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ZURIGO - Una madre di Urdorf (ZH) dovrà rispondere davanti alla giustizia per avere dato il seno alla figlia fino a quando quest’ultima ha avuto 7 anni e nonostante non bevesse più il latte materno da molto tempo. Le accuse sono di abusi sessuali gravi: atti sessuali con fanciulli e atti sessuali con persone incapaci di discernimento o inette a resistere.
Secondo il decreto d’accusa rivelato solo ora, dall’ottobre del 2011 fino alla fine del 2014 la donna ha fatto succhiare regolarmente il proprio seno alla figlia, nata nel 2007. Ciò accadeva sul divano in salotto e sul letto della camera coniugale dell’imputata e del marito.
Per il Ministero pubblico zurighese, la madre si è resa colpevole non solo di dare con regolarità il seno alla sua bambina ormai normalmente cresciuta, ma di lasciarle appoggiare la mano sull’altro seno e accarezzarlo. La figlia rimaneva attaccata al seno della madre anche per 20 minuti benché fosse già stata svezzata anni prima e non bevesse più latte materno da diverso tempo. In considerazione di questi elementi il ministero pubblico competente, Pascal Gossner, ha aggiunto all’accusa di atti sessuali con fanciulli quella di atti sessuali con persone incapaci di discernimento o inette a resistere.
Il caso è stato segnalato alle autorità quando, poco dopo il Natale del 2014, la donna ha lasciato il padre della bambina portandola con sé e l’uomo l’ha denunciata. Il ministero pubblico ha così proceduto ad avviare un’indagine su entrambi i genitori. Il padre della vittima è stato condannato per decreto d’accusa: il 45enne era infatti conscio di quanto faceva la moglie e, benché le avesse espresso il proprio malcontento per la situazione, per diversi anni non ha fatto nulla di più per fare in modo che la consorte smettesse di comportarsi così. Avendo in questo modo favorito degli atti sessuali con fanciulli, l’uomo è stato condannato a una pena pecuniaria di 90 aliquote giornaliere da 30 franchi (2700 franchi). L’operaio dovrà anche pagare spese processuali per 1600 franchi.
La madre dovrà invece comparire davanti al Tribunale distrettuale di Dietikon. Al momento la bambina vive insieme a suo padre.
«È incomprensibile» - Christina Hurst-Praga, la presidente di La Leche League, un'organizzazione che promuove l'allattamento al seno, trova «incomprensibile la decisione della giustizia zurighese: «Forse la donna aveva dedotto che la figlia avesse bisogno di questo tipo d'attenzione». In altre culture diverse dalla nostra «è un comportamento abbastanza normale».
Anche lo psicologo Thomas Spielmann ritiene che la convocazione in tribunale sia un'esagerazione: «Le indagini (per chiarire l'accaduto, ndr) potrebbero essere molto traumatiche per la bimba». Piuttosto, sarebbe meglio che la vicenda venisse trattata da esperti in materia, come ad esempio degli psicologi. Sono molti i motivi che possono aver spinto la donna ad attaccarsi al petto la figlia, non da ultimo - aggiunge Spielmann - quello di soddisfare un bisogno sessuale. «In questo caso è ovviamente un reato», conclude.