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Gli ultimi dati dell'Ufficio Censimento federale parlano chiaro: 49,6 per cento dei nuovi nati sono bianchi, contro il 50,4 per cento di tutti gli altri, ovvero circa 2,02 milioni di bimbi. Nel 1990, erano ancora al 37 per cento. Si tratta quindi di un sorpasso che era atteso da tempo, frutto di una evoluzione che, se proseguirà in questi termini, prevede l'Ufficio Censimento, porterà i bianchi non latini ad essere nel 2042 una minoranza.
Oggi sono il 63,4 per cento della popolazione totale, ma sono già in minoranza nel District of Columbia e in quattro stati: California, Hawaii, Nuovo Messico e Texas, nonchè in ben 348 contee. Si tratta di dati che gli esperti motivano con vari aspetti, tra cui l'invecchiamento della popolazione bianca, la cui età media è di 42 anni. Tra gli ispanici, che fanno registrare il più alto numero di nascite, è invece di 28 anni, mentre è sui 30 tra gli asiatici e i neri.
"Ci troviamo in un momento di spartiacque che mostra quanto stiamo diventando multiculturali", ha commentato un sociologo della Johns Hopkins University, Andrew Cherlin, secondo cui "la popolazione sta letteralmente cambiando davanti a noi, con i più giovani che prendono il posto dei più anziani: i bambini sono l'avanguardia del cambiamento in arrivo".
Un cambiamento che porta notevoli implicazioni di carattere economico e politico, basti pensare che ogni mese 50 mila latini compiono 18 anni e diventano così elettori a tutti gli effetti. Ma oltre all'età, il fenomeno, sottolineano gli esperti, è anche il frutto di un'ondata di immigrazione iniziata oltre trent'anni fa; che William Frey, un demografo del Bookings Institution, considera come un fenomeno provvidenziale.
ATS