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La lezione di Samuel (Billy) Wilder
Billy Wilder, avvocato diventato regista tra i più stimati della storia del cinema, nato nell’impero austro-ungarico, giornalista a Vienna e Berlino, arrivato al cinema tramite maestri quali Robert Siodmak e Fred Zinneman emigra negli Stati Uniti quando Adolf Hitler sale al potere. Sua madre, sua nonna e il patrigno moriranno invece ad Auschwitz. Un uomo che per aver vissuto almeno tre sistemi politici (la monarchia Austro-Ungarica, la dittatura di Hitler e la democrazia americana) quando parlava di politica qualche esperienza l’aveva avuta. Occupandosi di cinema e di esperti diceva: Quando sono tra amici con attività e professioni diverse sono considerato un esperto di cinema, quando sono tra esperti di cinema sono considerano un buon intenditore, quando invece sono davanti a un pubblico più vasto mi accorgo sempre di avere ancora molto da imparare. Non esiste nessuno più esperto del pubblico e alla fine è per il pubblico che lavoro.
In politica si potrebbe tradurre con la figura dell’esperto “in Consiglio Federale”, “in parlamento” e “davanti al popolo”. Wilder intendeva che è l’insieme di molti che forma il conoscitore più esperto. Lo stesso vale per l’elezione da parte del popolo del Consiglio Federale, nessuno è più esperto dell’intero popolo. In questi mesi qualcuno si è accorto che così com’è composto il Consiglio Federale non funziona con quell’armonia e unità di intese che si voleva superata con l’elezione, al posto di Christoph Blocher, della Signora Widmer-Schlumpf.
La realtà si mostra ben diversa e se è un bene che le divergenze possano coesistere, meno bene per il paese è l’elezione di un Consigliere Federale che deve cercare l’appoggio in parlamento ballando alla musica della coalizione che lo ha portato al potere, coalizione che ha rifiutato di tenere conto di quanto circa il 30% della popolazione avrebbe voluto. Opportunismo da una parte e comportamento immaturo dall’altra che si è ripetuto pure in occasione delle ultime elezioni del Consiglio Federale. Sarebbe lo stesso oggi? Dopo che anche il presidente dei liberali si dice preoccupato della situazione? Probabilmente sì, con le regole di elezione attuali.
Il sistema proposto dall’iniziativa, che favorirebbe la presenza della Svizzera Italiana, può non essere l’ideale, ma terrebbe almeno conto di quello che Billy Wilder definiva il vero esperto, e cioè del popolo. Nello stesso tempo un Consigliere Federale così eletto più che di piacere ai parlamentari si preoccuperebbe di essere un po’ più coerente verso chi lo ha direttamente eletto, di quello che preoccupa il popolo, e che non sempre é la prima preoccupazione del parlamentare che cammina lungo i corridoi dei passi perduti. Lo vediamo quando parlamentari eletti in Ticino, a Berna votano l’esatto contrario di quanto il popolo ticinese esprime (un po’ anche colpa nostra). Perciò, per il Ticino, l’elezione popolare del Consiglio Federale non può essere che un bene, anche se toglie un po’ di potere ai parlamentari.
Nadir Sutter