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Negli anni 1970 l’assicurazione malattie tornò all’ordine del giorno dell’agenda politica e si riaprì quindi la discussione sulla necessità di introdurre un obbligo assicurativo generale. Dopo il rifiuto della legge per la lotta contro la tubercolosi (1949), la questione era infatti passata in secondo piano. La prima revisione parziale della legge contro le malattie e gli infortuni del 1964 si era limitata a qualche modifica isolata. Alla fine degli anni 1960, tuttavia, il rapido aumento dei costi sanitari riaccese le discussioni sulla necessità di una riforma. Come nel 1964, intervenirono nel dibattito non soltanto rappresentanti dei partiti politici, dei sindacati e dei datori di lavoro, ma anche e soprattutto delle casse malati, dell'industrie farmaceutica e della classe medica, il che ostacolò l’assunzione di un ruolo guida nel dibattito da parte del Parlamente, del Consiglio fédérale e dell’Ufficio federale delle assicurazioni sociali. Le domande al centro dell’intricata discussione ruotavano, da un lato, intorno alla necessità di introdurre anche in Svizzera – al pari di quanto fatto in altri Paesi e di quanto sostenuto da tempo dagli ambienti di sinistra – un regime obbligatorio nell’assicurazione contro le malattie e gli infortuni e, dall’altro, ai mezzi da impiegare per finanziare in futuro le prestazioni. Questa volta fu presa in considerazione anche la possibilità di un finanziamento tramite dei contributi salariali.
L’8 dicembre 1974 i votanti si trovarono a scegliere fra tre alternative: la prima consisteva nell’adottare un’iniziativa popolare promossa dal partito socialista, che chiedeva di introdurre un ampio obbligo assicurativo (esteso alle cure mediche, alla maternità e agli infortuni), e di usare a titolo di finanziamento anche una percentuale del salario. La seconda alternativa era offerta dal controprogetto del Parlamento (sostenuto dai partiti borghesi, dalle associazioni, dalle casse malati e dai medici), che al posto dell’obbligo di contrarre un’assicurazione per le cure ambulatoriali, prevedeva un’assicurazione obbligatoria per le cure stazionarie, finanziata attraverso prelievi sul salario. Nel contesto di un rapporto peritale del 1972, questo modello di assicurazione ospedaliera obbligatoria venne definito «modello di Flims» in riferimento a uno dei luoghi in cui si erano tenute le riunioni. Infine, i votanti potevano rifiutare le prime due proposte e optare per lo status quo.
Dopo un’accesa campagna di voto, il popolo decise per il doppio no, scegliendo quindi lo status quo. Fallì così, dopo quello del 1940 e del 1949, un altro tentativo di introdurre un’assicurazione (anche solo parzialmente) obbligatoria contro le malattie. Il totale dei sì alle prime due proposte indica tuttavia che la maggioranza era favorevole a un cambiamento di paradigma nell’assicurazione malattie.
Literatur / Bibliographie / Bibliografia / References: Alber Jens, Bernardi-Schenkluhn Brigitte (1992), Westeuropäische Gesundheitssysteme im Vergleich: Bundesrepublik Deutschland, Schweiz, Frankreich, Italien, Grossbritannien, Frankfurt; Sommer Jürg (1978), Das Ringen um die soziale Sicherheit in der Schweiz. Eine politisch-ökonomische Analyse der Ursprünge, Entwicklungen und Perspektiven sozialer Sicherung im Widerstreit zwischen Gruppeninteressen und volkswirtschaftlicher Tragbarkeit, Diessenhofen; HLS / DHS / DSS: Assicurazione malattia.
(12/2016)