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La storia del piccolo abete che diventa il più bel albero di Natale
Su, su, sulle montagne, c’era una casetta di legno. Ci abitavano Franco e Lisetta. Un giorno del mese di dicembre, ancora non c’era neve, Franco disse: “quell’abete là, voglio tagliarlo un pezzetto. Ci toglie troppa luce. E il tronco che resta posso usarlo per la legnaia.”
Quando l’abete sentì queste parole, iniziò a tremare. “Ma non posso stare senza la mia punta”, disse il tronco, e la punta si lamentò: “e io, senza tronco morirò.”
Ma Franco non ne volle sapere. Prese la scala a pioli, vi salì e tagliò la punta dell’abete. E Quella cadde a terra, restando lì immobile.
Quanto fu triste la punta dell’abete. Sapeva che avrebbe perso tutti gli aghi e poi Franco l’avrebbe sicuramente usata come legna da ardere. Le sarebbe tanto piaciuto illuminare una volta il Natale, per Franco e Lisetta, e tanto altre persone.
Rimase lì sdraiata, e il giorno seguente arrivò la neve. Nevicava, e nevicava, e l’abete tagliato rimase completamente coperto dalla neve.
Il giorno della vigilia di Natale Lisetta disse a Franco: “Mi sarebbe piaciuto avere un albero di Natale, là fuori, nella neve.” Allora Franco disse: „Prendiamo la punta dell’abete che ho tagliato.” Andò a cercarla e la trovò nella neve profonda.
“Oh, ecco Franco, che cosa fa di me ora?”, si chiese la punta d’abete tagliata, inquieta. Sentiva le mani forte di Franco tirarla fuori dalla neve e affondarla in un altro punto nella neve.
“Eccoti il nostro alberello di Natale”, disse Franco a Lisetta, e l’alberello fu felice di sentirlo.
Lisetta fu soddisfatta. L’alberello non era uno di quelli belli, come quelli che si compravano in città per molti soldi, ma secondo Lisetta la bellezza non importava. Importante era per lei che si potessero metterci le candele, e poi trovò anche delle bocce rosse e pupazzetti di cioccolato da appendere.
L’alberello stava bello dritto nella neve, e quando sentì che Lisetta attaccava le bocce rosse e pupazzetti di cioccolato, iniziò ancora a tremare, ma stavolta di gioia. E quando Lisetta accese anche le candeline, l’alberello avrebbe voluto mettersi a ballare, felice di poter luccicare per le persone.
Tutto il giorno l’alberello quasi quasi non riuscì ad attendere che venisse sera. Quando si fece sera e dappertutto si accesero le lucine e le candele giù in paese, l’alberello iniziò a contare quante candeline Lisetta gli avesse messo sui rami. Le ha contate: quindici candeline, quindici bocce rosse, e anche quindici cioccolatini.
Allora l’alberello si rese conto che:
Ci sono cinque continenti su cui vivono gli esseri umani, perciò ho tre candeline, tre bocce e tre cioccolatini per tutte le persone di ogni continente. I cioccolatini stanno per l’alimentazione, le bocce per la gioia e le candeline per la luce, la speranza e l’amore da portare nei cuori di tutte le persone.
Mentre l’alberello era illuminato e le persone venivano ad ammirarlo e a festeggiare il Natale, si sentì molto, molto felice. Lui, che era stato così triste e che si era sentito così inutile, porta ora la luce a tutte le persone nel mondo intero.
E quello che è successo all’alberello, talvolta capita pure alle persone. Si sentono abbandonate, buttate, inutili.
Nessun però è inutile, ogni persona ha un compito. Ogni persona può portare luce e amore al mondo. Per farlo non ha bisogno di soldi. Deve solamente aprire il proprio cuore e donare il proprio amore.
Vi auguro un Felice Natale
Versione originale in svizzero tedesco grigionese.
Grazie a Claudia Radczuweit di Minusio per la traduzione