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Il restauro del Centro scolastico di Riva San Vitale
Il centro scolastico comunale di Riva San Vitale, progettato e costruito a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta dagli architetti Aurelio Galfetti, Flora Ruchat-Roncati e Ivo Trümpy rappresenta sicuramente uno degli esempi più interessanti in Ticino della nuova edilizia scolastica del dopoguerra.
La rapida crescita demografica e le importanti riforme pedagogiche nel sistema scolastico ticinese imposero infatti in quel periodo la costruzione urgente di molti nuovi edifici scolastici. I progetti delle nuove scuole, che tennero in conto le nuove concezioni educative più libere e comunitarie, assunsero quindi il ruolo di laboratorio architettonico verso l'architettura contemporanea.
I giovani architetti, da poco diplomati, e nemmeno trentenni, progettarono la nuova scuola a partire dal 1962, ispirandosi all'architettura di Le Corbusier, in particolare al progetto per il Lotissement Durand di Oued Ouchaia ad Algeri del 1933 (ripreso da Le Corbusier anche per l'unico suo progetto ticinese, quello per gli edifici sul delta della Maggia a Locarno).
I primi due blocchi della scuola elementare furono inaugurati nel 1964; nel 1968 fu aperta la scuola materna, nel 1970 gli altri tre blocchi della scuola elementare e nel 1973 fu conclusa la palestra. Dopo oltre mezzo secolo si è reso necessario un intervento di restauro del complesso scolastico, che nel frattempo è stato inserito nell'Elenco dei beni culturali tutelati a livello locale.
Nel 2014 il nostro studio si è aggiudicato l'incarico per il restauro del complesso scolastico; dopo vari approfondimenti, il Municipio di Riva San Vitale ha dato avvio al restauro della scuola elementare, iniziato nel 2020; terminati i lavori del blocco 5, si stanno ultimando quelli dei blocchi 1 e 2, e si prevede di portare a compimento i restanti due nel 2023, mentre il restauro della scuola dell'infanzia e della palestra è rimandato a data da definire.
Il progetto affronta il delicato tema del restauro dell'architettura contemporanea degli anni Sessanta e Settanta con un atteggiamento di rispetto per una struttura architettonica di grande valore; questa architettura, proprio per il suo carattere sperimentale, è un'architettura fragile e delicata e malgrado interventi puntuali di manutenzione – non sempre attenti e consapevoli – susseguitisi nel tempo, a più di cinquant'anni dalla sua costruzione, la scuola richiede un intervento di restauro e di manutenzione straordinaria.
Intervenire su questo tipo di architettura significa risanare gli elementi costruttivi (le facciate si screpolano, gli intonaci si staccano, i ferri d'armatura appaiono e arrugginiscono, i tetti fanno acqua, alcuni serramenti non chiudono più, le condotte dell'acqua e del riscaldamento perdono) e al contempo adeguare gli edifici, per quanto possibile, alle esigenze odierne, a nuove richieste funzionali e ai sopravvenuti cambiamenti legislativi. Il progetto di restauro è quindi il risultato di una somma di riflessioni puntuali che permettono di tracciare precise linee d'intervento, sia sull'involucro sia sugli spazi interni.
Se sulle parti di calcestruzzo armato faccia a vista deteriorate o già trattate in precedenza con rappezzi troppo evidenti si propongono degli interventi di risanamento puntuale, molti degli elementi originali (buona parte dei serramenti, delle finiture, dei rivestimenti di pareti e parte dei pavimenti e degli arredi) devono essere necessariamente rimossi e sostituiti con nuovi componenti che tuttavia ripropongono materiali, disegni e proporzioni analoghi agli originali.
Le facciate in calcestruzzo armato
Dopo aver eseguito quattro campionature preliminari, in accordo con l'Ufficio dei beni culturali, è stato possibile definire la strategia di restauro di queste parti. Questi elementi (pilastri, travi, solette, parapetti, scale) sono dapprima ripuliti con un getto d'acqua a bassa pressione, o con sabbiature nelle zone più imbrattate o sporche; in seguito vengono asportate le malte degli interventi precedenti non più connesse e scarificate le parti di calcestruzzo deteriorate in corrispondenza di ferri d'armatura corrosi; dopo l'asportazione della ruggine i ferri vengono trattati con convertitori di ruggine e con una specifica malta polimero cementizia di protezione, per poi applicare una malta cementizia passivante, fino a 1 cm dalla superficie. Dopo questi interventi preliminari inizia il lavoro del restauratore che applica a cazzuola la malta tixotropica minerale, con una percentuale (circa 20%) di sabbia, polveri e graniglie di marmo; il tono della nuova malta viene poi adeguato alla superficie circostante con un prodotto a base di silicato di silice e per finire viene applicato su tutta la superficie a pennello un prodotto a base di resine silossaniche come protezione idrorepellente.
Gli intonaci e i tinteggi
Praticamente tutti gli intonaci e i tinteggi originali erano stati oggetto di interventi di manutenzione con materiali e colori diversi dagli originali. Dopo aver risolto un problema di infiltrazione di umidità tra i telai in calcestruzzo e le murature di tamponamento in cotto (con un taglio lungo tutti i raccordi orizzontali e l'inserimento di un'apposita malta impermeabilizzante), si rimuovono tutti gli strati di finitura e alcune parti di intonaco di fondo particolarmente deteriorate; queste parti sono sostituite da un intonaco costituito da idrato di calce bianca, calce idraulica, pozzolana e un minimo di cemento bianco e successivamente si applica su tutti gli intonaci di fondo una nuova stabilitura minerale a base di calce e leganti idraulici; per finire viene eseguito il tinteggio a base di silicato liquido di potassio. Grazie ai consigli di Ivo Trümpy, abbiamo riproposto delle tinte originali dalla cartella Le Corbusier, un giallo ocra e un azzurro blu. Per le parti metalliche grazie alle analisi effettuate dal laboratorio della SUPSI e a un lettore di colori NCS è stato possibile individuare una specifica tinta grigio verde, applicata ai serramenti, alle ringhiere e agli elementi di lattoneria.
I serramenti
Buona parte degli eleganti serramenti in acciaio della scuola elementare erano giunti al termine della loro vita utile; parte delle ante non era più apribile (soprattutto quelle scorrevoli verso le terrazze), e le continue infiltrazioni di acqua avevano corroso molti elementi; diverse zone presentavano situazioni nelle quali non era possibile garantire la sicurezza richiesta dalla normativa antinfortuni. È quindi stato necessario sostituirli, con nuovi profili in acciaio a taglio termico dotati di vetri doppi securizzati dove necessario; piccoli adattamenti al disegno delle facciate hanno permesso di rispettare le norme di sicurezza garantendo al contempo di preservare quanto più possibile la composizione architettonica originale.
Il restauro degli interni
Le finiture interne sugli intonaci sono state rifatte con stabiliture minerali successivamente tinteggiate. La quasi totalità delle porte interne sono state sostituite, così come gli elementi di arredo in legno naturale e formica verde. Dopo aver sostituito buona parte delle condotte elettriche e tutte quelle sanitarie e di riscaldamento sono state posate delle nuove piastrelle di graniglia, fabbricate a Riva San Vitale, in corrispondenza delle tracce a pavimento; i rivestimenti e i pavimenti dei bagni sono stati sostituiti con prodotti analoghi a quelli esistenti.
Luogo
Riva San Vitale
Committenza
Comune di Riva San Vitale
Architettura
Bardelli Architetti associati, Locarno
Collaboratori
D. Moranda, N. Bettazza, E. Formenti, E. Guidali
Ingegneria civile
Ing. Giorgio Galfetti, Riva San Vitale
Progetto impianti RVCS
Visani Rusconi Talleri SA, Lugano
Progetto impianti elettrici
Elettroconsulenze Solcà SA, Mendrisio
Fisica delle costruzioni
Ifec Consulenze SA, Rivera
Fotografia
Simone Mengani, Mendrisio (foto per UBC)
Impresa
Promeng SA, Lugano
Restauro superfici
Arte e Tecnica del Restauro di Andrea Meregalli, Arogno
Date
concorso 2013, progetto 2014-2020, realizzazione 2020-2023