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Sogno di un musicista di mezza età
Voglio riprendere l'argomento del canto liturgico. Al coro, o al coretto, o al solista che, armato di chitarra, canta per tutti al microfono, impedendo all'assemblea di cantare, dico: "Chi canta, non prega e non fa pregare". Infatti trasforma la chiesa in sala da concerto, la preghiera in spettacolo.
A questa conclusione sono arrivato dopo una vita dedicata alla Musica Sacra, iniziando dai tempi di Pio XII, quando la Messa cantata doveva essere in latino ed erano proibiti i canti in italiano. Poi c'è stato il Concilio Vaticano II che ha dato decisamente la precedenza al canto dell'assemblea.
Ora l'assemblea liturgica prega a voce piana e nel canto. Il canto, sia nella Chiesa Latina, che nelle Chiese Orientali, è preferito. Nelle liturgie orientali sacerdote, diacono e assemblea cantano tutti. Non si ammette che una celebrazione eucaristica, atto liturgico, quindi pubblico, esprima la sua fede, la lode all'Altissimo a voce sommessa. No, cantano tutti, perché così è prescritto; e così deve essere.
Allora l'arte di un certo impegno non deve far parte della liturgia? Nessuno più di me è convinto che l'arte è parte viva, necessaria della liturgia. Non ripeto l'antico detto: "Musica ancilla liturgiae". In chiesa nessuno è servo, ma nessuno è padrone.
Per conto mio ho ancora un sogno, anzi una visione del futuro. Sogno una Messa in cui l'assemblea, tutta l'assemblea, canta; e insieme all'assemblea canta un coro poderoso; un organo dalla molte voci sostiene e dialoga con il canto. A volte a questo mare di suono si uniscono altri strumenti: legni e ottoni, archi e strumenti a percussione, come dicono i Salmi.
E immagino il percorso per arrivare a questo traguardo.
Cominciare con il proporre dei canti semplici, gustosi, non troppo numerosi, in modo che tutti possano impararli e possano cantarli, anche i bambini e gli anziani, che hanno una breve estensione di voce. Per ottenere questo ci vorranno degli anni, ma intanto dei cantori più bravi, dei coristi volenterosi potranno aiutare, non mettendosi da parte, sulla pedana, ma distribuendosi per le panche della chiesa.
In un secondo momento il coro si potrà unire all'assemblea, eseguendo a più voci i canti ormai noti e familiari all'assemblea; sempre vigilando che questa non ceda alla tentazione di mettersi in ascolto del coro.
In un terzo momento si aggiungerà anche l'organo, che non si limiterà a sostenere il canto, ma entrerà in dialogo, sia contrappuntando la melodia, che interludiandola, o riecheggiandola in una conclusione che affidi alla preghiera silenziosa un motivo del canto. Di questo ho dato un esempio, con canti a una sola voce, nella mia pubblicazione L'Organo Concelebrante, edito da Armelin, Padova.
Infine, in alcune solenni circostanze, alla partitura, che sono andato descrivendo, si può aggregare l'orchestra, nel suo insieme o con alcuni strumenti.
Sempre fermo restando che nessuno copra o azzittisca la voce dalle molte acque dell'assemblea.
fr. Armando Pierucci
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