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Una pena di 24 mesi sospesa. È quanto chiede la procuratrice pubblica Chiara Borelli per l’ex funzionario del Dss condannato in primo grado per coazione sessuale ai danni di una giovane donna.
«L’interesse, con questa condanna, è che oggi la vittima venga creduta», ha concluso così il suo intervento Borelli, durante il quale ha ribadito che, secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, la minaccia di togliersi la vita è un mezzo coercitivo.
La giovane, ha ricordato la procuratrice, non poteva sottrarsi dalle richieste dell’uomo che ripeteva più volte quanto soffrisse, quanto fosse depresso. «L’ha consumata poco a poco, con una violenza strisciante, quella psicologica», ha aggiunto. Per poter superare la sofferenza provocata dagli atti non voluti, la donna ha detto: «Mettevo corpo e mente in stand–by».
Come aggravante Borelli ricorda la conoscenza del 61enne del mondo giovanile: «Poco importa se all’epoca la vittima aveva 15 o 17 anni», ha detto Borelli. «All’uomo era nota la fragilità che caratterizza gli adolescenti in quel periodo».