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Abbiamo
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Cristina da Pizzano: storia di una scrittrice medievale di Régine Pernoud
Jaca Book, Milano 1996 (Collana Biblioteca di Cultura Medievale)
A cura di Antonio Tombolini
Una donna, vedova, madre di famiglia, che lotta coraggiosamente, contro un mondo ostile e spesso prevenuto. In sintesi é questo il contenuto dell'avvincente biografia tracciata con mano sapiente e precisa da Régine Pernoud, che con la consueta capacità storica di ricostruire un ambiente narra le vicende di Christine de Pisan (così é per lo più conosciuta la protagonista), dall'infanzia alla fine della vita. L'ambiente é quello della corte di Francia del XV secolo, con i suoi sfarzi ma anche con le sue meschinità.
Di origine italiana - la famiglia proviene da Pizzano, nei pressi di Bologna - Cristina vive in Francia, dove il padre é astronomo-astrologo e medico alla corte di Carlo V. Sposa a quindici anni, dopo la morte del padre rimane vedova a venticinque anni, con a carico tre figli, oltre la madre e i fratelli; caduta in disgrazia a corte, deve affrontare di volta in volta l'arroganza dei creditori, la disonestà dei debitori pronti ad approfittarsi di una donna sola, il servilismo di certi magistrati e la grettezza dei professori dell'università di Parigi, incapaci di accettare che una donna possa accedere al sapere. Deve battersi per mantenere la "pesante" famiglia con il suo lavoro letterario, che come vedremo sarà sorprendentemente prolifico.
Qual é dunque la condizione della donna in questo contesto storico (fine del '300 e primi decenni del '400)? Su questo argomento é nata recentemente una vasta letteratura, non sempre però del tutto informata e obiettiva. Il libro della Pernoud ci permette tuttavia, seppure in modo indiretto, di affrontare la questione, già considerata nel datato ma preziosissimo volumetto di Eileen Power (Donne nel medioevo, Jaca Book, Milano 1991) da cui attingiamo.
Nel XV secolo il dibattito sulle donne conobbe un periodo nuovo quando alla corte di Francia si tentò di far rivivere l'antico e puro ideale dell'amore cortese, sotto l'ascendente del famoso Specchio della cavalleria di Boucicault, nonché per influsso di Cristina stessa e di numerosi gentiluomini. Essi fondarono un ordine in difesa delle donne, e l'associazione (nota come corte amorosa) fu inaugurata il giorno di san Valentino del 1400 in onore delle donne e della poesia. Questa associazione fece subito notizia per il potente attacco contro il Roman de la rose di Jean de Meung condotto appunto da Cristina, e qualche tempo dopo per un'analoga polemica intorno al poema La belle dame sans merci di Alain Chartier.
La parte qui avuta da Cristina é davvero interessante, perché ella è stata l'unica donna a svolgere un ruolo fondamentale nelle controversia e perché i suoi scritti ci sono stati conservati. Come sappiamo dalla sua biografia, ella é stata la prima donna a essere "uomo di lettere" (M.J. Pinet), senza altro mezzo di sostentamento che le sue opere letterarie. Qualcosa della sua difficile vita di lavoro, il valore dei suoi propositi e la forza delle sue convinzioni traspare dai suoi scritti, e specialmente nei due trattati in prosa: La Cité des Dames e Le livre des trois vertus. Il primo è costituito da una serie di racconti che illustrano le virtù femminili; il secondo é un trattato didascalico sui doveri delle donne nei vari ranghi della società. Altrettanto significative sono le poesie (numerosissime) in cui ella critica la moda di disprezzare le donne e attacca in particolare il Roman de la rose. Ne L'epistre au dieu d'amour descrive il lamento delle donne gentili a Cupido, contro gli uomini che rubano il loro amore e poi si fanno beffa delle loro conquiste, o addirittura abusano di qualsiasi donna solo perché ne hanno trovata una non degna di fede e allora dicono che tutte sono malvagie: ma perché biasimarle tutte? Tra gli angeli, alcuni sono stati superbi e sono caduti, ma non tutti; un apostolo é stato traditore, ma non tutti. L'uomo, nato dalla donna, dovrebbe onorare sua madre. Sono i "chierici" (quelli che studiano nelle scuole) che scrivono libri malvagi contro di loro: E' costume del chierico quando scrive sulle donne, sia in prosa, in rima o versi dire che sono cattive, e che l'onore é il loro opposto. Essi affermano che non c'é male paragonabile alla donna. Ma le donne non trucidano gli uomini, non distruggono la città, non opprimono il popolo, non tradiscono i regni: al contrario sono amorevoli, gentili, caritatevoli, modeste, discrete. Non si dovrebbe onorare ogni donna per rispetto della Vergine Maria? Dove mai, nel Vangelo, si fa menzione di donne che abbiano abbandonato Gesù?
Dopo altre peripezie, Cristina si ritira nel monastero di Poissy con la figlia. Undici anni di silenzio, rotti però da un evento straordinario. Infatti nella sua ultima grande opera, il Ditié, elle celebra poeticamente e narra le vicende di Giovanna d'Arco: nella santa Pulzella d'Orléans si ritrovano tutte le virtù illustrate nella Cité des Dames. E nonostante Cristina da Pizzano sia oggi considerata il vessillo del femminismo più libertario in Olanda e in altri paesi del Nord Europa, ecco quel era la concezione di donna ideale per la nostra scrittrice medievale, espressa magnificamente dalle parole di Régine Pernoud: "La Pulzella possiede tutte le qualità che Cristina desiderava per le donne che devono agire; e prima di tutto quella perfezione interiore, quella verginità che ne fa una persona autonoma, che non obbedisce se non a Dio, quella forza che va di pari passo con la prudenza e conferisce alla sua azione un potere decisivo" (p.165).
Le idee contraddittorie sulla donna espresse durante il medioevo sono state lasciate come eredità alle generazioni successive. Ma sarebbe un errore pensare che una condizione sociale é interamente e unicamente determinata da opinioni teoriche: essa dipende piuttosto dall'inevitabile pressione degli atti, delle vita quotidianamente vissuta. E la condizione sociale che tali fatti hanno creato nel medioevo non era né di superiorità né di inferiorità, ma di semplice uguaglianza vissuta nella stabilità dei rapporti tra uomo e donna, all'interno del vincolo matrimoniale. Tutta una serie di testimonianze storiche é a questo proposito fornita da una raccolta di saggi del compianto studioso benedettino Jean Leclercq (La figura della donna nel medioevo, Jaca Book, Milano 1994), a documentare come l'immagine reale della donna fosse ben diversa da quella oggi talora propugnata. Una conferma la troviamo persino negli scritti sulle donne di uomini di Chiesa, come quando Pier Lombardo dichiara che Dio non ha fatto la donna dalla testa di Adamo perché non si pensasse che doveva essere il suo padrone, né dai suoi piedi, perché non si ritenesse che ella dovesse essere il suo schiavo, ma dal costato, perché si capisse che ella deve essere sua compagna e amica. Ma questa "compagnia" deve esser cercata soprattutto nel ruolo che la donna, di fatto ha avuto e ha nella vita di ogni giorno.