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STRESA / VERBANIA - «Non potevo fermare io la funivia». È quanto ha detto Luigi Nerini, gestore delle Ferrovie del Mottarone srl, al giudice per le indagini preliminari (gip) di Verbania, stando a quanto riferito dal suo legale, avvocato Pasquale Pantano.
Non era lui, infatti, stando alla versione di Nerini, a doversi occupare dei problemi di sicurezza dell'impianto. «Smettetela di dire che ha risparmiato sulla sicurezza», ha spiegato il suo avvocato.
Nerini, ha chiarito il suo legale, ha «dato indicazioni importanti su chi doveva fare cosa», su chi "doveva occuparsi della sicurezza dei viaggiatori e chi degli affari della società". Il gestore ha spiegato al gip che sapevano che c'erano problemi al sistema frenante e che era stata «chiamata per due volte una ditta», ma non che venissero usati i forchettoni per disattivarlo.
Il potere di «chiudere la ferrovia non era suo, lui poteva fermarla solo se mancava il direttore di esercizio». Ossia per legge, ha ribadito al gip, il caposervizio della funivia Gabriele Tadini e il direttore di esercizio Enrico Perocchio dovevano occuparsi di sicurezza, non lui.