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Una pena detentiva non superiore agli 11 anni al beneficio della condizionale e al ricovero in una struttura chiusa per giovani adulti, della durata di quattro anni, ai sensi dell'articolo 61 del Codice penale svizzero. È quanto ha chiesto, al termine dell'arringa, l'avvocato Daniel Ponti, legale del 24enne alla sbarra da stamattina con l'accusa di aver assassinato la nonna e di aver dato fuoco alla sua casa la notte tra il 5 e il 6 luglio del 2018 a Caslano. Un'arringa in cui l'avvocato ha messo in evidenza l'assenza di una rete sociale a sostegno del suo assistito che, di fatto, è stato abbandonato a se stesso pur avendo «un intelletto al livello di un bambino», motivo per cui riceve l'assistenza invalidità.
L'avvocato ha poi cercato di mettere in dubbio il movente del delitto, ossia l'egoismo e la necessità di soldi per comperare la droga. Agli occhi del legale, il comportamento del 24enne è il frutto di un'azione congiunta degli effetti della cocaina che aveva assunto quella sera, della rabbia e frustrazione. In estrema sintesi, un moto di rabbia scaturito dal rifiuto della nonna di dargli il denaro che lui le aveva chiesto. Un rifiuto che lui non è riuscito a metabolizzare perché, come ha accertato la perizia psichiatrica, è incapace di elaborare in tempi utili una risposta ragionata. Da questa considerazione, è partito l'avvocato per dimostrare l'assenza di premeditazione del delitto messo in atto solo dopo che l'anziana non gli ha dato i soldi.
Ponti ha chiesto alla Corte di tener conto della vita difficile vissuta dall'imputato fin dalla nascita, prematura e contrassegnata da due arresti cardiaci appena nato e da ripetute polmoniti negli anni successivi. Tanto che fin da piccolo gli è stato riscontrato un deficit cognitivo, con problemi di apprendimento, poi nell'adolescenza è stato vittima di bullismo e angherie dai suoi coetanei. Non solo. I suoi genitori hanno divorziato, la madre si è risposta e lui è stato pure picchiato dal patrigno e per questo motivo, negli anni scorsi, si è trasferito in Malcantone, prima a vivere dalla nonna, poi, sempre a Caslano, in un appartamento. Un quadro complicato alla luce del quale l'avvocato ha considerato insufficiente e contradditoria la perizia ordinata dal Ministero pubblico che, da una parte riconosce i problemi gravi del 24enne e il fatto che abbia agito sotto l'influsso di droga e alcol, dall'altra conclude per una scemata responsabilità soltanto lieve. Però non è stato possibile effettuarne un'altra siccome il presidente della Corte delle assise Criminali Marco Villa ha respinto l'istanza presentata in tal senso da Ponti.
Sarebbe quindi opportuno ed è proprio quanto prevede il Tribunale federale per casi simili, secondo l'avvocato, applicare la misura del ricovero in una struttura chiusa in grado di fornirgli una terapia cognitivo comportamentale con scopi educativi, di integrazione sociale e l'obiettivo di formare professionalmente il giovane e di incrementarne la consapevolezza. Come del resto prevede il principio di sussidiarietà. L'avvocato Ponti ha infine chiesto alla Corte di verificare la possibile derubrica dell'imputazione di assassinio in omicidio intenzionale.
La sentenza è annunciata domani alle 16