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Un dominio senza rivali
Che colpe ha Verstappen se il GP del Messico è stata la gara più brutta dell’anno? Come si possono addossare a lui le responsabilità di audience TV crollate dopo pochi giri perché la gente stava rischiando il colpo di sonno? Perché la Red Bull ci nega il piacere dell’incertezza, che è il sale di qualunque evento sportivo?
Sono quesiti che vengono spontanei dopo aver assistito ad una gara che, almeno nei primi posti, dopo due curve presentava già l’ordine d’arrivo dei primi sei. Zero sorpassi, zero emozioni, una sola macchina davanti a spadroneggiare, con Verstappen regista superlativo che faceva durare le sue gomme tenere molto più di quelle dure degli inseguitori, ossia Lewis Hamilton e George Russell, in mezzo ai quali c’era Sergio Perez, con la stessa macchina e coperture del leader, ma con ben altra velocità.
Verstappen ovviamente ha trionfato facilmente, portando a 14 - record di sempre, anche perché ci sono stati mondiali con 7 gare soltanto - le sue vittorie nei 20 GP sinora disputati. Un dominio senza complicazioni, in quanto ci troviamo dinanzi a due fenomeni.
Il primo: Max non sbaglia più, corre da consumato stratega e fa in scioltezza ciò che gli altri non replicano prendendo dei rischi. È in un momento felice in cui ha trovato un buon equilibrio come uomo e come campione.
Il secondo: la Red Bull, che possiede quattro qualità di fondo: un motore Honda che non si rompe mai; un’aerodinamica che la rende stabilissima sia nelle curve veloci sia in quelle lente; un comportamento (conseguenza dell’aerodinamica) che le permette di consumare meno le gomme; un team che sa gestire vettura e pilota in modo invidiabile.
Verstappen ha cancellato, con la sua corsa perfetta, le polemiche dei giorni e delle settimane precedenti, riguardanti lo sforamento, da parte Red Bull, del tetto di spesa (145 milioni di dollari) sancito dal regolamento. Lo ha fatto di poco, dell’1,6%, quanto basta per prendersi 7 milioni di dollari di multa e una riduzione del 10% del tempo consentito in galleria del vento per lo sviluppo della macchina del 2023. È stata una battaglia aspra, perché Ferrari e Mercedes pareva avessero in mano carte da cui risultava una infrazione molto più grave. Poi c’è stato un «accomodamento» tra Red Bull e Fia e tutto si è aggiustato secondo il modus operandi della F1, con la sottolineatura che il team anglo-britannico incriminato aveva fatto tutto in buona fede. Speriamo sia stato così, i dubbi - forti - restano.
Verstappen ha rischiato persino di vedersi cancellato il titolo mondiale 2021. Ed è facile immaginare con che spirito abbia disputato le ultime gare prima del Messico. Ma è sempre stato a un metro di distanza da cose che non dipendevano da lui. Una corazza che lo ha protetto. Adesso può vincere ancora, segnando nuovi fantascientifici primati.
Red Bull e Mercedes escono dal Messico a testa alta. Solo la Ferrari ne esce a testa bassa, con Sainz 5. a 58’’ dal vincitore e Leclerc sesto a oltre un minuto. Un k.o. alle speranze, alle ambizioni, dovuto al fatto che, correndo a 2.200 metri di altitudine, il turbo - che ruota a 125 mila giri a minuto - è sottoposto ad uno sforzo notevole di pompaggio. E siccome i turbo della Ferrari pare siano fragili, il Cavallino ha preferito ridurre le prestazioni del motore per arrivare alla fine. Aggiungiamo che per avere più aderenza si è caricata molto la macchina, rallentandola. Una giornataccia. Adesso l’obbiettivo di Maranello resta quello di salvare il secondo posto tra i costruttori, al quale ambisce la Mercedes. Tornando al livello del mare le cose forse andranno meglio. Forse.