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SEATTLE - Seattle dice addio alla 'Amazon Tax', l'imposta sulle grandi aziende approvata all'unanimità solo un mese fa per far fronte all'emergenza senzatetto.
Cedendo alle pressioni delle big, il consiglio comunale l'ha cancellata regalando un'importante vittoria al colosso di Jeff Bezos e a Starbucks, che non hanno lesinato critiche alla tassa e si sono mossi per la sua abolizione.
La marcia indietro di Seattle è un avvertimento per le città candidate a diventare la seconda sede di Amazon, mostrando come il gigante dell'e-commerce sia pronto ad usare tutti i suoi mezzi per farsi valere.
Ma è anche un avvertimento per tutta la Silicon Valley, che aveva guardato con interesse all'esperimento di Seattle per cercare di colmare il crescente divario fra i paperoni e coloro che sono rimasti esclusi dal boom tecnologico.
La tassa da 275 dollari per dipendente avrebbe dovuto consentire a Seattle di raccogliere 50 milioni di dollari per aiutare i senzatetto, divenuti una vera e propria piaga per la città, terza negli Stati Uniti dopo New York e Los Angeles per il numero di clochard.
Intorno all'imposta si è acceso subito un ampio dibattito, che ha spaccato Seattle: molti si sono schierati con il consiglio comunale, i critici invece si sono organizzati creando 'No Tax on Jobs', un'iniziativa di raccolta firme appoggiata da Amazon per chiedere il referendum popolare sulla tassa.
La petizione ha avuto un successo inaspettato e in pochi giorni ha superato il numero richiesto per sottoporre l'imposta al voto in novembre. Una prospettiva che ha gelato il consiglio comunale e spinto il sindaco Jenny Durkan a convocare una riunione d'urgenza e cancellare la tassa, respinta con sette voti a favore e due contrari.
«È chiaro che l'ordinanza si sarebbe tradotta in una prolungata e costosa battaglia politica per i prossimi cinque mesi. Una battaglia senza benefici per la crisi dei senzatetto», hanno affermato i sette consiglieri comunali che hanno votato a favore dell'abolizione della tassa, attaccata da 'No Tax on Jobs' come un'imposta sul lavoro in grado di mettere a rischio l'occupazione in città.
Amazon plaude alla marcia indietro: «È la decisione giusta. Siamo impegnati a essere parte della soluzione per mettere fine» alla crisi dei senzatetto, ha detto la società. Soddisfatta anche Starbucks: «Riteniamo che la strada migliore andando avanti sia quella di attuare le riforme raccomandate due anni fa da alcuni esperti».
Il tentativo di Seattle di sfidare le grandi aziende verrà probabilmente ricordato come un esperimento azzardato, nel quale è stata sottovalutata la forza di giganti come Amazon e la loro influenza sulla politica. Il colosso di Jeff Bezos è la maggiore azienda della città, quella che occupa il maggior numero di dipendenti: meglio non mettersela contro.