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Si prospetta un'ulteriore erosione per il potere d'acquisto. Lo stima l'Ufficio federale di statistica
I salari sono attesi in crescita nell'anno in corso, ma non quanto l'inflazione: per i lavoratori si prospetta quindi un'ulteriore perdita di potere d'acquisto, dopo quelle già da record degli ultimi due anni.
L'Ufficio federale di statistica prevede che nel 2023 gli stipendi salgano (se base annua) dell'1,8%: quella diffusa oggi è la prima delle stime che i funzionari di Neuchâtel pubblicano a scadenza trimestrale.
Il dato, che può chiaramente cambiare ancora nel corso dell'anno, è da mettere in relazione con le previsioni di autorità come la Seco o il Fondo monetario internazionale, banche alla stregua di Ubs o Credit Suisse, nonché istituti quali il Kof di Zurigo che attualmente pronosticano un rincaro dei prezzi in Svizzera nel 2023 compreso fra il 2,5% e il 2,7%. Se queste stime dovessero poi trovare riscontro nella realtà i salari reali potrebbero così scendere fra lo 0,7% e lo 0,9%.
Va in questo ambito ricordato che nel 2022 l'inflazione è stata del 2,8%: il dato, unito a una crescita dei compensi nominali limitata allo 0,9%, ha comportato per i lavoratori dipendenti la più grave perdita di potere d'acquisto dai tempi della Seconda guerra mondiale, precisamente dal 1942, l'anno dell'inizio della battaglia di Stalingrado, quando i salari reali scesero del 4,5%. E la contrazione dell'anno scorso (-1,9%) fa seguito a quella già marcata del 2021, pari al -0,8%, che era stata la più forte dal 1979 (quando si registrò -1,5%).