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SAN PAOLO - Campagne vaccinali, misure anti-contagio, mascherine, il Brasile non ha nulla di tutto questo.
E i risultati, purtroppo, si vedono con picchi di morti giornalieri da primato assoluto con poco meno di 2'000 morti ogni giorno che, stando agli esperti, potrebbero diventare anche 3'000 nelle prossime settimane.
Grande responsabilità, in tutto questo, ce l'ha il presidente Jair Bolsonaro che ha sempre minimizzato il problema, deridendo le mascherine e non riuscendo - per capacità diplomatica o volontà - a stringere accordi con i produttori dei vaccini.
Questo ha fatto del Brasile è anche l'epicentro mondiale dell'epidemia, con il 30% dei contagi mondiali (secondo i dati degli ultimi giorni dell'OMS), nonché un pericoloso «laboratorio a cielo aperto» per la nascita di varianti, visto che il «virus è lasciato libero di propagarsi e mutare».
A sostenerlo è un noto virologo brasiliano, intervistato dal Guardian, che ritiene il Brasile «una minaccia globale nei confronti degli sforzi fatti per combattere la pandemia»
Ben lungi dal prendere atto del disastro, Bolsonaro ha rincarato la dose durante un comizio questo giovedì davanti ai suoi supporter nello stato di Goiás: «Quanto ancora continuerete a lamentarvi del coronavirus, piantatela una buona volta di frignare», ha apostrofato non molte ore dopo che il paese aveva superato la quota dei 260'000 morti.
Lo scorso 10 dicembre, lo stesso presidente, aveva affermato che il Brasile era ormai furi dall'emergenza pandemica e ne era uscita «meglio di tutte le altre nazioni». Da quel giorno a oggi 82'000 brasiliani hanno perso la vita.