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Un alpinista svizzero e un collega - non è ancora chiaro se austriaco o australiano - sono morti dopo essere caduti domenica in un crepaccio mentre tentavano l'ascesa dello Shisha Pangma, un ottomila himalayano situato in Tibet (Cina), al confine con il Nepal.
Lo ha annunciato oggi l'organizzatore della spedizione. I due alpinisti, che facevano parte di una cordata di nove persone, "sono morti, ma gli altri sono sani e salvi", ha dichiarato all'agenzia stampa francese Afp Subash Shrestha, direttore del tour operator Active Holiday Nepal Treks.
L'operatore turistico ha in seguito confermato all'agenzia stampa austriaca Apa i nomi delle due vittime citati dal giornale nepalese "Himalaya Times". L'alpinista svizzero non sembra essere un nome noto, almeno a livello nazionale, mentre quello dato per austriaco ha un nome e cognome inglese e secondo altre fonti potrebbe essere in realtà australiano. Sempre secondo il giornale nepalese anche il capo del team di alpinisti è uno svizzero ed è stato soccorso dallo staff della spedizione.
Il Dipartimento federale degli affari esteri (Dfae) a Berna ha indicato all'ats di essere a conoscenza della morte di un connazionale, ma non ha voluto fornire indicazioni sulla sua identità.
Sulla stessa montagna si trova anche in questi giorni l'alpinista estremo svizzero Ueli Steck, che riferisce della sua spedizione su Facebook. Nel settembre 2014, sempre sullo Shisha Pagma, Steck era sfuggito incolume a una valanga, sotto la quale avevano invece trovato la morte due colleghi, un italiano e un tedesco.
Lo Shisha Pangma, con i suoi 8027 metri di quota, è la quattordicesima montagna più alta della Terra, la più bassa degli ottomila. Chiusa agli occidentali fino al 1978, è considerata relativamente facile ma molti ci hanno già lasciato la vita.
sda-ats