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Il virus Zika non è un problema soltanto del Brasile o dell’America latina. È un’emergenza sanitaria che riguarda l’intero pianeta, ha dichiarato l’OMS. Cosa significa per la Svizzera e quali sono le priorità d’intervento? Lo abbiamo chiesto a Marcel Tanner, epidemiologo ed ex direttore dell’Istituto tropicale e di sanità pubblica di Basilea.
In passato ci sono stati il virus Ebola, la poliomielite e l’influenza suina. Ora la nuova «emergenza internazionale di salute pubblica» si chiama Zika. La ha stabilito lunedì l’Organizzazione mondiale della sanità (OMSLink esterno), inquieta per il presunto legame - fortemente sospettato, ma non provato scientificamente - tra il virus e malformazioni congenite (microcefalie) nei bambini.
swissinfo.ch: Il virus Zika è un’urgenza sanitaria internazionale. Cosa significa questo per la Svizzera?
Marcel Tanner: Significa che anche la Svizzera deve prendere in considerazione il problema. Questo implica una sorveglianza a livello nazionale e una riflessione su come possiamo partecipare agli sforzi internazionali per contenere l’epidemia. È importante dirlo: non si tratta di un problema che concerne soltanto il Brasile.
Zika in 28 paesi
Isolato per la prima volta nel 1947 nell’omonima foresta in Uganda, Zika è trasmesso dalle zanzare del genere Aedes, le stesse che veicolano i virus dengue e chikungunya. Le persone infette presentano solitamente sintomi lievi, simili a quelli di una comune influenza. Non esistono né vaccini né trattamenti specifici.
Dopo una prima epidemia sull’isola di Yap in Micronesia (2007) e una seconda nella Polinesia francese (2013), un nuovo focolaio è apparso nel maggio 2015 nel nordest del Brasile. Casi di contagio sono stati segnalati in 28 paesi e territori e secondo le stime dell’OMS le persone infettate sono tra le 500'000 e gli 1,5 milioni. Il numero potrebbe salire a 3-4 milioni entro la fine dell’anno.
Il 2 febbraio di quest’anno, l’OMS ha creato un’unità di risposta globale per coordinare le azioni contro l’epidemia di Zika.
I viaggiatori vanno informati correttamente. Devono sapere che per il momento non ci sono né vaccini né medicamenti. Il virus viene trasmesso dalle zanzare e l’unica soluzione è la prevenzione con repellenti e zanzariere.
Dal canto loro, gli ospedali svizzeri che si trovano confrontati con malattie febbrili, in particolare in persone che sono tornate dall’America latina, devono considerare, tra le varie possibilità, anche il virus Zika. Ma attenzione: non bisogna creare isteria. Nell’80% dei casi, un’infezione di Zika è asintomatica.
swissinfo.ch: La zanzara tigre, tra i potenziali vettori del virus, è presente anche a sud delle Alpi, nel canton Ticino. C’è da preoccuparsi?
M. T.: L’Istituto tropicale e di sanità pubblica svizzero ha il compito di sorvegliare le popolazioni di zanzara tigre in Svizzera. Appena queste si espandono, o appena vengono notati dei cambiamenti, le autorità vengono informate. L’Ufficio federale di sanità pubblica interviene allora con misure di lotta contro le zanzareLink esterno. Ad esempio eliminando i luoghi favorevoli a questi insetti. È il nostro contributo alla lotta globale.
Nelle zanzare tigre che abbiamo analizzato non abbiamo riscontrato il virus Zika. Se però le zanzare entrassero in contatto con una persona infettata giunta dal Brasile, potrebbero teoricamente trasmettere il virus ad altre persone. Ma penso che sia uno scenario improbabile, specialmente in questo periodo invernale.
swissinfo.ch: Quali sono gli interrogativi a cui si deve trovare una risposta il più rapidamente possibile?
M. T.: L’aspetto che ha allarmato la comunità internazionale è la comorbidità [presenza di più patologie in un individuo, ndr], con l’apparizione di microcefalie in neonati di donne infettate. Non era mai successo prima in questa forma. Si parla di circa 4'000 casi.
La correlazione tra Zika e le malformazioni non è certa al 100%. Potrebbe anche essere dovuta ad altri fattori, ad esempio di natura genetica. Ora è imperativo studiare un eventuale rapporto di causalità con studi mirati. Ci vorranno forse alcuni mesi. In vista delle Olimpiadi in Brasile si dovranno anche sviluppare dei test specifici per diagnosticare rapidamente il virus. Sono sicuro che in passato molti casi di dengue, un virus della stessa famiglia, erano in realtà riconducibili a Zika.
swissinfo.ch: Ci sono esempi in cui virus relativamente inoffensivi hanno comportato patologie gravi?
M. T.: Certo, basti pensare ai diversi tipi di virus influenzali. Sappiamo che alcuni sono molto virulenti. Ci sono anche i coronavirus: alcuni possono essere innocui, altri possono provocare malattie gravi quali la SARS [sindrome acuta respiratoria grave, ndr]. L’apparizione di gravi patologie può essere legata a mutazioni nel virus, ma pure alle caratteristiche genetiche dell’ospite. Anche le condizioni della persona infettata, penso ad esempio all’alimentazione, possono avere un ruolo.
swissinfo.ch: Alcuni esperti di sanità pubblica ritengono che l’epidemia di Zika sia più grave di quella di Ebola. Si tratta infatti di un’infezione silenziosa che colpisce un gruppo altamente vulnerabile di individui, le donne in gravidanza. Concorda?
M. T. No. Nel caso di Ebola, tutti i fluidi corporei sono infettivi. Lo abbiamo visto nell’Africa occidentale: la capacità di diffusione di Ebola è enorme se non si reagisce. Per il virus Zika, invece, una persona infettata non può contagiarne altre*. Ci vuole un vettore, la zanzara. Ed è proprio questo il suo punto debole e sappiamo come combatterlo.
swissinfo.ch: In che modo?
Quale legame con le microcefalie?
La comparsa di Zika in Brasile è coincisa con l’aumento del numero di neonati con malformazioni. Dai 147 casi di microcefalia congenita diagnosticati nel 2014 si è passati ai circa 4'200 osservati dall’ottobre scorso ad oggi.
L’OMS «sospetta fortemente» l’esistenza di un legame diretto con il virus, senza però averlo dimostrato con prove scientifiche. Contrariamente all’HIV o a Ebola, Zika «non è un’infezione mortale», ha sottolineato Anthony Costello, esperto di microcefalie presso dell’organizzazione con sede a Ginevra. Tuttavia, ha aggiunto, «ha potenzialmente degli effetti devastanti per le famiglie» in cui ci sono bambini con malformazioni.
M. T.: Concentrandoci sulla lotta contro le zanzare. Il Brasile l’ha già fatto con successo per la dengue. Per il virus Zika ci vogliono gli stessi sforzi, anche da parte dei 220'000 soldati mobilitati dal governo brasiliano. Sono necessari buoni sistemi di monitoraggio. Ma non basta osservare, bisogna anche intervenire. Una volta individuato un caso, bisogna recarsi sul luogo del probabile contagio e combattere lì le zanzare. In ogni luogo del mondo in cui vivono o possono sopravvivere le zanzare, bisogna rimanere vigili.
swissinfo.ch: Quali sono gli altri virus che potrebbero un giorno diventare una minaccia internazionale?
M. T.: Sebbene le epidemie siano state sconfitte, non bisogna dimenticare i focolai di SARS e di MERS [sindrome respiratoria mediorientale da Coronavirus]. Conosciamo circa 1’300 malattie infettive, di cui 800 legate agli animali. Non ci possiamo permettere di abbassare la guardia. Ciò significa: programmi nazionali di salute pubblica, monitoraggio costante della situazione, corretta informazione della popolazione, scambio di informazioni e stretta collaborazione tra medicina umana e veterinaria.
Ritengo che in generale i ricercatori debbano essere invitati a tener conto maggiormente delle malattie cosiddette rare, emergenti e riemergenti. Le microcefalie in Brasile sono terribili. Ma non sono così significative se si considerano gli altri problemi sanitari. Malaria, tubercolosi e HIV, solo per citarne alcuni, provocano molti più morti e dolore.
* l'intervista è stata realizzata prima della notizia di un caso di trasmissione sessuale del virus Zika negli Stati Uniti
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