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Il 19 maggio, il Consiglio federale ha firmato il secondo pacchetto di accordi bilaterali con l'Europa. Un'ulteriore pietra miliare in un rapporto difficile.Questo contenuto è stato pubblicato il 15 dicembre 2004 - 13:39
Con i nuovi dossier, si consolida il percorso bilaterale fra la piccola Svizzera e Bruxelles. Anche gli elettori sembrano accettare questa linea.
La Confederazione è circondata da paesi aderenti all'UE e deve dunque trovare un «modus vivendi» con i vicini. Ma qual è la forma giusta della convivenza?
Nel 1992, un primo grande accordo fra l'allora Comunità europea e i paesi dell'Associazione europea di libero scambio (AELS), di cui la Svizzera fa parte, è stato respinto alle urne. Affossato lo «Spazio economico europeo» e impensabile un'adozione a pieno titolo, non è rimasta che la via delle soluzioni puntuali.
Nel 1999, dopo sette anni di purgatorio si è arrivati a dei primi risultati: gli accordi bilaterali I. Negli anni di trattative seguenti, Svizzera e Unione europea hanno recuperato ulteriore terreno mettendo in pratica il primo pacchetto di accordi e stilando dei protocolli su ulteriori undici temi. Il 19 maggio 2004 c'è stata la firma dei bilaterali bis.
Undici dossier
Gli elementi centrali della seconda tornata di trattative sono la cooperazione in materia di sicurezza interna (Schengen) e di asilo (Dublino). Da questi si sviluppano altri dossier che prevedono la collaborazione nei settori della polizia e della giustizia, come quella nel campo dell'asilo politico e della migrazione.
Inoltre sono stati conclusi alcuni trattati su campi che la prima tornata di trattative aveva appena sfiorato. Così ci saranno regole chiare per gli scambi di prodotti agricoli trasformati, la statistica, l'ambiente, i media e il cinema, l'educazione, le pensioni dei funzionari e i servizi.
Il nuovo pacchetto di accordi è ritenuto un successo per la parte svizzera: la Commissione europea ha porto la mano per tutte le rivendicazioni arrivate da Berna. La strategia vincente si è dimostrata quella del «do ut des»: la Svizzera ha ottenuto i risultati facendo delle concessioni.
I testi prevedono l'accesso ai sistemi informatici coordinati per combattere la criminalità e per evitare le seconde richieste d'asilo politico. Inoltre, grazie al versamento all'Europa della tassa sugli interessi da capitali si è potuto garantire la sopravvivenza del segreto bancario, elemento tanto caro al settore.
Soddisfazione maggioritaria
A veloci passi si arriva a concretizzare anche questi trattati: nella sessione invernale, le due camere del parlamento si sono chinate sul tema approvandone i contenuti. Probabilmente a maggio del 2005 anche il popolo potrà esprimersi.
Il referendum è infatti già annunciato: l'Unione democratica di centro (UDC) con l'Azione per una svizzera neutrale e indipendente (ASNI) hanno riaffermato la volontà di combattere tutto ciò che compromette la sovranità nazionale. Nel mirino c'è soprattutto l'accordo doganale di Schengen.
Per il momento, i sondaggi danno in chiaro vantaggio la politica dei piccoli passi seguita dal governo e dalla maggioranza del parlamento. La sua strategia di avvicinamento all'Europa attraverso dossier tematici non sembra più essere discussa.
Malgrado il traguardo strategico del Consiglio federale di aderire all'Unione europea rimanga mera utopia, la necessità di compromessi con il grande vicino ha conquistato consensi anche nel 2004. Alle urne il compito di confermare le tendenze registrate dagli osservatori.
swissinfo, Daniele Papacella
In breve
Il 6 dicembre 1992, il popolo respinge con un secco no lo Spazio economico europeo (SEE). Gli altri paesi dell'AELS, tranne l'Islanda, lo accettano.
Nel 1999 si firmano i primi quattro dossier bilaterali; il popolo dice chiaramente sì un anno dopo con il 67,2%.
Il 4 marzo 2001 arriva un no secco ad un'iniziativa popolare che vuole accelerare l'integrazione: «Sì all'Europa» naufraga con il 76,8%. Si consolida la politica dei piccoli passi e delle scelte tematiche.
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