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Credit Suisse: i titoli AT1 potrebbero costare miliardi di franchi alla popolazione
L’autorità di vigilanza svizzera è stata trascinata in tribunale con l'accusa di aver truffato chi possedeva le obbligazioni AT1 di Credit Suisse durante l'acquisizione forzata da parte di UBS. Un verdetto negativo del tribunale potrebbe costare miliardi di franchi ai e alle contribuenti in Svizzera.
Il 19 marzo scorso, l’Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari (FINMA) ha destato sconcerto, facendo sfumare in modo controverso 17 miliardi di dollari (15,5 miliardi di franchi svizzeri) di obbligazioni, le cosiddette AT1 emesse da Credit Suisse.
Circa 2’500 obbligazionisti/e, sparsi in tutto il mondo, dagli Stati Uniti al Giappone, hanno presentato ricorso al Tribunale amministrativo federale.
Le obbligazioni Additional Tier 1 (AT1) sono strumenti finanziari di debito creati dopo il crollo bancario del 2008 e concepiti per proteggere le banche dal collasso quando si trovano in difficoltà.
Le autorità di vigilanza come la FINMA insistono affinché le grandi banche emettano una certa quantità di questo strumento di debito come cuscinetto contro il fallimento.
Chi investe accetta che le obbligazioni vengano convertite in azioni della banca in momenti di eccezionale difficoltà finanziaria. In cambio, gli AT1 pagano cedole (interessi) più alte rispetto alle normali obbligazioni.
Nel caso dell’acquisizione di Credit Suisse, coloro che hanno investito in AT1 non hanno ottenuto nulla, mentre agli azionisti e alle azioniste della banca sono state offerte nuovi titoli, anche se a un valore estremamente basso di 0,76 franchi per azione.
La cancellazione delle obbligazioni ha invertito le priorità usuali dei creditori e delle creditrici in un’azienda in crisi, che di solito privilegia chi detiene obbligazioni rispetto agli azionisti e alle azioniste.
Chi ha investito deve accettare il rischio
Coloro che hanno fatto ricorso contro la FINMA chiedono al tribunale di dichiarare illegale la cancellazione delle obbligazioni e di ripristinare lo strumento di debito. Se il tribunale accogliesse questa richiesta, UBS erediterebbe i 17 miliardi di dollari di debito.
Un’UBS indebitata diventerebbe quindi la parte lesa, avendo ricevuto la promessa dalla FINMA e dal Dipartimento delle finanze che le obbligazioni sarebbero state cancellate come parte dell’accordo di acquisizione, afferma il professore di diritto dell’Università di Berna Peter V. Kunz.
“Sono sicuro che UBS protesterebbe perché si è fidata delle autorità”, ha dichiarato Kunz a SWI swissinfo.ch. “Potrebbe chiedere la restituzione di alcuni miliardi alla Confederazione”.
Secondo la FINMA, è sempre stato chiaro che le obbligazioni sarebbero state cancellate in caso di un cosiddetto “evento scatenante” (viability event), quando cioè era certo che la banca sarebbe fallita senza il sostegno dello Stato.
La ministra delle finanze elvetica Karin Keller-Sutter, che ha svolto un ruolo chiave nell’acquisizione, ha dichiarato all’emittente pubblica svizzera SRF che chi investe deve talvolta accettare le perdite. “In fin dei conti, questo è il capitalismo”, ha detto. “Chiunque si assuma un rischio deve essere consapevole che può andare nel verso sbagliato”.
Il Tribunale amministrativo federale svizzero ha ricevuto 230 reclami relativi alle obbligazioni AT1 di Credit Suisse, in rappresentanza di circa 2’500 investitrici e investitori.
Lo studio legale Quinn Emanuel Urquhart & Sullivan ne rappresenta circa 1’000 provenienti da Europa, Stati Uniti, Africa, Medio Oriente e Asia.
Secondo Thomas Werlen, socio amministratore di Quinn Emanuel Urquhart & Sullivan, banche private, banche cantonali, fondi pensione e “molte” persone hanno visto sfumare i loro investimenti.
Il fondo pensione di Migros, la più grande catena di negozi al dettaglio della Svizzera, è tra coloro che hanno presentato ricorso, avendo perso 100 milioni di franchi svizzeri quando le obbligazioni sono state cancellate.
Anche alcuni/e top manager di Credit Suisse stavano preparando azioni legali, poiché parte dei loro bonus erano stati colpiti dalla svalutazione, ma sono stati poi convinti a ritirare le loro richieste.
Lo studio legale Pallas Partners afferma di rappresentare 90 “investitori istituzionali globali e gestori patrimoniali” che avevano 1,35 miliardi di dollari di obbligazioni svalutate, oltre a “clienti retail e family office” (questi ultimi gestiscono i patrimoni di famiglie facoltose, ndt) con richieste di risarcimento per 160 milioni di dollari.
Anche studi legali di Singapore e Giappone stanno preparando azioni legali contro le autorità svizzere, avviando procedure di arbitrato in base ai trattati internazionali sugli investimenti che questi Paesi hanno stipulato con la Svizzera.
Appropriato e proporzionato?
Ma lo studio legale Quinn Emanuel Urquhart & Sullivan, che rappresenta centinaia di clienti che hanno acquistato circa 5,5 miliardi di franchi svizzeri di obbligazioni, sostiene che la svalutazione è ingiustificata perché, sebbene Credit Suisse sia stato colpito da una straordinaria corsa agli sportelli, per il resto si trattava di una società solida e con molto capitale. Ciò solleva la questione se si sia mai verificato un vero evento di “scatenante” secondo la definizione legale.
“La domanda è: si trattava di una misura appropriata per risolvere i problemi di Credit Suisse? Io dico di no”, ha dichiarato Thomas Werlen, socio amministratore dello studio legale, al quotidiano economico elvetico Finanz und Wirtschaft.
La denuncia è decollata quando sono emersi documenti di Credit Suisse che dimostrano che la banca stessa aveva contestato la decisione della FINMA di cancellare gli strumenti di debito.
Quanto è il risarcimento?
Spetterà ai tribunali decidere se la decisione di cancellare il valore delle obbligazioni, sulla base del diritto di necessità a cui ha fatto capo il Governo, sia stata una risposta proporzionata al dramma di Credit Suisse. Secondo Kunz, si tratta di una “zona grigia” dal punto di vista legale.
Se il tribunale rifiuterà di ripristinare le obbligazioni, coloro che hanno sporto denuncia chiederanno comunque un risarcimento, utilizzando l’argomento che la FINMA li ha “espropriati” dei loro investimenti nello stesso modo in cui un terreno privato viene preso con la forza per uso pubblico.
L’importo esatto del risarcimento è discutibile, data la natura volatile delle obbligazioni AT1 di Credit Suisse durante il frenetico weekend di acquisizione. Questi titoli erano quotati a circa il 40% del loro valore nominale il 17 marzo – circa 6,8 miliardi di dollari – l’ultimo giorno di negoziazione in borsa prima di essere inceneriti dalla FINMA.
I tribunali potrebbero ordinare all’autorità di vigilanza – e dunque in ultima analisi ai e alle contribuenti – di versare questa somma alle investitrici e agli investitori danneggiati. Ma non è affatto chiaro se i e le giudici utilizzeranno questo calcolo come parametro di riferimento per il risarcimento.
Per ottenere un risarcimento, infatti, chi ha fatto ricorso deve convincere le autorità giudiziarie che la legge urgente del Governo a sostegno dell’acquisizione di Credit Suisse equivale a un esproprio.
Danno di immagine
Le grandi banche svizzere potrebbero subire un danno collaterale anche se i tribunali dovessero respingere tutte le richieste dei e delle querelanti. Le obbligazioni AT1 sono un ingrediente essenziale per le banche per soddisfare i requisiti patrimoniali. Se il mercato finanziario non ha fiducia nelle obbligazioni emesse in Svizzera, le banche dovranno pagare tassi di interesse più elevati per invogliare chi investe ad acquistare i loro strumenti di debito.
“Se la situazione rimane invariata, come ci si può fidare di qualsiasi titolo di debito emesso in Svizzera, o comunque in tutta Europa, se i Governi possono cambiare le leggi a posteriori?”, ha dichiarato al Financial Times David Tepper, il miliardario fondatore della società di investimento Appaloosa Management.
Sia la Banca Centrale Europea che la Banca d’Inghilterra si sono affrettate a dichiarare che non cancelleranno le obbligazioni AT1 con la stessa facilità della FINMA in caso di fallimento bancario, il che isola la Svizzera dal resto d’Europa.
“Un ‘premio svizzero per l’incertezza giuridica’ sarebbe un risultato sfortunato, poiché si tradurrebbe in uno svantaggio competitivo permanente per le banche svizzere di rilevanza sistemica rispetto alle loro omologhe estere”, ha dichiarato Andreas Ita, socio amministratore della società di consulenza sui rischi Orbit36.
Per evitare questo problema, Ita ritiene che le future obbligazioni svizzere AT1 dovranno modificare i termini e le condizioni per dare maggiore certezza a coloro che fanno investimenti. Ciò richiederebbe una modifica della normativa svizzera sui mercati finanziari, ha aggiunto Ita.
Traduzione dall’inglese: Sara Ibrahim
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