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Apple pagherà 113 milioni di dollari (circa 110 milioni di franchi) per risolvere una controversia con una coalizione di circa 30 Stati americani che ha accusato il produttore degli iPhone di rallentare le prestazioni del dispositivo al fine di nascondere i problemi della batteria e spingere così gli utenti a comprare nuovi modelli.
L'intesa, annunciata mercoledì dai rappresentanti degli Stati querelanti (in primis Arizona, Arkansas e Indiana), è distinta da una procedura collettiva generale, durante la quale Apple aveva ammesso di avere rallentato le prestazioni di alcuni suoi dispositivi, accettando di pagare fino a 500 milioni di dollari ai clienti interessati per porre fine all'azione legale.
Nel 2016 l'azienda aveva aggiornato con discrezione i software dei suoi cellulari iPhone 6, 7 e SE al fine di rallentare la velocità del processore. Tale accorgimento aveva l’obiettivo di impedire che l'invecchiamento delle batterie nei dispositivi causasse surriscaldamenti e spegnimenti improvvisi di questi ultimi.
Gli Stati hanno sostenuto che Apple avesse ingannato la propria clientela: avrebbe invece dovuto sostituire le batterie o informare l’utenza su tale problema. Secondo quanto mostra un documento depositato dalle autorità dell’Arizona in tribunale, vari milioni di utenti iPhone sono stati colpiti da questa procedura. Apple, che nega qualsiasi comportamento scorretto, si è rifiutata di commentare l’accordo.