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LONDRA - Si ripropone anche quest'anno il grido di dolore degli esercenti per l'emorragia di pub nel Regno Unito: tradizione indistruttibile sull'isola, ma non per tutti i locali. A rilanciare l'allarme è un sondaggio YouGov ripreso oggi dal sito specializzato Food Service Equipment Journal, stando al quale quattro sudditi di Sua Maestà su cinque hanno sperimentato negli ultimi anni la chiusura di qualche insegna "storica" presso la quale erano soliti dissetarsi abitualmente con un boccale di birra o con altre bevande.
Una rilevazione che conferma, empiricamente, i dati statistici aggiornati periodicamente dalla Camra (Campaign for Real Ale), organizzazione impegnata sulla trincea della difesa delle birre e dei locali tradizionali britannici, stando ai quali nel primo semestre del 2018 la chiusura dei pub su base nazionale è proseguita a un ritmo di 18 alla settimana. Non compensata da nuove aperture. La tendenza - segnata da un impatto particolarmente negativo nel Galles, nell'area metropolitana di Londra e nelle Midlands inglesi - è del resto nota da tempo: nel 2016 il tasso di "decessi" era stato indicato in 21 pub alla settimana e nel 2014 addirittura in 31.
A pesare in negativo sono la crescita del costo degli alcolici, che scoraggia parte della clientela, come pure quella di fitti e oneri d'esercizio a carico dei titolari. Tanto più dopo l'incremento recente della "tassa sulla birra" (Beer Duty) di 2 pence per pinta che - denuncia Jackie Parker, presidente della Camra - minaccia di far perdere migliaia di sterline ai commercianti d'un settore che, pure, continua a contribuire all'economia britannica per 23,1 miliardi annui.