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LOSANNA - L'inchiesta inerente al decesso di un detenuto al penitenziario di Bochuz (VD) in marzo è sfociata in un non luogo a procedere. Vi sono stati degli errori, ma nulla di rilevanza penale può essere rimproverato al personale medico, ai guardiani e alla direttrice di picchetto quella notte.
Skander Vogt, uno svizzero di 30 anni con una personalità "profondamente turbata" detenuto nel reparto di alta sicurezza, era morto per asfissia l'11 marzo dopo aver dato fuoco al suo materasso. I guardiani spensero le fiamme ma lo evacuarono dalla sua cella solo 90 minuti più tardi.
Nella sua ordinanza di archiviazione del procedimento il giudice istruttore Daniel Stoll descrive in maniera approfondita il comportamento dei guardiani e del personale medico. "In nessun momento" vi è stata l'intenzione di lasciar morire il detenuto, scrive Stoll. Anche se è stata commessa una serie di errori, l'omicidio colposo è fuori questione.
In seguito a questi errori, cinque dei sei coinvolti dovranno assumersi una quota simbolica delle spese del procedimento, ossia complessivamente 3'500 franchi. Esentato dal pagamento è soltanto un medico, in quanto giunto nella prigione appena cinque minuti prima del decesso del detenuto.
L'avvocato della sorella di Vogt, Nicolas Mattenberger, ha già annunciato che ricorrerà contro la decisione di non luogo a procedere.
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