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Il direttore generale di Al Jazeera Wadah Khanfar si è improvvisamente dimesso. Qualche giorno fa un cablo dell’ambasciata statunitense nel Qatar reso pubblico da Wikileaks aveva reso noto come nell’autunno del 2005 il giornalista avesse chiaramente modificato la copertura dell’emittente della guerra in Iraq in seguito a esplicita richiesta americana. Ad esempio eliminando due fotografie facenti parte di un servizio apparso sul sito web di Al Jazeera che ritraevano dei bambini feriti in un ospedale e una donna con il volto gravemente ferito. Nonostante qualche titubanza iniziale, Khanfar lasciato passare qualche giorno per evitare che la rimozione risultasse troppo evidente e venisse discussa, ne avrebbe acconsentito alla cancellazione.
Per la precisione il dispaccio pubblicato dall’organizzazione di Julian Assange riguarda un incontro tra l’ambasciatore nel Qatar Chase Untermeyer e Khanfar avvenuto nel 2005 in cui il primo avrebbe presentato al manager dell’emittente un documento della DIA, la United States Defense Intelligence Agency, in cui erano messe in evidenza numerose critiche alla copertura che Al Jazeera aveva dato alla guerra in Iraq fino a quel momento, poco favorevole agli USA. In quella occasione Khanfar avrebbe detto di essere già a conoscenza delle criticità americane e del documento grazie al Ministero degli Esteri del Qatar che gli avrebbe fatto pervenire il testo.
Come riportato nel cablo, Khanfar avrebbe chiesto un incontro per discutere la questione con Untermeyer e i rappresentanti del governo del Qatar che tramite l’emiro Hamad bin Khalifa Al Thani controlla de facto l’emittente. Il direttore del network panarabo avrebbe rifiutato fermamente qualsiasi ipotesi di patto scritto tra Al Jazeera e gli USA ma avrebbe concluso un accordo a voce con la controparte e tentato di convincere l’ambasciatore dell’imparzialità delle trasmissioni rispondendo a tutte le osservazioni sollevate nel dossier.
Le dimissioni di Khanfar arrivano dopo otto anni di collaborazione tra Al Jazeera e il giornalista di origini palestinesi. In un messaggio lanciato su Twitter il direttore dimissionario ha spiegato di lasciare il suo posto in quanto “l’obiettivo di far ascendere Al Jazeera al rango di emittente globale è stato raggiunto” e senza fare alcun riferimento all’affaire Wikileaks. In un’intervista rilasciata ad Al Jazeera English lo Khanfar ha confermato nuovamente questa versione, negando ogni connessione tra le sue dimissioni e i fatti resi noti dal cablo. Khanfar ha inoltre giustificato il suo operato facendo riferimento a come Al Jazeera abbia ricevuto negli ultimo otto anni lamentele da numerose nazioni e alla prassi attiva presso la redazione di trattare richieste di modifica o segnalazioni pervenute da ambasciate o organi di stato a riguardo dei servizi messi in onda. Al Jazeera valuterebbe ogni segnalazione, rispondendo solo secondo i propri standard qualitativi. A suo dire, però, Al Jazeera durante la sua direzione non avrebbe mai stretto alcuna relazione con nessun paese così forte da riuscire a imporre una linea editoriale.
A destare seri dubbi rimane comunque la tempistica delle dimissioni, così vicina alle rivelazioni del sito di Assange. Concomitanza fin troppo facile da notare. Dubbia rimane anche la decisione da parte del governo del Qatar di nominare come successore di Khanfar un membro della stessa famiglia reale, Sheikh Ahmed bin Jassim Al Thani, già al vertice della Qatargas. La scelta di inserire un reale alla guida dell’emittente stride con la tradizionale, almeno dichiarata, indipendenza di Al Jazeera, già messa in discussione dal cablo di Wikileaks e dalla differenza di trattamento riservata alle rivolte in Siria e a quelle nel Bahrein, osservate invece con eccessiva leggerezza forse per ragioni di buon vicinato.