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ZURIGO - Gli svizzeri sono sempre più populisti e questo è preoccupante: lo afferma il presidente del consiglio di amministrazione di Novartis Jörg Reinhardt, che punta il dito in particolare contro la democrazia diretta. Il gigante farmaceutico annuncia inoltre di voler ridurre le capacità, a causa di un calo dei ricavi sull'importante mercato statunitense.
«Ci preoccupa il crescente populismo nel mondo politico e nella popolazione, assieme a un certo irrigidimento delle posizioni», afferma Reinhardt in un'intervista pubblicata oggi dalla NZZ am Sonntag.
Questo è un fenomeno che non riguarda solo la Svizzera, argomenta il manager 62enne, «ma dalle nostre parti aumenta anche l'attivismo politico». Attivismo che a Reinhardt non piace: «a malapena si archivia una iniziativa popolare avversa al mondo economico che se ne presenta un'altra». «Questo non rende la piazza economica più attrattiva», si lamenta il dirigente, che nell'esercizio 2017 ha incassato compensi per 3,8 milioni di franchi, contro gli 11,3 milioni andati all'ormai ex CEO Joseph Jimenez.
Intanto il settore è confrontato con un problema di introiti. «In Svizzera e nell'intera Europa i prezzi dei medicinali che i produttori possono richiedere in media non aumentano più o aumentano solo di poco», fa presente Reinhardt. Negli Usa sono addirittura in calo - l'anno scorso dell'1-2% - a causa dei ribassi che le aziende farmaceutiche sono costrette a concedere.
Alla luce di questa evoluzione e in ossequio all'obiettivo di aumentare dal 32% al 35% il margine di profitto, Novartis intende razionalizzare le sue capacità a livello mondiale. «Nel settore produttivo nel corso degli anni si sono create sovraccapacità». Ma anche altri comparti dovrebbero diventare più semplici ed efficienti, tra cui i servizi centrali.
Reinhardt ha detto di non essere in grado di fornire cifre su singole località che saranno interessate dalla riduzione degli impieghi. «Ma abbiamo già comunicato che, parallelamente alla creazione di nuove produzioni, vi sarà un taglio nei settori standard». Questo interesserà diversi stabilimenti a livello globale «e avrà ripercussioni anche in Svizzera», conclude il presidente del Cda.