Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01140.jsonl.gz/546

Nessun Paese al mondo ha più multinazionali pro capite della Svizzera. Diverse aziende con sede qui o le loro filiali all'estero fanno regolarmente notizia per le violazioni dei diritti umani o delle norme ambientali nei Paesi del Sud: Glencore espelle i contadini che si battono per i loro diritti fondiari, Lafarge Holcim ricopre interi villaggi di polveri sottili, delle raffinerie svizzere fondono l'oro proveniente da fonti molto dubbie.
Tuttavia, le sedi in Svizzera non sono giuridicamente responsabili delle pratiche commerciali delle aziende che controllano. Le persone interessate, che si difendono localmente dalla violazione dei loro diritti, sono spesso intimidite o si confrontano con autorità investigative e giudiziarie corrotte.
La Svizzera ufficiale si impegna a promuovere i diritti umani e gli standard ambientali a livello internazionale, ma è restia ad adottare misure legali sul suo territorio per regolamentare in modo ragionevole le imprese.
Il Consiglio federale ritiene che sia sufficiente che le imprese rispettino volontariamente le norme in materia di diritti umani e di protezione dell'ambiente e - come suggerisce il suo controprogetto indiretto - promuovano i loro sforzi in tal senso in rapporti periodici di opuscoli patinati. Dopo quattro anni di dura lotta politica, la maggioranza del Parlamento ha finalmente approvato questa posizione nell'estate del 2020.
L'Iniziativa multinazionali responsabili chiede l'ovvio. Anche gli oppositori dell'iniziativa ammettono che le sue rivendicazioni - la tutela dei diritti umani e dell'ambiente - sono indiscusse. Nessuna azienda svizzera che si attiene alle regole di base di un'imprenditoria responsabile deve temere una regolamentazione legale ragionevole; i timori di costi e di un eccesso di burocrazia sono infondati.
Ciononostante, le organizzazioni di lobbying SwissHoldings e Economiesuisse si oppongono con fermezza all'Iniziativa multinazionali responsabili. Honni soit qui mal y pense: solo le pecore nere possono argomentare a favore del profitto a scapito di principi come l'equità e la responsabilità.
È noto che il profitto può scontrarsi con le preoccupazioni sociali ed ecologiche. Le Nazioni Unite lavorano quindi da decenni per regolamentare il settore "affari e diritti umani". Un passo importante in questo senso è stata l'adozione all'unanimità nel 2011 delle Linee guida sulle imprese e i diritti umani dal Consiglio dei diritti umani dell'ONU. Questi principi impegnano gli Stati a garantire che le aziende sotto la loro giurisdizione rispettino i diritti umani. Ciò richiede un mix di misure volontarie da parte delle imprese e di norme statali vincolanti, un cosiddetto smart mix.
Tuttavia, la Svizzera ufficiale incontra difficoltà nell'attuazione dei Principi Ruggie (dal nome del loro autore): nel novembre 2011, alcune organizzazioni - tra cui Alliance Sud - hanno lanciato la petizione "Diritto senza frontiere", che chiedeva al Consiglio federale e al Parlamento di elaborare una legge che obblighi le imprese con sede in Svizzera a rispettare i diritti umani e gli standard ambientali in tutto il mondo. Nella primavera del 2015, il Consiglio nazionale ha appoggiato per un pelo una mozione che chiedeva una legge sulla due diligence dei diritti umani per le aziende. Su richiesta del PDC, la votazione è stata ripetuta e alcuni deputati hanno cambiato idea. A seguito di questa manovra del Consiglio nazionale, più di 60 organizzazioni della società civile hanno deciso di lanciare l'Iniziativa multinazionali responsabili. Il 10 ottobre 2016 è stata presentata l'iniziativa popolare federale "Imprese responsabili - per la protezione delle persone e dell'ambiente" con oltre 120.000 firme valide.
Nei quattro anni successivi, differenze politiche apparentemente insormontabili all'interno del Consiglio nazionale e del Consiglio degli Stati o delle loro commissioni hanno ricordato l'iniziativa contro le retribuzioni abusive: nonostante l'ampio sostegno popolare, il Parlamento non è riuscito ad elaborare un controprogetto all'iniziativa che avrebbe permesso ai promotori di ritirarla.
In qualità di think-tank per la politica di sviluppo, Alliance Sud ha svolto fin dall'inizio un ruolo centrale nella lotta per l'ancoraggio legale della responsabilità aziendale. Il suo ex direttore, Peter Niggli, e il suo direttore attuale, Mark Herkenrath, sono membri del comitato di iniziativa. Mark Herkenrath siede anche nel comitato dell'associazione, che coordina l'iniziativa.
Con il vostro SÌ all'Iniziativa multinazionali responsabili del 29 novembre, sostenete una Svizzera aperta al mondo e solidale con esso, le cui aziende si assumono la loro responsabilità globale!
Troverete informazioni complementari sul sito web dell'iniziativa:
Altri comitati che sostengono l'iniziativa :