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Piove a dirotto. Alcuni africani dormono sotto i ponti, fuggono dalla polizia e tirano avanti chiedendo le elemosina. Questa immagine negativa della Svizzera è veicolata da un filmato trasmesso in questo periodo in Nigeria e Camerun.Questo contenuto è stato pubblicato il 05 dicembre 2007 - 10:16
Il video, commissionato dall'Ufficio federale della migrazione, dovrebbe dissuadere gli africani dall'emigrare.
Il messaggio dello spot di appena due minuti è chiaro: rimanete a casa, l'Europa non è il paradiso.
L'appartamento è confortevole. Un anziano africano siede su una poltrona. Il telefono squilla: dall'altro capo del filo c'è suo figlio.
Il giovane si affretta in una cabina telefonica pubblica. Da poco tempo vive in Svizzera. Fuori fa freddo e piove a catinelle.
«Hai trovato una sistemazione?», chiede il padre. «Sì, alloggio con degli amici», risponde il figlio. Allo stesso tempo, vengono mostrate immagini di gente che trascorre la notte sotto un ponte.
«Ti sei registrato all'Università?», prosegue il padre. «Certo papà», mente il figlio. Il filmato intercala la telefonata a scene in cui si vede il giovane africano chiedere le elemosina e scappare dalla polizia.
Le cose non vanno molto bene in Svizzera. I sogni dell'africano non si sono realizzati. «Non credete a tutto ciò che sentite. Partire non significa sempre vivere ("Leaving is not always living")», conclude una scritta.
Contro le false idee
«Abbiamo il dovere di mostrare a questa gente quali possono essere le conseguenze di una fuga», afferma Eduard Gnesa, direttore dell'Ufficio federale della migrazione, a giustificazione della campagna choc.
«I rifugiati non devono farsi un'idea sbagliata della Svizzera. Non abbiamo lavoro per queste persone», aggiunge.
Negli ultimi anni, 300'000 posti di lavoro nei settori meno qualificati in Svizzera sono stati soppressi. «L'economia può reclutare manodopera dagli Stati europei attraverso gli accordi sulla libera circolazione delle persone».
La maggior parte degli immigrati dal Camerun e dalla Nigeria non possono addurre alcun motivo di persecuzione politica. In Svizzera non ottengono quindi, di regola, l'asilo.
Un'altra ragione invocato da Gnesa è il fatto che ogni anno migliaia di migranti africani muoiono annegati durante l'attraversata del Mediterraneo. «Vogliamo mettere in guardia anche da questo pericolo».
Il filmato fa parte, assieme ad opuscoli informativi, di una campagna che mira a prevenire la migrazione nel luogo di origine. La campagna è attualmente in atto in Camerun e Nigeria. Con altri paesi, come il Congo, si sta procedendo a livello di discussioni, segnala Eduard Gnesa.
Dubbi sull'efficacia
Il progetto pilota è stato lanciato un anno e mezzo, in accordo con le autorità camerunensi e nigeriane. Le reazioni, sostiene Gnesa, sono state «sostanzialmente positive».
Secondo il direttore dell'associazione di soccorso Caritas, l'intenzione dello spot è tutto sommato buona. Jürg Krummenacher relativizza tuttavia l'efficacia della campagna. «La gente in Nigeria o in Camerun vede già spesso in televisione com'è l'Europa. Sanno anche che durante il tragitto rischiano la loro vita».
«Non credo che il video porti molto», commenta.
Quest'anno, dal Camerun e dalla Nigeria sono giunti in Svizzera rispettivamente 105 e 286 richiedenti l'asilo. «In questi due paesi la Svizzera rappresenta il sogno di centinaia di migliaia di persone. Soltanto una piccola parte decide però di scappare».
Il video, trasmesso anche durante l'intervallo della partita amichevole Svizzera-Nigeria del 20 novembre, ha suscita un certo sdegno internazionale. In Italia, l'edizione online del giornale Repubblica ha definito il filmato «anti-stranieri».
Eritrea e Somalia
La maggior parte dei 2800 rifugiati africani giunti in Svizzera nel 2006, segnala Krummenacher, provengono da Eritrea e Somalia. «Si tratta di disertori, di rifugiati di guerra e di profughi che giungono da paesi in cui le violazioni dei diritti umani sono all'ordine del giorno».
Lo spot suscita al contrario l'impressione che i rifugiati africani vengono in Svizzera in cerca di lavoro. E non per sfuggire a paesi in cui prevale la guerra o dove lo Stato non funziona più.
swissinfo, Andreas Keiser
(traduzione e adattamento: Luigi Jorio)
In breve
Responsabile della realizzazione del filmato è l'Organizzazione internazionale della migrazione, con sede a Ginevra.
Il video è stato finanziato con il budget dell'Ufficio federale della migrazione.
Ai costi ha pure partecipato l'Unione europea attraverso il suo programma "Aeneas", il quale promuove progetti inerenti all'asilo e all'immigrazione nei paesi del Sud.
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