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<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale riconosce l'importanza dell'apicoltura svizzera, segnatamente in relazione alla redditività, alla produzione di miele e di altri prodotti apicoli come pure all'impollinazione nei settori frutticolo e campicolo.</p><p></p><p>Considerazioni in merito ai singoli punti:</p><p></p><p>1. Effettivamente, da molto tempo il numero di apicoltori e l'effettivo di colonie d'api sono in chiara diminuzione. Il volume massimo dell'effettivo di colonie d'api è stato registrato durante la Seconda Guerra mondiale (ca. 340'000 colonie d'api). Attualmente se ne contano soltanto 200'000 circa. Ciò equivale ad una densità media d'api pari a 5 colonie per chilometro quadrato. Nel quadro di un confronto internazionale, questo valore è relativamente alto. Infatti, in Italia ed in Austria la densità media scende a 4 ed in Germania a 2,5 colonie al chilometro quadrato. Al fine di valutare correttamente se vi sia la possibilità di assicurare l'impollinazione globale sull'intero territorio nazionale mediante le api, occorre considerare la distribuzione geografica delle colonie. Finora in nessuna regione è stato constatato un deficit acuto di colonie d'api. Al contrario una mancanza d'api può verificarsi localmente nei frutteti durante la fioritura. Tali mancanze si sono registrate nelle ultime primavere. In aree caratterizzate da coltivazioni lucrative, in primavera la presenza di api è fondamentale per l'impollinazione. In questi casi, di norma, i contadini adottano le misure necessarie, come ad esempio accordi con gli apicoltori, al fine di incrementare la presenza di colonie d'api. </p><p></p><p>Le ragioni della diminuzione dell'effettivo di colonie d'api devono ancora essere determinate esattamente. Il calo registrato nell'effettivo di colonie e nel numero di apicoltori continua a progredire in molti Paesi europei e ciò desta serie preoccupazioni. La "Federazione tedesca apicoltura", ad esempio, ha incaricato un gruppo di esperti di individuarne le cause e le possibili soluzioni per arrestare questo calo. </p><p></p><p>Sebbene sostenga lo sviluppo dell'apicoltura, la Confederazione ritiene che al momento non sia necessario alcun provvedimento supplementare.</p><p></p><p>2. La Confederazione non versa contributi direttamente agli apicoltori a scopo di indennizzo delle prestazioni fornite nell'interesse della collettività, ma promuove l'attività di ricerca e consulenza svolta dal Centro svizzero di ricerche apicole (p .es. corsi di perfezionamento professionale, attività di consulenza delle federazioni svizzere di apicoltori). L'Ufficio federale di veterinaria, ogni anno, investe nella ricerca per la lotta alle malattie delle api. Gli apicoltori beneficiano di tali provvedimenti. Potrebbero anche essere concessi contributi nel quadro di provvedimenti per promuovere lo smercio.</p><p></p><p>3. Attualmente il Consiglio federale non prevede alcun provvedimento specifico a sostegno del cambio generazionale in apicoltura. Esso ritiene che sia compito delle cerchie agricole interessate sensibilizzare maggiormente i propri membri sull'evoluzione della densità delle api. Essi dovrebbero essere particolarmente motivati ad assicurare l'impollinazione globale delle proprie colture, operando attivamente nell'ambito dell'apicoltura o approfittando dei servizi forniti dagli apicoltori. Nelle coltivazioni in serra l'impollinazione rappresenta da tempo un fattore determinante per i produttori, che a tale scopo "prendono in prestito" bombi da aziende specializzate.</p>  Risposta del Consiglio federale.