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Durante la seduta del 30 novembre 2018 il Consiglio federale ha approvato il rapporto della Svizzera sull’attuazione della Convenzione delle Nazioni Unite del 21 dicembre 1965 sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale. Il rapporto illustra le misure adottate dalla Svizzera per lottare contro ogni forma di discriminazione razziale.
La Convenzione delle Nazioni Unite del 21 dicembre 1965 sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale sancisce il principio che vieta la discriminazione razziale e prevede l’obbligo per gli Stati contraenti di contrastarla e prevenirla. La Svizzera ha aderito alla Convenzione il 29 novembre 1994 dopo aver modificato il proprio ordinamento giuridico prevedendo il perseguimento penale degli atti di razzismo (art. 261bis CP). Il 1° novembre 2018 gli Stati Parti alla Convenzione erano 179.
In virtù dell’articolo 9 della Convenzione, la Svizzera è tenuta a fornire periodicamente all’organo di sorveglianza responsabile (in questo caso il Comitato per l’eliminazione della discriminazione razziale) rapporti nazionali sull’attuazione della Convenzione.
Il primo rapporto della Svizzera è stato approvato dal Consiglio federale già nel dicembre del 1996 ed è stato esaminato dal Comitato nel marzo del 1998. Il rapporto attuale riprende i contenuti del decimo, undicesimo e dodicesimo rapporto e illustra gli sviluppi giuridici e politici dalla presentazione dell’ultimo rapporto nel febbraio del 2014.
In sintesi, si può affermare che la Svizzera ha fatto un buon lavoro nell’attuazione della Convenzione e ha realizzato importanti raccomandazioni del Comitato. Meritano di essere menzionati, tra l’altro, la prassi consolidata delle autorità nel gestire il reato di discriminazione razziale (art. 261bis CP) e una serie di misure legislative a tutti i livelli (Confederazione, Cantoni e Comuni) nonché il rafforzamento della protezione contro la discriminazione nell’ambito dei programmi cantonali di integrazione. Altri importanti progressi nell’attuazione della Convenzione sono stati compiuti grazie agli sforzi di sensibilizzazione e informazione da parte delle autorità e di organizzazioni non governative e alla creazione di istituzioni per la promozione della comprensione tra persone di discendenza e origine nazionale o etnica diversi, senza discriminazione razziale e senza distinzione di colore della pelle.
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