Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/138738

<h2>SubmittedText<h2><p>Durante la seconda guerra mondiale, la Svizzera è stata un crocevia del traffico di opere d'arte confiscate dai nazisti. Anzi, secondo gli esperti, diverse si troverebbero ancora in collezioni private e musei, sia fra le opere di proprietà che fra quelle in prestito, e perfino, come dimostrano esempi molto recenti, sul mercato dell'arte odierno. Alcuni dei 1400 capolavori recentemente ritrovati - un tempo appartenuti a Hildebrand Gurlitt, uno dei quattro "venditori" di "arte degenerata" e presunto mercante d'arte rubata - hanno uno stretto legame con la Svizzera. Da un'indagine condotta nel 2011 dall'Ufficio federale della cultura è emerso che soltanto un museo su dieci, dei 551 interpellati, ha effettuato ricerche sulla provenienza dei beni culturali. Questo significa che numerose istituzioni non rispettano i principi della Conferenza di Washington del 1998 applicabili alle opere d'arte confiscate dai nazisti. </p><p>Invito perciò il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. In che modo la Svizzera ha adempiuto gli obblighi derivanti dalla Conferenza di Washington del 1998 e dagli accordi che ne sono seguiti?</p><p>2. Ha intenzione di intervenire, sul piano multilaterale, per estendere il campo di applicazione dei principi della Conferenza di Washington ad attori privati (mercato dell'arte), fondazioni, ecc.?</p><p>3. È disposto a decretare misure legislative e a stanziare i mezzi finanziari necessari affinché i musei che beneficiano di aiuti statali (sussidi della Confederazione, dei cantoni o dei comuni) compiano ricerche sulla provenienza di tutti i beni culturali acquisiti o ricevuti in prestito nel periodo compreso fra il 1933 e il 2013 e ne pubblichino i risultati?</p><p>4. Alla luce delle recenti scoperte, intende rilanciare gli studi scientifici sulla produzione artistica requisita sotto il regime nazista e, in particolare, approfondire il ruolo giocato dal commercio d'arte in quest'ambito?</p><p>5. Quali provvedimenti intende adottare affinché il mercato dell'arte privato, che non sottostà ai principi della Conferenza di Washington, apra i propri archivi alla ricerca sulla provenienza dei beni?</p><p>6. Ha intenzione di assoggettare il commercio d'arte alla legge sul riciclaggio di denaro?</p><p>7. Quali provvedimenti intende adottare per contrastare il traffico illecito di opere d'arte (compreso il commercio di reperti antichi provenienti da scavi abusivi), visto che la legge sul trasferimento dei beni culturali non sembra essersi dimostrata sufficientemente efficace?</p><p>8. È disposto ad ampliare le competenze dell'Ente opere d'arte frutto di spoliazioni (per es. introducendo un obbligo d'informare questo ente)?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Sulla scorta della Conferenza di Washington (Washington Conference on Holocaust Era Assets) del 1998, il Consiglio federale ha istituito presso l'Ufficio federale della cultura l'Ente opere d'arte frutto di spoliazioni (nel seguito Ente), sottolineando a più riprese quanto ritenga importante affrontare attivamente la problematica delle opere d'arte confiscate durante il periodo del nazionalsocialismo.</p><p>Nel 2009 la Svizzera ha adottato, unitamente ad altri 45 Stati, la Dichiarazione di Terezin, che rafforza i principi della Conferenza di Washington e che la Svizzera sta attuando a livello federale.</p><p>Nel 1998 la Confederazione ha riesaminato la provenienza dei beni culturali di sua proprietà e pubblicato su Internet i risultati della ricerca. Essa si impegna attivamente per raggiungere soluzioni corrette ed eque promuovendo a tale scopo metodi alternativi di appianamento delle divergenze presso l'Unesco e presso il Consiglio internazionale dei musei.</p><p>2. I principi della Conferenza di Washington assumono per i privati un'importante funzione segnaletica nella ricerca di soluzioni corrette ed eque e sono considerate una buona prassi a livello internazionale.</p><p>Qualora vi sia la necessità di rafforzare il carattere vincolante dei principi della Conferenza di Washington a livello internazionale, il Consiglio federale è disposto a considerare richieste in tal senso.</p><p>3. Dal giugno 2013, in cooperazione con i cantoni (CDPE) e le associazioni dei musei, il Consiglio federale sostiene, con l'ausilio di un nuovo portale Internet dedicato alle opere d'arte confiscate, le ricerche di musei e collezioni di terzi sulla provenienza dei loro beni. Attualmente mancano tuttavia i mezzi finanziari per adottare nuovi provvedimenti.</p><p>4. La Confederazione ha già finanziato due studi sulla tematica delle opere d'arte confiscate che illustrano anche il ruolo del commercio d'arte. Si tratta delle pubblicazioni di T. Buomberger (Raubkunst - Kunstraub, Zurigo 1998) e della commissione Bergier (E. Tisa Francini et al., Fluchtgut - Raubgut, Zurigo 2001). In virtù di un decreto federale del 13 dicembre 1996, la commissione Bergier ha avuto accesso a tutti gli archivi privati rilevanti a questo riguardo. </p><p>5. Il materiale di ricerca raccolto dalla commissione Bergier è accessibile in virtù di un decreto del Consiglio federale del 2004. Inoltre l'ente appoggia già terzi cui è stata negata la possibilità di accedere agli archivi chiedendo a questi ultimi di accordare l'accesso. Non sono previsti altri provvedimenti.</p><p>6. Il Consiglio federale ha già analizzato questa possibilità nell'ambito della valutazione di un eventuale ampliamento del campo d'applicazione della legislazione sulla lotta al riciclaggio di denaro (FF 1996 III 993) e per il momento l'ha accantonata.</p><p>7. Fin dalla sua entrata in vigore, nel 2005, la legge federale sul trasferimento internazionale dei beni culturali si è rivelata uno strumento efficace e riconosciuto nella lotta al traffico illecito di opere d'arte. In virtù di questa legge, fino ad oggi sono stati avviati 137 procedimenti penali, che in 67 casi hanno portato a una condanna.</p><p>Nel frattempo la Svizzera è diventata uno degli Stati più attivi nella lotta al trasferimento illecito di beni culturali. Il Consiglio federale considera pertanto opportuno continuare con le misure adottate finora. </p><p>8. Il Consiglio federale non prevede di ampliare le competenze dell'ente.</p>  Risposta del Consiglio federale.