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Breve storia dello sci
Rivista numero 86 – Marzo 2011
Breve storia dello sci
Di Luca De Franco
Lo sci piú antico del mondo è stato ritrovato nel 1921 in Svezia, nella regione dell’Angermanlan, e risale a circa 4500 anni fa. Lo sci di Hoting, come è stato chiamato, è costituito da un’asse di pino larga circa 19 centimetri e lunga 111 centimetri.
La prima apparizione dello sci nelle Alpi avvenne in Engadina, a Sils Maria, nel 1859-60; successivamente si hanno notizie di altri tentativi dell’uso dello sci, sempre in Svizzera, a Davos nel 1873, per interesse del dottor Splenger e nel 1883 ad Arosa, ad opera del dottor Otto Herwig che li reputò come attrezzi inutili per l’uso in questa regione.
Con il termine sci oggi si intendono numerose discipline che usano questo attrezzo, studiato e sviluppato per un uso specifico. Basta pensare a quante diverse discipline sciistiche esistono oggi (sci alpino, sci nordico, snowboard, scialpinismo, telemark, freestyle, freeride ecc) per rendersi conto di quanto lo sci sia oggi evoluto. Ma quando e dove è nato lo sci? Se facciamo una prima ricerca basandosi sull’etimologia della parola, si scopre che l’origine dello sci risale alla notte dei tempi e che il nome deriva dall’ antico norvegese e, precisamente, da due vocaboli antichissimi: saa e suk che significano letteralmente “pezzo di legno tagliato”. Altre fonti storiche associano la parola “ski” alla lingua ariana, dalla quale deriva il persiano. Ebbene dalla sua nascita questo “pezzo di legno” è stato protagonista della storia dell’uomo: grandi imprese, alpinistiche e sportive, sono legate allo sci, tanto che il grande esploratore Nansen definí lo sci come “lo Sport degli sport”.
Passando alla storia, l’origine degli sci è antichissima. Alcuni ricercatori sostengono che essi siano nati tra la Siberia e la Mongolia, nella zona dei monti Altai, addirittura prima della ruota. Il tedesco C. I. Luther, nella sua enciclopedia sportiva del 1926, espone una teoria secondo la quale l’espansione dello sci avvenne attraverso tre correnti; il punto centrale di diramazione sarebbe localizzato nell’Asia Centrale, tra la Siberia e la Mongolia, sui Monti Altai. Da questi territori una corrente risalí l’Asia, diretta verso la Manciuria; proseguendo attraverso lo stretto di Bering, allora completamente ghiacciato, arrivò prima in Alaska e poi in Canada. Una seconda giunse in Asia Minore e nei Balcani e la terza si diresse verso ovest, attraverso la Siberia, arrivando nei paesi scandinavi che si affacciano sul Baltico. Questa teoria è avvalorata dal rinvenimento di sci e racchette presso le tribú Athabasca del Canada che hanno una straordinaria somiglianza con quelle in uso nelle popolazioni arcaiche in Islanda, in Finlandia, in Lapponia e in Manciuria.
L’area di diffusione dello sci può essere suddivisa in quattro zone: la prima comprende la Groenlandia centrosettentrionale e il Nord America. La seconda è costituita dal Nord Europa (esclusa la Scandinavia), Alpi e Caucaso dove era diffuso uno sci piuttosto corto, larghissimo e completamente piatto; esso era guidato per mezzo di funicelle fissate alla punta e con tutta probabilità serviva solo per le discese. Nell’area dello sci artico, che comprendeva la Norvegia settentrionale, la Finlandia, la Siberia e il Giappone, si usava un attrezzo, lungo 150-170 cm e largo 20 cm. Esso era diretto per mezzo di funicelle come lo sci meridionale, ma era piú leggero e sottile, aveva punte ricurve alle due estremità e, nella parte inferiore, era ricoperto da pelle di renna o di foca per ottenere, in salita, una maggior presa sulla neve. Lo sci nordico, che è la forma piú vicina a quella odierna, si diffuse nella zona della Groenlandia meridionale, Islanda, Svezia e Norvegia centromeridionale. Lo sci nordico era stretto e lungo (fino a 4 m), piú leggero rispetto agli altri tipi descritti, e non aveva funicelle; gli sciatori si servivano di una lancia o di un lungo bastone, progenitore dei moderni bastoncini. La sua funzione originaria era ben diversa rispetto a quella attualmente nota a tutti. Essa era legata alla necessità di vivere in territori ostili, occupati per la maggior parte dell’anno dalla neve e dal ghiaccio. Le ricerche condotte in questo campo hanno rivelato che lo sci era già utilizzato dall’uomo nel Paleolitico. Quelle rudimentali assi di legno servivano per non affondare nella neve, quando si attraversavano boschi e valli ed erano ricoperte di pelli che permettevano di spostarsi senza far rumore e impedivano di scivolare.
Probabilmente gli sci hanno avuto origine dall’evoluzione dei seguenti attrezzi
• la racchetta da neve, un’asse di legno di forma ovale, rivestita successivamente di pelo di animale, per camminare sulla neve senza affondare.
• il pattino della slitta potrebbe sembrare un modello scontato per gli sci, anche se è un’ipotesi poco attendibile.
• la scarpa di pelo, una via di mezzo tra il mocassino ed il sandalo, calzata insieme alle racchette da neve.
• la calzatura per camminare nelle paludi, in seguito adottata anche nelle zone nevose e tra i ghiacciai.
• la canoa o l’imbarcazione in vimini, entrambe utilizzate nelle regioni artiche fin dall’antichità. Essendo usate anche come slitte, è probabile che quelle di piccole dimensioni siano servite come sci rudimentali.
Dalla loro nascita gli sci si sono sviluppati secondo tre tipologie differenti:
• Il modello della Siberia orientale consiste in un’asse sottile, talvolta rivestita di pelo animale, munito di un attacco verticale a quattro fori.
• Il modello della Siberia occidentale è provvisto di un attacco orizzontale con un foro unico, e si distingue nei tipi ugro-lappone e del centro-nord.
• Il modello della Siberia meridionale ha un attacco orizzontale per il puntale e si distingue nei tipi Fennoscandian e russo del Baltico.
Ancora oggi gli attacchi degli sci fanno riferimento al modello Fennoscandian del XIX secolo, mentre quello degli sci da telemark e dello sci di fondo derivano dal modello ugro-lappone.
Lo sci piú antico del mondo è stato ritrovato nel 1921 in Svezia, nella regione dell’Angermanlan, e risale a circa 4500 anni fa. Lo sci di Hoting, come è stato chiamato, è costituito da un’asse di pino larga circa 19 centimetri e lunga 111 centimetri. Sui monti Altai, in Siberia, sono stati trovati degli sci risalenti al 2500 a.C., fatti di giunchi legati insieme, e delle scarpe da neve estremamente simili a quelle moderne. Nel 1929, durante alcuni scavi archeologici nella grotta di Rødøy, nella Norvegia del Nord, è stata trovata un’incisione rupestre, databile a circa 4000 anni fa, che rappresenta “l’uomo di Rødøy” nell’atto di spostarsi per mezzo di rudimentali attrezzi attaccati ai piedi. Pittogrammi ed incisione analoghe sono state ritrovate anche in Russia, Islanda, Italia (Val Camonica), Canada ed Asia. Una saga norvegese narra che il paese venne occupato circa 8000 anni fa da un popolo di sciatori venuti dal nord-est. Mentre una cronaca della Cina Manciú, nella regione di Mukden (nello Shen-Yang) nel 1000 a.C. narra l’incontro di un gruppo di cacciatori con delle assicelle di legno con la punta ricurva fissate ai piedi con dei lacciuoli, che scivolavano velocissimi sulla neve come il vento aiutandosi con due bastoncini. In Europa, la paternità dello sci sembra andare ai Lapponi i quali, circa 2500 anni fa, furono i primi a modificare ed adattare la costruzione degli sci ai nuovi bisogni di maggiore stabilità e velocità. I Lapponi realizzarono il primo paio di sci differenziato: per il piede sinistro utilizzavano un attrezzo stretto e lungo con punta ricurva e scanalatura longitudinale sulla soletta, per evitare sbandamenti, e per il piede destro impiegavano uno sci corto detto “andor”, ricoperto in pelle, che assicurava maggior stabilità ed impediva l’arretramento a causa delle imperfezioni del terreno. La spinta era prodotta con lo sci destro mentre la scivolata avveniva sul sinistro. Gli sci sono citati anche nei codici giuridici lapponi dell’epoca. Nel IV secolo a.C. Erodoto, nelle Historiae, parla di popoli dell’Asia minore con “scarpe di legno” per spostarsi sulla neve. Anche Senofonte e Strabone descrivono gli spostamenti delle popolazioni uralo-altaiche sulla neve mediante due assicelle assicurate ai piedi. Nel 550 d.C. Procopio e Sodani riparlano dello sci che entra in uso per fini militari presso i cinesi della dinastia Tang, nel 618. Una cronaca norvegese del 1200 narra che nella battaglia di Isen i soldati calzarono gli sci. Il primo a parlare dell’esistenza degli sci fu l’arcivescovo svedese Olaus Magnus, nato ad Uppsala ed inviato a Roma presso il Pontefice come ministro plenipotenziario del suo paese, che con il suo Historia de gentibus septentrionalibus, tradotta dal latino e pubblicata nel 1565, pubblicò il primo trattato che mostra, con tanto di illustrazioni, come si fabbricano e come si usano gli sci. Nella sua opera gli sci sono descritti come “zoccoli di legno lunghi ed a punta ritorti all’insú a guisa d’arco” e sono rappresentati nei quadri come se si trattasse di strumenti “del maligno” o di origine fantastica. Negli stessi anni Cesare Vecellio, pittore, scrittore e decoratore, cugino del pittore Tiziano, pubblicò un’opera sugli usi e costumi dei popoli della Terra (“Degli abiti antichi e moderni di diversi parti del mondo”, Venezia – 1590) nella quale dà una descrizione degli scandinavi con questi zoccoli ai piedi. A partire dal 1500 vari autori citano e descrivono gli sci, in particolare ricordiamo l’abate romagnolo Francesco Negri che compí, nella seconda metà del Seicento, numerosi viaggi in Scandinavia, tra i quali un viaggio nel quale raggiunse Capo Nord, e descrisse in modo entusiastico le sue avventure sciistiche nel suo libro Viaggio settentrionale, pubblicato postumo agli inizi del 1700 dove descrive due tavolette sottili, che non eccedono in larghezza il piede, lunghe otto o nove palme, con la punta alquanto rilevata per non intaccar la neve. La divulgazione della conoscenza dello sci si deve a Fridtjof Nansen, che attraversò per primo, in 39 giorni, le inesplorate regioni meridionali della Groenlandia con sci e slitte e che successivamente pubblicò, nel 1890, lo scritto “Paa ski over Grønland”, primo saggio completo di studi storici ed etimologici sullo sci. In letteratura gli sci compaiono spesso come attrezzi usati dagli eroi delle saghe nordiche: nel Kalewala, l’epopea nazionale finnica, si parla dell’eroe Lemminkainen come veloce sciatore, munito di uno sci lungo ed uno corto, e di un bastone che faceva fumo quando toccava la neve. Nelle saghe norvegesi è noto un episodio che si riferisce al Capodanno del 1206 nel quale due fedeli e coraggiosi “Birkebeiner”, gli uomini fedeli al Re, ne misero in salvo il figlio di soli due anni, fuggendo dai ribelli “Baglern” attraversando le montagne di Dovre, grazie all’uso di veloci sci. Il bambino salvato diverrà poi il Re Haakon Haakonsson, iniziatore della grandezza del popolo norvegese. In memoria dell’evento ogni anno si corre una famosa gara di fondo norvegese: la Birkebeinerlauf. Nel 1520 Re Gustavo I di Vasa, convinto di aver perso la guerra contro i Danesi, stava fuggendo verso la Norvegia, quando venne raggiunto a Sälen da due suoi sudditi che erano partiti da Mora, dopo aver percorso senza mai fermarsi 89 chilometri, per comunicargli che i suoi sudditi avevano ripreso in mano la situazione nel paese e volevano che Gustavo guidasse la rivolta. Dal 1922 in poi, questo avvenimento viene ricordato con lo svolgimento della leggendaria Vasaloppet, che si snoda lungo il tragitto di 90 km compiuto durante la fuga, alla quale partecipano oltre 15’000 appassionati. Dal 1854 in poi lo sci fu molto diffuso in Canada, nel Nevada e ai confini della California tra i cercatori d’oro. L’introduzione degli sci nelle Alpi avvenne piuttosto tardi, sul finire dell’Ottocento, se si fa eccezione di alcune descrizioni che ne riportano l’uso già nel 1600 presso il Ducato di Carniola, tra Gorizia e Lubiana. La prima apparizione dello sci nelle Alpi, avvenne in Engadina, a Sils Maria, nel 1859-60; successivamente si hanno notizie di altri tentativi dell’uso dello sci a Davos nel 1873, per interesse del dottor Splenger e nel 1883 ad Arosa, ad opera del dottor Otto Herwig che li reputò come attrezzi inutili per l’uso in questa regione. Nel 1893 fece la sua comparsa a Davos il primo paio di pelli di foca, e nello stesso anno fu fondato a Glaris il primo sci club della Svizzera. Allora non esistevano gli impianti di risalita, gli sciatori, muniti dei loro attrezzi, risalivano i pendii a piedi o con gli sci ed una volta raggiunta una sommità si buttavano verso valle, oppure compivano lunghe attraversate collegando tra loro le valli e cercando i punti di passaggio. A quei tempi non esisteva alcuna nozione di pericolo o rischio valanghe, tutto era lasciato all’esperienza personale e all’audacia. L’impresa di Nansen del 1888, l’attraversata della Groenlandia per mezzo di sci e slitte, fece conoscere rapidamente in tutta l’Europa Centrale questo attrezzo ed il suo utilizzo, tanto che l’uso degli sci iniziò a diffondersi rapidamente. Ben presto anche in molte vallate alpine svizzere l’uso dello sci divenne noto e grazie ad esso iniziò un cospicuo l’afflusso turistico, soprattutto straniero, che portò allo sviluppo ed alla crescita di varie regioni alpine. Nel 1893 una famosa rivista inglese dell’epoca, The Strand Magazine, pubblicò l’articolo An alpine pass on ski (Un passo delle Alpi sugli sci) scritto dal famoso scrittore Sir Arthur Doyle, il celebre creatore di Sherlock Holmes. L’articolo di Doyle nasce dalla sua avventura compiuta nel 1893 a Davos. Quell’inverno Doyle si era recato nella località svizzera assieme alla moglie, bisognosa di cure. Durante il suo soggiorno nell’incantevole paesino, Doyle lesse su un giornale locale una pubblicità che parlava di “racchette da neve norvegesi”. L’idea era opera di Tobias Branger, un giovane locale che noleggiava e vendeva attrezzature per pattinare, il quale aveva visto un paio di sci per la prima volta nel 1878 alla Fiera Universale di Parigi e ne aveva subito ordinate alcune paia, che arrivarono a Davos proprio quell’inverno. Doyle, affascinato dall’impresa di Nansen in Groenlandia, e curioso di approfondire l’argomento, fece amicizia con Tobias e suo fratello, Johannes. Gli sci usati in quell’occasione erano lunghi 2,40 metri e larghi 10 centimetri, con le punte piegate verso l’alto e le code piatte ed erano condotti con l’uso di un unico bastone. Doyle prese “lezioni” di sci dai due fratelli per oltre un mese. In questo breve periodo lo scrittore si sentiva forte e sicuro sull’uso degli sci tanto che con i fratelli Branger decise di scalare il monte Jakobshorn, 2600 metri, che domina Davos. Tornato vittorioso, il trio decise di scalare anche il Bramabuel, alto circa 2000 metri e negli anni successivi compì numerose salite ed attraversamenti di passi e valli. L’impresa ebbe tanta eco che tutti e tre divennero famosi per la loro audacia tanto che ancora oggi presso il Davos Sport Centre è presente una targa che recita “In onore di Sir Arthur Conan Doyle (1859-1930). Scrittore inglese, creatore di Sherlock Holmes e grande sportivo che il 23 marzo 1894 attraversò il passo Maienfelder-Furka da Davos ad Arosa sugli sci, facendo conoscere questo sport e le Alpi svizzere al mondo intero”. Memorabile è la prima ascensione invernale di un “3000”, l’Oberalpstock, avvenuta nel 1896 ad opera del tedesco W. Paulcke e dei suoi compagni e la sua incredibile attraversata dell’Oberland Bernese attraverso il Grimsel. In questi anni ebbe grande rilievo l’esplorazione sciistica di Marcel Kurz, ingegnere e cartografo svizzero, che compí numerose prime ascensioni sulle Alpi con gli sci e scrisse il famoso volume “Alpinismo invernale”, nel quale descrive le sue salite e le sue escursioni. Kurz tentò, nel 1907, la prima salita con gli sci del Grand Combin (4314 m) e nel 1914 salí per primo, sempre con gli sci, lo Zinalrothorn, vetta che raggiunge i 4223 metri e che, ancora oggi, è considerata tra le piú rilevanti cime del Vallese. Nella stessa epoca vive a Saas Fee il re dello sci di Saas, il famoso Oskar Supersaxo. Abile guida e grande sciatore, per primo attraversò il Feegletscher e raggiunse tutte le vette bianche che coronano l’anfiteatro di Saas Fee, tra cui rimane famosa la prima salita dell’Allalinhorn (4027 m). L’impresa fu realizzata da Supersaxo il 1° aprile del 1907 con partenza da Saas e arrivo in vetta in sole 13 ore e mezzo, impresa che anche oggi ben pochi si sentirebbero di ripetere. Nel giro di pochi anni sono raggiunte con gli sci tutte le cime delle Alpi, inizia il periodo della ricerca di nuovi itinerari e delle grandi traversate, le Haute Route, come la prima traversata integrale delle Alpi da est a ovest. Dalla sua nascita ad oggi lo sci è stato oggetto di continui studi che ne hanno modificato l’aspetto, le caratteristiche, la struttura; un’evoluzione lunga quanto la storia della nostra civiltà. Dalla sua nascita questo “pezzo di legno” è stato protagonista della storia dell’uomo: nato come mezzo di sopravvivenza nelle terre del nord, indispensabile per la caccia, il trasporto, il commercio e la comunicazione, oggi è essenzialmente un mezzo di divertimento, utilizzato tanto per semplici passeggiate quanto per le competizioni sportive. I primi sci costruiti dall’uomo erano delle assi piatte, generalmente in abete, molto lunghe (oltre i 2 metri!) e larghe anche venti centimetri, in grado di offrire un buon galleggiamento ed una discreta velocità. Con il passare del tempo la necessità di muoversi piú velocemente e su terreni di ogni tipo hanno reso necessario modificare le caratteristiche dello sci. In Norvegia le conoscenze in materia erano talmente elevate che venivano creati sci con differenti strutture e caratteristiche in funzione del loro uso e dei territori in cui venivano utilizzati. In generale si possono distinguere sci “per la foresta” e sci “per la montagna”. Per il primo utilizzo lo sci era corto e largo, soprattutto nella parte anteriore, pensato per la neve polverosa e leggera, tagliato in modo da semplificare la curva anche su terreni difficili, con un dorso piatto e un fondo liscio senza scanalatura. Per i terreni impervi lo sci era piuttosto lungo, molto stretto, con la parte superiore rinforzata e dalla forma convessa e la parte inferiore con una scanalatura centrale piuttosto larga. Gli sci rimasero poco piú che due assi di legno fino alla metà dell’800, quando iniziarono le innovazioni tecniche che proseguirono per tutto il 1900 e continuano tuttora a un ritmo impressionante. I pionieri di queste innovazioni furono Sondre Nordheim, che è considerato l’inventore dello sci moderno, avendo creato l’equipaggiamento e le tecniche sciistiche oggi conosciute e praticate, ed il pittore ed inventore Mathias Zdarsky che, alla fine dell’800, accorciò gli sci a 1 metro e 80 e brevettò 25 tipi di attacchi.
Lo sci classico fa la sua apparizione nel 1896 ad opera di Fritz Huitfeldt con il nome di Télémark. A partire dagli anni 1880-90, la domanda di sci crebbe cosí velocemente che nacquero le prime macchine per fare gli sci e di conseguenza le prime fabbriche. Abbandonata la primitiva struttura di semplice “asse finemente lavorata”, furono prodotti i primi esemplari di sci con struttura in legno lamellare faggio-pino. Nei primi anni le colle usate creavano non pochi problemi. Negli anni ’30 fu realizzata la struttura Splitkein o contro-incollata. Lo sviluppo della tecnologia permise di realizzare rapidamente la classica struttura dello sci, rimasta in auge fino al 1970, costituita da uno scheletro di sottili lamelle verticali di differenti varietà di legno incollate con dei vuoti per alleggerirne il peso. Nel 1950 comparvero i primi sci di metallo che furono inventati da Howard Head, un pilota di idrovolante che, avendo dimenticato a casa i propri sci, provò ad usare i pattini di riserva dell’idrovolante e, trovandoli di proprio gusto, cominciò a produrli fondando l’omonima e famosa casa. Negli anni ’50 fanno la loro apparizione anche i primi sci in fibra che saranno consacrati a partire dal 1970. Nel 1980 fu creata la struttura “a doppia scatola” costituita da un nucleo di schiuma sintetica circondata da due scatole rinforzate in fibra di vetro. Di recente invenzione è la cosiddetta struttura “cap” dove il nucleo interno e la parte interna sono intimamente legate tra loro per fornire maggior resistenza, flessibilità ed adattabilità dello sci a qualunque terreno. Conseguentemente all’evoluzione dello sci anche gli attrezzi necessari per il suo uso sono stati modificati e migliorati nel tempo. La sciolina venne scoperta nel 1903 da Victor Sohn e Bilgeri che crearono una miscela il cui ingrediente principale era la cera d’api. La prima sciolina oltre a fare scorrere gli sci in avanti, permetteva anche di non scivolare all’indietro.
Per quanto riguarda gli attacchi, nel “Kongspeilet”, il manuale di usi e costumi norvegesi del XIII secolo, si legge che gli sci erano assi di legno legate ai piedi ma il modo di attaccarle non viene descritto. Anche gli sci ritrovati dagli archeologi non presentano alcun tipo di attacco. Questo fatto, unito alla presenza di piccoli fori e scanalature, fa ritenere che i primi attacchi fossero realizzati in pelle o in tendine di animali e bloccati con nodi o pezzi di osso. Nel 1800 gli attacchi erano costruiti in cuoio e legno. La loro struttura era la medesima per ogni tipo di sci ed era data da un arco bloccato in punta e libero sul tallone, come l’attuale attacco per lo sci da fondo o il telemark. Solo a partire dagli anni Venti, con la continua crescita delle discipline sportive invernali, gli attacchi furono differenziati e studiati appositamente per garantire la massima sicurezza ed efficienza. Fino al 1890 gli sciatori utilizzavano un solo bastone, lungo e molto robusto, che serviva per frenare e tenersi in equilibrio. L’uso del bastone risale alla preistoria: a Kalvträsk, in Svezia, sono stati trovati i resti del piú antico bastone del mondo, vecchio di 5200 anni. I bastoni erano normalmente costruiti in abete, in faggio o in tasso, con rondelle di legno, osso o corno. Le prime rondelle erano piccole e legate al bastone per mezzo di lacci in pelle; in Norvegia, per adattarsi alla neve abbondante e leggera, erano fatte di due semicerchi in legno di grosse dimensioni legati con trecce di pelle di maiale. Verso il 1800 le rondelle furono sostituite da cerchi in ferro, mentre la testa del bastone era sormontata da un coltello o da una piccozza. A volte i bastoni erano riccamente decorati con disegni, motti o piccole sculture. L’introduzione dell’uso dei due bastoni, per garantire maggior equilibrio e spinta, avvenne all’inizio del 1900; Pontresina, già nei primi anni del Novecento, era nota per la produzione dei doppi bastoni da sci con puntale di metallo e rondelle in bambú. Negli anni Venti furono fabbricati i primi modelli di metallo e negli anni Quaranta comparvero i bastoncini regolabili. Dal 1980 furono prodotti i primi bastoncini in carbonio. Oggi sul mercato sono presenti numerosi modelli di bastoncini, con varie fogge e colori, studiati specificatamente per i vari utilizzi: sci da fondo, telemark, scialpinismo, escursionismo.