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Caduto quasi per caso su di una lettera della maestra e illustre pedagogista Maria Boschetti Alberti indirizzata al direttore del Dipartimento della Pubblica Educazione, Luca Saltini rivisitò alcuni fondi scoprendo materiale inedito o poco noto. Questo saggio non ripete il “déjà entendu” e contiene elementi che gettano luce nuova sulla complessa personalità di Maria Boschetti Alberti, una donna di meriti pedagogici riconosciuti e celebrati all’estero, ma – forse in parte perché donna, o perché gli innovatori non sono sempre graditi – molto meno in patria, dove patì qualche ostracismo ed ebbe rapporti piuttosto controversi e tormentati con le autorità scolastiche. E ancora non mi pare sia stata resa piena giustizia alla statura di questa donna e alle sue intuizioni pedagogiche. Maria Boschetti Alberti Figlia di Giuliano, originario di Bedigliora e di Teofila Ferretti di Banco. Nacque il 23 dicembre 1879 in Uruguay, a Montevideo, dove la famiglia era emigrata, quarta di otto figli. Ottenne il diploma di maestra nel 1894 presso l’Istituto Santa Caterina di Locarno. Insegnò dapprima a Monteggio, a Neggio, a Bioggio. Dopo un soggiorno in Italia, nel 1916, che le permise di avvicinarsi al metodo montessoriano, inizia, il primo ottobre 1917, l’esperienza più conosciuta e studiata a Muzzano che le dà il modo di scrivere “Il diario di Muzzano”1. Questa scuola viene visitata da molte personalità nel campo della pedagogia. Nel 1924, dopo una breve sosta a Gravesano, viene trasferita alle Scuole Maggiori di Agno e la “sua” scuola diventa “La scuola serena di Agno”2. Morì, dopo grave infermità, il 20 gennaio 1951.