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Partendo da una tesi di dottorato da poco conclusa, l’autrice mette in evidenza l’importanza di sviluppare negli studenti e nelle studentesse la capacità inferenziale che permette di dedurre elementi del testo anche quando questi non sono direttamente esplicitati.
“Le inferenze, in senso largo, si possono paragonare a delle operazioni matematiche che, grazie alla combinazione di più informazioni, portano a una (ri)soluzione. L’inferenza viene attuata in maniera sostanzialmente automatica dalla mente dei lettori; in altre parole, se non di fronte a una domanda specifica o a un’evidente difficoltà interpretativa, non ci si rende conto di svolgere questo processo di problem solving.”
Sulla base delle ricerche svolte su un campione di 450 studenti di classe prima e seconda della scuola post-obbligatoria, Manetti conclude che spesso i giovani lettori e le giovani lettrici hanno difficoltà con le inferenze non sentendosi pienamente “autorizzati” a formulare la propria interpretazione del testo. Per garantire una piena partecipazione alla vita pubblica, professionale, e non solo, l’autrice suggerisce che si possano mettere in atto azioni mirate per rafforzare la capacità inferenziale tra gli allievi e le allieve.