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Si tratta effettivamente di affermazioni "poco carine" e al limite dell'accettabile, ma che devono essere accettate dall'esponente di un partito che normalmente non va per il sottile nei commenti. Così il giudice del Tribunale cantonale di Zurigo ha in sostanza motivato la decisione che ribalta una precedente sentenza di colpevolezza.
Il 60enne aveva fatto ricorso contro la condanna ad una pena pecuniaria sospesa con la condizionale inflittagli dal Tribunale distrettuale di Meilen (ZH). La nuova sentenza evita all'imputato - un ex informatico - di doversi sobbarcare le spese procedurali, ma la controparte ha ancora la possibilità di impugnarla davanti al Tribunale federale.
L'uomo aveva ripetutamente utilizzato i termini in tedesco "Dreckslügner", "Dummkopf" e "Krimineller" nei post pubblicati su un gruppo di Facebook intitolato "Anti SVP - Stoppt den Wahnsinn" (Anti UDC - fermate la follia). Un gruppo che l'imputato ha detto in aula di apprezzare per la possibilità "di riferire degli errori commessi da esponenti dell'UDC".
Quegli epiteti sono stati rivolti all'avvocato ed esponente dell'UDC turgoviese per il ruolo svolto nel "caso Hildebrand". Al processo d'appello, Hermann Lei ed un ex informatico della banca Sarasin sono stati riconosciuti colpevoli di violazioni del segreto bancario per le indiscrezioni da loro riportate che portarono, nel gennaio 2012, alle dimissioni dell'allora presidente della Banca nazionale svizzera (BNS) Philipp Hildebrand.