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Tradizione
L'Istituto Liberale si basa sulla tradizionale concezione di libertà che in Svizzera emerse con forza nel tredicesimo secolo. Allora, i confederati formarono un'associazione volontaria basata su un numero limitato di regole comuni per difendere la propria indipendenza dalla tirannia fiscale dell'Impero. Questo evento fondatore — messo in scena dall'opera del drammaturgo e poeta Friedrich Schiller — rispecchia due costanti dell'idea di libertà: il rifiuto della coercizione e il ricorso a degli accordi spontanei e contrattuali. Attraverso i secoli, altre entità territoriali si unirono a questa prima alleanza basata sul valore condiviso della libertà, talvolta superando pure le barriere linguistiche.
Un'idea universale
La libertà non venne ovviamente scoperta in Svizzera, ma è parte dell'eredità culturale dell'umanità. Lo scetticismo liberale nei confronti del potere sta alla base di tutte le società pluraliste, di ogni economia innovativa e prospera e della civilizzazione stessa. Esso trova espressione nelle antiche idee giudaiche e greche secondo le quali i regnanti devono piegarsi alle stesse norme morali che si impongono a tutti e che non possano disporre di poteri illimitati. Fu il filosofo cinese Lao-Tse, nel sesto secolo a.C., a descrivere come un ordine armonioso possa svilupparsi spontaneamente anche in una società senza obblighi statali. Egli si spinse pure oltre dimostrando che l'interventismo e il controllo eccessivo da parte dello Stato contribuiscono soprattutto a compromettere tale armonia.
Germaine de Staël e Benjamin Constant
L'idea di libertà in Svizzera ricevette nuovi impulsi nel tardo diciottesimo secolo grazie a Germaine de Staël, figlia del banchiere ginevrino Jacques Necker. Il suo salone, situato nel castello familiare di Coppet, divenne rapidamente un luogo di scambio e di produzione intellettuale dove le correnti liberali tedesche, inglesi, francesi e italiane poterono incontrarsi e mescolarsi. Questo think tank ante litteram si consacrò allo studio della libertà da dei punti di vista letterari, filosofici e religiosi. Germaine de Staël si batteva per la difesa del pluralismo sociale e contro la funesta centralizzazione dello Stato. Germaine ebbe anche un ruolo di catalizzatore per le opere di Benjamin Constant, senza dubbio uno dei più prolifici filosofi del suo tempo. Egli demistificò costantemente lo Stato, descrivendolo come una semplice associazione di persone con l'unico scopo di proteggere le libertà individuali. Da autentico filosofo illuminato criticò la democrazia plebiscitaria per la sua tendenza a trasformarsi in una dittatura della maggioranza a scapito dei diritti individuali. Sottolineò i pericoli dell'azione pubblica quando essa avviene al di fuori un campo d'azione ben definito. Inoltre, difese la libertà di pensiero e i suoi corollari: la libertà economica, la libertà d'opinione e la libertà d'espressione. Constant fu un pacifista razionale che considerava la libertà e il commercio come dei mezzi più efficaci della violenza per incrementare il benessere di una nazione. Infine, difese le piccole entità politiche e ricordò i pericoli della centralizzazione, rivelandosi così precursore dell'attuale dibattito sulla concorrenza istituzionale.
Ludwig von Mises, Wilhelm Röpke
Nel secolo scorso la Svizzera giocò un ruolo fondamentale come paladina della libertà in seno ad un continente europeo che stava sprofondando nel collettivismo e negli eccessi statali. Nel 1934 l'Istituto degli Studi Internazionali di Ginevra, guidato da William Rappard, offrì rifugio al rinomato economista austriaco Ludwig von Mises. Qui egli lavorò alla sua importante opera, pubblicata nel 1940, "L'azione umana: un trattato sull'economia", opera che è ancora oggi imprescindibile per gli economisti liberali. Nel 1937, allo stesso istituto approdò l'economista tedesco Wilhelm Röpke. Egli sviluppò a Ginevra la sua filosofia sociale che pubblicò in un'importante trilogia e difese le idea di libertà nel dibatto pubblico scrivendo per la Neue Zürcher Zeitung e la Gazette de Lausanne.
Friedrich Hayek e la Mont Pelerin Society
Quando, a seguito delle devastanti conseguenze della Seconda Guerra Mondiale, si trattò di dare il là alla rinascita intellettuale della civiltà europea, l'economista (e più tardi vincitore del premio Nobel) Friedrich Hayek riunì nel 1947 sul Monte Pellegrino, sopra Vevey, 39 personalità liberali di spicco — tra i quali Ludwig von Mises, William Rappard, Wilhelm Röpke, Milton Friedman, Bertrand de Jouvenel e Karl Popper. Con la Mont Pelerin Society nacque anche un'associazione accademica che oggi conta più di 700 membri tra pensatori e professionisti liberali di tutto il mondo rappresentando così una delle piattaforme internazionali più attive nell'esplorazione delle idee liberali e delle loro implicazioni. Nei decenni che seguirono, Friedrich Hayek fu spesso conferenziere in Svizzera e pubblicò qui molte delle sue opere.
L'Istituto Liberale porta avanti dal 1979 la vasta tradizione intellettuale e umanistica della libertà, tradizione scettica nei confronti del potere, dello Stato e del centralismo. L'Istituto si pone come obiettivo di portare linfa nuova a queste idee anche nel corso del ventunesimo secolo.