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Negli Stati Uniti, non sono solo i democratici a non accettare che Donald Trump possa diventare il 45° presidente americano. Fra gli oppositori vi sono anche dei repubblicani. Lo scorso 5 dicembre, Christopher Suprun, un grande elettore repubblicano del Texas (Stato vinto da Trump) ha annunciato in un editoriale nel New York Times, che il 19 dicembre non voterà per Trump. Mette in causa le sue idee e il suo comportamento, la sua violenza verbale, la sua demagogia, i suoi conflitti di interesse all’estero, ecc.
Prima di Suprun, Michael Baca del Colorado e Bret Chiafalo di Washington, due grandi elettori democratici, hanno cercato di convincere i loro omologhi del collegio elettorale di scegliere un altro presidente. I due uomini si fanno chiamare “elettori di Hamilton”, in riferimento al concetto del collegio elettorale di Alexander Hamilton, uno dei padri fondatori degli Stati Uniti.
Nel numero 68 dei Federalist Papers (una raccolta di articoli per promuovere la Costituzione americana alla fine del 18. secolo) Hamilton spiega che “è auspicabile che il sentimento della popolazione conduca alla scelta del presidente, ma è anche auspicabile che l’elezione diretta sia fatta da uomini capaci di individuare le qualità necessarie alla funzione”. Ossia, i grandi elettori.
Il ruolo dei grandi elettori è prevenire l’arrivo alla presidenza di una personalità demagogica ed è il ruolo che intendono avere Baca, Chiafalo e Suprun per sbarrare la strada al populista Trump.
La loro strategia è di far emergere un candidato repubblicano che giudicano migliore e compatibile con la funzione presidenziale. Per la presidenza, hanno evocato il governatore dell’Ohio John Kasich e il candidato del 2012, Mitt Romney.
Uno dei loro scenari possibili, sarebbe convincere almeno 37 grandi elettori repubblicani di non votare per Trump, portandolo sotto la sbarra dei 270 grandi elettori necessari per essere ufficialmente nominato prossimo presidente degli Stati Uniti.
In un caso simile, un nuovo voto avrebbe luogo al Congresso, che potrebbe eleggere qualcun altro.
La seconda strategia, sarebbe convincere 270 membri del collegio elettorale (dei due partiti) di sostenere direttamente un altro candidato, lunedì 19 dicembre.
E’ possibile che il collegio elettorale tradisca Donald Trump, presidente eletto ? Secondo i precedenti storici, no.
Dalla fondazione del collegio elettorale, nel 1792, 157 grandi elettori si sono mostrati infedeli, non hanno cioè seguito il voto popolare. Di questi, 71 avevano poi cambiato opinione.
Dunque, la fedeltà dei grandi elettori si può dire cosa certa e confermata dalla Storia. Nelle 7 passate elezioni presidenziali, si contano solo due grandi elettori infedeli.
Nel caso di “infedeltà”, il grande elettore può vedersi infliggere una multa sino a 1’000 dollari. E’ anche possibile che questo grande elettore infedele venga rimosso e sostituito con un altro, più conforme al voto popolare. E’ dunque difficile che i tre infedeli che vogliono far cadere Trump abbiano successo.