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Per gli stessi prodotti, i consumatori svizzeri pagano prezzi ancora troppo elevati rispetto a quelli europei. Tale situazione deve cambiare, secondo la Commissione dell'economia e dei tributi (CET-S) degli Stati, che per 8 voti e 5 astenuti ha approvato un'iniziativa parlamentare con cui si vuole permettere le importazioni parallele. Prima di legiferare per modificare la legge sui cartelli, la CET-S dovrà attendere l'esito dell'esame della commissione "gemella" del Nazionale.
L'iniziativa del "senatore" Hans Altherr (PLR/AR) intende riattivare la revisione della legge sui cartelli, silurata dal Nazionale, al fine di ridurre i prezzi eccessivi all'importazione. Per il consigliere agli Stati, insomma occorre abolire l'obbligo d'acquisto effettivo in Svizzera che rappresenta un ostacolo al commercio privato.
Nella motivazione della sua iniziativa, Altherr indica che molti soggetti economici - ristoranti, alberghi, negozi, ospedali, università, le Ferrovie federali e l'amministrazione pubblica - dipendono dall'estero per sopravvivere: sovente devono accettare prezzi molto più elevati di quelli fatturati ad acquirenti comparabili residenti nel Paese del fornitore.
I costi di produzione, già per sé più elevati rispetto all'estero, e quindi i prezzi finali dei prodotti subiscono un ulteriore impennata. Ciò riduce la competitività delle ditte elvetiche.
Per la CET-S, indica una nota odierna dei servizi parlamentari, vi è necessità di legiferare viste le differenze di prezzo registrate sovente ingiustificate. L'apprezzamento del franco dopo la recente decisione della BNS di abbandonare la soglia di cambio minima con l'euro rende ancora più urgente agire. La CET-S intende ispirarsi al diritto tedesco sui cartelli per applicare l'iniziativa parlamentare.
SDA-ATS