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Pahor: l'orrore dello sterminio
Esce da Fazi Necropoli
Boris Pahor, scrittore sloveno, è nato a Trieste, nel 1913, quando la città faceva parte dell'impero austroungarico. "Necropoli" - memoir dai campi di concentramento dove era stato rinchiuso nel 1944, come prigioniero politico - è stato accostato dai critici alle opere di Primo Levi e del Premio Nobel Imre Kertesz. Claudio Magris nell'introduzione parla del libro come di un assoluto capolavoro. Le Monde lo giudica un libro sconvolgente, "per la precisione dei dettagli e la finezza dell'analisi".
Scritto con un linguaggio crudo che non cede all’autocommiserazione, Necropoli è un libro autobiografico intenso e sconvolgente. E se Boris Pahor ci racconta la sua esperienza del mondo crematorio perché la memoria non si perda e la storia non sia passata invano, quella che ci dà non è però solo la fedele testimonianza delle atrocità dei lager nazisti, è anche un emozionante documento sulla capacità di resistere e sulla generosità dell’individuo.
Boris Pahor, Necropoli, Fazi, 2008.