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La Svizzera sta esaminando l'opportunità di chiamare in giudizio per rapimento la Libia. Lo ha affermato la ministra degli esteri elvetica Micheline Calmy-Rey in un'intervista allo “20 Minuten online".
l tribunale internazionale dovrà avviare un procedimento riguardante il sequestro dei due uomini d'affari elvetici, Rachid Hamdani e Max Göldi. Infatti, il 18 settembre erano stati attirati fuori dalla ambasciata svizzera a Tripoli per essere portati in un luogo sconosciuto dove sono stati trattenuti separatamente fino al 9 novembre.
«Sono stati in isolamento per circa otto settimane», ha detto la consigliera federale per giustificare il possibile procedimento. In totale, Hamdani e Göldi hanno trascorso 53 giorni in isolamento, privati di luce naturale e di qualsiasi contatto con il mondo esterno - avvocato, famiglia e ambasciata.
Nell'intervista Calmy-Rey non precisa a quale istanza Berna potrebbe fare ricorso. Stando a esperti, si potrebbe trattare di tribunali internazionali o del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite.
Nella stessa intervista, la ministra degli esteri ribadisce tuttavia che la Svizzera non vuole prendere misure di ritorsione. «Siamo naturalmente arrabbiati, ma rappresaglie non servono ai nostri interessi».
La consigliera federale ha anche respinto l’opinione secondo la quale l’1,5 milioni di franchi versati su un conto tedesco siano una forma di riscatto per la liberazione di Max Göldi.
La somma, infatti, sarà unicamente versata se i responsabili della pubblicazione delle foto segnaletiche di Hannibal Gheddafi sulla Tribune de Genève non verranno identificati - identificazione «improbabile» secondo la stessa ministra degli esteri. Nel contempo, Calmy-Rey ricorda che questo importo potrebbe essere anche destinato a progetti umanitari in Libia, se i conti presentati dallo Stato nordafricano saranno inferiori a 1,5 milioni di franchi.
Intanto, venerdì il presidente del partito d’ispirazione populista «Mouvement citoyens genevois» Eric Stauffer ha presentato a sua volta una denuncia penale contro Muammar e Hannibal Gheddafi presso la giustizia ginevrina e il Ministero pubblico della Confederazione.
swissinfo.ch e agenzie