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Il Consiglio federale punta anche sulle centrali a gas per uscire dal nucleare, ma le tre principali società elettriche - Axpo, Alpiq e BKW - non sono interessate per il momento ad investire in questo campo. Il progetto di Chavalon, nel Basso Vallese, che gode di condizioni di favore, è quello in fase più avanzata.
Ieri Doris Leuthard, presentando la strategia energetica 2050, ha spiegato che sarà necessario costruire centrali a gas entro il 2020 per compensare l'abbandono dell'atomo. Oggi, alla radio della Svizzera tedesca, la consigliera federale ha precisato che nel peggiore dei casi, cioè se i risparmi energetici non fossero sufficienti e i progetti per energie rinnovabili venissero combattuti, ci vorrebbero sei centrali a gas.
Le aziende elettriche però non ci sentono. Prima devono cambiare le condizioni politiche, in particolare le regole per la compensazione delle emissioni di CO2, ha spiegato Sebastian Vogler, portavoce dell'azienda bernese BKW. In caso contrario sarà impossibile gestire una centrale a gas dal punto di vista economico.
La legge sul CO2 prevede che le centrali a gas debbano compensare integralmente le loro emissioni, e almeno la metà in Svizzera. "Dovrebbe essere possibile compensare di più all'estero", aggiunge Vogler. Le aziende elettriche vorrebbero partecipare al sistema europeo di scambi di certificati. "Gli imprenditori svizzeri del settore avrebbero così le stesse condizioni degli imprenditori europei", ha spiegato il portavoce di Axpo, Erwin Schärer.
Axpo valuta tutte le opzioni, anche quella della costruzione di centrali a gas, ha aggiunto il portavoce. L'azienda ha partecipazioni in impianti di questo tipo all'estero, ma in Svizzera i piani per la realizzazione di due impianti, sospesi nel 2007, rimangono bloccati.
Anche Alpiq possiede impianti a gas all'estero ed è proprio questa esperienza ad aver reso l'azienda scettica: "in Europa occidentale gli impianti hanno subito la concorrenza delle energie rinnovabili" e si sono rivelati meno redditizi rispetto all'Europa dell'est, ha detto il portavoce Martin Stutz. Prima di costruire un impianto in Svizzera, bisognerebbe sapere quante ore all'anno potrà funzionare. Un impianto che serve solo a coprire i picchi della domanda non sarebbe redditizio. Inoltre le centrali a gas pongono problemi anche al momento della scelta dell'ubicazione perché in generale suscitano una forte opposizione da parte degli abitanti.
L'unico progetto che sembra ben avviato è quello di Chavalon. La società CTV, controllata al 95% da EOS Holding e al 5% da Romande Energie, intende riconvertire la vecchia centrale a petrolio, fuori servizio dal 1999, in una centrale a gas con una potenza di 400 MW e una produzione annuale di 2,2 miliardi di kWh.
Chavalon gode di un trattamento di favore previsto dal Consiglio federale. Nell'ordinanza d'applicazione sulla compensazione del CO2 il governo infatti fissa un rendimento globale minimo del 62% per gli impianti a gas, salvo "per le centrali ubicate su siti dove era già in servizio una centrale", le quali dovranno avere un rendimento del 58,5%.
L'efficienza energetica è maggiore se accanto alla produzione di corrente le centrali riutilizzano il calore per il riscaldamento a distanza. Per Chavalon questo non è possibile dato che l'impianto è situato alcune centinaia di metri al di sopra del fondo della valle del Rodano ed è lontana da un abitato.