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L''Italia ha chiesto alla Svizzera l'estradizione di Nicola Bortone, presunto membro delle Brigate rosse arrestato a Zurigo.
Roma ha formalmente inviato all'Ufficio federale di giustizia (Ufg) elvetico la richiesta di estradizione del presunto brigatista Nicola Bortone, arrestato lo scorso 10 marzo nel corso di un'azione congiunta delle polizie svizzera ed italiana.
L'Ufg, dal canto suo, ha già trasmesso la richiesta al cantone di Zurigo, perché provveda a notificarla all'interessato. Dopo di che l'Udf prenderà la sua decisione.
L'iter giudiziario
L'eventuale provvedimento di estradizione potrebbe essere impugnato dall'imputato e dal suo avvocato. In quel caso il compito di decidere passerebbe al Tribunale federale.
Da parte italiana, la richiesta è fondata sull'ordine d'arresto emesso dal Tribunale di Roma nel lontano 12 settembre del 1989. Bortone era imputato di organizzazione di associazione sovversiva e di banda armata. Per questi reati, l'anno scorso, era stato infine condannato in primo grado a cinque anni e sei mesi di reclusione.
L'arresto e l'eventuale estradizione di Nicola Bortone assumono grande importanza, per le autorità italiane, nel quadro delle indagini sull'omicidio di Marco Biagi, il consulente del ministro del lavoro Maroni ucciso a Bologna il 19 marzo.
L'interesse della giustizia italiana
Il delitto è infatti stato rivendicato con un comunicato a firma "Brigate Rosse per la costruzione del Partito comunista combattente", e Bortone figurava - all'epoca dell'emissione del mandato di cattura - tra i simpatizzanti di questa sigla.
Dal suo interrogatorio, anche nel caso che decida di non collaborare con gli inquirenti, ci si attendono comunque indicazioni sulla natura dell'organizzazione che ha ucciso il professor Biagi.
Le indagini, per il momento segnano il passo. Gli inquirenti hanno stabilito che il commando omicida era composto da almeno sette persone. E, d'accordo con i carabinieri, dicono che la pistola usata è la stessa che uccise, nel 1999, Massimo D'Antona, collaboratore dell'allora ministro del lavoro Antonio Bassolino, dei Democratici di sinistra.
Questa attribuzione è però contestata da alcune ricostruzioni giornalistiche fondate su fonti interne alle forze di polizia, tradizionalmente in concorrenza con i carabinieri.
Ripercussioni politiche
E non si placano le polemiche politiche innescate dall'agguato. Numerosi esponenti del governo Berlusconi, tra cui il ministro della difesa Martino e Umberto Bossi, hanno messo in relazione diretta le proteste sindacali di queste settimane contro l'attacco allo Statuto dei lavoratori e l'omicidio del prof. Biagi.
Un incontro tra governo e sindacati, che doveva svolgersi oggi (26 marzo), è stato rinviato a data da destinarsi, perché tutti e tre i sindacati confederali hanno giudicato impossibile discutere fin quando Silvio Berlusconi non avrà chiarito la posizione ufficiale del governo e avanzato scuse formali per le espressioni dei suoi ministri. E proprio oggi, le tre confederazioni sindacali, CGIL, CISL e Uil, hanno proclamato lo sciopero generale per il 16 aprile prossimo.
Francesco Dirovio, Roma