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Il Consiglio d'Europa si è riunito venerdì per abolire solennemente la pena di morte "in ogni circostanza", guerra compresa. Uno slancio al quale partecipa la Svizzera.
Ministri degli esteri e rappresantanti di 36 dei 44 paesi membri del Consiglio, hanno firmato a Vilnius il nuovo testo normativo sul bando della pena capitale: il protocollo aggiuntivo n. 13 alla Convenzione europea dei diritti dell'uomo (CEDU). Un testo significativo. Nessun'altra dichiarazione internazionale abolisce infatti in modo così esplicito la pena di morte durante un conflitto armato.
Per la Svizzera, così come per la maggioranza degli altri Stati europei, il protocollo è già iscritto nei fatti. Sotto forma di legge o di moratoria. Nella Confederazione, la pena di morte è scomparsa dal codice penale militare nel 1992 (1937 in tempo di pace). Un'abolizione totale è dunque già chiaramente inserita nella nuova Costituzione federale del 1999.
Il protocollo del Consiglio d'Europa non è comunque una formalità. 30 membri si sono impegnati a firmarlo. Tra questi la Svizzera, i quindici dell'UE e paesi dell'Europa centrale e orientale.
Non hanno invece ancora firmato Albania, Armenia, Azerbajan, Bulgaria, Croazia, Russia, Slovacchia e Turchia, sebbene ciò non significhi che non sottoscriveranno il Protocollo in futuro. "Speriamo sia un passo decisivo verso l'abolizione universale della pena di morte" ha commentato il segretario generale del Consiglio Walter Schwimmer.
Messaggio al mondo
La soppressione non è irreversibile. Ad esempio, il candidato dell'estrema destra alle presidenziali francesi, Jean-Marie Le Pen, ha già annunciato di voler reintrodurre la pena capitale in caso di elezione domenica prossima.
L'iniziativa del Consiglio d'Europa è tuttavia un importante messaggio indirizzato all'intero pianeta. Secondo Amnesty International, 90 paesi applicano ancora la pena di morte, anche in tempo di pace. È il caso, ad esempio, degli Stati Uniti che martedì scorso hanno proceduto all'ennesima esecuzione in Texas.
Il Consiglio d'Europa intende rimettere in questione lo statuto d'osservatore accordato a USA e Giappone se i due Stati non decreteranno una moratoria sulle esecuzioni capitali.
Il nuovo protocollo si inserisce infine nel quadro della lotta contro il terrorismo. In effetti, secondo l'Europa, anche questa guerra deve rispettare il diritto internazionale ed i principi democratici.
Una volontà che riaffermata dai ministri riuniti a Vilnius, con il segretario di Stato Franz Von Däniken a rappresentare la Svizzera.
swissinfo