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Il Consiglio federale dovrà presentare ogni cinque anni al Parlamento un rapporto sulla povertà. Il documento dovrà includere tra l'altro un'analisi comparativa della situazione nei cantoni, una valutazione delle misure di prevenzione esistenti e una stima del rischio di povertà. Dopo il Consiglio degli Stati, oggi anche il Consiglio nazionale ha accolto a larga maggioranza (119 voti contro 53 e 7 astenuti) una mozione elaborata dalla Commissione della scienza, dell'educazione e della cultura della Camera dei cantoni (Csec-S). Infruttuoso il tentativo del ministro della sanità Alain Berset di convincere il plenum della bontà degli strumenti statistici esistenti, a suo parere ampiamente sufficienti.
Il 'monitoraggio regolare della situazione' dovrà basarsi sulle attuali fonti di dati a livello nazionale e cantonale e includere una valutazione degli indicatori della povertà. Il rapporto verrà sottoposto a cadenza quinquennale "per conoscenza" al Parlamento. Dovrebbe fornire agli attori coinvolti (Confederazione, cantoni e comuni) "conoscenze rilevanti per la gestione della prevenzione della povertà e della lotta contro di essa".
Una lacuna da colmare
In Svizzera oggi la povertà non viene registrata in maniera esaustiva, ha affermato a nome della maggioranza commissionale Christoph Eymann (Plr/Bl), che presiede la Conferenza svizzera delle istituzioni dell'azione sociale (Cosas), l'organizzazione che emana direttive sul piano nazionale per quanto riguarda l'aiuto sociale. La lotta alla povertà deve basarsi su fatti e non su analisi puntuali, hanno insistito Eymann e la co-relatrice Valérie Piller Carrard (Ps/Fr). Per questo motivo, è necessario avere indicatori appropriati e disponibili a lungo termine.
Il Programma nazionale di prevenzione e di lotta contro la povertà, terminato nel 2018, ha mostrato che restano progressi da fare. Un monitoraggio sotto la responsabilità della Confederazione è indispensabile, ha aggiunto la socialista friburghese. Si tratta di completare a lungo termine l'azione della Confederazione in quest'ambito e non di correggerla, ha puntualizzato Eymann.
'Monitoraggio superfluo'
Non la pensa così il gruppo Udc, rimasto praticamente solo - con il consigliere federale socialista Berset... - a combattere l'atto parlamentare. Anche in Svizzera ci sono persone che vivono in "relativa povertà" e "in molti casi senza colpa", ha affermato Martin Haab (Udc). Lo zurighese ritiene superfluo un monitoraggio: sono già stati realizzati numerosi studi sul tema; e se proprio si desidera spendere dei soldi, allora meglio darli direttamente a chi ne ha bisogno, piuttosto che impiegarli per ulteriori indagini di dubbia utilità.
Anche Alain Berset ha ricordato quanto già fatto sin qui. Nell'aprile del 2018 il Consiglio federale ha deciso di proseguire il suo impegno fino al 2024 nell'ambito del Programma nazionale di prevenzione e lotta contro la povertà. Inoltre, i dati dell'Ufficio federale di statistica bastano: un monitoraggio non apporterebbe un grande valore aggiunto; anzi, arrischia di rivelarsi un doppione.
Il consigliere federale ha riconosciuto che la crisi economica innescata dal coronavirus rende necessario seguire da vicino l'evoluzione della povertà. Il suo appello però è caduto nel vuoto. Ad avere la meglio alla fine è stata la proposta della maggioranza commissionale, largamente sostenuta dal plenum.