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Monzambico - Nampula
Analisi del contesto
Il Mozambico, localizzato nella zona sud della costa orientale africana, confina con Tanzania, Malawi, Zambia, Swaziland e South Africa. Il Mozambico si estende su un territorio di oltre 800.000 km2, suddiviso in dieci province, con una popolazione di oltre 25 milioni di abitanti che si concentrano per il 40% nelle zone urbane come Maputo (capitale e maggior porto del paese), Beira e Nacala (i due porti minori ma ugualmente
strategici per la nazione) e importanti snodi commerciali come Nampula. Il restante 60% della popolazione vive nella zona rurale.
Oggi il Mozambico, pur avendo una pace stabile dal 1992, è ancora uno dei paesi più poveri del mondo secondo l’indice mondiale di sviluppo umano: 178.mo posto su un totale di 187 posizioni. Il 38% delle persone vive con meno di un dollaro giornaliero e solo il 60% con due dollari al giorno. L’indice di diffusione dell’HIV/AIDS è pari al 16% della popolazione con una forte crescita nell’ultimo decennio. Quattro bambini su dieci
presentano stati di sotto nutrizione cronica, più della metà della popolazione è costituita da minorenni e quasi un milione di bambini sono orfani. Molti dei bambini, particolarmente le bambine, non frequentano la scuola. Si registra una forte mancanza di figure qualificate come professori, medici, infermieri, imprenditori e altri tipi di figure fondamentali per fornire servizi di base e aiutare a costruire un’economia stabile. Solo il
40% della popolazione ha accesso ai servizi medici di base e solo una persona su tre vive dentro una distanza media di 40 km da un centro sanitario. Il tasso di crescita della popolazione si attesta intorno all'1,8% annuo, mentre la speranza di vita media è di 41 anni tra la popolazione maschile e di 40 anni tra quella femminile.
La mortalità infantile è pari a 178 morti ogni 1.000 bambini minori di 5 anni: quasi uno su cinque non raggiunge il quinto anno di età. L’indice di mortalità materna è pari a 408 morti ogni 100.000 mamme in stato di gravidanza. Solo il 43% della popolazione ha possibilità di accedere a una fonte di acqua.
Nampula è localizzata nell’interno della provincia omonima, è la terza città del Mozambico per numero di abitanti e per sviluppo economico: essa è conosciuta nel paese come la capitale del Nord.
Presenza a Nampula
La Congregazione Scalabriniana (Regione Europea Giovanni Battista Scalabrini) è presente nell’Arcidiocesi di Nampula da metà ottobre 2005. Ad essa è stata affidata parte della gestione del campo profughi di Maratane e la cura della popolazione locale: la presenza scalabriniana ha assunto una valenza di tipo sociale, culturale e di cooperazione allo sviluppo. Per questo, la Missão Scalabrini, in collaborazione con ASCS Onlus, ha assunto il compito di seguire i progetti che vengono svolti all’interno di Maratane.
Maratane
Il campo di Maratane contava nel 2005 circa 6.000 profughi, provenienti in gran parte dal Congo (RDC), dal Burundi e dal Rwanda. Il campo è stato istallato nello spazio di un ex lebbrosario, suddiviso in quattro zone (Maputo, Beira, Sun-City, Angoche), a loro volta suddivise in blocchi di circa 20 capanne per blocco. Anche l’attuale sede operativa del “Centro comunitario” ripreso dagli scalabriniani faceva parte delle strutture del
lebbrosario ed era stata costruita come “cappella – scuola” per la comunità. Attualmente il campo comprende un territorio di 170 kmq in cui vivono 10.000 persone (i dati ufficiosi parlano di 14.000 persone) così suddivise: 50% richiedenti asilo o rifugiati e 50% abitanti locali. I Macua, etnia mozambicana che da sempre abita questa zona vivendo in piccoli villaggi nella zona di savana limitrofa al centro di Maratane, è una popolazione di origine semi nomade che vive dell’agricoltura e della pastorizia di sussistenza e che durante la lunga guerra degli anni ’80 in Mozambico ha sofferto in maniera particolare per l’impossibilità di continuare nella pratica dell’allevamento dato che la maggior parte del loro bestiame è stato ucciso o dalle due fazioni nemiche o dalla mancanza cronica di acqua dovuta alla siccità.
Nel momento in cui si è aperto il campo all’interno del quale è stato creato un centro di salute, una scuola materna e sono stati costruiti due pozzi la popolazione Macua lentamente si è spostata vicino al centro per poter usufruire dell’acqua potabile e dei servizi, seppur primitivi.
Il progetto Scalabriniano a Maratane
Dal 2005 fino al 2009 i missionari scalabriniani hanno sviluppato un progetto tendente a favorire e promuovere la convivenza all’interno del Campo profughi di Maratane, tra le varie etnie di rifugiati e con la popolazione Macua.
Ascs Onlus, su richiesta dei missionari scalabriniani, ha cominciato ad operare dal 2008 all’interno del campo profughi, inizialmente con un progetto di lotta alla denutrizione e malnutrizione infantile da cui oggi si sono sviluppate le quattro aree su cui opera il progetto.
Lotta alla denutrizione e malnutrizione infantile
Il 52% dei bambini del paese, sotto i 5 anni di età, soffre di malnutrizione cronica; ciò significa che un bambino su due non ha accesso ad una alimentazione valida. Quando si parla di malnutrizione cronica, differente da quella acuta, si intende uno stato nutritivo scadente, dovuto ad un apporto alimentare scarso e non differenziato protratto nel tempo.
Le dirette conseguenze di tutto ciò, oltre ad un peso molto più in basso della norma, è un ritardo dello sviluppo psico-fisico, una maggior facilità ad ammalarsi e, di conseguenza, a morire. Il progetto nutrizionale è stato concepito per contrastare la piaga della denutrizione, che in Mozambico causa la morte di circa il 10% dei bambini nella fascia di età tra i 0-5 anni. All’interno del campo è stato costruito un centro dove arrivano ogni giorno le mamme con i loro bambini, attualmente stiamo seguendo circa 60 bambini a settimana. Le attività svolte all’interno del centro sono le seguenti:
- Controllo settimanale peso, altezza e MUAC (circonferenza del braccio, indice utile per rapida determinazione dello stadio di denutrizione);
- Distribuzione latte in polvere per bambini da 0 ad 1 anno;
- Distribuzione merenda per bambini da 1 a 5 anni;
- Preparazione del pranzo assieme alle mamme dei bimbi e distribuzione dello stesso ai bambini ed alle loro mamme;
- Incontri sui temi salute mamma-bambino: igiene, un corretto uso degli alimenti per cucinare cibi nutritivi, prevenzione delle malattie in gravidanza e nei primi anni di vita del bambino, etc;
- Distribuzione ad ogni famiglia che entra nel programma di tre galline ed un gallo.
Le mamme che vengono al centro hanno inoltre la possibilità di fare il bagnetto ai propri bimbi (spesso soprattutto le donne Macua non hanno accesso all’acqua).
Una seconda parte del progetto viene svolto all’interno della escolinha del campo (una scuola materna che accoglie circa 200 bambini) in cui ogni giorno prepariamo un pranzo a forte tasso nutrizionale per i bambini per aiutarli a crescere in maniera sana.
Progetto ludico
Dai primi momenti in cui abbiamo aperto il progetto nutrizionale ci siamo accorti che le mamme rifugiate arrivavano al centro con i figli più grandi che non potendo andare a scuola passavano tutta la mattinata seduti sotto il portico del centro senza avere la possibilità di fare qualcosa. Dalla sensibilità dei padri, degli operatori e dei volontari è nata l’idea di creare un progetto a doc per questi ragazzi per aiutarli a sviluppare le proprie abilità tramite una serie di attività educative. All’interno del progetto ci sono attualmente circa 60 ragazzi divisi tra mattina e pomeriggio che grazie all’aiuto di 4 animatori rifugiati che parlano francese e swahili fanno attività ludico-ricreative, prescolastiche (per imparare a leggere e scrivere) e di scuola informale (corsi di francese, matematica, inglese, cucito).
Alcuni ragazzi sono nel frattempo riusciti ad entrare nella scuola elementare del campo e con loro si fanno attività di rinforzo scolastico durante i pomeriggi.
Una delle lacune da colmare è il fatto che gli animatori non parlano bene il portoghese e quindi non riescono ad insegnare la lingua parlata in Mozambico ai piccoli rifugiati che se avessero una maggiore padronanza del portoghese potrebbero essere più facilmente inseriti all’interno della scuola del campo. Per questo stiamo facendo fare agli animatori un corso di portoghese.
Progetto agricolo
Nel momento in cui si è strutturato il progetto di lotta alla denutrizione e malnutrizione infantile ci si è resi conto che lo stesso sarebbe davvero servito se ad una azione diretta tramite il progetto nutrizionale si fossero accompagnate una serie di attività che aiutassero le famiglie dei bambini e le comunità stesse a combattere il problema dell’insicurezza alimentare nella regione anche attraverso una formazione per una agricoltura ed un allevamento più razionali e produttivi. Si sono alternate varie fasi del progetto.
In un primo momento si erano dotate le comunità di attrezzi per coltivare i terreni e di sementi e con degli esperti si tenevano delle lezioni pratiche all’interno dei villaggi per aiutare le persone a coltivare in maniera più efficace i propri terreni ed a diversificare i tipi di coltivazione. Questa fase del progetto ha avuto tantissime difficoltà dovute sia a problemi di ordine oggettivo (la cronica mancanza di acqua durante la stagione secca e le scarse precipitazioni avute negli ultimi anni durante quella delle piogge) che di ordine soggettivo. Infatti la maggior parte delle persone che ricevevano la formazione non riuscivano a capire fino in fondo l’importanza della stessa e non essendo abituati a questo
tipo di coltivazioni le abbandonavano nel momento in cui i nostri volontari ed operatori cominciavano a diradare le visite di monitoraggio.
Attualmente si è scelto di fare i corsi con le donne che fanno parte del progetto di sostegno psicologico e di aiutarle poi a fare dei piccoli orti all’interno delle loro case, sperando poi di poter estendere questo piccolo progetto a più persone possibile.
A questo scopo a fine Settembre 2017 arriverà in Mozambico un volontario ASCS Onlus che si occuperà di sviluppare il progetto per un orizzonte temporale medio-lungo e di dare alla popolazione gli strumenti, ma soprattutto le motivazioni, per continuare le coltivazioni.
Per quanto attiene l’allevamento a tutte le famiglie che entrano nel programma nutrizionale vengono date tre galline ed un gallo vaccinati e vengono monitorati da un esperto che li aiuta sia per la nascita e crescita dei pulcini che per la produzione di uova.
Da un anno a questa parte all’interno del centro è stato costruito un forno tramite il quale si produce il pane per il centro nutrizionale, la scuola materna ed il progetto ludico e, se si trovano dei canali di distribuzione, potrebbe diventare un’attività tramite la quale finanziare in parte il progetto.
Progetto di sostegno psicologico alle donne vittima di violenza
Dal momento in cui i padri scalabriniani hanno cominciato il loro lavoro all’interno del campo di Maratane ci si è accorti che molte delle donne rifugiate erano state vittime di situazioni di violenza nei paesi da cui le loro famiglie erano scappate. Alcune avevano subito violenza durante il viaggio ed alcune continuavano a vivere in una situazione di violenza intra-familiare. Si è pensato così da subito di creare una serie di attività per aiutare queste donne. L’occasione si è presentata nel 2016 quando a Maratane è arrivata Giovanna Fakes, volontaria ed ora operatrice ASCS Onlus che è psicologa e psicoterapeuta.
Giovanna ha realizzato un progetto tramite il quale propone un supporto psicologico alle donne rifugiate del campo vittime di violenza offrendo due tipi differenti di attività:
- supporto psicologico tramite sia incontri individuali che incontri di gruppo organizzati da Giovanna in collaborazione con una psicologa congolese che ha già lavorato in Congo in questo ambito;
- formazione sulla creazione di un orto di dimensione familiare. Di fatto la produzione di orti nella maggior parte del territorio non è praticata. La sua realizzazione porterebbe da una parte un miglioramento delle condizioni alimentari e socioeconomiche della famiglia e dall’altra porterebbe le donne a sviluppare le proprie potenzialità e favorire un processo di empowerment.
Inoltre si effettua una formazione su varie tematiche che vanno dall'economia domestica, alla prevenzione di malattie come hiv, colera, alcolismo (molto diffuso) e pianificazione familiare.
Il progetto, iniziato nel 2010, grazie alla strategia del coinvolgimento e della formazione, ha l’obiettivo di ridurre l’indice di malnutrizione e denutrizione locale, aumentare la qualità del sistema educativo ed incrementare gli iscritti alla scuola materna, offrire spazi educativi e sicuri ai minori, combattere l’insicurezza alimentare, che è alla base del problema della fame e della denutrizione e malnutrizione nella regione, anche attraverso una formazione per una agricoltura ed un allevamento più razionali e produttivi.
L’obiettivo finale è quello di favorire l’integrazione tra le differenti comunità (rifugiati e locali) e tra i villaggi, promuovendo una cultura dello sviluppo sostenibile.
Il progetto coinvolge un’equipe composta da una operatrice italiana, tre uomini mozambicani, una mamma congolese rifugiata e tre mamme mozambicane di etnia macua. A loro si affiancano i volontari ASCS Onlus che dopo un percorso di formazione decidono di dedicare una parte più o meno lunga della loro vita alla missione.