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Uno dei racconti dello svittese Mainrad Inglin selezionati da Mattia Mantovani per questa raccolta si intitola La valanga, ed è la storia di un amore sbocciato durante un’impetuosa e mortale tempesta di neve sulle Alpi della Svizzera centrale. L’autore descrive con grande realismo il soffio violento del vento, il pericoloso accumularsi della neve sulle verticali pareti rocciose, lo spostamento d’aria che può uccidere prima ancora dell’arrivo della valanga.
In un altro brano, non più narrativo stavolta, Inglin ricorda quando, da soldato, vagò con i suoi compagni fra il Gottardo, il Grimsel e la Nufenen, impossibilitato a vedere più in là della punta del naso per colpa di una bufera di neve; era il 28 luglio 1926.
In un terzo brano ancora, Appunti di un cacciatore, Inglin spiega che solo chi vive la passione della caccia la può capire. E precisa che solo un cacciatore che è anche uno scrittore è in grado non soltanto di viverla, ma anche di descriverla.
In questo concetto risiede la potenza della prosa di Meinrand Inglin, uno scrittore nato sul finire dell'Ottocento, testimone dei grandi cambiamenti in atto nel mondo – e nel suo piccolo cantone. Uno scrittore che sceglie di scrivere di quello che conosce e di quello che ama, perché sa che ogni luogo può essere il centro del mondo e che le emozioni umane sono sempre le stesse.