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Il settore bancario e finanziario islamico prospera. Mentre in Svizzera sorgono banche islamiche, l’UBS ha di recente aperto nel Bahrein una filiale, la Noriba, conforme alla sharia.
Nonostante le critiche, la Commissione delle banche non interviene.
"L'inaugurazione della Noriba, una settimana fa, ha suscitato molto interesse nel mondo islamico", ha dichiarato a swissinfo Vesna Carter-Stanulov, portavoce dell'UBS.
Con l'apertura di una banca islamica, l'UBS è perfettamente al passo con i tempi. Perché, a detta di Gian Trepp, esperto di piazze finanziarie, la finanza islamica sta andando molto bene. "Grazie a UBS Noriba, i credenti musulmani che intendono investire denaro nel rispetto dei principi della sharia possono ricorrere, per la prima volta, anche a banche svizzere".
230 miliardi di dollari
Dalla fondazione del primo istituto finanziario islamico all’inizio degli anni ’70, allorché i musulmani volevano investire i loro abbondanti petrodollari secondo le regole del Corano, il settore finanziario islamico è in rapida espansione.
In venti anni, il numero degli istituti islamici si è moltiplicato per 40 e oggi se ne trovano in oltre 75 paesi. A livello mondiale, si calcola che vengano investiti 230 miliardi di dollari secondo il diritto islamico. E per i prossimi 5 anni è prevista una crescita annua del 15 percento.
In continuazione sorgono nuove banche e società finanziarie islamiche, tanto che paesi come il Pakistan, il Sudan e l’Iran hanno islamizzato il loro intero settore finanziario, mentre la Malaysia lo sta ampliando.
I sauditi preoccupati per i loro averi
La finanza islamica è d’altronde stimolata anche dalla nuova politica estera degli Stati Uniti. Gli investitori degli stati del Golfo che hanno depositi nelle banche americane, temono la confisca dei loro beni, nel caso di un attacco contro l’Iraq.
Per di più, imprese e banche saudite rischiano di essere confrontate a denunce collettive negli Stati Uniti, in relazione agli attacchi terroristi dell’11 settembre 2001. Per questo, i capitali sauditi depositati all’estero sono stati in parte trasferiti dall’aerea del dollaro a quella dell’euro, in Gran Bretagna o in Svizzera. E ne hanno approfittato anche le banche islamiche, sia in Svizzera che altrove.
Nessun dato sulle banche islamiche in Svizzera
Secondo Gian Trepp, non si può dire con esattezza quante siano le banche islamiche in Svizzera, perché né la Banca nazionale, né la Commissione federale delle banche (CFB) dispongono dei dati relativi.
Per questo, Gian Trepp accusa la CFB di letargia: “La Commissione non s’interessa delle banche islamiche, sebbene i prodotti finanziari islamici presentino rischi specifici, particolarmente importanti per un organo di sorveglianza bancario”.
D’altro canto, proprio in relazione al finanziamento del terrorismo, sarebbe molto importante sapere quali sono le banche islamiche in Svizzera. “Sebbene ce ne siano, la CFB non lo sa dire”.
Rischi specifici
I rischi legati ad una banca islamica, come per esempio la Banca Kanz di Ginevra, fondata nel 1998, non possono essere controllati con gli strumenti a disposizione della Commissione.
Perché, dato il divieto di far fruttare interessi, le pratiche bancarie conformi alla sharia sono molto complesse. Per esempio, esistono rischi concernenti la liquidità, poiché sui depositi non vengono concessi interessi, bensì parte degli utili effettuati dalla banca. “E se l’istituto va in deficit, c’è il pericolo che gli investitori delusi prendano d’assalto gli sportelli”.
Non c’è nessun bisogno di intervenire
Per la portavoce della CFB, Tanja Kocher, gli attuali meccanismi sono sufficienti per controllare le pratiche bancarie islamiche in Svizzera. “Noi partiamo da questa convinzione. Se così non fosse, avremmo già intravisto il bisogno di intervenire”.
Ma se in futuro la finanza islamica dovesse assumere maggiore importanza, assicura la portavoce, la CFB valuterebbe la necessità di una sorveglianza più severa.
“È ora di occuparsi di questo problema”, insiste Gian Trepp. La regolazione di una piazza finanziaria deve stare al passo con i tempi e far fronte ai nuovi sviluppi. “L’inattività della CFB danneggia il settore, perché non pone alcuna barriera di sicurezza”.
Attivi i britannici
In Gran Bretagna e in Francia la finanza islamica è presa sul serio. “Contrariamente alla Commissione delle banche, la FSA britannica (Financial Services Authority) si è già occupata a fondo della finanza islamica, sebbene in Gran Bretagna non esistano banche islamiche”.
Anche l’UBS attribuisce una crescente importanza al settore finanziario islamico e riconosce che, in futuro, la CFB dovrà occuparsi di pratiche bancarie islamiche. Ma non a causa della Noriba: “Quale filiale dell’UBS, la Noriba può contare su una gestione dei rischi soddisfacente”, afferma la portavoce Vesna Carter-Stanulov. Secondo la quale, anche i prodotti conformi alla sharia non avrebbero finora presentato rischi.
Ma la Noriba è un caso speciale, visto che non fa molto peso all’interno del gruppo UBS. “È per questo che l’UBS ha voluto provare la pratica bancaria islamica”, sottolinea Gian Trepp. Ma i problemi ci sono, anche se per il momento sono più concettuali che empirici.
Hansjörg Bolliger, swissinfo
Fatti e cifre
In oltre 75 paesi operano istituti finanziari islamici
dal 1982, i loro fondi si sono globalmente moltiplicati per 40
oggigiorno 230 miliardi di dollari sono investiti secondo la legge islamica
la crescita annua del settore è del 15 percento
In breve
La norma più importante è l'assenza d'interessi, che la filiale dell'UBS sottolinea già nel nome ("No Rina" - nessun interesse).
Sono vietati anche l'acquisto e la vendita di rischi e imprevisti (assicurazioni, derivati, operazioni a termine, swaps), come pure le attività commerciali in settori ritenuti impuri (carne suina, alcool, pornografia, armi, cinema e televisione, tabacco e giochi d'azzardo).
I clienti delle banche islamiche non ricevono nessun interesse sui loro depositi, bensì, sempre che ce ne siano, parte degli utili degli istituti.