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Vertenza fiscale: l'accordo con la Germania soddisfa tutti
L'accordo siglato fra Svizzera e Germania per risolvere la vertenza fiscale sembra - almeno fino alla pubblicazione dei dettagi - aver soddisfatto tutte le parti in causa: i banchieri lodano i vantaggi per la piazza elvetica, i partiti borghesi apprezzano il mantenimento della sfera privata mentre i socialisti accolgono con favore il graduale abbattimento del segreto bancario.
La responsabile del Dipartimento federale delle finanze, Eveline Widmer-Schlumpf, si è detta soddisfatta del risultato dei negoziati. La ministra ha però precisato che le trattative, seguite continuamente dal Consiglio federale, non sono state facili. "I negoziatori hanno lavorato sodo e sono giunti a un buon risultato. Questo accordo è un elemento importante della politica del nostro governo per la salvaguardia della piazza finanziaria e una gestione patrimoniale conforme alle regole della fiscalità", ha affermato.
I partiti borghesi si sono dichiarati piuttosto contenti dell'intesa. "L'importante è che gli intermediari finanziari svizzeri possano di nuovo operare nella sicurezza della legge", ha dichiarato Tim Frey, segretario generale del PPD, all'ats. Ora si può mettere la parola fine alle vertenze fiscali, senza dover applicare lo scambio automatico di informazioni. Frey è tuttavia perplesso per il fatto che i documenti non siano ancora stati resi pubblici. È quindi troppo presto per una presa di posizione definitiva.
Anche l'UDC vuole studiare meglio le carte prima di esprimersi. L'idea dell'imposta alla fonte potrebbe rivelarsi una buona soluzione, ha dichiarato il segretario generale dei democentristi Martin Baltisser. La cosa fondamentale è che non venga lesa la sfera privata e che non vi siano scambi automatici di informazioni.
Il PLR da parte sua si prende i meriti dell'accordo. Stando a un comunicato sarebbero infatti stati loro ad aver lanciato l'idea di un'imposta liberatoria. La soluzione adottata obbliga le banche ad uno sforzo, ma libera il paese da "un notevole peso proveniente dal passato". Allo stesso tempo si gettano le basi per una piazza finanziaria forte e pulita e si rimuovono gli ostacoli per l'accesso al mercato da parte degli istituti finanziari elvetici.
Così come i liberali, anche il PS cerca di prendersi i meriti. La consigliera nazionale Susanne Leutenegger Oberholzer ha parlato all'ats di "morte a tappe del segreto bancario" e delle frodi al fisco. L'intesa sarebbe infatti un secondo passo avanti nella giusta direzione dopo i dati forniti alle autorità americane nel caso UBS. La socialista non è tuttavia sicura che l'imposizione alla fonte del 26% sia sufficientemente elevata per raggiungere gli scopi prefissati.
Pure l'Associazione dei banchieri svizzeri si è mostrata positiva nei confronti dell'accordo. In un comunicato il presidente dell'organizzazione Patrick Odier parla di una pietra miliare per la piazza finanziaria elvetica. L'intesa permette infatti da un lato ai clienti tedeschi di essere in regola con le loro autorità tributarie salvaguardando nel contempo la propria sfera privata; dall'altro la piazza finanziaria elvetica potrà in futuro acquisire e gestire patrimoni di clienti tedeschi in ossequio alle normative fiscali.
Sulla stessa linea l'Associazione dei banchieri privati svizzeri (ABPS). Il segretario generale dell'organizzazione, Michel Dérobert, ha dichiarato all'ats che la soluzione scelta "corrisponde alla strategia che abbiamo sempre auspicato". "Salvo sorprese al momento della pubblicazione integrale, crediamo che l'accordo vada nella giusta direzione", ha aggiunto.
Le banche Julius Bär, Credit Suisse e Vontobel hanno rilasciato commenti favorevoli all'accordo, parlando di "soluzione pragmatica". Mentre UBS ha preferito non esprimersi.
In Germania l'accordo fra Berna e Berlino è stato accolto positivamente dai liberali della FDP. Secondo Volker Wissing, portavoce del partito, si risolve "uno scottante problema che dura da decenni". Anche la CDU di Angela Merkel ha lodato il trattato.
Meno soddisfatti invece i rappresentanti della sinistra radicale: Die Linke hanno dichiarato che il patto è un "regalo ai criminali fiscali e ai loro complici svizzeri". I truffatori approfitteranno nuovamente della "generosità fuori luogo" dello Stato tedesco, ha affermato l'esperto fiscale del movimento Wolfgagn Neskovic. Critici anche i socialdemocratici della SPD.