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Il presidente dell'UDC Albert Rösti
Keystone/GIAN EHRENZELLER(sda-ats)
L'UDC respinge categoricamente la strategia energetica 2050, sulla quale il popolo voterà il 21 maggio. Riuniti oggi in assemblea ad Appenzello, i delegati del partito hanno bocciato il progetto con 322 "no", 4 "sì" e un'astensione, seguendo la direzione del partito.
Costerà alla popolazione miliardi di franchi, ha sostenuto in apertura il presidente Albert Rösti, prendendosela con la consigliera federale Doris Leuthard, le cui valutazioni sulla svolta energetica, ha detto, sono irrealistiche. Secondo Rösti i costi supplementari sono di gran lunga superiori a quelli stimati.
Per il numero uno dell'UDC nazionale il progetto rappresenta una visione quasi religiosa, "di fede e di speranza", più che "una strategia basata sui principi elementari della fisica". I rischi sono notevoli, ha messo in guardia: penuria di elettricità, di combustibile per il riscaldamento e prezzi di benzina e gas fuori portata per le famiglie e le piccole e medie imprese.
"Votando no, ha detto, salvaguardiamo il nostro approvvigionamento energetico, che è affidabile ed efficace". Nel suo intervento, Rösti ha anche espresso insoddisfazione per le recenti sconfitte elettorali subite a Soletta e in Vallese. I successi del passato, ha detto, "ci hanno resi pigri".
Nel dibattito è intervenuto anche l'ex consigliere federale Christoph Blocher, criticando pesantemente le sovvenzioni alle energie rinnovabili, che secondo lui distruggono il mercato.
Il consigliere nazionale Toni Brunner (SG) ha definito la strategia energetica 2050 un "commando suicida", "un'operazione dall'esito incerto, non riflettuta e molto poco svizzera". L'ex presidente del partito ha quindi accusato la sinistra, il PPD e la consigliera federale Doris Leuthard di voler chiamare alla cassa la classe media.
Raggiungere l'obiettivo di una riduzione del 43% del consumo di energia entro il 2035, come chiede il progetto, richiederà misure supplementari, dall'aumento di tasse e altri canoni all'invenzione di nuove imposte, ha da parte sua rilevato la consigliera nazionale ginevrina Céline Amaudruz.
Per Jean-Philippe Kohl, vicedirettore di Swissmem, le energie rinnovabili sostenute dalla strategia 2050 non garantiscono l'approvvigionamento di elettricità durante l'inverno e "non possiamo permetterci interruzioni di corrente nell'industria".
Di fronte a loro, il consigliere nazionale Eric Nussbaumer (PS/BL) e il granconsigliere zurighese dei Verdi Martin Neukom hanno contestato le accuse di economia pianificata. Dobbiamo fidarci delle tecnologie del futuro e investire nelle energie rinnovabili in Svizzera, hanno sottolineato.
L'assemblea non ha però raccolto il loro appello e ha raccomandato quasi all'unanimità al popolo di respingere il progetto. Solo i consiglieri nazionali Markus Hausammann (TG) e Pierre-André Page (FR), sono intervenuti a favore del testo in nome del sostegno al mondo agricolo.
SDA-ATS