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La Svizzera è il sesto esportatore al mondo di armi leggere: lo rivela il rapporto annuale indipendente "Small Arms Survey", presentato ieri alle Nazioni Unite a New York e basato su dati del 2011. Al primo posto si trovano gli Usa, con un export di 917 milioni di dollari, seguiti da Italia, Germania, Brasile, Austria, Svizzera (191 milioni), Israele, Russia e Corea del Sud.
Stando agli autori della ricerca il volume complessivo è fortemente aumentato sull'arco di dieci anni: dai 2,3 miliardi del 2001 ai 4,5 miliardi del 2011.
Lo studio analizza anche i canali attraverso i quali le armi - non solo quelle leggere - arrivano in zone di conflitto , come Libia o Siria. Riguardo alla Svizzera sono documentati tre casi. Nel 2004 sono emersi obici blindati elvetici in Marocco, giunti quale regalo via Emirati Arabi Uniti (EAU); nel 2011 è stata trovata munizione svizzera in Libia: proveniva dal Qatar; e nel 2012 bombe a mano elvetiche sono venute alla luce in Siria, giunte colà attraverso EAU e Giordania.
Questi episodi avevano sollevato polemiche anche nella Confederazione. Secondo "Small Arms Surveys" - che loda peraltro la Svizzera per la sua trasparenza in materia - la misura preventiva più efficace per evitare casi del genere è negare le licenze di esportazione verso i paesi dove è alto il rischio di un ulteriore trasferimento delle armi.
Il rapporto pubblicato a scadenza annuale è un progetto dell'Istituto di alti studi internazionali e sviluppo di Ginevra, sostenuto dal Dipartimento federale degli affari esteri.
SDA-ATS