Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01142.jsonl.gz/789

GINEVRA - Nato a Ginevra il 23 febbraio del 1966, Didier Queloz all'inizio degli anni '90 era un giovane dottorando alla ricerca di nane brune, corpi celesti più piccoli, meno caldi e meno luminosi rispetto alle "normali" stelle che brillano di luce propria molto ben visibili all'occhio umano. Per osservarle ha sviluppato un software per uno spettrografo, che gli ha fatto vedere cose «assolutamente pazzesche».
Durante le misurazioni sull'oggetto celeste "51 Pegasus", all'Osservatorio di Ginevra, si è imbattuto in fatti che la teoria di allora non poteva spiegare: si trattava di un pianeta della massa di Giove che girava attorno alla sua stella in soli quattro giorni. «Ciò che vidi era assolutamente pazzesco», ebbe a dire alla Neue Zürcher Zeitung (NZZ) nel 2015.
Il giovane ricercatore temeva di aver commesso errori di misura e inizialmente non ebbe il coraggio di dire ciò che sospettava: di aver trovato un nuovo pianeta al di fuori del nostro sistema solare. Infine, si confidò con Michel Mayor, con il quale ha conseguito il dottorato all'Università di Ginevra. In seguito, un altro gruppo di ricercatori americani ha confermato i risultati di Queloz e Mayor.
Comunque, «abbiamo dovuto affrontare molto scetticismo di una parte della comunità scientifica», ha raccontato nel 2016 a Migros Magazine. E per buone ragioni: c'erano già stati diversi annunci falsi sulla scoperta degli esopianeti. Inoltre, all'epoca, pochi scienziati erano impegnati in questo tipo di ricerca e gli strumenti erano piuttosto innovativi. «Quello che stavamo usando era nei suoi primi mesi di funzionamento. E visto dall'esterno il rischio di errore era significativo. E soprattutto, il pianeta che avevamo trovato non doveva esistere».
Allora Queloz non era nemmeno trentenne, uno che non aveva ancora dato prova di sé nel mondo scientifico. «Oggi, sono una specie di dinosauro in questo campo. Ma sono ancora giovane», afferma.
Tra il 1998 e il 2000 ha lavorato negli Stati Uniti presso il Jet Propulsion Laboratory, l'azienda responsabile della costruzione e della supervisione dei voli senza equipaggio della NASA. Oggi è professore all'Università di Ginevra e dal 2013 insegna anche all'Università di Cambridge, che gli ha dedicato una nuova cattedra dedicata allo studio degli esopianeti. Ha ricevuto numerosi premi internazionali ed è stato selezionato nel 2000 dalla rivista Nature come autore di uno dei 21 articoli che hanno cambiato la scienza e il mondo.
È stato appena immortalato insieme a Mayor in un fumetto per introdurre gli studenti svizzeri all'astrofisica: lo spilungone Queloz siede accanto a un piccolo Mayor grassoccio. I due sono scalzi in un prato e brindano alla loro scoperta.
L'astrofico 53enne è ancora affascinato da mondi lontani. In occasione di un evento mediatico sulla missione europea "Cheops" dello scorso anno, ha atteso con ansia il lancio di questa prima missione dell'ESA sotto la guida della Svizzera. Con "Cheope", gli astronomi vogliono esaminare più a fondo esopianeti noti.
«Con Cheope, ad esempio, possiamo cercare attività vulcanica. E sappiamo dalla Terra che l'attività vulcanica è stata essenziale per la formazione della vita», spiega all'agenzia Keystone-ATS. La missione "Cheope" dovrebbe iniziare nelle prossime settimane, ma la data esatta non è stata ancora fissata.