Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01269.jsonl.gz/1000

ZURIGO - «Alla nostra famiglia non è stato nemmeno permesso di vederla a Natale», lamenta Christian B. (53 anni), in un lungo sfogo su 20 Minuten. Sua nonna, la 97enne M.B., è andata in una casa di riposo tre mesi fa perché la sua salute era peggiorata. Da allora ha vissuto in un isolamento sempre più rigido: «Solo raramente ci è stato permesso di farle visita, e con mille restrizioni».
Per comunicare con lei, i parenti si sono seduti in una casetta in giardino e le hanno parlato attraverso un videocitofono. «Non era possibile essere fisicamente vicini, toccarla o comunicare direttamente». M.B., in sostanza, per tutto questo tempo è rimasta quasi esclusivamente nella sua stanza e ha avuto pochissimi contatti con gli altri residenti.
Positiva nonostante l'isolamento - Lo shock è stato quindi ancora più grande quando la famiglia è stata informata, questa settimana, che la 97enne aveva contratto il coronavirus, che stava molto male e che, secondo il medico, sarebbe presto deceduta: «Le sue condizioni sono improvvisamente peggiorate. Dopo il tampone si è saputo che aveva il Covid». Per Christian e tutta la famiglia, la notizia è arrivata inaspettatamente, e ha sollevato molte domande: «Nelle ultime settimane era in isolamento e non aveva contatti con il mondo esterno o con altri residenti. Dove è stata infettata?». Secondo il nipote, l'unica possibilità è che l'infezione sia avvenuta tramite il personale infermieristico.
La situazione è molto difficile per i familiari dell'anziana. Il nipote è rimasto particolarmente deluso dalle misure di isolamento. La famiglia si aspettava un'assistenza di alta qualità dalla struttura privata, tra l'altro molto costosa.
L'infezione arriverebbe da un altro residente - Contattata da 20 Minuten, la casa anziani nega che il virus possa essere stato introdotto dal personale infermieristico. Secondo loro gli stessi dipendenti sarebbero stati contagiati da un residente della casa di cura: «Uno dei nostri residenti necessita regolarmente di cure ambulatoriali in ospedale a causa del cancro. Lì è stato infettato e poi ha contagiato il personale infermieristico nonostante le ampie misure di protezione».
La portavoce della struttura sottolinea che dall'inizio della pandemia il personale è stato ripetutamente testato e rimandato a casa anche con i sintomi più lievi, come il mal di testa: «Negli ultimi 10 mesi non abbiamo avuto un solo caso e i nostri dipendenti sono sempre risultati negativi. Hanno rispettato rigorosamente le misure igieniche anche nella loro vita privata».
Solitudine e, dopo, la morte - Christian, però, continua a pensare che gli attuali concetti di protezione nelle case per anziani debbano essere riconsiderati: «In tutta la Svizzera, le persone che vivono in queste strutture soffrono molto a causa delle misure restrittive. Ciò nonostante in molti contraggono ancora il virus. A cosa servono allora tutta questa solitudine e sofferenza?».
La nonna di Christian è prevedibile che non ce la faccia: «Ora, a causa dell'infezione, non possiamo accompagnarla nei suoi ultimi giorni e quindi non possiamo consentirle di morire dignitosamente. Penso che sia disumano».
«Alla nostra famiglia non è stato nemmeno permesso di vederla a Natale», lamenta Christian B. (53 anni), in un lungo sfogo su 20 Minuten. Sua nonna, la 97enne M.B., è andata in una casa di riposo tre mesi fa perché la sua salute era peggiorata. Da allora ha vissuto in un isolamento sempre più rigido: «Solo raramente ci è stato permesso di farle visita, e con mille restrizioni».