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Informazioni attuali:
- Quale sarebbe il quadro legislativo in caso di accettazione dell'iniziativa?
- Quali sarebbero i periodi massimi di attività delle centrali nucleari in caso di accettazione dell'iniziativa?
- Come sono disciplinati attualmente i periodi di attività delle centrali nucleari?
- In caso di accettazione dell'iniziativa, gli esercenti potrebbero chiedere dei risarcimenti?
- Che conseguenze avrebbe l'iniziativa sull'approvvigionamento elettrico?
- Quali conseguenze avrebbe uno spegnimento precipitato delle centrali sulle economie domestiche?
- Che conseguenze avrebbe l'iniziativa sulle capacità di rete?
- Che conseguenze avrebbe l'iniziativa sulla disattivazione e sullo smaltimento?
- Da quali fonti proviene l'energia elettrica consumata in Svizzera (mix del fornitore)?
- Già oggi, di tanto in tanto, le centrali nucleari vengono messe fuori servizio. Come influisce ciò sull'approvvigionamento elettrico della Svizzera?
- Le centrali nucleari di Beznau I e di Leibstadt sono al momento inattive. Sarebbe dunque del tutto sostenibile uno spegnimento rapido di tutte le centrali nucleari?
- In quale misura l'energia elettrica prodotta dalle centrali nucleari svizzere potrebbe essere sostituita con energia proveniente da fonti rinnovabili?
Quale sarebbe il quadro legislativo in caso di accettazione dell'iniziativa?
Se l’iniziativa venisse accettata, il nuovo articolo costituzionale sarebbe direttamente applicabile: non occorrerebbero norme esecutive a livello di legge. Tre delle cinque centrali nucleari dovrebbero essere disattivate nel 2017.
Quali sarebbero i periodi massimi di attività delle centrali nucleari in caso di accettazione dell'iniziativa?
Secondo le disposizioni transitorie contenute nel testo dell'iniziativa, Beznau I dovrebbe essere spenta definitivamente un anno dopo l'accettazione dell'iniziativa, le centrali di Mühleberg, Beznau II, Gösgen e Leibstadt al più tardi 45 anni dopo la loro messa in esercizio.
In caso di accettazione dell'iniziativa, le centrali nucleari svizzere dovrebbero quindi essere spente negli anni indicati qui di seguito.
|Beznau I||Beznau II||Mühleberg||Gösgen||Leibstadt|

Come sono disciplinati attualmente i periodi di attività delle centrali nucleari?
Le centrali nucleari svizzere dispongono di una licenza d'esercizio di durata illimitata. Possono restare in funzione finché sono sicure e dovranno essere disattivate al termine del loro ciclo di vita, stabilito in funzione di criteri di sicurezza tecnici. Gli esercenti devono garantirne la sicurezza in ogni momento e riequipaggiarle costantemente in modo che siano sempre aggiornate sotto il profilo tecnico. Gli impianti sono controllati dall'Ispettorato federale della sicurezza nucleare (IFSN) che, se necessario, può ordinarne l’immediato spegnimento. Questa soluzione si è dimostrata efficace e non vi è alcun motivo per modificare la situazione. Per il calcolo dei contributi da versare nel Fondo di disattivazione e nel Fondo di smaltimento ci si basa su una durata d'esercizio presunta di 50 anni.
Con la Strategia energetica 2050 il Parlamento ha deciso l'abbandono graduale dell'energia nucleare: le centrali nucleari esistenti rimarranno operative fino al termine del loro ciclo di vita, determinato da criteri tecnici, ma non saranno sostituite con nuovi impianti di questo genere. Non potranno quindi più essere costruite nuove centrali nucleari. Già nel 2013 la BKW ha deciso, per ragioni imprenditoriali, di spegnere la centrale nucleare di Mühleberg nel 2019.
In caso di accettazione dell'iniziativa, gli esercenti potrebbero chiedere dei risarcimenti?
Sì. Limitare i periodi di attività delle centrali nucleari fissando date precise significherebbe dover spegnere gli impianti prima della fine del loro presumibile ciclo di vita determinato da criteri tecnici. Ciò andrebbe a intaccare la garanzia della proprietà degli esercenti delle centrali nucleari. Le scadenze di spegnimento richieste dall'iniziativa valgono indipendentemente dallo stato tecnico degli impianti e non possono essere motivate chiamando in causa la sicurezza. È quindi prevedibile che gli esercenti chiederebbero alla Confederazione risarcimenti per gli investimenti effettuati in base alle disposizioni vigenti e alla licenza d'esercizio di durata illimitata loro rilasciata. La base legale per tali richieste di risarcimento sarebbe rappresentata, secondo la prassi giudiziaria, dai diritti fondamentali sancito dalla Costituzione federale, in particolare per quanto riguarda l'espropriazione materiale e la protezione della buona fede. Sono quindi ipotizzabili richieste di risarcimento per gli investimenti non ammortizzati, per i contributi ancora da versare nel Fondo di disattivazione e nel Fondo di smaltimento e per i mancati guadagni. Sono state già annunciate richieste di risarcimento per miliardi di franchi in caso di accettazione dell'iniziativa. Se dovessero essere accolte, i risarcimenti dovrebbero essere pagati dalla Confederazione e, in ultima analisi, da tutti i contribuenti.
Precedenti casi di risarcimento in ambito nucleare in Svizzera
Nel 1981 il Consiglio federale rilasciò l'autorizzazione di massima per una centrale nucleare a Kaiseraugst (AG), poi approvata dal Parlamento nel 1985. Dopo il disastro del reattore di Černobyl, il Consiglio federale e il Parlamento giunsero alla conclusione che non era possibile portare avanti il progetto alla luce della resistenza opposta dalla popolazione. Nel 1989 il Parlamento approvò una convenzione fra la Confederazione e la KKW Kaiseraugst AG per l'interruzione dei lavori a questo progetto. Per le spese fino a quel momento sostenute, la KKW Kaiseraugst AG venne indennizzata dalla Confederazione con 350 milioni di franchi.
Per la mancata realizzazione della centrale nucleare di Graben (BE), la Confederazione e la KKW Graben AG si accordarono nel 1996 su un risarcimento di 227 milioni di franchi. L'obbligo di risarcimento da parte della Confederazione era stato sancito da una sentenza del Tribunale federale.
Questioni analoghe in Germania e Francia
In Germania numerosi esercenti di centrali nucleari hanno presentato un'istanza alla Corte costituzionale federale in cui affermano che lo spegnimento di tutte le centrali nucleari entro il 2022, deciso dopo la catastrofe di Fukushima, intacca il diritto fondamentale alla proprietà e la libertà professionale e d'impresa, e comporta quindi un obbligo di risarcimento. Secondo quanto riportato dai media, gli esercenti chiedono circa 15 miliardi di euro di risarcimento per la disattivazione anticipata dei loro impianti.
In Francia il tema si ripropone in relazione allo spegnimento anticipato della centrale nucleare di Fessenheim il cui esercente – la Electricité de France (EDF) - chiede un risarcimento miliardario. La Corte costituzionale francese ha confermato che EDF avrebbe diritto a un risarcimento nel caso in cui dovesse spegnere anticipatamente la centrale nucleare per rispettare il tetto massimo di produzione nucleare previsto dalla legge. Secondo un accordo fra il governo francese e EDF, quest'ultima dovrebbe ricevere almeno 400 milioni di euro per la chiusura. A ciò si aggiungono richieste di risarcimento per i mancati introiti dovuti allo spegnimento anticipato che, secondo i media, si attesterebbero sulla cifra di 1 miliardo di euro.
Che conseguenze avrebbe l'iniziativa sull'approvvigionamento elettrico?
Se l’iniziativa fosse accettata, entro breve la produzione di energia in Svizzera diminuirebbe considerevolmente. Lo spegnimento delle prime tre centrali nel 2017 priverebbe la Svizzera di circa un terzo dell’energia elettrica prodotta attualmente con il nucleare. Questo quantitativo non potrebbe essere compensato abbastanza velocemente con altra elettricità prodotta in Svizzera da fonti rinnovabili. Il Paese dovrebbe importare molta più energia elettrica dall’estero, soprattutto dalla Germania e dalla Francia. Questa energia è prodotta anche da centrali nucleari o a carbone, e proprio queste ultime sono altamente inquinanti. L'iniziativa accrescerebbe dunque la dipendenza della Svizzera dall'estero.
Essa non tiene conto del fatto che occorre tempo per sostituire gran parte dell'energia elettrica delle centrali nucleari con energia prodotta in Svizzera di origine idroelettrica, solare, eolica o da biomassa. Non è possibile produrre già nel 2017 quantità sufficienti di energia elettrica da fonti rinnovabili svizzere. Per l'autorizzazione, il finanziamento e la realizzazione degli impianti necessari occorre molto più tempo.
Quali conseguenze avrebbe uno spegnimento precipitato delle centrali sulle economie domestiche?
Con lo spegnimento nel 2017 delle prime tre centrali nucleari, in Svizzera verrebbe a mancare circa un terzo dell’energia elettrica di origine nucleare, pari al consumo medio annuo di circa 1,6 milioni di economie domestiche. Poiché questa quota non potrebbe essere sostituita in modo sufficientemente rapido con fonti rinnovabili svizzere, il Paese dovrebbre dunque importarne in quantità elevate, soprattutto da Germania e Francia. Questa energia elettrica viene prodotta, tra l’altro, anche in centrali nucleari e in centrali a carbone, notoriamente molto inquinanti.
Che conseguenze avrebbe l'iniziativa sulle capacità di rete?
Le linee elettriche ed altre componenti dell’infrastruttura di rete non sono oggi in grado di sostenere un aumento massiccio delle importazioni di energia elettrica, che rischierebbe quindi di sovraccaricare l'infrastruttura stessa. Per evitarlo, sarebbe necessario potenziare rapidamente i trasformatori e le linee elettriche. Il necessario potenziamento della rete richiede tuttavia anni: l'iniziativa mette quindi in pericolo la sicurezza di approvvigionamento.
Che conseguenze avrebbe l'iniziativa sulla disattivazione e sullo smaltimento?
Il successo dell'iniziativa avrebbe conseguenze anche sui fondi di disattivazione e di smaltimento, con i quali sono coperte le spese di disattivazione di una centrale e di smaltimento delle scorie radioattive dopo la messa fuori servizio definitiva. Gli esercenti versano contributi annui in questi fondi; devono versarli anche se il periodo di attività viene ridotto e la centrale non dà più reddito. Se l'esercente di una centrale nucleare non è in grado di rispettare integralmente i propri obblighi, entra in gioco un sistema di responsabilità a cascata definito dalla legge, secondo cui sussiste per gli altri esercenti un obbligo di effettuare versamenti supplementari, analogo a un obbligo di solidarietà. Se questa assunzione di oneri non è sostenibile sotto il profilo economico, l'Assemblea federale decide se e in che misura la Confederazione partecipa ai costi non coperti. Se gli esercenti non sono in grado di rispettare integralmente i propri obblighi, la Confederazione rischia quindi, in ultima analisi, di dover intervenire per coprire i disavanzi.
Da quali fonti proviene l'energia elettrica consumata in Svizzera (mix del fornitore)?
L'energia elettrica consumata in Svizzera proviene per il 54 per cento da energie rinnovabili: nello specifico, per il 49 per cento dalla forza idrica e per il 5 per cento circa dall'energia fotovoltaica, eolica e da biomassa. Il 26 per cento deriva, invece, dall'energia nucleare e circa il 2 per cento da rifiuti e da vettori energetici fossili. La provenienza e la composizione del 18 per cento dell'energia elettrica fornita non è verificabile (fonte: Cockpit Etichettatura dell'elettricità Svizzera 2014). Ai consumatori finali non è fornita solamente l'energia elettrica prodotta in Svizzera: il nostro Paese intrattiene, infatti, intensi scambi commerciali con l'estero, nell'ambito dei quali esporta e importa energia. Per questo motivo, il mix di produzione svizzero non coincide con la composizione media dell'elettricità fornita (mix distribuito dai fornitori).
L'energia elettrica prodotta in Svizzera è per circa il 60 per cento energia idroelettrica. Da altre fonti energetiche rinnovabili si ricava oggi il 4,3 per cento dell'intera produzione svizzera di elettricità (dati del 2015) e la loro quota continua ad aumentare. Il 40 per cento circa dell'energia elettrica proviene dalle centrali nucleari svizzere.
Già oggi, di tanto in tanto, le centrali nucleari vengono messe fuori servizio. Come influisce ciò sull'approvvigionamento elettrico della Svizzera?
In effetti le centrali nucleari, come del resto le altre centrali, devono di tanto in tanto essere messe fuori servizio. I reattori vengono periodicamente spenti per lavori di revisione. Tali interruzioni dell'esercizio sono necessarie, per esempio, per sostituire gli elementi di combustibile, per lavori di manutenzione e riequipaggiamento e per eseguire controlli. Le revisioni annuali programmate vengono effettuate nei mesi estivi, quando il consumo di energia elettrica è relativamente basso e le centrali idroelettriche sono in grado di produrre energia sufficiente. Al termine dei lavori di revisione le centrali nucleari possono essere riavviate solamente con il nulla osta dell'IFSN.
In caso di irregolarità nell'esercizio si possono verificare anche spegnimenti non programmati o riduzioni della potenza. L'esercizio normale viene ripreso quando sono ripristinate tutte le condizioni per un funzionamento sicuro.
Nonostante queste interruzioni temporanee, le centrali nucleari sono produttori affidabili di energia elettrica. In particolare, la loro disponibilità non è dipendente dalle condizioni meteorologiche e climatiche, come invece è il caso per gli impianti idroelettrici, eolici e fotovoltaici. Anche l'approvvigionamento del combustibile nucleare è relativamente sicuro e pianificabile a lungo termine.
Le centrali nucleari di Beznau I e di Leibstadt sono al momento inattive. Sarebbe dunque del tutto sostenibile uno spegnimento rapido di tutte le centrali nucleari?
No, sarebbe sbagliato trarre una simile conclusione. Quella attuale è una situazione straordinaria che durerà solo pochi mesi e i due impianti non sono stati spenti in maniera definitiva. La centrale di Leibstadt tornerà a funzionare a febbraio 2017.
- Simili situazioni straordinarie possono essere gestite adottando apposite misure sulla rete (ad es. trasformatori) o nel mercato ai confini del Paese durante periodi di forte domanda (ad es. modificando la Net Transfer Capacity, NTC) oppure rinunciando a determinate esportazioni, come è avvenuto lo scorso inverno da gennaio a marzo 2016. Gli interventi sul mercato incidono però fortemente sul libero commercio degli attori di mercato e dovrebbero pertanto durare solo lo stretto necessario.
- In caso di successo dell'iniziativa questa situazione straordinaria diventerebbe la normalità. Nel 2017 le tre centrali nucleari più piccole verrebbero spente, il che significherebbe minore produzione elettrica in Svizzera, minore alimentazione della rete di 220 kV (kilovolt) e più importazioni. Per essere trasportata in Svizzera, però, la corrente importata ha bisogno di una rete di trasmissione adeguata, che non può essere messa a disposizione rapidamente. Nella sua pianificazione «Rete strategica 2025» Swissgrid ha tenuto conto della decisione del Governo, illustrata nella Strategia energetica 2050, di abbandonare il nucleare e provvederà ai necessari interventi di potenziamento e di conversione della rete; tuttavia si tratta di lavori che non possono essere portati a termine con la rapidità imposta dall'iniziativa.
- L'elettricità importata passa in massima parte (circa 90 %) sui cavi della rete ad altissima tensione (380kV). Anche le centrali di Leibstadt e Gösgen immettono la corrente prodotta direttamente in questo livello della rete. I piccoli impianti di Beznau I+II e Mühleberg, invece, alimentano la rete di 220 kV. Per sostituire l'elettricità prodotta da questi tre piccoli impianti a partire dal 2017, come vuole l'iniziativa, si dovrebbe dapprima importare nuova corrente sul livello di rete di 380 kV e poi, per poterla distribuire ai consumatori delle zone di approvvigionamento di Beznau e Mühleberg, portarla a una tensione di 220 kV. È stato proprio questo uno dei problemi dell'ultimo inverno, cui Swissgrid ha risposto anche accelerando la pianificazione e la realizzazione di un trasformatore presso Beznau, che dovrebbe entrare in funzione nelle primavera del 2017.
Per compensare la disattivazione della centrale di Mühleberg si potrebbe aumentare la tensione del tratto di rete Bassecourt - Mühleberg da 220 kV a 380 kV e installare un nuovo trasformatore a Mühleberg. Non sarà tuttavia possibile farlo entro il 2017, data fissata dall'iniziativa per la messa fuori servizio della centrale di Mühleberg.
- L'attuale inattività della centrale di Leibstadt non pone alcun problema di trasformazione della tensione in quanto l'elettricità da essa prodotta viene già immessa nella rete di 380 kV. In questo caso il problema è semmai costituito dalla ulteriore quantità di elettricità che si deve importare, la quale presuppone sufficienti capacità di rete per il suo trasporto. Nella pianificazione dell'esercizio Swissgrid deve, inoltre, tenere conto dell'eventualità che anche i flussi di carico della rete cambino.
- Bisogna infine essere consapevoli del tipo di elettricità che importeremmo. I nostri maggiori fornitori sono la Germania e la Francia: dalla prima importiamo elettricità di origine fossile (carbone e gas) per il 60 % circa e di origine nucleare per il 14 %, dalla seconda una quota di elettricità da nucleare del 77 %.
In quale misura l'energia elettrica prodotta dalle centrali nucleari svizzere potrebbe essere sostituita con energia proveniente da fonti rinnovabili?
Anche se il potenziamento della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili è già in corso, occorrerà ancora molto tempo per raggiungere la capacità produttiva delle centrali nucleari. Ciò è evidenziato dai seguenti dati:
- le centrali nucleari producono oggi circa 25 TWh, vale a dire più o meno il 40 per cento della produzione complessiva di energia elettrica in Svizzera (circa 66 TWh), le centrali idroelettriche producono circa 37 TWh, ovvero approssimativamente il 60 per cento della produzione complessiva. Da altre fonti rinnovabili (sole, vento, biomassa, geotermia) vengono ricavati oggi circa 2,8 TWh di energia elettrica;
- secondo la Strategia energetica 2050, il Parlamento mira a raggiungere una produzione svizzera da fonti rinnovabili, esclusa l'energia idroelettrica, pari a 4,4 TWh nel 2020 e a 11,4 TWh nel 2035. Si tratta di valori realistici.
Le aziende elettriche svizzere investono anche all'estero somme considerevoli nella produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. Tuttavia gli impianti situati all'estero servono, in primo luogo, ad approvvigionare la clientela locale; solo una piccola parte dell'energia prodotta giunge in Svizzera. Non vi è alcuna garanzia che essa venga importata nel nostro Paese. Inoltre le capacità d'importazione della rete elettrica sono limitate. Per la Svizzera è quindi importante l'energia elettrica disponibile in Svizzera.
In caso di accettazione dell'iniziativa, tre delle cinque centrali nucleari dovrebbero essere disattivate nel 2017, con la conseguenza che entro breve la produzione di energia in Svizzera diminuirebbe considerevolmente. Questo quantitativo non potrebbe essere compensato abbastanza velocemente con altra elettricità prodotta in Svizzera da fonti rinnovabili e sarebbe pertanto necessario aumentare considerevolmente le importazioni. Non è possibile produrre già nel 2017 quantità sufficienti di energia elettrica da fonti rinnovabili svizzere. Per l'autorizzazione, il finanziamento e la realizzazione degli impianti necessari occorre molto più tempo.
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