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Nuovo scambio a palle incatenate tra Europa e Russia. Sempre sul caso Navalny. La Corte europea dei diritti umani (Cedu) ha infatti stabilito che l'oppositore russo va "scarcerato immediatamente", dato che in prigione "rischia la vita".
Ora, come ha sottolineato la legale di Alexey Navalny, Olga Mikhailova, la Russia dovrebbe ottemperare alla sentenza della Cedu - che ha invocato l'articolo 39 del suo statuto - dato che Mosca fa parte del Consiglio d'Europa. Ma è anche vero che la recente riforma della Costituzione russa prevede che la Corte Suprema abbia il potere di respingere le disposizioni del diritto internazionale se giudicate incompatibili con la legislazione russa. Il caso Navalny potrebbe diventare la prima applicazione pratica del 'firewall' giudiziario voluto da Putin.
"La sentenza - ha infatti tuonato il ministro della Giustizia Konstantin Chuychenko - è una chiara e palese interferenza nel potere giudiziario di uno stato sovrano. In secondo luogo, questa richiesta è infondata e illegale, perché non contiene un solo fatto, una sola norma giuridica che permetta alla corte di emettere tale sentenza", ha detto il ministro. "In terzo luogo, questa richiesta è intrinsecamente impraticabile perché, secondo la legge russa, non ci sono motivi legali per il rilascio di questa persona dalla detenzione".