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Il gruppo svizzero Transocean, leader mondiale nella trivellazione petrolifera off-shore, ha realizzato nel 2010 un utile netto in calo del 70% a 961 milioni di dollari (900 milioni di franchi). Il risultato è dovuto agli ammortamenti e ai costi legati al disastro ambientale causato dall'affondamento della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon nel Golfo del Messico, afferma la società in una nota.
Il gruppo, proprietario della piattaforma che si inabissò nelle acque dell'oceano nel mese di aprile del 2010 causando una enorme fuoriuscita di petrolio, ha realizzato un utile operativo in calo del 56,8% a 1,9 miliardi di dollari e un fatturato in diminuzione del 17% a 9,6 miliardi di dollari.
Questa flessione del risultato annuale è provocata da un ammortamento di 1 miliardo di dollari, annunciato a inizio mese, che risulta da un calo atteso dei tassi giornalieri e di utilizzo delle piattaforme di trivellazione.
Il gruppo ha anche dovuto fare i conti con una spesa supplementare di 111 milioni di dollari causata da azioni giudiziarie e una di 137 milioni provocata dal naufragio della Deepwater. Queste spese sono state parzialmente compensate dall'incasso di 267 milioni dollari di prestazioni assicurative legate alla piattaforma distrutta.
Il pagamento agli azionisti di un dividendo complessivo di un miliardo di dollari per l'anno fiscale 2010 - come auspicato l'11 febbraio dal consiglio d'amministrazione di Transocean - è stato bloccato da un tribunale svizzero in relazione al disastro della Deepwater.