Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01183.jsonl.gz/455

Iniziativa popolare "Per la protezione dalla violenza perpetrata con le armi"
Berna, 06.12.2010 - In occasione della conferenza stampa del Consiglio federale in merito all’iniziativa popolare "Per la protezione dalla violenza perpetrata con le armi", la consigliera federale Simonetta Sommaruga illustra perché il Consiglio federale e il Parlamento raccomandano di respingere l’iniziativa. Vale il testo parlato.
Gentili signore e signori,
L'iniziativa popolare "per la protezione dalla violenza perpetrata con le armi" è stata lanciata nel 2007, fra l'altro a seguito di alcuni tragici eventi nei quali alcune persone sono state uccise con armi militari. L'iniziativa è stata depositata il 23 febbraio 2009 con circa 106 000 firme. Il Consiglio federale e il Parlamento hanno rinunciato a presentare un controprogetto e raccomandano di respingere l'iniziativa.
L'articolo 107 della Costituzione federale svizzera statuisce quanto segue:
"La Confederazione emana prescrizioni contro l'abuso di armi, accessori di armi e munizioni."
L'articolo sancisce che si deve proteggere la popolazione dall'impiego abusivo di armi. Il Consiglio federale prende molto sul serio la protezione dalla violenza perpetrata con le armi. In effetti, negli scorsi anni, il Governo e il Parlamento hanno inasprito più volte la legge sulle armi e la legislazione militare pertinente:
- oggi, ad esempio, anche per l'acquisizione di armi fra privati sono necessarie le stesse autorizzazioni che occorrono per l'acquisto in commercio;
- dalla fine del 2008 tutte le armi da fuoco vengono registrate in banche dati cantonali e le armi da fuoco e le unità elementari d'imballaggio delle munizioni devono essere contrassegnate;
- nel 2008 è stato inoltre avviato uno scambio di informazioni con gli Stati Schengen per quanto riguarda il commercio transfrontaliero di singole armi da fuoco;
- i militari non ricevono più la munizione da tasca e possono depositare la loro arma presso un arsenale;
- anche la consegna dell'arma ai militari che lasciano l'esercito è oggetto di un disciplinamento più severo rispetto al passato.
Il Consiglio federale è convinto che tutte queste misure contribuiscano a ridurre il rischio di abusi.
L'iniziativa popolare "per la protezione dalla violenza perpetrata con le armi" è stata lanciata prima dell'entrata in vigore dell'inasprimento della legislazione sulle armi. L'iniziativa intende ridefinire le prescrizioni contro l'uso abusivo di armi da fuoco e chiede ad esempio:
- l'introduzione di una prova della necessità e delle capacità in sostituzione dell'attuale sistema di autorizzazione. Chi intende acquistare, possedere, portare, usare o commerciare armi da fuoco o munizioni deve fornire la prova di averne la necessità e di disporre delle capacità necessarie per l'uso delle armi;
- la creazione di nuove norme per la custodia delle armi dell'esercito che, al di fuori del servizio militare, dovrebbero essere custodite in locali sicuri dell'esercito. Alla fine dell'obbligo di prestare servizio, i militari potrebbero ricevere in proprietà l'arma personale soltanto in casi eccezionali, segnatamente se sono tiratori sportivi titolari di una licenza;
- la creazione di un registro nazionale delle armi in sostituzione di quelli cantonali;
- il divieto di acquisto e di possesso per scopi privati di armi da fuoco per il tiro a raffica e di fucili a pompa;
- il sostegno dei Cantoni da parte della Confederazione nelle loro azioni di ritiro delle armi da fuoco.
Cosa statuisce il diritto vigente riguardo alla protezione della violenza perpetrata con le armi?
Vale il principio secondo cui soltanto le persone che soddisfano i requisiti legali possono accedere a un'arma. I Cantoni controllano scrupolosamente se i requisiti sono soddisfatti. Eseguono tali controlli con l'ausilio dell'estratto del casellario giudiziale e dei sistemi d'informazione della polizia. Chi non soddisfa i requisiti, non ottiene l'autorizzazione; la polizia può inoltre sequestrare l'arma alle persone che non soddisfano più i requisiti.
- Le persone che non hanno ancora compiuto 18 anni o che sono interdette non possono accedere a un'arma.
- Non ha accesso a un'arma nemmeno chi ha minacciato di utilizzarla contro se stesso o contro altrui. Si tratta ad esempio degli uomini che, in casi di violenza domestica, minacciano la moglie con un'arma. La polizia può allora sequestrare l'arma.
- Anche chi è iscritto più volte nel casellario giudiziale per diverse pene pecuniarie o per almeno una pena detentiva non ha accesso a un'arma.
Di principio non hanno accesso alle armi le persone provenienti da dieci Paesi che sono o sono stati teatro di atti violenti e traffico d'armi dovuti a guerre o atti terroristici.
Chi vuole portare un'arma in luoghi pubblici o commerciare armi deve soddisfare esigenze supplementari e superare un esame.
Ogni Cantone gestisce un registro sull'acquisto di armi da fuoco. Il controllo è quindi assicurato. Chi acquista un'arma da fuoco viene registrato, unitamente alle indicazioni sull'arma, nella banca dati del Cantone di domicilio. Pertanto è sempre possibile risalire al proprietario di un'arma da fuoco. In caso di necessità i Cantoni si scambiano queste informazioni.
- Inoltre già oggi alcune informazioni essenziali sono conservate centralmente presso l'Ufficio federale di polizia:
i dati sulle persone cui sono state revocate o negate delle autorizzazioni;
- i dati sulle persone cui la polizia ha sequestrato e definitivamente confiscato l'arma.
Le polizie cantonali possono consultare questi dati e a partire dalla prossima primavera lo potranno fare direttamente online.
Per quanto riguarda l'obiettivo perseguito dall'iniziativa di vietare le armi da fuoco per il tiro a raffica e i fucili a pompa, va ricordato che le armi da fuoco per il tiro a raffica sono già oggi in linea di principio vietate, mentre i fucili a pompa sono soggetti ad autorizzazione.
Dal 2008 i Cantoni prendono in consegna gratuitamente le armi. Si tratta di un obbligo introdotto allora nella legge. Diversi Cantoni hanno eseguito di propria iniziativa anche azioni di ritiro delle armi. Sono state raccolte e distrutte diverse decine di migliaia di armi fra cui molte carabine, ossia le vecchie armi dell'esercito. Sono favorevole a queste azioni di ritiro delle armi ed esorto tutti i cittadini svizzeri ad approfittare di quest'offerta della polizia. Restituite le vecchie armi che non usate più e che si trovano da qualche parte a casa vostra o di parenti.
Nel suo intervento il signor André Duvillard, comandante della polizia cantonale di Neuchâtel, vi spiegherà più dettagliatamente cosa sono e come funzionano queste azioni di raccolta.
Le norme vigenti in materia di armi dell'esercito vi saranno illustrate dal divisionario Jean-Jacques Chevalley, consulente del capo del DDPS per le questioni politiche riguardanti l'esercito.
Gentili signore e signori, provo grande dispiacere ogni volta che avviene un uso abusivo o un incidente con un'arma. Conosco questi problemi da quando ho lavorato in un centro d'accoglienza per donne negli anni Sessanta. Condivido pertanto l'opinione del Consiglio federale, secondo cui è necessario continuare a fare tutto il possibile per proteggere la popolazione del nostro Paese dall'uso abusivo di armi. In veste di capo del DFGP sono determinata a impegnarmi affinché venga ulteriormente rafforzata la nostra legislazione sulle armi e intensificata la lotta contro l'uso abusivo di armi.
Pertanto m'impegno a sostenere i lavori seguenti e a portarli avanti laddove ho la competenza per farlo:
- semplificare lo scambio di dati: i Cantoni stanno valutando come armonizzare i registri delle armi per semplificare lo scambio dei dati. È previsto un sistema elettronico attraverso cui si possono scambiare i dati contenuti nei registri. Il Consiglio federale è favorevole a questo piano. Secondo i Cantoni la soluzione prevista potrà essere realizzata rapidamente. Essa è inoltre molto meno costosa della creazione di una nuova banca dati nazionale. Nel suo intervento, la consigliera di Stato Sabine Pegoraro vi presenterà più dettagliatamente questo progetto;
- è in corso inoltre una revisione legislativa, il cui scopo è di soddisfare appieno i requisiti fissati dal Protocollo ONU sulle armi da fuoco e dallo Strumento ONU per il rintracciamento. L'introduzione di contrassegni aggiuntivi e il rafforzamento dello scambio d'informazioni anche con gli Stati al di fuori dello spazio Schengen, consentiranno di migliorare ulteriormente il rintracciamento delle armi. Nel quadro della consultazione, le modifiche sono state accolte positivamente. Il mio Dipartimento sta elaborando il messaggio destinato al Parlamento che sottoporrò in primavera al Consiglio federale.
Come vedete, negli scorsi anni la Svizzera ha sviluppato costantemente e in modo mirato la propria legislazione sulle armi. Non vi nascondo che l'iniziativa lanciata circa tre anni fa ha avuto alcuni effetti positivi. È peraltro attualmente in corso un ulteriore rafforzamento degli strumenti per la protezione dalla violenza perpetrata con le armi. Questo significa che il lavoro non è terminato e si continuerà a parlarne.
L'iniziativa sui cui saremo chiamati a votare il 13 febbraio 2011 vuole sostituire l'attuale sistema di autorizzazione e di controllo, che sarà peraltro gradualmente perfezionato e consolidato, con un sistema che prevede la prova della necessità e delle capacità. L'iniziativa non precisa tuttavia quali dovrebbero essere le caratteristiche di tale prova della necessità e delle capacità affinché si possa ottenere un miglioramento rispetto al sistema attuale. In effetti, anche con una sofisticata prova della necessità e delle capacità non si potrebbe garantire che qualcuno che ha fornito tale prova, non utilizzi più tardi la sua arma in modo abusivo.
In ogni caso, una soluzione semplice non esiste, neanche con l'iniziativa. Essa non garantisce che il numero di abusi continuerà a diminuire. Pertanto l'iniziativa suscita delle attese che non può soddisfare.
Per tutti questi motivi il Consiglio federale e il Parlamento raccomandano di respingere l'iniziativa.
Grazie per l'attenzione.
Indirizzo cui rivolgere domande
Servizio di comunicazione DFGP, T +41 58 462 18 18
Pubblicato da
Dipartimento federale di giustizia e polizia
http://www.ejpd.admin.ch
Ultima modifica 18.12.2023