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Nuovi sviluppi nel caso Fifa che coinvolge l'ex segretario generale della federazione internazionale di calcio Jérôme Valcke: il Tribunale penale federale (Tpf) ha respinto numerose domande di ricusazione nei confronti di diversi membri del Ministero pubblico della Confederazione (Mpc), tra cui il procuratore generale dimissionario Michael Lauber. Lo scorso marzo Valcke aveva chiesto la ricusazione di una ventina di membri dell'Mpc - che sono nella task force Fifa - e della polizia giudiziaria federale nell'ambito del processo che coinvolge anche Nasser Al-Khelaifi, presidente del Paris Saint-Germain e direttore di BeIN Media Group, nonché un terzo uomo d'affari. I tre sono accusati di essere coinvolti nello scandalo dei diritti di trasmissione per diversi mondiali di calcio e altri eventi. Il processo è fissato a partire dal prossimo 14 settembre.
La richiesta di ricusazione dell'ex segretario generale della Fifa era motivata dalle conclusioni del procedimento disciplinare nei confronti di Lauber da parte dell'autorità di vigilanza della procura federale (Av-Mpc), pubblicato a inizio marzo. Sotto accusa erano i suoi incontri con il presidente della Fifa Gianni Infantino. In una sentenza pubblicata oggi, la Corte dei reclami penali del Tpf afferma che la ricusazione non ha come obiettivo di consentire alle parti di contestare lo svolgimento dell'indagine. In questo senso, i motivi di prevenzione tratti dalle critiche mosse dall'Av-Mpc sono irricevibili.
Nel procedimento disciplinare dell'autorità di vigilanza era emerso che Lauber aveva infranto diversi doveri d'ufficio: ha ripetutamente detto il falso, ha agito in modo sleale e ha violato il codice di condotta dell'Mpc in modo "gravemente negligente". I suoi comportamenti non possono tuttavia essere associati al procedimento penale in corso. Ciò vale anche per gli altri membri dell'Mpc che compongono la Task force Fifa. Inoltre Lauber per questo caso è già stato ricusato lo scorso anno, con effetto dal 22 marzo 2016.
Valcke chiedeva però la ricusazione dall'8 luglio 2015: in quella data, secondo il dirigente, Lauber aveva contattato Infantino, rassicurandolo sul fatto che non sarebbe stato oggetto di indagini e che ciò non avrebbe messo in pericolo la sua candidatura a presidente della Fifa. Il vallesano era poi stato eletto nel febbraio 2016. Secondo la Corte, tuttavia, questo scenario si basa esclusivamente su speculazioni tratte dal rapporto dell'Av-Mpc. I giudici di Bellinzona non sono invece entrati in materia per quanto riguarda la domanda di ricusazione di alcuni membri della polizia giudiziaria federale, poiché ciò è di competenza dell'Mpc.
Il francese Valcke è accusato di corruzione passiva, ripetuta amministrazione infedele qualificata e falsità in atti, mentre l'imprenditore qatariota e il terzo uomo d'affari coinvolto nella vicenda - di cui non vengono fornite le generalità - sono accusati di istigazione all'amministrazione infedele qualificata, commessa dall'ex segretario generale della FIFA. All'ultimo imputato, che opera nell'ambito dei diritti nel mondo dello sport, viene inoltre contestato il reato di corruzione attiva. Il procedimento penale è stato aperto nel marzo 2017. Al-Khelaifi è accusato di aver concesso vantaggi illeciti a Valcke in cambio di favori legati ai diritti televisivi.
I fatti riguardano una controversa operazione relativa a una villa in Sardegna. Valcke avrebbe accettato vantaggi senza comunicarli alla FIFA, violando così i suoi doveri e procacciandosi un indebito profitto. Avrebbe inoltre falsificato i bilanci della sua azienda, la Sportunited, contabilizzando tre pagamenti sospetti come prestiti. "I rimproveri relativi alla corruzione attiva e passiva sono dovuti al fatto che, tra il 2013 e il 2015, Valcke ha esercitato la sua influenza in qualità di segretario generale della Fifa per influire sulle procedure di aggiudicazione di diritti di trasmissione per l'Italia e la Grecia per diversi mondiali di calcio e Fifa Confederations Cup nel periodo tra 2018 e il 2030 a favore di partner mediatici che godevano del suo favore", aveva indicato lo scorso febbraio il Ministero pubblico della Confederazione, promuovendo le accuse contro i tre. In cambio, il terzo imputato ha promesso ed erogato a Valcke i tre pagamenti sotto indagine per un valore complessivo di oltre 1,3 milioni di franchi.