Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01155.jsonl.gz/148

Il Consiglio svizzero degli anziani chiede di rivedere le regole che danno la precedenza in terapia intensiva
Uno degli aspetti contestati: «I pazienti con condizioni preesistenti, come il cancro, che richiederebbero un soggiorno prolungato in un'unità di terapia intensiva, riceverebbero solo cure palliative»
BERNA - Le ultime norme del triage, ossia le regole che stabiliscono la precedenza in terapia intensiva, continuano ad essere discriminatorie per la popolazione anziana. A reagire è il Consiglio svizzero degli anziani (CSA), che già lo scorso anno si era battuto contro il limite di età “di più di 65 anni”, e ora chiede all’Accademia svizzera delle scienze mediche di rivedere la nuova versione delle linee guida.
Tra i punti contestati, il CSA - citando il documento “Triage in medicina intensiva in caso di carenza eccezionale di risorse” - cita il passaggio secondo cui i pazienti che richiederebbero prevedibilmente molte più risorse per raggiungere la prognosi di sopravvivenza prevista non vengono trattati in terapia intensiva. «Questo - ribatte il CSA - significa semplicemente che i pazienti con condizioni preesistenti, come il cancro, che richiederebbero un soggiorno prolungato in un'unità di terapia intensiva, riceverebbero solo cure palliative». A tal proposito, sempre le linee guida affermano: «Se è necessaria una terapia molto complessa e a lungo termine e le risorse sono scarse, allora nel peggiore dei casi, il trattamento palliativo dovrebbe essere continuato al di fuori dell'unità di terapia intensiva per fare spazio a coloro che, secondo i criteri delle linee guida, hanno bisogno di questo trattamento». Gli anziani, sottolinea il Consiglio che li rappresenta, spesso soffrono di una patologia preesistente: «Questa discriminazione della popolazione anziana è inaccettabile».