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Il testo che pubblichiamo è stato distribuito dai giovani dell'MPS vodese in occasione della manifestazione contro la revisione della Legge cantonale per l'aiuto allo studio e alla formazione tenutasi a Losanna il 17 dicembre. Al di là della critica al progetto di legge vodese, il testo affronta la questione del diritto allo studio a livello nazionale nel suo complesso, fornendo preziose indicazioni dei processi in atto. (Red)
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Un attacco antisociale nel quadro di un politica complessiva
Il progetto del governo vodese è uno degli elementi della "contro-rivoluzione silenziosa" che attraversa in Svizzera il campo dell'educazione e della formazione professionale. Nelle scuole superiori questa "contro-rivoluzione silenziosa" parte dalla ratifica dell'Accordo di Bologna del 1999 e dall'approvazione della Strategia di Lisbona dell'Unione Europea (UE), tesa a promuove una cosiddetta "economia del sapere" in campo educativo e formativo. L'obiettivo è la creazione di "un'economia della conoscenza, la più dinamica e competitiva al mondo". Come? Costituendo un mercato del lavoro europeo composto da una "manodopera flessibile e altamente qualificata". Queste disposizioni implicano ilfinanziamento delle scuole superiori secondo i criteri della concorrenza; la promozione di una classe imprenditoriale universitaria nelle alte scuole attraverso lo sviluppo di uno "spirito imprenditoriale"; lo sviluppo di un partenariato pubblico-privato nella ricerca e nell'insegnamento; la formazione di gruppi di ricercatori in grado di raccogliere fondi esterni per finanziare i loro progetti di ricerca. Parallelamente, i pochi strumenti democratici che esistono nella scuole superiori vengono indeboliti attraverso la concentrazione ed il rafforzamento del potere nelle mani degli organi esecutivi (rettorato, direzione, ecc.) a scapito degli organi collegiali (assemblee, senato, ecc.) ma anche attraverso un processo di individualizzazione degli studi, che si fondano ormai sul mito di una educazione di qualità, concepita come un investimento in "capitale umano" (investimento che perdura lungo tutta la vita alla ricerca di una sempre migliore remunerazione futura). Fanno parte di questa logica una selettività sempre maggiore, attraverso criteri più severi, nelle concessioni delle borse di studio, come pure un aumento delle tasse d'iscrizione. Si tratta di una realtà già visibile nelle università di San Gallo, Basilea e Zurigo, in alcune alte scuole romande, senza dimenticare i tentativi in corso nelle due Scuole politecniche federali!
Un'educazione "di classe"
Questi elementi si inseriscono in un contesto in cui il diritto alla formazione è ben lungi dal essere una realtà: 1. La Svizzera dispone di un sistema di educazione superiore tra i più selettivi dei paesi dell'OCSE. Più di un terzo degli studenti delle scuole universitarie (36%) hanno almeno uno dei due genitori con un titolo universitario, mentre solo il 9% dei genitori non hanno una formazione post-obbligatoria. Se si analizza meglio questo dato, vediamo che nelle università il 42% degli studenti ha genitori che hanno seguito studi universitari, mentre solo il 23% nelle alte scuole. 2. Nonostante questa selezione,ben il 77% degli studenti esercita un'attività lucrativa parallela agli studi per coprire circa la metà delle spese per la formazione. La parte delle spese coperte dai genitori è più grande tra i ceti sociali superiori (63%) e alti (54%) piuttosto che bassi (45%). Anche la penuria di alloggi sociali è un problema per gli studenti svizzeri. Con una media di 600 franchi al mese, l'affitto assorbe più del 30% delle spese per gli studenti che non abitano con i genitori (i due terzi circa). Se alle spese per l'alloggio aggiungiamo le spese relative al vitto e le comunicazioni, raggiungiamo la metà delle spese (55%). Prendendo in considerazione tutte le spese di uno studente (trasporti, abbigliamento, materiale scolastico, tasse di studio, ecc) risulta chiaro come esercitare una attività remunerata parallela agli studi non sia una scelta, ma una necessità! 3. Coloro che ricevono una borsa di studio sono solo l'8% dei circa 600'000 studenti che frequentano le scuole post-obbligatorie (numero in aumento negli ultimi anni). Eppure, l'evoluzione della somma globale degli aiuti allo studio è diminuita del 6% nel periodo 1999-2011. La proporzione del PIL destinata alla formazione (a tutti i livelli) è ferma negli ultimi dieci anni (è al 5%) ed al disotto della media OCSE (circa il 6%). In Gran Bretagna, paese conosciuto per aver adottato una approccio neoliberale in materia di politiche dell'educazione, questa percentuale supera il 6%.
La gratuità : una scelta politica
Nell'attuale contesto di crisi economica e sociale su scala internazionale, si ridiscute del diritto all'educazione – vale a dire il diritto di poter disporre liberamente di una educazione di qualità e gratuita a tutti i livelli. Ci si interroga sul ruolo e sull'importanza dell'educazione nella società. Noi pensiamo che l'educazione e la formazione debbano far parte del "beni comuni" della società. Ciò implica che l'accesso all'educazione e alla formazione non dovrebbe essere limitato da barriere economiche e sociali. Dobbiamo difendere il diritto all'educazione che deve includere, da un lato, la soppressione delle tasse scolastiche e, dall'altro, lo sviluppo di un dispositivo sociale (le borse di studio per esempio) che permetta di rispondere ai bisogni materiali degli studenti: alloggio, pasti, trasporti, materiale scolastico, cultura, ecc. Tener conto di questi due elementi ci porta a rivendicare la gratuità degli studi non nella prospettiva di un'assenza di prezzo, ma di una presa a carico collettiva dei costi legati alla formazione. Una presa a carico collettiva implica la partecipazione delle persone coinvolte (insegnanti, studenti, ecc.) nelle strutture educative. Come hanno detto gli studenti del Quebec durante la primavera dell'acero del 2012: "La gratuità significa pagare tutti assieme ciò che possediamo tutti assieme". In un pese come la Svizzera dove il controllo delle ricchezze prodotte da tutti e tutte è appannaggio di una classe dominante che difende con forza i propri interessi, dove crescono le disuguaglianze economiche e sociali, sono queste le questioni fondamentali che devono essere al centro del dibattito politico.