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La Svizzera è in prima linea negli sforzi per assicurare il rispetto dei diritti umani da parte del crescente numero di compagnie militari private nel mondo.
Paul Seger, capo della Direzione del diritto internazionale pubblico del ministero degli esteri, spiega a swissinfo le motivazioni e l'approccio della Svizzera in questo ambito.
La ministra degli esteri svizzera Micheline Calmy-Rey e il Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR) hanno convocato per il mese prossimo a Montreux, nel canton Vaud, un convegno di esperti a porte chiuse sul tema.
Un primo incontro di lavoro tra i rappresentanti dei governi di nove paesi - tra cui USA, Gran Bretagna, Sudafrica, Francia e Germania - e dell'industria della sicurezza ha avuto luogo all'inizio dell'anno nei pressi di Zurigo.
I partecipanti hanno discusso una serie di opzioni per regolamentare il settore della sicurezza privata, che comprende l'obbligo per le aziende di effettuare dei controlli sul personale, di offrire una formazione sui diritti umani e sul diritto umanitario internazionale e di sanzionare chi non rispetta queste regole.
swissinfo: Perché è necessario fissare standard legali per le aziende di sicurezza attive nelle zone di conflitto e in particolare in Iraq?
Paul Seger: Il numero di compagnie militari private è cresciuto in tutto il mondo. Il fenomeno ha ormai una dimensione internazionale. Ci sono sempre più stati che ricorrono a queste compagnie militari e di sicurezza private.
swissinfo: A che titolo la Svizzera può prendere una simile iniziativa?
P.S.: La Svizzera è sempre stata molto interessata a promuovere il diritto umanitario internazionale. Siamo il luogo di nascita e lo stato depositario delle Convenzioni di Ginevra.
Per questo collaboriamo con il Comitato internazionale della Croce Rossa, con sede a Ginevra, per promuovere i diritti umani e gli standard umanitari nel contesto delle aziende militari private.
swissinfo: Quali obiettivi persegue la Svizzera invitando i rappresentanti di più di 20 paesi e delle compagnie militari private a Montreux il mese prossimo?
P.S.: Prima di tutto vogliamo richiamare gli stati ai loro obblighi. Non è vero che le compagnie militari private operano in una terra di nessuno legale. Ci sono molte regole fissate nella legislazione internazionale, nel diritto umanitario e nei diritti umani.
Non si tratta di bandire le compagnie militari private. Vorremmo creare un sistema di norme e di procedure ottimali, basate su standard legali comuni, applicabili a livello internazionale.
L'obiettivo non è necessariamente una convenzione internazionale, che sarebbe difficile da raggiungere. Speriamo che le organizzazioni internazionali e le ONG si interessino attivamente alle questioni in gioco.
swissinfo: Quali sono le maggiori difficoltà a cui dovete far fronte?
P.S.: Dobbiamo cercare di convincere altri stati che abbiamo obiettivi modesti e che non vogliamo proibire o ostacolare queste compagnie militari private.
Dobbiamo creare un clima di confidenza e spiegare che abbiamo obiettivi umanitari. Sono convinto che possiamo andare lontano se scegliamo un approccio graduale. È forse un approccio lento, magari tipicamente svizzero, ma è più realistico che cercare di raggiungere l'impossibile.
swissinfo: L'incontro di Montreux non è il primo. Un gruppo di esperti si è già incontrato all'inizio dell'anno. Quali sono state le reazioni?
P.S.: Ci siamo sentiti incoraggiati dalle reazioni positive dei paesi, compresi gli Stati Uniti che sono sede di molte compagnie militari private. Anche le organizzazioni che hanno preso parte al primo incontro in gennaio hanno reagito positivamente.
Ora vorremmo allargare la cerchia di paesi che partecipano al processo e cercare un possibile denominatore comune tra un ampio gruppo di stati.
swissinfo: E la Svizzera cosa deve intraprendere a livello nazionale?
P.S.: Se vogliamo essere credibili dobbiamo applicare da noi ciò che speriamo di raggiungere a livello internazionale.
Il governo ha pubblicato l'anno scorso un rapporto sulla pratica corrente delle compagnie militari private in Svizzera.
Il ministero della giustizia sta anche lavorando ad un progetto che vuole fissare delle regole comuni ai 26 cantoni dove tali compagnie hanno la loro sede.
Per il momento non abbiamo dati precisi sul numero di aziende militari private con sede in Svizzera che operano a livello internazionale.
Intervista swissinfo: Urs Geiser
(traduzione: Andrea Tognina)
Fatti e cifre
Le compagnie militari private sono attive in oltre 100 paesi nel mondo.
Il loro volume d'affari annuale è stimato a 100 miliardi di dollari.
Si ritiene che solo in Iraq ci siano tra i 15'000 e i 20'000 impiegati delle compagnie militari e di sicurezza private.
Il governo svizzero ha fatto ricorso ai servizi di una compagnia privata straniera per proteggere la sua sede diplomatica a Baghdad.
In breve
Le compagnie militari private sono spesso coinvolte in operazioni di sicurezza, compresa la logistica. Talvolta prendono parte anche ad azioni di combattimento.
Il loro status legale non è quello dei mercenari, che sono impiegati da un esercito regolare o da una milizia.
L'emergere di compagnie private nel settore militare è legato alla fine della guerra fredda, quando gli stati nazionali hanno cominciato a ridurre gli effettivi dei loro eserciti.
Ciò ha reso disponibile un numero crescente di ex-soldati, soprattutto negli stati dell'ex-Unione sovietica, addestrati all'uso di sistemi di armamento complessi.
Nello stesso tempo è cresciuto il numero di conflitti che coinvolgono milizie o gruppi di ribelli.