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In base alle sue rivendicazioni, l’iniziativa "Ecopop" costituisce un attacco pericoloso alla lotta contro la povertà: secondo i promotori, il problema non sta nelle cause della povertà, che costringe le persone a migrare, ma nel numero di persone povere che arrivano in Svizzera. Ecco uno dei motivi per dire NO a questa iniziativa.
Il testo dell'iniziativa "Ecopop" non contiene a priori alcun obbligo giuridico in contrasto con i diritti umani. Tuttavia, la sua applicazione rischia di portare a misure discriminatorie contrarie ai diritti umani. I diritti dei rifugiati che faranno richiesta d’asilo in Svizzera potrebbero essere limitati, e la politica svizzera in materia di sviluppo dovrà adottare delle misure che sono diametralmente opposte al suo impegno nella lotta contro la povertà e nel rafforzamento dei diritti delle donne.
Secondo "Ecopop" il problema della povertà non risiede nelle cause di esso, ma nel numero dei poveri. Amnesty è anche impegnata a livello mondiale contro la povertà. Questa lotta, però, deve cominciare con il riconoscimento dei diritti umani fondamentali di ogni persona. Dobbiamo combattere la discriminazione, la disparità di accesso alle risorse, la violenza e la repressione contro i gruppi svantaggiati. Dobbiamo lottare per i diritti fondamentali, tra cui quello di avere un tetto sopra la testa, di beneficiare di cure mediche e di un'istruzione di base.
Amnesty International lavora per assicurare che ognuno di noi possa vivere con dignità.
I diritti dei rifugiati in pericolo
"Ecopop" chiede di fissare un limite annuale dello 0,2% all’immigrazione netta. Dal punto di vista della tutela dei diritti umani, questa misura comporta il rischio che alle persone bisognose di protezione - tra cui ovviamente i rifugiati - venga negato l'accesso al nostro paese o vengano espulsi, forse, in violazione del principio di non respingimento, che fa parte del diritto internazionale vincolante.
Per i diritti sessuali e riproduttivi
L'iniziativa chiede che almeno il 10% del denaro investito dalla Svizzera nell’aiuto allo sviluppo sia consacrato a misure volte a incoraggiare la "pianificazione familiare volontaria", vale a dire alle misure contraccettive. La Svizzera dovrebbe quindi pagare 150 milioni per il controllo delle nascite nei paesi più poveri.
Non esiste il "diritto alla pianificazione familiare", ed è molto più importante rafforzare i diritti sessuali e riproduttivi di ogni persona, in particolare delle donne, che ancora oggi e in molte parti del mondo, sono sottoposti a grandi pressioni. È in difesa di questi diritti che Amnesty s’impegna attualmente con la sua campagna "My Body, My Rights”.
Rafforzare i diritti sessuali e riproduttivi delle donne non significa che il Nord - con la sua lunga tradizione di paternalismo nel campo del controllo delle nascite - abbia il diritto di costringere le donne del Sud ad avere meno figli.. Ogni donna ha il diritto non solo di decidere autonomamente il numero dei suoi figli, ma anche di ricevere un'educazione sessuale completa e di accedere a servizi sanitari adeguati.
18 novembre 2014