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È terminato a Davos il 79esimo congresso degli svizzeri all'estero, incentrato quest'anno sul tema Svizzera/ONU. Durante gli ultimi 50 anni, l'emigrazione degli svizzeri è cresciuta regolarmente e oggi sfiora le 600.000 unità. Molte di queste partenze non sono più definitive e numerosi emigranti tornano dopo un soggiorno di qualche anno all'estero. Non bisogna però dimenticare che la Svizzera è un paese con una forte tradizione per quanto riguarda l'emigrazione.Questo contenuto è stato pubblicato il 19 agosto 2001 - 12:05
Gli abitanti delle varie regioni svizzere hanno sempre manifestato una forte propensione alla mobilità. Tra le forme tradizionali di emigrazione, presenti sin dalla fine del medioevo, figuravano il servizio militare al soldo di eserciti stranieri e l'esercizio di svariate attività artigianali e commerciali, grazie alle quali gli emigranti nostrani si erano costituiti delle redditizie nicchie di mercato in diverse contrade europee. Si trattava quindi in gran parte di un'emigrazione periodica come scelta volontaria o strategia professionale.
Le cose cambiano radicalmente nel corso dell'Ottocento: la pressione demografica e la crisi dell'agricoltura tradizionale provocano l'emigrazione in massa di gente spinta essenzialmente dal bisogno. Si ritiene che quasi mezzo milione di uomini e donne abbiano lasciato il paese tra il 1840 e la prima guerra mondiale.
La meta prediletta era gli Stati Uniti, ma molti emigravano anche verso l'America latina; solo una piccolissima parte sceglieva altre destinazioni. Dagli anni Venti, ragioni politiche prima (le misure prese dagli Stati Uniti per limitare l'immigrazione) ed economiche in seguito (il lungo periodo di espansione dopo la seconda guerra mondiale), hanno fortemente ridimensionato e modificato il flusso migratorio elvetico.
Nell'Ottocento, sono apparse altre forme d'emigrazione, non legate alla povertà e alla disoccupazione, ma suscitate dall'espansione economica svizzera. Agenti commerciali, tecnici e ingegneri si stabiliscono in Europa o in altri continenti al servizio di aziende industriali o agenzie commerciali elvetiche.
Il bisogno di ritrovarsi fra svizzeri
Si creano numerosi sodalizi per consentire agli svizzeri di ritrovarsi tra loro, aiutarsi a vicenda, promuovere attività ricreative o a carattere patriottico. Si istituiscono inoltre scuole svizzere all'estero, per dispensare ai figli degli emigrati una formazione che permetta loro la continuazione degli studi in patria e che sia conforme alle convinzioni ideologiche e religiose delle loro famiglie.
Gruppi di emigrati elvetici si attivano inoltre per diffondere forme moderne di sociabilità. L'introduzione del calcio in Catalogna, nel Sud della Francia e in varie città italiane, deve molto all'iniziativa di emigranti svizzeri; club importanti quali il FC Barcellona o l'Inter di Milano sono stati fondati con il contributo decisivo di cittadini svizzeri per i quali lo sport doveva servire a superare le barriere nazionali.
La nascita della "Quinta Svizzera"
L'idea di una "Quinta Svizzera" e di una politica verso gli Svizzeri all'estero si manifesta invece soltanto nel XX secolo, tramite gli sforzi compiuti dalla prima guerra mondiale in poi per rafforzare il sentimento nazionale elvetico.
Nel 1916 è stata creata l'Organizzazione degli svizzeri all'estero su impulso della Nuova Società Elvetica. Sono poi seguite altre iniziative private o pubbliche per valorizzare il ruolo degli svizzeri nel mondo, valutati in circa 350 000 intorno al 1930. In questo contesto sono nate anche le emissioni radiofoniche ad onde corte (1938), ossia Radio Svizzera Internazionale.
La volontà di rafforzare i legami tra la madrepatria e gli svizzeri residenti all'estero ha portato all'adozione nel 1966 di un articolo costituzionale, che accorda alla Confederazione competenze specifiche in questo campo. Oggi, in base alle più recenti statistiche, gli svizzeri all'estero sono 591.660. Il 70% di loro possiede la doppia nazionalità; mentre quasi il 60% risiede nei paesi dell'UE.
Marco Marcacci
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