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<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. La politica del Consiglio federale di lotta contro la tortura poggia innanzi tutto sull'impegno della Svizzera in seno ai vari organismi internazionali di tutela dei diritti dell'uomo - in particolare l'ONU, l'OSCE e il Consiglio d'Europa - e sugli obblighi internazionali assunti dalla Svizzera con la ratifica di diversi strumenti internazionali di protezione dei diritti umani. Alcuni di questi strumenti hanno carattere generale, come per esempio il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici e lo Statuto di Roma della Corte penale internazionale, altri invece riguardano più specificatamente la tortura. La Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti e la Convenzione europea per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti sono entrate in vigore in Svizzera, rispettivamente, il 26 giugno 1987 e il 1° febbraio 1989. Inoltre, come Stato parte alle Convenzioni di Ginevra del 1949, la Svizzera sottostà alle norme internazionali sulla protezione di tutte le vittime della guerra, norme che proibiscono, segnatamente, qualsiasi forma di tortura nei loro confronti. Infine, la politica del Consiglio federale contro la tortura si fonda sul diritto internazionale consuetudinario, come pure sulle risoluzioni formulate in proposito in seno all'Assemblea generale e della Commissione ONU dei diritti dell'ONU, nonché sul relativo mandato del suo relatore speciale, al quale la Svizzera fornisce il proprio appoggio.</p><p>2. Sotto il profilo giuridico, gli obblighi internazionali vigenti che proibiscono la pratica della tortura sono sufficienti per prevenire e reprimere efficacemente questi atti. L'entrata in vigore del Protocollo facoltativo alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti, che istituisce un meccanismo internazionale e nazionale di controllo, dovrebbe permettere, in particolare, di rafforzare le misure preventive. Alcuni Stati, tuttavia, non hanno ancora ratificato gli strumenti internazionali di lotta contro la tortura, e altri, pur avendoli ratificati, non rispettano gli obblighi assunti. È imperativo, quindi, esortare codesti Stati a rispettare i diritti fondamentali di ogni essere umano e in particolare il diritto di non essere sottoposto a qualsiasi forma di tortura. Per quanto concerne le forze della coalizione in Iraq, il 7 maggio 2004 la Svizzera ha convocato i rappresentanti delle ambasciate degli Stati Uniti d'America e della Gran Bretagna a proposito dei trattamenti inumani inflitti ai prigionieri detenuti in Iraq per sottolineare la necessità di prendere misure atte ad impedire il ripetersi di simili atti.</p><p>3. La Svizzera ha firmato il Protocollo facoltativo alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti il 25 giugno 2004. L'adozione del messaggio concernente la ratifica di questo strumento, iscritta nel Rapporto sul programma di legislatura 2003-2007 (FF 2004 1020), dovrebbe intervenire nel corso della presente legislatura. Il Dipartimento federale di giustizia e polizia è incaricato dell'elaborazione del messaggio. La ratifica del Protocollo facoltativo conferirà legittimità supplementare agli sforzi della Svizzera in favore di una proibizione assoluta della pratica della tortura. </p><p>Il Protocollo facoltativo prevede, in particolare, l'istituzione di un meccanismo nazionale di controllo, autorizzato a visitare regolarmente i luoghi di detenzione. Tuttavia, poiché in Svizzera tale competenza spetta ai Cantoni, per definire le modalità della trasposizione degli obblighi internazionali nel diritto interno, il dialogo con le autorità cantonali si impone. Nell'ambito di una consultazione informale effettuata lo scorso anno, 24 Cantoni si sono dichiarati favorevoli alla ratifica del Protocollo facoltativo.</p><p>4/5. Il Consiglio federale ha allestito e sostiene finanziariamente diversi programmi d'informazione e di sensibilizzazione sul tema dei diritti umani e, in particolare, della tortura. Il Dipartimento federale degli affari esteri ha finanziato l'anno scorso la produzione di un documentario sull'impegno della Svizzera e della società civile contro la tortura. Il film, realizzato soprattutto per rendere consapevoli di questa problematica gli allievi delle scuole svizzere, è a disposizione di tutte le persone interessate, ed è corredato da materiale didattico. In occasione della firma del Protocollo facoltativo alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti, il 25 giugno scorso, e della Giornata internazionale a sostegno delle vittime della tortura del 26 giugno, il Consiglio federale ha deciso una serie di misure di sensibilizzazione, tra cui un'esposizione all'Università di Ginevra, conferenze nelle scuole delle tre regioni linguistiche e la pubblicazione di articoli nella stampa. Sostiene inoltre le attività di prevenzione, d'informazione e di formazione di varie organizzazioni non governative che si occupano della lotta contro la tortura, tra cui l'Associazione per la prevenzione della tortura. Incoraggia altresì progetti di assistenza medica, psicologica e giuridica delle vittime della tortura o di trattamenti crudeli, inumani o degradanti. Nell'ambito del dialogo bilaterale intavolato con diversi Paesi sul tema dei diritti umani, la Svizzera si sforza di promuoverne il rispetto e di incoraggiare la proibizione assoluta e incondizionata della tortura. In merito alla domanda sull'istituzione di un organismo nazionale dei diritti dell'uomo, infine, il Dipartimento federale degli affari esteri esamina varie possibilità di rafforzare la sensibilizzazione della popolazione svizzera in questo settore.</p>  Risposta del Consiglio federale.