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Ghiacciai ticinesi
Ghiacciai ticinesi
il sussurro degli ultimi cinquanta
Di Ely Riva
Il ghiaccio è acqua dolce in forma solida e l?ottanta per cento delle riserve mondiali di acqua dolce sono conservate nei ghiacciai, che attualmente coprono poco meno di un decimo di tutte le terre emerse, circa 14 milioni di chilometri quadrati. L?Antartide, la Groenlandia e l?Islanda da sole ne comprendono il novantasette per cento!
I ghiacciai del Ticino quanti sono? Secondo l?inventario dei ghiacciai svizzeri stilato nell?estate del 1973, figurano ben 91 ghiacciai ticinesi, con una superficie complessiva di circa 15 chilometri quadrati, pari allo 0,5% del territorio cantonale e all?uno per cento del totale dei ghiacciai svizzeri. Furono compresi anche tutte le vedrette, ossia piccoli ghiacciai ripidi rimasti sui fianchi di alcune montagne e i nevai ghiacciati. In trent?anni molti piccoli ghiacciai e nevai sono scomparsi e i veri ghiacciai hanno continuato il loro ridimensionamento iniziato poco dopo la metà del XIX secolo, alla fine della Piccola Era Glaciale. Torniamo un po? indietro nel tempo. Nell?ultimo milione di anni, il ghiaccio ha coperto per sei volte il Ticino, per poi ritirarsi. I segni piú evidenti ce li ha lasciati l?ultima glaciazione. Come era il Ticino in quel freddo periodo? Ce lo dice lo studioso dei ghiacciai di casa nostra, Giovanni Kappenberger: ?Durante l?estensione massima dei ghiacci nell?ultima era glaciale, terminata circa 12.000 anni fa, il Ticino era quasi completamente sepolto dal ghiaccio. Sopra Lugano c?erano circa 900 metri e sopra Bellinzona circa 1500 metri di ghiaccio. Il Ghiacciaio del Ticino, che arrivava fin quasi alle porte di Milano, aveva uno spessore massimo di circa duemila metri nella regione della Riviera.?
Nel Ticino meridionale emergevano la vetta del Monte Generoso dai 1200 metri in su, la punta del San Salvatore, la parte alta del Monte Tamaro, la Cima del Camoghè e le montagne oltre i 2000 metri del Sopraceneri. In altre parole, oltre l?ottanta per cento del Ticino era coperto dal ghiaccio!
È un periodo in cui nel sud della Francia ai piedi dei Pirenei scorrazzavano mammut, rinoceronti, bisonti e cavalli selvaggi mentre nel sud del Ticino, sul Monte Generoso, tra le rocce e le valli che emergevano dal mare di ghiaccio, trovavano da vivere i famigerati orsi delle caverne.
Come un fiume
Un ghiacciaio è come un fiume che si muove, pulsa di vita e cambia aspetto in continuazione. Per un fiume di acqua alle volte basta un temporale di pochi minuti per mutare forma e colore, per un fiume di ghiaccio ci vogliono anni!
Quindicimila anni fa il ghiacciaio che copriva il Ticino, al Monte Ceneri si divideva in due rami: uno deviava verso sud verso la Piana del Vedeggio, il lago di Lugano e Capolago, e l?altro, il piú consistente, verso il lago Maggiore dove si congiungeva con il ghiacciaio della Maggia. Da Porlezza verso Lugano entrava il ghiacciaio dell?Adda.
Ogni ghiacciaio dopo essersi spinto molto lontano, si ritirava al sopraggiungere di un periodo di caldo. Le testimonianze di questo va e vieni, di questo avanzare verso la pianura e poi ritirarsi sono le immense morene e i massi erratici sparsi un po? dappertutto lungo le grandi strade dei ghiacciai.
Il Sasso del Diavolo di Sala Capriasca è stato portato dal Ghiacciaio del Ticino giú dalla Valle Traversagna (Arbedo); il Sasso delle Streghe, poco sopra Gandria, è stato abbandonato dal Ghiacciaio dell?Adda; il granito della facciata della chiesa di Balerna è stato estratto da un masso erratico proveniente dalla Bregaglia?
Il grande ghiacciaio dell?Aletsch, il piú grande della Svizzera con quasi 25 chilometri di lunghezza e 86 chilometri quadrati di superficie, si muove e scivola a valle ad una velocità di circa 180 metri all?anno. Il che significa che un masso potrebbe essere trasportato lungo tutta la lunghezza del ghiacciaio in circa 150 anni!
Ogni ghiacciaio si muove e trasporta ammassi di detriti sotto forma di finissima sabbia, sassi e anche grossi blocchi, che stacca dalle rocce e trascina lungo tutto il percorso, per poi abbandonarli alla fine del viaggio. Una morena rappresenta la massima estensione raggiunta da un ghiacciaio, prima di ritirarsi.
Il clima scrive la storia!
Alla fine dell?ultima glaciazione, circa 10.000 anni fa, la temperatura dell?aria salí fino a raggiungere in tutto il mondo quello che viene chiamato ?l?optimum? climatico che ha favorito lo sviluppo delle grandi civiltà medio orientali: gli Egizi, gli Ittiti, gli Assiri? fino al periodo della grande espansione romana dal 250 a.C. al 400 d. C.
?Quest?optimum è seguito da un periodo freddo, contemporaneo alle Grandi Invasioni (400-750 d.C.), al quale segue il riscaldamento dell?Alto Medio Evo (800-1250 d.C.), caratterizzato dall?avanzamento del popolamento alpino e dal dissodamento della montagna.? (Paul Guichonnet in Storia e Civiltà delle Alpi). In Scozia si coltivava la vite e in Groenlandia si allevavano capre e pecore! Durante il Medio Evo, e a cavallo del Mille, i ghiacciai sono ridotti al minimo e la maggior parte scomparve. Molte montagne e molti valichi diventarono transitabili in quanto completamente sgombri di neve e ghiaccio: il Gran San Bernardo (2473 m), il Sempione (2008 m), il Gries (2479 m), il San Giacomo (2313 m), il San Gottardo (2112 m), il Lucomagno (1920 m), il San Bernardino (2006 m)?
Augusto Biancotti del Comitato Glaciologo Italiano scrive che ?il XIV e il XV sono secoli piuttosto freddi, poi la situazione precipita: si arriva al terribile inverno del 1564-65, rimasto tristemente celebre per il gelo che porta in tutta l?Europa. Nei trecento anni successivi, si contano almeno 10 inverni simili al primo: è la ?Piccola Era Glaciale?, il periodo piú freddo di tutto l?Olocene. Il freddo è tale che d?estate il grano non matura e marcisce ancora acerbo sulla pianta. I rigori della fine del XVI secolo e del XVII, contribuirono all?esplosione della cosiddetta ?bomba economica? che ridusse di un terzo la popolazione dell?Europa. Naturalmente sulle Alpi i ghiacciai avanzarono di gran carriera?
L?ultimo episodio della Piccola Era Glaciale in Europa lo si ebbe tra il 1816 e il 1825 quando le masse di ghiaccio raggiunsero la massima estensione dell?era moderna. Raffaello Ceschi in ?Ottocento ticinese? scrive: ?Proprio all?inizio dell?Ottocento gran parte delle popolazioni europee sperimentarono ancora una volta quanto fossero vulnerabili e dipendenti dalla pioggia e dal bel tempo. La primavera e l?estate dell?anno 1816 furono oltremodo piovose e fredde, l?inverno precoce e rigido?. (In seguito si è saputo che la freddissima e disastrosa estate del 1816, fu causata dalla nube di ceneri prodotta dalla gigantesca eruzione del vulcano Tambora, in Indonesia, che ridusse fortemente l?insolazione in tutto il mondo). In quel tempo un benedettino naturalista del collegio di Bellinzona registrò in un suo diario che la neve aveva incappucciato le montagne due volte in agosto e che un gelo precoce e nevicate in novembre avevano impedito di arare e seminare una gran parte dei campi.? Il cancelliere G. B. Casserini di Cerentino lasciò scritto nelle sue memorie: ?La primavera del 1817 è stata cosí carestiosa che la maggior parte delle famiglie si pascevano di pure erbe. E la miseria era giunta a un segno che la gente di Cevio e nella Valle sulla primavera vivevano con farine di scorza di faggio, di pampini di vigna e di gusci di noce?.
Verso un paradiso verde?
Anche la Piccola Era Glaciale terminò. Verso la metà del XIX secolo, i ghiacciai ripresero a regredire con rari momenti di crescita. Dal 1860 ad oggi i ghiacciai ticinesi hanno perso la metà del loro volume. Negli ultimi anni la neve è diminuita e ai ghiacciai manca il sostentamento. Ora il regresso sta diventando sempre piú evidente e secondo i glaciologi del Politecnico di Zurigo, entro il 2030, i nostri ghiacciai avranno perso il 75 % della loro estensione. Da una parte si potrebbe obbiettare che i ghiacciai hanno sempre seguito un ciclo di avanzata in periodi freddi e di ritirata al sopraggiungere del caldo. In altre parole, la millenaria vita dei ghiacciai è sempre stata tutto un via vai! Chi avrebbe mai potuto prevedere l?arrivo della Piccola Era Glaciale, dopo un periodo di riscaldamento in cui, quasi tutti i ghiacciai delle Alpi, nel XII secolo, erano scomparsi? Nessuno! Ora però la situazione è diversa, ora è l?uomo, almeno in parte, il responsabile del riscaldamento atmosferico. La rapidità innaturale con cui si sciolgono i ghiacciai è causata dall?uso sconsiderato di combustibili fossili. Fino alla metà del XX secolo, il terreno era perennemente gelato dai tremila metri in su. Il gelo è come l?armatura di ferro che tiene assieme il cemento, come una colla che, se venisse a mancare, potrebbe mettere in moto grandi quantità di pietre, detriti e macigni, finora cementati e tenuti assieme dal ghiaccio.
Se la temperatura dovesse salire ancora di un paio di gradi, il terreno impregnato di acqua ghiacciata, il cosiddetto permafrost, si fonderebbe per uno spessore di 500 metri e con la temperatura in aumento significa che nevica ad altitudini maggiori. Ecco la causa del grande declino dei ghiacciai ticinesi.
Per alcuni studiosi questo sarebbe un bene in quanto si potrebbe coltivare il frumento a 1500 metri di altezza, le vacche rimarrebbero al pascolo per nove mesi all?anno, e quindi si creerebbe una specie di paradiso verde. Per la maggior parte degli studiosi invece il riscaldamento porterebbe alla desertificazione di intere nazioni! In questi ultimi anni le bizzarrie climatiche sono in aumento e stanno condizionando la vita sulle nostre montagne. Dopo il freddo gennaio del 1985 quando la temperatura scese in diverse località del Ticino a meno 20 gradi, non si parla piú di ondate di freddo e nevicate intense ma di lunghi periodi di siccità, inondazioni, alluvioni, nubifragi, temporali violenti, raffiche di vento che superano i 100 chilometri all?ora, ?buzze?, caldo intenso?
Il caldo ha raggiunto in Ticino nell?estate 2003, i 38 gradi a Locarno e a Grono addirittura i 41,5! Record assoluto per la Svizzera.
Ricordiamoci che se i ghiacciai sparissero molte popolazioni si ritroverebbero senz?acqua, senza energia elettrica, senza turismo?
Con questo andazzo lo scioglimento di tutti i ghiacciai del mondo non sarebbe piú un?utopia, il livello del mare salirebbe di oltre 50 metri sommergendo le fasce costiere del pianeta e saremmo di fronte ad un nuovo diluvio universale, complice l?uomo!
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Ghiacciai ticinesi
Il sussurro degli ultima cinquanta
Di Ely Riva
Editore: Salvioni Edizioni
Formato: 30 x 23 cm, 250 pag. 300 foto colori, copertina cartonata
Prezzo: CHF. 75.-
ISBN: 88 7967 125 1
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