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Nel settembre dello scorso anno, il Tribunale penale federale aveva condannato il cosiddetto “emiro di Winterthur” a 50 mesi di detenzione da scontare, riconoscendolo colpevole di coinvolgimento in un'organizzazione criminale e di rappresentazione di immagini violente. Il Tribunale è così andato ben oltre i 42 mesi richiesti dalla pubblica accusa. Contro la condanna hanno fatto appello sia l'imputato che il Ministero pubblico della Confederazione.
Due nuovi procedimenti La Corte d'appello del TPF ha interrogato in apertura del dibattimento un dipendente del Servizio di protezione dalla violenza della polizia cantonale di Zurigo, responsabile dell'accompagnamento del 35enne. L'agente ha riferito di uno sviluppo positivo dell'imputato, ma anche espresso il suo disappunto per due nuovi procedimenti aperti nei suoi confronti: uno per la presunta riscossione illegale di aiuti sociali e l'altro in relazione all'acquisto di steroidi anabolizzanti. Dal canto suo, il 35enne si è definito un ex simpatizzante dell'ISIS, dichiarando di rammaricarsene profondamente. L'uomo, che attualmente non può lavorare a causa di un disturbo da stress post-traumatico certificato da un medico, ha inoltre espresso l'intenzione di ricostruirsi una nuova vita.
Il soggiorno in SiriaL’accusato ha soggiornato in Siria nel novembre e dicembre del 2013. Al suo rientro in Svizzera, ha fondato, assieme al campione del mondo di boxe thailandese Valdet Gashi - poi morto in un combattimento nel luglio del 2015 - la scuola di arti marziali “MMA Sunna” a Winterthur. L'imputato, infine, ha diretto l’organizzazione “Lies”, conosciuta nella Svizzera tedesca per la distribuzione gratuita del Corano in luoghi pubblici. Secondo la procura federale il 35enne avrebbe anche esercitato una forte influenza su una minorenne e suo fratello che da Winterthur si sono recati in Siria.