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Le motivazioni alla base della sentenza del Tribunale federale che ha stabilito che la Legge sulla dissimulazione del volto vada rivista dal Gran Consiglio ticinese.
La legge sulla dissimulazione del volto viola i nostri diritti di libertà (anzitutto politici) di cittadini svizzeri laici e non violenti. È questa la tesi che ha prevalso nella sentenza del Tribunale federale relativa al ricorso inoltrato da Filippo Contarini e Martino Colombo (vedi qui), di cui è stata data notizia oggi. Nella legge, spesso definita “divieto di burka”, il Tribunale federale ha individuato delle problematiche che in effetti poco hanno a che fare con il velo islamico. Gli stessi autori del ricorso sottolineano come la Legge sulla dissimulazione del volto (LDiss) e la modifica della Legge sull’ordine pubblico (LOrP), le due leggi ticinesi contestate dal ricorso, siano stata erroneamente definite dai media “leggi antiburka”. Il ricorso non ha infatti contestato la violazione della libertà relgiosa.
Ma allora quale libertà viola la Legge sulla dissimulazione del volto? Il Tribunale federale ha statuito la violazione del diritto di dire le proprie idee politiche e del diritto di fare pubblicità indossando un costume. La Legge sulla dissimulazione del volto prevede una serie di eccezzioni ai casi in cui la dissimulazione del volto è consentita, ad esempio per motivi sanitari o per usanze locali (come carnevali). La violazione secondo il Tf è proprio causata dalla lista di eccezioni della legge ticinese, che è “chiusa”, e non prevede altre eccezioni che non siano quelle previste negli articoli di legge. Per contro il TF riconosce che secondo il diritto svizzero liberale usare delle maschere per trasmettere messaggi politici può essere necessario “per esempio indossando delle maschere antigas nell'ambito di una manifestazione volta a sensibilizzare la popolazione sulla problematica dell'inquinamento atmosferico o sui rischi legati all'esercizio di una centrale nucleare” o “quando si tratta di dimostrazioni le cui finalità, il motivo e lo scopo possono essere raggiunti unicamente attraverso la dissimulazione del volto”. Delle eccezioni che nella legge ticinese non sono previste, da qui la violazione.
Discorso simile per quanto riguarda la libertà di fare pubblicità (per esempio distribuire volantini promozionali travestiti da topolino). Anche qui, eccezioni economiche non sono previste.
Ma la sentenza del Tribunale federale potenzialmente non riguarda solo la legge approvata nel 2015 dal Gran Consiglio ticinese. A livello federale è stata infatti lanciata l'iniziativa popolare federale “Sì al divieto di dissimulare il proprio viso”. Anche questa legge elenca delle eccezzioni, che possono essere "giustificate esclusivamente da motivi inerenti alla salute, alla sicurezza, alle condizioni climatiche e alle usanze locali". Anche qui niente eccezioni economiche o politiche. In sostanza la legge limita i nostri diritti di cittadini laici svizzeri non violenti, era la tesi dei ricorrenti, riconosciuta dal Tribunale federale.
Le legge ticinese sulla dissimulazione del volto è stata riviata pertanto al Gran Consiglio affinché venga modificata in base a quanto stabilito dal Tribunale federale.