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A distanza di qualche anno, siamo tornati a curiosare nei supermercati per vedere se il quantitativo di sale presente in un campione di una trentina di prodotti si fosse ridotto rispetto all’Osservatorio del 2018. Generalmente, non è così, in un quadro piuttosto stagnante. Fanno eccezione i sughi al pomodoro, in diversi dei quali il sale è stato ridotto. Il consumo di sale continua ad essere troppo elevato in Svizzera. Non significa che tutti debbano ridurne l’apporto, e naturalmente non va eliminato.
Il consumo di sale continua ad essere troppo elevato in Svizzera. Non significa che tutti debbano ridurne l’apporto, e naturalmente non va eliminato. Però i 5 grammi al giorno raccomandati dall’OMS sono ampiamente superati dalla maggioranza dei consumatori svizzeri. Uno studio del 2018 della Berner Fachhochschule stimava che gli svizzeri consumassero infatti circa 9,5 grammi di sale al giorno. Il grosso di questo sale, proviene da alimenti lavorati (si stima circa il 75%). E in molti di questi alimenti, non si immagina che ci possa essere sale. Come per esempio, i cibi dolci; allo stesso modo la maggioranza delle persone non si aspetta di trovare zucchero nei cibi salati. In realtà, avvengono entrambe le cose.
Dopo 15 anni, pochi risultati
Nel 2008, la Confederazione ha lanciato un programma volto a ridurre il consumo di sale in Svizzera. Il procedimento è abbastanza “tipico” dell’approccio che si adotta generalmente in Svizzera: chiede- re all’industria di ridurre il tasso di sale nei prodotti su base volontaria. Come spesso accade con questo approccio, i progressi sono nel migliore dei casi lenti e minimi, se non del tutto assenti. È quello che l’ACSI ha riscontrato in occasione di ampi rilevamenti effettuati nel 2012 e nel 2018: alcuni prodotti contenevano effettivamente meno sale, altri ne contenevano di più, per un risultato complessivo sostanzialmente nullo per l’alimentazione e la salute dei consumatori elvetici.
A distanza di alcuni anni dall’ultimo Osservatorio effettuato nel 2018, abbiamo deciso di fare un piccolo rilevamento focalizzandoci soltanto su un ristretto campione di prodotti, tanto per tastare il polso della situazione. Abbiamo così controllato il quantitativo di sale presente in quattro categorie di prodotti: corn flakes, pane semibianco, pizze precotte al prosciutto e sughi al pomodoro. Abbiamo preso degli esempi di prodotti appartenenti a queste quattro categorie presso Aldi, Coop, Denner, Lidl, Manor e Migros. Laddove possibile, abbiamo cercato gli stessi identici prodotti che avevamo controllato nel 2018, per valutare le eventuali variazioni nel contenuto di sale in questi prodotti. Questo non è sempre stato possibile, perché alcuni di questi prodotti non esistono più, o comunque non siamo riusciti a reperirli in occasione delle nostre visite nei negozi.
Abbiamo scelto queste quattro categorie perché ci sono sembrate pertinenti per vari motivi. Il pane e i sughi al pomodoro sono prodotti di uso molto comune, e soprattutto nel caso del pane, prodotti che danno un apporto considerevole di sale. Volevamo includere almeno una categoria di prodotti surgelati, e la scelta è ricaduta sulle pizze. Infine, i corn flakes sono un buon esempio di un tipo di prodotto nel quale non ci si aspetta di trovare un quantitativo rilevante di sale.
Di seguito l’articolo completo, tratto dalla Bds 8.23: