Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01179.jsonl.gz/25

BERNA - Doris Leuthard torna a criticare Donald Trump: la presidente della Confederazione uscente, che in gennaio aveva avuto parole di biasimo per il modo di operare del magnate allora non ancora entrato alla Casa Bianca, ha ribadito il suo giudizio stamane ai microfoni della radio romanda RTS.
All'intervistatrice che le chiedeva se lo scetticismo espresso a inizio anno nei confronti del presidente americano fosse diminuito Leuthard ha risposto ridendo: «No, si è piuttosto stabilizzato».
Per poi continuare: «Penso che tutti i suoi atti, i non atti, le idee mi rendano comunque scettica, non vedo veramente cosa voglia e penso anche che le decisioni relative a Gerusalemme non abbiano contribuito a stabilizzare la situazione; siamo veramente preoccupati».
La ministra dei trasporti e dell'energia conferma quindi la sua posizione espressa alla stessa emittente in gennaio. «Trovo che il suo modo di fare con tutti i suoi tweet un po' difficile per un presidente che deve riflettere, analizzare, curare le relazioni con altri paesi del mondo», aveva detto. «Vedremo se cambierà questo modo di gestire la politica, se si calmerà un po'». Leuthard non aveva esitato a parlare di una situazione «un po' inquietante».
La donna politica PPD ha anche incontrato Trump, in ambito Onu. In un discorso tenuto all'assemblea generale Leuthard era andata al di là del testo scritto e rivolgendosi al presidente americano, che nella sua precedente allocuzione aveva lodato il patriottismo e il nazionalismo, aveva affermato che si può essere patrioti anche all'interno del sistema delle Nazioni Unite. In seguito aveva pranzato allo stesso tavolo di Trump, a due sedie di distanza.
Nel suo intervento alla radio Leuthard è anche tornata ad esprimersi a favore di un periodo più lungo di presidenza della Confederazione, in modo da poter allacciare meglio i contatti con le personalità straniere. A suo avviso l'ideale sarebbe rimanere in carica due anni. Ha ammesso però che il parlamento non ne vuole sapere di una riforma di questo tipo.