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ONG, sindacati e le sezioni ginevrine di diversi partiti di sinistra invitano la Svizzera a concedere asilo politico al fondatore di WikiLeaks, Julian Assange, detenuto in Gran Bretagna. Decine di persone hanno chiesto oggi a Ginevra il suo "rilascio immediato".
La giustizia britannica dovrà prossimamente decidere se autorizzare o meno l'estradizione dell'australiano verso gli Stati Uniti che lo accusano di spionaggio. Nel 2010, WikiLeaks - associazione senza scopo di lucro che riceve in forma anonima documenti di ogni tipo protetti dal segreto di stato per poi pubblicarli sul proprio sito web - aveva pubblicato oltre 700.000 documenti riservati sulle attività militari e diplomatiche degli Stati Uniti.
"Libertà per Assange", si leggeva su numerosi striscioni sventolati dai partecipanti alla manifestazione, indetta da una ventina tra organizzazioni e partiti politici dell'area rosso-verde. Scopo principale dell'azione il rilascio immediato di Assange, il suo trasporto "in un luogo sicuro", e, infine, l'asilo politico in Svizzera. Un appello analogo è stato lanciato qualche mese fa da una ventina di giuristi elvetici.
I Verdi ginevrini hanno annunciato la preparazione di una risoluzione per chiedere che al fondatore di WikiLeaks - che soffre di problemi fisici e psicologici - venga rilasciato un visto umanitario dalla Svizzera che gli consenta di essere curato negli ospedali universitari di Ginevra (HUG). La sezione ginevrina del Partito Socialista (PS) chiede dal canto suo che si delinei un quadro giuridico che protegga gli informatori.
Le organizzazioni che hanno partecipato all'azione odierna denunciano anche le "condizioni deplorevoli" in cui l'australiano - che ha trascorso quasi sette anni nell'ambasciata ecuadoriana - è detenuto a Londra. Hanno anche ricordato che il mese scorso il responsabile Onu contro la tortura, lo svizzero Nils Melzer, dopo aver visitato Assange nel carcere britannico di massima sicurezza, ha affermato che il fondatore di WikiLeaks "mostra tutti i sintomi tipici di un'esposizione prolungata alla tortura psicologica".
Dal canto suo l'ONG ginevrina Presse Emblème Campagne (PEC) ha espresso solidarietà nei confronti di qualcuno che "ha denunciato "abusi gravissimi".
Assange, 48 anni, è detenuto nel Regno Unito dal maggio scorso, dopo che l'Ecuador del nuovo presidente Lenin Moreno gli ha revocato l'asilo concesso 7 anni prima da Rafael Correa, cedendo alle pressioni americane. Nel frattempo ha finito di scontare la pena per violazione dei termini della libertà vigilata inflittagli nel 2012, quando si rifugiò nell'ambasciata ecuadoriana a Londra.
Ma rimane in cella in attesa dell'avvio delle udienze previste da febbraio 2020 sull'estradizione chiesta dagli Stati Uniti, paese dove rischia una condanna fino a 175 anni di galera. E dove secondo molti non può sperare in un giudizio equo.
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