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L’Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari comunica di aver concluso due procedimenti di enforcement nei confronti di Credit Suisse SA. Nel primo ha constatato nella due diligence in materia di antiriciclaggio correlato a presunti casi di corruzione concernenti la Federazione internazionale di calcio FIFA, il gruppo petrolifero brasiliano Petrobras e il gruppo petrolifero venezuelano PDVSA. Il secondo riguarda un’importante relazione d’affari che la banca ha intrattenuto con una persona politicamente esposta (PEP).
La Finma ha accertato che Credit Suisse ha, in tutti e tre i casi, ovvero quelli legati alla FIFA, Petrobras e PDVSA,violato gli obblighi sanciti dal diritto in materia di vigilanza nell’ambito della lotta contro il riciclaggio di denaro. Le lacune constatate riguardano: l’identificazione della controparte, l’accertamento dell’avente economicamente diritto, la categorizzazione quale relazione d’affari che comporta un rischio superiore, gli accertamenti necessari in caso di rischio superiore e la relativa plausibilizzazione, come pure la documentazione.
Le suddette violazioni sono state commesse ripetutamente nel corso degli anni, la maggior parte delle quali prima del 2014. Molte lacune sono state constatate nelle relazioni d’affari aperte dall’ex società Clariden Leu SA. Dalle indagini sul comportamento della banca nei casi FIFA, Petrobras e PDVSA, effettuate in modo indipendente fra loro, sono emersi risultati e schemi d’azione simili.
Dal 2015 Credit Suisse SA sta implementando un sistema che consenta di ottenere una visione d’insieme di questo tipo e, secondo la Finma, in tal senso sono stati compiuti vari progressi, tuttavia, oltre che alle unità di compliance, il sistema deve essere esteso a ulteriori unità. Nel complesso, la FINMA ha così individuato, oltre a violazioni delle disposizioni in materia di lotta contro il riciclaggio di denaro, anche lacune a livello organizzativo.
Il secondo procedimento riguarda il trattamento di un’importante relazione d’affari che la banca ha intrattenuto con una persona politicamente esposta (PEP). La relazione d’affari PEP, comportante rischi superiori, sarebbe stata rilevata e trattata come tale troppo tardi. Inoltre, gli accertamenti e la corrispondente documentazione concernente la relazione d’affari sono risultati lacunosi. Anche in questo secondo caso, sono emerse lacune nell’organizzazione amministrativa e nella gestione del rischio della banca. La FINMA ha accertato che per anni l’istituto non ha individuato, né tantomeno limitato e controllato in modo adeguato i rischi legati alla relazione d’affari PEP e all’attività svolta dal consulente alla clientela il quale ha realizzato ingenti profitti nella gestione patrimoniale violando ripetutamente in un arco di tempo pluriennale le prescrizioni in materia di compliance della banca. Tuttavia, anziché richiamarlo all’ordine tempestivamente e in modo adeguato per le violazioni commesse, la banca lo ha premiato con retribuzioni elevate e valutazioni positive sulle sue prestazioni. Il fatto che il consulente alla clientela godesse di uno status speciale ha fatto sì che i controlli nei suoi confronti fossero insufficienti. Il consulente è stato, in seguito, condannato penalmente.
Credit Suisse SA deve adeguare i sistemi e i processi di controllo interessati. A tal fine la banca deve dimostrare che le relazioni e le transazioni d’affari che comportano un rischio superiore vengano adeguatamente identificate, classificate, monitorate e documentate. Entro la fine del 2019, la banca deve inoltre avere implementato un sistema automatizzato che consenta di ottenere una visione d’insieme di ogni singola relazione d’affari per tutti i dipartimenti interessati.
La FINMA nominerà un incaricato della verifica che esaminerà l’implementazione integrale di tali misure e di quelle introdotte dalla banca dal 2015 come pure la loro adeguatezza ed efficacia.