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Votazioni: no alle 4 iniziative e sì al freno all'indebitamento
Le 4 iniziative sottoposte a votazione federale sono state nettamente bocciate dal popolo svizzero e da tutti i cantoni. Soltanto la proposta governativa per porre freno alle spese statali ha ottenuto il consenso popolare.
Ancora una volta il popolo svizzero ha rispettato la volontà e le raccomandazioni di voto formulate dal governo e dalla maggioranza del parlamento. Da questo scrutinio si precisa innanzitutto un quadro molto compatto, senza differenze di rilievo tra città e campagna o tra una regione linguistica e l'altra.
Tutti i cantoni hanno infatti respinto massicciamente le 4 iniziative popolari, approvando invece con una larga maggioranza (84 % di sì) il decreto federale sul freno all'indebitamento, presentato dal governo.
Quasi 4 svizzeri su 5 hanno bocciato la proposta del Partito ecologista d'introdurre una tassa sull'energia e le due iniziative del Gruppo per una Svizzera senza esercito (GSsE) che miravano ad abolire l'esercito e ad istituire un servizio civile per la pace. L'iniziativa sindacale per una tassazione dei guadagni in borsa è stata respinta dai due terzi dei votanti.
Soddisfatto, evidentemente, il Consiglio federale che vede confermate le sue scelte di politica fiscale, di sicurezza nazionale e di rigore finanziario. Il voto di questa fine settimana conferma quindi le posizioni del governo, ma anche un certo immobilismo della politica svizzera: dal lontano 1891 soltanto 12 iniziative popolari su 145 hanno superato la prova delle urne.
La partecipazione al voto è stata piuttosto bassa e raggiunge appena il 37 %: uno scarso interesse che rappresenta la logica conseguenza di una campagna politica gestita con toni particolarmente spenti, nonostante il fatto che ben 5 oggetti fossero sottoposti al verdetto popolare. La crisi internazionale del dopo 11 settembre e la serie nera di drammatici avvenimenti che hanno colpito la Svizzera negli ultimi mesi non sono forse sufficienti per spiegare questa mancanza di passione e motivazione.
Il GSsE senza speranze di successo
A oltre un decennio dalla fine della Guerra fredda e dall'inizio del processo di distensione in Europa, il popolo svizzero non considera necessario un cambiamento radicale della politica di sicurezza nazionale. Quasi l'80 percento dei votanti hanno infatti respinto la proposta di abolire l'esercito.
Un risultato quindi ancora inferiore a quello della votazione federale tenuta nel 1989 - pochi mesi dopo il crollo del muro di Berlino - quando una proposta identica aveva raccolto un sorprendente 36 percento di voti favorevoli. Da allora, l'esercito svizzero è stato sottoposto ad una discreta opera di ristrutturazione e, soprattutto, ad una notevole cura dimagrante dal punto di vista finanziario.
Cambiamenti considerati probabilmente sufficienti dalla popolazione che, in modo coerente, ha respinto questa fine settimana anche l'altra iniziativa inoltrata dal GSsE in complemento alla richiesta di sopprimere l'esercito: l'introduzione di un servizio civile per la promozione attiva della pace, quale alternativa alle forze armate, è stata bocciata dal 78 % dei votanti.
Un privilegio fiscale non verrà abolito
Bocciata chiaramente anche l'iniziativa lanciata dagli ambienti sindacali per l'introduzione di una tassa sugli utili da capitale: i guadagni in borsa dei cittadini resteranno quindi l'unica fonte di reddito esente da tasse.
Un terzo dei votanti si è comunque rivelato sensibile alla proposta di sopprimere un privilegio fiscale che, in Europa, viene accordato soltanto dalla Svizzera e dalla Grecia. Gli altri due terzi della popolazione hanno invece accolto le raccomandazioni del governo e della maggioranza del parlamento, contrari ad una tassa considerata poco redditizia e, soprattutto, pregiudizievole agli interessi della piazza finanziaria elvetica.
L'energia non verrà tassata
L'opposizione popolare ad ogni nuova forma d'imposizione fiscale sembra in buona parte all'origine del massiccio no all'iniziativa popolare dei verdi, che proponeva d'introdurre una nuova tassa sull'energia. Il 77 % percento dei votanti ha silurato questa proposta, destinata da una parte a stimolare i risparmi energetici e dall'altra a garantire il finanziamento delle assicurazioni sociali.
Secondo gli ecologisti non si trattava di introdurre una nuova tassa, ma di spostare il carico fiscale dal lavoro umano all'energia. Una visione ecologica che, ancora una volta, non ha convinto il popolo svizzero: nel settembre dell'anno scorso era già stato bocciato un pacchetto contenente ben tre riforme fiscali, favorevoli all'applicazione di tasse energetiche e alla promozione di energie alternative.
Sì al freno delle spese statali
Tra i cinque oggetti in votazione, soltanto il decreto sul freno all'indebitamento, proposto dal governo, ha avuto successo, raccogliendo oltre l'84 cento dei favori popolari. Per il Consiglio federale questo meccanismo rappresenta la soluzione migliore per garantire una certa disciplina tra deputati e senatori, abituati ad elargire crediti anche in tempi di crisi economica e finanziaria.
La generosità dei parlamentari si è fatta particolarmente sentire nell'ultimo decennio: nelle casse statali si è ormai creata una voragine finanziaria superiore ai 100 miliardi di franchi. La fattura di questo debito costa ogni anno ai contribuenti circa quattro miliardi di franchi solo per il pagamento degli interessi.
Dopo che anche la maggioranza del parlamento aveva accettato queste regole di auto-disciplina, il popolo svizzero ha risposto positivamente all'appello del governo, manifestando un ormai tradizionale spirito di parsimonia. Soltanto la sinistra si era schierata contro questo decreto, considerato una restrizione artificiale delle compentenze del parlamento.
Ticino in sintonia con il resto della Svizzera
Questa volta, anche il canton Ticino si è praticamente allineato con il resto della Svizzera, approvando a larga maggioranza (74 %) il freno all'indebitamento e respingendo nettamente le 4 iniziative: 77 % di no alla tassa ecologica, 75 % contro l'abolizione dell'esercito e 72 % contro il servizio civile per la pace e l'imposta sugli utili da capitale.
Armando Mombelli
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