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La consigliera federale Doris Leuthard ha messo in guardia i delegati del Partito popolare democratico, dall'iniziativa dell'UDC per l'autodeterminazione, su cui popolo e Cantoni si pronunceranno il prossimo 25 novembre.
A suo avviso, il testo non risolve alcun problema politico interno e reca pregiudizi alla politica estera della Confederazione.
"Il mio non è un discorso di commiato", ha detto la ministra del PPD davanti all'assemblea. "Sono ancora in carica per due mesi e ho ancora qualcosa da dire", ha aggiunto.
Secondo la Leuthard, il Consiglio federale è preoccupato perché nella corrente legislatura non sono state attuate molte riforme. È un periodo difficile, a suo dire, anche a livello internazionale. Per questo motivo c'è bisogno di una Svizzera quale partner stabile e affidabile.
Secondo la consigliera federale, l'"Iniziativa per l'autodeterminazione" mette in pericolo questi valori. Il testo, se approvato, metterebbe la Svizzera in disparte. L'iniziativa può essere considerata accattivante, ma non rafforza la democrazia diretta. Per Doris Leuthard, l'autodeterminazione è già in vigore, visto che la Confederazione decide quali trattati vuole concludere e quali disdire.
Il testo dell'UDC mira a destabilizzare le nostre relazioni con l'estero, ha aggiunto la ministra popolare democratica. Complessivamente la Svizzera ha concluso 4000 accordi bilaterali e 1000 multilaterali. Questi trattati regolamentano i legami commerciali, i trasporti o ancora le comunicazioni.
Secondo la Leuthard, in caso di sì il prossimo 25 novembre, la libertà, la credibilità e la reputazione della Svizzera sarebbero minacciate. In particolare, l'iniziativa recherebbe pregiudizio ai diritti dell'uomo e alla tradizione umanitaria della Confederazione.