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Il Tribunale federale (TF) nega l'esistenza di "nessi rilevanti" fra un'infezione da HIV e una malattia psichica subentrata negli anni successivi: per questo motivo ha negato al responsabile di una prigione di Basilea il versamento di prestazioni assicurative per la sua incapacità lavorativa.
Nel 2003, il responsabile era stato punto da una siringa mentre perquisiva la cella di un detenuto incarcerato poco tempo prima. Le analisi sanguigne hanno confermato successivamente la sua infezione dal virus dell'AIDS. L'assicurazione presso la quale i dipendenti del carcere sono affiliati contro gli infortuni e le malattie professionali aveva assunto la spesa relativa ai medicinali che gli sono stati prescritti.
Nel 2008, l'uomo ha manifestato le prime turbe psichiche, per le quali è stato curato. Circa un anno e mezzo dopo, il funzionario ha subito un collasso nervoso dopo che un detenuto aveva appiccato il fuoco al materasso della sua cella ed è stato costretto ad assentarsi dal lavoro.
Mentre le autorità cantonali hanno ammesso l'esistenza di un nesso fra l'infezione da HIV e la malattia psichica subentrata successivamente, nonché considerato la puntura subita alla stregua di un infortunio, il TF nega nella sentenza pubblicata questa settimana un "nesso causale" fra l'infezione e lo stato psichico attuale del funzionario.
"Non si può presumere che l'infezione da HIV abbia suscitato - cinque anni e mezzo dopo - l'evoluzione negativa" dello stato psichico del funzionario, scrivono i giudici, richiamandosi peraltro ad una sentenza del marzo 2013 in cui avevano sentenziato che un'infezione da virus dell'AIDS non è più considerata generalmente come una malattia mortale, date le possibilità terapeutiche attuali.
(Sentenza 8C_51/2014 del 14 luglio 2014)