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LOSANNA - Il Tribunale federale non è entrato in materia sul ricorso presentatogli da un 31enne presunto boss della mafia calabrese, la 'ndrangheta, contro la sua estradizione in Italia. L'uomo era stato arrestato lo scorso 4 dicembre a Zurigo.
In una sentenza pubblicata oggi, la suprema corte di Losanna rammenta che una decisione di estradizione può essere contestata con un ricorso soltanto in casi particolarmente rilevanti: per esempio quando c'è motivo di ritenere che principi elementari siano stati violati durante il procedimento o che il procedimento all'estero presenti gravi lacune.
Nel caso concreto, il ricorrente si lamentava di essere stato interrogato all'indomani dell'arresto in assenza del suo avvocato. I suoi diritti, in particolare quello a un difensore della prima ora, sarebbero stati così violati.
L'estradizione nell'ambito dell'assistenza giudiziaria - ribattono i giudici federali - è una procedura di natura amministrativa e non dà dunque accesso ai diritti relativi alla difesa previsti dall'articolo 6 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo (CEDU).
Inoltre il Tribunale federale non rileva indizi obiettivi da cui si possa concludere che l'istanza precedente non abbia rispettato il diritto a un procedimento equo o altri principi elementari. L'assenza dell'avvocato al primo interrogatorio non costituisce una siffatta violazione, aggiunge.
Il presunto boss è stato arrestato il 4 dicembre 2017 dalla polizia cantonale di Zurigo durante un'operazione condotta in collaborazione con i carabinieri di Gioia Tauro (Calabria). Nel giugno precedente, l'Italia aveva spiccato un mandato di cattura internazionale tramite una iscrizione nel Sistema informativo di Schengen (SIS). L'uomo, pregiudicato, era considerato latitante già dal novembre 2016, quando aveva eluso un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale di Reggio Calabria per partecipazione a una associazione criminale di stampo mafioso.
Durante la detenzione preventiva, l'uomo si è opposto alla procedura di estradizione semplificata verso l'Italia. Ciò nonostante, l'Ufficio federale di giustizia ha dato via libera all'estradizione lo scorso 22 gennaio. Tale decisione è stata confermata un mese più tardi dal Tribunale penale federale di Bellinzona. Il calabrese ha ora esaurito tutte le sue possibilità di contestare l'estradizione e la detenzione in vista della consegna all'Italia.
Secondo quanto ha rivelato con dovizia di particolari nel marzo scorso la RSI, che ha potuto consultare gli atti dell'inchiesta condotta dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, l'uomo arrestato a Zurigo è ritenuto dagli inquirenti il referente in Svizzera della cosca Chindamo-Ferrentino di Reggio, e sarebbe stato attivo da anni tra la città sulla Limmat e Winterthur.
Sempre secondo la RSI, avrebbe organizzato un traffico d'armi dalla Svizzera alla Lombardia e da lì verso la Calabria. Oltre ad alimentare l'arsenale della 'ndrangheta il calabrese, che ha famiglia in Svizzera, avrebbe anche gestito un traffico di droga e avrebbe attuato estorsioni ai danni di alcuni ristoratori italiani in Svizzera.
Secondo il sito dell'emittente tv locale calabrese TcsChannel, il 31enne è ritenuto uno degli esponenti principali della ‘ndrina (famiglia mafiosa) Chindamo-Ferrentino, col ruolo di partecipe, consigliere del capo ‘ndrina Marco Ferrentino, attualmente in carcere e coinvolto nel settore del traffico internazionale di armi tra la Svizzera e l'Italia nonché con compiti operativi nel settore delle estorsioni.