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Novantatré prelievi da oltre 128'000 franchi nel giro di due anni. Nulla di strano, se non che questi sono stati effettuati con una Postcard a nome di un'altra persona e quindi utilizzando soldi non propri. È finito nei guai per questo il 63enne sopracenerino, residente nel Luganese, condannato oggi alle Assise correzionali di Lugano a due anni di carcere sospesi per tre anni. «L'ho fatto perché avevo debiti» ha ammesso l'uomo in aula, incalzato dal presidente della Corte Amos Pagnamenta.
I fatti, risalenti al periodo fra il 2016 e il 2018, non sono stati dibattuti in aula essendosi trattato di una procedura di rito abbreviato, ossia con un accordo fra le parti. Ciononostante, come si evince dall'atto d'accusa stilato dalla procuratrice pubblica Anna Fumagalli, l'ex consulente finanziario avrebbe richiesto alla PostFinance l'emissione di una seconda carta bancaria rilasciata a nome della moglie di un conoscente: entrambi residenti allo stesso indirizzo dell'imputato. In sostanza quest'ultimo si è spacciato, al telefono, per la vittima richiedendo una nuova carta per la moglie. Una volta ottenuta, per circa due anni ha effettuato regolari prelievi dal conto postale della vittima, finché il raggiro non è emerso.
Un reato commesso a causa di una difficile situazione finanziaria, tant'è che il 63enne, difeso dall'avvocato Stefano Camponovo, è stato anche condannato per ripetuta truffa aggravata per essersi fatto consegnare circa 92'000 franchi nel giro di dieci anni da vari amici e conoscenti. Somma che per la maggior parte (quasi 60'000 franchi) non è mai stata restituita. Inoltre, pur navigando in brutte acque, ha mantenuto uno stile di vita al di sopra delle proprie possibilità, peggiorando ulteriormente le cose. Ad esempio, ha promesso a un amico di onorare un leasing prendendo la sua auto, ma senza mai pagare e causandogli un debito con la concessionaria. Ha inoltre sottoscritto un contratto di locazione falsificando la dichiarazione dell'Ufficio esecuzioni e fallimenti, venendo pertanto condannato anche per il reato di falsità in documenti, oltre che per aggravato e ripetuto abuso di un impianto per l'elaborazione di dati e acquisizione illecita di dati.