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I membri della Camera alta hanno approvato una mozione volta ad ottimizzare il modello di sovvenzionamento delle 17 scuole elvetiche all'estero, sostenute dalla Confederazione con un credito di 20 milioni di franchi.
L'anno scorso, su richiesta del parlamento, il Consiglio federale aveva presentato un rapporto sulle scuole svizzere all'estero, in cui proponeva di rivedere, sulla base di tre modelli, la legge sul promovimento dell'istruzione dei giovani svizzeri all'estero. La prima variante prevede la soppressione di tutti gli aiuti versati dalla Confederazione, la seconda il dimezzamento del credito federale e la terza l'ottimizzazione delle attività formative all'estero con i fondi attuali.
Martedì il Consiglio degli Stati ha approvato una mozione depositata dalla sua Commissione della scienza, dell'educazione e della cultura, in cui invita il governo a rivedere la legge sulla base del terzo modello. Anche in futuro la Confederazione sarebbe quindi chiamata a promuovere la formazione degli svizzeri all'estero con un credito di 20 milioni di franchi. Il modello di ottimizzazione prevede, tra l'altro, di ridefinire a quali istituti scolastici e in quali località verranno attribuiti gli aiuti statali e di rafforzare la cooperazione con scuole di altri paesi europei. La mozione passa ora all'esame del Consiglio nazionale.
Rispondendo ad un'interpellanza del senatore friburghese Urs Schwaller, il ministro dell'interno Didier Burkhalter ha difeso dinnanzi alla Camera alta la decisione di sopprimere il credito di 2,2 milioni di franchi destinato finora a corsi d'introduzione agli studi universitari per gli stranieri, organizzati Friburgo. Vi partecipano ogni anno tra 500 e 600 giovani provenienti soprattutto da paesi in via di sviluppo, tra cui anche un 20% di connazionali residenti all'estero.
A detta di Burkhalter questa decisione rientra nella logica del nuovo piano di risparmio proposto dal governo, che prevede di rivedere numerosi contributi versati finora dalla Confederazione. Seguendo le priorità fissate per la politica universitaria e per l'adempimento del processo di Bologna, il Consiglio federale intende sostenere gli scambi con studenti stranieri già immatricolati in un'università e non coloro che devono ancora sottoporsi ad un esame di ammissione.
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