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BRUXELLES - «Abbiamo cancellato il nostro sistema di Dublino che era qualcosa di simbolico, di un momento di una epoca diversa. Dublino serviva a pochi richiedenti asilo che fuggivano da dittature». Così il vicepresidente esecutivo della Commissione europea Margaritis Schinas presentando le proposte per il nuovo Patto su asilo e migrazione.
Schinas ha precisato che il sistema di Dublino «non poteva affrontare la sfida della migrazione globale che l'Europa sta affrontando adesso e continuerà ad affrontare in futuro».
«Tutti gli Stati Ue dovranno mostrare solidarietà verso i Paesi sotto pressione: potranno farlo o con i ricollocamenti, o con i rimpatri sponsorizzati. Sono queste le due componenti fondamentali del meccanismo di solidarietà obbligatorio», ha dichiarato la commissaria dell'Unione europea Ylva Johansson.
«Se un Paese ritiene di essere sotto pressione - e questo può significare sia che i flussi sono troppo forti per essere gestiti, oppure che c'è una combinazione di fattori, come ad esempio un terremoto, o la pandemia - potrà chiedere l'attivazione del meccanismo di solidarietà obbligatoria. Sarà poi la Commissione europea a valutare la sua entrata in funzione», ha aggiunto Johansson.
Citando esempi di alleggerimento della responsabilità, Johansson spiega: «Se il migrante ha già un parente nell'Ue, il Paese in cui risiede il congiunto sarà responsabile anche per il nuovo arrivato. Se il migrante in precedenza ha lavorato o studiato in uno Stato diverso dal primo ingresso, quel Paese sarà responsabile».
Con «i rimpatri sponsorizzati gli Stati dovranno rimpatriare - entro otto mesi - una quota di migranti dal Paese di primo ingresso. Se entro otto mesi non saranno effettuati tutti i rimpatri, lo Stato partner accoglierà sul suo territorio quanti restano da allontanare». Il meccanismo permette contributi anche col rafforzamento delle capacità, come ad esempio la costruzione di centri di accoglienza.
Il nuovo Patto prevede inoltre «norme speciali per regolare eventuali situazioni di crisi, come quella che abbiamo vissuto nel 2015, quando arrivarono due milioni» di migranti. «In caso di crisi le misure saranno più nette e più limitate nel tempo», ha detto la commissaria Ylva Johansson.
«Attualmente l'Ue ha accordi di riammissione con 24 Paesi, alcuni funzionano, altri meno. Rafforzeremo i negoziati su questo, ma intendo anche usare per la prima volta la normativa entrata in vigore a febbraio sui visti: saranno preparate relazioni annuali per i Paesi terzi in cui sarà valutato il livello di cooperazione sulle riammissioni. ha detto poi Johansson, illustrando le proposte per il Patto su asilo e migrazione.
Per rendere più efficace la politica dei rimpatri sarà inoltre nominato un «coordinatore dei rimpatri» che lavorerà col «network degli esperti sui rimpatri degli Stati membri».
«Oggi proponiamo una soluzione europea per ricostruire la fiducia tra Stati membri e per ripristinare la fiducia dei cittadini nella nostra capacità di gestire come Unione», ha invece detto la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen.
«L'Ue ha già dato prova in altri settori della sua capacità di fare passi straordinari per conciliare prospettive divergenti», ha continuato von der Leyen. «Ora è tempo di alzare la sfida per gestire la migrazione in modo congiunto, col giusto equilibrio tra solidarietà e responsabilità».
Le prime reazioni - La Repubblica Ceca rifiuta qualsiasi redistribuzione obbligatoria dei migranti tra i Paesi membri dell'Ue. Lo ha detto il ministro dell'Interno Jan Hamacek (Cssd, democratici sociali) reagendo al pacchetto di misure proposto dalla Commissione europea.
Hamacek ha escluso l'obbligo di accogliere i migranti: «Siamo contrari. Non saremo d'accordo con nessuna proposta contenente l'obbligo di ricollocamento», ha dichiarato, ricordando che Praga ha assunto questa posizione da tempo insieme agli altri Visegrad (Slovacchia, Polonia, Ungheria) e ai Paesi baltici.