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Un guru indiano è morto dopo quattro mesi di sciopero della fame che aveva cominciato per denunciare la corruzione e per salvare il Gange, il fiume sacro per gli induisti, dall'inquinamento. Lo hanno rivelato fonti mediche.
Swami Nigamananda, che aveva cominciato il digiuno il 19 febbraio, è morto lunedì scorso nell'ospedale di Dehradun, nel nord dell'India, dove era stato ricoverato i primi di maggio per complicazioni legate allo sciopero della fame. Nigamananda chiedeva la fine dello sfruttamento delle miniere illegali nello Stato dell'Uttarakhand e dei controlli più severi per fermare l'inquinamento del Gange.
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