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Tagli di tale portata significano due cose. Primo: senza smantellare i servizi e la qualità non sono fattibili. L'adozione di queste misure comprometterebbe notevolmente la qualità del servizio pubblico. Secondo: è impossibile una simile riduzione di personale esclusivamente tramite la fluttuazione naturale. In questo caso la Confederazione dovrebbe procedere a licenziamenti in grande stile. E tutto questo, dopo che per anni è riuscita a conseguire straordinari risultati, previsti tra l'altro anche nella futura pianificazione finanziaria. Un comportamento del Parlamento, questo, a dir poco strano.
Le tre varianti per ridurre le prestazioni
Le varianti elaborate dal Consiglio federale prevedono una riduzione proporzionale in tutti i Dipartimenti (variante 1), una ponderazione più accentuata di quelle divisioni in cui è la stessa Confederazione a fornire le prestazioni (variante 2) o in cui essa le controlla soprattutto tramite disposizioni e sovvenzioni (variante 3). Maggiormente colpiti dalle misure saranno i Dipartimenti con la quota più elevata di personale, in altre parole il DDPS, il DFAE e il DFF, in questo caso soprattutto l'AFD.
La follia di risparmio nel dettaglio
Alcuni esempi nel rapporto aggiuntivo evidenziano quali sarebbero le conseguenze di questi sconsiderati tagli: rinunciare alla Farmacia dell'esercito porterebbe alla perdita immediata di 82 posti di lavoro. In ambito sportivo – tra l'altro nel quadro delle formazioni Gioventù e Sport e nelle sedi di Magglingen e Tenero – sarebbero 70 gli impieghi ad essere soppressi. Altrettanti posti potrebbero essere ridotti a causa delle misure previste nella Base d'aiuto alla condotta dell'esercito (BAC). La delocalizzazione di swisstopo significherebbe una diminuzione di ben 350 impieghi. Nota bene che i risparmi sul credito per il personale verrebbero a loro volta annullati dai costi derivanti dalla delocalizzazione.
Solo le misure proposte nell'ambito della rete di rappresentanza del DFAE porterebbero alla soppressione di fino a 144 posti e alla chiusura di più di 14 ambasciate e consolati generali, nonché a livello della DSC al ritiro da una regione prioritaria e alla rinuncia della presenza in almeno una regione di crisi. Nel DFAE sono a rischio fino a 258 posti di lavoro. A questi andrebbero ad aggiungersi sensibili perdite sul piano dei rapporti e della collaborazione internazionale.
La messa in atto delle misure avrebbe effetti fatali anche in ambito di sicurezza. I provvedimenti a discapito dell'Amministrazione delle dogane prevedono fino a 230 impieghi soppressi nel controllo di frontiera e fino a 110 nella dogana civile. Le conseguenze nell'ambito della protezione alla frontiera sarebbero catastrofiche: si aprirebbero tutte le porte alla criminalità transfrontaliera e al contrabbando di merci. Del tutto deplorevoli sono anche le misure previste sul personale di pulizia federale. Un eventuale outsourcing porterebbe a un taglio di 90 posti di lavoro. Quanto si risparmierebbe? Appena 500.000 franchi. Un "lauto" guadagno per aver risparmiato sulle spalle dei più deboli.
Il Consiglio federale dimostra buon senso – e il Parlamento?
Il Consiglio federale è assolutamente consapevole dell'assurdità di questo programma di austerità e respinge pertanto tutte le varianti proposte. Anche per transfair è chiaro che con i buoni risultati finanziari della Confederazione degli ultimi anni misure di questo genere sono del tutto irresponsabili. Non possiamo permettere che senza una ragione plausibile si metta a rischio la sicurezza e lo sviluppo economico del nostro Paese. Così come non possiamo permettere che senza una ragione plausibile si proceda a tagli di posti di lavoro di tale portata. transfair si opporrà con determinazione e con tutte le sue forze a queste misure. Insieme alla nostra presidenza Chiara Simoneschi-Cortesi e Stefan Müller-Altermatt affronteremo la Commissione delle finanze così come il Parlamento e faremo valere tutta la nostra influenza e la nostra forza di persuasione per porre fine a questa follia del risparmio.
Amministrazione pubblica