Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/137608

<h2>SubmittedText<h2><p>Nel mese di maggio, il Consiglio federale ha reso pubblico il rapporto intermedio dell'Organo di coordinamento all'attenzione del Dipartimento federale delle finanze (DFF) sulle misure volte a rafforzare la competitività fiscale (riforma III dell'imposizione delle imprese). Gli autori del rapporto raccomandano tre tipi di misure: introduzione di nuove norme speciali, riduzioni dell'aliquota dell'imposta cantonale sull'utile e altre misure in ambito fiscale per un rafforzamento dell'attrattiva della piazza imprenditoriale svizzera. Nel rapporto si legge che queste misure comporteranno notevoli perdite di entrate per i cantoni. Il Consiglio federale è pertanto invitato a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Dalle esperienze maturate dai cantoni che hanno abolito l'imposizione secondo il dispendio emergono risultati contraddittori. Il Consiglio federale è disposto a svolgere approfonditi accertamenti per determinare quanto sia grande il rischio effettivo di una fuga di imprese, rispettivamente a quanto si possono stimare le reali perdite nel caso in cui non si riducessero le aliquote cantonali dell'imposta sull'utile?</p><p>2. Il Consiglio federale è disposto a integrare in una simulazione l'ipotesi in cui le imposte cantonali sull'utile fossero ridotte soltanto moderatamente?</p><p>3. Il Consiglio federale può fornire indicazioni sui tipi di imprese che potrebbero emigrare se le imposte sull'utile fossero ridotte soltanto in misura non significativa? Qual è a suo giudizio la dimensione dell'importanza economica delle possibili fughe di imprese (numero di posti di lavoro a rischio, perdite di gettito, ecc.) e delle conseguenze per la reputazione della piazza economica?</p><p>4. Oltre al carico fiscale, quali sono gli altri fattori di localizzazione che contano per le ditte estere (ostacoli burocratici, necessità di ottenere autorizzazioni, condizioni quadro legali, ecc.) e che potrebbero essere migliorati per rendere più attrattiva la piazza finanziaria?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Osservazione preliminare: il rapporto intermedio dell'Organo di coordinamento ha definito l'indirizzo strategico della riforma III dell'imposizione delle imprese. Tuttavia le misure concrete non sono ancora state stabilite e attualmente sono in fase di elaborazione. Per questo motivo è ancora prematuro fare previsioni sugli effetti della riforma.</p><p>1. Se con nuove misure speciali o riduzioni delle imposte sull'utile non si ottenesse un'imposizione competitiva come nel diritto vigente, vi sarebbe il rischio che le imprese interessate trasferiscano altrove determinate funzioni o addirittura che lascino la Svizzera. Oltre a trasferimenti all'estero possono verificarsi trasferimenti fra i cantoni. L'accertamento di questo rischio e delle relative minori entrate sono elementi essenziali della valutazione della riforma III dell'imposizione delle imprese. Al riguardo occorre osservare che la Confederazione non può imporre ai cantoni di ridurre le aliquote delle imposte sull'utile. I cantoni decidono autonomamente, dopo aver soppesato i rispettivi vantaggi e svantaggi della loro situazione specifica, se ridurre o meno le imposte cantonali sull'utile.</p><p>2. I modelli di calcolo analizzati nell'ambito della valutazione della riforma III dell'imposizione delle imprese si concentrano sulle combinazioni di misure che verranno seriamente tenute in considerazione. Al riguardo occorrerà mostrare fino a che punto gli strumenti da sopprimere nel diritto vigente potranno essere sostituiti da nuove misure fiscali mirate. Tanto più le nuove regolamentazioni saranno in grado di sostituire gli strumenti da sopprimere, quanto meno saranno necessarie riduzioni generali delle imposte sull'utile.</p><p>3. Minori entrate, perdite economiche in termini di valore aggiunto e di posti di lavoro possono derivare dal trasferimento di alcune funzioni delle imprese oppure dalla delocalizzazione di tutta l'impresa. Senza nuove misure mirate oppure riduzioni delle imposte sull'utile verranno potenzialmente trasferite soprattutto le seguenti funzioni: finanziamento interno al gruppo, amministrazione di beni immateriali e commercio internazionale all'ingrosso (compreso il commercio internazionale di materie prime).</p><p>4. Oltre alla qualità della regolamentazione statale e l'assenza di processi burocratici superflui, tra i fattori di localizzazione non fiscali si annoverano ad esempio una posizione centrale con collegamenti internazionali privilegiati alla rete dei trasporti, un'infrastruttura ben sviluppata, un buon sistema di formazione, il plurilinguismo, la presenza di una piazza scientifica innovativa, l'esistenza di cluster tecnologici, la grande disponibilità di manodopera qualificata, un mercato del lavoro flessibile, un sistema bancario performante, un'elevata qualità di vita, la stabilità politica e la pace sociale. Questi fattori di localizzazione si caratterizzano per il fatto che, da un lato, è spesso impossibile migliorarli a breve termine e, d'altro lato, per le imprese meno mobili rivestono un ruolo più importante che per quelle mobili. Pertanto, nel caso delle imprese mobili i vantaggi di localizzazione fiscale possono essere sostituiti solo limitatamente da fattori di localizzazione non fiscali. Ciononostante il miglioramento delle condizioni quadro non fiscali è un compito permanente della politica economica in settori come l'infrastruttura, la formazione e la ricerca, la politica di crescita, la semplificazione amministrativa, la libera circolazione delle persone, le riforme nel settore finanziario oppure la politica ambientale.</p>  Risposta del Consiglio federale.