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Alice Ceresa (1923–2001) emerse nell’Italia degli anni 1960 e 1970 come autrice femminista sperimentale. Molto autocritica pubblicò solo poche opere letterarie che ruotano tutte attorno alla donna nella sua posizione sociale.
Alice Ceresa trascorse l’infanzia e la gioventù a Basilea e poi a Bellinzona. Già da giovane era intenzionata a scrivere e, dopo le scuole commerciali a Bellinzona, fece le sue prime esperienze giornalistiche presso un quotidiano locale.
Nonostante le precarietà materiali la giovane ribelle, interessata alla cultura, ben presto si sentì attratta dalle grandi città della Svizzera. Nel 1943 venne premiato il suo primo racconto «Gli altri», pubblicato nella rivista «Svizzera italiana». Immediatamente dopo la fine della guerra Alice Ceresa viaggiò in Italia e Francia come corrispondente dall’estero, dal 1950 si stabilì definitivamente a Roma. Lavorò tra l’altro come traduttrice, collaboratrice editoriale e redattrice.
Nel panorama letterario italiano Alice Ceresa emerse con il suo debutto sperimentale «La figlia prodiga» (1967), uscito come primo numero della collana «La ricerca letteraria» presso Einaudi. In seguito, nonostante la sua penna agile, Ceresa elesse la questione femminile ad unico tema da elaborare letterariamente. La ricerca stilistico-formale di un’espressione adeguata e nel contempo innovativa, e i suoi contatti con l’avanguardia italiana caratterizzano la sua opera e anche la ricezione del pubblico.
Ceresa diede alla stampa singoli racconti e soltanto nel 1990 uscì il suo secondo e ultimo romanzo, «Bambine», sempre per Einaudi. Attraverso le traduzioni in tedesco e in francese fu recepito favorevolmente anche in Svizzera, in Francia e in Germania.
Nel suo fondo d’archivio si trovano diverse opere incompiute. Il «Piccolo dizionario dell’ineguaglianza femminile» è stato edito a cura di Tatiana Crivelli nel 2007 e riproposto nel 2020.
Ultima modifica 15.07.2021