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CAMBRIDGE, MA - La versione B.1.1.7 del coronavirus, conosciuta principalmente come "variante inglese", resta presente nell'essere umano quasi il doppio del tempo rispetto alla versione "classica".
È quanto è emerso da un recente studio del Dipartimento di Sanità dell'Università di Harvard, ripreso da Forbes.
Un contagio con la versione britannica, quindi, estende il periodo in cui una persona è potenzialmente contagiosa da circa otto a circa tredici giorni. Il problema che sorge spontaneo è se la durata della quarantena, di 10 giorni, sia ancora adatta anche per affrontare questa variante del virus.
Lo studio di Harvard è stato condotto in collaborazione con la National Basketball Association (NBA), i cui giocatori venivano testati ogni giorno in occasione della "bolla" allestita durante i playoff.
Su 65 giocatori positivi al Covid-19, sette di loro sono stati contagiati dalla variante B.1.1.7, permettendo un'attenta analisi delle differenze. «Per gli individui affetti dalla variante britannica la durata media dell'infezione è stata di 13 giorni», hanno spiegato i ricercatori. Per confronto, per chi non era infettato da tale variante, «la durata media è stata di 8,2 giorni».
Inoltre, i pazienti con la variante B.1.1.7 hanno sperimentato «infezioni prolungate con più particelle virali»: avevano quindi un carico virale maggiore rispetto alle controparti non B.1.1.7. Ciò può essere associato - a detta dei ricercatori - alla maggiore trasmissibilità di questa versione.
I risultati della ricerca sono ancora preliminari e basati su un campione ridotto, tuttavia, se venissero confermati potrebbe risultare necessario «un periodo più lungo di quarantena per evitare efficacemente le infezioni prima che ci sfuggano di mano» sostengono da Harvard.
In particolare, come introdotto recentemente dalla Cina, gli scienziati ritengono che i giorni di quarantena debbano essere estesi «a tre settimane».