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Ruth Dreifuss è favorevole ai contributi cantonali alle cure ospedaliere.
Lunedì la ministra della sanità e gli assicuratori hanno lanciato ufficialmente la campagna contro il referendum della Assura.
Un no a una partecipazione a tappe dei cantoni al finanziamento alle spese ospedaliere in divisione privata o semi-privata avrebbe conseguenze "caotiche e costose".
La consigliera federale Ruth Dreifuss è dunque favorevole a un'accettazione del progetto il 9 febbraio prossimo.
La legge obbliga i cantoni a partecipare al finanziamento del ricovero in un ospedale pubblico o sussidiato, quando si tratta di prestazioni assunte obbligatoriamente dall'assicurazione di base.
Tutto ciò, qualunque sia il reparto e indipendentemente dal fatto che la persona disponga o meno di un'assicurazione complementare, ha ricordato Ruth Dreifuss.
Una battaglia giuridica
Nel novembre del 2001, la sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni ha confermato questa interpretazione, che i cantoni rifiutano dal 1996. La severa osservanza della sentenza comporterebbe per i cantoni serie conseguenze finanziarie, dato che la fattura da pagare ammonterebbe a circa 700 milioni di franchi all'anno.
Per far fronte a questo balzello, il parlamento ha elaborato una legge urgente. Il piano di pagamento ha ridotto l'importo a 500 milioni, prendendo quale base di calcolo le tariffe in vigore e non gli oneri imputabili. Ai cantoni è inoltre stato concesso di versare quanto dovuto in fasi successive.
Il piano prevede infatti che verseranno il 60 per cento dellla somma dovuta (ossia 300 milioni) nel 2002, l'80 per cento nel 2003 e il 100 per cento nel 2004.
Secondo Ruth Dreifuss, accompagnata da rappresentanti dei cantoni e degli assicuratori, si tratta di un "compromesso realizzabile", che tiene conto degli interessi delle parti.
Rappresenta inoltre una soluzione transitoria in vista dell'entrata in vigore della seconda revisione della legge sull'assicurazione malattia (LAMal), che regolerà chiaramente questo aspetto.
Niente discriminazioni
Questo parere non è tuttavia condiviso dalle casse Assura e Supra, secondo cui i cantoni dovrebbero pagare la loro parte interamente. Esse combattono la legge urgente con il referendum.
Se la legge fosse respinta dal popolo grazie al referendum, il piano di pagamento applicato retroattivamente dal 1. gennaio 2002 cesserebbe dal 22 giugno 2003.
In tal caso, le persone che dispongono di un'assicurazione complementare e gli assicuratori dovrebbero difendere i loro diritti in tribunale, ha sottolineato Ruth Dreifuss. Queste procedure sarebbero lunghe, costose e caotiche, ha ammonito la ministra della sanità pubblica.
Solo gli assicurati in reparto privato o semi-privato approfitterebbero dei soldi che i cantoni potrebbero essere chiamati a versare in seguito al verdetto di un tribunale, ha aggiunto la presidente della Conferenza dei direttori cantonali degli affari sanitari, l'appenzellese Alice Scherrer.
Gli assicurati in reparto comune non otterrebbero un soldo, dato che il loro premio non cade sotto gli effetti della legge urgente. Rischiano semmai di dover por mano al borsellino.
santésuisse contro Assura
Di fronte all'onere supplementare che la bocciatura del piano di pagamento comporterebbe, non ci sarebbero altre possibilità al di fuori di quelle di aumentare le imposte o tagliare ulteriormente le prestazioni, ha sottolineato la consigliera di Stato neocastellana Monika Dusong.
Quest'ultima ha apertamente criticato la campagna di Assura e le esigenze "sproporzionate" intese - a suo modo di vedere- a percepire altri soldi, addirittura retroattivamente dal 1996.
La cassa vodese è pure stata presa di mira da santésuisse, l'organizzazione mantello degli assicuratori. "Deploro che si sia giunti a questa inutile disputa referendaria", ha dichiarato il suo presidente, il consigliere agli Stati Christoffel Brändli (UDC/GR).
swissinfo e agenzie