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L'islam non rappresenta un fattore di rischio per l'esercito svizzero. Anzi: "la libertà di credo e di coscienza è un diritto costituzionale di cui godono anche i militari".
Lo afferma il Consiglio federale in risposta ad un'interpellanza del consigliere nazionale Jean-Luc Addor (UDC/VS).
Il vallesano chiedeva al governo di valutare l'opportunità di modificare la Legge federale sui sistemi d'informazione militari (LSIM) per permettere la raccolta di dati riguardanti la religione dei militi incorporati nell'esercito.
Nella sua risposta pubblicata oggi, l'esecutivo ritiene le misure attuali sufficienti. Ogni persona soggetta all'obbligo di leva è infatti già sottoposta a un controllo di sicurezza relativo alle persone (CSP) adeguato al livello di responsabilità.
L'esercito, afferma ancora il governo, non opera distinzioni per quanto riguarda l'appartenenza religiosa dei suoi militari. Insomma, per le forze armate "uno svizzero è uno svizzero".
La mera appartenenza a una comunità religiosa di qualsiasi genere non è dunque considerata un fattore di rischio. L'esercito, ricorda il Consiglio federale, applica comunque "la strategia della tolleranza zero per ogni tipo di estremismo violento (estremismo di destra, di sinistra, estremismo di ispirazione jihadista ecc.)".
SDA-ATS