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Anche il consiglio federale sia eletto dal popolo
L'iniziativa UDC per l'elezione diretta del consiglio federale da parte del popolo vuole che siano i cittadini svizzeri e non più il parlamento ad eleggere, ogni quattro anni, il consiglio federale. Inoltre, allo scopo di evitare un'egemonia svizzero-tedesca, l'iniziativa garantisce esplicitamente almeno due seggi a candidati provenienti dalla Svizzera francese o italiana.
I motivi che ci hanno spinto al lancio di questa iniziativa sono chiari: con un'elezione da parte del popolo attraverso regole semplici e trasparenti vi sarebbe un rafforzamento della democrazia diretta che permetterebbe, a differenza di quanto capita ora, anche a personalità forti e profilate di ambire alla massima carica politica del paese. L’obiettivo è un governo che rispecchi la volontà popolare, un governo composto da consiglieri federali indipendenti dal parlamento, che debbano rispondere del proprio operato solo ed esclusivamente agli elettori.
Come facilmente prevedibile l'attuale consiglio federale propone alle camere di sottoporre l’iniziativa al popolo e ai cantoni senza controprogetto, con la raccomandazione di respingerla.
Sono però alcune delle motivazioni con cui si giustifica questa presa di posizione a lasciarmi stupefatto.
Cito testualmente: “Il consiglio federale in corpore non sarebbe più «al di sopra dei partiti»”, questo perché i consiglieri federali diventerebbero figure trainanti dei partiti prima delle elezioni, dovrebbero collaborare con i media ed andrebbe addirittura “verificato in che misura il principio della collegialità si possa conciliare con il nuovo ruolo dei consiglieri federali.”
Fatta salva la premessa che è indubbiamente meglio avere dei consiglieri federali dentro i partiti che sottomessi a dei partiti, per quanto riguarda i presunti problemi di collegialità e del ruolo al momento delle elezioni, non esiste alcuna differenza rispetto alle realtà cantonali dove i consiglieri di stato sono eletti direttamente dal popolo e dove il sistema funziona benissimo. Meglio invece evitare di chiedersi come sarebbe composto il governo ticinese se fosse eletto dal gran consiglio o come sarebbero composti alcuni municipi se eletti dai rispettivi consigli comunali.
Un altro passaggio che merita d'essere citato è il seguente: ”il sistema proposto pregiudicherebbe l’equilibrio tra i Cantoni poiché rispetto all’attuale procedura applicata alle elezioni sarebbero quelli più popolati a risultare favoriti”. Peccato che dei 115 consiglieri federali eletti dal 1848 ad oggi 20 provenivano da Zurigo, 14 da Berna ed altri 14 da Vaud, mentre ben cinque fra cantoni e semicantoni non hanno mai avuto nessun rappresentante.
Si può addirittura affermare l'esatto contrario di quanto sostenuto dal nostro governo, perché se è sicuramente vero che un candidato risulterà favorito nel proprio cantone dove è molto conosciuto, è altrettanto vero che ora il voto dell'assemblea federale è facilmente influenzabile dalle delegazioni cantonali più numerose, basti pensare alla situazione odierna in cui ben quattro consiglieri federali su sette provengono dalla medesima regione (Espace Mittelland, composta dai cantoni di Berna, Friborgo, Giura, Neuchâtel e Soletta).
Invece di cercare deboli argomentazioni contro la nostra iniziativa il consiglio federale avrebbe dovuto chiedersi perché, in una nazione profondamente democratica come la Svizzera, vi sia questa anomala elezione indiretta che, come ben sappiamo, si presta ad intrighi di palazzo e giochetti di bassa lega. Probabilmente perché alla nascita dello stato federale era fondamentale una composizione del governo orientata alla coesione nazionale, ed anche perché allora sarebbe stata difficilmente immaginabile una campagna elettorale su tutto il territorio nazionale. Oggi invece ci troviamo confrontati con i chiari limiti di un sistema che produce governi deboli ed incolore da cui sono metodicamente escluse personalità forti e profilate, governi che non rispecchiano la volontà popolare ed i cui risultati, soprattutto in politica estera, sono tristemente noti.
Athos Ambrosini - Presidente distrettuale UDC, Giubiasco