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Un numero incredibile di cittadini nordcoreani si è recata oggi alle urne per eleggere il nuovo parlamento della Repubblica Popolare Democratica di Corea. Stiamo parlando dell’elezione dei deputati della 14esima legislatura dell’Assemblea Suprema del Popolo, il parlamento nazionale monocamerale composto di 687 seggi.
A mezzogiorno aveva già votato il 56,76% degli elettori, mentre a metà pomeriggio la percentuale alle urne era salita al 92,35% degli aventi diritto. Fra di essi anche i pazienti degli ospedali che possono disporre di speciali urne mobili, i militari nelle caserme e i coreani residenti in Giappone che sono rientrati in patria per esprimere il proprio voto.
Le elezioni si svolgono ogni cinque anni, ma i deputati sono soggetti al vincolo di mandato e responsabili del proprio lavoro dinanzi agli elettori, che hanno il diritto di revocarli e sostituirli in qualunque momento se perdono la loro fiducia nel corso della legislatura. In tal modo si forgiano i legami fra il popolo e i suoi rappresentanti, che non possono tradire la parola data alla base durante la campagna elettorale con la scusa della “libertà di espressione” con cui nei parlamenti borghesi i deputati si svincolano dai partiti e dai programmi elettorali con cui si erano presentati di fronte ai cittadini.
Mentre la stampa occidentale cerca di denigrare il processo democratico coreano come elezioni farsa, regime dittatoriale, e così via, in Corea si vive questa giornata come un momento di festa. Il sistema elettorale nordcoreano è quello tipico dei paesi socialisti che ancora oggi vige a Cuba o in Laos, ecc. ed è un processo partecipativo che dura a lungo. In quest’occasione è dal 9 gennaio, infatti, che in tutto il Paese si svolgono assemblee elettorali di base n cui i cittadini si esprimono sui candidati.
Tutti possono proporsi quali candidati: in quel caso devono presentare il loro programma elettorale all’assemblea di base competente e, senza nessuno sponsor, spot pubblicitario o “santino”, ma solo basandosi sulla propria reputazione sul posto di lavoro, nella scuola o nel quartiere, devono riuscire a farsi votare dai propri colleghi e vicini. Il risultato del voto dell’assemblea di base viene registrato dal comitato elettorale della rispettiva località che farà avanzare chi ha ottenuto più voti. Così fino alla definizione della lista dei candidati migliori che viene resa pubblica dal Comitato elettorale centrale. In pratica i candidati sono già scelti in precedenza dei propri colleghi di lavoro e dai concittadini della località di domicilio in una sorta di elezioni primaria che poi viene ratificata con le elezioni odierne. Per questo l’eventualità che i candidati già scelti dalla cittadinanza non siano eletti è piuttosto remota, ma se succedesse si ripete il voto con quello era risultato il primo “subentrante” nell’ambito dell’assemblea di base. I giornalisti occidentali che le chiamano «elezioni farsa» parla solo di quest’ultima fase ma omette volutamente di citare il mese di competizione che l’ha preceduta di cui sulla stampa nordcoreana si legge ampiamente.
Gli eletti provengono da tutte le classi sociali: operai, contadini, soldati, studenti, ecc. perché il parlamento deve essere necessariamente rappresentativo della composizione sociale del Paese nella sua interezza. Non quindi come in un parlamento borghese in cui troviamo pochissimi operai e moltissimi avvocati. I deputati appartengono a uno dei tre Partiti politici che esistono nel Paese: il Partito del Lavoro di Corea, il Partito Chondoista (religioso) e il Partito Socialdemocratico di Corea (che aderiscono al Fronte Democratico per la Riunificazione della Patria), oppure essere rappresentanti dell’Associazione dei Coreani residenti in Giappone oppure essere indipendenti da ogni Partito.