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Lo smaltimento della plastica costituisce una sfida ambientale particolarmente complessa, sia dal profilo tecnologico, sia dal profilo economico.
Uno studio, pubblicato il 19 luglio 2017 su Science Advances[1] e premiato dalla Royal Statistical Society, ha analizzato per la prima volta, su scala globale, la produzione e il destino della plastica prodotta nel mondo.
Da tale studio è risultato che il 79% dei prodotti plastici (fino al 2015 si trattava di 8,3 miliardi di tonnellate; nello stesso anno in Europa sono entrate in circolo 19,5 milioni di tonnellate di plastica solo per gli imballaggi[2]) è destinato ad accumularsi nelle discariche per poi finire, nella maggior parte dei casi, negli oceani; la percentuale dei prodotti riciclati è appena del 9%.
In Svizzera, ogni anno vengono consumate più di un milione di tonnellate di plastica. Poco meno del 25% si trova in prodotti di lunga durata (p. es. sedie, tubature, apparecchi elettronici…), mentre il resto costituisce prodotti usa e getta, come imballaggi, stoviglie monouso, bottiglie e flaconi (780'000 t). Tali prodotti sono smaltiti come rifiuti poco dopo il loro utilizzo, per la maggior parte tramite incenerimento in strutture di termovalorizzazione (circa l’80%) o in cementifici (6%). Solo il 10.3% della plastica che buttiamo è attualmente riciclata[3].
Le ragioni una percentuale di riciclaggio così bassa sono di vario tipo. Primo, non tutti i prodotti di plastica sono riciclabili: alcuni sono composti da un mix di polimeri diversi, spesso combinati con altri materiali, e il loro riciclo è impossibile in quanto le varie componenti non possono essere separate. Alcuni tipi di plastica semplicemente non si riciclano a causa del basso rendimento del processo di riciclaggio, sia dal punto di vista energetico che economico3. Attualmente, il riciclaggio della plastica è sostanzialmente limitato al PET e al PE (p. es. bottiglie dell’aceto, bottiglie del latte, flaconi di shampoo, flaconi di detersivi). Vi sono poi ulteriori fattori che limitano la quantità di materia riciclata, come la scarsa disponibilità di mercato per il riciclato, la carenza di impianti di trasformazione e la mancanza di punti di raccolta in molti Comuni[4].
La volontà della popolazione di contribuire ad un’economia circolare della plastica è un dato di fatto, e dev’essere maggiormente considerata dagli organi competenti in ambito di smaltimento dei rifiuti, specialmente in un contesto in cui la diminuzione di emissioni di gas a effetto serra è urgente in tutti i settori (riciclare la plastica comporta in generale molte meno emissioni della sua produzione primaria, e in diversi casi anche del suo smaltimento tramite incenerimento[5]), e l’innovazione tecnica nel campo della rivalorizzazione delle risorse è in continuo sviluppo.
Negli ultimi anni, si sono potuti constatare i seguenti sviluppi per quanto riguarda la gestione dei rifiuti di plastica.
In una presa di posizione congiunta del 14 novembre 2017 Ufficio federale dell’ambiente (UFAM), Cercle Déchets (CD) e Organizzazione Infrastruttura Comunale (OIC), pur esprimendo comprensione per l’esigenza di estendere il più possibile la raccolta differenziata dei rifiuti di plastica, hanno espresso il loro scetticismo in merito alla raccolta di rifiuti di plastica misti, data la scarsa quantità di plastica rivalorizzabile. Non hanno tuttavia escluso di riesaminare la questione a dipendenza delle innovazioni tecniche.
Nel gennaio 2018 la Commissione dell’Unione europea ha pubblicato una strategia per materie plastiche che ha per obiettivo di rendere riciclabili tutti gli imballaggi di plastica entro il 2030[6]; non più tardi di ieri i media hanno riferito che il Consiglio dell’UE ha dato il via libera formale alla direttiva che vieta dal 2021 in tutta l’Unione europea oggetti come piatti, posate e cannucce in plastica[7]
Nel giugno 2018 in Svizzera è stata creata la “Allianz Design for Recycling Plastic”[8], alla quale hanno aderito diversi attori coinvolti nella produzione e diffusione degli imballaggi in plastica (fabbriche di imballaggi, grandi magazzini, ecc.) e che si propone di rendere il riciclaggio più semplice, a maggior valore aggiunto ed economicamente più sostenibile, con l’obiettivo di ridurre il carico ambientale derivante dagli imballaggi in plastica.
In Ticino, il “Piano di gestione dei rifiuti del Canton Ticino 2019-2023”[9], aggiornato l’ultima volta nel novembre 2018, rileva che “nella raccolta delle plastiche miste risulta in genere che ca. il 50% di esse non può venir riciclata, sia perché molto sporca, sia perché esistono molte tipologie diverse di plastica e non per tutte esistono dei procedimenti che ne permettono il riciclaggio. Inoltre il riciclaggio non sempre risulta finanziariamente sostenibile”.
Nel Piano di gestione si fa riferimento a studi, condotti in Svizzera, che hanno confermato il ridotto vantaggio ecologico di una raccolta delle plastiche miste, ecologicamente equivalente all’incenerimento in un impianto di nuova generazione.
Ciò non toglie che, visti anche i progressi nella tecnica, occorre avere un atteggiamento positivo sulla capacità dell’uomo di sormontare le difficoltà; nello stesso Piano si fa riferimento un’iniziativa in corso nel Canton Turgovia che prevede la raccolta di plastiche miste in un apposito sacco trasparente sottoposto a un processo di selezione del riciclabile.
I media hanno peraltro dato conto di un progetto pilota per la raccolta differenziata della plastica che ha preso avvio lo scorso 4 marzo a Bellinzona[10].
Il Piano cantonale, in proposito, prevede di “seguire lo sviluppo riguardante la raccolta separata e riciclaggio delle plastiche e valutarne l’introduzione presso i Comuni” (misura n. 3.2.), ritenuto che, benché in Ticino non vi siano attualmente delle disposizioni vincolanti per i Comuni, diversi di essi, su base volontaria, organizzano la raccolta separata tramite un’impresa di smaltimento che dispone di un impianto di selezione delle plastiche e fornisce ai Comuni la necessaria infrastruttura per la raccolta.
Ciò premesso, ritenuto che un maggiore riciclaggio della plastica deve essere un obiettivo anche per il nostro Cantone, già solo per le ricadute positive che avrebbe in termini ambientali (ma, in prospettiva anche economici), interroghiamo il Consiglio di Stato come segue:
1. Quali Comuni hanno attualmente organizzato la raccolta separate di PE?
2. Quali Comuni hanno attualmente organizzato la raccolta separata di plastiche miste?
3. Quali sono, se disponibili, i risultati di tali raccolte in termini ecologici e economici?
4. Il Consiglio di Stato intende adottare misure più incisive (p. es. incentivi finanziari per la raccolta, partecipazione ai costi della raccolta, prevedere in modo generalizzato la raccolta differenziata delle plastiche attualmente riciclabili, verificare con l’ACR il trasporto di rifiuti in plastica verso impianti di riciclaggio in Svizzera, verificare con l’ACR il potenziale impatto sull’efficienza dell’impianto cantonale di termovalorizzazione di una diminuzione significativa della plastica e valutare come farvi fronte, ecc.) per favorire il riciclaggio della plastica in Ticino?
5. Il Consiglio di Stato intende adottare delle misure per favorire lo sviluppo di un mercato per i prodotti riciclati in Ticino (p. es. aumentare l’utilizzo di prodotti a base di plastica riciclata nell’ambito della costruzione di opere pubbliche, come impianti di canalizzazione o elettrici, oppure per quanto riguarda il mobilio di scuole ed edifici amministrativi)?
Con cordiali saluti.
Cristina Gardenghi
Maurizio Agustoni
Daniele Caverzasio
Ivo Durisch
Lea Ferrari
Lara Filippini
Tamara Merlo
Giovanna Viscardi
[4] Corso-laboratorio: “Plastic Recycling – Opportunities and Challenges”, Urs Gfeller (EMPA), Melanie Haupt (ESD), Zhanyun Wang (ESD), ETHZ, primavera 2019
[7] https://www.cdt.ch/mondo/politica/addio-definitivo-alla-plastica-monouso-KB1223729