Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/107911

<h2>SubmittedText<h2><p>Giovedì 23 settembre 2010, il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad ha pronunciato davanti all'Assemblea generale dell'ONU un discorso in cui ha affermato in particolare che alcuni elementi all'interno del governo americano hanno orchestrato l'attentato dell'11 settembre 2001 per invertire il declino dell'economia americana e la sua influenza sul Medio Oriente con lo scopo di salvare il regime sionista. In segno di protesta, le delegazioni degli Stati Uniti, dei 27 Paesi dell'Unione europea, del Canada e dell'Oceania hanno, contrariamente alla nostra, lasciato la sala.</p><p>In seguito a questi avvenimenti, il Consiglio federale è pregato di rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. La delegazione svizzera non ha seguito il movimento di protesta della maggior parte dei Paesi occidentali a causa della nostra neutralità?</p><p>2. Nel caso di risposta positiva alla domanda precedente, quale interpretazione della neutralità spinge la Svizzera a non partecipare a un segno di protesta su vasta scala contro affermazioni che vanno contro la verità dei fatti, contraddistinte da un'avversione ossessiva nei confronti delle democrazie liberali, antisioniste e contrarie agli usi diplomatici?</p><p>3. Quale grado d'inammissibilità devono raggiungere affermazioni tenute davanti l'Assemblea generale dell'ONU affinché il nostro Paese avanzi proteste o partecipi a un movimento di protesta?</p><p>4. La nostra delegazione ha adottato questo atteggiamento perché l'ambasciata di Svizzera rappresenta gli interessi americani in Iran o anche perché il nostro concittadino Joseph Deiss presiede quest'anno l'Assemblea generale dell'ONU?</p><p>Il discorso del presidente iraniano davanti all'ONU ha suscitato una forte disapprovazione da parte di quasi tutti i Paesi occidentali. Il presidente americano ha qualificato le dichiarazioni come "scioccanti, odiose e imperdonabili". La Francia ha detto di essere "scioccata e indignata". Catherine Ashton, capa della diplomazia europea, ha ritenuto "scandalose e inaccettabili" le affermazioni del presidente iraniano.</p><p>E legittimo che il nostro Paese porti avanti la sua politica estera - compresa la sua dimensione simbolica - in modo indipendente e conformemente ai suoi interessi. Ma riteniamo che quando la verità e i valori fondamentali della democrazia liberale sono scherniti nel quadro di un discorso ufficiale, il nostro Paese non dovrebbe esitare ad associarsi a un movimento di protesta auspicabile.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>La Svizzera ha assistito a tutti gli interventi pronunciati in occasione del dibattito generale dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite. Il fatto di essere rimasti in sala durante il discorso del presidente iraniano significa che ascoltiamo le differenti opinioni espresse in seno all'ONU, non che condividiamo tutti i punti di vista esposti.</p><p>Per principio la Svizzera non pratica la politica della sedia vuota. Potrebbe tuttavia unirsi a un movimento di protesta nel caso in cui un intervento pubblico contenesse dichiarazioni contrarie ai principi fondamentali della Carta delle Nazioni Unite: per esempio se attaccasse l'integrità territoriale di uno Stato oppure rimettesse in questione o negasse l'esistenza della Shoah.</p>  Risposta del Consiglio federale.