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<h2>SubmittedText<h2><p>I rapporti degli esperti di diritti umani delle Nazioni Unite sulla Cina (giugno 2021) sono più che allarmanti. Le persone che fanno parte di minoranze religiose o filosofiche (Falun Gong) e delle minoranze etniche (uiguri o tibetani) vengono spesso imprigionate o messe in campi di rieducazione. Ancora più grave, sembra che il prelievo di organi da membri di queste comunità - un'operazione che di solito porta alla morte - stia diventando una pratica comune. Secondo alcune fonti questo traffico non riguarderebbe solo il mercato cinese ma anche un più ampio mercato asiatico.</p><p>Allo stesso tempo, le grandi imprese straniere che operano in Cina e cercano di fare gesti umanitari vengono rimesse in riga da manifestazioni della gioventù comunista e da richieste di boicottaggio. Nella stragrande maggioranza dei casi, se non in tutti, cedono alle pressioni per preservare il loro volume d'affari.</p><p>Il presidente Xi Jinping sta affermando un potere totalitario simile a quello di Mao: tutti gli strumenti messi in campo per prevenire un nuovo Mao (alternanza delle correnti al potere all'interno del partito comunista) sembrano non funzionare più o essere entrati in crisi. Una deriva verso una nuova rivoluzione culturale è ormai plausibile.</p><p>Il Governo cinese era disposto ad ascoltare le lamentele sui diritti umani in un quadro non accessibile ai media, anche se non ne teneva molto conto. Ora nemmeno questa apertura è più garantita.</p><p>In tali condizioni un atteggiamento ipocrita non è eticamente sostenibile. Il Consiglio federale è invitato a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Il Consiglio federale può fornire esempi concreti dei progressi fatti nel campo dei diritti umani grazie al suo intervento da quando il presidente Xi Jinping è salito al potere?</p><p>2. Il Consiglio federale continuerà a dare la priorità al buon andamento degli affari, a prescindere dalle derive in materia di diritti umani che si registrano in Cina? In caso di risposta negativa, che cosa intende fare concretamente, a parte qualche dichiarazione priva di effetti concreti a proposito del dialogo sui diritti umani?</p><p>3. C'è un limite alla priorità data alle buone relazioni commerciali tra la Svizzera e la Cina, e quali eventi potrebbero rimettere in discussione questa priorità?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. La Svizzera punta a progressi concreti nel campo dei diritti umani affrontando questo tema regolarmente nelle sue relazioni bilaterali e multilaterali con la Cina. Per le vittime di violazioni dei diritti umani nel Paese asiatico si tratta di un segnale importante, a prova del fatto che un deterioramento della situazione non passa inosservato. Lo stesso vale per le iniziative multilaterali con partner aventi visioni affini, per esempio per prese di posizione condivise nel Consiglio dei diritti umani dell'ONU. Nel 2018 l'intervento della comunità internazionale, della società civile e dell'ONU ha indotto il Governo cinese ad ammettere l'esistenza di campi d'internamento a Xinjiang. Lo scambio di esperti del sistema carcerario in atto dal 2003 offre infine l'opportunità di realizzare miglioramenti concreti in ambiti specifici. Tuttavia, come ha osservato il Consiglio federale nell'allegato al rapporto 2018 sulla politica estera in materia di diritti umani, considerati gli equilibri di potere non ci si può aspettare che gli sforzi della sola Svizzera siano sufficienti per migliorare considerevolmente la situazione dei diritti umani in Cina. La Strategia Cina 2021-2024 sottolinea inoltre che la disponibilità del Paese asiatico a discutere questioni connesse ai diritti umani è diminuita negli ultimi anni. Nello stesso tempo, sempre in Cina si è assistito a un notevole peggioramento della situazione per quanto riguarda la libertà di espressione, la protezione della sfera privata e i diritti delle minoranze.</p><p>2-3. Per la Svizzera, la difesa della democrazia, dello Stato di diritto, dei diritti umani e di un ordine internazionale liberale rimane una componente centrale della propria politica estera. Motivo per cui proprio nei confronti della Cina deve sempre più spesso fare i conti con obiettivi contrastanti. Negli ultimi anni, le relazioni della Svizzera con questo Paese sono diventate più complesse, perlomeno in alcuni ambiti, nei quali le differenze di valori si manifestano con maggiore frequenza ed evidenza rispetto al passato. Pertanto, la Strategia Cina 2021-2024 e il nuovo gruppo di lavoro interdipartimentale sulla Cina puntano a una maggiore coerenza nella politica della Svizzera nei confronti di questo Paese. La strategia definisce quindi obiettivi e misure concreti per promuovere il rispetto dei diritti umani in Cina. In tutto questo occorre tenere conto che, nell'attuale scacchiere internazionale, la Svizzera occupa una posizione sempre più importante in virtù della sua neutralità e del ruolo che svolge sia come Stato ospite sia come promotrice del dialogo.</p>  Risposta del Consiglio federale.