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Nel 1776 le 13 colonie inglesi situate sulla costa orientale dell'America del nord dichiararono la loro indipendenza, riconosciuta nel trattato di Versailles del 1783, dando vita agli S. (United States of America, USA): occupavano meno del 10% dell'attuale territorio del Paese e contavano nel 1790 ca. tre milioni di ab. L'espansione a ovest oltre la catena montuosa degli Appalachi (1783), l'acquisto della Louisiana franc. (1803) e della Florida spagnola (1819), l'annessione del Texas (1845) e la vittoria sul Messico (1848), che lo stesso anno dovette cedere la California, nonché l'accordo con l'Inghilterra sul territorio dell'Oregon (1846) costituirono le tappe dell'espansione degli Americani "from Ocean to Ocean" (da oceano a oceano), per riprendere l'espressione usata nelle carte coloniali. Prima dell'indipendenza, le relazioni sviz.-americane erano prevalentemente orientate verso le colonie inglesi, benché alcuni Conf. fossero presenti anche nei territori sotto il dominio franc. (come ad esempio New Orleans) o spagnolo.
Il bernese Diebold von Erlach risp. Théobald d'Erlach (1541-1565), scomparso in Florida durante la spedizione franc. guidata da René de Laudonnière per insediarvi una colonia prot. nell'ambito della lotta contro la Spagna, fu probabilmente il primo Svizzero a mettere piede sul territorio dei futuri S. Nel 1608 alcuni artigiani (di cui si ignora il cant. di origine) parteciparono alla costruzione di Jamestown in Virginia. Nel XVII e soprattutto nel XVIII sec. l'emigrazione sviz. verso il Nordamerica era legata in particolare ai movimenti religiosi, principalmente dei cant. Zurigo e Berna. Alcuni anabattisti, pietisti e mennoniti si stabilirono in Pennsylvania, nella Carolina del sud e del nord e in Georgia. Questi primi contatti, sporadici nel XVII sec., si moltiplicarono nel XVIII sec.
Poiché gli Svizzeri, in particolare quelli germanofoni, che vivevano nelle colonie inglesi passavano spesso per Tedeschi, il loro numero fu sottostimato. La cifra di 25'000 immigrati nel 1790 (anno del primo censimento americano) deve certamente essere corretta verso l'alto. La maggioranza dei Conf. si stabilì nelle città (spec. a Filadelfia, Germantown, Charleston e Savannah) o in villaggi già esistenti, ma alcuni fondarono colonie di popolamento: New Bern nella Carolina del nord (1710), Pequea in Pennsylvania (1710) e Purrysburg nella Carolina del sud (1732) furono le prime Colonie svizzere.
Numerosi Svizzeri prestarono servizio militare in America per la Francia e l'Inghilterra, poi per gli S. Nel 1708 il capitano neocastellano Charles-Frédéric de Merveilleux reclutò soldati nel Seeland e nelle regioni vicine della Svizzera franc. Comandato dal colonnello solettese Franz Adam Karrer, un reggimento chiamato alle armi contro la volontà della Dieta fed. operò in Louisiana al servizio della Francia dal 1734 al 1739. Divenuto reggimento Hallwyl nel 1752 (sotto il comando del colonnello Franz Josef von Hallwyl), fu nuovamente avversario degli Inglesi durante la guerra dei Sette anni (1754-63, in America detta French and Indian War). Sul fronte inglese, Henri Louis Bouquet, comandante in capo dell'esercito del sud, conquistò la valle dell'Ohio e la difese con successo dagli attacchi franc. (battaglia presso Bushy Run, 1763). Frédéric Haldimand, di Yverdon, alto comandante dell'Ohio, si distinse nelle battaglie di Montreal e del Québec (1758-60); governatore del Canada e comandante in capo, nel 1777 impedì che questa colonia fosse incorporata nel territorio dei futuri S. Durante la guerra di indipendenza (1776-83) Augustin e Marc Prévost, due fratelli ginevrini, difesero con successo Savannah dagli insorti. Ca. 10'000 Svizzeri combatterono per le colonie in rivolta. La milizia americana fu equipaggiata con armi e materiale prodotti o forniti da Conf. Durante i primi anni di guerra il basilese Johann Schweighauser, console americano a Nantes, organizzò l'approvvigionamento delle truppe franc. che combattevano al fianco degli Americani. Johann Jakob Faesch, di Basilea, stabilitosi nel New Jersey, fabbricò armi per l'artiglieria americana.
Prima dell'indipendenza il commercio anglo-americano-sviz. era organizzato principalmente a partire dall'Europa, in particolare dai porti franc. sull'Atlantico. Solo alla fine del XVIII sec. i commercianti sviz. (tra cui Hans Konrad Hottinger) attraversarono l'oceano e New York divenne rapidamente il centro del traffico commerciale. L'integrazione di questi migranti, spesso attivi nell'alta finanza o nel commercio su larga scala, fu rapida, come mostrano gli esempi di Jacques Biedermann e Albert de Gallatin.
Autrice/Autore: Simon Netzle / frm
Le relazioni culturali e lo scambio di idee tra quelle che alcuni definirono le repubbliche sorelle (Sister Republics, espressione utilizzata pure per designare le relazioni tra gli S. e la Francia repubblicana) hanno una lunga tradizione. Ginevra in particolare annoverò un numero considerevole di pensatori, esperti di questioni teol. o politiche e uomini di Stato che animarono questi scambi culturali. Attivi a Ginevra, poi in Inghilterra risp. Scozia, John Knox, Andrew Melville e Thomas Cartwright influenzarono il congregazionalista Robert Browne. Tramite i Padri Pellegrini imbarcati sul Mayflower, le sue idee giunsero nel 1620 in America, insieme a un esemplare della Bibbia di Ginevra del 1560. Roger Williams, fondatore nel 1636 delle colonie puritane del Connecticut e di Rhode Island, si ispirava alle idee sull'autodeterminazione e sul diritto di Resistenza di Teodoro di Beza e François Hotman. La scuola giusnaturalista della Svizzera franc. (Jean-Jacques Burlamaqui ed Emer de Vattel) fornì ai coloni, nella fase preparatoria della Rivoluzione americana, argomenti giur. per legittimare la resistenza contro l'Inghilterra e influenzò anche Thomas Jefferson nella redazione della dichiarazione di indipendenza (1776), ad esempio per quanto concerne il concetto della ricerca della felicità. Per contro le idee di Jean-Jacques Rousseau sulla democrazia diretta ebbero scarsa eco poiché il grado di partecipazione politica dei coloni alla vita politica era già elevato. L'influenza di Ginevra sul piano intellettuale fu notevole: se i membri dell'élite politica americana, come Benjamin Franklin e Henry Laurens, vi fecero studiare i loro figli o abiatici, nel 1794 il ginevrino François d'Ivernois prese persino in considerazione l'ambizioso progetto, non realizzato, di trasferire l'Acc. di Ginevra nei pressi della capitale americana in fase di costruzione. Il suo condiscepolo de Gallatin fece una brillante carriera negli S., divenendo segr. del tesoro nel governo di Jefferson. A Ginevra venne inoltre pubblicata la maggior parte degli scritti sull'America, rari nel resto della Svizzera. Gli scambi tra S. e Ginevra proseguirono nel XIX sec. con James Fazy, conoscente del generale Gilbert du Motier de La Fayette, che insieme a Ignaz Paul Vital Troxler nel 1848 promosse l'adozione del sistema bicamerale di tipo statunitense nella Costituzione sviz.
In una prima fase della Rivoluzione americana la Svizzera fu uno dei possibili modelli costituzionali. Gli immigrati Johann Heinrich Möller e Hans Joachim Züblin ricorsero ai miti di fondazione propagando l'esempio vittorioso degli antichi Conf. per guadagnare alla causa dell'indipendenza i coloni germanofoni. Durante i primi dibattiti costituzionali, il modello della Confederazione di Stati fu ripreso nel progetto del 1778-81 (Articles of Confederation). Tuttavia, quando venne discussa la carta fondamentale dell'Unione nel 1788-89, i Federalists, fautori di uno Stato fed., ritenevano che il potere centrale in Conf. quali la Svizzera o i Paesi Bassi fosse troppo debole (Federalismo).
In Svizzera il modello americano di Stato fed. attecchì solo dopo l'adozione del bicameralismo nel 1848. In precedenza le conquiste costituzionali degli S. avevano avuto un ruolo secondario nei dibattiti, peraltro di scarso rilievo, sulle riforme da introdurre nella Conf. E questo nonostante il fatto che i membri della Soc. elvetica avessero nutrito simpatie per la guerra di indipendenza, che Johannes von Müller fosse stato un testimone attento degli eventi e che dal 1776 Isaak Iselin avesse pubblicato i documenti politici americani più importanti nella sua rivista Ephemeriden der Menschheit. Questo ruolo rimase modesto nell'Elvetica (1798-1803), durante la quale si affrontarono unitari e federalisti (in Svizzera termine non equivalente, ma contrario, ai Federalists americani), che discussero della possibilità di ispirarsi alla Costituzione statunitense. Napoleone Bonaparte non riuscì a imporre la Costituzione della Malmaison (1801), che vi si avvicinava. L'introduzione tardiva di elementi del diritto conf. americano nella Costituzione del 1848 consolidò infine in Svizzera la visione mitica e idealizzata delle repubbliche sorelle accomunate dagli stessi ideali politici.
Autrice/Autore: Simon Netzle / frm
Si valuta che dal 1700 al 2000 460'000 Svizzeri siano emigrati negli S. In rapporto alla pop. si tratta di una proporzione paragonabile a quella di numerosi Paesi europei. Questo flusso migratorio fu cronologicamente e territorialmente parallelo all'espansione della pop. bianca sul suolo americano.
Nel XIX sec. la povertà era una delle principali cause dell'emigrazione sviz. Dopo la carestia del 1817-18 numerosi com. tentarono di sostituire il servizio mercenario con un'emigrazione civile organizzata o sovvenzionata. Il fenomeno si accentuò dal decennio 1850-60, in particolare nelle vallate alpine. Dal 1851 al 1880 le statistiche americane registrarono l'arrivo di 76'653 Svizzeri. In questi anni le autorità statunitensi si lamentarono spesso dell'abitudine elvetica di "sbarazzarsi" dei propri concittadini. I Conf. si stabilirono negli Stati centro-settentrionali, dove fondarono numerose colonie e insediamenti, quali Switzerland, Vevay, Tell City, Highland e New Glarus. Dopo il 1885, in seguito all'innalzamento dell'estrazione sociale degli emigrati sviz. e all'afflusso di immigrati dall'Europa meridionale e orientale, la campagna contro gli immigrati sviz. si attenuò e, dopo il 1900, fece posto persino agli elogi.
Dal 1881 al 1893 l'emigrazione sviz. subì un'accelerazione, superando le 100'000 persone, ossia ca. 8000 all'anno. Questo massiccio flusso era principalmente riconducibile a un eccesso di pop. agricola, legato alla caduta del prezzo dei cereali. La flessione dell'emigrazione degli anni 1894-1900 fu una conseguenza della crisi economica degli S. L'emigrazione di attivi nel settore terziario divenne preponderante all'inizio del XX sec. Ad eccezione del periodo della guerra, l'emigrazione sviz. rimase consistente fino al 1923, con oltre 4000 partenze all'anno, e diminuì in seguito, soprattutto durante la crisi del decennio 1930-40. Dopo la seconda guerra mondiale il numero medio di emigrati sviz. si stabilì attorno a 2000 all'anno (le statistiche sono meno precise che in precedenza). L'emigrazione cambiò natura e perse il suo carattere definitivo a favore di soggiorni di durata più o meno lunga. Dal 1958 al 1974 la percentuale di ritorni è stimata al 78,5%. Nel 2010 75'252 Svizzeri risiedevano negli Stati Uniti, di cui i due terzi con doppia nazionalità; i cittadini statunitensi in Svizzera, residenti per lo più a Zurigo, Ginevra e nel cant. Vaud, erano invece molto meno numerosi (17'109; 9332 nel 1980).
In generale, l'emigrazione sviz. negli S. riguardò tutti i cant., ma in misura diversa e secondo una periodizzazione differente. La preferenza per gli S. rispetto agli altri Paesi d'oltreoceano fu particolarmente marcata tra il 1870 e il 1920 (83% delle partenze). All'epoca solo Friburgo, Vallese e Ginevra facevano eccezione con meno del 60% di emigrati diretti negli S. In valori assoluti, in quel periodo i contingenti più numerosi provenivano da Berna, dal Ticino e da Zurigo.
L'occupazione dello spazio americano è significativa delle scelte degli emigrati. All'inizio del XIX sec. gli Svizzeri, come i Tedeschi e gli Scandinavi, si stabilirono in maggioranza negli Stati del centro nordorientale, poi in quelli del centro nordoccidentale. Nel 1870 nei 12 Stati di queste due regioni si concentrava il 65% degli Svizzeri (a fronte del 33,7% della pop. americana). In seguito gli Svizzeri si orientarono soprattutto verso gli Stati del Pacifico, dove nel 1930 risiedeva il 24,4% dei Conf. (6,7% della pop. statunitense). In quel periodo le percentuali di Svizzeri e Americani non presentavano più differenze molto notevoli nelle altre regioni, salvo nel sud dove gli Svizzeri, che non furono mai attratti da questa zona, erano solo il 5,8% (contro il 30,9% degli Americani). Questo movimento verso ovest non significa che gli Svizzeri erano tra i pionieri; avevano piuttosto la tendenza a seguire a distanza lo spostamento della "frontiera". Nel 1900 la pop. sviz. appariva abbastanza diversificata. Era costituita per il 38% da agricoltori, una delle percentuali più alte fra le varie nazionalità presenti sul territorio degli S. Il 35,5% risiedeva però nelle città di oltre 25'000 ab. Gli Svizzeri negli S. erano quindi relativamente mobili. Ciò potrebbe indicare che, se certi Svizzeri cercavano di trasferire il loro stile di vita su suolo americano, altri si orientavano verso valori più americani che europei.
Gli Svizzeri svilupparono rapidamente una rete di sociabilità composta di soc. di beneficenza, di mutuo soccorso, di tiro, di ginnastica, di canto ecc., che servivano alla conservazione di un'identità culturale nazionale o regionale e si fecero portavoce delle collettività elvetiche. Il ruolo della Soc. sviz. di beneficenza di New York, fondata nel 1832, è emblematico. L'ass. intendeva nel contempo soccorrere gli emigrati privi di mezzi al loro arrivo nel porto, presentarsi come un modello dello stile di vita della borghesia americana e attirare l'attenzione delle autorità fed. sul fatto che l'immagine della Svizzera repubblicana avrebbe potuto essere offuscata da un'emigrazione proveniente dai ceti sociali svantaggiati. Allo scopo di sviluppare una vera e propria rete patriottica, una parte delle soc. sviz. di sostegno si riunirono nel 1865 in un'ass. chiamata in modo suggestivo Unione nordamericana del Grütli (rinominata nel 1911 Unione sviz. nordamericana). Divenuta "la rappresentante più importante dell'elvetismo negli S.", l'influenza dell'Unione crebbe fino al 1925. Nel 1928 l'ass. raggruppava 95 sezioni e 8000 membri, cioè il 2% degli Svizzeri e dei loro figli nati negli S. Nel 1896 il numero totale delle soc. sviz. negli S. ammontava a 318 (ancora 151 nel 1999). La moltitudine di soc. e dei loro iscritti non implicava tuttavia l'adesione a un codice di valori. La solidarietà proclamata poteva nascondere spaccature culturali e sociali.
Anche la fondazione di giornali fu la manifestazione di una volontà elitaria di coltivare il sentimento nazionale sviz. e di coniugarlo al patrimonio ideale del Paese di accoglienza per favorire l'integrazione. Fu così che l'Amerikanische Schweizer Zeitung, fondata nel 1876, sviluppò un linguaggio nazionalista sviz., espressione di un'identità svizzeroted. Ispirandosi ai principi della Difesa spirituale, nel periodo interbellico lo Schweizer Journal professò una doppia fedeltà agli S. e alla Svizzera.
L'ampiezza e la natura dell'emigrazione sviz. negli S. costituirono un aspetto sociale centrale del dibattito politico in atto in Svizzera. Per tutto il XIX e nella prima metà del XX sec. ci si domandò se occorreva incoraggiare, proteggere od ostacolare l'emigrazione e se rappresentava un guadagno o una perdita per la patria. Di fronte a questi interrogativi, lo Stato fed. assunse un atteggiamento passivo. Il problema della protezione degli emigrati durante il viaggio verso gli S. e della creazione di un commissariato nel porto di New York fu affrontato a più riprese dal 1850, ma vennero trovate solo soluzioni di ripiego. In reazione allo sviluppo delle agenzie di emigrazione, la cui attività aggressiva contribuì ad alimentare l'emigrazione dalla metà del XIX sec., le autorità fed. decisero, con le leggi del 1880 e 1888, di sottoporre l'operato di tali agenzie alla sorveglianza fed., senza tuttavia intervenire sul movimento migratorio stesso.
Autrice/Autore: Gérald Arlettaz / frm
I primi contatti ufficiali tra la Svizzera e gli S. ebbero luogo tramite i consoli. Nel 1822 furono creati i consolati sviz. di New York e Washington, cui seguirono quelli di New Orleans (1829), Filadelfia (1841), Savannah (1841, soppresso nel 1842), Madison (1842, trasferito a Louisville nel 1845) e Galveston (1846). Nel 1830 a Basilea venne aperto il primo consolato americano. Il primo accordo tra i due Paesi, firmato nel 1847, riguardava il diritto di proprietà e di successione. Il trattato di amicizia e di commercio, concluso nel 1850 e ratificato nel 1855, costituiva ancora all'inizio del XXI sec. la base delle relazioni sviz.-americane. I legami amichevoli che univano i due Paesi si fondavano su ideali politici comuni. La Costituzione sviz. del 1848 era un compromesso basato sul modello americano. Conteneva tuttavia degli articoli che urtavano gli Americani e Théodore S. Fay, primo ministro residente a Berna (1853-61), lottò per ottenere la soppressione delle restrizioni in materia di domicilio e in altri ambiti che colpivano in particolare gli ebrei; la libertà di domicilio e la parità dei diritti furono concesse agli isr. con la revisione parziale della Costituzione fed. del 1866. Per porre fine alla notoria insufficienza dei consolati, nel 1882 la Svizzera si decise finalmente ad aprire una legazione a Washington. Emil Frey, futuro Consigliere fed., primo ministro di Svizzera negli S. (1882-88), ottenne l'incarico grazie ai legami che lo univano al Paese (soldato nelle truppe nordiste durante la guerra di secessione, fu fatto prigioniero a Gettysburg nel 1863).
Le relazioni sviz.-americane conobbero alcuni momenti difficili nel XX sec. a causa delle tensioni generate dalle due guerre mondiali. Nel febbraio del 1917, quando il pres. Woodrow Wilson annunciò la rottura delle relazioni con la Germania, i Paesi neutrali vennero informati del desiderio statunitense di vederli seguire il loro esempio. Dopo aver dichiarato guerra alla Germania nell'aprile del 1917, gli S., pur affermando di voler rispettare la neutralità sviz., considerarono la possibilità di intervenire in Svizzera nel caso in cui la Conf. non fosse stata in grado di difendere il proprio territorio da un attacco degli Imperi centrali. Gli S. introdussero inoltre un embargo sulle esportazioni verso i Paesi neutrali. Il Consiglio fed. inviò una delegazione commerciale a Washington per negoziare misure che permettessero alla Svizzera di approvvigionarsi negli S., in particolare di grano, ciò che fu ottenuto nel 1918. D'altra parte, il governo americano fu cofirmatario di una lista nera, allestita dalle potenze alleate, in cui figuravano tutte le soc. sviz. che lavoravano con gli Imperi centrali. Un accordo tra gli S., la Gran Bretagna, la Francia e la Svizzera, firmato a Washington il 22.1.1919, regolò l'insieme delle questioni relative agli scambi commerciali, all'approvvigionamento, ai trasporti, al transito e ai crediti consentiti per il periodo del primo dopoguerra fino alla firma del trattato di Versailles.
Allo scoppio della seconda guerra mondiale la principale preoccupazione della Svizzera non era più l'approvvigionamento, ma il timore di essere invasa e di perdere la propria indipendenza. Fintanto che gli S. si tennero al di fuori dal conflitto, le importazioni di derrate americane furono autorizzate, benché il blocco britannico le rendesse difficili. La diplomazia sviz. tentò di evitare il blocco degli averi dei Paesi neutrali, infine decretato dal governo americano nel giugno del 1941. Nonostante tutti i suoi sforzi, il Consiglio fed. non riuscì a ottenerne la soppressione né a recuperare le riserve auree della Banca nazionale sviz., depositate per ragioni di sicurezza a New York. Al contrario, dall'entrata in guerra degli S. nel dicembre del 1941, la pressione degli Alleati aumentò e continuò dopo la fine delle ostilità. Gli Alleati chiesero infatti alla Svizzera di limitare gli scambi con la Germania, di ridurre il traffico ferroviario tra Germania e Italia e di partecipare all'operazione denominata Safehaven. Programma di sanzioni economiche elaborato dal governo americano e approvato dagli Alleati nell'ambito degli accordi di Bretton Woods nel luglio del 1944, quest'ultima si poneva come obiettivo di impedire ai criminali di guerra ted. di trovare rifugio nei Paesi neutrali e di trasferirvi il bottino accumulato durante le loro conquiste. Per assicurarsi la collaborazione della Svizzera sul piano economico e finanziario, gli Alleati inviarono una delegazione a Berna nel febbraio del 1945 (missione Currie-Foot). L'americano Lauchlin (o Laughlin) Currie riuscì a ottenere dagli Svizzeri importanti restrizioni nell'ambito degli scambi commerciali e finanziari e del transito di merci verso il Terzo Reich, senza dimenticare il blocco degli averi ted. in Svizzera, deciso dal Consiglio fed. prima del negoziato con gli Alleati. Nell'agosto del 1945 gli Americani e i loro alleati chiesero il diritto di controllo su tutti gli averi ted. in Svizzera. Nel 1946 l'accordo di Washington dispose la loro liquidazione, impegnando il governo sviz. a pagare 250 milioni di frs. al Fondo di riparazione degli Alleati. Finché tale liquidazione non fu conclusa, gli Americani protrassero il congelamento degli averi sviz. negli S., minacciando di impossessarsi dell'oro sviz. depositato a New York e di interrompere la fornitura di grano e carbone.
Gli anni 1945-46 costituirono quindi un momento particolarmente delicato per le relazioni sviz.-americane a livello diplomatico, economico e finanziario. Il tempo giocò tuttavia in favore della Svizzera. La Conf. avviò trattative con la Repubblica fed. ted. (RFT), divenuta un importante bastione nella Guerra fredda, e trovò una soluzione accettabile agli occhi degli Alleati. Nell'agosto del 1952 due nuovi trattati sostituirono l'accordo di Washington, il primo sottoscritto dalla Conf. con la RFT, il secondo con gli Alleati.
Un altro contenzioso sviz.-americano generato direttamente dalle operazioni di guerra riguardò i danni (alle persone e alle cose) subiti nel 1944 a causa dei bombardamenti di Sciaffusa, Zurigo e Basilea da parte di aerei americani. Il governo statunitense mostrò rincrescimento per l'accaduto che attribuì a errori umani e, nel 1949, versò alla Svizzera più di 62 milioni di frs. a titolo di risarcimento. In tutt'altro ambito, la Svizzera accolse la richiesta delle autorità militari americane in Europa di consentire ai soldati provati dalla guerra di trascorrere un periodo di riposo in Svizzera. Oltre 200'000 uomini visitarono la Conf., diffondendo oltre oceano l'immagine di un Paese risparmiato dalla guerra e dal nazismo.
Dalla fine della seconda guerra mondiale la Svizzera si conformò, volente o nolente, alle azioni condotte dagli S. nel mondo. Nel 1951, al culmine della Guerra fredda, gli S. imposero un embargo sulle esportazioni destinate ai Paesi dell'est. Il governo americano utilizzò tutti i mezzi per indurre la Svizzera a prendervi parte e il Consiglio fed., dietro minaccia di sanzioni economiche, accettò di ridurre i suoi scambi con i Paesi comunisti. Nel luglio del 1951 la Svizzera firmò l'Hotz-Linder-Agreement, con cui si impegnava a limitare fortemente l'esportazione di materiale strategico verso i Paesi del blocco orientale. La Conf. divenne così un Paese schierato con il blocco occidentale, gruppo in cui si collocava del resto in base alla sua posizione geografica e al suo ordinamento politico-economico.
Nella seconda metà del XX sec. la Svizzera non cessò di battersi per conservare la propria neutralità messa a dura prova nel contesto della Guerra fredda. Nel 1973 dovette pure accettare una convenzione con gli S. nell'ambito della repressione del riciclaggio di denaro legato al traffico di droga e ad altri crimini organizzati, che ledeva il segreto bancario. I due Stati sottoscrissero anche convenzioni sulla doppia imposizione (1951 e 1996), un accordo in materia di permesso di domicilio (1995), un nuovo trattato di estradizione (1990, in sostituzione di quello del 1900), diversi accordi sulla sicurezza sociale (1979, 1988) e un accordo sulla collaborazione scientifica e tecnologica (2009).
La Conf. rese rilevanti servizi agli S., in particolare in occasione di guerre e crisi. Si trattò spesso di buoni uffici che fu invitata a fornire in veste di Stato neutrale. Difendendo gli interessi degli S. nei Paesi con cui erano in guerra o con cui avevano interrotto le relazioni diplomatiche, la Svizzera assunse anche compiti difficili. Nel 1872, ad esempio, l'affare della corvetta Alabama, che oppose S. e Gran Bretagna, fu risolto a Ginevra (arbitrato dell' Alabama). Nel 1914-18 la Svizzera rappresentò la Germania e in parte l'Austria-Ungheria negli S. e gli S. in Russia. Durante il secondo conflitto mondiale i buoni uffici, la protezione dei soldati catturati nei campi di prigionia e le missioni umanitarie in collaborazione con le istituzioni di diversi Paesi costituirono un impegno considerevole. La Svizzera rappresentò gli interessi in Albania, Germania, Bulgaria, Danimarca, della Francia di Vichy, di Italia, Giappone e Tailandia negli S. e quelli degli S. in Germania, Bulgaria, Cina, Croazia, Danimarca, Finlandia, Francia, Grecia, Ungheria, Giappone, Romania e Tailandia. Nell'agosto del 1945 l'offerta di capitolazione del Giappone al governo americano e la sua accettazione da parte degli S. fu mediata dalla diplomazia sviz. Dal 1946 all'inizio del XXI sec. la Svizzera assunse mandati di potenza protettrice per gli S. in Bulgaria (1950-60), a Cuba (dal 1961), in Algeria (1967-74) e in Iran (dal 1980). Dal 1991 la Conf. cura anche gli interessi di Cuba negli S.
Dopo la prima visita in Svizzera di un pres. degli S., quella di Dwight D. Eisenhower, avvenuta in occasione della conferenza dei Quattro Grandi a Ginevra (1955), numerosi suoi successori si recarono a Ginevra nel contesto di incontri intern. di rilievo o di importanti summit tra capi di Stato (ad esempio tra Ronald Reagan e Michail Gorbaciov nel 1985).
Poco dopo la fine della Guerra fredda, l'affare degli averi non rivendicati, iniziato nel 1995 con la pubblicazione sulla stampa americana di articoli relativi agli averi depositati in Svizzera dalle vittime ebree dell'Olocausto/Shoah, provocò lo scontro tra due concezioni della neutralità economica. Gli S., rifiutando la definizione classica, negavano ai Paesi neutrali ogni possibilità di rivendicare diritti economici. Il rapporto Eizenstat (pubblicato dal Dip. di Stato americano nel maggio del 1997) sottolineò i numerosi punti di disaccordo a proposito dei diritti economici dei Paesi neutrali in tempo di guerra e fu molto critico verso l'atteggiamento della Conf. durante la seconda guerra mondiale. A 50 anni di distanza gli S. riaprirono il contenzioso che li aveva opposti alla Svizzera alla fine della seconda guerra mondiale, causando la messa alla berlina della Svizzera da parte dei media intern. Il Consiglio fed. reagì nel 1996 nominando una task-force incaricata di mettere in comunicazione tutti gli organismi interessati e designando una commissione indipendente di esperti, detta commissione Bergier, per studiare la questione degli averi non rivendicati e il comportamento della Svizzera durante la seconda guerra mondiale (il rapporto finale fu pubblicato nel 2002). Dal 1996 al 1999 un'altra commissione, sotto la guida dell'ex pres. della Banca centrale americana, Paul A. Volcker, lavorò alla ricerca dei conti dormienti nelle banche sviz., a discapito del segreto bancario. Gli interventi delle org. ebraiche (World Jewish Congress e Agenzia ebraica per Israele), la loro minaccia di dichiarare una "guerra totale" alle banche sviz. e il sostegno che tali org. trovarono presso l'amministrazione di Bill Clinton spinsero UBS e Credit Suisse Group a versare 1,25 miliardi di dollari a indennizzo delle vittime dell'Olocausto/Shoah (accordo globale extragiudiziario dell'agosto del 1998). La questione degli averi non rivendicati perturbò per diversi anni le relazioni sviz.-americane.
Dal 2008 i rapporti tra i due Paesi sono inoltre stati offuscati dalla controversia riguardante frodi fiscali operate da facoltosi clienti di UBS. In seguito alle forti pressioni esercitate da Washington, la Conf. è stata costretta ad allentare il segreto bancario e a trasmettere i nomi di alcune migliaia di presunti frodatori fiscali americani alle autorità fiscali statunitensi.
Autrice/Autore: Anne-Marie Vonsattel-Amoos / frm
Nel 1820 gli scambi economici tra la Svizzera e gli S. erano ancora di scarsa rilevanza. Nei successivi 30 anni crebbero rapidamente poiché la Conf. era costretta a trovare nuovi mercati a causa del protezionismo generale in Europa. La Svizzera esportava allora verso l'America del nord orologi, tessuti di cotone e nastri di seta. I dazi sull'importazione di tessuti in seta, fissati al 30% del valore della merce nel 1819, furono abbassati al 5% nel 1831 e soppressi l'anno successivo: all'inizio degli anni 1840-50 Zurigo smerciava più della metà della sua produzione negli S. Nel 1845 dal 44 al 48% del valore delle merci esportate dalla Svizzera erano destinate alle Americhe, del nord e del sud, in parti più o meno uguali per i due subcontinenti. Nel 1860, con la ripresa del libero scambio in Europa, la percentuale americana scese al 21%, di cui il 18% verso il continente nordamericano. Nel 1892 le esportazioni sviz. verso gli S. si erano ormai ridotte all'11,6%, proporzione che variò poco in seguito (10% nel 1912); gli S. rimasero comunque il terzo mercato di sbocco per la Conf. I tessili, in maggioranza ricami realizzati a macchina, rimasero preponderanti, costituendo ca. il 70-80% delle vendite elvetiche tra il 1865 e il 1910. La seconda categoria merceologica in ordine di importanza fu quella degli orologi, di cui gli S. furono i principali acquirenti.
Il cotone, coltivato negli Stati del sud, fu importato dai primi decenni del XIX sec. Nel 1860 l'industria cotoniera sviz. aveva raggiunto il più alto livello di prosperità, tanto da rappresentare una seria concorrenza per l'industria britannica. Quando scoppiò la guerra di secessione (1861), il blocco navale nordista interruppe le esportazioni di cotone, il cui prezzo quadruplicò in quattro anni, provocando un calo della produzione. Verso la fine del XIX sec. gli S. esportavano verso la Svizzera in primo luogo prodotti agricoli (grano, lardo, carne affumicata o in conserva, melassa, tabacco, cotone e frutta secca), affiancati da alcuni prodotti manifatturieri (macchine da cucire e da scrivere). Nel 1893 erano al settimo posto nella graduatoria dei Paesi fornitori della Svizzera.
Per tutto il XIX sec. la bilancia commerciale fu favorevole alla Svizzera. Il commercio si fondava sulla clausola della nazione più favorita e gli scambi rimasero esenti da ostacoli fino al 1891, anno in cui i due Paesi aumentarono le loro tariffe commerciali. Ciò destò preoccupazione in Svizzera, dato che la sopravvivenza di uno dei settori industriali più importanti, il ricamo di San Gallo, dipendeva dalle esportazioni verso l'America. Nel 1900 l'abrogazione da parte degli S. delle clausole commerciali del trattato del 1850 raggelò le relazioni tra i due Paesi. La crisi fu di breve durata e le relazioni ripresero presto.
Le importazioni provenienti dagli S. si mantennero su livelli elevati fino al 1922, principalmente a causa dell'acquisto di grano e di carbone durante la prima guerra mondiale. Dopo il 1922 il tipo di prodotti importati dagli S. mutò. In quell'epoca la Svizzera cominciò ad esempio a importare automobili. Anche nelle vendite verso gli S. si registrarono dei cambiamenti, con gli orologi che subentrarono ai tessili quale principale prodotto di esportazione.
Dal 1929 al 1935 le importazioni sviz. dagli S. diminuirono del 71%, le esportazioni sviz. verso gli S. del 77%. In piena crisi mondiale, nel 1930 il Congresso statunitense adottò una politica doganale protezionista, la tariffa Hawley-Smoot, che colpì duramente non solo i prodotti orologieri, ma anche le industrie tessile, alimentare, chimica e delle calzature. Da parte sua la Svizzera introdusse tra il 1932 e il 1935 quote e restrizioni che contribuirono alla stagnazione del commercio. Fino alla fine del secondo conflitto mondiale il commercio tra i due Paesi si svolse in un contesto perturbato dall'entrata in guerra degli S., dal blocco degli Alleati e dal controblocco dei Tedeschi, dalla politica di guerra economica e dal congelamento degli averi sviz. negli S.
Durante la seconda guerra mondiale gli S. tornarono a essere il principale acquirente dell'industria orologiera sviz. Tale dipendenza dal mercato americano si rivelò problematica, dato che nel 1954 il governo americano, cedendo alle pressioni dei fabbricanti americani di orologi, che per sopravvivere dopo il 1945 si erano dovuti riconvertire dall'industria bellica all'orologeria, aumentò il dazio sugli orologi sviz. del 50%; questa tariffa rimase in vigore fino al 1967.
Per quanto riguarda l'esportazione di capitali, negli anni 1930-40 la Svizzera ebbe probabilmente uno stock di 15-17 miliardi di frs. collocati all'estero, di cui 4-5 negli S. (quasi 9 in Europa). Nel 2009 la Conf. era il sesto investitore diretto negli S. (189 miliardi di dollari). Con 148 miliardi di dollari di investimenti diretti in Svizzera gli S. si situavano a loro volta al sesto posto della graduatoria.
Il Credito sviz. (CS) e la Soc. di banca sviz. (SBS) aprirono la loro prima agenzia a New York nel 1939, ma la loro espansione negli S. ebbe realmente inizio negli anni 1960-70. Nel 1981 sei banche sviz. erano attive negli S. e la più grande banca straniera a New York era una filiale della SBS. Le tre grandi banche sviz., Unione di banche sviz. (UBS), SBS e CS, riuscirono a occupare una posizione di primo piano negli S., con succursali a New York, Chicago, San Francisco e Los Angeles. Nel 2011 l'UBS era la terza impresa sviz. negli S. per numero di impiegati e occupava 24'414 persone, il CS Group la settima con ca. 10'000 dipendenti. Anche le banche americane estesero la propria attività alla Svizzera nella seconda metà del XX sec.; se ne contavano 17 nel 1981.
Negli ultimi decenni del XX sec. l'integrazione tra grandi gruppi, concentrazioni e fusioni su larga scala testimoniarono la mondializzazione dell'economia. Nel 2009 le imprese sviz. (fra cui Nestlé, Zurich Financial Services, F. Hoffmann-La Roche e Novartis) davano lavoro negli S. a 331'900 persone, mentre le compagnie statunitensi impiegavano in Svizzera 25'671 persone. Alcune ditte statunitensi, tra cui Philip Morris, quinto datore di lavoro americano in Svizzera (ca. 3000 dipendenti), scelsero quest'ultima come sede principale in Europa.
Gli scambi turistici si svilupparono dopo la seconda guerra mondiale, favoriti dai trasporti aerei (primo volo intercontinentale di Swissair nel 1947, Ginevra-Washington). Il numero di turisti americani in Svizzera variò a dipendenza delle fluttuazioni del franco sviz. e degli sviluppi politici. Negli ultimi tre decenni del XX sec. l'anno peggiore fu il 1979 con 631'300 arrivi, il migliore il 1984 con 1'454'500. Il numero di turisti sviz. negli S. esplose, passando da 48'900 nel 1972 a 417'100 nel 1996, anno record. L'obbligo del visto è stato soppresso nel 1989; gli attentati dell'11.9.2001 hanno però indotto gli S. a sottoporre l'esenzione dal visto ad alcune condizioni (spec. passaporto elettronico, dal 2005 passaporto biometrico).
La Camera di commercio sviz.-americana, fondata nel 1967, con sede a Zurigo e uffici ad Atlanta, Boston, Los Angeles, Miami, New York, Raleigh e San Francisco, nonché a Lugano, pubblica un annuario dal 1972. Si sforza in particolare di favorire l'insediamento di imprese americane in Svizzera.
Autrice/Autore: Anne-Marie Vonsattel-Amoos / frm
Nell'ambito delle scienze i contatti furono precoci: Louis Agassiz insegnò ad Harvard dal 1847 e fu uno dei fondatori dell'Acc. nazionale delle scienze e della Cornell University di Ithaca (New York). Un sec. più tardi, nel 1933, Albert Einstein emigrò negli S. come cittadino sviz. Nel XX sec. i legami furono costanti e lo scambio reciproco di stagisti fu istituzionalizzato. Il governo americano accordò borse di studio ai ricercatori desiderosi di svolgere studi in Svizzera. Lo Stanford Research Institute ebbe una sede a Zurigo al più tardi dal 1959 e numerose compagnie americane aprirono ist. di ricerca in Svizzera, come l'International Business Machines (IBM), che acquisì un laboratorio vicino a Zurigo. Per parte loro, i borsisti sviz. svolsero stage nelle Univ., nei laboratori, nei centri di ricerca e negli ospedali americani, dove compirono anche formazioni postdiploma. All'inizio del XXI sec. collaborazioni puntali esistevano tra il Fondo nazionale sviz. per la ricerca scientifica e la National Science Foundation (clonazione di topi a Ginevra, ad esempio). Diversi ist. univ. hanno collaborato con la NASA dagli esordi dei voli abitati.
Gli S. costituirono un polo di attrazione per i ricercatori sviz. per tutto il XX sec. Il momento più intenso di questa emigrazione si colloca attorno agli anni 1955-60, periodo del cosiddetto esodo o fuga di cervelli, ossia della partenza di numerosi ingegneri e scienziati verso gli S., allora nazione di punta nell'ambito della ricerca scientifica. La nuova legge sull'immigrazione americana entrata in vigore nel 1992 rafforzò questa tendenza e continuò a favorire l'immigrazione di manodopera altamente qualificata, costituita da scienziati, ingegneri e tecnici. Il fenomeno si inserisce nella globalizzazione dell'economia, dato che alcuni specialisti venivano inviati negli S. da multinazionali (trasferimenti interni all'azienda). Nel 2000 la Svizzera aprì a Boston un consolato specializzato nella ricerca e nell'educazione (Swiss House for Advanced Research and Education).
Lo Swiss Institute New York, fondato nel 1986, che si occupa della promozione del dialogo artistico tra i due Paesi, è sostenuto da Pro Helvetia, dall'ufficio fed. della cultura, da mecenati e fondazioni americane e sviz. I contatti in questo ambito hanno però origini molto più lontane. Per citare solo alcuni esempi, il grigionese Jeremiah Theüs era un ritrattista alla moda a Charleston nel XVIII sec.; a metà del XIX sec. il pittore Karl Bodmer fece scoprire gli Indiani del Missouri agli Europei; nel 1916 negli S. Ernest Ansermet riscosse grande successo con i Ballets Russes e, nel 1951, diresse l'orchestra sinfonica di Boston come direttore invitato; il compositore Ernest Bloch emigrò definitivamente nel 1938; la ballerina Trudi Schoop si stabilì in California nel 1952 e il cineasta William Wyler era di origine sviz. Vanno inoltre ricordati Othmar H. Ammann nel genio civile e William Lescaze e Bernard Tschumi nell'architettura. Nelle Univ. statunitensi la letteratura sviz. per contro è solo eccezionalmente materia di insegnamento.
Considerata la particolarità del diritto americano (ad esempio l'azione collettiva), l'Univ. di Losanna ha introdotto uno specifico insegnamento nel 1999. La storia dei contatti tra gli S. e la Svizzera e degli Americani di origine elvetica viene indagata dalla Soc. storica sviz.-americana, fondata nel 1927. Le ricerche genealogiche, in voga sia in Svizzera sia negli S., sono favorite da internet e da una banca dati allestita da mormoni.
La cultura americana ha influenzato diversi ambiti. Fra quelli più toccati vi è la musica; diversi gruppi jazz furono creati in Svizzera dagli anni 1920-30 e più tardi anche il rock trovò numerosi cultori. Analogamente ad altri Paesi, anche la Svizzera ha subito un'americanizzazione della vita quotidiana, come testimoniano la presenza della Coca-Cola e dei ristoranti McDonald's, il numero di film americani trasmessi nelle sale cinematografiche e il crescente uso dell'inglese. La diffusione dello stile di vita americano, malvista dagli ambienti tradizionalisti, convive con un antiamericanismo politico, manifestato per esempio dalle cerchie di sinistra e intellettuali durante la guerra del Vietnam (1965-73) o dall'ampio movimento di opposizione alla guerra contro l'Iraq (2003). Le autorità sviz. cercano, da parte loro, di rammentare alla superpotenza americana in ogni possibile occasione il primato del diritto intern.
Autrice/Autore: Anne-Marie Vonsattel-Amoos / frm