Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01154.jsonl.gz/1152

L'imputato «ha una personalità narcisistica e di lei gli importava poco, se non nulla», così l'accusa.
LOCARNO - «Lui ha capito che lei voleva mettere fine alla loro storia. E l'ha uccisa vedendo svanire la possibilità di fare la bella vita con lei, tra soldi e divertimento». È stato questo il movente, sostiene la procuratrice pubblica Petra Canonica Alexakis, del delitto di Muralto. L'accusa chiede dunque che il 32enne venga condannato, come richiesto anche in primo grado, a 19 anni e mezzo di carcere per assassinio. Di più, dunque, della pena di 18 anni di detenzione decisa dalla corte l'anno scorso.
«Apparenza e narcisismo» - «L'ha uccisa perché aveva capito chi era lui veramente», sottolinea la pp., sottolineando come il perito psichiatrico abbia rilevato nel 32enne «una personalità narcisistica che trova piacere nell'apparire e nell'essere al centro dell'attenzione». L'uomo, è emerso, «conduce inoltre uno stile di vita opportunistico, se non parassitario».
«Nessun pentimento» - Il 32enne «ha ucciso una giovane donna di 22 anni, innamorata, e che ha lasciato tutto per trasferirsi in Svizzera lui», continua Canonica Alexakis, «e anche oggi non abbiamo sentito una mezza parola di dispiacere per la morte della vittima». Un dispiacere che, anche se quanto successo dovesse essere stato un incidente, dovrebbe essere presente, ritiene la pp. «Ma a lui di lei importava bene poco, se non nulla. Dei suoi soldi però sì». Già, perché l'imputato aveva molti debiti, non aveva mai pagato gli alimenti per i suoi due figli e non lavorava, percependo unicamente, dopo essere rimasto coinvolto in un incidente automobilistico, una rendita di invalidità.
Risparmi fantasma - Una volta sollevata l'ipotesi del movente finanziario, tiene poi a sottolineare la procuratrice pubblica Petra Canonica Alexakis, l'imputato ha subito cercato di giustificarsi, affermando che lui dei soldi della 22enne non aveva bisogno e sostenendo di avere risparmiato 10'000 franchi in contanti, tenuti in un posto sicuro. «L'accusato non ha però voluto rivelare dove si troverebbero questi soldi. E noi non possiamo certo credergli sulla parola».
La carta nascosta - La pp. chiede poi che il 32enne venga condannato anche per furto, per quanto riguarda la carta di credito nascosta nel plafone dell'ascensore, anziché di appropriazione indebita, come accaduto in primo grado. La carta, conclude Canonica Alexakis, è stata messa lì per essere recuperata in un secondo momento: «L'occultamento successivo alla morte è l'unica spiegazione logica».
Povera ragazza :-( mi dispiace molto, maledetto! Spero lo spediranno in Germania in prigione per i prossimi 19 anni o ce lo dobbiamo tenere alla stampa cosi doppiamente parassita?