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Ieri si è saputo che il Dipartimento di Giustizia del governo statunitense ha ufficialmente rinunciato a far causa al co-fondatore ed ex-CEO di FTX, Sam Bankman-Fried, per l’accusa di aver utilizzato i fondi di clienti per finanziare i politici.
Nella lettera inviata al giudice Lewis A. Kaplan del distretto meridionale di New York, il procuratore Damian Williams afferma che il governo degli Stati Uniti aveva chiesto chiarimenti alle Bahamas in merito alle accuse di cospirazione per la fornitura di contributi elettorali illegali.
Le Bahamas hanno in seguito comunicato agli Stati Uniti che non intendevano estradare l’imputato sulla base di queste accuse.
A quel punto aggiungono:
“Di conseguenza, in linea con i suoi obblighi contrattuali nei confronti delle Bahamas, il governo non intende procedere con il processo sul conteggio dei contributi elettorali”.
Il ruolo delle Bahamas
Le isole Bahamas hanno un ruolo cruciale in questa vicenda.
Infatti, la sede operativa principale del gruppo FTX era proprio alle Bahamas, che sono uno Stato indipendente.
Inoltre, Sam Bankman-Fried praticamente viveva lì, fisicamente, e dopo il fallimento dell’exchange era rimasto a Nassau, sotto la sorveglianza delle autorità locali.
Sono state proprio le forze dell’ordine delle Bahamas ad arrestarlo, e solo in un secondo momento è stato estradato negli USA, dato che SBF è cittadino statunitense, come la stragrande maggioranza dei creditori di FTX.
Oltretutto è noto che il processo di estradizione non sia stato banale, e vi siano state trattative tra gli avvocati di SBF ed i governi di Bahamas e Stati Uniti per giungere ad un accordo.
Da quello che emerge dalla lettera inviata dal procuratore Williams al giudice Kaplan, parte di questo accordo sarebbe proprio la promessa del governo USA di non procedere contro Sam Bankman-Fried per la questione legata al finanziamento ai politici.
FTX: il finanziamento ai politici da parte di Sam Bankman-Fried
Questa decisione tuttavia a molti non è piaciuta affatto.
Infatti, a prescindere dal fatto che fosse o meno condizione necessaria per garantire l’estradizione di SBF negli USA, potrebbe esserci un conflitto di interessi.
Le campagne elettorali a cui fa riferimento il procuratore Williams sono in parte proprio quelle che hanno portato al Congresso diversi esponenti democratici che appoggiano l’attuale governo democratico di Joe Biden.
Stando a quanto rivelato dal Times qualche mese fa, Sam Bankman-Fried ha contribuito alle campagne elettorali donando ai comitati politici oltre 70 milioni di dollari in meno di 18 mesi. In quel periodo è stato in assoluto uno dei principali donatori politici dell’intera nazione.
In particolare donò personalmente almeno 40 milioni di dollari per le elezioni di medio termine del 2022, principalmente a democratici e gruppi di tendenza liberale, rendendolo il secondo principale donatore assoluto ai democratici, dietro il solo George Soros.
La singola maggiore donazione (27 milioni di dollari) l’ha fatta a Protect Our Future, ovvero un super PAC allineato con i democratici che aveva come obiettivo principale quello di aiutare ad eleggere candidati che saranno i campioni per la prevenzione delle future pandemie.
Questo gruppo inoltre sostiene il movimento dell’altruismo effettivo, di cui SBF era uno dei principali esponenti, ovvero un movimento filantropico basato sull’uso della ragione e dei dati per allocare denaro.
In seguito SBF aveva anche dichiarato di aver donato in egual misura anche ai repubblicani, ma di nascosto, quindi in totale oltre ai 40 milioni dati ai democratici potrebbero essercene stati altri 40 donati ai repubblicani.
Ma il problema principale è che sembrerebbe aver fatto anche una delle maggiori donazioni alla campagna presidenziale di Joe Biden del 2020, con 5,2 milioni di dollari. È per questo motivo che si parla di conflitto di interesse.
Amicizie politiche con i soldi dei clienti
In seguito al fallimento di FTX si è scoperto che SBF non donava ai politici soldi suoi. In grossa parte li prendeva invece dai fondi che i clienti depositavano sull’exchange, e che in teoria avrebbero dovuto rimanere di proprietà dei clienti.
Va detto che sulle borse tradizionali i fondi degli utenti vengono separati da quelli di proprietà dei gestori, così da rendere molto più difficile che vengano sottratti per essere utilizzati per finanziare spese aziendali.
Invece in FTX i fondi erano mischiati, quindi nel momento in cui attingeva a queste enormi riserve inevitabilmente parte di esse era costituita da denaro in teoria di proprietà degli utenti dell’exchange crypto.
Utilizzando questo denaro per finanziare le campagne politiche dei vari candidati SBF evidentemente voleva comprarsi l’amicizia di molti politici. In questo momento c’è chi accusa proprio il governo democratico di Joe Biden di essere caduto in questo tranello.
Infatti la nuova direzione di FTX, quella del curatore fallimentare John J. Ray III, ha provato invano a farsi restituire queste donazioni, in modo da poter recuperare parte dei fondi dei clienti sperperati da SBF.
A questo punto non sembrerebbe nemmeno logico che il tribunale decidesse di soprassedere e lasciare semplicemente cadere queste accuse, ma se il procuratore decide di non procedere in effetti la cosa potrebbe anche fermarsi qui.
Va comunque ricordato che le accuse nei confronti di SBF sono molte di più, quindi il procedimento giudiziario nei suoi confronti andrà avanti lo stesso. Inoltre a questo punto molto difficilmente procedere anche riguardo il finanziamento ai politici potrebbe consentire di recuperare parte delle donazioni effettuate da SBF.
L’ordine del silenzio
Nel frattempo lo stesso giudice Kaplan, su richiesta esplicita dei procuratori distrettuali, ha emesso un ordine di silenzio nei confronti di Sam Bankman-Fried.
Infatti SBF avrebbe violato il silenzio stampa sul caso, ancora aperto, a così il giudice ha limitato le sue possibilità di parlare pubblicamente di esso.