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I cittadini svizzeri hanno approvato con oltre il 73% dei voti l'iscrizione delle vie ciclabili nella Costituzione federale. Per i promotori di trasporti alternativi, la bicicletta avrà ora un ruolo più importante nel sistema di mobilità della Svizzera.
La bicicletta è riuscita a sedurre l'elettorato elvetico, anche quello che di solito si sposta in automobile. I risultati mostrano che il 73,6% dei votanti ha accolto l'iscrizione delle piste ciclabili nella Costituzione federale.
La percentuale di 'sì' è stata particolarmente alta nei cantoni latini, raggiungendo l'86% nel cantone di Vaud, l'83% a Ginevra e l'82% a Neuchâtel. La quota è stata del 75% in Ticino e del 76% nei Grigioni. Meno convinti invece i cittadini dei cantoni di Obvaldo (57% di voti favorevoli), Svitto (62%) e Glarona (63%).
Un "ruolo di peso" per la bicicletta
Il chiaro sì al decreto federale relativo alle vie ciclabiliLink esterno è "un successo su tutta la linea", secondo il presidente dell'Associazione traffico e ambiente (ATALink esterno) Ruedi Blumer. "Il fatto che abbia ricevuto oltre il 70% di approvazione dimostra che si vuole una forte promozione delle vie ciclabili", ha affermato Blumer all'agenzia di stampa Keystone-ATS.
La decisione odierna consentirà di colmare diverse lacune, dato che la Svizzera è per certi versi un Paese in via di sviluppo in termini di ciclismo, ha commentato Blumer. "Abbiamo bisogno di una rete ciclistica coesa, una separazione del traffico ciclistico e motorizzato e un aumento delle vie ciclabili". Per il presidente dell'ATA, i modelli da seguire sono città quali Friburgo in Brisgovia, dove le autorità da anni cercano di migliorare la situazione per i ciclisti.
Per Matthias Aebischer, presidente dell'associazione Pro VeloLink esterno, il risultato delle urne è un chiaro riconoscimento per il traffico lento. "Nella pianificazione del traffico ora la bicicletta non verrà più dimenticata". L'obiettivo è di aumentare la quota di ciclisti regolari, che attualmente è dell'8%.
Anche Peter Goetschi, presidente centrale del Touring Club Svizzero, un'organizzazione per la tutela degli automobilisti, si è detto soddisfatto del 'sì' alle piste ciclabili. Quello tra le quattro e le due ruote non è uno scontro, ma una collaborazione, ha affermato, sottolineando che la bicicletta deve avere "un ruolo di peso" nel sistema elvetico di mobilità.
Sulla stessa linea, la ministra dei trasporti Doris Leuthard ha dichiarato che il 'sì' all'articolo sulle biciclette mostra che la popolazione è favorevole alla coesistenza tra automobili, tram, autobus, pedoni e biciclette. La gente si augura "che tutti i mezzi di trasporti siano considerati", ha detto.
Una bicicletta ogni due abitanti
La bicicletta è un mezzo di trasporto molto diffuso nella popolazione elvetica. Secondo le stime, in Svizzera sono in circolazione quasi 4 milioni di biciclette e le vendite negli ultimi anni sono rimaste a livelli elevati. Nel 2017 ne sono state vendute circa 330mila, il 4,2% in più dell’anno precedente. Quasi 90mila erano e-bike, la categoria che è in continua espansione e che, con un’impennata del 16,3% ha segnato un nuovo record. Circa due terzi dei nuclei familiari hanno almeno una bici, elettriche comprese.Fine della finestrella
Piste ciclabili sicure e di qualità
L'oggetto in votazione era un controprogetto alla cosiddetta 'Iniziativa per la bici' lanciata da Pro Velo. Il testo voleva obbligare la Confederazione a incoraggiare l'uso della bicicletta, ma era stato giudicato troppo vincolante dal Consiglio federale (governo svizzero), che aveva così elaborato un compromesso.
La nuova formulazione - secondo cui la Confederazione è incaricata di emanare principi sulle piste ciclabili, così come già fa per i sentieri e i percorsi pedonali - aveva convinto Pro Velo, che aveva ritirato la sua iniziativa.
Secondo il Consiglio federale e il parlamento, la modifica costituzionale permetterà alle collettività pubbliche di meglio promuovere la bicicletta creando piste ciclabili sicure e di qualità. Un aumento significativo di ciclisti consentirà di decongestionare il traffico e di ridurre l'affollamento dei mezzi pubblici di trasporto, con conseguenti riduzioni dell'inquinamento, dei rumori e dei consumi energetici, sostiene l'esecutivo. Inoltre, dato che andando in bicicletta si fa movimento fisico, si contribuirà anche alla promozione della salute.
"I ciclisti non devono aspettarsi troppo"
Unico partito ad essersi opposto al decreto federale sulle piste ciclabili, l'Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice) si aspetta ora che la Confederazione intervenga finanziariamente con moderazione.
"La Confederazione deve agire in maniera consultiva e non intervenire in ogni progetto ciclistico", ha dichiarato il deputato democentrista Manfred Bühler. In parlamento, il principale partito del Paese si era opposto al controprogetto governativo sostenendo che la responsabilità delle piste ciclabili doveva essere lasciata a comuni e cantoni.
Manfred Bühler spera che Berna non diventi ora troppo interventista. "Non possiamo riservare centinaia di milioni di franchi del budget della Confederazione per le piste ciclabili", ha detto, aggiungendo che "i ciclisti non devono aspettarsi troppo". Secondo lui, è poco probabile che nei prossimi anni le vie ciclabili spuntino come funghi.
E le biciclette elettriche?
Tra le sfide da affrontare ci sarà la gestione delle e-bike. Per ridurre il numero di incidenti, il presidente di Pro Velo propone la creazione di apposite strade veloci.
Anche Ruedi Blumer, presidente dell'ATA, ritiene che le biciclette elettriche veloci non debbano circolare sulle piste ciclabili. Sono necessarie nuove regole, ha detto.