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In Svizzera le Chiese cant. o nazionali comprendono le Chiese evangeliche-riformate, la Chiesa cattolica e la Chiesa cattolico-cristiana nella loro qualità di enti riconosciuti dallo Stato. Subentrate alle Chiese di Stato nei cant. rif. a partire dalla seconda metà del XIX sec., in qualità di enti di diritto pubblico le Chiese cant. sono tuttora legate allo Stato (cant.). In principio, esse costituivano anzitutto una struttura organizzativa per la pop. dei cant. rif. non affiliata a una Chiesa libera (Sette e Chiese libere); più tardi furono introdotte anche per la pop. catt.
In Svizzera, le Chiese cant. si svilupparono gradualmente a partire dal XVI sec. in seguito alla Riforma. Nei cant. dove avevano esercitato lo ius reformandi e riformato le Chiese locali, le autorità politiche detenevano il potere in ambito ecclesiastico (Chiesa e Stato). La loro azione non mirava tanto alla cura delle anime nelle singole comunità, quanto alla direzione degli affari ecclesiastici su scala più vasta. La carica vescovile venne esercitata fiduciariamente in unione personale con la sovranità territoriale (Summepiskopat), venendo in tal modo trasformata. Compiti direttivi interni vennero affidati in alcuni casi ai sacerdoti di maggior rilievo, come per esempio a Basilea e Zurigo ai pastori della cattedrale nella loro qualità di Antisti.
Autrice/Autore: Christoph Winzeler / mdi
Soprattutto nel corso del Kulturkampf (XIX sec.), le Chiese rif. acquistarono maggiore autonomia, non in seguito a spinte interne come nel caso del conflitto ecclesiastico ted. (Kirchenkampf) avvenuto negli anni 1930-50, ma grazie all'attività legislativa dello Stato, diventando "Chiese di Stato della democrazia liberale", secondo la definizione di Richard Bäumlin. Da allora, l'organizzazione interna delle Chiese cant. rif. ricalca in gran parte l'ordinamento politico dello Stato. I Sinodi diventarono dei parlamenti ecclesiastici, che rispecchiarono in parte le divisioni ideali del XIX e XX sec., in parte il modello partitico; essi vengono eletti con il sistema proporzionale e sono suddivisi in schieramenti. Gli organi direttivi (Consigli ecclesiastici o sinodali), equivalenti ai governi cant., vengono designati dai sinodi e spesso presieduti per periodi pluriennali da un pastore. Unità fondamentale delle Chiese cant. è rimasto il Comune parrocchiale, strutturato in analogia al com. politico, e ai cui membri spetta il diritto di nominare il pastore e l'organo direttivo collegiale. Questi ultimi amministrano congiuntamente il com. parrocchiale; la partecipazione del pastore all'organo collegiale risulta regolamentata in maniera eterogenea.
Il fatto che le Chiese cant. fossero nate su iniziativa statale, ricalcandone la struttura, ebbe come risultato la limitazione della loro competenza territoriale entro i confini cant., e quindi il loro particolarismo. Di conseguenza, le Chiese cant. godono di un'autonomia formale, ma non costituiscono unità a sé stanti sul piano ecclesiologico. Dato che la loro missione non conosce frontiere, devono necessariamente fare capo a organismi quali la Federazione delle Chiese evangeliche della Svizzera, l'Alleanza rif. mondiale e il Consiglio ecumenico delle Chiese.
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Lo sviluppo delle Chiese cant. catt. trae origine dal sistema della itio in partes (trattamento separato delle questioni confessionali da parte dei membri catt. e rif. delle Diete), adottato dopo la Riforma dagli schieramenti confessionali nei cant. paritari di Argovia, San Gallo, Turgovia e Grigioni. Esso raggiunse il suo apice dopo la seconda guerra mondiale, con la costituzione di Chiese cant. catt. dotate di ampia autonomia e in posizione intermedia tra Stato e Chiesa a Berna (1939), Basilea e Zurigo. Anche cant. di forte impronta catt. quali Lucerna adottarono tale forma organizzativa che, accanto alle Parrocchie, prevedeva in parte l'unione in un unico ente di diritto pubblico dei com. parrocchiali, creati dallo Stato. Le ragioni che portarono alla costituzione delle Chiese cant. catt. nei cant. sia rif. sia catt. sono molteplici. Entrambi gli schieramenti confessionali sentivano l'esigenza di mantenere i rapporti reciproci e con lo Stato attraverso org. dalla medesima competenza territoriale. In qualità di datore di lavoro, titolare di latifondi o ente con diritto di imposizione, la Chiesa necessitava inoltre di una forma giur. riconosciuta dallo Stato che le consentisse di mantenere relazioni giur. nell'ambito civile, per le quali le forme dell'ass. e della fondazione contemplate dal Codice civile erano adatte solo in maniera limitata. Infine, i cant. rif. e paritari di tradizione democratica e orientati verso una Chiesa di Stato non erano disposti a riconoscere automaticamente le diocesi di una Chiesa basata sul principio gerarchico, come invece avveniva nei cant. catt.
Pertanto, le Chiese cant. catt. costituiscono una sorta di compromesso storico, giudicato in maniera controversa anche tra le file dei catt. A differenza dei rif., essi considerano le loro Chiese cant. come org. paraecclesiastiche secondarie incaricate di assecondare la vera e propria Chiesa, indipendente dallo Stato e universalmente costituita secondo il diritto canonico. Le modalità con cui le Chiese cant. catt. assolvono le proprie funzioni e il processo evolutivo subito formano oggetto di dibattito sia per ciò che riguarda la politica ecclesiastica, sia sul piano canonico. Questa forma organizzativa, peculiare del cattolicesimo sviz., è ritenuta adeguata probabilmente dalla maggioranza dei fedeli, perché proficua ai fini dell'attuazione pratica dei contatti ecumenici grazie all'affinità strutturale e territoriale con le Chiese cant. rif. Ritenendo che in questo modo lo Stato si ponga in concorrenza illecita con la Chiesa retta dal papa e dal vescovo, una parte del mondo catt. rifiuta tuttavia questo tipo di ordinamento.
Dal punto di vista dell'acculturazione, l'azione congiunta di questi due organismi può risultare efficace solo attraverso la sensibilità reciproca e il riconoscimento dei rispettivi ruoli. Per le aree catt., la denominazione it. di Chiesa cant. (Kantonalkirche, termine comunque in uso anche nelle aree rif.) coincide maggiormente con la realtà rispetto al corrispettivo ted. di Chiesa nazionale (Landeskirche). Infatti, questa distinzione terminologica trova riscontro anche da un punto di vista ecclesiologico, dato che le Chiese cant. rif. possono essere considerate come vere e proprie Chiese a sé stanti, mentre le Chiese cant. catt. nella loro qualità di istituzione ecclesiastica di diritto pubblico assolvono una funzione ausiliaria nei confronti delle diocesi.
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Sul piano giur., le Chiese cant. sviz. si distinguono per il fatto che sono ufficialmente riconosciute dalle legislazioni cant.; nella loro qualità di enti di diritto pubblico godono di prerogative particolari, soprattutto del diritto di imposizione. L'ordinamento di alcune Chiese cant. è ancora determinato in larga misura dalle autorità politiche, come per esempio nei cant. di Berna, Basilea Campagna, Vaud e Zurigo. Recenti riforme legislative e costituzionali (ad esempio nei cant. di Berna, Friburgo e Zurigo) rivelano comunque la tendenza a un prudente rafforzamento della loro autonomia. Altre Chiese cant. risultano già largamente separate dallo Stato, come a Ginevra e Neuchâtel, o sono legate a esso tramite rapporti di collaborazione basati sulla divisione delle competenze e dotate di autonomia sul piano organizzativo, come nei casi di Basilea Città e Friburgo. Grazie all'acquisizione progressiva di un maggior grado di autonomia e al relativo mutamento nella percezione del proprio ruolo, nel corso del XX sec. le Chiese cant. sviz. si sono trasformate da Chiese della nazione a Chiese nella nazione e da istituzioni a partner dello Stato.
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