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Se i marchi che vendono nella city non si adatteranno, saranno multati per almeno nove milioni di dollari
I cittadini potranno intentare delle azioni legali civili per obbligarli a rispettare quello che è stato denominato il "Fashion sustainability and social accountability Act"
NEW YORK - Una delle quattro capitali della moda vuol far pagare le aziende che non rispettano l'ambiente e i diritti umani. Tra queste rientrano tutte quelle che a livello mondiale hanno un fatturato annuo pari o superiore a 100 milioni di dollari. Se il disegno di legge verrà approvato, dovranno adattarsi o pagare una multa di almeno nove milioni.
Dagli anni Novanta a oggi la moda si è fatta sempre più effimera. Un capo non dura più una vita come una volta, spesso viene buttato dopo appena una stagione. Secondo uno studio delle Nazioni Unite, nei primi 14 anni del 2000 il consumatore medio ha acquistato il 60% di vestiti in più rispetto a 18 anni fa. Il fenomeno si chiama "Fast fashion", o "moda veloce", ed è un modello di business che non ha più quattro stagioni, ma 52 settimane. Questo modello di business è stato introdotto da Zara e consiste nell'avere ogni sette giorni merce fresca e nuova, in modo che chi acquista torni spesso in negozio. I prezzi sono studiati in modo che non ci si limiti all'acquisto di un solo capo e sono generalmente abbattuti rispetto a ciò che è il reale costo ambientale e umano.
Il modello produttivo della "Fast fashion" è responsabile del 10% delle emissioni totali di gas serra. A titolo di esempio, per soddisfare la richiesta di mercato tra borse, scarpe e accessori in pelle è necessario abbattere 430 milioni di bovini ogni anno, ne consegue che per allevarli e cibarli bisogna deforestare. Le emissioni non si limitano unicamente a quanti litri di acqua sono necessari per produrre una maglietta, l'impatto ambientale delle aziende si divide su più strati. A livello umano, i lavoratori possono incorrere in problemi di sfruttamento, per quelle che possono essere le ore, i giorni liberi, tutto quello che riguarda diritti a pensione e assicurazione, ma non solo. Ci sono prove che molti, come gli uiguri, siano trattenuti contro la loro volontà.
Ed è a questo che la città di New York vuole mettere un freno. Il disegno di legge è stato presentato lo scorso ottobre e recentemente è stato sottoposto alla valutazione della commissione legislativa. Prima di arrivare al governatore, che ha l'ultima parola, dovrà passare in Senato e in Assemblea. Si chiama "Fashion sustainability and social accountability Act" e, come è scritto nel documento, «richiede ai venditori di moda al dettaglio e ai produttori di fornire le politiche ambientali e sociali delle aziende e istituisce un fondo di beneficenza per la comunità».
Se la legge dovesse passare, quindi, i marchi che vendono nella city e che hanno un fatturato annuo pari o maggiore a 100 milioni di dollari dovranno dichiarare e fornire prove riguardo ai loro metodi di produzione e impegnarsi a cambiarli se non sono in linea con la città. Se non rispetteranno la legge, riporta Bloomberg, dovranno pagare fino al 2% dei ricavi di 450 milioni di dollari o più. Ogni anno il procuratore di New York si occuperà di redigere un rapporto che indichi tutte le società che violano la legge. I cittadini saranno autorizzati a intentare delle azioni civili in modo da obbligare le aziende a rispettare la decisione. I soldi ricavati dalle multe saranno destinati alla sovvenzione di progetti di giustizia ambientale.
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