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Il diritto minorile non va inasprito. È l'opinione del Consiglio nazionale che ha respinto oggi - con 89 voti contro 79 e 8 astenuti - una mozione di Hans Fehr (UDC/ZH).
Per lo zurighese quello proposto era l'unico modo per combattere l'aumento dei reati gravi commessi da giovani registrato negli utili anni.
Nel suo atto parlamentare, Fehr chiedeva al governo di presentare rapidamente una modifica di legge tesa a inasprire il diritto penale minorile. Lo zurighese proponeva di limitare la concessione della condizionale per i crimini gravi, di eseguire la pena in un penitenziario per i giovani non collaborativi collocati in un istituto, aumentare considerevolmente la privazione massima della libertà (attualmente pari a quattro anni) e fare in modo che i giovani possano essere giudicati secondo il diritto penale degli adulti in caso di reati particolarmente gravi.
"Bisogna guardare in faccia la realtà: i minori commettono sempre più crimini gravi", ha sostenuto Fehr, che ha fatto anche riferimento al giovane pregiudicato di Zurigo conosciuto con lo pseudonimo di "Carlos". Servono dunque pene più lunghe, "altrimenti succede come nella scuola reclute: ci si limita a contare i giorni".
L'elemento centrale del diritto minorile è la rieducazione, le pene privative della libertà servono solo per evitare che l'imputato commetta altri reati, ha però replicato la consigliera federale Simonetta Sommaruga. Non è inoltre provato che una pena più lunga abbia un reale effetto deterrente. L'esempio della Germania lo dimostra, ha affermato, convincendo la maggioranza del Plenum, la ministra di giustizia e polizia.
SDA-ATS