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Qualcuno l’ha definito un “quasi-endorsement” quello che il presidente del governo rivoluzionario del Venezuela Nicolas Maduro ha pronunciato in merito al neo-eletto presidente nordamericano Donald Trump. Il successore di Hugo Chavez al palazzo di Miraflores ha infatti condannato quella che ha definito una campagna d’odio contro il prossimo inquilino della Casa Bianca.
“Per quanto riguarda il presidente Donald Trump” – ha detto Maduro nel corso di una conferenza stampa – “i grandi media internazionali hanno abbondantemente speculato e siamo sorpresi dalla campagna d’odio diretta contro di lui, una campagna brutale del mondo intero, in Occidente e negli Stati Uniti. A mio avviso bisogna invece attendere di vedere quello che succederà a livello della politica interna ed estera di Washington. Noi non facciamo previsioni sul futuro e restiamo prudenti. La sola cosa che mi azzardo a dire e che non potrà certo essere peggio di Obama”.
Il governo venezuelano, una coalizione di socialisti e comunisti rigorosamente anti-imperialisti, ha espresso quindi il desiderio di instaurare relazioni di rispetto e cooperazione con la nuova amministrazione statunitense, come prevede la strategia di un mondo multipolare che fin dall’inizio della Rivoluzione bolivariana ha animato la politica di Caracas.
Dopo i comunisti svizzeri Massimiliano Ay (leggi) ed Edoardo Cappelletti (leggi) che avevano nel corso dell’estate chiarito come Hillary Clinton (e Barack Obama) fosse la scelta peggiore fra i contendenti alla presidenza degli States, di recente era stata anche la leader del partito post-comunista tedesco Die Linke, Sahra Wagenknecht (leggi), ad ammettere che Trump era ragionevole sulla necessità di sorpassare una istituzione obsoleta come la NATO, responsabile dell’insicurezza globale.