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Il paradosso del filosofo: la democrazia uccisa dall'informazione
Nelle Tesi su Feuberbach, Karl Marx scriveva: «I filosofi hanno soltanto diversamente interpretato il mondo, ma si tratta di trasformarlo». Molti anni dopo, Michael Foucault, in Le parole e le cose, definiva invece la filosofia come una sorta di «giornalismo radicale», e di sé diceva: «sono un giornalista dell'oggi, dell'attualità», «colgo l'adesso con le idee».
È chiaro che tra una filosofia tutta proiettata a diventare il motore della Storia e un pensiero interamente rivolto alla decodificazione dell'immanenza, il passo è molto lungo. Eppure, un filo resistente lega il padre del materialismo storico al teorico della società della sorveglianza.Un filo su cui corre il desiderio della verità. Il tentativo, cioè, di svelare e di mettere a nudo le sagome del dominio sociale e di incoraggiarne le possibili forme di contrasto.
Su quello stesso filo si muove ormai da tempo uno dei più noti filosofi contemporanei, il coreano Byung-chul Han, da molti considerato una sorta di stella del pensiero pop e i cui libri - scritti con uno stile quasi epigrammatico, mai più lunghi di un centinaio di pagine e ricolmi di citazioni dottissime - conoscono ormai una larga diffusione, tanto in Europa quanto in America Latina. Dario Campione ci racconta Infocrazia. Le nostre vite manipolate dalla Rete, edito da Einaudi nel 2023. Buon ascolto.