Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/126006

<h2>SubmittedText<h2><p>Chiedo al Consiglio federale di rispondere alle domande seguenti:</p><p>1. La Svizzera come valuta l'attuale situazione in Mali e quale strategia intende adottare in merito agli sviluppi politici nella zona del Sahel?</p><p>2. La Svizzera come pensa di attuare l'accordo di massima siglato con il Mali?</p><p>3. Come intende agire la Svizzera per salvaguardare la pace e garantire l'ordine costituzionale nel Mali e placare la violenza che imperversa nel nord del Paese?</p><p>4. Cosa intraprende la Svizzera affinché l'integrità territoriale del Mali possa essere garantita a livello internazionale e regionale?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Il Mali è confrontato con una grave crisi istituzionale, inasprita ulteriormente dal conflitto nel nord del Paese. La crisi evidenzia l'estrema fragilità della situazione politica attuale nel Mali. Dal colpo di Stato da parte della giunta militare il 22 marzo 2012, la Svizzera ha condannato qualsiasi ricorso alla violenza, esortando le parti in conflitto ad avviare un dialogo.</p><p>Le attività della Svizzera in Africa occidentale e centrale, sia nell'ambito dei suoi programmi sia negli scambi con gli attori internazionali, tengono conto della dimensione regionale dei conflitti, che scoppiano regolarmente nella zona del Sahara/Sahel. Tale dimensione è fondamentale per far fronte ai conflitti. La Svizzera sostiene il Mali e la regione del Sahara/Sahel nella ricerca di soluzioni a varie sfide (commercio illegale, terrorismo, questioni tribali, sviluppo ecc.) attraverso i suoi strumenti di politica estera, come la cooperazione allo sviluppo, l'aiuto umanitario e la politica di promozione della pace.</p><p>2. Nell'ambito della cooperazione allo sviluppo, la DSC intende proseguire le sue attività a favore della popolazione, allo scopo di garantire la continuità e sostenere il processo di transizione verso un governo legittimo. La strategia di cooperazione della Svizzera nel Mali prevede però anche adeguamenti, se si rivelassero necessari a causa di situazioni di crisi o insicurezza. </p><p>Concretamente, ciò significa che per ora il sostegno al governo centrale è limitato. I programmi di sostegno alla popolazione nelle varie regioni d'intervento nel Mali sono mantenuti, tranne che nella regione di Timbuctu, dove la sicurezza non può più essere garantita. </p><p>Dall'inizio dell'anno sono stati destinati all'aiuto umanitario 18,9 milioni di franchi. Con questi fondi sono finanziati soprattutto interventi di emergenza del programma alimentare mondiale (PAM) nonché attività dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (ACNUR), del comitato internazionale della Croce Rossa (CICR) e di ONG svizzere nei Paesi dilaniati dal conflitto. Nel nord del Mali, l'accesso per l'aiuto umanitario è fortemente ostacolato.</p><p>3. L'impegno della Svizzera per ripristinare l'ordine costituzionale e salvaguardare la pace nel Mali si basa sul suo programma politico di promozione della pace in Africa occidentale e centrale, avviato sette anni fa e incentrato soprattutto sulla regione del Sahel. La Svizzera promuove iniziative di "peace-building", segnatamente la creazione di spazi di dialogo. Su richiesta delle parti in conflitto, nel Mali essa sostiene mediatori provenienti dal Burkina Faso, designati dalla Comunità economica degli Stati dell'Africa occidentale (Ecowas) per rispondere alla crisi politica nel Mali e al conflitto nel nord del Paese.</p><p>4. La Svizzera, che non riconosce nessuna delle dichiarazioni d'indipendenza di parti del territorio dello Stato malese proclamate unilateralmente, ha intrapreso varie iniziative, a livello regionale e internazionale, per cercare soluzioni alla crisi e alle sfide del Mali. Il sostegno al mandato di mediazione di Ecowas ne è una prova inequivocabile. Mediatori del DFAE effettuano inoltre visite e consultazioni bilaterali in loco con i vari attori, in particolare con il Burkina Faso, l'Algeria, il Niger, la Mauritania, la Francia, gli Stati Uniti, l'UE come pure l'Unione africana e le Nazioni Unite. </p>  Risposta del Consiglio federale.