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DAVOS - A Davos (GR), nel santuario della globalizzazione, si fa acceso il confronto fra l'amministrazione Trump e l'Europa sull'"America First", la promessa con cui il presidente Usa ha vinto le elezioni e che ora intende realizzare con una svolta protezionistica.
Con Wilbur Ross, segretario al Commercio, che evoca le «truppe statunitensi» per descrivere la difesa dei propri interessi intrapresa da Washington, e la cancelliera Angela Merkel che ribatte accusando il tycoon di non aver imparato nulla dalle «lezioni della storia».
Le parole di Ross, capofila di una folta rappresentanza commerciale statunitense (c'è anche il Trade Representative Bob Lighthizer), suonano come un assaggio dei toni che Donald Trump userà nel suo discorso proprio al Forum economico mondiale, dove è atteso venerdì. Con i dazi appena annunciati su prodotti come i pannelli solari, dove la Cina la fa da padrona, finalmente «le truppe statunitensi sono scese ai rinforzi». È l'affermazione di una politica aggressiva di difesa delle aziende americane - al pari della forte riduzione della tassa sugli utili - e la promessa che siamo solo agli inizi. «Avete visto le misure prese ieri e quelle che le hanno precedute. Arriverà dell'altro», su proprietà intellettuale, acciaio e alluminio.
Affondato il trattato di libero scambio Asia-Pacifico (ieri concluso senza gli Usa) e messo nel congelatore quello Atlantico con l'Europa, ora «c'è una buona probabilità» di rinegoziare anche il Nafta in termini più favorevoli agli Usa, spiega il finanziere Usa. Per molti, a Davos, è uno schiaffo ai principi della cooperazione, della governance multilaterale dei trattati, della stessa sussistenza di istituzioni come l'Organizzazione mondiale del Commercio. Ecco dunque che l'Europa (che vanta un surplus commerciale di oltre 120 miliardi verso gli Usa dovuto essenzialmente alla Germania) tenta di dare una risposta unitaria a difesa dei propri interessi, tanto da far dire a molti, fra le nevi grigionesi, che «L'Europa è tornata».
«Oggi, 100 anni dopo la catastrofe della Grande Guerra, dobbiamo chiederci se abbiamo davvero imparato la lezione della storia, e a me pare di no. L'unica risposta è la cooperazione e il multilateralismo». Il riferimento è alla polarizzazione del contesto politico, ma anche alle guerre commerciali. «Il protezionismo non è la risposta, dobbiamo cercare risposte multilaterali, l'isolamento non aiuta».
Spalleggiata nel 2017 dal presidente cinese Xi Jinping a difesa del libero scambio, la cancelliera tedesca reduce da un'estenuante trattativa post-voto per restare in sella in Germania ha dalla sua a Davos l'India di Narendra Modi e il Canada di Justin Trudeau. Ma più che in passato la cancelliera, forte dell'elezione "incoraggiante" di Emmanuel Macron in Francia e del ritrovato asse franco-tedesco, chiede un'Europa che parli con una voce sola, che si sappia dare una difesa comune e una strategia unitaria sui temi del futuro come il digitale, la cybersecurity e il "Big Data", dove le aziende Usa spadroneggiano.
Il presidente francese, che secondo la Cnn Trump inviterà alla Casa Bianca incontrandolo proprio a Davos, è più cauto sul fronte del commercio. In fondo il surplus dell'Ue verso gli Usa è molto poco francese, con la sola Germania che vanta un avanzo di 58 miliardi. Ma chiede di rispondere alla crisi della globalizzazione e della governance globale con il multilateralismo, altro tema caro alla cancelliera, e non con «nuove egemonie». Propone un'Europa «più forte e più ambiziosa» e lancia una guida francese nella lotta a quel cambiamento climatico di cui Trump è invece un convinto negazionista.
Il premier italiano Paolo Gentiloni mette poi in guardia dai frutti avvelenati di una guerra commerciale, facendo un riferimento esplicito a Trump: «Potrei dire anch'io Italy First, perché no?». Invece «dobbiamo stare molto attenti a una rincorsa verso posizioni protezionistiche» che alla fine «taglierebbero il ramo» su cui poggia la crescita e creerebbero «enormi problemi economici». Prove tecniche di un'Europa a voce unitaria, che Trump venerdì, forte del vantaggio di poter dire l'ultima parola a Davos, cercherà probabilmente di ignorare.
Traffico, neve, camion e limousine - Molta più neve, molti più camion e limousine rispetto alle edizioni precedenti: questa è la situazione che si vive a Davos (GR) dall'inizio del Forum economico mondiale (WEF). Per far fronte ai disagi al traffico, il comune grigionese ha preso i primi provvedimenti.
La situazione è diventata "insopportabile", hanno scritto oggi le autorità comunali. La popolazione e gli ospiti hanno dovuto armarsi di pazienza per raggiungere Davos. Gli autobus sono rimasti bloccati nel centro della località grigionese e non hanno potuto servire le zone più discoste.
A causa delle forti nevicate degli ultimi giorni e della lentezza dei lavori di sgombero, importanti quantità di neve si sono accumulate sulle strade e sui parcheggi provocando un sovrappiù di di traffico, in particolare di limousine alla ricerca di un posteggio.
In questo contesto, il comune di Davos e la polizia cantonale grigionese hanno preso i primi provvedimenti per smorzare la crisi: un'accresciuta presenza di forze dell'ordine nei punti nevralgici della località, al fine di deviare il traffico. Sono inoltre previsti migliori collegamenti via autobus.
Dopo il WEF, Davos analizzerà pure i motivi dell'aumento del numero di camion. Il comune esaminerà se occorra limitare il numero di limousine private o aumentare il numero di posteggi. Per le future edizioni, non tollererà più le code verificatesi quest'anno sugli assi principale, si legge nella nota.
Il traffico ha pure un influsso sulla qualità dell'aria. Oggi i tassi di particelle fini e di diossido d'azoto nell'aria oltrepassavano la soglia massima tollerata, stando all'ufficio della natura e dell'ambiente.
Interrogato dall'ats, tale ufficio ha precisato che il problema è imputabile a diversi motivi: traffico, riscaldamenti, ma anche le condizioni meteorologiche. A causa della mancanza di vento, le sostanze inquinanti restano infatti bloccate al suolo.