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Nei suoi due rapporti del 2006 e 2007 sull’eutanasia, il Consiglio federale aveva concluso che un’applicazione coerente del diritto vigente avrebbe evitato gli abusi in materia di aiuto al suicidio. Il dibattito aveva tuttavia suscitato reazioni controverse e più parti avevano chiesto requisiti minimi di diligenza e consulenza da applicare alle organizzazioni di aiuto al suicidio. Inoltre la tendenza da parte delle associazioni di aiuto al suicidio ad utilizzare l’elio è stata vista dal Consiglio federale come un modo per raggirare l’obbligo di prescrizione medica del pentobarbitale sodico. Eludendo tale controllo chi assiste al suicidio ha un margine d’azione che potrebbe compromettere una morte dignitosa e aumentare i rischi di abuso presso le associazioni di aiuto al suicidio.
Il DFGP, d’intesa con gli uffici competenti, accerterà quindi se sia necessario intervenire a livello normativo su determinati aspetti della questione. In particolare va accertato se le organizzazioni di aiuto al suicidio devono soddisfare determinati requisiti legali minimi in materia di obbligo di diligenza e di consulenza, se va introdotto un obbligo di documentazione, disciplinata la garanzia della qualità in materia di selezione e formazione del personale e regolamentato l’obbligo di trasparenza finanziaria, nonché se bisogna porre dei limiti etici (ad es. nessun aiuto al suicidio a persone in buona salute). Il Consiglio federale non prevede però di emanare alcuna legge in materia di sorveglianza. Come già ricordato nei suoi rapporti sull’eutanasia e nelle risposte agli interventi parlamentari, una normativa speciale sulla sorveglianza delle organizzazioni di aiuto al suicidio comporterebbe una corresponsabilità dello Stato nei confronti di tali associazioni e conferirebbe loro il beneplacito statale.
Ultima modifica 02.07.2008