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Un’azione legale è stata presentata da una cinquantina di persone, convinte che la cancellazione dei cosiddetti Contingent Capital Awards non fosse necessaria al salvataggio.
Non c’è proprio pace per Credit Suisse, salvata da Ubs a caro prezzo: che starebbe pagando il personale stesso, in senso letterale. Questo, quantomeno, sostengono i dirigenti, che hanno avviato un’azione legale contro la decisione di cancellare i bonus loro destinati.
Tre ricorsi nel mese di maggio
Tre i ricorsi presentati alla fine del mese di maggio da una cinquantina di persone, per ora, che si sono rivolte al Tribunale amministrativo federale contestando il piano del salvataggio di emergenza come penalizzante dei loro diritti. Nessuna informazione ufficiale è stata comunicata riguardo agli importi, ma di sicuro c’è il fatto che la scorsa settimana diversi studi legali sono stati contattati dai manager di Credit Suisse per intervenire contro la vanificazione dei cosiddetti Contingent Capital Awards. I numeri, dunque potrebbero crescere.
In ballo 360 milioni di franchi
Un’azione che risale al 19 marzo scorso, quando, nell’ambito dell’acquisizione, l’Autorità di vigilanza sui mercati finanziari aveva chiesto a Credit Suisse di dichiarare privi di valore tutti gli strumenti di capitale Additional Tier 1 (AT1), compresi i Contingent Capital Awards ad essi collegati. Secondo le stime, effettuate sulla base dell’ultimo rapporto annuale, si tratterebbe di 360 milioni di franchi.
Le "colpe" della Finma
Credit Suisse aveva inizialmente ritenuto che i bonus non fossero oggetto della misura, ma una successiva decisione presa dalla Finma, soltando tre giorni dopo, aveva esplicitamente dichiarato come dovesserro venire inclusi nell’ordinanza di cancellazione. La banca si era così rivolta al Tribunale amministrativo federale, presentando una domanda di tutela cautelare che avrebbe dovuto essere seguita da un ricorso contro la Finma. Poi il ripensamento: il 9 maggio, Credit Suisse ha invitato il Tribunale ad annullare ogni procedimento avviato.
Tanto scalpore e altre 250 denunce
Nel 2021, i bonus erano stati concessi a oltre 5mila dipendenti; una remunerazione differita sotto forma di premi di capitale che nel 2022, invece, non è stata accordata. Una "mancanza" che, associata alla dichiarazione di inutilità degli strumenti AT1, ha suscitato scalpore anche a livello internazionale, nonché circa 250 denunce da parte dei detentori di obbligazioni AT1, approssimativamene 2.500 persone convinte che la svalutazione delle obbligazioni non fosse necessaria a salvare il gruppo.
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