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Georg Staubli (55 anni) è responsabile del pronto soccorso e del gruppo per la protezione del bambino dell'Ospedale pediatrico di Zurigo. Il suo obiettivo è motivare le mamme e i papà a cercare aiuto prima di perdere il controllo della situazione. Staubli è attivo nella campagna #refeel che viene realizzata, tra l'altro, dall'Ospedale pediatrico di Zurigo e dall'Istituto per l'infanzia Marie Meierhofer in collaborazione con Pro Juventute. Il Percento culturale Migros sostiene questa iniziativa.
Signor Staubli, all'Ospedale pediatrico lei è confrontato di continuo con casi di maltrattamento infantile. Come può accadere che i genitori perdano il controllo a tal punto?
È importante precisare di quale tipo di maltrattamento stiamo parlando. Noi operiamo una distinzione tra le seguenti cinque forme: l'abuso sessuale, la sindrome di Münchhausen per procura, il maltrattamento psichico, il maltrattamento fisico e la negligenza. La sindrome di Münchhausen per procura è una forma di maltrattamento rara e del tutto particolare, nell'ambito della quale i genitori (secondo gli studi solitamente la madre) rendono intenzionalmente malati i figli perché loro stessi sono affetti da una malattia psichica. L'abuso sessuale su un minore avviene solitamente in modo molto mirato e non a causa di una situazione di sovraccarico. Qui di seguito non farò più riferimento a queste due forme di abuso.
Come viene a crearsi una situazione di maltrattamento psichico o fisico oppure di negligenza?
La maggior parte dei genitori non lo fa per cattiva volontà, ma è sopraffatta dal modo in cui si sviluppa il loro bimbo o dal fatto che il suo comportamento non corrisponde alle loro aspettative. Anche la loro vita quotidiana o lo stress a cui sono sottoposti possono incidere negativamente. Le loro proprie esigenze sono in netto contrasto con quelle del bambino e ciò porta a una situazione di conflitto. In questa situazione tesa può accadere che i genitori rivolgano insulti al loro bambino, lo maltrattino psichicamente ed eventualmente esercitino violenza fisica.
Può accadere in tutte le famiglie che in una situazione di conflitto i genitori si sentano sopraffatti a tal punto da oltrepassare un limite.
Georg Staubli medico primario presso l'Ospedale pediatrico di Zurigo
A che tipo di genitori capitano queste cose?
I maltrattamenti sui bambini sono diffusi in tutte le classi sociali. Molti genitori mi raccontano di aver già vissuto momenti in cui a posteriori si sono pentiti di un loro comportamento, perché per esempio in una discussione accesa hanno colpito il bambino con uno schiaffo. Può accadere in tutte le famiglie che in una situazione di conflitto i genitori si sentano sopraffatti a tal punto da oltrepassare un limite. Gli studi mettono in evidenza che il fattore decisivo è cosa hanno vissuto i genitori durante la loro infanzia. Se sono stati puniti o cresciuti a suon di ceffoni è molto più probabile che picchino anche i loro figli. Gli studi dimostrano inoltre che i genitori socialmente svantaggiati tendono maggiormente alla violenza, mentre il maltrattamento psichico e la violenza sessuale sono diffusi a tutti i livelli della società. La negligenza invece è maggiormente presente nelle famiglie benestanti, dove i genitori pensano ad esempio di far felice il loro bambino con un giocattolo nuovo o un laptop, nonostante il bambino cerchi la vicinanza emotiva.
Ciò che accomuna la maggior parte degli abusi è l'incapacità di venire a capo di una situazione. Cosa ci vorrebbe per impedire situazioni di questo genere?
I genitori devono poter parlare apertamente e senza sentirsi male di ciò che grava sulle loro spalle e riconoscere che hanno raggiunto il proprio limite. Devono inoltre sapere a chi si possono rivolgere per ricevere sostegno. Ecco perché con il nostro gruppo d'interesse sulla protezione del bambino desideriamo far luce sul tema della difficoltà di crescere i figli senza trovarsi in situazioni di conflitto. È praticamente impossibile non oltrepassare mai un limite.
La statistica annuale sul maltrattamento infantile mostra che i casi sono sempre più frequenti. Secondo lei qual è il motivo?
Le cifre sono in leggero aumento in tutta la Svizzera ormai da anni. I neogenitori oggi si ritrovano meno spesso in un contesto familiare nel quale anche i nonni li affiancano con impegno. L'effetto è sia positivo che negativo: i nonni possono venire in aiuto offrendo il loro sostegno o invece immischiarsi di continuo. Molti genitori oggi non hanno più un'idea precisa di quali difficoltà devono affrontare. Non sanno di cosa ha bisogno un bebè o un bambino per potersi sviluppare. Non sanno per esempio che all'inizio un bebè grida spesso o che un bambino piccolo è cocciuto e per qualche tempo attraverserà la fase dei no.
I genitori parlano solo dei momenti belli passati con i figli e non dei momenti in cui si arrabbiano di continuo.
Georg Staubli medico primario presso l'Ospedale pediatrico di Zurigo
Perché queste conoscenze sono andate perse?
I genitori parlano solo dei momenti belli passati con i figli e non dei momenti in cui si arrabbiano di continuo. Nessuno ha il coraggio di dire che in un dato momento avrebbe voluto sbattere suo figlio contro il muro. Magari nel corso di un colloquio più lungo e confidenziale alcuni ne parlano. Di regola però le parole sono sempre queste: tutto va a meraviglia! Sui cartelloni e negli spot pubblicitari vediamo mamme e neonati felici, mentre i papà stanno spesso un po' discosti. Questo crea una certa tensione se come genitore non si vede solo il lato bello di avere figli. Quando nasce un bambino non si sa a cosa si va incontro. Ed è forse giusto così. Occorre però capire rapidamente che ogni bambino è diverso e ha altre esigenze. Alcuni genitori su questo punto hanno bisogno di sostegno, in modo da non compiere errori che potrebbero evitare.
Quale ruolo spetta al coronavirus nel discorso sull'abuso infantile?
Per molti genitori grazie al coronavirus è diventato possibile lavorare da casa. Questo presenta di certo vantaggi per la famiglia nel suo insieme. Si è trascorso più tempo fra le mura di casa e molti papà hanno dimostrato più impegno. Alcune famiglie si sono trovate più a loro agio, perché il coinvolgimento di entrambi i genitori nell'educazione dei figli è stato maggiore. Nei casi dove già prima della pandemia vi erano forti conflitti, questi si sono inaspriti ancora di più. Se genitori e figli colpiti da stress psichico sono costretti a stare continuamente insieme, allora la situazione degenera. Tra i giovani, la depressione e i tentativi di suicidio sono aumentati in modo massiccio negli ultimi due anni.
Insieme ad altri esperti, lei si impegna nel gruppo d'interesse per la protezione del bambino. Cosa spera di raggiungere con questa iniziativa?
L'obiettivo di questa iniziativa è sensibilizzare in modo diverso alla protezione del bambino. In passato, ad attirare l'opinione pubblica sono stati soprattutto i casi estremamente gravi di abuso infantile, ossia se una madre uccideva i propri figli o un neonato perdeva la vita perché era stato scosso. Naturalmente è importante rivolgere l'attenzione anche a questi casi. E naturalmente si vorrebbe anche poter impedire questi casi estremamente gravi. Così facendo però si considera solo la punta dell'iceberg e non la maggioranza dei casi in cui è necessario tutelare il bambino. Il nostro obiettivo invece è mostrare che i bambini in generale sono molto impegnativi e richiedono molta attenzione e molta dedizione. Nel corso del loro sviluppo le loro esigenze cambiano. L'obiettivo della nostra campagna è intervenire con anticipo, prima che si arrivi a un maltrattamento.
Come si presenterà la campagna?
Non mostreremo immagini violente e sanguinose di bambini, perché molti genitori altrimenti penserebbero che una cosa del genere loro non la farebbero mai. Mostreremo invece bambini che urlano perché così tutti si sentono coinvolti. Molte persone che si trovano al limite delle loro forze non sanno ancora a chi si possono rivolgere. Noi vogliamo raggiungere le persone nella loro quotidianità e indicare loro quali sono le offerte di sostegno esistenti. Il messaggio che rivolgiamo ai genitori è: non siete da soli.
Campagna #refeel
Al sito re-feel.org i genitori trovano gli indirizzi delle istituzioni che offrono aiuto, come ad esempio i centri sociali o di consulenza per mamme e papà.
Foto/scena: Vera Hartmann / 13 Photo