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Il 3 agosto 2014 la vita della sedicenne Lamya Aji Bashar come quella di tutti gli abitanti di Sinjar, il villaggio nel Kurdistan iracheno di religione yazida, viene sconvolta per sempre. Lamya è una delle ragazze sopravvissute alla strage compiuta dai soldati dell'Isis quella notte: viene rapita insieme a molte altre ragazze e bambine. Trascorre venti mesi nelle mani dei suoi aguzzini subendo torture e abusi sessuali, prima di riuscire a fuggire nel 2016. Da allora è una testimone yazida; come il premio Nobel per la pace, Nadia Murad è una ragazza che racconta la sua storia per denunciare il genocidio yazida. E l’ha raccontata anche a Rete Due in occasione del Festival dei diritti umani a Lugano l’ottobre scorso, grazie alla collaborazione della traduttrice e interprete Samah Gayed. Una testimonianza seguita dall’intervista a Simone Zoppellaro, giornalista e ricercatore che allo sterminio degli yazidi ha dedicato il primo saggio in italiano.