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HONG KONG - I media di Hong Kong salutano oggi la chiusura di quello che l'autorevole South China Morning Post (Scmp) definisce "un periodo straordinario" mentre quelli di Pechino gioiscono per la conclusione dell'occupazione del centro della metropoli da parte dei manifestanti prodemocrazia.
Dopo 75 giorni di occupazione pacifica di tre aree chiave dell'ex colonia britannica, ieri gli ultimi manifestanti si sono allontanati e circa 200 di loro, tra cui il fondatore del Partito Democratico Martin Lee e l'editore Jimmy Lai, si sono fatti arrestare in un estremo gesto di disobbedienza civile. Lo sgombero, ordinato dalla magistratura, ha occupato tutta la giornata di ieri e si e svolto senza gravi episodi di violenza.
Il South China Morning Post, che ha un direttore che simpatizza con Pechino, afferma che la grande partecipazione alle manifestazioni "dimostra l'esistenza di un forte malcontento della popolazione verso il potere". Il Global Times, emanazione del Partito Comunista al potere a Pechino, si felicita per lo sgombero. Per il giornale Hong Kong "è riuscita a rimanere uno stato di diritto" e ad evitare una "rivoluzione colorata" come quelle che si sono verificate in Georgia e in Ucraina, e che rappresentano una vera ossessione per i governanti cinesi.
Le manifestazioni, che sono iniziate il 28 settembre e alle quali hanno preso parte milioni di cittadini, sono state indette con l'obiettivo di ottenere che nell'ex colonia britannica vengano effettuate elezioni veramente libere. Il sistema istituzionale dell'ex colonia britannica si basa solo parzialmente su elezioni democratiche ed è strettamente controllato da Pechino.
Ats Ans