Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/21675

<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p></p><p></p><p>Ad 1</p><p></p><p></p><p></p><p>Il Consiglio federale è d'accordo con l'interpellante il quale ritiene che l'aiuto svizzero in loco deve essere un importante elemento della prevenzione della migrazione. La Svizzera si è impegnata assai in particolar modo ad esempio nel contenimento e nella soluzione del conflitto internazionale nei Balcani, poiché oggigiorno circa il 45 per cento delirichiedenti l'asilo provene da questa regione. Il suo impegno concerne da un canto la collaborazione svizzera allo sviluppo che ingloba anche l'aiuto umanitario. D'altro canto comprende misure di difesa della pace tra cui soprattutto l'intervento non armato di Svizzeri in missioni internazionali quali l'OSCE in Bosnia-Erzegovina da parte dell'unità svizzera dei berretti gialli. Non sono date attualmente le basi legali per interventi di formazioni armate in difesa della pace.</p><p></p><p></p><p></p><p>Con decreto del Consiglio federale del 2 settembre 1998 è stato deciso di assegnare al corpo delle guardie di confine, dal 1°.1.1999 al 31.12.2000 cento appartenenti del gruppo delle guardie di fortificazione al fine di rafforzare la vigilanza della frontiera. Per aumentare l'intensità del controllo ai valichi di frontiera da un livello qualitativamente e quantitativamente più efficiente occorre un maggiore impegno di personale.</p><p></p><p></p><p></p><p>Già il 16 marzo 1998 il Consiglio federale ha incaricato il DDPS di sostenere logisticamente il corpo delle guardie delle fortificazioni con trasporti, elicotteri, mezzi di trasporto e di osservazione nonché altro materiale. Questi aiuti nel frattempo sono già stati accordati.</p><p></p><p></p><p></p><p>Ad 2</p><p></p><p></p><p></p><p>Nel quadro degli aiuti umanitari della Confederazione, la Svizzera ha già stanziato quest'anno circa 9,5 milioni di franchi per le vittime del conflitto in Kosovo. I mezzi finanziari vengono usati, da un canto, per sostenere i programmi di soccorso di organizzazioni umanitarie interlocutrici e, dall'altro, per azioni dirette del Corpo svizzero per l'aiuto in caso di catastrofe (Corpo). 14 appartenenti al Corpo, sostenuti da centinaia di ausiliari locali, dirigono attualmente progetti nella regione di crisi. Prossimamente verranno impegnate altre cinque persone.</p><p></p><p></p><p></p><p>Sin dallo scoppio del conflitto in Kosovo, sotto la direzione degli appartenenti al Corpo in Albania e nel Montenegro sono stati allestiti e rinnovati alloggi collettivi e scuole per rifugiati allo scopo di offrire alle persone colpite aspettative di vita in loco e di lottare contro la migrazione. Nel corso dell'anno l'Ufficio federale dei rifugiati ha messo a disposizione della DSC 2,5 milioni di franchi proprio per le attività che prevengono la migrazione.</p><p></p><p></p><p></p><p>Nelle regioni di conflitto in Kosovo soltanto da poco tempo è possibile pensare alla ricostruzione. Il Corpo ha assunto un ruolo importante nella comunità di soccorso internazionale dirigendo le attività dell'ACNUR nel settore alloggio in tutta la Repubblica federale di Jugoslavia. Come primo provvedimento verranno ora distribuiti a coloro che rimpatriano set edili per la riparazione delle case e dei forni colpiti.</p><p></p><p></p><p></p><p>Il Consiglio federale è inoltre pronto a partecipare con un contingente di 50 - 100 persone alla missione di verifica in Kosovo (MVK), diretta dall'OSCE. Il sostegno di detta missione costituisce un contributo svizzero alla lotta delle cause conflittuali in loco. Oltre a promuovere il rimpatrio dei rifugiati e dei profughi, la MVK offre anche un contributo diretto per la riduzione della pressione migratoria dal Kosovo cui è esposto in misura rilevante il nostro Paese.</p><p></p><p></p><p></p><p>Ad 3</p><p></p><p></p><p></p><p>Il Consiglio federale ritiene che l'impiego delle truppe al confine per sostenere gli organismi della polizia di confine può, dopo una preparazione seria, essere presa in considerazione soltanto se altri mezzi non sono sufficienti per adempiere il compito. Un impiego di questo tipo è sempre possibile sul fondamento delle disposizioni della legge militare del 3 febbraio 1995. Esso è disciplinato nell'ordinanza del 3 settembre 1997 sull'impiego della truppa per il servizio di polizia di frontiera.</p><p></p><p></p><p></p><p>Tuttavia l'impiego di formazioni militari è problematico. Il Consiglio federale è del parere che il solito ritmo di prestazioni di servizio per siffatti impieghi comporti svantaggi. Lo schieramento dell'esercito deve rimanere riservato per il caso in cui siano esaurite tutte le altre possibilità.</p><p></p><p></p><p></p><p>Ad 4</p><p></p><p></p><p></p><p>A contare dall'entrata in vigore del decreto federale sulle misure urgenti nel campo dell'asilo e degli stranieri, l'aliquota dei richiedenti l'asilo che hanno depositato i documenti di legittimazione nei centri di registrazione ha continuato a crescere leggermente; per la prima volta a contare dal 1996 oltre il 50 % dei richiedenti l'asilo ha depositato un qualche documento; ha dato un passaporto o una carta d'identità circa il 37% di tutti i richiedenti l'asilo. La tendenza all'ulteriore consegna di documenti di legittimazione è comunque relativizzata per il grande afflusso di richiedenti l'asilo dal Kosovo. La consegna di documenti varia comunque a seconda della nazionalità; se da un canto soltanto il 20 % dei cittadini albanesi consegna un documento, quelli della Repubblica federale di Jugoslavia superano il 60 %.</p><p></p><p></p><p></p><p>In applicazione del nuovo articolo legale, la maggior parte delle decisioni sono prese sul fondamento dell'art. 16 cpv. 1 lett. b LAsi (Non entrata nel merito per inganno sull'identità), allorquando la dissimulazione dell'identità può essere comprovata mediante trattamento del servizio di riconoscimento o analisi della lingua o del testo. L'applicazione dell'art. 16 cpv. 1 lett abis LAsi (Non entrata nel merito per mancata consegna di documenti di viaggio o di legittimazione) risulta per il momento difficile poiché le produzioni - in particolare in considerazione dell'attuale sviluppo nella provincia del Kosovo - molto spesso non sono palesemente fondate e/o vengono fatti valere motivi scusabili per la mancanza di documenti. Nei confronti delle persone presenti in Svizzera in modo illegale la coerente esecuzione cantonale in base alla LDDS e alla legge federale sulle misure coercitive in materia di diritto degli stranieri è molto importante. </p><p></p><p></p><p></p><p>Ad 5</p><p></p><p></p><p></p><p>Le nuove misure introdotte con il decreto federale sulle misure urgenti nel campo dell'asilo e degli stranieri, entrate in vigore il 1° luglio 1998, hanno come oggetto gli stranieri che dimorano in Svizzera illegalmente e che depositano la domanda d'asilo unicamente allo scopo di differire un eventuale allontanamento o espulsione imminente, rispettivamente le persone che, con il deposito della loro domanda d'asilo, non presentano documenti di viaggio o documenti di legittimazione e pertanto rendono più difficile l'accertamento dell'identità necessaria per la procedura d'asilo e ritardano sensibilmente l'esecuzione dell'allontanamento. Questo comportamento può, in determinate circostanze, essere sanzionato con una decisione di non entrata nel merito. Con il decreto summenzionato è stato inoltre introdotto l'obbligo di collaborare: il richiedente l'asilo, cui si riferisce la decisione di un allontanamento forzato, è obbligato, d'ora in poi, a collaborare all'allestimento di documenti di viaggio sufficienti per l'esecuzione. Deve essere così possibile che, dopo un avvio negativo della procedura d'asilo, non sia ritardato o impedito il rimpatrio dello straniero nel suo Stato di provenienza qualora lo straniero non offra la collaborazione per ottenere i documenti di viaggio. Il rifiuto di questo specifico obbligo di collaborare può essere sanzionato, nel quadro dell'esecuzione dell'allontanamento, con l'ordine della detenzione in vista d'espulsione; va però premesso che con questo comportamento sono dati i segni concreti che lasciano temere che lo straniero intenda procrastinare l'espulsione.</p><p></p><p></p><p></p><p>A fine settembre 1998, il capo del Dipartimento federale di giustizia e polizia ha deciso una proroga generale del termine di partenza fino al 30 aprile 1999 per richiedenti l'asilo rinviati dalla Provincia jugoslava del Kosovo. Le persone che in Svizzera sono divenute passibili di pena sono però escluse da questa proroga della partenza. Verranno come finora rimpatriate senza indugio se hanno costituito minaccia per l'ordine e la sicurezza pubblici o se li hanno lesi in modo grave. Ad esempio con contravvenzioni gravi o recidive di disposizioni penali (in particolare reati contro la vita, reati contro il patrimonio, crimini e delitti contro la libertà personale, reati contro l'integrità sessuale, delitti di comune pericolo, delitti contro la salute pubblica, ecc.) nonché della legge sulla circolazione stradale. In base alla Convenzione sulla riaccettazione sono stati fino ad oggi rimpatriati 1'486 cittadini iugoslavi. </p><p></p><p></p><p></p><p>Ad 6</p><p></p><p></p><p></p><p>Il 16 settembre 1998, il comitato esecutivo di Schengen ha respinto un'associazione istituzionalizzata della Svizzera agli accordi di Schengen. Giusta la Convenzione di Amsterdam, nei prossimi mesi gli accordi di Schengen vengono demandati all'Unione Europea (UE). Con l'entrata in vigore dell'accordo di Amsterdam l'UE diventa ora l'interlocutore della Svizzera.</p><p></p><p></p><p></p><p>Dopo la conclusione dell'accordo sulla determinazione degli Stati competenti per la verifica di una domanda d'asilo depositata in uno Stato membro dell'UE (il così detto accordo di Dublino) il Consiglio federale ha chiesto formalmente la ripresa delle trattative su un accordo parallelo. L'ultima volta l'UE ha dato garanzie di adesione rispetto alla Svizzera in occasione di un incontro del capo del Dipartimento DFGP con i tre rappresentanti dell'UE. Come è già stato spiegato nell'interpellanza Müller Erich (97.3598) l'UE fa dipendere la ripresa di queste trattative dalla conclusione positiva delle trattative settoriali bilaterali e in particolare da un'intesa sul libero passaggio delle persone. Pertanto attualmente le trattative su un accordo parallelo sono bloccate.</p><p></p><p></p><p></p><p>Ad 7</p><p></p><p></p><p></p><p>Quest'anno, a causa della situazione in Kosovo verranno depositate probabilmente circa 40'000 domande d'asilo. Questo aumento massiccio di domande d'asilo comporta anche le rispettive ripercussioni finanziarie. Il Consiglio federale ha già incontrato i rappresentanti dei Cantoni per discutere i problemi in materia d'asilo. Sono stati tutti del parere che, in considerazione dell'indigenza in Kosovo, attualmente in primo piano vi è l'aiuto umanitario, ma che occorre contemporaneamente lottare efficacemente contro gli abusi e essere decisi a ridurre i costi nell'ambito dell'asilo. I rappresentanti di Cantoni e Confederazione sono concordi nell'affermare che questa situazione straordinaria può essere gestita soltanto con sforzi comuni di Confederazione, Cantoni e Comuni.</p><p></p><p></p><p></p><p>Il Consiglio federale si è pertanto sforzato di intraprendere altre misure di risparmio e di ridurre l'attrattiva della Svizzera come terra d'asilo nei confronti dei paesi occidentali. Con i rappresentanti cantonali ha deciso di istituire un gruppo di lavoro paritario "Finanziamento nell'ambito dell'asilo" comprendente rappresentanti della Confederazione e dei Cantoni. Questo gruppo avrà il compito di verificare nuovi modelli di assistenza e finanziamento e di elaborare proposte per una migliore struttura d'incentivo. Gli elementi centrali degli sforzi del Consiglio federale sono pertanto l'elaborazione di proposte di risparmio, sia del tipo a breve termine come anche nel quadro della trasformazione della legge sull'asilo totalmente riveduta (ad es. discussione sulla riduzione delle indennità forfetarie), l'attuazione di miglioramenti nell'ambito della procedura e dell'esecuzione (cfr. proposte d'ottimizzazione del rapporto del gruppo di lavoro Confederazione - CCDGP) come anche l'elaborazione di misure a medio termine da parte del summenzionato gruppo di lavoro "Finanziamento nell'ambito dell'asilo" fino al maggio del 1999.</p><p></p><p></p><p></p><p>A livello legale sono ampiamente esaurite le possibilità d'azione nel quadro della ripartizione vigente dei compiti tra Confederazione e Cantoni. Nella misura in cui ancora esistono, verranno apportate le necessarie correzioni durante i lavori in corso negli ambiti della legislazione in materia di stranieri (revisione totale LDDS) e delle ordinanze d'esecuzione della legge sull'asilo.</p>  Risposta del Consiglio federale.