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Sospettato di abusi sessuali su undici pazienti, un infermiere anestesista dell'ospedale universitario di Zurigo dovrà restare in detenzione fino al processo in dicembre. La sua ultima istanza, in cui si dichiarava vittima di discriminazione, è stata respinta oggi dalla Corte europea dei diritti dell'uomo.
L'infermiere, con doppia nazionalità svizzera e croata, si trova in detenzione dal settembre 2011. A più riprese ha chiesto una liberazione provvisoria. Davanti ai giudici di Strasburgo, l'uomo ha invocato una violazione del divieto di discriminazione.
Il 47enne compara la sua situazione con quella degli imputati che non hanno una nazionalità straniera e che non vengono mantenuti in carcere preventivo perché non è necessario prevenire un rischio di fuga.
L'infermiere dice inoltre di essere stato sfavorito rispetto alle persone in detenzione preventiva nei sette cantoni - Ticino, Vaud, Ginevra, Berna, Basilea Campagna, Basilea Città e Soletta - dove è possibile la sorveglianza con braccialetto elettronico.
Secondo la Corte questi argomenti sono infondati. Siccome un Paese non estrada i suoi cittadini, il fatto che una persona in detenzione preventiva sia di nazionalità o di origine straniera può essere proprio uno dei fattori che giustificano un mantenimento in prigione.
Peraltro, tenuto conto che la Svizzera si trova ancora in una fase pilota in materia di sorveglianza elettronica e che Zurigo non vi partecipa, una differenza di trattamento è giustificata e non comporta una violazione del divieto di discriminazione, conclude la Corte europea.
SDA-ATS