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L'uranio che lascia le centrali nucleari svizzere per essere ritrattato negli impianti di Sellafield (GB) e La Hague (F) non viene usato per fabbricare le munizioni ad uranio impoverito come quelle utilizzate dalla NATO nei Balcani. Lo sostiene un comunicato del Dipartimento federale dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni diffuso venerdì.Questo contenuto è stato pubblicato il 02 febbraio 2001 - 17:45
Il DATEC basa questa convinzione sul fatto che la Svizzera ha stipulato con gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e la Francia delle convenzioni che vietano l'uso a fini militari di materiale nucleare esportato dalla Confederazione.
Si tratta di accordi che sottostanno alla vigilanza di organismi sia nazionali (in Svizzera la Divisione principale per la sicurezza degli impianti nucleari, DSN), sia internazionali, come Euratom o l'Agenzia internazionale per l'energia atomica (AIEA).
Inoltre - sempre stando al DATEC - negli Stati Uniti, in Francia e in Gran Bretagna la produzione di plutonio destinata a costruire ordigni nucleari genera grandi quantità di uranio impoverito e d'uranio ritrattato. «Questi stati dispongono così di materiale in sufficienza e non hanno bisogno di uranio ritrattato di provenienza elvetica», si legge nel comunicato.
Intanto sono disponibili i risultati di 500 test del sangue eseguiti sui berretti gialli svizzeri che hanno prestato servizio in Bosnia e sui membri della Swisscoy, ha affermato il divisionario Peter Eichenberger, medico capo dell'esercito, confermando una notizia della radio DRS.
A suo avviso tutto fa pensare che i risultati siano nella media. I test possono essere divisi in tre gruppi: quelli con «valori normali» (le persone non sono malate), quelli che presentano «valori limite» e quelli con «valori che si discostano dalla norma», ha detto Eichenberger, che al momento non vuole fornire cifre. Le persone del secondo e del terzo gruppo dovranno sottoporsi a nuovi esami.
swissinfo e agenzie
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