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New York sfratta la statua di Jefferson: Trump attacca, ma fa una gaffes
New York decide di sfrattare una statua dell'ex presidente Thomas Jefferson dalla sede del municipio e Donald Trump coglie la palla al balzo per criticare la decisione, a suo avviso l'ultimo l'esempio di malafede dei progressisti che vogliono cancellare la storia.
«La sinistra radicale è impazzita e sta facendo davvero male al Paese», si è adirato l'ex presidente americano. Peccato che il comunicato diffuso dal suo ufficio faccia riferimento a Jefferson come «uno dei principali autori della Costituzione degli Stati Uniti».
Il terzo capo della Casa Bianca, hanno prontamente ricordato a Trump gli storici, non fu tra i membri della Convenzione Costituente di Filadelfia che nel 1787 mise a punto gli articoli della legge fondamentale degli Stati uniti d'America: in quei mesi Jefferson si trovava in Francia per una missione diplomatica che durò dal 1785 al 1789.
Pur non avendo contribuito alla Costituzione, il terzo presidente americano è considerato il principale autore della Dichiarazione di Indipendenza e, come «Padre Fondatore» della nazione, fu uno dei paladini dei principi di eguaglianza e libertà religiosa. Jefferson fu però anche padrone di 600 schiavi nella sua piantagione di Monticello in Virginia ed ebbe almeno sei figli con una di loro, Sally Hemings.
Non l'unica statua newyorchese condannata alla rimozione
La rimozione della statua da City Hall è stata proposta per la prima volta nel 2001: dopo due decenni di dibattiti, questa settimana la commissione municipale per il design pubblico ha deciso di sfrattarla senza peraltro indicarne la nuova collocazione.
Quella di Jefferson non è la sola statua newyorchese di un ex presidente condannata a essere rimossa nella rivisitazione del passato razzista degli Stati Uniti imposta dal movimento Black Lives Matter: l'anno scorso il Museo di Storia Naturale ha deciso di spostare dal suo ingresso su Central Park il controverso monumento equestre che raffigura il 26esimo presidente americano Theodore Roosevelt con ai piedi un afroamericano ed un nativo.
SDA