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Mentre l'elettorato elvetico è chiamato ad esprimersi sulle corna delle mucche, il sociologo ed etnologo Bernard Crettaz analizza il legame talvolta ambiguo che esiste tra gli svizzeri e il loro animale emblematico.
Le mucche hanno sempre affascinato Bernard Crettaz. È quindi con grande interesse che sta seguendo il dibattito sull'iniziativa popolare che chiede un sostegno finanziario per i contadini che non decornano i loro bovini e caprini, in votazione il 25 novembre. Sociologo ed etnologo, Bernard Crettaz è cresciuto nella Val d'Anniviers, in Vallese, in una famiglia di agricoltori. Ha percorso in lungo e in largo le Alpi e le Prealpi per le sue ricerche sulla razza d'Hérens e sul ruolo della mucca in Svizzera.
swissinfo.ch: Come è nato il legame tra la Svizzera e la mucca?
«Il nostro paese forma una sorta di Disneyland alpino a grandezza naturale»
Bernard Crettaz: Nel Medioevo, la Svizzera è considerata in modo un po' dispregiativo un paese di pastori. Questa visione cambia però tra il XV e il XVI secolo, quando gli abitanti di grandi città come Basilea, Zurigo, Berna e Lucerna partono alla scoperta della montagna e vi trovano una specie di paradiso terrestre.
Questa tendenza prende un nuovo slancio nel XVIII secolo con la celebrazione della natura. Vanno ricordate due date fondamentali: la pubblicazione, nel 1732, di un piccolo libro intitolato «Le Alpi», scritto da Albert de HallerLink esterno. Intellettuale bernese, afferma che la gente di città è stata corrotta dalla ricchezza e per salvarsi deve uscire e scalare le montagne, incontrare i pastori che vivono felici con i loro animali. Albert de Haller auspica un ritorno alla scuola della natura e le sue parole avranno un grande impatto in tutta Europa.
La seconda data importante è il 1761, con la pubblicazione di un prodigioso best-seller: «Giulia o la Nuova Eloisa» del ginevrino Jean-Jacques RousseauLink esterno. Questo libro tratta il mito dell'età dell'oro, un tempo in cui la gente viveva felice come sulle Alpi svizzere. Queste due opere daranno vita a un'immensa letteratura sulla montagna e a molteplici rappresentazioni. È l'inizio della grammatica svizzera della mucca: l'animale e la sua bellezza, la salita e la discesa delle mandrie, le campane, i buoni prodotti del latte.
swissinfo.ch: Come è evoluta la visione della mucca?
B. C.: L'inizio del XIX secolo è segnato da due elementi: la mucca in quanto simbolo e la questione della razza. Il parlamento è teatro di infiniti dibattiti sul miglioramento delle razze svizzere, sull'istituzione di concorsi e di fiere del bestiame. Si tratta di un movimento gigantesco che punta a migliorare le condizioni della montagna.
Tutto ciò porta all'esposizione nazionaleLink esterno, tenutasi a Ginevra nel 1896, e che considero come un evento fondatore per il linguaggio patriottico della Svizzera. Gli organizzatori mettono una mandria di mucche in città e creano un finto villaggio elvetico, con un ufficio postale, una chiesa, un lago, una cascata e perfino una montagna artificiale. È da qui che nasce l'idea di una Svizzera paradisiaca che bisogna proteggere.
In seguito, queste idee si spingono fin sulle Alpi e gli abitanti di montagna cominciano a considerarsi come nativi di un paradiso ritrovato, simbolo che verrà poi utilizzato a scopi turistici. Attraverso le mie ricerche in montagna e in città, sono giunto all'ipotesi - e poi alla conclusione - che il nostro paese forma una sorta di Disneyland alpino a grandezza naturale. Noi, autoctoni, non abbiamo mai creduto davvero che la montagna fosse un paradiso, ma un giorno abbiamo semplicemente ripreso questa visione.
swissinfo.ch: La gente di montagna ha dunque cercato di conformarsi a questo ideale?
B. C.: Dal XIX secolo, la città ha detto due cose agli abitanti di montagna: modernizzatevi, adottate le tecniche che vi portiamo, ma al contempo arcaicizzatevi, mantenete le antiche usanze perché vogliamo ritrovare il vero paradiso. Passeggiando tra i villaggi di montagna, si ritrovano questi due aspetti.
Non bisogna tuttavia dimenticare che questa celebrazione della mucca non ci impedisce di uccidere l'animale per mangiarlo o di abbatterlo in gran numero per evitare il rischio di un'epizoozia. È un'ambiguità che persiste dal XIX secolo: da un l'aspetto simbolico legato mucca e dall'altro la ricerca di nuove forme di allevamento per aumentare la produttività.
«Siamo l'unico paese al mondo che voterà per includere le corna delle mucche nella Costituzione!»
swissinfo.ch: Oggi questo mito è più vivo che mai?
B. C.: Sì, ma l'aspetto sacro della mucca, che si ritrova sotto forma di statue e souvenir, va di pari passo con una specie di disprezzo per l'animale. Oggi c'è anche chi sostiene che non si debba più bere latte o mangiare carne. E così siamo l'unico paese al mondo che voterà per includere le corna delle mucche nella Costituzione!
swissinfo.ch: Ritiene che si tratti di una votazione simbolica?
B. C.: La mia interpretazione è che con l'urbanizzazione della Svizzera c'è un ritorno all'autenticità del patrimonio. La gente preferisce vedere le mucche con le corna. Nel campo della sociologia e della storia, si considera che una moltiplicazione dei segni indichi una diminuzione della realtà. Attraverso il simbolo si recupera ciò che si perde nel mondo reale. Oggi ci sono molti artisti, grafici e pubblicitari che inventano cose incredibili, tanto più che la mucca sta scomparendo o per lo meno il numero di bestie diminuisce in modo drastico. Così, anche se la mucca dovesse estinguersi, i simboli ad essa legata continueranno a moltiplicarsi.
swissinfo.ch: Ma la mucca è ancora così importante per gli svizzeri?
B. C.: Non vedo come potremmo cancellare la mucca dalla nostra memoria collettiva; è ancorata nel paesaggio, nei musei. Certo, i circuiti turistici possono presentare un altro volto della Svizzera, legato alla tecnologia e all'orologeria, ma continueranno anche a mostrare simboli antichi e insostituibili come la mucca, il Cervino o il castello di Chillon.
Traduzione di Stefania Summermatter