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Al regista thailandese il compito di presiedere la giuria del concorso internazionale
Apichatpong Weerasethakul è nato a Bangkok il 16 luglio 1970 ed cresciuto a Khon Kaen nel nord est della Thailandia. Si laurea prima in architettura di seguito ottiene un Master alla Fine Arts in Film-making a Chicago. Comincia a fare film corti nel 1994 ed esordisce con il suo primo lungometraggio nel 2000.
I suoi cinque lungometraggi (più uno in produzione) e dodici corti, sono improntati sui ricordi personali o su questioni politiche e sociali gli hanno valso in pochi anni numerosi premi in importanti festival (a Cannes, Buenos Aires, Torino e Tokyo). Weerasethakul si fa conoscere, apprezzare e diviene nell'immaginario collettivo una delle personalità più interessanti ed originali nel panorama del cinema internazionale.
Dal 1994, anno in cui crea la sua casa di produzione, la Kick the Machine, produce sé stesso e sostiene film sperimentali dando un enorme contributo alla evoluzione del cinema nel suo paese.
Parallelamente dal 1998 prende parte a importanti mostre d'arte collettive e personali tra le quali l'Art Unlimited ad Art Basel 39, la Life on Mars, al 55th Carnegie International di Pittsburgh, al Unknown Forces a Redcat di Los Angeles nel 2007, la Anthem della Frieze Art Fair di Londra, la prima Triennale di Torino e le Biennali di Taipei, Busan, Istanbul e Tirana.
E così mentre i film di Weerasethakul "Syndromes and a Century" (2006) e "Tropical Malady" (2004) sono considerati fra i più significativi del primo decennio del nuovo millennio, grazie alle sue istallazioni Apichatpong è stato nominato fra i finalisti del prestigioso premio biennale Hugo Boss Prize, conferito dal Guggenheim Museum di New York e questo ha permesso alle sue quotazioni d'artista di schizzare alle stelle.
Queste le parole con cui Olivier Père, il direttore artistico del Festival ha commentato la sua nomina a Presidente di Giuria: "Apichatpong ha inventato un cinema mutante che capovolge le nostre abitudini di spettatore e ci porta verso territori inesplorati e vicini al sublime”.