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I tre principali costruttori di automobili giapponesi evocano una questione di sicurezza per i propri collaboratori, mentre sale il contenzioso per le isole nel Mar della Cina.
I tre principali costruttori giapponesi di automobili, Toyota, Nissan e Honda, hanno sospeso martedì 18 settembre la quasi totalità della loro produzione in Cina, dove proseguono le violente manifestazioni contro il Giappone.
Toyota ha spiegato di aver chiuso parte delle sue fabbriche, Nissan ha fermato la produzione in due dei suoi tre centri, mentre Honda ha chiuso cinque fabbriche, a causa dei timori per la sicurezza del personale.
Il portavoce di Toyota ha spiegato che diverse concessionarie del gruppo automobilistico hanno subìto seri danni durante le manifestazioni anti-giapponesi.
Toyota ha tre fabbriche di assemblaggio in Cina, dove dà lavoro a circa 26mila operai e dove sono assemblati ogni anno circa 800mila veicoli. Nel paese il gruppo ha una rete di 860 concessionarie.
Nissan ha deciso di fermare la produzione nelle fabbriche di Guangzhou (provincia di Guangdong, nel sud) e Zhengzhou (provincia di Henan, nel centro-est).
La terza fabbrica, situata a Xiangyang (provincia di Hubei, nel centro-est) per il momento funziona normalmente. Una decisione verrà presa nelle prossime ore circa la produzione complessiva. Nel 2011 Nissan ha prodotto in Cina 1.198 milioni di veicoli.
Honda ha deciso di procedere alla chiusura delle sue cinque fabbriche tra martedì e mercoledì. Il gruppo ha spiegato che al momento la produzione è ancora possibile, ma preoccupa la consegna dei veicoli ai concessionari.
Il gruppo produce in Cina 9701mila vetture ogni anno.
Importanti manifestazioni, spesso con episodi di violenza, hanno luogo da sabato in Cina per protestare contro la nazionalizzazione delle isole Senkaku da parte del governo giapponese, che le ha acquistato da un privato. Queste isole, disabitate, si trovano nel Mare della Cina orientale.
Il Giappone le controlla e la Cina le rivendica.
Nuove dimostrazioni sono previste in Cina oggi, in occasione del 81esimo anniversario del cosiddetto “incidente di Moukden”, che il 18 settembre 1931 aveva fornito il pretesto per l’invasione della Manchuria, nel nord-est della Cina, da parte del Giappone.