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Berna deplora la decisione delle autorità sudanesi di espellere gli operatori umanitari dalla regione autonoma del Darfur. Esorta le parti al "ritegno" e chiede il rispetto del diritto internazionale.
In una nota, il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) esprime profonda preoccupazione per le sorti dei "4,5 milioni di persone nel bisogno nel Darfur". Nel comunicato si ricorda che nella regione gli operatori umanitari "forniscono prestazioni essenziali per la sopravvivenza di molti civili, segnatamente per quanto concerne l'acqua, il cibo, la salute e la protezione".
Il DFAE assicura che continuerà a prodigarsi nella ricerca di "una soluzione pacifica ai conflitti sudanesi". Tale ricerca - aggiunge - deve andare di pari passo "con un processo di pace globale, portato avanti con perseveranza".
L'espulsione di più di una decina di organizzazioni non governative (Ong) - fra cui Oxfam, Care, Save the Children e Medici senza frontiere - è stata ordinata da Karthoum in rappresaglia mandato d'arresto spiccato dalla Corte penale internazionale nei confronti del presidente sudanese Omar al Bashir, per le imputazioni di crimini di guerra e crimini contro l'umanità.
Amnesty International afferma che con l'espulsione degli operatori umanitari, "il governo sudanese ha preso di fatto l'intera popolazione del Darfur in ostaggio. Quest'azione aggressiva deve essere condannata nel modo più netto possibile dall'Unione africana, dalla Lega degli stati arabi e da tutta la comunità internazionale".