Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01275.jsonl.gz/1220

"Un terremoto di magnitudo 6.0 si porta dietro una coda di repliche sismiche numerose e non si può escludere che possano verificarsi altre scosse paragonabili a quella principale", ha spiegato Andrea Tertulliani, sismologo dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Secondo l'esperto, le analogie con il sisma dell'Aquila nel 2009 (lì la scossa più violenta fu di 6.2), sono da ricondurre alla vicinanza dei luoghi colpiti (si parla di circa 60 km di distanza): "La fascia appenninica che tocca Umbria, Marche meridionali e Abruzzo è sede di una sismicità frequente e spesso molto forte".
"Ogni sequenza - ha continuato Tertulliani - ha un suo comportamento particolare, perciò non possiamo stabilire se la terra smetterà di tremare o se continuerà a farlo, magari in un altro modo".
Già nel 1639, proprio nell'area interessata dalle scosse odierne, è stato registrato un "sisma gemello" a quello verificatosi questa notte.
CaL