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La revisione della Legge sull'asilo (LAsi) introdotta con diritto d'urgenza a fine settembre 2012, poi avallata dal popolo nel giugno seguente, non ha effetti sulle richieste inoltrate da cittadini eritrei. Lo constata l'ambasciatore Eduard Gnesa, "Mister migrazione" della Confederazione. Eppure uno dei punti centrali della riforma, voluto proprio per frenare la loro immigrazione, è costituito dall'esclusione della diserzione e dell'obiezione di coscienza dai motivi per l'attribuzione dell'asilo.
In luglio 1480 eritrei hanno depositato una domanda d'asilo in Svizzera, pari a un aumento del 44% rispetto a giugno, ricorda in un'intervista pubblicata oggi da Le Temps Gnesa, che è l'ambasciatore straordinario per la cooperazione internazionale in materia di migrazione in seno al Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE).
Anche se l'aumento spettacolare non è il riflesso della realtà - dato che parte delle domande sono state inoltrate in luglio e non in giugno perché l'Ufficio federale della migrazione (UFM) non disponeva di un organico sufficiente di interpreti competenti in tigrino - da aprile la crescita delle domande da parte di eritrei è indiscutibile.
"La situazione in Eritrea continua a essere difficile. L'arruolamento forzato nell'esercito è sempre più praticato, il che genera numerose diserzioni e fughe dal Paese", afferma Gnesa. Se è vero che la diserzione da sola non è un motivo per ottenere l'asilo, "il migrante può comunque far valere le persecuzioni che ne derivano. Se avverate, gli eritrei continuano a ottenere la protezione da parte della Svizzera".
L'immigrazione di questa popolazione non riguarda solo la Svizzera. "Per il periodo gennaio-giugno, gli eritrei sono il 726% più numerosi dello scorso anno ad arrivare in Europa". A titolo di paragone, da un Paese sconvolto dalla guerra civile come la Siria, per lo stesso periodo i richiedenti nel Vecchio Continente sono aumentati del 394%.
Gli eritrei "scelgono la Svizzera a causa della consistente diaspora che vi si trova", afferma l'ambasciatore, facendo comunque notare che questa popolazione non si limita a fuggire nella Confederazione. Ad esempio, tra gennaio e fine maggio, quasi 3500 eritrei sono giunti nei Paesi Bassi, 2550 in Germania, 2450 in Svezia, 1450 in Norvegia e 1165 in Svizzera".