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«Il cimitero dei lumi» di Sherko Bekas nella traduzione di Jamal Zandi
Istituto di studi italiani
Data: 30.05.2023 / 18:30 - 20:00
Aula 355 Palazzo principale, Campus Ovest
Il poema di Sherko Bekas intitolato Il cimitero dei lumi (2004) testimonia il dramma di una nazione e del suo popolo; racconta un genocidio, le cui vittime sono state i poveri contadini che vivevano sulle montagne e nelle pianure del Kurdistan meridionale, deportati e sterminati per aver riposto fiducia più nella montagna che in uno Stato totalitario che tentava di renderli schiavi.
Il cimitero dei lumi racconta la drammatica storia di un popolo che non ha accettato di venire a patti con uno dei peggiori tiranni del ventesimo secolo, Saddam Hussein. È la storia dei tentativi del regime iracheno di “spianare le montagne”, come dice un triste proverbio iracheno, per sterminare il popolo curdo; è la storia di Al-Anfâl, la campagna di uccisione di massa attuata dall’esercito iracheno tra il 1986 e il 1989.
Sherko Bekas (Sulaymaniyah 1940 - Stoccolma 2013), poeta curdo, fu attivo nel Movimento di liberazione del Kurdistan. Esule in Svezia dal 1987 a causa delle pressioni politiche del regime iracheno, riuscì a rientrare in Kurdistan nelle fasi di ristabilimento politico per assumere importanti incarichi istituzionali e culturali. Fu insignito del premio Pîramêrd e del premio Anqa Al-Zahbi per la letteratura in Iraq. Una raccolta delle sue poesie in traduzione italiana è inclusa nella monografia curata da Laura Schrader, con un saggio di Adriano Rossi, dal titolo Sherko Bekas. Scintille di mille canzoni (Roma, ISMEO, 2017).
Jamal Zandi è militante e attivista per i diritti umani e il diritto all’autodeterminazione del popolo curdo. Vive in esilio in Svizzera. Si è laureato in Lingua, letteratura e civiltà italiana presso l’Università della Svizzera italiana di Lugano. Ha tradotto in curdo Il Principe (2018) e i Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio (2021) di Niccolò Machiavelli.
Letture dal curdo di Jamal Zandi e dall’italiano di Antonella Anedda e Sara Sermini
Introduzione di Giacomo Jori