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L'abolizione della soglia minima di cambio euro/franco gela l'ottimismo delle piccole e medie imprese (PMI) orientate all'estero: stando a un sondaggio trimestrale reso noto oggi solo il 29% delle aziende prevede un aumento delle esportazioni per i prossimi tre mesi.
Nel rilevamento precedente erano ancora il 49%. Il 43% si aspetta una stagnazione (erano il 38% nel primo trimestre), mentre il 28% teme un arretramento (13%).
L'indice delle prospettive di export delle PMI di Switzerland Global Enterprise (S-GE, già Osec) è crollato da 65,4 punti del primo trimestre ai 46,6 punti del secondo, informa un comunicato della stessa S-GE e di Credit Suisse. Si tratta del valore più basso dall'inizio di questo tipo di rilevamento, nel 2010.
Per far fronte ai problemi dovuti al rafforzamento del franco le imprese puntano - nell'ordine - su innovazione dei prodotti, intensificazione del marketing e speranza di un miglioramento congiunturale nei mercati di riferimento. Il 93% del campione ha fatto sapere di aver adottato misure per aumentare la competitività del suo export dopo il terremoto provocato dalla BNS 15 gennaio.
In parallelo con l'indice delle prospettive di export è stato pubblicato anche il barometro delle esportazioni di Credit Suisse, che rileva la domanda estera di prodotti elvetici. L'indicatore presenta attualmente un valore di 0,98, vicino alla media pluriennale di 1,00 che lascia presagire una crescita delle vendite all'estero. Tuttavia, il barometro delle esportazioni considera unicamente la domanda internazionale, indipendentemente dallo sviluppo del tasso di cambio, mettono in guardia gli economisti della banca.