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Anche nella ricca Svizzera esiste la povertà
di Dino Nardi
del 03/06/2015
Si proprio così, anche nella Confederazione vi sono fasce di popolazione che sono confrontate quotidianamente con difficoltà economiche e che devono essere sostenute dal sistema sociale elvetico che, per fortuna, non lascia nessuno nella disperazione. Per rendersene conto basta leggere lo studio pubblicato recentemente dall'Ufficio Federale di Statistica (UST) che individua quali siano le situazione più precarie partendo da alcuni cambiamenti socio-culturali della popolazione come quello che vede la famiglia tradizionale che continua a perdere terreno per far spazio alle economie domestiche di una sola persona e alle famiglie monoparentali o ricomposte. Parallelamente il livello di formazione della popolazione aumenta e cresce pure il livello di esigenze richieste dal mercato del lavoro. In questo contesto alcuni gruppi di popolazione rimangono particolarmente esposte al rischio di esclusione sociale. Questo è quanto emerge dalla seconda edizione del rapporto sulla situazione sociale della Svizzera pubblicato dall'UST, corredato di informazioni sulla povertà reddituale e di una sezione dedicata al benessere soggettivo della popolazione.
Il rapporto dell'UST sulla situazione sociale descrive le principali tendenze sociali ed economiche in tutta la Svizzera, come pure i vari rischi sociali che le persone possono riscontrare durante la loro vita. Contiene poi una parte dedicata all'analisi della protezione di cui godono le persone grazie al sistema di sicurezza sociale svizzero e dei gruppi di popolazione esposti a rischi sociali che lo stesso sistema copre poco o in modo insufficiente.
Il rapporto rivela che a influire sul rischio di esclusione sociale sono essenzialmente due fattori: le risorse in termini di tempo e il livello di formazione. Nel 2013 fra i beneficiari dell'aiuto sociale il tasso di persone senza formazione post obbligatoria era del 50,3% mentre era di solo 22,8% per l’insieme della popolazione di più di 18 anni. Inoltre le persone senza formazione post obbligatoria sono pure più colpite dalla disoccupazione rispetto al resto della popolazione (8,3% contro 4,4% per l’insieme della popolazione, nel 2014). Il rapporto evidenzia peraltro la fragilità della situazione sociale delle persone che crescono i figli da sole, che hanno meno tempo a disposizione da dedicare a un'attività professionale che garantisca il minimo vitale. Nel 2013 la quota di assistenza delle famiglie monoparentali che beneficia dell’aiuto sociale corrispondeva al 18,8%. Un altro gruppo a rischio è quello delle persone che vivono da sole: costituisce infatti il 64,8% delle economie domestiche che ricorrono all'aiuto sociale. Peraltro, le situazioni di vita nelle quali si trovano le economie domestiche con bambini e i giovani adulti – i primi confrontati alla conciliazione della vita professionale con quella famigliare, i secondi con l’entrata sul mercato del lavoro e i periodi di formazione – implicano una forte rappresentanza di queste economie domestiche fra i gruppi di popolazione esposti al rischio di esclusione sociale.
Dal 1992 al 2013, né la crescita economica (prodotto interno lordo per abitante), con un tasso di disoccupazione in calo (disoccupazione ai sensi dell'International Labour Organization (ILO), disoccupati registrati), né la flessione dell'economia, con un aumento del numero di disoccupati, hanno avuto ripercussioni sensibili sulla quota di aiuto sociale, che nel 2013 ammonta al 3,2%. Pertanto, un periodo di crescita economica o, al contrario, di calo, influisce poco sulla quota di aiuto sociale, che diminuirà - e solo in modo minimo - unicamente in presenza di una crescita economica forte e prolungata. In effetti, la crescita favorisce unicamente le persone con una solida formazione o quelle che possono organizzare la propria vita quotidiana con una certa flessibilità. Altri gruppi sociali continuano a dipendere dall'aiuto sociale anche quando la situazione economica migliora.
Il sistema di sicurezza sociale svizzero è strutturato in modo tale che i soggetti assicurati contro la vecchiaia, l'invalidità e la malattia ricorrono di rado all'aiuto sociale e sono poco esposti al rischio di esclusione sociale. Per contro, le persone esposte ad altri rischi sociali hanno spesso bisogno dell'aiuto sociale finanziario, uno degli unici dispositivi del sistema di sicurezza sociale che offra loro un aiuto finanziario adeguato per un periodo sufficiente.
Nel 2012 il sistema di sicurezza sociale svizzero ha stanziato 147,4 miliardi di franchi per coprire i rischi sociali. La maggior parte della cifra è stata versata per coprire i rischi sociali legati alla vecchiaia (63,1 miliardi di franchi), alla malattia e alle cure sanitarie (42,6 miliardi di franchi) e all'invalidità (14,7 miliardi di franchi). La percentuale destinata a coprire il rischio di esclusione sociale corrisponde al 2,6% di tutte le spese per le prestazioni sociali. La quota di ognuno dei tipi di rischio sul totale delle prestazioni sociali è rimasta pressoché invariata negli ultimi vent'anni.
Da questo studio non emerge quale sia la percentuale di immigrazione coinvolta da questi problemi sociali e forse è meglio così per evitare che essa possa diventare oggetto di una ennesima polemica da parte dei soliti mangia stranieri che vi sono in circolazione in questo Paese!
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