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ZURIGO - La Fondazione per la protezione dei consumatori (FPC) si oppone «con veemenza» all'idea di limitare la possibilità di guardare programmi televisivi in tempi successivi alla loro diffusione, attraverso funzioni come il replay. Si tornerebbe all'età della pietra, mette in guardia l'organizzazione in un comunicato odierno.
Nell'ambito della revisione della Legge sulle telecomunicazioni a livello commissionale si sta discutendo di una limitazione della fruizione ritardata dei programmi, rendendola possibile solo se l'emittente è d'accordo, si legge nella nota. Questo perché gli utenti in tal modo saltano i blocchi pubblicitari e i minori introiti per le emittenti metterebbero a rischio la qualità dei programmi.
Secondo la FPC questa argomentazione non tiene: il replay aumenta il consumo complessivo. Per Cécile Thomi, responsabile giuridica dell'associazione, il fatto che nell'attuale epoca della digitalizzazione ci si limiti anche solo a dibattere una regola come quella ventilata non ha senso, perché si rischierebbe di tornare all'età della pietra. La lotta per gli introiti pubblicitari non deve essere condotta sulle spalle dei consumatori, conclude la FPC.