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Chi ama e ha studiato il giornalismo sa esattamente chi fosse Walter Cronkite, un giornalista televisivo dalle grandi abilità e dal grande stile: è lui che ha creato quello che oggi definiamo “Anchorman”. Tutti i cittadini americani si fidavano e si affidavano a lui per ricevere le notizie: li ha guidati attraverso l’assassinio di John F. Kennedy, le battaglie per i diritti civili, la guerra del Vietnam, lo sbarco sulla Luna dell’Apollo e lo scandalo Watergate. Non per nulla Walter Cronkite era definito “L’uomo più fidato d’America”. E dopo la giornata di ieri, venerdì 6 marzo – data in cui 39 anni fa (nel 1981) conduce per l’ultima volta il notiziario – non possiamo non ricordare la sua carriera e la sua capacità giornalistica.
CRONKITE E IL GIORNALISMO
Walker Cronkite entra a far parte del mondo giornalistico della CBS come corrispondente televisivo nel 1950 dando il via a una straordinaria carriera. Nel 1962 è “Anchorman” del TG più seguito dagli americani: CBS Evening News, diventa subito chiaro che i suoi reportage e le sue parole influenzano profondamente l’opinione pubblica del paese.
Come è riuscito Cronkite a differenziarsi? A diventare l’Anchorman che tutti aspiravo a diventare e il giornalista da cui tutti volevano imparare? Semplice: lui sapeva “trasmettere” giornalismo.
Ha saputo guadagnarsi con il tempo la fiducia di chi lo guardava e lo ascoltava, diventando un tutt’uno con il pubblico; nel riferire le notizie ha sempre mantenuto una giusta dose di obiettività, senza però nascondere la sua autenticità, o mascherando le emozioni che provava nel dare le notizie. Per esempio: con lo sbarco sulla Luna dell’Apollo, lui esce dagli schemi televisivi di allora e da quello che “ci si aspettava” da un conduttore del TG; condivide con il pubblico americano anche i suoi sentimenti in quel preciso istante. Infatti, chiunque era davanti al televisore in quel momento non dimenticherà mai la commozione di Cronkite e il suo «Oh Boy» nell’attimo in cui si è toccato il suolo lunare. È il giornalista con la “G” maiuscola, perché lui ha saputo unire giornalismo, voce e parole per “dare” la notizia al pubblico come se fosse una storia. Possiamo definirlo pioniere del moderno storytelling.
Il suo leggendario motto per concludere il notiziario era «And that’s the way it is…», cioè “Così stanno le cose”, era il suo modo per salutare le persone che ogni sera si affidavano a lui: i suoi spettatori, i suoi concittadini, il suo pubblico.
Cronkite morì nel 2009, ma resta ancora oggi un giornalista leggendario. Negli anni ha ricevuto un Peabody Award, un William Allen White Award, un Emmy Award, George Polk Award, un Gold Medal Award dalla International Radio and Television Society e molti altri premi ancora. La scuola di giornalismo dell’Arizona State University è stata rinominata in suo onore, e ogni anno Cronkite si recava al campus per parlare con gli studenti e aspiranti giornalisti e presentare loro il Walter Cronkite Award per l’eccellenza nel giornalismo.
Si è sempre contraddistinto per la sua integrità nel lavoro che svolgeva e tra le lezioni più significative che poteva lasciare alle future generazioni c’è sicuramente quella di «Raccontare sempre le cose come le si vede, senza curarsi delle possibili conseguenze e senza temere di suscitare controversie. Ricordarsi che tutti quelli di cui scriviamo sono esseri umani e non sono solo un titolo di giornale, che sia stampato, televisivo o radiofonico».
Una domanda sorge spontanea: in un modo dove il giornalismo è diventato una corsa ad essere i primi a scoprire, dare e diffondere una notizia; dove a volte, purtroppo, la verità passa spesso in secondo piano rispetto alla necessità di essere primi… Cronkite sarebbe fiero di noi giornalisti di oggi? Non è arrivato il momento di fermarci e ricordarci delle responsabilità reali che abbiamo?
La società ci ha portato a voler essere primi, vendere la notizia, diffonderla il prima possibile; ma essere giornalisti è molto più di quello e forse è ora di ricordarselo…
Maria Elisa Altese