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LOSANNA - Il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) avrà accesso agli estratti dell'agenda elettronica dell'ex segretario generale della FIFA Urs Linsi per gli anni 2004 e 2005. Il Tribunale federale (TF) ha respinto il ricorso dell'interessato, implicato in una vertenza relativa all'assegnazione dei Mondiali di calcio del 2006 in Germania.
In una sentenza pubblicata oggi, i giudici hanno indicato che Lindi non è stato in grado di dimostrare fino a che punto i suoi segreti privati e legalmente protetti potrebbero essere violati. Nei suoi confronti non vi sarebbero pregiudizi giuridici irreparabili se la procura federale fosse autorizzata a cercare dati per il procedimento penale a suo carico.
Linsi, nel suo ricorso, aveva sostenuto che le voci presenti nell'agenda e nel calendario elettronico si riferivano a riunioni e telefonate che egli aveva condotto privatamente. In queste conversazioni vi sono dunque argomenti che toccano la sfera privata e anche quella intima. Inoltre, i dati presenti consentono di trarre - direttamente o indirettamente - conclusioni sui rapporti tra lui e i dipendenti attualmente impiegati alla FIFA. Dal momento che Linsi è attualmente "persona non grata" dall'attuale direzione della federazione calcistica internazionale, queste informazioni potrebbero avere «conseguenze devastanti» per tali dipendenti.
Linsi, citato dal TF, ha poi aggiunto nel suo ricorso che si sente «moralmente obbligato a fare tutto il possibile per evitare che ex colleghi vengano danneggiati dal procedimento penale ingiustamente condotto nei suoi confronti».
Rischio di prescrizione - L'MPC ha motivato l'urgenza della sua richiesta a causa del rischio di prescrizione. Linsi è stato segretario generale della FIFA dal 2002 al 2007 e la Procura federale sta indagando su di lui per amministrazione infedele, truffa, appropriazione indebita e riciclaggio nel procedimento in corso contro la Federazione calcistica tedesca DFB relativo all'assegnazione dei Mondiali 2006 in Germania.
Linsi, in quanto ai tempi segretario generale della FIFA, è accusato di aver partecipato al presunto rimborso di un prestito senza interessi concesso dalla DFB. Inoltre, il 69enne avrebbe contribuito a nascondere l'origine dei fondi ottenuti in modo illecito.
Secondo la sentenza dei giudici losannesi, queste accuse si basano in particolare su un rapporto d'indagine interno della DFB del marzo 2016.