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Re Lear, dopo aver abdicato in favore delle figlie Regan e Goneril, è ospite di quest’ultima. Nonostante abbia mantenuto il titolo di re, non ha più alcuna autorità, e Osvaldo, servo di Goneril, gli manca di rispetto.
Kent, fedele servitore di Lear, interviene in favore del suo re stendendo con uno scambetto Osvaldo e scacciandolo con le seguenti parole: Come, sir, arise, away! I’ll teach you differences: away, away!
Ti insegnerò le differenze, ti farò capire quello che distingue un servo da un re (la traduzione italiana di Goffredo Raponi riporta O ch’io v’insegno a stare al vostro posto).
Conoscere le differenze è dunque essenziale per comportarsi rettamente e per evitare che, prima o poi, qualcuno provi ad insegnarle in malo modo.
Dimostrare l’esistenza di Dio significa ignorare le differenze, come già scritto. Ma le differenze non insegnano soltanto l’insensatezza di ogni dimostrare che supera la logica (come per Dio, ma anche per la giustizia e il progresso). Le differenze, infatti, insegnano che nessun discorso logico e razionale ha significato, in questi casi.
Postulare l’esistenza di Dio e costruire sopra questo postulato un’etica è operazione due volte folle. Postulare è meno compromettente che dimostrare, ma è comunque un’operazione logica, tragicamente razionale e inutile. Anche la costruzione di un’etica è assurda: si ha a che fare con i concetti di giusto e di buono, non con dei teoremi.
Parlare, discutere di etica, come di teologia e di estetica, è possibile e raccomandabile. Ma non può essere un discorso impostato come un testo di logica: agendo così, si ignorare le differenze.