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BERNA - Sembra il copione di un film sull'amicizia in tarda età e la spietatezza della burocrazia la triste vicenda del testamento disatteso di un 72enne bernese. L'uomo, ormai solo, aveva lasciato in eredità a un'organizzazione per l'infanzia e a tre suoi amici tutto il contenuto del suo appartamento pieno di ricordi e giocattoli, ma le autorità hanno gettato via tutto prima ancora di aprire la busta che conteneva le sue ultime volontà. «Non c'erano oggetti di valore», si giustificano ora.
Secondo i suoi amici, però, nell'appartamento sull'Ostring bernese in cui Roland Bieri* è spirato a metà settembre 2019 di oggetti di valore (perlomeno affettivo) ce n'erano eccome. Un grande modellino ferroviario della Märklin e una pista per le macchinine Carrera che occupavano un'intera stanza, per esempio. O centinaia di orsetti di peluche. O ancora, due biglietti per un concerto di Ozzy Osbourne all'Hallenstadion e decine di album di fotografie. Ah, e un televisore nuovo di pacca acquistato pochi giorni prima di morire.
Come riporta Der Bund, in base al testamento che un suo amico custodiva, il 60% dei suoi averi sarebbe dovuto andare, diviso in parti uguali, a lui e ad altri due amici quasi coetanei. Il 40% era invece destinato al Villaggio dei bambini Pestalozzi di Trogen. «La ferrovia e gli orsi eventualmente ai bambini!», scriveva il 72enne nelle sue ultime volontà.
Nonostante, come richiesto, il testamento sia stato consegnato ancora in busta chiusa all'Ufficio eredità della Città di Berna otto giorni dopo la scomparsa di Bieri, a inizio ottobre i tre amici - informati delle disposizioni in esso contenute e pronti a rispettare le ultime volontà dell'amico - hanno dovuto constatare che l'appartamento del compianto compagno di mille avventure era già stato svuotato. 6,99 tonnellate di ricordi gettate in due cassoni da 15 metri cubi finiti all'inceneritore. Una parte degli oggetti, inoltre, sarebbe stata ceduta ad alcuni mercatini dell'usato.
Il notaio incaricato dall'Ufficio eredità di stilare l'inventario di Bieri si difende. Quando, solo a inizio ottobre, è stato informato dell'esistenza di un testamento, l'appartamento era già stato sgomberato.
La colpa, scopriranno gli eredi, sarebbe dell'Ufficio eredità, che ha aperto il documento solo una settimana dopo averlo ricevuto. Non si poteva immaginare «che nel testamento successivamente aperto fosse stato inserito dal testatore qualcosa in merito allo sgombero», si giustifica un funzionario. È «triste», «ma sono cose che capitano», aggiunge. Nell'appartamento «non c'erano oggetti di valore», minimizza dal canto suo il vice capo ufficio.
Non molta più empatia si trova nelle parole della capa Ufficio eredità, Bernadette Bechtiger. «Di regola» per lo sgombero di un appartamento si attende effettivamente l'apertura del testamento, ma in questo caso l'operazione era urgente a causa di «motivi sanitari e di polizia».
Quali, non è dato sapere. Gli amici di Bieri ammettono che l'appartamento in cui l'uomo abitava da decenni era pieno di oggetti e sporco, anche a causa delle sue condizioni di salute, «ma la situazione non è mai stata così grave da non poter aspettare qualche settimana per lo sgombero». In ogni caso, poi, se proprio fosse stato così urgente svuotare l'appartamento, il suo contenuto sarebbe potuto essere temporaneamente immagazzinato da qualche parte.
A distanza di mesi i tre anziani eredi non si danno pace e denunciano: «Una cosa del genere non deve capitare più». «Un'autorità non può semplicemente ignorare le ultime volontà di un defunto», concludono.
Se i giocattoli e gli album di foto sono ormai andati, alla Fondazione Pestalozzi e a loro dovrebbe restare il contenuto dei conti in banca e di una cassetta di sicurezza di Bieri. Non abbastanza per riavere indietro i ricordi, ma forse per comprare qualche trenino per i più piccoli sì.
*Nome di fantasia scelto da Der Bund