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BIOGRAFIA, PENSIERI, FILOSOFIA DI
PETR ILJIC CIAJKOVSKIJ
ATTRAVERSO
LETTERE, RICORDI E TESTIMONIANZE

IL DIVENIRE DI UN'OPERA:
«LA DAMA DI PICCHE»
DICEMBRE 1880 - FEBBRAIO 1881
|All'epoca dell'idillio fiorentino, mentre Petr era così infinitamente felice in Viale dei Colli, l'idea di comporre un'opera nuova era balenata alla sua mente; un'opera che avesse per soggetto la storia della Pulzella d'Orléans. Si votò subito, anima e corpo, al progetto; studiò a fondo l'argomento, ricerca didiversi modelli ed osa alla fine affrontare la delicata impresa e si mise a cavare lui stesso un libretto dal dramma di Schiller.

In questi ultimi giorni, - scrive all'amica - son stato immerso nel lavoro fino al collo. Non mi accorgo neppure del passare del tempo e sono di umore eccellente. Domani sarà pronta una delle scene fondamentali.
Alcuni giorni più tardi, in una lettera a Modest, si legge:
In questi ultimi giorni fui divorato da un'ardente febbre di comporre. Lavoravo alla Fanciulla d'Orléans, non puoi immaginare con quanta difficoltà. Eppure non mi mancava l'ispirazione: al contrario, il suo impeto era troppo violento (spero non mi accuserai di superbia). Una specie di frenesia si era impossessata di me. Per tre giorni interi fui tormentato, torturato da una tal sovrabbondanza di idee che non bastavano ne il tempo né le forze per trascriverle. In un'ora volevo finire tutto, come talvolta accade nei sogni. Ho le unghie rosicchiate, lo stomaco che non funziona; per riuscire a trovare il sonno ho dovuto sorbire più alcool del solito. E ieri sera, mentre leggevo gli atti del processo di Giovanna d'Arco, regalatimi dalla signora Nadezda, ed ero immerso nei particolari del processo e del supplizio, (lungo tutta la strada che la conduceva alla morte, la fanciulla non cessò di urlare e supplicare che la decapitassero, ma che non la bruciassero) sono scoppiato in singhiozzi convulsi. Provai una grande pena per l'umanità intera e fui sopraffatto da una tristezza indescrivibile.
Da Firenze, Petr partì per Parigi, allo scopo di cercare in quelle biblioteche altri spunti utili al libretto della sua Jeanne d'Arc.
Ma ben presto si accorse che il dramma di Schiller, La Fanciulla d'Orléans, ottimamente tradotto in russo da Shukovski, poteva fornire una buona trama per la sua opera. Si trattava, ora, di forgiare i versi del libretto, basandosi appunto su quella traccia; ma l'operazione gli riuscì assai difficile.
Da Clarens, il 31 dicembre 1881, scrisse dunque all'amica:
Ho buttato giù oggi il primo coro del primo atto. La composizione di quest'opera mi riesce estremamente faticosa perché non possiedo un libretto già pronto e mai, prima d'ora, mi era capitato di occuparmi di una sceneggiatura. Lavoro al libretto attenendomi soprattutto a Shukovski.
Ed ecco, alcuni giorni dopo:
Sono estremamente contento della musica che vado componendo. Ma l'insolita attività letteraria, ossia il lavoro del libretto, accorcerà non poco la mia vita. Non si può dire come questo lavoro mi affatichi e quante penne io arrivi a spuntare prima che qualche riga sia stesa sulla carta. Spesso mi capita di balzar in piedi, al colmo della disperazione, poiché non riesco a trovare una rima o perché il metro del verso non torna. Se qualcuno avesse l'idea di pubblicare un dizionario delle rime, sarebbe un benefattore dell'umanità.
La grandiosa natura di Clarens stimola la foga creativa di Ciajkovskij.
Che giornate meravigliose abbiamo qui! - scrive a Modest. - È davvero straordinario! Oggi, dopo esser ritornato dalla mia passeggiata abituale, mi sedetti sui terrazzo. Davanti ai miei occhi si stendeva l'incantevole paesaggio, illuminato dai raggi del sole primaverile; provai allora, d'un tratto, un'indescrivibile sensazione di felicità, quale solo lo spettacolo della natura può dare. Quella felicità era sì intensa che rimasi là seduto, in quella estatica contemplazione, per due ore. Mi ha fatto molto bene. In quest'ultimo periodo sono stato immerso nel lavoro troppo intensamente per badare alle bellezze della natura. Ma oggi me la son goduta appieno. Sai che penso con grande dispiacere alla mia imminente partenza? Raramente mi son sentito così tranquillo, così sereno come qui adesso. Com'era dolce la certezza che nessuna irruzione dal di fuori avrebbe potuto disturbare il mio lavoro!
Poco dopo Petr era di nuovo a Parigi e di là scriveva all'amica:
Oggi ho lavorato con sorprendente facilità e riempita più carta che nei tre giorni passati. Se niente interviene a disturbarmi, l'opera sarà finita fra una settimana. L'ho scritta veramente in fretta. Tutto il segreto sta nel fatto che ho lavorato intensamente ogni giorno. A questo riguardo ho una volontà ferrea e se talora lo zelo vien meno, riesco tuttavia sempre a vincer la pigrizia e a lasciarmi assorbire dal lavoro.
In pochi mesi Petr portò a termine lo spartito per canto e pianoforte della Fanciulla d'Orleans; ma ora si trattava di completare la partitura orchestrale, lungo e faticoso lavoro; lavoro, tuttavia, di pura diligenza pel quale non è necessaria la così detta ispirazione.
II 22 gennaio Petr scrisse da Parigi a Modest:
Ieri fu una giornata molto importante per me: inaspettatamente, ho finito l'opera. Se ti è capitato di scrivere le ultime frasi di un romanzo, potrai comprendere il piacere che io provi a essermi tolto dalle spalle un così enorme macigno. Dover spremere musica dal proprio cervello ogni giorno, a una data ora e per tre mesi, è veramente faticosissimo. Ma adesso mi riposerò. Il lavoro di istrumentazione infatti è più che altro un lavoro di intelletto. Per gente come me, che lavora soltanto per conquistarsi quel tanto sospirato «diritto a far niente», il riposo è veramente una festa.
Ieri ed oggi mi sono pavoneggiato per le strade di Parigi con la stupenda consapevolezza di non aver da lavorare. Non avresti riconosciuto tuo fratello in cappotto nuovo, cilindro e guatnti elegantissimi.
Qualche settimana più tardi ritroviamo Petr a Kamenka, da dove scrive all'amica:
Sto già lavorando con ardore. Lo strumentare un'opera è un'occupazione piacevole quant'altre mai perché non richiede eccessivo sforzo. Essa potrebbe sembrare addirittura un divertimento, se non avessi sempre il vizio di lavorare in fretta e furia e se non fossi continuamente alla disperazione pensando che la mancanza di tempo mi impedisce di esplicare solo una delle mie molteplici capacità. Vorrei tanto finir tutto in un colpo solo; invece so che molti mesi di lavoro intensissimo sono necessari per metter sulla carta una così voluminosa partitura d'opera.
Ho finito oggi il primo atto, - scrive una settimana più tardi - e la partitura è diventata già molto grossa. Ma che piacere straordinario contemplarla quando sarà finita! Per il musicista essa non significa soltanto un assembramento di note e di pause, ma tutto un quadro nel quale s'intravedono i personaggi principali, le figure secondarie e infine lo sfondo. Per me ogni partitura orchestrale non è soltanto il presagio di future gioie per l'udito, ma anche un godimento immediato per l'occhio. Per questo curo quasi con pedanteria le belle copie delle mie partiture e non sopporto che esse abbiano cancellature, correzioni, macchie di sorta.
Petr si trova in pieno fervore produttivo. Dalle indimenticabili giornate fiorentine fino al soggiorno idilliaco a Simaki, per nove mesi ha lavorato alla Fanciulla d'Orléans.
Non è meraviglioso che io abbia cominciato e finito quest'opera essendo ospite della mia cara impareggiabile amica?
Per tutta la sua vita Petr lottò contro il problema del melodramma. Ne sono prova le sue undici opere che, per la maggior parte, son da considerarsi fallite. Egli sentì istintivamente come il campo suo proprio fosse quello della musica istrumentale o da camera; tuttavia, una specie di malia lo attirò sempre, e di nuovo, verso l'iridescente mondo del teatro. A questo proposito, scriveva alla signora von Meck:
Quando si scrive un'opera, non si deve mai perder di vista la scena, e bisogna aver coscienza che per il teatro accanto alle armonie e alle melodie ha soprattutto importanza l'azione. Il pubblico non si accontenta di ascoltare soltanto, vuole anche vedere. L'opera in musica, per quel che si riferisce allo stile della cornice scenica, dev'essere semplice, chiara, colorita. Nella mia opera Il Voivoda ho dato troppo peso alla rielaborazione della musica e ho trascurato invece le esigenze del palcoscenico. Le necessità del gioco mimico limitano considerevolmente le idee puramente musicali del compositore ed è per questo che la musica sinfonica e quella da camera stanno su un piano molto più elevato della musica d'opera. Quando abbozzo una Sinfonia o una Sonata sono completamente libero; non mi ostacolano limitazioni di nessuna specie.
In cambio, l'opera offre il vantaggio e la possibilità di rivolgersi alle masse. Già la circostanza che un'opera può venir rappresentata durante tutto un inverno, le dà una prevalenza sulla Sinfonia, capace di esser eseguita forse una sola volta in dieci anni.
Mi sembra che mi sia finalmente riuscito di scrivere La Fanciulla d'Orléans così come va scritta un'opera. Ma forse m'inganno.
Se fosse così, se si dovesse dimostrare che la Fanciulla non risponde alle esigenze dello stile operistico, avrebbero ragione allora coloro che affermano che io sono per natura esclusivamente un sinfonista e che, sulla scena, non ho nulla da dire. Se ciò dovesse accadere, rinuncerei, una volta per sempre, a scrivere altre opere.
Al principio di marzo Ciajkovskij arrivò a Pietroburgo dove alcune settimane prima, inaspettatamente, gli era morto il padre ottantenne, quel padre per cui nutriva profondissimo affetto. Si dedicò perciò tutto al fratello e alla matrigna amatissima. Ma gli impegni sociali, con suo grande dispiacere, si facevano sempre più numerosi e impellenti.
Il direttore dell'Opera Imperiale, Napravnik,
che ha grande simpatia per lui, vorrebbe metter in scena l'opera nuova. La decisione non spetta tuttavia a lui solo; bisogna convincere tutta una serie di personaggi altolocati. Così, non resta a Petr altro da fare che compiere un gran numero di visite ufficiali, affrontare pranzi e ricevimenti in quantità enorme. A poco a poco la sua fama si è andata diffondendo e la buona società va a gara nel contendersi l'ospite illustre. In frack, in cravatta bianca, passa di manifestazione in manifestazione per poi lasciarsi cadere stanco morto sul suo letto, a notte inoltrata.