Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/88909

<h2>SubmittedText<h2><p>Quando nel mese di giugno 2002 la Commissione federale contro il razzismo, riferendosi al genocidio in Armenia, ha ricordato che il mondo politico deve svolgere un ruolo determinante in questo ambito e non deve lasciare agli specialisti della storia il compito di trarre gli insegnamenti dal passato, né ai tribunali di decidere quando si tratti di genocidio, il presidente della Confederazione, prima e durante la sua ultima visita in Turchia, ha affidato agli storici la responsabilità di trovare una definizione comune per gli avvenimenti tragici del 1915 (ats 11 dicembre 2008). Il Consiglio federale è cosciente del fatto che tali affermazioni mettono in dubbio i numerosi lavori già svolti, banalizzano gli avvenimenti del 1915 e rimettono in discussione il riconoscimento del genocidio per quanto riguarda il massacro di centinaia di migliaia di Armeni?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale non ha ritenuto di pronunciarsi sulla definizione degli avvenimenti del 1915 data dall'autore e dai cofirmatari dell'interpellanza. Esso rimane su tale posizione e conferma che a suo giudizio spetta agli storici far luce su questi avvenimenti tragici. Nelle sue relazioni con l'Armenia e la Turchia, la Svizzera deve incoraggiare i due Stati ad affrontare queste questioni storiche in modo costruttivo, allo scopo di favorire il riavvicinamento desiderato da entrambe. Invitare gli storici a chinarsi sugli avvenimenti tragici del 1915 non significa banalizzare tali fatti, bensì incoraggiare in Turchia un dibattito aperto e franco per promuovere una migliore conoscenza, una più profonda comprensione e una più vasta accettazione della tragedia del 1915. Da parte sua, il Consiglio federale ha già avuto l'occasione di esprimere a più riprese il proprio rammarico e di condannare le tragiche deportazioni di massa e i massacri che hanno segnato la fine dell'Impero ottomano provocando un altissimo numero di vittime armene e non armene.</p>  Risposta del Consiglio federale.