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Nel laghetto di Muzzano viveva una Ninfa, che personificava in sè le singolari bellezze di quel placido bacino, e vedeva in uno specchio magico non solo il paesaggio circostante ma anche i segreti degli abitanti di Muzzano, di Biogno, di Breganzona, di Sorengo.
Mai a nessuno la Ninfa doveva mostrare il prodigioso specchio, pena la morte eterna.
Nei paraggi dellaghetto, dimorava una vecchia, che ne sapeva una più del diavolo. A lei e soltanto a lei era nota l'esistenza della Ninfa e contro questa concepì tanta invidia che, un meriggio d'estate, invocò il sole, ond'esso sfolgorasse nello specchio i più potenti raggi, per accecare la privilegiata creatura del laghetto.
Il sole parve accondiscendere a tale richiesta.
La Ninfa allora emerse dalle acque, s'avvicinò alla megera e le chiese:
"Non vi siete accorta che, oggi, il sole saetta raggi abbaglianti?".
Al che, l'altra, fingendo di non saperne nulla, con fare trasognato, articolò appena un:
"Davvero?".
"Ma certo!" replicò subito la Ninfa.
"E tu" richiese a sua volta la vecchia "perché non esci mai tra noi? Non ti piace vivere sulla terra?".
"lo? Ma io vedo tutto, io so tutto, pur restando in fondo alle acque!". Il volto della vecchia si trasfigurò, assumendo sembianze così rassicuranti, che la Ninfa aggiunse:
"Se mi attendi un momento, voglio mostrarti l'oggetto prodigioso che mi svela tutto, persino i più profondi segreti del cuore umano".
Si rituffò nell'acqua e ne riuscì con lo specchio fatato.
Non l'avesse mai fatto! La Ninfa disparve in un attimo. Lo specchio rientrò nelle sue acque, le quali ne subiscono l'influsso e riflettono le insuperabili armonie di forme e di colori del paesaggio circostante.
V. Chiesa, L'anima del villaggio, Gaggini, Lugano 1934