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Si è aperta lunedì a Gerusalemme una mostra fotografica dedicata a Carl Lutz, il diplomatico svizzero che durante il nazismo salvò 62mila persone tra ebrei ungheresi e altri perseguitati.
Lutz, morto nel 1975, quand'era vice console a Budapest fornì agli ebrei migliaia di «passaporti collettivi» elvetici senza l'autorizzazione di Berna, che anzi lo criticò fortemente per aver messo in pericolo la neutralità elvetica.
All'inaugurazione della mostra erano presenti l'incaricato d'affari svizzero a Tel Aviv, Claude Altermatt, e l'ambasciatore ungherese Jànos Hovari: entrambi hanno elogiato l'operato di Lutz che, insieme alla moglie e ad alcuni assistenti è riuscito a salvare tante vite tra il maggio 1944 e gennaio 1945.
Presenti anche una decina di persone tra coloro che furono salvate da Lutz. Una di esse - Avraham Shavit, ex consigliere del ministero israeliano della giustizia, ha avuto parole commoventi.
Giusto fra le nazioni
Tornato in Svizzera alla fine del conflitto, Carl Lutz (1895- 1975) fu accusato di aver oltrepassato le sue competenze e gli vennero affidati solo incarichi di secondaria importanza. È stato il primo cittadino svizzero a ricevere, nel 1964, il titolo di «giusto tra le nazioni», ma solo di recente la sua figura è stata veramente rivalutata.
Nel 1991 Budapest gli ha dedicato un monumento. Il Fondo nazionale ebraico di Los Angeles ha invece piantato per lui un alberello nel «bosco dei giusti» accanto allo Yad Vashem, il museo dell'Olocausto di Gerusalemme.
swissinfo e agenzie