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(in tibetano, Jigdrel), di Dhondup Wangchen
Film eroico girato da tibetani dall’interno del Tibet, che desideravano portare le voci tibetane ai Giochi Olimpici di Pechino. Con i riflettori mondiali puntati sulla Cina che si appresta a ospitare la XXIX Olimpiade, i tibetani desiderano raccontare al mondo la loro condizione e le loro sentite rimostranze contro il dominio cinese. Il filmato è stato fatto uscire di nascosto dal Tibet in circostanze straordinarie. I realizzatori del film sono stati arrestati subito dopo l’invio dei nastri e sono tuttora detenuti.
Per una straordinaria coincidenza, le riprese si sono concluse all’inizio di marzo 2008, alla vigilia dello scoppio di proteste di massa senza precedenti in tutto l’altopiano tibetano. Girato principalmente nelle province orientali del Tibet, il film offre uno sguardo al cuore e alla mente del popolo tibetano e al suo risentimento di lunga data nei confronti delle politiche cinesi in Tibet.
I registi hanno percorso migliaia di chilometri, chiedendo ai tibetani comuni cosa pensano realmente del Dalai Lama, della Cina e dei Giochi Olimpici. I registi hanno dato ai soggetti la possibilità di coprirsi il volto, ma quasi tutte le 108 persone intervistate hanno accettato di farsi riprendere, tanto era forte il loro desiderio di esprimersi al mondo. Nel film, della durata di 25 minuti, sono inclusi estratti di venti interviste, tra cui un’intervista auto-registrata del regista stesso.