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La novità, proposta dalla sinistra, potrebbe venire introdotta nel Cantone di Neuchâtel. Pratica diffusa anche in Ticino
Il cantone di Neuchâtel potrebbe modificare la raccolta di firme per referendum o iniziative multando chi lo fa dietro remunerazione. La Commissione legislativa del Gran Consiglio ha infatti adottato all'unanimità un rapporto in tal senso, ma il Consiglio di Stato ha delle riserve sulla compatibilità con il diritto federale. La pratica, ricordiamo, è in voga anche in Ticino dove a più riprese è stata adottata in occasione di lanci d'iniziative e referendum.
In base al rapporto pubblicato ieri sera dalla commissione neocastellana, si dovrebbe punire con una multa da 20 a 200 franchi la persona che raccoglie intenzionalmente dietro pagamento firme per un'iniziativa comunale, cantonale o federale oppure per un referendum, mentre per chi l'ha ingaggiata la sanzione va dai 500 ai 40'000 franchi. Se la persona che raccoglie le firme non può essere identificata, è l'azienda che la assume o che approfitta del contratto ad essere punita, sempre con una multa da 500 a 40'000 franchi. Il progetto di legge è stato presentato dal gruppo socialista dopo aver constatato che erano apparse delle irregolarità durante la raccolta delle sottoscrizioni per il referendum contro il congedo di paternità. Secondo testimonianze concordanti, alcune persone pagate a tal fine avevano dato spiegazioni fuorvianti e non conformi alla realtà, lasciando intendere che il referendum fosse a favore del congedo e non per contestarlo.
"Più in generale, la recrudescenza della raccolta di firme a pagamento ha conseguenze dannose per il funzionamento della nostra democrazia", scrive la commissione legislativa. Secondo i raccoglitori di firme, "istruzioni erronee vengono a volte anche dalla direzione di società specializzate che offrono i loro servizi ai comitati d'iniziativa o referendari; imprese che vengono pagate in base al numero di firme ottenute", nota la commissione. In Vallese, fatti analoghi erano stati denunciati in passato dal consigliere nazionale socialista Mathias Reynard durante la raccolta firme contro la norma penale sul razzismo, che mirava a vietare espressamente le discriminazioni basate sull'orientamento sessuale.
Pur comprendendo perfettamente il problema, il Consiglio di Stato neocastellano "condivide le riserve espresse dal servizio giuridico sulla compatibilità del progetto di legge con il diritto federale". Secondo l'esecutivo il testo potrebbe porre problemi con la garanzia dei diritti popolari o della libertà economica. "L'esperienza di Ginevra (dove la raccolta retribuita di firme è già vietata, ndr) suggerisce che una tale disposizione penale non sarà applicata, o avrà solo un campo di applicazione estremamente limitato", ha detto il governo.