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Davos
Cassis apre il WEF e evoca la conferenza sull'Ucraina di Lugano
Il presidente della Confederazione Ignazio Cassis ha ufficialmente aperto oggi a Davos il Forum economico mondiale (WEF). Nel suo discorso ha evocato la ricostruzione dell'Ucraina, parlando in particolare del vertice previsto a Lugano.
La quinta Conferenza sulla riforma ucraina (URC2022), prevista il 4 e 5 luglio nella città sul Ceresio, sarà l'occasione per lanciare la ricostruzione internazionale del Paese, ha detto Cassis, precisando che sono stati invitati 40 Stati e 18 organizzazioni internazionali.
Tutti gli attori che potrebbero contribuire all'obiettivo della ricostruzione dell'Ucraina si incontreranno in Svizzera «per la prima volta», ha affermato il consigliere federale nel suo discorso. «Le guerre hanno sempre conseguenze» e «sarebbe imperdonabile aspettare ancora», ha aggiunto.
Ribadito il concetto di neutralità elvetica
Il ministro degli esteri ha poi a lungo ricordato perché la neutralità svizzera non è incompatibile con le sanzioni contro la Russia. «Il diritto internazionale è più forte dell'assoggettamento, il diritto lo è più della forza», ha insistito.
Non può esserci neutralità di fronte alle violazioni dei valori fondamentali, che sono una minaccia anche per la Svizzera. Cassis ha difeso un approccio di «neutralità collaborativa» in linea con gli interessi del nostro Paese.
La guerra in Ucraina, ma anche la pandemia di Covid, ha messo un termine alla «sicurezza apparente» che vigeva dalla fine della Guerra fredda. Questa ci ha spinto a sottovalutare le nostre vulnerabilità, ha aggiunto Cassis.
Tre scenari dopo la guerra
Il titolare del Dipartimento degli esteri (DFAE) vede tre possibili scenari per il futuro contesto internazionale. Uno corrisponde alla «globalizzazione settoriale». La formazione di blocchi porterebbe a un disaccoppiamento delle aree economiche, in cui lo sviluppo verrebbe effettuato solo a livello regionale. Ciò provocherebbe una nuova «Guerra fredda commerciale» e un indebolimento delle regole internazionali.
Il ridimensionamento dell'iper-globalizzazione corrisponde al secondo scenario, che potrebbe però essere solo una soluzione transitoria. L'obiettivo è ridurre le dipendenze ri-nazionalizzando le risorse. Ciò potrebbe a rincari.
Il miglior scenario è però quello del rafforzamento «mirato» del multilateralismo. L'idea è quella di concentrare gli sforzi su problemi che non possono essere risolti in modo isolato. Si tratta di questioni come la pandemia, i cambiamenti climatici, le crisi economiche e i conflitti.
fc, ats