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TOKYO - L'inflazione in Giappone segna una flessione per la prima volta in oltre 3 anni su base mensile, a causa del declino del prezzo del petrolio e della quasi assenza della domanda nel settore dei viaggi, per via dell'emergenza coronavirus.
In base ai dati del ministero degli Affari interni, in aprile l'indice dei prezzi al consumo è sceso dello 0,2% dopo un più 0,4% del mese precedente, allontanandosi ulteriormente dall'obiettivo del 2% della Banca del Giappone, considerato 'salutare' ma sempre più remoto.
«I prezzi dell'energia, che di norma hanno un grosso impatto sulla formazione dell'inflazione, potrebbero diminuire nei prossimi mesi, riflettendosi sulle bollette dell'elettricità e del gas», ha detto un portavoce del ministero a margine dei risultati, aggiungendo che è troppo presto per stabilire se la prima contrazione dell'indice da dicembre 2016 possa segnare l'inizio di un nuovo ciclo deflattivo nel Paese.
L'anomalia del fenomeno deflazionistico, nello specifico il ribasso dei prezzi dei beni e servizi, ha interessato il Giappone a partire dal 2001 dopo una grave fase recessiva caratterizzata da un elevato debito pubblico e una contrazione della produzione causate dallo scoppio della bolla speculativa all'inizio degli anni '90.