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CONSIDERAZIONI ETICO-RELIGIOSE E DOLORE CRONICO
La terapia cognitiva prevede la correzione dello stato emotivo e comportamentale dell'individuo. Un processo lungo e laborioso, impossibile senza la giusta attitudine mentale e la volontà del medico e del paziente.
L'uomo non sempre possiede la capacità di attivare i suoi innati meccanismi della regolazione dell'intensità del dolore e nemmeno quelli di autodifesa, autoriparazione e auto guarigione. Lo stesso dicasi della scienza medica che, nonostante i numerosi medici, specialisti, le numerose cliniche e gli ospedali, le numerose ricerche e i numerosi farmaci, non è stata capace di eliminare il dolore cronico. Per raggiungere così importanti obiettivi, medico e paziente devono possedere qualità superiori morali e spirituali. Questo concetto, apparentemente poco scientifico, è stato di recente scientificamente studiato da R. Sperri, professore di psicologia presso l'università della California e riassunto nel suo libro " Science and moral priority " (Scienza e priorità morale). Gli studi di Sperri sono stati successivamente riconfermati dal premio Nobel per la neurofisiologia J. Eccles e pubblicati in un libro intitolato " How the Self controls the brain " ( Come il Se controlla il cervello). Per Eccles l'espressione filosofica del " "Se" equivale a quella religiosa di anima e rappresenta il punto focale della nostra psiche nella quale mostra la sua immagine ( il " Regno di Dio " dentro di noi" ). Dalle qualità del "Se" o anima dipenderebbe lo sviluppo di uno stato di coscienza superiore o inferiore, capace o incapace di illuminare il cervello in modo da produrre una performance cerebrale adeguata alle varie richieste dell'organismo. Per Eccles lo sviluppo di un " Se" superiore è possibile con la messa in pratica di una volontà morale e di una disciplina superiori focalizzati verso pensieri e azioni comportamentali simili alle linee guida volute da Dio. Lo sviluppo di un simile stato di coscienza o illuminazione sarebbe capace di permettere l'emissione simultanea , da parte dei neuroni, di un numero di fotoni sufficienti per illuminare e dare all'individuo la giusta performance cerebrale, inclusa quella della regolazione del dolore cronico.
Le conclusioni di Sperri e di Eccles sono state riconfermate da altri scienziati, ma erano già state intuite da Gesù che congedava i Suoi malati con la seguente affermazione" I tuoi peccati ti sono stati rimessi, vai e non peccare più". Con questa affermazione il grande Maestro voleva comunicarci che i sintomi della malattia altro non sono che la somatizzazione dei nostri peccati o comportamenti. La remissione ( non la guarigione ) dei sintomi implicava la volontà morale e la disciplina di " non peccare più" . Questo concetto etico è stato meravigliosamente espresso da Michelangelo nel suo famoso dipinto " La Creazione ", nel quale la sede del regno di Dio viene raffigurata essere nel Talamo, ossia nel centro del cervello che, guarda caso, è la zona più vascolarizzata e illuminata del corpo umano. Nel Talamo i convoglia tutta la luce entrata attraverso gli occhi e poi trasportata nelle altre aeree cerebrali e del resto del corpo umano. Il contatto digitale fra Dio e l'uomo, così come appare nel dipinto, esprime la necessità per l'uomo di mantenere con Dio il necessario "contatto".
Queste mie riflessioni, frutto di oltre cinquanta anni di attività professionale, possono apparire strane per l'epoca eccessivamente scientifica in cui viviamo e per il condizionamento scolastico ricevuto, ma in realtà il più grande peccato dei nostri tempi è quello appunto di aver perduto il senso del peccato e quindi delle regole morali di comportamento. I pazienti e i medici vengono oggi deresponsabilizzati dei loro comportamenti al punto di auto vittimizzarsi e di e affidare la loro salute all'intervento farmacologico che non implica alcun sforzo per cambiare abitudini e personalità. A tal proposito voglio qui solo ricordare quanto scritto da un famoso medico canadese Kirkaldy-Willis, professore di ortopedia all'università di Saskatchewan:
"Il medico saggio sa che in pratica non è sempre facile essere scientifici come si vorrebbe....ad un certo punto della storia dei pazienti siamo costretti a oltrepassare il confine della scienza e passare in quello della metafisica...." Alla fine il Prof. Kirkaldy-Willis si rivolge ai suoi pazienti con questa semplice e significativa affermazione:
"You, your-Self have to make a big effort"
Per indicare appunto che la guarigione non dipende solamente dal suo intervento terapeutico, ma anche dallo sforzo di volontà e dall'impegno del paziente di cambiare stile di vita.