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L'ex moglie Claudia Villafane e le figlie Dalma e Giannina sono state escluse dal testamento di Diego Armando Maradona, che l'ex fuoriclasse argentino riscrisse nel 2016. Dovranno accontentarsi della quota di eredità che la legge prevede in questi casi, la cosiddetta "legittima". Lo hanno reso noto i media argentini che prevedono una "guerra" a colpi di carte bollate che potrebbe durare anni per mettere le mani su un patrimonio stimato tra i 50 e i 130 milioni di dollari, lasciato dal campione, morto il 25 novembre probabilmente nel sonno. Una morte che ha fatto scattare le indagini della magistratura per l'ipotesi di omicidio colposo.
L'ex moglie, i tanti figli, e l'avvocato Morla
Intanto, a proposito di patrimonio, è stata Jana Maradona, figlia dell'ex fuoriclasse e di Valeria Sabalain, la prima ad avviare la procedura per l'eredità del padre. Jana, negli ultimi tempi più vicina al padre rispetto alle due figlie che Diego ha avuto dall'ex moglie Claudia Villafane, si è mossa alla scadenza dei nove giorni dal decesso come prevede la legge.
Secondo il 'Clarin' nei prossimi giorni si faranno avanti anche Dalma e Giannina, mentre Diego junior starebbe per arrivare in Argentina, da Napoli.
Il vero problema è che ai figli legittimi andranno probabilmente aggiunti quelli che Maradona non ha riconosciuto, visto che in Argentina ci sono alcuni casi pendenti presso i tribunali (uno a La Plata) e ci sono poi i tre figli che l'ex campione avrebbe avuto da due diverse donne a Cuba. Qualcuno scrive anche di una coppia di gemelli nati dopo un flirt con una donna in Spagna.
Insomma, un rebus a complicare il quale c'è la presenza dell'avvocato Matias Morla, molto vicino a Maradona negli ultimi tempi ma 'nemico' giurato di Dalma e Giannina, che ora avrebbe deciso di tutelare gli interessi nel procedimento ereditario dei presunti figli illegittimi.
Ora però bisognerà prima di tutto determinare l'entità reale del patrimonio lasciato da Maradona, e quanto spetta a ciascuno dei figli. Tra i quali, quelli riconosciuti, c'è anche quel Diego Fernando al quale l'ex n.10 del Napoli era particolarmente legato e che ha solo sette anni.
Il tesoro nel container e la lettera di Fidel Castro
Tra i beni c'è anche un container spedito mesi fa da Dubai (dove Maradona ha vissuto dal 2011 al 2018) e sigillato in un magazzino doganale nella località di Beccar. Contiene 200 pezzi tra cui oggetti autografati e magliette firmate da campioni come Pelé, Ronaldo, Messi, Ronaldinho, Cristiano Ronaldo, Kane e Aguero, strumenti musicali donati da famosi artisti, il pallone di platino con cui el Pibe venne omaggiato dalla FIFA e una lettera personale inviata e firmata da Fidel Castro, il leader della rivoluzione socialista cubana, molto stimato da Maradona. L'ex campione, infatti, era schierato da sempre su posizioni anti-capitaliste e vicine agli ultimi del mondo.
L'ex medico accusato di negligenza per la morte del campione
Nel frattempo la Giustizia argentina ha accolto la richiesta degli avvocati difensori di Leopoldo Luque, medico di Diego Maradona, e ha accettato di concedere l'esenzione dal carcere per il neurologo mentre continua l'inchiesta sulla possibile negligenza medica. Dopo tre giorni di analisi, il giudice Orlando Díaz ha deciso di accettare la richiesta della difesa di Luque, dichiarandola ammissibile nel contesto del procedimento giudiziario per l'ipotesi di omicidio colposo. Il medico ha cercato di chiarire che le decisioni riguardanti la salute di Maradona non erano esclusivamente sue.
Napoli, lo stadio prende il nome di Maradona
E mentre in Argentina si discute della responsabilità della morte del campione e della sua eredità, Napoli celebra el Pibe cambiando il nome allo stadio cittadino (ormai ex San Paolo). Il prefetto di Napoli, Marco Valentini, con provvedimento odierno (sabato), "vista la richiesta del Comune di Napoli e valutata la possibilità di concedere la deroga", ha autorizzato il Comune a intitolare lo stadio San Paolo a Maradona, con la denominazione "Stadio Diego Armando Maradona". L'atto fa seguito alla decisione annunciata ieri dal sindaco Luigi de Magistris. Proprio la sera della morte dell'ex fuoriclasse argentino, i tifosi partenopei si erano riuniti davanti allo stadio, chiedendo a gran voce il cambio del nome.