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Un nuovo studio condotto in Canada ha certificato gli effetti negativi del virus sulle funzioni mentali.
TORONTO - Il Covid può far invecchiare la nostra mente dai 4,5 anni fino addirittura agli 8 anni e mezzo, deteriorando soprattutto alcune funzioni mentali. Lo riporta uno studio pubblicato sulla rivista Cell Reports Medicine e condotto da Conor Wild della Western University dell'Ontario, in Canada.
I danni della virus - Mostra che le funzioni mentali maggiormente danneggiate dal Covid sono la velocità di elaborazione dei dati che in alcuni guariti, appunto, risulta peggiorata a un livello equivalente a 8 anni e mezzo di invecchiamento.
Le persone che hanno avuto la malattia possono avere disturbi cognitivi persistenti. Per fornire un'analisi dettagliata delle aree mentali più interessate, Conor Wild ha utilizzato lo strumento di valutazione cognitiva Cambridge Brain Sciences che misura la cognizione utilizzando 12 test in cinque domini: ragionamento, elaborazione verbale, memoria, velocità di elaborazione e cognizione generale.
Lo studio - I ricercatori hanno chiesto a 478 adulti che avevano avuto il Covid di completare il test. I ricercatori hanno poi confrontato i punteggi dei partecipanti con quelli di 7832 persone che avevano completato la valutazione prima della pandemia.
Hanno scoperto che, in media, le persone che avevano riportato una precedente infezione da Covid avevano punteggi cognitivi complessivi significativamente più bassi, l'equivalente di un invecchiamento di circa 4,5 anni, dice Wild.
Gradazioni diverse della deteriorazione - Le persone con infezioni più gravi avevano i punteggi peggiori, ma anche le persone reduci dal Covid in forma lieve hanno subito danni cognitivi. In media, anche i punteggi relativi all'elaborazione verbale e al ragionamento erano significativamente più bassi nei soggetti che avevano dichiarato di aver contratto il Covid. La memoria è risultata, invece, meno compromessa dal Covid.
Che il Covid impatti sulle funzioni mentali è stato suggerito da parecchie ricerche, però è anche possibile che ciò dipenda ad esempio da disturbi del sonno covid-correlati o, ancora più in generale, dallo stress di vivere una pandemia, più che dall'infezione stessa. «Il nostro prossimo obiettivo è fare un confronto delle capacità mentali di un campione di persone prima e dopo l'inizio della pandemia», conclude Wild.