Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/231080

<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di trasferire, per ragioni di governance, le competenze relative al rilascio delle autorizzazioni d'esportazione di materiale bellico al Dipartimento federale degli Affari esteri (DFAE). </p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Quanto richiesto dall'autrice della mozione, ovvero che gli interessi di politica esterna (compresi gli impegni internazionali) siano tenuti nella dovuta considerazione, è già oggi pienamente garantito.</p><p>Tutti i permessi d'esportazione della SECO vengono rilasciati d'intesa con i servizi competenti del DFAE, conformemente a quanto disposto dall'articolo 14 dell'ordinanza sul materiale bellico. Di fatto, il DFAE ha diritto di veto su ogni esportazione. L'eventualità che si tenga unicamente conto degli interessi economici a discapito di quelli di politica esterna può dunque essere esclusa. In caso di divergenze e di transazioni di particolare rilevanza per la politica esterna e di sicurezza è il Consiglio federale a decidere.</p><p>Anche il rapporto del Controllo federale delle finanze (CDF) del 20 giugno 2018 citato dall'autrice della mozione (<a href="https://www.efk.admin.ch/it/pubblicazioni/economia-e-amministrazione/economia-e-agricoltura/3385-controllo-concernente-il-trasferimento-di-materiale-bellico-segreteria-di-stato-dell-economia.html">https://www.efk.admin.ch/it/pubblicazioni/economia-e-amministrazione/economia-e-agricoltura/3385-controllo-concernente-il-trasferimento-di-materiale-bellico-segreteria-di-stato-dell-economia.html</a>) conferma che la SECO applica correttamente e in maniera coscienziosa la normativa sul materiale bellico. A tal proposito nel rapporto si afferma: "la SECO si attiene alla legge federale sul materiale bellico (LMB), all'ordinanza concernente il materiale bellico (OMB) e alla prassi interpretativa del Consiglio federale. Le esportazioni di materiale bellico del 2016, controllate dal CDF, risultano tutte correttamente approvate in conformità con queste basi legali." (cfr. pag. 9 del rapporto).</p><p>La necessità di migliorare la "rete di controlli della Confederazione" sottolineata dal CDF nello stesso rapporto riguarda innanzitutto i controlli effettuati al confine dalle autorità doganali. In quanto autorità preposta al controllo delle esportazioni, la SECO deve coordinare meglio la comunicazione tra le autorità federali coinvolte (tra cui l'Amministrazione federale delle dogane, l'Ufficio centrale per il materiale bellico presso il SIC e l'Ufficio centrale Armi della fedpol). La SECO ha attuato tale raccomandazione contattando, tra gli altri, i servizi federali di cui sopra e mettendo a punto una strategia per la condivisione delle informazioni chiave. L'obiettivo è garantire il flusso di informazioni verso la SECO, consentendo a quest'ultima di valutarle e trasmetterle agevolmente alle autorità doganali.</p><p>Venendo alla questione della trasparenza, la SECO pubblica annualmente statistiche dettagliate sulle esportazioni di materiale bellico, tra cui un minuzioso rapporto sull'export di armi leggere e di piccolo calibro. La Svizzera è infatti uno dei Paesi più trasparenti al mondo. Figura costantemente ai primi posti nella classifica transparency barometer dell'istituto di ricerca ginevrino Small Arms Survey. Nel barometro di dicembre 2020 era nuovamente in vetta alla classifica, grazie ai rapporti della SECO.</p><p>Dall'entrata in vigore della legge federale sul materiale bellico, nel 1998, la SECO ha rilasciato più di 50 000 autorizzazioni all'esportazione, d'intesa con i servizi competenti del DFAE. Talvolta sono stati riportati casi di abuso, i quali vengono di solito discussi apertamente. Ha fatto scalpore il caso delle bombe a mano svizzere finite in Siria passando per gli Emirati Arabi Uniti e rinvenute nel 2012. Spesso però, nel citare questo episodio, ci si dimentica che si tratta di forniture risalenti al 2003 e al 2004, quando la normativa concernente i controlli sulle esportazioni nel nostro Paese era meno severa rispetto a oggi. Inoltre, a seguito di questa vicenda, il Consiglio federale e, in particolar modo, la SECO, hanno adottato ulteriori misure. La dichiarazione di non riesportazione, che i Paesi acquirenti sono tenuti a sottoscrivere, è stata inasprita e la SECO ne verifica l'adempimento in loco per mezzo delle cosiddette Post-shipment Verifications (PSV).</p><p>Il modello svizzero delle PSV è molto apprezzato a livello internazionale; al riguardo diversi Stati hanno richiesto una consulenza alla SECO. La Germania, ad esempio, ha iniziato a eseguire PSV ispirate al modello svizzero.</p><p>Unitamente al DFAE la SECO si adopera per il riconoscimento di questo strumento volto a impedire la riesportazione illegale di armi anche nel quadro del Trattato sul commercio delle armi e di altri organismi internazionali.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.