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SÌ alla democrazia diretta – SÌ all’autodeterminazione
La Svizzera è un paese meraviglioso, un «piccolo paradiso», per citare il consigliere federale Schneider-Ammann. Ma perché viviamo in un paradiso? Da dove provengono la prosperità, la soddisfazione delle cittadine e dei cittadini, la fiducia nello Stato? La risposta è evidente: dalla democrazia, principalmente dalla democrazia diretta che permette ai cittadini di decidere delle regole valide nel loro paese.
Con l’iniziativa per l’autodeterminazione, noi difendiamo la democrazia diretta. La difendiamo dagli ambienti che, con manovre illegali di ostruzionismo, impediscono l’applicazione di decisioni del sovrano aventi forza di legge. Ancora nel 2010, il Consiglio federale rilevava che «le disposizioni costituzionali contrarie al diritto internazionale dovevano essere applicate» e ha ricordato lo stesso principio nel suo messaggio sull’iniziativa contro l’immigrazione di massa. Una camera del Tribunale federale ha invertito questo ordine e, da allora, il Parlamento vi si attiene. Con l’iniziativa per l’autodeterminazione, vogliamo annullare questa esautorazione anticostituzionale e illegale dei cittadini dal potere politico.
La democrazia diretta è un bastione a difesa delle libertà delle donne e degli uomini contro uno Stato che fa di tutto per limitarle. Essa ci dà delle regole liberali per l’economia e delle imposte moderate. La democrazia diretta è causa e garanzia della nostra prosperità.
Grazie alla democrazia diretta, delle idee irrealistiche ed elitarie sull’immigrazione, sulla coabitazione delle religioni e sul trattamento dei delinquenti non possono essere imposte senza la partecipazione degli uomini e delle donne che dovrebbero sopportarne le conseguenze nella loro vita quotidiana. La democrazia diretta assicura una coabitazione pacifica delle minoranze e delle maggioranze, l’identificazione dei cittadini con lo Stato e un sentimento di responsabilità nei confronti della collettività. Ma questa partecipazione del popolo non piace a tutti i deputati; essa non piace né all’amministrazione né al Tribunale federale. Il popolo è un elemento di disturbo per questi ambienti.
Il diritto internazionale e il potere delle organizzazioni internazionali e dei tribunali, sono le armi di cui si servono il Paramento, l’amministrazione e i tribunali per rimettere al suo posto un popolo che li disturba. Queste autorità non sono riuscite a limitare i diritti popolari, nonostante anni di sforzi politici a livello nazionale. E hanno finito per raggiungere il loro obiettivo per vie traverse, eludendo il popolo con il pretesto della priorità del diritto internazionale.
Ma la priorità del diritto internazionale è un errore fondamentale per diverse ragioni. Essa ha per principale effetto che le decisioni di una manciata di funzionari e di giudici stranieri annullano le decisioni del nostro parlamento e del nostro popolo. Ciò significa, in altre parole, che la Svizzera è vieppiù governata da un diritto creato da persone senza alcuna legittimità democratica e che non deve mai assumersi la responsabilità dei loro atti. Decidere senza responsabilità, ecco un modo di procedere che conduce per forza di cose a delle regolamentazioni liberticide, un modo di procedere, oltretutto, contrario all’etica. L’istituzione Avenir Suisse ha constatato che il diritto internazionale è il principale motore della iper-regolamentazione. Democrazia, per contro, significa che coloro che decidono devono anche sopportare le conseguenze delle loro scelte e che i deputati eletti dal popolo saranno posti di fronte alle loro responsabilità in occasione delle elezioni seguenti. Ecco un regime che incoraggia le decisioni buone e sagge.
Il rapporto fra il diritto internazionale e il diritto nazionale, rapporto del Consiglio federale (…) del 5 marzo 2010, Foglio federale 2010, P. 2263 e seg., 2310 (testo tedesco).
Messaggio sull’iniziativa popolare «Contro l’immigrazione di massa», Foglio federale 2013, P. 291 e seg., 312, 317, 322, 336 (testo tedesco).
Avenir Suisse, «Uscire dalla giungla regolamentatrice» II, Zurigo 2016, P. 9 e seg., 45 e seg.