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Nel 2004 si è compiuta la più grande fase di allargamento della storia dell’Unione, che ha visto l’adesione di Polonia, Ungheria, Slovenia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Lettonia, Estonia, Lituania, Cipro e Malta. Nel 2007 sono entrati a far parte dell’UE altri due Stati dell’Europa dell’Est: la Bulgaria e la Romania. La Croazia ha aderito all’UE il 1° luglio 2013, diventandone il ventottesimo Stato membro.
Le prospettive in materia di adesione e le adesioni stesse hanno svolto un ruolo decisivo nel processo di transizione pacifica dei Paesi candidati verso la democrazia e l’economia sociale di mercato. L’allargamento a Est ha consentito di superare la scissione in due blocchi che ha caratterizzato l’Europa durante la guerra fredda e ha rappresentato un importante passo avanti sulla strada della stabilità e del benessere comune in Europa. L’UE conta ora più di 507 milioni di cittadini e 24 lingue ufficiali tra cui, dal 2007, il gaelico. Inoltre il Consiglio dell’UE riconosce varie lingue regionali, come il catalano o il basco. Gli Stati membri possono così richiedere la traduzione di determinati documenti in queste lingue regionali.
Ma dove finisce l’Europa? Quali sono i confini dell’UE?
La questione si pone concretamente ad Est, dove altri Paesi intendono aderire all’UE. L’ammissione di candidati potenziali sottostà a severe condizioni politiche, economiche e giuridiche (criteri di Copenaghen). Per il futuro processo di allargamento sarà sempre più decisivo il criterio della «capacità d’integrazione» all’UE: con l’aumento degli Stati membri, l’Unione deve infatti garantire la propria idoneità ad agire e a prendere decisioni, a rispettare il bilancio e ad attuare efficacemente le politiche comuni.