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Tra la fondazione dello Stato federale e il volgere del secolo, la Svizzera fu fortemente segnata dall’industrializzazione. La popolazione passò da 2,4 a 3,3 milioni. Un numero sempre maggiore di donne e uomini si trasferirono dalla campagna alla città, lavorando come salariati nell’industria. Zurigo, Basilea e Ginevra diventarono dei centri economici. Si demolirono le mura delle città e si edificarono nuovi quartieri periferici. Il regime economico liberale e le innovazioni tecniche favorirono la costruzione di linee ferroviarie e fabbriche. Grazie alle macchine l’industria tessile diventò la forza trainante dell’economia del Paese. Il commercio estero fiorì e si instaurò un moderno settore dei servizi (banche, assicurazioni).
Questo sviluppo non fu privo di ostacoli. Le ondate di crescita furono frenate da periodi di crisi. Il benessere e le opportunità di ascesa sociale non erano equamente accessibili. Ampie fasce della popolazione si trovavano sulla soglia della povertà. Di fronte alla crescente mobilità e alla nascita di nuove forme di guadagno, come il lavoro in fabbrica, la famiglia e la comunità erano sempre meno in grado di compensare le conseguenze dell’indigenza e della povertà. Al contempo lo Stato liberale concedeva poco spazio all’assistenza pubblica, lasciando questo compito ad associazioni private, enti assistenziali, organizzazioni sindacali e alle chiese.
Nel dibattito pubblico, il problema della povertà fu trattato in un primo tempo sotto la denominazione di “pauperismo”. Attorno al 1850 si impose il termine di “questione sociale”, più aderente alla situazione delle crescenti masse operaie e l’adesione di una parte del movimento operaio ad una politica riformista (in opposizione ad una visione rivoluzionaria centrala sulla lotta di classe). In questo contesto le società d’utilità pubblica ebbero per molto tempo un ruolo importante. Esse sostenevano l’ethos dell’iniziativa personale, considerando la miseria come la conseguenza dell’immoralità. Con la crisi economica degli anni 1870 e l’erosione del modello sociale liberale, l’idea di una “riforma sociale” statale attecchì anche tra l’élite borghese. Si rafforzò così l’idea che lo Stato, in quanto “rappresentante degli interessi comuni”, dovesse intervenire nella vita economica, con il sostegno di esperti, a favore dei gruppi socialmente svantaggiati. Le divergenze sussistono tuttavia riguardo alla forma et alle dimenzioni da conferirgli.
Literatur / Bibliographie / Bibliografia / References: Degen Bernard (2006), Entstehung und Entwicklung des schweizerischen Sozialstaates, Studien und Quellen, 31, 17–48; Studer Brigitte (1998a), Soziale Sicherheit für alle? Das Projekt Sozialstaat 1848–1998, in B. Studer (ed.), Etappen des Bundesstaates. Staats- und Nationsbildung in der Schweiz, 159–186, Zürich; HLS / DHS / DSS: Questione sociale.
(12/2014)