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Sono passati 50 anni da quando i carri armati dell'Unione Sovietica misero la parola fine alla Primavera di Praga. La Svizzera accolse circa 15'000 esuli cecoslovacchi dopo l'invasione dell'Urss che il 20 agosto 1968 sconfissero definitivamente i moti popolari. La maggior parte di questi rifugiati sono stati nel frattempo naturalizzati, dopo lunghe pratiche amministrative.
Al loro arrivo in Svizzera, gli esuli si integrarono rapidamente nel mondo del lavoro grazie anche a un livello di formazione generalmente elevato. All'epoca furono create numerose associazioni cantonali di immigrati e riviste specializzate a loro destinate.
Fra gli esuli cecoslovacchi che trovarono rifugio nella Confederazione vi fu anche il padre delle riforme economiche della "Primavera di Praga", Ota Sik. Vice primo ministro e ministro dell'economia nel governo di Alexander Dubcek dall'aprile all'agosto del 1968, Sik visse poi in Svizzera dal 1969 e nel 1983 ottenne la cittadinanza elvetica.
Per 17 anni insegnò all'Alta scuola di scienze economiche e sociali di San Gallo e all'Università di Zurigo prima di andare in pensione, nel 1989. Morì nel 2004 a San Gallo.
La repressione della Primavera di Praga suscitò una grande emozione in Svizzera. Manifestazioni di protesta ebbero luogo in varie città. Diverse associazioni organizzarono convogli di primo soccorso e medicinali a destinazione di Praga.
"L'ondata di simpatia per il popolo cecoslovacco percorse tutto il nostro Paese", ricordò nel 2001 l'allora presidente della Confederazione Moritz Leuenberger in occasione della visita di Stato dell'allora presidente ceco Vaclav Havel.
Interrogata dall'ats nel 1999, una dottoressa di origini ceche, che accolse la sorella e il cognato nel 1968, si ricordò come "ogni giorno trovavano messaggi di amicizia e regali sopra la loro auto con targhe cecoslovacche".