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22.09.2016 | News
Gli uragani invernali sono responsabili dei danni più gravi a carico delle foreste svizzere. Nella tesi redatta in collaborazione con l'Istituto federale di ricerca per la foresta, la neve e il paesaggio WSL e sostenuta in questi giorni presso l'Università di Neuchâtel (UniNE), sono stati censiti i danni causati in 150 anni alle foreste dall’azione di venti violenti. I risultati confermano che Lothar, l'uragano scatenatosi nel 1999, ha nettamente superato ogni altro evento simile da oltre un secolo. Per quanto riguarda il futuro, è difficile fare previsioni sul luogo e l'intensità dei prossimi uragani. L'unica certezza è che accadranno ancora e che i danni rischiano di essere ingenti.
Nidvaldo, Friborgo, Argovia, Zugo e Zurigo: questi, in ordine decrescente, i cantoni le cui foreste hanno subito maggiori danni a seguito degli uragani invernali che hanno spazzato la Svizzera tra il 1865 e il 2014. Il ricercatore Tilo Usbeck ha effettuato delle analisi su 26 eventi scelti. «In 150 anni gli uragani responsabili di danni alle foreste sono stati ben più che 26, ha spiegato. Tuttavia, per disporre di dati sufficienti, ho preso in considerazione solo quelli che hanno abbattuto oltre 70 000 m³ di bosco. Solo gli eventi di una certa portata sono infatti annotati nei registri cantonali e federali.»
Venti più tempestosi, temperature più elevate, maggiori precipitazioni
È stato osservato che, nell'arco di tempo in oggetto, 23 eventi su 26 studiati hanno totalizzato danni inferiori a 2 milioni di m³ di bosco. I tre eventi che hanno causato più danni sono un uragano nel 1967 (2,9 milioni di m³), l'uragano Vivian nel febbraio 1990 (5,1 milioni di m³) e l'uragano Lothar nel dicembre 1999 (14 milioni di m³, ovvero 20 volte il limite inferiore stabilito per includere l'evento nello studio). I risultati evidenziano un aumento progressivo dell'ampiezza assoluta e relativa dei danni, nonché della frequenza degli eventi. A partire dal 1865, diversi fattori hanno avuto un effetto sinergico nell’amplificare la gravità dei danni: l’aumento del volume di legname in piedi, ma anche velocità delle raffiche di vento, delle temperature e delle precipitazioni.
Le ricerche mostrano che, dopo un centinaio di anni di calma relativa e danni limitati, negli ultimi anni del ventesimo secolo e nei primi del ventunesimo i venti si sono fatti più intensi. Successivamente, la situazione ha conosciuto un periodo di calma della durata di una decina d'anni. Come spiega Tilo Usbeck, «ciò non significa che non vi siano stati uragani violenti in questi ultimi 10 anni. Ma questi hanno attraversato l'Europa nelle regioni più a nord, risparmiando la Svizzera.»
Anche in futuro bisognerà fare i conti con uragani violenti
Anche se ancora deve essere confermato il nesso tra riscaldamento climatico e una possibile intensificazione degli uragani invernali, si prevede che nuovi danni importanti si verificheranno in futuro. A prescindere dalla violenza degli uragani, è anche la continua espansione dell’area forestale e la crescita in altezza e l’accumulo di provvigione dei popolamenti forestali a far aumentare i rischi. Per quanto riguarda la Svizzera, le regioni del versante alpino settentrionale, dell'Altipiano svizzero e dell'Arco giurassiano continueranno a essere in prima linea, mentre le regioni meridionali e orientali del Paese saranno meno esposte. I rilievi montuosi come il Giura e le Alpi svolgono un ruolo determinante nell'evoluzione degli uragani invernali. Ciò potrebbe tradursi sia in un aumento dei danni sull'Altipiano o sulle Prealpi, sia in una loro attenuazione nelle regioni intralpine e sul versante sud delle Alpi.
I risultati di questa tesi sono già stati inclusi nella pianificazione forestale delle regioni più vulnerabili. Già da tempo si presta maggiore attenzione al tipo di specie arborea e all'età degli alberi, al fine di rafforzare la resistenza delle foreste in caso di uragani.
Tilo Usbeck è ricercatore ospite presso l'unità «Crescita della foresta e clima» dell'Istituto federale di ricerca per la foresta, la neve e il paesaggio WSL. Ha redatto la sua tesi, dal titolo «Zeitliches und räumliches Wintersturmschadrisiko in den Wäldern der Schweiz. Bilanzierung von Waldfläche, Holzvorrat, Sturmschaden und Wettermessungen im Wandel der gesellschaftlichen Bedingungen von 1865-2014» sotto la direzione di Martine Rebetz, professore di climatologia all'UniNE, nonché dei ricercatori dell'Istituto WSL Thomas Wohlgemuth e del compianto Matthias Dobbertin. La discussione della tesi avrà luogo il 20 settembre 2016 nell'aula dell'edificio principale dell'Università di Neuchâtel, Sala D63 (2° piano), alle 14:00.