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Mentre la giustizia ginevrina ha aperto un’inchiesta per riciclaggio aggravato di denaro a carico della filiale svizzera della HSBC, le rivelazioni di SwissLeaks riaprono gli interrogativi sulle attività di sorveglianza del settore bancario. Diversi parlamentari esigono spiegazioni dal governo.
“Vorrei sapere innanzitutto da quando l’Autorità di vigilanza sui mercati finanziari (FINMA) era al corrente dell’esistenza di questi dati? Quali misure di sorveglianza ha adottato nei confronti della HSBC? Vi sono altre banche coinvolte?”, domande che Daniel Vischer vuole rivolgere in questi giorni al governo svizzero. Oltre al deputato del Partito ecologista svizzero (PES), anche il Partito socialista (PS) ha deciso d’inoltrare un pacchetto di questioni e interpellanze nel corso di questa sessione delle Camere federali sullo scandalo della filiale di Ginevra della banca britannica.
SwissLeaks
Il mese scorso, il Consorzio internazionale dei giornalisti investigativi ha pubblicato i risultati di una lunga inchiesta, in base alla quale la HSBC di Ginevra aveva organizzato un vasto sistema di strutture transnazionali, tra cui trust e società di comodo, per aiutare la clientela ad evadere il fisco o a riciclare denaro sporco.
Tra il 2006 e il 2007, sui conti della filiale ginevrina della banca britannica sarebbero stati nascosti oltre 180 miliardi di euro, appartenenti a più di 106 mila persone fisiche e 20 mila persone giuridiche.
Le rivelazioni SwissLeaks hanno scosso diversi membri del Parlamento, e non solo di sinistra. Secondo il Consorzio internazionale dei giornalisti investigativi, la HSBC aveva messo in piedi, almeno fino al 2007, una vasta struttura finanziaria transnazionale che ha permesso a decine di migliaia di clienti di evadere il fisco o riciclare denaro sporco. Tra questi politici, industriali e star dello show business, ma anche potentati, trafficanti d’armi e di stupefacenti, mafiosi e finanziatori del terrorismo.
Questi dati, in buona parte sottratti illegalmente alla HSBC dal suo ex informatico Hervé Falciani, erano giunti da tempo anche nelle mani di diversi Stati, alcuni dei quali hanno aperto delle inchieste nei confronti della banca e di clienti sospettati di aver infranto le rispettive legislazioni nazionali. Secondo la stampa, anche la FINMA era entrata già almeno 5 anni fa in possesso della lista Falciani. Nell’ambito di un’inchiesta, avviata nel 2010, si sarebbe però limitata a verificare se la HSBC avesse adottato misure di sicurezza adeguate per evitare la fuga di dati – e quindi la violazione del segreto bancario – invece di indagare sulle attività opache della banca.
Semplice ammonimento
Accuse respinte dall’autorità di vigilanza. “La FINMA non aveva i dati concreti del caso Falciani, era stata solo informata dalla HSBC sul volume e il tipo dei dati. Inoltre, per svolgere le sue attività la FINMA non è tenuta a servirsi di dati rubati”, indica Tobias Lux. Secondo il portavoce della FINMA, in seguito al caso Falciani l’autorità di vigilanza aveva rafforzato notevolmente le sue attività di sorveglianza della HSBC anche per quanto riguarda la lotta al riciclaggio di denaro. La FINMA aveva avviato due procedure a carico della HSBC e, costatando delle violazioni, aveva ordinato delle misure alla banca, tra cui un divieto di intrattenere nuove relazioni d’affari con persone politicamente esposte (PEP). Da allora, l’HSBC ha operato un cambiamento fondamentale di strategia e di organizzazione e non esistono indizi in base ai quali violerebbe la legge sul riciclaggio di denaro, precisa Lux.
Inchiesta della giustizia ginevrina
Dopo le rivelazioni SwissLeaks, il Ministero pubblico della Confederazione ha rinunciato ad aprire un’inchiesta a carico della HSBC, affermando di non poter basarsi unicamente su articoli della stampa e su dati sottratti illegalmente.
La procura di Ginevra ha invece ordinato una perquisizione dei locali della banca e ha avviato un’inchiesta penale per riciclaggio aggravato di denaro. Inchieste sono state aperte anche in Francia e in Belgio nelle ultime settimane.
In Gran Bretagna, chiamato a rispondere di fronte ad una commissione del parlamento, il numero uno della banca Stuart Gulliver ha chiesto scusa per i “metodi inaccettabili” utilizzati in passato dalla filiale di Ginevra e per la mancanza di controlli e regole.
La FINMA aveva chiuso la sua inchiesta nel 2011, formulando un ammonimento nei confronti della banca, in quanto erano state rilevate “delle lacune nell'organizzazione interna e nel controllo delle attività informatiche”. Troppo poco per Daniel Vischer, alla luce della rivelazioni Swissleaks. “La FINMA deve ora comunicare di quali informazioni disponeva effettivamente e se le ha trasmesse o meno al Ministero pubblico della Confederazione. Non capisco perché non sono state avviate delle azioni concrete contro la HSBC”.
Yves Nidegger, deputato dell’Unione democratica di centro (UDC) difende l’operato dell’autorità di vigilanza. “La FINMA viene sempre accusata di fare troppo o troppo poco. Ma bisogna rimettere le cose al loro giusto posto: fino a poco tempo fa le questioni fiscali non erano di ordine criminale in Svizzera, salvo in caso di frode. Poi negli ultimi anni vi è stata un’evoluzione estremamente rapida: la Svizzera si è convertita allo scambio automatico d’informazioni e alle nuove norme del GAFI sul riciclaggio di denaro. Ma di certo non si poteva esigere dalla FINMA di essere un profeta e di prevedere questi cambiamenti”.
Norme da rivedere
Se la Svizzera ha aderito solo in questi ultimi anni agli standard internazionali contro l’evasione fiscale, già da molto tempo vantava di avere delle norme antiriciclaggio tra le più avanzate a livello mondiale. Le rivelazioni SwissLeaks suscitano quindi una certa perplessità a Palazzo federale: tra i clienti della HSBC vi sarebbero stati numerosi potentati, membri del loro clan, baroni della droga e finanziatori del terrorismo.
“È una cosa molto inquietante. A quell’epoca i delitti fiscali non erano ancora sottoposti alla legge sul riciclaggio di denaro sporco. Ma lo erano invece già dei reati quali il finanziamento del terrorismo o del traffico di droga. Dobbiamo quindi sapere esattamente come mai questi reati non sono stati rilevati dall’autorità di vigilanza, perché se vi sono delle lacune a livello di sorveglianza, allora dovremo rivedere il completamente il meccanismo. Ciò sarebbe alquanto imbarazzante, perché il parlamento ha appena adottato alla fine dell’anno scorso una nuova revisione delle norme antiriciclaggio”, dichiara Jean Christophe Schwaab, deputato del PS.
Caso Falciani
Le rivelazioni, chiamate SwissLeaks, si basano in buona parte sui dati sottratti alla HSBC da Hervé Falciani, che aveva lavorato quale informatico presso la banca fino al 2008.
Nel 2014, il Ministero pubblico della Confederazione ha rinviato a giudizio Hervé Falciani, tuttora latitante, con l'accusa di spionaggio economico qualificato, acquisizione illecita di dati, violazione del segreto commerciale e del segreto bancario.
La ministra di giustizia e polizia Simonetta Sommaruga ha comunicato lunedì che Falciani non potrà essere interrogato dal parlamento, quale testimone, senza dover rispondere di fronte alla giustizia svizzera. Una domanda in tal senso era stata presentata dal deputato socialista Cedric Wermuth.
Di parere opposto Yves Nidegger: “Se, per ipotesi, dovesse risultare che la HSBC non ha informato le autorità di vigilanza su dei casi sospetti di riciclaggio di denaro, allora la banca sarebbe punibile. Ma ciò non significa ancora che bisognerà rivedere la legge. Non è perché qualcuno uccide la suocera, che bisogna rimettere in discussione il Codice penale”.
Piattaforma del riciclaggio di denaro
Anche per l’Associazione svizzera dei banchieri, le rivelazioni sulla HSBC concernono un caso isolato. Una visione messa in dubbio da Daniel Vischer: “Ogni volta che viene a galla qualcosa, il mondo bancario afferma che si tratta di un’eccezione. È stato così anche quando l’UBS è stata posta sotto inchiesta negli Stati uniti per aver aiutato migliaia di clienti ad evadere il fisco. Poi una dozzina di banche svizzere sono finite nel mirino della giustizia americana ed ora ve ne sono ancora molte altre che rischiano sanzioni negli Stati uniti. In realtà si sapeva da tempo che la piazza finanziaria ginevrina serviva da piattaforma per l’evasione fiscale e il riciclaggio di denaro”.
Secondo il deputato del PES, se in Svizzera si fosse cercato già dall’inizio di fare luce sui dati della lista Falciani, anche diversi altri paesi, tra cui i vicini, sarebbero stati chiamati in causa. Ora la Svizzera si trova invece quasi da sola sotto i riflettori internazionali. Sulla stessa linea Jean Christophe Schwaab: “Dal profilo legale credo che la Svizzera stia compiendo i passi giusti per mettersi in regola con gli standard internazionali ed essere tolta dalle liste nere e grigie, ma a livello di reputazione vi è ancora molto da fare”.
Un’opinione non condivisa da Yves Nidegger. “La Svizzera si è ormai allineata allo scambio automatico d’informazioni, ossia il grado massimo di collaborazione richiesta a livello internazionale. Non vedo quindi che cosa si possa ancora pretendere dal nostro paese. Se la Svizzera continua ad essere attaccata a livello internazionale, è piuttosto perché la nostra piazza finanziaria solleva una certa voracità da parte di altri paesi e questo appetito non si placherà fino a quando vi saranno molti soldi nelle banche svizzere”.
swissinfo.ch