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Lo scioglimento dei ghiacci può liberare virus e batteri potenzialmente nocivi per l'essere umano. Nel permafrost delle Alpi svizzere sono stati individuati un migliaio di microorganismi, una buona parte dei quali sconosciuti.
Che cosa succederebbe se la popolazione mondiale fosse improvvisamente esposta a un virus mortale di cui non si era mai sentito parlare? La pandemia di coronavirusLink esterno ci ha insegnato che malgrado lo sviluppo tecnologico e della medicina, l'essere umano rimane estremamente vulnerabile di fronte ad agenti patogeni fino ad ora sconosciuti.
Mentre si discute dell'origine del SARS-CoV-2, ricercatori in tutto il mondo avvertono che una nuova potenziale minaccia sanitaria potrebbe celarsi non in mercati di animali o in laboratori, bensì nel ghiaccio.
In seguito all'aumento delle temperature e al crescente sfruttamento del sottosuolo, antichi microorganismi intrappolati nel ghiaccio e nel permafrost - lo strato di terreno perennemente ghiacciato - potrebbero in effetti liberarsi nell'aria e riattivarsi, con conseguenze imprevedibili.
Virus e batteri che uccidono dopo essere emersi dal ghiaccio: uno scenario teorico o una reale possibilità?
L'emergenza di agenti patogeni dal ghiaccio non è fantascienza. Nel 2016 in Russia, e più precisamente nella penisola di Yamal in Siberia, un ragazzo è morto a causa dell'antrace. Secondo i ricercatori, il batterio era presente in una carcassa di renna infetta morta 75 anni prima. In seguito a un'insolita ondata di caldo, il permafrost in cui era sepolto l'animale si è sciolto, liberando le spore dell'agente patogeno nell'atmosfera.
Un altro caso risale al 2007, quando un gruppo di scienziati ha scoperto la presenza del virus dell'influenza spagnola nei corpi seppelliti in una fossa comune in Alaska. Tra il 1918 e il 1919, la spagnola uccise decine di milioni di persone nel mondo.
Nel ghiaccio sono intrappolati anche agenti patogeni sconosciuti, come risulta da uno studioLink esterno pubblicato all'inizio dell'anno. Nelle carote di ghiaccio prelevate nell'altopiano del Tibet, ricercatori americani e cinesi hanno ad esempio identificato 33 virus, di cui la maggior parte sepolti da millenni e ancora ignoti.
Come possono virus e batteri sopravvivere per migliaia di anni in ambienti inospitali quali i terreni ghiacciati?
"È una delle domande a cui vogliamo rispondere", afferma a swissinfo.ch Beat Frey, collaboratore dell'Istituto federale di ricerca per la foresta, la neve e il paesaggio (WSL). Frey è a capo di un progetto pionieristicoLink esterno, che per la prima volta si è posto l'obiettivo di studiare le forme di vita microscopiche presenti nel permafrost nelle Alpi, nell'Artide e in Antartide.
"Abbiamo notato che questi organismi possiedono un metabolismo e strutture cellulari particolari, che possono essere molto attivi a basse temperature. La maggior parte di essi è tuttavia dormiente. Il grande interrogativo è di sapere cosa succede quando si svegliano, ad esempio a causa del riscaldamento globale", spiega Frey.
Nel 2005, scienziati della NASA sono riusciti a 'risuscitare' dei batteri imprigionati nel ghiaccio dell'Alaska per 32'000 anni. Una decina di anni dopo, sono invece stati riattivati dei cosiddetti 'virus giganti', che avevano trascorso gli ultimi 30'000 anni nel terreno ghiacciato della tundra siberiana.
Quali microorganismi ci sono nel permafrost delle Alpi svizzere?
In Svizzera, il permafrostLink esterno è presente al di sopra dei 2500 metri di altitudine, su circa il 5% del territorio nazionale. "Nel permafrost alpino troviamo batteri, funghi, lieviti e virus. Circa la metà degli organismi che abbiamo individuato esiste anche in altri suoli del pianeta. Un terzo è invece di natura sconosciuta", osserva Beat Frey, che si dice stupito della diversità malgrado le condizioni avverse.
Batteri e virus dormienti possono rappresentare un problema per l'essere umano o gli animali?
Il caso dell'antrace in Siberia evidenzia la possibilità che ci siano dei batteri con effetto patogeno per l'essere umano, gli animali o le piante, spiega Beat Frey. "È la grande incognita", afferma in riferimento alla moltitudine di virus ancora sconosciuti.
Nei vecchi strati di permafrost potrebbero essere preservati dei virus patogeni in grado di infettare uomini o animali, inclusi quelli che hanno causato epidemie in passato, secondo Jean-Michel Claverie dell'Università di Aix-Marseille, tra i massimi esperti in materia. Le attività minerarie e di perforazione, sostiene, potrebbero esporre questi strati con conseguenze disastrose.
Non è comunque detto che i microorganismi nel ghiaccio debbano essere nocivi. La speranza dei ricercatori è di trovare delle specie con una certa utilità, ad esempio in campo medico e biotecnologico. "Si potrebbero sfruttare le proprietà di alcuni enzimi che sono attivi a basse temperature. I batteri del permafrost possono inoltre fornire indicazioni importanti sulla resistenza agli antibiotici", osserva Beat Frey del WSL.
La prossima pandemia potrebbe emergere dal ghiaccio?
I virus possono infettare dei batteri presenti nel ghiaccio. Il passaggio diretto all'uomo è invece improbabile, secondo Beat Frey. "Quello che potrebbe succedere è un salto a un animale, ad esempio la marmotta, che si abbevera con l'acqua di disgelo. Ma siamo in uno scenario puramente teorico. Non credo che sia possibile".