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Un giornale satirico mette in copertina il (non più) papa dentro un sacco della spazzatura, titolando “Quel gran rifiuto di Ratzinger”. La tipografia non approva la stampa di questa copertina che viene modificata all’ultimo. Comprensibile1 la scelta della tipografia e comprensibile anche quella del giornale satirico di modificare la copertina rendendo comunque pubblico l’accaduto.
Meno comprensibile il contenuto degli immancabili dibattiti sull’opportunità di pubblicare una simile immagine.
“Non fa ridere”. Può essere che non abbia fatto ridere te, ma prima di estendere all’intera umanità una tua esperienza personale dovresti almeno – almeno! – fare il giro di tutti i tuoi amici e conoscenti. Magari qualcuno che ride lo trovi. In ogni caso, dovresti studiare la differenza tra umorismo, comicità e satira: scopriresti che uno spettacolo comico che non fa ridere è un disastro, una satira che non fa ridere è abbastanza normale.
“Non rispetta il buon gusto”. “È irrispettoso”. Oh mio dio, è vero, è un giornale satirico che non rispetta il buon gusto. È una cosa terribile. Della satira che non rispetta il buon gusto. Ci rendiamo conto? Come il concerto al quale ho assistito l’altra sera: pensa, i musicisti sono saliti sul palco e invece di stare in silenzio hanno cantato e suonato!
“La satira deve essere elegante”. Stiamo parlando della stessa cosa?
“La satira deve avere uno scopo”. Ti sei dimenticato di aggiungere: “e deve coincidere con i miei scopi”.
- Dove ‘comprensibile’ non è sinonimo di ‘condivisibile’. [↩]