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L'età dell'Illuminismo seguì quelle del Confessionalismo e dell'ortodossia (Ortodossia protestante, Riforma cattolica). Le categorie di pensiero dogmatiche furono sostituite dalla convinzione che la ragione umana autonoma doveva essere ritenuta l'ultima istanza decisionale circa la verità e l'errore. Per questo motivo, tutte le conoscenze fino ad allora acquisite andavano sottoposte a una critica razionale. L'Illuminismo postulava la libera espressione delle opinioni e la tolleranza.
Proveniente dall'Inghilterra, dai Paesi Bassi e dalla Francia, l'Illuminismo si affermò in Svizzera relativamente tardi. Verso la fine del XVII sec., i cant. rif. furono influenzati in misura crescente da un atteggiamento illuministico che cominciò a sostituire le idee religiose ortodosse. Fino ad allora la Svizzera aveva avuto orientamenti ben precisi sul piano confessionale. Nel 1712 i cant. rif. di Zurigo e Berna si scontrarono con i cinque cant. catt. della Svizzera centrale in una guerra di religione, la seconda guerra di Villmergen e l'ultimo conflitto di questa natura del Paese, che si concluse con una chiara vittoria dei rif.: un esito che fu al tempo stesso una vittoria della mentalità illuminata e delle regioni economicamente più sviluppate.
In Svizzera, dove non esistevano né una corte né un'Acc. centrale, il movimento del primo Illuminismo fu diffuso dall'élite intellettuale delle città rif., in particolare dal clero rif., che si formava presso gli ist. superiori, Accademie e collegi, da cui ricavava una solida formazione "filosofica" di base. Gli insegnamenti erano tuttavia di stampo formale-umanistico e chi studiava per uno o più semestri presso un'Univ. estera veniva di solito a contatto con tendenze più moderne. L' Università di Basilea, l'unica in Svizzera, era di ridotte dimensioni e aveva una vocazione quasi unicamente regionale.
L'apertura verso l'Illuminismo si ebbe innanzitutto a Ginevra, con il teologo Jean-Alphonse Turrettini, che in qualità di professore dell'Acc. dal 1697 tenne lezioni ispirate alle idee illuministe. Un'analoga svolta interessò quasi contemporaneamente Neuchâtel e Basilea, sotto la guida risp. di Jean-Frédéric d'Ostervald e Samuel Werenfels. Questi tre teologi, il cosiddetto triumvirato elvetico, ricondussero le loro Chiese a un cristianesimo umanista. Le strutture ecclesiastiche restavano quelle tradizionali, ma lo spirito dell'insegnamento lasciava ampio spazio al pensiero razionale. All'interno del protestantesimo vennero abbattute le barriere confessionali, si stabilirono nuovi contatti con gli anglicani e i luterani, e si rinunciò all'apologetica anticatt. La morale e l'etica divennero importanti quanto la "vera" fede. Ciò comportò una perdita di valore dell'ortodossia e il distacco da un puritanesimo troppo rigido; ci si spostò in altri termini verso un'"ortodossia razionale" (Paul Wernle).
Questa nuova attitudine illuminista si impose, dagli anni 1730-40, anche a Zurigo e nelle regioni rif. della Svizzera orientale. Albrecht von Haller e i fratelli Niklaus Emanuel e Vinzenz Bernhard von Tscharner aprirono la strada al nuovo spirito nel patriziato cittadino di Berna.
Autrice/Autore: Ulrich Im Hof / did
Dal profilo teol. l'Illuminismo pose l'accento sull'azione cristiana: la rivelazione biblica fu spogliata di ogni tratto irrazionale e si valorizzarono i semplici principi corrispondenti alle leggi della natura. La condotta di vita doveva adeguarsi alla dottrina. In origine gli illuministi assunsero un atteggiamento di rifiuto nei confronti del Pietismo, malgrado anch'esso prendesse posizione contro la vecchia e rigida ortodossia. Con il tempo gli "ortodossi razionali" manifestarono una maggiore tolleranza verso i pietisti. Quando gli ecclesiastici illuministi mettevano troppo liberamente in dubbio qualche dogma, le Chiese ufficiali reagivano con durezza: tre religiosi a Basilea, Neuchâtel e Zurigo furono destituiti e banditi dal Paese in ragione delle loro opinioni troppo "libere", anche se con l'affermarsi dell'Illuminismo vennero in seguito riabilitati.
Parallelamente ai cambiamenti in ambito teol., il nuovo concetto del diritto naturale (Giusnaturalismo) fu recepito nell'insegnamento del diritto e nella teoria politica. In una prima fase esso fu elaborato dalla scuola di diritto naturale romanda di Jean Barbeyrac a Losanna, Jean-Jacques Burlamaqui a Ginevra e Emer de Vattel a Neuchâtel. Il loro sistema si basava sul bon sens, il solo in grado di offrire i criteri necessari per la comprensione della realtà in quanto postulava diritti inviolabili e in particolare la libertà di coscienza. Se l'essere umano veniva privato dei diritti elementari, esso acquisiva il diritto di resistere alla tirannide. Il giusnaturalismo riguardava tanto l'individuo quanto la società e lo Stato, che doveva essere una "società naturale basata sulle leggi dell'uguaglianza e della libertà". L'essere umano diventava felice se agiva secondo il diritto naturale, ma la felicità (eudemonismo) era anche lo scopo dell'esistenza umana. Le teorie della scuola giusnaturalista romanda erano destinate del resto ad avere un ruolo politico nel movimento indipendentista nordamericano, la cui élite, influenzata dalle opere sull'argomento, vide nella monarchia britannica una tirannide cui era giusto opporsi. Dello Stato, in particolare della repubblica, si occuparono anche Isaak Iselin nei suoi Philosophische und patriotische Träume eines Menschenfreundes (1755) e Johann Georg Zimmermann nel suo Nationalstolz (1758). Il loro interesse era rivolto alla libertà d'opinione, alle virtù civiche e all'impegno del cittadino per i valori della repubblica.
Alle riflessioni filosofiche si affiancò lo sviluppo della matematica e delle scienze naturali. I due pensatori di riferimento furono Francesco Bacone e Cartesio. Le basi di questo nuovo metodo erano il dubbio e la critica incondizionata, che di nuovo si fondava sulla ragione. Anziché ricorrere alle categorie aristoteliche, ci si affidava alla forza probatoria dell'evidenza matematica e dell'esperimento scientifico. Un ruolo pionieristico fu svolto in questo campo dai fratelli basilesi Johann e Jacob Bernoulli e dai loro discendenti. I Bernoulli furono ben presto accolti in tutte le grandi Acc. europee. Matematici e naturalisti noti sul piano intern. si trovavano tuttavia non soltanto a Basilea, ma anche a Ginevra e a Zurigo, mentre a Sciaffusa vi era la scuola di medicina dei Wepfer. Dopo alcune resistenze iniziali, rivolte in particolare contro l'introduzione della visione copernicana del mondo, lo spirito illuministico si diffuse ovunque. Dato che la teol. partecipava a questa corrente di pensiero, la ricerca scientifica in Svizzera non procedette in opposizione con il cristianesimo e la religione, come invece avvenne nei Paesi in prevalenza catt., dove un cattolicesimo più marcatamente illuminista si scontrò con le forze più reazionarie. Da allora i miracoli della natura poterono essere affiancati ai miracoli biblici; in questa direzione lavorò ad esempio il naturalista ginevrino Charles Bonnet. Nel XVIII sec. si sviluppò un nuovo campo di ricerca, lo studio dei massicci montani e in particolare la geologia alpina. In nessun luogo la natura si palesava così manifestamente come nella regione delle Alpi, di cui la Svizzera rappresentava il cuore. In questa nuova scienza gli Svizzeri ebbero un ruolo centrale, che fu assunto a Zurigo da Johann Jakob Scheuchzer e a Ginevra da Horace Bénédict de Saussure.
Anche la letteratura dell'Illuminismo presentò caratteri nuovi. Fu il bernese Beat Ludwig von Muralt a prendere per primo posizione, nelle sue Lettres sur les Anglais et les Français (1725), in favore del libero mondo inglese del common sense e contro il mondo artificioso della Francia di Luigi XIV. Il coronamento di questa evoluzione fu costituito dal Versuch Schweizerischer Gedichte (1732) di Albrecht von Haller, trasposizione in forma poetica della sua filosofia illuministica. Nei successivi scritti politici, von Haller si occupò delle forme classiche dello Stato e si fece interprete di una posizione politica moderata, vicina a quella di Montesquieu. Grazie a Johann Jakob Bodmer e a Johann Jakob Breitinger, Zurigo divenne un nuovo centro della letteratura ted. Gli "zurighesi" si posero come alternativa allo stile patriarcale rappresentato da Johann Christoph Gottsched, a Lipsia; al loro fianco si posero scrittori moderni come Christoph Martin Wieland e Friedrich Gottlieb Klopstock.
La storia della Svizzera, come caso particolare di "repubblica di repubbliche", fu pure al centro di un nuovo interesse. Fino ad allora ci si era accontentati di rappresentazioni cronachistiche; la nuova concezione richiedeva invece, nel segno di Ashley Cooper Shaftesbury, "entusiasmo" e "sensualismo". Queste nuove ricerche in Svizzera vennero condotte soprattutto da Johann Jakob Bodmer; per lui e i suoi allievi la storia degli Svizzeri si traduceva nel "panegirico" di un intero popolo, di cui si mettevano in risalto la legittimità delle guerre condotte, la sacralità delle leggi, la rinuncia all'espansione territoriale, il valore e il patriottismo dei cittadini e l'origine democratica delle Costituzioni. Bodmer vedeva nella Svizzera un caso particolare e unico, e perciò dimenticava o sottovalutava la brutalità della condotta di guerra sviz., la tendenza oligarchica delle Costituzioni repubblicane, l'espansione militare e in seguito economica, così come - nonostante la neutralità ufficiale - l'allineamento della Conf. al sistema di potere franc. Ancora più radicale di quella di Bodmer fu la posizione di Jean-Jacques Rousseau, che si considerava cittadino della Repubblica di Ginevra e quindi anche cittadino sviz. Dopo aver fatto scandalo con la sua critica culturale distruttiva, promosse in seguito un repubblicanesimo democratico moderato. Egli si proponeva di applicare il modello ginevrino in Europa, che immaginava organizzata come un'org. federalista. Il cittadino emancipato doveva sottomettersi volontariamente alla comunità politica, alla volonté générale, e grazie al legame di tutti con la legge si sarebbe ottenuto un più alto livello di libertà e uguaglianza.
Numerosi Svizzeri diedero un contributo originale alla filosofia dell'Illuminismo. Johann Georg Zimmermann sviluppò un'analisi psicologica dell'individuo nella sua libertà e indipendenza, cioè nella sua felicità interiore. Johann Georg Sulzer si occupò dell'educazione dei bambini e ne rivendicò, prima di Rousseau, la spontaneità naturale. Isaak Iselin si interessò alla storia universale, e descrisse la storia dell'umanità come un movimento progressivo dalle origini primitive verso un obiettivo umanitario e rifiutando - anche in Svizzera - le tendenze nazionaliste. Il teologo Jakob Wegelin, il "Rousseau cristiano di San Gallo", si occupò della teoria storica basata sulla storia universale e delle idee.
Le nuove teorie ebbero un effetto pratico sull'educazione e sulla scuola. Poiché la scuola elementare era più o meno obbligatoria, l'istruzione raggiungeva anche nelle campagne un livello considerevole. In ambito educativo furono avviate riforme, soprattutto con Johann Heinrich Pestalozzi, che ebbero importanti riflessi nel XIX sec. Degli aspetti pedagogici dell'Illuminismo faceva parte, in senso più ampio, anche l'emancipazione della donna, che fino ad allora era stata relegata all'ambito domestico e non godeva di alcun diritto all'istruzione. I primi mutamenti si ebbero quando alcune donne di origine straniera sposate in Svizzera, ma anche donne del luogo, diedero vita a una più raffinata vita di società (Salotto) nei Circoli filosofico-letterari (ad esempio con Julie Bondeli a Berna); successivamente furono aperte numerose scuole femminili che dispensavano un insegnamento orientato verso la letteratura e le lingue moderne.
Il termine Elvetismo riassume in sé la specifica, nazionale, concezione del movimento illuminista in Svizzera. In esso confluivano l'interpretazione cristiana del diritto naturale, l'etica patriottica, l'approccio filosofico ispirato al bon sens e lo stretto legame con la prassi economica e pedagogica, per esempio nel senso di un'economia domestica parsimoniosa. L'esaltazione della natura alpina percorreva tutti questi elementi, anche se le numerose città dell'Altopiano, piccole e grandi, avevano un ruolo predominante sul piano culturale, politico ed economico. Lo sviluppo industriale fece allora della Svizzera il Paese degli orologi e dei tessuti, due settori industriali rivolti all'esportazione e basati sul lavoro a domicilio che mutarono la natura del Paese. Ciò nonostante la Svizzera continuò a essere vista come l'inimitabile Paese delle Alpi nel mezzo della pianeggiante Europa; nel solco delle Alpi di Haller, fu interpretata ed esaltata come terra di pastori con le sue particolari tradizioni repubblicano-federaliste e le sue forme di vita e di pensiero.
Autrice/Autore: Ulrich Im Hof / did
La filosofia dell'Illuminismo trovò una specifica organizzazione e diffusione nelle numerose soc. (Associazioni) e riviste sorte con il movimento: fra queste ultime il Mercure suisse (1732-84) acquisì una posizione importante con i suoi articoli sulla vita intellettuale sviz. L'Encyclopédie d'Yverdon (1770-80) costituì una summa dell'Illuminismo sviz., proponendosi come alternativa all'Illuminismo "estremo" dell'Encyclopédie franc.
Presto in quasi tutte le città e regioni della Svizzera presero vita soc. promosse dall'élite sociale di tutto il Paese. L'Europa fu attraversata da una rete di corrispondenze cui gli illuministi sviz. diedero un contributo essenziale. In genere le soc. avevano scopi pratici, economici o di utilità pubblica. Le Società di lettura provvedevano alla diffusione della cultura letteraria generale; nelle loro sedi era possibile orientarsi su molte questioni mondiali grazie a riviste e quotidiani. Le Società economiche si occupavano nelle regioni rurali del miglioramento dei metodi agricoli. Nell'ambito dell'istruzione si provvide alla modernizzazione delle scuole di tutti i livelli. La formazione, ad esempio in campo medico, cominciò a farsi più specifica e differenziata.
Tutte le soc. erano influenzate dall'atteggiamento fondamentale dell'Illuminismo. Così, la Società elvetica di Schinznach si considerava non soltanto come una cerchia di amici più o meno politicamente motivata, ma anche come un complemento intellettuale della Dieta fed. I discorsi annuali dei suoi pres. riflettevano la mentalità illuminista. Malgrado la sua breve vita, ebbe un ruolo rilevante la Société des citoyens di Berna, che si proponeva come Società patriottica, finalizzata alla promozione delle idee illuministiche. Con il conferimento di un premio a Gabriel Bonnot de Mably (1763) e a Cesare Beccaria (1765), la soc. prese pubblicamente posizione in favore di una filosofia illuministica dell'etica e del diritto.
Le Soc. di scienze naturali (Società erudite) non si confrontavano soltanto con i problemi posti dalla prassi, ma anche con la filosofia naturale, che nell'Illuminismo non si basava più sull'autorità degli antichi (Aristotele), ma sui principi della pura ragione. Si credeva nel progresso inarrestabile della scienza e si disprezzavano i tempi antichi, spec. il ME che aveva osservato la natura attraverso "occhiali scuri". L'org. illuminista più duratura fu la Massoneria. Le prime logge nacquero a Ginevra (1736), Losanna (1739) e Zurigo (1740), più tardi a Basilea (1768). Con i loro rituali, i massoni seppero dare all'Illuminismo una forma precisa.
Autrice/Autore: Ulrich Im Hof / did
Con la sintetica espressione "Illuminismo catt.", molto diffusa e alquanto ambigua, si definiscono in ambito germanofono le tendenze di pensiero influenzate dall'Illuminismo e contemporaneamente legate alla fede catt.-romana, oltre ai rispettivi esponenti. A volte il concetto abbraccia anche tendenze riformatrici ecclesiastiche che si rifanno esclusivamente ad altri modelli e correnti di pensiero (ad esempio ad autorità medievali, al Concilio di Trento, al giansenismo, alla congregazione dei maurini). Tuttavia, questi movimenti non fanno parte in senso stretto dell'Illuminismo catt. Là dove, nelle regioni catt. della Conf., riuscì a prendere parzialmente piede e a esercitare la propria influenza, l'Illuminismo si manifestò sempre in forma moderata e nella maggior parte dei casi il suo influsso fu inferiore a quello delle più forti tendenze antiilluministe. Del resto, l'aspirazione alla verità della Chiesa romana e della rivelazione cristiana, così come la religione in quanto tale, non furono mai messe in dubbio dagli illuministi della Svizzera catt., che rifiutavano la critica rivolta dai loro compagni più radicali al concetto del divino e alle istituzioni religiose. Solo nella seconda metà del XVIII sec. nelle città sviz. catt., spec. a Lucerna e a Soletta, più raramente anche nelle campagne, un patriottismo illuminista influenzò il pensiero dei membri dell'élite politica (Joseph Anton Felix von Balthasar, Josef Rudolf Valentin Meyer von Schauensee, Karl Müller-Friedberg) e del clero secolare (Bernhard Ludwig Göldlin, Franz Philipp Gugger). La condanna dell'immunità ecclesiastica, cui si legava la richiesta di una Chiesa controllata dallo Stato, oltre alla contestazione in chiave utilitarista della vita contemplativa dei monaci, non favoriva in linea di massima un'accoglienza positiva dell'Illuminismo nei monasteri sviz. I benedettini e i cistercensi si mostrarono tuttavia in genere più ricettivi all'Illuminismo rispetto agli ordini mendicanti. Gli argomenti fisico-teleologici della filosofia di Leibniz e Wolff furono presto recepiti, sebbene non sempre approvati, persino da ordini mendicanti e gesuiti. Viceversa nelle regioni catt. fu molto limitato l'influsso degli illuministi franc. e inglesi, della teoria del diritto naturale di Christian Thomasius e dei suoi seguaci, così come dell'idealismo ted. Dai conventi sviz. (Sankt Urban) e dal clero secolare, del resto, vennero importanti impulsi a migliorare l'insegnamento locale, l'istruzione femminile e la formazione degli insegnanti, e in queste cerchie furono avviati studi in ambito naturalistico e storico, con un'analisi critica delle fonti. Spesso i membri del clero e del ceto patrizio entravano in contatto con l'Illuminismo già durante la loro formazione e nel corso di soggiorni all'estero, ad esempio studiando teol. nel Collegio Elvetico. Insieme a patrioti laici che ne condividevano le opinioni, i religiosi catt. si opponevano alla supremazia papale e al centralismo romano. Così, scontrandosi con la nunziatura lucernese, si impegnarono fra l'altro, in un primo momento con scarso successo, in favore delle riforme di Wessenberg nella liturgia, nella cura delle anime e nell'insegnamento religioso. Nei confronti dell'Illuminismo popolare condividevano con gli ab. catt. delle campagne un atteggiamento di fondamentale rifiuto. All'apertura ecumenica della vita culturale e a una migliore diffusione della produzione letteraria illuminista nei cant. catt. contribuirono non da ultimo lo scambio di idee interconfessionale - spec. con gli eruditi bernesi, basilesi e zurighesi, come anche con i pastori rif. -, l'ingresso e l'impegno dei catt. nella Soc. elvetica, la fondazione di soc. locali, anche economiche, e di biblioteche con prestito esterno, oltre alla nascita di riviste e alle relazioni editoriali interregionali. Solo con l'affermarsi del Liberalismo nel XIX sec. il patrimonio intellettuale dell'Illuminismo poté tuttavia sviluppare nelle regioni catt. la sua efficacia politica, fino a oggi oggetto di valutazioni non univoche.
Autrice/Autore: Hanspeter Marti / did
La Svizzera fu presto considerata un esempio particolarmente efficace di mentalità illuministica. Nella sua Acc. berlinese, il re prussiano Federico II faceva riferimento soprattutto agli Svizzeri (fra gli altri Johannes Bernoulli, Leonhard Euler, Johann Heinrich Lambert, Johann Bernhard Merian, Johann Georg Sulzer, Nicolas de Béguelin, Johannes von Müller), che costituivano un terzo di tutti i membri dell'Acc. Costoro si distinguevano in particolare perché collegavano l'elemento razionalistico con l'etica personale e con la fede in un ordinamento morale del mondo. Anche Caterina II, zarina di Russia, prediligeva gli Svizzeri nella sua Acc. di San Pietroburgo. Un vantaggio degli Svizzeri di lingua ted. era costituito dal fatto di conoscere bene il franc., utilizzato in luogo del lat.
L'Illuminismo sviz., espressamente concepito in chiave razionalista, venne travolto negli anni 1770-80 dal movimento dello Sturm und Drang. Il Razionalismo, ormai superato, non era più sufficiente e venne sostituito dal Romanticismo. Anche in questo caso la Svizzera fornì il suo contributo: era un vero e proprio Paese "romantico", come confermavano i numerosi viaggiatori. Il pensiero storico venne pure profondamente rinnovato, in particolare grazie a Johannes von Müller, che nella sua Geschichte der Schweizer (1780) presentò in forma storicistica (Storicismo) il modello di una nuova storiografia nazionale.
L'Illuminismo riguardò esclusivamente l'élite della società. I protagonisti erano soprattutto patrizi e borghesi delle città, anche di piccole città municipali. Il sistema sociale della vecchia Conf. continuava tuttavia a essere organizzato sulla base della divisione per ceto, ed era impossibile sfuggire all'ordinamento federalista dei 13 cant. Solo la Rivoluzione elvetica e le sconfitte militari fecero posto nel 1798 a forme di Stato nuove e più moderne. La Repubblica elvetica (1798-1803) rappresentò così un primo tentativo di modernizzazione per la Svizzera. Fino al 1848, tuttavia, il Paese restò diviso fra una corrente politica federalista-conservatrice e una centralista-progressista. Solo dopo la vittoria del liberalismo nella guerra del Sonderbund, la Svizzera poté diventare, grazie a una nuova, equilibrata Costituzione fed. (1848), la prima moderna repubblica d'Europa, che garantiva democraticamente a tutti i cant. la necessaria libertà di autodeterminazione e contemporaneamente creava le ormai indispensabili istituzioni centrali, senza minacciarne le tradizioni federaliste.
Autrice/Autore: Ulrich im Hof / did