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La neutralità elvetica è compatibile con un seggio quale membro non permanente nel Consiglio di sicurezza dell'ONU.
È la conclusione cui giunge un rapporto approvato oggi dal Consiglio federale, in cui si sottolinea che la politica estera svizzera manterrebbe piena libertà d'azione. In caso di misure coercitive decise da questo organismo, tuttavia, la neutralità non potrebbe essere invocata.
Il documento approvato oggi è stato redatto su sollecitazione del Consiglio nazionale in seguito alla decisione del Governo risalente al 2011 di presentare la candidatura della Svizzera al Consiglio di sicurezza per il periodo 2023-2024.
Nel documento si sottolinea che la neutralità è compatibile con gli obiettivi perseguiti dal Consiglio di sicurezza, ossia la promozione della pace e della sicurezza e il divieto di ricorrere alla violenza. Le esperienze di altri Stati neutrali, precisa una nota odierna del Dipartimento federale degli affari esteri, lo dimostrano.
Una partecipazione elvetica offrirebbe al nostro Paese un'ulteriore piattaforma per svolgere il suo ruolo tradizionale e consolidato di negoziatore imparziale, rendendosi così utile alla comunità internazionale per promuovere la pace, la sicurezza e un ordine internazionale equo, oltre che i propri interessi e valori.
Un mandato nel Consiglio di sicurezza faciliterebbe inoltre le relazioni con Stati importanti e lo sviluppo e la cura di reti di contatto, precisa il DFAE nel comunicato. La Confederazione potrebbe quindi far pervenire le proprie richieste in materia di politica estera e di sicurezza in modo ancora più diretto nel lavoro delle Nazioni Unite, i cui ambiti di attività coincidono inoltre con le priorità della Svizzera in materia di politica estera e di sicurezza.
Misure coercitive, no neutralità se decide Consiglio sicurezza
Per quanto riguarda il delicato tema delle misure coercitive (sanzioni economiche e politiche, ma anche misure militari per assicurare e ristabilire la pace) imposte dal Consiglio di sicurezza in caso di minaccia o violazione della pace o di un atto di aggressione, il rapporto sottolinea che questo organo agisce su mandato di tutti gli Stati membri, e non è quindi parte in causa in un conflitto. Non costituendo quindi azioni di guerra secondo il diritto della neutralità, quest'ultima non si applica a simili provvedimenti.
Tuttavia, in assenza di misure da parte del Consiglio di sicurezza, in caso di conflitto armato internazionale si potrebbe continuare a invocare la propria neutralità anche essendo membri di questo organismo: è stato il caso in passato del conflitto in Kosovo del 1999 e in Iraq del 2003. In questi casi, si legge nel documento, la Svizzera non ha autorizzato il sorvolo del proprio spazio aereo di velivoli militari, ma solo di aerei in volo per missioni umanitarie.
Nel documento si fa presente che solo una minima parte delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza prese nell'ultimo decennio riguarda misure coercitive. Tali provvedimenti hanno interessato soprattutto conflitti interni e non tra Stati: solo in quest'ultimo caso si applica la neutralità.
SDA-ATS