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<h2>InitialSituation<h2><p><b>Comunicato stampa del Consiglio federale del 03.02.2021</b></p><p><b>La politica estera svizzera nel segno della pandemia di COVID-19 </b></p><p><b>Nella sua seduta del 3 febbraio 2021 il Consiglio federale ha adottato il rapporto sulla politica estera 2020 che illustra le priorità di politica estera della Svizzera nell'anno appena trascorso, profondamente condizionate dalla pandemia di COVID-19. Altre questioni prioritarie sono state la politica europea e l'attuazione della Strategia di politica estera 2020-2023. </b></p><p>La pandemia di COVID-19 ha lasciato il segno sulla politica estera svizzera nell'anno appena trascorso. Il DFAE ha dato un contributo importante alla gestione della crisi da parte della Confederazione e, con l'operazione FlyingHome, ha effettuato la più grande operazione di rimpatrio della storia svizzera. In questo modo è stato possibile riportare in Svizzera 7255 persone. Grazie a una rapida e ampia riconversione dei programmi in corso della DSC, la Svizzera ha inoltre contribuito ad affrontare la crisi sul piano internazionale. </p><p>La pandemia ha influenzato anche le relazioni con l'Europa. Per esempio, in primavera la Svizzera ha accolto pazienti COVID provenienti dalla Francia. Il coinvolgimento del nostro Paese nel dispositivo di crisi dell'Unione europea e lo stretto coordinamento delle misure con l'UE sono stati fattori essenziali nella lotta contro la pandemia. È emerso con evidenza quanto sia importante per la Svizzera un accesso garantito al mercato interno dell'UE. Nell'ambito della politica europea l'obiettivo del Consiglio federale rimane pertanto la conclusione di un accordo istituzionale per consolidare ulteriormente la via bilaterale. </p><p><b></b></p><p>La candidatura svizzera al Consiglio di sicurezza dell'ONU è in dirittura di arrivo</p><p>Il contributo internazionale della Svizzera a favore della pace e della sicurezza continua a essere apprezzato. Nell'anno in esame la Svizzera ha accompagnato 17 processi di pace e ha sostenuto, per esempio, gli sforzi di pace in Libia, Camerun e Ucraina. I lavori per la candidatura della Svizzera al Consiglio di sicurezza dell'ONU nel biennio 2023-2024 sono stati portati avanti. La fase finale è stata lanciata con un evento virtuale a New York e Berna. Il Consiglio federale ha inoltre approvato un rapporto sulle possibili forme di coinvolgimento delle Camere federali. In quanto economia aperta e orientata all'esportazione, la Svizzera dipende da un sistema commerciale internazionale fondato su regole, soprattutto a fronte dell'attuale crisi economica. Poiché il margine di manovra delle organizzazioni internazionali viene messo in discussione anche in campo economico, nel 2020 la Svizzera, insieme ad altri 22 membri dell'OMC, ha concordato una procedura d'appello provvisoria nell'ambito del meccanismo di composizione delle controversie dell'Organizzazione contribuendo così alla stabilizzazione del sistema. Ha poi potuto partecipare per la prima volta a pieno titolo a tutti i lavori del G20. </p><p><b></b></p><p>Le strategie rafforzano la politica estera svizzera</p><p>In vista dell'attuazione della Strategia di politica estera (SPE) 2020-2023, il Consiglio federale ha adottato diverse strategie subordinate, tra cui la Strategia CI, la Strategia di politica estera digitale, la Strategia di comunicazione internazionale e la Strategia MENA. Il 13 gennaio 2021 l'Esecutivo ha inoltre adottato la Strategia Africa subsahariana. Sono in fase di elaborazione strategie relative alla Cina, alle Americhe, al controllo degli armamenti e al disarmo. Tutti questi documenti strategici rafforzeranno ulteriormente la coerenza della politica estera svizzera.</p><p>Nonostante la pandemia di COVID-19 ancora in corso, il Consiglio federale è sulla buona strada per realizzare gli obiettivi della SPE 2020-2023.</p><h2>Proceedings<h2><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito al Consiglio nazionale, 09.03.2021</b></p><p><b>Adottato rapporto politica estera </b></p><p><b>Il Consiglio nazionale ha preso atto oggi del Rapporto sulla politica estera 2020. Nella discussione, i vari gruppi parlamentari hanno presentato le loro richieste in materia, in particolare per quel che concerne accordo quadro con l'UE, l'ambiente e relazioni con la Cina.</b></p><p>I negoziati sull'accordo quadro con l'Unione europea non possono essere definiti un successo. Nessuno nel Consiglio nazionale l'ha contestato, nemmeno il ministro degli Esteri Ignazio Cassis: "Il consolidamento del percorso bilaterale con l'UE è un percorso difficile", ha affermato il consigliere federale. "Non è ancora chiare se si raggiungerà la fase finale", ha aggiunto.</p><p>Ronald Rino Büchel (UDC/SG) ha chiesto che il dossier sull'accordo quadro con l'UE venga trasmesso al Parlamento. "L'esercizio deve essere fermato", ha sostenuto.</p><p>"Sul dossier UE, non possiamo dare buoni voti al Consiglio federale", ha detto Hans-Peter Portmann (PLR/ZH). Ma non è colpa del ministro degli esteri: gli altri sei consiglieri federali continuano ad avanzare nuove richieste.</p><p>Tiana Moser (PVL/ZH) ha sostenuto che la via bilaterale ha un futuro solo con un accordo quadro. "La Svizzera è nel cuore dell'Europa. Gli accordi bilaterali sono essenziali. Nessuna nuova intesa con Bruxelles potrà essere conclusa senza un accordo quadro".</p><p>Il Consiglio nazionale ha più tardi confermato questo assioma bocciando, con 134 voti contro 52, una mozione dell'UDC che chiedeva di respingere l'accordo quadro. Il Consiglio federale deve comunicare chiaramente a Bruxelles che la Svizzera non si sottometterà a un tribunale dell'UE, ha affermato Thomas Aeschi (UDC/ZG).</p><p>Nessuno degli accordi tra la Svizzera e l'UE, e nemmeno l'accordo istituzionale, prevede un recepimento automatico del diritto europeo, ha replicato Ignazio Cassis. Ogni ripresa della legislazione comunitaria richiederà una decisione autonoma della Svizzera e il diritto di referendum è garantito, ha precisato il ministro degli esteri.</p><p>Il dibattito sul Rapporto sulla politica estera si è poi spostato sulle relazioni della Svizzera con la Cina. Nella sua strategia, che deve ancora essere adottata, il Consiglio federale deve esigere che Pechino rispetti i diritti umani, ha sostenuto Christine Bulliard-Marbach (Centro/FR).</p><p>I diritti umani devono essere rafforzati in tutto il mondo e gli sforzi per fermare il cambiamento climatico devono essere accentuati, ha aggiunto Christine Badertscher (Verdi/BE).</p><p>Cassis ha da parte sua spiegato che l'equilibrio globale del potere è cambiato. C'è una crescente competizione tra Stati Uniti e Cina. L'area OSCE è diventata meno sicura, come dimostra l'esempio della Bielorussia.</p><p>La Svizzera deve continuare a posizionarsi come costruttrice di ponti in futuro, ha detto Cassis. Berna deve proseguire seguendo un approccio ponderato, ha aggiunto ricordando la candidatura della Svizzera al Consiglio di Sicurezza dell'ONU che dimostra come la Confederazione vuole assumersi responsabilità.</p><p></p><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito al Consiglio degli Stati, 08.06.2021</b></p><p>Il Consiglio degli Stati ha preso atto del Rapporto sulla politica estera 2020, che illustra le priorità della Confederazione nello scorso anno, condizionato dalla pandemia. Altre questioni prioritarie sono state la politica europea e l'attuazione della Strategia di politica estera 2020-2023. </p>