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I primi risultati di uno studio chiamato NAMSAL, condotto da squadre di ricercatori svizzere, francesi e camerunesi, hanno portato l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) a rivedere le raccomandazioni relative al trattamento dell'HIV.
Fino ad ora veniva suggerito l'utilizzo dei farmaci Efavirenz e Dolutegravir. La ricerca internazionale, condotta fra gli altri dall'Università e dall'Ospedale universitario di Ginevra su 613 pazienti, ha mostrato un rischio inferiore di resistenza al trattamento con il Dolutegravir, secondo il lavoro pubblicato sulla rivista "New England Journal of Medicine".
Usando l'Efavirenz si rischia invece un effetto che porta a problemi importanti: le persone coinvolte diventano più difficili da curare e rischiano di trasmettere ad altre persone un virus molto più forte, emerge dal NAMSAL (New Antiretroviral and Monitoring Strategies in HIV-infected Adults in Low-income countries).
Inoltre, i test clinici per l'autorizzazione sono stati condotti quasi solo su pazienti occidentali, uomini, con una diagnosi precoce e un buono stato di salute generale. I pazienti, ad esempio, del Camerun hanno reazioni diverse e le cure hanno bisogno di più tempo per agire, ha spiegato il Dr. Charles Kouanfack, dell'ospedale centrale di Yaoundé (Camerun), citato in una nota odierna dell'Università di Ginevra.
Servono dati su tutte le fasce di popolazione, in tutte le condizioni e con campioni più ampi, che includano anche le donne, evidenziano gli esperti nella ricerca. L'aggiornamento delle raccomandazioni dell'OMS permetterà fra le altre cose di negoziare tariffe interessanti per i generici del Dolutegravir.
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