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La banca Wegelin non vuole comparire davanti alla giustizia americana, che l'accusa di avere aiutato facoltosi cittadini americani ad evadere il fisco per 1,2 miliardi di dollari. Per la seconda volta l'istituto privato sangallese, che non ha succursali negli Usa, ha rifiutato di comparire con suoi rappresentanti legali davanti a un giudice di New York.
Come già successo nella prima udienza in febbraio, Wegelin non ha risposto all'intimazione a presentarsi e in aula il banco della difesa è rimasto vuoto. Il giudice Jed Rakoff l'ha quindi considerata "fugitive", cioè latitante. Secondo il magistrato il fatto che la società sia rimasta due volte assente mostra una mancanza di rispetto non solo verso il sistema giuridico americano, bensì anche nei confronti delle autorità svizzere, che hanno correttamente fatto pervenire la convocazione.
Il procuratore Daniel Levy ha fatto notare che Wegelin ha cercato di contestare davanti ai tribunali elvetici la correttezza di questa convocazione, ma due corti hanno respinto i suoi esposti. Alla domanda del giudice riguardo ai prossimi passi che intende intraprendere, Levy ha risposto che al momento non ha altre proposte. La procura sta verificando la possibilità di spiccare un mandato di cattura contro uno dei soci dell'istituto. Da una parte non è però chiaro se il tribunale abbia la competenza per un simile passo e dall'altro non si sa cosa farebbe la Svizzera, visto che il paese non prevede l'estradizione per i suoi cittadini.
Rakoff ha così chiuso l'udienza invitando la procura ad avviare rapidamente passi concreti: in caso concreto dovrà lasciare cadere l'accusa. "Penso che la richiesta di un mandato d'arresto sia perlomeno una possibilità", ha affermato il giudice.
Al termine dell'udienza, Wegelin & Co ha pubblicato un comunicato in cui spiega che in base al diritto svizzero non è tenuta a presentarsi davanti al giudice americano. La banca ritiene inoltre che il tribunale Usa potrebbe emanare decisioni che costringerebbero la società a violare normative elvetiche.
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