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Tre partiti hanno preso posizione dopo la decisione del Consiglio federale di non firmare, almeno per ora, il Patto delle Nazioni Unite sulla migrazione in attesa del dibattito parlamentare su questa questione. Soddisfatti UDC e PLR, delusi invece i Verdi.
L'UDC afferma in un comunicato che il dietrofront del governo si deve alle crescenti pressioni politiche e anche alla imminente votazione sull'iniziativa per l'autodeterminazione. Il partito chiede comunque al Consiglio federale di presentare il Patto sulla migrazione al Parlamento sotto forma di decreto soggetto a referendum: "il popolo svizzero, affermano i democentristi, deve poter decidere se accettare o meno l'immigrazione illimitata di migranti economici".
Il PLR, pure lui su posizioni critiche, ritiene che il Patto, sebbene non vincolante dal profilo giuridico, presenti implicazioni politiche che richiedono estrema cautela. È logico quindi che nel processo di decisione venga coinvolto anche il Parlamento. "La politica estera è anche politica interna": il PLR si rallegra del fatto che il consigliere federale Ignazio Cassis abbia sollecitato un'analisi approfondita del Patto e abbia avviato una consultazione con le commissioni di politica estera. Tiene così conto della richiesta del legislativo di essere più spesso coinvolto in questioni di politica estera.
Reazioni negative, invece, da parte dei Verdi: stando al consigliere nazionale Balthasar Glättli il Consiglio federale ha chinato la testa invece di sostenere un patto negoziato sotto la guida della Svizzera. L'intesa, secondo il parlamentare, crea per la prima volta una base comune di discussione tra i Paesi di origine, di transito e di destinazione, contribuendo a frenare l'immigrazione illegale. Gli ecologisti si dicono peraltro contrari alle richieste di sottoporre il Patto a votazione. La competenza in merito, secondo la Costituzione svizzera, spetta al Consiglio federale.