Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/123356

<h2>SubmittedText<h2><p>All'età di 15 anni, Dominik Bein è stato vittima di violenza di estrema destra. Da tale episodio, risalente a nove anni fa, soffre di una lesione cerebrale. Per il resto della sua vita resterà disabile e dipenderà dall'aiuto di terzi. La rendita AI non basta a garantire il suo sostentamento. È scioccante constatare che se la lesione fosse stata causata da un infortunio, Dominik riceverebbe un contributo anche dall'assicurazione responsabilità civile, mentre nel presente caso no.</p><p>Quali adeguamenti della legge sull'aiuto alle vittime di reati sarebbero necessari per indennizzare meglio, sul piano finanziario, le vittime di violenza grave che non possono più condurre una vita indipendente? Il Consiglio federale non ritiene ragionevole che gli autori le cui vittime devono patire per tutta la vita le conseguenze della violenza subita siano tenuti a vita a risarcire il danno arrecato?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Come mostra il caso citato, un atto di violenza può comportare conseguenze molto gravose per le vittime. Un sistema efficace di protezione delle vittime deve provvedere affinché le vittime non patiscano le conseguenze finanziarie e i pregiudizi causati dall'atto di violenza mettendo loro a disposizione le risorse finanziarie necessarie. Nel nostro sistema giuridico, il diritto penale, il diritto civile, il diritto delle assicurazioni sociali e private e, a titolo sussidiario, l'aiuto alle vittime garantiscono questa protezione. Possono sorgere pretese diverse a seconda della situazione concreta e dell'assicurazione coinvolta. La combinazione e il coordinamento di queste diverse misure - e le pretese finanziarie correlate - intendono consentire alle vittime di violenza di proseguire la loro vita in condizioni finanziarie dignitose. Se né l'autore né le assicurazioni coprono i danni, si applica in via sussidiaria la legge concernente l'aiuto alle vittime di reati (LAV). Instaurando il sistema previsto dalla LAV, il legislatore non ha voluto assicurare alle vittime una riparazione completa e incondizionata del danno subito. Le prestazioni previste nella LAV sono un atto di solidarietà della comunità. Dato che non si tratta di un'azione di responsabilità nei confronti dello Stato, la riparazione può essere meno estesa di quella fondata sul diritto civile. Le modifiche della LAV proposte con l'interrogazione significherebbero scostarsi dai principi determinanti al momento dell'adozione della legge. In occasione della revisione del 2009 tali principi sono stati discussi a fondo e confermati dalla legislazione. Attualmente non vi è pertanto motivo di ritornare su tale decisione. Una valutazione della legge è prevista nel 2016.</p><p>Secondo l'impostazione illustrata in precedenza, per migliorare le prestazioni a favore delle vittime occorrerebbe adeguare in primo luogo il diritto privato e assicurativo e non rivedere la LAV.</p><p>Secondo gli articoli 41 segg. del Codice delle obbligazioni (CO), l'autore di un atto violento è di principio responsabile nei confronti della vittima ed è tenuto a risarcirle il danno arrecato. L'articolo 46 CO disciplina il calcolo del danno in caso di lesione corporale. Secondo l'articolo 46 capoverso 1 CO la vittima ha diritto al risarcimento del danno economico complessivo subito a causa della lesione fisica. Conformemente all'articolo 43 capoverso 1 CO, il giudice determina il risarcimento del danno tenendo conto delle circostanze e della gravità della colpa.</p><p>L'imposizione di pretese civili nei confronti di autori di atti violenti può essere limitata, oltre che da un'eventuale prescrizione delle pretese (art. 60 e 127 CO), soprattutto dalle normative a tutela del debitore previste nel diritto in materia di esecuzione e fallimento (minimo esistenziale secondo gli art. 92 seg. della legge federale sulla esecuzione e sul fallimento). Al di fuori di tali limiti, gli autori di atti violenti sono tenuti a risarcire il danno. Ne può risultare un obbligo di risarcimento pluriennale, eventualmente addirittura a vita.</p>  Risposta del Consiglio federale.