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Uno studio dimostra che negli anziani non cambia quasi nulla se smettono di assumere farmaci antipertensivi. I pazienti per questo esperimento tuttavia sono stati scelti e monitorati secondo precisi criteri.
Quanto più l’età avanza, tanto più in genere aumenta il numero di medicamenti assunti. Ma sono davvero tutti necessari? - Questa è la domanda che si pongono in tanti, tra cui anche i medici.
Alcuni medici di famiglia presso 69 ambulatori inglesi hanno messo la questione sul banco di prova: nell’ambito di uno studio che ha coinvolto circa 550 pazienti, tutti di età superiore agli 80 anni e in cura per l’ipertensione, la metà di essi ha sospeso l’assunzione del relativo antipertensivo.
I medici avevano scelto per questo studio solo pazienti ben precisi: quelli a cui erano stati prescritti medicamenti in grandi quantità, quelli più demotivati o scarsamente collaborativi nel conformarsi a quanto prescritto e soggetti particolarmente fragili.
Un presupposto per la partecipazione, inoltre, era un valore di pressione massima pari a 149, tenuto agevolmente sotto controllo con l’assunzione di due o più antipertensivi. I pazienti che nel corso dell’anno precedente erano stati vittime di infarto cardiaco o ictus erano stati esclusi a priori.
Dopodiché il tutto è stato affidato alla sorte: una metà dei partecipanti allo studio ha sospeso uno dei due farmaci antipertensivi che era solita assumere, mentre l’altra metà ha continuato la terapia completa come di consueto. Tutti i membri del «gruppo di sospensione» sono stati sottoposti per motivi di sicurezza a un controllo medico dopo un intervallo di quattro settimane per accertare che il valore della pressione non superasse il tetto di 150.
Dopo dodici settimane, tutti i pazienti e i medici hanno tratto le proprie conclusioni: la qualità di vita non aveva subito modifiche in nessuno dei due gruppi; inoltre, nel gruppo dei soggetti che avevano sospeso la terapia antipertensiva, il valore della pressione massima era in media 3,4 e quello della pressione minima 2,2 punti più alto rispetto al gruppo di confronto.
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Una differenza minima, dunque. Tuttavia, la possibilità che questa esigua differenza possa risultare nociva nel lungo termine o se invece addirittura si possa contemplare la sospensione di ulteriori medicamenti dovrebbero essere oggetto di studi successivi, per i quali però gli stessi autori raccomandano cautela.
La loro conclusione definitiva risulta comunque positiva: in alcuni pazienti di età avanzata i valori della pressione sanguigna non subiscono modifiche di rilievo (perlomeno a breve termine) sospendendo i farmaci antipertensivi.
Fonte: «Jama» (link in inglese)