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Sul mercato globale dell’oro la Svizzera gioca un ruolo di primo piano: 70% del prezioso metallo è raffinato da aziende elvetiche. Ma la sua lucentezza è offuscata dall’agire delle multinazionali che lo estraggono, che si comportano in maniera poco responsabile verso le persone che, nei paesi poveri del Sud del mondo, vivono ai margini delle loro miniere.
Svizzera, crocevia dell’oro
- Quattro delle dieci maggiori raffinerie d’oro hanno sede in Svizzera, due anche in Ticino. Nel 2014 hanno raffinato più di 2200 tonnellate di oro. Nel 2013 erano state addirittura 3000. La maggior parte dell’oro è esportata dopo la lavorazione, per un valore di 118 miliardi di franchi ogni anno. Il valore delle esportazioni di oro è maggiore a quello dell’industria orologiera e chimica messe insieme.
Estrazione dell’oro
Esistono due metodi: cunicoli scavati in profondità e miniere a cielo aperto. In questo tipo di miniere si asporta il terreno strato dopo strato, causando la distruzione di superfici molto vaste. Per separare l’oro dagli altri minerali si utilizza tantissima acqua e grandi quantità di sostanze chimiche, soprattutto l’arsenico e il mercurio.
Globalmente l’estrazione dell’oro è per l’80-90% opera di minatori artigianali che scavano con attrezzi rudimentali in (perlopiù) piccole miniere di proprietari locali. Si stima che siano 20 milioni le persone che estraggono il 10-20% dell’oro mondiale. Il resto proviene da miniere industriali che sono di proprietà di multinazionali.