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BRUXELLES - Lo Sri Lanka, Paese in cui secondo l'Unione Europea si violano le convenzioni dell'ONU sulla tortura e sui diritti dell'infanzia, rischia di vedersi bloccare dalla Commissione Europea il canale preferenziale di esportazioni verso l'UE, fatto che verrebbe a costare qualcosa come 150 milioni di dollari all'anno al regime di Colombo.
Lo ha reso noto oggi la Commissione con un comunicato in cui si specifica che il blocco del canale preferenziale potrebbe scattare il prossimo 15 agosto.
Nella nota si precisa che la decisione di ripristinare i dazi sulle merci provenienti dallo Sri Lanka era stata presa dal Consiglio Ue nel febbraio scorso, ma che nei mesi successivi il governo di Colombo aveva promesso di adeguarsi alle convenzioni sui diritti ottenendo in cambio da Bruxelles altri sei mesi di tempo.
"In assenza di una riposta concreta entro il primo luglio - e' scritto nel documento della Ue - la Commissione non e' in grado di proporre un rinvio dell'applicazione della decisione del Consiglio".
Grazie al regime di dazi vantaggiosi, lo Sri Lanka nel 2008 ha esportato beni per 1,24 miliardi di euro nella Ue.
Il Consiglio Europeo aveva deciso di bloccare il canale preferenziale il 15 febbraio scorso in seguito alla pubblicazione dei risultati di un'inchiesta che accusava Colombo di violare tre convenzioni Onu su: diritti civili e politici, tortura e diritti dell'infanzia.
"Siamo molto dispiaciuti per la scelta dello Sri Lanka di non raccogliere l'offerta che gli era stata fatta. Comunque terremo la porta aperta affinche' lo Sri Lanka torni al dialogo" ha commentato il 'ministro degli esteri' europeo, Catherine Ashton.
SDA-ATS