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New York - L'appello di Jerome Powell cade nel vuoto. Al presidente della Fed che esorta il Congresso ad agire e mette in guardia sui rischi di nuovi stimoli all'economia troppo contenuti, risponde Donald Trump. In una serie di tweet il presidente statunitense dichiara chiuse fino a dopo le elezioni le trattative per la concessione di ulteriori aiuti all'economia travolta dal coronavirus.
Cinguettii che fanno affondare Wall Street, aumentando l'incertezza in vista delle elezioni. "Ho dato istruzioni per interrompere le trattative fino a dopo le elezioni quando, subito dopo che avrò vinto, approveremo un grande piano di stimolo che si concentra sugli americani e le piccole imprese", afferma Trump respingendo seccamente il piano dei democratici. Un'iniziativa da "2.400 miliardi di dollari per salvare gli stati democratici", la bolla il presidente, accusando la speaker della Camera di "non trattare in buona fede".
La mossa di Trump arriva a sorpresa e lascia tutti stupiti: non è chiaro infatti quale possa essere l'obiettivo del presidente, se si tratta solo di un tattica oppure se c'è dell'altro dietro. Da un punto di vista politico, secondo gli osservatori, è un azzardo: il presidente è in calo nei sondaggi e il blocco delle trattative potrebbe ulteriormente penalizzarlo, essendo considerato uno schiaffo agli americani e agli elettori in difficoltà.
Ma Trump non sembra avere dubbi e neanche le parole di Powell sembrano averlo sfiorato. Eppure il presidente della Fed è stato chiaro: all'economia servono ulteriori stimoli e concederne pochi è più rischioso che concederne troppi. "Il rischio di fare troppo è limitato. E anche se l'azione dovesse rivelarsi maggiore di quanto necessario non sarebbe sprecata", afferma Powell osservando come aiuti limitati mettono in pericolo una ripresa che è "lungi dall'essere completa" e che ha davanti a sé una "strada ancora lunga" e incerta, complicata dall'ipotesi di una seconda ondata di coronavirus che potrebbe "limitare significativamente l'attività economica, senza menzionare gli effetti tragici sulle vite umane e sul loro benessere".
"La ripresa sarà più forte e più veloce se la politica di bilancio e quella monetaria procederanno di pari passo nel sostenere l'economia fino a quando non sarà fuori dai guai", spiega Powell, osservando come un "lungo periodo" di crescita lenta può solo "esacerbare le esistenti disparità nella nostra economia". Disparità che la pandemia ha accentuato facendo pagare un conto salato alle donne, agli afroamericani e, in generale, alle minoranze.
L'avvertimento di Powell è in linea con quello del presidente della Bce e quello del direttore generale del Fmi. Parlando in una ripresa a rischio, Christine Lagarde invita a i governi a non ritirare gli stimoli in modo prematuro. A una settimana dalla presentazione del World Economic Outlook, Kristalina Georgieva esorta invece a non mollare la presa: anche se lo scenario è "meno severo" delle attese con una lieve revisione al rialzo delle stime per il 2020, la ripresa il prossimo anno resta "molto incerta". Per questo, dice Georgieva, è il momento di "spendere e conservare le ricevute" perché solo così si può aiutare la crescita a superare la "calamità" della pandemia che, comunque, non è ancora passata. Il direttore del Fmi individua negli investimenti pubblici un motore di crescita e di occupazione: aumentarli dell'1% del pil nelle economie avanzate ed emergenti può infatti creare fino a 33 milioni di posti di lavoro. Le riforme sono invece la chiave di volta per una nuova economia più verde e inclusiva perché, è l'auspicio di Georgieva, "non possiamo accontentarci di ricostruire la vecchia economia con la sua crescita lenta e le forti disuguaglianze".