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C'è chi ha criticato il provvedimento in nome della libertà di parola. Tra tre anni è previsto un bilancio
TOKYO - Il caso del suicidio di Hana Kimura, wrestler professionista di 22 anni e nota al grande pubblico grazie al reality di Netflix "Terrace House", che si è tolta la vita dopo aver ricevuto numerosi messaggi di odio sui social network ha particolarmente colpito il popolo giapponese.
Ieri infatti è stata approvata una legge per inasprire le pene di chi diffonde insulti online: coloro che vengono giudicati colpevoli di aver offeso qualcuno sul web possono essere condannati fino ad un anno di reclusione, o ad una multa fino a 300'000 yen (circa 2'220 franchi). Finora la pena prevedeva un periodo di detenzione inferiore ai 30 giorni e una multa fino a 10'000 yen (74 franchi). È stato anche allungato il termine di prescrizione, che è passato da uno a tre anni, riporta Kyodo News.
Lo scopo del nuovo provvedimento è quello di diminuire il cyberbullismo in Giappone. Tuttavia la nuova legge non è stata priva di critiche: il dibattito parlamentare si è concentrato anche sulla libertà di espressione. In particolare alcuni partiti si sono opposti alla revisione, in quanto temono che la nuova legge possa proteggere anche i politici e funzionari pubblici dal ricevere critiche. Infine la legge è stata approvata, ma con l'aggiunta di una disposizione aggiuntiva, che prevede un controllo dopo tre anni dall'entrata in vigore del provvedimento, per determinare l'eventuale impatto sulla libertà di parola.
La legge giapponese distingue anche gli insulti dalla diffamazione: quest'ultima offende pubblicamente un individuo aggiungendo un riferimento ad un'azione specifica. Entrambi sono punibili dalla legge. Tuttavia non sono stati forniti parametri per la valutazione della gravità delle singole offese.