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TOKYO - E' stato riavviato oggi il reattore nucleare numero tre nella centrale di Takahama, lungo il versante occidentale che costeggia il Mar del Giappone, dopo la sospensione decisa nel marzo dello scorso anno: l'impianto entrerà a regime già da luglio.
Il reattore era stato spento insieme al numero quattro nella stessa struttura, in seguito alla decisione della corte distrettuale di Otsu, per via di presunte falle nella sicurezza dell'impianto, in quella che era stata la prima ingiunzione emessa per lo spegnimento di una centrale atomica in Giappone. La decisione - tuttavia - era stata ribaltata nel marzo di quest'anno dalla corte di appello di Osaka, consentendo la riattivazione di entrambi i due reattori.
Continua così la battaglia legale che vede il governo conservatore del premier Shinzo Abe, impegnato nel progressivo riutilizzo delle centrali - gran parte delle quali sospese all'indomani dell'incidente nucleare di Fukushima - e le associazioni di ambientalisti contrari al ripristino dell'atomo.
I due reattori della centrale di Takahama generano energia nucleare con un combustibile ossido misto, che è il prodotto di scarto dei processi di arricchimento dell'uranio e di plutonio.
Kansai Electric ha reso noto che ridurrà la bolletta elettrica a partire da questa estate grazie alla messa in moto dei due reattori. Secondo l'Agenzia nazionale dell'Energia giapponese, fino alla scorsa settimana solo quattro dei 42 reattori nucleari presenti nel Paese erano in funzione: oltre al numero quattro di Takahama, rimangono attivi il numero uno e due della Kyushu Electric - nella centrale di Sendai a Kagoshima, e il numero tre della Shikoku Electric Power della centrale di Ikata, localizzata nella prefettura di Ehime.
La stagione estiva in Giappone rappresenta il periodo di maggior consumo di energia elettrica; prima dell'incidente di Fukushima - nel marzo del 2011 - l'atomo contribuiva a poco più del 30% del fabbisogno energetico del Paese.
In un recente sondaggio dal quotidiano Asahi Shimbun, il 57% degli intervistati si sono dichiarati contrari alla riattivazione delle centrali nucleari anche con norme di sicurezza più severe, mentre il 73% si è detto favorevole a una eliminazione graduale del nucleare come fonte di energia.