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Parola a chi, nella foresta amazzonica, ci vive
Se esistono ancora «riserve di risorse naturali» è «perché le abbiamo protette per migliaia di anni».
È con rammarico che Uyukar Domingo Peas, un indigeno ecuadoriano che vive la foresta amazzonica sulla propria pelle, ha parlato dell'Amazzonia durante un'intervista con l'agenzia stampa AFP.
Per l'indigeno è inspiegabile che nonostante l'urgenza della crisi climatica, gli Stati e le aziende continuino a distruggere l'Amazzonia e non utilizzino le conoscenze ancestrali dei popoli indigeni: «L'Amazzonia deve rimanere intatta per i giovani e per il resto dell'umanità», ha dichiarato il 58enne Achuar, che da tre decenni lotta contro la distruzione della foresta.
«Vogliamo prenderci cura della giungla»
«Vogliamo che le aziende e le banche smettano di investire pensando solo al denaro, ma che investano anche per il bene comune», perché «il cambiamento climatico sta danneggiando ogni essere umano», ha dichiarato Domingo Peas, secondo cui «l'economia deve essere basata sulla solidarietà».
«Vogliamo prenderci cura della giungla e vivere della giungla», ha poi aggiunto, chiedendo in particolare fondi e adesioni per realizzare la cosiddetta iniziativa "Bacino Sacro - Territori di Vita", che mira a proteggere 35 milioni di ettari (l'estensione dell'Italia) nella foresta amazzonica del Perù e dell'Ecuador, dove vivono 30 popoli indigeni con 600'000 abitanti.
Dove finiscono i soldi?
Domingo Peas non è l'unico indigeno che è stato interpellato sul tema da parte dell'agenzia.
Per Levi Sucre, della comunità Bribri (un popolo indigeno che vive tra Costa Rica e Panama) i diritti degli indigeni «sono regrediti in modo allarmante negli ultimi due o tre anni», in particolare in Brasile, dove il governo «ignora deliberatamente le popolazioni indigene».
In generale, i rappresentanti delle popolazioni indigene lamentano il fatto di non veder mai arrivare le risorse che vengono concordate nelle riunioni sul clima. Monica Kristiani Ndoen, una giovane leader indigena indonesiana, ha dichiarato questa settimana che «la sfida è accedere direttamente ai fondi per il clima»: «La domanda è dove vanno a finire i soldi».
Seguendo questa linea, il venezuelano Gregorio Díaz Mirabal, responsabile di un'associazione di organizzazioni indigene del bacino amazzonico (Coica), ha aggiunto che il problema è che «non siamo presenti alle riunioni in cui si prendono le decisioni».
«Madre Terra non si aspetta che la salviamo, ma che la rispettiamo», ha invece commentato il capo ecuadoriano dei Waorani, Nemonte Nenquimo.
Settimana dell'Ambiente
Le interviste si inseriscono nell'ambito della Settimana dell'Ambiente - una serie di eventi indipendenti che coinvolgono i popoli indigeni di tutto il mondo e che si sono svolti a New York a margine dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, dove i leader mondiali hanno chiesto di agire per fermare il cambiamento climatico. Circa l'80% delle foreste tropicali del mondo - circa 800 milioni di ettari - si trova nei territori indigeni, secondo le organizzazioni che li difendono.