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Negli anni 1980-90, la Banca mondiale è stata senza tregua sotto l’occhio della critica. Grandi progetti di infrastrutture in Brasile, gigantesche dighe in India oppure importanti spostamenti della popolazione hanno suscitato proteste delle comunità interessate e della società civile. La Banca Mondiale si è improvvisamente trovata con l’obbligo di introdurre poco a poco un sistema di standard ambientali e sociali, le cosiddette politiche di salvaguardia, per il finanziamento dei suoi progetti.
Da allora, le relazioni di potere nell’economia mondiale si sono fortemente modificate, hanno portato ad una concorrenza per nuove possibilità d’affari e di investimento. Ex clienti della Banca Mondiale come Cina, Brasile o India sono diventati concorrenti in cerca di contratti vantaggiosi.
La Banca Mondiale ha appena intrapreso una completa revisione delle sue politiche di salvaguardia. Nel mondo globale della finanza, i suoi standard hanno valore di riferimento. E’ per questo che il processo è carico di significato.
Regole pertinenti o ingerenza inaccettabile
Un parte della direzione della Banca Mondiale pensa che le norme nuocciano agli affari ed avrebbero effetti dissuasivi sugli Stati beneficiari e minerebbero la competitività della banca. I paesi emergenti, a loro volta, vedono sovente nelle politiche di salvaguardia un attacco alla sovranità degli Stati beneficiari.
La società civile internazionale teme che questo genere di considerazioni s’imponga nel corso della riforma e porti ad un indebolimento degli standard. Le ricerche, in particolare del “Gruppo indipendente di valutazione” (Groupe d’évaluation indépendant IEG) della Banca mondiale, mostrano che gli standard applicati in maniera corretta e sistematica permettono di prevenire danni alle comunità ed all’ambiente (v. nota 1).
Spostamenti forzati di popolazione continuano a manifestarsi nei progetti d’infrastruttura, d’estrazione mineraria o d’agro-business.
Secondo le stime dell’IEG, almeno 1 milione di persone sono colpite ogni giorno nel mondo da questo fenomeno.
Le cifre attuali potrebbero essere ancora più elevate, ma la Banca non raccoglie i dati. Solo standard forti e rigorosamente applicati sono in grado di impedire che le persone sfollate non cadano in una povertà ancora più grande. I rapporti del Gruppo di controllo della banca, l’organismo indipendente di ricorso, rivelano in maniera evidente che esiste già ora un elevato deficit nell’attuazione delle politiche di salvaguardia. Un autoaffondamento degli standard sarebbe tuttavia fatale.
Regresso agli anni ’90.
La strategia della Banca mondiale adottata in ottobre 2013 dà purtroppo motivo di preoccupazione. Oltre agli obiettivi generali di riduzione della povertà entro il 2030, vi è la forte presenza di “progetti di trasformazione” le cui basi fondamentali dovrebbero essere poste in paesi e regioni. Questo impegno ricorda fortemente i grandi progetti che sono stati esattamente all’origine degli standard sociali ed ambientali. Nello stesso tempo però, la Banca mondiale intende ridurre gli ostacoli burocratici, approvare più velocemente i progetti ed accelerare così i flussi finanziari. Questo si farà chiaramente a scapito di un’accurata pianificazione e della partecipazione pubblica. Inoltre l’idea è di prendere rischi più elevati, tuttavia senza precisare chi alla fine dei conti se li assumerà: la banca o le persone interessate dai progetti?
Esiste da molto tempo nella banca una “cultura d’approvazione” (v.nota 2) secondo la quale, soprattutto per motivi di carriera, è importante per i responsabili di progetto di spendere il più velocemente possibile grandi somme, senza tener conto dei possibili effetti sui poveri e sull’ambiente. La nuova strategia rinforzerà piuttosto questa tendenza.
Nella loro forma attuale, gli standard sociali ed ambientali non sono sufficienti per il portafoglio ampiamente modificato della Banca Mondiale. La parte del finanziamento puro di progetto continua a ridursi. I finanziamenti sulla base di programmi o di politiche così come l’assegnazione di fondi attraverso intermediari finanziari (banche pubbliche o private, società di investimento) determinano una grande parte degli affari della Banca Mondiale. Non ci sono mai stati standard per questi settori.
Le richieste della società civile
La società civile è unanime riguardo a queste richieste chiavi per una revisione degli standard ambientali e sociali della Banca Mondiale:
• Gli standard esistenti non dovrebbero essere indeboliti. L’armonizzazione con gli standard di altre istituzioni finanziarie deve sempre seguire lo standard più elevato.
• Le politiche di salvaguardia devono valere per l’insieme del portafoglio della Banca mondiale, quindi anche, per esempio, per i prestiti di politica di sviluppo ed i cosiddetti “Programmes for results”.
• Le norme devono anche integrare temi quali i diritti umani, il genere, i disabili, i diritti del lavoro o il clima, che finora non è stato fatto.
D’altronde, le politiche di salvaguardia devono restare responsabilità della Banca mondiale per l’insieme dell’ambito dei finanziamenti pubblici. Questo riguarda in particolare due delle sue sotto-organizzazioni: la Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo (BIRD) e l’Agenzia internazionale per lo sviluppo (IDA).
Nell’ambito del finanziamento privato a carico della Società finanziaria internazionale (IFC) e dell’Agenzia multilaterale di garanzia degli investimenti (MIGA), si è deciso di dare ai clienti la responsabilità per la gestione del rischio e di limitarsi ad un ruolo di supervisione. L’IEG arriva alla conclusione che questo modello non è indicato per il settore pubblico ed ha importanti lacune anche per il settore privato (v. nota 3).
Gli standard sociali ed ambientali non sono fine a sé stessi né un affare filantropico. Sono indissociabili dalla riduzione della povertà. Se correttamente applicate proteggono l’ambiente, impediscono la povertà, promuovono il miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni emarginate, vulnerabili e povere. Qualsiasi indebolimento degli standard porterebbe un pessimo segnale e faciliterebbe il finanziamento di progetti e di programmi trascurando i costi sociali ed ecologici.
Knud Vöcking, esperto delle istituzioni finanziarie internazionali presso l’ONG Urgewald e.V.
Traduzione Amanda Galletti (pubblicato su Dialoghi)