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Il Consiglio federale non ne vuole sapere di ridurre le imposte che gravano sul prezzo dei carburanti e dei combustibili, seguendo l'esempio di Paesi vicini come Francia e Italia, che in questo modo hanno cercato di frenare l'aumento dei prezzi della benzina determinato dal conflitto in Ucraina.
Il Governo respinge in blocco una decina di mozioni piovute in queste settimane dai banchi dei partiti borghesi in Parlamento. Il giurassiano Charles Juillard, per esempio, paventava nel suo testo un incremento del prezzo alla pompa fino a 4 franchi al litro (si era attorno all'1,80 prima del conflitto, già sopra i 2 franchi ora), con conseguenze sul borsello dei consumatori e sulle aziende. Chiedeva quindi anche di intervenire sulle norme in vigore, che non prevedono misure in tempo di crisi.
Juillard chiedeva un taglio delle accise fra i 20 e i 30 centesimi. Attualmente l'imposta sugli oli minerali ammonta a 76 centesimi al litro per la benzina e a 79 per il diesel. Misure analoghe limitate nel tempo, anche se di varia portata, sono state sollecitate anche da altri deputati, fra i quali il consigliere agli Stati ticinese Marco Chiesa, che vuole andare a toccare anche l'IVA.
Da più parti si chiede che sia la cassa generale della Confederazione a farsi carico del mancato introito dell'imposta sugli oli minerali, continuando ad alimentare il fondo per le strade e i compiti legati al traffico stradale e aereo. Questi ricevono quote fisse di quanto incassato, che nel 2021 equivaleva a 2,685 miliardi di franchi più 1,783 grazie al supplemento.
Si vedrà cosa ne penseranno le Camere, quando gli atti parlamentari giungeranno sui banchi di deputati e "senatori".
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