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Un vero scherzo della natura bizzarra: l’Ornitorinco
Rivista numero 105 – Dicembre 2012
Un vero scherzo della natura bizzarra: l’Ornitorinco
Di Luca Bettosini
Questo animale si può descrivere come un miscuglio di tre specie piú familiari: l’Anatra (per il becco e per le zampe palmate), il Castoro (per la coda), e la Lontra (per il corpo e per il pelo).
Se dovesse esistere un concorso per l’animale piú bizzarro in natura, l’Ornitorinco (Ornithorhynchus anatinus), lo vincerebbe senza alcun dubbio! Infatti i primi scienziati, anatomisti e naturalisti che ne esaminarono un esemplare credettero d’essere vittime di uno scherzo. L’Ornitorinco, detto anche Paltipo, è un piccolo mammifero semi-acquatico endemico della parte orientale dell’Australia. È una delle cinque specie ancora esistenti che compongono l’ordine dei monotremi, gli unici mammiferi che depongono uova invece di far nascere direttamente dei piccoli (le altre specie sono note complessivamente con il nome di echidna). Esso è l’unico rappresentante della sua famiglia (Ornithorhynchidae) e del suo genere (Ornithorhynchus). Il nome scientifico del genere (come quello comune italiano) è composto di due parole greche: ornis-ornithos, che significa “uccello”, e rynchos, che significa “muso”. Il secondo termine del nome scientifico della specie è invece derivato dal termine latino per anatra: anas-atis.
La prima descrizione di questo bizzarro animale avvenne nel 1797 da parte di David Collin che lo descrive le suo libro, pubblicato nel 1802, “Notizie sulla colonia inglese della Nuova Galles del Sud”. Egli ne aveva trovato un esemplare e dunque poté farne la descrizione. Il mondo dei naturalisti fu ben presto in subbuglio: a quale gruppo poteva assegnarsi un animale che aveva il becco simile a quello delle anatre e il corpo coperto dalla pelliccia come quello di un mammifero? Questo animale si può descrivere come un miscuglio di tre specie piú familiari: l’Anatra (per il becco e per le zampe palmate), il Castoro (per la coda), e la Lontra (per il corpo e per il pelo). Furono catturati altri esemplari e le loro pelli vennero spedite in Europa nel 1832 dove un noto anatomista di Edimburgo, insieme con altri naturalisti, ritenne che si trattasse di una montatura da parte dei cinesi, abilissimi nel costruire parti di animali diversi, stranissimi mostriciattoli che poi vendevano ai marinai creduloni. L’Ornitorinco, dunque, nel passato era ancora ritenuto da alcuni un animale immaginario, frutto delle abili manipolazioni dei tassidermisti cinesi. Nel 1824 l’anatomista tedesco Meckel, sezionandone uno, scoprí che aveva le ghiandole mammarie ed era chiaro che l’Ornitorinco doveva essere per forza un mammifero. Si arrivò alla conclusione che alcuni suoi organi fanno capire chiaramente che esso depone uova, non figli vivi. La questione fu risolta nel 1884 da un naturalista di Cambridge, Caldwell, che trovò sulle rive del fiume Burnett, nel Queensland, le tanto discusse uova. Dal 1884, dunque, il famoso Platipo fu riconosciuto come mammifero oviparo; dovettero tuttavia passare non pochi anni prima che lo stranissimo animale dell’Australia fosse ben noto nell’anatomia, nella fisiologia e nelle abitudini di vita. Forse soltanto nel 1927, con la pubblicazione del volume di Harry Burrel, “Il Platipo”, si poté dire di conoscere davvero questo singolare animale. La cosa che piú colpisce quando si guarda un Ornitorinco è il grande appiattimento di tutto il corpo: appiattito è il largo tronco, appiattita la coda, appiattita la testa, appiattito particolarmente il muso che ricorda, appunto il becco di un’Anatra. Esso è molto depresso e allungato, ma non è ricoperto da un astuccio corneo, ma da pelle del tutta priva di peli, molle, delicatissima, ricca di terminazioni nervose. Tutto il resto del corpo è invece protetto da pelle molto lassa, paragonabile a quella che ricopre il corpo di molti carnivori. Essa è rivestita di una pelliccia densissima di eguale lunghezza in ogni parte, molle e delicata. “L’Ornitorinco è un carnivoro. Si ciba di vermi e larve di insetti, gamberi d’acqua dolce che trova scavando nel letto del fiume con il muso o che cattura nuotando, e all’occasione anche piccoli mammiferi. Il suo becco molto sensibile gli consente di cacciare il cibo senza dover usare la vista. È uno dei pochi mammiferi di cui si sa che possiedano un senso di elettrolocazione: localizza la sua preda in parte rilevando la sua elettricità corporea. La sua elettrolocazione è la piú sensibile tra i mammiferi. Non avendo denti, i sassolini di ghiaia lo aiutano a “masticare” il pasto. Sulla terra si sposta in un modo un po’ goffo. Tuttavia, la membrana interdigitale delle zampe si ritrae facendo uscire le unghie e permettendo all’animale di correre. L’animale usa le unghie e le zampe per costruire sulla riva la sua tana di terriccio. L’Ornitorinco è un ottimo nuotatore e passa molto tempo in acqua. Tiene gli occhi completamente chiusi quando nuota, affidandosi interamente agli altri sensi. Quando non è in acqua l’Ornitorinco si ritira in una corta tana, dritta e di sezione trasversale ovale, quasi sempre nell’argine non molto sopra il livello dell’acqua, e spesso nascosta sotto un groviglio di radici. Per la riproduzione la femmina scava tane molto piú grandi ed elaborate lunghe fino a 20 metri e bloccate a intervalli con dei tappi. Essa fa il nido alla fine del tunnel con canne come lettiera. La riproduzione dell’Ornitorinco è pressoché unica. È uno dei soli due mammiferi a deporre uova (l’altro è l’Echidna). Essendo un monotremo l’Ornitorinco non dà alla luce piccoli vivi, ma depone le uova in un nido. La specie ha una sola stagione riproduttiva: l’accoppiamento avviene nel tardo inverno o in primavera e i piccoli appaiono in acqua dopo 3-4 mesi di allattamento nelle tane. Le uova sono tenute nel corpo per qualche tempo prima di essere deposte e accudite dal genitore. Quando le uova si schiudono dopo un periodo di incubazione di circa 10 giorni i cuccioli privi di pelo si aggrappano alla madre. Come altri mammiferi, la madre produce il latte per i piccoli. L’Ornitorinco non ha capezzoli ma secerne il latte da pori nella pelle. I piccoli poppano il latte dal ventre della madre mentre questa giace sul dorso”. (1)
Le uova che le femmine depongono sono al massimo 2 o 3 e i piccoli alla nascita misurano appena un paio di centimetri, sono del tutto nudi, hanno una coda rudimentale, zampette brevissime e muso corto, molto diverso da quello della madre. Per i primi giorni sono stranamente incapaci di succhiare il latte, forse anche perché le ghiandole mammarie materne divengono attive solo qualche tempo dopo il parto (altra bizzarria di questo mammifero). Diversi laboratori di biologi australiani, tedeschi ed americani sono riusciti a sequenziare il suo genoma e la pubblicazione congiunta su Nature e su Genome Research di una serie di scoperte microscopiche assolutamente sbalorditive. I mammiferi normali hanno una coppia di cromosomi sessuali, XX nelle femmine, XY nei maschi. L’Ornitorinco ha ben 10 cromosomi sessuali, cinque paia di X nelle femmine, cinque X e cinque Y nei maschi. E ha in tutto 52 cromosomi, contro i nostri 46. Questa scoperta ha ulteriormente evidenziato l’unicità degli ornitorinchi nel regno animale. Uno scienziato ha detto che è difficile immaginare che tutti i processi biologici di questo animale come le sue caratteristiche fisiologiche siano il risultato di un’evoluzione per piccoli passi attraverso molti cambiamenti. Solo la creazione può essere la spiegazione di questo “complicato” animale. Dato il grande interesse per questo animale cosí strano, si tentò piú volte di allevarli in cattività e di esporli al pubblico nei giardini zoologici, ma i tentativi furono senza successo sino a quando qualcuno non ideò un’ingegnosa e anche complicatissima gabbia, chiamata platipusario, destinata a ospitare razionalmente questi animali. Il primo ad essere ospite in uno zoo lasciò l’Australia nel 1922 per arrivare nel Parco zoologico di New York, ma morí dopo 49 giorni. Pochi anni dopo ne arrivarono altri e oggi nel mondo sono ben pochi gli ornitorinchi presenti in cattività.
Morfologia
La fisiologia dell’Ornitorinco è unica. Il ritmo del metabolismo è considerevolmente basso in confronto agli altri mammiferi. Ha una temperatura corporea molto variabile e in relazione abbastanza stretta con quella dell’ambiente. In linea di massima si può dire che nell’Ornitorinco la temperatura corporea oscilla normalmente tra 22 e 36°C al posto dei 38°C tipici dei mammiferi placentati. Il corpo e la larga coda piatta dell’Ornitorinco sono coperti di pelliccia marrone. La taglia varia molto: da meno di un chilo a piú di due chili; la lunghezza da 30 a 40 centimetri, e quella della coda da 10 a 15 cm. I maschi sono circa un terzo piú grandi delle femmine. C’è una notevole variazione nelle dimensioni medie da una regione all’altra. I cuccioli hanno molari a tre cuspidi, che sono una delle caratteristiche distintive dei mammiferi, mentre gli adulti sono privi di denti. La mandibola/mascella è costruita diversamente da quella degli altri mammiferi e il muscolo che la apre è diverso. Come in tutti i veri mammiferi, gli ossicini che portano il suono nell’orecchio interno sono completamente incorporati nel cranio, invece di trovarsi nella mascella come nei cynodonti. L’Ornitorinco ha delle ossa aggiuntive nella cintura scapolare, tra cui un’interclavicola che non è presente negli altri mammiferi. Ha anche un’andatura da rettile, con zampe poste ai lati del corpo piuttosto che sotto di esso. La membrana delicata e al tempo stesso forte che collega le dita e le sorpassa molto in lunghezza serve a trasformare l’arto anteriore in un organo di nuoto straordinariamente efficace, una sorta di larghissima paletta. Le dita degli arti posteriori hanno unghie molto lunghe, compresse lateralmente, assai curve e puntate, collegate anch’esse da una membrana, ma questa non oltrepassa l’attaccatura delle unghie. La coda, larga e appiattita tanto da ricordare quella dei castori, misura in larghezza un terzo della lunghezza; ricca di muscoli e molto forte, ha una duplice funzione. Quando l’Ornitorinco, trovandosi a nuotare in superficie, vuole tuffarsi rapidamente, la piega verso il basso e la fa funzionare da timone di profondità. Nelle femmine è quasi del tutto sprovvista di peli nella parte inferiore e serve a sostenere il piccolo intento a succhiare il latte.
Il veleno
Una sua caratteristica di notevole importanza è quella dello sperone scoperto nel 1799 da uno scienziato di nome Shaw. Nel 1801 il naturalista Home lo studiò a fondo senza sapere dell’esistenza del veleno. Fu il naturalista John Jamison che nel 1816 si accorse che questo sperone è percorso da un piccolo canale nel quale l’animale può far scorrere il veleno, proprio come un serpente può farlo attraverso i denti canicolati. L’Ornitorinco dunque mostrò di avere un’altra e veramente peculiare qualità, quella di essere l’unico mammifero velenoso. Unico per l’anno 1816, poiché in seguito ci si accorse che anche l’altro monotremo, l’Echidna, aveva sperore e ghiandole velenose, e recentemente poi è stato messo in evidenza che vari Insettivori sono capaci di produrre con il morso un avvelenamento non lieve.
“Il maschio dell’ornitorinco ha, su ognuna delle zampe posteriori, uno sperone cavo, che usa per iniettare un veleno prodotto dalle ghiandole crurali, e che usa per difesa dai predatori o nei combattimenti per il territorio. L’assenza dello sperone cavo nella femmina di Ornitorinco, tuttavia, non consente di affermare con assoluta certezza che l’uso dello sperone cavo sia esclusivamente finalizzato alla difesa. Per il veleno non esiste ancora un antidoto. Nell’uomo il sintomo piú importante è un dolore immediato e intenso. Presto attorno alla ferita si sviluppa un edema e gradatamente si diffonde nell’arto colpito. Informazioni raccolte da anamnesi e aneddoti mostrano che il dolore si sviluppa in una perdurante iperalgesia che dura giorni o anche mesi. Il veleno non è letale per gli uomini ma può esserlo per i cani e i piccoli animali domestici”. (2).
Fonti
“Enciclopedia Animali”, di Giuseppe Scortecci, Edizioni Labor-Milano.
“Il mondo degli animali”, Enciclopedia Rizzoli.
http://it.wikipedia.org/wiki/Ornithorhynchus_anatinus
www.nationalgeographic.it
http://archiviostorico.corriere.it/2008/maggio
Note
1 e 2: http://it.wikipedia.org/wiki/Ornithorhynchus_anatinus