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"Il futuro del Myanmar deve essere la pace, una pace fondata sul rispetto della dignità e dei diritti di ogni membro della società, sul rispetto di ogni gruppo etnico e della sua identità, sul rispetto dello stato di diritto e di un ordine democratico che consenta a ciascun individuo e ad ogni gruppo, nessuno escluso, di offrire il suo legittimo contributo al bene comune". Così Papa Francesco nel suo primo discorso ufficiale in Myanmar, nella capitale Nay Pyi Taw, davanti alla leader Aung San Suu Kyi, consigliera di Stato e ministra degli Esteri.
Nel discorso del Pontefice è implicito il riferimento alle sofferenze dei rohingya, implicito perchè da più parti è stato chiesto al Papa di evitare di nominare direttamente la minoranza musulmana che, in Myanmar, non ha ancora riconosciuti i diritti di cittadinanza (circa 600'000 persone sono rifugiate in Bangladesh), con problemi umanitari molto seri, di violenze e malnutrizione.
Da pare sua Aung San Suu Kyi ha pubblicamente ringraziato il Papa, citato tra i "buoni amici che desiderano soltanto vederci avere successo nel nostro sforzo".
ATS/M. Ang.
- RG 12.30 del 28.11.17 - La corrispondenza di Loretta Dalpozzo