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Regole chiare, ma c’è spazio anche per la tattica
Nella sua prima sessione, il neo-eletto parlamento elegge il governo. Date le dimissioni di un ministro e gli attacchi alla formula magica, questa volta le sorprese non sono escluse.
Lo scrutinio sarà influenzato da mosse tattiche: con le mozioni d’ordine, i parlamentari possono intervenire nel procedere.
Una nazione multiculturale come la Svizzera, con un sistema politico basato sulla democrazia diretta, ha bisogno di una forma di governo speciale. Si tratta di un organo collegiale di sette consiglieri federali eletti dalle due camere del parlamento riunite, l’«Assemblea federale».
I 200 deputati, a cui si aggiungono i 46 senatori, eleggono i sette ministri secondo un ingegnoso sistema di suddivisione del potere. E, una volta in carica, i consiglieri federali non possono venir destituiti per tutta la legislatura.
Le regole dello scrutinio sono chiare. Il voto è segreto e i parlamentari non sono obbligati a rispettare la parola d’ordine della propria frazione. Di conseguenza, i risultati sono spesso sorprendenti, anche perché molte situazioni non sono completamente regolate dalla legge.
Regole di procedura: anzianità di servizio ed elezioni suppletorie
L’elezione dei consiglieri federali avviene singolarmente, per ordine di anzianità di servizio. In questo modo, i ministri che siedono da più tempo nel Consiglio federale hanno maggiori chance di essere rieletti. Mentre gli ultimi arrivati devono generalmente accontentarsi di risultati risicati, indipendentemente dalla loro reputazione.
Dopo la rielezione dei singoli consiglieri, si svolgono le elezioni suppletorie, per scegliere i successori dei dimissionari. Secondo la legge, nei primi due turni di scrutinio può essere eletta qualsiasi persona con il diritto di eleggibilità. A partire dal terzo turno, non sono più ammesse nuove candidature.
Dopo il secondo scrutinio, sono eliminati coloro che raccolgono meno di 10 voti, e a partire dal terzo, quelli con il più basso numero di consensi. Per essere eletti è necessario raccogliere la maggioranza assoluta (la metà dei voti più uno).
Quel che la legge non prevede
La legge non regola ogni situazione. Se un consigliere federale si dimette poco prima dell’elezione, non è prevista alcuna procedura, né nella cosiddetta Legge sul parlamento né nel vecchio regolamento del 1976. In un caso simile, si dovrebbe forse rimandare il voto alla prossima sessione, per permettere ai partiti di tenere delle consultazioni?
Non è nemmeno chiaro se si possa interrompere una seduta. Ed è pure già successo che un eletto non accetti l’elezione.
Nei casi non contemplati dalla legge, si fa quindi ricorso alle cosiddette mozioni d’ordine, ovvero si adottano delle regole ad hoc. In questo modo, la maggioranza parlamentare può cambiare l’andamento dei dibattimenti.
Negli anni ’90 furono proposte delle riforme alla legge elettorale, ma senza grande successo. Evidentemente numerosi parlamentari apprezzano il margine di manovra, che l’attuale quadro legale permette loro.
In teoria basterebbero due parlamentari presenti in sala
Questo margine di manovra è anche dovuto al fatto che i partiti non possono imporre le loro scelte nelle rispettive frazioni parlamentari, dato che il voto è segreto.
E per l’elezione del Consiglio federale non è nemmeno definito un quorum. Come è stato confermato a swissinfo dai Servizi del parlamento, nel caso estremo basterebbero due parlamentari per eleggere un ministro. Infatti, secondo il principio della maggioranza, basta un voto in più della metà dei bollettini validi.
Ora, se l’Unione democratica di centro (UDC) vuole cambiare l’attuale formula magica e ottenere un secondo seggio in Consiglio federale, basta per esempio che la sua frazione parlamentare presenti una mozione per eleggere Christoph Blocher al posto di Ruth Metzler o Joseph Deiss, oppure quale successore di Kaspar Villiger. In tal modo, si arriverebbe a contrattazioni dirette.
Si inizia nel 2004
A elezione avvenuta, l’eletto (che non pù essere presente nella sala durante gli scrutinii) deve comunicare la sua disponibilità ad assumere l’incarico. Segue poi il giuramento dei nuovi ministri e dei rieletti.
Il lavoro del governo nella sua nuova composizione, inizia il 1° gennaio del 2004.
swissinfo
Dal 1959, il governo svizzero è composto di 2 ministri socialisti (PS), 2 liberali-radicali (PLR), 2 popolari-democratici (PPD) e 1 UDC, secondo quella che viene definita la formula magica.
Dopo l’avanzata dell’Unione democratica di centro (UDC) nelle recenti elezioni federali, il partito della destra dura rimette però in causa l’attuale formula magica, rivendicando un secondo seggio in governo, a scapito del PPD. Questo non intende però perdere uno dei suoi due seggi, e propone che sia il PLR a cedere all’UDC il posto lasciato libero dal consigliere dimissionario Villiger.
D’altro canto, l’UDC presenta la candidatura del suo consigliere nazionale zurighese Christoph Blocher e minaccia, se questi non verrà eletto, di ritirarsi all’opposizione.
Il 10 dicembre, spetterà all’Assemblea federale, riunita per eleggere il Consiglio federale, risolvere la complicata situazione. I parlamentari voteranno dapprima per riconfermare in carica i consiglieri federali attuali, nell’ordine Moritz Leuenberger (PS), Pascal Couchepin (PLR), Ruth Metzler (PPD), Joseph Deiss (PPD), Samuel Schmid (UDC) e Micheline Calmy-Rey (PS). Poi l’assemblea procederà all’elezione del successore del dimissionario Kaspar Villiger (PLR).
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