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Piccola biografia dell’artista, figura pressoché sconosciuta nel panorama della scultura svizzera fra Otto e Novecento.
Il Museo accoglie dal 4 giugno al 5 novembre un’esposizione dedicata a Natale Albisetti, con una selezione rappresentativa di modelli in gesso e progetti per sculture, ritratti e monumenti pubblici eseguiti su tutto l’arco della sua carriera.
Nato a Stabio nel 1863, Natale Albisetti si avvicina alla scultura sotto l’egida di Vincenzo Vela. Dopo la Scuola di disegno di Clivio, dal 1882-84 si forma all’Accademia di Brera a Milano. Nel 1884 si iscrive all’École nationale des Arts Décoratifs a Parigi, distinguendosi nei concorsi scolastici. Per mantenersi lavora come stuccatore nei cantieri parigini. Ammesso nel 1887 all’École nationale des Beaux-Arts, è allievo di Pierre-Jules Cavelier e si specializza come scultore di figura vincendo premi in diversi concorsi. Dal 1890 partecipa con regolarità ai Salon parigini: la sua scultura, di stampo classicista con echi romantici, gli assicura commissioni anche nell’ambito della ritrattistica e delle scene di genere.
Pur vivendo in Francia, non interrompe il legame con il Ticino e la Svizzera. Negli anni ’90 partecipa a diversi concorsi indetti in Romandia e prosegue l’attività espositiva tra Francia e Svizzera: l’«Amor materno», presentato all’Esposizione nazionale di Ginevra del 1896, viene acquistato dalla Confederazione. Ottiene commissioni in importanti cantieri confederali: esegue statue allegoriche per la facciata ovest del Politecnico federale di Zurigo (1896) e per la facciata sud di Palazzo federale (1899). Membro della Commissione federale di belle arti dal 1897 al 1899, nel 1898 aderisce alla Società ticinese di belle arti. All’Esposizione universale del 1900 a Parigi presenta un gruppo scultoreo dedicato ad Arnoldo di Melchtal, che viene premiato con la medaglia d’argento. Nel 1903 vince con l’architetto Armand Neukomm il concorso per il «Monumento all’Indipendenza Ticinese» a Bellinzona. Nel decennio successivo l’artista intensifica le partecipazioni alle Esposizioni nazionali d’arte; è al contempo presente ai Salon parigini, dove espone ritratti e scene di genere. Nel 1913 il Ministero francese della Pubblica istruzione e delle Belle Arti gli conferisce il titolo di «Officier d’académie» per meriti artistici. Nel 1920 la Città di Parigi gli commissiona «L’orpheline et l’aïeule», un marmo oggi disperso. Nel 1922 realizza la sua ultima opera.
Si spegne il 2 luglio 1923 a Stabio dopo breve malattia. Lascia tutto quanto contenuto nei suoi atelier al Comune di Stabio, che ha allestito nel 2018 un ambiente a lui dedicato, lo Spazio Albisetti.