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<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale è a conoscenza di questo rapporto e, se sì, ne condivide le conclusioni?</p><p></p><p>Il Consiglio federale conosce questo rapporto. Si tratta di uno studio puramente teorico che si prefigge principalmente di determinare l'apporto migratorio che sarebbe necessario per compensare il calo della popolazione europea dovuto a una fecondità inferiore al tasso di ricambio e per mantenere costante il rapporto tra le persone in età lavorativa e i pensionati. Lo studio giunge alla conclusione che tra il 2005 e il 2050 sarebbero necessari più di 161 milioni di immigranti. </p><p></p><p>Il Consiglio federale ritiene che l'interesse scientifico e politico dello studio, che non contiene dati relativi alla Svizzera, resti limitato. Lo studio non presenta né un'analisi della domanda di manodopera attuale e futura né dell'offerta di manodopera che potrebbe determinare un aumento importante di questi flussi migratori. Esso non affronta neppure i problemi di sicurezza e i problemi politici e sociali legati ai flussi migratori a livello internazionale e nazionale. </p><p></p><p>Applicando i principi del rapporto delle Nazioni Unite alla Svizzera, anche il nostro Paese avrebbe un "bisogno di immigrazione" supplementare? Il Consiglio federale è in grado di quantificarlo?</p><p></p><p>Se si applicano i parametri di calcolo del rapporto delle Nazioni Unite alla Svizzera, nei prossimi 50 anni il nostro Paese avrebbe bisogno di un apporto demografico supplementare dovuto alla migrazione (migrazioni e nascite della popolazione immigrata) da 1,5 a 1,9 milioni di persone (secondo le ipotesi scelte negli scenari demografici dell'Ufficio federale di statistica). Questo ordine di grandezza corrisponde a quello conosciuto dal nostro Paese tra il 1950 e il 1973. Attualmente, la popolazione residente in Svizzera - come quella degli altri Paesi europei - sta invecchiando in seguito al debole tasso di fecondità che si registra dalla metà degli anni Settanta e al notevole aumento della speranza di vita, specialmente in età avanzata. Il Consiglio federale è cosciente di questa realtà, che considera un fenomeno sociale scaturito dalle profonde e molteplici trasformazioni della società svizzera nel corso degli ultimi decenni. Il Consiglio federale ritiene che il nostro Paese debba prepararsi a questa nuova situazione demografica adeguando il mercato del lavoro come pure i sistemi sanitari e di sicurezza sociale. </p><p></p><p>Le migrazioni internazionali eserciteranno sicuramente un certo peso nell'attuale adeguamento del mercato del lavoro e della società. Già in passato, l'immigrazione di giovani stranieri ha contribuito sensibilmente a frenare l'invecchiamento della popolazione svizzera. Tuttavia, vista la portata del fenomeno, non è possibile risolvere il problema dell'invecchiamento demografico facendo affidamento soltanto sull'immigrazione. D'altra parte, anche i migranti invecchiano, per cui per mantenere costante il rapporto tra persone attive e pensionati sarebbe necessaria un'immigrazione permanente. Il grado di qualifica dei migranti, la loro origine come pure l'apertura e la disponibilità della società che li ospita sono altre dimensioni da considerare nella scelta e nello sviluppo delle politiche migratorie. </p><p></p><p>Il Consiglio federale preferisce un approccio differenziato, che vada al di là dei calcoli meccanici per favorire la crescita economica, la qualità della vita e la coesione sociale della popolazione della Svizzera. Gli scenari demografici dell'Ufficio federale di statistica per il periodo 1995-2050 e altre pubblicazioni di questo Ufficio (Deux siècles d'histoire démographique suisse; Le défi démographique: perspectives pour la Suisse; Aspects démographique de l'âge à la retraite) hanno già affrontato, prima del rapporto delle Nazioni Unite, problemi demografici a lungo termine con un approccio realistico e moderato. Questi studi confermano il fatto che le soluzioni ai problemi demografici a lungo termine non vanno ricercate soltanto nel quadro della politica migratoria. Il Consiglio federale ritiene che la politica sociale ed economica sia altrettanto importante per superare le sfide sociopolitiche poste dall'evoluzione demografica.</p><p></p><p>Se questo "bisogno di immigrazione" risultasse fondato, il Consiglio federale sarebbe disposto a condurre una campagna d'informazione presso la popolazione svizzera, in modo da evitare un'ondata di xenofobia?</p><p></p><p>Le persone che la Svizzera ha accolto e continua ad accogliere hanno contribuito in maniera significativa allo sviluppo economico e culturale del Paese. Il Consiglio federale intende proseguire i suoi sforzi per meglio integrare i cittadini stranieri residenti nel nostro Paese e per creare un clima disteso in seno alla popolazione svizzera. Al riguardo, sostiene misure concrete di lotta contro il razzismo e la xenofobia, ma non considera opportuno condurre oggi una vera e propria campagna di sensibilizzazione presso la popolazione. </p><p>Peraltro, considerato che il calo del numero di persone attive e l'invecchiamento della popolazione derivano anche dalla diminuzione delle nascite, il Consiglio federale ritiene necessario adottare misure appropriate nel quadro della politica familiare e della parità dei sessi per sgravare le famiglie e consentire alle donne e agli uomini di questo Paese di meglio conciliare il lavoro e gli impegni familiari.</p>  Risposta del Consiglio federale.