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BERNA - L'ex capo negoziatore svizzero presso l'UE, Jacques de Watteville, ritiene che sia urgente concludere l'accordo quadro con Bruxelles. "Esiste una finestra di opportunità" fino alla partenza del presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker a fine ottobre.
«Se il dossier si blocca rischiamo di perdere alcune delle concessioni ottenute», ha dichiarato de Watteville in un'intervista apparsa oggi su La Tribune de Genève e 24 Heures. «La Svizzera non è una priorità per Bruxelles», aggiunge puntando il dito sull'uscita del Regno Unito dall'Unione europea (Ue).
«Il risultato della negoziazione è un compromesso», ha ricordato de Watteville. Nel capitolo dell'accordo contenente l'adozione del diritto europeo, la sorveglianza e il regolamento delle controversie, il Consiglio federale ha ottenuto «l'essenziale» di quello che voleva.
L'ex negoziatore, 68enne, nota che «la Svizzera ha avuto ragione sull'adozione dinamica del diritto europeo e non automatica». Sottolinea inoltre che ha ottenuto un tribunale arbitrale per regolare controversie, istituzione «che l'Ue non voleva».
Misure di accompagnamento interne - Per quanto riguarda le misure di accompagnamento alla libera circolazione delle persone, l'attuale presidente della Banca cantonale vodese ritiene che le preoccupazioni dei sindacati siano «legittime». Ma sottolinea che Bruxelles voleva che alle imprese dell'Ue non fosse imposto alcun termine di preavviso per venire a lavorare in Svizzera contro gli otto giorni attuali. «Ora ne offre quattro».
Per rafforzare il dispositivo di protezione dei salari, de Watteville propone di adottare misure di accompagnamento interne eurocompatibili. «Abbiamo più tempo» dal momento «che non si voterà sull'accordo quadro prima di qualche anno».
Mentre il Consiglio federale ha chiesto chiarimenti a Bruxelles su tre punti, l'Ue minaccia di non prolungare il riconoscimento dell'equivalenza della Borsa svizzera oltre il 30 giugno.
«Senza accordo (la Svizzera, ndr) si espone al rischio di misure di compensazione non proporzionate. L'accordo è uno scudo. Per un piccolo Paese come la Svizzera, è importante», indica de Watteville.