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A venti anni dallo scandalo di tangentopoli, che determinò il crollo della prima Repubblica italiana, poco o nulla è cambiato. La situazione per quanto riguarda il livello della corruzione è addirittura peggiorata. È questa l'analisi - impietosa - fatta oggi a Napoli dal procuratore aggiunto di Milano, Francesco Greco, uno dei protagonisti delle inchieste di Mani Pulite.
Il magistrato è intervenuto al convegno sul tema "Evasione fiscale, corruzione e riciclaggio", organizzato dall'università "Federico II". "Stiamo peggio che nel 1992 - ha detto ricordando che 20 anni fa, come adesso, si era nel pieno di una crisi economica - "però oggi i livelli della corruzione sono cresciuti".
"Ma non ho avvertito - ha aggiunto - l'urgenza dell'emergenza. C'è un'emergenza nazionale su evasione fiscale e corruzione e se c'è significa che occorrono norme emergenziali". Ma negli ultimi vent'anni sono state adottate norme per rallentare il lavoro degli inquirenti e renderlo così più difficile.
Per Greco, dopo Mani Pulite c'è stata "una produzione legislativa finalizzata al raggiungimento della prescrizione", e ha sottolineato che l'Italia non ha rispettato gli impegni presi con la comunità internazionale e l'Europa in materia di lotta alla corruzione.
Sulla stessa lunghezza d'onda Vincenzo Piscitelli, pubblico ministero della sezione "criminalità economica" della procura di Napoli. "Per il livello di corruzione l'Italia è più vicina ai paesi in via di sviluppo che a quelli industrializzati", ha affermato.