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ROMA - Il numero dei disoccupati nell'Eurozona potrebbe passare dagli attuali 17,4 milioni a 22 milioni nei prossimi 4 anni, se non ci sarà un cambiamento concertato delle politiche. È quanto afferma il Rapporto dell'ILO "La crisi dell'occupazione nell'Eurozona: tendenze e risposte politiche".
Lo studio avverte che, se non ci sarà un cambiamento di rotta delle politiche nell'insieme dei paesi della moneta unica, nuove difficoltà sorgeranno sia nei Paesi che attualmente sono sotto pressione che in quelli in cui la situazione è più stabile.
"Non è solo l'Eurozona a trovarsi in difficoltà, ma è l'intera economia globale che rischia di essere contagiata", ha affermato il Direttore Generale dell'ILO, Juan Somavia. "Se non saranno avviate misure per aumentare gli investimenti nell'economia reale, la crisi economica peggiorerà e non sarà possibile nessuna ripresa dell'occupazione. Abbiamo anche bisogno di un consenso globale che ci conduca ad un nuovo modello di globalizzazione e di crescita ricca di occupazione. Le Nazioni Unite, le Istituzioni di Bretton Woods e il G20 hanno la responsabilità di guidare questo percorso", ha aggiunto.
Nel breve periodo, le conseguenze di una recessione prolungata del mercato del lavoro saranno particolarmente dure per i giovani in cerca di occupazione.
Dal 2010, la disoccupazione è cresciuta in più della metà dei 17 paesi della regione e oltre 3 milioni di giovani tra i 15 e i 24 anni sono disoccupati. Più di un terzo delle persone in età da lavoro sono disoccupate o escluse dal mercato del lavoro, e la disoccupazione di lunga durata è in crescita.
Secondo il Rapporto, la promozione di una strategia di crescita nell'eurozona basata sulla creazione di posti lavoro è ancora possibile con una moneta unica. Alcuni gli interventi principali, secondo l'Ilo, per uscire dalla trappola dell'austerità. Innanzitutto il risanamento del sistema finanziario deve essere subordinato alla riattivazione del credito a favore delle piccole imprese.
Far pagare i piani di salvataggio agli azionisti "non sarebbe solo una questione di giustizia ma consentirebbe di limitare il ricorso al denaro dei contribuenti o all'adozione di nuove misure di austerità". Poi è necessario "promuovere gli investimenti e il sostegno alle persone in cerca di lavoro, in particolare i giovani. In breve tempo potrebbe essere creato un sistema di "garanzia per i giovani", con un costo stimato inferiore allo 0,5 % del PIL dell'eurozona. Per finanziarlo, si potrebbe ricorrere ai fondi strutturali europei e alla mobilitazione di risorse della Banca Europea degli investimenti.
Infine bisogna affrontare le differenze di competitività tra i Paesi dell'eurozona. Questo aprirebbe una nuova opportunità di dialogo sociale per assicurarsi che 1) i redditi da lavoro crescano allo stesso ritmo della produttività nelle economie più forti; 2) la moderazione salariale nei paesi in deficit sia compensata da politiche destinate a rafforzare le basi industriali; 3) una spirale negativa che pregiudichi i salari e i diritti dei lavoratori sia evitata.
Ats Ans