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Dopo un decollo incoraggiante la compagnia di bandiera incontra delle turbolenze. Problemi tecnici, divergenze salariali e carenza di personale ne compromettono l'immagine.
Il braccio di ferro fra la direzione di Swiss e i piloti dell'ex Crossair prosegue e il boicottaggio di martedì della tavola delle trattative non migliora la cosa. "I mezzi limitati vanno distribuiti in modo egualitario fra i piloti delle due compagnie", ha confermato martedì mattina David Bieli, delegato di Swiss Pilots, l'organizzazione sindacale che rappresenta gli ex-piloti di Crossair.
Questo malgrado il passaggio a Swiss abbia portato ad un aumento consistente dei salari. Ma nel pomeriggio di martedì la direzione ha teso la mano ai piloti insoddisfatti per il loro contratto di lavoro. Un tribunale arbitrale dovrà ora definire i termini precisi.
Le reazioni
L'organizzazione di categoria degli ex-piloti Swissair si distanzia però dalle posizioni dei colleghi: "Da parte nostra abbiamo accettato una riduzione salariale del 35 per cento e abbiamo rispettato il piano finanziario", ha precisato a swissinfo il rappresentante di Aeropers, Felix With.
Eppure i piloti arrivati da Swissair incassano ben due terzi della massa salariale per il personale di cabina. Ma i piloti di Swissair sarebbero tutti più anziani e dunque più esperti. Wirth ricorda che "il problema più grosso di questa vertenza è il danno d'immagine per la nuova compagnia".
Troppi intoppi
Ma non solo le vertenze salariali a offrire alla cronaca spunti negativi. Il caso più clamoroso è del 13 luglio, quando un Saab 2000 di Swiss ha dovuto effettuare un atterraggio d'emergenza a Berlino. Nessun ferito, ma l'apparecchio è ormai inutilizzabile per il mancato funzionamento dei carrelli d'atterraggio.
E la serie è lunga. Decollata a fine marzo di quest' anno, Swiss ha già avuto 240 voli annullati e molti altri in ritardo. Anche alcuni atterraggi d'emergenza completano il bouquet negativo. Un bilancio tecnico deludente.
L'esperto del ramo Sepp Moser rincara la dose, accusando Swiss di riempire troppo poco i serbatoi per limitare il peso e risparmiare carburante. Un rischio inutile, a suo dire, perché nel caso di condizioni meteorologiche difficili, mancherebbero le risorse per raggiungere un aeroporto sicuro con condizioni migliori.
Difficoltà che rimangono
Swiss ha già delegato il chiarimento dei difetti tecnici ad una commissione di esperti, composta da specialisti e rappresentanti dei costruttori (Saab, Avro e Embraer). Ad essere colpiti sono soprattutto i velivoli della ex-Crossair destinati alle rotte continentali.
Anche sul fronte del personale si delineano dei problemi. Il personale di bordo risulta insufficiente e per la fine dell'anno dovrebbero venir assunte ulteriori 200 persone per assicurare il servizio. Ma le pessime condizioni salariali rendono il reclutamento difficile.
Nei primi tre mesi il deficit di bilancio raggiungeva i 190 milioni di franchi. Grazie ad un numero di passeggeri leggermente superiore alle previsioni, il risultato si è dimostrato migliore rispetto al piano finanziario. Ma il traffico aereo si è ripreso velocemente ovunque dopo l'11 settembre. Anche Swiss ne approfitta.
Per lo specialista di aviazione Pierre Condom, rimangono ancora due scogli da superare per Swiss: "I grandi problemi non sono risolti: in primo luogo la fusione delle due culture aziendali di Swissair e Crossair e inoltre l'inserimento di Swiss in un'alleanza internazionale che le assicuri un posto nel contesto dell'aviazione commerciale".
Danni d'immagine
La compagnia di bandiera elvetica è partita a marzo con grandi ambizioni. Attraverso l'immagine aziendale, creata dal guru dello stile canadese Tyler Brulér, Swiss intende posizionarsi ad alto livello. Ma le tensioni createsi all'interno dell'azienda e gli intoppi tecnici gettano delle ombre sul futuro dell'aviolinea.
E ci sono dei precedenti poco confortanti nella storia dell'aviazione civile: "La fusione delle statunitensi National e Panam non ha superato le difficoltà iniziali per arrivare alla costruzione di una nuova compagnia con una cultura unitaria", ricorda Condom. "Questa carenza è stata una causa del fallimento della nuova Panam".
"Il conflitto non sorprende - continua Condom tornado a parlare di Swiss - si sapeva dall'inizio che il matrimonio di due culture tanto diverse avrebbe creato delle difficoltà".
Eppure potenzialità rimangono intatte per Condom: "Nel caso di Swiss la situazione è differente. Lo stato partecipa attivamente e esiste la coscienza della fragilità dell'azienda, c'è da sperare che le parti non vadano fino al suicidio".
Sepp Moser invece è poco convinto: "Swiss rimane troppo grande per un paese piccolo come la Svizzera, non ci crede nessuno che ce la farà, e i dati non sono poi così rosei, se si pensa alle azioni a prezzi stracciati, lanciate per riempire gli aerei".
Ma non tutti sono d'accordo. "Dai primi risultati non si può non registrare una volontà di successo - commenta Hilary Cook, analista presso la Barklay's Bank di Londra - l'entusiasmo dovrebbe permettere di superare le difficoltà".
swissinfo