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BERNA - La Posta non potrà avere una propria banca. Con 101 voti contro 67, il Consiglio nazionale ha respinto stamani quest'idea. Tuttavia, il popolo potrà pronunciarsi sulla questione, visto che la creazione di una banca postale è una delle rivendicazioni dell'iniziativa popolare appena depositata dai sindacati e dalla sinistra.
Lo schieramento rosso-verde ha nuovamente cercato di convincere il parlamento sulla fondatezza della sua proposta. Le aziende, e in particolare le piccole e medie imprese (PMI), rivendicano una banca postale, ha affermato Jacqueline Fehr (PS/ZH). A suo modo di vedere, un istituto del genere rafforzerebbe non soltanto l'ex regia federale, ma anche la piazza bancaria.
Tuttavia, per la maggioranza borghese, vi è già un numero sufficiente di istituti in grado di offrire ipoteche e crediti in Svizzera. Una banca postale rischierebbe di creare conflitti d'interesse, visto che la Confederazione è a un tempo proprietaria della Posta e autorità di tutela, ha rilevato Christoph von Rotz (UDC/OW).
A nome del Consiglio federale, Moritz Leuenberger ha dal canto suo citato un rischio eccessivo che potrebbe riflettersi sulle finanze federali. Se PostFinance va bene, ciò non significa necessariamente affermare che il "gigante giallo" sarà in grado di gestire una vera banca, ha spiegato il ministro della comunicazione.
In precedenza, con 126 voti contro 52, i deputati hanno sostenuto la trasformazione dell'ex regia in società anonima (SA) di diritto pubblico, della quale la Confederazione dovrebbe detenere la maggioranza del capitale e dei voti. Con 122 voti contro 64, la Camera del popolo ha respinto una proposta intesa a fare della Confederazione l'unico azionista della Posta.
Con 125 voti contro 61, il Nazionale ha anche respinto l'idea che l'ex regia detenga la totalità del capitale e dei voti di PostFinance. Sempre nelle mani della Posta, questa unità sarebbe tuttavia dissociata dall'azienda madre e trasformata in SA di diritto privato.
SDA-ATS