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"Con questa storia non c'entriamo nulla". E con queste parole che i parenti del 59enne, residente di un comune del Luganese del quale è dipendente, che è stato prelevato questo martedì mattina all’alba dalla sua abitazione nel contesto dell’operazione anti 'ndrangheta, hanno commentato il fermo. Non la pensano così ovviamente gli inquirenti. "Coadiuvando il cugino - si legge nelle carte dell'inchiesta - si è posto "a disposizione", "rendendosi disponibile alle esigenze dell’organizzazione, tra cui apparire intestatario fittizio di beni e attività riconducibili al sodalizio".
Al 59enne del Luganese - sentito come indagato, ma non arrestato - viene contestato di essere il prestanome per la "titolarità" di un "costruendo prefabbricato, destinato a frantoio", come pure "l’intestazione" della proprietà di un "terreno posto nel comune di Filadelfia". In Svizzera fra le ipotesi di reato c'è quella di sostegno o partecipazione a un'organizzazione criminale.
Del cugino 53enne, che è stato arrestato a Muri in Argovia, si legge invece: "Insediatosi in Svizzera ed in stretto e diretto contatto con XXX (nome noto alla redazione, ndr) si occupava dell’approvvigionamento di armi per conto del gruppo, in particolare importandole dall’estero e segnatamente dalla Svizzera; in generale, si occupava, per conto del sodalizio, degli interessi economici dell’organizzazione in Svizzera, ricevendo il denaro provento delle attività illecite e rendendo conto ad XXX delle attività imprenditoriali situate in Svizzera, nonché trasferendogli all’occorrenza i relativi proventi".