Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01148.jsonl.gz/201

BIENNE - Peter Hans Kneubühl, il pensionato di Bienne (BE) che nel 2010 si era opposto allo sfratto con le armi, rimarrà in internamento. Lo ha deciso il Tribunale federale (TF) esaminando il ricorso del cosiddetto "forsennato di Bienne" contro le decisioni delle istanze bernesi.
Nel 2018, il tribunale regionale di Bienne aveva ordinato di tenerlo in internamento, dopo che il trattamento terapeutico stazionario in un istituto chiuso era risultato vano a seguito dell'ostinato rifiuto di Kneubühl di sottoporsi alla terapia. Quest'ultimo, ora 77enne, ha poi presentato un ricorso al Tribunale cantonale, che lo ha però bocciato nel febbraio scorso.
Il TF ha avallato tale decisione, considerando che la precedente istanza si è basata su una perizia che confermava il persistere delle turbe psichiatriche del pensionato e che valutava un forte rischio di recidiva.
Nella sentenza pubblicata oggi la Suprema corte con sede a Losanna sottolinea che la perizia ha soddisfatto tutti i requisiti della giurisprudenza e che il tribunale cantonale ha trattato la questione in dettaglio e ha preso in considerazione tutti gli aspetti.
Il caso Kneubühl aveva fatto scalpore a livello nazionale nel 2010. La casa dei genitori del pensionato a Bienne doveva essere venduta all'asta pubblica a seguito di una lunga disputa ereditaria con la sorella. Il giorno del previsto sfratto, l'8 settembre, l'uomo si era però trincerato in casa e i tentativi di contattarlo da parte delle autorità e della polizia erano falliti.
Nei giorni seguenti sparò diversi colpi, mancando di poco un poliziotto e ferendone gravemente un altro alla testa. Era poi riuscito a fuggire malgrado un imponente dispiegamento di agenti, tenendo la città con il fiato sospeso per giorni. Le forze dell'ordine non sono riuscite a rintracciarlo fino al 17 settembre.
Hans Kneubühl è stato condannato per tentato omicidio intenzionale e per aver messo in pericolo la vita di otto agenti di polizia. Nel 2013 il Tribunale regionale di Bienne ha però stabilito che al momento dei fatti l'uomo non era responsabile dei suoi atti e ha disposto un trattamento terapeutico stazionario in un istituto chiuso.
Durante il processo, l'uomo ha fra l'altro sostenuto di essere un prigioniero politico, vittima di uno Stato poliziesco che lo perseguitava da anni. Kneubühl ha poi sempre rifiutato la terapia. E in carcere, agli inizi del 2017, ha intrapreso per circa sei settimane uno sciopero della fame in segno di protesta contro il suo trasferimento dal carcere di Thun (BE) a quello di Thorberg (BE).