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In difficoltà dopo la crisi dei «subprime» negli Stati Uniti, la maggiore banca svizzera ha convocato per mercoledì un'assemblea generale straordinaria.
In particolare, gli azionisti dovranno esprimersi sull'aumento di capitale tramite l'entrata del Fondo sovrano di Singapore. Dovrà pure essere presa una decisione in merito alla posizione di Marcel Ospel, presidente del consiglio d'amministrazione.
«Più che di una resa dei conti, è meglio parlare di necessità di chiarificazione e definizione delle responsabilità», afferma François Savary, direttore degli investimenti presso la società di gestione patrimoniale Reyl & Cie: «Ci vuole trasparenza, e ciò implica domande e dibattiti»
La più grande banca elvetica ha convocato i propri azionisti a un'assemblea generale straordinaria, che si terrà mercoledì 27 febbraio a Basilea. Il principale tema all'ordine del giorno è quello della ricapitalizzazione dopo il crollo sul mercato americano dei prestiti scoperti; una perdita di cui non si conoscono ancora con esattezza i dettagli.
Dopo dieci anni d'esistenza, UBS ha dunque registrato la prima perdita della sua storia. Tale risultato negativo è essenzialmente imputabile al settore «banca d'investimento», gestito negli Stati Uniti e particolarmente esposto per quanto concerne i prodotti finanziari a rischio. Al fine di coprire le perdite, infatti, hanno dovuto essere eseguiti ammortamenti di vari miliardi di franchi.
Per UBS, la posta in gioco di questa assemblea generale è doppia. In primo luogo, si cercherà di garantire il capitale necessario per condurre una strategia di sviluppo a medio termine. «UBS deve disporre di un margine di capitale sufficiente per rispettare certi parametri prudenziali stabiliti dalle autorità di regolazione», aggiunge François Savary.
Tecnicamente, l'istituto intende rinforzare il proprio capitale con un importo di 19,4 miliardi di franchi; due attori esterni sono pronti a iniettare 13 miliardi tramite un prestito obbligazionario (interesse del 9% annuo durante due anni) convertibile in azioni.
Due investitori
Oltre a un ignoto investitore mediorientale, l'essenziale della ricapitalizzazione dovrebbe avvenire grazie a un fondo statale di Singapore (GIC): tuttavia, l'importante partecipazione di un fondo gestito da uno Stato in cui le regole democratiche non sono integralmente rispettate suscita perplessità presso gli azionisti. Inoltre, un'eventuale partecipazione del 9% garantirebbe al GIC una minoranza di blocco sulle decisioni strategiche di UBS.
Un'altra fonte di possibili tensioni è l'esclusione dalla ricapitalizzazione di alcuni attuali azionisti della banca, quali la cassa pensioni Profond e la fondazione Ethos, che si sentono così lesi. UBS è finora rimasta irremovibile su questa decisione.
L'assemblea generale dovrà anche pronunciarsi sulla rinuncia ai suoi diritti di sottoscrizione preferenziali. Si tratta del secondo elemento cruciale dell'appuntamento, ossia «l'accettazione, da parte degli azionisti esistenti, di veder diluita la propria partecipazione nella società», spiega François Savary.
Decisione iniqua
La scelta di UBS di ricorrere a investitori istituzionali che deterrebbero il 9% del capitale mira a evitare i rischi legati a un possibile tentativo di acquisizione ostile della banca (tramite un'offerta pubblica d'acquisto).
Anche se la decisione di UBS è giustificata dal profilo economico, secondo François Savary gli insoddisfatti hanno ragione di lamentarsi: «La banca vuole ritrovare serenità, ma questa scelta è iniqua. L'ideale sarebbe una soluzione di compromesso, con un grande azionista e nel contempo l'apertura di parte del nuovo capitale agli azionisti esistenti».
Tale compresso potrebbe d'altronde concretizzarsi: viste le persistenti difficoltà di UBS sui mercati statunitensi, si profila già un secondo aumento di capitale che potrebbe avvenire secondo queste modalità.
La posizione di Ospel
Sempre mercoledì, gli azionisti di UBS dovranno pronunciarsi in merito alla domanda di revisione esterna dei conti. La fondazione Ethos, in particolare, chiede che sia fatta luce sulla gestione e sul controllo dei rischi della banca.
Secondo François Savary, questo tipo di richiesta mira soprattutto a ottenere maggiore trasparenza e apertura da parte della dirigenza.
Quest'ultima, e in particolare il presidente del consiglio d'amministrazione Marcel Ospel, sarà al centro delle discussioni dell'assemblea. Negli Stati Uniti, quasi tutti i responsabili delle banche coinvolte nella crisi hanno abbandonato i propri incarichi: molti (la maggioranza degli svizzeri, secondo un sondaggio) chiedono che Ospel li imiti.
«UBS ha affermato che Ospel deve essere presente per aiutare a risanare la situazione, e cederà le redini in seguito. Per quanto concerne l'immagine della banca, la sua partenza resta comunque una necessità: il momento esatto sarà deciso da UBS», conclude Savary.
swissinfo, Pierre-François Besson
(Traduzione di Andrea Clementi)
In breve
L'UBS è nata nel dicembre 1997 in seguito alla fusione tra la Società di banche svizzere e l'Unione di banche svizzere.
È oggi la più grande banca elvetica e la settima al mondo in ambito di capitalizzazione borsistica.
Nel 2000, la prima grande acquisizione di UBS è stato il gruppo Paine Webber. Questa operazione ha colmato un vuoto strategico e regionale negli affari di gestione patrimoniale della banca elvetica.
Per contro, le acquisizioni degli "hedge founds" Long Term Capital Managemet e Dilllon Read Capital Management si sono rivelate disastrose. Entrambe sono fallite.
Nel luglio del 2007, due mesi dopo il crollo di Dillon Read, il direttore generale di UBS, Peter Wuffli, si è ritirato con effetto immediato senza fornire chiaramente le ragioni della sua partenza.
In ottobre, UBS annunciava già una perdita legata ai subprime di 4,2 miliardi di franchi e la soppressione di 1500 impieghi.