Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01085.jsonl.gz/1267

Il sistema di espropriazione coloniale determinò la sottrazione di beni culturali dalle regioni coinvolte e, contemporaneamente, il loro spostamento, in particolare verso l’Europa. Al contrario di altri Stati europei, la Svizzera non possedeva colonie, ma sul suo territorio erano presenti organizzazioni, imprese e persone attive a vario titolo in e a favore di questo ambito.
Non rientrando in norme nazionali o internazionali, la definizione di «beni culturali di origine coloniale» offre ancora diverse interpretazioni. In alcuni casi risulta già complesso stabilire se un bene sia o meno di «origine coloniale», viste le diverse posizioni in merito.
Finora non è noto se in Svizzera siano stati introdotti sistematicamente cospicui fondi di beni culturali espropriati. Tali oggetti sono però giunti anche nel nostro Paese in vari momenti e per diversi canali. Alcuni musei svizzeri infatti possiedono nelle loro collezioni (p. es. quelle etnografiche, etnologiche, storico-culturali, archeologiche e di scienze naturali) anche beni culturali provenienti da ex Stati coloniali. Beni di questo genere si trovano anche in collezioni private e nei mercati dell’arte.
La Confederazione attribuisce grande importanza alla questione dei beni culturali di origine coloniale e si impegna attivamente in tal senso.
Con la Convenzione UNESCO 1970 la comunità internazionale riconosce l’entità della perdita di patrimonio culturale arrecata ai Paesi di provenienza con il trasferimento illecito di beni culturali. La Svizzera attua la Convenzione con la legge federale sul trasferimento internazionale dei beni culturali (RS 444.1; LTBC), il cui campo di applicazione si estende a tutte le categorie di beni culturali, compresi quelli di origine coloniale.
Dal 2016 l’Ufficio federale della cultura sostiene musei di terzi, pubblici e privati, con aiuti finanziari volti ad accertare e pubblicare la provenienza di opere d’arte. Dopo essersi concentrato inizialmente sulle opere d’arte trafugate durante il nazionalsocialismo, dal 2018 sostiene anche progetti di ricerca sulla provenienza di beni culturali archeologici o di origine coloniale.
Obiettivi
Le attività relative ai beni culturali di origine coloniale mirano a:
promuovere un approccio responsabile sul piano etico e giuridico nei confronti del patrimonio culturale e dei beni culturali di origine coloniale;
contribuire a diffondere informazioni, creare reti e instaurare un dialogo in merito;
favorire la ricerca sulla provenienza e, in particolare, la diffusione dei risultati nell’ambito dei beni culturali di origine coloniale;
rafforzare la cooperazione internazionale con l’UNESCO e l’ICOM.