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di Andrea Bertagni
Sono passate quasi inosservate in Svizzera, ma non solo, le rivelazioni della Tribune de Geneve riguardanti le accuse di molestie di natura sessuale da parte di tre ex studentesse nei confronti dell’islamologo e teologo ginevrino Tariq Ramadan risalenti agli anni ’80 e ’90, periodo durante il quale Ramadan insegnava francese e filosofia nella città di Calvino. «Che Tariq avesse un etica professionale alquanto discutibile era un segreto di pulcinella già a quei tempi», confida un chimico al quotidiano romando. Nel caso in cui i fatti in questione risultassero veri, sarebbero comunque prescritti, essendo passato ormai troppo tempo. Non così dovrebbe invece capitare con le accuse di stupro e aggressione sessuale rivolte all’islamologo svizzero dalla scrittrice francotunisina Henda Ayar che ha denunciato Ramadan in Francia, un Paese in cui il professore, attualmente docente di Studi islamici Contemporanei presso l’Università di Oxford in Inghilterra, non può più entrare, al pari degli Stati Uniti, che gli hanno già negato il visto d’ingresso. Anche perché accanto alla denuncia della scrittrice Henda Ayar ce ne sarebbe un’altra depositata alla Procura di Parigi da una donna di 42 anni convertita all’Islam e affetta da un handicap alle gambe. Quest’ultima denuncerebbe «scene di violenza sessuale di grande brutalità perpetrate da Ramadan in un hotel di provincia nel corso dell’autunno 2009».