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Per la direzione del "gigante blu" non è più il caso di parlare di privatizzazione, almeno per i prossimi anni.Questo contenuto è stato pubblicato il 18 novembre 2001 - 15:29
Il presidente della direzione di Swisscom, Jens Alder, non ha più premura di vedere la Confederazione cedere la sua partecipazione maggioritaria della società. I tempi sono cambiati e ora Berna è l'azionista di maggioranza ideale. Alder è piuttosto interessato a nuovi investimenti, ha indicato in un'intervista pubblicata oggi dal settimanale «Le Matin dimanche».
Diversamente da quanto scritto la settimana scorsa dal giornale britannico «Financial Times», la privatizzazione di Swisscom e il successivo passaggio in mani straniere «non si farà certamente nei prossimi tre anni, piuttosto entro dieci anni», ha indicato il presidente della direzione del «gigante blu».
In tutto il settore delle telecomunicazioni «si è assistito a un rallentamento dei movimenti di concentrazione. Non c'è quindi più la stessa urgenza di concludere un'alleanza: il vento della liberalizzazione ha infatti cambiato direzione», ha aggiunto Alder.
«Devo però continuare ad elaborare nuovi scenari per il futuro: i giganti delle telecomunicazioni godono di economie di scala che a noi sono precluse. Swisscom è il 7° gruppo a livello europeo, ma il 6° - British Telecom - è tre volte più grande di noi».
Per ora Swisscom preferisce concentrarsi su quella che Alder definisce la «sua capacità di acquisizione, che si situa tra i 5 e i 10 miliardi di franchi». Il presidente della direzione di Swisscom precisa che «c'è una certa pressione, giustificata, affinché vengano fatti investimenti o venga versato un dividendo agli azionisti».
Swisscom procede però con i piedi di piombo nella sua campagna di acquisizioni: «quest'anno abbiamo esaminato un centinaio di proposte: erano tutte o troppo care o non conformi alle nostre attività, che si limitano all'Europa», ha precisato Alder.
L'unico investimento che potrà dare alcuni grattacapi al presidente della direzione di Swisscom, e che sarà difficile spiegare agli azionisti stranieri, è quello dei 100 milioni di franchi di partecipazioni al capitale della nuova Crossair. «Forse non ci capiranno mai», ha affermato Alder, precisando che «si tratta di un investimento ad alto rischio, non consono alla nostra strategia». «Si tratta - ha aggiunto - di una partecipazione a uno sforzo collettivo in un mercato che ci sta a cuore, ovvero la Svizzera.»
swissinfo e agenzie
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