Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/158940

<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di avviare trattative con l'Eritrea finalizzate a iniziarvi eventuali progetti di aiuto allo sviluppo e discutere la possibilità di attribuirle lo status di "Paese prioritario". Fin dall'inizio l'aiuto allo sviluppo deve essere concesso solo a condizione che la situazione dei diritti umani migliori e che alle organizzazioni internazionali venga consentito un accesso regolare al Paese per valutarla. Se la situazione dei diritti umani è ritenuta adeguata, il sostegno deve inoltre essere vincolato a un accordo sulla riammissione con la Svizzera.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>La Svizzera presta aiuto nel Corno d'Africa sin dagli anni 1990. L'aiuto umanitario della DSC è stato attivo in Eritrea dal 1997 al 2006. Come altri Paesi donatori, organizzazioni internazionali e organizzazioni non governative (ONG), nel portare avanti i propri programmi anche la DSC si è vista confrontata con crescenti difficoltà. Il regime eritreo ha ad esempio imposto restrizioni alle attività delle ONG e alla libertà di movimento degli operatori dell'intera comunità internazionale, ha confiscato beni di prima necessità e ha espulso ONG internazionali. Il contesto ha reso seriamente insostenibile l'attuazione dei progetti. Dato il ridotto margine d'azione, nel 2006 la DSC è stata costretta a chiudere il proprio ufficio ad Asmara e ad abbandonare il suo programma in Eritrea.</p><p>Per ragioni di efficacia e di efficienza dei costi, la cooperazione svizzera allo sviluppo sceglie i propri Paesi prioritari in base a criteri ben precisi, tra cui in particolare l'apertura del Paese partner alla collaborazione e al dialogo, la disponibilità al cambiamento e la presenza sul posto di un capitale d'esperienza e di possibili partner. Nel caso dell'Eritrea queste premesse sono tuttora assenti. Senza un chiaro miglioramento dei presupposti fondamentali per una costruttiva collaborazione da parte dell'Eritrea, un nuovo impegno svizzero nel Paese non potrebbe dare alcun frutto.</p><p>Secondo il messaggio concernente la cooperazione internazionale 2013-2016 e in linea con il rafforzato impegno della Svizzera negli Stati fragili, nel 2013 il Corno d'Africa è entrato a far parte delle regioni prioritarie del nostro Paese. Il DFAE, il DFGP e il DDPS hanno definito obiettivi comuni e sfruttano le possibili sinergie. Nell'ambito della strategia a favore del Corno d'Africa, la Svizzera combina strumenti di aiuto umanitario e di cooperazione allo sviluppo, misure politiche e diplomatiche e strumenti di politica migratoria e in materia di sicurezza in un approccio globale, collaborando con tutta una serie di partner e di modalità. Conformemente ai quattro temi prioritari definiti nella strategia (buongoverno e promozione della pace, migrazione, sicurezza alimentare, salute), l'Eritrea è inclusa nelle analisi regionali della situazione politica, umanitaria e di sviluppo.</p><p>La Svizzera è tuttora decisa a cercare di nuovo il dialogo con l'Eritrea in collaborazione con la comunità internazionale e a impegnarsi per rafforzare il coinvolgimento del Paese africano in seno a quest'ultima. Ma sinora il governo eritreo non ha dimostrato alcuna volontà politica in tal senso. Il nostro Paese intensificherà ulteriormente i propri sforzi. Il 18 settembre 2015 il Consiglio federale ha incaricato il DFAE e il DFGP di attivarsi in questa direzione insieme ad altri Stati interessati. È inoltre disposto a elaborare un rapporto sull'Eritrea. Tale rapporto dovrà presentare un'analisi della situazione e delineare possibili orientamenti politici che la Svizzera potrebbe seguire a medio e lungo termine, illustrando infine anche le esperienze e le difficoltà della cooperazione svizzera allo sviluppo con l'Eritrea (cfr. parere del Consiglio federale sul postulato Pfister Gerhard 15.3954, "Informazioni chiare sull'Eritrea").</p><p>Occorre sfruttare tutte le possibilità di dialogo (Assemblea generale e Conferenze dell'ONU, visite in loco, missioni diplomatiche e contatti) per riuscire ad avviare trattative a tutti i livelli. Per il resto la Svizzera continuerà, sul piano bilaterale come su quello multilaterale, a lanciare chiari messaggi a favore del rispetto dei diritti umani e della cooperazione con le istituzioni dell'ONU e con il CICR.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.