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Il filosofo è colui che ama la verità, che vuole essere vicino alla verità.
Ma cosa è la verità? Una possibile definizione di verità riguarda la genuinità: vero è ciò che non è alterato, mediato, trasformato, interpretato.
Il 26 febbraio 1970 uscì nelle sale il film Il ragazzo selvaggio (L’Enfant sauvage) di François Truffaut. Il film è il seguito ideale de I quattrocento colpi (Les Quatre Cents Coups, 1959); entrambi i film trattano l’importante tema dell’infanzia e dell’educazione, e contengono una non banale analisi, decisamente critica, della società.
Il ragazzo selvaggio è Victor di Aveyron. Nato intorno al 1790 nella regione dell’Averyon, nel sud della Francia, Victor venne abbandonato quando aveva verosimilmente due anni: cresciuto come un animale nella foresta, l’8 gennaio del 1800 venne scoperto e catturato da alcuni cacciatori. Dopo varie traversie e alcune fughe, l’anno seguente venne affidato alle cure del medico Jean Itard, che cercò di educarlo principalmente insegnandogli a parlare.
Nonostante Victor non fosse sordo o mentalmente ritardato, riuscì ad apprendere praticamente solo due parole: Lait e Oh Dieu, Latte e Oh Dio, in ogni caso con diversi problemi di pronuncia. È possibile leggere, in francese, il rapporto che il dottor Itard redasse nel 1806.
Il ragazzo selvaggio morì nel 1828.
La storia di Victor si intreccia con il dibattito, nato con l’illuminismo, sulla razionalità dell’umana, se essa sia frutto dell’apprendimento oppure se sia innata e naturale. Per molti scienziati il suo ritrovamento fu la possibilità di sperimentare le proprie teorie sul campo, e lo sfortunato ragazzo venne spesso considerato più come una cavia che come una persona.
Victor, nel suo mutismo, è incapace di mentire, non è in grado di alterare il naturale corso delle cose. Non interpreta, non trasforma il mondo: si limita a vivere in esso, lasciandosi permeare dalla verità delle cose.
Se il filosofo è colui che ama la verità e che vuole esservi vicino, allora Victor è il più grande filosofo di tutti i tempi: conosce la verità nella sua forma più pura ed assoluta.
12 commenti su “Il più grande filosofo di tutti i tempi”
Ivo, mi viene solo una domanda davanti a victor, a kaspar hauser & co. Non mentivano, però- capivano la menzogna? Sapevano che cos’era? In generale, sapevano penetrare dietro il volto delle cose?
La verità spesso non è ciò che vediamo o sappiamo direttamente: possiamo essere ingannati.
Ciò che vediamo ora, adesso e immediatamente è solo apparenza se non possiamo neanche solo concepire di essere in fallo, magari per colpa nostra. Esiste il concetto di verità senza un dubbio che la metta alla prova?
Austin, con un po’ di humour, riassumeva la questione così: it takes two to make truth.
E’ vero, il mondo e le persone sono cazzari, ma appunto perché sono profondi e duplici.
La superficie la cogliamo con il pensiero e lo sguardo, anzi essa E’ il contenuto dello sguardo. Poi però per avere “verità” dobbiamo postulare una seconda cosa, un mondo esterno a cui far corrispondere la superficie. E di qui la possibilità dell’errore.
Se il filosofo ama la verità, ama qualcosa a cui tende senza afferrarla come fosse sua: anzi, lo può scornare. Io ho il sospetto che quella verità pura e semplice di victor abbia il prezzo alto di non essere neanche verità, e quindi neanche filosofia.
ciao, Eno 🙂
In questo momento sono comodamente seduto davanti ad un computer, vestito (spero) decentemente, ascoltando alla radio un bellissimo brano per pianoforte e sorseggiando del tè freddo e sto scrivendo.
Non sono nudo e mudo in una foresta cibandomi di bacche, radici e carne cruda.
Insomma: non sono Victor e non aspiro neanche a diventarlo. La verità di Victor, che secondo me non può venire ingannato da nessuno, è una verità che ignora il falso, e quindi una verità impossibile e insensata.
Però è una verità assoluta: ecco, chi cerca la verità assoluta dovrebbe spogliarsi e andare nei boschi, sperando che qualche cacciatore relativista non lo catturi 😉
Davvero affascinante la storia di Vivtor, che ho avuto modo di approfondire anche tramite altre fonti. Mi sono interessata anche alla storia di Kaspar Hauser e l’ho trovata a dir poco enigmatica. Mi piacerebbe conoscere altri casi simili… potete aiutarmi?
Ricordo un documentario su una bambina americana (California, forse) che non ha mai avuto contatti con altri esseri umani a parte il padre che l’ha tenuta segregata in casa… Dovrebbe essere accaduto negli anni ’70, massimo inizio anni ’80.
Purtroppo non ho altri riferimenti.
In realtà il bambino non ha la verità quanto la convinzione assoluta. Poniamo che sia vissuto sempre in una foresta lontana dalle automobili e abbia imparato come, stando fermo, i grandi animali non lo attaccano.
Se per un caso dovesse attraversare una strada, rimarrebbe probabilmente fermo, aspettandosi che quegli enormi animali non lo attacchino,con risultati prevedibili.
La sua sarebbe una convinzione assoluta,ma errata.
Quindi se un filosofo è solo un muto che vive isolato,nulla garantisce che il suo “preservarsi” mantenga una verità.
Potrebbe allo stesso modo mantene una falsità, ed essere il peggior filosofo del mondo.
Certo, Victor fa esperienza del mondo, e la sua esperienza può incappare in alcuni “errori”. Ma questi errori non sono falsità: sono, se vogliamo, comportamenti inadeguati, non adatti, inefficaci o pericolosi ma non errori, perché un errore è tale se abbiamo una tesi: l’affermazione “questo cartone di latte è pieno” è una tesi che può essere falsa, l’afferrare il cartone come se fosse pieno e rovesciare tutto il contenuto sulla tovaglia non è una falsità, ma una sbadataggine, si spera non grave.
Victor, in ogni caso, non è un filosofo, quindi il problema è solo nostro 😉
“Ma questi errori non sono falsità: sono, se vogliamo, comportamenti inadeguati, non adatti, inefficaci o pericolosi ma non errori, perché un errore è tale se abbiamo una tesi”
Sono errori basati su una tesi errata. Che la tesi sia espressa o no,poco importa, nel cervello di Victor c’era,in un certo senso, una “trascrizione” di questa tesi. Certo,finchè rimane zitto, il bambino non è smentibile, ma non si può dire che sia nella verità, al limite si può dire che nessuno può smentirlo.
Nel cervello di Victor c’erano neuroni, cellule gangliari, vasi sanguigni e varie sostanze chimiche.
Che queste cose possano formare una trascrizione di una tesi è una affermazione che io non mi sento di fare.
Le tesi stanno dei discorsi e nei libri, non nei neuroni. Non per predicare un antiriduzionismo estremo o l’esistenza dell’anima immortale, ma per altro motivi che è difficile riassumere in un commento… diciamo che nel cervello di Victor potrebbe esserci “l’istruzione” «grosso oggetto che si muove = rimani fermo». Il che è ben diverso dalla tesi (che formuliamo noi) «stai fermo così gli animali non ti attaccano».
“Le tesi stanno dei discorsi e nei libri, non nei neuroni.”
“diciamo che nel cervello di Victor potrebbe esserci “l’istruzione” «grosso oggetto che si muove = rimani fermo». Il che è ben diverso dalla tesi (che formuliamo noi) «stai fermo così gli animali non ti attaccano».”
Capisco cosa intendi, ma,a mio avviso, anche le istruzioni possono essere giudicate vere o false, adeguate o inadeguate.
Altrimenti il tuo calcolatore tascabile sarebbe un filosofo di gran lunga migliore di Victor, non ha neppure la potenzialità di imparare a parlare ed adulterare la verità.
Non è una prospettiva che mi dispiace: certo, il racconto di Victor è più avvincente delle traversie di una calcolatrice, ma il legame filosofico c’è comunque (si narra che la prima calcolatrice l’abbia inventata Pascal). Visto l’intento del mio scritto (mostrare il paradosso di una certa concezione di filosofia e di verità), la calcolatrice mi va benissimo.
la verità di victor, è semplicemente la sua vetità data dalla sua intelligenza dal suo difendersi dalle belve della foresta dal suo nascondersi, insomma dalla sua esperienza ma mai confrontata con altre verità umane.la verita di victor terminerebbe di essere nel momento in cui egli la paragona con la verità stessa.
secondo me,Victor (il Victor che c’e’ in ognuno di noi)viveva libero e felice fino a quando…chi non vorrebbe costruire il mondo per avere delle soddisfazioni?noi il mondo l’abbiamo trovato gia’ fatto.Ma se avessimo scoperto noi l’America? Lasciamo a Colombo le sue colpe.Certo che sapere che se nessuno ci insegna,come a Victor ad avere rapporti sessuali non li avremmo…beh,questo fa molto pensare.Bandura ci dimostra,con le bambole Bobo che si apprende per osservazione.Come sarebbe facile cambiare il mondo,ma probabilmente non c’e’ nessun interesse a farlo.