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L'Unione svizzera delle donne cattoliche (SKF), che conta circa 200'000 membri, celebra oggi a Lucerna i cent'anni dalla sua fondazione in presenza della presidente della Confederazione Eveline Widmer-Schlumpf.
Rosmarie Koller-Schmid, presidente dell'organizzazione di cui oggigiorno possono diventare membri anche donne di altre fedi, ha affermato che dal 1912 molto è cambiato in meglio. Le donne non si limitano più solo alle tradizionali "tre K" (Kinder, Küche, Kirche, ossia figli, cucina e chiesa) ma si assumono responsabilità nella società e nello Stato. Così è stata ricordata con orgoglio la prima presidente del Consiglio nazionale, nel 1977, Elisabeth Blunschy-Steiner (PPD/SZ), che faceva parte della SKF.
La lotta per il diritto di voto delle donne ha dimostrato l'evoluzione della SKF da associazione dipendente dalla Chiesa a organizzazione emancipata. Nel 1929 essa era ancora contraria al suffragio femminile, mentre nel 1945 era stato il veto del vescovo a ostacolare la raccomandazione favorevole, poi emessa per la prima volta nel 1957. Eveline Widmer-Schlumpf ha sottolineato quanto importante sia per la politica svizzera la "politica dell'intromissione" praticata dalla SKF.
Altri temi centrali per la SKF sono le attività sociali ed educative. Oggi l'associazione conta due enti assistenziali che operano a favore delle donne in Svizzera e nel terzo mondo. Inoltre la scuola universitaria professionale per il lavoro sociale di Lucerna è nata dalla scuola per donne social-caritativa fondata nel 1918 dalla SKF.
L'abate di Einsiedeln Martin Werlen, interlocutore della SKF presso Conferenza dei vescovi svizzeri (CVS), ha lodato le donne per il loro impegno. Esse contribuiscono a che la Chiesa non diventi un museo, ma resti un giardino in fiore.
ATS