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Le elezioni cantonali del 2003 dimostrano che le donne della Svizzera italiana hanno partecipato in misura minore al voto. Fra i 76 comuni considerati, infatti, il 61,8% degli uomini e il 56,5% delle donne si sono recati alle urne. I dati dimostrano tuttavia che il rapporto fra la variabile "genere" ed il tasso di partecipazione elettorale non è lineare. Nelle fasce più giovani, infatti, risulta una certa uniformità nei livelli di partecipazione, mentre dopo i 40 anni il divario si allarga sino a divenire molto ampio dopo i 70 anni.
Sull'andamento singolare di tali trend sembrano incidere in maniera preponderante aspetti legati all'integrazione di uomini e donne e alle disparità socio professionali. Se si considerano infatti le fasce più giovani, il divario di partecipazione risulta piuttosto contenuto in ragione dei livelli di formazione di ragazzi e ragazze quasi ormai parificati. Nella fascia di età 25-29,le donne partecipano al voto in media più degli uomini e ciò in virtù del fatto che in questo periodo risultano professionalmente più attive dei loro coetanei, i quali per contro sono in misura maggiore ancora in formazione. L'inversione di tendenza successiva, ossia il divario che emerge a partire dai 40 anni sembra invece imputabile alla minore partecipazione delle donne ticinesi al mercato del lavoro che, secondo il Censimento della popolazione 2000, dopo avere toccato il picco nella fascia di età dei 35-39 anni, segue un trend declinante. Per ciò che attiene al comportamento delle donne più anziane, la scarsa partecipazione alle elezioni va attribuita soprattutto alla disparità di formazione e al retaggio culturale di una mancata partecipazione elettorale in età giovanile, essendo stato il suffragio universale femminile introdotto in Svizzera solo nel 1971.