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BERNA - La Confederazione ha aperto un ufficio umanitario in Siria per migliorare l'accesso agli aiuti per le persone in difficoltà e per accompagnare più efficacemente i progetti sul posto. In questo modo, la Svizzera ha "finalmente occhi e orecchie" a Damasco.
Finora l'aiuto umanitario destinato alla popolazione in situazione di emergenza era fornito principalmente attraverso le rappresentanze svizzere presenti nei Paesi vicini, si legge in un comunicato odierno del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE). L'impegno nel contesto della crisi siriana è attualmente la più vasta operazione umanitaria condotta dalla Svizzera.
La nota del Dipartimento conferma quindi le affermazioni rilasciate alla radio svizzero-tedesca SRF da Manuel Bessler, delegato del Consiglio federale all'aiuto umanitario: "abbiamo finalmente occhi e orecchie a Damasco", ha detto, precisando che l'ufficio ha aperto tre settimane fa.
La situazione in Siria rimane drammatica e oggi più che mai il sostegno da parte della comunità internazionale è importante, "soprattutto nel Ghuta orientale nei pressi di Damasco", regione nella quale la popolazione soffre della mancanza di cibo e del bisogno di urgenti cure mediche.
Con un ufficio umanitario a Damasco guidato dalla Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC), la Svizzera potrà aumentare la propria presenza nella regione, intensificare il dialogo per garantire l'accesso dell'aiuto umanitario alla popolazione, intervenire più incisivamente e accompagnare con maggiore efficacia i progetti sul posto.
L'ufficio sosterrà sia organizzazioni internazionali che locali. Uno degli obiettivi è ad esempio la ricostruzione di ospedali, ha precisato Bessler.
Il conflitto, in corso da sette anni, ha scatenato una delle peggiori emergenze a livello mondiale. La vita di quasi 18 milioni di persone, di cui 13 milioni nel Paese, dipende dall'aiuto umanitario. Dal 2011 la Svizzera ha versato oltre 315 milioni di franchi per sostenere la popolazione colpita dalla guerra.
L'idea di riaprire un ufficio a Damasco circolava già da tempo: l'allora consigliere federale Didier Burkhalter aveva sottolineato lo scorso maggio che si trattava di "rispondere a bisogni umanitari e unicamente umanitari", precisando che la decisione non legittima in nessun modo il regime a livello politico.
Il DFAE ricorda che l'impegno della Svizzera poggia su tre pilastri: sostegno alla popolazione in difficoltà, adozione di una soluzione politica al conflitto e, infine, rispetto e promozione del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani, anche attraverso la lotta contro l'impunità.