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Le cifre confermano le tristi previsioni: la seconda ondata della pandemia di coronavirus è più violenta della prima, soprattutto in Svizzera. Ciò si ripercuote anche sul numero dei morti: questo autunno sono già il 40% in più della scorsa primavera. Il totale dei decessi da Covid-19 nella Confederazione attualmente supera la soglia di 4'100. Chi sono le vittime?Questo contenuto è stato pubblicato il 27 novembre 2020 - 17:30
All'inizio di giugno 2020, la Covid-19 aveva ucciso 1'707 persone in Svizzera, principalmente anziani. Stanca del raccapricciante conteggio dei decessi quotidiani, la popolazione durante l'estate si è abituata a giorni, e persino intere settimane, senza ulteriori annunci di morti. La prima ondata era passata.
Secondo i datiLink esterno dell'Ufficio federale di statistica (UST), il picco di metà aprile in una settimana ha provocato oltre 400 decessi in più della mortalità normale, calcolata sulla media dei cinque anni precedenti. Questo solo nella fascia di età dai 65 anni in su. Per le fasce più giovani, la Covid-19 non ha avuto un'incidenza statisticamente significativa.
Il seguito è noto: un po' euforici, troppo sicuri di sé, non abbastanza disciplinati, gli svizzeri nel corso dell'estate hanno allentato i loro sforzi di prevenzione. Sul finire della bella stagione, le curve hanno ripreso a salire. Da metà ottobre, il tasso di mortalità degli over 65 supera nuovamente la media di un anno normale. In un mese ha addirittura scavalcato il picco della primavera: oltre 600 morti in più in una settimana tra gli anziani rispetto a un anno normale. E anche stavolta i più giovani se la sono cavata nettamente meglio. Per loro, le variazioni rimangono nella forbice media.
Anziani e di sesso maschile
Se si guardano le tabelleLink esterno dell'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP), si vede che la coorte delle vittime in autunno non differisce da quella della primavera. Il virus uccide in primo luogo le persone indebolite, dall'età o da patologie, ciò che spesso va di pari passo.
Nella prima ondata il 68% dei morti era costituito da persone di età pari o superiore a 80 anni. Nella seconda, questa proporzione si colloca finora al 71%. Il 28% e rispettivamente il 25% delle persone decedute nelle due ondate aveva tra i 60 e i 79 anni. Le altre vittime (4%) avevano tra i 30 e i 59 anni, con un'unica eccezione: un bambino che non aveva ancora compiuto 9 anni, morto alla fine di maggio.
C'è anche un'altra disuguaglianza osservata sin dall'inizio e ovunque nel mondo: il virus uccide più uomini che donne. In Svizzera, dall'inizio della pandemia, il 58% delle vittime è di sesso maschile. La causa, su cui stanno investigando molti ricercatori ovunque, è ovviamente legata a diversi fattori.
In particolare, ci sono più uomini che donne nei gruppi a rischio. Di recente, un team dell'Università dell'Illinois a Chicago ha evidenziato il ruolo degli ormoni sessuali femminili, che potrebbero avere una funzione antinfiammatoria e protettiva contro le forme gravi della malattia.
Uno dei migliori sistemi sanitari al mondo
Nel confronto internazionale, la Svizzera, con il suo alto tenore di vita e il suo efficiente sistema sanitario, resiste piuttosto bene alla pandemia. Questo autunno, alcuni cantoni francofoni hanno detenuto il triste record europeo delle regioni che registrano il maggior numero di nuovi casi in proporzione al numero di abitanti. Ciò nonostante, gli ospedali elvetici sono finora riusciti a gestire la situazione. Se ci si limita strettamente al numero di morti rispetto alla popolazione del Paese, la proporzione è significativamente inferiore rispetto a molti Paesi sviluppati.
In Svizzera, la Covid-19 ha ucciso finora una persona infettata su 2'000, pari a circa 50 morti ogni 100'000 abitanti. Ecco un confronto:
- Belgio 135
- Spagna 87
- Regno Unito 85
- Brasile 81
- Italis 80
- USA 78
- Francia 72
- Svezia 64
- Portogallo 35
- Austria 27
- Germania 17
- Grecia 15
>> Queste cifre sono tratte dalla mappa interattiva compilata da esri France, una società di mappe digitali, sulla base di varie fonti, tra cui la Johns Hopkins University – vedi quiLink esterno
Il confronto, ovviamente, va relativizzato. Si sa che i Paesi più poveri non hanno i mezzi per tenere statistiche affidabili e che alcuni regimi autoritari sono riluttanti a fornire cifre o anche semplicemente a riconoscere il problema.
In Svizzera, è il federalismo a complicare le cose, poiché la salute è in primo luogo di competenza dei cantoni, non della Confederazione. Inoltre, le statistiche sulla mortalità non dicono nulla sul luogo esatto del decesso, e si sa che molti malati muoiono nelle case di riposo. Qui resta inoltre l'interrogativo se veramente tutti i casi di morte a causa del coronavirus siano registrati come tali.
Comunque sia, anche la curva dei decessi – che segue di qualche settimana quella dei contagi – è ora in discesa. Ma, ripetono le autorità, questo non è affatto un motivo per allentare gli sforzi di prevenzione.