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Sulla scia di una forte protesta popolare senza precedenti in seguito all'esplosione di un carico di munizioni che ha provocato 13 morti e la distruzione della più moderna centrale elettrica dell'isola con conseguente crisi energetica, il presidente della Repubblica di Cipro Dimitris Christofias si è visto oggi costretto a chiedere le dimissioni del suo governo. Lo rende noto la tv statale cipriota.
Secondo alcuni osservatori, ad accelerare la crisi di governo è stato anche l'annuncio, stamani, dell'agenzia internazionale Moody's di tagliare il rating di Cipro di due livelli da A2 a Baa1. L'outlook ora è negativo. L'agenzia ha giustificato la propria decisione citando la debole posizione dei conti pubblici, il clima politico frazionato e l'esposizione del Paese nei confronti della Grecia.
Christofias ha convocato per domani un Consiglio dei ministri d'emergenza durante il quale, come da egli richiesto questa sera, i suoi ministri gli metteranno a disposizione le loro dimissioni. Poche ore prima, intanto, si erano dimessi due ministri del Partito Democratico (Diko, di destra) che con il comunista Akel di Christofias formava la compagine di governo. È da giorni che il Diko, ma anche Adunata Democratica (Disy, centro-destra) e altre formazioni politiche minori stavano chiedendo a Christofias un rimpasto governativo allargato a tutte le maggiori forze politiche per fare fronte al grave calo di popolarità suo e del suo esecutivo ma anche alla pesante situazione dell'economia per la quale il governo è accusato di aver fatto sinora troppo poco e troppo lentamente.
Poche ore dopo la disastrosa esplosione dell'11 luglio scorso, si era dimesso il ministro della Difesa e pochi giorni dopo quello degli Esteri.
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