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Il ticinese ha guardato Devils-Capitals: «È stato un piacere ammirare le gesta di Nico, così come quelle di Ovechkin»
Se alle nostre latitudini l'hockey si è fermato a causa dell'emergenza legata al coronavirus, dall'altra parte del mondo - ovvero in NHL - il campionato procede regolarmente, così come lo spettacolo. Settimana scorsa l'ex attaccante - fra le altre squadre anche di Ambrì e Lugano - Roman Botta è andato in vacanza a New York con la sua famiglia e ne ha approfittato per guardare la partita fra New Jersey Devils - dove milita il suo ex compagno di squadra, ai tempi del Visp, Nico Hischier - e Washington Capitals (3-2).
Ricordiamo che nella stagione 2015/2016 i due hanno giocato insieme in Vallese per una quindicina di partite... «Fra ex compagni di squadra ogni tanto ci si sente e, andando in vacanza a New York, si è presentata una buona occasione per incontrarci», è intervenuto proprio Roman Botta. «È stato un piacere ammirare le sue gesta, così come quelle di Ovechkin, capace nella circostanza di siglare la 700esima rete nella regular season di NHL. La cosa che mi ha stupito è che, nonostante il campione russo giocasse in trasferta, al momento del gol tutti i tifosi si sono alzati in piedi e gli hanno fatto una "standing ovation", con gli schermi giganti all'interno della pista che erano tutti per lui. È incredibile che i Devils abbiano riservato questo tipo di accoglienza a un giocatore avversario. In Nord America c'è un altro concetto, la cultura del tifoso è diversa e ai campioni viene riconosciuto ciò che fanno sul ghiaccio indipendentemente dalla squadra in cui giocano. C'è piu maturità a livello di disciplina ed è piacevole guardare la partita. È uno spettacolo senza grande astio e i tifosi sono cordiali l'uno con l'altro».
Rispetto a quando giocavate insieme come hai visto Hischier? «Quando l'ho conosciuto aveva soltanto 16 anni e non era ancora nessuno, ma già si vedeva un certo potenziale. Mi ricordo che si era ritagliato abbastanza rapidamente un posto fisso in squadra e non è così evidente affermarsi in Swiss League a quell'età. Per il resto è rimasto il ragazzo genuino, timido, umile, educato e cordiale di allora. Ha sempre portato rispetto agli anziani del gruppo, parlava poco e ascoltava tutti. In ogni caso nel New Jersey ci ha permesso di vivere un po' il suo mondo e quest'estate lo aspetto in Ticino, dal momento che gli capita di trascorrere le sue vacanze nel nostro Cantone. Se poi decidesse di venire in concomitanza con il campo di allenamento estivo - che si terrà dal 5 al 10 luglio a Bellinzona e che dirigo insieme a John Gobbi - saremo ben felici di invitarlo».
Cosa ne pensi di New York? «Sono rimasto impressionato da questa immensa città con più di 8 milioni di abitanti. È popolosa quanto la Svizzera, è davvero movimentata e per strada succede sempre qualcosa. È stata una bellissima esperienza e sono dell'idea che New York sia un luogo che almeno una volta nella vita bisogna visitare. È completamente fuori dalla nostra realtà...».
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