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<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1) L'introduzione di un sistema di cooperazione, possibilmente sotto forma di un accordo sulla riammissione tra la Svizzera e l'Algeria è uno degli obiettivi prioritari del DFGP (UFR). I criteri di questa scelta non si limitano al numero delle richieste di asilo registrate. Si riferiscono al potenziale migratorio dell'Algeria e ai problemi riscontrati in materia di rimpatrio. Al riguardo, occorre ricordare che la pratica restrittiva delle autorità algerine in materia di riammissione contravviene al principio generale del diritto internazionale consuetudinario secondo cui uno Stato deve accogliere i suoi propri cittadini quando questi ultimi soggiornano in una situazione irregolare sul territorio di uno Stato terzo. </p><p></p><p>Il Consiglio federale sottolinea inoltre che la conclusione di accordi sulla riammissione tra la Svizzera e altri Stati non implica, di per sé, l'apprezzamento della politica generale condotta da un Governo in materia di diritti dell'uomo, ma presuppone, nell'applicazione di detti accordi, un esame della situazione condotto per ogni incartamento di rimpatrio. Il Consiglio federale sottolinea inoltre che, conformemente alla Convenzione sullo statuto dei rifugiati del 1951, la procedura d'asilo svizzera deve permettere di valutare in modo oggettivo e completo il bisogno individuale di protezione e, all'occorrenza, rinunciare all'esecuzione del rimpatrio se una persona rischia di essere sottoposta a tortura o a trattamenti disumani o degradanti inflitti dalle autorità pubbliche o da terzi.</p><p></p><p>2) Il colloquio dedicato all'africanità e all'universalità di S. Agostino è un'idea risalente all'ottobre 1999 che è stata proposta al consigliere federale Joseph Deiss, allora in visita ad Algeri, dal presidente Abdelaziz Bouteflika. Il progetto non è stato confinato al solo ambito accademico ma è stato reso accessibile alla popolazione con un'esposizione itinerante e conferenze, in arabo e francese, rivolte a un vasto pubblico, promosse in diverse città d'Algeria da oratori del colloquio. Le reazioni del pubblico e dei media delle differenti correnti sono state il più delle volte assai positive. L'impatto politico di tale progetto è stato importante sia nella società civile quanto nelle cerchie critiche nei confronti del governo. Le questioni sollevate in occasione del colloquio - la riconciliazione con il passato, l'apertura verso il mondo o ancora la pace come la vedeva S. Agostino - non sono senza rapporto con i problemi dell'Algeria contemporanea e non li nascondono in alcun modo. </p><p></p><p>3) Il Consiglio federale ha firmato e ratificato più di un centinaio di accordi sulla promozione e la protezione degli investimenti. Tali accordi assicurano un trattamento non discriminante nei riguardi degli investitori e dei loro investimenti. Essi prevedono parimenti un sistema di indennizzo in caso di espropriazione o di spoliazione. La conclusione di un tale accordo con l'Algeria serve innanzitutto a promuovere l'economia svizzera, fornendo condizioni quadro atte a favorire gli investimenti. Rinunciare a ratificare l'accordo parafato nel marzo scorso a Algeri penalizzerebbe soltanto le imprese svizzere desiderose di investire in quel Paese.</p><p></p><p>È inoltre opportuno precisare che gli accordi sulla protezione degli investimenti sono conclusi secondo la procedura semplificata giusta l'articolo 1 del decreto federale del 27 settembre 1963 concernente la conclusione di trattati intesi a proteggere e promuovere il collocamento dei capitali (RS 975), e che detti accordi non sono di conseguenza sottoposti all'approvazione parlamentare.</p><p></p><p>4) La delegazione parlamentare è giunta in Svizzera dal 17 al 21 giugno su invito del presidente della Commissione della politica estera del Consiglio nazionale. Tale invito faceva seguito alla visita della delegazione della CPE ad Algeri nell'ottobre 2000. La composizione della delegazione parlamentare algerina compete agli organi dell'Assemblea Popolare Nazionale. Occorre tuttavia sottolineare che dalla sua riapertura nel 1998, l'Ambasciata di Svizzera ad Algeri si è adoperata a intensificare i contatti a livello politico compresi quelli con i membri dell'opposizione. Il capo del DFAE non ha mancato di sottolineare, in occasione di un breve incontro con la delegazione parlamentare algerina, l'importanza che la Svizzera attribuisce al rispetto dei diritti dell'uomo, al pluralismo e ai principi democratici, valori difesi anche dall'opposizione in Algeria.</p><p></p><p>5) La crisi che sconvolge l'Algeria è il risultato della storia tormentata di questo Paese e testimonia le tendenze contraddittorie della società algerina . I tumulti scoppiati in Kabilia dal 20 aprile hanno cause principalmente di ordine socio-economico, disoccupazione, mancanza di alloggi; la questione identitaria, ossia il riconoscimento della lingua e della cultura berbere sono un'ulteriore componente della frustrazione che colpisce la gioventù. Nel quadro delle relazioni bilaterali, la Svizzera incoraggia l'Algeria a operare in favore di una migliore protezione dei diritti dell'uomo e di un riconoscimento più vasto della diversità culturale. La Svizzera si adopera inoltre a sviluppare le relazioni economiche con l'Algeria. In effetti, la crescita economica e una migliore coesione sociale sono condizioni indispensabili al consolidamento, a medio e lungo termine, della stabilità politica. In relazione alla situazione della Kabilia, occorre evidenziare che il DFAE è impegnato da lungo tempo in favore dei diritti delle minoranze e degli autoctoni, e dunque anche in favore dei berberi di Kabilia.</p>  Risposta del Consiglio federale.