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Non solo alcol, disoccupazione e droghe: i nativi d'America negli Usa, spesso in condizioni di povertà estrema all'interno delle loro riserve, muoiono anche di malasanità.
A denunciare una situazione "spaventosa", nelle cliniche dello stesso governo Usa per la cura dei nativi americani - parte dell'Indian Health Service (Il servizio sanitario per gli indiani stabilito in un trattato del 1787) - è stata una serie di testimonianze rese di fronte all'apposita Commissione del Senato.
Vicende talmente tragiche e sconcertanti che John Barrasso - senatore repubblicano del Wyoming e presidente del comitato - ha concluso l'audizione con queste parole: "Ciò che abbiamo scoperto è semplicemente orripilante e inaccettabile. Le informazioni e le testimonianze ricevute possono venire riassunte nel concetto di "malasanità" (malpractice).
Secondo Barrasso, i Centri per medicare e medicaid del ministero della sanità Usa, hanno confermato che "questi problemi continuano a sussistere e pongono un rischio immediato per la sicurezza dei pazienti. Ed hanno portato a decessi multipli".
A raccontare storie di morti che si sarebbero probabilmente potute evitare con cure tempestive e assistenza medica efficiente, sono stati dei Sioux del South Dakota, degli Winnebago del Nebraska e altri. Vicende in cui pazienti sono deceduti durante i viaggi in ambulanza verso ambulatori troppo lontani o sono stati lasciati agonizzare in corsie ospedaliere deserte, o sono morti perché non si trovavano macchinari salvavita.
SDA-ATS