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Sia l'accusa che la difesa dell'ex granconsigliera hanno deciso di ricorrere contro la sentenza dello scorso mese, che l'aveva parzialmente assolta in ragione dei “motivi ideali e onorevoli” per aver aiutato dei migranti a varcare il confine.
Non è ancora scritta l’ultima parola sul caso di Lisa Bosia Mirra.
L’ex deputata in Gran Consiglio del partito socialista, attiva nell’aiuto ai migranti, era stata ritenuta colpevole il mese scorso di aiuto all'entrata e alla partenza illegale, per aver aiutato una ventina di migranti ad attraversare illegalmente il confine. Al contempo la corte l'aveva assolta dal reato di soggiorno illegale, riconoscendo i “motivi ideali e onorevoli” alla base dell'agire dell'allora presidente dell'Associazione Firdaus, nel contesto della situazione di emergenza che si era venuta a creare alla stazione di San Giovanni di Como nel 2016, con centinaia di migranti accampati nei giardini antistanti la stazione in condizioni di grave precarietà.
Alla donna era stata inflitta una pena di 2’200 franchi (diminuita rispetto agli 8’800 della prima sentenza).
Ora a ricorrere contro la sentenza dello scorso mese, riferisce oggi la Regione, sono stati sia l'accusa, capeggiata dalla procuratrice pubblica Margherita Lanzillo, che la difesa della 46enne.
A confermare al quotidiano bellinzonese l'intenzione di portare la questione davanti al Tribunale federale è il legale della 46enne Pascal Delprete.
Sarà dunque la massima istanza giudiziaria svizzera a doversi pronunciare sulla vicenda.