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Kamala Harris, insieme a Nancy Pelosi, fa la storia anche al Congresso, dove mai due donne si erano sedute dietro al presidente americano che parla alle camere riunite, come ha rimarcato lo stesso Joe Biden.
E se Pelosi ha rotto il soffitto di cristallo come speaker della Camera già nel 2007, Harris è la prima vicepresidente donna (di colore) da soli 100 giorni e nel 2024 potrebbe diventare la prima commander in chief. Ma in questo periodo l’ambiziosa e carismatica Kamala, pur finendo nel mirino dei repubblicani e dei media conservatori, è rimasta un po’ nell’ombra rispetto a Biden, senza mai bucare lo schermo o pronunciare frasi memorabili. All’inizio molti temevano che avrebbe potuto oscurare un presidente così anziano. Ma ora più di qualcuno si chiede se non stia faticando a crearsi una sua immagine, un suo brand, a distinguersi dal ‘boss’ e a definire la sua leadership nel partito dopo l’ascesa folgorante cinque anni fa come senatrice e il fallimento della sua campagna presidenziale.
Il suo entourage spiega tuttavia che la Harris è impegnata a conquistarsi la fiducia del presidente e a rispettare il proprio ruolo, coprendogli le spalle, cercando di essere il suo alter ego, “la Joe Biden di Joe Biden”, come faceva lo stesso Biden con Barack Obama. O Walter Mondale con Jimmy Carter. “Sono come Barney e Fred nella stessa auto”, suggerisce un consigliere riferendosi alla coppia di amici dei Flinstones, assicurando che i due hanno sviluppato una relazione autentica e passano più tempo insieme di quanto si sappia, grazie anche al ridotto numero di viaggi causa Covid. La stessa Harris ha cercato di smontare i dubbi in un’intervista alla Cnn per i suoi primi 100 giorni: “Quando Joe Biden deve prendere le decisioni più importanti sono sempre l’ultima ad uscire dalla stanza. Ogni passo viene deciso insieme”, compreso il controverso ritiro delle truppe Usa dall’Afghanistan entro l’11 settembre.
Biden sembra ripagare la sua lealtà e metterla alla prova con un crescente numero di incarichi, come affrontare le cause della migrazione centro americana, presiedere la task force pro sindacati, lottare contro l’esitazione verso i vaccini, promuovere le donne nel mondo del lavoro. Ieri, davanti al Congresso, l’ultima investitura: sarà la Harris a guidare gli sforzi per la banda larga nel Paese.