Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01289.jsonl.gz/563

Si riapre la battaglia di Pretoria. Il nuovo attacco alla capitale politica del Sudafrica è stato sferrato dal suo sindaco, che è tornato alla carica dopo un'incerta tregua nella guerra simbolica sul nome che si combatte ormai da oltre dieci anni. Massimo tra un anno, ha proclamato il primo cittadino Kgosientso Ramokgopa, la città sarà ribattezzata Tshwane, nome di incerta origine, ma chiaramente africano.
Ramokgopa, riferisce la stampa locale, ha fatto l'annuncio durante una cerimonia tenutasi nella capitale per onorare 13 vittime di un massacro nella township di Mamelodi, a est della città, compiuto nel 1985 dalle forze di sicurezza del regime bianco di apartheid.
Pretoria diventerà Tshwane, e numerose strade saranno ribattezzate con nomi di eroi della lotta di liberazione, tra cui alcuni di quelli uccisi a Mamelodi. La guerra sul nome era iniziata nel 2000, quando l'area metropolitana di Pretoria fu ribattezzata appunto Tshwane, ma la città conservò il nome datogli nel 1885 dal fondatore Marthinus Pretorius, in onore di suo padre, l'eroe nazionale afrikaneer, Andries Pretorius, che nella conquista boera del Paese sgominò un esercito zulu nella battaglia di Blood River (Fiume di sangue, per le migliaia di guerrieri africani uccisi).
È comprensibile che il nome suoni antipatico alla maggioranza nera che dopo secoli di oppressione e discriminazione razziale, dopo decenni di brutale repressione del regime di apartheid (1948-94), ha finalmente conquistato l'uguaglianza politica e, dati i rapporti numerici, il potere nel nuovo Sudafrica.
Ma per la peculiarità della transizione sudafricana dal regime razzista alla Nazione Arcobaleno, guidata da Nelson Mandela all'insegna della tolleranza e del multiculturalismo, non tutti gli odiati simboli del potere bianco sono stati abbattuti. Nelle città sudafricane, ad esempio, si imboccano ancora delle Strjidom Square, Malan Road, Verwoerd Avenue, dai nomi di tre principali artefici e governanti dell'apartheid.
Questo articolo è stato importato automaticamente dal vecchio sito in quello nuovo. In caso di problemi nella visualizzazione, vi preghiamo di scusarci e di indicarci il problema al seguente indirizzo: <email-pii>