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Sono più di quattro milioni i siriani sfollati dall’inizio della guerra, nel 2011. Prima del conflitto la Siria contava una popolazione di ventidue milioni di abitanti. Oggi quattro milioni di siriani sono esuli.
La maggioranza dei profughi risiede nei paesi arabi circostanti, soprattutto Giordania e Libano, in molti, quattro anno fa, si sono spostati vicino ai confini nella speranza di tornare a casa a conflitto terminato. Ma oggi questa speranza sta venendo meno e il flusso dei profughi continua ad aumentare.
Non registrare più i siriani in entrata
Al ritmo attuale, l’UNHCR – l' alto commissariato per i rifugiati - si aspetta che i profughi superino presto i 4 milioni e mezzo. In Libano, una persona su quattro è un rifugiato siriano, ma il numero reale è ormai fuori controllo, da quando, qualche mese fa, il governo ha chiesto a UNHCR di non registrare più i siriani in entrata.
Questo, insieme alle restrizioni sui fondi umanitari (Il Programma Alimentare Mondiale ha ridotto le sue pro-capite assegni alimentari, che ora sono meno di 14 $ al mese per molti siriani, e si fermò l'aiuto alimentare per decine di migliaia di altre siriani), la fine dei pochi risparmi e il disincanto per la fine della guerra spinge un numero sempre crescente di persone a lasciare il paese per affrontare i viaggi in nave attraverso la Turchia verso l’Europa.
In Libano non ci sono campi profughi ufficiali per volontà del governo ma migliaia di mini tendopoli spesso prive dei servizi basilari, le persone sono costrette a bruciare plastica per scaldare le proprie tende perché hanno ormai terminato i risparmi e il lavoro per i siriani è un miraggio.
I libanesi preferiscono far lavorare i bambini, per tre dollari e mezzo al giorno, il fenomeno dello sfruttamento del lavoro minorile è uno dei problemi che più allarma le associazioni umanitarie.
Francesca Mannocchi