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Il sistema elettorale maggioritario è una modalità di decisione che per secoli è stata considerata l’unico metro atto a valutare la formazione della volontà popolare. In un’elezione la vittoria andava ogni volta a colui che raccoglieva la maggioranza dei voti. In Svizzera furono necessarie tre votazioni popolari affinché il Popolo decidesse di utilizzare un nuovo sistema, il proporzionale, per l’elezione del Consiglio nazionale.
Il sistema elettorale proporzionale si diffuse soltanto nel momento in cui furono sviluppati metodi con i quali era possibile dimostrare che con questo nuovo sistema elettorale la ripartizione dei seggi sarebbe cambiata e in che modo. Alla fine del XIX secolo emerse anche l’esigenza di passare a questo sistema per ripartire i seggi in modo «più equo» fra i partiti e far sì che le minoranze fossero meno penalizzate. Il sistema proporzionale parte fondamentalmente dal principio di assicurare alle minoranze, che con il sistema elettorale maggioritario ci rimettono, una rappresentanza corrispondente alla loro forza numerica.
Prime simulazioni di calcolo alla fine del XIX secolo
Con l’aiuto di simulazioni di calcolo (più o meno precise) si cominciò ad accertare in che misura sarebbe cambiata la ripartizione dei seggi passando dal sistema maggioritario a quello proporzionale. Il primo calcolo, effettuato da Eduard Gonin nel 1878, si limitava tuttavia a considerare 28 circondari elettorali ed era molto impreciso. Negli anni Ottanta il politico obvaldese Josef Durrer fu a sua volta indotto a effettuare calcoli per dimostrare in modo più approfondito come il sistema maggioritario sfavorisse le minoranze. Egli raccolse i dati relativi a quattro elezioni (1881–1890). Dopo la diffusione di questi calcoli e la nuova delusione patita dalle minoranze in occasione delle elezioni del 1890, furono sferrati i primi attacchi diretti contro il sistema maggioritario allora in vigore.
In particolare i socialdemocratici, svantaggiati dal maggioritario, cominciarono a quantificare con precisione queste ingiustizie mediante calcoli basati sul sistema proporzionale, giungendo probabilmente alla conclusione che il passaggio al sistema elettorale proporzionale avrebbe effettivamente potuto comportare una considerevole ridistribuzione dei seggi. Tuttavia, per motivi tattici i socialdemocratici sottolinearono che anche con il sistema proporzionale la posizione dominante dei radicali non sarebbe stata compromessa.
Secondo i calcoli dell’Ufficio di statistica, invece, la ripartizione complessiva dei seggi non avrebbe praticamente subito modifiche.
Soltanto al terzo tentativo il proporzionale viene accettato
Il 4 novembre 1900 il Popolo svizzero respinse una prima iniziativa popolare sull’introduzione del sistema proporzionale. Anche la seconda iniziativa, posta in votazione il 23 ottobre 1910, non ebbe miglior fortuna, benché fosse stata accettata dalla maggioranza dei Cantoni. Infine, il 13 ottobre 1918, Popolo e Cantoni accettarono nettamente, con il 66,8 per cento dei voti, la terza iniziativa per l’elezione proporzionale del Consiglio nazionale.
Le prime elezioni a livello nazionale secondo il sistema proporzionale si svolsero nel 1919 e comportarono – contraddicendo diverse stime precedenti effettuate all’inizio del XX secolo – un cambiamento notevole dei rapporti di forza in seno al Consiglio nazionale. I liberali-radicali (oggi PLR) persero quasi la metà dei loro seggi. Fra i vincitori vi furono i socialdemocratici (PS) e il partito dei contadini (oggi UDC).
Seggi nel Consiglio nazionale 1917 (maggioritario) e 1919 (proporzionale):
I quattro partiti maggiori hanno praticamente mantenuto la stessa forza dalla prima elezione con il sistema proporzionale nel 1919 fino al 1991. Dal 1995 l’UDC è diventato il partito maggiormente votato.
Unicità delle elezioni del Consiglio nazionale in Svizzera
Le regole elettorali del sistema proporzionale lasciano notevole libertà all’elettore di cancellare candidati dalla lista, ripetere due volte il nome dello stesso candidato sulla scheda elettorale (cumulo) o votare candidati di altre liste (panachage). In tal modo non sono prevalentemente i partiti a decidere chi viene eletto in Consiglio nazionale, bensì è il Popolo svizzero.