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Il primo appuntamento alle urne del 2018 propone solamente due temi a livello federale, il decreto federale concernente il nuovo ordinamento finanziario e l’iniziativa popolare in merito all’abolizione del canone radiotelevisivo Billag.
1. Nuovo ordinamento finanziario 2021 (SI)
L’imposta federale diretta e l’imposta sul valore aggiunto sono le due principali fonti di entrata della Confederazione. La facoltà di riscuotere queste due imposte, fissate nella Costituzione federale, sono però da sempre limitate nel tempo. Dopo che nel 2004 Popolo e Cantoni ne avevano già decretato la proroga, è entrato in vigore l’attuale ordinamento finanziario 2007.
Il diritto di riscuotere queste due imposte decade quindi nuovamente alla fine del 2020. Con il nuovo ordinamento finanziario 2021 si intende prorogare la facoltà della Confederazione di riscuotere l’imposta federale diretta e l’imposta sul valore aggiunto. In caso di accettazione del progetto, la Confederazione potrebbe quindi riscuotere queste due imposte fino alla fine del 2035. Il mantenimento di queste imposte oltre il 2020 non è stato contestato in Parlamento. Il nuovo ordinamento finanziario si iscrive nella continuità dell’attuale sistema e non comporta maggiori oneri finanziari per la popolazione e l’economia. Non è possibile rinunciarvi, se la Confederazione intende continuare ad adempiere i suoi compiti nella misura attuale.
Per questa ragione il diritto di riscuotere queste due imposte deve essere prorogato di 15 anni, ovvero fino al 2035. La proroga va sottoposta al voto del Popolo e dei Cantoni poiché implica una modifica della Costituzione federale.
Se la modifica della Costituzione federale fosse respinta, a partire dal 2021 la Confederazione non potrebbe più riscuotere l’imposta federale diretta e l’imposta sul valore aggiunto. Quasi due terzi delle sue entrate verrebbero a mancare. Senza tali entrate la Confederazione non potrebbe continuare ad adempiere i suoi compiti nella misura attuale; sarebbe costretta a ridurre in tempi brevi le sue uscite di oltre il 60 per cento, ad aumentare le imposte esistenti o a cercare nuove fonti di entrata. Tutte alternative che sono difficilmente praticabili. Poiché i Cantoni beneficiano dell’imposta federale diretta, anche loro dovrebbero compensare tali perdite con maggiori entrate o minori uscite.
In Parlamento il progetto è stato approvato all’unanimità.
Si è ora discusso sull’opportunità di continuare a concedere questo diritto solo in modo limitato nel tempo, ossia fino al 2035.
Il PDC considerando tutti i vantaggi positivi raccomanda di accettare il Decreto federale concernente il nuovo ordinamento finanziario 2021.
2. Iniziativa popolare, “Abolizione del canone radiotelevisivo” (Abolizione del canone Billag). (No)
Per uno Stato di dimensioni non eccessivamente grandi e plurilinguista come la Svizzera, l’offerta diversificata dei media è molto importante. L’iniziativa popolare “No-Billag” mette in pericolo l’armonia del nostro paese e la sua pluralità culturale. Essa parte dal principio, che solo ciò che porta profitto deve essere preso in considerazione. Le circostanze attuali rappresentano un ruolo fondamentale per quanto riguarda i media, ossia la radio, la televisione, come pure la stampa scritta.
L’iniziativa pretende che la Confederazione in futuro non finanzi e non sostenga più la radio e la televisione. Essa vuole un cambio dal finanziamento duale da un lato e dalla pubblicità dall’altra, soggetti a canone, con un finanziamento commerciale della radio e della televisione. Gli inizianti intendono lasciare i media totalmente in mano alla legge di marcato. Molte trasmissioni sarebbero cancellate. Oggi la SSR, le 21 radio locali e le 13 televisioni regionali coprono ampiamente e in modo variato e oggettivo gli avvenimenti della scena pubblica nel nostro paese. Il servizio collettivo è oggi sancito dalla Costituzione federale e comprende ambiti quali la formazione, lo sviluppo culturale, la formazione delle opinioni, l’intrattenimento, ecc. L’abolizione del canone mette a repentaglio l’esistenza della SSR, delle radio locali e televisioni regionali, che adempiono il mandato di servizio pubblico. I proventi del canone rappresentano circa il 75% del bilancio della SSR.
La situazione si rileverebbe particolarmente difficile per le regioni periferiche e le minoranze linguistiche. Ma quali sono i fini dell’iniziativa? Le idee centralistiche, come avviene anche in altri settori, vogliono dichiarare le minoranze quali parti inutili della società e quindi da dimenticare, promuovendo solo ciò che porta profitto. Passando a un sistema puramente commerciale, saremmo dipendenti da finanziatori privati e anche gruppi imprenditoriali esteri. L’ingerenza politica estera e privata non vanno sottovalutate! I lupi sono travestiti da agnelli, presentando al popolo degli apparenti e sostanziosi risparmi. In questo caso si tratta di una vera e propria bufala! Il Consiglio federale come pure il Parlamento raccomandano di respingere l’iniziativa. Essa non considera i nostri principi e favorirebbe solo le cerchie commerciali, smantellando lo spirito sociale nel nostro paese. Una cronaca variata in tutte le regioni del nostro Paese è essenziale per la formazione delle opinioni. Il canone radio/televisivo rappresenta anche un contributo sociale, ripartendo così equamente i costi per un prodotto che con orgoglio vuole raggiungere anche gli angoli più remoti della Svizzera.
Il PDC raccomanda di respingere con un secco NO l’iniziativa popolare “No Billag”, disastrosa in ogni caso, ma in modo speciale per le nostre regioni.
PDC Valposchiavo