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BAAR (ZG) - Il gigante delle materie prime zughese Glencore ha registrato un calo della redditività nel primo semestre del 2019 a causa delle difficoltà delle sue miniere in Africa e delle tariffe delle sue materie prime. Tuttavia il gruppo si dice fiducioso per il resto dell'anno grazie al suo diversificato portafoglio.
L'utile operativo EBITDA corretto si è attestato a 5,6 miliardi di dollari (5,44 miliardi di franchi), in calo del 32% su base annua. L'utile netto è stato di 226 milioni contro i 2,8 miliardi di dollari nello stesso periodo di un anno fa.
Il fatturato, di 107,1 miliardi di dollari è rimasto quasi al livello dell'anno precedente (108,6 miliardi), indica una nota odierna.
«Ad eccezione dei nostri attivi nel rame in Africa e della miniera di Koniambo (in Nuova Caledonia, ndr) le nostre attività industriali nei metalli e nel carbone hanno registrato un margine EBITDA corretto robusto del 39%», sottolinea il CEO Ivan Glasenberg, citato nel comunicato.
Il gruppo con sede a Baar aveva già riconosciuto difficoltà sul primo continente in occasione del suo rapporto semestrale di produzione pubblicato la settimana scorsa. La direzione assicura di aver ormai stabilito una tabella di marcia "credibile" per migliorare la generazione di liquidità dei siti di Katanga e Mopani.
Doppiamente svantaggiata dai contratti di autoapprovigionamento a causa del calo dei prezzi del cobalto, la multinazionale prevede d'altra parte di sospendere entro la fine dell'anno le sue operazioni a Mutanda, nella Repubblica democratica del Congo.
«Siamo fiduciosi che le condizioni quadro per il business delle materie prime si svilupperanno a nostro favore», ha aggiunto Glasenberg.