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BERLINO - Il governo di Teheran vede con ottimismo la possibilità di raggiungere un accordo con l'Occidente sul controverso problema dell'arricchimento all'estero dell'uranio, ma insiste che dovrebbe essere l'Iran a stabilire - in base alle proprie necessità - quanto inviarne a Russia e Francia, cioè i paesi propositi dall'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea).
Al termine della prima giornata della Conferenza internazionale sulla sicurezza, in corso a Monaco di Baviera, il ministro degli esteri iraniano, Manoucher Mottaki, ha preso la parola la scorsa notte ed ha illustrato la posizione del suo Paese sulla questione del nucleare.
"Personalmente, ritengo che si siano create le basi per procedere a uno scambio in un futuro non troppo lontano", ha detto Mottaki nel corso di una tavola rotonda con il ministro degli Esteri svedese, Carl Bildt. Tuttavia, il ministro ha ribadito la volontà dell'Iran di fissare - in base alle proprie necessità - le quantità di uranio che verrebbero esportate per essere arricchite".
Secondo la proposta originaria dello scorso ottobre venuta da Aiea e Gruppo 5+1 (Usa, Russia, Cina, Francia, Gran Bretagna e Germania), Teheran dovrebbe consegnare 1.200 dei 1.500 kg di uranio arricchito al 3,5 per cento di cui dispone, per poi vedersi restituire lo stesso stock arricchito al 20%, da utilizzare per un impianto dove si producono isotopi per la cura dei tumori.
SDA-ATS