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28 giugno 2021
Ginevra: orgoglioso del vertice e dei miei incontri?
Cosa rimarrà del 16 giugno 2021? La domanda mi è stata fatta più volte dopo questa inconsueta giornata ginevrina, ed è comprensibile: dopo tutto, un summit come questo non è vita politica di tutti i giorni. Per me, gli incontri con il presidente americano Joe Biden e il presidente russo Vladimir Putin sono stati indubbiamente un'esperienza straordinaria, nonché una sfida non indifferente per noi che siamo al servizio della Svizzera.
Il dispositivo di sicurezza che abbiamo messo a punto con il Cantone e con il Comune di Ginevra in sole tre settimane è stato imponente. Coordinare i servizi di sicurezza delle due grandi potenze sul territorio svizzero ha richiesto molta indulgenza e tatto diplomatico.
Il programma è stato pianificato minuto per minuto e la responsabile del protocollo svizzero ha vigilato affinché tutto fosse rispettato con la massima precisione. Per esempio, il mio incontro con il presidente Biden era programmato per 30 minuti esatti. Biden, tuttavia, ha dato una risposta più lunga alla mia ultima domanda e quindi ha superato il tempo previsto.
Cosa ha ottenuto la Svizzera con questo vertice? Intanto, ha ricordato al mondo intero che è neutrale, efficace e sa offrire i suoi buoni uffici. E l'immagine di Ginevra «Ville de Paix», sede europea delle Nazioni Unite e di innumerevoli organizzazioni internazionali governative e non, ancora una volta ha fatto il giro del mondo.
Un altro punto positivo è che la Svizzera ha potuto - impagabile privilegio - entrare in contatto diretto con due dei più importanti decisori della politica mondiale per un seppur breve, ma significativo momento. Durante i miei incontri abbiamo potuto sollevare varie tematiche che ora sono nelle mani dei nostri diplomatici.
Che cosa ha portato al mondo, questo vertice? Più stabilità. Joe Biden e Vladimir Putin sono disposti a far tornare i rispettivi ambasciatori nelle loro sedi e ciò pone le basi per chiarire incomprensioni e cercare soluzioni. E rende il mondo un po' più sicuro.
Dobbiamo essere lucidi: oggi la Russia intende affermare il proprio ruolo sullo scacchiere internazionale e gli Stati Uniti devono posizionarsi in un nuovo mondo multipolare. La Svizzera vuole contribuire affinché ciò avvenga in modo pacifico.
Sono orgoglioso del vertice e dei miei incontri a Ginevra? Sì, ne sono fiero. Rimarrà una giornata solare e indimenticabile. Ma già il giorno dopo sono sceso dal palcoscenico mondiale alla quotidianità della politica svizzera. In Parlamento ho potuto prendere nuovamente posizione sull'agricoltura e su altre tematiche che probabilmente i nostri cittadini sentono meno distanti di un vertice internazionale.
Guy Parmelin, Presidente della Confederazione
P.S. una versione leggermente più lunga di questo articolo è uscita, in tedesco, sulla Weltwoche (N. 25.21).
Dopo il vertice ho rilasciato questa intervista al telegiornale delle «19h30» della RTS:
28 febbraio 2021
Un momento di riflessione nella pandemia
Il 5 marzo 2021 sarà trascorso un anno dalla prima vittima del COVID-19 nel nostro Paese. Per commemorare le oltre 9000 vittime registrate da allora, vi invito a dedicare loro un pensiero e un minuto di silenzio mentre suoneranno le campane a mezzogiorno.
Quando mio padre si è ammalato all'inizio della pandemia, contemporaneamente ad altri parenti, ho attraversato un momento di stasi. Gli effetti del COVID-19 non erano ancora ben noti: sapevamo che poteva essere letale, specialmente per gli anziani e le persone già deboli di salute, ma c'erano ancora tante incognite sulla sua evoluzione e sul suo impatto. Nel caso di mio padre, che è in ottima forma, l'esito è stato felice, come per tutti i miei altri parenti. Dal canto mio, ho potuto ritrovare rapidamente tutte le forze per tornare a risolvere la crisi sanitaria e le sue conseguenze, insieme agli altri membri del Consiglio federale e a tutte le persone coinvolte in questa battaglia.
La mia famiglia è stata fortunata, ma non è stato così per tante altre. Un anno fa, il 5 marzo 2020, il virus ha fatto la sua prima vittima. A questa ne sono seguite più di 9000. Fermiamoci un momento, per rivolgere a loro e alle persone che ne sentono la mancanza un pensiero corale.
Un pensiero che desidero estendere anche a coloro che stanno male adesso, a coloro che soffrono di postumi e devono lottare ogni giorno per recuperare tutte le loro facoltà. E non dimentichiamo coloro che li sostengono in questa battaglia: la famiglia, gli amici e il personale sanitario.
Per commemorare questo momento, invito tutte le chiese della Svizzera a suonare le campane venerdì 5 marzo a mezzogiorno. Invito anche tutti gli abitanti del nostro Paese a osservare un minuto di silenzio in memoria di coloro che la malattia ci ha strappato in questi dodici mesi.
Vorrei, tuttavia, che non fosse un momento di sola mestizia. Vorrei che fosse anche l'occasione per ciascuno di noi di trarre forza dalla solidarietà e dall'amicizia, due legami di conforto reciproco che ci permettono di andare avanti e di affrontare i compiti che la vita ci assegna.
Insieme, passo dopo passo, sconfiggeremo la pandemia affinché il 2020 sia solo un brutto ricordo.
Guy Parmelin, Presidente della Confederazione
25 febbraio 2021
L’accordo con l'Indonesia non si riduce all'olio di palma
Dai dibattiti delle ultime settimane sembrerebbe che l'accordo commerciale con l'Indonesia su cui voteremo il 7 marzo si limiti all'olio di palma. Ma è un'immagine distorta. In realtà voteremo su un partenariato economico e commerciale globale, che creerà nuove opportunità per molti settori della nostra economia e porterà benefici a tutto il Paese. L'olio di palma non dovrebbe oscurare queste opportunità, soprattutto perché la questione è perfettamente risolta nell'accordo. In questo contesto, mi sembra quindi essenziale rammentare alcuni fatti fondamentali.
La metà della popolazione indonesiana ha meno di trent'anni. L'urbanizzazione e la classe media aumentano anno dopo anno. Con più di 270 milioni di abitanti, è il 4° paese più popolato del mondo. Occupa una superficie 46 volte più grande della Svizzera. Prima della crisi del COVID-19 l'Indonesia vantava un invidiabile tasso di crescita del 5% all'anno e le previsioni promettono una rapida ripresa. Dopo la Cina, è la seconda economia più dinamica del mondo. L'Indonesia ha dunque ottime carte per diventare la settima economia mondiale entro il 2030 e forse la quinta entro il 2045.
In un paese in piena espansione che mira a diventare una grande potenza economica, i mercati per la nostra industria elettromeccanica sono particolarmente allettanti. Il rapido cambiamento delle abitudini di consumo della nuova classe media apre inoltre prospettive per la nostra industria orologiera e agroalimentare.
Inoltre, contrariamente a quanto si possa credere, non ne beneficeranno soltanto le grandi aziende. Un recente studio della Segreteria di Stato dell'economia (SECO) dimostra chiaramente che sono soprattutto le piccole e medie imprese con meno di 250 dipendenti a beneficiare degli accordi di libero scambio (ALS). Nel 2019 le PMI hanno risparmiato più di 1 miliardo di franchi sui dazi doganali grazie agli ALS(I) .
Nei rapporti con l'Indonesia l'olio di palma rappresenta meno dello 0,1% dei nostri scambi commerciali. Le limitate concessioni fatte dalla Svizzera in questo settore non avranno alcun impatto sui nostri oli locali. Le importazioni dall'Indonesia potrebbero aumentare con la ratifica dell'accordo, ma questo andrà piuttosto a scapito di altri esportatori di olio di palma che non sono soggetti alle stesse regole di sostenibilità che abbiamo negoziato con l'Indonesia. In ogni caso, l'accordo non comporterà un aumento delle importazioni complessive di olio di palma in Svizzera. L'uso dell'olio di palma nel nostro Paese e la sua importazione continuano a diminuire ogni anno. L'accordo con l'Indonesia non cambierà questa tendenza.
Anche se posso capire le preoccupazioni di certi ambienti e settori riguardo a questo prodotto, non dobbiamo guardare l'albero e perdere di vista la foresta. Durante le campagne sulle votazioni la politica tende a focalizzarsi su uno o due argomenti tralasciando tutti gli altri. In questo caso particolare, però, invito i cittadini e le cittadine a tener conto, oltre alle nuove garanzie di sostenibilità sull'olio di palma, delle prospettive globali che questo accordo offre alla nostra economia. Ne avremo certamente bisogno quando, una volta superata la crisi del COVID-19, bisognerà assumerne le conseguenze economiche.
Guy Parmelin, Presidente della Confederazione
Executive Summary weiterführende Analysen HSG (PDF, 564 kB, 25.02.2021) (Disponibile solo in tedesco)
15 dicembre 2020
La coesione, frutto della nostra diversità, primo valore della mia presidenza
La coesione, frutto della nostra diversità, primo valore della mia presidenza
L'anno prossimo sarò presidente della Confederazione e ho scelto di impostare il 2021 nel segno della coesione, la coesione che si nutre della diversità del nostro Paese, sia essa culturale, linguistica o sociale.
Questa diversità è sempre stata una delle grandi prerogative del nostro Paese. Ci ha insegnato ad ascoltare, a discutere e a decidere insieme. Per un popolo come il nostro, così eterogeneo, l'ordine sociale nasce solo se siamo disposti a rispettarci a vicenda, a dare voce alle minoranze. La nostra politica del consenso è nata proprio da queste differenze.
Nel corso della sua storia la Svizzera è riuscita a creare a poco a poco la cultura e le istituzioni che consentono la nostra politica del consenso e ha saputo far nascere la coesione. Proprio per questo ho scelto questo tema come filo conduttore del mio anno presidenziale, perché si tratta di un bene prezioso.
C'è anche un'altra ragione che ha motivato la mia scelta, seppur meno entusiasmante. La pandemia che stiamo vivendo ha fatto sprofondare il Paese, come il resto del pianeta, in una crisi senza precedenti. Tutto ciò che facciamo per combatterla ci rimanda sistematicamente all’essenza stessa della politica: valutare i pro e i contro, fare scelte dolorose, prendere decisioni spesso imperfette. È proprio questo il ruolo, la missione, il difficile operato del Consiglio federale, un collegio nel quale svolgo la mia parte.
Pur cercando di tendere la mano a tutti, c'è chi si sente abbandonato. Questa è una crisi dura, colpisce in modo disomogeneo e suscita smarrimento, paure e rancori. I social media, con i quali dobbiamo ancora imparare a convivere, hanno tendenza ad amplificare i problemi, aggiungendovi altrettante «fake news». La virulenza dei conflitti diventa indirettamente proporzionale alla tolleranza per le opinioni altrui.
E questo è il secondo motivo per cui voglio che il 2021 sia l'anno della coesione, anche sulle reti sociali. Davanti alle avversità l'unione fa la forza ed è solo insieme che vinceremo. Se ricominceremo ad apprezzare il giusto valore della nostra diversità e dei dibattiti che suscita, se riusciremo a fare fronte comune per risolvere i problemi del momento, saremo già a metà dell'opera.
So bene che è ancora presto per dire se ce la faremo a raccogliere tutte le sfide che ci attendono l'anno prossimo. L'ennesimo peggioramento sanitario che stiamo vivendo contribuisce a seminare sconcerto, ma le notizie delle ultime settimane sui vaccini devono incoraggiarci a rimanere ottimisti e ad affrontare il futuro con fiducia. Vi invito pertanto ad essere fiduciosi e vi porgo i migliori auguri di buone feste, serenità e salute.
Guy Parmelin, consigliere federale
1 novembre 2020
Giornati digitali svizzere: combattere il coronavirus con l’informatica
Pandemia di COVID-19 in un’epoca ante digitalizzazione: cosa sarebbe successo?
Come sarebbe stato il mondo se il coronavirus avesse colpito una società non digitalizzata? Saremmo stati isolati, non avremmo potuto sentire i nostri cari e non ci sarebbe stata la possibilità di fare telelavoro o shopping online. Le conseguenze economiche sarebbero state molto più pesanti rispetto a oggi e avrebbero riguardato ancora più persone.
Un anno fa, pochi di noi sapevano come partecipare a una videoconferenza su Zoom o Skype e pochissimi avevano già lavorato a progetti complessi su piattaforme condivise, forse solo chi lavorava in aziende particolarmente tecnologiche.
Chi si sarebbe immaginato che nel bel mezzo di una pandemia il settore economico sarebbe sopravvissuto al lockdown, che avremmo gestito gli affari governativi anche online e che saremmo rimasti comunque operativi? Tutto ciò è stato possibile grazie alla digitalizzazione, a Internet e alle nuove tecnologie.
È vero, forse senza i moderni mezzi di comunicazione avremmo valutato la situazione con un po’ più di calma e in modo più distaccato, dato che ci saremmo risparmiati tutte le teorie del complotto discusse sui social media. D’altra parte però sono molto contento che Internet riporti una serie di informazioni oggettive e basate sui fatti. Naturalmente per potersi informare nel modo giusto ci vogliono buon senso, spirito critico e un pizzico di cultura generale; nonostante ci sia qualcuno che in rete si lascia prendere un po’ la mano, la maggioranza della popolazione dimostra di avere tutte queste caratteristiche. In fondo siamo in Svizzera, Paese di cittadini pragmatici e indipendenti.
Ovviamente è anche una questione di abitudine: dobbiamo ancora imparare a destreggiarci in questo nuovo mondo digitalizzato. È importante che facciamo le nostre esperienze, che scopriamo i vantaggi legati alle nuove tecnologie e che capiamo come gestirle al meglio.
Nell’Ottocento, agli albori dell’era industrializzata, le società avevano davanti a sé una strada lunga e tortuosa. Oggi, con la digitalizzazione, la situazione non è poi così diversa e sorgono varie preoccupazioni. Basti pensare alla questione del 5G: spaventa molte persone, ma presto ci accorgeremo che senza non possiamo andare avanti.
A differenza del passato, oggi siamo più consapevoli di quello che ci aspetta e più preparati ad affrontare le difficoltà. Grazie alle Giornate digitali svizzere, anche nel nostro Paese è stato istituito un forum incentrato sul futuro digitale, che permette di riflettere sui vari rischi e opportunità. Ringrazio gli organizzatori per questa occasione.
Presentando argomenti importanti negli ambiti mobilità, democrazia, sicurezza, istruzione e salute, le Giornate digitali danno a ogni cittadino la possibilità di informarsi e di costruirsi un’opinione, così da poter contribuire a disegnare il futuro della nostra società. Desidero dunque ringraziare anche tutti coloro che hanno deciso di cogliere al balzo questa opportunità partecipando online o di persona. Buon divertimento!
Guy Parmelin, consigliere federale
7 luglio 2020
La Svizzera alla prova del coronavirus: alcuni buoni motivi per essere ottimisti
La pausa estiva si sta avvicinando ed è il momento di fare un primo bilancio di quest’anno particolare. Sul fronte della pandemia abbiamo vinto una prima battaglia, ma non abbiamo ancora vinto la guerra. Potremo farlo solo quando ci sarà un vaccino efficace che permetta di immunizzare la maggioranza della popolazione. Nel frattempo stiamo sviluppando nuove terapie e metodi diagnostici. I nostri ricercatori, sia nel pubblico che nel privato, lavorano senza sosta in collaborazione con la comunità scientifica internazionale. Nel mese di aprile il Consiglio federale ha lanciato il programma nazionale di ricerca PNR COVID-19 con una dotazione di 20 milioni di franchi per finanziare e coordinare le attività di ricerca. Sono convinto che prima o poi questa collaborazione internazionale darà i suoi frutti.
Dal punto di vista economico la situazione è invece più delicata. Le misure varate dal Consiglio federale hanno permesso di superare lo shock iniziale. Le indennità per lavoro ridotto, i prestiti ponte garantiti dalla Confederazione e gli aiuti erogati dall’Assicurazione per perdita di guadagno hanno rassicurato gli imprenditori. Sono contento di vedere che i datori di lavoro applicano le misure del Consiglio federale per cercare di evitare i licenziamenti e sono soddisfatto che le aziende continuino a offrire posti di tirocinio nonostante il rallentamento dell’economia. In questo modo offriamo un futuro ai nostri giovani e ci assicuriamo la manodopera di domani.
Da quando il Consiglio federale ha deciso di revocare gran parte delle misure la ripresa economica è evidente, soprattutto nel campo dei servizi. Nel settore industriale però la situazione rimane preoccupante, anche a causa di alcuni annunci come quello di Airbus, che intende tagliare 15 000 posti di lavoro in tutto il mondo, con inevitabili ripercussioni sui fornitori svizzeri del colosso dell’aviazione. La Segreteria di Stato dell’economia seguirà da vicino l’evolversi della situazione e informerà il Consiglio federale. I colloqui che ho avuto nelle ultime settimane con i rappresentanti delle aziende e dei sindacati mi spingono ad essere ottimista: il partenariato sociale funziona e tutti sono consapevoli delle proprie responsabilità.
Nel complesso il sistema svizzero, basato sul pragmatismo, l’uso parsimonioso delle risorse e la responsabilità individuale sembra aver funzionato, anche se ci aspettano mesi difficili. Troveremo le soluzioni tramite il dibattito pubblico e le applicheremo con il nostro tradizionale senso del compromesso. Dobbiamo proseguire su questa strada e rafforzare la collaborazione sia all’interno del Paese sia con i partner stranieri, evitando di compiere mosse azzardate dettate dall’emozione del momento.
Oltre a rappresentare un ritorno alla normalità, l’incontro che ho avuto lunedì scorso con il ministro tedesco dell’economia e dell’energia Peter Altmaier ha confermato che molti Paesi hanno gli stessi problemi e che possiamo superarli soltanto con il buon senso e l’intelligenza. Manteniamo quindi il nostro spirito costruttivo.
Mi auguro che nonostante il periodo difficile che stiamo vivendo abbiate la possibilità di godervi un po’ di vacanze (possibilmente nella nostra bella Svizzera) e che dopo la pausa estiva tornerete al lavoro pronti ad affrontare le sfide che ci attendono. Non dimenticate di rispettare le regole di base: mantenete le distanze, lavatevi regolarmente le mani e indossate la mascherina sui mezzi pubblici e nelle situazioni dove l’affollamento non consente di mantenere le distanze. Vi auguro una buona estate!
Guy Parmelin, consigliere federale
2 giugno 2020
L’autarchia non è un paradiso bucolico
Mentre il Paese sta tornando progressivamente alla normalità, le ultime statistiche dell’Amministrazione federale delle dogane (link) per il mese di aprile sono motivo di grande preoccupazione. Le nostre esportazioni nel settore dei gioielli, degli articoli di oreficeria e dell’orologeria sono diminuite di oltre il 70 %. Nel settore dei prodotti chimico-farmaceutici sono regredite del 4,8 % e in quello delle macchine e dell’elettronica del 4,5 %.
Gli strumenti di precisione e i metalli hanno accusato un calo, rispettivamente, del 18,2 % e del 13,1 %. In totale le esportazioni svizzere sono diminuite di oltre il 10 % in meno di un mese, con una perdita di 2,2 miliardi di franchi rispetto al mese precedente. Il brusco arresto provocato dalla pandemia del coronavirus è impressionante: le nostre esportazioni in Francia e in Italia sono precipitate al livello più basso degli ultimi vent’anni, mentre le importazioni sono ripiombate al livello del 2005.
Per la nostra economia, che deve alle esportazioni gran parte della sua prosperità, la situazione è drammatica. Confesso che in queste notizie c’è di che togliere il sonno a qualsiasi ministro dell’economia che abbia un minimo senso di responsabilità.
Il panico, tuttavia, è un cattivo consigliere. La graduale cessazione delle restrizioni e la ripresa più ampia e rapida possibile delle attività economiche, nel rispetto delle misure e delle precauzioni di igiene fondamentali, è in questa fase la nostra carta migliore. Il Consiglio federale ha anche deciso di anticipare alcuni progetti d’investimento per sostenere l’economia del Paese.
In futuro, per assorbire meglio colpi imprevedibili come quello che abbiamo appena subìto, dovremo anche pensare a come rendere più resistente la nostra economia. Il settore finanziario ha imparato la lezione della crisi del 2008 e così è stato in grado di mobilitare rapidamente e senza esitazioni la liquidità necessaria per supportare le misure di credito del Consiglio federale a favore delle nostre imprese, scosse dalla crisi COVID-19.
Ma attenzione: rendere più robusta la nostra economia non significa barricare il Paese. Chi incoraggia il rimpatrio della produzione in nome delle carenze dell’approvvigionamento osservate all’inizio della crisi sbaglia il bersaglio. L’autarchia non è il paradiso bucolico vagheggiato da alcuni. In un Paese avanzato come il nostro non ha senso fabbricare beni a basso valore aggiunto.
Al contrario: dobbiamo rafforzare la collaborazione con i nostri partner per rendere le catene del valore mondiali il più possibile immuni da riflessi nazionalisti e, allo stesso tempo, sviluppare ulteriormente la rete di accordi di libero scambio cercando nuovi partner con cui condividere vantaggi reciproci. In questo modo diversificheremo la base di approvvigionamento e aumenteremo le possibilità di trovare acquirenti per i nostri prodotti industriali ad alto valore aggiunto. La nostra prosperità dipende da questo approccio aperto e ragionevole.
Guy Parmelin, consigliere federale
15 maggio 2020
Ripartiamo preparando le nostre vacanze in Svizzera
Dopo settimane di confinamento, la Svizzera guarda ancora piuttosto incredula alla ripresa di attività che appartengono di per sé alla vita normale. Le strade restano semi-vuote; i mezzi di trasporto, i negozi e gli edifici pubblici sono tutt’altro che affollati. Molti continuano a lavorare da casa e quindi niente pausa al bar per loro.
Da un lato, non si può che lodare la prudenza proverbiale dei nostri concittadini: la loro priorità è sicuramente evitare una seconda ondata di contagi nel nostro Paese e non c’è dubbio che occorra fare il possibile per non dover ricominciare daccapo.
Dall’altro, però, i commercianti, ristoratori e imprenditori si preoccupano per il proprio futuro. Molti di loro stanno riavviando l’attività a loro scapito e stanno esaurendo il diritto alle indennità di perdita di guadagno.
Capisco i loro timori, soprattutto visti gli sforzi che hanno fatto per predisporre i propri locali, ristoranti o negozi in modo tale che il personale possa lavorare in piena sicurezza e i clienti non siano esposti a rischi eccessivi.
La prudenza resta d’obbligo, ma dobbiamo anche riacquistare fiducia. Il Consiglio federale ha sempre puntato a contenere l’ondata di contagi per evitare un carico eccessivo sul sistema sanitario e, in questo senso, ha raggiunto il suo obiettivo.
Ma non possiamo aspettare che il virus scompaia del tutto, dobbiamo imparare a conviverci e, soprattutto, dobbiamo ricominciare a vivere, a frequentare i negozi, i ristoranti, a riattivare i nostri contatti sociali, le nostre attività economiche, certo sempre nel rispetto delle regole d’igiene e di distanziamento sociale. Non sarà una soluzione sempre soddisfacente, ma il futuro del Paese dipende dalla nostra capacità di adattarci a questa nuova situazione.
Dobbiamo preparare il domani, iniziando per esempio a pianificare le vacanze. Le possibilità restano limitate, è vero, e le frontiere si riaprono solo in parte, ma è l’occasione buona per riscoprire la Svizzera e farla scoprire ai giovani e ai bambini. Potremo così ristabilire il legame con il nostro Paese, con le sue bellezze naturali, la ricchezza della sua storia e la sua infinita capacità di adattarsi a tutte le vicissitudini dell’esistenza.
Avventurandoci per una volta sulla riviera vodese invece che sulle coste mediterranee, a Basilea e a Ginevra invece che a Berlino o Parigi, sulle Alpi invece che sulle Montagne rocciose, contribuiremo a far sì che i nostri imprenditori, albergatori e ristoratori si risollevino e riacquistino fiducia nel futuro. Ne hanno bisogno, il Paese ne ha bisogno, noi tutti ne abbiamo bisogno.
Guy Parmelin, consigliere federale
7 maggio 2020
Fine del confinamento: ripartiamo con fiducia
La crisi impone i suoi ritmi. Ecco perché dal 10 marzo ho messo tra parentesi il mio «Filo diretto». È invece proprio nei momenti difficili che il governo deve dar conto delle sue decisioni nel modo più dettagliato possibile. Il Consiglio federale lo ha fatto in occasione della maratona di conferenze stampa durante le quali ha risposto alle domande dei giornalisti. Tuttavia, vorrei riprendere la mia abitudine di rivolgermi direttamente a voi di tanto in tanto.
In una situazione d’emergenza, non perdere il controllo del proprio tempo è fondamentale. Bisogna cercare di non isolarsi, di parlare con gli altri per comprendere la loro situazione, i loro bisogni e le loro paure ma anche le loro speranze. Io ho avuto l’occasione di farlo nelle ultime settimane grazie alle mie visite all’ufficio dell’assicurazione contro la disoccupazione di Berna, a un cantiere a Ostermundigen, a un centro di giardinaggio, a un’azienda del settore delle biotecnologie, a un albergo e a un’azienda agricola attualmente impegnata nella raccolta degli asparagi. In questo modo mi sono potuto rendere conto almeno in parte della diversità delle sfide che le nostre aziende e i loro dipendenti sono chiamati ad affrontare.
Gli incontri che ho avuto con i partner sociali, i rappresentanti dei vari settori e con numerosi politici attivi a livello cantonale e federale, mi hanno permesso di ottenere un quadro più completo. Le numerosissime lettere e le e-mail che ho ricevuto mi hanno inoltre aiutato a capire come i miei concittadini vivono la crisi e quale opinione hanno del lavoro svolto dal Consiglio federale. Ho letto storie toccanti, a tratti commoventi e in più di un caso molto incoraggianti. È di questa positività che avremo bisogno.
Non facciamoci illusioni. La nostra economia sta per subire uno shock. Sono fermamente convinto che molti settori e ambiti professionali sapranno recuperare rapidamente il terreno perduto e che riusciranno a compensare in parte anche le perdite subite. In alcuni casi, tuttavia, ciò che è perso è perso per sempre. I pernottamenti annullati, i voli soppressi e gli eventi cancellati non torneranno. I settori della ristorazione, del turismo e dell’intrattenimento sono senza dubbio tra i più colpiti da questa emergenza e la ripresa potrebbe essere meno rapida che in altri casi. La ripresa economica globale è un punto di domanda che grava sulle aziende esportatrici del nostro Paese. La consulenza personalizzata e il fitness, settori caratterizzati da modelli di business spesso fragili, saranno costretti a reinventarsi.
La paura, tuttavia, è cattiva consigliera. Dobbiamo andare avanti. Il Paese sta muovendo i primi passi verso la fine del confinamento. C’è bisogno di prudenza e di attenzione. Non dobbiamo abbassare la guardia troppo in fretta. Il fatto di poter riprendere alcune attività professionali ed economiche è comunque un modo per riconquistare fiducia e continuare a costruire il futuro del Paese. Grazie a tutti coloro che si stanno impegnando con determinazione e senso pratico. Uniti, ce la faremo.
Guy Parmelin, consigliere federale
10 marzo 2020
Coronavirus: aiuti mirati grazie al lavoro ridotto
L’epidemia di coronavirus sta avendo ripercussioni dirette su tutta l’economia del nostro Paese. Particolarmente colpiti i settori del turismo, della cultura e degli eventi. L’industria dell’export e il trasporto aereo sono sensibili al rallentamento degli scambi commerciali internazionali.
C’è chi esige dalla Confederazione un sostegno per i settori più esposti. Giovedì scorso, durante l’incontro con i partner sociali, i rappresentanti di questi settori e i Cantoni mi hanno dimostrato con chiarezza che, nelle circostanze attuali, avviare un programma congiunturale sarebbe inopportuno: le singole situazioni sono troppo differenti per far sì che aiuti generalizzati possano produrre gli effetti auspicati.
Ciò non significa, tuttavia, che la Confederazione se ne stia con le mani in mano davanti alle grandi difficoltà che stanno emergendo in certi ambienti. Abbiamo rapidamente concesso la possibilità di chiedere le indennità di lavoro ridotto e, stando alle prime cifre comunicate dai Cantoni alla SECO, alla fine della settimana scorsa 93 aziende hanno presentato domanda per circa 3000 posti. Ma si tratta di dati ancora incompleti. Ci stiamo adoperando per ridurre le lungaggini burocratiche e facilitare risposte tempestive. Attualmente il lavoro ridotto è il miglior strumento di cui disponiamo per erogare un aiuto mirato alle imprese che ne hanno bisogno e preservare i posti di lavoro.
Per alcune professioni particolarmente vulnerabili, come quelle di musicisti, attori e artisti, per i periodi di occupazione in cui sussiste un contratto di lavoro vengono raddoppiati i periodi di contribuzione all’assicurazione contro la disoccupazione. Altre misure sono allo studio, nessun settore sarà escluso.
Sono convinto che l’economia svizzera e la Confederazione dispongano delle risorse e della resilienza necessarie per superare questo periodo difficile. Questa crisi, per le sue proporzioni e le conseguenze che comporta, richiederà importanti sacrifici per poterci adattare. È nostro dovere dare risposte adeguate e migliorarci. È questa, la sfida principale.
Guy Parmelin, consigliere federale
26 febbraio 2020
Investire in ricerca e formazione per mantenere l’eccellenza dei nostri cervelli
A novembre 2019 ho consegnato il premio scientifico svizzero Marcel Benoist alla fisica britannica del Politecnico federale di Zurigo Nicola Spaldin per i suoi studi sui multiferroici. A dicembre ho assistito alla cerimonia dei premi Nobel, dove gli astrofisici svizzeri Michel Mayor e Didier Queloz sono stati premiati per la scoperta dei primi esopianeti.
Nello stesso mese veniva lanciato in orbita CHEOPS, il primo satellite costruito sotto la guida della Svizzera che permetterà di esplorare gli esopianeti scoperti dai due scienziati, insigniti del Nobel per la fisica. Per non parlare delle eccellenze nel campo della medicina, della biologia, dell’informatica e delle scienze umane.
Da quando sono a capo del Dipartimento federale dell’economia, della formazione e della ricerca non smetto di meravigliarmi delle grandi capacità del nostro Paese in ambito tecnico e scientifico. Forse si tratta di un luogo comune ma vale la pena ribadirlo: il successo del nostro Paese è dovuto unicamente all’eccellenza dei nostri cervelli.
Questa eccellenza deve essere preservata. Il Consiglio federale propone alle Camere di investire 28 miliardi di franchi in formazione, ricerca e innovazione nei prossimi 4 anni (2021-2024). Rispetto al periodo precedente vengono chiesti 2 miliardi in più, che permetteranno alla nostra economia di mantenere una posizione di punta nel campo della tecnologia e dell’innovazione.
Grazie alla sostenibilità della nostra formazione, in particolare di quella professionale, e al fatto che il 95% dei nostri ragazzi ottiene un titolo del livello secondario II, i soldi investiti garantiscono alla maggior parte degli abitanti del nostro Paese la possibilità di trovare lavoro in un’economia agile e competitiva.
Formazione, ricerca e innovazione sono alla base del successo economico della Svizzera.
In collaborazione con i Cantoni e gli altri partner, la Confederazione si impegna a proseguire su questa strada.
Guy Parmelin, consigliere federale
19 febbraio 2020
La Svizzera investe nel futuro del pianeta
Il Consiglio federale propone al Parlamento di aumentare la partecipazione svizzera alle istituzioni finanziarie della cooperazione e dello sviluppo. La Svizzera stanzierà complessivamente 297 milioni di franchi nel Gruppo della banca mondiale e nella Banca africana di sviluppo.
Lo ritengo un investimento oculato, sia dal punto di vista economico che ambientale. L’impatto del cambiamento climatico è reale, sotto gli occhi di tutti. I Paesi in sviluppo sono particolarmente esposti a queste conseguenze. Soprattutto sul continente africano, spesso non dispongono delle risorse necessarie per adottare politiche che limitino le cause del cambiamento climatico e rispondano ai suoi contraccolpi.
I loro sistemi economici e agricoli, più fragili, sono anche più minacciati. Il loro eventuale degrado rischia di aumentare la pressione migratoria, che si ripercuoterebbe inevitabilmente sul nostro continente e dunque sulla Svizzera.
Per evitare tutti questi effetti negativi, la Svizzera sostiene l’impegno concertato di tutti i Paesi membri del Gruppo della Banca mondiale e della Banca africana di sviluppo che, prefiggendosi come obiettivo principale la lotta alla povertà e al cambiamento climatico, hanno infatti concordato un aumento rispettivamente di 13 miliardi e 7 miliardi di dollari.
Con il suo contributo la Svizzera manifesta non soltanto la propria solidarietà con i futuri beneficiari dei crediti, ma anche con la comunità degli investitori. Questo rafforza la posizione del nostro Paese in quanto partner affidabile nel sistema internazionale.
C’è chi vorrebbe subordinare il contributo svizzero a esigenze precise, ma non è possibile secondo le regole in vigore perché queste istituzioni finanziarie sono libere di decidere nel quadro del loro mandato. In quanto governatore della Banca mondiale e delle altre istituzioni del gruppo, io mi impegno però personalmente affinché gli interessi della Svizzera siano presi in considerazione.
I nostri rappresentanti presso la Banca africana di sviluppo faranno altrettanto. In conclusione, gli investimenti svizzeri in queste istituzioni serviranno gli interessi del nostro Paese e quelli di tutto il pianeta.
Guy Parmelin, consigliere federale
13 febbraio 2020
La PA22+ per un’agricoltura rispettosa dell’ambiente
Ogni quattro anni il Consiglio federale ridisegna la politica agricola della Svizzera. La Politica agricola a partire dal 2022, che coprirà il periodo 2022-2025, è orientata alla sostenibilità. Negli ultimi anni la popolazione svizzera ha lanciato messaggi chiari: agricoltura rispettosa dell’ambiente e prodotti alimentari sicuri, fino alla riuscita di altre due iniziative, tese a diminuire l’utilizzo di pesticidi e a migliorare la protezione delle acque. I testi saranno sottoposti al giudizio del popolo.
Inoltre, una commissione del Consiglio degli Stati ha espresso la volontà di rendere più vincolante il piano d’azione del Consiglio federale contro l’utilizzo di pesticidi e ha recentemente posto in consultazione un testo a questo proposito. Il Consiglio federale ha deciso di sostenere l’orientamento generale. È una buona notizia.
Indipendentemente dai risultati delle iniziative già citate, la PA22+ contribuisce già a risolvere alcuni problemi promuovendo le buone pratiche. L’obiettivo costituzionale che persegue è molto chiaro. Come previsto dall’articolo 104 della Costituzione, essa concorre infatti a «salvaguardare le basi vitali naturali e il paesaggio rurale» e «promuove mediante incentivi economicamente redditizi (...) le forme di produzione particolarmente in sintonia con la natura e rispettose dell’ambiente e degli animali» proteggendo inoltre «l’ambiente dai danni dovuti all’utilizzazione eccessiva di fertilizzanti, prodotti chimici e altre sostanze ausiliarie».
Probabilmente in molti penseranno che non è abbastanza. I nostri agricoltori però dovranno compiere uno sforzo notevole per poter beneficiare degli aiuti previsti dalla PA22+. Da parte mia, sono convinto che il loro impegno produrrà effetti misurabili a medio e lungo termine grazie ai quali sarà possibile rispondere ai dubbi della popolazione svizzera e preservare la sicurezza dell’approvvigionamento del nostro Paese, altra missione assegnataci dalla nostra Costituzione. In definitiva, saranno i consumatori a determinare il risultato acquistando – o non acquistando – i prodotti sostenibili dei nostri agricoltori.
Guy Parmelin, consigliere federale
5 febbraio 2020
Alloggi: per una soluzione semplice e rapida
La campagna sull’iniziativa popolare «Più abitazioni a prezzi accessibili», sulla quale voteremo il 9 febbraio prossimo, è stata breve. In realtà, per me si è limitata ai dibattiti televisivi di Infrarouge (RTS) e Arena (SFR), ma non per questo è stata meno intensa.
Durante i dibattiti i fautori dell’iniziativa non hanno mollato. Concordiamo senz’altro su un punto: in numerosi centri urbani mancano alloggi a prezzi accessibili per le famiglie a reddito modesto. L’iniziativa, tuttavia, non risolve il problema, è contraria al nostro federalismo, perturba certi meccanismi del mercato e impedisce una soluzione semplice, più efficace e più mirata.
Con la proposta della quota del 10% di abitazioni di utilità pubblica su tutto il territorio, gli iniziativisti non tengono conto delle vere esigenze dei Comuni e delle città. Ciò provocherà la costruzione di abitazioni di utilità pubblica anche laddove non ve ne sarebbe la necessità, senza peraltro migliorare la situazione nei grandi centri urbani.
Inoltre, il diritto di prelazione comunale e cantonale previsto dall’iniziativa scoraggerà gli investimenti privati: che interesse avrebbe infatti un investitore a sviluppare un progetto per un terreno edificabile, con il rischio di farselo soffiare in virtù di un diritto di prelazione pubblico?
Infine, se l’iniziativa dovesse essere accolta, la sua attuazione comporterebbe importanti lavori legislativi che richiederanno tempo e probabilmente altrettanti oneri amministrativi.
Invece, la soluzione proposta dal Parlamento è più semplice e più rapida: versare, nell’arco di 10 anni, 250 milioni di franchi in più nel «fondo di rotazione» per concedere mutui a tassi d’interesse preferenziali per la costruzione e la ristrutturazione di abitazioni di utilità pubblica.
Ciò permetterà di generare rapidamente nuove offerte mirate sul mercato immobiliare grazie a meccanismi collaudati. Per tutti questi motivi, la maggioranza del Parlamento, il Consiglio federale e io stesso, in quanto ministro degli alloggi, raccomandiamo di votare no all’iniziativa.
Guy Parmelin, consigliere federale
31 gennaio 2020
Sì al dibattito, ma con cognizione di causa
Perché un blog? Semplice: perché ogni tanto vorrei presentarvi il mio operato in qualità di membro del Consiglio federale e capo del DEFR. Rivesto un ruolo che mi fa portare tanti cappelli che, in altri Paesi, appartengono ad altrettanti ministri: sono ministro dell’economia, della formazione e della ricerca, come dice il nome completo del mio dipartimento.
Ma mi competono anche l’agricoltura, il lavoro, gli alloggi, il commercio estero, l’innovazione: nella maggior parte dei governi mondiali ognuna di queste responsabilità compete a un solo ministro. Per il tramite dell’Ufficio federale per l’approvvigionamento economico del Paese devo inoltre sincerarmi che la Svizzera possa funzionare anche quando incombe una minaccia sulla nostra popolazione o economia.
E sono anche responsabile del servizio civile, attraverso il CIVI. Infine, sovrintendo a una parte dei nostri doveri sociali perché la SECO svolge alcuni compiti legati all’assicurazione contro la disoccupazione. Insomma, il lavoro non manca e avrò certamente il piacere di esporvi in questo blog le mie opinioni sui dossier che mi competono. Così potrete farvi un’idea più precisa dei lavori in corso al DEFR.
Ma vorrei anche condividere qui, di tanto in tanto, un’idea, una riflessione, con l’auspicio che possiate capire meglio l’intento che mi guida. La politica è sempre sinonimo di alta acrobazia e so bene che rivolgermi a ciascuno di voi in questo modo è rischioso, ma sono convinto che parlandovi direttamente, senza intermediari, molti di voi capiranno meglio le mie intenzioni.
E le mie scelte, anche se non le condividete tutte, diventeranno più chiare. Potremo così discutere con cognizione di causa e portare avanti il nostro Paese. È questa, la mia principale motivazione.
Guy Parmelin, consigliere federale
Ultima modifica 28.06.2021