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Peste suina africana: le condizioni igieniche dei suini giocano un ruolo determinante nello sviluppo della malattia
Mittelhäusern e Berna, 25.08.2022 - Recenti attività di ricerca condotte dall’Istituto di virologia e immunologia di Mittelhäusern in collaborazione con l’Università di Berna hanno permesso di scoprire che le condizioni igieniche dei suini giocano un ruolo determinante nello sviluppo della malattia causata dal virus della peste suina africana. Questi risultati, pubblicati di recente sulla rivista PLOS Pathogens, sono molto importanti e consentiranno di compiere finalmente progressi nello sviluppo di un vaccino.
Il virus della peste suina africana (PSA) è complesso ed è per questo che non esiste ancora un vaccino efficace e sicuro. Il virus non soltanto provoca una febbre emorragica letale nei suini domestici e nei cinghiali infetti, ma è anche all’origine di un’epizoozia che sta colpendo centinaia di milioni di animali colpiti in Africa, Europa e Asia, con pesanti ripercussioni a livello socio-economico. L’Istituto di virologia e immunologia (IVI), laboratorio di riferimento per la PSA, sta studiando in particolare il tipo di risposta immunitaria necessaria per indurre una protezione nei suini.
Un suino in ottime condizioni igieniche è meno vulnerabile
I ceppi virulenti di PSA attualmente in circolazione in Europa, in Asia e nei Caraibi sono letali nel giro di pochi giorni, indipendentemente dalle condizioni igieniche dei suini. Per questa ragione, soltanto i ceppi attenuati di PSA consentono di studiare la risposta immunitaria degli animali colpiti. In alcuni casi, tuttavia, è possibile che questi ceppi restino letali.
Dopo aver infettato i suini con un ceppo attenuato del virus, i gruppi di ricerca dell’IVI e dell’Università di Berna condotti da Nicolas Ruggli, Charaf Benarafa e Artur Summerfield hanno constatato che quelli domestici in ottime condizioni igieniche e di salute sviluppavano la malattia in forma più leggera, presentavano un decorso più breve e guarivano completamente. Al contrario, quelli allevati in azienda in condizioni igieniche standard sviluppavano una malattia con un decorso più lungo e una mortalità del 50 per cento. Le analisi svolte sul loro sistema immunitario prima e dopo l’infezione suggeriscono che una risposta immunitaria primaria più forte ha effetti importanti sulla gravità della malattia e sulla risposta infiammatoria. Secondo Charaf Benarafa, veterinario e immunologo dell’IVI, queste differenze nella risposta immunitaria primaria in relazione alle condizioni igieniche sono determinanti per il decorso della PSA in caso di infezione con un ceppo attenuato del virus. Nicolas Ruggli, veterinario e virologo dell’IVI, precisa in conclusione che questi risultati sono di importanza fondamentale per lo sviluppo di vaccini vivi attenuati contro la PSA e, più in generale, per capire meglio le interazioni tra ospite e agente patogeno nelle febbri emorragiche.
Importanza della ricerca di base
Anche se la Svizzera è stata finora risparmiata dalla malattia, l’IVI sta studiando le caratteristiche dei ceppi di PSA in circolazione in Europa. Disporre di conoscenze all’avanguardia è fondamentale non soltanto per garantire una diagnosi efficace e sicura in caso di comparsa della malattia in Svizzera, ma anche per fornire al Servizio veterinario svizzero informazioni chiave di tipo virologico, immunologico, clinico e patologico.
Un virus complesso che suscita perplessità
Il virus della PSA è grande e complesso e presenta un vasto genoma con oltre 160 geni, la metà dei quali con una funzione (ancora) sconosciuta. Le vere sfide sono legate alle proprietà di base del virus, che infetta i macrofagi e prende il controllo del sistema immunitario. Sul piano sperimentale, le ricerche sono condotte su colture cellulari, ma anche su suini, e necessitano di un laboratorio di alta sicurezza come quello dell’IVI.
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Istituto di virologia e immunologia IVI
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