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L'esercito sta facendo tutto il possibile per ristabilire l'ordine ed evitare possibili abusi per quanto riguarda le armi personali e le armi in prestito, ma fatica a ritrovare le tracce di ex soldati non in regola. Per i militi esonerati tra il 2006 e il 2011, circa 5000 casi pongono ancora problemi, ha annunciato oggi il Dipartimento federale della difesa (DDPS).
Dopo l'invito rivolto lo scorso marzo a 27'600 militari liberati dagli obblighi nel periodo citato, fino alla fine dello scorso gennaio sono state ritirate 33 armi militari, che vanno ad aggiungersi alla stragrande maggioranza delle armi riconsegnate dai militi alla fine del servizio. Inoltre è stato possibile riordinare i dati relativi a un totale di 22'592 ex soldati. Tuttavia, 865 indirizzi rimangono ancora sconosciuti e 4197 persone interpellate non hanno finora reagito, nonostante la sollecitazione scritta, più volte reiterata.
Dalla metà del 2011 a oggi, l'esercito ha verificato in tutto 309'000 dossier e ritirato circa 11'700 armi, nella maggioranza dei casi in prestito. Il controllo dei dossier personali degli anni 2006-2011 e il ritiro sistematico delle armi in prestito quando le prescrizioni non sono rispettate rientrano nella lotta dell'esercito per impedire eventuali abusi.
Dal marzo prossimo, l'esercito potrà affidare ai comandanti di circondario il compito di procedere al ritiro delle armi militari in prestito. Quest'ultimi potranno a loro volta delegare l'incarico alle polizie cantonali. È anche stato ottimizzato lo scambio di dati tra il DDPS e il Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP). Inoltre, le prescrizioni riguardanti il tiro sono state inasprite e i funzionari addetti al tiro attribuiti all'esercito vengono sottoposti a un controllo di sicurezza relativo alle persone.
SDA-ATS