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di Marcello Ierace
"Dopo un anno di tiri, avevo fatto un altro passaggio di categoria. Sniffare l'eroina non mi bastava più. La tecnica mi era chiara e feci tutto da solo a casa di uno dei miei compari: bustina, cucchiaino di acqua calda, accendino Bic, siringa monouso. Mentre fissavo la fiamma e attendevo il momento giusto, non avevo paura, pensavo solo all'obiettivo".
Il racconto è di Roberto Palpacelli, detto "Il Palpa". Uno che, nel mondo del tennis italiano, è considerato addirittura "il più grande di tutti". Un tennista dal talento smisurato, dal fisico indistruttibile, uno che sarebbe certamente entrato a far parte della stretta cerchia dei migliori, in patria ma non solo, ma che semplicemente non ha voluto farlo. La sua è una storia di eccessi, di discese agli inferi e di leggende più o meno metropolitane. C'è chi dice abbia battuto tre volte Boris Becker, o che abbia vinto una partita tenendo una birra costantemente in mano. È tutto vero, invece, quando si ricorda quando nel 1997 sfidò un giovanissimo Ivan Ljubicic, già tra i primi duecento al mondo, e perse soltanto 6-4 al terzo set. Peccato che Palpacelli avesse in corpo quattro grammi di eroina e pochi giorni dopo sarebbe entrato in una comunità per disintossicarsi.
Oggi il "Palpa" vive a Pescara, si sveglia presto alla mattina per andare ad insegnare tennis al dopolavoro ferroviario di San Benedetto del Tronto. Beve 24 caffè al giorno, fuma due pacchetti di sigarette, ma con l'eroina finalmente ha smesso. Con il tennis, no, con quello il "Palpa" non smetterà mai.
- ORMe, il racconto sulla vita di Roberto Palpacelli (14.05.2020)