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BERNA - La soluzione transitoria concernente Erasmus+ è prorogata fino a fine 2020 in attesa della ripresa dei negoziati con l'Unione europea (Ue). Dopo il Consiglio degli Stati, oggi anche il Nazionale - con 126 voti contro 65 - ha approvato il relativo decreto federale.
Per il relatore della Commissione della scienza, dell'educazione e della cultura (CSEC-N) Mathias Reynard (PS/VS), Erasmus è una storia di successo: sono 5 milioni gli europei che hanno potuto effettuare una formazione in un altro Paese grazie a questo programma. Dall'iniziativa "contro l'immigrazione di massa", la Svizzera è però stata esclusa e si trova in un gruppo di Paesi terzi in compagnia di Monaco, Andorra, San Marino e Vaticano.
Per il vallesano mettere in discussione l'adesione ad Erasmus significa «sacrificare una generazione di giovani». Una scelta del genere non sarebbe priva di conseguenze economiche: un giovane che ha partecipato a un tale programma di scambio ha il 40% di possibilità in più di trovare rapidamente lavoro.
«Se la Svizzera non sarà associata ad Erarmus+, le nostre alte scuole dovranno sviluppare relazioni bilaterali con circa 500 università europee, con costi amministrativi e finanziari molto elevati», ha precisato Reynard ricordando poi che atenei prestigiosi come Madrid e Cambridge non hanno voluto entrare in materia.
Il consigliere federale Johann Schneider-Ammann ha da parte sua difeso la soluzione transitoria del governo sostenendo che l'adesione ad Erasmus è diventata nel corso del tempo poco realistica. Rispondendo a Reynard, il ministro della formazione ha smentito l'esistenza di una "generazione sacrificata": «è vero che non partecipiamo a tutti i progetti, ma gli obiettivi degli scambi studenteschi, imparare una lingua straniera e immergersi in un'altra cultura, sono raggiunti», ha sostenuto.
L'UDC avrebbe voluto rinunciare definitivamente all'adesione ad Erasmus. Per Marcel Dettling (UDC/SZ) la soluzione transitoria è migliore poiché meno costosa e permette di aiutare un numero maggiore di studenti.
In precedenza l'UDC aveva chiesto di abbandonare completamente al finanziamento degli scambi studenteschi: «bisogna rinunciare alle spese che non sono essenziali al funzionamento dello Stato», ha affermato Thomas Aeschi (UDC/ZG). Tale proposta è stata bocciata con 124 voti contro 62 e 3 astenuti.
La Camera del popolo ha quindi approvato il credito d'impegno necessario per finanziare attività internazionali di mobilità e di cooperazione per gli anni 2018-2020. La somma stanziata è di 114,5 milioni.
Il Nazionale ha così bocciato - con 117 voti contro 73 - la proposta della sua Commissione delle finanze (CdF-N), che auspicava una riduzione di 9,3 milioni volta a stralciare il contributo alle attività di cooperazione internazionale per le istituzioni e organizzazioni svizzere.
Per la sua portavoce Ursula Schneider Schüttel (PS/FR), questo credito si scosta dagli obiettivi di Erasmus che sono la mobilità studentesca è va pertanto stralciato. La maggioranza ha però seguito il parere opposto della CSEC-N.
Pure respinto - con 112 voti contro 79 - anche lo stralcio del credito d'impegno di 11,1 milioni destinato all'agenzia Movetia, l'agenzia nazionale responsabile degli scambi. Secondo la maggioranza l'agenzia rappresenta una soluzione efficiente ed economica, mentre la minoranza auspicava soluzioni meno onerose.
Pure adottata, in chiusura di dibattito con 109 favorevoli, 80 contrari e un'astensione, una mozione degli Stati che chiede al Consiglio federale di riprendere i negoziati con l'Ue allo scopo di giungere a una piena associazione al programma Erasmus+ a partire dal 2021.