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Gestione durevole delle foreste e prevenzione delle catastrofi: sono gli obiettivi di due progetti svizzeri sulle montagne occidentali dell'Ucraina.Questo contenuto è stato pubblicato il 20 aprile 2006 - 17:21
Nei villaggi rurali della Transcarpazia, la forte dipendenza dai prodotti forestali minaccia la stabilità dell'ecosistema. Per gli abitanti, un'alternativa si chiama ora «turismo ecologico».
Quella attorno alla centrale atomica di Chernobyl non è l'unica zona dell'Ucraina chiusa al pubblico.
Sulle montagne della Transcarpazia, a ridosso del confine con Ungheria e Romania, un'altra area è stata dichiarata off-limits: qui però, l'accesso è vietato non per proteggere le persone dall'ambiente malsano, ma la natura dall'uomo.
Collaborazione Svizzera-Ucraina
Siamo a Uholka, nella Riserva naturale dei Carpazi (9'000 ettari di superficie), in una delle ultime foreste vergini d'Europa. In questo ambiente fiabesco - dove i raggi del sole filtrano con fatica attraverso il fitto fogliame dei faggi centenari - Svizzera e Ucraina hanno dato avvio, 5 anni fa, alla prima collaborazione tra i due Paesi nel campo della gestione sostenibile dei boschi.
Il programma, che vede coinvolte le autorità locali e l'Istituto federale di ricerca per la foresta, la neve e il paesaggio, prevede uno studio comparativo delle dinamiche forestali tra una regione non ancora toccata dall'uomo (come è appunto quella in cui ci troviamo, protetta sin dall'epoca dell'Impero austro-ungarico) e un bosco in Svizzera, dove invece lo sfruttamento delle risorse è stato più intenso.
«Grazie alla collaborazione con la Svizzera possiamo raccogliere informazioni molto importanti su come gestire i nostri boschi», afferma raggiante Vasyl Pokynchereda, ricercatore della Riserva.
Prevenire le inondazioni
Il dibattito sull'utilizzo delle foreste in Transcarpazia è stato lanciato dopo le inondazioni del 1998 e 2001: all'origine dei due avvenimenti, la mancanza di un approccio più ecologico per conciliare, in modo sostenibile, ambiente e attività umane.
Dopo essere intervenuta in soccorso della popolazione, la Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) ha così deciso di rimanere, consapevole di poter mettere a disposizione l'esperienza elvetica in ambito forestale e di prevenzione delle catastrofi.
Come prima azione, è stata finanziata la costruzione di dighe e terrapieni lungo le sponde dei corsi d'acqua più a rischio: protezioni efficaci che hanno risparmiato alcuni villaggi dalle inondazioni, come ricorda una placca di metallo nei pressi di Khust, nel sud della Transcarpazia.
A qualche decina di chilometri di distanza, nella valle laterale del fiume Rika (un lontano affluente del Danubio), l'argine recentemente rinforzato con legni e sassi appare però francamente un po' fragile. Come ci conferma un anziano residente del posto, «l'idea è buona, ma se piove come nel 2001 non servirà a nulla».
Il portavoce della DSC che mi accompagna, Thomas Jenatsch, osserva ad ogni modo che l'intervento vuole innanzitutto «mostrare l'utilità dell'opera» e incentivare abitanti e autorità a proseguire il lavoro lungo tutta la riva.
Turismo verde per salvare le foreste
La presenza della Confederazione in questa regione rurale ad ovest dell'Ucraina non si manifesta soltanto a livello tecnico, ma pure sul piano economico e sociale.
«Il nostro scopo è di coinvolgere la comunità locale nella gestione durevole dei boschi e nella prevenzione delle catastrofi», spiega Hilmar Foellmi, responsabile del progetto FORZA («Progetto svizzero-ucraino di sviluppo delle foreste della Transcarpazia»), finanziato dalla DSC.
Foellmi osserva che la Transcarpazia (1,2 milioni di persone) è una zona povera con poche prospettive economiche: una situazione nella quale è difficile convincere gli abitanti a rinunciare allo sfruttamento intensivo delle foreste (il legno rappresenta la principale fonte combustibile) in nome dello sviluppo sostenibile.
Per la DSC, una delle alternative per ridare dinamismo alla regione si chiama «turismo ecologico». «Il potenziale turistico è elevato, ma finora non è mai stato sfruttato», fa notare Ludmyla Nestrylay, responsabile nazionale dell'Ufficio svizzero di cooperazione in Ucraina.
Soggiornare presso l'abitante
Un primo passo è stato la pubblicazione di una guida turistica (disponibile in ucraino e inglese) e la realizzazione di un lungo percorso segnalato per escursionisti.
I paesaggi spettacolari, la ricca flora e la fauna diversificata (tra cui l'orso e il lupo) non sono tuttavia sufficienti per promuovere il turismo, se mancano le infrastrutture.
Per questo motivo, il progetto FORZA - in collaborazione con le autorità e varie organizzazioni - intende coordinare l'azione degli abitanti della regione, i quali già nel 2004 avevano manifestato l'intenzione di aprire le proprie case ai turisti di passaggio («Home stay» o soggiorno presso l'abitante).
Tra di loro, l'anziana maestra del villaggio di Nuzhniy Bystry che mi ha ospitato per la notte: «Molte persone hanno lasciato il villaggio in cerca di lavoro. Il turismo potrebbe offrire una valida alternativa», racconta Anna Michelovska, mentre si assicura che non manchi niente sulla tavola preparata nel salone.
Per colazione, biscotti, cioccolatini, salumi, formaggio, uova, caffè e vodka. Un lauto pasto che non si spiega soltanto con l'ospitalità che caratterizza gli ucraini: «Sei stato il primo turista che ho ricevuto in casa mia», mi confida la premurosa signora porgendomi un bicchierino di liquore.
swissinfo, Luigi Jorio, Nuzhniy Bystry, Ucraina
Fatti e cifre
La Transcarpazia è una regione montagnosa all'ovest dell'Ucraina.
Superficie: 12'800 km2.
Popolazione: 1,2 milioni.
Attività principali: agricoltura, allevamento e sfruttamento forestale.
In breve
Il progetto FORZA, finanziato finora dalla DSC con circa 2 milioni di franchi, si prefigge di promuovere una gestione sostenibile e plurale delle foreste della Transcarpazia.
Un'attenzione particolare è data alla prevenzione delle catastrofi e al miglioramento delle condizioni di vita della popolazione.
Per i responsabili di FORZA, la protezione dell'ambiente è efficace solamente se si coinvolge la comunità locale.
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