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Il Consiglio nazionale, lo scorso 9 giugno, ha innalzato l’età pensionabile delle donne da 64 a 65 anni. Provvedimento che dovrebbe avere decorrenza dal 2023, interessando le classi di età 1960- 1962 che gradualmente (ogni tre mesi) andranno in pensione dopo il compimento dei 64 anni, mentre le nate dal 1963 in avanti ci andranno a 65 anni. Inoltre, le classi di età dal 1960 al 1965 riceveranno, con la rendita, un supplemento mensile che varia da Fr. 50.00 a Fr. 150.00, secondo il reddito annuo medio realizzato nel corso della carriera assicurativa e utile al calcolo della rendita. Con un reddito annuo medio fino a Fr. 57’360.00 il supplemento mensile darà pari a Fr. 150.00, da Fr. 57’361.00 a Fr. 71’699.00 il supplemento sarà pari a Fr. 100.00, con un reddito annuo medio superiore a Fr. 71’700.00 il supplemento mensile sarà pari a Fr. 50.00. Passa così un provvedimento che già inserito in precedenti riforme, era stato sempre respinto (ma non è escluso che possa essere lanciato un altro referendum contro il recente dettato del Parlamento).
Ricordiamo che l’ultima grande riforma dell’Assicurazione vecchiaia e superstiti (AVS) risale alla decima revisione entrata in vigore nel 1997. Negli ultimi vent’anni sono falliti invece diversi tentativi di revisione, sia nel 1° che nel 2° pilastro: in particolare l’undicesima revisione, la prima respinta nel 2004 e quella bis nel 2010 e soprattutto l’ampio progetto di riforma “Previdenza per la vecchiaia 2020” bocciata sempre dal popolo il 24.09.2017.
Nell’estate del 2019 il Consiglio federale ha reagito a tale ennesimo rifiuto con la riforma “AVS 21”, mirata alla stabilizzazione dell’AVS e nell’assicurare il finanziamento delle rendite nel medio periodo. Il Consiglio federale, nel suo messaggio di accompagnamento a questo progetto, constata come la situazione finanziaria dell’AVS dal 2014 si stia progressivamente deteriorando. Le entrate non sono più sufficienti per finanziare le rendite correnti e il sistema di ripartizione presuppone un equilibrio tra entrate e uscite. Questa situazione si aggraverà ulteriormente con il pensionamento della generazione del baby boom, a partire dal 2020. Negli ultimi due decenni, come ricordato, tutti i tentativi di adeguamento del sistema previdenziale sono falliti. Essi sono stati ritenuti non equilibrati e dunque rifiutati sin dalla fase di dibattito parlamentare o successivamente in votazione popolare.
La complessità del progetto “Previdenza per la vecchiaia 2020”, il cui scopo era quello di adeguare congiuntamente il 1° e il 2° pilastro, è stata uno dei motivi indicati quale causa del fallimento della riforma. Il Consiglio federale ha fatto tesoro di questo insegnamento, proponendosi di riprendere le misure necessarie nel 1° e 2° pilastro non più in un progetto unico ma in due separati che tengano conto delle sfide demografiche ed economiche cui la previdenza per la vecchiaia deve far fronte. Attualmente AVS e Previdenza professionale obbligatoria prevedono un’età di pensionamento di 65 anni per gli uomini e di 64 per le donne, inoltre le possibilità di riscossione flessibile delle prestazioni di vecchiaia sono limitate. La rigidità di questo sistema non risponde più alle esigenze degli assicurati ed è ormai inadeguata al contesto demografico. La riforma “AVS 2021” si propone pertanto di sostituire l’attuale concetto di “età di pensionamento” con quello di “età di riferimento”, il che garantisce una maggiore flessibilità sia verso l’alto che verso il basso. Questa età di riferimento è fissata a 65 anni sia per gli uomini che per le donne, tanto nel 1° che nel 2° pilastro. E su questo il Parlamento, come prima accennato, si è già espresso definitivamente. Il progetto “AVS 2021” prevede ancora la flessibilizzazione della riscossione della rendita: tra i 62 e i 70 anni si potrà riscuotere la totalità della rendita AVS oppure soltanto una percentuale di essa. Tale possibilità sarà introdotta anche nella Previdenza professionale. Per finanziare le rendite, l’AVS necessita di ulteriori mezzi finanziari. Per coprire una parte del fabbisogno finanziario, è proposto l’aumento dell’IVA di 0,7 punti percentuali. Ma mettiamo da parte le cifre economiche per dire che la riforma “AVS 21” è solo l’inizio di un percorso: dopo la metà o fine degli anni Venti, l’età di pensionamento sarà sicuramente innalzata ancora gradualmente oltre i 65 anni.
Gaetano Vecchio
Articolo pubblicato sul mensile insieme di settembre 2021.