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Giovedì si è aperto in Germania il nuovo processo Mannesmann. Tra gli imputati anche il responsabile della Deutsche Bank, lo svizzero Josef Ackermann.
L'affare riguarda i forti premi pagati ai top manager nell'operazione di acquisizione del gruppo Mannesmann da parte della compagnia di telecomunicazioni britannica Vodafone.
Il dirigente svizzero della Deutsche Bank Josef Ackermann ritornerà in tribunale per rispondere del ruolo svolto durante un'acquisizione aziendale avvenuta 6 anni fa.
Nel luglio 2004, il tribunale di Düsseldorf aveva assolto Ackermann e altri cinque imputati nel processo più spettacolare intentato nel dopoguerra all'establishment economico-finanziario tedesco.
Ackermann, che dirige la più importante banca tedesca, era stato assolto dopo essere stato accusato di malversazioni ai danni degli azionisti della Mannesmann, il conglomerato tedesco attivo anche nel settore della telecomunicazione.
Poi però nel dicembre dell'anno scorso il giudice della Corte federale tedesca aveva dichiarato errata la prima istanza di assoluzione «in pochi ma decisivi punti».
Premi astronomici
Ackermann, 58 anni, si trova quindi di nuovo confrontato ad accuse di amministrazione infedele per i forti premi (quasi 57 milioni di euro) versati nel 2000 ai dirigenti della Mannesmann, quando l'azienda tedesca era stata ripresa dalla britannica Vodafone per 178 miliardi di euro (283 miliardi di franchi).
Pur non avendo ricevuto lui stesso dei premi, Ackermann è sul banco degli imputati perché sedeva nella commissione del consiglio di sorveglianza della Mannesmann, organo che aveva approvato il versamento dei premi ai vertici del gruppo tedesco.
Nel precedente processo l'accusa aveva chiesto fino a tre anni di reclusione, in parte senza condizionale, per l'alto dirigente svizzero ed altri cinque imputati. Tra loro, anche Klaus Esser, l'ex patron di Mannesmann, e Klaus Zwickel, l'ex numero uno del più potente sindacato tedesco, l'IG Metall. I giudici avevano però deciso che i premi non costituivano un reato penale e avevano assolto tutti gli imputati.
Il successo dell'operazione
La tesi dei pubblici ministeri si basava sul fatto che l'entità dei premi approvata dal consiglio di sorveglianza della Mannesmann (15 milioni di euro corrisposti al solo Esser) era tale da danneggiare gli azionisti dell'azienda, anche se i ripetuti rifiuti di Esser alle offerte di Vodafone prima del sì finale, avevano fatto lievitare il valore dell'azienda di oltre 70 miliardi di euro.
La difesa aveva invece sostenuto che, visto il successo dell'operazione, i maxi-bonus non solo erano dovuti, ma pienamente coerenti all'entità del valore creato da Esser per i suoi azionisti.
Ackermann è stato comunque l'unico degli imputati ad aver rivelato con precisione quanto guadagna: 11,9 milioni di euro l'anno. Sommati ad altri introiti per mandati svolti in diversi consigli d'amministrazione, il dirigente arriva ad un totale di 15-20 milioni.
Per ora il direttore della Deutsche Bank non ha voluto prendere posizione sulla riapertura del processo. Ma il suo difensore ha annunciato che lo farà ufficialmente il 2 novembre.
swissinfo e agenzie
Fatti e cifre
Josef Meinrad Ackermann è nato il 7 febbraio del 1948 a Mels, nel canton San Gallo.
1973: termina i suoi studi nel campo dell'economia bancaria.
1977: inizia la sua scalata in seno al Credit Suisse.
1993-1996: responsabile della banca.
22 maggio 2002: diventa il capo della Deutsche Bank (ed è il primo dirigente straniero dalla fondazione della banca nel 1870).
Un processo spettacolare
Rispetto al primo processo, gli esperti ritengono che la posizione degli imputati sia ora più difficile da difendere.
Lo svizzero Josef Ackermann è tra gli imputati che hanno più da perdere: se fosse giudicato colpevole di amministrazione infedele, perderebbe l'incarico direttore della Deutsche Bank.
Tra le varie speculazioni che si fanno al momento, anche quella che Ackermann potrebbe accordarsi su di una procedura extragiudiziale, contro pagamento di una multa. Il banchiere non rischierebbe in questo modo di rovinare la propria carriera.