Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01071.jsonl.gz/442

Contenuto esterno
Il seguente contenuto proviene da partner esterni. Non possiamo dunque garantire che sia accessibile per tutti gli utenti.
La Città di Ginevra non ha il diritto di vietare sistematicamente l'allestimento di stand informativi di natura religiosa sul suo territorio. Il Tribunale amministrativo di prima istanza ha giudicato il provvedimento sproporzionato.
Lo rende noto oggi il Réseau évangélique suisse (RES), che ha assistito tre associazioni confessionali, a cui il divieto è stato notificato in settembre e che hanno presentato ricorso contro il provvedimento.
L'obiettivo di quest'ultimo - avevano spiegato le autorità cittadine - era di impedire "l'invasione" del territorio comunale da parte di stand di ogni sorta.
Nella sentenza resa l'11 marzo, il Tribunale amministrativo ritiene che la Città - vietando l'allestimento di una bancarella ad un'associazione il cui obiettivo è di condividere le proprie credenze - violi la libertà di credo e di coscienza. Condividere pubblicamente le proprie convinzioni fa parte, secondo il Tribunale, della libertà protetta dall'art. 15 della Costituzione elvetica.
Per impedire l'"invasione" del territorio comunale, la Città avrebbe potuto studiare alternative e trovare soluzioni meno radicali, quali una migliore pianificazione e suddivisione delle attività degli stand, rileva il Tribunale.
Secondo il vice-segretario generale di RES Michael Mutzner, il Tribunale di prima istanza si è pronunciato finora su uno dei quattro ricorsi inoltrati contro il divieto.
SDA-ATS