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ZURIGO - L'home office è sinonimo di maggiore flessibilità e compatibilità tra famiglia e lavoro.
Secondo un nuovo studio dell’Istituto di ricerca sul mercato del lavoro e sulle professioni (Iab), in Germania, circa il 22% dei dipendenti delle grandi aziende nel 2017 ha lavorato – almeno a tempo parziale – da casa.
E sorprendentemente, due terzi di coloro che non svolgono la propria attività lavorativa in home office non vorrebbero si verifichi alcun cambiamento in questi termini: circa il 56% della popolazione tedesca occupata, d’altra parte, si dichiara contraria all'home office e preferisce scindere la dimensione professionale dalla vita privata. E il 48% di coloro che lavorano da casa (anche a tempo parziale) afferma intanto che, a tutti gli effetti, le due cose inevitabilmente si incrociano.
Per la realizzazione dello studio, in Germania sono stati intervistati responsabili di uffici del personale, così come impiegati di aziende private con più di cinquanta dipendenti. Secondo gli intervistati, l'home office non sarebbe adeguato ad alcune professioni. Inoltre renderebbe difficile l'interazione con i colleghi in ufficio, e la supervisione da parte dei superiori.
«Non dovrebbe essere diverso in Svizzera in settori come l'industria o le vendite», afferma il professor Lukas Scherer, direttore dell'Istituto di Scienze Applicate dell'Università di San Gallo, il quale, nel contempo, suggerisce alle aziende di prendere in considerazione la realizzazione di progetti home office di successo.
Secondo uno studio di Deloitte – che offre servizi di consulenza e revisione –, in Svizzera circa un quarto degli occupati lavora da casa.