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Paraguay: misure di sicurezza per missione dell'Osa
Il governo paraguayano del presidente Federico Franco ha disposto speciali misure di sicurezza in vista dell'arrivo, stanotte, di una "missione esplorativa" dell'Organizzazione degli Stati Americani (Osa), presieduta dal segretario dell'organizzazione regionale, José Miguel Insulza.
Obiettivo della visita verificare la situazione politica locale, dopo l'impeachment parlamentare del presidente Fernando Lugo, lo scorso 22 giugno, al termine di un giudizio politico che altri organismi multilaterali hanno denunciato come un colpo di Stato.
Carmelo Caballero, ministro degli Interni, ha detto alla stampa locale che una commissione speciale, composta da responsabili della polizia, i servizi di sicurezza e le Forze Armate, è stata creata per assicurarsi che non vi siano nel paese manifestazioni violente "attraverso le quali si cercherebbe di dare agli ambasciatori dell'Osa un'immagine falsa" della situazione politica nel paese.
Insulza arriverà ad Asunción intorno alla mezzanotte, e secondo Hugo Saguier, rappresentante paraguayano presso l'Osa, "la sua visita durerà almeno fino a mercoledì prossimo, e comprenderà probabilmente anche altri paesi vicini": i suoi primi appuntamenti saranno con il ministro del Esteri, Josè Feliz Estigarribia e il presidente Franco, e successivamente incontrerà il presidente destituito Lugo ed altri rappresentanti delle forze politiche locali.
Farà parte della missione dell'Osa anche l'ambasciatrice statunitense presso l'organizzazione, Carmen Lomellin: dopo l'impeachment di Lugo, Washington ha dichiarato di non "avere pregiudizi su quanto avvenuto in Paraguay" e di voler "attendere il rapporto informativo del segretario generale sulla situazione prima di rispondere nel modo più adeguato".
Paraguay è stato sospeso dal Mercosur (di cui sono membri anche Argentina, Brasile ed Uruguay) e poi dall'Unasur (12 paesi del subcontinente) due giorni fa, in un vertice delle sue organizzazioni nella città argentina di Mendoza, in applicazione delle loro rispettive "clausole democratiche", dopo quello che la presidente argentina, Cristina Fernandez de Kirchner, ha definito un "golpe soft" ad Asuncion.