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Il consiglio di amministrazione del colosso dell'energia Électricité de France (EDF) ha approvato oggi un accordo di indennizzo di oltre 480 milioni di franchi con lo Stato francese per la chiusura anticipata della centrale nucleare di Fessenheim, in Alsazia.
La centrale è situata a 56 chilometri dalla frontiera franco-elvetica. Secondo fonti vicine al dossier, nel cda l'accordo con il governo francese è passato con il voto preponderante del PDG del gruppo, Jean-Bernard Lévy, dopo che la votazione si è conclusa con sei voti favorevoli e altrettanti contrari.
I sei rappresentanti dei salariati - contrari alla chiusura della centrale -si sono probabilmente espressi contro l'indennizzo, mentre i sei amministratori di EDF designati dallo Stato si sono ritrovati in una situazione di conflitto di interessi e non potevano che approvare l'accordo.
Secondo una fonte riferita dalla Reuters, la richiesta di abrogare l'autorizzazione a gestire Fessenheim - che EDF deve ora inoltrare - sarebbe oggetto di un ulteriore consiglio di amministrazione.
Il blocco definitivo dei due reattori di 900 mégawatt della centrale era stato promesso dal presidente François Hollande per il 2016, mentre ora è previsto per fine 2018, quando entrerà in servizio il reattore di nuova generazione EPR di Flamanville, nella Bassa Normandia.
La chiusura della centrale atomica alsaziana è stata ripetutamente chiesta dai cantoni di Basilea-Città e di Basilea-Campagna, oltre che del Giura, dopo le rivelazioni della stampa tedesca in merito ad un incidente avvenuto nel 2014. Le prime domande di chiusura erano sono state formulate dai tre cantoni nel 2011, dopo la catastrofe nucleare di Fukushima in Giappone.
SDA-ATS