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La Carp ha inflitto al giovane una pena di due anni sospesi condizionalmente per atti sessuali con persone incapaci di discernimento
Il giovane, all’epoca ventiseienne, aveva conosciuto la ragazza alle 5 del mattino su una panchina fuori da una discoteca di Lugano. Ad averlo denunciato era stata la ragazza stessa (costituitasi accusatrice privata tutelata dall'avvocata Karin Valenzano Rossi) che in quell’occasione pur se stava male, vomitava e non riusciva a esprimersi nemmeno per spiegare che abitava lì a pochi passi, è stata portata a casa del giovane dove vi è stato un rapporto sessuale. Rapporto che la Corte di appello e revisione penale, presieduta dal giudice Angelo Olgiati, ha ritenuto di natura non consensuale, condannando l'uomo per atti sessuali con persone incapaci di discernimento e rispettivamente inette a resistere a 24 mesi sospesi condizionalmente per un periodo di prova di due anni.
La Corte non ha creduto alla versione dell’imputato, secondo cui durante il viaggio in macchina la donna si sarebbe ripresa e fosse pertanto consenziente al momento del rapporto, tale tesi si scontra con le affermazioni della vittima e oltretutto con la brevità del viaggio in auto (della durata di meno di 10 minuti). La Corte non ha nemmeno creduto alla tesi difensiva, secondo la quale alla giovane donna sarebbe stata somministrata da qualcuno la cosiddetta droga dello stupro che avrebbe reso la donna parte attiva nel rapporto sessuale, salvo poi impedirle di avere dei ricordi: questa tesi non ha trovato elementi negli atti che potessero in qualche modo supportarla ed è anzi smentita dall’analisi del capello della vittima, eseguita dall’istituto di medicina legale dell’Università di Zurigo, che non ha ravvisato improvvisi aumenti del quantitativo di GHB (appunto per la cosiddetta droga dello stupro) nel periodo corrispondente ai fatti.
In mancanza di appello sull’entità della pena, la Carp non ha potuto pronunciare una pena più severa di quella stabilita dalla Corte di primo grado, ovvero due anni di detenzione sospesi con un periodo di prova di due anni. L’imputato, difeso dall’avvocato Nadir Guglielmoni, è invece stato assolto dall’accusa di pornografia dura, in relazione a dei files ritrovati nel suo telefonino. Al riguardo, infatti, l’esame del materiale fotografico non ha permesso di stabilire con sufficiente certezza che l’imputato dovesse avere consapevolezza che le fotografie (spesso parziali e poco chiare) concernessero ragazze minorenni.
Durante il processo di primo grado, il procuratore pubblico Roberto Ruggeri aveva chiesto che all’uomo venisse inflitta la stessa pena poi pronunciata sia in primo grado che dalla Carp.