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BERNA - Una rimunerazione minima dell'1% degli averi del secondo pilastro è troppo bassa, deplora l'Unione sindacale svizzera (USS), reagendo alla decisione del Consiglio federale di lasciare immutato il relativo saggio.
Quest'anno, le casse pensioni hanno raggiunto rendimenti medi da primato, di quasi il 9%. Tuttavia, gli interessi pagati sul capitale di vecchiaia sono rimasti stagnanti per anni e i tassi di conversione sono sempre più bassi, afferma l'USS in una nota odierna.
La federazione sindacale ritiene comunque positivo che il Consiglio federale abbia seguito la raccomandazione della Commissione federale della previdenza professionale (Commissione LPP) e non abbia ridotto il tasso d'interesse minimo applicato nella previdenza professionale obbligatoria al di sotto del suo valore attuale dell'1%, come invece chiedevano assicurazioni e datori di lavoro.
Sono proprio questi gli argomenti che fanno dire a Travail.Suisse che la scelta dell'esecutivo di mantenere il tasso all'1% è "corretta". In un comunicato, la centrale sindacale fonda la propria opinione sull'andamento divergente delle obbligazioni della Confederazione, con rendimenti negativi, e dei mercati finanziari, con performance molto positive.
Casse pensioni: l'1% è insostenibile - Per l'Associazione svizzera degli istituti di previdenza (ASIP) una riduzione del tasso sarebbe stata «perfettamente difendibile». Secondo l'organizzazione che fa gli interessi di circa 900 casse pensioni (che a loro volta rappresentano circa i due terzi degli assicurati della previdenza professionale), il Consiglio federale non ha sufficientemente tenuto conto della costante diminuzione, quest'anno, dei tassi d'interesse rispetto al 2018.
Non è possibile versare agli assicurati l'intera rimunerazione degli averi della previdenza, scrive l'ASIP in un comunicato. Dato che il tasso di conversione (attualmente al 6,8%) è troppo elevato, le partenze in pensione generano perdite, che devono essere finanziate con i guadagni realizzati sui mercati finanziari. Un tasso d'interesse minimo e un tasso di conversione eccessivamente elevati sono dannosi per il sistema pensionistico e non sono compatibili, aggiunge l'organizzazione.