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Se gli Stati Uniti chiedono (di nuovo) la vendita delle quote di TikTok
TikTok e divieti. Due parole che, negli ultimi tempi, sembrano essere andate di pari passo. La battaglia tra Stati Uniti e governo cinese per la leadership tecnologica ed economica - nonché per la sicurezza nazionale - non accenna a fermarsi. Ma c'è di più. Molto di più. Nelle ultime ore, l'amministrazione Biden ha infatti chiesto ai proprietari cinesi dell'applicazione di vendere la loro quota della società. L'alternativa? Il divieto dell'app negli Stati Uniti. Una richiesta non da poco, insomma. Ma vediamo nel dettaglio che cosa è accaduto.
Un nuovo (vecchio) problema
Le tensioni tra Pechino e Washington per TikTok, ormai, vanno avanti da tempo. Con quest'ultima mossa, però, ci troviamo di fronte a un cambiamento significativo della posizione dell'amministrazione Biden nei confronti dell'applicazione, di proprietà della società cinese ByteDance. Fino ad ora, la Casa Bianca aveva infatti cercato di negoziare un accordo con TikTok, che avrebbe dovuto applicare nuove misure di protezione dei dati ed eliminare la necessità di ByteDance di vendere le azioni dell'app. Gli Stati Uniti, infatti, avevano il timore che la Cina potesse raccogliere i dati dei cittadini americani proprio dall'applicazione.
Ora, però, la questione ha fatto un passo avanti. O, per certi versi, un passo indietro. La richiesta di vendita dell'app - e l'eventuale legge che consentirebbe alla Casa Bianca di vietare TikTok negli Stati Uniti, qualora non venisse accontentata - sta irrigidendo l'approccio dell'amministrazione. Portando alla mente ciò che accadde anni fa, quando l'ex presidente Donald Trump minacciò di vietare TikTok negli Stati Uniti, nel momento in cui l'app non fosse stata venduta a una società americana. Situazione che, nel 2020, si risolvette con un accordo in cui ByteDance dichiarava la vendita di parte dell'applicazione a Oracle, società statunitense di cloud computing, e a Walmart. Un'operazione che però, a quanto pare, non si è mai realmente concretizzata.
La risposta di TikTok
La situazione, insomma, si sta ripetendo. E la stessa TikTok dichiara di aver appreso dell'«ultimatum» della Comittee on Foreign Investment (CFIUS) statunitense con «delusione». L'azienda, dopo aver ricevuto la richiesta degli Stati Uniti, ha infatti comunicato di star valutando le proprie opzioni, pur ricordando che la sua proposta di sicurezza, che prevede la conservazione dei dati degli americani negli Stati Uniti, garantisce già la miglior protezione per gli utenti. In un comunicato stampa, il portavoce dell'applicazione ha infatti sottolineato quanto segue. «Se l'obiettivo è proteggere la sicurezza nazionale, la cessione non risolve il problema: un cambio di proprietà non imporrebbe nuove restrizioni sui flussi di dati o sull'accesso». Non solo. Il portavoce ha anche specificato che il modo migliore per affrontare le preoccupazioni sulla sicurezza nazionale sarebbe la protezione trasparente dei dati e dei sistemi degli utenti negli USA (che si stima che per TikTok siano oltre 100 milioni) con «un solido monitoraggio, controllo e verifica da parte di terzi» che l'azienda starebbe già attuando.
Oltre a queste dichiarazioni, l'azienda - per il momento - ha deciso di tacere. TiKTok si è infatti limitata a confermare ai media statunitensi di aver ricevuto la richiesta dal Comittee on Foreign Investment, come anticipato dal Wall Street Journal, aggiungendo di non contestare la notizia riportata proprio da quest'ultima testata. E rifiutandosi, oltretutto, di discutere i dettagli della richiesta del governo statunitense, compresi quelli relativi alla tempistica della comunicazione.
I prossimi passi
Cosa succederà ora? Per il momento, è troppo presto definirlo. Per ora, ciò che è noto è che la prossima settimana l'amministratore delegato di TikTok, Shou Zi Chew, testimonierà davanti alla Commissione per l'energia e il commercio della Camera statunitense. In quell'occasione, con ogni probabilità, gli verranno sottoposte domande sui legami dell'applicazione con la Cina e sui timori che l'applicazione possa fornire contenuti dannosi ai giovani.
Nel frattempo, una risposta è arrivata dalla Cina. Il ministro degli Esteri Wang Wenbin ha infatti chiesto agli Stati Uniti di «mettere fine agli attacchi ingiustificati» a TikTok. «Finora gli Stati Uniti non sono riusciti a produrre le prove che TikTok minacci la sicurezza nazionale degli Stati Uniti», ha affermato il ministro nel corso del briefing quotidiano, invitando Washington a «smettere di diffondere informazioni false e a smettere di sopprimere irragionevolmente le aziende interessate».