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La politica del governo in materia di difesa è finita sotto il fuoco della Società svizzera degli ufficiali, che si batte contro le continue ristrutturazioni dell'esercito.
Gli ufficiali criticano in particolare le nuove economie nel settore della difesa militare classica.
La Società svizzera degli ufficiali (SSU) esige che il programma ristrutturazione 2008/11, che prevede nuovi tagli nell'esercito, venga riesaminato dalle autorità.
A suo avviso, le misure annunciate dal Consiglio federale nel maggio di quest'anno sono incomprensibili visto che le minacce sono rimaste invariate e che i risparmi previsti sono modesti.
L'11 maggio scorso, il governo svizzero aveva annunciato nuove priorità per l'esercito, riducendo i mezzi attribuiti alla difesa militare classica che verrebbero in parte trasferiti a missioni destinate a garantire la sicurezza del paese, ad esempio contro eventuali attacchi terroristici.
Minacce non considerate
Il dimezzamento delle forze attribuite alla difesa militare classica non fa parte di un processo decisionale sistematico in materia di politica di sicurezza, afferma la SSU che ha presentato giovedì a Berna la sua posizione.
Le decisioni devono basarsi su una valutazione della situazione: «i rischi e le minacce non tengono conto delle finanze», affermano gli ufficiali.
La SSU chiede quindi che il Rapporto sulla politica di sicurezza venga adattato e completato regolarmente con rapporti intermedi.
Tale rapporto dovrebbe inoltre essere esaminato dal Consiglio federale ad ogni legislatura e venir sottoposto sistematicamente all'esame del Parlamento.
Spetterebbe poi alle Camere federali il compito di fissare i limiti entro i quali l'esercito può muoversi.
Quattro miliardi all'anno
Secondo la SSU, le missioni di sicurezza - come la protezione di infrastrutture, edifici o conferenze internazionali - non devono diventare un compito permanente dell'esercito.
Per gli ufficiali è attualmente necessario elaborare una strategia di sicurezza interna che regoli in modo chiaro le competenze della Confederazione e dei Cantoni, togliendo alla milizia i compiti di polizia.
La SSU chiede inoltre che i programmi di armamento vengano elaborati ogni quattro anni e che l'esercito possa disporre al minimo di quattro miliardi di franchi all'anno.
swissinfo e agenzie
Fatti e cifre
Durante la Guerra fredda l'esercito svizzero era in grado di mobilitare fino a 800'000 uomini, ossia oltre il 10% della popolazione.
In seguito ad un primo programma di ristrutturazione delle forze armate, nel 1995 gli effettivi sono stati diminuiti della metà.
Dopo l'introduzione della nuova riforma esercito XXI, attualmente il numero dei militi è sceso a 122'000 soldati attivi.
In Svizzera il servizio militare rimane comunque obbligatorio e dura 300 giorni per un soldato semplice.