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Per lottare contro l'indebitamento eccessivo occorre limitare la pubblicità aggressiva per il piccolo credito. Né è convinto il Consiglio nazionale che ha approvato oggi, con 123 voti contro 58 e 3 astenuti, la revisione della Legge federale sul credito al consumo (LCC). Sarà il settore creditizio a definire in una convenzione le forme prevaricatrici di pubblicità.
La revisione della legge - nata da una iniziativa parlamentare di Josiane Aubert (PS/VD), che tra l'altro lascia oggi il parlamento dopo sei anni - lascia un "congruo termine" al settore per definire quale pubblicità è considerata aggressiva. Se l'autoregolamentazione dovesse fallire, il governo dovrà agire per via d'ordinanza.
Capitolo sanzioni, chi contravviene intenzionalmente al divieto di pubblicità aggressiva potrà essere punito con una multa fino a 100'000 franchi. La possibilità di infliggere una sanzione fino a 50'000 franchi a chi ha agito per negligenza è stata respinta con 110 voti contro 73.
Per la minoranza di sinistra e il Consiglio federale, queste misure non sono però sufficienti. La ministra di giustizia e polizia Simonetta Sommaruga avrebbe ad esempio voluto vietare la pubblicità che si rivolge in modo speciale ad adolescenti e giovani adulti. Per la maggioranza questo tipo di réclame è però troppo difficile da definire, ha spiegato Hansjörg Walter (UDC/TG). In votazione tale proposta è stata respinta con 113 voti contro 70.
L'UDC e il PLR avrebbero anche fatto a meno della revisione legislativa: i due partiti di destra ritenevano infatti che il settore può benissimo applicare da solo una autoregolazione. Per lottare contro l'indebitamento bisognerebbe inoltre puntare sulla formazione ai rischi finanziari piuttosto che vietare la pubblicità.
La maggioranza del Nazionale ha però ritenuto che occorresse agire: "il settore ha avuto decenni per agire e non ha fatto niente", ha ad esempio affermato Thomas Maier (PVL/ZH). Nel 2008, il 19% dei giovani adulti (tra 18 e 29 anni) vivevano in una economia domestica nella quale almeno un componente ha fatto ricorso al credito al consumo.
Questa situazione, accentuata dalla moda del "tutto e subito", crea una spirale infernale e causa numerose situazioni di precariato e di dipendenza dall'aiuto sociale, ha sostenuto Prisca Birrer-Heimo (PS/LU). Alla fine è la collettività che deve pagare, ha aggiunto Sommaruga.
Contrariamente a quanto proposto dal Consiglio federale, il Nazionale, con 99 voti contro 88, non ha voluto restringere il campo delle eccezioni. Il governo voleva escludere dalla legge soltanto i crediti da rimborsare entro tre mesi. La maggioranza ha invece preferito mantenersi al diritto vigente, secondo il quale anche i crediti rimborsabili in non più di quattro pagamenti rateali entro un periodo non superiore a dodici mesi ne sono esclusi.
La Camera ha invece seguito il governo per quel che concerne l'obbligo, per il creditore, di segnalare alla Centrale di informazione per il credito al consumo gli utenti che, nella richiesta di credito, forniscono intenzionalmente dati errati. Con 125 voti contro 63 e un astenuto, il Nazionale ha stralciato questo punto, proposto dalla commissione preparatoria, ritenendolo problematico in termini di protezione dei dati.
SDA-ATS