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La polizia può pubblicare le foto di ricercati sui social media?
Non di propria iniziativa, con il consenso del procuratore pubblico in determinate circostanze sì.
A determinate condizioni le autorità possono coinvolgere il pubblico nelle indagini in merito ad un reato grave. Devono rispettare in particolare la presunzione di innocenza e i diritti personali degli interessati.
Ricerca all’uomo pubblica
Le autorità possono invitare il pubblico a cooperare alle ricerche. Questa richiesta è un provvedimento coercitivo del procedimento penale. Il procuratore pubblico può ordinarlo se vi sono sufficienti indizi di reato e gli obiettivi con esso perseguiti non possono essere raggiunti mediante misure meno severe.
Le autorità competenti possono pertanto in particolare ordinare la pubblicazione di foto di ricercati sui social media, se non sono state in grado di localizzare queste persone in altro modo. L'azione dell’autorità deve inoltre sempre essere proporzionata. Le autorità sono di norma autorizzate a pubblicare sui social media solo come ultima istanza un'immagine identificativa della persona ricercata.
La ricerca su internet è problematica
La ricerca attraverso i social media è giuridicamente difficile per due motivi: da un lato, anche le autorità non possono più cancellare una volta per tutte le immagini pubblicate sui social media: le immagini "cancellate" possono ancora essere recuperate con le opportune conoscenze tecniche. In particolare se il sospetto di un reato si rivela infondato, la personalità della persona raffigurata può, ad esempio, essere lesa.
D'altro lato, le autorità divulgano i dati all'estero pubblicando sui social media una foto di ricercati, anche se di solito non intendono farlo. Si tratta tuttavia di una questione delicata dal punto di vista della protezione dei dati, in quanto questa pubblicazione non soddisfa i requisiti per una comunicazione all’estero.