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Una volta c'erano i caratteri...
quelli "solidi", di piombo: chi li disegnava ci ragionava a lungo perché conosceva le difficoltà che c'erano per produrli; chi li acquistava guardava con cura perché ne conosceva il costo.
Le piccole tipografie avevano pochi caratteri, in base alle loro possibilità di spesa, le grandi tipografie, meglio attrezzate presentavano un loro campionario con i caratteri disponibili, il grafico che usava i caratteri con i criteri di uniformità.
Con l'avvento dei personal computer sono arrivate pure le "font": non sono più caratteri, ma qualche cosa di immateriale che chiunque, con poca spesa, può costruire. E quindi tantissimi si sono messi a disegnare migliaia di caratteri, talvolta illeggibili, talvolta assurdi, talvolta simili ad altri.
Ne scaturisce un problema: i grafici - senza solide basi - utlizzano miscugli di font quasi a far vedere che la lora creatività si esprime con la varietà. Da qui nascono mostruose produzioni di stampati che è meglio non vedere.
Come sempre qualcosa che avrebbe potuto essere utile messo in mano ad incompetenti, si rivela un disastro.