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C'è, nel cuore di Milano, in corso Magenta per la precisione, il frutto di una storia dimenticata, una storia che risale al 1482 e che ha, come protagonista principale, Leonardo da Vinci. Milano in quegli anni era molto produttiva ed era una delle poche città in Europa a superare i centomila abitanti. Leonardo si presentò alla corte di Ludovico il Moro con la lettera d’impiego nella quale descriveva i suoi progetti di opere idrauliche, apparati militari, di architettura e infine di pittura e scultura. Gli furono assegnati alcuni lavori tra cui l’incarico di dipingere sul muro del refettorio della basilica di Santa Maria delle Grazie, l’ultima cena di Cristo.
La vigna regalata
La basilica era un luogo molto caro a Ludovico e alla sua famiglia. Fu così che, per ringraziare Leonardo, il Moro gli donò, nel 1498 (anno in cui terminò l'opera) una vigna di sedici pertiche, circa un ettaro, proprio di fronte alla chiesa. L'arrivo dei francesi a Milano costrinse Leonardo ad abbandonare la città e anche la sua vigna. Era il 1550. Nel 1507 Carlo II d’Amboise chiese a Leonardo di tornare a Milano per completare delle opere che aveva cominciato. Da Vinci gli fece presente la confisca della sua amata vigna e Carlo II gliela restituì. Leonardo restò a Milano fino al 1513, poi si trasferì nella cittadina di Amboise in Francia dove morì nel 1515. Nel testamento ordinò che l’appezzamento della vigna fosse diviso in due lotti uguali, un lotto al Salai, suo fidato servitore e l’altro a Giovanbattista Villani, servitore che lo seguì in Francia.
La vigna ritrovata
Poi, della vigna, poco o nulla si seppe più. La vigna di Leonardo è però rinata, con Expo 2015, per volontà della fondazione Portaluppi e degli attuali proprietari, e con il contributo dell’Università degli studi di Milano, di Luca Maroni enologo, Serena Imazio genetista e dal professor Attilio Scienza esperto di DNA della vite. Lo scorso mese di settembre la vigna ha dato i suoi frutti - due quintali e mezzo di uva raccolti e vinificati in un’anfora antica secondo i precetti dell’epoca - da cui verranno ricavate circa 200 bottiglie di vino Malvasia.
Mauro Consilvio