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Il Consiglio degli Stati ha dato il suo accordo alla cooperazione con la Francia in occasione del G8 a Evian.
5600 soldati svizzeri saranno mobilitati per garantire la sicurezza in territorio svizzero, in collaborazione con le forze di polizia.
Dopo il Consiglio nazionale, anche il Consiglio degli Stati ha dato il suo assenso alla mobilitazione dell'esercito - probabilmente 5600 soldati - in occasione del vertice del G8 in programma a Evian (F) a inizio giugno.
Ha anche accolto l'accordo tra Svizzera e Francia che regola le competenze di polizia lungo la frontiera e la copertura dei costi del dispositivo di sicurezza.
Come il Consiglio nazionale, la Camera dei cantoni ha seguito il Consiglio federale con 36 voti e senza opposizioni. Solo il consigliere agli Stati Maximilian Reimann, dell'Unione democratica di centro, nel dibattito di entrata in materia
ha stigmatizzato la scelta di Evian quale sede del vertice.
Secondo Reimann, alternative più valide (costi e rischi per la sicurezza inferiori) esistono, come ha dimostrato il recente incontro nelle isole Azzorre del presidente Usa e dei premier spagnolo e britannico.
Cooperazione inevitabile
Il ministro della difesa Samuel Schmid ha tuttavia ricordato ai consiglieri agli Stati che la Svizzera non ha la possibilità di mettere in discussione il proprio contributo.
La partecipazione elvetica al dispositivo di sicurezza è inevitabile. Il consigliere federale ha anche spiegato che in altre occasioni è la Francia a dover subire gli inconvenienti di manifestazioni su suolo svizzero, quali gli incontri nella Ginevra internazionale o, in passato, il congresso sionista di Basilea.
Sostegno anche a sinistra
Fra i deputati di sinistra, il socialista Michel Béguelin ha salutato l'apertura ai paesi del Terzo mondo: la riunione, su suolo elvetico, del Nuovo partenariato per lo sviluppo dell'Africa (NPSA) è un segnale positivo.
La presenza dei soldati è precisamente uno strumento a garanzia della libertà di espressione, per i capi di Stato dei potenti ma anche per i paesi poveri e per il pubblico, ha confermato il ministro della difesa.
L'aiuto sussidiario da parte dell'esercito è previsto dalla Costituzione ed è stato espressamente richiesto dai tre cantoni romandi interessati dal vertice, ha aggiunto Schmid.
Accordo di cooperazione senza discussioni
Nessuna critica ha sollevato la ratifica dell'accordo di cooperazione tra Svizzera e Francia, che è stata accolta da 41 deputati senza opposizione. Il trattato richiede l'avallo del parlamento ma non può essere combattuto da un referendum.
L'accordo si basa in larga parte su trattati bilaterali già in vigore, ha ricordato la responsabile del Dipartimento federale degli affari esteri Micheline Calmy-Rey.
I velivoli militari dei due paesi potranno intervenire da una parte e dall'altra della frontiera. Qualora dovessero fare uso della forza, la competenza di aprire il fuoco spetterebbe alle autorità del paese sul cui territorio avviene l'intervento, ha precisato Calmy-Rey.
I controlli alla frontiera saranno rafforzati da parte elvetica per scoraggiare i manifestanti che volessero soggiornare in Svizzera per poi recarsi in Francia, come richiesto dai cantoni. Maggiori controlli avverranno anche in Ticino e sui treni internazionali, ha precisato Calmy-Rey.
L'appello della consigliera federale in favore della «Ginevra internazionale e della sua credibilità» ha trovato i consiglieri agli Stati assolutamente acconsenzienti.
L'accordo deve ancora essere approvato dal Consiglio nazionale.
swissinfo e agenzie
Fatti e cifre
5600 soldati daranno man forte alla polizia
Gli aerei militari dei due paesi potranno intervenire da una parte e dall'altra della frontiera
I controlli alla frontiera saranno rafforzati da parte elvetica