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ABIDJAN - La Comunità economica dei Paesi dell'Africa Occidentale (Ecowas) deciderà entro martedì "nuovi passi" per risolvere la crisi della Costa D'Avorio dove, dopo le elezioni dello scorso 28 novembre, due presidenti si contendono il potere.
La dichiarazione è stata fatta oggi con un comunicato reso noto ad Abuja, dal presidente in carica dell'organizzazione, il capo di stato nigeriano Goodluck Jonathan. L'Ecowas, viene precisato, deciderà dopo "aver ricevuto e valutato il rapporto dei suoi emissari" ad Abidjan.
I mediatori saranno, ancora una volta, i presidenti di Sierra Leone (Ernest Koroma), Benin (Boni YaYi) e Capo Verde (Pedro Pires): lunedì i tre andranno in Costa D'Avorio per la seconda volta per incontrare il presidente uscente Laurent Gbagbo (che rifiuta di lasciare il potere, forte del sostegno dei militari), il presidente legittimo Alassane Ouattara (riconosciuto dalla comunità internazionale) e il responsabile della missione Onu nel Paese, Choi Young-jin, che ha certificato la vittoria elettorale di Ouattara.
Ormai da più di un mese proprio i Caschi Blu dell'Onu proteggono Ouattara, il suo governo e i suoi più fedeli collaboratori, tutti trincerati nel Golf Hotel di Abidjan. Nessuno degli esponenti "legittimamente eletti" è infatti finora riuscito ad entrare nel palazzo presidenziale, tuttora occupato da Gbagbo e dai suoi ministri che ieri sera, per l'ennesima volta, hanno ripetuto che non cederanno "a intimidazioni o pressioni" frutto di "un complotto della comunità internazionale".
Sull'esito dei colloqui di lunedì per ora nessuno si azzarda a fare previsioni. I "nuovi passi" preannunciati per martedì dai Paesi dell'Africa Occidentale lasciano tutto nel vago e il minacciato intervento militare contro Gbagbo non dovrebbe comunque essere possibile prima di metà gennaio, quando si terrà in Mali una riunione dei capi delle forze armate.
È invece più che concreto, a breve termine, il rischio di scontri tra opposte fazioni ad Abidjan e nelle altre più importanti località del Paese. Dalla fine di novembre, violenze sporadiche hanno già causato la morte di più di 170 persone e la fuga nella vicina Liberia di oltre 20.000 civili inermi.
SDA-ATS