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BERNA - In Svizzera la direttiva dell'Unione europea (Ue) sulle armi verrà applicata in modo pragmatico, sfruttando il margine di manovra disponibile per salvaguardare la tradizione elvetica in materia di tiro. Chi vorrà tenere l'arma dopo il servizio militare dovrà tuttavia fare parte di una società di tiro o dimostrare di praticarlo con regolarità.
Lo ha ribadito oggi il Consiglio federale, adottando il messaggio sulla trasposizione della direttiva Ue sulle armi. Il governo conferma pure che la Confederazione adempierà i suoi obblighi di Stato Schengen trasponendo la direttiva europea nel proprio diritto.
In occasione delle discussioni a livello europeo in merito alla modifica della direttiva, la Svizzera si era già adoperata con successo per la salvaguardia delle tradizioni in materia di tiro, ottenendo deroghe speciali che tengono esplicitamente conto delle peculiarità elvetiche.
Una volta prosciolti dall'obbligo di prestare servizio militare, i cittadini potranno ancora tenere l'arma dell'esercito con il relativo caricatore da venti cartucce e continuare a utilizzarla per il tiro sportivo. Tuttavia, sarà necessario dimostrare di essere membri di una società di tiro e di esercitarlo con regolarità. Inoltre si è tenuti a fornire nuovamente l'una o l'altra prova a distanza di cinque o dieci anni.
Per contro i caricatori più voluminosi saranno vietati. Per le armi da fuoco da imbracciare il divieto varrà a partire da 10 cartucce. La regolamentazione proibisce pure le armi semi-automatiche telescopiche che possono essere accorciate a meno di 60 centimetri.
Critiche
Il progetto è stato sottoposto a diverse critiche in consultazione, da destra (contro la direttiva Ue) e da sinistra (per un giro di vite supplementare). Il Consiglio federale ha fatto un gesto nei confronti dei cantoni facendo passare da due a tre anni il termine entro il quale gli attuali detentori di armi dovranno farsi confermare il legittimo possesso presso il preposto ufficio cantonale.
Tale conferma sarà necessaria soltanto se l'arma non risulta già iscritta in un registro o non è stata ceduta in proprietà direttamente dall'esercito al termine degli obblighi militari.
L'esecutivo intende inoltre estendere da dieci a 20 giorni il termine entro il quale i commercianti di armi sono tenuti a comunicare le transazioni ai Cantoni.
Collezionisti e musei
Anche i collezionisti e i musei potranno acquisire armi, a condizione di aver adottato tutte le misure necessarie per custodirle in sicurezza e di tenere un elenco delle armi che necessitano di un'autorizzazione eccezionale.
La nuova disposizione non si applica però ai cacciatori. Per praticare la loro attività prediletta essi non si servono infatti di armi semiautomatiche, ma utilizzano le classiche armi da caccia.
Il Consiglio federale sottoporrà ora il messaggio all'attenzione del Parlamento. La Svizzera disporrà di un lasso di tempo fino al 31 maggio 2019 per trasporre nel suo diritto le nuove regole della direttiva europea. Non è escluso che contro il progetto venga lanciato un referendum da parte della Federazione svizzera dei tiratori.
La direttiva Ue
La direttiva Ue sulle armi era stata elaborata in un contesto segnato dagli attacchi terroristici in Europa. È incentrata sulle armi semiautomatiche dotate di caricatori ad alta capacità di colpi. Queste armi sono considerate pericolose in quanto permettono di sparare diversi colpi di seguito senza dover ricaricare l'arma. Secondo Bruxelles, occorre pertanto limitare l'accesso a questo tipo di armi e rafforzare lo scambio di informazioni all'interno dello spazio Schengen.
La revisione era stata proposta dalla Commissione europea il 18 novembre 2015, pochi giorni dopo la strage di Parigi. In dicembre era stato raggiunto un compromesso tra Parlamento e Consiglio Ue, apparso al ribasso, soprattutto perché era stata stralciata la proposta di vietare in maniera totale armi semiautomatiche come kalashnikov e fucili d'assalto, e quella di vietare i caricatori con capacità superiore a 10 colpi.