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I controlli effettuati dall’USAV presso i punti vendita nel 2019 e nel 2020 hanno mostrato gravi lacune nella dichiarazione sulle pellicce. Il 79% dei punti vendita è stato oggetto di contestazione. Alla luce di quanto appreso dai controlli, l’USAV intende rendere più rigorosa l’applicazione della legge.
142 controlli sui 180 effettuati hanno dato luogo a contestazioni. In 32 di questi casi è stata emanata una decisione, e in 4 casi ha preso il via un procedimento penale. Nella dichiarazione della pelliccia, vige l’obbligo di contrassegnare il prodotto come “vera pelliccia”, per far capire al consumatore se sia derivato da veri animali o se si tratti di una pelliccia sintetica. Inoltre deve essere chiaramente indicata la specie animale, il paese di origine e il metodo di ottenimento (metodo di allevamento o cattura dell’animale da cui proviene la pelliccia). Solo in possesso di queste informazioni i consumatori possono fare una scelta consapevole.
Il prodotto più problematico è stato il collo delle giacche. La maggior parte dei prodotti contestati sono stati quelli di cane procione (nell’immagine). Diverse le contestazioni riguardanti anche la volpe polare e il visone. Oltre ai prodotti non dichiarati correttamente, vi è stato anche un 15% di prodotti fra quelli esaminati che non recava alcuna dichiarazione.