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<h2>SubmittedText<h2><p>Secondo le previsioni congiunturali dell'istituto BAK la Svizzera sarà risparmiata dalla recessione fino al 2024, a patto che la penuria di energia non si protragga anche nel prossimo inverno. Parallelamente, all'immigrazione netta elevata corrisponderà un calo del PIL pro capite.</p><p>Invito pertanto il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Quali misure adotta la Confederazione per evitare una recessione del PIL reale pro capite?</p><p>2. E quali incentivi introduce invece al fine di stimolare la crescita reale dell'economia pro capite?</p><p>3. L'accordo sulla libera circolazione delle persone è stato visto come uno strumento per combattere la carenza di lavoratori qualificati. Così facendo è stata forse incoraggiata un'immigrazione sbagliata?</p><p>4. Il Consiglio federale può confermare che l'immigrazione non solo non previene la carenza di lavoratori qualificati, ma riduce anche il PIL pro capite? A cosa è dovuta questa situazione?</p><p>5. Può confermare inoltre che a causa dell'immigrazione massiccia gli affitti e i prezzi degli immobili sono fortemente aumentati?</p><p>6. Perché la Confederazione accresce il rischio di un sovraccarico al sistema con un'immigrazione che riduce il PIL pro capite?</p><p>7. Qual è il peso dei costi sociali sulla crescita del PIL dall'inizio della libera circolazione delle persone?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. e 2. Non è da escludere che il PIL pro capite possa registrare una crescita negativa per uno o più anni. L'ultimo periodo di crescita negativa o molto ridotta del PIL pro capite in Svizzera si è avuto tra il 1990 e il 1996. Da allora sono state varate diverse misure per migliorare le condizioni quadro economiche, come ad esempio l'introduzione della legge federale sul mercato interno (RS 943.02), della legge federale sugli ostacoli tecnici al commercio (RS 946.51) o la stipula di accordi bilaterali con l'UE e di vari accordi di libero scambio. Anche nei prossimi anni il Consiglio federale si impegnerà per migliorare le condizioni quadro, come ha indicato nella sua analisi globale del 16 febbraio 2022 sul rafforzamento della piazza economica svizzera.</p><p>3. L'immigrazione inquadrata nell'Accordo sulla libera circolazione delle persone (ALC) è prettamente orientata all'occupazione ed è sufficientemente qualificata da soddisfare la domanda delle imprese svizzere, rispondendo così alle aspettative del Paese. Nel terzo trimestre del 2022, il tasso di occupazione dei cittadini dell'UE/AELS di età compresa tra i 15 e i 64 anni era dell'85,9 per cento, leggermente superiore a quello dei cittadini svizzeri (83,8 %) e significativamente più alto di quello dei cittadini di Paesi terzi (71,7 %). Nello stesso periodo, il 43 per cento delle persone giunte in Svizzera nel quadro dell'ALC aveva trovato un'occupazione in una categoria di professioni con qualifiche più elevate (professioni manageriali, intellettuali e scientifiche), rispetto a quelle dell'insieme della popolazione attiva (35 %). Per soddisfare la crescente domanda di manodopera altamente qualificata, oltre agli sforzi profusi in ambito formativo, anche l'immigrazione nell'ambito dell'ALC dà il suo contributo. In misura minore, l'immigrazione ALC è ugualmente utile a soddisfare la domanda di mansioni ausiliarie che le persone residenti, sempre più istruite, sono sempre meno disposte a svolgere.</p><p>4. Dato il forte orientamento all'occupazione dell'immigrazione dall'UE/AELS e la sua buona aderenza alla domanda delle imprese, non si può parlare di un suo effetto negativo sul PIL pro capite in Svizzera. Si può ipotizzare un effetto frenante sullo sviluppo del PIL pro capite soltanto se la quota di popolazione non attiva al di sopra dell'età pensionabile è in costante aumento rispetto alla popolazione in età lavorativa. Tuttavia, questo effetto negativo dell'invecchiamento demografico è contrastato dall'immigrazione generata dall'ALC.</p><p>5. L'andamento dei prezzi sul mercato immobiliare dipende da diversi fattori. Dopo l'introduzione graduale della libera circolazione delle persone, la domanda di alloggi è fortemente aumentata. Seppur con lentezza per via delle tempistiche di costruzione, il mercato edile (e di conseguenza l'offerta di alloggi) ha però reagito portando il tasso di abitazioni vuote all'1,72 per cento nel 2020. Questo sviluppo è stato il risultato di elevati investimenti negli alloggi in affitto dovuti alla crisi degli investimenti; tasso che è andato diminuendo in modo significativo soprattutto a causa del forte calo dell'attività edilizia. Tra il 2014 e il 2021 gli alloggi in affitto sono costantemente diminuiti, per quanto dal 2022 si registri una lieve tendenza al rialzo. Inoltre, i prezzi delle proprietà immobiliari sono aumentati notevolmente a causa dell'offerta insufficiente e dei bassi tassi di interesse. In generale, oltre all'immigrazione, anche i nuclei familiari più piccoli in seguito all'evoluzione demografica hanno avuto un forte impatto sulla domanda. In futuro, è probabile che questa tendenza diventi almeno tanto determinante quanto la formazione di nuclei familiari data dall'immigrazione.</p><p>6. La Confederazione garantisce un sistema infrastrutturale efficiente e ben funzionante, ad esempio per i trasporti e per l'energia, e tiene conto degli effetti della crescita demografica nei suoi lavori di pianificazione, considerandoli come base per lo sviluppo delle infrastrutture.</p><p>7. Secondo l'Ufficio federale di statistica, nel 2002 le spese sociali nei settori della previdenza per la vecchiaia, della sanità pubblica, dell'invalidità, delle famiglie/figli, dei superstiti nonché della disoccupazione e dell'aiuto sociale rappresentavano il 22,9 per cento del PIL in Svizzera, mentre nel 2019 ammontavano al 25,6 per cento. L'aumento della quota delle spese sociali tra il 2002 e il 2019 è riconducibile ai settori della sanità e della previdenza per la vecchiaia.</p><p>Nel 2020 e nel 2021, in periodo di pandemia, la quota di tale spesa sul PIL è aumentata rispettivamente del 29,2 per cento e del 27,9 per cento, sebbene i costi eccezionalmente elevati siano riconducibili perlopiù alla concessione del lavoro ridotto e dell'indennità per perdita di guadagno legata alla pandemia. Non è dunque rintracciabile alcun nesso tra l'immigrazione e gli sviluppi appena presentati.</p>  Risposta del Consiglio federale.