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La discriminazione in sede di reclutamento del personale è un problema sociale. Vari studi scientifici mostrano che questa discriminazione avviene spesso già al primo esame del dossier di candidatura. Ad esempio, le persone con nomi apparentemente stranieri, le madri sole e gli anziani hanno meno probabilità di essere invitati a un colloquio d'assunzione rispetto ad altri, nonostante dispongano delle medesime qualifiche. Un nome "sbagliato" è sufficiente per essere scartato dalla rosa dei candidati, senza che l'autore di questa discriminazione ne sia necessariamente consapevole. (...)
Il Consiglio federale è incaricato di adeguare la legge federale sulla parità dei sessi alla legislazione europea in materia di parità di trattamento tra i sessi nella vita professionale, in particolare per quanto riguarda la parità di trattamento in caso di attività lucrativa indipendente, l'estensione dell'alleviamento dell'onere della prova alla fase dell'assunzione e la protezione dei lavoratori che si adoperano in favore delle vittime di discriminazione.
Di recente un gruppo di donne originarie delle Filippine ha messo in luce alcune pratiche apparentemente in uso alla Missione permanente del Pakistan presso l'ONU. In cambio di carte di legittimazione, queste donne sarebbero costrette a lavorare a titolo gratuito o a condizioni che violano l'ordinanza sui domestici privati (ODPr, RS 192.126). (...)
Il Consiglio federale è invitato a stimare, d'intesa con i Cantoni e la Conferenza svizzera delle istituzioni dell'azione sociale (COSAS), quanti aventi diritto rinunciano all'aiuto sociale per timore di una retrogradazione del loro status di soggiorno o di un peggioramento delle loro possibilità di naturalizzazione.
Il 1° febbraio 2020 è entrata in vigore l'ordinanza sul riconoscimento delle professioni sanitarie (ORPSan), cui ha fatto seguito un cambiamento nella procedura di riconoscimento della formazione di infermiere senza che vi sia stata una modifica della base legale. Pur capendo la volontà di proteggere il personale formato in Svizzera da un'eventuale distorsione dovuta alle differenze dei sistemi formativi dei diversi Paesi, le modifiche mettono in difficoltà una parte del personale sanitario quebecchese. In particolare, chi da tempo lavora in Svizzera riscuotendo l'apprezzamento dal datore di lavoro, non riesce più a far riconoscere il proprio titolo e le preziose competenze acquisite.
Anche se, a seguito dell'annuncio dell'8 giugno 2021 della Croce Rossa, che aveva affermato di voler sospendere la modifica del trattamento delle domande e di riprendere in mano la pratica a fine luglio, sembra che ci si stia occupando di questo problema, permane una domanda:
Cosa succederà quando verrà messa a punto una nuova procedura?
L'assunzione in Svizzera romanda di personale sanitario dal Quebec costituisce, da tanti anni, un bacino di reclutamento importante per ovviare alla penuria cronica di personale formato sul nostro territorio. Vogliamo o possiamo davvero rinunciare a questa risorsa per mancanza di chiarezza nella procedura di riconoscimento?
Le persone ricoverate in Svizzera per covid sono in larghissima parte non vaccinate. E' diventato di pubblico dominio che quasi la metà di esse si è infettata durante le vacanze all'estero; e che una parte rilevante di queste persone si è contagiata durante le ferie estive in Paesi balcanici, poiché originaria di queste regioni.