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La donna sposata che decide di lasciare la professione, deve essere anche pronta a farsi carico dei rischi in caso di divorzio: nel rispetto del principio di uguaglianza, solo eccezionalmente il marito dovrebbe essere costretto all'obbligo di mantenimento. Lo chiede un postulato del consigliere nazionale Sebastian Frehner (UDC/BS), che il governo è pronto ad accogliere preparando un apposito rapporto.
Il postulato è stato firmato da parlamentari UDC e di quasi tutti gli altri partiti. In esso si ricorda che in Svizzera il 54% dei matrimoni finisce col divorzio e che nella maggior parte dei casi a fare il primo passo è la donna.
Una donna che abbandona la propria attività lucrativa perché coniugata corre un rischio che non può essere addossato al marito in caso di divorzio, afferma l'autore del testo. Nel diritto vigente il matrimonio fonda una responsabilità causale finanziaria, che all'epoca della parità dei sessi e della buona formazione professionale delle donne grava unilateralmente sugli uomini. Tale situazione "viola l'uguaglianza giuridica e va cambiata in modo da prevedere il mantenimento dopo il divorzio soltanto in via eccezionale".
In sostanza, oggi dev'essere, per legge, esigibile che una donna divorziata riprenda l'attività lucrativa quando il figlio minore ha compiuto tre anni, il che verrebbe a far cadere il mantenimento del coniuge. I contributi per i figli non sarebbero toccati da tale disciplinamento.
Il Consiglio federale fa sapere che in vista della revisione in corso del diritto in materia di mantenimento dei figli "appare utile chiarire gli aspetti costituzionali della normativa del mantenimento dopo il divorzio".
SDA-ATS