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Non deve più essere possibile rinunciare all'espulsione di una straniero criminale ricorrendo, nel processo, a un decreto d'accusa. Il Consiglio nazionale ha accolto oggi, con 126 voti a 54 e 4 astensioni, una mozione in tal senso degli Stati.
Le disposizioni introdotte dopo l'accettazione dell'iniziativa dell'UDC "per l'espulsione degli stranieri che commettono reati" prevedono che l'allontanamento dalla Confederazione venga formalmente deciso da un giudice. Il ricorso al decreto d'accusa è pertanto escluso.
Eppure, nella pratica, accade talvolta che la procedura del decreto d'accusa venga utilizzata quando si intende invocare un caso di rigore, aveva sottolineato il "senatore" Philipp Müller (PLR/AG), presentando la mozione. La rinuncia all'espulsione, conformemente alla volontà del legislatore, dovrebbe invece avvenire soltanto in casi eccezionali.
Il Consiglio federale si è detto disposto a intervenire qualora ne venga constatata la necessità. Se risultasse evidente che la volontà del legislatore non è stata rispettata, il governo è pronto a proporre un'adeguata modifica della legge, ha dichiarato la ministra di giustizia Karin Keller-Sutter. Secondo l'esecutivo è tuttavia troppo presto per intervenire.
La tempistica è stato l'argomento usato invano anche dallo schieramento rosso-verde per opporsi alla mozione. Sarebbe sbagliato chiedere modifiche legislative ora, prima che siano disponibili dati affidabili sull'efficacia delle nuove disposizioni, ha dichiarato Angelo Barrile (PS/ZH).
A tal proposito il portavoce della commissione, Heinz Brand (UDC/GR) ha lanciato un appello a chi si occupa di statistica in seno all'Amministrazione federale affinché fornisca dati rapidamente utilizzabili sull'applicazione della clausola di rigore. Solo in questo modo sarà possibile adottare misure efficaci, ha spiegato.
Per l'autore della mozione, una possibile soluzione potrebbe prevedere che i titolari di un permesso di soggiorno accusati di un reato grave vengano sempre giudicati da un giudice penale, e ciò indipendentemente dal fatto che venga pronunciata un'espulsione o no.