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“Nel 2014 si erano definiti dei limiti per non trovarsi di fronte a queste situazioni e invece… Xhaka, Shaqiri e Lichtsteiner sarebbero dovuti essere tenuti fuori dalla partita contro la Costa Rica come punizione. In quel caso, e lo posso garantire perché sono uomini veri, avrebbero dato tutto loro stessi nel match successivo contro la Svezia! Ma qui hanno fallito tutti, anche Petkovic che non ha saputo “accendere” i suoi giocatori per il match contro gli scandinavi: ero allibito e arrabbiato per quello che vedevo in campo”, sono state ancora le sue parole.
Ma Türkylmaz non si è fermato qui: “Dopo il primo tempo contro la Svezia, il ct avrebbe dovuto sostituire Xhaka e Shaqiri. Contro la Serbia, infatti, ci avevano mostrato di cosa erano capaci quando sono motivati: so che i giocatori balcanici hanno un legame molto stretto con la loro terra di origine per via della guerra e non è affatto un problema. Il problema nasce quando non si dà tutto sé stessi in un turno ad eliminazione diretta. Sì, perché lì non c’era di fronte il Brasile o la Serbia, ma “solo” la Svezia che non ha nulla a che vedere con le origini balcaniche dei nostri giocatori. Sembra quasi che quella partita contro i serbi ci abbia poi svuotato psicologicamente e ancora una volta l’allenatore e la Federazione non si sono accorti di nulla, reagendo nel modo sbagliato. È questo il vero problema, non se uno ha uno o due passaporti: questo mix culturale è una grande forza per la nostra Nazionale. Per questo capisco il fastidio provato da Xhaka”.