Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01079.jsonl.gz/670

Sabato sera, mezzanotte e mezo. […] Per umiliare qualcuno si dev’essere in due: colui che umilia, e colui che è umiliato e soprattutto: che si lascia umiliare. Se manca il secondo, e cioè se la parte passiva è immune da ogni umiliazione questa evapora nell’aria. Restano solo delle disposizioni fastidiose che interferiscono nella vita di tutti i giorni, ma nessuna umiliazione e oppressione angosciose. Si deve insegnarlo agli ebrei. Stamattina pedalavo lungo lo Stadionkane e mi godevo l’ampio cielo ai margini della città, respiravo la fresca aria non razionata. Dappertutto c’erano cartelle che ci vietano le strade per la campagna. Ma sopra quell’unico pezzo di strada che ci rimane c’è pur sempre il cielo, tutto quanto. Non possono farci niente, non possono veramente farci niente.
Etty Hillesum, Diario 1941-1943, 19 giugno 1942 (trad. it. di C. Passanti, Adelphi 1985)
Un limite non è mai una riga netta e delineate: impossibile affermare con precisione quando il confine viene oltrepassato.
La conoscenza è, in questi passaggi, dominata dall’incertezza, che non va confusa con il dubbio.
L’atteggiamento migliore in queste situazioni, invece, è l’umiltà. Chi è umile è consapevole delle proprie incertezze e non esalta le proprie certezze: è il carattere di chi accetta l’incertezza, di chi riconosce il confine sfumato e variabile.
Curiosamente, all’aggettivo umile corrisponde il verbo umiliare. Curiosamente perché solo chi non è umile è in grado di umiliare.