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La fissione dell'atomo divide ancora la Svizzera
Rinunciare a nuove centrali nucleari o, addirittura, abbandonare completamente l'energia atomica. È quanto chiedono due iniziative sostenute dai verdi e dalla sinistra.
Scaduta la moratoria sull'atomo (1990-2000), in Svizzera si è riaperta la battaglia sull'opzione nucleare.
Con le due iniziative sull'energia nucleare, in votazione il 18 maggio, si riaccende uno dei dibattiti che, negli anni '70 e '80, aveva forse sollevato le più grandi passioni e gli scontri più violenti in Svizzera, come in diversi altri paesi europei.
Tra il 1969 e il 1984, la Confederazione aveva autorizzato la costruzione di 5 impianti nucleari, destinati alla produzione di energia elettrica.Ma la fissione dell'atomo aveva spaccato in due anche la popolazione, divisa su tutta una serie di argomentazioni che riguardavano la sicurezza, l'ambiente, l'economia e perfino le stesse finalità della nostra società.
In un periodo di Guerra fredda, oltretutto, l'energia atomica non poteva non alimentare anche i timori. E il 1986 fu l'anno della catastrofe di Cernobyl.
Moratoria 1990 - 2000
Così, nel 1990 - dopo manifestazioni, occupazioni e 4 iniziative anti-atomiche respinte - il popolo svizzero approvava una moratoria di 10 anni sulla costruzione di nuove centrali nucleari. L'iniziativa, una delle rarissime accettate in votazione federale, ha praticamente "congelato" il dibattito energetico per oltre un decennio.
Scaduta la moratoria, la Svizzera si ritrova ora nuovamente confrontata alla questione del nucleare. Alla prova delle urne sono sottoposte due iniziative popolari, depositate nel 1999 e sostenute da numerose organizzazioni ambientaliste, dal Partito ecologista e dal Partito socialista.
Moratoria più
L'iniziativa "Moratoria più" mira in particolare a contenere il rischio nucleare. A tale scopo, chiede innanzitutto di rinnovare per altri 10 anni il blocco, scaduto nel 2000, sulla costruzione di centrali atomiche e di reattori impiegati nel campo della ricerca.
Nello stesso periodo, non può essere aumentata la potenza termica dei 5 impianti atomici ancora attualmente in funzione.
Il testo propone inoltre di sottoporre al popolo, tramite referendum, ogni richiesta destinata a prolungare, oltre i 40 anni, l'esercizio delle centrali atomiche.
Per finire, dovrebbe venir introdotto un obbligo di dichiarazione della provenienza dell'elettricità, per consentire ai consumatori di scegliere la fonte energetica desiderata.
Ripercussioni minime
Questa iniziativa non comporta di fatto importanti ripercussioni, né in campo energetico né in quello economico. Il nucleare viene ormai considerato sempre più, perfino dai suoi sostenitori, come una fonte energetica di transizione.
Non a caso, da oltre un decennio, non vengono più progettate nuove centrali atomiche nel mondo occidentale, mentre si cominciano a chiudere i vecchi impianti. Tra i 15 paesi dell'Unione europea, 12 intendono abbandonare l'atomo nei prossimi decenni o vi hanno rinunciato sin dall'inizio.
Per bloccare qualsiasi tentativo di sviluppare ulteriormente l'energia nucleare, i promotori dell'iniziativa desiderano comunque ancorare il principio, in base al quale ogni nuova decisione sull'atomo deve essere sottoposta al verdetto popolare.
Corrente senza nucleare
L'iniziativa "Corrente senza nucleare" è invece molto più radicale: chiede infatti una svolta energetica che segnerebbe rapidamente la fine dell'era nucleare in Svizzera.
Le due centrali di Beznau e quella di Mühleberg sarebbero così disattivate già due anni dopo la votazione. Gli impianti di Gösgen e Leibstadt al più tardi dopo trent'anni di esercizio, ossia, rispettivamente, nel 2008 e 2014.
In seguito, per garantire l'approvvigionamento di elettricità, la Svizzera dovrebbe rinunciare all'impiego di qualsiasi fonte nucleare, come pure di istallazioni che consumano energia fossile senza recuperare il calore residuo.
L'iniziativa esige inoltre di regolare il problema dell'immagazzinamento delle scorie radioattive, vietando tra l'altro l'esportazione e il ritrattamento dei combustibili nucleari esauriti.
Infine, tutte le spese prodotte dall'esercizio e dalla disattivazione degli impianti atomici dovrebbero venir assunte dai proprietari delle centrali e dai loro associati.
Dipendenza energetica
Chiedendo di togliere definitivamente la spina atomica, questa iniziativa pone nuovamente la Svizzera di fronte ad una scelta che implica importanti ripercussioni non solo energetiche, ma anche economiche, ambientali e perfino sociali.
Secondo gli oppositori, "Corrente senza nucleare" provocherebbe un grave deficit energetico e notevoli scompensi economici. Le energie rinnovabili, tuttora considerate di "scarsa rilevanza statistica", non potrebbero compensare a breve termine lo spegnimento delle centrali atomiche.
Già oggi costretta ad importare l'80% della sua energia complessiva, la Svizzera diventerebbe ulteriormente dipendente dall'estero.
I difensori dell'atomo fanno valere anche un argomento di carattere ecologico. Senza corrente nucleare, la Svizzera dovrebbe ricorrere maggiormente ai combustibili fossili, compromettendo gli impegni assunti per la riduzione delle emissioni di CO2 nell'ambito del trattato di Kyoto.
Nucleare nemmeno concorrenziale
Per i promotori di "Corrente senza nucleare", l'atomo rimane il principale fattore di rischio per la sicurezza nazionale. Inoltre, 34 anni dopo la costruzione della prima centrale nucleare, la Confederazione è ancora ben lontana dal poter risolvere il problema dell'immagazzinamento delle scorie radioattive, tuttora trasferite in Francia e Inghilterra.
La Svizzera produce attualmente grandi eccedenze di elettricità, che vengono esportate all'estero. La chiusura degli impianti atomici non provocherebbe quindi grandi lacune energetiche, in attesa dello sviluppo di energie rinnovabili.
I sostenitori dell'iniziativa si avvalgono anche di argomenti economici. In un mercato già saturo, che si avvia verso una completa liberalizzazione e l'apertura delle frontiere, l'elettricità prodotta dagli impianti atomici svizzeri non risulta neppure concorrenziale.
Soprattutto se, in futuro, le centrali nucleari dovessero assumersi anche gli ingentissimi costi per lo smaltimento delle scorie radioattive: in Svizzera si applica sempre il più il principio "chi inquina, paga".
Posizioni quasi uguali
Pur non riscaldando più gli animi e le passioni, come 10 o 20 anni fa, la combustione nucleare continua ancora oggi a dividere l'opinione pubblica. E, da una parte come dall'altra, le posizioni non sono quasi cambiate.
Nel corso dell'esame parlamentare, le due iniziative si sono così scontrate ad un blocco di destra e centro-destra estremamente compatto, fatta eccezione di alcuni membri del Partito popolare democratico. La maggioranza del Parlamento e il Consiglio federale propongono quindi di respingere le due iniziative.
Per loro, la questione dell'atomo va regolata nell'ambito della Legge sull'energia nucleare che, dopo decenni di attesa, è stata definita e approvata dalle Camere federali nell'ultima sessione primaverile (marzo 2003).
Presentato inizialmente come un controprogetto indiretto alle due iniziative, il testo legge adottato alla fine dal Parlamento soddisfa, però, soltanto le aspettative dei difensori del nucleare.
swissinfo, Armando Mombelli
Fatti e cifre
In Svizzera sono in un funzione 5 centrali nucleari.
Producono circa il 40 % dell'elettricità consumata in Svizzera.
Il 60 % rimanente proviene quasi interamente da impianti idroelettrici.
In breve
Le due iniziative antinucleari sono sostenute da organizzazioni ambientaliste, dal Partito socialista e dal Partito ecologista.
L'iniziativa "Moratoria più" chiede di rinnovare, per altri 10 anni, il blocco sulla costruzione di nuove centrali nucleari.
L'iniziativa "Corrente senza nucleare" propone di spegnere, entro il 2014, tutti gli impianti atomici.
Il Consiglio federale e la maggioranza del Parlamento invitano la popolazione a respingere le due iniziative.
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