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WASHINGTON/PECHINO - Taiwan, tensione e sorrisi sono stati al centro della discussione avvenuta questa notte tra Washington e Pechino. I presidenti Joe Biden e Xi Jinping si sono incontrati in un vertice virtuale. Lo scopo: sviluppare una concorrenza responsabile.
Da quando Biden si è insediato alla Casa Bianca, il suo sostegno all'indipendenza di Taiwan è sempre stato chiaro e trasparente. Un aspetto che non è mai piaciuto a Pechino. E durante un incontro avvenuto ieri sera dalle 19:45, ore di Washington, alle 23:30, il presidente della Repubblica di Cina, Xi Jinping, ha dichiarato che «chi gioca con il fuoco, finisce per bruciarsi». Una figura retorica che non ha niente di poetico, ma suona più come la minaccia di un conflitto armato.
Da qualche mese è in corso un'escalation di tensione tra la Cina e Taiwan, un'isola dichiaratasi indipendente più di 50 anni fa, ma che non viene riconosciuta come nazione da nessuno stato. Pechino afferma che questa sia una sua regione e che se l'isola non lo accetta, farà ricorso alle armi. Già più volte Pechino ha mandato i suoi aerei militari sopra Taiwan e, a livello politico, la situazione è molto discussa tra chi è d'accordo con Pechino, ma si oppone fermamente al ricorso delle forze militari, a chi l'indipendenza dell'isola potrebbe in fin dei conti andare bene. In mezzo ai due fuochi si pone Joe Biden. Il presidente americano ha infatti affermato durante il meeting con Xi Jinping che riconosce alla Repubblica di Cina il potere su Taiwan, ma non appoggerebbe in alcun modo il dispiegamento militare. «Gli Stati Uniti continuano a impegnarsi nella politica One China».
Come riferiscono diversi media, tra cui la Cnn, il resto dell'incontro si è incentrato sulle politiche di mercato e Joe Biden ha anche mostrato la sua preoccupazione per la gestione dello Xinjiang, dove la questione Uiguri infiamma, e di Hong Kong, senza però approfondire ulteriormente i due aspetti. Un portavoce ha spiegato che i due presidenti attraverso queste chiamate stanno migliorando la loro comunicazione, riconoscendo anche che come potenze hanno un certo peso e una certa responsabilità nel contesto globale e che è quindi necessario intrattenere dei rapporti stabili. «La conversazione è stata rispettosa, diretta e aperta. Non ci aspettavamo una svolta. Si trattava davvero di sviluppare delle modalità di gestione per una concorrenza responsabile che garantiscano la possibilità d'intraprendere una serie di azioni competitive, mantenendo le linee di comunicazione aperte».