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<h2>SubmittedText<h2><p>Il cosiddetto "referendum Frontex" è riuscito. In pubblico si stanno facendo diverse affermazioni in merito alle possibili conseguenze dell'imminente votazione popolare. Urge pertanto fare chiarezza:</p><p>- Quali conseguenze dirette rischia la Svizzera in caso di rifiuto del progetto?</p><p>- In che misura un'accettazione del referendum si ripercuoterebbe sulle nostre relazioni con l'Unione europea?</p><p>- Un no al progetto Frontex avrebbe conseguenze per la sicurezza e il settore della migrazione in Svizzera?</p><p>- Quali vantaggi apporta Frontex a noi (e all'Europa) nel contesto dell'attuale guerra in Ucraina?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Se il progetto Frontex fosse respinto in votazione popolare, la Svizzera rifiuterebbe per la prima volta di recepire uno sviluppo di Schengen. L'Accordo di associazione a Schengen (AAS) prevede, per un caso di questo tipo, la fine della cooperazione Schengen con la Svizzera a meno che il Comitato misto non decida altrimenti entro 90 giorni (procedura di cessazione dell'accordo). La cessazione dell'AAS porrebbe automaticamente fine anche all'Accordo di associazione a Dublino. Nel Comitato misto sono rappresentati la Svizzera, la Commissione europea e tutti gli Stati membri dell'UE. La decisione di proseguire la collaborazione dovrebbe essere presa all'unanimità. La Svizzera dipenderebbe dunque dalla disponibilità dell'UE e di tutti i suoi Stati membri per mantenere la sua associazione a Schengen/Dublino. Se entro la suddetta scadenza non fosse trovata una soluzione comune per continuare la cooperazione, l'AAS decadrebbe automaticamente dopo un nuovo termine di tre mesi senza che sia necessaria una decisione formale o una denuncia.</p><p>2. Con la cessazione di questi accordi verrebbe a cadere una colonna portante e un fattore di stabilità della via bilaterale. La posizione della Svizzera sarebbe quindi indebolita nei confronti dell'UE e il suo margine di manovra notevolmente limitato anche in tutte le altre questioni aperte concernenti le relazioni Svizzera-UE (associazione ai programmi UE, garanzia dell'accesso al mercato interno europeo, questioni istituzionali, ecc.).</p><p>3. Le ripercussioni negative della fine della partecipazione svizzera a Schengen/Dublino sono troppo numerose per essere illustrate tutte in questa sede. Nel campo della sicurezza, il fatto di non poter più utilizzare le banche dati UE, soprattutto il sistema d'informazione Schengen (SIS), sarebbe particolarmente penalizzante. La Svizzera non potrebbe più inserire le proprie segnalazioni nel SIS né avrebbe accesso a quelle degli altri Stati Schengen. Attualmente la Svizzera ha registrato nel SIS oltre un milione di segnalazioni di persone e oggetti e può accedere a oltre 90 milioni di segnalazioni degli altri Stati Schengen. Le autorità di sicurezza svizzere ottengono in media ogni 20-30 minuti un riscontro positivo per una ricerca nel SIS. Non sarebbe più possibile scambiare informazioni in maniera rapida ed efficace con gli altri Stati Schengen, in quanto non esiste alcuna alternativa valida ai sistemi esistenti. Questa grande perdita di informazioni indebolirebbe notevolmente la lotta alla criminalità e la sicurezza interna della Svizzera.</p><p>Le conseguenze negative sarebbero pesanti anche nel settore della migrazione. Grazie alla cooperazione Dublino, attualmente la Svizzera trasferisce infatti molte più persone in altri Stati di quante ne accolga, il che le permette di risparmiare alcune centinaia di milioni di franchi all'anno (in media 270 mio. franchi nel periodo 2012-2016; cfr. il rapporto del Consiglio federale del 1° febbraio 2018 in adempimento del postulato 15.3896 del Gruppo socialista). Senza questa cooperazione, i migranti che hanno già presentato una domanda d'asilo in Europa potrebbero chiedere nuovamente asilo in Svizzera. È quindi lecito supporre che il numero delle domande d'asilo in Svizzera aumenterebbe considerevolmente, il che implicherebbe pesanti conseguenze finanziarie. Le ripercussioni toccherebbero anche il settore del ritorno: le persone obbligate a partire, più numerose, resterebbero probabilmente più a lungo in Svizzera, in particolare perché non sarebbe più possibile partecipare ai voli collettivi di Frontex. I costi aumenterebbero per la Confederazione, i Cantoni e i Comuni. Ne soffrirebbe anche il turismo: un'esclusione della Svizzera da Schengen obbligherebbe molti turisti in viaggio in Europa a domandare, oltre a un visto Schengen, anche un visto svizzero. Questa formalità supplementare rischierebbe verosimilmente di dissuadere alcuni turisti dal visitare il nostro Paese. Infine, la fine dell'accordo influirebbe anche sulla libertà di viaggiare dalla Svizzera nell'UE: le frontiere nazionali diventerebbero frontiere esterne Schengen, che dovrebbero essere controllate sistematicamente dagli Stati limitrofi e potrebbero essere oltrepassate soltanto ai valichi presidiati. Visto l'importante volume di traffico transfrontaliero (quotidianamente oltre 2 milioni di persone e oltre un milione di veicoli), ciò si tradurrebbe in lunghi tempi di attesa e nuocerebbe al buon funzionamento degli spazi economici e vitali transfrontalieri sviluppati fino ad oggi. Le persone che non beneficiano della libera circolazione sarebbero oggetto di limitazioni supplementari. Sarebbero rilevate nel nuovo sistema di ingressi e uscite (EES) e dovrebbero disporre - a seconda della cittadinanza - o di un visto Schengen o di un'autorizzazione ai viaggi ETIAS (Sistema europeo di informazione e autorizzazione ai viaggi) per viaggiare o transitare nello spazio Schengen.</p><p>4. Frontex sorveglia la situazione alla frontiera esterna con l'Ucraina 24 ore su 24 e mette a disposizione pertinenti quadri e analisi della situazione. Queste informazioni vengono ad alimentare le analisi della situazione effettuate dagli Stati e contribuiscono alle pianificazioni nazionali tempestive e ottimali, anche in Svizzera. Su domanda, Frontex è in grado di fornire entro pochi giorni agli Stati Schengen un sostegno in termini di personale ed equipaggiamento tecnico, ad esempio veicoli, per la gestione del flusso di rifugiati alla frontiera con l'Ucraina. Il personale appoggia le autorità nazionali di frontiera sia nei controlli alla frontiera (p. es identificazione e registrazione) sia nella sorveglianza delle frontiere (p. es. immagini satellitari e sorveglianza aerea). Attualmente Frontex sostiene le autorità nazionali di frontiera al confine con l'Ucraina con oltre 250 esperti.</p>  Risposta del Consiglio federale.