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Il gruppo Transocean, leader mondiale delle trivellazioni in alto mare e proprietario della piattaforma petrolifera Deepwater che ha provocato la marea nera nel Golfo del Messico, ha registrato un utile in calo nel secondo trimestre 2010.
Tra aprile e giugno, il gruppo di origine americana ma con sede a Zugo ha realizzato un utile netto di 715 milioni di dollari (753 milioni di franchi), in diminuzione dell'11,3%. Gli analisti si attendevano un utile compreso tra i 569 e i 579 milioni.
Il fatturato è diminuito dai 2,88 miliardi di dollari del secondo trimestre 2009 a 2,5 miliardi, indica un comunicato diffuso mercoledì notte.
Transocean ha compensato con risarcimenti assicurativi (del valore di 267 milioni di dollari) la perdita della sua piattaforma Deepwater Horizon, affittata alla British Petroleum e inabissatasi il 22 aprile.
Il gruppo, quotato alla Borsa svizzera, non ha fornito ulteriori dettagli sull'impatto dell'incidente sui propri conti. Unico dato noto: il calo del valore delle azioni, sceso del 42%.
Il Dipartimento americano di giustizia, si legge nel comunicato, ha chiesto a Transocean di esprimersi sulla responsabilità finanziaria in relazione alla catastrofe nel Golfo del Messico.
Al momento, rivela in un rapporto diffuso giovedì da Transocean, il gruppo è confrontato a 250 denunce. Tutte le denunce, ha precisato un portavoce di Transocean, «sono legate all'incidente del pozzo (di petrolio) di Macondo, all'origine della marea nera.
swissinfo.ch e agenzie