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Create su iniziativa privata di riformatori liberali, queste fondazioni hanno lo scopo dichiarato di adoperarsi per il bene comune privilegiando l'assistenza privata rispetto alla presa a carico pubblica.
Siano esse sorte su iniziativa della Società svizzera di utilità pubblica (SSUP) – come Pro Juventute, Pro Senectute e Pro Mente Sana – o di altre opere private, queste fondazioni sono la prova tangibile dell'interazione tra Stato sociale e filantropia privata nel corso del 20° secolo. Sovvenzionate dagli enti pubblici, esse si vedono infatti delegare dallo Stato l'organizzazione di svariate prestazioni sociali, in una prospettiva di collaborazione, che viene ridefinita nei momenti di espansione o, al contrario, di ridimensionamento dello Stato sociale. Con le loro rivendicazioni a tutela delle persone a cui si dedicano, queste fondazioni private partecipano all'elaborazione della legislazione sociale.
Pro Juventute
La fondazione Pro Juventute viene creata nel 1912 sotto l'egida della SSUP. Dotata di una segreteria centrale responsabile per il coordinamento e di una rete di sezioni locali, riunisce le attività di diverse organizzazioni caritative a favore dell'infanzia. Il consiglio di fondazione, presieduto fino agli anni 1990 da consiglieri federali, è composto da personalità del mondo politico, economico e militare, il che conferisce a Pro Juventute un carattere quasi ufficiale.
Al momento della sua istituzione, la fondazione si occupa essenzialmente di aiutare le bambine e i bambini tubercolotici; successivamente assumerà il coordinamento di compiti diversi quali la promozione della salute dell’infanzia, l'aiuto ai bambini di montagna e a quelli toccati dalla guerra, la formazione dei genitori, il collocamento delle bambine e dei bambini orfani o maltrattati, l'assegnazione di borse di studio e l'organizzazione di attività ricreative e di vacanze.
Nel 1926, Pro Juventute fonda l'opera assistenziale «Bambini della strada», che sottraendo circa 600 figli e figlie alle famiglie jenisch cerca di sradicare la forma di vita nomade. L'opera sarà sciolta nel 1973 in seguito a pressioni politiche alimentate dai media; negli anni 1980 la Confederazione e Pro Juventute esprimeranno scuse ufficiali.
Dagli anni 1970, Pro Juventute si dedica sostanzialmente all'aiuto ai genitori (specialmente con la pubblicazione delle Lettere ai genitori), si interessa in particolare alle famiglie monoparentali e, dal 1998, gestisce una linea telefonica d'emergenza per l'assistenza ai bambini e ai giovani, dopo essere stata protagonista di una campagna per la ratifica della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo da parte della Svizzera (1997).
Pro Senectute
La fondazione Per la vecchiaia (Pro Senectute) viene istituita nel 1917 sotto l'egida della SSUP al fine di sostenere la creazione di un'assicurazione per la vecchiaia e i superstiti (AVS) che elimini la dipendenza delle persone anziane e di quelle vedove dall'assistenza, in modo da ridurre gli oneri pubblici secondo una visione liberale della sicurezza sociale. Pro Senectute è inoltre incaricata di fornire aiuti individuali alle persone anziane. Tra il 1918 e il 1929 sorgono comitati regionali in tutti i Cantoni. Con l'introduzione dell'AVS, nel 1947, la fondazione vede mutare il suo ruolo: non dovendo più provvedere all'aiuto materiale immediato, si concentra sulla pianificazione e sviluppa attività volte a migliorare le condizioni di vita delle persone anziane. Come Pro Juventute, anche Pro Senectute è presieduta a lungo da un membro o ex membro del Consiglio federale e, a partire dagli anni 1990, dal capo del Dipartimento federale dell'interno in carica.
Dopo l'istituzione dell'AVS, la fondazione continua le sue attività a sostegno delle persone anziane in condizioni precarie. Nel 1978 decide di adottare la denominazione combinata Pro Senectute/Per la vecchiaia. Dagli anni 1980, intensifica la produzione di pubblicazioni a carattere sia specialistico che divulgativo, al fine di promuovere l'integrazione sociale delle persone anziane.
Pro Familia
Nel 1920, Maurice Veillard, segretario generale del Cartello romando di igiene sociale e morale, futuro giudice minorile e pioniere in materia di politica educativa e familiare, propone alla SSUP di creare una fondazione per la protezione della famiglia. Contrariamente a quanto avvenuto nei casi di Pro Juventute e Pro Senectute, l'istituzione di Pro Familia suscita dissensi tra i membri della SSUP. Oltre a misure educative e di moralizzazione che trovano un consenso unanime, Veillard propone anche misure volte a migliorare la situazione economica delle famiglie, un aspetto che, secondo il modello familiare borghese promosso dagli ambienti filantropici, deve restare una questione privata e non subire ingerenze statali. Ciononostante, nel 1923 è fondata Pro Familia Vaud, che, favorevole al versamento di assegni familiari, milita in difesa dei valori tradizionali e adotta un marcato orientamento demografico.
L'associazione nazionale Pro Familia è invece fondata nel 1942, in un contesto di mobilitazione degli ambienti cattolico-conservatori a favore della tutela del modello familiare tradizionale. Istituita su iniziativa di Albert Studer-Auer, membro attivo della Lega delle famiglie numerose (un'organizzazione cattolica conservatrice), Pro Familia sostiene l'iniziativa popolare cattolica «Protezione della famiglia» del 1942.
Nel corso degli anni 1970, sotto la presidenza della consigliera nazionale socialista Hedi Lang, l'associazione abbandona la nozione classica e conservatrice della famiglia per aprirsi a nuovi modelli. Questa nuova direzione più progressista determina conflitti interni in materia di interruzione di gravidanza, congedo parentale e assicurazione per la maternità. Nel 1992, Pro Familia pubblica la Carta delle famiglie (riedita nel 2004), che affronta temi quali il costo dei figli, la sicurezza economica delle famiglie e la conciliabilità tra lavoro e famiglia.
Pro Infirmis
Nel 1920, alcune società che operano a favore delle persone cieche, sordomute o affette da altre disabilità fondano l'Associazione svizzera per anormali, che nel 1935 prende il nome di Pro Infirmis.
L'associazione ha il compito di sostenere le società fondatrici, rappresentare i loro interessi presso le autorità e la popolazione nonché aiutare più da vicino le persone disabili. Dal 1923, la Confederazione versa sussidi a Pro Infirmis, che li impiega soprattutto per migliorare le condizioni di accoglienza negli istituti per invalidi. A partire dagli anni 1930, l'associazione istituisce in diversi Cantoni «uffici assistenziali» specificamente destinati alle persone disabili; all'inizio degli anni 1940 ne esistono 11, dove lavorano 17 assistenti sociali qualificate. Fino al Secondo Dopoguerra, Pro Infirmis propugna una politica di profilassi basata, tra l'altro, su misure eugeniche quali la sterilizzazione o il divieto di matrimonio.
Nel 1960, con l'entrata in vigore della legge federale sull'assicurazione per l'invalidità, che sgrava parzialmente l'assistenza privata, il ruolo di Pro Infirmis inizia ad evolversi. Nel 1966, all'entrata in vigore della legge federale sulle prestazioni complementari all'AVS e all'AI, essa viene dotata di sussidi tesi a finanziare prestazioni di aiuto agli invalidi, da allora note come «prestazioni d'aiuto alle persone handicappate». Pro Infirmis si mobilita affinché l'assicurazione invalidità migliori la presa a carico dei disabili, in particolare sviluppando misure di reinserimento. A partire dagli anni 1990, l'associazione si concentra sulle rivendicazioni in materia di integrazione e parità: sostiene l'iniziativa popolare «Parità di diritti per i disabili» (che viene però respinta dal Popolo nel 2003) e nel 2004 ottiene una legge federale sull'eliminazione di svantaggi nei confronti delle persone disabili.
Pro Mente Sana
La questione del benessere psichico torna a destare l'interesse degli ambienti filantropici nel contesto della società del tempo libero e del consumo che si instaura nel Secondo Dopoguerra. I discorsi che mettono in guardia contro la disintegrazione sociale riflettono i timori che la società si individualizzi ed emergano devianze rispetto alle norme sociali e ai valori tradizionali. Nella retorica filantropica, inoltre, il benessere mentale è strettamente legato alla salvezza dell'anima.
È in un tale contesto, e in seguito a discussioni con medici che a partire dagli anni 1960 fanno emergere un nuovo punto di vista sulla psichiatria e propongono nuove pratiche per trattare le malattie mentali, che la SSUP promuove la fondazione di Pro Mente Sana. Nel 1978, partecipano all'assemblea costituente 75 organizzazioni, tra associazioni di aiuto, cliniche, istituzioni e associazioni assistenziali. Lo scopo dichiarato della fondazione è la difesa dei diritti e degli interessi delle persone che soffrono di una disabilità o di una malattia psichica. Pro Mente Sana si prefigge di informare l'opinione pubblica sui metodi moderni di trattamento e di promuovere l'integrazione sociale e professionale delle persone affette da malattie mentali. La fondazione opera inoltre per migliorare la presa a carico delle malattie psichiche da parte delle assicurazioni sociali, impegnandosi nel dibattito legislativo sulle revisioni dell'assicurazione invalidità (in particolare promuovendo misure di reinserimento) e dell'assicurazione malattie. Le sue posizioni, molto favorevoli a un'estensione delle prerogative dello Stato in materia sociale, saranno fonte di tensioni con la SSUP.
Literatur / Bibliographie / Bibliografia / References: Ruoss Matthias (2015) Fürsprecherin des Alters. Geschichte der Stiftung Pro Senectute im entstehenden Schweizer Sozialsaat (1917-1967), Zürich 2015; Schumacher Beatrice (Hg.) (2010), Freiwillig verpflichtet, Gemeinnütziges Denken und Handeln in der Schweiz seit 1800; Kinder zwischen Rädern. Kurzfassung des historischen Forschungsberichts «Das Hilfswerk für die Kinder der Landstrasse», hg. im Auftrag des Bundesamtes für Kultur, Zürich 2001. DHS / HLS / HSS: Pro Juventute; Pro Senectute; Pro Familia; Pro Infirmis; Pro Mente Sana.
(12/2014)