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<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Le possibilità attuali di inviare altri osservatori internazionali nei territori occupati da </p><p>Israele sono minime. Per una missione di questo tipo è essenziale tenere conto anche </p><p>della volontà delle parti in conflitto. Attualmente il margine di manovra per l'istituzione </p><p>di una siffatta missione è estremamente limitate viste le divergenze in merito ad </p><p>un'internazionalizzazione del conflitto e all'incertezza politica in Israele. Inoltre, i </p><p>tentativi infruttuosi delle autorità palestinesi presso il Consiglio di sicurezza dell'ONU a </p><p>favore dell'invio di una missione internazionale d'osservatori nei territori palestinesi </p><p>occupati hanno messo in evidenza le difficoltà di insediare sul posto una presenza </p><p>internazionale.</p><p></p><p>2. Il Consiglio federale segue con attentamente l'evoluzione della situazione ed è disposto a </p><p>prendere in considerazione un impegno della Svizzera a favore di una missione internazionale </p><p>d'osservazione sia sotto l'egida dell'ONU sia ad hoc - sul modello della Temporary </p><p>International Presence in the City of Hebron (TIPH) - a condizione che tutte le parti coinvolte </p><p>nel conflitto siano d'accordo e la sostengano. Se del caso, la Svizzera potrebbe partecipare a </p><p>una missione internazionale mettendo a disposizione alcuni membri del Pool di esperti </p><p>svizzeri per la promozione civile della pace.</p><p>La TIPH è una missione civile non armata alla quale partecipano la Norvegia, in qualità di </p><p>Stato coordinatore, la Svezia, la Danimarca, l'Italia, la Turchia e la Svizzera. Il suo mandato </p><p>prevede principalmente la promozione della stabilità e il consolidamento del sentimento di </p><p>sicurezza presso la popolazione palestinese di Hebron. Nell'ambito dello svolgimento dei loro </p><p>compiti gli osservatori della TIPH non hanno diritto di intervenire né di effettuare inchieste.</p><p>Nonostante un mandato complesso e di difficile adempimento, il bilancio è positivo e la </p><p>presenza senz'altro giustificata. Per adempiere l'elemento centrale del mandato ("provide a </p><p>feeling of security to the Palestinian of Hebron"), la missione si concentra su attività </p><p>d'osservazione e sull'invio di rapporti periodici e confidenziali alle due parti. Per quanto </p><p>possibile, si realizzano attività a favore della comunità palestinese urbana intese a creare un </p><p>clima di fiducia tra la missione e la popolazione palestinese di Hebron.</p><p>La TIPH costituisce indubbiamente un fattore di distensione nell'atmosfera delicata di </p><p>Hebron. La visibilità delle pattuglie ha un impatto non indifferente sull'aggressività. </p><p>Evidentemente in caso di conflitto tale influenza è limitata e la missione ne è anche </p><p>cosciente.</p><p>I problemi della TIPH risiedono soprattutto nella definizione del mandato, che non fornisce </p><p>chiare indicazioni su come rispondere ai problemi politici cui la TIPH deve far fronte, </p><p>sull'atteggiamento generale della missione nei riguardi delle differenti situazioni ed in </p><p>particolare nei confronti della situazione attuale.</p><p>L'esperienza della TIPH ha mostrato che per svolgere compiti politicamente complessi è </p><p>essenziale disporre di un mandato preciso e di un profilo politico chiaro. In questo contesto è </p><p>indispensabile ben definire il ruolo e i limiti dello Stato coordinatore e migliorare il sostegno al </p><p>capo della missione.</p><p></p><p>3. Quale Stato parte alle Convenzioni di Ginevra, la Svizzera s'impegna risolutamente in </p><p>favore del rispetto del diritto umanitario internazionale e si adopera segnatamente per </p><p>lenire le sofferenze delle vittime palestinesi della grave crisi attuale. La politica </p><p>umanitaria della Svizzera si avvale di diversi strumenti, dal sostegno finanziario a </p><p>favore degli attori umanitari (ad esempio CICR, UNRWA) alle iniziative bilaterali, </p><p>fondate sull'articolo 1 comune alle Convenzioni di Ginevra secondo il quale i 189 Stati </p><p>Parte "s'impegnano a rispettare ed a far rispettare" tali Convenzioni "in ogni </p><p>circostanza". Differenti azioni sono state intraprese recentemente presso gli Israeliani </p><p>e i Palestinesi. Il Consiglio federale segue attentamente e con viva preoccupazione </p><p>l'evoluzione della situazione nel Vicino Oriente ed è persuaso che il rispetto del diritto </p><p>è parte integrante di una pace giusta e duratura.</p><p></p><p>4. L'azione della Svizzera in quanto depositaria delle Convenzioni di Ginevra s'iscrive </p><p>nel quadro delle attribuzioni del Depositario previste dal diritto internazionale; i suoi </p><p>compiti consistono principalmente nell'informare e se del caso consultare gli Stati </p><p>parte. La Lega degli Stati Arabi ha invitato gli Stati parte alle Convenzioni di Ginevra a </p><p>riunirsi nuovamente "alla luce della situazione sul terreno, in applicazione della loro </p><p>decisione del 15 luglio 1999, per garantire il rispetto della IV Convenzione di Ginevra </p><p>nel territorio palestinese occupato, compresa Gerusalemme est". Inoltre, riunita in </p><p>sessione urgente il 20 ottobre 2000, l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha </p><p>adottato la risoluzione ES-10/7 che "invita il depositario della IV Convenzione di </p><p>Ginevra ad informarsi sull'evoluzione della situazione umanitaria sul terreno, </p><p>conformemente alla dichiarazione adottata il 15 luglio 1999 dalla suddetta Conferenza </p><p>delle Alte Parti contraenti della Convenzione, per far rispettare la Convenzione in tutte </p><p>le circostanze, conformemente all'articolo 1 comune alle quattro Convenzioni". La </p><p>Svizzera ha domandato agli Stati Parti il loro parere sull'opportunità e, se del caso, </p><p>sugli obiettivi di una nuova riunione della Conferenza alla luce degli sviluppi della </p><p>situazione umanitaria sul terreno. Il seguito di questo processo dipenderà dalle </p><p>risposte ricevute.</p><p></p><p>5. Il Consiglio federale continua a considerare le colonie ebraiche nei territori palestinesi </p><p>occupati come una violazione della IV Convenzione di Ginevra. Tali colonie non sono </p><p>soltanto un ostacolo alla pace, ma anche l'occasione o la causa di violenze e di </p><p>violazioni supplementari. La Svizzera ha chiaramente ribadito le sue posizioni con </p><p>iniziative bilaterali presso le autorità israeliane, ma anche in dichiarazioni pubbliche, </p><p>segnatamente nella sessione speciale della Commissione dei diritti dell'uomo </p><p>dell'ONU tenutasi a Ginevra nell'ottobre 2000. Per raggiungere i loro obiettivi, </p><p>eventuali misure supplementari necessiterebbero un coordinamento internazionale. </p><p>Nell'immediato, la Svizzera tenta invece di fornire alla popolazione palestinese un </p><p>sostegno concreto, anche in materia giuridica o mediante la messa a disposizione </p><p>d'osservatori (TIPH).</p>  Risposta del Consiglio federale.