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Berlino, Orso d'oro a 'Sur l'Adamant' di Philibert
L'Orso d'argento gran premio della giuria a "Roter Himmel" (afire) del regista tedesco Christian Petzold
"Come sapete le persone più folli non sono quelle che pensiamo lo siano". Sul palco della Berlinale dice poche parole e chiude con queste il regista francese Nicholas Philibert, che ha vinto l'Orso d'Oro del 2023 con "Sur l'Adamant".
I premi di maggior peso sono stati consegnati poi a Philippe Garrel, Orso d'Argento per la regia del "Le Grand Chariot". Alla piccola Sofia Otero, 8 anni, la più giovane vincitrice della storia della Berlinale, l'Orso d'Argento come migliore attrice per l'interpretazione in "20.000 species de abejas" della regista basca Estibaliz Urresola Solaguren.
E a "Roter Himmel" del regista tedesco Christian Petzold, che ha ottenuto l'Orso d'Argento Gran premio della giuria. L'Orso d'Argento alla miglior attrice non protagonista è andato poi all'austriaca Thea Ehre, per il film "The end of the night" del regista Christoph Hochhaeuser.
Per la categoria cortometraggi, l'Orso d'Oro è andato alla pellicola francese "Les Chenilles" delle registe Michelle e Noel Kersewany. Mentre il premio documentario della Berlinale è per "El eco" della messicana Tatiana Huezo.
Il documentario "Sur l'Adamant"
"Sur l'Adamant" è un documentario incentrato appunto su l'Adamant, singolare centro diurno speciale costruito su una struttura galleggiante, suggestiva chiatta di legno che si trova nel cuore di Parigi, proprio sulla Senna. Una nave che accoglie, come una sorta di circolo non esclusivo, tutti coloro che soffrono di disturbi mentali. Qui queste persone vengono seguite, curate e aiutate, ma in modo del tutto naturale per trovare un po' di sostegno. Sulla chiatta insomma ognuno fa quello che vuole e dà il suo personale contributo nella misura della sua follia. Dopo un po' chi guarda il documentario trova del tutto naturale che chi disegna e dipinge si senta a un certo punto la reincarnazione di Van Gogh e chi ama il cinema citi, forse a sproposito, Wenders e Fellini.
"Ho cercato di convertire l'immagine di persone che spesso vengono discriminate e stigmatizzate", ha detto poi Philibert leggendo alcune righe in inglese, sottolineando l'orgoglio di aver fatto vincere un documentario. Anche se non possiamo identificarci in loro, ha continuato, "possiamo trovare una comune umanità, il sentimento di fare parte dello stesso mondo".
Chi è Nicolas Philibert
Nicolas Philibert, classe 1951, è noto soprattutto per "Essere e avere", documentario del 2002 che riprende una scuola rurale vicina al Massiccio centrale francese (Saint-Étienne-sur-Usson). E questo nel periodo che va dal dicembre 2000 a giugno 2001. Protagonisti tredici bambini, dai quattro ai tredici anni, riuniti intorno alla carismatica figura di un insegnante prossimo alla pensione. Il mondo contadino con la sua cultura, i suoi ritmi e la normale vita scolastica, i colloqui del maestro con genitori e alunni, insomma tutto quello di ordinario che accade in una scuola diventa straordinario allo sguardo solo apparentemente asettico di Nicolas Philibert.