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Il divieto di uno Stand-informativo anti islamico è anticostituzionale
Sulla decisone del tribunale federale 1C_9/2012 del 07.05.2012
Significato per la pratica:
- Le autorità non possono rifiutare un permesso per una manifestazione informativa nello spazio pubblico semplicemente perché non approvano gli obiettivi politici e oggettivi degli organizzatori.
- Un semplice timore di tensioni e scontri, senza indizi concreti, non è sufficiente per il rifiuto di un permesso. Nel caso concreto per prevenire tali timori le autorità devono impiegare ulteriori forze di polizia.
- In casi di dubbio, le manifestazioni informative devono essere permesse. Eventualmente un permesso può essere combinato con delle restrizioni nel caso queste siano proporzionali.
Circostanze di fatto
Il 19 settembre 2009 l’associazione svizzera contro l’islamizzazione (Verein Schweizerische Bewegung gegen die Islamisierung) durante la campagna per l‘iniziativa «contro la costruzione di minareti» voleva gestire uno stand informativo in una piazza pubblica della città di Friburgo. Le autorità del Canton Friburgo rifiutarono la richiesta di permesso temendo tensioni e conflitti. Il ricorso contro questa decisione rimase senza successo presso le istanze giuridiche cantonali. L’associazione svizzera contro l’islamizzazione era in particolare dell’opinione che il permesso rifiutato aveva violato la sua libertà d’opinione e d’informazione.
La decisione del Tribunale federale
Nonostante che al momento della decisione non ci fosse più un interesse immediato a un permesso, il Tribunale federale (TF) decise di entrare in materia. Il tribunale motivò questa decisione spiegando che si tratta di una questione di principio che si potrebbe riprodurre in qualsiasi momento. Innanzitutto il TF elencò tutte le norme che proteggono la libertà di opinione e d’informazione.
In questo caso si tratta dell' art. 19 della costituzione del Canton Friburgo nonché dell’art. 10 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali. Il Tribunale federale dichiarò che la liberta di espressione sta alla base di una società democratica. Anche informazioni e opinioni fastidiose, non vere e addirittura scioccanti devono poter essere distribuite. Per approfittare della libertà di opinione vi è un limitato diritto a un uso maggiorato dello spazio pubblico. L’uso maggiorato dello spazio pubblico deve essere vietato solo con rigide premesse. Nel caso dello stand informativo dell’associazione svizzera contro l’islamizzazione, l’interesse delle autorità friborghesi al mantenimento della sicurezza pubblica non bastava per un rifiuto del permesso per uno stand. Per la loro messa in pericolo non vi erano sufficienti elementi di sospetto. Inoltre un rifiuto del permesso non sarebbe stato proporzionale. Infatti, le autorità friborghesi avrebbero potuto prendere delle misure meno notevoli. In particolare avrebbero potuto informarsi in dettaglio sulle intenzioni dell’associazione svizzera contro l’islamizzazione allo scopo di combinare un successivo permesso con delle specifiche limitazioni. Inoltre per garantire la sicurezza pubblica sarebbero potute essere impiegate ulteriori forze di polizia.
Analisi
Negli ultimi anni in Svizzera vi è stato un aumento di campagne politiche con proposte di voto controverse. Fino a dove si estende la zona di rispetto della libertà d’opinione, rispettivamente quanto questa possa essere limitata, è una questione che si è posta anche durante il dibattito sui manifesti agli inizi dell’iniziativa sui minareti. Diverse città avevano allora vietato l’affissione di questi manifesti sulla base del loro carattere discriminatorio.
Il Tribunale federale mostra ora con la sua decisione del 7 maggio 2012 che una limitazione della libertà di espressione, anche quando si tratta di manifestazioni informative controverse, è solo permessa in rari casi. In linea di massima vi è un obbligo di richiesta di permesso allo scopo di un uso maggiorato dello spazio pubblico. In ogni caso deve venire fatta un’estesa valutazione degli interessi in gioco. Il semplice fatto che uno stand informativo informi su contenuti controversi, non giustifica ancora un rifiuto di un permesso. Pure non sufficienti per un rifiuto sono semplici timori di tensioni e conflitti. Secondo i casi le autorità possono addirittura essere obbligate a organizzare ulteriori forze di polizia per assicurare e cosi permettere manifestazioni controverse. Le autorità hanno però la possibilità di combinare eventualmente un permesso a delle restrizioni proporzionali.
Possibile è una limitazione della libertà di espressione nel singolo caso allo scopo di proteggere diritti fondamentali. Un tale intervento è però solo permesso quando la libertà di espressione in questione rappresenta un pericolo concreto, dimostrabile e immediato (Müller/Schefer, Grundrechte in der Schweiz, 2008, p. 354 e seguente). Inoltre, la libertà di espressione vieta di valutare di rilevanza penale una riduzione o discriminazione di un gruppo della popolazione (Art. 261bis Codice penale) fino a quando la critica nel suo contesto rimane basata su fatti e circostanze obbiettive (BGE 131 IV 23, E. 3). Nel caso della manifestazione informativa dell’Sssociazione svizzera contro l’islamizzazione, il contenuto non era conosciuto con precisione e le autorità non hanno svolto ulteriori esaminazioni. Secondo il TF questo modo di procedere viola la costituzione. Il controllo del pericolo per i diritti fondamentali di terzi e la proporzionalità impongono anche nel caso di campagne politiche controverse un confronto con il contenuto della manifestazione prevista e una valutazione dell’importanza della libertà di opinione e dell’interesse pubblico.
27.06.2012