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HARARE - Emmerson Mnangagwa, il neo-presidente dello Zimbabwe che grazie ad un intervento dell'esercito ha preso il posto dell'ultradecennale autocrate Robert Mugabe, ha presentato il suo governo pieno di militari ed esponenti della vecchia guardia.
Il general maggiore Sibusiso Moyo, il portavoce delle Forze armate che è stato il volto dell'intervento che ha portato alle dimissioni 'volontarie' di Mugabe dopo 37 anni di potere, è stato nominato ministro degli Esteri, riferisce il sito Zimbabwe Mail.
Sul fronte delle conferme dell'era Mugabe, spicca Patrick Chinamasa che resta al ministero delle Finanze. Anche otto altri ministri del disciolto esecutivo sono stati confermati in quello di Mnangagwa, che ha 22 dicasteri.
Il presidente della miniera controllata dal governo "Hwange Colliery", Winston Chitando, è stato piazzato allo strategico ministero per le risorse minerarie.
Il maresciallo dell'Aviazione, Perrance Shiri, è il nuovo ministro dell'Agricoltura Terre, aggiunge il sito. L'agenzia Ap ricorda che si tratta di un militare direttamente coinvolto nell'uccisione di migliaia di persone nel Matabeleland da parte di una brigata addestrata in Corea del Nord. Il capo dei veterani di guerra dello Zimbabwe, Chris Mitsvangwa, è stato nominato ministro dell'Informazione.
Sulla nomina del dicastero delle Miniere, come anche a quelli dell'Industria e delle Finanze, la Confindustria dello Zimbabwe (Czi) ha espresso un parere positivo pur ammettendo che «i aspettavamo un gabinetto diverso».
L'organizzazione dei sindacati (la Zctu), attraverso il proprio segretario generale Japhet Moyo, ha dichiarato che «come lavoratori siamo molto, molto delusi».
Un analista esperto di Zimbabwe, Piers Pigou dell'International Crisis Group, su Twitter ha scritto che «l'inaspettata inclusione (nel governo) di alti ufficiali delle forze armate in servizio solleva una serie di preoccupazioni su quello che avverrà».
Il governo comprende anche ministero della Cybersecurity creato settimane fa da Mugabe e criticato da attivisti che lo considerano parte della repressione del suo regime contro gli utenti di social media, segnala l'Ap, notando che Mnangagwa non ha nominato vicepresidenti.