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Anche Credit Suisse, dopo la banca cooperativa Raiffeisen, potrebbe cambiare strategia e adottare un nuovo modello di finanziamento dei partiti. Lo sostiene il settimanale "SonntagsZeitung", precisando che l'istituto di credito verserà a tutte le formazioni politiche presenti in parlamento una somma forfettaria calcolata in base al numero degli eletti.
Credit Suisse non ha voluto esprimersi in merito: un portavoce della banca, interpellato dall'ats, ha invitato ad attendere il rapporto annuale che verrà pubblicato a fine marzo.
Per contro diversi rappresentanti di partiti hanno confermato di essere già stati contattati dalla grande banca in merito a questo progetto. Il presidente dimissionario del Partito borghese democratico (PBD) Hans Grunder ha detto all'ats che "il PBD è stato interpellato dal Credit Suisse: il nuovo modello di finanziamento ci è stato presentato". Le donazioni - ha precisato Grunder - "saranno calcolate in base a una chiave di ripartizione ben precisa".
Ulteriori dettagli vengono forniti dal presidente dei Verdi Ueli Leuenberger: l'istituto di credito intende far dipendere i finanziamenti "dalla forza dei gruppi parlamentari e dalla rappresentanza in seno ai parlamenti cantonali".
Tre settimane fa era stata la banca cooperativa Raiffeisen ad annunciare per prima l'introduzione di questo nuovo sistema di finanziamento dei partiti. Concretamente, nel caso della Raiffeisen, i partiti riceveranno 615 franchi per ogni consigliere nazionale e 2674 franchi per ogni consigliere agli Stati: in totale le donazioni raggiungeranno quota 250'000 franchi all'anno.
La decisione del Credit Suisse di seguirne l'esempio incontra in generale il favore dei partiti. Secondo Grunder si tratta di un passo avanti in quanto a comunicazione e trasparenza e quindi sicuramente degno di essere preso in considerazione. La direzione del PBD deciderà prossimamente se intende accettare finanziamenti attribuiti in questo modo.
Dal canto suo il presidente del Partito liberale radicale (PLR) Fulvio Pelli ha affermato che il suo partito non è a conoscenza di uno nuovo sistema di ripartizione da parte del Credit Suisse. In via ipotetica Pelli si dice comunque favorevole a un principio di questo genere: "in questo modo il finanziamento dei partiti rimane una cosa privata". Per il PLR è importante comunque che alle aziende sponsor non vengano impartite istruzioni in merito: "ognuno deve fare come crede, non ci sono regole da seguire", ha aggiunto il ticinese.
Sulla stessa linea il presidente del Partito popolare democratico (PPD) Christophe Darbellay: "Il Credit Suisse è libero di decidere come vuole sostenere i partiti in questo sistema di milizia senza finanziamenti pubblici che deve far capo a donazioni di membri, di simpatizzanti e dell'economia".
I nuovi progetti del Credit Suisse rischiano di risultare problematici per quei partiti che in Parlamento si mostrano tendenzialmente ostili agli interessi delle grandi banche. "Dovremo riflettere e chiederci se intendiamo accettare denaro" da uno di questi istituti, ha affermato l'ecologista Leuenberger, precisando che la direzione dei Verdi affronterà il tema al più presto.
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