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Tre anni di carcere di cui uno da espiare. È la richiesta di pena emessa nei confronti di un cittadino svizzero 53enne, di origini macedoni, a processo martedì davanti alle Assise criminali con l'accusa di coazione sessuale e di tentata violenza carnale ai danni di una giovane, 19enne all'epoca dei fatti.
L’imputato ammette i fatti contestati, ma precisa come fino a un certo punto la donna fosse consenziente. La ragazza era venuta in Ticino per riprendersi dopo un ricovero in clinica psichiatrica a causa delle violenze subite dal padre quando era bambina e ha preso una camera nella pensione gestita dal 53enne. Chiacchierando con l’uomo gli avrebbe raccontato il suo vissuto e anziché suscitare un istinto protettivo, la storia ha scatenato un effetto opposto.
L’uomo nelle sue dichiarazioni fornite agli inquirenti durante l’inchiesta ha dapprima negato ogni addebito, per poi ammettere sempre più i suoi tentativi di avere un rapporto sessuale, anche se questa mattina in tribunale ha infarcito le sue risposte con svariati "non ricordo".
La difesa ha posto l’accento sulle contraddizioni legate a quanto raccontato dalla ragazza, senza contare che – secondo i legali dell’imputato – il suo passato e i suoi disturbi psichici avrebbero condizionato il suo vissuto e il suo racconto.
Non ci sarebbe stata dunque violenza fisica o pressione psicologica e quindi non si tratterebbe di una tentata violenza carnale ma (al massimo) di una tentata coazione. La pena richiesta dai difensori è di due anni con la condizionale. La sentenza è prevista nel pomeriggio.