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BERNA - Portare a casa un ricordo delle vacanze può trasformarsi in un incubo. Lo ha verificato di persona il comandante della polizia vallesana, arrestato in Turchia per aver raccolto una pietra nei pressi di un sito archeologico. Legislazioni altrettanto severe sono state introdotte anche in Egitto, Grecia e Perù.
La Turchia si è dotata di una legge per proteggere il proprio patrimonio naturale e culturale nel 1983. Pubblicata in inglese sul sito dell'Organizzazione mondiale della proprietà intellettuale, essa prevede pene che vanno dai 5 ai 12 anni di prigione per chiunque tenti di fare uscire dal paese oggetti di carattere storico, culturale o archeologico.
Il testo pone sullo stesso piano monete, corone, papiri, antichi gioielli, fossili, selce scheggiata, eccetera. Questa severità è dovuta alla storia del paese, sottolinea Denis Ramseyer, conservatore presso il museo del Laténium di Neuchâtel. Per decenni il suo ricco patrimonio è stato infatti letteralmente saccheggiato dagli Occidentali.
"Nell'area mediterranea negli anni Sessanta fra i turisti c'era la moda di immergersi alla ricerca di relitti per recuperare di persona delle anfore", ricorda Ramseyer. "Le caricavano in auto e poi le portavano a casa". Il lassismo delle autorità era completo, prosegue l'esperto. "I doganieri chiudevano un occhio anche quando si trattava di opere rare". Di fronte a questa situazione, c'è stata una presa di coscienza in Turchia e si è passati da un estremo all'altro.
Anche l'Egitto è diventato molto severo in questo ambito. "Se si viene colti in possesso di un piccolo coccio di vaso si rischia il carcere". Grecia e Perù hanno seguito lo stesso cammino. Certo è lodevole che un Paese si preoccupi del proprio patrimonio, conclude il conservatore del Laténium, ma i doganieri dovrebbero fare la distinzione fra un oggetto che ha un reale valore culturale e un semplice sasso.
Sul suo sito, il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) consiglia ai viaggiatori di informarsi sulla legislazione in vigore nei paesi di soggiorno. Il DFAE ricorda che l'esportazione di antichità e beni culturali, anche posti in vendita, nella maggior parte dei casi non è permessa. Consigli analoghi sono forniti anche dalle agenzie di viaggio.