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Per la prima volta nella sua lunga storia calcistica, iniziata nel 1910, il Varese Calcio è stato costretto a disputare una gara casalinga lontano dal suo tradizionale campo amico. I biancorossi hanno infatti giocato a Ponte Tresa la gara del campionato di Eccellenza che li vedeva opposti al Verbano (0-0 il risultato finale), formazione di Besozzo, paese a una quindicina di chilometri dal capoluogo. Lo stadio dedicato a Franco Ossola, mito del calcio biancorosso e poi del Grande Torino, è infatti inibito da qualche settimana alla squadra biancorossa a causa del grosso debito (pare attorno ai 60.000 euro) accumulato nei confronti dell'A.Spe.M., l'azienda municipalizzata che fa parte del gruppo A2A che eroga acqua e gas per il riscaldamento. In occasione di qualche precedente partita casalinga, l'A.Spe.M. aveva deciso di riaprire i rubinetti solo la domenica; ora, a fronte del persistere della situazione debitoria, ha scelto la linea dura: niente acqua, niente gas, niente riscaldamento, niente docce e dunque impossibilità di fruire dell'impianto.
Oggi a Ponte Tresa la squadra varesina è stata seguita da qualche centinaio di tifosi e anche dal sindaco Davide Galimberti che alla fine ha dichiarato: "Una società seria che crede nel Varese Calcio corre a pagare le bollette di acqua e gas e riporta la prima squadra e le giovanili allo stadio di Varese. Penso sia un primo atto per poter riprendere un dialogo costruttivo". La quote di maggioranza del club biancorosso, retrocesso in Eccellenza nella scorsa stagione, sono nelle mani di Claudio Benecchi, di professione farmacista. Il Varese Calcio già da qualche anno, dopo la retrocessione dalla serie B, il successivo fallimento e tre stagioni tra Eccellenza e serie D, si ritrova a fare i conti con una situazione debitoria decisamente pesante (pare diverse centinaia di migliaia di euro) per un club che milita nel quinto campionato nazionale.