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Dopo che il significato politico del trattato di Schengen nel corso del 2001 è aumentato a causa dei mandati negoziali per l'adesione della Svizzera, abbiamo preso in esame il trattato nell'ottica della protezione dei dati. La nostra analisi ha mostrato come, dal punto di vista delle disposizioni sulla protezione dei dati che devono essere introdotte, la Svizzera soddisfa le esigenze in maniera adeguata. Invece, prima dell'adesione al trattato di Schengen, devono essere esaminati alcuni problemi e apportate numerose modifiche alla legge.
Nell'ambito della nostra analisi, abbiamo ricordato come l'adesione della Svizzera al trattato di Schengen avrà conseguenze per la protezione dei dati, sottolineando come i problemi collegati all'adesione non debbano essere considerati un affievolimento della protezione dei dati a causa della partecipazione ad un sistema di collaborazione internazionale; al contrario, il vantaggio dell'adesione è rappresentato dal fatto che i trattamenti di dati necessari allo scambio di informazioni con le parti in causa sono collocati in un quadro ben definito e delineato che soddisfa le elevate condizioni conformi al diritto europeo sulla protezione dei dati. L'adesione creerebbe migliori condizioni quadro per il flusso di informazioni e dunque maggiori garanzie per le persone coinvolte, in particolare a causa delle severe limitazioni all'uso dei dati.
Dal punto di vista della protezione dei dati, la nostra analisi ha messo l'accento su tre conseguenze di cui tener conto in caso di un'adesione della Svizzera al trattato di Schengen:
da una parte abbiamo sottolineato come la Svizzera soddisfi in generale e a livello federale gli standard normativi e le esigenze sancite nel trattato di Schengen. La Svizzera dispone di disposizioni sufficienti nell'ambito della protezione dei dati. In particolare devono essere menzionati l'articolo 13 della Costituzione federale che disciplina il diritto di ogni persona alla propria sfera privata, la convenzione n. 108 del Consiglio d'Europa sulla protezione dell'essere umano nell'elaborazione automatica di dati personali, la raccomandazione n. (87) 15 sull'uso di dati personali da parte della polizia, la legge federale sulla protezione dei dati e la relativa ordinanza, le leggi formali specifiche su sistemi informatici utilizzati dalla polizia sui quali potrebbe eventualmente ripercuotersi il trattato di Schengen, e le relative disposizioni di protezione dei dati.
In secondo luogo elenchiamo i problemi da chiarire prima dell'adesione al trattato di Schengen. La delicata questione dei Cantoni, coinvolti in una maniera o nell'altra con l'adesione, dovrebbe essere analizzata. La maggior parte dei Cantoni hanno a disposizione una legge cantonale sulla protezione dei dati, ma non tutti hanno creato un ente di controllo autonomo. Inoltre, l'efficacia dipende notevolmente dalle strutture e dai mezzi a disposizione. Il livello di protezione dei dati varia ancora tra i Cantoni, risp. tra la Confederazione ed i Cantoni. In vista delle disposizioni del trattato di Schengen sul trattamento dei dati personali, inoltre, la situazione delle banche dati in dotazione ai corpi svizzeri di polizia dovrebbe essere analizzata in maniera approfondita cercando di capire quali siano i sistemi di informazione coinvolti (RIPOL, IPAS, AUPER, ZAR, ISIS, JANUS ecc.). Inoltre i flussi di informazione e l'interconnessione tra i sistemi esistenti e il SIS, il sistema di informazione nazionale di Schengen risp. del SIS comune quale supporto tecnico devono essere disciplinati in maniera precisa. Infine bisogna considerare che per l'elaborazione dei dati in base al trattato di Schengen valgono disposizioni identiche di protezione dei dati, indipendentemente dalla provenienza delle raccolte, se federali o cantonali e se l'elaborazione è stata eseguita da organi federali o cantonali.
In terzo luogo, la nostra analisi ha mostrato la necessità di determinate modifiche di legge al fine di disciplinare la creazione di un SIS svizzero nazionale (elaborazione di una base giuridica formale), i collegamenti tra il SIS svizzero e le altre fonti di dati (raccolte come RIPOL, IPAS, AUPER, ZAR, ISIS, JANUS ecc.), la partecipazione a uno o più banche internazionali di dati, lo scambio internazionale di dati di polizia, i meccanismi di controllo della precisione e della qualità dei dati, l'esercizio dei diritti delle persone interessate, in particolar modo il diritto di ricevere informazioni (delimitazione tra il diritto diretto e quello indiretto di ricevere informazioni) e lo scambio di informazioni relativo al procedimento complementare SIRENE (Supplementary Information Request at the National Entry). Queste modifiche devono tener conto anche delle questioni relative alle competenze di polizia cantonale (in particolare della corrispondente collaborazione tra la Confederazione ed i Cantoni, l'accesso al SIS ecc.), le competenze degli organi di controllo della protezione dei dati (incaricato federale ed autorità cantonali) e la partecipazione dell'incaricato federale all'autorità di controllo comune.
In base alla nostra analisi siamo giunti alla conclusione che la Svizzera soddisfa le esigenze in maniera adeguata, per quel che riguarda le disposizioni sui dati da introdurre. Al fine di aderire al trattato di Schengen, invece, i problemi di cui sopra devono essere esaminati e devono essere apportate le necessarie modifiche.
I risultati e le conclusioni della nostra analisi sono stati trasmessi al gruppo di coordinamento PESEUS (Projektgruppe-EJPD-Strategie-EU-Schweiz, gruppo progettuale-DFGP-strategia-UE-Svizzera) del Dipartimento federale di giustizia e polizia. Inoltre abbiamo comunicato il nostro parere nell'ambito della procedura di consultazione relativa agli interventi parlamentari sul trattato di Schengen e durante l'hearing da parte della Commissione della politica estera del Consiglio degli Stati ad agosto 2001.
[luglio 2002]