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<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>In occasione del cinquantesimo anniversario della Convenzione europea dei diritti </p><p>dell'uomo (CEDU), i rappresentanti dei 41 Stati a quel momento aderenti al Consiglio </p><p>d'Europa si sono riuniti a Roma il 3 e 4 novembre 2000 per interrogarsi sul futuro </p><p>della tutela dei diritti dell'uomo. Nell'ambito della Conferenza romana è stato fra </p><p>l'altro sottoposto alla firma il Protocollo aggiuntivo n. 12 della CEDU adottato dal </p><p>Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa il 27 giugno 2000. Il Protocollo </p><p>aggiuntivo statuisce nel suo articolo 1 un divieto della discriminazione in generale </p><p>che potrebbe trovare applicazione in tutti i settori della vita pubblica e privata </p><p>indipendentemente dai motivi della discriminazione. Quando il Protocollo sarà </p><p>entrato in vigore, ogni violazione del divieto sarà perseguibile, come qualsiasi altra </p><p>violazione rientrante nell'ambito della CEDU e dei suoi Protocolli aggiuntivi, dai </p><p>tribunali nazionali e, se del caso, dalla Corte dei diritti dell'uomo. Il Protocollo </p><p>aggiuntivo entrerà in vigore non appena dieci Stati membri lo avranno ratificato.</p><p>Naturalmente anche il nostro Paese è vincolato al rispetto dei principi </p><p>dell'eguaglianza e della non discriminazione. Il divieto generale di discriminazione </p><p>sancito dall'articolo 8 della Costituzione federale rappresenta la chiara espressione </p><p>di questo obbligo. Vincolante per la Svizzera a livello internazionale è già </p><p>attualmente l'articolo 14 della CEDU. Importanza a livello universale rivestono gli </p><p>estesi divieti di discriminazione disposti nei due Patti internazionali (nell'ambito delle </p><p>Nazioni Unite) del 1966: il Patto internazionale del 16 dicembre 1966 relativo ai diritti </p><p>economici, sociali e culturali (Patto I; RS 0.103.1) come pure quello relativo ai diritti </p><p>civili politici (Patto II; SR 0.103.2; entrambi entrati in vigore per la Svizzera il 18 </p><p>settembre 1992) impegnano gli Stati a garantire i diritti sanciti nei due Patti senza </p><p>discriminazione alcuna (art. 2 cpv. 2 Patto I; art. 2 cpv. 1 e art. 26 Patto II, cfr. FF </p><p>1991 I 925 segg.). La Svizzera è inoltre Stato contraente di una serie di accordi </p><p>internazionali che riguardano particolari forme di discriminazione: ad esempio la </p><p>Convenzione internazionale del 21 dicembre 1965 sull'eliminazione di ogni forma di </p><p>discriminazione razziale (RS 0.104; entrata in vigore per la Svizzera il 29 dicembre </p><p>1994) oppure la Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei </p><p>confronti della donna del 1979 ( RS 0.108; entrata in vigore per la Svizzera il 26 </p><p>aprile 1997). Altre Convenzioni vincolanti per la Svizzera, quali la Convenzione-</p><p>quadro del Consiglio d'Europa per la protezione delle minoranze nazionali (STE 157; </p><p>entrata in vigore per la Svizzera il 1° febbraio 1999) con il suo articolo 4, la </p><p>Convenzione del 20 novembre 1989 sui diritti del fanciullo (RS 0.107; entrata in </p><p>vigore per la Svizzera il 26 marzo 1979) con il suo articolo 2 e le Convenzioni di </p><p>Ginevra del 1949 con un comune articolo 3, vietano a loro volta le discriminazioni.</p><p>Nel suo rapporto annuo sull'attività della Svizzera in seno al Consiglio d'Europa nel </p><p>2000, il Consiglio federale sottolinea l'importanza del Protocollo aggiuntivo n. 12 </p><p>nella promozione della parità tra uomo e donna. Inoltre, il Consiglio federale è come </p><p>in passato del parere che l'adozione di strumenti di controllo efficaci costituisca un </p><p>importante mezzo per la promozione del rispetto dei diritti dell'uomo. La ratifica del </p><p>Protocollo aggiuntivo sarebbe oltremodo consona alla politica delle pari opportunità </p><p>seguita finora dalla Svizzera anche nei confronti dell'estero e rappresenterebbe, in </p><p>particolare, un segno tangibile della determinazione di questo Paese a promuovere i </p><p>diritti delle donne quali componenti inalienabili, essenziali e indissolubili degli </p><p>universali diritti della persona sui quali è fondato anche il piano d'azione della </p><p>Svizzera "Pari opportunità fra donna e uomo". Occorre altresì citare la Carta sociale </p><p>europea, attualmente in discussione, che propone un divieto della discriminazione in </p><p>generale e che la Svizzera deve ancora esaminare nelle sue implicazioni. Infine, </p><p>vogliamo ricordare il messaggio, tuttora in fase di elaborazione, relativo al </p><p>riconoscimento della procedura di ricorso individuale prevista nell'articolo 14 della </p><p>citata Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale. </p><p>Questa disposizione permette a persone singole o a gruppi di persone, dopo aver </p><p>superato il corso delle istanze nazionali, di inoltrare un ricorso individuale al comitato </p><p>competente dell'ONU per l'eliminazione della discriminazione razziale (CERD). La </p><p>Svizzera rafforza in tal modo la sua intenzione, già espressa in occasione della </p><p>Conferenza europea contro il razzismo tenuta a Strasburgo nell'ottobre del 2000, di </p><p>procedere attivamente nella lotta contro ogni forma di razzismo e di intolleranza. </p><p>Questa posizione sarà coerentemente sostenuta dalla Svizzera anche nell'ambito </p><p>della Conferenza mondiale dell'ONU contro il razzismo che si terrà nel settembre del </p><p>2001 in Sudafrica.</p><p>La Svizzera, secondo una prassi pluriennale, non procede per principio alla firma di </p><p>un accordo internazionale fino al momento in cui essa non è certa di poterlo in </p><p>seguito ratificare effettivamente. Allo stato attuale, la portata del 12° Protocollo </p><p>aggiuntivo della CEDU e le ripercussioni della sua adozione sull'ordinamento </p><p>giuridico svizzero sono ancora difficili da valutare.</p><p>Il divieto di discriminazione statuito dall'articolo 14 della CEDU, finora vincolante </p><p>anche per la Svizzera, vieta la discriminazione nell'esercizio dei diritti della CEDU. </p><p>La disposizione prescrive infatti che debba essere garantita la rivendicazione dei </p><p>diritti riconosciuti dalla Convenzione senza distinzione alcuna per quanto attiene in </p><p>particolare alla lingua, alla confessione o all'appartenenza ad una minoranza </p><p>nazionale. Il divieto di discriminazione non è autonomo e può essere invocato </p><p>soltanto nel contesto dei diritti e delle libertà garantiti dalla CEDU (e dai suoi </p><p>Protocolli aggiuntivi). Perciò esso viene anche definito un divieto di discriminazione </p><p>accessorio. Il 12° Protocollo aggiuntivo della CEDU propone per contro </p><p>un'uguaglianza giuridica vincolante autonoma che estenderebbe il campo </p><p>d'applicazione dell'articolo 14 della CEDU. In esso il divieto di discriminazione non </p><p>include tuttavia, come la maggior parte dei divieti di discriminazione internazionali, </p><p>nessuna definizione della discriminazione ma ne presuppone il concetto. La portata </p><p>del divieto di discriminazione e il suo stretto legame con l'imperativo dell'uguaglianza </p><p>giuridica sono in sostanza del tutto incontestabili. Anche l'articolo 8 capoverso 2 </p><p>della Costituzione federale garantisce un divieto di discriminazione autonomo; </p><p>tuttavia, il rapporto tra questa disposizione costituzionale e il Protocollo aggiuntivo </p><p>deve essere esaminato dettagliatamente. Il Protocollo aggiuntivo molto generico e </p><p>aperto nella sua formulazione suscita però proprio per il suo amplissimo campo di </p><p>applicazione, una serie di interrogativi che non hanno avuto finora alcuna risposta </p><p>soddisfacente.</p><p>Innanzitutto non è chiaro in qual misura il Protocollo aggiuntivo trovi applicazione nel </p><p>rapporto tra privati (effetto su terzi). Ci si chiede se il divieto di discriminazione </p><p>comporti l'obbligo di misure positive. Quale margine lascia il Protocollo aggiuntivo </p><p>agli Stati membri nella delimitazione tra distinzioni ammesse e discriminazioni non </p><p>più ammesse? Gli Stati membri devono forzatamente intervenire a livello legislativo </p><p>qualora il diritto nazionale rivelasse lacune in materia di tutela dalla discriminazione? </p><p>Le nuove normative sono conciliabili con il diritto tributario, che nella maggior parte </p><p>degli Stati reca una forte impronta nazionale, o con la legislazione relativa alla </p><p>sicurezza sociale?</p><p>A seconda della risposta che sarà data a questi interrogativi nella prassi della Corte </p><p>di giustizia, il nuovo Protocollo potrà determinare effetti più o meno incisivi sugli </p><p>ordinamenti giuridici degli Stati membri della CEDU. Esso comporterà anche </p><p>conseguenze estese per la compatibilità del Protocollo aggiuntivo con l'ordinamento </p><p>giuridico della Confederazione e dei Cantoni.</p><p>Le conseguenze che i Cantoni dovranno fronteggiare in seguito alla ratifica del </p><p>Protocollo aggiuntivo dipenderanno dagli effetti che gli verranno attribuiti. Il </p><p>Consiglio federale ritiene che il Protocollo aggiuntivo della CEDU rappresenti un </p><p>accordo importante a livello europeo; ritiene tuttavia che prima di firmarlo sia </p><p>necessario analizzare con dovizia la sua compatibilità con il nostro ordinamento </p><p>giudiziario. Ai fini di tale analisi, si può fare riferimento alla giurisprudenza futura </p><p>della Corte europea dei diritti dell'uomo. Il Consiglio federale, in previsione della </p><p>firma e della ratifica future del Protocollo analizzerà compiutamente pure la </p><p>legislazione nazionale e, all'occorrenza, indirà una consultazione fra i Cantoni. La </p><p>Svizzera è confrontata con diversi aspetti della non discriminazione anche </p><p>nell'ambito di altri strumenti di diritto internazionale - quali p. es. il Protocollo </p><p>aggiuntivo n. 1 della CEDU, la Carta sociale europea, la Convenzione-quadro per la </p><p>protezione delle minoranze nazionali, l'articolo 14 della Convenzione </p><p>sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale, il Protocollo aggiuntivo </p><p>alla Convenzione ONU sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei </p><p>confronti della donna. Le analisi attualmente in corso su tali strumenti di diritto </p><p>internazionale costituiscono una base su cui si fonderà l'esame del Protocollo n. 12 </p><p>della CEDU, il quale sarà avviato senza indugio - una volta fornite le analisi citate. </p><p>Una panoramica di tali analisi in relazione al Protocollo aggiuntivo n. 12 contribuirà a </p><p>identificare eventuali discriminazioni nell'ordinamento giuridico svizzero. L'esame </p><p>summenzionato sarà presumibilmente disponibile alla fine del 2002.</p>  Il Consiglio federale propone di trasformare la mozione in postulato.