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NEW YORK - Citigroup è sulle spine dopo che il tribunale di Manhattan ha respinto le sue richieste di avere indietro i soldi nel caso definito «uno dei più grandi errori nella storia delle banche».
Il caso è incentrato su alcuni pagamenti, per un totale di circa 900 milioni di dollari, che Citigroup ha inviato nell'agosto dello scorso anno a diverse società finanziarie. Dove sta il problema? Che l'importo è stato inviato per errore, in quanto il pagamento sarebbe dovuto in realtà essere di 7,8 milioni di dollari.
Più nel dettaglio, i soldi sono stati inviati per ripagare un intero prestito - che non era dovuto fino al 2023 - alla società cosmetica indebitata Revlon, sebbene l'intenzione di Citigroup fosse quella di pagare solo una rata d'interesse.
Citigroup si è poi subito resa conto dell'errore, ma è stata respinta il giorno seguente da alcuni dei prestatori, tra cui Allstate Investment e Greywolf Loan Management, che non hanno voluto restituire il denaro (per un totale di circa 644 milioni di dollari).
Buona fede?
Citigroup sostiene che gli imputati non abbiano agito in buona fede quando hanno deciso di non restituire il pagamento in eccesso.
I finanziatori di Revlon, invece, si difendono affermando che non avevano alcun motivo di pensare che un importante banca internazionale li avrebbe pagati «per errore», anzi, erano certi che il pagamento fosse il risarcimento del debito.
Quest'ultima versione è parsa la più plausibile al giudice distrettuale statunitense Jesse Furman, che ha oggi emesso la sentenza: poiché gli imputati nel caso credevano «in buona fede e con ampia giustificazione» che i pagamenti fossero per l'intero prestito Revlon, «i clienti della difesa hanno il diritto di tenere il denaro», ha detto il giudice Furman in una sentenza di 105 pagine.
C'è il ricorso
«Siamo fortemente in disaccordo con questa decisione e intendiamo fare appello», ha dichiarato ad Abcnews una portavoce di Citigroup. «Crediamo di avere diritto ai fondi e continueremo a perseguire un recupero completo degli stessi».
Per il momento, il giudice Furman ha confermato che le 10 aziende «non sono ancora necessariamente libere di fare con il denaro ciò che vogliono», ricordando appunto la possibilità per Citigroup di ricorrere in appello.