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Dopo le critiche, la Cancelleria federale corre ai ripari riguardo al libretto in merito alla Lex Netflix.
Sono state pubblicate delle precisazioni per promuovere «l’oggettività del dibattito» e aiutare gli aventi diritto di voto a «contestualizzare meglio le informazioni fornite dalla cartina».
BERNA - Dopo le polemiche e il ricorso di recente intentato dagli oppositori (vedi box), Berna ha ammesso oggi che nella cartina riassuntiva presente a pagina 13 del libretto sulle votazioni in merito alla nuova Legge sul cinema del prossimo 15 maggio «è presente un errore».
Miglior contestualizzazione - Dopo le critiche ricevute, la Cancelleria federale ha infatti deciso di spulciare le spiegazioni del Consiglio federale che avevano suscitato interrogativi nell'opinione pubblica e di pubblicare delle precisazioni per promuovere «l’oggettività del dibattito» e aiutare gli aventi diritto di voto a «contestualizzare meglio le informazioni fornite dalla cartina».
Slovacchia dimenticata - Le precisazioni - sottolinea la Cancelleria - illustrano in base a quali criteri la cartina a pagina 13 riporta i Paesi «che hanno introdotto un obbligo d’investimento o una tassa per i servizi di streaming». Facendo questo è stato scoperto che sulla cartina la Slovacchia appariva in bianco, nonostante la nazione preveda una tassa in questo ambito.
Troppo tardi per cambiare - Queste precisazioni, sottolineano da Berna, non possono più essere integrate nelle spiegazioni di voto che sono già state stampate e recapitate. «Tuttavia nelle versioni PDF pubblicate sui siti del Consiglio federale la cartina è stata adeguata».
Reclamo in quattro cantoni - Il comitato referendario che si oppone alla modifica della legge sul cinema ha presentato un reclamo in quattro cantoni contro l'opuscolo informativo. Il governo è accusato di «aver fornito informazioni errate nella brochure distribuita alla popolazione». Secondo i critici della cosiddetta Lex Netflix, le spiegazioni inserite nell'opuscolo di voto sono «incomprensibili», «contraddittorie» e «sbagliate». A loro avviso, il Consiglio federale non ha adempiuto «al suo dovere d'informare in maniera fattuale, oggettiva e corretta e ha persino soppresso elementi importanti, impedendo ai votanti di orientarsi sul vero e proprio obiettivo dell'oggetto e sulla sua portata».