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New York, 1. aprile 1911. Per marconigramma
Nota della redazione: che noi siamo in grado di pubblicare già il 29 marzo ciò che è deciso debba partire per marconigramma da New York appena il 1. aprile, il lettore lo troverà meno misterioso quando avrà finito la lettura di questa comunicazione. Di fronte al miracolo dell'invenzione qui rivelata questa minuscola previsione appare solo un'inezia.
Si annuncia da Southparkhill una scoperta straordinaria. Lo scienziato colà residente Kennelton Humphry Happenziegh, finora molto stimato tra gli specialisti, ma nient'affatto famoso, grazie a un senso deduttivo eccezionalmente acuto, è riuscito ad arrivare da esperimenti relativamente semplici a conclusioni di grande portata. K.H. Happenziegh ha dedicato la più grande parte dei suoi studi alla critica sperimentale di fenomeni acustici, e si sapeva che aveva annotato preziose osservazioni in un'opera monumentale, non ancora pubblica, ma attesa negli ambienti dotti con interesse febbrile. La natura e l'oggetto di queste osservazioni erano restati gelosamente nascosti, così era rimasto un segreto che in questi ultimi tempi Happenziegh si occupava della fabbricazione di un preparato ipersensibile, destinato ai dischi di grammofono. La membrana che gli riuscì finalmente di portare alla perfezione e che, a tutta prima, ha l'aspetto di una sottilissima membrana di tamburo, ha la proprietà di possedere, accanto ad una delicatezza estrema, la resistenza più assoluta, e di registrare rumori che l'orecchio umano non ode o non percepisce; oltre a ciò può scomporre rumori complessi nei loro elementi costitutivi. Suonando ad esempio una nota sul violino, ogni rumore che accompagna la nota viene registrato a parte: i rumori derivanti dall'attrito dell'arco, dalla pece colofonia, dalla pressione delle dita che tengono l'arco, l'impercettibile vibrazione dei vetri della finestra tutti vengono fissati sul disco. La membrana ipersensibile rende chiaramente percettibile il crepitio prodotto dal passaggio di una mano tra i capelli; vengono fissati passi leggeri in una stanza vicina, il più debole respiro imprime il suo segno.
A tanto era arrivato Happenziegh con i suoi risultati, quando la sua invenzione preparò a lui stesso la più straordinaria sorpresa. E da qui innanzi saremmo costretti a pensare al miracolo o all'inganno, se non fosse garanzia sufficiente la fama di scienziato coscienzioso e onesto che circonda il nome di Happenziegh, e se i suoi calcoli chiari come il sole (e da lui non celati) non ci mostrassero la veridicità delle incredibili notizie che noi ci sforziamo di comunicarvi nel modo più comprensibile. Happenziegh lasciò il suo laboratorio alle due del mattino, dopo aver finito un disco nuovo e (come egli credeva) perfezionato, per farvi ritorno, dopo un breve riposo, alle sei.
Egli sottopose il suo preparato a un'osservazione per mezzo di un microscopio molto potente, costruito da lui per questo scopo, e scoprì sul disco certi segni che non si seppe spiegare. Dopo avere isolato i soliti rumori della notte cittadina (che in questo caso egli considera solo un fenomeno secondario), si trovò di fronte a una quantità di figure sistematiche, complicate e per il momento incomprensibili, a lui sconosciute; avrebbero potuto essere, a giudicare da un primo esame, di origine musicale, anche se con le formule musicali a lui note mostravano solamente una parentela molto lontana. In ogni modo dovevano provenire da una grandissima distanza. Un'inchiesta se in quella notte e durante quelle quattro ore fosse stata eseguita della musica in un ambito di dieci miglia diede risultato negativo. Tutte le trattorie erano rimaste chiuse in quel lasso di tempo e non avevano avuto luogo riunioni musicali in case private. Informazioni più precise stabilirono che in quei dintorni non abitavano nemmeno geni incompresi, e che non vi erano stati ospitati quella notte... Ma i segni si erano impressi e il disco, quando fu messo in azione, fece sentire senza dubbio una musica, che d'altronde rimase incomprensibile agli orecchi dello scienziato, come lo erano state le figure ai suoi occhi.
Questo si verificò circa sei mesi fa.
Frattanto Happenziegh è stato continuamente all'opera e il suo spirito, non mai in riposo, è riuscito a dare la spiegazione del mistero e a stabilire una teoria che ci riempie di riverenza e di meraviglia, ed apre i più vasti orizzonti.
Come l'aria ha bisogno d'uno strumento perché il nostro orecchio possa percepirne le vibrazioni, così l'aria stessa è solo uno strumento che trasporta le onde sonore ancora sconosciute. Queste onde sonore originarie hanno la qualità scopre Happenziegh - di agire in un ambiente-tempo, come, per esempio, il telegrafo senza fili nello spazio. La loro azione si spinge innanzi e indietro nel tempo e la loro intensità diminuisce con la distanza.
Dunque l'atmosfera sonora posta in movimento da un agente esterno si estende in tutte e due le direzioni, le impressioni vengono comunicate tanto al passato quanto al futuro.
Un grido dunque risuona nel domani e nel posdomani e così via, diminuendo d'intensità, ma logicamente anche nello ieri e nell'avantieri. Per un caso non ancora spiegato sembra quindi che un'esecuzione musicale futura abbia trovato la sua strada fino al disco ipersensibile, e che vi si sia impressa.
Dopo calcoli faticosi (per i quali si sono dovuti trovare metodi del tutto nuovi) risultò che l'origine dei segni fonografici dovrebbe trovarsi, secondo Happenziegh, dai venti ai trecento anni innanzi a noi. Prendendo una cifra intermedia, otteniamo centoquarant'anni, e così la musica scritta sul disco si trova circa un secolo e mezzo nel futuro. K.H. Happennziegh non è musicista di professione, e le notizie sulla natura musicale della sua straordinaria incisione sono incerte. La riproduzione stessa è molto debole e, per la novità della musica, sembra anche più confusa. Si penserebbe quasi che tutti quegli strumenti la cui natura si può riconoscere o supporre suonino con sordina, e che inoltre siano posti in un luogo assolutamente distaccato dagli ascoltatori.
Appaiono però anche dei suoni la cui natura ci è del tutto ignota, e che indicano certamente mezzi sonori nuovi. Note di tromboni si risolvono, come arpe eolie, in una nebbia sonora, e nuove voci sorgono dal nulla, senza un principio percettibile, nell'atmosfera musicale. Rumori come d'acqua scrosciante o di fuoco acceso acquistano figura melodica, compaiono e scompaiono. Gli intervalli si manifestano raffinati e mostrano la vitalità del respiro umano nelle loro gradazioni e composizioni. Sembra che la natura stessa risuoni e a ciò si vorrebbe accreditare il fatto che questa musica non stanca mai e sembra procreare spontaneamente, avanti, all'infinito.
Parteciperemo tutti gli ulteriori particolari e i completamenti di questa scoperta sensazionale ai nostri lettori puntualmente e coscienziosamente ogni anno .
Aprilio Pescatore