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BRUXELLES / YANGON - Il Consiglio europeo ha annunciato oggi l'imposizione di misure restrittive per 11 persone responsabili del colpo di Stato militare avvenuto lo scorso 1° febbraio in Myanmar e della repressione contro i manifestanti che ne è seguita.
Dieci di queste persone, si legge in una nota, sono ufficiali del più alto rango del Tatmadaw, il corpo delle forze armate birmane, tra i quali l'attuale comandante in capo Min Aung Hlaing e il suo vice, Soe Win. L'undicesima persona colpita dalle sanzioni è invece il nuovo presidente della commissione elettorale dell'Unione. La sua responsabilità è legata al ruolo svolto nell'annullamento dei risultati delle elezioni del 2020 in Myanmar.
L'effetto delle sanzioni comporta, tra le altre cose, il divieto di viaggio - quindi di entrata e transito nel territorio dell'Unione europea - e il congelamento dei beni posseduti all'interno dell'Ue. Di riflesso, ai cittadini e alle imprese europee è ora vietato mettere a disposizione di queste persone qualsiasi fondo.
Le sanzioni introdotte oggi - e affiancate dalla sospensione dell'assistenza finanziaria destinata al governo, al congelamento di tutti gli aiuti agli organi governativi e all'intensa azione diplomatica in corso - «rappresentano la vigorosa risposta dell'UE alla destituzione illegittima del governo democraticamente eletto e alla brutale repressione dei manifestanti pacifici da parte della giunta», spiega il Consiglio europeo che «continuerà a riesaminare tutte le sue opzioni».
In altre parole, non è escluso che possano essere introdotte nel prossimo futuro altre restrizioni destinate a entità economiche «detenute o controllate» dalla giunta militare birmana. Tuttavia, l'Ue sottolinea di voler fare in modo che «le misure non abbiano conseguenze negative sulla popolazione».