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La Svizzera respinge le critiche rivoltele da un rapporto delle Nazioni unite. L’accusa è di non fare abbastanza contro il terrorismo e di proteggere gli interessi commerciali.
Il rapporto indica alcune falle nella lotta contro Al Qaida e altri combattenti del fondamentalismo violento.
L'ONU fa il bilancio sulle sanzioni contro Al Qaida e i talebani, adottare in seguito agli attacchi terroristici del settembre 2001. Dopo numerose indiscrezioni, il rapporto, redatto da esperti delle Nazioni unite è stato pubblicato a inizio dicembre.
Le accuse alla Svizzera
Nel testo si accusa anche la Svizzera e il Liechtenstein di non essere abbastanza severi. Ad esempio il testo parla di «un traffico d'armi limitato» che avverrebbe nel nostro paese.
Un'altra critica riguarda Youssef Nada, dirigente della società Nada Management, ex Al Taqwa, con sede a Lugano. Il rapporto sostiene che, nonostante i conti bancari dell'uomo d'affari e di Al Taqwa siano stati congelati, «nulla è stato fatto riguardo agli altri beni o affari».
Nada si sarebbe recato lo scorso gennaio nel Liechtenstein, nonostante il divieto di viaggiare imposto dall'Onu, per cercare di registrare sotto nuovo nome due società legate ad Al Taqwa. L'uomo d'affari potrebbe inoltre possedere altri beni in Svizzera, secondo gli osservatori.
In sostanza, il rapporto rimprovera Berna di non fare abbastanza nella lotta contro il terrorismo per proteggere i suoi interessi commerciali.
Reazione ferma
La Svizzera ha reagito con fermezza lunedì a New York alle critiche del gruppo di osservatori dell'ONU sull'applicazione delle sanzioni contro Al Qaida e i talebani.
Nel corso di un incontro informale, la Svizzera si è inoltre difesa davanti al Comitato delle sanzioni delle Nazioni Unite. Gli Stati Uniti e la Gran Bretagna si erano dapprima opposti alla riunione. Si tratta di un comportamento inusuale, visto che normalmente gli stati non membri del Consiglio di sicurezza non intervengono davanti al comitato.
Al colloquio, la Missione elvetica ha respinto le accuse affermando che si tratta di accuse sorprendenti e senza fondamento. I casi elencati sarebbero già stati oggetto di inchiesta e le misure decise a livello internazionale applicate.
Correggere il tiro
La Missione elvetica all'ONU ha comunicato di aver corretto «errori fattuali» contenuti nel rapporto e di aver respinto «i rimproveri impliciti». Il rappresentante aggiunto della Svizzera, Pierre Helg, ha in particolare criticato il metodo di lavoro degli osservatori.
Berna ha espresso il suo disappunto perché alcuni passaggi del rapporto lasciano supporre che la Svizzera non applichi con fermezza le sanzioni. Secondo indicazioni ufficiali sono infatti già stati congelati 34 milioni di franchi, collegati ad attività vicine alle organizzazioni incriminate.
Le autorità hanno comunque già segnalato di voler riaffermare la loro volontà di continuare con la lotta. Già lo scorso mese, dopo le prime indiscrezioni, il Segretariato di Stato dell'economia (seco) aveva chiesto al Consiglio federale di completare le sanzioni finanaziarie contro le persone sospettate di legami con il terrorismo, includendo anche la possibilità di confiscare i loro beni immobili. Attualmente infatti solo i conti bancari possono essere congelati.
swissinfo e agenzie
In breve
Odore di terrorismo fra Campione d’Italia e Lugano: i banchieri egiziani Youssef Nada e Idris Nasreddin, attivi da anni nelle due località sono stati definiti dal Ministero delle finanze statunitense come «finanziatori del terrorismo».
I due erano direttori della Al Taqwa (società con sede in Ticino) e della banca privata Akida. Questo istituto era stato registrato nel 1989 alle Bahamas. Le due società sono accusate di aver coperto le attività finanziarie di gruppi fondamentalisti musulmani.
Malgrado i fondi delle società siano stati congelati dalle autorità federali, il rapporto ritiene che i due finanzieri siano ancora attivi, grazie a nuove società.
Tra l’altro vi si legge: «Nada e Nasredin svolgono i loro affari dai loro uffici a Campione d’Italia, Lugano e Milano. Nel Lichtenstein disporrebbero di società ‘offshore’».