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BERNA - La consigliera agli Stati Anne Seydoux (PPD/JU) è preoccupata per la sorte di un imprenditore svizzero trattenuto, a suo dire, ingiustamente in Arabia saudita da ormai più di due anni e mezzo. Stando alla "senatrice" giurassiana, le autorità elvetiche hanno reagito in modo decisamente fiacco. Dal canto suo, il Consiglio federale si difende dalle accuse.
Il cittadino elvetico (che possiede anche il passaporto libanese) bloccato da Riad, è un imprenditore attivo e di successo nella produzione di oggetti di uso domestico, in particolare di beni in porcellana (sanitari e stoviglie). Prima di essere arrestato, si era occupato di supervisionare la costruzione e la gestione di fabbriche in numerosi Paesi, tra cui anche nel piccolo emirato di Ras al Khaimah (che appartiene agli Emirati arabi riuniti) e in Arabia Saudita. In quest'ultimo Paese avrebbe aiutato a creare duecento posti di lavoro, stando a Anne Seydoux.
L'uomo è stato a lungo stretto consigliere dell'attuale emiro di Ras al-Khaimah, che però si è distanziato da lui per paura che le conseguenze della crisi finanziaria del 2008 avrebbero indebolito la sua posizione alla guida del Paese, se non avesse trovato una persona su cui far ricadere tutte le responsabilità dei fallimenti finanziaria di numerosi investimenti che l'emiro aveva comunque approvato.
Secondo la "senatrice", l'emiro ha intentato vari processi "scandalosi" contro l'imprenditore svizzero, che è stato poi condannato in contumacia da tribunali locali a numerose e pesanti pene detentive (quasi 70 anni).
Grazie a una convenzione tra gli Stati del Golfo, nel settembre 2016 l'emiro di Ras al-Khaima è riuscito ad ottenere l'arresto del cittadino svizzero a fini di estradizione in occasione di un suo viaggio d'affari in Arabia Saudita. Per il momento la sentenza di estradizione non è stata ancora pronunciata, ma all'imprenditore è stato vietato di lasciare il territorio saudita e il passaporto gli è stato confiscato.
Protezione consolare costante - Nella sua risposta all'interpellanza della giurassiana, il Governo assicura che il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) non ha mai cessato di garantire la protezione consolare del cittadino interessato, sin da quando ha appreso il suo arresto nel settembre 2016 in Arabia Saudita.
In questo contesto il DFAE è intervenuto a varie riprese presso le autorità saudite per conoscere l'avanzamento del procedimento giudiziario in corso e ottenere la restituzione del passaporto confiscato al fine che il cittadino svizzero possa lasciare il Paese del Golfo. «Il DFAE è rimasto in stretto contatto con la persona interessata e con i suoi rappresentanti e continua a portare avanti i propri sforzi nel quadro della protezione consolare», scrive l'esecutivo.
Il DFAE ha consigliato al cittadino elvetico di far difendere i suoi diritti da un avvocato stabilito negli Emirati. La situazione è diversa in Arabia saudita, dove i servizi di Ignazio Cassis sostengono la persona interessata in virtù di una base legale. «Il DFAE discute di questo dossier con le autorità saudite ogni volta che l'occasione lo permette (l'ultima volta è stato il 20 marzo scorso) e continua a segnalare la dimensione umanitaria del caso».
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