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Il procuratore sportivo lucernese Peter Bozzetti (foto d'archivio).
Keystone/WALTER BIERI(sda-ats)
Diciotto mesi di prigione, di cui sei da scontare, per il procuratore sportivo lucernese Peter Bozzetti. Il Tribunale cantonale di Zurigo lo ha riconosciuto colpevole di tentata estorsione e coazione ai danni dell'ex direttore sportivo dello Young Boys, Fredy Bickel.
Alla pena detentiva se ne aggiunge una pecuniaria di 60 aliquote giornaliere da 50 franchi: 40 aliquote rimangono sospese per quattro anni mentre le altre 20 sono da pagare.
Il 50enne Bozzetti era stato condannato due anni fa, in prima istanza, a 16 mesi di prigione, di cui 6 da scontare. Davanti al Tribunale distrettuale di Zurigo era comparso anche l'allora 76enne ex manager del Grasshopper, Erich Vogel, cui fu inflitta una pena pecuniaria di 90 aliquote giornaliere da 150 franchi per complicità in tentata estorsione.
Mentre Vogel ha accettato la sentenza, Bozzetti ha fatto appello contro la condanna. Questa era già stata confermata un anno fa dal medesimo Tribunale cantonale, ma contro di essa il procuratore sportivo ha presentato con successo un ricorso al Tribunale federale.
I fatti risalgono al mese di settembre del 2013. Secondo l'accusa, Bozzetti contattò Bickel e, minacciando di divulgare "documenti scottanti" su di lui tramite il "Blick", gli chiese di consegnargli 131'000 franchi.
Il procuratore sportivo tirò in ballo anche l'ex manager del Grasshopper. Sarebbe infatti stato Vogel a custodire i documenti in questione. Fredy Bickel si rivolse alla polizia che intercettò le telefonate e i messaggi intercorsi tra Bozzetti e Vogel. In seguito alle intercettazioni, sia Vogel che Bozzetti passarono 20 giorni in detenzione preventiva.
La pubblica accusa chiedeva per il procuratore sportivo una condanna a 30 mesi di detenzione, di cui 10 da scontare. Tenendo conto dei debiti per circa 300'000 franchi nel frattempo accumulati da Peter Bozzetti, il procuratore ha inoltre chiesto al tribunale di evitare la pena pecuniaria, perché non servirebbe a nulla.
La difesa si è battuta per una condanna ad una pena pecuniaria interamente sospesa. Il suo assistito sarebbe finito senza volerlo in questa vicenda, che si è rivelata più grande di lui. "Voleva aiutare Fredy Bickel", ha detto l'avvocatessa, sottolineando che non ci furono versamenti di soldi.
SDA-ATS