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Giornata mondiale contro il lavoro minorile
Ancora oggi, nei paesi poveri, i bambini sono costretti a lavorare per aiutare le loro famiglie. Affinché il lavoro minorile scompaia definitivamente, ci impegniamo ad applicare standard aziendali valevoli a livello internazionale.
I bambini non dovrebbero lavorare
Nel 2002, l’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) ha indetto la Giornata mondiale contro il lavoro minorile. Da allora viene festeggiata il 12 giugno di ogni anno. E, purtroppo, è ancora necessaria. Secondo l’UNICEF, in tutto il mondo si contano circa 190 milioni di bambini tra i 5 e i 14 anni costretti a lavorare. La causa principale è la povertà in cui riversano i loro genitori.
Ci impegniamo affinché il lavoro minorile scompaia il prima possibile. Per farlo, applichiamo degli standard sociali minimi ai prodotti dei nostri fornitori e produttori, ad esempio ricorrendo alla Business Social Compliance Initiative (BSCI). Nel 2005 abbiamo infatti aderito a questa iniziativa riprendendone il codice di comportamento BSCI. In questo processo rientrano la sensibilizzazione, l’incontro e le discussioni con le autorità e i sindacati nonché i controlli regolari effettuati da organi di controllo riconosciuti e indipendenti.
Sempre più paesi aderiscono al codice di comportamento
La promozione di condizioni di lavoro eque ha già dato i suoi frutti: in diversi paesi le cui aziende lavorano nell’esportazione di prodotti, il lavoro minorile è praticamente nullo. La Cina, ad esempio, ha modificato la legge sul lavoro per allinearsi al diritto occidentale, mentre in Thailandia gli orari di lavoro sono stati ridotti e i salari aumentati. La percentuale dei nostri produttori non food diretti, provenienti dai paesi a rischio e sottoposti al processo BSCI, ammonta al 90% del fatturato.