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Vorrei esprimere parecchie perplessità sull'articolo La scuola domani, di Domenico Bonini, apparso in prima pagina sul vostro giornale del 7 scorso.
Sul ruolo dei mezzi informatici nella scuola si è detto molto e si può dire un po' di tutto. Mi meraviglia il fatto che sia stato concesso l'onore della prima pagina a un articolo che invece dice ben poco. Si parla di “un immenso locale nel quale ronzano centinaia di computer" in un "silenzio da sala di lettura di una biblioteca" (se centinaia di computer ronzano, come può esserci silenzio?). Ciò accadrebbe, secondo l'autore, in un paese "che ha svolto una funzione trainante nell'accesso in giovane età alle nuove tecnologie". A parte il solito abuso dell'anglicismo "tecnologie", che in italiano spesso andrebbe sostituito con "tecniche;, sarebbe interessante sapere quale sia questo paese. Si parla poi della possibilità di accesso da parte di ragazze e ragazzi ai mezzi informatici, dopo un "numero ridotto di lezioni", accesso che avverrebbe "a seconda delle personali necessità dí integrare l'attività delle diverse materie con il ricorso al supporto informatica". Quale sarebbe questo "supporto informatico"?
Un software concepito per una determinata materia? Se sì, dove può essere ottenuto e chi deve introdurre gli studenti alla sua utilizzazione? Oppure si intende una navigazione in Internet? Con quali criteri di giudizio? Con quali possibilità di valutare la qualità e i modi di utilizzazione di quanto si trova?
La mia esperienza di docente di informatica e di responsabile dei sistemi informatici in un liceo mi ha mostrato che l'adattamento a nuove possibilità offerte dalla tecnica è tutt'altro che semplice.
Innanzitutto bisogna domandarsi se certi adattamenti siano veramente necessari o se non siano soltanto un adeguamento a una moda. Quando una necessità di aggiornamento appare acquisita (ad esempio assegnare al computer compiti fino a ieri svolti manualmente), occorre prendere confidenza con i mezzi che l'informatica offre. È un'operazione che esige ampio dispendio di tempo e di energia. Pochi sono disposti ad aggiornarsi in tal senso (sia docenti che allievi). Molti sanno usare i programmi applicativi di base, ma pochi superano il gradino che porta a un lavoro di livello superiore (costruzione di una pagina web, programmazione di un applet in Java ecc.).
Capita spesso che dopo vari tentativi di trovare quanto richiesto, navigando in Internet, si giunga alla conclusione che è meglio consultare un buon libro. Infatti la presunta decadenza del mezzo cartaceo a favore dei testi on line non si sta avverando; al contrario, hanno grande successo le vendite di libri per il tramite di Internet (amazon.com. solo per citare un esempio significativo).
Non va sottovalutata la differenza tra l'installazione e l'utilizzazione di programmi su computer personali ("casalinghi') e sistemi collegati in rete, oggi sempre più presenti in istituti pubblici e privati. Il mercato offre spesso prodotti che sono facilmente installabili su un singolo computer ma che creano non pochi problemi per un'installazione di rete (praticamente inevitabile in una scuola con centinaia di utenti).
I sistemi operativi (base per il funzionamento di ogni computer singolo o in rete) presenti sul mercato sono pochi quelli di maggior diffusione non sono sempre affidabili e non sono certamente concepiti per un uso scolastico. Nel mondo di Internet circolano molte barzellette riguardanti questi sistemi; ne cito solo una: se le automobili avessero avuto negli ultimi vent'anni l'evoluzione che hanno avuto i computer, oggi una Rolls Royce costerebbe cinque franchi, percorrerebbe mille chilometri con un litro di benzina e, dopo pochi metri dalla messa in moto, esploderebbe uccidendo tutti i suoi occupanti. La battuta può sembrare un po' eccessiva, ma chi segue da vicino l'evoluzione di queste "tecnologie" si ricorderà del clamoroso "crash" di un sistema operativo (molto diffuso oggi) in occasione della sua presentazione ufficiale (presente il boss della ditta produttrice, considerato il più ricco uomo sul nostro pianeta).
È vero che molti giovani hanno una dimestichezza con il computer nettamente superiore a quella dei loro genitori e dei loro docenti; ma è anche vero che tale dimestichezza riguarda spesso accessi rapidi quali il "navigare", il chatting o lo scaricare dalla rete mondiale giochetti vari. La grande rete può offrire grandi cose; ma è anche una grandissima pattumiera. Dove si voglia sostituire mezzi di apprendimento tradizionali con mezzi informatici la strada presenta non pochi ostacoli, cominciando da una seria valutazione di quanto i nuovi mezzi offrono e domandandosi, con cognizione di causa, in quali ambiti tali mezzi diano effettivamente di più rispetto a quelli abituali.
Se si vuole modificare la scuola in base a quanto offerto dall'informatica, occorre lavorare in modo scientifico da parte delle varie componenti: lo Stato, gli istituti, gli studenti. Il fatto che i ragazzi, come indicato dall'autore dell'articolo, siano in grado di "desumere informazioni dall'apertura contemporanea o quasi di più finestre" è ben poca cosa di fronte all'ampiezza del problema. Sulla "necessaria accelerazione nell'aggiornamento dei processi educativi" e sul "concetto di riforma permanente", indicati dall'autore, sarei molto prudente. La storia delle riforme scolastiche mostra che è sempre presente il pericolo di lasciarsi trascinare in avventure di scarsa base scientifica, basate invece su dogmi e slogan del momento. Mettere in atto disastri pedagogici è facile, rimediare dopo agli errori commessi è molto più difficile. La storia delle discipline fisiche e matematiche del Novecento ha mostrato che spesso i migliori divulgatori sono i migliori scienziati, quelli che hanno investito grandi quantità di tempo e di energia nella ricerca avanzata, prima di pubblicare risultati per il mondo accademico o per il grande pubblico.
Lo hanno fatto con dedizione, umiltà, serietà e senza computer.