Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/227021

<h2>SubmittedText<h2><p>Nella maggior parte dei casi, le donne salariate sono meno pagate, più precarie e ricevono pensioni più ridotte. Il livello inferiore dei redditi, legato in particolare al lavoro a tempo parziale imposto, all'interruzione dell'attività professionale in seguito alla maternità e alla discriminazione salariale diretta e indiretta, si rispecchia nel sistema dei contributi individuali del 2° pilastro: le donne versano mediamente 18 000 franchi all'anno, contro i 32 400 franchi degli uomini.</p><p>Poiché sono anche responsabili della maggior parte dei compiti domestici, le donne sono le prime ad essere colpite dallo smantellamento dello Stato sociale. Esse ricevono in media una pensione di un terzo inferiore rispetto a quella degli uomini. Questa situazione concerne in particolare le donne sposate, ma a soffrirne maggiormente sono le pensionate divorziate, di cui il 30 per cento riceve prestazioni complementari. Questa differenza è imputabile al fatto che, dovendo svolgere la maggior parte del lavoro domestico, le donne sono sovrarappresentate negli impieghi a tempo parziale e talvolta rinunciano persino a lavorare. Versano quindi meno contributi alle assicurazioni sociali e sono penalizzate quando vanno in pensione.</p><p>Chiedo pertanto al Consiglio federale di presentare un rapporto che proponga diverse soluzioni per lottare contro queste disparità, evidenziandone vantaggi e svantaggi. Il rapporto dovrà esaminare soluzioni sia per le donne attualmente in pensione che soffrono di tali disparità, sia per evitare che questa situazione perduri. In particolare dovrà analizzare la possibilità di aumentare le prestazioni complementari, riconoscere gli anni di lavoro domestico da parte delle assicurazioni sociali per le donne che hanno dovuto smettere di lavorare, ampliare le strutture di custodia della prima infanzia e migliorare la ripartizione del lavoro domestico tra donne e uomini.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale ritiene che sul piano giuridico il sistema delle assicurazioni sociali non comporti alcuna disparità di trattamento delle donne. In singoli settori di prestazioni dell'AVS (1° pilastro) quali le rendite per superstiti o per quanto concerne l'età di pensionamento, inferiore nel loro caso, esse beneficiano addirittura di un ruolo privilegiato. A produrre disparità sul piano delle prestazioni sociali sono piuttosto le differenze salariali tra uomo e donna e/o il tipo di occupazione, compreso il lavoro a tempo parziale. Nell'AVS sussistono diversi meccanismi di solidarietà come lo splitting, gli accrediti per compiti educativi e quelli per compiti assistenziali e la formula delle rendite, che prevede un miglioramento della rendita per persone che hanno lavorato meno per adempiere compiti sociali come l'educazione dei figli o la cura dei familiari. Il livello delle rendite AVS di donne e uomini non evidenzia alcuna differenza nel diritto alle prestazioni.</p><p>Contrariamente al 1° pilastro, il divario pensionistico tra uomo e donna nella previdenza professionale (2° pilastro) è di rilievo. Secondo lo studio sul divario pensionistico di genere (gender pension gap) in Svizzera (in tedesco e francese con riassunto in italiano: https://www.admin.ch/gov/it/pagina-iniziale/documentazione/comunicati-stampa.msg-id-62620.html; admin.ch &gt; Documentazione &gt; Comunicati stampa &gt; Grandi differenze tra le rendite di vecchiaia delle donne e degli uomini) l'importante divario è da ricondurre per l'80 per cento alla partecipazione inferiore delle donne al mercato del lavoro. In base al mandato costituzionale, la previdenza professionale è impostata quale assicurazione di reddito. Se si desidera assoggettare ad essa anche le persone senza attività lucrativa che si occupano del lavoro in famiglia, come nel caso dell'AVS, occorre provvedere a una modifica costituzionale e a una nuova regolamentazione dell'assicurazione e del suo finanziamento. Il Consiglio federale ritiene necessario migliorare in particolare la protezione dei lavoratori a tempo parziale. Per questa ragione, nel messaggio concernente la modifica della legge federale sulla previdenza professionale per la vecchiaia, i superstiti e l'invalidità (Riforma LPP 21, 20.089) ha proposto di dimezzare la deduzione di coordinamento per migliorare la previdenza delle persone che lavorano a tempo parziale, dunque soprattutto le donne che combinano l'attività lucrativa e il lavoro in famiglia.</p><p>Inoltre, in virtù dell'articolo 47 della legge federale sulla previdenza professionale per la vecchiaia, i superstiti e l'invalidità (LPP; RS 831.40) le donne che rinunciano completamente alla propria attività lucrativa e che non conseguono più alcun reddito o il cui reddito annuo è inferiore alla soglia d'entrata di 21 510 franchi possono già oggi continuare facoltativamente per due anni la previdenza professionale nella stessa estensione (dunque sulla base del reddito annuo assicurato fino a quel momento). A tale scopo devono però provvedere al pagamento integrale dei contributi, assumendo quindi anche la quota del datore di lavoro.</p><p>Il Consiglio federale ritiene che nuove soluzioni per migliorare in modo generale la situazione delle donne nell'ambito del diritto delle assicurazioni sociali potrebbero creare disparità ingiustificate e considera più appropriato proseguire con lo sviluppo di misure per migliorare la conciliabilità tra famiglia e lavoro. Per tale ragione ha già attuato le misure necessarie nel quadro dell'atto mantello "legge federale concernente il miglioramento della conciliabilità tra attività lucrativa e assistenza ai familiari" (RU 2020 4525). La Confederazione ha inoltre messo in atto diversi programmi d'incentivazione per la custodia di bambini complementare alla famiglia, il cui scopo principale è permettere alle donne di esercitare più facilmente un'attività lucrativa. Il programma di legislatura 2019-2023 prevede altresì l'elaborazione di una strategia nazionale e l'adozione di un messaggio concernente le misure necessarie a migliorare la conciliabilità tra famiglia e lavoro, in stretta collaborazione con i Cantoni. In questo contesto, il Consiglio federale procederà all'identificazione dei possibili campi d'azione e valuterà quali siano le misure migliori in grado di favorire ulteriormente la conciliabilità tra famiglia e lavoro.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.