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Tra miti ed esperienze
A cura di Carla B. Valentini e Cláudia A. Bisol, Universidade de Caxias do Sul
La maggior parte delle persone conosce poco la disabilità visiva. A meno che non abbiano un parente, un conoscente o un collega cieco, molte persone condividono immagini stereotipate mescolate a miti, ignoranza e pregiudizio.
Gli esempi abbondano. C’è chi pensa che tutte le persone con una disabilità visiva usino un bastone e degli occhiali da sole. C’è chi urla parlando con i ciechi, pensando che così capiranno meglio. C’è chi non è consapevole dei diversi modi in cui può manifestarsi l’ipovisione. Queste e altre idee permeano gli spazi sociali e causano continue sfide alla vita delle persone cieche o ipovedenti.
Solo il 10-20% dei non vedenti non ha alcuna percezione visiva. Per le persone che possono vedere, può essere difficile immaginare le esperienze della cecità come qualcosa di diverso dall’assenza della vista. Tuttavia, attraverso i racconti dei non vedenti, si capisce che esistono modi di percepire il mondo in cui prevale l’uso dei sensi non visivi e non la sottrazione di un senso.
I passi di qualcuno producono rumori tipici associati al pavimento, al peso, alla pressione. Gli odori anticipano gli ambienti, le persone e gli animali. Le trame indicano il tipo di tessuto. E così più sensi si aggiungono ai cinque sensi tradizionali, suddividendo la realtà in numerose attività sensoriali che lavorano insieme, oltre alle parole che descrivono con dettaglio e ricchezza ogni particolare, oggetto o evento.
Per la maggior parte delle persone con una disabilità visiva, la perdita della vista si verifica nel corso della vita e spesso rimane una parte di vista residua:
“Alcuni possono mantenere la capacità di distinguere la luce dall’oscurità, mentre altri possono continuare a percepire la luce, i colori, le forme e i movimenti in una certa misura. Alcune persone possono mantenere la capacità di leggere la scrittura o le espressioni facciali, sebbene non abbiano la visione periferica che facilita il libero movimento nello spazio. E nonostante il grado o la qualità della vista residua, le persone cieche differiscono profondamente nel modo in cui usano, valorizzano o gestiscono queste percezioni” (Kleege, 2006. p. 396)
Esistono diverse cause della disabilità visiva, così come ci sono modi molto particolari di affrontare i limiti e le potenzialità:
In considerazione di questa molteplicità di contesti e situazioni, la cecità e l’ipovisione possono essere interrogate al di là di un’opposizione binaria e riduzionista, che pone immediatamente le persone in posizioni fisse senza spazio per la singolarità. Questa comprensione evita giudizi errati, come quello di un professore che pensava che una studentessa stesse mentendo quando ha detto che aveva bisogno che il test fosse stampato in lettere speciali e più grandi, e che aveva bisogno di più tempo per leggere ed essere in grado di svolgere il compito. Il professore ha detto che stava imbrogliando, perché la ragazza guardava in faccia la persona con cui stava parlando e non usava un bastone per spostarsi, quindi non poteva essere ipovedente. Il professore non ha concepito la possibilità che la studentessa avesse un qualche tipo di ipovisione e che utilizzasse in modo efficiente il residuo visivo che possiede.
L’attenzione alle differenze, alle difficoltà e ai risultati di ciascuno, nelle situazioni scolastiche e negli ambienti di lavoro, è ciò che può aiutare a costruire possibilità per le persone, sia in caso di cecità che di ipovisione.
Bibliografia
Amiralian, Maria Lúcia Toledo Moraes. Sou Cego ou Enxergo?: as questões da baixa visão. Educar em Revista, n. 23, p. 15-28, 2004.
Kleege, Georgina. Blindness and visual culture: an eye witness count. In Disability Studies Reader (Lennard J. Davis, Ed.), pp. 397-398. New York: Routledge. 2nd ed.
TESTO ORIGINALE: Bisol, C. A. & Valentini, C. B. Cegueira e baixa visão: entre mitos e vivências. Projeto Incluir – UCS/FAPERGS/CNPq, 2017. Disponibile qui.
Difficoltà visive e apprendimento
A cura dell’Associazione UNITAS
- Vedere, questo senso è veramente così indispensabile?
- Abbiamo bisogno solo della vista per capire e conoscere?
- Vediamo solo con gli occhi o possiamo percepire il mondo anche in maniera diversa?
(Antoine de Saint-Exupéry)
La persona cieca o ipovedente deve compensare la vista con gli altri sensi.
La sua conoscenza si forma attraverso canali, percorsi e tempi diversi per raggiungere gli stessi obiettivi di una persona vedente.
Se noi vediamo tutto ciò che ci circonda in un attimo, la persona cieca o ipovedente deve selezionare ogni stimolo, sonoro, tattile, olfattivo, emotivo, …, e poi, come un puzzle, formare la globalità dell’informazione.
Grazie ad esperienze e stimolazioni, fin da piccolo, il bambino impara a percepire se stesso per poi sapersi relazionare nello spazio e nel tempo. Le abilità sensoriali, motorie, linguistiche, cognitive e sociali apprese, saranno le basi per il suo inserimento scolastico e lavorativo futuro.
La persona cieca o ipovedente vive anche dei racconti degli altri: ascolta e elabora ciò che ha sentito. Alla fine può costruirsi un’immagine mentale il più possibile completa.
Sono tanti i fattori che entrano in gioco fin dalla nascita: presa a carico tempestiva, la vita famigliare, il carattere, il tipo di visione, …
Quando si ha un allievo in classe che non vede o vede poco, dobbiamo essere pronti a spiegare, a descrivere e a guidare nel miglior modo possibile per rassicurarlo. Questo compito è un grande esercizio del “vedere” nel senso più vasto e completo del termine. Quante informazioni perdiamo nella nostra percezione frettolosa di vedenti?
Sovente sono proprio le persone che non vedono a renderci attenti di quel rumore o di quel segnale o di quel profumo…
Ecco che la diversità diventa risorsa.
Impariamo a parlare meglio per descrivere, impariamo a sentire meglio per diversificare, impariamo a conoscere meglio ampliando il linguaggio, impariamo a costruire per meglio capire e far capire e impariamo a volte a chiudere gli occchi per meglio “ascoltare e vedere”.
Ogni bambino impara secondo il suo metodo, ritmo e percorso personale.
Come tutti i bambini con bisogni educativi speciali, il bambino cieco o ipovedente necessiterà di possibili sostegni, di aiuti, di tempi, di metodologie, di adattamenti, di mezzi ausiliari,…, che gli permettano di lavorare in maniera funzionale ed efficace.
Non è facile vivere con delle disabilità, sovente creano impedimenti, arrabbiature, incomprensioni.
Ognuno di noi è diverso ed ognuno di noi è una risorsa per l’altro. Bisogna utilizzare ciò che si ha nel miglior modo possibile, secondo la nostra specificità.
Difficoltà ricorrenti:
- Cecità
- Ipovisione
- Disturbi di percezione
- Abbagliamento e cambiamenti di luce
- Percezione del Campo visivo
- Daltonismo
- Visione da lontano
- Visione da vicino
Ogni scuola si organizza per l’Inclusione del suo allievo con bisogni educativi speciali, collaborando con la Rete di Professionisti che ruotano attorno al bambino.
… Comportamenti importanti:
- rispettate: ognuno possiede difficoltà e capacità;
- chiedete: se ha paura, se ha bisogno di aiuto, non agite impulsivamente;
- date indicazioni precise di cose e persone senza “qui” o “là” (insegnare l’autonomia);
- anticipate verbalmente: tranquillizza e prepara;
- mantenete l’ordine: tutto deve trovarsi sempre nello stesso posto, se si cambia posto avvertire;
- non avere fretta: dare il tempo di adattarsi alla luce, di mettere a fuoco, di orientarsi, di capire, …
… l’Informazione deve essere:
- semplice: senza elementi di disturbo (disegni inutili);
- con disegni con colori ben contrastati;
- con una scrittura ben visibile e chiara: attenzione al corsivo (difficoltà nel distinguere le singole lettere), meglio lo stampatello minuscolo scritto con un carattere tipo ARIAL e un’interlinea 1,5 (separazione migliore delle frasi);
- con una grandezza del carattere adeguata alla visione del bambino: normalmente è consigliato 2cm in più per ogni metro di distanza di lettura;
- con disegni con bordi ben evidenziati;
- con materiali NON lucidi e non disegnati: i sottomani devono essere di colore tinta unita (generalmente scura) e non disegnati (favorire la percezione oggetto/sfondo).
… si tenga in considerazione di:
- sfruttare la luce naturale: le finestre devono sempre trovarsi di fianco al tavolo: mai in faccia (abbagliamento), mai dietro (oscuramento del foglio). A volte una lampada da tavolo potrebbe aiutare ad aumentare la percezione dello scritto;
- stare attenti all’ubicazione dell’informazione: cartelloni e avvisi ben visibili, non posti troppo in alto;
- utilizzare anche gli altri sensi: allenare soprattutto il tatto (manipolazione per la conoscenza dell’oggetto) e l’udito (alternare il visivo con l’ascolto);
- valutare la stanchezza visiva: permettere di riposarsi di tanto in tanto – osservare i comportamenti che indicano una stanchezza visiva (agitazione, aprire e chiudere gli occhi, sfregamento degli occhi, avvicinarsi o allontanarsi, irritabilità, …).
Il docente osserva l’allievo in diversi momenti della giornata e annota i suoi atteggiamenti:
- si nasconde dalla luce;
- storta la testa;
- apre, chiude e sfrega sovente gli occhi;
- avvicina e allontana gli oggetti da vedere;
- si addormenta;
- non guarda;
- non capisce;
- confonde simboli simili;
- perde il posto leggendo;
- fatica a ricercare il materiale;
- fatica ad orientarsi nello spazio foglio;
- non scrive sulla riga o nei quadretti;
- calca con la matita;
- non vuole uscire a ricreazione;
- è insicuro e impacciato;
- è insicuro e impacciato;
- …
Il Docente segnala alla Direzione della scuola e/o al Capo Progetto, il bisogno di una Valutazione da parte di Unitas (Associazione ciechi e ipovedenti della Svizzera italiana).
La scuola fa la richiesta a Unitas con il permesso della famiglia.
Unitas a sua volta farà la richiesta del suo intervento alla Sezione della Pedagogia Speciale (SPS) per:
- una Valutazione della Visione Funzionale (utilizzo pratico della vista dell’allievo): bilancio Low Vision, valutazione per il bisogno di eventuali adattamenti e mezzi ausiliari.
Inoltre Unitas può:
- richiedere mezzi ausiliari all’AI;
- proporre adattamenti ambientali e didattici;
- proporre adattamenti ambientali e didattici;
- proporre giochi e attività specifiche e implementare adattamenti del programma scolastico assieme al docente e all’OPI;
- dare consulenza e formazione per mezzi informatici, in collaborazione con il CERDD del Cantone;
- sostenere e consigliare la scuola, la famiglia ed eventuali terapisti;
- effettuare sensibilizzazioni.
Mettersi nei panni di …, conoscere per capire e per meglio accogliere.
Momenti di Sensibilizzazione rivolti a compagni, docenti, famiglie, …:
- Descrivere e utilizzare i mezzi ausiliari presenti in classe;
- Capire le difficoltà del compagno;
- Capire le difficoltà del compagno;
- Infobox UNITAS: scatola di attività da fare in classe per capire la cecità e l’ipovisione
Ricerca di materiale :
- www.unitas.ch – Prestazioni e servizi – Servizio giovani ciechi e ipovedenti – Opuscoli di riferimento per i vari gradi di scuola.
- www.unitas.ch – catalogo dei libri ingranditi e sonori già preparati. Oppure in internet ricercare libri già reperibili in PDF o in eBook.
- Oppure in internet ricercare libri già reperibili in PDF o in eBook.
- Come Unitas siamo a disposizione per ulteriori consigli.
Parlarne in classe
Mettersi nel panni di…
Attività N° 23 del Manuale In classe con la diversità (v. Sezione “Inclusione”)
Lo scopo dell’attività è quello di far capire cosa prova la persona cieca o ipovedente e scoprire come ridurne l’handicap attraverso vari strumenti a disposizione. Dopo aver spiegato in cosa consiste la cecità e l’ipovisione, viene chiesto a un allievo volontario di mettersi nei panni di una persona cieca o ipovedente. A questo fine possono essere usate le mascherine e gli occhiali presenti nella valigia (v. Sezione “Inclusione” -> “In classe con la diversità”), ordinabili anche attraverso il sito dell’Unione centrale svizzera per il bene dei ciechi. In assenza di questo materiale, possono essere usate anche delle normali bende per coprire gli occhi.
Quest’attività permette agli allievi di sperimentare in prima persona cosa prova una persona con questo tipo di disabilità, quali difficoltà deve affrontare e soprattutto aiuta gli allievi ad individuare le risorse o i comportamenti che possono facilitare l’inclusione e la partecipazione delle persone ipovedenti. Il docente pone delle situazioni-problema (per esempio: riconoscere un compagno, un oggetto, una banconota, leggere qualcosa, …) che gli allievi devono cercare di risolvere attraverso degli ausili che sfruttano in particolare i sensi del tatto e dell’udito (per gli esempi citati: la voce del compagno, scritte in rilievo, sintesi vocali, …).
Per approfondire e arricchire l’attività, in particolare riguardo agli ausili che vengono utilizzati dalle persone cieche e opivedenti, è possibile servirsi dell’infobox messa a disposizione dall’Associazione Unitas.
I cinque sensi
Attività N° 13 del Manuale In classe con la diversità
Il docente presenta un oggetto alla classe, gli allievi dovranno descriverlo dopo averlo osservato, toccato, ecc. Ogni allievo scrive la propria descrizione su un foglio, il docente raccoglierà poi le diverse descrizioni. Gli aggettivi saranno ripresi e divisi in gruppi a seconda del senso che a cui fanno riferimento (vista, udito, tatto, olfatto, gusto). Gli allievi saranno chiamati a immaginare come sarebbe descritto secondo loro l’oggetto da una persona cieca, sensibilizzandoli alla presenza di altri sensi, oltre alla vista, con i quali è possibile descriverlo. Gli allievi completeranno poi la descrizione attraverso l’uso di ulteriori canali sensoriali.
Un altro modo di impostare l’attività è quello di dividere la classe in due gruppi: uno può vedere l’oggetto, mentre l’altro è bendato o può vederlo solo parzialmente (per esempio è in una scatola con un piccolo foro). Le due descrizioni fornite sono poi messe a confronto e discusse.
Testimonianza
La testimonianza di una persona con un deficit è un altro importante elemento di sensibilizzazione. In questo caso, la presenza di una persona cieca o ipovedente che viene in classe a raccontare la sua esperienza, la sua quotidianità e le sue difficoltà, spiegando altresì quello che ognuno nel suo piccolo può fare per aiutare, è senza dubbio l’opzione che meglio permette di porre la persona davanti al suo deficit e dà la possibilità di interagire e porre domande. Purtroppo non sempre questo è possibile, l’alternativa può essere quindi quella di mostrare dei video-testimonianza, come quello riportato qui: