Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01070.jsonl.gz/561

“Due terzi dell’isola sono scomparsi, principalmente a causa dell’erosione. Il nostro obiettivo è salvare la terra che ci rimane. Ecco perché abbiamo bisogno di un argine attorno all’isola”. James “Ooker” Eskridge è sindaco di un paese della Virginia che sta scomparendo dalla carta geografica.
Tra 30 anni - prevedono gli scienziati - l’isola di Tangier sarà completamente sommersa dalle acque dell’Atlantico e i suoi 460 abitanti diventeranno tra i primi rifugiati climatici degli Stati Uniti.
Eppure, sulla minuscola isola, che negli ultimi 150 anni non ha mai smesso di perdere "terreno", gli abitanti non credono ai cambiamenti climatici. L’86 per cento di loro ha votato per il presidente statunitense Donald Trump e tutti sperano che il tycoon costruisca al più presto un muro protettivo per salvare quel che resta dell’del loro paese. A credere in Trump è soprattutto il sindaco-pescatore di gamberi e ostriche, James “Ooker” Eskridge che ha sottoposto il probema della sua isola al numero uno della Casa Bianca.
“Ne ho parlato con il presidente Trump. Anche lui mi ha confermato che ci sono dei cambiamenti a livello climatico, ma che sono dei su e giù del tutto naturali... mi ha detto che la nostra isola esiste da secoli e che continuerà ad esistere per molti secoli ancora”, racconta fiducioso Eskridge. “Donald Trump parla sempre di costruire muri. Ebbene, anche noi vogliamo il nostro muro, tutto attorno a Tangier”.
Andrea Vosti