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Pechino – La Cina sferra l'affondo decisivo al modello Hong Kong conosciuto negli ultimi 24 anni, confezionando una bozza di riforma del sistema elettorale che praticamente darà a Pechino il diritto di veto decisivo e finale sulle candidature. Il via libera, alla presenza del presidente Xi Jinping, è maturato all'unanimità nella Grande sala del popolo di piazza Tienanmen, dove nell'ultimo giorno dei lavori 2.895 delegati del Congresso nazionale del popolo, il ramo legislativo del parlamento, si sono espressi a favore, con l'unica nota di colore di un astenuto e l'assenza di voti contrari.
La risoluzione approvata affiderà alla Commissione elettorale il potere di bloccare ed escludere i candidati sgraditi, nominando e scegliendo al tempo stesso e in modo diretto "una quota relativamente larga" di parlamentari secondo la lealtà mostrata verso Pechino, come "patrioti". Il metodo scelto sarà di incrementare i deputati del Consiglio legislativo (da 70 a 90), il mini-parlamento di Hong Kong, con il proposito di diluire il peso dei candidati eletti democraticamente. In più, il peso dei componenti pro-Pechino saliranno nella Commissione elettorale, il cui compito è la scelta del capo esecutivo (una sorta di governatore) dei territori, portandoli da 1.200 a 1.500. L'opera di marginalizzazione delle voci democratiche della città, in risposta alle proteste anche violente del 2019, ha registrato le prime critiche da Londra. Il ministro degli Esteri britannico, Dominic Raab, ha definito la mossa "l'ultimo passo per svuotare lo spazio del dibattito democratico a Hong Kong" e una prova di forza che "mina la fiducia" della comunità internazionale verso la Cina.