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Convenzione di Berna Vita selvatica e biotopi, Birdlife critica il bilancio della Svizzera
A 40 anni dall'adozione della Convenzione di Berna per la conservazione della vita selvatica e dei suoi biotopi la Svizzera non sta facendo abbastanza. È quanto ritiene Birdlife, sottolineando come la Confederazione non applichi a sufficienza le proprie strategie e leggi.
Un terzo delle specie e la metà degli habitat sono minacciati in Svizzera, rileva l'organizzazione in una nota, criticando il mondo politico per aver associato per troppo tempo l'accordo alla sola protezione dei grandi predatori.
Quarant'anni fa la Svizzera era forse ancora un allievo modello in materia di salvaguardia della natura. Oggi, secondo Birdlife, è in ritardo. La Convenzione, firmata 43 anni fa nel municipio di Berna ed entrata in vigore il 1° giugno 1982, contiene una serie di misure per preservare piante e animali selvatici.
La Svizzera ne ha adottate pochissime, prosegue l'ong, che fa l'esempio dell'eliminazione dei tralicci elettrici più pericolosi, che folgorano specie di uccelli in via di estinzione. Una normativa, ricorda la nota, bloccata da anni in Consiglio federale.
Il ritardo è particolarmente grande per quanto riguarda le zone protette. In Francia, queste aree occupano il 13% della superficie, in Austria e Germania il 15% e in Italia il 19%. In Svizzera, la percentuale è solo dell'1,6%, il che pone il Paese in fondo alla classifica europea.
La Confederazione dichiara che il 13,4% del territorio nazionale è protetto in quanto comprende «zone designate per la biodiversità». Secondo Birdlife, questo dato non è corretto e andrebbe rivisto al ribasso, a poco meno del 10%, dato che vengono incluse anche aree debolmente protette.
mh, ats