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Perché i dinosauri si sono estinti?
Questa semplice domanda è uno dei misteri più interessanti della paleontologia, quello che più affascina il grande pubblico di appassionati e curiosi: come sparirono questi animali che dominarono l’ecosistema per oltre 160 milioni di anni?
Le teorie proposte sono innumerevoli. Quella più popolare vuole i dinosauri estinti a causa dell’impatto di una cometa o un asteroide con la terra, ma le alternative non mancano: si va dall’esplosione atomica naturale all’inversione del campo magnetico terreste, passando per le epidemie e le intossicazioni.
Sulla affidabilità scientifica di queste teorie c’è poco da dire: la discussione va lasciata agli uomini di scienza. La questione dell’estinzione dei dinosauri non sembra comunque essere chiusa, e ancora meno sembra esserlo il problema più generale delle estinzioni di massa, i periodi relativamente brevi nei quali numerose specie di animali scompaiono: i dinosauri scomparvero verso la fine del Cretaceo (circa 65 milioni di anni fa), ma vi furono altre estinzioni di massa anche più vaste, ad esempio tra il Permiano e il Triassico circa la metà delle famiglie animali si estinsero.
La domanda risulta dunque ancora aperta: perché i dinosauri si sono estinti?
Lo scienziato probabilmente troverà la domanda troppo generale, e la sostituirà con qualcosa di più specializzato.
Per il filosofo, invece, la domanda è troppo particolare: si chiede una causa.
Il problema, ovviamente, non è il concetto di causa, senza il quale è difficile fare qualsiasi discorso sensato. Il problema è la sua applicazione. Una causa è ciò che produce un evento, ciò che è alla sua origine: una estinzione di massa può essere considerata un evento? È possibile condensare e racchiudere in qualcosa di unitario un fatto così articolato e variegato?
Se non è possibile, allora come ci si può aspettare, per risposta, una causa semplice e unitaria?
Certe critiche alla scienza sono forse dovute allo stesso errore: si fraintende il tipo di fenomeni che si sta descrivendo e si pongono domande che sono destinate a lasciare l’amaro in bocca. La teoria del Disegno Intelligente deve probabilmente a questo parte del suo successo: si pone la domanda sbagliata e ci si accontenta solo di una risposta ancora più sbagliata.