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Un 50enne alle Correzionali è accusato di aver spillato oltre 100 mila franchi a una sua inquilina, ma lui nega. La pubblica accusa ha chiesto 12 mesi sospesi
Un locatore gentile o uno scaltro strozzino approfittatore? È questa la domanda alla quale dovrà rispondere la Corte delle Assise correzionali di Lugano nel processo a carico di un 50enne italiano residente a Lugano, comparso in aula stamane per rispondere del reato di usura. Ma lui si professa innocente.
Secondo la procuratrice pubblica, Chiara Borelli, l'imputato ha fatto leva sulla debolezza di una donna, alla quale nella primavera del 2013 il 50enne ha affittato l'appartamento di sua proprietà a Lugano-Loreto, proponendole un contratto decisamente al di fuori dei canoni e che, secondo il magistrato, prefigura il reato di usura, per cui ha proposto una pena di 12 mesi sospesi con la condizionale. La difesa, rappresentata dall'avvocato Yasar Ravi, ha invece chiesto il pieno proscioglimento. La Corte, presieduta dal giudice Siro Quadri, pronuncerà la sentenza la settimana prossima.
La pp, Chiara Borelli, durante la sua requisitoria ha tracciato il profilo della presunta vittima: una donna che soffriva di solitudine e che viveva nel disagio sociale, in uno stato di degrado a causa di un'operazione per un tumore, che l'ha vista morire un anno dopo, nel 2014. Al momento di conoscere l'imputato, la donna, secondo i medici che l'avevano avuta in cura, era in grado d'intendere e volere «ma con qualche riserva, data la sua fragilità». Ebbene, secondo il magistrato l'imputato ha sfruttato il suo stato di bisogno, facendole firmare un contratto di locazione inconsueto: una pigione di 23 mila franchi versata seduta stante per il canone di un anno. E poi, dopo pochi giorni, altri 90 mila franchi, quale versamento anticipato di pigioni per altri 4 anni. L'imputato - ha evidenziato la pp Borelli - ha persino accompagnato la donna in banca a prelevare i soldi. Di più. Ha pure presenziato a un'udienza all'Autorità regionale di protezione dove la donna è stata convocata in margine alla nomina di un tutore, vista la sua incapacità a gestire le proprie finanze, per "controllare", a mente dell'accusa, che la sua inquilina non svelasse i versamenti e gli anticipi del contratto di locazione e per non destare sospetti. «C'era fra noi un rapporto di cortesia. Quando aveva bisogno, perché non aiutarla?» - s'è difeso l'imputato. La difesa ha chiesto dal canto suo la piena assoluzione del proprio assistito. Il legale ha escluso il reato di usura, in quanto non vi è stata sproporzione tra il vantaggio ottenuto dalla presunta vittima e la prestazione offerta, ossia la locazione dell'appartamento.