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KARACHI - Per decenni il Pakistan ha faticato a provvedere al proprio fabbisogno energetico, ma oggi il problema è l'esatto opposto: nel Paese si produce parecchia elettricità in più rispetto a quanta ne occorre.
È la conseguenza della costruzione negli ultimi anni di una serie di nuove centrali - molte delle quali, finanziate dalla Cina, sono alimentate a carbone. «È vero. Produciamo molto di più di quello che ci serve» ha spiegato alla Thomson Reuters Foundation Tabish Gauhar, assistente speciale per l'energia del primo ministro pakistano Imran Khan. Una contraddizione, se si pensa che circa 50 milioni di persone (sugli oltre 210 milioni della popolazione nazionale) vivono in aree non raggiunte dalle linee elettriche, secondo un rapporto della Banca Mondiale del 2018.
Anche le interruzioni di corrente rimangono comuni e il mese scorso molte delle principali città sono rimaste al buio a causa di un blackout.
I costi elevati e il tema rinnovabili - Ora il Pakistan produce troppa energia, ma con costi molto alti. Colpa dell'elevata percentuale della componente fossile, che è pari al 64% del totale ed è drasticamente maggiore del 27% generato con l'idroelettrico, del 5% derivante dal nucleare e dal misero 4% frutto di eolico e solare. Sembra così molto difficile che si raggiunga l'obiettivo del 60% di energia derivante da fonti rinnovabili entro il 2030, annunciato lo scorso anno dal premier Khan.
Il presente dell'industria energetica pakistana è fortemente influenzato dalla Cina. Altri sette impianti, sempre a carbone, sono stati commissionati nell'ambito del corridoio economico Cina-Pakistan e si prevede che aggiungeranno fino a 6600 megawatt di capacità alla rete nazionale. Pechino ha finanziato anche progetti pensati per le rinnovabili, ma in misura decisamente inferiore. Vaqar Zakaria, a capo di una società di consulenza ambientale di Islamabad, afferma: «Penso che incolpare i cinesi potrebbe non essere del tutto giusto in quanto la creazione di progetti sul carbone locale e importato era la nostra politica e priorità del nostro paese».
Quando, tra due anni, tutte le nuove centrali saranno in funzione, il Pakistan avrà una capacità superiore del 50% a quella attualmente necessaria. Con drammatiche conseguenze economiche: «Il governo deve pagare ai produttori di energia in base a contratti vincolanti, indipendentemente dal bisogno effettivo» ha spiegato Gauhar. «Le nostre tariffe sono salite alle stelle». Gli attuali 5,3 miliardi di dollari di costi annui saliranno a 9 miliardi nel 2023 e per i consumatori sarà un ulteriore aggravio, dopo l'aumento del 30% nelle bollette degli ultimi due anni.
Per decenni il Pakistan ha faticato a provvedere al proprio fabbisogno energetico, ma oggi il problema è l'esatto opposto: nel Paese si produce parecchia elettricità in più rispetto a quanta ne occorre.