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È una signora di 82 anni, Raymonde Berthoud, la prima laureata del Premio degli svizzeri all'estero, indetto dal Partito radicale-democratico (PRD).
La cerimonia di premiazione si è svolta giovedì sera a Zurigo, alla presenza del presidente della Confederazione Kaspar Villiger. Nonostante l'età, la signora Berthoud, che è presidente onoraria dell'Associazione svizzera d'Ungheria, ha voluto ritirare personalmente il riconoscimento, accompagnato da un assegno di 10'000 franchi - che premia una vita dedicata, in tempi e condizioni molto difficili, ad aiutare gli svizzeri ed altri gruppi di popolazione in Ungheria.
La Quinta Svizzera
L'obiettivo di questa iniziativa è quello di "rendere omaggio a personalità o istituzioni, all'estero come in Svizzera, che hanno reso servizi particolari alla causa degli svizzeri all'estero", ha detto il consigliere nazionale Erich Müller, presidente della sezione PRD Svizzera Internazionale. Il premio dovrebbe quindi servire ad "attirare l'attenzione della popolazione sull'importanza della "Quinta Svizzera", cioè degli svizzeri che vivono all'estero e danno forma in particolare all'immagine del nostro paese fuori dalle sue frontiere".
Raymonde Berthoud, originaria di Neuchâtel, è professoressa di lingue e traduttrice. Dopo gli studi, in piena seconda guerra mondiale, si trasferì a Budapest per frequentare la locale Accademia di musica. In quel periodo, collaborò attivamente alla protezione di ebrei perseguitati, ma anche della Chiesa evangelica riformata di lingua tedesca, di cui erano membri molti svizzeri.
Riconoscimenti anche in Ungheria
Dopo la guerra, Raymonde Berthoud lavorò per qualche anno presso la delegazione della Croce Rossa svizzera a Budapest. Nel 1991 è stata membro fondatore dell'Associazione svizzera d'Ungheria, che ha presieduto fino al 1993. Per il suo grande impegno umanitario è stata premiata con la Croce al merito della città di Budapest e con la Croce d'onore al merito della Repubblica d'Ungheria.
Nel suo intervento il presidente della Confederazione Kaspar Villiger si è rallegrato per la creazione del premio, che "dovrebbe ricordare l'esistenza della cosiddetta Quinta Svizzera e dare coraggio alle persone espatriate". Villiger ha ricordato come ogni anno sono fra i 25 ed i 30 mila i nostri connazionali che si trasferiscono in un altro Paese, per un totale di 600.000 svizzeri residenti all'estero.
Gli svizzeri e l'ONU
Il presidente della Confederazione ha poi sottolineato l'importanza della comunità degli svizzeri all'estero, tenuto conto della globalizzazione e della recente decisione della Svizzera di aderire all'ONU. Si è trattato di "una chiara professione di fede in favore di una Svizzera che intende assumersi le proprie responsabilità, mostrare la propria solidarietà e difendere i propri interessi".
Ma "tutto sommato" - ha aggiunto Villiger con una battuta - "anche dopo la votazione sull'ONU sono soltanto 111 gli svizzeri all'estero che continueranno a vivere in un Paese che non fa parte dell'ONU, cioè in Vaticano".
Silvano De Pietro, Zurigo