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Dopo Righini, che ha salvato la "ditta" socialista, ora è il turno del duo Riget-Sirica. La direzione si "allarga". Dove porteranno le "stelle" Laura Riget?
In questa fase da coronavirus, il Ps Ticino è stato ai margini della vita politica (come Ppd e Plr, a differenza di Lega e Verdi, che si sono profilati meglio in questo frangente), dopo essere usciti da una stagione per lo meno soddisfacente in fatto di risultati.
Le elezioni cantonali dell'aprile del 2019, che alla vigilia davano molto traballante il seggio in Governo dei socialisti, hanno visto la riconferma di Bertoli, ma soprattutto hanno visto (unico partito di Governo a riuscire a farlo) il Ps mantenere tutti i 13 seggi in Parlamento, fermando quell'emorragia di parlamentari iniziata nel 2007 e che sembrava non arrestarsi mai. Certo, 1000 schede di partito in meno hanno fatto i socialisti alle elezioni cantonali 2019, ma tutti gli altri partiti di Governo, Ppd, Plr e Lega, hanno fatto molto peggio, andando a perdere fra 1 seggio in Gran Consiglio (il Ppd) a ben 4 seggi (la Lega).
Dopo i nomi forti che hanno ricoperto la carica di presidente dei socialisti, Manuele Bertoli (2004-2012) e Saverio Lurati (2012-2016), che hanno solo dovuto registrare perdite dei voti e di seggi, il Ps Ticino è riuscito a fermare la sua lenta emorragia di granconsiglieri, grazie ad un presidente su cui nessuno fra i giornalisti avrebbe scommesso 5 centesimi: Igor Righini.
Righini nel 2016 diventa presidente del partito, con la "novella" della "goccia e della roccia", senza un curriculum importante in politica e da rappresentante della "periferia", la Bassa Leventina, e con il suo fidato addetto alla comunicazione, David Marin, ha tentato di gestire un partito che sembrava in via di liquidazione.
L'uomo di Pollegio, con toni dismessi, una naturale pacatezza e disponibilità a parlare con chiunque, ha cercato, riuscendoci, di non portare, per parafrasare Pierluigi Bersani, la "ditta socialista" al fallimento.
Righini non ha il carisma del "barricadero", ma non è neppure l'estremista della realpolitik alla Bertoli, con una visione dirigista e burocratica, dove l'apparato diventa asettico dalla base del partito, come non è nemmeno uno come l'ex leader sindacale Saverio Lurati, che aveva troppi antagonismi, prima nel sindacato con Matteo Pronzini e Gianni Frizzo (e questi dissapori hanno lasciato il segno a sinistra) e poi con Cavalli per il Consiglio degli Stati, "azzoppando" di fatto, nel 2011. l'oncologo, già capogruppo socialista alle Camere Federali (e sottolineiamolo, quella carica l'hanno ricoperta solo due ticinesi in 100 anni di storia: Franco Cavalli e prima di lui Dario Robbiani. E scusate se è poco).
Righini invece ha fatto il presidente, con tutte le difficoltà del caso e i limiti personali e politici ben chiari, con generosità e umiltà, senza gestire la sua carica per fare regolamenti di conto, senza seconde o terze ambizioni. Neanche un posto in Gran Consiglio ha voluto (e se si fosse candidato avrebbe battuto tranquillamente Gina La Mantia, che viene rieletta sempre, visto che nel suo circondario non esiste una reale concorrenza da quando Cozzaglio ha lasciato il Parlamento).
Per i servizi resi, manco un posto alla Corsi, la cooperativa della Rsi, gli hanno dato e di norma non si nega a nessuno, in qualsiasi partito (anche ad una Natalia Ferrara Micocci, infatti nel 2015 dopo la cocente sconfitta per il Consiglio di Stato, i liberali glielo hanno dato).
Righini è un po' un uomo a metà strada fra un Pierluigi Bersani della Bassa Padana e un Achille Occhetto delle langhe, uomini che hanno investito molto di sé stessi nel partito e poi alla prima occasione hanno dovuto, senza troppi complimenti, lasciare il posto a qualche "designato" (che sia D'Alema o Letta o Renzi, poco importa). Uomini che non sbattono la porta, non rilasciano interviste al vetriolo (se non molti anni dopo aver ricevuto il ben servito, come è successo ad Occhetto), uomini che come cantava Ligabue in "Una vita da mediano”, sono coloro ".... che si brucia presto, perché quando hai dato troppo devi andare e fare posto...").
E così è stato. Senza troppi complimenti e convenevoli, Righini è andato a far posto,....alla "miglior gioventù socialista ticinese". E senza fare un “cip”, una nota stonata, ha preso le sue cose e ha tolto il disturbo, senza ostacolare in alcun modo la scalata della gioventù rampante. D'altronde "l'azionista di riferimento" di Righini (Marina Carobbio) aveva altri piani per la "ditta socialista" scampata al fallimento e Righini senza rumore se n'è tornato nella sua Pollegio (forse in attesa che un giorno ci si ricordi di lui e gli si dia il giusto riconoscimento al suo operato).
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Oggi la musica è un'altra e al vertice del Ps Ticino è arrivata la giovane coppia Riget&Sirica. Se Fabrizio Sirica si è innamorato del suo ruolo di "barricadero", colui che ama agitare le folle e le piazze, Laura Riget sa molto bene che non deve ricoprire quel ruolo di novella Rosa Luxemburg, visto che ciò le comprometterebbe la carriera politica, non permettendole di raggiungere quelle cariche a cui ambisce. Lei si presenta esteticamente come una donna un po' timida, pacata e attenta ai dossier, ma ha un cervello da “macchina da guerra”, calcolatrice e alla fine non farà “ostaggi”. Sarà lei la vera regista del Ps Ticino nei prossimi anni e passo dopo passo arriverà in Governo.
Nata sotto il segno del cancro, Laura Riget ha scritto nelle proprie stelle che sarà lei a succedere in Consiglio di Stato a Manuele Bertoli (Amalia Mirante e Greta Gysin permettendo). Non ha la "freschezza comunicativa" della Greta nostrana, ma compensa facendo la "secchiona" sui dossier (senza dimenticare che ci può essere sempre la consulenza de "La Tele") e non ha la preparazione economica della Mirante, ma compensa con la sua macchina da guerra (per il momento) invincibile. È riuscita a passare indenne una campagna elettorale per il Consiglio di Stato (che le serviva per entrare in Gran Consiglio come la più giovane socialista) senza che nessun media (neanche il "cattivo" e antisocialista Mattino di Lorenzo Quadri) mettesse in risalto che lei è di fatto la "nuora" di Marina Carobbio (avendo una relazione con il figlio della Carobbio). Cosa che le avrebbe appiccicato addosso quell'etichetta di nepotismo che le avrebbe fatto perdere voti. Sa come disinnescare le bombe.
La Riget, nell'agosto 2018, al ricevimento inaugurale del FilmFestival, vestita tutto di bianco, faceva il suo debutto nel salotto radical chic e borghese del Ticino che conta. Quattro mesi dopo, al congresso socialista di Arbedo, si presenta con un completo tutto verde (le onde climatiche vanno capite anche nel look) e conclude il suo discorso sulle note di Aretha Franklin (che era da poco deceduta, scelta “azzeccatissima”, anche a noi che non eravamo fra i suoi supporter è piaciuta), donna, afroamericana, militante dei diritti civili (mentre Mirante concludeva il suo discorso con la classica ed "ulivista" "Canzone popolare" di Ivano Fossati e Sirica con la troppo di nicchia "Cento passi" dei Modena City Ramblers).
Adesso, da due mesi e mezzo Laura Riget è la copresidente del Ps Ticino assieme a Fabrizio Sirica. A quest'ultimo lascia il ruolo di "barricadero" (un po' sulla falsa riga di un Maurizio Landini nostrano e un Renzo Tagliaferri di metà anni '90, con il recondito sogno di essere il Pronzini socialista), e chiama alla vicepresidenza l'antagonista congressuale, Evaristo Roncelli a svolgere il ruolo di un novello e moderato Virginio Pedroni in versione 21esimo secolo.
Questa sarà la triade che governerà il Ps Ticino nei prossimi anni, con una Riget a volte più vicina a Sirica, a volte a Roncelli.
Ma la direzione sarà radicalmente rivista. Infatti negli ultimi anni, diciamo dal 2012, nel Ps Ticino cambiano i presidenti, ma rimangono più o meno sempre gli stessi membri di direzione, con Carlo Lepori e Cristina Zanini Barzaghi sempre presenti. Fuori loro e fuori il "carobbiano" Adriano Venuti.
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La nuova direzione sarà eterogenea e non solo rappresentativa della corrente dei due copresidenti. Infatti il pupillo di Manuele Bertoli, Danilo Forini (scornato alle elezioni cantonali) dovrebbe farne parte, come la donna bellinzonese in ascesa, Martina Malacrida (che gode della fiducia di Branda che l'ha voluta alla presidenza della propria sezione). Anche Carlo Zoppi, fido di Cristina Zanini Barzaghi (anche se si presenta con un frasario e una retorica apparentemente molto più a sinistra) sarà della partita (e non è un caso che la municipale di Lugano abbia deciso di lasciare a lui il suo posto in direzione).
Il disegno è lo stesso di quello che attuò Anna Biscossa nel 1996, quando un po' a sorpresa vinse il congresso socialista di Lugano contro il favorito Virginio Pedroni per la successione di John Noseda. Se Pedroni avrebbe riconfermato buona parte della direzione di Noseda, a partire dalla vicepresidente Iris Canonica, Biscossa decise di puntare su un gruppo di novelli e sconosciuti militanti poco o per nulla noti ai giornalisti.
Escluso Marina Carobbio, che entrò nella prima direzione di Biscossa (ma era già da quattro anni in Gran Consiglio), la "pasionaria" socialista di Morbio chiamò con se a dirigere il partito, volti per lo più nuovi: Luca Bolzani, che era poco più di un consigliere comunale ad Agra e lo fece diventare vicepresidente (e oggi fra Fondazione Agire e Farmaindustria è un "pezzo da 90"), un giovane municipale di Balerna, che i più non conoscevano, di nome Manuele Bertoli (che in un secondo momento è stato convertito a fare il segretario del partito, per poi fare il presidente e infine il Consigliere di Stato). Carlo Verda, che in seguito diventò capogruppo in GC. Un semplice, ma promettente, consigliere comunale di Bellinzona, Mario Branda che di quella direzione divenne un pilastro, occupandosi della gestione di Area, il settimanale social-sindacale e del settore dell'Ambiente, per poi occuparsi del settore delle politiche comunali (oggi fa il Sindaco di Bellinzona); l'altro cardine di quella direzione era uno sconosciuto Fabio Pedrina, che si era impegnato nell'iniziativa delle Alpi, ma che nella politica attiva aveva ricoperto nessuna carica di rilievo (poi per 12 anni, dal 1999 al 2007 è stato in Consiglio nazionale e oggi si gode la "pensione politica" come unico ticinese nel cda delle Ffs).
Anna Biscossa, nel 1996, puntò su una squadra di sconosciuti, ma che dopo divennero i leader e gli attori protagonisti del Ps Ticino, dal 1999 ad oggi. I tre esponenti del PsTicino che ricoprono le cariche elettive più importanti come socialisti, Marina Carobbio, Manuele Bertoli e Mario Branda, sono stati lanciati da Anna Biscossa, nel 1996 (con grande scetticismo dei giornalisti più quotati di allora, che di fatto intervistavano solo esponenti vicini a Pietro Martinelli).
Oggi non è difficile vedere nel disegno della nuova direzione del Ps Ticino un'analogia con la direzione di allora di Biscossa.
Nel 2024 Carlo Zoppi (probabilmente) prenderà il posto di Cristina Zanini Barzaghi nel Municipio di Lugano, dopo aver fatto il presidente del Consiglio comunale, il membro di Direzione cantonale del Ps Ticino e forse anche il presidente della sezione luganese al posto di Raoul Ghisletta. Fabrizio Sirica nel 2024 sarà (probabilmente) municipale a Locarno (se vivrà ancora in quella città), succedendo a Bruno Cereghetti, che verrà eletto nel 2021. Nell'autunno 2023 dovrà vedersela con Manuele Bertoli per aggiudicarsi il seggio al Consiglio Nazionale con Bruno Storni che dovrà lasciarlo ad un altro locarnese (appunto da vedere se Bertoli o Sirica).
Martina Malacrida nel 2024 (probabilmente) succederà a Mario Branda in Municipio di Bellinzona (ma quasi sicuramente non sarà sindaco, quell'incarico probabilmente andrà al liberale Simone Gianini, che dopo Paolo Agustoni potrà riportare in casa Plr la carica più ambita).
Andrea Ghisletta, che ha buone chances di entrare in direzione come giovane economista, prenderà (quasi sicuramente) il posto di Ivo Durisch, nel 2023, in Gran Consiglio (forse già in questa legislatura, e se così fosse il capogruppo lo farà Anna Biscossa), e nel 2024 nessuno lo ostacolerà ad entrare nel Municipio di Mendrisio. Evaristo Roncelli probabilmente ripercorrerà le orme di un Luca Bolzani, mentre un Danilo Forini entrerà in Parlamento nel 2023 prendendo il posto di Laura Riget.
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E Laura Riget? Come scritto sopra, per lei, le stelle prevedono il Consiglio di Stato. Riuscirà dove Marina Carobbio non è mai riuscita, ovvero ad entrare in Governo?
Certo Amalia Mirante e la verde Greta Gysin possono essere delle concorrente temibili. Ma lei ha dalla sua 3 anni in cui può costruire un partito finalizzato al raggiungimento dell'obiettivo. Probabilmente disporrà di gran parte del voto interno (ma non basta) e creerà quelle alleanze con settori di altri partiti che la sua funzione di presidente l'agevola a fare (forse non è un caso che il Ps Ticino non abbia nulla da dire della nomina del liberale vicino a Comunione e Liberazione Renato Bernasconi alla carica di direttore amministrativo della Supsi).
Ma Laura Riget in caso di obiettivo raggiunto, ossia l'elezione sua in Consiglio di Stato, entrerebbe nella storia. Non tanto perché sarebbe la seconda donna socialista (e la quarta in assoluto dopo la liberale Masoni, la socialista Pesenti e l'altra liberale Sadis) a far parte dell'esecutivo cantonale, ma perché sarebbe la più giovane di sempre, eguagliando il primato di Tito Tettamanti (che però non durò molto in Governo, "cadendo" su una vicenda che lo obbligò a lasciare l'esecutivo cantonale).
L'emancipazione politica per Laura Riget, passa, quasi obbligatoriamente, dall'entrata nell'esecutivo cantonale. Per emanciparsi dalla propria mentore, è importante (forse essenziale) raggiungere un traguardo che chi ti ha insegnato tutto della politica, non è mai riuscita a conquistare. E la stranezza della vita ha portato Marina Carobbio a vincere (anche se solo per 43 schede) una sfida molto più difficile di quella di entrare in Governo. Ma appunto, in Consiglio di Stato non ce l'ha mai fatta, arrivando seconda dietro all'uscente Martinelli nel 1995, e quarta sia nel1999 (dietro a Pesenti, Marazzi e Noseda) che nel 2007 (dietro a Pesenti, Lurà, Bertoli).
Laura Riget potrebbe essere la prima rappresentante della corrente di sinistra del Ps Ticino a riuscire ad entrare in Governo, a soli 28 anni. E anche questo, nel suo piccolo farebbe storia.