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Il primo giorno di ogni anno la Chiesa Cattolica celebra la Giornata mondiale della Pace. Essa fu istituita da Paolo VI e celebrata per la prima volta il 1° gennaio 1968. All’inizio di un nuovo anno la Chiesa augura ed invoca il dono della pace sul mondo e sull’umanità, un augurio di pace che deve essere l’obiettivo principale di ogni anno.
Con l’istituzione di questa Giornata Paolo VI si augurava che essa trovasse il più ampio consenso in tutti gli amici della pace, popoli, governanti o enti internazionali.
Vi lascio la pace, vi do la mia pace (Gv. 14, 27).
Dopo la fine della Seconda guerra mondiale, l’Europa ha vissuto un tempo di pace molto lungo. Eravamo abituati alla pace quasi fosse una cosa ormai consolidata ed assicurata per sempre.
Lo scoppio della guerra in Ucraina ci ha risvegliato brutalmente agli orrori della guerra e ha mostrato in maniera drammatica come la pace sia un bene che deve essere custodito e consolidato continuamente.
Ma cosa è la pace e come ottenerla in maniera duratura? Sicuramente la pace non può essere soltanto la mancanza di belligeranza tra gli uomini o tra le nazioni. San Nicolao della Flue, patrono della Svizzera e patrono mondiale della pace, ricordato come salvatore della patria dalla incombente guerra civile, esortava i suoi contemporanei ad offrire una pace giusta agli sconfitti. Una pace a condizioni tali che anche la parte vinta potesse ritenerla dignitosa e accettabile.
Nel messaggio per la celebrazione della prima Giornata mondiale della pace, Paolo VI invitava “gli uomini saggi e forti” ad impegnarsi a tendere “alla pace vera, alla pace giusta ed equilibrata, nel riconoscimento sincero dei diritti della persona umana e dell’indipendenza delle singole Nazioni”. Una pace che basi il suo essere sul riconoscimento di “solidi fondamenti: la sincerità, cioè, la giustizia e l’amore nei rapporti fra gli Stati e, nell’ambito di ciascuna Nazione, fra i cittadini tra di loro e con i loro governanti; la libertà, degli individui e dei popoli, in tutte le sue espressioni, civiche, culturali, morali, religiose.” La cooperazione internazionale tra i popoli deve mirare ad abbattere le disuguaglianze, le povertà, le ingiustizie sociali, promovendo i popoli nel loro sviluppo e nella propria autonomia. Giovanni Paolo II ricordava come non può esserci pace senza giustizia sociale. La pace non è soltanto impegno e sforzo umano, ma è prima di tutto dono di Dio all’uomo: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi» (Gv 14,27). La pace è il dono che Gesù risorto fa ai suoi discepoli e con essi a tutti gli uomini. È il frutto di una relazione con Lui che ogni uomo è invitato ad accogliere e vivere. La pace nasce allora da un cuore che nell’incontro con Dio ha fatto l’esperienza di essere amato incondizionatamente e così, riconciliato con Dio e con sé stesso, è capace di amare gli altri uomini come fratelli e sorelle e di farsi loro prossimo.
Sempre nel messaggio per la prima Giornata mondiale della pace il santo padre esortava gli uomini e le nazioni all’impegno per la pace e alla sua promozione con parole sempre attuali:
“Occorre educare il mondo ad amare la pace, a costruirla, a difenderla; e contro le rinascenti premesse della guerra (emulazioni nazionalistiche, armamenti, provocazioni rivoluzionarie, odio di razze, spirito di vendetta, ecc.), e contro le insidie di un pacifismo tattico, che narcotizza l’avversario da abbattere, o disarma negli spiriti il senso della giustizia, del dovere e del sacrificio, occorre suscitare negli uomini del nostro tempo e delle generazioni venture il senso e l’amore della pace fondata sulla verità, sulla giustizia, sulla libertà, sull’amore (cf. Giovanni XXIII, “Pacem in terris”).”
Maria SS Madre di Dio, di cui ricorre la festa nel giorno della Giornata mondiale della pace, interceda per ogni progetto ed impegno volti a garantire la pace tra gli uomini e i popoli.
Don Gianfranco Biribicchi
Una preghiera per la pace
Il primo gennaio la Chiesa universale e tutto il mondo pregano per la pace nel mondo. Ma non sarà mai possibile giungere ad una pace tra le Nazioni se ognuno di noi, nel nostro piccolo, continua a far la guerra al proprio vicino, al proprio collega di lavoro, al prossimo. La pace è un grande castello fiabesco che non può mantenersi in piedi se ogni singolo mattone non fa la sua parte. Certo non è semplice nella vita quotidiana, ma da buoni cristiani siamo chiamati ad impegnarci per la pace nelle piccole cose, nelle nostre piccole realtà quotidiane. Perché, come dice una canzone semplice semplice, una di quelle che si imparano da bambini, “goccia dopo goccia nasce un fiume”.
Che la nostra preghiera sia un fiume di pace, una corrente di serenità, tranquillità e mitezza che possa lavare ogni piccola macchia di odio, di divisione, di ingiustizia.
Riproponiamo qui di seguito le parole che Papa Francesco ha pronunciato nel lontano 2014 ma che – tristemente - ci suonano più che mai attuali. Una preghiera di pace.
Signore Dio di pace, ascolta la nostra supplica!
Abbiamo provato tante volte e per tanti anni a risolvere i nostri conflitti con le nostre forze e anche con le nostre armi; tanti momenti di ostilità e di oscurità; tanto sangue versato; tante vite spezzate; tante speranze seppellite… Ma i nostri sforzi sono stati vani. Ora, Signore, aiutaci Tu! Donaci Tu la pace, insegnaci Tu la pace, guidaci Tu verso la pace. Apri i nostri occhi e i nostri cuori e donaci il coraggio di dire: «mai più la guerra!»; «con la guerra tutto è distrutto!». Infondi in noi il coraggio di compiere gesti concreti per costruire la pace. Signore, Dio di Abramo e dei Profeti, Dio Amore che ci hai creati e ci chiami a vivere da fratelli, donaci la forza per essere ogni giorno artigiani della pace; donaci la capacità di guardare con benevolenza tutti i fratelli che incontriamo sul nostro cammino. Rendici disponibili ad ascoltare il grido dei nostri cittadini che ci chiedono di trasformare le nostre armi in strumenti di pace, le nostre paure in fiducia e le nostre tensioni in perdono. Tieni accesa in noi la fiamma della speranza per compiere con paziente perseveranza scelte di dialogo e di riconciliazione, perché vinca finalmente la pace. E che dal cuore di ogni uomo siano bandite queste parole: divisione, odio, guerra!
Signore, disarma la lingua e le mani, rinnova i cuori e le menti, perché la parola che ci fa incontrare sia sempre «fratello», e lo stile della nostra vita diventi: shalom, pace, salam! Amen.
Una preghiera, quella di Papa Francesco, che tocca le corde più profonde dei nostri cuori e che non possiamo non condividere e recitare ad una voce sola, con tutti i nostri fratelli e sorelle.
Perché la pace è un valore universale e un valore umano comune a tutte le culture, a tutte le religioni, a ogni singolo individuo di questa terra. Ed è di nuovo Papa Francesco che ci torna in aiuto, durante l’incontro di preghiera per la pace con i capi delle altre religioni tenutosi a Roma lo scorso 26 ottobre, e ci dona le sue parole cariche di significato e piene di speranza.
L’invocazione della pace non può essere soppressa: sale dal cuore delle madri, è scritta sui volti dei profughi, delle famiglie in fuga, dei feriti o dei morenti. E questo grido silenzioso sale al Cielo. Non conosce formule magiche per uscire dai conflitti, ma ha il diritto sacrosanto di chiedere pace in nome delle sofferenze patite, e merita ascolto. Merita che tutti, a partire dai governanti, si chinino ad ascoltare con serietà e rispetto. Il grido della pace esprime il dolore e l’orrore della guerra, madre di tutte le povertà.
«Ogni guerra lascia il mondo peggiore di come lo ha trovato. La guerra è un fallimento della politica e dell’umanità, una resa vergognosa, una sconfitta di fronte alle forze del male» (Enc. Fratelli tutti, 261).
La pace, ha continuato il Santo Padre, è il cuore pulsante di ogni religione.
Facciamo in modo allora di diventare piccoli globuli rossi e diffondere la pace ovunque andiamo!
La Redazione
Articolo pubblicato sul mensile insieme di gennaio 2023.