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Nel breve termine una carenza di forniture energetiche potrebbe offuscare le prospettive
La congiuntura potrà comunque approfittare del potenziale di recupero dopo la crisi del coronavirus e del fatto che la Banca nazionale svizzera (BNS) aumenterà i tassi di interesse
ZURIGO - L'inflazione elevata, i problemi globali sul fronte dell'offerta e una politica monetaria più restrittiva rallentano l'attuale ripresa post-Covid dell'economia svizzera. Secondo gli esperti di UBS non è però all'orizzonte una recessione, a meno che non si interrompano le forniture energetiche dalla Russia.
«Atterraggio morbido» - L'economia elvetica dovrebbe riuscire a operare un «atterraggio morbido», scrivono gli specialisti della grande banca nello studio periodico "Outlook Svizzera" pubblicato oggi. Concretamente è attesa una crescita del prodotto interno lordo (Pil) del 2,4% quest'anno e dello 0,9% nel 2023, valori inferiori al pronostico precedente, che era di +2,5% e +1,5%. La congiuntura potrà comunque approfittare del potenziale di recupero dopo la crisi del coronavirus e del fatto che la Banca nazionale svizzera (BNS) aumenterà i tassi di interesse velocemente, ma probabilmente solo per un periodo relativamente breve.
I rischi - Non mancano comunque i rischi. Nel breve termine una carenza di forniture energetiche potrebbe offuscare le prospettive: un embargo o una brusca interruzione delle forniture russe comporterebbe probabilmente un ulteriore forte aumento dell'energia e potrebbe portare al razionamento del gas. Secondo l'economista di UBS Alessandro Bee, citato in un comunicato, questo non è attualmente lo scenario privilegiato: ma a suo avviso il rischio è aumentato in modo significativo.
Crescita negativa con l'embargo - Va anche detto che l'economia svizzera è meno vulnerabile all'aumento dei prezzi dell'energia. La spesa in questo campo delle famiglie è pari solo la metà di quella nell'UE. Tuttavia se un embargo dovesse portare a una recessione nell'Eurozona anche in Svizzera la crescita diventerà negativa, perché le esportazioni crollerebbero. La Confederazione potrebbe però contare su una resilienza più elevata, che attutirebbe il colpo, sostiene UBS.
Per quanto riguarda l'inflazione, gli esperti dell'istituto ipotizzano un tasso del 2,7% in Svizzera nel 2022 e dell'1,5% nei dodici mesi successivi. Secondo il capo economista di UBS Daniel Kalt la BNS proseguirà nella politica di aumento del tasso guida, portandolo allo 0,75% entro marzo 2023.
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