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Il palazzo ottocentesco che ospita il Museo d’arte è un esempio eccezionale di raffinata architettura locale; le sue origini sono direttamente legate alle attività di Antonio Semadeni, abile e fortunato pasticciere poschiavino emigrato in Polonia, che la costruì nel 1856 al posto di una precedente casa rurale ormai vetusta.
La sua dimora nel centro del Borgo di Poschiavo è sempre stata chiamata nel linguaggio popolare con il nome di Casa Console, in ricordo della funzione esercitata all’estero dal suo costruttore. Il Museo d’arte ha voluto conservare il nome tradizionale del palazzo in cui oggi esso ha la sua sede.
All’interno dell’edificio sono particolarmente pregiate le strutture originali, le stuccature in parte dorate dei soffitti e vari esempi di stucco lucido veneziano. Anche la facciata esterna che dà sulla via principale all’interno del Borgo è di delizioso gusto ottocentesco; in una nicchia al primo piano si può ammirare ora una statua in bronzo dello scultore francese Ernest Barrias raffigurante il giovane Mozart mentre accorda il violino.
Il costruttore – Il console Antonio Semadeni
Nel 1875 la Confederazione Svizzera aprì il Consolato svizzero a Varsavia.
La colonia svizzera colà residente propose alle autorità federali la nomina di Antonio Semadeni, pasticciere poschiavino professionalmente molto stimato, che godeva fama di persona intraprendente, integra e degna di completa fiducia. Egli aveva frequentato da giovane studente un ginnasio polacco e parlava correntemente italiano, francese, tedesco, polacco e russo.
Dopo la sua nomina come console onorario, la sua dimora sulla via Nowy Swiat n. 1247/61 di Varsavia divenne anche la sede del consolato svizzero, dove Antonio Semadeni svolse la sua attività diplomatica fino al 1884.