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Non solo è ritenuta sovradimensionata, ma i suoi costi sono esplosi passando da 25 a 48 milioni di franchi
BERNA - La futura nuova ambasciata elvetica di Pechino è finita nel mirino del Controllo federale delle finanze (CDF), che la ritiene sovradimensionata. I costi previsti sono inoltre esplosi, passando da 25 a 48 milioni di franchi.
I nuovi edifici dovranno sostituire quelli attuali risalenti agli anni '70 del secolo scorso e definiti vetusti. L'Ufficio federale delle costruzioni e della logistica (UFCL) sta aspettando che le autorità cinesi rilascino le autorizzazioni necessarie. Nel frattempo, il Dipartimento degli estri (DFAE) e l'UFCL hanno deciso di sospendere la pianificazione e rinviare la domanda di credito al Parlamento.
Secondo l'UFCL, l'adeguamento agli standard tecnici della Cina, l'inflazione, le tasse e le modifiche apportate al progetto sono i principali fattori che hanno quasi portato a un raddoppio dei costi. Tuttavia, secondo il CDF, non c'è una spiegazione per tutte le spese aggiuntive. La documentazione che descrive l'aumento dei costi è «sommaria».
Altra osservazione: nel 2016, quando il progetto è stato avviato, il personale della Cancelleria dell'ambasciata a Pechino era composto da 89 persone. Negli anni precedenti era stata registrata una tendenza all'aumento dell'organico, mentre dal 2018 il trend si è invertito, inizialmente a causa di uno snellimento dell'organizzazione, poi della pandemia da coronavirus e del calo della domanda di visti e delle attività in generale. Nel 2022 i collaboratori erano così scesi a 64.
L'attuale progetto prevede però 132 postazioni di lavoro, «ovvero il doppio dell'organico effettivo», fa notare il CDF. Il CDF chiede ora al DFAE di giustificare il proprio fabbisogno di posti di lavoro.
«Scarsa comprensione del contesto generale» - Il dipartimento di Ignazio Cassis da parte sua critica il rapporto del Controllo delle finanze per la scarsa comprensione del contesto generale. «L'importanza della Cina per la politica estera svizzera e il previsto sviluppo delle relazioni bilaterali (...) sono menzionati solo marginalmente nel rapporto, se non addirittura ignorati».
Un progetto di tale portata è pianificato per i prossimi 40 anni. Confrontarlo con la situazione attuale, ancora marcata dal coronavirus, è fuorviante, secondo il DFAE, che si è comunque detto aperto al dialogo.