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La situazione finanziaria dell'Aiuto Aids Svizzero (AAS) è precaria: mentre i fondi continuano a calare, l'organizzazione deve occuparsi di un numero sempre maggiore di sieropositivi.
Nel 2010 era risultato per la prima volta una perdita, pari a 330'000 franchi, invece lo scorso anno l'AAS se l'è cavata con un occhio nero grazie alla riduzione del personale e dei costi. I nuovi vertici dell'associazione intendono ora trovare nuove fonti di finanziamento, ha indicato la neoeletta presidente dell'AAS Doris Fiala in una conferenza stampa a Zurigo.
Il lavoro di prevenzione si concentrerà maggiormente sui gruppi a rischio, ossia uomini omosessuali, migranti provenienti dall'Africa subsahariana e prostitute. In particolare l'organizzazione s'impegnerà perché i sieropositivi non perdano l'impiego o possano essere reintegrati nel mondo del lavoro.
Attualmente in Svizzera vivono circa 25'000 sieropositivi. Grazie alle terapie disponibili il numero dei decessi è fortemente diminuito, ma quello delle persone che contraggono il virus continua a salire. Stando all'AAS, nonostante il lavoro di prevenzione ogni anno si registrano circa 600 nuovi contagi, tanti quanti dieci anni fa. I costi per gli 8'000 sieropositivi in terapia ammontano a 200 milioni di franchi annui.
I ricavi dell'organizzazione sono in calo da anni. Nel 2011 l'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) ha ridotto il suo contributo di 750'000 franchi, inoltre nel giro di un anno anche le donazioni sono diminuite di 150'000 franchi. Quest'anno è attesa un'ulteriore flessione - dell'ordine di centinaia di migliaia di franchi - del sostegno della Confederazione. L'AAS spera di ricevere nuovi contributi da fondazioni e dall'economia privata, ma intende anche intensificare la raccolta di fondi tra la popolazione.
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