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Malattia infettiva del fegato causata dal virus HCV.
Il 20-30 per cento dei malati guarisce spontaneamente dall'epatite C acuta. Nei restanti casi l’epatite diventa cronica, con il rischio di degenerare in cirrosi o cancro del fegato.
In Europa e in Svizzera circa lo 0,7-1 per cento della popolazione ospita il virus dell'epatite C.
Tramite il sangue contaminato (p.e. trasfusioni ricevute prima del 1989), specialmente con lo scambio di siringhe, da interventi con strumenti non sufficientemente sterilizzati, da tatuaggi e piercing con strumenti non sterili.
Solo molto raramente attraverso rapporti sessuali non protetti, dalla madre infetta al neonato.
L’epatite C acuta è asintomatica (o clinicamente silente) nell’80-90% dei casi. Quando è sintomatica, si avverte stanchezza, cefalea, febbre, nausea, dolori addominali, diarrea e in molti casi ittero (colorazione giallastra di occhi e cute), con feci chiare e urine scure. L’epatite cronica è perlopiù asintomatica (unico sintomo può essere la stanchezza cronica).
Attraverso la rilevazione di anticorpi specifici prodotti dal sistema immunitario contro il virus e, in un secondo tempo, sulla rilevazione diretta del virus tramite metodo PCR.
Si stima che circa la metà delle persone infettate non sia ancora stata diagnosticata.
Fino a poco tempo fa trattata con una combinazione di interferone peghilato a ribavirina, terapia lunga e ricca di effetti collaterali, ora trattata con combinazioni di nuovi farmaci (DAA) caratterizzati da alta efficacia, scarsi effetti collaterali e terapie di breve durata. Negli stadi avanzati, può essere effettuato con successo il trapianto di fegato.
Non esiste ancora un vaccino disponibile.
La protezione dal contagio consiste nell'evitare lo scambio di siringhe e tutte le pratiche che possono comportare la puntura o il ferimento con materiale insufficientemente sterilizzato.