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WASHINGTON - «Non abbiamo hackerato Facebook, né infranto le leggi, non abbiamo influenzato il referendum sulla Brexit, raccogliamo dati solo con il consenso informato, stiamo conducendo una indagine indipendente per dimostrare che non possediamo alcun dato, condivideremo i risultati di questa indagine non appena li riceveremo»: è la difesa in 10 punti di Cambridge Analytica, la società accusata dello scandalo privacy che sta agitando Facebook e Mark Zuckerberg, che ieri è stato ascoltato dal Senato Usa.
Il documento è stato pubblicato il 9 aprile scorso.
Nella sua versione della vicenda, Cambridge Analytica spiega di aver ricevuto i dati in licenza dalla società di ricerca GSR (General Science Research) «che li ha ottenuti legalmente tramite uno strumento fornito da Facebook. Centinaia di aziende di dati hanno utilizzato i dati di Facebook in modo simile. Per essere chiari - aggiunge - Cambridge Analytica non ha raccolto o condiviso illegalmente o in modo inappropriato dati con nessun altro. Cambridge Analytica non ha infranto i regolamenti Fec».
Nella sua difesa in 10 punti, la società spiega inoltre, che «non ha utilizzato i dati GSR o derivati di questi dati nelle elezioni presidenziali statunitensi» e che le «affermazioni secondo cui - aggiunge - abbiamo utilizzato i dati GSR per la campagna Trump sono semplicemente false. Cambridge Analytica ha fornito sondaggi, analisi dei dati e marketing digitale per la campagna di Trump».