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Un nuovo rapporto di Greenpeace punta il dito contro l'industria della plastica e chiede ai Paesi di tutto il mondo di agire, adesso.
Nei giocattoli, nel cibo, nel sangue. La plastica è ovunque. E come soluzione al suo inquinamento negli anni è stato proposto e accettato di riciclarla. Tuttavia, scrive Greenpeace in un rapporto pubblicato a pochi giorni dall'inizio delle discussioni per la redazione di un trattato internazionale sullo spreco di questa materia - tanto interessante, quanto inquinante -, la plastica riciclata è causa di ulteriori danni a livello ambientale ed è ancora più tossica del prodotto originale. Su un punto poi si sofferma l'ong: bisogna smettere di produrre plastica.
La prossima settimana le delegazioni di 173 Paesi si incontreranno a Parigi per avviare un dibattito con l'obiettivo di raggiungere un nuovo accordo sulla gestione dei rifiuti plastici. Un accordo che è considerato il più importante dal Trattato per il Clima di Parigi del 2015. Il documento è necessario affinché le singole nazioni possano avere un maggiore controllo sulla produzione della plastica, dall'ideazione del prodotto fino alla fine del suo ciclo di vita.
In questo modo sarà anche possibile capire quanto di questo materiale viene effettivamente prodotto ogni anno. Una stima del Programma per l'ambiente delle Nazioni Unite indica che tra il 1950 e il 2017 sono state prodotte 9,2 miliardi di tonnellate di plastica e sette miliardi di queste sono state buttate via. Il 75% di questi rifiuti si trova attualmente nelle discariche o si sta accumulando in ambienti ed ecosistemi marini e terrestri.
Per dare un'idea della portata del fenomeno, Greenpeace ha lanciato l'anno scorso nel Regno Unito una campagna della durata di una settimana che invitava la popolazione a contare il numero di pacchi di plastica che quotidianamente passavano tra le loro mani. All'Everyday Plastic hanno partecipato 100mila economie domestiche. Il risultato: in un anno vengono buttate, solo nel Regno Unito, 100 miliardi di confezioni di plastica. Di queste si stima che solamente il 12% venga riciclato. E questa percentuale è un dato molto vicino a quello mondiale (9%).
Le microplastiche sono ovunque - L'allarme lanciato da Greenpeace va ad aggiungersi a quello sulle microplastiche, in grado di arrivare al cervello degli organismi che le hanno ingerite. Lo ha dimostrato un team internazionale di scienziati, che ha pubblicato uno studio che mostra il meccanismo che permette a questa sostanza nociva di superare la “difesa” del cervello, ovvero la barriera ematoencefalica.
I ricercatori hanno trovato minuscole particelle di polistirene, un tipo di plastica molto usato negli imballaggi degli alimenti, nel cervello dei topi usati in laboratorio. Il tutto solamente due ore dopo l'ingestione.
Nel 2022 un'altra ricerca aveva evidenziato come le microplastiche fossero presenti nel sangue di due persone su tre. Anche in questo caso erano state rilevate tracce di polistirene, di polietilene (con il quale vengono fabbricate le buste di plastica) ma anche di Pet, il materiale che viene usato per imbottigliare bibite o acqua.
Anni di ricerca - Intitolato "Tossico per sempre", il rapporto pubblicato mercoledì da Greenpeace elenca una serie di studi condotti sin dal 2013, che indicano che la plastica riciclata non è una soluzione, ma un'ulteriore condanna.
Una ricerca condotta nel 2022, per esempio, ha rilevato che le bottiglie in plastica riciclata presentavano concentrazioni più elevate di prodotti chimici tossici che quelle prodotte da zero. In una seconda, risalente al 2015, si legge che la plastica riciclata utilizzata per imballare gli alimenti contengono dei ritardatori di fiamma, compresi degli inquinanti organici persistenti (Pop) vietati. Questi prodotti potrebbero quindi avere delle ripercussioni sulla salute dei bambini e dei consumatori.
Un'altra ancora, del 2021, ha dimostrato che nei granulati ottenuti dal riciclo della plastica di 23 installazioni in 24 Paesi c'è almeno, in ognuno, un prodotto chimico tossico e 21 campioni contenevano dei perturbatori endocrini, dei prodotti chimici legati a neurotossicità, con effetti citotossici e con dei possibili impatti sul sistema cardiovascolare. Questi granulati, va sottolineato, sono utilizzati nella maggior parte dei casi per produrre dei giocattoli destinati ai bambini.
Un rapporto del 2013 pubblicato sulla rivista scientifica Nature raccomanda di classificare i rifiuti plastici come pericolosi, anche quelli destinati al riciclaggio, in quanto rappresentano un pericolo per l'ambiente. Ricerche precedenti, si legge nel rapporto, «hanno dimostrato che tutte le specie di tartarughe marine, il 45% dei mammiferi marini e il 21% degli uccelli di specie acquatica sono direttamente minacciati».
Basta plastica - Quelli riportati sopra sono solo alcuni esempi di ricerche condotte per stabilire se questo materiale sia pericoloso oppure no. Nel rapporto ne vengono elencati più di una decina. Ciò che chiede Greenpeace è di smettere di produrre plastica. «La situazione non farà che peggiorare. Entro il 2060 produrremo quantità di plastica tre volte superiori a oggi, allora che il riciclaggio aumenterà solo in minima parte».
A sostenere con forza che il riciclo sia la soluzione è l'industria stessa della plastica. Secondo Greenpeace le soluzioni sono altre, queste: