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Il finesettimana in corso è decisivo per il futuro della Grecia e, di rimando, di quello dell'intera Unione Europea. L'Eurogruppo, dopo aver ricevuto le proposte di Atene per il risanamento del proprio debito, si è riunito sabato per decidere se e a quali condizioni concedere alla Grecia il credito per coprirlo. Il primo giudizio positivo dei creditori, venerdì, si è scontrato il giorno dopo con la scarsa fiducia della maggioranza dei ministri delle finanze dei paesi che hanno adottato l'euro, che ha messo in dubbio la credibilità della Grecia, la cui reputazione è stata al centro delle discussioni prima ancora delle questioni finanziarie. Perché?
"Avevamo un negoziato che sembrava chiuso prima dell'improvvisa convocazione del referendum del 5 luglio, ed ecco che abbiamo un nuovo negoziato. Il referendum ha registrato la vittoria dei “no”, ossia ha bocciato l'ultima proposta della fine di giugno dei creditori della Grecia. Nonostante questo, il negoziato è ripreso su delle proposte e controproposte simili a quelle appena bocciate.
Tralasciando le molte cose minori, il governo greco offre di accelerare la riforma delle pensioni e di alzare l'IVA. Le spese dello stato tendono perciò a scendere, mentre le entrate tendono a salire. Lo stato finisce con lo spendere meno di quanto incassi prima di pagare gli interessi sul debito e le quote di debito in scadenza. Il suo avanzo consente perciò di rimborsare poco alla volta il debito pubblico. Sempre che il debito non scada troppo in qua nel tempo e sempre che l'onere da interessi sia basso.
La proposta è ragionevole ed i creditori non la contestano. E allora perché non trovano subito un accordo con i greci? Si hanno due incognite: 1) la crescita economica sarà sufficiente per non far avvitare l'economia, dal momento che si tagliano le spese e si alzano le imposte? 2) il governo greco accelererà la riforma delle pensioni, e riuscirà a raccogliere le imposte? 3) Fossero soddisfatte le condizioni 1) e 2), allora i creditori potrebbero aiutare la Grecia ad allungare le scadenze del suo debito abbassandone ulteriormente il carico di interessi.
Il negoziato alla fine verte sulle stime intorno alla crescita dell'economia greca, crescita che negli ultimi tempi sembra essere evaporata - il punto 1) – e sulla valutazione della “credibilità” del governo greco – il punto 2). Non è facile valutare questi due punti, perché, alla fine, sono solo delle “congetture”. Non si riesce, infatti, a stimare con una dose contenuta di errore la crescita di un paese (mal)messo come la Grecia, come non si può ragionevolmente sapere quanto il governo riuscirà a fare per davvero.
La democrazia non è prerogativa greca, come molti credono perché lì c'è stato un referendum. In caso di accordo, i vertici politici europei accettano, come abbiamo visto, delle “congetture”, ma queste devono essere poi condivise da alcuni Parlamenti (Germania, Austria, eccetera). In presenza di “congetture” è molto facile essere scettici. Si crea così una sorta di rendita a favore degli scettici. Se la Grecia rinasce tutti guadagnano, scettici inclusi, se non rinasce, gli scettici potranno affermare che “lo avevano detto”. I vertici politici devono perciò tener conto della presenza degli scettici nei propri paesi e quindi devono indurirsi nel negoziato".
Giorgio Arfaras
Il nostro dossier