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Gli oppositori al cosiddetto principio del "Cassis di Dijon" ci riprovano. Dopo aver fallito il referendum nel 2009, hanno lanciato oggi un'iniziativa popolare per un'economia rispettosa dell'ambiente e del tessuto socioeconomico locale. Avranno tempo fino al primo maggio 2013 per raccogliere le 100'000 firme necessarie, come indica il "Foglio federale" di oggi.
L'iniziativa intitolata "Per un'economia utile a tutti" chiede in particolare che la Confederazione emani prescrizioni contro la concorrenza sleale e il dumping salariale e a favore della produzione indigena. Esige inoltre che i prodotti importati siano conformi a norme equivalenti a quelle svizzere.
I fautori dell'iniziativa auspicano pure che Berna "prenda provvedimenti per impedire abusi nella formazione dei prezzi da parte di imprese e organizzazioni di diritto pubblico e privato che hanno una posizione dominante sul mercato". Altra richiesta: sostenere le aziende agricole elvetiche.
Il viticoltore ginevrino Willy Cretegny, che due anni fa era stato l'artefice della raccolta di firme contro l'introduzione in Svizzera del "Cassis di Dijon", figura nel comitato di iniziativa. Allora il referendum, poi fallito, era stato appoggiato dai Verdi e dall'UDC, nonché dal sindacato romando Uniterre.
La Svizzera applica il principio del Cassis de Dijon dal primo di luglio 2010. Esso permette il commercio nella Confederazione di un prodotto autorizzato dall'Unione europea o dallo Spazio economico europeo.
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