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Si è trasformato in una maratona di resistenza il ballottaggio presidenziale svoltosi domenica in Perù fra il leader della sinistra Pedro Castillo e la rivale della destra, Keiko Fujimori. Dopo due giorni di scrutinio da parte dell'Ufficio nazionale dei processi elettorali (Onpe), il Paese si conferma spaccato, ma l'insegnante e sindacalista marxista sembra avere, allo stato attuale, le maggiori possibilità di entrare in luglio dalla porta principale del palazzo presidenziale Casa de Pizarro a Lima.
Dopo una partenza ad handicap, Castillo è riuscito a recuperare terreno e accumulare fino a quasi 100.000 voti di vantaggio, scesi poi oggi a 73.000. Lo si deve al suo successo in 16 delle 25 regioni fra le più povere del Perù, contro le nove conquistate dalla rivale, che ha però trionfato in quella di Lima, dove vive un terzo della popolazione nazionale.
La prudenza riguardo al risultato finale è comunque di rigore, per almeno tre ragioni: l'afflusso all'ultimo momento dei voti dall'estero che sono prevalentemente a favore di Fujimori; l'esistenza di oltre 1.360 'actas observadas' (verbali contestati) equivalenti a decine di migliaia di voti che non si sa a chi andranno, e un tre per cento di schede che ancora attendono di essere scrutinate.
Inoltre, la figlia dell'ex presidente Alberto Fujimori, decisa a non volersi far sfuggire per la terza volta la presidenza, ha denunciato in conferenza stampa "brogli sistematici" che "ci preoccupano" e che "bisogna portare alla luce del sole". Le ha risposto via Twitter Dina Boluarte, aspirante alla vicepresidenza di Castillo, respingendo le accuse e sottolineando che "a differenza loro, questo comportamento non è qualcosa che ci caratterizza. Fujimori - ha poi ricordato - aveva assicurato che avrebbe rispettato i risultati, ma oggi le notizie ci dicono che la realtà sembra essere un'altra".
Keiko Fujimori, costretta a rincorrere (Keystone)
In definitiva gli analisti sono propensi a ritenere che la vittoria di Castillo sia molto probabile e anche, come ha dichiarato la presidente della ong Transparencia Adriana Urrutia, che "non ci sono ragioni evidenti per ritenere legittime le accuse di brogli". Una posizione, questa, espressa anche da vari osservatori internazionali. Che un successo del candidato di sinistra sia probabile lo hanno provato i mercati peruviani, che hanno reagito con un deciso aumento del valore del dollaro e una marcata flessione della Borsa di Lima, lunedì, del 7%.
Anche per questo oggi il responsabile dell'équipe economica che accompagna Castillo, Pedro Francke, ha diffuso un comunicato in cui assicura che "rispetteremo l'autonomia della Banca centrale che ha fatto un buon lavoro mantenendo l'inflazione bassa per più di due decenni". "Ribadiamo - ha concluso Francke - che non consideriamo nel nostro piano economico nazionalizzazioni, espropri, confische di risparmi, controlli sui cambi, controlli sui prezzi o divieto di importazioni".