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In occasione degli ottant'anni dell'HC Lugano abbiamo incontrato una delle leggende del club, numeri alla mano il giocatore più vincente di tutti. A lui abbiamo chiesto di ricordare, di raccontare e di guardare avanti.
Sandro Bertaggia è stato uno dei giocatori di hockey più vincenti dell'hockey nazionale, il più titolato nella storia dell'HC Lugano.
Per l'ottantesimo anniversario della società bianconera lo abbiamo incontrato per parlare del Lugano, di grandi suoi ex compagni e dell'hockey in generale, tra passato, presente e futuro.
Una carriera spesa a Lugano, 6 titoli nazionali vinti, oltre 640 partite con la maglia bianconera.
Cosa sente Sandro Bertaggia per l'HC Lugano?
Son passati tanti anni - ride - ma resto comunque legato ad esso. La mia carriera si è consumata quasi esclusivamente qui. Ci si immedesima con la società dopo così tanti anni.
È ancora parte di questa grande famiglia oppure è più che altro la maglia numero 2 appesa sotto le volte della Cornèr Arena?
Oggi sono un tifoso, anche perché mio figlio ci gioca. A volte ci collaboro, tutto qui.
Qual'è il ricordo più bello di quegli anni d'oro?
Sicuramente il primo titolo, insomma, era il primo a Lugano e poi, come dimenticare il titolo vinto in finale contro l'Ambrì, è stato incredibile.
Nel 1986 il suo Lugano incrociò i bastoni nell'allora Resega contro il CSKA di Makarov, Krutov, Larionov, Fetisov e Kasatonov. A Lugano i campioni svizzeri in carica persero 10-2 contro la stupefacente armata rossa. Finirono quarti nel torneo finale. Cosa ricorda di quella partita?
Erano i nostri idoli. Al termine di quella partita, io ed altri andammo a chieder loro gli autografi, tanta era la nostra ammirazione nei loro confronti.
Quale era la differenza tra loro e il vostro ‹grande› Lugano tanto osannato a livello nazionale?
È come paragonare extraterrestri a comuni mortali. Loro arrivavano da un altro pianeta. Anche se avessimo giocato la nostra migliore partita, anche se avessimo avuto dalla nostra le migliori situazioni non saremmo mai arrivati dov'erano loro. Meccanismi di gioco, preparazione fisica, velocità, tecnica individuale; loro avevano tutto.
Gianmarco Crameri, in un'intervista, ha detto che tra tutti i difensori con cui ha giocato sceglierebbe lei. Lei chi prenderebbe invece?
Uno solo? Non saprei. Mi prenderei i miei fedeli compagni di linea: Rogger, Ton, Lüthi ed Eberle. Con loro allora nacque un'amicizia che continua tutt'ora.
Chi era per Sandro Bertaggia John Slettvoll, il mago venuto dal nord, che fece le fortune del Lugano?
Un allenatore sì, ma anche un amico. Un personaggio molto rigido, un secondo papà anche per me, per molti. In quasi dieci anni ha sicuramente trasmesso molte delle sue idee, sportive e non solo, a tutti noi.
C'è chi come Crameri è convinto che anni fa i giocatori di hockey in Svizzera avessero più grinta e passione, mentre oggi verrebbe meno, a dir suo, a causa di salari troppo alti. Cosa ne pensa?
Erano tempi diversi. Oggi c'è una preparazione fisica diversa, c'è molta più velocità, un altro gioco insomma. Non credo che salari più alti significhi meno passione sul ghiaccio: è puramente una questione economica. Credo che oggi vi sia una retribuzione corretta per ciò che uno ha fatto e fa.
A 57 anni è ancora in ottima forma. Tolti i capelli bianchi sembra che per lei gli anni non siano passati. Qual'è il segreto?
Mangio regolarmente, ma non tantissimo. Mi piace andare a correre e camminare, faccio anche yoga e pilates, vado in bici e con gli sci. Insomma, cerco di fare dell'esercizio fisico in modo regolare, ma senza nessun assillo agonistico. Mi piace molto stare all'aria aperta, nella natura, ma non mi forzo di fare se non me la sento.
Pasta al pesto o insalata con il pollo?
Prima mangio l'insalata e poi la pasta (ride). Una motivazione che mi porta a fare dell'attività fisica nasce dalla passione per il buon cibo, altrimenti oggi peserei un quintale.
Gates Orlando o Igor Fedulov?
Gates.
Lapierre o Klasen?
- Lungo momento di indecisione - A me piacciono molto i giocatori come Maxime Lapierre, ma non mi piacevano le sue sceneggiate. Dunque dico Klasen.
Secondo Bertaggia, la ‹ex Resega› - la pista più vecchia in Svizzera insieme alla Patinoire des Vernets di Ginevra - è ancora al passo con i tempi, pensando ad un club che mira a tornare campione svizzero?
Credo che la Cornèr Arena vada ancora bene, sicuramente manca una seconda pista che possa permettere a tutte le squadre presenti nel club di potersi preparare al meglio evitando di dover scendere sul ghiaccio in orari scomodi: penso specialmente ai giovani che poi devono ancora tornare a casa a studiare.