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La Svizzera e l'Unione europea hanno ribadito oggi le loro posizioni divergenti riguardo alla decisione della Confederazione di riattivare la clausola di salvaguardia nei confronti dei cittadini di otto paesi dell'Europa orientale. Bruxelles ha chiesto invano a Berna la revoca immediata della sua decisione, indica oggi il Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP).
La Svizzera ha illustrato ai rappresentanti dell'Unione europea i motivi che hanno indotto il Consiglio federale ad attivare la clausola nei confronti dei cittadini di Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Slovacchia, Slovenia, Repubblica ceca e Ungheria (UE-8).
Per Bruxelles la decisione elvetica - secondo cui dal primo maggio 2012 soltanto 2'180 cittadini di otto paesi dell'Europa dell'Est possono ottenere un permesso "B" per lavorare in Svizzera - rappresenta una violazione dell'Accordo sulla libera circolazione delle persone (ALC). "Il Consiglio federale ha ribadito le misure prese il 25 aprile scorso", ha dichiarato dal canto suo ai media il direttore dell'Ufficio federale della migrazione, Mario Gattiker, che presiede il Comitato misto per l'ALC.
Come vuole la tradizione, a fine giugno le delegazioni di Svizzera e Unione europea si riuniscono a Bruxelles nell'ambito del Comitato misto per scambiarsi le esperienze maturate con l'attuazione della libera circolazione delle persone, che da ormai dieci anni disciplina i rapporti tra la Confederazione e l'UE.
Dal primo giugno 2002, cittadini elvetici ed europei beneficiano di agevolazioni reciproche per assumere un impiego e stabilirsi nello spazio UE rispettivamente in territorio svizzero. "L'ALC agevola peraltro la fornitura di prestazioni di servizio fino a 90 giorni per anno civile, regola il coordinamento dei sistemi delle assicurazioni sociali e il riconoscimento dei diplomi professionali", precisa il DFGP.
La Svizzera stila un bilancio complessivamente positivo del funzionamento generale della libera circolazione, la quale comporta numerosi vantaggi per l'economia e la piazza finanziaria elvetica. Tuttavia l'apertura del mercato del lavoro e l'abolizione, il primo maggio 2011, dei contingenti nei confronti dei lavoratori provenienti dall'UE-8 hanno provocato "un aumento significativo" dall'afflusso verso la Svizzera di persone provenienti da questi Stati. "Le condizioni quantitative per l'attivazione della clausola di salvaguardia prevista dall'ALC erano pertanto soddisfatte", si legge ancora nella nota.
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