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SAN GALLO - «Un omicidio su due in Svizzera passa inosservato». La dichiarazione di Roland Hausmann, direttore medico dell'Istituto di Medicina Legale di San Gallo, risale al novembre dello scorso anno e ha gettato un'ombra cupa fatta di dubbi e interrogativi sull'operato della macchina della giustizia elvetica.
Nella sua intervista al quotidiano sangallese «Tagblatt», Hausmann ritiene necessaria una revisione della legge. Questa prevede che «qualora un primo esame del cadavere non rileva prova della commissione di un reato e l'identità del defunta è nota, il Ministero Pubblico autorizza la rimozione del corpo». Secondo Hausmann è proprio questo il punto debole della legge: «Uno specialista di incendi - aveva spiegato il medico - non può escludere un incendio doloso senza entrare in una casa danneggiata e identificare l'origine delle fiamme». Secondo Hausmann l'autopsia dovrebbe essere eseguita anche quando la causa della morte sembra accidentale o dovuta a suicidio. «Non si può fare l'autopsia ogni volta, ma in caso di dubbio, si dovrebbe poter autorizzare più facilmente», aveva concluso il medico dell'Istituto di Medicina Legale di San Gallo.
E proprio dal capoluogo del Cantone della Svizzera orientale giunge un caso straziante: una famiglia che ha perso il proprio figlio in circostanze ancora tutte da chiarire accusa pubblicamente la giustizia sangallese di avere archiviato troppo in fretta la morte del figlio, deceduto in circostanze secondo la famiglia non chiare. Un annuncio fatto «affinché in futuro un caso del genere non succeda più», hanno spiegato i genitori del 30enne.
La morte di Philipp Wissmann risale al 2 agosto del 2015. Il 30enne era stato rinvenuto senza vita a San Gallo. Il medico legale e la polizia avevano chiesto l'autopsia del corpo dell'uomo e un approfondimento del caso. Richiesta negata dal procuratore pubblico di turno che ha chiuso il caso classificandolo come «suicidio».
Una conclusione a cui i genitori di Philipp non credono. In un'inserzione apparsa mercoledì sul «St. Galler Tagblatt» i genitori si rivolgono al figlio deceduto lo scorso agosto: «Caro Philipp, abbiamo veramente tentato tutto il possibile per far luce su quanto è successo», si legge ad inizio lettera.
Tutti gli sforzi sono stati vani. La volontà della famiglia del giovane di risalire alle cause della morte del giovane si è scontrata con il muro di gomma della giustizia. I genitori rimproverano al ministero pubblico sangallese di non essere stati coinvolti nel caso del decesso del loro figlio: «non siamo stati interrogati, non sono stati ispezionati né il tuo appartamento né i paraggi», si legge nella lettera.
I genitori di Philipp si sono rivolti all'Istituto di Medicina Legale di San Gallo (lo stesso dove è operativo il dottor Hausmann) e ha richiesto un'autopsia del corpo del 30enne. Dai risultati ottenuti è emerso che nel sangue del giovane sono state rilevate tracce di Acido γ-idrossibutirrico, acido organico meglio noto come GHB, chiamato anche "Gocce del Ko".
La famiglia Wissmann è certa che suo figlio è stata vittima di morte violenta. «Noi sappiamo che le gocce del K.O. non volevi prenderle. E sappiamo anche che non volevi morire», hanno scritto i genitori.
Per il Ministero pubblico sangallese non vi sono tracce che possano far pensare che il giovane sia morto a causa dell'intervento di terze persone. La polizia sangallese non avrebbe trovato indizi che avrebbero potuto giustificare l'apertura di un'inchiesta. E sempre secondo la giustizia sangallese dall'esame autoptico che ha ordinato la famiglia non sarebbero emerse indicazioni circa l'intervento da parte di terze persone.
Il Ministero pubblico ha quindi stabilito che la causa della morte di Philipp è il suicidio e ha deciso di archiviare il caso.
Secondo il Procuratore Generale Thomas Hansjakob, contattato da 20 Minuten, il ministero pubblico avrebbe agito correttamente.
SAN GALLO - «Un omicidio su due in Svizzera passa inosservato». La dichiarazione di Roland Hausmann, direttore medico dell'Istituto di Medicina Legale di San Gallo, risale al novembre dello scorso anno e ha gettato un'ombra cupa fatta di dubbi e interrogativi sull'operato della macchina della giustizia elvetica.