Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01284.jsonl.gz/346

Il sistema alimentare svizzero, dagli agricoltori ai consumatori, è in grado di offrire cibo sano, ottenuto con sistemi di produzione, lavorazione e distribuzione sostenibili.
Nello stesso tempo dispone dei mezzi per rafforzare la sicurezza dell'approvvigionamento del Paese. Ma ci vuole una strategia globale, promossa dalla Confederazione.
Sono queste, in estrema sintesi, le conclusioni del programma nazionale di ricerca 69 (PNR 69) intitolato "Alimentazione sana e produzione alimentare sostenibile", presentato oggi in conferenza stampa a Berna.
Complessivamente, nell'ambito del PNR 69, finanziato dal Fondo nazionale svizzero per la ricerca scientifica (FNS), tra il 2013 e il 2019 sono stati svolti ventisei studi che, da varie angolazioni, si sono interessati alle interazioni tra alimentazione, salute e ambiente.
Strategie settoriali insufficienti
Stando ai coordinatori del PNR, la Svizzera all'orizzonte 2050 deve disporre di una strategia globale che definisca gli obiettivi e gli strumenti necessari e coinvolga tutti gli attori. "Le strategie settoriali specifiche non saranno sufficienti", ha sottolineato Fred Paccaud, professore emerito dell'università di Losanna e presidente del comitato direttivo del PNR 69.
La strategia dovrà ruotare attorno ad alcuni cardini, come la riduzione degli sprechi, una transizione dell'agricoltura per compensare la necessaria diminuzione dei consumi di carne, e un accresciuto ruolo politico della categoria dei consumatori.
Ridurre gli sprechi
Come primo elemento, i ricercatori hanno sviluppato raccomandazioni che aiutano a ridurre gli sprechi. Tra queste vi sono ad esempio la modifica dei criteri estetici che portano alla distruzione degli alimenti, l'uso di nuovi metodi di conservazione e persino lo sviluppo di imballaggi intelligenti che indichino le condizioni effettive del cibo (piuttosto che affidarsi a date di scadenza non sempre rilevanti).
Consumare meno carne
Per gli autori del PNR, si tratta di una questione importante per la Svizzera, poiché metà del suo approvvigionamento alimentare dipende dall'estero, fatto che ha tra l'altro anche considerevoli conseguenze ambientali.
In Svizzera, per ridurre l'impronta ecologica, oltre ai provvedimenti per evitare di perdere calorie alimentari, va limitato il consumo di carne - ciò che avrebbe l'effetto collaterale benvenuto di migliorare la salute pubblica. Paccaud sottolinea però che questo cambiamento nei consumi deve avvenire con un occhio di riguardo per il settore economico dell'allevamento per la macellazione e per la produzione di latte e formaggio.
Transizione verso frutta e legumi
In questo senso, un secondo cardine della strategia alimentare 2050 è rappresentato dagli strumenti per una transizione in agricoltura. In particolare, si tratta di compensare le perdite causate dalla riduzione del consumo di carne sovvenzionando le famiglie di allevatori. Il settore primario va poi posizionato come attore della salute pubblica, sostenendo meglio la produzione interna di frutta, verdura e legumi.
Coinvolgimento politico dei consumatori
Un terzo asse della strategia dovrà essere un maggiore coinvolgimento politico dei consumatori. Il cambiamento del regime alimentare nella società non sarà possibile senza un sostegno pubblico. La popolazione deve disporre di informazioni e raccomandazioni credibili e utilizzabili per partecipare alla transizione verso cibi più ecologici e salutari. Le associazioni dei consumatori dovrebbero essere coinvolte nello sviluppo delle linee guida allo stesso modo di quelle che rappresentano gli agricoltori, l'industria, la ristorazione, la protezione dell'ambiente e la promozione della salute.