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Il ministro dell'economia, membro del Consiglio federale dal 2010, ha rassegnato le dimissioni e abbandonerà il suo incarico il prossimo 31 dicembre. Johann Schneider-Ammann, che non è riuscito ad imprimere grandi accenti in governo, vuole consacrarsi, tra l’altro, alla sua “attività di nonno”.Questo contenuto è stato pubblicato il 25 settembre 2018 - 11:35
- Français Johann Schneider-Ammann démissionne
Già da diversi giorni circolavano voci su una prossima partenza del ministro del Partito liberale radicale, la cui salute aveva suscitato alcuni interrogativi. Il ministro dell’economia appariva sempre più stanco e, secondo alcuni media, tendeva sempre più spesso ad assopirsi durante riunioni pubbliche e governative. “Sto bene e sono sveglio”, ha dichiarato martedì mattina Schneider-Ammann, aprendo la conferenza stampa in cui ha annunciato la sua partenza.
Le dimissioni giungono due giorni dopo la vittoria ottenuta dal governo nelle votazioni federali del fine settimana: il popolo ha infatti riconfermato la politica agricola del ministro dell’economia, bocciando le due iniziative che chiedevano un riorientamento radicale della produzione, dell’importazione e del commercio di prodotti agroalimentari.
Nonostante questo successo, il bilancio in governo del rappresentante liberale radicale appare alquanto grigio: Schneider-Ammann non è riuscito ad imprimere grandi accenti alla politica economica nazionale ed ha suscitato spesso delle critiche per la sua mancanza di dinamismo e di personalità. Tra i punti a suo favore rimangono l’accordo di libero scambio concluso con la Cina.
Carriera nell’azienda famigliare
Nato il 18 febbraio 1952 a Sumiswald, nel Canton Berna, Johann Schneider-Ammann, ha frequentato studi di elettrotecnica al Politecnico federale di Zurigo, conseguendo la laurea nel 1977. È poi entrato nel Gruppo Ammann di Langenthal, un’azienda di macchinari industriali appartenente alla famiglia di sua moglie, Katharina Schneider-Ammann, con la quale ha avuto due figli.
Nel 1990 è diventato presidente del Gruppo Ammann. Nel giro di una ventina d’anni è riuscito a quadruplicare il fatturato dell’impresa famigliare. Secondo una stima della rivista "Bilanz" pubblicata nel 2016, il patrimonio della sua famiglia ammonta a 475 milioni di franchi. Nel 1999 Schneider-Ammann è stato eletto presidente di Swissmem, l’organizzazione svizzera dell’industria metalmeccanica ed elettrica. È stato inoltre vicepresidente di Economiesuisse, l’associazione mantello delle imprese elvetiche.
Uomo dell’industria
Entrato nel 1999 nella Camera del popolo, come rappresentante del Partito liberale radicale (PLR), Schneider-Ammann è stato eletto in governo nel 2010, quale successore del collega di partito Hans-Rudolf Merz. Considerato allora più un uomo dell'industria con una certa sensibilità sociale, che non un politico, il ministro ha assunto la direzione del Dipartimento dell'economia.
Ardente difensore del liberismo economico, ha sempre sostenuto la concorrenza fiscale, la liberalizzazione delle ore di apertura dei negozi e si è opposto all'introduzione di un salario minimo. Johann Schneider-Ammann si è detto contrario ad un ampliamento delle assicurazioni sociali e si è battuto contro l'assicurazione maternità.
L'industriale bernese ha sempre goduto di un'immagine di uomo integro e con i piedi per terra. Il ministro dell’economia ha criticato i salari abusivi di certi manager e l'atteggiamento delle banche durante la crisi. La sua stessa integrità è stata però messa in discussione, in seguito ad alcune rivelazioni su discutibili operazioni di ottimizzazione fiscale effettuate dal Gruppo Ammann in Lussemburgo.
Pessimo oratore
Col passare degli anni vi erano sempre più osservatori politici che si chiedevano se Schneider-Ammann avesse il profilo giusto per far parte del Consiglio federale. Le premesse erano buone, ma spesso il ministro dell’economia non è riuscito a soddisfare le attese. Persino dai ranghi della destra economica sono giunte critiche per la mancanza di decisioni chiave e per essersi fatto cogliere di sorpresa dalla crisi del franco forte.
Il rappresentante liberale radicale si è contraddistinto, suo malgrado, per goffe dichiarazioni e apparizioni pubbliche che non hanno mancato di innervosire o suscitare sarcasmi. A disagio di fronte ai media e pessimo oratore, nel 2016 ha destato perfino l’attenzione di diversi media stranieri, pronunciando, quale presidente della Confederazione, un patetico discorso in occasione della giornata mondiale del malato. Durante tale orazione ha dichiarato, in tono particolarmente lugubre, che "la risata fa bene alla salute". Il video del discorso è diventato rapidamente virale.
Il suo mandato è stato contraddistinto da alcuni rovesci dinnanzi alle Camere federali, in particolare quello toccato al suo progetto di revisione della legge sui cartelli o ai suoi tentativi di apertura del mercato agricolo. Negli ultimi anni ha attirato sempre di più l'ostilità dei sindacati, che recentemente hanno tra l'altro rifiutato di partecipare ad una tavola rotonda indetta dal ministro per discutere di una revisione delle misure volte ad alleviare le ripercussioni sul mondo del lavoro della libera circolazione delle persone con l'UE. Tra i successi di Schneider-Ammann vale la pena ricordare la conclusione dell'accordo di libero scambio con la Cina.
Corsa alla successione aperta
Schneider-Ammann è il secondo consigliere federale che intende lasciare il governo entro la fine di questa legislatura. Già l’anno scorso, la responsabile del Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni (DATEC) Doris Leuthard aveva annunciato che abbandonerà il suo incarico entro la fine dell’anno prossimo, senza indicare termini precisi.
La corsa alla successione del liberale radicale è ora aperta. L'elezione è prevista per il 5 dicembre e vi sono grandi pressioni per la scelta di una candidata femminile. Tra le papabili figura in prima fila la senatrice sangallese Karin Keller-Sutter, uscita sconfitta dallo stesso Schneider-Ammann durante l’elezione per la successione di Hans-Rudolf Merz nel 2010.
Anche altre parlamentari potrebbero lanciarsi nella corsa, tra queste la consigliera nazionale svittese e presidente del partito Petra Gössi. Come Karin Keller-Sutter, anche lei ha il vantaggio di provenire da una regione che non annovera consiglieri federali.
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