Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/159012

<h2>SubmittedText<h2><p>La debolezza persistente dell'euro mette l'economia svizzera sotto pressione. Nei settori particolarmente esposti ci si attendono perdite occupazionali. Le stime confermano che nei prossimi tempi l'economia nazionale registrerà solo una scarsa crescita. Con un deficit finanziario di 380 milioni di franchi, per la seconda volta di seguito la Confederazione presenta cifre rosse. Vista questa situazione tesa, il Consiglio federale è pregato di rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Lo Stato non può crescere a spese dell'economia</p><p>Nella primavera 2015 i partiti borghesi hanno presentato un pacchetto di misure comune per lo sgravio amministrativo. Nonostante gli indici finanziari negativi, tuttavia, la Confederazione continua a crescere a spese dell'economia e incrementa l'immigrazione assumendo cittadini dell'Unione europea. Il Consiglio federale condivide l'opinione secondo cui, in un contesto economico teso come quello attuale, anche la Confederazione debba contribuire allo sgravio delle imprese e dei cittadini? Vorremmo sapere come si pone di fronte alle richieste seguenti: nessuna nuova imposta per i prossimi cinque anni; congelamento delle spese pubbliche al livello del 2015; limitazione dei posti a tempo pieno della Confederazione per gli anni 2016-2018 al livello del consuntivo 2014; riduzione delle spese di consulenza esterna di 200 milioni di franchi rispetto al consuntivo 2014. </p><p>2. Mantenere un mercato del lavoro flessibile</p><p>Il mercato del lavoro è continuamente oggetto di eccessive regolamentazioni che vanno a scapito dei posti di lavoro. Invece di rafforzare la responsabilità propria, di elaborare soluzioni snelle o di lasciar agire il buon senso, si tartassano le imprese con nuove condizioni e prescrizioni. L'UDC ha ritenuto necessario reagire e ha presentato una serie di interventi parlamentari in proposito. Perché il Consiglio federale non mette in atto le misure richieste (mozione 15.3123, mozione 15.3121, mozione 15.3124, mozione 13.3708, mozione 15.3469)?</p><p>3. Deregolamentazione adesso</p><p>I costi annui della regolamentazione a carico delle imprese si aggirano sui 10 miliardi di franchi. Anziché decidersi ad agire adottando misure incisive, però, questo mese di settembre il Consiglio federale ha di nuovo presentato un rapporto inconsistente sullo sgravio amministrativo delle imprese nonostante gli interventi parlamentari presentati. Come giustifica il Consiglio federale il fatto che le misure chieste dall'UDC non vengano attuate per tempo (postulato 15.3122, postulato 15.3120, postulato 15.3118, postulato 15.3117, mozione 15.3439/15.3433)?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. La Confederazione prevede per il 2016 un deficit di 402 milioni nel bilancio ordinario. Rispetto al preventivo dell'anno precedente le spese rimarranno stabili (0,0 per cento), mentre le entrate diminuiranno (meno 1,2 per cento). Nonostante queste cifre, le prescrizioni del freno all'indebitamento sono rispettate dal momento che, per motivi congiunturali, sarebbe ammissibile un deficit di 601 milioni. Attraverso il deficit, la Confederazione contribuisce a stabilizzare la situazione economica sostenendo la domanda per prodotti e servizi.</p><p>Lo sgravio dei contribuenti è un obiettivo del Consiglio federale. D'altra parte, esso deve però avere la certezza di poter disporre dei mezzi finanziari necessari a svolgere i propri compiti. Negli ultimi anni l'onere fiscale non è aumentato rispetto all'aliquota d'imposta. Dal 2005 l'aliquota d'imposta della Confederazione oscilla attorno al 9,5 per cento del prodotto interno lordo, un valore che dovrebbe mantenersi costante anche nel 2016. In futuro il Consiglio federale agirà con la consueta cautela e non proporrà al Parlamento aumenti fiscali inutili. Tuttavia, non è realistico pensare di poter rinunciare completamente agli aumenti fiscali, anche perché sono ormai prossimi quelli già decisi che scatteranno a partire dal 2016 (limitazione della deduzione delle spese di trasporto IFD).</p><p>In passato nemmeno le spese della Confederazione sono aumentate più del valore aggiunto nazionale. Dal 2005 la quota delle spese si aggira sul 10 per cento e nel preventivo 2016 si prevede che raggiungerà il 10,2 per cento. Il Consiglio federale respinge la possibilità di una stabilizzazione nominale delle spese al livello del 2015 benché il preventivo 2016 soddisfi le condizioni richieste a tale scopo. La politica finanziaria della Confederazione si regola in funzione del freno all'indebitamento. L'evoluzione registrata dalla sua introduzione dimostra l'efficacia di questo strumento. Anche il Parlamento, nell'ambito del dibattito sul PCon 2014, ha respinto alcune proposte che miravano a limitare le spese al livello del 2015.</p><p>Nella mozione Müller Leo 15.3224, "Contenere l'aumento delle uscite per il personale" il Consiglio federale si è espresso diffusamente sulla limitazione delle spese per il personale al livello del consuntivo 2014 spiegando che una soluzione simile sarebbe troppo rigida e che in determinati settori (migrazione, imposte) potrebbe persino risultare controproducente per le finanze federali. La Confederazione necessiterà anche in futuro di una certa flessibilità per poter impiegare personale supplementare in caso di bisogno (ad es. per la gestione di richiedenti l'asilo). Il Consiglio federale ha però già adottato diverse misure (tra cui tagli trasversali, rinuncia a misure salariali generali, adeguamento delle condizioni d'impiego) per ridurre la forte crescita delle spese che si è delineata negli ultimi anni. In tal modo si è potuto limitare allo 0,2 per cento l'aumento delle spese per il personale tra i preventivi 2015 e 2016.</p><p>Nel 2014 la Confederazione ha speso circa 240 milioni per la consulenza e i mandati di ricerca (consulenza esterna). Il Consiglio federale non considera realistico ridurre queste spese di 200 milioni (ca. l'80 per cento); nei prossimi anni la Confederazione continuerà a dipendere in diversi settori dal sostegno esterno. Anche in questo caso l'esecutivo ha però adottato misure per frenare la crescita delle spese, tanto che nel preventivo 2016 le spese di consulenza sono inferiori di oltre il 5 per cento rispetto al preventivo 2015.</p><p>2. La grande flessibilità anche nel confronto internazionale del mercato del lavoro interno rappresenta un importante fattore concorrenziale. Il Consiglio federale e il Parlamento fanno il tutto possibile per salvaguardare il libero mercato come colonna portante di una bassa disoccupazione e di un tasso di occupazione elevato in Svizzera. La Confederazione verifica tra l'altro periodicamente l'onere amministrativo delle imprese e, se necessario, si adopera per alleggerirlo. Nel contempo si devono tutelare esigenze opposte, ad esempio ai fini della protezione dei lavoratori.</p><p>3. Il Consiglio federale ha respinto tutti gli interventi menzionati fornendo nelle sue risposte una motivazione dettagliata del rifiuto, da cui risulta che le richieste degli interventi sono troppo poco concrete o che sono già in fase di attuazione. Esso respinge inoltre per motivi materiali la richiesta di esentare le imprese che occupano meno di 50 collaboratori dai loro obblighi statistici.</p><p>Il Consiglio federale considera lo sgravio amministrativo un compito permanente. Il rapporto del 2 settembre 2015, oltre a un bilancio approfondito sullo stato di attuazione delle misure decise finora e a un esame delle misure che sono state respinte per motivi materiali, contiene anche 31 nuove misure. Il nostro collegio ha inoltre affidato ai Dipartimenti otto mandati di verifica per sondare ulteriori possibilità di sgravio amministrativo.</p>  Risposta del Consiglio federale.