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GINEVRA - Ogni giorno nel mondo 507 donne e ragazze muoiano durante la gravidanza o il parto in situazioni di crisi quali terremoti e conflitti. Circa tre quinti delle morti per parto avvengono in paesi "fragili" o con emergenze varie. Nel 2015, circa 100 milioni di persone hanno avuto bisogno di assistenza umanitaria e quasi un quarto, 25 milioni, sono donne e ragazze in età riproduttiva. Sono alcuni dei dati contenuti nel Rapporto 'Lo stato della popolazione nel mondo 2015' di Unfpa (Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione) presentato oggi a Roma in collaborazione con Aidos (Associazione italiana donne per lo sviluppo).
Ci sono circa 60 milioni di persone nel mondo, oggi, fuggite dalle loro comunità a causa di situazioni di crisi - rende noto il Rapporto - la cifra più alta registrata finora dalla Seconda Guerra Mondiale, e ogni anno circa 200 milioni di persone sono colpite da disastri naturali. E la probabilità di essere sfollati in seguito a un disastro è oggi del 60% più alta rispetto a quella degli ultimi 40 anni. Molte persone rientrano prima o poi nelle loro comunità, ma molte altre non tornano: i profughi trascorrono in media 20 anni lontano da casa.
"I dieci paesi con i tassi di mortalità materna più alti al mondo sono affetti da conflitti o ne stanno appena venendo fuori. In questo tipo di situazioni i rischi e le vulnerabilità per donne e ragazze sono sproporzionatamente alti, mentre servizi e supporto a loro disposizione sono sproporzionatamente bassi - ha detto Giulia Vallese, rappresentante Unfpa in Nepal - garantire servizi quindi non solo può essere una questione di vita o di morte ma anche di diritto alla dignità per milioni di donne e ragazze".
Quattro le raccomandazioni dell'Unfpa. Per prima cosa bisogna soddisfare tutti i bisogni più urgenti e riconoscere che la salute delle donne e i loro diritti non possono essere trattati come un ripensamento. Se una donna vive o muore durante una crisi e se la sua dignità è protetta dipende troppo spesso dall'accesso o meno a servizi sanitari compresi quelli sessuali e riproduttivi, nonché di prevenzione da violenza. In secondo luogo, occorre aumentare gli investimenti per la prevenzione delle crisi future: ad oggi, solamente cinque centesimi di un dollaro vengono spesi per prevenzione e preparazione, 60 centesimi per l'assistenza umanitaria immediata, mentre i rimanenti 35 sono spesi per al ricostruzione e riabilitazione. Ancora, bisogna investire nella resilienza - di governi, istituzioni, comunità ed individui: una via per favorire la capacità di recupero è attraverso uno sviluppo inclusivo ed equo e che rispetti i diritti di tutte e tutti. Il quarto punto, forse il più importante, è abbattere il muro che separa l'assistenza umanitaria dallo quella allo sviluppo.
Questo tipo di politiche, secondo l'Unfpa, possano aiutare a creare un mondo dove donne e ragazze non sono più svantaggiate su molteplici fronti ma dove abbiano i mezzi per realizzare il loro pieno potenziale - prima, durante e dopo una crisi.
ats ansa