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Il 22 ottobre 2012 – fra lo sconcerto della comunità scientifica internazionale – sette scienziati italiani erano stati condannati a sei anni di carcere ciascuno.
La loro colpa era l’essere stati incapaci di prevedere il terremoto che il 6 aprile 2009 aveva colpito L’Aquila, causando la morte di oltre 300 persone.
La condanna era per omicidio colposo plurimo e lesioni gravi, si legge nel sito web del quotidiano italiano La Stampa : “Condanna dovuta al fatto che gli scienziati si prestarono a un’operazione mediatica che disinnescò in una parte della popolazione la paura del terremoto e la indusse ad abbandonare le misure di precauzione individuali seguite in occasione di scosse significative.”
“Colpevoli non per non aver previsto la scossa sismica fatale – prosegue l’articolo – ma per aver ceduto alle pressioni della Protezione civile, organismo che rispondeva al potere politico.
La Protezione civile non volle dare l’ordine di sgombero, ma per giustificare la sua posizione rassicurante chiese alla componente scientifica di appoggiarla.
Questa è la vera colpa che il giudice ha inteso punire, non l’incapacità di prevedere la scossa che causò la catastrofe. Colpevole fu l’inchinarsi degli scienziati al potere politico.”