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Francesco è o non è il primo papa extraeuropeo, come alcuni l’hanno definito?
C’è chi ha evocato alcuni pontefici nati al di fuori degli attuali confini europei. Ora, a parte il fatto che affermando “Francesco è il primo papa extraeuropeo” si può benissimo sottintendere “il primo papa moderno”, escludendo un’antichità che, per quanto importante, è comunque troppo lontana per costituire un precedente significativo – del resto, ridimensionereste il ruolo di Copernico e di Keplero solo perché il sistema eliocentrico era già stato proposto da Aristarco di Samo?
A parte questo, dicevo, l’Europa alla quale ci si riferisce non è geografica ma culturale, e anche se non ho controllato tutte le biografie segnalate, mi pare che tutti i pontefici citati siano nati in territori culturalmente europei.
Certo, l’Europa geografica è più semplice da definire (ma non ne sarei così sicuro), ma siamo nel 2013: penso si possa accettare di avere a che fare con concetti mutevoli e vaghi.
Come emerso nei commenti, più che culturalmente europei, i primi papi – e quindi anche gli extraeuropei citati – erano romani.
L’Europa come concetto non esisteva e non esistendo, i primi papi più che extraeuropei erano preeuropei.
Io ho un po’ di problemi con l’oratoria libertaria.
Capisco – o almeno credo di capire, perché non mi sono mai dedicato seriamente al tema – il ragionamento complessivo, lo Stato come imposizione e sopruso, l’intervento statale come intromissione e limitazione dell’autonomia individuale eccetera. Le mie difficoltà riguardano i discorsi con cui queste teorie vengono presentate, discorsi che mi sembrano sempre deboli e poco convincenti, addirittura meno convincenti della semplice enunciazione della tesi.
Una tassonomia è un ordine gerarchico di concetti, solitamente strutturato come un albero genealogico: le categorie, le unità di base della tassonomia, sono collegate tra loro in base alla relazione asimmetrica “è parte (o figlio) di”.
Nell’esempio qui a fianco, poesia e prosa sono parte di letteratura, mentre romanzo e racconto sono parte di prosa. Le relazioni sono rigide: se un’opera fa parte della categoria racconto allora è anche parte di prosa e di letteratura, ma non può assolutamente appartenere alla categoria poesia.
Le etichette (in inglese tag) costituiscono un altro metodo di classificazione, decisamente meno rigido. Non c’è ordine gerarchico, o almeno non è necessario che ci sia, e pertanto, se prendiamo prosa e poesia come etichette e non più come categorie, un’opera può essere catalogata contemporaneamente sotto entrambi i concetti, il che è decisamente comodo quando si ha a che fare, ad esempio, con Il Convivio di Dante. Continua a leggere Categorie irrazionali
Perché i dinosauri si sono estinti?
Questa semplice domanda è uno dei misteri più interessanti della paleontologia, quello che più affascina il grande pubblico di appassionati e curiosi: come sparirono questi animali che dominarono l’ecosistema per oltre 160 milioni di anni? Continua a leggere Estinzioni
L’inventore della definizione fu, con ogni probabilità, Socrate.
Fu lui il primo a chiedere “Cosa è questo?” aspettandosi, o meglio pretendendo, dall’interlocutore una risposta precisa e esaustiva, non dei semplici esempi che suggerissero o indicassero il significato di quella parola (usando una terminologia posteriore, possiamo dire che Socrate chiedeva una risposta intensionale e non estensionale).
Il primo dicembre del 2004 il Corriere della Sera pubblicò un articolo di Emanuele Severino intitolato La potenza e l’embrione: un intenso distillato di filosofia risultato indigesto a molti lettori, nonostante la bravura espositiva dell’autore.
Il corriere pubblicò altri interventi di Severino in risposta ad alcune critiche ed obiezioni. Gli articoli di Severino sono adesso pubblicati, insieme ad altri testi, in Sull’embrione (Rizzoli 2006), un agile libretto di un centinaio di pagine circa. Continua a leggere Severino, l’embrione e l’occidente
Lo Newspeak o Neolingua è il linguaggio immaginato da George Orwell nel suo romanzo 1984. Lo scopo che il regime si prefigge, attraverso l’introduzione di questa nuova lingua, è quello di rendere impossibile anche solo pensare atti di ribellione: il vocabolario e la grammatica di questo linguaggio sono infatti ridotte all’essenziale, e i pensieri eretici risultano quindi non solo proibiti, ma anche privi di senso.
L’assunto che muove questa invenzione di Orwell è che l’uomo pensa attraverso le parole e quindi che senza parole non si possono neppure avere i pensieri. Continua a leggere Io parlo. Io penso.
Riassunto. Il mondo è una gigantesca Biblioteca di Babele. Occorre una guida per orientarsi e decidere quali libri conservare, quali leggere e quali, invece, bruciare.
La ricerca di questa guida è stata, finora, infruttuosa: Socrate e Cartesio non sono stati di aiuto. Mentre ci si apprestava a cercare la soluzione tra le pagine di altri importanti filosofi, un curioso individuo si è introdotto nella discussione: Paul Karl Feyerabend. Continua a leggere L’estintore di Feyerabend
«Ciò che conta, la sostanza, è la materia, non la forma: più importante del come è il che cosa; l’aspetto è una questione secondaria.»
Chi formula simili pensieri non ha tutti i torti, ma, purtroppo per lui, neppure tutte le ragioni: la sostanza non è tutta nel che cosa, ma anche nel come. L’apparenza, l’aspetto non sono per nulla una questione secondaria, ma meritano la stessa attenzione del contenuto, della materia. Trascurare la presentazione significa uccidere, lasciar morire anche il contenuto.
La vita di un pensiero, di un concetto consiste nel suo essere pensato, meditato, collegato con altri pensieri, studiato, discusso. Tutto questo è possibile unicamente se il concetto ha una sua veste grafica che ben gli si adatta.
Noi uomini pensiamo graficamente, dove con graficamente non si intende necessariamente una rappresentazione nello spazio bidimensionale di un foglio. Una presentazione grafica scadente ostacola la comprensione, impedisce il dibattito e quindi uccide il concetto.
Un esempio facile ed evidente: la matematica. Sarebbe concepibile lo sviluppo di questo disciplina, il sorgere di concetti come funzione, integrale e limite senza una notazione matematica evoluta come la nostra?
L’uomo ha bisogno di regole.
Questa affermazione non è da intendersi in senso politico o sociale, non vuole, e neppure può, implicare alcun giudizio sull’anarchia o su altri regimi politici. Essa è semplicemente una constatazione concettuale.
L’uomo ha bisogno di regole: nella nostra vita di tutti i giorni, non possiamo prescindere dalle regole, non è possibile non avere aspettative su ciò che accadrà e dividere gli eventi in conformi e non conformi alle regole, in corretti e non corretti. Continua a leggere Regole, regolarità, continuità