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Quando la signora H., la mattina presto, si è recata all’ospedale per un’emergenza con un forte dolore addominale, il medico responsabile inizialmente ha pensato che fosse un’appendicite. Una laparoscopia ha tuttavia rivelato una grossa cisti nell’utero e l’appendice era normale. Sia la cisti che l’appendice sono state rimosse e la signora H. è stata in grado di tornare a casa due giorni dopo. Ma lì ha sofferto nuovamente di dolori addominali molto forti. In ospedale ci si è accorti che l’intestino era stato ferito durante l’operazione. Risultato: una peritonite e un secondo intervento pieno di rischi.
La signora H. si è chiesta se l’operazione dell’appendice era davvero necessaria e se era stata svolta correttamente. Si è quindi rivolta all’OSP. Le nostre indagini hanno dimostrato che un intervento così particolare corrisponde sì allo standard attuale, ma con una tecnica adeguata si sarebbe evitato il danno termico causato dall’elettrocauterizzazione usata per rimuovere l’appendice.
Inoltre, la signora H. ha affermato di non essere stata informata dell’intervento e dei suoi rischi. Il medico ha contestato questa versione e ha citato come prova una breve nota nella cartella clinica. L’OSP non può sapere quale delle due versioni sia corretta. Ma una cosa è certa: una nota manoscritta appena leggibile senza la firma della paziente corrisponde alle abitudini in vigore 10 o 20 anni fa. Oggi una simile prassi non è più appropriata. Anche per gli interventi di emergenza, la maggior parte delle cliniche dispone di moduli molto dettagliati sulla procedura come pure su rischi, possibili complicazioni e alternative. Questi formulari di solito vengono firmati pure dal paziente. Da un lato proprio per prevenire eventuali controversie. Dall’altro perché l’informazione e la partecipazione sono fondamentali e, giustamente, hanno acquisito importanza.
In seguito alle nostre verifiche, la signora H. ha ricevuto un indennizzo per torto morale dall’assicurazione di responsabilità civile dell’ospedale.
Cathrine Arnold, consulente per i pazienti, centro di consulenza di Zurigo