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I responsabili dei maggiori distributori svizzeri temono che la crescente pressione sui prezzi possa causare la perdita di impieghi negli anni futuri.
Tuttavia, essi non sono eccessivamente preoccupati dall'imminente entrata nel mercato svizzero delle catene germaniche Aldi e Lidl.
Questo approccio equilibrato ha suscitato l'inaspettata approvazione da parte dell'ex responsabile di Aldi, Dieter Brandes. Il futuro del commercio al dettaglio era infatti il tema di un dibattito organizzato in seno allo Swiss Economic Forum di Thun, a cui hanno partecipato il presidente della direzione generale di Migros Anton Scherrer, i suoi omologhi di Coop e Denner Hansueli Loosli e Philippe Gaydoul nonché l'ex dirigente di Aldi.
«Possiamo immaginare di perdere fino a 10'000 posti di lavoro nel corso dei prossimi cinque anni, su un totale di 200'000 o 300'000», ha affermato Scherrer durante la discussione. «Nel 2004 abbiamo assistito alla soppressione di 2'000 impieghi e questa tendenza è destinata ad accelerare in futuro, dopo l'arrivo sul mercato elvetico di Aldi e Lidl», ha aggiunto il dirigente.
Il prezzo da pagare
Scherrer ha spiegato che vi sarà l'esigenza di aumentare l'efficienza, vale a dire assicurare i medesimi profitti ma con minori costi per il personale. Un'opinione condivisa da Loosli, che ribadito come «i posti di lavoro diminuiranno, indipendentemente dall'arrivo in Svizzera di Aldi o Lidl». A suo parere, «vi è una chiara volontà del cliente di avere prodotti sempre meno cari: questo desiderio può essere soddisfatto, ma ovviamente c'è anche un prezzo da pagare».
Scherrer ha poi aggiunto che la politica agricola svizzera e le regole per quanto concerne le importazioni costituiscono comunque un problema maggiore rispetto alla concorrenza.
Dal canto suo, Philippe Gaydoul ha assicurato che l'eliminazione di impieghi non rientra nei piani Denner, che tenta invece di creare nuovi posti di lavoro ogni anno. Per quanto concerne i salari –spesso già bassi – i tre dirigenti hanno escluso tagli a corto termine.
Sfida stimolante
L'ex dirigente di Aldi Dieter Brandes ha da parte sua sorpreso alcuni partecipanti, ritenendo poco probabile che i due distributori tedeschi possano rivoluzionare il mercato come è stato il caso in Germania.
«Sono abbastanza sorpreso dalla decisione di Aldi di venire in Svizzera, dove le forze in gioco sono consolidate e il quadro legale complesso», ha commentato Brandes, prima di aggiungere: «ci sarebbero state molte altre nazioni in Europa di più facile accesso... ma forse si è trattato di una sfida!».
Legislazione da ammorbidire
I partecipanti si sono poi detti concordi in merito alla necessità di liberalizzare la legislazione svizzera, di cui alcuni aspetti –ad esempio gli orari di apertura e le limitazioni per i fornitori notturni – sono ritenuti penalizzanti per clienti e distributori.
Gaydoul ha inoltre auspicato una riduzione degli ostacoli all'importazione e più precisamente l'estensione alla Svizzera del principio «Cassis de Dijon», storica sentenza della Corte europea secondo la quale un prodotto legalmente fabbricato in uno Stato dell'Unione può circolare liberamente in un altro.
Lo scorso 4 maggio il Governo elvetico ha proposto al Parlamento l’adozione di tale principio, nell'intento di lottare contro l'alto livello dei prezzi in Svizzera.
swissinfo, Chris Lewis
(traduzione e adattamento, Andrea Clementi)
Fatti e cifre
I distributori germanici Aldi e Lidl hanno previsto di stabilirsi in Svizzera, dove saranno confrontati alla concorrenza di Migros che Coop, che insieme detengono il 70% del mercato alimentare.
I dirigenti dei maggiori gruppi svizzeri del commercio al dettaglio temono però piuttosto gli attuali ostacoli tecnici al commercio, come gli ostacoli all'importazione.