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In Italia e in Germania, milioni di elettori sono stati chiamati alle urne per esprimersi su questioni molto svariate nei giorni scorsi. In entrambi i Paesi europei è stata utilizzata per la prima volta un'invenzione della Svizzera: l'opuscolo informativo di voto.Questo contenuto è stato pubblicato il 22 settembre 2020 - 17:00
La democrazia è un lavoro duro. La democrazia diretta è un lavoro ancora più duro. Ciò è stato avvertito nei giorni scorsi da tutti coloro che hanno partecipato ai referendum in Italia e in Germania, sia come elettori che come organizzatori e scrutatori di queste votazioni.
Questo dato di fatto è stato particolarmente evidente in Italia. Nel Paese dove il coronavirus si è diffuso per primo in Europa in primavera e dove la vita quotidiana è stata fortemente limitata fino ad oggi, domenica e lunedì si è svolto il quarto referendum costituzionale confermativoLink esterno della storia della Repubblica italiana.
Nel Belpaese non erano ammesse facili deroghe per sottrarsi all'obbligo di recarsi di persona alle urne per poter esercitare il diritto di voto: chi non era in grado di presentare all'Ufficio elettorale locale un certificato medico ufficiale che attestasse che era in trattamento domiciliare oppure in quarantena o in isolamento per Covid-19 ha dovuto fare il viaggio verso uno dei 61'622 seggi elettorali del Paese, nonostante la pandemia in corso.
Benché ripetutamente richiesto anche in Italia, l'elezione e il voto per corrispondenza non sono infatti ancora possibili nel Paese che rappresenta la terza economia dell'Unione Europea. Si continua invece ad investire molto denaro (dei contribuenti) nell'organizzazione dei referendum nazionali. Secondo le stime del giornale economico Money.itLink esterno, il solo voto del 20-21 settembre 2020 è costato quasi mezzo miliardo di euro. A titolo di paragone, in Svizzera, la Cancelleria federale calcola un costo medio di circa mezzo milione di franchi per ogni voto nazionale con diversi quesiti in contemporanea.
Un raro successo per una riforma
Per una volta lo sforzo è valso la pena, per motivi puramente politici: con 51 milioni di elettori e un'affluenza alle urne di quasi il 54%, quasi il 70% si è espresso a favore del disegno di legge per ridurre il parlamento più grande e costoso d'Europa (945 seggi, 15'000 euro di stipendio mensile per parlamentare). In passato, la maggior parte dei referendum in Italia è fallita alle urne, perché il responso popolare era negativo o – ancora più spesso – perché non era raggiunta l'affluenza minima del 50% più uno dell'elettorato, richiesta per i referendum legislativi. Il quorum di partecipazione non vige invece per i referendum confermativi.
Di fronte a tali ostacoli, partiti politici e anche governi hanno ripetutamente promesso di modernizzare la democrazia italiana, caratterizzata da inefficienza e corruzione. Dopo le ultime elezioni parlamentari italiane del 2018, Riccardo Fraccaro è persino diventato il primo ministro al mondo "per la democrazia diretta".
Tuttavia, come conferma il politologo Stefano Longano, che ha accompagnato il progetto, nel frattempo è venuta meno la spinta per una riforma dei diritti popolariLink esterno: "Nemmeno nel Movimento 5 Stelle di Fraccaro ci sono oggi persone di spicco che si impegnano concretamente a favore dei diritti di democrazia diretta", osserva.
Impulso da una località svizzera
È quindi tanto più degno di nota il fatto che un gruppo di italiani emigrati in Svizzera sia riuscito a portare dalla Confederazione un'innovazione democratica in Italia in vista del recente voto: l'opuscolo delle spiegazioni delle votazioni, in Svizzera familiarmente anche chiamato "libretto di voto". Questo opuscolo informativo ufficiale, che è stato continuamente sviluppato nel corso degli anni, in Svizzera viene inviato a tutto l'elettorato, in tutte e quattro le lingue nazionali, insieme al materiale di voto prima di ogni scrutinio.
Un libretto informativoLink esterno analogo, in italiano, è stato pubblicato per la prima volta in vista del referendum costituzionale confermativo del 20-21 settembre, su iniziativa di Leonello Zaquini, un italiano che vive da tempo a Le Locle, una cittadina del cantone di Neuchâtel, nella Svizzera francese. "Eravamo una squadra di una cinquantina di persone, che insieme abbiamo elaborato l'opuscolo di voto per questo referendum", spiega l'ideatore.
Una propostaLink esterno, presentata nel parlamento italiano, di inviare l'opuscolo informativo a tutto l'elettorato è recentemente naufragata. Il "libretto" è però stato distribuito da una casa editriceLink esterno, da varie rappresentanze italiane all'estero e da organizzazioni della società civile, tra cui "Più Democrazia ItaliaLink esterno". Il Ministero italiano dell'Interno, responsabile per le operazioni di voto, si è invece attenuto a un tradizionale bollettino d'informazioneLink esterno sul referendum, piuttosto ostico da leggere, che non è praticamente stato distribuito.
Germania in via di sviluppo democratico
Mentre nella storia moderna dell'Italia, dal 1946 si sono tenuti 74 referendum a livello nazionale, nello stesso periodo la Germania è rimasta a quota zero. Eppure "i referendum sono esplicitamente previsti dall'articolo 20 della nostra Legge fondamentale", sottolinea Olaf Seeling, capo progetto di "Abstimmung 21Link esterno" ("Votazione 21").
Ma domenica scorsa c'è stato grande fermento in un centro comunitario non lontano dalla stazione ferroviaria principale di Amburgo: oltre ottanta volontari si sono riuniti qui per contare le schede ricevute. Dalla primavera, un'alleanza di organizzazioni (tra cui la piattaforma di petizione change.orgLink esterno e l'associazione Mehr DemokratieLink esterno) ha esortato la cittadinanza a partecipare alla votazione popolare di prova.
Quasi centomila cittadini si sono registrati per il voto, che è stato condotto principalmente per posta. "Con questo test ci stiamo preparando per la prima votazione popolare nazionale nell'ambito delle elezioni del Bundestag tra un anno", ha sottolineato Olaf Seeling nella conferenza stampa in cui ha annunciato i primi risultati degli otto quesiti sottoposti al voto.
Gli sforzi dei promotori di questo referendum auto-organizzato, come quelli dei fautori di "più democrazia" in Italia, si sono concentrati su un "libretto di votoLink esterno" che ricalca il modello svizzero. In esso sono state esposte brevemente le varie proposte in un linguaggio facilmente comprensibile, è stata spiegata la questione del voto e sono state presentate le posizioni in merito dei diversi partiti e le argomentazioni di entrambe le parti.
Nessuno è profeta in patria…
In Svizzera il "libretto di voto", che con una tiratura di 5,5 milioni di copie è in testa alla classifica delle pubblicazioni nella Confederazione, è stato recentemente oggetto di ripetute critiche pubbliche e ricorsi al Tribunale federale, la Suprema corte elvetica. "Ciò nonostante, per la stragrande maggioranza delle persone rimane la base più importante per formarsi un'opinione", osserva il cancelliere della Confederazione Walter Thurnherr, responsabile della pubblicazione.
Le ripetute imprecisioni e le controversie su questo modello internazionale rendono però chiaro, anche in questo caso, che la redazione e la distribuzione del "bestseller della democrazia" in quattro lingue costituiscono in definitiva soprattutto una cosa: un duro lavoro.
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