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BERNA - La questione delle lingue straniere nelle scuole divide più che mai i Cantoni: quelli della Svizzera tedesca rifiutano un'ingerenza da parte della Confederazione; in Romandia non sono contro, ma non riescono a trovare una voce comune.
Sono alcune delle posizioni espresse sulle tre varianti di eventuale modifica della legge delle lingue inviate in consultazione sino a venerdì dal Consiglio federale. Il governo ritiene che l'insegnamento di una seconda lingua nazionale deve cominciare già nei primi anni di scuola.
Nel 2004, i Cantoni si sono accordati per l'insegnamento di due lingue straniere alle scuole primarie di cui una deve essere una lingua nazionale. Questa strategia è stata ripresa nel concordato Harmos, entrato in vigore nel 2009 e volto ad armonizzare l'insegnamento obbligatorio tra i Cantoni.
Questa armonizzazione non è comunque cosa facile. Da alcuni anni in vari cantoni della Svizzera tedesca sono state lanciate iniziativa popolari per relegare il francese a livello secondario. Vista questa situazione, la Confederazione ha deciso di intervenire e minaccia di iscrivere in una legge l'obbligo di insegnare una seconda lingua nazionale fin dalle elementari.
Esclusi Grigioni e Ticino, che hanno regimi particolari, 11 cantoni di lingua tedesca, ad eccezione di Lucerna e Sciaffusa, respingono le proposte della Berna federale. È inaccettabile che la Confederazione interferisca nelle competenze cantonali, affermano in coro. Per Glarona si tratta di "un intervento sproporzionato", per Zurigo è "prematuro" e per Uri la legge attuale è sufficiente.
Sul fronte romando il tono è più differenziato: certo sarebbe meglio se i cantoni trovassero un accordo tra di loro, ma visto ciò che sta avvenendo nella Svizzera tedesca, la Confederazione "deve preparare strumenti per evitare che alcuni Cantoni isolati possano rimettere in discussione i lavori della maggioranza", scrive il cantone di Vaud.
Ginevra, Giura e Neuchâtel sono sulla stessa lunghezza d'onda. Vallese e Friburgo, due cantoni bilingue, respingono la pressione della Confederazione, ma difendono chiaramente il principio delle due lingue straniere fin dalle elementari, con priorità per la lingua nazionale.
Secondo la presa di posizione del governo ticinese "già il fatto di segnalare che la Confederazione sarebbe pronta a intervenire e a quali condizioni sarebbe pronta a farlo potrebbe aiutare gli stessi Cantoni a percorre la strada dell'armonizzazione nel campo delle lingue in maniera decisa".
"Bisogna che la minaccia federale spinga alla concordanza", spiega a sua volta Olivier Maradan, segretario generale della Conferenza intercantonale dell'istruzione pubblica della Svizzera romanda e del Ticino (CIIP). Resta ora da vedere se la minaccia del consigliere federale Alain Berset basterà per piegare i Cantoni ricalcitranti.
Accettare di trasmette la proposta al Parlamento federale suonerebbe come una prova di forza, lasciano intendere Appenzello Interno e Zugo. I cantoni potrebbe contare senza dubbio sui loro consiglieri agli Stati.
Gli avversari alla riforma sanno comunque di non avere l'appoggio dell'economia. Come ha ricordato il Tages Anzeiger la settimana scorsa, l'Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM) e l'Unione padronale svizzera vogliono mantenere l'apprendimento del francese/tedesco come lingua "straniera" alle elementari.
In giugno, al momento del lancio della consultazione, il Dipartimento federale dell'interno ricordava che il valore del plurilinguismo è stato valutato in Svizzera al 10% del PIL. Anche gli insegnanti appoggiano il Consiglio federale e mettono in risalto i costi che deriverebbero per i bambini che si trasferiscono in un altro Cantone. La Conferenza svizzera dei direttori cantonali della pubblica educazione (CDPE) si è dal canto suo dichiarata scettica riguardo a un intervento della Confederazione.
Per quanto riguarda i partiti, PPD, PBD, PS e Verdi difendono il principio, UDC e PLR invece non vogliono sentir parlare di un intervento federale nei temi scolastici che rientrano nella responsabilità di ogni Cantone. Tutti invitano comunque tutti ad agire per giungere a una soluzione.