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È morto a Rosario, in Argentina, Achille Mauri, il presidente di Messaggerie Italiane, la più grande azienda distributrice di libri in Italia. Mauri, che aveva 83 anni, era anche uno scrittore, un autore e sceneggiatore di film e un editore. Nato a Rimini nel 1939, era figlio di Umberto Mauri e di Maria Luisa Bompiani. Dieci anni prima della sua nascita il padre e lo zio, Valentino Bompiani, avevano fondato la casa editrice Bompiani; nel 1937 invece Umberto Mauri, già impresario teatrale, direttore commerciale di Mondadori e agente letterario, aveva cominciato a gestire Messaggerie Italiane, che poi avrebbe comprato dopo la Seconda guerra mondiale. Achille Mauri cominciò la propria carriera in Mondadori, nel 1957, per poi lavorare per la Fiat. Nel 1965 fondò la Achille Mauri Editore, una casa editrice di libri d’arte, e negli anni Settanta e Ottanta si occupò di produzioni televisive e cinematografiche con la società Pontaccio. Nel 2005 divenne amministratore delegato di Messaggerie Italiane dopo la morte del fratello Luciano, che a sua volta era succeduto al padre Umberto nel 1963. Nello stesso anno le quasi venti case editrici possedute dalla famiglia Mauri insieme alla famiglia Spagnol vennero messe insieme nel gruppo GeMS, “Gruppo editoriale Mauri Spagnol”, il secondo più grande gruppo editoriale italiano: ne fanno parte, tra le altre, Longanesi, Garzanti, Salani, Guanda e Bollati Boringhieri. Quattro anni dopo Achille Mauri divenne il presidente di Messaggerie Italiane, che oggi è guidata da Stefano Mauri (figlio di Luciano), Alberto Ottieri e Roberto Miglio. Negli ultimi anni Achille Mauri aveva scritto due romanzi, pubblicati da Bollati Boringhieri: Anime e acciughe (2017) e il suo sequel Il paradosso di Achille (2019).