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<h2>SubmittedText<h2><p>Nell'interpellanza Comte (17.4315) e nel suo comunicato stampa del 16 marzo 2018, il Consiglio federale afferma che l'obbligo fiduciario di ogni investitore comprende l'inclusione di fattori di sostenibilità. Nessun investitore può quindi affermare che l'inclusione della sostenibilità è contraria al suo obbligo fiduciario. La Commissione europea ha inoltre presentato il 24 maggio 2018 cinque emendamenti a direttive volti a promuovere la sostenibilità nel settore finanziario. In tali emendamenti, la Commissione europea chiarisce che secondo l'obbligo fiduciario ogni investitore deve indicare pubblicamente quali fattori di sostenibilità sono integrati in quali processi aziendali e mostrare in modo trasparente l'entità degli effetti della sostenibilità. In questo contesto sarebbe quindi logico che anche la Banca nazionale svizzera (BNS) integri la sostenibilità nelle sue decisioni di investimento. Numerosi studi realizzati da Artisans de la Transition o dall'Alleanza per il clima confermano che la BNS considera in misura largamente insufficiente i fattori di sostenibilità o i rischi climatici nelle proprie decisioni di investimento. Inoltre, la BNS pubblica pochissimo e non consente quindi all'opinione pubblica di verificare la presa in considerazione dei rischi climatici.</p><p>Chiedo al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Dato che i rischi climatici sono rilevanti dal punto di vista finanziario, materiale e quindi anche per le decisioni di investimento, nel quadro del suo mandato legale la BNS dovrebbe già ora gestire in modo efficace i rischi climatici. Per quale ragione la BNS non assume di fatto questo obbligo?</p><p>2. La BNS non viola attualmente il suo obbligo fiduciario di considerare i fattori di sostenibilità, visto che si può partire dal principio che investe in modo conforme al mercato e quindi sostiene un percorso di sviluppo che porterà a un aumento della temperatura compreso tra i 4 e 6 gradi celsius?</p><p>3. Se si seguono le proposte della Commissione europea, la BNS dovrebbe indicare pubblicamente i rischi climatici nel proprio portafoglio e mostrare come intende raggiungere l'obiettivo dei 2 gradi sancito dall'Accordo di Parigi sul clima. Il Consiglio federale condivide questa valutazione?</p><p>4. Quali strumenti consentirebbero alla BNS di integrare con facilità i rischi climatici nelle proprie decisioni di investimento e, soprattutto, di valutare i rischi e gli effetti sul clima? In che modo il Consiglio federale potrebbe promuovere e sostenere tali strumenti?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>La gestione degli attivi della Banca nazionale svizzera (BNS) è subordinata alle finalità della politica monetaria (legge sulla Banca nazionale, LBN, RS 951.11). In tal senso la BNS gestisce i suoi attivi in modo neutrale senza perseguire obiettivi politici o strategici particolari. In linea di massima, la BNS non opera una selezione di titoli nei suoi investimenti in azioni, salvo due eccezioni. Da un lato la BNS si astiene dall'investire in azioni di istituti bancari e parabancari internazionali a capitalizzazione medio-grande per evitare possibili conflitti d'interesse. Dall'altro, nel 2013 ha deciso di non investire in azioni di società che producono armi messe al bando a livello internazionale, che violano in misura sostanziale i diritti umani fondamentali o che causano in modo sistematico gravi danni ambientali.</p><p>1. Come già sottolineato nella risposta all'interpellanza Thorens 17.3022, il Consiglio federale ritiene che i criteri d'eccezione fissati dalla BNS nella propria politica d'investimento mostrano che la banca è ben consapevole della sua responsabilità di investitore istituzionale.</p><p>2./3. La BNS ha il mandato costituzionale di svolgere la politica monetaria nell'interesse del Paese. Tale mandato è concretizzato ulteriormente a livello di legge, poiché la LBN stabilisce che la BNS garantisce la stabilità dei prezzi e che a tale scopo tiene conto dell'evoluzione congiunturale (art. 5 LBN). Spetta alla politica adottare misure per l'attuazione dell'Accordo di Parigi sul clima volte a contenere l'aumento della temperatura globale al di sotto dei due gradi rispetto al periodo preindustriale. La comunità internazionale si è inoltre posta l'obiettivo di rendere clima-compatibili i flussi finanziari. In Svizzera, l'Accordo è attuato in primo luogo attraverso la revisione totale della legge sul CO2, attualmente discussa nella competente commissione del Consiglio nazionale. L'Accordo di Parigi non prevede alcun ruolo per le banche centrali. A fine 2017 diverse banche centrali e autorità di vigilanza hanno costituito il "Network for Greening the Financial System" (NGFS) allo scopo di scambiare esperienze e di contribuire attivamente alla gestione dei rischi legati all'ambiente e al clima nel settore finanziario. Oltre alle questioni principali dell'influsso dei cambiamenti climatici sul settore finanziario e delle attività di vigilanza, un gruppo di lavoro (WS3) si occupa tra l'altro delle possibilità di cui dispongono le banche centrali nelle loro attività di investimento. In tale ambito vengono tematizzate anche questioni legate alla pubblicazione, alla terminologia e all'evoluzione del mercato degli "investimenti verdi". I risultati sono attesi nel mese di aprile 2019. Il Consiglio federale parte dal principio che anche la BNS segue questi lavori internazionali.</p><p>4. Esistono numerosi modelli per verificare la resilienza climatica e misurare la compatibilità climatica dei portafogli finanziari. Lo stesso modello utilizzato da numerose casse pensioni e assicurazioni in Svizzera per una prova volontaria della compatibilità climatica proposto dalla Segreteria di stato per le questioni finanziarie internazionali (SFI) e dall'Ufficio federale dell'ambiente (UFAM) è già stato utilizzato da due banche centrali di Paesi europei. L'UFAM informa periodicamente i servizi federali interessati e la BNS sullo sviluppo (ulteriore) dei metodi di prova.</p>  Risposta del Consiglio federale.