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NEW YORK - Nel 2018 conflitti e tensioni geopolitici potrebbero determinare riduzioni degli approvvigionamenti di petrolio e far schizzare il prezzo verso quota 80 dollari. La previsione è degli analisti di Citigroup, che un rapporto dal titolo "I jolly per il 2018" inseriscono tra le incertezze del mercato del greggio anche la politica di Donald Trump e di Kim Jong-un.
Stando al rapporto diffuso dall'agenzia Bloomberg, le tensioni in Iran, Iraq, Libia, Nigeria e Venezuela potrebbero far salire il calo delle forniture a oltre tre milioni di barili al giorno: la preoccupazione riguarda in particolare eventuali nuove sanzioni all'Iran che potrebbero essere decise dall'amministrazione Trump e che farebbero venir meno 500mila barili al giorno con un aumento dei prezzi valutato in circa 5 dollari.
La "variabile Trump", secondo gli analisti, ha il suo peso anche in relazione alla Corea del Nord e al rischio "non trascurabile" che l'escalation dello scontro verbale possa portare a un vero e proprio conflitto militare. Un ulteriore rischio è poi rappresentato dalle frizioni commerciali crescenti tra la Casa Bianca e la Cina.
Per quanto riguarda le altre tensioni in giro per il mondo, Citigroup cita le difficoltà degli invii del petrolio iracheno attraverso il porto di Ceyhan, i continui rischi che corrono le infrastrutture di trasporto in Libia e Nigeria, e la prevedibile riduzione della produzione da parte del Venezuela.