Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/95278

<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di rivedere la ripartizione tra i cantoni dell'imposta alla fonte prelevata sui contributi di previdenza professionale, in modo da compensare quei cantoni dove sono state praticate le deduzioni sul secondo e terzo pilastro durante l'esercizio dell'attività lucrativa dei beneficiari della previdenza professionale.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Le prestazioni previdenziali che la Svizzera versa a persone residenti all'estero sottostanno all'imposizione alla fonte svizzera. Debitore della prestazione imponibile è l'istituto previdenziale, che deve versare l'imposta alla fonte all'autorità competente (cantone dove l'istituto di previdenza ha sede). Una conseguenza di tale sistema è il forte afflusso di proventi dell'imposta alla fonte in particolare nei cantoni dove hanno sede grandi fondazioni collettive. Inoltre, i cantoni sul cui territorio hanno sede pochi istituti di previdenza conseguono un minore gettito fiscale dalle prestazioni previdenziali, nonostante abbiano eventualmente dovuto concedere durante l'attività lucrativa del beneficiario delle deduzioni a titolo di contributi al secondo e al terzo pilastro. Questo meccanismo sfavorisce in primo luogo i cantoni con un gran numero di lavoratori frontalieri.</p><p>2. Negli ultimi anni il Parlamento ha respinto in due occasioni le richieste di una nuova regolamentazione in materia (disegno di legge elaborato a seguito dell'iniziativa parlamentare Robbiani 04.440 e della mozione Robbiani 07.3454). Anche il Consiglio federale aveva risposto negativamente a entrambi i progetti.</p><p>Nella sua presa di posizione, la Conferenza dei direttori cantonali delle finanze (CDCF) ha affermato che un'ulteriore ridistribuzione delle entrate tributarie non sarebbe opportuna. Il Consiglio federale condivide questo giudizio in quanto la nuova impostazione della perequazione finanziaria e della ripartizione dei compiti tra Confederazione e cantoni comporta già nuovi e sostanziali trasferimenti di mezzi finanziari dai cantoni finanziariamente forti a quelli deboli. Occorre quindi evitare che i primi siano di nuovo chiamati alla cassa.</p><p>La CDCF si era pronunciata a favore del mantenimento della prassi attuale anche per motivi di praticabilità. Alla comprensibile richiesta di una distribuzione più equa dei proventi delle imposte alla fonte si contrappongono costi amministrativi supplementari e un'eccessiva complicazione del diritto tributario.</p><p>Poiché la situazione di partenza non si è modificata, queste motivazioni permangono pertinenti, ragione per cui il Consiglio federale non può sostenere la richiesta della mozione.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.