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"Non sono un criminale, ho sempre cercato di fare del mio meglio sia nei confronti dei soci in affari che dei collaboratori": sono queste le dichiarazioni fatte oggi da Rolf Erb, l'ex patron dell'omonimo gruppo famigliare fallito nel 2003, in chiusura del dibattimento del processo d'appello che lo vede accusato di truffa per mestiere, falsità in documenti e diminuzione dell'attivo in danno dei creditori. Prima di conoscere la sentenza ci vorranno "diverse settimane", ha dichiarato il presidente del Tribunale cantonale.
Nel marzo 2012, il Tribunale distrettuale di Winterthur ha condannato l'imprenditore zurighese 62enne a otto anni di reclusione, ma contro la sentenza hanno ricorso sia l'accusa che la difesa.
Il fallimento del gruppo Erb, avvenuto a pochi mesi dalla morte del suo fondatore - l'importatore di automobili Hugo Erb, padre di Rolf Erb - è considerato il secondo maggior dissesto in Svizzera dopo quello della Swissair. Secondo le cifre pubblicate a suo tempo, il dissesto lasciò uno scoperto di 2,2 miliardi di franchi.
Ieri si è appreso che le richieste dei creditori sono nel frattempo salite a 6,5 miliardi di franchi: la cifra tiene conto anche dei debiti accumulati fra le varie società del gruppo Erb e fra i creditori rimasti a bocca asciutta figurano le due grandi banche, UBS e Credit Suisse, la marca di automobili Mitsubishi e le città di Zurigo e Winterthur.
Rolf Erb, che ha sempre respinto le accuse, è in sostanza accusato di aver occultato l'eccessivo indebitamento delle società del gruppo tra il 1998 e il 2003, ingannando le banche con dei bilanci manipolati.
Poco prima del fallimento, l'accusato intestò inoltre ai suoi figli gemelli, che allora avevano poco meno di un anno, il Castello di Eugensberg, nel canton Turgovia: una residenza di 45 stanze e di un valore stimato a 27 milioni di franchi, dove Rolf Erb risiede tuttora con la famiglia.
La lista delle "donazioni" comprende anche diverse auto d'epoca, una società immobiliare, diversi immobili e azioni, per un totale di 10 milioni di franchi, come pure i mobili del castello, per altri 1,7 milioni di franchi, che Erb donò alla moglie.
La sentenza del Tribunale cantonale servirà tra l'altro a chiarire se questi beni potranno finire nella massa fallimentare, come ha stabilito la prima istanza.
Al processo d'appello, la pubblica accusa ha chiesto una condanna a 10 anni di prigione per quello che considera "un caso estremo di criminalità economica". La difesa ha invece chiesto un "risarcimento adeguato" per il suo assistito, che da ormai dieci anni è al centro di un procedimento penale che ha irrimediabilmente compromesso la sua reputazione di fronte all'opinione pubblica.
Fondato nel 1920, da una piccola officina per la riparazione di automobili a Winterthur, il gruppo della famiglia Erb è diventato col tempo un conglomerato che contava fino a 82 società, quattro holding e 4900 dipendenti.
La situazione è precipitata in seguito al fallimento, annunciato nel dicembre 2003, della holding attiva nel settore immobiliare e nel commercio di caffè. Numerose filiali sono in seguito state vendute. L'attività originaria, quella dell'importazione di automobili, è stata ceduta alla ditta belga Alcopa.