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<h2>SubmittedText<h2><p>Dopo il fallito putsch militare in Turchia destano preoccupazione le attività e lo sviluppo nel nostro Paese di organizzazioni vicine al regime di Ankara. L'influsso del presidente Erdogan si estende manifestamente fino in Svizzera. Diversi media ne hanno riferito. La popolazione è inquieta.</p><p>Il Consiglio federale è invitato a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Come giudica il Consiglio federale la situazione in materia di politica di sicurezza in Svizzera in considerazione del fatto che in Germania cittadini della diaspora turca critici nei confronti di Ankara o vicini a Fetullah Gülen subiscono ormai anche atti di violenza o ricevono addirittura minacce di morte da parte dei sostenitori del presidente Erdogan? In Svizzera si rilevano tensioni che potrebbero condurre a un'escalation?</p><p>2. Come giudica il fatto che il Ministero turco degli affari religiosi sostiene finanziariamente comunità islamiche e i loro imam in Svizzera? Vi sono indizi di collegamenti con attività politiche o di spionaggio illegali e perseguibili penalmente?</p><p>3. Come giudica gli indizi secondo cui il partito di governo turco AKP aizza attivamente i propri simpatizzanti in Svizzera contro gli oppositori del regime e organizza marce di sostegno e manifestazioni di propaganda a favore del presidente Erdogan, al fine di avvicinare al regime cittadini turchi residenti in Svizzera? Vi sono indizi di correlate attività politiche illegali e perseguibili penalmente?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale segue attivamente la situazione in Turchia. In Svizzera vivono circa 125 000 persone di origine turca. Pertanto, gli sviluppi in Turchia hanno un impatto sulla situazione interna e sulla sicurezza del nostro Paese. Il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) ha condannato il tentativo di putsch militare e ha esortato le autorità turche a dare prova di moderazione nella gestione del fallito colpo di Stato nel rispetto del principio di proporzionalità nonché dei diritti umani e dello Stato di diritto conformemente agli impegni internazionali assunti dalla Turchia.</p><p>1. Il Consiglio federale è preoccupato del fatto che vi siano tendenze alla polarizzazione anche tra la popolazione di origine turca residente in Svizzera. Si sono verificati attacchi verbali e minacce tra persone sui media sociali e turco-svizzeri. Nondimeno, considerati nella loro globalità, questi casi non costituiscono finora un indizio di una minaccia diretta alla sicurezza della Svizzera.</p><p>2. Al Consiglio federale è noto che il Dipartimento per gli affari religiosi turco (Diyanet) impiega imam anche in Svizzera. È altresì noto che esiste un sostegno finanziario statale e privato proveniente dall'estero. La Confederazione non tratta sistematicamente dati sul finanziamento di associazioni musulmane e moschee, poiché attualmente manca un'apposita base legale (cfr. risposte del Consiglio federale relativi alle interpellanze Humbel 16.3274 e Fiala 16.3453). Un rilevamento in singoli casi di simili dati sarebbe consentito soltanto qualora vi fosse un nesso concreto con una minaccia derivante da attività terroristiche, di estremismo violento o di spionaggio. Inoltre, ad esempio, un imam che in un contesto religioso predica l'odio, istigando quindi a commettere attività terroristiche o di matrice estremista violenta, potrebbe essere perseguito penalmente. Tuttavia, sinora non risultano indizi secondo i quali tramite il finanziamento di moschee sarebbero sostenute attività terroristiche o di spionaggio. Il SIC verifica ogni indizio di spionaggio e, in caso di sospetto fondato, informerà il Ministero pubblico della Confederazione.</p><p>3. Il Consiglio federale è consapevole che qualsiasi forma di polarizzazione di gruppi di popolazione straniera residenti in Svizzera pilotata da Stati esteri può avere ripercussioni problematiche. Alla popolazione straniera residente è tuttavia consentito di svolgere attività politiche anche in Svizzera. Al riguardo, il diritto penale pone dei limiti soltanto se, ad esempio, in tale contesto si praticano attività di spionaggio o vi è un'istigazione a commettere reati. I servizi competenti di Confederazione e Cantoni verificano attivamente i segni e gli indizi di spionaggio. Gli sforzi in tal senso sono stati notevolmente intensificati dopo il tentativo di putsch militare. Una polarizzazione e un'esclusione di gruppi etnici incoraggiate da Stati esteri viola i principi democratici dello Stato svizzero e i nostri principi sociali. Il DFAE ha fatto capire alle autorità turche che in Svizzera vige l'ordinamento giuridico svizzero e il diritto alla libertà di espressione e che è vietato a uno Stato estero compiere atti sovrani in territorio svizzero.</p>  Risposta del Consiglio federale.