Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/119011

<h2>SubmittedText<h2><p>Oggi le regioni di frontiera sono doppiamente colpite dall'apprezzamento del franco in quanto il potere d'acquisto si sta spostando massicciamente all'estero. Da un lato, il turismo degli acquisti nei Paesi confinanti aumenta in modo preoccupante e, dall'altro, le imprese straniere, che sono in grado di offrire i propri servizi a prezzi molto convenienti data la debolezza dell'euro, fanno concorrenza alle imprese e ai commercianti svizzeri nelle zone di confine mettendoli in seria difficoltà.</p><p>1. Il Consiglio federale condivide l'opinione secondo cui negli ultimi mesi il turismo degli acquisti è aumentato in modo preoccupante? Quali sono i possibili danni economici, in particolare per il commercio al dettaglio, l'agricoltura e i fornitori, qualora questa tendenza continui a medio termine?</p><p>2. All'inverso, a causa del franco forte, sempre più imprese straniere esercitano pressioni sul mercato svizzero rivelandosi concorrenti pericolosi, soprattutto per i commercianti locali e le PMI. Il Consiglio federale è consapevole che questo fenomeno, unito al turismo degli acquisti che si concentra nelle zone di confine, mette a rischio posti di lavoro e di formazione? Il Consiglio federale è disposto a presentare un pacchetto di misure a favore delle regioni di frontiera interessate, tanto più che tali regioni non sono comprese nelle misure per attenuare l'apprezzamento del franco e migliorare la competitività?</p><p>3. Come valuta il Consiglio federale, la disparità dei costi, e in particolare la differenza salariale, tra la Svizzera e i Paesi confinanti? È vero che un impiegato di vendita al minuto non qualificato guadagna in Svizzera circa 3700 franchi e in Germania circa 1700 euro?</p><p>4. Nel traffico turistico le quantità di merci ammesse in franchigia e le franchigie per l'importazione in esenzione doganale delle merci provenienti dall'UE sono piuttosto generose. Al contrario dei consumatori che comprano in Svizzera, quelli che fanno acquisti all'estero possono chiedere il rimborso dell'IVA. In questo modo, si genera un calo delle entrate sia per la Confederazione (acquisti effettuati all'estero anziché in patria) sia per il fisco dei Paesi confinanti (rimborso almeno parziale dell'IVA in caso di esodo all'estero). </p><p>Il Consiglio federale è consapevole che, di fronte a una situazione del genere, i consumatori che comprano in Svizzera si sentono raggirati? Quali perdite finanziarie rischia la Confederazione se questo stato di cose continuasse per mesi o addirittura per anni?</p><p>5. Ultimamente, in seguito all'aumento del turismo degli acquisti, si formano sempre più spesso lunghe code di automobili ai posti di frontiera, con notevoli disagi per la popolazione locale. Il Consiglio federale condivide l'opinione secondo cui questo traffico transfrontaliero è dannoso a livello ambientale? Alle luce di tutto ciò, non è preoccupante che in Svizzera i centri commerciali di piccole e medie dimensioni siano tenuti a rispettare norme di parcheggio molto restrittive e che quindi i consumatori motorizzati vadano a fare acquisti oltre confine, dove ci sono sempre posti liberi?</p><p>6. Negli ultimi tempi, vari alti rappresentanti della Confederazione hanno espresso incautamente comprensione per l'abitudine di fare acquisti all'estero. Non sarebbe ora che il Consiglio federale rammentasse con maggiore enfasi alla popolazione i fatti citati nel presente postulato, e in particolare i motivi per cui in Svizzera costi, prezzi e stipendi sono più elevati?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. In seguito all'apprezzamento del franco sembra che il "turismo degli acquisti" sia notevolmente aumentato. L'ultimo studio di Coop evidenzia gli effetti sull'economia di questo fenomeno. Il Consiglio federale non vorrebbe arrivare a conclusioni riguardo l'attuale situazione del corso di cambio basandosi su dati derivanti da fonti private. Come l'autore dell'interpellanza, anche il Consiglio federale ritiene tuttavia da un punto di vista politico-economico che i clienti finali debbano poter beneficiare della convenienza d'acquisto dei prodotti esteri dovuta alla forza del franco senza ricorrere al "turismo degli acquisti", bensì usufruendo del commercio locale, affinché il valore aggiunto della fase di commercializzazione rimanga in Svizzera. In seguito alla revisione dell'articolo 5 della legge sui cartelli avviata il 16 novembre 2011 dal Consiglio federale, sarà più facile per il commercio interno effettuare forniture incrociate nelle reti di distribuzione. Tuttavia, nel caso in cui i produttori e i commercianti all'ingrosso siano giuridicamente vincolati e la Svizzera venga discriminata in relazione al prezzo di vendita ai commercianti al dettaglio, è necessaria anche una reazione degli stessi attori economici, come per esempio la disponibilità a ripiegare su altre marche o a creare le proprie marche. </p><p>2. Il Consiglio federale è consapevole della difficile situazione delle regioni di frontiera. Da un lato i commercianti al dettaglio svizzeri perdono una parte di fatturato a causa del turismo degli acquisti e la concorrenza dei commercianti oltre confine potrebbe aumentare, dall'altro i clienti delle regioni di frontiera approfittano maggiormente dei prezzi più convenienti praticati oltre confine. Non bisogna tuttavia dimenticare che la maggioranza dei grossi centri abitati della Svizzera si trova nelle immediate vicinanze del confine (Basilea, Ginevra) o relativamente vicino al confine (Zurigo, Losanna o, al confine meridionale, Lugano). Di conseguenza, una politica che nasce per fronteggiare il turismo degli acquisti dovrebbe prendere in considerazione un perimetro che - facendo riferimento alla popolazione interessata - si estende considerevolmente oltre le aree nelle immediate vicinanze del confine. A ciò si aggiunge, a seconda del gruppo di prodotti, l'importanza crescente del commercio elettronico. Per questo motivo il Consiglio federale non ritiene opportuna una politica specifica per le regioni di frontiera, ma ha adottato misure a livello macroeconomico. Nelle future sue future valutazioni, il Consiglio federale terrà comunque conto anche della situazione delle regioni di frontiera.</p><p>3. Per poter stimare le differenze di costo, si devono considerare tutti i costi del lavoro e i diversi orari di lavoro. L'Istituto tedesco di economia di Colonia calcola regolarmente i costi del lavoro per ogni ora lavorativa svolta da un dipendente nel settore manifatturiero. Sulla base di questi dati si può presupporre che oggi i costi unitari del lavoro in Svizzera siano di un terzo superiori rispetto a quelli della concorrenza nell'Europa settentrionale, mentre nel 2009 lo erano del 5 a 10 per cento. Ciò rivela l'entità della spinta all'adeguamento nei settori economici orientati all'esportazione o con una forte concorrenza dell'importazione. </p><p>4. L'importazione di merci esente da IVA è vincolata a delle franchigie ed esistono restrizioni riguardo alla frequenza con la quale, nel corso di un dato periodo, possa essere richiesta l'ammissione di una determinata quantità di merci in franchigia doganale. Queste normative servono a contenere l'onere amministrativo nel traffico di confine. Il Consiglio federale non intende modificare queste disposizioni, poiché una tale modifica troverebbe incomprensione da parte delle famiglie e porterebbe a un aumento sproporzionato delle spese amministrative al confine.</p><p>5. Il Consiglio federale è consapevole dell'impatto ecologico negativo del turismo degli acquisti. Come esposto al punto 1, per mezzo di misure adeguate il Consiglio federale intende, nella misura del possibile, mantenere in Svizzera il valore aggiunto della fase di commercializzazione. Inoltre, il turismo degli acquisti potrebbe di nuovo diminuire e, con esso, anche i relativi svantaggi ecologici. Il Consiglio federale non ritiene però opportuno rinunciare per questo motivo ai vantaggi ecologici legati al contingentamento dei parcheggi in Svizzera.</p><p>6. Per quanto concerne i costi, si rimanda alla risposta 3. Per quanto riguarda la politica del Consiglio federale occorre mantenere in Svizzera il valore aggiunto della fase di commercializzazione, ed è per questo che il 16 novembre 2011 il Consiglio federale ha approvato la revisione dell'articolo 5 della legge sui cartelli (si rinvia alla risposta 1). In relazione alle dichiarazioni di alcuni rappresentanti della Confederazione in merito al turismo degli acquisti, il Consiglio federale ha già preso una posizione nella risposta all'interpellanza Stahl 11.3061.</p>  Risposta del Consiglio federale.