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WASHINGTON - Precipita un'altra "stella" negli Stati Uniti, abbattuta da accuse di molestie sessuali che questa volta travolgono il mondo dei media americani, in particolare i network tv, da sempre pilastro dell'informazione in Usa.
Un mondo dove è stato protagonista per anni Charlie Rose, storico anchor che oggi finisce licenziato da Cbs e Pbs dopo che otto donne hanno detto al Washington Post di essere state oggetto di avance non richieste.
Una questione di credibilità secondo la Cbs, che per prima ha annunciato il licenziamento dopo che Rose era già stato sospeso. E la necessità di garantire un ambiente di lavoro sicuro. Ma la "condanna" più forte ed efficace è andata in onda in diretta TV, durante lo stesso "Morning Show" che Rose ha condotto per anni: le colleghe di Rose hanno aperto l'edizione di oggi biasimando senza mezzi termini i comportamenti descritti nelle testimonianza raccolte dal Washington Post.
Otto donne in tutto: alcune hanno riferito che il giornalista mise una mano sulle loro gambe, come test per vedere la loro reazione. Altre hanno descritto come durante giornate di lavoro Rose fosse emerso dalla doccia e si fosse messo a camminare nudo di fronte a loro. Kyle Godfrey-Ryan, una delle assistenti del giornalista negli anni 2000, ricorda almeno una decina di episodi in cui Rose ha camminato nudo di fronte a lei mentre lavoravano, e anche una telefonata in tarda notte durante la quale il giornalista le descriveva la sua fantasia di vederla nuotare nuda nella piscina della sua casa di Bellport, nello stato di New York.
Testimonianze precise, ma «non tutte fondate» dice Rose nel presentare le sue scuse. Ma non bastano. La sospensione scatta immediata, e presto diventa licenziamento. La Pbs segue a ruota la Cbs e mette fine alla sua partnership con Charlie Rose, che ha per anni condotto uno dei programmi di punta dell'emittente con interviste a personaggi di alto profilo. Il programma era prodotto da una società di proprietà dello stesso Charlie Rose e con la quale adesso la Pbs taglia i ponti.
Resta intanto la sospensione per il giornalista del New York Times Glenn Thrush, corrispondente dalla Casa Bianca e una delle grandi firme del giornale, anche lui colpito da accuse di molestie sessuali risalenti agli anni in cui il giornalista lavorava al giornale online Politico. La testata lo ha sospeso in attesa che arrivi in porto un'inchiesta nei suoi confronti. Pur essendo da poco alle dipendenze del New York Times, Glenn Thrush è una firma di grande notorietà, costruita in una serie di servizi che hanno fatto le bucce alla nuova amministrazione Trump. Presenza fissa in sala stampa, Thrush è stato «clonato» dallo show satirico Saturday Night Live tra i giornalisti presi di mira dal portavoce Sean Spicer interpretato da Melissa McCarthy.
Thrush e Rose sono gli ultimi due casi di sospetti molestatori emersi nel mondo dei media. Nei giorni scorsi accuse di molestie erano costate il posto di lavoro al commentatore Mike Halperin della Nbc e al capo della National Public Radio ed ex New York Times Michael Oreskes.
E questa ultima puntata dello scandalo sulle molestie sessuali che ha investito grandi firme del giornalismo americano alimenta anche alcuni tra chi, come il presidente Donald Trump, accusa i 'media mainstream' di propagare fake news. Se è vero che il celebre intervistatore della Cbs Charlie Rose e il corrispondente dalla Casa Bianca del New York Times Glenn Thrush avrebbero avuto una doppia vita da predatori sessuali, perché non pensare che abbiamo usato standard etici altrettanto elastici nel loro lavoro professionale? È il ragionamento emerso sugli account social dei sostenitori del presidente.