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NEW YORK - La prospettata introduzione dei dazi sulle auto importate negli Stati Uniti da Paesi non Nafta (North American Free Trade Agreement, che comprende Canada e Messico) potrebbe avere un impatto limitato sull'industria mondiale, riguardando sostanzialmente modelli di fascia alta e altissima.
Al momento attuale la totalità dei produttori asiatici (Giappone e Corea) e quasi tutti i brand tedeschi (manca solo la Porsche) sono presenti con propri impianti negli Stati Uniti, rappresentando una quota di immatricolazioni compresa fra il 65 e l'80%, a seconda dei segmenti. I provvedimenti minacciati da Trump colpirebbero dunque solo pochi brand, alcuni dei quali (è il caso di Alfa Romeo o Maserati) potrebbero facilmente rimediare ad una situazione realmente critica con un montaggio in loco utilizzando i cosiddetti CKD (complete knock down) che sono kit che comprendono tutti i pezzi da assemblare poi in un impianto diverso da quello di origine.
Audi (che opera dal Messico), Bmw e Mercedes hanno investito da tempo enormi quantità di denaro negli Stati Uniti per i loro stabilimenti, non certo per assecondare la volontà politica ma per godere dei vantaggi di una produzione vicina al maggiore mercato per le auto premium, con agevolazioni concesse dai singoli Stati su terreni, detassazione, formazione del personale e altri fattori legati alla logistica e le forniture.
L'industria Usa dell'auto, che vale il 3,5% del Pil e che occupa direttamente 2,5 milioni di persone, abbraccia tantissimi brand - di cui forse Trump si dimentica - che sono "stranieri" rispetto a Ford, GM e Fiat Chrysler ma che contribuiscono pesantemente all'economia del Paese, non solo per l'occupazione e gli acquisti, ma anche per gli investimenti che riguardano centri di progettazione, di ricerca e di collaudo (di questi giorni l'annuncio della costruzione di una pista per lo sviluppo della guida autonoma di Toyota ad Ottawa Lake in Michigan) oltre che per il design e gli studi avanzati, molti in diretto rapporto con il sistema universitario.
L'edizione 2018 dello studio Made in America Auto Index, realizzato dall'American University di Washington, sulla base di sette parametri (tra cui margini di profitto, occupazione, collocazione della sede, dei centri di ricerca e sviluppo) valuta il contributo che arriva da ogni singolo modello all'economia Usa. Per il 2017 al primo posto si collocano a pari merito 3 modelli General Motors (Chevrolet Traverse, GMC Acadi e Buick Enclave) con l'85,5% di "americanità" seguiti da Ford F-150 (82%) e Chevrolet Corvette (82%). Ma al quarto posto stupisce il piazzamento di 3 modelli della gamma Jeep Wrangler - brand del gruppo Fca - con un indice dell'81,5%, Nel complesso nei primi 30 posti della classifica delle auto che più contribuiscono al benessere economico degli Stati Uniti ci sono 12 modelli fra giapponesi e coreani e 4 dell'italiana Fca.