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<h2>SubmittedText<h2><p>La notizia crea inquitudine: l'Italia non accoglierà più i richiedenti asilo provenienti dalla Svizzera, perlomeno fino al 2 maggio. L'Italia mantiene dunque la sua decisione, presa a Roma lo scorso dicembre 2022, di sospendere unilateralmente l'accordo di Dublino.</p><p>Il sistema di Dublino mira ad assegnare in modo inequivocabile a uno Stato la competenza di esaminare una domanda di asilo. Quando un richiedente la presenta in un Paese che sottostà agli accordi di Dublino, la responsabilità di occuparsi della richiesta spetta alla prima nazione attraverso cui è passato il migrante. </p><p>La Segreteria di Stato della migrazione ha già informato i Cantoni di suddetta decisione e ha chiesto loro di non pianificare ulteriori rinvii verso l'Italia almeno fino al 2 maggio. L'Italia non ha ancora dichiarato quando intende riprendere l'applicazione del Regolamento di Dublino.</p><p>A seguito di questa decisione, si impongono le seguenti domande:</p><p>1. Il Sistema Schengen/Dublino non é vicolante per gli Stati membri dell'Ue sia per quelli associati? </p><p>2. Quali sono i passi intrapresi dal nostro Paese per garantire l'applicazione del sistema Dublino che contribuiamo a finanziare?</p><p>3. Il flusso di migranti non cessa di aumentare in Italia. Se già oggi le capacità italiane non sono sufficienti, come credere che tra qualche mese la situazione potrebbe migliorare?</p><p>4. Nel caso la situazione tesa non migliorasse, come intende la Confederazione far rispettare l'accordo di Dublino da parte dell'Italia?</p><p>5. Due Cantoni svizzeri hanno già dichiarato lo stato d'emergenza, questo rifiuto da parte italiana che impatto supplementare sul nostro Paese potrà avere? Vi sarà un'accelerazione dell'emergenza anche nel nostro Paese?  </p><p>6. Quanto costerà il rifiuto italiano alla Confederazione svizzera? Sarà possibile compensarlo finanziariamente?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1, 2 e 4. Tutti gli Stati Dublino sono obbligati ad applicare il regolamento Dublino (regolamento [UE] n.&nbsp;604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 26&nbsp;giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per l’esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, GU L 180 del 29&nbsp;giugno 2013). La sospensione da parte dell’Italia dei trasferimenti nel quadro di Dublino riguarda tutto lo spazio Dublino, quindi non si tratta di un provvedimento diretto contro la Svizzera. Insieme ad altri Stati Dublino la Svizzera è pertanto intervenuta a vari livelli presso la Commissione europea per chiedere che l'Italia riprenda i trasferimenti. Il Consiglio federale si è adoperato a tal fine anche sul piano bilaterale: ad esempio, la consigliera federale&nbsp;Elisabeth Baume-Schneider ha affrontato la questione durante il suo incontro del 31&nbsp;maggio 2023 a Roma con il suo omologo italiano Matteo Piantedosi. Quest’ultimo ha prospettato la ripresa dei trasferimenti Dublino non appena la situazione lo permetterà. In occasione della visita di lavoro, la consigliera federale Baume-Schneider ha indicato che le misure adottate unilateralmente dall’Italia indeboliscono il sistema Dublino e la politica d’asilo europea nel suo complesso e che la Svizzera si aspetta che ogni Stato Dublino rispetti gli obblighi internazionali.</p><p>&nbsp;</p><p>Il regolamento Dublino è parte integrante del diritto dell’Unione europea. Pertanto, nei confronti degli Stati che non lo rispettano possono essere applicate soltanto le procedure previste da questo diritto (in particolare la procedura di infrazione). Finora nessuna istituzione o Stato membro dell’UE ha avviato una procedura di questo tipo nei confronti dell’Italia in tale ambito, e la Svizzera non è abilitata a farlo. Le iniziative bilaterali e quelle concordate con gli altri Stati Dublino toccati dalla sospensione dei trasferimenti nonché con la Commissione europea sono quindi portate avanti.</p><p>&nbsp;</p><p>3. In effetti, gli sbarchi in Italia sono aumentati sensibilmente nel 2023 e sono tuttora in aumento. Da gennaio a fine luglio 2023 sono sbarcati 89&nbsp;158 migranti (di cui 9500 minorenni non accompagnati), a fronte di 42&nbsp;040 durante il medesimo periodo del 2022, il che corrisponde a un aumento del 112&nbsp;per cento. L'11&nbsp;aprile 2023 l'Italia ha decretato lo stato d'emergenza su tutto il territorio nazionale a causa dell'elevato numero di migranti giunti tramite la rotta del Mediterraneo centrale. L’Italia sta ampliando ulteriormente le sue capacità ricettive e di accoglienza. Lo stato d'emergenza permette di adottare misure speciali per gestire la migrazione, ad esempio l'ampliamento delle strutture destinate al rimpatrio delle persone che non hanno diritto a uno statuto di protezione in Italia (i cosiddetti centri di permanenza per i rimpatri, CPR) o la velocizzazione delle procedure di accoglienza e alloggio.&nbsp;Inoltre, la cooperazione con i principali Paesi d’origine e di transito è potenziata a livello dell’UE per lottare contro le cause di fuga. Ad esempio, l’UE ha di recente firmato un accordo migratorio con la Tunisia.</p><p>&nbsp;</p><p>5. Attualmente (fine agosto 2023), i Cantoni di Argovia e di Lucerna hanno dichiarato lo stato d’emergenza a causa della situazione tesa nel settore dell’asilo. In linea generale,&nbsp;il numero di casi che non potranno essere trasferiti in Italia dipende da diversi fattori, oltre a quello del momento in cui l’Italia riprenderà le procedure. Ad esempio, il termine impartito è prorogato nel caso in cui il richiedente passi in clandestinità o sia incarcerato e viene sospeso in caso di ricorso al Tribunale amministrativo federale. Nonostante la sospensione dei trasferimenti, la Svizzera continua a presentare all’Italia domande di presa in carico nel quadro di Dublino. Inoltre, come menzionato, la sospensione temporanea disposta dall’Italia riguarda tutto lo spazio Dublino. Finora il numero di persone che non hanno potuto essere trasferite in Italia da inizio anno corrisponde a meno del due&nbsp;per cento delle domande d’asilo registrate in Svizzera durante il medesimo periodo.</p><p>&nbsp;</p><p>6. Finora 233 persone hanno dovuto essere sottoposte alla procedura d’asilo nazionale (stato: 31&nbsp;luglio 2023). Al momento non è ancora possibile fornire indicazioni sugli oneri complessivi che la sospensione dei trasferimenti cagionerà alla Svizzera. Il regolamento Dublino non prevede un corrispondente indennizzo finanziario.&nbsp;</p>