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È una situazione senza precedenti in Messico: molti cimiteri sono chiusi a causa della pandemia e quindi la popolazione non potrà recarsi all'appuntamento annuale con i suoi morti. Con la sua scia di oltre un milione di decessi e più di 45 milioni di persone infettate in tutto il mondo, il coronavirus ha sconvolto tutto, compresi i riti che uniscono i vivi e i morti nel paese latinoamericano, in Svizzera e altrove.Questo contenuto è stato pubblicato il 01 novembre 2020 - 15:00
Il 1° e il 2 novembre, i cimiteri messicani sono l'epicentro di un'antica festa che è patrimonio immateriale dell'umanità: il Giorno dei morti. I parenti visitano le tombe dei loro cari, le decorano e vi depositano il cibo che condividono con i loro defunti.
È un evento principale nell'agenda culturale del Messico che la diaspora si è portata in Svizzera, dove ogni anno viene celebrata con varie attività. È una data in cui, secondo la tradizione, i vivi e i morti s'incontrano di nuovo. In alcune città del Paese latinoamericano, gli abitanti illuminano il percorso dal camposanto alla casa con delle candele, in modo che chi se n'è andato nell'aldilà ritrovi il cammino verso la sua ex dimora.
Celebrazioni via Internet
Tuttavia, in questo 2020, anno in cui il coronavirus è costato la vita a oltre 90'000 persone in Messico e ne ha contagiate più di 900'000, le autorità vietano le riunioni di massa. Così, hanno annullato la grande "offerta dei morti" in Plaza de la Constitución, nel cuore di Città del Messico, e in varie parti del Paese i cimiteri saranno chiusi.
Molte attività tradizionali saranno trasmesse via Internet. Lo stesso si farà per buona parte delle celebrazioni che si svolgeranno in Svizzera.
La pandemia di Covid-19 peraltro non ha solo sconvolto le tradizioni culturali legate ai defunti, ma ha anche gli stessi riti funebri.
Sepolture a catena
I media hanno riportato le drammatiche condizioni in cui si sono verificate le sepolture dei morti da coronavirus, in particolare nei momenti più acuti della pandemia.
Sepolture "a catena" e in fosse comuni in Brasile e New York, per esempio. Lunghe file di attesa per recuperare le ceneri dei propri cari in Cina. Divieto di "lavaggi mortuari" stabiliti dal credo musulmano e divieto della Shiva, che in Israele riunisce le persone in lutto per sette giorni. Qua e là sacchetti di plastica come sudari. Impossibilità di vegliare i morti, di incontrarsi per pregare per le loro anime o piangerli.
Il coronavirus ha sconvolto tutto, anche la possibilità di congedarsi dai propri defunti seguendo i riti tradizionali.
Tristezza e solitudine
"In 33 anni di attività non ho mai vissuto una situazione così triste. È l'aspetto peggiore di tutto questo contesto. Mi fa venire la pelle d'oca", aveva detto a swissinfo.ch Eros Bruschi, settantenne titolare dell'omonima società di onoranze funebri a Bellinzona, nel cantone Ticino. Era il mese di aprile e si riferiva al modo in cui si svolgevano le esequie in quello che allora era il cantone svizzero più duramente colpito dalla pandemia di Covid-19.
Un pugno di parenti stretti che, a causa delle misure sanitarie di lotta contro la pandemia, non hanno più potuto vedere la persona amata dopo il ricovero in ospedale, né da viva né da morta, e che si ritrovavano di fronte a una bara sigillata e disinfettata, dalla quale dovevano tenere le debite distanze, così come le dovevano tenere tra loro.
Durante la breve cerimonia, alla quale potevano partecipare al massimo cinque persone, restavano immobili, chiusi in una muta sofferenza. Poi, al termine di quel fugace momento di raccoglimento, se ne andavano, ognuno nella propria direzione, senza potersi abbracciare, senza nemmeno potersi scambiare una stretta di mano, raccontava Eros Bruschi.
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