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L'esposizione a tablet e computer causa un ritardo nel linguaggio dei più piccoli. La parola all'esperto: «È pericoloso».
GINEVRA - La sovraesposizione a smartphone, tablet digitali e televisione sta causando ritardi nel linguaggio dei bambini: lo afferma oggi Le Matin Dimanche, che dà voce a professionisti del ramo sanitario.
Un ritardo nei bambini di tre o quattro anni - «I motivi della consultazioni sono cambiati negli ultimi anni, probabilmente a causa della diffusione di telefoni, tablet e computer», afferma Simone Hardt Steffenino, medico assistente presso il dipartimento di psichiatria infantile e dell'adolescenza dell'ospedale universitario di Ginevra (HUG), in dichiarazioni al domenicale. «Stiamo gradualmente vedendo sempre più bambini di 3-4 anni che parlano poco o niente e che sono esposti agli schermi per diverse ore al giorno».
L'esperta parla di uno «pseudo-linguaggio» che questi bimbi hanno imparato al di fuori di una relazione con una persona reale. «Parlano molto poco o adottano un linguaggio un po' robotico, come quello che vedono nei video», spiega. «Possono anche esserci termini che vengono ripetuti meccanicamente, senza che i bambini ne conoscano il significato, oppure vocaboli in inglese, che non è la lingua della famiglia».
Bisogna intervenire in anticipo - Questa situazione rispecchia quella della Francia, dove il numero di alunni che soffrono di disturbi del linguaggio è più che raddoppiato nel decennio che ha preso avvio nel 2010. Gli studi stanno stabilendo un legame con la crescente esposizione agli schermi. «Spesso vediamo che i problemi di linguaggio non vengono trattati prima dei 3 anni», si rammarica Claudia Jankech, specialista in psicologia infantile a Losanna, parlando con il settimanale. A suo avviso ci si dovrebbe invece preoccupare quando un bambino non parla a quell'età o non forma frasi coerenti.
Aude Bertras, logopedista di Losanna, è categorica: «Esiste una correlazione negativa tra l'esposizione agli schermi nella prima infanzia e il livello di vocabolario espressivo osservato in un bambino di 3 anni», dice al giornale. La specialista sottolinea tuttavia che occorre tenere anche conto di altre variabili, come il lasso di tempo e il tipo di dispositivo, la stimolazione offerta dai genitori al di fuori del mondo degli smartphone e dei computer, come pure il livello socio-culturale della famiglia.
La mancanza di interazione - Bertras rileva a sua volta negli ultimi tempi «difficoltà nella comprensione e nella produzione del linguaggio». A ciò si aggiungono le scarse abilità sociali dovute alla mancanza di interazione e di esperienza con gli altri, nonché il basso controllo delle emozioni, con difficoltà per il bambino a calmarsi da solo, ciò che può portare ad aggressività e passività.
Secondo gli esperti mettere un bambino piccolo davanti a uno schermo può essere dannoso, perché lo isola, ed è sbagliato pensare che impareranno il linguaggio sentendo parlare altre persone. «Spesso vediamo genitori in consultazione che hanno l'impressione che il loro bambino inizi a parlare all'improvviso, da un giorno all'altro. Tuttavia, c'è tutto un periodo di esplorazione motoria e sensoriale che è fondamentale e che precede la comparsa di parole e frasi. Anche quando non parlano ancora, i bambini comunicano attraverso gli occhi, i gesti, i suoni della bocca», spiega Simone Hardt Steffenino. «Abbiamo bisogno di comunicare e di scambiare idee, questa è la base del linguaggio, e uno schermo non può fornire questo: non può sostituire lo scambio tra due persone, soprattutto tra un bambino piccolo e il suo genitore».
L'interazione genitori-figli è fondamentale - Yasser Khazaal, professore dell'Università di Losanna specializzato in psichiatria e psicoterapia delle dipendenze, è d'accordo. «L'interazione con i bambini della stessa età e con i genitori rafforza l'apprendimento. I problemi possono sorgere quando il tempo trascorso sullo schermo va a scapito di questa interattività», spiega alla testata romanda. A suo avviso i genitori devono essere meglio informati. «Dobbiamo dare loro gli strumenti necessari per gestire questi nuovi sviluppi del mondo digitale. Devono sapere come comportarsi con i loro figli e dare loro stessi l'esempio, interessandosi a qualcosa di diverso dagli schermi».
La parola d'ordine dovrebbe essere moderazione. In Francia si raccomanda di vietare totalmente gli schermi prima dei 3 anni. La Confederazione segue questo approccio con la cosiddetta regola del 3-6-9-12: niente televisione prima dei 3 anni, niente console di gioco prima dei 6 anni, niente internet prima dei 9 anni e niente reti sociali prima dei 12 anni.
Cosa è cambiato dopo la pandemia - Gli specialisti interpellati da Le Matin Dimanche sono meno categorici. «La pandemia ha cambiato le cose e ci siamo resi conto che gli schermi possono essere utili a un certo livello, sia per mantenere i legami con i parenti lontani, sia per tenere occupati i bambini quando i genitori lavorano a casa», afferma Nevena Dimitrova, docente presso la Haute École de travail social et de la santé di Losanna.
«È tutta una questione di misura», afferma la psicologa losannese. «È ovvio che lasciare un bambino di 2 anni davanti a uno schermo tutto il giorno è dannoso. Bisogna adattare la durata dell'esposizione e il tipo di contenuti in base all'età. Inoltre, è importante che i genitori siano a disposizione per discutere e commentare, soprattutto con i bambini molto piccoli».
I disturbi del linguaggio, quando si manifestano, possono fortunatamente essere trattati. La durata dell'intervento dipende dall'età del bambino: dopo i 3 anni il trattamento sarà più lungo. «I terapisti si concentreranno principalmente sugli scambi tra genitori e figli: offriamo molto dal punto di vista relazionale», sottolinea Simone Hardt Steffenino. «I genitori devono imparare a giocare con i loro figli, a leggere loro storie e a fare cose con loro. Devono riscoprire il piacere della condivisione. Tante attività si perdono con i dispositivi elettronici», conclude.