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All’origine della fondazione della chiesa e del convento vi è il miracolo dell’apparizione della Madonna al frate Bartolomeo d’Ivrea, visione avvenuta durante la notte fra il 14 e il 15 agosto 1480. Sul terreno ottenuto in donazione, il miracolato e i monaci del Convento di San Francesco eressero subito due oratori, dedicati alla Vergine e alla Pietà, che furono consacrati nel 1487. Nel 1502, con la consacrazione dell’oratorio dell’Annunziata eretto ai piedi del montagna sempre su iniziativa di fra Bartolomeo, si posero le basi giuridiche per la creazione di un Sacro Monte, il cui progetto generale venne completato verso la fine del Cinquecento.
L’aspetto attuale della chiesa della Madonna del Sasso risulta da un importante intervento di ingrandimento messo in cantiere tra il 1578 e il 1596 e dall’opera di decorazione realizzata tra il 1587 e il 1620. La navatella settentrionale, il portico di facciata e il loggiato meridionale sono databili tra il 1625 e il 1677. Il coro, la sagrestia, il loggiato settentrionale e le parti alte della facciata e del campanile appartengono invece a trasformazioni e rifacimenti iniziati nel 1890 e conclusi nel 1925. Il restauro generale del convento, su progetto dell’architetto Luigi Snozzi, è stato portato a termine nel 1980.
Le volte a crociera sono interamente ricoperte da ricche decorazioni a stucco in uno stile di gusto prebarocco mentre la policromia dei fondi è stata ripresa in occasione di restauri recenti. Gli affreschi dei riquadri delle volte e dei pilastri rappresentano soprattutto scene della vita della Vergine e sono quasi tutti riconducibili alla bottega del pittore Alessandro Gorla (1560/70 - 162) e dei suoi fratelli Bartolomeo, Girolamo e Cristoforo.
Fra le opere di pregio artistico sono da ricordare:
la scultura lignea della Madonna miracolosa, in stile tardogotico (1485-1487), è inserita nel tempietto che domina l’altare maggiore, eseguito nel 1792 da maestri marmisti di Viggiù su un disegno dell’artista milanese Giuseppe Buzzi;
l’altare della navata meridionale conserva il dipinto più famoso della chiesa, la tavola lignea del maestro Bartolomeo Suardi, detto il Bramantino, raffigurante la Fuga in Egitto e databile verso il 1520;
nella prima cappella laterale nord troviamo la pala d’altare con l’Estasi di San Francesco, databile alla prima metà del Seicento e, appesa alla parete destra, una tela della seconda metà del ‘600, forse di scuola bolognese, raffigurante il Transito della Vergine;
nella seconda cappella è stato inserito il gruppo ligneo della Pietà, ricomposto recuperando pezzi dell’ancona tardogotica del sacello consacrato nel 1487 e demolito nel 1890. Si tratta di una delle più notevoli sculture quattrocentesche in legno intagliato, policromato e dorato della Lombardia. Del primo Cinquecento è l’ancona dell’Annunciazione, attribuita a Bernardino De’ Conti, sovrastata da una lunetta con l’immagine del Padre Eterno; anche il paliotto d’altare con l’Annunzio dell’Arcangelo Gabriele alle anime del Limbo faceva parte dello stesso insieme, collocato in origine sull’altare maggiore dell’oratorio dell’Annunciata, edificato fra il 1499 e il 1502 ai piedi del sacro Monte;
sull’altare della navatella settentrionale è collocato il celebre quadro di Antonio Ciseri Il trasporto di Cristo al sepolcro, dipinto nel 1869-70 a Firenze;
provenienti dal convento locarnese di San Francesco, sono degni di nota i quattro codici miniati, databili tra il 115 e il 120, e le otto statue in legno della fine del XV secolo che compongono Il Compianto di Cristo.