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Storia della confraternita dell’Immacolata Concezione
La confraternita dell’Immacolata sorse nel XVI secolo: la data precisa della fondazione è ignota, ma si sa che fu aggregata all’arciconfraternita dell’Immacolata Concezione nella chiesa di S. Lorenzo in Damaso di Roma nel 1584. Essa in origine era eretta all’omonimo altare nella chiesa di S. Francesco dei Padri francescani conventuali (chiesa oggi scomparsa, era localizzata fra S. Rocco e il lago).
Nel corso del XVII secolo la nuova confraternita vide crescere la propria attività. In un dipinto posto sotto il portico della chiesa di Loreto, la confraternita dell’Immacolata fu ritratta (prima del 1635) con il proprio abito rosso, solo recentemente sostituito da un nuovo manto azzurro. La presenza di una divisa è segnale dell’avvenuta “disciplinizzazione” della confraternita. Essa aveva cioè adottato le forme di vita associativa che contraddistinguevano le confraternite più attive del tempo: la recita dell’Ufficio festivo, la memoria dei defunti, forme di carità interna ed esterna, un forte senso di appartenenza e autonomia. Ciò dovette far nascere il desiderio del possesso di una sede propria. Su questo ultimo punto però il forte legame con il convento francescano costituiva un ostacolo insormontabile. Ne sono testimonianza diverse richieste, andate a vuoto, di poter dotarsi di locali in cui ritrovarsi in piena autonomia. La rottura definitiva avvenne nel 1683. Le fonti non ricordano le cause esatte del litigio. Dopo aver recitato per un tempo l’Ufficio domenicale all’aperto, sulla piazza del castello, e dopo tre anni di ospitalità nell’oratorio privato del barone Carlo Corrado von Beroldingen, la confraternita trovò sede nell’oratorio della Visitazione (davanti a S. Maria degli Angioli, oggi scomparso). I confratelli acquistarono poi l’area del macello pubblico di allora, costruendo a proprie spese un macello nuovo, ma una protesta pubblica portò ad annullare questo progetto, che si sarebbe dovuto finanziare anche grazie a una cospicua eredità, che finì per svanire a causa di conflitti con la vedova del donatore. Solo nell’anno 1700 si acquistò l’antica chiesina di S. Geminiano con l’annessa osteria del Sole, nell’area dell’attuale Palazzo civico. La nuova chiesina fu aperta al culto pubblico l’anno successivo, ma venne completata solo nel 1707. Nel 1708 papa Clemente XI rese obbligatoria la festa dell’Immacolata, ragion per cui nel 1709 la confraternita inaugurò la nuova statua scolpita da Andrea Albiolo con una solenne processione.
La parentesi tranquilla fu di breve durata. La posizione del nuovo oratorio, esposto alla vicinanza del lago, già nel 1721 rese necessari importanti lavori di restauro, ripresi poi nel 1750. Questo ulteriore intervento si concluse nel 1752 con una grandiosa festa religiosa durante il quale avvenne anche un miracolo. Per tutto il Settecento e ancora per buona parte dell’Ottocento la confraternita dell’Immacolata fu la compagnia devota più numerosa di Lugano, associando membri dell’élite cittadina e moltissime persone di condizioni più modeste. Essa fu animata da un forte spirito “democratico”, anche se le cariche interne erano appannaggio delle famiglie più in vista. Il forte radicamento popolare del culto mariano sostenne la confraternita nei frangenti più difficili, e ne assicurò il finanziamento, tramite doni e offerte anche minuscole o in natura. Essa fu in prima linea nella lotta che oppose a S. Marta le altre confraternite in abito del borgo per poter portare i propri morti al funerale. Fino alla fondazione della confraternita del S. Cuore fu anche la confraternita che meglio di altre seppe reclutare nuovi membri nel nascente sobborgo di Molino Nuovo.
La fine dell’Ancien Régime non causò disturbi alla vita della confraternita, che anzi intraprese importanti interventi di restauro e abbellimento della sua chiesina, fra cui un nuovo altare in marmo. Ciò fu dovuto al fatto che molte delle famiglie borghesi di Lugano, mercanti e artigiani, già da tempo avevano sostituito i vecchi patrizi (le famiglie vicine) nella conduzione della confraternita. Così quando la Rivoluzione portò al potere queste nuove élites, la confraternita poté continuare a godere del proprio tradizionale sostegno. E ciò perfino durante le occupazioni francesi. Con il passare dei decenni tuttavia qualcosa iniziò a cambiare.
Ad inizio degli anni 1840, in effetti, le autorità comunali, in previsione della periodica residenza del governo cantonale a Lugano, decisero di dotare la città di un Palazzo governativo. Nel 1842 intimarono la confisca della chiesa “al Sole” per lasciar spazio all’erigendo edificio. La confraternita perse i ricorsi e malgrado un’accanita resistenza dovette assister all’abbattimento dello storico oratorio (1843). I confratelli, guidati in particolare dal cancelliere Domenico Domeniconi, non demorsero, e non rinunciarono a disporre di un oratorio. La confraternita fu temporaneamente trasferita in S. Maria dell’Ospedale e, dopo aspri conflitti con la confraternita della Buona Morte, in S. Antonio. Solo nel 1849 poté infine acquistare la chiesa dell’ex-convento di S. Caterina (secolarizzato dal Cantone), venduta dall’ingegner Pasquale Lucchini. La chiesa fu ricostruita con la nuova dedicazione alla Vergine Immacolata, favorendo dal 1852 in poi la ripresa del normale corso di vita della confraternita, in parte turbato dalle iniziative anticlericali tipiche dell’Ottocento. Essa ha poi assicurato la cura di questa chiesa fino ad oggi. Dal 1960 la compagnia devota è stata elevata al grado di arciconfraternita con rescritto di Giovanni XXIII.
Davide Adamoli