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BERNA - Nuvole nere all'orizzonte per la Svizzera: i progetti di riforme internazionali sulle tassazioni delle imprese del G20 e dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) potrebbero causare perdite tra 1 e 5 miliardi di franchi per la Confederazione.
«Se includiamo cantoni e comuni, potrebbe costare alle autorità fiscali svizzere fino a dieci miliardi di franchi» avverte il "senatore" Pirmin Bischof (PPD/SO), presidente della Commissione dell'economia e dei tributi del Consiglio degli Stati, sulle colonne della NZZ am Sonntag.
Il progetto di riforma mira a tassare gli utili nei Paesi in cui essi sono stati realizzati, ovvero dove vi sono le attività delle singole imprese. Per l'OCSE, questa misura impedirebbe alle multinazionali di trasferire gli utili da un Paese all'altro per evitare un eccessivo carico fiscale. La Svizzera, in questo caso, sarebbe ampiamente perdente, poiché sede di numerose aziende.
Il rischio, spiega Bischof, è che all'interno della Confederazione vi sia un «crollo fiscale». Il collega agli Stati Ruedi Noser (PLR/ZH), citato dal domenicale, denuncia «un attacco al nostro substrato fiscale».
Le riforme proposte da G20 e OCSE potrebbero infatti portare a perdite fiscali nettamente superiori rispetto a quanto ipotizzato in precedenza. Il consigliere federale e ministro delle finanze Ueli Maurer, secondo la NZZ am Sonntag, prossimamente intende partecipare a discussioni per trovare un compromesso e cercare di creare un'alleanza tra Stati che difendano gli stessi interessi.