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<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Per rispondere alle due domande relative alle trattative tra 26 fazioni somale tenutesi dal 22 novembre 1996 al 3 gennaio 1997 a Sodere (Etiopia) occorre dapprima rievocare il contesto storico della Somalia e gli avvenimenti più recenti in questo Paese.</p><p></p><p>Contesto storico</p><p></p><p>Benché Siad Barre, dominatore del popolo somalo per molti anni e destituito nel 1992, abbia costantemente affermato che la Somalia è un'unità omogenea (un popolo, una lingua, una religione), occorre constatare che il Paese è frazionato in numerosi clan e sottoclan che si sono sempre combattuti vicendevolmente. Dopo l'indipendenza, l'integrazione di queste parti in un unico Stato è stato sin dall'inizio problematico e tale resta tuttora. I tentativi dell'ONU di intervenire oltre il semplice aiuto umanitario, quasi per influire dall'esterno sulle strutture di potere in Somalia, sono rimasti semplici propositi confermando in fondo che il destino del Paese dev'essere determinato dagli stessi differenti clan, sottoclan e fazioni della Somalia.</p><p></p><p>Domanda 1</p><p></p><p>Alla luce dei precedenti storici summenzionati e fondandosi sugli avvenimenti più recenti, l'incontro a Sodere tra 26 fazioni somale sembra costituire un passo degno di approvazione verso nuove vie per una soluzione pacifica. Il "National Salvation Council" fondato a Sodere, ha ricevuto l'incarico di istituire un governo transitorio. Sembra sussistere la volontà esplicita da parte delle fazioni partecipanti alla conferenza, di subordinare le ambizioni personali agli interessi nazionali, ciò che sinora non era il caso. Per questa ragione, tale nuovo tentativo merita attenzione e sostegno. Un tentativo analogo del 1993 ad Addis Abeba non ebbe tuttavia successo.</p><p></p><p>L'assenza all'incontro di Sodere di Hussein Aidid, figlio e successore del generale Aidid ucciso lo scorso anno, fa tuttavia riemergere le divergenze fondamentali tra Hussein Aidid e l'altro principale aspirante al potere, Ali Mahdi Mohammad. Per quest'ultimo e per altri clan e fazioni la Somalia National Alliance di Aidid è una delle tante componenti di un'eventuale  governo transitorio. Aidid ritiene invece che non sia necessario alcun governo transitorio, visto che di governo ve n'è già uno, il suo. Nel concetto globale di una soluzione del conflitto somalo occorre infine includere anche la questione del Somaliland, il cui presidente autoproclamato Egal pure non era rappresentato a Sodere. L'assenza di Egal da detto incontro è giustificata dal suo timore che l'indipendenza del suo Stato, separatosi dal resto della Somalia nel 1991, possa essere pregiudicata qualora si giunga ad una soluzione pacifica globale. All'incontro di Sodere erano anche presenti i rappresentanti dell'Organizzazione per l'unità africana (OUA) e dei 7 Paesi del gruppo regionale di Stati IGAD (Intergovernmental Authority on Development) che ha incaricato l'Etiopia, suo Stato membro, di fungere da mediatore nel conflitto somalo.</p><p></p><p>Il Consiglio federale ritiene che la disponibilità al dialogo e alla negoziazione dimostrata dai partecipanti all'incontro di Sodere sia un possibile ulteriore passo verso una soluzione pacifica. Senza il coinvolgimento di tutte le fazioni somale, in particolare quella di Hussein Aidid, in tale accordo intersomalo sulla futura struttura dello Stato non si può tuttavia escludere che gli scontri armati proseguano, visto che gli avversari principali dispongono di sufficienti riserve di armi per continuare, se necessario, a far valere con la forza le proprie mire egemoniche.</p><p></p><p>Domanda 2</p><p></p><p>La Svizzera fa parte del IGAD-Partners-Forum, una federazione di diversi Paesi donatori disposti a sostenere gli Stati dell'IGAD anche nella composizione di conflitti. Ciò fu sottolineato alla Conferenza dell'IGAD-Partners-Forum tenutasi il 25 febbraio 1997 a Roma, alla quale la Svizzera era rappresentata.</p><p></p><p>Nell'ambito del suo concetto regionale del 1995 l'aiuto umanitario della Confederazione continua a sostenere in Somalia azioni e progetti di sperimentate organizzazioni compartecipanti, come il CICR, che raggiungono veramente i gruppi di popolazione in Somalia e i rifugiati somali nei Paesi limitrofi. Negli ultimi 5 anni dopo la caduta di Siad Barre nel 1992, l'aiuto è ammontato a più di 12,4 milioni di franchi. Per il momento non sussistono le condizioni quadro per una vera e propria cooperazione allo sviluppo con la Somalia.</p><p></p><p>Il Consiglio federale continua a seguire con grande attenzione la situazione politica e gli ulteriori sviluppi in Somalia. Esso fa affidamento sulla buona volontà di tutte le parti in causa in Somalia di creare i presupposti di uno Stato di diritto suscettibili di instaurare la pace nel Paese e che consentano ai Paesi partner di contribuire alla ricostruzione.</p>  Risposta del Consiglio federale.