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<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Chi negli scorsi decenni è stato lungamente a contatto con l'amianto è oggi confrontato, in base alle attuali conoscenze in materia, ad un elevato rischio per la propria salute causato da questo materiale edilizio. Mentre le asbestosi (pneumoconiosi) sono note da più di 70 anni, altri rischi per la salute derivati dall'amianto (carcinoma mammario, carcinoma peritoneale, carcinoma polmonare) sono stati individuati nella loro piena gravità a livello internazionale solo all'inizio degli anni 1970. La caratteristica delle malattie provocate dall'esposizione all'amianto è che si possono manifestare dopo decenni. Esse vengono quindi spesso diagnosticate solo quando le persone toccate sono già in età molto avanzata. La problematica legata all'amianto non è circoscritta al mondo del lavoro. Le esposizioni all'amianto avvengono molto più spesso in un contesto extralavorativo.</p><p>In Svizzera, a seconda del mandato di protezione, vi sono diversi organi competenti per i problemi causati dall'amianto. A livello federale se ne occupano, in primo luogo, l'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP), l'Ufficio federale dell'ambiente, delle foreste e del paesaggio (UFAFP) e l'Istituto nazionale svizzero di assicurazione contro gli infortuni (INSAI). A questi si aggiungono, in qualità di organi d'esecuzione per la sicurezza sul lavoro, gli ispettorati cantonali e, per le opere di risanamento edilizio, i cantoni e i comuni. Sono inoltre responsabili i proprietari degli immobili, i datori di lavoro e i lavoratori.</p><p>1. A causa dell'erosione naturale delle pietre e della disgregazione all'esterno del cemento d'amianto (fibrocemento), l'esposizione alle fibre di amianto concerne la totalità della popolazione. Il rischio è tuttavia minimo. Solo le persone che sono state fortemente esposte alle fibre di amianto e per le quali sussiste un rischio palesemente maggiore di malattia rispetto alla maggioranza della popolazione vengono prese in considerazione dall'INSAI per la prevenzione e la cura di malattie professionali. Sulla base di studi epidemiologici e di valutazioni dei rischi, l'INSAI ha fissato la dose d'esposizione cumulativa all'amianto a 0,1 fibre-anno. Nella valutazione delle conseguenze da lunghe esposizioni all'amianto è attribuito un peso notevolmente maggiore a questa dose cumulativa rispetto a esposizioni forti ma occasionali o eccezionali. In base alla prassi corrente sono pertanto prese in considerazione per la prevenzione medica le imprese o parti d'imprese note o notificate di recente all'INSAI solo se la maggioranza dei lavoratori ha assorbito in quantità uguali o maggiori la dose minima cumulativa di 0,1 fibre-anno summenzionata o se questo limite sarà o potrebbe essere superato. L'INSAI non disporrebbe delle risorse necessarie per recensire in tutte le altre aziende e su scala nazionale le persone che sono state esposte all'amianto per almeno una volta. Singoli assicurati, che scoprono di essere stati in passato fortemente esposti all'amianto, possono in qualsiasi momento rientrare in un programma di prevenzione medica "ad personam".</p><p>Le persone esposte in un contesto non professionale non vengono né recensite ne informate da alcun servizio ufficiale. Per motivi pratici non è previsto di estendere in modo sistematico i controlli medici profilattici a queste persone.</p><p>2. In seguito all'aumento dei casi di pneumoconiosi, l'INSAI ha iniziato già negli anni 1940 a sottoporre regolarmente a controlli medici i lavoratori esposti all'amianto. Nei decenni successivi i metodi di controllo e d'informazione sono stati estesi. Dall'entrata in vigore nel 1984 della legge sull'assicurazione contro gli infortuni (LAINF, RS 832.20) sussiste la possibilità di sottoporre a regolari controlli medici e di informare, conformemente all'articolo 74 dell'ordinanza sulla prevenzione degli infortuni (OPI, RS 832.30), anche i lavoratori non più esposti all'amianto (in seguito a pensionamento, cambiamento del posto di lavoro ecc.). Questi ultimi rappresentano nel frattempo i due terzi circa delle persone che sottostanno a tali controlli. Se i reperti richiedono ulteriori accertamenti, l'INSAI provvede immediatamente ad organizzarli, assumendosene i costi. In questo caso i pazienti vengono indirizzati a centri con conoscenze specifiche e infrastrutture ottimali. Se si riscontrano cambiamenti nello stato di salute provocati dall'amianto, viene aperto un dossier assicurativo. Se il danno alla salute è riconosciuto come malattia professionale, alle persone toccate vengono fornite tutte le prestazioni previste per legge (cure mediche e prestazioni finanziarie; v. articoli 10 e 15 segg. LAINF). Questo diritto sussiste indipendentemente dal domicilio della persona interessata; vale quindi anche per le persone domiciliate all'estero. </p><p>Le persone che si ammalano in seguito ad un'esposizione all'amianto al di fuori dell'attività professionale sono coperte dalla propria cassa malati.</p><p>3. Di norma il diritto alle prestazioni dell'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sussiste anche se la malattia professionale causata da un'esposizione all'amianto dovesse manifestarsi dopo decenni. In questo senso la LAINF non prevede alcun termine di prescrizione.</p><p>Nel campo della responsabilità civile e nel diritto penale vige invece un termine di prescrizione di 10 anni. Tuttavia, il diritto vigente in materia di responsabilità civile prevede termini di prescrizione più lunghi per singole attività che possono comportare danni che si manifestano successivamente (p.es. legge sulla radioprotezione e legge sulla responsabilità civile in materia nucleare). Per ragioni di certezza giuridica è stato fissato un termine di prescrizione massimo di 30 anni. Al momento, tuttavia, non esiste e non è neppure prevista una legge specifica per la protezione dall'amianto.</p><p>4. Negli ultimi anni, le autorità hanno notevolmente aumentato gli sforzi per meglio informare i lavoratori e la popolazione in generale sull'amianto. Informare in modo mirato le persone potenzialmente a rischio, soprattutto i lavoratori edili e le persone che effettuano lavori fai-da-te in casa, è determinante per impedire ulteriori esposizioni all'amianto e quindi la manifestazione di malattie in un momento successivo. L'INSAI, oltre a fornire numerose informazioni specifiche (opuscoli consultabili sul suo sito Internet), ha perciò invitato nel 2003 in una newsletter i medici svizzeri ad una maggiore attenzione nella diagnosi di possibili malattie dovute all'amianto e pubblicato nel 2004 l'opuscolo "Amianto: come riconoscerlo e intervenire correttamente". La pubblicazione è offerta a tutte le imprese affiliate all'INSAI nel bollettino per i clienti e in Internet e viene distribuita direttamente ai lavoratori in collaborazione con il sindacato Unia. L'UFSP ha pubblicato l'opuscolo informativo "Amianto nelle abitazioni" e un volantino intitolato "Sospetto di amianto: Non maneggiare! Chiedete consiglio allo specialista", destinato alla distribuzione nei negozi fai-da-te.</p><p>Le varie competenze in merito ai numerosi quesiti ed aspetti legati all'amianto riflettono la struttura federalista della Svizzera. Per ridurre gli oneri che ne derivano e per promuovere e coordinare uno scambio d'informazioni non burocratico, nell'autunno del 2002 è stato fondato il gruppo di coordinamento Forum amianto Svizzera (FACH) i cui obiettivi sono: favorire lo scambio di esperienze, tracciare un bilancio comune su questioni importanti concernenti l'amianto e coordinare i provvedimenti. Ne fanno parte l'INSAI, l'UFSP, l'UFPAP, il SECO, i rappresentanti cantonali degli ispettorati del lavoro e della protezione dell'ambiente, nonché il patronato e rappresentanti dei sindacati.</p>  Risposta del Consiglio federale.