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Le fiamme hanno distrutto gran parte dell’antico castello di Shuri-jo nell’isola di Okinawa, nel Giappone meridionale. Simboleggiava l’antico regno di Ryukyu, che iniziò nel 1429 e terminò nel 1879 quando fu annesso dal governo di Tokyo, e rappresentava anche il recupero dell’isola dalla fine della seconda guerra mondiale. Più di 200mila americani e giapponesi, compresi civili di Okinawa, morirono durante una feroce battaglia durata 82 giorni nel 1945. L’isola è tutt’ora sede di alcune basi militari statunitensi e il castello, che era una popolare attrazione turistica, è stato ricostruito dopo i bombardamenti della guerra diventando nel 2000 patrimonio mondiale dell’Unesco.
Non sono ancora chiare le cause dell’incendio. Un allarme della sicurezza è scattato intorno alle 2.40 del mattino nel tempio principale. La polizia ha fatto sapere che un festival locale, iniziato domenica 27 ottobre, si è svolto presso il castello e che i lavori preparatori collegati all’evento sono proseguiti fino all’una di notte poche ore prima che scoppiasse l’incendio. Le fiamme si sono diffuse così rapidamente in tutte le strutture principali che è stato necessario l’intervento di un centinaio di pompieri e diverse ore prima di tenerle sotto controllo e domarle verso le 13.30. Non è chiaro se ci siano collegamenti con l’attività del festival. La polizia ha anche escluso la presenza di feriti.
I filmati mostrano il castello multi-struttura ridotto ad uno scheletro avvolto dal fumo. I residenti dell’isola hanno potuto soltanto guardare impotenti e increduli come quell’orgoglio di Okinawa e casa spirituale per il popolo giapponese distribuito su circa 4’800 metri quadrati svanisse nelle fiamme. Il castello di Shuri-jo era la struttura centrale del regno ryukyunano fondato nel 15° secolo dopo l’unificazione di tre popoli dominanti conosciuti come Hokuzan, Chunzan e Nanzan. Il regno di Ryukyu era uno stato marinaro che non solo aveva stabilito scambi con il Giappone e la Cina, ma aveva realizzato una rete commerciale marittima che si estendeva al sud-est asiatico.
Nel 2018 il castello era stato ridipinto con tonalità rosse che brillavano sullo sfondo del cielo azzurro e del verde della natura grazie all’applicazione della lacca. Era il simbolo d’identità locale che serviva per illustrare le diversità culturali rispetto a quelle del continente giapponese e la storia dell’isola. Le rovine dei castelli in Giappone sono la testimonianza della struttura sociale per gran parte di quel periodo, mentre i siti sacri forniscono una prova di un’antica forma di religione nell’età moderna.
Dopo aver resistito al passare dei secoli, molte strutture storiche sono oggi molto fragili. La sala principale era stata restaurata sulla base degli archivi storici fatta in gran parte da legname, rendendola vulnerabile ai pericoli delle catastrofi naturali.
Funzionari giapponesi dell’Agenzia per gli affari culturali hanno affermato che la struttura non era coperta da misure di protezione antincendio richieste dalla legge per importanti beni culturali, perché ricostruito decenni fa. Non erano per esempio presenti sistemi di irrigazione d’acqu. Le rovine del castello sono state designate dall’Unesco come patrimonio mondiale senza includere gli edifici restaurati.
A seguito di questo incendio, avvenuto giovedì, i funzionari degli affari culturali hanno inviato avvisi ai governi delle varie prefetture per riesaminare le attrezzature e le misure antincendio non solo per le proprietà culturali designate ma anche per quelle ripristinate.
Il segretario generale del governo giapponese, Yoshihide Suga, ha dichiarato in una conferenza stampa a Tokyo che il castello verrà ricostruito