Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01184.jsonl.gz/1005

Contenuto esterno
Il seguente contenuto proviene da partner esterni. Non possiamo dunque garantire che sia accessibile per tutti gli utenti.
Le critiche mosse dal mondo economico e dalla destra hanno avuto ragione della riforma dell'imposta preventiva. Il Consiglio federale ha deciso oggi di rinunciare per il ora preferendo attendere la votazione sull'iniziativa "Sì alla protezione della sfera privata".
L'iniziativa chiede il mantenimento del segreto bancario per i clienti privati in Svizzera. Gli oppositori alla revisione chiedevano di aspettare anche l'introduzione dello scambio automatico di informazioni in ambito fiscale, prima di procedere a eventuali modifiche.
Per ora il governo si limita a proporre un'estensione, a partire dal 2017, dell'esenzione dall'imposta per gli strumenti di capitale delle banche di rilevanza sistemica, come UBS e Credit Suisse. La ministra delle finanze, Eveline Widmer-Schlumpf, è stata incaricata di elaborare entro il mese di settembre un progetto in tal senso.
La bozza dovrebbe proporre di prolungare di cinque anni l'esenzione temporanea dall'imposta preventiva per i prestiti obbligatoriamente convertibili (CoCos) e i prestiti con rinuncia (write-off bond). Una normativa analoga riguarderebbe anche i bail-in bond, prestiti in obbligazioni che possono essere convertiti o ridotti in caso di insolvenza.
L'imposta preventiva - che ha fruttato 5,9 miliardi nel 2013 - viene rimborsata solo se le somme interessate sono dichiarate. Nella sua riforma il governo proponeva che i clienti bancari potessero scegliere se pagare l'imposta preventiva (sugli interessi generati dai conti bancari, come avviene attualmente) o lasciare che la banca trasmettesse direttamente alle autorità le informazioni fiscali.
Il progetto prevedeva inoltre il passaggio dal cosiddetto principio del debitore a quello dell'agente pagatore. Attualmente una società che emette un'obbligazione versa al fisco l'imposta preventiva (35%) sugli interessi di cui beneficia il detentore. Con la riforma la società avrebbe versato tutti gli interessi lordi all'agente pagatore (in genere una banca). Quest'ultimo avrebbe dovuto decidere (previo il consenso del beneficiario della prestazione) a dipendenza dell'investitore se riscuotere l'imposta preventiva.
La revisione avrebbe portato mancate entrate per 200 milioni di franchi all'anno, compensate dall'assoggettamento di valori patrimoniali finora non tassati e da un rafforzamento del mercato. Secondo il governo, le nuove misure avrebbero permesso di eliminare diversi inconvenienti: avrebbero offerto condizioni quadro vantaggiose per le grandi banche e permesso di evitare che gli interessi bancari versati a clienti stranieri fossero sottoposti a un'imposta di garanzia in aggiunta a un'eventuale imposta residua.
SDA-ATS