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L'Ufficio federale di veterinaria (UFV) torna sui suoi passi e rinuncia alla decisione di ridurre da 7000 a 4000 all'anno i test anti «mucca pazza» praticati sugli animali da macello apparentemente sani.
Lo ha annunciato lunedì il portavoce dell'UFV, Heinz Müller. «Vista la situazione psicologica attuale, ha detto, manterremo i 7'000 test all'anno».
Nel fine settimana la Migros ha chiesto di sottoporre ai test di depistaggio tutte le mucche macellate che hanno più di 20 mesi d'età, una misura che la Federazione romanda dei consumatori trova ancora insufficiente.
La psicosi è dilagata in Francia e in seguito in tutta Europa dopo che sono stati annunciati altri casi di persone colpite dalla nuova variante del morbo di Creutzfeld Jakob, ritenuto la variante umana dell'encefalopatia spongiforme bovina (BSE).
Vi è apprensione anche in Svizzera, dove si assiste a una diminuzione delle vendite della carne bovina: nelle ultime settimane la Migros ha registrato un calo del 5 percento. Alla Coop la flessione ha toccato il 15 percento nella Svizzera romanda.
La rivendicazione della Migros ha colto di sorpresa L'Ufficio federale di veterinaria (UFV), che ha dunque deciso di tornare sui suoi passi e rinunciare alla prevista riduzione dei test di depistaggio condotti su animali da macello che non presentano sintomi del morbo.
Allo stato attuale delle cose, secondo il portavoce dell'UFV, la decisione serve a rassicurare la popolazione: dal punto di vista statistico ed epidemiologico non cambia nulla se si analizzano 7000 o 4000 mucche. In media - ha precisato Müller - ogni anno sono sottoposti al test circa 18 000 bovini, ovvero circa il 3-5 percento dei 400 000 animali svizzeri. È molto di più di quanto fatto nell'Unione europea (Ue), dove la proporzione si ferma all'uno percento. Bruxelles sta discutendo in questi giorni quali misure adottare per evitare la trasmissione della malattia all'uomo.
Finora la nuova variante di Creutzfeld Jakob è stata segnalata solo in Gran Bretagna e in Francia. In Svizzera non ci sono stati casi, secondo quanto dichiarato alla «SonntagsZeitung» dal direttore dell'UFV Ulrich Kihm. Bisogna però essere coscienti che nei prossimi cinque anni se ne potranno verificare, ha precisato.
Il portavoce Heinz Müller ha anche indicato che l'UFV, dieci giorni fa, ha chiesto di mettere al bando le farine animali non solo nell'alimentazione dei bovini, ma anche negli allevamenti di suini e di pollame. La palla è quindi nel campo dei politici, che dovrebbero prendere una decisione nelle prossime settimane.
La Federazione romanda dei consumatori (FRC) ha reagito a questa raccomandazione, affermando che è ancora insufficiente. Vanno bandite non solo le farine, ma anche i mangimi che contengono grassi animali. Non vogliamo - ha detto Isabelle Eichenberger, responabile del dossier «agricoltura» presso la FRC - che gli erbivori siano costretti a diventare carnivori. Quanto all'idea di praticare sistematicamente i test anti «mucca pazza» su tutti i capi di bestiame macellati, la FRC ritiene che essi non siano sicuri al 100 percento. «Dire che la carne sottoposta a test è sana significa dispensare ai consumatori un falso sentimento di sicurezza», ha detto la Eichenberger.
swissinfo e agenzie
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