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<h2>SubmittedText<h2><p>La digitalizzazione focalizza l'attenzione di tutti gli eserciti. I grandi Paesi stanno sviluppando a tappe forzate squadre di cyberdifesa. La Russia e la Cina si sono ravvicinate promettendosi reciprocamente la preservazione della rispettiva sovranità nel cyberspazio. Dopo 60 anni di status quo, lo scorso novembre 23 paesi dell'Unione europea hanno riaffermato l'idea di una difesa comune europea (Cooperazione strutturata permanente, CSP). </p><p>Questo progetto attribuisce largo spazio alla digitalizzazione: concezione comune dell'elettronica militare di punta, scambio di ufficiali cyber nonché di analisi e algoritmi cyber. </p><p>In effetti, l'avvento dell'era cyber apre un nuovo campo d'azione per l'esercito e la difesa nella sua globalità. Tuttavia, contrariamente allo spazio aereo o terrestre, il cyberspazio è uno spazio senza frontiere e senza regole nel quale il rischio di attacchi è in crescita e la tecnologia è sempre più complessa e costosa. </p><p>Lo sviluppo della digitalizzazione comporta altresì una crescente interconnessione. Di fronte alle sfide del cyberspazio nessun Paese può operare con successo isolandosi, tranne forse i più grandi Stati Uniti, Russia, Cina ed eventualmente Israele. </p><p>La Svizzera deve continuare a garantire la sua sicurezza interna, la difesa delle sue infrastrutture critiche e la sicurezza di eventi quali il World Economic Forum.</p><p>Invito pertanto il Consiglio federale a rispondere alle domande seguenti:</p><p>1. La Svizzera è in grado di affrontare da sola la sfida tecnologica e finanziaria di un equipaggiamento militare digitale che assicuri l'autonomia e l'efficacia dell'esercito svizzero?</p><p>2. La Svizzera prevede di sviluppare in modo autonomo ulteriori equipaggiamenti elettronici militari?</p><p>3. Quali sarebbero i vantaggi e gli svantaggi di un rafforzamento della collaborazione con altri Paesi in materia di cyberdifesa?</p><p>4. Quale forma potrebbe assumere tale collaborazione (ricerca, algoritmi, governance del cyberspazio, ecc.) e fino a che punto è ragionevole spingersi?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale risponde come segue alle singole domande:</p><p>1. Come sottolineato dal Consiglio federale nella sua Strategia nazionale per la protezione della Svizzera contro i cyberrischi, questo tipo di minaccia non si ferma alle frontiere. Per far fronte alle sfide e ai rischi del cyberspazio, nella sua sfera di competenza e nel quadro dei suoi compiti, il DDPS deve già da anni ricorrere quotidianamente a una rete di collaborazione. Il personale specializzato del DDPS partecipa regolarmente a numerosi relativi eventi all'estero e a pertinenti esercitazioni e progetti. In tal modo cura numerosi contatti bilaterali e multilaterali con l'estero tanto nell'ambito dei servizi informazioni quanto sul piano della difesa militare. Tra i progetti di collaborazione con partner esteri già annunciati possono essere menzionati l'intenzione comunicata dal DDPS nel novembre 2016 di cooperare con la Francia nell'ambito dell'istruzione nonché l'intenzione comunicata dal DDPS e dal DFAE nel marzo 2017 di partecipare ai lavori di ricerca sulla cyberdifesa del Centro di eccellenza di cyberdifesa cooperativa della Nato con sede a Tallinn (Estonia).</p><p>2. Il DDPS non è addetto allo sviluppo di equipaggiamenti software o hardware. Il Dipartimento si procura tali prodotti sul mercato, sotto la direzione di armasuisse. Può tuttavia capitare che il centro tecnologico di armasuisse "Scienza e tecnologia" (S+T) sviluppi dei prototipi per soli scopi di ricerca o affidi mandati in tal senso a diverse istituzioni, quali i Politecnici federali. Anche l'esercito assegna talvolta mandati analoghi, dalle finalità limitate, a istituti di ricerca. Le riflessioni sulla capacità di autonomia della Svizzera nell'ambito delle tecnologie digitali sono già state avviate dal DDPS nel settembre 2017. Sulla medesima tematica sono in corso dibattiti in Parlamento (mozione Béglé 17.3849). Non è escluso che da tali discussioni risulti una necessità di dotare il DDPS di proprie capacità di sviluppo. Ma allo stato attuale ciò non è previsto.</p><p>3. La collaborazione con diversi partner consente di ampliare le conoscenze, di beneficiare di nuove esperienze e talvolta di ottenere un aiuto concreto. Collaborare non significa tuttavia soltanto "prendere", ma anche "dare". La collaborazione ha dunque anche un costo e l'entità degli impegni del DDPS è limitata dagli effettivi di cui dispone. Le unità del DDPS addette alla cyberdifesa si scambiano regolarmente le esperienze raccolte e coordinano i propri sforzi per garantire uno sfruttamento ottimale dei benefici risultanti dai rispettivi partenariati. Tutte queste attività sono svolte nel quadro della politica di sicurezza della Svizzera, nel rispetto degli obblighi sanciti dal diritto internazionale, e sono coordinati tra i dipartimenti, in particolare con il DFAE.</p><p>4. Come precisato nella risposta n. 2, si tratta in primo luogo di determinare se vi è o no la necessità di sviluppare materiale o algoritmi propri e di definire le risorse eventualmente necessarie a tal fine. La questione della collaborazione con partner stranieri, nell'ambito di un determinato progetto, si porrebbe soltanto in una fase successiva.</p>  Risposta del Consiglio federale.