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mercoledì 10 aprile 2013
35 - Tanta vita
Tanta vita
Alejandro Palomas
pag. 336
ed. Neri Pozza
Penso che questo libro abbia perso gran parte del suo fascino per me perché l'ho letto subito dopo La figlia della fortuna di Isabel Allende, chiaramente non regge il confronto e l'ho trovato un po' piatto, molto introspettivo, ma non mi è dispiaciuto del tutto.
Se pensate di leggere il libro, non leggete questa mia "recensione" in quanto contiene anticipazioni.
Questa famiglia sembra un concentrato di problemi :
Mencìa, la nonna di novant'anni, con una demenza senile che sembra sempre più spesso non reale, che rutta, si fa la pipi addosso (nella pelliccia di visone) e che dice ad ognuno quello che pensa, senza preoccuparsi di offendere le persone che "ama" e di essere maleducata fino all'inverosimile nei confronti di persone che nemmeno conosce; si è rotta un braccio e dà la colpa alla figlia Flavia.
Lìa, figlia di Mencía che ha perso la figlia Helena, proprio quando l'aveva ritrovata, dopo aver subito tutta la vita la sua gelosia, e si fa in quattro per non scontentare nessuno ma vive come in una bolla di sapone senza mai uscire di casa.
Flavia, sorella di Lía, che si occupa di sua madre, ma la detesta per averla separata dal suo grande amore ( e nel libro si scopre anche come ...), si sposa con Hector perché sua mamma non lo può soffrire e si rompe una gamba.
Beatriz, che torna da un convegno e trova la casa completamente svuotata da suo marito che si è innamorato di un altro uomo e decide di farla ripartire da zero, ed in seguito a questa viene colpita da una malattia dolorosa che le provoca delle forti fitte
Inés, che è disposta a perdere tutto quello che ha, marito e figlio, per amore di un'altra donna; Inés soffre di anoressia, ma i suoi problemi sono appena cominciati.
Mi ha lasciata un po' perplessa tutta questa catena di malattie e gessi e il fatto che tutte abbiano problemi coniugali o che li abbiano avuti come nel caso di Mencía.
Un'altra cosa che mi ha dato da riflettere è come sia possibile che per tutta la loro vita non si siano parlate chiaramente e nell'arco di tre anni, tanto dura il romanzo, abbiano approfittato di ogni occasione possibile per dirsi tutto quello che pensano nel bene e nel male e di far saltare fuori verità che non erano mai venute a galla.
Tutti i mariti del libro sono meschini, maschilisti, prepotenti e non amano le loro mogli e le trattano male, le ignorano o le trascurano.
Penso che possano esserci casi sfortunati, ma cinque su cinque e per di più le uniche cinque della famiglia?
Ho trovato il finale un po' improbabile e sicuramente grottesco, nessuno si comporterebbe così per un parente.
Una cosa che mi ha mandato spesso in confusione è il continuo cambiamento dell'io narrante, direi uno diverso ogni paragrafo, ed essendo tutte o quasi imparentate fra loro e dicendo cose tipo "mamma è decisa" o "mia sorella è di cattivo umore oggi", dovevo leggere diverse righe prima di capire chi parlava e a chi si riferiva.
Questo romanzo viene definito come l'opera della maturità di Alejandro Palomas, non oso pensare a come sono gli altri, e poi ha 45 anni, non è mica un novantenne che ha finalmente scritto il suo libro massimo
Trama dalla casa editrice.
Nonna Mencía ha un braccio rotto e novant’anni. E a novant’anni, si sa, si perde il pudore e allora affiorano le verità scomode, le magagne, i segreti più crudeli, come quello che per anni è riuscita a nascondere alle figlie.
Flavia ha accolto Mencía a casa sua, l’ha vista invecchiare e perdere la memoria. Dovrebbe odiarla visto che, un giorno di tanti anni fa, ha posto fine all’unica storia d’amore della sua vita. Ma Mencía è pur sempre sua madre, e poi l’esistenza è un gioco strano e forse lei ha giocato male le sue carte.
Lía accudisce amorevolmente tutti, la madre Mencía, le figlie Beatriz e Inés, ma non riesce a superare il dolore per la scomparsa di Helena, la sua prima figlia. Helena, silenziosa e bella nella sua precarietà. Helena, innamorata del padre e del mare. Navigavano insieme come due meduse mute, due porte chiuse della stessa soffitta. E tornavano dalle loro gite in barca radiosi ed esausti. Un giorno, però, Helena si è avventurata in mare da sola e non è piú tornata.
Beatriz, invece, è rientrata a casa in un giorno di pioggia e non vi ha piú trovato Arturo, suo marito. La casa era vuota. Non un solo mobile, né un quadro, e nemmeno una pianta. Niente. Solo uno squallido, laconico biglietto d’addio.
Inés, infine, ha una strana luce sul viso da quando Sandra, un paio di occhi neri come due sentieri che si incrociano nel folto del bosco, è sbucata a tradimento, come una nube in tempesta, nella redazione del giornale in cui lavora.
Mencía, Flavia, Lía, Beatriz, Inés: cinque donne spagnole della stessa famiglia e di tre diverse generazioni, cinque donne che si incontrano in una casa della zona ovest di una Minorca autunnale, circondata dal mare come un tappeto di lana grossa e azzurra, per mostrare che, al di là dei tempi e dei mutamenti, il cuore delle donne non si lascia facilmente abbattere dai colpi della vita.
Questo libro partecipa a "100 libri in un anno", "Tributes Reading Challenge", "Reading Challenge 2013", "Library Books Reading Challenge 2013".