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Un giudice a processo per abuso di autorità. È decisamente straordinaria l'udienza che si terrà oggi davanti al Tribunale regionale di Prettigovia/Davos: per la prima volta nella storia giudiziaria grigionese davanti alla corte compare, in qualità di imputato, un magistrato, lo stesso che, da presidente di collegio giudicante, ha sentenziato sul divorzio di Adam Quadroni, l'impresario pentito che ha dato il via alla appaltopoli retica.
In apertura dell'atto d'accusa, il procuratore pubblico straordinario ha però fissato subito un importante paletto: non esistono prove a dimostrazione di una manipolazione del presidente del Tribunale regionale della Bassa Engadina e Val Monastero da parte di ambienti legati agli accordi cartellari illeciti. Dunque tutto deve limitarsi al comportamento del magistrato nell'ambito della causa di divorzio di Quadroni.
Una condotta ritenuta illegale dalla procura - e da Quadroni quale accusatore privato - che ha visto il giudice non tenere conto di una importante serie di regole processuali. Compreso un ricorso - pendente - che bloccava l'entrata nell'allora casa coniugale della ex moglie per portare via degli oggetti suoi e delle figlie. A ciò si aggiunge che il giudice engadinese ordinò alla polizia cantonale di dare man forte alla donna, tanto che Adam Quadroni venne ammanettato dopo essersi ribellato a quella che riteneva una violazione di domicilio.
Le azioni sono ritenute dall’accusa contrarie ai doveri d'ufficio e ritenute un abuso di autorità, in quanto il giudice "ha agito per sminuire la posizione giuridica di Quadroni nel suo procedimento matrimoniale o almeno per causargli disagi e guai enormi". L’atto d’accusa propone che il giudice sia condannato a una pena sospesa di aliquote giornaliere per un totale di 15'600 franchi, a cui si aggiunge una multa pari a 3'500 franchi.