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MIAMI - Il successo più bello? Il prossimo. Vale per tutti gli sportivi. Per tutti i competitivi. Vale soprattutto per Roger Federer.
Sollevare un trofeo non basta. Ogni volta che è accaduto - e al renano è accaduto spesso - la felicità è evaporata presto, lasciando spazio alla fame. Per nuove vittorie.
Proprio tale infinito appetito fa la differenza tra un campionissimo e un atleta normale, anche bravo per carità: il primo non si stanca mai di trionfare. Il secondo, tagliato il traguardo, si affloscia. Si accomoda.
Vorace all'inverosimile, Federer ha attraversato 22 stagioni da Pro accomodandosi ai più svariati tavoli, sempre pronto a partecipare a banchetti. Per questo motivo il suo «non penso al record di Connors», sa di mezza bugia. Sa di «voglio ma non lo ammetterò mai».
Ma tale primato è, conti alla mano, raggiungibile? Fino a sei-sette anni fa molti esperti del settore definivano impossibile avvicinare i 109 titoli dello statunitense. Il renano ha invece, con gioia ma anche sofferenza, lentamente zittito ogni suo detrattore, salendo a quota 101 e mettendosi in scia di Jimbo. Qual è il segreto per allungarsi la carriera? Oltre a essere integri fisicamente, si deve essere bravi a porsi sempre nuovi obiettivi. Questo ha fatto Roger che, assicuratosi il lusso di poter scegliere i teatri nei quali recitare, ha fissato i suoi prossimi punti d'arrivo. In un paio di stagioni, se rimarrà in buona salute, oltre a quello dei tornei in bacheca, toglierà a Connors i primati relativi al numero di match vinti (l'americano è a 1256, il rossocrociato a 1198) e disputati (1535 l'atleta a stelle e strisce, 1460 l'elvetico). Un paio di stagioni significa anche Tokyo 2020 e quell'oro olimpico che, nel singolare, ancora manca. Di conferme non ce ne sono ma, volete scommettere? Una gita a cinque cerchi Federer se la vuole ancora fare...
MIAMI - Il successo più bello? Il prossimo. Vale per tutti gli sportivi. Per tutti i competitivi. Vale soprattutto per Roger Federer.