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"Se si guarda indietro è inevitabile dirsi che è incredibile dove eravamo e fino a dove siamo arrivati, ma se si guarda in avanti è facile capire quanto resta ancora da fare", ha detto Macri, dopo che i suoi candidati hanno trionfato in 15 delle 24 regioni del paese, comprese le 5 più importanti e il gioiello della corona: la provincia (entità federale) di Buenos Aires, dove è stata sconfitta l'ex presidente Cristina Fernandez de Kirchner.
Secondo la stampa, Macri ha già in programma una riunione di con i governatori delle province per la settimana prossima, ma vorrebbe che il suo "accordo nazionale" contasse anche con l'appoggio di sindaci, sindacati, imprenditori e magistrati.
Il primo punto nell'agenda delle negoziazioni sarà la prossima finanziaria, ma si comincia già a discutere di riforme del sistema fiscale e dell'educazione, di una nuova legge di compartecipazione economica pubblico-privato, e una nuova formulazione dei poteri della Procura Federale.
"L'Argentina non deve fermarsi, non deve avere paura del cambiamento", ha sottolineato Macri, aggiungendo che "sarà un lungo cammino, perché nessuno ci regala niente, ma questo è il cammino che ci porterà verso una società più giusta, in un paese che si sviluppa in base alla cultura del lavoro".
La prima sfida da affrontare, ha segnalato, è quella della povertà, che deve essere affrontata creando lavoro. "Intendiamo occuparcene settore per settore, e già abbiamo cominciato", ha detto Macri, secondo il quale "affrontiamo due problemi: quello della disoccupazione e quello della metà degli argentini che lavorano in nero".