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Alle elezioni federali di un anno fa, i partiti di destra conquistarono la maggioranza nella Camera bassa del parlamento svizzero. Il bilancio del politologo dell’Università di Berna Adrian Vatter, intervistato dalla Radiotelevisione svizzera di lingua italiana.
Nei giorni seguenti alle elezioni federali del 2015 si parlò molto di “spostamento a destra” del Consiglio Nazionale. Un anno dopo, si può dire che questo “spostamento a destra” ci sia stato davvero?
Adrian Vatter: Non c’è stato un chiaro “spostamento a destra”. In parlamento c’era e c’è ancora una maggioranza borghese. Ciò che vediamo è che i partiti borghesi – Unione democratica di centro (UDC) e Partito liberale radicale (PLR) – si muovono con più sicurezza nelle commissioni, dove cercano già di trovare delle maggioranze; questo a volte è sufficiente per vincere anche nel plenum, soprattutto sui temi economici e finanziari.
Ma se questo non è un chiaro “spostamento a destra”, cos’è allora un chiaro “spostamento a destra”?
"UDC e PLR possono fare solo un primo passo, lanciare un segnale, ma poi il Consiglio degli Stati spesso corregge il tiro"
A.V.: Si potrebbe parlare di “spostamento a destra” se la politica, rispetto al passato, fosse dominata in modo ancora più chiaro dalla nuova maggioranza composta da UDC e PLR. Tuttavia accade molto raramente che questi due partiti – uniti – riescano, per esempio, a portare a termine una revisione di legge. Anche loro hanno bisogno di formare delle coalizioni, soprattutto perché le due Camere hanno gli stessi poteri e al Consiglio degli Stati UDC e PLR non hanno una maggioranza; UDC e PLR possono fare solo un primo passo, lanciare un segnale, ma poi il Consiglio degli Stati spesso corregge il tiro.
Com’è cambiato, dunque, il ruolo del consiglio degli Stati?
A.V.: In passato si diceva che il Consiglio degli Stati fosse l’elemento più conservatore, che fosse improntato allo statu quo, che cercasse di frenare, di salvaguardare determinati valori. Oggi invece agli Stati si formano delle coalizioni a geometria variabile. E quando si affrontano degli oggetti che in caso di referendum – e di conseguente votazione popolare – verosimilmente alle urne verrebbero affossati, gli Stati cercano di trovare delle soluzioni di compromesso, più equilibrate.
Nell’ultimo anno sono cambiati gli equilibri in Parlamento, ma sono cambiati anche tre presidenti di tre partiti di Governo: Rösti per Brunner (UDC), Gössi per Müller (PLR), Pfister per Darbellay (Partito popolare democratico/PPD). Questo che influenza ha avuto sulle posizioni dei partiti?
A.V.: Penso che un fenomeno molto interessante sia lo “spostamento a destra” del PPD su determinate questioni culturali. Per esempio sul divieto del burka, oppure, più in generale, sul ruolo dell’Islam nella nostra società. E in questo senso il simbolo del cambiamento è proprio il nuovo presidente del partito, Gerhard Pfister. Lo stesso vale per il PLR. La nuova presidente, Petra Gössi, assume posizioni molto più di destra rispetto al suo predecessore, Philipp Müller. Dunque in realtà lo “spostamento a destra” lo abbiamo visto più che altro in queste funzioni chiave.
Abbiamo detto che su alcuni temi – soprattutto economici e finanziari – un “mini-spostamento a destra” però si è visto. Quali?
A.V.: La coalizione borghese riesce ad avere un ruolo decisivo su temi come la terza riforma dell’imposizione delle imprese, l’imposizione dei dividendi, oppure la politica agricola. Ci sono però anche dei temi sui quali questa stessa coalizione si sfalda: per esempio sulla politica europea – lo abbiamo visto nei recenti scontri tra UDC e PLR sull’applicazione dell’iniziativa contro l’immigrazione di massa – oppure su tutto ciò che riguarda l’integrazione – come nella recente revisione della Legge sull’asilo.
Cosa succederà nel resto della legislatura?
A.V.: Ci sono due o tre leggi molto importanti che prossimamente saranno sottoposte al popolo – come per esempio proprio la terza riforma dell’imposizione delle imprese – e la sfida principale, per la maggioranza borghese, sarà di riuscire a portare la propria politica fuori dal parlamento. Pensiamo per un momento al passato. Anche tra il 2003 e il 2007 il parlamento era fortemente borghese. All’epoca si cercò di abbassare il tasso di conversione del secondo pilastro. Il parlamento accolse la proposta, che però alle urne fu bocciata. Questa situazione potrebbe ripetersi proprio con la terza riforma dell’imposizione delle imprese, un oggetto che la sinistra cercherà di combattere con tutte le sue forze; un oggetto che in materia di politica economico-finanziaria è il simbolo di questa legislatura.
La nuova maggioranza borghese – UDC/PLR – ha giovato principalmente a chi?
A.V.: Mentre l’UDC sceglie ancora molto spesso la via solitaria, come se cercasse continuamente di isolarsi sui temi chiave (integrazione, migrazione, Europa), il PLR è sempre più spesso il partito che una volta si allea con l'UDC e la volta dopo si allea invece con il PPD. E a mio parere a guadagnarci in questa nuova legislatura è proprio il PLR, perché risulta più spesso il vincitore e di conseguenza anche il partito che sa indicare la direzione da prendere.
RSI