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La corsa verso la nomination repubblicana passa dalla Carolina del Sud, Stato conservatore dove Trump ha vinto nel 2016 e nel 2020 e dove è molto forte la componente evangelica. Gli ultimi sondaggi attribuiscono all’ex presidente il 61% delle preferenze contro il 36% dell’ex ambasciatrice all’ONU, che qui gioca in casa: Nikki Haley è infatti stata governatrice dello Stato dal 2011 al 2017. Un periodo contraddistinto da una significativa crescita economica per la Carolina del Sud.
Bob Gebhardt nel salotto della sua casa di Charleston in compagnia del cane Cecco
- RSI
“Io voterò per Nikki Haley, anche se non ha nessuna possibilità di vincere”, racconta Bob Gebhardt, studi a Princeton e Harvard, venticinque anni trascorsi a Lugano e da dieci anni pensionato a Charleston. “Nikki Haley rappresenta la corrente tradizionale del partito repubblicano, un partito che Trump ha completamente stravolto, trasformandolo in un culto”.
Cresciuto in una famiglia repubblicana, Bob Gebhardt è stato per quattro anni presidente dell’associazione “Republicans Abroad”, i repubblicani all’estero, per la Svizzera e oggi - alla vigilia di un voto che potrebbe sancire la fine delle velleità presidenziali di Nikki Haley - non nasconde di nutrire una certa apprensione per un eventuale secondo mandato di Donald Trump alla Casa Bianca.
“Per Trump la Costituzione non è altro che una lista di suggerimenti, non è un testo che vincola le azioni di un presidente”, afferma Gebhardt, seduto nel salotto di casa con vicino il cane Cecco (un omaggio della moglie Ornella al poeta del Duecento Cecco Angiolieri). “Per lui la separazione dei poteri non esiste: durante il suo primo mandato ha nominato tre giudici alla Corte Suprema; quindi, lui pensa di poter controllare anche il potere giudiziario. Se sarà eletto presidente di sicuro fermerà tutte le inchieste e i processi in cui è coinvolto”.
Bob Gebhardt se la prende con quella parte dell’establishment repubblicano che, per opportunismo politico e per mancanza di coraggio, ha consentito all’ex presidente di prendere ostaggio il partito. “In privato, tutti questi senatori e deputati sanno benissimo che Trump è un buffone, ma poi davanti ai microfoni hanno paura di criticarlo o di offenderlo, perché hanno paura di quello che potrebbe fare. A loro interessa soltanto una cosa: essere rieletti. E questo è un atteggiamento pericoloso”.
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SEIDISERA 23.02.2024, 18:43
- Keystone