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Dissidenza, opposizione, il coraggio di andare controcorrente. Il 25 agosto 1968, quattro giorni dopo l’occupazione della Cecoslovacchia da parte dell’URSS, otto dissidenti sovietici decisero di esprimere la loro contrarietà occupando, in forma di protesta silenziosa, la Piazza Rossa di Mosca. Alle 12 si misero seduti sul pavimento della piazza, tenendo alto il cartello “Per la nostra e vostra libertà”. Ma la dimostrazione fu fatta disperdere in pochi minuti dai Servizi segreti russi e i partecipanti arrestati, interrogati, imprigionati, da ultimo esiliati o portati negli ospedali psichiatrici dell’Unione sovietica. È di questa storia, di questi volti, di questo dolore ma anche di questo coraggio che la compagnia Continuo Theatre vuole parlare al pubblico ticinese, tornando sui suoi palcoscenici con “Poledne (Noon)” proprio nei prossimi giorni. Per l’occasione, abbiamo intervistato il suo direttore artistico Pavel Štourač:
Signor Štourač, come si inserisce questo nuovo spettacolo nella programmazione della Compagnia?
«Nel 1995 la Compagnia si sistemò in un villaggio a sud della Repubblica Ceca, ricostruendo una vecchia fattoria e equipaggiandola per diventare un centro culturale, oggi conosciuto come “The Plum Yard”. Ad ora esso accoglie performers da tutto il mondo, che prendono parte a un progetto teatrale specifico ideato ogni anno dalla Compagnia. Di solito questo progetto si tiene in contesti inusuali, come cortili, vecchie case abbandonate, sulla superficie di un lago o anche all’interno delle carrozze di un treno. In più di 25 anni di esistenza, Continuo Theatre ha creato moltissimi spettacoli, incluse rappresentazioni di danza contemporanea, spettacoli circensi o di marionette; di base, come Compagnia crediamo che il teatro sia un “processo”, un “modo di stare al mondo”».
Come è nata l’idea esatta di “Poledne (Noon)”?
«Un impulso a voler trattare il tema è arrivato nell’agosto del 2013, quando all’incirca dieci persone vennero fermate sulla Piazza Rossa di Mosca perché volevano rievocare la protesta contro l’occupazione del 1968. Entrando in contatto con alcuni di loro, abbiamo capito “l’urgenza” di questo spettacolo. Noon parla di un evento storico molto concreto ma rimane aperto a molti altri temi contemporanei, smascherando alcuni meccanismi politici di manipolazione e di abuso di potere».
E la preparazione degli attori? Quali sono state le loro fonti?
«Lo spettacolo, in particolare, prende il nome dal libro scritto da Natalia Gorbanevskaya, poetessa, intellettuale e attivista russa, una degli otto dimostranti del 1968. Per calarsi nel tema, i nostri attori hanno fatto una ricerca approfondita, studiato documenti storici, consultato studiosi internazionali che si sono occupati del caso, e persino incontrato i figli di quelle persone. In particolare, il percorso degli attori è stato segnato dall’incontro con tre sopravvissuti: Viktor Fajnberg, Pavel Litvinov e Tatjana Bayeva».
Come riuscire a portare un messaggio di speranza entro un tema così arduo?
«Vorremmo si capisse una cosa: protestare ha sempre senso; confrontandosi con l’ingiustizia e l’arroganza non bisogna mai tacere. Di fronte all’apparente insensatezza di opporsi al potere, nessuna battaglia è persa in anticipo. Per trasmettere tutto questo, abbiamo usato un linguaggio intensamente fisico combinato con immagini visuali molti forti e musica dal vivo. La scenografia è minimalista, eppure molto variegata; essa, in particolare, fa riemergere i discorsi dei prigionieri degli ospedali psichiatrici sovietici. Sono loro i veri protagonisti».
«Noon pone un numero incredibile di domande, molte delle quali toccano la responsabilità personale rispetto ai cambiamenti sociali. Molto spesso crediamo che, come individuo, uno non possa cambiare molto nella società, che le decisioni reali siano irrimediabilmente nelle mani dei più potenti. La storia degli otto dissidenti russi, che hanno avuto il coraggio di esprimersi contro gli abusi del potere sovietico, pur riconoscendo i rischi, ci ha dato profonda speranza: il cambiamento non avviene per mano dei politici, ma per il coraggio dei singoli».
Perché, dunque, venire a vedere lo spettacolo?
«Siamo convinti che la società si sviluppi secondo la sua storia, per questo dobbiamo sapere da dove veniamo, per essere poi in grado di porre i passi successi. La nostra Compagnia percepisce la propria attività come vero e proprio servizio alla società, ci vediamo come uno specchio di eventi da cui bisogna saper imparare qualcosa. Oggigiorno, come cittadini, diamo il nostro consenso inconscio a essere continuamente monitorati, in nome della sicurezza. Non è un segreto che ciascuno di noi riceve anche delle offerte commerciali in base al proprio consumo; questo accade perché ci osservano costantemente. Anche il giornalismo investigativo è stato in grado di dimostrare che molte elezioni passate sono state portate avanti tramite la manipolazione dei dati elettorali. Vogliamo che il tema della manipolazione sia preso sul serio, dando anche al pubblico gli strumenti per reagire. Siamo fieri di ogni spettatore che vorrà tenere gli occhi aperti, venendo a vederci non solo per puro divertimento».
Cosa rende particolarmente interessante per il Ticino questo spettacolo?
«Diverse cose: il cast, ad esempio, include due ex allievi dell’Accademia Teatro Dimitri, Sara Bocchini e Felix Baumann. Anche l’ensemble musicale che accompagnerà lo spettacolo eseguendo musiche originali di Elia Moretti, compositore milanese, include un contrabassista svizzero, Hannes Giger. Da ultimo, io stesso, dal 2009 insegno all’Accademia Dimitri. In Svizzera, siamo conosciuti per i nostri precedenti spettacoli “Spettatori”, “Insomnia” e “Desire Caught by the Tail”, già portati al Teatro Foce e al Lac».
Poledne (Noon) debutterà per la Rassegna “Garden”, che accoglie compagnie estere nella programmazione del Teatro Foce, mercoledì 9 ottobre alle 20.30.
Laura Quadri