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Il Senato ha chiesto di far partire un'inchiesta per proteggere la forza e diversità dei media australiani
Sotto la lente anche Facebook e Google
SYDNEY - Un'inchiesta del Senato federale in Australia esaminerà la concentrazione dei media locali e il suo impatto sulla democrazia, dopo che oltre 500 mila persone hanno firmato una petizione che solleva preoccupazioni sull'influenza politica della News Corp di Rupert Murdoch.
Il braccio australiano del gruppo, con quartier generale a New York, è di gran lunga la maggiore organizzazione di media in Australia, possedendo giornali in ogni maggiore città, oltre a periodici e a reti tv via cavo.
La petizione, avviata il 12 ottobre dall'ex primo ministro laburista Kevin Rudd, chiede siano avviate iniziative per proteggere la forza e la diversità dei media australiani, e sia esaminato l'impatto di Facebook e Google sulle organizzazioni di notizie, oltre alla forza e alla diversità dei media stampati della News Corp. È la più grande petizione elettronica da quando il sistema online è iniziato nel 2016.
Il Senato ha approvato senza opposizione, e quindi senza necessità di voto, la proposta della senatrice dei Verdi Sarah Hanson-Young di avviare un'inchiesta che esamini anche come le agenzie di stampa in continua perdita, come Australian Associated Press, sostengono il giornalismo locale e le sfide che le piccole comunità e i piccoli media regionali devono affrontare.
Sono previste le deposizioni anche degli ex primi ministri, il laburista Rudd e il liberale (conservatore) Malcolm Turnbull, entrambi a suo tempo frequenti obiettivi della News Corp. Secondo la senatrice Hanson-Young è importante che i due ex leader, che sono stati espliciti nel criticare il ruolo della stampa di Murdoch, possano «parlare con franchezza e con la protezione del privilegio parlamentare, il che è importante quando si tratta di questioni di potere e influenza».
Secondo la senatrice, «le voci dei media si stanno perdendo attraverso il Paese e in alcune regioni l'accesso alle notizie e il giornalismo di pubblico interesse stanno scomparendo del tutto, con grave danno alla democrazia». «Il dominio di Facebook e Google è sempre maggiore e questa inchiesta permetterà anche di considerare in modo appropriato quale sia il loro impatto sulla diversità di informazione», ha detto. È previsto che la commissione del Senato richieda subito comunicazioni e deposizioni, e che presenti il suo rapporto per fine novembre 2021.