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La Corea del Nord ha un’economia totalmente collettivizzata e pianificata in cui non esiste alcuno spazio per i privati.
FALSO: benché l’economia socialista sia ancora oggi assolutamente preponderante, esistono margini interessanti per l’investimento di capitali esteri, ad esempio sotto forma di joint-venture. Già da anni operano in Corea del Nord aziende occidentali (non mancano nemmeno imprenditori svizzeri) e fondazioni private estere, inoltre verso il confine russo è stata aperta una zona economica speciale.
La Corea del Nord è un regime mono-partitico in cui tutto il potere è in mano ai comunisti.
FALSO: per quanto ai comunisti sia riconosciuto il ruolo guida della Rivoluzione coreana, nel parlamento di Pyongyang sono rappresentati tre partiti politici: il Partito del Lavoro legato soprattutto la classe operaia e ai contadini, il Partito Socialdemocratico che rappresenta la piccola borghesia e il Partito Chondoista di orientamento religioso. Tutti e tre i partiti non sono in concorrenza come prevederebbe un sistema liberale, ma sono alleati e concorrono – ognuno con le proprie peculiarità – allo sviluppo del socialismo coreano. Oltre ad essi nel parlamento sono presenti deputati eletti dalle organizzazioni di massa (i sindacati, la federazione delle donne, il movimento studentesco, ecc.).
La Corea del Nord è un paese bellicoso retto dal “Songun”, un’ideologia militarista.
FALSO: la Corea del Nord non è un regime guerrafondaio, non avendo mai iniziato una guerra offensiva contro la sovranità di un’altra nazione. Tutta l’ideologia stessa del “Songun”, che pone priorità allo sviluppo delle forze armate, è rigorosamente difensiva nell’ottica di evitare la brutta fine di Afganistan, Irak e Libia. La retorica bellicosa deriva dal fatto che gli Stati Uniti – che continuano a occupare militarmente la Corea del Sud – rifiutano da mezzo secolo di firmare un trattato di pace con Pyongyang: in pratica i due paesi si trovano ancora formalmente in guerra benché viga un armistizio dal 1953. La Corea del Nord ha più volte dato disponibilità agli Stati Uniti di siglare la pace, purtroppo finora invano.