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Ulteriori informazioni sulla decisione del Consiglio federale, 1° aprile 1949
Nel 1949 la Svizzera occupa un posto importante in Europa: le sue competenze in materia di diritto internazionale umanitario sono riconosciute. Dopo le due Guerre mondiali, forte del suo impegno a protezione degli interessi stranieri e della sua stretta collaborazione con la Croce Rossa, possiede una certa esperienza nel campo dell’aiuto alle vittime e nella tutela dei prigionieri di guerra.
Quando gli Stati comprendono di dover fare un bilancio di quello che non ha funzionato durante la Seconda Guerra mondiale e chiedono una nuova conferenza internazionale, è la Svizzera dunque, del tutto naturalmente, a prendere l’iniziativa.
In questa decisione dell’aprile 1949, il Dipartimento politico ricorda che il Consiglio federale è il «gestore» delle Convenzioni di Ginevra, che la Svizzera ne è la depositaria e che a questo titolo ha sempre preso l’iniziativa di convocare le conferenze internazionali volte alla loro revisione. Il Dipartimento politico precisa inoltre che la conferenza, prevista per il mese di agosto 1949, dovrà adeguare le convenzioni in vigore alla «guerra moderna».
Il richiamo alla «guerra moderna» fa probabilmente riferimento al concetto di «guerra totale» di Adolf Hitler, secondo il quale non solo l’esercito di un Paese entra in guerra, ma anche i suoi abitanti. In risposta, la conferenza internazionale del 1949 riuscirà a far iscrivere nel diritto internazionale il principio della protezione dei civili durante i conflitti armati.
Il Dipartimento politico, il predecessore del DFAE, ritiene che in caso di successo la conferenza «sarà ricordata tra i grandi eventi internazionali». Ecco perché, argomenta, in quanto «responsabile della gestione delle Convenzioni di Ginevra, potenza neutrale spesso chiamata a proteggere interessi stranieri e patria della Croce Rossa», la Svizzera farà di tutto per garantirne la riuscita.
Articolo redatto in collaborazione con l’Archivio federale svizzero.