Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01288.jsonl.gz/851

Schengen non significa libera circolazione attraverso la Svizzera!
Gli obiettivi principali di Schengen sono:
- facilitare il traffico turistico sopprimendo i controlli sistematici delle persone alla frontiera.
- garantire la sicurezza interna grazie ad una maggiore cooperazione giudiziaria e in materia di polizia.
Ciò nonostante, la situazione della Svizzera all'interno dello spazio Schengen è particolare, in quanto non fa parte dell'unione doganale europea.
Per questo motivo i controlli doganali vengono mantenuti.
La dogana deve continuare a controllare la circolazione transfrontaliera delle merci. Le guardie di confine sorvegliano le merci nel traffico turistico e assicurano la polizia doganale, segnatamente combattono il contrabbando su vasta scala attraverso valichi di confine non occupati. Nell'ambito delle attività di polizia doganale, il Corpo delle guardie di confine (Cgcf) sorveglia in tutta la Svizzera l'esecuzione di oltre 150 leggi e ordinanze, ad esempio quelle relative alla protezione delle specie, dei beni culturali, dei vegetali o dell'imposta sul valore aggiunto. Questi controlli fanno parte dei compiti presenti e futuri delle guardie di confine.
Quali sono, per il Cgcf, i reali cambiamenti dovuti a Schengen?
Le uniche frontiere esterne della Svizzera si trovano negli aeroporti internazionali.
Svolgendo i compiti di polizia di confine presso l'EuroAirport di Basilea-Mulhouse e gli aeroporti di Altenrhein e Lugano-Agno, il Cgcf ha aumentato il proprio impegno in questo ambito di attività e assunto compiti supplementari d'intesa con i rispettivi Cantoni.
Con Schengen, i controlli sistematici delle persone alle frontiere interne, dovuti solo al fatto che queste varcano il confine, non sono più possibili. Per ragioni di ordine prettamente pratico, già ora non effettuiamo più controlli di questo genere. Ciò è semplicemente impensabile se si considerano le centinaia di valichi transitabili e le oltre 600 000 persone che entrano giornalmente in Svizzera. I controlli al confine a seguito di presunte irregolarità restano autorizzati in tutti gli Stati Schengen.
Rispetto a tutti gli altri Paesi membri di Schengen, la Svizzera presenta due particolarità:
- il confine doganale e dunque anche i controlli delle merci vengono mantenuti.
- il doganiere e il poliziotto di confine sono un'unica e stessa persona.
Ciò significa che il nostro dispositivo doganale, che sfrutta al meglio le sinergie disponibili, rimane e che anche in futuro sarà possibile verificare l'identità delle persone nell'ambito dei controlli doganali.
Un controllo doganale rimane un controllo doganale, anche se è preceduto o accompagnato da una verifica dell'identità (controllo dei documenti o ricerca nel sistema d'informazione) per motivi di sicurezza personale o perché necessario in relazione con l'esecuzione di compiti doganali. Esso non diventa un controllo della persona, ma rimane un controllo doganale!
Se, nell'ambito del controllo doganale, sussistono indizi di sospetto da parte della polizia, è possibile procedere a «controlli delle persone dovuti a sospetto iniziale».
Indipendentemente dal controllo doganale, è sempre possibile eseguire controlli delle persone al valico di confine in caso di sospetto iniziale della polizia.
Tenuto conto di questa situazione, la collaborazione con i Cantoni di confine e interni sarà continuamente ottimizzata. In particolare, viste le importanti sinergie della dogana, sono stati e saranno ripresi i compiti di polizia di confine nel traffico ferroviario transfrontaliero e internazionale, assunti in precedenza dai Cantoni, senza tuttavia toccare la sovranità di questi ultimi in materia di polizia.
I compiti di polizia di confine presso le stazioni di Chiasso, Briga, Ginevra, Vallorbe, Basilea e Sciaffusa sono pertanto stati delegati al Cgcf.
Conclusione
Con Schengen, anche la professione di guardia di confine assume una nuova dimensione, divenendo più varia, flessibile ed esigente!
Il vasto campo d'attività delle guardie di confine comprende il lavoro presso i valichi di confine, le stazioni e gli aeroporti nonché i controlli mobili e ferroviari. In questo modo le guardie di confine e dunque l'intero Cgcf sono ancor più integrati nel sistema nazionale e internazionale di cooperazione per la sicurezza. Con Schengen, i mezzi ausiliari del Cgcf saranno completati dal SIS, un importante sistema elettronico di ricerca internazionale. Tutte le infrastrutture esistenti saranno equipaggiate con questo sistema. Ciò migliorerà considerevolmente la qualità e la quantità delle ricerche nella zona di confine. Già oggi le guardie di confine consegnano ogni anno circa 50 000 persone alla polizia per ulteriori chiarimenti. Si tratta di un importante contributo al miglioramento della sicurezza interna.
L'integrazione nel sistema di cooperazione internazionale offre alle autorità di sicurezza svizzere, e dunque anche al Cgcf, nuove possibilità in questo ambito. Il Consiglio federale ha, a tal proposito, manifestato il suo interesse a partecipare alle attività dell'Agenzia europea per le frontiere esterne (Frontex).
A causa dell'enorme volume del traffico odierno, i controlli sistematici risultano inefficaci. Il Cgcf deve operare in modo mirato, basandosi sull'integrazione di informazioni nazionali e internazionali nonché sull'interconnessione operativa con le autorità di sicurezza svizzere ed estere.
Quali sono le conseguenze per il Cgcf?
- L'attività e il dispositivo del Cgcf non subiscono modifiche sostanziali.
- L'infrastruttura al confine resta invariata.
- I Cantoni mantengono la sovranità in materia di polizia.
- La collaborazione con i partner esterni, ma soprattutto con quelli interni, viene intensificata.
- Il fatto che la Svizzera sia un caso particolare, in quanto non fa parte dell'unione doganale (ciò significa che i controlli delle merci vengono mantenuti), comporta notevoli vantaggi.
- La sicurezza aumenta grazie alle maggiori informazioni (SIS) e al relativo potenziale d'intervento del Cgcf.