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Tra i vari cittadini elvetici rimpatriati in quattro e quattr'otto, a causa della crisi pandemica di coronavirus, c'è anche il ticinese Roberto Kovac, ignaro fino a una decina di giorni fa di quello che sarebbe successo e autore di una piccola odissea tra i cieli d'Europa. Sì perché quando qui tutto si stava velocemente trasformando in quello che stiamo vivendo adesso, a Reykjavik la stagione del 29enne nel campionato islandese stava continuando.
"In Islanda eravamo in ritardo di 10-15 giorni - ha ammesso Kovac in collegamento via skype - Quando i miei parenti e miei amici mi hanno detto che mi conveniva rientrare in Svizzera, qui le cose andavano avanti normalmente con i negozi aperti e tutto il resto. Poi da un giorno all'altro hanno chiuso il campionato e noi abbiamo fatto un piccolo meeting di squadra dove ci hanno detto di tornare nei nostri paesi".
Da lì è iniziata la piccola impresa del giocatore di Mendrisio, che si è trovato alle prese con voli annullati, uno scalo di una notte a Londra e un aereo affollatissimo per rientrare a Zurigo. "Un mio compagno mi ha detto che quasi si rideva della situazione in Italia - ha poi raccontato - E adesso anche in Islanda è tutto chiuso e da lunedì anche loro stanno vivendo quello che viviamo noi in Ticino".