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BERNA - Sì agli accordi fiscali siglati dalla Svizzera con la Germania, il Regno Unito e l'Austria. Il più discusso, quello con Berlino, è stato approvato oggi dal Consiglio degli Stati con 31 voti contro 5 e 5 astenuti. Quello con Londra ha ottenuto 30 voti contro 6 e 4 astenuti, mentre quello con Vienna, 34 contro 3 e 4 astenuti. Il Consiglio nazionale si pronuncerà domani.
I trattati prevedono l'introduzione di una tassa per regolarizzare i fondi depositati "in nero" in Svizzera, così come l'imposizione alla fonte dei futuri redditi da capitale. Dovrebbero entrare in vigore in gennaio. La Svizzera ne sta negoziando un altro con la Grecia e ha avviato discussioni con l'Italia.
L'intesa conclusa con Berlino è la più controversa, tanto che l'UDC minaccia di ricorrere a un referendum. I democentristi non digeriscono in particolare la possibilità, concessa all'autorità tedesca di sorveglianza dei servizi finanziari, di procedere a controlli in Svizzera e neppure la mancanza di garanzie solide contro l'utilizzo di dati bancari rubati.
Durante il dibattito, l'UDC ha tentato invano di rispedire al Consiglio federale la convenzione siglata con Berlino. Con 34 voti contro 4 il plenum non ha però seguito questa proposta.
Non ci sono alternative, ha affermato a nome della commissione preparatoria Konrad Graber (PPD/LU). "Anche se non ottimali, questi accordi devono essere accolti visto che i vantaggi che ne derivano superano i sacrifici". I rappresentanti delle banche, ha aggiunto, si sono per altro chiaramente schierati in favore di queste convenzioni.
"Non abbiamo scelta, siamo costretti a dire di sì", ha rincarato Luc Recordon (Verdi/VD), altrimenti ci metteremmo in una situazione talmente difficile che dovremo subire ulteriori richieste dai paesi in questione". "Avremmo però dovuto esigere la strategia del denaro pulito anche dagli altri Stati, ha aggiunto il deputato Verde, come ad esempio le isole della Corona britannica, la stessa con cui abbiamo siglato un accordo".
Il Consiglio federale ha presentato le convenzioni come una soluzione che permette di conservare il segreto bancario evitando lo scambio automatico di informazioni. Per i socialisti però questa pratica non tarderà a imporsi a livello internazionale. "Sono sicura che entro 5 anni l'OCSE introdurrà nei suoi standard lo scambio automatico di informazioni", ha affermato Anita Fetz (PS/BS). A suo avviso le convenzioni sono però "un segnale nella giusta direzione".
Per altri socialisti - la maggioranza del gruppo parlamentare - gli accordi sono invece da bocciare. La Svizzera potrebbe lei stessa proporre lo scambio automatico di informazioni, cercando di ottenere in cambio concessioni da Bruxelles in altri dossier.
Molti deputati di destra si sono detti preoccupati per la possibilità che molti svizzeri depositino soldi in nero in Germania. Senza entrare nel dettaglio, la ministra delle finanze Eveline Widmer-Schlumpf ha però assicurato che esiste una reciprocità e che Berlino si sforzerà di non accogliere soldi non dichiarati.
Resta l'incognita dell'approvazione dell'accordo fra Svizzera e Germania da parte della Camera dei Länder, dove l'opposizione di sinistra, contraria, ha la maggioranza.
Il Consiglio degli Stati ha pure adottato, con 33 voti senza opposizione, la legge sull'imposizione internazionale alla fonte, che permette l'applicazione degli accordi. Ha tacitamente precisato che le analisi condotte in Svizzera da autorità straniere non potranno essere effettuate esclusivamente da loro.