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Sanzioni alla Russia
Sanzioni alla Russia, Amherd: «La Svizzera non ha rinunciato alla neutralità»
La guerra in Ucraina ha scombussolato la struttura della sicurezza in Europa, secondo la ministra della difesa Viola Amherd. Con le sanzioni contro la Russia, la Svizzera non ha comunque rinunciato alla neutralità.
La consigliera federale è rimasta scioccata dall'inizio della guerra e dalle immagini provenienti dall'Ucraina, che si trova a poche ore di volo dalla Confederazione, ha detto oggi alla trasmissione «Tagesgespräch» della radio svizzerotedesca SRF.
Mai avrebbe pensato, nel corso del suo mandato, di vivere l'invasione di uno Stato sovrano.
Il Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC) e l'esercito analizzano costantemente la situazione, ha rassicurato Amherd: «Non siamo direttamente colpiti, ma dobbiamo tenere d'occhio la situazione anche in Svizzera».
Aderire alle sanzioni è stato inevitabile
Inizialmente non si pensava che sarebbero state necessarie sanzioni. Al Consiglio federale era tuttavia chiaro che bisognava mostrarsi solidali e ci si è interrogati molto in fretta sulle questioni riguardanti la neutralità.
Una volta osservate le decisioni dell'Unione europea e l'invasione da parte della Russia, è risultato evidente riprendere le sanzioni. Restare in silenzio era impossibile.
Sanzioni economiche insieme a Unione europea e Stati Uniti sono percorsi praticabili per la Svizzera. L'obiettivo è cercare di far ritornare Mosca sulla strada del buon senso. La speranza è che questo possa bastare, ha proseguito Amherd.
Le sanzioni sono compatibili con la neutralità elvetica?
Prima dell'adozione delle misure economiche, è stato valutato attentamente se queste fossero compatibili con la neutralità elvetica: «Neutralità non vuol dire non avere opinioni e non impegnarsi per i diritti dei popoli».
A livello militare però la Confederazione non interviene, e per questo rimane neutrale.
Nonostante le sanzioni, secondo la consigliera federale, la Svizzera può ancora svolgere un ruolo di mediazione. Questo a condizione che la richiesta arrivi dalle parti in causa con una reale volontà di dialogo. Berna mette a disposizione i suoi buoni uffici.
Il ruolo dell'esercito svizzero
Amherd ha poi sottolineato il fatto che l'esercito svizzero si è tenuto preparato negli ultimi anni a diversi scenari di minaccia potenziale: «Ora si vede che è stato giusto e importante farlo».
Le forze armate sono insomma ben attrezzate, anche se la ministra della difesa sostiene che servirebbe un budget più elevato.
A questo proposito, come già fatto ieri, la consigliera federale invita gli autori a ritirare l'iniziativa che vuole impedire l'acquisto degli aerei da combattimento F-35.
nw, ats