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La Russia ha rivendicato ufficialmente, di fronte alle Nazioni Unite, la propria sovranità su 1,2 milioni di chilometri quadrati di piattaforma artica, un'area grande come il Sudafrica.
La zona include anche il Polo Nord e potenzialmente darebbe accesso a Mosca a 4,9 miliardi di tonnellate di idrocarburi.
Secondo il diritto internazionale, un Paese ha diritti esclusivi di sfruttamento economico della piattaforma artica entro 200 miglia nautiche dalla propria costa. È dal 2001 che la Russia tenta di estendere la frontiera artica, includendo le creste di Lomonosov e Mendeleev, rivendicate anche dalla Danimarca e dal Canada.
Mosca sostiene che il territorio rappresenti una prosecuzione naturale della propria terraferma e nella petizione formale, presentata a una Commissione preposta dell'Onu, ha riportato le proprie indagini scientifiche e geografiche. Per Mosca, entrambe le dorsali oceaniche, così come il Polo Nord, fanno parte del continente euroasiatico e appartengono al territorio russo.
SDA-ATS