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MADRID - La decisione di sospendere per alcune settimane parte dell'attività della Camera dei Deputati spagnola all'inizio della pandemia di Covid, a marzo 2020, costituì una «violazione del diritto fondamentale alla partecipazione politica» dei parlamentari: lo ha stabilito la Corte Costituzionale del Paese iberico, in una sentenza che ha lasciato sorpresi molti. Lo si apprende da un comunicato della corte stessa.
I magistrati accolgono così un ricorso presentato a riguardo dal partito di estrema destra Vox: la Corte Costituzionale determina che lo strumento giuridico utilizzato dal governo - poi approvato a più riprese dal Parlamento per prorogarlo di volta in volta - per poter adottare misure eccezionali a causa della pandemia (chiamato "stato d'allarme") non era sufficiente per giustificare decisioni come la sospensione parziale dell'azione di uno dei poteri fondamentali dello Stato.
Una risoluzione sulla linea di quella dello scorso luglio in cui la stessa corte stabilì che lo "stato d'allarme" non bastava per decretare un lockdown e che, a tal fine, bisognava prima dichiarare lo "stato d'eccezione", un altro dei livelli di crisi nazionale contemplati dalla Costituzione.
La decisione resa nota oggi è stata presa con i voti di sei magistrati a favore e quattro contro, riportano i media iberici. La prima volta che lo "stato d'allarme" è stato approvato in Parlamento, tra i voti a favore c'erano anche quelli di Vox.