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Le iniziative volute dal popolo svizzero ma bocciate dai Cantoni
di Paola Fuso
Il 29 novembre 2020, la Svizzera è stata chiamata a pronunciarsi su due proposte: 1) La prima iniziativa chiedeva che, nell’ambito della loro attività, le imprese svizzere (filiali, fornitori e partner commerciali) fossero tenute a rispettare anche all’estero i diritti umani e le norme ambientali riconosciuti a livello internazionale. La responsabilità derivante dalle norme poteva essere esclusa solo dimostrando la dovuta diligenza da parte delle imprese svizzere e delle loro controllate. Per ottenere questo risultato il progetto prevedeva la modifica dell’art. 101 della Costituzione Federale. 2)La seconda iniziativa riguardava il finanziamento per la fabbricazione di materiale bellico con la modifca dell’art. 107 della Costituzione Federale. In particolare il comitato d’iniziativa, ritenendo insufficiente l’attuale divieto di finanziamento, ha chiesto che sia esteso a tutto il materiale bellico, compresi i componenti delle armi. Inoltre, il divierto riguarderebbe non soltanto la concessione di crediti alle aziende che producono materiale bellico, bensì anche la detenzione delle loro azioni e di prodotti finanziari, quali fondi, contenenti azioni di tali aziende.
1) Iniziativa popolare «Per imprese responsabili – a tutela dell’essere umano e dell’ambiente»
La prima iniziativa chiedeva espressamente che il Parlamento modificasse la Costituzione inserendo l’ipotesi di responsabilità amministrativa per omessa diligenza per le società che hanno la loro sede statutaria, l’amministrazione centrale o il centro d’attività principale in Svizzera che avessero violato anche all’estero i diritti umani riconosciuti a livello internazionale e le norme ambientali internazionali. Ebbene, l’iniziativa è stata respinta. Tuttavia un dato appare fondamentale: la dicotomia tra Cantoni e popolazione nella votazione che dimostra senza ombra di dubbio il contrasto tra le motivazioni degli uni e delle altre. Parlando di enti territoriali è immaginabile come la decisione sia dettata da motivi economici, mentre i singoli individui hanno dimostrato di mettere al primo posto un’interpretazione etica del business e del lavoro. Mai prima d’ora si era parlato così intensamente della responsabilità globale della Svizzera e del suo modello d’impresa su tutti i diversi canali mediatici dimostrando quanto la società civile avverta come non più derogabile il rispetto dei diritti umani e degli standard ambientali nei Paesi in via di sviluppo.
Il Controprogetto indiretto all’iniziativa popolare “per imprese responsabili – a tutela dell’essere umano e dell’ambiente”.
Il rigetto dell’ iniziativa ha comportato l’entrata in vigore del cd. “piano di riserva”, cioè il Controprogetto indiretto all’iniziativa popolare “per imprese responsabili – a tutela dell’essere umano e dell’ambiente”, depositato già nel 2017, e valido nella misura in cui non sia contestato con successo mediante referendum.
Il controprogetto prevede che le società sono tenute a usare la dovuta diligenza in materia di diritti umani e ambientali conformemente ai principi guida dell’ONU su imprese e diritti umani e alle linee guida dell’OCSE per le imprese multinazionali. E dette attività a rischio sono punibili con la multa.
Quindi se l’iniziativa bocciata conteneva precetti e sanzioni da emanare ad opera del Parlamento svizzero, nel caso del Controprogetto ci si ispira alla linee guida dell’ONU, soggette ad interpretazione e dunque poco incisive. In particolare l’aspetto sanzionatorio, costituito dalla multa offre il destro a non poche critiche: molte società in in un’analisi di costi benefici accetteranno di buon grado l’applicazione di una multa se possono contare su cifre da capogiro. Infatti lo stesso Consiglio Federale e il Parlamento avevano raccomandato di respingere l’iniziativa in quanto “pone esigenze eccessive, in particolare quelle sulla responsabilità. Essa crea incertezza del diritto e pregiudica posti di lavoro e benessere».
2) Iniziativa popolare «Per il divieto di finanziare i produttori di materiale bellico»
La seconda iniziativa era tesa all’estensione del divieto di finanziare materiale bellico, con la modifica dell’art. 107 della Costituzione Federale. In particolare l’applicazione della legge non sarebbe dovuta limitarsi al prodotto finale (fucile, mina, carro armato, mitragliatrice e altro) ma essere valida pure per le componenti dell’arma stessa. Per quanto concerne il finanziamento il divieto si sarebbe dovuto applicare non solo alla concessione di crediti alle aziende che producono materiale bellico, ma anche alla detenzione delle loro azioni e di prodotti finanziari, quali fondi, contenenti azioni di tali aziende. Il divieto, quindi, avrebbe riguardato la Banca nazionale svizzera, le fondazioni, l’AVS/AI e le casse pensioni.
Parliamo al passato perchè l’iniziativa è stata bocciata. D’altro canto la raccomandazione sia del Consiglio Federale che del Parlamento affermava che «l’attuale divieto di finanziamento sia efficace. L’iniziativa, invece, è eccessiva. Non soltanto non potrà evitare le guerre, ma ridurrebbe i rendimenti dell’AVS/AI e delle casse pensioni, minaccerebbe la piazza finanziaria svizzera e indebolirebbe l’industria svizzera e le sue PMI».
Chiaramente hanno vinto le motivazioni economiche e avremmo semplicemente commentato la notizia sorridendo amaramente se i soggetti votanti lo avessero fatto tutti nel medesimo modo. Ma gli individui hanno votato seguendo ragioni etiche, di compassione, di rispetto per regole generali che magari danneggiano un po’ gli affari ma che dicono molto della statura di una società. E la società svizzera, a prescindere dal risultato del voto, anzi in netta antitesi, ha dimostrato di essere totalmente consapevole che il tempo per prendere decisioni non egoistiche è già maturo. E che la frattura riportata dai sondaggi deve essere sanata nel rispetto di valori universali che vanno aldilà dei confini geografici, se non si vuole rischiare lo scollamento tra il “sentire” di un popolo e la politica della Nazione che lo governa.