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L'architettura delle centrali idroelettriche ricorda la storia dello sviluppo industriale in Svizzera.
Un volume del fotografo Alessandro Botteri Balli mostra l'originalità delle costruzioni adibite alla produzione di energia idroelettrica.
Le centrali idroelettriche appartengono alla storia della repubblica alpina alla stessa stregua delle banche, il formaggio o il cioccolato. Lungo il corso dei fiumi o sui passi alpini, caratterizzano il paesaggio e se ne contano a centinaia in tutta la Confederazione.
La costruzione delle centrali idroelettriche fa parte di un processo di industrializzazione e di modernizzazione cominciato tra la fine del XIX l'inizio del XX secolo. La possibilità di ottenere energia elettrica per mezzo di turbine e generatori, così come il trasporto dell'energia attraverso grandi distanze, non cambiò solamente la vita dei singoli, ma modificò gli insediamenti di intere comunità.
La centrale di Thorenberg (1886) è la più antica in Svizzera, come precisa Michael Widrig nel suo saggio d'accompagnamento al libro sull'architettura delle centrali idroelettriche. Suddivide la storia di questi edifici in diverse fasi che rispecchiano lo spirito dell'epoca e il progresso tecnologico.
Palazzi e cattedrali
I primi esempi, come Thorenberg, erano legati alla semplice funzionalità, e non mostravano ancora l'esigenza di essere rappresentativi. Ma le cose cambiano nel passaggio tra ottocento e novecento. Il progresso tecnologico si fa auto-cosciente e viene simboleggiato come vittoria sulla natura.
Le grandi sale delle turbine, vuote della presenza umana, ma piene di luce riflettono pulizia, sicurezza, igiene, e comodità. Sembrano allora palazzi classicistici, come ad esempio "la Coulouvrenière" (1886), centrale sul Rodano a Ginevra o la centrale di Rheinfelden, sul Reno (1898) che cercano di suggerire forza e durevolezza.
Dal 1905 alcuni edifici vengono influenzati dal movimento di salvaguardia dell'architettura autoctona, prima che la costruzione delle centrali negli anni Venti cominci ad orientarsi verso una nuova semplicità di forme, priva di decorazioni arzigogolate. Vi sono anche delle eccezioni, come la centrale di Siebnen (1926), che assomiglia piuttosto ad una cattedrale neogotica.
Le centrali nascoste
Nel dopoguerra lo stile ricerca l'eleganza e la leggerezza. In primo piano non vi è più il dominio sulla natura, ma piuttosto il dialogo con la natura, come mostra ad esempio la centrale di Birsfelden (1955). Una parte dell'impianto sembra un'infilata di casette di pescatori.
Nelle centrali nelle viscere della montagna questo sviluppo è estremo. Restano solo piccole entrate poco appariscenti, mentre le gigantesche stanze delle macchine si trovano dentro la terra, invisibili dall'esterno. Un buon esempio è la centrale in Valle Maggia di Robiei (Ticino), che illustra la copertina del libro.
Come scrive l'architetto Michael Widrig nel suo saggio, le centrali idroelettriche sono testimonianze del XX secolo. Al contrario di tanti altri edifici industriali, sono state risparmiate dalla demolizione e dalla "de-industrializzazione". Ciò spiega il loro valore per la storia dell'architettura.
Acqua invisibile
Sono 50 gli impianti fotografati, raggruppati per fiume: Po, Danubio, Reno e Rodano. Il lungo tempo di esposizione necessario per le foto in bianco e nero accentua il carattere di "cattedrale" di molte centrali.
È curioso peraltro che in molti casi l'acqua, l'elemento centrale, resti invisibile, perché scorre nelle condotte. Le centrali a bassa pressione sembrano invece dei ponti sopra i fiumi.
Il volume e la mostra
Il volume è accompagnato da due brevi ma pregnanti saggi sulla storia e la tecnica delle centrali idroelettriche di Walter Hauenstein e Daniel Schafer. Vi si apprende che l'intera produzione di energia idroelettrica della Svizzera rappresenta solo circa l'1,5% della produzione dei 15 stati dell'Unione Europea.
L'impianto più grande, e la diga più grande, con un muro di contenimento alto 285 metri, appartengono alla centrale Grande Dixence. Peccato che le centrali non siano localizzate geograficamente su di una cartina.
Contemporaneamente alla pubblicazione del volume, una mostra è stata inaugurata al Castelgrande di Bellinzona. Presenta 61 fotografie (in formato 30x40) dell'autore Botteri Balli: un prologo che sottolinea l'inizio dell'anno internazionale dell'acqua.
swissinfo, Gerhard Lob
(traduzione: swissinfo, Raffaella Rossello)
Alessandro Botteri Balli, Wasserwerkkraftwerke der Schweiz, Architektur und Technik, Offizin Verlag Zürich, 2003, Fr. 85.-
Fatti e cifre
Primo impiego di lampade elettriche: 1879, hotel Kulm, St.Moritz
Prima centrale idroelettrica a corrente alternata: Thorenberg (1886)
Centrale più grande: Grande Dixence SA (2000 MW)
Centrali idroelettriche in Svizzera: 480 (con potenza delle turbine maggiore a 300 KW)
L'energia idroelettrica copre il 13% del fabbisogno totale d'energia e il 60% del consumo di elettricità in Svizzera
In breve
Alla fine del XIX secolo, periodo pieno di fiducia nell'evoluzione tecnologica, l'energia elettrica incarnava l'ideale di un futuro luminoso.
La costruzione di centrali idroelettriche in Svizzera rispecchia un processo di modernizzazione che ha lasciato tracce indelebili nel paesaggio industriale svizzero.
Una raccolta d'immagini del fotografo ticinese Alessandro Botteri Balli ripercorre la storia delle centrali idroelettriche svizzere, una storia che le ha viste testimoni e simbolo del progresso.