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L’avvocato dell’ex dipendente delle Ffs, principale imputato al Tribunale penale federale (Tpf) di Bellinzona per le accuse di infedeltà nella gestione pubblica, truffa per mestiere e riciclaggio di denaro, ha chiesto una reclusione massima di 36 mesi con condizionale parziale e una pena pecuniaria di 80 aliquote giornaliere da 90 franchi. Il procuratore generale della Confederazione ha chiesto invece ieri una reclusione di quattro anni e una pecuniaria di 80 aliquote giornaliere da 100 franchi. I difensori degli altri tre imputati, uomini d’affari, chiedono l’assoluzione. Per due di loro il Ministero pubblico ha chiesto 20 e 15 mesi più una pena pecuniaria con la condizionale, per il terzo solo una pena pecuniaria, sempre con la condizionale, e una multa. Nessuna delle persone coinvolte si è voluta esprimere nel corso del processo. Al principale accusato viene rimproverato di essersi arricchito illegalmente: dal 2003 al 2014, quale capo progetto avrebbe attribuito appalti a due aziende di un suo ex compagno di studi, nel frattempo deceduto. Parte dei lavori non sarebbero neppure stati eseguiti. I due amici avrebbero così guadagnato indebitamente circa 4 milioni di franchi. Secondo l’atto di accusa i lavori non svolti, o completati solo parzialmente, hanno causato alle FFS un danno di almeno 1,2 milioni. Alla morte dell’ex compagno di studi, nel 2011, la truffa è continuata con la vedova del partner d’affari e sua sorella gemella: entrambe già condannate con un decreto d’accusa nel 2015. La sentenza verrà annunciata il 15 giugno.