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LUGANO - Fu il capitano di quel Lugano che, durante la stagione 1985-86, conquistò il primo titolo della sua storia. Il ricordo è ancora vivissimo nella sua mente, d'altronde come si fa a dimenticare l'emozione di una gioia così grande?
Insieme al mago John Slettvoll e al cecchino Kent Johansson (92 punti in 40 incontri), Beat Kaufmann riuscì a "guidare" un gruppo sino al successo. I bianconeri dominarono la Regular Season per poi schiacciare i propri avversari anche durante i playoff. Quella squadra si rivelò semplicemente di un altro pianeta rispetto alla concorrenza.
Arrivato in riva al Ceresio nel 1983, l'oggi capo degli arbitri della nostra Lega Nazionale nella sua carriera di giocatore ha vinto sei volte il titolo di campione svizzero (4 volte con il Berna e 2 con il Lugano).
Beat, cosa ti ricordi di quella cavalcata?
«È passato un po' di tempo, ma i ricordi sono ancora vivi. Non si possono scordare quei momenti, visto che si trattò del primo titolo. Non ci aspettammo quel successo ed è per questo che l'emozione fu ancora più grande. Io non ho vissuto tutti i titoli vinti a Lugano, ma penso che quello dell'86 fu un qualcosa di unico e di molto particolare».
Fu un successo targato John Slettvoll?
«Io giunsi a Lugano nel 1983, lo stesso anno in cui arrivò anche John Slettvoll. Facemmo un grosso passo avanti con lui. Quella fu anche la fase dell'introduzione dell'hockey professionistico e questo va sottolineato. Fu l'inizio di un hockey nuovo, diverso».
Cosa cambiò John Slettvoll nel Lugano e in generale nell'hockey svizzero?
«Diciamo che negli anni precedenti a Berna fummo molto autodidattici. Da questo punto di vista invece Slettvoll cambiò molto. Con lui si trovò sempre una soluzione a tutto, non ci fu mai una mia mia domanda o un mio dubbio a cui non riuscii a trovare risposta. Gli allenamenti cambiarono completamente e John introdusse molta più tattica».
Beat Kaufmann fu il capitano di quel Lugano.
«Anche a Berna ricoprii questo ruolo per diverse stagioni e probabilmente ebbi questa capacità di aiutare e unire il gruppo. Cercai di far capire che uno da solo non poté andare da nessuna parte. Da questo punto di vista ancora oggi è così».
Infine due parole sul cecchino Kent Johansson...
«Ai tempi era un giocatore particolare. Non praticava un hockey visibile e spettacolare, ma il suo gioco era estremamente efficace. Tutti potevano contare su di lui e quando un compagno non aveva più forze, oppure non ce la faceva più Kent riusciva sempre a tirar fuori ancora qualcosa da ogni singolo elemento. Non era per nulla arrogante, ma di certo non era un giocatore di tante parole».
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LUGANO - Fu il capitano di quel Lugano che, durante la stagione 1985-86, conquistò il primo titolo della sua storia. Il ricordo è ancora vivissimo nella sua mente, d'altronde come si fa a dimenticare l'emozione di una gioia così grande?