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L'aiuto svizzero allo sviluppo ha intrapreso una via troppo solitaria e deve integrarsi meglio nella politica estera e nell'amministrazione federale, sostiene la consigliera federale Micheline Calmy-Rey.Questo contenuto è stato pubblicato il 08 giugno 2008 - 15:13
La riorganizzazione della Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC), recentemente annunciata, dovrà permettere una sua migliore integrazione nel Dipartimento degli affari esteri (DFAE), afferma Calmy-Rey in un'intervista alla NZZ am Sonntag.
In questi ultimi anni la DSC si è un po' ripiegata su sé stessa, nel timore di farsi manipolare dalla politica, sostiene la ministra degli esteri, secondo cui l'aiuto allo sviluppo fa però parte integrante della politica estera.
"Vogliamo che la DSC sia più aperta; auspichiamo inoltre una migliore collaborazione tra il DFAE e il resto dell'Amministrazione federale". A tale proposito è stata avviata una strategia più omogenea con la Segreteria di Stato all'economia (SECO).
La riorganizzazione della DSC è stata voluta da Parlamento, da cui erano venute critiche sul suo operato. L'agenzia di aiuto allo sviluppo dispone di un budget di 1,3 miliardi di franchi all'anno e conta 650 collaboratori, a Berna e all'estero.
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