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Perdite per 170 miliardi di dollari, e nella sola regione colpita dalla doppietta terremoto-tsunami. Per Hiromichi Shirakawa, responsabile dell'area nipponica presso il Credit Suisse, è questa l'entità dei danni che il Giappone dovrà affrontare. Il che significa un conto finale ben superiore a quello del terribile terremoto di Kobe del 1995.
Eppure, tragedia umana a parte, la catastrofe potrebbe addirittura avere ricadute positive per l'economia del Sol Levante, piagata da anni di deflazione. A sostenerlo è il "Financial Times", il quotidiano della City di Londra, che oggi cita le confidenze "deliberatamente provocatorie" rese "qualche anno fa" da un alto funzionario del ministero delle Finanze giapponese a un ospite straniero: "quello di cui il paese ha bisogno è un bel terremoto". Traduzione: serve uno shock di proporzioni bibliche per scatenare una reazione "psicologica" nella popolazione e, allo stesso tempo, "pompare" grandi quantità di denaro nel sistema.
"Bene sarebbe, dicono alcuni economisti non ortodossi, se la Banca del Giappone finanziasse in parte o in toto le spese extra", riporta l'FT. "Una crisi - conclude il funzionario - innescherebbe la straordinaria capacità dei giapponesi di unirsi per il bene della nazione". La ricostruzione, insomma, potrebbe fare da volano per scatenare un "ciclo di ripresa".
SDA-ATS