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TRIPOLI - L'ufficio dell'Alto Commissariato dell'ONU per i rifugiati (Unhcr) a Tripoli è stato chiuso perché finora ha svolto "un'attività illecita". È la risposta del ministero degli esteri libico alle polemiche seguite alla chiusura della sede libica dell'agenzia delle Nazioni Unite.
Tripoli ricorda infatti che "la Gran Jamahirya non riconosce l'esistenza dell'Ufficio dei rifugiati nel suo territorio perché è uno Stato non membro della Convenzione (1951) sui rifugiati, e non ha firmato alcun accordo di cooperazione con l'Ufficio dell'Alto Commissariato per i rifugiati".
"Il Comitato generale popolare degli affari esteri e la cooperazione internazionale - si legge nella nota - è sorpreso dalla questione sollevata dai media per la chiusura dell'Ufficio dell'Alto commissariato per i rifugiati a Tripoli senza sapere i motivi".
"Il Comitato desidera chiarire i fatti in proposito come segue: in primo luogo, nel passato è già stato comunicato all'Ufficio di sviluppo del programma delle Nazioni Unite a Tripoli che la Gran Jamahiriya non riconosce l'esistenza dell'Ufficio dei rifugiati nel suo territorio perché è uno Stato non membro della Convenzione (1951) sui rifugiati, e non ha firmato alcun accordo di cooperazione con l'Ufficio dell'Alto Commissariato per i rifugiati. Di conseguenza, qualsiasi attività svolta dall'Ufficio è stata un'attività illecita".
"Secondo - prosegue la nota - è stata sollevata la questione dell'illegittimità della attività dell'Ufficio per i rifugiati a Tripoli diverse volte con il coordinatore residente dell'Undp, ed è stato anche informato il rappresentante residente della posizione della Gran Jamahiriya riguardo l'esistenza di questo ufficio, e la necessità di attuare la decisione delle autorità libiche di chiuderlo per l'illegittimità della sua attività e la sua presenza".
"Il Comitato desidera anche ricordare che nonostante l'assenza di un ufficio dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, ha permesso nel 2001 di nominare un rappresentante dell'Ufficio nel quadro del programma per lo sviluppo delle Nazioni e la sua presenza è stata limitata in quel periodo per risolvere un problema specifico, come è riconosciuto dall'UNHCR, ma il suo lavoro in seguito divenne illegale e violava l'accordo firmato tra la Gran Jamahiriya e l'UNHCR stesso, e ha praticato alcune attività illegali".
"È sorprendente - conclude il ministero degli esteri libico - che queste cose avvengono da parte del rappresentante di una organizzazione internazionale che deve rispettare il diritto internazionale, la sovranità degli Stati e le loro scelte".
SDA-ATS