Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/104361

<h2>SubmittedText<h2><p>Dal primo gennaio 2010, la Confederazione obbliga i fabbricanti di sigarette ad assegnare più della metà della superficie del pacchetto all'avviso contro i pericoli del fumo, mentre Philip Morris International, la cui sede delle operazioni internazionali si trova a Losanna, ha appena querelato l'Uruguay, davanti ad un tribunale della Banca mondiale, il Centro internazionale di composizione delle controversie relative agli investimenti. Il motivo: le nuove direttive adottate recentemente dal Paese sudamericano, che obbligano i messaggi in favore della salute a coprire l'80 per cento del pacchetto di sigarette ed impongono una sola presentazione per ogni marca.</p><p>Secondo Philip Morris International, queste misure gli creano ingenti perdite. Essa basa la sua querela sul trattato di promozione e di protezione degli investimenti in vigore dal 1991 tra la Svizzera e l'Uruguay. Denunciando la politica di salute pubblica di un piccolo Paese, Philipe Morris intende mettere sotto pressione tutti quei Paesi che stanno portando avanti la lotta contro il tabagismo.</p><p>Una possibliità per contrastare queste pressioni sarebbe che Paesi come la Svizzera, molto attivi nel campo della salute pubblica e nella lotta contro il tabagismo, sostengano gli sforzi di Paesi come l'Uruguay. L'Uruguay sta pensando di chiedere alla Svizzera di introdurre un complemento al trattato internazionale sopracitato, affinché i due Paesi si associno attivamente nella lotta contro il tabagismo, escludendo i prodotti nocivi per la salute.</p><p>Chiedo quindi al lodevole Consiglio federale:</p><p>1. Qual'é la sua posizione in merito a questa querela della Philip Morris?</p><p>2. Sarebbe disponsibile a introdurre un complemento al trattato di promozione e di protezione degli investimenti per sostenere l'Uruguay nella sua lotta al tabagismo?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Gli investimenti internazionali rivestono per la Svizzera un'importanza fondamentale. Con un volume di investimenti diretti effettuati all'estero pari a circa 866 miliardi di franchi (2009), la Svizzera figura tra i maggiori esportatori di capitale al mondo. In quanto tale, in nostro Paese deve poter fare affidamento alla sicurezza giuridica relativa ai rischi non commerciali degli investimenti all'estero. Per aumentare questa sicurezza, la Svizzera ha tessuto la terza più fitta rete di accordi bilaterali di protezione degli investimenti (APPI).</p><p>La procedura di arbitrato contro l'Uruguay avviata da Philip Morris sulla base dell'APPI tra la Svizzera e l'Uruguay in vigore dal 22 aprile 1991 e relativa a misure regolative nell'ambito della lotta al tabagismo sarà svolta secondo le norme del Centro internazionale per la composizione delle controversie relative agli investimenti (CIRDI), affiliato alla Banca mondiale. Il meccanismo di composizione delle controversie "investitore-Stato" previsto dall'APPI offre agli investitori svizzeri la possibilità di contestare la violazione di tale accordo presso un'istanza di arbitrato indipendente. Secondo le regole del CIRDI, lo Stato di origine dell'investitore è tenuto a non esprimersi in merito a una procedura giuridica di arbitrato corrente.</p><p>In termini generici, si può tuttavia affermare che la legislazione è un elemento chiave di sovranità statale e che gli APPI non devono né possono ostacolarne l'applicazione non discriminatoria. Ciononostante, in singoli casi possono essere di rilievo determinati impegni internazionali di protezione degli investimenti in relazione a singoli atti legislativi. Spetta alle istanze di arbitrato apprezzare e giudicare nel loro insieme i casi spesso complessi di investimenti transfrontalieri.</p><p>2. La Svizzera non ha sinora ricevuto dall'Uruguay alcuna domanda per l'avvio di negoziati testi a modificare l'APPI. Alla luce di quanto esposto sopra, non sussiste tuttavia la necessità di adeguare l'APPI ai sensi della presente interpellanza. L'adozione di misure regolative finalizzate a soddisfare un interesse pubblico a sé stante o l'esclusione di interi settori economici dagli impegni di un APPI non sarebbe in linea con l'obiettivo dell'accordo, che è quello di tutelare gli investimenti stranieri in tutti i settori da comportamenti incompatibili con il diritto internazionale.</p>  Risposta del Consiglio federale.