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Il giardino enciclopedico
Armand Schulthess (Neuchâtel 1901- Auressio 1972) all’età di 50 anni lascia il suo lavoro di funzionario federale a Berna e sceglie come luogo d’esilio geografico e mentale una casa di campagna ad Auressio, in Ticino. In rottura con il mondo esterno, dedica il resto della sua vita alla pianificazione della sua proprietà di 18'000 m2, che sistema secondo una rete di sentieri, di passerelle, di prospettive e luoghi di riposo. Agli alberi appende più di un migliaio di placche di metallo sulle quali incide testi sulla psicanalisi, la letteratura, l’astronomia e la musica. Il giardino diventa un’enciclopedia a cielo aperto, bucolica e labirintica, che testimonia le sue preoccupazioni artistiche, filosofiche e scientifiche. Alla sua morte nel 1972, i suoi eredi e le autorità ticinesi decidono di distruggere la sua opera, di cui fortunatamente alcune creazioni furono salvate da persone sensibili a questo progetto fuori dal comune.
La mostra mette in dialogo gli assemblaggi mobili, le placche di metallo dipinte, i libri rilegati e i collage di Schulthess, con le fotografie di Ingeborg Lüscher, di Gérald Minkoff e di Hans-Ulrich Schlumpf, che riprendono l’artista e riproducono il suo ambiente poetico. Il documentario di Schlumpf intitolato Armand Schulthess – j’ai le téléphone (1974), unica testimonianza filmica di quest’opera d’arte totale, è diffuso in permanenza all’interno della mostra.
Schulthess ha creato una cosmogonia inventiva e ribelle che ha affascinato numerosi artisti, scrittori e intellettuali, in particolare Max Frisch e Corinna Bille, che su di lui hanno scritto, nonché Harald Szeemann e Ingeborg Lüscher che hanno portato il suo lavoro alla Documenta di Kassel del 1972.