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BERNA - La Commissione del Consiglio Nazionale di politica estera, contrariamente all'omologa delle istituzioni politiche, propone al Consiglio federale di approvare il Patto globale delle Nazioni Unite sulla migrazione.
Con 14 voti contro 10 e un'astensione, la commissione della politica estera ha raccomandato oggi di sottoscrivere il "Global Compact for Safe, Orderly and Regular Migration" (GCM) presentando una dichiarazione di riserve della Svizzera.
Venerdì la Commissione delle istituzioni politiche del Nazionale aveva raccomandato al Consiglio federale, con 15 voti contro 9, di non approvare il testo in questione senza averlo prima sottoposto all'attenzione del Parlamento.
La maggioranza della commissione di politica estera è invece sulla linea dell'esecutivo poiché il patto dell'ONU è una dichiarazione d'intenti non giuridicamente vincolante e le migrazioni sono un problema globale che non può essere risolto a livello nazionale, ha spiegato questa sera alla stampa la presidente della commissione Schneider-Schneiter (PDC/BL).
Il 10 di ottobre scorso, il Consiglio federale ha dichiarato di voler approvare il patto, elaborato sotto la direzione dell'ambasciatore elvetico all'ONU, poiché quest'ultimo risponde agli interessi della Svizzera. L'esecutivo ha comunque previsto ci consultare le commissioni parlamentari di politica estera.
Sostenuto da tutti i paesi membri tranne Stati Uniti, Ungheria, Austria e Australia, il Patto dell'ONU sulla migrazione è stato accolto in luglio all'Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York. Dovrebbe essere firmato ufficialmente in una conferenza il 10 e 11 dicembre in Marocco. Elaborato dal settembre del 2016, esso fissa i principi per la gestione dei profughi e dei migranti: lotta contro la tratta di esseri umani, sicurezza delle frontiere, rispetto dei diritti umani, rimpatrio e reinserimento.
Le misure previste divergono con il diritto elvetico riguardo la detenzione in vista di espulsione dei minori di 15 anni: la Svizzera la autorizza; il patto raccomanda di evitarla. L'esecutivo federale ritiene che ciò non impedisca l'adesione al patto dato che ogni stato può scegliere le misure che vuole utilizzare per raggiungere gli obiettivi. E questi ultimi sono sono in perfetta conformità con la politica migratoria di Berna.