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L'elenco delle iniziative popolari e dei referendum – strumenti chiave del sistema svizzero di democrazia diretta – quest'anno si è ulteriormente allungato. Ma il ritmo di crescita delle iniziative sembra essersi decisamente rallentato.
Volgendo lo sguardo alla storia svizzera, si nota che l'elettorato ha avuto l'ultima parola su complessive 198 iniziative popolari dall'introduzione, alla fine del XIX secolo, di questo diritto che consente ai cittadini di proporre emendamenti costituzionali. Ma soltanto 22 di esse hanno superato l'esame delle urne, ottenendo la doppia maggioranza di sì dei votanti e dei cantoni.
Sulle 440 iniziative popolari lanciate finora, cinque sono state promosse nel 2015, secondo i dati forniti dalla Cancelleria federale. Si tratta di un numero esiguo rispetto agli anni precedenti.
"Apparentemente le preoccupazioni diffuse circa una 'valanga di iniziative' ingestibile erano ingiustificate", osserva Claude Longchamp, direttore dell'istituto di ricerche e di sondaggi gfs.bernLink esterno.
Fino a poco tempo fa, c'erano segnali che sembravano indicare la tendenza dei principali partiti a ricorrere alle iniziative popolari quale strumento politico regolare, soprattutto in vista delle elezioni parlamentari.
"Ma, ad eccezione dell'Unione democratica di centro [UDC, destra conservatrice], tutti gli altri principali partiti politici in Svizzera hanno imparato che difficilmente esse pagano. Le campagne costano un sacco di soldi e richiedono l'impegno di molta gente, mentre l'esito alle urne è molto incerto", aggiunge Longchamp.
Secondo l'esperto, colpisce il fatto che due delle cinque iniziative lanciate nel 2015 – denominate rispettivamente "Più abitazioni a prezzi accessibiliLink esterno" e "Per la biciLink esterno" – sono incentrate su questioni rilevanti soprattutto per chi vive in aree urbane. Chi vive in un ambiente rurale, invece, molto probabilmente ha una percezione molto limitata di queste problematiche, rileva il politologo.
Tema scottante
Un'altra iniziativa, lanciata dall'UDC e denominata "Il diritto svizzero anziché giudici stranieriLink esterno", si distingue per il suo elevato potenziale di controversia politica. "L'iniziativa, che mira a porre la Costituzione federale al di sopra del diritto internazionale è potenzialmente molto attraente per il corpo elettorale. Essa riguarda la sovranità e neutralità, temi profondamente radicati nella mentalità elvetica".
Diritti popolari
Nel sistema svizzero di democrazia diretta, il popolo ha quattro tipi di diritti politici: elezione, votazione, iniziativa e referendum.
L'iniziativa popolare consente ai cittadini di chiedere di sottoporre a votazione una proposta di modifica della Costituzione federale. Per portarla alle urne, i promotori devono raccogliere almeno 100mila firme di aventi diritto di voto in 18 mesi.
Il referendum, invece, permette al popolo di esprimersi sulle decisioni del parlamento. Per la sua riuscita devono essere raccolte 50mila firme in 100 giorni.
Sottostanno inoltre a referendum obbligatorio: le modifiche della Costituzione federale; l'adesione a organizzazioni di sicurezza collettiva o a comunità sopranazionali; le leggi federali dichiarate urgenti, prive di base costituzionale e con una durata di validità superiore a un anno.
Mediamente, gli svizzeri votano quattro volte l'anno su una vasta gamma di temi, a livello nazionale, cantonale e comunale.
Le elezioni parlamentari federali si svolgono ogni quattro anni.Fine della finestrella
La quarta iniziativa lanciata quest'anno – "Contro la dispersione degli insediamentiLink esterno" – si prefigge di frenare l'espansione urbana ed è frutto della sezione giovanile del Partito ecologista svizzero (I Verdi).
Il ventaglio di proposte popolari comprende infine quella lanciata da organizzazioni di aiuto allo sviluppo, con il sostegno di sindacati, chiese e partiti di sinistra, "Per imprese responsabili – a tutela dell'essere umano e dell'ambienteLink esterno", che vuole obbligare le aziende con sede in Svizzera a rispettare i diritti umani e le norme ambientali anche all'estero.
Tra queste cinque iniziative spicca la mancanza di due temi che erano diventati ricorrenti. "Assenti notabili sono i problemi ambientali e l'immigrazione, due tematiche classiche dal 1990", precisa Longchamp.
Sfide al parlamento
Nel corso del 2015 sono inoltre stati lanciati sei referendum contro decisioni adottate dal parlamento. Un numero leggermente al di sopra della media. E presumibilmente i referendum segneranno la vita politica della Svizzera nel 2016, sulla scia delle elezioni parlamentari dello scorso ottobre.
"In particolare il voto contro la revisione del diritto di asilo farà proseguire il dibattito pubblico che ha dominato l'agenda politica nel corso degli ultimi anni. Il referendum permetterà all'Unione democratica di centro di impostare l'ordine del giorno e rimanere sotto i riflettori dell'opinione pubblica", spiega Longchamp.
Il numero di referendum più elevato del solito non è tanto un segno di crescente opposizione parlamentare da parte di gruppi della società civile o delle minoranze, ma piuttosto è indicativo del fatto che vi è un crescente numero di gruppi in grado di portare il Paese al voto, raccogliendo firme in tempi relativamente brevi.
"Questo va messo in relazione con una tendenza a lungo termine. Il parlamento è più propenso ad adottare decisioni controverse, senza necessariamente cercare un ampio consenso. Di conseguenza, i gruppi di minoranza potrebbero sentirsi esclusi e costringere il popolo a decidere", sostiene Longchamp.
Il referendum nel 2015 è riuscito contro la Legge sulla radiotelevisione (sulla quale si è già votato il 14 giugno), il risanamento della galleria autostradale del San Gottardo (su cui l'elettorato si pronuncerà il 28 febbraio 2016), e la Legge concernente la procreazione con assistenza medica.
È invece fallito il referendum contro le innovazioni, adottate dal parlamento, del sistema di perequazione finanziaria tra confederazione e cantoni, che riducono il contributo dei cantoni "ricchi" a favore di quelli "poveri". Entro la scadenza dei termini, i promotori hanno infatti raccolto solo circa 7'500 firme di aventi diritto di voto, mentre per la riuscita del referendum ne occorrono almeno 50mila.
Quanto alla raccolta delle firme per gli altri due referendum lanciati nel 2015 – contro la modifica della Legge sull'asilo e contro la Legge sulle attività informative (servizi di intelligence) – è in dirittura d'arrivo per entrambe. Il termine per la consegna è il 14 gennaio 2016.
Come qualsiasi modifica costituzionale, è inoltre stata sottoposta a referendum obbligatorio quella dell'articolo sulla procreazione assistita e l'ingegneria genetica, necessaria per autorizzare la diagnosi preimpianto, su cui l'elettorato si è espresso il 14 giugno.
Votazioni ed elezioni
Nell'anno che sta volgendo al termine gli svizzeri sono stati chiamati soltanto due volte - oltre al 14 giugno, l'8 marzo - a votare su iniziative e referendum federali, per un totale di sei oggetti. Tra le proposte sottoposte al verdetto delle urne, spiccavano l'introduzione di un'imposta sulle successione che avrebbe colpito le eredità di oltre 2 milioni di franchi e la sostituzione dell'imposta sul valore aggiunto con una tassa sull'energia, che avrebbe dovuto essere prelevata sulle importazioni di energie non rinnovabili.
Tutte le quattro iniziative popolari passate al vaglio delle urne quest'anno sono state bocciate. Sono pure usciti sconfitti, seppur di stretta misura, i promotori del referendum contro la Legge sulla radiotelevisione, che è stata approvata dal 50,8% dei votanti. Il verdetto popolare è stato favorevole anche per la modifica dell'articolo costituzionale sulla procreazione assistita e l'ingegneria genetica, che ha ottenuto i sì di quasi il 62% dei votanti e di 20 cantoni su 26.
Ma il grande appuntamento con le urne elvetiche nel 2015 era quello del 18 ottobre, per le elezioni del parlamento federale. Elezioni che sono state caratterizzate da un rafforzamento della destra, a scapito dei partiti del centro dello spettro politico.
(Traduzione dall'inglese: Sonia Fenazzi), swissinfo.ch