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Dopo grosse divergenze sull’agricoltura, l’accesso globale ai mercati e la concorrenza i 160 rappresentanti degli stati membri non hanno trovato un consenso.
Il ministro svizzero dell'economia considera poco probabile un accordo sul ciclo di negoziati di Doha entro la fine del 2004.
Dopo diversi giorni di accese discussioni sulla soppressione delle sovvenzioni all’agricoltura, reclamate dai paesi poveri, lo scacco è stato definitivamente provocato dal rifiuto dei paesi africani e asiatici di prendere in considerazione una nuova regolamentazione che mirava a ridurre la burocrazia.
Questo dossier, insieme a nuove regole sugli investimenti stranieri e sulla concorrenza, era tra le priorità dell’Unione europea.
Una buona base
Secondo il ministro dell’economia elvetico Joseph Deiss le discussioni di Cancún hanno avuto anche qualche risvolto costruttivo, e sono state utili soprattutto per stabilire buoni contatti.
I risultati ottenuti sono una buona base per continuare le negoziazioni multilaterali, che vanno soprattutto a vantaggio dei paesi poveri.
«La Svizzera è venuta a Cancún aperta al compromesso», ha dichiarato il ministro dell’economia. La Svizzera ha anche presieduto il gruppo dei dieci paesi agricoli importatori (Bulgaria, Islanda, Norvegia, Liechtenstein, Giappone, Israele, Taiwan, Corea del sud e isole Mauritius), il che le ha permesso di prendere parte a tutte le sedute e di mettere sul tavolo le sue posizioni.
Le richieste dei paesi importatori di prodotti agricoli non sono state però accolte nel progetto di dichiarazione finale.
Deiss aveva reiterato la posizione elvetica, secondo cui la liberalizzazione del mercato agricolo e la riduzione dei dazi doganali devono tener conto anche di fattori sociali e ambientali, e non solo di aspetti puramente commerciali. Il ruolo «multifunzionale» dell'agricoltura ha però ricevuto scarsa considerazione.
Il secondo scacco del WTO
Il WTO fa fiasco per la seconda volta: nel 1999 il vertice ministeriale di Seattle fallì per le pesanti proteste degli antiglobal e a causa di profonde divergenze al tavolo negoziale.
Alcune ONG svizzere, come la Dichiarazione di Berna considerano questa volta il fallimento della quinta conferenza ministeriale come una chance.
“Meglio nessun accordo che un cattivo accordo”, ha commentato in proposito Michel Egger, della Comunità di lavoro delle agenzie per l’aiuto allo sviluppo (Swisscoalition).
Il summit di Cancún non era partito sotto la buona stella. Il suicidio rituale dell’attivista agrario sudcoreano Lee Kyung Cho, il secondo giorno di discussioni, aveva focalizzato l’interesse dei media sul dossier agricolo.
Le questioni di Singapore
Ma secondo i delegati di molti paesi la conferenza non è fallita a causa di questo dossier, ma piuttosto per colpa delle cosiddette questioni di Singapore (investimenti, concorrenza, trasparenza).
Mentre gli Stati uniti, l’Unione europea e il Giappone volevano imporre questi temi, altri paesi come l’India, il Brasile, e la Malesia vi si opponevano duramente.
Per molti oppositori della liberalizzazione dei mercati il fallimento di Cancún è considerato addirittura un successo.
Sono convinti che non sia possibile una produzione e distribuzione dei beni fintanto che i paesi poveri non hanno un accesso ai mercati delle nazioni industrializzate.
Illusioni di vittoria
Beat U. Moser della Società svizzera dell’industria chimica (SGCI), considera il fallimento dei negoziati “un’occasione mancata”. Moser è convinto che l’accesso per l’industria elvetica a nuovi mercati verrà rimandata.
All’incontro di Cancún si è notato un nuovo trend. Alcuni stati industrializzati si sono uniti ad altri in via di sviluppo per aumentare la propria forza di negoziazione.
Così nel cosiddetto Gruppo 22 la Cina era alleata al Brasile, all’Australia, e all’Argentina.
"Gli Stati industrializzati devono imparare che non contano solo gli interessi delle multinazionali. Anche le esigenze dell’ambiente e della società devono essere rispettate", lo ha ribadito Miriam Behrens di Pro Natura.
Ma dopo il fallimento di domenica anche i rappresentanti del Gruppo 22 hanno messo in guardia contro false illusioni di vittoria.
Il segretario generale del WTO non ha lasciato poi alcun dubbio sul fatto che l’interruzione dei negoziati sia un fallimento per tutti, soprattutto per i paesi poveri.
Quali i prossimi passi? Un nuovo round di negoziati era previsto per l’anno prossimo ad Hong Kong, che resta da confermare.
Ma come ha detto Joseph Deiss: “Non si può ritornare al bilateralismo, perché questa strada ha finora avvantaggiato soprattutto i paesi industrializzati”.
swissinfo, Erwin Dettling, Cancún
adattamento, Raffaella Rossello
Fatti e cifre
146, i Paesi presenti alla quinta conferenza ministeriale dell’OMC, in programma dal 10 al 14 settembre 2003 a Cancun, in Messico
1° gennaio 2005 termine per portare a termine i negoziati stabiliti dalla conferenza ministeriale svoltasi a Doha nel novembre del 2001
60%, la quota di reddito agricolo prodotto in Svizzera dai sussidi pubblici
2 mila, le aziende agricole costrette a chiudere ogni anno nella Confederazione
In breve
Creata nel 1995, l’Organizzazione mondiale del commercio (WTO) ha sede a Ginevra ed ha sostituito il GATT, l’Accordo generale sui dazi doganali ed il commercio, fondato dopo la seconda guerra mondiale.
Obiettivo del WTO è la liberalizzazione degli scambi commerciali, rendendoli più concorrenziali ed equi.