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Il colosso energetico svizzero archivia l'esercizio 2022-23 con risultati ‘straordinariamente buoni’. Guadagni pari a 3,4 miliardi di franchi
Profitti da capogiro per Axpo: il colosso energetico in mani pubbliche, che poco più di un anno fa, sentendosi vicino al tracollo, ha chiesto e ottenuto l'aiuto di Berna, ha archiviato l'esercizio 2022/2023 (chiuso a fine settembre) con un utile netto di 3,4 miliardi di franchi, sestuplicato rispetto ai 594 milioni dei dodici mesi precedenti.
"In un contesto difficile la strategia si è dimostrata valida: l'azienda è più forte e le prospettive sono positive", affermano i vertici in un comunicato odierno. La dirigenza parla di "risultati straordinariamente buoni": l'utile operativo Ebit si è attestato a 4,1 miliardi (era di 1,7 miliardi nel 2021/2022), quello rettificato a 2,7 miliardi (392 milioni). Complice il calo dei prezzi dell'energia, i ricavi sono invece scesi lievemente (-0,9%) a 10,5 miliardi, sebbene la produzione (fonti: nucleare, idroelettrico, eolico) sia cresciuta.
Come si ricorderà nel settembre 2022 la società aveva rischiato il crollo: era infatti stata oggetto di un piano di salvataggio da parte della Confederazione, che aveva attivato una linea di credito di 4 miliardi di franchi per evitare che l'azienda, alle prese con le turbolenze del mercato dell'elettricità dovute fra l'altro all'onda lunga della guerra in Ucraina, si trovasse in una situazione di insolvenza.
L'impresa non ha però mai fatto capo a questo prestito - attivato inizialmente dal Consiglio federale al di fuori dell'ordinamento giuridico vigente, in base al diritto di necessità (un approccio che poi sarà applicato anche per Credit Suisse), perché giudicava Axpo di importanza sistemica - e ha quindi nel frattempo chiesto che venga revocato. Questo è avvenuto il primo dicembre, con decisione comunicata lunedì dal Dipartimento federale dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni. La revoca ha per effetto che l'impresa può tornare a versare dividendi agli azionisti e bonus ai dirigenti.
"L'ultimo anno e mezzo è stato molto impegnativo a causa dell'estrema volatilità dei mercati", afferma il presidente della direzione Christoph Brand, citato nella nota. "Axpo è uscita rafforzata da questo periodo. La strategia di diversificazione per area di attività e per Paese ha dimostrato ancora una volta la sua validità".
"In qualità di azienda leader a livello internazionale nel settore dell'energia, Axpo contribuisce in modo significativo a un sistema di approvvigionamento energetico sicuro, porta avanti la transizione energetica ed espande le fonti di energia rinnovabile", prosegue il manager che in precedenza ha lavorato per Bluewin (Swisscom), Sunrise (di cui è stato Ceo) e Tamedia.
Gruppo con sede a Baden, nel Canton Argovia, Axpo produce e distribuisce energia in Svizzera e in 30 Paesi europei, del Nordamerica e dell'Asia. Ha più di 6’000 dipendenti e gestisce oltre cento impianti elettrici (fra cui al 100% le due centrali nucleari di Beznau, entrate in funzione nel 1969 e 1971). Le radici dell'azienda risalgono a oltre 100 anni or sono, ma la società in sé stessa è stata fondata nel 2001 ed è in mani interamente pubbliche: i proprietari sono diversi Cantoni della Svizzera nordorientale (Zurigo, Argovia, Sciaffusa, Zugo e Glarona) e le rispettive società elettriche.