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SPIELBERG - Dal nostro corrispondente, Umberto Zapelloni
Si può essere contenti anche se si finisce una gara a un giro dal vincitore. È quello che ci raccontano da Maranello dopo il sesto posto di Sainz e il settimo di Leclerc al Gran premio di Stiria. Doppiati e contenti o felici e doppiati. Scegliete voi. La Ferrari ha tifosi in tutto il mondo perché oltre a essere l’unica Scuderia sempre presente nel Mondiale di Formula 1, è anche quella che ha vinto di più: 16 campionati costruttori e 15 campionati piloti distribuiti da nove uomini. Adesso c’è qualcuno che definisce “grande” una gara come quella corsa domenica in Austria. Non stiamo esagerando. Davvero c’è qualcuno che lo ha detto in diretta tv in Italia. L’unica giustificazione a suo carico è che indossava una camicia Ferrari e di lavoro fa il collaudatore delle Rosse più belle del mondo. Credo che ai tifosi però non piaccia essere presi in giro. La rimonta di Leclerc, da ultimo a settimo, è da applausi: ma è nata perché Charles ha sbagliato al primo giro e ha rovinato la sua ala contro la gomma di Gasly. Il passo di Gasly è stato molto buono, ma partiva così da lontano che non è riuscito a passare Norris. La Ferrari non può essere contenta di un risultato così, anche se ha chiuso il weekend con 4 punti in più della McLaren, avversaria diretta per il terzo posto tra i costruttori. Ma la reazione che c’è stata dopo il disastro francese è incoraggiante. È un po’ come quel naufrago che dopo aver nuotato per ore vede finalmente la riva. Non è ancora in salvo, ma almeno sa di essere sulla rotta giusta. La Ferrari non è per nulla al sicuro, ma ha capito di aver trovato la metodologia di lavoro corretta per entrare nel futuro, rappresentato dalla rivoluzione regolamentare del 2022.
Oggi la Ferrari è questa. È cresciuta rispetto allo scorso anno, ma non abbastanza da poter combattere con Red Bull e Mercedes. Con i paletti imposti del regolamento si sapeva che non sarebbe stato possibile. L’obbiettivo stagionale deve essere il terzo posto tra i costruttori (anche se Binotto non lo ritiene poi così importante) e soprattutto un pieno di fiducia verso la prossima stagione. Fiducia che si conquista migliorando le prestazioni, imparando dagli errori, facendo scelte tecniche che danno risultati positivi, costruendo una relazione di collaborazione tra i piloti. Fare un po’ come chi riempie la dispensa in previsione della tormenta in arrivo. Oggi sognare è vietato. Ma lavorare per il futuro è obbligatorio.
Dal nostro corrispondente, Umberto Zapelloni