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Un tempo tutti gli esseri umani parlavano la stessa lingua, ovvero usavano la stessa grammatica, le stesse frasi e le stesse parole benché dietro di esse si celassero concetti assai diversi. Così gli uomini si illudevano di capirsi, senza rendersi conto dell’abissale incomprensione che li divideva.
Unico ad accorgersene fu Dio, ed Egli comiciò a spazientirsene.
Allorché gli uomini — per i motivi più svariati, ma apparentemente di comune accordo — cominciarono ad erigere una torre di cui nessuno era in grado di dire a che cosa servisse, Dio finì per perdere completamente la pazienza. «Se gli uomini», disse fra sé, «pur parlando la stessa lingua non si capiscono, tanto vale che ognuno ne parli una diversa!»
La Sua voce tuonò imperiosa, e poiché qualunque sentenza Egli pronunci, diventa immediatamente realtà (alla propria onnipotenza neppure Egli stesso può porre un limite), in quel medesimo istante su tutta la faccia della Terra gli uomini si guardarono sbigottiti dicendo l’uno all’altro, ognuno nella propria lingua: «Si può sapere che cosa stai farfugliando? Non si capisce un tubo!»
E così i più finalmente compresero che non si capivano affatto.