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LUGANO - Omicidio colposo. È questa la condanna pronunciata dalla Corte delle assise correzionali di Lugano nell'ambito del processo sulla morte del minatore Pietro Mirabelli, avvenuta il 22 settembre 2010 nel cantiere Alptransit di Sigirino.
Due le persone condannate: l'ingegnere responsabile della sicurezza sul cantiere, e il responsabile della squadra di cui faceva parte Mirabelli.
Il 45enne spagnolo che guidava la perforatrice Jumbo, che ha causato lo stacco del masso che ha ucciso Mirabelli, è stato prosciolto dall'imputazione di omicidio.
«Hanno omesso negligentemente i propri doveri» - Il primo è stato ritenuto colpevole di «aver omesso negligentemente i propri doveri». E di aver «concorso a cagionare la morte di Mirabelli, colpito durante i lavori di scavo da una lastra di roccia staccatasi da un'altezza di 7 metri, riportando un "politraumatismo bracoaddominale con conseguente shock emorragico" tale da provocarne il decesso».
L'omissione con negligenza dei propri doveri è stata attribuita anche al secondo, «nella sua veste di capo-sciolta responsabile della squadra di cui faceva parte Mirabelli, nonché del rispetto delle misure di sicurezza durante i lavori di scavo».
L'ingegnere, ritenuto il tempo trascorso, è stato condannato a una pena pecuniaria di 25'500 franchi corrispondenti a 150 aliquote giornaliere di 170 franchi l'una. Il capo-sciolta è stato invece condannato alla pena pecuniaria di 2'700 franchi corrispondenti a 90 giornaliere da 30 franchi l'una.
Allo spagnolo non è stato accordato alcun indennizzo o riparazione del torto morale.