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La netta maggioranza delle persone occupate di solito lavora in un luogo fisso fuori dal domicilio privato. Nel 2020 questa era la condizione del 79,7% delle persone occupate (apprendisti esclusi). Il 6,0% delle persone occupate rimanenti lavorava nella propria abitazione privata e il 14,1% in viaggio o in vari luoghi di lavoro. Gli uomini che lavoravano in viaggio o in vari luoghi di lavoro erano quasi il triplo rispetto alle donne (il 20,2% contro il 7,2%). Le donne svolgevano invece un po’ più spesso la propria attività a domicilio (il 6,9% contro il 5,1%). A lavorare nettamente più spesso nella propria abitazione erano però le persone di 65 anni e più (25,6%). Quelle della fascia di età tra i 15 e i 24 anni erano solo il 3,2%, mentre, con il 7,3%, quelle della fascia tra i 55 e i 64 anni erano più numerose.
Questo indicatore prevede che, per quanto riguarda le abitazioni private utilizzate come luogo di lavoro principale, siano prese in considerazione tutte le forme di lavoro da casa, che si tratti di telelavoro (scambio di dati via Internet con il datore di lavoro o il committente) o meno. Per maggiori informazioni inerenti al telelavoro si rimanda alla rubrica «Società dell’informazione»: telelavoro disponibile in francese o tedesco.
Luogo di lavoro e COVID-19: in linea di principio il luogo di lavoro rilevato è quello in condizioni di normalità, vale a dire non nel periodo della pandemia di COVID-19. Tuttavia è possibile che alcune persone abbiano indicato il proprio luogo di lavoro nel periodo in cui vigevano i provvedimenti di contenimento della COVID-19. La serie temporale tra il 2019 e il 2020 potrebbe risultarne distorta.