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La cosiddetta "generazione Y" - i nati tra il 1982 e il 1996 - che rappresenterà nel 2020 oltre un terzo della manodopera mondiale, immagina la carriera lavorativa come una super-maratona. In Svizzera il 53% pensa che dovrà lavorare oltre i 65 anni.
Manpower ha compiuto un sondaggio, tra febbraio e aprile, tra gli appartenenti a questa generazione interrogando 11'000 persone suddivise equamente per sesso e classe di età in 18 Paesi del mondo intero, 650 delle quali in Svizzera.
L'8% degli interrogati nella Confederazione ritiene che non prenderà mai la pensione. Attualmente l'87% di essi afferma di lavorare oltre 40 ore la settimana; il 22% oltre le 50 ore, indica oggi la società attiva nella offerta di personale lavorativo.
Altro dato: l'84% delle persone interrogate prevede pause significative durante la carriera: per mantenere il livello occupazionale, il 69% desidera dedicare una parte del tempo e del denaro per la formazione e il 77% ritiene importante sviluppare le proprie competenze nel corso della carriera lavorativa.
Oltre i 3/4 dei membri di questa generazione Y hanno attualmente un lavoro a tempo pieno, tuttavia si dicono aperti a forme non tradizionali di impiego e in un futuro prossimo il 42% immagina di esercitare da indipendente facendo piccoli lavori (gig work) o cumulando vari impieghi malgrado i noti rischi che ciò comporta.
L'inchiesta evidenzia "la necessità di rispondere al forte bisogno di sfida, di progressione, di diversità, di riconoscimento e di sicurezza" di questa generazione Y, afferma Patrick Maier, direttore generale di Manpower Svizzera, citato in un comunicato. A suo parere questa combinazione i elementi implica una ridefinizione del rapporto tra datore di lavoro e dipendente.
SDA-ATS