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Negli sport americani il primo a dichiarare la sua omosessualità fu il giocatore di baseball Glenn Burke, negli anni 70, ma i giornalisti nascosero la notizia
Carl Nassib è un giocatore di football americano. Omosessuale. Di sicuro non l’unico. Di sicuro l’unico a dirlo a tutti, con un video su Instagram.
Prima di Carl Nassib c’erano stati Robbie Rogers, Michael Sam e Jason Collins. Ma non era proprio la stessa cosa. Il primo, quando ha fatto outing, era un calciatore di medio livello della Major League Soccer, uno sport marginale negli Stati Uniti. Il secondo fu il primo gay dichiarato selezionato da una squadra di football professionistico (i St. Louis Rams), ma non scese mai in campo in una gara ufficiale. Il terzo si liberò di un peso mentre stava giocando le ultime partite della sua lunga carriera.
Prima ancora c’era stato Glenn Burke, ed era proprio la stessa cosa. Ma negli anni 70, quando se una cosa non veniva raccontata dai giornali o dalla tv, semplicemente non esisteva. L’omosessualità di Glenn Burke, quasi ostentata, c’era, eppure non la voleva vedere, raccontare nessuno. Il manager della sua squadra, i Los Angeles Dodgers, gli chiese perfino se poteva sposarsi con una ragazza che aveva voglia di visibilità, come copertura. Lui rifiutò e l’anno dopo fu ceduto agli Oakland Athletics. L’anno successivo, dopo una serie di problemi con alcuni compagni (c’era chi si rifiutava di fare la doccia con lui, chi lo insultava) e complice un infortunio, la carriera di Glenn Burke era già finita a soli 27 anni: un’età in cui un giocatore di baseball dovrebbe dare il meglio.
Disegno in onore del giocatore di baseball Glenn Burke, icona gay (RiotFest)
Burke è stato il primo sportivo di una delle grandi leghe americane – Nba (basket), Nhl (hockey), Mlb (baseball), Nfl (football) – a fare outing. Eppure è più famoso per un’altra cosa: è l’inventore dell’high five. In pratica il primo a “dare il cinque” a qualcuno. Accadde il 2 ottobre del 1977: Burke va a complimentarsi con il compagno di squadra Dusty Baker e gli mette il palmo della mano davanti al naso, Baker passa e glielo schiaffeggia. Diventerà un’esultanza tipica dei Dodgers e poi uno dei più riconosciuti segni universali. Il coraggio di affrontare la sua sessualità in pubblico, con l’aggravante – in quel contesto – di avere la pelle nera, non ha avuto lo stesso effetto emulativo.
Bisogna fare un salto temporale di quasi 44 anni per guardare il video di Carl Nassib e riannodare i fili di una storia che rimane comunque tabù. Soprattutto negli sport di squadra, non solo negli Stati Uniti, dove davvero nessuno si aspettava che il primo giocatore in attività apertamente gay arrivasse dalla lega considerata da sempre quella più machista, il football americano. Qua e là c’erano stati ex giocatori che avevano fatto coming out, ma solo a carriera conclusa. Una questione di soldi e opportunità? Anche, probabilmente. Ma a spiegarlo è stato qualche anno fa proprio uno di loro Kwame Harris, che si è dichiarato gay nel 2013, cinque anni dopo aver chiuso la carriera professionistica in Nfl: “A spaventare non era tanto il fatto di perdere il contratto, ma di come vivere quotidianamente lo spogliatoio”. Parole simili le disse uno dei calciatori più famosi a dichiarare la propria omosessualità, il tedesco Thomas Hitzlsperger (ex Lazio, Aston Villa e Stoccarda), 52 presenze in Nazionale e convocato per un Mondiale e un Europeo: ritirato nel 2013, ha fatto outing l’anno dopo.
Justin Fashanu, morto suicida a soli 38 anni (Keystone)
I danni di una dichiarazione del genere a carriera in corso, in un mondo e in tempi incapaci di gestirne gli effetti, sono racchiusi nella triste storia di Justin Fashanu, uno dei più grandi talenti del calcio inglese anni Ottanta finito suicida a 38 anni. Insultato dall’allenatore Brian Clough per i locali che frequentava si allontanò sempre di più dal calcio che conta, evitato perfino dal fratello John, attaccante del Wimbledon, che disse di non volerne sapere più nulla di lui. Tutti nell’ambiente sapevano dell’orientamento sessuale di Justin, lui lo mise in chiaro una volta per tutte nel 1990, sperando che le cose potessero migliorare. Peggiorarono. Le accuse di violenza, mai provate, di un ragazzo con cui passò una notte di bagordi gli diedero la mazzata finale. Troppo debole, troppo esposto. Lasciò un biglietto d’addio in cui ribadiva la propria innocenza concluso con la frase: “Sperò che il Gesù che amo mi accolga: troverò la pace, infine”.
Fare pace con se stessi, ma soprattutto con la dimensione di sportivo famoso è sempre meno un problema. Lo dimostra il supporto ricevuto in queste ore da Carl Nassib, sostenuto da altri giocatori della Nfl, dalla famiglia, dagli amici. Anche il commissario della Nfl Roger Goodell ha diffuso un comunicato a sostegno di Nassib, dicendo che ha “coraggiosamente condiviso la sua verità”.
Il rugbista Gareth Thomas ai tempi in cui era capitano della nazionale gallese (Keystone)
Insomma, il vento pare davvero cambiato dai tempi di Burke, a cui veniva proposto un matrimonio di convenienza, e da quelli di Fashanu, lasciato solo fino alle estreme conseguenze. Anche il gigante Gareth Thomas, un armadio con 100 presenze nella nazionale gallese di rugby, ha pagato con un’aggressione per le strade di Cardiff per aver semplicemente detto di amare un uomo.
Tra le donne, in America, tutto sembra andare ancora meglio e più in fretta, lì molte giocatrici di calcio e basket hanno dichiarato la loro omosessualità, tra queste la superstar, Megan Rapinoe, due volte campionessa del mondo. Negli sport individuali pare tutto un po’ più facile. Non lo è mai, nonostante i tanti esempi arrivati negli anni dal tennis (Billie Jean King, Martina Navratilova, Amélie Mauresmo), dal nuoto (Ian Thorpe) e dai tuffi (Greg Louganis, Thomas Daley). Ma come detto proprio da Nassib nel suo video, tutto sarà davvero risolto quando queste dichiarazioni non saranno più necessarie, non saranno più una notizia. E non perché qualcuno ha deciso di nasconderle.
Martina Navratilova (Keystone)