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Convenzionalità delle leggi: Un concetto poco conosciuto
Il 25 gennaio scorso si è tenuta al TAF una conferenza consacrata al controllo della convenzionalità delle leggi. Per parlare di questo tema sono stati invitati due relatori: Giorgio Malinverni, giudice alla Corte europea dei diritti dell’uomo (Corte EDU) dal 2007 al 2011, e Michel Hottelier, ex professore di diritto costituzionale e diritti umani all’Università di Ginevra. I conferenzieri hanno spiegato in che cosa consiste il controllo della convenzionalità delle leggi, quali sono le sue basi legali e come si è sviluppato storicamente questo strumento.
In seguito si è tenuta una discussione con i due invitati e con un gruppo di membri del TAF, composto dai giudici Camilla Mariéthoz-Wyssen, Alexander Misic e Chiara Piras e da Christa Preisig, cancelliera del TAF e che ha pure lavorato presso la Corte EDU. I due invitati erano stati anche direttori di tesi di Gregor Chatton, che ha organizzato la conferenza.
«Il Tribunale federale si è chiaramente pronunciato, stabilendo che il diritto convenzionale prevale sulla Costituzione.»
Michel Hottelier
Rispetto della Convenzione europea dei diritti dell’uomo
Michel Hottelier ha iniziato la sua relazione sottolineando che il controllo della convenzionalità delle leggi è un concetto poco conosciuto, che non è citato in quasi nessun testo di legge. Una rara eccezione è una sentenza emanata dal TAF. Che cos’è, dunque, il controllo della convenzionalità delle leggi? Secondo Michel Hottelier, è il controllo esercitato con un atto giudiziario della conformità a una convenzione internazionale. In senso lato, tale concetto può essere inteso come un controllo della legalità internazionale. In senso stretto, significa rispetto della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU).
Michel Hottelier ha illustrato anche l’evoluzione storica del perimetro di controllo della convenzionalità delle leggi, riassumendola in tre aspetti. Il primo è quello del rispetto della CEDU da parte del diritto cantonale. Soltanto alla fine degli anni 1980, e dopo numerose condanne della Svizzera da parte della Corte EDU, si è potuto assistere a un’evoluzione della giurisprudenza del Tribunale federale. Da allora il rispetto della CEDU è molto più considerato. Il secondo aspetto riguarda le leggi federali. Anche in questo caso, il Tribunale federale ha sancito il principio della primazia del diritto internazionale e della CEDU. Infine, il terzo aspetto riguarda il rispetto della CEDU da parte della Costituzione. Hottelier ha precisato che i conflitti tra le due sono estremamente rari. Nondimeno, ritiene che le cose siano ormai chiare: il Tribunale federale ha deciso che la CEDU prevale anche sulla Costituzione.
Interpretazione armonica del diritto
Giorgio Malinverni ha ricordato che è compito dei giudici interpretare il diritto in modo da evitare conflitti tra la Costituzione e la CEDU. Del resto, è chiaro anche per lui che secondo la Costituzione il diritto internazionale prevale. A sostegno di questa opinione cita vari articoli della Costituzione federale, per esempio l’articolo 5 capoverso 4, secondo cui «La Confederazione e i Cantoni rispettano il diritto internazionale». I due conferenzieri hanno chiuso la loro relazione rendendo omaggio a Dick Marty, deceduto di recente.
In seguito, hanno avuto l’occasione di discutere con il gruppo di membri del TAF. Questi ultimi, invitati alla conferenza a motivo della loro esperienza nel campo dei diritti umani e della CEDU, hanno potuto porre domande e fornire anche qualche risposta. In particolare, hanno parlato delle differenze tra la Corte EDU e il Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura.
Gregor Chatton ha chiesto al gruppo di membri del TAF in che modo tengono conto dei diritti umani nella loro funzione di giudice o di cancelliere. Christa Preisig, che ha lavorato presso la Corte EDU, ritiene che occorra sviluppare alcuni riflessi. Per esempio, ha preso l’abitudine di consultare Hudoc, la banca dati della Corte EDU, per leggere le sentenze della Corte e poterle considerare nell’ambito della sua attività.
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