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Le importazioni dell'Ue dagli insediamenti israeliani in Cisgiordania sono 15 volte superiori alle importazioni dai Territori palestinesi: lo denuncia un rapporto redatto da una coalizione di 22 Organizzazioni non governative (Ong) tra cui la Federazione internazionale per i diritti umani (Fidh), Christian Aid (Irlanda e Regno Unito), IKV Pax Christi (Paesi Bassi) e la danese DanChurchAid.
Il rapporto, intitolato "Trading Away Peace: Come l'Europa aiuta a sostenere gli insediamenti illegali israeliani", mette a confronto i dati delle esportazioni dagli insediamenti israeliani con quelli dei Territori palestinesi ed evidenzia secondo William Bell, portavoce di Christian Aid, "l'incoerenza al centro della politica europea". "Gli insediamenti - si legge nel Rapporto - sono illegali secondo il diritto internazionale e, come recentemente ribadito da Cathrine Ashton (reppresentante della politica estera dell'Ue), costituiscono un ostacolo alla pace e rendono la creazione di due stati impossibile".
Il governo israeliano - aggiunge il Rapporto - stima in 230 milioni di euro all'anno il valore delle importazioni dell'Ue dalle colonie e in 15 milioni quelle provenienti dai Territori amministrati dall'Anp. La discrepanza - sostiene il Rapporto - è frutto in parte degli effetti "della politica di Israele di fornire ingenti sovvenzioni alle colonie per le infrastrutture e lo sviluppo di nuove imprese agricole imponendo allo stesso tempo severe restrizioni alle imprese palestinesi sul fronte dell'accesso ai mercati e alle risorse naturali".