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La Svizzera, con la Norvegia, da alcuni anni si sta prodigando per fare in modo che a livello internazionale i cosiddetti "rifugiati climatici" ottengano riconoscimento e protezione. Il tema, al centro dell'iniziativa Nansen avviata nel 2012, tre anni fa non era considerato. Oggi si è invece imposto all'attenzione di vari consessi mondiali.
D'altronde, come spiega alla RSI il professor Walter Kälin, la natura con terremoti, siccità, uragani ecc., provoca più rifugiati di quanti ne faccia la guerra. Tra il 2008 e il 2014 più di 180 milioni di persone sono dovute partire verso un altro Paese a causa di catastrofi naturali.
I prossimi 12 e 13 ottobre la questione dei rifugiati climatici sarà al centro a Ginevra. Liniziativa Nansen, dopo tre anni di lavori, presenterà la sua proposta di agenda e ne discuterà con i rappresentanti dei Governi, delle organizzazioni e con esperti di tutto il mondo. Poi lo sarà alla conferenza sul clima di Parigi, ma pure del World humanitarian summit del 2016.
L'obiettivo è che la comunità internazionale si faccia carico rapidamente della questione poiché a causa dei cambiamenti climatici in un prossimo futuro probabilmente si assisterà a spostamenti di popolazioni oltre le frontiere ancora più massicci.
Diem/RG
- RG 12.30 del 07.10.15: il servizio di Mattia Serena
Un'urgenza dopo Haiti
Il tema dei rifugiati provocati da catastrofi naturali è diventato di urgente attualità dopo il terremoto di Haiti nel 2010. Più di 1,5 milioni di persone hanno perso la casa. Oltre 200'000 hanno lasciato il paese. La maggior parte è stata accolta dalla Repubblica dominicana. Altri hanno trovato rifugio in Argentina, Brasile, Perù, Venezuela, Stati Uniti e Canada. Due anni dopo Svizzera e Norvegia hanno lanciato l'iniziativa Nansen.