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BRUXELLES - Paradisi fiscali: la Svizzera continua ad essere sulla "lista grigia" dell'Unione europea (Ue) dei paesi monitorati. Non sono state constate carenze, ma esiste un potenziale di miglioramento. Lo hanno stabilito oggi a Bruxelles i ministri delle finanze dell'Ue.
Assieme alla Confederazione figurano altri 34 Stati, i cui progressi vengono periodicamente riesaminati. Se il prossimo 19 maggio il popolo dovesse approvare la riforma fiscale e il finanziamento dell'AVS (RFFA), Berna dovrebbe essere stralciata dalla lista grigia.
Interrogato su questa particolare situazione della Svizzera, il commissario europeo per gli affari economici e monetari Pierre Moscovici ha detto che Berna ha fatto le promesse richieste e per il momento le ha pure concretizzate per quanto possibile. Ora bisogna attendere l'esito della votazione popolare, come vuole il processo legislativo elvetico. «In definitiva direi che la Svizzera è di un grigio chiaro».
In caso di no nelle urne, i passi che Bruxelles intraprenderà non sono chiari. Interpellato dall'agenzia di stampa Kestone-ATS, un diplomatico dell'UE ha dichiarato che in caso di bocciatura la Confederazione non sarebbe per forza aggiunta automaticamente alla lista nera.
Quest'ultima comprende 15 Stati, dieci in più rispetto alla precedente. Ai cinque territori che non avevano preso alcun impegno dopo la prima black list del 2017 (Samoa, Samoa Americane, Guam, Trinidad e Tobago, Isole Vergini statunitensi) si aggiungono Aruba, Barbados, Belize, Bermuda, Isole Fiji, Isole Marshall, Oman, Emirati Arabi Uniti, Vanuatu e Dominica.
La presenza degli Emirati Arabi sulla lista ha posto non pochi problemi, con in particolare l'Italia che non voleva iscrivere fra i cattivi allievi uno Stato che nella Penisola ha realizzato molti investimenti.