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TOKYO - Diventa possibile prevedere tempeste ed eruzioni solari che potrebbero minacciare i satelliti e le comunicazioni sulla Terra, e la salute degli astronauti nello Spazio. Lo permette un modello basato sui dati raccolti tra il 2008 e il 2019 dall'osservatorio solare Sdo (Solar Dynamics Observatory) della Nasa, un telescopio spaziale lanciato nel 2010 per lo studio della nostra stella.
È quanto emerge dallo studio pubblicato sulla rivista "Science" dal gruppo dell'Università giapponese di Nagoya e dell'Osservatorio astronomico nazionale del Giappone, coordinato da Kanya Kusano, insieme ai colleghi dell'Università austriaca di Graz, coordinati da Astrid Veronig.
Nelle intenzioni degli autori della ricerca, il nuovo modello dovrebbe contribuire a fare previsioni sull'attività solare e sulla cosiddetta meteo spaziale, in modo analogo a quanto avviene sulla Terra. Aiutando a prevedere le regioni più attive della nostra stella e a fare una stima dell'energia liberata.
Nonostante da anni diverse sonde studiano il Sole e la sua attività magnetica, non si conoscono ancora in dettaglio i meccanismi fisici che generano i violenti brillamenti (flare) sulla sua superficie.
L'atmosfera del Sole, infatti, è spesso caratterizzata da violente esplosioni, vere e proprie eruzioni che proiettano radiazione e particelle cariche nello Spazio, sprigionando un'energia di decine di milioni di bombe atomiche.
Secondo gli esperti è quindi fondamentale studiare questi fenomeni, che possono influenzare la vita sulla Terra e quella degli astronauti nello Spazio, soprattutto in vista di missioni sulla Luna o su Marte.