Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/25288

<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Aiuto umanitario</p><p></p><p>In considerazione degli avvenimenti drammatici in corso nel Kosovo e nei Paesi confinanti, il Consiglio federale ha preso rapidamente disposizioni e ha stanziato finora 60 milioni di franchi svizzeri per l'aiuto sul terreno. Ottanta Svizzeri sono in servizio nella regione in crisi. Tra di essi si trovano membri del Corpo svizzero di aiuto in caso di catastrofe dipendenti dal DFAE e specialisti dell'esercito svizzera che per la prima volta appoggiano le operazioni di trasporto e di distribuzione dell'aiuto umanitario per mezzo di elicotteri Super Puma.</p><p></p><p>Il margine di manovra della Svizzera e l'ordine di priorità delle misure da intraprendere dipendono dall'evoluzione, difficile da prevedere, della situazione in Kosovo e nei Paesi vicini. Il Parlamento, l'opinione pubblica svizzera e la comunità internazionale concordano nel giudicare essenziale oggi l'aiuto sul terreno. L'aiuto alla sopravvivenza di centinaia di migliaia di rifugiati che sono stati cacciati e continuano ad essere cacciati dal Kosovo e si trovano principalmente in Albania, Macedonia e Montenegro, rimane urgente. La preoccupazione più importante concerne d'altronde la sorte di più di un milione di persone che si trovano ancora in Kosovo e alle quali è per il momento molto difficile portare aiuto. Per questo motivo le prime misure devono consistere nella fornitura di mezzi a favore dell'aiuto d'urgenza di cui le persone fuggite dal Kosovo hanno un bisogno immediato e a predisporre i soccorsi destinati alle persone sfollate e private d'alloggio che errano all'interno del Kosovo. Il Consiglio federale vuole continuare a fornire in modo sostanziale e di concerto con la comunità internazionale degli Stati il suo contributo a questo aiuto d'urgenza. E' convinto che il Parlamento e il popolo svizzero approvano questa linea di condotta.</p><p></p><p>Gli altri provvedimenti enumerati dalla mozione in favore dei rifugiati e degli sfollati sono pure molto importanti. Tuttavia gli avvenimenti odierni non permettono di accordare loro lo stesso grado di priorità. Il Consiglio federale non intende per il momento decidere misure autonome per collaborare alla ricerca di profughi da parte dei loro parenti o misure d'incoraggiamento al raggruppamento delle famiglie. Continuerà ad appoggiare il CICR, che dispone in materia della maggiore esperienza e della capacità di coordinare i mezzi necessari. Una volta assicurato l'aiuto alla sopravvivenza, bisognerà inoltre dedicare un'attenzione particolare all'assistenza psicosociale da fornire a questi esseri umani provati dalle sofferenze e traumatizzati. Lo stesso vale per la scolarizzazione dei bambini che costituiscono più della metà dei rifugiati. Occorrerà inoltre iniziare molto presto a predisporre strutture che garantiscano ai rifugiati di trascorrere l'inverno in modo sicuro nei loro Paesi d'accoglienza. Va però notato che con tutte queste misure volte a preparare un soggiorno a lungo termine dei rifugiati nei Paesi confinanti con il Kosovo si creano condizioni che possono anche avere effetti indesiderati innanzitutto per i rifugiati stessi, che sperano di rientrare il più presto possibile a casa loro, ma anche per i Paesi ospiti e particolarmente per i responsabili che si occupano dei profughi.</p><p></p><p>2. Misure di sviluppo a più lungo termine</p><p></p><p>Il Consiglio federale è conscio che la sopravvivenza e la sicurezza dei rifugiati sono strettamente legate alla situazione sociale ed economica nei Paesi d'accoglienza. Il futuro politico di questi Paesi avviati sulla strada di una maggiore democrazia dipende anche dal modo in cui riusciranno a far fronte all'afflusso dei rifugiati senza mettere in pericolo il proprio sviluppo.</p><p></p><p>È di conseguenza importante assicurare, senza riduzione alcuna, il proseguimento dei programmi di cooperazione della Svizzera sia con i Paesi vicini maggiormente colpiti, ovvero l'Albania e la Macedonia, che con i Paesi della regione in senso più vasto (Bosnia-Erzegovina, Bulgaria e Romania). In considerazione della difficile situazione in cui versano questi Paesi, la Svizzera parteciperà ad azioni in loro favore nel settore dell'aiuto alla bilancia dei pagamenti e al bilancio. Tali azioni, che saranno oggetto di un coordinamento internazionale, si iscrivono nel quadro della ripartizione internazionale dei compiti ("burden sharing"). Ciò facendo, bisognerà tener conto di tutti i criteri e condizioni pertinenti, quali il contributo svizzero alle operazioni d'aiuto ai rifugiati sul terreno e la capacità d'assorbimento dei mezzi da parte dei governi e delle organizzazioni beneficiarie.</p><p></p><p>Al momento in cui le armi taceranno, uno dei compiti prioritari della comunità internazionale degli Stati sarà quello di sostenere tutta la regione dei Balcani, ma in particolare il Kosovo, per consentirgli un futuro democratico, pacifico e prospero. Sarà compito delle future conferenze generali sui Balcani definire i punti cruciali del piano d'aiuto. Il Consiglio federale è dell'avviso che la Svizzera dovrebbe poi partecipare ai programmi corrispondenti in modo determinante. Per quanto riguarda il finanziamento di questi nuovi compiti, saranno necessari mezzi supplementari. Il Consiglio federale sottoporrà le proposte necessarie al Parlamento al momento opportuno.</p><p></p><p>3. Misure in favore del raggruppamento familiare</p><p></p><p>Oltre al sostegno accordato al CICR, che coordina la ricerca dei rifugiati da parte dei loro parenti, il Consiglio federale ha deciso il 28 aprile 1999 misure estese, nell'ambito del diritto d'asilo e degli stranieri, volte a favorire il raggruppamento familiare. E' stato dunque in particolare reso più facile il rilascio dei visti a cittadini jugoslavi la cui ultima residenza era nella provincia del Kosovo. In seguito a questa decisione, le domande di visto presentate dalle vittime della guerra aventi l'ultima residenza nella provincia del Kosovo e che possono essere accolti in Svizzera da parenti prossimi titolari di un'autorizzazione regolare della polizia degli stranieri o che sono cittadini svizzeri sono trattate generosamente nella misura in cui un rifiuto d'entrata costituirebbe per le persone interessate una misura di durezza troppo grave. Inoltre, nella ripartizione delle persone cacciate dal Kosovo dalla guerra conformemente alla legge che prevede una ripartizione tra i Cantoni per quota dei richiedenti d'asilo e di persone ammesse provvisoriamente, dovrà essere applicata una certa flessibilità. L'Ufficio federale dei rifugiati è dunque autorizzato, d'intesa con i Cantoni e nel caso di piena utilizzazione delle strutture d'accoglienza ordinarie, ad attribuire a uno stesso Cantone congiunti e parenti in linea ascendente e discendente oltre che parenti di secondo grado.</p><p></p><p>4. Accoglienza di categorie speciali di rifugiati e convenzioni internazionali</p><p></p><p>L'accordo richiesto ripetutamente dalla Svizzera in occasione di conferenze internazionali riguardanti l'accoglienza e la ripartizione delle persone scacciate dal Kosovo dalla guerra non è stato per il momento ottenuto. In seno all'Unione europea la proposta di una ripartizione dell'onere ("burden sharing") formulata dalla Germania e sostenuta dall'Austria e dalla Grecia non è riuscita ad imporsi. La Francia, l'Italia, la Gran Bretagna e la Finlandia soprattutto respingono ogni automatismo nella ripartizione degli oneri affermando che una simile soluzione potrebbe condurre a una crescita dei movimenti di popolazione nell'Europa occidentale oltre che a un rafforzamento della politica d'espulsione applicata dal governo jugoslavo. Tuttavia, fondandosi sulla richiesta dell'HCR, diversi Stati dell'Europa occidentale hanno accolto cittadini del Kosovo. Negli ultimi giorni circa 600-1000 persone sono state quotidianamente evacuate verso la Francia, il Belgio, l'Austria e i Paesi Bassi. Circa 10'000 persone hanno trovato rifugio nella Repubblica federale tedesca. Anche la Svizzera ha sottoposto all'HCR il 21 aprile 1999 una richiesta in vista dell'accoglimento di un contingente di rifugiati. Fondandosi sull'autorizzazione del DFGP relativa all'accoglimento di contingenti pronunciata con decisione del Consiglio federale del 7 aprile 1999, l'Ufficio federale dei rifugiati procederà sul posto alla scelta di circa 2'500 persone in funzione dei criteri emanati dal Consiglio federale e ne organizzerà l'accoglienza.</p>  Il Consiglio federale propone di trasformare la mozione in postulato.