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La Quinta Svizzera non accetta più tergiversazioni: il cosiddetto "parlamento" della diaspora ha approvato una serie di misure per ottenere una legge sugli svizzeri all'estero. L'esecutivo federale è invitato a darsi una mossa.
Nessuno potrà rimproverare alla diaspora di non aver dato prova di pazienza per ottenere questa sorta di cordone ombelicale che la unirebbe saldamente alla madre patria.
È infatti già trascorso quasi mezzo secolo da quando il Congresso degli svizzeri all'estero (CSE) decise di agire per far ancorare nella Costituzione federale un articolo sugli espatriati.
Era il 1961 e il CSE si svolgeva a San Gallo, ha ricordato venerdì il presidente dell'Organizzazione degli svizzeri all'estero (OSE) Jacques-Simon Eggly. Proprio la stessa città dove sabato si tiene l'88° CSE e dove venerdì il Consiglio degli svizzeri all'estero ha adottato una bozza di legge di applicazione di quello stesso articolo costituzionale, introdotto nel 1966.
Il testo avallato venerdì a San Gallo consentirebbe di unificare la politica governativa nei confronti degli espatriati e di rafforzare i legami fra la Confederazione e la Quinta Svizzera. Esso è accompagnato da una riforma dello stesso Consiglio degli svizzeri dell'estero.
Al fine di acquisire maggiore legittimazione, quest'ultimo ha approvato il principio secondo cui in futuro i suoi membri saranno eletti direttamente dalla diaspora e non più dalle associazioni. Un principio che dovrà essere iscritto nella futura legge sugli svizzeri all'estero (LSE).
Nella proposta di LSE, illustrata al Consiglio dal senatore popolare democratico Filippo Lombardi, si precisa che la politica della Confederazione riguardante gli espatriati è posta sotto la responsabilità di un unico dipartimento federale: quello degli affari esteri (DFAE).
Nuovo corso dopo lunga gestione
La legittimità di questa esigenza, come anche dell'opportunità di una LSE, sono state riconosciute dallo stesso governo federale nel Rapporto sulla politica della Confederazione nei confronti degli svizzeri dell'estero, pubblicato lo scorso 18 giugno, in risposta a un postulato di Filippo Lombardi inoltrato nel 2004.
Anche in questo caso i tempi di attesa sono stati lunghi. Ma il senatore ticinese preferisce guardare avanti e cogliere "il lato positivo del rapporto", ossia il fatto che il governo "cita esplicitamente l'introduzione di una base legale e di un'unificazione delle competenze", ha sottolineato Lombardi a swissinfo.ch.
Del resto, se in passato gli svizzeri dell'estero non hanno ricevuto la dovuta considerazione dalle autorità politiche in patria, ciò è anche dovuto alla loro scarsa partecipazione alle votazioni: così non avevano peso politico, osserva il senatore popolare democratico.
Tempi maturi
Ma negli ultimi anni la situazione è cambiata. C'è stato un aumento delle immatricolazioni degli svizzeri all'estero e della loro partecipazione alle votazioni, osserva Lombardi. Un'evoluzione che ha comportato un cambiamento di atteggiamento nei politici e nello stesso governo che "ora cominciano ad essere più sensibili" nei confronti della Quinta Svizzera.
Il recente rapporto del Consiglio federale ne è la prova. Ora è importante "battere il ferro finché è caldo", rileva Lombardi. Il testo uscito venerdì dalla seduta del Consiglio degli svizzeri all'estero "dovrebbe servire da base per l'elaborazione di un progetto di legge". Sarà presentato al DFAE, in modo che il governo possa preparare il progetto di LSE "nel giro di un anno".
"Se entro la fine della corrente legislatura il governo non lo avrà fatto, all'inizio della prossima si muoveranno dei deputati e dei consiglieri agli Stati con un'iniziativa parlamentare, assicura Filippo Lombardi.
In ogni caso l'OSE e il Consiglio degli svizzeri dell'estero sono coscienti che prima che tutti i loro progetti giungano in porto ci vorrà tempo. Ma hanno anche la sensazione che per la Quinta Svizzera spiri un vento nuovo che la spingerà verso il traguardo. Un sentimento di fiducia che il presidente dell'OSE Eggly ha sintetizzato con una frase: "Yes we can!"
Sonia Fenazzi, swissinfo.ch
Dice la Costituzione
L'articolo 40 della Costituzione federale svizzera stipula:
1. La Confederazione promuove le relazioni degli Svizzeri all’estero tra loro e con la Svizzera. Può sostenere le organizzazioni che perseguono questo scopo.
2. La Confederazione emana prescrizioni sui diritti e doveri degli Svizzeri all’estero, in particolare sull’esercizio dei diritti politici nella Confederazione, sull’adempimento dell’obbligo di prestare servizio militare o sostitutivo e sull’assistenza, come pure nell’ambito delle assicurazioni sociali.
informazione
Fra le disposizioni della bozza di Legge sugli svizzeri all'estero figura anche l'obbligo per la Confederazione di garantire l'informazione indipendente agli espatriati.
Il testo precisa che il compito sarebbe in particolare affidato alla Revue Suisse e a swissinfo.ch.
Ancorandoli nella legge si vuole "assicurare la perennità" di questi due organi, che sono "i pilastri centrali" dell'informazione degli svizzeri all'estero, ha spiegato Filippo Lombardi.