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Per gli esperti svizzeri nessun rischio dalle munizioni all'uranio
Le munizioni Nato all'uranio impoverito, impiegate nel 1999 in Kosovo, non mettono in pericolo, neppure a lungo termine, la salute di uomini e animali. A questa conclusione sono giunti due esperti svizzeri del laboratorio AC di Spiez , nel Canton Berna, che avevano prelevato campioni di materiale in otto località kosovare per conto del Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente (UNEP).
Il Dipartimento federale della difesa (DDPS) ha pubblicato martedì soltanto i risultati dettagliati delle analisi dei due specialisti elvetici, le cui conclusioni erano già state prese in considerazione nel rassicurante rapporto Onu pubblicato lo scorso 13 marzo.
Gli esperti di Spiez - precisa il DDPS - hanno analizzato 61 campioni di terreno, nove campioni di materiale tratto dai fori di proiettile, quattro rivestimenti di proiettili, due proiettili interi e una scheggia di proiettile.
Con l'impiego di munizione contenente uranio impoverito viene «inquinato» lo strato superiore del terreno, hanno rilevato i due periti. Tale «inquinamento» è tuttavia giudicato inferiore a quello causato dall'uranio naturale già contenuto nel terreno, fatta eccezione per i pochi centimetri nelle immediate vicinanze del luogo d'impatto.
Il tenore di plutonio nei proiettili è d'altro canto così piccolo che non ha praticamente alcun influsso sulla «velenosità» del proiettile, afferma il comunicato del Ddps. Un periodico controllo della falda freatica è tuttavia auspicato.
I due tecnici svizzeri hanno effettuato l'esame delle radiazioni insieme a colleghi provenienti da Finlandia, Svezia, Gran Bretagna e Stati Uniti. Gli scienziati dell'Onu hanno prelevato e analizzato complessivamente oltre 350 campioni di suolo, acqua e piante in Bosnia e in Kosovo ed hanno concluso che l'esposizione alle radiazioni, emesse dalle munizioni all'uranio impoverito, può essere giudicata molto debole. I rischi di contaminazione radioattiva o chimica sono «trascurabili e persino inesistenti», afferma il UNEP.
swissinfo e agenzie
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