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In gennaio, la Svizzera ha ufficialmente introdotto lo scambio automatico di informazioni (SAI) in ambito fiscale. Verrà per la prima volta applicato nel corso dell'anno prossimo e la Svizzera comunicherà alle autorità fiscali di vari paesi informazioni sui conti bancari delle loro concittadine e dei loro concittadini. È un grande passo per un paese che il mondo intero considerava finora come la quintessenza del paradiso fiscale.
La Svizzera non è evidentemente il solo paese ad aver introdotto il SAI. Più di 100 paesi hanno già firmato l'Accordo quadro multilaterale a questo riguardo (Multilateral Competent Authority Agreement, MCAA). Ed attualmente stanno tutti lavorando all'applicazione del SAI, su una base di reciprocità, attraverso degli accordi bilaterali. Più della metà di questi paesi procederà ai primi scambi di informazioni già quest'anno e molti di loro tratteranno con 40 o più Stati partner. La Svizzera rimane doppiamente indietro rispetto a questi pionieri: non soltanto applica il SAI un anno dopo, ma per di più lo limita in un primo tempo a 38 partner. Si tratta precisamente dei 28 Stati membri dell'UE e di una selezione di alcuni paesi industrializzati non appartenenti all'UE.
Entro il 2019: allargamento a una selezione di paesi emergenti...
Nessun paese in via di sviluppo o paese emergente si trova per ora sulla lista degli Stati con cui la Svizzera si impegnerà di sicuro nel SAI. Si preannunciano però dei cambiamenti: in due procedure di consultazione quasi simultanee, il Consiglio federale ha proposto di estendere il SAI a una serie di altri paesi entro il 2019. Tra i nuovi candidati troviamo alcuni paesi emergenti e paesi in sviluppo avanzato d'America latina (Argentina, Brasile, Cile, Costarica, Colombia, Messico e Uruguay) e d'Asia (India, Indonesia e Malesia), Isole Mauritius (Maurizio), Seychelles e Africa del Sud. Dal punto di vista della politica di sviluppo, ci sono buone ragioni per felicitarsi dell'integrazione di questi nuovi partner nel sistema SAI, benché si tratti esclusivamente di paesi che dispongono di un reddito relativamente elevato. L'evasione fiscale all'estero continuerebbe altrimenti a fare perdere a questi Stati delle somme che non soltanto spettano loro, ma che permettono anche di compiere dei progressi nell'ambito dello sviluppo. Alliance Sud si impegnerà affinché la proposta di allargamento formulata dal Consiglio federale trovi una maggioranza parlamentare.
… e a qualche Stato di non-diritto
Durante i dibattiti parlamentari si scalderanno sicuramente gli animi. Il Consiglio federale vuole infatti allargare il SAI, in un solo colpo, ad alcuni Stati influenti del G20 come la Cina, la Russia e l'Arabia Saudita. Questi paesi presentano serie lacune sul piano del rispetto dello Stato di diritto. Dal punto di vista dei diritti civili e politici, l'organizzazione di difesa dei diritti dell'uomo Freedom House li ha classificati tutti e tre come assolutamente insufficienti (“not free”). E non sono molto più attenti nemmeno nell'ambito della protezione dei dati. Alcuni consiglieri nazionali conservatori della Berna federale hanno già annunciato che si opporranno con veemenza durante i lavori parlamentari allo scambio di informazioni con simili Stati di non-diritto. Varrebbe tuttavia la pena sottolineare come la resistenza di numerosi e numerose parlamentari sia invece molto timida quando si tratta di accordi di libero-scambio o di commercio d'armi con paesi partner che presentano lacune a livello dello Stato di diritto: in queste situazioni, le considerazioni d'ordine morale hanno un ruolo ben più marginale. Gli argomenti degli ambienti nazional-conservatori contro l'allargamento del SAI ricordano spiacevolmente un'ideologia di giustificazione ormai da tempo superata. Il segreto bancario svizzero servirebbe unicamente a proteggere delle persone oneste che vivono all'estero dagli abusi, a scopo di estorsione, degli apparati di governo. In realtà, l'assenza di scambio di informazioni fa contenti soprattutto gli evasori fiscali, che privano la loro patria di importanti mezzi finanziari destinati alla formazione, alla salute o alle infrastrutture di trasporto, pur approfittando poi anche loro di questi beni collettivi. Si tratta in generale di membri dell'élite economica, la cui ricchezza è evidente anche se non si sa che possiedono un conto in Svizzera. Il SAI in quest'ambito ha poco a che vedere con le violazioni compiute dagli Stati.
Chi è toccato dal SAI?
In merito al SAI con dei paesi come la Cina o la Russia, le preoccupazioni dei parlamentari di sinistra non riguardano i diritti dei potenziali evasori fiscali. Le loro inquietudini sono piuttosto rivolte a quelle donne e quegli uomini provenienti dall'estero che, oltre ad aver trasferito in Svizzera le loro fortune non tassate, si sono stabiliti nel nostro paese. Temono che per queste persone lo scambio di dati bancari sensibili possa alla fine mettere in difficoltà i membri della famiglia rimasti nel paese di origine. Questo timore non è però giustificato. Il SAI riguarda unicamente le informazioni relative ai titolari di conti che, secondo le leggi dello Stato partner, hanno il loro domicilio fiscale in quel paese. In regola generale (e in particolare nel caso della Russia e della Cina), ciò significa che queste persone devono trascorrere veramente almeno la metà dell'anno nei paesi in questione. Le persone che risiedono stabilmente in Svizzera non sono dunque praticamente mai toccate dal SAI. A ciò si aggiunge il fatto che il Forum mondiale per la trasparenza in materia fiscale dell'OCSE verifica regolarmente le disposizioni sulla protezione dei dati di tutti i paesi che hanno firmato l'Accordo quadro multilaterale relativo al SAI. Si deve garantire che le informazioni trasmesse restino in possesso delle autorità fiscali e siano utilizzate esclusivamente per la riscossione delle imposte. Nell'applicazione pratica del SAI, il Consiglio federale si riserva la possibilità di non trasmettere i dati se il paese partner in questione ottiene una valutazione insufficiente in questo esame. Se ciononostante si riscontrano ancora degli abusi evidenti, il SAI può essere annullato, secondo quanto previsto dallo stesso Accordo quadro multilaterale.
Delle scelte selettive
Con l'estensione del SAI prevista dal Consiglio federale, il vero problema è un altro: la scelta selettiva dei paesi partner. Sulla lista dei candidati stilata dal Consiglio federale mancano, infatti, molti paesi che hanno firmato l'Accordo quadro multilaterale riguardante il SAI. Non figura, ad esempio, il Ghana, che la Segreteria di Stato svizzera dell'Economia (SECO) sostiene con dei finanziamenti del budget per lo sviluppo, al fine di incrementare le sue entrate fiscali. I documenti posti in consultazione non permettono di conoscere le ragioni di questa scelta.
Last but non least, tutti i più poveri paesi in sviluppo continuano ad essere esclusi dalla lista SAI svizzera. Le loro élites possono così continuare ad accumulare senza alcun controllo i soldi non dichiarati sui conti bancari in Svizzera. Nessuno di questi paesi ha finora firmato l'Accordo quadro multilaterale. In molti casi, questo sarebbe dovuto all'assenza dell'infrastruttura necessaria per raccogliere i dati sugli eventuali titolari di conti esteri e trasferirli automaticamente alle autorità fiscali. Le costose competenze tecniche per lo scambio reciproco di informazioni sono difatti una condizione per aderire al sistema multilaterale. Alcuni paesi industrializzati progressisti si sono dunque impegnati in progetti pilota di SAI bilaterali volontari con paesi in sviluppo più poveri, nei riguardi dei quali rinunciano in un primo tempo ad esigere la reciprocità. Dal punto di vista della politica di sviluppo, sarebbe un punto d'onore per la Svizzera seguire l'esempio di questi paesi.
Pubblicato su La Regione il 20.04.2017
(Traduzione Alessia Di Dio)