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Sono state sollevate accuse di insider trading per l’ex CEO di Bakkt, Kelly Loeffler.
Le accuse provengono dal giornale The Daily Beast, secondo cui Loeffler, ora membro del Senato USA, avrebbe svenduto titoli prima del crollo dei mercati finanziari, nei giorni e nelle settimane successive ad una riunione privata di tutti i senatori sull’emergenza coronavirus.
Tutto sarebbe iniziato il 24 gennaio 2020, quando la Commissione per la Salute del Senato, di cui Loeffler è membro, ha ospitato un briefing privato riservato ad alcuni funzionari tra cui il direttore del CDC ed il capo dell’Istituto nazionale per le allergie e le malattie infettive.
Il tema era proprio la diffusione del coronavirus Covid19 e, dopo il termine del briefing, risulterebbe che il senatore Kelly Loeffler abbia iniziato a vendere azioni possedute insieme al marito, Jeffrey Sprecher, fondatore e CEO di Intercontinental Exchange (ICE), la società che possiede la borsa di New York e Bakkt.
La prima vendita è stata quella di azioni della società Resideo Technologies e da allora il prezzo delle sue azioni è diminuito di oltre il 50%. Sono seguite altre 26 vendite, concluse a metà febbraio quando gli indici delle borse americane hanno iniziato prima a calare, e poi a crollare.
Da notare che, nello stesso lasso di tempo, Loeffler e Sprecher hanno anche effettuato due acquisti di azioni, ad esempio di una società offre software per il telelavoro.
Loeffler si è difesa sostenendo che non è lei a prendere decisioni in merito agli investimenti, ma che queste vengono prese da consulenti di terze parti, senza il coinvolgimento di suo marito.
Poi aggiunge:
“Come confermato nel rapporto periodico sulle transazioni al Senate Ethics, sono stata informata di questi acquisti e vendite il 16/02/2020 – tre settimane dopo la loro realizzazione”.
Pertanto, di fatto Loeffler ammette che sono state effettuate quelle vendite, non negando nemmeno le tempistiche, ma dicendosi estranea ai fatti. Non spiega però come le informazioni che potrebbe aver raccolto durante il briefing privato del 24 gennaio possano essere giunte alle orecchie dei consulenti che avrebbero deciso le vendite per conto suo.
Il fatto è che, qualora ciò fosse avvenuto, si tratterebbe di un illecito, visto che per legge negli USA ai membri del Congresso non è consentito scambiare con nessuno informazioni non pubbliche raccolte attraverso lo svolgimento delle loro attività ufficiali.
Inoltre, ci sarebbe anche un secondo senatore che avrebbe venduto azioni dopo aver partecipato al briefing del 24 gennaio. Si tratta di Richard Burr, Presidente del Comitato di intelligence del Senato, che ha venduto una cifra compresa tra 500.000 e 1,5 milioni di dollari di azioni a febbraio.