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La musica prima di tutto in ‘I Wanna Dance With Somebody’, biopic diretto da Kasi Lemmons con una brava Naomi Ackie e uno straordinario Stanley Tucci
New York, primi anni Ottanta. "È possibile che io abbia appena ascoltato la voce più grande della sua generazione", mormora Clive Davis (uno straordinario Stanley Tucci), mentre la giovanissima Whitney (Naomi Ackie) ha appena finito di cantare ‘The Greatest Love of All’ e adesso è sommersa dagli applausi di un intero nightclub della Grande Mela. Poco prima, mamma Cissy (Tamara Tunie), che le ha insegnato che per cantare servono "la testa, il cuore e la pancia", si era finta afona affinché quella serata l’aprisse la figlia, una volta appreso che Davis sedeva tra il pubblico. Di lì a poco, il produttore che negli anni della Cbs aveva messo sotto contratto gente del calibro di Janis Joplin, Billy Joel, Santana e Bruce Springsteen, offre a Whitney Houston il miglior contratto che possa offrire l’Arista Records, etichetta da lui fondata nel 1974 e per la quale già incideva la di lei cugina Dionne (Warwick), musa di Bacharach.
È più o meno così che Whitney Elizabeth Houston – alla quale il coro della chiesa sta stretto, che in cuffia ascolta Stevie Wonder e al suo fianco ha l’inseparabile più che amica Robyn (Nafessa Williams) – diventa una tra le più luminose stelle della musica. ‘I Wanna Dance With Somebody’ (che qualcuno in italiano ha molto genericamente tradotto ‘Una voce diventata leggenda’) prova a raccontare l’artista da otto Grammy, ventidue American Music Awards e oltre duecento milioni di copie vendute, morta quasi undici anni fa in un hotel di Beverly Hills, nel punto più basso di una parabola segnata dalla tossicodipendenza. Il film di Kasi Lemmons, nelle sale ticinesi, passa anche da quel Beverly Hilton Hotel. A scriverlo è Anthony McCarten, colui che scrisse ‘Bohemian Rhapsody’.
Giocando con il titolo, per Rotten Tomatoes – tra i siti di riferimento del gradimento cinematografico – ‘I Wanna Dance With Somebody’ "ti fa sentire come se fossi sul palco con Whitney Houston, ma alla fine non riesci a ballarci". Dentro la definizione si ritroverà chi ha preferito i documentari di Nick Broomfield e Kevin MacDonald, chi accusa il film di wikipedismo, chi vede la deriva umana dell’artista accennata o incompleta, chi non perdona la semi-assoluzione del funesto marito Bobby Brown (Ashton Sanders): "La droga c’era anche prima di te", gli dice lei, in uno dei punti topici del film. Eppure, per quanto Lemmons eviti di ‘calare il carico’, basta una sola inquadratura di Bobbi Kristina Brown (Bailee Lopes), figlia unica di Whitney, per ricordarne la morte avvenuta tre anni dopo quella della madre, nelle medesime circostanze.
Wikipedismo oppure no (la storia quella è), il problema si può semmai cercare altrove. Così come in ‘Respect’, quando si tenta di vedere Aretha Franklin nei gesti di Jennifer Hudson, l’identificazione Ackie/Houston è esperienza visiva faticosissima sin dall’inizio (mai quanto immaginarsi Elton John nel Taron Egerton di ‘Rocketman’). Con una sola eccezione: la Whitney trasfigurata da alcol e droghe, espressioni e intenzione alle quali l’attrice britannica è spaventosamente vicina, dando un senso alle parole di Clive Davis che nel film, pretendendo dalla propria artista un percorso riabilitativo, la definisce "uno Stradivari lasciato sotto la pioggia", uno scempio artistico cui nessuno, purtroppo, è riuscito a porre rimedio.
Per chi non pretendeva di ballarci, con Whitney Houston, e si accontenta di stare con lei sul palco – nella riproduzione delle esibizioni live, nei molti brani riproposti per intero, e pure nei piccoli momenti totalmente musicali che vengono dall’apporto di Clive Davis al film, come l’ascolto dei provini – due ore e mezzo potrebbero non essere troppe.
La voce dell’oggi 90enne Davis – la cui storia è in ‘The Soundtrack of Our Lives’, su Netflix – è una traccia a sé nella colonna sonora di questo film: "Una delle più fruttuose collaborazioni della mia vita – dice Davis – è stata quella con Whitney. Ha lasciato alle generazioni presenti e future una musica senza tempo. Mi manchi Whitney, e non smetterò di diffondere la tua leggenda, affinché il mondo conosca la tua unica e incomparabile voce".