Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/114626

<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è invitato ad adottare le misure necessarie in vista dell'adesione della Svizzera alla Convenzione dell'ONU contro il reclutamento, l'uso, il finanziamento e l'addestramento di mercenari (risoluzione dell'Assemblea generale A/RES/44/34).</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>La Convenzione delle Nazioni Unite contro il reclutamento, l'uso, il finanziamento e l'addestramento di mercenari è stata approvata mediante la risoluzione 44/34 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite del 4 dicembre 1989. È però entrata in vigore solo il 20 ottobre 2001, e cioè quasi dodici anni dopo la sua adozione. Essendo stata ratificata finora solo da 32 Stati, non è ancora considerata universalmente riconosciuta dalla comunità internazionale.</p><p>Nella convenzione, la nozione di "mercenari" è definita in modo molto restrittivo. Per rientrare in tale definizione, un mercenario deve soddisfare almeno cinque condizioni: è considerato un mercenario chi prende parte alle ostilità spinto dal desiderio di ottenere un profitto personale e ha effettivamente ottenuto la promessa, da una Parte in conflitto o a suo nome, di una remunerazione materiale nettamente superiore a quella promessa o corrisposta ai combattenti aventi rango e funzioni similari nelle forze armate di detta Parte. I motivi che spingono un mercenario a partecipare a ostilità sono soggettivi e quindi difficili da appurare. La definizione è pertanto talmente restrittiva che nella pratica la convenzione non trova alcuna applicazione.</p><p>La Libia ha ratificato la convenzione del 1989 il 22 settembre 2000. È tuttavia praticamente impossibile stabilire se essa sia applicabile ai presunti mercenari che combattono al fianco delle forze governative libiche. È infatti esclusa la possibilità di aprire un'indagine per stabilire se essi agiscono per ottenere un profitto o per un'affinità ideologica o politica con il governo di Muammar Gheddafi. Il caso della Libia è un ennesimo esempio della difficoltà di attuare la convenzione del 1989.</p><p>Per questo motivo, la Svizzera ritiene che abbia più senso impegnarsi a favore di soluzioni pragmatiche. Il Dipartimento federale degli affari esteri ha così elaborato, in collaborazione con il CICR, il "Montreux Document on Pertinent International Legal Obligations and Good Practices for States related to Operations of Private Military and Security Companies during Armed Conflict". La Svizzera sostiene inoltre gli sforzi volti a migliorare l'autodisciplina del settore della sicurezza, a cominciare dall'elaborazione e dall'attuazione di un "codice di condotta internazionale per le società di sicurezza private". La Svizzera segue però anche i lavori nell'ambito del Consiglio dei diritti dell'uomo, che mirano all'eventuale elaborazione di una normativa internazionale corrispondente. Infine, il Dipartimento federale di giustizia e polizia è stato incaricato dal Consiglio federale di sottoporgli entro la metà del 2011 un progetto di legge che obblighi le società di sicurezza private con sede in Svizzera che intendono fornire servizi all'estero a informare preliminarmente l'autorità federale competente. Il progetto dovrebbe inoltre vietare determinate attività nelle regioni di crisi o di conflitto.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.