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Il Kosovo ha annunciato sabato il rimpatrio dalla Siria di 110 suoi cittadini, quasi per intero mogli o figli di jihadisti del sedicente Stato islamico. L’operazione è una novità in Europa, in particolare per il numero di persone coinvolte. Anche quattro uomini sospettati di aver combattuto per l’IS erano a bordo dell’aereo che è atterrato la scorsa notte all’aeroporto di Pristina. Sono stati subito incarcerati per 48 ore da incaricati delle autorità kosovare; tra gli altri passeggeri figuravano 32 donne e 74 bambini.
Definita un’azione “estremamente sensibile" da Pristina, il rimpatrio è stato portato a termine “con il sostegno degli Stati Uniti”; come ha dichiarato ai media il ministro della Giustizia locale Abelard Tahiri. E il responsabile della salute pubblica nazionale ha rimarcato che tutti sarebbero stati oggetto di accurati esami medici, anche perché bimbi e donne avrebbero subito gravi traumi durante la loro permanenza in Siria.
In un comunicato l'ambasciata americana a Pristina ha salutato positivamente la decisione del Governo del Kosovo, considerata "un esempio assai importante da seguire per i membri della coalizione e della comunità internazionale", soprattutto perché le autorità kosovare hanno "accettato il ritorno di un così grande numero di civili".