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BERNA - Occorre far piena luce sulle relazioni tra la Svizzera e l'Unione europea (UE) e più in generale tra Berna e l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) in materia fiscale. Il Consiglio nazionale ha sostenuto oggi - con 168 contro 21 - un postulato di Giovanni Merlini (PLR/TI), il quale sospetta un «atteggiamento tendenzialmente ostile» di questi organismi internazionali nei confronti delle autorità politiche e fiscali elvetiche.
Di recente si è avuto un esempio di questa «forma aggressiva» con il riconoscimento per un anno soltanto dell'equivalenza della Borsa svizzera oppure con l'iscrizione della Svizzera sulla lista grigia dei paradisi fiscali da parte di Bruxelles, ha ricordato il parlamentare ticinese.
A suo avviso, l'UE accetta pratiche fiscali molto aggressive da parte di suoi Stati membri (Olanda, Irlanda, Cipro e Lussemburgo), mentre le condanna per la Svizzera. «Occorre quindi un rapporto che dia una panoramica degli strumenti fiscali aggressivi adottati o in via di adozione da parte di Stati UE e dell'OCSE», ha precisato Merlini.
Dal canto suo, il Consiglio federale proponeva di respingere il postulato, poiché - a suo avviso - la sorveglianza è già oggi assicurata da diversi organismi internazionali. «Il dibattito rientra in un contesto di concorrenza fiscale sempre più forte negli ultimi anni», ha dichiarato il ministro delle finanze Ueli Maurer.
Ma, a detta del consigliere federale, tutta la documentazione sulle liste e pratiche fiscali è già disponibile e pubblica. Questo ambito è inoltre in continua evoluzione. Un rapporto svizzero potrebbe quindi essere ben presto superato. Maurer ha tentato invano di convincere il plenum a limitarsi alle pubblicazioni dell'OCSE con la quale la Svizzera intrattiene scambi regolari.