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Il futuro dell'aeroporto di Lugano potrebbe dipendere da due parole: "di regola". Secondo la legge federale sulla navigazione aerea, "il trasporto professionale di persone o di merci per via aerea tra due punti del territorio svizzero è riservato, di regola, alle imprese svizzere" (Art. 32, cabotaggio). Ed è proprio sul quel "di regola" che si accendono le speranze di Marco Borradori: "Diciamo che apre delle prospettive e lascia un soffio di speranza che cercheremo di far passare al Consiglio federale".
Maurizio Merlo spera di poter ottenere un'eccezione alla norma generale: "Questa legge è stata fatta per proteggere le compagnie svizzere da quelle estere sul territorio elvetico, ma dal momento che nessuna di quelle elvetiche è interessata alla tratta Lugano-Ginevra, questa teoria sembra cadere".
Il direttore dello scalo, visto che di compagnie straniere interessate ce ne sarebbero, vorrebbe trovare una soluzione simile a quella praticata in Italia quando era a capo della ticinese Darwin: "Ci venne chiesto di operare sulla tratta Bolzano-Roma e Trapani-Roma e ottenemmo una deroga perché non c'era nessuno interessato a quei collegamenti". Un'ipotesi, questa, che il portavoce dell'ufficio federale dell'aviazione civile Antonello Laveglia, non valuta percorribile: "La legislazione svizzera non prevede questa operazione".