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Quando nell'Artico piove un po' troppo
Anche nei luoghi più freddi del mondo il clima sta cambiando. Nello specifico, all'Artico le precipitazioni stanno diventando sempre più frequenti. E così, anche per Babbo Natale al Polo Nord queste festività saranno decisamente più umide. Tutto ciò, però, non è per niente positivo. A svelare i cambiamenti che stanno interessando quelle zone remote del mondo è l'Artic Report Card 2022. Questo documento, pubblicato annualmente dalla National Oceanic and Atmospheric Administration, negli ultimi 17 anni ha tracciato gli impatti climatici nel Nord polare, una delle regioni a più rapido riscaldamento della Terra. Per capirne di più, abbiamo parlato dei risultati di questa indagine con uno dei revisori del documento, lo scienziato del clima Martin Stendel, operativo presso il Danish Meteorological Institute.
Come cambia la neve
Prima di analizzare i risultati emersi dalla revisione, è necessario fare una premessa. «Il riscaldamento globale non è uniforme. Le temperature all'Artico stanno aumentando da due a tre volte più velocemente rispetto alla media globale», chiarisce lo scienziato come prima cosa. Le ragioni di questo fenomeni sono molteplici, ma la più importante è la cosiddetta "retroazione ghiaccio-albedo". «La neve e il ghiaccio sulla terraferma o sull'acqua sono bianchi e, di conseguenza, riflettono la maggior parte dei raggi solari verso lo spazio – per questa ragione li vediamo brillanti, come luce – mentre solo una piccola parte viene assorbita». Una condizione nota, che cambia non appena si alzano le temperature. «Se il clima diventa più caldo, la neve e il ghiaccio diventano più sporchi o scompaiono del tutto, lasciando intravedere al di sotto la roccia o il mare aperto. Entrambi questi elementi sono molto più scuri della neve e del ghiaccio, per cui una quantità maggiore di radiazioni in entrata viene assorbita, mentre una minore riflessa». E i problemi continuano. «Le radiazioni assorbite, tuttavia, riscaldano il basamento e il mare aperto, causando così un ulteriore riscaldamento e un ulteriore scioglimento. Questo, quindi, è un processo che si autoalimenta».
Ma non è tutto. «L'aria calda può contenere più vapore acqueo dell'aria fredda». Molto di più – chiarisce il ricercatore – perché in realtà la relazione segue una curva esponenziale. «Tuttavia, ciò che sale deve scendere. Quindi le temperature più calde porteranno a maggiori precipitazioni e, in particolare, a precipitazioni più intense». Per questa ragione, in tutto l'Artico, il clima sta diventando più umido. E osservando i motivi per cui ciò accade, si può presto comprendere perché questo fenomeno non rappresenti nulla di buono. «Inoltre, con l'aumento delle temperature, una percentuale maggiore delle precipitazioni complessive cadrà sotto forma di pioggia anziché neve», ci spiega Martin Stendel. «Con il riscaldamento degli oceani, una maggiore quantità di acqua può evaporare, portando a maggiori precipitazioni nelle regioni terrestri adiacenti, come ad esempio sta succedendo in Alaska. Anche se, a dirla tutta, la tendenza è piuttosto simile in tutto l'Artico».
Cambiamenti attesi da decenni
Facciamo un passo indietro. Ciò che si sta verificando all'Artico non è poi una novità. I ricercatori sul clima, in particolare, attendevano da decenni che una situazione del genere si verificasse. Il problema però è stato, sostanzialmente, un altro. «Non è tanto il fatto che questi cambiamenti non ci siano mai stati, ma piuttosto che non siano mai stati osservati. Questo perché vaste aree dell'Artico, in particolare le zone sugli oceani, sono scarsamente coperte da stazioni», chiarisce lo scienziato. Ciò significa che i cambiamenti che i ricercatori temevano e attendevano potrebbero essersi in parte già verificati in passato, senza tuttavia essere ma stati identificati con precisione da una apposita stazione. Mentre ora, grazie ai nuovi strumenti di misurazione, il pericolo appare concreto.
Dopo aver affrontato la questione da un punto di vista climatico, è necessario soffermarsi anche sull'importanza che questo fenomeno ha a livello meteorologico. «La Groenlandia ha registrato temperature calde fuori stagione per la maggior parte del tempo a partire da settembre 2022. Questo è accaduto soprattutto a causa dei venti che soffiavano principalmente da sud-ovest e da sud. Seguendo lo stesso ragionamento fatto per l'aspetto climatico, questo ha portato a temperature più alte e precipitazioni più abbondanti del normale. Tutto ciò è visibile nel bilancio di massa superficiale che è stato costantemente vicino ai massimi storici».
In ultimo, non si può evitare di menzionare l'effetto che questi cambiamenti hanno sulla flora e sulla fauna artica, nonché sulle infrastrutture dell'area. «Le conseguenze ci sono e sono forti. Ad esempio, ampie zone dell'Artico sono ricoperte dal permafrost. Se la pioggia cade su questi territori, si congela al suolo. E di conseguenza, gli animali non riescono a raggiungere l'erba e finiscono per morire di fame», conclude l'esperto.