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A Kiev, capitale dell’Ucraina, visitiamo il centro polifunzionale creato da Izolyatsia, un collettivo di artisti e visual designer che prima dello scoppio della guerra si trovava in Donbass. Loro, gli artisti, furono costretti a partire perché la loro sede, situata in un ex edificio industriale di Donetsk, venne occupata dai miliziani separatisti filorussi nel 2014. In quell’occasione i filo russi fecero anche saltare in aria una installazione dell’artista Pascale Marthine Tayou: una ciminiera trasformata in rossetto per celebrare le donne del Donbass.
Arte degenerata, così è stata bollata dai filorussi la produzione del collettivo Izolyatsia. Le loro gesta hanno richiamato le requisizioni, ma anche le distruzioni, di opere artistiche da parte dei nazisti in Germania nel 1937. Ora, come allora, si è mirato soprattutto a colpire la libertà di espressione e l’arte attraverso la repressione. Colpire e annientare, soprattutto, quello che non si capisce o non si vuole capire.
Mikhail Glubokiy e Oleksandr Vynogradov, membri del collettivo artistico, ci raccontano, nel video, cos’è Izolyatsia.
Cristiano Tinazzi