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L'associazione Swisscleantech, che si batte per un'economia sostenibile, vuole un'uscita ordinata dal nucleare. Ma, visto che né il Consiglio federale né l'Ispettorato federale della sicurezza nucleare (IFSN) intendono assumersi la responsabilità, spetta al Parlamento trovare una soluzione economicamente sensata, indica una nota odierna.
A tal fine, Swisscleantech ha sviluppato una proposta secondo cui la produzione restante delle centrali nucleari più vecchie (Mühleberg, Beznau I e II) venga man mano trasferita e venduta agli impianti più recenti (Gösgen e Leibstadt) o alla Confederazione. Sulla base di questo scenario, l'ultima centrale nucleare svizzera attiva sarebbe disattivata nel 2037.
Ciò consentirebbe di aumentare la sicurezza, senza minacciare l'approvvigionamento di elettricità. Secondo l'associazione, la politica dovrebbe fissare una data indicativa per la disattivazione delle centrali. Poi i gestori negozierebbero con la Confederazione per definire la loro quantità di produzione residua. Se non riuscissero a vendere questa parte di produzione alle centrali più moderne, quelle più vetuste potrebbero rivolgersi allo Stato che ne diventerebbe provvisoriamente proprietario.
Stando a tale scenario, questi trasferimenti rappresenterebbero per Mühleberg una capacità di produzione stimata in 220 milioni di franchi e per Beznau I e II un totale di 120 milioni di franchi. Si eviterebbe così un'uscita troppo brusca dall'atomo.
Inoltre, per gli impianti più vecchi ciò significherebbe una riduzione del rischio di incidenti: Mühleberg e le due centrali di Beznau sono infatti protette da uno strato di cemento e di acciaio più fine rispetto a Gösgen o Leibstadt. "I gestori dovrebbero chiedersi se non sia più intelligente negoziare e applicare tale soluzione anziché perseverare e continuare a lamentarsi", ha detto il presidente di Swisscleantech, Nick Beglinger.