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Una donna su due vittima di violenza domestica ha ricevuto un rifiuto lo scorso anno da parte dei rifugi protetti e in molti casi per mancanza di spazio o di personale qualificato. È quanto si legge nell'edizione odierna del domenicale svizzerotedesco "SonntagsZeitung".
Le 19 strutture distribuite sul territorio elvetico non sono sufficienti a garantire un servizio adeguato. Nel 2018 le richieste d'aiuto sono state 1771: di esse 965 sono andate a buon fine e le persone che hanno ottenuto rifugio hanno trascorso in media 37 giorni in una delle case delle donne. I rifiuti sono invece stati 806 e circa il 27% dovuti a mancanza di risorse.
"Le case per le donne sono spesso costretti a respingere donne che soddisfano i criteri di ammissione perché il rifugio è completamente occupato", ha affermato venerdì la consigliera federale Karin Keller-Sutter nel presentare i risultati di uno studio commissionato dalla Conferenza delle direttrici e dei direttori cantonali delle opere sociali (CDOS).
I finanziamenti per i centri di accoglienza sono l’altro problema principale. Solo una struttura in Svizzera è sovvenzionata dal cantone in cui si trova, il resto dei rifugi invece sopravvive grazie a donazioni private o a contributi giornalieri. La CDOS ha fissato una serie di misure per ovviare alla situazione sia a livello logistico che finanziario.