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Negli ultimi dieci anni la Svizzera non ha compiuto nessun passo avanti in materia di zone protette. È quanto denuncia oggi la Convenzione di Berna, per la quale la Confederazione è all’ultimo posto in Europa in questo ambito e ha compiuto solo l’1,4% di ciò che sarebbe stato necessario fare per meglio proteggere gli organismi prioritari a livello internazionale.
Riunita in questi giorni a Strasburgo, l’organizzazione ha stilato un bilancio dei progressi realizzati dalla rete paneuropea di aree protette "Smeraldo", riscontrando un immobilismo in Svizzera che dura da un decennio, si legge in una nota odierna diffusa da Birdlife e Pro Natura.
Dopo aver individuato 37 siti in Svizzera nel 2012, l’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM) aveva sottolineato che altri siti avrebbero dovuto ancora essere identificati e sottoposti alla convenzione per garantire la protezione delle specie e degli ambienti naturali. Da allora però non sono state integrate nuove aree nella rete e ciò malgrado il termine fissato – suggerito dalla stessa Svizzera – fosse il 2020, criticano le organizzazioni ambientaliste.
Stando a un’analisi dettagliata della situazione condotta dalla Convenzione di Berna, in Svizzera "solo l’1,4% delle specie e degli habitat che devono essere protetti dalla rete Smeraldo dispone di un numero sufficiente di siti per garantirne la conservazione".
A questo punto la Confederazione dispone di un’ultima possibilità: entro il 2030, non solo dovrà aver istituito la rete Smeraldo, ma anche aver sviluppato e attuato i necessari piani di gestione, viene sottolineato nella nota, che precisa come lo sfruttamento agricolo o forestale appropriato sia pienamente consentito nei siti Smeraldo, a condizione che non comprometta gli obiettivi di protezione.