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Questa ricerca confronta il grado di infestazione dell'acaro Varroa destructor nelle colonie di api mellifere europee e africanizzate in tre diverse regioni del Messico. [l'ape africanizzata è il risultato di uno sfortunato esperimento di ibridazione tra l'ape auropea e l'ape africana; l'obiettivo era di ottenere api docili e produttive, come nel ceppo europeo, e resistenti ai climi tropicali. L'ibrido si è invece rivelato estremamente aggressivo, tanto da meritare all'ape africanizzata il nomignolo di 'ape assassina']. Lo studio ha esaminato 300 colonie situate in regioni subtropicali, temperate e sub-umide, e in climi temperati secchi. Si sono registrate le morfologie delle api e il numero di favi di covata fresca e di covata opercolata presenti in ogni colonia.
Mentre non vi erano variazioni significative nel numero di favi di covata, le colonie con geni africani si sono rivelate generalmente meno infestate dalla varroa, ad un tasso medio del 3.5% contro un tasso del 4.7% nelle colonie di api europee, e questo in tutte le regioni ecologiche esaminate. Generalmente, comunque, i tassi di infestazione (sia nelle api europee che in quelle africanizzate) erano inferiori nelle regioni temperate e secche rispetto a quelle umide o tropicali.
Questo risultato spiega un dato noto da tempo, secondo il quale in Brasile il problema della Varroa non è sentito come in Europa e nel Nord America: nel clima tropicale l'ape europea è svantaggiata rispetto a quella africanizzata, che si rivela dunque la razza dominante, cui corrispondono tassi di infestazione minori.
I bassi tassi di infestazione di Varroa nell'ape africanizzata nella letteratura scientifica sono attribuiti a vari fattori: un'elevata propensione alla sciamatura e alla migrazione, a una migliore pulizia reciproca e igiene dell'arnia (si veda un , una minore suscettibilità all'infestazione e alla riproduzione dell'acaro, a una minore dimensione delle celle, oltre ad altri fattori meno rilevanti.