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Il 19 giugno 1992, il Parlamento approvò la legge federale sulla protezione dei dati: questa decisione segnò la fine di un processo legislativo durato 20 anni. Particolarmente interessanti sono le prime discussioni, quando tutto era ancora molto vago e non era ancora stata presa alcuna decisione.
La diagnosi
All'inizio delle discussioni sulla protezione dei dati ci fu soprattutto il desiderio di continuare a tutelare la personalità nonostante i progressi della tecnica. Il 4 giugno 1975, parlando dinanzi al Consiglio degli Stati, l'allora capo del Dipartimento federale di giustizia e polizia DFGP Kurt Furgler sottolineò che bisognava perseguire l'emanazione di una legge federale sulla protezione dei dati rispettosa delle esigenze dell'essere umano. Quest'ultimo non doveva essere travolto dalla tecnica e, nell'era dei computer, sentirsi fagocitato dalle banche dati, ma sapere che, nonostante la tecnica, si continuava a considerarlo un individuo e a rispettare i suoi diritti di cittadino.
Come all'inizio di ogni processo legislativo, la domanda che ci si pose fu: qual è il modo migliore per procedere? È necessario ripensare l'architettura di diverse leggi? Oppure è sufficiente elaborare una nuova legge? E se sì, a chi e a quali settori deve applicarsi?
La definizione del campo d'applicazione
Nacque una discussione molto intensa sul campo d'applicazione. L'obiettivo era di evitare disparità di diritto. I giuristi si chiesero per esempio se la legislazione federale dovesse essere estesa alle amministrazioni cantonali. Ciò avrebbe però richiesto una modifica della Costituzione federale. Nella sua prima valutazione del 10 aprile 1980, l'Ufficio federale di giustizia UFG giunse alla conclusione che vi erano validi motivi per farlo, tra i quali la possibilità di risolvere conflitti intercantonali, di garantire uno standard unitario e generale e di istaurare una prassi relativamente comparabile. Alla fine rinunciò però a formulare una raccomandazione. L'UFG era convinto che, al momento, l'impiego delle tecnologie d'informazione non lasciasse intravvedere cambiamenti definitivi nel rapporto tra cittadino e amministrazione pubblica e non portasse a scompensi informativi nell'assetto dei poteri statali.
Neanche un mese più tardi, l'allora segretario generale del DFGP Benno Schneider raccomandò di istituire una nuova competenza legislativa federale per il settore pubblico. Soltanto così sarebbe stato possibile unificare in modo opportuno il diritto. Secondo Schneider, ogni altra soluzione sarebbe stata disonesta e poco pratica (Concordato) o complicata e non vincolante (legge modello).
Le fonti
È possibile ripercorrere la discussione sul campo d'applicazione rileggendo per esempio un dossier del DFGP. La discussione stessa mostra in modo esemplare come all'inizio di ogni processo legislativo si cerchi di valutare le diverse opzioni procedendo a un'analisi della situazione.
Per finire la legislazione federale sulla protezione dei dati non venne estesa alle amministrazioni cantonali. Una prima commissione di esperti istituita nel 1977 fu incaricata di elaborare un disegno di legge sulla protezione dei dati nell'Amministrazione federale; una seconda commissione, istituita nel 1979, un disegno per il settore privato. Nel 1982 Kurt Furgler decise infine di riunire i due progetti per «evitare una dispersione del diritto e apportare una semplificazione della procedura legislativa», come precisato nel messaggio del 23 marzo 1988. Venne così spianata la strada al processo di elaborazione, messa in consultazione, discussione e approvazione di una legge federale sulla protezione dei dati.
Ulteriori informazioni
Fonti
Datenschutzgesetz und Bundesverfassung (PDF, 45 MB, 15.11.2012)Dossier zu Datenschutzgesetz und Bundesverfassung von 1975-1980