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NEW YORK - Siamo abituati a pensare alle microplastiche nei mari. Eppure queste microparticelle viaggiano anche nell'aria per lunghe distanze, come ha ben dimostrato una ricerca della Cornell e della Utah State University.
Se la dimensione delle microplastiche raggiunge una dimensione ancora più ridotta, allora possono essere trasportate facilmente dai venti ed attraversare così anche i continenti. Non si trovano dunque più solo in mare, o sulle strade (a causa del consumo degli pneumatici, dei freni,...), ma raggiungono anche luoghi remoti e non interessati direttamente dall'inquinamento. Lo studio ha infatti rinvenuto tracce di microplastiche in molti più luoghi di quanto si aspettassero.
Ed è proprio il mare, con il movimento delle onde, a contribuire alla creazione dell'aerosol di microplastiche. Le tristemente famose isole di rifiuti che galleggiano nell'oceano vengono colpite continuamente dalle onde. Il movimento rompe in pezzi sempre più piccoli la plastica, creando via via le microplastiche. Quando raggiungono una dimensione adatta, vengono sollevate dai venti, e trasportate a chilometri di distanza. Lo studio ha dimostrato che le microparticelle rimangono in aria per un minimo di un'ora fino a sei giorni.
Da dicembre 2017 a gennaio 2019, i ricercatori hanno raccolto dati sulla microplastica atmosferica dagli Stati Uniti occidentali: l'84% dei frammenti microscopici proveniva dalla "polvere stradale", mentre circa l'11% è entrato nell'aria dal mare, e il 5% è derivato dalla polvere del suolo agricolo.
L'inquinamento da microplastiche dunque non riguarda più solo alcuni mari o alcune città. I ricercatori ne hanno trovato traccia anche in alcuni parchi nazionali.