Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/253376

<h2>SubmittedText<h2><p>L’Amministrazione autonoma della Siria del Nord-Est (AANES) ha recentemente annunciato l’intenzione di istituire un tribunale per processare i combattenti stranieri del cosiddetto Stato islamico (IS) detenuti nelle sue prigioni.</p><p>Negli ultimi quattro anni, la comunità internazionale non è stata in grado di sostenere l’AANES nell’istituzione di un tribunale speciale.</p><p>- Qual è la posizione del Consiglio federale in merito?</p><p>- Il Consiglio federale ha preso in considerazione la possibilità di sostenere l’AANES in questi procedimenti, considerato anche il fatto che ci sono ancora cittadini svizzeri detenuti lì?</p><p>- In caso contrario, il Consiglio federale sta valutando la possibilità di rimpatriarli?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>In linea con la sua Strategia di politica estera 2020–2023, la Svizzera si impegna attivamente a combattere l’impunità per i crimini di guerra, i crimini contro l’umanità e il genocidio. La lotta all’impunità è uno strumento importante per la risoluzione duratura dei conflitti e, di conseguenza, per la pace, lo Stato di diritto e la sicurezza.</p><p>Le persone che si sono recate all’estero per motivi terroristici possono essere perseguite da diverse giurisdizioni. In linea di principio, i procedimenti penali possono essere avviati dallo Stato nel quale si sono svolti i fatti, da un Paese terzo o da un’istituzione regionale o internazionale. Per quanto riguarda i cosiddetti «foreign fighter», l’8&nbsp;marzo&nbsp;2019 il Consiglio federale ha deciso che le azioni penali e l’esecuzione delle eventuali pene debbano svolgersi preferibilmente nei Paesi in cui sono stati commessi i reati, in applicazione di procedure conformi alle norme internazionali. Nell’ambito di queste procedure devono essere rispettati i principi fondamentali del diritto internazionale e dello Stato di diritto.</p><p>L’Amministrazione autonoma della Siria del Nord-Est (AANES) che ha diffuso questa comunicazione non è un organo statale e non vi è una base giuridica tra quest’ultimo e la Svizzera su cui possa fondarsi l’assistenza giudiziaria.&nbsp;</p><p>In conformità con la decisione del Consiglio federale dell’8&nbsp;marzo&nbsp;2019, le autorità svizzere non rimpatriano attivamente gli adulti in possesso di un passaporto svizzero che si sono recati all’estero per motivi terroristici. Il rimpatrio di cittadine e cittadini svizzeri minorenni viene valutato caso per caso tenendo conto dell’interesse della persona in questione, previo consenso della madre ottenuto dalle autorità locali. Nel 2021 la Svizzera ha rimpatriato due minorenni dalla Siria.</p>