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Il negoziato tra Unione Europea e Regno Unito, per stabilire le relazioni dopo la fine del periodo di transizione, si fa sempre più duro. Giovedì, il Governo britannico ha dichiarato che “Londra non si allineerà ad alcuna legge europea, né in materia di tasse, immigrazione e pesca”.
Il ministro Michael Gove ha illustrato le linee guida delle trattative formulate dall’Esecutivo di Boris Johnson citando come esempio le relazioni tra l’Unione europea e il Canada e ribadendo che la transizione finirà comunque a fine 2020, con un accordo o senza.
"Non accetteremo alcun obbligo sull'allineamento delle nostre leggi a quelle dell'UE o a istituzioni europee come la Corte di Giustizia, che non avrà più alcuna giurisdizione nel Regno Unito", ha spiegato Gove, respingendo seccamente alcini punti chiave del mandato negoziale approvato martedì dai 27 paesi membri dell’Unione Europea.
- RG 18.30 del 25.02.20: la corrispondenza di Tomas Miglierina
Il Governo britannico ha pure specificato che “la vicinanza con i paesi dell’Unione non è un fattore decisivo per un trattato di libero scambio e che la geografia non è una ragione per minare la democrazia”. Un atteggiamento nettamente contrario agli impegni già firmati nella dichiarazione politica sulle relazioni future allegata all'accordo di divorzio.
Parallelamente alla dura presa di posizione di Londra, un rapporto della Conferenza delle Nazioni Unite per il commercio e lo sviluppo rileva che, senza un accordo con Bruxelles, il Regno Unito rischierebbe di perdere oltre il 14% delle sue esportazioni verso l’Unione Europea.
Secondo lo studio, l'export britannico potrebbe diminuire di circa 32 miliardi di dollari a causa dei dazi e delle misure non tariffarie, come le norme tecniche o sanitarie, che inciderebbero pesantemente sul commercio internazionale.