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Sintesi dell'articolo
«L’accès à la justice sur le plan international. Les mécanismes incontournables de la protection contre la discrimination» (francese)
Autori
Professoressa ordinaria all’Università di Ginevra, Maya Hertig è specializzata in diritto costituzionale svizzero, europeo e comparato e nel settore della protezione dei diritti umani. È membro della Commissione federale contro il razzismo e del Comitato internazionale della Croce Rossa. <email-pii>
Avvocato stagista, Julien Marquis sta concludendo una tesi di dottorato sulla legittimazione a intentare causa dinanzi alla Corte europea dei diritti dell’uomo all’Università di Ginevra.
<email-pii>
Dalla metà del XX secolo, la tutela internazionale dei diritti umani ha fatto passi da gigante. Per preservare questi diritti, gli strumenti internazionali sono fondamentali, in quanto suppliscono alle lacune delle legislazioni nazionali quando queste non permettono di sanzionare o prevenire la discriminazione.
Particolare importanza è rivestita da due trattati: la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), adottata nel 1950 sotto l’egida del Consiglio d’Europa, e la Convenzione internazionale sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale (CERD), conclusa sotto gli auspici delle Nazioni Unite nel 1965.
Ciascuno dei due trattati ha istituito un apposito organo di controllo: la Corte europea dei diritti dell’uomo, che emana decisioni giuridicamente vincolanti, e il Comitato per l’eliminazione della discriminazione razziale, le cui conclusioni non hanno valore di sentenza, ma devono essere osservate dagli Stati parte.
L’accesso alla giustizia internazionale può essere ostacolato da diversi fattori, come la conoscenza insufficiente dei pertinenti meccanismi, difficoltà finanziarie o barriere psicologiche.