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Attualmente le donne costituiscono più del 40 per cento della popolazione attiva totale, il 43 per cento della mano d'opera agricola e oltre il 50 per cento degli studenti universitari a livello mondiale. In tutte le regioni del mondo la durata della loro vita è superiore a quella degli uomini. In Malawi e in Ghana, la produzione di mais potrebbe per esempio aumentare di quasi un sesto se le contadine potessero accedere ai fertilizzanti come gli uomini. L'uguaglianza di genere è quindi un obiettivo di sviluppo fondamentale di per sé, ma anche un vantaggio per l'economia.
Questa è una delle conclusioni a cui è giunto il Rapporto della Banca mondiale sullo sviluppo nel mondo 2012, consacrato al tema «uguaglianza di genere e sviluppo». Presentato lunedì a Ginevra e martedì a Berna in occasione di un evento co-organizzato dalla Banca mondiale e dalla DSC, il rapporto mostra che la parità tra uomini e donne può aumentare la produttività economica e permettere alla generazione seguente di beneficiare di condizioni di vita migliori associate allo sviluppo. In Paesi molto differenti tra loro come Brasile, Nepal, Pakistan o Senegal, gli esperti hanno constatato che il miglioramento del livello d'istruzione e dello stato di salute delle donne permetteva di accrescere il benessere dei loro figli.
Il rapporto sottolinea inoltre che, nel corso degli ultimi venticinque anni, le condizioni di vita delle donne e delle bambine sono cambiate considerevolmente. Anche se sono stati raggiunti progressi notevoli in materia di scolarizzazione, di speranza di vita e di partecipazione alla vita attiva, le disparità continuano a persistere in vari ambiti. In molti Paesi con un reddito debole e intermediario, la forte mortalità di bambine e donne è evidente, così come sono palesi, nei Paesi in via di sviluppo o sviluppati, le differenze a livello di remunerazione e di rappresentanza negli ambienti politici ed economici che contano.
Consapevole del fatto che la discriminazione delle donne rappresenta la forma di esclusione più diffusa nel mondo e che la disparità tra uomini e donne è una delle cause di povertà e di instabilità politica, la DSC considera l'uguaglianza di genere come un obiettivo basilare delle proprie attività.
Per la Banca mondiale, la sola crescita non permette di risolvere i problemi. Il rapporto individua quindi gli ambiti in cui si deve intervenire con provvedimenti pubblici, in particolare in materia di mortalità femminile, di educazione e di capacità operative in seno alla società. Migliorare l'accesso all'acqua potabile, come ha fatto il Vietnam, o prestare cure alle donne incinte, come ha fatto la Turchia, contribuisce alla riduzione della mortalità materna. A livello economico, ampliare l'accesso delle donne al credito o alla proprietà fondiaria, sostenere gruppi femminili di auto-assistenza o realizzare strutture di custodia dei figli fa parte delle misure raccomandate dalla Banca mondiale. Quest'ultima chiede inoltre alla comunità internazionale di sviluppare partnership più ampie con il settore privato, gli organismi di sviluppo e le organizzazioni della società civile per lottare contro le ineguaglianze tra i generi.
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