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Per misteriosi motivi, spesso accade che avere una opinione sia un dovere, una sorta di imperativo sociale. Come se essere privi di una idea precisa e determinata fosse una terribile vergogna, una cosa da confessare solo agli amici più intimi, ovviamente solo se è proprio necessario.
Non si intende qui difendere l’apatia intellettuale, la mancanza di spirito critico. L’uomo pensa, non può non pensare, ed è quinti ovvio che, di fronte a qualsiasi evento, sia esso grande o piccolo, di importanza globale, locale o personale, vengano notate somiglianze con altri eventi, si manifestino quasi da sole osservazioni ed eccezioni, ragionamenti vari su cause, motivi e conseguenze di quell’evento. Continua a leggere “Il dovere dell’opinione”
Victor Hugo; L’ultimo giorno di un condannato; SE, Milano, 2000
Nel 1829 venne pubblicato un libro, intitolato Le Dernier Jour d’un condamné, che narrava le ultime settimane di vita di un condannato alla pena capitale.
La prefazione lasciava al lettore la possibilità di scegliere: se considerare il testo autentica opera di un miserabile, oppure se credere che un sognatore, un filosofo o un poeta si sia lasciato prendere dall’idea degli ultimi giorni di un miserabile e l’abbia messa per iscritto. Continua a leggere “Dov’è la giustizia?”
Che cosa è la normalità?
Quando è lecito impiegare questa parola, e cosa distingue normale da usuale, frequente, regolare, corretto, adatto, e così via?
Bertold Brecht nel 1930 scrisse L’eccezione e la regola. Un dramma didattico, e in effetti ha molto da insegnare su questo tema.
Il mercante Langmann attraversa il deserto di Jahi insultando e bastonando il portatore affinché cammini velocemente. In cambio di odio si aspetta odio, e si comporta di conseguenza: credendosi attaccato uccide il portatore, quando quest’ultimo, in realtà, gli stava solo porgendo la borraccia per bere.
Chi è normale: il mercante che si difende non minacciato, il portatore che non attacca pur avendone motivo? Quale è la regola e quale l’eccezione?
Uniti è sicuramente meglio che divisi, ed in effetti da più parti si odono appelli all’unità.
Ma per cosa ci si vuole unire?
Per condividere un percorso, per discutere insieme un ideale, per vivere insieme delle esperienze, per aiutarsi?
Oppure per non sentirsi soli, per avere più forza contro il nemico?
Nel secondo caso, meglio soli che male accompagnati.
Non sempre la verità ha importanza. Vi sono discorsi, ad esempio le fiabe, dove l’essere vero o falso non ha praticamente alcun ruolo.
Questo non avviene solo con le fiabe: la storia dei Protocolli dei Savi di Sion è una tragica conferma di questo fatto.
Questa storia è narrata da Will Eisner ne Il complotto. La storia segreta dei Protocolli dei Savi di Sion (Einaudi Stile Libero, 2005). Nonostante il titolo, in realtà questa storia non è affatto segreta: è al contrario molto conosciuta, anche se purtroppo la cosa, come accennato, non ha importanza. Continua a leggere “Miti dell’odio”
Nel Land tedesco del Baden-Württemberg, i cittadini di fede islamica che intendono acquisire la cittadinanza tedesca dovranno sottoporsi ad un questionario di trenta domande. Si tratta del Gessinnungsprüfung, test sui principi.
Ecco alcune delle domande, come riportate dal Corriere della Sera e da La Repubblica: “È giusto decidere chi i figli debbano sposare?”, “Cosa pensa degli attentati dell’11 settembre?”, “Vi fareste visitare da un dottore (per le donne) o da una dottoressa (per gli uomini)?”, “Vostra figlia/sorella torna a casa e racconta di essere stata molestata sessualmente. Cosa fate voi come padre/fratello?”.
Continua a leggere “Scontro di (in)civiltà”
Infuria la diatriba sul disegno intelligente o Intelligent Design (abbreviato con ID).
Secondo questa discussa teoria, la vita e l’universo in generale presentano un tale grado di perfezione e di armonia da rendere necessario, o comunque ragionevole, postulare l’esistenza di una intelligenza divina. L’esempio classico è: se trovate un orologio sulla spiaggia, non ritenete forse ragionevole l’esistenza di un orologiaio?
Purtroppo non è chiaro come il grande orologiaio attui il suo disegno intelligente. Se attraverso l’evoluzione o intervenendo in maniera più diretta. Nel primo caso la teoria non sarebbe del tutto incompatibile con l’evoluzionismo darwiniano, nel secondo caso sì. Continua a leggere “Educazione intelligente”
Gli auguri sono un gesto di apertura, rappresentano l’accoglienza verso il prossimo.
Amareggia quindi leggere le disquisizioni sulla maggiore o minore opportunità di Buon Natale rispetto a Buone Feste: siccome siamo Cristiani (la maiuscola non è casuale), argomentano alcuni, dobbiamo augurare un felice Natale anche a chi il Natale non lo festeggia.
Un augurio, in quanto gesto di apertura, è centrato sull’augurato, non sull’augurante. Ai compleanni, non è il festeggiato a fare gli auguri agli ospiti, ma il contrario. E allora perché in questi giorni dovrebbe valere il contrario?
Ad ogni modo, auguri a tutti.
Harry G. Frankfurt; Stronzate. Un saggio filosofico; Rizzoli, 2005
I sinonimi, si sa, non sono mai assoluti: difficilmente una parola può sostituirne un’altra in tutti i contesti possibili, e anche se potesse, non lo farebbe con la stessa peculiare impronta del termine originale.
Così puoi cercare di cavartela parlando di fesserie, sciocchezze, stupidate o cavolate, ma il termine stronzate rimane comunque insostituibile, e quindi tanto vale rassegnarsi: Harry G. Frankfurt, serio professore di filosofia morale a Princeton, ha scritto un breve saggio filosofico sulle stronzate (in inglese Bullshit). Continua a leggere “Filosofia della vacuità”
Uno dei nuovi diritti fondamentali del terzo millennio, almeno in Europa, è il diritto alla privacy o alla riservatezza.
Questo diritto, è bene chiarirlo da subito, non serve a tutelare l’individuo dalle ingerenze o intromissioni altrui. Il suo campo di applicazione non è l’azione, ma la conoscenza: non sarà la privacy a tutelare le mie libertà (di pensiero, di espressione, di movimento e così via).
Per riassumere il diritto alla privacy con un motto, si potrebbe dire che i panni sporchi (e anche quelli puliti) si lavano in famiglia. Nessuno può sapere qualcosa di me a meno che non sia io a comunicarla esplicitamente, dal momento che io sono il proprietario delle informazioni che mi riguardano. Continua a leggere “Pubblico e privato”