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La Cina esorta gli Stati Uniti a rendersi conto «del grave danno dell‘indipendenza di Taiwan. Chiediamo agli Usa di perseguire una vera politica della ’Unica Cina’, non una falsa o di dire una cosa e di farne un’altra; chiediamo agli Usa di onorare i propri impegni nei confronti della Cina, non il loro tradimento».
Il ministro degli esteri Wang Yi, incontrando il segretario di Stato Antony Blinken a margine del G20 di Roma, ha affermato che «il vero status quo su Taiwan è che esiste una sola Cina. Taiwan è una parte della Cina ed entrambe sono parte dello stesso paese». La questione di Taiwan è la «più delicata tra Cina e Usa».
L’esperienza storica, ha aggiunto Wang in una nota diffusa dal ministero degli esteri di Pechino, «ha ripetutamente dimostrato che qualsiasi cambiamento a questo status quo danneggerà seriamente la stabilità dello Stretto di Taiwan e creerà persino una crisi».
Di recente, la situazione è tornata tesa e «gli Stati Uniti hanno ripetutamente affermato che ciò è stato causato dai cambiamenti dello status quo della Cina. Questo non è affatto un dato di fatto, ma un grave inganno per la comunità internazionale».
Il punto cruciale dell‘attuale situazione nello Stretto di Taiwan «è che le autorità di Taiwan hanno ripetutamente cercato di rompere il quadro della ’Unica Cina’, ha rilevato Wang, menzionando "la connivenza e il sostegno degli Usa. Fermare lo sviluppo della tendenza all’indipendenza di Taiwan significa mantenere la pace attraverso lo stretto di Taiwan».
Blinken, da parte sua, ha ribadito che gli Stati Uniti continueranno ad aderire alla politica della Unica Cina, aggiungendo - sempre nel resoconto di Pechino - che gli Usa concordano sul fatto che le due parti dovrebbero sviluppare le relazioni bilaterali in uno spirito di rispetto reciproco, mantenere la comunicazione con la Cina e gestire le differenze in modo responsabile per evitare scontri o addirittura crisi.
Politica sbagliata
Negli ultimi anni le relazioni tra Cina e Stati Uniti hanno subito un impatto negativo «a causa della politica sbagliata» americana, «con interferenze arbitrarie negli affari interni della Cina», con «l’attuale Congresso Usa che ha introdotto più di 300 progetti di legge contro la Cina" e con "più di 900 entità e individui cinesi inclusi in vari elenchi di sanzioni unilaterali».
Wang ha lamentato anche «la grave interruzione dei normali scambi» bilaterali, lavorando alla costituzione di «piccoli circoli su scala globale» contro la Cina ed esercitando «persino pressioni su molti paesi di piccole e medie dimensioni».
Sono pratiche, ha lamentato Wang, secondo una nota del ministero degli esteri, che «non sono nell’interesse delle popolazioni dei due paesi, non sono in linea con le aspettative della comunità internazionale e non sono in linea con il trend di sviluppo dei tempi, alle quali la Cina si oppone con forza».