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L'Unione sindacale svizzera ha deciso di non partecipare al tavolo negoziale sulle misure di accompagnamento con il consigliere federale Johann Schneider-Ammann. Lo ha annunciato la stessa USS mercoledì in un comunicato. Secondo l’organizzazione, il Governo sta aprendo la porta alla Commissione europea e alla Corte di giustizia UE per rimettere in discussione le misure di accompagnamento, dopo avere affermato in passato – al contrario – che tali misure non sarebbero state toccate, costituendo delle "linee rosse" nella trattativa per un accordo istituzionale.
Nel pomeriggio anche Travail.Suisse ha annunciato con una nota il suo ritiro dalle discussioni: le misure non vanno smantellate e l'accordo con l'UE non ha alcuna chance se negoziato a scapito dei lavoratori.
"Non nascondo la mia delusione", ha commentato in conferenza stampa il ministro dell'economia, aggiungendo tuttavia che le discussioni previste da domani andranno comunque avanti, con padronato e cantoni.
Le misure di accompagnamento alla libera circolazione dei lavoratori sono uno dei punti ancora aperti nel negoziato tra Berna e Bruxelles per un accordo istituzionale che inquadri in un'unica struttura i principali accordi bilaterali attualmente in vigore. La Commissione europea, pur non contraria in linea di principio alla protezione dei lavoratori dal dumping sociale, vorrebbe che la Svizzera, a termine, si allineasse sulle misure già esistenti all'interno dell'UE che sono state recentemente rafforzate.
- RG 18.30 del 19.07.18: l'intervista a Daniele Basso della Confederazione sindacale europea
Tre settimane fa i sindacati svizzeri avevano incassato su questo tema il sostegno esplicito della Confederazone sindacale europea. Anche il Partito socialista svizzero ha espresso mercoledì sostegno alla decisione dell'USS. Secondo i socialisti, "i consiglieri federali Johann Schneider-Ammann e Ignazio Cassis rimettono in questione la protezione dei lavoratori in Svizzera, andando oltre il mandato conferito loro dal Consiglio federale".
TM/bin