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BERNA - Per la Svizzera sarebbe pericoloso rifiutare l'accordo raggiunto con il Mercosur: lo sostiene il consigliere federale Guy Parmelin, deplorando che gli oppositori parlino di referendum ancora prima di aver potuto visionare il testo dell'intesa.
L'accordo raggiunto fra il Mercato comune dell'America meridionale (Mercosur, comprendente Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay) e l'Associazione europea di libero scambio (AELS), di cui fa parte anche la Svizzera, «è molto buono», ha affermato il capo del Dipartimento federale dell'economia. Il politico UDC ha parlato a un incontro a Losanna nell'ambito del cosiddetto Club dei 100, evento nel quale il consigliere di stato vodese Pascal Broulis ringrazia a scadenza annuale le 100 aziende che pagano più imposte nel cantone lemanico.
Il testo dell'accordo non è nemmeno ancora stato totalmente scritto, sono stati solo tracciati gli assi principali, ha osservato Parmelin. A suo avviso minacciare a gran voce il referendum - come nel frattempo fatto da Verdi e socialisti - non ha quindi senso.
Secondo il 59enne il risultato raggiunto dall'AELS va oltre ciò che l'Unione europea ha potuto ottenere in analoghe trattative. «So che siamo in campagna elettorale e che alcuni lo sono in modo permanente: ma vorrei che, sulla base di documenti, fossero riconosciuti gli sforzi dei nostri negoziatori». Per la prima volta in ambito agricolo sono state ottenute concessioni incrociate: ad esempio il formaggio svizzero godrà di un contingente esente da dazi doganali, ha spiegato il consigliere federale vodese.
«Sono convinto che l'Ue ratificherà il suo accordo con il Mercosur. Se da parte nostra noi non facessimo altrettanto non cambierebbe nulla della situazione catastrofica in Amazzonia», alle prese con gli incendi, ma la Confederazione sarebbe penalizzata, ha sostenuto il politico entrato in governo battendo fra l'altro nell'elezione il ticinese Norman Gobbi. Parmelin ha parlato di un possibile «handicap compreso fra il 7 e il 35%» nei confronti dei paesi Ue, con una situazione che sarebbe «rapidamente drammatica» per gli impieghi nella repubblica dei 26 cantoni.