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La popolazione dei lupi deve poter essere regolata in futuro in modo ancora più libero di quanto volesse il Consiglio federale, già favorevole a un allentamento dei vincoli. Durante il dibattito sulla legge sulla caccia, il Nazionale mercoledì non ha limitato l'abbattimento ai singoli esemplari problematici, dando facoltà alle autorità di permettere anche quello di predatori che rappresentano una minaccia pur non avendo ancora arrecato danni, ma ha tolto anche un'importante condizione prevista dal progetto governativo: non sarà infatti necessario che siano già state adottate o siano adottabili misure protettive alternative per le greggi o per l'uomo.
Socialisti, verdi liberali e verdi hanno contestato la decisione, che a loro avviso equivale a una soppressione pura e semplice della protezione per questo animale, che rischierebbe di essere eradicato a 24 anni dalla sua ricomparsa in Svizzera. Anche alcuni esponenti centristi hanno inutilmente invitato i colleghi a non esagerare e ad aderire alle proposte dell'Esecutivo: dietro l'angolo c'è infatti la minaccia di un referendum che potrebbe mandare a monte l'intera riforma.
Restano in ogni caso divergenze con l'altra Camera, che aveva previsto un periodo per l'abbattimento più lungo ma a condizioni più severe. Oltre al lupo, inoltre, il Nazionale vuole prevedere la possibilità di contenere anche il numero di castori, mentre gli Stati avevano aggiunto alla lista pure la lince. C'è disaccordo, infine, sulle competenze: a dare luce verde alle doppiette saranno i cantoni, non più l'Ufficio federale dell'ambiente che dovrà solo essere consultato, ma mentre i deputati difendono il diritto di ricorso delle organizzazioni ambientaliste, i "senatori" lo vogliono sopprimere.
Immutato l'elenco delle specie cacciabili, il Nazionale ha infine deciso per un'armonizzazione degli esami di caccia, che i cantoni riconosceranno reciprocamente.