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Sid Jacobson ed Ernie Colón; 9/11 Il rapporto illustrato della commissione americana sugli attacchi terroristici dell’11 settembre; Alet edizioni, Padova, 2006
Premessa: dei libri
Alcuni servizi online con iscrizione obbligatoria permettono di ritrovare la propria password di accesso grazie ad una domanda segreta impostata durante registrazione: ad esempio “quale è il nome da nubile di tua madre?” o “quale è il tuo libro preferito?”.
A quest’ultima domanda una persona ha risposto, dopo un attimo di esitazione, “La Bibbia”. Percependo lo stupore dei presenti, ha così giustificato la sua risposta: “Non è ovviamente vero, ma almeno sono sicuro di ricordare la risposta.”
Per quale motivo la Bibbia non può essere il libro preferito di una persona?
Molto probabilmente perché non è un semplice libro, non è un testo qualsiasi che racconta una storia qualsiasi: è il libro, il testo che narra la storia, la nostra storia, il libro che ci racconta chi siamo. La formula “Parola del Signore”, spesso usata per accompagnare la lettura della Bibbia, vuole proprio sottolineare l’eccezionalità di questo libro.
La Bibbia non è ovviamente l’unico libro a possedere questa proprietà, e il discorso non si limita neppure ai testi sacri in generale: ogni libro può diventare un testo fondante. Pensiamo alla Costituzione italiana o alla Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti d’America: sono testi che in una qualche maniera fondano le rispettive nazioni, raccontano l’identità dell’Italia e degli USA, sono libri nei quali i cittadini, bene o male, si riconoscono e dei quali quasi tutti conoscono gli incipit: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro” e “Quando, nel corso di eventi umani, sorge la necessità che un popolo sciolga i legami politici che lo hanno stretto…”.
Non ha importanza, qui, il valore legale dei documenti: la Dichiarazione d’Indipendenza credo non ne abbia alcuno mentre la Costituzione federale svizzera, pur avendo lo stesso valore legale della costituzione italiana, non sembra invece avere alcun ruolo fondativo: l’identità elvetica e si basa evidentemente su altre storie, e sono pochi i cittadini svizzeri a conoscere l’inizio della costituzione (“In nome di Dio Onnipotente, Il Popolo svizzero e i Cantoni, Consci della loro responsabilità di fronte al creato…”).
Vi sono casi intermedi. Le avventure di Pinocchio di Collodi o I promessi sposi di Manzoni sono per certi aspetti normali libri, ma per certi altri fondano l’identità di alcuni gruppi sociali: chi, in Italia, non conosce le imprese del burattino birbone o le tribolazioni di Renzo e Lucia?
La storia dell’11 settembre
Questa lunga e spero non troppo noiosa premessa è necessaria per comprendere un libro che aspira a diventare testo fondamentale e, molto probabilmente, già lo è: Il rapporto della Commissione americana sull’11 settembre e, soprattutto, la sua versione illustrata, recentemente tradotta in italiano.
Il libro, per quanto possa essere scritto bene, è comunque il rapporto di una commissione: un lungo testo burocratico pieno di riferimenti, dichiarazioni, proposte legislative e così via. Eppure The 9/11 Commission Report ha venduto non poche copie: difficile pensare che tutti quelli che hanno acquistato il libro lo abbiano letto, anche solo in parte. Probabilmente, in molti lo hanno acquistato semplicemente per possederlo, perché è un dovere avere nella propria biblioteca la storia dell’11 settembre.
Discorso simile per la versione illustrata dai valenti autori di fumetti Sid Jacobson ed Ernie Colón. La lettura, trattandosi di una storia a fumetti, è sicuramente più piacevole ed avvincente, ma il risultato non è comunque paragonabile a comics come Batman o Spider-man e neppure a graphic novel impegnate come Maus di Art Spiegelman o Il complotto di Will Eisner: la (noiosa) struttura del rapporto è stata infatti lasciata sostanzialmente inalterata.
La prefazione di Thomas H. Kean e Lee H. Hamilton, rispettivamente presidente e vicepresidente della Commissione sull’11 settembre, conferma questa interpretazione:
L’obiettivo della Commissione era di raccontare la storia dell’11 settembre in un modo che gli americani potessero leggere e capire. Eravamo fortemente convinti che uno degli eventi più tragici e rilevanti della storia degli Stati Uniti dovesse risultare accessibile a tutti. Obiettivo del Rapporto della Commissione sull’11 settembre era non solo quello di informare i nostri concittadini sugli eventi, ma anche stimolarli e coinvolgerli nell’interesse per le riforme e i cambiamenti, e di rendere l’America più protetta e più sicura.
[…]La sicurezza e la protezione degli Stati Uniti richiedono cittadini bene informati per far sì che i politici eletti possano essere chiamati a rendere conto del loro operato. Hanno fatto tutto quello che potevano e dovevano fare per proteggere gli americani? Sta a noi insistere affinché lo facciano.
Leggere questo libro, o almeno comprarlo, è una sorta di dovere civico: i cittadini devono capire, devono conoscere la storia di questo tragico evento.
Il mondo dopo l’11 settembre
Come è cambiato il mondo dopo l’11 settembre? Quanto si è modificato lo stile di vita dei cittadini degli Stati Uniti e del resto del mondo?
Si è soliti affermare che nulla sarà più come prima: è iniziata una nuova era. Tuttavia, secondo alcuni sondaggi, limitati e parziali come tutti i sondaggi, oramai le difficoltà appartengono al passato e la crisi si sarebbe riassorbita: per la maggioranza degli intervistati lo stile di vita non è cambiato.
Le due affermazioni potrebbero anche non essere in contraddizione l’una con l’altra: è possibile che tutto sia cambiato pur rimanendo uguale a prima.
Le persone possono infatti vivere come prima, svolgere lo stesso lavoro di prima per lo stesso stipendio di prima, divertirsi come prima e così via, eppure essere diverse, riconoscersi in valori diversi, avere una diversa identità sociale.
I tragici eventi legati all’11 settembre sono indubbiamente entrati a far parte dell’identità collettiva degli Stati Uniti d’America, e dell’Occidente in generale: pur vivendo grosso modo come prima, le persone sentono di avere una nuova storia, un nuovo racconto nel quale identificarsi.
Il rapporto della commissione mostra questa valenza sociale fin troppo bene.
La versione illustrata è suddivisa in tredici capitoli, ma solamente due di essi, il primo e il nono, si occupano degli attentati veri e propri: la maggior parte del testo, ben sette capitoli, è dedicata alla storia di Al Qaeda, di Bin Laden e di come le varie agenzie governative abbiano sottovalutato il terrorismo, mentre i quattro capitoli finali riguardano le reazioni e i provvedimenti attuati o, secondo la commissione, da attuare al più presto.
Il testo mostra quindi gli errori del passato, smascherando la falsa sicurezza e smontando, di fatto, la vecchia identità collettiva. Narra quindi con dovizia di particolari il dramma degli attentati, la fine della vecchia identità, e conclude descrivendo quello che il governo ha fatto e che dovrebbe fare dopo l’11 settembre, introducendo la nuova identità, quella attuale, si suppone più solida e matura.
Non si può che concludere citando uno degli aspetti di questa nuova identità presentata nella versione illustrata del rapporto della commissione sull’11 settembre:
Gli Stati Uniti dovrebbero rappresentare un esempio di leadership morale, capace di trattare le persone con umanità e attenendosi al sistema di leggi esistente.
Dovrebbero essere sempre generosi e altruisti nei confronti del prossimo. La visione del futuro dovrebbe mettere in primo piano la vita, non la morte, promuovendo lo sviluppo individuale, culturale ed economico.