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Venezuela
Venezuela, Maduro e opposizione dialogano in Messico
La prospettiva di un miglioramento della vita dei venezuelani è la principale posta in gioco del secondo round di colloqui a Città del Messico fra i delegati del governo del presidente Nicolás Maduro e quelli dell'autoproclamato presidente ad interim Juan Guaidó.
Dopo i precedenti fallimenti dei negoziati nella Repubblica dominicana (2018) e a Barbados (2019), la pazienza della diplomazia norvegese e un più favorevole scenario internazionale hanno permesso di organizzare, a partire dal mese scorso, un nuovo processo negoziale, questa volta in Messico.
Ridotti al minimo i proclami e le critiche degli avversari, governo e opposizione si sono incontrati settimane fa per mettere a punto e firmare un memorandum in sette punti che serve da ordine del giorno del dialogo in corso.
I principali punti di quel documento riguardano «diritti politici per tutti», una «agenda elettorale per elezioni assistite da osservatori e verificabili», una «revoca delle sanzioni» e il «rispetto dello Stato costituzionale di diritto».
Al termine del primo round svoltosi nella capitale messicana dal 13 al 15 agosto, il ministero degli Esteri norvegese ha pubblicato un comunicato, a nome di Maduro e Guaidó, in cui si parla di «riunioni costruttive» e si aggiunge che «abbiamo discusso l'istituzione di un meccanismo di consultazione con attori politici e sociali che sia il più inclusivo possibile».
In quella occasione le parti avevano anche manifestato «profondo apprezzamento per le espressioni di sostegno al processo negoziale e di dialogo da parte dei membri della comunità internazionale». E in effetti sia gli Stati Uniti di Joe Biden, sia l'Unione europea hanno apertamente sostenuto il nuovo negoziato auspicando che possa portare ad una soluzione della crisi venezuelana.
Di questo secondo round, che si concluderà lunedì, si è saputo solo che il team governativo, guidato dal presidente del Parlamento, Jorge Rodríguez, ha evocato i danni causati dalle sanzioni e dal congelamento di risorse finanziarie e materiali del Venezuela all'estero. La delegazione dell'opposizione, coordinata da Gerardo Blyde, ha, da parte sua, sostenuto l'importanza di indire al più presto elezioni presidenziali e legislative libere e trasparenti.
Anche se dovesse davvero risultare costruttivo, notano gli analisti a Caracas, il «negoziato sarà lungo e difficile». Ma un fatto incoraggiante è che, sedendosi ad un tavolo con rappresentanti del governo e accettando di partecipare alle elezioni di novembre convocate da Maduro, l'opposizione sembra avere scritto la parola fine sul presunto governo parallelo nato dalla «ribellione» di Guaidó, sostenuta a lungo da una cinquantina di Paesi occidentali.
SDA