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26 Maggio 2011
Di: di Michela Bovolenta, segretaria centrale VPOD (trad. Mara Rossi)
Ho davvero bisogno di donne nel mio consiglio di amministrazione, quando so benissimo che rimarranno incinte e prenderanno nove mesi di congedo? Questa citazione non esce da una scatola d'archivio, ma dalla bocca del presidente della società di Zugo Glencore, il sig. Simon Murray. Essa fa eco ai propositi esternati qualche mese fa dal padrone della Deutsche Bank, lo svizzero Joseph Ackermann. In pieno dibattito sull'inserimento delle quote nelle direzioni dei grandi gruppi tedeschi ha dichiarato: "Comunque spero che un giorno o l'altro la direzione sarà più carina e colorata". Queste affermazioni hanno dato luogo a delle forti reazioni. La Deutsche Bank le ha giustificate come il gesto di un "gentleman della vecchia scuola". Ma ciò non toglie. La Deutsche Bank conta circa il 45% di impiegate, ma solo il 16% di donne nelle funzioni di quadro e nessuna in direzione. Come in molte altre aziende, le donne diventano sempre più rare se si sale nella scala gerarchica. Ben lontano dall'essere "vecchia scuola", i propositi del sig. Ackermann riflettono la persistenza delle discriminazioni sessiste, che riducono la donna alla funzione di vaso di fiori o a quella di madre nutrice, la cui ragion d'essere resterebbe la riproduzione della specie. Un recente sondaggio europeo conferma che le donne si assumono l'80% dei lavori domestici e due terzi del lavoro parentale, e che il 40% di loro vedono la loro situazione professionale modificarsi al momento della nascita di un bambino, contro il 6% degli uomini. Seppur partite bene, con una buona formazione e passione per il loro mestiere, numerose sono le donne che si scontrano con un "soffitto di vetro" che impedisce loro di avanzare gerarchicamente. Pur essendo poco favorevoli alle gerarchie - un appiattimento di queste sarebbe infatti benefico sia per il clima di lavoro che per la ripartizione della massa salariale, visto che gli alti salari non cessano di crescere a discapito dei bassi e medi salari - dobbiamo constatare che, relegate in basso alla scala nel corso della loro vita professionale, le donne ne pagano il prezzo più alto. In termini di salari, di condizioni di lavoro e di pensioni. In Svizzera, la maggior parte delle persone salariate senza funzioni dirigenziali sono donne: 1'170'000, contro 910'000 uomini. Gran parte di loro si concentra in settori come le pulizie o la sanità, dove le pressioni sui salari e sulle condizioni di lavoro si moltiplicano - fatto che denunciano i nostri colleghi della Casa anziani di Vessy, i quali continuano con coraggio il loro sciopero.
Questo sciopero esemplare dovrebbe ispirarci per il prossimo 14 giugno. Perché anche se una mobilitazione nazionale non può di certo essere trattata come un conflitto di lavoro in una sola azienda, possiamo comunque riprenderne lo spirito di lotta. La giornata di azione e di sciopero delle donne sarà "carina e colorata". Perché no? Tuttavia non vogliamo che venga ridotta a questo. Vogliamo farne una giornata di lotta per il legittimo diritto alla parità: salari decenti, posti negli asili nido, più tempo per vivere, rispetto, riconoscimento del lavoro domestico, rifiuto dell'aumento dell'età di pensionamento. Il 14 giugno sarà una giornata combattiva e determinata, con delle azioni sui posti di lavoro, dei raduni, delle manifestazioni, delle pause prolungate o degli scioperi. Donne e uomini solidali, lottiamo insieme per la parità!