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I cantoni devono mettere a disposizione un maggior numero di posti destinati alle misure terapeutiche stazionarie per i detenuti. Lo chiede il Tribunale federale in una sentenza di principio pubblicata oggi.
Nel caso contrario, essi rischiano di contravvenire alla Convenzione europea dei diritti dell'uomo (CEDU).
Nel maggio 2015, il Tribunale amministrativo argoviese aveva confermato un giudizio di prima istanza, reso posteriormente alla condanna, volto a sottoporre ad una misura terapeutica stazionaria un uomo condannato nel 2011 a tre anni e mezzo di carcere.
Ordinata dal Tribunale distrettuale di Zofingen il 14 novembre 2013, la durata della misura era limitata ad un anno e mezzo. Il detenuto aveva potuto sottoporsi alla terapia soltanto sei mesi dopo, nel maggio 2014, quando aveva già espiato la sua condanna. In attesa di poter beneficiare delle cure previste, l'uomo era stato sottoposto ad una carcerazione di sicurezza nel penitenziario di Lenzburg.
l Tribunale amministrativo argoviese aveva accettato il ricorso presentato dal detenuto nei confronti dell'Ufficio cantonale dell'esecuzione delle pene, secondo cui la misura terapeutica ha preso avvio soltanto con il ricovero dell'uomo in un reparto psichiatrico, il 12 maggio 2014.
Per il TF, invece, la misura è diventata applicabile con la decisione giudiziaria che la riguarda, entrata in giudicato il 14 novembre 2013. Nella loro sentenza, i massimi giudici ritengono che l'eventuale assenza di strutture appropriate non deve andare a scapito del carcerato.
SDA-ATS