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GINEVRA - Il sudanese Abdul Aziz Muhamat è stato insignito a Ginevra del premio Martin Ennals per i diritti umani. Il giovane uomo si impegna per i diritti dei rifugiati nei campi profughi.
Lui stesso aveva tentato di fuggire in Australia dalla guerra nel Darfur, ma le autorità australiane lo avevano intercettato su un'imbarcazione di rifugiati. L'allora 20enne era stato quindi portato in un campo in Papua Nuova Guinea, dove, sull'isola di Manus, il Paese gestisce diversi campi profughi. Da oltre cinque anni Muhamat vive in uno di questi.
Le condizioni nei campi vengono regolarmente criticate dalle organizzazioni per i diritti umani. Muhamat descrive la miseria: «La gente muore o si suicida, compresi i bambini. Abbiamo bisogno di sicurezza, libertà e speranza». Combattendo contro questo crudele sistema ha conservato la sua dignità, afferma.
«Questo giovane uomo non ha mai smesso di far sentire la voce di coloro che, come lui, sono privati dei diritti più elementari», ha affermato Dick Oosting, presidente della Fondazione Martin Ennals, spiegando oggi la scelta. «Ha dimostrato perseveranza e coraggio straordinari e ha sempre usato mezzi pacifici, anche dopo che un poliziotto gli ha sparato ferendolo a una gamba», ha aggiunto.
È la prima volta che questo riconoscimento affronta una questione legata ai rifugiati e che viene assegnato ad una vittima di violazioni dovute a una democrazia "occidentale".
Il podio - Muhamat ha vinto il premio davanti ad altri due finalisti: il 54enne colombiano Marino Cordoba Berrio, che si impegna - mettendo a rischio la sua vita - per la comunità afro-colombiana svantaggiata nel suo paese, e l'avvocatessa turca Eren Keskin, che combatte da 30 anni per la libertà e i diritti fondamentali, in particolare per i curdi, le donne e la comunità LGBT (acronimo utilizzato come termine collettivo per riferirsi a persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender). La 59enne è recentemente stata condannata a dodici anni di prigione.
Il premio Martin Ennals prende il nome dal primo segretario generale di Amnesty International e viene sponsorizzato da dieci delle principali organizzazioni mondiali per i diritti umani. Dal 1994 viene assegnato annualmente a persone od organizzazioni che hanno dato prova di straordinario coraggio nella lotta per i diritti umani. Il riconoscimento è dotato di 50'000 franchi, mentre gli altri finalisti ottengono 20'000 franchi ciascuno.