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<h2>SubmittedText<h2><p>1. Oltre a quelli di Cina e India (e Transmutex), sono in corso altri programmi che possano far sperare in un futuro passaggio dall'uranio al torio?</p><p>2. Quali sarebbero i tempi richiesti per entrare in una fase di produzione?</p><p>3. La Svizzera dispone delle competenze scientifiche necessarie per contribuire attivamente a questo sviluppo?</p><p>4. In caso contrario, il Consiglio federale sarebbe disposto ad adottare i correttivi necessari? Entro quando?</p><p>5. Poiché il divieto legale di costruire nuove centrali nucleari frena in misura determinante lo sviluppo di questa tecnologia, il Consiglio federale non ritiene di dover proporre al Parlamento l'abolizione o una modifica mirata di tale divieto, così da permettere la partecipazione allo sviluppo della tecnologia del torio e la futura costruzione di centrali al torio in Svizzera?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. A livello internazionale, la ricerca di tecnologie dei rettori nucleari pulite, sicure e sostenibili viene condotta nel quadro del Forum internazionale generazione IV (GIF). La quarta generazione comprende anche i reattori che possono funzionare con il torio invece che con l'uranio. I membri del GIF sono: Argentina, Australia, Brasile, Canada, Cina, Corea, Francia, Giappone, Regno Unito, Russia, Stati Uniti, Sudafrica e Svizzera; Euratom partecipa in qualità di rappresentante dei 27 Stati membri dell'Unione europea (UE). La Svizzera può inoltre collaborare a progetti internazionali di ricerca su nuove tecnologie dei reattori nucleari nel quadro del programma Euratom di ricerca e formazione, dell'Agenzia per l'energia nucleare dell'OCSE (AEN) e dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (AIEA).</p><p>2. La messa in funzione a livello industriale di reattori nucleari basati sul torio potrebbe avvenire - soprattutto in Cina, Russia e Francia - tra il 2040 e il 2050. Si tratta di previsioni formulate da esperti sulla base di uno studio, commissionato dalla Segreteria di Stato per la formazione, la ricerca e l'innovazione (SEFRI), contenuto nel rapporto sulla ricerca in ambito energetico finanziata con fondi pubblici in Svizzera, pubblicato nel maggio del 2020. Questa previsione viene confermata anche dal GIF.</p><p>3. e 4: La Svizzera può vantare una lunga esperienza nella gestione di impianti nucleari, sia nell'ambito della ricerca, sia nella produzione di energia. Il settore dei Politenici federali dispone di competenze e infrastrutture di ricerca all'avanguardia, ed è inserito nelle reti di ricerca internazionali. A livello formativo, l'Ufficio federale dell'energia (UFE), la fondazione EPF e Swissnuclear si sono impegnati a fondo affinché venisse mantenuta a lungo termine una cattedra universitaria nel settore dei sistemi nucleari, così da garantire il mantenimento di un ruolo attivo in quest'ambito. Tuttavia il divieto di costruire centrali nucleari previsto all'articolo 12a della legge federale sull'energia nucleare (LENu) e la strategia per un progressivo abbandono del nucleare rendono sempre più difficile formare, reclutare e mantenere personale qualificato in questo settore. Si tratta di una sfida che la Svizzera deve cogliere, se vuole essere protagonista degli sviluppi relativi all'energia nucleare e, soprattutto, per uscire progressivamente dal nucleare in modo autonomo e sicuro. Il Consiglio federale ne è consapevole, e sta valutando le strategie per affrontarla.</p><p>5. Il 21 maggio 2017 il popolo ha accettato la nuova legge sull'energia e, di conseguenza, anche il divieto di costruire nuove centrali nucleari. Ciò non significa però che non si possano svolgere attività di ricerca su nuove tecnologie per reattori nucleari. Se lo scopo di impiego principale di un nuovo impianto nucleare risiedesse nella ricerca e non nella produzione di energia, la sua realizzazione non sarebbe soggetta al divieto. Sotto questo profilo, non occorre che quest'ultimo venga abrogato.</p>  Risposta del Consiglio federale.