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In febbraio il Cio aprì un'indagine sulla governance dell'Aiba (International boxing association) il cui nuovo presidente a interim era l'uzbeko Gafur Rakhimov, personaggio ritenuto collegato al crimine organizzato. Il comitato olimpico si riservò il diritto di rivedere l'inclusione del pugilato nel programma dei Giochi Olimpici giovanili di Buenos Aires 2018 e dei Giochi estivi di Tokyo 2020. Ebbene, il Comitato esecutivo del Cio, non soddisfatto del rapporto preparato dall'Aiba sulle sue questioni di governance, finanze, arbitraggio e antidoping, ha ora deciso di 'congelare' l'organizzazione del pugilato in occasione dei Giochi di Tokio.
“I contatti ufficiali tra l'Aiba e il Comitato organizzatore di Tokio 2020, la vendita dei biglietti, l'approvazione e l'allestimento del sistema di qualificazione, la pianificazione dei test, e il completamento del programma delle competizioni” sono dunque sospesi, ha preciso il Cio attraverso un comunicato. L'inchiesta avviata potrebbe portare alla revoca del riconoscimento olimpico all'Aiba, per "svariati motivi di preoccupazione legati alle finanze, alla governance, all'etica dell'associazione internazionale che governa il pugilato dilettantistico".
Nonostante la durezza di questa misura, il Cio promette di fare il massimo a tutela degli atleti e per fare in modo che un torneo olimpico abbia regolarmente luogo.
Il pugilato, disciplina storica alle Olimpiadi, aveva già suscitato l'ira del Cio nel 2016 a Rio, dove 36 ufficiali di gara e arbitri vennero squalificati. Le cose non sono certo migliorate con l'elezione alla testa dell'Aiba del citato uzbeco Gafur Rakhimov a inizio novembre. È accusato dal Tesoro americano di essere un criminale di primo livello nel suo paese, anche se lui nega con decisione.