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La fierezza prevale sulla delusione, l’orgoglio sullo sconforto. Lo sport ha regole che sanno essere spietate: premiano e puniscono, per effetto di un risultato consegnato alle statistiche. Tuttavia l’espressione numerica di un tabellino è fredda come il ghiaccio, come la delusione per una sconfitta che profuma di beffa. Soprattutto, non dice quanto la Svizzera abbia meritato anche contro la Spagna, nonostante l’eliminazione sancita dai calci di rigori. Già, proprio i rigori, la stessa appendice che pochi giorni prima l’aveva consegnata alla storia del suo calcio non così ricca di perle memorabili nella magica notte di Bucarest contro la Francia. Sull’onda emotiva della quale la Nazionale più bella che si ricordi ha quasi costruito un secondo miracolo, reso vano dagli errori dagli undici metri, dopo una resistenza fiera, degna di una salva di applausi convinti. Degna della riconoscenza di un Paese che è tornato a stringersi attorno a un gruppo al quale non può che dire grazie.