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La consultazione sul progetto di assicurazione maternità ha rilevato posizioni contrastanti. Il governo auspica una soluzione in tempi brevi che colmi la lacuna del sistema assicurativo.Questo contenuto è stato pubblicato il 21 novembre 2001 - 17:07
La proposta del Consiglio federale per un congedo maternità pagato dai datori di lavoro ha incontrato un ampio rifiuto nella procedura di consultazione. Il governo rinuncia quindi ad avanzare un proprio progetto e lascia al parlamento l'elaborazione di una proposta.
Nel progetto posto in consultazione tra i mesi di giugno e settembre, il Consiglio federale proponeva che tutte le lavoratrici in attesa di un figlio dovessero avere diritto a un congedo maternità pagato dal datore di lavoro.
Per quanto riguarda la durata di tale congedo, venivano formulate due varianti: da 8 a 14 settimane, a seconda dell'anzianità di servizio della lavoratrice; oppure 12 settimane a prescindere dagli anni di servizio. Nessuna riduzione di tale congedo pagato sarebbe stata ammessa se la lavoratrice non avesse potuto lavorare nello stesso anno di servizio per altri motivi, quali malattia, infortunio o gravidanza.
A parte il canton San Gallo ed i due Tribunali federali (quello di Losanna e quello delle assicurazioni) che hanno rinunciato a dare il loro parere, quasi tutti i cantoni, i partiti e le 27 organizzazioni consultati hanno respinto la soluzione proposta dal governo. Pur riconoscendo che il congedo maternità debba essere disciplinato per legge, hanno considerato inaccettabile che i costi venissero sopportati unicamente dai datori di lavoro: un onere ritenuto troppo pesante per le piccole e medie imprese e per i settori con un'alta quota di donne occupate in età fertile.
In alternativa, la maggior parte dei partecipanti alla consultazione ha sostenuto una soluzione diversa. In particolare è stata data la preferenza o al modello proposto dall'iniziativa del consigliere nazionale Pierre Triponez, radicale bernese, o a quello contenuto nella mozione delle consigliere nazionali Thérèse Meyer-Kälin, Jacqueline Fehr e Ursula Haller, di diversi partiti. Il modello Triponez prevede che la perdita di salario per maternità venga finanziata per 14 settimane all'80 per cento dalla cassa IPG (indennità per perdita di guadagno, finanziata dai lavoratori e dai datori di lavoro).
La mozione "Protezione della maternità e finanziamento misto", avanzata dalla consigliera nazionale Meyer-Kälin e fatta propria dalla Commissione sicurezza sociale e sanità del consiglio nazionale, propone invece che le lavoratrici ricevano il salario durante le prime 8 settimane di congedo maternità, e vengano indennizzate dalla cassa IPG per le rimanenti 6 settimane.
In questa situazione - ha detto in conferenza stampa la ministra di giustizia e polizia Ruth Metzler - il Consiglio federale rinuncia a presentare un proprio messaggio al parlamento. Ma la questione è sul tappeto da ormai troppo tempo; e il governo auspica una rapida eliminazione di questa lacuna nell'ambito del congedo maternità. Perciò il Consiglio federale - che è orientato verso una copertura completa della perdita di guadagno - sosterrà la proposta Triponez, purché il parlamento elabori rapidamente un progetto corrispondente.
Se ciò non dovesse accadere - ha detto ancora la signora Metzler - allora il governo presenterà un messaggio per una modifica del Codice delle Obbligazioni. In tal caso la soluzione sarebbe che alle lavoratrici, indipendentemente dagli anni di servizio, venga riconosciuto un congedo di maternità di 12 settimane pagato al 100 per cento. «Vogliamo una soluzione in grado di raccogliere il consenso della maggioranza», ha aggiunto la consigliera federale Metzler.
Nel 1999, una proposta che prevedeva un congedo maternità indennizzato all'80 per cento per 14 settimane e una prestazione di base per madri con un reddito familiare modesto, venne respinta con un referendum. Attualmente il Codice delle Obbligazioni stabilisce 8 settimane di congedo maternità, il cui indennizzo è però condizionato dagli anni di servizio e può essere ridotto fortemente o persino negato se la lavoratrice è stata a lungo in malattia nello stesso anno.
Silvano De Pietro
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