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Il Consiglio federale vuole continuare a estendere lo Stato sociale. A questo scopo si serve della Carta sociale del Consiglio d’Europa che intende far ratificare. Un nuovo rapporto del Consiglio federale in corpore esiste in merito dall’inizio del mese di luglio. Tuttavia, il governo non ha il coraggio di ammettere apertamente i suoi progetti sociali. Perché già più volte il Parlamento ha rifiutato la ripresa integrale da parte della Svizzera della legislazione sociale europea e la ratifica della Carta. Per raggiungere comunque i propri fini, il Consiglio federale ricorre a degli sporchi intrallazzi.
Fu il consigliere federale Pierre Graber (PS) a firmare nel 1976 la Carta sociale europea dell’epoca, la cui origine risale al 1961. Oggi, quasi 40 anni più tardi, il Consiglio federale tenta di far passare di forza in Parlamento questo accordo sociale che, nel frattempo, è stato notevolmente esteso dal Consiglio d’Europa. Il suo scopo è, ancora una volta, di rafforzare lo Stato sociale in Svizzera. Già il prossimo ottobre, le commissioni di politica estera esamineranno il rapporto del Consiglio federale sulla compatibilità della rinnovata Carta sociale europea con il regime legale svizzero e la Commissione della sicurezza sociale e della sanità discuterà una petizione richiedente la sottoscrizione e la ratifica della Carta.
La ratifica non è auspicata
Finora, il Consiglio nazionale e il Consiglio degli Stati hanno sempre rifiutato di ratificare questo accordo. La ragione è semplice: lo Stato sociale svizzero è già molto sviluppato. E il principio della giustizia sociale è applicato in Svizzera con più rigore che nei paesi europei a noi vicini. L’elevato livello delle assicurazioni sociali svizzere è d’altronde uno dei motivi della forte immigrazione di provenienza dai paesi europei.
Innumerevoli perizie legali, procedure di consultazione, rapporti amministrativi e rapporti complementari concernenti la Carta sociale sono stati redatti in questi ultimi decenni. Il Parlamento s’è chinato più volte su questo tema con esperti interni ed esterni, e anche senza alcun esperto. Ogni volta, è stato chiaramente constatato che la ratifica della Carta sociale non aveva alcun senso, perché questo accordo contiene degli obblighi incompatibili con la struttura federalistica svizzera, quindi con la ripartizione dei compiti fra la Confederazione, i cantoni e i comuni.
L’intoppo della formazione professionale duale
È qui che si rivela la prima parte dell’intrallazzo del Consiglio federale. Nel suo nuovo rapporto, il governo rileva che la Svizzera non ha bisogno di rispettare tutte le clausole del contratto. Certamente è assurdo firmare un contratto per poi non rispettarlo, ma questa procedura non è nuova – perlomeno in Europa. Ciò che è nuovo, per contro, è che il riconoscimento minimo della Carta sociale da parte della Svizzera può essere realizzato solo se la formazione professionale duale – il modello di successo invidiatoci da tutti – debba essere coperta unicamente da una disposizione complementare, ma non da un articolo-chiave della Carta. L’ostacolo fino a oggi, era che la Svizzera ammette una remunerazione per i giovani in formazione, mentre che la Carta sociale non ammette questo principio.
Le acrobazie del Consiglio federale
Il Consiglio federale vuole dunque riconoscere la Carta sociale a suo piacimento, solo lo stretto necessario. Un riconoscimento “à la carte”, come lo definisce. Si arriva così alla seconda parte dell’intrallazzo governativo il cui obiettivo è di far credere al Parlamento che la legislazione svizzera attuale è sufficiente a ratificare la Carta sociale e che non sia necessario procedere ad altri adeguamenti. Non c’è bisogno di essere profeti per predire che il centrosinistra del Parlamento seguirà con entusiasmo questo ragionamento bidone. Lo scopo dell’intrallazzo è quindi quello di aggirare la resistenza opposta finora dal Parlamento. La manovra è inoltre camuffata dal fatto che il governo non prende posizione nel suo rapporto sulla ratifica della Carta sociale. Si limita a dimostrarne la fattibilità. Non dirà oggi, ma solo domani se intende o no ratificare la Carta.
Obiettivo: un’estensione senza limiti dello Stato sociale
Terza e ultima parte dell’intrallazzo governativo: una volta in tasca la ratifica, il Consiglio federale s’attende dalla sinistra parlamentare che esiga a gran voce l’applicazione di tutti gli articoli della Carta sociale che la Svizzera non conosce, per esempio il rafforzamento dei sindacati con un sostegno da parte dello Stato o una protezione sociale completa dei lavoratori immigrati. Il Consiglio federale incoraggia molto chiaramente la sinistra politica a rivendicare un’applicazione completa della Carta sociale in Svizzera. Invece di finalmente occuparsi del risanamento e del consolidamento delle assicurazioni malattia, disoccupazione, invalidità, vecchiaia e di altre istituzioni sociali, il governo avvia già un dibattito su un prossimo rafforzamento dello Stato sociale.
L’intrallazzo del Consiglio federale è però evidente. Così, l’UDC respinge come fatto finora con determinazione la ratifica della Carta sociale europea.