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La più antica presenza della spelta nella storia risale all’età della pietra (circa 2000 anni a.C.). Si presume che la spelta sia nata da un incrocio naturale di due cereali, il grano Emmer e il grano nano. Nell’età del bronzo (dal 1500 a.C. in poi), il clima divenne più umido e freddo e la spelta, che era fra i cereali più resistenti, si impose sempre più.
Il grano degli Alemanni
Verso la fine dell’età del bronzo (1100-800 a.C.) le regioni coltivate a spelta si estendevano su tutta l’Europa. Dai Carpazi fino ai Vosgi, dalla Svezia all’Inghilterra e fin giù al sud dell’Europa. Nel periodo compreso fra ll'800 a.C. e la nascita di Cristo, la spelta arrivò all'apice della sua popolarità in Europa. Agli albori del predominio romano, la spelta è coltivata soprattuto nelle province dell'impero e al nord delle Alpi. Per gli alemanni, la spelta divenne il cereale più importante.
Il periodo medioevale
Nella Valle della Mosella, la spelta fu coltivata dall'860 d.C. e durante tutto il medioevo. La badessa Hildegard von Bingen deve aver conosciuto in quei tempi la spelta e imparato ad apprezzarla. Scrisse: "La spelta è il miglior cereale, nutriente e pieno di energia. La spelta è più dolce di altre specie di cereali. Dona a chi lo mangia una buona salute fisica e morale". La parola spelta (Dinkel) è spesso utilizzata in nomi di luoghi e città, come ad esempio Dinkelsbühl, Dinkelhausen, Dinkelacker e persino in alcuni cognomi, come Dinkelmann. Questi fenomeni sono attribuibili alla diffusione della spelta in tempi passati. Da alcuni antichi registri delle imposte, si evince come in Svizzera la spelta fosse una coltivazione molto diffusa, era infatti impiegata anche come mezzo di pagamento delle tasse richieste da monasteri e funzionari.
La decadenza nel XX secolo
Il XIX secolo vede grandi cambiamenti nei metodi di coltivazione. La meccanizzazione, l’uso dei concimi e dei pesticidi chimici e la selezione di nuovi cereali più produttivi fecero aumentare i raccolti. La coltivazione del frumento conobbe un rapido sviluppo al nord delle Alpi, grazie a rendite per ettaro più interessanti rispetto a quelle di altri cereali. La conseguenza fu che la spelta venne coltivata sempre meno. Seppur all'inizio del secolo nuove colture produssero alcune varietà con un buon rendimento produttivo, il trionfo del frumento fu inarrestabile. Dopo più di duemila anni di coltivazione, la spelta stava per estinguersi completamente alla fine del XX secolo.
La rinascita nel XXI secolo
La spelta ha potuto sopravvivere grazie a contadini e mugnai che vivevano in regioni in cui le condizioni climatiche non permettevano di coltivare un altro tipo di cereale. Questi contadini si trovavano a dover privilegiare la qualità di questo cereale nobile alla quantità, e ad accettare un guadagno inferiore pur dovendo lavorare di più. Oggi, i consumatori più consapevoli e critici si interessano sempre più alla qualità della propria alimentazione. Grazie a loro, la spelta ha ritrovato nel XXI secolo l'importanza e il senso che ha avuto per più di tre millenni : essere un nutrimento prezioso, offerto dalla natura.