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I risultati della commissione Murphy, pubblicati a novembre del 2009, provocarono una bufera in Irlanda e nella comunita’ cattolica internazionale descrivendo nel dettaglio come le autorita’ della Chiesa avessero coperto preti pedofili a Dublino per trent’anni.
Datato 26 febbraio di quest’anno, il cablogramma americano riporta sempre le osservazioni del diplomatico americano presso la Santa Sede, Julieta Noyes. Secondo la Noyes, la commissione irlandese, guidata dal giudice Yvonne Murphy, scrisse direttamente a funzionari del Vaticano per chiedere informazioni sulle indagini aggirando i tradizionali canali diplomatici. “Mentre i contatti in Vaticano espressero immediatamente profonda compassione per le vittime e insistettero che la priorita’ fosse prevenire che accadessero di nuovo (abusi di quel tipo, ndr), furono anche irritati da come la situazione sia stata condotta dal punto di vista politico”, si legge nel rapporto riservato. “Le richieste della commissione Murphy hanno offeso molti in Vaticano, il consigliere della Santa Sede, Peter Wells” avrebbe detto al diplomatico americano di aver valutato quelle richieste come “un affronto alla sovranita’ del Vaticano”.
I cablogrammi rivelano anche la posizione della Santa Sede sulla situazione a Cuba, raccontata al Dipartimento di Stato dall’ambasciata a Roma. All’inizio dell’anno la Santa Sede avrebbe espresso la sua preoccupazione ai diplomatici statunitensi per la situazione economica e la tensione politica sull’isola che poteva sfociare in “un bagno di sangue” e ha chiesto, per allentare la tensione, la fine dell’embargo. E’ quanto emerge da un cablogramma del 21 gennaio 2010, dell’ambasciata Usa presso la Santa Sede, pubblicato da Wikileaks. In un incontro tra il numero due dell’ambasciata Usa presso la Santa Sede, Julieta Valls, e l’incaricato del Vaticano per gli affari cubani, Angelo Accatino, quest’ultimo avrebbe affermato che “la disastrosa situazione economica dell’isola e la tensione politica possono sfociare in un bagno di sangue”. Accatino avrebbe sottolineato come sia necessario “dialogare” con Cuba, “per quanto sgradevole risulti”, evitando che gli Usa rimangano “ostaggio della propria politica interna”, in particolare in riferimento al “controproducente embargo” che da 50 anni grava sull’isola. L’incaricato del Vaticano per gli affari cubani avrebbe anche messo in guardia gli Stati Uniti dall’evitare “azioni unilaterali contro Cuba” perche’ potrebbero essere utilizzate dai fratelli Castro e da Ugo Chavez come arma politica. E proprio in riferimento alla situazione politica della regione, Abbatino avrebbe affermato che il ‘vero’ successore di Fidel Castro non e’ il fratello Raul bensi’ il presidente venezuelano che dispone dei ricavi del petrolio “per finanziare la rivoluzione bolivariana”.
Infine, per quanto riguarda l’ingresso della Turchia nell’Ue, nel 2004 (in un’epoca in cui il Vaticano era formalmente neutrale sulla questione) l’allora cardinale Ratzinger si espresse contro l’adesione di uno Stato musulmano. La Santa Sede invita a considerare che l’attendibilita’ dei file di Wikileaks che riguardano “rapporti inviati al Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d’America dall’Ambasciata degli Stati Uniti presso la Santa Sede”, “va valutata con riserva e con molta prudenza”, tenendo conto, si osserva in una nota, della circostanza che “tali rapporti riflettono le percezioni e le opinioni di coloro che li hanno redatti, e non possono essere considerati espressione della stessa Santa Sede ne’ citazioni precise delle parole dei suoi Officiali”.
Questo “senza entrare – osserva ancora la nota – nella valutazione dell’estrema gravita’ della pubblicazione di una grande quantita’ di documenti riservati e confidenziali e delle sue possibili conseguenze”.
(AGI) .