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Il presidente bielorusso ha firmato un decreto che introduce una multa per quanti non lavorano e quindi non pagano le tasse. Tra i parassiti figurano anche le casalinghe.
Alle prese con una disoccupazione galoppante, negata dai dati ufficiali, Aleksandr Lukashenko, l'ultimo dittatore d'Europa secondo l'amministrazione Usa, lancia la sua campagna contro il parassitismo, che in epoca sovietica era punito con il carcere.
Dovranno pagare 20 mensilità di minimo sindacale, equivalente a 3,6 milioni di rubli bielorussi (223 euro). Gli evasori rischiano una multa salata e perfino l'arresto con l'obbligo di svolgere lavori socialmente utili. Il decreto presidenziale riguarda non solo i cittadini bielorussi, ma anche gli stranieri con la residenza permanente in Bielorussia e gli apolidi.
Sono esonerati dal pagamento i pensionati, i disabili, i minori, i lavoratori stagionali (che lavorano meno di 183 giorni l'anno) e anche chi esercita un'attivita ufficiale riconosciuta, che però versano già contributi onerosi.
La decisione, ventilata da tempo, è stata presa in un momento in cui alcune delle maggiori società e fabbriche bielorusse stanno tagliando il personale.
Lo scorso ottobre Lukashenko aveva ammonito che "bisogna costringere tutti a lavorare", mentre in gennaio aveva dichiarato che 500mila abitanti in grado di lavorare (su una popolazione di 9,5 milioni di persone) erano senza occupazione e non pagavano le tasse, pur godendo dei benefici sociali assicurati dallo Stato. Il controverso leader bielorusso si era detto anche favorevole alla reintroduzione nel codice penale del reato di parassitismo.
SDA-ATS