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Le nuove prescrizioni di sicurezza introdotte nell'Unione europea (Ue) rischiano di ostacolare il traffico delle merci attraverso la frontiera svizzera.Questo contenuto è stato pubblicato il 19 luglio 2007 - 17:57
Per giungere ad una soluzione comune, Berna e Bruxelles hanno dato avvio giovedì ad una serie di trattative.
Le relazioni bilaterali tra la Svizzera e l'Ue sono talmente complesse e strettamente correlate da richiedere costantemente adeguamenti in qualche settore.
All'origine di questa necessità vi sono perlopiù le nuove direttive stabilite da Bruxelles. Un esempio in tal senso è costituito dalla cosiddetta "regola delle 24 ore": seguendo l'esempio statunitense, l'Ue ha deciso – nell'ottica della lotta al terrorismo – di introdurre un obbligo di predichiarazione per l'importazione di merci sul suo territorio; tale disposizione entrerà in vigore il 1° luglio 2009.
Se l'Ue applicasse alla lettera questo obbligo di predichiarazione anche ai confini elvetici, il traffico delle merci transfrontaliero ne risulterebbe ostacolato, con ripercussioni negative da ambo le parti. Berna e Bruxelles hanno così deciso di sedersi allo stesso tavolo e di discutere - per la prima volta - quale potrebbe essere una soluzione applicabile nella pratica.
Clima di fiducia
"Sono fiducioso", ha affermato Hermann Kästli, vice direttore delle Direzione generale delle dogane, che rappresenterà la Svizzera nel quadro delle trattative. "Trovare una soluzione è nell'interesse di entrambe le parti".
Tale parere è evidentemente condiviso dalla Commissione europea. Già nel dicembre 2006, quest'ultima aveva espresso la propria intenzione di evitare rallentamenti delle procedure doganali ai confini con Svizzera e Norvegia. In quell'occasione l'Ue aveva presentato le disposizioni esecutive relative al suo nuovo codice doganale.
Da un'analisi più dettagliata, la "regola delle 24 ore" risulta essere meno minacciosa per la Svizzera rispetto a quanto si potrebbe supporre. Infatti, il preavviso di 24 ore alle autorità doganali europee concerne unicamente i container diretti oltre oceano. Per la Svizzera sono importanti i termini di predichiarazione relativi ai trasporti per ferrovia (due ore) e strada (un'ora). Anche queste disposizioni potrebbero però rallentare notevolmente il traffico alle frontiere: "L'ideale sarebbe eliminarli del tutto", sottolinea Kästli.
Diverse questioni aperte
La soluzione potrebbe essere la seguente: la parificazione, da parte dell'Ue, dei controlli sulle esportazioni effettuati dalle dogane svizzere ai controlli sulle importazioni eseguiti dall'Ue. Resta comunque aperta la questione in merito a quali esigenze saranno in futuro imposte da Bruxelles in merito ai controlli elvetici. "Per quanto concerne l'analisi dei rischi, siamo già all'avanguardia", afferma Kästli, il quale ritiene tuttavia che in futuro gli esportatori svizzeri saranno chiamati a fornire un maggior numero di dati.
Anche se l'Ue dovesse rinunciare all'obbligo di predichiarazione, nella prassi potrebbero in ogni caso essere privilegiati quegli esportatori che forniscono le loro dichiarazioni in anticipo e in forma elettronica. "Si va chiaramente verso un disbrigo delle pratiche doganali in forma elettronica", conferma Kästli.
In futuro si dovranno evitare doppioni: sarà opportuno che le autorità doganali svizzere e quelle europee non eseguano le medesime analisi in merito ai rischi. Per la Svizzera sono inoltre importanti le facilitazioni per le aziende attive nelle zone di frontiera. Grazie all'accordo bilaterale del 1990 con l'Unione europea concernente la semplificazione delle formalità doganali, "è stata trovata un'ottima soluzione che i nuovi accordi dovrebbero peggiorare il meno possibile", conclude Kästli.
swissinfo, Simon Thönen, Bruxelles
(traduzione e adattamento, Andrea Clementi)
Appianate altre divergenze
A inizio 2004 l'Unione europea ha deciso una modifica delle proprie pratiche doganali, che per la Svizzera avrebbe potuto comportare dazi doganali sui prodotti provenienti dall'Ue e in seguito riesportati verso uno dei Paesi dell'Unione senza avere subito trasformazioni.
La Svizzera, che non era stata informata in merito alla modifica della prassi, aveva chiesto ufficialmente – e ottenuto – una proroga dell'introduzione della nuova norma. La questione è poi stata risolta politicamente nel quadro del pacchetto di accordi bilaterali.
Tre anni dopo, la questione è definitivamente liquidata anche dal punto di vista formale: i ministri delle finanze dell'Ue hanno infatti deciso giovedì di rinunciare a riscuotere dazi doganali sui beni riesportati.
Svizzera-Ue
La Svizzera non fa parte dell'Unione europea.
L'adesione è considerata dal Consiglio federale unicamente un'opzione sul lungo termine
Le relazioni tra Svizzera e Ue sono regolamentate nel quadro di numerosi accordi bilaterali.
L'Ue è il principale partner commerciale della Svizzera.
Il dibattito sulla politica europea ha polarizzato la geografia politica elvetica negli anni Novanta.
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