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di Enrico Parola
Dopo i memorabili film su Yehudi Menuhin, Glenn Gould e Sviatoslav Richter (senza citare tutte le sue altre pellicole), Bruno Monsaingeon ha appena concluso The Indomitable Bow, dedicato a Mstislav Rostropovich. Un documentario speciale rispetto ai precedenti perché il mitico violoncellista non segnò solo la storia musicale del 900, ma la Storia. Cosciente di ciò Monsaingeon sceglie come pietre miliari del suo percorso i capitoli della biografia di “Slava” che hanno coinciso con quelli della storia socio-politica del suo Paese, dell’Europa e in alcuni casi del mondo intero. Non è un’iperbole: le prime immagini inquadrano Alexandr Solgenitsin, lo scrittore che con Arcipelago Gulag fece conoscere fuori dai confini sovietici gli orrori della versione comunista del lager.
Rostropovich lo ospitò quattro anni nella sua casa, in una sorta di dependance in campagna; location illustrata dallo stesso Slava che fa da cicerone al cameraman: c’è ancora il vecchio frigorifero dove Solgenitsin conservava il latte. «Io gli offrivo qualunque cosa, ma lui voleva vivere con un rublo al giorno, cibandosi solo di poche cose, semplici e povere» racconta Rostropovich; «andavo ogni mattina a trovarlo, ogni volta temendo che lo avessero assassinato». Non lo fecero mai: sapevano dove vivesse, ovviamente, ma Rostropovich era il violoncellista più famoso al mondo, fosse successo a casa sua tutto il mondo lo avrebbe saputo. La vendetta del Partito fu l’ostracismo: gli fu impedito di suonare all’estero e nei principali teatri russi, per lui solo paesini e salette minori.
Sono toccanti le parole di Solgenitsin, raccontano di una amicizia sincera e di una riconoscenza profonda; ai suoi ricordi si aggiungono quelli di sua moglie e di suo figlio, che era un ottimo pianista: c’è la ripresa di un concerto dove lui è solista e Rostropovich lo dirige nel Concerto di Shostakovich. Qui si intreccia l’intervista a Menuhin, che ricorda l’esibizione straordinaria organizzata all’Onu nel 1974: voleva suonare con Slava ma Breznev si oppose; il violinista insistette minacciando di raccontare ai media che da tutto il mondo avrebbero seguito l’evento come il Partito avesse impedito a Rostropovich di essere presente.