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No il 19 maggio
Se vogliamo che le prossime generazioni possano ancora agire liberamente in una Svizzera indipendente, non possiamo accettare la nuova direttiva dell’Unione europea sulle armi, su cui andremo a votare il 19 maggio 2019.
La nostra legge sulle armi è perfetta così com’è.
Nel nostro paese la legge sulle armi è oggetto di una rigida applicazione. Non si tratta più di acquistare un’arma senza permesso. Tutte le armi acquistate legalmente sono registrate e controllate dai Cantoni. Alla luce di ciò, il 24 febbraio la consigliera federale Karin Keller-Sutter ha potuto constatare che in Svizzera non sussistono problemi con le armi regolarmente registrate. La situazione della Svizzera non è paragonabile a quella dell’UE. Non si sono verificati attentati terroristici, tantomeno con armi regolarmente registrate.
Un passo subdolo verso l’adesione all’Unione europea?
Il 19 maggio non siamo chiamati a votare sulle dimensioni dei caricatori, sul divieto del possesso di un fucile d’assalto o sul supporto psicologico ai tiratori. Se accettiamo di trasporre la direttiva europea sulle armi nella nostra legislazione, accettiamo definitivamente il recepimento dinamico del diritto europeo. Questa normativa sarà ridiscussa una prima volta nel 2020 e successivamente con una cadenza quinquennale. Il probabile inasprimento che ne deriverà sarà proposto e deciso a Bruxelles e Strasburgo, senza la partecipazione della Svizzera. L’UE deciderà e alla Svizzera non resterà che obbedire. Non sarà più tollerato alcun regime derogatorio, dipenderemo dal favore dell’UE e avremo perso la nostra sovranità. Jean-Claude Junker ci ha mostrato il funzionamento di questa struttura sovranazionale. All’inizio del 2015 le parole che ha rilasciato a «Le Figaro» sono state: «Non ci può essere una decisione democratica contro i trattati europei.»
E la Svizzera nello spazio Schengen?
La Svizzera è riconosciuta per la sua democrazia diretta. Oggi questa democrazia è più importante che mai per l’UE, oggetto di critiche sempre più aspre da parte dei suoi cittadini, che aspirano a un riorientamento verso una Europa delle Nazioni. Infatti, nei paesi dell’Unione europea sono sempre più forti le voci a favore dei diritti fondamentali di democrazia. Un NO aprirà un nuovo spazio di dialogo sul futuro delle relazioni tra l’UE e la Svizzera. Oggi, inoltre, l’UE ha non poche difficoltà a controllare le frontiere esterne, un aspetto che costituisce un rischio notevole per la Svizzera. La politica di sicurezza dell’UE necessita di uno scambio di informazioni con la Svizzera, come avveniva già prima dell’accordo Schengen. L’UE non può desiderare che oltre 300 000 persone al giorno debbano mostrare i propri documenti alle nostre frontiere o che la Svizzera reintroduca un regime di quote. L’UE dovrebbe, la Svizzera potrebbe controllare le sue frontiere. La Svizzera potrebbe continuare a riconoscere la validità dei visti Schengen nell’ottica di favorire il turismo. Poiché è il terzo partner commerciale dell’UE, quest’ultima ha tutti gli interessi a portare avanti buone relazioni con il nostro paese. Pertanto, gli allarmisti che vorrebbero vedere la Svizzera aderire all’UE non avranno la meglio.
Lasciate alle prossime generazioni una Svizzera libera, indipendente e sovrana. Date loro anche in futuro la possibilità di plasmare il loro paese attraverso la democrazia diretta. Il 19 maggio 2019 rifiutate il recepimento della direttiva europea e la nuova legge sulle armi.
TIRATORI STORICI SVIZZERI
Andreas Haffner
Presidente
Stadtschützen Olten
Ueli Augsburger
Vicepresidente
Stadtschützen Berna
Andreas Stricker
Membro
Arquebuse Ginevra
Heinz Weber
Membro
Presidente Rütli Schiesskommission
Chi siamo
Dal popolo per il popolo
I tiratori storici svizzeri non si ritengono un partito politico. Sono nati dal popolo per servirlo. Se molti secoli fa il loro compito principale consisteva nel difendere la sicurezza, più tardi hanno iniziato a lottare anche per il conseguimento dei diritti civili. Alcune di queste società di tiro vantano una storia di oltre 500 anni. In caso di necessità i tiratori erano pronti a rischiare la vita, rivendicando in cambio il diritto di partecipazione democratica, visto che le decisioni prese dai regnanti in ultima analisi si ripercuotevano sulla popolazione. Anche oggi i tiratori sono pronti a esporsi in caso di necessità, ma si oppongono fermamente alla riduzione della partecipazione politica. Negli ultimi secoli, i tiratori hanno dato un contributo fondamentale per far vivere il popolo svizzero in amicizia e fratellanza. Il valore politico della comunità dei tiratori sta proprio nell’aver creato tale tradizione. Il suo orizzonte temporale non è costituito dal periodo legislativo: i tiratori pensano di generazione in generazione.