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Sono 218 quelle rese più insidiose dal riscaldamento globale, secondo un'analisi
HONOLULU - I cambiamenti climatici mettono sempre più a rischi la sicurezza dell'umanità. E non si parla solamente di eventi meteorologici estremi come ondate di calore, siccità, alluvioni, tornado eccetera: il riscaldamento globale ha reso ancora più insidiose 218 malattie infettive.
L'analisi - È, in estrema sintesi, il contenuto di una ricerca condotta dagli scienziati dell'Università delle Hawaii e finalizzata a monitorare l'impatto del cambiamento climatico sulle malattie infettive che colpiscono gli esseri umani. I ricercatori hanno osservato, consultando oltre 3200 tra studi e lavori scientifici, che il 58% di queste patologie sono divenute una minaccia maggiore - contro un 16% delle quali la cui gravità è diminuita. «I sistemi si sono evoluti per milioni di anni e ora gli umani sono arrivati e hanno cambiato le cose», ha dichiarato il professor Camilo Mora, uno degli scienziati coinvolti nello studio. «Stiamo prendendo a pugni la natura, ma la natura ci sta rispondendo».
I principali fattori ambientali - Il team hawaiano ha esaminato gli effetti di 10 fattori climatici su 375 malattie infettive e ha scoperto che il cambiamento climatico ha stimolato la trasmissione delle malattie infettive in oltre mille modi differenti. La prima causa è l'aumento delle temperature, seguita dalle precipitazioni, dalle inondazioni ma anche da un fenomeno radicalmente opposto come la siccità. Temperature più elevate comportano un habitat più favorevole per zecche, pulci e zanzare, con un aumento dei casi come la febbre del Nilo occidentale, la dengue e la Zika. Ma basta vedere come, in seguito a inondazioni o uragani, la rete idrica possa essere contaminata da agenti patogeni fecali come salmonella o Escherichia coli.
Il ruolo degli animali - C'è poi il ruolo giocato dagli animali, in particolare insetti, serpenti, roditori o uccelli. Mora fa l'esempio dell'arvicola, diffusa in tutta Europa e anche nell'Asia settentrionale. Il suo habitat invernale dipende dalla coltre nevosa che si viene a creare ma, con la diminuzione causata dall'aumento delle temperature, gli animali sono spinti a cercare riparo nelle abitazioni delle persone. La conseguenza? L'aumento del rischio d'infezione da hantavirus, che avviene - come spiega l'Ufficio federale della sanità pubblica - attraverso morsi, l'inalazione di polvere contaminata e il contatto. Per prevenire il contatto bisogna evitare di avere a che fare con i roditori e i loro escrementi. Senza menzionare il possibile ruolo avuto dai pipistrelli nell'innescare la pandemia di coronavirus.
Anche i virus mutano - I cambiamenti climatici fanno sì che l'umanità si ritrovi a essere in contatto con specie animali con le quali non si era mai avuto niente a che fare. Gli stessi virus reagiscono a come il clima si modifica e, spiega Mora, potrebbero farlo in maniera spiacevole per l'uomo: la selezione naturale potrebbe indurli a tollerare temperature più elevate. Senza dimenticare che, con l'aumento del termometro nell'Artico, potrebbe scoperchiarsi un vero e proprio "vaso di Pandora" di agenti patogeni sconosciuti al sistema immunitario e che hanno riposato per migliaia di anni sotto il permafrost. Un'epidemia di antrace in Siberia nel 2016, collegata con un'ondata di calore che ha riportato in superficie animali preistorici sepolti, dimostra come il pericolo sia tutt'altro che ipotetico.