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Le persone che in passato hanno subito un danno, quali ad esempio i lavoratori esposti all'amianto, dovrebbero disporre di un termine di prescrizione assoluto di 30 anni per chiedere un risarcimento alla giustizia (oggi è di 10 anni).
Lo ha proposto la Commissione degli affari giuridici del Consiglio degli Stati (CAG-S) seguendo così il parere del governo. Il Consiglio nazionale propone invece un termine di 20 anni.
La CAG-S ha anche voluto introdurre una norma transitoria - destinata alle sole vittime dell'amianto - che deroga al principio "ciò che è prescritto è prescritto". Chi ha subito danni alla salute provocati da questa sostanza disporrà di un termine supplementare di un anno a contare dall'entrata in vigore della modifica di legge per chiedere un risarcimento o una riparazione del torto morale.
Il campo d'applicazione di tale norma transitoria - approvata con 12 voti senza opposizioni - sarà circoscritto alle sole persone direttamente danneggiate. La norma, inoltre, si applicherà soltanto a titolo sussidiario. Essa non varrà infatti se nel momento di presentare una azione legale sarà già stato istituito un regime speciale sul risarcimento delle vittime dell'amianto.
Contrariamente al Nazionale, inoltre, la commissione ha voluto estendere da 5 a 10 anni il termine di prescrizione per singole pretese (di affitto e salariali). La decisione è stata presa con 7 voti contro 6.