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La Svizzera si trova nel mezzo della seconda ondata della pandemia, il cui sviluppo non è analogo a quello della prima. Per la vicinanza con l'Italia, il Ticino era stato nettamente il cantone più colpito all'inizio della diffusione del coronavirus sul territorio elvetico, seguito da Vaud, ma soprattutto ne aveva pagato il prezzo maggiore in termini di contagi e di vite umane. Come si vede nel video elaborato da SRF, in alcune aree della Svizzera centrale in particolare l'incidenza nella prima ondata non aveva mai superato i 10 casi ogni 100'000 abitanti (i sette colori si basano sulla media nei sette giorni).
A inizio maggio, la situazione torna ovunque sotto controllo e lo resta fino alla fine di giugno, quando i segnali di un ritorno dei contagi vengono avvertiti nel canton Zurigo, seguito da Argovia, Vaud e Ginevra.
Nella seconda ondata, la distribuzione delle infezioni è più equilibrata in autunno. Dopo la terza settimana di ottobre, tutti i cantoni si sono colorati di rosso e si vede chiaramente il picco nella Svizzera francese e in particolare la rapidissima diffusione del virus in Vallese. A metà novembre, solo Glarona e Nidvaldo registravano meno di 21 contagi ogni 100'000 abitanti. Proprio il fatto che la Romandia sia stata fortemente colpita sia in primavera che in questa seconda fase costituisce il punto in comune più evidente delle due ondate, dal profilo geografico.