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La banca Julius Bär ottiene una vittoria nella causa in relazione alla scomparsa di somme milionarie dell’ex Germania orientale (Ddr): il tribunale distrettuale di Zurigo ha respinto una denuncia contro la banca inoltrata nel settembre 2014 dall’Istituto federale tedesco per i compiti speciali legati alla riunificazione (Bundesanstalt für vereinigungsbedingte Sonderaufgaben, BvS). La sentenza di prima istanza non è ancora passata in giudicato, ha comunicato oggi Julius Bär.
Julius Bär ha sempre contestato le pretese del BvS, ha precisato l’istituto bancario nella nota. Il tribunale ha respinto tutte le richieste dell’organo tedesco.
Da oltre vent’anni la Germania è alla ricerca di milioni spariti dopo la caduta del Muro di Berlino. A quanto sembra una società della DDR attiva nel commercio estero spostò grossi importi su conti di banche straniere perché non finissero nelle casse della Germania riunificata.
Si tratta di una somma di 97 milioni di franchi più gli interessi maturati dal 1994 per un totale di circa 204 milioni di franchi. Il BvS rivuole i fondi in questione. Il problema sta nel fatto che da tempo il denaro è stato rimosso da tali conti e le tracce sono state cancellate. L’autorità vuole quindi rendere responsabili le banche che non hanno impedito i prelevamenti.
La disputa tra il BvS e Julius Bär riguarda l’ex banca Cantrade, che tra il 1989 e il 1992 non avrebbe bloccato numerosi ritiri di questo genere. Julius Bär aveva rilevato la Cantrade nel 2005 da Ubs e quindi secondo l’autorità tedesca ha l’obbligo di restituire i milioni scomparsi. Ma Julius Bär si oppone con vigore, sostenendo che ai tempi in cui sono avvenuti i fatti l’istituto apparteneva a Ubs. In base al contratto d’acquisto i rischi legali inerenti a Cantrade sono a carico della maggiore banca svizzera.