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<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è invitato ad adottare le misure necessarie affinché la Svizzera aderisca al trattato sui cieli aperti dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE).</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Nell'ambito dell'OSCE, i negoziati in merito al trattato sui cieli aperti (trattato "Open Sky") hanno rivestito un ruolo di secondaria importanza. Il trattato costituisce uno strumento complementare volto a promuovere la trasparenza e a rafforzare il clima di fiducia nel settore delle attività e dei potenziali militari. Esso prevede l'esecuzione a titolo reciproco di voli di osservazione sopra il territorio nazionale degli Stati parti. I velivoli militari non armati impiegati a tal fine sono equipaggiati con sensori normalizzati e certificati.</p><p>Il trattato sui cieli aperti è entrato in vigore il 1° gennaio 2002. Sinora vi hanno aderito 35 dei 56 Stati membri dell'OSCE. Altri Paesi, come l'Austria e l'Irlanda, hanno deciso di non aderirvi, analogamente alla Svizzera.</p><p>Nel rapporto dell'8 settembre 2004 sulla politica di controllo degli armamenti e di disarmo della Svizzera, il Consiglio federale ha pure esaminato la possibilità di aderire al trattato e di sottoporre al Parlamento un messaggio in materia ancora prima del termine della legislatura in corso. Successivamente, la questione di un'eventuale adesione è stata esaminata dal DFAE e dal DDPS sotto il profilo politico, giuridico e militare. In funzione di una partecipazione credibile, la verifica si è concentrata sulla valutazione dei requisiti minimi di carattere militare, dato che a livello di personale, equipaggiamento e finanze sarebbe stato coinvolto quasi esclusivamente il DDPS.</p><p>Il DFAE e il DDPS hanno rilevato che un'adesione al trattato sarebbe senz'altro auspicabile sotto il profilo della politica di sicurezza e della politica di controllo degli armamenti nonché del tutto compatibile con la neutralità. Per contro hanno constatato che, indipendentemente dalla variante scelta, i costi operativi e, segnatamente, il fabbisogno supplementare di personale generati da un'adesione non avrebbero potuto essere coperti né mediante le risorse al momento disponibili né per mezzo delle risorse pianificate per il futuro. Poiché gli oneri supplementari finanziari e a livello di personale sarebbero comunque stati sproporzionati rispetto ai vantaggi militari e in materia di politica di sicurezza per la Svizzera, non sarebbe stata giustificata nemmeno una ridistribuzione delle risorse. Il DFAE e il DDPS sono pertanto giunti alla conclusione che si imponeva una rinuncia all'adesione. In data 14 settembre 2005 il Consiglio federale è stato informato che la questione non sarebbe più stata sottoposta al Parlamento durante la legislatura in corso e che sarebbe stata nuovamente esaminata in un secondo tempo.</p><p>L'intervento parlamentare del consigliere agli Stati Michel Béguelin ha offerto al Consiglio federale l'occasione di occuparsi nuovamente di questa tematica alla luce dei recenti sviluppi. Questi ultimi tuttavia confermano le conclusioni tratte a suo tempo: il consolidamento delle nuove strutture dell'esercito e le relative misure di riorganizzazione e ridimensionamento hanno condotto a un ulteriore peggioramento della situazione in materia di risorse e, tra l'altro, al trasferimento di competenze tecnico-specialistiche. Tali risorse sarebbero state irrinunciabili per una partecipazione efficace e credibile della Svizzera.</p><p>A causa delle limitate risorse e dei limitati mezzi dell'esercito, il Consiglio federale è costretto a definire delle priorità e pertanto a rinunciare, per il momento, alla partecipazione al trattato. Tale scelta si giustifica ancora di più se si tiene conto del fatto che non sussiste alcuna pressione internazionale riguardo a un'adesione svizzera.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.