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Dopo l'acquisizione di Credit Suisse da parte di Ubs ora l'accento va messo sulla salvaguardia del lavoro
Dopo l'eclatante acquisizione di Credit Suisse da parte di Ubs bisogna concentrarsi sul mantenimento dei posti di lavoro e delle misure di prevenzione. È la posizione dell'Unione sindacale svizzera, secondo cui non spetta ai dipendenti pagare per gli errori commessi da manager e autorità.
Nel corso di una conferenza stampa odierna a Berna, l'Unione sindacale svizzera ha manifestato il proprio appoggio all'Associazione svizzera degli impiegati di banca (Asib) nella sua lotta a tutela del personale e per ottenere un buon piano sociale.
"Le due banche hanno il dovere di evitare tagli brutali. La posta in gioco è colossale per i 17'000 impiegati di Credit Suisse" in Svizzera, avverte la confederazione sindacale in una nota diffusa a margine dell'incontro con i media. "Direttamente o indirettamente, decine di migliaia di posti sono potenzialmente minacciati".
Stando all'Asib, è necessario un pacchetto di salvataggio per il personale dei due istituti finanziari. La situazione è drammatica, nonché enormemente stressante, scrive a sua volta in un comunicato l'associazione. "Si sta profilando una tempesta, ma nessuno sa chi sarà colpito", ha aggiunto durante la conferenza stampa il suo presidente, Michael von Felten, stando al quale grande incertezza regna sovrana pure in seno a Ubs.
Una task force dovrebbe essere istituita al più presto. Per l'organizzazione, tale richiesta, già avanzata domenica, ha avuto riscontro positivo. L'auspicio è che il gruppo di esperti possa iniziare a lavorare entro la fine del mese. Anche Ubs dovrebbe partecipare.
Il pacchetto di salvataggio non deve comportare licenziamenti fino alla fine dell'anno, ha affermato la condirettrice dell'Associazione svizzera degli impiegati di banca Natalia Ferrara, ossia prima del completamento effettivo dell'unione fra le due banche. Qualora non fosse possibile evitarne, dovrebbero essere gestiti nel quadro del piano sociale. Una protezione speciale e più marcata è poi da prevedere per i collaboratori over 55, per i quali la ricerca di un lavoro è particolarmente complicata, ha in seguito spiegato la ticinese.
"I rischi eccessivi presi dai vertici di Credit Suisse" hanno messo la banca spalle al muro, ha accusato il capoeconomista dell'Unione sindacale svizzera Daniel Lampart. A suo dire, nemmeno Confederazione e Banca nazionale svizzera hanno la coscienza pulita e sono colpevoli di aver gettato fumo negli occhi ai cittadini, sostenendo di aver ridotto i problemi degli istituti di rilevanza sistemica rispetto ai tempi dello sfiorato collasso di Ubs nel 2008.
La dichiarazione dell'Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari secondo cui il meccanismo ‘too big to fail’ non può entrare in gioco in una ‘crisi di fiducia’ lascia sbalorditi, ha detto ancora Lampart. Bisogna evitare che quanto successo ricapiti, afferma insomma il sindacato.
Secondo l'Unione sindacale svizzera, le autorità devono adottare misure preventive, un aspetto finora criminalmente sottovalutato, per garantire che le banche dispongano di liquidità e riserve di capitale proprio sufficienti a sopportare le perdite. Inoltre, vanno imposti limiti ai rischi che si possono prendere e va abolito il sistema retributivo che si basa sui bonus. E, contrariamente a quanto avvenuto nel recente passato con manager dalla scarsa esperienza nel settore, solo chi ha le qualifiche necessarie dovrebbe poter assumere ruoli dirigenziali.
Berna ha concesso a Ubs una garanzia di 9 miliardi di franchi, somma che equivale a circa 1'000 franchi per svizzero, ha ricordato Lampart. Un atteggiamento, fa notare, che la consigliera federale e ministra delle Finanze Karin Keller-Sutter faticherà a giustificare in tempi in cui la Confederazione risparmia sull'Avs, riduce le rendite del secondo pilastro e in cui i premi di cassa malati sono in costante aumento. Il tutto perché le autorità non hanno tenuto abbastanza al guinzaglio Credit Suisse e le grandi banche, ha concluso l'esperto.