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La Corte dell'arbitrato di Mosca ha ordinato il sequestro delle azioni della compagnia petrolifera Bashneft, controllata dall'oligarca Vladimir Ievtushenkov, al quale ieri sono stati confermati gli arresti domiciliari con l'accusa di riciclaggio nella privatizzazione della stessa società. I media hanno evocato il rischio di un caso Yukos bis.
Bashneft era finita nel mirino del colosso statale Rosneft guidato da Igor Secin, il potente alleato di Putin, sanzionato dagli Usa per il ruolo della Russia nel conflitto ucraino. La corte dell'arbitrato ha preso la sua decisione prima dell'apertura della Borsa di Mosca - dove ieri il titolo era crollato - accogliendo una istanza della procura generale, che ha rivelato di aver accertato violazioni nella privatizzazione di Bashneft nel 2009.
La compagnia petrolifera è controllata da Afk Sistema, la holding dell'oligarca Vladimir Ievtushenkov, considerato da Forbes il 15/o uomo più ricco del Paese, con una fortuna di 9 miliardi di dollari. Il magnate si è dichiarato estraneo alle contestazioni. Alcuni esponenti del governo hanno già ammonito nei giorni scorsi che la vicenda potrebbe avere ripercussioni sul clima degli investimenti in Russia.