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Nel corso dei negoziati sui Bilaterali I svoltisi nella seconda metà degli anni 1990, la Svizzera ottenne il diritto che suoi esperti potessero sedere nei comitati comunitari responsabili della sicurezza sociale e del riconoscimento dei diplomi all'interno dell'UE a patto che rinunciasse a una clausola di salvaguardia attivabile unilateralmente nei confronti dei frontalieri. È quanto si legge in una risposta del Consiglio federale a un'interrogazione del Consigliere nazionale Marco Romano (PPD/TI).
Il governo puntualizza che la Svizzera riuscì in ogni caso ad ottenere l'adozione di una clausola di "salvaguardia generale consensuale" nell'ambito dell'accordo sulla libera circolazione delle persone.
Nell'interpellare il governo, Romano si basa su affermazioni contenute nel recente libro dell'ex segretario di stato Jakob Kellenberger "Wo liegt die Schweiz? Gedanken zum Verhältnis CH-EU" edito nell'ottobre scorso. È in questo volume che si accenna all'esistenza di una clausola di salvaguardia nei confronti dei frontalieri qualora la libera circolazione di questi soggetti, stando a Romano, "avesse creato problemi e distorsioni". Il Consiglio federale dell'epoca, secondo Kellenberger, era reticente a rinunciare a una simile clausola.
Nella sua risposta il Consiglio federale ricorda che a fine del 1997 numerosi importanti punti dei negoziati relativi ai Bilaterali I restavano aperti, in particolare nel dossier dei trasporti terrestri. Il governo dell'epoca si trovò quindi di fronte all'alternativa seguente: mantenere tutte le sue posizioni col probabile risultato di un blocco dei negoziati oppure attribuire la priorità agli obiettivi svizzeri essenziali da difendere e tentare, su questa base, di finalizzare i Bilaterali I entro la fine dell'anno.
"Questa seconda opzione implicava che il Consiglio federale autorizzasse i negoziatori ad accettare - come ultima ratio - determinate posizioni comunitarie opposte a salvaguardie unilaterali", si legge nella risposta governativa.
SDA-ATS