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BERNA - Il Consiglio nazionale condurrà un acceso dibattito sull'inasprimento della legislazione sulle armi durante la sessione estiva. La commissione preparatoria ha in parte rivisto i concetti del Consiglio federale, ma sia da destra sia da sinistra arrivano proposte di minoranza che potrebbero avere sostegno in aula.
Con 15 voti contro 8, la Commissione della politica di sicurezza del Nazionale ha dato il suo avallo alla ripresa della direttiva Ue sul tema, ha detto oggi il presidente Werner Salzmann (UDC/BE) ai media a Berna.
Bruxelles vuole inasprire le norme sulle armi entro la fine del 2019. La nuova direttiva era stata proposta dalla Commissione Ue il 18 novembre 2015, pochi giorni dopo la seconda strage di Parigi e il Parlamento europeo l'ha approvata il 14 marzo 2017.
La Svizzera è chiamata ad adeguare la propria legislazione in quanto paese membro dello Spazio Schengen, ma il Consiglio federale, che ha approvato il messaggio al parlamento lo scorso 2 marzo, ha optato per un'applicazione "pragmatica", sfruttando il margine di manovra disponibile per salvaguardare la tradizione elvetica in materia di tiro.
L'UDC proporrà di non entrare in materia. Chiederà il rinvio al governo per cancellare le regole che ostacolano la tradizione elvetica nel settore e che vanno oltre la direttiva di Bruxelles.
La commissione - per 15 voti contro 9 - ha poi respinto la richiesta dei democentristi di rinviare il dibattito in attesa di sentenze sull'argomento della Corte di giustizia dell'Ue. Respinta anche una richiesta di sinistra che vorrebbe tenere sotto controllo i caricatori.
La maggioranza ha anche deciso non inserire l'arma di ordinanza militare consegnata alla fine del servizio fra quelle proibite. Il progetto del Consiglio federale assicurava comunque già che le armi di servizio potessero continuare a essere conservate a casa dopo aver terminato i giorni in grigio-verde.
Decine di proposte di minoranza sono arrivate da destra e da sinistra. Alcune sono state respinte solo di misura, come quella che domanda di non imporre una scadenza di 20 giorni agli armaioli per segnalare una transizione ai Cantoni.
L'argomento è controverso. In consultazione l'associazione di settore Pro Tell si è battuta contro qualsiasi inasprimento del diritto delle armi in Svizzera. La trasposizione del diritto Ue è visto semplicemente come un pretesto per indurire la legislazione in materia. La Federazione svizzera dei tiratori (FST) ha promesso il lancio di un referendum e la stessa cosa ha fatto l'Associazione svizzera di sottufficiali (ASSU).