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Incontri e disponibilità finanziaria limitati hanno contribuito al calo: mensilmente la diminuzione è stata di 2,6 boccali di birra a persona
La pandemia ha rallentato il consumo di alcol. Ma non fra gli ‘under 44’. Al contrario delle previsioni degli esperti, in Svizzera durante la pandemia di coronavirus le persone ne hanno consumato in minore quantità. Al mese, il consumo è calato di 2,6 boccali di birra a persona, un bicchiere di vino o uno shot di superalcolico.
Mediamente il consumo di alcolici nella popolazione è diminuito del 7,7%, si legge in un comunicato odierno di Dipendenze Svizzera. Il cosiddetto ‘binge drinking’, ovvero il consumo rapido di una grande quantità di alcol, ha registrato un calo del 17%.
Questi dati sono da ricondurre al limitato numero di incontri a causa delle misure anti-coronavirus, alla chiusura dei bar e anche a meno soldi nel portafogli. Se la maggioranza delle persone ha modificato poco le proprie abitudini, fra quelle con dipendenza si è assistito a una polarizzazione: alcuni hanno bevuto di più, altri di meno.
Più in generale, un aumento si è riscontrato soprattutto fra i giovani e gli adulti fino ai 44 anni, mentre i più anziani hanno fatto meno uso della bottiglia. Come era facilmente prevedibile, è calato l’utilizzo di alcolici fuori casa.
Le motivazioni per coloro che hanno bevuto di più sono in particolare il maggiore tempo libero a causa della mancanza di attività, più stress, noia o cura improvvisata di stati depressivi. Chi ha bevuto meno, ha invece parlato di mancanza di incontri sociali o motivi di salute.
Globalmente la popolazione svizzera ha comprato meno alcolici, soprattutto a spese dei prodotti locali. Le importazioni sono dal canto loro salite del 30%, secondo cifre dell’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini (Udsc).
Dipendenze Svizzera ha monitorato la situazione delle abitudini al consumo di alcol durante la pandemia proprio su incarico dell’Udsc. L’indagine ha preso in considerazione i 12 mesi precedenti alle misure decretate nel marzo 2020 e i 12 mesi successivi. Per la ricerca sono state intervistate 2’000 persone di oltre 15 anni nell’estate 2021.