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Addio Iowa! Le primarie del Partito Democratico cambiano casella di partenza. Dopo 46 anni e 12 elezioni presidenziali, la scelta del candidato alla Casa Bianca non sarà più caratterizzata da comizi e strette di mano al freddo e al gelo dell’inverno del Midwest o da comparsate alla fiera agricola dello Stato assaggiando pannocchie e hot-dog al mais. La modifica del calendario delle primarie democratiche non è solo un cambiamento della tradizione, buono per i nerd della politica a stelle-e-strisce, bensì indice di uno spostamento dell’elettorato democratico e del rinnovo della strategia del partito del Presidente.
La proposta di cambiare l’agenda delle primarie – il processo che porta alla nomina del candidato alla Casa Bianca – arriva dal presidente statunitense Joe Biden in persona, che ha suggerito alla DNC, la direzione democratica, un nuovo calendario. Non più l’Iowa e il New Hampshire all’inizio – due Stati pochi popolosi e prevalentemente bianchi – bensì, ha suggerito Biden – un processo che parte dalla Carolina del Sud, seguito da Nevada, Georgia e Michigan. Stati con una forte percentuale di afroamericani o ispanici, con un elettorato giovane e prevalentemente urbano. “Una modifica, ha scritto Biden, che sottolinea il primato delle diversità”, mantra fondamentale nel Partito Democratico odierno.
Cambia la strategia perché è cambiato l’elettorato di riferimento. All’inizio degli Anni Settanta, dopo le cocenti sconfitte contro Nixon, il Partito Democratico rivoluzionò il processo di scelta del candidato alla nomination. Partire dall’Iowa voleva dire privilegiare Stati piccoli, ridare la priorità al dialogo con le persone, dare la possibilità ai candidati meno conosciuti di profilarsi e fuggire la logica che a decidere le sorti di una candidatura fossero solo gli Stati popolosi delle due coste, est e ovest. Dopo la vittoria a sorpresa di Jimmy Carter nel 1976, l’Iowa divenne il crocevia di sogni e ambizioni di ogni candidato.
Nel 1992 Bill Clinton venne soprannominato “Comeback kid” (il ragazzo delle rimonte) dopo essere sopravvissuto a una debacle nello Stato di avvio. Nel 2008 le chance di Barack Obama decollarono dopo aver sconfitto Hillary Clinton in Iowa; invece le speranze di Howard Dean – fino ad allora in testa a tutti i sondaggi – naufragarono dopo il bagno di realtà al primo appuntamento delle primarie. Stessa sorte toccò ai repubblicani Rudi Giuliani nel 2008 o Jeb Bush nel 2016, anche se – contrariamente ai Dem – il Partito Repubblicano oggi non sembra intenzionato a rivedere l’agenda per la scelta del candidato alla Casa Bianca.
I Democratici dei singoli Stati, specie Iowa e New Hampshire, hanno tempo fino a febbraio per suggerire alternative e contrastare l’intenzione della direzione del partito rivendicando l’appellativo “First in Nation”, ma quello che pare più significativo del cambiamento prospettato dal partito del presidente è proprio il fatto che l’input sia venuto dalla Casa Bianca. Quasi una conferma del fatto che Joe Biden sta seriamente pensando a candidarsi nuovamente a 82 anni e che, un’eventuale alternativa a lui nel partito, dovrà raccogliere e abbracciare la sua eredità.