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Mentre a Cape Canaveral fervevano gli ultimi preparativi per la partenza dell'Apollo 11, dal cosmodromo di Baikonur veniva lanciato l'ultimo, disperato, tentativo sovietico di non perdere la corsa alla Luna. È una storia ormai dimenticata, perché oggi pochi si ricordano che, in quei giorni di luglio di cinquant'anni fa, in orbita attorno al nostro satellite vi era anche una (allora) misteriosa navicella sovietica. Avrebbe dovuto essere il testa a testa finale per il prestigio spaziale, ma per l'Urss sarà invece la missione che sancirà la débacle.
Succedeva cinquant'anni fa, oggi.
Ore 7.54 di mattina (le 4:54 in Svizzera) del 13 luglio 1969: un vettore Proton appositamente modificato, si erge sopra le steppe del futuro Kazakistan. In tremendo ritardo rispetto agli americani, i sovietici avevano rapidamente assemblato una sonda automatica con lo scopo di atterrare sul nostro satellite in concomitanza con l'Apollo 11, raccogliere campioni di suolo e riportarli a terra prima del ritorno degli astronauti dell'Apollo 11. In questo modo, mentre gli americani avrebbero potuto vantarsi di aver portato i primi uomini sulla Luna, i sovietici sarebbero stati i primi ad aver recuperato campioni lunari, dimostrando che non serviva a nulla mettere in pericolo vite umane per riuscirci.
"Tranquillity Base". Ovvero il luogo, nel Mare della Tranquillità, dove atterrò l'Apollo 11
Fuori di propaganda, in realtà quella del Luna 15, questo il nome della sonda, era una mossa pressoché disperata per non perdere una corsa in cui, solo ufficialmente, i sovietici non stavano partecipando. Nonostante le dichiarazioni ufficiali, in segreto infatti l'Urss stava pianificando pure lei di mandare dei cosmonauti sulla Luna. Partiti in ritardo sugli americani nel programma lunare, dopo aver collezionato i maggiori successi spaziali fino a quel momento, per riuscirci avevano sviluppato nel massimo riserbo e in tempi brevi un razzo mastodontico, l'N1. Più potente e avanzato tecnologicamente della controparte americana "Saturno V", l'N1 aveva però il brutto vizio di continuare ad esplodere poco dopo il lancio. Il secondo volo, avvenuto appena dieci giorni prima della partenza del Luna 15, il 3 luglio, era finito in disastro appena 10 secondi dopo il decollo: i 30 motori che avrebbero dovuto spingere il vettore verso l'orbita, avanzatissimi per l'epoca, si erano spenti uno dopo l'altro a causa di un problema alla turbopompa dell'ossigeno nel motore numero 8. Senza spinta, il razzo, ancora colmo di propellente, si era bloccato a mezz'aria per poi ricadere a terra in una violentissima esplosione.
Bloccati da un vettore che sembrava non volerne sapere di funzionare, con gli americani che avevano pigiato sull'accelleratore già con Apollo 8 (dopo aver ricevuto dall'intelligence le foto del primo N1 sulla rampa di lancio), i sovietici avevano quindi approvato in temi rapidissimi il piano Luna 15. La missione sarebbe partita prima dell'Apollo 11 e, dopo aver orbitato la Terra per qualche controllo tecnico, si sarebbe diretta verso la Luna, dove avrebbe fatto a "sportellate" con il veicolo americano. L'obiettivo di atterrare e recuperare campioni era stato però tenuto segreto all'oponione pubblica. "Quanto al Luna 15, ci si chiede se anch’esso stia per scendere – si legge nel Corriere della Sera del 21 luglio 1969, dove si dava conto dell'allunaggio americano –. Dopo quattro giorni di attesa, di interpretazioni e di congetture sulla sonda automatica sovietica, ha colpito l’odierno annuncio della Tass, secondo cui il Luna 15, alle 17.16 di oggi, ha mutato di nuovo orbita, portandosi a sfiorare il satellite. E infatti ora l’altezza massima dell’orbita è di 110 chilometri e quella minima soltanto di 16 (...) Qual è il significato della nuova correzione? Il comunicato della Tass naturalmente non lo dice, limitandosi a ripetere che il Luna 15 «continua l’esplorazione scientifica dello spazio lunare». Il fatto però che la sonda sia discesa a un’altezza così bassa, quasi pari a quella di un normale aereo di linea, fa pensare che i sovietici stiano tentando di avvicinarla progressivamente alla Luna per farvela atterrare".
E in effetti quello era proprio quanto stava accadendo: in quelle ore del 21 luglio 1969 il Luna 15 stava proprio tentato un atterraggio automatico. Un problema di attitudine al momento dell'accensione dei retrorazzi mette però il Luna 15 su una traiettoria sbagliata e la discesa termina (probabilmente) sul pendio di una montagna lunare, nel Mare Crisium, 45 chilometri prima del luogo programmato. Lo schianto avviene a 480 chilometri orari, 800 chilometri dall'Apollo 11, nel frattempo pronto a partire. L'Unione Sovietica comunica l'accaduto, evitando però di parlare di errore. Luna 15 viene invece fatta passare come la solita sonda “kamikaze” tipica delle prime fasi del programma Luna: una volta terminata la sua gloriosa missione, era stata fatta schiantare a comando.
Benché rivali, lo sprint finale tra Apollo 11 e Luna 15 entrerà nella storia anche come prima collaborazione tra due agenzie spaziali. Siccome la sonda sovietica ricalcava la stessa orbita della missione Apollo 8, si era presto rivelata un disturbo nelle comunicazioni americane. Preoccupati che ciò potesse influire sulla missione di Armstrong, Aldrin e Collins, la diplomazia americana aveva chiesto più volte rassicurazioni alla controparte sovietica. L'astronauta Frank Borman, che aveva volato sull'Apollo 8 e appena tornato da un viaggio nell'Unione Sovietica, sfruttando le proprie conoscenze all'interno dell'Accademia delle Scienze dell’Unione Sovietica Mstislav Keldyš, aveva ottenuto specifiche rassicurazioni. Non solo, a seguito delle richieste, la comunità scientifica dell'Urss aveva dovuto rivelare tutto il piano di volo del Luna 15. Una singolare caso di cooperazione tra due programmi spaziali concorrenti.
Per inciso, i sovietici ritentarono la missione nel settembre dell'anno successivo, con il Luna 16. Tutto andò come programmato.
Mentre a Cape Canaveral fervevano gli ultimi preparativi per la partenza dell'Apollo 11, dal cosmodromo di Baikonur veniva lanciato l'ultimo, disperato, tentativo sovietico di non perdere la corsa alla Luna. È una storia ormai dimenticata, perché oggi pochi si ricordano che, in quei giorni di luglio di cinquant'anni fa, in orbita attorno al nostro satellite vi era anche una (allora) misteriosa navicella sovietica. Avrebbe dovuto essere il testa a testa finale per il prestigio spaziale, ma per l'Urss sarà invece la missione che sancirà la débacle.