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Fermo da un anno Stan Wawrinka si è aperto in una lunga intervista pubblicata dal quotidiano sportivo L'Équipe.
Operato una prima volta al piede sinistro nel marzo del 2021, Stan Wawrinka ha dovuto tornare sotto i ferri qualche mese più tardi per risolvere definitivamente un problema che lo attanagliava da diversi anni. Di conseguenza il vodese ha dovuto rinunciare praticamente a tutta la stagione, compresi i Giochi Olimpici e tre tornei del Grande Slam.
Adesso, a quasi un anno dal primo intervento, Stan sta lavorando ogni giorno con l'obiettivo di tornare il più presto possibile in campo. Il suo ultimo match giocato risale al 9 marzo scorso, quando al torneo di Doha era stato sconfitto dal sudafricano Lloyd Harris, il prossimo potrebbe essere a Monte Carlo, appuntamento al via il 9 aprile.
«Dopo aver sofferto di un forte dolore al piede sin dal 2019, all'inizio del 2021 sono arrivato al punto in cui non ce la facevo più. Ho spinto al massimo, ho giocato per così tanto tempo con questo dolore, ma era arrivato il momento di dire basta, era necessario intervenire», così ha spiegato Stan Wawrinka la natura dell'infortunio che lo sta tenendo lontano dai campi da tennis in una recente intervista pubblicata dal giornale transalpino L'Équipe.
«Credo che il tennis sia stato uno degli sport più penalizzati dall'avvento della pandemia da coronavirus. Ci sono stati troppi "dramma". Ho l'impressione che ci siano state solo complicazioni. Torniamo al problema principale di questo sport, dove ci sono troppi attori in gioco che vogliono prendere le decisioni: l'ATP, l'ITF, i tornei, i vari paesi, ecc.»
Vincitore di 3 tornei del Grande Slam
Due operazioni e la depressione
«Inizialmente il chirurgo ha voluto tentare un'operazione per alleviare i sintomi - ha raccontato il vodese - purtroppo però non ha funzionato. Quando ho ripreso gli allenamenti è tornato anche il dolore. Così in giugno mi sono sottoposto ad una seconda operazione. Questa volta hanno dovuto pulire il tendine d'Achille, limare l'osso. È stata una cosa seria. Sapevo sin dal principio che la stagione (2021) per me era finita».
«Mi rivedo nei periodi post intervento, durante la riabilitazione. Stavo male, piangevo, ho passato dei periodi di depressione in quei mesi. Non solo per il fatto di non poter giocare, per uno sportivo infatti gli infortuni sono complicatissimi da gestire. Si deve essere molto pazienti e rimanere positivi, anche se sono molti i giorni in cui si viene investiti dai dubbi. Io mi sono chiesto molte volte se era il caso di continuare, se non era meglio smettere col tennis. Alla fine ho deciso di rinchiudere tutte le domande sulla mia carriera e il futuro in un cassetto e dedicarmi esclusivamente sul recupero del mio corpo».
Il rientro e gli obiettivi
«L'obiettivo è tornare in campo sulla terra battuta. Lo scorso settembre ho iniziato ad allenarmi per 3-4 ore al giorno in palestra, facendo di tutto per fare in modo di essere pronto una volta giunto il momento di ricominciare. Oltre all'aspetto fisico, ciò che mi mancherà all'inizio è la prassi di gioco. Avrò bisogno di giocare molto, senza dare troppa importanza ai risultati. Spero di rientrare in tempo per il torneo di Monte-Carlo, o anche prima. Ma i piani possono cambiare rapidamente», ha poi detto il 36enne sorridendo.
«Il mio capitolo della vita nel tennis non è ancora terminato. Certo, il mio livello una volta tornato in campo influenzerà le mie decisioni future: se continuerò a perdere mi mancherà il divertimento. Il mio obiettivo però rimane quello di vincere di nuovo un titolo, questo è certo. Dal mio infortunio al ginocchio, cinque anni fa, il mio sogno è stato vincere un torneo ATP prima di smettere. Un Master 250, un 500, o un 1000. Il livello che avevo prima della lunga pausa era all'altezza per raggiungere un obiettivo simile. Mirare a qualcosa di più? Per ora è impossibile dirlo, ma le due cose sono collegate, se hai il livello per vincere un titolo, significa che hai il livello per andare lontano in un appuntamento del Grande Slam», ha poi aggiunto con speranza e allo stesso tempo realismo il tennista cresciuto a Saint-Barthélemy.
«I Big Three hanno frantumato delle generazioni di giovani tennisti o erano semplicemente loro a non essere abbastanza forti?»
Sul nuovo numero uno del ranking mondiale Daniil Medvedev...
«Penso che quello che fa sia eccezionale - ha poi raccontato Stan, riguardo il nuovo numero uno del tennis mondiale Medvedev - trova sempre soluzioni, può arrabbiarsi quando le cose vanno male ma ha un gran carattere da combattente. È capace, appunto, e lo vediamo in tutti i suoi big match, che li vinca o li perda, riesce a cambiare il suo tennis a partita in corso. Il suo gioco mi parla. Da spettatore andrei a vedere un giocatore così, perché penso che sia spettacolare. Lui riesce a fare tutto. Che sia diventato il numero 1, è meritato. Io l'ho sempre detto: le classifiche non mentono».
Il comeback di Roger Federer
Sul rientro di Roger Federer, pure lui alle prese con una lunga convalescenza seguita ad una doppia operazione ad un ginocchio, Stan ha commentato: «È semplicemente impossibile sapere come sta Roger in questo momento. Da quello che dice e da quello che mostra, si capisce che è troppo presto per giungere a delle conclusioni. La cosa più importante non è comunque a quale livello potrà tornare, ma se la fiamma che ha in sé brucia ancora. Se così fosse allora tutto è ancora possibile, perché avrebbe il necessario per cercare di superare una volta ancora i propri limiti».