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La nuova legge sulla promozione dello sport e dell'attività fisica ha introdotto la base legale per la trasmissione di dati all'Agenzia mondiale antidoping. Trattandosi di una trasmissione all'estero, tuttavia, occorre garantire un livello di protezione sufficiente mediante la conclusione di accordi.
La nuova legge federale sulla promozione dello sport e dell'attività fisica (LPSpo) disciplina, nel titolo «Misure antidoping», la rilevazione, il trattamento e lo scambio di dati personali nel quadro della lotta contro il doping. Diverse federazioni sportive ci hanno contattato per sapere se la nuova base legale consenta di trasmettere i dati sullo stato di salute degli sportivi al server dell'Agenzia mondiale antidoping (AMA) ubicato a Montreal, in Canada, senza particolari formalità. Abbiamo analizzato la situazione e preso posizione.
In base al diritto anteriore, due erano i problemi che poneva la trasmissione dei dati di sportivi al server canadese dell'AMA. Innanzitutto, non esisteva una base legale che disciplinasse la rilevazione, il trattamento e lo scambio di dati personali ai fini della lotta contro il doping; ci si basava pertanto sul consenso degli interessati. Poiché si trattava di consensi che non possono dirsi «espressi liberamente» ai sensi della legge sulla protezione dei dati, la loro validità giuridica era quanto mai dubbia (cfr. il nostro 15° Rapporto d'attività 2007/2008, n. 1.5.4, nonché il 17° Rapporto 2009/2010, n. 1.2.7, nelle versioni tedesca e francese). Il secondo problema consiste nel fatto che l'AMA non sottostà alla legislazione canadese sulla protezione dei dati e neppure a quella della provincia del Quebec, in quanto persegue scopi di natura ideale e non economica. Per la trasmissione di dati all'Agenzia non sussiste dunque un livello di protezione dei dati sufficiente ed è pertanto ammessa ai sensi dell'articolo 6 LPD soltanto se la protezione è garantita in altro modo, ad esempio, mediante garanzie contrattuali (cfr. 15° rapporto d'attività 2007/2008, n. 1.5.3).
La nuova LPSpo ha fornito la soluzione al primo problema. Essa disciplina infatti la rilevazione e il trattamento dei dati personali ai fini della lotta contro il doping come pure lo scambio di tali dati con organi antidoping nazionali o internazionali, rendendo così superfluo il consenso degli sportivi interessati (cfr. n. 1.2.4 del presente rapporto d'attività, nelle versioni tedesca e francese). Ciò facilita il lavoro degli organi antidoping e fa chiarezza sui diritti e doveri degli sportivi nel caso di controlli antidoping.
Resta invece rigorosa l'esigenza di garantire che, in caso di trasmissione di dati all'estero, lo Stato ricevente assicuri un livello di protezione adeguato. L'articolo 25 capoverso 4 LPSpo sancisce infatti esplicitamente che la comunicazione dei dati va rifiutata se l'organo ricevente non può garantire una protezione adeguata di tali dati. Questa disposizione ribadisce la regola generale della legge sulla protezione dei dati e chiarisce che, anche se legittima, la lotta contro il doping non può privare l'individuo della protezione della sua personalità.
Alle federazioni sportive che ci hanno contattato abbiamo comunicato che anche sotto la nuova legge è necessario stipulare accordi con l'AMA o, se già esistono, rinnovarli a garanzia di un livello adeguato di protezione dei dati.