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NEW YORK - L'Onu, dopo aver messo in guardia sul rischio che la pandemia che stiamo vivendo aumenti il razzismo e le discriminazioni, come avviene nei periodi di crisi, ha lanciato un appello in particolare perché gli Stati garantiscano la non discriminazione nei confronti delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuali.
«Le persone LGBTI sono a rischio di rappresaglie nel momento in cui cercano assistenza sanitaria in questo contesto di pandemia da Covid-19» ha dichiarato l'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Michelle Bachelet.
«La popolazione LGBTI è tra le più vulnerabili ed emarginate in molte società e tra quelle più a rischio di Covid-19. Nei paesi in cui le relazioni tra persone dello stesso sesso sono criminalizzate e i transgender sono presi di mira c'è il rischio che queste comunità non cerchino aiuto sanitario per paura di un arresto o di una violenza», ha detto Bachelet. «Sono necessarie dunque azioni mirate per proteggere le persone LGBTI in tempi di pandemia», ha insistito.
«Sappiamo che gli sforzi per uscire dalla crisi da coronavirus funzioneranno solo se i diritti di tutti alla vita e alla salute saranno protetti - ha aggiunto - Per le persone LGBTI, ciò significa garantire che non siano discriminate e trovare soluzioni adeguate. Significa anche garantire che le loro voci siano ascoltate», ha aggiunto l'Alto Commissario.
Inoltre Bachelet sottolinea l'importanza che le misure introdotte per mitigare l'impatto economico della crisi tengano pienamente conto delle persone LGBTI che hanno maggiori probabilità di essere disoccupate e di vivere in povertà rispetto alla popolazione generale. Infine, avverte l'Alto Commissario per i diritti umani, a causa del lockdown specialmente i giovani Lgbti possono essere costretti in ambienti ostili con familiari che disapprovano. «Tutto ciò aumenta la loro esposizione alla violenza, all'ansia e alla depressione. È essenziale che i servizi di sostegno rimangano dunque disponibili durante questo periodo» conclude Bachelet.