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Tutto indica che è in corso un cambiamento di paradigma. Stiamo passando da un mondo dominato dall’Occidente a un mondo più multipolare. La guerra in Ucraina ha messo a fuoco le divergenze internazionali che stanno determinando questo cambiamento.
Di Krishen Mehta (*)
Fonte:
Gli occhi del movimento bolivariano che osserva la sua realtà, con saggezza, che riflette collettivamente per capire e creare percorsi e orizzonti; che costruisce la società del buon vivere, dei beni comuni; che costruisce il comunismo.
Titolo originale: LA GUERRA DE UCRANIA VISTA DESDE EL SUR GLOBAL. Krishen Mehta.
Traduzione e aggiunte: GFJ
Come percepiscono i 6,3 miliardi di persone che vivono al di fuori dell’Occidente ciò che sta accadendo nella “guerra d’Ucraina”?
Los resultados de una macroencuesta planetaria realizada por la Universidad brItánica de Cambridge, acerca de cómo ven y se posicionan los habitantes del «Sur Global» en relación con Occidente, China y Rusia.
Come percepiscono i 6,3 miliardi di persone che vivono al di fuori dell’Occidente ciò che sta accadendo nella “guerra d’Ucraina”?
Come interpretano questi miliardi di uomini e donne i ruoli giocati oggi da Cina, Occidente e Russia?
Presentiamo un articolo di un professore dell’Università di Yale (USA) in cui commenta i risultati di questo sondaggio d’opinione, condotto otto mesi dopo l’inizio della “guerra in Ucraina”. L’analisi del sondaggio mostra, tra l’altro, come il ruolo svolto nella loro liberazione dall’ormai defunta Unione Sovietica, di cui l’attuale Russia viene erroneamente considerata l’erede, sia conservato nella memoria storica dei popoli ormai decolonizzati.
Nell’ottobre del 2022, circa otto mesi dopo l’inizio della guerra in Ucraina, l’Università di Cambridge nel Regno Unito ha organizzato una serie di sondaggi che hanno interrogato persone di 137 Paesi sulle loro opinioni in merito all’Occidente, alla Russia e alla Cina.
I risultati di questo studio sono sufficientemente solidi e importanti da richiedere l’attenzione di tutti coloro che sono sinceramente interessati a scoprire cosa pensa la gente del pianeta su alcune delle questioni cruciali che l’umanità deve affrontare in questo momento.
Dei 6,3 miliardi di persone che vivono fuori dall’Occidente, il 66% ha un atteggiamento positivo nei confronti della Russia e il 70% ha una percezione altrettanto positiva della Cina.
Il 75% degli intervistati in Asia meridionale, il 68% degli intervistati nell’Africa francofona e il 62% degli intervistati nel Sud-est asiatico riferiscono di avere una visione positiva della Russia.
L’opinione nei confronti della Russia rimane positiva in Arabia Saudita, Malesia, India, Pakistan e Vietnam.
I risultati di questi sondaggi hanno suscitato sorpresa e persino rabbia in Occidente. Per i leader occidentali è difficile capire che due terzi della popolazione mondiale non si allineano con l’Occidente sul conflitto ucraino.
Ritengo tuttavia che ci siano cinque ragioni per cui il Sud Globale non si schiera con l’Occidente, che elencherò e spiegherò:
1. Il Sud Globale non crede che l’Occidente comprenda o mostri interesse per i suoi problemi.
Alcuni esempi del cinismo occidentale: nella Repubblica Democratica del Congo solamente lo 0,5% della popolazione (al 14 febbraio 2022) ha ricevuto almeno una dose di vaccino, in Tanzania il 4,1%, nella Repubblica del Niger il 5,7%, il 7% in Nigeria. In Italia, sul fronte opposto, l’83,7%.
Il ministro degli Esteri indiano, S. Jaishankar, lo ha riassunto in modo sintetico in una recente intervista:
“L’Europa deve abbandonare la mentalità secondo cui i problemi dell’Europa sono i problemi del mondo, ma i problemi del mondo non sono i problemi dell’Europa.”
I Paesi in via di sviluppo devono affrontare molte sfide, dalle conseguenze della pandemia, all’alto costo del servizio del debito e alla crisi climatica che sta devastando i loro ambienti, fino al tormento della povertà, della scarsità di cibo, della siccità e degli alti prezzi dell’energia. Tuttavia, l’Occidente ha prestato poca attenzione alla gravità di molti di questi problemi, anche se insiste affinché il Sud Globale si unisca a lui nel sanzionare la Russia.
La pandemia di Covid è un esempio perfetto. Nonostante i ripetuti appelli del Sud Globale a condividere la proprietà intellettuale dei vaccini per salvare vite umane, nessuna nazione occidentale è stata disposta a farlo. L’Africa rimane a tutt’oggi il continente più povero di vaccini al mondo. Le nazioni africane hanno la capacità di produrre vaccini, ma senza la necessaria proprietà intellettuale rimangono dipendenti dalle importazioni.
Ma l’aiuto è arrivato da Russia, Cina e India. L’Algeria ha avviato un programma di vaccinazione nel gennaio 2021 dopo aver ricevuto il primo lotto di vaccini Sputnik V dalla Russia. L’Egitto ha iniziato i vaccini dopo averli ricevuti dalla Sinopharm cinese nello stesso periodo, mentre il Sudafrica si è procurato un milione di dosi dall’AstraZeneca del Serum Institute indiano. In Argentina, lo Sputnik è diventato la spina dorsale del programma vaccinale nazionale.
Tutto questo accadeva mentre l’Occidente utilizzava le sue risorse finanziarie per acquistare milioni di dosi in anticipo e spesso procedeva a distruggerle quando scadevano. Il messaggio al Sud Globale era chiaro: la pandemia nei loro Paesi è un problema loro, non nostro.
2. La storia conta: chi era dove durante il colonialismo e dopo l’indipendenza?
Poster sovietico in sostegno all'Africa con la scritta: "LIBERTÀ PER TUTTI I POPOLI DELL'AFRICA!"
Molti Paesi dell’America Latina, dell’Africa e dell’Asia vedono la guerra in Ucraina con una lente diversa da quella dell’Occidente. Vedono le loro ex potenze coloniali raggruppate come membri dell’alleanza occidentale. Questa alleanza – composta per lo più da membri dell’Unione Europea e della NATO o dai più stretti alleati degli Stati Uniti nella regione Asia-Pacifico – costituisce i Paesi che hanno sanzionato la Russia. Al contrario, molti Paesi dell’Asia e quasi tutti quelli del Medio Oriente, dell’Africa e dell’America Latina hanno cercato di mantenere un buon rapporto sia con la Russia che con l’Occidente, evitando le sanzioni contro la Russia. Forse perché ricordano la loro storia di vittime delle politiche coloniali occidentali, un trauma con cui ancora convivono ma che l’Occidente ha ampiamente dimenticato?
Nelson Mandela era solito dire che fu il sostegno dell’Unione Sovietica, sia morale che materiale, a incoraggiare i sudafricani a rovesciare il regime di apartheid. Per questo motivo, oggi la Russia continua a essere vista con favore da molti Paesi africani. Una volta ottenuta l’indipendenza di questi Paesi, è stata l’Unione Sovietica a sostenerli, nonostante le sue risorse limitate. La diga di Assuan in Egitto, completata nel 1971, è stata progettata dall’Istituto per i progetti idroelettrici di Mosca e finanziata in gran parte dall’Unione Sovietica. L’impianto siderurgico di Bhilai, uno dei primi grandi progetti infrastrutturali dell’India appena indipendente, fu realizzato dall’URSS nel 1959.
Anche altri Paesi hanno beneficiato del sostegno politico ed economico fornito dall’ex Unione Sovietica, tra cui Ghana, Mali, Sudan, Angola, Benin, Etiopia, Uganda e Mozambico. Il 18 febbraio 2023, in occasione del Vertice dell’Unione Africana ad Addis Abeba, in Etiopia, il ministro degli Esteri dell’Uganda Jeje Odongo ha dichiarato quanto segue:
“Siamo stati colonizzati e abbiamo perdonato coloro che ci hanno colonizzato. Ora i colonizzatori ci chiedono di essere nemici della Russia, che non ci ha mai colonizzato. È giusto? Per noi no. I loro nemici sono i loro nemici. I nostri amici sono i nostri amici.”
A torto o a ragione, molti Paesi del Sud Globale continuano a considerare la Russia di oggi come il successore ideologico dell’ex Unione Sovietica. Ricordano con affetto l’assistenza dell’URSS di un tempo. E ora vedono la Russia di oggi in una luce unica e spesso favorevole. Data la dolorosa storia della colonizzazione, possiamo forse biasimarli per questo?
3. Il Sud Globale ritiene che la guerra in Ucraina riguardi in primo luogo il futuro dell’Europa, non quello del mondo intero.
Il Sud Globale è allarmato dal fatto che l'Occidente non stia portando avanti i negoziati che potrebbero porre fine a questa guerra in anticipo, a partire dall'occasione mancata nel dicembre 2021, quando la Russia ha proposto una revisione dei trattati di sicurezza per l'Europa che avrebbe potuto evitare la guerra, ma che è stata respinta dall'Occidente. Anche i colloqui di pace dell'aprile 2022 a Istanbul sono stati respinti dall'Occidente
La storia della Guerra Fredda ha insegnato ai Paesi in via di sviluppo che farsi coinvolgere in conflitti ad alta potenza comporta enormi rischi, ma poche o nessuna ricompensa. Di conseguenza, essi vedono la “guerra per procura” in Ucraina come una guerra che riguarda più il futuro della sicurezza europea che il futuro del mondo nel suo complesso.
Dal punto di vista del Sud Globale, la guerra in Ucraina sembra essere una costosissima distrazione dai suoi problemi più urgenti. Tra questi, l’aumento dei prezzi del carburante, dei generi alimentari, dei costi del servizio del debito e dell’inflazione, tutti fattori che le sanzioni occidentali contro la Russia hanno notevolmente aggravato.
L’Occidente sarà in grado di sostenere questa guerra “finché ne avrà bisogno“. Ha le risorse finanziarie e i mercati dei capitali per farlo e, ovviamente, rimane profondamente impegnato nel futuro della sicurezza dell’Europa. Ma il Sud Globale non dispone degli stessi flussi e una guerra sul futuro della sicurezza dell’Europa ha il potenziale di devastare la sicurezza del mondo intero. Il Sud Globale è allarmato dal fatto che l’Occidente non stia portando avanti i negoziati che potrebbero porre fine a questa guerra in anticipo, a partire dall’occasione mancata nel dicembre 2021, quando la Russia ha proposto una revisione dei trattati di sicurezza per l’Europa che avrebbe potuto evitare la guerra, ma che è stata respinta dall’Occidente. Anche i colloqui di pace dell’aprile 2022 a Istanbul sono stati respinti dall’Occidente, in buona parte per “indebolire” la Russia.
4. L’economia mondiale non è più dominata dagli Stati Uniti e guidata dall’Occidente. Il Sud Globale ha ora altre opzioni.
Come i BRICS + stanno costruendo la discesa del dollaro (leggi)
Diversi Paesi del Sud Globale vedono il loro futuro sempre più legato a Paesi che non fanno più parte della sfera d’influenza occidentale. Se questa visione rifletta una percezione accurata dello spostamento dell’equilibrio di potere o un’illusione è in parte una questione empirica, quindi analizziamo alcuni dati.
La quota degli Stati Uniti nella produzione globale è scesa dal 21% nel 1991 al 15% nel 2021, mentre la quota della Cina è aumentata dal 4% al 19% nello stesso periodo. La Cina è il principale partner commerciale per la maggior parte del mondo e il suo PIL, a parità di potere d’acquisto, supera già quello degli Stati Uniti.
I BRICS (Brasile, Russia, Cina, India e Sudafrica) nel 2021 avevano un PIL combinato di 42.000 miliardi di dollari, rispetto ai 41.000 miliardi del G7 guidato dagli Stati Uniti. La loro popolazione di 3,2 miliardi di persone è più di 4,5 volte la popolazione combinata dei Paesi del G7, che ammonta a 700 milioni.
I BRICS non impongono sanzioni alla Russia, né forniscono armi alla controparte. La Russia è uno dei maggiori fornitori di energia e cereali al Sud Globale, mentre l’iniziativa cinese della Via della Seta rimane un importante fornitore di finanziamenti e progetti infrastrutturali. Quando si tratta di finanza, cibo, energia e infrastrutture, il Sud Globale dipenderà più dalla Cina e dalla Russia che dall’Occidente.
5. L'”ordine internazionale basato sulle regole” è in declino e sta perdendo credibilità.
Le fragilità ed il fallimento dell’ordine egemonico liberale (leggi)
Il decantato “ordine internazionale basato sulle regole” è il baluardo del liberalismo del secondo dopoguerra, ma molti Paesi del Sud Glonale lo vedono come qualcosa di concepito dall’Occidente e imposto unilateralmente agli altri Paesi. Pochi, se non nessuno, sono i Paesi non occidentali che hanno sottoscritto questo ordine. Il Sud non si oppone a un ordine basato su regole, ma all’effettivo contenuto di queste regole come concepito dall’Occidente.
Ma bisogna anche chiedersi: l’ordine internazionale basato sulle regole si applica anche all’Occidente?
Per decenni, molti nel Sud Globale hanno visto l’Occidente fare i conti con il mondo senza preoccuparsi di rispettare le regole. Diversi Paesi sono stati invasi a piacimento, per lo più senza l’autorizzazione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Tra questi, l’ex Jugoslavia, l’Iraq, l’Afghanistan, la Libia e la Siria. In base a quali “regole” questi Paesi sono stati attaccati o devastati, e queste guerre sono state provocate o non provocate? Julian Assange langue in prigione e Ed Snowden rimane in esilio, entrambi per aver avuto il coraggio (o forse l’audacia) di rivelare le verità dietro queste e altre azioni simili.
Ancora oggi, le sanzioni imposte dall’Occidente a più di 40 Paesi comportano notevoli disagi e sofferenze.
– In base a quale legge internazionale o “ordine basato su regole” l’Occidente ha usato la sua forza economica per imporre queste sanzioni?
– Perché i beni dell’Afghanistan sono ancora congelati nelle banche occidentali mentre il Paese deve affrontare fame e carestia?
– Perché l’oro venezuelano è ancora in ostaggio nel Regno Unito mentre la popolazione del Venezuela vive a livelli di sussistenza?
– E se il resoconto di Sy Hersh è vero, in base a quale “ordine basato sulle regole” l’Occidente ha proceduto alla distruzione dei gasdotti Nord Stream?
Cuba: per un ordine multipolare come realtà alternativa (leggi)
Tutto indica che è in corso un cambiamento di paradigma. Stiamo passando da un mondo dominato dall’Occidente a un mondo più multipolare. La guerra in Ucraina ha messo a fuoco le divergenze internazionali che stanno determinando questo cambiamento. In parte a causa della propria storia e in parte a causa delle realtà economiche emergenti, il Sud Globale vede un mondo multipolare come un risultato preferibile. Un mondo in cui ritengono che la loro voce abbia maggiori probabilità di essere ascoltata.
(*) Krishen Mehta è docente e conferenziere su questioni di giustizia fiscale globale. È senior research fellow presso il Global Justice Program dell’Università di Yale e membro del comitato consultivo del Business and Society Program dell’Aspen Institute (Washington, DC).
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