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Un'attenzione particolare è data dall'ICAES alla fascia più debole del genere umano, a quei bambini che, soprattutto nei paesi poveri, sono vittime di soprusi di ogni genere.
250 milioni sono sfruttati sul lavoro, 180 milioni sono praticamente dei piccoli schiavi, costretti a bruciare la loro infanzia in miniere, fabbriche e campi agricoli, oltre che sulle strade.
C'è poi il terribile mercato della prostituzione infantile, nelle cui spire finiscono ogni anno due milioni e mezzo di piccoli, dai quindici fino ai quattro anni di età, spesso sfruttati dagli stessi turisti occidentali.
Ma molti abusi si consumano anche nelle famiglie, un fenomeno contro cui è difficilissimo lottare. Nei paesi più poveri, non di rado sono i genitori a vendere i loro figli ai trafficanti di minori, per riuscire a mantenere almeno una parte della famiglia.
Proposte di soluzione
Di fronte a tutti questi drammi, trattati al congresso in un apposito seminario e illustrati in una mostra fotografica sul lavoro minorile, l'ICAES propone anche qualche soluzione.
Si tratta per esempio di rafforzare il ruolo di ambasciate, agenzie turistiche e mass-media, perché parlino del problema e sensibilizzino il pubblico. Alcune ONG propongono poi adozioni a distanza, per esempio in Brasile.
Ma occorre soprattutto combattere ignoranza e povertà, i due fattori principali all'origine della tratta dei piccoli schiavi moderni.
swissinfo, Alessandra Zumthor, Firenze