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Il Tribunale arbitrale dello sport (Tas) ha respinto il ricorso di Nairo Quintana contro la sua squalifica all’ultimo Tour de France. Una decisione presa sulla base dell’uso di un antidolorifico vietato dalle norme mediche.
Secondo il comunicato, il tribunale sportivo ha ritenuto che la presenza di tramadolo nel sangue del 32enne scalatore colombiano, classificatosi sesto nella generale del Tour, fosse sufficiente a giustificare la sanzione inflitta dall’Uci il 17 agosto.
Tanto più che l’Uci ha agito "per motivi medici e non per ragioni legate al doping", e quindi nell’ambito del suo "potere e competenza disciplinare", secondo il Tas, al quale Quintana si era appellato a inizio settembre.
L’ente ciclistico aveva squalificato il corridore e lo aveva multato di 5’000 franchi dopo aver analizzato due campioni di sangue secco prelevati l’8 luglio (settima tappa) e il 13 luglio (undicesima tappa), i quali rilevavano la presenza di questo prodotto che è al centro di dibattiti scientifici ed etici nel mondo dello sport.
Il tramadolo, un oppiaceo sintetico, è stato a lungo "sotto sorveglianza" da parte dell’Agenzia mondiale antidoping (Ama) senza comparire nell’elenco delle sostanze proibite, il che ha vietato alle federazioni sportive di includerlo nei loro regolamenti antidoping.
Il 23 settembre, l’Ama ha infine deciso di vietarlo da tutte le competizioni a partire dal 2024, citando gli studi che dimostrano i suoi effetti sulle prestazioni fisiche, nonché i rischi significativi di dipendenza. Ma l’Uci, notando l’uso particolarmente diffuso di questo prodotto nel ciclismo – tra i campioni di urina positivi al tramadolo prelevati nel 2017 in 35 sport olimpici, il 68% riguardava le due ruote –, lo ha vietato all’inizio del 2019 attraverso il suo regolamento medico.
L’organismo mondiale del ciclismo ha citato due rischi, la "dipendenza progressiva" e soprattutto la sonnolenza e la perdita di attenzione, "che aumentano il rischio di cadute durante le gare", a maggior ragione in plotoni sempre più nervosi.
In un comunicato, l’Uci ha accolto con favore la decisione del Tas, affermando che essa "rafforza la validità del divieto del tramadolo per proteggere la salute e la sicurezza dei corridori".
Il giorno dopo la squalifica, Nairo Quintana ha annunciato che non avrebbe partecipato al Giro di Spagna, spiegando di non avere "la testa o il corpo per competere".