Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/93023

<h2>SubmittedText<h2><p>La riforma di Bologna suscita reazioni critiche e il malcontento negli ambienti studenteschi. Di questa riforma, avviata ormai dieci anni fa e manifestamente ispirata agli Stati Uniti, imposta senza un dibattito politico, senza legittimità giuridica e spesso contro il parere dei professori, si dice che segni il trionfo dell'economia e della società sulla scienza. Le discipline "non redditizie" sono relegate in secondo piano ed è scandalosamente favorita una selezione degli studenti secondo la logica del mercato e del reddito. Che cosa ne pensa il Consiglio federale? Quale bilancio trae da questa evoluzione? Qualora il bilancio sia negativo, quali correttivi intende adottare?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Con la firma della Dichiarazione di Bologna nel giugno del 1999 i ministri dell'istruzione di 29 Paesi, tra cui anche la Svizzera, hanno manifestato la volontà di creare uno spazio europeo dell'educazione superiore entro il 2010. Attualmente già 46 Stati partecipano a questo processo.</p><p>Alla Conferenza dei rettori delle università svizzere è stata affidata la responsabilità di coordinare l'applicazione della riforma di Bologna nelle università svizzere. La Conferenza dei rettori delle scuole universitarie professionali svizzere e la Conferenza svizzera delle rettrici e dei rettori delle alte scuole pedagogiche svolgono compiti analoghi nei settori di loro competenza. In questo modo si garantisce che le riforme siano condotte il più vicino possibile alla base e che tengano debitamente conto delle esigenze delle scuole universitarie.</p><p>Le "Direttive per il rinnovamento coordinato dell'insegnamento nelle università svizzere nell'ambito del processo di Bologna" (direttive di Bologna), emanate dalla Conferenza universitaria svizzera (CUS) nel dicembre del 2003, costituiscono le basi legali per l'attuazione della riforma di Bologna in campo universitario. La legge federale dell'8 ottobre 1999 sull'aiuto alle università e la cooperazione nel settore universitario attribuisce alla CUS la competenza di emanare direttive vincolanti. Le direttive stabiliscono i requisiti minimi che le scuole universitarie devono rispettare nella concezione dei loro cicli di studio. Tali direttive prevedono ad esempio l'articolazione degli studi in cicli bachelor, master e dottorato e l'attribuzione di crediti conformemente al sistema europeo di accumulazione e trasferimento di crediti (European Credit Transfer System), sulla base di prestazioni di studio verificate. Nel dicembre del 2002 il consiglio delle scuole universitarie professionali della Conferenza svizzera dei direttori cantonali della pubblica educazione ha adottato un regolamento analogo per le scuole universitarie professionali, intitolato "Direttive per l'applicazione della dichiarazione di Bologna nelle scuole universitarie professionali e nelle alte scuole pedagogiche". Anche la legge federale del 6 ottobre 1995 sulle scuole universitarie professionali sancisce i principi essenziali della riforma di Bologna (cicli di studio, prestazioni di studio, garanzia della qualità e accreditamento). Queste direttive non limitano in alcun modo né la libertà scientifica delle scuole universitarie, né il loro margine di manovra nell'elaborazione della loro offerta formativa. Neppure le condizioni di ammissione alle scuole universitarie vengono messe in discussione.</p><p>In Svizzera si è potuta attuare rapidamente la riforma di Bologna grazie alla stretta collaborazione di tutti gli attori coinvolti. Nei prossimi anni si tratta dunque di consolidare i risultati ottenuti. Si dovrà inoltre analizzare criticamente l'attuazione, in modo da poter risolvere gli eventuali problemi. Nella sua risposta a due postulati (postulato Widmer 08.3073 e postulato David 09.3961), il Consiglio federale ha già annunciato che nel prossimo messaggio concernente il promovimento dell'educazione, della ricerca e dell'innovazione farà il punto sull'attuazione della riforma di Bologna e illustrerà gli eventuali correttivi.</p>  Risposta del Consiglio federale.