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La banca svizzera ritiene di aver fatto del suo meglio per evitare il peggio
Ammette anche però: «Alcuni dirigenti e impiegati avrebbero potuto evitare il danno reputazionale ed economico, comportandosi meglio»
ZURIGO - Credit Suisse (CS) risponde a Ethos: la banca ha preso posizione oggi in modo dettagliato riguardo alle molte domande sollevate riguardo al caso Greensill dalla fondazione ginevrina attenta ai principi del buon governo d'impresa. L'istituto afferma di aver fatto del suo meglio per evitare il disastro e di non avere fondi con problemi simili.
Fondata nel 2011 dall'imprenditore australiano Lex Greensill, la società finanziaria inglese Greensill Capital era specializzata nel finanziamento della catena di approvvigionamento delle aziende, attraverso i fondi SCFF (supply chain finance funds). A partire dal luglio 2020 l'impresa ha perso la protezione assicurativa per le sue attività e nel marzo 2021 è stata dichiarata insolvente. Di conseguenza CS si è trovata a dover liquidare fondi per un volume di 10 miliardi di franchi, di cui 6,7 miliardi restituiti finora agli investitori. Ethos si chiedeva come si fosse arrivati al punto in questione.
«Alcuni dirigenti e impiegati si sarebbero dovuti comportare meglio»
In un documento di 20 pagine diffuso oggi CS fa sapere che la dirigenza è rimasta «straordinariamente stupita» per il fatto che Lex Greensill abbia informato della situazione solo pochi giorni prima della scadenza della protezione assicurativa. Fino a quel momento la banca aveva saputo di difficoltà finanziarie dell'azienda inglese solo dai media: confrontata con queste informazioni l'impresa aveva sempre dato risposte soddisfacenti.
Secondo la banca, «alcuni dirigenti e impiegati avrebbero potuto evitare il danno reputazionale e il danno economico se si fossero comportati più correttamente negli ultimi anni». Sulla scia della vicenda sono stati licenziati dieci dipendenti ritenuti responsabili. I loro bonus per il 2021 sono stati cancellati. L'istituto fa anche sapere che non possiede altri fondi «con le stesse caratteristiche e problemi» di quelli Greensill.
Un rapporto ancora privato
In vista dell'assemblea generale del 29 aprile Ethos ha chiesto una revisione straordinaria (anche in relazione alle rivelazioni di stampa "Suisse Secrets"), ma i vertici di Credit Suisse sono contrari. La dirigenza non vuole nemmeno rendere pubblico il rapporto realizzato sulla vicenda, visto che sono in corso vertenze per recuperare il denaro. I processi a questo proposito potrebbero durare circa cinque anni, fa sapere la società.
La risposta di Ethos alle novità odierne è tiepida, tendente al freddo. «Questo è un primo passo verso la trasparenza, ma le risposte lasciano un po' perplessi», afferma il direttore Vincent Kaufmann in dichiarazioni all'agenzia Awp. «L'obiettivo delle nostre domande era di portare un po' più di trasparenza, ma le risposte date sono insufficienti e, soprattutto, non sono verificate da una terza parte indipendente».
«Gli azionisti sono stanchi»
La fondazione mantiene quindi la sua richiesta di una revisione straordinaria, «in modo che un giudice nomini un esperto indipendente per verificare le risposte». La fondazione raccomanda anche agli azionisti di votare contro il discarico del consiglio di amministrazione e della direzione: non solo per Greensill, bensì anche per altri casi, che vanno dal dissesto di Archegos alla vicenda legata al Mozambico. Secondo Kaufmann gli azionisti sono stanchi, a causa della successione di queste vicende e del corso dell'azione storicamente basso.
Oggi a metà pomeriggio il titolo Credit Suisse era scambiato a circa 7,40 franchi in borsa. Il valore ha perso il 16% dall'inizio dell'anno e il 27% sull'arco delle 52 settimane. Nel 2007 valeva 97 franchi, nel 2010 circa 50.