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BERNA - L'anno scorso la Svizzera ha stanziato circa 18,4 milioni di franchi per lo sminamento e l'informazione sul rischio rappresentato dalle mine. Stando a un rapporto odierno del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) e di quello della difesa (DDPS), sono stati inviati sul campo anche dodici esperti a sostegno di vari programmi ONU di azione contro le mine.
Più nei particolari, il DFAE ha erogato 14,8 milioni, di cui nove destinati al Centro internazionale per lo sminamento umanitario di Ginevra. Il Dipartimento della difesa (DDPS) ha invece messo a disposizione 3,6 milioni per il distaccamento di esperti e la formazione.
La maggior parte dei fondi è stata destinata a programmi di sminamento in Bosnia-Erzegovina, Cambogia, Colombia, Croazia, Myanmar e Siria, come scrivono il DFAE e il DDPS nella loro relazione annuale pubblicata oggi.
In Bosnia-Erzegovina, ad esempio, sono stati trovati e distrutti 202 ordigni esplosivi. 4,4 chilometri quadrati di terreno sono stati così restituiti alla popolazione. In Cambogia, 1803 mine antiuomo, 17 mine anticarro e 2994 residuati bellici esplosivi sono stati localizzati e distrutti l'anno scorso.
La Svizzera si impegna inoltre affinché gli accordi sul divieto delle mine antiuomo e delle munizioni a grappolo siano sempre più applicati e rispettati. Lo sminamento rimane importante a lungo termine, si legge nel documento, in parte a causa della recrudescenza dei conflitti armati. Un ambiente sicuro in cui la popolazione non deve più temere le mine contribuisce anche allo sviluppo socioeconomico di quest'ultima, specie per chi è attivo nell'agricoltura.
La strategia in materia del governo sarà prorogata fino alla fine del 2022. Nel rapporto si afferma che la Svizzera continuerà ad impegnarsi per contrastare l'allarmante tendenza secondo la quale gli Stati firmatari non rispettano i termini fissati a livello internazionale e che tale inosservanza viene accettata come normale.
Dopo un calo per oltre un decennio, il numero delle vittime delle mine è nuovamente aumentato dal 2015. Attori non statali, come i terroristi dell'Isis, utilizzano sempre più spesso esplosivi non convenzionali, ossia fabbricati da sé.
Ciò rappresenta una sfida per gli esperti nello sminamento, dal momento che su simili ordigni non sono disponibili informazioni su come neutralizzarli. La stragrande maggioranza delle vittime sono civili, specie bambini.