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Fox News, qual è il prezzo di una bugia?
L’accordo, va da sé, evita a Fox News un processo lungo e complicato. Rupert Murdoch, il fondatore del colosso televisivo, e altri dirigenti di primissimo livello avrebbero dovuto rispondere alla domanda più imbarazzante di tutte: perché Fox News ha diffuso una teoria del complotto palesemente falsa e diffamatoria sulle presidenziali del 2020?
Il patteggiamento, con Fox che ha accettato di pagare 787,5 milioni di dollari a Dominion Voting Systems, società che produce e vende hardware e software per il voto elettronico, incluse macchine per il voto e tabulatori, in Canada e negli Stati Uniti, è tra i più grandi accordi transattivi per diffamazione della storia. Il tribunale, dal canto suo, ha riconosciuto che alcune affermazioni su Dominion fatte dal canale televisivo erano false.
«Il denaro è responsabilità» ha detto Stephen Shackelford, uno degli avvocati di Dominion, all’esterno del tribunale. Tradotto: se Fox ha patteggiato è perché ha riconosciuto di aver sbagliato o, se preferite, le bugie hanno gambe corte e conseguenze.
Nessuna scusa
Secondo i termini dell’accordo raggiunto, è vero, Fox non è tenuta a scusarsi per quanto successo. Tramite una nota, l’azienda ha semplicemente detto di sperare, ora, che il Paese possa andare avanti e superare «questi problemi». Allo stesso tempo, nell’accordo – implicitamente – c’è pure una richiesta di non contestare diverse conclusioni preliminari del giudice che presiedeva il caso, Eric M. Davis, il quale non ha certo usato guanti di velluto parlando di Fox News.
Fox, in particolare, sosteneva che le macchine fornite da Dominion avessero «cambiato» i voti di Trump in voti di Biden. Una teoria non supportata dai fatti e, soprattutto, non giustificabile a livello giornalistico: Fox, infatti, secondo il giudice non ha condotto le sue indagini in buona fede e in maniera disinteressata, né si è comportata come una normale testata giornalistica che cercava di far luce attorno alle dichiarazioni di un soggetto, in questo caso l’allora presidente degli Stati Uniti Donald Trump.
Meglio i soldi del processo
Fox, dunque, di concerto con i suoi avvocati ha preferito parare il colpo sul fronte finanziario piuttosto che rischiare una sconfitta al processo. Una sconfitta certa, secondo molti esperti legali, dal momento che Dominion, nel frattempo, è riuscita a dimostrare che all’interno di Fox News molte persone sapevano che la teoria del complotto elettorale orchestrato da Dominion era pura e semplice fantasia. Una conoscenza che, scrive ad esempio il New York Times, si estendeva ai piani più alti dell’azienda fino ad arrivare a Murdoch in persona.
Al riguardo, Fox è arrivata alla soglia legale conosciuta come «malizia reale». Ovvero, quando dichiarazioni diffamatorie vengono fatte con la consapevolezza della loro falsità o con sconsiderato disinteresse.
Cambierà qualcosa?
Adesso, trovato l’accordo, resta da capire se i 787,5 milioni che Fox News sborserà sono sufficienti per il cosiddetto cambio di rotta. O, meglio, per cambiare modus operandi all’interno dell’azienda, a maggior ragione in presenza di contenuti carichi di diffamazione, disinformazione e cospirazionismi vari.
Un’operazione, questa, certamente più difficile. Anche perché, al netto di altre cause all’orizzonte, fra cui una da 2,7 miliardi di dollari con un’altra società di tecnologia elettorale, Smartmatic, Fox come detto è riuscita a scamparla sul fronte delle scuse pubbliche, in diretta televisiva, e dell’ammissione di colpa. Lo zoccolo duro della rete, insomma, non è stato scalfito minimamente dalla vicenda, anche perché del caso – nella programmazione di Fox News – si è parlato poco rispetto ad altri media. Secondo diversi analisti, la velocità con cui Fox ha spinto per trovare un accordo va letta anche in quest’ottica: il danno reputazionale, rispetto a un pubblico di suo molto polarizzato, sarebbe stato molto più grande se Murdoch e gli alti papaveri della rete avessero dovuto presentarsi alla sbarra.