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WASHINGTON DC - C'è stato un aumento esponenziale dei contenuti violenti sui social media in seguito alle elezioni presidenziali negli Stati Uniti.
Lo riporta Amnesty International USA, che indica come le piattaforme sociali, ad esempio Facebook o Twitter, stiano vivendo «un drammatico aumento di contenuti violenti, compresi post che incitano altri a commettere violenze», si legge in una nota odierna.
Solo nell'ultima settimana, secondo l'organizzazione a favore dei diritti umani, Facebook ha visto un aumento del 45% «delle tendenze alla violenza e al suo incitamento».
Per questo motivo, Amnesty International invita le principali piattaforme (Facebook, Twitter e YouTube) a proibire tali contenuti, «in linea con le leggi internazionali sui diritti umani».
«Nessuna azienda può ignorare le proprie responsabilità in materia di diritti umani», ha dichiarato Michael Kleinman, direttore della Silicon Valley Initiative di Amnesty International
USA. «Aziende come Facebook, Google e Twitter riconoscono già questa responsabilità poiché hanno già politiche chiare contro i post che incitano alla violenza» ha poi proseguito Kleinman, «eppure, abbiamo visto più e più volte quanto facilmente gli utenti possano sfruttare queste piattaforme come arma, complice il fatto che l'attenzione dei social a massimizzare il coinvolgimento degli utenti li porta a privilegiare contenuti falsi e incendiari».
«Siamo estremamente preoccupati che le aziende non siano ancora pronte ad affrontare possibili incitamenti alla violenza, viste le crescenti tensioni e la gestione degli utenti dopo le elezioni» ha quindi concluso Kleinmann.
L'attenzione delle piattaforme dei social media deve includere anche una certa attenzione verso i funzionari pubblici e altri in posizioni di influenza, sostiene Amnesty, tra cui il Presidente stesso, vista la sua storia di commenti «incendiari».
L'Ufficio dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani ha lanciato un piano per bilanciare la libertà di espressione contro le istigazioni all'odio (Piano d'azione di Rabat), nel quale viene sottolineato questo aspetto: è necessario considerare «la posizione o lo status dell'oratore nella società» quando un discorso costituisce incitamento alla violenza.
A tal fine, Amnesty International invita tutte le piattaforme dei social media ad agire attraverso l'applicazione «trasparente e imparziale» di politiche di moderazione dei contenuti conformi alle leggi internazionali sui diritti umani.