Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01085.jsonl.gz/107

L'Onu ha confermato di aver trovato un accordo sulla petroliera incagliata Fso Safer e ha aperto una raccolta fondi web
SAN'A' - Sette anni per trovare un accordo per poi non avere i soldi necessari a risolvere la situazione. Una bomba a orologeria nel Mar Rosso potrebbe esplodere da un momento all'altro, lasciando 8 milioni di persone senza acqua e senza cibo. Nonostante gli sforzi di vari governi, le Nazioni Unite hanno deciso di appellarsi alla popolazione globale perché mancano ancora diversi milioni di dollari.
I primi di maggio David Gressly, coordinatore umanitario per le Nazioni Unite in Yemen, ha annunciato un accordo tra le parti per lo svuotamento della Fso Safer, una nave petrolifera abbandonata dal 2015 e carica di greggio. Nella sua pancia porta infatti 1,1 milioni di barili di petrolio che potrebbero riversarsi in mare, a causa della mancata manutenzione, da un momento all'altro, mettendo a repentaglio la vita di milioni di persone.
Per salvarle sono necessari 144 milioni di dollari (inizialmente ne erano stati stimati 80) che permetterebbero, in particolare, di svuotare la petroliera e caricare il greggio su una nave nuova e quindi rottamare la vecchia. Trattandosi di una corsa contro il tempo, le Nazioni Unite, dato l'annuncio, avevano organizzato una raccolta di beneficenza.
Solo Arabia Saudita e Stati Uniti hanno donato 10 milioni di dollari a testa. Hanno partecipato anche Olanda, Francia e Qatar. Eppure tutte queste nazioni sono riuscite a mettere insieme solo 60 milioni di dollari. In uno sforzo più unico che raro, quindi, le Nazioni Unite hanno lanciato un crowdfunding da cinque milioni.
Come affermato da Gressly al WashingtonPost, riuscire a raccoglierli entro la fine di giugno, permetterebbe d'iniziare i lavori in luglio.