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Per assicurare la rielezione in Consiglio Federale di Eveline Widmer-Schlumpf il suo Partito Borghese Democratico (PBD) dovrebbe intensificare la collaborazione con il Partito Popolare Democratico (PPD) oppure addirittura procedere ad una fusione. Lo chiedono, dopo il Partito Socialista (PS), anche i Verdi Liberali.
La pretesa del seggio governativo da parte del PBD "è messa fondamentalmente in questione fintanto che non assicuri la sua collaborazione con il PPD", hanno affermato oggi i Verdi Liberali al termine della riunione del gruppo parlamentare. Il partito è infatti "favorevole al principio della concordanza", sottolinea in un comunicato, allineandosi così alla posizione socialista.
"Visto che nelle prossime elezioni del Consiglio Federale le competenze personali dei ministri sono un punto importante - aggiunge la nota - i Verdi liberali si concederanno il tempo per ascoltare i candidati del PS, dell'Unione democratica di centro (UDC), ma anche gli attuali ministri Eveline Widmer-Schlumpf (PBD, giustizia e polizia) e Johann Schneider-Ammann (PLR, economia)".
Finora gli ecoliberali hanno affermato che, per aritmetica di forza elettorale, i partiti di centro (PLR, PPD o PBD) dovrebbero cedere una poltrona all'UCD, ma che la Widmer-Schlumpf ha più chance di rimanere al suo posto rispetto a Schneider-Amman, in particolare per la sua posizione sul nucleare.
Stamane anche il presidente socialista Christian Levrat ha ribadito alla Radio svizzeotedesca DRS la richiesta di una fusione nell'area politica di centro: "Insistiamo sul fatto che i due partiti debbano trovare un intesa". La poltrona di Widmer-Schlumpf è infatti nel mirino dell'UDC, ma si tratta di sapere se le legittime pretese aritmetiche dei democentristi verranno soddisfatte quest'anno o più tardi, ha affermato Lavrat. Poiché, ha aggiunto, oltre alle cifre, bisognerà tener conto anche della stabilità governativa al momento di scegliere.
La vicepresidente del PS Jacqueline Fehr già in precedenza aveva rinfacciato al PBD di sopravvalutare le proprie forze, se intendesse difendere da solo la propria poltrona governativa. Secondo la Fehr, il presidente del PBD Hans Grunder ha un atteggiamento "presuntuoso" in tal senso
I partiti in questione finora non si sono lasciati impressionare. Ieri, in occasione delle riunioni dei gruppi parlamentari, PPD e PBD hanno riferito di non voler creare un gruppo alla camere congiunto. Democristiani ed evangelici hanno stabilito di continuare a formare gruppo assieme, ma senza gli ecoliberali, che sono ormai sufficientemente numerosi per farlo da soli, e soprattutto senza PBD.
Oggi, alla radio DRS, il capogruppo democristiano Urs Schwaller ha affermato che PPD e PBD non puntano ad una collaborazione. Il consigliere agli Stati friburghese ha scartato l'idea di "consiglio direttivo superiore" per una holding di centro.
La fusione fra i due partiti - ha aggiunto Schwaller - non è però ancora completamente esclusa da alcuni esponenti democristiani. Ad esempio, il presidente del PPD argoviese Franz Hollinger, durante la riunione dei presidenti di partito cantonali, ha chiesto ufficialmente di esaminare la questione. I risultati dei colloqui dovrebbero essere esposti il prossimo 5 di dicembre, ha precisato Schwaller.
Finora anche il presidente del PBD Hans Grunder si è sempre decisamente opposto ad un matrimonio con i democristiani. A suo parere non c'è bisogno di una collaborazione dei partiti di centro per dare più legittimità al PBD in Consiglio Federale.
Il BDP, con un risultato del 5,4%, può considerarsi, assieme ai Verdi Liberali, il vincitore delle elezioni federali del 23 ottobre. Il partito fondato nel 2008 ha infatti guadagnato quattro seggi. Aritmeticamente però, il PBD non ha il peso per pretendere una poltrona governativa. Alle recenti legislative, il PPD ha invece perso il 2% dell'elettorato e tre seggi in Consiglio Nazionale.