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Inaugurata esposizione: "Grandioso Stradale"
Il titolo dell’esposizione temporanea, un «Grandioso Stradale», è ripreso da una lettera del Governatore Clemente Maria a Marca (1729-1819), «grande ideatore e più forte propugnatore della costruzione della strada che sta per aprirsi», come recita la lapide ancora presente nel muro del lato stradale, proprio di fronte alla ex stazione di Leggia, che ricorda la sua morte avvenuta per «insulto apoplettico il 27 agosto 1819» mentre da Roveredo si stava recando a Soazza dove risiedeva.
I lavori per la costruzione della prima strada carrozzabile attraverso il Passo del San Bernardino, da lui fortemente voluta, erano iniziati in Mesolcina poco meno di un anno prima (settembre 1818) e si sarebbero conclusi soltanto dopo la sua morte, nel 1824: il governatore non ebbe quindi modo di vedere l’opera compiuta e soprattutto non poté osservare il radicale cambiamento che la nuova strada commerciale portò alla viabilità, al paesaggio e all’economia della intera regione.
Peter Conradin von Tscharner, negoziatore grigionese presso la corte del Regno di Piemonte-Sardegna, fu colui che riuscì a concretizzare un accordo di collaborazione economica con i piemontesi. Essi contribuirono alla realizzazione della carrozzabile ottenendo un comodo accesso al nord delle Alpi per il trasporto delle merci provenienti dal porto di Genova. L’esposizione presso la sede di San Vittore del Museo Moesano presenta i documenti relativi a tale accordo con una breve ma chiara descrizione, anche delle controverse trattative avvenute con il vicino Cantone Ticino. Dopo una iniziale adesione al progetto – vincolata a una clausola che avrebbe impegnato i grigionesi a non rendere carrozzabile lo Spluga e che venne rifiutata dal Gran Consiglio retico – il governo ticinese si ritirò e giunse addirittura a firmare un accordo con l’Austria (padrona della Lombardia e antagonista economica del Piemonte) che lo impegnava a non rendere carrozzabile il tratto Castione-Lumino in cambio di favori commerciali. In tutto questo la posizione del progettista e appaltatore, ma anche membro del Governo Ticinese, Giulio Pocobelli, risulta un po’ controversa. Di fatto le iniziali divergenze di interesse si appianarono nel 1824 quando l’Austria, consapevole dell’importanza commerciale e politica dell’opera viaria realizzata dai grigionesi, acconsentì alla sistemazione del tratto stradale ticinese in cambio di alcuni allargamenti del passaggio stradale sullo Spluga. Tra i documenti esposti nelle vetrine dell’esposizione, non manca la parte dedicata agli impegni che la Valle Mesolcina si assumeva nei confronti dell’opera stradale: intanto le proprietà comunali ed il sedime della vecchia strada dovevano essere cedute gratuitamente, mentre le proprietà private espropriate sarebbero state risarcite secondo la valutazione di una commissione ad hoc. Oltre a questo, gli abitanti della valle dovevano mettere a disposizione mensilmente mezzi di trasporto per la ghiaia necessaria a sistemare il fondo stradale e avevano l’obbligo di rispettare le regole fissate riguardo alla distanza di piantumazione dal suolo stradale, alla proibizione di immettervi acqua e di trascinare oggetti che potessero rovinarne la compattezza. Ovviamente, anche la manutenzione dei boschi e degli argini della strada erano a cura dei comuni che impiegarono diversi stradini, il cui compito era anche quello di controllare il rispetto delle regole succitate.
Presso l’esposizione sono visibili alcuni degli attrezzi utilizzati da questi ultimi, in particolare per quanto riguardava la manutenzione del manto stradale a selciato in corrispondenza dei centri abitati.
Un tale impegno, non sempre gradito in particolare per quanto riguardava la riscossione di dazi e pedaggi che diventarono prerogativa del Cantone, portò comunque alla nascita di un bene economico importante e di attività legate alla strada, ai commerci ed al passaggio a carattere turistico. A tale proposito, la mostra presenta una serie di cartine topografiche che illustrano i cambiamenti dei nuclei abitati lungo la via nel tratto mesolcinese, dando una visione chiara di quanto i villaggi si siano sviluppati in funzione delle nuove opportunità offerte da una viabilità di connessione transalpina. Interessante anche la vetrina dedicata al viaggio dell’Imperatrice di Russia che nel 1856 passò dalla Mesolcina con il suo convoglio di 18 veicoli, 107 cavalli e 33 postiglioni per recarsi in Costa Azzurra, occupando personale e strutture locali per compensi superiori ai comuni di almeno tre volte. Lungo la strada carrozzabile nacquero diverse locande e quelle già esistenti, come l’Osteria Croce Bianca di Soazza la cui insegna originale è esposta all’ingresso dell’esposizione di Palazzo Viscardi, vissero momenti di gran beneficio. Tra i documenti presentati presso il Museo Moesano, molto istruttivi anche gli orari delle diligenze, riportate da una copia dell’almanacco Il Mesolcinese del 1835, che misuravano le distanze in ore, ottavi e quarti di ore, ignorando i chilometri, che fecero la loro apparizione soltanto con l’avvento dell’automobile, insieme alle segnalazioni in pietra – pietre chilometriche – poste ogni 500 metri e indicanti la distanza da Coira. Per spostarsi da Coira a Bellinzona un viaggiatore della diligenza doveva calcolare «soltanto» 25 ore, contro i due o tre giorni, salvo imprevisti, che andavano messi in conto prima della strada carrozzabile. In caso di neve i tempi potevano anche essere ridotti – al contrario di quanto siamo abituati a pensare noi automobilisti moderni – in quanto le slitte che si alternavano alla diligenza per il valico del Passo, scivolavano agilmente sul manto nevoso e potevano usufruire di percorsi al riparo dal rischio valanghe ed a volte anche più brevi. Il Passo era aperto tutto l’anno ed il transito era regolare: fino a quando, all’inizio degli anni Quaranta, la predominanza di macchine e autocarri ha creato le condizioni per interrompere il servizio slitta. Da allora, fino all’apertura del tunnel autostradale del San Bernardino (1º dicembre 1967), il Moesano è rimasto isolato dal resto del Cantone per circa sei mesi all’anno. Un esemplare di slitta donata al MuMo dalla famiglia a Marca di Mesocco, è esposta in mostra, insieme ad una preziosa fotografia (proveniente dall’archivio a Marca) che rappresenta il momento del cambio dalla diligenza alla slitta, nei pressi della Cà di Mucia, lungo la strada del passo (ca. 1920-1930).
Oltre ad altri documenti di pregio – come il primo volume del Wanderungen realizzato da Peter Conradin von Tscharner nel 1829, che contiene la storia della costruzione della strada carrozzabile, oltre ad una pregevole cartina con annotazioni di un viaggio invernale sugli orari, le distanze, le difficoltà e le bellezze naturali lungo tutto il percorso della stessa – l’esposizione presenta dipinti, ex voto, piantine documentarie sui posti di cambio della diligenza, biglietti di viaggio e ricevute di dazi e pedaggi, materiale fotografico e oggetti originali, che avvicinano il visitatore alla realtà complessa di una strada che è oggi un bene culturale. Restaurata alla fine del secolo scorso dal Cantone, la strada da San Bernardino a Hinterrhein presenta chilometri di opere murarie di sostegno a secco, perfettamente conservati e ancora funzionanti come le barriere in gneiss e legno riportate alla situazione originale. Dopo 200 anni, l’esposizione al Museo Moesano è un invito a prendere consapevolezza del bene che ha determinato lo sviluppo del Moesano.
A tale scopo, il MuMo promuove anche l’opuscolo «Via San Bernardino», che invita ad un percorso in quattro tappe sulle tracce della prima strada carrozzabile dei Grigioni da San Vittore all’Ospizio del passo. Una proposta culturale tra natura, arte e storia che fa parte degli itinerari Culturali della Svizzera di Via Storia (Fondazione per la Storia del Traffico), curato dal Centro culturale di Circolo di Soazza.
Per coloro che avevano il desidero di rivivere l’esperienza di un viaggio in diligenza, con tanto di biglietto facsimile dell’originale, dopo l’inaugurazione dell’esposizione è stato possibile prenotare un percorso di 15 minuti a bordo di quella recentemente restaurata dal Museo Moesano.
L’esposizione rimarrà aperta nei giorni di mercoledì, venerdì e domenica dalle 14:00 alle 17:00, fino al 28 ottobre.