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MADRID - Contenere l'aumento medio della temperatura globale entro 1,5 gradi per la fine secolo: è questo l'appello ai governi di un gruppo di 40 scienziati della criosfera. Se lasciassimo surriscaldare il Pianeta fino a +2 gradi rispetto ai livelli preindustriali, infatti, «i ghiacci in tutto il mondo scomparirebbero: nel lungo termine, con +2 gradi centigradi non rimarrebbe quasi nessun ghiacciaio al di fuori dell'Himalaya e dei Poli, e a ciò si aggiunge la perdita di neve che danneggerebbe l'approvvigionamento idrico».
Il limite di +1,5 di aumento medio della temperatura globale rispetto a quella preindustriale, viene definito dal gruppo di scienziati «un guardrail» per il Pianeta. I rischi e gli impatti a lungo termine per la criosfera (poli, regioni tropicali, quelle di alta montagna) sono maggiori a temperature più elevate. L'accordo di Parigi del 2015 ha come obiettivo primario il contenimento dell'incremento della temperatura globale sotto i +2°C, con l'aspirazione di fermarsi a +1,5°C se possibile.
L'appello ad una azione più aggressiva arriva a Madrid mentre le negoziazioni alla Conferenza mondiale sul clima si avviano alla fine. Ed è il risultato del loro rapporto "Cryosphere 1.5 gradi" che combina quanto emerge dai due rapporti speciali dell'Ipcc (il panel intergovernativo di scienziati sui cambiamenti climatici) sugli 1,5° (del 2018) e quello su Oceani e Criosfera (del 2019) con nuove ricerche che rivelano un futuro dove i ghiacci in tutto il mondo scompariranno.
Il rapporto esorta i governi a limitare l'aumento della temperatura globale a 1,5 gradi per una semplice questione di fisica ("il punto di fusione dell'acqua").
La ragione per cui gli autori hanno deciso di pubblicare questo rapporto è che l'Ipcc pubblicherà il suo prossimo Rapporto di Valutazione completo solo nel 2021, ma i Paesi devono presentare i loro nuovi "Contributi a livello nazionale" (Ndc) cioè gli obiettivi e gli interventi per contenere il riscaldamento globale nel corso del prossimo anno che si concluderà con la Cop26 a Glasgow, organizzata da Italia e Regno Unito.
Fra le ragioni più importanti dell'appello, c'è un aumento delle emissioni di carbonio del permafrost a causa di eventi di "brusco disgelo", una perdita di ghiaccio di molto maggiore nel Mar Glaciale Artico. Tale perdita, a sua volta, accelererà non solo il disgelo del permafrost, ma anche lo scioglimento della calotta glaciale della Groenlandia, innalzando il livello dei mari a livello globale.
C'è un rischio molto maggiore di aumento irreversibile e massiccio del livello dei mari a 2 gradi (12-20 metri o più nel lungo termine). Le conseguenze per la pesca negli oceani polari a causa dell'acidificazione, che si verifica più rapidamente nelle acque polari che altrove - sono stati già osservati dei segni di danni alle conchiglie.