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Le immagini di una telecamera privata installata in un veicolo per effettuare riprese nel traffico (le cosiddette dashcam) non posso essere utilizzate per punire un conducente che commette lievi infrazioni delle norme della circolazione. Lo ha chiarito il Tribunale federale in una sentenza pubblicata giovedì con la quale ha annullato la condanna inflitta dalla giustizia zurighese a una automobilista indisciplinata.
Il giudizio era atteso poiché mette un po' di chiarezza giuridica di fronte al moltiplicarsi degli apparecchi di registrazione installati negli abitacoli, dopo che della questione si era occupato anche l'incaricato federale della protezione dei dati e della trasparenza. Sovente le videocamere vengono usate come scatole nere in caso di incidenti, ma a volte, come nel caso portato davanti ai massimi giudici federali, le immagini possono servire quale mezzo di prova per punire altri utenti della strada.
A Mon Repos hanno stabilito che il video usato dalla giustizia zurighese è stato raccolto in maniera illegale, ledendo la personalità della donna che è stata filmata a sua insaputa. Ma soprattutto -ha aggiunto la massima istanza giudiziaria nazionale- quelle riprese illecite non erano assolutamente indispensabili per chiarire delle gravi infrazioni al codice, ma servivano solo a dimostrare che la guidatrice aveva contravvenuto alla legge stradale.
Il Tribunale federale ha pertanto rinviato il caso alle istanze cantonale, annullando la condanna a una multa di 4'000 franchi e a una pena pecuniaria di 16'000 della donna che si vedrà versare 3'000 franchi di indennizzo.