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COMO - La Svizzera è ancora neutrale? Una domanda che si sono posti in molti, in seguito alla decisione di adottare le stesse sanzioni dell'UE verso Mosca (anche se qualche giorno fa il giornale Republik aveva fatto notare come nelle persone sanzionate mancassero 27 oligarchi, tra cui i responsabili dell'avvelenamento a Navalny). Si porrà poi il tema di come agire in caso l'UE dia il via libera al nuovo pacchetto, come chiesto dall'Europarlamento (leggi qui).
A dire la sua in un articolo su La Provincia di Como è l'esperto di marketing e comunicazione alla Bocconi Andrea Costa, già collaboratore anche del CdT. "La mia tesi è che (contrariamente a quello che sostengono in tanti) essa non sia stata abbandonata ma anzi esca rafforzata dalle decisioni del governo", spiega.
Ma cosa significa, si chiede nel suo articolo, neutralità? "Sino a poche settimane fa, questo principio consisteva semplicemente nel rifiuto di entrare in alleanze militari", scrive, specificando però che la guerra tra Russia e Ucraina ha messo la Svizzera davanti a scelte non facili, dove la questione si riassumeva in un "tutto o niente".
Se l'UDC, che "ha sempre avuto un atteggiamento ambiguo verso Putin", ha detto no, tutti gli altri partiti erano pro sanzioni. "Non applicarle infatti significherebbe un oggettivo avvallo delle violazioni", prosegue Costa. "Il che avrebbe messo la Svizzera sullo stesso piano della Russia, non proprio il modello di democrazia cui la Svizzera vuole attenersi".
A suo avviso, anche il ricordo di quanto successo nel corso della seconda guerra mondiale, dove il nostro paese mise in campo "ambiguità" verso la Germania nazista, ha influito.
Ciò non fa comunque della Svizzera un paese non neutrale, anzi. E non aderire alle sanzioni avrebbe significato essere isolazionisti, più che neutrali, per Costa.