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Il Consiglio degli svizzeri all'estero, riunito oggi a Berna, ha denunciato le discriminazioni a cui sono soggetti gli espatriati, in particolare negli Stati Uniti, quando vogliono aprire un conto presso una banca svizzera.
I 132 membri del Consiglio hanno adottato all'unanimità una risoluzione che chiede alle autorità ed agli istituti di credito elvetici di agire affinché gli espatriati possano mantenere relazioni bancarie in Svizzera a condizioni ragionevoli.
"Gli svizzeri che risiedono negli Stati Uniti sono rimasti scioccati dal modo in cui le banche li hanno informati, a volte dall'oggi al domani, della chiusura del loro conto", ha detto il presidente dell'Organizzazione degli svizzeri all'estero (OSE), l'ex consigliere nazionale Jacques-Simon Egly (PLR/GE), citato in un comunicato.
Ma - ha aggiunto - le difficoltà sussistono anche in altri Paesi, come in Germania dove gli Svizzeri ivi domiciliati devono disporre di almeno 50'000 franchi per aprire un conto nel paese di provenienza.
L'anno scorso, si è stupito Jacques-Simon Egly, il Consiglio Federale interpellato in merito ha detto che non aveva la competenza di intervenire nella politica commerciale della banche.
I membri del Consiglio degli svizzeri all'estero hanno anche chiesto una apposita legge per questa comunità espatriata. In una petizione al Consiglio federale e ai governi cantonali hanno di nuovo reclamato l'introduzione rapida del voto elettronico per i 700'000 svizzeri sparsi nel mondo.
Hanno inoltre criticato la chiusura di consolati attuata l'anno scorso in 14 paesi.