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Reclusione per quattro anni. Questa la pena chiesta lunedì per il funzionario cantonale del DSS accusato da tre donne di abusi sessuali. In aula l'uomo ha fermamente negato i fatti a lui contestati, che risalgono al periodo tra il 2004 e il 2007, quando una delle vittime era ancora minorenne, una appena maggiorenne e una lavorava come stagista.
Per la pubblica accusa, invece, non ci sono dubbi: il dipendente del Dipartimento ticinese della sanità e della socialità è colpevole e deve essere condannato.
Quello che si celebra alle assise criminali di Lugano è un processo indiziario, tra due verità: quella dell'imputato (che si proclama innocente) e quella delle tre donne, che lo accusano di coazione sessuale e violenza carnale ripetuta, reati di cui sarebbero rimaste vittime all'epoca dei fatti.
Il funzionario del DSS, nel frattempo, è stato sospeso; il licenziamento non é ancora effettivo perché oggetto di ricorso. L'imputato ammette solo di aver avuto una relazione affettiva durata sei mesi con una delle tre donne.
Secondo la procuratrice pubblica Chiara Borelli, il funzionario avrebbe pero' approfittato della sua attività professionale a stretto contatto con i giovani, facendo leva sulla compassione e sulla minaccia di suicidarsi per ottenere favori sessuali dalla ragazza.
Le altre due donne, presenti in aula, accusano l'uomo di aver abusato di loro rispettivamente durante un viaggio all'estero e uno stage professionale. Le molestie sarebbero avvenute sul posto di lavoro, al cinema e a casa.
Martedì mattina l'avvocato della difesa inizierà la sua arringa. La sentenza è attesa per martedì pomeriggio.
Quot/M. Ang.