Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01084.jsonl.gz/45

Ricorre oggi, martedì 3 maggio, la Giornata mondiale della Libertà di stampa, istituita nel 1993 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, dietro raccomandazione della Conferenza Generale dell’UNESCO. Il giorno fu scelto per ricordare l’anniversario del seminario che portò alla redazione della Dichiarazione di Windhoek, che definisce i principi in difesa della libertà di stampa, del pluralismo e dell’indipendenza dei media, elementi fondamentali per le società democratiche e il rispetto dei diritti umani.
A monitorare lo stato delle libertà di stampa nel mondo è il rapporto annuale di Reporter senza frontiere (RSF), che in occasione della ventesima edizione della sua classifica mondiale ha modificato la sua metodologia, considerando ora cinque nuovi indicatori: contesto politico, legale, economico, socio-culturale e di sicurezza. Sono in totale 180 i Paesi valutati dall’organizzazione; di questi, il 73% è caratterizzato da situazioni “molto gravi”, “difficili” o “problematiche” per la professione giornalistica, dovute all’aumento del «caos informativo» e della disinformazione. «All’interno delle società democratiche» – si legge nel report 2022 – crescono le divisioni dovute alla diffusione «dei media d’opinione» e di «circuiti di disinformazione amplificati dal funzionamento dei social media». A livello internazionale, «le democrazie sono indebolite dall’asimmetria tra società aperte e regimi dispotici che controllano i loro media e piattaforme online mentre conducono guerre di propaganda contro le democrazie».
Norvegia, Danimarca e Svezia, ai primi tre posti dell’indice, si confermano come modello democratico per la libertà di espressione. La Svizzera perde quattro posizioni, scivolando al 14esimo posto, e figurando così tra i paesi in cui la situazione della libertà di stampa è considerata “piuttosto buona”, mentre dal 2016 faceva parte dei dieci migliori in classifica. Nel complesso, la Confederazione rimane un paese sicuro per i giornalisti, dove l’ambiente politico rimane favorevole, viene sottolineato. Tuttavia il paesaggio mediatico resta esposto a vari sviluppi economici, come l’inesorabile riduzione della diversità delle testate e la diminuzione delle entrate. Il pacchetto di aiuto ai media respinto in votazione il 13 febbraio scorso lascia la situazione irrisolta, nota RSF. Il moltiplicarsi di provvedimenti provvisionali richiesti, e spesso ottenuti, contro i media dimostra che la Svizzera non è al riparo dalle cosiddette procedure “museruola”. Il caso degli “Suisse Secrets” ha messo in luce le minacce che fanno pesare sulla libertà d’informazione le disposizioni penali in materia di segreto bancario. Nel contesto della crisi sanitaria del coronavirus, l’anno 2021 è stato anche segnato da un brusco aumento delle aggressioni verbali e fisiche contro rappresentanti dei media, in particolare ai margini delle manifestazioni di oppositori alle misure sanitarie. Bisogna scendere fino alla 16esima posizione per trovare la Germania (-3 posizioni rispetto al 2021), alla 24esima per il Regno Unito (+9 posizioni) e alla 26esima per la Francia (+8 posizioni). Ancora più giù, alla 42esima posizione si piazzano gli Stati Uniti. L’Italia scende alla 58esima posizione: un risultato deludente visto che perde ben 17 posizioni rispetto ai dati diffusi nel 2021, quando era al 41° posto. Un numero record di 28 paesi sono in una situazione considerata “molto grave”: dodici paesi, tra cui la Bielorussia (153esima) e la Russia (155esima) sono entrati a far parte della “lista rossa” della classifica. Tra i paesi più repressivi per la stampa figurano anche la Cina (175esima), la Birmania (176esima), il Turkmenistan (177esimo), l’Iran (178esimo) e l’Eritrea (179esima). All’ultimo posto per la libertà di stampa c’è la Corea del Nord (180esima), in cui lo stretto controllo dell’informazione rende impossibile il giornalismo indipendente.