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Mentre Berset viene "bacchettato" a Berlino, in Svizzera il sottosegretario di stato americano mette sull'attenti le banche e la Seco
BERNA - A una settimana dalle critiche del G-7 al Consiglio federale (invitato ad attuare con più risolutezza le sanzioni contro la Russia), Berlino ha accolto Alain Berset con bandiere sventolanti, un tappeto rosso e una banda militare. Incalzato dal cancelliere tedesco Olaf Scholz, Berset si è trovato a doversi giustificare in merito al lavoro - ritenuto insufficiente - volto a rintracciamento e bloccare i fondi degli oligarchi russi in Svizzera. Berset, d'altro canto, ha risposto assicurando il «serio» impegno di Berna. «Ma è difficile, devo ammetterlo», ha aggiunto.
Il G-7 e la task force - Il G-7 ha recentemente chiesto per iscritto al Consiglio federale di diventare un membro della loro task force specializzata che rintraccia i fondi dell'élite russa in tutto il mondo. Ma il Governo svizzero fino a ora ha respinto la richiesta.
Il Consiglio federale, al momento, non vede la necessità di aderire formalmente alla cosiddetta Task Force REPO, (acronimo inglese di "Russian Elites, Proxies and Oligarchs"). In generale, la SECO e gli altri servizi federali coinvolti ritengono che, in qualità di «Paese neutrale e sovrano», la Svizzera si sia schierata «al fianco della giustizia contro l'ingiustizia» - così recita il comunicato - adottando «le sanzioni dell'Unione europea (Ue), la cui attuazione rappresenta una priorità per il Consiglio federale».
Gli americani in Svizzera per verificare la buona fede nei controlli - Contemporaneamente, riporta oggi il TagesAnzeiger, il delegato per il terrorismo e l'intelligence finanziaria americano è in Svizzera. Il sottosegretario di Stato Brian Nelson ha incontrato l'Associazione dei banchieri a Zurigo e a Berna ha appuntamenti fissati con la Segreteria di Stato dell'economia (Seco) per trattare questioni di finanza internazionale. Immediatamente prima di partire per l'Europa, le autorità americane avrebbero aggiunto alla lista delle sanzioni tre cittadini svizzeri e due imprese che avevano come clienti l'oligarca e confidente di Putin Gennady Timchenko e avrebbero anche gestito immobili di lusso provenienti dall'ambiente dell'oligarca Alisher Usmanov (che appartiene alla più stretta cerchia di amici ci Putin).
I presunti "amici svizzeri" di Putin - Le tre persone svizzere sono indicate come "facilitatori" legati allo studio legale Sequoia, registrato nel principato del Liechtenstein. Sequoia è sospettato di aver fornito «sostegno finanziario, materiale o tecnologico, beni o servizi a Timchenko», si legge in un comunicato.
C'è poi la Pomerol Capital, con sede a Ginevra, indicata come fiduciaria del Sister Trust, entità delle Bermuda presumibilmente gestita per conto di Usmanov e di sua sorella Gulbakhor Ismailova. Anche il fornitore di minerale di ferro e il gruppo minerario Metalloinvest Trading, con sede nel Canton Zugo, è stato collegato a Usmanov.
Ecco perché anche gli Stati Uniti stanno facendo pressione sulla Svizzera per inasprire le sanzioni contro la Russia. L'ambasciatore statunitense a Berna ritiene che gli attuali 7,5 miliardi di franchi svizzeri di beni congelati nella Confederazione potrebbe diventare 100 miliardi.
«Le autorità competenti sono intervenute subito dopo la pubblicazione delle sanzioni», ha replicato su richiesta un portavoce del Governo. Anche Sequoia si è detto sorpreso dalla sanzione: «Questa notizia è arrivata in modo del tutto inaspettato - sottolinea -. Abbiamo preso tutte le misure necessarie e stiamo collaborando con le autorità competenti», hanno spiegato.
I casi sospetti - Dal canto suo la Seco ha assicurato che la «collaborazione» funziona senza intoppi. Ma la semplice applicazione delle sanzioni in Svizzera potrebbe non essere sufficiente per gli USA. Spesso i conti, gli yacht e le ville degli oligarchi non sono in Svizzera e non possono essere perseguiti dalla Seco. Ma gli avvocati e i fiduciari che hanno nascosto il lusso nelle società di comodo dei Caraibi lavorano qui.
Il caso del mega yacht Graceful è un esempio del problema. Poco prima dell'invasione russa dell'Ucraina, nel febbraio 2022, il mega yacht di 87 metri ha lasciato in fretta e furia il porto di Amburgo, portato in salvo prima dell'invasione per evitarne la confisca. Lo stesso yacht, che oggi ha un nome russo, appartiene da tempo a un'anonima società di comodo. E dietro ci sarebbe proprio Sequoia.
Il caso non è isolato. L'anno scorso era venuto a galla il caso di un altro superyacht finito nell'elenco delle sanzioni statunitensi e detenuto tramite due società di comodo, controllate da uno studio legale di Zurigo.