Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/115531

<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di stendere un elenco degli incidenti nucleari avvenuti, o che avrebbero potuto avvenire, che per la loro gravità (indipendentemente dalla classificazione in una scala) o tipologia, alla luce delle esperienze maturate recentemente, potrebbero verificarsi sul territorio svizzero o nelle regioni limitrofe. Dovranno essere indicate anche le possibili conseguenze di questi incidenti e le contromisure previste.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Finora in Svizzera e nei Paesi confinanti si sono verificati tre incidenti in centrali nucleari. Poiché la scala internazionale degli eventi nucleari INES è stata introdotta solamente negli anni Novanta, i tre suddetti incidenti possono essere valutati solo a posteriori. Le stime attuali attribuiscono loro un livello INES compreso tra 4 e 5.</p><p>1. Il 21 gennaio 1969 nella centrale sperimentale svizzera di Lucens VD si verificò la fusione di diverse barre di combustibile, con conseguente dispersione di sostanze radioattive nella caverna. Quest'ultima poté essere isolata per tempo, dopodiché non si sprigionarono sostanze radioattive nell'ambiente circostante. Da allora il reattore della centrale non fu più messo in esercizio. Poiché la potenza della centrale sperimentale era inferiore di due ordini di grandezza rispetto a quella di un reattore di potenza e il suo esercizio era stato di breve durata, l'inventario di radionuclidi, e quindi il potenziale di dispersione teorico, erano più esigui.</p><p>2. Il 19 ottobre 1969, nel reattore A1 della centrale di Saint-Laurent, in Francia, si verificò la fusione parziale di alcuni elementi di combustibile. Saint-Laurent si trova a circa 350 chilometri dal confine con la Svizzera, nei pressi di Orléans sur Loire. Si trattava di un reattore di potenza refrigerato a gas e moderato a grafite. Le conseguenze dell'incidente si limitarono all'area della centrale. Dopo un anno il reattore fu messo nuovamente in esercizio e disattivato definitivamente nel 1990. L'inventario di radionuclidi, e quindi il potenziale di dispersione teorico, erano dello stesso ordine di grandezza di quello di altri reattori di potenza.</p><p>3. Sempre nella centrale di Saint-Laurent, il 13 marzo 1980 si verificò la fusione parziale di alcuni elementi di combustibile nel reattore A2. Come nel caso del reattore A1, le conseguenze si limitarono all'area della centrale. Dopo due anni e mezzo, il reattore è stato messo nuovamente in esercizio e disattivato definitivamente nel 1992.</p><p>L'incidente avvenuto il 25 luglio 2006 nel reattore ad acqua bollente della centrale nucleare svedese di Forsmark cominciò con lo scollegamento dell'impianto dalla rete ad alta tensione a 400 chilovolt esterna. A causa di una serie di errori si dovette ricorrere ai generatori diesel di emergenza necessari all'alimentazione delle sbarre di distribuzione. Tuttavia solo due generatori entrarono in funzione. Poiché i sistemi di raffreddamento di emergenza sono dotati di quattro condotti per l'evacuazione del calore residuo e che ogni condotto può convogliare il 50 per cento di questo calore, i due generatori funzionanti poterono garantire in ogni istante il raffreddamento del nocciolo. 22 minuti dopo l'inizio dell'incidente fu possibile alimentare le altre barre di distribuzione di emergenza a partire da 6 chilovolt, alimentate a loro volta dalla rete a 70 chilovolt esterna. Infine, il reattore fu portato allo stato di "arresto a freddo". Dopo l'adozione di diverse misure di miglioria e un'interruzione di diversi mesi, la centrale di Forsmark 1 fu messa nuovamente in esercizio.</p><p>In Giappone, un terremoto del 9° grado della scala Richter e il conseguente tsunami hanno colpito 14 reattori nucleari. Quattro di questi reattori, appartenenti alla centrale nucleare di Fukushima Daiichi, sono stati gravemente danneggiati. Stando alle autorità per la sicurezza nucleare giapponesi, gli altri reattori sono stati arrestati a freddo e messi in sicurezza a un livello soddisfacente.</p><p>Tutte le autorità preposte alla sicurezza dei Paesi attivi nel settore nucleare stanno esaminando i motivi che hanno condotto al fallimento di tutte le misure di protezione dei quattro reattori della centrale di Fukushima.</p><p>A seguito degli eventi in Giappone, il 18 marzo 2011 l'Ispettorato federale della sicurezza nucleare (IFSN) ha ordinato ai gestori delle centrali nucleari svizzere un'analisi immediata della sicurezza dei loro impianti in casi di terremoti e inondazioni. Inoltre i gestori sono stati invitati a rispondere ad alcune domande inerenti all'alimentazione delle piscine di stoccaggio del combustibile con liquido refrigerante e al raffreddamento delle stesse. Quale misura di sicurezza supplementare da attuare immediatamente, dal 1° giugno 2011 le centrali nucleari svizzere devono inoltre avere accesso a un deposito esterno per il materiale da impiegare in caso di incidenti gravi che sia a prova di terremoti e di inondazioni. Nel frattempo, i gestori hanno presentato i loro primi rapporti entro le scadenze richieste. In aprile l'IFSN ha esaminato la documentazione, individuato i punti da migliorare e richiesto alcune prove supplementari. Nell'ambito delle analisi sugli eventi in corso, possono essere ordinate altre misure. Il 4 maggio 2011 il Consiglio federale ha disposto l'istituzione di un gruppo di lavoro interdipartimentale incaricato di esaminare le misure di protezione d'emergenza in caso di eventi estremi in Svizzera. L'organo avrà il compito di verificare se e quali nuovi provvedimenti legislativi e organizzativi devono essere adottati. Il 25 marzo 2011 anche l'UE ha deciso di sottoporre tutte le sue 143 centrali nucleari a verifiche sulla sicurezza unitarie e volontarie (stress test). Oggetto di verifica sono, tra l'altro, i pericoli legati a terremoti e inondazioni e l'affidabilità dei sistemi di raffreddamento e di alimentazione elettrica degli impianti. L'IFSN ha tenuto conto in larga misura dei criteri proposti dalla WENRA (Western Europe Nuclear Regulators' Association) su mandato della Commissione europea relativi agli stress test volontari.</p><p>I requisiti concernenti la protezione d'emergenza interna delle centrali nucleari sono stabiliti nella direttiva B12 dell'IFSN e riguardano la preparazione e la prontezza operativa dell'organizzazione d'emergenza come pure l'elaborazione e l'individuazione dei criteri relativi all'allerta delle autorità e l'allarme alla popolazione. Sono disciplinati anche i seguenti requisiti:</p><p>- infrastruttura d'emergenza;</p><p>- strumentazione in caso di guasto;</p><p>- ausili tecnici in caso di decisioni sulla gestione di incidenti finalizzate ad arrestare processi di fusione del nocciolo, a mantenere l'integrità del sistema di contenimento e a minimizzare la dispersione di sostanze radioattive (Severe Accident Management Guidance SAMG);</p><p>- trasmissione all'IFSN dei parametri dell'impianto.</p><p>Nei dintorni delle centrali nucleari sono state istituite zone di protezione d'emergenza: la zona 1 comprende un'area con un raggio da tre a cinque chilometri, la zona 2 è attigua alla zona 1 e ha un raggio di circa venti chilometri. Il territorio svizzero restante è denominato zona 3.</p><p>Nelle zone 1 e 2 esiste una rete capillare e fissa di sirene per l'allarme alla popolazione. In queste zone sono inoltre distribuite alle famiglie e alle imprese quantità abbondanti di pastiglie allo iodio.</p><p>L'ordinanza sugli interventi NBCN, entrata in vigore il 1° gennaio 2011, prevede diverse misure di protezione che possono essere ordinate dallo Stato Maggiore federale NBCN o, in caso di alta emergenza, dalla Centrale nazionale d'allarme:</p><p>- permanenza in casa per bambini, ragazzi e gestanti;</p><p>- permanenza protetta in casa, in cantina o nel rifugio;</p><p>- evacuazione preventiva;</p><p>- assunzione di pastiglie allo iodio;</p><p>- divieto di raccolto e di pascolo preventivo.</p><p>L'ordinanza sulla protezione d'emergenza, anch'essa entrata in vigore all'inizio dell'anno, stabilisce i compiti di preparazione e di intervento che devono assumere i gestori delle centrali nucleari, l'IFSN, MeteoSvizzera, l'Ufficio federale della protezione della popolazione (UFPP), i cantoni, le regioni e i comuni. La catastrofe avvenuta in Giappone ha mostrato che l'evacuazione preventiva può svolgere un ruolo determinante. In Svizzera, la preparazione e lo svolgimento di quest'operazione spetta ai cantoni, che agiscono secondo le direttive dell'UFPP. In vista dell'elaborazione di queste direttive, circa due anni fa l'UFPP ha avviato un progetto di ricerca in collaborazione con il Politecnico federale di Zurigo. Il progetto riguarda la simulazione computerizzata dello svolgimento dell'evacuazione preventiva della zona 1 nonché della zona 1 e parti della zona 2 e del tempo necessario a compiere le operazioni. I risultati della simulazione servono agli organi direttivi incaricati dei cantoni e delle regioni quale strumento di pianificazione dell'evacuazione.</p><p>Una volta conosciuti i motivi che hanno causato il fallimento di tutti i sistemi di sicurezza dei quattro reattori in Giappone, si potrà rispondere alle domande dell'autore della presente interpellanza, che incarica il Consiglio federale di elencare gli incidenti nucleari e le relative conseguenze comparabili a quelli della centrale di Fukushima Daiichi, e che potrebbero verificarsi anche in Svizzera.</p>  Risposta del Consiglio federale.