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Il consiglio federale adotta sanzioni contro lo Zimbabwe, dopo le notizie di irregolarità nelle recenti elezioni presidenziali.Questo contenuto è stato pubblicato il 19 marzo 2002 - 19:28
Il Consiglio federale ha deciso di adottare sanzioni contro lo Zimbabwe, dopo le irregolarità nelle elezioni presidenziali del 9-11 marzo. Le sanzioni, in vigore da mercoledì 20 marzo, prevedono il divieto di fornire armamenti e restrizioni alla libertà di movimento di rappresentanti del governo di Harare, come pure il congelamento di loro eventuali beni patrimoniali in Svizzera.
Per evitare di eludere le sanzioni internazionali
Si impedisce così che si abusi della piazza finanziaria elvetica per eludere le sanzioni decretate da altri Stati, afferma in una nota il Dipartimento federale degli affari esteri (Dfae), invitando persone e istituzioni che detengono o gestiscono beni patrimoniali soggetti alle sanzioni a notificarli senza indugio al Segretariato di stato dell'economia (seco).
La decisione è stata presa «in seguito alle manipolazioni rilevate durante le elezioni presidenziali e alle continue violazioni dei diritti umani», come pure sulla base delle sanzioni decretate da altri Stati, in particolare l'Unione europea e gli Stati Uniti. Le sanzioni - sottolinea il comunicato - «colpiscono in modo mirato i rappresentanti del governo e non la popolazione civile».
Preoccupazione per lo sviluppo economico e umanitario
Il Consiglio federale si augura che nello Zimbabwe «i principi democratici tornino quanto prima ad essere rispettati» e che «la situazione nel paese si stabilizzi». La Svizzera segue «con attenzione e preoccupazione» anche lo sviluppo economico e umanitario nel paese africano. e valuta costantemente la necessità di prestare aiuto umanitario, conclude la nota.
Unione europea e Stati Uniti hanno adottato un pacchetto di misure contro il regime di Harare ancor prima delle elezioni. Bruxelles e Washington hanno imposto il mese scorso «restrizioni di viaggio» agli esponenti più importanti del governo di Robert Mugabe e hanno pure congelato gli averi del presidente-dittatore e delle persone a lui vicine.
Interpellata all'inizio del mese, la portavoce del Dfae Muriel Berset Kohen non era stata in grado di fornire indicazioni in merito alle speculazioni di stampa, secondo cui Mugabe disporrebbe di conti in Svizzera.
swissinfo e agenzie
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