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Si constata un’incapacità al lavoro quando, a causa di problemi di salute, un paziente non è più in grado – del tutto o in parte – di svolgere il proprio lavoro nella professione attuale o esercitata da ultimo oppure le proprie mansioni consuete.
La capacità al lavoro residua (eventualmente in un'altra attività professionale, la cosiddetta "attività alternativa") va definita sulla base di condizioni quadro quali ad esempio il carico massimo sopportabile, la necessità di evitare il lavoro notturno o di stare in piedi/seduto nonché il maggior bisogno di pause.
L’«incapacità al lavoro» e l’«incapacità al guadagno» indicano due concetti differenti.
Esempio
Un muratore non può più esercitare la sua attività precedente a causa di problemi di schiena. Di conseguenza, come muratore è incapace al lavoro al 100 %. Dal punto di vista medico, però, è possibile che sia completamente capace al lavoro esercitando un'altra attività, fisicamente meno pesante. Se svolgendo una nuova attività realizza un reddito equivalente a quello precedente, egli è incapace al lavoro al 100 % come muratore, ma non è incapace al guadagno. Non risulta quindi nessuna invalidità.