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L'acquisizione di Credit Suisse da parte di UBS sancisce la fine dellaa piazza finanziaria svizzera come piazza finanzaria internazionale. È l'opinione di Oswald Grübel, in passato patron sia di UBS che di Credit Suisse, espressa in un'intervista pubblicata ieri dal Blick. Secondo Grübel una piazza finanziaria con una sola banca non può dirsi internazionale e la fusione delle due maggiori banche svizzere comporterà un importante ridimensionamento della Svizzera come centro della finanza. “Forse ce ne accorgeremo solo tra dieci anni, ma il destino è già segnato oggi” afferma il tedesco, per cui “questo declino cambierà anche l'immagine della Svizzera. Ci aspettano dolorosi fantasmi, dibattiti infiniti”. Grübel si vuole comunque ottimista e ritiene che, in ogni caso, “la Svizzera sopravviverà”.
Alla domanda cosa avrebbe fatto di diverso per salvare Credit Suisse, Grübel sostiene che una soluzione migliore sarebbe stato un maggiore coinvolgimento della Banca nazionale (BNS) nell'istituto. “Negli anni scorsi la BNS ha speso miliardi per comprare azioni di tutti i tipi. Invece di comprare azioni di Apple e co. avrebbe potuto comprare tutte le azioni del CS e assumere un buon CEO, che avrebbe riunito un consiglio di amministrazione competente in grado di prendere decisioni. Il Credit Suisse si sarebbe ripulito e avrebbe fatto un lavoro serio, e in pochi anni la banca sarebbe tornata a valere 50 miliardi. Sarebbe stato il miglior affare che la BNS abbia mai fatto”.
Quando invece gli viene chiesto di chi è la colpa del tracollo della banca, Grüber risponde che, se da una parte è evidente l'incompetenza dei dirigenti di Credit Suisse, le autorità finanziarie che avrebbero dovuto vigilare hanno conoscenze troppo teoriche sul funzionamento delle attività finanziarie e quindi non sono stati capaci di capire quanto fosse critica la situazione di Credit Suisse e mettere in piedi delle contromisure. L'ex patron esprime lo stesso giudizio sulla legislazione “too big too fail” introdotta all'indomani della crisi del 2008 che avrebbe dovuto evitare proprio situazioni di questo genere. “La legislazione era corretta e ben concepita nelle sue linee generali. Ma quello che so è che il comitato di esperti dell'epoca era composto da molti professori e persone intelligenti, ma da pochi banchieri. Ciò significa che c'era molta teoria, ma poca pratica. Si può avere tutto il capitale proprio che si vuole. Se la liquidità scarseggia e c'è un panico bancario, il problema è reale. Sembra che non si sia pensato abbastanza a questo aspetto” afferma Grüber.
Infine, quando gli viene chiesto che futuro può aspettarsi la finanza svizzera e il paese in generale, il tedesco avverte che nella finanza la fiducia è essenziale. “Se manca la fiducia, si ha prima un problema di liquidità e poi di solvibilità. Siete soli, nessuno vuole fare affari con voi. Negli ultimi dieci anni sono cambiate molte cose. Il mondo è connesso come mai prima d'ora attraverso i media, è diventato un villaggio: una tosse da qualche parte può scatenare una tempesta qui, solo perché se ne parla” avverte Grüber, che tuttavia conclude con una nota positiva: “Le cose stanno facendo il loro corso. La piazza finanziaria internazionale della Svizzera è ormai storia. Ma la Svizzera è ancora qui. Dovrebbe ricordare le sue qualità imprenditoriali e non piangere il passato. Abbiamo più coraggio!”