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il 21 maggio 2000, il Popolo svizzero è stato chiamato alle urne per approvare il pacchetto dei Bilaterali I, negoziati tra la Confederazione e l’Unione europea. Le svizzere e gli svizzeri hanno largamente approvato questi accordi con ben il 67,2% dei consensi mentre, in controtendenza, il Ticino li ha sonoramente bocciati con una maggioranza di contrari pari al 57%. Il motivo principale di tale forte opposizione è sostanzialmente da ritrovarsi nell’avversione rispetto all’accordo riguardante la libera circolazione delle persone. Nelle votazioni successive a questa storica data, il nostro Cantone ha sempre confermato la sua contrarietà a questo accordo e alla sua conseguente estensione. Il 25 settembre 2005 ha infatti espresso un no chiarissimo (63.9%) all’estensione della libera circolazione alle persone provenienti dai dieci nuovi Stati membri dell’UE e alla revisione delle misure di accompagnamento. L’8 febbraio 2009, le ticinesi e i ticinesi hanno inoltre democraticamente rifiutato il rinnovo dell’accordo sulla libera circolazione delle persone dopo il 2009 e la sua estensione a Bulgaria e Romania con un pesantissimo 66.1% di contrari.
Più ravvicinate nel tempo sono le due iniziative popolari promosse dall’UDC Svizzera e dall’UDC Ticino volte a modificare le rispettive Costituzioni. Il testo federale contro l’immigrazione di massa, che prevedeva l’introduzione del nuovo articolo 121a, è stato plebiscitato con il 68,2% dei consensi in Ticino mentre l’iniziativa popolare costituzionale cantonale “Prima i nostri”, nata sulla scia del voto federale, ha registrato un risultato positivo del 58%, malgrado la presenza di un insidioso controprogetto. Le votazioni popolari citate evidenziano inconfutabilmente come il nostro Cantone sia da sempre decisamente contrario all’accordo che prevede la libera circolazione delle persone. La stragrande maggioranza delle ticinesi e dei ticinesi ha la ferma volontà di ritornare a quello che era il sistema in vigore prima della sottoscrizione dei Bilaterali I, ossia al sistema basato sui contingenti, i tetti massimi e la preferenza indigena.
L’UDC ritiene che i rappresentanti del Canton Ticino alle Camere federali, impegnati nelle prossime settimane nell’applicazione del voto popolare del 9 febbraio 2014, possano e debbano portare la vera voce del nostro Cantone nelle Istituzioni svizzere, siano esse Commissioni o Camere federali. La pessima sceneggiata che ha avuto luogo al Consiglio nazionale nel mese di settembre, dove si è approvata un’applicazione anticostituzionale dell’articolo 121a, non deve ripetersi al Consiglio degli Stati, la Camera che rappresenta i Cantoni. In particolare chiediamo ai rappresenti eletti dal Canton Ticino, Filippo Lombardi e Fabio Abate, di sostenere compiutamente la volontà e gli auspici del nostro Cantone. Vi domandiamo quindi di promuovere un’applicazione conforme alla Costituzione federale che comprenda i contingenti, i tetti massimi e la preferenza indigena sistematica in favore degli svizzeri sul mercato del lavoro, così come democraticamente voluto dalla netta maggioranza dei ticinesi. In concreto ciò che è proposto dal Consigliere agli Stati UDC Peter Föhn.
Possiamo comprendere il vostro imbarazzo che vi costringe a destreggiarvi tra le indicazioni dei vostri rispettivi partiti, da sempre favorevoli alla libera circolazione delle persone, e la volontà del Canton Ticino, ma riteniamo che non sia più tempo di nascondersi dietro l’appartenenza partitica. Questo è il momento di assecondare la volontà del nostro Cantone e di schierarsi senza se e senza ma dalla parte del Ticino. Di quel Ticino che ha sempre coerentemente inviato un messaggio chiaro alle proprie autorità politiche: NO alla libera circolazione delle Persone, SÌ all’articolo costituzione federale contro l’immigrazione di massa e SÌ all’articolo costituzionale cantonale “Prima i nostri”.
In attesa di salutare il vostro tangibile impegno per sostenere la linea politica della maggioranza del Canton Ticino, a mezzo di vostri concreti interventi nella commissione delle Istituzioni politiche del Consiglio degli Stati e nel relativo gremio parlamentare, vi porgiamo cordiali saluti.
Piero Marchesi, presidente UDC Ticino
Marco Chiesa, consigliere nazionale UDC