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La libera circolazione non ha influito più di tanto sull'evoluzione dei salari in Svizzera, specie di quelli bassi, rimasti sostanzialmente stabili dal 2000 al 2012.
Sono le conclusioni cui giunge un rapporto approvato oggi dal Consiglio federale in risposta da un postulato della Consigliera nazionale Lucrezia Meier-Schatz (PPD/SG).
Col suo atto parlamentare, la deputata si chiedeva se un intervento vincolante sui salari d'ingresso e minimi - mediante contratti collettivi o contratti normali di lavoro - non potesse frenare l'erosione delle remunerazioni messa in evidenza dal rapporto 2011 sull'attuazione delle misure collaterali e dal rapporto 2011 dell'Osservatorio.
Secondo il documento della Segreteria di Stato dell'economia (SECO), un elevato tasso di copertura dei contratti collettivi di lavoro non si traduce automaticamente in una quota più esigua di posti a basso salario.
Nel 2012, il salario mediano in Svizzera si situava a 6514 franchi al mese e i salari considerati bassi a 4343 franchi. Per l'anno sotto esame, il 13,4% dei posti di lavoro si trovava sotto questa somma, pari a circa 514'600 impieghi a tempo pieno e a tempo parziale. A questi vanno aggiunti 42 mila lavoratori attivi nell'agricoltura o in economia domestiche. Il Ticino è particolarmente toccato dal fenomeno col 27%, il dato più alto per l'intero Paese.
Dal 2000 al 2012, il tasso degli impieghi meno remunerati è rimasto stabile. La media per gli antecedenti il 2012 risulta del 12,6%. Ciò significa, secondo una nota odierna della SECO, che i salari bassi si sono evoluti di pari passo con quelli medi. Un salario basso non deve per forza essere indizio di povertà, precisa il comunicato, giacché la situazione economica di una persona dipende dal reddito del suo nucleo famigliare e dal numero di persone che lo costituiscono.
I settori che pagano le remunerazioni più basse si trovano nel commercio, nella ristorazione, nel sanitario-sociale nonché nei settori delle pulizie, del giardinaggio, dell'economia domestica e dell'agricoltura, con le donne più colpite degli uomini e gli stranieri più degli svizzeri. La formazione è un fattore importante: il 33% dei lavoratori senza formazione professionale conclusa guadagna in media meno di 4343 franchi al mese.
Differenze marcate tra frontalieri e lavoratori residenti
Il rapporto della SECO sottolinea che i controlli svolti a livello cantonale nell'ambito delle misure di accompagnamento permettono di lottare contro gli abusi. I controlli sono utili soprattutto nelle regioni di frontiera che registrano una quota elevata di frontalieri.
Per quest'ultima categoria di lavoratori, dal 2006 al 2012 lo scarto salariale con i lavoratori residenti con almeno due anni di anzianità non ha fatto che aumentare (11,7% nel 2012). Sempre per il 2012, tali scarti risultano inferiori per i titolari di un permesso di breve durata L (massimo un anno) o B (cinque anni, 6,8%), nonché per gli indigeni e i domiciliati (5,4%) con meno di due anni di esperienza. In questi due ultimi casi, le differenza salariali iniziali si spiegano con l'età, il settore d'impiego e le qualifiche individuali. La libera circolazione non pare quindi un fattore determinante.
Per quanto attiene al Ticino, la forchetta tra le remunerazioni dei frontalieri e i residenti si è allargata ulteriormente negli ultimi anni. Questa situazione particolare rende i controlli ancora più necessari, sottolinea il rapporto.
SDA-ATS