Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01219.jsonl.gz/348

Contenuto esterno
Il seguente contenuto proviene da partner esterni. Non possiamo dunque garantire che sia accessibile per tutti gli utenti.
Il dialogo interreligioso è impegnativo ma essenziale, specialmente in tempi difficili come quelli attuali: lo afferma la Federazione svizzera delle comunità israelitiche (FSCI), che oggi a Basilea ha tenuto la sua assemblea dei delegati.
Gli attacchi perpetrati contro gli ebrei in Europa hanno reso insicuri anche molti israeliti svizzeri, ha affermato il presidente della FSCI Herbert Winter, stando a quanto informa un comunicato. Per contrastare questo fenomeno l'organizzazione chiede al mondo politico e alle autorità un rafforzamento delle misure di sicurezza. Ma serve anche il dialogo, considerato "non la più facile, ma la più duratura risposta all'insicurezza, alla tensione e all'antisemitismo".
Winter ha espresso anche soddisfazione per il fatto che le altre religioni vedano la comunità israelita come un importante attore della società elvetica. Il dialogo interreligioso - ha però messo in guardia il presidente della FSCI - "non è una passeggiata". Occorre anche affrontare i punti critici che sussistono ad esempio in relazione all'Islam. Il fatto che gli islamisti radicali abbiano simpatizzanti in Svizzera è preoccupante: con costoro non è possibile un'intesa. Ancora più importante e preziosa diventa quindi la discussione con la maggioranza dei musulmani, che è contraria all'ideologia dell'integralismo.
Secondo Winter vi sono però anche punti critici nei rapporti con i cristiani, ma sono differenze di opinioni che affiorano sempre fra partner. Danno origine a malumori che vengono poi però risolti in un'atmosfera di reciproco rispetto.
Ebrei, cristiani e musulmani devono inoltre in parte lottare contro problemi analoghi: per esempio contro il crescente scetticismo della maggioranza della società nei confronti delle religioni in sé, ha affermato Winter.
Nell'ambito dell'assemblea è stato organizzato anche un dibattito che ha visto protagonisti il cardinale Kurt Koch e il rabbino David Rosen, presidente onorario del Consiglio internazionale dei cristiani e degli ebrei. Al centro delle discussioni sono stati i 50 anni della dichiarazione "Nostra aetate", un documento del Concilio Vaticano II pubblicato nel 1965 che tratta del dialogo fra chiesa cattolica e fedi non cristiane.
SDA-ATS