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Il ritorno in patria per sfuggire alla grave crisi economica dell'Argentina diventa una possibilità per molti dei discendenti degli emigrati svizzeri.
Numerosi discendenti di emigranti svizzeri si rivolgono quotidianamente all'ambasciata elvetica a Buenos Aires nella speranza di poter ricominciare una nuova vita in patria. «Certi giorni riceviamo fino a 40 richieste di informazioni. Nella maggioranza dei casi si tratta di argentini con la doppia nazionalità o di semplici discendenti di svizzeri, quasi tutti giovani», ha spiegato l'ambasciatore elvetico Armin Ritz.
«Ai detentori di un passaporto rossocrociato, persone che in alcuni non hanno mai vissuto in Svizzera, raccomandiamo di procurarsi un lavoro prima di intraprendere il viaggio. Consigliamo loro di prendere contatto con i famigliari in Svizzera e di consultare gli annunci e le offerte di lavoro pubblicati dai giornali svizzeri nelle loro edizioni internet». «Li informiamo anche dell'utilità di conoscere una delle lingue nazionali». «Le richieste che dobbiamo affrontare sono molte, ma nulla in confronto a quelle che devono gestire le ambasciate di Spagna o d'Italia», ha aggiunto Ritz.
Lunghe file alle ambasciate
Davanti alla sedi diplomatiche e consolari di questi due Paesi, infatti, si formano regolarmente lunghe colonne. Spagnoli e italiani sono emigrati in Argentina fino agli Anni Settanta ed i loro figli hanno ancora la possibilità di inoltrare domanda per ottenere la doppia nazionalità.
L'ondata emigratoria svizzera è molto più antica e questa possibilità non esiste più. La nazionalità elvetica si è trasmessa ai discendenti, a patto che ne abbiano fatto richiesta entro il compimento dei vent'anni.
Juan Carlos Martinez, responsabile del «Club degli argentini» nella Svizzera tedesca, conferma il crescente interesse che i discendenti elvetici nutrono per la Svizzera. «Ricevo ogni giorno richieste di parenti residenti in Svizzera o e-mail provenienti dall'Argentina». «Alcuni candidati al ritorno non parlano però né francese, né tedesco, né italiano e nemmeno romancio» e proprio la scarsa conoscenza delle lingue nazionali costituisce un serio ostacolo.
Difficile ritornare senza la nazionalità
Per i figli di emigrati che non hanno conservato la nazionalità elvetica, le possibilità di tornare nella Confederazione sono molto ridotte, spiega René Schwery, presidente dell'»Associazione Vallese-Argentina». «È molto difficile ottenere permessi di soggiorno», che vengono rilasciati sulla base di contingenti prestabiliti.
L'Argentina in passato ha accolto numerosi svizzeri, che hanno abbandonato miseria e crisi economica e tentato la fortuna in Sud America. Nel 1872 gli svizzeri ufficialmente registrati in Argentina erano 10mila, cifra che è salita a 30mila nel 1890. Tra gli emigranti figuravano numerosi vallesani e ancora oggi rapporti particolari legano questo cantone al Paese dei «gauchos». Durante la recessione del 1930, gli emigranti svizzeri furono circa 6mila, di cui circa la metà tornarono in patria negli anni seguenti.
La colonia svizzera in Argentina conta attualmente 15mila persone, di cui 14mila hanno la doppia nazionalità, secondo l'ambasciatore Ritz. I dati relativi agli argentini di origine elvetica sono molto meno precisi, ma in totale dovrebbero essere circa 150mila.
swissinfo e agenzie