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La crescente crisi dei rifiuti che sta esasperando il cambiamento climatico, potrebbe essere rallentata da un superverme che potrebbe variare il modo di smaltire uno dei componenti più comuni nelle discariche.
Gli scienziati hanno cercato a lungo microbi o enzimi di insetti per sviluppare metodi migliori per riciclare la plastica. Molti dei materiali sintetici che produciamo, non si degradano in nulla che si avvicini ad una scala temporale umana.
I primi a fornire prove dettagliate in laboratorio della degradazione batterica della plastica nell’intestino di un animale, con 100 vermi della farina che hanno mangiato tra i 34 e i 39 milligrammi di polistirolo (il peso di una piccola pillola), sono stati nel 2015 gli ingegneri californiani della Stanford Woods Institute for the Environment, che hanno condotto uno studio in collaborazione con ricercatori cinesi.
La risposta ora arriva dai ricercatori dell’Università del Queensland, a Brisbane in Australia, i quali affermano che un “Zophobas morio”, una specie di scarabeo oscuro le cui larve sono conosciute con il nome di Superworm, è la chiave per eliminare il polistirene dall’ambiente.
Questo verme, che assomiglia al verme della farina usato come fonte di cibo per animali insettivori, ma più grande, è un ottimo spuntino ad alto contenuto proteico e a basso contenuto di carboidrati. Il suo intestino ha una miscela unica di enzimi batterici che possono digerire il polistirene. I ricercatori hanno dimostrato che può sopravvivere esclusivamente con una dieta a base di questo tipo di plastica, e possono crescere mentre ne mangiano un mucchio.
Il polistirolo, particolarmente problematico e tecnicamente noto come polistirene, è uno dei tipi più comuni di plastica. Rappresenta circa il 10% di tutte le plastiche non fibrose prodotte. Lo troviamo frequentemente nei materiali di imballaggio in cui la conformazione della schiuma del materiale denso è abile ad assorbire gli urti. Occupa però molto spazio per lo stoccaggio.
Secondo il Programma delle Nazione Unite per l’ambiente, la metà di tutta la plastica prodotta per essere monouso, come bottiglie, bicchieri di polistirolo e borse della spesa, diventa spazzatura che intasa le discariche decomponendosi lentamente rilasciando gas serra nocivi.
Su un totale annuale mondiale di oltre 300 milioni di tonnellate di produzione di plastica, sono più di 14 milioni le tonnellate di questo tipo di spazzatura che ogni anno finiscono nelle acque, uccidendo animali e degradando gli habitat sottomarini (quasi la stessa quantità globale prodotta nel 1964).
Questi vermi potrebbero agire sostanzialmente come mini impianti di riciclaggio, distruggendo la plastica con le loro bocche e tramite i batteri intestinali romperla in pezzi molto più piccoli per essere digerita. I ricercatori dell’Università del Queensland hanno campionato la flora intestinale di questo Zophobas morio, e hanno isolato i geni microbici responsabili della digestione.
Il programma è quello di studiare questi enzimi per vedere come sia possibile aumentare la digestione del polistirene, modificandoli se necessario. Ovviamente gli scienziati non vogliono avere giganteschi allevamenti di Superworm, ma concentrarsi sulla produzione dell’enzima su larga scala da utilizzare come impianto di riciclaggio.