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WASHINGTON - Sono certamente i lavori che 'sfidano' le capacità cerebrali quelli in grado forse di 'proteggere' il cervello umano dal possibile avanzare dell'Alzheimer, ma secondo alcuni nuovi studi, le occupazioni professionali più remunerative nel loro ruolo anti-demenza sono solo alcune: precisamente quelle che costringono all'interazione continua con altre persone.
Analizzare dati in solitudine, fare ricerche solitarie e altamente specializzate non aiuterebbe affatto tanto quanto il doversi occupare della complessità delle relazioni umane: ad osservarlo è stata una indagine dell'università del Wisconsin presentata alla conferenza internazionale sull'Alzheimer in corso a Toronto.
"Lavorare con altra gente, interagire con altra gente accade in tempo reale e richiede un intenso impegno cerebrale - ha osservato l'autore della ricerca, Ozioma Okonkwo -. Con il cervello funziona così, o lo si usa o lo si perde, e se lo si usa un sacco lo si aiuta a sostenere le ingiurie del tempo".
Un altro studio dell'università di Toronto ha analizzato con la risonanza magnetica i cervelli di poco meno di 300 volontari dai 60 anni in su: gli studiosi hanno osservato che anche i partecipanti che esibivano la presenza di lesioni associate all'Alzheimer mostravano in realtà capacità mentali e mnemoniche migliori se erano stati impegnati in lavori con interazioni sociali complesse.
ats ansa