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Una riduzione per legge del tempo di lavoro avrebbe conseguenze negative per l'economia. Ribadito il no del Consiglio federale alle 36 ore.
La proposta dei sindacati non crea nuovi posti di lavoro, ma mette in pericolo quelli già esistenti, ha sottolineato il ministro dell'economia Pascal Couchepin.
Lanciata all'epoca in cui la disoccupazione in Svizzera superava il 5%, l'iniziativa suggerisce quale sistema per creare nuovi posti di lavoro la ripartizione di quelli esistenti attraverso una graduale riduzione dell'orario su base annuale, fino a raggiungere una media settimanale di 36 ore.
Iniziativa superflua
In Francia, ha sottolineato Couchepin, l'introduzione delle 35 ore ha avuto successo soltanto nell'amministrazione pubblica. Ma la prova migliore che l'iniziativa è superflua è data dal fatto che attualmente la Svizzera vanta la più bassa quota di disoccupazione a livello internazionale, un alto grado di occupazione e molti posti di lavoro a tempo parziale.
Una nuova suddivisione della "torta dell'occupazione" avrebbe come conseguenza l'eliminazione delle forze poco produttive, forze che invece il mercato del lavoro elvetico riesce comunque ad integrare. Una caratteristica che per il ministro non ha vantaggi solamente economici: "Dal punto di vista sociale nessuno ha ancora inventato una ricetta migliore del lavoro per favorire l'integrazione".
Contro la filosofia liberale
Ma un'imposizione statale per l'intero paese riguardo all'orario lavorativo farebbe soprattutto a pugni con la filosofia liberale del mercato del lavoro svizzero e con la tradizione che predilige accordi tra i partner sociali nei diversi settori economici.
Lo Stato, ha osservato Couchepin, deve da parte sua vegliare affinché non vengano commessi abusi. "Il paese ha bisogno di una crescita economica per finanziare le spese che incomberanno allo Stato nei prossimi anni e per questo occorre che il mercato del lavoro rimanga una delle condizioni quadro favorevoli che caratterizza la piazza economica elvetica".
Il lavoro si accorcia comunque
Couchepin si è detto convinto che il popolo boccerà la proposta delle 36 ore, come ha già fatto in passato con altre tre iniziative analoghe. L'opposizione del Consiglio federale all'iniziativa, ha però voluto sottolineare il ministro, non corrisponde ad un'avversione di principio alla riduzione dell'orario di lavoro, nonostante il fatto che la durata relativamente lunga del tempo di lavoro in Svizzera rappresenti un atout importante.
Dal 1958, quando venne respinta la prima iniziativa popolare in questo ambito, la settimana lavorativa si è accorciata di 5 ore, " e ciò indipendentemente dalle iniziative popolari". Se esiste ancora uno spazio di manovra per muoversi in questa direzione, ha sintetizzato il ministro liberale-radicale "non tocca allo Stato definire in che misura e in quali settori questo sia possibile".
Luca Hoderas