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La Svizzera esprime preoccupazione per l’ampliamento delle ulteriori restrizioni di visto e per le nuove sanzioni economiche stabilite oggi dagli Stati Uniti contro il personale della CPI, i membri delle loro famiglie e alle persone fisiche e giuridiche che sostengono le indagini contro i cittadini americani. La Svizzera esorta gli Stati Uniti a revocare immediatamente queste misure globali.
Il perseguimento penale come mezzo efficace per mantenere la pace
La Svizzera appoggia l'appello lanciato dal presidente dell'Assemblea degli Stati parte della CPI l'11 giugno e si riconosce pienamente nei principi e i valori sanciti dallo Statuto di Roma. La Corte penale internazionale è una conquista significativa e una parte integrante dell’ordine internazionale basato sulle regole. È il risultato di decenni di sforzi per punire i crimini più terribili e rendere giustizia alle vittime. Ciò è un requisito fondamentale per mantenere una pace duratura e assicurare la stabilità internazionale.
Allo Stato la responsabilità del perseguimento penale
La Corte penale internazionale, con sede all’Aia (Paesi Bassi), è stata istituita nel 1998 e conta sul sostegno di 123 Stati, tra cui la Svizzera. La CPI svolge indagini e processi penali contro singole persone accusate dei più gravi crimini: genocidio, crimini contro l’umanità, crimini di guerra e crimini di aggressione. La responsabilità del perseguimento penale spetta alle autorità nazionali. La CPI può avviare indagini contro singole persone solo se gli organi di giustizia del Paese interessato non sono disposti a farlo o non ne sono in grado. La Svizzera invita pertanto gli Stati Uniti a garantire un'azione penale completa, in linea con il suo impegno di responsabilità, ribadito ancora ieri a Washington.
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