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Nella sua decisione di principio del 21 gennaio 2010 il Tribunale amministrativo federale (TAF) ha negato che in casi di gravi infrazioni fiscali sia possibile fornire assistenza amministrativa agli Stati Uniti. Il TAF giunge a questo risultato in base a tre considerazioni giuridiche di fondo: esso qualifica l’accordo di assistenza amministrativa del 19 agosto 2009 come mero accordo interpretativo che non consente di modificare espressioni definite nella Convenzione in materia di doppia imposizione (CDI). Secondo il TAF il protocollo al CDI definisce in modo esaustivo l’espressione «truffe e delitti analoghi» come frode fiscale o truffa in materia di tassa, in cui non rientrano le gravi infrazioni fiscali come la ripetuta sottrazione fiscale di notevoli somme.
Il Consiglio federale ha approvato l’accordo di assistenza amministrativa dopo aver valutato attentamente la situazione giuridica e fondandosi su perizie di esperti. Il TAF è giunto a una valutazione divergente e il Consiglio federale deve tenere conto della sentenza, mettendola in atto. Ha pertanto incaricato il Dipartimento federale delle finanze (DFF) di revocare altre 25 decisioni finali pendenti dinnanzi al TAF.
Possibile ripresa del procedimento civile da parte degli Stati Uniti
In virtù della sentenza di principio del TAF passata in giudicato è presumibile che in circa 4200 casi non sia possibile fornire assistenza amministrativa e che uno scambio d’informazioni con le autorità statunitensi sia consentito solo in circa 250 casi. Se tale problema non può essere risolto per mezzo di consultazioni o trattative, conformemente all’accordo sull’UBS gli Stati Uniti potrebbero adottare «misure di compensazione adeguate» per rimediare allo squilibrio creatosi tra i diritti e i doveri. Vi sarebbe quindi il rischio concreto che gli Stati Uniti riaprano il procedimento civile contro l’UBS (cosiddetto procedimento «John-Doe-Summons») e un giudice statunitense condanni la banca a trasmettere i dati di circa 4450 conti.
Modo di procedere
In un primo passo il Consiglio federale proseguirà i colloqui con le autorità statunitensi e illustrerà la situazione dal suo punto di vista. Saranno discusse anche le possibili opzioni. Inoltre, la Svizzera chiederà agli Stati Uniti di fornire informazioni dettagliate in merito ai dati dei clienti ricevuti nell’ambito del programma di dichiarazione volontaria che secondo le prime informazioni delle autorità statunitensi ha permesso di ottenere ottimi risultati. Se necessario, in un secondo momento sottoporrà l’accordo sull’UBS all’approvazione del Parlamento. A questa soluzione si accenna anche nella decisione del TAF. In tal modo, in caso di ulteriori ricorsi, il TAF non considererebbe più l’accordo come mero accordo interpretativo. In quanto trattato internazionale sarebbe considerato allo stesso livello della CDI e secondo le regole generali d’interpretazione prevarrebbe su quest’ultima, più vecchia e generale.
Applicazione provvisoria consente il rispetto dei termini
Un adattamento dell’accordo intende inoltre consentire la sua applicazione provvisoria dal momento della firma. Il Consiglio federale si fonda sulla sua competenza statuita nella legge sull’organizzazione del Governo e dell’Amministrazione che consente tale modo di procedere se la salvaguardia di importanti interessi della Svizzera e una particolare urgenza lo richiedono. Ciò consentirebbe all’UBS di continuare ad adempiere i suoi obblighi nei confronti dell’Amministrazione federale delle contribuzioni (AFC). A sua volta l’AFC potrebbe continuare ad attuare la procedura d’assistenza amministrativa ed emanare le decisioni finali necessarie. Anche se i dossier sui clienti concernenti casi passati in giudicato potranno essere trasmessi alle autorità statunitensi soltanto dopo l’approvazione del Parlamento, questo modo di procedere consente di rispettare i termine dell’accordo di assistenza amministrativa, tutt’ora valido sotto il profilo del diritto internazionale.
Ultima modifica 27.01.2010