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Di Daniele Scarabel
Il lavoratore che fatica dev’essere il primo ad avere la sua parte dei frutti. Considera quel che dico, perché il Signore ti darà intelligenza in ogni cosa. (2 Timoteo 2:6-7)
Nella seconda lettera a Timoteo, Paolo ha presentato una varietà di immagini per illustrare la vita spirituale che si aspetta da chi segue Cristo. Paolo desiderava incoraggiare e motivare Timoteo, suo figlio spirituale, a non lasciarsi prendere dallo sconforto. Lo ha voluto spronare a rinnovare la sua dedizione al ministero.
La prima immagine è quella di un insegnante che trasmette con fedeltà tutto ciò che ha imparato ai suoi studenti. La seconda è quella di un soldato che si concentra sugli ordini ricevuti dal proprio comandante, senza lasciarsi distrarre. La terza immagine è quella di un atleta che lotta secondo le regole che vincere la gara.
La quarta e ultima immagine è quella di un contadino che fatica per ottenere un buon raccolto. Il messaggio dato da tutte queste immagini era sempre lo stesso: il tuo compito è essere fedele in ciò che fai, a prescindere da ciò che Dio ti chiama a fare.
Lavora intensamente
Il lavoratore che fatica… (2 Timoteo 2:6a)
L’espressione “che fatica” è la traduzione del participio di un verbo greco che significa “faticare intensamente, sudare e sforzarsi fino all’esaurimento, se necessario”.
Gesù ha usato lo stesso verbo per dire ai suoi discepoli:
Io vi ho mandati a mietere là dove voi non avete lavorato; altri hanno faticato, e voi siete subentrati nella loro fatica. (Giovanni 4:38)
Non sono mai stato contadino, ma posso solo immaginare quanto faticoso sia. Soprattutto se non si hanno a disposizione i macchinari moderni del giorno d’oggi. Il contadino lavora dal mattino presto fino alla sera tardi. Lavora sotto la pioggia e sotto il sole, quando fa freddo e quando fa caldo. Se c’è da arare un campo, da seminare o da irrigare il campo appena seminato o da procedere al raccolto non può aspettare, deve rispettare i ritmi delle stagioni.
La vita del credente è forse più simile a quella di un contadino di quanto pensiamo. A volte capita di sperimentare la soddisfazione di poter insegnare qualcosa a qualcuno o di vedere un giovane credente crescere grazie al nostro impegno. Nella vita del credente ci sono momenti frenetici e pieni di eccitazione. In alcune fasi sentiamo proprio lo stimolo di volere arrivare a tutti i costi al traguardo.
Ma spesso la nostra vita è più simile a quella di un contadino, che segue una routine quotidiana poco entusiasmante e poco appagante. Il lavoro è lungo, pesante e noioso. Spesso si ritrova a lavorare da solo e a fare per mesi ogni giorno le stesse cose.
Alcuni cristiani sono quasi dipendenti dall’eccitazione, dallo sperimentare sempre nuove emozioni, si nutrono di quei momenti di particolare entusiasmo quando avviene qualcosa di potente o straordinario nella loro vita cristiana o nella loro chiesa. Cercano la soddisfazione, cambiando spesso tipo di servizio o provando metodi nuovi.
Ma l’immagine che Paolo ci trasmette oggi è ben diversa. Gran parte della vita cristiana consiste nell’essere fedeli nei compiti quotidiani e ordinari. Non sempre viviamo le stagioni del raccolto o i periodi di risveglio spirituale. Gran parte della nostra vita cristiana include duro lavoro con pochi frutti e poco incoraggiamento.
Tuttavia, è probabilmente in quelle stagioni che la nostra vera fede si manifesterà. Dobbiamo essere fedeli nelle stagioni faticose quando c’è da arare il terreno indurito dall’inverno, da seminare, da strappare le erbacce, da annaffiare e da aspettare il momento del raccolto.
Sei fedele nella tua quotidianità? Magari ti chiedi se è davvero necessario vivere una vita senza compromessi, nell’obbedienza costante alla Parola di Dio, nel fuggire alle tentazioni, nel continuare a voler diventare sempre più simile a Cristo, costi quel che costi. La risposta è: essere fedeli nelle piccole cose, significa essere fedeli nelle grandi cose.
La legge di Dio nell’Antico Testamento prevedeva alcune regole per aiutare i poveri. Una di queste la troviamo nel libro del Levitico:
Quando mieterete la raccolta della vostra terra, non mieterai fino ai margini il tuo campo e non raccoglierai ciò che resta da spigolare della tua raccolta; lo lascerai per il povero e per lo straniero. Io sono il SIGNORE vostro Dio. (Levitico 23:22)
La legge di Dio prevedeva che tutti gli Israeliti devono avere accesso ai mezzi di produzione necessari per mantenere sé stessi e le proprie famiglie. In generale, ogni famiglia (eccetto i Leviti che era sostenuti da decime e offerte) doveva avere un proprio terreno che non poteva mai essere espropriato. Così tutti in Israele avrebbero avuto i mezzi per coltivare il proprio cibo.
Ma gli stranieri, le vedove e gli orfani di solito non avevano un terreno, quindi erano più vulnerabili alla povertà e agli abusi. La legge sulla spigolatura garantiva però loro il diritto di provvedere a sé stessi raccogliendo il grano rimasto ai bordi dei campi o le spighe dimenticate durante il raccolto iniziale. L’accesso alla raccolta doveva essere fornito gratuitamente da ogni proprietario terriero.
A volte anche noi siamo grati se in momenti di difficoltà possiamo godere delle benedizioni altrui, di quello che altri fanno per noi. E va bene così. Ma come credenti non dovremmo accontentarci di raccogliere ai bordi del campo o i resti di ciò che altri hanno dimenticato di raccogliere.
L’invito di Paolo a Timoteo e a tutti noi è chiaro: non essere pigro, prendi il tuo aratro, semina, raccogli le erbacce, annaffia i campi, sii costante e fedele, non importa come, così potrai godere del meglio del raccolto!
Quando inizi un compito, finiscilo. Mantieni ordine in ciò che fai. Abbi cura delle tue risorse finanziarie. Non rinunciare ai tuoi impegni quotidiani e settimanali. Sii determinato nei tuoi sforzi per fuggire al peccato e per seguire Cristo. Sii fedele nel ministero che ti è stato affidato.
Che tutto questo impegno non è vano, ce lo ricorda Paolo nella seconda parte del versetto.
Tieni presente il raccolto finale
…dev’essere il primo ad avere la sua parte dei frutti. (2 Timoteo 2:6b)
La seconda metà della frase potrebbe anche essere tradotta con dovrebbe essere, può essere tradotta così: “ha il diritto di godere per primo del frutto del suo lavoro”.
Se viviamo con Cristo e svolgiamo con fedeltà il nostro ministero per Cristo, abbiamo anche diritto a ricevere la nostra parte del raccolto. Ciò include cose come la benedizione, la gioia, la crescita, l’aiuto materiale, la cura, le relazioni speciali e altro ancora. Tutte cose che il Signore ci concede se siamo lavoratori fedeli.
Raramente però vediamo ricompense immediate per il lavoro che svolgiamo. Le benedizioni sopra citate prima possono arrivare, come anche non esserci. Il raccolto principale non è immediato. La grande ricompensa è posticipata al giorno che saremo di fronte al Signore.
Dobbiamo imparare ad essere come un contadino lungimirante che dice: “C’è un raccolto in arrivo… quindi seminerò per il futuro!”. Seminare per il futuro è uno stile di vita che può essere molto contrario al pensiero del mondo eppure è l’opera di fede che più ci forma.
Anche oggi il pensiero del mondo è: “Mangiamo e beviamo, poiché domani morremo!” (Isaia 22:13). La mente moderna sembra incline a immaginare che la ricompensa debba sempre essere istantanea: “Non c’è niente dopo la morte, quindi consuma tutto adesso; la fatica è per gli stupidi, consuma tutto ciò che hai prima che lo faccia qualcun altro”.
Paolo invece ci ricorda che dobbiamo imparare a guardare oltre il tempo nel quale viviamo. È anche ciò che scrive ai Galati:
Non ci scoraggiamo di fare il bene; perché, se non ci stanchiamo, mieteremo a suo tempo. (Galati 6:9)
Il nostro impegno può a volte sembraci inutile, possiamo essere trattati ingiustamente o sentirci incompresi o non apprezzati anche dai fratelli e dalle nostre sorelle in fede. Ma se non ci scoraggiamo di fare il bene la nostra fede si rafforzerà e la nostra speranza crescerà. Il nostro amore diventerà più profondo e il dono di Dio che è in noi sarà ravvivato. Saremo benedetti nel servire e nel vedere come si produce un frutto spirituale nella vita degli altri.
Scrivendo ai Corinzi Paolo rivela loro il “segreto” della sua capacità di lavorare duramente:
Ma per la grazia di Dio io sono quello che sono; e la grazia sua verso di me non è stata vana; anzi, ho faticato più di tutti loro; non io però, ma la grazia di Dio che è con me. (1 Corinzi 15:10)
Ecco il “segreto” della vita cristiana in poche parole! Non sforzatevi (facendo capo alla vostra forza “naturale”) di vivere la vita cristiana, ma imparate a morire a voi stessi, affinché Cristo possa vivere la sua vita (tramite la forza soprannaturale dello Spirito Santo) attraverso di voi.
Si tratta di una cooperazione misteriosa e difficile da spiegare tra la nostra volontà di essere fedeli e la forza di Dio che opera in noi. Ma è il (solo) modo per vivere vittoriosi in Cristo, per dimorare in Cristo che è la Vite vivente (Giovanni 15:5) e per camminare nello Spirito (Galati 5:16).
Considera le parole di Paolo
Considera quel che dico, perché il Signore ti darà intelligenza in ogni cosa.
(2 Timoteo 2:7)
Paolo conclude sfidando Timoteo e noi tutti a riflettere attentamente sulle immagini che ha usato per descrivere un cristiano fedele.
Che cosa significa per te essere fedele nel trasmettere ciò che hai imparato, essere un fedele soldato di Cristo, un fedele atleta o un fedele lavoratore?
Vorrei riproporti alcune domande su ognuna delle immagini utilizzate da Paolo per descrivere un cristiano fedele.
#1 Fedeli nel trasmettere ciò che abbiamo imparato (2 Timoteo 2:1-2)
- Sei pronto ad essere un cristiano fedele, capace di insegnare anche ad altri?
#2 Fedeli soldati di Cristo (2 Timoteo 2:3-4)
- Tenendo conto della potente opera dello Spirito Santo nella tua vita, sei disposto a dare il meglio di te stesso per Cristo?
- A cosa sei disposto a rinunciare?
#3 Fedeli atleti per Cristo (2 Timoteo 2:5)
- Ti rallegri al pensiero di essere un giorno davanti a Dio che ti loderà per quello che avrai fatto?
- C’è qualcosa nella tua vita che ti è di ostacolo nel raggiungere questo obiettivo?
#4 Fedeli lavoratori (2 Timoteo 2:6)
- Ti stai impegnando con fedeltà e costanza, anche se non vedi ancora un risultato?
- Stai lavorando riponendo la tua speranza nel raccolto del quale un giorno potrai godere la tua parte?
Il semplice esercizio di riflettere su queste domande non porta però da solo al risultato sperato. Dio deve darci la comprensione. Perciò, come Davide, dovremmo pregare:
Apri i miei occhi, e contemplerò le meraviglie della tua legge. Insegnami, o SIGNORE, la via dei tuoi statuti e io la seguirò sino alla fine. (Salmo 119:18.33)
Mentre alcuni si affidano a Dio ma non considerano con attenzione i suoi insegnamenti, altri li considerano con attenzione ma poi si dimenticano di affidarsi a Dio. Dobbiamo fare entrambe le cose. Dobbiamo fare la nostra parte, e Dio farà la sua parte e ci darà comprensione e frutti. Dobbiamo studiare la Parola di Dio per capire ciò che vuole insegnarci e dobbiamo fare affidamento su Dio.
Gesù stesso promise che “quando però sarà venuto lui, lo Spirito della verità, egli vi guiderà in tutta la verità” (Giovanni 16:13a). Il Signore stesso è in noi tramite lo Spirito Santo e se glielo chiediamo ci darà la saggezza per sapere se c’è qualcosa da cambiare nella nostra vita. Lo Spirito Santo vive in noi e se glielo chiediamo ci aiuterà ad essere fedeli in ciò che facciamo, a prescindere da ciò che Dio ci chiama a fare.
Amen