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Le false promesse dell’iniziativa «Moneta intera»
- Introduction L’essenziale in breve | Posizione di economiesuisse
- Chapter 1 Il latte e il miele
- Chapter 2 Cos’è la moneta intera?
- Chapter 3 Un esperimento estremo con esito sconosciuto
- Chapter 4 False promesse che aumentano l’incertezza
- Chapter 5 Sono i piccoli risparmiatori a pagarne le conseguenze
- Chapter 6 Uno tsunami di normative all’orizzonte
- Chapter 7 Il sistema a moneta intera sovraccarica e ostacola la Banca nazionale
Il sistema a moneta intera sovraccarica e ostacola la Banca nazionale
La BNS come strumento per l’interesse di singoli
Per rendere digeribili i costi, i rischi e la scarsa libertà di scelta di un sistema a moneta intera, i promotori dell’iniziativa provano a rendere la loro idea più appetibile per la collettività promettendo la distribuzione di circa 10 miliardi di franchi all’anno a Confederazione, Cantoni e popolazione. Una tale elargizione di denaro comporta grossi rischi. Già il sistema attuale crea un certo clima di pretesa: la Confederazione e i Cantoni considerano nel loro bilancio il denaro che si aspettano di ricevere dalla BNS, per un valore di circa un miliardo di franchi all’anno, come entrate future, e programmano quindi le proprie spese di conseguenza. Nel 2014, quando a seguito delle perdite record della Banca nazionale questi versamenti non furono eseguiti, alcuni Cantoni reagirono bruscamente esercitando delle pressioni sulla BNS.
Non serve certo essere dei veggenti per immaginarsi quanto diverrebbero forti tali pressioni in un sistema a moneta intera, dove la distribuzione sarebbe dieci volte maggiore. I 10 miliardi di franchi all’anno che verrebbero distribuiti corrisponderebbero a circa il 7% delle spese attuali di Confederazione e Cantoni. Una sovvenzione di questa portata, come dimostra l’esperienza, non porta a una diminuzione del carico fiscale, ma piuttosto al finanziamento di desideri particolari di ogni sorta, in un’ottica tutt’altro che lungimirante. In futuro la BNS si troverebbe a dover risolvere problemi di cui la vera responsabile sarebbe la politica economica: deficit nella previdenza per la vecchiaia, boom di costi nel sistema sanitario o inefficienze nel settore dell’agricoltura sarebbero solo alcuni degli aspetti più delicati. È illusorio immaginarsi che la creazione di un «quarto potere», ossia quello «monetario», permetta di placare questi desideri. Anzi, si creerebbero sempre nuove esigenze che nell’opinione comune sarebbero ritenute semplici da soddisfare.
Negli ultimi vent’anni la Banca nazionale ha svolto egregiamente il suo compito fondamentale (garantire la stabilità dei prezzi), creando condizioni quadro ideali per l’economia. Per la Banca nazionale potrebbe diventare sempre più difficile svolgere questo compito cruciale, a causa delle pressioni sempre maggiori relative al secondo obiettivo: l’attenzione alla situazione congiunturale. Non appena dovesse trovarsi a cedere per la prima volta a queste forti pressioni, si aprirebbe il vaso di Pandora. Tutti pretenderebbero di ricevere denaro gratuito dalla BNS, e così l’esperimento della moneta intera ripercorrerebbe le orme di altri precedenti storici che sono partiti esattamente da questo punto: se la politica monetaria viene utilizzata per il finanziamento dei servizi dello Stato, è inevitabile che si crei un’espansione della massa monetaria e di conseguenza elevati tassi di inflazione. L’esperienza dimostra che una forte svalutazione della moneta ha conseguenze disastrose sulla dimensione economica, la popolazione e l’intera economia nazionale.
Giocare con l’indipendenza della BNS è perciò estremamente pericoloso. A rassicurarci non basta certo l’affermazione dei promotori della moneta intera secondo cui la BNS dovrebbe continuare a garantire la stabilità dei prezzi. Una banca centrale, se sottoposta a una tale pressione, non può continuare ad agire in modo indipendente rispetto alla politica e all’economia. Prima o poi non riuscirebbe più a svolgere il suo compito di offrire una valuta stabile.
Margine di azione limitato
Il sistema a moneta intera proposto ostacolerebbe dunque la BNS nello svolgimento del suo mandato fondamentale, ossia quello di condurre una politica monetaria nell’interesse generale del paese. Siccome la moneta intera verrebbe distribuita a Stato e popolazione a fronte di nessuna controprestazione, la riduzione della massa monetaria sarebbe molto difficile. Infatti, non si può certo chiedere la restituzione dei regali elargiti. Alla BNS non resterebbe altro da fare se non attuare operazioni di credito a breve termine. Potrebbe tuttavia emergere un problema irrisolvibile legato al calo della domanda di moneta, ad esempio a causa di innovazioni tecniche.
In un sistema a moneta intera la Banca nazionale non potrebbe ridurre la massa monetaria, come fa oggi, vendendo valute estere o aumentando l’aliquota delle riserve minime. Dovrebbe invece essere la Confederazione a correre in aiuto con un’imposta sulla moneta intera, per prelevare una parte del denaro originariamente messo in circolazione come regalo. Sul lungo periodo questo potrebbe comportare delle difficoltà. Anche in questo caso vi sarebbe in agguato il pericolo di tassi di inflazione elevati con i conseguenti costi per l’economia e la società.
La raccolta decentralizzata delle informazioni sarebbe abbandonata
La diminuzione dei mezzi d’azione della BNS e la creazione, de facto, di un monopolio della creazione di denaro si ripercuoterebbero molto sfavorevolmente sulla qualità della politica monetaria svizzera. L’economia e la popolazione svizzera hanno bisogno che l’offerta e la domanda di moneta siano il più possibile corrispondenti. Essendo l’unico soggetto autorizzato a mettere a disposizione massa monetaria, la BNS deve saper valutare esattamente la domanda di moneta per poter presentare un’offerta consona. In un sistema a moneta intera solo la BNS dovrebbe fare delle stime relative alla domanda di moneta, mentre attualmente questa responsabilità spetta anche alle banche. Due ragioni importanti militano contro questo cambiamento del sistema.
In primo luogo, conformemente alla legge dei grandi numeri, la precisione di una previsione tende ad aumentare con il numero di partecipanti. In altre parole, se la domanda di moneta fosse lasciata alla sola valutazione della BNS, la qualità delle previsioni tenderebbe a diminuire, ciò che porterebbe a un pessimo dosaggio della massa monetaria dalle conseguenze dannose per l’economia. In seguito, grazie al loro contatto permanente con la clientela, le banche sono in contatto diretto con la realtà. Esse possono dunque meglio valutare la domanda di denaro, e questo in tempo reale. Al contrario, la BNS basa le proprie valutazioni solo su dati storici. I vantaggi della raccolta decentralizzata delle informazioni non devono essere sacrificati.