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BERNA - La collaborazione tra Roger Federer e Uniqlo inizia a far discutere: l'ong Public Eye e la campagna Clean Clothes criticano la mancanza di responsabilità sociale da parte del nuovo sponsor del tennista svizzero. Una petizione internazionale chiede al numero due ATP e grande favorito di Wimbledon di intervenire in merito alla condotta del gigante giapponese dell'abbigliamento.
«Dal 2015 circa 2000 operai della ditta indonesiana Jaba Garmindo che fabbricava vestiti per Uniqlo aspettano salari non ancora pagati e indennità di licenziamento per un ammontare di 5,5 milioni di dollari», indica in una nota odierna l'organizzazione non governativa svizzera Public Eye. Per anni, Jaba Garmindo ha prodotto capi d'abbigliamento per il gruppo giapponese ed altri marchi, tra cui Jack Wolfskin, Gerry Weber e s. Oliver.
Dopo la decisione di numerose aziende di interrompere immediatamente le ordinazioni, Jaba Garmindo è fallita e gli operai - di cui l'80% sono donne - hanno perso il lavoro. «Sebbene la procedura fallimentare ha riconosciuto loro il diritto di percepire i salari non ancora pagati e alcune indennità, i dipendenti non hanno ancora ricevuto la maggior parte della somma dovuta», denuncia l'ong svizzera, precisando che questi ultimi lottano senza sosta da tre anni per far valere i loro diritti.
«Le aziende coinvolte - si legge nella nota - si devono assumere le loro responsabilità», aggiunge Public Eye. Prima di interrompere il rapporto commerciale con un fornitore, «le multinazionali della moda devono valutare le conseguenze negative del loro ritiro e adottare misure per attenuarle». Nel caso di Jaba Garmindo, scrive l'ong, «Uniqlo non ha neanche informato i sindacati della volontà di mettere fine alle ordinazioni».
La petizione internazionale (www.hello-roger.ch) chiede a Roger Federer di ricorrere alla sua influenza per fare in modo che il suo nuovo sponsor cessi di opporsi al versamento delle somme dovute agli operai e accetti di sedersi al tavolo dei negoziati con i sindacati.