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Lo ha reso noto il ministro degli Esteri Fumio Kishida, spiegando che la decisione si basa sulla esigenza di ampliare la cooperazione tra i due Paesi riguardo alla minaccia nucleare e lo sviluppo del programma missilistico della Corea del Nord, insieme alla necessità di prepararsi alle elezioni del 9 maggio che si terranno a Seul dopo l'incriminazione della presidente Park Geun-hye.
L'ambasciatore giapponese Yasumasa Nagamine aveva lasciato la Corea del Sud lo scorso 9 gennaio, in segno di protesta seguita alla realizzazione di una statua davanti al consolato nipponico di Busan da parte di attivisti locali, un gesto che richiamava apertamente alla controversa vicenda storica. Le 'donne di conforto' erano donne locali, prevalentemente sudcoreane, ma anche cinesi, filippine e indonesiane - fino a 200mila secondo le stime - soggette a uno stato di schiavitù sessuale dall'esercito giapponese nei paesi occupati.
Kishida ha precisato che il ritorno dell'ambasciatore non vuole è una resa politica nei confronti della Corea del Sud e ha invitato il Paese vicino ad aderire agli accordi che le due nazioni avevano sottoscritto nel 2015, attraverso i quali il governo di Tokyo si impegnava a versare un importo a un fondo destinato alle famiglie coinvolte in cambio dell'impegno di Seul a non sollevare la questione in ambito internazionale.
Secondo gli analisti, le relazioni tra i due Paesi negli ultimi 15 mesi hanno registrato progressi irrilevanti malgrado l'accordo, e se il partito democratico all'opposizione dovesse vincere le prossime elezioni i rapporti bilaterali saranno destinati a regredire.