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Secondo un team di ricercatori statunitensi lo stress sarebbe in grado di provocare cali di memoria e ridurre le capacità cognitive. Stando gli studi, anche decine di malattie autoimmuni e disturbi sono da ricondurre allo stress.
Secondo un team di ricercatori statunitensi lo stress sarebbe in grado di provocare cali di memoria e ridurre le capacità cognitive. Ecco alcuni consigli utili per la prevenzione.
Questa la teoria di un team di ricercatori statunitensi che ha condotto uno studio a cui hanno partecipato oltre 2000 persone. I soggetti sono stati esaminati per due volte a distanza di otto anni con riferimento alle capacità cognitive e di memoria. Nella prima fase dello studio è stato anche rilevato il livello di cortisolo, l’ormone dello stress, nella saliva.
Nel corso degli otto anni la memoria e le capacità cognitive si sono ridotte in maniera più accentuata in chi inizialmente aveva un elevato livello di cortisolo rispetto ai soggetti con valori nella norma.
Anche la massa cerebrale, misurata in MRI, è risultata ridotta dello 0,2 percento nelle persone con elevati livelli di ormone dello stress. Questo risultato ha riguardato però solo le donne che hanno partecipato allo studio.
Lo studio presenta alcuni punti deboli: l’ormone dello stress è stato misurato in solo momento e non è stato considerato il consumo di alcol, un fattore che nuoce al nostro cervello. Ciononostante, gli autori dello studio consigliano alle persone di mezza età di ridurre i livelli di stress.
Nelle persone con elevati livelli di cortisolo, la perdita di memoria e la riduzione del volume cerebrale sarebbero state rilevabili già prima del manifestarsi dei sintomi, afferma l’autore dello studio Justin Echouffo-Tcheugui dell’Harvard Medical School di Boston. «Per questo motivo è importante trovare il modo di ridurre lo stress, ad esempio dormendo a sufficienza, facendo attività fisica moderata e integrando delle tecniche di rilassamento nella vita quotidiana.
Fonte: «Neurology» (2018)
Sclerosi multipla, psoriasi, celiachia: sono decine le malattie autoimmuni correlate allo stress.
In una malattia autoimmune, il sistema immunitario attacca determinati tessuti del corpo, ad esempio l’intestino, la tiroide, i vasi sanguigni, le articolazioni o i nervi. Alcuni ricercatori islandesi hanno dimostrato la correlazione tra questo tipo di malattie e il «sovraccarico» da stress, prendendo in esame i loro vicini svedesi.
È stato constatato che in Svezia in media 6 persone su 1000 ogni anno hanno sviluppato una malattia autoimmune. 9 su 1000 persone in precedenza sono state esposte a livelli di stress tali da innescare una patologia.
Gli scienziati sono giunti a queste conclusioni dopo aver esaminato le patologie di oltre 7,5 milioni di svedesi nell’arco di circa 30 anni. In 18 su 41 malattie autoimmuni - ad esempio a carico della tiroide oppure nel diabete di tipo 1 - è stata osservata una correlazione statisticamente significativa con precedenti situazioni di stress.
Nei soggetti che avevano manifestato disturbi da stress entro i 33 anni la probabilità di successiva insorgenza di una malattia autoimmune era maggiore rispetto a persone di età superiore. Anche le malattie psichiche sono ricollegabili a un aumento del rischio.
In Svezia, a ogni persona è assegnato un numero identificativo che viene registrato, tra le altre cose, anche per le degenze in ospedale e le ricette mediche. In base a questo numero è stato possibile rilevare quando una persona aveva ricevuto una diagnosi di «reazione da stress acuta» oppure di «disturbo da stress post-traumatico» e quando era identificata per la prima volta una malattia autoimmune.
Fonte: «JAMA» (2018)
Nel corso degli studi di natura clinica, spesso si richiede ai partecipanti di tenere una sorta di «diario della malattia». Alcuni ricercatori statunitensi hanno osservato più da vicino quanto registrato per iscritto da 274 pazienti in età avanzata affetti da artrosi al ginocchio o diabete. Anche gli appunti dei partner di questi soggetti sono stati oggetto dell’analisi degli studiosi.
Nelle giornate in cui si sono verificati attriti nella relazione, i pazienti hanno accusato anche più fastidi fisici. I litigi hanno comportato un peggioramento dell’umore in entrambi i gruppi di pazienti; questo probabilmente ha fatto sì che i malati avvertissero, per esempio, dolori più forti alle ginocchia. La correlazione tra i disturbi fisici e le discussioni all’interno della coppia è stata constatata in entrambi i gruppi di pazienti.
Ma non è tutto: se le ginocchia dei pazienti affetti da artrosi erano più doloranti, il giorno dopo si verificavano ulteriori frizioni all’interno delle coppie. «Questo suggerisce la presenza di un circolo vizioso», afferma Lynn Martire del Penn State Center che si adopera per un invecchiamento sano. L’aumento di tensioni può provocare maggiori dolori fisici, che a loro volta generano più attriti di coppia. Tuttavia, questo circolo vizioso sembra non avere riguardato i 129 partecipanti affetti da diabete.
Fonte: «Annals of Behavioral Medicine» (2018)