Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/77895

<h2>SubmittedText<h2><p>L'anno scorso il gruppo UDC ha depositato una mozione che chiedeva che i dati statistici delle assicurazioni sociali fossero rilevati secondo la nazionalità dei beneficiari e pubblicati (06.3218). Nel marzo del 2007 il consigliere nazionale Scherer ha chiesto in un'interpellanza che si facesse luce sulla balcanizzazione dell'AI (07.3198). Le risposte del Consiglio federale sono state insipide e fumose e non hanno certo reso un servizio alla trasparenza. In entrambi i casi il governo ha risposto che i dati sono già disponibili. A quanto pare, però, nessuno è in possesso delle cifre necessarie a quantificare la quota di richieste sproporzionata che si osserva tra i cittadini di certi Paesi. Nell'ora delle domande dell'11 giugno 2007, il consigliere federale Couchepin ha tuttavia dovuto ammettere che le persone provenienti dai Balcani sono tra le più numerose tra i beneficiari di prestazioni dell'AI. Chiedo quindi al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Quali sono, a parte la Svizzera, le cinque nazioni più rappresentate tra i beneficiari di prestazioni AI?</p><p>2. Qual è la percentuale delle spese complessive dell'AI destinata a queste nazioni?</p><p>3. Qual è la percentuale dei cittadini degli Stati balcanici (Serbia, Macedonia, Montenegro, Croazia, Slovenia e Albania) sulla popolazione residente in Svizzera e qual è la percentuale di queste persone tra i beneficiari di prestazioni AI?</p><p>4. Qual è la percentuale dei cittadini degli Stati balcanici nei casi AI di causa incerta (disturbi psichici, colpi di frusta, dolori alla schiena non meglio definiti)?</p><p>5. Come cambierebbero le risposte alle domande 3 e 4 se si includessero nel calcolo le persone originarie di questi Stati naturalizzate di recente (negli ultimi cinque anni)?</p><p>6. In che misura l'eccessivo numero di beneficiari di prestazioni AI provenienti dai Balcani può essere spiegato con la loro diversa attività professionale e in che misura può essere ricondotto ad altri motivi?</p><p>7. Quali sono questi motivi?</p><p>8. Il Consiglio federale è disposto a prendere provvedimenti preventivi per ridurre la tendenza alla richiesta di prestazioni da parte di questi gruppi di persone?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>I dati contenuti nei registri dell'AVS/AI non permettono alcuna distinzione tra gli Stati sorti dalla frammentazione della Jugoslavia. Per questa ragione, per le sei nazioni situate sul territorio dell'ex Repubblica socialista federale di Jugoslavia si parlerà nel seguito di "ex Jugoslavia". Un'unità che raggruppa sei nazioni differenti ha giocoforza un peso statistico maggiore di quello dei sei Stati presi singolarmente. Questo fatto va tenuto in considerazione soprattutto per quanto concerne le risposte alle domande 1 e 2.</p><p>1./2. A parte la Svizzera, le nazioni più rappresentate tra i beneficiari di rendite, sia in Svizzera che all'estero, sono in ordine decrescente: l'Italia, il gruppo delle nazioni dell'ex Jugoslavia, il Portogallo, la Spagna e la Turchia. I cittadini svizzeri rappresentano il 65 per cento dei beneficiari di rendita, quelli delle altre nazioni in questione il 28 per cento. Per quanto concerne gli importi, nel 2006 l'AI ha versato rendite per un totale di 6,4 miliardi di franchi: il 68 per cento di questo importo, ossia circa 4,3 miliardi di franchi, è stato versato a cittadini svizzeri, il 27 per cento, ossia circa 1,7 miliardi di franchi, a cittadini delle altre nazioni summenzionate.</p><p>3. Il gruppo delle persone originarie dell'ex Jugoslavia rappresenta l'8 per cento dei beneficiari di rendita e il 5 per cento della popolazione residente. Un paragone tra le due percentuali è tuttavia a dir poco problematico, poiché la popolazione residente comprende persone di ogni età, mentre l'AI versa di regola prestazioni soltanto a persone in età lavorativa. L'AI versa inoltre anche prestazioni ad assicurati all'estero.</p><p>4. Così come sono citate, queste categorie di disturbi non trovano riscontro nella codificazione dell'AI. Per le cause cui l'interpellanza sembrerebbe riferirsi, il quadro è il seguente: nel 2006 la quota dei beneficiari di rendite AI dovute ad infermità psichica conseguente a malattia o incidente provenienti dall'ex Jugoslavia era del 37 per cento, contro il 44 per cento rappresentato dai cittadini svizzeri; per i disturbi alle ossa e all'apparato locomotore la quota era del 34 per cento per le persone originarie dell'ex Jugoslavia e del 21 per cento per i cittadini svizzeri.</p><p>5. I dati riportati nei registri dell'AVS/AI non permettono di identificare le persone naturalizzate negli ultimi cinque anni.</p><p>6. I dati statistici dimostrano che la probabilità di divenire invalidi è strettamente correlata al livello d'istruzione e al tipo d'attività esercitata. Il rischio d'invalidità di un operaio edile è cinque volte superiore a quello di un insegnante (1 per cento contro 0,22 per cento). Per coloro che hanno frequentato una scuola professionale lo stesso rischio è quadruplo rispetto agli accademici e ai diplomati delle scuole professionali superiori (0,8 per cento contro 0,2 per cento). Chi accumula i fattori di rischio, cioè chi, già scarsamente qualificato, esercita per di più un'attività rischiosa, ha dunque una probabilità particolarmente elevata di diventare invalido. Il programma pluriennale di ricerca sull'invalidità, la disabilità e l'attuazione della legge sull'assicurazione per l'invalidità, indetto nel maggio 2006, sarà dedicato tra l'altro all'analisi delle cause delle invalidità e allo studio di possibili contromisure per contrastare il crescente rischio d'invalidità.</p><p>7. L'elevato rischio d'invalidità delle persone originarie dell'ex Jugoslavia può essere in parte spiegato con la loro forte presenza tra le persone scarsamente qualificate attive nell'edilizia. Nel programma pluriennale summenzionato sarà presa in esame anche la questione della nazionalità nell'AI. I primi risultati saranno probabilmente disponibili nel 2008. Al quel momento sarà possibile valutare se, oltre all'attività esercitata e allo scarso livello d'istruzione, vi siano altri fattori alla base dell'elevato numero di beneficiari di rendita originari dell'ex Jugoslavia.</p><p>8. Gli strumenti disponibili, come ad esempio gli esami svolti dai servizi medici regionali, consentono già oggi di controllare efficacemente l'ingordigia di taluni assicurati, implicitamente paventata dall'interpellanza, indipendentemente dalla nazionalità dei richiedenti. Con l'entrata in vigore della 5a revisione, poi, la situazione migliorerà ulteriormente: l'accompagnamento all'integrazione a stretto contatto con gli assicurati, infatti, permetterà di capire molto rapidamente se le ragioni che impediscono il reinserimento sono effettivamente di ordine medico o piuttosto di ordine motivazionale (e quindi estranee all'invalidità).</p>  Risposta del Consiglio federale.