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Necessità di una riforma
L’imposta preventiva rappresenta un ostacolo in particolare nel caso delle obbligazioni. Secondo il gli interessi obbligazionari svizzeri sono assoggettati a un’imposta preventiva del 35 per cento. La riscossione riguarda in ugual misura tutti gli investitori.
La maggior parte degli investitori ha diritto a un rimborso integrale o almeno parziale dell’imposta preventiva. L’esercizio di tale diritto causa tuttavia un certo dispendio amministrativo. Inoltre la riscossione e il rimborso comportano una temporanea sottrazione di liquidità per l’investitore. Questa problematica riguarda anche gli investitori svizzeri esentati dall’imposta (ad es. le casse pensioni).
A causa dell’imposta preventiva e degli svantaggi che ne conseguono per gli investitori, i gruppi svizzeri solitamente non emettono le proprie obbligazioni in Svizzera ma all’estero, preferibilmente in uno Stato senza imposta alla fonte. In tal modo si assicurano che i propri titoli siano competitivi. In Svizzera il mercato dei capitali di terzi è pertanto relativamente poco sviluppato. Di conseguenza, anche la creazione di valore e i relativi posti di lavoro si trovano all’estero.
La tassa di negoziazione viene riscossa sulla negoziazione di determinati titoli di credito e dunque anche sulla compravendita di obbligazioni. Anche quest’ultima ha un effetto inibitorio sul mercato svizzero dei capitali di terzi.
Elementi principali del progetto del Consiglio federale
Nel 2020 il Consiglio federale ha svolto una procedura di consultazione concernente la riforma dell’imposta preventiva. I risultati della consultazione sono stati controversi. L’Esecutivo ha tenuto conto di questi risultati e quindi la riforma contiene sostanzialmente i seguenti elementi:
- abolizione dell’imposta preventiva sugli interessi di obbligazioni. L’imposta preventiva sui redditi di interessi derivanti da averi di persone fisiche domiciliate in Svizzera detenuti presso banche, casse di risparmio e imprese di assicurazione resta in vigore;
- abolizione della tassa di negoziazione sulle obbligazioni svizzere.
L’obiettivo del progetto è rafforzare il mercato svizzero dei capitali di terzi, e per farlo bisogna permettere alle imprese di tutti i settori di emettere obbligazioni dalla Svizzera a condizioni concorrenziali. A causa dell’imposta preventiva, neppure le attività di finanziamento interno ai gruppi si svolgono sempre in Svizzera. Questo significa non sfruttare appieno le potenzialità che ne derivano in termini di creazione di valore, di posti di lavoro e di gettito fiscale. Una maggiore centralizzazione dei finanziamenti interni ai gruppi in Svizzera favorirà un aumento della creazione di valore e di posti di lavoro nelle imprese interessate. L’incremento delle attività di emissione, commercio e finanziamento interno ai gruppi produrrà effetti positivi anche sul settore finanziario svizzero.
Con l’abolizione della tassa di emissione sulle obbligazioni svizzere, per gli investitori diventerà più interessante negoziare tali obbligazioni nel nostro Paese. In tal modo si creerà un incentivo positivo che permetterà di riportare in Svizzera i portafogli di titoli amministrati all’estero e la creazione di valore che essi comportano.
Il progetto indebolisce la funzione di garanzia in Svizzera, poiché gli interessi obbligazionari svizzeri non sottostanno più all’imposta preventiva nonostante siano assoggettati all’imposta sul reddito e sulla sostanza. Tuttavia occorre relativizzare questo effetto di indebolimento, dato che già con il sistema attuale soltanto alcuni redditi di interessi sono soggetti all’imposta preventiva. Con i tassi d’interesse correnti l’imposta preventiva adempie comunque solo limitatamente la propria funzione.
Considerato l’attuale livello dei tassi d’interesse, le minori entrate stimate ammontano a poche centinaia di milioni di franchi. Le minori entrate nell’ambito dell’imposta preventiva riguardano per il 90 per cento la Confederazione e per il restante 10 per cento i Cantoni, mentre la diminuzione delle entrate legate alla tassa di negoziazione graverà unicamente le finanze della Confederazione.
A questo calo si contrappone un aumento delle entrate per Confederazione, Cantoni e Comuni dovuto al rafforzamento del mercato dei capitali di terzi. Pertanto, entro pochi anni, la riforma dovrebbe essere fonte di maggiori entrate per i Cantoni e i Comuni. Ma anche a livello federale essa potrebbe autofinanziarsi dopo circa cinque anni. Nel complesso il rapporto costibenefici della riforma è da considerarsi molto favorevole.
Altri elementi della riforma
Oltre agli elementi già menzionati, il progetto del Consiglio federale prevede quanto segue:
- imposta preventiva sui pagamenti sostitutivi: occorre disciplinare a livello di legge l’imposta preventiva sui pagamenti sostitutivi, ovvero i pagamenti che riproducono o trasferiscono redditi assoggettati all’imposta preventiva. Questo disciplinamento crea una maggiore certezza del diritto e considera quindi gli interessi del settore finanziario. Inoltre il rischio di rimborso multiplo dell’imposta preventiva si riduce. La disposizione di legge corrisponde alla prassi vigente, che finora non è stata confermata dal Tribunale federale per mancanza di una base legale;
- diritto di ricorrere delle autorità fiscali cantonali: l’ufficio cantonale dell’imposta preventiva interessato, che conosce meglio il caso specifico, deve poter presentare autonomamente ricorso al Tribunale federale;
- consultazione del repertorio di dati sulle negoziazioni da parte dell’Amministrazione federale delle contribuzioni: occorre facilitare le verifiche relative al rimborso dell’imposta preventiva in materia di redditi di partecipazioni e quelle volte ad evitare la prassi del «dividend stripping».