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"I libici mi hanno picchiata". Lo ha detto Josepha, la 40enne del Camerun rimasta per due giorni aggrappata a un rottame di legno di un gommone distrutto, ad Annalisa Camilli, giornalista di Internazionale che è a bordo della nave dell'ONG iberica Open Arms che martedì ha salvato la donna dalle acque del Mediterraneo.
Alla Camilli Josepha ha detto di esser "rimasta in mare tra i rottami del gommone per due giorni e due notti" e che "a un certo punto" sono arrivati i libici”, ma a questo riguardo la giornalista spiega che il racconto di Josepha diventa "molto confusionario". Lei ha dichiarato, in ogni caso, di "essere stata picchiata" dai libici e di avere "dolori in tutto il corpo".
Josepha, ha ricordato la reporter di Internazionale, al momento di essere portata a bordo dagli specialisti di Open Arms, "non la finiva di toccarli, di aggrapparsi a loro". La 40enne aveva del resto passato ore in acqua, accanto al corpo inanimato "di una donna riverso su una tavola di legno, che probabilmente era il fondo del gommone distrutto" e non lontano dal cadavere del figlio di quest'ultima, un bimbo tra i 3 e i 5 anni.
Ora la 40enne è in viaggio verso la Spagna, ma a chi la avvicina chiede ripetutamente con voce flebile, ma decisa, di "non essere riportata in Libia". E mentre la curano per lo choc e l'ipotermia la risposta che ottiene alle sue ripetute e ansiose domande è sempre la stessa: sarà accontentata.
RG/EnCa