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‘L'avrei fatto se il colpevole non avesse ammesso l'errore’, svela la proprietaria dell'animale abbattuto per errore, scambiato per un cinghiale.
«Non è vero che ho denunciato». La proprietaria del cavallo ucciso settimana scorsa per errore in Val Colla chiarisce un aspetto della triste vicenda della quale abbiamo riferito, sottolineando che non è stata lei a sporgere denuncia contro il cacciatore responsabile dell'atto. Sul caso non eravamo riusciti a ottenere ragguagli da parte dell'Ufficio caccia e pesca, sebbene da nostre informazioni avessimo saputo che l'animale era stato abbattuto in quanto scambiato per un cinghiale. L'incidente è infatti avvenuto nell'ambito di una campagna di caccia selettiva, volta a contenere il numero di questi ungulati, piuttosto nocivi per l'agricoltura e la viticoltura. Questa campagna, denominata 'Guardiacampicoltura', è di regola condotta da cacciatori muniti di speciale permesso.
«Dopo la pubblicazione dell'articolo sono stata presa purtroppo di mira da diversi commenti, anche cattivi – racconta la donna –. La valle è piccola e la gente mormora. Non ci darei peso se non avessi una situazione personale delicata e in ogni caso preferisco che le cose siano riportate in maniera corretta: non sono stata io a denunciare. Se l'abbia fatto il proprietario della pecora, non lo so». Il riferimento è a un altro, presunto, incidente avvenuto sempre in valle negli stessi giorni, che avrebbe invece avuto come vittima un'ovina. La proprietaria del cavallo, anzi della cavalla, ci spiega come ma non ha voluto denunciare: «Se il cacciatore non avesse ammesso l'errore l'avrei fatto. Però, siccome il colpevole ha ammesso subito assumendosi le proprie responsabilità, non me la sono sentita. Io non sono così». «Mi basta il dolore per la perdita in questo momento – aggiunge con la voce rotta dall'emozione –: ho vissuto assieme alla mia cavalla per ventidue anni, ero molto affezionata. Ma ormai indietro non si può tornare».