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Corea del Nord e Stati Uniti sono ormai ai ferri corti (dopo il lancio del nuovo missile balistico di Pyongyang, caduto martedì in prossimità delle acque territoriali giapponesi) e le ultime dichiarazioni da parte del leader nord-coreano. Kim Jong-Un, infatti, attraverso la TV di Stato, ha affermato mercoledì che il suo paese è diventato una potenza nucleare a tutti gli effetti dopo aver testato con successo il nuovo tipo di vettore, capace di colpire ovunque il continente americano.
Dopo il test balistico (ma prima dell'annuncio di Kim Jong-Un) il presidente americano Donald Trump aveva dichiarato: "E' una minaccia, ce ne occuperemo".
Secondo Pyongyang, il missile ha raggiunto un'altitudine di 4'475 km prima di cadere a una distanza di 950 km. Uno specialista occidentale, David Wright, esperto nel controllo degli armamenti, ha sottolineato che un tale vettore avrebbe una portata sufficiente per raggiungere Washington D.C. e qualsiasi parte degli Stati Uniti continentali".
Il nuovo lancio missilistico (l'ultimo era stato effettuato il 15 settembre), frantuma le speranze che la Corea del Nord si sia fermata per aprire la porta a una soluzione negoziata alla crisi, posta dai suoi programmi nucleare e balistico.
Il segretario di Stato americano Rex Tillerson ha sottolineato che le "opzioni diplomatiche" rimangono "sul tavolo, per ora".
AFP/M. Ang.
- RG 07.00 del 29.11.2017: il servizio di Thomas Paggini
- RG 12.30 del 29.11.17 - La corrispondenza di Stefano Carrer
- RG 12.30 del 29.11.17 - Le considerazioni di Antonio Fiori, docente di storia e istituzioni dell'Asia presso l'Università di Bologna e alla Korean University di Seul, al telefono con Giuseppe Limoncello