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LUGANO - Andava a Milano con un'auto a noleggio, caricava alcuni siriani e li portava fino a Basilea-Kleinhüningen dove faceva loro attraversare il valico pedonale. Lo ha fatto almeno dieci volte trasportando 35 migranti. Per questo il 37enne S.M. è stato condannato dalle Assise correzionali di Mendrisio, riunitesi a Lugano, a una pena di 15 mesi e 24 aliquote da 10 franchi, entrambe sospese con la condizionale per quattro anni.
Il passatore inconsapevole - L'uomo era impiegato presso il negozio di un iraniano residente a Lugano, già condannato nel novembre scorso per aver messo in piedi una rete criminale dedita al trasporto di migranti dall'Italia alla Germania. S.M. ha spiegato di aver trasportato queste persone su richiesta del suo capo e credendo che fossero suoi famigliari o amici. Solo dopo l'arresto avrebbe capito di far parte di una vera e propria organizzazione. Circostanza contestatagli dalla procuratrice pubblica Margherita Lanzillo, che gli ha ricordato di come abbia addirittura preparato una trasferta in Grecia in camper per recuperare almeno 7 clandestini, viaggio che non si realizzò. "Come poteva pensare che queste persone venissero trasportate gratuitamente?", ha chiesto la pp. L'inconsapevolezza non è stata creduta nemmeno dal giudice Amos Pagnamenta: "Non poteva non sapere", ha commentato leggendo il verdetto.
La staffetta - Per andare fino a Cormano, caricare i migranti, portarli al confine tedesco e infine tornare in Ticino, l'uomo impiegava tra le sei e le sette ore. Il momento più delicato del viaggio era l'attraversamento del confine svizzero. La banda percorreva i valichi incustoditi utilizzando il metodo della staffetta. L'iraniano lo precedeva di qualche minuto a bordo della sua Golf e, accertatosi che non vi fossero controlli, telefonava per dare il via libera. A questo scopo usavano delle sim prepagate. Il capobanda, infatti, è stato anche condannato per aver infranto la Legge federale sulle telecomunicazioni: l'uomo ha infatti custodito e distribuito almeno 1'900 schede prepagate della Lycamobile.
700 franchi al mese - A colpire è il fatto che l'italiano abbia compiuto questi dieci o più viaggi incassando solo una minima parte dell'indebito profitto dell'organizzazione. Infatti a motivarlo sarebbe stata la speranza di mantenere il suo impiego da 700 franchi al mese. Mentre la banda, gestita dal suo datore di lavoro, ha incassato tra i 23 e i 35mila franchi, chiedendo ai 143 siriani trasportati un "biglietto" che variava tra i 500 e gli 890 franchi. Un costo decisamente sproporzionato, rispetto ai circa 360 franchi di una corsa legale, per questo motivo sia l'imputato odierno che tutti i membri del gruppo sono stati condannati anche per usura aggravata.
La menzogna per il permesso - Chiaramente, nessuno avrebbe concesso un permesso di soggiorno a una persona con un reddito così esiguo. Per questo l'uomo ha mentito all'Ufficio stranieri, sottoscrivendo un contratto che riportava uno stipendio di 2'700 franchi, che mai ha percepito. "Perché ha firmato quel contratto?" Gli ha chiesto il giudice. "Non ho fatto tante domande", ha risposto l'imputato, ammettendo però di aver sospettato che solo così avrebbe potuto ottenere un permesso B. Proprio per questo è stato condannato a un'ulteriore infrazione alla Legge federale sugli stranieri, oltre a quella evidente riguardante il trasporto di clandestini.