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Gli Usa allentano la stretta su Huawei, in quella che molti considerano la prima guerra fredda tecnologica. L'amministrazione americana concederà delle esenzioni assegnando licenze ad hoc alle società che vogliono continuare a fare business con il colosso cinese della telecomunicazioni, "purchè non ci siano minacce alla sicurezza nazionale".
A dare la notizia è stato il ministro del commercio Wilbur Ross, dando seguito alla promessa fatta da Donald Trump dopo l'incontro col presidente cinese Xi Jimping al G20 giapponese per riavviare i negoziati commerciali con Pechino. Non a caso, in coincidenza con l'annuncio, c'è stata una telefonata tra i vertici delle due delegazioni, primo contatto dopo il faccia a faccia tra i due leader. Un segnale distensivo, ma bilanciato dalla contemporanea decisione di vendere armi a Taiwan irritando nuovamente Pechino: è la politica del bastone e della carota del tycoon.
A beneficiare dell'allentamento saranno compagnie come Qualcomm, Intel, Broadcom e Google, che vendono a Huawei microchips ed altri componenti per i suoi smartphone, oltre che attrezzature per le telecomunicazioni. Le società tecnologiche americane avevano fatto forti pressioni sull'amministrazione Usa sostenendo che il bando le tagliava fuori da una importante fonte di ricavi ed era ben poco efficace per fermare l'avanzamento tecnologico di Huawei, pronta ad acquistare componenti meno avanzate da altri competitori in Giappone, Corea del Sud o altrove.
Il consigliere economico della Casa Bianca, Larry Kudlov, ha detto che gli Usa "hanno aperto la porta per un limitato periodo di tempo", facendo intendere che molto dipenderà dalla piega che prenderanno i negoziati. Martedì c'e' stata la prima telefonata del disgelo, dopo che le trattative erano saltate in maggio, con la Cina disposta a ridurre il surplus commerciale acquistando più prodotti Usa ma non a cedere nel braccio di ferro su tecnologia e aiuti di stato. Da un lato il rappresentante commerciale Usa Robert Lighthizer e il ministro al tesoro Steven Mnuchin, dall'altro il vicepremier cinese Liu He e il ministro al commercio Zhong Shan. Il colloquio "è andato bene ed è stato costruttivo", ha commentato Kudlov, riferendo che le parti hanno discusso un incontro faccia a faccia che potrebbe avvenire a Pechino ma ammonendo che non c'è una strada magica per arrivare all'accordo e mettere fine alla guerra dei dazi.
In ogni caso gli Usa intendono tenere il fucile puntato. Ross, ha infatti sottolineato anche il suo ministero, annuncerà presto una commissione consultiva che aiuterà ad aggiornare il controllo sull'export di tecnologie avanzate, che spesso abbracciano sia il campo civile che quello militare. La Cina è avvisata.