Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01028.jsonl.gz/633

Lisa Bosia Mirra torna in aula penale. Si apre infatti oggi, martedì, a Locarno, il processo d’appello, dopo che l’ex granconsigliera socialista e co-fondatrice dell’associazione Firdaus era stata condannata in primo grado nel 2017 per aver aiutato 24 profughi eritrei e siriani, probabilmente minorenni, a entrare illegalmente in Svizzera.
I fatti risalgono al 2016; con la sua automobile, l’ex deputata precedeva quella che trasportava i migranti, in modo da verificare l'assenza di controlli. Ad alcuni migranti avrebbe anche offerto ospitalità in casa sua.
Lisa Bosia-Mirra non ha mai negato le sue responsabilità, ma ha sempre sostenuto di aver agito mossa da un sentimento umanitario per soccorrere giovani che si trovavano in una situazione di emergenza. Giovani che vivevano in un accampamento precario alla stazione di Como. Il Giudice Siro Quadri non aveva riconosciuto però l'attenuante dei "motivi onorevoli" né quella del "pericolo imminente" per la vita dei migranti soccorsi e aveva ribadito la necessità di applicare la legge sugli stranieri, per quanto "severa" potesse risultare.
L’ex deputata era stata così condannata a una pena pecuniaria di 80 aliquote giornaliere e a una multa per ripetuta incitazione all'entrata, alla partenza e al soggiorno illegale. La sua vicenda ha aperto un acceso dibattito fra etica, diritti umani e osservanza della legge. Ora, dopo il ricorso inoltrato dall'imputata nel marzo dello scorso anno, si apre il processo di secondo grado; verranno sottoposte nuovamente alla Corte le prove e i testimoni che la procura ha rifiutato di ascoltare.