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<h2>SubmittedText<h2><p>Per i contadini l'abolizione del contingentamento lattiero ha rappresentato una catastrofe per quanto concerne l'andamento dei prezzi del latte. L'esistenza di numerosi produttori è minacciata. Gli sviluppi in atto sul mercato caseario mostrano che l'agricoltura svizzera non può che uscire perdente e distrutta dalla totale apertura del mercato.</p><p>A questo proposito il Consiglio federale è invitato a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Ritiene che con l'evoluzione del prezzo del latte in atto dall'inizio dell'anno, più precisamente dal 1° maggio 2009, i contadini possano ancora produrre in modo da coprire i costi e sopravvivere?</p><p>2. Secondo le stime del DFE, quante aziende dedite alla detenzione di bestiame lattifero saranno costrette a cessare la loro attività a causa di questa strategia del latte a basso costo?</p><p>3. Il Consiglio federale ritiene che nelle circostanze attuali l'agricoltura sia ancora in grado di adempiere il mandato conferitole in virtù dell'articolo 104 della Costituzione, in particolare tenendo conto delle esigenze in materia di sostenibilità, occupazione decentrata, multifunzionalità ed ecologia?</p><p>4. Quali ripercussioni ha il crollo del prezzo del latte sulla gestione e sugli insediamenti nelle aree rurali, in particolare della regione di montagna, e sul carico degli alpi?</p><p>5. Quali misure il Consiglio federale ritiene debbano adottare le piccole e medie aziende per avere un futuro?</p><p>6. Il Consiglio federale pensa che in un Paese come la Svizzera, caratterizzato da salari elevati, sia possibile praticare un'agricoltura che possa competere con quella estera (p. es. anche nel settore lattiero)?</p><p>7. Quante aziende e quanti posti di lavoro rientrerebbero in un contesto con un'agricoltura di questo tipo?</p><p>8. Quante aziende e quanti posti di lavoro il Consiglio federale ritiene debbano scomparire nei prossimi dieci anni?</p><p>9. Alla luce degli sviluppi straordinari in atto sul mercato lattiero, il Consiglio federale è disposto ad adottare misure d'urgenza giusta la LAgr? Se è il caso, quali?</p><p>10. Il Consiglio federale non ritiene che l'apertura del mercato agricolo comporti per forza di cose maggiori importazioni che, nonostante le diminuzioni dei prezzi, consentiranno alla grande distribuzione di mantenere i suoi margini sulle vendite a discapito dei produttori?</p><p>11. L'aumento delle importazioni non comporta il rischio che l'ottima qualità dei generi alimentari svizzeri venga minata e peggiori con gli svantaggi che ciò rappresenta per i consumatori elvetici?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Di seguito il Consiglio federale esprime il proprio parere in merito alle domande degli autori dell'interpellanza.</p><p>1. Il Consiglio federale è ben consapevole della gravità della situazione in cui versano attualmente i produttori svizzeri di latte. La crisi economica ha provocato, analogamente a quanto è accaduto in altri settori, un crollo della domanda e, di conseguenza, massicce riduzioni di prezzo. Nel 2008 il prezzo del latte era di nuovo sensibilmente aumentato e pertanto il calo di quest'anno è stato particolarmente marcato. Tuttavia, dal confronto dell'andamento pluriennale del prezzo del latte emerge che nel primo trimestre dell'anno in corso i produttori hanno potuto spuntare un prezzo più elevato rispetto allo stesso periodo del 2007. Da allora il prezzo medio è sceso a 63 centesimi circa e ad agosto era di 9 centesimi circa al di sotto del valore registrato nel 2007. Saranno decisivi gli sviluppi sul mercato lattiero internazionale, dove attualmente si osservano alcuni segnali di ripresa dei prezzi (aumento del prezzo del latte intero in polvere neozelandese del 50 per cento tra giugno e settembre 2009 nonché prezzi del burro più stabili nell'UE).</p><p>Va osservato, inoltre, che dal 2009 le aziende lattiere ricevono pagamenti diretti più elevati. Nel quadro della Politica agricola 2011, il Parlamento ha decretato, con relative decisioni in materia di preventivo, la riduzione del sostegno al mercato lattiero e l'aumento dei pagamenti diretti per i produttori di latte pari a circa 200 milioni di franchi (ovvero in media a 7 centesimi al chilo di latte). Le attuali condizioni di prezzo coincidono ancora con le ipotesi sulle quali il Consiglio federale si è basato nel concepire e nell'attuare la Politica agricola 2007 e la Politica agricola 2011.</p><p>2./7./8. Con le tappe della riforma agraria attuate finora si è proceduto a una progressiva riduzione degli interventi statali sul mercato e del sostegno ai prezzi. I fondi così liberatisi sono stati trasferiti ai pagamenti diretti e sono stati sviluppati gli strumenti per una migliore valorizzazione dei prodotti svizzeri (promozione della qualità e dello smercio, caratterizzazione, aiuti agli investimenti). Questa strategia è stata più volte confermata sia dal Consiglio federale sia dal Parlamento. La riforma ha fatto sì che il settore agroalimentare riuscisse a sfruttare al meglio il proprio potenziale in termini di tagli dei costi e creazione di valore aggiunto e quindi che la competitività aumentasse. Il Consiglio federale non persegue la strategia del latte a basso prezzo, bensì una strategia della qualità. Il suo obiettivo non è obbligare le aziende a cessare l'attività con prezzi bassi, bensì promuovere la creazione di un reale valore aggiunto. Gruyère, Tête de Moine o Bündner Bergkäse ne sono un esempio. Questi prodotti, infatti, dimostrano com'è possibile creare e preservare posti di lavoro attraverso un elevato valore aggiunto.</p><p>Parallelamente, il mutamento strutturale prosegue, già che il progresso tecnico accresce la produttività. Nel quadro della Politica agricola 2011 è stato ritenuto socialmente sostenibile per le famiglie contadine interessate un mutamento strutturale dell'ordine del 2,5 per cento l'anno, in quanto è possibile farlo coincidere, nella maggior parte dei casi, con il cambio generazionale. Negli ultimi anni il mutamento strutturale è rimasto al di sotto di tale valore. Tra il 2000 e il 2008 il calo della manodopera è stato dell'ordine del 2,3 per cento, quello delle aziende dell'1,8 per cento all'anno. In tal modo è garantita la sostenibilità sociale. Quali strutture si sviluppano alle condizioni quadro date dipende dalle decisioni delle singole imprese; non spetta allo Stato fissare obiettivi rigidi per le strutture. La sola condizione sociale a questo proposito è che venga preservata un'agricoltura contadina con aziende a conduzione familiare.</p><p>3./4. Grazie alle quattro tappe della riforma agraria gli obiettivi ai sensi dell'articolo 104 della Costituzione vengono raggiunti in maniera più adeguata rispetto al passato: la produzione di calorie è notevolmente aumentata; l'impatto ambientale della produzione agricola (perdite di azoto e fosforo, impiego di prodotti fitosanitari) è stato ridotto; la quota di superfici gestite nel rispetto della natura (compensazione ecologica, agricoltura biologica) è cresciuta; la detenzione di animali da reddito rispettosa delle loro esigenze ha acquisito maggiore rilevanza; in particolare nelle regioni rurali periferiche l'agricoltura continua a contribuire in maniera determinante all'occupazione decentrata del territorio; l'evoluzione del reddito dei contadini segue la scia di quello della restante popolazione, seppur il divario tra i due non sia diminuito; le aziende contadine hanno potuto effettuare gli investimenti necessari; il tasso di rinnovamento del capitale è addirittura migliorato. Le turbolenze che imperversano attualmente sul mercato lattiero non mettono in dubbio questo bilancio positivo.</p><p>Il Consiglio federale è consapevole della particolare valenza della regione di montagna. Sulla base delle decisioni in materia di preventivo, nel 2009, i pagamenti diretti specifici per la regione di montagna e d'estivazione sono stati aumentati di oltre 90 milioni di franchi. Il Consiglio federale parte dal presupposto che, mediante tale provvedimento, la gestione globale delle superfici (incl. regione d'estivazione) e l'occupazione decentrata del territorio non siano a rischio. Tuttavia è intenzione del Consiglio federale seguire attentamente gli sviluppi e, se necessario, introdurre per tempo misure correttive.</p><p>5. Ogni azienda agricola e ogni famiglia contadina dispongono di diverse condizioni per assicurarsi un futuro economicamente sostenibile. Le aziende che forniscono il proprio latte in segmenti a forte valore aggiunto (Gruyère, ecc.) hanno possibilità diverse rispetto a quelle che producono latte ad uso industriale. Per queste ultime risultano prioritarie strategie per la diminuzione dei costi come la crescita aziendale o il potenziamento della collaborazione interaziendale, già che, tra l'altro, l'utilizzo di tecniche di mungitura più moderne ed efficaci nella produzione di latte presuppone determinate dimensioni aziendali. Altre possibilità di sviluppo aziendale sono la produzione per mercati di nicchia, la cessazione della produzione lattiera e lo sviluppo di altri rami aziendali, la diversificazione (p. es. agriturismo) o l'avvio di un'attività a titolo accessorio.</p><p>6. La Svizzera è il Paese dai salari elevati, ma non in tutti gli ambiti. Negli ultimi anni i costi salariali effettivi, in Svizzera, sono aumentati in maniera decisamente inferiore rispetto all'estero tanto che, attualmente, sono allo stesso livello di quelli dei Paesi confinanti. In generale, l'economia svizzera può sostenere la concorrenza sul piano internazionale solo se è migliore in termini di efficienza e/o qualità.</p><p>Impostando in maniera adeguata i vari strumenti di politica agricola, la produzione agricola e la fornitura di prestazioni d'interesse generale in Svizzera saranno possibili anche in condizioni di maggiore apertura delle frontiere. A tal fine anche il settore agroalimentare deve fornire un contributo e utilizzare in maniera coerente le opportunità del luogo di produzione Svizzera. Diversi fattori di costo, come la varietà topografica e climatica o l'elevato livello dei salari, non hanno soltanto ripercussioni negative, ma offrono anche la possibilità di differenziare i prodotti svizzeri e di commerciarli con un elevato valore aggiunto. L'agricoltura viene sostenuta mediante gli aiuti agli investimenti a favore del miglioramento delle strutture di produzione e commercializzazione, la promozione dello smercio, il sostegno di misure di solidarietà e i pagamenti diretti per le prestazioni d'interesse generale. In tal modo è possibile compensare gli svantaggi in termini di costi rispetto all'estero. Partendo dal presupposto che, tendenzialmente in futuro le derrate alimentari e le materie prime scarseggeranno e saranno più care, la Svizzera si trova in una buona posizione.</p><p>9. Nel gennaio 2009 la Confederazione e le organizzazioni mantello dell'agricoltura e dell'economia lattiera hanno varato un pacchetto di misure atto a sgravare il mercato del latte. Nel febbraio 2009 la Confederazione ha altresì dichiarato obbligatorie per i non membri, fino a fine 2009, le misure di solidarietà dell'organizzazione Produttori svizzeri di Latte. Nella sessione estiva 2009 il Parlamento ha approvato una richiesta di credito aggiuntivo del Consiglio federale per un totale di 14 milioni di franchi. Di conseguenza, nel primo semestre 2009, la Confederazione ha potuto sostenere con 9 milioni di franchi lo smercio di burro ad uso industriale e artigianale all'interno del Paese. I restanti 5 milioni di franchi sono stati impiegati per promuovere le esportazioni di panna. D'intesa con l'Interprofessione del latte svizzero, fondata il 29 giugno 2009, dal luglio scorso l'Ufficio federale dell'agricoltura calcola e pubblica mensilmente un indice dei prezzi del latte di latteria. Sulla base di tale indice l'Interprofessione del latte svizzero ha deciso di pubblicare, per il secondo semestre del 2009, un prezzo indicativo del latte di latteria. Il 21 ottobre 2009, inoltre, il Consiglio federale ha varato ulteriori misure a favore dell'economia lattiera: da un lato saranno liberati 4,5 milioni di franchi dal fondo per l'importazione di burro a sostegno della filiera nello sgravio del mercato e, dall'altro, sarà aumentato di 18 milioni di franchi il credito per la legge sul cioccolato che contribuirà soprattutto ad aumentare lo smercio del burro e del latte in polvere svizzeri. Il Consiglio federale è disposto a dichiarare vincolanti per un periodo di tempo ben definito eventuali decisioni dell'Interprofessione del latte svizzero volte a una maggiore trasparenza sul mercato lattiero, laddove i provvedimenti siano adeguati e conformi al diritto.</p><p>10. La liberalizzazione nel settore del commercio estero comporta, di regola, un aumento non soltanto delle importazioni, bensì anche delle esportazioni. Ne è un esempio l'introduzione del libero scambio con l'UE nel settore caseario. Tra gennaio e settembre 2009 le importazioni sono aumentate di 2000 tonnellate, le esportazioni di 1800 tonnellate. Gli aumenti nell'importazione sono da ricondurre principalmente ai formaggi freschi e a pasta molle di produzione industriale, mentre quelli nell'esportazione soprattutto a formaggi di maggiore valore aggiunto quali quelli a pasta semidura e da fondue. In termini di valore, dunque, dalla completa introduzione della liberalizzazione del commercio caseario, nel 2007, la bilancia commerciale risulta stabile. Va inoltre osservato che negli ultimi anni le esportazioni di quelle varietà di formaggio per le quali prima della liberalizzazione del commercio caseario vigeva un accesso preferenziale con un dazio molto basso al mercato dell'UE (p. es. Emmentaler) sono di continuo diminuite. Grazie al libero mercato però, sono notevolmente aumentate le esportazioni di altre varietà di formaggio che hanno più che compensato le perdite dei tradizionali formaggi d'esportazione. L'incremento delle esportazioni è notevolmente più marcato e la bilancia commerciale dal punto di vista quantitativo addirittura in positivo se si considera che la tendenza negativa riscontrata per le varietà tradizionali non è da imputare alla liberalizzazione del commercio caseario. Senza quest'ultimo la situazione sul mercato lattiero sarebbe dunque decisamente peggiore rispetto a quella attuale.</p><p>Onde creare maggiore trasparenza sul mercato, l'Ufficio federale dell'agricoltura pubblica mensilmente un rapporto sul mercato lattiero con un margine lordo totale sul latte. Corrisponde al vero che dopo aver toccato un minimo record nella primavera 2009, questo margine si è fortemente ripreso. Negli ultimi dieci anni, però, è in atto una tendenza al ribasso e anche i margini dei settori a valle devono orientarsi alla concorrenza estera.</p><p>11. Con la revisione della legge federale sugli ostacoli tecnici al commercio ("Cassis de Dijon") il Parlamento ha decretato l'obbligo relativo all'indicazione del Paese di origine delle derrate alimentari. Unitamente alle prescrizioni dell'ordinanza sulle dichiarazioni agricole ciò garantisce che i consumatori svizzeri siano informati in maniera esaustiva e trasparente sulla provenienza e i metodi di produzione vietati in Svizzera (p. es. allevamento in batteria di galline ovaiole) di una derrata alimentare. I consumatori possono essere convinti dei vantaggi dei prodotti svizzeri e ricompensarne la straordinaria qualità. La differenziazione dei prodotti crea in modo permanente valore aggiunto e costituisce anche la sola risposta sostenibile all'apertura dei mercati. Lo stesso vale anche per gli altri settori economici.</p>  Risposta del Consiglio federale.