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Roma, 2 gen. (Adnkronos Salute) - Nell'atrofia di alcune parti del cervello si cela il rischio di sviluppare malattie degenerative come l'Alzheimer e, più in generale, la demenza. E' il risultato di uno studio pubblicato sugli 'Archives of General Psychiatry'. Le parti 'sotto accusa' sarebbero l'amigdala, l'area del cervello coinvolta nei processi emotivi, e l'ippocampo, la zona associata invece alla motivazione e alla memoria. Il team guidato da Tom den Heijer dell'Erasmus Medical Center di Rotterdam, Olanda, ha sottoposto 511 persone sane a risonanza per immagini per misurare i volumi di diverse parti del cervello. Lo screening è iniziato nel 1995 e sono poi seguiti altri esami tra il 1997 e il 2003. In questi sei anni, gli scienziati hanno interrogato i pazienti sullo stato della memoria e, più in generale, sulle condizioni neurofisiologiche. Durante l'arco di tempo preso in esame, 35 persone si sono ammalate di demenza e a 26 è stato invece diagnosticato l'Alzheimer. E i risultati del 'monitoraggio' sembravano suggerire che la grave atrofia di queste aree cerebrali si associava a maggiori rischi di sviluppare malattia. "In particolare, abbiamo scoperto - sottolineano gli scienziati- che nelle persone destinate ad ammalarsi di demenza, la riduzione delle parti interessate oscillava tra il 5% e il 17%. Nei soggetti con Alzheimer, invece, l'atrofia andava dal 25% al 40%". "La nostra ricerca - sottolineano- suggerisce che la struttura del cervello può essere d'aiuto nel quantificare il rischio che si sviluppi la demenza, ancor prima che ci siano i sintomi". Tuttavia, puntualizza lo studio, molte persone con una parte del cervello atrofizzato non si sono ammalate di Alzheimer neanche dopo sei anni.