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La SEC sta cercando di allungare i tempi del processo nella causa che prosegue da oltre due anni contro la società Ripple.
Ripple vicina alla vittoria, la SEC non molla
Sembra che per la SEC, la causa contro Ripple sia diventata una sorta di madre di tutti i processi. Dopo oltre due anni dall’inizio della controversia iniziata dall’autorità di controllo della Borsa americana, che accusava Ripple di avere venduto prodotti di investimento senza avere le opportune autorizzazioni.
Per la precisione, la SEC da due anni sostiene che Ripple e i suoi dirigenti, Brad Garlinghouse e Christian Larsen, abbiano offerto XRP sotto forma di titoli non registrati.
Malgrado le cose, durante il processo sembrano volgere decisamente a favore della società crypto. La SEC sta cercando in tutti i modi di fare ostruzionismo per allungare i tempi e sperare magari in una carta a sorpresa che possa segnare un punto a favore per la sua accusa.
A fine luglio l’autorità di borsa USA ha cercato di bloccare ad oltre 1.700 detentori del token di Ripple (XRP) dal testimoniare al processo a difesa di Ripple Labs e di proibire all’avvocato della società, John E. Deaton, di partecipare ulteriormente al procedimento.
Ora la SEC sta cercando di bloccare la richiesta operata da Ripple di poter portare in tribunale come prova documentale alcuni video registrati che rappresenterebbero una prova chiara dell’inconsistenza delle accuse rivolte alla società da parte della SEC. Malgrado il giudice, Sarah Netburn, abbia dato parere favorevole, la SEC ha rifiutato l’istanza adducendo che dovevano essere rispettati alcuni requisiti, che Ripple ha definito assolutamente inconsistenti.
L’avvocato di Ripple, James K. Filan, ha commentato:
“La risposta della SEC è semplicemente un abuso di procedimenti legali e una perdita di tempo per la corte. Ciò è dimostrato dal fatto che la SEC ha aspettato cinque giorni per presentare una risposta che consisteva in una singola frase. Inoltre, ha suggerito che la SEC aveva reinterpretato l’applicazione iniziale di Ripple”.
L’asso nella manica di Ripple
In particolare, nei documenti che la società crypto vuole portare davanti al giudice Netburn, sarebbe presente un discorso tenuto dal dirigente della SEC, William Hinman, nel 2018 , quando era direttore della divisione Corporate Finance della SEC (“Corp Fin”), proprio sull’argomento oggetto della causa.
Nel discorso, Hinman affermò che un bene digitale che potrebbe essere stato un titolo quando venduto per la prima volta, potrebbe perdere quello status in quanto diventa “sufficientemente decentralizzato”. Come esempio il dirigente SEC ha indicato Ether, un asset digitale che ha raccolto fondi attraverso un’offerta iniziale di monete, quindi da non considerare più un titolo.
Senza ulteriori indicazioni da parte di Hinman o della SEC, molti hanno preso il discorso per suggerire che XRP, la terza più grande risorsa digitale all’epoca, dopo Bitcoin ed appunto Ether, poteva quindi non essere considerato un titolo.
Per la SEC, però, questi documenti non sarebbero pertinenti alla causa e non potrebbero essere portati davanti al giudice, che, invece, avrebbe già concesso l’autorizzazione ad utilizzare nel dibattimento queste prove documentali.
Ma queste argomentazioni dimostrano ancora una volta come l’autorità di Borsa sia sempre più stretta all’angolo in una causa che sta perdendo, cercando in tutti i modi di allungare i tempi.