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BERNA - Il Consiglio degli Stati ha bocciato con 24 voti contro 11 un'iniziativa cantonale di Basilea Città che chiede la rinuncia a nuove centrali nucleari. Il testo prevede che l'energia sia ricavata da vettori rinnovabili e preconizza una maggiore efficienza energetica. Durante la discussione i deputati si sono affrontati a lungo: il classico fronte che oppone pro e antinucleari.
A nome della commissione preparatoria Rolf Schweiger (PLR/ZG) ha invitato la Camera a respingere il testo nel rispetto della politica del Consiglio federale, detta dei quattro pilastri: miglioramento dell'efficienza energetica, potenziamento delle energie rinnovabili, importazione di corrente e grosse centrali (anche nucleari) devono essere portati avanti simultaneamente.
A suo avviso un'iniziativa di questo tenore non poteva che scaturire da un cantone come Basilea Città, ricco e per molti aspetti già un modello in termini di gestione energetica: una situazione non rappresentativa della realtà dell'intera Svizzera.
I bisogni del Paese non possono essere coperti semplicemente dalle energie rinnovabili, ha affermato René Imoberdorf (PPD/VS). Per Rolf Büttiker (PLR/SO) i fautori dell'iniziativa "cambiano le regole del gioco durante la partita" dato che la Costituzione prevede che i consumi siano coperti da un largo spettro di agenti energetici.
Contro l'iniziativa Filippo Lombardi (PPD/TI) ha fatto valere argomenti economici: a suo avviso è assurdo che società elettriche elvetiche investano miliardi di franchi all'estero nel gas e nel carbone invece di impiegare il denaro in Svizzera. Inoltre gas e carbone, date le emissioni di CO2 che generano, hanno effetti deleteri per il clima.
Il "senatore" ticinese ha anche insistito sui pericoli "reali" del carbone, per cui ogni anno muoiono centinaia di minatori, rispetto a quelli "potenziali" del nucleare. "È per questo che si prendono misure di sicurezza", che finora hanno permesso di evitare qualsiasi incidente.
Al contrario Robert Cramer (Verdi/GE) ha sottolineato i pericoli legati alla tecnologia nucleare, dato che un incidente avrebbe conseguenze per tutto il Paese. Ha anche ricordato che le scorie continueranno ad essere radioattive per centinaia di migliaia di anni, e questo per centrali che produrranno energia unicamente per alcuni decenni.
Per l'ecologista il combustibile nucleare rende la Svizzera dipendente dall'estero. Le energie rinnovabili permetterebbero al Paese di affrancarsi da questa dipendenza.
Secondo Verena Diener (Verdi liberali/ZH) le scelte delle città di Basilea, Zurigo, Berna e San Gallo (le ultime due in votazione lo scorso 28 novembre) di affrancarsi dall'energia nucleare entro i prossimi decenni costituiscono un segnale di cui la Camera deve tenere conto.
"La rinuncia a nuove centrali nucleari non è questione di ricchezza, ma di chiara volontà politica", ha detto Anita Fetz (PS/BS). Basilea Città dimostra che una nuova politica energetica non solo è possibile ed efficace, ma anche economicamente vantaggiosa.
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