Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01269.jsonl.gz/730

Contenuto esterno
Il seguente contenuto proviene da partner esterni. Non possiamo dunque garantire che sia accessibile per tutti gli utenti.
Il Tribunale federale (TF) ha respinto due ricorsi presentati dopo la votazione del 9 febbraio 2014 sulla iniziativa "contro l'immigrazione di massa".
A suo avviso non vi sono le condizioni per un riesame del voto: le obiezioni relative all'inserzione pubblicitaria dell'UDC "Kosovaren schlitzen Schweizer auf!", avrebbero dovuto essere sollevate prima.
I due ricorsi erano stati presentati da altrettanti cittadini zurighesi oltre un anno dopo l'accettazione dell'iniziativa ed erano diretti contro il "decreto d'accertamento" del Consiglio federale, come anche contro una decisione di non entrata in materia del Consiglio di Stato zurighese.
In essi si chiedeva essenzialmente l'annullamento del voto e del decreto che ne accerta in modo vincolante il risultato. I ricorrenti sostenevano che i votanti erano stati influenzati in modo illecito dagli annunci e cartelloni intitolati "Kosovaren schlitzen Schweizer auf!" (nella versione italiana: "Dei kosovari pugnalano uno svizzero", mentre in quella tedesca non è del tutto chiaro se si intenda una singola persona o gli svizzeri in generale) pubblicati dall'UDC prendendo spunto da un fatto di cronaca avvenuto nel canton Berna: il 15 agosto 2011 a Interlaken un kosovaro aveva accoltellato alla gola un 45enne svizzero, che aveva rischiato di morire dissanguato.
Per tale pubblicità era stata anche presentata una denuncia penale per discriminazione razziale contro il segretario generale dell'UDC Martin Baltisser e la sua supplente Silvia Bär. Entrambi sono stati condannati in aprile dal Tribunale regionale di Berna ad una pena pecuniaria con la condizionale.
Secondo i due ricorrenti la sentenza è un buon motivo per richiedere un nuovo esame del voto. Il Tribunale federale non è però dello stesso avviso. Per ricorrere contro votazioni federali che sarebbero viziate di irregolarità - ricorda il TF - occorre fare riferimento a fatti e mezzi di prova che esistevano al momento della votazione ma che non erano ancora noti o che erano passati inosservati.
Anche la denuncia e la condanna dei due quadri dell'UDC per discriminazione razziale - sottolinea il TF - sono circostanze intervenute dopo la votazione. Esse non permettono quindi di motivare un ricorso.
Le condizioni per un riesame del voto non sono soddisfatte, concludono i giudici di Losanna. Non c'è dunque ragione di esaminare "se e a quali condizioni affermazioni razziste punibili penalmente possono essere considerate come un'influenza illecita dal punto di vista della libertà di voto", indica oggi il TF in un comunicato a commento della sua sua sentenza.
(Sentenza 1C_63/2015, 1C_109/2015, 1C_293/2015)
SDA-ATS