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Una segreteria di Palazzo federale è stata sospesa oggi con effetto immediato poiché inviava regolarmente autoscatti (selfies) in cui appare nuda attraverso Twitter, fotografie scattate sul suo posto di lavoro. Il caso è stato svelato oggi dalla "Neue Zürcher Zeitung", che si concentra sugli aspetti giuridici del caso. Nei blog è invece partita la discussione sul tempo a disposizione nell'amministrazione per dedicarsi agli interessi privati.
Le raccomandazioni dell'Ufficio federale del personale - riferisce la NZZ - sono chiare: "non pubblicate su internet foto o testi che non volete mostrare in un qualunque momento a colleghi o superiori". La donna in questione non le rispetta, perché ha regolarmente diffuso i suoi scatti - concernenti "caratteri sessuali primari e secondari", precisa la testata - ai suoi 11'000 follower.
L'interessata è cosciente del fatto che prima o poi queste immagini potrebbero essere viste da qualcuno con cui ha a che fare professionalmente. "Il tema mi occupa costantemente", ammette. Ma visto che le foto sono parte della sua vita privata la donna non vede un conflitto di interessi con la sua funzione.
Non la pensa così l'Amministrazione federale: in un comunicato inviato a fine pomeriggio, i Servizi del Parlamento informano che la donna è stata "sospesa dalle sue funzioni con effetto immediato". "Questa misura - prosegue la nota - resterà in vigore fino a quando i fatti saranno chiariti e definite le conseguenze dal punto di vista del diritto del personale".
Da parte sua il "Blick" l'ha buttata in politica, interpellando vari consiglieri nazionali. Per Andrea Caroni (PLR/AR) la cosa non va bene: "come datore di lavoro l'ammonirei e vieterei queste pratiche: esistono luoghi più neutrali per farsi autoscatti nudi". Per Lukas Reimann (UDC/AG) se una segretaria ha così poco da fare, il suo posto di lavoro va tagliato.
Sulla stessa lunghezza d'onda anche la collega di partito Natalie Rickli (ZH): il contribuente si aspetta che i dipendenti dello stato lavorino, non che diffondano immagini. Caustico è un altro democentrista, Oskar Freysinger (VS): "probabilmente è una nuova forma di trasparenza nell'amministrazione: non si vedono più i vestiti e presto non si vedrà più nemmeno il lavoro".
I commenti dei lettori sui portali online si concentrano per lo più sulla presunta scarsa mole di lavoro cui deve essere confrontato un dipendente per agire in tal modo. C'è chi però si chiede anche se il tema non potrebbe essere al centro di uno studio che affronti l'argomento dal lato della parità uomo-donna, sulla scia di quelli che tanto vanno di moda oggi.
SDA-ATS