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Incarto n. 12.2012.175 Lugano 23 gennaio 2013 /fb In nome della Repubblica e Cantone Ticino La seconda Camera civile del Tribunale d'appello composta dei giudici: Epiney-Colombo, presidente, Bozzini e Fiscalini vicecancelliere: Bettelini sedente per statuire nella causa - inc. n. SO.2012.2363 della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 4 - promossa con istanza (tutela giurisdizionale nei casi manifesti ex art. 257 CPC) 4 giugno 2012 da AO 1 rappr. da RA 2 contro AP 1 rappr. da RA 1 chiedente l’espulsione della convenuta dai locali situati in __________ ad __________, domanda avversata dalla convenuta che, previa richiesta di concessione del gratuito patrocinio - inc. n. SO.2012.2877 della medesima Pretura -, ha postulato la reiezione dell’istanza; domande sulle quali il Pretore aggiunto si è pronunciato con decisione 14 settembre 2012, con cui ha respinto l’istanza di concessione del gratuito patrocinio ed accolto l’istanza di espulsione; ed ora sul reclamo rispettivamente sull’appello - con contestuale domanda di concessione del gratuito patrocinio per la procedura ricorsuale - entrambi datati 27 settembre 2012, con cui la convenuta chiede la riforma del querelato giudizio nel senso di accogliere l’istanza di concessione del gratuito patrocinio, rispettivamente di respingere l’istanza di espulsione, protestando spese e ripetibili di entrambe le sedi; mentre l'istante con osservazioni rispettivamente con un separato scritto, entrambi datati 28 dicembre 2012, postula la reiezione dell’appello pure con protesta di spese e ripetibili, rispettivamente si rimette sul reclamo al giudizio della scrivente Camera; richiamata la decisione 24 ottobre 2012 con cui la Camera ha accolto la domanda della convenuta volta all’ottenimento del gratuito patrocinio per la procedura d’appello; letti ed esaminati gli atti ed i documenti prodotti ritenuto in fatto e in diritto: 1. Almeno dal 1° giugno 2011 AP 1 convive con AO 1, a favore della quale la Commissione tutoriale regionale __________ aveva nominato l’avv. RA 2 quale rappresentante ex art. 386 cpv. 2 CC (cfr. doc. F), nei locali situati in __________ ad __________, di proprietà di quest’ultima. Non avendo essa dato seguito alla diffida di pagamento delle pigioni arretrate ex art. 257d CO inviatale il 21 marzo 2012 (doc. C) dal menzionato rappresentante della proprietaria, questi il 23 aprile 2012 (doc. D) le ha significato la disdetta del contratto di locazione per il successivo 31 maggio, poi tempestivamente contestata dalla controparte innanzi all’Ufficio di conciliazione. 2. Preso atto che AP 1 non aveva lasciato i locali occupati entro il 31 maggio 2012, con istanza 4 giugno 2012 (inc. n. SO.2012.2363), promossa nella procedura sommaria di tutela giurisdizionale nei casi manifesti ex art. 257 CPC, AO 1, rappresentata dall’avv. RA 2, ne ha chiesto l’espulsione immediata, rilevando come il contratto di locazione venuto in essere tra le parti in forma tacita il 1° agosto 2011 fosse stato validamente disdetto per mora della conduttrice, senza che l’ente locato fosse stato riconsegnato. 3. In occasione dell’udienza del 6 luglio 2012 la convenuta, oltre ad aver instato per la concessione del gratuito patrocinio (con esenzione dagli anticipi e dalle spese giudiziarie nonché l’assistenza giudiziaria da parte dell’avv. RA 1, inc. n. SO.2012.2363), si è opposta alla richiesta di espulsione sia per motivi d’ordine che di merito. Rilevato che con la particolare procedura adottata dalla controparte non era possibile nel caso concreto ottenere la sua espulsione, essa ha contestato che tra le parti fosse venuto in essere un contratto di locazione in forma tacita, tra loro essendosi in realtà instaurato un contratto di natura mista in base al quale in cambio dell’alloggio ricevuto si sarebbe presa cura dell’istante. E in ogni caso, come già evidenziato innanzi all’Ufficio di conciliazione, ha osservato che la disdetta notificata dall’avv. RA 2 - per altro contraria alla preminente volontà dell’istante - era priva di effetto in quanto eccedeva i poteri conferiti al rappresentante ex art. 386 cpv. 2 CC, rispettivamente inefficace non essendovi stata una sua situazione di mora e comunque abusiva siccome era stata data per aver essa in precedenza rifiutato le gravose modifiche contrattuali da lui formulate con effetto retroattivo; ammessa - ma non concessa - la validità della disdetta, si giustificava in ogni caso una protrazione per 4 anni. 4. Con la decisione 14 settembre 2012 qui oggetto di impugnativa, il Pretore aggiunto ha respinto l’istanza di concessione del gratuito patrocinio (dispositivo n. 1) ed ha accolto l’istanza di espulsione (dispositivi n. 2-5), caricando alla convenuta la tassa di giustizia e le spese di complessivi fr. 100.- nonché l’indennità di fr. 100.- (dispositivo n. 6). Il giudice di prime cure ha ritenuto non verosimile la contestazione della disdetta sollevata dalla convenuta avanti all’Ufficio di conciliazione: egli ha rilevato che tra le parti era effettivamente venuto in essere un contratto di locazione in forma tacita, la convenuta avendo ammesso di aver occupato i locali e avendo poi versato un acconto di fr. 500.- (doc. B) sulla pigione concordata a seguito dello scritto inviatole l’11 novembre 2011 (cfr. doc. E inc. UC), ed ha quindi riconosciuto la legittimazione dell’avv. RA 2 quale rappresentante ex art. 386 cpv. 2 CC dell’istante ad inoltrarle la disdetta a seguito della sua mora, la quale per altro escludeva qualsiasi protrazione; in via abbondanziale ha ritenuto che l’esito della lite sarebbe stato identico anche qualora si volesse ritenere che le parti fossero state legate da un contratto di comodato. Preso atto che l’intervento del legale della convenuta non era necessario, siccome la causa non presentava alcuna difficoltà particolare, alla stessa è infine stato negato il gratuito patrocinio. 5. Con il reclamo e l’appello - quest’ultimo con contestuale domanda di concessione del gratuito patrocinio per la procedura ricorsuale, nel frattempo accolta da questa Camera il 24 ottobre 2012 - entrambi datati 27 settembre 2012, la convenuta chiede di riformare il querelato giudizio nel senso di accogliere l’istanza di concessione del gratuito patrocinio, rispettivamente di respingere quella di espulsione. Essa ritiene che l’istanza di sfratto promossa nella procedura sommaria di tutela giurisdizionale nei casi manifesti doveva essere respinta in ordine, per il fatto che la disdetta straordinaria era in precedenza stata contestata innanzi all’Ufficio di conciliazione in modo non abusivo, siccome quella procedura le aveva impedito di far valere le prove a sostegno delle proprie tesi e in quanto i fatti rilevanti non erano immediatamente comprovabili e la situazione giuridica non era chiara. Al proposito, ribadisce dapprima che tra le parti non era venuto in essere né un contratto di comodato, né un contratto di locazione in forma tacita, non essendo vero che la corresponsione dell’importo di fr. 500.- costituisse una manifestazione di volontà da parte sua a stipulare il contratto di locazione alle condizioni proposte dall’avv. RA 2 con lo scritto dell’11 novembre 2011 (doc. E inc. UC), da lei mai accettato, e ciò nonostante questi avesse attribuito a quel versamento la qualifica di acconto. Ripropone quindi la tesi secondo cui la disdetta notificata dall’avv. RA 2 - per altro contraria alla preminente volontà dell’istante - era priva di effetto in quanto eccedeva i poteri conferiti al rappresentante ex art. 386 cpv. 2 CC, rispettivamente era inefficace non essendovi stata una sua situazione di mora e comunque abusiva siccome era stata data per aver essa in precedenza rifiutato le proposte contrattuali formulate con effetto retroattivo dal rappresentante; tanto più che se la stessa fosse anche stata valida, essa avrebbe avuto diritto a una protrazione del contratto di locazione per 4 anni. Per quanto riguarda il gratuito patrocinio nella sede pretorile, osserva invece che la sua concessione s’imponeva, oltre che per la sua situazione di indigenza e per il buon fondamento della sua resistenza in lite, per il fatto che l’intervento del suo legale era senz’altro necessario. 6. Della lettera 28 dicembre 2012 e delle osservazioni di pari data - queste ultime corredate di alcuni nuovi documenti, che tuttavia nelle cause rette dalla procedura ex art. 257 CPC sono inammissibili (TF 7 novembre 2012 4A_420/2012 consid. 5) - con cui l'istante postula la reiezione dell’appello, rispettivamente si rimette sul reclamo al giudizio della scrivente Camera, si dirà se e per quanto necessario, nei prossimi considerandi. 7. Giusta l’art. 257 CPC il giudice, salvo casi che qui non ricorrono (cpv. 2), accorda tutela giurisdizionale in procedura sommaria se i fatti sono incontestati o immediatamente comprovabili e la situazione giuridica è chiara (cpv. 1), fermo restando che se queste condizioni non sono date non entra nel merito (cpv. 3). In base alla più recente giurisprudenza del Tribunale federale (TF 30 ottobre 2012 4A_273/2012 consid. 5.1.1 destinata alla pubblicazione), un fatto è immediatamente comprovabile in base alla norma, se può essere accertato senza ritardi e senza dispendio particolare. La prova del fatto deve di regola essere portata mediante documenti (e l’ispezione oculare). La tutela giurisdizionale nei casi manifesti non soggiace a una limitazione del rigore probatorio: l’istante non può perciò limitarsi a rendere verosimile la sua pretesa, ma deve recarne la prova piena, così da creare chiarezza nei rapporti fattuali. Se la controparte contesta i fatti in modo verosimile, la tutela giurisdizionale nei casi manifesti non può essere accordata. Ciò sarà in particolare il caso laddove essa sostanzi e adduca in modo concludente obiezioni, che dal punto di vista fattuale non possano essere immediatamente confutate e siano atte a far vacillare il convincimento del giudice già formato in precedenza. Decisivo è in definitiva sapere se l’approfondito chiarimento delle obiezioni della parte convenuta possa mutare il convincimento del giudice circa l’avvenuta dimostrazione della pretesa dell’istante, così che esse non possano a priori essere considerate prive di rilevanza (cfr. pure II CCA 13 dicembre 2012 inc. n. 12.2012.190). 8. Con la procedura sommaria di tutela giurisdizionale nei casi manifesti ex art. 257 CPC è tra l’altro possibile ottenere anche l’espulsione di un conduttore dall’ente locato al termine del rapporto locativo (TF 10 aprile 2012 4A_87/2012 consid. 3.1.1). Nel caso in cui la disdetta del contratto di locazione sia nel frattempo stata oggetto di contestazione innanzi all’Ufficio di conciliazione, la dottrina e la giurisprudenza hanno però già avuto modo di stabilire che la tutela giurisdizionale nei casi manifesti può essere accordata solo se la contestazione appare priva di esito positivo ( Lachat, Procédure civile en matière de baux et loyers, p. 168 seg.) o se rappresenta una semplice domanda preliminare, come ad esempio la validità di una disdetta, rispetto all’esecuzione di un procedimento di espulsione in via sommaria ( Bisang, Neue Zivilprozessordnung: Neuerungen im Schlichtungsverfahren bzw. Mietprozess unter besonderer Berücksichtigung der Ausweisung, in: MRA 3/2010, p. 113 seg.). Nell’ambito del proprio giudizio il giudice chiamato a decidere sulla tutela giurisdizionale nei casi manifesti è pertanto tenuto a pronunciarsi sulla validità della disdetta, esaminando, a titolo pregiudiziale (II CCA 29 febbraio 2012 inc. n. 12.2011.225), se la contestazione sollevata dal conduttore sia verosimilmente fondata o se sia priva di fondamento (messaggio concernente il Codice di diritto processuale civile svizzero, in: FF 2006 p. 6724; H ohl, Procédure civile, Tome II, 2 a ed., n. 1442, 1448; II CCA 23 maggio 2011 inc. n. 12.2011.42, 9 giugno 2011 inc. n. 12.2011.74, 27 luglio 2011 inc. n. 12.2011.127, 17 agosto 2011 inc. n. 12.2011.122, 26 ottobre 2011 inc. n. 12.2011.153, 6 luglio 2012 inc. n. 12.2012.93, 21 agosto 2012 inc. n. 12.2012.129). In tali circostanze, non si può innanzitutto condividere la censura della convenuta secondo cui l’istanza di espulsione promossa dalla controparte nella procedura sommaria di tutela giurisdizionale nei casi manifesti doveva essere respinta già per il fatto che la disdetta era stata in precedenza contestata in modo non abusivo innanzi all’Ufficio di conciliazione. 9. Il fatto che la tutela giurisdizionale nei casi manifesti non soggiace a una limitazione del rigore probatorio fa - come detto (cfr. supra consid. 7) - sì che la stessa può essere accordata solo se l’istante ha recato la prova piena dei fatti rilevanti posti alla base della sua richiesta, da fornirsi di regola con i documenti o l’ispezione oculare. Parrebbe pertanto scontato che ciò non può di principio avvenire qualora - come nel caso di specie - l’istante si prevalga della conclusione di un contratto di locazione in forma tacita, contestata dalla controparte, in tal caso non essendovi in effetti alcun documento contrattuale (tanto più che in concreto agli atti è stato sì versato un contratto di locazione, ma privo della firma della convenuta, cfr. doc. A); resta ovviamente riservato il caso in cui l’effettiva venuta in essere del contratto possa essere pienamente dimostrata in altro modo. 9.1 Nella fattispecie, irricevibile la tesi sollevata per altro in modo contraddittorio dall’istante per la prima volta solo in questa sede (art. 317 cpv. 1 CPC) secondo cui la conclusione del contratto di locazione in forma tacita con la convenuta sarebbe avvenuta dopo una non meglio precisata discussione (osservazioni p. 4), invero nemmeno provata, si tratta di esaminare se la venuta in essere di quel contratto sia stata dimostrata dalla “ricevuta” sottoscritta il 29 dicembre 2011 dall’avv. RA 2, che nell’occasione aveva dichiarato “ di aver ricevuto dalla signora AP 1, tramite la signora AO 1 e versamento presso la Banca __________ l’importo di fr. 500.- a titolo di acconto per il contratto di locazione dell’abitazione di __________ ” (doc. B), e dal fatto che nella diffida di pagamento del 21 marzo 2012 (doc. C) questi abbia tra l’altro menzionato quell’acconto senza che la controparte avesse avuto da ridire. Vista la contestazione della convenuta, la quale, pur ammettendo il versamento, nega che lo stesso costituisca una manifestazione di volontà da parte sua a stipulare il contratto di locazione alle condizioni proposte dall’avv. RA 2 con lo scritto dell’11 novembre 2011 (doc. E inc. UC) e ciò nonostante quest’ultimo abbia attribuito a quel versamento la qualifica di acconto per il contratto di locazione, non si può ancora ritenere che in tal modo l’istante abbia fornito la prova piena dell’esistenza del contratto. I due documenti di cui essa si è prevalsa non sono innanzitutto stati sottoscritti dalla convenuta, ma recano solo la firma del rappresentante ex art. 386 cpv. 2 CC dell’istante. Il primo (doc. B), che ha funto da presupposto per il secondo (doc. C), costituisce oltretutto una semplice dichiarazione (cfr. Leu, Basler Kommentar, 3 ª ed., n. 3 ad art. 88 CO, il quale parla di “ Wissenserklärung ”), di parte. Ma soprattutto è il tenore di quel documento a non renderlo una prova sufficiente in questa procedura: dallo stesso risulta che l’avv. RA 2, sottoscrittore dello scritto, non ha ricevuto il denaro direttamente dalla convenuta che a quel momento gli avrebbe dichiarato di averlo versato a titolo di acconto; la somma è invece stata da lui ricevuta tramite l’istante, che l’aveva a sua volta ricevuta (o l’aveva poi fornita all’avv. RA 2) in forza di un versamento bancario, per cui il fatto che si trattasse di un acconto non risulta da un proprio accertamento personale, ma gli può essere stato riferito solo dall’istante stessa, che - non sentita in causa - non lo ha però confermato, oppure poteva essere desunto dal bonifico bancario, che però non è a sua volta stato versato agli atti: dovendosi in entrambi i casi ritenere che la dichiarazione di cui al doc. B non costituisce così una prova documentale diretta ma tutt’al più una prova mediata e indiziaria dell’avvenuta prestazione dell’acconto, la stessa non può essere considerata idonea ad ammettere l’esistenza di un caso manifesto (II CCA 13 dicembre 2012 inc. n. 12.2012.190) e ciò anche se la convenuta non ha obiettato al ricevimento del doc. C, circostanza questa a cui pure può essere attribuita solo una valenza indiziaria. Stando così le cose, poco importa se la convenuta non fosse a sua volta in chiaro sulla portata da attribuire a quel versamento, in Pretura avendolo considerato un pagamento “in vista della futura conclusione del contratto” o una “dimostrazione di buona volontà in vista di una futura conclusione di un contratto di locazione” (risposta p. 5; in tal senso pure la duplica a p. 2 del verbale 6 luglio 2012) e in questa sede avendolo invece definito un “contributo forfettario per sostenere i costi della vita in comune” (appello p. 9). 9.2 L’esito della lite non sarebbe in ogni caso stato diverso nemmeno quand’anche si volesse per ipotesi ammettere che il 29 dicembre 2011 la convenuta aveva effettivamente inteso versare un acconto di fr. 500.- per il contratto di locazione. Preso atto della richiesta dell’istante di farle sottoscrivere un contratto di locazione con una pigione mensile di fr. 800.- dal 1° agosto 2011 (cfr. doc. A), poi modificata l’11 ottobre 2011 nel senso della proposta di una pigione mensile di fr. 500.- fino al 31 dicembre 2011 e di fr. 800.- dopo quella data, la convenuta il 28 ottobre 2011 (doc. F inc. UC) ha in effetti formulato a titolo transattivo la controproposta di sottoscrivere dal 1° gennaio 2012 un contratto di locazione con una pigione di fr. 500.- precisando che la stessa sarebbe però decaduta in caso di mancata accettazione, al che l’istante con lettera 10 novembre 2011 (doc. E inc. UC) aveva poi ribadito la sua precedente proposta. In tali circostanze, dal solo fatto che la convenuta in epoca successiva, il 29 dicembre 2011, possa aver versato un acconto di fr. 500.- (cfr. doc. B) non si può ancora concludere che le parti si siano accordate proprio a favore del contratto proposto dall’istante piuttosto che di quello a favore della convenuta, entrambi per altro emblematicamente mai sottoscritti. Del resto, anche il particolare tenore del doc. B, che non indica a favore di quale di questi due contratti sia stato prestato l’acconto in questione, attesta questa situazione di incertezza. Non potendosi così ammettere con certezza - diversamente da quanto ritenuto dal Pretore aggiunto - un consenso delle parti sull’ammontare della pigione dovuta, che costituisce un essentialia negotii del contratto di locazione, si deve concludere, anche per questo motivo, per l’inesistenza di un tale contratto (DTF 119 II 347 consid. 5a; II CCA 30 gennaio 2012 inc. n. 12.2011.86). 9.3 Vista l’evidenziata incertezza circa l’effettiva venuta in essere di un contratto di locazione tra le parti, la convenuta ha in ogni caso pure ragione a lamentare il fatto che la particolare procedura di tutela giurisdizionale nei casi manifesti adottata dall’istante ed in particolare la limitazione dei mezzi di prova che essa comporta (DTF 138 III 123 consid. 2.1.2 e 2.1.6) - da cui tra l’altro il rifiuto del primo giudice di ammettere l’assunzione di alcuni testi e l’interrogatorio formale dell’istante presente all’udienza (cfr. ordinanza 27 agosto 2012), che nelle intenzioni della convenuta avrebbero tra l’altro potuto riferire proprio sui rapporti intercorsi tra le parti (cfr. risposta p. 9 e 12 e verbale 6 luglio 2012 p. 2 seg.) - le ha impedito di fatto di poter provare l’effettivo buon fondamento della sua obiezione, che nell’ambito di un procedimento ordinario essa avrebbe senz’altro potuto sottoporre a giudizio e che in forza di questa procedura, crescendo la decisione del Pretore aggiunto in giudicato materiale, non potrebbe da lei mai più essere sollevata (TF 30 ottobre 2012 4A_273/2012 consid. 5.1.1 destinata alla pubblicazione) in chiara violazione del suo diritto alla prova (cfr. II CCA 13 dicembre 2012 inc. n. 12.2012.190). 10. Contrariamente a quanto ritenuto a titolo abbondanziale dal Pretore aggiunto, nemmeno vi è poi ragione per ammettere che tra le parti fosse venuto in essere un contratto di comodato. A parte il fatto che nella prima sede la stessa istante aveva escluso che tra loro potesse essere venuto in essere un tale contratto (istanza p. 2 e replica a p. 1 del verbale 6 luglio 2012), si osserva in effetti che nessuna delle parti ha addotto in causa che l’eventuale contratto tra loro concluso potesse non essere di carattere oneroso, l’istante avendo preteso l’esistenza di un contratto di locazione e la convenuta avendo evidenziato l’instaurazione di un contratto sinallagmatico di natura mista in base al quale in cambio dell’alloggio ricevuto essa si sarebbe presa cura dell’istante (senza per altro essere mai stata in mora con quelle sue prestazioni assistenziali). Del resto l’eventuale venuta in essere di un contratto di comodato, a sua volta in forma tacita, nemmeno risultava da fatti incontestati o immediatamente comprovabili ai sensi dell’art. 257 CPC. 11. Ne discende, in accoglimento dell’appello, che l’istanza di tutela giurisdizionale nei casi manifesti formulata dall’istante sulla base della disdetta straordinaria del rapporto di locazione asseritamente venuto in essere in forma tacita tra le parti deve essere dichiarata irricevibile (art. 257 cpv. 3 CPC), senza che occorra approfondire più di tanto le altre censure d’appello, che per altro sarebbero state verosimilmente destinate all’insuccesso: non risulta in effetti che il rappresentante ex art. 386 cpv. 2 CC avv. RA 2 non fosse autorizzato a notificare la disdetta straordinaria di un contratto di locazione a tempo indeterminato (cfr. art. 421 n. 6 CC; Geiser, Basler Kommentar, 3 ª ed., n. 18 ad art. 421/422 CC), né che la disdetta da lui significata fosse contraria alla volontà dell’istante, tant’è che costei, comparsa personalmente all’udienza del 6 luglio 2012, si era allora riconfermata nell’istanza di espulsione (cfr. verbale p. 1); nulla permette poi di ritenere che la disdetta, significata per la mora della conduttrice, fosse invece stata data per il precedente rifiuto delle proposte contrattuali formulate dal rappresentante ex art. 386 cpv. 2 CC dell’istante; e nemmeno entra in considerazione, stante l’esistenza di una disdetta per mora, l’eventualità di una protrazione del contratto (art. 272a cpv. 1 lett. a CO). Gli oneri processuali e le ripetibili di entrambe le sedi, calcolate sulla base di un valore litigioso di fr. 28'800.-, seguono la soccombenza (art. 106 CPC), ritenuto che alla convenuta per la procedura di primo grado deve essere assegnata l’indennità attribuita a suo tempo alla controparte dal Pretore aggiunto, non contestata nel suo ammontare in questa sede. 12. Con il reclamo la convenuta chiede la riforma del querelato giudizio nel senso di accogliere l’istanza di concessione del gratuito patrocinio per la prima sede, respinta dal Pretore aggiunto per il fatto che l’intervento del suo legale non era necessario, siccome la causa non presentava alcuna difficoltà particolare. 12.1 In base alla dottrina e alla giurisprudenza sviluppata nell’ambito dell’art. 29 cpv. 3 Cost., il beneficio del gratuito patrocinio è concesso, beninteso qualora siano date le condizioni previste dalla legge, soltanto se l’assistenza legale è oggettivamente necessaria per tutelare i propri diritti, ossia quando il caso presenta una certa complessità tanto dal punto di vista fattuale quanto da quello giuridico, se gli interessi del richiedente sono toccati in maniera grave, se egli non è in grado di far fronte alle difficoltà della causa con atti propri e se la rappresentanza mediante un patrocinatore è oggettivamente imprescindibile per la salvaguardia dei suoi diritti ( Müller/Schefer, Grundrechte in der Schweiz, p. 901, 904 seg.; DTF 135 I 1 consid. 7.1, 130 I 180 consid. 2.2; III CCA 4 maggio 2011 inc. n. 13.2011.19). 12.2 Pacifica nel caso di specie l’esistenza dei due requisiti dell’art. 117 CPC per la concessione del gratuito patrocinio in prima istanza, quello dell’indigenza della convenuta (cfr. doc. J inc. UC) e - visto anche l’esito dell’appello - quello della parvenza di buon fondamento della sua resistenza in lite, non occorrono molte parole per confutare l’assunto del giudice di prime cure e concludere che nelle particolari circostanze - segnatamente in considerazione delle gravi conseguenze che l’espulsione avrebbe causato alla convenuta e delle molteplici e complesse tematiche fattuali e giuridiche oggetto della lite, di cui si è detto nei precedenti considerandi - la convenuta non fosse in grado di tutelare i suoi diritti con atti propri e l’intervento del suo legale fosse con ciò necessario. Del resto, proprio in considerazione di quelle stesse circostanze, questa Camera, con decisione 24 ottobre 2012, aveva già ritenuto di poter riconoscere alla convenuta il gratuito patrocinio per la procedura d’appello. 13. Nella procedura di reclamo in materia di gratuito patrocinio non vengono di principio prelevate spese processuali (art. 119 cpv. 6 CPC). Le ripetibili seguono invece la rispettiva soccombenza delle parti (art. 106 CPC), ritenuto che a carico dell’istante, soccombente in questa sede, non può tuttavia essere caricata alcuna indennità per ripetibili, essa essendosi rimessa sulla questione al giudizio della scrivente Camera (II CCA 10 febbraio 2012 inc. n. 12.2011.226) e non avendo contribuito con il proprio comportamento a provocare la decisione impugnata (cfr. per analogia, Cocchi/Trezzini, CPC-TI, m. 16 seg. ad art. 148). Le ripetibili devono così essere caricate allo Stato (cfr. per analogia, Cocchi/Trezzini, op. cit., m. 18 seg. ad art. 148). Per i quali motivi, richiamati l’art. 106 CPC e la TG decide I. In accoglimento del reclamo e dell’appello 27 settembre 2012 di AP 1, la decisione 14 settembre 2012 del Pretore aggiunto del Distretto di Lugano, sezione 4, è annullata e così riformata: 1. La domanda di gratuito patrocinio di AP 1 (inc. n. SO.2012.2877) è accolta. 2. L’istanza di espulsione di AO 1 (inc. n. SO.2012.2363) è irricevibile. 3. La tassa di giustizia e le spese di complessivi fr. 100.-, da anticipare dalla parte istante, restano a suo carico, con l’obbligo di rifondere alla convenuta fr. 100.- a titolo di indennità. II. Non si prelevano oneri processuali per la procedura di reclamo. Lo Stato del Cantone Ticino rifonderà alla reclamante fr. 200.- per ripetibili. III. Gli oneri processuali della procedura d’appello di complessivi fr. 100.- sono a carico dell’appellata, che rifonderà all’appellante fr. 1’000.- per ripetibili. IV. Notificazione: - - Comunicazione alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 4 Per la seconda Camera civile del Tribunale d’appello La presidente Il vicecancelliere Rimedi giuridici Nelle cause a carattere pecuniario è dato ricorso in materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF), se il valore litigioso ammonta a fr. 15'000.- nelle vertenze in materia di diritto del lavoro e di locazione e a fr. 30'000.- negli altri casi (art. 74 cpv. 1 LTF); per valori inferiori il ricorso è ammissibile se la controversia concerne una questione di diritto di importanza fondamentale (art. 74 cpv. 2 LTF). Qualora non sia dato il ricorso in materia civile è possibile proporre negli stessi termini ricorso sussidiario in materia costituzionale (art. 113, 117 LTF). La parte che intende impugnare una decisione sia con un ricorso ordinario sia con un ricorso in materia costituzionale deve presentare entrambi i ricorsi con una sola e medesima istanza (art. 119 LTF).

Incarto n. 12.2012.175 Incarto n. 12.2012.175

Incarto n. 12.2012.175 Lugano 23 gennaio 2013 /fb Lugano

Lugano 23 gennaio 2013 /fb

23 gennaio 2013 /fb In nome della Repubblica e Cantone Ticino In nome della Repubblica e Cantone Ticino

In nome della Repubblica e Cantone Ticino La seconda Camera civile del Tribunale d'appello La seconda Camera civile del Tribunale d'appello

La seconda Camera civile del Tribunale d'appello composta dei giudici: composta dei giudici:

composta dei giudici: Epiney-Colombo, presidente, Bozzini e Fiscalini Epiney-Colombo, presidente,

Epiney-Colombo, presidente, Bozzini e Fiscalini

Bozzini e Fiscalini vicecancelliere: vicecancelliere:

vicecancelliere: Bettelini Bettelini

Bettelini sedente per statuire nella causa - inc. n. SO.2012.2363 della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 4 - promossa con istanza (tutela giurisdizionale nei casi manifesti ex art. 257 CPC) 4 giugno 2012 da

sedente per statuire nella causa - inc. n. SO.2012.2363 della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 4 - promossa con istanza (tutela giurisdizionale nei casi manifesti ex art. 257 CPC) 4 giugno 2012 da AO 1 rappr. da RA 2 AO 1

AO 1 rappr. da RA 2

rappr. da RA 2 contro contro

contro AP 1 rappr. da RA 1 AP 1

AP 1 rappr. da RA 1

rappr. da RA 1 chiedente l’espulsione della convenuta dai locali situati in __________ ad __________, domanda avversata dalla convenuta che, previa richiesta di concessione del gratuito patrocinio - inc. n. SO.2012.2877 della medesima Pretura -, ha postulato la reiezione dell’istanza;

chiedente l’espulsione della convenuta dai locali situati in __________ ad __________, domanda avversata dalla convenuta che, previa richiesta di concessione del gratuito patrocinio - inc. n. SO.2012.2877 della medesima Pretura -, ha postulato la reiezione dell’istanza; domande sulle quali il Pretore aggiunto si è pronunciato con decisione 14 settembre 2012, con cui ha respinto l’istanza di concessione del gratuito patrocinio ed accolto l’istanza di espulsione;

domande sulle quali il Pretore aggiunto si è pronunciato con decisione 14 settembre 2012, con cui ha respinto l’istanza di concessione del gratuito patrocinio ed accolto l’istanza di espulsione; ed ora sul reclamo rispettivamente sull’appello - con contestuale domanda di concessione del gratuito patrocinio per la procedura ricorsuale - entrambi datati 27 settembre 2012, con cui la convenuta chiede la riforma del querelato giudizio nel senso di accogliere l’istanza di concessione del gratuito patrocinio, rispettivamente di respingere l’istanza di espulsione, protestando spese e ripetibili di entrambe le sedi;

ed ora sul reclamo rispettivamente sull’appello - con contestuale domanda di concessione del gratuito patrocinio per la procedura ricorsuale - entrambi datati 27 settembre 2012, con cui la convenuta chiede la riforma del querelato giudizio nel senso di accogliere l’istanza di concessione del gratuito patrocinio, rispettivamente di respingere l’istanza di espulsione, protestando spese e ripetibili di entrambe le sedi; mentre l'istante con osservazioni rispettivamente con un separato scritto, entrambi datati 28 dicembre 2012, postula la reiezione dell’appello pure con protesta di spese e ripetibili, rispettivamente si rimette sul reclamo al giudizio della scrivente Camera;

mentre l'istante con osservazioni rispettivamente con un separato scritto, entrambi datati 28 dicembre 2012, postula la reiezione dell’appello pure con protesta di spese e ripetibili, rispettivamente si rimette sul reclamo al giudizio della scrivente Camera; richiamata la decisione 24 ottobre 2012 con cui la Camera ha accolto la domanda della convenuta volta all’ottenimento del gratuito patrocinio per la procedura d’appello;

richiamata la decisione 24 ottobre 2012 con cui la Camera ha accolto la domanda della convenuta volta all’ottenimento del gratuito patrocinio per la procedura d’appello; letti ed esaminati gli atti ed i documenti prodotti

letti ed esaminati gli atti ed i documenti prodotti ritenuto

ritenuto in fatto e in diritto:

in fatto e in diritto: 1. Almeno dal 1° giugno 2011 AP 1 convive con AO 1, a favore della quale la Commissione tutoriale regionale __________ aveva nominato l’avv. RA 2 quale rappresentante ex art. 386 cpv. 2 CC (cfr. doc. F), nei locali situati in __________ ad __________, di proprietà di quest’ultima.

1. Almeno dal 1° giugno 2011 AP 1 convive con AO 1, a favore della quale la Commissione tutoriale regionale __________ aveva nominato l’avv. RA 2 quale rappresentante ex art. 386 cpv. 2 CC (cfr. doc. F), nei locali situati in __________ ad __________, di proprietà di quest’ultima. Non avendo essa dato seguito alla diffida di pagamento delle pigioni arretrate ex art. 257d CO inviatale il 21 marzo 2012 (doc. C) dal menzionato rappresentante della proprietaria, questi il 23 aprile 2012 (doc. D) le ha significato la disdetta del contratto di locazione per il successivo 31 maggio, poi tempestivamente contestata dalla controparte innanzi all’Ufficio di conciliazione.

Non avendo essa dato seguito alla diffida di pagamento delle pigioni arretrate ex art. 257d CO inviatale il 21 marzo 2012 (doc. C) dal menzionato rappresentante della proprietaria, questi il 23 aprile 2012 (doc. D) le ha significato la disdetta del contratto di locazione per il successivo 31 maggio, poi tempestivamente contestata dalla controparte innanzi all’Ufficio di conciliazione. 2. Preso atto che AP 1 non aveva lasciato i locali occupati entro il 31 maggio 2012, con istanza 4 giugno 2012 (inc. n. SO.2012.2363), promossa nella procedura sommaria di tutela giurisdizionale nei casi manifesti ex art. 257 CPC, AO 1, rappresentata dall’avv. RA 2, ne ha chiesto l’espulsione immediata, rilevando come il contratto di locazione venuto in essere tra le parti in forma tacita il 1° agosto 2011 fosse stato validamente disdetto per mora della conduttrice, senza che l’ente locato fosse stato riconsegnato.

2. Preso atto che AP 1 non aveva lasciato i locali occupati entro il 31 maggio 2012, con istanza 4 giugno 2012 (inc. n. SO.2012.2363), promossa nella procedura sommaria di tutela giurisdizionale nei casi manifesti ex art. 257 CPC, AO 1, rappresentata dall’avv. RA 2, ne ha chiesto l’espulsione immediata, rilevando come il contratto di locazione venuto in essere tra le parti in forma tacita il 1° agosto 2011 fosse stato validamente disdetto per mora della conduttrice, senza che l’ente locato fosse stato riconsegnato. 3. In occasione dell’udienza del 6 luglio 2012 la convenuta, oltre ad aver instato per la concessione del gratuito patrocinio (con esenzione dagli anticipi e dalle spese giudiziarie nonché l’assistenza giudiziaria da parte dell’avv. RA 1, inc. n. SO.2012.2363), si è opposta alla richiesta di espulsione sia per motivi d’ordine che di merito. Rilevato che con la particolare procedura adottata dalla controparte non era possibile nel caso concreto ottenere la sua espulsione, essa ha contestato che tra le parti fosse venuto in essere un contratto di locazione in forma tacita, tra loro essendosi in realtà instaurato un contratto di natura mista in base al quale in cambio dell’alloggio ricevuto si sarebbe presa cura dell’istante. E in ogni caso, come già evidenziato innanzi all’Ufficio di conciliazione, ha osservato che la disdetta notificata dall’avv. RA 2 - per altro contraria alla preminente volontà dell’istante - era priva di effetto in quanto eccedeva i poteri conferiti al rappresentante ex art. 386 cpv. 2 CC, rispettivamente inefficace non essendovi stata una sua situazione di mora e comunque abusiva siccome era stata data per aver essa in precedenza rifiutato le gravose modifiche contrattuali da lui formulate con effetto retroattivo; ammessa - ma non concessa - la validità della disdetta, si giustificava in ogni caso una protrazione per 4 anni.

3. In occasione dell’udienza del 6 luglio 2012 la convenuta, oltre ad aver instato per la concessione del gratuito patrocinio (con esenzione dagli anticipi e dalle spese giudiziarie nonché l’assistenza giudiziaria da parte dell’avv. RA 1, inc. n. SO.2012.2363), si è opposta alla richiesta di espulsione sia per motivi d’ordine che di merito. Rilevato che con la particolare procedura adottata dalla controparte non era possibile nel caso concreto ottenere la sua espulsione, essa ha contestato che tra le parti fosse venuto in essere un contratto di locazione in forma tacita, tra loro essendosi in realtà instaurato un contratto di natura mista in base al quale in cambio dell’alloggio ricevuto si sarebbe presa cura dell’istante. E in ogni caso, come già evidenziato innanzi all’Ufficio di conciliazione, ha osservato che la disdetta notificata dall’avv. RA 2 - per altro contraria alla preminente volontà dell’istante - era priva di effetto in quanto eccedeva i poteri conferiti al rappresentante ex art. 386 cpv. 2 CC, rispettivamente inefficace non essendovi stata una sua situazione di mora e comunque abusiva siccome era stata data per aver essa in precedenza rifiutato le gravose modifiche contrattuali da lui formulate con effetto retroattivo; ammessa - ma non concessa - la validità della disdetta, si giustificava in ogni caso una protrazione per 4 anni. 4. Con la decisione 14 settembre 2012 qui oggetto di impugnativa, il Pretore aggiunto ha respinto l’istanza di concessione del gratuito patrocinio (dispositivo n. 1) ed ha accolto l’istanza di espulsione (dispositivi n. 2-5), caricando alla convenuta la tassa di giustizia e le spese di complessivi fr. 100.- nonché l’indennità di fr. 100.- (dispositivo n. 6). Il giudice di prime cure ha ritenuto non verosimile la contestazione della disdetta sollevata dalla convenuta avanti all’Ufficio di conciliazione: egli ha rilevato che tra le parti era effettivamente venuto in essere un contratto di locazione in forma tacita, la convenuta avendo ammesso di aver occupato i locali e avendo poi versato un acconto di fr. 500.- (doc. B) sulla pigione concordata a seguito dello scritto inviatole l’11 novembre 2011 (cfr. doc. E inc. UC), ed ha quindi riconosciuto la legittimazione dell’avv. RA 2 quale rappresentante ex art. 386 cpv. 2 CC dell’istante ad inoltrarle la disdetta a seguito della sua mora, la quale per altro escludeva qualsiasi protrazione; in via abbondanziale ha ritenuto che l’esito della lite sarebbe stato identico anche qualora si volesse ritenere che le parti fossero state legate da un contratto di comodato. Preso atto che l’intervento del legale della convenuta non era necessario, siccome la causa non presentava alcuna difficoltà particolare, alla stessa è infine stato negato il gratuito patrocinio.

4. Con la decisione 14 settembre 2012 qui oggetto di impugnativa, il Pretore aggiunto ha respinto l’istanza di concessione del gratuito patrocinio (dispositivo n. 1) ed ha accolto l’istanza di espulsione (dispositivi n. 2-5), caricando alla convenuta la tassa di giustizia e le spese di complessivi fr. 100.- nonché l’indennità di fr. 100.- (dispositivo n. 6). Il giudice di prime cure ha ritenuto non verosimile la contestazione della disdetta sollevata dalla convenuta avanti all’Ufficio di conciliazione: egli ha rilevato che tra le parti era effettivamente venuto in essere un contratto di locazione in forma tacita, la convenuta avendo ammesso di aver occupato i locali e avendo poi versato un acconto di fr. 500.- (doc. B) sulla pigione concordata a seguito dello scritto inviatole l’11 novembre 2011 (cfr. doc. E inc. UC), ed ha quindi riconosciuto la legittimazione dell’avv. RA 2 quale rappresentante ex art. 386 cpv. 2 CC dell’istante ad inoltrarle la disdetta a seguito della sua mora, la quale per altro escludeva qualsiasi protrazione; in via abbondanziale ha ritenuto che l’esito della lite sarebbe stato identico anche qualora si volesse ritenere che le parti fossero state legate da un contratto di comodato. Preso atto che l’intervento del legale della convenuta non era necessario, siccome la causa non presentava alcuna difficoltà particolare, alla stessa è infine stato negato il gratuito patrocinio. 5. Con il reclamo e l’appello - quest’ultimo con contestuale domanda di concessione del gratuito patrocinio per la procedura ricorsuale, nel frattempo accolta da questa Camera il 24 ottobre 2012 - entrambi datati 27 settembre 2012, la convenuta chiede di riformare il querelato giudizio nel senso di accogliere l’istanza di concessione del gratuito patrocinio, rispettivamente di respingere quella di espulsione. Essa ritiene che l’istanza di sfratto promossa nella procedura sommaria di tutela giurisdizionale nei casi manifesti doveva essere respinta in ordine, per il fatto che la disdetta straordinaria era in precedenza stata contestata innanzi all’Ufficio di conciliazione in modo non abusivo, siccome quella procedura le aveva impedito di far valere le prove a sostegno delle proprie tesi e in quanto i fatti rilevanti non erano immediatamente comprovabili e la situazione giuridica non era chiara. Al proposito, ribadisce dapprima che tra le parti non era venuto in essere né un contratto di comodato, né un contratto di locazione in forma tacita, non essendo vero che la corresponsione dell’importo di fr. 500.- costituisse una manifestazione di volontà da parte sua a stipulare il contratto di locazione alle condizioni proposte dall’avv. RA 2 con lo scritto dell’11 novembre 2011 (doc. E inc. UC), da lei mai accettato, e ciò nonostante questi avesse attribuito a quel versamento la qualifica di acconto. Ripropone quindi la tesi secondo cui la disdetta notificata dall’avv. RA 2 - per altro contraria alla preminente volontà dell’istante - era priva di effetto in quanto eccedeva i poteri conferiti al rappresentante ex art. 386 cpv. 2 CC, rispettivamente era inefficace non essendovi stata una sua situazione di mora e comunque abusiva siccome era stata data per aver essa in precedenza rifiutato le proposte contrattuali formulate con effetto retroattivo dal rappresentante; tanto più che se la stessa fosse anche stata valida, essa avrebbe avuto diritto a una protrazione del contratto di locazione per 4 anni. Per quanto riguarda il gratuito patrocinio nella sede pretorile, osserva invece che la sua concessione s’imponeva, oltre che per la sua situazione di indigenza e per il buon fondamento della sua resistenza in lite, per il fatto che l’intervento del suo legale era senz’altro necessario.

5. Con il reclamo e l’appello - quest’ultimo con contestuale domanda di concessione del gratuito patrocinio per la procedura ricorsuale, nel frattempo accolta da questa Camera il 24 ottobre 2012 - entrambi datati 27 settembre 2012, la convenuta chiede di riformare il querelato giudizio nel senso di accogliere l’istanza di concessione del gratuito patrocinio, rispettivamente di respingere quella di espulsione. Essa ritiene che l’istanza di sfratto promossa nella procedura sommaria di tutela giurisdizionale nei casi manifesti doveva essere respinta in ordine, per il fatto che la disdetta straordinaria era in precedenza stata contestata innanzi all’Ufficio di conciliazione in modo non abusivo, siccome quella procedura le aveva impedito di far valere le prove a sostegno delle proprie tesi e in quanto i fatti rilevanti non erano immediatamente comprovabili e la situazione giuridica non era chiara. Al proposito, ribadisce dapprima che tra le parti non era venuto in essere né un contratto di comodato, né un contratto di locazione in forma tacita, non essendo vero che la corresponsione dell’importo di fr. 500.- costituisse una manifestazione di volontà da parte sua a stipulare il contratto di locazione alle condizioni proposte dall’avv. RA 2 con lo scritto dell’11 novembre 2011 (doc. E inc. UC), da lei mai accettato, e ciò nonostante questi avesse attribuito a quel versamento la qualifica di acconto. Ripropone quindi la tesi secondo cui la disdetta notificata dall’avv. RA 2 - per altro contraria alla preminente volontà dell’istante - era priva di effetto in quanto eccedeva i poteri conferiti al rappresentante ex art. 386 cpv. 2 CC, rispettivamente era inefficace non essendovi stata una sua situazione di mora e comunque abusiva siccome era stata data per aver essa in precedenza rifiutato le proposte contrattuali formulate con effetto retroattivo dal rappresentante; tanto più che se la stessa fosse anche stata valida, essa avrebbe avuto diritto a una protrazione del contratto di locazione per 4 anni. Per quanto riguarda il gratuito patrocinio nella sede pretorile, osserva invece che la sua concessione s’imponeva, oltre che per la sua situazione di indigenza e per il buon fondamento della sua resistenza in lite, per il fatto che l’intervento del suo legale era senz’altro necessario. 6. Della lettera 28 dicembre 2012 e delle osservazioni di pari data - queste ultime corredate di alcuni nuovi documenti, che tuttavia nelle cause rette dalla procedura ex art. 257 CPC sono inammissibili (TF 7 novembre 2012 4A_420/2012 consid. 5) - con cui l'istante postula la reiezione dell’appello, rispettivamente si rimette sul reclamo al giudizio della scrivente Camera, si dirà se e per quanto necessario, nei prossimi considerandi.

6. Della lettera 28 dicembre 2012 e delle osservazioni di pari data - queste ultime corredate di alcuni nuovi documenti, che tuttavia nelle cause rette dalla procedura ex art. 257 CPC sono inammissibili (TF 7 novembre 2012 4A_420/2012 consid. 5) - con cui l'istante postula la reiezione dell’appello, rispettivamente si rimette sul reclamo al giudizio della scrivente Camera, si dirà se e per quanto necessario, nei prossimi considerandi. 7. Giusta l’art. 257 CPC il giudice, salvo casi che qui non ricorrono (cpv. 2), accorda tutela giurisdizionale in procedura sommaria se i fatti sono incontestati o immediatamente comprovabili e la situazione giuridica è chiara (cpv. 1), fermo restando che se queste condizioni non sono date non entra nel merito (cpv. 3).

7. Giusta l’art. 257 CPC il giudice, salvo casi che qui non ricorrono (cpv. 2), accorda tutela giurisdizionale in procedura sommaria se i fatti sono incontestati o immediatamente comprovabili e la situazione giuridica è chiara (cpv. 1), fermo restando che se queste condizioni non sono date non entra nel merito (cpv. 3). In base alla più recente giurisprudenza del Tribunale federale (TF 30 ottobre 2012 4A_273/2012 consid. 5.1.1 destinata alla pubblicazione), un fatto è immediatamente comprovabile in base alla norma, se può essere accertato senza ritardi e senza dispendio particolare. La prova del fatto deve di regola essere portata mediante documenti (e l’ispezione oculare). La tutela giurisdizionale nei casi manifesti non soggiace a una limitazione del rigore probatorio: l’istante non può perciò limitarsi a rendere verosimile la sua pretesa, ma deve recarne la prova piena, così da creare chiarezza nei rapporti fattuali. Se la controparte contesta i fatti in modo verosimile, la tutela giurisdizionale nei casi manifesti non può essere accordata. Ciò sarà in particolare il caso laddove essa sostanzi e adduca in modo concludente obiezioni, che dal punto di vista fattuale non possano essere immediatamente confutate e siano atte a far vacillare il convincimento del giudice già formato in precedenza. Decisivo è in definitiva sapere se l’approfondito chiarimento delle obiezioni della parte convenuta possa mutare il convincimento del giudice circa l’avvenuta dimostrazione della pretesa dell’istante, così che esse non possano a priori essere considerate prive di rilevanza (cfr. pure II CCA 13 dicembre 2012 inc. n. 12.2012.190).

In base alla più recente giurisprudenza del Tribunale federale (TF 30 ottobre 2012 4A_273/2012 consid. 5.1.1 destinata alla pubblicazione), un fatto è immediatamente comprovabile in base alla norma, se può essere accertato senza ritardi e senza dispendio particolare. La prova del fatto deve di regola essere portata mediante documenti (e l’ispezione oculare). La tutela giurisdizionale nei casi manifesti non soggiace a una limitazione del rigore probatorio: l’istante non può perciò limitarsi a rendere verosimile la sua pretesa, ma deve recarne la prova piena, così da creare chiarezza nei rapporti fattuali. Se la controparte contesta i fatti in modo verosimile, la tutela giurisdizionale nei casi manifesti non può essere accordata. Ciò sarà in particolare il caso laddove essa sostanzi e adduca in modo concludente obiezioni, che dal punto di vista fattuale non possano essere immediatamente confutate e siano atte a far vacillare il convincimento del giudice già formato in precedenza. Decisivo è in definitiva sapere se l’approfondito chiarimento delle obiezioni della parte convenuta possa mutare il convincimento del giudice circa l’avvenuta dimostrazione della pretesa dell’istante, così che esse non possano a priori essere considerate prive di rilevanza (cfr. pure II CCA 13 dicembre 2012 inc. n. 12.2012.190). 8. Con la procedura sommaria di tutela giurisdizionale nei casi manifesti ex art. 257 CPC è tra l’altro possibile ottenere anche l’espulsione di un conduttore dall’ente locato al termine del rapporto locativo (TF 10 aprile 2012 4A_87/2012 consid. 3.1.1).

8. Con la procedura sommaria di tutela giurisdizionale nei casi manifesti ex art. 257 CPC è tra l’altro possibile ottenere anche l’espulsione di un conduttore dall’ente locato al termine del rapporto locativo (TF 10 aprile 2012 4A_87/2012 consid. 3.1.1). Nel caso in cui la disdetta del contratto di locazione sia nel frattempo stata oggetto di contestazione innanzi all’Ufficio di conciliazione, la dottrina e la giurisprudenza hanno però già avuto modo di stabilire che la tutela giurisdizionale nei casi manifesti può essere accordata solo se la contestazione appare priva di esito positivo ( Lachat, Procédure civile en matière de baux et loyers, p. 168 seg.) o se rappresenta una semplice domanda preliminare, come ad esempio la validità di una disdetta, rispetto all’esecuzione di un procedimento di espulsione in via sommaria ( Bisang, Neue Zivilprozessordnung: Neuerungen im Schlichtungsverfahren bzw. Mietprozess unter besonderer Berücksichtigung der Ausweisung, in: MRA 3/2010, p. 113 seg.). Nell’ambito del proprio giudizio il giudice chiamato a decidere sulla tutela giurisdizionale nei casi manifesti è pertanto tenuto a pronunciarsi sulla validità della disdetta, esaminando, a titolo pregiudiziale (II CCA 29 febbraio 2012 inc. n. 12.2011.225), se la contestazione sollevata dal conduttore sia verosimilmente fondata o se sia priva di fondamento (messaggio concernente il Codice di diritto processuale civile svizzero, in: FF 2006 p. 6724; H ohl, Procédure civile, Tome II, 2 a ed., n. 1442, 1448; II CCA 23 maggio 2011 inc. n. 12.2011.42, 9 giugno 2011 inc. n. 12.2011.74, 27 luglio 2011 inc. n. 12.2011.127, 17 agosto 2011 inc. n. 12.2011.122, 26 ottobre 2011 inc. n. 12.2011.153, 6 luglio 2012 inc. n. 12.2012.93, 21 agosto 2012 inc. n. 12.2012.129).

Nel caso in cui la disdetta del contratto di locazione sia nel frattempo stata oggetto di contestazione innanzi all’Ufficio di conciliazione, la dottrina e la giurisprudenza hanno però già avuto modo di stabilire che la tutela giurisdizionale nei casi manifesti può essere accordata solo se la contestazione appare priva di esito positivo ( Lachat, Procédure civile en matière de baux et loyers, p. 168 seg.) o se rappresenta una semplice domanda preliminare, come ad esempio la validità di una disdetta, rispetto all’esecuzione di un procedimento di espulsione in via sommaria ( Bisang, Neue Zivilprozessordnung: Neuerungen im Schlichtungsverfahren bzw. Mietprozess unter besonderer Berücksichtigung der Ausweisung, in: MRA 3/2010, p. 113 seg.). Nell’ambito del proprio giudizio il giudice chiamato a decidere sulla tutela giurisdizionale nei casi manifesti è pertanto tenuto a pronunciarsi sulla validità della disdetta, esaminando, a titolo pregiudiziale (II CCA 29 febbraio 2012 inc. n. 12.2011.225), se la contestazione sollevata dal conduttore sia verosimilmente fondata o se sia priva di fondamento (messaggio concernente il Codice di diritto processuale civile svizzero, in: FF 2006 p. 6724; H ohl, Procédure civile, Tome II, 2 a ed., n. 1442, 1448; II CCA 23 maggio 2011 inc. n. 12.2011.42, 9 giugno 2011 inc. n. 12.2011.74, 27 luglio 2011 inc. n. 12.2011.127, 17 agosto 2011 inc. n. 12.2011.122, 26 ottobre 2011 inc. n. 12.2011.153, 6 luglio 2012 inc. n. 12.2012.93, 21 agosto 2012 inc. n. 12.2012.129). Lachat Bisang ohl In tali circostanze, non si può innanzitutto condividere la censura della convenuta secondo cui l’istanza di espulsione promossa dalla controparte nella procedura sommaria di tutela giurisdizionale nei casi manifesti doveva essere respinta già per il fatto che la disdetta era stata in precedenza contestata in modo non abusivo innanzi all’Ufficio di conciliazione.

In tali circostanze, non si può innanzitutto condividere la censura della convenuta secondo cui l’istanza di espulsione promossa dalla controparte nella procedura sommaria di tutela giurisdizionale nei casi manifesti doveva essere respinta già per il fatto che la disdetta era stata in precedenza contestata in modo non abusivo innanzi all’Ufficio di conciliazione. 9. Il fatto che la tutela giurisdizionale nei casi manifesti non soggiace a una limitazione del rigore probatorio fa - come detto (cfr. supra consid. 7) - sì che la stessa può essere accordata solo se l’istante ha recato la prova piena dei fatti rilevanti posti alla base della sua richiesta, da fornirsi di regola con i documenti o l’ispezione oculare. Parrebbe pertanto scontato che ciò non può di principio avvenire qualora - come nel caso di specie - l’istante si prevalga della conclusione di un contratto di locazione in forma tacita, contestata dalla controparte, in tal caso non essendovi in effetti alcun documento contrattuale (tanto più che in concreto agli atti è stato sì versato un contratto di locazione, ma privo della firma della convenuta, cfr. doc. A); resta ovviamente riservato il caso in cui l’effettiva venuta in essere del contratto possa essere pienamente dimostrata in altro modo.

9. Il fatto che la tutela giurisdizionale nei casi manifesti non soggiace a una limitazione del rigore probatorio fa - come detto (cfr. supra consid. 7) - sì che la stessa può essere accordata solo se l’istante ha recato la prova piena dei fatti rilevanti posti alla base della sua richiesta, da fornirsi di regola con i documenti o l’ispezione oculare. Parrebbe pertanto scontato che ciò non può di principio avvenire qualora - come nel caso di specie - l’istante si prevalga della conclusione di un contratto di locazione in forma tacita, contestata dalla controparte, in tal caso non essendovi in effetti alcun documento contrattuale (tanto più che in concreto agli atti è stato sì versato un contratto di locazione, ma privo della firma della convenuta, cfr. doc. A); resta ovviamente riservato il caso in cui l’effettiva venuta in essere del contratto possa essere pienamente dimostrata in altro modo. 9.1 Nella fattispecie, irricevibile la tesi sollevata per altro in modo contraddittorio dall’istante per la prima volta solo in questa sede (art. 317 cpv. 1 CPC) secondo cui la conclusione del contratto di locazione in forma tacita con la convenuta sarebbe avvenuta dopo una non meglio precisata discussione (osservazioni p. 4), invero nemmeno provata, si tratta di esaminare se la venuta in essere di quel contratto sia stata dimostrata dalla “ricevuta” sottoscritta il 29 dicembre 2011 dall’avv. RA 2, che nell’occasione aveva dichiarato “ di aver ricevuto dalla signora AP 1, tramite la signora AO 1 e versamento presso la Banca __________ l’importo di fr. 500.- a titolo di acconto per il contratto di locazione dell’abitazione di __________ ” (doc. B), e dal fatto che nella diffida di pagamento del 21 marzo 2012 (doc. C) questi abbia tra l’altro menzionato quell’acconto senza che la controparte avesse avuto da ridire. Vista la contestazione della convenuta, la quale, pur ammettendo il versamento, nega che lo stesso costituisca una manifestazione di volontà da parte sua a stipulare il contratto di locazione alle condizioni proposte dall’avv. RA 2 con lo scritto dell’11 novembre 2011 (doc. E inc. UC) e ciò nonostante quest’ultimo abbia attribuito a quel versamento la qualifica di acconto per il contratto di locazione, non si può ancora ritenere che in tal modo l’istante abbia fornito la prova piena dell’esistenza del contratto. I due documenti di cui essa si è prevalsa non sono innanzitutto stati sottoscritti dalla convenuta, ma recano solo la firma del rappresentante ex art. 386 cpv. 2 CC dell’istante. Il primo (doc. B), che ha funto da presupposto per il secondo (doc. C), costituisce oltretutto una semplice dichiarazione (cfr. Leu, Basler Kommentar, 3 ª ed., n. 3 ad art. 88 CO, il quale parla di “ Wissenserklärung ”), di parte. Ma soprattutto è il tenore di quel documento a non renderlo una prova sufficiente in questa procedura: dallo stesso risulta che l’avv. RA 2, sottoscrittore dello scritto, non ha ricevuto il denaro direttamente dalla convenuta che a quel momento gli avrebbe dichiarato di averlo versato a titolo di acconto; la somma è invece stata da lui ricevuta tramite l’istante, che l’aveva a sua volta ricevuta (o l’aveva poi fornita all’avv. RA 2) in forza di un versamento bancario, per cui il fatto che si trattasse di un acconto non risulta da un proprio accertamento personale, ma gli può essere stato riferito solo dall’istante stessa, che - non sentita in causa - non lo ha però confermato, oppure poteva essere desunto dal bonifico bancario, che però non è a sua volta stato versato agli atti: dovendosi in entrambi i casi ritenere che la dichiarazione di cui al doc. B non costituisce così una prova documentale diretta ma tutt’al più una prova mediata e indiziaria dell’avvenuta prestazione dell’acconto, la stessa non può essere considerata idonea ad ammettere l’esistenza di un caso manifesto (II CCA 13 dicembre 2012 inc. n. 12.2012.190) e ciò anche se la convenuta non ha obiettato al ricevimento del doc. C, circostanza questa a cui pure può essere attribuita solo una valenza indiziaria. Stando così le cose, poco importa se la convenuta non fosse a sua volta in chiaro sulla portata da attribuire a quel versamento, in Pretura avendolo considerato un pagamento “in vista della futura conclusione del contratto” o una “dimostrazione di buona volontà in vista di una futura conclusione di un contratto di locazione” (risposta p. 5; in tal senso pure la duplica a p. 2 del verbale 6 luglio 2012) e in questa sede avendolo invece definito un “contributo forfettario per sostenere i costi della vita in comune” (appello p. 9).

9.1 Nella fattispecie, irricevibile la tesi sollevata per altro in modo contraddittorio dall’istante per la prima volta solo in questa sede (art. 317 cpv. 1 CPC) secondo cui la conclusione del contratto di locazione in forma tacita con la convenuta sarebbe avvenuta dopo una non meglio precisata discussione (osservazioni p. 4), invero nemmeno provata, si tratta di esaminare se la venuta in essere di quel contratto sia stata dimostrata dalla “ricevuta” sottoscritta il 29 dicembre 2011 dall’avv. RA 2, che nell’occasione aveva dichiarato “ di aver ricevuto dalla signora AP 1, tramite la signora AO 1 e versamento presso la Banca __________ l’importo di fr. 500.- a titolo di acconto per il contratto di locazione dell’abitazione di __________ ” (doc. B), e dal fatto che nella diffida di pagamento del 21 marzo 2012 (doc. C) questi abbia tra l’altro menzionato quell’acconto senza che la controparte avesse avuto da ridire. Vista la contestazione della convenuta, la quale, pur ammettendo il versamento, nega che lo stesso costituisca una manifestazione di volontà da parte sua a stipulare il contratto di locazione alle condizioni proposte dall’avv. RA 2 con lo scritto dell’11 novembre 2011 (doc. E inc. UC) e ciò nonostante quest’ultimo abbia attribuito a quel versamento la qualifica di acconto per il contratto di locazione, non si può ancora ritenere che in tal modo l’istante abbia fornito la prova piena dell’esistenza del contratto. I due documenti di cui essa si è prevalsa non sono innanzitutto stati sottoscritti dalla convenuta, ma recano solo la firma del rappresentante ex art. 386 cpv. 2 CC dell’istante. Il primo (doc. B), che ha funto da presupposto per il secondo (doc. C), costituisce oltretutto una semplice dichiarazione (cfr. Leu, Basler Kommentar, 3 Leu ª ed., n. 3 ad art. 88 CO, il quale parla di “ Wissenserklärung ”), di parte. Ma soprattutto è il tenore di quel documento a non renderlo una prova sufficiente in questa procedura: dallo stesso risulta che l’avv. RA 2, sottoscrittore dello scritto, non ha ricevuto il denaro direttamente dalla convenuta che a quel momento gli avrebbe dichiarato di averlo versato a titolo di acconto; la somma è invece stata da lui ricevuta tramite l’istante, che l’aveva a sua volta ricevuta (o l’aveva poi fornita all’avv. RA 2) in forza di un versamento bancario, per cui il fatto che si trattasse di un acconto non risulta da un proprio accertamento personale, ma gli può essere stato riferito solo dall’istante stessa, che - non sentita in causa - non lo ha però confermato, oppure poteva essere desunto dal bonifico bancario, che però non è a sua volta stato versato agli atti: dovendosi in entrambi i casi ritenere che la dichiarazione di cui al doc. B non costituisce così una prova documentale diretta ma tutt’al più una prova mediata e indiziaria dell’avvenuta prestazione dell’acconto, la stessa non può essere considerata idonea ad ammettere l’esistenza di un caso manifesto (II CCA 13 dicembre 2012 inc. n. 12.2012.190) e ciò anche se la convenuta non ha obiettato al ricevimento del doc. C, circostanza questa a cui pure può essere attribuita solo una valenza indiziaria. Stando così le cose, poco importa se la convenuta non fosse a sua volta in chiaro sulla portata da attribuire a quel versamento, in Pretura avendolo considerato un pagamento “in vista della futura conclusione del contratto” o una “dimostrazione di buona volontà in vista di una futura conclusione di un contratto di locazione” (risposta p. 5; in tal senso pure la duplica a p. 2 del verbale 6 luglio 2012) e in questa sede avendolo invece definito un “contributo forfettario per sostenere i costi della vita in comune” (appello p. 9). 9.2 L’esito della lite non sarebbe in ogni caso stato diverso nemmeno quand’anche si volesse per ipotesi ammettere che il 29 dicembre 2011 la convenuta aveva effettivamente inteso versare un acconto di fr. 500.- per il contratto di locazione. Preso atto della richiesta dell’istante di farle sottoscrivere un contratto di locazione con una pigione mensile di fr. 800.- dal 1° agosto 2011 (cfr. doc. A), poi modificata l’11 ottobre 2011 nel senso della proposta di una pigione mensile di fr. 500.- fino al 31 dicembre 2011 e di fr. 800.- dopo quella data, la convenuta il 28 ottobre 2011 (doc. F inc. UC) ha in effetti formulato a titolo transattivo la controproposta di sottoscrivere dal 1° gennaio 2012 un contratto di locazione con una pigione di fr. 500.- precisando che la stessa sarebbe però decaduta in caso di mancata accettazione, al che l’istante con lettera 10 novembre 2011 (doc. E inc. UC) aveva poi ribadito la sua precedente proposta. In tali circostanze, dal solo fatto che la convenuta in epoca successiva, il 29 dicembre 2011, possa aver versato un acconto di fr. 500.- (cfr. doc. B) non si può ancora concludere che le parti si siano accordate proprio a favore del contratto proposto dall’istante piuttosto che di quello a favore della convenuta, entrambi per altro emblematicamente mai sottoscritti. Del resto, anche il particolare tenore del doc. B, che non indica a favore di quale di questi due contratti sia stato prestato l’acconto in questione, attesta questa situazione di incertezza. Non potendosi così ammettere con certezza - diversamente da quanto ritenuto dal Pretore aggiunto - un consenso delle parti sull’ammontare della pigione dovuta, che costituisce un essentialia negotii del contratto di locazione, si deve concludere, anche per questo motivo, per l’inesistenza di un tale contratto (DTF 119 II 347 consid. 5a; II CCA 30 gennaio 2012 inc. n. 12.2011.86).

9.2 L’esito della lite non sarebbe in ogni caso stato diverso nemmeno quand’anche si volesse per ipotesi ammettere che il 29 dicembre 2011 la convenuta aveva effettivamente inteso versare un acconto di fr. 500.- per il contratto di locazione. Preso atto della richiesta dell’istante di farle sottoscrivere un contratto di locazione con una pigione mensile di fr. 800.- dal 1° agosto 2011 (cfr. doc. A), poi modificata l’11 ottobre 2011 nel senso della proposta di una pigione mensile di fr. 500.- fino al 31 dicembre 2011 e di fr. 800.- dopo quella data, la convenuta il 28 ottobre 2011 (doc. F inc. UC) ha in effetti formulato a titolo transattivo la controproposta di sottoscrivere dal 1° gennaio 2012 un contratto di locazione con una pigione di fr. 500.- precisando che la stessa sarebbe però decaduta in caso di mancata accettazione, al che l’istante con lettera 10 novembre 2011 (doc. E inc. UC) aveva poi ribadito la sua precedente proposta. In tali circostanze, dal solo fatto che la convenuta in epoca successiva, il 29 dicembre 2011, possa aver versato un acconto di fr. 500.- (cfr. doc. B) non si può ancora concludere che le parti si siano accordate proprio a favore del contratto proposto dall’istante piuttosto che di quello a favore della convenuta, entrambi per altro emblematicamente mai sottoscritti. Del resto, anche il particolare tenore del doc. B, che non indica a favore di quale di questi due contratti sia stato prestato l’acconto in questione, attesta questa situazione di incertezza. Non potendosi così ammettere con certezza - diversamente da quanto ritenuto dal Pretore aggiunto - un consenso delle parti sull’ammontare della pigione dovuta, che costituisce un essentialia negotii del contratto di locazione, si deve concludere, anche per questo motivo, per l’inesistenza di un tale contratto (DTF 119 II 347 consid. 5a; II CCA 30 gennaio 2012 inc. n. 12.2011.86). 9.3 Vista l’evidenziata incertezza circa l’effettiva venuta in essere di un contratto di locazione tra le parti, la convenuta ha in ogni caso pure ragione a lamentare il fatto che la particolare procedura di tutela giurisdizionale nei casi manifesti adottata dall’istante ed in particolare la limitazione dei mezzi di prova che essa comporta (DTF 138 III 123 consid. 2.1.2 e 2.1.6) - da cui tra l’altro il rifiuto del primo giudice di ammettere l’assunzione di alcuni testi e l’interrogatorio formale dell’istante presente all’udienza (cfr. ordinanza 27 agosto 2012), che nelle intenzioni della convenuta avrebbero tra l’altro potuto riferire proprio sui rapporti intercorsi tra le parti (cfr. risposta p. 9 e 12 e verbale 6 luglio 2012 p. 2 seg.) - le ha impedito di fatto di poter provare l’effettivo buon fondamento della sua obiezione, che nell’ambito di un procedimento ordinario essa avrebbe senz’altro potuto sottoporre a giudizio e che in forza di questa procedura, crescendo la decisione del Pretore aggiunto in giudicato materiale, non potrebbe da lei mai più essere sollevata (TF 30 ottobre 2012 4A_273/2012 consid. 5.1.1 destinata alla pubblicazione) in chiara violazione del suo diritto alla prova (cfr. II CCA 13 dicembre 2012 inc. n. 12.2012.190).

9.3 Vista l’evidenziata incertezza circa l’effettiva venuta in essere di un contratto di locazione tra le parti, la convenuta ha in ogni caso pure ragione a lamentare il fatto che la particolare procedura di tutela giurisdizionale nei casi manifesti adottata dall’istante ed in particolare la limitazione dei mezzi di prova che essa comporta (DTF 138 III 123 consid. 2.1.2 e 2.1.6) - da cui tra l’altro il rifiuto del primo giudice di ammettere l’assunzione di alcuni testi e l’interrogatorio formale dell’istante presente all’udienza (cfr. ordinanza 27 agosto 2012), che nelle intenzioni della convenuta avrebbero tra l’altro potuto riferire proprio sui rapporti intercorsi tra le parti (cfr. risposta p. 9 e 12 e verbale 6 luglio 2012 p. 2 seg.) - le ha impedito di fatto di poter provare l’effettivo buon fondamento della sua obiezione, che nell’ambito di un procedimento ordinario essa avrebbe senz’altro potuto sottoporre a giudizio e che in forza di questa procedura, crescendo la decisione del Pretore aggiunto in giudicato materiale, non potrebbe da lei mai più essere sollevata (TF 30 ottobre 2012 4A_273/2012 consid. 5.1.1 destinata alla pubblicazione) in chiara violazione del suo diritto alla prova (cfr. II CCA 13 dicembre 2012 inc. n. 12.2012.190). 10. Contrariamente a quanto ritenuto a titolo abbondanziale dal Pretore aggiunto, nemmeno vi è poi ragione per ammettere che tra le parti fosse venuto in essere un contratto di comodato. A parte il fatto che nella prima sede la stessa istante aveva escluso che tra loro potesse essere venuto in essere un tale contratto (istanza p. 2 e replica a p. 1 del verbale 6 luglio 2012), si osserva in effetti che nessuna delle parti ha addotto in causa che l’eventuale contratto tra loro concluso potesse non essere di carattere oneroso, l’istante avendo preteso l’esistenza di un contratto di locazione e la convenuta avendo evidenziato l’instaurazione di un contratto sinallagmatico di natura mista in base al quale in cambio dell’alloggio ricevuto essa si sarebbe presa cura dell’istante (senza per altro essere mai stata in mora con quelle sue prestazioni assistenziali). Del resto l’eventuale venuta in essere di un contratto di comodato, a sua volta in forma tacita, nemmeno risultava da fatti incontestati o immediatamente comprovabili ai sensi dell’art. 257 CPC.

10. Contrariamente a quanto ritenuto a titolo abbondanziale dal Pretore aggiunto, nemmeno vi è poi ragione per ammettere che tra le parti fosse venuto in essere un contratto di comodato. A parte il fatto che nella prima sede la stessa istante aveva escluso che tra loro potesse essere venuto in essere un tale contratto (istanza p. 2 e replica a p. 1 del verbale 6 luglio 2012), si osserva in effetti che nessuna delle parti ha addotto in causa che l’eventuale contratto tra loro concluso potesse non essere di carattere oneroso, l’istante avendo preteso l’esistenza di un contratto di locazione e la convenuta avendo evidenziato l’instaurazione di un contratto sinallagmatico di natura mista in base al quale in cambio dell’alloggio ricevuto essa si sarebbe presa cura dell’istante (senza per altro essere mai stata in mora con quelle sue prestazioni assistenziali). Del resto l’eventuale venuta in essere di un contratto di comodato, a sua volta in forma tacita, nemmeno risultava da fatti incontestati o immediatamente comprovabili ai sensi dell’art. 257 CPC. 11. Ne discende, in accoglimento dell’appello, che l’istanza di tutela giurisdizionale nei casi manifesti formulata dall’istante sulla base della disdetta straordinaria del rapporto di locazione asseritamente venuto in essere in forma tacita tra le parti deve essere dichiarata irricevibile (art. 257 cpv. 3 CPC), senza che occorra approfondire più di tanto le altre censure d’appello, che per altro sarebbero state verosimilmente destinate all’insuccesso: non risulta in effetti che il rappresentante ex art. 386 cpv. 2 CC avv. RA 2 non fosse autorizzato a notificare la disdetta straordinaria di un contratto di locazione a tempo indeterminato (cfr. art. 421 n. 6 CC; Geiser, Basler Kommentar, 3 ª ed., n. 18 ad art. 421/422 CC), né che la disdetta da lui significata fosse contraria alla volontà dell’istante, tant’è che costei, comparsa personalmente all’udienza del 6 luglio 2012, si era allora riconfermata nell’istanza di espulsione (cfr. verbale p. 1); nulla permette poi di ritenere che la disdetta, significata per la mora della conduttrice, fosse invece stata data per il precedente rifiuto delle proposte contrattuali formulate dal rappresentante ex art. 386 cpv. 2 CC dell’istante; e nemmeno entra in considerazione, stante l’esistenza di una disdetta per mora, l’eventualità di una protrazione del contratto (art. 272a cpv. 1 lett. a CO).

11. Ne discende, in accoglimento dell’appello, che l’istanza di tutela giurisdizionale nei casi manifesti formulata dall’istante sulla base della disdetta straordinaria del rapporto di locazione asseritamente venuto in essere in forma tacita tra le parti deve essere dichiarata irricevibile (art. 257 cpv. 3 CPC), senza che occorra approfondire più di tanto le altre censure d’appello, che per altro sarebbero state verosimilmente destinate all’insuccesso: non risulta in effetti che il rappresentante ex art. 386 cpv. 2 CC avv. RA 2 non fosse autorizzato a notificare la disdetta straordinaria di un contratto di locazione a tempo indeterminato (cfr. art. 421 n. 6 CC; Geiser, Basler Kommentar, 3 Geiser ª ed., n. 18 ad art. 421/422 CC), né che la disdetta da lui significata fosse contraria alla volontà dell’istante, tant’è che costei, comparsa personalmente all’udienza del 6 luglio 2012, si era allora riconfermata nell’istanza di espulsione (cfr. verbale p. 1); nulla permette poi di ritenere che la disdetta, significata per la mora della conduttrice, fosse invece stata data per il precedente rifiuto delle proposte contrattuali formulate dal rappresentante ex art. 386 cpv. 2 CC dell’istante; e nemmeno entra in considerazione, stante l’esistenza di una disdetta per mora, l’eventualità di una protrazione del contratto (art. 272a cpv. 1 lett. a CO). Gli oneri processuali e le ripetibili di entrambe le sedi, calcolate sulla base di un valore litigioso di fr. 28'800.-, seguono la soccombenza (art. 106 CPC), ritenuto che alla convenuta per la procedura di primo grado deve essere assegnata l’indennità attribuita a suo tempo alla controparte dal Pretore aggiunto, non contestata nel suo ammontare in questa sede.

Gli oneri processuali e le ripetibili di entrambe le sedi, calcolate sulla base di un valore litigioso di fr. 28'800.-, seguono la soccombenza (art. 106 CPC), ritenuto che alla convenuta per la procedura di primo grado deve essere assegnata l’indennità attribuita a suo tempo alla controparte dal Pretore aggiunto, non contestata nel suo ammontare in questa sede. 12. Con il reclamo la convenuta chiede la riforma del querelato giudizio nel senso di accogliere l’istanza di concessione del gratuito patrocinio per la prima sede, respinta dal Pretore aggiunto per il fatto che l’intervento del suo legale non era necessario, siccome la causa non presentava alcuna difficoltà particolare.

12. Con il reclamo la convenuta chiede la riforma del querelato giudizio nel senso di accogliere l’istanza di concessione del gratuito patrocinio per la prima sede, respinta dal Pretore aggiunto per il fatto che l’intervento del suo legale non era necessario, siccome la causa non presentava alcuna difficoltà particolare. 12.1 In base alla dottrina e alla giurisprudenza sviluppata nell’ambito dell’art. 29 cpv. 3 Cost., il beneficio del gratuito patrocinio è concesso, beninteso qualora siano date le condizioni previste dalla legge, soltanto se l’assistenza legale è oggettivamente necessaria per tutelare i propri diritti, ossia quando il caso presenta una certa complessità tanto dal punto di vista fattuale quanto da quello giuridico, se gli interessi del richiedente sono toccati in maniera grave, se egli non è in grado di far fronte alle difficoltà della causa con atti propri e se la rappresentanza mediante un patrocinatore è oggettivamente imprescindibile per la salvaguardia dei suoi diritti ( Müller/Schefer, Grundrechte in der Schweiz, p. 901, 904 seg.; DTF 135 I 1 consid. 7.1, 130 I 180 consid. 2.2; III CCA 4 maggio 2011 inc. n. 13.2011.19).

12.1 In base alla dottrina e alla giurisprudenza sviluppata nell’ambito dell’art. 29 cpv. 3 Cost., il beneficio del gratuito patrocinio è concesso, beninteso qualora siano date le condizioni previste dalla legge, soltanto se l’assistenza legale è oggettivamente necessaria per tutelare i propri diritti, ossia quando il caso presenta una certa complessità tanto dal punto di vista fattuale quanto da quello giuridico, se gli interessi del richiedente sono toccati in maniera grave, se egli non è in grado di far fronte alle difficoltà della causa con atti propri e se la rappresentanza mediante un patrocinatore è oggettivamente imprescindibile per la salvaguardia dei suoi diritti ( Müller/Schefer, Grundrechte in der Schweiz, p. 901, 904 seg.; DTF 135 I 1 consid. 7.1, 130 I 180 consid. 2.2; III CCA 4 maggio 2011 inc. n. 13.2011.19). Müller/Schefer 12.2 Pacifica nel caso di specie l’esistenza dei due requisiti dell’art. 117 CPC per la concessione del gratuito patrocinio in prima istanza, quello dell’indigenza della convenuta (cfr. doc. J inc. UC) e - visto anche l’esito dell’appello - quello della parvenza di buon fondamento della sua resistenza in lite, non occorrono molte parole per confutare l’assunto del giudice di prime cure e concludere che nelle particolari circostanze - segnatamente in considerazione delle gravi conseguenze che l’espulsione avrebbe causato alla convenuta e delle molteplici e complesse tematiche fattuali e giuridiche oggetto della lite, di cui si è detto nei precedenti considerandi - la convenuta non fosse in grado di tutelare i suoi diritti con atti propri e l’intervento del suo legale fosse con ciò necessario. Del resto, proprio in considerazione di quelle stesse circostanze, questa Camera, con decisione 24 ottobre 2012, aveva già ritenuto di poter riconoscere alla convenuta il gratuito patrocinio per la procedura d’appello.

12.2 Pacifica nel caso di specie l’esistenza dei due requisiti dell’art. 117 CPC per la concessione del gratuito patrocinio in prima istanza, quello dell’indigenza della convenuta (cfr. doc. J inc. UC) e - visto anche l’esito dell’appello - quello della parvenza di buon fondamento della sua resistenza in lite, non occorrono molte parole per confutare l’assunto del giudice di prime cure e concludere che nelle particolari circostanze - segnatamente in considerazione delle gravi conseguenze che l’espulsione avrebbe causato alla convenuta e delle molteplici e complesse tematiche fattuali e giuridiche oggetto della lite, di cui si è detto nei precedenti considerandi - la convenuta non fosse in grado di tutelare i suoi diritti con atti propri e l’intervento del suo legale fosse con ciò necessario. Del resto, proprio in considerazione di quelle stesse circostanze, questa Camera, con decisione 24 ottobre 2012, aveva già ritenuto di poter riconoscere alla convenuta il gratuito patrocinio per la procedura d’appello. 13. Nella procedura di reclamo in materia di gratuito patrocinio non vengono di principio prelevate spese processuali (art. 119 cpv. 6 CPC). Le ripetibili seguono invece la rispettiva soccombenza delle parti (art. 106 CPC), ritenuto che a carico dell’istante, soccombente in questa sede, non può tuttavia essere caricata alcuna indennità per ripetibili, essa essendosi rimessa sulla questione al giudizio della scrivente Camera (II CCA 10 febbraio 2012 inc. n. 12.2011.226) e non avendo contribuito con il proprio comportamento a provocare la decisione impugnata (cfr. per analogia, Cocchi/Trezzini, CPC-TI, m. 16 seg. ad art. 148). Le ripetibili devono così essere caricate allo Stato (cfr. per analogia, Cocchi/Trezzini, op. cit., m. 18 seg. ad art. 148).

13. Nella procedura di reclamo in materia di gratuito patrocinio non vengono di principio prelevate spese processuali (art. 119 cpv. 6 CPC). Le ripetibili seguono invece la rispettiva soccombenza delle parti (art. 106 CPC), ritenuto che a carico dell’istante, soccombente in questa sede, non può tuttavia essere caricata alcuna indennità per ripetibili, essa essendosi rimessa sulla questione al giudizio della scrivente Camera (II CCA 10 febbraio 2012 inc. n. 12.2011.226) e non avendo contribuito con il proprio comportamento a provocare la decisione impugnata (cfr. per analogia, Cocchi/Trezzini, CPC-TI, m. 16 seg. ad art. 148). Le ripetibili devono così essere caricate allo Stato (cfr. per analogia, Cocchi/Trezzini, op. cit., m. 18 seg. ad art. 148). Cocchi/Trezzini Cocchi/Trezzini Per i quali motivi,

Per i quali motivi, richiamati l’art. 106 CPC e la TG

richiamati l’art. 106 CPC e la TG decide

decide I. In accoglimento del reclamo e dell’appello 27 settembre 2012 di AP 1, la decisione 14 settembre 2012 del Pretore aggiunto del Distretto di Lugano, sezione 4, è annullata e così riformata:

I. In accoglimento del reclamo e dell’appello 27 settembre 2012 di AP 1, la decisione 14 settembre 2012 del Pretore aggiunto del Distretto di Lugano, sezione 4, è annullata e così riformata: 1. La domanda di gratuito patrocinio di AP 1 (inc. n. SO.2012.2877) è accolta.

1. La domanda di gratuito patrocinio di AP 1 (inc. n. SO.2012.2877) è accolta. 2. L’istanza di espulsione di AO 1 (inc. n. SO.2012.2363) è irricevibile.

2. L’istanza di espulsione di AO 1 (inc. n. SO.2012.2363) è irricevibile. 3. La tassa di giustizia e le spese di complessivi fr. 100.-, da anticipare dalla parte istante, restano a suo carico, con l’obbligo di rifondere alla convenuta fr. 100.- a titolo di indennità.

3. La tassa di giustizia e le spese di complessivi fr. 100.-, da anticipare dalla parte istante, restano a suo carico, con l’obbligo di rifondere alla convenuta fr. 100.- a titolo di indennità. II. Non si prelevano oneri processuali per la procedura di reclamo. Lo Stato del Cantone Ticino rifonderà alla reclamante fr. 200.- per ripetibili.

II. Non si prelevano oneri processuali per la procedura di reclamo. Lo Stato del Cantone Ticino rifonderà alla reclamante fr. 200.- per ripetibili. III. Gli oneri processuali della procedura d’appello di complessivi fr. 100.- sono a carico dell’appellata, che rifonderà all’appellante fr. 1’000.- per ripetibili.

III. Gli oneri processuali della procedura d’appello di complessivi fr. 100.- sono a carico dell’appellata, che rifonderà all’appellante fr. 1’000.- per ripetibili. IV. Notificazione:

IV. Notificazione: Comunicazione alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 4

Comunicazione alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 4 Per la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

Per la seconda Camera civile del Tribunale d’appello La presidente Il vicecancelliere

La presidente Il vicecancelliere Rimedi giuridici

Rimedi giuridici Nelle cause a carattere pecuniario è dato ricorso in materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF), se il valore litigioso ammonta a fr. 15'000.- nelle vertenze in materia di diritto del lavoro e di locazione e a fr. 30'000.- negli altri casi (art. 74 cpv. 1 LTF); per valori inferiori il ricorso è ammissibile se la controversia concerne una questione di diritto di importanza fondamentale (art. 74 cpv. 2 LTF). Qualora non sia dato il ricorso in materia civile è possibile proporre negli stessi termini ricorso sussidiario in materia costituzionale (art. 113, 117 LTF). La parte che intende impugnare una decisione sia con un ricorso ordinario sia con un ricorso in materia costituzionale deve presentare entrambi i ricorsi con una sola e medesima istanza (art. 119 LTF).

Nelle cause a carattere pecuniario è dato ricorso in materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF), se il valore litigioso ammonta a fr. 15'000.- nelle vertenze in materia di diritto del lavoro e di locazione e a fr. 30'000.- negli altri casi (art. 74 cpv. 1 LTF); per valori inferiori il ricorso è ammissibile se la controversia concerne una questione di diritto di importanza fondamentale (art. 74 cpv. 2 LTF). Qualora non sia dato il ricorso in materia civile è possibile proporre negli stessi termini ricorso sussidiario in materia costituzionale (art. 113, 117 LTF). La parte che intende impugnare una decisione sia con un ricorso ordinario sia con un ricorso in materia costituzionale deve presentare entrambi i ricorsi con una sola e medesima istanza (art. 119 LTF).