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Il World Wide Fund, più noto con l'acronimo Wwf, domani celebra il suo 60esimo compleanno. Lo farà in tutta discrezione: oltre alla situazione sanitaria sfavorevole, l'organizzazione non governativa con sede a Gland (nel Canton Vaud) preferisce dedicare tutte le sue energie ai suoi progetti sul campo. Qualche iniziativa è comunque prevista, dice la portavoce dell'ong per la Svizzera romanda Pierrette Rey, intervistata da Keystone-Ats. La sezione elvetica pubblicherà un video del suo direttore, Thomas Vellacott, in cui risponderà a 60 domande.
In assenza di eventi festosi, come quelli organizzati per il giubileo, il WWF desidera sottolineare i suoi ultimi grandi successi: per il suo sito web è stata redatta una lista che comprende ad esempio la creazione di un parco marino in Malaysia, la protezione dell'Amazzonia e la conservazione del leopardo persiano nel Caucaso. Ma piuttosto che soffermarsi sul passato, la ong vuole concentrarsi sulle sue numerose lotte attuali. In Svizzera, ad esempio, quella per la consacrazione nelle urne, il prossimo 13 giugno, della Legge federale sulla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra (Legge sul CO2) è in cima alla lista. "Questo è un capitolo cruciale nella lotta per proteggere il clima", dice Rey.
Questo impegno per il clima è rivelatore di quanto l'organizzazione si sia evoluta in 60 anni. Quando fu creata, il 29 aprile 1961 a Morges (Vd), i fondatori, un gruppo di biologi e uomini d'affari soprattutto inglesi, avevano come obiettivo la preservazione della grande fauna africana. "Dalla salvaguardia di determinate specie siamo passati a un approccio globale, che include la difesa delle foreste e dei mari, nonché le questioni legate al clima, all'energia o all'agricoltura", spiega Rey.
Alcune cose però non sono cambiate all'interno di un'organizzazione che è stata presieduta per 15 anni (dal 1981 al 1996) dal principe Filippo d'Inghilterra, recentemente scomparso. È il caso del suo emblematico logo col panda, molto poco mutato in sei decenni. Anche la volontà di sensibilizzare i bambini rimane al centro della sua missione, in particolare con le riviste e i "campi natura", che vengono organizzati da molti anni in Svizzera. "Questo ci permette, in un certo senso, di essere parte della famiglia. In questo modo, rimaniamo nel cuore e nella mente della popolazione", dice la portavoce. Tra le sue altre caratteristiche, c'è quella, ovunque sia sul pianeta, di sforzarsi per trovare soluzioni con gli attori locali. Questo approccio distingue il WWF da altre ong, spesso con uno stile più offensivo. "Sappiamo mostrare i denti se dobbiamo, ma sempre in un modo orientato alla ricerca di soluzioni", afferma Rey.
In 60 anni, il WWF è diventato una delle più grandi organizzazioni ambientaliste a livello planetario. Vanta più di 5 milioni di membri in tutto il mondo e una presenza in più di 100 paesi, con 6000 dipendenti.
Una settantina di persone lavorano alla sede internazionale di Gland. Il sito ha subito una vasta ristrutturazione nel 2016 con il trasferimento di 100 posti verso nuovi fulcri dell'ong in Kenya, a Singapore e in Inghilterra. Rey ricorda che questa operazione mirava in particolare a distribuire meglio le forze, soprattutto verso i paesi del Sud. Secondo lei, la sede di Gland non è minacciata da nuovi tagli.
Dal canto suo, il WWF Svizzera ha sede a Zurigo con "filiali" a Losanna e Bellinzona. Impiega circa 250 persone, a cui si aggiungono più di 6000 volontari. Nel suo ultimo rapporto annuale, la sezione elvetica indica di aver ricevuto 8,6 milioni di franchi nel 2020, da fondazioni, istituzioni pubbliche, donatori ed esecutori testamentari. Queste entrate non hanno risentito della crisi del coronavirus. "All'inizio avevamo qualche timore, che però non si è concretizzato. La tendenza delle donazioni rimane positiva", dice Rey.