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Bimbi costretti a comparire davanti a un giudice, da soli, dopo essere stati separati dai genitori e chiusi in gabbie all'interno di campi di detenzione per migranti al confine col Messico. Lo ha denunciato al Texas Tribune Lindsay Toczylowski, avvocata e direttrice del Centro di tutela legale per migranti di Los Angeles.
«Stavamo rappresentando in tribunale un bimbo di tre anni, separato da poco dai genitori. E lui, nel bel mezzo dell'udienza, ha iniziato a scalare il banco degli imputati – ha raccontato Toczylowski –. In quel momento è apparsa in tutta la sua evidenza l'assurdità di quello che stiamo facendo a questi bambini», ha aggiunto. L'agenzia per l'immigrazione e le dogane, che sovrintende alle espulsioni degli immigrati clandestini, non ha risposto ad una richiesta di commento da parte del giornale.
Prima della cosiddetta "tolleranza zero" voluta dal presidente Trump, gli irregolari fermati al confine comparivano davanti ai giudici insieme ai figli e spiegavano perché chiedevano il diritto di asilo negli Usa. Ora, secondo Toczylowski, i bambini che si trovano a fronteggiare da soli le udienze si trovano in posizioni svantaggiose perché i genitori sono spesso le uniche persone a conoscere le cause che li hanno costretti a scappare dai lori Paesi.
Sono ancora oltre duemila i bimbi separati dai genitori al confine col Messico. Per molti di loro si prospetta un destino incerto. Martedì scorso un giudice federale ha deciso che i bambini separati dalle mamme e dai papà dovranno essere ricongiunti ai genitori, con un limite di tempo di 14 giorni per quelli con meno i 5 anni, e di 30 giorni per i più grandi. Nel frattempo, però, molti dei loro genitori sono stati già espulsi.