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A circa due anni dall'adesione di dieci nuovi paesi all'Unione europea, le relazioni commerciali fra ditte elvetiche e quelle dell'Est sono cresciute solo del 2,4%.
È quanto risulta da un sondaggio pubblicato lunedì dall'Ufficio svizzero per l'espansione commerciale (Osec), nel quale si spiegano alcune delle ragioni di questa apparente esitazione.
Le aziende svizzere hanno colto le opportunità offerte dall'allargamento dell'Unione europea (UE)? L'allargamento è stato un incentivo per ampliare le loro attività nei nuovi Stati membri o addirittura per avviarne di nuove? Restano ancora degli ostacoli? L'Euro Info Centro Svizzera dell'Osec ha voluto rispondere a queste domande effettuando un sondaggio.
Da questa inchiesta è risultato che, a un anno e mezzo dall'allargamento dell'UE, avvenuto nel 2004, gli effetti di tale allargamento sono stati positivi per le attività delle aziende svizzere. Malgrado ciò, esse mostrano tuttavia ancora qualche indugio ad investire maggiormente nei paesi dell'Europa dell'Est.
Leggero aumento delle relazioni commerciali
Prima dell'allargamento, il 30% delle ditte elvetiche aveva già relazioni commerciali con i candidati all'adesione, si legge nel sondaggio pubblicato lunedì. La loro proporzione è quindi «aumentata solo leggermente» dopo l'adesione dei dieci paesi.
Soltanto il 4% delle imprese svizzere hanno investito in unità di produzione dei nuovi membri (Cipro, Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Slovacchia, Slovenia e Repubblica ceca).
Il 17,5% delle aziende riferisce di effetti positivi dell'estensione dell'UE, mentre la maggior parte, il 70%, non ritiene che vi siano stati effetti particolari in seguito all'allargamento. Il 5,9% ha citato conseguenze negative.
Difficoltà riscontrate
Il 17,5% delle aziende riferisce di effetti positivi dell'estensione dell'UE, mentre la maggior parte, il 70%, non ritiene che vi siano stati effetti particolari in seguito all'allargamento. Il 5,9% ha citato conseguenze negative.
Il 60% circa delle ditte interrogate considera che le difficoltà sono ancora importanti. Fra le principali barriere menzionate si annoverano i problemi di infrastruttura, i ritardi nella trasposizione del diritto europeo e la mancanza di personale qualificato e di finanziamenti.
Anche la pressione sui prezzi e l'aumento dei costi nei nuovi paesi dell'UE giustificano almeno in parte questa esitazione ad investire nei paesi dell'Est.
Aspettare prima di giudicare
Concludendo l'Osec rileva che gli scambi sono stati più dinamici per le ditte che avevano già relazioni commerciali prima dell'UE a 25.
Per le altre, bisognerà «attendere qualche anno» per esprimere un giudizio.
Il sondaggio è stato realizzato a fine 2005 presso 966 imprese svizzere, di cui 152 della Svizzera francese e 814 della Svizzera tedesca.
swissinfo e agenzie
In breve
Sin dalla sua costituzione nel 1927, l'Osec è un'associazione di diritto privato a scopo non lucrativo incaricata dalla Confederazione di promuovere le esportazioni.
Su un budget totale di circa 25 milioni di franchi, oltre 14 milioni ritornano direttamente all'economia privata (acquisto di prestazioni, subfornitori,...).
Il suo mandato consiste anche nel gestire il Business Network Switzerland, un'ampia rete di uffici di supporto e di contatto in Svizzera e all'estero.
L'Osec ha circa 7'000 clienti, di cui 1'300 sono membri.
Fatti e cifre
Solo il 2,4% delle ditte intervistate hanno allacciato relazioni con i dieci nuovi paesi membri dell'Unione europea.
Il sondaggio è stato realizzato alla fine dello scorso anno dall'Euro Info Centro Svizzera dell'Osec presso 966 imprese elvetiche.
L'85% di loro sono piccole imprese (il 56% impiega da 1 a 9 collaboratori, il 29% di da 10 a 49 collaboratori).
Le imprese di media grandezza (da 50 a 249 lavoratori) rappresentano l'11% degli intervistati, le grandi imprese (oltre 250 impiegati) il 4%.