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<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale ha annunciato che la Svizzera intende venire incontro agli Stati Uniti accogliendo ex detenuti del campo di prigionia americano di Guantanamo. Vuole dunque aprire le nostre frontiere anche a presunti terroristi. Con questa decisione il Consiglio federale dà una volta ancora un segnale sbagliato, in particolare dopo che l'anno scorso il numero di immigrati e di domande d'asilo è notevolmente aumentato. C'è da chiedersi se il Consiglio federale accordi sufficiente attenzione alla sicurezza del nostro Paese o se voglia unicamente profilarsi sulla scena internazionale. È inoltre alquanto discutibile voler rendere servizio agli Stati Uniti accogliendo i suoi ex detenuti proprio ora che questo Paese esercita pressioni massicce sulla Svizzera al fine di ottenere dati bancari confidenziali. Chiedo pertanto al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande: </p><p>1. Perché i detenuti rilasciati non possono rientrare nel loro Paese d'origine o chiedere asilo agli Stati Uniti?</p><p>2. In che modo il Consiglio federale intende provare che gli ex prigionieri che verranno accolti in Svizzera sono innocenti e che non proseguiranno le loro attività terroristiche a partire dalla Svizzera?</p><p>3. Quali sono esattamente gli interessi che spingono la Svizzera ad accogliere ex detenuti di Guantanamo?</p><p>4. Perché la Svizzera dovrebbe accogliere persone che gli Stati Uniti rifiutano di ammettere per ragioni di sicurezza?</p><p>5. Perché la Svizzera dovrebbe offrire aiuto agli Stati Uniti proprio ora che è attaccata da questo Stato tanto violentemente che Eugen Haltiner, presidente della FINMA, parla di "guerra economica" contro la Svizzera?</p><p>6. Il Consiglio federale è tanto ingenuo da credere che accogliendo alcuni ex detenuti riusciremo a calmare gli spiriti nel dibattito sul segreto bancario svizzero?</p><p>7. Tenuto conto del numero eccessivo di domande d'asilo presentate nel 2008, non è controproducente chiedere ai cantoni di accogliere ancora altre persone, al di fuori della procedura d'asilo ordinaria?</p><p>8. Il Consiglio federale ha ricevuto la garanzia che il finanziamento dell'accoglienza di questi ex detenuti sarà assicurato dagli Stati Uniti?</p><p>9. Negli ultimi dieci anni la Svizzera si è offerta di accogliere o perlomeno si è preoccupata della sorte delle persone detenute in altri Paesi - per esempio di quelle detenute nelle carceri arabe a causa del loro credo?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. La questione concerne un piccolo gruppo di circa sessanta persone, che fanno parte delle persone tuttora detenute (ca. 250). Si tratta di detenuti che non saranno e non sono stati messi in stato di accusa, ma che tuttavia non possono essere rinviati nei loro Paesi d'origine, in cui correrebbero il rischio di essere nuovamente imprigionati e sottoposti a trattamenti inumani. Significa che gli Stati Uniti applicano il principio del non respingimento. Stando ad alcuni avvocati dei detenuti, molti di loro non desiderano vivere in un Paese (gli Stati Uniti) che ha inflitto loro tali sofferenze, ossia un'incarcerazione fino a sette anni senza promozione dell'accusa né procedimento giudiziario. Ciononostante, non è escluso che gli Stati Uniti accolgano dei detenuti. Per poter chiudere Guantanamo, essi dipendono tuttavia dal sostegno di Paesi terzi.</p><p>2.-4. Il Consiglio federale ha criticato la detenzione di persone a Guantanamo, ritenendola contraria al diritto internazionale pubblico. Per questo motivo ha accolto positivamente la decisione del presidente americano Obama di chiudere Guantanamo il più rapidamente possibile. È anche nell'interesse della Svizzera e della sua sicurezza combattere il terrorismo con mezzi legali, nel rispetto dei diritti dell'uomo e del diritto internazionale umanitario. Inoltre, il mantenimento di un istituto come Guantanamo invia un segnale sbagliato ai regimi autoritari di tutto il mondo, che si servono della "guerra contro il terrore" per giustificare violazioni dei diritti dell'uomo. Per queste ragioni e tenuto conto della sua tradizione umanitaria, la Svizzera è disposta a esaminare se e in quale misura può contribuire alla soluzione del problema accogliendo prigionieri liberati da Guantanamo. Un gruppo di lavoro interdipartimentale, che coinvolge anche i cantoni, sta esaminando con attenzione le questioni politiche, giuridiche e finanziarie che sorgono in tale contesto. Particolare attenzione è posta sull'aspetto della sicurezza. Soltanto quando tali aspetti saranno chiariti, il Consiglio federale deciderà se accogliere o meno uno o più ex detenuti.</p><p>5.-6. Il fatto che la Svizzera sia disposta ad esaminare se e in quale misura può accogliere detenuti di Guantanamo non ha alcun legame formale con altri temi attualmente trattati nel quadro delle relazioni tra gli Stati Uniti e la Svizzera. </p><p>7. La Svizzera esamina unicamente la possibilità di accogliere un piccolo numero di ex detenuti di Guantanamo. Il numero di casi è insignificante rispetto al numero di domande d'asilo o a quello dei nuovi rifugiati ammessi. </p><p>8. La questione è oggetto delle trattative in corso tra la Svizzera e gli Stati Uniti.</p><p>9. Nell'ambito del dialogo sui diritti umani e per ragioni umanitarie, la Svizzera è intervenuta a varie riprese in favore di persone incarcerate per motivi religiosi. In alcuni casi ha permesso a persone precedentemente detenute di entrare in Svizzera, accordando loro successivamente il diritto di soggiornare nel nostro Paese. Alcuni anni fa, ad esempio, la Svizzera ha autorizzato due ex detenuti tibetani - un monaco e una suora incarcerati per decenni in prigioni cinesi - ad entrare in Svizzera e ha concesso loro l'asilo. Nel corso degli ultimi dieci anni, la Svizzera è intervenuta almeno in un caso per ottenere la liberazione di un detenuto, cui ha poi accordato l'asilo. Si trattava di un cittadino pachistano che, nel suo Paese, era stato condannato a morte per blasfemia. In seguito a tali interventi - in particolare da parte della Svizzera - il detenuto è stato liberato e ha ottenuto l'asilo in Svizzera.</p>  Risposta del Consiglio federale.