Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/156843

<h2>SubmittedText<h2><p>Allo scopo di raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra, la legge sul CO2 va modificata in modo da consentire l'acquisto di almeno il 50 per cento di certificati all'estero. </p><p>Una minoranza (Nordmann, Badran Jacqueline, Bertschy, Chopard-Acklin, Girod, Jans, Nussbaumer, Semadeni, Thorens Goumaz) propone di respingere la mozione.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>In deroga alla proposta del Consiglio federale (cfr. messaggio 09.067 del 26 agosto 2009 concernente la politica climatica della Svizzera dopo il 2012), il Parlamento ha sancito nella legge sul CO2 riveduta (RS 641.71) un obiettivo di riduzione esclusivamente nazionale: entro il 2020 le emissioni di gas serra generate in Svizzera devono essere ridotte del 20 per cento rispetto al 1990. Il Parlamento ha così rafforzato gli sforzi volti a ridurre le emissioni in Svizzera. In adempimento del mandato di legge, il Consiglio federale ha impostato le misure di politica climatica in modo corrispondente alla loro attuazione. Dato che l'ultimo inventario dei gas serra disponibile è aggiornato solo al 2013 e il mix di strumenti ha iniziato a rivelarsi efficace soltanto con l'entrata in vigore della legge sul CO2 riveduta, è ancora troppo presto per valutare il raggiungimento degli obiettivi. Il Consiglio federale intende effettuare una prima valutazione del percorso di riduzione in sede di verifica degli obiettivi intermedi definiti per il 2015 nell'ordinanza sul CO2 (RS 641.711) in relazione ai settori industria, edifici e traffico.</p><p>La definizione di una quota minima del 50 per cento per le misure realizzate all'estero, come richiesto dagli autori della mozione, implicherebbe un cambiamento delle regole stabilite e metterebbe in discussione sia il mix di strumenti appena introdotto che gli investimenti effettuati. Questo allenterebbe quindi anche gli sforzi profusi per un'ulteriore riduzione dei gas serra, tanto più che l'obiettivo a lungo termine di ridurre le emissioni a un livello sostenibile di 1 a 1,5 tonnellate annue di CO2 equivalenti pro capite è difficile da raggiungere. Come dimostrato dal rapporto del Consiglio federale in risposta al postulato Girod 11.3523, "I costi e il potenziale della riduzione dei gas serra in Svizzera", per ridurre i costi conviene effettuare gli investimenti il prima possibile. Occorre evitare che la sicurezza in materia di investimenti e di pianificazione delle imprese coinvolte sia compromessa da cambiamenti imprevedibili e repentini delle condizioni quadro in ambito politico-climatico.</p><p>Basandosi sull'obiettivo a lungo termine e su quello di riduzione valido per il 2020, in vista del futuro regime climatico e della Conferenza sul clima che si terrà a Parigi a fine 2015, il Consiglio federale ha nel frattempo definito ulteriori obiettivi di riduzione: in conformità con l'obiettivo dei 2 gradi, entro il 2030 le emissioni di gas serra della Svizzera dovranno essere ridotte complessivamente di almeno il 50 per cento rispetto al 1990 e di almeno il 30 per cento a livello nazionale. Questo obiettivo può essere raggiunto soltanto se le misure sono adottate in modo coerente e le emissioni di gas serra generate in Svizzera vengono ridotte costantemente.</p><p>Al fine di mantenere gli impegni internazionali assunti dalla Svizzera per il secondo periodo d'impegno del Protocollo di Kyoto (2013-2020), i certificati esteri di riduzione delle emissioni possono essere computati a livello internazionale anche senza alcuna modifica della legge sul CO2. Conformemente a un accordo tra il DATEC e la Fondazione Centesimo per il clima, per l'acquisto dei certificati esteri saranno impiegate le riserve della fondazione.</p><p>Qualora la mozione venisse accolta dalla Camera prioritaria, il Consiglio federale si riserva il diritto di chiedere alla seconda Camera di modificarla come segue: la legge sul CO2 deve essere modificata contemporaneamente al progetto relativo alla politica climatica per il periodo successivo al 2020 in modo da consentire il computo dei certificati esteri per rispettare l'obiettivo di riduzione. La quota estera ammessa verrà stabilita in base all'eventuale divario rispetto all'obiettivo prefissato per il 2020.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.