempo che sarebbe necessario a Teheran, una volta scaduto il termine delle restrizioni al suo programma nucleare imposte dall'accordo, per produrre un ordigno atomico. Passo che del resto l'Iran ha sempre smentito di voler compiere.
A gettare un sasso nello stagno è stata lunedì sera una notizia in esclusiva dell'Ap, che ha rivelato l'esistenza di un accordo segreto - proposto dall'Iran all'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea) e adottato dalle potenze del 5+1 - in base al quale Teheran potrà cominciare a sostituire le 5'060 vecchie centrifughe concesse con altre 2'500-3'000 più avanzate già a partire dall'11/o anno dall'implementazione del 'nuclear deal', cioè nel 2027.
In realtà, il documento riempie solo un vuoto lasciato dal testo pubblico dell'accordo, che si limita a parlare di 10 anni prima che l'Iran possa cominciare a ritirare le sue vecchie centrifughe, e della possibilità di continuare un'attività di ricerca e sviluppo tecnologico anche prima di allora.
L'introduzione di centrifughe più avanzate permetterebbe di dimezzare i tempi per l'arricchimento dell'uranio e dunque, se ne deduce, anche quelli necessari per l'eventuale bomba: dai 12 mesi di cui parlava il presidente Usa Barack Obama per far comprendere agli oppositori la logica dell'accordo, a sei.
Al tempo stesso scadono solo in 15 anni altre restrizioni che di fatto impedirebbero all'Iran di dotarsi di un'arma nucleare: l'obbligo di fermare l'arricchimento a livelli ancora lontani da quelli necessari per una bomba, e quello di tenere scorte di uranio arricchito inferiori a 300 kg. Restrizioni che, ha detto sempre all'Ap il segretario di Stato Usa per l'energia, Ernest Moniz, sono "seri impedimenti" per il programma nucleare iraniano per l'intero periodo dell'accordo, appunto 15 anni.
Nelle ultime ore ha parlato anche il ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif che, interpellato dai giornalisti a margine di un convegno, ha elogiato il lavoro dei negoziatori iraniani, lavoro che - ha detto secondo l'Irna - darà grandi prospettive per la tecnologia nucleare iraniana tra 15 anni. E ha segnalato che non tutti i documenti sono ancora pubblici e notizie parziali non hanno senso.
Zarif ha anche criticato il rapporto del segretario generale dell'Organizzaione delle nazioni unite (Onu) Ban Ki Moon sull'implementazione dell'accordo - oggi anche al centro di un incontro tra Iran e 5+1 a Vienna - contestandogli di non avere il diritto di rovinare l'intesa.
Pur riconoscendo che da parte iraniana non vi sono state inadempienze, Ban era già stato criticato dall'Iran per non aver segnalato i mancati adempimenti Usa e per aver invece evidenziato problemi legati ai test di missili balistici, ad un presunto carico di armi inviato in Yemen e aver portato altre armi in Iraq.
In una dichiarazione emessa contemporaneamente alla Risoluzione 2231 del Consiglio di sicurezza dell'Onu (quella che recepiva l'accordo sul nucleare), ha sottolineato Zarif, l'Iran aveva già chiarito che sarebbe continuato il suo impegno nella campagna internazionale contro il terrorismo.
sda-ats