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WASHINGTON - Il governo degli Stati Uniti ha messo una taglia fino a 15 milioni di dollari sul presidente venezuelano Nicolás Maduro, accusato di traffico internazionale di droga in quella che sembra essere un'ulteriore intensificazione delle pressioni di Washington per destituirlo.
A seguito di un'incriminazione da parte del Dipartimento di Giustizia, il Dipartimento di Stato americano ha pubblicato l'avviso di ricompensa per chi possa fornire informazioni utili ad arrestare o condannare il leader 57enne, la cui legittimità al potere è messa in dubbio dal presidente dell'Assemblea nazionale Juan Guaidó, riconosciuto come presidente legittimo del Venezuela da diversi Paesi.
Washington ha messo una taglia fino a 10 milioni di dollari anche su altri quattro esponenti dell'amministrazione venezuelana: Diosdado Cabello Rondón, presidente dell'Assemblea Nazionale Costituente «illegittima», scrive il Dipartimento di Stato; generale Hugo Carvajal Barrios, ex direttore dell'intelligence militare(DGCOM); Clíver Alcalá Cordones, maggiore generale dell'esercito venezuelano; e Tareck Zaidan El Aissami Maddah, ministro dell'Industria e della Produzione nazionale.
«Il popolo venezuelano merita un governo trasparente, responsabile e rappresentativo che serva i bisogni del popolo e non tradisca la sua fiducia tollerando o impiegando funzionari pubblici che si dedichino al traffico illecito di narcotici», scrive Washington senza fare mistero dei suoi obiettivi politici. «Gli Stati Uniti si impegnano ad aiutare il popolo venezuelano a ristabilire la sua democrazia attraverso elezioni presidenziali libere e giuste che gli garantiscano una dirigenza nazionale onesta e competente», aggiunge.
Dopo lo scoppio della crisi politica nel gennaio dello scorso anno, Nicolás Maduro non è più riconosciuto come presidente legittimo del Venezuela da diversi Paesi di tutto il mondo, tra i quali spiccano appunto gli Stati Uniti ma anche Spagna e Francia. Al suo posto, questi Stati riconoscono il 36enne Juan Guaidó come presidente legittimo. Le proteste legate alla crisi hanno fatto numerosi morti. La contesa era nata da divergenze sul risultato delle elezioni generali del 2018.
Incaricata da Washington di rappresentare i suoi interessi a Caracas, la Svizzera non ha a tutt'oggi preso posizione sulla diatriba. Per una mediazione ufficiale di Berna continua a mancare il benestare del Venezuela.