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LUCERNA - A trent'anni da quando è diventato vietato, l'amianto continua a mietere vittime. Anzi, secondo la Suva, il numero di persone in Svizzera che moriranno per tumori a esso legati crescerà, anche a 170 casi all'anno.
Attualmente, ogni anno nella Confederazione viene diagnosticato un mesotelioma fatale a 120 persone. Entro il 2040, la Suva, il Fondo nazionale di assicurazione contro gli infortuni, stima che i morti saranno 3'900, ha detto un portavoce all'agenzia Keystone-ATS, confermando informazioni del domenicale SonntagsZeitung.
Il mesotelioma, un cancro maligno, colpisce in questo caso la pleura, ovvero la membrana che riveste i polmoni. La sua apparizione, che spesso si verifica dopo decenni, è solitamente causata dall'inalazione di fibre di amianto.
Finora, la Suva ha riconosciuto oltre 5'100 situazioni di malattie professionali riconducibili all'amianto. Ancora oggi emergono nuovi casi di lavoratori che si sono intossicati, a causa della mancanza di dispositivi di protezione, durante la rimozione dell'asbesto e le riconversioni edilizie. L'assicuratore aumenterà i suoi sforzi in materia di prevenzione, in quanto ritiene la consapevolezza ancora insufficiente.
Dato che quando le vittime dell'amianto si ammalano spesso è già scattata la prescrizione per le richieste di risarcimento danni, nel 2017 è stato istituto un fondo in loro sostegno. Per ora sono stati raccolti 12 milioni di franchi. Tuttavia, sarebbero necessari circa 100 milioni fino al 2025 e senza ulteriori afflussi, rivela alla SonntagsZeitung il presidente del consiglio di fondazione Urs Berger, «è solo questione di tempo prima che i soldi finiscano».
L'amianto è stato utilizzato nei materiali di costruzione in particolare negli anni Sessanta e Settanta ed era in voga sia nell'edilizia che nell'industria. Nel 1971 è stato introdotto un valore limite, prima che fosse definitivamente bandito nel 1990.