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È durato poco meno di quattro minuti l'annuncio del suo ritiro: Stephan Lichtsteiner, capitano della Nazionale svizzera di calcio, ha voluto subito togliere dal campo ogni dubbio: «Credo sappiate di cosa si tratta – ha detto il calciatore davanti ai media –, ho deciso di ritirarmi». Attualmente nella rosa del Augsburg, squadra della Bundesliga, Lichtsteiner ha giocato in precedenza per l'Arsenal. In Italia ha vestito le maglie di Juventus e Lazio.
Lichtsteiner può essere inserito nella top-5 del calcio svizzero. Sette volte campione italiano con la Juventus tra il 2011 e il 2018, nonché campione svizzero con il Grasshopper nel 2003 e vincitore della Coppa Italia nel 2009 con la Lazio, il laterale destro presenta un palmarès che in Svizzera non ha eguali. Gli è mancata soltanto la conquista della Champions League, nonostante le due finali raggiunte con la Juventus e perse contro Barcellona e Real Madrid.
Per 13 anni Lichtsteiner è stato capitano della Nazionale, con la quale ha preso parte tre volte alla fase finale della Coppa del mondo (Sudafrica 2010, Brasile 2014, Russia 2018) e due volte agli Europei, in Svizzera e Austria (2008) e in Francia (2016). Il suo esordio risale al 15 novembre 2006, quando Köbi Kuhn lo aveva mandato in campo nell'amichevole persa 2-1 contro il Brasile. E sempre un 15 novembre, ma di 13 anni dopo, a San Gallo ha vestito per la 108ª volta la maglia rossocrociata, in occasione della vittoria per 1-0 contro la Georgia nelle qualificazioni per Euro 2020. La lunga carriera internazionale fa di Lichtsteiner il terzo calciatore svizzero con più di 100 "caps", alle spalle di due mostri sacri come Heinz Hermann (118) e Alain Geiger (112). Tre i rimpianti maggiori: non essere mai riuscito a portare la Svizzera ai quarti di finale di un grande torneo, l'errore commesso nel 2014 a San Paolo che spianò la strada all'Argentina, in un ottavo di finale rimasto epico nella storia del calcio elvetico, e il cartellino giallo di quattro anni dopo contro la Costa Rica che gli impedì di prendere parte all'ottavo di finale contro la Svezia.
Stephan Lichtsteiner sarà ricordato come un giocatore di cuore e dal carattere forte. Ha giocato in quattro dei cinque campionati principali, vestendo le maglie del Lilla (Francia), della Lazio e della Juventus (Italia), dell'Arsenal (Inghilterra) e dell'Augsburg (Germania). Nel 2015 fu lui a sollevare, grazie anche all'ottima padronanza di francese e italiano, la questione dell'"identità svizzera" all'interno di una Nazionale divenuta sempre più multiculturale con il massiccio afflusso di giocatori di origine straniera.
In totale la carriera di Lichtsteiner è durata 17 anni, con oltre 620 partite disputate e 30 reti realizzate. «La carriera di un calciatore è limitata – ha affermato durante la conferenza stampa di Berna –. Ho avuto la possibilità di coronare quello che era il mio sogno da bambino e giocare fino a 36 anni ad alti livelli. Ora è arrivato il momento di intraprendere una nuova strada. È stato un bel periodo e mi sono divertito molto».
A livello di club Lichtsteiner ha tra l‘altro lasciato il segno nella storia della Juventus. Con la Vecchia Signora ha vinto lo scudetto per ben sette volte di fila tra il 2012 e il 2018, aggiudicandosi inoltre quattro volta la Coppa Italia e tre la Supercoppa. È stato anche in finale di Champions League nel 2015 e 2017. «La Juventus era già prima di questo periodo una brand di livello mondiale, ma sportivamente stava attraversando un periodo difficile. Siamo riusciti a costruire una generazione vincente, capace di fare suoi 14 titoli in 7 anni. È stata sicuramente la fase della mia carriera di maggior successo. Gli unici motivi di rammarico rimangono le due finali di Champions League perse».
Lasciata l'Italia, Lichtsteiner è andato a Londra, sponda Arsenal, con il quale nella primavera 2019 ha preso parte alla finale di Europa League, persa 4-1 contro il Chelsea. «L‘Arsenal è stata una sfida che ho voluto intraprendere a tutti i costi verso la fine della mia carriera. Nel complesso penso di poter dire che la mia è stata una carriera costruita in modo logico».
Le circostanze particolari legate alla pandemia di coronavirus e lo spostamento al 2021 dell‘Europeo 2020 hanno portato Lichtsteiner alla scelta di ritirarsi. «Il piano sarebbe stato quello di dire basta dopo l‘Europeo. Per me è però stato chiaro, vista la decisione dell’Uefa di posticipare il torneo, che non sarebbe stato logico aggiungere un ulteriore anno alla mia carriera».
Il 36.enne lucernese guarda con soddisfazione a quanto fatto sul rettangolo verde... «Sin da piccolo volevo diventare calciatore. Ho potuto vivere il sogno da bambino. Dopo grandi sfide con molti alti e pochi bassi porto con me tante esperienze che mi aiuteranno in futuro. D'ora in poi voglio proseguire su due piani: da un lato ho intenzione di svolgere i corsi di allenatore per l'ottenimento dei diplomi necessari a intraprendere la carriera di tecnico, dall'altro cercherò nuove sfide nel settore economico».
Lichtsteiner ha ringraziato la famiglia e gli amici per il sostegno, ma anche l'Associazione svizzera di calcio (Asf): «Non solamente per la mia carriera internazionale, ma soprattutto per la formazione della quale ho potuto usufruire come membro del progetto Footuro a partire dall'U15 e fino all'U21».
È durato poco meno di quattro minuti l'annuncio del suo ritiro: Stephan Lichtsteiner, capitano della Nazionale svizzera di calcio, ha voluto subito togliere dal campo ogni dubbio: «Credo sappiate di cosa si tratta – ha detto il calciatore davanti ai media –, ho deciso di ritirarmi». Attualmente nella rosa del Augsburg, squadra della Bundesliga, Lichtsteiner ha giocato in precedenza per l'Arsenal. In Italia ha vestito le maglie di Juventus e Lazio.