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Verso la fine dell’estate Pyongyang ha annunciato che l’8° Congresso del Partito del Lavoro di Corea si sarebbe svolto nel gennaio 2021. Inizialmente lo statuto del Partito prevedeva di riunire il suo massimo organo con una cadenza quinquennale, ma la situazione è cambiata nel 1980: in quell’anno si celebrò il 6° Congresso ancora sotto la leadership del “padre della patria” Kim Il Sung e poi, per ben 30 anni, non si riunì più. Una situazione problematica che con l’arrivo dell’attuale presidente Kim Jong Un, è stata finalmente sanata, tornando a una maggiore regolarità delle assise congressuali a tutela della democrazia interna: l’ultimo Congresso venne infatti convocato cinque anni fa – come segnalavamo in questo articolo: link – proprio sotto la direzione di Kim Jong Un; e ora i comunisti coreani sono riconvocati in seduta plenaria.
Fra ideologia e scisma sino-sovietico: un tuffo nel passato
Ai tempi della guerra fredda i congressi nordcoreani consistevano in vivaci dibattiti sull’ideologia, a partire dal nesso dialettico esistente fra il marxismo-leninismo e lo Juche che è di fatto la filosofia ufficiale della Repubblica Popolare Democratica di Corea. Kim Jong Il, padre dell’attuale leader, fu uno dei massimi teorici di questa filosofia che nel 1983 ricordava essere sorta “applicando creativamente il marxismo-leninismo alle realtà del nostro Paese per aprire la strada alla nostra rivoluzione e al suo sviluppo indipendente”.
Negli anni dello scisma sino-sovietico degli anni ‘60 i Congressi del Partito nordcoreano erano un enorme esercizio di sintesi e di equilibrismo ideologico, oltre che di protocollo (ad esempio nel difficile compito di assegnare i posti a sedere per le delegazioni estere, che spesso andavano collocati agli antipodi della sala per evitare conflitti): la Corea del Nord infatti assumeva una posizione di neutralità fra le grandi potenze socialiste di allora e rifiutò sia di schierarsi con l’URSS (non aderì ad esempio né al Patto di Varsavia né al Mercato Comune Socialista da essa controllato) né aderì al processo “maoista” cinese che provocò scissioni anche molto pesanti in molti partiti comunisti nel mondo. Il Partito del Lavoro di Corea restò unito perché ebbe il pregio di mantenersi indipendente, di sviluppare una propria ideologia slegata dalle scuole di pensiero in voga a Mosca o a Pechino, rispettando la sovranità di ciascun Partito e di ciascun Paese socialista, accellerando così il proprio concetto di autosufficienza retta da una politica equilibrata in termini di cooperazione con l’estero.
Le priorità odierne sono economiche
Quei tempi sono passati e l’8° Congresso si riunirà probabilmente senza ospiti internazionali anche per motivi sanitari e si concentrerà verosimilmente sui piani a lungo termine del Partito e del Paese: la Corea si trova in una fase di riforma dell’economia e di rinnovate aperture internazionali, soprattutto con Cina e Russia. Se durante l’ultimo Congresso il presidente del Partito Kim Jong Un ha tenuto una relazione di alcune ore in cui si è perlopiù concentrato su questioni interne di carattere organizzativo, è prevedibile che, questa volta, si dibatteranno temi politici di valenza strategica per lo sviluppo economico e sociale del Paese, anche alla luce della recente campagna contro la corruzione e per il rilancio dell’economia leggera nell’ottica di aumentare il consumo interno e il benessere dei cittadini.
Kim Jong Un ha già chiarito, peraltro, che l’8° Congresso del Partito intende “rivedere in modo completo, tridimensionale e anatomico le deviazioni e le carenze del lavoro per l’attuazione delle decisioni prese al 7° Congresso”: una revisione del proprio lavoro fra un congresso e l’altro non è certamente insolito, ma va pur ammesso che l’attuale leader coreano è piuttosto propenso sia alla critica verso dirigenti che cadono nel burocratismo, sia all’autocritica, come di recente, quando, commosso, si è addirittura scusato con il popolo per non aver ottenuto tutti i risultati ipotizzati. Per quanto riguarda l’economia, che rimane una delle principali preoccupazioni del Paese, la revisione potrebbe essere relativa a un rinnovato piano quinquennale.
Nel suo 7° Congresso il Partito del Lavoro coreano aveva dato il via al “Socialist Corporate Responsible Management System”, un nucleo di misure per concedere alle singole unità economiche una maggiore libertà di gestire le proprie risorse, la produzione e le entrate. Sembrerebbero delle riforme orientate al mercato simili a quelle cinesi, se non che nell’ultimo anno i media nordcoreani hanno spesso lanciato l’allarme sulla gestione inefficace delle risorse nazionali e sul fatto che singole unità economiche non rispettassero appieno le norme socialiste preoccupandosi invece dei propri interessi commerciali. In tal senso un freno alla decentralizzazione potrebbe essere una trattanda su cui i delegati al Congresso saranno chiamati a deliberare.
La riunificazione con la Corea del Sud tornerà ad essere dibattuta?
Non è da escludere che il Congresso affronti anche il tema della riunificazione e delle relazioni con la Corea del Sud, benché i segnali lascino appunto intendere che la priorità sia l’economia più la politica estera. Kim Il Sung durante il 6° Congresso, nell’ottobre 1980, avanzò una proposta per una confederazione, ridefinendo ciò che il Nord intendeva con il termine “riunificazione”: in precedenza, una confederazione era stata considerata una tappa sulla via della riunificazione totale, mentre nella sua nuova proposta la confederazione diventava il punto finale. Peraltro è proprio su questo tema con cui pare che anche i comunisti svizzeri siano stati consultati nel 2016 dal vice-presidente del Comitato Centrale del Partito coreano Ri Su Yong.
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