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Asilo
L'UNHCR critica la Svizzera: «La definizione di rifugiato è troppo restrittiva»
Le persone che fuggono da una guerra civile spesso in Svizzera non ottengono lo statuto di rifugiato, ma solo un'ammissione provvisoria, che conferisce loro meno diritti.
Lo denuncia oggi in un rapporto ad hoc l'ufficio per la Svizzera e il Liechtenstein dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR).
Il documento, disponibile solo in tedesco, intitolato Studio sull'attuazione del concetto di rifugiato in Svizzera e redatto dalla giurista Stephanie A. Motz su incarico dell'UNHCR, viene pubblicato in occasione del 70esimo anniversario della Convenzione di Ginevra del 1951 sui rifugiati.
I termini del testo, ratificato dalla Svizzera nel 1954, sono generalmente rispettati dalla Confederazione, si legge in un comunicato che accompagna la pubblicazione. Problematica è però in particolare l'interpretazione molto restrittiva della definizione di rifugiato, che esclude alcuni gruppi, come le persone in fuga dalla guerra civile.
Rifugiati solo se perseguitati individualmente
Fuggendo dalle persecuzioni in Siria nel 2015 o in altri paesi in piena guerra civile, i richiedenti asilo sono riconosciuti come rifugiati e ricevono l'asilo (permesso B) in Svizzera solo quando possono dimostrare di essere perseguitati individualmente. Questo è particolarmente difficile in contesti di guerra civile, dove gruppi di persone sono perseguitati perché appartengono alla parte avversa o sono sospettati di farlo.
Nella pubblicazione Motz fa l'esempio della casa di membri di una famiglia siriana bombardata dal loro governo o da un altro attore, perché i sostenitori del campo avverso erano sospettati di trovarvisi. Ma poiché non possono provare la persecuzione mirata, riceveranno quasi sistematicamente solo un'ammissione provvisoria (permesso F) nella Confederazione.
Integrazione intralciata
«A differenza di quanto avviene in altri paesi europei, le persone ammesse provvisoriamente in Svizzera non godono degli stessi diritti dei rifugiati (permesso B). Sono anche soggette a numerosi ostacoli, in particolare per quanto riguarda l'accesso al lavoro. Queste persone semplicemente non hanno le stesse opportunità di integrazione», dice Anja Klug, capo dell'ufficio per la Svizzera e il Liechtenstein, citata nel comunicato.
Il rapporto denuncia un'interpretazione restrittiva della Convenzione anche in merito al riconoscimento di persone appartenenti a gruppi sociali particolari come minorenni, individui che hanno subito violenze sessuali, e appartenenti alla comunità LGBTIQ (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, intersessuali e queer).
La storia del permesso F
Creata nel 1987, l'ammissione provvisoria originariamente era prevista per fornire una protezione a breve termine prima dell'allontanamento dalla Svizzera. Il permesso F ora però viene applicato ben oltre questo obiettivo a una gamma sempre più ampia di persone bisognose di protezione, compresi coloro per i quali è chiaro che avranno bisogno di protezione per il resto della loro vita, afferma l'UNHCR. Oggi, quasi 50'000 persone hanno un permesso F in Svizzera.
ns, ats