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Bocciata la mozione di Benedikt Würth (Centro/Sg). A suo avviso le sanzioni previste per le fughe di notizie non sono sufficienti
Non ci saranno nuove misure per identificare, correggere e punire le fughe di notizie provenienti dall’amministrazione federale. Il Consiglio nazionale ha tacitamente bocciato oggi una mozione del "senatore" Benedikt Würth (Centro/Sg) che chiedeva maggiore severità contro le "gole profonde".
Nel suo atto parlamentare, citando le indiscrezioni prima e dopo le sedute del Consiglio federale, il sangallese sosteneva come non si potesse più parlare di "casi isolati", ma di un sistema che ha un impatto negativo sui pilastri del sistema politico svizzero come la concordanza, la collegialità e il federalismo, così come sulla difesa degli interessi nei confronti dell’estero. A suo avviso, le sanzioni previste sono insufficienti: ci vogliono "nuovi strumenti" per limitare le fughe di notizie.
La mozione auspicava la realizzazione di un’indagine da parte di un organismo esterno che avrebbe dovuto identificare quali dipartimenti o settori dell’amministrazione fossero maggiormente toccati dal fenomeno. Inoltre, il Consiglio federale avrebbe dovuto pubblicare un rapporto annuale sul numero e il contenuto delle indiscrezioni e le procedure aperte.
Pur riconoscendo che le indiscrezioni in relazione agli affari del Consiglio federale costituiscono un problema – e nuocciono alle istituzioni politiche – la Commissione competente, nel suo rapporto, ritiene che la richiesta formulata nella mozione non sia adatta allo scopo.
Inoltre, visto che negli ultimi anni le procedure in relazione agli affari confidenziali o segreti sono state migliorate, non si vede la necessità di intervenire in questo ambito. Un rapporto sulle indiscrezioni, come chiesto da Würth, è inoltre "discutibile e non opportuno dal punto di vista istituzionale", conclude la Commissione delle istituzioni politiche.