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Papa Francesco è arrivato lunedì mattina all'aeroporto internazionale di Yangon, in Myanmar. Il viaggio in questa regione d'Asia è stato voluto dal Pontefice per andare incontro alle piccole chiese di periferia, di minoranza, immerse nella povertà dei loro paesi. Ma certo la questione rohingya si presta a monopolizzare l'attenzione, perché le chiese locali temono che il Papa, pronunciando anche solo la parola "rohingya", si infili nel vespaio di una vicenda che rischia di generare ulteriori conflitti e divisioni.
La minoranza etnica di origine musulmana in Myanmar non ha ancora riconosciuti i diritti di cittadinanza e circa 600'000 persone sono rifugiate in Bangladesh, con problemi umanitari molto seri, di violenze e malnutrizione.
Nel maggio 2015 Francesco aiutò a far emergere la situazione dei circa 2'500 rohingya alla deriva, senza cibo né acqua, respinti da Indonesia, Malesia e Thailandia e di almeno cinquemila di loro dispersi nelle acque delle Andamane. Il viaggio del Papa, dopo il Myanmar, proseguirà verso il Bangladesh, dove incontrerà un gruppo di rohingya nel corso di un incontro interreligioso.
ATS/M. Ang.
- RG delle 8.00 del 27 novembre 2017; il servizio di Loretta Dal Pozzo
- RG delle 12.30 del 27 novembre 2017; il servizio di Anna Valenti