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Dopo la decisione della Francia di proibire il burkini nelle piscine pubbliche in nome della laicità, il dibattito si riaccende nella Svizzera romanda, in particolare nel Canton Vaud, dove però non c’è un unico regolamento perché come noto, la decisione appartiene ai singoli Comuni.
Il dibattito, con la bella stagione, torna ogni anno. In Francia, ultimamente se ne parla molto a Grenoble che lo voleva autorizzare. In Svizzera, come detto, la decisione spetta ai comuni e a Losanna ad esempio è proibito e Houria lo ha imparato a proprie spese l’estate scorsa: "Dopo circa mezz'ora che ero in acqua il bagnino mi ha chiesto di uscire", racconta.
La piscina di Bellerive prossimamente dovrebbe cambiare il regolamento e autorizzare burkini e affini. Ma l’UDC si oppone perché ritiene che autorizzare costumi di questo tipo pone dei problemi. "Il burkini è simbolo di rivendicazioni politico-religiose dei musulmani più estremisti", dice Josée-Christine Lavanchy, consigliera comunale UDC a Losanna.
Il cambiamento è stato voluto da una consigliera comunale di sinistra per cui l’abbigliamento in piscina deve restare fuori dalla politica. "Che si tratti di un burkini, di indumenti lunghi fatti per nuotare o del topless, continuiamo a concentrarci sull'abbigliamento femminile. Noi chiediamo che non ci sia più tutto questo controllo e che diventiamo tutti e tutte uguali", spiega la consigliera comunale di Ensemble à Gauche a Losanna Manon Zecca.
A Vevey, i costumi coprenti sono autorizzati da tanto. "Non solo il burkini, ma qualsiasi tipo di indumento purché sia igienico è autorizzato da sempre. Non ci sono mai stati cambiamenti nel regolamento e va bene così", afferma la municipale di Vevey Laurie Willommet.
Altrove, nel Canton Vaud, diverse piscine stanno però pensando di rivedere le loro regole.