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<h2>SubmittedText<h2><p>In occasione del trattamento del rapporto "Il freno all'indebitamento a livello della Confederazione: esperienze e prospettive" nella seduta del 27 febbraio 2014 della Commissione delle finanze il professor dottor Achim Truger, coautore della perizia "Eine Finanzpolitik im Interesse der nächsten Generationen" (Una politica finanziaria nell'interesse delle generazioni future), ha spiegato che il successo sinora registrato dal freno all'indebitamento è stato ottenuto in un contesto macroeconomico positivo. Tuttavia questo strumento non è ancora stato messo alla prova in una fase di crisi economica di lunga durata. Anche il governo riconosce che il collaudo pratico non è stato fatto, per cui esiste ancora incertezza sugli effetti del freno all'indebitamento in un lungo periodo di crisi o in caso di un drastico crollo delle entrate.</p><p>Secondo la Banca nazionale svizzera, i maggiori rischi macroeconomici risiedono nell'indebolimento del mercato immobiliare e nello scoppio della bolla immobiliare. Nel rapporto del Consiglio federale "Il freno all'indebitamento a livello della Confederazione: esperienze e prospettive", nonostante i rischi citati, non si accenna ad alcun adeguamento dell'attuale freno all'indebitamento. Affinché quest'ultimo non diventi un problema in occasione delle crisi economiche, è imperativo eseguire queste valutazioni dei rischi. Dato che il rapporto non è trattato nelle Camere federali, invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Esistono calcoli su come uno scoppio di una bolla immobiliare possa ripercuotersi sul freno all'indebitamento e sulla sua applicazione rigidamente definita a livello legale? Esistono simulazioni di simili scenari?</p><p>2. Quali sarebbero le conseguenze per il bilancio federale e le attività d'investimento della Confederazione?</p><p>3. Si sta valutando, in base a questi calcoli e al considerevole rischio di una crisi immobiliare, di adottare le dovute precauzioni per il freno all'indebitamento o di adeguarlo? In caso negativo, perché no?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Nel suo rapporto del 29 novembre 2013 in adempimento dei postulati Graber Jean-Pierre (10.4022), Landolt (11.3547) e Fischer Roland (12.3552) il Consiglio federale ha effettuato un'ampia valutazione delle esperienze fatte con il freno all'indebitamento. In quella sede il governo mostra che l'evoluzione positiva delle finanze federali è anche merito dello sviluppo dinamico dell'economia e delle entrate, oltre che del freno all'indebitamento. Di conseguenza viene attribuita particolare importanza a quei rischi che potrebbero frenare lo sviluppo economico.</p><p>Tra questi rischi figura anche lo scoppio di una crisi immobiliare, che può portare a un periodo prolungato caratterizzato da una crescita economica bassa. La Svizzera ha vissuto quest'esperienza negli anni Novanta. Durante questo periodo la Confederazione ha registrato deficit elevati che in pochi anni hanno triplicato il debito nominale della Confederazione. Una conseguenza di quest'esperienza è stata l'introduzione del freno all'indebitamento nel 2003.</p><p>1. Nel messaggio del 5 luglio 2000 sul freno all'indebitamento è stata simulata l'efficacia per il periodo tra il 1988 e il 2003. I risultati di questa simulazione hanno mostrato che sarebbe stato possibile raggiungere l'obiettivo dell'equilibrio di bilancio a lungo termine rispettando il freno all'indebitamento in modo sostenibile sul piano congiunturale: negli anni particolarmente difficili dal punto di vista economico (1991-1993) sarebbero stati possibili deficit dell'ordine di miliardi di franchi.</p><p>Tuttavia, si constata pure che il margine di manovra politico-finanziario non sarebbe stato sufficiente per ampie misure di stabilizzazione congiunturale. Se tali misure si rendessero necessarie per reagire a una fase con un calo particolarmente forte della domanda dell'intera economia, il freno all'indebitamento prevede però un'eccezione alla regola: le uscite straordinarie possono essere approvate dal Parlamento a maggioranza qualificata.</p><p>2. Di principio occorre tener presente che il freno all'indebitamento non prescrive una determinata composizione delle uscite della Confederazione. Esso fissa soltanto le uscite massime ammesse. Entro questo limite delle uscite la sovranità in materia di budget spetta in modo completo al Parlamento; lo stesso vale per la fissazione di priorità tra spese per beni di consumo e spese per investimenti.</p><p>Le esperienze mostrano che tendenzialmente le uscite per investimenti subiscono maggiormente le conseguenze di misure di consolidamento a breve termine rispetto a uscite vincolate per legge. Questo effetto è stato osservato anche in ambito dei programmi di sgravio 2003 e 2004. Nel lungo periodo gli investimenti della Confederazione sono però rimasti stabili. La quota degli investimenti da un ventennio si aggira attorno al 12 per cento delle uscite. Lo stesso vale per la quota degli investimenti, che in media ammonta all'1,3 per cento del prodotto interno lordo. Il freno all'indebitamento non ha quindi un effetto negativo duraturo sull'attività di investimento della Confederazione.</p><p>3. Nel rapporto menzionato più sopra il Consiglio federale giunge alla conclusione che la struttura data al freno all'indebitamento abbia portato a buoni risultati. In particolare la norma d'eccezione fornisce alla normativa sufficiente flessibilità per reagire a situazioni straordinarie con uscite supplementari.</p>  Risposta del Consiglio federale.