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Confrontata con una crisi "senza precedenti", l'Unione ciclistica internazionale (Uci) ha annunciato tramite il presidente David Lappartient, un piano di economie. Il tutto è legato alla diminuzione delle entrate a causa della pandemia di coronavirus. Il comitato direttore della federazione, riunito settimana scorsa in videoconferenza, ha approvato una "riduzione delle spese senza precedenti", tenuto conto che «le economie realizzate fino ad ora sono marginali (spese legate in particolare all'interruzione degli spostamenti dei commissari internazionali)».
Nel dettaglio, le misure annunciate consistono principalmente «nel ricorso al lavoro parziale, a percentuali diverse, per l'insieme dei 130 collaboratori dell'Uci e del Centro mondiale del ciclismo di Aigle, nella riduzione dei salari o delle indennità dei dirigenti Uci, nel ridimensionamento del progetto di solidarietà a favore delle federazioni nazionali e nell'esame in corso dei contratti di fornitori di servizi e consulenze».
«La nostra federazione attraversa una crisi senza precedenti dalla Seconda guerra mondiale – ha sottolineato David Lappartient –. Il rinvio dei Giochi olimpici e paralimpici di Tokyo, il moltiplicarsi degli annullamenti e dei rinvii delle prove del calendario internazionale (oltre 650, vale a dire il 30% del totale) e l'incertezza che pesa sulla seconda parte della stagione colpiscono pesantemente il nostro sport».
Diversi campionati del mondo (mountain bike, Bmx...) sono stati annullati, mentre i Mondiali su strada di Martigny/Aigle «sembrano al riparo dalle conseguenze del Covid-19, alla luce del fatto che si disputeranno dal 20 al 27 settembre», ritiene l'Uci.