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Sul quotidiano francese Le Point, Pascal Bernard, fisico e sismologo presso l’Istituto di fisica del globo terrestre di Parigi, analizza il terremoto che domenica ha colpito l’Emilia e altre regioni del Nord Italia con una magnitudo di 6 gradi sulla scala Richter.
“Il sisma si è prodotto lungo una faglia lunga una quindicina di chilometri – spiega Bernard – a poca profondità, tra 0 e 10 chilometri. Questo spiega la vastità dei danni e dei crolli.
La scossa è stata molto forte in un raggio di 20 chilometri dall’epicentro. La faglia in questione fa parte di un sistema di faglie che si situa a sud della piana del Pò. Un sistema sin qui considerato poco attivo.
Il tutto è legato alla progressione verso nord della penisola italiana, verso le Alpi, che a sud crea la catena montagnosa degli Appennini.
In questa zona la collisione è un poco attenuata dai sedimenti della piana del Po’. L’ultimo sisma di una certa entità segnalato nella zona si è avuto a Ferrara nel 1570. La città aveva subito danni assai importanti, perché la spaccatura della faglia era avvenuta proprio sotto la città. Fortunatamente questa volta l’epicentro era più lontano.
Nel caso del sisma di domenica, le rocce della crosta terrestre sono state compresse dalla pressione esercitata tra le Alpi e gli Appennini.
Le rocce si fratturano e si organizzano in faglie di vaste dimensioni, che restano bloccate e che anno dopo anno subiscono una pressione crescente, sino a quando si rompono. Domenica mattina, nello spazio di pochi secondi i due blocchi da una parte e dall’altra della faglia sono scivolati di circa un metro, con uno dei due che improvvisamente è salito sopra l’altro, su una sorta di piano inclinato che costituisce la faglia.
In questa regione esiste una serie di faglie connesse le une alle altre per centinaia di chilometri (le faglie del sistema sismogenetico ferrarese, ndr). Si può dunque immaginare che le faglie vicine siano state a loro volta attivate, un effetto domino. Tuttavia, tenendo conto del ritmo della frattura di queste faglie (un fenomeno raro) le probabilità che esse si attivino nuovamente con forza nei prossimi anni sono scarse. E’ anche poco probabile che nel caso di nuovi terremoti si raggiunga una magnitudo maggiore, ad esempio di grado 7.
Di sicuro la terra continuerà a tremare nei prossimi giorni e probabilmente anche nelle prossime settimane, con movimenti tellurici che potranno raggiungere anche una magnitudo di 4-5 gradi.”
Sul quotidiano francese Le Point, Pascal Bernard, fisico e sismologo presso l’Istituto di fisica del globo terrestre di Parigi, analizza il terremoto che domenica ha colpito l’Emilia e altre regioni del Nord Italia con una magnitudo di 6 gradi sulla scala Richter.