Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/211458

<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di abrogare l'articolo 24 dell'ordinanza sugli appalti pubblici.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il diritto d'esame per quanto concerne il calcolo del prezzo figura da decenni nei contratti stipulati tra i fornitori di prestazioni e l'Amministrazione federale. Conformemente all'ordinanza vigente dell'11 dicembre 1995 sugli acquisti pubblici (OAPub; RS 172.056.11), il committente è tenuto in linea di principio a concordare un diritto d'esame se le condizioni sono soddisfatte (cfr. art. 5 OAPub). La verifica del prezzo mira a garantire agli enti pubblici la possibilità di acquistare le prestazioni a condizioni economiche anche in un regime di non concorrenza quando l'offerente si trova di fatto in una situazione di monopolio mentre il committente pubblico, nell'adempimento dei propri compiti, non ha altra scelta che acquistare da questo fornitore le prestazioni di cui ha bisogno. La verifica del prezzo mira dunque a garantire un impiego economico dei fondi pubblici. Questo meccanismo rientra per altro in una prassi diffusa a livello internazionale.</p><p>Nell'ambito della revisione della legislazione sugli acquisti pubblici, il diritto d'esame è stato integrato nel disegno di legge (cfr. art. 59 D-LAPub) in seguito a una raccomandazione della Delegazione delle finanze (DelFin) (cfr. Rapporto del 4 aprile 2014 della Delegazione delle finanze alle Commissioni delle finanze del Consiglio nazionale e del Consiglio degli Stati concernente l'alta vigilanza sulle finanze della Confederazione nel 2013 [n. 2.3.3; FF 2014 4791, pag. 4828]). Contrariamente all'articolo 5 OAPub, il disegno prevedeva di concedere direttamente, per legge, un diritto d'esame al committente senza alcun accordo contrattuale. Nell'ambito della proceduta di consultazione pubblica svoltasi nel 2015, gli ambienti economici si sono opposti a questa proposta ritenendola in particolare un'ingerenza grave e ingiustificata nella libertà contrattuale e una violazione del principio "pacta sunt servanda". Durante i dibattiti, il Parlamento era diviso sulla questione e ha infine deciso di respingere la proposta, principalmente per i suddetti motivi. Tuttavia, il mantenimento di un diritto d'esame a livello di ordinanza in linea con la regolamentazione vigente, ovvero sulla base di un accordo, è stato menzionato più volte dall'amministrazione in seno alle commissioni e nelle sedute plenarie.</p><p>Durante i dibattiti in seno alle commissioni, sono state formulate raccomandazioni contradditorie all'attenzione del Consiglio federale; mentre le Commissioni dell'economia e dei tributi (CET-N e CET-S) hanno raccomandato di stralciare il diritto d'esame dal progetto di ordinanza, le Commissioni delle finanze (CdF-N e CdF-S) e la DelFin si sono pronunciate in favore del suo mantenimento. A titolo di compromesso, il Consiglio federale ha deciso di mantenere la verifica del prezzo a livello di ordinanza. Tuttavia, al fine di garantire l'impiego economico dei fondi pubblici nella misura in cui ciò è necessario, la verifica del prezzo viene menzionata come possibilità (norma potestativa) e non più come obbligo per il committente (cfr. art. 24 OAPub riveduta). Nel suo rapporto di attività la DelFin plaude espressamente alla soluzione del Consiglio federale (cfr. Rapporto del 17 marzo 2020 della Delegazione delle finanze alle Commissioni delle finanze del Consiglio nazionale e del Consiglio degli Stati concernente l'alta vigilanza sulle finanze della Confederazione nel 2019, pag. 32).</p><p>Materialmente, il diritto d'esame come formulato nell'articolo 24 OAPub richiede espressamente un accordo tra le parti; il principio "pacta sunt servanda" non è quindi violato.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.