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Inondazioni, valanghe, a volte anche terremoti: a memoria d’uomo, in Svizzera ci sono sempre stati eventi naturali pericolosi, alcuni dei quali hanno provocato grossi danni. In questo breve quadro storico non esaustivo spieghiamo il modo in cui le persone hanno affrontato i pericoli naturali e quali insegnamenti hanno tratto da questi eventi.
Con una magnitudo di 6,6 sulla scala Richter, Il terremoto del 18 ottobre 1356 nella città di Basilea è il più devastante sisma documentato in Svizzera. I dati sui danni provocati non sono univoci, ma secondo alcune fonti vi furono fino a 2000 morti.
Nel 1515 in valle di Blenio, vicino a Biasca, cedette una diga formatasi due anni prima a seguito di una frana. I detriti della frana ostruirono l’accesso alla valle e interruppero il corso del fiume Brenno. Si formò così un lago di circa cinque chilometri di lunghezza. Il cedimento della diga provocò una piena improvvisa che investì Bellinzona e arrivò fino al Lago Maggiore. A seconda della fonte, tra 200 e 600 persone persero la vita e 400 edifici furono distrutti.
Ad oggi, la frana di Goldau del 1806 è, insieme al terremoto di Basilea del 1356, la peggior calamità naturale in tempi storici avvenuta in Svizzera. Nella frana di Goldau morirono 457 persone e 323 animali.
Le calamità naturali come punizione divina
Il 23 luglio 1764 una forte tempesta seminò morte e distruzione. A Buochs, 11 persone persero la vita, 11 case appartenenti a contadini e otto stalle andarono completamente distrutte, molte altre case furono gravemente danneggiate e il fango e i detriti devastarono il villaggio.
In tempi passati, come raffigurato in questo dipinto, la gente si sentiva in balia dei pericoli naturali e cercava di fronteggiarli principalmente con la Grazia di Dio.
Attorno all’anno di fondazione della Svizzera odierna (1848) ci furono tre eventi che provocarno danni nefasti: nel 1834, nel 1852 e nel 1868.
- 1834: forti inondazioni con ingenti danni nei Cantoni Vallese, Grigioni, Ticino, Uri e Glarona.
- 1852: l’Aare raggiunse il livello più alto mai registrato, provocando un importante innalzamento anche del Reno. Il suo livello superò di almeno un metro il picco dell’inondazione del 1999.
Questa inondazione di 1852 ebbe due risultati con conseguenze di ampia portata. Nelle scienze forestali, si scoprì che l’eccessivo sfruttamento dei boschi influiva sui deflussi elevati dei corpi idrici e che il rimboschimento avrebbe potuto trattenere l’acqua. Il Seeland fu particolarmente colpito e gli sforzi per la correzione delle acque del Giura ripresero slancio.
- 1868: si verificarono forti piene su entrambi i versanti delle Alpi (con 50 morti e danni per 14 milioni di franchi). Il Lago Maggiore raggiunse il livello idrometrico più alto di sempre (199,98 metri, cioè sette metri in più rispetto alla media annuale attuale).
Cosa fare
Poco prima di queste calamità, l’esperto Elias Landolt, professore di selvicoltura all’odierno Politecnico di Zurigo (PFZ), fu incaricato dal Consiglio federale di preparare il «Rapporto al Consiglio federale svizzero sull'indagine delle foreste svizzere di alta montagna, effettuata negli anni 1858, 1859 e 1860», Berna 1862.
In questo rapporto mise in evidenza il legame diretto tra la deforestazione in montagna e le piene sul fondovalle. Queste ricerche si tradussero nell’articolo 24 della Costituzione federale svizzera del 1874, che concedeva alla Confederazione «il diritto di sovraintendere sulla polizia idraulica e forestale in alta montagna».
Karl Culmann, anch’egli professore (in ingegneria) al Politecnico di Zurigo, nel 1864 elaborò un «Rapporto al Consiglio federale svizzero sull'indagine dei torrenti svizzeri condotta negli anni 1858, 1859, 1860 e 1863».
In esso, descrisse tutti i corsi d’acqua in Svizzera che dovevano essere corretti, suddivisi per Cantone, e le attività svolte fino a quel momento. Diede anche suggerimenti per la futura legislazione federale e lo stanziamento dei contributi. Si prese atto di questi suggerimenti, ma furono implementati solo parzialmente.
Le inondazioni del 1868 aprirono finalmente la strada alla legislazione nazionale in materia di foreste e di sistemazione dei corsi d’acqua. Il disastro rese consapevole il mondo politico del fatto che per prevenire ulteriori disastri occorreva agire in modo coordinato in tutta la Svizzera e che la Confederazione doveva disporre di maggiori competenze per farlo. Nel 1876 entrò in vigore la legge federale sulla polizia forestale, che serviva a tutelare le foreste di montagna. Nel 1877 seguì la legge federale sulla correzione dei corsi d’acqua il primo atto normativo del nuovo Stato federale nell’ambito della prevenzione dei pericoli naturali. Di conseguenza, si investì maggiormente nelle opere di protezione e si intrapresero importanti correzioni. I torrenti e i fiumi dei fondivalle furono arginati e i loro pendii stabilizzati. La strategia di prevenzione dei rischi dell’epoca plasmò il modo in cui i pericoli naturali vennero affrontati fino al XX secolo.
Correzioni dei grandi fiumi
La prima grande correzione del Rodano, nei pressi di Raron, ebbe luogo nel 1888. Si lavorò principalmente sugli argini di protezione dalle piene e sui pennelli. L'immagine mostra i semplici attrezzi con cui all’epoca si svolgeva il lavoro.
Un altro esempio di importante correzione fluviale è lo sbarramento della Maggia in Ticino, intrapreso a partire dal 1891.
La diga di regolazione sul canale Nidau-Büren fu costruita tra il 1936 e il 1939 e fu la prima misura della seconda serie di correzioni delle acque del Giura. Il canale Nidau-Büren, in qualità di punto focale della correzione delle acque del Giura, rappresenta il più grande intervento correzione di un corso d’acqua in Svizzera.
Protezione da valanghe
Per un paese montuoso come la Svizzera la gestione del pericolo di valanghe è fondamentale per la sopravvivenza. Già agli inizi del XIX secolo sono sorte le prime opere di difesa attiva, realizzate direttamente nella zona di distacco: muri e terrazzamenti in terra dovevano servire a evitare la formazione di valanghe. lcune persone che lavoravano in montagna, come ad es. le guardie forestali, hanno osservato e descritto per prime i distacchi di valanghe.
Distanza tra eventi
A partire dal 1875 circa, la Svizzera fu risparmiata a lungo da grandi catastrofi naturali. Questo si tradusse in un ingannevole senso di sicurezza. Oggi si parla di una distanza tra eventi di circa 100 anni, un aspetto che contribuì, nel corso del XX secolo, a far dimenticare quasi completamente il rischio di catastrofi e la questione della protezione dalle piene passò in secondo piano. Inoltre, le aree di insediamento furono notevolmente ampliate durante questo periodo, e si costruirono molte grandi infrastrutture.
XX secolo
Solo dopo il maltempo dell’estate del 1987 nella regione alpina, che causò perdite totali pari a quasi 1,3 miliardi di franchi, ci fu un ripensamento e si acquisì la consapevolezza dell’assenza di sicurezza assoluta di fronte agli eventi naturali. La prevenzione dei rischi riacquisì la sua importanza.
Il maltempo del 24/25 agosto 1987 causò frane e inondazioni in tutta la regione alpina, soprattutto nel Canton Uri, nel Comune di Goms, nella Val Poschiavo e in Valtellina. La piana della Reuss nel Canton Uri venne inondata e otto persone persero la vita.
Dalla prevenzione dei pericoli alla cultura del rischio
I danni devastanti del 1987 comportarono un cambiamento di paradigma nell’ambito della protezione dalle piene: dalla sola prevenzione dei pericoli a una cultura del rischio. Gli autori del rapporto annuale sui danni causati dal maltempo in Svizzera si sono posti le seguenti domande:
È sufficiente che la maggioranza di noi si limiti a riparare in modo comprensivo i danni che si sono verificati per raggiungere di nuovo una situazione più o meno «ordinata»? Non sarebbe il caso di adottare più misure precauzionali nel senso di una vera e propria profilassi globale, comprese eventuali basi giuridiche supplementari o adattate? Gli approcci a questo modo di pensare e di agire esistono già, ma sono abbastanza? (da «acqua, energia, aria», 80° volume, 1988)
Negli anni a seguire, gli eventi del passato furono attentamente studiati. I risultati principali, pubblicati nel 1991 in Ursachenanalyse furono:
- non esiste la sicurezza assoluta
- è necessaria una protezione differenziata dai pericoli naturali: le sole misure strutturali e tecniche non bastano
- sono necessarie diverse misure, come la realizzazione della documentazione sui pericoli naturali, misure di pianificazione del territorio, manutenzione delle opere di protezione, pianificazione delle misure d’emergenza ecc.
- le leggi sulla sistemazione dei corsi d’acqua e sulle foreste devono essere adattate
- è necessario allontanarsi dalla sola prevenzione dei pericoli in favore di una gestione integrale dei rischi
XXI secolo
Le leggi federali sulla sistemazione dei corsi d’acqua e sulle foreste sono state modificate nel 1991 in conformità con gli insegnamenti tratti delle inondazioni del 1987, per esempio stabilendo l’obbligo di elaborare carta dei pericoli. Nel 2003 è stata pubblicata una prima strategia per la gestione dei pericoli naturali, seguita a breve da un’altra calamità.
Le piene del 2005 hanno di nuovo causato danni ingenti e la morte di sei persone. Al contempo i costi hanno raggiunto per la prima volta i 3 miliardi di franchi.
Ancora una volta si eseguì un’ analisi dell’evento, che ha condotto a importanti risultati:
- un utilizzo attento del territorio dovrebbe impedire un aumento incontrollato del potenziale di danno
- ciò necessita di valutazioni dei pericoli e dei rischi
- le misure di protezione di tutti i tipi devono essere solide e sovraccaricabilisono necessarie misure di emergenza preparate in anticipo e rodate
- occorre migliorare le previsioni, le allerte e gli allarmi
- la popolazione deve essere sensibilizzata affinché, per esempio, comprenda correttamente gli allarmi; agire in modo responsabile e in funzione del pericolo può contribuire in modo decisivo a ridurre i danni
- in molti casi sono necessari un miglior coordinamento e una migliore collaborazione tra i servizi specializzati e quelli di emergenza presenti in loco
Molti di questi punti sono stati soddisfatti. La maggior parte delle carte dei pericoli necessarie sono state elaborate e alcune di esse sono state ulteriormente approfondite tramite le valutazioni dei rischi, e sono disponibili gli standard per l’elaborazione delle panoramiche dei rischi. I modelli per le previsioni idrologiche sono stati notevolmente perfezionati attraverso miglioramenti tecnici, organizzativi e del personale. I Servizi specializzati pericoli naturali della Confederazione e dei Cantoni collaborano più strettamente e si scambiano informazioni. Sul sito pericoli naturali.ch la popolazione viene informata e avvertita. Il visualizzatore di carte del geoportale federale www.geo.admin.ch ha persino registrato un massimo storico nel luglio 2021. Questo valore da record sottolinea l’interesse e la consapevolezza della popolazione. Molti Comuni dispongono di piani d’emergenza da attuare in caso di eventi, e la Confederazione li sostiene in questo processo con una guida. Durante le inondazioni di luglio 2021 l’efficacia di queste misure è stata confermata.
La «Gestione del pericolo di valanghe» è stata inserita in 2018 nella lista del patrimonio culturale immateriale dell’umanità. Questo premio dell’UNESCO contribuisce a dare ancora più visibilità a un pericolo spesso sottovalutato.
Acque Imbrigliate
Un fiume racconta una storia in parte filosofica e in parte scientifica sulla sua natura quando era ancora selvaggio e indomito. Con l'uomo sono arrivati i cambiamenti, le brughiere sono state prosciugate e hanno lasciato il posto ai terreni agricoli. I fiumi canalizzati non riescono più ad assorbire le precipitazioni e diventano una minaccia. Il fiume chiede la colpa dell'uomo, perché l'uomo ha sigillato il suolo e costretto i fiumi a fare muro. L'acqua sembra un pugno nell'occhio, schiacciata nel paesaggio culturale. Ma c'è speranza: l'uomo sta riconoscendo di nuovo il valore dei fiumi e sta permettendo una maggiore vita nei corsi d'acqua attraverso un'ingegneria idraulica quasi naturale. Il fiume chiede all'uomo un equilibrio con la natura e lo invita a osservare le proprie leggi anche nella conservazione della natura. Un film del 1987.
Domare le acque bianche
Presentazione dei pericoli posti dai torrenti durante le forti piogge con immagini impressionanti dell'alluvione di Durnagel del 1944 nella regione di Glarona. Il mandato dell'elettorato al governo federale di correggere e ricostruire i torrenti e di rimboscare le loro sorgenti. Un film del 1962.
Solo in tedesco e francese.
Ulteriori informazioni
Links
Documenti
Analyse des évènements de la situation avalancheuse de janvier 2018 (PDF, 46 MB, 12.08.2021)Rapporti WSL - Numero 76, 2019 (in tedesco o francese)
Ultima modifica 20.10.2022