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Dinnanzi all’ONU, a New York, il presidente della Confederazione Ueli Maurer ha criticato le pressioni esercitate dai grandi Stati sui piccoli paesi. Questa critica, che si sente spesso anche tra la popolazione, va relativizzata, secondo l’ex segretario di Stato Michael Ambühl.
In fase di negoziazione, anche i piccoli paesi dispongono di un certo margine di manovra nei confronti dei grandi, ritiene l’ex diplomatico, che negli ultimi anni si era occupato tra l’altro delle trattative per gli accordi bilaterali con l’UE, la convenzione fiscale conclusa con la Gran Bretagna e l’Austria, l’accordo fiscale respinto dalla Camera dei Länder tedesca, l’accordo Fatca e la vertenza fiscale con gli Stati uniti.
swissinfo.ch : Condivide la visione del presidente della Confederazione, secondo il quale i piccoli paesi devono subire lo strapotere dei grandi Stati?
Michael Ambühl: Per natura, i grandi Stati dispongono di un maggiore influsso e di un maggiore peso, grazie ai quali possono esercitare forti pressioni. Quando si assiste a negoziati tra un piccolo e un grande paese, si può effettivamente pensare a “Davide e Golia ". Ma l’esito di questo confronto non è sempre negativo: se Davide negozia in modo saggio, a volte può ottenere buoni risultati.
Michael Ambühl
Il 62enne ex diplomatico ha studiato matematica applicata e scienze aziendali al Politecnico federale di Zurigo. Tra il 1982 e il 2013 ha lavorato per il dipartimento federale degli affari esteri e per quello delle finanze.
Dopo vari incarichi all’estero, nel 1992 è stato nominato ambasciatore presso la missione svizzera presso l’UE e membro del gruppo di negoziazione degli accordi bilaterali.
Nel 1999 Ambühl è stato designato dal governo quale capo dell'Ufficio dell'integrazione. In questo ambito è stato anche responsabile per i negoziati sugli accordi bilaterali II.
Nel 2005 Ambühl è stato nominato segretario di Stato presso il Dipartimento degli affari esteri DFAE. Durante questa attività ha condotto tra l’altro nel 2009 anche i negoziati con gli Stati uniti, destinati a risolvere il caso UBS.
Nel marzo 2010 , ha assunto la nuova funzione di segretario di Stato per le questioni finanziarie internazionali (SFI) presso il dipartimento federale delle Finanze. Nel quadro di questa funzione, si è occupato dei negoziati su diversi accordi fiscali e bancari.
Da settembre 2013 si è trasferito al Politecnico federale di Zurigo, dove ha assunto un incarico di docente di gestione dei negoziati e risoluzione dei conflitti.Fine della finestrella
swissinfo.ch: Quali paesi hanno il maggiore influsso?
M.A.: Ciò dipende da fattori politici e istituzionali, ma anche dalla dimensione economica e geografica, dalla potenza militare e dal know-how tecnologico. Se un paese dispone di un forte peso in diversi di questi settori, può far valere un grande influsso sulla scena internazionale, mentre un paese con solo uno o nessuno dei fattori citati ha minor voce in capitolo.
swissinfo.ch: Di quale influsso dispone la Svizzera ?
M.A.: Se diamo uno sguardo alle questioni politiche globali attuali, bisogna rendersi conto che la Svizzera non può pretendere di essere un attore importante.
Se prendiamo invece in considerazione temi specifici, nei quali la Svizzera mostra una certa leadership – come i diritti umani, la politica di pace, i buoni uffici, i diritti democratici o le questioni legate al federalismo – allora il peso della Confederazione viene maggiormente percepito. L’ex segretario generale dell'ONU Kofi Annan ha detto una volta: “Switzerland punches above its weight" (la Svizzera giostra in una categoria di peso superiore al suo).
In campo finanziario, la Svizzera figura tra gli attori più importanti. Si potrebbe dire che è una “piccola superpotenza”. Zurigo e Ginevra giocano assieme a New York, Londra, Singapore e Hong Kong nella massima categoria.
swissinfo.ch : In che ambito la Svizzera può esercitare un certo influsso?
M.A.: Innanzitutto nei settori in cui si trova in prima fila, ossia nei settori già menzionati. Qui si possono sviluppare delle iniziative, si possono mettere le idee sul tavolo ed essere attivi nelle sedi multilaterali.
E in secondo luogo, naturalmente, nei settori che ci riguardano direttamente. Qui dobbiamo difendere i nostri interessi nazionali. Si tratta chiaramente di vedere, se lo sforzo ne vale la pena. Ha poco senso, ad esempio, voler combattere standard internazionali, come le regole stabilite dall'OCSE in materia di assistenza amministrativa nel settore finanziario.
Per quanto riguarda le norme future – come quelle sullo scambio automatico d’informazioni fiscali – è più sensato partecipare alle discussioni negli organi competenti, piuttosto che aspettare e dover poi riprendere ciò che altri hanno stabilito.
Michael Ambühl
In campo finanziario, Zurigo e Ginevra giocano assieme a New York, Londra, Singapore e Hong Kong nella massima categoria.
swissinfo.ch : In questi ultimi anni lei ha condotto numerose trattative, tra cui quella sulla vertenza fiscale con gli Stati Uniti. Di fronte alla superpotenza, la Svizzera non aveva praticamente nessuna chance?
M.A.: Qui abbiamo effettivamente avuto a che fare con un attore molto potente. Le trattative non erano certamente facili e hanno richiesto molto tempo. Da parte nostra abbiamo cercato di difendere lo Stato di diritto. Abbiamo cercato di evitare che un altro Stato costringa i nostri attori economici a violare il diritto svizzero.
Con il tempo gli americani hanno capito. Anche loro volevano chiaramente che vengano rispettate le loro leggi e che i loro contribuenti paghino le imposte. Ora abbiamo una soluzione che soddisfa entrambi i sistemi giuridici e che pone di fronte alle loro responsabilità coloro che non hanno rispettato le leggi americane – senza però violare il diritto svizzero.
swissinfo.ch: Parliamo di un altro potente avversario, con il quale la Svizzera ha regolarmente a che fare, ossia l'Unione europea. Lei si è trovato in prima linea nei negoziati sugli accordi bilaterali. Le trattative con Bruxelles sono state altrettanto dure di quelle con Washington?
M.A.: Ci sono differenze tra questi due grandi attori. Gli Stati Uniti volevano far valere il loro diritto, si è trattato di una questione di principio .
L'UE è una comunità di 28 Stati. A Bruxelles, la Commissione deve compiere ogni giorno grandi sforzi per trovare un equilibrio che permetta di concretizzare un sistema comune. Ciò vale sia per la carne di manzo che per il peso dei camion o il diritto del lavoro.
L'UE ha pertanto un modo leggermente diverso di pensare. Quale partner di negoziati si mostra più sensibile in materia di compensazione ed ancor più di solidarietà. Ciò significa che la Svizzera deve mostrare di essere a sua volta un partner responsabile e solidale, che non approfitta di ogni occasione per scegliere solo ciò che più le conviene. Questo è molto importante.
Michael Ambühl
La Svizzera non deve fare l'errore di concentrarsi solo su uno o due partner.
swissinfo.ch : In che misura paesi emergenti come la Cina, l'India e il Brasile stanno modificando il paesaggio geopolitico internazionale? E questo sviluppo ha un impatto sulla Svizzera?
M.A.: Ai tempi della Guerra fredda vi era un mondo bipolare con il confronto tra Washington e Mosca. Dopo la caduta del Muro di Berlino si è parlato di un mondo unipolare, dominato dagli Stati Uniti. Oggi il mondo è di nuovo multipolare e lo sta diventando sempre di più con paesi importanti come la Cina, l'India e il Brasile.
La Svizzera farebbe bene a prendere nota di questo sviluppo e a non fare l'errore di concentrarsi solo su uno o due partner. Per questo, il governo svizzero ha lanciato una politica di partnership strategiche. Il fatto che la Svizzera è stata il primo paese europeo a firmare un accordo di libero scambio con la Cina rappresenta un grande successo. La creazione di buoni rapporti con tutti questi paesi è importante in questo mondo sempre più complesso e multipolare.
swissinfo.ch : Dal mese di settembre lei lavora quale docente di gestione delle trattative e di risoluzione dei conflitti al Politecnico federale di Zurigo. Vi sono delle ricette o delle strategie per avere successo quale “piccolo” paese nei negoziati con i “grandi”?
M.A.: Non vi è una ricetta. Ogni trattativa è diversa dall’altra, così come il tema, i partner nei negoziati e il contesto.
Per un paese come la Svizzera è importante tentare di individuare esattamente in che ambiti vuole impegnarsi per difendere determinate posizioni e standard specifici.
Se vuole impegnarsi ad esempio nella vertenza con gli Stati Uniti, allora deve farlo in modo molto energico. Si dovrebbe sempre cercare di discutere in modo razionale e fondare i negoziati su principi oggettivi.
Traduzione di Armando Mombelli, swissinfo.ch