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tempo libero & Cultura
Viaggio in Senegal: Il santuario tra il deserto e il mare
Saint-Louis Nella vecchia capitale del Senegal soffia un'aria di vacanza. Non lontano, milioni d'uccelli migratori sostano dopo aver sorvolato il Sahara.
Il reportage
Jean Mermoz, compagno di voli e avventure di Antoine de Saint-Exupéry ai tempi della mitica Aeropostale, aveva la sua base all'Hotel de la Poste, un grande edificio in stile coloniale che fa bella mostra di sé appena si attraversano i 500 metri del Pont Faidherbe e si sbarca nel cuore dell'isola di Saint-Louis, la vecchia capitale del Senegal. Il portiere dell'hotel assicura che il ponte è stato costruito da Gustave Eiffel per attraversare il Danubio, e che sia finito qui per un errore amministrativo. Quello che è certo è che lungo le sue rotte, nei cieli di quest'angolo d'Africa, Mermoz si imbatteva in enormi stormi d'uccelli che anche allora avevano adottato come dimora temporanea l'estuario del fiume Senegal. Si stima che tra settembre e aprile nell'area oggi occupata dal Parco di Djoudj (circa 60 km a nordest di Saint-Louis) passino circa tre milioni di volatili. È uno dei principali santuari dell'Africa Occidentale per gli uccelli migratori, in quanto l'area rappresenta la prima zona di rifornimento d'acqua dopo un percorso di oltre 200 km sopra il deserto del Sahara.
Migliaia di fenicotteri rosa qui nidificano regolarmente, così come oltre 5mila pellicani bianchi, anitre fischiatrici dalla faccia bianca, oche dallo sperone, aironi rossi, nitticore, spatole, cormorani e otarde arabe. In totale quasi 360 specie di uccelli, di cui 58 nidificanti. Se si aggiungono 92 specie ittiche, e poi coccodrilli, varani, scimmie, facoceri, gazzelle e sciacalli si capisce perché nell'ottobre del 1981 l'Unesco abbia iscritto il Parco di Djoudj nella lista dei siti del proprio Patrimonio mondiale. Storicamente la regione, a causa di dinamiche socio-ambientali, ha visto il passaggio di popolazioni arabo-berbere, wolof e peul, che inizialmente sceglievano Djoudj come luogo di passaggio per poi insediarvisi, creando così una zona di mescolanza culturale e di coabitazione interetnica. L'apertura del Parco è ovviamente coincisa con la loro espulsione dall'area, ma Modou, la guardia ecologica da cui siamo stati presi in consegna, ci spiega che «da una dozzina d'anni gli abitanti dei villaggi sorti intorno alla riserva hanno dato vita a un comitato intervillaggi e lavorano per il suo sviluppo. Ogni villaggio fornisce guardie ecologiche che organizzano escursioni nel parco e, grazie al comitato, coordina una serie di strutture legate al funzionamento delle aree protette. I profitti generati dalla gestione turistica (il noleggio delle piroghe, il negozio artigianale posto all'ingresso del Parco, il campement) vengono poi reinvestiti per lo sviluppo della comunità e per il ripristino di aree danneggiate».
Qualcosa di simile andrebbe fatto anche in città, a Saint-Louis, dove regna un'atmosfera da fine regno, mista a una strana aria di vacanza. Sembra di stare su un set cinematografico abbandonato. Ci sono però scorci di incomparabile bellezza, come il Kertian, il quartiere meridionale dell'isola. È il più antico e regala a Saint-Louis un aspetto di città creola, certificato dai palazzi dove un tempo regnava la potente aristocrazia meticcia: i signares. Imperdibili anche il palazzo del governatore e la cattedrale, la più antica dell'Africa occidentale. A suo modo affascinante anche Guet Ndar, il villaggio dei pescatori: il quartiere più popolato e vivace di Saint-Louis. Qui la gente vive grazie alla pesca, proprio come gli abitanti dei villaggi del vicino Parco Nazionale della Langue de Barbarie, una stretta lingua di terra che corre per 60 km, separando il fiume Senegal dall'oceano Atlantico. I 2.000 ettari del Parco danno rifugio a numerose specie di uccelli acquatici come sterne, gabbiani, aironi e garzette. Le guide legate al GIE, un'organizzazione creata dalla popolazione locale, sono dei volontari che trattengono per se stessi solo il 50% degli introiti delle attività che svolgono. Il restante 50% viene suddiviso tra le spese di manutenzione (35%) e per un sussidio destinato alla popolazione indigena che vive di pesca e della coltivazione dei legumi. Da una guida del GIE ci si può far portare a Gouyerène, un villaggio peul, dove ci si possono far raccontare le tradizioni di questo popolo di allevatori. A Ndiebène invece è possibile conoscere, uno per uno, i diversi tipi di tam tam utilizzati in un sabar, un rutilante spettacolo di percussioni. Come alternativa a bordo di un calesse è possibile raggiungere il villaggio di Darè-Salam, dove dopo un bicchiere di tè con i villageois si può conoscere il loro artigianato. Non occorre né tempo né immaginazione per trovare testimonianze della storia e dello splendore del passato. Ed è incredibile come luoghi così piccoli e così lontani da tutto, un tempo abbiano potuto vivere «quasi con troppo» e, oggi, possano sopravvivere «quasi con niente»...
Info pratiche
Parco di Djoudj Alloggiare al Campement Njagabaar (+221 77 6564790, <email-pii>) situato nel villaggio di Diadem III, a 800 metri dall'ingresso del Parco.
Il campement, al cui centro c'è uno stagno colmo di ninfee, è composto da quattro bungalow dotati di servizi e da un ristorante, la cui specialità è il cous cous con i semi di ninfee.
Langue de Barberie. Alloggiare al Campement Héron Cendré (+221 77 5458381, <email-pii>), nei pressi di Mouit, la porta d'ingresso del parco, situata 25 km a sud di Saint Louis. È dotato di sei bungalow, un ristorante / bar aperto tutta la giornata, per gustosi bissap e bibite.
Saint-Louis Hotel de la Poste.
tel : (00-221) 33 961-11-18
www.hoteldelapostesaintlouis.com
Sito nei pressi del ponte Faidherbe, è stato costruito nel 1850.