Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/150525

<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di verificare se la domanda di pellicce in Svizzera può essere coperta da risorse nazionali (ottenute, per esempio, dalla caccia) se in futuro si rinuncia all'importazione di prodotti provenienti da allevamenti non rispettosi delle disposizioni di protezione degli animali e di valutare quali provvedimenti devono essere eventualmente presi per promuovere la produzione indigena.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale condanna la produzione di articoli ottenuti infliggendo sofferenze agli animali. Infatti, in adempimento della mozione Moser 08.3675, "Obbligo di dichiarazione delle pellicce" e in virtù della legge federale del 5 ottobre 1990 sull'informazione dei consumatori (RS 944.0), il 7 dicembre 2012 ha emanato l'ordinanza sulla dichiarazione delle pellicce (RS 944.022). L'obiettivo dell'ordinanza è informare i consumatori sulla specie animale, sulla provenienza e l'origine delle pellicce affinché possano scegliere con piena cognizione di causa. Come già ricordato dal Consiglio federale nel parere in risposta al postulato Bruderer Wyss 14.4286, "Impedire l'importazione e la vendita di prodotti di pellicceria ottenuti infliggendo sofferenze agli animali" e nella risposta all'interpellanza Geissbühler 14.4096, "Rapporto sulle pellicce. Ulteriori informazioni", i controlli sono iniziati nel marzo 2014. Dal 2017, nel quadro dell'attuazione del postulato Bruderer Wyss 14.4286, il Consiglio federale è disposto a redigere un rapporto che non solo tracci un bilancio dei controlli relativi alle dichiarazioni delle pellicce e dei prodotti di pellicceria a tre anni dal loro inizio, ma contenga anche un'analisi delle possibili alternative. La valutazione dei controlli dovrebbe fornire informazioni sull'ordine di grandezza delle importazioni di prodotti di pelletteria ottenuti da animali a cui sono state inflitte sofferenze.</p><p>Per il momento è difficile dire se l'offerta di pellicce nazionale sarebbe in grado di coprire il fabbisogno svizzero nel caso in cui si vietasse l'importazione di prodotti ottenuti con metodi di allevamento crudeli. In effetti, la maggior parte delle pellicce importate rientrano nella categoria dei prodotti di pelletteria già trasformati e finiti con un inserto in pelliccia. È pertanto difficile quantificare queste importazioni poiché rientrano in diverse e numerose voci di tariffa doganale. D'altro canto, è evidente che l'offerta nazionale non potrebbe soddisfare la domanda di pellicce prodotte da animali che non esistono in Svizzera come il visone.</p><p>Infine, come spiegato sopra, tramite le diverse informazioni fornite ai consumatori, l'ordinanza sulla dichiarazione delle pellicce è in grado di influenzare nel tempo le loro scelte a favore di prodotti svizzeri o esteri che rispettino i criteri svizzeri in materia di protezione degli animali. Non è dunque lo Stato, ma sono i produttori svizzeri di pellicce a dover prendere le misure utili e necessarie (campagne di informazione) al fine di rendere il consumatore attento al valore aggiunto dei prodotti svizzeri, ovvero il rispetto dei severi requisiti legali in materia di protezione degli animali. L'associazione professionale svizzera della pellicceria (SwissFur) svolge già ora il ruolo di promotrice del valore dei prodotti indigeni. SwissFur si informa regolarmente sulle condizioni di allevamento, sui metodi per catturare gli animali e sulla legislazione in vigore nei Paesi di produzione. Pubblica documenti su diversi temi, come l'utilizzo sostenibile delle risorse naturali, le questioni etiche e la responsabilità dei pellicciai nella protezione delle specie e dei loro biotopi, e contribuisce a un uso razionale e sensato del pelame ricavato dalla caccia finalizzata alla regolazione degli effettivi.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.