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l deputato Tory Jacob Rees-Mogg, capofila dei brexiteers più radicali, ha formalizzato la sua richiesta di una mozione di sfiducia contro Theresa May in una lettera al comitato 1922, l'organismo di partito che sovrintende alla convocazione di elezioni per la leadership.
Nella missiva, May viene accusata d'aver violato "le promesse fatte alla nazione" sulla Brexit. Rees-Mogg ha un seguito di circa 50 deputati, sufficienti in teoria a far scattare l'iter, ma finora il numero delle lettere risulta inferiore al quorum necessario.
In una conferenza stampa improvvisata dinanzi a Westminster - e disturbata dagli slogan di qualche decina di manifestanti anti Brexit - Rees Mogg ha sostenuto che a suo giudizio il Regno Unito dovrebbe essere pronto a uscire dall'Ue con un no-deal. Limitandosi a informare Bruxelles di voler stabilire relazioni commerciali secondo le regole-base del Wto, limitandosi a "offrire" unilateralmente garanzie sulla tutela dei cittadini europei residenti sull'isola e sul pagamento di una compensazione in denaro per il divorzio, sperando d'ottenere in cambio "un periodo di transizione".
Il deputato Tory ha poi negato che la sua iniziativa sia un golpe, trattandosi al contrario di una procedura "democratica" prevista alle regole interne del partito. Non è "una questione di ambizioni personali", ha assicurato, ma di dissenso di fondo sui paletti della Brexit, aggiungendo di credere che le lettere necessarie a innescare un sfida alla leadership di May (di 48 deputati) arriveranno "anche se forse non tutte oggi". E che un voto interno potrebbe svolgersi "in poche settimane".