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Continua la "partita a scacchi" tra i legali dell'ex presidente francese Jacques Chirac e dei suoi coimputati, e i giudici del tribunale di Parigi, a colpi di mozioni e ipotesi di prescrizione del reato. Lo rivela una lunga inchiesta del quotidiano Le Monde, che titola in prima pagina: "Il processo Chirac potrebbe non svolgersi".
Sul procedimento, che riguarda alcuni impieghi fittizi al comune di Parigi quando l'ex capo dello Stato era sindaco, pende infatti la spada di Damocle di un quesito di costituzionalità, presentato in extremis dall'avvocato dell'ex capo di gabinetto di Chirac nel municipio di Parigi, Remy Chardon. Queste istanze richiedono infatti la trasmissione del quesito al Consiglio costituzionale, con un iter simile a quello italiano, e di conseguenza il rinvio del processo fino alla pronuncia, per un massimo di tre mesi.
Il quesito riguarda il cosiddetto meccanismo di "connessione", che permette di non far cadere in prescrizione un reato nel caso in cui sia giudicato insieme a un secondo non prescritto.
La mossa del legale, il vicepresidente dell'ordine degli avvocati parigini Jean-Yves Le Borgne, secondo alcuni non sarebbe però tanto indirizzata a tutelare il suo assistito, ma a fare un favore all'illustre imputato Chirac, per cui, sottolinea Le Monde, "ogni ritardo supplementare è una buona notizia". Accuse smentite dall'interessato, secondo cui "non c'e alcun legame tra Jean Veil, l'avvocato del presidente della Repubblica, e me. L'ho ovviamente avvertito, ma è un grande avvocato che non ha bisogno di essere tenuto per mano".
La prima udienza del processo Chirac è fissata per lunedì.
SDA-ATS