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"Hello America, sono Amy Klobuchar e batterò Donald Trump": si è presentata così ai suoi fan la senatrice del Minnesota dopo il terzo posto nelle primarie democratiche in New Hampshire, vera sorpresa di questo voto.
"Sono tornata e ho messo a segno il risultato". Klobuchar ora può contendere a Pete Buttigieg la leadership dei moderati e aspirare a rompere quel soffitto di cristallo che Hillary ha solo sfiorato.
Amy, come ormai la chiamano tutti, ha 59 anni, un marito che insegna legge all'università di Baltimora e una figlia di 24 anni, Abigair, che lavora al consiglio comunale di New York. È nata alla periferia di Minneapolis da una famiglia di immigrati: madre insegnante di origine svizzera (famiglia Heuberger, emigrata negli anni 20 del secolo scorso) e padre giornalista della ex Jugoslavia.
È una donna sempre sorridente, calma e ragionevole, ma dal pugno di ferro, che ama portare a casa risultati in modo pragmatico e bipartisan. Il suo è un curriculum di tutto rispetto: una laurea in scienze politiche a Yale, un'altra in giurisprudenza a Chicago, ha lavorato come avvocato per grandi studi legali e poi è stata eletta procuratrice di contea.
Da studente ha collaborato con l'ufficio di Walter Mondale, l'ex vicepresidente di Jimmy Carter, ora suo grande sponsor. Da quando ha iniziato la carriera politica nel 2006, diventando la prima senatrice del Minnesota, ha sempre vinto surclassando tutti: ora è al suo terzo mandato. Nel 2106 il New Yorker l'aveva indicata come una delle donne con maggiori probabilità di diventare la prima donna presidente degli Stati Uniti ma il New York Times, che le ha dato il suo endorsement ex aequo con Elizabeth Warren, l'aveva già profetizzato nel 2008.
Klobuchar si vanta di aver approvato più leggi di qualsiasi altro senatore, oltre cento, lavorando come un'ape nei corridoi per ottenere un consenso bipartisan. È l'incarnazione del 'Minnesota nice', come viene definito il comportamento cortese, riservato e mite della gente del Minnesota. O la capacità di "dissentire senza essere sgradevole", come scrisse nel suo libro di memorie nel 2015, "La senatrice della porta accanto". Forse un'arma vincente contro la politica gridata di Donald Trump e di alcuni suoi rivali.
Donald Trump non ha ancora coniato un nomignolo per lei ma per ora ci hanno pensato alcuni repubblicani: 'La senatrice della piccole cose', per i suoi progetti di legge 'minori', o 'Cotton Candy Amy', perché è inconsistente come lo zucchero filato. Ci sono inoltre alcune ombre. Amy ha la reputazione di essere "il peggior boss del Congresso" per come maltratta dipendenti e portaborse, con un tasso di rotazione annuo tra il 2011 e il 2016 del 36%, il più alto di qualsiasi senatore. Ma lei risponde così: "Sono una tosta, pretendo il massimo da me stessa e quindi anche da chi lavora con me". Lo ha dimostrato anche quando il 10 febbraio dello scorso anno annunciò la sua candidatura sotto una bufera di neve: neppure una piega, parlò per un'ora senza un ombrello o un copricapo.
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