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La frangia maghrebina di Al Qaida (Aqmi) si è rinforzata grazie alla crisi in Libia. Lo ha sostenuto il coordinatore europeo della lotta alla terrorismo, Gilles de Kerchove, spiegando che nel conflitto libico l'Aqmi "ha avuto la possibilità di impadronirsi di armi leggere, ma anche di mitragliatrici e missili terra-aria molto pericolosi perché rendono più rischiosa la sorveglianza aerea ed il sorvolo del territorio".
Secondo de Kerchove il gruppo si sta "africanizzando" e - finanziandosi "grazie ai riscatti e al traffico di droga" - sta cercando di estendere la sua influenza dalla zona di origine (Niger, Mali e Mauritania) verso il Ciad, la Nigeria ed il Senegal. Un processo che alligna grazie alla disperazione delle popolazioni locali "che non ricevono servizi adeguati dai loro governi".
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