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Fortunatamente il disastroso tsunami atteso alle isole Hawaii non c'è stato, in ogni caso il terremoto registrato ieri in Cile è uno dei più potenti che si sia mai verificato (8,8 della scala Richter). Secondo gli esperti è fra i cinque terremoti più forti di tutti i tempi. 30mila volte più potente di quello che ha colpito l'Aquila il 6 aprile 2009 (magnitudo 5,8). L'epicentro è stato localizzato a circa 300 chilometri a sud della capitale cilena, Santiago, sessanta chilometri sotto il livello marino. In realtà non si è avuta una sola scossa, ma un'autentica sequenza di eventi sismici che si è protratta per undici ore, dalle 3.34 del mattino (7.34 in Italia). Per il momento si contano 300 vittime e migliaia di feriti e senzatetto. Numerose le infrastrutture ridotte in briciole, fra palazzi, strade, ponti. Devastata la città di Concepcion. Preoccupano le sorti di una centrale chimica nei pressi della capitale, dove è scoppiato un grosso incendio: una nube tossica potrebbe sprigionarsi da un momento all'altro. Del caos ne hanno approfittato 265 carcerati che sono riusciti a fuggire dal penitenziario di Chillan, località a 140 chilometri a sud di Talca. Il terremoto si è verificato in una zona geologica molto sensibile ai fenomeni sismici, quella a cavallo fra la placca di Nazca, quella Sudamericana e la Pacifica: qui avviene il 90% dei terremoti terrestri. In questa sede è attiva una zona di subduzione, punto geologico in cui la vecchia crosta terrestre viene, in pratica,'inghiottita' dal pianeta, per essere 'riciclata' a livello delle dorsali oceaniche. Gli esperti ritengono che lo scontro fra le tre placche sia costante e produca annualmente un approfondimento della crosta superficiale di ottanta millimetri. Le Ande, uno fra i massicci montuosi più imponenti del mondo, sono nate proprio grazie a questo poderoso processo geotettonico. Lo stesso fenomeno è in atto anche ad Haiti, devastata pochi giorni fa da un forte sisma che, però, non ha alcun legame con quello cileno. Studiando l'accumulo di energia nelle rocce, è dunque possibile prevedere che in Cile si verificano, in media, importanti terremoti ogni 50-70 anni. Nel paese sudamericano, esattamente cinquanta anni fa, il 22 maggio 1960, avvenne il più forte terremoto di tutti i tempi: colpì la città di Valdivia radendola letteralmente al suolo. I sismologi calcolarono una magnitudo di 9,5 della scala Richter. Morirono più di 3mila persone, eruttò il vulcano Puyehue e si manifestò uno tsunami con onde alte dieci metri.
Video ITN News:
domenica 28 febbraio 2010
Le domande possono arrivare a raffica. In ogni caso quel che conta è saper dare la risposta giusta nel minore tempo possibile. Parliamo di uno dei più famosi giochi in scatola degli ultimi anni: il 'Trivial Pursuit' (anche se, in realtà, ha da poco festeggiato il 30esimo compleanno). Ora, uno studio effettuato da Hasbro (società statunitense che produce giochi), mette in luce che le donne sono nettamente più brave degli uomini. (E quindi, secondo alcuni tabloid inglesi, più intelligenti!). L'iniziativa, battezzata 'Trivial Pursuit Experiment', ha coinvolto tramite la Rete numerose persone che - come nel gioco da tavolo - dovevano dare una serie di risposte giuste su ogni argomento, dalla geologia, alla letteratura, dalla matematica, allo sport... In cinque mesi i tecnici dell'impero Usa dei giocattoli, hanno registrato 15.121.731 domande (e relative risposte) e un dato curioso su tutti: le risposte corrette delle donne sono state 4.088.139 contro le 4.077.596 degli uomini. Circa 10mila in meno. Stupiti molti opinion leader anglosassoni, fra cui la nota presentatrice Carol Vorderman, stanca di sentir parlare di strapotere maschile, in ambiti legati per esempio alla matematica: "È un risultato eccellente per le donne", dichiara Vorderman. "Il gioco, d'altronde, si basa sul multi-tasking che come sappiamo le appartenenti al gentil sesso sanno gestire molto meglio degli uomini". Il multi-tasking, ossia la capacità di compiere più cose assieme e/o sviluppare più pensieri contemporaneamente, sembrerebbe, infatti, una prerogativa femminile. Non sarebbe però una questione legata al maggiore o minore grado di intelligenza (QI), ma a un fenomeno concernente la differenza strutturale nella comunicazione fra i due emisferi del cervello e nel modo in cui questi comunicano nei due sessi. In generale, s'è visto che l'argomento affrontato con più disinvoltura è il cinema. A seguire scienza, sport, e arte. Chiuso dunque lo scontro fra uomini e donne ne parte un altro a metà marzo. Questa volta a colpi di 'Trivial Pursuit' si sfideranno over 30 e under 30. Una sfida 'generazionale' a tutti gli effetti.
sabato 27 febbraio 2010
Bere birra. Potrebbe essere questo il segreto per mantenere giovani le ossa e contrastare fratture e malattie come l'osteoporosi. Naturalmente senza esagerare. È il parere di un team di esperti dell'Università della California. Gli scienziati hanno visto che la nota bevanda ricavata dall'orzo è molto ricca di silicio, minerale che, in associazione con il calcio, determina la buona salute dell'apparato scheletrico. Il riferimento è in special modo alle cosiddette 'bionde' ambrate, birre caratterizzate da un aroma peculiare, risultato delle alte concentrazioni di acido orto silicico; le 'scure', invece, come le varietà 'black malt', 'chocolate' e 'roast barley', ne contengono molto meno. In generale s'è comunque visto che su 100 birre in commercio, la presenza di silicio media è stimata fra 6,4 e 56,5 mg/l. Gli scienziati dell'Università di Extremadura di Caceres, in Spagna, precisano che la dose ideale per contrastare le malattie ossee è un bicchiere al giorno di birra. "Un bicchiere di birra ogni 24ore è sufficiente per rinforzare le ossa", racconta Juan Pedrera-Zamorano, a capo dello studio. "La birra è fra le sostanze con la più alta concentrazione di silicio ed è anche caratterizzata da ottime concentrazioni di fitoprogesterone, variante vegetale del progesterone, che mantiene lo scheletro in buona salute". Da tempo si parla delle qualità del vino, soprattutto per ciò che riguarda il buon funzionamento vascolare. La bevanda ottenuta dalla fermentazione dell'uva contiene, infatti, resveratrolo, che fluidifica il sangue mantenendo intatte le arterie. Ma è la prima volta che anche alla birra viene dato il suo giusto valore 'farmaceutico'. "In realtà non è ancora chiaro il meccanismo mediante il quale il silicio proteggere lo scheletro", spiega a Libero Silvia Migliaccio, medico nutrizionista all'Università di Roma La Sapienza, "e comunque non ha senso suggerire di aumentare il consumo di alcol per prevenire l'osteoporosi: elevate concentrazioni di alcolici, infatti, aumentano il rischio di sviluppare malattie ossee". Solo in Italia di osteoporosi soffrono 4milioni di persone, il 40% delle donne e il 13% degli uomini. 250mila sono le fratture ogni anno dovute alla malattia.
'Spruzzi di basalto nero'. Ecco cosa sono, in realtà, 'gli alberi' fotografati su Marte da Hirise, il sensore ottico più potente spedito nello spazio a bordo della sonda spaziale Mars Reconnaisance Orbiter. Le immagini provenienti dal polo nord marziano avevano, inizialmente, lasciato senza parole gli scienziati americani: le strisce nere che si stagliavano dalla superficie colorata di Marte, davano davvero l'impressione di essere dei tronchi. E invece dopo attente analisi s'è visto che si tratta solo di particolari formazioni geologiche dovute a variazioni di temperatura - conseguenza della rapida evaporizzazione dello strato ghiacciato di anidride carbonica - che si verificano sempre con l'arrivo della primavera marziana.
venerdì 26 febbraio 2010
Aerei che funzionano grazie alla spazzatura. È la proposta della British Airways. L'azienda inglese sta, infatti, preparando la prima flotta aerea alimentata da rifiuti. Lo scopo è ottenere biocarburante dall'immondizia, così da evitare l'utilizzo dei tradizionali combustibili, che inquinano di più. British Airways ha recentemente firmato un contratto con una compagnia americana per l'installazione di quattro impianti in una zona orientale di Londra. Qui arriveranno i camion pieni di immondizia, e i rifiuti verranno convertiti in bio-kerosone, tramite il processo Fischer-Tropsch: un processo chimico industriale impiegato per produrre combustibili sintetici da miscele gassose di monossido di carbonio, il cosiddetto syngas. Le stime dicono che annualmente sarà possibile ottenere 70milioni di litri di carburante da 500mila tonnellate di rifiuti. Un risultato eccellente che consentirebbe agli aerei di inquinare meno (riducendo di 550mila tonnellate le emissioni di anidride carbonica), e alle città di smaltire con maggiore efficacia l'immondizia (facendo risparmiare 36milioni di sterline spesi abitualmente per lo smaltimento tradizionale nelle discariche). Inoltre, dall'attività degli impianti londinesi, sarà possibile ricavare 20Mw di elettricità esportabile sulla rete nazionale. Un portavoce di BA dice che il volume del biofuel sarà inizialmente equivalente al 2% delle attuali operazioni della compagnia a Heathrow, l'aeroporto londinese più trafficato. Per poi arrivare al 10% entro il 2050. Stando alle previsioni dei tecnici della compagnia aerea anglosassone la prima bio-flotta diverrà realtà nel 2014.
giovedì 25 febbraio 2010
Una nuova idea per salvare Venezia dall'acqua alta. Arriva da due architetti inglesi dell'University College di Londra. Battezzato "smart salad dressing", il progetto si basa sull'impiego di goccioline di grasso, in grado di reagire con l'anidride carbonica delle acque, trasformandosi in un materiale simile al calcare. Quest'ultimo consentirebbe il rafforzamento delle fondamenta degli edifici più a rischio. Dell'argomento se ne parlerà ufficialmente per la prima volta venerdì, nel corso di un convegno organizzato a Londra. "Questa tecnologia si basa sulla chimica del petrolio e dell'acqua", spiega Rachel Armstrong, a capo dello studio, "e sulla possibilità di ottenere, tramite particolari reazioni, una sostanza simile al calcare". Neil Spiller, collega di Armstrong, parla invece di un intervento provvidenziale, visto che "i pali che sostengono Venezia stanno sprofondando in laguna come dei tacchi a spillo". In pratica i due ricercatori inglesi propongono 'smart salad dressing' come alternativa al famoso Mose, progetto basato sull'impiego di paratoie d'acciaio per controllare le maree. In disaccordo con la proposta inglese c'è Giuseppe Gambolati, professore dell'Università di Padova, che qualche anno fa propose di salvaguardare Venezia tramite pompe speciali in mare aperto: "La mia impressione è che il progetto dei due architetti inglesi sia perlomeno fuori fuoco", rivela lo scienziato padovano. "Venezia è attualmente interessata da un abbassamento geologico stimato nell'ordine di 0,5-0,7 mm/anno che non si può certo arrestare generando dei depositi di calcare artificiale collocati attorno alle fondamenta degli edifici". Negli ultimi cento anni la metropoli lagunare è sprofondata di 23 centimetri. In particolare il cosiddetto fenomeno dell'acqua alta si fa sentire soprattutto durante i mesi di novembre e dicembre. L'alta marea ha superato i 110 centimetri in più di 50 occasioni dal 1993 a oggi, causando gravissimi danni ai monumenti della città e ai negozi.
(Pubblicato su Libero il 24 febbraio 10)
(Pubblicato su Libero il 24 febbraio 10)
mercoledì 24 febbraio 2010
Si chiama 'Dustcar' e fra poco potrebbe girare per le città per smaltire la spazzatura. È un robot spazzino - che imita le fattezze umane - approntato dai ricercatori della Scuola superiore sant'Anna di Pisa, dopo tre anni di sperimentazioni sovvenzionate dall'Unione Europea. 'Dustcar' si 'programma' tramite un touch panel situato sul fianco, in pratica all'altezza della spalla. In base al prodotto di rifiuto che s'intende smaltire, si seleziona l'apposito pulsante, dopodiché si travasa la spazzatura nella 'pancia raccogli rifiuti'. Basta una telefonata e, per ogni esigenza, il robottino arriva sotto casa. Esteticamente si presenta come un cassonetto sorridente e paffuto, alto un metro e mezzo per 77 centimetri di larghezza, che si muove su due ruote, evitando gli ostacoli grazie a un sofisticato sistema laser, appositi sensori e un chip GPS. Viaggia fino a 16 km/h. "In realtà la sua velocità media è molto più bassa", ci spiegano i tecnici di Pisa, "siamo intorno ai 5-10 chilometri orari, velocità più che sufficiente, comunque, a svolgere adeguatamente i suoi compiti". I test sono già iniziati con successo in Toscana, a Massa, Pontedera, e a Peccioli. "L'anno scorso, invece", continuano i ricercatori, "abbiamo esibito la nostra creatura in Svezia, a Orebro, e in Corea, a Incheon". Dustcar volerà a Shangai, a maggio, e rappresenterà l'Italia all'Expo mondiale 2010 in programma nella metropoli orientale. Il suo prezzo? Il prototipo costa 60mila euro. A livello industriale, probabilmente, molto meno: fra 20 e 25mila euro.
(Pubblicato su Libero il 22 febbraio 10)
(Pubblicato su Libero il 22 febbraio 10)
martedì 23 febbraio 2010
Pisolino, siesta, pennichella, comunque la si voglia chiamare, questa abitudine non solo consente di 'ricaricare' il cervello, ma anche di diventare più intelligenti. È ciò che emerge da uno studio effettuato da scienziati americani dall'Università della California. Matthew Walker, a capo dello studio, rivela che molte celebri menti del passato riposavano abitualmente durante le ore pomeridiane: Albert Einstein, Pablo Picasso, Wiston Churchill. Fra i contemporanei, invece, Walker cita Bill Clinton (con un QI pari a 140). Gli scienziati sono giunti a questi risultati sottoponendo a una serie di test cognitivi 39 ragazzi, divisi in due gruppi: al primo gruppo, subito dopo le prove, è stato chiesto di riposare per 90 minuti, al secondo di continuare a fare le cose di tutti i giorni. Alla fine si è visto che la capacità di apprendimento dei ragazzi del primo gruppo era decisamente migliore di quella del secondo. La prova ufficiale della validità della pennichella. Da un punto di vista fisiologico è emerso che, grazie al riposino, l'ippocampo - area del cervello legata all'apprendimento - si attiva con maggiore efficacia e funziona meglio. Le conclusioni dello studio sono state esposte nel corso dell'incontro annuale dell'American Association for the Advancement of Science a San Diego, in California. Walker, in particolare, ha raccontato che "il nostro cervello funziona come una casella di posta elettronica; e il riposino, in pratica, consente lo svuotamento dei numerosi messaggi accumulati, per far spazio ad altri nuovi". I ricercatori spiegano, infine, che tutti dovrebbero concedersi dei break di riposo durante la giornata, comportandosi né più né meno come fa la maggior parte dei mammiferi.
domenica 21 febbraio 2010
Appuntamento ghiotto per tutti i bambini milanesi e, in generale, per tutti gli amanti della paleontologia. Dal 24 al 28 febbraio va in scena presso il Forum di Assago 'Walking with dinosaurs. The live experience'. Protagonisti una ventina di dinosauri in grandezza reale, compresi tirannosauri alti 7 metri e ornitocheiri con ali lunghe 11 metri. Un evento a metà strada fra lo show e una mostra, in grado di trasportare i presenti in un giorno qualsiasi a cavallo fra Triassico e Cretaceo. Di sottofondo una musica coinvolgente e intrigante e i suoni reali emessi dagli animali della preistoria milioni di anni fa. L'idea arriva dall'Australia, dove l'allestimento ispirato a una serie televisiva delle BBC ha avuto un successo clamoroso.
L'immagine che abbiamo di lui mette terrore, ma in realtà siamo noi che lo stiamo condannando all'estinzione. Parliamo di uno dei più potenti predatori del pianeta: lo squalo bianco (Carcharodon carcharias). Le ultime notizie sono tutt'altro che confortanti: stando, infatti, ai dati diffusi oggi dai ricercatori dell'Università statunitense di Stanford, ne rimangono ancora nel mondo non più di 3.500 esemplari, stima paragonabile a quella delle tigri, ritenute all'unanimità fra le specie più a rischio in assoluto. "La popolazione totale stimata dei grandi squali bianchi diffusi negli oceani del pianeta è inferiore al numero di tigri", affermano gli esperti dell'American Association for the Advancement of Science di San Diego, in California. "Si parla sempre dei grossi felini asiatici, eppure gli squali corrono lo stesso rischio di estinguersi per sempre entro pochi anni". Per arrivare a questi risultati gli scienziati hanno monitorato esemplari di squalo bianco, tramite apparecchiature radio trasmittenti. I dati ricavati hanno messo in luce l'esigua quantità di pesci rimasti, ma anche l'eccezionale mobilità di questo animale: squali bianchi visti, per esempio, alle Hawaii, sono stati ritrovati al largo delle coste californiane sei mesi dopo. Il loro passo è spedito e possono arrivare a compiere fino a 20mila chilometri in nove mesi. Lo squalo bianco vive da 11 milioni di anni. La prova di un consolidato successo evolutivo. Purtroppo, però, l'animale non gode di buona fama. Tutta colpa di varie pellicole cinematografiche che hanno iniziato a disegnarlo - erroneamente - come un efferato assassino. "Gli squali bianchi vengono considerati animali cattivi e pericolosi", dice Ronald O'Dor, del Census of Marine Life, "in realtà dovremmo cambiare opinione sul loro conto visto che sono pochissime le vittime umane dei loro attacchi". Secondo i dati dell'International Shark Attack File (ISAF), negli Stati Uniti, caratterizzati da coste particolarmente battute da animali simili, dal 1600 a oggi ci sono stati 837 attacchi, di cui 41 fatali, l'ultimo nel 2008. In Italia, invece, dal 1850 a oggi, ne sono stati registrati 13, 3 dei quali con esisto funesto, il più recente nel 1989. Certo non è un animale che mette a proprio agio l'eventuale bagnante che viene a trovarsi nel suo raggio d'azione. Tuttavia sul suo conto esistono ancora un po’ troppe leggende. A colpire di più è la sua stazza: 6-7metri di lunghezza, per 2-3 tonnellate di peso. La sua voracità è estrema. Si nutre di tutto: altri squali, razze, tonni, molluschi, tartarughe, carcasse di balena. È un cacciatore nato. Non si muove mai a caso, ma si organizza, stabilendo una zona di controllo precisa, da cui parte per le sue battute. È facilitato da un olfatto straordinario, che gli consente di percepire l'odore di una goccia di sangue in cento litri d'acqua. Gli esperti di Stanford dicono che il declino dello squalo bianco è iniziato negli anni Settanta con il sopravvento della pesca sportiva. Gli squali da quel momento si sono, infatti, trasformati in eccellenti trofei da esibire in giro (una mascella di squalo può costare fino a 50mila dollari) o in prodotti per il mercato ittico. Di pari passo l'ecosistema che li ospita - a causa del degrado generale dell'ambiente marino - s'è impoverito di numerose potenziali prede, compromettendo la salute del pesce cartilagineo e la sua diffusione.
(Pubblicato su Libero il 20 febbraio 2010)
sabato 20 febbraio 2010
Scoperto il più giovane pianeta extrasolare. Ha 35milioni di anni. I pianeti extrasolari fin qui individuati, hanno, invece, in media 1miliardo di anni. La stessa Terra è 100 volte più vecchia. Battezzato con la sigla BD201790b, si trova a 83 anni luce da noi. Ruota, in otto giorni, intorno a una stella analoga al sole. È un pianeta gigante, con una massa sei volte superiore a quella di Giove. L'hanno individuato la dottoressa Maria Cruz Gàlvez-Ortiz e il dottor John Barnes dell'Università di Hertfordshire. "Il nuovo pianeta è già stato registrato nel catalogo edito da Schneider presso l'Osservatorio di Parigi", ci racconta Corrado Bartolini, planetologo dell'Università di Bologna. "Si tratta di un corpo celeste particolare che orbita intorno a una stella leggermente più fredda del nostro sole". Secondo i due scienziati è molto difficile rivelare pianeti extrasolari di questo tipo, poiché le stelle intorno alle quali gravitano, sono caratterizzate da forti campi magnetici, che falsano i dati carpiti dalla Terra. Nonostante ciò è stato possibile identificare il nuovo corpo celeste, grazie all'azione dei telescopi dell'Osservatorio del Roque de los Muchachos (La Palma, Spagna), e alla cosiddetta 'tecnica Doppler', (basata sul cambiamento apparente della lunghezza d'onda di un'onda percepita da un osservatore che si trova in movimento rispetto alla sorgente delle onde). La scoperta consentirà di far luce sui tanti misteri che ancora avvolgono la nascita e lo sviluppo dei sistemi stellari e dei pianeti che li compongono.
(Pubblicato su Libero il 20 febbraio 2010)
(Pubblicato su Libero il 20 febbraio 2010)
Gira su internet una storiella comica di Woody Allen, secondo la quale l'uomo non dovrebbe vivere dalla nascita alla morte, ma dalla morte alla nascita, in pratica al contrario. In questo modo le persone inizierebbero soffrendo, per poi finire cullate dalle braccia di mamma e papà: magnifico. Ma è chiaramente un'utopia. Però nel regno animale qualcosa di molto simile esiste e riguarda una medusa - da poco scoperta da un team di scienziati dell'Università di Lecce - che, una volta raggiunta la vecchiaia, è in grado di tornare giovane. Il suo nome scientifico è "Turritopsis nutricola". Gli esperti l'hanno individuata presso le coste dell'Area Marina protetta di Porto Cesareo. Presenta un diametro di appena 4-5 millimetri. Compie il suo normale ciclo vitale raggiungendo la maturità sessuale, riproducendosi e invecchiando. Poi, però, anziché esalare l'ultimo 'respiro', raggiunge le profondità marine da cui si è originata e… ritorna giovane. Mette in atto, in pratica, un processo infinito che, dallo stadio di medusa, riporta l'animale a quello di polipo, tramite un effettivo ringiovanimento delle cellule. Questo fenomeno biologico è noto col nome di 'transdifferenziamento'. "Si ha, a tutti gli effetti, un ritorno alla fase prepubere", raccontano a Libero gli studiosi del Laboratorio di Biologia ed Ecologia Marina dell'Università La Sapienza di Roma, "l'animale ridiventa bentonico e ricomincia daccapo il suo ciclo vitale". Un caso più unico che raro? "Non è detto", continuano gli esperti romani, "le specie di meduse sono numerosissime: può darsi che vi siano altri esemplari che godono di questo particolare elisir di lunga vita. Tocca a noi scoprirlo". Inizialmente gli esemplari di "Turritopsis nutricuola" erano riscontrabili solo nelle acque del Mare dei Caraibi. Oggi, invece, si stanno diffondendo un po’ ovunque. Secondo gli scienziati per questa prerogativa di non morire mai, la specie arriverà a colonizzare ogni angolo marino.
venerdì 19 febbraio 2010
L'ottimismo aiuta ad affrontare meglio i problemi, porta a vivere con speranza e fiducia il domani, aumenta l'autostima. Cose che sappiamo. Ma da oggi possiamo dire qualcosa di più di questa prerogativa caratteriale: una visione 'positiva' del mondo e della vita, infatti, tiene anche lontane le malattie cardiovascolari. È il risultato ottenuto da un team di scienziati del Columbia University Center di New York. I ricercatori statunitensi hanno condotto uno studio durato dieci anni, coinvolgendo 1.739 persone, 877 di sesso femminile. In questo arco temporale hanno 'monitorato' le emozioni e i pensieri dei partecipanti al test, osservando contemporaneamente la loro attività cardiovascolare. Alla fine sono giunti a un importante dato: le persone ottimiste hanno il 22% di probabilità in meno di ammalarsi di cuore. In particolare s'è visto che, nei soggetti per natura più entusiasti e briosi, gli attacchi di angina pectoris e gli infarti si riducono di un quarto. "Un temperamento ottimista tiene lontano l'accumulo di sostanze pericolose come le catecolamine che predispongono al restringimento dei vasi arteriosi, anticamera di infarti e ictus", racconta a Libero Luigi Martinelli, primario del reparto di cardiochirurgia dell'ospedale Niguarda di Milano. Mentre Ellen Mason, della British Heart Foundation, sottolinea l'unicità della ricerca: "Mai prima d'ora avevamo avuto modo di accertare scientificamente il legame fra la salute cardiovascolare e questa attitudine caratteriale". In realtà, anche l'anno scorso dei ricercatori hanno diffuso uno studio simile in cui veniva messo in relazione l'ottimismo con la buona salute del cuore. Almeno per ciò che riguarda il gentil sesso. La ricerca condotta su 97mila donne di età compresa fra 50 e 79 anni - pubblicata su Circulation - diceva che le ottimiste presentano il 14% in meno di probabilità di morire nell'arco di otto anni. Ma per quale motivo l'ottimismo fa bene al cuore? Secondo i ricercatori questa prerogativa caratteriale porta le persone ad accumulare meno stress e a rilassarsi di più, senza necessariamente dover aspettare periodi particolari, come le vacanze estive. Inoltre gli ottimisti sono portati, in generale, a condurre una vita più salutare, fanno più sport, fumano e bevono meno dei pessimisti. "Anche altre tipologie caratteriali sono comunemente associate a un minore rischio cardiovascolare", ci racconta Paolo Azzolini, primario del Fatebenefratelli di Roma, "come per esempio gli estroversi, le persone che nei momenti difficili riescono a mantenere la calma, gli individui liberi da ansie e preoccupazioni". Ma si parla sempre e comunque di predisposizione genetica, perché il carattere di una persona non basta a giustificare l'evoluzione di una malattia: "Certamente", continua Azzolini, "di base ci vuole un cuore sano, poi le attitudini caratteriali possono più o meno predisporre un individuo a certuni disturbi". In questi giorni è stata diffusa anche la notizia secondo la quale l'ottimismo tiene lontano perfino malattie banali come il raffreddore. Una ricerca condotta dall'Università tedesca di Hamburg-Eppendorf dice, infatti, che un atteggiamento positivo nei confronti degli eventi e del futuro, porta a un rafforzamento del sistema immunitario, tale da scongiurare l'azione di virus e batteri. Infine un dato curioso. Secondo uno studio effettuato su 150mila adulti in 140 nazioni la nazione più ottimista del mondo è l'Irlanda, dove l'89% delle persone crede che la propria vita migliorerà nei prossimi cinque anni rispetto al presente. Seguono Brasile e Danimarca.
Un bimbo di tre anni è entrato a far parte del Mensa, club per superintelligenti. Si chiama William Potter e abita in Inghilterra. Il suo QI è pari a quello di Bill Clinton e a quello che - presumibilmente - contraddistinse anche Napoleone Bonaparte. 140 il punteggio ottenuto nei test (100 è il valore medio). "William ha una memoria eccezionale", dice la madre quarantacinquenne, Lynn Goldstraw. "Una volta che vede una cosa non la dimentica più". Non è certo un bimbo come tutti gli altri. Nel passeggino anziché frignare o guardasi in giro e sorridere ad amici e parenti, legge correttamente le targhe delle auto. Non solo: "Quando andiamo in giro in auto impugna la cartina e dice lui a papà dove e quando girare", precisa la madre del piccolo. Secondo lo psicologo Peter Cogdon i bimbi come William sono più unici che rari. Riguardano, infatti, solo lo 0,4% dei piccoli della sua età. "William è estremamente dotato", racconta Cogdon, "il suo livello di lettura è paragonabile a un bambino di 7 anni. Eccelle nel campo della memorizzazione e conosce innumerevoli vocaboli". Il piccolo vive con mamma e papà, a Stoke-on-Trent, nella contea dello Staffordshire. I suoi genitori si sono accorti del suo talento, in seguito alle numerose domande cui venivano sottoposti quotidianamente, fatto insolito per un bimbo di 3 anni. A casa si comporta come un bambino normale. Gioca e si diverte come tutti. Ma ha anche iniziato a giochicchiare con la calcolatrice e a destreggiarsi con il cinese e lo spagnolo. Ora c'è il problema della scuola. Quando inizierà, correrà il serio rischio di annoiarsi perché saprà già tutto. O quasi.
giovedì 18 febbraio 2010
Probabilmente non ci facciamo caso, ma ogni giorno, in ufficio, sprechiamo quantità spropositate di carta. Per questo motivo un'azienda giapponese - la Oriental - ha pensato di sviluppare un macchinario, in grado di recuperare i fogli sprecati e trasformarli in… carta igienica. L'apparecchiatura offre la possibilità di salvaguardare l'ambiente - 60 gli alberi in meno abbattuti ogni anno per ogni macchina funzionante - e risparmiare sui prodotti per l'igiene dei servizi. Bastano 40 fogli formato A4, 30 minuti per sminuzzarli, ridurli in poltiglia e asciugarli e il gioco è fatto. L'innovativo macchinario è stato battezzato 'White Goat' (capra bianca) - mistero sul significato del nome - e pesa circa 600 chilogrammi. Particolare non da poco, il costo: 100mila dollari.
Il video:
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mercoledì 17 febbraio 2010
Chi soffre d'insonnia ha un cervello più 'piccolo' degli altri e le aree legate alla comprensione degli stimoli piacevoli che funzionano meno. È il nuovo quadro emerso da uno studio effettuato su pazienti che faticano a riposare adeguatamente durante le ore notturne. Prima d'ora si pensava che la carenza di sonno potesse provocare solo problemi di natura psicofisica, legati per esempio a difficoltà di concentrazione, ansia, affaticamento cronico, diabete e obesità. Oggi invece si scopre che la malattia può anche agire a livello anatomico, determinando un 'restringimento' del cervello. "E' un fenomeno che porta all'atrofia di varie cellule neuronali che non beneficiano più del riposo notturno", spiega a Libero Luigi Ferini Strambi, direttore del Centro di medicina del sonno dell'Università Vita-Salute del San Raffaele di Milano. "Il sonno regolare è, infatti, indispensabile per 'ricaricare' le cellule che hanno lavorato tutto il giorno. Se ciò non avviene parte di esse muoiono". Il fenomeno, in realtà, era già stato osservato, negli animali sottoposti a privazione cronica di sonno e in persone dedite al consumo smodato di bevande alcoliche. Nessuno, però, pensava che potesse riguardare anche i numerosi individui che fanno fatica ad addormentarsi o che, durante la notte, si svegliano frequentemente: solo in Italia da 12 a 15 milioni. In particolare gli scienziati hanno messo in luce che gli insonni cronici subiscono una progressiva riduzione della materia grigia. Gli esperti del Netherlands Institute for Neuroscience hanno sfruttato una nuova tecnica chiamata "morfometria basata sui voxel". È molto più precisa della risonanza magnetica e consente di 'fotografare' con meticolosità estrema, ogni anfratto del cervello. Con questo sistema - Ellemarije Altena e Ysbrand van der Werf, i due scienziati a capo della ricerca - hanno evidenziato che il volume e la densità della corteccia orbitofrontale sinistra, sono ridimensionati negli insonni: la zona esaminata permette all'organismo di autoregolarsi, e beneficiare delle giuste ore di sonno. "Il riferimento è a un'area anteriore del cervello, implicata anche nella vigilanza e nelle capacità decisionali", precisa lo scienziato del San Raffaele. In particolare s'è visto che il grado di 'restringimento' cerebrale è direttamente proporzionale alla gravità della malattia. La scoperta - diffusa dalla rivista Biological Psychiatry - consentirà nuovi approcci nel campo della cosiddetta sonnologia, partendo dal presupposto che la malattia ha, come si è visto, effetti negativi anche sulle strutture anatomiche cerebrali. "In realtà il passaggio successivo della ricerca sarà quello di capire se e come il cervello può riprendersi una volta curata la malattia con successo", conclude Ferini Strambi. "Per ora possiamo solo dire che abbiamo in mano un motivo in più per iniziare a curare il prima possibile i casi di insonnia". L'insonnia ha un impatto sociale molto alto. Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Sleep, la malattia costa fino all'1% del Pil di un paese. In media, a causa dell'insonnia, si diserta il posto di lavoro quattro giorni e mezzo l'anno.
(Pubblicato su Libero il 17 febbraio 10)
(Pubblicato su Libero il 17 febbraio 10)
Di solito i bimbi cominciano a camminare dopo il primo anno di vita. In casi particolari ci possono essere piccoli che iniziano a muovere i primi passi a dieci mesi. Mai però si è sentito parlare di neonati che prendono a trotterellare addirittura a sei mesi, quando a malapena si comincia a gattonare. Eppure, è proprio ciò che è accaduto in Inghilterra a Xavier King (nella foto del Daily Mail), un bimbo nato l'anno scorso, nel mese di luglio. Senza parole i suoi genitori Mary e David, che all'improvviso l'hanno visto puntare i piedi e cominciare a falcare. Idem la stampa britannica che ha deciso di seguire 'in diretta' questo caso più unico che raro: Xavier è in grado di camminare senza aiuti e senza appoggi per 2metri. Sull'argomento è intervenuto anche Martin Ward Platt, esperto dello sviluppo infantile, il quale dice che "bambini così precoci nel camminare non ce ne sono" e che quindi, il caso di Xavier, è veramente eccezionale. Da un punto di vista morfologico e anatomico, il bimbo che comincia presto a camminare è probabilmente dotato di un'intelaiatura muscolare e scheletrica già ben formata. In ogni caso la prima camminata non va mai sollecitata perché si possono creare problemi alla spina dorsale.
martedì 16 febbraio 2010
Una persona su cinque odia i propri colleghi di lavoro. E in due casi su tre si pettegola cinicamente su chi ci affianca alla scrivania. Questo il quadro che emerge da uno studio OnePoll, condotto su 2mila anglosassoni. Quasi sei milioni di lavoratori inglesi dipendenti disprezzano le persone con cui sono costretti a dividere la giornata in ufficio o in azienda. Un quarto dei lavoratori si lamenta apertamente dei propri colleghi in famiglia o con gli amici, dopo le canoniche otto ore lavorative. Gli specialisti dicono che il fenomeno riguarda tutti i paesi civilizzati. Ma perché si nutrono questi sentimenti negativi nei confronti di chi ci circonda? È un requisito dell'evoluzione. In questo modo, infatti, salvaguardiamo la nostra posizione lavorativa, presupposto fondamentale per la nostra sopravvivenza. Sono soprattutto le donne a parlare male dei colleghi. In media ogni appartenente al gentil sesso spende, infatti, venti minuti al giorno per pettegolare malignamente sul collega vicino. Due donne su cinque ammettono di inviare settimanalmente messaggini 'poco carini' a insospettati destinatari; nell'uomo accade in un caso su cinque. Le donne sono spesso gelose, e inoltre considerano frequentemente una minaccia i compagni di lavoro. Ma le persone odiate di più e su cui si va spesso giù pesante sono i dirigenti. Sarà anche per questo motivo che sempre più italiani sono vittime di ansia e stress dovuti all'ambiente lavorativo. Stando, infatti, a una ricerca presentata oggi nel corso della "XI Giornata Nazionale di informazione sulla promozione della salute nei posti di lavoro", 10milioni di persone, fra impiegati e operai, non lavorano tranquillamente: 8milioni e 706mila persone temono per la propria salute fisica, 4milioni e 58mila per quella psicologica. Più di 2milioni e 797mila italiani riconoscono nella professione che esercitano la causa del proprio precario stato di salute.
Ballare scompostamente, vestire abiti succinti, flirtare in modo provocatorio. Sarebbero queste le condizioni che indurrebbero molti uomini a violentare una donna. Lo rivela un discutibilissimo studio inglese condotto dagli esperti della Whitechapel Haven, secondo il quale, in caso di stupro, spesso è colpevole anche la vittima. Mille gli individui coinvolti nel test. Una donna su due ritiene colpevole l'atteggiamento un po’ troppo 'spinto' di una appartenente al gentil sesso; un uomo su tre crede che fare sesso con la propria partner quando lei non è d'accordo non sia da considerarsi reato; il 13% degli uomini rivela di aver provato a fare sesso con partner troppo brille per capire cosa stesse succedendo. Corrono maggiori rischi soprattutto le ragazze di età compresa fra i 18 e i 24 anni, più sprovvedute e volenterose di conoscere gente nuova. "L'argomento è molto complesso", spiega a Libero Paola Vinciguerra, psicologa e presidente di Eurodap, "in ogni caso credo che la violenza sia imputabile quasi sempre all'uomo. La donna può provocare, ma l'uomo non ha mai alcun diritto di avventarsi su una donna che non è consenziente". La ricerca è stata effettuata per spronare le scuole a introdurre corsi speciali di educazione sessuale, tali da sradicare atteggiamenti che potrebbero portare a casi di violenze. "Le donne, di fronte ad un caso di stupro che finisce in tribunale, pensano che la vittima fosse ubriaca o poco vestita", spiega Elizabeth Harrison, a capo dello studio, "Perciò è necessario sensibilizzare i giovani al problema". Dallo studio è anche emerso che solo una donna stuprata su cinque denuncia alla polizia la violenza subita. Inoltre solo uno stupro su 14 si conclude con una condanna. L'argomento è stato recentemente trattato anche da Amnesty International. Il 28% degli intervistati ritiene in parte colpevole la donna che ha subito violenza; il 6% considera responsabile solo la vittima.
(Pubblicato su Libero il 15 febbraio 10)
(Pubblicato su Libero il 15 febbraio 10)
lunedì 15 febbraio 2010
Boom di separazioni e divorzi in tutto il mondo. Ormai non è più una novità. Ma c'è ancora chi crede nel matrimonio e soprattutto nella possibilità di salvaguardarlo, seguendo nuove regole sociali. Per esempio vivere in letti separati o, addirittura, in case separate. A quanto pare funziona. Nell'uno e nell'altro caso, infatti, le coppie rimangono cementate per più tempo, allontanando il rischio di dirsi per sempre addio. Sull'argomento è tornato oggi il quotidiano inglese Daily Mail, raccontando la storia di Jan e Gabrielle Henning. Sono due insegnanti d'arte sposatesi nel 1973, convinti che il loro amore si sia preservato, grazie alla decisione presa da entrambi, di vivere sotto tetti diversi, a pochi metri l'uno dall'altro. La loro storia inizia nel 1970. Sono due studenti d'arte. Si incontrano e si fidanzano. Dopo tre anni decidono di sposarsi. I primi tempi sono idilliaci. Frequentano mostre d'arte, incontrano amici, lavorano nel mondo della pittura e della scultura. Pare tutto una favola, finché non scoprono di non potere avere figli e lui finisce col perdere il lavoro. Il loro rapporto s'incrina. Jan, in particolare, perde lo smalto di un tempo, si chiude in se stesso, affoga nell'alcol i dispiaceri, rincasa sempre più tardi: "Alla fine mi sono sentita uno zerbino", rivela Gabrielle, "fra noi s'era perso tutto il romanticismo di una volta, così un giorno mi son decisa a cacciarlo di casa". Jan si sistema in un nuovo appartamento, a una decina di miglia dalla moglie che intanto avvia le pratiche per il divorzio. È il 1997. Sembrano non esserci vie d'uscita. Gabrielle è un'altra donna. Torna a riassaporare la vita da single. Esce con gli amici. Invita in casa i colleghi. È finalmente libera di appendere alle pareti qualunque cosa le passi per la mente, circostanza che indisponeva parecchio il marito, attratto da arredamenti e architetture più minimalisti. Jan, nel frattempo, ritrova il lavoro, ma non il sorriso. "Nonostante l'allontanamento non riuscivo a staccarmi da mia moglie. Sentivo di amarla come sempre, ma non sapevo in che modo riconquistarla". Passano i mesi e anche Gabrielle inizia a sentirsi sola. Ricorda con nostalgia le volte in cui col marito andava a spasso per il sud della Francia, o a visitare qualche nuovo allestimento. I suoi "terribili" difetti assumono sfaccettature differenti. È il 1999, quando scoprono che di fianco all'abitazione in cui avevano vissuto insieme per anni, dove ancora risiede Gabrielle, vendono casa. La coppia, dunque, blocca all'improvviso le pratiche del divorzio e decide di acquistare l'immobile. Contro ogni previsione, tornano così vivere come un tempo… ma separati da uno spesso muro in cemento armato e da un recinto esterno. Da quel giorno sono passati più di dieci anni e oggi Jan e Gabrielle possono dirsi una coppia felicissima di sé e del proprio matrimonio che ormai dura da ben 37 anni. Jan può tranquillamente fumare in casa senza infastidire la moglie, e la moglie può riempire l'appartamento con tutti gli oggetti più kitsch che trova in giro senza dare sui nervi al marito. Due piccoli esempi del loro quotidiano tran tran. Ognuno in casa propria fa ciò che vuole, per il resto sono tornati a compiere insieme tutto quello che facevano prima: escono a pranzo il sabato, vanno in giro a braccetto a fare shopping, visitano nuove mostre d'arte. "Sono convinta che molte altre donne abbraccerebbero questa soluzione", dice Gabrielle, "il problema è che molte di loro non hanno il coraggio". Se quindi non si riesce ad arrivare a un accordo simile, c'è sempre una via di mezzo per salvaguardare il matrimonio: dormire in letti separati. Questo espediente sembrerebbe essere già messo in pratica da moltissime coppie, anche dello star system, a partire dagli statunitensi Kate Holmes e Tom Cruise e dagli italianissimi Sandra Mondaini e Raimondo Vianello. In questo modo si evitano rotture derivanti, per esempio, dall'impossibilità di tollerare il partner che russa, scalcia, tiene la luce accesa per leggere. A questo proposito intervengono anche gli scienziati dicendo che il miglioramento del rapporto matrimoniale, conseguente la divisione dei letti, ha un presupposto scientifico. Alla base ci sarebbe, infatti, l’assuefazione sempre allo stesso odore della pelle del partner, più precisamente ai suoi ormoni sessuali (feroromoni), da parte del cosiddetto organo vomeronasale, direttamente collegato alla zona del cervello che regola l'eccitazione sessuale. Oggi - secondo un sondaggio della National Sleep Foundation - il 23% delle coppie sposate statunitensi dormono in letti o camere separate. Domani saranno sempre di più. In particolare si stima che entro il 2015 il 60% delle nuove case avrà sdoppiato la camera matrimoniale.
(Pubblicato su Libero il 15 febbraio 10)
(Pubblicato su Libero il 15 febbraio 10)
Una tendenza nuovissima: il bike polo, sport poco conosciuto in Italia, ma che sta avendo sempre più successo. In pratica si 'cavalcano' delle biciclette 'truccate' e con una mazza (delle racchette da sci modificate) si cerca di centrare con una pallina da street hockey la porta avversaria, all'interno di uno spazio di circa 25 metri. Due le squadre in gioco, ognuna composta da tre atleti. Regola fondamentale: non si possono mai appoggiare per terra i piedi. Vince chi segna per primo cinque goal. Il riferimento è al tipico polo anglosassone, praticato a cavallo in campi predisposti per questo tipo di disciplina. Da noi, invece, ci si organizza come si può, prendendo d'assalto parcheggi, parchi, piazze e giardini. Il fenomeno sta contagiando un po’ tutte le grandi città da Milano a Torino, da Roma a Catania. Nella metropoli milanese, in particolare, il bike polo viene praticato in piazza san Fedele, dietro Palazzo Marino, sede del municipio, ai piedi del monumento dedicato ad Alessandro Manzoni. Per tutti gli appassionati (e i curiosi) l'appuntamento è per ogni martedì sera. Tempo permettendo. Le origini del bike polo risalgono al 1891. Le prime competizioni si tennero in Irlanda. Nel corso delle Olimpiadi di Londra del 1908 il bike polo venne presentato come sport dimostrativo. Dal 1996 si disputano regolarmente campionati mondiali.
sabato 13 febbraio 2010
Siamo abituati a immaginare i dinosauri come dei bestioni capaci di frantumare ogni cosa incontrata sul loro cammino: non abbiamo tutti torti, essendo vivi nell'immaginario collettivo soprattutto oversize come l'argentinosauro, lungo 45metri e alto 9metri. In realtà, nuovi studi paleontologici, ci mostrano che nel passato esistettero anche dinosauri di piccole dimensioni, che gli scienziati hanno da poco iniziato a raggruppare sotto il nome di 'dinosauri nani'. Le ultime ricerche ci parlano di vari resti fossili rinvenuti in Transilvania (Romania), dove un tempo vivevano rettili caratterizzati da anatomie e fisiologie del tutto peculiari. Secondo gli studiosi questi dinosauri furono il risultato di un processo biologico raro, che avrebbe dato vita a esemplari che raggiungevano prima degli altri la maturità sessuale, crescevano meno, e morivano prima. Gli occhi dei paleontologi sono puntati soprattutto su Hateg, cittadina della Romania di 11mila abitanti, nel distretto di Hunedoara, dove un tempo sorgeva un'isola, nel cuore del Mar della Tetide, su cui vissero dinosauri unici nel loro genere. Gli esperti hanno individuato tre specie, vissute tutte nel Cretaceo (circa 70milioni di anni fa). Il Telmatosaurus transsylvanicus, tassonomicamente riconducibile agli adrosauridi, era lungo 3,5 metri (contro i 6 metri degli abitanti della terraferma); Il Magyarosaurus dacus, un sauropode, era lungo 4,5 metri (contro i 12 metri dei propri simili); infine, lo Zalmoxes robustus, un dinosauro erbivoro, non arrivava a 3 metri, mentre gli altri rettili della sua famiglia (rabdodontidi) erano molto più grossi (circa 5 metri). Secondo gli scienziati guidati da Michael J. Benton dell'Università di Bristol, su quest'isola i grandi rettili del Cretaceo, si evolsero per conto loro, separandosi fenotipicamente dagli altri animali e dando vita al cosiddetto 'nanismo insulare'. "Erano circa la metà dei parenti che vivevano sulla terraferma", rivela Benton, "e da ciò possiamo stimare che la loro massa corporea fosse un ottavo di quella dei propri simili". La massa corporea è direttamente collegata alla fisiologia e all'anatomia degli animali, ed è per questo che non è difficile supporre che i dinosauri di Hateg avessero un metabolismo molto più veloce degli altri, tale da farli sviluppare prima sessualmente, accoppiarsi prima, e morire anzitempo, senza avere la possibilità di raggiungere le titaniche dimensioni degli abitanti della terraferma. Si parla, in questi casi, anche di speciazione allopatrica per definire, appunto, la nascita di nuove specie in seguito allo sviluppo di barriere geografiche. Secondo Scott Sampson, paleontologo del Museo di Storia Naturale dello Utah, le ricerche di Benton sono allo stesso tempo "affascinanti e provocatorie". In effetti, nel regno animale che tutti conosciamo, gli esemplari che abitano i continenti non differiscono molto da quelli insulari. Condizione che nel caso dei dinosauri di Hateg - come si è visto - non viene rispettata. Dunque qual è il fenomeno che ha portato alla nascita dei dinosauri nani della Transilvania? L'ipotesi più verosimile riguarda il fatto che, questi dinosauri, avevano bisogno di fonti alimentari infinite per provvedere adeguatamente al proprio sostentamento, cosa riscontrabile solo sulla terraferma. Pertanto chi viveva su un'isola mangiava meno e cresceva meno. In seguito l'evoluzione ha fatto il resto dando vita a rettili di dimensioni più contenute in risposta alla penuria di cibo. Questa ricerca infine ci rimanda a un altro famoso caso di 'nanismo' che però non riguarda i dinosauri, bensì l'uomo. Il riferimento è al famoso Homo floresiensis, rinvenuto nel 2003 su Flores, un'isola indonesiana. Anche in questo caso alcuni ricercatori sono convinti del fatto che l'Homo floresiensies rimase isolato per molto tempo dai suoi simili, dando vita a una nuova specie umana, vissuta fino a 13mila anni fa e caratterizzata da altezze medie che non superavano il metro.
Malattie di poco conto che spesso guariscono anche senza terapie: raffreddori, mal di testa, epistassi nasali. Ora uno studio effettuato in Inghilterra ci dà qualche numero sfizioso. Secondo gli specialisti in un'intera vita una persona è colpita da fenomeni di questo tipo 6.284 volte. 80 volte ogni 365 giorni. In media siamo, dunque, colpiti annualmente da 16 mal di testa, 19 crampi, 14 dolori alla schiena. Conseguenza: 21 volte all'anno ci rechiamo dal farmacista per acquistare medicinali blandi, in grado di contrapporsi a dolori lievi, virus stagionali, contratture muscolari. A questi risultati gli esperti di www.activequote.com sono giunti coinvolgendo 3mila adulti.
Un ragno fossile risalente a 165milioni di anni fa è stato scoperto in Cina da Paul Seldon, paleontologo dell'Università del Kansas. Un ritrovamento giudicato eccezionale per via della particolare anatomia degli aracnidi, caratterizzati da corpi molli che difficilmente si conservano nel tempo. Il fossile mostra nei dettagli il cefalotorace e l'addome del ragno, le sei zampe per la deambulazione, le due anteriori con funzione tattile, s'intravedono i cheliceri. "Il livello di dettagli evidenziati dal fossile è incredibile", rivela Seldon, "Osservarlo al microscopio, in particolare, è stato fantastico: le micro particelle di argilla hanno schiacciato e pressato l'animale, mantenendolo intatto". L'aracnide appartiene alla specie 'Eoplectreurys gertschi', famiglia Plectreuridae, assai diffusa nel Giurassico, e oggi rappresentata da ragni primitivi, con otto occhi. Poche le differenze anatomiche con gli esemplari moderni che vivono soprattutto in Arizona, Messico e Cuba. È la dimostrazione che la selezione naturale ha interessato minimamente il cammino evolutivo della specie. "Guardandolo attentamente può essere scambiato per un esemplare moderno, per un sosia a tutti gli effetti", precisa Seldon. La scoperta è avvenuta a Daohugou, in Cina, presso particolari depositi rocciosi molto ricchi di fossili, che sorgono dalle parti di Liaoning, provincia nord orientale della Repubblica Popolare Cinese. I paleontologi spiegano che un tempo la regione era parte di un minicontinente chiamato 'blocco cinese settentrionale', interessato da un'intensa attività vulcanica. In particolare i depositi rocciosi nei quali è stato rinvenuto il ragno, rappresentano i resti di un antico lago formatesi 168milioni di anni fa. Nello stesso sito, dal 2004 a oggi, sono emersi anche resti di dinosauri, pterosauri, salamandre, insetti, e numerosi vegetali. Prima di questa scoperta il ragno fossile più antico era rappresentato da un esemplare conservato in un'ambra e risalente a 130milioni di anni fa, periodo Cretaceo. La ragnatela fossile più vecchia ha invece 100milioni di anni.
(Pubblicato su Libero il 12.02.10)
(Pubblicato su Libero il 12.02.10)
A New York sparirono prima che altrove, in virtù di una campagna salutistica senza precedenti, ma oggi stanno ritornando alla carica: parliamo delle sigarette, contro ogni regolamento, sempre più diffuse nei locali newyorkesi. La notizia è stata divulgata dal sito eater.com. Il discorso vale soprattutto per location più alla moda, dove il consumo pubblico di nicotina è ormai all'ordine del giorno. Complici i gestori dei principali luoghi di ritrovo della metropoli, dal Lower East Side al Meat Pack District, disposti a chiudere ben più di un occhio pur di intrattenere ospiti e amici. "Le persone escono a fumare ogni quindici minuti, il via vai di clienti è incessante e rovina l'atmosfera", spiega al sito americano il responsabile di un locale che, però, vuole rimanere anonimo. "Inoltre fuori fa freddo e sempre più spesso, al di là delle ammonizioni, c'è chi fa comunque orecchie da mercante e si accende una sigaretta". A favore del ripristino del fumo nei locali, anche molti clienti che reclamano almeno uno spazio privato, mentre l'amministrazione della città non ne vuole sapere e dice che darà immediatamente battaglia ai trasgressori. In prima linea c'è Michael Bloomberg, sindaco della città ed ex fumatore, convinto che si possa partire da un incremento del prezzo delle sigarette: in questo momento un pacchetto di bionde costa più di dieci dollari (7,10 euro). In realtà questa tendenza pare colpire anche molte altre città, anche italiane. In gran parte delle discoteche del Belpaese, infatti, si fuma senza problemi, in barba ai cartelli di divieto. E il fenomeno sta coinvolgendo sempre più spesso anche i luoghi di ristoro. Ma cosa sta succedendo? Perché si sta instaurando questa nuova tendenza? La risposta è molto semplice: dopo un breve periodo di calo complessivo, ora i fumatori stanno silenziosamente crescendo sempre più e sempre più spesso se ne infischiano delle regole. Cinque anni dopo l'entrata in vigore della legge Sirchia, il ministero della Salute fa dunque sapere che nel 9,2% dei locali controllati dai NAS si verificano infrazioni, mentre l'Istat afferma che è dal 2009 che si sta ufficialmente registrando un aumento costante dei consumatori di bionde. Oggi i fumatori rappresentano il 23,8% della popolazione. L'aumento più significativo riguarda individui di età compresa fra i 25 e 34 anni (dove la percentuale è del 31,4%).
venerdì 12 febbraio 2010
Una proposta 'bizzarra' per guarire il pianeta dal surriscaldamento globale: provocare delle esplosioni vulcaniche. L'idea è stata avanzata da scienziati dell'Università di Calgary, in Canada, e del Michigan, in Usa. Secondo gli studiosi questa tecnica consentirebbe l'immissione nell'atmosfera di particelle capaci di assorbire il calore del sole, abbassando di conseguenza la temperatura dell'aria. A queste conclusioni gli scienziati sono giunti dopo aver seguito l'eruzione del Pinatubo nel 1991, nelle Filippine. In quel frangente la temperatura si abbassò di 0,5°C. L'alternativa è quella di sparare acqua marina nel cielo. Il sale marino, infatti, è in grado di sviluppare nuove nuvole che, impendendo ai raggi solari di raggiungere la superficie terrestre, porterebbero a un abbassamento delle temperature.
giovedì 11 febbraio 2010
La Divina Commedia in videogame arriva anche in Italia dopo il successo ottenuto in Usa. Sarà disponibile il 12 febbraio per Xbox360, PS3 e PSP. In "Dantés Inferno" - lanciato da Electronics Arts - il protagonista è l'autore della Divina Commedia che, anziché scrivere, si aggira per i gironi infernali combattendo contro i guardiani dei nove Cerchi (e altri dannati) per salvare la bella Beatrice dalle grinfie di Lucifero. Secondo gli esperti il nuovo gioco è una risposta al successo di God of war, ispirato alla mitologia greca. Jonathan Knight, capo del progetto, ha dichiarato: "Volevo fare qualcosa di molto cupo, qualcosa sull'oltretomba. E non c'è nulla che abbia forgiato così profondamente il nostro immaginario sull'aldilà. E poi il modo di raccontare di Dante è vivido e dettagliato. Attenendosi alle sue descrizioni si ottiene un inferno perfetto. Anzi, l'inferno per eccellenza". Il successo è ormai un dato di fatto: il videogame ha, infatti, portato alla nascita di 10milioni di pagine web dedicate all'argomento, raccogliendo 20mila fan su Facebook. Intanto la Universal si è presa i diritti per trasformare il videogioco in film a fine 2011. La Dantés Mania è comunque da tempo radicata nell'immaginario collettivo. Sono almeno 400 i corsi universitari dedicati a Dante Alighieri nel mondo, mentre Barnes&Nobles, probabilmente la catena di librerie più famosa del pianeta, nel suo catalogo ha ben 1016 tra libri, saggi, e-book, audiolibri, cd dedicati alla Divina Commedia e al suo autore.
mercoledì 10 febbraio 2010
La vista migliora ascoltando Mozart. È quanto emerge da uno studio brasiliano condotto dalla ricercatrice di Sao Paulo, Vanessa Macero. La studiosa ha coinvolto 60 persone, suddividendole in due gruppi e sottoponendole a esami della vista tradizionali, prima e dopo aver ascoltato il musicista di Salisburgo. Alla fine ha verificato che il gruppo che aveva ascoltato Mozart per dieci minuti mostrava un'acuità visiva migliore rispetto al primo. Secondo Macero la scoperta potrà giovare agli oculisti di tutto il mondo, che la potranno sfruttare per dare vita a nuove terapie per combattere malattie come il glaucoma, patologia dovuta alla variazione della pressione interna nell’occhio che, se non curata, può portare a gravi casi di ipovisione. È la prima volta che degli scienziati mettono in evidenza la relazione tra musica e vista. In passato alcuni studiosi avevano constatato che, ascoltando la musica classica, è più facile apprendere la matematica. E che per i più piccoli è più semplice assimilare le basi del linguaggio. Ma mai si era sentito parlare di un legame tra attività retinica e cervello. Secondo gli studiosi, in questo caso, la musica va a stimolare aree cerebrali apparentemente indipendenti dalle altre funzioni del cervello. In particolare si sospetta che le note emesse da opere straordinarie come quelle di Mozart, possano potenziare (non si sa ancora come e perché), canali neuronali che collegano la corteccia cerebrale al nervo ottico. Secondo Vanessa Macero il cosiddetto “Effetto Mozart” sarebbe inoltre in grado di migliorare la concezione cerebrale dello spazio e del tempo. Vanessa Macero ha pubblicato le sue conclusioni sulla rivista Journal of Ophtalmology.
martedì 9 febbraio 2010
Gazzosa al posto della benzina? Un'idea. Un'azienda di giocattoli giapponese - la Takara Tomi - presenta, infatti, una macchinina alimentata con bevande gassate. Il prototipo - battezzato ENE Pocket Car - è stato presentato in questi giorni durante il Toy Forum 2010. Si basa sull'azione di una biobatteria applicata a un dispositivo elettronico, funzionante con appena 3 millimetri di una qualsiasi sostanza liquida zuccherata, tipo, appunto, la gazzosa (ma vanno bene anche Coca Cola, aranciata, chinotto…). In pratica lo strumento hitech utilizza degli enzimi per distruggere le molecole dei carboidrati e ottenere energia. Il prototipo sta per essere perfezionato dai tecnici della Sony, ma per il momento è difficile prevedere l'entrata in commercio di ENE Pocket Car. La notizia ufficiale è stata diffusa dal portale scientifico http://www.physorg.com/.
Il video...
Il più antico materiale genetico mai rinvenuto è stato identificato da un gruppo di ricercatori canadesi in un antico deposito di sale nella regione del bacino del Lago Michigan. Vecchio di 419 milioni di anni, il DNA record è stato scoperto dagli studiosi della Dalhousie University di Halifax e appartiene a microrganismi i cui antenati hanno forse rappresentato le prime forme di vita del nostro pianeta.
Condizioni di stress elevato durante lo sviluppo fetale determinano una minore aspettativa di vita: è questa la conclusione dell'antropologo George Armelagos della Emory University, dopo aver studiato lo sviluppo dentale nei resti dei nostri antichi antenati preistorici.
Gli scienziati del NIST hanno costruito l’orologio perfetto, che supera di gran lunga la precisione degli orologi atomici al cesio.
Scienziati dell'Università di Cambridge scoprono il gene che rende identiche le ali di una farfalla.
Università di Leicester. Identificato il gene della longevità. Si tratta della variante del gene TARC che porta ad avere dei telomeri più lunghi, requisito fondamentale per campare di più.
La popolazione di tigri in cinque paesi del sud-est asiatico ha subito un calo del 70% in 12 anni. Oggi ne rimangono solo 350 esemplari. Il nuovo censimento è stato condotto dagli esperti del World Wildlife Fund for Nature.
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Il più antico materiale genetico mai rinvenuto è stato identificato da un gruppo di ricercatori canadesi in un antico deposito di sale nella regione del bacino del Lago Michigan. Vecchio di 419 milioni di anni, il DNA record è stato scoperto dagli studiosi della Dalhousie University di Halifax e appartiene a microrganismi i cui antenati hanno forse rappresentato le prime forme di vita del nostro pianeta.
Condizioni di stress elevato durante lo sviluppo fetale determinano una minore aspettativa di vita: è questa la conclusione dell'antropologo George Armelagos della Emory University, dopo aver studiato lo sviluppo dentale nei resti dei nostri antichi antenati preistorici.
Gli scienziati del NIST hanno costruito l’orologio perfetto, che supera di gran lunga la precisione degli orologi atomici al cesio.
Scienziati dell'Università di Cambridge scoprono il gene che rende identiche le ali di una farfalla.
Università di Leicester. Identificato il gene della longevità. Si tratta della variante del gene TARC che porta ad avere dei telomeri più lunghi, requisito fondamentale per campare di più.
La popolazione di tigri in cinque paesi del sud-est asiatico ha subito un calo del 70% in 12 anni. Oggi ne rimangono solo 350 esemplari. Il nuovo censimento è stato condotto dagli esperti del World Wildlife Fund for Nature.
lunedì 8 febbraio 2010
Space shuttle Endeavour, missione compiuta, nonostante le cattive condizioni meteo. La navicella Usa è decollata poche ore fa (4.14 in Usa, 10.14 ora italiana) dal Kennedy Space Center alla volta della Stazione Spaziale Internazionale 'Alpha', con a bordo un nuovo modulo abitativo per l'Iss, 'Tranquillity': al suo interno sistemi hitech per la purificazione dell'aria e dell'acqua. Della struttura fa parte anche la cosiddetta 'Cupola', che consentirà agli astronauti una visione spettacolare della Terra. Tutto è andato regolarmente. Dopo il decollo la navetta è rimasta visibile per almeno 7 minuti, illuminando il cielo notturno della Florida: una volta raggiunta l'orbita lo shuttle s'è trasformato in un semplice puntino luminoso. 13 i giorni di durata della missione. Dopodiché rimarranno da compiersi ancora quattro voli, prima di dire addio alle missioni shuttle: una storia cominciata 30 anni fa. "Un lancio spettacolare e importante che porta sulla Stazione Spaziale tanta tecnologia europea", dichiara il direttore generale dell'Esa (Agenzia Spaziale Europa), Jean Jacques Dordain. Due pezzi essenziali per il completamento della grande casa orbitante vengono dall'Italia, dagli stabilimenti Thales Alenia Space di Torino. A questo punto la Stazione Spaziale - grande come un campo di calcio, con una massa di 400tonnellate e un volume abitabile di 1200 metri cubi - è quasi completata. Resta solo da capire in che modo sfruttarla al meglio.
Il video del decollo:
Il video del decollo:
La cavalleria è morta. Solo il 50% degli uomini, infatti, scrive ancora lettere d'amore. Eppure il 78% delle donne desidererebbe ricevere periodicamente missive dall'amato. Colpa della tecnologia. Gli uomini, infatti, preferiscono spedire messaggi e messaggini piuttosto che impugnare foglio e biro per redigere pensieri e parole d'amore. Molto più comodi. Il 21% di essi, dunque, manda messaggi col telefonino, l'11% usa la posta elettronica. Le alternative si chiamano Facebook o Twitter. La ricerca è stata divulgata oggi dal Daily Mail, ricordando agli esponenti del sesso forte che San Valentino è alle porte. E che quindi… uomo avvisato, mezzo salvato.
Il primo rapporto completo? Avviene in un caso su 6 prima dei 14 anni. Spesso fra le mura scolastiche. Sono i risultati di una ricerca presentata in questi giorni a Milano e condotta dai ginecologi Sigo (Società italiana di ginecologia e ostetricia). Ma non è l'unico dato che stupisce. Secondo gli esperti 4 giovanissime su 10 - durante la fatidica 'prima volta' - non usano precauzioni, facilitando la diffusione di malattie veneree e andando incontro a gravidanze indesiderate. Il 57% opta per il preservativo; il 15% sceglie la pillola. Per 6 ragazze su 10 il primo rapporto avviene fra i 15 e i 18 anni. Ma incrementa anche il numero di under 26 che sceglie consapevolmente di rimanere vergine: il dato parla di una ragazza su 5. I motivi riguardano la necessità di aspettare l'uomo giusto per compiere un passo così importante, o la volontà di sposarsi in chiesa prima di vivere la sessualità nella sua completezza. La ricerca ha coinvolto 600 ragazze milanesi e romane, sottoposte a test specifici. Secondo i ricercatori questi risultati mostrano ancora una volta che l'età del primo rapporto completo cala sempre più. In certi casi riguarda addirittura ragazzine di 11, 12, 13 anni. "A volte capita anche prima di avere la prima mestruazione", rivela Alessandra Graziottin, direttore del Centro di ginecologia e sessuologia medica dell'ospedale San Raffaele Resnati di Milano. La conseguenza: crescono le under 14 che chiedono l'interruzione volontaria di gravidanza. Dallo 0,5% del 1995 si è passati all'1,2% del 2005. E in Italia la situazione è comunque meno drammatica rispetto ad altri paesi europei. Solo il 19% dei teenager italiani dichiara, infatti, di avere un'amica o parente che ha vissuto un'esperienza di questo tipo, contro il 45% dei polacchi, il 37% dei francesi e il 34% degli austriaci. Ma la vera patria delle cosiddette "school pregnacy", gravidanze fra i banchi di scuola, è l'Inghilterra, una vera e propria epidemia. Ma dove fanno l'amore per la prima volta le giovanissime? Il 19% afferma di averlo fatto in macchina, l'11% all'aperto, il 10% a scuola, il 2% in discoteca. Secondo alcuni ricercatori oggi la sessualità viene vissuta male dai giovanissimi anche a causa della mancanza di corsi di educazione sessuale nelle scuole, benché la prima proposta di legge risalga al 1910.
domenica 7 febbraio 2010
Filosofia e felicità. Un binomio quanto mai azzeccato. Questo ciò che emerge da un fenomeno in costante crescita soprattutto in Usa: al posto dello psicologo, infatti, ci si rivolge sempre più spesso al filosofo per guarire i mali dell'anima. New York School of Practical Philosofy ne è l'esempio più eclatante, benché qualcuno si sia divertito a tirare in ballo il fantasma di Scientology. Niente di tutto ciò. Appena 90 dollari per ringiovanire 'cuore' e pensieri. Il corso introduttivo consta di dieci lezioni. Ogni seduta dura due ore e mezza. I corsi avvengono in base alle esigenze dei newyorkesi: si può, infatti, assistere alle lezioni in mattinata, ma anche durante il pomeriggio e la sera. Impossibile non fare caso al fenomeno. Mezza New York è tappezzata di manifesti pubblicitari che invitano a rivolgersi presso un bel palazzetto d'epoca Taft sulla 79esima strada nel ricco quartiere Upper East Manhattan. In media sono 400 le persone che s'iscrivono alla New York School of Practical Philosofy ogni sei mesi, individui di ogni tipo e genere, anziani canuti, giovani pimpanti, attrici di Broadway. Ma in cosa consistono le terapie a base di filosofia? Lo scopo dei filosofi è quello di dispensare un po’ di saggezza antica, buonsenso comune, armi indispensabili per affrontare - sempre e in ogni caso - serenamente il domani. Si suol dire 'prendere le cose con filosofia'… ecco, la NYSPP insegna propria questo. Se per esempio nella terapia cognitivo-comportamentale - che negli ultimi 15 anni ha avuto il sopravvento su numerose altre pratiche psicoterapeutiche - si cerca di individuare e limare quei tratti caratteriali che ci fanno stare male, con la cosiddetta 'Practical Philosophy' ci si 'rivolge' alle filosofie di pensiero di personaggi come Platone, Montaigne, Dalai Lama, per rimetterci in sesto. Il tutto partendo dal presupposto che le 'regole del buon vivere' esistono da sempre e da sempre contraddistinguono i popoli più lontani, dai cinesi agli svedesi, dai colombiani agli australiani. I corsi iniziano con sedute simili a quelle che si effettuano nei centri yoga. Vestiti comodamente ci si riunisce in una grande sala seguendo le istruzioni del personale esperto. Ci si rilassa, ci si concentra sulla respirazione, e infine si affrontano tematiche che consentono di diventare, in pratica, più saggi. In Italia il fenomeno è poco affermato, tuttavia c'è chi crede molto nella filosofia come metodologia per affrontare i disagi dell'anima. C'è per esempio Massimo Donà, docente di Filosofia Teoretica nella facoltà del San Raffaele di Milano. Lo studioso ha recentemente dichiarato al Mattino che la filosofia potrebbe essere la cura ideale per i 'mali oscuri' della società, in quanto "la materia era concepita fin dall'antichità come una cura, un esercizio spirituale che, correttamente praticato, ci fa sentire più saggi e perciò più sani".
sabato 6 febbraio 2010
Buon compleanno Facebook. In questi giorni, infatti, il famosissimo social network compie 6 anni. In prima linea per i festeggiamenti Mark Zuckerberg, fondatore di Fb, che per l'occasione fa sapere di essere in procinto di rimodernare la struttura digitale, offrendo nuovi servizi. Intanto i suoi utenti aumentano sempre più. Ora siamo a quota 400milioni. Facebook ha dunque superato tutti i suoi diretti avversari, a partire dal rivale di sempre, Myspace. "Grazie a voi", dice Zuckerberg sul blog aziendale, riferendosi agli utenti di Fb, "abbiamo fatto incredibili progressi nell'ultimo anno e abbiamo reso il mondo più aperto e più connesso. Siamo partiti sei anni fa da una stanza dello studentato di Harvard e ora vogliamo celebrare i nostri 400milioni di iscritti con quello che ci piace fare di più: offrire nuovi prodotti". Gli ingegneri assoldati da Zuckerberg sono già al lavoro giorno e notte per ammodernare il più in fretta possibile il social network. Ma sulle novità che vedremo nelle prossime settimane c'è ancora un po’ di riserbo. Facebook - inizialmente chiamato Thefacebook - viene fondato da Mark Zuckerberg il 4 febbraio 2004. Mark è un diciannovenne americano, studente dell'Università di Cambridge. In un mese si iscrivono al social network tutti gli universitari di Harvard. Poco dopo i primi utenti si aggiungono quelli di altri atenei, fra cui il MIT di Boston e l'Università di Stanford. Il dominio attuale viene però registrato a metà 2005, in seguito al trasferimento di Zuckerberg e dei suoi soci a Palo Alto, in California. Il boom a partire dal 2006, quando la posizione nella graduatoria dei siti più visitati, Fb passa dalla 60esima alla settima posizione. In Italia ha successo dal 2008. Ad agosto ci sono 1milione e 300mila visite con un incremento annuo del 961%. Fb funziona grazie alla pubblicità. Attualmente ha un valore commerciale che va dai 15 ai 20miliardi di dollari.
venerdì 5 febbraio 2010
Mistero Plutone. Di lui si sa poco o nulla, essendo il più lontano pianeta del sistema solare ed avendo un diametro di appena 2300 chilometri. Ma ora grazie al solito telescopio Hubble scopriamo alcuni dettagli in più del corpo celeste, in attesa delle immagini che ci invierà la sonda Horizons nel 2015, partita da Cape Canaveral nel 2006. Tratta, oggi, l'argomento il Telegraph… Pluto, now classed as a dwarf planet, is so small and so distant that its surface has been a mystery to astronomers. Nasa compared the challenge to trying to see the markings on a football 40 miles away. But the Hubble Telescope has been able to reveal a treacle-coloured, mottled world with a peculiar bright frosty spot. It also revealed seasonal changes just like on Earth. Pluto is less that 1,500 miles in diameter and lies at the edge of the solar system. It is so far from the sun that it takes 248 years to make one orbit. The new pictures are the best view we will have of Pluto until a space probe called New Horizons flies past it in 2015. The £400 million spacecraft - the fastest ever sent into the solar system - reached Jupiter just a year after launch. "The Hubble images will remain our sharpest view of Pluto until NASA's New Horizons probe is within six months of its Pluto flyby," a Nasa spokesman said. "The Hubble pictures are proving invaluable for picking out the planet's most interesting-looking hemisphere for the New Horizons spacecraft to swoop over when it flies by Pluto in 2015. "Though Pluto is arguably one of the public's favorite planetary objects, it is also the hardest of which to get a detailed portrait because the world is small and very far away." Principal investigator Marc Buie, of the Southwest Research Institute in Boulder, in Colorado, said the images allowed astronomers to better interpret more than three decades of Pluto observations from other telescopes. "The Hubble observations are the key to tying together these other diverse constraints on Pluto and showing how it all makes sense by providing a context based on weather and seasonal changes, which opens other new lines of investigation," he said.
Per mia nonna Austria e Australia avevano più o meno lo stesso significato. Erano Stati (nazioni o regioni?) semplicemente lontani da dove lei abitava: San Pietro all'Olmo, frazione di Cornaredo. In realtà non aveva la più pallida idea di dove si trovassero. Nel suo immaginario, quindi, l'Australia poteva tranquillamente stare al di là del Ticino, e l'Austria, magari, dopo l'ultima curva del Naviglio Grande. E invece sappiamo tutti che non è così. Mia nonna non ne sapeva niente della distribuzione delle aree territoriali del pianeta per un semplice motivo: non aveva mai studiato la geografia. Il significato etimologico della parola geografia è "scrittura, descrizione della Terra". La geografia è una delle materie più antiche mai studiate dall'uomo. Nasce dalla volontà di scoprire e conoscere i territori che ci circondano, per vivere meglio, per sfruttare adeguatamente le risorse. I primi a studiarla furono i greci. Strabone compose il trattato 'Geografia'; Erastotene introdusse i concetti di latitudine e longitudine. Fra i romani si ricorda Pomponio Mela, che scrisse il trattato 'Chorogràphia'. Il vero boom della geografia, comunque, arriva più tardi, con le prime grandi esplorazioni. Inizia Marco Polo, che per primo si avventura nelle terre del temibile condottiero mongolo, Kublai Khan. Cominciano a circolare mappe geografiche sempre più dettagliate. Nuovi paesi vengono scoperti e si aggiungono all'incredibile mosaico di terre abitate dall'uomo. Alle imprese di Polo si aggiungeranno - nei secoli successivi - quelle di Cristoforo Colombo, Amerigo Vespucci, Ferdinando Magellano (che per primo circumnaviga il globo). Nell'Ottocento nasce, dunque, la geografia moderna, grazie al lavoro dei tedeschi Alexander von Humboldt e Karl Ritter. Ed è sempre un tedesco, J.H. Schultze, a dare la enunciazione più precisa di geografia, definendola come "la scienza sintetica che descrive e studia i rapporti di connessione dei fatti e dei fenomeni distribuiti sulla superficie terrestre, coordinati in unità spaziali (regioni) ed aventi particolari aspetti collettivi (paesaggi)". Personalmente ho sempre amato la geografia. Sono appassionato degli angoli del pianeta meno conosciuti, e per questo - probabilmente - più affascinanti. Di certo non conosco tutte le capitali, tuttavia mi crogiolo spesso al pensiero di poter presto visitare località 'imbarazzanti' come Irkutsk, Varna, o Sela Na Crasu. Chi sa dove si trova Irkutsk? Non ho mai fatto un sondaggio, eppure sono convinto che lo saprebbe non più di una persona su dieci (a essere ottimisti): recentemente l'ho perfino chiesto alla titolare di un'agenzia di viaggi, invano. Eppure Irkutsk è una grande città della Siberia, abitata da circa 600mila persone. Si trova per la precisione lungo il tragitto della Transiberiana e si affaccia sul Lago Baikal, lo specchio lacustre più profondo del mondo. Irkutsk, detta anche la 'Parigi della Siberia', è ricca di angoli pittoreschi e preziosi tesori, su tutti la chiesa del Salvatore, bianca come la neve, e numerosi e antichi caseggiati in legno diventati monumenti storici. Unico problema, il freddo: la temperatura media annuale è infatti 0°C (in questo periodo, addirittura, -20°C). E Varna? Chi sa dove si trova Varna? O peggio ancora, Sala Na Crasu, nel cuore della Slovenia carsico-litoranea? Varna è una delle principali città della Bulgaria. Si specchia nelle acque del Mar Nero. Per la precisione viene detta 'La perla del Mar Nero'. La contraddistinguono numerosi centri di villeggiatura. Da visitare anche gioielli come il monastero Alagià, che un tempo ospitava gli anacoreti della corrente religiosa nota col nome di 'esicasmo', o la chiesa 'San Atanasio', con una ricca collezione di icone bulgare. Sala Na Crasu, infine, è un piccolo villaggio (in questo caso comprensibilmente sconosciuto ai più) che mi è capitato di visitare l'estate appena trascorsa. In realtà non vi è nulla se non infiniti campi di girasole e casette risalenti all'ottocento; ma è pervasa da una magica atmosfera, dove sembra che il tempo non passi mai. Quando andavo alle medie c'erano due tipi di geografia: quella fisica e quella politica. La prima si concentrava sulle caratteristiche cartografiche di una certa regione: i rilievi, i fiumi, i laghi. La seconda, sulle città, gli Stati, gli ordinamenti politici delle nazioni. Io ho sempre preferito la prima. Più spesso, infatti, in questo caso, si affrontavano aspetti che concernevano anche la geologia, gli ecosistemi, le attività atmosferiche, argomenti di cui andavo ghiotto. Poi ho avuto la fortuna di continuare a studiare indirettamente la geografia, affrontando in università esami come geologia ambientale. Ma oggi qual è la situazione? È vero che la geografia è una materia in via di estinzione? Purtroppo sì. Il motivo è poco chiaro, in ogni caso il suo 'spessore' didattico è oggi molto più ridimensionato rispetto a un tempo. Basta fare una serie di considerazioni, sulla base delle decisioni recentemente prese dalla Gelmini, ministro dell'Istruzione. Nei licei classici e scientifici la geografia viene insegnata solo nel primo biennio. Rispetto ai vecchi ordinamenti scolastici le ore settimanali sono passate da 4 a 3. Non si distingue più la geografia come disciplina a sé stante; in molti istituti viene, infatti, accorpata alla storia; spetta dunque al professore stabilire, in questi casi, quanto tempo dedicare ad essa. Nelle scuole a indirizzo commerciale (ex ragioneria) la materia veniva studiata fino al quinto anno, oggi ci si ferma al secondo. In alcuni istituti tecnico-commerciali addirittura la geografia è stata abolita. È il caso dell'indirizzo 'costruzione, ambiente, e territorio (ex geometri)'. A questo punto molti geografi e docenti specializzati sono insorti, lanciando appelli e raccolte firme per indurre il ministro Gelmini a fare un passo indietro e ridare, dunque, alla geografia l'onore che le spetta. Tenuto conto del fatto che gli appassionati geografi nel mondo sono sempre di più, comprese le tante persone che si divertono a navigare per paesi e nazioni grazie a software come Google Earth. Vi lascio con un link: http://nuke.luogoespazio.info/appellogeografia/tabid/551/Default.aspx. Doveste essere anche voi fra quelli che rivorrebbero indietro la geografia di un tempo.
(Pubblicato su www.milanoweb.com)
(Pubblicato su www.milanoweb.com)
giovedì 4 febbraio 2010
Nasce il primo social network per under 12. Si chiama 'Shidonni' ed è stato fondato da un gruppo di informatici israeliani a Rehovot, località a sud di Tel Aviv. Il sito - tradotto in otto lingue (fra due mesi sarà disponibile anche la versione italiana) - permette collegamenti e contatti esclusivi con persone regolarmente registrate e riconoscibili. Nessun rischio di finire quindi in mani sbagliate. 'Shidonni' ha avuto subito uno strepitoso successo, avendo già accumulato ben 200mila iscritti. Inoltre ha ottenuto un riconoscimento internazionale dalla Coalizione per la sicurezza su internet.
Le donne potranno presto dire addio al pap-test. Uno studio in nove centri di screening ha provato che l'esame sul Dna del papilloma virus è più efficace alla lotta ai tumori al collo dell'utero rispetto al diffusissimo test citologico. Lo studio, pubblicato sulla rivista "Lancet Oncology" ha avuto come capofila il centro Molinette di Torino.
Polmoni di maiale potrebbero essere utilizzati per trapianti. È il risultato diffuso da un team di ricercatori australiani del Melbourne's St Vincent's Hospital.
Pazienti in stato vegetativo possono comunicare. Lo rivela una ricerca diffusa dal Telegraph.
Il catalano Josep Maria Llado Costa ed il tedesco Uwe Schneider sono riusciti nell'eccezionale impresa di traversare la cordigliera delle Ande in mongolfiera. Lo riporta la stampa argentina. I due avventurieri sono partiti dalla città cilena di Illapel per atterrare cinque ore più tardi dall'altra parte della frontiera a Lujan de Cuyo, nella provincia argentina di Mendoza.
Finalmente una buona notizia in favore dei bimbi iperattivi. La loro iperattività potrebbe essere sinonimo di genialità. Lo afferma uno studio pubblicato da Michael Fitzgerald, del Trinity College di Dublino, su un tabloid inglese. Iperattivi furono anche molte 'menti' del passato come Mark Twain, Oscar Wilde, e Picasso…
L'abbronzatura? Ha anche il potere di aumentare la libido maschile. Lo dice uno studio pubblicato sulla rivista Clinical Endocrinology. Gli esperti spiegano che la vitamina D prodotta dal corpo maschile esposto al sole, porta a un'iperproduzione di testosterone, ormone legato alla sessualità. In particolare gli scienziati hanno verificato che - su un campione di oltre 2mila uomini - la concentrazione di testosterone è decisamente più alta in estate (con un picco ad agosto), rispetto al periodo invernale.
Si è saputo da poco che parlare nel sonno frutta un bel po’ di quattrini. È nato, infatti, il sito The Sleep Talkin'Man che sta avendo un grande successo. Più di un milione di contatti nella terza settimana di gennaio e 120 ordini in un giorno per le magliette che riportano 'i discorsi' più interessanti dei sonnambuli: si va dai 'pinguini vampiri', alla 'crema nei pantaloni'; da 'io faccio un bel disegno utilizzando la pasta' a 'torta, mm, fottiti'. Il sito è stato fondato da Karen Lennard, 36enne di Richmond in Virginia, dopo aver iniziato a filmare per diletto le farneticazioni notturne del marito Adam. Per saperne di più non resta che andare a fare un giro su http://sleeptalkinman.blogspot.com/.
Sospese con cavi di acciaio, dotate di tv, stereo, bagno e cucina. Sono le case costruite su pini e querce da Andreas Wenning. Pensando a un domani in cui potremmo anche tornare ad abitare fra i rami, come i nostri antichi predecessori. I dettagli sull'ultimo numero di Wired.
I mutamenti climatici fanno "ingrassare" gli alberi, che crescono più in fretta e 'mettono su peso' nell'ordine di due tonnellate in più del normale per acro ogni anno. È quanto emerge da uno studio svolto da ricercatori dello Smithsonian Tropical Research Institute.
Sesso in bilico. Bambini maschi esposti in gravidanza a sostanze come gli ftalati (presenti in molti giocattoli) possono sviluppare un ingrossamento transitorio delle mammelle, e inoltre assumere un comportamento assimilabile a quello delle bambine. Gli scienziati hanno visto che gli ftalati hanno il potere di sostituirsi all'azione degli ormoni femminili. La ricerca è stata diffusa dalla rivista Pediatrics.
Orgoglio femminile. Il 44% delle donne guadagna più del marito o del fidanzato. Alla fine degli anni Sessanta solo il 4% delle donne di età compresa fra 16 e 60 anni guadagnava più del consorte.
Un libro, "Catching fire: how cooking made us human", dell'antropologo Richard Wrangham. La sua teoria: se non cuocessimo il nostro cibo saremmo ancora australopitechi. Questa abitudine avrebbe infatti permesso lo sviluppo di un cervello più grande.
martedì 2 febbraio 2010
Una lingua nuova che non ha alcuna parentela con gli idiomi conosciuti. È stata scoperta da un team di ricercatori statunitense. Appartiene a una tribù semi sconosciuta della Siberia. È quella dei Chulym: uomini e donne che vivono di caccia e pesca a ridosso del fiume omonimo, un immissario dell’Ob (nella foto). La lingua è caratterizza da due dialetti il Lower–Chulym e il Melets–Chulym. Ha una struttura fonetica e grammaticale unica. È un linguaggio che risente delle antiche popolazioni nomadi della taiga. Antropologicamente i Chulym sono riconducibili ai Mongoli dell’Asia centrale. Presentano, infatti, come loro i tipici occhi e capelli nero-corvini. Le prime informazioni su questa etnia risalgono al sedicesimo secolo. Nel 1959 erano in tutto 4.500 individui. Oggi ce ne sono meno di un migliaio. Di questi solo in 35 parlano correttamente la lingua. E sono quasi tutti vecchi. I recenti studi sono stati condotti da K. David Harrison dello Swarthmore College. Secondo i ricercatori la lingua dei Chulym non è l’unica a rischiare l’estinzione in Siberia. Ci sono anche altri idiomi come la tofa, la tozha e la tuha. Sono tre lingue appartenenti allo stesso ceppo, parlate da secoli dai popoli del nord della Mongolia. Attualmente non sono più di 300 le persone in grado di esprimersi con esse. Per chi fosse interessato, su Internet, all’indirizzo www.mpi.nl/DOBES, cliccando “tofa”, si possono avere tutte le informazioni che si desiderano. Il sito è gestito dall’Istituto di psicolinguiastica Max Planck di Nimega e DOBES sta per Dokumentation Bedrother Sprachen (Documentazione sulle lingue in pericolo).