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La settimana prossima il Consiglio nazionale delibererà sulla legge che intende consentire le osservazioni in relazione a presunte frodi assicurative. Nel 2017, contrastando gli abusi in modo sistematico, la Suva ha impedito che venissero percepiti in modo ingiustificato 12,5 milioni di franchi. Tale importo evidenzia una flessione di 5,5 milioni rispetto all'anno precedente. Il motivo va ricercato nel mancato impiego degli investigatori.
Lunedì prossimo il Consiglio nazionale dibatterà sul disegno di legge che intende permettere alle assicurazioni di ricorrere agli investigatori. La Camera bassa discuterà il progetto di legge che il Consiglio degli Stati ha adeguato in dicembre, nonché le successive proposte della Commissione del Consiglio nazionale (CSSS-CN). «Riteniamo che l'attuale proposta di legge risponda ai requisiti pratici» afferma Roger Bolt, responsabile del team anti-frode alla Suva. «Se la legge sarà approvata nella forma attuale, potremo reagire agli indizi con sufficiente rapidità ed evitare che vengano corrisposte rendite ingiustificate per milioni di franchi».
Nel 2017 la Suva ha impedito che venissero percepite prestazioni ingiustificate per circa 12,5 milioni di franchi. Tale importo evidenzia una flessione di 5,5 milioni rispetto all'anno precedente. I casi di sospetta frode esaminati sono stati 1271 (+322) a fronte dei 220 000 casi in cui ha versato un'indennità giornaliera. 918 di questi casi sono stati chiusi entro la fine del 2017. In 251 casi il sospetto iniziale ha trovato conferma e la Suva ha sospeso le prestazioni o richiesto la restituzione di pagamenti già effettuati.
Roger Bolt spiega il motivo che ha determinato una diminuzione di 5,5 milioni di franchi: «Questo importo corrisponde al totale che abbiamo risparmiato negli anni precedenti mediante le osservazioni». Siccome dall'autunno 2016 la Suva rinuncia all'impiego di investigatori, nel 2017 le è in parte mancato il materiale comprovante la colpevolezza dei presunti truffatori. «In tutti i casi in cui nel 2016 avevamo impiegato un investigatore, il nostro sospetto ha trovato conferma» precisa Bolt. La Suva ha sospeso le osservazioni poiché a fine 2016 la Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU) ha constatato che in Svizzera manca una chiara e dettagliata base legale per la sorveglianza degli assicurati. Di questa base legale si sta ora occupando il Parlamento.
Roger Bolt è soddisfatto che la Suva abbia potuto liquidare l'85 per cento dei casi nello stesso anno in cui sono stati notificati. «Il nostro obiettivo è portare alla luce i fatti al più presto».
Operante dal 1918, oggi la Suva occupa 4200 collaboratori nella sede principale di Lucerna, nelle 18 agenzie sul territorio nazionale e nelle due cliniche di riabilitazione a Bellikon e Sion. Azienda autonoma di diritto pubblico con un volume premi di 4,1 miliardi di franchi, la Suva assicura 128 000 imprese, ossia 2,0 milioni di lavoratori, contro le ripercussioni degli infortuni e delle malattie professionali. Le persone disoccupate sono automaticamente assicurate alla Suva. Dal 2005 gestisce anche l'assicurazione militare su mandato del Consiglio federale. Le prestazioni comprendono assicurazione, prevenzione e riabilitazione. La Suva si autofinanzia, non beneficia di fondi pubblici e ridistribuisce gli utili agli assicurati sotto forma di riduzione dei premi. Nel Consiglio della Suva sono rappresentate le parti sociali – datori di lavoro e lavoratori – e la Confederazione.