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<h2>SubmittedText<h2><p>Chiedo al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Come valuta la compatibilità tra le condizioni quadro fortemente penalizzanti che ha fissato per la produzione in Svizzera di elettricità con il gas naturale e la strategia energetica basata sui quattro pilastri e dai lui stesso adottata nel febbraio 2007?</p><p>2. Come valuta il rischio di scarsità di elettricità a medio termine?</p><p>3. È previsto che la Svizzera aderisca nei prossimi tempi al sistema europeo ETS?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Nella sua seduta del 21 febbraio 2007 il Consiglio federale ha definito il nuovo orientamento della sua politica energetica, finalizzato a colmare il temuto deficit elettrico. La strategia poggia sui seguenti quattro pilastri: misure di efficienza energetica, incentivazione delle energie rinnovabili, politica estera in materia energetica e impianti di grande potenza.</p><p>Il Consiglio federale è a favore delle centrali a gas naturale a ciclo combinato quale soluzione transitoria per compensare la scarsità di energia elettrica. A suo tempo, il collegio aveva valutato le condizioni quadro per la compensazione delle emissioni di CO2 delle centrali a gas naturale a ciclo combinato e definito la propria posizione al riguardo, tenendo conto dei dibattiti parlamentari allora in corso: per essere esentate dalla tassa sul CO2, le centrali devono compensare al 100 per cento le proprie emissioni; la computabilità dei certificati acquistati all'estero va accordata in misura tale da non compromettere la competitività della produzione indigena di elettricità delle centrali a gas naturale a ciclo combinato nei confronti dell'estero.</p><p>Il 23 marzo 2007, il Consiglio nazionale e il Consiglio degli Stati hanno adottato il decreto federale sulla compensazione delle emissioni di CO2 delle centrali a gas naturale a ciclo combinato con, rispettivamente, 137 e 41 voti favorevoli (i voti contrari sono stati, rispettivamente, 53 e 0). Nel decreto viene ribadito il principio della compensazione totale delle emissioni di CO2, fermo restando che soltanto il 30 per cento può essere compensato tramite certificati acquistati all'estero. Solo in presenza di un rischio imminente per l'approvvigionamento elettrico del Paese, il Consiglio federale è autorizzato ad aumentare questa quota al 50 per cento. L'obbligo di compensazione sarà fissato in un apposito disposto legale valido, oltre che per le centrali a gas naturale a ciclo combinato, anche per altri impianti. Ciò presuppone una modifica della legge sul CO2; nella relativa indagine conoscitiva, avviata dal DATEC nel maggio 2008, vengono tra l'altro poste in discussione due varianti della quota di compensazione indigena ed estera. Per garantire un passaggio diretto dal decreto federale alla revisione di legge, il 30 maggio 2008 il Consiglio federale ha chiesto al Parlamento di prorogare di due anni il decreto federale.</p><p>Il collegio è consapevole del fatto che le centrali a gas naturale a ciclo combinato potrebbero contribuire, in tempi relativamente brevi, a colmare il deficit elettrico. Va però detto che tali impianti peggiorano il bilancio di CO2 della Svizzera. A questa situazione si può ovviare attraverso la compensazione totale delle emissioni di CO2 chiesta sia dal Parlamento che dal Consiglio federale.</p><p>2. Nei prossimi 15 anni, in Svizzera si registrerà un deficit elettrico pari a circa il 36 per cento dell'attuale consumo totale. La portata di tale deficit può essere fortemente influenzata da misure di incentivazione dell'efficienza energetica. Minore è la carenza di elettricità, minore sarà il numero di centrali elettriche da costruire. Ciò si ripercuoterà in modo positivo sull'economia e sull'ambiente. Anche in caso di incentivazione massima delle energie rinnovabili (incl. quella idroelettrica), nei prossimi trent'anni il deficit elettrico non potrà essere interamente coperto. Anche in futuro si dovrà dunque puntare sulle tecnologie dei grandi impianti di energia elettrica in Svizzera e/o sull'importazione di elettricità dall'estero. Vista la forte necessità di rinnovamento e di nuova realizzazione di centrali e reti di trasmissione in tutta Europa che le importazioni comportano, per la Svizzera vi sarebbe il rischio di non potersi approvvigionare in maniera sufficiente, o soltanto a costi elevati. Un'offerta di energia elettrica ampia e diversificata consentirebbe una migliore distribuzione dei rischi sulle diverse tecnologie energetiche.</p><p>3. I sistemi ETS applicati a livello europeo e in Svizzera potrebbero essere connessi nel quadro di un trattato internazionale e i diritti di emissione dei gas a effetto serra essere riconosciuti reciprocamente. A metà marzo 2008, il Consiglio federale ha definito i prossimi passi da compiere nell'ambito della sua politica europea e si è dichiarato favorevole all'adesione del nostro Paese al sistema ETS dell'UE, quale misura nell'ambito della politica ambientale. Se e quando i due sistemi ETS verranno connessi tra loro sarà oggetto di negoziati con l'UE, che si concluderanno al più presto nel 2010.</p>  Risposta del Consiglio federale.