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Obama non ha saputo prendere le decisioni giuste, né ha saputo far fronte alla crisi. Sotto la sua presidenza gli Stati Uniti hanno perso terreno, scrive lo storico Niall Ferguson in un articolo nel settimanale Newsweek.
“Oggi per gli americani non si tratta di sapere chi era il miglior candidato quattro anni fa – si legge nell’articolo – ma se il vincitore ha mantenuto le sue promesse. Senza dubbio non le ha mantenute.
Nel suo discorso inaugurale Obama prometteva di creare posti di lavoro e di gettare nuove basi per la crescita. Su questo punto, come su altri, il bilancio del presidente è pietoso.
Gli impieghi nel settore privato sono 4.3 milioni in meno rispetto al livello massimo nel 2008.
Nel frattempo, dal 2008, 3.6 milioni di americani sono stati inseriti nel programma dell’assicurazione invalidità della Social Security [pensione e invalidità]. Uno dei numerosi mezzi per dissimulare la disoccupazione.
Nel budget 2010, il primo che avesse mai presentato, Obama prevedeva una crescita del 3.2% nel 2010, del 4% nel 2011 e del 4.% nel 2012.
Le cifre effettive sono state di 2.4% nel 2010 e di 1.8% nel 2011 e pochi pensano che quest’anno la crescita andrà oltre 2.3%.
Per quanto riguarda la disoccupazione, quest’anno non avrebbe dovuto superare il 6%. Invece ha già raggiunto l’8.2%.
Nell’America di Obama circa la metà della popolazione non è imponibile fiscalmente. Il tasso del debito federale rispetto agli introiti fiscali è salito alle stelle, dal 168% del 2008 al 262% del 2012.
I sostenitori di Obama dicono che lui non è responsabile dei pessimi risultati economici. Preferiscono puntare il dito verso il suo predecessore, i suoi consiglieri economici, Wall Street, addirittura verso l’Europa. Chiunque salvo l’inquilino della Casa Bianca.
… Oggi, 10 istituti too big to fail gestiscono i tre quarti degli attivi finanziari degli Stati Uniti. Alle più grandi banche del paese mancano 50 miliardi di dollari di liquidità, secondo i criteri degli accordi di Basilea III.
Inoltre c’è stata la riforma del sistema sanitario, certo indispensabile agli occhi di tutti. Ma l’Affordable Care Act del 2010 [ACA, la legge sulla protezione dei pazieti e le cure accessibili] nulla ha fatto per sistemare i difetti fondamentali del sistema : l’esplosione dei costi a lungo termine del Medicare [sistema di assicurazione per le persione anziane], il pagamento in contanti, che incoraggia l’inflazione delle prestazioni e il legame tra impiego e lavoro, che spiega perchè talmente tanti americani non hanno una copertura medica.
Il fallimento della politica economica e di bilancio di Obama in questi quattro anni ha avuto conseguenze geopolitiche. La Banca Mondiale pensa che nel 2012 la crescita degli Stati Uniti non andrà oltre il 2%.
Quella della Cina sarà 4 volte maggiore, quella dell’India tre volte più importante. Nel 2017, secondo le previsioni del Fondo monetario internazionale, il Pil della Cina sorpasserà quello degli Stati Uniti.
Il deragliamento del bilancio ha per conseguenza una riduzione dei fondi a disposizione della difesa, in un mondo che non sta diventando un luogo più sicuro – soprattutto il Medio Oriente.
Gli Stati Uniti, sotto questo presidente, sono una superpotenza in pensione. Il 46% degli americani e il 63% dei cinesi ritengono che la Cina abbia già soppiantato gli Stati Uniti quale prima potenza mondiale. E se ancora non lo ha fatto, lo farà presto.
L’argomento preferito da Obama per la sua rielezione è affermare che Mitt Romney non dovrebbe essere presidente. Romney che crede più alle riforme che ai discorsi.
… Gli elettori americani sono confrontati a una scelta difficile. Sia lasciano Obama alla Casa Bianca, e in questo caso finiranno per trovarsi in un’America all’europea, con una crescita debole, una disoccupazione importante, un debito ancor più alto e un vero declino geopolitico. Sia optano per un vero cambiamento che metterà fine a quattro anni di pessimi risultati economici, che fermerà un tremendo indebitamento e ristabilirà le finanze pubbliche.”
Obama non ha saputo prendere le decisioni giuste, né ha saputo far fronte alla crisi. Sotto la sua presidenza gli Stati Uniti hanno perso terreno, scrive lo storico Niall Ferguson in un articolo nel settimanale Newsweek.