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Un partito è un'org. di cittadini che mira ad affermare in ambito pubblico le idee politiche sostenute dai suoi membri. Si presenta come il difensore di un'ideologia e, nel contempo, degli interessi economici e sociali di determinati gruppi, ambienti o classi. In Democrazia i partiti ricoprono il ruolo di intermediario tra lo Stato e i cittadini. Forgiano le opinioni politiche e integrano i cittadini nel sistema politico. Elaborano programmi politici e prese di posizione su argomenti diversi per i media e le autorità, reclutano e formano i candidati per le cariche pubbliche elettive e conducono le campagne che precedono le votazioni e le elezioni com., cant. e fed. In Svizzera i partiti assumono la natura giur. di ass.
Come in altri Paesi dell'Europa occidentale, i partiti ebbero origine nel XIX e XX sec. dalle fratture (cleavages) socioculturali e socioeconomiche, in particolare tra centro e periferia, Chiesa e Stato, lavoro e capitale e città e campagna. L'edificazione degli Stati nazionali portò alla comparsa di minoranze culturali e linguistiche, contrapposte alla cultura dominante; in Svizzera questo processo causò dibattiti sulla posizione dei cant. e delle Chiese nello Stato e nella società, discussioni che si tradussero nella fondazione dei partiti liberali radicali e conservatori. L'Industrializzazione e l'urbanizzazione diedero origine alla formazione, a sinistra, dei partiti socialisti, che a nome degli Operai preconizzavano la riforma o il rovesciamento del sistema capitalistico. I partiti agrari rivendicarono misure contro il declino dell'agricoltura nella società industriale. I partiti non si limitavano a rispecchiare le fratture socioeconomiche e socioculturali, ma contribuivano nel contempo al consolidamento strutturale e ideologico di queste ultime. Per un Paese plurilingue e multiconfessionale come la Svizzera era importante che tali fratture non si sovrapponessero ai confini linguistici e confessionali. Travalicando questi limiti, i partiti ebbero un ruolo integratore nello Stato federale. Nell'ultimo terzo del XX sec. la terziarizzazione dell'economia, lo sviluppo della società dei consumi e l'individualizzazione degli stili di vita, cui si è aggiunto un mutamento di valori, hanno attenuato le vecchie fratture.
Autrice/Autore: Urs Altermatt, David Luginbühl / vfe
Le origini dell'odierno sistema partitico sviz. risalgono agli anni 1830-40. Nel contesto delle lotte costituzionali della Rigenerazione, nei cant. attorno a notabili si svilupparono comunità di pensiero e azione, precorritrici dei futuri partiti che si rifacevano al Liberalismo, Radicalismo o al Conservatorismo. Sul fronte liberale radicale si distinsero diverse ass. patriottiche quali lo Schutzverein, l'Ass. nazionale sviz. o l'Ass. patriottica sviz., su quello conservatore le ass. dell'Oberegg nel cant. San Gallo (1834) e di Ruswil in quello di Lucerna (1840). Scopo di queste org. prepartitiche era in primo luogo di mobilitare la pop. nelle elezioni e votazioni cant. (Associazioni).
Sul piano fed. il principale conflitto della prima metà del XIX sec. riguardò la riforma della Conf. Ai dibattiti costituzionali, che dalla Rivoluzione elvetica videro opporsi progetti centralisti e federalisti, si affiancarono le contrapposizioni di politica ecclesiastica e culturale (rapporti tra Chiesa e Stato, scuole, matrimonio civile, ecc.). Apparvero da un lato la fam. di partiti che riuniva diverse correnti del liberalismo e del radicalismo (Partito radicale democratico, PRD), e, dagli anni 1860-70, il Movimento democratico; minimo comun denominatore di queste formazioni era l'opposizione all'Ultramontanismo catt. In un contesto di marcata confessionalizzazione dell'attività politica, negli anni 1840-50 i partiti conservatori, altrettanto eterogenei, si divisero dall'altro lato in un'ala catt. (Cattolici conservatori) e un'ala rif. I contrasti costituzionali e religiosi culminarono nella guerra del Sonderbund del 1847. La vittoria dei riformatori permise l'anno successivo la fondazione dello Stato fed.
Nella seconda metà del XIX sec. i radicali dominarono l'Assemblea fed. e controllarono i sette seggi del Consiglio federale. Il Sistema elettorale maggioritario favoriva la loro egemonia. L'opposizione catt. conservatrice si concentrò dopo il 1848 sulla riconquista del controllo dei cant. che in precedenza avevano aderito al Sonderbund (Lucerna, Friburgo, Vallese, Zugo, Uri, Svitto, Obvaldo e Nidvaldo). Il Kulturkampf degli anni 1870-80 spinse i catt. a moltiplicare ass. e periodici, che dovevano contribuire a forgiare un'identità comune, di cui il partito conservatore fu l'espressione politica (Partito popolare democratico, PPD). L'introduzione del Referendum popolare facoltativo sul piano fed. permise all'opposizione catt. conservatrice, coalizzatasi con alcuni gruppi conservatori rif. come l'Eidgenössischer Verein (1875) o il partito popolare bernese (1882), e ad alcuni movimenti federalisti della Svizzera franc. di esercitare pressioni sui radicali al governo. L'elezione del primo Consigliere fed. conservatore (1891), Josef Zemp, fu un passo importante verso un compromesso tra il radicalismo e il cattolicesimo politico.
Questo avvicinamento fu legato a un cambiamento di paradigma. Il progresso dell'industrializzazione pose in risalto i conflitti socioeconomici. Le prime org. operaie, come la società del Grütli (1838), si inserirono in un primo tempo nel solco del radicalismo; radicali di sinistra, democratici e rappresentanti delle Società operaie condivisero a lungo una visione ideologica che combinava repubblicanesimo e riformismo sociale. Al contrario, il Partito socialista (PS), fondato nel 1888, promosse una politica sempre più fondata sulla lotta di classe (Socialismo). Nel contempo la Borghesia prese le distanze dalla sinistra e i radicali bloccarono la riforma elettorale (rifiuto del sistema proporzionale). Il conflitto sfociò nello Sciopero generale del 1918, a cui non partecipò il Movimento cristiano-sociale, la cui prima org. mantello fu fondata nel 1899 (Federazione svizzera dei sindacati cristiani).
Le esperienze della prima guerra mondiale, durante la quale i Contadini si profilarono come garanti dell'approvvigionamento del Paese e baluardo antisocialista, e l'introduzione del sistema proporzionale furono all'origine della fondazione di un partito agrario a Zurigo nel 1917. Una formazione analoga, costituita a Berna nel 1918, divenne la prima forza politica del cant., rinominata partito dei contadini, degli artigiani e dei borghesi (PAB) nel 1921.
Mentre i catt. conservatori (conservatori dal 1912) mantennero il controllo sul loro elettorato operaio e contadino, i radicali furono indeboliti dalla comparsa del PS e del PAB. Il Partito liberale (PL) sostituì nel 1913 il "centro" liberale e riuscì ad affermarsi nei cant. rif. francofoni e a Basilea Città.
Autrice/Autore: Urs Altermatt, David Luginbühl / vfe
Le prime elezioni con il sistema proporzionale (1919) registrarono una ridistribuzione massiccia dei seggi. I radicali persero la maggioranza assoluta. Si costituì un nuovo sistema partitico formato da quattro grandi partiti, che caratterizzò gran parte del XX sec. La loro forza oscillò tra il 21 e il 29% per il PRD e il PS, il 20 e il 23% per i conservatori e l'11 e il 15% per il PAB.
Il PRD fu costretto a formare coalizioni di governo. I conservatori ottennero il secondo seggio nel Consiglio fed. nel 1919, mentre il PAB entrò a farvi parte nel 1929 con Rudolf Minger. La composizione del governo rifletteva il clima regnante dallo sciopero generale del 1918: il blocco borghese, unito dall'Anticomunismo e l'antisocialismo, si contrapponeva all'opposizione di sinistra. Il PS seguiva una strategia di lotta di classe; negli anni 1930-40 ottenne la maggioranza relativa dei voti (28,7% nel 1931).
Il sistema proporzionale favorì le scissioni all'interno dei partiti. Nel 1921 l'ala sinistra si separò dal PS e fondò il Partito comunista (PC), che sul piano fed. non raccolse mai più del 3% dei voti (Comunismo). Dopo essere stato interdetto nel 1940, il PC fu ricostituito nel 1944 con il nome di Partito del lavoro. All'estrema destra all'inizio degli anni 1930-40 furono creati una serie di partiti che parteciparono con successo ad alcune elezioni cant., ma che in seguito persero rapidamente importanza (Frontismo).
Di fronte alla minaccia nazifascista i grandi partiti si avvicinarono (Difesa spirituale). A metà degli anni 1930-40 il PS riconobbe necessaria la difesa nazionale militare e stralciò dal suo programma il concetto di "dittatura del proletariato"; i partiti borghesi accettarono le prime misure di politica congiunturale che preannunciavano il successivo modello dell'economia sociale di mercato. Nel 1943, in piena guerra, Ernst Nobs fu il primo socialista eletto al Consiglio fed.; in tal modo i quattro principali partiti vi erano tutti rappresentati (tre PRD, due conservatori, un PAB, un PS). Il sistema politico raggiunse la massima stabilità nella prima metà degli anni 1960-70. In seguito all'introduzione della Formula magica (due PRD, due conservatori, due PS, un PAB) il governo, composto in modo proporzionale secondo il consenso riscosso da ciascuno dei grandi partiti, simboleggiò l'integrazione delle principali forze politiche nello Stato fed.
La stabilità del sistema politico era strettamente connessa al consolidamento dei partiti stessi, che controllavano il loro elettorato grazie a un'ampia rete di giornali (Stampa), ass. e Federazioni. Nel periodo fra le due guerre mondiali in particolare il partito conservatore e il PS divennero formazioni legate a un elettorato specifico, i cui dirigenti si consideravano i portavoce di una società sommersa ampiamente organizzata. Il sistema proporzionale largamente applicato nello Stato e nella società era uno degli elementi centrali della Democrazia consociativa.
Autrice/Autore: Urs Altermatt, David Luginbühl / vfe
A metà degli anni 1960-70 la concordanza mostrò i primi segni di cedimento. L'opposizione al monopolio garantito ai grandi partiti dalla formula magica si manifestò innanzitutto con il successo dell'Anello degli Indipendenti alle elezioni del 1967, quando questo movimento di orientamento nel contempo sociale e liberale, fondato nel 1936, ottenne il 9,1% dei voti per il Consiglio nazionale, superando ampiamente l'abituale media del 5% ca.
La frustrazione politica provocata dal rigido sistema della concordanza si palesò anche nel forte aumento di manifestazioni, Petizioni e Iniziative popolari promosse dalla base. I nuovi Movimenti sociali, come i Movimenti antinucleari, per la pace (Pacifismo) o ecologisti, il Movimento femminista, ma anche il movimento contro l'inforestierimento (Xenofobia) seguirono in un primo tempo una strategia di opposizione extraparlamentare.
All'inizio degli anni 1970-80 i partiti xenofobi e populisti di destra riuscirono ad alterare la struttura partitica tradizionale. Profittando dell'eco suscitata dall'iniziativa Schwarzenbach (1970), alle elezioni per il Consiglio nazionale del 1971 l'Azione nazionale e il Movimento repubblicano raccolsero il 7,5% dei voti, ma persero slancio negli anni successivi. Il Movimento repubblicano si sciolse nel 1989, l'Azione nazionale fu rinominata Democratici svizzeri. Con il partito degli automobilisti (fondato nel 1985, dal 1994 al 2009 Partito della libertà), promotore di una politica xenofoba e antiecologista, e la Lega dei ticinesi le formazioni populiste di destra registrarono nel 1991 un nuovo successo ottenendo il 10,9% dei voti.
I movimenti del 1968 e i nuovi movimenti sociali si inserirono nel sistema partitico con le Organizzazioni progressiste, in origine di orientamento marxista-leninista, e i Verdi. Nelle elezioni per il Consiglio nazionale del 1987, influenzate dai dibattiti sul deperimento dei boschi e sulle catastrofi ambientali di Cernobyl e di Schweizerhalle, lo schieramento, molto frammentato, della sinistra alternativa e degli ecologisti ottenne il 9% dei voti.
La percentuale di consensi raccolti complessivamente dai quattro partiti di governo scese dal 1963 al 1991 da oltre l'85% al 69% ca. La fedeltà a un partito, ai suoi organi di stampa e alle sue ass. si erose. Dagli anni 1970-80 i partiti tentarono di attirare nuovi elettori anche al di fuori dei loro tradizionali bacini elettorali curando la loro popolarità a scapito della purezza ideologica. Nel 1970 il partito conservatore cristiano-sociale assunse il nome di partito popolare democratico e prese le distanze dall'eredità del cattolicesimo politico. Adottò una posizione di centro, come fece in un primo tempo l'Unione democratica di centro (UDC), nata nel 1971 dall'unione del PAB e delle sezioni glaronesi e grigionesi del partito democratico. Il PS subì le pressioni interne delle correnti di sinistra, ecologiste, terzomondiste e femministe. Interessi divergenti furono all'origine di un marcato mutamento dell'estrazione sociale dei suoi sostenitori: tradizionale difensore della classe operaia, dagli anni 1980-90 il PS rappresenta piuttosto le nuove classi medie. Fra il 1983 e il 1991 il PRD con un programma neoliberale (Neoliberalismo) è ridivenuto il partito di maggioranza.
Autrice/Autore: Urs Altermatt, David Luginbühl / vfe
Nel decennio 1990-2000 le oscillazioni elettorali raggiunsero dimensioni inabituali. L'UDC, divenuta un partito nazionalista, conservatore e populista, passò dal 12% di voti nel 1991 a quasi il 29% nel 2007. Si tratta del cambiamento di maggiore rilievo nel sistema partitico dal 1919. I partiti di centro (PPD e PRD) sono scesi per contro ampiamente al di sotto della soglia del 20%. Nel 2003 l'UDC ha ottenuto un secondo seggio nel Consiglio fed. a spese del PPD, ciò che segnò la fine della formula magica così come era stata concepita nel 1959. Per rafforzare la propria posizione nell'Assemblea fed. il PPD ha formato nel 2007 un unico gruppo parlamentare con il piccolo Partito popolare evangelico (fondato nel 1919) e i Verdi liberali. Nel 2009 il PRD si è unito al PL.
Agli estremi del panorama politico vi fu un consolidamento dei partiti principali. Gli schieramenti scissionisti della Nuova sinistra riconfluirono nel PS o nei Verdi, impostisi nel 1991 in campo ecologista. Le formazioni minori della destra populista vennero riassorbite in ampia misura dall'UDC. La mancata rielezione del Consigliere fed. UDC Christoph Blocher nel 2007 causò tuttavia lotte intestine; nel 2008 i moderati dell'UDC si sono separati dal partito, fondando il partito borghese democratico sviz.
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L'autonomia com. e il Federalismo hanno influenzato lo sviluppo dei partiti sviz., che apparvero prima sul piano com. e cant. (per i sistemi partitici cant. si rimanda alle voci sui cant.), e solo relativamente tardi su quello fed. (PS nel 1888, PRD nel 1894, partito popolare catt. nel 1894 risp. partito conservatore nel 1912, PAB nel 1936). A destra in particolare, i partiti nazionali restarono eterogenee org. mantello. Attorno al 2000 esistevano in Svizzera 14 partiti nazionali, ca. 180 partiti cant. e ca. 5000 formazioni locali. I partiti cant., radicati nel contesto regionale, hanno talvolta adottato posizioni contrarie a quelle del partito centrale. Dato che i deputati alle Camere fed. sono eletti nelle circoscrizioni cant., sono in primo luogo i partiti cant. a organizzare le campagne elettorali. Dagli anni 1970-80 e soprattutto da quelli 1990-2000 si riscontra una progressiva convergenza dei sistemi partitici cant., mentre i temi nazionali predominano durante le campagne.
La democratizzazione precoce e i Diritti popolari hanno pure avuto un'influenza determinante. Il suffragio universale maschile fu introdotto sul piano fed. nel 1848. Il referendum popolare, inserito nella Costituzione fed. nel 1874, contribuì allo sviluppo dei partiti nazionali, che sono quindi considerati "figli dei diritti popolari", per riprendere le parole di Erich Gruner. Fin verso il 1900 essi ebbero tuttavia strutture deboli a causa dei particolarismi cant. Alcuni movimenti contestatari, quale quello contro l'inforestierimento del ventennio 1960-80, acquisirono notorietà in un primo tempo ricorrendo agli strumenti della democrazia diretta e divennero solo in seguito dei partiti. Diritti popolari e democrazia diretta favorirono inoltre una certa fluidità dei confini tra partiti di governo e partiti di opposizione. Permisero ai primi (soprattutto al PS e, dagli anni 1990-2000, all'UDC) di avere anche un ruolo di opposizione, promuovendo iniziative e referendum popolari, e di prendere in tal modo le distanze dalla concordanza.
La posizione dei partiti nel sistema politico sviz. è relativamente debole. Dalla fine del XIX sec. sono in concorrenza con le grandi federazioni, che dispongono di maggiori risorse organizzative e finanziarie. Il referendum popolare e la possibilità - inserita nella Costituzione fed. con l'introduzione degli art. sull'economia nel 1947 - di partecipare alla Procedura di consultazione in sede preparlamentare permettono alle federazioni di influire sul processo decisionale, limitando lo spazio di manovra dei partiti. Fra questi ultimi e le federazioni esistono talvolta stretti legami, come tra il PS e l'Unione sindacale svizzera o tra il PRD e il Vorort o economiesuisse (Unione svizzera del commercio e dell'industria). Solo dal 1999 la Costituzione fed. (art. 137) menziona esplicitamente il ruolo dei partiti nella formazione delle opinioni e volontà popolari. Non vi sono tuttavia né una legge sui partiti né una partecipazione dello Stato al loro finanziamento, ad esclusione dei contributi versati alle Frazioni parlamentari dal 1972. Dagli anni 1970-80 il tema di un sovvenzionamento statale stabile dei partiti è stato sempre più spesso oggetto di discussione senza però mai ottenere una maggioranza in parlamento. Sono pure state rifiutate le proposte di rendere pubblici i conti dei partiti e il finanziamento delle campagne elettorali. Le spese dei partiti sono pertanto di difficile valutazione. Secondo una ricerca condotta alla fine degli anni 1990-2000 il bilancio complessivo annuale dei partiti sviz. sui piani fed., cant. e com. ammontava a 40 milioni di frs. (60 negli anni di elezioni). Il PS si finanziava prevalentemente con le quote degli iscritti, il PRD, il PPD e l'UDC con donazioni e i Verdi con i contributi destinati al loro gruppo parlamentare.
La professionalizzazione dei partiti sviz. è inferiore alla media intern. per effetto del rispetto formale al sistema di Milizia. Solo dagli anni 1970-80 i grandi partiti nazionali si sono dotati di segretariati generali professionali. Alla fine degli anni 1990-2000 questi ultimi offrivano 150 posti di lavoro a tempo pieno. In seguito al declino dei loro organi di stampa i partiti sono costretti a rivolgersi al pubblico attraverso i media indipendenti. Affidano inoltre sempre più spesso il marketing e la gestione delle campagne elettorali a specialisti esterni.
Autrice/Autore: Urs Altermatt, David Luginbühl / vfe
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