Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01191.jsonl.gz/686

Contenuto esterno
Il seguente contenuto proviene da partner esterni. Non possiamo dunque garantire che sia accessibile per tutti gli utenti.
Con l'entrata in vigore a inizio 2015 delle nuove disposizioni sugli averi non rivendicati, l'Associazione svizzera dei banchieri (ASB) ha pubblicato su Internet l'identità dei detentori di questi fondi.
La pagina https://www.dormantaccounts.ch contiene 2600 nomi per un patrimonio totale di 44 milioni di franchi.
A questa somma si aggiungono 80 cassette di sicurezza dal contenuto sconosciuto, precisa oggi l'ASB, che ha pubblicato i nomi relativi a depositi superiori ai 500 franchi o dal valore ignoto, in caso di mancato contatto con i clienti da almeno 60 anni. Il termine per annunciarsi è stato fissato a un anno, cinque se il fondo non viene reclamato da prima del 1954.
Se nessuno manifesta interesse per gli averi rimasti senza contatto, le banche sono tenute a trasferire l'importo alla Confederazione.
L'operazione rappresenta un ultimo tentativo di stabilire un contatto con i clienti. Se disponibili, vengono pubblicati nome, cognome, data di nascita, nazionalità o ragione sociale del cliente, così come l'ultimo domicilio conosciuto. Gli aventi diritto possono inoltrare richiesta tramite un formulario scaricabile dal sito Internet.
A partire dal 2016, la pubblicazioni dei detentori di averi non rivendicati si ripeterà ogni anno per tutte le assenze di contatto superiori ai 60 anni.
A titolo di cronaca, UBS e Credit Suisse avevano siglato nel 1998 un accordo globale con gli Stati Uniti concernente gli averi non rivendicati degli ebrei risalenti alla Seconda guerra mondiale. Avevano versato 1,25 miliardi di dollari (1,25 miliardi di franchi al cambio attuale) a un fondo speciale per risarcire le persone coinvolte.
SDA-ATS