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Dopo la sua partenza dal Consiglio nazionale prevista per la fine di maggio, Christoph Blocher intende destinare grossi mezzi finanziari alla lotta contro una adesione "strisciante" all'Unione europea. Ritiene inoltre che ci voglia anche una riforma del Parlamento.
L'organizzazione "'No all'UE' che è in fase di creazione e che deve contare almeno 30'000 aderenti "deve essere una potente forza di lotta", spiega l'ex consigliere federale in interviste pubblicate oggi dai domenicali "Schweiz am Sonntag" e "SonntagsZeitung". Ritiene inoltre che bisogna coordinare tutte le organizzazioni che criticano l'UE.
In tutti i casi Blocher è pronto a impegnarsi finanziariamente. Stima che una campagna di voto contro l'UE costerà tra quattro e cinque milioni di franchi.
"Se necessario e se le donazioni non sono sufficienti pagherò io anche se ciò rappresenta una grande parte del budget", afferma . "Si tratta di salvare la libertà, la prosperità e la sicurezza della Svizzera", spiega.
L'ex consigliere federale vuole anche impegnarsi per una riforma del parlamento che deve venire "dall'esterno", aggiunge. La cosa più semplice è di ridurre i salari. "E' indispensabile", ha aggiunto, precisando che il reddito massimo non dovrebbe superare i 50'000 franchi. Prevede anche di sopprimere i gettoni di presenza.
Per Blocher, un parlamentare dovrebbe dedicare un terzo del suo tempo alla politica e due terzi alla sua professione. Le commissioni permanenti dovrebbero sparire, esclusa la commissione delle finanze, ed essere rimpiazzate da commissioni ad hoc per esaminare problemi concreti. Poiché ritiene che il parlamento non voglia riformarsi da solo, pensa che la via potrebbe essere quella di un'iniziativa popolare.
SDA-ATS