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La Commissione europea è tornata all'offensiva contro i colossi statunitensi del web: nel mirino ci sono le pratiche fiscali di Amazon in Lussemburgo e quelle di Apple in Irlanda. L'Esecutivo europeo, infatti, oggi, mercoledì, ha chiesto al Lussemburgo di riscuotere da Amazon 250 milioni di euro (283 milioni di franchi) di vantaggi fiscali non dovuti.
Il Granducato ha tenuto un comportamento "illegale" poiché ha consentito ad Amazon "di pagare molte meno tasse di altre aziende", sostiene la Commissione. In pratica, "tre quarti dei suoi profitti non sono stati tassati" grazie ad un accordo fiscale (tax ruling) stretto nel 2003, scrive Bruxelles al termine della sua indagine partita a ottobre 2014.
Lo stesso giorno, la Commissione ha reso noto che porterà l'Irlanda davanti alla Corte di giustizia poiché, ad oggi, non ha recuperato neanche un euro della cifra record di 13 miliardi di euro chiesta ad Apple nel 2016. L'accusa, anche in questo caso, era di aver concesso vantaggi fiscali illegittimi.
"Riteniamo che Amazon non abbia ricevuto alcun trattamento speciale dal Lussemburgo e di aver pagato le tasse in piena conformità con la legislazione fiscale lussemburghese ed internazionale", replica in una nota la multinazionale di Seattle. "Studieremo la decisione della Commissione e valuteremo le nostre opzioni legali, tra cui il ricorso in appello", ha aggiunto.
Anche il Ministero delle finanze del Granducato si difende: "Dato che Amazon è stata tassata in accordo con le regole fiscali applicabili in quel momento, il Lussemburgo ritiene che la società non abbia ricevuto aiuti di Stato incompatibili".
AFP/ANSA/eb