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«Uva venuta da Orvieto» nel fondo Hindermann
di Daniele Cuffaro
Che il fondo di Federico Hindermann potesse riservare qualche rarità, lo lasciava presagire una lettera di Elio Vittorini del 14 giugno 1946, in cui si evince che i manoscritti di due racconti dello scrittore italiano furono trasmessi al poeta svizzero da Albert Bettex. Quest'ultimo fu redattore della rivista culturale Du con la quale Hindermann collaborava. Durante la catalogazione è stato poi effettivamente rinvenuto uno dei due originali citati, ovvero il dattiloscritto di Uva venuta da Orvieto con correzioni manoscritte firmate dallo stesso Vittorini. In seguito, la curiosità archivistica-filologica generata dal ritrovamento del documento ha giocoforza portato ad una breve ricerca che potesse aiutare ad inquadrare meglio la storia di questo testo.
La prima pubblicazione del racconto avviene nel 1941 con il titolo di Uva venuta dal Val Dèmone in Beltempo, Almanacco delle lettere e delle arti. Nell'originale finito a Hindermann nel 1946 i cambiamenti intercorsi non sono drastici ma, dalla cassatura del titolo all'ultima frase, il processo creativo va a modificare delle parti significative del racconto. Oltre a ciò, viene ritoccata lievemente la punteggiatura, la quale riveste una certa importanza nel dare al narrato la voluta cadenza ritmica.
Un confronto fra le versioni del testo pubblicate finora certifica, anche tramite l'osservazione della punteggiatura, che Hindermann traspose il racconto partendo direttamente dal dattiloscritto. È infatti interessante notare come le versioni successive del racconto abbiano mantenuto le correzioni autografe ma differiscano lievemente nell'interpunzione e nelle cesure dei paragrafi rispetto al dattiloscritto originale e alla traduzione di Federico Hindermann Trauben, die aus Orvieto kamen (Du: kulturelle Monatsschrift 6, 1946).
Difficile capire se si sia trattato di volontà autoriale o di un intervento occorso nel lavoro redazionale. Verosimilmente la questione potrebbe dipanarsi o trovare ulteriori appigli raffrontando altri racconti di Elio Vittorini tradotti da Federico Hindermann, come Nacht und Partisanen, Name und Tränen e Die Balkone von Venedig, pubblicati tutti nella rivista Du tra il 1945 e il 1947.