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La fortuna del Passo del Sempione è dovuta essenzialmente alla sua quota di appena 2005 metri: già nel neolitico ciò permise ai pastori della Val d’Ossola di trasportare i greggi nell’attuale Alto Vallese, e poi alle quattro tribù celtiche della valle del Rodano di comunicare con il popolo dei Leponti nel bacino del Ticino. Nonostante l’esistenza dell’importate strada militare del Gran San Bernardo che collegava Mediolanum alla Gallia, il ruolo del Sempione quale ulteriore ponte fra il Sud e il Nord delle Alpi sembra sia stato deciso dall’Imperatore romano Settimio Severo che nel 196 d.C. tracciò un primo sentiero lungo il passo. Ma fu solo verso il 1200, grazie allo sviluppo mercantile di Domodossola e alla colonizzazione degli alti pascoli da parte dei Walser, che il Sempione divenne un luogo di passaggio veramente documentato.
Iniziò così l’esplorazione della regione e il suo sviluppo commerciale e imprenditoriale, anche se la via, nelle gole, era assai pericolosa. Il vescovado di Sion cominciò a mantenere le strade del fondovalle e a garantire al sicurezza dei mercanti italiani. Varie compagnie di carrettieri e di mulattieri iniziarono a prosperare assumendosi l’incarico di condurre le merci attraverso la montagna. Fra Martigny e Gondo, distanti 30 km l’uno dall’altro, sorsero in seguito punti d’appoggio, magazzini, soste, alloggi e ospizi per pellegrini, monaci ed ecclesiastici che superavano il valico in ca 12 ore. Nel XV secolo le guerre d’Italia coinvolsero anche il Vallese: ciò provocò una brusca riduzione dei traffici attraverso il Sempione.
Grazie al trattato di pace del 1495 con i milanesi, il versante sud fino a Gondo fu incorporato nel futuro cantone elvetico. Nella seconda metà del ‘600 apparse sulla scena politica il barone Kaspar Stockalper, chiamato anche “il re del Sempione”. Abilissimo e ricco commerciante ed esperto politico, Stockalper vantava molti possedimenti fra Lione e Milano: a lui dobbiamo il castello di Briga, il vecchio ospizio sul Valico e la torre di Gondo. Grazie anche alla mulattiera che egli aprì, il traffico attraverso il Sempione riprese nuovamente vigore. Ma quell’epoca felice per il valico finì con la sua morte nel 1691. Il promotore commerciale sparì, il traffico venne meno, le strutture furono abbandonate e la mulattiera restò senza manutenzione alcuna. Le gole di Gondo ritrovarono tutta la loro severità, dominate da incombenti pareti di roccia. E solo il cadere negli abissi di pesanti macigni rompeva il sinistro e cupo silenzio.
Un passo ricco di storia dunque e che merita di essere percorso nel modo più slow possibile, magari a piedi, in bicicletta o in autopostale. Solo allora la tratta Iselle-Briga offrirà tutta la sua spettacolarità, dalle gole cupe e ripide a sud alla vista mozzafiato dal passo sul Vallese e la valle del Rodano fino e alle Alpi bernesi. Fm / 20.02.17