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<h2>SubmittedText<h2><p>Ancora oggi, esistono numerose popolazioni autoctone che devono lottare per la loro sopravvivenza. Gran parte dei circa 350 milioni di indigeni vivono nella povertà e lottano per il riconoscimento dei loro diritti fondamentali, sottoponendosi a grandi privazioni. In molti Paesi, la cultura tradizionale e la religione di queste popolazioni, come anche il loro diritto territoriale non vengono riconosciuti.</p><p>A questo riguardo invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Il Consiglio federale condivide l'idea che il primo decennio internazionale delle popolazioni autoctone (proclamato nel 1994 e terminato il 10 dicembre 2004) non abbia migliorato molto le condizioni di queste popolazioni?  Cosa ne pensa il Consiglio dei risultati e degli effetti ottenuti da questo decennio?</p><p>2. Il Consiglio sostiene il progetto di un secondo decennio in favore delle popolazioni autoctone, sostenuto anche da Rodolfo Stavenhagen, relatore speciale delle Nazioni Unite?</p><p>3. Quali sono gli obiettivi prefissati per l'anno 2005? Quali sono gli obiettivi presenti nel programma di legislatura per quanto riguarda il riconoscimento dei diritti delle popolazioni autoctone e la cooperazione al loro sviluppo?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Alla fine del decennio internazionale delle popolazioni autoctone si è potuto constatare il raggiungimento di alcuni degli obiettivi più importanti. Il decennio ha contribuito, ad esempio, all'istituzione del forum permanente dell'ONU sulle questioni dei paesi autoctoni, che, dal 2002, si riunisce ogni anno e funge da organo consultivo del Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite  per quanto riguarda tutte le questioni relative allo sviluppo economico e sociale, alla cultura, all'ambiente, alla formazione, alla salute e ai diritti umani delle popolazioni autoctone. Nel 2001, la Commissione dei diritti dell'uomo dell'ONU ha creato, con l'appoggio della Svizzera, il mandato del relatore speciale sulla situazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali delle popolazioni autoctone. In occasione del decennio internazionale delle popolazioni autoctone, è stato inoltre istituito un fondo volontario, con il quale si è potuto finanziare un gran numero di progetti in favore di queste popolazioni. Il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) ha contribuito sin dall'inizio del decennio sia a questo fondo, che a quello volontario dell'ONU per le popolazioni autoctone già esistente e ha raccolto, in dieci anni, una somma di 14 666 dollari (all'incirca 17 367 franchi svizzeri) per il primo, e un totale di 193 558 dollari (all'incirca 229 211 franchi svizzeri), per il secondo. Ragguardevole è anche il successo che ha avuto il programma di sussidi proposto dall'alto commissariato per i diritti umani, il quale ha permesso a numerosi rappresentanti delle popolazioni autoctone di familiarizzare con i diversi modus operandi dell'ONU e di riuscire così a difendere al meglio gli interessi delle popolazioni indigene. Da ultimo, il Decennio ha fatto sì che, diversamente da 10 anni fa, le preoccupazioni e i diritti delle popolazioni autoctone non vengano prese in considerazione solo dall'ONU, ma vengano anche considerate a livello regionale.</p><p>Tuttavia, è deplorevole che, dieci anni dopo la creazione di un gruppo di lavoro sulla questione, non si sia ancora riusciti a stilare una dichiarazione dell'ONU sui diritti delle popolazioni autoctone: uno degli obiettivi maggiori del Decennio non è stato dunque raggiunto. Inoltre, bisogna ricordare che in molti paesi le norme relative ai diritti umani e i programmi di sviluppo relativi a queste popolazioni sono ancora insufficienti.</p><p>Finora, sono 17 i paesi che hanno accettato di ratificare la Convenzione n. 169 dell'Organizzazione internazionale del Lavoro (ILO/OIL) sui diritti delle popolazioni indigene e tribali, sebbene si sia considerato di ratificare e utilizzare questo strumento nel quadro del decennio.</p><p>2. La Svizzera non è solamente favorevole alla proclamazione di un secondo Decennio delle popolazioni autoctone, in cui si potrebbero raggiungere gli obiettivi falliti nel primo, ma, affidandosi alle esperienze raccolte finora, è anche favorevole alla promozione di ulteriori misure volte a migliorare la tutela degli interessi di tali popolazioni.</p><p>In qualità di mediatrice, nel luglio del 2004, la Svizzera ha contribuito in modo fattivo a convincere il Consiglio economico e sociale dell'ONU a dare il suo consenso all'Assemblea generale per la proclamazione di un secondo decennio. L'Assemblea generale si è in seguito pronunciata, il 20 dicembre 2004, a favore della proclamazione di un secondo decennio delle popolazioni autoctone, iniziato il primo gennaio 2005, nel quadro di una risoluzione sostenuta dalla Svizzera. Tale risoluzione contiene tra l'altro un appello a stilare al più presto il progetto di dichiarazione dell'ONU sui diritti delle popolazioni autoctone e incarica il segretario generale dell'ONU di presentare un piano d'azione esaustivo per il secondo decennio.</p><p>3. Il promovimento dei diritti delle popolazioni autoctone e la cooperazione allo sviluppo di quest'ultime non fanno parte né degli obiettivi prefissati per il 2005, né sono contenuti nel programma di legislatura. Tuttavia, la tutela dei diritti umani e la cooperazione allo sviluppo di queste popolazioni risultavano essere al primo posto nel rapporto di politica estera 2000 della Svizzera e in tal senso sono considerate anche nel programma di legislatura.</p><p>Gli obiettivi del 2005 prefissati dal Consiglio federale includono esplicitamente la tutela dei diritti umani su scala internazionale. Nel messaggio del 23 ottobre 2002, relativo all'apertura di un credito quadro per misure di gestione civile dei conflitti e del promovimento dei diritti dell'uomo, la protezione di gruppi particolarmente vulnerabili, come ad esempio le popolazioni autoctone, risulta essere in cima alla lista delle priorità. Il promovimento dei diritti di queste popolazioni è dunque parte integrante dell'impegno della Svizzera nell'ambito dei diritti umani. Ciò significa che uno degli obiettivi del Consiglio federale per gli anni che verranno, è quello di far adottare al più presto una dichiarazione dell'ONU sui diritti delle popolazioni autoctone. La Svizzera si è già impegnata in questo senso. In collaborazione con i Paesi scandinavi e la Nuova Zelanda, la Svizzera ha ad esempio sottoposto all'ultima seduta del gruppo di lavoro dell'ONU (nell'autunno del 2004) un progetto rielaborato della formulazione degli articoli più contestati; questo testo di compromesso ha reso possibile la riapertura di negoziati, mettendo in relazione le diverse prese di posizione, in modo da giungere al più presto ad una dichiarazione. La Svizzera propone inoltre la partecipazione attiva al raggiungimento degli obiettivi concreti e delle attività del secondo decennio, in modo tale che questi obiettivi possano concretizzarsi grazie ad azioni continue volte alla necessaria tutela dei diritti delle popolazioni autoctone. Sarà in base a questi obiettivi e a queste attività che la Svizzera deciderà se continuare o meno il suo impegno in favore delle popolazioni autoctone nel secondo decennio. Infine, è prevista prossimamente l'apertura di una procedura di consultazione sul progetto del Consiglio federale relativo agli effetti legislativi e finanziari della ratifica della convenzione n. 169 dell'Organizzazione internazionale del lavoro e delle misure per l'eliminazione della discriminazione nei confronti dei nomadi in Svizzera.</p><p>Il promovimento dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto figura anche tra le priorità della cooperazione svizzera allo sviluppo. Già nel 1998, la Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) ha elaborato delle direttive sull'Impegno della Svizzera per i popoli autoctoni. Le azioni svizzere di lotta contro la povertà e quelle d'abilitazione per la cooperazione allo sviluppo s'indirizzano in primo luogo ai gruppi emarginati esposti alla discriminazione nell'accesso ai servizi di sanità, all'educazione o alla certezza del diritto. Le minoranze e le popolazioni autoctone figurano dunque tra i principali gruppi bersaglio della cooperazione allo sviluppo. Consolidando le comunità autoctone tramite dei progetti specifici si vuole mettere queste popolazioni in condizione di far valere i loro diritti e i loro interessi in un dialogo costruttivo con le autorità pubbliche.</p><p>La cooperazione allo sviluppo, in collaborazione con le organizzazioni non governative, sostiene gli interessi delle popolazioni autoctone nel quadro di programmi e progetti di buona governanza. Si potrebbe ad esempio promuovere la formazione di rappresentanti delle popolazioni autoctone per l'organizzazione di sistemi di documentazione nei loro Paesi d'origine, o cercare di farli intervenire nei forum importanti dell'ONU. </p><p>Dal 2004, la DSC s'impegna per un'inclusione più esplicita e sistematica delle minoranze etniche, religiose e linguistiche, come anche delle comunità autoctone nella cooperazione allo sviluppo. Da questo punto di vista, la protezione e il promovimento dei diritti delle minoranze e delle popolazioni autoctone sono parte integrante della riduzione sostenibile della povertà e della realizzazione della dichiarazione del millennio dell'ONU. Mediante la formazione e il perfezionamento, i collaboratori vengono sensibilizzati all'inclusione più sistematica di minoranze e gruppi indigeni in programmi e progetti. Questo lavoro di perfezionamento e di sensibilizzazione sono parte integrante dell'attuazione operativa dei dettami dei diritti dell'uomo nella riduzione della povertà.</p>  Risposta del Consiglio federale.