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Purtroppo è solo una questione di tempo prima che i settori orientati all'esportazione sopprimano posti di lavoro: ne è convinto il direttore del Centro di ricerca congiunturale del Politecnico di Zurigo (KOF) Jan-Egbert Sturm, che boccia tutte le proposte avanzate finora per attenuare le conseguenze della crisi dell'euro.
"Dobbiamo capire che non possiamo fare molto contro questa situazione", afferma Sturm in un'intervista al domenicale "Sonntag". Ora, con un franco a 1,17, è ad esempio troppo tardi per legare il corso della moneta elvetica a quella europea: se caso si avrebbe dovuto agire a un livello di 1,50.
Anche l'idea - difesa fra l'altro da Christoph Blocher - di aumentare i tassi non convince l'economista: la misura sarebbe giusta per il mercato interno, ma renderebbe il franco ancora più attraente. Sgravi fiscali per l'industria d'esportazione sarebbero invece sovvenzioni che fisserebbero incentivi sbagliati e bloccherebbero i cambiamenti strutturali: la misura potrebbe essere sensata in caso di un rafforzamento solo temporaneo della valuta.
Per il direttore del KOF la crisi valutaria non è esistenziale per la Svizzera, ma è grave per alcuni rami economici. Il franco forte rappresenta comunque un segnale di forza del paese. Jan-Egbert Sturm non prevede che in futuro si arriverà alla parità con l'euro: a suo avviso la moneta comunitaria è chiaramente sottovalutata, un corso equilibrato sarebbe fra 1,30 e 1,40 franchi.
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