Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/223856

<h2>SubmittedText<h2><p>Nell'articolo 10a dell'ordinanza 2 COVID-19, il 16 marzo 2020 il Consiglio federale ha disposto i seguenti obblighi per le strutture sanitarie:</p><p>1 I Cantoni possono obbligare gli ospedali e le cliniche private a mettere a disposizione le loro capacità per accogliere pazienti.</p><p>2 Le strutture sanitarie quali ospedali e cliniche, studi medici e dentistici devono rinunciare a interventi medici e terapie non urgenti.</p><p>Questa ordinanza ha comportato costi supplementari e minori introiti ai fornitori di prestazioni stazionarie e ambulatoriali. Secondo stime effettuate da H+ e dall'associazione SpitalBenchmark, alla fine di aprile del 2020 i danni ammontavano a un importo compreso tra 1,5 e 1,8 miliardi di franchi su scala nazionale. Nel Cantone di Basilea Città, il Consiglio di Stato calcola che i mancati introiti e i costi supplementari possano raggiungere importi milionari.</p><p>Queste perdite potranno di certo essere compensate, ma lo saranno solo in parte. È importante che gli ospedali competenti per le cure di base (e fortemente sollecitati nella crisi pandemica) non abbiano a patire danni finanziari duraturi dovuti alla crisi sanitaria, che dal punto di vista della politica dell'approvvigionamento avrebbero effetti disastrosi.</p><p>Fondandosi sull'articolo 160 capoverso 1 della Costituzione federale, il Cantone di Basilea Città invita l'Assemblea federale, attraverso la sua iniziativa, a provvedere affinché la Confederazione contribuisca in misura adeguata ai mancati introiti patiti, a causa di quanto disposto nell'ordinanza COVID-19 del 16 marzo 2020, nel settore dell'AOC dagli ospedali per cure di base interessati e dagli ospedali che durante la crisi pandemica si sono adoperati nella cura dei pazienti affetti da Sars 2 COVID-19.</p><p>Avendo emanato l'ordinanza, la Confederazione è tenuta - unitamente alle casse malati e ai Cantoni - a fornire il proprio contributo finanziario.</p>