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L'Iran non ferma la sua corsa nucleare. Alla scadenza dell'ennesimo ultimatum ai partner Ue per mettere in campo misure capaci di compensare le sanzioni Usa, il presidente Hassan Rohani ha annunciato un nuovo passo verso il disimpegno di Teheran dall'accordo del 2015.
A partire da domani, ha spiegato in diretta alla tv di stato, la Repubblica islamica riprenderà l'arricchimento dell'uranio nella centrale atomica di Fordo, un impianto sotterraneo fortificato tra le montagne intorno alla città santa sciita di Qom, 180 km a sud di Teheran.
Immediato è scattato l'allarme della comunità internazionale. "Siamo preoccupati dall'annuncio del presidente Rohani", hanno fatto sapere dalla Commissione europea. "Sollecitiamo" l'Iran "a invertire le attività che non sono coerenti" con l'accordo sul nucleare e "ad evitare qualsiasi altra misura che minerebbe la preservazione e la piena attuazione dell'intesa", hanno spiegato da Bruxelles, precisando comunque di attendere "come sempre la relazione dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea), unica entità che può veramente eseguire una verifica" di questi annunci. "È vero che preservare l'accordo è estremamente difficile, ma - ha assicurato l'Ue - cerchiamo di fare tutto quanto possibile".
Anche la Russia, che ha ripetutamente attribuito agli Usa la responsabilità di aver spinto Teheran a ridurre i suoi obblighi ritirandosi unilateralmente lo scorso anno, spiega di considerare "preoccupanti" questi nuovi piani. Il Cremlino avvisa quindi che il collasso dell'accordo non porterebbe "nulla di buono".
Un appello alla Repubblica islamica "a rivedere le sue decisioni" giunge pure dalla Francia, da mesi in prima fila nelle trattative europee per salvare il Patto d'azione globale congiunto (Jcpoa) con la sua proposta di una linea di credito di 15 miliardi di dollari.
L'Iran però non fa sconti e inizierà domani a introdurre gas uranio nelle 1044 centrifughe di tipo IR-1, cioè di prima generazione, il cui impiego nell'impianto di Fordo era stato di fatto congelato dopo l'intesa con i 5+1. Un procedimento usato per produrre uranio arricchito sotto forma di isotopo 235.
Ma anche queste attività, come le precedenti mosse contrarie all'accordo, saranno "reversibili" e rimarranno in ogni caso sotto la supervisione dell'Aiea, ha assicurato Rohani, confermando così la volontà di proseguire il dialogo con gli europei. Per farlo, ha annunciato una nuova finestra di 60 giorni dopo la quale Teheran farà un quinto passo nella riduzione degli obblighi sul nucleare, se le sue richieste continueranno a restare insoddisfatte. "Non possiamo tollerare un rispetto unilaterale dei nostri impegni a fronte di nessun impegno delle controparti. Vogliamo tornare a poter vendere il nostro petrolio, e a poter usare il nostro denaro nelle nostre banche", ha spiegato il capo del governo di Teheran.
L'annuncio giunge peraltro all'indomani della rivelazione da parte dell'Organizzazione per l'energia atomica iraniana di altre violazioni dell'intesa maturate negli ultimi due mesi, in cui è stata decuplicata la produzione quotidiana di uranio a basso arricchimento e raddoppiato il numero delle centrifughe nucleari avanzate in funzione. Teheran aveva già superato le riserve consentite di uranio a basso arricchimento e acqua pesante e ripreso anche ad arricchire l'uranio almeno al 4,5%, oltre il limite massimo del 3,67% ammesso dal Jcpoa ma ancora lontano dal 20% cui era giunto prima dell'accordo e dal 90% necessario per produrre l'atomica, che comunque ha sempre negato di voler possedere.
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