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Si concretizza dunque quanto deciso dai ticinesi domenica sull'imposta di circolazione. Perché se è vero che è stato approvato il principio - quello delle emissioni - rimane da definire la formula esatta da adottare, visto che non tutte le auto hanno lo stesso sistema di calcolo del CO2. Mercoledì verrà presentato un messaggio urgente al Consiglio di Stato.
La formula che farà capire a quanto ammonterà dunque l'imposta di circolazione per il prossimo anno, non sarà per tutti gli automobilisti uguale, visto che negli anni è cambiata la procedura di prova per le emissioni di CO2. Insomma, per le auto immatricolate prima del 2017 si è utilizzato un sistema, per quelle immatricolate successivamente un altro, rendendo i valori non comparabili tra loro.
Così per le auto immatricolate prima del 2020 - si stima 120'000 - il coefficiente sarà 95. Per le circa 60'000 più recenti e con già il dato WLPT di 118.
Per le circa 40mila auto immatricolate prima del 2009, il 2023 sarà un anno di transizione, durante il quale, in sostanza, dovrebbero pagare la stessa imposta di quest'anno. La cosiddetta moratoria.
Dettagli che sono inseriti in un messaggio urgente e i cui dettagli verranno illustrati lunedì agli iniziativisti e presentati mercoledì al Consiglio di Stato. L'obiettivo è che il Gran Consiglio ne discuta nella sessione del 21 novembre. Anche perché se l'entrata in vigore della nuova imposta di circolazione è prevista il primo gennaio 2023, il tempo stringe.