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Una scelta politica a favore di Pechino
Sette anni fa, il CIO designava Pechino tra le cinque città candidate per ospitare i Giochi olimpici 2008. Ex quadro del CIO, il professor Jean-Loup Chappelet torna su una scelta estremamente politica.
Era il 13 luglio 2001, in occasione della 112a sessione del Comitato internazionale olimpico (CIO) a Mosca. Spalleggiata dall'allora presidente del CIO, lo spagnolo Antonio Samaranch, la città di Pechino otteneva l'organizzazione dei Giochi con 56 voti, davanti a Toronto, Parigi, Istanbul e Osaka.
Jean-Loup Chappelet, professore all'Istituto superiore di studi in amministrazione pubblica (IDHEAP) di Losanna, dirigente del CIO nel 2001 e buon conoscitore della Cina, dove ha vissuto per due anni, ricorda i presupposti e le ragioni di questo voto.
swissinfo: All'epoca il CIO stava attraversando una profonda crisi legata ai casi di corruzione nella designazione di Salt Lake City per i Giochi invernali del 2002. L'elezione di Pechino si è svolta in modo corretto?
Jean-Loup Chappelet: In seguito allo scandalo del 1999 (10 esclusioni e dimissioni di membri del CIO e 10 note di biasimo), il comitato e le città candidate hanno adottato un atteggiamento piuttosto prudente. Non si sono dunque verificati dei tentativi manifesti di corruzione. Anche perché Pechino partiva favorita visto che aveva perso per un soffio l'attribuzione delle olimpiadi in Australia nel 2000.
C'erano altri dossier molto validi, come Parigi e Toronto. Ma il CIO e soprattutto Antonio Samaranch puntavano da tempo sulla capitale cinese. È stata una scelta politica ed economica: per il comitato e i diversi sponsor a Pechino le prospettive di guadagno erano decisamente migliori rispetto alle altre città. Una scelta che, tra l'altro, va a toccare un quinto della popolazione mondiale. Per la prima volta nella storia dei Giochi, la sponsorizzazione nazionale ha superato quella internazionale.
swissinfo: La questione dei diritti dell'uomo ha pesato sulla scelta di Pechino?
J.-L. C.: Due delle città candidate (Parigi e Toronto) hanno cercato di sollevare la questione per fare cattiva pubblicità alla candidatura cinese. Ma l'iniziativa non ha avuto un gran seguito, a parte qualche manifestazione soffocata in modo violento a Mosca, alcuni giorni prima del voto.
I membri del comitato sono stati sensibilizzati al tema. Tuttavia, questo non ha impedito loro di optare per Pechino.
swissinfo: E il tema ambientale?
J.-L. C.: Il problema dell'inquinamento a Pechino era già noto ed è quindi stato preso in considerazione. Ma anche in questo caso, i membri del comitato hanno deciso di far finta di nulla.
D'altronde la dinamica è sempre la stessa in seno al CIO. In caso di perplessità, le scelte compiute vengono giustificate con il pretesto che le olimpiadi permetteranno di migliorare la situazione nel paese ospitante. Mentre a posteriori, il CIO si difende affermando che l'organizzazione dei Giochi non può essere la panacea di tutti i mali.
Di fatto, il vero l'obiettivo del comitato è di assegnare l'evento sportivo alla città che permetterà ai membri del CIO e al movimento olimpico di distinguersi maggiormente.
swissinfo: Allo stato attuale delle cose, secondo lei il CIO ha fatto la scelta migliore?
J.-L. C.: Il comitato ha preso senza dubbio la decisione giusta. I preparativi sono a buon punto, anche se la situazione può sfuggire di mano in qualsiasi momento. La Cina si è assunta dei rischi considerevoli accettando di organizzare le olimpiadi. Per questo le autorità cinesi erano divise sull'utilità di una candidatura. Se dovessero esserci incidenti, infatti, l'immagine del paese ne risentirebbe.
La Cina ha scelto di organizzare i Giochi non per ragioni economiche, ma per affermare il suo statuto di grande potenza. In caso di attentato o di scandalo legato a un atleta più critico di altri, questo obiettivo verrà rimesso in discussione, con possibili conseguenze anche a livello politico.
La candidatura alle olimpiadi è stata sostenuta dalla corrente più liberale, favorevole a una maggiore apertura della Cina al mondo. Un fallimento provocherebbe quindi una ricostituzione del potere cinese, come accadde in occasione delle proteste di piazza Tiananmen nel 1989.
Intervista swissinfo, Frédéric Burnand, Ginevra
(traduzione e adattamento di Stefania Summermatter)
La candidatura cinese
"La commissione prende atto del processo di cambiamento in corso in Cina e a Pechino, così come delle eventuali difficoltà legate alla crescita demografica ed economica prevista fino al 2008. È tuttavia convinta che questi problemi potranno essere risolti.
La candidatura cinese presenta una sfida sul piano ambientale, ma le misure energetiche varate dal governo e gli investimenti in questo campo dovrebbero risolvere il problema e migliorare la città.
La commissione ritiene che le olimpiadi di Pechino lasceranno un'eredità unica alla Cina e allo sport in generale ed è convinta che la capitale potrà organizzare dei Giochi eccellenti".
Tratto dal rapporto della commissione di valutazione del CIO, 3 aprile 2001
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