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Nella I lettera ai Corinzi c’è un testo famoso detto l’inno all’amore dell’apostolo Paolo. Si legge spesso anche nei matrimoni ed in effetti alcune delle espressioni presenti sono di grande impatto e vanno molto bene ai matrimoni.
Ma capirne il senso nella lettera e ragionarci ci permette di conoscere un testo ricco e potente per ogni fase della nostra vita.
La prima domanda che ci possiamo fare è come mai Paolo invia alla divisa e faziosa chiesa di Corinto una lettera in cui c’è un inno all’amore. Proprio perché vi mancava, è l’ovvia risposta.
È infatti un testo, sotto sotto, di rimprovero, che vuole dare un modello per le relazioni fraterne nella chiesa.
E in particolare ha di mira coloro che si sentivano migliori perché parlavano in lingue, cioè in un momento estatico rendevano gloria a Dio con parole e suoni incomprensibili, e anche coloro che si esibivano in profezie, cioè in messaggi che volevano essere parola di Dio, senza però che ne venisse qualcosa di concreto.
Ora vi mostrerò una via, che è la via per eccellenza.
Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi amore, sarei un rame risonante o uno squillante cembalo.
Se avessi il dono di profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza e avessi tutta la fede in modo da spostare i monti, ma non avessi amore, non sarei nulla.
Se distribuissi tutti i miei beni per nutrire i poveri, se dessi il mio corpo a essere arso, e non avessi amore, non mi gioverebbe a niente.
L’amore è paziente, è benevolo; l’amore non invidia; l’amore non si vanta, non si gonfia,
non si comporta in modo sconveniente, non cerca il proprio interesse, non s’inasprisce, non addebita il male,
non gode dell’ingiustizia, ma gioisce con la verità;
soffre ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa.
L’amore non verrà mai meno.
Le profezie verranno abolite; le lingue cesseranno; e la conoscenza verrà abolita;
poiché noi conosciamo in parte, e in parte profetizziamo;
ma quando la perfezione sarà venuta, quello che è solo in parte, sarà abolito.
Quando ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino; ma quando sono diventato uomo, ho smesso le cose da bambino.
Poiché ora vediamo come in uno specchio, in modo oscuro; ma allora vedremo faccia a faccia; ora conosco in parte; ma allora conoscerò pienamente, come anche sono stato perfettamente conosciuto.
Ora dunque queste tre cose durano: fede, speranza, amore; ma la più grande di esse è l’amore. (I Corinzi 13)
Glossolalia
Nella chiesa di Corinto del suo tempo c’erano dunque molte manifestazioni di “glossolalia”, manifestazioni estatiche ed anche di profezia che andavano di pari passo con una chiesa divisa, in cui alcuni avevano un grosso senso di superiorità verso gli altri, che questi doni non avevano o non praticavano.
Ecco allora quel se parlassi le lingue degli angeli. Non si riferisce che alle lingue incomprensibili che si udivano e che si diceva fossero lingue angeliche.
Erano manifestazioni che riempivano di soddisfazione e di senso mistico e religioso i partecipanti, ma che poi non si tramutavano (come anche le profezie) in qualcosa di maggiore unione della chiesa o comunque di iniziative concrete e comunitarie.
Era sentimento, ma l’apostolo ha una visione concreta e poco sentimentale dell’amore. Si può dire anzi che paradossalmente l’apostolo è assolutamente utilitaristico, ha un criterio ferreo in cui considera solo le cose utili dal punto di vista del Signore, tutto solo secondo il parametro dell’amore.
Al punto che dopo questo testo ogni cosa che si fa, nel mondo o nella chiesa, come cittadini o come cristiani, ci dovremmo domandare: “perché lo sto facendo?” E se la risposta non è per amore… “lascia perdere, è senza importanza!”
Amore È chiaro che tutti i commentatori hanno sottolineato che l’amore di cui si parla non è quello erotico e nemmeno quello di amore della conoscenza, ma è quello che in greco esprime l’amore per il prossimo.
Ecco perché nelle vecchie traduzioni veniva tradotto con carità, per evitare fraintendimenti. Poi carità si è legato in italiano solo al dare le elemosine e allora ecco la traduzione con il semplice amore.
Guardando il testo nel suo contesto però non ci possono essere dubbi. L’amore che soffre ogni cosa, crede ogni cosa, è come una descrizione dell’amore in senso cristiano, come quello che riesce a costruire fraternità in una comunità, in una chiesa divisa come quella dei corinzi. In cui serve non solo non pensare in maniera altezzosa degli altri e non vantarsi, ma soffrire senza inacerbirsi, dare fiducia al prossimo nel credere alla sua buona fede, e anche sperare ogni cosa, non dare giudizi drastici e mettere etichette, ma sapere che il cambiamento dell’altro è sempre possibile, confidare in questo e cercandone nuovamente il bene.
È chiaro che questo è un amore concreto, non solo materiale, ma concreto nei rapporti personali e comunitari. Non è solo un chiacchierare, ma un costruire rapporti personali e sociali veri e fruttosi per la società nel suo insieme.
Profezia Quel parlavo da bambino Si riferisce alle profezie, al parlare cioè nel Nome di Dio, discorsi che sembrano dire e svelare qualcosa di profondo di Dio, della sua azione o dei suoi propositi, ma quando saremo con Dio, saranno superate, dice l’apostolo, rese obsolete e si vedranno tutte le approssimazioni e gli errori cui sono soggette.
Paolo nei versetti successivi parlerà dell’importanza della profezia, dell’annunciare la sua parola per l’oggi, rispetto al parlare in lingue, che visto come qualcosa di fine a sé stesso. Ma non si illude che la profezia non è perfetta, come guardare con uno specchio di quei tempi che deformava e era spesso di metallo liscio.
In questo senso va letto il confronto della profezia con l’amore. C’è una perfezione dell’amore rispetto alla profezia. La profezia oggi è se vogliamo quel ragionamento di fede, teologico, su Dio, su cosa si deve pensare di vero e di giusto. L’amore è invece qualcosa di concreto e vero che interviene nella vita concreta delle persone e fa il bene.
In fondo la profezia è qualcosa di teorico, sia anche il Credo o la più forte delle teologie, che cerca di orientare e farci riflettere sulla realtà attuale, l’amore è andare in quella realtà ed intervenire.
Il cristianesimo vive sempre in questa tensione. Certo la profezia, la teologia se vogliamo estendere il termine, è un definire ciò che è cristiano o meno, ed è dunque fondamentale per non prendere abbagli, ma anche l’amore, l’osservare il bisogno dell’altro nella sua realtà, anche se va fuori dai nostri schemi e poi agire per il bene di conseguenza è altresì non solo sostanziale, ma anche duraturo.
Eterno
Ed eccoci alla chiusura del brano in cui tre cose durano. L’amore come la più grande ci parla di ciò che significa vita eterna, vita con il Signore.
Cosa porteremo oltre la morte? Come sappiamo: non oro, né proprietà. Neppure la sapienza o la gloria terrena. Porteremo però i nostri gesti d’amore, la nostra vita quando l’abbiamo vissuta con amore.
L’amore è più forte (o a seconda della traduzione) forte come la morte, è scritto nel Cantico. L’amore che abbiamo saputo vivere va oltre il nostro morire, oltre la decadenza del mondo.
Quando viviamo, ricordiamocene!
“Voglio metter mano a cose che periscono, che se ne andranno per sempre, o voglio applicarmi per qualcosa che duri nel tempo infinito di Dio?”
“Sto vivendo con amore oppure sono pieno di rancore per vecchie storie, che mi fanno perdere la vita e me stesso?”
“Sono nella tristezza per l’egoismo e pieno di preoccupazione solo per i miei beni terreni?”
Riprendiamo allora in mano l’inno di Paolo, che non ci dà spiegazioni, ma ci incammina per la strada giusta della vita. Riscopriamo la forza dell’amore, la gioia della fraternità e dell’incontro.
Si vive una volta sola, perché sprecare la vita con l’odio?
Amen