Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/203454

<h2>SubmittedText<h2><p>Le basi legali vanno integrate in modo da prevedere l'espulsione obbligatoria degli stranieri che commettono violenza domestica contro donne e bambini.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>L'articolo 66a del Codice penale (CP; RS 311.0) prevede già l'espulsione obbligatoria degli stranieri che commettono reati violenti e sessuali gravi in ambito domestico.</p><p>L'autore della mozione chiede di prevedere l'espulsione obbligatoria anche in caso di violenza domestica meno grave, ad esempio in caso di lesioni lievi o minacce, quindi anche per delitti che nei casi meno gravi possono essere sanzionati soltanto con una pena pecuniaria.</p><p>In molti casi l'interesse della vittima di violenza domestica non risiede nel perseguimento e nella punizione dell'autore, bensì nel miglioramento della propria situazione. In caso di determinati reati violenti meno gravi commessi nella relazione di coppia il procedimento può pertanto essere sospeso, su domanda della vittima, e archiviato una volta trascorsi sei mesi. In base a una recente revisione di legge, l'archiviazione non dipenderà più soltanto dalla volontà della vittima. Le autorità dovranno invece esaminare se l'archiviazione permette di stabilizzare o migliorare la situazione della vittima, che in tal modo è meno esposta alle pressioni dell'imputato. Sarà inoltre possibile obbligare l'imputato a seguire un programma rieducativo contro la violenza durante la sospensione del procedimento. Queste modifiche entreranno in vigore il 1° luglio 2020.</p><p>Nella maggior parte dei casi, le violenze domestiche sono perseguite soltanto su denuncia della vittima. Le vittime straniere sono già oggi alquanto restie a sporgere denuncia a causa di barriere linguistiche e culturali. La minaccia di un'espulsione obbligatoria potrebbe scoraggiare ulteriormente le vittime a sporgere denuncia ed esporle a una pressione ancora maggiore da parte dell'autore della violenza. Inoltre, anche nell'ambito della violenza domestica non si può partire dal presupposto che un atto meno grave sarà sempre seguito da violenze più gravi. La normativa chiesta nella mozione implicherebbe in molti casi un'espulsione sproporzionata e separazioni ingiustificate di famiglie. Potrebbe quindi comportare risultati controproducenti, che potrebbero a loro volta sollevare interrogativi sul piano del diritto internazionale e di quello in materia di migrazione.</p><p>Per i crimini e delitti che non rientrano nella disposizione sull'espulsione obbligatoria è attualmente possibile ricorrere all'espulsione non obbligatoria secondo l'articolo 66abis CP. Per ragioni di proporzionalità, questa misura è di norma applicata soltanto se la persona autorizzata a soggiornare in Svizzera è stata condannata a una pena detentiva di almeno 12 mesi. Se tuttavia una condanna ripetuta in un caso concreto - eventualmente correlata a un divieto di avere contatti e di accedere ad aree determinate - non basta a impedire la commissione di altri reati eventualmente più gravi e se prevale l'interesse pubblico all'espulsione, ai sensi della legge l'espulsione può essere ordinata anche se l'autore è stato condannato a una pena meno severa.</p><p>Oltre a una sanzione penale, in presenza di deficit in materia di integrazione possono essere adottate misure di diritto degli stranieri che tengano conto del singolo caso, quali un ammonimento di diritto degli stranieri, la stipula di un accordo d'integrazione, la conversione di un permesso di domicilio in un permesso di dimora come pure la revoca del permesso di dimora.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.