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Ricercatori del Politecnico di Zurigo hanno ricostruito il processo di formazione del sistema solare analizzando due antichi meteoriti
Circa quattro miliardi e mezzo di anni fa, nella regione di spazio occupata oggi dal sole e dai suoi pianeti, una stella di massa enorme terminava la sua esistenza con una gigantesca esplosione. L'energia improvvisamente liberata produsse un lampo più luminoso di una galassia di cento miliardi di stelle e le particelle scagliate nel vuoto formarono una densa nube di atomi.
Col passare del tempo, l'attrazione gravitazionale esercitata dalla stessa nube fece progressivamente coagulare la polvere formando, infine, una nuova stella e la sua corte di pianeti: il nostro sistema solare.
Oggi gli scienziati sono in grado di ricostruire nei dettagli la dinamica di quell'esplosione e del lungo periodo di formazione dei nuovi corpi celesti, analizzando la composizione chimica di meteoriti che risalgono agli albori del sistema solare.
Ricerche su atomi di niobio e zirconio
Un gruppo di ricercatori del Politecnico di Zurigo e del Museo Nazionale di Storia Naturale di Parigi ha esaminato due tra i più antichi frammenti di roccia precipitati dallo spazio sulla Terra: il meteorite Vaca Muerta e il meteorite Estacado.
Gli esperti hanno misurato il loro contenuto di niobio-92 e di zirconio-92, due elementi di importanza cruciale per la datazione del sistema solare. Il primo è un radionuclide, un atomo instabile che viene normalmente prodotto durante l'esplosione di stelle massicce e si trasforma, col passare del tempo, in un atomo stabile di zirconio-92.
Da polvere spaziale a sistema solare
Occorrono circa trentasei milioni di anni perché la metà degli atomi di niobio-92 contenuti in un campione diventino zirconio-92, quindi i ricercatori erano certi di trovare tracce del niobio ancora presenti nei due meteoriti, ma ne hanno trovato meno del previsto rispetto alla concentrazione dello zirconio. La carenza non sarebbe dovuta all'età dei due minerali, ma alla scarsa produzione iniziale di niobio-92.
Da questi dati, riportati sulle pagine della rivista Science, gli scienziati di Zurigo hanno ricavato preziose informazioni sulla grande stella che generò, con la sua esplosione, la nube di polvere spaziale da cui nacque il sistema solare. Ne hanno dedotto inoltre che il nostro pianeta si è differenziato dalla nube di atomi più rapidamente di quanto si credesse finora.
Maria Cristina Valsecchi