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Duro lavoro da mattina a sera e, per tutto ringraziamento, un sacco di botte: i «Verdingkinder» di un tempo, come Arthur Honegger, chiedono soddisfazione per i torti subiti.Questo contenuto è stato pubblicato il 26 febbraio 2004 - 21:24
L'infanzia del noto giornalista fu analoga a quella di decine di migliaia di ragazzi collocati d’ufficio nelle fattorie.
«Più che per le botte, soffrivo per il fatto che nessuno mi parlasse. Se chiedevo qualcosa, non ottenevo risposta», racconta a swissinfo Arthur Honegger.
L’infaticabile ottantenne ha vissuto sulla propria pelle uno dei capitoli più bui della recente storia svizzera: quello dei cosiddetti «Verdingkinder», ragazzi e ragazze che le autorità tutorie collocavano a servizio presso i contadini - una pratica in atto, in certi cantoni, fino alla metà del 20esimo secolo.
All’età di 14 anni, Arthur Honegger è mandato dalle autorità di Dürren, il suo comune d’origine, presso un contadino di Schlieren, nel canton Zurigo. E qui trascorre un anno e mezzo da incubo: il contadino lo picchia e lo rinchiude per intere giornate nel porcile, per «curarsi» le ferite. Motivo: dopo un brutto temporale, il «Verdingkind» voleva consolare il padrone…
Per spronarlo, il contadino lo punge con il forcone, fino a fargli sanguinare il sedere. E le umiliazioni non cessano nemmeno nei giorni di festa. «Il giorno della mia cresima, dopo la chiesa fui immediatamente mandato a sorvegliare le mucche sotto la pioggia battente, sebbene il pascolo fosse tutto recintato di filo spinato», ricorda Hongger, che il giorno di Natale viene invece semplicemente mandato a letto.
Marcato per la vita
Non c’è da stupirsi che queste torture fisiche e psichiche abbiano lasciato il segno sul giovane Honegger: «Ancora per molto tempo mi sono sentito una nullità».
Come Arthur Honegger, furono decine di migliaia i ragazzi e le ragazze di origini povere mandati dai loro comuni a servire presso contadini. Addirittura, c’erano dei mercati in cui i «Verdingkinder» venivano messi all’asta.
Quanti furono, in tutto, questi piccoli servi, ancora non si sa. L’unico studio scientifico sul tema è stato effettuato dallo storico Marco Leuenberger, che ha indagato sulla situazione nel canton Berna, dove il numero di «Verdingkinder» raggiungeva a volte il 5% di tutti i bambini.
Le giornate di questi piccoli servi erano marcate da lavori durissimi, attività insensate, percosse, violenze sessuali e paure, mentre era del tutto assente ciò di cui i bambini hanno bisogno: affetto, protezione e riconoscenza.
E tutto questo avveniva con il crisma dell’ufficialità. Tutori, ispettori e assistenti sociali ignoravano ogni abuso, e nemmeno i reportage del famoso fotografo Paul Senn o gli articoli dello scrittore e giornalista C. A. Loosli poterono cambiare qualcosa alla tolleranza dimostrata dalle autorità.
La svolta dopo due decenni
Soltanto una ventina d’anni dopo il suo periodo di «Verdingkind», Arthur Honegger può a poco a poco liberare la sua famiglia dal giogo della povertà.
Grazie alla sua ferrea volontà e all’appoggio di sua moglie Heidi e dei suoi tre figli, negli anni ’60 riesce ad ottenere il tanto atteso successo professionale e l’indipendenza finanziaria. Ma anche da famoso giornalista, editorialista, scrittore e politico cantonale, Honegger non rinnegherà mai le sue origini.
Nel 1974, racconta la sua storia nel libro «Die Fertigmacher» (I persecutori), venduto in oltre 100'000 copie e tradotto in francese e perfino in polacco.
Sensibilizzazione dell’opinione pubblica
Da qualche tempo, la tematica dei «Verdingkinder», finora repressa, è stata affrontata da giornalisti e cineasti, che l’hanno riproposta all’opinione pubblica. E dopo lunghi decenni, anche gli ex piccoli servi possono finalmente farsi sentire.
Per esempio nel documentario «Verdingkinder», trasmesso a fine gennaio dalla televisione svizzera tedesca, nel quale lo storico e giornalista zurighese Peter Neumann ritrae tre di loro, tra cui anche Arthur Honegger, accompagnandoli sui luoghi dei loro peggiori ricordi.
L’attuale discussione pubblica potrà ora contribuire all’esame storico della tematica. Storici, politici e diretti interessati hanno già sollecitato in tal senso il governo, affinché gli ex «Verdingkinder» possano finalmente ottenere una giusta riparazione, che secondo Arthur Honegger dovrebbe includere le scuse per i torti subiti e il riconoscimento dei servizi svolti.
Lo scetticismo permane
Ma sebbene la discussione sia iniziata, Arthur Honegger è scettico, perché secondo lui gli storici hanno cominciato il loro riesame in modo troppo distaccato dalla realtà e non abbastanza trasparente.
E scettico lo è pure nei confronti del dibattito politico sui «Verdingkinder», che si tiene a marzo in parlamento: «Perché i diretti interessati non sono invitati a testimoniare? È un atteggiamento alquanto sconcertante», si infiamma Honegger.
Accanto a lui, sua moglie Heidi commenta con calma: «Ha fatto molti errori, ma ha sempre detto: a quelli gliela farò vedere io! È una cosa che gli è rimasta dentro, ancora oggi.»
swissinfo, Renat Künzi
(traduzione dal tedesco: Fabio Mariani)
Fatti e cifre
Fino alla seconda metà del 20. secolo, in molte regioni svizzere la politica assistenziale prevedeva il collocamento d’ufficio di bambini di condizioni disagiate presso contadini.
Secondo le stime, questa sorte sarebbe toccata a decine di migliaia i bambini, molti dei quali erano trattati come schiavi, umiliati, picchiati e violentati, senza che le autorità intervenissero.
In breve
I cosiddetti «Verdingkinder», ragazzi collocati d’ufficio presso i contadini, erano generalmente orfani, figli illegittimi o di genitori divorziati e bambini di famiglie povere e numerose.
Quando ai genitori veniva revocato il diritto di tutela dei figli, questi erano mandati dalle autorità comunali a lavorare nelle fattorie.
I comuni pagavano una retta ai contadini, per il vitto e l’alloggio dei ragazzi, che di regola dovevano svolgere lavori pesanti.
Molti «Verdingkinder» hanno subito conseguenze fisiche e psichiche durature, e parecchi di loro sono in seguito diventati delinquenti.