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BERNA - Nella nuova legge sul CO2 non vanno inseriti valori limite delle emissioni di gas ad effetto serra per gli edifici. Ne è convinta la Commissione dell'ambiente del Nazionale, che preferisce lasciare ai Cantoni il compito di accelerare gli sforzi per ridurre tali emissioni.
La revisione della legge è necessaria per rispettare gli impegni assunti con l'Accordo di Parigi, ossia la riduzione delle emissioni complessive di CO2 del 50% rispetto al 1990. Nel suo progetto il Consiglio federale vuole introdurre valori limite vincolanti per gli edifici a partire dal 2029, se le emissioni prodotte da tale settore non diminuiranno di almeno il 50% nel 2026 e nel 2027.
La commissione non vuole spingersi così lontano. Ritiene che sia di competenza dei Cantoni vigilare affinché vengano ridotte le emissioni nel settore degli edifici, si legge in una nota odierna dei servizi del Parlamento. A suo avviso, non è necessario fissare un obiettivo intermedio a livello nazionale per tali emissioni.
Con 18 voti contro 7, la commissione propone di dar tempo ai Cantoni sino al 2030 per far sì che le emissioni vengano ridotte del 50% rispetto al 1990. Secondo la maggioranza, tale proposta fa aumentare la pressione sui Cantoni che si sono prefissati una diminuzione dell'80% delle emissioni in questo settore entro il 2050.
Con 14 voti contro 5 e 4 astensioni, la commissione ha inoltre deciso che il Consiglio federale potrà proporre all'Assemblea federale l'introduzione di uno standard edilizio uniforme sul piano nazionale al più presto alla fine del 2027, a seconda di quanto si saranno ridotte entro quella data le emissioni di CO2 prodotte dagli edifici.
Dal canto suo, una minoranza chiede di rinunciare a qualsiasi disciplinamento in materia di edifici. Altre minoranze sostengono la versione del Consiglio federale o propongono obiettivi meno ambiziosi, precisano ancora i servizi del Parlamento.