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Il direttore artistico del Film Festival di Locarno sulla crisi di Hollywood, il cinema messicano e la "nuova banda" del Festival
LOSANNA - Di passaggio a Losanna, il direttore artistico del Locarno Film Festival Giona A. Nazzaro non ha nascosto le sue preoccupazioni riguardo all'impatto della crisi in corso a Hollywood sul programma della 76esima edizione dal 2 al 12 agosto. Si è però rallegrato della retrospettiva sul cinema popolare messicano e della presenza di un gruppo di registi svizzeri «molto particolari».
«La questione dell'impatto delle nuove tecnologie sulle condizioni di lavoro e di retribuzione del personale dell'industria cinematografica è centrale», ha dichiarato Giona A. Nazzaro in un'intervista a Keystone-ATS, a margine del cinema open air da lui organizzato a Losanna. La manifestazione si tiene fino a domenica sulla "Piazza Piccola", il piazzale del quartiere culturale di Plateforme 10.
A Locarno, l'attrice australiana Cate Blanchett dovrebbe accompagnare una delle sue produzioni, "Shayda", che verrà proiettata sulla Piazza Grande sabato 12 agosto. Questo film australiano s'interessa al destino di una madre iraniana e di sua figlia, costrette all'esilio.
Ma il direttore artistico non si sbilancia e aggiunge sottovoce "dobbiamo ancora valutare la situazione". Coglie anche l'occasione per ricordare il sostegno del festival allo sciopero degli sceneggiatori e attori americani, che desiderano, oltre a una rivalorizzazione dei salari, ottenere garanzie concernenti l'uso dell'intelligenza artificiale (IA).
Evocando un altro tema d'attualità, la scomparsa dell'attrice e cantante britannica naturalizzata francese Jane Birkin, Nazzaro rimane discreto: "Cerchiamo di essere un po' pudici anche nell'esprimere il lutto". Rileva tuttavia la complessità di questa artista che ha saputo reinventarsi dopo essere emersa in un'epoca nella quale l'immagine della donna era alquanto sessualizzata.
"Se fossi un giovane cinefilo" - Tornando a Locarno, Nazzaro afferma: «Se fossi un giovane cinefilo oggi, mi installerei al Grand Rex per seguire la retrospettiva messicana di una trentina di film, di cui la maggior parte non sono mai stati visti all'estero. Questo cinema è riuscito a liberarsi dai codici del suo grande vicino a nord, gli Stati Uniti, facendo prova di originalità».
Parlando della produzione attuale di cui Locarno si fa il portavoce, Nazzaro rileva una grande presa di rischi dei registi: «La storia si muove come il cinema: è sempre interessante vedere come la conversazione fra artisti e storia si sviluppa e come il media cinema evolve in questo quadro».
Il direttore artistico invita il pubblico a perdersi nell'offerta di Locarno e vedere film ai quali non avrebbe pensato. Con quasi 200 film e una decina di sezioni, il festival offre angoli di approccio molto diversi con le opere di giovani registi e altri più affermati.
La "nuova banda" svizzera - Parlando della trentina di film e coproduzioni svizzere proposte per questa 76esima edizione, Nazzaro mette in risalto la «nuova banda» di cineasti svizzeri formata da artisti «molto particolari» come i gemelli Zürcher, Ramon e Silvan, Andreas Fontana, Cyril Schäublin, Carmen Jaquier, Basil Da Cunha, Valentin Merz e Lorenz Merz, solo per citarne alcuni.
«Ogni loro film ha l'impronta di un autore o di un'autrice, con un'identità svizzera proiettata su scala europea e globale», riassume.
Con la partenza della figura tutelare del festival Marco Solari, Giona A. Nazzaro, alla direzione artistica di Locarno per il terzo anno consecutivo, parla di periodo di transizione. «L'impronta di Marco Solari sul festival è evidente e non verrà mai dimenticata». Il nome del suo successore dovrebbe essere reso noto la settimana prossima.