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<h2>SubmittedText<h2><p>Gli impianti di riscaldamento a gasolio hanno un impatto particolarmente forte sull'ambiente. E il 40 per cento circa del consumo energetico delle economie domestiche in Svizzera è attribuibile proprio all'olio da riscaldamento. In questo settore il nostro Paese occupa la poco gloriosa posizione di testa. Nell'Unione europea solo il 13 per cento delle economie domestiche, ossia un terzo rispetto alla Svizzera, utilizza ancora impianti di riscaldamento a gasolio. Fra i Paesi confinanti, con il 24 per cento la Germania è quella messo peggio, anche se la sua quota è comunque nettamente inferiore a quella svizzera. I Paesi scandinavi in particolare non utilizzano praticamente più olio da riscaldamento.</p><p>Secondo l'Ufficio federale dell'energia, in Svizzera invece i vecchi impianti di riscaldamento a gasolio sono nel 66 per cento dei casi sostituiti con nuovi impianti dello stesso tipo, nonostante i costi, la dipendenza dall'estero e il bilancio economico parlino contro questo tipo di impianti. Un impianto di riscaldamento a gasolio tipico di una casa monofamiliare ha un impatto dieci volte superiore rispetto alle pompe di calore. Questo vale anche per gli impianti di nuova generazione. In Svizzera sono in esercizio oltre 800 000 impianti di riscaldamento a gasolio, ciò che rende gli edifici una fonte inquinante di CO2 e quindi un importante problema climatico in Svizzera.</p><p>Con la firma dell'Accordo di Parigi in occasione della Conferenza COP21, a fine dicembre 2015 la Svizzera si è impegnata in un nuovo capitolo della protezione climatica a livello internazionale. Perciò sorgono le domande seguenti:</p><p>1. La rinuncia agli impianti di riscaldamento a gasolio racchiude un notevole potenziale economico di protezione del clima. Qual è la strategia attuale e qual è la tabella di marcia del Consiglio federale per far sì che gli impianti di riscaldamento a gasolio siano sostituiti con tecnologie più rispettose del clima e misure efficienti?</p><p>2. Il Consiglio federale ritiene che le regolamentazioni cantonali vigenti siano sufficienti per fermare rapidamente la nuova installazione di impianti di riscaldamento a gasolio o la loro sostituzione con impianti dello stesso genere e passare ad alternative più rispettose del clima? Secondo il nuovo accordo internazionale sul clima, i Paesi firmatari devono rinunciare ai combustibili fossili entro il 2050.</p><p>3. Per l'attuazione dell'accordo sul clima, il Consiglio federale avanzerà delle proposte per la rapida sostituzione o il divieto di nuovi impianti di riscaldamento a gasolio, in analogia alle decisioni già prese in tal senso in Svezia e in Danimarca?</p><p>4. In caso negativo: come intende il Consiglio federale raggiungere entro il termine stabilito gli obiettivi dell'accordo sul clima di limitare a meno di due gradi il riscaldamento globale?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale condivide la valutazione secondo cui la sostituzione degli impianti di riscaldamento a gasolio cela un notevole potenziale di riduzione del CO2. L'obiettivo dei 2 gradi implica la riduzione delle emissioni annuali di gas serra a una tonnellata o al massimo a 1,5 tonnellate pro capite. In Svizzera questo obiettivo potrà essere raggiunto solo se il settore degli edifici diventerà esente da CO2.</p><p>Il Consiglio federale ha firmato l'accordo di Parigi sul clima il 22 aprile 2016 e, fatta salva la decisione del Parlamento, intende ratificarlo nel 2017. In tal modo la Svizzera fornirà un contributo adeguato per limitare al massimo a 2 gradi il riscaldamento globale.</p><p>1./3. In Svizzera, la legge sul CO2 (RS 641.71) prevede misure di riduzione delle emissioni di CO2. La tassa sul CO2 applicata ai combustibili fornisce incentivi per un'utilizzazione parsimoniosa dei combustibili fossili e quindi per la transizione verso combustibili alternativi. Inoltre, il programma Edifici della Confederazione e dei cantoni, che dispone ogni anno di un terzo dei proventi a destinazione vincolata della tassa sul CO2, ma al massimo 300 milioni di franchi, promuove il passaggio alle energie rinnovabili. Nel quadro del primo pacchetto di misure per la strategia energetica 2050, il Parlamento sta attualmente discutendo l'aumento dei mezzi finanziari disponibili. Per la seconda fase dopo il 2020, il 28 ottobre 2015 il Consiglio federale ha sottoposto al Parlamento il messaggio concernente l'articolo costituzionale su un sistema d'incentivazione nel settore del clima e dell'energia (15.072) al fine di sostituire a medio termine il sistema di promozione con uno di mera incentivazione.</p><p>Conformemente all'accordo di Parigi sul clima, occorre modificare la legge sul CO2 per disciplinare giuridicamente i nuovi obiettivi e le nuove misure di politica climatica fino al 2030. Il Consiglio federale ha stabilito il 23 marzo 2016 i primi parametri di riferimento per il modello di politica climatica dopo il 2020, che saranno sottoposti a consultazione nell'autunno 2016. Per il settore degli immobili, il Consiglio federale intende discutere la proroga limitata del programma Edifici e la sua sostituzione a medio termine con norme sussidiarie dipendenti dal percorso di riduzione del CO2.</p><p>2. A livello cantonale, l'assemblea plenaria della Conferenza dei direttori cantonali dell'energia ha adottato il 9 gennaio 2015 il modello di prescrizioni energetiche dei cantoni (MOPEC 2014). Il modello prevede tra l'altro l'introduzione, per quanto riguarda le nuove costruzioni, del concetto di edifici a energia quasi zero e che, in futuro, la sostituzione di impianti di riscaldamento alimentati con combustibili fossili comporti l'obbligo di compensare il 10 per cento dell'energia utilizzata finora con energie rinnovabili o misure di efficienza. Anche l'introduzione di queste misure contribuisce alla progressiva riduzione delle emissioni di CO2 e al maggiore impiego di energie rinnovabili.</p>  Risposta del Consiglio federale.