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Degli antibiotici non possiamo fare a meno, anche se un loro uso più oculato aiuterebbe a ridurre l'inquinamento e a limitare il fenomeno della resistenza batterica.
Per risolvere efficacemente il problema della dispersione dei farmaci nell'ambiente bisogna intervenire sulle acque di scarico delle reti fognarie urbane, sui liquami prodotti dagli allevamenti e sull'acqua potabile degli acquedotti.
I filtri e i microrganismi usati oggi negli impianti per il trattamento degli scarichi liquidi sono inefficaci contro le molecole degli antibiotici. L'unica soluzione che sembra garantire un'efficacia del 99% è l'ozonazione.
La molecola dell'ozono è costituita da tre atomi di idrogeno. Il gas ha il potere di ossidare, cioè degradare, vari composti tra cui gli antibiotici e gli estrogeni contenuti nei contraccettivi orali. Basta trattare per pochi secondi le acque reflue con l'ozono per demolire le molecole dei farmaci presenti, che vengono ridotte in frammenti innocui e inattivi.
La tecnologia è stata adottata già da tempo negli impianti per il trattamento degli scarichi delle industrie tessili, perché l'ozono ha il potere di degradare anche i detergenti e i coloranti impiegati in quel settore.
Nell'ambito del progetto Poseidon, un dispositivo sperimentale per l'ozonazione dell'acqua è stato attivato presso l'impianto depuratore di Braunschweig, in Germania. Il costo del trattamento è ridotto, appena quattro centesimi di Euro per metro cubo di acqua trattata, e i risultati sono ottimi.
"La tecnologia dell'ozonazione dovrà essere applicata alle acque reflue", commenta Thomas Ternes, coordinatore del progetto Poseidon, "ma anche alle acque destinate al consumo umano prelevate da falde a scarsa profondità. Il rischio, infatti, è che tali acque, pur essendo contaminate, non vengano trattate perché considerate sicure."
swissinfo, Maria Cristina Valsecchi