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LONDRA - Julian Assange ha confermato oggi di volersi opporre di fronte alla giustizia britannica alla richiesta d'estradizione presentata contro di lui dagli Usa per presunta 'complicità in pirateria informatica'.
L'intenzione è stata formalizzata nella prima udienza interlocutoria sul caso (svoltasi stamane nella Westminster Magistrates Court di Londra) sia dai suoi avvocati, sia dallo stesso fondatore di Wikileaks: apparso in video collegamento dalla prigione in cui è rinchiuso fin da dopo il suo arresto nell'ambasciata dell'Ecuador nel Regno Unito seguito il mese scorso alla revoca dell'asilo da parte dell'attuale vertice politico di Quito.
L'attivista australiano, 47 anni, inseguito da Washington dal 2010 dopo la rivelazione da parte di Wikileaks d'una caterva d'imbarazzanti documenti riservati americani, ha ora dinanzi a sé mesi di battaglia legale. Ieri, intanto, è stato condannato a 50 settimane di carcere per aver violato nel 2012, quando si rifugiò nella sede diplomatica ecuadoriana di Londra, la legge britannica sui termini della cauzione.
«Io non intendo consegnarmi all'estradizione per aver fatto attività di giornalismo grazie alla quale sono stati vinti molti premi e sono state protette molte persone», ha detto oggi Assange durante la sua dichiarazione video, rispondendo al giudice che gli chiedeva se volesse accettare spontaneamente di essere estradato.
L'opposizione era considerata scontata alla vigilia ed era stata ripetutamente annunciata dai legali della difesa. La corte ne ha preso atto e ha aggiornato il procedimento al 30 maggio.
All'udienza ha assistito anche un gruppo di sostenitori del fondatore di Wikileaks. Fra loro, Lauri Love, 34enne inglese afflitto da autismo e presunto hacker la cui estradizione agli Usa - inizialmente concessa ai livelli più bassi di giudizio della magistratura britannica - è stata infine negata l'anno scorso dall'Alta Corte di Londra nel timore del trattamento inumano che avrebbe potuto subire oltre Oceano.
LONDRA - Julian Assange ha confermato oggi di volersi opporre di fronte alla giustizia britannica alla richiesta d'estradizione presentata contro di lui dagli Usa per presunta 'complicità in pirateria informatica'.