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Lo scudo fiscale rappresenta «l'ultima opportunità di mettersi in regola»: lo hanno ribadito martedì la Guardia di finanza italiana e l'Agenzia delle entrate durante un convegno sui paradisi fiscali in corso a Roma.
Secondo le due entità statali italiane, l'ammontare dei patrimoni detenuti all'estero che potrebbero essere rimpatriati aderendo allo scudo fiscale è di quasi 300 miliardi di euro: una cifra formulata sulla base dei dati dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE).
Dei 300 miliardi, 125 miliardi si troverebbero in Svizzera e 86 in Lussemburgo. Un importo inferiore alle stime avanzate negli scorsi mesi dai maggiori quotidiani italiani, stando ai quali nella Confederazione vi sarebbero circa 300 miliardi di euro sottratti all'erario italiano, di cui 200 in Ticino. Nella Repubblica di San Marino sarebbero al momento depositati oltre 2 miliardi di euro di capitale italiano.
Giuseppe Vicanolo, generale della Guardia di finanza, ritiene che nei paradisi fiscali siano presenti da 5'000 a 7'000 miliardi di dollari. Una parte rilevante di questi importi, per un valore che oscilla tra i 1'000 e i 1'600 miliardi di dollari (stime della Banca mondiale), «è da attribuire a riciclaggio di proventi di attività criminali».
swissinfo.ch e agenzie
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