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Sollievo quasi generale da parte della classe politica
Ad eccezione dei promotori del referendum, quasi tutti i partiti hanno espresso grande soddisfazione per l'esito delle urne. Per il Consiglio federale gli accordi bilaterali rappresentano un passo importante nel 21 esimo secolo.
Un coro di reazioni positive ha fatto seguito ai risultati dello scrutinio sugli accordi bilaterali. Unica voce dissonante, come era prevedibile, è stata chiaramente quella dei due partiti che avevano lanciato il referendum sottoposto questa fine settimana alla votazione federale.
Per il Consiglio federale, l'approvazione degli accordi dimostra che la maggioranza del popolo sostiene la politica seguita dalla Confederazione dopo il rifiuto della proposta di adesione allo Spazio economico europeo, nel 1992. Secondo il capo del Dipartimento degli affari esteri, Joseph Deiss, la Svizzera ha compiuto un passo importante nel 21 esimo secolo.
Il Consiglio federale intende comunque tener conto delle riserve espresse dagli oppositori e cercherà di applicare nel miglior modo gli accordi e le misure di accompagnamento. Il ministro dell'economia, Pascal Couchepin, si è felicitato soprattutto per il fatto che il risultato dello scrutinio non ha creato un nuovo solco tra le regioni lingustiche. Per Couchepin il NO espresso dal Canton Ticino va messo in relazione alla particolare situazione geografica di questa regione.
Per quanto riguarda gli oppositori, il presidente della Lega dei ticinesi, Giuliano Bignasca, ha espresso la sua soddisfazione per l'esito del voto nel Canton Ticino, affermando che dimostra l'utilità della Lega. Secondo Bignasca, il governo ticinese dovrà ora prendere atto di questo risultato ed esigere dal Consiglio federale ulteriori clausole di salvaguardia per difendere gli interessi del Cantone, oltre a quelle già previste dalle misure di accompagnamento contenute negli accordi.
Per Rudolf Keller, presidente dei Democratici svizzeri, i vincitori di questa domenica sono chiamati ora ad assumersi una grande responsabilità: i partiti di governo dovranno far fronte al malcontento del popolo svizzero, non appena inizieranno a scendere i salari e s'intensificherà i traffico di automezzi pesanti.
Quasi tutti gli altri partiti, a cominciare da quelli di governo, si sono dichiarati immediamente soddifatti per la scelta del popolo a livello nazionale. Per Franco Cavalli, capogruppo del Partito socialista alle Camere, l'approvazione degli accordi rappresenta una bella sorpresa. Secondo il Consigliere nazionale ticinese, il popolo svizzero ha capito che i bilaterali sono importanti per l'economia svizzera.
Grande sollievo è stato espresso anche dal Partito popolare democratico. Per il suo presidente, Adalbert Durrer, la chiara vittoria dei SI segna la riconciliazione tra la Svizzera tedesca e quella francese. In futuro dovrebbero inoltre affievolirsi le tensioni provocate dalla questione europea, in seguito al rifiuto dell'adesione allo Spazio economico europeo nel 1992.
Anche il presidente del Partito radicale democratico, Franz Steinegger, si è felicitato per il verdetto popolare. Secondo Steinegger, gli accordi sono estremamente importanti per la piazza economica svizzera e ci daranno grande sicurezza per il futuro. I bilaterali offrono alla Svizzera una regolamentazione contrattuale per lo scambio di beni e servizi con i 15 paesi dell'UE.
Per Ueli Maurer, presidente dell'Unione democratica di centro, il risultato è da considerare logico. Secondo Maurer, il NO popolare allo Spazio economico europeo significava l'apertura di negoziati bilaterali. Il SI a questi accordi significa invece un chiaro rifiuto al progetto di adesione all'UE.
In base al presidente del Partito ecologista, Ruedi Baumann, la votazione permette invece di compiere 7 piccoli passi verso l'Europa. Baumann chiede inoltre al Consiglio federale di riattivare la domanda di adesione all'UE.
Una posizione diametralmente contraria è stata invece espressa dall'ASNI, l'Associazione per una Svizzer neutrale e indipendente. Secondo il direttore dell'ASNI, Hans Fehr, la questione dell'adesione non si pone più dopo l'approvazione dei bilaterali. Per Fehr bisognerà comunque convivere con questi cattivi accordi.
swissinfo e agenzie
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