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Lo scorso inverno le valanghe in Svizzera hanno fatto meno vittime e meno danni rispetto alla media degli ultimi 20 anni. Fino all’11 aprile, dodici persone sono morte sotto una slavina, fa sapere l’Istituto per lo studio della neve e delle valanghe (Slf).
Nell’inverno 2021/22 sono state segnalate 145 valanghe con danni a cose o individui, mentre quelle provocate da persone sono state 116, al di sotto della media a lungo termine (131). La maggior parte degli incidenti era legato all’indebolimento di vecchi strati di neve. Tutte le persone che hanno perso la vita sotto una slavina erano appassionate di sport invernali che si trovavano su terreni fuori dalle zone protette.
Secondo l’Slf, durante la stagione fredda è caduta pochissima neve al sud e a basse quote al nord, dove invece, in montagna, si è quasi raggiunta la quantità media. Ciò è stato possibile grazie alle abbondanti nevicate di dicembre e febbraio. In alcune stazioni di misurazione in Ticino e nel sud dei Grigioni si sono addirittura toccati valori minimi storici di neve. Questo nonostante l’inverno fosse iniziato in modo promettente, con la coltre bianca che localmente è arrivata un po’ prima del solito a novembre.
Per quel che concerne le valanghe, la situazione è diventata molto critica per la prima volta in dicembre. A fine mese, le forti piogge fino a 2’800 metri di quota hanno causato parecchie slavine bagnate spontanee, in alcuni casi molto grandi. Il manto nevoso si è poi notevolmente stabilizzato a gennaio, mese caratterizzato da un clima secco e soleggiato, riducendo i pericoli. Diverse tempeste hanno poi portato a una situazione persistentemente critica a febbraio. Marzo è stato però a sua volta molto secco, il che ha consentito di limitare i rischi a livello di valanghe.