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LONDRA - Il Primo Ministro Boris Johnson è «assolutamente determinato» ad affrontare il «problema culturale» di Downing Street, che ha portato i collaboratori a fare feste e a bere mentre il resto del Paese era in lockdown.
Lo ha detto il co-presidente del partito conservatore Oliver Dowden, in un'intervista con l'emittente Sky. Il Governo britannico e in particolare il premier Boris Johnson, lo ricordiamo, continuano ad essere al centro delle polemiche a causa dello scandalo del "partygate" (dovuto a più feste avvenute durante il lockdown).
Nel frattempo sono iniziate le speculazioni su cosa potrebbe accadere ora. A quanto ha riferito il Sunday Times, il Primo Ministro sta considerando l'introduzione di un divieto assoluto di portare dell'alcool nei locali di Downing Street, oltre al licenziamento di diversi collaboratori.
«Dimissioni? Misura esagerata»
Ciò che è certo è che Johnson «prenderà dei provvedimenti», ha confermato Dowden. Le dimissione chieste dall'opposizione, d'altra parte, sarebbero esagerate. «Non è così compromesso da doversi dimettere, deve rimanere il nostro primo ministro a causa della leadership che ha dimostrato in relazione alla crisi Covid». «Vi assicuro che il Primo ministro è profondamente addolorato per quanto successo» ha poi aggiunto.
Oltre al leader dell'opposizione Keir Starmer («deve dimettersi, è nell'interesse nazionale»), anche altri deputati non sono d'accordo con Dowden. Secondo Andrew Bridgen (tory, lo stesso partito di Johnson) il premier ha «perso l'autorità morale per guidare» il Paese. Lo ha detto all'emittente Bbc.
«Il venerdì? Si beveva regolarmente»
Intanto ieri la situazione è precipitata ancor più quando il Daily Mail ha reso noto che lo staff di Johnson si incontrava regolarmente per dei drink dopo il lavoro, un'occasione diventata un appuntamento fisso del venerdì. Anche Johnson, secondo il quotidiano, si univa spesso a queste riunioni, a lungo vietate in Inghilterra a causa della pandemia.
Mercoledì, lo ricordiamo, Johnson ha chiesto scusa a tutta la popolazione, affermando che credeva che un party a cui ha partecipato a maggio 2020 non fosse una festa bensì un evento «di lavoro», ma ammettendo che quanto accaduto «è stato sbagliato» e che «mi prenderò le mie totali responsabilità».
Un rapporto molto atteso
Tra coloro che lo difendono e coloro che lo vogliono fuori, la situazione continua ad essere incerta.
Il tutto potrebbe svoltare però entro i prossimi quindici giorni, quando sarà pubblicato un rapporto dell'alta funzionaria Sue Gray. Molti parlamentari, infatti, hanno detto che vogliono leggere i risultati del rapporto prima di prendere una decisione finale.