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Un team di ricercatori guidato dalla Johns Hopkins ha messo a punto un algoritmo capace di analizzare migliaia di dati clinici
Prevedere un arresto cardiaco grazie a un algoritmo di Intelligenza Artificiale, meglio di quanto riescono a fare i medici: è il traguardo raggiunto da un gruppo di ricerca guidato dall’Università Johns Hopkins di Baltimora (Usa) e pubblicato sulla rivista Nature Cardiovascular Research. Potrebbe trasformare le terapie per i soggetti a rischio, aumentandone le probabilità di evitare aritmie cardiache letali.
«Gli arresti cardiaci dovuti ad aritmia sono la causa di circa il 20% di tutti i decessi nel mondo e, in generale, ne sappiamo poco sulle cause e sull’identificare i soggetti che ne sono a rischio», osserva Natalia Trayanova, della Johns Hopkins. «Tanto che – proseguono gli autori della ricerca – ci sono pazienti a basso rischio di morte cardiaca improvvisa che ricevono defibrillatori di cui potrebbero non aver bisogno e pazienti ad alto rischio che invece non ricevono le cure di cui avrebbero bisogno e che potrebbero morire improvvisamente.
Per provare a migliorare queste previsioni i ricercatori hanno sviluppato un algoritmo che ha analizzato i dati clinici di migliaia di pazienti degli ultimi 10 anni, analizzando in particolare coloro che avevano avuto già problemi cardiaci con cicatrici al miocardio.
L’intelligenza artificiale ha così imparato a identificare correlazioni invisibili all’occhio umano ed è riuscita a prevedere con altissima precisione il rischio di arresto cardiaco. «Quello che il nostro algoritmo può fare è determinare chi è realmente a maggior rischio di arresto cardiaco e stimare quando si verificherà», conclude Trayanova.