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Memorie di Giuseppe Mondada deutsch
Di particolare interesse Minusio raccolta di Memorie di Giuseppe Mondada (Comune di Minusio, 1990) che ha conosciuto personalmente sia Elisarion che von Mayer, e ne fu l’esecutore testamentario.
Giuseppe Mondada (1907–1898) dapprima insegnante nelle scuole elementari, in seguito poi ispettore delle scuole del Mendrisiotto, autore di numerose monografie di comuni del Locarnese.
In un capitolo delle Memorie dedicato alla Minusio residenziale, «Il cui fascino del paesaggio, la bontà del clima e la tranquillità dell'ambiente aveva attirato molto il forastiero dovizioso finanziariamente o desideroso di trovarsi in romito e tranquillo posto ove poter meglio attendere alle proprie attività di natura culturale, politica e ideologica … »
Dopo aver parlato delle personalità che scelsero Minusio quale residenza a partire dall'Ottocento, tra cui quella di Bakunin alla Baronata, nelle pagine 402–409 si legge:
Elisarion
E’ora la denominazione della sede del «Centro culturale» in via Rinaldo Simen a un passo dal rivo Remardone. Qui, estranei alla comunità locarnese anzi emarginati e spesso incompresi pure negli ambienti sociculturali locali, vissero e operarono Elisàr von Kupffer e Eduard von Mayer, i quali nel 1922 avevano conseguito a Muralto, dove erano giunti 7 anni prima, la cittadinanza svizzera, della quale andavano fieri. Elisàr von Kupffer nacque il 20 febbraio 1872 a Sophienthal (Estonia). Nobili e colti i familiari: medico il padre, fisici naturalisti, generali dell’esercito e altri del parentado. Di Stoccolma era la madre. Dopo aver frequentato le scuole a Reval e il ginnasio a Pietroburgo, segui corsi universitari di storia, legge e lingue orientali a Pietroburgo, dopo di che iniziò a pubblicare poesie e drammi e altro a Monaco di Baviera, a Lipsia, a Berlino … Più tardi i suoi interessi culturali saranno per la storia dell’arte, la pittura e soprattutto per le ideologie di tipo religioso-filosofico delle quali pure s’occupava anche con gli scritti Eduardo von Mayer. Questi nacque a Knolowo poco lontano da Pietroburgo il 5 giugno 1873 (cal. giuliano), uscito anch’egli da famiglie aristocratiche e colte. I due, accolti in identiche scuole, si conobbero presto e divennero inseparabili amici e tali rimasero, convivendo assieme, sino alla morte: legame, questo, che fu il fulcro della loro esistenza.
Verso il 1894, seguendo la tradizione della nobiltà baltica, iniziarono i loro viaggi in Germania e in Svizzera; continuati poi anche con più o meno lunghi soggiorni in paesi mediterranei: Atene, Siracusa, Taormina, Capri, Napoli, Pompei, soprattutto Firenze dal 1902 al 1915 e altrove, sempre nell’intento di irrobustire le loro conoscenze a contatto diretto con le più significative testimonianze delle civiltà greca e latina. In Germania Edurad von Mayer conseguì la laurea con una tesi sull’«Estetica di Schopenhauer» (Halle, 1897).
Nel 1915, non volendo o non potendo fare ritorno in patria, anche perché le opere loro destavano più scalpore che comprensiva notorietà, tornarono in Svizzera; si sistemarono in un appartamentino della casa antistante al parco della villa Liverpool in via San Gottardo (Muralto). Von Mayer continuò i suoi studi e ricerche, mentre von Kupffer andò dimostrandosi sempre più attivo nella pittura alla quale s’era dato dal 1897 prediligendo come soggetti il nudo umano maschile (efebo), i paesaggi, il mondo dei fiori e della farfalla che nella sua metamorfosi poteva, secondo lui, simboleggiare la vita umana destinata dopo il caos a rivivere «nel mondo della luce». Simboli, questi, che riprenderà dipingendo la grande tela circolare (ora m 25,3 x m 3,45 con 84 figure) del «Chiaro Mondo dei Beati», nel quale le nude figure umane riappaiono asessuate in un empireo liberatorio.
I due filosofi ammettevano la pluralità dei mondi: anzitutto la realtà terrena nella quale l’uomo trascorre la prima sua effimera esistenza regolata esclusivamente dalle immutabili leggi della natura. Pene, caos, guerre e contrasti fra i sessi – il tutto personificato nel «drago delle tenebre» – ne sono gli aspetti negativi. Soltanto il bello nell'ariosità dei paesaggi, nella varietà dei colori, nella bellezza dei fiori e dello stesso corpo umano può creare sollievo e motivi di serenità a chi gli porge attenzione.
Oltre il mondo terreno, ne esiste un secondo, ciò e il «Sacrario dell’eterna primavera», della pace e del riposo.
II tempio «Sanctuarium Artis Elisarion» edificato in via Simen ideato dagli stessi proprietari, aperto al pubblico il 1° agosto 1927 (e da dire che l’assemblea comunale nel 1925 ne aveva rifiutata la donazione) e del quale ora non rimane che pressoché l’involucro, comprendeva quindi la casa di abitazione a base quadrangolare, indispensabile a soddisfare i bisogni della vita terrena. Inoltre, la parte retrostante, detta la Rotonda (edificio a base dodecagonale), aggiunta però solo nel 1939 grazie anche ai sussidi federali e cantonali, nel cui piano superiore fu esposta la grande tela (terminata nel 1929) del «Chiaro Mondo dei Beati» con il gruppo delle figure umane nel luminoso arcadico empireo liberatorio. Tra la casa e il tempio stava uno stretto buio corridoio con gli emblemi della morte intesa come passo obbligato d’ogni creatura preceduto da momenti di espiazione e di purificazione per potere poi passare dal caos all’eterna luce.
I due ideatori s’occuparono anche di far conoscere le loro concezioni di tipo religioso-filosofico mediante una proluvie di svariate pubblicazioni, delle quali è conservata copia nella biblioteca dell’Elisarion. Cito qualche esempio:
Eduard von Mayer: Die Lebensgesetze der Kultur (1904), pp. 396. L’opera è dedicata a Elisarion. Il libro è senza dubbio di grande interesse, a parte il significato biografico; Aus einem Leben, poesie (probabilmente intorno al 1935), pp.73.
Elisàr von Kupffer: An Eden’s Pforten, aus Eden’s Reich (1932), pp. 159, poesie; Elisarion, Aus einem wahrhaften Leben (1943), pp. 326. L’autobiografia di E.v. Kupffer e molto interessante anche come quadro psicologico dell’epoca.
Idee ecclettiche, le loro, ritenute da taluno illuministiche, romanticheggianti, universalistiche, estetizzanti e maschiliste 1).
Von Kupffer morì a Minusio il 20 ottobre 1942; von Mayer, il 26 dicembre 1960. In conformità delle disposizioni testamentarie (11.1.47 e codicilli 11.3.59) Comune (solo il terreno) e il Cantone (edificio) erano designati quali eredi. Lo Stato però non accettò la donazione anche perché stava la clausa della conservazione dell’edificio e di tutta l’opera pittorica nello stato in cui si trovavano. Preferì percepire la cospicua tassa di successione. Gli esecutori testamentari, prof. A. Ugo Tarabori, dott. Walter Rüsch e chi scrive, si trovarono in serie difficoltà, poiché mancavano i fondi necessari per la gestione e le opere di manutenzione che già a quel momento si rendevano necessarie e urgenti. Invece il Consiglio comunale di Minusio nel 1968 accettò in dono, tramite gli esecutori testamentari, edificio e giardino (doc.: 20 febbraio 1970) con l’onere però di conservare nella loro interezza almeno la «Rotonda» e il necessario corridoio d’accesso. Tale clausa non fu però rispettata. Soltanto negli spazi a pianterreno sono state in seguito esposte poche testimonianze del filosofo e del pittore anziché più cospicua raccolta.
Una parte del materiale fu chiesta e concessa nel 1971 per evitare la dispersione a titolo di prestito (e non ceduta come da qualcuno e stato pubblicato) all’ente «Deutsch-Baltisches Kulturwerk, Lüneburg» (Germania). E da augurarci che ne sia richiesta con sollecitudine la restituzione. Altro materiale e provvisoriamente ammucchiato in sede e in depositi comunali in attesa di migliore sistemazione. La grande tela del «Chiaro Mondo dei Beati» è stata salvata al momento delle modifiche apportate all’edificio (1976–1981) quando ormai stava per essere eliminata, fatta poi anche restaurare da Harald Szeemann. E ora dal 1987, decorosamente esposta con il modello del tempio, nella casa Anatta del Monte Verità (Ascona), rimanendo però sempre di proprietà del Comune di Minusio.
L’apertura del «Centro culturale di Minusio» si è avuta il 18 aprile 1981. In esso ora si susseguono molteplici manifestazioni culturali di varia natura e a buon livello.
A conclusione delle sue memorie dedicate a Elisarion, il Mondada si sofferma sul Mulino dell’Orso ed i suoi celebri ospiti, non lesinando in altre osservazioni di carattere generale:
Ai margini del torrente Rabissale stava tempi addietro il mulino cosi denominato nella parlata locale. Ci si accostava seguendo la viottola – con tanto di lungo pergolato – che a monte si dipartiva dalla via Solaria. Costruita negli anni ’20 la via Bacilieri che rasenta quasi la facciata a mezzodi dell’edificio, il loghicciolo perdette parte del suo fascino di sapore boschereccio (poco più su la valletta e denominata Val di Orócch, degli allocchi). Le macine del mulino alla fine del secolo scorso zittirono, furono tolte e abbandonate li tra i cespugli. L’edificio, acquistato da immigrati bramosi di solitudine e di sole, fu adattato con dovizia di vetrate e qualche balconcino a confortevole residenza. Vari gli ospiti venuti a starci, fra i quali musicisti e pittori. Sono almeno da ricordare von Zweigberg che negli anni 1927–28 ospitò Hermann Scherchen altro eminente musicologo tedesco. Ma l’ospite di maggior spicco fu il poeta tedesco Stefan George. Vi trascorse alcuni mesi degli anni 1931–1933. Il 28 novembre del ’33 fu colpito da malore e subito trasportato alla vicina clinica di Sant’Agnese (Muralto), dove morì il 4 dicembre assistito dal medico Walter Kempner dell’Università di Berlino, dagli amici e parenti Clotilde Schlayer, Victor Franck e dagli artisti scultori Max Uehlinger, Wilhelm Schwerzmann, i quali chiamarono lo scultore Remo Rossi perché rilevasse la fisionomia del defunto con la tecnica del calco. Il feretro fu sepolto due giorni dopo nel cimitero di Minusio, nell’angolo – già da lui designato – più esposto al sole e vicino ai cortili della scuola e dell’asilo animati dai giochi dei ragazzi durante le pause della ricreazione. La tomba è stata recentemente trasferita nel cimitero nuovo: sulla grande pietra di granito oscuro sta inciso il solo nome del poeta e tutt’attorno le sono mantenuti accuratamente scapitozzati alcuni alberetti di alloro. Spesso è visitata da suoi conterranei.
Il poeta non ebbe contatti con la nostra gente, tranne che con le poche persone citate e soltanto in momenti in cui c’era qualche pratica burocratica da sbrigare. Lo si incontrava a volte lungo alcune delle strade; assaporava, pensoso e solitario, il tepore del sole, tanto che evitava i brevi tratti ombreggiati camminando ai margini di essi. Al Mulino dell’Orso ospitava di regola alcuni giovanetti bisognosi – cosi almeno lui diceva – di essere aiutati a preparare le loro tesi di laurea.
Qualche fugacissimo accenno biografico e bibliografico mi pare possa essere, a questo punto, ritenuto giustificato.
Stefan George nacque a Büdesheim, in terra renana, il 12 luglio 1868; cinque anni dopo la famiglia si trasferi a Bingen, cittadella di vecchia storia e di ricco traffico situata là dove il Reno, cessando il grande arco incominciato a Magonza, riprende la via del nord tra colli famosi per vini ardenti e leggende eroiche. A poetare S. George cominciò assai presto. Particolare quanto mai significativo: a quattordici anni si ricopiava con grande cura in un quadernetto i più bei sonetti di Francesco Petrarca! Pure prestissimo lo assorbirono lo studio di alcune lingue europee e la conoscenza delle più grandi opere letterarie.
Lungo il corso della sua vita peregrinò in varie località dei paesi mediterranei, dell'Europa centrale e nordica, soggiornandovi, esplorando, studiando ed esprimendo in forma poetica quanto gli ruggeva dentro. Alcune delle sue opere godettero rilevante fama34. Copiose sono pure le traduzioni in varie lingue di sue opere. La critica letteraria oggi non è esente anche da giudizi negativi almeno per quanto riguarda il pensiero filosofico.
Queste presenze e varie altre durante lunghi soggiorni in alberghi contribuirono a dare a Minusio in vari momenti l’aspetto di un’appendice del borgo cosmopolitico di Ascona. II notissimo autore di poesie e prose Hermann Hesse, Premio Nobel 1946, abbandonata Berna nel 1919 soggiornò per brevissimo tempo a Minusio prima di risiedere a Montagnola: è notizia tolta da giornali locali. Ma – è triste il dirlo – scarsi approcci sono stati fatti verso di loro dai nostri ambienti culturali.
1.Harald Szeemann, Capanna e tempio: verso l’autocoscienza, in Monte Verità, pp. 95–96. Inoltre, M.G. PARNISARI, L’elisio dell'Elisarion, in «Etudes de lettres», Universite de Lausanne, 1984, 4rpp 87-98. Di notevole importanza pure: EKKEHARD HlERONIMUS, Elisar von Kupffer, Kunsthalle Basel/Muttenz 1979, pp. 20 (biblioteca dell’Elisarion).