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La gestione dei rischi a livello legale è fondamentale per premunirsi di fronte a situazioni di declino o addirittura di fallimento dell’azienda. Spiegazioni.
Durante l’ultimo decennio abbiamo assistito a crolli e fallimenti spettacolari di società come ad esempio la multinazionale americana dell'energia Enron, l'impresa alimentare italiana Parmalat o la Swissair, le quali hanno contribuito all’inasprimento delle norme di legge per la gestione del rischio.
Alcuni esempi sono la legge americana Sarbanes-Oxley del 2002, oppure la legge tedesca sul controllo e la trasparenza delle imprese (KonTraG) che sono state create in seguito a questi eventi.
Nel 2005 in Svizzera si è provveduto ad integrare nel Codice delle obbligazioni (CO) l’obbligo di realizzare una valutazione dei rischi. Il nuovo diritto contabile, entrato in vigore il primo gennaio 2013, limita comunque, quest’obbligo alle imprese di grandi dimensioni, soggette al controllo ordinario. Si tratta, conformemente all’articolo 727 del CO, di società che superano due dei seguenti valori durante due esercizi consecutivi:
- totale de bilancio: 20 milioni di franchi
- cifra d’affari: 40 milioni di franchi
- effettivi: 250 impieghi a tempo pieno in media annuale
Sono, in oltre, soggette al controllo ordinario: le società aperte al pubblico (quelle che per esempio hanno dei titoli di partecipazione quotati in borsa o sono debitrici di un prestito in obbligazioni) e quelle che hanno l’obbligo di stabilire dei conti di gruppo. Un controllo ordinario è anche richiesto quando gli azionisti, che rappresentano nell’insieme almeno il 10% del capitale-azioni, lo esigono.
Il nuovo diritto contabile non esige più l’indicazione delle informazioni sulla realizzazione della valutazione dei rischi nell’annesso ai conti bensì nel rapporto annuale (art. 961c CO).