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La Svizzera potrebbe essere redenta e depennata una volta per tutte dalla black list dell’Union europea. La settimana prossima i ministri delle finanze dell’Ue dovranno adottare la nuova lista nera che annovera tutti i Paesi considerati paradisi fiscali. Per il momento la Confederazione sembra non essere citata.
I rappresentanti dell’Ue sono coscienti che esiste qualche caso limite, come in Svizzera, dove ragioni costituzionali giocano un ruolo importante.
A dicembre del 2017 i ministri europei delle finanze avevano redatto una lista nera e una grigia dei paradisi fiscali. Gli Stati presenti in quella grigia, tra cui proprio la Svizzera, si erano impegnati con l’Ue a effettuare alcune modifiche nelle loro pratiche fiscali.
Con la terza riforma dell’imposizione alle imprese, la RIE III, i cambiamenti promessi a Bruxelles avrebbero dovuto essere stati mantenuti, ma la popolazione elvetica ha rifiutato il progetto. Il prossimo 19 maggio gli svizzeri torneranno alle urne per votare un nuovo progetto di riforma fiscale e dell’AVS.
L’Ue si dice disposta a voler trovare soluzioni pragmatiche per quanto riguarda casi limite come il nostro. Per ora la Confederazione resta in questa lista grigia, una sorta di limbo su cui i diplomatici europei dovranno prendere una decisione a seconda delle riforme portate avanti.
La Svizzera non è ancora al riparo, anche se tutti i segnali sembrano positivi. Tra tutti i dubbi sulle varie riforme e prese di posizione, quel che è certo è che l’Ue ha il diritto di stabilire sanzioni contro i paradisi fiscali presenti sulla lista nera, anche se i 28 non sono ancora riusciti a trovare un accordo comune in merito.