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Come consuetudine Craig Silverman, giornalista, scrittore e blogger ha stilato e pubblicato la classifica con il meglio e il peggio degli errori e delle correzioni giornalistiche del 2011. Non sul suo sito Regret the error come ha sempre fatto fino ad ora ma su quello del Poynter Institute che da qualche tempo ospita la sua rubrica.
Quest’anno il primo posto va alla diffusione della falsa notizia della morte della deputata Gabrielle Giffords rimasta coinvolta in un attentato durante un comizio a inizio anno. Messa in circolazione da un tweet della emittente radiofonica pubblica NPR che diceva “Giffords e altri sei uccisi da un uomo armato a Tucson” e ripresa dai media mainstream, la notizia si è poco dopo rivelata falsa.
L’autore del tweet, Andy Carvin, spiega come è andata: la NPR ha iniziato a diffondere la notizia della morte della Giffords online e via radio basandosi su due diverse fonti: un collaboratore dell’ufficio dello sceriffo e una persona dell’ufficio del Congresso. A questi annunci è seguito il mio tweet che ha iniziato a girare vorticosamente in rete e a essere ripreso da tutti i media mainstream. Eccetto quelli locali dell’Arizona che sono stati meglio informati perchè disponevano di fonti vicine più attendibili e sicure: “c’è sempre qualcuno che è più vicino alla notizia”.
Di pari importanza, quello che Silverman definisce il “refuso giornalistico dell’anno”, ovvero, l’imbarazzante confusione tra il nome del Presidente Obama e quello del terrorista Osama Bin Laden, fatta dai media di tutto il mondo in seguito all’annuncio in diretta TV del Presidente americano della cattura e uccisione del capo di Al Qaeda. Una conduttrice del Tg di un’emittente canadese è riuscita a confondere Obama con Osama ben tre volte in diciassette minuti mentre il sito della NPR titolava “Obama Bin Laden è morto” e il China Morning Post “Obama Bin Laden è morto ma la guerra al terrore continua”.
Nella lunga lista c’è poi la falsa notizia data dal britannico Daily Mail sul verdetto finale del processo ad Amanda Knox. È noto quanto la stampa americana e inglese parteggiassero, la prima per la liberazione della Knox, e la seconda per l’incriminazione della stessa per l’omidicio della connazionale Meredith Kercher. Il Daily Mail, preso evidentemente da troppa foga, nonostante la vittoria della Knox in appello, sul suo sito titolava: “Colpevole: Amanda Knox sbalordita, il suo appello è stato respinto” con tanto di descrizione della reazione della ragazza al momento del verdetto “via via che la Knox realizzava l’enormità delle parole del giudice Hellman si è lasciata cadere nella sedia rompendo in un pianto convulso mentre amici e parenti si abbracciavano l’un l’altro in lacrime”.
In altre parole il quotidiano è uscito con una storia inventata, prima che fosse pronunciato il verdetto. E testate mainstream come Sky news, il Sun e persino il live blog del Guardian l’hanno ripresa.
Se facciamo una retrospettiva degli errori alle nostre latitudini non possiamo non citare il caso del cane della signora Marilena Iannotta che per i media italiani era stata abbattuto nel comune svizzero di Reconvilier, nel Canton Berna, perché la signora, italiana, non aveva pagato la tassa sui cani. Notizia falsa, la signora in questione nemmeno esiste. Grazie alla sua diffusione però il sindaco della cittadina elvetica ha ricevuto 700 mail di minacce. Eppure, spiega il giornalista Paolo Attivissimo sul suo blog “Il Disinformatico”, per capire che si trattava di una bufala bastava fare la cosa più semplice e doverosa per chi vuole definirsi giornalista: chiedere direttamente agli interessati, i cui contatti sono a disposizione sul sito del comune di Reconvilier.
Nell’era del giornalismo digitale e dei social media, l’attendibilità e la verifica delle fonti continuano dunque a rimanere presupposti fondamentali per un’informazione onesta, credibile e di qualità: che i media se ne ricordino per il 2012.