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Storicamente, il calcio è sempre stato uno sport maschile (e forse pure maschilista). Negli ultimi tempi, però, il calcio femminile è molto cresciuto. Di grande successo, ad esempio, è stato il campionato mondiale di calcio femminile del 2019. Secondo la FIFA, infatti, il torneo sarebbe stato seguito da 1,12 miliardi di telespettatori, contro i 764 milioni dell'edizione precedente.
A fronte di questi numeri, aumentano le voci del coro che vorrebbe maggior rispetto per il calcio giocato dalle donne; tanto da ipotizzare un futuro con delle squadre miste, come già avviene in altri sport.
A onor del vero, qualche calciatrice di successo c'è, anche in mezzo ai maschi. Si pensi al caso di Liana Joseph, recentemente salita alla ribalta per il numero di gol che sta segnando. Liana è una ragazzina di 13 anni, che gioca nelle giovanili del Paris FC. L'aspetto particolare, però, è che la promessa del calcio femminile, sta giocando con l'U14 maschile.
Una coesistenza sul campo tra maschi e femmine, quindi, potrebbe essere possibile. Un maggior peso delle donne all'interno della FIFA, invece, sembra inevitabile, visto i crescenti numeri del calcio femminile.
Qualche pregiudizio, però, bisogna ancora riuscire ad abbatterlo. Innanzitutto, bisognerebbe smettere di continuamente fare dei paragoni tra il calcio femminile e quello maschile: il portiere uomo si sarebbe buttato diversamente; l'attaccante uomo avrebbe fatto gol; il difensore uomo avrebbe fatto un anticipo; ecc.
Questi parallelismi non hanno nessuna utilità; anzi, non ci permettono di goderci la partita, e non rendono certo onore al calcio e alle donne. Il calcio femminile non è uguale al calcio maschile e - soprattutto - il calcio maschile non deve essere considerato come lo standard di riferimento.
Questi parallelismi non sono una piaga del solo calcio, ma si estendono allo sport in generale. Nel 1992, ad esempio, la rivista Nature, si chiedeva se sarebbe arrivato il giorno in cui le donne avrebbero corso più velocemente degli uomini.
Il punto, però, è che non dovrebbe nemmeno interessarci se una donna potrà correre veloce come un uomo o se potrà giocare a pallone come un uomo. Tra uomini e donne vi sono delle componenti fisiche differenti, quindi non porta a nulla fare confronti diretti.
Per la valorizzazione delle sportive - sia in quanto atlete, sia in quanto donne - forse sarebbe opportuno considerarle in quanto donne che praticano sport, e non in quanto donne che dovrebbero praticare sport nello stesso modo degli uomini.
Inoltre, il grande salto di qualità avverrà quando alle donne verrà dato uno spazio decisionale e di manovra all'interno delle organizzazioni sportive. Insomma, che siano le donne a decidere come organizzare lo sport delle donne. Forse, ciò vale soprattutto nel calcio, che è ancora ricco di machismo.