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A causa delle misure di confinamento per contrastare l'epidemia di Covid-19, un quarto delle PMI svizzere stima un calo del giro d'affari di almeno il 50%.
Dal canto suo, circa la metà delle imprese interrogate ritiene "probabile" un fallimento se i provvedimenti fossero mantenuti.
Le misure attuate per lottare contro il coronavirus "mettono a repentaglio la situazione finanziaria di gran parte" delle 590'000 piccole e medie imprese svizzere e minacciano così numerosi posti di lavoro, stando a un sondaggio di Generali Suisse e dell'Associazione svizzera delle PMI pubblicato oggi.
Circa il 40% delle aziende intervistate ha risposto di aver iscritto i loro dipendenti alla disoccupazione parziale, il 32% di aver chiesto un credito ponte presso la Confederazione, mentre il 7% ha dovuto pronunciare licenziamenti. Il 22% invece non ha preso alcuna decisione particolare.
Le conseguenze sono pure importanti per il fatturato. Un quarto delle PMI ritiene che subirà una perdita della redditività del 50% o più. Circa la metà considera "probabile" un fallimento se la situazione non si allenterà. Tale rischio viene giudicato "improbabile" per oltre il 20% delle società interrogate.
Circa il 20% delle aziende reputa che sarà a corto di liquidità nel prossimo mese e si trova già in serie difficoltà. Quasi il 60% afferma che sarà in serie difficoltà se non potrà riprendere gli affari come d'abitudine nei prossimi quattro mesi.
Un aiuto che consentirebbe di risparmiare i costi è anzitutto la sospensione delle polizze di assicurazione che non sono attualmente necessarie, il differimento delle fatture o degli affitti. Il 12% delle aziende si vedrà altrimenti costretta a licenziare personale.
Un quarto delle società si è inoltre adattato a questo periodo eccezionale introducendo consulenze e vendite online, un servizio di consegna a domicilio o ancora la possibilità di acquistare "takeaway".
Una volta terminata la crisi, un terzo delle PMI auspica di sviluppare attività promozionali, un quarto vuole procedere a offerte speciali e a ribassi, mentre il 14% prevede di estendere il proprio assortimento di prodotti.
Complessivamente 716 società hanno risposto al sondaggio, che è stato condotto dal 3 al 17 aprile scorsi.
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