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L'emergenza immigrazione ai confini tra Stati Uniti e Messico rischia di trasformarsi in vera e propria crisi umanitaria. Così Barack Obama ha chiesto al Congresso quasi il doppio delle risorse aggiuntive previste, ben 3,7 miliardi di dollari, per affrontare una situazione che si fa giorno dopo giorno sempre più grave.
A preoccupare è soprattutto l'ondata inarrestabile di minori non accompagnati che attraversa clandestinamente il confine: dall'inizio dell'anno 52.000. Ma senza una svolta il numero è destinato a moltiplicarsi nel giro di poche settimane. Così come quello delle donne con bambini, ben 39.000 da l'anno scorso.
Per la Casa Bianca, sommersa dalle critiche per come sta gestendo la situazione, non c'e più tempo da perdere. Serve quel cambio di marcia auspicato negli ultimi giorni dal presidente che così ha inviato ai leader di Capitol Hill la richiesta di una cifra ben più consistente rispetto a quella di 2 miliardi fin qui circolata. Soldi che si andranno ad aggiungere ai fondi già esistenti e che - spiega il presidente nella sua missiva - dovranno essere utilizzati per affrontare "questa urgente situazione umanitaria".
Se autorizzati dal Congresso, tali risorse serviranno a rafforzare i controlli alla frontiera sud degli Stati Uniti, ma anche a garantire (con circa 1,8 miliardi di dollari) un'assistenza più efficace ed umana a donne e bambini. Il denaro sarà quindi distribuito tra diverse agenzie federali, compreso il Dipartimento di giustizia, quello alla sicurezza interna e quello ai servizi sanitari e sociali. In particolare, le priorità della Casa Bianca sono assumere e inviare negli stati Usa di ingresso (Texas, California, Arizona, New Mexico) più giudici per accelerare le procedure di rimpatrio (64 milioni di dollari), costruire ulteriori centri di raccolta degli immigrati e potenziare il trasporto dei clandestini rispediti nel loro Paese d'origine (1,1 miliardi di dollari), aumentare il numero di agenti che pattugliano la frontiera (433 milioni di dollari).
La notizia della richiesta di più fondi al Congresso arriva alla vigilia della visita di due giorni che Obama farà in Texas, lo stato più colpito dall'emergenza, visto che attraverso la valle del Rio Grande passa la maggior parte dei disperati che arrivano non solo dal Messico, ma da tutta l'America Latina, in particolare da Guatemala, El Salvador e Honduras.
Obama ufficialmente sarà a Dallas e ad Austin per una serie di incontri per raccogliere fondi per il partito democratico. E non è prevista una sua presenza al confine, salvo blitz imprevisti. Ma avrà un faccia a faccia con il governatore Rick Perry. Proprio dall'ex candidato repubblicano alla presidenza nel 2012 nelle ultime settimane sono arrivati i maggiori attacchi alla Casa Bianca: "Non gli stringerò la mano", aveva detto Perry in un primo momento, stizzito per la richiesta di Obama di un rapido incontro in aeroporto. Ma la Casa Bianca ha poi corretto il tiro chiedendo un vero e proprio meeting.
Per il presidente, che di recente era tornato a sferzare i repubblicani rei di bloccare la riforma dell'immigrazione in Congresso, è vietato sbagliare mosse. Perché - scrive qualcuno - la crisi del confine meridionale rischia di diventare per Obama quello che l'uragano Katrina fu per il suo predecessore George W.Bush.