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BERNA - La Conferenza dei vescovi svizzeri (CVS) ritiene che i simboli religiosi siano al loro posto negli spazi pubblici. Mettere in questione i crocifissi nelle scuole in Vallese o nel canton Lucerna è una forma di intolleranza, incompatibile con la libertà di credo e di coscienza, ha ribadito la CVS stilando un bilancio della sua assemblea ordinaria tenutasi a Visp (VS).
"I simboli religiosi non sono certamente essenziali per vivere la propria fede, ma vietarli negli spazi pubblici sarebbe discriminatorio", ha affermato in conferenza stampa oggi a Berna il presidente della CVS Norbert Brunner. Ciò vale sia per la croce o il crocifisso che per i simboli di altre religioni, come i minareti, ha aggiunto.
La tendenza che mira a confinare la fede nella sfera privata non è condivisa dalla popolazione, ha sentenziato Brunner. Tale logica spinge a "compromettere il fondamento cristiano della nostra società e del nostro modo di vivere assieme senza costrizioni", ritiene la CVS.
La CVS si è inoltre detta preoccupata per la decisione di Philip Morris (PMP) di non più versare l'imposta ecclesiastica a Neuchâtel. La Conferenza ha già contattato le chiese per discutere di un eventuale aiuto. La decisione dell'azienda, possibile data la non obbligatorietà del versamento dell'imposta nel cantone, è infatti valida sin da quest'anno e priva sia le chiese cattolica che evangeliche di circa 1,5 milioni di franchi all'anno.
La CVS ha pure ricordato che i cantoni di Zurigo e Lucerna hanno recentemente introdotto alcune clausole restrittive nei confronti delle chiese. Esse dovranno versare i fondi che ricevono dalle persone morali in opere al profitto dell'insieme della società e non usarli per esempio per pagare il salario di un prete.
Nel corso dell'assemblea ordinaria chiusasi ieri a Visp la CVS ha proceduto anche a diverse nomine. Fra le persone scelte figurano pure due ticinesi: l'avvocato e gran consigliere Luca Pagani entra a far parte della Commissione "Bioetica", mentre l'avvocato e municipale di Riva San Vitale Luisa Vassalli Zorzi di della del Consiglio delle donne.
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