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Gli scenari dell'intervento umanitario d'emergenza per l'Iraq in guerra contro gli Stati Uniti sono stati affinati nella fine settimana a Ginevra.
Alla conferenza umanitaria, organizzata dalla Svizzera, hanno risposto 29 Paesi e 21 ONG. Stati Uniti assenti; Iraq non invitato.
I preparativi per affrontare un'eventuale emergenza umanitaria in Medioriente in caso di guerra in Iraq si stanno accelerando.
Lo ha affermato domenica a Ginevra il capo della Direzione per lo sviluppo e la cooperazione (DSC) Walter Fust, al termine della conferenza umanitaria convocata dalla responsabile del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE), Micheline Calmy-Rey.
Stando a Fust, il convegno ha permesso di raggiungere gli obiettivi prefissati.
«Il semplice fatto che la conferenza abbia attirato l'attenzione sui risvolti umanitari di una guerra in Iraq rappresenta già un successo».
Emergenza umanitaria
Riassumendo due giorni di lavori ai quali hanno partecipato 150 delegati in rappresentanza di 21 organizzazioni non governative (ONG) e di 29 stati, Fust ha insistito sulla necessità di aumentare il sostegno ai Paesi confinanti con l'Iraq,
Tra questi Paesi, che rischiano appunto di essere travolti da un'ondata di profughi in caso di conflitto..
Il rappresentante della Giordania, uno dei Paesi in prima linea ha lanciato un appello, dalla tribuna della Conferenza umanitaria, mentre a tutti i Paesi della regione è stato ricordato l'obbligo di mantenere aperte le frontiere.
Alla ricerca dei finanziamenti
Il capo della DSC ha ricordato l'impellente bisogno di finanziamenti per questi Paesi. In settimana l'Onu lancerà un altro appello per la raccolta di fondi.
Finora, ha detto Fust, il precedente appello per la raccolta di 37 milioni di dollari ha ricevuto scarse adesioni. Alcuni Paesi donatori si sono impegnati ad aumentare il loro contributo, «senza però specificarne l'ammontare».
Gruppo di collegamento
Durante la conferenza, Fust ha proposto la costituzione di un gruppo di collegamento «umanitario» sull'Iraq tra i partecipanti alla conferenza.
Il problema sarà discusso nelle prossime settimane in relazione gli sviluppi della situazione internazionale.
Effetti collaterali
Il capo della delegazione svizzera Toni Frisch - incaricato delle questioni umanitarie e capo del Corpo svizzero di aiuto umanitario (CSA) - ha da parte sua proposta l'istituzione immediata di un gruppo di lavoro per valutare l'impatto di una guerra sull'ambiente circostante.
Gruppi analoghi erano stati fondati dopo la guerra del Kossovo e l'Afghanistan.
In caso di guerra in Iraq si temono effetti collaterali gravi, ha detto, «che bisogna cercare di prevedere con un certo anticipo». Discussioni per la costituzione di questo gruppo, «si terranno questa settimana assieme al Programma delle Nazioni Unite sull'ambiente».
Rispetto degli impegni
I partecipanti all'incontro, ha poi detto Fust, si sono detti d'accordo sulla necessità di rispettare gli imperativi umanitari, tanto più che la popolazione irachena è al momento più vulnerabile che nel 1991, anno in cui si combatté la prima guerra del Golfo.
Il 60% della popolazione vive oggi grazie al programma Onu «Petrolio in cambio di cibo».
In caso di guerra, ha affermato l'ambasciatore Fust, «tale programma sarebbe sospeso».
Qualora il conflitto dovesse prolungarsi, «vi è il rischio che ciò scateni una crisi umanitaria di vaste proporzioni. A suo avviso, presto o tardi il consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite dovrebbe riesaminare questa risoluzione.
Obiettivi dell'humanitarian meetig
Per capire le intenzioni della ministra svizzera degli esteri bisogna riallacciarsi alle parole pronunciate nel discorso d'apertura, sabato.
La preoccupazione per le conseguenze devastanti per la popolazione civile di un'eventuale guerra in Iraq ha convinto la consigliera federale Micheline Calmy-Rey a battersi per organizzare la conferenza, anche contro critiche ed opposizioni.
Il risultato dell'incontro premia la ministra: lo testimoniano i 150 rappresentanti delle 21 organizzazioni e dei 29 Paesi intervenuti (elenco completo nei siti correlati).
Auspici soddisfatti
Aprendo i lavori della conferenza, la consigliera federale Micheline Calmy-Rey aveva evocato le conseguenze devastanti per la popolazione civile di un'eventuale guerra in questo paese.
«Ho desiderato invitarvi - aveva puntualizzato - non perché io creda che la guerra sia inevitabile, ma perché è giunto il momento che il mondo sposti la sua attenzione sulla sorte della popolazione civile».
Inoltre, aveva aggiunto la responsabile del DFAE, «è ora che si parli pubblicamente e apertamente di aiuto umanitario e di rispetto del diritto internazionale umanitario».
Gli scenari evocati in caso di conflitto, ha poi proseguito, «sono devastanti». Per questa ragione, «è necessario prendere tutte quelle misure che permetteranno di rafforzare l'efficacia dell'azione umanitaria».
swissinfo e agenzie
In breve
Appello alla comunità internazionale dalla Conferenza umanitaria sull'Iraq di Ginevra.
L'urgenza di trovare i finanziamenti per l'intervento d'emergenza a favore della popolazionme civile.
Le organizzazioni umanitarie coordinano e pianificano i programmi di aiuto direttamente in Iraq ed anche nei Paesi limitrofi.
Fatti e cifre
29 Paesi, 21 ONG e 150 delegati
Gli Stati Uniti hanno respinto l'invito
Il regime di Bagdad non è stato invitato
5 milioni di franchi l'aiuto annuale della Svizzera in Iraq