Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/257370

<h2>SubmittedText<h2><p>La Svizzera non finanzia lo sforzo bellico dell’Ucraina a causa del suo statuto di neutralità. Tuttavia, la mancata fornitura di armi non deve esimerci dall’assumere la nostra parte di impegno e di solidarietà nei confronti di questo Paese, vittima di un’aggressione della Russia tanto brutale quanto contraria al diritto internazionale.&nbsp;</p><p>Affinché la nostra politica di neutralità sia credibile agli occhi dei nostri vicini europei, che a loro volta assicurano la difesa del nostro continente, dovremmo impegnarci ancora di più di altri per far fronte ai bisogni umanitari, proteggere la popolazione e ricostruire l’Ucraina.</p><p>Eppure, nel confronto internazionale, secondo l’Istituto Kiel siamo in fondo alla classifica, dietro a tutti i Paesi europei, se si rapporta al PIL l’importo totale del sostegno civile o militare.&nbsp;</p><p>Il 24 febbraio 2023 la Svizzera aveva offerto lo 0,05 per cento del suo PIL, mentre l’Estonia era all’1,3, la Norvegia allo 0,7, la Germania e il Regno Unito allo 0,4 e l’Austria allo 0,5 per cento, un tasso di sforzo dieci volte superiore al nostro.&nbsp;</p><p>Anche tenendo conto dell’accoglienza dei rifugiati ucraini in Svizzera, con una percentuale dello 0,22 per cento restiamo ben al di sotto del tasso di sforzo dei nostri vicini; a mo’ di confronto, in Portogallo è dello 0,59, nei Paesi Bassi dello 0,89 e in Polonia del 3,1 per cento.&nbsp;</p><p>- Il Consiglio federale come interpreta queste cifre?</p><p>- Possiede altre statistiche che dimostrino che la Svizzera sta facendo tutto il possibile per sostenere l’Ucraina, anche in relazione al PIL?&nbsp;</p><p>- In caso contrario, oltre a un adeguato sostegno civile, con quali altri mezzi il Consiglio federale intende assumersi la sua parte di impegno europeo per l’Ucraina?&nbsp;</p><p>- Come può la neutralità svizzera risultare interessante per i nostri partner dell’UE se ci consente di non partecipare alla difesa del continente e dell’Ucraina senza per questo assumerci le nostre piene responsabilità nel campo dell’aiuto umanitario e della ricostruzione?</p><p>- Gli importi annunciati dalla Svizzera per l’Ucraina provengono principalmente dalla cooperazione internazionale. Se tutti i Paesi ricchi agissero nello stesso modo tagliando i loro budget di cooperazione internazionale a favore del sostegno militare e civile all’Ucraina, quali sarebbero le conseguenze per i Paesi più fragili e per la stabilità mondiale?&nbsp;</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Domande 1 e 2: l’«Ukraine Support Tracker» dell’Istituto Kiel per l’economia mondiale annovera gli aiuti militari, finanziari e umanitari promessi all’Ucraina da parte dei governi a partire dal 24&nbsp;gennaio&nbsp;2022. Lo studio considera gli aiuti annunciati e non i fondi effettivamente versati. L’«Ukraine Support Tracker» si basa su proposte di sostegno senza orizzonte temporale e tiene in parte conto delle garanzie all’esportazione e dei prestiti. Un’altra possibilità di confronto internazionale è rappresentata dalle cifre sull’aiuto pubblico allo sviluppo (APS) pubblicate annualmente dall’OCSE. Queste risultano dalle spese effettive all’anno e sono indicate conformemente alle direttive internazionali del Comitato di aiuto allo sviluppo (CAS) dell’OCSE. Il Consiglio federale rimanda alla relativa scheda, che contiene informazioni complementari e confronta i due metodi di rilevamento: www.dfae.admin.ch &gt; DFAE &gt; Attualità &gt; Dossier &gt; Guerra contro l’Ucraina – Misure adottate dalla Confederazione dal 24&nbsp;febbraio&nbsp;2022 &gt; Grafica Ucraina: Differenze Aiuto pubblico allo sviluppo APS - Kiel-Tracker (disponibile in tedesco e francese)</p><p>Domande 3 e 4: il lavoro della Svizzera in Ucraina si concentra in tre ambiti: la diplomazia, l’aiuto umanitario e la politica di sviluppo. In questi tre ambiti, la Svizzera trae vantaggio dal suo statuto di partner neutrale e di lunga data. Ospitando la prima Ukraine Recovery Conference, la Svizzera ha dato un contributo decisivo, sul piano diplomatico, all’elaborazione dei principi applicabili al processo di ricostruzione. Nell’ambito della presidenza del Consiglio di sicurezza dell’ONU, la Svizzera si è impegnata anche a favore del sostegno all’Ucraina: ha per esempio chiesto di rispettare i cinque principi dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA) al fine di garantire la sicurezza della centrale nucleare di Zaporizhzhia in Ucraina. La Cooperazione internazionale (CI) della Svizzera svolge attività in Ucraina dagli anni Novanta del secolo scorso e adatta costantemente la sua azione in funzione delle esigenze. Per il 2023, il Consiglio federale ha fissato un piano d’azione che permette una grande flessibilità. Per esempio, è stato possibile rispondere immediatamente alle inondazioni provocate dalla distruzione della diga di Kakhovka mettendo a disposizione competenze in campo umanitario, inviando aiuti e mobilitando il sostegno di organizzazioni partner. Per gli anni 2023 e 2024 la CI sbloccherà circa 300&nbsp;milioni di franchi per l’aiuto umanitario e la politica di sviluppo. Inoltre, nell’ambito della Strategia CI 2025–2028, il Consiglio federale ha previsto di stanziare un importo supplementare di circa 1,5&nbsp;miliardi a favore dell’Ucraina e della regione. Dato che, in fatto di ricostruzione, le esigenze superano le possibilità e l’ambito di competenza della CI, il Consiglio federale ha incaricato un gruppo di lavoro interdipartimentale di esaminare le opzioni di finanziamento, il quadro giuridico e le modalità di partecipazione della Confederazione così come quelle del settore privato. La Svizzera ha già adottato le prime misure concrete firmando insieme ad altri Paesi, in occasione della Ukraine Recovery Conference 2023 a Londra, una dichiarazione d’intenti per attuare la «Ukraine Recovery Guarantee Facility».&nbsp;</p><p>Domanda 5: il sostegno fornito finora all’Ucraina è stato finanziato dai fondi della CI e da tre crediti aggiuntivi approvati dal Parlamento. Per il prossimo periodo strategico della CI, il Consiglio federale intende continuare a operare rispondendo ai bisogni reali, garantire una certa continuità e non depennare Paesi o temi prioritari a causa del maggiore fabbisogno da parte dell’Ucraina. La ragione sta soprattutto nel fatto che la CI dà un contributo significativo alla sicurezza internazionale e il Consiglio federale non vuole perdere di vista il resto del mondo alla luce del contesto attuale. La linea seguita è anche coerente con la tradizione umanitaria del nostro Paese.</p>