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Qui trovate le risposte a domande frequenti dei professionisti della salute.
COVID-19 – Malattia e sintomi
SARS-CoV-2 è un nuovo tipo di coronavirus. Il virus è stato scoperto alla fine del 2019 a seguito di un numero insolitamente elevato di casi di polmonite nella città di Wuhan, nella Cina centrale.
Le informazioni attualmente disponibili fanno ritenere che il virus sia stato trasmesso all’essere umano dagli animali e ora si diffonda anche da persona a persona.
La malattia provocata dal virus è stata denominata COVID-19 dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) l’11 febbraio 2020.
- Attraverso un contatto stretto e prolungato: meno di 2 metri di distanza da una persona malata per più di 15 minuti.
- Attraverso goccioline: se una persona infetta tossisce o starnutisce, i virus possono finire direttamente sulle mucose del naso e della bocca e negli occhi di altre persone.
- Attraverso le mani: goccioline infettive emesse tossendo o starnutendo oppure presenti su superfici contaminate possono finire sulle mani. Da lì, toccandosi, possono poi finire sulla bocca, sul naso o sugli occhi.
Il virus è stato rilevato con le tecniche di biologia molecolare nelle feci delle persone malate. Una trasmissione per via fecale è dunque teoricamente possibile ma non è dimostrata.
I sintomi sono molto variabili e aspecifici. Possono comparire i seguenti sintomi:
- tosse (perlopiù secca)
- mal di gola
- affanno
- febbre, sensazione di febbre
- dolori muscolari
- perdita dell’olfatto e/o del gusto
Raramente:
- mal di testa
- sintomi gastrointestinali
- congiuntivite
- raffreddore
Questi sintomi possono essere di gravità variabile.
La probabilità di un’infezione da coronavirus aumenta nettamente se la tosse è accompagnata da febbre o in ogni caso da sintomi generali quali spossatezza, dolori muscolari e/o perdita improvvisa dell’olfatto e/o del gusto.
V. anche la seguente domanda «Decorso della malattia: quali forme si manifestano?».
1. Decorso asintomatico
Secondo le esperienze acquisite finora soltanto una minima parte delle persone infettate non aveva alcun sintomo.
2. Decorso con sintomi lievi
La maggior parte delle persone malate (80–90 %) presenta sintomi lievi, in particolare le persone precedentemente sane di età inferiore ai 65 anni. Possono manifestarsi sintomi simil-influenzali quali tosse (inizialmente perlopiù secca), mal di gola o febbre; raramente dolori muscolari e mal di testa, problemi gastrointestinali o raffreddore. Questi sintomi possono durare per circa 1-2 settimane.
3. Decorso con sintomi gravi
Una parte delle persone malate presenta sintomi lievi (v. sopra) per un periodo che può andare fino a 10 giorni. In seguito sopraggiungono difficoltà respiratorie e polmonite. È quindi necessario un ricovero ospedaliero, spesso con somministrazione di ossigeno e talvolta respirazione artificiale. Le persone anziane e i pazienti con patologie pregresse hanno molto più spesso un decorso con sintomi gravi. In linea di massima, però, questo può verificarsi a qualsiasi età. Di regola, in questi casi, il decorso della malattia è più lungo e può durare complessivamente 2-4 settimane.
4. Decorso critico
In una piccola parte delle persone che manifestano sintomi gravi, i problemi alle vie respiratorie peggiorano a tal punto da richiedere un trattamento medico intensivo. Queste persone necessitano di una respirazione artificiale a sostegno della funzione polmonare. Inoltre diversi altri organi o sistemi di organi possono essere compromessi. Sussiste allora il rischio di un decorso letale.
Per la maggior parte dei virus respiratori, si ritiene che le persone malate siano più contagiose quando i sintomi sono più forti. Una persona malata può essere contagiosa già uno o due giorni prima che compaiano i sintomi.
Le persone con più di 65 anni e gli adulti affetti da:
- cancro
- diabete
- ipertensione arteriosa
- malattie cardiovascolari
- malattie croniche delle vie respiratorie
- malattie o terapie che indeboliscono il sistema immunitario
sono quelle che più rischiano di presentare decorsi gravi.
Studi indicano che le persone con obesità classe III (morbida o patologica, IMC ≥ 40 kg/m2) possono presentare un decorso grave indipendentemente da altre malattie preesistenti. Pertanto sono anch’esse persone particolarmente a rischio.
Vedere anche la domanda «Come posso valutare se il mio paziente è una persona particolarmente a rischio e non deve più recarsi sul posto di lavoro?» in «Raccomandazioni e direttive specifiche».
Questo provvedimento è giustificato dal fatto che, secondo i dati scientifici disponibili, queste persone presentano un maggior rischio di un decorso grave della malattia e di decesso da COVID-19. Secondo uno studio effettuato su 70 000 pazienti cinesi, quelli non affetti da comorbilità avevano un tasso di mortalità dello 0,9 %, che aumentava fortemente con l’età e con la presenza di comorbilità.
- Pensionati: 5,1 %
- Malattie cardiovascolari: 10,5 %
- Diabete: 7,3 %
- Malattie croniche delle vie respiratorie: 6,3 %
- Ipertensione: 6 %
- Cancro: 5,6 %
Nel frattempo vi sono evidenze scientifiche provenienti da altre pubblicazioni che confermano queste osservazioni e indicano che queste persone presentano un decorso grave con maggiore frequenza. Pertanto è necessario proteggere al massimo le persone che rispondono a questi criteri ed evitare che troppe persone contemporaneamente necessitino di un ricovero in ospedale e di cure intense.
Vedere anche la domanda «Come posso valutare se il mio paziente è una persona particolarmente a rischio e non deve più recarsi sul posto di lavoro?» in «Raccomandazioni e direttive specifiche».
In linea di principio è possibile che il nuovo coronavirus, oltre ad altri virus, possa essere un fattore scatenante della sindrome di Kawasaki. Sulla base dei dati attualmente disponibili non è possibile escludere un’associazione.
L’UFSP osserva costantemente la situazione dei dati scientifici.
Secondo le conoscenze e le esperienze mediche attuali, nei bambini non vi sono gruppi particolarmente a rischio in caso di infezione da coronavirus. I bambini con malattie preesistenti devono continuare ad attenersi alle misure di protezione che valevano per la loro malattia prima della comparsa del nuovo coronavirus. Tuttavia in caso di domande è importante discutere di questa situazione con il pediatra.
Informazioni generali sulla COVID-19
Su diversi media online si è dibattuto di un possibile nesso tra l’assunzione di determinati antireumatici non steroidei (FANS), come l’ibuprofene, e un’incidenza negativa sul decorso di un’infezione da COVID-19. Queste affermazioni sono state smentite come «fake news» da università e ospedali esteri (p. es. l’Università di Vienna) indicati come fonti.
Attualmente non vi sono dati scientifici che comprovano una tale incidenza sul decorso della malattia. È importante che nel caso delle persone affette da COVID-19 si accerti l’eventuale presenza di patologie pregresse o concomitanti e che il trattamento, come sempre, venga accuratamente definito in funzione della situazione individuale dei pazienti.
Ai pazienti affetti da malattie croniche, in particolare a quelli particolarmente a rischio, si raccomanda di avere sempre a disposizione un elenco dei medicamenti che stanno assumendo, sia su prescrizione medica che nel quadro dell’automedicazione.
A causa della pandemia del coronavirus, il Consiglio federale ha proclamato la situazione straordinaria in Svizzera. Questo ha un impatto anche sulle regolamentazioni dell’assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie.
Sulla pagina Nuovo coronavirus: regolamentazioni dell’assicurazione malattie è disponibile una raccolta delle diverse schede informative e lettere in risposta a domande concernenti l’assicurazione malattie nella situazione attuale.
L’accesso ai medicamenti per la popolazione è garantito, ma un suo accaparramento può metterne a repentaglio l’approvvigionamento. Per questo il Consiglio federale ha ordinato una restrizione alla dispensazione di alcuni medicamenti. Ai clienti potranno essere dispensati solo una confezione per ciascun acquisto. Le persone affette da malattie croniche possono acquistare questi medicamenti nei limiti del quantitativo prescritto dal medico oppure per coprire un fabbisogno massimo di due mesi. L’elenco dei medicamenti interessati è consultabile nell’ordinanza del 18 marzo 2020 sulla restrizione alla dispensazione di medicamenti (RS 531.215.33).
Diverse riviste mediche hanno creato sui loro siti liberamente accessibili i cosiddetti «Ressource Centres». Ecco qui una selezione:
- The Lancet: www.thelancet.com/coronavirus
- British Medical Journal: www.bmj.com/coronavirus?int_source=wisepops&int_medium=wisepops&int_campaign=DAA_CoronaVirus_Jan24
- New England Journal of Medicine: https://www.nejm.org/coronavirus
- Annals of Internal Medicine: https://annals.org/aim/pages/coronavirus-content
- Update COVID: www.update-covid.ch
- UpToDate©: sito sulla COVID-19 liberamente disponibile
- Center for Infectious Disease Research and Policy: http://www.cidrap.umn.edu/infectious-disease-topics/covid-19
- European Centre for Disease Prevention and Control: https://www.ecdc.europa.eu/en/novel-coronavirus-china
Anche l’Organizzazione mondiale della sanità OMS ha pubblicato linee guida tecniche («technical guidelines»), p. es.:
Clinical management of severe acute respiratory infection when novel coronavirus (nCoV) infection is suspected
Gestione delle persone malate
Il paziente presenta sintomi di una malattia acuta delle vie respiratorie (p. es. tosse, mal di gola, difficoltà respiratorie), con o senza febbre, sensazione di febbre, dolori muscolari e/o perdita improvvisa dell’olfatto e/o del gusto?
- La temperatura misurata è ≥ 38°C? Da quanto tempo?
- Tosse, difficoltà respiratorie? Da quanto tempo?
- Perdita improvvisa dell’olfatto e/o del gusto? Da quanto tempo?
Il paziente ha un quadro clinico compatibile con la COVID 19?
- I sintomi fanno presumere che siano state colpite le vie respiratorie (tosse, difficoltà respiratorie, febbre)?
- Perdita improvvisa dell’olfatto e/o del gusto?
Il paziente ha un’anamnesi di esposizione a una persona che presentava sintomi respiratori?
- Se sì, a questa persona è stata diagnosticata la COVID-19?
Il paziente lavora in una struttura sanitaria?
Il paziente presenta un problema di salute preesistente?
- cancro
- diabete
- ipertensione arteriosa
- malattie cardiovascolari
- malattie croniche delle vie respiratorie
- malattie e terapie che indeboliscono il sistema immunitario
Attualmente si raccomanda un accertamento diagnostico di laboratorio a tutte le persone con sintomi compatibili con la COVID-19, anche da leggeri a moderati.
Sulla pagina «Gestione delle persone malate e dei loro contatti» sono disponibili tutte le ulteriori informazioni.
Al momento non esistono prove che consentano di raccomandare un qualsiasi trattamento specifico per una persona che soffre di COVID-19, né in caso di presa a carico ambulatoriale, né in caso di ricovero in ospedale. Diversi medicamenti e combinazioni di medicamenti sono studiati in tutto il mondo. Sono attualmente indicati soltanto per il trattamento di pazienti ricoverati in ospedale a determinate condizioni predefinite secondo un’analisi della Società svizzera di infettivologia.
Per i pazienti ricoverati in ospedale è possibile fare riferimento alle direttive sul sito della Società svizzera di infettivologia SSI. Su questo sito sono anche disponibili informazioni sulle conoscenze attuali concernenti le possibilità di trattamento antivirale della COVID-19.
Al momento non ci sono dati attendibili che dimostrino che l’attività dell’ACE2 sia associata a un aggravamento del decorso di un’infezione da SARS-CoV-2. In base ai dati scientifici attuali, considerando la riduzione evidente e ben documentata della mortalità in pazienti con malattie cardiache si applica quanto segue:
- nel caso di pazienti positivi alla SARS-CoV-2 con insufficienza cardiaca, ipertensione o infarto miocardico recente, occorre continuare o iniziare la terapia con ACE-inibitori o sartani in conformità con le linee guida attuali;
- nel caso di pazienti non positivi alla SARS-CoV-2, la sostituzione dei suddetti farmaci con altre sostanze a fini profilattici non è giustificata.
Dichiarazione della Società svizzera di cardiologia e della Società svizzera d’ipertensione sul tema: ACE-inibitori / bloccanti dei recettori dell’angiotensina e infezione da SARS-CoV2, 9 marzo 2020.
L’isolamento domiciliare del paziente può essere concluso 48 ore dopo la scomparsa dei sintomi, purché siano trascorsi almeno 10 giorni dalla loro comparsa.
Dopo l’isolamento, il paziente deve continuare a seguire le regole di igiene e di comportamento della campagna «Così ci proteggiamo». Nonostante un netto calo, infatti, il rischio di contagio può continuare a persistere a livello residuale per un periodo di tempo che varia secondo i casi.
Stando agli studi in materia, è probabile che gli anticorpi sviluppati in seguito a un’infezione da SARS-CoV-2 proteggano la persona infettata da una reinfezione. Tuttavia, non si conoscono né la durata della protezione né il valore del titolo anticorpale necessario per impedire una reinfezione. Nessuno dei test anticorpali finora disponibili è sufficientemente validato dal punto di vista dell’esattezza, ragion per cui attualmente l’UFSP non formula raccomandazioni in proposito.
Poiché una reinfezione non può essere completamente esclusa, è importante che tutte le persone guarite continuino a seguire le regole di igiene e di comportamento (v. «Così ci proteggiamo»).
Con l’aumento del numero di casi è stata osservata una recrudescenza dei sintomi in una parte molto piccola delle persone colpite. Non sono ancora disponibili conoscenze scientifiche sicure in merito. Le osservazioni pubblicate finora indicano che non si tratta di una reinfezione e che esistono pochi indizi di un rischio di contagio. L’UFSP osserva le evidenze scientifiche e le esperienze pratiche e pubblicherà raccomandazioni sul proprio sito web a tempo debito.
Test per il SARS-CoV-2 e misure di isolamento
I Cantoni definiscono la procedura per le indagini sui pazienti con sintomi compatibili con la COVID-19.
Nel settore ambulatoriale si raccomanda un solo striscio nasofaringeo. Adottate tutte le precauzioni necessarie: indossate occhiali, una mascherina chirurgica, un camice protettivo e guanti.
I dettagli per il prelievo e l’invio dei campioni sono disponibili sul sito web del Centro nazionale di riferimento per le infezioni virali emergenti (CRIVE). La tecnica di prelievo è mostrata in un video.
Ulteriori informazioni sulla diagnosi sono disponibili nel documento «COVID 19: raccomandazioni per la diagnosi (PDF, 159 kB, 24.04.2020)».
Attualmente si raccomanda un accertamento diagnostico di laboratorio per:
- tutte le persone con sintomi compatibili con la COVID-19;
- i medici cantonali possono ordinare di effettuare il test su persone asintomatiche negli ospedali e nelle case di cura e per anziani (istituti medico-sociali) se ciò è giustificato per impedire e controllare la diffusione del coronavirus (focolai di malattia) all’interno della struttura.
Rispettare le informazioni contenute nel PDF «Criteri di sospetto, di prelievo di campioni e di dichiarazione» alla pagina Formulari per la dichiarazione (sotto Dichiarazione COVID-19).
Se una persona è risultata positiva al test del Sars-CoV-2 il servizio cantonale competente la contatta e identifica i contatti stretti che devono mettersi in quarantena, ossia coloro che sono stati in contatto con la persona malata per più di 15 minuti a una distanza inferiore a 2 metri quando questa era sintomatica o 48 ore prima della comparsa dei sintomi. Successivamente il servizio cantonale competente ordina una quarantena per questi contatti. La persona riceve le istruzioni per la quarantena dal servizio cantonale competente o le trova sul nostro sito web.
Le persone che hanno avuto un contatto con un caso di COVID-19, ma non sono state avvertite dal servizio cantonale competente devono sorvegliare il loro stato di salute e seguire le regole di igiene e di comportamento della campagna «Così ci proteggiamo».
Le persone che avvertono sintomi devono contattare una struttura sanitaria, un medico o fare l’autovautazione del coronavirus sul sito dell’UFSP e seguirne le raccomandazioni.
Sottoporre a test una persona senza sintomi non è indicato. Non vi sono infatti test che possano determinare con certezza un’infezione in assenza di sintomi.
No, l’UFSP non raccomanda di testare una persona alla fine di un periodo di isolamento effettuato in seguito a una COVID-19 o a sintomi compatibili con questa malattia.
In effetti, è possibile che il test (rilevamento dell’RNA virale) sia positivo per un certo periodo di tempo dopo la scomparsa dei sintomi. Tuttavia, il rischio residuo di trasmissione dopo 10 giorni o più di isolamento e la scomparsa dei sintomi da 48 ore o più è ritenuto molto debole. Al termine dell’isolamento, si raccomanda alla persona di continuare a rispettare le regole di igiene e di comportamento, come il resto della popolazione.
Per i pazienti con decorso grave della COVID-19 e per quelli che sono stati ricoverati in un reparto di cure intense Swissnoso ha pubblicato raccomandazioni separate sulla durata dell’isolamento.
Un test diagnostico va effettuato solo se la persona è sintomatica. Nessun test permette di diagnosticare la malattia durante il periodo di incubazione. Un test negativo in una persona asintomatica non esclude dunque la successiva insorgenza della malattia e non è indicato. Inoltre potrebbe suscitare in queste persone, che devono rispettare le misure di igiene e vigilare sulla comparsa dei sintomi, una sensazione di falsa sicurezza.
I test sierologici attualmente disponibili non sono nemmeno adatti a valutare l’immunità di una persona asintomatica che potrebbe essere guarita dalla COVID-19. Attualmente non si sa ancora se gli anticorpi rilevati siano marcatori di un’immunità protettiva né a partire da quando siano rilevabili dopo l’infezione.
Secondo le informazioni ottenute dal Centro nazionale di riferimento per le infezioni virali emergenti (CRIVE) e i dati della letteratura, è stato stabilito che:
- l’immagine (radiografia o TC del torace) può fornire indicazioni di una COVID-19 già prima di un test diagnostico;
- l’immagine può essere più sensibile del test PCR. La ricerca del SARS-CoV-2 tramite la PCR sui tamponi nasofaringei di pazienti che presentano un’immagine radiografica compatibile con una COVID-19 può effettivamente restare negativa anche per 72 ore dopo la comparsa dei sintomi, mentre nei campioni raccolti mediante lavaggio broncoalveolare la PCR sarebbe probabilmente positiva.
Queste persone devono quindi essere sempre considerate come casi sospetti e prese a carico come tali (isolamento). Finché sussiste un dubbio diagnostico, non devono essere ricoverate nelle stesse stanze dei pazienti con COVID-19 confermata. Se lo stato clinico lo permette, dovrà essere effettuato un prelievo nelle vie respiratorie inferiori.
Le persone risultate negative al test che presentano sintomi compatibili con la COVID-19 devono restare a casa fino a 24 ore dopo la scomparsa dei sintomi (indipendentemente dal tempo trascorso dalla loro comparsa), come viene raccomandato per il controllo della diffusione di altri virus delle vie respiratorie (p. es. influenza).
Le informazioni per l’assistenza a casa si trovano sulla pagina «Isolamento e quarantena».
I test sierologici permettono di rilevare nel sangue gli anticorpi specifici contro il SARS-CoV-2 (agente patogeno della COVID 19) e indicano se la persona testata è stata infettata e ha sviluppato anticorpi in risposta all’infezione. I test sierologici attuali non sono adatti a diagnosticare un’infezione acuta.
Inoltre, non si sa ancora se gli anticorpi rilevati siano marcatori di un’immunità protettiva, né a partire da quando siano rilevabili dopo l’infezione.
Attualmente i test sierologici sono oggetto di ricerche che dovranno permettere di precisarne presto l’utilità e di emanare raccomandazioni per l’uso e l’interpretazione dei risultati. Nel frattempo, non possono essere raccomandati.
Molti test rapidi non sono ancora stati validati in maniera rigorosa. La validazione è in corso in laboratori in Svizzera e all’estero. I risultati permetteranno presto di chiarirne l’utilità e di formulare raccomandazioni per l’uso e l’interpretazione dei risultati. Nel frattempo, non possono essere raccomandati.
È probabile che gli anticorpi sviluppati in seguito all’infezione da SARS-CoV-2 proteggano la persona nel caso di una reinfezione. Tuttavia non sono noti né la durata della protezione, né l’entità del titolo di anticorpi necessario per impedire una reinfezione. È quindi importante che anche chi presenta anticorpi contro il SARS-CoV-2 continui a rispettare le regole di igiene e di comportamento.
La validità di questo metodo non è accertata. La capacità di un test di evidenziare un’infezione dipende tra l’altro dalla qualità del campione. Il prelievo deve quindi essere effettato da una persona esperta, dotata di una formazione specifica.
Non è consigliabile che sia il paziente stesso a effettuare il prelievo a domicilio.
Le persone che presentano sintomi compatibili con la COVID 19 devono fare l’autovalutazione del coronavirus sul sito web dell’UFSP o consultare un medico, che saprà valutare l’opportunità di un test diagnostico e indicare la struttura presso cui farlo (p es. studio medico, ospedale, drive-in ecc.).
Sì, i casi di COVID-19 sono soggetti all’obbligo di dichiarazione. Deve essere effettuata una dichiarazione clinica per tutti i casi certi e probabili. Per i casi positivi alla PCR è necessaria una dichiarazione da parte del laboratorio. Ulteriori informazioni sono disponibili nella rubrica «Accertamento diagnostico di laboratorio (test) e dichiarazione clinica» alla pagina «Gestione delle persone malate».
Gestione dei contatti
La definizione di contatto stretto si trova in «Definizione contatti».
La definizione si trova in «Definizione contatti».
La Confederazione partecipa allo sviluppo dell’app SwissCovid destinata alla popolazione, oggetto di una fase pilota presso gruppi di partecipanti selezionati dal 25 maggio.
Se il vostro paziente ha ricevuto una segnalazione dall’app significa che è stato probabilmente a contatto (a meno di 2 metri di distanza per più di 15 minuti) con una persona risultata positiva al test. La segnalazione non permette di quantificare il rischio di infezione. L’app si basa sulla connessione Bluetooth tra due cellullari e registra la distanza approssimativa e la durata della connessione del segnale.
Poiché occorre garantire l’anonimato, è impossibile sapere se i contatti identificati dall’app sono effettivamente contatti stretti o meno (p. es. se esisteva una barriera fisica o se la persona contagiosa indossava una mascherina).
Informate il vostro paziente che potrebbe essere stato infettato ed essere già contagioso. Deve continuare a seguire scrupolosamente le regole di igiene e di comportamento vigenti, evitare il più possibile i contatti non necessari e sorvegliare il suo stato di salute durante i 10 giorni successivi al contatto.
Se non presenta sintomi, può continuare ad andare al lavoro. Se possibile, sarebbe raccomandato che lavorasse da casa per i 10 giorni seguenti. Può anche mettersi in auto-quarantena. In tal caso il diritto al pagamento dello stipendio non è però garantito.
È possibile che il vostro paziente venga contattato anche dal servizio cantonale competente. Ciò significa che è stato identificato come contatto stretto secondo l’attuale definizione, che considera come criteri, oltre al tempo e alla distanza (>15 min., <2m), anche per esempio le misure di protezione. In questo caso il medico cantonale ordina la quarantena per ridurre il rischio di trasmissione.
L’app SwissCovid destinata alla popolazione intende contribuire a contenere il coronavirus. Al momento si trova in una fase pilota, durante la quale è sottoposta a intense prove di funzionamento da parte di gruppi di partecipanti selezionati.
Per consentirne l’utilizzo alla popolazione, il Parlamento dibatterà un’apposita base legale nella sessione estiva di giugno.
Raccomandazioni e direttive specifiche
Secondo l’ordinanza sui provvedimenti per combattere il coronavirus, le persone particolarmente a rischio devono restare a casa ed evitare gli assembramenti di persone. Sono considerate particolarmente a rischio le persone a partire dai 65 anni e gli adulti affetti segnatamente dalle seguenti malattie preesistenti:
- cancro
- diabete
- ipertensione arteriosa
- malattie cardiovascolari
- malattie croniche delle vie respiratorie
- malattie o terapie che indeboliscono il sistema immunitario
Studi indicano che le persone con obesità di grado elevato (IMC uguale o superiore a 40 kg/m2) possono presentare un decorso grave indipendentemente da altre malattie preesistenti. Pertanto sono anch’esse persone particolarmente a rischio.
I lavoratori particolarmente a rischio adempiono i loro obblighi lavorativi o svolgono un lavoro alternativo equivalente da casa. Se questi lavoratori possono lavorare soltanto sul posto, i datori di lavoro devono provvedere affinché sia escluso per loro qualsiasi contatto stretto con altre persone e/o adottare provvedimenti di protezione idonei (sostituzione, misure tecniche, misure organizzative, misure di protezione individuale).
Se ciò non è possibile, i lavoratori sono posti in congedo dal datore di lavoro con continuazione del pagamento dello stipendio. Il datore di lavoro può esigere un certificato medico se:
- i lavoratori attestano la loro condizione di persone particolarmente a rischio mediante un’autodichiarazione;
- il lavoratore considera per sé stesso troppo elevato il rischio di contagio malgrado i provvedimenti adottati dal datore di lavoro.
Secondo l’ordinanza, il medico curante deve quindi poter attestare in diversi casi che il suo paziente è una persona particolarmente a rischio. Le categorie di persone particolarmente a rischio sono precisate nell’allegato 6 dell’ordinanza in base a criteri medici. Tuttavia l’elenco non è esaustivo ed è fatta salvala valutazione clinica del rischio nel singolo caso. L’UFSP aggiorna costantemente l’allegato 6 tenendo conto dello stato attuale delle conoscenze.
Informazioni e prese di posizione sono inoltre disponibili sui siti Internet di alcune associazioni professionali mediche:
Malattie croniche delle vie respiratorie
http://www.pneumo.ch/fr/641/147.html (solo in tedesco e francese)
Ligue pulmonaire: Coronavirus_Info_personnes_avec_maladie_des_poumons_des_voies_respiratoires.pdf (PDF, solo in tedesco e francese)
Malattie cardiovascolari
http://www.swisscardio.ch/public/home/francais.asp?l=fr (solo in tedesco e francese)
https://www.swissheart.ch/nc/it/attualita-manifestazioni/attualita/news-detail-it/news/coronavirus-informations-actuelles-pour-des-patients-cardiaques.html
Ipertensione
http://www.swisscardio.ch/public/home/francais.asp?l=fr (solo in tedesco e francese)
Sì, le vaccinazioni dovrebbero essere somministrate come previsto e raccomandato nel calendario vaccinale svizzero 2020 (PDF, 937 kB, 03.02.2020).
L’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) e la Commissione federale per le vaccinazioni (CFV) hanno elaborato raccomandazioni a questo proposito. Si possono consultare nei documenti per i professionisti della salute.
Per le vaccinazioni di routine e gli esami preventivi nei bambini sono disponibili raccomandazioni congiunte dell'UFSP, della CFV e della Società pediatrica svizzera nei documenti per i professionisti della salute.
No, un decorso grave della COVID-19, non può essere prevenuto mediante una vaccinazione contro gli pneumococchi.
In effetti, un tale decorso, non è determinato da un’infezione batterica secondaria da pneumococchi, bensì dalla reazione infiammatoria sistemica e polmonare causata dal virus SARS-CoV-2.
In effetti, un tale decorso, non è determinato da un’infezione batterica secondaria da pneumococchi, bensì dalla reazione infiammatoria sistemica e polmonare causata dal virus SARS-CoV-2. Attualmente, la disponibilità del vaccino coniugato contro gli pneumococchi è limitata. Per questo motivo la CFV e l’UFSP hanno pubblicato le raccomandazioni temporanee sull’utilizzo attuale del Prevenar 13®.
Fintanto che il vaccino è disponibile soltanto in misura limitata, la vaccinazione va somministrata in primo luogo ai lattanti, per prevenire le malattie invasive da pneumococchi (MIP) frequenti e pericolose a questa età, e in secondo luogo alle persone con un rischio accresciuto di MIP dovuto alla presenza di patologie croniche secondo le raccomandazioni del calendario vaccinale svizzero 2020 (PDF, 937 kB, 03.02.2020).
Sì.
L’associazione mantello dei farmacisti pharmaSuisse ha emanato per i suoi membri le raccomandazioni sulla vaccinazione durante la pandemia di coronavirus (in tedesco e francese). Sono destinate alle farmacie che somministrano vaccini in conformità con la legislazione vigente nel loro Cantone.
La Società svizzera di medicina intensiva (SSMI) presume che nelle prossime settimane si sarà confrontati con un grande afflusso di pazienti affetti da COVID-19 che dovranno ricorrere alle cure di medicina intensiva. Per i reparti di cure intense svizzeri questo costituisce una sfida straordinaria.
Pertanto è importante che le persone particolarmente a rischio riflettano se in caso di grave malattia vogliano ricorrere alla respirazione artificiale e alle cure della medicina intensiva oppure se intendono rinunciarvi. Nell'ambito di una sensibilizzazione della popolazione al tema delle direttive del paziente, i professionisti della salute svolgono un ruolo decisivo. La SSMI lancia un appello a tutti i professionisti della salute affinché offrano alle persone particolarmente a rischio che hanno in cura un sostegno attivo nel redigere le direttive del paziente. Le persone che le hanno già redatte dovrebbero controllare che siano aggiornate.
Non tutte le persone in età molto avanzata e gli adulti affetti da malattie croniche o gravi desiderano misure invasive che prolunghino la durata di vita. Per questo è importante discutere preventivamente, se possibile insieme ai familiari, su come procedere e sugli obiettivi terapeutici nel caso di una grave polmonite. Se qualcuno non intende essere intubato e/o né eventualmente ospedalizzato, è utile stabilirlo esplicitamente nelle direttive del paziente.
Nel caso di persone anziane e/o adulte gravemente malate, che non desiderano sottoporsi a un trattamento di medicina intensiva, devono essere garantiti un trattamento e cure palliative di qualità, in ospedale, a domicilio o in una casa di cura. Con misure appropriate di medicina palliativa è possibile alleviare sintomi difficili da sopportare. Spiegando con anticipo le possibilità offerte dalle cure palliative possono essere ridotte le paure.
La società che raggruppa gli specialisti in geriatria palliativa (FGPG) ha redatto raccomandazioni pratiche in merito alla pianificazione preventiva e alle misure adottate da Spitex nell'ambito della medicina palliativa a domicilio (in tedesco).
https://www.samw.ch/dam/jcr:e61aba64-f3a6-472c-96a0-46d98b07c926/empfehlungen_fgpg_palliative_care_20200322.pdf
Palliative ch ha pubblicato promemoria per colloqui preventivi sugli obiettivi terapeutici e sulle possibilità di trattamento offerte dalla medicina palliativa in ospedale, a domicilio e nelle case di cura:
https://www.palliative.ch/it/professionisti/lingue-disponibile/
Sulla sua pagina web, la FMH ha pubblicato un modello di direttive del paziente scaricabile da Internet. https://www.fmh.ch/it/servizi/diritto/disposizioni-del-paziente.cfm
Le seguenti istituzioni offrono consulenza:
Croce Rossa Svizzera:
https://previdenza.redcross.ch/direttiveanticipate/
L’Accademia Svizzera delle Scienze Mediche (ASSM) e la Società svizzera di medicina intensiva (SSMI) hanno pubblicato direttive comuni riguardanti le decisioni a livello di triage nei reparti di terapia intensiva. Le direttive sono disponibili anche in italiano sul sito dell’ASSM.
Donne incinte, neonati e popolazione migrante
Finora nulla fa ritenere che un’infezione da COVID-19 comporti una sintomatologia o un decorso della malattia più grave nelle donne incinte senza patologie preesistenti. Questo è anche ciò che mostra l’esperienza attuale nell’Italia settentrionale. Le donne incinte non fanno dunque parte della categoria di persone particolarmente a rischio definita dall’UFSP.
Secondo l’articolo 35 capoverso 1 della legge sul lavoro (LL), una donna incinta può essere occupata nell’azienda o nella parte dell’azienda solo se l’attività non presenta un pericolo per lei e per il bambino. La valutazione del pericolo deve essere effettuata dal datore di lavoro. Tuttavia, non vi sono finora indizi di un pericolo elevato per le donne incinte sul posto di lavoro se sono rispettati i provvedimenti di protezione generali.
Valgono le stesse regole di protezione previste per la popolazione in generale. Queste regole andrebbero ricordate il più spesso possibile.
Bisogna ridurre i contatti personali allo stretto necessario ed effettuare solo gli esami clinici assolutamente indispensabili. Devono essere previste alternative come le consultazioni telefoniche.
In caso di comparsa di sintomi compatibili con la COVID-19, si raccomanda un accertamento diagnostico di laboratorio come per tutte le persone sintomatiche (cfr. i criteri di prelievo della Confederazione).
La Società svizzera di ginecologia e ostetricia pubblica regolarmente informazioni specialistiche in tedesco e francese.
Anche la Federazione svizzera delle levatrici pubblica informazioni (solo in tedesco e francese) sul tema della malattia COVID-19.
In ospedale, le mamme e i loro neonati devono essere assistiti secondo le raccomandazioni (PDF) di Swissnoso e della Società svizzera di pediatria.
La Società svizzera di ginecologia e ostetricia pubblica regolarmente informazioni specialistiche in tedesco e francese.
Anche la Federazione svizzera delle levatrici pubblica informazioni (solo in tedesco e francese) sul tema della malattia COVID-19.
Stabilite di quale lingua si tratta. In caso di incertezza, può esservi d’aiuto la tabella per il riconoscimento delle lingue (vedi link in basso). Contattate il servizio di interpretariato telefonico tramite l’agenzia d’interpretariato regionale. In Svizzera esistono offerte regionali d’interpretariato telefonico (lingue di partenza: tedesco, francese o italiano). I servizi d’interpretariato telefonico permettono una chiamata in teleconferenza, nella quale più partecipanti possono comunicare tra loro. Per i pazienti affetti da COVID-19 l’interpretariato telefonico è assolutamente necessario per evitare contagi, poiché così non occorre che i familiari li accompagnino per fare loro da interprete.
Offerte di interpretariato telefonico:
https://www.inter-pret.ch/it/angebote/agenzie-dinterpretariato_0-44.html
Tabella per il riconoscimento delle lingue (in tedesco):
https://www.0842-442-442.ch/files/content/Angebot/Infothek%20DE/Formulare/190401_Spracherkennungstabelle_Telefondolmetschen.pdf
Sul sito web dell’UFSP sono disponibili informazioni in numerose lingue della popolazione migrante, da scaricare in formato PDF o da stampare: download in diverse lingue.
Per impedire l’ulteriore diffusione del nuovo coronavirus è importante che tutte le persone, indipendentemente dal loro statuto di soggiorno, ricevano un trattamento adeguato e comprendano i provvedimenti di protezione. Anche i sans-papiers privi di assicurazione malattie hanno il diritto al trattamento di emergenza. Hanno anche il diritto a che i loro dati personali non siano trasmessi ad altri (nemmeno alla polizia o agli ufficidella migrazione). La trasmissione di dati rispettivamente la violazione del segreto professionale possono avere conseguenze penali.
Se curate dei sans-papiers, informateli del fatto che voi e il personale curante (inclusi gli interpreti) osserverete il segreto medico. Se i sans-papiers non dispongono di un’assicurazione malattie, contattate il centro di consulenza per sans-papiers del vostro Cantone:
Centri di consulenza per sans-papiers in Svizzera
http://www.sans-papiers.ch/index.php?id=92&L=5
Piattaforma nazionale per l’assistenza medica ai sans-papiers
http://www.sante-sans-papiers.ch/IT/il-diritto-alla-salute.html
Su questa piattaforma nazionale è anche disponibile il documento: Corona: Was tun mit oder ohne Krankenkasse? (Informazioni in tedesco, francese, portoghese, spagnolo e inglese)
http://www.sans-papiers.ch/fileadmin/user_upload/Corona-Information_was_tun_mit_oder_ohne_KK_versch._Sprachen.pdf
Misure di protezione
Gli obiettivi della Confederazione sono:
- tenere sotto controllo la diffusione della SARS-CoV-2;
- proteggere le persone particolarmente a rischio da un decorso grave della malattia;
- salvaguardare la capacità del sistema ospedaliero di fornire un’assistenza medica di qualità elevata al maggior numero possibile di persone;
- riconoscere e controllare la diffusione del virus negli ospedali e nelle case di cura e per anziani.
La situazione epidemiologica permette di passare alla fase di contenimento.
Durante questa fase è previsto quanto segue:
- L’accesso facilitato ai test viene mantenuto per garantire il riconoscimento precoce e il più possibile completo dei nuovi casi di COVID-19.
- I Cantoni effettuano le indagini ambientali e assicurano che le persone interessate seguano le istruzioni sull’isolamento e la quarantena.
- Vengono utilizzati in misura crescente strumenti digitali che completano le indagini ambientali classiche e rendono più semplice seguire le persone in isolamento e in quarantena.
- Gli effetti dell’allentamento graduale dei provvedimenti sulla curva dell’epidemia vengono verificati continuamente e in caso di necessità vengono adottati rapidamente provvedimenti correttivi.
Se i professionisti hanno indossato un equipaggiamento di protezione adeguato per tutta la durata del contatto con un caso confermato o con una persona affetta de un’infezione acuta delle vie respiratorie, possono continuare a lavorare normalmente.
In caso di contatto non protetto e stretto occorre adottare delle misure. Per contatto non protetto e stretto si intendono:
- cure o esami medici (< 2 m di distanza, > 15 minuti di durata) senza indossare l’equipaggiamento di protezione;
- contatto diretto, senza equipaggiamento di protezione, con secrezioni delle vie respiratorie o fluidi corporei.
In questo caso le persone sono messe in quarantena dal servizio cantonale competente (confrontare anche con la domanda ‘Cosa devo consigliare a una persona che dice di essere stata a stretto contatto con una persona affetta da COVID-19?’)
In caso di penuria di personale, il personale che ha avuto un contatto non protetto con persone che presentano sintomi di una malattia acuta delle vie respiratorie e/o febbre può, d’intesa con il loro datore di lavoro, può continuare a lavorare finché è asintomatico. Deve indossare la mascherina igienica quando è a stretto contatto (<2 metri) con un paziente o collega8 e provvedere a un’igiene delle mani impeccabile. Deve sorvegliare attivamente la comparsa di sintomi come febbre e/o una malattia acuta delle vie respiratorie durante i 14 giorni seguenti al contatto non protetto8. Durante questo periodo, dovrebbe evitare i contatti (<2 metri) con altre persone e attenersi rigorosamente alle regole di igiene in ambito privato. In caso di sintomi, deve cessare di lavorare, restare a casa (istruzioni sull’isolamento (PDF, 172 kB, 11.05.2020)), avvisare il datore di lavoro e telefonare al medico per decidere le misure necessarie.
L’UFSP non raccomanda, che persone malate vadano a lavorare. È molto importante che il personale sanitario non contagi altri, persone particolarmente a rischio o colleghi di lavoro.
Swissnoso ha pubblicato una raccomandazione per ospedali acuti, per il caso in cui singoli reparti siano confrontati con una rilevante carenza di personale, tale da non poter garantire cure mediche adeguate ai pazienti e la loro sicurezza.
Questa raccomandazione è una ultima ratio per la situazione straordinaria a causa della COVID-19 e non dovrebbe essere applicata, fintanto che le cure mediche e la sicurezza dei pazienti sono altrimenti garantite.
La FMH ha elaborato per gli studi medici e il settore ambulatoriale un piano di protezione che illustra i dettagli per l’apertura dello studio (solo en tedesco e francese).
La SSO ha elaborato per gli studi dentistici un piano di protezione che illustra i dettagli per l’apertura dello studio (solo en tedesco e francese).
La Confederazione ha un deposito di mascherine igieniche e mascherine FFP2/3, che mette a disposizione del settore sanitario. L'ordine di priorità e la distribuzione sono affidati alle farmacie cantonali.
Le mascherine igieniche possono essere richieste alle farmacie cantonali, se non sono più disponibili sul mercato o nell'istituzione. Anche se l'istituzione non ha (ancora) razionato il materiale protettivo e dispone di riserve, si raccomanda una gestione parsimoniosa e previdente delle scorte disponibili, per evitare che si esauriscano rapidamente.
Fase di contenimento
Per tenere sotto controllo l’epidemia, deve essere possibilmente tracciata ogni singola nuova infezione. Dov’era la persona negli ultimi giorni quando era contagiosa? Con chi ha avuto un contatto stretto? Chi potrebbe aver eventualmente contagiato?
La ricostruzione delle catene di infezione mediante tracciamento mirato dei contatti è fondamentale per interrompere le catene di contagio ed evitare una nuova impennata a lungo termine dell’epidemia.
Durante la fase acuta dell’epidemia si è contenuta la diffusione del virus e le persone particolarmente a rischio sono state protette con raccomandazioni di igiene e di distanziamento sociale rigorose e con provvedimenti severi come la chiusura di scuole e negozi. Sono state sottoposte al test principalmente le persone con sintomi gravi o i gruppi a rischio per i quali il risultato della diagnosi di laboratorio era decisivo per stabilire il trattamento successivo.
Con l’attenuarsi dell’ondata epidemica, diminuiscono anche le nuove infezioni. I provvedimenti di protezione contro il virus vengono gradualmente allentati. Ora si tratta di impedire che il numero di contagi aumenti di nuovo. Per individuare il più rapidamente possibile ogni nuova infezione, vengono sottoposte al test tutte le persone che presentano sintomi.
I medici cantonali possono inoltre decidere di sottoporre al test le persone negli ospedali o nelle case di cura per prevenire e tenere sotto controllo la diffusione del virus all’interno di queste strutture.
Il tracciamento sistematico di ogni singolo caso è molto dispendioso. Le autorità federali e cantonali competenti sono dell’avviso che sia possibile riprendere il tracciamento sistematico non appena il numero di nuove infezioni a livello nazionale sarà inferiore a circa 100 casi al giorno. Si stima che per ogni persona infetta vi siano circa 20 contatti da informare individualmente. I Cantoni sono responsabili del tracciamento dei contatti e possono ricorrere a personale ausiliario.
Nella fase di contenimento, l’obiettivo dei provvedimenti è di prevenire una nuova diffusione e un aumento significativo dei casi per un periodo di tempo prolungato (fino a quando sarà disponibile il vaccino, cioè presumibilmente per i prossimi 6-18 mesi). Se il numero di casi dovesse aumentare di nuovo, il tracciamento sistematico delle nuove infezioni non sarebbe probabilmente più possibile e dovrebbe essere riconsiderato e se necessario revocato l’allentamento dei provvedimenti.
A seconda dell’evoluzione della situazione epidemiologica, i piani di protezione verrebbero adeguati e le fasi di allentamento previste dovrebbero essere posticipate e quelle già attuate almeno in parte revocate.
Questa strategia è ancora in fase di sviluppo e deve essere coordinata con i Paesi limitrofi. Tutti i provvedimenti devono essere finalizzati a identificare e isolare il più possibile le persone malate per evitare che il virus venga introdotto in Svizzera. D’altra parte si deve anche evitare che i viaggiatori svizzeri portino il virus in altri Paesi.
Ultima modifica 27.05.2020
Contatto
Data la situazione straordinaria non siamo in grado di rispondere alle richieste di informazioni per scritto.
Informarsi sulle nostre pagine web, che aggiorniamo regolarmente.
Alla rubrica Contatti e link sono disponibili informazioni di contatto, anche relative ad altri servizi federali e Cantoni.
- Tel.
- +41 58 462 21 00