Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01188.jsonl.gz/1123

Una "mamma" per gli orfani
TADRA è un'ONG svizzero-tedesca che accoglie i bambini tibetani in strutture protette
Pasangdolma ha oggi 17 anni. Viveva da sola con la madre, che soffriva di gravi disturbi mentali, in condizioni di estrema povertà. Con una telefonata Pasangdolma e’ stata segnalata al centro TADRA, un’organizzazione non governativa che opera nelle province cinesi del Qinghai e del Sichuan e che accoglie orfani tibetani. Aveva 10 anni e non parlava con nessuno. "Ho due sogni", spiega Pasangdolma oggi, "voglio entrare all’università e voglio diventare un medico". Sogni non piu’ remoti, oggi è già tra le migliori studenti, parla senza difficoltà tibetano e cinese e sta imparando l'inglese.
TADRA è stata fondata 20 anni fa da 3 tibetani, due di nazionalità tedesca, anch'essi orfani, il terzo di nazionalità svizzera. Oggi ospita 500 ragazzi in due strutture, i costi per mantenerle sono intorno al mezzo milione di franchi svizzeri, e provengono principalmente dal contributo di privati in Svizzera e Germania.
TADRA è una struttura con diverse case, ognuna accoglie da 20 a 35 bambini. In ogni casa vive e lavora una donna, che si trasferisce qui con la famiglia, che fa da "madre" ai bambini. "Quando arrivano i ragazzi non sanno molte cose, non sanno come magiare, vestire, lavarsi", spiega il direttore Thupdengnima, che i ragazzi qui chiamano "papà", "fanno la pipì a letto, alcuni non parlano o piangono molto". Man mano i bambini si abituano a vivere con gli altri, a fidarsi di chi si occupa di loro e a comunicare. "Le "madri" si occupano del cibo, aiutano a pettinarsi e a pulire i vestiti", ricorda Pema Yontso. È entrata nella scuola TADRA a 13 anni. Oggi studia lingua e letteratura tibetana all’università.
La priorità è proprio l’educazione. TADRA ha costruito le scuole, sono abilitate a insegnare il curriculum elementare, ma solo una delle due può fare lo stesso per la scuola media. Una volta entrati qui, TADRA supporta i ragazzi anche economicamente per tutto il percorso scolastico, università inclusa, l’unica maniera per questi ragazzi di potersi integrare nella realtà lavorativa e diventare indipendenti.
Beat Renz, cittadino svizzero, è entrato nell’organizzazione 12 anni fa, ed è oggi l'unico a visitare le scuole. I fondatori non ottengono il visto per la Cina dal 2007.Lavorare in zone tibetane è difficile. Dopo le rivolte del 2008 quasi tutti gli stranieri impegnati in queste aree con ONG hanno dovuto lasciare il territorio. "Ci sono sicuramente progetti più facili, ma il nostro focus è al 100% umanitario per i più poveri in quest’area", spiega Beat Renz. "Hanno davvero bisogno di aiuto".
Laura Daverio