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La grave crisi alimentare che i Paesi del Corno d’Africa sono costretti ad affrontare, peraltro accentuata dal malfunzionamento delle strutture in Somalia, tocca attualmente circa 11 milioni di persone, una cifra che secondo gli esperti è destinata ad aumentare ulteriormente. Le persone più colpite sono i bambini. Numerose agenzie dell’ONU e organizzazioni non governative si sono messe all’opera per assicurare l’approvvigionamento di cibo e acqua potabile ai rifugiati e ai profughi.
L’aiuto umanitario della Confederazione ha deciso di stanziare 4,5 milioni di franchi supplementari per soccorrere le zone colpite. Questi fondi serviranno a rafforzare il suo appoggio ai rifugiati in Etiopia e in Kenya e a fornire aiuti urgenti alle persone più toccate in Somalia.
Dall’inizio di quest’anno la Svizzera ha contribuito con circa 14 milioni di franchi all’assistenza in favore del Corno d’Africa. L’impegno dell’aiuto umanitario svizzero si concentra sulle zone più indebolite dalla siccità e sull’aiuto ai rifugiati e ai profughi interni.
Numerosi progetti sono sostenuti tramite una rete di organizzazioni partner (UNHCR, CICR, PAM, ONG svizzere e internazionali). Questi progetti si prefiggono da un lato di accrescere la solidità della popolazione in situazioni di crisi grazie al ripristino di canali d’irrigazione e pozzi o alla vaccinazione degli animali delle popolazioni nomadi, mentre dall’altro la maggior parte degli esperti del Corpo svizzero di aiuto umanitario (CSA) è impegnato nella regione in missioni nei settori dell’acqua, delle costruzioni e della sicurezza alimentare.
La Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) è attiva nel Corno d’Africa dagli anni 1990. L’Ufficio regionale della DSC a Nairobi e la sua antenna ad Addis Abeba coordinano le attività dell’aiuto umanitario svizzero in Somalia, Etiopia, Kenya, Eritrea e Gibuti. Nel 2007, in seguito alla ripresa delle ostilità in Somalia, l’aiuto umanitario ha rafforzato il suo impegno in questi Paesi e nei Paesi limitrofi. Nel 2009, il sostegno della Svizzera in questa regione per far fronte alla crisi alimentare aveva toccato i 17 milioni di franchi.
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