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Un datore di lavoro non può imporre liberamente dei test alcolemici e antidroga, poiché questi vanno a intaccare la sfera privata e l'integrità della persona. Tutto ciò, ovviamente, comporta numerosi problemi di natura legale.
Un datore di lavoro può imporre l'esecuzione di test alcolemici e antidroga solo in determinati casi specifici, in altre parole quando l'interesse prevalente della sicurezza si contrappone ai diritti della personalità del lavoratore, questi ultimi passano in secondo piano rispetto ai beni di cui si vuole proteggere la sicurezza. In concreto, questo si verifica quando la violazione di una norma di sicurezza rischia di pregiudicare la vita del lavoratore o di terzi. In particolar modo, il mancato rispetto di queste norme nel settore del traffico aereo, ferroviario e stradale può mettere in pericolo la vita dei lavoratori stessi, dei passeggeri o di terzi.
I test alcolemici e antidroga devono essere effettuati soltanto a campione e nel contesto di un pacchetto di misure di sicurezza descritto nel contratto di lavoro. Le persone interessate devono essere informate preventivamente della possibilità che vengano svolte queste analisi.
L'esecuzione di test alcolemici e antidroga compete al medico. L'elaborazione e la comunicazione di dati riguardanti la salute devono sottostare al segreto professionale del medico e al principio di proporzionalità e di finalità. Il medico può comunicare al datore di lavoro solo l'esito sull'idoneità allo svolgimento del lavoro, senza fornire ulteriori indicazioni su un eventuale consumo di alcol o droghe.
In mancanza di un fondamento legislativo, il consenso della persona interessata è necessario per ogni test.
Se la persona nega il proprio consenso, non può essere costretta a sottoporsi al test, ma sul piano del diritto del lavoro dovrà fare i conti con le conseguenze derivanti dall'interesse prevalente della sicurezza.