Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01083.jsonl.gz/1113

Il più grande nel regno dei cieli
Daniele Scarabel
Pastore
In quel momento, i discepoli si avvicinarono a Gesù, dicendo: «Chi è dunque il più grande nel regno dei cieli?» Ed egli, chiamato a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: «In verità vi dico: se non cambiate e non diventate come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Chi pertanto si farà piccolo come questo bambino, sarà lui il più grande nel regno dei cieli. (Matteo 18:1-4)
Vi siete mai chiesti perché i film con supereroi sono tanto popolari? Perché i supereroi hanno caratteristiche che tutti vorremmo possedere. Sono solitamente delle figure che ispirano speranza, saggezza, responsabilità.
I supereroi sono sempre in prima linea quando si tratta di affrontare le minacce del loro tempo, mettono a repentaglio la propria incolumità per un ideale superiore, riescono ad andare oltre i facili sentimentalismi, non abusano delle posizioni di potere, sanno essere determinati, ma anche intrinsecamente umani.
È probabilmente così che volevano essere i discepoli di Gesù: dei supereroi del regno dei cieli. Non è però così che Gesù immagina i suoi discepoli. Quella di oggi vuole essere un’introduzione al tema dell’anno “Fedeli nelle cose piccole”. Cercheremo di capire insieme cosa serve per essere fedeli nelle cose piccole e per servire nel migliore dei modi il Signore.
Il nostro desiderio di significato
In quel momento, i discepoli si avvicinarono a Gesù, dicendo: «Chi è dunque il più grande nel regno dei cieli?» (Matteo 18:1)
Il discorso di Gesù ha inizio con una domanda concreta da parte dei discepoli: “Chi è dunque il più grande nel regno dei cieli?”. Era una questione che li interessava personalmente, volevano effettivamente sapere chi tra di loro fosse il più grande (Marco 9:34).
Tra i discepoli c’era un’evidente rivalità e facevano fatica a capire che vantaggi ne avrebbero tratto del dedicare tutta la loro vita all’edificazione del regno di Dio. Almeno è questo che pare indicare la reazione di Pietro, che in un’altra occasione esclamò:
Ecco, noi abbiamo lasciato ogni cosa e ti abbiamo seguito; che ne avremo dunque? (Matteo 19:27)
Più tardi si intromise pure la madre di Giacomo e Giovanni dicendo a Gesù: “Di’ che questi miei due figli siedano l’uno alla tua destra e l’altro alla tua sinistra, nel tuo regno” (Matteo 20:21).
Questo tipo di discussione continuò anche nelle prime comunità. Pensate ad esempio alle rivalità presenti nella chiesa di Corinto riguardo ai ruoli nella chiesa e ai doni spirituali. Sono più grandi gli apostoli? I profeti? Chi parla in lingue? Chi sa fare miracoli di guarigione?
Probabilmente anche nella chiesa di Roma c’erano discussioni simili riguardo i ruoli e l’importanza dei vari credenti, altrimenti Paolo non avrebbe avuto bisogno di scrivere:
Per la grazia che mi è stata concessa, dico quindi a ciascuno di voi che non abbia di sé un concetto più alto di quello che deve avere, ma abbia di sé un concetto sobrio, secondo la misura di fede che Dio ha assegnata a ciascuno. (Romani 12:3)
È sicuramente un tema che è attuale fino ad oggi, perché ognuno di noi è stato creato da Dio con un profondo bisogno di significato.
Dio diede ad Adamo uno scopo straordinario per la sua vita: governare il mondo. Certamente Adamo non aveva pensieri del tipo “ci deve essere di più nella vita!” e non si sarà nemmeno chiesto se non ci fosse uno scopo più profondo per la sua esistenza. Adamo non aveva bisogno di dare un senso o un significato alla sua vita, perché già ne aveva uno.
Purtroppo le conseguenze del peccato furono disastrose. Satana mise nelle loro teste il pensiero che deve esserci di più nella vita, che Dio doveva aver nascosto loro qualcosa di importante ed essenziale.
Il risultato fu che persero tutto. Dopo aver interrotto il loro rapporto con Dio Adamo ed Eva si sentirono improvvisamente insignificanti.
Perché è importante capire questo concetto? Perché ci aiuta a capire che noi tutti siamo nati con il desiderio di tornare al senso di significato di cui Adamo ed Eva avevano goduto. Anche come credenti!
In realtà il problema di Adamo ed Eva era la mancanza di autostima e un’immagine negativa di sé che entrambi avevano. Ed è un problema che abbiamo anche tutti noi. Cristo è venuto per ridarci questo significato, ma spesso ce ne dimentichiamo e finiamo col ricercare significato indipendentemente da Dio, paradossalmente proprio anche nel nostro servire Dio nella chiesa. Non c’è dunque da sorprendersi se i discepoli rivaleggiavano per vedere chi tra di loro sarebbe stato il più grande nel regno dei cieli.
Come entrare nel regno dei cieli
Ed egli, chiamato a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: «In verità vi dico: se non cambiate e non diventate come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. (Matteo 18:2-3)
Gesù ha colto il bisogno profondo che i discepoli hanno espresso con la loro domanda. È interessante notare che Gesù affronta dapprima una questione di fondo, rispondendo alla domanda di come si fa ad entrare nel regno dei cieli, una domanda che i discepoli non avevano nemmeno posto. Per Gesù era però evidentemente una domanda più importante del chi è il più grande nel regno dei cieli.
La risposta di Gesù ai discepoli fu: “se non cambiate e non diventate come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli”. Ma cosa significa cambiare e diventare come bambini?
Cambiare significa letteralmente convertirsi. In questo contesto Gesù ci sta dicendo che è necessario abbandonare ogni pensiero alla propria grandezza, lasciare da parte ogni forma di orgoglio e riconoscere che dipendiamo in tutto e per tutto dalla grazia di Dio e dal perdono che Lui ci offre in Gesù Cristo.
Abbiamo terminato il 2019 parlando della grazia ed è nostro desiderio partire proprio da questo fondamento che abbiamo posto, per continuare ad edificare la nostra comunità. Abbiamo concluso il corso sulla grazia dicendo che possiamo portare frutto solo se impariamo a riposare nella grazia di Dio e a vedere Gesù Cristo come la nostra vera Vita.
Se invece ci lasciamo guidare dall’orgoglio o dal tentativo di controllare le circostanze o le persone, in realtà stiamo dicendo a Dio: “Sono io che posso fare accadere ciò che voglio e lo farò a modo mio, in base ai miei tempi e con le mie forze.” Questo atteggiamento ci impedisce di sperimentare la pienezza della provvidenza e della benedizione di Dio.
Cambiare come richiesto qui da Gesù significa proprio riposare nella consapevolezza di potersi fidare di Dio Padre perché si occupi di quelle persone e quegli eventi che sono al di fuori del loro controllo.
Il “cambiamento” o la conversione come la intende qui Gesù, non è però un evento puntuale che avviene una sola volta nella vita, bensì un processo che dura tutta la vita. Per poter essere fedeli nelle cose piccole, serve dunque dapprima la volontà di orientarci sempre di nuovo a Dio, guardando al futuro, tramite l’opera dello Spirito Santo nella nostra vita.
Deve avvenire un cambiamento interiore che ci porta ad abbandonare qualsiasi pensiero alla nostra grandezza. Nel mondo fare carriera, avere potere, occupare posizioni sempre più prestigiose, essere ammirati… è normale. Ma non per chi vuole crescere nel regno di Dio. Per noi e chiunque vuole essere grande nel regno dei cieli vale invece:
Umiliatevi davanti al Signore, ed egli v’innalzerà. (Giacomo 4:10)
Ed è interessante che Giacomo subito dopo dà un esempio concreto di cosa significa umiliarsi davanti al Signore: “Non sparlate gli uni degli altri, fratelli” (Giacomo 4:11).
Inoltre Gesù dice che dobbiamo “diventare come i bambini”. Che cosa significa? Il bambino che Gesù ha preso come esempio era un piccolo bambino che, secondo le usanze della lingua greca, non aveva più di sette anni.
Un bambino piccolo ha certe caratteristiche: non è lui l’autorità dominante, deve ubbidire, sta sotto l’autorità dei genitori, si fida di loro e confida in loro per soddisfare tutti i suoi bisogni.
Quindi principalmente Gesù ci indica che se vogliamo essere grandi nel suo regno, dobbiamo riconoscere l’autorità di chi è più grande di noi e imparare a confidare in loro, in particolare dobbiamo sottometterci all’autorità di Dio e confidare in Lui.
Anche in questo paragone notiamo una cosa: si tratta di un processo di trasformazione che dura tutta la nostra vita e che può avvenire unicamente per la forza dello Spirito Santo che opera in noi. Ma la volontà di diventare come bambini deve venire da noi!
Farsi piccoli per essere grandi
Chi pertanto si farà piccolo come questo bambino, sarà lui il più grande nel regno dei cieli. (Matteo 18:4)
Cosa significa farsi piccoli come un bambino? Ci sono due aspetti da tenere conto: il primo è il rendersi piccoli di fronte a Dio e il secondo è il rendersi piccoli gli uni di fronte agli altri. Non dobbiamo dimenticare che Gesù sta affrontando il desiderio dei discepoli di prevalere gli uni sugli altri.
Il farsi piccoli come bambini non ha però a che fare con un umiliarsi esteriormente, con uno sminuire sé stessi e le proprie capacità, con una falsa umiltà o con un “farsi più piccoli” di quanto si è. La cosa giusta è invece riconoscere l’onore e l’importanza che abbiamo agli occhi di Dio e metterci a sua disposizione, a prescindere da ciò che Lui chi chiama a fare.
Il farsi piccoli di fronte a Dio significa ammettere la propria colpa, arrendersi completamente alla sua grazia ed essere consapevoli di quanto piccoli siamo noi di fronte a Lui.
Il farsi piccoli nei confronti del nostro prossimo significa invece restare umili anche all’interno della chiesa. Significa renderci conto che a volte possiamo esagerare nel ricercare onore o prestigio in ciò che facciamo per il Signore. Possiamo chiederci con che attitudine svolgiamo un determinato servizio, piuttosto che un altro.
Gesù disse chiaramente: “ma il maggiore tra di voi sia vostro servitore”. (Matteo 23:11)
Poi è anche vero che un giorno Dio stesso deciderà chi sarà grande nel suo regno. E con regno intende sia il regno presente, sia il regno futuro. Gesù non nasconde il fatto che nel regno di Dio ci saranno figli di Dio più grandi e altri più piccoli. Ci saranno differenze nel premio e nei ruoli che Dio ci affiderà nel suo futuro regno. Ma questo è un altro tema che affronteremo più avanti.
Vorrei concludere portandovi l’esempio di un bambino nell’Antico Testamento che è diventato un grande nel regno di Dio: Samuele, il primo grande profeta in Israele. In un periodo in cui Dio si stava ritirando a causa della colpa del suo popolo, arrivò questo giovane uomo Samuele che imparò ad ascoltare Dio nel silenzio della casa di Dio.
Samuele fu messo al servizio del Signore all’età di 2-3 anni, quando sua madre Anna lo affidò al sommo sacerdote Eli affinché servisse con lui nel tempio di Dio. Inizialmente Samuele svolgeva semplici compiti, ma fu sempre in tutto e per tutto ubbidiente al Signore, al contrario dei figli di Eli che vivevano nel peccato.
Intanto, il piccolo Samuele continuava a crescere ed era gradito sia al SIGNORE sia agli uomini. (1 Samuele 2:26)
Quando poi Dio lo chiamò per un servizio speciale, Samuele era così abituato a servire il Signore nelle cose piccole, che rispose senza esitare: “Parla, poiché il tuo servo ascolta” (1 Samuele 3:10).
Il mio desiderio è che anche tutti noi durante quest’anno possiamo esercitarci a servire Dio in qualsiasi piccola cosa che Lui ci mostrerà, proprio come Samuele.
Amen