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La storia dell'agente della cantonale che causò un incidente ad Arcegno e poi fuggì senza avvisare dell'accaduto né polizia né l'ambulanza (nell'incidente si ferì seriamente il suo compagno di viaggio, ndr), si arricchisce di nuovi particolari. Stando al suo amico, Jario Lompa, l'agente lo avrebbe lasciato senza soccorrerlo “probabilmente credendolo morto”. Le affermazioni sono state fatte al quotidiano zurighese Blick (blick.ch), riprese dal sito tio.ch, che ripercorre la vicenda di quella mattina del 22 febbraio scorso.
Per capire cosa è accaduto bisogna ricostruire i fatti prima di quello schianto, avvenuto attorno alle 4 del mattino. Il giorno prima, assieme all'amico J.M.C. (44 anni) Jario era andato a Milano per delle commissioni. “Abbiamo preso la mia auto, ma ha guidato lui. Io non potevo, essendomi stata ritirata la patente”, ha affermato. Dopo le commissioni, da buoni amici, i due si fermano per una cena e qualche aperitivo: “Ha bevuto un vodka lemon, un hugo, un lemoncello e forse anche altro”, racconta. Quindi il viaggio di ritorno, durante il quale Jairo si appisola. Fino allo schianto. “Ho sentito un frastuono, poi non ricordo più nulla”. L'amico probabilmente calcola male la traiettoria della curva e, forse complice la velocità, sfonda con la Bmw nera dell'amico la ringhiera che lo separa dal burrone e fa un volo di 15 metri nel vuoto.
Jairo da allora afferma di avere dei vuoti di memoria: “Non so come, ma sono arrivato a casa. Ho capito di aver fatto un incidente solo guardandomi allo specchio. Il mio volto era coperto di sangue”. Basandosi sulle tracce di sangue lasciate per strada suppone di essersi arrampicato da solo lungo il pendio e di aver intrapreso, in stato di semi incoscienza, la strada di casa.
Di J.M.C. nessuna traccia. “Il mio vicino di casa afferma di averlo visto passare verso le 5:30”. L'agente, però, non chiama né un'ambulanza e nemmeno i colleghi per segnalare l'incidente. “Mi ha lasciato da solo nell'auto. Mi ha deluso. Sono terribilmente arrabbiato”, aggiunge. Più tardi Jairo scopre che l'agente della cantonale avrebbe fatto ritorno a casa e, dopo una doccia, sarebbe andato a dormire.
“Stupidamente - aggiunge Jairo -, a caldo, ho preso il telefono e gli ho scritto. Gli ho detto di stare tranquillo che avremmo risolto tutto. Ma non si è fatto più vivo. Pensavo fossimo amici. Invece quella sua convinzione di essere invincibile (J.M.C. è un atleta che pratica la versione più estrema del triathlon, l'Iron Man) l'ha portato a questo. A sfuggire dalle sue responsabilità”.
Ricordiamo che l'agente, inizialmente sospeso, ha ora rassegnato le dimissioni dal corpo di polizia in attesa del procedimento penale.