Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01146.jsonl.gz/878

Domenica scenderà in campo per l'ennesimo ATP Finals della sua lunga e sfavillante carriera. Ma c'è chi crede che dovrebbe smettere prima di trovarsi come è successo a Boris Becker. Intanto, lui palleggia.
Lunedì scenderà in campo a Torino contro lo statunitense Fritz per abbattere il tabù delle ATP Finals, uno dei pochi trofei che ancora gli mancano. Se il fisico regge.
Gli infortuni non hanno dato pace a Rafael Nadal nemmeno quest'anno. Dopo aver vinto gli Australian Open e il Roland Garros, il campione spagnolo ha subito una lacerazione all'addome a Wimbledon.
La sindrome di Müller-Weiss
«Quando la testa mi dirà basta, smetterò. Non si può vivere con tanto dolore giornaliero. Vivere è più importante del tennis - aveva detto allora il maiorchino - ho iniziato la stagione bene, ma col problema al piede non è stato facile allenarsi più giorni di fila».
Già, quel piede maledetto. La cosiddetta sindrome di Müller-Weiss. Zahraeus Thomas, ortopedico statunitense, aveva spiegato i dettagli esatti della condizione: «Con l'età, l'osso navicolare perde sempre più sangue e comincia a morire. Quando quest'osso comincia a morire, inizia a sgretolarsi proprio tra la caviglia e l'osso metatarsale, che è la palla del piede».
Condizione che secondo lo specialista può anche portare all'artrite in altre aree, perché l'articolazione in cui è coinvolto l'osso è la più importante del piede.
«Non è una cosa che va e viene, si tratta di un dolore costante e lancinante che rende il suo record di Grand Slam ancora più impressionante», aveva detto Thomas.
Il recupero quasi miracoloso a Wimbledon e poi New York
Così, dopo aver messo in bacheca altri due Grand Slam (e sono 22) l'ex numero 1 del mondo a Londra ha tentato un recupero miracoloso, ma ha dovuto ritirarsi alla vigilia della semifinale contro Nick Kyrgios. Questa battuta d'arresto ha condizionato anche il suo approccio agli US Open, dove è uscito di scena agli ottavi di finale per mano di un feroce Frances Tiafoe.
Le preoccupazioni di molti
Alla vigilia dell'ATP Finals, in una lunga intervista, Alexandre Waske - ex tennista oggi imprenditore - ha espresso tutta la sua preoccupazione per il futuro dello spagnolo.
«I ragazzi della mia accademia hanno dei dubbi sul futuro di Rafael Nadal. Ha giocato il Roland Garros con un piede anestetizzato e ha ammesso che all'epoca stava seriamente pensando al ritiro. Lo abbiamo visto camminare con le stampelle pochi giorni dopo la vittoria a Parigi. Dieci giorni dopo ha iniziato a prepararsi per Wimbledon. Rafa vuole chiudere alle sue condizioni. Quando si parla della sua condizione fisica e del suo futuro, viene in mente la parabola di Boris Becker. Nadal potrebbe avere seri limiti fisici tra qualche anno, proprio come Boris. I segnali vanno tutti in quella direzione. L'amore per il gioco e la dipendenza dalla competizione nel suo caso sono più forti della ragione», ha detto l'ex tennista tedesco.
Lacrime per l'amico e l'arrivo del primogenito
Dopo i trofei, il dolore e i dubbi, Nadal si è concesso ad altre grandi emozioni e lacrime: dapprima l'addio dell'amico-rivale Roger Federer, poi, l'8 ottobre, la nascita del suo primogenito.
Intanto lui palleggia, eccome!
Mentre la Spagna inizia il conto alla rovescia prima di scendere in campo in Qatar per la fase finale dei Mondiali di calcio, lui, Rafa Nadal, a Torino si prende il lusso di palleggiare con una bravura tale da fare invidia ai vari Busquets e Fati.
Agli amanti del calcio: se la formazione di Luis Enrique dovesse mettere in campo lo stesso talento e soprattutto la metà della capacità di resilienza di Nadal, allora le Furie Rosse saranno davvero pericolose.
Gli appassionati della racchetta sperano invece che il maiorchino possa ancora deliziare sui campi da tennis, per qualche tempo ancora. Scegliere quando sarà il momento giusto per smettere toccherà a lui, colui che per ora ha alzato più trofei del Grande Slam di tutti.