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Sessione speciale dell'Onu sull'Ucraina: Zelensky chiede il ritiro delle truppe russe e Lavrov accusa interferenze degli USA.
NEW YORK - È in corso a New York la sessione speciale del consiglio di sicurezza dell'Onu, dedicata all'Ucraina. Attesissimi, su tutti, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e il ministro degli Esteri russo Serghiei Lavrov.
A parlare per primo è stato il leader di Kiev, che ha subito messo le cose in chiaro sulla formula di pace necessaria, ossia che senza l'integrità territoriale ucraina - Crimea inclusa - non può esserci negoziazione alcuna; dunque la richiesta: «Completo ritiro delle truppe russe, compresa la flotta sul Mar Nero e il ritiro tutti i mercenari e paramilitari».
In precedenza la Russia aveva rallentato l'inizio del summit, lamentando la scelta di far parlare per primo il presidente Zelensky. Ma non è tutto, perché prima che parlasse Lavrov, il leader ucraino ha lasciato l'assemblea.
Lavrov ha poi parlato e ha accusato gli Usa e i suoi alleati di aver interferito nelle vicende ucraine, avvertendo che «i rischi di un conflitto globale stanno crescendo».
E poi, circa i negoziati di pace, rivolgendosi al segretario di Stato americano Antony Blinken, la richiesta: «Se gli Stati Uniti sono così interessati, allora ordinate a Kiev di revocare il decreto che vieta i negoziati».
Il Ministro russo ha infatti precisato che «Mosca non rifiuta il negoziato» ma è Zelensky ad aver «firmato un decreto per vietare un dialogo col presidente Putin».
Lavrov ha poi dichiarato che, per avvicinarsi alla pace, «la Russia insiste affinché tutte le disposizioni della Carta delle Nazioni Unite siano rispettate e applicate, non selettivamente ma nella loro interezza».
Auspicando che alle norme e ai principi delle Nazioni Unite l'Occidente ricorra in modo uniforme e non in modo differente, in base alle proprie «esigenze geopolitiche».