Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/179372

<h2>SubmittedText<h2><p>Come in Svizzera, anche in Austria, Paese amico, neutrale e non facente parte della NATO, sono in atto discussioni sulla sostituzione degli attuali aerei da combattimento. Nel rapporto "La difesa aerea del futuro" del gruppo di esperti "Nuovo aereo da combattimento" ("Avenir de la défense aérienne", "Luftverteidigung der Zukunft", non pubblicato in italiano), si può leggere che l'Austria dispone di una piccola flotta di moderni aerei da combattimento polivalenti, costituita di 15 Typhoon potenzialmente paragonabili ai nostri F/A-18 C/D Hornet.</p><p>Pare che l'Austria abbia l'intenzione di acquistare 18 aerei da combattimento all'inizio degli anni 2020.</p><p>A pagina 97 della versione francese del rapporto, il gruppo di esperti dichiara di non ritenere completamente impossibile una cooperazione a livello internazionale, per esempio nell'ambito degli acquisti di armamenti e della manutenzione.</p><p>Nel numero 126 dell'edizione in francese delle analisi sulla politica di sicurezza, pubblicato nel 2012 dal Center for Security Studies del Politecnico di Zurigo con il titolo "Repenser la coopération sécuritaire: pooling and sharing, smart defense et la Suisse" (non pubblicato in italiano), si fa osservare che le riduzioni dei budget per la difesa in Europa rendono sempre più necessaria la cooperazione negli ambiti della politica degli armamenti e della politica di difesa. Per "pooling" e "sharing" si possono intendere anche lo sviluppo e l'acquisto congiunti di beni d'armamento. La cooperazione in questi ambiti consente di aumentare il volume degli acquisti, con conseguenti risparmi e facilitazioni nel corso delle trattative.</p><p>Il Consiglio federale intende valutare questa opzione? Se sì, sono già previste misure in tal senso?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>L'Austria ha effettivamente l'intenzione (con riserva di una nuova valutazione della situazione dopo le elezioni) di mettere fuori esercizio i suoi Eurofighter Typhoon e di fornirsi di un certo numero di altri aerei da combattimento. Per il momento non è ancora chiaro se si tratterà di velivoli nuovi o usati e se si procederà a un acquisto o a un noleggio. A prescindere dalla scelta finale di Vienna, è possibile sin d'ora rilevare che un acquisto congiunto di aerei da combattimento con l'Austria non sarebbe ragionevole e comporterebbe notevoli rischi sul piano politico, tecnico e finanziario:</p><p>- È possibile, o addirittura probabile, che i requisiti militari siano divergenti.</p><p>- Già oggi è noto che le tabelle di marcia sono diverse: l'Austria intende chiaramente ordinare gli aerei già prima del 2020; un'ordinazione da parte della Svizzera è pianificata per il 2022.</p><p>- Secondo le intenzioni sinora annunciate, la Svizzera e l'Austria non valuteranno i medesimi aerei.</p><p>- I vari criteri potrebbero essere ponderati diversamente.</p><p>- L'adesione a un acquisto congiunto limiterebbe in gran misura il margine d'azione di ambedue i partner sul piano della tabella di marcia, dei requisiti, della scelta del tipo e della definizione degli affari di compensazione. A ciò si aggiunge che se la Svizzera, per qualsivoglia motivo, dovesse voler rinunciare al progetto (per es. dopo una votazione popolare), ne conseguirebbero gravi danni a livello politico e forse anche finanziario, perché in tal modo il nostro Paese comprometterebbe o perlomeno pregiudicherebbe il progetto del partner.</p><p>Per queste ragioni il Consiglio federale è del parere che un acquisto congiunto di aerei da combattimento con l'Austria non vada perseguito.</p><p>Un coordinamento con altri Paesi potrebbe essere ragionevole se i partner acquistassero, autonomamente, il medesimo modello di aereo. Nelle valutazioni degli aerei da combattimento, il Consiglio federale considererà l'onere per l'esercizio e la manutenzione nonché, nei limiti consentiti dalla neutralità del Svizzera, le possibilità di cooperazione con altri Paesi.</p>  Risposta del Consiglio federale.