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Le attività agricole rilasciano metano e protossido di azoto. Ma che effetto hanno questi gas serra, come vengono prodotti e come si possono evitare?
Qual è il contributo dell’agricoltura alle emissioni di gas serra in Svizzera?
Secondo l’inventario svizzero delle emissioni di gas serra, al settore agricolo è imputabile circa il 13 per cento delle emissioni di gas serra della Svizzera (2020; UFAM 2022). Questi dati si riferiscono al settore agricolo, come specificato dall’IPCC per gli inventari nazionali dei gas serra (IPCC 2006). Se i limiti del sistema fossero impostati diversamente, questo porterebbe a valori leggermente diversi (in genere superiori).
In che misura l’agricoltura contribuisce alle emissioni di metano e protossido di azoto in Svizzera?
Secondo l’inventario svizzero dei gas serra, l’agricoltura in Svizzera è responsabile dell’83 per cento delle emissioni di metano e del 64 per cento di quelle di protossido di azoto (UFAM 2022).
In che misura il metano e il protossido di azoto contribuiscono ai cambiamenti climatici?
Secondo l’inventario svizzero dei gas serra, un chilogrammo di metano contribuisce 28 volte in più al riscaldamento climatico mediamente nell’arco di cento anni rispetto a un chilogrammo di CO₂ (GWP100; IPCC 2021). Il metano viene prodotto principalmente nell’economia lattiera e nella produzione animale durante la digestione di alimenti ricchi di fibre nel rumine dei ruminanti (vacche, bovini, ovini e caprini) e durante lo stoccaggio liquido dei concimi aziendali. L’effetto del protossido di azoto in termini di risaldamento climatico è circa 265 volte superiore rispetto a quello del CO₂ (GWP100; IPCC 2021). Il protossido di azoto viene prodotto laddove si utilizza azoto nel sistema agricolo, durante lo stoccaggio dei concimi organici e aziendali in generale, ma soprattutto durante lo spandimento di quelli azotati.
Come si sono sviluppate le emissioni di metano e protossido di azoto in Svizzera?
Dal 1990 al 2004 le emissioni di metano sono diminuite dell’8,5 per cento (UFAM 2022). Dopo il 2004 le emissioni di metano sono inizialmente aumentate brevemente, prima di registrare un’inversione di tendenza. Nel 2020 le emissioni di metano erano inferiori del 10 per cento circa rispetto ai livelli del 1990.
Come si è giunti alla riduzione delle emissioni di metano e protossido di azoto in Svizzera?
La riduzione è dovuta principalmente ai risultati positivi ottenuti nell’allevamento e all’intensificazione della produzione, ovvero soprattutto grazie all’aumento della densità energetica della razione alimentare (migliore foraggio di base, maggiori quantità di foraggio concentrato). Questo ha dunque permesso di ridurre gli effettivi di animali mantenendo una produzione costante o addirittura maggiore. Infatti oggi una vacca produce in media circa il 46 per cento di latte in più rispetto a trent’anni fa (dati analoghi del centro d’informazione tedesco sull’agricoltura, «Bundesinformationszentrum Landwirtschaft»). Pertanto le vacche emettono anche più metano ed espellono più azoto, seppure le emissioni per ogni litro di latte siano diminuite di quasi un quinto.
L’introduzione della prova che le esigenze ecologiche sono rispettate (PER) all’inizio degli anni Novanta ha permesso di ridurre le quantità di azoto utilizzate (concime aziendale e minerale). Ciò ha permesso di diminuire significativamente le emissioni di protossido di azoto con un conseguente aumento significativo dell’efficienza dell’azoto.
L’efficienza sottostà ad alcuni limiti biofisici, sia in termini di aumento della produzione di latte che di efficienza dell’azoto. Nell’ultimo decennio sono dunque stati compiuti solo progressi limitati in seguito a difficoltà di realizzazione.
Che cosa si può fare ancora, oltre alle migliorie nell’allevamento, per ridurre il metano e il protossido di azoto?
Non esistono misure pratiche con un effetto di riduzione superiore al 20 per cento. Tuttavia è possibile ottenere riduzioni importanti con una combinazione di piccole misure (Bretscher et al., 2017), tra cui per esempio:
- foraggiamento efficiente,
- additivi per i foraggi,
- vacche sane, produttive e longeve,
- gestione delle mandrie,
- stoccaggio del concime aziendale a basse emissioni (copertura, impianto di biogas).
L’attuazione di molteplici misure risulta però spesso impegnativa per le aziende svizzere e rappresenta una sfida importante; ostacoli organizzativi, costi elevati e mancanza di know-how limitano l’implementazione di ulteriori misure atte alla potenziale riduzione di emissioni.
Può un foraggiamento ottimizzato dei ruminanti ridurre le emissioni di metano e protossido di azoto?
Una razione di foraggio con piante naturalmente ricche di polifenoli e tannini consente di ridurre le emissioni di metano. Tuttavia, la quantità richiesta di tali piante è di solito nettamente superiore a quella realisticamente ottenibile.
Inoltre, i ruminanti potrebbero essere alimentati con semi di lino o altri foraggi grassi, che possono ridurre la produzione di metano nel rumine. Ciononostante per ottenere una riduzione significativa delle emissioni, solitamente servirebbero quantitativi maggiori, rendendo dunque queste misure economicamente poco attrattive.
Anche diversi additivi per i foraggi a base di oli essenziali e altri estratti vegetali potrebbero ridurre le emissioni di metano. Infatti una riduzione significativa e duratura è stata dimostrata solo in pochi casi.
Gli estratti di alghe rosse (Asparagopsis taxiformis) hanno invece dimostrato di avere un effetto di riduzione nell’emissione di metano.
Il foraggiamento con nitrati o altri “dissipatore di elettroni” può inibire le emissioni di metano.
Le emissioni di metano possono essere ridotte in modo significativo con additivi sintetici per i foraggi (p.es. 3-NOP).
La somministrazione di additivi per i foraggi che inibiscono il metano è un campo relativamente nuovo e l’esperienza pratica è ancora limitata. Molte domande al riguardo non hanno ancora risposta, soprattutto per quanto riguarda gli effetti a lungo termine. Per una trattazione aggiornata dei potenziali di riduzione corrispondenti si rinvia a Hegarty et al. (2021).
Con un rapporto equilibrato tra proteine ed energia nella razione di foraggio, è possibile evitare l’emissione di azoto in eccesso nei concimi aziendali. Ciò può contribuire ad aumentare l’efficienza dell’azoto e a ridurre le emissioni di protossido di azoto.
Esistono effetti collaterali se i ruminanti sono alimentati nel rispetto del clima?
Gli additivi per i foraggi che riducono il metano possono anche attaccare o inibire i microrganismi benefici del rumine dei ruminanti, che sono responsabili dell’utilizzo ottimale delle risorse naturali dal foraggio, in particolare delle fibre provenienti dall’erba e dal fieno. Questo può ridurre l’efficienza dell’animale, ovvero a causa della minore produzione per litro di latte o chilo di carne, non vengono rilasciati complessivamente meno gas serra.
I ruminanti sono dannosi per il clima?
Non propriamente, perché le emissioni rilevanti per il riscaldamento climatico provengono in ultima analisi da fonti fossili. Nella sua base alimentare naturale, il ruminante non utilizza tali fonti. Tutto il carbonio che assorbe in questo modo viene poi restituito al sistema – considerato un orizzonte temporale sufficientemente lungo. In ultima analisi, le emissioni di gas serra dei sistemi di produzione con ruminanti si basano quindi su tutte le misure di intensificazione della produzione in cui viene introdotto il carbonio fossile (concimi artificiali, alimenti complementari per animali, meccanizzazione, ecc.). Se si adottano misure sull’animale stesso per ridurne le emissioni (composizione della razione, integratori alimentari, aumento della densità energetica ecc.), si contribuisce così a limitare il riscaldamento climatico, a maggior ragione a breve termine, dato l’elevato effetto serra e la più rapida decomposizione del metano. Vista con oggettività, si tratta di un’altra direzione produttiva che acquisisce valore economico, ma che solleva potenzialmente anche questioni etiche.
Occorre inoltre tenere conto delle prestazioni che i ruminanti forniscono al sistema alimentare: sfruttano risorse che sono ragionevolmente accessibili solo per loro (superfici inerbite, ma anche sottoprodotti), curano il paesaggio (impediscono l’avanzamento del bosco), ecc. Questo avviene soprattutto finché il sistema alimentare conserva ancora una certa prossimità con la natura.
Che cosa possono fare i consumatori?
I diversi alimenti hanno impronte di gas serra molto diverse (Poore and Nemecek, 2021). Le emissioni di gas serra prodotte dagli alimenti di origine animale, in particolare dalla carne dei ruminanti, in genere superano di varie volte quelle dei prodotti vegetali.
C’è quindi un discreto margine anche per l’azione dei consumatori, che con la loro alimentazione possono influenzare in modo significativo la loro impronta alimentare. Con una dieta conforme alla piramide alimentare, in Svizzera l’impronta media di gas serra legata all’alimentazione potrebbe essere praticamente dimezzata (Zimmermann et al., 2017).
La riduzione degli sprechi alimentari costituirebbe un altro contributo importante per la protezione del clima all’interno del sistema alimentare.
Inoltre, si dovrebbe promuovere il consumo di prodotti stagionali e locali per evitare i trasporti a lunga distanza (compreso lo stoccaggio e la refrigerazione) e per ridurre la produzione di alimenti dannosi per il clima in altre regioni del mondo.
Contatto
Fonti
Bundesinformationszentrum Landwirtschaft, Deutschland:
https://www.landwirtschaft.de/landwirtschaft-verstehen/haetten-sies-gewusst/tierhaltung/wie-viel-milch-geben-schafe-und-ziegen
FOEN 2022: Switzerland’s Greenhouse Gas Inventory 1990–2020: National Inventory Report and reporting tables (CRF).
Submission of April 2022 under the United Nations Framework Convention on Climate Change and under the Kyoto Protocol. Federal Office for the Environment, Bern.
www.climatereporting.ch
Hegarty, R.S., Passetti, R.A.C., Dittmer, K.M., Wang, Y., Shelton, S., Emmet-Booth, J., Wollenberg, E., McAllister, T., Leahy, S., Beauchemin, K., Gurwick, N.
An evaluation of emerging feed additives to reduce methane emissions from livestock.
2021 Edition 1. A report coordinated by Climate Change, Agriculture and Food Security (CCAFS), New Zealand Agricultural Greenhouse Gas Research Centre (NZAGRC), Global Research Alliance (GRA).
IPCC 2006: 2006 IPCC Guidelines for National Greenhouse Gas Inventories. Intergovernmental Panel on Climate Change.
www.ipcc-nggip.iges.or.jp/public/2006gl/index.html
Masson-Delmotte, V., P. Zhai, A. Pirani, S.L. Connors, C. Péan, S. Berger, N. Caud, Y. Chen, L. Goldfarb, M.I. Gomis, M. Huang, K. Leitzell, E. Lonnoy, J.B.R. Matthews, T.K. Maycock, T. Waterfield, O. Yelekçi, R. Yu, and B. Zhou (eds.)
IPCC 2021: Climate Change 2021: The Physical Science Basis. Contribution of Working Group I to the Sixth Assessment Report of the Intergovernmental Panel on Climate Change.
Cambridge University Press, Cambridge, United Kingdom and New York, NY, USA.
DOI: 10.1017/9781009157896
Ultima modifica 27.07.2022