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La tragedia dell’Uss Indianapolis
Arriva nelle sale la coinvolgente storia dell’incrociatore militare affondato durante la seconda guerra mondiale
A pochi giorni di distanza dal 72esimo anniversario della tragica vicenda dell’incrociatore della Marina Militare Americana e del suo affondamento nel Mar delle Filippine, arriva nelle sale la pellicola ‘USS Indianapolis’ che racconta i fatti storici accaduti in quel periodo e le vicende degli uomini dell’equipaggio diventati eroi. La USS Indianapolis è stata un incrociatore pesante della classe Portland, della United States Navy, tra i più veloci e temuti, che ha guadagnato un posto nella storia proprio in seguito alle vicende legate al suo affondamento.
In quella circostanza si registrò la seconda maggior perdita di vite umane in un unico evento della storia della Marina degli Stati Uniti, con 880 vittime, inferiore solo a quello occorso nell’affondamento della Uss Arizona, durante l’attacco a Pearl Harbor. Dopo aver consegnato parti critiche per l’assemblaggio del primo ordigno atomico impiegato in guerra (che in seguito sarebbe esploso su Hiroshima) alla base statunitense di Tinian il 26 luglio 1945, la USS Indianapolis si trovava nel Mare delle Filippine quando il 30 luglio 1945 alle ore 00:14 fu attaccata ed affondata da un sommergibile giapponese.
La maggior parte dell’equipaggio perse la vita per una combinazione letale di vari fattori: esposizione al sole, disidratazione e attacchi di squalo durante i quattro giorni di attesa dei soccorsi in mare aperto dopo l’affondamento non lasciarono infatti scampo ai marinai che in ogni modo cercarono di resistere all’attacco prima e alle difficoltà dopo. I fatti narrati nella pellicola pongono l’accento sulla segretezza della missione, causa principale per cui la nave non fu data per dispersa e il suo equipaggio venne praticamente abbandonato per 5 interminabili giorni nel Mare delle Filippine infestato di squali: nonostante la delicatezza della missione, in realtà l’allarme fu comunque lanciato ma una serie di equivoci e negligenze contribuirono a ritardare ulteriormente i soccorsi causando la tragedia. Alla fine, dei 1196 membri dell’equipaggio solo 316 si salvarono grazie all’intervento di un velivolo della US Navy durante un normale volo di pattugliamento.
Il comandante dell’equipaggio, Charles Mc Vay, venne in seguito sottoposto a corte marziale e incolpato del disastro. Distrutto dai sensi di colpa (anche se le sue responsabilità non vennero mai provate) si uccise nel 1968. Venne riabilitato nel 2000 dal Congresso statunitense grazie al lavoro di indagine di Hunter Scott, uno studente che, dopo aver sentito parlare dell’episodio in una scena de ‘Lo squalo’ di Steven Spielberg, intervistò un gran numero di superstiti, dimostrando che la colpa dell’incidente non era da attribuire al capitano. Ad interpretare il peggiore disastro navale nella storia degli Stati Uniti, cinque lunghissimi e strazianti giorni in cui quegli uomini, per lo più ragazzi giovanissimi, abbandonati in mezzo al mare, dovettero far fronte ad ogni tipo di difficoltà, fisica e psicologica, un trio formato dal Premio Oscar Nicolas Cage (nei panni del capitano Charles McVay), Tom Sizemore e James Remar.
Nel cast, diretto dal regista Mario Van Peebles, anche Thomas Jane, Matt Lanter e Cody Walker.
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foto: Ansa