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Da uno studio effettuato nel 2004 dall'Ustat (Tra famiglia e lavoro – Fabio B.Losa e Pau Origoni) sull'impronta socioculturale nei comportamenti femminili, ne risulta un quadro molto diverso a seconda delle tre regioni svizzere (Svizzera tedesca, romanda e italiana).
Esistono elementi comuni, fattori legati a profili personali, professionali e familiari, che influenzano i modelli di partecipazione al mercato del lavoro. Questi fattori sono la maternità (donne sposate con figli hanno una minore propensione all'attività remunerata), l'assenza di un partner nel nucleo familiare (donne sole sono "costrette" a lavorare e quindi evidenziano comportamenti più "maschili"), la formazione (a formazione più elevata corrisponde una maggiore partecipazione al mercato del lavoro) e l'età (maggiore è l'età minore è il tasso di attività lavorativa).
Oltre a questi fattori esiste un'impronta culturale che determina le differenze a livello regionale. La curva di attività delle donne romande e svizzere tedesche ricorda una M e si avvicina al modello dei paesi dell'Europa centro-settentrionale, che vedono una parte consistente di donne abbandonare il mercato del lavoro per un periodo limitato corrispondente alla maternità e poi tornarci una volta che i figli hanno raggiunto l'età scolare. La curva di attività delle donne svizzere italiane ricorda quella di una L rovesciata e si avvicina al modello mediterraneo, che vede una parte importante di donne abbandonare il mondo del lavoro in modo quasi definitivo dopo la nascita del primo figlio. Nella Svizzera italiana le donne, indipendentemente dal gruppo analizzato, partecipano meno di romande e svizzere tedesche. Il deficit partecipativo è particolarmente alto tra le madri sposate e vedove, ma è evidente pure tra le madri divorziate e nubili e le non madri. Ciò lascia supporre che in questa regione, più che nelle altre, il modello familiare tradizionale, continui a rappresentare un'impronta socioculturale fondamentale per il modo di comportarsi delle donne. Svizzere italiane e romande si accomunano in scelte occupazionali che privilegiano impieghi a durata di lavoro prolungata. Ciò sembra lasciar intuire che le donne delle regioni latine operino scelte più polarizzate, cioè inattività contro attività a tempi prolungati.