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Il 12 dicembre la Gran Bretagna eleggerà un nuovo Parlamento. Il primo ministro Boris Johnson spera di ottenere la maggioranza per attuare il suo accordo sulla Brexit negoziato con Bruxelles e per condurre il Regno Unito fuori dall’Unione Europea (UE).
Ci sono buone probabilità che Boris Johnson risulti vincitore alle elezioni per la Camera dei Comuni britannica. Secondo i sondaggi, nelle scorse settimane i conservatori (Tories) hanno recuperato terreno dopo un arretramento temporaneo. Si trovano nettamente in testa. La linea risoluta di Johnson verso l’uscita dall’Unione Europea sta incontrando il favore degli elettori. Anche il partito laburista, tuttavia, ha guadagnato consensi ultimamente, per cui lo svantaggio nei confronti dei conservatori si mantiene limitato, attestandosi a circa 12 punti percentuali (a fine novembre). La ripresa laburista va a scapito dei liberal-democratici. Il terzo maggiore partito della Gran Bretagna, evidentemente, con il suo programma risulta meno convincente presso gli elettori. I liberal-democratici, come i laburisti, si dichiarano favorevoli a un secondo referendum sulla Brexit.
Nigel Farage promette sostegno
Nigel Farage, capo del partito della Brexit, sta coprendo le spalle a Johnson. Per molto tempo non è stato chiaro quale strategia avrebbe seguito il partito della Brexit in occasione delle elezioni. Ma l’11 novembre Farage ha annunciato a sorpresa che il partito della Brexit non si presenterà in tutte quelle circoscrizioni elettorali in cui i conservatori hanno vinto le ultime elezioni. Sono in tutto 317 su 650 le circoscrizioni elettorali che Farage ha lasciato a Johnson. Farage vuole concentrarsi su quelle circoscrizioni elettorali in cui ultimamente si è imposto il partito laburista. Inoltre, vuole conquistare i seggi attualmente occupati dai sostenitori della permanenza nell’Unione Europea.
Il basso profilo del partito della Brexit gioca a favore dell’estremista pro-uscita Johnson, poiché in Gran Bretagna vige un sistema elettorale maggioritario. Nei singoli collegi elettorali vince solo il candidato con il maggior numero di voti, mentre gli altri non ottengono nulla. Sulla base degli attuali risultati dei sondaggi, si può prevedere che in futuro i sostenitori della Brexit avranno la maggioranza in Parlamento, tanto più che anche alcuni deputati laburisti si sono espressi a favore dell’uscita dall’Unione Europea.
Se i Tories vinceranno le elezioni parlamentari come previsto, la strada per l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea dovrebbe essere spianata. Probabilmente il momento sarà la fine di gennaio 2020. Seguirà poi un periodo transitorio di un anno, durante il quale la Gran Bretagna e l’Unione Europea intendono negoziare un accordo di libero scambio il più ampio possibile. Esso entrerà in vigore alla fine di gennaio 2021. La Gran Bretagna sarà trattata come un normale Stato dell’UE fino alla fine del periodo transitorio. In una prima fase, le due parti intendono concludere entro la fine di giugno 2020 i negoziati sul reciproco riconoscimento dei servizi finanziari.
Insoddisfazione a Belfast
Nell’Irlanda del Nord, tuttavia, i piani di Johnson incontrano una forte resistenza. Gli unionisti pro-britannici sono insoddisfatti, poiché il nuovo accordo comporterà un confine doganale tra l’Irlanda del Nord e il resto della Gran Bretagna. Il detestato «backstop» è stato certamente tolto dall’accordo di uscita con l’UE. ma, come prezzo da pagare, l’Irlanda del Nord sarà collegata più strettamente col mercato interno UE e riceverà una sorta di «status ibrido». L’Irlanda del Nord abbandonerà quindi anch’essa il territorio doganale dell’UE. La Gran Bretagna potrà pertanto stipulare in futuro accordi commerciali con stati terzi per l’intero Regno Unito. Tuttavia, per le merci che arrivano in Irlanda, e quindi nell’UE, attraverso i porti dell’Irlanda del Nord, il Regno Unito applicherà in futuro il regime doganale dell’UE in modo permanente.
Per l’Irlanda del Nord continueranno quindi a vigere numerose norme del mercato interno UE, come ad esempio gli standard sui prodotti e sull’igiene. Tutti i controlli a tal scopo necessari dovranno essere effettuati «nel punto di entrata» delle merci in Irlanda del Nord e non al confine con l’Irlanda. In tal modo, si può evitare una frontiera interna. Per attenuare le preoccupazioni degli unionisti nordirlandesi, l’accordo prevede che il Parlamento dell’Irlanda del Nord possa votare su tale regime quattro anni dopo la fine del periodo transitorio.
Cosa cambia per gli investitori?
Per quanto riguarda i mercati finanziari, quest’autunno sono emersi due segnali significativi:
- in primo luogo, Boris Johnson è riuscito a negoziare con l’UE una modifica dell’accordo di uscita chiaramente in grado di ottenere il consenso della maggioranza.
- In secondo luogo, i sondaggi indicano che egli, dopo le elezioni, potrà continuare il corso intrapreso, cosicché la Gran Bretagna potrà lasciare l’UE entro la fine di gennaio.
Di conseguenza, nelle ultime settimane la moneta nazionale britannica ha ripreso a crescere. A metà agosto la sterlina britannica era sprofondata fino a 1.17 nei confronti del franco svizzero. All’epoca, molti operatori del mercato avevano temuto che Johnson mirasse con decisione a una Brexit dura. Nel frattempo, però, la situazione di partenza è migliorata e la sterlina è quotata circa 10 centesimi in più rispetto al franco.
La sterlina come barometro per la Brexit
Fonte: Bloomberg
La Banca Migros ha sempre sostenuto che, se necessario, la Gran Bretagna e l’UE troveranno una soluzione transitoria di breve termine per garantire un regolare scambio di merci e servizi. Ci atteniamo a questo scenario, anche nel caso in cui Johnson, col suo accordo, dovesse alla fine fallire. Continuiamo quindi a essere fiduciosi riguardo all’andamento futuro della sterlina.
Se alle elezioni l’opposizione dovesse risultare vincitrice, non ci sarebbe comunque il pericolo di una Brexit dura. Il partito laburista desidera rinviare nuovamente la Brexit, al fine di rinegoziare l’accordo di uscita. Secondo i piani dei laburisti, la Gran Bretagna dovrà essere strettamente collegata al mercato interno dell’UE. In seguito, la popolazione avrebbe l’ultima parola: potrebbe votare per decidere se accettare l’accordo o, invece, rimanere nell’Unione Europea.
Il potenziale di rialzo per la sterlina è tuttavia limitato. La fascia compresa tra 1.40 e 1.55, nella quale il tasso di cambio GBP/CHF ha oscillato prima del voto sulla Brexit (v. grafico), ben difficilmente sarà raggiunta, poiché un’altra incognita attende la Gran Bretagna dopo l’uscita dall’UE: il periodo transitorio scadrà alla fine di dicembre 2020. Undici mesi sono un periodo molto breve per negoziare e ratificare un ampio accordo di libero scambio. È senz’altro possibile che i negoziati si interrompano e che torni l’incertezza, poiché a quel punto non ci sarebbe più una soluzione di salvataggio (nessun «backstop»). Se entro la fine di gennaio 2021 non sarà firmato nessun accordo di libero scambio, le due parti si troveranno in una condizione priva di contratto. Riteniamo tuttavia molto probabile che, in questo caso, il periodo transitorio verrebbe prorogato.
Per quanto concerne le azioni, il quadro è simile: nei prossimi dodici mesi il mercato azionario britannico dovrebbe svilupparsi un po’ meglio rispetto a quello dell’Europa continentale. Riguardo alla crescita del PIL, prevediamo una leggera accelerazione della crescita nel 2021.
Previsioni sui mercati finanziari
|attuale|
(03.12..2019)
|fra 3 mesi||fra 12 mesi|
Previsioni di crescita del PIL della Gran Bretagna
|2020||2021|