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È successo a una donna di Basilea. Dopo lo sfogo su Instagram, l'azienda ha preso provvedimenti
BASEL - Il giorno dopo, Mary Suter si sentiva ancora «disgustata e sporca». Ha provato a lavare via con una doccia - senza riuscirci - il ricordo di una corsa con Uber andata decisamente male. Poi si è sgofata con un post su Instagram: ha raccontato di come l'autista ha iniziato a farle domande intime. «Mi ha chiesto delle mie relazioni, della mia vita sessuale». Alla fine le ha fatto delle avances, e le ha chiesto il numero di telefono.
Il post si conclude con il nome dell'autista e il modello dell'auto. «Non voglio che altre persone facciano la mia stessa esperienza, o peggio». Contattata da 20 Minuten, la donna ha confermato tutta la vicenda, aggiungendo che durante il tragitto in auto - durato circa 25 minuti - l'autista si è profuso anche in dettagliati racconti della propria vita sessuale con la moglie, senza esserne richiesto.
Inizialmente la passeggera ha risposto alle domande per educazione. «La conversazione è cominciata in modo piacevole» dice. «Poi è degenerata». Secondo Suter non si tratta di un problema individuale e aziende come Uber dovrebbero assumersi le proprie responsabilità nei confronti degli utenti. Dopo l'incidente ha scritto una recensione negativa e ha inviato una lamentela descrivendo l'accaduto per filo e per segno.
Tobias Fröhlich, portavoce di Uber in Svizzera, ha espresso il suo rammarico per l'incidente. L'azienda sta chiarendo il caso con l'utente e l'autista: in linea di principio quest'ultimo può andare incontro a un richiamo formale oppure, a seconda della gravità dell'episodio, all'esclusione immediata dalla piattaforma.
Uber prende «estremamente sul serio» le segnalazioni relative alla sicurezza e alla discriminazione. L'azienda cerca di creare trasparenza, ad esempio fornendo il nome o la targa del conducente. Per gli incidenti, nell'app sono presenti un pulsante di emergenza e una funzione di segnalazione.
Le molestie su Uber e sui taxi sono una preoccupazione crescente per i centri di assistenza alle vittime. «Le persone colpite da incidenti su taxi e Uber si rivolgono sempre più spesso ai centri di consulenza» afferma Fedor Bottler, psicologo e responsabile del Centro di consulenza per le vittime di Zurigo.
I consulenti come Agota Lavoyer, esperta di violenza sessualizzata, non ritengono utili i consigli di comportamento forniti da Uber per le vittime di molestie. La domanda piuttosto «è cosa devono fare la politica, l'istruzione, la società affinché le donne non siano più molestate sessualmente ogni giorno e affinché le molestie sessuali non siano più banalizzate».
Secondo Ronja Jansen, presidente di Gioventù socialista, per ridurre al minimo o prevenire tali incidenti è importante non solo sanzionare, ma anche puntare sulla prevenzione «ad esempio attraverso l'educazione femminista nelle scuole».
Per Matthias Müller, presidente dei Giovani Liberali Radicali, il diritto penale svizzero fornisce già «strumenti legali sufficienti» contro le forme di molestie sessuali. Ogni aggressione «è una di troppo e inaccettabile» ma secondo Müller, spetta alle vittime e alle aziende reagire rapidamente. La vittima deve chiedere al molestatore di interrompere il suo comportamento o chiamare la polizia. Le aziende dal canto loro potrebbero condurre campagne di sensibilizzazione presso gli autisti.
Il caso di Miriam Suter per ora si è chiuso con un rimborso del costo del viaggio, e la garanzia che in futuro non potrà più essere abbinata allo stesso autista.
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