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Un provvedimento indispensabile per la stabilità della previdenza professionale a lungo termine, secondo i sostenitori. Una misura inutile a scapito dei lavoratori, secondo gli oppositori. L'abbassamento del tasso di conversione delle pensioni divide i politici. Sarà l’elettorato a decidere se attuarlo.
Questa aliquota - fissata nella Legge federale sulla previdenza professionale (LPP) - converte il capitale previdenziale obbligatorio accumulato durante la vita lavorativa in rendita di pensione. L'importo della rendita è calcolato al momento del pensionamento e resta invariato fino alla morte del beneficiario.
Dal 1° gennaio 2010, il tasso minimo di conversione è del 7% per gli uomini e del 6,95% per le donne. La modifica della LPP, sulla quale il popolo svizzero è chiamato a votare il 7 marzo, prevede una riduzione scaglionata che lo farebbe scendere fino al 6,4% per entrambi i sessi nel 2016.
Concretamente, se oggi al momento del pensionamento un 65enne ha un capitale previdenziale di 100mila franchi, percepisce una rendita annuale di 7mila franchi. Con lo stesso capitale previdenziale, chi andrà in pensione nel 2016 ne riceverebbe 6'400.
Evoluzione demografica e finanziaria in causa
Una riduzione progressiva dell'aliquota di conversione è già in corso. Nell'ambito della prima revisione della LPP, il parlamento nel 2003 aveva deciso un abbassamento graduale del tasso - che all'epoca era del 7,2% - fino al 6,8% nel 2014.
Il provvedimento era stato motivato con la necessità di adeguare l’aliquota all'evoluzione demografica, ossia all'allungamento della speranza di vita della popolazione svizzera, rispetto al 1985, quando era entrata in vigore la LPP. Oggi, in media, il capitale accumulato è distribuito per un numero di anni più elevato di quello calcolato all'origine.
Le nuove disposizioni della LPP sono entrate in vigore nel 2005. L'anno seguente, tuttavia, il governo ha trasmesso alle Camere federali un nuovo piano di riduzione progressiva del tasso di conversione, che avrebbe dovuto portarlo al 6,4% nel 2011. I motivi addotti erano nuovamente di ordine demografico, ma anche finanziari. Secondo l'esecutivo, occorreva pure tenere conto del calo dei rendimenti dei capitali previdenziali, dovuto all'andamento negativo delle borse. Rendimenti che, stando al governo, non bastano più a finanziare le rendite di pensione.
In parlamento gli argomenti governativi sono stati contestati dalla sinistra rosso-verde. Pur essendo d'accordo sul principio di un'ulteriore decurtazione, parte dei rappresentanti dei partiti di centro-destra ha giudicato troppo brevi le scadenze previste dall’esecutivo. Al contrario, parte della destra voleva accelerare il processo.
Dopo un duro braccio di ferro, che ha rischiato di far naufragare l'intero progetto, la maggioranza di destra del parlamento ha deciso di attuare la misura proposta dal Consiglio federale, ma ha allungato i tempi.
Referendum riuscito, il popolo giudicherà
Sconfitti in parlamento, sindacati e partiti rosso-verdi hanno lanciato il referendum, che è stato appoggiato anche dall'associazione di difesa dei diritti dei pensionati AVIVO, come pure da Lega dei ticinesi, Democratici svizzeri e Movimento dei cittadini ginevrini. Inoltre, per la prima volta nella loro storia, hanno pure partecipato alla raccolta delle firme le riviste dei consumatori Ktipp, Saldo e Bon à savoir. Il referendum è riuscito: lo hanno firmato quasi 123mila aventi diritto di voto. La modifica della LPP deve perciò essere sottoposta a votazione popolare.
Gli oppositori dell'abbassamento del tasso di conversione parlano di "furto delle rendite". Sostengono che questa manovra serve solo gli interessi delle grandi compagnie assicurative che vogliono mantenere margini di guadagno elevati, speculando sui capitali delle pensioni che hanno in gestione. Il tutto andrebbe a vantaggio dei grandi manager e degli azionisti e a danno dei salariati.
Gli avversari del nuovo taglio argomentano che il calo del rendimento è già stato compensato con il dimezzamento del tasso d’interesse sul capitale previdenziale, sceso dal 4% nel 2002 al 2%, mentre il prolungamento della speranza di vita è stato considerato nella riduzione del tasso minimo di conversione decisa nel 2003. Nel frattempo non sono intervenuti cambiamenti che giustifichino una riduzione supplementare.
I sostenitori di questa misura, invece, ritengono che a quel momento i calcoli siano stati falsati perché basati su previsioni inesatte, e che dunque debbano essere corretti. A loro avviso, si tratta di dire "sì a rendite sicure ed eque". In caso contrario, per il futuro paventano una crescita degli investimenti a rischio per le casse pensioni e un aumento delle trattenute salariali.
Sonia Fenazzi, swissinfo.ch
I tre pilastri
La previdenza per la vecchiaia in Svizzera è strutturata secondo il cosiddetto sistema dei tre pilastri.
Il primo pilastro è l'assicurazione vecchiaia e superstiti (AVS), che è obbligatoria per tutti e garantisce il fabbisogno vitale.
Il secondo pilastro è la previdenza professionale (LPP), che è obbligatoria per i lavoratori dipendenti e preserva il tenore di vita abituale.
Il terzo pilastro è la previdenza privata facoltativa, che ha lo scopo di coprire bisogni personali supplementari.
L'articolo 113 della Costituzione federale, al capoverso 2 a, stabilisce che, insieme con l'AVS, la previdenza professionale "deve rendere possibile l'adeguata continuazione del tenore di vita abituale" dei pensionati. Per adempiere tale mandato, generalmente si considera che la somma delle rendite AVS e LPP debba essere pari al 60% del salario percepito prima del pensionamento.
La previdenza professionale
La previdenza professionale è obbligatoria per tutti i salariati che guadagnano almeno 20'520 franchi lordi all'anno. Il salario annuo lordo assicurato è al massimo di 82'080. La parte che eccede questo limite, come pure i salari inferiori al minimo di 20'520 franchi, possono essere assicurati a titolo facoltativo.
La previdenza professionale è finanziata mediante un sistema di capitalizzazione, con i contributi degli assicurati. Almeno la metà dei contributi dei dipendenti è a carico del datore di lavoro.
Ogni assicurato costituisce così il proprio "avere di vecchiaia", sul quale maturano gli interessi. Il tasso minimo d'interesse è fissato dal governo federale. Attualmente è del 2%.
Al momento del pensionamento l'avere in vecchiaia può essere versato sotto forma di liquidazione in capitale, oppure essere convertito in una rendita di vecchiaia in base all'aliquota di conversione. Il tasso minimo, per la parte obbligatoria, è iscritto nella Legge federale sulla previdenza professionale (LPP).
Nel 2008 la previdenza professionale contava oltre 3,6 milioni di assicurati attivi e quasi 931mila beneficiari di rendite.