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Sulla Evrejskaja, passo davanti alla sinagoga e voglio entrarci. Vedo nei pressi due ebrei, uno più anziano e l’altro più giovane, che riconosco per avere entrambi il capo coperto: uno con il caratteristico zuccotto, l’altro con un cappellino nero. Chiedo se si può entrare nel tempio: «Naturalmente!, ma ci vuole lo zuccotto.» Non ho lo zuccotto. Rapido scambio di battute tra il mio interlocutore e il militare di guardia alla sinagoga, che risponde, per l’appunto con tono militaresco: «Gli zuccotti non si imprestano, tutt’al più si vendono!» Potrei comprarlo, ma poi cosa me ne faccio?, potrei tenerlo come ricordo… mentre penso, l’ebreo più anziano si toglie il suo zuccotto e me lo porge, affinché io possa entrare nella sinagoga. Si pone un altro problema, però: lui resta a capo scoperto, e, anche se non è all’interno del tempio, non gli va bene. Soluzione: l’ebreo più giovane si toglie il cappello, sotto indossa anche lui uno zuccotto. Passa il cappello al più anziano, ed ecco che da due persone con il capo coperto e una no, se ne fanno tre, due con lo zuccotto e una col cappello, così io posso entrare nella sinagoga. Potenza del pragmatismo ebraico. Oggi, dopo questa meravigliosa danza dei copricapi, visita al museo della cultura ebraica a Odessa.