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ROMA - Per risolvere il problema della fame del mondo basterebbe una minima parte del patrimonio degli uomini più ricchi del mondo. Lo assicura David Beasley, direttore del Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite.
«Non è complicato» - Intervistato dalla Cnn, Beasley ha dichiarato che i miliardari «devono farsi avanti, una tantum». L'esempio è quello dei due individui più ricchi del pianeta, Elon Musk e Jeff Bezos. «6 miliardi di dollari per aiutare 42 milioni di persone che moriranno letteralmente se non le raggiungiamo. Non è complicato», ha concluso.
La cifra ipotizzata è, in effetti, una minima parte del patrimonio del fondatore di Tesla, che è stimato da Forbes in 255,2 miliardi di dollari dopo l'exploit di lunedì. Si tratterebbe quindi di una donazione di poco più del 2% per Musk - e una percentuale misera dei 5040 miliardi di patrimonio netto dei miliardari statunitensi, secondo i calcoli al mese di ottobre 2021 dell'Institute for Policy Studies and Americans for Tax Fairness.
I fronti più critici - Il problema della fame è accentuato in varie regioni del mondo dalle crisi politiche e dalla pandemia di coronavirus. Basti pensare al caso dell'Afghanistan, che si starebbe avviando verso «una delle peggiori crisi umanitarie del mondo». Ma c'è anche l'esempio del Magadascar: nell'isola africana è in corso una delle peggiori siccità della storia, aggravata dal cambiamento climatico. Oggi sono già molte le vittime e le persone nella morsa della fame sono all'incirca un milione. Lo denuncia Amnesty International, che chiede alla comunità internazionale d'intensificare gli aiuti e ai paesi ricchi di «fornire finanziamenti per il clima sostanzialmente maggiori ai paesi in via di sviluppo, compresi i risarcimenti alle comunità colpite».
Il Programma alimentare mondiale, insignito nel 2020 del premio Nobel della pace, è attivo negli scenari di crisi più urgenti, come ad esempio nella regione del Tigray in Etiopia. Le difficoltà sono evidenti: «Non so da dove prendano il cibo», ha dichiarato Beasley. «Siamo senza carburante. Abbiamo finito i contanti, in termini di pagamento del nostro personale e stiamo finendo i soldi e non possiamo far arrivare i nostri camion».
Per risolvere il problema della fame del mondo basterebbe una minima parte del patrimonio degli uomini più ricchi del mondo. Lo assicura David Beasley, direttore del Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite.