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Negli ultimi anni, Wendy Holdener è stata la sciatrice svizzera più prolifica in competizioni nelle quali venivano assegnate delle medaglie. In occasione dei Mondiali di St. Moritz e Are e delle Olimpiadi del 2018 a Pyeongchang, la 27enne svittese ha raccolto sette medaglie, tra cui quattro ori.
In vista dei Mondiali di Cortina d'Ampezzo, che inizieranno lunedì con la difesa del suo titolo nella combinata, Wendy Holdener parla delle lezioni che ha dovuto apprendere negli anni giovanili, degli errori che ha imparato a evitare e della sua capacità di rimanere sempre rilassata.
Se un decennio fa l’allora 17.enne che si affacciava alla sua prima esperienza in Coppa del mondo avesse potuto immaginare ciò che il futuro le avrebbe regalato, quale sarebbe stata la sua reazione?
«Di incredulità. Qualche anno prima, quando frequentavo la scuola per sportivi, avevo dovuto creare un file nel quale riportare quella che speravo potesse essere la mia carriera, dove sarei voluta arrivare e in quanto tempo. Se la riguardo adesso, mi rendo conto che all’inizio avevo un sacco di obiettivi e aspirazioni. Ma di poter avere subito tanto successo, in quel momento non l'avrei mai sognato».
Lo scorso weekend non hai preso parte alle prove di Coppa del mondo a Garmisch e hai raggiunto l'Italia già sabato. A cosa hai lavorato in vista dei Mondiali?
«Prima c'è stato un blocco tecnico con allenamenti di slalom e slalom gigante, poi due giorni di superG. Dal mio arrivo a Cortina alterno di giorno in giorno le specialità».
Nessuno come te, nello sci svizzero, ha avuto tanto successo nelle ultime edizioni di Mondiali e Olimpiadi...
«Se prendiamo quale metro di paragone gli ultimi tre grandi eventi, allora posso dire che sono stati anni super. Ma non bisogna dimenticare che nelle edizioni precedenti ho dovuto imparare molte cose inerenti le gare dei grandi eventi. E ne ho pure pagato lo scotto. Ma sì, lo sviluppo che la mia carriera ha conosciuto negli ultimi anni è davvero da sogno. Cercherò di portare questo slancio anche a Cortina».
C'è un segreto nel tuo successo?
«No, non c'è. Forse il fatto che negli anni precedenti ero già passata attraverso una serie di errori».
Che tipo di errori?
«Il modo in cui mi sono avvicinata a questi grandi eventi. Per esempio, la maniera nella quale mi mettevo sotto pressione, e altri particolari. In seguito ho cercato di evitare tutto ciò. Senza dimenticare che sono stata diligente, ho lavorato bene e mi sono sempre presentata in buone condizioni. In una certa misura, ho anche avuto la fortuna dalla mia parte. Le medaglie sono state la ricompensa per tutto questo».
Prima dell'inizio dei Mondiali c'è ancora tempo a sufficienza per ritrovare dello stato di grazia?
«Gli aspetti più importanti sono rappresentati dalla preparazione e dalla fiducia nel lavoro svolto. Dopodiché non resta che sperare di essere nella classica giornata perfetta».
Quali sono gli obiettivi per l’appuntamento di Cortina?
«In primo luogo, essere pronta sin dal via, perché so di poter ambire alle posizioni di vertice. Inoltre, vi sono aspetti che si possono influenzare, altri no, per cui si tratta di concentrarsi sulle proprie prestazioni, su ciò che è possibile cambiare e migliorare, per far sì che il livello possa essere il più alto possibile».
Si tratta anche di trovare una sorta di distacco emotivo dall’avvenimento?
«Non necessariamente. Non sono un’atleta che si approccia a gare come questa con leggerezza. Non lo sono mai stata. Ho imparato ad accettarlo e, tutto sommato, i risultati non mi hanno dato torto. Impormi di “essere sciolta” per me non funziona. Devo avere completa fiducia nelle mie capacità e vivere l’enorme eccitazione per un appuntamento che sta per iniziare».
Cortina è un punto di riferimento classico per la Coppa del mondo femminile. Sull’Olimpia delle Tofane si tengono due o tre gare quasi ogni stagione. Tuttavia, durante tutta la tua carriera di Cdm ci sei stata soltanto una volta. Può essere uno svantaggio il fatto di conoscere meno la pista rispetto a molte avversarie?
«Di questo non mi preoccupo, perché è una di quelle situazioni che, comunque, non potrei influenzare. Sono andata a Cortina nel gennaio 2019 soprattutto per conoscere la pista dei Mondiali. Per le discipline veloci, un superG non è sempre impostato nello stesso modo di una discesa, non lo si prova e lo si può solo visionare prima della gara. Per quanto riguarda le prove tecniche, forse gli italiani sono stati in grado di prepararsi specificamente, ma nessun altro ha potuto farlo, per cui partiremo sullo stesso piano».
In ottica svizzera, i Mondiali inizieranno subito con il botto, la combinata, disciplina nella quale hai vinto le ultime due medaglie d’oro, mentre Michelle Gisin si è laureata campionessa olimpica a Pyeongchang. Tuttavia, durante questo inverno non si è disputata alcuna combinata. Ti ricordi quando hai partecipato l'ultima volta a una gara in questa disciplina?
«Deve essere stato a Crans-Montana».
Esattamente, era il febbraio 2020 e avevi chiuso al quinto posto. A Cortina la combinata sarà composta da superG e slalom. Ritieni possa essere un vantaggio il fatto che non ci sia la libera?
«Sì e no. Negli ultimi anni, nei grandi eventi la combinata era costruita attorno a discesa e slalom. Ciò nonostante, sono stata in grado di ottenere due medaglie d’oro. Per questo motivo preferisco non giudicare prima di aver visto. Detto ciò, è pur vero che per me un superG è più facile perché non devo gestire curve troppo lunghe. Quindi, presumo che avrò meno problemi nella prima metà della competizione, quella riservata alla velocità. D'altra parte, se la combinata comporta il superG invece della discesa, di norma gli specialisti delle discipline tecniche ringraziano. Anche se poi rimane tutta una questione di atteggiamento».
Detto della combinata, quali altre gare disputerai a Cortina?
«Gli allenatori mi lasciano libera scelta. Se mi sento bene fisicamente e nel serbatoio rimane benzina a sufficienza, disputerò tutte le gare, parallelo, team event, gigante e speciale».
A inizio settembre hai subito un infortunio al perone che ti ha costretta a diverse settimane di pausa. Quanto è stata influenzata la stagione da questo imprevisto?
«Si è trattato di uno stop importante, perché di fatto ho perso quella che in realtà è la fase più importante della preparazione sugli sci. Quando sono rientrata mi sono trovata molto sotto pressione, ma nel contempo è stato bello vedere che tutto si è risolto per il meglio e ho potuto presentarmi al via del gigante di Sölden. Anche se poi i pochi giorni di allenamento sugli sci sono apparsi evidenti a tutti».
E si sono probabilmente tradotti in una mancanza di continuità nel corso dell’intera stagione...
«Il motivo è senza dubbio quello, ma sono molto felice di non avere più strascichi di quell’incidente. Sono stata anche fortunata, dopo tutto, per come la faccenda si è risolta in tempi piuttosto brevi che non mi hanno costretto a una pausa eccessivamente lunga».