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Il primo ad ipotizzare che chiunque ne sia in grado dovrebbe poter emettere una propria moneta è stato il Premio Nobel Friedrich von Hayek, con il libro “La denazionalizzazione della moneta”, uscito nel lontano 1976, in cui mette completamente in discussione il monopolio statale della moneta e la presenza delle banche centrali.
Secondo Hayek le monete dovrebbero essere emesse da chiunque possa essere in grado di farlo, e competere tra di loro sul mercato.
Ovvero esattamente come sta accadendo ora, a più di 40 anni di distanza, grazie alle criptovalute e ai token.
Il concetto è stato ripreso da Brian Armstrong, CEO di Coinbase, che ha dichiarato poco tempo fa che vorrebbe rendere Coinbase l’equivalente della Borsa di New York per le criptovalute e gli asset digitali.
Ma durante TechCrunch Disrupt di San Francisco ha anche detto: “Ha senso che qualsiasi azienda là fuori che ha un cap table dovrebbe avere il proprio token. Ogni progetto open source, ogni ente benefico, potenzialmente ogni fondo o questi nuovi tipi di App [e] di organizzazioni decentralizzate, avranno tutti i propri token“.
In un futuro simile secondo Armstrong Coinbase potrebbe arrivare a listare centinaia di token nel giro di qualche anno, o addirittura potenzialmente “milioni” in un futuro più lontano.
Qualora ciò accadesse Coinbase potrebbe anche diventare un mercato molto più ampio di istituzioni finanziarie come la Borsa di New York stessa.
Ma per arrivare a ciò è necessaria una maggiore e più precisa regolamentazione, in particolare per quanto riguarda i security token.
In quest’ottica i token sarebbero più simili a delle azioni, che non a delle monete, ma verrebbero scambiate sui mercati come se fossero delle monete (o, per l’appunto, dei token).
A tal proposito Armstrong ha aggiunto: “Riteniamo che un sostanziale sottoinsieme di questi token sia costituito da titoli. Il nostro approccio è sempre stato quello di essere il più affidabile [tra gli exchange] e il più facile da usare. Quindi vogliamo essere il luogo conforme alla legge dove puoi iniziare a scambiare questi token che sono classificati come titoli“.
Inoltre ipotizza anche che, grazie ai token ed alle criptovalute, si stia sviluppando un “Web 3.0“, incentrato sul trasferimento di valore via Internet, dopo il Web 1.0, che consisteva fondamentalmente nella pubblicazione di informazioni, ed il Web 2.0, incentrato invece sostanzialmente sull’interazione.
Ora Internet ha una “valuta nativa” e quindi è possibile creare applicazioni che interagiscano direttamente con questa economia globale su Internet.
Infine sostiene che entro i prossimi cinque anni i possessori di criptovalute a livello globale possano superare il miliardo di persone, rispetto ai circa 40 milioni di oggi.