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BERNA - Le mascherine fornite dalla Confederazione ritirate a titolo precauzionale a luglio, a causa di una possibile presenza di funghi, non comportano chiaramente rischi per la salute. Due analisi hanno valutato come improbabili i possibili pericoli per la salute derivanti dall'uso di queste mascherine, ha comunicato oggi la Confederazione.
Quest'ultima il 9 luglio scorso aveva richiamato a titolo precauzionale tre tipi di mascherine che la farmacia dell'esercito - su incarico dell'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) - aveva fornito a tutti i Cantoni affinché venissero distribuite al servizio sanitario e alla protezione della popolazione.
Il richiamo era scattato in seguito a informazioni del laboratorio degli Ospedali universitari di Ginevra (HUG), secondo il quale era stata rilevata la presenza di una contaminazione microbiologica sotto forma di muffa in diversi campioni di mascherine, tra cui anche quelle fornite dalla Confederazione. Dopo il richiamo, la Confederazione ha offerto ai Cantoni e agli altri destinatari mascherine sostitutive gratuite.
Poiché il rapporto dell'HUG non permetteva di trarre conclusioni concrete in merito all'entità delle tracce di muffa (quantificazione) e alla presenza di possibili rischi per la salute, la Confederazione ha incaricato l'Ospedale universitario di Basilea Città (USB) di effettuare un'analisi delle mascherine di protezione richiamate nonché di quelle consegnate successivamente. Su consiglio dell'USB, un laboratorio ambientale indipendente certificato è stato incaricato di procedere a una quantificazione delle tracce fungine.
Le analisi dell'USB e del laboratorio ambientale di 25 lotti di maschere di diversi tipi e luoghi di provenienza non hanno mostrato la presenza di «un errore sistematico relativo alla contaminazione da germi durante la produzione, l'imballaggio o lo stoccaggio», viene sottolineato da Aggruppamento difesa nel comunicato.
La perizia nel frattempo redatta da Andreas F. Widmer, responsabile del reparto d'igiene ospedaliera della clinica di infettivologia e igiene ospedaliera dell'USB, asserisce che: «Una messa in pericolo della salute derivante dallo 0,65% dei campioni risultati positivi non è comprovabile e anche un rischio di sviluppare una reazione allergica inalando spore è estremamente improbabile poiché, durante la stagione calda, l'esposizione all'aria respirata rappresenta una sollecitazione superiore dei polmoni rispetto alla respirazione attraverso queste mascherine».
La presenza di muffe di diverse specie rilevate nello 0,65% dei campioni corrisponde a un valore atteso in campioni ambientali di prodotti che non devono essere sterili e che non lo sono, viene precisato. Ciò è il caso anche delle mascherine normalmente in commercio, contrassegnate come non sterili.
Le muffe sono presenti ovunque, soprattutto nell'aria durante i mesi estivi (in modo simile a quanto accade con i pollini), precisa la nota di Aggruppamento difesa. Proliferano particolarmente bene con temperature comprese tra i 20 e i 25 gradi Celsius e un'umidità superiore al 60%.