Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01091.jsonl.gz/893

La Corte Suprema dello stato australiano di Victoria ha ratificato il risarcimento che il Governo australiano dovrà versare per i maltrattamenti subiti dai rifugiati ospiti del centro di Manus.
L'Australia dovrà versare 70 milioni di dollari quale risarcimento a 1'300 profughi e richiedenti l'asilo detenuti sull'isola di Manus, in Papua Nuova Guinea. La Corte Suprema dello stato australiano di Victoria ha infatti ratificato l'accordo raggiunto dal Governo con i patrocinatori della causa, secondo cui i profughi sono stati detenuti illegalmente e il Governo australiano non ha tutelato i loro diritti umani. Secondo i legali che hanno patrocinato la causa le condizioni in cui versavano gli ospiti del centro era tali da aver causato loro danni fisici e psicologici. Nel centor sarebbero avvenute aggressioni fisiche e sessuali ai danni dei detenuti, le cure mediche erano inadeguate e hanno causato numerosi decessi, si sono verificati numerosi casi di suicidio e autolesionismo.
Rory Walsh, l'avvocato dello studio Slater and Gordon che ha guidato la causa, ha dichiarato che la sentenza smentisce il Governo australiano, che ha sostenuto che i centri per asilanti extra-territoriali stabiliti dall'Australia non erano sotto la responsabilità dell'esecutivo.
Il ministro dell’Immigrazione Peter Dutton ha dichiarato invece che l'accordo non costituisce un'ammissione di responsabilità, ma che è stato deciso per evitare una costosa causa legale.
Per quanto riguarda il centro di Manus la Corte costituzionale della Papua Nuova Guinea ha stabilito che esso è "illegale ed anticostituzionale", e pertanto chiuderà i battenti ad ottobre.