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Il 22 settembre 2013 gli elettori svizzeri hanno votato a favore della revisione della legge sulle epidemie. Così facendo hanno accettato di depenalizzato la trasmissione del virus dell’Aids. Ne erano coscienti?
Gli obiettivi principali della revisione della legge sulle epidemie erano un effetto positivo sulla salute, metodi adeguati di individuazione, sorveglianza e lotta contro le malattie trasmissibili, ottimizzare la collaborazione tra Confederazione e cantoni, rafforzare la rete internazionale e adeguare l’ordinamento giuridico svizzero al Regolamento sanitario internazionale dell’OMS.
Gli elettori svizzeri erano stati sufficientemente informati sul fatto che accettando la legge sulle epidemie accettavano anche di depenalizzare la trasmissione del virus dell’Aids? Il ginevrino Albert T. ne dubita e ha portato il caso al Tribunale federale.
Dagli anni 1990, la trasmissione dell’Aids, intenzionale o per negligenza, viene punita dal Codice penale sino a 5 anni di carcere. A oggi sono state pronunciate una quarantina di condanne.
Lo scorso 22 settembre il popolo svizzero ha accettato la legge sulle epidemie. La campagna referendaria si è concentrata essenzialmente sull’aspetto delle vaccinazioni. Il progetto delle Camere e il depliant del Consiglio federale menzionavano che questa legge modificava anche l’art. 231 del Codice penale, senza però precisare che l’articolo sanzionava la trasmissione dell’Aids.
L’art. 231 CP, modificato il 22 settembre, d’ora in poi sanziona solo le persone che trasmettono il virus dell’Aids per “bassezza di carattere”, come stupro o bioterrorismo.
Tre giorni prima del voto Albert T. aveva presentato ricorso al Consiglio di Stato di Ginevra per chiedere il suo annullamento : “Né il depliant della votazione né i partiti politici hanno informato i cittadini sulla portata di questa modifica […] Se l’informazione fosse stata data correttamente, a parte gli ambienti omosessuali nessuno avrebbe votato a favore.”
Il 30 settembre il Consiglio di Stato di Ginevra ha respinto il ricorso di Albert T., ma lui non demorde : il 14 ottobre ha presentato un nuovo ricorso al Tribunale federale, in particolare per violazione dell’art. 34 par. 2 della Costituzione : “La garanzia dei diritti pubblici protegge la libera formazione dell’opinione dei cittadini e delle cittadine e l’espressione fedele e sicura della loro volontà.”
(Le Matin.ch)