Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/247835

<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di presentare un rapporto che valuti il rilascio a un'impresa mediatica privata di una concessione supplementare (oltre a quella della SSR) con mandato di servizio pubblico per la diffusione di programmi radiotelevisivi o contributi online in ambito informativo ai sensi dell'articolo 6 della concessione SSR. Il rapporto deve illustrare la praticabilità, le ripercussioni finanziarie e tutti gli altri aspetti essenziali affinché il legislatore abbia una base legale sufficiente per prendere eventuali decisioni.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>La legge federale sulla radiotelevisione (LRTV; SR 784.40) non prevede concessioni con mandato di prestazioni e partecipazione al canone per le offerte di regione linguistica o per una seconda offerta nazionale con partecipazione al canone.</p><p>Per diversi motivi il Consiglio federale è scettico nei confronti di una concessione aggiuntiva. Invece di disperdere le forze a favore di due fornitori nazionali sostenuti dalla mano pubblica, al Consiglio federale sembra più opportuno esaminare di volta in volta in che misura l'offerta della SSR possa essere fornita anche da privati, al fine di aumentare il loro margine di manovra mantenendo l'importo del canone il più basso possibile.</p><p>Una seconda offerta sostenuta con fondi pubblici non potrebbe essere finanziata senza una significativa riduzione dell'attuale quota di partecipazione al canone a favore della SSR nonché delle radio locali e televisioni regionali titolari di una concessione. Il canone radiotelevisivo dovrebbe essere aumentato. Un tale aumento però faticherebbe molto a trovare un consenso politico. In base alle attuali previsioni economiche e anche tenendo conto del numero crescente di economie domestiche che pagheranno il canone, le spese coperte oggi con il canone lo saranno in futuro solo a fatica.</p><p>Fornire servizi d'informazione è molto costoso. Considerate le entrate totali di 1,53 miliardi di franchi, la SSR ha investito nel 2021 circa 580 milioni di franchi nell'informazione. Le entrate totali di ARD e ZDF sono nettamente superiori. A differenza della SSR, questi fornitori operano in un Paese decisamente più grande e non devono rendere disponibili le loro offerte in quattro lingue, bensì solo in una. A seguito della digitalizzazione, i modelli commerciali dei media tradizionali si indeboliscono, la globalizzazione e la l'importanza crescente delle piattaforme digitali determinano il mercato dei media svizzeri. Da anni la fruizione dei media si sta spostando dai programmi radiofonici e televisivi lineari verso offerte online e dei social media. Un servizio d'informazione radiotelevisivo lineare aggiuntivo finanziato tramite fondi pubblici sarebbe in contrasto con questi sviluppi. Un secondo portale online finanziato tramite il canone sarebbe orientato al futuro. Tuttavia per i contributi testuali si dovrebbero imporre delle limitazioni, in quanto nelle competenze della Confederazione non rientra la stampa, dove potrebbero comparire gli stessi contributi. Se fosse accessibile gratuitamente, il portale porterebbe a delle distorsioni della concorrenza a scapito dei privati.</p><p>L'influenza di una seconda offerta informativa nazionale, finanziata tramite il canone, sulla varietà delle offerte e delle opinioni non è a priori chiara. Date le dimensioni ridotte e il plurilinguismo della Svizzera, anche i suoi mercati sono relativamente piccoli, il che limita la crescita imprenditoriale sul nostro territorio. Inoltre da anni, due terzi del pubblico svizzero guardano programmi televisivi esteri e non svizzeri. Considerata l'attuale offerta mediatica internazionale e le mutate abitudini di fruizione dei media, per i fornitori svizzeri è ancora più difficile raggiungere una portata considerevole.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.