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La recente rivelazione di schedature alla cieca di comuni cittadini da parte dei servizi di sicurezza dello Stato ha destato preoccupazione fra la popolazione svizzera. Il numero di richieste di consultazioni dei propri dossier è esploso.Questo contenuto è stato pubblicato il 16 luglio 2010 - 17:05
In due settimane all'Incaricato federale della protezione dei dati sono pervenute oltre cento richieste. Lo ha dichiarato lo stesso garante per la protezione della privacy Hanspeter Thür in un' intervista pubblicata venerdì dai quotidiani "Basler Zeitung" e "Mittelland Zeitung"."Mister Dati" precisa che ciò corrisponde al quintuplo di quelle che solitamente riceve nell'arco di un intero anno.
A suo avviso il grande afflusso di richieste, che sembra inarrestabile nonostante le ferie, indica una "grande insicurezza" tra la popolazione.
La maggior parte delle richieste non hanno motivazioni concrete, precisa Thür. Quelle motivate si possono suddividere in tre categorie: una recente naturalizzazione (chi chiede il passaporto rossocrociato è soggetto a controlli), un'attività politica o una precedente schedatura.
Per legge, il preposto alla protezione dei dati può solo rispondere ai richiedenti che la loro richiesta è stata oggetto di esame e che in caso di irregolarità è stata raccomandata una correzione. I richiedenti non vengono però a sapere se la banca di dati contiene o no informazioni sul loro conto.
Una regolamentazione d'eccezione consente tuttavia di fornire maggiori informazioni quando risulta che un richiedente ha subito un danno irreparabile. Dal 2004, in circa 60 dei 220 casi esaminati sono state fornite informazioni più consistenti della risposta standard.
Dopo la presentazione del rapporto della Delegazione delle Commissioni parlamentari della gestione (DCG), che ha reso noto le irregolarità, la ministra di giustizia e polizia Eveline Widmer-Schlumpf ha indicato che il diritto d'informazione sarà modificato. Chi vuole sapere se il servizio d'intelligence ha raccolto informazioni a suo carico dovrà avere in futuro il diritto di sapere. E i controlli saranno migliorati, ha promesso la ministra.
Lo scorso 30 giugno, la DCG ha pubblicato un rapporto dal quale è emerso che dopo lo scandalo delle schedature scoppiato 20 anni fa il servizio di intelligence interno SAP (Servizio analisi e prevenzione) ha continuato a raccogliere informazioni di ogni tipo, senza rispettare i criteri di qualità previsti dalla legge e riempiendo la sua banca dati informatizzata ISIS di schede errate o inutili. ISIS, che ha sostituito nel 1994 il vecchio schedario cartaceo della Polizia federale, contiene già i nomi di 200mila persone.
swissinfo.ch e agenzie
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