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La presidente dell'Andalusia Susana Diaz (foto d'archivio).
KEYSTONE/EPA EFE/JAVIER LIZON(sda-ats)
Sette settimane per conquistare il potere in un Partito socialista (Psoe) da sempre guidato da uomini e candidarsi poi a diventare la prima premier donna nella storia della Spagna.
La presidente dell'Andalusia Susana Diaz, 43 anni, è entrata formalmente nella corsa per le primarie per l'elezione del nuovo segretario socialista che dovrebbero tenersi il 21 maggio.
Dall'autunno scorso figura emergente del socialismo spagnolo, dopo avere organizzato il defenestramento in ottobre dell'allora segretario Pedro Sanchez, 44 anni, ora suo avversario numero uno nella corsa alla segreteria, Diaz viene data come favorita. Oltre all'ex-segretario, ha come avversario l'ex-premier basco Patxi Lopez, ex-alleato di Sanchez.
Il nuovo leader sarà eletto dai 180mila iscritti che ancora conta il partito, caduto a minimi storici del 18% negli ultimi sondaggi, dopo avere toccato il 45% negli anni 1980. E dopo avere subito due sconfitte pure storiche alle politiche sotto Sanchez. Diaz, leader della federazione socialista più potente, quella andalusa, ha dalla sua parte 'baroni' e leader storici del partito, gli ex-premier Felipe Gonzalez o José Luis Zapatero, l'ex-segretario Alfredo Rubalcaba, i presidenti delle regioni e la maggior parte dei segretari provinciali. Per lei dicono gli analisti tifa segretamente anche il premier Mariano Rajoy, che se vincesse Sanchez - su una linea frontista di alleanza con Podemos e indipendentisti - potrebbe vedere cadere il suo governo di minoranza. Finora ha retto grazie a concessioni puntuali della direzione provvisoria socialista subentrata dopo la caduta dell'ex-segretario. E il paese potrebbe dover tornare alle urne.
Diaz rivendica la tradizione socialdemocratica del Psoe contro la svolta a sinistra che propone Sanchez, lancia un appello all'orgoglio socialista dopo un anno di lacerazioni interne e sconfitte elettorali, di erosione sulla sinistra da parte di Podemos, che negli ultimi sondaggi firma il 'sorpasso'.
La rivolta dei 'baroni' capeggiata da 'Susana' ha permesso al paese di uscire dalla sua infinita crisi politica, consentendo al governo minoritario di Rajoy di superare lo scoglio della fiducia grazie all'astensione socialista. Ponendo fine al muro contro muro voluto da Sanchez, che aveva paralizzato il paese. Ma la forza di Diaz, l'appoggio della vecchia guardia e dell' establishment interno, avverte El Mundo, potrebbe essere anche il suo punto debole, come hanno dimostrato le recenti primarie socialiste francesi vinte dall'outsider Benoit Hamon contro il premier uscente Manuel Valls. "Bisognerà vedere che effetto avrà l'appoggio quasi unanime che ha ricevuto dai piani alti del partito sulla base, che chiede un profondo rinnovamento interno".
I sondaggi mostrano che la linea frontista di Sanchez suscita più simpatie fra i militanti che fra i quadri del Psoe. Dall'esito del voto del 21 maggio può dipendere ora la fragile stabilità ritrovata della Spagna, in un anno già carico di incertezze per l'Ue con le elezioni di Francia e Germania.
SDA-ATS