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Se una banca svizzera di rilevanza sistemica attraversa una fase di crisi, deve innanzitutto adottare proprie misure di stabilizzazione, per esempio può vendere singole unità giuridiche o determinati settori di attività?. Qualora la banca non riesca a stabilizzarsi con le proprie forze e sussista concretamente il pericolo di sovraindebitamento o incombano seri problemi di liquidità, la FINMA può ordinare il bail-in, se la banca, in seguito al risanamento, adempie nuovamente tutte le condizioni di autorizzazione. Tuttavia, soprattutto nel caso di una banca di rilevanza sistemica, la condizione è che il bail-il sia parte integrante di un'oculata e predisposta ? strategia di risanamento e liquidazione.
Mediante il bail-in, il risanamento della banca avviene sostanzialmente a spese dei creditori, diversamente dal bail-out, il quale prevede che i costi per il risanamento e la liquidazione vengano assunti dallo Stato e, in ultima analisi, dai contribuenti. La partecipazione dei creditori al salvataggio della banca rappresenta una vero e proprio cambiamento di paradigmaed è la chiave per eliminare la garanzia implicita dello Stato a favore della banche di rilevanza sistemica.
In linea di principio, tranne rare eccezioni, tutti i crediti nei confronti delle banche sono soggetti al regime della conversione, disposta dall'autorità, del capitale di terzi in capitale proprio o alla rinuncia del credito, parimenti disposta dall'autorità. In caso di conversione del credito occorre garantire la gerarchia creditizia e nessuna categoria di creditori deve ottenere, alla fine, meno di quanto avrebbero ottenuto in caso di fallimento. Sono esclusi dal bail-in i crediti garantiti, privilegiati e compensabili. I depositi bancari privilegiati fino a CHF 100 000 svizzeri sono quindi esclusi dal bail-in.
Affinché l'applicazione del bail-in quale misura di liquidazione abbia un esito positivo, è necessario disporre di una quantità sufficiente di impegni che possano essere impiegati a tale scopo. Le banche di rilevanza sistemica che operano a livello internazionale devono pertanto disporre di fondi supplementari in grado di assorbire le perdite (impegni) da impiegare in caso di gone concern, in misura pari alle loro esigenze going concern (total loss-absorbing capacity, TLAC). Anche le banche di rilevanza sistemica a livello nazionale sottostanno a tale esigenza dal 1° gennaio 2019, tuttavia devono detenere solo il 40% di fondi in rapporto alle esigenze going concern.
All'interno della struttura del gruppo, una parte degli impegni deve essere "ripartita" in modo tale che possano essere emessi dalle filiali importanti e detenuti a livello della società madre del gruppo o della holding non operativa. In caso di crisi, tali crediti vengono impiegati per la copertura delle perdite prima di tutti gli altri creditori della filiale. In questo modo viene garantito che le filiali operative in Svizzera e all'estero che svolgono funzioni critiche per la stabilità del sistema finanziario possano essere mantenute per tutta la fase della ristrutturazione. Ciò riduce altresì il rischio che la strategia di liquidazione, mediante bail-in del gruppo, sia compromessa da procedure di insolvenza nei confronti di unità giuridiche all'estero per soddisfare i creditori locali.
In Svizzera, convertibili condizionali o i prestiti con rinuncia condizionale sono stati recepiti nella Legge sulle banche contestualmente alla regolamentazione in materia di too big to fail. Debitori e creditori stabiliscono contrattualmente che, al verificarsi di un determinato evento, come il mancato raggiungimento di una determinata quota di capitale proprio, i crediti vengono convertiti in capitale proprio o annullati .