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Il divario salariale si è nuovamente ampliato l’anno scorso, a causa della stagnazione degli stipendi bassi e dell’aumento di quelli dei dirigenti. Lo rileva oggi Unia, chiedendo un aumento generale delle retribuzioni.
In media, per le 43 grandi aziende svizzere, nel 2021 il salario più alto era 141 volte superiore a quello più basso, sottolinea il sindacato in una nota odierna, ricordando che l’anno precedente era ancora di 1 a 136. In passato il rapporto è però già stato superiore all’1 a 140, come ad esempio nel 2017 (1 a 143).
Il sindacato denuncia la disparità maggiore presso Roche, dove il dipendente meno pagato dovrebbe lavorare per 307 anni per guadagnare lo stipendio annuale del CEO Severin Schwan.
Nell’esercizio 2021, 40 società hanno distribuito dividendi per circa 42 miliardi di franchi. Gli azionisti hanno inoltre beneficiato di riacquisti di azioni per 40 miliardi di franchi, ciò che corrisponde a un aumento del 56% rispetto all’anno precedente.
"L’argomentazione secondo cui le aziende non potrebbero permettersi aumenti salariali generalizzati appare poco credibile alla luce degli 82 miliardi di franchi distribuiti agli azionisti", scrive Unia. Allo stesso tempo, alcune aziende redditizie hanno addirittura licenziato personale, denuncia il sindacato.
Nella metà delle aziende analizzate, secondo Unia gli stipendi più bassi erano inferiori a 50’712 franchi all’anno, cioè al di sotto della soglia dei salari bassi. Ciò riflette una tendenza generale in Svizzera, dove i salari reali del 10% più modesto sono aumentati solo dello 0,5% tra il 2016 e il 2020, mentre quelli del 10% più elevato sono cresciuti del 4%, prosegue Unia, rilevando che gli stipendi dei top manager sono addirittura aumentati del 12%.
Secondo il sindacato, gli aumenti generalizzati sono, a breve termine, il modo più efficace per ridurre le disparità. Sono ancora più urgenti alla luce delle minacce al potere d’acquisto poste dall’alta inflazione e dal probabile forte aumento dei premi delle casse malattia.