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BERNA - L'UE sembra aver capito che la Svizzera prossimamente non vuole concludere nessun accordo quadro. Perciò, poco prima della fine dell'anno, si sono esacerbati i toni nei confronti di Berna. Complice di questa escalation è il Consiglio federale, che ha trascurato di parlare chiaramente al popolo svizzero e di precisare che non ci può essere nessuna intesa istituzionale senza includere la Corte di Giustizia dell'Unione europea (CGUE).
Dopo l'approvazione dell'iniziativa contro l'immigrazione di massa nel 2014, la relazione Svizzera-UE è stata continuamente perturbata - praticamente tutti i dossier sono stati bloccati.
Nella primavera del 2017, con la visita a Bruxelles della presidente della Confederazione Doris Leuthard, il rapporto con l'Unione europea ha iniziato a normalizzarsi. «Tutto quello che è bloccato da ora viene negoziato», ha detto allora il presidente della Commissione UE Jean-Claude Juncker.
Entrambe le parti hanno rafforzato il volere di concludere un accordo quadro istituzionale. Infatti, poiché l'UE vuole un mercato interno ben funzionante con regole unitarie, garantisce agli Stati terzi l'accesso futuro ad esso solo se esiste un accordo di questo tipo.
Nei confronti della Svizzera, l'UE ha recuperato una "dimenticanza" dal passato. Allora, alla fine degli anni novanta, quando è stato negoziato il pacchetto dei bilaterali I, Bruxelles ha garantito alla Confederazione l'accesso al mercato interno senza condizioni.
L'UE lo ha fatto con la premessa che la Svizzera fosse entrata a far parte dell'Unione. Tuttavia gli accordi bilaterali erano così vantaggiosi, che l'accesso nell'UE non è stato necessario. L'Unione vuole ora correggere il tiro.
Contrasti su accordo quadro - In Svizzera attualmente non vi è un vero volere politico di stipulare prossimamente un accordo quadro con l'UE. Berna ha rimandato le discussioni diverse volte. In occasione della visita di Juncker lo scorso 23 novembre a Berna, il presidente della Commissione UE aveva detto che le parti erano d'accordo di raggiungere un'intesa in questo senso «entro la prossima primavera». Poco dopo è però arrivata la smentita dalla capitale federale.
Juncker ha nominato la primavera come se fosse stato così concordato, ha detto un alto funzionario dell'Unione europea a Bruxelles. Dalle cerchie svizzere risulta invece che questo termine non sia mai stato discusso.
Ciò deve aver fatto arrabbiare l'UE, come emerge chiaramente dalle affermazioni del funzionario dell'Unione. Quest'ultimo ha rimandato esplicitamente al portavoce del Consiglio federale André Simonazzi. Probabilmente il funzionario dell'UE aveva in mente un articolo del "Blick", in cui Simonazzi aveva dichiarato: «La scadenza di primavera è stata fissata dal signor Juncker».
Anche il legame fatto da diversi politici del miliardo di coesione con altri dossier, come quello dell'equivalenza della Borsa, deve aver fatto poco piacere all'UE. Bruxelles ha detto chiaramente dall'inizio che il miliardo di coesione è la contropartita della Svizzera per il suo accesso al mercato interno dell'Unione. Anche gli Stati dello spazio economico europeo pagano un contributo. Solo i politici svizzeri hanno sempre sostenuto che l'apporto sia completamente volontario.
Richiesta comunicazione onesta - L'UE ha di conseguenza aumentato la pressione sulla Svizzera: un primo segnale è stata la cosiddetta lista grigia dei paradisi fiscali pubblicata a inizio dicembre, su cui si trova la Confederazione, contro ogni aspettativa.
A margine del vertice dell'UE di metà dicembre si è parlato della Svizzera, ha detto il funzionario dell'Unione. Conseguentemente, gli Stati membri hanno rivisto la decisione, già presa, di riconoscere l'equivalenza della Borsa svizzera con quelle europee. La Commissione dell'UE ha limitato tale riconoscimento a un anno, legandolo a progressi nell'accordo quadro.
Questo ha portato a una nuova escalation, dopo che la relazione Svizzera-UE si era già quasi normalizzata. Bruxelles ha inasprito i toni con Berna, dopo che è giunta alla conclusione che la Confederazione non prendeva davvero sul serio l'accordo istituzionale.
Mostrare vantaggi e svantaggi - Solo una cosa può aiutare: il Consiglio federale deve conquistare la fiducia. Deve comunicare onestamente e ad entrambe le parti: con l'UE deve dire chiaramente se vuole ancora un accordo quadro e se sì entro quando questo deve essere stipulato; con il popolo svizzero deve riconoscere che tale intesa non avverrà senza la Corte di giustizia dell'Unione europea (CGUE) e deve mostrare in modo chiaro i rispettivi vantaggi e svantaggi. Uno svantaggio sarebbe il riconoscimento della CGUE, un vantaggio sarebbe invece che la Svizzera potrebbe concludere nuovi accordi di mercato con l'UE.
Oltre a ciò, ci si può difendere contro la discriminazione esistente attraverso la CGUE. Uno studio dell'Università di San Gallo è arrivato alla conclusione che dal 2008 la Corte europea ha emesso circa 200 decisioni di Stati UE o della Commissione UE che hanno danneggiato gli interessi commerciali della Svizzera. Nel caso ci fosse un accordo quadro istituzionale, la Confederazione potrebbe procedere contro tali decisioni.
Il Consiglio federale deve perciò finalmente parlare in modo chiaro. Solo così può riguadagnare la sua credibilità, agli occhi della popolazione e dell'UE.