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La Fondazione Le Corbusier denuncia in un comunicato odierno le accuse di fascismo e di antisemitismo rivolte recentemente all'architetto franco-svizzero, in relazione con il cinquantennio della sua morte, celebrato quest'anno.
L'istituzione chiede che le prese di posizione del neocastellano nel periodo fra le due guerre vengano studiate in modo "sereno e scientifico".
Una polemica si è sviluppata di recente, in particolare nei media francesi, in seguito alla pubblicazione in Francia di tre libri che accusano il celebre architetto e urbanista di antisemitismo e di "fascismo militante". Gli scritti riferiscono pure in modo critico dei legami intrattenuti da Le Corbusier con il regime di Vichy.
Secondo la Fondazione, "è azzardato" condannare l'opera dell'architetto "sulla base di presupposti ideologici e senza dimostrazione rigorosa": il "complesso periodo" in questione - sottolinea - dev'essere "studiato in modo sereno e scientifico" e non "con titoli sensazionali e affermazioni semplicistiche".
La Fondazione considera peraltro che "mantenere viva la sua eredità non deve portare a sottovalutare o rimarcare determinati aspetti del carattere o comportamenti" dell'architetto. Ricorda inoltre che un convegno dedicato al pensiero dell'architetto e al contesto storico in cui ha vissuto durante gli anni Trenta e la Seconda guerra mondiale sarà organizzato nel 2016 a Parigi con il partenariato del Centro Pompidou.
SDA-ATS