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BERNA - Il fabbricante nidvaldese Pilatus dovrebbe poter continuare a fornire servizi di manutenzione per i propri aerei venduti all'Arabia Saudita e agli Emirati Arabi Uniti, Paesi coinvolti in un conflitto nello Yemen.
È l'opinione del Consiglio nazionale che oggi ha adottato per 106 voti a 87 una mozione che domanda adeguamenti alla Legge federale sulle prestazioni di sicurezza private fornite all'estero (LPSP). Gli Stati devono ancora pronunciarsi.
La mozione è stata elaborata in seno alla Commissione della politica di sicurezza del Nazionale dopo che il Consiglio federale aveva vietato a Pilatus le proprie attività nei due paesi arabi. La commissione rimprovera al governo un'interpretazione troppo rigida dalla legge in questione, interpretazione che andrebbe oltre la regolazione delle società che offrono prestazioni militari all'estero.
Per la commissione, i servizi relativi alle merci esportate devono continuare a essere consentiti fino a quando il Tribunale amministrativo federale non si sarà pronunciato sul caso Pilatus o fino a quando il Parlamento non si sarà pronunciato su una modifica del cosiddetto diritto mercenario. In aula, a nome della commissione, Rocco Cattaneo (PLR/TI) ha giustificato la mozione col bisogno per le imprese di certezze a livello giuridico.
Il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) ha vietato a Pilatus di eseguire la manutenzione sugli aerei da addestramento consegnati all'Arabia Saudita e agli Emirati Arabi Uniti. I due Paesi sono coinvolti nel conflitto nello Yemen contro i "ribelli" separatisti Houti sostenuti dall'Iran. Il DFAE ha rimproverato al costruttore di non aver riferito correttamente in merito alle sue attività nella penisola arabica. Dal suo punto di vista, i servizi forniti rappresentano infatti un supporto logistico per l'esercito che va obbligatoriamente segnalato. Il DFAE ha quindi inoltrato una denuncia al Ministero pubblico della Confederazione che, a sua volta, ha avviato un procedimento penale.
Dal canto suo Pilatus ha replicato di aver sempre rispettato la legge. L'azienda ha inoltrato ricorso al Tribunale amministrativo federale contro il divieto pronunciato dalle autorità ottenendo dalla corte l'effetto sospensivo, motivo per cui i tecnici della società elvetica sono ancora attivi nei due Paesi.
La maggioranza del plenum ha sostenuto le richieste di Pilatus affermando che la legge sulle prestazioni di sicurezza private fornite all'estero era stata pensata per porre un limite alle attività di società con sede in Svizzera che forniscono servizi di sicurezza privata all'estero, ossia mettono a disposizione "mercenari". Importanti punti di forza della Svizzera, come l'affidabilità e la certezza del diritto, sono messi in discussione.
Gli avversari della mozione si sono schierati dalla parte del DFAE, precisando che la formulazione della legge in vigore è sufficientemente chiara. L'amministrazione non poteva far altro che applicarla. Il divieto disposto contro Pilatus è comprensibile poiché in contraddizione con gli obiettivi di politica estera della Confederazione. La Svizzera perderebbe credibilità con il suo impegno umanitario e i suoi buoni uffici.
Anche il Consiglio federale era contrario alla mozione. Il Dipartimento federale degli affari esteri e il Dipartimento federale dell'economia hanno istituito un gruppo di lavoro. Sulla base dei risultati si deciderà in merito a ulteriori passi, ha affermato in aula il consigliere federale Ignazio Cassis.