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E' di 162mila il bilancio dei morti nei combattimenti e negli attentati in Iraq dall'invasione guidata dagli Usa nel 2003. A stilare il bilancio è l'Ong inglese Iraq Body Count (Ibc), che sottolinea come il 79% delle vittime, circa 114mila, fossero civili e i restanti militari stranieri, poliziotti e soldati iracheni e guerriglieri.
Lo studio differisce in modo significativo dai dati forniti domenica dal governo iracheno che per il 2011 parlavano di 2.645 morti, mentre per la Ibc sono stati 4.059. Il picco delle violenze è stato raggiunto alla fine del 2006 e il numero delle vittime si è mantenuto elevato fino alla seconda metà del 2008.
Ma anche dopo il 2009, avverte l'Ong inglese, "non c'è stato un calo significativo nelle morti di civili" e i trend indicano che si manterranno su questi livelli "anche nei prossimi anni". "Solo il tempo dirà se il ritiro delle truppe Usa", completato a dicembre, "avrà riflessi sul numero delle vittime", si legge ancora nel rapporto.
Dopo i civili, il tributo di sangue più alto è stato quello dei poliziotti iracheni, con 9.019 morti mentre i caduti americani sono stati 4.474. La città più pericolosa si è rivelata Baghdad, dove si è registrata la metà dei morti complessivi con un tasso in rapporto alla popolazione due volte e mezzo superiore alla media nazionale.
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