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Nel novembre 2009 ho incontrato parecchi ragazzi amputati agli arti inferiori dalle mine anti-uomo durante la guerra e il genocidio del 1994. Tra il 1995 e il 2000 a diversi ragazzi abbiamo fornito, oltre all’aiuto scolastico, protesi alle gambe in modo da garantire loro almeno un minimo di autonomia: a Théoneste, a Jean Paul Jakaremye e a Jean Paul Munyengango due protesi perché amputati alle due gambe; a Fils, a Jean Pierre, a Mukandabaje e a Fillette una protesi per una gamba. Quelli che erano bambini o ragazzi al tempo del genocidio sono diventati giovani adulti e le loro protesi sono ormai in cattivo stato, consumate dal tempo e sempre più scomode e dolorose da portare. La situazione sta diventato insostenibile e tutti i ragazzi che ho incontrato mi hanno chiesto insistentemente se fosse possibile ottenere delle nuove protesi. Purtroppo disponiamo di mezzi finanziari abbastanza limitati e negli ultimi anni, oltre a gestire circa 700 padrinati, ci siamo concentrati su progetti di interesse più generale quali la costruzione di acquedotti o di strutture immobili di cui possano beneficiare interi villaggi.
Quest’anno, a inizio 2009 col prezioso aiuto di Hilarie, nostra collaboratrice in Ruanda, abbiamo ricontattato i ragazzi e grazie ad alcuni sponsor siamo riusciti a fornirli di protesi nuove.