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Le assicurazioni, ad esempio quelle che propongono polizze sulla vita, non devono avere accesso ai risultati di test che rivelano la predisposizione o il rischio di contrarre alcune malattie. Lo ha deciso lunedì il Consiglio nazionale - con 117 voti contro 43 - al termine di un lungo dibattito sulla revisione totale della legge sulle analisi genetiche. In particolare nessuna informazione va data alle assicurazioni per polizze sulla vita inferiori ai 400'000 franchi.
Il Consiglio nazionale ha respinto così la tesi di alcuni esponenti dei partiti borghesi. Questi ultimi ritengono che qualora una persona decidesse di fare un test genetico e scoprisse di avere, per esempio, alte probabilità di contrarre un cancro, poi dovrebbe per forza comunicarlo al momento di stipulare un'assicurazione sulla vita. "Se dopo aver saputo di poter contrarre una grave malattia decidessi di aumentare la mia polizza sulla vita o di stipularne una di invalidità privata commetterei una truffa all'assicurazione", ha affermato l'UDC Eva Herzog.
Di diverso parere la maggioranza: una predisposizione non è una diagnosi. Alcune persone potrebbero inoltre essere discriminate, potrebbe essere impedito loro di assicurarsi o potrebbero essere fatti pagare loro premi più alti, solo perchè hanno deciso di fare queste analisi. "È importante che si facciano questi test per avere la possibiltà di prevenire le malattie senza correre il rischio di non venire assicurati", - ha spiegato il socialista Matthias Aebischer.
Il Nazionale, inoltre, ha deciso che prima della 12esima settimana non può essere comunicato se un feto è maschio o femmina, per evitare aborti legati al sesso del nascituro.
Red.MM/RG/Mattia Serena/M. Ang.
- RG 07.00 del 27.02.18 Il servizio di Mattia Serena