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Una decisione "attesa", dalla politica e dai mercati, ma "fuori tempo rispetto agli sforzi della zona euro", che non va "drammatizzata", ma nemmeno "sottovalutata". Così il primo ministro francese François Fillon ha definito oggi l'abbassamento da parte di Standard&Poor's del rating della Francia, che ha perso così l'ambita "tripla A", e di altri otto Paesi della zona euro.
Una decisione che, secondo Fillon, non rappresenta né una bocciatura dell'economia francese, né una critica al governo e alla sua strategia di riduzione del debito, che l'agenzia di rating avrebbe giudicato "credibile" ed applicabile.
Nessuna bocciatura per l'esecutivo e il presidente Nicolas Sarkozy, dunque, ma un declassamento legato soprattutto "alla situazione nella zona euro e al suo impatto" sul Paese.
Fillon ha ostentato sicurezza anche per quanto riguarda l'impatto della mossa di S&P sui conti della Francia e sul costo del suo debito. Le misure già prese - ha detto davanti ai giornalisti - per la riduzione del deficit sono "sufficienti", e necessiteranno al massimo di "aggiustamenti" legati all'evoluzione della crescita economica, su cui "al momento non ci sono ragioni oggettive che giustifichino una revisione al ribasso delle stime".
Il vero problema, ha ripetuto più volte Fillon, è la crisi dell'eurozona, che rende prioritaria l'applicazione delle decisioni prese sulla riforma della governance dell'unione monetaria.
Il leader dei socialisti François Hollande ha accusato invece il presidente Nicolas Sarkozy di non aver "mantenuto la promessa" di preservare il rating da migliore della classe del debito sovrano di Parigi.
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