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La maggiorazione dei prezzi in Svizzera per prodotti fabbricati all'estero costa all'economia nazionale miliardi di franchi all'anno.
Per i soli settori della sanità, della gastronomia, della ricerca , della formazione e per pochi ambiti dei consumi correnti vengono sperperati 3,33 miliardi di franchi, indica uno studio realizzato su mandato dei promotori dell'iniziativa popolare "per prezzi equi", di cui il Consiglio nazionale si occuperà nell'imminente sessione primaverile.
La ricerca sembra dunque confermare la tesi dell'ex Sorvegliante dei prezzi, economista ed ex consigliere nazionale (PS/BE) Rudolf Strahm, citato in un comunicato diramato oggi, in occasione di una conferenza stampa. "Considero che il danno per l'insieme dell'economia nazionale sia dell'ordine dei 15 miliardi di franchi all'anno".
Lo studio, realizzato dalla sezione di economia della Scuola universitaria professionale della Svizzera nordoccidentale (FHNW) sotto la direzione del professor Mathias Binswanger, ha analizzato le differenze di prezzo di prodotti e servizi dei settori citati tra la Svizzera da un lato e l'Unione europea nonché, per alcuni ambiti, Germania e Francia (ma non Italia e Austria) dall'altro.
Iniziativisti: acquistare a prezzo locale estero
Il lavoro, che senza sorprese conferma la Confederazione come isola di costi elevati, non si occupa però di fattori come i salari, ma illustra la maggiorazione dei prezzi imposta alla Svizzera da produttori e fornitori esteri. Questa pratica rincara considerevolmente l'acquisizione di beni e servizi non solo per i singoli consumatori, ma anche per artigiani, piccole e medie imprese (PMI) e i settori parastatale (come ad esempio gli ospedali) e pubblico, dice la ricerca. Da qui la richiesta degli iniziativisti: tutti dovrebbero poter acquistare all'estero al prezzo del mercato locale e sfruttare il potenziale di risparmio.
Consiglio federale: proteggere imprese
L'iniziativa popolare federale "Stop all'isola dei prezzi elevati - per prezzi equi (Iniziativa per prezzi equi)" chiede di creare le basi legali per lottare contro le pratiche di discriminazione dei prezzi spesso adottate all'estero nei confronti degli acquirenti svizzeri, di cui si sfrutta l'elevato potere d'acquisto.
Il Consiglio federale riconosce la necessità di misure, ma considera l'iniziativa esagerata. Ha proposto un controprogetto indiretto inteso soprattutto a proteggere le imprese che risultano svantaggiate rispetto ai loro concorrenti esteri a causa di costi d'acquisto più elevati o di un rifiuto di consegna.
Assicurati LAMal ci rimettono 600 milioni
Proprio l'assenza di libertà d'approvvigionamento ha conseguenze salate per gli ospedali e, di riflesso, per i pazienti-assicurati. Secondo la ricerca il potenziale di risparmio per i nosocomi è di 600 milioni di franchi all'anno. L'ospedale cantonale di Winterthur (ZH) ha partecipato allo studio e analizzato i prezzi di oltre 1500 beni di consumo medici: in media rispetto alle regioni di confine limitrofe, il sovraccosto è di oltre un terzo.
Alberghi e ristoranti sotto pressione
Tra artigiani e PMI a soffrire sono soprattutto i settori alberghiero e della ristorazione, che ogni anno perdono 290 milioni. Da notare che la cifra si riferisce solo agli acquisti di apparecchi e bevande senz'alcol. "I prezzi slealmente aumentati per la Svizzera discriminano gli attori elvetici rispetto ai concorrenti esteri", sottolinea, citato nella nota, Casimir Platzer, presidente di GastroSuisse, l'associazione che fa gli interessi del settore della ristorazione.
Fuori le palanche per l'abbigliamento
Per i singoli consumatori i maggiori margini di risparmio riguardano l'abbigliamento. Lo studio paragona Confederazione e Germania e la differenza di prezzo è del 20%, pari a 1,9 miliardi di franchi all'anno. Per prodotti di cura del corpo, comprese le creme di protezione solare, gli svizzeri spendono 292 milioni di franchi di troppo e per pannolini e l'alimentazione per bebè 78 milioni all'anno.
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