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Someo... e i palazzi degli emigranti
Osservando la situazione morfologica del fondovalle tra Riveo e Giumaglio, si nota che l’unico luogo sicuro dalle alluvioni del fiume Maggia, un tempo ancora più frequenti di oggi, è il conoide dove sorge Someo, già citato con il termine «Summade» nell‘807. Il torrente che scorre in mezzo al paese, invece, solitamente privo di acqua, e gli altri riali che pure scendono dalla ripida montagna sovrastante causarono in passato gravi danni. Il disastro del 24 settembre 1924 fa ancora parte della memoria collettiva dei Someesi, poiché la grande massa di acqua e detriti che si riversò sul paese provocò il crollo di 14 case e la morte di ben 11 persone.
Durante l’alluvione del 7 - 8 agosto 1978 vi fu un nuovo straripamento dei torrenti, ma fortunatamente, anche grazie al canale realizzato dopo il 1924, non si ebbero conseguenze per le persone. Fino al 1850 erano due i nuclei che componevano questo villaggio: la Terra di dentro a destra del riale e la Terra di fuori a sinistra dello stesso, in posizione leggermente più elevata. Allora Someo, compresa la frazione di Riveo, contava oltre 600 abitanti. Oggi i residenti sono circa 250. Durante i sessant’anni di emigrazione oltremare, Someo perse la metà della popolazione (nel 1920 non rimanevano che 268 abitanti) e fu probabilmente il villaggio valmaggese maggiormente segnato dal fenomeno migratorio. D’altra parte alcune famiglie rientrate a Someo dopo una fortunata emigrazione fecero costruire diverse case signorili lungo la strada carrozzabile creando così un nuovo «quartiere» che ancora oggi caratterizza questo villaggio.
Le case degli emigranti
Definite nel gergo locale «I Palèzz» furono fatte costruire da facoltosi emigranti in California tra il 1875 e il 1892 (cinque sorsero in due anni). Ogni palazzo è attorniato da un giardino dove furono piantati anche alberi esotici e presenta le particolarità architettoniche tipiche dell’epoca: facciate simmetriche con corridoio centrale; ampie scale interne in pietra e locali laterali disposti su tre piani; balconi con ringhiere in ferro battuto; cornicioni sotto il tetto a padiglione; tinteggi e decorazioni soprattutto sulle facciate che si vedono dalla strada. Pure all’interno non mancano le decorazioni sui soffitti e ornamenti di vario genere. Da segnalare che anche lungo la strada carrozzabile nella Terra di dentro vi sono alcune case ottocentesche,
l nucleo denominato Terra di dentro
Costruito sulla sponda destra del riale, verosimilmente a partire dal XVI secolo, conserva ancora oggi la stessa struttura: le stalle nella parte superiore, le case più in basso fino a ridosso della strada carrozzabile. Tutti gli edifici sono vicini l’uno all’altro, spesso contigui, onde risparmiare terreno agricolo troppo scarso in rapporto ai molti abitanti che si erano insediati. Gli spazi rimasti tra gli edifici sono stradette a misura d’uomo, slarghi che in passato tornavano utili in varie circostanze, cortiletti all’entrata delle abitazioni, scalinate non eccessivamente ripide, porticati che favorivano il passaggio da un’abitazione all’altra. La pavimentazione in pietra eseguita negli scorsi decenni assicura un fascino particolare a questo nucleo (proprio da «paese della pietra») anche se sono poche le persone che le percorrono, soprattutto d’inverno. Parecchie vecchie case, infatti, non sono più abitazioni primarie ma residenze di vacanza.
Il nucleo denominato Terra di fuori
Ha le stesse particolarità storiche e tipologiche della Terra di dentro, ma risulta meno esteso e le stalle sono poche. Anche qui non emerge un singolo edificio, ma l’insieme composto da case seicentesche e settecentesche, muri in pietra a vista, muri intonacati, affreschi, loggiati in legno o balconi costituiti da lastroni in pietra e ringhiere in ferro; viuzze lastricate o acciottolate.
Per ulteriori informazioni scarica il pieghevole del Sentiero di Pietra (PDF).
La versione cartacea è disponibile presso gli infopoint turistici in Vallemaggia.