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La Svizzera è confrontata da 15 anni con delle naturalizzazioni di massa senza precedenti. Questa prassi di naturalizzazione lassista ha per effetto che la Svizzera naturalizza proporzionalmente molti più stranieri che no gli altri paesi europei. La mancanza di senso critico e la leggerezza che caratterizzano attualmente la concessione della cittadinanza pongono gravi problemi: la Svizzera naturalizza delle persone che non sono integrate e che non s’identificano nel nostro ordinamento giuridico. Ecco perché l’UDC dice chiaramente NO alla naturalizzazione agevolata. È ora di rafforzare il controllo dei candidati alla naturalizzazione; non è certo il momento di un nuovo ammorbidimento di questa procedura.
L’UDC ha tenuto una conferenza stampa per presentare la sua visione attuale delle finanze federali. Essa ha pure proposto una serie di misure volte ad arrestare l’espansione smisurata dello Stato. Questi princìpi di una politica finanziaria a lungo termine difesa dall’UDC sono riassunti in un nuovo documento strategico (scaricabile in tedesco) del partito.
Il 9 febbraio 2014, popolo e cantoni hanno accettato l’iniziativa “contro l’immigrazione di massa” che esige una gestione e una limitazione autonome dell’immigrazione. Il nuovo articolo 121a cst. Descrive in dettaglio le misure da prendere, ossia in particolare dei contingenti e tetti massimi fissati ogni anno, la preferenza nazionale per l’assunzione di manodopera, come pure la limitazione dell’accesso alle istituzioni sociali e del ricongiungimento familiare.
L'esperienza ha dimostrato che tale concetto riduce fortemente l’immigrazione, senza peraltro impedire alle imprese di reclutare la manodopera che non trovano in Svizzera. Avendo il Consiglio nazionale rifiutato di applicare queste regole, il consigliere agli Stati Peter Föhn ha presentato in una conferenza stampa la sua proposta di concetto d’applicazione all’attenzione della commissione competente del Consiglio degli Stati, per un’applicazione conforme alla Costituzione federale.
L’UDC ha presentato il 26.08.2016 a Berna il suo nuovo documento di fondo sulla politica mediatica (scaricabile in francese / tedesco). Queste riflessioni confermano l’importanza di un panorama mediatico liberale per la democrazia diretta. Il Consiglio federale e una forte componente del Parlamento si sforzano di regolamentare sempre di più il settore mediatico e di attribuirvi sovvenzioni. Ma degli interventi dello Stato nel settore mediatico non possono più essere giustificati con ragioni tecniche. Il loro principale effetto è di falsare la concorrenza e ostacolare il lavoro dei media privati.
|01. nov||Fermare la crescita eccessiva dello Stato|
|27. ott||Fermiamo finalmente l’immigrazione di massa|
|26. ago||Più diversità e libertà per la Svizzera mediatica|