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La donazione di organi a profonde ripercussioni politiche, religiose e sociali, con cui i pazienti e i loro stretti congiunti si devono spesso confrontare il modello atteso.
Per questo motivo, al fine di aiutare ciascuno a prendere al meglio la propria decisione, la commissione di bioetica della conferenza dei vescovi svizzeri considera essenziale esplicitare alcune implicazioni del trapianto di organi e ribadire l'importanza del dono.
1. Situazione attuale della donazione di organi in Svizzera
Alla fine del 2018, in Svizzera, in lista d’attesa per un trapianto si registravano 1.412 persone ed è stato possibile trapiantare 599 organi. 75 pazienti della lista sono deceduti perché non sono stati trovati organi compatibili. In media, in Svizzera ci sono 32 donatori per ogni milione di abitanti. La Svizzera resta indietro rispetto alla media europea. Benché l’80% degli svizzeri intervistati si dichiari favorevole alla donazione di organi, sono pochi coloro che si iscrivono come donatore o che ne parlano ai loro stretti congiunti. Nelle strutture ospedaliere, nel 60% dei casi la famiglia non conosce la volontà del paziente e rifiuta la donazione per precauzione.
2. Criteri medici per la constatazione della morte in materia di donazione di organi
La Svizzera ha adottato una definizione molto rigorosa della morte, che include la cessazione irreversibile di tutte le funzioni del cervello, comprese quelle del tronco cerebrale. Questa non implica solamente la perdita completa e irrimediabile della coscienza (le persone in coma non sono morte), bensì anche la cessazione irreversibile delle funzioni integrati- ve del cervello per l’insieme dell’organismo. Tutti gli esami clinici per l’accertamento della morte vengono eseguiti congiuntamente da duemedici qualificati (principio del doppio controllo) e non coinvolti nella procedura di trapianto. Il prelievo di organi avviene post mortem. Nel reparto di medicina intensiva si effettua la respirazione artificiale dopo il decesso del donatore, per fare in modo che gli organi conti- nuino a ricevere ossigeno ed evitare così che si deteriorino.
3. Contesto giuridico svizzero
La Svizzera dispone di solide basi legali per proteggere il donatore e il ricevente di organi, così come per combattere il traffico di organi. Il prelievo di organi, tessuti o cellule da persone decedute è gratuito e possibile unicamente se la morte è stata accertata e se è stato dato il consenso informato. In caso di assenza di dichiarazione di volontà del paziente, il prelievo è subordinato al consenso informato degli stretti congiunti, i quali sono tenuti a rispettare la volontà presunta della persona deceduta. La volontà della persona deceduta prevale sulla volontà degli stretti congiunti. Se la persona deceduta ha delegato una persona di fiducia (rappresentante terapeuti- co) a questo scopo, tale persona sostituisce gli stretti congiunti.
4. Aspetti teologici
L’etica del dono ha un significato specifico per il cristiano: Dio è dono in sé: «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici» (Gv 15, 13). Papa Francesco ha recentemente ricordato che la donazione di organi riguarda ogni individuo: «Per quanti non hanno una fede religiosa, il gesto verso i fratelli bisognosi chiede di essere compiuto sulla base di un ideale di disinteressata solidarietà umana. I credenti sono chiamati a viverlo come un’offerta al Signore, il quale si è identificato con quanti soffrono (Mt 25, 40)».
Giovanni Paolo II° sottolineava «la nobiltà del gesto [la donazione di organi], che si configura come un autentico atto d'amore. Non si dona semplicemente qualcosa di proprio, si dona qualcosa di sé», e Benedetto XVI° afferma
che «è una forma peculiare di testimonianza della carità».
Il Catechismo della Chiesa cattolica (n. 2296) invita espressamente alla donazione di organi, che è «un atto nobile e meritorio ed è da incorag- giare come manifestazione di generosa solida- rietà». Quindi, dal momento che il 25% delle persone che rifiutano la donazione di organi invoca un motivo religioso, vale la pena ribadire che la Chiesa cattolica sostiene e incoraggia la donazione di organi, considerandola un'opera
di amore e carità.
5. Aspetti pastorali
Le attese e la speranza di ricevere un nuovo organo sono spesso molto forti e non è raro che il paziente reprima la possibilità di un esito incerto. La delusione rischia di essere tanto maggiore quanto più lunga è l’attesa dell’organo.
Gli agenti pastorali possono accompagnare i pazienti in questo cammino, tenendo conto delle diverse sensibilità culturali e religiose e delle complesse dinamiche all'interno della cerchia familiare, dell'ambiente medico e della prassi ospedaliera. L'agente pastorale deve inoltre essere sensibile agli aspetti simbolici, come quelli legati all'identità: sono sempre me stesso anche se porto dentro di me l’organo di un altro?
L’agente pastorale può allora ricordare che se il corpo è costitutivo dell’essere umano, non per questo la personalità risiede in un organo (come il cuore).
6. Aspetti etici
Non è possibile il prelievo di un organo a qualsiasi condizione.
Il Catechismo della Chiesa cattolica (n. 2296) ribadisce che è «moralmente inammissibile provo- care direttamente la mutilazione invalidante o la morte di un essere umano, sia pure per ritardare il decesso di altre persone». La donazione di organi deve essere gratuita e fondata sul libero consenso. A ciò si aggiunge il fatto che nessuno può esigere o esercitare un qualsivoglia diritto sul corpo di
un altro essere umano. Questo è il principio della dignità, integrità e indisponibilità del corpo umano. Questa dignità intrinseca del corpo non sparisce dopo la morte, ragion per cui, con modalità diverse a seconda delle culture, l’umanità si è sempre occupata di circondare il corpo del defunto di un rispetto reverenziale. Di conseguenza, se la dignità del corpo è inalienabile e quella della persona consiste nella capacità di donarsi, la decisione di donare i propri organi si colloca nel prosieguo del senso profondo della vita umana: un dono fatto per amore.
7. Aspetti politici
Per contrastare la penuria di organi, alcuni Paesi hanno introdotto il principio del consenso presunto (chiamato anche principio dell'opposizione), ovvero l’esatto contrario del sistema applicato attualmente in Svizzera. Questo modello considera automaticamente donatori tutti i cittadini, a meno che non esprimano esplicitamente il proprio rifiuto all’espianto degli organi. Il consenso presunto non nega certamente la dignità del corpo umano. Tuttavia, la Commissione nazionale d'etica per
la medicina umana ha invitato a non introdurre il consenso presunto, poiché può risultare ineffica- ce e persino controproducente, lede i diritti della personalità e solleva notevoli dubbi circa intenzioni mai espresse.
Altri fattori incentivano in modo più efficace le donazioni (come una migliore identificazione dei donatori, la qualità dei colloqui con i famigliari, la formazione continua del personale sanitario, ecc.), così come altre soluzioni sono attualmente al vaglio a livello federale (ad es. la registrazione sulla tessera dell’assicurato).
8. Dalla prospettiva del donatore: dare un senso alla morte
L’interrogativo sul senso della vita e della morte è fondamentale per ogni essere umano, a prescin- dere se credente o meno. La donazione di organi contribuisce a dare senso alla propria morte e costituisce un'opportunità a disposizione di tutti, indipendentemente dalle proprie convinzioni filosofiche o religiose. Si tratta di sapere ciò che intendiamo lasciare in eredità. L'approccio alla morte può così diventare benefico, se offre un'opportunità per interrogarsi sull'ultimo atto di carità che vogliamo compiere nella vita terrena.
In questo dono di sé, il non credente troverà un senso nel salvare la vita degli altri, mentre il credente lo interpreterà nel rispetto delle parole di Cristo sull'amore verso il prossimo.
9. Dalla prospettiva degli stretti congiunti: discutere e informarsi
Quando una persona si trova in punto di morte, la preoccupazione principale dei famigliari è affrontare la situazione e considerare la possibilità di dirsi addio. La questione dell'eventuale utilizzo di uno o più organi non sorge spontanea in questi momenti. Per questo, l’argomento va affrontato con grande tatto e sensibilità; va rispettato il bisogno di riflessione e raccoglimento, anche se non resta molto tempo a disposizione. Affrontare in anticipo il tema della donazione di organi con i propri stretti congiunti aiuta a evitare di metterli in una situazione scomoda. I famigliari vanno sensibilizzati nel tempo che intercorre tra la morte e il prelievo degli organi. Essi possono essere presenti durante gli ultimi momenti del paziente. Tuttavia, il prelievo di organi implica che il momento dell'addio dopo la morte sia interrotto da un intervento chirurgico.
10. Dalla prospettiva del ricevente: accettare il dono
Ricevere un organo estraneo nel proprio corpo non è una cosa scontata. Non si tratta di un semplice intervento tecnico: l’innesto avrà un impatto esistenziale notevole e bisogna affrontare seriamente questo argomen- to anche prima dell'intervento. Profondamente coinvolti nelle dinamiche di donazione e ricezio- ne, i riceventi dei trapianti sono una risorsa fondamentale per il corpo sociale poiché – come molti altri malati – indicano attraverso la loro esperienza la strada per il decentramento da sé. Ospitando l'alterità nel proprio profondo, essi dimostrano l'opportunità e la ricchezza derivanti dall'apertura, dalla messa a nudo della propria personalità più intima e dall'accoglienza dell'altro in sé.
Avviene una presa di coscienza del fatto che la vita non è oggetto di appropriazione, bensì viene trasmessa.
Pertanto, la Chiesa Cattolica svizzera incoraggia vivamente tutti a iscriversi al registro nazionale di donazioni di organi e a esprimere inequivocabilmente la propria libera volontà di accettare rifiutare l'espianto di uno o più organi, comunicando al contempo la propria decisioni familiari.
Per esprimere la sua esplicita volontà di accettare o rifiutare la donazione di organi:
Scaricate il pieghevole o cercatelo in chiesa: