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<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>a. Dall'inizio di novembre del 2000 la situazione sul mercato svizzero della carne </p><p>bovina è peggiorata considerevolmente in seguito ai casi di ESB verificatisi nei Paesi </p><p>limitrofi. Già a metà novembre erano state avviate azioni di immagazzinamento di </p><p>carne bovina finalizzate a sostenere i prezzi. A fine febbraio la quantità di carne </p><p>bovina immagazzinata ammontava a 1600 tonnellate circa. Nell'ora delle domande </p><p>del Consiglio nazionale dell'11 dicembre 2000 il Consiglio federale aveva dichiarato </p><p>che avrebbe vagliato ulteriori provvedimenti qualora fosse perdurata la situazione </p><p>negativa sul mercato della carne bovina. A sostegno dei produttori di carne bovina </p><p>colpiti, il 14 febbraio 2001 esso ha messo a disposizione della Direzione dello </p><p>sviluppo e della cooperazione un quantitativo di carne bovina del valore di 7 milioni di </p><p>franchi da destinare all'aiuto alimentare internazionale. Visto che in aprile i prezzi </p><p>hanno registrato un'ulteriore flessione, il 2 maggio 2001 il Consiglio federale ha </p><p>deciso di stanziare un importo supplementare di 8,5 milioni di franchi per l'acquisto di </p><p>carne bovina da destinare all'aiuto alimentare e per azioni d'immagazzinamento di </p><p>carne di vitello. La reazione alla situazione è quindi stata adeguata, anche in </p><p>considerazione del fatto che la recente pressione sui prezzi è per lo meno in parte </p><p>riconducibile a una maggiore offerta del 6,6 per cento di carne bovina e dell'11,4 per </p><p>cento di carne di vitello rispetto allo stesso periodo (gennaio - marzo) dell'anno </p><p>scorso. Il Consiglio federale ritiene che non siano necessari provvedimenti </p><p>d'indennizzo tanto più che diversi rami del primario, come ad esempio l'orticoltura, </p><p>sono perennemente colpiti da eventi inaspettati. L'esistenza del settore della carne </p><p>bovina, considerato nel complesso, non è in pericolo. Per le singole aziende che </p><p>incorressero in difficoltà finanziarie nonostante l'impiego ragionevole delle possibilità </p><p>di credito, vi è la possibilità di inoltrare ai Cantoni domande per l'ottenimento di mutui </p><p>nel quadro degli aiuti per la conduzione aziendale.</p><p></p><p>b. In relazione alla progressiva eliminazione delle proteine animali dalle razioni </p><p>somministrate al bestiame da reddito, viene richiesto un maggiore sostegno della </p><p>produzione di proteine vegetali. A tal riguardo è doveroso osservare che numerosi </p><p>produttori hanno rinunciato da tempo alle proteine animali. Nel 2000 la quota di </p><p>alimenti proteici di origine animale ammontava soltanto all'1-2 per cento. Onde </p><p>accrescere la competitività della produzione animale, il Consiglio federale ha deciso </p><p>di ridurre i prezzi soglia degli alimenti per animali di 5 franchi il quintale con effetto al </p><p>1o luglio 2001. Per evitare che la campicoltura indigena subisca i contraccolpi della </p><p>riduzione dei prezzi soglia, a partire dal 2001 è previsto un contributo supplementare </p><p>di 400 franchi per ettaro di superficie coltiva aperta e di colture perenni. Questo </p><p>contributo di superficie andrà a favore della produzione di semi oleosi (colza, soia e </p><p>girasole) e di leguminose a granelli. A ciò va aggiunto il contributo di coltivazione di </p><p>1260 franchi per ettaro per le leguminose a granelli e di 1500 franchi per ettaro per i </p><p>semi oleosi.. Questi provvedimenti contribuiscono ad accrescere la competitività dei </p><p>semi oleosi e delle leguminose a granelli rispetto ai cereali. Affinché i contributi di </p><p>trasformazione per i semi oleosi, soia compresa, siano maggiormente conformi alle </p><p>esigenze del mercato, è all'esame l'eventualità di conferire un mandato di prestazioni </p><p>corrispondente all'organizzazione di categoria "swiss granum".</p><p></p><p>c. In seguito a una modifica della legislazione sulle epizoozie, dall'autunno 1999 tutti </p><p>gli ungulati vengono progressivamente contrassegnati applicando un sistema </p><p>uniforme. Gli allevatori tengono un elenco dei loro animali e le mutazioni sono </p><p>certificate mediante documenti d'accompagnamento. Tutti gli effettivi di bestiame </p><p>sono registrati in una banca dati centralizzata sul traffico di animali. Qualsiasi </p><p>trasferimento di animali della specie bovina è documentato in questa banca dati. In </p><p>futuro questa misura verrà estesa a tutti gli ungulati. In tal modo è possibile risalire </p><p>dal macello al produttore. Conformemente a quanto summenzionato, vi sono già </p><p>alcuni elementi che consentono una completa tracciabilità dal consumatore al </p><p>produttore ("dalla mensa alla stalla"). Per quanto concerne l'origine della carne, </p><p>l'articolo 22 capoverso 1 lettera e dell'ordinanza sulle derrate alimentari prescrive </p><p>l'indicazione del Paese di produzione. Alla luce di determinati fatti, tale disposizione è </p><p>stata ulteriormente precisata e inasprita mediante l'introduzione del nuovo articolo </p><p>22a, il quale sancisce che i prodotti vegetali e animali, carne compresa, sono </p><p>considerati "ottenuti in Svizzera" se le piante sono state raccolte nel nostro Paese, </p><p>rispettivamente se gli animali hanno vissuto principalmente in Svizzera. L'ordinanza </p><p>sulla dichiarazione delle materie prime disciplina la dichiarazione di derrate alimentari </p><p>composte. Nella fase di elaborazione di questo atto legislativo si è prestata </p><p>particolare attenzione all'applicabilità e al principio della proporzionalità. La normativa </p><p>vigente non prescrive l'indicazione del Paese di produzione di tutte le materie prime, </p><p>bensì soltanto della materia prima principale, se la sua parte supera il 50 per cento </p><p>della massa. Essa è finalizzata a evitare inganni manifesti. Ciò corrisponde ai </p><p>presupposti legali ed è pure giustificato dal fatto che le disposizioni emanate dal </p><p>Consiglio federale e dal Dipartimento federale dell'interno sull'indicazione del Paese </p><p>di produzione vanno ben oltre le norme degli altri Stati europei.</p><p></p><p>d. Per i prodotti ottenuti con metodi vietati in Svizzera, l'articolo 18 della legge </p><p>sull'agricoltura prevede provvedimenti corrispondenti. Il Consiglio federale ha </p><p>introdotto l'obbligo della dichiarazione per la carne prodotta utilizzando ormoni, </p><p>antibiotici o altre sostanze antimicrobiche per aumentare le prestazioni degli animali. </p><p>Un obbligo analogo vige pure per le uova di consumo provenienti da allevamenti in </p><p>batteria. L'emanazione di prescrizioni in materia di qualità e di controllo compete </p><p>invece, per principio, alle rispettive categorie. La base legale è costituita dagli articoli </p><p>8 e 9 della legge sull'agricoltura e dall'ordinanza concernente le organizzazioni di </p><p>categoria e le organizzazioni dei produttori. Il Consiglio federale ritiene importante e </p><p>corretto che l'elaborazione di prescrizioni in materia di qualità e di controllo avvenga </p><p>nel quadro di un processo democratico in seno alla categoria e che le decisioni </p><p>vengano prese a grande maggioranza in virtù dell'ordinanza citata. In tal modo il </p><p>provvedimento gode di maggiore accettazione.</p><p></p><p>e. Il 14 febbraio 2001 il Consiglio federale ha deciso di mettere a disposizione del </p><p>Dipartimento federale dell'economia (DFE) un importo di 2 milioni di franchi al </p><p>massimo, prelevato dal Fondo della carne, per finanziare una campagna </p><p>d'informazione sulla carne bovina svizzera. La realizzazione è stata affidata agli Uffici </p><p>federali dell'agricoltura, di veterinaria e della sanità pubblica che, ad inizio marzo, </p><p>hanno pubblicato nei principali quotidiani svizzeri un'intera pagina di informazioni </p><p>sull'ESB. Il riscontro è stato molto positivo. Per l'applicazione degli altri provvedimenti </p><p>previsti in questo ambito verranno coinvolte le cerchie interessate (organizzazioni dei </p><p>consumatori e Proviande). Spetterà all'Ufficio del consumo della Segreteria generale </p><p>del DFE coordinare la partecipazione delle organizzazioni dei consumatori.</p>  Risposta del Consiglio federale.