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BELLINZONA - Il consigliere federale Ignazio Cassis ha di recente ribadito una posizione che il Partito Comunista giudica «preoccupante». In sostanza, ai microfoni della Rsi, il ministro ha affermato che, essendo il debito pubblico della Confederazione aumentato di 60 miliardi di franchi a seguito delle misure relative all'emergenza sanitaria, i cittadini dovranno riportare questi soldi "nelle casse" per poter affrontare eventualmente una nuova crisi pandemica fra 30 anni.
Il riferimento è l'art. 126 della Costituzione federale, inserito nel 2001, che vincola in sostanza lo Stato al pareggio di bilancio. Dunque i soldi che oggi la Confederazione spende in deficit dovranno, nel giro di qualche anno, essere riportati nelle "casse dello Stato" dai lavoratori svizzeri. Per di più tutto ciò in una situazione di recessione mondiale che ci accompagnerà nei prossimi tempi come ammette lo stesso consigliere federale.
Per questo motivo il PC ha già chiesto al governo federale e cantonale di allestire sin da ora un piano strategico di gestione della recessione, ridiscutendo gli attuali vincoli di bilancio federali e cantonali (in particolare la sospensione del «freno al disavanzo» previsto in Ticino). «Questa crisi ci deve spingere ad abrogare il concetto di pareggio di bilancio tanto caro alla grande finanza interessata a diminuire la possibilità dell'ente pubblico d'intervenire adeguatamente a tutela dell'economia nazionale», sottolinea il partito.