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Uno degli argomenti a cui ricorre insistentemente l’Udc per giustificare l’iniziativa sull’autodeterminazione è il mancato rispetto della volontà popolare, particolarmente nel caso dell’iniziativa popolare contro l’immigrazione di massa. Questa argomentazione merita qualche considerazione. L’iniziativa in questione ottenne un’approvazione tutt’altro che di massa: essa fu approvata con un debolissimo 50,3% di sì. Un po’ migliore fu il risultato dei cantoni: 14,5 l’approvarono, mentre 8,5 la rifiutarono. Disaggregando il voto, si nota però un dato interessante: nel resto della Svizzera, senza il Ticino, l’iniziativa fu respinta dal 50,5% e approvata solo dal 49,5% dei votanti. Fu il massiccio voto favorevole del Ticino a far pendere la bilancia a favore del sì. Mi si dirà: discorso peregrino, poiché il Ticino fa parte a pieno titolo della Svizzera. Verissimo. Resta il fatto che politicamente il dato qui messo in evidenza ha la sua rilevanza: in altre parole una legge di applicazione “leggera” era politicamente giustificabile, indipendentemente dalle ripercussioni sui nostri rapporti con l’Ue. Un articolo costituzionale richiede sempre una legge di attuazione, soggetta a referendum: chi non è soddisfatto della legge di applicazione approvata dalle Camere federali può sempre lanciare un referendum. Se non lo fa, non può gridare al mancato rispetto della volontà popolare. E l’Udc si è ben guardata dal lanciare il referendum. Esempi analoghi di difficile concretizzazione di articoli costituzionali nella storia svizzera non mancano: l’articolo costituzionale sull’Avs fu approvato dal popolo nel 1925. Sei anni furono necessari perché il Parlamento approvasse una legge di applicazione, sulla quale fu lanciato un referendum e la legge fu bocciata in votazione popolare nel 1931. Si dovettero attendere ben 23 anni, nel 1948, perché la volontà popolare espressa nel 1925 trovasse finalmente concreta attuazione. Altri articoli costituzionali approvati dal popolo non trovano tuttora applicazione adeguata da parte del Parlamento: pensiamo all’Iniziativa delle Alpi (approvata nel 1994), tuttora non pienamente applicata. Ancora peggio in materia di parità tra i sessi: l’articolo costituzionale fu approvato dal popolo nel lontano 1981. La legge di applicazione fu approvata 14 anni dopo, nel 1995. Essa rimane tuttora inapplicata, senza che l’Udc se ne indigni, anzi, ha perfino rifiutato una recente (2018!) proposta del Consiglio Federale tendente ad incitare le aziende, in modo invero molto leggero, ad applicarla concretamente. L’Udc si indigna del mancato rispetto della volontà popolare in modo molto selettivo e molto secondo le convenienze. Perciò diamo alla sua indignazione lo scarso peso che merita. Più grave delle sue contraddizioni, è però il fatto che con le sue ripetute iniziative, l’Udc vuol spingere il popolo svizzero a comportarsi come un individuo capriccioso ed egocentrico, che vuol fare tutto a modo suo, senza tener conto del fatto che deve intrattenere rapporti con gli altri e che con gli altri gli conviene rapportarsi in modo collaborativo, se vuole essere rispettato.
Diego Lafranchi
laRegione, 9 novembre 2018