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BERNA - Cantoni e comuni dovranno migliorare la situazione finanziaria delle loro casse pensioni. Tuttavia, a dividere è l'ampiezza di questa ricapitalizzazione. La commissione della sicurezza sociale e della sanità del Consiglio nazionale si è allineata con un voto di scarto al compromesso proposto dal Consiglio degli Stati.
Il Consiglio federale auspica che tutte le istituzioni pubbliche di previdenza professionale raggiungano un grado di copertura del 100% in 40 anni. Maggiormente sensibili ai problemi delle collettività pubbliche e di fronte alla minaccia di referendum dei cantoni, gli Stati si sono pronunciati per un tasso dell'80%.
Questa soluzione è stata accolta dalla commissione del Nazionale con 11 voti contro 10 e 2 astenuti, ha precisato oggi alla stampa la sua presidente Thérèse Meyer (PPD/FR). Una minoranza difenderà un'opzione ancora più generosa per cantoni e comuni: 70% e anche 60%. Un'altra minoranza chiederà invece un tasso di copertura del 90%.
Thérèse Meyer ha colto l'occasione per ricordare i costi su 40 anni dei vari modelli (prendendo il 2008 quale anno di riferimento e senza tener conto dei conti delle riserve). Con la variante 60%, gli enti pubblici dovrebbero sborsare un miliardo di franchi. Con quella del 70%, la fattura salirebbe a 4,4 miliardi e a 10 miliardi con l'80%. La variante 90% costerebbe 17-18 miliardi e quella del 100% circa 30 miliardi.
La ricapitalizzazione andrebbe di pari passo con una soppressione della garanzia dello Stato. Ebbene, la commissione ha posto una condizione supplementare a questo abbandono: le casse pensioni dovrebbero disporre preventivamente di riserve a sufficienza.
SDA-ATS