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È polemica in Israele, nel giorno di riapertura della scuole, per l'istituzione di asili d'infanzia separati per i figli di lavoratori immigrati nella solitamente tollerante Tel Aviv.
La vicenda è denunciata oggi dall'edizione online del giornale liberal Haaretz, secondo il quale ha destato sorpresa - e anche scandalo - l'annuncio dell'amministrazione municipale dell'inaugurazione odierna di quattro nuovi asili nel sobborgo di Bitzaron, due riservati ai bambini israeliani e due ai figli dei migranti. Un'iniziativa bollata come atto di segregazione da un'associazione impegnata nella difesa dei diritti degli immigrati, ma che ha raccolto commenti di sdegno pure fra i genitori israeliani interpellati oggi sul 'luogo della vergogna'.
"Quando ho chiesto chiarimenti su questa novità, mi hanno detto che nelle strutture in cui molti bambini sono stranieri ci sono problemi con i genitori, ma mia figlia è andata finora all'asilo in classi miste, senza alcun problema legato alla provenienza o alla diversa religione, e per me è più problematico spiegarle semmai questa improvvisa separazione", ha esclamato una madre. "Se i bambini vengono separati perché figli di stranieri o di richiedenti asilo, questo è illegale", ha rincarato la dose l'avvocato Yonatan Berman, esperto di diritti degli immigrati, rimpiangendo una Tel Aviv "modello di integrazione" rispetto al resto del Paese.
La vicenda s'inquadra sullo sfondo della recente adozione di norme estremamente restrittive nei confronti degli immigrati non ebrei e dei lavoratori stranieri in Israele, cavalcata dal governo di destra e in particolare dal ministro dell'Interno, Eli Yishai, del partito confessionale ebraico Shas. Sorprende tuttavia il coinvolgimento di Tel Aviv, città tradizionalmente progressista su questi temi e a guida saldamente laburista.
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