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L'Argentina di nuovo in default, per la nona volta nella sua storia. Il termine per il pagamento di una rata di interessi da mezzo miliardo di dollari è scaduto venerdì, quindi tecnicamente il paese è inadempiente.
Tuttavia Buenos Aires chiede ai creditori ulteriore tempo, fino al 2 giugno, per negoziare la ristrutturazione di 66 miliardi di debito (su un totale di 324 miliardi, quasi il 90% del PIL). Questa proroga di dieci giorni, la seconda annunciata dal Governo del presidente Alberto Fernandez, sembra indicare che un'intesa con i creditori non è troppo lontana, anche se, parole del ministro dell'economia Martin Guzman, "la distanza da percorrere è lunga". L'importante è però che "tutte le parti restino al tavolo delle trattative".
Il Fondo monetario internazionale manifesta ottimismo e un gruppo comprendente diverse società di investimento, come i fondi BlackRock e Fidelity, si è rallegrato dell'intenzione argentina di continuare a discutere, ma ha pure ricordato che "i fatti sono più eloquenti delle parole" e insistito per un dialogo "immediato e diretto". L'ultima offerta di Guzman, che prevedeva uno scambio fra vecchie obbligazioni e nuovi titoli, con un rinvio di tre anni dei pagamenti e uno "sconto" su capitale e interessi, era stata respinta.
La bancarotta storica del 2001, vale la pena ricordarlo, aveva provocato nel paese una crisi economica e sociale profonda. Ora la situazione è pure poco incoraggiante: il paese è da due anni in recessione, l'inflazione galoppa (53% nel 2019) e la povertà non cessa di crescere (toccava il 33% della popolazione lo scorso anno).