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Nel 2023 gli agognati dividendi della BNS non arriveranno. Non analizzerò le cause della perdita che richiederebbero ben più spazio e mi scuso altresì per non poter approfondire alcuni aspetti che invece lo meriterebbero. Le regole d’ingaggio della BNS sono cambiate dopo la crisi finanziaria del 2008 e sempre lo stesso anno è cambiata la legge che definisce il calcolo per la redistribuzione ai Cantoni.
In quell’anno molti governi si sono trovati impreparati nell’affrontare la grave crisi finanziaria mondiale. Diverse banche centrali, in particolare quella statunitense e quella europea, hanno iniziato ad intervenire molto più attivamente sui mercati per evitare il collasso non solo del sistema finanziario ma anche delle stesse economie. Una politica perseguita anche dalla BNS che negli anni successivi è intervenuta costantemente sui mercati dei cambi per evitare un eccessivo apprezzamento del franco. Per farlo ha dovuto aumentare in modo massiccio le proprie riserve valutarie, passate da 80 miliardi a 800 miliardi di franchi nel giro di un decennio. Questa crescita delle partecipazioni della nostra banca centrale fa sì che negli anni buoni i ricavi siano particolarmente importanti ma altrettanto importanti sono le perdite in periodi di forte instabilità dei mercati come quest’anno. Detto ciò, proverei ad analizzare il senso finanziario e politico dell’inserimento degli utili «presunti» della BNS nei preventivi dei Cantoni. Nessuno mette in dubbio la correttezza giuridica di questa decisione, ma la rilevanza finanziaria e, soprattutto, l’opportunità politica di questa decisione fanno sorgere qualche perplessità.
Mi spiego meglio: immaginatevi di avere un parente benestante che decide di donarvi annualmente gli utili del suo portafoglio investimenti. Una donazione vincolata ad un risultato positivo. Se quell’anno il suo portafoglio investimenti non sarà in utile non riceverete nulla. La domanda da porsi sarà: calibrerò le mie spese del prossimo anno speculando su quella donazione o aspetterò che arrivi, prima di spenderli? Rispettivamente, se nel frattempo avrò già cumulato dei debiti (prestiti o ipoteche) potrei utilizzare quei
denari per ridurre il mio debito? Se ritenete che lo Stato debba porsi lo stesso tipo di domande allora
a livello politico qualcosa dovrebbe cambiare.
La spesa corrente di Stato, Cantoni e molte città, negli ultimi due decenni è cresciuta in modo vertiginoso e andrebbe analizzato se sia andata oltre le reali necessità della popolazione.
Personalmente ritengo che gli utili della BNS non dovrebbero essere considerati nel preventivo dello Stato (nemmeno in quota parte) e qualora questi utili si presentassero dovrebbero servire a ridurre, almeno in parte, il debito di Stato e Cantoni. Debito che, ricordiamolo, per la Confederazione ammonta a 110 miliardi mentre per il Canton Ticino a 2,2 miliardi. Migliorare lo stato di salute delle finanze della Confederazione e del Cantone è possibile, senza necessariamente agire su chi ha più bisogno di essere aiutato e sostenuto ma guardando alle voci di costo senza pregiudizi.
L’opportunità
politica di questa decisione fa nascere più di una perplessità Qualora
questi
utili ci fossero, dovrebbero servire a limare il debito di Stato e Cantoni
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