Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01177.jsonl.gz/674

BERNA - Si conclude oggi a Ginevra la 39esima sessione del Consiglio dei diritti umani dell'Onu, apertasi il 10 settembre. In una nota il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) sottolinea che la Svizzera «vi si è impegnata attivamente cogliendo varie opportunità di dialogo e dibattito al fine di sostenere i propri interessi e le proprie considerazioni».
«I diritti umani sono messi a repentaglio in tutto il mondo. A maggior ragione, dunque, l'impegno della Svizzera è fondamentale per garantirne il rispetto, la tutela e l'attuazione», scrive il dipartimento diretto da Ignazio Cassis.
In occasione del 70° anniversario della Convenzione per la prevenzione del genocidio il rappresentante elvetico nel Consiglio ha sottolineato «la responsabilità collettiva della comunità internazionale, che deve vigilare affinché questi crimini non siano solo puniti ma prevenuti», mentre durante uno scambio sul diritto all'acqua potabile e ai servizi igienici ha insistito sul fatto che l'accesso all’acqua «è un fattore chiave della resilienza delle popolazioni, fondamentale per evitarne lo spostamento».
In un dialogo su queste tematiche la Svizzera ha inoltre espresso la propria inquietudine per l'aumento dei casi di scomparsa e di detenzione arbitraria. Ha poi partecipato alla discussione annuale «sull'integrazione di una prospettiva di genere» nel lavoro degli organismi del Consiglio dei diritti umani incaricati di raccogliere documentazione e di indagare sulle violazioni dei diritti umani e del diritto umanitario.
La Confederazione si è infine impegnata in vari negoziati relativi a risoluzioni su temi specifici, come «la prevenzione della mortalità delle madri, la sicurezza dei giornalisti e la protezione dei diritti dei contadini».
La Svizzera ha anche partecipato ai dibattiti e ai negoziati concernenti le risoluzioni sulla situazione dei diritti umani in Paesi quali il Burundi, il Myanmar, la Repubblica democratica del Congo, la Siria e il Venezuela. In tale contesto ha fatto pressione affinché i meccanismi d'inchiesta internazionali documentino le violazioni del diritto internazionale. Questi meccanismi cercano di assicurare che i responsabili possano un giorno essere chiamati a rispondere penalmente dei loro atti.
Per la Svizzera si è trattato dell'ultima sessione del suo terzo mandato nel Consiglio dei diritti umani, organo intergovernativo composto di 47 Stati, mandato che si conclude il 31 dicembre 2018. Poi avrà lo statuto di osservatore. In questa posizione, anche senza avere diritto di voto, «continuerà a lavorare attivamente per il rispetto, la protezione e l'attuazione dei diritti umani, all'interno e all'esterno del Consiglio».