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Il 2008 sarà senza dubbio un "annus horribilis" per il settore finanziario, ma la piazza svizzera rimane comunque sana, ritiene il presidente dell'Associazione svizzera dei banchieri Pierre Mirabaud. Anche secondo il ministro delle finanze Hans-Rudolf Merz, le banche svizzere non hanno bisogno di aiuti.
Le banche centrali sono riuscite ad "evitare il peggio", ma rimane il fatto che negli ultimi mesi diversi istituti bancari hanno commesso numerosi errori", ha dichiarato giovedì a Zurigo Pierre Mirabaud, in occasione della tradizionale Giornata dei banchieri.
Il presidente dell'Associazione svizzera dei banchieri (ASB) ha criticato l'avidità di alcuni operatori, gli incentivi sbagliati impiegati da molte banche e le lacune emerse nella gestione dei rischi. A suo avviso, nella crisi attuale non è però il sistema ad avere fallito, le colpe vanno piuttosto ricercate tra i singoli operatori.
"La cosa che mi ha irritato maggiormente è la perdita del buon senso", ha dichiarato Mirabaud, chiedendo all'elite dell'economia di dare maggiore prova in futuro di una sana dose di responsabilità. Il presidente dell'ASB non ritiene comunque necessario reagire alla crisi con rapidi provvedimenti a livello di regolamentazioni.
Reputazione non scalfita
Anche gli istituti bancari svizzeri hanno dovuto riconoscere il fallimento della gestione dei rischi, ha proseguito Mirabaud. Ma vi sono tuttavia diversi elementi che permettono di rimanere fiduciosi, a cominciare dal fatto che, nel suo insieme, la reputazione internazionale della piazza finanziaria elvetica è tuttora intatta.
A detta del presidente dell'ASB, la Svizzera non è messa in relazione all'attuale crisi finanziaria. Inoltre le turbolenze offrono anche opportunità. L'intero sistema dovrà trarre le debite lezioni da questa crisi e ne uscirà finalmente rafforzato.
Fra gli elementi positivi, Mirabaud ha sottolineato che in Svizzera, contrariamente ad altri paesi, non è stato speso un solo franco dei contribuenti per salvare una banca. Si è invece proceduto a un rafforzamento del capitale proprio grazie ad azionisti nuovi e a quelli esistenti. Dopo questa capitalizzazione, le banche svizzere sono abbastanza forti per superare la tempesta scoppiata sui mercati finanziari mondiali.
Necessario ridurre l'investment banking
La Svizzera non dove seguire una propria via, ha aggiunto il presidente dell'ASB. Tendenzialmente occorre rafforzare le esigenze sui fondi propri delle banche, ma in funzione dei rischi e tenendo conto della competitività internazionale.
Mirabaud ha auspicato che le grandi banche riducano l'importanza delle attività nell'investment banking. Gli istituti devono fornire prestazioni di servizi a terzi e non operare come hedge fund. La decisione di un ridimensionamento dell'investment banking dev'essere comunque presa unicamente dai consigli di amministrazione e dagli azionisti, e non da politici o su pressione della posta dei lettori e dei commenti della stampa.
In merito all'ipotesi di una possibile fusione tra UBS e Credit Suisse, Mirabaud ha dichiarato che attualmente non è il caso di concentrarsi su questo scenario: "tali congetture sono scenari catastrofici, anche se ciò che è successo in questi ultimi giorni mostra che tutto è possibile". Secondo il presidente dell'ASB, una soluzione svizzera sarebbe in ogni caso "meglio dell'intervento di un istituto straniero".
Anche il governo fiducioso
Pur essendo preoccupato per le turbolenze dei mercati finanziari, anche il governo svizzero ha espresso venerdì la sua fiducia sulle prospettive di superare la crisi e sulla stabilità della piazza finanziaria elvetica.
Le banche elvetiche hanno capitali a sufficienza, non vi sono indizi di una rarefazione del credito e il mercato immobiliare non dà segni di surriscaldamento, ha spiegato dinnanzi ai media il portavoce del governo Oswald Sigg, illustrando le ragioni dell'ottimismo del Consiglio federale.
Il ministro delle finanze Hans-Rudolf Merz ha dichiarato che è ancora prematuro valutare le conseguenze per la piazza svizzera del piano varato questa settimana dal governo americano per aiutare le banche a liberarsi degli asset a rischio accumulati nel corso della bolla immobiliare.
Da parte sua, il governo svizzero esclude un intervento per aiutare le due grandi banche elvetiche, colpite dalla tempesta scoppiata in seguito alla crisi dei subprime. Anche per il ministro delle finanze, gli istituti bancari svizzeri sono da considerare sani.
swissinfo e agenzie
Crisi finanziaria
La crisi immobiliare dei subprime, scoppiata l'anno scorso negli Stati uniti, ha avuto gravi ripercussioni sul settore bancario americano e ha messo in difficoltà anche le due grandi banche svizzere, l'UBS e il Credit Suisse.
Nuove turbolenze sui mercati finanziari si sono registrate ancora nel corso di questa settimana, in seguito all'annuncio della procedura fallimentare da parte della banca d'affari americana Lehman Brothers.
Sempre nei giorni scorsi, la Bank of America ha acquisito per 50 miliardi di dollari la Merrill Lynch, un'altro grande istituto bancario americano minacciato di fallimento.
Per calmare i mercati, la Federal Reserve ha approvato una gamma di garanzie più ampia per ottenere prestiti e accresciuto a 200 miliardi la somma delle aste di rifinanziamento.
Nel giro di poche ore la banca centrale americana e quelle europee hanno immesso inoltre liquidita per decine di miliardi di dollari sui mercati finanziari.
A inizio settimana un consorzio di dieci banche - che comprende UBS e Credit Suisse - ha creato un fondo da 70 miliardi di dollari per garantire liquidità agli istitui di credito.
Venerdì, il Tesoro americano e la Federal Reserve hanno annunciato di aver avviato trattative con i responsabili del Congresso su un "vasto piano" che dovrebbe riportare un po' di serenità sui mercati.
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