Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/199139

<h2>SubmittedText<h2><p>1. Come giudica il Consiglio federale la situazione economica, politica e sociale in Bosnia Erzegovina? Ventitré anni dopo la conclusione dell'Accordo di Dayton - che nel 1995 pose fine a tre anni e mezzo di una sanguinosa guerra etnico-nazionalista costata la vita a molte persone - nota progressi nel lungo processo di riconciliazione, di ottenimento della parità dei diritti e di superamento delle divisioni sociali? L'accordo di Dayton, così come concepito, agevola oppure ostacola questi passi avanti?</p><p>2. Nel suo rapporto del 10 settembre 2018 (CERD/C/BIH/CO/12-13) il Comitato per l'eliminazione della discriminazione razziale dell'ONU giunge alla conclusione che le tensioni etniche e nazionali e la suddivisione della Bosnia Erzegovina continuano a intralciare i progressi giuridici, istituzionali e politici volti a costruire una società integrativa e a promuovere la riconciliazione. Il Comitato esorta il Governo ad adottare nuovi provvedimenti concreti per far sì che la società diventi inclusiva e si fondi su valori quali la non discriminazione e la partecipazione equa. In che modo la Svizzera sostiene gli sforzi tesi a raggiungere questo risultato?</p><p>3. I rapporti di organizzazioni della società civile come Civil Rights Defenders (precedentemente Swedish Helsinki Committee) o Transparency International evidenziano che negli ultimi anni in Bosnia Erzegovina le libertà fondamentali e lo Stato di diritto sono stati messi sempre più spesso sotto pressione. Inoltre, il sostegno di parte della Russia e della Cina ha acuito le tensioni etniche e nazionali come pure la divisione all'interno del Paese. La pace e la stabilità nella regione sono messe a repentaglio? La Svizzera si coordina con l'Unione europea per fare in modo che in Bosnia Erzegovina e nell'intera regione si concretizzi la prospettiva europea e vengano meno le tensioni?</p><p>4. Secondo l'articolo 6a capoverso 2 lettera a della legge sull'asilo il Consiglio federale designa come Stati d'origine o di provenienza sicuri gli Stati in cui, in base ai suoi accertamenti, non vi è pericolo di persecuzioni e, conformemente al capoverso 3, verifica periodicamente le decisioni di cui al capoverso 2. Da quanto la Bosnia Erzegovina è considerata sicura ai sensi della legge sull'asilo? Quando è stata effettuata l'ultima verifica al riguardo da parte dell'Esecutivo? Quali sono i criteri? Tenuto conto del peggioramento della situazione, la Bosnia Erzegovina continua a essere effettivamente "sicura"? Di recente vi sono stati respingimenti dalla Svizzera di persone provenienti dalla Bosnia Erzegovina?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. La Bosnia Erzegovina ha fatto registrare considerevoli progressi dalla fine della guerra nel 1995. Tuttavia, negli ultimi anni il dinamismo iniziale si è indebolito: dopo le elezioni di ottobre 2018 governi e parlamenti di tutti i livelli non sono ancora costituiti o lo sono solo in parte. L'economia continua a essere caratterizzata da un settore statale sovradimensionato e da un'elevata disoccupazione. Riforme politiche ed economiche procedono con lentezza. Investitori stranieri e del Paese sono titubanti a causa delle condizioni quadro difficili. Dal punto di vista politico e sociale, la situazione continua a essere caratterizzata da tensioni tra le tre principali etnie (Bosgnacchi, Serbi e Croati). Inoltre, le strutture statali che si basano sull'Accordo di pace di Dayton risultano essere molto complesse, in particolare gli ampi sistemi di quote che si fondano sull'appartenenza a gruppi della popolazione.</p><p>2. La Svizzera sostiene la Bosnia Erzegovina dalla fine della guerra nell'ambito dell'impegno per lo sviluppo e la cooperazione. I progetti sono organizzati in modo tale da promuovere la collaborazione a tutti i livelli statali coinvolgendo i cittadini delle varie etnie senza distinzione. Come misura di promozione della pace la Svizzera sostiene inoltre ancora oggi la distruzione di munizioni e lo sminamento del Paese. Circa venti membri dell'Esercito svizzero si trovano in Bosnia Erzegovina nell'ambito della missione internazionale European Union Force (EUFOR) e sono stazionati dove potrebbero esserci potenziali focolai di conflitto. Sono in contatto con la popolazione locale e contribuiscono alla stabilizzazione del Paese. La Svizzera si è inoltre impegnata intensamente per 15 anni, fino al 2017, nell'ambito dell'analisi del passato e sostiene ancora oggi questo settore con attività specifiche.</p><p>3. La Svizzera ha un grande interesse affinché nei Paesi della regione vi siano pace, stabilità e sviluppo economico e fa il possibile per promuoverli. Il suo programma di cooperazione allo sviluppo mira, nell'ambito della strategia di cooperazione 2017-2020, all'integrazione sociale, economica e politica del Paese e alla creazione di un'economia di mercato sociale nonché di un sistema politico democratico. Alla luce del processo di integrazione dell'UE della Bosnia Erzegovina, la Svizzera assume maggiormente un ruolo di coordinatrice e si accorda con altri attori di sviluppo bilaterali e multilaterali come l'ONU e la Banca mondiale.</p><p>4. Conformemente all'articolo 2 capoverso 1 dell'ordinanza 1 sull'asilo, per determinare se lo Stato d'origine o di provenienza è sicuro il Consiglio federale tiene conto della stabilità politica, del rispetto dei diritti umani, della valutazione di altri Stati membri dell'UE, dell'AELS e dell'ACNUR e di altre caratteristiche specifiche del Paese. La Bosnia Erzegovina è ritenuta sicura dall'agosto del 2003. La Segreteria di Stato della migrazione controlla periodicamente, almeno una volta all'anno, la situazione e, se necessario, chiede al Consiglio federale di apportare una modifica. Per la Bosnia Erzegovina l'ultimo controllo è stato effettuato nel giugno del 2018; da allora la situazione politica e dei diritti umani non è cambiata in modo rilevante.</p><p>Dal 1° luglio 2009 è in vigore l'accordo di riammissione tra la Svizzera e la Bosnia Erzegovina. La collaborazione con le autorità bosniache relativa al rilascio di documenti per le persone in posizione irregolare in Svizzera è, in linea di massima, buona. Nel 2018, 25 persone sono tornate volontariamente in Bosnia Erzegovina (nel 2017: 32 persone) e 65 sono state rimpatriate (nel 2017: 64 persone).</p>  Risposta del Consiglio federale.