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La Svizzera non avrebbe dovuto fornire assistenza amministrativa alla Francia in merito a una lista di clienti di UBS che avevano occultato i loro conti al fisco, perché le autorità francesi si sono basate su dati rubati.
Lo ha stabilito il Tribunale amministrativo federale (TAF), che ha accolto il ricorso di una delle persone coinvolte.
La sentenza, risalente al 15 settembre e resa pubblica oggi, concerne una rogatoria presentata da Parigi nel dicembre 2013 e che portò nell'ottobre dell'anno successivo al via libera da parte dall'Amministrazione federale delle contribuzioni (AFC) .
Secondo i giudici l'elenco deriva da uno scritto anonimo che un impiegato di banca aveva mandato alle autorità francesi nel 2010. Un comportamento punibile secondo il diritto svizzero: l'AFC non avrebbe dovuto quindi prestare assistenza amministrativa, afferma il TAF. Il suo giudizio può peraltro ancora essere impugnato davanti al Tribunale federale.
Presto il quadro giuridico potrebbe comunque cambiare. Il Consiglio federale vuole infatti concedere in futuro aiuto in ambito fiscale anche in caso di dati rubati, purché lo stato richiedente non abbia svolto un ruolo attivo nel procurarsi le informazioni. Una normativa in tal senso è stata messa in consultazione fino al 2 dicembre.