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Non mi piace la poesia.
No, forse esagero: non è che non mi piace la poesia, è che non mi fido della poesia. Il linguaggio poetico, più degli altri, è in grado di trasformare, di alterare la realtà; una alterazione che può proporre nuovi punti di vista dando forza e vigore ad alcuni aspetti altrimenti trascurati. Ma nel far questo la poesia può nascondersi, ed è per questo che non mi fido, perché se la poesia si nasconde, si perde di vista l’alterazione.
Riformulo così l’affermazione iniziale: non mi fido della poesia che non si presenta come tale.
Un esempio: leggo la seguente frase:
Il seme è già albero. Il seme è albero che sogna un terreno fertile per potere crescere.
Il contesto di queste affermazioni, qui, non ha molta importanza; l’importante è che “il seme è già albero” e “albero che sogna un terreno fertile” sono immagini poetiche – sul cui valore poetico non mi pronuncio – che inchiodano il discorso. Puoi rispondere qualcosa di fronte a un seme che, già albero, sogna un terreno fertile? Non c’è più spazio per il dialogo qui. Per questo non mi piace la poesia; ma riconosco che il problema non è della poesia, ma dei cattivi pensatori che di credono poeti.