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HARARE - Emmerson Mnangagwa, il nuovo presidente dello Zimbabwe, ha rivelato dettagli della «grande fuga» cui - tra un tentativo di assassinio e una marcia su un campo minato - fu costretto a novembre dopo essere stato deposto dall'incarico di vice dell'ormai ex capo di Stato Robert Mugabe.
La fuga scattò quattro ore dopo il suo siluramento, quando fu avvertito da «un uomo della sicurezza» che c'era una «missione per eliminarmi», ha detto Mnangagwa durante una visita di Stato in Angola.
L'attuale leader, come riporta il quotidiano Zimbabwe Herald, ha rivelato di essere andato a un posto di frontiera col Mozambico, dove però non gli fu consentito di espatriare.
Anzi uno dei suoi figli gemelli dovette intervenire per evitare che gli sparassero: «È un ufficiale e fu in grado di agguantare l'arma e non mi spararono», ha rievocato il presidente parlando del figlio.
Mnangagwa ha raccontato ancora di aver dovuto poi marciare per oltre dieci ore - dalle 21 alle 7.30 - in una «zona infestata da mine» in Mozambico, dalla cui città portuale di Beira alla fine prese un aereo che lo portò in Sudafrica.
Come noto, tornò poi in Sudafrica dopo che, sempre a novembre, i militari costrinsero il 93enne Mugabe alle dimissioni dopo 37 anni di dominio.
Il golpe, che peraltro ha rispettato formalmente canoni istituzionali, scattò perché i militari temevano che Mugabe - proprio eliminando Mnangagwa - stesse spianando la strada a un passaggio di poteri 'dinastico' alla sua consorte, Grace.
Mnangagwa ha parlato anche di un avvelenamento che subì l'anno scorso tanto da essere ricoverato in Sudafrica e da cui è stato dichiarato completamente ristabilito solo «la settimana scorsa», riferisce l'Herald.