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Un giudice britannico ha dato la possibilità a Craig Wright di provare nuovamente a dimostrare di essere Satoshi Nakamoto, il creatore di Bitcoin.
La decisione è stata presa nell’ambito della causa che vede Wright opposto al COPA (Crypto Open Patent Alliance).
A dire il vero, Wright ha già fallito una volta in questo tentativo, ma afferma di aver trovato recentemente nel cassetto del comodino una chiavetta USB contenente nuovi documenti.
Summary
La causa in corso: Craig Wright pretende di essere Satoshi Nakamoto, creatore di Bitcoin
Il COPA accusa Wright che le sue affermazioni secondo le quali sarebbe il vero Satoshi Nakamoto siano false.
La causa è in atto da tempo, ma a febbraio sembrava già essere giunta ad una conclusione, con la sconfitta di Wright.
Il problema sta nel diritto di autore sul whitepaper di Bitcoin e sul software Bitcoin v0.1 rilasciato da Satoshi Nakamoto pubblicamente ad inizio 2009. Wright sostiene di essere Nakamoto, e di poter quindi vantare il diritto di autore sul documento pubblicato ad ottobre 2008 e sul software del 2009.
In precedenza Wright aveva presentato dei documenti che a suo modo di vedere dimostravano che fosse il vero Satoshi, ma il COPA ha depositato 50 prove secondo le quali molti dei documenti presentati da Wright in realtà erano stati contraffatti.
Ieri però il giudice Justice Mellor, che presiede il processo, ha emesso una nuova sentenza con diverse importanti implicazioni per il caso.
Le decisioni del giudice
Con la sentenza di ieri il giudice ha ordinato a Craig Wright di pagare al COPA 800.000 sterline come garanzia per le spese processuali sostenute.
Si tratta solo di una garanzia, ma Wright sarà costretto a versare questa cifra se vuole proseguire.
A fronte di ciò il giudice consentirà a Craig Wright di presentare nuovi documenti che, a suo parere, stavolta dimostrerebbero la sua identità come Satoshi Nakamoto.
Va detto che ormai sono sette anni che ci sta provando senza riuscirci, e che risulta piuttosto strano che dopo tutto questo tempo e dopo tutto l’impegno profuso salti fuori una chiavetta USB che stava in un comodino probabilmente da più di dieci anni e che contenga le prove definitive.
Oltretutto, in passato Wright ha già provato a presentare documentazione falsificata per raggiungere il suo obiettivo, quindi la sua credibilità in questo momento è ai minimi.
Il giudice ha poi fissato una nuove date per il processo.
L’udienza dibattimentale inizierà il 29 gennaio 2024, mentre il procedimento dovrebbe concludersi a marzo.
Il COPA
Il Crypto Open Patent Alliance è un’associazione che si occupa proprio di mantenere pubblici ed aperti i brevetti alla base di Bitcoin.
Quello che sta cercando di fare è non permettere a Craig Wright di appropriarsene, in modo che rimangano a piena e gratuita disposizione dell’intera umanità. D’altronde fu lo stesso Satoshi Nakamoto a voler regalare l’intero suo operato alla comunità globale, quindi un’eventuale vittoria di Wright sarebbe di fatto una sconfitta per lo stesso Nakamoto.
Va ricordato che Satoshi Nakamoto è uno pseudonimo, e nessuno sa chi fosse veramente (è sparito nel 2011).
Del COPA fanno parte aziende molto importanti, partendo da Coinbase per arrivare fino a Meta (Facebook). Ne fanno parte anche MicroStrategy di Michael Saylor è Block di Jack Dorsey.
Si comprende bene pertanto l’obiettivo del COPA nei confronti di Craig Wright, e del perchè abbiano presentato al giudice le prove del fatto che abbia falsificato parte della documentazione che aveva presentato per cercare di vincere la causa.
Satoshi Nakamoto: il copyright di Bitcoin
Per ovvie ragione, Satoshi Nakamoto ha sempre di fatto voluto che tutto il suo lavoro fosse pubblico e aperto, e soprattutto di proprietà di tutti. Infatti non lo ha mai registrato o brevettato a suo nome.
Invece, più di dieci anni dopo un certo Craig Wright sta cercando di fatto di registrarlo a suo nome, sfruttando il fatto che Satoshi è scomparso.
Per riuscirci deve cercare di dimostrare di essere lui Satoshi, ed in assenza di Satoshi questa cosa in teoria potrebbe anche alla fine risultare possibile. Solo che ha avuto già sette anni di tempo da quando, nel 2016, sostenne pubblicamente per la prima volta di essere proprio lui Satoshi.
Quindi fino al 2016, ovvero per i primi sette anni di vita, Bitcoin è stato pubblico ed aperto, poi è arrivato Craig Wright a sostenere che invece deve essere considerato un suo prodotto, ovvero il cui copyright è suo.
Ovviamente se continuerà a non riuscire a dimostrare di essere Satoshi nessun giudice gli assegnerà il copyright su Bitcoin, così come già avvenuto con la sentenza di febbraio che sembrava essere definitiva.
Però, in effetti, di fronte all’ipotetica presenza di nuova documentazione il giudice Mellor ha dovuto perlomeno dare a Wright il diritto di presentarla.
Rimane comunque molto difficile immaginare che la nuova documentazione contenga effettivamente informazioni differenti rispetto a quelle passate, anche perchè ormai alle promesse di Wright non crede quasi più nessuno.
Per ora Bitcoin rimane libero, aperto e pubblico, e probabilmente lo rimarrà anche dopo marzo 2024.