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Nel Cinquecento a Napoli, suonare per le strade o durante le feste organizzate da aristocratici e ricchi mercanti, costituiva un modo come un altro per guadagnarsi da vivere. E solo dalla particolare vocazione del popolo napoletano nell’arte della musica e del canto, senza trascurare la specializzazione nell’arte dell’arrangiarsi, potevano diffondersi delle composizioni musicali con testo di poesia: le villanelle. Proprio perché di creazione popolare, le prime villanelle erano eseguite in dialetto napoletano e cantate nelle strade, nelle campagne e nei sobborghi rurali. Più tardi, però, tradotte in italiano, trascritte e composte sulle righe del pentagramma, divennero un vero e proprio genere musicale che si diffuse ben presto in tutta l’Europa di allora e dunque anche molto lontano dai confini del regno.