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Cina: Lettera aperta al Consigliere federale Schneider-Ammann
Il Consigliere federale Johann Schneider-Ammann è attualmente a Pechino. La sua missione: far avanzare i negoziati sugli accordi di libero scambio con la Cina. Porta con sé una lettera delle organizzazioni non governative che gli chiedono di impegnarsi maggiormente per i diritti umani.
La Svizzera vuole concludere entro la fine dell’anno un accordo di libero scambio con la Cina; sarebbe così il primo paese europeo a firmare un tale accordo con l’Impero di Mezzo. La Commissione della politica estera del Consiglio nazionale ha incaricato il Consiglio federale di integrare nell’accordo un capitolo sullo sviluppo sostenibile, che contenga in particolare i «principi difesi dalle convenzioni fondamentali dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO)».
Alliance Sud, la Dichiarazione di Berna, la Società per i popoli minacciati, la Società per l'amicizia elvetica-tibetana e Solidar Suisse sono costernate dai segnali dati finora dalla Segreteria di Stato dell’economia (SECO) che ha un ruolo dirigente in questi negoziati. Secondo la SECO, la Svizzera è in posizione di «richiedente» e la questione dei diritti umani potrebbe dunque solo figurare, nei migliori dei casi, nel preambolo, una parte non vincolante dell’accordo, ha spiegato la delegazione svizzera incaricata dei negoziati alla «Neue Zürcher Zeitung».
E’ oltremodo insufficiente. In una lettera aperta pubblicata oggi da Le Temps, queste ONG chiedono al Consigliere federale Schneider-Ammann di avere più coraggio. Deve impegnarsi affinché l’accordo di libero scambio con la Svizzera contenga prescrizioni vincolanti e tangibili in materia di protezione dei diritti umani e del lavoro.
«Se il Consiglio federale ignora questa rivendicazione — e così facendo anche il mandato della Commissione della politica estera – noi combatteremo l’accordo in Parlamento o tramite referendum», precisa Hans-Jürg Fehr, Consigliere nazionale socialista e presidente di Solidar Suisse. «Senza commercio rispettoso del diritto, non ci può essere accordo di libero scambio con la Cina».
I campi di lavoro forzato costituiscono un esempio particolarmente scioccante di violazione dei diritti umani. Ne esistono più di un migliaio in Cina. Si stima che vi lavorano dai tre ai cinque milioni di prigionieri e prigioniere (per lo più politici). Non si può accettare che merci provenienti dal lavoro forzato profittino dell’accordo di libero scambio e facciano concorrenza ai prodotti elvetici sur nostro mercato interno. Altri punti, come le libertà sindacali o la protezione delle minoranze, devono anche figurare nell’accordo con la Cina.
Lettera aperta al Consigliere federale Schneider-Ammann (in francese)
Preavviso: in settembre, su richiesta delle ONG firmatarie, Harry Wu verrà in Svizzera. Wu è stato internato durante 19 anni in un campo di lavoro forzato. Dirige oggi la Laogai Research Foundation, a Washington. Vi daremo volentieri informazioni supplementari a questo proposito.
Informazioni:
Isolda Agazzi, Alliance Sud, tel. 021 612 00 95