Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/149695

<h2>SubmittedText<h2><p>La Confederazione ha da poco deciso di ritirare i fucili d'assalto ai militari di professione avanzando motivazioni logistiche.</p><p>Il Consiglio federale è invitato a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. È giusto che d'ora in poi i militari di professione si vedano ritirare il fucile d'assalto?</p><p>2. Ritiene quindi che i militari di professione debbano diventare militari disarmati?</p><p>3. Si rende conto dei problemi causati dal ritiro dell'arma nell'ambito dell'istruzione?</p><p>4. Si rende conto dell'impatto simbolico di questa decisione?</p><p>5. È pronto a riconsiderare la decisione, che non risponde né alle esigenze concrete né alla fiducia che meritano questi importanti elementi della sicurezza del nostro Paese?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Nel seguito, il Consiglio federale parte dal presupposto che le domande si riferiscano agli adeguamenti dell'ordinanza del DDPS sul tiro fuori del servizio (ordinanza del DDPS sul tiro; RS 512.311) entrati in vigore il 1° gennaio 2012. Tali adeguamenti avevano lo scopo di realizzare un'uniformità giuridica nel settore delle armi in prestito. L'ordinanza del DDPS sul tiro disciplina le condizioni per la consegna e l'ulteriore detenzione di un'arma in prestito. L'arma in prestito è un'arma d'ordinanza standard consegnata a titolo di prestito a una persona affinché possa partecipare alle manifestazioni di tiro fuori del servizio. Ora tutti i detentori di un'arma in prestito (militari di milizia e personale militare di professione) devono soddisfare gli stessi requisiti. Per i militari di professione è stata emanata una regolamentazione transitoria che ha reso possibile l'adempimento di tale condizione. La regolamentazione in questione è giunta a scadenza il 31 dicembre 2013. Per i militari di professione le ripercussioni delle modifiche in vigore dal 1° gennaio 2012 sono quindi state evidenziate per la prima volta in occasione dei controlli al 31 dicembre 2014 e sembrano per questo essere "a breve termine".</p><p>Il Consiglio federale risponde come segue alle singole domande:</p><p>1. Al personale militare di professione è negata o ritirata l'arma in prestito se non soddisfa le condizioni dell'ordinanza summenzionata in materia di consegna o di ulteriore detenzione. Il tiratore deve dimostrare il suo interesse al tiro sportivo e assolvere due volte il programma obbligatorio e due volte il tiro in campagna sull'arco di tre anni. Inoltre, ogni tre anni deve presentare l'arma per controllo presso la base logistica dell'esercito.</p><p>2. Il Consiglio federale ritiene che con questa misura il personale militare di professione non venga disarmato. Sono ritirate unicamente le armi in prestito e soltanto nel caso in cui le disposizioni legali in materia non siano adempiute. Ogni militare di professione è tuttora equipaggiato con un'arma personale (pistola 75).</p><p>3. Ai comandi delle scuole e dei corsi è messo a disposizione un numero sufficiente di fucili d'assalto d'esercizio come materiale d'impiego e d'istruzione. Contrariamente a un'arma in prestito, il fucile d'assalto d'esercizio deve rimanere, come "materiale di corpo", presso la piazza d'armi o il comando della scuola e non può essere portato a casa.</p><p>4. Le disposizioni dell'ordinanza del DDPS sul tiro evidenziano che nel settore delle armi il DDPS procede in modo coerente. Inoltre, è stata raggiunta una parità di trattamento tra personale militare di professione e militari di milizia.</p><p>5. Il Consiglio federale non ravvisa alcun motivo per tornare sulla decisione del 16 dicembre 2011. Essa non rappresenta né un voto di sfiducia nei confronti del personale militare di professione, né ostacola l'istruzione della truppa.</p>  Risposta del Consiglio federale.