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Le striscianti internazionalizzazione, burocratizzazione, centralizzazione e armonizzazione minacciano la nostra democrazia diretta. Cantoni e comuni non decidono praticamente più da soli, bensì eseguono soprattutto le leggi della Confederazione.
Durante la conferenza stampa che l’UDC ha tenuto oggi (27.07.2017), i consiglieri nazionali Albert Rösti, Adrian Amstutz, Alfred Heer e Manfred Bühler, hanno denunciato l’atteggiamento vieppiù arrogante e autoritario che il Consiglio federale e la sua amministrazione stanno adottando nei confronti della democrazia diretta. Queste autorità elaborano la propria agenda, la impongono servendosi del pretesto del diritto internazionale pubblico e non esitano a informare in modo incompleto la popolazione per raggiungere i loro obiettivi. Questa evoluzione è una minaccia per la democrazia diretta, perché il cittadino non sa più se le informazioni che gli vengono date dalle autorità elette e dall’apparato amministrativo siano corrette, sufficienti ed equilibrate.
Sono esattamente 3 anni che il popolo e i catoni svizzeri hanno approvato l’iniziativa contro l’immigrazione di massa. Il sovrano ha così dato al Consiglio federale e al Parlamento un mandato chiaro: la Svizzera deve riprendere il controllo autonomo dell’immigrazione nel suo territorio, imponendo dei tetti massimi e dei contingenti. Sempre secondo l’articolo costituzionale approvato da popolo e cantoni, i trattati di diritto pubblico contrari a questo principio dovevano essere rinegoziati entro tre anni e adeguati. In caso di non-applicazione della decisione popolare del 9 febbraio 2014, il Consiglio federale doveva metterla in atto per via di ordinanza. L’UDC constata oggi che la maggioranza del Consiglio federale e del Parlamento ignora deliberatamente la decisione del popolo, rimettendo così in questione le fondamenta del nostro regime politico basato sulla democrazia diretta.