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La Cina consente allo yuan di oscillare maggiormente rispetto al dollaro: a partire da lunedì prossimo, la valuta cinese potrà oscillare rispetto al biglietto verde dell'1% al di sopra o al di sotto del tasso di cambio quotidiano, rispetto allo 0,5% finora in vigore dal maggio 2007.
La decisione segue la frenata dell'economia cinese, cresciuta "solo" dell'8,1%, ai minimi dal 2009, e lo slittamento annunciato dal Tesoro americano del rapporto semestrale sulle politiche valutarie dei principali partner commerciali, che sarebbe dovuto essere pubblicato il 15 aprile.
Il Dipartimento guidato da Timothy Geithner spesso posticipa la pubblicazione del rapporto, un documento molto delicato nel quale alcuni membri del Congresso vorrebbe fosse scritto che la Cina è un manipolatore di valute. Nell'ultima occasione il rapporto doveva essere presentato il 15 ottobre ed è poi stato pubblicato il 27 dicembre.
I timori sull'economia cinese hanno alimentato la volatilità dello yuan negli ultimi mesi: dall'inizio dell'anno il remninbi è il calo dello 0,14% rispetto al dollaro. L'annuncio di una maggiore flessibilità dello yuan era atteso dagli analisti. "Mostra che le autorità ritengono che lo yuna abbia raggiunto un livello di equilibrio" affermano alcuni osservatori.
Alla decisione di Pechino plaudono gli Stati Uniti. La Cina ha compiuto progressi nella riforma delle politiche valutarie, afferma un rappresentante dell'amministrazione Obama avvertendo però che gli Stati Uniti vogliono vedere di più.
La direttorice del Fondo Monetario Internazionale (FMI), Christine Lagarde, ritiene la decisione cinese "una misura importante": "mostra l'impegno della Cina a riequilibrare la propria economia verso i consumi interni e consentire alle forze di mercato di giocare un ruolo più importante nel determinare il livello dei tassi di cambio.
Il primo ministro cinese, Wen Jiabao, ha detto il mese scorso che lo yuan si è apprezzato del 30% dal 2005 rispetto al dollaro.
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