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Da settimane al centro delle critiche per il suo operato, il presidente del consiglio d'amministrazione della Posta Claude Béglé si è dimesso martedì con effetto immediato.
In carica da meno di un anno (era entrato in funzione nell'aprile del 2009), Claude Béglé ha gettato la spugna. Il vodese di 61 anni ha indicato martedì di aver preso questa decisione in seguito agli attacchi personali e alla campagna di diffamazione di cui è stato oggetto nelle ultime settimane.
Nella lettera di dimissioni indirizzata al governo, Béglé sottolinea di aver sempre voluto operare per il bene dell'azienda, ma che sin dall'inizio "ha dovuto lottare contro la resistenza di un gruppo di persone che si opponeva al cambiamento e difendeva interessi particolari".
Nella missiva, ribadisce che la Posta si trova confrontata a una situazione difficile, visto il continuo calo del volume di lettere inviate.
L'ex dirigente della Nestlé e della Deutsche Post osserva che "a breve la massa critica non sarà più raggiunta" e un servizio pubblico di prim'ordine potrà difficilmente essere garantito. "Sono convinto che la densità della rete di uffici postali non possa essere ridotta oltre misura", prosegue Béglé, indicando che "i margini di riduzione dei costi sono perciò estremamente ridotti", anche perché la Posta "deve assumersi le sue responsabilità sociali".
Secondo Béglé, per il gigante giallo "è primordiale continuare a sviluppare i servizi finanziari di Postfinance", che rappresentano una parte sempre più importante del giro d'affari del gruppo, e l'unità Swiss Post Solutions, che offre sbocchi interessanti nel settore del business elettronico, in particolare all'estero.
Proprio questo desiderio di espansione fuori dai confini nazionali era uno dei rimproveri mossi a Béglé. Nelle ultime settimane diversi dirigenti dell'ex regia federale si erano dimessi in seguito a divergenze con l'ormai ex presidente del cda. Dapprima se ne era andato il direttore Michel Kunz, poi due membri del cda, Rudolf Hug e Wolfgang Werlé.
Béglé, impiegato al 50% per la Posta, era al centro delle critiche anche per aver mantenuto un incarico in seno a una società indiana fino all'estate scorsa, che gli avrebbe versato – ma il condizionale è d'obbligo – parte del salario su un conto al riparo dal fisco a Dubai. Dubbi erano sorti anche sulla procedura d'assunzione.
Il 7 gennaio, il governo aveva istituito un gruppo di lavoro per valutare meglio l'operato del cda della Posta.
In una nota, il Dipartimento federale dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni indica di aver preso atto delle dimissioni di Béglé e comunica che il governo discuterà della situazione durante la seduta di mercoledì.
Dopo l'annuncio delle sue dimissioni, le reazioni non si sono fatte attendere. L'Unione democratica di centro ha preso di mira il ministro delle telecomunicazioni, il socialista Moritz Leuenberger, principale responsabile della situazione venutasi a creare, secondo il presidente del partito Toni Brunner. Béglé, dal canto suo avrebbe dovuto rendersi conto che la sua strategia di espansione all'estero era votata al fallimento.
Per Christian Levrat, presidente del Partito socialista, Claude Béglé non conosceva a sufficienza il contesto svizzero. Christophe Darbelley, presidente del Partito popolare democratico, ha dal canto suo dichiarato che "Béglé ha forse commesso degli errori, ma non gli si può rimproverare di aver riflettuto". "Gli altri, per contro, non hanno una vera visione", ha aggiunto.
Nel suo comunicato il Partito liberale radicale insiste dal canto suo sulla necessità di trovare una "personalità politica solida" per rimpiazzare il vodese e chiede a Moritz Leuenberger di definire una "linea strategica chiara" per la Posta.
swissinfo.ch e agenzie