Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01157.jsonl.gz/950

Si ipotizza la presenza di proteine del plasma con un ruolo importante nel modo in cui recepiamo gli stimoli dei farmaci
Qualsiasi rimedio farmacologico ha due effetti terapeutici. Da un lato l’effetto farmacologico vero e proprio, legato al principio attivo contenuto nel medicinale, dall’altro l’effetto placebo, ovvero il fatto che assumere una sostanza che sappiamo avere conseguenze positive ci fa stare automaticamente meglio. Ora alcuni scienziati hanno avanzato l’ipotesi che la risposta del nostro corpo a un placebo potrebbe dipendere dalla presenza di alcune proteine nel nostro plasma.
La ricerca, pubblicata nelle scorse settimane sulla rivista Plus One, ha rilevato che 74 proteine potrebbero essere connesse al modo in cui il nostro organismo risponde alle finte cure. L’utilizzo del placebo è un cardine della sperimentazione clinica finalizzata a convalidare un farmaco o una strategia terapeutica, che di solito si sperimenta su due gruppi di persone: ad uno viene effettivamente somministrato un farmaco, all’altro (senza che ne sia a conoscenza) invece nulla; in questo modo si possono misurare gli effetti della terapia su due gruppi equiparabili. Questo approccio è stato applicato anche nella ricerca pubblicata su Plos One.
I ricercatori hanno indotto la nausea in cento volontari, cercando di curarla in tre modi diversi: dieci volontari hanno ricevuto stimoli elettrici in alcuni punti del polso tramite la terapia TENS (Stimolazione Elettrica Nervosa Transcutanea), sessanta si sono sottoposti a una falsa terapia TENS, con stimoli elettrici minimi o assenti, mentre i restanti trenta volontari non hanno ricevuto alcuna cura. Oggetto di attenzione è stato il secondo gruppo e, in particolare, chi ha sperimentato una riduzione della nausea di almeno il 50%: in queste persone è stata rilevata la presenza di 74 proteine, alcune delle quali potrebbero avere un peso nel controllo delle infiammazioni nell’organismo.
Se questa scoperta trovasse conferme in studi futuri, potrebbero essere riprogettati anche gli stessi esperimenti scientifici che utilizzano la somministrazione del placebo: si potrebbero infatti selezionare volontari immuni a un placebo, in modo da non ottenere risultati falsati. Un altro scenario è quello in cui un medico, sapendo che il paziente che ha in cura reagisce positivamente a un placebo, decide di prescrivergli una terapia meno potente del solito, cioè con un carico farmacologico inferiore alla norma.
Si tratta di uno dei disturbi specifici dell’apprendimento più diffusi, ma non è una malattia e non incide sull’intelligenza di chi ne soffre
Se si ha poco tempo a disposizione e uno spazio sufficientemente ampio, anche la propria abitazione può trasformarsi in un ambiente dove poter fare fitness
Una recente ricerca ha evidenziato una correlazione tra i ricoveri per coronavirus e un livello scarso di questa sostanza. Un risultato che fa sperare
Secondo uno studio giapponese, basterebbero poche tazze al giorno per ridurre sensibilmente la mortalità nei diabetici di tipo 2
Non conta solo la quantità ma anche la qualità del riposo e il fabbisogno varia anche in base al carattere