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Nella seduta dell'8 novembre il Gran Consiglio si è pronunciato a maggioranza a favore sia dell'iniziativa popolare per l'aiuto statale alle scuole private sia del controprogetto e ha poi espresso, ed era ovvio, la sua preferenza per il controprogetto. Il controprogetto è stato infatti elaborato all'ultimo momento, e all'esterno della commissione scolastica, che l'ha poi adottato con una procedura sommaria, all'unico scopo di ammorbidire le resistenze all'aiuto statale alle scuole private.
Altre sorprese si sono avute dopo le deliberazioni del Gran Consiglio. Fino a quel momento nessun dubbio era sorto sulla procedura per la votazione popolare. Il testo dell'art. 94 della nuova Costituzione cantonale è chiarissimo: «Iniziative depositate e referendum promossi contro leggi e decreti legislativi approvati prima dell'entrata in vigore della Costituzione sono regolati dal vecchio diritto" ' La norma era stata proposta dalla Commissione che aveva elaborato il primo progetto di nuova Costituzione proprio allo scopo di evitare incertezze in materia di esercizio di diritti popolari. Per le stesse ragioni la norma era stata assunta, senza modificazioni, dal Consiglio di Stato, dalla Commissione speciale del Gran Consiglio e dal Gran Consiglio.
L'iniziativa popolare essendo stata pubblicata il 25 febbraio 1997 e la nuova Costituzione essendo entrata in vigore il 1 gennaio 1998, era applicabile la vecchia legge, che prevedeva, in caso di presentazione di un'iniziativa e di un controprogetto, una votazione a due turni: una prima votazione per la scelta tra l'iniziativa e il controprogetto e una seconda votazione per la scelta tra il testo vincente nella prima votazione e lo statu quo. La Commissione scolastica del Gran Consiglio nel suo commento all'elaborazione del testo conforme all'iniziativa popolare, commento adottato all'unanimità, aveva inserito un passo che dichiarava esplicitamente applicabile il vecchio diritto.
La maggioranza del Consiglio di Stato ha invece sorprendentemente ritenuto non applicabile la norma citata della Costituzione, e ha chiesto una perizia giuridica per verificare la fondatezza della sua tesi. È apparso subito evidente che la decisione della maggioranza del Consiglio di Stato sulla procedura di voto coincideva con l'interesse del comitato promotore dell'iniziativa popolare. Detto comitato intendeva infatti mantenere l'iniziativa ma soltanto alla condizione che vi fosse una votazione unica, ritenuta più favorevole alla causa dell'aiuto statale alle scuole private. Detto comitato riteneva opportuno il mantenimento dell'iniziativa anche per evitare il referendum, sia per il suo effetto di mobilitazione immediata delle forze contrarie all'aiuto statale alle scuole private, sia per l'effetto che avrebbe avuto la probabile raccolta di un alto numero di firme.
Il perito prof. Kólz ha dato un parere favorevole all'opinione della maggioranza del Consiglio di Stato. Secondo il comunicato ufficiale il perito si è espresso nel senso che la votazione deve essere organizzata secondo le disposizioni del nuovo diritto e non del vecchio diritto. In altre parole quindi l'art. 94 della Costituzione sarebbe anticostituzionale, poiché contrario a principi generali del diritto.
La tesi del perito è, nella sua perentorietà, temeraria. Il perito ha trascurato il fatto che vi sono ancora Cantoni che conoscono il doppio turno di votazione nel caso di iniziative opposte a controprogetti. E nessuno pretende che queste norme siano anticostituzionali. Ma soprattutto il perito ha dimenticato che la sua visione personale non è quella del Tribunale federale, unica istanza competente per ricorsi in materia. Il Tribunale federale non soltanto è molto cauto nel dichiarare inapplicabili norme di Costituzioni cantonali, ma addirittura, pronunciandosi su un ricorso di diritto pubblico contro la risoluzione del Gran Consiglio in merito all'iniziativa popolare per un'imposta di solidarietà, con sentenza 14 dicembre 1999, ha già esplicitamente riconosciuto la validità dell'art. 94 della nuova Costituzione cantonale.
Decisa dal Consiglio di Stato la procedura di votazione, il comitato promotore dell'iniziativa popolare ha immediatamente deciso di mantenerla. Il voto popolare essendo obbligatorio in caso di consistenza di un'iniziativa e di un controprogetto, l'ipotesi del referendum è caduta.
Queste considerazioni sulla procedura devono essere fatte per mostrare come si cerca di influire sulla scelta che il popolo sarà chiamato a fare. Ma ora tutta l'attenzione e tutto l'impegno devono essere rivolti al merito del problema, alla votazione popolare del 18febbraio. Coloro che si riconoscono nei valori della scuola pubblica rivolgono ai cittadini e alle cittadine ticinesi un appello al doppio no: no all'iniziativa e no al controprogetto. Non vi sono differenze rilevanti tra l'iniziativa e il controprogetto. L'opposizione all'aiuto statale alle scuole private è una questione di principio e non di misura. La libertà di istituire scuole private non è in discussione. Era garantita dalla vecchia Costituzione cantonale ed è garantita dalla nuova. Ma detta libertà non passa attraverso l'aiuto statale alle scuole private, che rappresenta un impoverimento della scuola pubblica e della sua storica funzione di promozione dell'istruzione, di promozione della laicità, di promozione della convivenza.
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