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Il 2017 è l'anno del ventennale per i cosiddetti Quartz. La definizione ufficiale è Premi del cinema svizzero e ogni anno - un po' come avviene con gli Oscar, i Bafta, i César, i David di Donatello eccetera - stabiliscono le gerarchie di merito della produzone nazionale. Ad assegnare i premi sono i voti dei circa trecento membri dell'Accademia del cinema svizzero.
Questa volta è soprattutto una faccenda tra svizzeri tedeschi e svizzeri francesi, ma pochi forse ricordano che il primo ad aggiudicarsi il premio nella categoria più prestigiosa - quella per il miglior film - nel 1998 è stato il regista algerino-ticinese Mohammed "Dani" Soudani. Allora Soudani vinse a pari merito con Clemens Klopfenstein.
"In realtà non assegnavano ancora un trofeo vero e proprio - ci ha detto - ma mi diedero uno strumento che mi serviva per lavorare. Vincere fu una grande sorpresa e mi cambiai di corsa in macchina per andare a ricevere il premio".
In effetti va ricordato che il trofeo "da mettere sul caminetto", il Quarzo, è stato introdotto solo dieci anni dopo.
Il suo intenso Waalo Fendo si occupava di un tema che è ancora di scottante attualità, quello dell'immigrazione disperata e spesso sfruttata (come nei campi di pomodori del film).
Gli domandiamo di rievocare il film e le emozioni di quella vittoriosa serata del gennaio 1998 (il premio veniva consegnato a Soletta durante le Giornate), ma anche di esprimere un punto di vista sul cinema svizzero di oggi.
Mohammed Soudani sul suo film Waalo Fendo
- 21.03.2017
- 22:01
"Waalo Fendo racconta la storia dell'immigrazione. La storia di un fratello che scrive da un treno che da Milano lo sta portando a Napoli, dove raccoglie pomodori. Scrive alla madre: bisogna che mandiate mio fratello, così mi aiuta a guadagnare dei soldi e possiamo inviarvi di più. È una vicenda di solidarietà. Racconta la drammaticità di questa gente che parte, non parla la lingua e cerca di fare delle cose solo per sostenere i parenti rimasti giù in Africa"
Mohammed Soudani racconta l'emozione di ricevere il Premio del cinema svizzero nel 1998
- 21.03.2017
- 21:58
"È un premio che nessuno si aspettava. Il lavoro è stato fatto con il cuore, avevamo una équipe molto ristretta, non avevamo soldi o budget immensi, però c'era la voglia di raccontare. Come mi ha detto la ministra Dreifuss quando mi ha stretto la mano a Soletta, il film li aveva stravolti, perché c'erano dei personaggi che gridavano e nessuno li ascoltava. Waalo Fendo è quello: l'idea di far parlare delle persone che gridano e nessuno le vuole ascoltare. Addirittura a un certo punto uno vende accendini e gli viene risposto: di quelli ne ho un casino"
Mohammed Soudani sullo stato di salute del cinema svizzero
- 21.03.2017
- 21:59
"Credo che lo stato del cinema svizzero non sia così male. Il documentario sta superando la finzione. Quando si vive in una paese bisogna trovare storie da raccontare. Non è evidente. Qualcuno mi ha detto che bisogna leggere le vecchie storie che si raccontavano ai nostri bambini, così uno ne fa un film ed è sicuro di avere pubblico, perché si ritorna al passato. Io credo molto al documentario e i documentari svizzeri sono forti, vanno lontano.
Nella fiction c'è stata la sorpresa fantastica di Ma vie de courgette, che ho visto con piacere. Credo faccia anche riflettere i cineasti su come uscire dai sentieri battuti e su come integrare il mondo nei nostri film svizzeri"
Per l'edizione 2017 della cerimonia, prevista a Ginevra il 24 marzo, gli organizzatori hanno chiesto a Soudani di andare sul palco a premiare il vincitore della categoria "miglior documentario". Il suo Waalo Fendo invece fa parte de La notte del cinema svizzero su LA2.
Marco Zucchi
Premio del cinema svizzero 2017: la cerimonia
- 25.03.2017
- 08:57