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|Il 1° maggio 1877, Petr scrive all'amica:

Già la prima volta che ella ebbe a ordinarmi della musica, mi venne l'idea che, così facendo, lei si lasciasse guidare da due diversi punti di vista: da un lato le interessava avere composizioni mie in una forma o nell'altra, dall'altro voleva aiutarmi, essendole ben note le mie eterne difficoltà di denaro. Il compenso troppo generoso che ella mi ha elargito per quei miei insignificanti lavori ha fatto nascere in me un tale sospetto. Dopo aver letta la sua lettera, scritta con tanta bontà e delicatezza, sentii nel profondo dell'anima mia un invincibile ritegno a mettermi subito al lavoro ed è per ciò che nel mio breve biglietto di risposta differivo l'esecuzione dell'incarico. Mi preme evitare che nei nostri rapporti si insinui una nota falsa, una qualche insincerità come inevitabilmente sarebbe il caso se io mi affrettassi a metter insieme, per lei una «cosa qualsiasi», senza partecipazione interiore, senza essere in vena, per poi ricevere in cambio una retribuzione inadeguata al valore del pezzo.
CIAJKOVSKY, A DESTRA, NEL 1877
Non le è mai venuto in mente che se lei fosse stata povera io avrei forse potuto rifiutare di esaudire la sua preghiera? È veramente una circostanza penosa nei nostri rapporti che, scrivendoci, si debba parlar tanto di denaro. Certo, per un artista non è mai umiliante chiedere un compenso per il proprio lavoro. Ma per comporre un'opera quale lei la desidera è necessario, oltre al lavoro artigiano, quel certo stato d'animo che si chiama ispirazione, e che però non è sempre lì pronta. Sarebbe poi disonesto da parte mia, se volessi incrementare le mie entrate abusando delle mie cognizioni tecniche e così le spacciassi monete false al posto di quelle vere...
Proprio adesso che intendo andarmene al più presto, mi son venuto a trovare in una situazione spiacevole dalla quale non posso uscire senza un aiuto esterno. Ho dunque deciso di chiedere a lei questo aiuto. È l'unica persona alla quale non abbia ritegno a chieder denaro, in primo luogo ella è molto buona e generosa, in secondo luogo, è ricca. Vorrei tanto mettere tutti i miei debiti nelle mani di un unico creditore e liberarmi in tal modo dalle grinfie degli usurai. Se lei volesse anticiparmi una somma che mi liberi una volta per tutte dai miei impegni, le sarei infinitamente riconoscente per questo inestimabile servizio. Si tratta di una grossa somma, circa tremila rubli.
Petr fa quindi varie proposte circa le modalità per la restituzione del denaro nel corso di alcuni anni e prosegue:
Sto lavorando a una Sinfonia che ho cominciato l'inverno scorso e che desidererei dedicarle, poiché ella riconoscerà in questa musica un'eco delle sue idee e dei suoi stati d'animo.
Nadezda von Meck rispose immediatamente:
La ringrazio di tutto cuore per la sua fiducia e per la sua amicizia. Mi lusinga soprattutto che lei si sia rivolto a me immediatamente e la prego: in avvenire si affidi sempre a me come al suo più intimo amico, un amico profondamente e sinceramente affezionato. Quanto alla restituzione del denaro, di grazia, non si dia pensiero alcuno; il mezzo si troverà. Per quel che riguarda la dedica della sua Sinfonia, le posso dire che lei è l'unica persona dalla quale una tale dedica mi sarebbe cara e preziosa.
L'amica che le è affezionata con tutto il cuore
A sua volta, il musicista rispose:
Ieri ho vissuto uno dei giorni più difficili della mia vita. Mi son vergognato di fronte a lei. In fondo al cuore ero intimamente persuaso che ella avrebbe accolto la mia lettera proprio come ha fatto... Mi facevo dei rimproveri pensando che forse avevo potuto ferire la sua bontà, la sua magnanimità, la sua delicatezza, invece il tono così cordiale e amichevole della sua lettera mi indica che ho agito bene.
Alcuni giorni dopo egli scrisse:
Domenica andrò in campagna da K. S. Silovski. Là voglio lavorare assiduamente a un'opera per la quale il mio ospite sta scrivendo il libretto secondo le mie indicazioni. Si tratta dell'Eugen Onegin di Puskin. Non è un'idea audace?
Il quadro rappresenta il set per l'opera Eugen Onegin dipinto da Costantin Korovin (1908)
Ho terminato l'abbozzo della mia Sinfonia; la istrumenterò sul finir dell'estate. Mi avevano detto che lei non accetta mai dediche. Dunque ha fatto un'eccezione soltanto per me e io gliene sono cordialmente grato. Se ella però desiderasse che il suo nome non appaia sul frontespizio della Sinfonia, si potrebbe ometterlo. Oltre a noi due, nessuno deve sapere a chi la sinfonia è dedicata.
Mi scrive a proposito della sua sinfonia, Petr Iljic, - ribatté la signora Nadezda, - e vuole sapere i miei desideri riguardo la dedica. Vorrei però rivolgerle prima questa domanda: mi ritiene sua amica? Io, che prendo una parte sconfinata alla sua vita, ho tutte le ragioni per reputarmi tale. Ma poiché mai ancora lei mi ha chiamata così, non so come la pensi. Nel caso in cui lei si sentisse di rispondere alla mia domanda con un chiaro «sì», mi farebbe molto piacere se la dedica, sul frontespizio della sinfonia, senza cenno alcuno al nome, potesse suonare semplicemente così: «Dedicata al mio amico».
Si tratta della Quarta Sinfonia, la prima fra le Sinfonie di Ciajkovskij che avrà risonanza mondiale. Sul frontespizio si legge per l'appunto: «Dedicata al mio migliore amico».
In russo anche una donna può esser chiamata «amico». In italiano la parola «amica» acquista facilmente un significato equivoco.
Oltre a questa Sinfonia, nello stesso periodo, nacque l'opera Eugen Onegin, destinata essa pure a un successo mondiale. Non è semplice caso che proprio queste due composizioni dei 1877, l'anno della crisi, abbiano appassionatamente commosso i cuori fino ai nostri giorni. Esse rispecchiano lo stato d'animo del loro autore, contengono per così dire tratti autobiografici di quei giorni, quando il musicista stava sull'orlo dell'abisso.