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NEW DELHI - Cinquantamila rupie. Tradotto in una valuta a noi ben più nota, circa 625 franchi. È questa la cifra che il governo indiano verserà a titolo di compensazione per ogni decesso legato al Covid-19 registrato nel Paese asiatico, che - stando alle cifre più recenti - ammontano a oltre 449mila (anche se diversi esperti sostengono che i numeri effettivi possano essere fino a dieci volte più grandi).
La decisione sul "rimborso", che sarà destinato al parente più prossimo delle vittime, ha ricevuto la luce verde da parte della Corte Suprema indiana, che ha altresì stabilito che la cifra dovrà essere corrisposta entro trenta giorni dalla richiesta. La proposta di assegnare una compensazione per le morti legate al Covid-19 era contenuta pure in una petizione presentata lo scorso mese di giugno, che ne evocava la legittimità in virtù del National Disaster Management Act.
Il governo federale, che ha tracciato alcune linee guida per la presentazione della domanda - in particolare, per i casi di persone morte al domicilio, la certificazione che il decesso è effettivamente avvenuto per Covid -, ha deciso che saranno gli Stati a dover mettere mano alle proprie casse, pagando le compensazioni previste. Una decisione che non tutti hanno gradito.
È il caso del Kerala e del Rajasthan, preoccupati dall'impatto che la misura potrebbe avere sulle loro finanze. Da qui la volontà, espressa da un ministro dello stato dell'India settentrionale interpellato dall'Indian Express, di chiedere al governo centrale di intervenire in prima persona. Se «assegnate fondi per le grandinate, gli allagamenti, e così via, allora dovreste aggiungere anche il Covid-19. Non stiamo parlando di un singolo stato colpito ma di una pandemia», ha detto Govind Singh Dotasara, titolare del ministero dell'educazione del governo del Rajasthan.