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Prima è stato consigliere principe di Margaret Thatcher, in seguito businessman per una multinazionale, quindi scrittore di successo. Le tre stagioni della vita di Michael Dobbs sono solo all'apparenza distanti, in realtà vengono tutte attraversate da un elemento comune: la gestione del potere; sia politico, sia economico-finanziario. Un potere (“inteso come responsabilità”) esercitato ieri e raccontato oggi attraverso i suoi romanzi - thriller, gialli e noir - in cui abbondano cospirazioni e cinismo. Una materia che Dobbs dimostra di saper maneggiare con grande cura e disinvoltura, avendola frequentata per oltre 40 anni.
Addio Underwood
In autunno uscirà la sesta, ed ultima, stagione di House of Cards, la versione statunitense di una serie TV molto popolare nel Regno Unito ad inizio millennio. Netflix, la società di produzione, ha imposto l'interruzione dopo le accuse di molestie sessuali, e le parziali ammissioni, di Kevin Spacey, che interpretava il mefistofelico presidente Frank Underwood. Un personaggio così faustianamente compromesso da esercitare un fascino irresistibile su milioni di telespettatori in tutto il mondo.
Contro l'élite politico-intellettuale
Dobbs non nasconde il rammarico per l’anticipata chiusura, ma - inguaribile ottimista - già sta pensando a nuovi progetti. Nel frattempo si è schierato apertamente a favore della Brexit, contro l’Unione Europea e quell’élite politico-intellettuale “che non ha ancora capito la modernità, incapace com'è di ascoltare la gente comune”. L’esatto opposto di Margaret Thatcher, “che non cercava il consenso o l’adulazione, ma il rispetto della gente, l’unica cosa duratura in politica”.
Lorenzo Amuso