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BASILEA – Circa una donna su 2 soffre, ad un certo punto della sua vita, di una infezione del tratto urinario e, di solito, di cistite (infezione della vescica). Anche gli uomini sono colpiti da questa malattia, ma meno frequentemente. Nel 80% dei casi, l’infezione urinaria è causata dal batterio intestinale E. Coli. Questo batterio risale l’uretra fino alla vescica e causa infezioni dolorose. In un nuovo studio, alcuni ricercatori svizzeri hanno dimostrato come questo batterio riesca ad attaccarsi alla superficie del tratto urinario attraverso una proteina, che impedisce l’eliminazione batterica dal flusso urinario. Questa scoperta potrebbe portare alla commercializzazione di nuovi farmaci per la lotta contro le infezioni urinarie, senza dover utilizzare antibiotici.
Cistite
La cistite è una malattia infettiva dolorosa caratterizzata soprattutto da dolore durante la minzione e un bisogno continuo di urinare. In caso di cistite, il batterio E. Coli risale il tratto urinario, si attacca alla superficie e provoca un’infiammazione. Alcune situazioni particolari favoriscono lo sviluppo di cistite, come una scarsa igiene intima, la menopausa, lo stress, relazioni sessuali, ecc. Una cistite mal curata può portare, in alcuni casi, a sepsi (setticemia).
Risultati: il batterio è in grado di “nuotare”
I ricercatori svizzeri hanno scoperto che questo batterio aderisce al tratto urinario attraverso una proteina chiamata FimH. Questo legame permette al batterio E. Coli di risalire il tratto urinario.
Il batterio presenta una lunga appendice, come un capello, alla sua estremità si trova la proteina FimH, suo elemento costitutivo. Questa proteina aderisce poi agli zuccheri delle cellule del tratto urinario. Gli scienziati hanno anche scoperto che più il batterio è sotto pressione, in particolare nel flusso urinario, più si attacca fortemente al tratto urinario. In altre parole, la proteina FimH impedisce al batterio E. Coli di essere eliminato attraverso l’urina e quando la pressione viene rilasciata, il batterio può staccarsi e “nuotare” verso la parte opposta, in direzione della vescica.
Questo studio è stato condotto da alcuni ricercatori presso l’Università di Basilea, sotto la direzione dei professori Timm Maier e Beat Ernst e da alcuni scienziati presso il Politecnico federale di Zurigo, sotto la direzione del Prof. Glockshuber. Entrambe le istituzioni svizzere di riferimento hanno pubblicato il loro studio sulla rivista scientifica specializzata Nature Communications, in data 7 marzo 2016.
“Attraverso l’uso di diversi metodi biofisici e biochimici, siamo riusciti a comprendere il comportamento di adesione della proteina FimH in modo più dettagliato rispetto al passato”, ha dichiarato il Prof. Glockshuber.
Nuovi farmaci mirati contro la proteina FimH
Le infezioni del tratto urinario sono la seconda causa di prescrizione di antibiotici in tutto il mondo, secondo l’Università di Basilea. Poiché il numero di batteri resistenti agli antibiotici è in aumento, gli scienziati stanno cercando di trovare metodi alternativi.
Per la prevenzione e la terapia delle infezioni del tratto urinario causate dall’E. Coli, alcuni farmaci che potrebbero impedire il legame della proteina FimH alle cellule del tratto urinario potrebbero rivelarsi un’interessante alternativa di trattamento, rendendo così, l’utilizzo di antibiotici inutile.
Il Prof. Ernst dell’Università di Basilea ha lavorato intensamente per anni allo sviluppo di antagonisti di questa proteina. Il chiarimento su tale meccanismo dovrebbe contribuire in modo significativo alla futura identificazione del farmaco più adatto.
Il modo migliore per prevenire la cistite è quello di bere molto e regolarmente.
9 marzo 2016. A cura di Xavier Gruffat (farmacista) e redazione di Creapharma.ch. Fonti: Comunicato stampa dello studio, ATS (pharmapro.ch)