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La Vigilanza federale sulle fondazioni vuole vederci chiaro: trasferendo in Germania soldati statunitensi rimasti feriti in zone di conflitto, la Rega ha violato o no il diritto elvetico? Per meglio capire la vicenda, l'ufficio federale ha inviato una lettera alla società di aerosoccorso chiedendo spiegazioni.
"Abbiamo ricevuto la risposta della Rega e la stiamo esaminando", ha affermato all'ats Katja Zürcher, la portavoce dell'autorità di vigilanza della Confederazione sulle fondazioni di utilità pubblica confermando quanto pubblicato ieri dal "Sonntag".
Zürcher ha poi aggiunto di aver appreso il "caso" dalla stampa: "non eravamo a conoscenza dell'esistenza dei voli di rimpatrio di soldati americani". "Abbiamo dunque deciso di chiarire la situazione e di verificare se le azioni della Rega siano conformi al diritto elvetico".
Quando la vicenda era diventata di dominio pubblico la Rega aveva assicurato che questi voli "umanitari" non contraddicevano i principi d'imparzialità della Croce Rossa. Queste missioni non erano inoltre finanziate dai sostenitori svizzeri.
La Rega aveva poi precisato che i membri di forze armate straniere rappresentano unicamente una dozzina di casi sui 691 pazienti trasportati in totale l'anno scorso con l'aeroambulanza. I militi statunitensi provenivano da Irak, Afghanistan, Gibuti e dal Corno d'Africa. Tutti sono stati rimpatriati nella base americana di Ramstein, nel Land tedesco della Renania-Palatinato.
Vari parlamentari federali, sia di destra che di sinistra, avevano reagito a questa notizia. Avevano in particolare criticato l'utilizzo della croce svizzera ritenuto incompatibile con la politica di neutralità.
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