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Il quarto potere
Affinché non si possa abusare del potere, diceva Montesquieu, bisogna disporre le cose in modo che il potere fermi il potere. Da questa idea sviluppata a inizio del 18° secolo, deriva il principio della separazione dei poteri in democrazia, fra l’esecutivo, il legislativo e il giudiziario
Perciò, in uno Stato di diritto, il governo vede il suo potere d’azione limitato dalle leggi del parlamento, al di fuori delle quali non può agire. Il parlamento vede il suo potere di legiferare limitato dalla Costituzione che, in Svizzera, è adottata e modificata dal popolo e dai cantoni. Le decisioni dell’amministrazione sono impugnabili di fronte a un giudice, eletto, che è tenuto ad applicare le leggi del parlamento e le cui decisioni sono a loro volta impugnabili di fronte a una giurisdizione d’appello. Da questa complicata architettura deriva un principio d’equilibrio fra i poteri, essendo ognuno di loro in grado di bloccare il potere dell’altro, perché l’essere umano non considera mai spontaneamente l’esercizio del proprio potere come eccessivo.
In Svizzera, il popolo di cui i poteri istituzionali sono un’emanazione, può addirittura riprendersi, quando lo ritiene necessario, le competenze legislative che ha affidato al parlamento, sia distruggendo una nuova legge tramite referendum, sia ponendo un nuovo assetto alle leggi mediante un’iniziativa costituzionale.
Presso i nostri vicini, la leadership è spesso personale e resa visibile mediante una messa in scena mediatizzata. La leadership svizzera è invece invisibile, perché è collettiva. Si potrebbe crederla meno forte, ma è vero il contrario. Nessuno dei leader europei fortemente mediatizzati è stato capace di proteggere la sovranità nazionale contro gli appetiti dell’UE, per esempio, mentre che l’invisibile leadership collettiva svizzera, il popolo armato di democrazia diretta, ci è fino a oggi riuscita.
Un leader potente deve disporre di una buona rete d’informazione. Ecco perché i giornalisti assistono alle udienze dei tribunali, alle deliberazioni dei parlamenti e confrontano le dichiarazioni degli esecutivi di fronte alle realtà scoperte dalle loro inchieste sull’attività dello Stato. E ne riportano all’opinione pubblica, ossia il sovrano.
L’espressione 4° potere apparve alla fine del 18° secolo per opera della penna dell’uomo politico e scrittore britannico Edmund Burke. La stampa che mobilita l’opinione è infatti un contro-potere rispetto ai tre poteri istituzionali grazie, in particolare, al suo privilegio di poter celare le sue fonti alle autorità.
È un ruolo umile, quello di trasmettere le informazioni utili al proprio sovrano, affinché possa decidere con cognizione di causa. È il ruolo del fedele messaggero che porta la notizia di cui non è né l’autore né il destinatario. Nessuno si preoccupa dell’opinione del fattorino circa il contenuto della lettera che ha il compito di recapitare da un punto A a un punto B, gli si chiede soltanto di non dimenticarla, di non perderla, di non aprirla per modificarne il contenuto. Se si vuole conoscere l’opinione del fattorino, gliela si chiede – si chiama editoriale – ed è separato dai fatti che non si mescolano.
Il privilegio di celare alle autorità, e quindi anche al pubblico, le fonti di ciò che si pubblica, è un potere di cui si dovrebbe essere un angelo per non abusarne mai. Ecco perché, diceva Montesquieu, affinché non si possa abusare del potere bisogna disporre le cose in modo che il potere fermi il potere. L’essere umano, che non è un angelo, non ritiene infatti mai che il suo potere sia eccessivo.
È un po’ di questo che si tratta il prossimo 4 marzo.
I giornalisti non sono eletti, e neanche le aziende mediatiche, non esiste il ricorso contro le decisioni redazionali, la sola difesa contro l’abuso di potere di un membro del 4° potere è l’esistenza di un altro membro del 4° potere abbastanza forte e indipendente per rivelarlo.
Non è quindi certo, visto sotto quest’angolazione, che aver reso i media privati dipendenti dal canone SSR, mentre che questi media privati sono anche i soli contropoteri possibili a un servizio pubblico sovradimensionato, sia stata una buona idea. No si può porre la domanda a Montesquieu, perché è morto. Ma la si può porre al popolo che, in Svizzera, è ben vivo.