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Il 25 novembre 2018 sarà votata l’iniziativa «Il diritto svizzero anziché giudici stranieri», voluta dall’UDC. L’alleanza «Fattore di protezione D» e Inclusion Handicap respingono tale iniziativa, in quanto mette a repentaglio l’accesso alla Corte europea dei diritti dell’uomo, che ha già emesso molte importanti sentenze a favore delle persone con una disabilità.
Immaginate di voler andare a vedere un film al cinema. Tuttavia vi viene negato l’accesso perché siete in sedia a rotelle. È quanto è accaduto al signor Meier (il nome è stato modificato) di Ginevra. Il gestore del cinema ha dichiarato di non poter garantire la sicurezza del disabile in caso di incendio poiché per raggiungere la sala di proiezione si dovevano salire delle scale. Il signor Meier non si è rassegnato, e ha presentato un ricorso al Tribunale federale basandosi sulla Legge sui disabili. L’articolo 6 stabilisce che i privati che forniscono prestazioni al pubblico non devono discriminare un disabile per la sua disabilità. Tuttavia il Tribunale federale ha respinto il ricorso: il gestore del cinema avrebbe negato l’accesso al signor Meier per motivi di sicurezza, e non per ragioni discriminatorie nei confronti delle persone con una disabilità. Il signor Meier però avrebbe voluto decidere autonomamente se poter correre o meno il rischio accedendo alla struttura.
Pretendere l’uguaglianza dei diritti
Il Tribunale federale è l’ultima istanza giuridica in Svizzera. Il signor Meier ha portato il caso dinnanzi alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) di Strasburgo. La CEDU monitora il rispetto della Convenzione europea dei diritti dell’uomo da parte degli Stati aderenti, tra cui figura la Svizzera. Il ricorso è ancora in sospeso. La CEDU ha già emesso numerose sentenze rilevanti per le persone con una disabilità. Ad esempio Hans Glor aveva perorato a Strasburgo la causa del figlio, che avrebbe voluto prestare il servizio militare, ma non poteva a causa del diabete. Ciò nonostante era stato costretto a pagare la tassa d’esenzione dall’obbligo militare. Hans Glor ha ritenuto che ciò fosse ingiusto e i giudici di Strasburgo gli hanno dato ragione. Ora l’Esercito svizzero deve consentire alle persone con disabilità lievi di prestare servizio militare.
Vi sono molti altri esempi di casi di persone con una disabilità presentati al tribunale di Strasburgo da cittadini svizzeri e di tutta Europa. Ad esempio una lavoratrice a tempo parziale la cui rendita di invalidità era stata calcolata in modo ingiusto. O persone affette da malattie psichiche internate in istituti contro la loro volontà, malati che si sono battuti per ottenere una rendita, persone interdette ingiustamente. O ancora, disabili ai quali era impossibile accedere alle università a causa del loro handicap. La Convenzione Europea per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo (CEDU) dà a tutti noi la possibilità di far valere i nostri diritti umani a Strasburgo, se questi vengono violati in Svizzera.
Iniziativa fuorviante
L’iniziativa della CDU mira ad abolire questa tutela della CEDU. La CDU considera «stranieri» il tribunale di Strasburgo e la CEDU, nonostante la Svizzera abbia volontariamente ratificato la Convenzione e malgrado vi sia sempre un giudice svizzero che partecipa alle decisioni della Corte.
Testo: Anna Trechsel, alleanza della società civile «Fattore di protezione D - i diritti umani ci proteggono»
Fattore di protezione D
Più di 120 organizzazioni e numerosi individui si sono coalizzati in seno all’«alleanza della società civile» all’insegna dello slogan «Fattore di protezione D - i diritti umani ci proteggono», per opporsi all’iniziativa «Il diritto svizzero anziché giudici stranieri». Questa iniziativa prevede che in futuro il diritto costituzionale svizzero debba avere la priorità rispetto al diritto internazionale. Se avesse esito positivo, la Convenzione Europea per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo – che tutela anche i diritti dei disabili – ne uscirebbe indebolita o perderebbe la sua validità.