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Il Tribunale penale federale deve riprendere in mano la procedura abbandonata lo scorso novembre contro la Banca cantonale di Friborgo. IL TF ha accolto, infatti, un ricorso del Dipartimento federale delle finanze che aveva inflitto all’istituto un’ammenda di 8’000 franchi.
A giungo del 2017, Il DFF aveva condannato la BCF per infrazione delle normative antiriciclaggio. La banca, in sintesi, avrebbe dovuto informare l’Ufficio di comunicazione in materia di riciclaggio, il MROS, dei suoi sospetti riguardanti l’origine criminale di un versamento di 190’000 euro effettuato su un conto di una società cliente dal 2010. Pensando a una frode, l’amministratore di quest’ultima aveva subito fatto denuncia.
La causa è arrivata fino al Tribunale penale federale dopo che l’istituto ha chiesto di essere giudicato. A novembre dell’anno scorso il tribunale ha prescritto il caso. Le spese sono state messe a carico della Confederazione e quest’ultima è stata condannata a versare oltre 25’000 franchi alla banca.
In una sentenza pubblicata venerdì il Tribunale federale ricorda che un istituto finanziario è sottoposto agli obblighi di comunicazione previsti dalla legge antiriciclaggio nel momento in cui presuma che i fondi potrebbero avere origine illecita. Contrariamente all’opinione difesa dal Tribunale penale federale e la Banca cantonale di Friborgo l’obbligo non deve sfociare necessariamente nell’apertura di un’inchiesta giudiziaria.
Nel caso attuale, la causa dell’amministratore della società che ha messo in moto la giustizia friburghese non comprende che una parte degli elementi che devono essere comunicati al MROS. Il giudice in carcio ha contattato la banca per ottenere informazioni supplementari.
Inoltre, l’apertura dell’inchiesta non è stata accompagnata da un sequestro di valori per riciclaggio. In queste condizioni, la possibilità di sequestrare i fondi in questione sussiste ancora.
Il Tribunale federale annulla la sentenza del Tribunale penale federale al fine di esaminare se, durante quel periodo, la BCF fosse sottomessa all’obbligo di comunicazione e, in caso positivo, come l’avesse violato.