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Sono trascorsi 32 anni da quando il Camerun di Thomas NKono e Roger Milla, prima africana in assoluto, raggiungeva i quarti di finale di un Mondiale. A Italia 90, quell’incredibile cavalcata, iniziata nella partita inaugurale del torneo con la vittoria sui campioni in carica dell’Argentina, si era fermata soltanto davanti all’Inghilterra, vittoriosa 3-2 ai supplementari grazie a un gol di Gary Lineker (105’), già autore del pareggio su rigore (83’), dopo il vantaggio di Platt (25’) e il ribaltamento di situazione con Kundé (61’) ed Ekeke (65’). Sembrava che i Leoni indomabili avessero aperto le porte a una nuova era del calcio, anche perché in quel Mondiale, stilisticamente brutto e con poche emozioni (vanta tuttora la media gol a partita più bassa con 2,20 contro i 2,64 dell’edizione in corso) le prestazioni dell’unica rappresentante dell’Africa nera (la seconda continentale era l’Egitto) avevano gettato un raggio di luce sul futuro. Quattro anni dopo, la Fifa avrebbe portato a tre le selezioni africane ai Mondiali, mentre a partire da Francia 98 sarebbero diventate cinque. Molti osservatori pronosticavano un futuro radioso per un calcio ancora naïf e tecnicamente perfettibile, ma i cui rappresentanti erano dotati di una forza fisica nettamente superiore a europei e sudamericani.
Pronostici andati amaramente disillusi. Sono trascorsi 32 anni e l’Africa sta ancora aspettando la prima semifinalista mondiale. Anzi, soltanto altre due volte una selezione africana ha raggiunto lo stesso stadio del Camerun: il Senegal nel 2002 e il Ghana nel 2010. Per il resto, sempre eliminazioni agli ottavi, o addirittura nella fase a gironi. Chi è andato più vicino alla semifinale è stato senza dubbio il Ghana, fermato dall’Uruguay, anche grazie a un fallo di mano sulla linea di porta, con il quale Luis Suarez al 121’ aveva impedito il gol del trionfo a Dominic Adiyiah: Asamoah Gyan aveva poi spedito sulla traversa il susseguente rigore e le Black Stars avevano dovuto ingoiare la sconfitta ai tiri dagli undici metri. Mercoledì ci proverà il Marocco, prima squadra dell’Africa magrebina a raggiungere questo stadio della competizione. In una sfida tutta rossoverde, affronterà un Portogallo ancora senza Ronaldo nell’undici titolare (il fatto di aver abbandonato i festeggiamenti in campo dopo il 6-1 negli ottavi per far rientro anzitempo negli spogliatoi non giova certo alla causa di un giocatore che ha mostrato, ancora una volta, quanto sia sconfinato il suo egocentrismo). Il Marocco è reduce dall’impresa contro la Spagna, eliminata ai rigori, e bisognerà capire quanto quello storico successo sia costato dal profilo delle energie mentali, mentre sul fronte lusitano il facile successo contro la Svizzera potrebbe portare gli uomini di Fernando Santos a prendere un po’ sottogamba un avversario chiaramente inferiore dal profilo della tecnica.
E se Marocco-Portogallo è una sfida andata in scena appena due volte in occasione dei Mondiali (una vittoria a testa, nel 1986 con successo marocchino, nel 2018 a vantaggio dei lusitani), ci si potrebbe aspettare che Inghilterra-Francia rappresenti un "clasico" del calcio europeo. E invece, nonostante i due Paesi divisi soltanto dal canale della Manica, si siano affrontati ben 31 volte dal 1923 a oggi (con un bilancio di 17 vittorie a 9 a favore degli inglesi), a livello di Coppa del mondo gli scontri diretti sono soltanto due, proprio come quelli tra Marocco e Portogallo. E neanche recenti, visto che datano 1966 (2-0 con doppietta di Hunt) e 1982 (3-1, doppietta di Robson e gol di Mariner per gli inglesi, momentaneo 1-1 di Soler per i francesi). Per invertire la tendenza, in Qatar i "galletti" puntano soprattutto su Mbappé, attuale capocannoniere con 5 reti. Per cercare di arginare la velocità del parigino, Southgate gli opporrà probabilmente l’altrettanto rapido Kyle Walker, senza però la garanzia che questo sia sufficiente a fermare colui che sembra destinato a dominare la scena mondiale nel prossimo decennio.
Dovrebbe comunque nascerne una sfida accattivante, con da una parte una Francia intrattabile in attacco, ma piuttosto ballerina in difesa (quattro reti subite nelle ultime quattro partite) e dall’altra un’Inghilterra che al contrario delle aspettative, propone un gioco poco seducente, una difesa ermetica (solo due reti incassate) e un attacco non sempre in grado di accendersi, nonostante le molte stelle presenti.