Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01253.jsonl.gz/616

NEW YORK - Il buco nell'ozono sull'Antartide si è ridotto fino a toccare il secondo minimo negli ultimi 20 anni. Lo dimostrano i dati rilevati dai satelliti della Nasa e dell'Agenzia americana per l'atmosfera e gli oceani (Noaa) e, secondo gli esperti, la spiegazione è nel recente aumento della temperatura degli strati più bassi dell'atmosfera sul continente bianco.
In linea di massima, le dimensioni del buco nell'ozono sono state piuttosto ridotte fin dall'inizio del 2012, con una media di 17.9 milioni di chilometri quadrati: decisamente più bassa, quindi, rispetto al record massimo in assoluto registrato il 6 settembre 2000, quando il buco nell'ozono si era esteso fino a sfiorare 30 milioni di chilometri quadrati.
Il «buco nell'ozono» consiste nell'assottigliamento dello strato di ozono che si trova nella stratosfera e che filtra i raggi ultravioletti. Si tratta di un fenomeno temporaneo che avviene in primavera sulle regioni polari.
A partire dagli anni '80, però, accanto a questo fenomeno naturale si è osservato che alcuni gas, come i clorofluorocarburi (Cfc) contribuiscono alla riduzione dell'ozono. Da allora il fenomeno è tenuto sotto costante controllo. Secondo gli esperti non sarà possibile tornare alla situazione precedente gli anni '70 se non intorno al 2065.