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Una decisione della Corte di giustizia dell'Unione europea (CGUE) relativa all'Austria potrebbe avere serie ripercussioni sulle possibilità di un accordo istituzionale tra Svizzera e Unione europea. I giudici con sede a Lussemburgo hanno reso martedì una sentenza che stabilisce che la protezione dei salari è illegale, riporta il Tages-Anzeiger.
I fatti sono avvenuti in Austria, dove il proprietario di una residenza si è rivolto a un'azienda slovena per lavorare nella sua casa in Carinzia. Durante un'ispezione, le autorità austriache hanno riscontrato che la società non rispettava le norme contro il dumping salariale. Pertanto hanno applicato le misure previste dalla legge austriaca. Il proprietario ha dovuto sospendere i pagamenti e pagare un acconto come garanzia nel caso in cui la società slovena non pagasse la sanzione. La CGUE ha dichiarato illegali tali misure, ritenendo che il congelamento dei pagamenti e il deposito fossero incompatibili con la legge europea. A suo avviso, queste misure vanno al di là di quanto necessario per proteggere i lavoratori e combattere le frodi.
Questa sentenza arriva nel momento in cui il Consiglio federale sta negoziando un accordo istituzionale con l'Unione europea, discussioni che si concentrano principalmente sulle misure di accompagnamento e sulla protezione salariale. Bruxelles sta cercando di costringere la Svizzera a seguire la legge europea. La Swiss Trade Union Union (USS) si oppone con tutte le sue forze, rifiutando di indebolire le misure di accompagnamento e lasciandole nelle mani dei giudici europei.
Sindacati preoccupati
La decisione della CGUE conferma i timori di Daniel Lampart, il segretario centrale della Unione sindacale svizzera (USS). Al di là delle differenze tra la legislazione svizzera e quella austriaca, "il giudizio dimostra ancora una volta che in caso di dubbio, la Corte di giustizia europea attribuisce più peso alla libertà del mercato interno che alla protezione di salari".
La Federazione austriaca dei sindacati da parte sua parla di un "martedì nero per l'Europa sociale". La decisione dei giudici lussemburghesi è stata "devastante" perché complica l'applicazione della protezione dei lavoratori. Quando una compagnia straniera "scompare dietro il confine", le multe non vengono più prelevate, affermano i sindacati.
La decisione della CGUE, stando al Tages-Anzeiger, complicherà i negoziati tra l'UE e la Svizzera. Bruxelles chiede ancora che il periodo di otto giorni sia ridotto a quattro giorni, che la Svizzera adotti le direttive europee sul distacco e che accetti la competenza della Corte di giustizia europea.
Bruxelles richiede inoltre che il requisito di deposito sia limitato alle società che sono state ripetutamente condannate per reati minori e che i requisiti di documentazione per gli artigiani siano allentati.