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Usa 2012: disoccupazione non cala, scontro Obama-Romney
La disoccupazione negli Stati Uniti non cala, mentre si alza il livello dello scontro in campagna elettorale. I dati di giugno indicano come il tasso dei senza lavoro è rimasto fermo all'8,2%. I posti creati in un mese sono meno di quelli previsti, appena 80.000.
La sensazione è di essere in una fase di stallo. La notizia raggiunge Barack Obama mentre è impegnato in un tour a tappe forzate negli Stati-chiave di Ohio e Pennsylvania, proprio per cercare di catturare i voti della 'working class'. "L'occupazione continua a crescere da 28 mesi consecutivi, ma non basta. Non cresce abbastanza velocemente. Non sono soddisfatto", ammette il presiente americano davanti a una folla di gente che lavora nelle tante fabbriche della zona, dalla Jeep alla Goodyear. A cui però lancia un chiaro messaggio: se oggi i vostri stabilimenti continuano a lavorare è grazie alle politiche fin qui portate avanti, nonostante quattro anni fa si fosse sull'orlo del baratro.
Per il candidato repubblicano alla presidenza Mitt Romney - in difficoltà negli ultimi giorni - i dati diffusi dal ministero del lavoro sono invece l'occasione per lanciare un nuovo duro affondo sull'attuale inquilino della Casa Bianca. Parla di "un pugno allo stomaco" dei tantissimi americani che ancora oggi lottano per sopravvivere alla crisi. E non ha dubbi che quei numeri sono l'ennesima conferma del "fallimento di Obama", della necessità che gli elettori il prossimo 6 novembre lo mandino via dalla Casa Bianca.
Ma il presidente americano va dritto per la sua strada. Col suo bus - ribattezzato 'Ground Force One' - macina miglia su miglia in poche ore. Nel suo viaggio 'on the road' c'è un ritorno alle origini, alle sue precedenti campagne elettorali. Rispolvera il metodo 'porta a porta'. Tra un comizio e l'altro si ferma nei 'diner', a mangiare un hamburger o a fare colazione con 'eggs and bacon', scherzando con i clienti: "Ho bisogno di sostenermi". Fa il giro di una fattoria e compra della frutta. Poi visita una fabbrica che produce sughi 'mediterranei', e scherza chiedendo un piatto di spaghetti.
A sorpresa si ferma in una panetteria per mangiare una 'cupcacke'. Qui nella 'Rust Belt', come viene chiamata l'area per la ruggine delle sue fabbriche, Washington sembra molto più lontana di quanto in realtà sia. Il presidente cerca il bagno di folla, il contatto con la gente. Viene immortalato mentre stringe a sè una donna che piange e gli racconta come la sorella sia morta di cancro. O mentre prende in braccio dei bambini a cui parla delle figlie Malia e Sasha.
Poi, dal palco, torna a lanciare un messaggio di speranza: "Stiamo subendo ancora le conseguenze della più grande crisi dei nostri tempi. E già nel 2008 sapevamo che non se ne poteva uscire in una notte". Ma "il mio obiettivo - promette - è quello di tornare ai livelli pre-crisi, al 2007". Non solo: "Non basta riprendersi e tornare al punto in cui eravamo prima. Dobbiamo vincere una sfida di più lungo termine, che è quella di costruire una 'middle class' più forte e dare alle prossime generazioni le stesse opportunità che abbiamo avuto noi". Per questo chiede agli elettori di confermarlo per un secondo mandato, "per finire il lavoro iniziato quattro anni fa". Mentre con Romney l'America prenderebbe "la strada opposta".
Il presidente si impegna soprattutto ad andare fino in fondo nel riformare Wall Street: "Non voglio più ritrovarmi a dover salvare le banche. Voglio che le banche agiscano con senso di responsabilità e non più in maniera sconsiderata". Chissà se pensava all'ultimo 'scandalò bancario 'made in Usà, quello delle perdite di Jp Mporgan.