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Le autorità russe hanno ora in mano il pretesto per far chiudere i battenti a Novaia Gazeta, uno dei pochi giornali russi non asserviti al Cremlino. Per una banalissima parolaccia.
La testata dove lavorava Anna Politkovskaia - la reporter d'opposizione uccisa sotto casa a Mosca nel 2006 - ha ricevuto un secondo "avvertimento" in un anno, e questo secondo la legge potrebbe bastare a far scattare la revoca della licenza di pubblicazione.
L'espressione incriminata - una versione volgare della parola "indolenza" che ha come radice l'organo genitale femminile - era contenuta in un brano estratto da un nuovo romanzo di Vasili Avcenko, il corrispondente di Novaia Gazeta dall'Estremo Oriente. La parolaccia era anche stata in parte occultata da una serie di asterischi piazzati strategicamente a sostituire alcune lettere, ma niente da fare: "Poteva chiaramente essere letta", ha precisato integerrimo Vadim Ampelonski, portavoce dell'agenzia di regolamentazione per le comunicazioni e i media (Rozkomnadzor).
La legge violata è quella del 2013 che vieta frasi volgari sui mass media. Un'altra legge promulgata lo scorso anno dal leader del Cremlino Vladimir Putin vieta le parolacce anche nelle arti, dal cinema al teatro, dai concerti ai programmi di intrattenimento radio-tv.
Il direttore del bisettimanale, Dmitri Muratov, ha annunciato che presenterà in ogni caso ricorso in tribunale contro l'avvertimento perché "varie deviazioni dalla regola sono possibili nei lavori letterari" e "se si legge il testo si capisce che si tratta di magnifica letteratura". L'agenzia Roskomnadzor potrebbe comunque in teoria decidere di non avviare la procedura per la chiusura di Novaia Gazeta: "Nonostante il fatto che abbiamo effettivamente il diritto di rivolgerci al tribunale con la richiesta che sia revocata la licenza - ha detto il portavoce di Rozkomnadzor -, noi, come organo di controllo gestiamo i nostri diritti in modo assennato".
Anche se le autorità russe dovessero decidere di non assestare un colpo mortale a Novaia Gazeta, sul giornale d'opposizione pende comunque minacciosa una spada di Damocle, e questa vicenda rivela chiaramente il forte potere di controllo che ha il governo di Mosca sui media. Se da un lato il Cremlino continua a investire nella propaganda di Stato, dall'altro cerca in tutti i modi di mettere il bavaglio alle testate "scomode", e sembra andare in questa direzione anche la legge approvata l'anno scorso per abbassare dal 50 al 20% il tetto delle quote straniere in tutti i media russi (giornali, periodici, tv e web) entro il 2017.
Il primo monito a Novaia Gazeta è stato notificato lo scorso ottobre per un articolo intitolato "Se noi non siamo l'Occidente, allora chi siamo?" che le autorità russe hanno bollato come "estremista".
SDA-ATS