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Il nuovo Trattato di riforma dell'Unione europea (Ue), una versione "light" del progetto di Costituzione europea, non cambierà nulla nelle relazioni tra la Svizzera e i 27. È questa l'opinione del politologo René Schwok.
Secondo il titolare della cattedra Jean Monnet presso l'Istituto europeo dell'Università di Ginevra, gli ostacoli ad un'adesione della Svizzera all'Ue restano gli stessi. Il Trattato non influirà inoltre sulle trattative bilaterali.
Giovedì i 27 membri dell'Ue hanno firmato il nuovo Trattato di riforma delle istituzioni comunitarie, che sostituisce in pratica il progetto di Costituzione europea affossato due anni fa, in seguito alla bocciatura da parte della Francia e dell'Olanda.
Una firma piuttosto "discreta" quella avvenuta a Lisbona, rispetto alla grande attenzione politica e mediatica accordata nel 2004 all'adozione del progetto di Costituzione a Roma. Se sarà ratificato da tutti gli Stati membri, il nuovo documento dovrebbe entrare in vigore nel 2009.
Questa volta, il Trattato sarà sottoposto all'approvazione del popolo soltanto in Irlanda. Negli altri paesi verrà semplicemente ratificato dai parlamenti.
swissinfo: Come mai il Trattato di riforma firmato a Lisbona viene pubblicizzato molto meno del progetto di Costituzione firmato nel 2004?
René Schwok: Ai tempi si era esagerato, affermando che la nuova Costituzione rappresentava una grande rivoluzione. Oggi si sottovaluta invece la questione, dichiarando che il nuovo Trattato non cambia nulla.
La realtà si trova a metà strada. Il testo del 2004 non era un grande trattato costituzionale, ma conteneva comunque dei piccoli progressi significativi. Oggi, pur adottando quasi lo stesso documento, si dà l'impressione che non vi è nulla di nuovo. Ciò che è altrettanto esagerato.
Con il Trattato di Lisbona, l'Europa non sarà né più, né meno centralizzata. I rapporti tra Bruxelles e gli Stati membri non cambieranno in modo fondamentale. L'Ue resterebbe una sorta di "oggetto politico non identificato", che non corrisponde ad una vera e propria confederazione e neppure ad un'istituzione federale. Ancora oggi non sappiamo quale sarà la sua struttura costituzionale finale, l'ambiguità rimane.
swissinfo: Il Trattato di Lisbona cambierà qualcosa nelle relazioni tra la Svizzera e l'Ue?
R.S.: Non vedo che cosa possa cambiare. Gli ostacoli che si frappongono attualmente all'adesione della Svizzera rimangono gli stessi: questi ostacoli si trovano all'interno della Svizzera. Il Trattato non renderà l'adesione più facile o più difficile.
swissinfo: Il Trattato prevede qualcosa che assomiglia al diritto elvetico di lanciare un'iniziativa popolare. Questo fatto potrebbe aiutare a convincere alcuni euroscettici in Svizzera, molo attaccati alla nostra democrazia diretta?
R.S.: Non si tratta in un vero diritto di iniziativa, ma soltanto di un diritto di petizione. Un milione di cittadini possono chiedere alla Commissione europea di elaborare una legge. Ma la Commissione non è nemmeno costretta ad accettare questa domanda.
E anche se lo facesse, il Parlamento o al Consiglio dei ministri avrebbero ancora la possibilità di decidere se adottare o meno una nuova legge. Si tratta quindi di differenze sostanziali rispetto al diritto di iniziativa popolare esercitato in Svizzera.
Secondo me, lo strumento della petizione non basta per convincere la maggioranza degli svizzeri, che rimangono piuttosto scettici in merito alla questione dell'adesione all'Ue.
swissinfo: Rafforzando i poteri della Commissione europea, il Trattato di Lisbona non potrebbe agevolare le trattative bilaterali tra Berna e Bruxelles?
R.S.: Questo rafforzamento concerne soprattutto dei settori che non riguardano le relazioni con la Svizzera. Con la Confederazione, l'Ue intrattiene soprattutto delle relazioni economiche, che funzionano già abbastanza bene. Anche qui non cambia quindi nulla.
La sola novità riguarda la nuova funzione di ministro degli affari esteri, che permetterà di coordinare meglio la politica estera, di sicurezza e di difesa. Settori che non toccano però la Svizzera.
Intervista swissinfo, Marc-André Miserez
(traduzione Armando Mombelli)
Le novità del Trattato di Lisbona
Il mandato di presidente dell'UE passa da 6 mesi a due anni e mezzo.
Dal 2014, vi sarà un numero di commissari europei corrispondente a due terzi degli Stati membri e non più uno per ogni paese, come finora.
Il Trattato definisce 51 settori nei quali le decisioni dei paesi membri richiedono soltanto la maggioranza qualificata. Tra questi la cooperazione in ambito di giustizia e polizia, l'educazione e la politica economica.
Un voto all'unanimità rimane invece indispensabile per le decisioni che concernono la politica estera, la sicurezza sociale, la fiscalità e la cultura.
Raccogliendo un milione di firme, i cittadini possono chiedere alla Commissione di sottoporre una proposta legislativa al Parlamento e al Consiglio dei ministri.
Contrariamente al progetto di Costituzione europea, il Trattato di Lisbona non abrogherebbe i precedenti trattati conclusi dai paesi membri, come quello di Maastricht.