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L’Accordo sulla libera circolazione (ALC) non vale per chi ha esercitato illegalmente la prostituzione e non ha legami fondati con cittadini di Stati europei. È quanto stabilito dal Tribunale federale che, accogliendo un ricorso del Dipartimento federale di giustizia e polizia, ha confermato il divieto d’entrata per una lucciola nordafricana che ha lavorato illegalmente in Ticino nel 2012.
Dopo la condanna della donna, l’Ufficio federale della migrazione aveva deciso di proibirle di venire in Svizzera per tre anni. Per Berna minacciava ordine e sicurezza pubblici. La professionista aveva impugnato il provvedimento, in virtù del matrimonio con un cittadino italiano e dei figli avuti con lui, ottenendo ragione dal Tribunale amministrativo federale (TAF), che ha ritenuto non fosse conforme all’ALC.
La sentenza del TAF è stata ribaltata. Per Mon Repos il diritto di muoversi liberamente non va accordato, poiché la figlia non ha legami con la Svizzera e poiché la ricorrente si è separata. Gli elementi per derogare al divieto non sono quindi date.
Da.Pa.