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BIENNE - Nonostante il drastico impatto del coronavirus sulle vendite a livello mondiale del primo semestre, il gruppo Swatch promette ancora una volta di non ridurre l'organico sui suoi impianti di produzione in Svizzera.
«Swatch non è un gruppo che licenzia in Svizzera, anche in tempi di crisi», ha dichiarato martedì un portavoce di AWP dopo la pubblicazione dei semestrali. Le capacità di produzione, limitate al massimo al culmine della pandemia, dovrebbero gradualmente tornare al loro livello abituale durante il terzo e quarto trimestre.
Attualmente, seimila collaboratori in Svizzera continuano a lavorare a orario ridotto, mentre altri 2'500 impiegati compensano le ore di lavoro straordinario o hanno optato per un congedo non retribuito. I restanti 8.500 lavorano invece a pieno regime. Dei circa 170 milioni di franchi di prestazioni assicurative derivanti dal lavoro a tempo parziale, 150 milioni riguardano la Svizzera.
Secondo il CEO Nick Hayek, anche nel periodo di confinamento la domanda è rimasta sostenuta, ma purtroppo la chiusura di molti punti vendita tradizionali ha impedito di soddisfarla.
La riduzione di oltre il 6% della forza lavoro in tutto il mondo, in particolare a Hong Kong e negli Stati Uniti, è dovuta soprattutto alla crescente repressione delle manifestazioni a favore della democrazia nell'ex colonia britannica. I tagli negli Usa anticipano invece la scadenza della collaborazione con Calvin Klein prevista per il 2021.
Nonostante il drastico impatto del coronavirus sulle vendite a livello mondiale del primo semestre, il gruppo Swatch promette ancora una volta di non ridurre l'organico sui suoi impianti di produzione in Svizzera.