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Intervista, 12 novembre 2021: Corriere del Ticino; Moreno Bernasconi
Signora consigliera federale, la logica che presiede oggi all'elezionedei giudici federali è simile a quella dei consiglieri federali: sono eletti dal Parlamento facendo in modo che le Corti di giustizia rappresentino più o meno gli equilibri fra i partiti, le lingue, i sessi... Per quale ragione questo meccanismo va mantenuto anche per la Corte di giustizia federale?
Per preservare la legittimazione democratica del Tribunale federale. Inoltre, il sistema rappresentativo rende ben accette le sentenze. Se il Tribunale federale rispecchia adeguatamente le convinzioni e posizioni politiche prevalenti nella popolazione, quest'ultima può riconoscersi nelle sentenze pronunciate. L'appartenenza partitica dei giudici aiuta anche a conoscerne il credo politico, creando trasparenza: si sa dove si va a parare. L'elezione dei giudici federali ad opera del Parlamento funziona bene. La popolazione nutre infatti grande fiducia nel Tribunale federale, come emerge ogni anno dai sondaggi.
Ma l'attuale procedura non permette una strumentalizzazione della giustizia da parte della politica? Non è contraria alla separazione dei poteri?
No! I giudici federali sono eletti dal Parlamento - è un'elezione politica, certo; nondimeno le sentenze rese sono indipendenti, come impone la Costituzione. I giudici federali non sottostanno ai loro partiti, ma soltanto al diritto. Non per questo però sono apolitici: le loro convinzioni e posizioni politiche si riversano nelle sentenze che pronunciano.
Come fanno i giudici a esercitare il loro mandato in modo indipendente se sanno che i loro partiti potrebbero (come è capitato recentemente) non più ripresentarli perché i loro pareri giuridici non sono in linea con i programmi del partito che li propone?
Dal 1875 nessun giudice federale si è visto negare la rielezione per via di una sentenza mal accetta. Nel caso del giudice federale Donzallaz, gli altri gruppi parlamentari hanno reagito con veemenza al tentativo di metterlo sotto pressione e Donzallaz ha finito per essere rieletto con un risultato migliore di quello ottenuto alla sua prima elezione. A riprova che il sistema attuale funziona bene. Nulla nella prassi politica lascia supporre che i giudici sentenzino in linea con il partito per assicurarsi la rielezione. Lo confermano anche alcuni ex giudici federali.
Oggi i giudici sono a tal punto dipendenti dai partiti che versano addirittura (come fanno i consiglieri federali e i parlamentari) una parte del loro salario ai partiti che essi rappresentano nei Tribunali federali. Questa "tassa di mandato" le pare giustificata?
La Svizzera non conosce un finanziamento statale dei partiti ed è quindi comprensibile che i partiti vantino dei diritti su parte dello stipendio dei loro membri investiti di un mandato pubblico. Questa prassi crea più dipendenza per i partiti che per gli eletti, ma in effetti è controversa: in Parlamento è pendente un intervento teso a vietare la cosiddetta tassa sul mandato; nessuno deve quindi votare sì all'iniziativa sulla giustizia solo perché è contrario a questa tassa.
Governo e Parlamento ritengono che l'elezione per sorteggio proposta dall'iniziativa in votazione il 28 novembre non garantisce che vengano scelti i candidati più idonei. Ma il fatto che oggi essi vengano proposti dai partiti è un certificato di idoneità? Non è meglio che sia una commissione di esperti indipendente come quella prevista dall'iniziativa a stabilire l'idoneità dei giudici prima di sottoporli a sorteggio?
Oggi la Commissione giudiziaria del Parlamento seleziona i candidati in base all'idoneità professionale, optando per la candidatura migliore tra tutte quelle qualificate. Con l'iniziativa sulla giustizia, tutti i candidati che adempiono determinati criteri parteciperebbero al sorteggio e potrebbero - con un pizzico di fortuna - diventare giudici federali. La selezione sarebbe quindi affidata al caso e non come oggi a un sistema elettorale che può tenere conto anche del sesso o della provenienza regionale. È inoltre lecito interrogarsi sulla reale indipendenza della commissione peritale, che altro non è che un gruppo di esperti nominati dal Consiglio federale. Il problema additato dai promotori dell'iniziativa nonverrebbe pertanto risolto, ma semplicemente delegato agli esperti. La democrazia ne risulterebbe indebolita.
Info complementari
Dossier
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Iniziativa sulla giustizia
Attualmente i giudici del Tribunale federale sono eletti dal Parlamento. L’«Iniziativa sulla giustizia» chiedeva di sostituire questo sistema consolidato e trasparente con la designazione mediante sorteggio. Invece dei parlamentari democraticamente eletti, sarebbe stato il caso a decidere. Nella votazione del 28 novembre 2021 Popolo e Cantoni hanno respinto l’iniziativa.
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Ultima modifica 12.11.2021