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La Germania ha ribadito oggi, mercoledì, la sua opposizione a un embargo dell'UE contro le importazioni di gas russo, nonostante le pressioni sul Governo di Olaf Scholz affinché interrompa questo commercio. I sindacati paventano la perdita di 100'000 posti di lavoro e anche gli imprenditori si oppongono. Gli istituti economici tedeschi, nelle loro previsioni di primavera, ritengono che uno stop ridurrebbe la crescita del PIL all'1,9% (dal 2,7% stimato ora, ma le attese erano del 4,8% prima del conflitto). Nel 2023 si andrebbe poi incontro a una recessione. Berlino ha importato dalla Russia negli anni scorsi il 55% dei 100 miliardi di metri cubi di gas di fabbisogno annuo - una quota al momento ridotta al 40% - il 35% del suo petrolio e la metà del carbone. Il gas rappresenta un quarto del suo consumo energetico.
Ci sono però anche economisti che ritengono sopportabile il sacrificio, come Simone Tagliapietra, dell'istituto di ricerca Bruegel di Bruxelles. Si calcola "una riduzione del tasso di crescita di 2 punti percentuali, un impatto tutto sommato gestibile se paragonato all'altro lato della medaglia, che è continuare a finanziare la Russia con circa un miliardo di euro al giorno per gas e petrolio che importiamo", afferma. Perché questo ha un impatto sulla capacità di Mosca di finanziare la guerra in Ucraina.
Tagliapietra spiega che la Germania "ha sviluppato la sua competitività economica sul vantaggio dell'accesso al gas russo a un prezzo molto basso". Un embargo fa quindi sorgere "la paura di una parziale deindustrializzazione" tedesca, che "ha la sua ragione di essere perché verrebbe meno una leva importante". Il "cambio di paradigma molto rapido della politica estera ed energetica tedesca di lungo è uno shock importante, ma quanto prima lo si fa e tanto meglio", sostiene comunque.
Certo, i costi ricadrebbero anche sui consumatori, ma già ora, sostiene Tagliapietra, "ci troviamo in una situazione paradossale in cui il mercato ha già fatto lievitare i prezzi di petrolio e gas in previsione di un embargo che non c'è. I flussi dalla Russia all'Europa continuano e persino aumentati dopo l'inizio della guerra, pure attraverso l'Ucraina. La Russia sta quindi macinando profitti enormi mentre noi paghiamo prezzi altissimi".
L'economista suggerisce anche un'alternativa all'embargo totale, "quella di imporre una tariffa che andrebbe a limitare la rendita russa da questo export e al tempo stesso gli impatti economici sull'Europa, mantenendo in vita i flussi". Al momento "o la Russia vende in Europa o non vende" perché non è in grado di rimpiazzare in tempi brevi questa domanda, e quindi a Mosca converrebbe continuare a inviare gas pur guadagnandoci di meno.
Il "no" a Steinmeier irrita la Germania
Oltre alla questione del gas, un altro aspetto legato al conflitto occupa la politica tedesca, ovvero la cancellazione martedì della visita del presidente Frank-Walter Steinmeier con i suoi omologhi baltici e polacco. Steinmeier non era benvenuto perché a lungo sostenitore di un riavvicinamento fra Europa e Russia e del gasdotto Nord Stream 2. Il cancelliere Olaf Scholz ha reagito con "irritazione, volendo essere educati" e pur affermando di avere contatti più frequenti con Volodymyr Zelensky e con la maggior parte dei leader europei, ha precisato di non avere intenzione di recarsi a breve in Ucraina.
- SEIDISERA del 12.04.2022: La crisi del gas