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Oregon, 1943, in piena guerra mondiale. Dottie Keller e sua sorella minore Kit lavorano in un caseificio nella periferia di Portland e, per hobby, tra una mungitura e l’altra si dilettano nel baseball. Durante una di queste partite amatoriali però, a loro insaputa, vengono adocchiate da un talent scout che ne apprezza particolarmente le doti sportive ed estetiche. Infatti, a causa della partenza del fior fiore della gioventù statunitense militante nella Major League Baseball alla volta dei fronti europeo e pacifico, e vista l’impossibilità per gli americani di rinunciare a questo sport (sia per motivi di svago che di propaganda), spiega loro il selezionatore, l’idea è quella di creare una lega femminile: l’All-American Girls Professional Baseball League (AAGPBL). Tale strategia, inusuale per una società che, seppur all’epoca già progressista, era ancora incline a relegare le donne in cucina e ad affidar loro la cura e la crescita dei figli, venne veramente proposta da un facoltoso magnate ed imprenditore, i cui prodotti (merendine) rappresentavano il principale sponsor del campionato.
Si tratta quindi di una storia vera, la quale ottenne la più alta notorietà con il film Ragazze vincenti del 1992, diretto da Penny Marshall, sorella del regista Gary Marshall – quello di Pretty Woman per intendersi – che si focalizza sulla prima delle undici stagioni del torneo sopracitato e sui match disputati dal gruppo delle “Rockford Peaches”. La compagine dell’Illinois è affidata a Jimmy Dugan (interpretato da un Tom Hanks non alle prime armi ma sicuramente pre-consacrazione a livello internazionale), misogino ex giocatore che ha annegato in fiumi di alcool la sua promettente carriera e vede protagoniste, tra le altre, le sorelle rivali Keller (la maggiore personificata da una allora attivissima Geena Davis) e l’affascinante Mae Mordabito, interpretata da Madonna, che ha anche cantato la canzone principale della colonna sonora di questo titolo sportivo: This Used to Be My Playground, dapprima pubblicata nell’album celebrativo delle Olimpiadi del 1992 Barcelona Gold e poi nella raccolta di ballate Something to Remember.
Tuttavia, l’avversione al gentil sesso del coach scema progressivamente man mano che la sua squadra comincia ad archiviare successi e ad ottenere un importante consenso (mediatico e di pubblico), fino ad arrivare addirittura ad affezionarsi alle donzelle e a vedere quest’esperienza come un’opportunità di riscatto, un’occasione per alleviare i rimpianti derivanti da un promettente percorso professionale gettato alle ortiche. Tutto sommato, forse non è proprio vero che “le femminucce non possono giocare a baseball perché è uno sport troppo duro”.
Inutile girarci attorno, i temi portanti di questa pellicola sportiva sono l’emancipazione femminile e, in generale, il ruolo della donna durante gli anni della seconda guerra mondiale. Le ragazze allenate da Dugan e la AAGPBL stessa infatti, inizialmente vengono viste come oggetti usa e getta, come dei prodotti da copertina da inserire in televisione manco fossero degli spot pubblicitari nell’attesa che gli uomini tornino a casa, e come un modo per far sopravvivere il baseball, una disciplina ai tempi molto utilizzata per diffondere i valori USA in tutto il mondo e per affermare la propria posizione a livello internazionale nei confronti della nemica Germania. Basti pensare che durante la sessione di allenamento primaverile, le atlete erano obbligate a indossare il rossetto e a frequentare il Galateo, dovevano sottostare a norme igieniche e comportamentali, ad un codice di abbigliamento ed era loro proibito portare i capelli corti, fumare o bere nei luoghi pubblici. Pena una multa, sospensione dal campionato se recidive.
Un altro punto di forza di Ragazze vincenti risiede senza ombra di dubbio nei suoi personaggi e nei rapporti che vengono a crearsi tra di essi, il più significativo dei quali risulta essere quello spigoloso e competitivo tra le due sorelle dell’Oregon. Con la mazza e il guantone in mano sono entrambe brave, ma Dottie, rispetto a Kit, nella vita è sempre stata più fortunata: è più carina, è sposata ed è ben voluta dai genitori, motivo per il quale dal canto suo la sorella minore ha voluto andarsene al più presto da Portland con l’intento di “fare qualcosa di speciale, perché lì, lei non è niente, mentre tra l’erba dei campi da gioco e degli stadi si sente viva e realizzata”.
In analogia con Colpo Secco, il lungometraggio analizzato il mese scorso, anche questa piacevole commedia è caratterizzata da un tono leggero ed immediato e da un’ironia ricercata che, senza prendersi troppo sul serio, si avvale dello sport per veicolare in modo efficace i propri messaggi di critica sociale e celare i suoi sotto-testi. Commovente il finale dove, con un salto temporale di mezzo secolo, il team delle ex “Peaches”, ormai composto da anziane signore, si ritrova per l’inaugurazione di una mostra a loro dedicata e scende per un’ultima volta in campo in onore dei tempi andati, in particolare di quella magica stagione del 1943.