Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/78405

<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di obbligare la SSR a rendere i reportage (testo, suono e immagine) da lei prodotti per notiziari, magazine informativi, sport e cultura accessibili ai fornitori regionali per un secondo o terzo utilizzo privato.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il 26 giugno 2002, il Consiglio federale si era già espresso in merito a un intervento parlamentare (mozione Weigelt 02.3140) sul libero accesso ai contenuti finanziati attraverso i canoni di ricezione. All'epoca aveva deciso di accogliere la mozione sotto forma di postulato, dato che era ancora pendente la revisione della legge federale sulla radiotelevisione (LRTV). Durante i dibattiti in merito alla legge, la competente commissione del Consiglio nazionale ha respinto una richiesta di completamento dell'articolo 24 capoverso 4 LRTV che andava in questo senso. Attualmente un secondo o terzo utilizzo gratuito dei contenuti della SSR non è opportuno né per motivi istituzionali né di politica dei media.</p><p>Il versamento di quote dei proventi del canone alle emittenti radiofoniche e televisive private titolari di una concessione (art. 38 e segg. LRTV), dovrebbe permettere loro di produrre a livello regionale e locale contenuti di elevata qualità che si differenziano nettamente da quelli della SSR, costituendo un'alternativa editoriale. In questo modo, l'esigenza di diversità mediatica, sancita dalla Costituzione, può essere soddisfatta a livello contenutistico, offrendo inoltre un plusvalore ai consumatori che pagano il canone.</p><p>Permettere a emittenti private o a provider Internet di accedere gratuitamente ai contenuti prodotti dalla SSR, potrebbe avere conseguenze nefaste sulla diversità d'opinione e mediatica. Infatti, essi sarebbero incentivati, per risparmiare, a non effettuare ricerche e produrre programmi propri, ma a riprendere pedestremente i contenuti della SSR. Al posto dell'auspicata diversità mediatica, si verificherebbe un'uniformazione dei programmi tra i fornitori privati e la SSR da un lato e le varie offerte private dall'altro. Dato che le offerte della SSR devono garantire un servizio di base a livello nazionale e di regione linguistica e sono captabili ovunque via etere, via satellite, via cavo e/o Internet, un secondo o terzo utilizzo di queste trasmissioni porterebbe a una forte presenza della SSR nel paesaggio informativo, impedendo il realizzarsi del sistema duale voluto dal legislatore. </p><p>Oltre a queste riserve di carattere politico-mediatico, si presenterebbero diversi problemi sotto il profilo dei diritti d'autore. Anche se il canone radiotelevisivo è denaro pubblico, ciò non significa che i contenuti finanziati completamente o in parte attraverso questi fondi pubblici siano di proprietà della collettività o beni pubblici. La ripresa dei contenuti è inoltre problematica anche nell'ottica dei diritti d'autore, visto che alcune trasmissioni della SSR o singoli contributi sono destinati ad un'utilizzazione propria e non possono essere messi liberamente a disposizione di terzi.</p><p>Per i contenuti, in particolare le produzioni proprie, di cui la SSR possiede i diritti di sfruttamento, l'obbligo di consentire un secondo o terzo utilizzo dovrebbe poggiare su una chiara base giuridica. Data la mancanza di questo fondamento legale e tenuto conto della garanzia della proprietà, la SSR non può essere obbligata a cedere i suoi contenuti.</p><p>Inoltre, l'ultimo progetto di concessione permette alla SSR, entro i limiti legali, di rendere tutte le sue offerte accessibili ai consumatori su Internet. Questo porterà a un ulteriore utilizzo su vasta scala delle trasmissioni dell'emittente e permetterà anche ai fornitori regionali di servirsi di questi contenuti quale fonte per i loro propri resoconti. Molto probabilmente il Consiglio federale prenderà una decisione in merito al progetto di concessione durante il mese di novembre 2007.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.