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BERNA - «La Svizzera nel 2017»: era questo il titolo di un articolo pubblicato nel 1987 dal Blick für die Frau. Il testo, scritto da Jean-François Bergier, ex professore presso il Politecnico ETH e storico di fama internazionale, preannunciava i cambiamenti che avrebbero interessato il nostro Paese nell’arco di 30 anni.
L’articolo del Blick für die Frau era stato ritagliato e conservato da Heidi, una lettrice di 59 anni che ha chiesto a 20 Minuten di confrontare le previsioni del 1987 con la realtà attuale. Jean-François Bergier non ha vissuto abbastanza per vedere se il 2017 corrispondesse a quanto da lui immaginato. Lo storico, noto per il “rapporto Bergier” sul ruolo della Svizzera nella seconda guerra mondiale, è morto nel 2009 all’età di 77 anni.
Le previsioni di Bergier si sono avverate? Di seguito un confronto tra l’articolo del 1987 e la Svizzera attuale.
Diminuzione della popolazione - Nell’articolo del 1987 si legge: «Oggi ci sono 6'523'000 svizzeri. Nel 2017 ce ne saranno circa 300’000 in più. Ma poi il popolo svizzero inizierà a ridursi rapidamente. Il motivo? L’invecchiamento della popolazione. Ogni anno moriranno circa 30’000 persone in più rispetto ai bambini che nasceranno».
La popolazione svizzera è composta da circa 1,6 milioni in più rispetto a quanto preventivato. A fine 2016 in Svizzera c’erano 8’417’730 persone. La previsione sul livello delle nascite rispetto ai decessi è invece stata totalmente sbagliata: l’anno scorso erano 21’062 le nascite superiori ai decessi e nel 2017 la cifra dovrebbe restare stabile. Il motivo dell’errore di valutazione potrebbe essere legato alla sottovalutazione dell’influsso migratorio.
Una Svizzera multi-kulti - Nel pezzo di 30 anni fa si faceva riferimento a «un aumento di matrimoni misti e a una maggior influenza delle culture straniere». La realtà odierna dà ragione al ragionamento fatto da Bergier. Lo scorso anno ci sono stati 40'186 matrimoni in Svizzera e in circa il 37% dei casi a convolare a nozze sono stati uno svizzero e una straniera, o viceversa.
«Meno auto» - Nell'articolo del 1987 si prospettava un grande miglioramento del trasporto pubblico con connessioni molto più rapide e frequenti negli agglomerati urbani. Il risultato, secondo lo studioso, sarebbe stato «una diminuzione delle automobili in circolazione nel Paese». Bergier ha azzeccato il miglioramento del trasporto pubblico ma ha preso una cantonata madornale riguardo alle immatricolazioni di veicoli privati. Il numero è in effetti esploso negli anni Novanta e a fine 2016 si contavano quasi sei milioni di veicoli (5.980.000 per la precisione), ben 2.7 milioni in più rispetto al 1985.
«In pensione più tardi» - Nel pezzo di 30 anni fa si prevedeva un aumento dell'età pensionabile per garantire un futuro all'AVS. Questo aumento si è in effetti verificato, ma solo per le donne. Il gentil sesso si è visto allungare il periodo lavorativo fino a 64 anni e in autunno questo potrebbe ulteriormente dilatarsi fino ai 65. L'uomo, oggi come trent'anni fa, può andare in pensione a 65 anni.
Mondo del lavoro più rosa - Nell'articolo del 1987 si preconizzava un «maggior coinvolgimento lavorativo delle donne». In questo caso l'esperto ci aveva visto giusto. Il tasso di occupazione tra il gentil sesso è infatti aumentato a dismisura a partire dagli anni Novanta. In ogni caso, anche nel 2017, gli uomini mantengono la leadership per quanto riguarda gli impieghi.
Energia alternativa - Bergier scriveva che «il 15% dell'energia sarebbe stata prodotta in maniera alternativa». In realtà il professore si era dimostrato troppo ottimista. Attualmente non più del 4% dell'energia elettrica deriva da fonti energetiche alternative.