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Nel quotidiano britannico Financial Times, il giornalista Martin Wolf ricorda che le società complesse si affidano alle proprie élite per risolvere i problemi e quando queste falliscono si produce un crollo dell’ordine politico.
La storia della vigilia della Prima guerra mondiale è testimone di questa logica, che si basa su un contratto implicito : l’élite ottiene privilegi, potere e ricchezza, mentre in cambio il popolo ottiene sicurezza e un certo grado di prosperità.
Oggi le ideologie militari e imperialiste sono meno frequenti rispetto a cento anni fa, ma rimane il rischio di un errore di calcolo fatale con conseguenze catastrofiche.
Ai giorni nostri, le grandi potenze hanno capito che la pace porta maggiore prosperità della guerra, ma questo non protegge dai fallimenti economici, politici e sociali.
Wolf vede tre categorie di fallimenti maggiori :
✔ Le élite economiche, finanziarie e intellettuali hanno fallito nel capire le conseguenze della liberalizzazione finanziaria.
Cedendo al mito dell’autoregolamentazione dei mercati, hanno permesso l’espansione del debito pubblico che è andato essenzialmente a vantaggio del settore finanziario, creando un disfunzionamento sistemico.
La crisi che ne è derivata ha causato il crollo delle economie, l’aumento della disoccupazione e del debito pubblico.
L’élite dirigente è stata incapace di evitare il disastro. L’élite finanziaria è stata screditata dalla necessità di portare soccorso.
L’élite politica è stata screditata perchè ha accettato di portare soccorso con i soldi dei contribuenti. L’élite intellettuale (gli economisti) è stata screditata dalla sua incapacità di impedire o limitare la crisi.
✔ L’emergere di un’élite economica e finanziaria mondiale ha indebolito il tessuto democratico.
I membri di questa élite sono sempre meno solidali rispetto ai paesi che hanno permesso loro di arricchirsi e si arrogano la maggior parte dei redditi economici.
Il tessuto sociale si rompe quando il popolo constata che questa élite è riccamente ricompensata per le sue prestazioni mediocri, che si interessa solo ai suoi affari ma che si aspetta di essere aiutata in caso di difficoltà.
✔ La creazione dell’euro era suscettibile di creare frizioni all’interno dell’Europa riguardo alla maniera di gestire questa moneta.
La crisi finanziaria che ne deriva, inevitabile, ha prodotto una serie di problemi non risolti : recessione, forte disoccupazione, emigrazione di massa e livelli di indebitamento insopportabili.
L’origine politica e costituzionale di questi problemi non è però stata rimessa in causa e all’interno della Zona euro il potere si concentra fra pochi paesi (tra cui la Germania) e un trio di burocrazie non elette (Commissione europea, Banca centrale europea e Fondo monetario internazionale).
Le popolazioni che subiscono le loro politiche non hanno alcuna influenza e i politici che rappresentano questi popoli non hanno alcun potere.
Questa frattura tra responsabilità e potere urta il senso democratico. Così, scrive Wolf “la crisi della Zona euro non è solo economica, ma è anche costituzionale.”
“Nessuno di questi fallimenti è comparabile alle follie del 1914 – conclude Wolf – ma sono sufficientemente importanti per far dubitare di chi ci governa.
Il risultato è la rinascita del furioso populismo in tutto l’Occidente e soprattutto del populismo xenofobo di destra. I governi devono migliorare. Se non lo faranno, la rabbia potrebbe sommergerci.”
(Fonte : express.be)