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<h2>InitialSituation<h2><p><b>Comunicato stampa del Consiglio federale del 27.06.2018</b></p><p><b>Beni per la sorveglianza di Internet e delle comunicazioni mobili: prevenire gli abusi </b></p><p><b>La legge sul controllo dei beni a duplice impiego verrà adeguata. Il 27 giugno il Consiglio federale ha presentato al Parlamento il relativo messaggio. L'ordinanza relativa all'esportazione e all'intermediazione di beni per la sorveglianza di Internet e delle comunicazioni mobili, limitata a quattro anni, sarà trasposta nel diritto ordinario. </b></p><p>Il 13 maggio 2015 il Consiglio federale aveva emanato un'ordinanza basata direttamente sulla Costituzione, relativa all'esportazione e all'intermediazione di beni per la sorveglianza di Internet e delle comunicazioni mobili. La sua validità è limitata a quattro anni. Poiché l'ordinanza si è dimostrata efficace, il Consiglio federale propone di trasporla nel diritto ordinario. Al riguardo occorre creare una base legale nella legge sul controllo dei beni a duplice impiego e il 27 giugno il Consiglio federale ha presentato al Parlamento il relativo messaggio.</p><p>L'obiettivo del Consiglio federale rimane quello di negare le autorizzazioni se vi è motivo di ritenere che il bene oggetto di esportazione o di intermediazione possa essere usato a scopi repressivi. Questo obiettivo è stato accolto favorevolmente dalla stragrande maggioranza delle cerchie che hanno partecipato alla consultazione.</p><h2>Proceedings<h2><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito al Consiglio nazionale, 11.06.2019</b></p><p><b>Software spia, necessaria una base legale solida </b></p><p><b>Le restrizioni all'esportazione di beni destinati alla sorveglianza di Internet e delle comunicazioni mobili devono essere iscritte nella legge. Lo ha deciso oggi il Consiglio nazionale per 89 voti a 84 contraddicendo il parere della sua commissione preparatoria, favorevole invece a una sospensione del dossier. Dell'argomento dovrà quindi ancora occuparsi la stessa commissione.</b></p><p>Attualmente, l'esportazione e l'intermediazione di simili beni è soggetta a un'ordinanza della durata di quattro anni. Non viene concessa alcuna autorizzazione se vi è motivo di ritenere che il destinatario finale utilizzerà simili dispositivi - per esempio software spia - come mezzo di repressione.</p><p>"L'ordinanza emessa nel 2015 ha dimostrato la sua validità. Non si tratta né più né meno che di preservare lo status quo", ha spiegato in aula il consigliere federale Guy Parmelin. "Per disporre di una base legale è meglio far confluire l'ordinanza nel diritto ordinario, vale a dire la legge sul controllo dei beni a duplice impiego", ha aggiunto il ministro dell'economia.</p><p>La destra avrebbe voluto invece aspettare l'autunno del 2021 per affrontare il problema. "Vogliamo che vengano condotti nuovi esperimenti per valutare meglio gli sviluppi tecnologici e i loro effetti sulle aziende e sui prodotti", ha affermato Raymond Clottu (UDC/NE). "Si tratta di non ostacolare l'esportazione di prodotti innovativi", ha insistito invano.</p><p>Dopo aver inizialmente deciso di non entrare in materia sul progetto del Consiglio federale, la Commissione aveva autorizzato l'esecutivo a prorogare l'ordinanza fino al maggio 2023. Essa sosteneva di avere tempo a sufficienza per far maturare il dossier fino al 2021. Ma Ida Glanzmann-Hunzeler (PPD/LU) ha replicato che "la tecnologia evolverà anche dopo il 2021: inutile quindi attendere per legiferare".</p><p></p><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito al Consiglio nazionale, 03.03.2020</b></p><p><b>Export beni sorveglianza internet, sì a base legale più solida </b></p><p><b>Le restrizioni all'esportazione di beni destinati alla sorveglianza di Internet e delle comunicazioni mobili devono essere iscritte nella legge sui beni a duplice impiego. È il parere del Consiglio nazionale che - con 193 voti a favore e 1 astensione - ha adottato oggi un progetto governativo in tal senso.</b></p><p>Attualmente, l'esportazione e l'intermediazione di simili beni è soggetta a un'ordinanza della durata di quattro anni. In alcuni casi non viene concessa alcuna autorizzazione se vi è motivo di ritenere che il destinatario finale utilizzerà simili dispositivi - per esempio software spia - come mezzo di repressione, ha spiegato Alois Gmür (PPD/SZ) a nome della commissione.</p><p>Lo scorso giugno, il Consiglio nazionale aveva deciso per 89 voti a 84 di non sospendere l'esame del dossier come proponeva la sua commissione preparatoria; quest'ultima ha quindi dovuto riprendere in mano l'argomento per esaminarlo nei particolari.</p><p>Attualmente è in vigore un'ordinanza la cui validità è limitata. Il governo, ritenendo tale norma risalente al 2015 efficace, è dell'opinione che essa vada trasposta nel diritto ordinario. Nell'attesa che ciò accada, il Consiglio federale ha provveduto nell'aprile 2019 a prolungare la validità dell'ordinanza fino al 2023, ha spiegato il consigliere federale Guy Parmelin.</p><p>Socialisti e Verdi hanno tentato invano di introdurre un giro di vite nella legge per rafforzare il sistema di controllo. Ma la proposta di Léonore Porchet (Verdi/VD) di non concedere un permesso per esportare beni a duplice impiego se questi potrebbero essere utilizzati per violare diritti fondamentali o a scopi di repressione nel Paese importatore è stata bocciata con 123 voti contro 70.</p><p>Bocciata anche - con 104 voti contro 88 e 2 astenuti - una proposta dei Verdi liberali che chiedeva di rifiutare un permesso di esportazione e di intermediazione di beni per la sorveglianza di Internet e delle comunicazioni mobili "se vi fossero motivi per credere che simili beni saranno utilizzati dal destinatario finale in particolare quali mezzi di repressione".</p><p></p><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito al Consiglio degli Stati, 08.06.2020</b></p><p><b>Export beni sorveglianza internet, ok base legale più solida </b></p><p><b>Le restrizioni all'esportazione di beni destinati alla sorveglianza di Internet e delle comunicazioni mobili devono essere iscritte nella legge sui beni a duplice impiego. È il parere del Consiglio degli Stati che all'unanimità ha adottato oggi un progetto governativo in tal senso. </b></p><p>Attualmente, l'esportazione e l'intermediazione di simili beni è soggetta a un'ordinanza della durata di quattro anni. In alcuni casi non viene concessa alcuna autorizzazione se vi è motivo di ritenere che il destinatario finale utilizzerà simili dispositivi - per esempio software spia - come mezzo di repressione. </p><p>Attualmente è in vigore un'ordinanza la cui validità è limitata. Il governo, ritenendo tale norma risalente al 2015 efficace, è dell'opinione che essa vada trasposta nel diritto ordinario. Nell'attesa che ciò accada, il Consiglio federale ha provveduto nell'aprile 2019 a prolungare la validità dell'ordinanza fino al 2023. </p>