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BSI non prevede di ridurre i propri investimenti: gli accantonamenti che hanno pesato sull'esercizio 2014 corrispondono alla somma della sanzione inflitta dalle autorità americane nell'ambito del programma di regolarizzazione fiscale.
Lo ha detto oggi il CEO Stefano Coduri nel corso di una conferenza telefonica.
La BSI, che ha partecipato al programma di regolarizzazione nella categoria 2, ha annunciato ieri sera la conclusione di un accordo di non perseguimento penale con il Dipartimento della giustizia americano (DoJ), in base al quale l'istituto ticinese dovrà versare 211 milioni di dollari per porre fine alla vertenza con il fisco degli Stati Uniti.
Il CEO ha precisato che sarà la Banca a pagare la sanzione e non il suo proprietario. Il gruppo italiano Generali ha annunciato l'estate scorsa la vendita di BSI alla brasiliana BTG Pactual, che sarà conclusa alla fine del primo semestre di quest'anno. La somma versata alle autorità americane sarà dedotta dal prezzo di acquisto convenuto in luglio (1,5 miliardi di franchi).
Per quanto riguarda l'impatto sulla reputazione dell'istituto, Coduri ha tenuto a ricordare che il contenzioso fiscale americano non è "un problema specifico di BSI" e che tocca un buon numero di protagonisti della piazza finanziaria elvetica. "La strategia di BSI in questo dossier è stata quella di cooperare pienamente sia con le autorità svizzere sia con quelle americane", ha precisato il CEO.
Secondo un rapporto del DoJ, l'istituto ticinese gestiva circa 3500 conti di clienti imponibili negli Stati Uniti dichiarati o no. Dall'agosto 2008 i patrimoni in gestione arrivavano a 2,78 miliardi di dollari. È uno degli elementi che è servito da base al DoJ per determinare l'ammontare della sanzione, anche se secondo Coduri si tratta di un calcolo "estremamente complesso".
"La maggior parte dei conti incriminati provengono dall'acquisizione di Banca Unione di Credito e di Banca del Gottardo", ha da parte sua assicurato Alfredo Gysi, presidente del consiglio di amministrazione della BSI.
SDA-ATS