Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/125516

<h2>SubmittedText<h2><p>Nei giorni scorsi il CEO di UBS Sergio Ermotti ha dichiarato che, a seguito della recente evoluzione politica in materia di segreto bancario (accordi fiscali e strategia del denaro pulito), sarebbero a rischio fino ad un quarto dei posti di lavoro sulla piazza finanziaria svizzera, vale a dire 20 000 a 25 000 impieghi.</p><p>Le dichiarazioni di Ermotti confermano quelle rilasciate in precedenza dal suo predecessore ai vertici di UBS, Oswald Grübel.</p><p>Il CEO di UBS ha inoltre deplorato la fretta dell'autorità politica nell'adeguarsi alle pretese UE, diventate sempre più pesanti dopo ogni cedimento sul fronte elvetico, quando si sarebbe potuto temporeggiare.</p><p>A lato di quanto sopra, il Consiglio d'Europa nei giorni scorsi ha votato una risoluzione in cui si prospetta l'aumento della pressione sui paradisi fiscali. In base alla lista stilata da una ONG, la Svizzera risulterebbe in cima alla graduatoria dei paradisi fiscali, ancora prima di Hong Kong o delle piazze asiatiche.</p><p>Chiedo pertanto al lodevole Consiglio federale:</p><p>1. Come commenta le dichiarazioni mediatiche dell'attuale e del precedente CEO di UBS, secondo cui la recente evoluzione politica in materia di segreto bancario, come pure la strategia del denaro pulito, metterebbero a rischio 20 000 a 25000 posti di lavoro sulla piazza finanziaria svizzera? Condivide questa stima? Se no, qual è la stima corretta a mente del Consiglio federale?</p><p>2. Nelle dichiarazioni in oggetto, viene pure stigmatizzata la velocità dell'autorità politica nell'adeguarsi alle pretese, peraltro sempre più ingorde, dell'UE. Qual è la posizione del Consiglio federale al proposito? Sarebbe stato possibile temporeggiare? Se no, perché? Se sì, per quale motivo non lo si è fatto?</p><p>3. Come valuta la risoluzione del Consiglio d'Europa contro i presunti paradisi fiscali, e come intende reagire alla lista, utilizzata nella stesura di tale risoluzione, che colloca impropriamente la Svizzera in testa ai paradisi fiscali?</p><p>4. Come valuta il fatto che la "strategia del denaro pulito", con ogni probabilità, resterà un unicum a livello mondiale?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Il settore finanziario svizzero offre attualmente circa 210 000 posti di lavoro, di cui 123 000 nel settore dei servizi finanziari. Gli indicatori disponibili al momento non mostrano che la strategia definita dal Consiglio federale a favore di una piazza finanziaria concorrenziale e conforme dal profilo fiscale comporterà la perdita di un quarto di questi posti. Gli indizi riguardanti i capitali esteri sinora defluiti fanno pensare che la reazione dei clienti esteri alla strategia in materia di mercati finanziari non dichiarato sia meno drastica rispetto a quanto si potesse temere. Tuttavia, è difficile dire per ora quali saranno le concrete ripercussioni dell'attuazione di tale strategia sul mercato del lavoro. </p><p>2. A causa delle proprie dimensioni e della propria posizione geografica, la Svizzera è caratterizzata da un'economia aperta e da un settore finanziario a vocazione internazionale. Di conseguenza il Consiglio federale deve tener conto, nel definire le condizioni quadro della propria politica economica e dei mercati finanziari, non solo di aspetti legati alla competitività, alla stabilità e all'integrità, ma anche del consenso internazionale nei confronti della piazza economica svizzera. Il Consiglio federale segue gli sviluppi in atto sul piano internazionale e nell'Unione europea, e li considera nell'elaborazione della propria strategia in materia di politica economica. Come puntualizzato nel rapporto del 16 dicembre 2009 sugli indirizzi strategici della politica svizzera in materia di mercati finanziari e nel documento del 22 febbraio 2012 sulla strategia per una piazza finanziaria concorrenziale e conforme dal profilo fiscale, per la piazza finanziaria il Consiglio federale adotta una strategia anticipatoria con il fine ultimo di tutelare gli interessi dell'economia svizzera in generale e di creare condizioni quadro vantaggiose. Con tale intento si sforza costantemente di conciliare i principi dello stato di diritto vigenti in Svizzera e, in particolare, la protezione della sfera privata, con le richieste di altri Stati riguardo a una corretta imposizione dei loro contribuenti. Nelle convenzioni concernenti l'imposta alla fonte si è tenuto conto di questi interessi.</p><p>3. La risoluzione dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa per una politica adeguata nei confronti dei paradisi fiscali contrasta su punti essenziali con la posizione del Consiglio federale. La risoluzione è alquanto unilaterale e i concetti in essa utilizzati (per esempio quello di "paradiso fiscale") difettano di una chiara definizione. Nel merito essa non porta grandi novità. Si limita a ripetere le esortazioni già formulate da altre organizzazioni, quali l'OCSE, il G-20 e il FMI, e inoltre rimanda a numerosi lavori in corso in ambito di politica fiscale multilaterale. In particolare, non è neppure certo che il Consiglio d'Europa disponga davvero della competenza per trattare i temi enumerati nella risoluzione. </p><p>Il Consiglio federale ritiene per vari motivi che la lista dei presunti paradisi fiscali, su cui poggia la risoluzione, sia un obiettivo mancato. La lista è stata allestita sulla base di indicazioni obsolete; non tiene conto, ad esempio, dei progressi compiuti dalla Svizzera dal 2009 a questa parte. Inoltre il metodo utilizzato per il suo allestimento è stato definito da un'organizzazione che difende interessi privati e non è stato sottoposto a un'istanza di verifica neutrale, al di sopra delle parti.</p><p>4. Il Consiglio federale ha stabilito che la Svizzera non deve servire da rifugio per capitali non dichiarati provenienti dall'estero. Persegue questo obiettivo con la propria strategia in materia di mercati finanziari, la quale poggia su tre pilastri, ovvero la conclusione di convenzioni sulle imposte alla fonte, la concessione di assistenza amministrativa e giudiziaria secondo gli standard internazionali e la precisazione degli obblighi di diligenza degli intermediari finanziari nell'ambito dell'accettazione di denaro. Gli sforzi sul piano internazionale nella lotta contro l'evasione fiscale sono stati intensificati a seguito della crisi finanziaria e del debito pubblico. Numerosi Stati introducono nuove misure e gli standard internazionali vengono ulteriormente sviluppati. Il Consiglio federale ha definito per la Svizzera una strategia che concilia l'interesse degli Stati partner ad attuare delle loro pretese fiscali e l'interesse dei clienti alla protezione della propria sfera privata, strategia che dovrebbe impedire abusi del segreto bancario.</p>  Risposta del Consiglio federale.