Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01238.jsonl.gz/910

Il caso di un allievo 15enne diversamente abile è finito in tribunale. Il Tribunale federale ha deciso che i genitori non devono pagare di tasca propria l'assistenza individuale che favorisce l'integrazione del figlio in una classe normale.
Gli scolari diversamente abili possono seguire l'insegnamento in una classe normale anche se necessitano di un'assistenza individuale ininterrotta? I cantoni possono porre dei limiti all'integrazione? Due interrogativi su cui si è chinato di recente il Tribunale federale.
Il comune argoviese di Brugg aveva chiesto ai genitori di un ragazzo 15enne affetto di disturbi dello spettro autistico di contribuire ai costi derivanti dalla sua integrazione in una classe normale. 18 ore a settimana per l'assistenza dello scolaro erano a carico della collettività, il resto invece dei genitori. La decisione, a cui hanno ricorso i genitori, era stata confermata in prima istanza dal Consiglio di Stato e dal Tribunale amministrativo del canton Argovia. Ora, il Tribunale federale ha approvato il ricorso dei genitori e ha deciso che la collettività deve assumersi il totale dei costi dell'assistenza a tempo pieno.
«In conformità del diritto federale, l'integrazione scolastica dei bambini con un handicap deve essere preferita rispetto alla scolarizzazione speciale. Nel caso concreto, la frequenza della classe normale è stata sostenuta dalla scuola comunale perché indicata come migliore soluzione pedagogica. A queste condizioni, chiedere ai genitori di pagare parte dei costi per l'assistenza dei figli non è compatibile con la garanzia della gratuità dell'insegnamento (art. 19 e 92 della Costituzione federale) [libera traduzione del redattore]», si legge nel comunicato del Tribunale federale.