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Roma – Un devastante incendio divampato poco prima che facesse giorno ha completamente distrutto il Parlamento del Sudafrica. Fu in quelle stanze, ora incenerite, che l’ultimo presidente bianco FW de Klerk annunciò nel 1990 la liberazione dell’icona anti-apartheid Nelson Mandela dopo 27 anni di prigionia, spianando così la strada alle prime elezioni multi-partitiche del Paese.
Le fiamme hanno avuto origine nell’ala più antica del complesso del Parlamento, quella completata nel 1884 e che ospita stanze rivestite in legno, tappeti spessi, arazzi e tende. Il complesso del Parlamento è composto da tre edifici, gli altri due sono stati costruiti negli anni Venti e Ottanta. Ed è anche qui che il fuoco si è propagato colpendo le aree in uso dai deputati.
Non si conosce ancora la dinamica del disastro sul quale è subito stata aperta un’indagine. Secondo quanto ricostruito da JP Smith, responsabile per la sicurezza nel team del sindaco della capitale, il sistema di allarme antincendio non avrebbe funzionato in modo corretto. La polizia ha arrestato un sospettato, un uomo di 51 anni.
All’alba, hanno raccontato i testimoni e le immagini diffuse sui social, si poteva vedere il fumo intenso alzarsi dall’edificio contro un cielo già azzurro. “L’intera camera in cui siedono i membri... è bruciata” e ancora “il tetto dell’edificio dell’Old Assembly è crollato ed è sparito” per citare solo alcune delle prime drammatiche dichiarazioni rilasciate dalle autorità di Città del Capo, mentre le fiamme non erano ancora state domate. In quell’edificio era ospitata una collezione di libri rari e la copia originale dell’ex inno nazionale afrikaans “Die Stem van Suid-Afrika” (“La voce del Sudafrica”). Purtroppo “è stata danneggiata da fumo e acqua”, ha riferito ai giornalisti Jean-Pierre Smith, membro del comitato del sindaco di Città del Capo per la sicurezza.
La prima squadra di Vigili del fuoco che è arrivata sulla scena mentre era ancora buio ha combattuto con le fiamme per diverse ore prima di essere costretta a ritirarsi e chiedere rinforzi. In seguito sono stati dispiegati 70 pompieri che sono ricorsi ad una gru per spruzzare acqua sul fuoco. A mezzogiorno l’imponente edificio rosso e bianco era ancora avvolto da una spessa nuvola nera.
L’area intorno al Parlamento, in un quartiere esclusivo di Città del Capo, è stata subito transennata. Il cordone è stato esteso fino alla cattedrale di San Giorgio dove ancora sono esposti i fiori lasciati sabato in segno di omaggio durante i funerali di Desmond Tutu. È qui che l’urna con le polveri ossee del premio Nobel per la pace verrà inumata dietro a quel pulpito dove ha servito come arcivescovo per 35 anni. Il Sudafrica che non si è ancora asciugato le lacrime per la perdita di uno dei leader più amati della lotta che mise fine all’apartheid, viene colpito così da un’altra sciagura.
Città del Capo ha subito un altro grave incendio nell’aprile scorso, quando un terribile rogo devastò parte della biblioteca dell’Università che contiene una collezione unica di archivi africani.