Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/176650

<h2>SubmittedText<h2><p>Chiedo al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Quando e con quali Paesi il Consiglio federale intende negoziare l'istituzione di un rapporto di cooperazione bilaterale relativo alle misure di compensazione delle emissioni di CO2 nel quadro della politica climatica in vigore dal 2020 e dell'Accordo di Parigi sul clima (art. 6)?</p><p>2. È disposto a riconoscere in tale ambito il contributo degli esportatori svizzeri di tecnologia ambientale e di tecnologie efficienti, che creano posti di lavoro nel nostro Paese e promuovono un progresso tecnologico di elevato valore coinvolgendo anche il settore dei politecnici federali e le scuole universitarie professionali?</p><p>3. Il Consiglio federale si impegna affinché la maggiore efficienza ottenuta nella politica climatica del Paese ospitante venga accreditata anche agli esportatori svizzeri e i relativi certificati possano infine essere trasferiti in Svizzera, affinché gli ambiziosi obiettivi di protezione del clima stabiliti dal governo diventino effettivamente realizzabili entro il 2030?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Le modalità concrete di attuazione dell'articolo 6 dell'Accordo di Parigi, che concerne i meccanismi di mercato, sono oggetto di negoziati della comunità internazionale attualmente in corso. Delle norme al riguardo saranno decise al più presto a fine 2018. La Svizzera potrà partecipare a detti negoziati in quanto membro a pieno titolo non appena avrà ratificato l'accordo. Il Parlamento ha approvato l'Accordo di Parigi nella sessione estiva 2017; il Consiglio federale lo ratificherà presumibilmente nell'autunno 2017 dopo la scadenza del termine referendario. Si potrà negoziare una collaborazione bilaterale quando le modalità di attuazione saranno definite a livello internazionale.</p><p>Lo scorso autunno il Consiglio federale ha effettuato la consultazione sulla politica climatica dopo il 2020. Secondo questo progetto, l'acquisto di certificati esteri di riduzione delle emissioni deve essere esclusivamente di competenza dell'economia privata. In prima linea vi sono gli importatori di carburanti fossili, i quali devono compensare una determinata quota delle emissioni di CO2 generate dal traffico. Pertanto, nel quadro degli accordi bilaterali in materia con altri Stati, il Consiglio federale si orienterà in base alle esigenze degli investitori privati. Al fine di raccogliere le prime esperienze, il Dipartimento federale dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni ha sottoscritto con la Fondazione Centesimo per il clima un accordo che la impegna ad avviare attività pilota. Sulla base di questo accordo, e mediante i nuovi meccanismi di mercato, saranno generate riduzioni delle emissioni estere che soddisfano le prescrizioni dell'Accordo di Parigi.</p><p>2./3. La quota della riduzione delle emissioni ottenuta all'estero e computata in Svizzera dipende da un lato dalle disposizioni di attuazione dell'articolo 6, attualmente oggetto di elaborazione, e dall'altro deve essere negoziata con i singoli Paesi ospitanti. Il Consiglio federale sarebbe favorevole al rafforzamento della posizione concorrenziale degli esportatori svizzeri che mediante tecnologie a basso consumo energetico possono fornire un contributo importante alla protezione del clima a livello mondiale.</p>  Risposta del Consiglio federale.