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Il serbo, attualmente impegnato al Roland Garros, è tornato a parlare dell'incredibile periodo vissuto a inizio 2022
«Il Park Hotel? Sono rimasto lì per una settimana e non riesco a immaginare come si siano sentite quelle persone che hanno alloggiato presso quella struttura per ben nove anni...».
PARIGI - Quello vissuto a inizio 2022 è un periodo che Novak Djokovic non dimenticherà mai: il suo viaggio in Australia si era presto trasformato in un incubo. Colpevole, poi innocente, poi ancora colpevole. Il visto d'entrata? Prima concesso, poi congelato e infine stralciato. Attese, ricorsi, contro-ricorsi e battaglie legali. Il serbo - finito in un tritacarne mediatico - ha provato sensazioni incredibili nella terra dei canguri, prima di venir respinto definitivamente perché non vaccinato contro il coronavirus.
Ed ora, a oltre quattro mesi di distanza, qual è il suo stato d'animo nei confronti del Paese? «Non porto rancore e mi piacerebbe tornare a giocare il torneo, Major che in carriera ho vinto ben nove volte. Il rischio di non entrare in Australia per tre anni? Ho sentito la notizia e non so se il mio visto sarà valido nel gennaio prossimo. Vedremo».
Il numero 1 al mondo, in attesa che il governo locale prendesse delle decisioni, era stato "parcheggiato" al Park Hotel di Melbourne insieme a rifugiati e richiedenti asilo. Una struttura finita al centro delle polemiche per via delle pessime condizioni igieniche presenti all'interno. «Sottovalutiamo la libertà. Finché non vivi davvero qualcosa del genere e non tocchi con mano certe situazioni, allora non hai davvero idea di come ci si senta quando qualcuno ti strappa la libertà. Sono rimasto lì per una settimana e non riesco a immaginare come si siano sentite quelle persone che hanno alloggiato presso quella struttura per ben nove anni...».