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Lo scienziato britannico James Lovelock è morto all’età di 103 anni. Era noto per aver avvertito presto della crisi climatica e per la sua ‘Ipotesi Gaia’ che presentava la Terra come un essere vivente capace di autoregolazione, teoria assai criticata
"James Lovelock è morto ieri (martedì, ndr) a casa, circondato dalla sua famiglia nel giorno del suo 103esimo compleanno", hanno comunicato i familiari dello scienziato in una dichiarazione pubblica. "Nel mondo era conosciuto come un pioniere, un profeta del clima e l’inventore della teoria di Gaia", ha aggiunto la famiglia, aggiungendo che il suo stato di salute era peggiorato dopo una recente caduta. Classe 1919, Lovelock crebbe nel sud di Londra tra le due guerre e lavorò per vent’anni per il British Institute of Medical Research. Assunto dalla Nasa all’inizio degli anni ’60, volò in California per lavorare sulla possibilità della vita su Marte.
Presentandosi per tutta la sua carriera come ‘scienziato indipendente’, Lovelock creò polemiche con la sua visione apocalittica della crisi climatica. "Ora è tardi, troppo tardi per salvare il pianeta così come lo conosciamo", spiegò a France Presse nel 2009, pochi mesi prima della conferenza sul clima di Copenaghen (COP15) che si concluse con un clamoroso fallimento. "Dobbiamo prepararci a enormi perdite umane", disse, una posizione allora minoritaria nel mondo scientifico. L‘Ipotesi Gaia’ fu formulata da Lovelock per la prima volta nel 1979, e assai criticata dai suoi coetanei. Secondo tale ipotesi, gli organismi viventi sulla Terra interagiscono con le componenti inorganiche circostanti formando una sinergia unica e autoregolante che consente il mantenimento e il perpetuarsi delle condizioni necessarie a che vi sia vita sul pianeta. L’Ipotesi fu nominata così in onore a Gaia, dea che nella mitologia greca personificava la Terra.
"Che vita e che storie! Il genio di Jim – il suo soprannome, ndr – lo ha reso il Forrest Gump della scienza, dando forma alle prime scienze del clima, alla ricerca della vita su Marte, alla scoperta del buco nello strato di ozono, al concepimento del mondo come sistema di autoregolamentazione". È quanto si legge in un tweet del suo biografo, il giornalista del Guardian Jonathan Watts. "Probabilmente il più importante scienziato indipendente del secolo scorso, Lovelock era decenni in anticipo sui tempi nel suo modo di pensare alla Terra e al clima": è l’elogio dello Science Museum di Londra.
Nel giugno 2020, Lovelock aveva relativizzato la pandemia di coronavirus che "uccide in particolare quelli della mia età, i vecchi, e sono già troppi". Ma per lo ‘scienziato indipendente’, "il cambiamento climatico" era "più pericoloso per la vita sulla Terra di quasi ogni altra malattia concepibile".