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<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>La Svizzera è un Paese con quattro lingue nazionali. Inoltre ha ratificato le convenzioni menzionate dall'autrice dell'intervento. Il Consiglio federale dunque è pienamente consapevole dell'importanza dell'insegnamento in lingua materna. Ma bisogna aggiungere che nel nostro Paese, che per quel che concerne le lingue applica il principio della territorialità, non si tratta di un diritto assoluto. </p><p>Per quel che riguarda la situazione turca, dall'agosto 2002 il Consiglio federale segue con grande attenzione l'applicazione delle riforme e ritiene che la riforma dell'insegnamento delle "lingue e dei dialetti che sono utilizzati tradizionalmente da cittadini turchi nella vita quotidiana" non rispetti completamente i diritti culturali della minoranza curda. Gli istituti pubblici non sono compresi nella riforma e quelli privati ne sono coinvolti solo nell'ambito di una disposizione adottata dal ministero nazionale per l'educazione il 19 settembre 2002 che prevede la creazione di nuovi istituti con l'unico scopo di insegnare le lingue oggetto della riforma. A causa di queste limitazioni, cui se ne aggiungono altre, la portata della riforma è ancora modesta. </p><p>Tuttavia il Consiglio federale ritiene che la Turchia abbia fatto comunque un progresso significativo nella giusta direzione. Nonostante la sua forma limitata, questa riforma apre la strada al riconoscimento dell'identità curda.</p><p>Anche la Commissione europea sottolinea nella Relazione periodica 2002 sui progressi della Turchia verso l'adesione del 9 ottobre 2002 che le riforme adottate nell'agosto 2002 rivelano una portata particolarmente significativa. Nell'insieme queste riforme rappresentano una buona parte del lavoro di base necessario al rafforzamento dei principi democratici ed alla protezione dei diritti dell'uomo in Turchia. Perché queste riforme possano essere efficaci devono tuttavia essere applicate dalle autorità competenti di tutto il Paese.</p><p>La Svizzera ha già avviato le misure chieste dall'autrice dell'intervento. In colloqui multilaterali ha già espresso in varie occasioni la propria preoccupazione sulla situazione dei rappresentanti della minoranza curda in Turchia, in particolare nell'ambito dell'OSCE dove ha promosso un dialogo con l'Alto Commissario per le minoranze nazionali. Su un piano bilaterale è stato possibile affrontare questa questione grazie al dialogo politico che la Svizzera intrattiene con la Turchia dal 2000, nel corso del quale il nostro Paese ha proposto di continuare a condividere le proprie esperienze con l'interlocutrice, in particolare nell'ambito della formazione scolastica in lingua materna. I prossimi incontri previsti nel quadro di questo dialogo offriranno l'occasione di continuare questo scambio di esperienze.</p>  Il Consiglio federale propone di togliere il postulato di ruolo.