Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01280.jsonl.gz/396

Le autorità di Bagdad non sono state invitate alla prevista riunione umanitaria sull'Iraq, mentre gli Stati uniti sembrano voler declinare l'invito.
La probabile assenza dei due paesi al centro alla crisi internazionale rischia di privare d'interesse l'iniziativa lanciata dalla Svizzera.
“La riunione avrà luogo in ogni caso” ha affermato Micheline Calmy-Rey nel corso di una conferenza stampa tenuta venerdì a Berna. La nuova responsabile del Dipartimento degli affari esteri ha voluto rispondere ai numerosi interrogativi sorti negli ultimi giorni, dopo la sua sorprendente decisione di organizzare una conferenza umanitaria sull’Iraq.
All’incontro, in programma il 15 e il 16 febbraio, sono stati invitati i rappresentanti di 30 paesi e di 15 organizzazioni internazionali. La lista dei partecipanti verrà resa nota soltanto martedì prossimo.
I due paesi al centro della vertenza non saranno probabilmente presenti: l’Iraq non è stato invitato, mentre gli Stati uniti hanno reagito finora negativamente. L’ambasciata americana a Berna non ha fornito spiegazioni in merito.
Secondo Micheline Calmy-Rey, la decisione di rinunciare ad una delegazione irachena è stata presa per evitare di politicizzare la riunione. Le autorità di Bagdad saranno tuttavia debitamente informate sui colloqui.
Pressioni esterne?
“L’esclusione del nostro paese rappresenta una cosa strana” ha dichiarato a swissinfo l’ambasciatore iracheno alle Nazioni unite a Ginevra, Samir Al-Nima.
“Come è possibile escludere l’Iraq, quando l’obbiettivo della riunione è proprio quello di valutare le conseguenze umanitarie di un attacco militare contro l’Iraq?” si è chiesto l’ambasciatore.
A suo giudizio, vi sono state probabilmente delle manovre diplomatiche. “Speriamo che la Svizzera non abbia ceduto a pressioni di uno o più paesi partecipanti” ha detto Samir Al-Nima.
Cicr indeciso
Anche il Comitato internazionale della croce rossa (Cicr) si rammarica della decisione di rinunciare ad una partecipazione irachena. “L’assenza dell’Iraq va considerata un problema” afferma Nada Doumani, portavoce del Cicr.
“Senza l’Iraq e gli Stati uniti, questa conferenza viene privata di una sua pertinenza” aggiunge la portavoce. Da parte sua, il Cicr non ha ancora deciso se prendere parte o meno.
Eco sorprendente
Nel suo incontro con la stampa, Micheline Calmy-Rey ha ammesso che l'organizzazione della riunione umanitaria pone alcuni problemi politici e ha suscitato una certa confusione.
Ma, a suo avviso, l’avvenimento è stato pensato e preparato con cura anche se le scadenze molto brevi sollevano difficoltà organizzative. La responsabile della diplomazia svizzera ha affermato di essere stata alquanto sorpresa dalla notevole eco suscitata nei media.
L’incontro è stato concepito come un riunione di esperti a livello tecnico e non come una conferenza internazionale dell’ultima ora per tentare di trovare una soluzione pacifica alla crisi, ha precisato la consigliera federale.
Bisogna intraprendere tutto quanto possibile sul piano umanitario, ha aggiunto Micheline Calmy-Rey. La Svizzera vuole impegnarsi per far rispettare il diritto umanitario presso le Nazioni unite.
Non si può aspettare
La ministra degli esteri ha aggiunto di aver già ricevuto diverse reazioni positive all'invito. Le resistenze all'iniziativa manifestate da alcuni paesi sono piuttosto di ordine politico.
Alcuni temono che la riunione possa in qualche modo legittimare la guerra, mentre altri la considerano una piattaforma per gli oppositori al conflitto, ha spiegato Micheline Calmy-Rey, respingendo categoricamente questi timori.
A suo avviso, gli aiuti umanitari non possono essere improvvisati: un tale incontro è un buon mezzo per prepararli. Aspettare l'eventuale inizio delle ostilità sarebbe irresponsabile.
swissinfo e agenzie