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BELLINZONA - "Bewar è uno di noi, deve restare in Ticino": con questo slogan un salone di parrucchiere di Bellinzona aveva lanciato settimane fa una petizione per fermare il rimpatrio del 31.enne curdo iracheno. Bewar Omar si trova in Ticino da dieci anni e fino a inizio febbraio lavorava come parrucchiere. Ma ora rischia di dover lasciare la Svizzera. Il 21 febbraio il Tribunale amministrativo federale ha respinto infatti la richiesta del suo legale di sospendere la decisione di allontanamento dalla Confederazione. Le oltre 4.000 firme raccolte per la petizione a favore di Bewar sono state consegnate oggi alle 16 direttamente nelle mani del presidente del Gran Consiglio Walter Gianora.
"Bewar è fuggito dall'Iraq in seguito all'uccisione del fratello, avvenuta ad opera dei terroristi, che lo accusavano di tradimento", si legge nel testo della petizione lanciata sul sito change.org. "All'età di 22 anni per paura di subire lo stesso destino, Bewar decide di lasciare il suo paese e di chiedere asilo politico in Svizzera. Qui si impegna subito nell'apprendere la lingua e un mestiere, svolgendo l'apprendistato come parrucchiere, che ha portato a termine con ottimi risultati". Da otto anni lavora nel salone di Bellinzona e i suoi colleghi di lui apprezzano "l'integrità, il rispetto, l'impegno e la capacità di integrarsi, intessendo relazioni sentimentali e di amicizia solide". "Perché, quindi, dopo dieci anni, le autorità svizzere negano il rilascio di un permesso?", chiedono. "Il suo allontanamento non solo sarebbe deleterio per lui, vista la situazione attuale nel suo paese, ma danneggerebbe anche noi, la nostra amicizia e le nostre relazioni personali", concludono.