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Ci vorrà una conferenza di conciliazione per decidere che forma dare al controprogetto da affiancare all'iniziativa popolare "per imprese responsabili". Oggi il Consiglio degli Stati si è nuovamente espresso (28 voti a 17) per una versione 'light' che non istituisce obblighi più estesi di quelli previsti a livello internazionale, in particolare vigenti in seno all'Ue.
Con l'iniziativa, la cui raccomandazione di voto negativa è già stata approvata da entrambe le Camere, si chiede alle imprese con sede in Svizzera di rispettare anche all'estero i diritti umani riconosciuti e le norme ambientali internazionali. Le società potranno inoltre essere chiamate a rispondere anche per gli atti delle aziende che controllano economicamente senza parteciparvi sul piano operativo.
Ritiro dell'iniziativa solo se la spunta il controprogetto del Nazionale
Nel marzo scorso, la Camera del popolo aveva deciso di mantenere la sua controproposta, che va più lontano rispetto a quella del Consiglio federale e degli Stati. L'obiettivo è fare in modo che il comitato che ha lanciato l'iniziativa ritiri il proprio testo a vantaggio del controprogetto.
La controproposta del Nazionale concerne solo le società più grandi (fatturato di oltre 80 milioni, utile di almeno 40 milioni e 500 dipendenti; devono essere soddisfatti almeno due di questi tre criteri) e limiterebbe la loro responsabilità civile alle loro filiali controllate direttamente. La proposta contiene anche una procedura di conciliazione obbligatoria tra le parti prima dell'avvio di una procedura penale.
'Compatibile con gli standard internazionali'
Oggi in aula, i 'senatori' hanno preferito sostenere il controprogetto elaborato dal governo che si limita a chiedere alle multinazionali di riferire ogni anno sulla loro politica in materia di diritti umani e che contempla anche doveri di diligenza in materia di lavoro minorile ed estrazione di materie prime.
Tale soluzione, è stato ripetuto in aula anche dalla Consigliera federale Karin Keller-Sutter, è compatibile con gli standard internazionali e preserva una certa sicurezza del diritto. L'iniziativa, invece, istituisce un elemento del tutto nuovo, ossia la responsabilità delle case madri di grosse imprese per i danni causati all'estero da società controllate economicamente, ma non a livello operativo.
Vi è il rischio, ha dichiarato la ministra di giustizia e polizia, che vengano avviati procedimenti giudiziari sia nel Paese in cui opera la controllata che in quello in cui ha sede l'azienda madre: tutto ciò non solo crea insicurezza giuridica, ma rischia anche di costare posti di lavoro.
'Stare al passo con l'evoluzione nell'Ue'
A nome di una minoranza, Stefan Engler (Ppd/Gr) ha difeso in aula la soluzione escogitata dal Nazionale, spiegando che sempre più associazioni economiche, sia in Svizzera che all'estero, chiedono a gran voce regole più stringenti per tutti. Anche l'Ue, a detta del 'senatore' grigionese, si sta muovendo in quella direzione. Insomma, secondo Engler "non si può ignorare questa evoluzione".
A nome delle commissione, Beat Rieder (Ppd/Vs) ha replicato che in seno all'Ue si discute molto del tema, ma che finora non è stato deciso nulla. Ci vorranno anni, insomma, prima che vengano emanate disposizioni obbligatorie per tutti gli Stati membri. Tuttavia, se ciò dovesse accadere, grazie al controprogetto la Svizzera sarebbe pronta ad adeguare le proprie disposizioni interne.
Il controprogetto, se accolto dal popolo in un'eventuale votazione popolare, è in sintonia con le stesse direttive europee (che sono raccomandazioni e non hanno carattere obbligatorio, come indicato da Rieder in aula) in materia di responsabilità delle aziende all'estero in materia di rispetto dei diritti umani e di protezione dell'infanzia.