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La crescita economica deve andare a beneficio dei lavoratori. È quanto sostiene l'Unione sindacale svizzera (USS), secondo cui i contratti collettivi di lavoro, una previdenza adeguata e misure per contenere i premi di cassa malattia rappresentano mezzi efficaci.
In un rapporto sulla ripartizione della ricchezza e del reddito, presentato oggi ai media a Berna, l'USS indica che nonostante la crisi finanziaria e l'apprezzamento del franco, è stato possibile aumentare i salari più bassi e il numero di CCL.
La confederazione sindacale critica tuttavia la progressione sproporzionata dei salari elevati e molto elevati. Oggi la Svizzera conta circa 14'000 persone che percepiscono una retribuzione annuale superiore al mezzo milione di franchi. Negli anni '60 erano solo 3'000.
I premi dell'assicurazione malattia negli ultimi 20 anni sono aumentati del 115%, mentre le riduzioni concesse solo del 32%. "Negli ultimi quindici o vent'anni, la politica svizzera in materia di imposte e spese obbligatorie è stata concepita a favore delle classi privilegiate, mentre le famiglie a basse e medio reddito sono state molto più tassate", rileva la confederazione sindacale.
L'unione sindacale esige in particolare un aumento delle retribuzioni tra il 2 e il 2,5%, la 13esima per tutti, l'eliminazione delle discriminazioni salariali nei confronti delle donne e salari minimi migliori.