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Gli Svizzeri non sono tutti donatori di organi, a meno che non dichiarino il contrario. Con questa motivazione, un comitato referendario ha inoltrato oggi alla Cancelleria federale più di 64mila firme, due terzi delle quali già verificate, contro la revisione della legge sui trapianti che introduce il consenso presunto in senso lato. La votazione, qualora il referendum dovesse riuscire, è prevista per il 15 di maggio.
In Svizzera mancano organi e donatori. Per porvi rimedio il Parlamento si è deciso per un cambiamento di paradigma: chi non intende donare i propri organi dopo la morte dovrà dichiararlo formalmente quando è ancora in vita. In mancanza di una dichiarazione, la facoltà di prendere una decisione andrà conferita agli stretti congiunti o a una persona di fiducia. Tale modifica legislativa è stata adottata sulla spinta di un’iniziativa popolare, poi ritirata. Stando al comitato apartitico che ha lanciato il referendum, un simile cambiamento di paradigma va sottoposto al giudizio del popolo. La Costituzione garantisce a ogni essere umano il diritto all’integrità fisica e mentale e all’autodeterminazione. Tali principi sarebbero messi in forse dalla riforma, stando al comitato. Un “sì” chiaro ed espresso con cognizione di causa è necessario per qualsiasi intervento medico, per i promotori della consultazione popolare, secondo i quali “il silenzio non equivale a un consenso”. Per il comitato, non è realistico pensare che tutte le persone in Svizzera possano essere informate per iscritto della possibilità di opporsi a un’eventuale donazione. I fautori del referendum criticano anche la pressione esercitata sui parenti, posti nella scomoda posizione di arbitro in assenza di una volontà precisa del defunto. Un rifiuto da parte loro sarebbe immediatamente interpretato come un comportamento poco solidale.