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Locarno e Arogno nel mirino di chi contesta la discesa in campo dei due Comuni nella campagna a favore del 'matrimonio per tutt*'
Si può, oppure no? L'esposizione delle bandiere arcobaleno sulle case comunali di Locarno e Arogno – uniche due località in Ticino ad aver accolto la proposta avanzata dai promotori della campagna “matrimonio per tutt*” in vista del voto del 26 settembre prossimo – non fa di certo l'unanimità. Qualcuno ha già preso posizione, altri stanno pensando addirittura d'inoltrare un ricorso al Consiglio di Stato.
Chiarisce alcuni aspetti il Tribunale federale, che il 14 dicembre 2016 ha affrontato la questione della legittimità dei Comuni a prendere posizione in caso di votazioni. Ecco alcune citazioni tratte dalla decisione dei giudici losannesi. La prima riguarda oggetti concreti (come potrebbe essere la costruzione di una strada): “In sentenze riguardanti interventi di Comuni in una campagna referendaria cantonale, il Tribunale federale ha affermato che tali interventi sono ammissibili solo se il Comune e i suoi elettori hanno un interesse diretto e speciale nel risultato del referendum, che supera di gran lunga quello degli altri Comuni del cantone”.
Tuttavia, nella medesima sentenza, si legge ancora: “Il Tribunale federale ha finora lasciato aperta la questione se un Comune possa schierarsi anche se non si tratta di un progetto concreto, ma di una proposta astratta generale (modifica di una legge cantonale o della costituzione cantonale). Se un Comune è particolarmente interessato da una proposta, può utilizzare i mezzi di formazione dell'opinione che sono solitamente usati in una campagna referendaria dai proponenti e dagli oppositori della proposta. Essa è più libera nelle modalità del suo intervento di un'autorità che redige un rapporto esplicativo in vista di un voto sostanziale nella propria comunità, anche se è sempre tenuta a rappresentare gli interessi comunitari in modo obiettivo e fattuale”. La bandiera arcobaleno con la scritta “sì, lo voglio” è effettivamente un mezzo utilizzato durante la campagna dai promotori del “matrimonio per tutt*”; si tratta di capire se i due Municipi abbiano così rappresentato gli interessi comunitari in modo obiettivo e fattuale. Di più: i due Comuni possono dimostrare di essere particolarmente interessati alla proposta?
Tante questioni legate alla giurisprudenza che potrebbero venir chiarite nel caso di un ricorso, come specifica Carla Biasca, capo dell'Ufficio amministrativo e del contenzioso della Sezione enti locali: «La Legge organica comunale, Loc, non dice nulla sul tema. Non possiamo quindi affermare se Locarno e Arogno siano andati oltre le loro competenze. Bisogna chiarire se l'esposizione della bandiera faccia parte di un atto preparatorio in vista della votazione, quindi impugnabile con un ricorso. Ma siamo nel campo delle ipotesi». Neppure il protocollo sull'esposizione delle bandiere della Città di Locarno aiuta: infatti non menziona altri vessilli, oltre a quelli ufficiali. Non li contempla e perciò, formalmente, non li esclude...
Il Municipio, pur rimanendo sulle sue posizioni per quanto riguarda “la volontà d'incoraggiare chi in questi anni si è battuto e continua a battersi contro ogni forma di discriminazione basata sull'orientamento sessuale delle persone” (così ci aveva spiegato ieri il sindaco Alain Scherrer la scelta di esporre il vessillo contestato), è disposto a esaminare le questioni giuridiche. Valutazioni che saranno oggetto di discussione e che potrebbero portare alla rimozione della bandiera arcobaleno.
Ricordiamo che nel gennaio del 2007 a Locarno è stata sottoscritta la prima unione domestica registrata della Svizzera fra due uomini: una coppia di omosessuali ticinesi è stata la prima ad avvalersi di questa nuova possibilità, un anno e mezzo dopo l'approvazione da parte del popolo svizzero.
La prima unione di questo tipo è stata celebrata a Palazzo Marcacci (dove oggi sventola la bandiera arcobaleno) che ha conquistato questo primato quasi per caso: infatti in Ticino, contrariamente al resto della Svizzera, quel giorno d'inizio gennaio era lavorativo, con gli uffici di stato civile aperti. Ad apporre la loro firma sul documento e ad affermare così la volontà di vivere assieme era stata una coppia di omosessuali che conviveva già da una trentina d'anni.