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Oscar Pistorius non uscirà dal carcere, per ora: lo ha stabilito il governo del Sudafrica, bloccando come "prematuro" il suo trasferimento agli arresti domiciliari previsto per venerdì dopo soli 10 mesi in cella.
Il Dipartimento di Giustizia ha stabilito che a pronunciarsi sull'eventuale scarcerazione dovrà essere l'apposita commissione, che esaminerà in carcere Pistorius.
Senza che l'ex campione paralimpico ne avesse presentato formalmente istanza, l'amministrazione carceraria in giugno gli concesse "d'ufficio" il beneficio per buona condotta per il 21 agosto, al decorrere - come previsto dalla legge - di un sesto della pena di cinque anni comminata in primo grado per l'omicidio, derubricato in "colposo", della fidanzata Reeva Steenkamp, compiuto nella sua villa il 14 febbraio 2013.
Ora il Dipartimento di Giustizia del governo di Pretoria ha stabilito che quando il beneficio fu deciso e annunciato in giugno, i mesi di pena trascorsi erano appena otto e che quindi il termine di un minimo di un sesto della pena non era stato rispettato.
I tempi ora sono incerti e arrivano come una doccia fredda per l'atleta, che aveva già programmato di trasferirsi ai domiciliari nella villa di uno zio a Pretoria dotata di palestra, dove avrebbe anche potuto allenarsi. E sulla sua testa ora incombe anche il processo d'appello, il cui inizio è programmato per novembre, dove l'accusa, sconfitta in primo grado, cercherà di dimostrare la volontarietà dell'omicidio, che potrebbe costargli un minimo di 15 anni dietro le sbarre.
Nel processo, durato otto mesi costantemente davanti alle telecamere, ha prevalso la tesi della difesa. Secondo quest'ultima, Pistorius sparò quattro colpi di pistola alla sua compagna attraverso la porta chiusa del bagno credendo di sparare a un ladro entrato di soppiatto in piena notte nella sua villa, dove la coppia aveva dormito fino a quel momento.