Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/20673

<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p></p><p></p><p>Nella sua dichiarazione del 25 maggio 1988, il Consiglio federale ha preso atto del rapporto intermedio della Commissione indipendente di esperti (CIE) sulle transazioni in oro. Tra le sue conclusioni, rileva che il rapporto non contiene fatti sostanzialmente nuovi. Il Consiglio federale constata inoltre che, secondo gli esperti, il motivo principale degli acquisti d'oro da parte della Banca nazionale svizzera (BNS) non era di ottenere utili ma di mantenere la copertura dell'oro e della convertibilità del franco come pure la garanzia dell'approvvigionamento del Paese e la capacità di funzionamento della piazza finanziaria svizzera. In questo contesto, è dunque erroneo qualificare gli acquisti d'oro come "riciclaggio" e "ricettazione". Tuttavia, considerando i fatti dal punto di vista odierno, il Consiglio federale fatica a comprendere come i responsabili dell'epoca non abbiano tenuto maggiormente conto di considerazioni morali e politiche nel corso degli ultimi anni di guerra. Il Governo si è mostrato estremamente colpito nell'apprendere che le forniture della Reichsbank tedesca comprendevano anche qualche lingotto d'oro proveniente dalle vittime dei nazisti, anche se i responsabili della BNS dell'epoca non ne avevano conoscenza. Questi risultati intermedi delle ricerche non costituiscono tuttavia una sufficiente ragione perché il Consiglio federale esamini la fondatezza di eventuali pretese pecuniarie in proposito.</p><p></p><p></p><p></p><p>Il Consiglio federale risponde come segue alle domande poste nell'interpellanza:</p><p></p><p></p><p></p><p>domanda 1:</p><p></p><p></p><p></p><p>Come spiegato dal Consiglio federale nella sua dichiarazione concernente il rapporto intermedio della CIE, questo studio non contiene alcun fatto sostanzialmente nuovo e non fornisce fondamento alcuno per nuove rivendicazioni, in particolare in rapporto con l'Accordo di Washington del 1946. Quest'ultimo è stato concluso in modo definitivo dalle parti in perfetta conoscenza di tutti gli elementi essenziali. Il rapporto intermedio della CIE e il primo rapporto Eizenstat pubblicato nel 1997 dal Governo americano dimostra che gli Alleati erano informati sia dell'ammontare che della provenienza dell'oro fornito alla Svizzera dal Reich tedesco; disponevano addirittura, in particolare grazie ai loro servizi segreti, di informazioni "dall'interno". Il fatto che la BNS avesse acquisito l'oro in buona fede o meno non era, per le potenze vittoriose alleate occidentali, essenziale nella conclusione dell'Accordo, poiché già all'epoca esse avevano espressamente messo in dubbio la buona fede della BNS.</p><p></p><p></p><p></p><p>L'Accordo si prefiggeva di regolare finanziariamente in modo globale due questioni: il commercio d'oro e gli averi tedeschi in Svizzera. In entrambi i settori la Svizzera ha adempiuto i suoi obblighi in modo integrale, trasferendo - per quanto concerne l'oro - 250 milioni di franchi in oro agli Alleati occidentali il 6 giugno 1947. In contropartita, questi ultimi hanno rinunciato a qualsivoglia rivendicazione nei confronti del Governo svizzero o della BNS per quanto riguarda l'oro del Reich tedesco acquistato dalla Svizzera durante la guerra.</p><p></p><p></p><p></p><p>Dato che l'Accordo di Washington regolava la questione dell'oro in modo globale, è inutile affrontare la questione teorica se e in che misura la Banca nazionale avrebbe avuto l'obbligo, conformemente ai principi generali del diritto, di restituire l'oro che essa aveva acquistato. Pertanto, non sussiste dal profilo giuridico alcuna pretesa ancora pendente nei confronti della Svizzera in materia di restituzione. Ciò nonostante, la BNS ha già messo 100 milioni di franchi a disposizione del Fondo speciale in favore delle vittime dell'Olocausto/Shoah che si trovano in uno stato di bisogno, compiendo così un nobile gesto umanitario. L'ammontare di 100 milioni di franchi della BNS oltrepassa la somma di tutti gli importi finanziari promessi da numerosi Paesi in favore del Fondo internazionale per le vittime dei nazisti ("Nazi Persecutee's Relief Fund"), deciso in occasione della conferenza di Londra del 1997 sull'oro rimanente gestita dalla Commissione tripartita dell'oro.</p><p></p><p></p><p></p><p>domanda 2</p><p></p><p></p><p></p><p>Il Consiglio federale ricorda che l'indagine sui fatti storici costituisce un obiettivo prioritario nel quadro delle misure prese in rapporto alla problematica "Svizzera-Seconda guerra mondiale". Evidentemente, la ricerca della verità storica riveste un grande significato politico e morale. I risultati intermedi ottenuti finora nel quadro dei lavori della CIE hanno suscitato un'eco positiva a livello internazionale e il Consiglio federale fornisce il suo sostegno a un coordinamento e a un'intensificazione dei lavori in collaborazione con gruppi di ricerca esteri, poiché un giudizio obiettivo sul ruolo della Svizzera nella Seconda guerra mondiale può essere emesso oggi soltanto in un contesto internazionale. Un'occasione si presenterà in particolare in occasione della "Washington Conference on Holocaust-Era assets"), che il Governo americano organizzerà nel novembre o dicembre di quest'anno.</p><p></p><p></p><p></p><p>Occorre peraltro sottolineare che finora la vasta serie di misure prese da parte svizzera in connessione con la problematica della Seconda guerra mondiale non ha pari nel confronto internazionale.</p><p></p><p></p><p></p><p>domanda 3:</p><p></p><p></p><p></p><p>Il Consiglio federale ha denunciato con fermezza le minacce di sanzioni e di boicotto proferite dagli Stati e dalle città degli Stati Uniti e ha fatto sapere al più alto livello del Governo americano che si aspetta un suo impegno determinato nel contrastare queste minacce. Oltre al fatto che le minacce di sanzioni e di boicotto menzionate non riguardano soltanto gli interessi della piazza finanziaria svizzera, la salvaguardia dei diritti e degli interessi della Svizzera nel presente contesto costituiscono parte integrante dei compiti fondamentali che incombono al Consiglio federale in materia di politica estera.</p><p></p><p></p><p></p><p>Dopo la conclusione di un accordo amichevole tra le grandi banche svizzere e i promotori della causa e le principali organizzazioni ebraiche il 12 agosto 1998, le minacce di sanzioni e di boicotto menzionate sono stata revocate. Il Consiglio federale ha preso atto di questo accordo. Spera che la situazione tesa di questi ultimi mesi si distenderà e che il regolamento contribuirà a uno sviluppo positivo delle nostre relazioni con gli Stati Uniti. Il Consiglio federale ha mantenuto con fermezza la sua posizione, affermando che l'elaborazione di un accordo privato è di competenza delle parti interessate. Per questo motivo non ha partecipato ai negoziati, escludendo nello stesso tempo qualsiasi partecipazione finanziaria mediante fondi pubblici e ha altresì approvato la decisione presa dalla BNS il 21 agosto 1998 di non versare da parte sua contributi alla somma negoziata.</p>  Risposta del Consiglio federale.