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La Svizzera uscirà in modo progressivo dall'energia nucleare. Dopo il Nazionale, anche il Consiglio degli Stati ha deciso, con 30 voti contro 8, di non più rilasciare autorizzazioni per la costruzione di nuove centrali.
I senatori hanno però voluto introdurre una clausola secondo la quale "non sarà pronunciata nessuna proibizione di tecnologia". Tale postilla è un segnale per la ricerca, che deve poter continuare anche nell'ambito nucleare. Il dossier torna ora al Nazionale.
La sinistra ha criticato l'introduzione di questa clausola: "porta solo confusione quando bisognerebbe invece lanciare un segnale chiaro all'economia per far sì che investa subito nelle energie rinnovabili", ha dichiarato Robert Cramer (Verdi/GE).
La verde liberale Verena Diener (ZH) ha però ricordato che il messaggio centrale, ovvero l'uscita progressiva dal nucleare, rimane. "Non ci sono ambiguità", ha sostenuto. Si tratta di elaborare un testo che possa essere accettato anche dai fautori dell'atomo, ha aggiunto.
In linea di principio, le centrali elvetiche esistenti saranno dunque disattivate quando avranno raggiunto un ciclo di vita di 50 anni, e non saranno sostituite. L'ultimo impianto a chiudere i battenti sarà quello di Leibstadt nel 2034.
Attualmente circa il 40% dell'elettricità prodotta in Svizzera è di origine nucleare e proviene dalle cinque centrali atomiche di Beznau I e II, Mühleberg, Gösgen e Leibstadt. Questi impianti producono annualmente 26 miliardi di kilowattore (kWh).
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