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Apple ha presentato un nuovo iPhone, e per le prossime ore, forse giorni, sarà tutto un gran discutere e litigare su questa o quell’altra caratteristica: “è un passo in avanti”, “è un passo indietro”, “ce l’aveva già il produttore X”, “manca comunque la funzione Y” eccetera eccetera.
Tutti a raccontarmi dell’iPhone, quando mi basta andare sul sito di Apple o, tra qualche settimana, da un rivenditore per avere tutte le informazioni del caso. Quello che vorrei, è qualcuno che mi indicasse i grattacieli.
Mi spiego meglio: una delle conseguenze dell’invenzione del telefono – parlo del normalissimo telefono, quello col cavo di Meucci e Bell – sono i grattacieli. Come scrive James Gleick nel suo interessantissimo L’informazione:
Nel 1908 John J. Carty, che sarebbe diventato il primo direttore dei Bell Laboratories, presentava un’analisi basata sull’informazione per mostrare come il telefono avesse dato forma alloskyline di New York, sostenendo che il telefono, non meno dell’ascensore, aveva reso possibili i grattacieli. “Può sembrare ridicolo dire che Bell e i suoi successori sono stati i padri dell’architettura commerciale moderna – del grattacielo. Ma aspettate un attimo. Prendete il Singer Building, il Flatiron Building, il Broad Exchange, il Trinity, o qualunque altro dei giganteschi palazzi di uffici. Quanti messaggi pensate che corrano dentro e fuori questi edifici ogni giorno? Supponiamo che non ci sia il telefono e che ogni messaggio debba essere portato da un fattorino. Pensate che gli ascensori necessari lascerebbero molto spazio agli uffici? Strutture simili sarebbero state economicamente impossibili.”
Ecco, parlando del nuovo iPhone io vorrei qualcuno che azzardasse – magari sbagliando – quali grattacieli permetterà di costruire; fuori di metafora: quali conseguenze inaspettate avrà sulla nostra vita.