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Presidenziali 2024: «Se non sarà Putin, sarà qualcuno proprio come lui»
Alle presidenziali russe del 2024 mancano, secondo le indiscrezioni, esattamente quattro mesi. E nell'aria comincia a esserci fermento. Oltre a domande e supposizioni su chi, a tutti gli effetti, ricoprirà il ruolo di presidente russo. Il Cremlino, però, ha già le idee chiare. Se Putin non dovesse ricandidarsi, il suo successore dovrebbe essere «uno proprio come lui». O, per dirla usando le parole usate da Dmitri Peskov: «Lo stesso, o diverso ma sempre lo stesso».
Un'affermazione enigmatica e chiarissima allo stesso tempo. Enigmatica perché, anche questa volta, il portavoce del Cremlino non si è sbilanciato sulla possibile ricandidatura di Putin. Peskov, infatti, si è solo limitato a dire che «spera sinceramente» che ciò avvenga. «Non ho dubbi: se Putin dovesse ricandidarsi sono certo che vincerebbe le elezioni e continuerebbe a essere il nostro presidente», ha dichiarato in un'intervista a Mgimo360. Dall'altro lato, tuttavia, è altrettanto cristallino che, secondo il Cremlino, chiunque sia il suo successore, dovrà portare avanti il lavoro iniziato da Putin. Una conferma che trova fondamenta in quel «dovrà essere uno proprio come lui».
Per il momento, però, tutto tace. Solo qualche settimana fa, secondo alcune indiscrezioni, Putin avrebbe espresso l'intenzione di candidarsi alle elezioni di marzo, per iniziare un nuovo mandato di sei anni. Tuttavia, ad annunciarlo erano state fonti anonime citate dalla Reuters. Fonti che non hanno trovato conferma da parte del Cremlino, che si era piuttosto affrettato a sottolineare che Putin non aveva ancora rilasciato «alcuna dichiarazione in merito». E tanto meno era stata diffusa una campagna elettorale.
Ma ammesso che Putin si ricandidasse e che, a tutti gli effetti, riuscisse a vincere le elezioni come prevede Peskov, che cosa succederebbe? Lo zar, ormai 71.enne, è al potere come presidente o premier da quando di anni ne aveva 47. Per la precisione, dal 31 dicembre del 1999. Grazie alla riforma costituzionale del 2020, che gli ha permesso di aggirare il limite di due mandati presidenziali consecutivi, ora potrà a tutti gli effetti candidarsi per le prossime elezioni. E, volendo, anche per quelle del 2030, fra poco più di sei anni.
Da un lato, però, la maggior parte degli analisti nella ricandidatura di Putin ci crede. E fortemente. Difficile, infatti, pensare che lo zar lasci il potere ora, uscendo di scena quando meno ce lo si aspetta. D'altro canto, i sondaggi mensili condotti dal Centro indipendente Levada parlano chiaro. A ottobre, l'indice di gradimento di Putin si aggirava attorno all'82%. Una percentuale simile a quella registrata dall'inizio del conflitto, nel febbraio 2022. Prima che scoppiasse la guerra, invece, stando a quanto riporta la CNBC, l'indice di gradimento del presidente russo era attorno al 65%.
In ogni caso, l'idea di un uomo «come Putin» alla guida del Paese al suo posto non è poi così lontana dalla realtà. Sotto il suo mandato, Putin ha infatti smantellato, bandito e messo fuori legge i principali partiti di opposizione e imprigionato e perseguitato i principali critici (come nel caso di Alexei Navalny). E non solo: diversi oppositori del suo governo sono morti in circostanze misteriose.
Di più, secondo il Cremlino, in Russia vige una «democrazia politicamente plurale». Ciò significa che, sebbene ci siano politici con opinioni e posizioni diverse fra loro (come il Partito Comunista, quello Liberaldemocratico o A Just Russia), tutti sostengono il governo, in particolare da quando Mosca ha lanciato l'invasione su larga scala dell'Ucraina. Detto in altre parole, secondo il Cremlino, non esiste realmente alcun «contendente» che potrebbe mettere, effettivamente, i bastoni fra le ruote a Putin. E fermarlo nel bel mezzo dei suoi piani.