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Il 50% dei lavoratori svizzeri è aperto a nuove esperienze professionali o è già attivamente alla ricerca di un nuovo impiego: è quanto emerge da un sondaggio pubblicato oggi dalla società di consulenza Randstad.
Stando al rilevamento demoscopico – condotto a livello internazionale – la pandemia ha spinto il 67% dei dipendenti mondiali e il 52% di quelli svizzeri a ripensare all’equilibrio fra vita privata e professionale.
Secondo Randstad il sondaggio mostra che le aspettative degli individui riguardo ai loro obiettivi personali e lavorativi sono cambiate in modo permanente. Le persone sono molto più consapevoli dei loro desideri e bisogni e anche disposte a fare cambiamenti per bilanciare i diversi aspetti della loro vita.
“Cosa significa questo per i datori di lavoro? Una delle cose più importanti che i datori di lavoro possono fare per assicurare la fedeltà dei loro dipendenti è mostrare empatia”, si legge in un comunicato. “Questo non è un compito facile, ma la nostra indagine di un anno fa ha mostrato che la maggior parte delle aziende sono sufficientemente competenti in questo. Un anno più tardi però le aspettative dei dipendenti sono cambiate. La maggioranza ritiene di non essere adeguatamente ricompensata per le sue capacità”.
Stando a Randstad offrire stipendi e benefici accessori competitivi è uno dei requisiti minimi nella lotta per accaparrarsi i migliori talenti. Ma al di là di questo le imprese dovrebbero continuare a sforzarsi di offrire un valore aggiunto ai loro dipendenti, sotto forma di orari di lavoro flessibili, telelavoro, opportunità di sviluppo professionale e altro ancora.