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INTERNAZIONALE / Da giorni basta aprire un giornale, scorrere le notizie sul telefono, guardare un notiziario in tv per sentirci dire che siamo in guerra. L’emergenza Covid-19 è quasi ovunque trattata con un linguaggio bellico: si parla di trincea negli ospedali, di fronte del virus, di economia di guerra; ogni sera la Protezione civile dirama un bollettino con il numero dei morti e dei contagiati che aspettiamo col fiato sospeso. Lo scrittore Sandro Veronesi ha anche detto che sogna “una Radio Londra che ogni sera alle sette annunci i passi avanti che ogni centro di ricerca ha mosso quel giorno”.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump non nomina mai il coronavirus ma parla di “virus cinese” o di “virus di Wuhan”, secondo la consolidata tradizione dei populisti che prosperano solo quando c’è un nemico esterno da respingere, possibilmente con la forza.