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Secondo la Segreteria di stato della migrazione (SEM), nel 9% dei casi tale decisione è giuridicamente accettabile e proporzionata
Il risultato è superiore alla media di lungo periodo riguardante il riesame di simile statuto: 4%. Secondo la SEM, tale dicotomia si spiega col fatto che durante il progetto pilota, di cui oggi sono stati pubblicati i risultati, sono stati presi in considerazione i dossier di quelle persone che si pensa abbiano già ottemperato ai propri obblighi militari nel Paese di provenienza.
Fino alla metà del 2019, la SEM intende ancora sottoporre a verifica altre 2800 decisioni di ammissione provvisoria rilasciate a cittadini eritrei. Verrà inoltre esaminato a fondo se un eventuale rimpatrio è ammissibile.
Non è però ancora chiaro quante di queste persone potrebbero essere interessate da una decisione negativa. La SEM rammenta che gli allontanamenti coatti verso questo paese del corno d’Africa non sono possibili visto che l’Eritrea non li accetta. Chi è colpito da un ritiro dello statuto dell’ammissione provvisoria e non vuole lasciare volontariamente la Svizzera ha diritto soltanto all’aiuto d’urgenza.
La SEM ha inasprito la prassi riguardante gli Eritrei nell’estate del 2016, decidendo di non concedere più l’asilo agli Eritrei per aver soltanto lasciato il loro paese illegalmente. Specialisti sono giunti alla conclusione che un rimpatrio fosse ragionevole per quelle persone liberate dall’obbligo di servire nell’esercito oppure già congedate.
Il Tribunale amministrativo federale ha fatto propria questa interpretazione in una sentenza di circa un anno fa. A fine 2017, la SEM si è quindi decisa a riesaminare lo status di ammissione provvisoria rilasciato a 3400 Eritrei.
Nella sentenza del 10 luglio 2018, sempre lo stesso tribunale ha creduto ragionevole il rimpatrio in Eritrea di quelle persone cui è stato rifiutato la statuto di rifugiato, anche se ricevono in seguito l’invito a presentarsi per il servizio militare.
Nella prossima fase verranno soprattutto esaminati dossier di famiglie, minorenni non accompagnati e giovani in formazione. Lo scopo dell’esercizio è ottenere rapidamente per queste persone la certezza del diritto, scrive la SEM. In questo modo le misure di integrazione potranno essere rapidamente applicate a coloro che possono rimanere in Svizzera.
In seguito verranno prese in esame le disposizioni applicate a tutte le altre persone. Per ogni caso si verificherà se la persona in questione ha commesso dei delitti dal momento in cui è stata accolta provvisoriamente. In caso affermativo verrà avviata una procedura di revoca di questo statuto.
Non verranno invece riesaminati circa 400 casi di ammissione provvisoria ordinati dal settembre 2017. Per queste persone è già stata eseguita un’analisi sulla base delle recenti decisioni del TAF.