Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/117651

<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di proporre una modifica legislativa che impedisca l'impiego di persone che prestano servizio civile in diretta concorrenza con aziende private.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Nell'articolo 6 della legge sul servizio civile (LSC) il legislatore non ha volutamente sancito un divieto assoluto di concorrenza. Infatti, se ogni lavoro che in linea di massima potrebbe essere effettuato da terzi fosse vietato ai civilisti, pressoché tutti gli impieghi nel servizio civile attualmente autorizzati dovrebbero essere proibiti. L'esecuzione del servizio civile non sarebbe più garantita e non si potrebbe più soddisfare il requisito di pubblico interesse previsto per tali impieghi.</p><p>L'articolo 6 LSC mira a garantire che gli impieghi nel servizio civile non influenzino il mercato del lavoro né falsino la concorrenza. L'attuazione di queste disposizioni è disciplinata da ordinanze e direttive. Esse vengono applicate con rigore: nei quindici anni di esistenza di questa legge l'Organo d'esecuzione del servizio civile non ha quasi mai ricevuto segnalazioni di infrazioni all'articolo 6. L'unica notifica di infrazione, pervenuta negli ultimi dodici mesi, è risultata infondata. Si può quindi affermare che le norme esistenti si sono dimostrate soddisfacenti e che non è necessario un intervento da parte del legislatore. L'aumento del numero di civilisti e dei giorni di servizio effettuati non cambia la situazione: la rigida applicazione delle disposizioni in vigore resta garantita.</p><p>Per l'applicazione dell'articolo 6 LSC è determinante il fatto che nessun lavoro di pubblica utilità è in fin dei conti veramente privo di incidenza sulla concorrenza e sul mercato del lavoro. Infatti, esistono sempre altri fornitori che potrebbero effettuare lo stesso lavoro, spesso dietro pagamento della normale tariffa di mercato. Le disposizioni dell'articolo 6 LSC non devono quindi essere assunte come dogmi; esse servono semmai a evitare eccessi.</p><p>Questi ultimi non si verificano perché nessun istituto d'impiego può rivendicare il diritto all'assegnazione di civilisti. In tal modo nessun istituto d'impiego finisce per dipendere strutturalmente dai civilisti, influenzando costantemente le condizioni della concorrenza. Inoltre il numero di civilisti che un istituto può far lavorare simultaneamente è limitato e le attività che essi possono svolgere nell'azienda d'impiego sono elencate in modo esaustivo in un apposito mansionario. L'Organo d'esecuzione del servizio civile controlla che quest'ultimo venga rispettato. Le regole dettagliate sull'applicazione di questi principi sono stabilite in un manuale redatto con i rappresentanti delle parti sociali nell'ambito dell'ex commissione di riconoscimento, utilizzato rigorosamente ancora oggi.</p><p>Anche la regola del 50 per cento citata nella mozione permette di evitare gli eccessi; inoltre consente ai civilisti di ricorrere alle conoscenze ed esperienze acquisite privatamente. Qualora in futuro ciò non fosse più possibile, come richiesto nella presente mozione, non solo si comprometterebbe notevolmente l'utilità dei singoli impieghi, ma si metterebbe anche in discussione un vantaggio fondamentale del sistema di milizia. Quest'ultimo è una base essenziale per l'adempimento dell'obbligo costituzionale di prestare servizio militare e pertanto anche del servizio civile. Inoltre, attuando rigorosamente la mozione, si dovrebbe vietare ai civilisti anche qualsiasi attività non qualificata nel caso in cui la stessa sia offerta anche da professionisti.</p><p>Gli istituti d'impiego del servizio civile non perseguono scopo di lucro e spesso possiedono solo scarsi mezzi finanziari. Molti di loro assumono civilisti perché non possono permettersi di commissionare i lavori a terzi al prezzo di mercato né creare nuovi posti fissi al proprio interno. Se esse non possono ricorrere ai civilisti, questi lavori non vengono effettuati né affidati a terzi.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.