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Il trattato che mette al bando le mine antipersona, concluso nel 1997 e conosciuto come la Convenzione di Ottawa, è confrontato con sfide di notevoli proporzione. Lo sostiene un diplomatico svizzero.
Jürg Streuli, che dal 24 al 28 novembre presiede a Ginevra la riunione biennale dei firmatari della Convenzione di Ottawa (risalente al 1997), invita i partecipanti a confermare gli impegni assunti, affinché il trattato non venga minato nei contenuti e nella sostanza.
Il trattato, firmato da 156 paesi, è stato definito nel 2007 "un successo in divenire". Circa l'80% dei paesi firmatari si è impegnato a non più produrre, utilizzare o immagazzinare le mine antipersona. Il mercato mondiale di questi micidiali ordigni è virtualmente chiuso. Solo due governi – Russia e Birmania – continuano a far ricorso a queste armi.
Dal 1997 sono stati distrutti più di 40 milioni di mine e bonificati migliaia di chilometri di terreno. Malgrado ciò, le mine antipersona costituiscono una realtà in settanta paesi e uccidono ogni anno circa seimila persone.
Secondo il diplomatico elvetico Jürg Streuli, la Convenzione internazionale è a un punto critico e i suoi obiettivi sono lungi dall'essere raggiunti. "In certi paesi – ricorda a Ginevra il diplomatico - l'operazione bonifica richiede ancora un immenso lavoro, altri paesi hanno accumulato grandi ritardi, altri non hanno alcuna idea della gravità della loro situazione ed altri ancora non hanno ancora sviluppato un piano di sminamento degno di questo nome".
Per molte regioni del mondo contaminate, ciò significa un accesso vietato o limitato alle terre, alle scuole o ai mezzi di comunicazione; il processo di lotta contro la povertà è pertanto ulteriormente rallentato. "È giunto il momento – aggiunge Streuli – di imprimere un nuovo impulso".
Tempo di grandi pulizie
Per Jürg Streuli uno dei principali rompicapo è quello di risolvere il problema sollevato dai quei paesi che chiedono nuovi termini per bonificare il terreno infestato dalle mine. In base alla Convenzione di Ottawa, questi Stati sono tenuti a rispettare gli impegni e a distruggere gli ordigni il più presto possibile e non oltre dieci anni.
Il primo termine scade nel mese di marzo del 2009. Eppure quindici paesi – tra cui Perù, Ecuador, Senegal, Gran Bretagna (isole Falkland), Venezuela e Danimarca – non sono pronti e chiedono altri dieci anni di tempo, concessi in "casi eccezionali".
Nel corso della Conferenza queste domande saranno valutate da un gruppo di lavoro e successivamente sottoposte al voto plenario dell'assemblea. "Queste richieste di proroga – sottolinea Sylvie Brigot, direttrice della Campagna internazionale contro le mine antipersona (ICBL) – rappresentano per il trattato un'importante verifica".
Se alcuni Stati avanzano solidi argomenti per motivare il loro ritardo, per altri la situazione è diversa. "Gli Stati membri – si chiede Sylvie Brigot – avranno il coraggio di condannare paesi come la Gran Bretagna e il Venezuela"?
Tamar Gabelnick, responsabile dell'ICBL per l'applicazione del trattato, denuncia la strategia di alcuni Stati dell'America Latina – tra cui Nicaragua, Venezuela, Perù – che hanno fatto comunella per andare ai tempi supplementari.
L'ICBL ritiene che non solo non si deve concedere né alla Gran Bretagna, né al Venezuela, un nuovo termine, ma occorre anche costringere le due nazioni ad iniziare le operazioni di sminamento e ad illustrare, l'anno successivo, la propria situazione con un dossier più presentabile.
Alcuni Stati membri, secondo Tamar Gabelnick, dovrebbero imporre ad altri paesi tempi più stretti e mostrarsi, generalmente, molto più esigenti nella formulazione delle raccomandazioni
Diminuire le armi immagazzinate
La distruzione dei magazzini stipati di ordigni è uno degli altri grandi obiettivi della conferenza di Ginevra. Dieci Stati non hanno ancora portato a termine la liquidazione e, quest'anno, la Bielorussia (3,4 milioni di mine), la Grecia (1,6 milioni) e la Turchia (2,9 milioni) non hanno rispettato il termine impartito. Il trattato esclude qualsiasi possibilità di proroga del termine iniziale di quattro anni.
"Le scadenze non sono state rispettate – precisa Jürg Streuli – ma alcuni paesi stanno facendo grandi sforzi per raggiungere gli obiettivi stabiliti entro l'anno prossimo". Più critico, su questo punto Tamar Gabelnick: "Questo crea un brutto precedente e siamo di fronte ad una grave violazione della Convenzione".
"Questo accordo internazionale è nato grazie allo slancio dalla società civile e della cooperazione tra i governi. Proprio per questo – sottolinea Gabelnick - il trattato assicura una trasparenza che lo rende diverso da altri. Ma ecco che ci vengono a dire che il lavoro sarà svolto a porte chiuse, che non siamo benvenuti, arrivederci e grazie. Beh è frustrante e deludente"!
Intanto alla vigilia dell'importante incontro di Ginevra, i membri della campagna contro le mine antipersona fanno gli scongiuri. "Voglio poter credere – sottolinea ancora Tamar Gabelnick - che qualcosa di positivo possa emergere da questa conferenza. Il lavoro preparatorio di base è stato svolto correttamente e i diversi gruppi di verifica hanno fatto bene le cose".
Il successo dipenderà unicamente dalla volontà degli Stati, perché hanno la possibilità di esprimere il proprio voto sul rapporto finale. Speriamo che reagiscano. Se no lo faranno, c'è davvero da chiedersi a cosa serva tutta l'operazione".
Una posizione condivida dal diplomatico Jürg Streuli: "Gli Stati hanno assunto degli impegni legali adottando la Convenzione, e pertanto li devono rispettare. Chiediamo loro di prendere le cose sul serio".
swissinfo, Simon Bradley, Ginevra
(traduzione e adattamento dall'inglese Françoise Gehring)
Convenzione
La Convenzione di Ottawa sulle mine antipersona è un trattato internazionale che vieta l'impiego, lo stoccaggio, la produzione e il trasferimento delle mine antipersona.
In esso gli Stati firmatari s'impegnano inoltre a ripulire i territori minati entro dieci anni. Finora sono 156 i paesi che hanno ratificato il trattato.
La conferenza biennale di verifica sul trattato si tiene quest'anno a Ginevra dal 24 al 28 novembre.
Mine, vittime, impegni
Il Landmine Monitor calcola che nel 2000 si sono verificati tra i 15 mila e i 20 mila incidenti dovuti alle mine o ad ordigni inesplosi, un'incoraggiante diminuzione se confrontata alla cifra, per lungo tempo citata, di 26 mila nuove vittime per anno.
Nel 2000, un'importante riduzione nel numero di incidenti è stata registrata in alcune delle aree pesantemente minate, come l'Afghanistan, la Cambogia, la Croazia e il Kosovo.
Nel 2000, otto dei più vasti programmi di bonifica da mine e da ordigni inesplosi hanno complessivamente bonificato più 185 milioni di metri quadrati di territorio, comprendendo Afghanistan, Angola, Bosnia e Eerzegovina, Cambogia, Croazia, Laos e Mozambico. Più di 27 milioni di mine antipersona sono state distrutte da più di 50 nazioni.
La Svizzera è stata tra i primi Stati a firmare la Convenzione nel 1997. La lotta contro le mine antipersona è parte integrante della politica di pace e di sicurezza umanitaria.
La Confederazione sostiene progetti di bonifica in più di venti paesi (budget annuale: 16-18 milioni di franchi per il periodo 2008-2011). La Svizzera ha distrutto le ultime scorte nel 1999.