Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01035.jsonl.gz/1409

La strana storia di Mika Aaltonen, passato dall'Inter alla cattedra universitaria, con una breve parentesi bellinzonese.
Con il termine "fenomeni parastatali" si vuole indicare un calciatore che - solitamente - definiremmo "brocco". Il termine venne coniato dalla Gialappa's Band, che - nei loro gloriosi anni Novanta, con la trasmissione "Mai dire Gol" - aveva inaugurato una sorta di speciale, chiamato appunto "fenomeni parastatali", nel quale quale si prendevano in giro calciatori giunti in Serie A dall'estero, spesso con grandi aspettative, dimostratisi però dei veri e propri flop.
La storia che raccontiamo oggi non è stata sbeffeggiata dal trio comico, allora su Italia 1. È però una vicenda sportivamente unica, con una simpatica parentesi nostrana. Si tratta della carriera di Mika Aaltonen, centrocampista finlandese, dalle spiccati capacità scolastiche, più che calcistiche.
Nell'ormai lontano 1987, il giovane Aaltonen era un ragazzo in forza al Turun Palloseura (TPS), squadra di calcio finlandese, della città di Turku. Il TPS, nonostante oggi militi nella seconda divisione finlandese, è una delle squadre più titolate del calcio scandinavo. Certo, il calcio finlandese non è come quello inglese, e - per un calciatore di questo paese - partecipare alle coppe europee può essere una vetrina, in grado anche di cambiare la propria carriera. Ed è proprio quello che è successo ad Aaltonen.
Nel 1987, infatti, il TPS riuscì ad arrivare ai sedicesimi di finale della Coppa Uefa (oggi diventata Europa League), dove incontrò l'Inter di Giuseppe Bergomi, Marco Tardelli, "Spillo" Altobelli e Karl-Heinz Rummenigge. I nerazzurri, allora allenati da Giovanni Trapattoni, persero incredibilmente quella partita. A San Siro finì 1-0 per i finlandesi. Il gol della vittoria del TPS venne messo a segno proprio da Aaltonen, che all'11° del secondo tempo fece partire un gran tiro dai 30 metri: imparabile anche per Walter Zenga.
Quel gol cambiò la vita di Aaltonen, di cui il presidente dell'Inter - Ernesto Pellegrini - si innamorò, tanto perdutamente da comprarlo e portarlo a Milano. All'Inter, però, Mika non giocherà mai. Appena sbarcato alla corte di Trapattoni, Aaltonen trovò i posti per i giocatori stranieri già occupati dal belga Vincenzo Scifo e dall'argentino Daniel Passarella. Pellegrini lo mandò in prestito a Bellinzona, dove Aaltonen raccolse 14 presenze, segnando 3 gol. Chissà se tra i tifosi granata, c'è chi si ricorda di questa meteora del calcio internazionale.
L'esperienza di Aaltonen è poi proseguita con un altro prestito, a Bologna. La carriera calcistica del centrocampista, però, stenta a decollare. Con i rossoblu, Aaltonen totalizza soltanto 3 presenze, per un totale di 37 minuti giocati; comunque abbastanza per diventare il primo calciatore finlandese a mettere piede su un campo di Serie A.
Aaltonen, però, è un caso raro di studente- calciatore, un po' come lo juventino Giorgio Chiellini. A Bologna, Aaltonen si iscrisse alla Facoltà di Economia e Commercio, proseguendo poi gli studi nelle città nelle quali si trasferì per giocare: in Germania a Berlino (Aaltonen giocò una stagione nell'Hertha Berlino); ancora Turku, per un rientro di tre anni al TPS; un anno in Israele a Be'er Sheva, dove vestì la maglia dell'Apoel; e infine ancora in Finlandia, a Tampere, per una stagione con il TPV.
Per Mika, la storia è sempre la stessa, nonostante cambino le città e le squadre: pochi minuti in campo, tante ore spese nello studio. Oggi, dell'Aaltonen calciatore si ricordano in pochi. Chi conosce il trascorso calcistico del nostro protagonista, sorride ogni volta che il buon Mika viene nominato. L'Aaltonen accademico, però, è tutta un'altra cosa.
L'ex ragazzino del fortunato gol all'Inter, oggi è uno stimato economista finlandese, professore alla Helsinki University of Technology, il politecnico di Helsinki, esperto in "Forseight & Complexity". In fondo, le mamme lo dicono sempre: "studia: è più importante che giocare a pallone".