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Caso Abacha: biasimo di Villiger e reazioni del Credit Suisse
Per il ministro delle finanze, la piazza finanziaria svizzera non ha bisogno di soldi di questo genere e deve fare di tutto per impedire un altro caso Abacha. Da parte sua, il Credit Suisse Group ha dichiarato di aver già preso tutte le misure necessarie.
Affari, come quello dell’ex-dittatore nigeriano Sani Abacha, non fanno bene all'immagine della Svizzera, ha dichiarato Kaspar Villiger in un comunicato diffuso alla stampa. Evidenziando la «sua irritazione», il ministro della finanze ha sottolineato che «in una piazza finanziaria competente e integra si deve fare tutto il possibile per evitare altri casi di questo tipo».
Villiger si è espresso invece positivamente in merito al rapporto della Commissione federale delle Banche (CFB). A suo avviso, tale rapporto dimostra che la CFB assume seriamente e attivamente la propria funzione di sorveglianza. Occorre quindi sostenere gli sforzi della CFB, allo scopo di rafforzare ulteriormente la sua funzione di controllo in casi del genere. Il capo del Dipartimento delle finanze non ha comunque voluto commentare le conclusioni contenute nel rapporto, limitandosi a ricordare che sono state elaborate nella «massima indipendenza».
Da parte sua, il Credit Suisse Group ha reso noto di aver tratto le conseguenze del caso Abacha: «abbiamo adottato già da anni provvedimenti interni per evitare il ripetersi di casi simili e non abbiamo bisogno di soldi di questo genere per garantire il successo delle nostre attività» sottolinea in una nota la banca svizzera. Secondo il rapporto della CFB, ben tre filiali del gruppo CS non avrebbero rispettato gli obblighi di diligenza, accettando 214 milioni di franchi depositati da Sani Abacha.
L'Associazione svizzera dei banchieri (ASB)considera invece che il caso Abacha nuoce alla reputazione della piazza finanziaria svizzera e che le banche sono chiamate ad essere più attente nell'applicazione delle direttive della Convenzione di diligenza. Appena venerdì scorso, l'ASB aveva annunciato la creazione di una task force, allo scopo di rafforzare la posizione delle banche svizzere a livello internazionale.
Tra le reazioni più negative, da notare quella della Dichiarazione di Berna che chiede provvedimenti più drastici rispetto a quelli formulati dalla CFB. Secondo l’organizzazione di aiuto allo sviluppo, casi del genere dovrebbero avere conseguenze a livello dirigenziale nelle banche direttamente coinvolte. La Dichiarazione di Berna si esprime inoltre in favore di un potenziamento degli effettivi a disposizione della CFB.
swissinfo e agenzie
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