Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01227.jsonl.gz/221

GINEVRA - «Burkini sì. Burkini no». Continua il tira e molla politico a Ginevra riguardo ai costumi da bagno che coprono interamente il corpo (tranne la faccia, le mani e i piedi).
Le nuove disposizioni delle piscine ginevrine - appena entrate in vigore lo scorso primo settembre e che di fatto permettevano l'utilizzo del burkini - sono state nuovamente modificate ieri sera durante la riunione del Consiglio comunale. La Destra, con l'appoggio dei Verdi e di due indipendenti di sinistra, si sono imposti dopo lunghe discussioni. Ora le donne dovranno indossare un costume intero (o due pezzi) ma che lasci «le braccia nude» e che non «superi la lunghezza del ginocchio».
Dibattito acceso - La città sostiene di aver ricevuto solamente una richiesta in merito al burkini in cinque anni, ma il dibattito è comunque esploso in Consiglio comunale. Il cambiamento nel regolamento «dà l'impressione che si tratti di una rivendicazione delle donne musulmane», protesta sulle pagine della "Tribune de Genève" la deputata PPD Alia Chaker Mangeat. La Consigliera comunale fa notare che questo ha creato un'inutile polemica nella quale si sono gettati «gli estremisti e coloro che rifiutano il prossimo».
«Le catene e gli schiavi» - Molto diversa, invece, la visione dei fautori del divieto. «È come fingere che mettendo le catene agli schiavi, essi possano camminare liberi», sottolinea Pierre Gauthier, esponente della sinistra radicale, su "Le Courier". Per giustificare i cambiamenti avvenuti il primo settembre, le autorità responsabili avevano invocato un aggiornamento delle regole. Secondo la città, la prima preoccupazione riguardava l'igiene e in particolar modo quei bagnanti che vengono a nuotare utilizzando pantaloncini non adatti.