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BERNA - L'interdizione dei pedofili ad esercitare un'attività non può essere applicata direttamente dai giudici e necessita di un'attuazione da parte del legislatore. È l'opinione della Commissione degli affari giuridici del Nazionale che approva la posizione sul tema espressa dal Consiglio degli Stati.
La commissione, affrontando l'attuazione dell'iniziativa "Affinché i pedofili non lavorino più con fanciulli", ha accolto positivamente la semplificazione del progetto governativo introdotta dagli Stati che prevede di ridurre da tre a due i divieti di esercitare un'attività, si legge in un comunicato odierno dei servizi del Parlamento
La decisione di stralciare le contravvenzione e i reati perseguibili a querela di parte nonché la pornografia per il consumo personale dall'elenco dei reati ha invece suscitato discussioni. Il voto determinante del presidente della commissione ha fatto pendere la decisione della Commissione verso la posizione della Camera dei Cantoni.
Quella che per un solo voto è diventata la minoranza propone di seguire su questi punti il Consiglio federale e di includere anche questi reati fra quelli che fanno scattare l'interdizione di esercitare un'attività.
Con 15 voti contro 8, la commissione ha deciso - anche in questo caso allineandosi agli Stati - che la legge debba prevedere disposizioni derogatorie che permettano eccezionalmente ai giudici, in casi particolarmente lievi, di rinunciare a ordinare un'interdizione.
Anche in merito a un riesame a posteriori del divieto la commissione aderisce alla versione più restrittiva della Camera dei Cantoni, che non vorrebbe ammettere verifiche di alcun genere in caso di interdizione a vita pronunciate automaticamente.