Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01058.jsonl.gz/193

Contenuto esterno
Il seguente contenuto proviene da partner esterni. Non possiamo dunque garantire che sia accessibile per tutti gli utenti.
In un dibattito al Consiglio di Sicurezza dell'ONU, aperto a tutti membri delle Nazioni Unite, la Svizzera oggi ha chiesto una migliore protezione della popolazione civile in caso di conflitti armati.
"Sicurezza e sviluppo vanno a braccetto e sono la chiave per una pace duratura", ha detto l'ambasciatore aggiunto Thomas Gürber. Egli ha sottolineato che troppo spesso le parti in guerra, forze governative o gruppi armati che siano, non rispettano il diritto umanitario. E le violenze ai danni di civili colpiscono soprattutto donne e bambini, sovente vittime di attacchi a scuole od ospedali.
Secondo la Svizzera nelle questioni umanitarie il Consiglio di Sicurezza deve diventare una forza trainante della lotta contro la cultura dell'impunità e dovrebbe essere aperto ad un dialogo anche con le parti in conflitto non statali.
I colpevoli di violazioni dei diritti umani devono essere deferiti davanti giustizia. Ed è quindi essenziale ottenere informazioni attendibili sulle violazioni dei diritti umani, ha notato Thomas Gürber. E se uno Stato non può o non vuole assolvere al dovere di proteggere la popolazione civile, il Consiglio di sicurezza deve considerare di fare intervenire la Corte penale internazionale.
Gürber ha inoltre parlato dell'importanza e della tempestività dell'azione umanitaria nelle zone di conflitto, cosa che, ha sottolineato, negli ultimi dieci anni si è rivelata in molti casi sempre più difficoltosa. I Siria, ad esempio, data inadeguata protezione degli operatori sul terreno, non è chiaro come possano essere distribuiti gli aiuti umanitari, in particolare nei cosiddetti "settori sotto il controllo dei gruppi di opposizione".
SDA-ATS