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Grazie a Wikipedia scopro che la famosa frase “affermazioni straordinarie richiedono prove straordinarie” è di Marcello Truzzi. Per la precisione, la citazione corretta è la seguente:
E quando queste affermazioni sono straordinarie tanto da essere rivoluzionarie nelle implicazioni che hanno rispetto alle attuali leggi scientifiche generali e verificate, dobbiamo richiedere prove straordinarie.
Supponendo che la cosa non sia valida solo per le affermazioni scientifiche, ma in generale per tutte le affermazioni, proviamo ad applicare questa cosa all’esistenza di dio, tema che quando lo affronto sul blog attira sempre i suoi bei commenti. Continua a leggere Affermazioni straordinarie richiedono prove straordinarie
Sono convinto che la dimostrazione dell’esistenza di Dio sia questione filosofica, non religiosa: la fede è qualcosa di diverso dall’esistenza di un ente sovrannaturale. In altre parole: se hai ricevuto quello che molti chiamano “il dono della fede”, buon per te; io ho ricevuto quella orribile teiera a forma di Babbo Natale. Continua a leggere Dimostrare la non esistenza di Dio
Kurt Gödel; La prova matematica dell’esistenza di Dio; Bollati Boringhieri, 2006
Da Anselmo a Gödel
Il primo atto di questa lunga storia si situa intorno al 1077: in quegli anni il monaco benedettino Anselmo di Canterbury scrisse il Proslogion, “colloquio”, nel quale, per la prima volta, viene avanzata una dimostrazione a priori dell’esistenza di Dio.
Nel precedente Monologion, “soliloquio”, Anselmo aveva proposto alcune argomentazioni a posteriori, ossia condotte a partire dall’esperienza; in quello che invece diventerà noto come argomento ontologico, invece, non vi sono presupposti esterni: tutto si basa sul semplice ragionamento.
Nel 1781, dopo sette secoli di discussioni che coinvolgono, per limitarsi ai principali, Gaunilone, Tommaso, Duns Scoto, Descartes e Leibniz, Kant sembra chiudere definitivamente la questione, scrivendo, con la Critica della ragion pura, l’atto conclusivo della storia dell’argomento ontologico.
Tuttavia già Hegel riapre la questione: le vicende della dimostrazione a priori dell’esistenza di Dio continuano. Continua a leggere Matematica divina
Quando si vuole dimostrare l’esistenza delle idee, si ricorre quasi sempre al teorema di Pitagora. Il ragionamento, grosso modo e in forma vagamente sillogistica, è il seguente: il teorema di Pitagora è sempre vero, anche se si pensa ad altro o se si crede nella sua falsità; il teorema di Pitagora è sempre vero, anche senza registrazioni su un supporto fisico; ciò che esiste indipendentemente dal pensiero ha realtà oggettiva; ciò che esiste indipendentemente da ogni supporto fisico è ideale; il teorema di Pitagora è quindi oggettivo e ideale; il teorema di Pitagora è una idea in senso platonico.
Tutto corretto. Ma il discorso si esaurisce qui? Immaginiamo una lezione di geometria. Continua a leggere Mostra e dimostra
Bernardo da Chiaravalle, ovviamente non il doctor mellifluus in persona ma un suo estimatore contemporaneo, si diverte con alcune dimostrazioni matematiche.
Purtroppo non su argomenti di algebra o analisi o geometria: non vi sono studiati i numeri primi, i gruppi abeliani o i punti del piano. Bernardo discute di etica e di Dio (o, per citarli in ordine di ragionamento, di Dio e di etica).
Come da titolo: il matematico invadente.
Quando due filosofi discutono di reale e di razionale, non si sa mai come può andare a finire. Se i due filosofi in questione sono Tegatistene e Brasmenide la sorpresa finale è assicurata (anche se non è ancora finita). Continua a leggere Reale e razionale: dialogo senza lieto fine
Il mio articolo Un’idea è per sempre ha evidentemente incuriosito Massimo Adinolfi: dopo aver scritto un commento, al quale ho risposto, ha adesso dedicato al tema uno scritto sul suo blog. Continua a leggere Dimostrazioni
Il teorema di Pitagora esiste, e continuerebbe ad esistere anche se tutti i libri di geometria bruciassero e tutti i matematici perdessero la memoria: non è possibile distruggerlo, ma solo dimenticarlo.
Lo stesso non vale per gli oggetti fisici, e ancor di più per quelli sociali. Se viene bruciato un albero, questo semplicemente non c’è più, e chi sostenesse il contrario verrebbe gentilmente pregato di allontanarsi ché disturba. Un contratto continua ad esistere anche se brucia il tribunale, ma se a bruciare è l’intera città, ad esempio per un cataclisma o una rivolta, le leggi sono di fatto assenti, come purtroppo dimostrano le frequenti cronache di terremoti e ribellioni: in situazioni simili, parlare di obblighi contrattuali è perlomeno curioso. Continua a leggere Un’idea è per sempre
Una dimostrazione è un ragionamento corretto che, partendo da alcune premesse considerate valide, ha come conclusione la verità di una determinata tesi che è stata, a questo punto, confermata. Una volta che una tesi è stata dimostrata, essa è da considerarsi vera, una solida conoscenza acquisita che può essere utilizzata come valida premessa di ulteriori dimostrazioni.
Da questa breve definizione risulta evidente che vi sono due condizioni necessarie affinché una dimostrazione abbia valore: la correttezza, ossia non deve contenere errori di ragionamento, e la validità, ossia le premesse iniziali devono essere vere. Vi è tuttavia un terzo requisito, meno evidente ma non per questo meno necessario degli altri due: la tesi deve riguardare una conoscenza oggettiva e razionale. Continua a leggere Sull’inutilità di ogni dimostrazione dell’esistenza di Dio