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Il mondo cambia, le minacce si cambiano. La nostra arma deve svilupparsi e adattarsi.
La stipulazione del procedimento della presa di comunicazione sul WEA non ci porta niente di sorprendente. Ci sono quelli che credono che il budget di CHF 5 miliardi sia troppo alto, e poi altri che sono dell’opinione che neanche questo budget basterà a lungo. Ancora altri sono convinti che questo progetto non si possa concordare con lo statuto federale.
C’è una constante nel nostro stato che evita a conquistare la grande maggioranza nel sviluppo del nostro unico mezzo strategico di sicurezza.
L’ultima volta questo era successo nel caso del A XXI quando questo è venuto parte del referendum popolare e nel 2003 veniva accettato di 76% del popolo. Nonostante questa espressione di volontà popolare, il parlamento ha mai realizzato i mezzi finanziari necessari. Nessuna pagina gloriosa per la nostra assemblea legislativa.
Stiamo di nuovo davanti a un referendum contro lo sviluppo dell’arma, contro la WEA? Su questa domanda nessuno può rispondere fin oggi. Tutto dipenderà dalla versione finale del rapporto al parlamento dello stato, il quale sarà presentato nel corso del anno. Anche se la WEA mostra qualche lato debole, l’arma deve svilupparsi e la WEA non può essere prorogata in nessun caso. Poiché mostra certamente molto più potenze che debolezze e più vantaggi che svantaggi.
Questo progetto situa pragmaticamente la realtà dei pericoli in relazione con l’ambiente politico e sociale. Un’arma potrebbe sempre essere più grande, più cara e più resistente, ma alla fine deve adeguarsi al corso del parlamento.
L’arma di oggi- con una forza effettiva di 100’000 membri d’arma e un budget di cinque miliardi franchi svizzeri- è il massimo che il parlamento accetta per il momento. Anche se non si condivide l’opinione con i parlamentari, corrisponde lo stesso alla realtà. Ricordiamoci? Poco tempo fa si discuteva di 80’000 membri d’arma e un budget di 4,4 miliardi!
Per me il problema principale della WEA consiste nella raison d’être d’un’armata: nel conservare della capacità di difesa. La domanda è se il nuovo modello d’arma protegga sufficientemente il mantenimento di conoscenza difensiva. È difficile a rispondere. In considerazione delle risorse rimaste e con la riserva della modernizzazione rapida e completa dei mezzi pesanti e pure del mantenimento d’una fanteria forte, la risposta potrebbe essere “si”.
Il problema reale si trova nella definizione della “difesa” nell’anno 2014. Di cosa parliamo nel 2014 quando il soggetto è la difesa? Per me, la difesa è un atto – nella maestà del stato- che ci garantisce che la nostra sovranità, nostra indipendenza e la nostra libertà per terra, nell’aria o nel cyberspace viene mantenuta – sempre e dappertutto.
Intanto siamo molto lontani della difesa esclusiva territoriale delle frontiere politiche del nostra paese, la quale una volta destinava la A61. Solamente l’attività delle infrastrutture critiche e anche l’attività giornaliera dei reticolati per la popolazione sono già un atto di difesa. La capacità di effettuare diverse operazioni più o meno intense contemporaneamente fa parte della difesa come per esempio l’assicurazione della nostra sovranità aerea, etc. Perciò è impellente necessario che comunichiamo un’immagine chiara di una difesa moderna al popolo svizzero e che possiamo assicurare che l’armata sviluppata può effettuare queste potenze. Deve andare veloce perché se arriviamo a un referendum contro la WEA saremo di nuovo testimoni della alleanza non sacra tra destra e sinistra, tra quelli che sono contra l’arma e quei circoli che affrontano sempre negativamente il sviluppo promettente. Sarebbe uno spettacolo triste che alla fine ci sarà solo perdente: la sicurezza della svizzera; si tratta di una arma che ne abbiamo bisogno e non di un’arma di desiderio.