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PECHINO - Una donna tibetana si è immolata lo scorso 27 giugno nella provincia occidentale del Qinghai per protestare contro quella che ha definito l"ingiusta politica di confisca di terre da parte del governo cinese". Lo riferisce oggi Radio Free Asia.
La donna, di cui non si conosce il nome, secondo le informazioni era residente della cittadina di Jyekundo (o Gyegu) nella prefettura autonoma tibetana di Yulshul (Yushu in cinese). Si era trasferita alcuni anni fa in questa città e le autorità cinesi le hanno confiscato e demolito la casa.
La donna si è data fuoco dinanzi al monastero di Jyekun ed è stata portata in ospedale dalla polizia, attualmente non si conoscono le sue condizioni di salute che alcuni definiscono gravi.
L'immolazione della donna è stata anche confermata dalla poetessa e scrittrice tibetana Woeser, in un post nel suo blog. Nella stessa zona lo scorso aprile c'erano state proteste dei residenti tibetani contro le autorità cinesi a causa della quantità di terra e dei criteri di assegnazione che i cinesi hanno deciso per la restituzione ai terremotati affetti dalle devastanti scosse del 2010 a causa delle quali morirono oltre 3000 persone. Altrettante scesero in piazza per protestare contro le autorità che repressero con la forza le manifestazioni.
Con questa, le immolazioni di tibetani salgono a 42 dal 2009, anche se le altre avevano per oggetto la richiesta di liberazione del Tibet dall'occupazione cinese e il ritorno del Dalai Lama.