Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/22225

<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p></p><p></p><p>La promozione della ricerca nell'ambito delle malattie rare e lo sviluppo dei cosiddetti "farmaci orfani" dipende non da ultimo dalle dimensioni della popolazione di un paese o di una comunità di paesi. Per chiarire questa affermazione facciamo ricorso ad un esempio numerico. Se solo una persona su dieci fosse affetta da una malattia rara in Svizzera, che conta 7 milioni di abitanti, ci sarebbero 700 pazienti. Nell'Unione europea, con 370 milioni di abitanti, i pazienti sarebbero 37'000. Se ad esserne affetta fosse solo una persona su centomila, il numero di pazienti in Svizzera scenderebbe a 70. In queste condizioni non è più possibile condurre una ricerca efficace dal punto di vista statistico. Nell'UE è diverso: avvalendosi della stessa proporzione rimarrebbero ancora 3'700 persone. Anche se solo una su 10 fosse oggetto della ricerca, la coorte dovrebbe essere sufficiente per l'ottenimento di risultati statisticamente rilevanti. Per l'UE varrebbe quindi la pena di investire in tale ricerca. Queste proporzioni spiegano perché solitamente solo i paesi con un gran numero di abitanti come gli Stati Uniti o il Giappone, o le comunità di Stati come l'UE, sono disposti ad investire nella ricerca su malattie rare. Per questo motivo i ricercatori svizzeri che lavorano in questo ambito, vista l'esigenza di disporre di un certo numero di casi, dovrebbero associarsi a questi programmi.</p><p></p><p></p><p></p><p>Il 4° programma quadro di ricerca e di sviluppo tecnologico dell'UE (1995-1998) include questo tema, e ricercatori svizzeri partecipano a due progetti attualmente in corso1. Il tema delle malattie rare sarà molto probabilmente ripreso nel 5° programma-quadro (1999-2002), anche se la decisione definitiva relativa al suo contenuto sarà presa solo all'inizio del 1999. La versione del 14 settembre 1998 del primo programma tematico -"Qualità della vita e gestione delle risorse della vita"- prevede di dedicare un punto specificatamente a questo tema. In particolare il tema "rare diseases" è evocato esplicitamente alla rubrica "research and technological development of a generic nature" che precisa che un raggruppamento delle risorse - su scala europea - è indispensabile se si vuole soddisfare le esigenze dei pazienti.</p><p></p><p></p><p></p><p>I ricercatori svizzeri interessati a questo tema avranno quindi possibilità concrete di associarsi ai loro partner europei nel lancio del 5° programma-quadro (1999-2002) previsto per l'anno prossimo. A partire dal mese di gennaio del 2001, la partecipazione integrale sarà effettiva e i ricercatori svizzeri potranno anche dare il via a nuovi progetti e assumere il ruolo di primo contraente. La Confederazione, da parte sua, contribuisce a questa ricerca con una partecipazione finanziaria al corrispondente programma UE.</p><p></p><p></p><p></p><p>Ma la Confederazione ha altre possibilità per la produzione e l'ammissione di farmaci, oltre alla promozione della ricerca. Nella nuova legge sui presidi terapeutici, che sarà sottoposta al Parlamento nel corso del 1999, sono previste delle facilitazioni per l'ammissione dei "farmaci orfani". Il legislatore prevede inoltre la possibilità di rinunciare per determinate attività alla riscossione di emolumenti. I "farmaci orfani" potrebbero così beneficiare di agevolazioni. I relativi costi sarebbero assunti dalla Confederazione mediante mandato di prestazione. Si tiene così già conto delle richieste dell'autore della mozione anche nell'ambito dei lavori legislativi in corso.</p>  Il Consiglio federale propone di togliere la mozione di ruolo.