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<h2>SubmittedText<h2><p>La Germania proseguirà i controlli alla frontiera con la Svizzera oltre il 15 dicembre perché, per voce della Ministro degli Interni, "la misura è risultata efficace". Berlino ha reintrodotto da tempo controlli fissi ai confini con la Polonia, Repubblica Ceca e, appunto, con la Svizzera. Il motivo è da ricondurre al netto aumento dei rifugiati, o presunti tali, in Germania.</p><p>La situazione in Svizzera è simile, se non peggiore. I numeri registrati a Chiasso, al confine Sud, ma anche in altre parti del paese, giustificano una reintroduzione di controlli sistematici ai confini per, da una parte controllare le entrate illegali nel paese e dall'altra parte, per inasprire l'applicazione delle regole per l'entrata nel nostro paese. La legge lo permetterebbe, la prassi adottata da altri paese lo giustificherebbe, manca ora solo la capacità di prendere atto della situazione e il coraggio di agire. I controlli al confine potrebbero essere comunque snelliti per i residenti in Svizzera di rientro in Patria, oppure per i lavoratori frontalieri facilmente individuabili dal permesso di lavoro o da altri strumenti da implementare.&nbsp;</p><p><br>Si chiede pertanto al Consiglio federale:</p><p>1. Conferma che i controlli sistematici al confine attuati dalla Germania, ma anche da altri paesi come l'Italia o l'Austria, rispettano gli accordi internazionali?</p><p>2. Quale motivazione fornisce alle letture positiva dei paesi che hanno reintrodotto tali controlli?&nbsp;</p><p>3. Ritiene fattibile adottare misure simili anche in Svizzera per tutti i confini o quantomeno per quello a Sud del paese?</p><p>4. Intende valutare e implementare questa misura?</p><p>5. Se si, quando?</p><p>6. Se no, per che motivo, considerando che gran parte degli altri paesi fanno l'esatto contrario?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><div><p style="margin-top:0pt; margin-bottom:0pt; text-align:justify; line-height:150%; widows:0; orphans:0; font-size:11pt"><span style="font-family:Arial">1. La decisione di ripristinare i controlli alle frontiere interne compete a ciascuno Stato Schengen. Secondo gli articoli</span><span style="font-family:Arial">&#xa0;</span><span style="font-family:Arial">25-35 del codice frontiere Schengen, si tratta di una misura eccezionale, possibile se lo Stato membro ritiene di essere esposto a una minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza interna. La Germania, l’Austria e l’Italia reputano che questa condizione sia adempiuta e che la loro decisione di reintrodurre i controlli alle frontiere interne sia quindi conforme al diritto europeo. La Commissione europea ha recentemente preso posizione, indicando che provvedimenti alternativi, quali un potenziamento della cooperazione di polizia, dovrebbero prevalere sul ripristino dei controlli alle frontiere interne. Il Consiglio federale condivide questa posizione. Inoltre, il ripristino è in linea di massima possibile soltanto in maniera temporanea. Se ricorre a tale misura, uno Stato membro deve pure assicurarsi che essa apporti una risposta adeguata alla minaccia per l’ordine pubblico o la sicurezza interna. Il ripristino dei controlli alle frontiere interne deve costituire l’ultima ratio.</span></p><p style="margin-top:0pt; margin-bottom:0pt; text-align:justify; line-height:150%; widows:0; orphans:0; font-size:11pt"><span style="font-family:Arial">2. Il Consiglio federale non fa supposizioni sulle conclusioni a cui sono giunti altri Paesi. Le cause e i fattori che influenzano la migrazione irregolare e quella secondaria sono molteplici e il Consiglio federale resta convinto che i controlli alle frontiere interne incidano poco o per nulla su questi fenomeni, come si è potuto constatare negli ultimi anni a molte frontiere europee. Anche se i controlli alle frontiere interne fossero ripristinati, i cittadini di Stati terzi che non adempiono le condizioni d’entrata potrebbero essere espulsi soltanto nel rispetto delle prescrizioni della direttiva rimpatrio, come confermato dalla recente sentenza C-143/22 della Corte di Giustizia dell’Unione europea, e potrebbero essere allontanati in un Paese limitrofo soltanto nel quadro di un accordo di riammissione. </span><span style="font-family:ArialMT">Ciò significa che </span><span style="font-family:Arial">per ciascun cittadino di un Paese terzo in situazione irregolare dovrebbe essere emanata una decisione di allontanamento corredata di un termine di partenza volontaria.</span><span style="font-family:ArialMT"> </span><span style="font-family:Arial">Inoltre, la presentazione di una domanda d’asilo al momento dell’entrata in Svizzera resta possibile malgrado la reintroduzione dei controlli alle frontiere interne.</span><span style="font-family:Arial; background-color:#ffff00"> </span></p><p style="margin-top:0pt; margin-bottom:0pt; text-align:justify; line-height:150%; widows:0; orphans:0; font-size:11pt"><a name="_Hlk155271416"><span style="font-family:Arial">3.-6. </span></a><a name="_Hlk155343306"><span style="font-family:Arial">La Svizzera, non appartenendo all’unione doganale europea, può in linea di massima effettuare controlli doganali a tutte le frontiere. Dispone pertanto di possibilità di controllo alla frontiera più ampie rispetto agli Stati membri dell’Unione europea. L’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini (UDSC) è presente alle frontiere svizzere (interne ed esterne) ed effettua i suoi controlli in funzione della situazione e dei rischi. Nel quadro dei controlli doganali o in caso di sospetto di polizia, l’UDSC esegue già controlli delle persone. </span></a><span style="font-family:Arial">A settembre 2023 i controlli sono stati in particolare intensificati al confine con l’Italia. </span><span style="-aw-bookmark-end:_Hlk155271416"></span><span style="font-family:Arial">Il Consiglio federale valuta regolarmente la situazione e ritiene che la Svizzera non si trovi al momento in una situazione giustificante il ripristino dei controlli alle frontiere interne. Per ora, il Consiglio federale non intende dunque ripristinarli, anche perché tale passo comporterebbe oneri finanziari e in termini di personale sproporzionati rispetto ai risultati attesi. Per lottare più efficacemente contro la migrazione secondaria irregolare si privilegia un potenziamento della cooperazione con i Paesi limitrofi. La Svizzera sostiene pertanto iniziative comuni in materia di politica migratoria a livello europeo e ha elaborato piani d’azioni con la Germania, l’Austria e la Francia.</span></p></div>