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BERNA - La task force scientifica della Confederazione raccomanda l'uso di sensori di CO2 negli spazi chiusi, e in particolare in tutte le classi scolastiche, per combattere il coronavirus. Tali strumenti di misura lanciano l'allarme quando gli ambienti interni devono essere arieggiati. Questi sistemi potrebbero così ridurre il rischio di una trasmissione del virus a base di aerosol, indica oggi in un tweet la task force.
Stando agli esperti scientifici, tali strumenti sono semplici e costano al massimo cento o duecento franchi. I sensori di CO2 sono al momento poco utilizzati, ma potrebbero aiutare a lottare contro la pandemia di Covid-19 soprattutto nelle scuole. In caso di concentrazione troppo elevata di CO2 le persone presenti in un determinato spazio potrebbero prendere delle misure, quali per esempio aprire la finestra o abbandonare l'aula.
Secondo gli esperti, aerosol emessi dagli uomini si accumulano in ambienti interni scarsamente ventilati e, stando a studi, così facendo aumentano il rischio di trasmissione di un virus, fra cui il Sars-CoV-2.
Tali strumenti permettono di misurare la concentrazione di CO2 e servono comunemente da indicatori della qualità dell'aria. Stando alla task force scientifica, essi si prestano pure quale parametro di riferimento per la concentrazione degli aerosol esalati dagli uomini.
Secondo gli esperti, una buona qualità dell'aria regna quando la concentrazione massima di CO2 è di 800-1'200 ppm (parti per milione), con valori inferiori di 800-1'000 ppm durante la pandemia. Soglie di 2'000 ppm o superiori sono «senz'alcun dubbio troppo alti», scrive la task force.
Oltre alle aule scolastiche, alle mense e nelle biblioteche, tali sistemi di misura del CO2 potrebbero essere utilizzati anche nei ristoranti, stando agli esperti scientifici.