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La Consigliera federale Simonetta Sommaruga critica i difetti del testo presentato dall’imprenditore di Sciaffusa Thomas Minder contro i salari abusivi. Un testo che Sommaruga giudica “a tratti troppo severo”.
Vi sono approfittatori anche tra gli azionisti. Non si deve dunque tener conto unicamente dei loro interessi, ma si devono considerare anche gli interessi delle imprese, dei lavoratori e dei consumatori.
Forte di questa opinione, il Consiglio federale respinge l’iniziativa contro i salari abusivi.
Formalmente il governo non raccomanda di votare contro il testo di Minder, che sarà in votazione il prossimo 3 marzo, ma lo respinge, a favore di un contro-progetto indiretto.
La reazione della popolazione contro i salari eccessivi versati da certe aziende, indipendentemente dai risultati, è giustificata.
E’ indiscutibile che una soluzione debba essere trovata per lottare contro questa mentalità, ha affermato oggi in conferenza stampa la Consigliera federale Sommaruga, difendendo la posizione del governo. Ma le risposte date dall’iniziativa si spingono all’estremo e pongono condizioni troppo strette. E’ certamente giusto rinforzare il potere degli azionisti in materia di remunerazione dei “top managers”, ma anche gli interessi degli azionisti, preoccupati dai loro dividendi, possono mettere in pericolo l’azienda.
Per il Consiglio federale, la revisione del codice delle obbligazioni, adottata in risposta all’iniziativa, si rivela essere la soluzione migliore.
Il contro-progetto è applicabile e crea le condizioni adatte a un rapporto di forze equilibrate fra gli azionisti, il Consiglio di amministrazione e la direzione delle società quotate in Borsa.
Prescrivendo un’elezione ogni anno del consiglio di amministrazione, il testo di Thomas Minder incoraggia il pensiero a breve termine e potrebbe danneggiare la direzione della società.
I progetti di lunga portata potrebbero patire. D’altronde, il mondo politico non è sottoposto a elezioni a così breve termine, ha sottolineato la Consigliera federale.
Sommaruga ritiene inoltre che l’interdizione assoluta delle indennità di partenza e anticipate non sia una buona risposta, né per le aziende né per l’immagine economica della Svizzera.