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Un'iniziativa popolare vuole vietare il finanziamento di tutto il materiale bellico. Anche se gli investimenti etici sono già in voga in tutto il mondo, la Svizzera assumerebbe così un ruolo pionieristico.Questo contenuto è stato pubblicato il 09 novembre 2020 - 11:08
Gli affari nel campo degli armamenti sono redditizi: si stima che il commercio internazionale di armi abbia un fatturato annuo compreso tra 80 e 100 miliardi di dollari. Ne traggono vantaggio anche coloro che investono nel settore e lo sviluppano ulteriormente. Questa relazione simbiotica è al centro dell'iniziativa popolare "Per il divieto di finanziare i produttori di materiale bellicoLink esterno", su cui gli svizzeri voteranno il 29 novembre. La piazza finanziaria elvetica – essendo una delle più grandi e rilevanti al mondo – svolge un ruolo importante anche per l'industria degli armamenti.
Ma il settore finanziario svizzero stesso si trova in una fase di trasformazioni radicali. Tre anni dopo l'abolizione del segreto bancario, il governo federale sta infatti pianificando il passo successivo: la Svizzera deve diventare un Paese leader per servizi finanziari sostenibili nel settore ambientale. Non senza secondi fini: gli investimenti rispettosi del clima sono diventati un bene ricercato a livello internazionale.
L'iniziativa in questione chiede che la sostenibilità sia ampliata e includa un altro settore. Il settore finanziario dovrebbe agire non soltanto in modo rispettoso dell'ambiente, ma anche in modo umano. Alla Banca nazionale svizzera, alle fondazioni e alle casse pensioni sarebbe dunque proibito finanziare i produttori di materiale bellico. "Accettare l'iniziativa rappresenterebbe un ulteriore passo su un cammino che la Svizzera ha intrapreso negli ultimi anni", affermano i sostenitoriLink esterno nell'esposizione particolareggiata degli argomenti, attualmente disponibile solo in tedescoLink esterno e in franceseLink esterno.
Oltre che le istituzioni pubbliche e statali, l'iniziativa riguarda anche il settore privato. Le stesse condizioni sarebbero infatti applicate anche a banche e assicurazioni. La Svizzera svolgerebbe quindi un ruolo pionieristico in tutto il mondo: divieti di finanziamento di pari portata non esistono infatti in nessun altro Paese. C'è invece un consenso sulle armi proibite a livello internazionale, che in Svizzera sono registrate nella Legge federale sul materiale bellico (LMBLink esterno).
Cosa dice la Legge sul materiale bellico?
Il materiale bellico in Svizzera è definito negli articoli 5Link esterno e 6Link esterno della LMB. Sono inclusi armi, sistemi d'arma, munizioni ed esplosivi militari, ma anche i cosiddetti beni "a duplice uso" che possono essere utilizzati sia per scopi civili che militari.
La LMB, al capitolo 2Link esterno, vieta esplicitamente armi nucleari, biologiche e chimiche, nonché mine antiuomo e munizioni a grappolo. Ciò significa che in Svizzera queste armi non possono essere né sviluppate né prodotte e neppure essere utilizzate in altro modo. Anche il loro finanziamento è proibito, sia direttamente che indirettamente.End of insertion
L'unico Paese paragonabile sarebbe la Norvegia, con il suo fondo statale pensionistico, noto anche come "fondo petrolifero". Si tratta del più grande fondo sovrano del mondo e nelle sue decisioni di investimento può contare sulla consulenza di un consiglio etico composto di cinque membri. I suoi criteri di esclusione sono stati inaspriti negli ultimi anni. Il fondo ha ripetutamente modificato il suo portafoglio ed ha escluso partecipazioni in molte società. Ad esempio, nell'industria del tabacco, nelle società energetiche e, appunto, nell'industria degli armamenti.
Privati già oltre
Il settore privato è già più avanzato. Un numero crescente di banche, fondi pensione e fondazioni si impegna in investimenti etici, ovvero che tiene conto di valori etici e sostenibili. Un esempio in Svizzera è la Banca AlternativaLink esterno, che da più di 30 anni opera focalizzandosi sulla sostenibilità ecologica e sociale.
Anche in altri Paesi esistono numerosi istituti finanziari che investono attenendosi a determinati principi. Ad esempio, la UmweltBank tedesca segue criteri che escludono "determinati campi di finanziamento". Ciò include "qualsiasi forma di comportamento che contribuisca al deterioramento della qualità della vita di esseri umani e animali e/o danneggi la preservazione della natura". Anche beni militari sono menzionati esplicitamente.
Definizione restrittiva
Gli sviluppi nel settore privato sono stati in parte l'ispirazione per la formulazione dell'iniziativa. "Ci siamo basati sullo standard internazionale dei prodotti finanziari sostenibili dei principali fornitori di servizi finanziari come DOW JONES o MSCI", afferma Julia Küng, co-presidente dei Giovani Verdi svizzeri e membro del comitato d'iniziativa. Uno di questi prodotti è il Socially Responsible Investing Index (Indice d'investimento socialmente responsabile): questo indice del mercato azionario va oltre molte iniziative simili e ha numerosi criteri di esclusione. Ad esempio, oltre agli armamenti, i criteri di esclusione comprendono alcol, tabacco, gioco d'azzardo, pornografia e organismi geneticamente modificati.
I promotori dell'iniziativa popolare "Per il divieto di finanziare i produttori di materiale bellico" hanno adottato anche uno dei punti più controversi di questo indice: sono considerate produttrici di armamenti tutte le aziende che generano più del 5% del loro fatturato con la fabbricazione di materiale bellico.
Gli oppositori sostengono che tale soglia è arbitraria e troppo bassa. Entro tale limite sarebbero incluse molte imprese nella Confederazione: non solo compagnie di armamenti come il partner tecnologico dell'esercito svizzero RUAGLink esterno, ma anche numerose piccole aziende elvetiche che riforniscono grandi produttori.
Nell'opuscolo con le spiegazioni del Consiglio federaleLink esterno sulla votazione del 29 novembre, come esempi di società colpite dall'iniziativa sono esplicitamente citate Airbus e Boeing, che in quanto conglomerati producono anche armamenti. La legislazione si avvicinerebbe così alla regolamentazione del fondo petrolifero norvegese, che anni fa ha venduto le sue partecipazioni in Airbus e Boeing.
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