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La libera circolazione delle persone ha avuto un doppio effetto sui salari: ha frenato la progressione degli stipendi più elevati, riducendo così le disparità salariali. Lo rileva uno studio commissionato dalla Segreteria di Stato dell'economia (SECO).
Dagli anni '90 il mercato del lavoro svizzero è più accessibile alla manodopera estera, rammenta la SECO in comunicato. Nel 2002 è poi entrato in vigore l'accordo sulla libera circolazione delle persone tra Svizzera e Unione europea.
A breve termine, evidenzia lo studio condotto dall'Università di Berna, l’aumento dell’immigrazione non comporta necessariamente un’elevata pressione salariale per i lavoratori nazionali. La ragione: il ruolo svolto da questi ultimi non coincide con quello delle persone immigrate.
Tra il 2002 e il 2008, l'immigrazione ha però frenato nella misura dello 0,5% la progressione dei salari reali in Svizzera e del 2,6% l'aumento dei salari reali dei lavoratori stranieri.
L’immigrazione degli ultimi anni, costituita in maggioranza da persone altamente qualificate - scrive la SECO - ha avuto effetti «leggermente positivi sui salari dei lavoratori scarsamente o mediamente qualificati», rallentando sensibilmente l‘andamento salariale delle persone con un’elevata formazione professionale.
Per queste ragioni, i gli autori dello studio ritengono che l'immigrazione avvenuta dopo l'introduzione della libera circolazione «potrebbe aver contribuito alla riduzione delle disparità salariali».
swissinfo.ch e agenzie