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Secondo il messaggio approvato lo scorso 5 settembre 2018 dal Consiglio federale, la Svizzera dovrebbe stanziare, dal 2019 al 2022, 147,83 milioni di franchi a sostegno dell’ambiente globale.
La maggior parte dello stanziamento previsto, circa 118,34 milioni di franchi, è destinata al Fondo globale per l’ambiente (GEF), uno strumento centrale per finanziare l’attuazione delle convenzioni e dei protocolli in materia ambientale.
Dal 1991, il GEF – una partnership tra 183 Paesi, organizzazioni internazionali, il settore privato e la società civile – ha versato ai Paesi in via di sviluppo 16,2 miliardi di dollari US per la protezione del clima, della biodiversità, delle acque internazionali come pure per la conservazione dei suoli e la gestione dei prodotti chimici e dei rifiuti, questo ha consentito di mettere sotto protezione 3300 aree naturali e di realizzare 940 progetti di riduzione delle emissioni di gas serra.
Il Fondo multilaterale per l’ozono, creato per promuovere l’attuazione del Protocollo di Montreal sulle sostanze che impoveriscono lo strato di ozono, dovrebbe ricevere 13,54 milioni di franchi. Dal 1991 il fondo ha contribuito a ridurre di circa il 90 per cento le sostanze che riducono lo strato di ozono utilizzate nei Paesi in via di sviluppo, soprattutto, per la refrigerazione o il condizionamento dell’aria.
Infine, 13,15 milioni di franchi sono destinati a due fondi speciali per il clima istituiti nell’ambito della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici.
Il Fondo per i Paesi meno sviluppati si concentra sulle esigenze specifiche di questi Paesi, particolarmente colpiti dai cambiamenti climatici. Il Fondo speciale per i cambiamenti climatici offre ai Paesi in via di sviluppo mezzi supplementari per attuare misure di protezione del clima.
Il credito quadro di 147,83 milioni di franchi per i prossimi quattro anni (2019-2022) consentirà alla Svizzera di far fronte ai suoi impegni internazionali e di rinnovare i suoi contributi a quattro fondi. L’importo del credito quadro è identico a quello del periodo precedente (2015-2018).
Il credito quadro è soggetto all’approvazione del Parlamento, che dovrebbe pronunciarsi in merito entro fine 2018.
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