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Lo Spettro di Brocken o Gloria
Rivista 172 – Gennaio 2019
Un raro fenomeno ottico:
Lo Spettro di Brocken o Gloria
Di Luca Bettosini
Foto: Fotolia
Si tratta di uno dei più affascinati effetti ottici del mondo. Uno “strano arcobaleno” circolare.
La prima salita del cervino (1865) è considerata una delle più appassionanti corse alla vetta di tutta la storia dell’alpinismo, con due protagonisti che hanno fatto di tutto per superarsi ed arrivare per primi sulla cima del “più nobile scoglio d’Europa”. L’italiano Jean-Antoine Carrel e l’inglese Edward Whymper. Fu Whymper che vinse la sfida, ma a caro prezzo.
La discesa fu funestata da un gravissimo incidente. I sette erano tutti legati insieme, con Michel Croz in testa, seguito da Hadow, Hudson, Douglas, Taugwalder padre, Whymper e Taugwalder figlio. Su un passaggio non particolarmente difficile Hadow scivolò e cadde addosso a Croz, che perse l’equilibrio; i due caddero per il precipizio sul versante svizzero, trascinando prima Hudson, poi Douglas. A questo punto la corda tra Douglas e Taugwalder padre si spezzò, e i tre superstiti videro i quattro compagni precipitare per oltre 1000 metri verso il sottostante ghiacciaio del Matterhorn. Fu la prima grande tragedia dell’alpinismo moderno ed ebbe notevole eco nell’opinione pubblica.
“Fantasmi fra le nuvole, con un enorme cerchio intorno alla testa. Quella che si palesò davanti ad Edward Whymper nella discesa dalla prima salita in vetta al Cervino, nel luglio del 1865, fu “un’apparizione” impressionante, che all’alpinista inglese sembrò come l’ombra degli spettri dei suoi quattro compagni appena precipitati dal versante svizzero della montagna. Molto probabilmente quello che Whymper stava vedendo altro non era che lo “Spettro di Brocken”, noto anche come “Arco di Brocken”: fenomeno ottico che si manifesta talvolta in montagna in concomitanza di diversi fattori”. (1)
Una gloria, chiamato anche Spettro di Brocken, è un fenomeno ottico prodotto dalla luce riflessa verso la sua fonte da una nuvola di goccioline d’acqua di dimensioni uniformi. Più concretamente, essa è un’illusione di un enorme ingrandimento dell’ombra proiettata dall’osservatore, quando il Sole è basso, sulla superficie delle nuvole che circondano una montagna su cui l’osservatore si trova. Solitamente è caratterizzata dalla presenza di una corona luminescente intorno al capo o comunque alla parte più alta della figura.
Un fenomeno ottico raro ma comunque più facile da osservare in montagna.
L’apparente ingrandimento che l’osservatore percepisce è un’illusione causata dal fatto che la superficie delle nuvole relativamente vicine viene giudicata alla stessa distanza degli oggetti al suolo visibili negli squarci tra le nubi, in realtà molto più lontani.
Si tratta di un fenomeno di rara osservabilità: poiché è visibile in direzione opposta a quella del Sole, si osserva più comunemente quando si è in volo, con la gloria che circonda l’ombra proiettata dall’aeroplano sulle nuvole. Essa può avere uno o multipli anelli colorati. La dimensione angolare è molto minore di quella di un arcobaleno, circa da 5° a 20°, a seconda della dimensione delle goccioline.
Tanto più grandi sono le gocce d’acqua quanto più saturati appariranno i colori, mentre con gocce piccole i colori tendono a svanire lasciando spazio solo al bianco.
La persona che si trova tra una luce chiara e la nebbia non può vedere il suo spettro ma sarà visibile da altre persone che saranno più lontane.
Il fenomeno è osservabile non solo in montagna ma anche in volo quando un aereo si muove al di sopra delle nuvole proiettando su di esse la propria ombra, circondata anche in questo caso dall’arcobaleno circolare.
Storia
Uno dei primi fenomeni di cui si ha attestazione risale al 1736, sulle Ande, in Perù, riportato da una spedizione francese guidata da Charles Marie de La Condamine e Pierre Bouguer descritto anche in seguito da Johann Esaias Silberschlag nel 1780.
Un nome storico di questo fenomeno è Spettro di Brocken o Arco di Brocken. Il nome deriva dal monte Brocken, la più alta vetta della catena dell’Harz, in Germania. Poiché la vetta è sopra il livello delle nuvole e la zona è spesso nebbiosa, le condizioni per cui un’ombra viene proiettata su uno strato di nuvole viene relativamente favorita. L’apparizione di ombre giganti che sembrano muoversi da sole a causa del movimento dello strato di nubi (questo movimento è un’altra parte della definizione di Spettro di Brocken) e che sono circondate da una gloria può aver contribuito alla reputazione dei monti dell’Harz come rifugio per streghe e spiriti maligni.
Nel Faust di Goethe il Brocken viene chiamato Blocksberg ed è il luogo del sabba delle streghe nella Notte di Valpurga.
Il fisico Charles Thomson Rees Wilson vide una gloria mentre lavorava come osservatore temporaneo alla stazione meteorologica Ben Nevis. Ispirato dalla visione impressionante decise di costruire un apparecchio per creare nuvole in laboratorio così da poter creare glorie sintetiche su piccola scala. Il suo lavoro portò direttamente alla costruzione della camera a nebbia, un apparato per individuare le radiazioni ionizzanti.
In Cina questo fenomeno viene chiamato Luce di Buddha . Veniva spesso osservato su alte montagne coperte di nubi, come lo Huang Shan e il Monte Emei; registrazioni di questo fenomeno sul Monte Emei risalgono al 63 d.C.
Poiché l’aureola colorata circonda sempre l’ombra dell’osservatore, era spesso considerata indice di illuminazione personale dell’osservatore associata al Buddha o a qualcosa di divino, fino a quando la scienza moderna spiegò l’ottica che sta dietro al fenomeno.
Conclusione
Di Fabrizio Ottaviani (2)
Considerazioni scientifiche a parte, personalmente ho assistito diverse volte al fenomeno: la prima mi trovavo sul crinale del Cavaldrossa, poco sotto la vetta. Era sera e il sole al tramonto illuminava la montagna, mentre verso il Baro saliva una nebbia vespertina. Improvvisamente è apparsa la mia ombra, ondeggiante sulla foschia, attorniata da una aureola colorata. Allora non sapevo di che si trattasse e mi ricordo che ero rimasto molto stupito. Rientrato a casa, mi ero informato e avevo studiato sull’enciclopedia quell’avvenimento che mi dicevano essere piuttosto raro. In seguito, altre volte mi sono imbattuto nel mio amico spettro, ad esempio sulla vetta del Gazzirola, sempre di sera, nella direzione del Monte Tabor, sulla cresta sopra la capanna dell’Adula, salendo alla vetta e quindi di mattina; poi ancora in Engadina, sul Munt Pers, sopra il Diavolezza, e di nuovo in altre occasioni.
La montagna è affascinante, come ben sanno i lettori di questa rivista. La fatica della salita, la soddisfazione del raggiungimento di una vetta, il panorama, l’incontro con un animale, l’emozione di un’alba o la magia di un tramonto, sono tutti elementi che spiegano perché noi esseri umani lasciamo la comodità della vita di pianura per spingerci in quota. A volte però tra i monti accade qualcosa di ancor piú particolare, si assiste come spettatori di prima fila ad un avvenimento speciale e allora la montagna ci si concede maggiormente, ci eleva ad un piano superiore, quasi mistico, indelebile nella nostra memoria, coinvolgente come il primo amore. Vi assicuro che, se vi capita nel momento giusto, la visione dello Spettro del Brocken è uno di quegli avvenimenti particolari, che danno senso e un po’ di sale alla vita.
Fonti:
Le meraviglie del cielo. Guida al riconoscimento e alla fotografia dei fenomeni atmosferici e astronomici visibili a occhio nudo di Paolo Candy. Ed. Il Castello, 1997
https://it.wikipedia.org/wiki/Cervino
https://it.wikipedia.org/wiki/Gloria_(fenomeno_ottico)
Note:
1: La salita del Cervino, Edward Whymper (Vivalda Editore, Collana I Licheni, capitolo 20)
https://it.wikipedia.org/wiki/Gloria_(fenomeno_ottico)
2: Il fenomeno atmosferico dello Spettro del Brocken, di Fabrizio Ottaviani, Rivista Vivere la montagna Nr. 83, Dicembre 2010