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attualità
Senza sonno: il mistero del dormire
Nella società moderna sempre più persone soffrono di insonnia. In molti casi la colpa è imputabile a loro stessi e quindi facilmente risolvibile. Per tutti gli altri, invece, la ricerca sta cercando di trovare una soluzione, purtroppo non sempre con successo. — ANDREAS W. SCHMID
Randy Gardner era bravo a scuola, ma il 7 gennaio 1964 anche una semplice operazione di calcolo divenne un ostacolo insormontabile per lo studente californiano di 16 anni. Doveva sottrarre progressivamente il numero 7 dal numero 100, ma arrivato al 65, improvvisamente Randy si bloccò: non si ricordava più di quello che stava facendo. Non c'è da stupirsi, se si pensa che con l'aiuto di due suoi compagni stava tentando di rimanere sveglio da undici giorni. Alla fine riuscì a tenere gli occhi aperti ininterrottamente per 264,4 ore battendo così il record mondiale.
Gli scienziati rimasero affascinati da questo esperimento, durante il quale lo studente aveva mostrato i primi disturbi di percezione già il secondo giorno! A quei tempi la scienza del sonno stava ancora muovendo i primi passi. Da allora sono stati fatti notevoli progressi, anche se sono ancora molti i misteri irrisolti sul sonno e sui possibili disturbi collegati. Lo sa bene Martin Hatzinger (57 anni), presidente della Società svizzera di ricerca sul sonno. «I motivi personali che possono alterare gli equilibri di ognuno di noi e portare ai disturbi del sonno sono molti. Possono essere di natura psichica, fisica, ormonale, genetica, farmacologica o di altro tipo». Insomma, non esiste una soluzione unica.
Un fenomeno di massa
La mancanza di sonno volontaria è un problema piuttosto semplice da risolvere. Negli ultimi tempi, però, si è trasformato in un fenomeno di massa, in quanto le persone che si sentono costantemente stanche sono diventate un numero considerevole. Il pioniere della ricerca sul sonno, William Dement, che partecipò all'esperimento di Gardner, parla di “no-time-to-lose-society”, ovvero di una società che non ha tempo da perdere. Il mondo moderno offre un numero sempre crescente di attività che possono impegnare le persone giorno e notte. La gente vuole riuscire a inserire sempre più appuntamenti nella propria agenda, dimenticandosi che le giornate rimangono di 24 ore e quindi decide di risparmiare tempo togliendo delle ore a un'attività che al l'apparenza sembra inutile: il sonno.
“La capacità del cammello”
Una statistica dell'Ufficio federale dell'ambiente rileva che oggi gli svizzeri dormono 40 minuti in meno rispetto a 30 anni fa. «Non va bene», afferma Martin Hatzinger, «dormire poco aumenta lo stress». Ma come già detto si tratta di un problema di facile soluzione. Basta solo tornare a dedicare più tempo al sonno. Una regola che non dovrebbe valere soltanto per i normali cittadini, ma anche per i politici di maggior rilievo. Durante i suoi mandati Obama dormiva in media appena quattro ore a notte. Angela Merkel in un'intervista ha parlato della sua «capacità del cammello»: capita che per cinque o sei notti di seguito dorma soltanto quattro ore, ma dopo si concede comunque un bel sonno ristoratore di dieci ore.
Il sonno non arriva? Allora meglio alzarsi e fare qualcos'altro, ad esempio leggere.
Quando però l'insonnia non è volontaria, ma causata da disturbi del sonno, può essere più difficile trovare una soluzione. Una percentuale importante della popolazione dichiara di dormire male: secondo l'Ufficio federale di statistica, il 30% degli svizzeri dichiara di soffrire o ritiene di soffrire di disturbi del sonno. Molti, però, in realtà dormono meglio di quanto credano.
I medici Raphaël Heinzer e José Haba-Rubio, del Centro per i disturbi del sonno dell'ospedale universitario di Losanna, nel loro libro Je rêve de dormir (“Sogno di dormire”) riportano diversi casi di pazienti che dormono a sufficienza, senza però rendersene conto. La paziente C. K. lamentava di non riuscire più a chiudere occhio da tre anni. I medici hanno deciso quindi di monitorare il suo sonno in un apposito laboratorio, dove è stata collegata a dei macchinari e costretta a dormire. La mattina dopo era scioccata: «Un incubo, è stata la notte peggiore della mia vita! Non ho chiuso occhio». Osservando le registrazioni tuttavia il quadro era nettamente diverso: la signora C. K. aveva dormito sette ore.
Come è possibile? I due ricercatori hanno accumulato una lunga serie di possibili spiegazioni, ma utilizzano sempre il condizionale: «Un motivo potrebbe essere...». Questo dimostra ancora una volta quanti siano i misteri ancora irrisolti nel campo del sonno. Uno dei motivi per cui la paziente riteneva di non riposare bene potrebbe essere perché inconsciamente sopravvalutava le fasi di veglia che intervallano il riposo notturno; in media ogni notte ci svegliamo 20-30 volte, ma di solito non ce ne accorgiamo. Nel caso della signora C. K. era il contrario: nella sua coscienza le fasi di veglia si sostituivano a quelle di sonno. Ma grazie a una terapia comportamentale cognitiva è riuscita a risolvere il suo problema e oggi dorme molto meglio.
Prima dal medico di famiglia
Hatzinger non intende drammatizzare, ma allo stesso tempo neppure minimizzare la situazione. Come dicevano i saggi greci “meden agan” (nulla di troppo). Secondo l'esperto si parla con troppa facilità di disturbi del sonno. «Se una notte si dorme male non c'è niente di strano». Solo quando i disturbi si prolungano per più di quattro settimane è il caso di fare visita al proprio medico di famiglia. In molti casi è sufficiente. «Se poi neppure lui sa trovare una soluzione, bisognerà ricorrere a uno specialista del sonno». Secondo Hatzinger, in base ai dati disponibili, le persone che soffrono di disturbi del sonno sono il 2-8% della popolazione, a seconda del tipo di definizione che viene data di questi disturbi. «Non è una percentuale bassa», puntualizza, «sono comunque persone che devono essere trattate con urgenza».
Quando è afflitto dai pensieri Jürgen Sahli si rifugia nel suo angolino. E funziona. Oggi finalmente dorme di nuovo bene.
Come Jürgen Sahli. L'uomo di 64 anni, ex caporedattore di Radio Argovia, ha sofferto a lungo di problemi del sonno, che si sono «insinuati lentamente». Il suo sonno è diventato più breve e irregolare, finché non ha iniziato a soffrirne. La sua irrequietezza notturna è stata raccontata nel documentario Wenn der Schlaf ausbleibt (Quando il sonno non arriva), trasmesso nel 2015 dalla televisione svizzera tedesca. La telecamera notturna lo ha ripreso mostrando per quante ore rimaneva sveglio, rigirandosi nel letto, e ogni tanto guardando persino il suo smartphone. «Andavo a letto pensando al lavoro», racconta ricordando il passato, «non riuscivo a dormire bene e il giorno dopo ne pagavo le conseguenze». Sahli spesso era stanco e nervoso. Alla fine quando la situazione è diventata insostenibile ha deciso di affidarsi alle cure mediche e ha iniziato a seguire alcune semplici regole di igiene del sonno (vedi box a pagina 16). «Quando sono a casa e sono preoccupato per qualcosa vado sempre nello stesso posto, mi siedo sempre nello stesso angolo e continuo a rimuginare da lì». Il letto deve essere soltanto un luogo di riposo in cui rilassarsi. Sahli ha anche iniziato a regolarizzare i periodi di sonno e di veglia, andando a letto e alzandosi per quanto possibile sempre alla stessa ora. Inoltre, ha smesso di guardare il cellulare durante la notte. Il metodo ha funzionato e oggi dorme molto meglio. Solo una volta ha fatto ricorso a un sonnifero: «Una sera mia madre me ne diede uno, ma dopo ero fuori dal mondo».
«È bello quando i problemi si risolvono facilmente», afferma Martin Hatzinger. Spesso però sono necessarie misure più importanti, ricorrendo all'aiuto degli oltre 20 centri di medicina del sonno presenti in Svizzera.
Peter Senn (76 anni) le ha provate tutte per riuscire a vincere i suoi problemi con il sonno. Senza però raggiungere il suo scopo. Sono 40 anni che questo ex responsabile pubblicitario dorme male. «Tutto iniziò quando mi trasferii in un appartamento davanti al quale tutte le mattine dalle quattro c'era un continuo via vai di camion». Per Senn andare a letto non era più un piacere, anzi era tormentato dalla paura di non riuscire a dormire bene. Dopo quattro anni ha traslocato, ma il piacere del sonno non è più tornato.
Il sonno non si può forzare
Senn ha provato la kinesiologia, la terapia del rilassamento, i massaggi di riflessologia plantare e molte altre tecniche. «Per un po' di tempo sembrava andare meglio, ma poi le notti da incubo tornavano». Ora si trova proprio in una di quelle fasi in cui ogni sera pensa: “Speriamo di dormire stanotte”. Il sonno però non si può forzare. E allo stesso modo non sarà mai possibile riuscire a sopravvivere senza dormire per niente. Martin Hatzinger ritiene che anche in futuro non sarà possibile ridurre drasticamente le ore da dedicare al sonno. «A un certo punto si raggiunge il limite biologico». Gli undici giorni di veglia continua di Randy Gardner rimarranno un eccezione e resteranno per sempre il record mondiale. Infatti, il libro del guinness dei primati non riconosce più alcun tentativo di battere questo record. Il motivo? È troppo pericoloso per la salute!
Il 6 luglio scorso è nata a Lugano la Fondazione europea del sonno (European Sleep Foundation), che ha come scopo “la promozione della conoscenza e della ricerca scientifica, la formazione e il perfezionamento di medici, ricercatori e personale sanitario in genere, la cura e l'assistenza dei pazienti, la divulgazione in favore del grande pubblico nel campo del sonno, dell'epilessia e dei disturbi della coscienza”. Presidente è il prof. Claudio Bassetti, già fondatore del Neurocentro della Svizzera italiana e oggi direttore del dipartimento di neurologia all'Inselspital di Berna. Da anni il Civico di Lugano ospita il Centro del sonno e dell'epilessia, diretto dal prof. Mauro Manconi. www.fundraiso.ch