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Fermato in aeroporto mentre cercava di imbarcarsi su un volo diretto in Cina. L'ex dipendente di Apple Xiaolang Zhang è stato arrestato dall'Fbi con l'accusa di aver rubato segreti commerciali relativi al programma di auto autonome di Cupertino.
Un fermo che piomba sui rapporti già tesi fra Stati Uniti e Cina, impegnate in una guerra a suon di dazi innescata dalla volontà americana di difendere la proprietà intellettuale delle sue aziende.
Zhang è stato assunto da Apple nel 2015 per lavorare al progetto per lo ''sviluppo di software e hardware da usare nelle auto autonome''. Il 30 aprile scorso Zhang ha rassegnato le sue dimissioni a Cupertino, spiegando di voler tornare in Cina per essere più vicino alla sua famiglia e per andare a lavorare a Xiaopeng Motors, start up per le auto elettriche.
Ma prima di lasciare ufficialmente l'incarico ha - secondo l'accusa - scaricato informazioni dal database di Apple sulle auto senza guidatore: 40 gigabyte copiati sul computer di sua moglie. E per questo 'furto' è stato arrestato all'aeroporto di San Jose il 7 luglio. Zhang ha ammesso con Apple di essersi portato a casa un server Linux appartenente a Cupertino e di aver trasferito i dati sul portatile della consorte, con l'obiettivo di esaminare i dati per migliorare le sue conoscenze e nell'auspicio di poter ottenere un nuovo posto di lavoro ad Apple in futuro.
Le accuse di furto riguardano solo Zhang e non la società cinese che lo aveva appena assunto: Xiaopeng Motors, dicendosi ''sorpresa e indignata'', smentisce seccamente di aver ''condiviso'' informazioni con il suo nuovo dipendente. E anzi precisa di aver già chiuso i rapporti con Zhang dopo un'indagine interna condotta dallo studio legale Morrison and Foerster e di essere impegnata a collaborare con l'Fbi sul caso.
''Non ci sono indicazioni che abbia mai comunicato informazioni riservate da Apple a XMotors - afferma la start up cinese -. Siamo molto preoccupati: abbiamo sempre rispettato strettamente le leggi della Cina e degli Stati Uniti e prendiamo la tutela dei diritti della proprietà intellettuale molto seriamente''.