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Vestita con un’uniforme su misura, Marlene Dietrich visitava ospedali da campo in Nord Africa e in Europa cantando la canzone che aveva cantato per i soldati americani, compatrioti di quella nazione che da lì a poco l’avrebbe accolta come cittadina naturalizzata, la canzone che sarebbe divenuta il suo inno, indissolubilmente connesso alla sua icona, Lili Marleen.
Scritta da un soldato tedesco della Prima Guerra Mondiale, la canzone avrebbe dovuto aspettare un’altra guerra per superare le censure spesso imposte. L’autore, Hans Leip, aveva infatti composto il poemetto prima di partire per il fronte russo, cantando la sua aspirazione ad una pace nella quale i giovani potessero vivere la propria vita. Una nostalgica narrazione di un fugace incontro d’amore, che viola il coprifuoco bellico. Lili era il nome della fidanzata di Hans, Marlene quello di un’infermiera, fidanzata di un commilitone dell’autore. Nomi di donne, nomi di sogno. Sogno di un futuro migliore.
Nonostante il suo carattere palesemente antibellico, il poemetto fu notato da un compositore di marce militari, Norbert Schultze, che nel 1938 la musicò.
“La canzone di una giovane sentinella” fu così interpretata da Lale Andersen, col titolo, forse maliziosamente equivoco, di “la ragazza sotto il lampione”, ma la consacrazione della marcia fu nel 1944 con la tedesca (e omonima) Marlene Dietrich, che, in tedesco, cantava per rincuorare l’esercito americano.
Così, nella lingua del “nemico mondiale” si scrisse l’inno per la speranza comune al mondo.
Forse domani piangerai,
ma dopo tu sorriderai.
A chi Lili Marleen?
A chi Lili Marleen?
Quando nel fango
debbo camminar
sotto il mio bottino
mi sento vacillar.
Che cosa mai sarà di me?
Ma poi sorrido e penso a te.
A te Lili Marleen,
a te Lili Marleen.
Numerose versioni circolarono in italiano, francese e inglese; i tedeschi stessi la cantavano, nonostante dal 1941 il ministro Joseph Goebbels ne avesse ordinato la censura. Le lettere di protesta dei soldati furono più forti, e così, tutte le sere, alle 21 e 55, veniva trasmessa via radio.
Dopo l’assordante suono delle bombe, che avevano diviso popoli così vicini tra loro, la militaresca musica di una pace vagheggiata univa quegli stessi popoli.
Se chiudo gli occhi
il viso tuo m’appar
come quella sera
nel cerchio del fanal.
Tutte le notti sogno allor
di ritornar, di riposar.
Con te Lili Marleen,
con te Lili Marleen.
CF