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Ente di diritto pubblico dotato di poteri sovrani in un determinato territorio. Nella struttura a tre livelli della Conf., il comune sviz. (detto anche comune politico o comune degli ab.) è l'entità più vicina ai cittadini e costituisce il livello inferiore della pubblica amministrazione. Così come in franc. (commune) e in ted. (Gemeinde), il termine può anche fare riferimento a un'assemblea della pop. di una determinata località (Assemblea comunale, Landsgemeinde).
Per fronteggiare le sfide dell'epoca, dalla fine dell'alto ME si formarono ass. di persone non limitate all'ambito fam. o al clan. Da queste prime forme embrionali, basate sul bisogno umano di aiuto e protezione (Vicinanza, Comunità), il comune si sviluppò in un lungo processo caratterizzato da sempre maggiori competenze autonormative e sanzionistiche, fino a divenire autonomo sul piano politico e giur.
Benché il comune moderno sia nato durante la Repubblica elvetica, i privilegi dei membri delle cittadinanze locali furono abrogati definitivamente solo nel 1874, con la revisione totale della Costituzione fed. Rispetto alla dinamica dei cambiamenti vissuti in generale dalla società, colpisce in Svizzera la stabilità con cui il comune si è sviluppato negli ultimi 150 anni: sebbene l'industrializzazione, l'espansione dei servizi, la formazione di centri e agglomerati, la maggiore mobilità e il crescente pendolarismo ne abbiano minato le basi strutturali e i moderni mass media ne abbiano smorzato l'autonomia culturale, esso non ha subito modifiche sostanziali né in termini di importanza né a livello di consistenza numerica. Ancora oggetto di grande attenzione politica, il comune è per gli ab. un quadro sociale di riferimento e un luogo in cui resta possibile, almeno in parte, contribuire direttamente a plasmare il contesto in cui vivere.
Le origini del comune risalgono al passaggio fra alto e basso ME, quando in tutta Europa la crescita demografica accompagnò un cambiamento incisivo nelle tecniche di produzione agraria. Dall'XI sec. ca. la rotazione triennale sostituì quella biennale o l'economia agricola mista, costringendo a una separazione durevole fra terreno arabile e zone da destinare al pascolo; unito a innovazioni tecniche (fra cui spec. l'aratro rincalzatore), ciò consentì alle rese cerealicole di superare i fabbisogni individuali. Le eccedenze colmarono lacune di approvvigionamento e vennero scambiate con attrezzi, prodotti da artigiani sempre più specializzati; in breve la ripresa della circolazione monetaria conferì un nuovo peso ai mercati.
Dal XII sec. ca. la nuova economia tornò utile ai signori fondiari, che, trasformando in sistema di rendite l'economia curtense basata sul lavoro personale dei servi, potevano accedere a risorse facilmente commerciabili grazie ai censi in natura (e presto anche in denaro). Tale trasformazione comportò un trasferimento di responsabilità ai coltivatori, più liberi di disporre del proprio lavoro, ma anche costretti a organizzarsi da sé: la campicoltura e l'utilizzo dei pascoli (Beni comuni), così come il lavoro nelle opere comuni, impose loro un accordo vincolante. Lo status e la mentalità dei servi si avvicinarono a quelli dei contadini liberi, e le diversità furono cancellate gradualmente dai reciproci rapporti quotidiani. Benché sulle corti (Dinghof o Meierhof) i signori fondiari continuassero a far valere i propri diritti, i loro rappresentanti - Ammann, Maior e Cellario - si ritrovarono in un groviglio di diritti in parte feudali e in parte propri dell'autonomia com.
Frazioni situate in posizione favorevole divennero lentamente nuclei più grossi (Villaggio), mentre la nuova ripartizione del lavoro, con le conseguenti esigenze distributive, favorì la creazione di Città nuove o il potenziamento di quelle centrali già esistenti come Zurigo, Basilea o Ginevra. Vantaggi quali l'affrancamento dal signore fondiario con il riconoscimento dello status di città, il conferimento del diritto di mercato e la possibilità di protezione (cinta muraria) resero la Città molto attrattiva, il che ebbe l'effetto interattivo di accelerare l'emancipazione rurale. Per motivi topografici la "cerealizzazione" dell'agricoltura e la nascita di centri urbani non coinvolsero in uguale misura l'Altopiano e le valli alpine, che intensificarono l'allevamento estendendolo anche sopra il limite del bosco. L'utilizzo in comune degli alpeggi presupponeva che, un po' come avveniva fra i campicoltori, gli aventi diritto si accordassero fra loro su periodi di caricamento, numero dei capi e custodia del bestiame. Lo sfruttamento estivo di pascoli alti consentì di accumulare riserve per il foraggiamento invernale (fieno); gradualmente si crearono così eccedenze smerciabili di animali e latticini (spec. burro), con conseguente accesso ai mercati anche per la pop. alpina. Acquirenti di tali prodotti erano le città in crescita, fra cui quelle dell'Italia settentrionale. L'aumento dei commerci transalpini aprì nuove possibilità di lavoro; sul San Gottardo e lungo i valichi retici e vallesani si sviluppò una rete di trasporti controllata da cooperative locali di somieri.
Con la crescita economica crebbero anche la fierezza della gente e la sua esigenza di assumere responsabilità maggiori, non confinate alla sola economia. Così come i signori fondiari, anche gli esponenti delle signorie territoriali o urbane non erano contrari, per motivi economico-amministrativi, a una delega verticale del potere; indebolendo la media e bassa nobiltà, essi trasferirono così funzioni giur. a propri ministeriali. Nelle città i mercanti agiati e gli artigiani organizzati in corporazioni, entrando nei Consigli, poterono dapprima partecipare alle decisioni e infine acquisirono l'autonomia anche in campo politico; fu così che ad esempio a Zurigo, città in possesso dell'immediatezza imperiale dal 1218, il potere politico passò in maniera progressiva dai ministeriali signorili e dalla nobiltà cittadina - sempre più marginalizzati - alle corporazioni entro il XIV sec., secondo un'evoluzione riscontrabile anche a Basilea (fine del XIV sec.) e a San Gallo (fine del XV). A Berna, che godeva anch'essa dell'immediatezza imperiale dal 1218, il potere restò in mano all'aristocrazia finanziaria; più a ovest le categorie professionali, inizialmente accontentatesi dello status di Confraternite ecclesiastiche, divennero nel XIV e XV sec. - con la loro struttura organizzativa (Consiglio e rettore) - la base dei comuni (spec. nel Paese di Vaud).
Un altro "nucleo di cristallizzazione del comune" (Peter Blickle) fu rappresentato dal bisogno dell'uomo medievale di compiere atti devozionali e opere pie. Con la scomparsa progressiva dei signori fondiari, le chiese private loro appartenute finirono con l'essere affidate alle cure della pop. locale; "strutture polivalenti", chiese e cimiteri erano anche sedi assembleari e quindi rafforzavano la coesione sociale. I fedeli che facevano capo a una determinata chiesa e che dovevano provvedere al sostentamento del prete, cercarono di eleggerlo autonomamente a partire dal XIII o XIV sec. I villaggi sviluppatisi in termini demografici ed economici, ma sul piano ecclesiastico rimasti al rango subordinato di cappellania, chiesero l'elevazione allo status di Parrocchia per poter beneficiare in loco delle funzioni religiose legate ad una chiesa parrocchiale (battesimi, matrimoni, funerali) e seppellire i morti in un proprio cimitero.
Autrice/Autore: Peter Steiner / vfe
Quanto più debole era la Signoria fondiaria nobiliare, conventuale o vescovile e quanto minore era l'interesse del potere territoriale o cittadino, tanto più facile era per il comune ampliare le proprie competenze (e viceversa). Nel tentativo di procurarsi una base sicura di approvvigionamento, le città cercavano di garantirsi la sovranità sull'area circostante concedendo comborghesie e acquistando sistematicamente diritti balivali; l'assunzione dell'obbligo di protezione e del diritto di imposta condusse, nel XV e XVI sec., a una nuova intensificazione dell'organizazzione amministrativa nelle campagne e nei centri urbani minori, bloccando così la formazione di nuovi comuni. Conseguenze di questo processo furono sollevazioni, rivolte ma anche la nascita di città soggette e zone rurali autonome "fermatesi a uno stadio intemedio sulla via di una sovranità completa" (Ulrich Im Hof).
A ovest della Sarina gli sforzi di autonomia dei comuni si scontrarono con le pretese signorili dei Savoia, che da una parte limitarono gli spazi di sviluppo degli stessi comuni attraverso il loro sistema amministrativo di castellanie e signorie, e dall'altra, a Ginevra, promossero la concorrenza fra cittadini e vescovo.
Maggiore successo ebbe la formazione dei comuni nelle valli alpine, i cui interessi in materia di traffici commerciali coincidevano con quelli delle città. Nei cant. Uri e Svitto il processo verso l'autonomia fu favorito dall'immediatezza imperiale, conferita al primo nel 1231 e al secondo nel 1240; le pretese di signori fondiari forestieri continuarono tuttavia a ostacolare tali sforzi di indipendenza almeno fino a quando uno scontro armato non pose fine alle singole controversie (Morgarten, Sempach ecc.). Nella Svizzera orientale prealpina i tentativi degli Asburgo di espandere la loro signoria territoriale favorirono lo sviluppo dei comuni, perché trasformarono i villaggi in circoscrizioni giudiziarie e amministrative. Nelle valli dei Grigioni e del Vallese il potere politico decisionale fu oggetto di lunghi e complicati dissidi con le signorie nobiliari o vescovili, che tra il XIII e il XV sec. si risolsero in favore dei comuni alleatisi fra loro (Lega Caddea nei Grigioni, decanie nell'alto Vallese). Uno status di relativa libertà fu raggiunto dalle comunità delle valli ticinesi, le cui organizzazioni sopravvissero in parte anche durante la dominazione dei cant. della Conf.
Nei territori sotto il dominio elvetico il comune venne valorizzato durante la Riforma. La prima pace di Kappel (1529) lasciò decidere alle comunità locali di fedeli a quale confessione aderire; spec. in Turgovia e nel Toggenburgo ne risultò un rafforzamento degli organi di autogestione.
Autrice/Autore: Peter Steiner / vfe
Una delle caratteristiche dei primi Ordini era la loro varietà. Nei villaggi gli accordi necessari per l'uso dei terreni agricoli (date di semina e raccolta, attraversamenti, recinzioni), dei beni comuni, dei boschi e degli alpeggi (Diritti d'uso) o per l'utilizzo di strutture quali strade, ponti, fontane, forni ecc. avevano una tradizione, formale o effettiva, nel Diritto curtense o nelle consuetudini, mentre nelle città erano motivi di ordine pubblico a imporre una regolamentazione di attività artigiane, mercati e commerci. Nei villaggi montani situati lungo le strade dei passi occorreva che tutte le parti coinvolte nei trasporti concordassero esecuzione tecnica del trasporto, costruzione e manutenzione delle mulattiere, sicurezza e responsabilità, compensi e tasse. Venendo a mancare il signore di un tempo non erano più garantite l'evoluzione dei singoli ist. giur. e la sanzione delle infrazioni; era dunque sempre più spesso compito del comune conservare la pacifica convivenza e appianare le liti ricorrendo il meno possibile alla forza, come attestano le prime tracce scritte lasciate dai comuni (XIII e XIV sec.), che sono appunto norme per mantenere la concordia. L'autorità del diritto riposava non più sul signore ma sulla solenne volontà comune espressa con il Consenso giurato. La crescita della libertà personale e la creazione di nuove proprietà rese inoltre necessario un riordino dei diritti matrimoniale, ereditario e materiale. La scomparsa del sistema balivale comportò - dove ciò fu possibile - l'eliminazione di pesanti tributi; tuttavia si dovettero prendere misure nell'ambito della sicurezza collettiva, con conseguenze anche pesanti sul piano finanziario. L'aumento delle disposizioni giur. dei comuni ne rese necessaria la fissazione per iscritto in forma di raccolte o codici.
La svolta dell'ordinamento giur. coinvolse anche le Autorità comunali. Cariche già esistenti - in particolare quelle di Ammann e di Scoltetto - vennero adattate alla nuova realtà; l'Assemblea comunale prese spunto dalla partecipazione almeno una volta all'anno dei membri della curtis all'assemblea popolare. Nei centri urbani, ancora sotto il dominio del signore cittadino, si formarono Consigli con competenze giudiziarie e accessibili ai soli ceti superiori; nonostante ampliamenti graduali non si arrivò tuttavia mai ad avere un diritto elettorale generale per l'assemblea com. Anche nei comuni rurali, nonostante elezioni in parte formali, gestirono il potere quasi unicamente gli esponenti delle fam. dominanti sul piano locale, che adducevano una presunta incapacità ad agire delle assemblee com. senza il loro consenso. L'assunzione di svariati nuovi compiti rese sempre più fitta e complessa l'organizzazione dell'autorità com., che in epoca moderna comprendeva organi giudiziari specializzati in determinati campi (censi, matrimoni, reati penali) e con vari livelli o possibilità di appello, organi esecutivi con compiti precisi (Consiglio della sanità, Consiglio del fuoco, Consiglio di guerra ecc.) e organi legislativi con composizione diversa a seconda dei temi discussi. Anche l'amministrazione, basata su strutture curtensi, si affinò: i compiti amministrativi vennero assunti da un numero crescente di persone, i cui titoli variavano a seconda del luogo.
Autrice/Autore: Peter Steiner / vfe
La formazione dei comuni nel ME non fu un fenomeno isolato che riguardò solo il territorio della Conf., bensì una conseguenza diffusa dei cambiamenti intervenuti nell'economia europea e nelle strutture organizzative di potere. La differenza più evidente dei modelli di partecipazione al potere fra i principati monarchici e i comuni stava nella designazione dei Consigli e nella decisione ultima sul diritto e sulla sua applicazione; decisione che in linea di massima passò dal principe al comune, assumendo così una legittimità fondamentalmente diversa. Coloro che occuparono le massime cariche com. fino al XVIII sec. non ritenevano di dover rispondere delle loro azioni all'assemblea com., ma direttamente a Dio. Di solito al seggio di Consigliere a vita si accedeva non dopo libere elezioni collettive, ma per Cooptazione. La stessa assemblea dei membri della comunità, quando riuscì a insediarsi in forma duratura, fu limitata a coloro che possedevano una casa e ben presto a un numero chiuso di fam.
Non è perciò lecito catalogare senza effetti contraddittori il comune in regimi di ordine più generale come quelli "democratico" o "aristocratico". Per questo motivo gli studi più recenti operano differenziazioni e fanno riferimento a forme miste. Se Hans Conrad Peyer ha definito "aristodemocratici" gli statuti com. fino al XIV sec., Peter Blickle ha volutamente rinunciato alle categorie tradizionali coniando il termine di "comunalismo". Nel periodo successivo, fino al 1550 ca., i com. rurali vissero una fase più marcatamente democratica; da allora, tuttavia, anche i loro sistemi divennero tendenzialmente oligarchici (Aristocratizzazione).
Autrice/Autore: Peter Steiner / vfe
Il comune moderno, detto anche politico o degli ab., venne introdotto nel 1798 e in seguito si sviluppò per gradi, non senza contraccolpi, fino alla forma attuale. Fino alla fine del XVIII sec. esistettero prevalentemente comunità dotate di diritti d'uso e comuni di cittadini o di membri della comunità, basati sul principio dell'appartenenza personale (principio di cittadinanza). La legislazione dell'Elvetica, pur non sopprimendo quella forma di comune (che sopravvive nell'odierno Comune patriziale), la separò dalla pubblica amministrazione e abolì i privilegi dei residenti da lunga data. I comuni patriziali, cui spettava l'assistenza ai poveri, conservarono solo i propri beni e alcuni diritti d'uso.
Nell'ancien régime i cittadini godevano di tutti i diritti politici e i dimoranti ne erano privi. Nell'Elvetica invece, in base ai criteri dell'uguaglianza giur. e della sovranità popolare, il diritto di voto fu esteso all'intera pop. adulta maschile (principio del domicilio). Le competenze del comune rimasero comunque relativamente modeste; l'assemblea generale dei cittadini attivi elvetici residenti nel comune eleggeva un'autorità, che sulla base del modello franc. prese il nome di Municipalità. In alcuni luoghi il territorio del comune fu delimitato in base ai confini del vecchio Comune parrocchiale, altrove in base alle strutture dei villaggi.
I compiti della municipalità prevedevano la polizia in senso molto lato, l'anagrafe, il rilascio di documenti pubblici e la sfera tutoria; le spese com. erano coperte da tasse e tributi. Organo di vigilanza superiore era la Camera amministrativa cant.; i suoi rappresentanti, l'Agente e il Prefetto, avevano il diritto di presiedere l'assemblea generale e di partecipare alle sedute della municipalità. Tale forma organizzativa, che assegnava al comune un ruolo subalterno, aveva il fine di creare uno Stato centralistico con un'amministrazione unitaria.
Negli anni della Mediazione (1803-15) fu parzialmente ripristinata l'organizzazione com. precedente fondata sul principio di cittadinanza, che comportava quindi anche forti differenze fra i singoli comuni; in genere il comune era retto da un esecutivo che amministrava i beni ed esercitava i diritti pubblici (Autorità comunali). La Restaurazione (1815-30) ebbe sul comune un influsso minore; nel complesso, però, Mediazione e Restaurazione reintrodussero certi privilegi com. dei residenti da lunga data.
Durante la Rigenerazione (1830-48) si procedette a un importante riassetto degli enti collettivi. Nelle leggi sui comuni emanate da vari cant. a partire dal 1830 si affermò gradualmente il principio del domicilio; i cant. Berna, Lucerna, Appenzello Esterno, San Gallo, Argovia, Vaud e Ginevra ripristinarono i comuni degli ab. sul modello elvetico. L'estensione dei compiti dei comuni (finanziati dalla pop. con imposte) e la crescente mobilità geografica della pop. resero indispensabile l'ampliamento dei Diritti politici.
La Costituzione fed. del 1848 stabilì la libertà di domicilio per tutti i cittadini sviz., ma il diritto di voto su questioni com. restò appannaggio degli attinenti. Solo la Costituzione del 1874 garantì a tutti gli Svizzeri domiciliati in un comune i diritti politici anche al livello com. e cant., salvo su questioni esplicitamente riservate ai comuni patriziali; agli stessi domiciliati restò tuttavia preclusa la partecipazione ai beni patriziali.
Il principio del domicilio non aveva comunque soppiantato completamente quello tradizionale di cittadinanza neanche all'inizio del XXI sec. Fra il 1960 e il 1980 è stato introdotto quasi dappertutto anche il suffragio femminile, ma nella maggior parte dei cant. i diritti politici sono ancora negati agli stranieri domiciliati (e contribuenti sul piano fiscale). Eccezioni in questo senso sono i cant. Neuchâtel (dal 1849), Giura (dal 1979), Vaud (dal 2003), Friburgo e Ginevra (dal 2005), che concedono agli stranieri il voto attivo a livello com. La Costituzione varata dal cant. Appenzello Esterno nel 1995 consente al comune di concedere il diritto di voto agli stranieri, purché questi risiedano da almeno dieci anni in Svizzera e da almeno cinque nel cant. Diritti politici puntuali, limitati al livello com., sono garantiti nei cant. Turgovia, Zugo e San Gallo.
Autrice/Autore: Andreas Ladner / vfe
Dal 1848, anno di fondazione dello Stato fed., il numero dei comuni non ha subito mutamenti sostanziali: dai 3205 di allora si è scesi a 2840 alla fine del 2003. Causa principale del calo, comunque modesto se paragonato al resto dell'Europa, è stata la fusione di Comuni. Se fino al 1888 il fenomeno interessò soprattutto piccoli comuni rurali, dopo il 1890 e fin verso il 1960 le fusioni in campagna diminuirono e vennero superate da quelle realizzate nelle cinture degli agglomerati. Gli ampliamenti più cospicui per pop. e superficie si ebbero nelle città di Zurigo (11 comuni nel 1893, otto nel 1934), Winterthur (cinque nel 1922), San Gallo (due nel 1918) e Ginevra (tre nel 1931). Negli anni 1930-40 si accentuò un atteggiamento di rifiuto verso una crescita ulteriore dei centri urbani, e dopo il 1945 le fusioni interessarono solo sobborghi di città minori come Sciaffusa (due comuni nel 1947 e nel 1964), Sion (uno nel 1968), e Lugano (due nel 1972). L'esodo rurale iniziato negli anni 1950-60 indebolì notevolmente numerosi comuni di campagna e favorì nuove fusioni di piccoli comuni rurali nella decade successiva. I cant. Friburgo, Grigioni, Turgovia e Ticino, tradizionalmente caratterizzati da una rete molto fitta di comuni, cercarono di ridurne drasticamente il numero. Nel complesso, tuttavia, il numero delle fusioni è rimasto modesto: dalla fine degli anni 1950-60 sono stati soppressi 82 comuni nel cant. Friburgo, 13 nei Grigioni e 19 nel Ticino. Solo nel cant. Turgovia vi è stato un calo di oltre 100 unità grazie all'abolizione della distinzione fra Munizipalgemeinde e Ortsgemeinde; risalente all'Elvetica e alla Mediazione, è stata sostituita nella Costituzione cant. del 1987 dal concetto di comune unitario (Einheitsgemeinde).
Le divisioni in più comuni, molto meno numerose delle fusioni (ca. 70 entro la fine del XX sec., di cui oltre il 30% negli anni 1850-60), risultarono per lo più da ritocchi delle strutture territoriali create durante e dopo l'Elvetica; di norma le altre separazioni riguardarono comuni molto estesi, in cui una frazione si era particolarmente sviluppata sul piano economico.
Nonostante la crescita demografica, i comuni sviz. sono rimasti in maggioranza molto piccoli: nel 2003 il 53% ca. di essi contava meno di 1000 ab. (contro l'80% del 1850). In questi comuni, di dimensioni ridotte o ridottissime, abita oggi comunque una percentuale ridotta della pop.; la quota dei residenti in comuni di oltre 5000 ab., che a metà del XIX sec. superava di poco il 10%, si aggirava attorno al 60% nel 2003.
|1900||2000|
|Classe di grandezza||Numero di comuni||Popolazione||Numero di comuni||Popolazione|
|<100||148||155||9 896|
|100-199||424||246||36 928|
|200-499||1128||456 348a||610||206 890|
|500-999||701||493 236||563||407 829|
|1 000-1 999||460||642 755||516||732 407|
|2 000-4 999||241||716 414||507||1 590 107|
|5 000-9 999||41||278 305||180||1 241 997|
|10 000-||21||728 385||119||3 061 956|
|di cui 10 000-19 999||10||134 592||89||1 234 228|
|20 000-49 999||7||210 265||22||643 780|
|50 000-99 999||2||123 664||3||222 605|
|>100 000||2||259 864||5||961 343|
|Totale||3164||3 315 443||2896||7 288 010|
Autrice/Autore: Andreas Ladner / vfe
Al comune politico si affiancano ancora oggi, nella maggior parte dei cant., numerosi altri enti di diritto pubblico che portano il nome di "comune", ognuno dotato di proprie autorità e di una propria amministrazione.
Soltanto nei cant. Ginevra, Neuchâtel e Vaud il comune degli ab. si occupa di tutti i settori della vita politica. Negli altri cant. esistono comuni patriziali (in ted. Bürgergemeinde, Burgergemeinde, Ortsbürgergemeinde o Tagwen; in franc. bourgeoisie o commune bourgeoise; in rom. vischnanca burgaisa) o quantomeno - come nei cant. Svitto, Nidvaldo e Appenzello Interno - Corporazioni comunali di diritto privato, che rendono accessibili unicamente ai loro membri determinati privilegi, beni e diritti d'uso; all'inizio del XXI sec. si suppone che esistano ancora ca. 1500 enti collettivi di questo tipo. In totale vi sono ca. 2600 comuni parrocchiali delle varie confessioni. I cant. Zurigo, Nidvaldo, Glarona, Appenzello Interno, San Gallo e Turgovia contano complessivamente ca. 1200 comuni scolastici (Schulgemeinden). Esistono, infine, ca. 400 comuni speciali quali frazioni, corporazioni ed enti collettivi con scopi di assistenza (Fürsorgegemeinden, nel cant. Glarona).
Autrice/Autore: Andreas Ladner / vfe
La sfera di competenze del comune e il suo margine autonomo di manovra variano fra i diversi cant. e talvolta anche all'interno dello stesso cant. I compiti sono regolati dalle leggi cant. sui comuni e, in qualche caso (Uri, Obvaldo, Appenzello Interno, Appenzello Esterno) dalla Costituzione cant.
Mentre nell'epoca moderna il comune aveva soprattutto la responsabilità di provvedere agli indigenti e di sfruttare i beni collettivi e si assicurava gli introiti tramite tasse se non aveva acquisito diritti feudali o di patronato ecclesiastico, nel XIX e XX sec. l'aumento crescente dei suoi compiti rese necessarie entrate regolari maggiori. Ai servizi collettivi come il mantenimento dell'ordine pubblico e della sicurezza locale, il controllo degli ab. o lo svolgimento di elezioni, votazioni e censimenti si sono affiancati parecchi servizi importanti di approvvigionamento e smaltimento (acqua, elettricità, gas, rifiuti solidi, fognature) e il vasto settore dell'assistenza sociale, la costruzione e la manutenzione di una rete stradale, talvolta l'esercizio dei mezzi di trasporto pubblici, i servizi sanitari, l'istruzione, la cultura e il tempo libero.
Il forte potenziamento delle strutture pubbliche (scuole, acquedotti, impianti di trattamento dei rifiuti liquidi) ha provocato non solo spese maggiori ma anche una crescita continua dei compiti amministrativi di bilancio, di contabilità e di esercizio. Progetti complessi e sempre più costosi, uniti a vincoli crescenti di matrice cant. e fed. (pianificazione territoriale, protezione dell'ambiente), hanno reso indispensabile l'intervento di specialisti; il sistema com. di milizia, caratterizzato dall'intreccio di attività politiche e attività operative, ha così raggiunto attorno alla fine del XX sec. i suoi limiti di efficienza. Per occupare una carica di milizia è necessario avere sempre più tempo e maggiori conoscenze, e soprattutto nei comuni più piccoli sono costantemente in diminuzione gli ab. disposti ad accettare queste condizioni; quanto ai comuni più grandi, risalgono alla seconda metà degli anni 1990-2000 i primi passi di una riforma del sistema politico-amministrativo. All'inizio del XXI sec. non si può ancora stimare in via definitiva in che misura i nuovi modelli (la nuova gestione pubblica o new public management e, in Svizzera, la condotta amministrativa orientata sull'efficienza o wirkungsorientierte Verwaltungsführung) incrementino l'efficienza dei comuni.
I comuni hanno affrontato l'aumento dei compiti con la costituzione di ass. tra enti pubblici, cui sono spesso affidati incarichi specifici di natura infrastrutturale come ad esempio la gestione di un impianto per il trattamento delle acque di scarico o dei rifiuti solidi, e attraverso la Cooperazione intercomunale, con cui si cerca una collaborazione fra comuni in diversi ambiti quali ad esempio l'assistenza pubblica, la scuola o la gestione di una rete di trasporti. Verso la fine del XX sec. i comuni non esitavano più a condividere con altri perfino autentiche colonne "mitiche" della propria autonomia quali l'amministrazione com., i pompieri e la piazza di tiro; per svolgere i loro molti compiti (approvvigionamento di elettricità, gas e acqua, smaltimento dei rifiuti solidi e liquidi, trasporti pubblici, servizi interni dell'amministrazione), dagli anni 1990-2000 essi ricorrono anche a varie forme di prestazioni private. Queste ultime, da cui ci si attendono risparmi grazie ai meccanismi di mercato, mettono in discussione in ultima analisi i limiti d'intervento dello Stato.
Autrice/Autore: Andreas Ladner / vfe
L'aumento delle competenze dello Stato, che lo hanno spinto a entrare in sfere di competenza altrui, ha da un lato limitato l'autonomia dei comuni, sempre più spesso organi esecutivi di Conf. o cant. e quindi assoggettati alle necessarie norme legali e verifiche amministrative; d'altro canto gli stessi comuni si sono ritagliati nuovi spazi di manovra approfittando del fatto che lo Stato moderno, orientato più nettamente al principio di sussidiarietà, delega numerosi compiti assistenziali e pianificatori al livello com.
Fino alla seconda metà del XX sec. la concezione giur. diffusa presupponeva implicitamente che in una sfera limitata il comune si amministrasse in linea di massima in maniera autonoma. Solo a metà degli anni 1960-70 il Tribunale fed. (TF) cominciò a modificare la prassi al riguardo, concedendo una certa autonomia ai comuni solo negli ambiti che il diritto cant. non regolava in via definitiva o che loro assegnava esplicitamente; neppure oggi esiste un campo in cui il TF garantisca al comune un'autonomia di principio (vedi anche l'art. 50 della Costituzione fed. del 1999).
Mentre fino agli anni 1950-60 o 1960-70 il comune dovette svolgere soprattutto compiti legati all'approvvigionamento di base su cui vi era un consenso generalizzato, sul finire del XX sec. l'aumento delle questioni controverse (costruzioni stradali, traffico, ambiente, richiedenti l'asilo) ha favorito la ripoliticizzazione della pop. Allo stesso tempo è aumentata la sensibilità nei confronti di misure e delibere delle autorità amministrative (imposte, permessi di costruzione, piani di zona ecc.), e sempre più spesso i cittadini usano l'arma del ricorso per contestare decisioni amministrative.
La crescente commistione dei tre livelli fed. (Conf., cant., comune) e le forti differenze che sussistono fra i comuni - in termini di risorse ma anche di compiti da svolgere - hanno portato a un'elaborata perequazione finanziaria e a flussi di denaro fra i tre livelli e tra i com. ricchi e poveri su cui è difficile avere una visione d'insieme. Un certo livellamento delle ingenti differenze fiscali e, nell'ambito della perequazione finanziaria, il passaggio dai pagamenti vincolati a quelli non vincolati dovrebbero contribuire a creare minori disuguaglianze sociali e risparmi di spesa. Il sistema attuale svantaggia non solo i comuni più piccoli, strutturalmente deboli, ma anche i nuclei urbani un tempo ricchi, a cui i crescenti cali demografici e occupazionali tolgono le risorse necessarie per gestire i problemi infrastrutturali e sociali legati alla loro funzione di centro (droga, criminalità).
Autrice/Autore: Andreas Ladner / vfe