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Il termine almanacco è probabilmente di origine siriaca (il suo significato è "l'anno prossimo") ed è giunto nelle lingue europee attraverso la mediazione di fonti arabe bassomedievali. Caratteristica degli almanacchi è l'associazione del calendario ecclesiale festivo (Anno liturgico) a indicazioni astronomiche e a previsioni o consigli astrologici (Astrologia). Accanto agli almanacchi manoscritti, i primi calendari a stampa fecero la loro comparsa in Svizzera già nel XV sec.: a Zurigo venne stampato un foglio volante per il 1482 e a Ginevra nel 1497 apparve il Compost et Calendrier des Bergiers. A partire dal XVI sec. furono i calendari annuali a conoscere una maggiore diffusione e sviluppo, mentre i cosiddetti "calendari perpetui", spesso stampati su fogli volanti di grande formato, passarono in secondo piano.
Gli almanacchi erano una delle letture popolari più importanti: spesso smerciati da venditori ambulanti, erano diffusi in tutte le zone del Paese e presso tutti gli strati sociali. Oltre alle informazioni abituali sul calendario, le feste e le ricorrenze, i luoghi e le date di mercati locali o regionali, gli almanacchi contenevano indicazioni astrologiche per le attività legate all'agricoltura e informazioni di natura sanitaria (tavole dei salassi). La sezione dell'almanacco dedicata al calendario era completata e arricchita da testi edificanti, letture amene e cronache di eventi spettacolari (battaglie, decessi, delitti) ed era illustrata da semplici silografie.
Uno degli almanacchi più noti, l'Hinkender Bote, pubblicato dal 1677 in ted. e dal 1707 anche in franc. con il titolo Messager boiteux, fino a tempi recentissimi è stato anche il modello tipico del calendario popolare. La scuola di Minerva, stampato a Lugano nel 1746, è stato il primo almanacco ticinese; il più antico calendario rom. conosciuto, Nova Pratica, è uscito a Disentis nel 1771. A questi cosiddetti "calendari contadini" si affiancarono a partire dal XVI sec. i primi esempi di almanacchi sui quali era possibile scrivere, sorta di modello delle future agende. Un ruolo importante ebbero pure i Regimentskalender, che dal XVII sec. riportarono elenchi di cariche politiche, militari ed ecclesiastiche, e che anticiparono i successivi calendari statali.
La diffusione degli almanacchi conobbe nel XIX sec. un'enorme crescita: l'affinamento delle tecniche di stampa e di riproduzione permise di fornire a un pubblico molto vasto e a un prezzo interessante notizie da tutto il mondo e testi di intrattenimento e svago. La libertà di stampa favorì lo sviluppo di almanacchi con una connotazione politica e confessionale esplicita, che divennero importanti strumenti per la formazione delle opinioni politiche; un ottimo esempio d'impegno in questa direzione è costituito dallo Schweizer Bilder-Kalender di Martin Disteli (da cui la denominazione di "Disteli-Kalender"), uscito dal 1834 al 1847 con tirature che raggiunsero anche le 20'000 copie. Accanto agli almanacchi che hanno continuato la linea avviata dai vecchi "calendari contadini", a partire dalla seconda metà del XIX sec. hanno conosciuto una importante diffusione gli almanacchi che si indirizzano a specifiche categorie di lettori, individuate per fasce di età, settori di interesse e di attività professionali. Ancora oggi gli almanacchi rivestono una importante funzione soprattutto come mezzo di coesione per comunità locali o regionali.
Dalla fine del XVIII sec. vennero chiamati in senso stretto almanacchi quelle pubblicazioni annuali, di piccolo formato, che sul modello dell'Almanach des muses franc. (pubblicato dal 1765), dei vari almanacchi delle muse ted. e dei cosiddetti "libri tascabili" (dal 1770), offrivano al lettore soprattutto poesie, brevi prose di contenuto istruttivo, letterario, edificante o divertente, illustrazioni e talvolta anche pezzi musicali, e nei quali la sezione destinata al calendario aveva uno spazio sempre meno rilevante. Primo esempio del genere in Svizzera è considerata la Schweizerische Blumenlese, pubblicata dallo zurighese Johannes Bürkli nel 1780, 1781 e 1783; pure del 1780 è l'Helvetischer Kalender di Salomon Gessner, che fino al 1798 lasciò un segno importante nella vita letteraria della Svizzera ted. La tradizione degli almanacchi delle muse venne avviata nel 1811 con la pubblicazione delle Alpenrosen; nella Svizzera franc. questo nuovo orientamento degli almanacchi prese avvio con la pubblicazione delle Etrennes Helvétiennes et patriotiques, publicate a Losanna da Philippe-Sirice Bridel a partire dal 1783.
Questi almanacchi, che ebbero la loro massima diffusione tra il 1770 e il 1830, dovevano il loro successo al nuovo atteggiamento dei lettori, che preferivano rivolgersi a libri di piccolo formato e a generi letterari semplici e immediati. Testimoni dei cambiamenti avvenuti nei luoghi e nei tempi della lettura e all'interno dei gruppi di lettori, gli almanacchi furono spesso oggetto degli attacchi di una critica moraleggiante, che condannava l'"epidemia di lettura", che si supponeva particolarmente diffusa tra le donne, e la inoperosità che ne sarebbe derivata. Dopo il 1830, con il mutare del quadro sociale e l'affermarsi di una nuova realtà nell'editoria e nel commercio librario, gli almanacchi letterari persero importanza. Gli almanacchi dell'epoca illuminista e romantica cedettero il posto ad almanacchi caratterizzati da un'attenzione mirata a interessi particolari o a fasce ben precise di acquirenti.
Bibliografia
– H. Köhring, Bibliographie der Almanache, Kalender und Taschenbücher, 1929
– R. Ceschi, «Almanacchi ottocenteschi ticinesi», in L'Almanacco, 1, 1982, 105-112
– M. Schweizer, L'almanach catholique de la Suisse française et quelques autres almanachs édités à Fribourg au XIXe siècle, 1982
– Y.-G. Mix, Kalender? Ey, wie viel Kalender!, cat. mostra Wolfenbüttel, 1986
– K. Eder, T. Gantner, Bilder aus Volkskalendern, 1987 (con bibl.)
– L. Desponds, Messager boiteux, 1996
– Y.-G. Mix, Almanach- und Taschenbuchkultur des 18. und 19. Jahrhunderts, 1996
Autrice/Autore: François de Capitani / vfe