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Il tribunale di Islamabad, dietro pressione dei leader religiosi presenti in aula, ha aggiornato al 1/o settembre il processo per blasfemia a carico di Rimsha Masih, la ragazzina cristiana di circa 13 anni finita in carcere per aver bruciato pagine del Corano.
Il fronte islamista, attraverso un legale, ha infatti presentato un rapporto che contesta i risultati della Commissione medica, che ha dichiarato minorenne e con problemi mentali - non meglio specificati - la giovane. La tensione in aula era palpabile - riferisce l'agenzia AsiaNews, citata anche dalla Radio Vaticana - e aumentano i timori per la sicurezza di Rimsha.
Fonti interne al tribunale riferiscono che domani i giudici esamineranno il rapporto presentato dal legale dei leader religiosi musulmani; per loro Rimsha non ha meno di 14 anni e non è affetta da disturbi mentali, quindi deve rispondere delle proprie azioni. Il 1/o settembre la decisione dei giudici, in un'aula che - con molta probabilità - sarà blindata per ragioni di sicurezza. La procedura vuole infatti che l'imputato sia presente al processo, al termine del periodo di carcerazione preventiva, che scade proprio quel giorno.