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Gli antefatti dell'AdS fino alla sua fondazione nell'autunno 2002: un riassunto dal libro "Abschied.......(/Fine di una divisione)"
Il 12 ottobre a Berna, il Gruppo di Olten e la Società svizzera degli scrittori (SSS) hanno deciso formalmente il loro scioglimento per la fine del 2002. Simultaneamente, alla presenza di 120 scrittrici e scrittori, è stato deciso di fondare una nuova associazione, denominata «Autrici e autori della Svizzera¼.
Erano ormai alcuni anni che le due associazioni nazionali di scrittori e scrittrici si sforzavano di stabilire fra loro una relazione amichevole. Il risultato di questi sforzi si è concretizzato nel mandato, sottoscritto nel 2001 dai membri delle due associazioni e attribuito ai rispettivi comitati, d’elaborare uno scenario per la creazione di una nuova associazione che raggruppasse tutte le autrici e gli autori svizzeri. Nel maggio e nel giugno 2002, le due assemblee generali hanno approvato lo scenario in questione. La constatazione che l’esistenza di due società distinte, motivata originariamente da ragioni storiche e personali, non si giustificava più nella sua sostanza, ha dato la stura a questo processo di raggruppamento. La gestione parallela di due associazioni nazionali appariva come un ostacolo nell’esplicazione del compito primario: difendere al meglio gli interessi degli autori e dei traduttori e garantire loro una dignità professionale. Sia in seno al GO sia all’interno della SSS, le voci che definivano inutile e inutilmente dogmatica questa divisione tra gli scrittori appartenenti all’una o all’altra associazione, si levavano continuamente.
Il Gruppo di Olten
La secessione del Gruppo di Olten ha avuto storicamente motivazioni fondamentali, tanto da apparire giustificata anche a posteriori, non foss’altro che per le ripercussioni sull’evoluzione della stessa Società svizzera degli scrittori. Quando nel 1969 Maurice Zermatten, allora presidente della SSS, si fece carico della traduzione francese del “Piccolo libro rosso della difesa civile”, portando al parossismo la tensione che covava ormai da anni in seno alla SSS, 22 membri, tra i più eminenti e profilati politicamente, abbandonarono la società. Non furono certo le riserve riguardanti la politica gestionale e professionale della SSS che spinsero i membri a fare questo passo, ma la loro opposizione alla frazione reazionaria che allora dominava nella SSS e ne condizionava le decisioni in materia politica e sociale. Questa opposizione e questo profilo fortemente politico determinarono l’identità del gruppo che si fondò nei mesi successivi, a seguito di numerosi incontri ad Olten. Per i membri fondatori del Gruppo di Olten, la professione dello scrittore non poteva essere disgiunta dall’ingaggio politico del cittadino. Questa convinzione si tradusse in manifesti, programmi politici, risoluzioni e prese di posizione; e in particolare nell’iscrizione negli statuti dell’obiettivo principale che i membri del GO intendevano perseguire: la realizzazione di «una società socialista e democratica¼. Questo profilo politico fortemente marcato determinò la sigla distintiva del GO e in particolare la sua differenza al cospetto della SSS, ma fu anche motivo di vivaci discussioni, tra gli stessi membri del gruppo, che si vedevano ancorati ad una convinzione ideologica senza appello. Questo dibattito conobbe il suo punto culminante nel 2000, allorché l’obiettivo di una «società socialista¼ fu abbandonato – nonostante l’opposizione di alcuni dei membri più eminenti; fu ad esempio per questo motivo che Mariella Mehr abbandonò il GO – e venne invece conservato il resto dell’articolo statutario concernente gli obiettivi del GO, che così recitava: «(Il GO) sostiene le iniziative politiche che mirano ad una spartizione equa dei beni, ad una democratizzazione dell’economia e delle istituzioni di diritto pubblico, alla salvaguardia del mondo contro le distruzioni militari e civili e al rispetto dei diritti dell’uomo¼.
Se la formulazione degli obiettivi perseguiti dal GO non poteva essere qualificata nemmeno lontanamente come un programma politico, la violenta polemica scoppiata attorno alla soppressione del concetto di «società socialista¼ rivelò chiaramente una profonda frattura in seno al gruppo: da una parte la volontà di ancorarsi alle idee e alle utopie che connotarono i giorni della fondazione, dall’altra quella di riformare gli statuti e attualizzarli.
Dal momento della sua fondazione, il GO consacrò – programmaticamente e in modo sempre più intenso – gran parte delle sue energie al lavoro associativo propriamente detto: la negoziazione delle sovvenzioni con l’Ufficio federale della cultura, la messa a disposizione per i suoi membri di complementi d’onorario e d’aiuti giuridici adeguati, il miglioramento delle condizioni dei diritti d’autore, ecc. Tra queste attività di base (realizzate essenzialmente dai due segretari generali che si sono succeduti) e le manifestazioni ideologiche (che riguardavano essenzialmente i presidenti e il comitato) si aprì una seconda frattura interna. Essa non sfociò mai in discussioni, giacché i membri si consideravano soddisfatti del lavoro svolto correttamente dai segretari generali e ritenevano in un qualche modo acquisita la situazione. Eppure questa frattura ha generato seri problemi d’identità che sono emersi prepotentemente di recente. Sebbene ancora oggi numerosi membri del GO credano nell’identità ideologica del gruppo e abbiano stretto fra loro legami d’amicizia sulla base di numerose discussioni, il GO ha investito la maggior parte delle sue forze, in questi ultimi anni, nelle attività di base della politica associativa.
Nel corso degli ultimi dieci anni il GO (ad un tempo gruppo ideologico, associazione professionale, luogo d’incontro e rete di relazioni letterarie) si è trasformato in un organo forte, costruito su una solida base sindacale. Questa evoluzione ha portato a galla un duplice effetto contraddittorio: da un lato ha dato adito ad una linea di demarcazione netta nei confronti della SSS, dall’altro ha innescato una serie sinergie con la stessa SSS su questioni sindacali e professionali. Anche se da un lato il GO si è comportato come una vera e propria catena di montaggio di risoluzioni e comunicati stampa (Jochen Kelter dixit), posizionandosi politicamente contro la società e contro la SSS, l’attività di base del gruppo, inerente alla politica associativa, lo spingeva dall’altro lato a stipulare una stretta coalizione con la SSS al fine di praticare un’azione di lobbying efficace. Nonostante questa stretta collaborazione, la SSS è sempre apparsa al GO come un’associazione concorrente. Questo rapporto di concorrenza ha permesso alle due associazioni di evolvere e crescere singolarmente, ma allo stesso tempo si è rivelato un ostacolo all’ottenimento degli obiettivi essenziali e comuni.
La società svizzera delle scrittrici e degli scrittori
La secessione del Gruppo di Olten fece prendere coscienza alla Società svizzera degli scrittori (così si chiamava allora), che la sua attitudine di ripiego, parzialmente improntata all’anti-intellettualismo, era assolutamente indifendibile. E, grazie ad essa, la SSS poté rendersi conto che questa sua attitudine era in parte il riflesso di una sorta di «malaise helvétique¼, priva di spirito di iniziativa e di forza d’animo. Ma questa presa di coscienza non evitò la scissione. Eppure, sotto il pungolo della critica dei membri fondatori del Gruppo di Olten, la società intraprese a partire dal 1971 un fondamentale percorso di riorientamento. Un comitato provvisorio elaborò un programma che metteva in primo piano in particolare le attività sociali e sindacali (creazione di un fondo sociale e di vecchiaia della SSS, apertura di un registro professionale, partecipazione all’istituzione di Pro Litteris). Contemporaneamente, le condizioni di ammissione sono state riviste al fine, da un lato, di facilitare l’adesione di nuovi membri, in particolare di giovani autori e autrici, e, dall’altro, di garantire alcuni criteri di professionalità
Questo riorientamento ha favorito che si instaurasse un clima di stretta cooperazione tra le due organizzazioni in tutte le questioni professionali importanti. Come ha chiaramente espresso Hans Mühlethaler nel suo libro Die Gruppe Olten, le due associazioni, nelle questioni essenziali, «si sono unite di primo acchito e hanno offerto l’immagine di una società unica che inglobava l’insieme degli scrittori ¼ (p. 63). Nonostante questo accordo fosse sempre mantenuto vivo, la concorrenza fra le due associazioni non si è mai del tutto sciolta e, anzi, si è proposta più volte come un ostacolo. In particolare, la SSS non tollerava di dover sopportare il rimprovero di non essere un’organizzazione professionale. La situazione divenne in alcuni momenti decisamente conflittuale, e questo non avvantaggiava né la letteratura né gli stessi scrittori.
La persistenza delle critiche del GO nei confronti della SSS, ma allo stesso tempo la convinzione che solo una società rinnovata avrebbe potuto difendere in modo appropriato gli interessi degli scrittori svizzeri, hanno spinto, nel 1998, il comitato e l’assemblea generale della SSS a decidere di riformare in modo sostanziale la loro organizzazione. La procedura d’ammissione è stata resa ancora più rigorosa e la qualità di socio è stata semplificata (nella direzione di una maggiore professionalità). Nonostante i conflitti interni, il comitato ha trasformato in modo risoluto e definitivo la SSS in una società amministrata in modo trasparente, culturalmente attiva e impegnata nella difesa degli interessi dei differenti gruppi linguistici e letterari. La SSS ha inoltre deciso di dedicare un’attenzione particolare alla situazione specifica degli autori e delle autrici di quella che viene definita la quinta letteratura svizzera. Sempre negli anni 90, la SSS si è chinata in modo critico sul periodo buio della sua storia, dal 1933 al 1945. Era ormai cosa risaputa che l'establishment letterario della Svizzera, all’epoca del nazionalsocialismo, aveva consacrato grande energia ad arginare e mettere a tacere le idee e il pensiero anti-elvetico. La Società svizzera degli scrittori si impegnò inoltre affinché gli autori ebrei stranieri non varcassero la frontiera, redigendo essa stessa dei rapporti, indirizzati alla Polizia degli stranieri, decisivi in merito all’accoglienza o al respingimento degli emigranti che si presentavano alla frontiera. I membri della SSS avevano definito in questo modo le linee guida della loro attività delatoria: solo gli scrittori eminenti dovevano essere autorizzati a lavorare e a soggiornare in Svizzera. Per contro, gli scribacchini d’ogni risma, che venivano accusati di cercare asilo in Svizzera unicamente per «approfittare della congiuntura¼, dovevano essere trattati «senza pietà¼. I rapporti che il segretariato della SSS ha redatto per la Polizia degli stranieri specificamente sino al 1945, ma episodicamente sino alla fine degli anni 50, erano improntati all’idea della difesa spirituale del paese, mostrando un’attitudine fondamentalmente delatoria e, in particolare sino al 1945, venata d’uno strisciante antisemitismo. Erano, infatti, considerati «eminenti¼, innanzitutto, autori agiati, non impegnati politicamente, e che scrivevano testi conservatori sia nel contenuto sia nello stile. Nel suo processo di presa di coscienza, la SSS ha riconosciuto l’infamante debito storico cui si è sottoposta nel corso di questi anni bui. Come segno tangibile del riconoscimento della propria colpevolezza, la SSS ha pubblicato nel 2001 un’antologia degli scrittori ebrei della Svizzera, e questo non per erigere una nuova barriera e demarcazione, ma per abbattere le frontiere che ancora persistono all’interno della Svizzera.
Una nuova organizzazione delle autrici e degli autori del nostro paese
Oggi le due associazioni non si distinguono più l’una dall’altra. In particolare i giovani autori non comprendono la ragion d’essere di queste due entità. Al contrario, si sente dire da ormai alcuni anni che, nella situazione in cui si trova la letteratura attualmente, l’esistenza di due associazioni distinte non rappresenta assolutamente un vantaggio, ma un lusso. La costituzione di un’associazione unica, raggruppante tutti gli scrittori, permetterà di concentrare le proprie forze sui principali obiettivi della politica associativa propriamente detta, in modo da ergersi a garante di una politica culturale che sia davvero promotrice della letteratura nel nostro paese. Il ruolo della letteratura e la situazione in cui versano gli scrittori si sono infatti profondamente modificati: la letteratura è ormai marginalizzata, il suo alone simbolico si è assottigliato e il sostegno finanziario accordatole si è ridotto. Le nuove tecniche dell’informazione e della comunicazione stanno sottoponendo la scrittura ad una trasformazione radicale, e, allo stesso tempo, i mutamenti in seno al mondo editoriale stanno generando incertezza e rendono difficile l’accesso alla pubblicazione. Oggi un’organizzazione professionale degli scrittori e delle scrittrici deve mobilitarsi in modo nuovo di fronte ad una situazione in continuo cambiamento in modo da poter continuare a difendere gli interessi e i diritti dei suoi membri. Considerata questa nuova situazione, è importante che gli autori e le autrici della Svizzera si diano i mezzi per difendere il posto che spetta inequivocabilmente alla letteratura nel nostro paese. La letteratura ha bisogno di un forte potere contrattuale sul piano sindacale, politico e culturale, un potere che occorre sia gestito e assunto in prima battuta dagli autori stessi.
Un ritratto storico delle due vecchie associazioni - “Società svizzera degli scrittori” e “Gruppo di Olten” – verrà pubblicato prossimamente dal Rotpunkt Verlag:Abschied von der Spaltung / Fin d'une division