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PARIGI - La Francia ha adottato una propria "lista nera" di 18 presunti paradisi fiscali. La Svizzera non vi figura. Le tasse sulle imprese francesi stabilite nei 18 Paesi saranno più salate.
La lista, avallata alla fine della settimana scorsa da Christine Lagarde, ministra dell'economia, e da Eric Woerth, ministro del bilancio, è stata pubblicata oggi dal quotidiano "Le Figaro". Il documento concerne "Paesi e territori non cooperativi" in ambito fiscale.
Il Senato francese nel recente passato ha minacciato di integrare la Confederazione nella lista dopo che Berna alla fine del 2009 ha sospeso il processo di ratifica di un nuovo accordo di doppia imposizione - rispettoso degli standard fissati dall'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) - con Parigi.
Nel frattempo la ratifica - sospesa a causa della controversia bilaterale seguita al furto di dati, sfruttati da Parigi, presso la succursale ginevrina della banca HSBC - è stata riavviata, hanno annunciato venerdì scorso le autorità svizzere e francesi. E i ministri Lagarde e Woerth hanno dunque apposto la loro firma a una lista senza la Confederazione.
I 18 Paesi della lista non sono membri dell'Unione europea (Ue) e figurano sull'elenco redatto dall'OCSE. Parigi ha comunque rinunciato a biasimare i Paesi che hanno già firmato una convenzione sullo scambio di informazioni fiscali con la Francia, anche qualora questi non abbiano raggiunto la soglia dei dodici accordi che, sempre stando alle regole fissate dall'OCSE, premettono di essere stralciati dalla lista dei Paesi non cooperativi.
L'elenco francese, che sarà aggiornato a scadenza annuale, comprende soprattutto Paesi dei Caraibi e dell'America centrale. Per penalizzare gli scambi con i presunti paradisi fiscali Parigi tasserà al 50% (contro un'aliquota attualmente compresa tra lo 0 e il 33%) i dividendi, interessi e canoni di licenza (royalties) versati da enti francesi a domiciliati in questi territori.
SDA-ATS