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<h2>SubmittedText<h2><p>Recentemente, un gruppo di politici svizzeri è stato in visita in Eritrea. La situazione in Eritrea sembra stabile, ma il gruppo non ha naturalmente potuto giudicare riguardo al modo in cui agisce il governo nei confronti degli eritrei rientrati e in particolare degli obiettori di coscienza. Secondo le ultime informazioni la situazione permetterebbe a gran parte dei richiedenti l'asilo eritrei di rientrare nel proprio Paese, senza dover temere violazioni dei diritti umani. </p><p>L'anno scorso, tramite la mozione 15.3802, il gruppo liberale-radicale aveva già chiesto di riprendere e migliorare la cooperazione della Svizzera con l'Eritrea e favorire così la realizzazione di un accordo sulla riammissione. Contrariamente ad altri Stati europei, attualmente la Svizzera non dispone nemmeno di una rappresentanza ufficiale permanente in Eritrea. </p><p>In tale contesto chiedo al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande: </p><p>1. Ci sono o ci sono stati recentemente contatti tra rappresentanti del governo, dell'amministrazione o del corpo diplomatico svizzeri e alti rappresentanti del governo eritreo e quindi un dialogo da pari a pari? </p><p>2. Ci sono o ci sono state recentemente richieste da parte di rappresentanti del governo eritreo per entrare in contatto con le autorità svizzere o rappresentanti del governo svizzero? </p><p>3. Che cosa pensa di fare il governo svizzero per rafforzare la rappresentanza ufficiale della Svizzera in Eritrea ed intensificare gli scambi? </p><p>4. Secondo il Consiglio federale, è ipotizzabile che l'Eritrea diventi un Paese prioritario per la cooperazione allo sviluppo? </p><p>5. Per una risoluzione dei problemi è utile che membri del Consiglio federale designino ufficialmente l'Eritrea come "una dittatura, uno Stato di non diritto e uno Stato arbitrario"? </p><p>6. Quali sono gli Stati considerati "dittature", con cui la Svizzera intrattiene relazioni diplomatiche dirette o rapporti di cooperazione allo sviluppo?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Nel quadro della 31a sessione del Consiglio dei diritti umani, il 29 febbraio 2016 il capo del Dipartimento federale degli affari esteri ha incontrato a Ginevra il ministro degli esteri dell'Eritrea Osman Saleh. In tale occasione ha comunicato al ministro degli esteri eritreo che la Svizzera, insieme ad altri Paesi europei, è interessata ad approfondire il dialogo con l'Eritrea sulla base di un'agenda politica chiara. Il capo del DFAE ha inoltre affrontato la tematica della situazione dei diritti umani nel Paese africano, riferendosi in particolare all'impossibilità di accedere alle carceri eritree e al problema del servizio nazionale a tempo indeterminato. Lo scorso mese di febbraio, l'ambasciatore di Svizzera a Khartum (Sudan), che è responsabile anche per l'Eritrea, si è recato ad Asmara nel quadro delle sue visite ufficiali periodiche. A marzo la SEM ha inoltre svolto in Eritrea, in collaborazione con l'Ufficio federale tedesco per la migrazione e i rifugiati (BAMF), una missione per l'accertamento dei fatti ("Fact Finding Mission") a livello tecnico con lo scopo di raccogliere informazioni importanti in materia di procedure d'asilo e facilitare l'accertamento della provenienza dei richiedenti l'asilo. In tale occasione vi sono stati anche contatti con rappresentanti del governo eritreo. L'ambasciata eritrea a Ginevra e la Direzione politica del DFAE intrattengono contatti regolari in quest'ambito.</p><p>2. Recentemente non sono pervenute richieste ufficiali da parte del governo eritreo.</p><p>3. La Svizzera e l'Eritrea intrattengono relazioni bilaterali da molti anni. L'ambasciatore di Svizzera che risiede a Khartum (Sudan) è accreditato anche in Eritrea, dove si reca periodicamente. Attualmente, tuttavia, la questione dell'apertura di un'ambasciata ad Asmara non è all'ordine del giorno. Parallelamente, il DFAE e il DFGP hanno intensificato il dialogo con gli Stati europei toccati dall'immigrazione di cittadini eritrei, al fine di procedere in maniera coordinata nei confronti dell'Eritrea. L'obiettivo è migliorare la situazione dei diritti umani nel Paese e le prospettive per la popolazione. La situazione in Eritrea continua però a non essere trasparente e, al momento, le possibilità di una maggiore cooperazione con questo Paese sono limitate.</p><p>4. La DSC ha lasciato l'Eritrea nel 2006 a causa delle enormi difficoltà a realizzare insieme alle autorità eritree i progetti previsti in maniera indipendente e in base agli standard svizzeri. Un nuovo impegno della DSC in Eritrea presuppone la concreta possibilità di attuare programmi a medio e lungo termine in collaborazione con le autorità. Fondamentalmente, i parametri che nel 2006 hanno portato alla chiusura dell'ufficio della DSC non sono cambiati. Tuttavia, la Svizzera si impegna già - nel quadro della cooperazione internazionale in materia di migrazione - a favore della protezione dei profughi, anche eritrei, nei Paesi che confinano con l'Eritrea. La componente del programma denominata "Protection in the Region" (protezione nella regione) mira a offrire protezione ai profughi e agli sfollati provenienti dall'intera regione del Corno d'Africa, a garantire prospettive nella regione d'origine e a ridurre, per le popolazioni in questione, il rischio di dover fuggire di nuovo. Inoltre, dal gennaio del 2016 la Svizzera contribuisce con un importo di 200 000 franchi a un progetto del Consiglio norvegese per i rifugiati (Norwegian Refugee Council) in Eritrea volto a offrire corsi di formazione ai giovani che non vengono ammessi ai centri di formazione professionale statali e che presentano quindi un elevato potenziale migratorio.</p><p>5. Il Consiglio federale lavora per risolvere i problemi. Finora non è stato registrato alcun miglioramento della situazione in materia di diritti umani in Eritrea e il governo ha ufficialmente ritirato l'annuncio della limitazione della durata del servizio nazionale. Inoltre, al CICR viene tuttora negato l'accesso alle carceri e nemmeno nel quadro della missione per l'accertamento dei fatti svoltasi nel marzo del 2016 in collaborazione con l'Ufficio federale tedesco per la migrazione e i rifugiati (BAMF) è stato possibile effettuare visite nelle prigioni. Il Consiglio federale è comunque disposto a intensificare il dialogo con l'Eritrea e a cercare soluzioni in collaborazione con altri Paesi interessati. Ci vorranno tempo e pazienza per realizzare i primi progressi, che dipenderanno anche dalla disponibilità del governo eritreo a impegnarsi in questioni importanti tra cui l'accesso alle carceri.</p><p>6. La Svizzera intrattiene relazioni diplomatiche con tutti gli Stati da essa riconosciuti e si impegna in campo internazionale a favore dei valori che sono radicati nell'ordinamento giuridico e nella tradizione del nostro Paese, ossia rispetto dello Stato di diritto, democrazia e diritti umani. La cooperazione allo sviluppo viene portata avanti con Paesi in cui sussiste una comprovata necessità d'intervento e presuppone sia la disponibilità dello Stato partner a collaborare, come pure la sua capacità in tal senso, sia la presenza di interessi da parte della Svizzera a livello di politica estera e di sviluppo. Tra questi possono figurare anche interessi in materia di politica migratoria, che vengono sistematicamente discussi nell'ambito del dialogo interstatale.</p>  Risposta del Consiglio federale.