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Il Mouvement citoyens genevois (MCG) vuole abolire la retrocessione alla Francia dell'imposta alla fonte versata dai lavoratori frontalieri. Un'iniziativa legislativa in questo senso è stata lanciata oggi.
Per il 2014, la retrocessione rappresenta un importo di 190 milioni di franchi per il Cantone e 63 milioni per i comuni. A queste somme si aggiungono le ricadute negative inerenti alla perequazione intercantonale, afferma il partito in un comunicato odierno.
Affinché il principio della retrocessione possa essere revocato, le autorità elvetiche devono denunciare l'accordo firmato nel 1973 con la Francia. Il testo dell'iniziativa chiede al Consiglio di Stato di intervenire in questo senso presso il Consiglio federale.
L'accordo prevede la retrocessione alla Francia del 3,5% della massa salariale lorda dei lavoratori frontalieri residenti in Francia e attivi a Ginevra. Secondo il MCG, una parte ingente della somma è "conservata" dal governo centrale francese.
Il partito ritiene peraltro che il potere d'acquisto dei frontalieri, i cui salari cumulati sono stimati a 6 miliardi di franchi, rappresentino di per sé una forma di compensazione sufficiente.
In preda a difficoltà finanziarie, il cantone di Ginevra - conclude il MCG - "non può più concedersi il lusso di versare ogni anno alla Francia una somma di cui ha bisogno per assumere i suoi compiti". Il testo dovrà raccogliere almeno 7'300 firme entro tre mesi.