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"Fooled by correlation" - La correlazione non implica la causalità
La correlazione tra due eventi non implica che il secondo sia stato causato dal primo
Il celebre autore del libro "Il Cigno Nero" e "Giocati dal caso", Nassim Nicholas Taleb, ha recentemente pubblicato un saggio dal titolo "Fooled by correlation" (che si può liberamente tradurre: "ingannati dalla correlazione") ed il tema mi pare essere molto importante e d'attualità nell'ambito del diritto, in particolare nella mia attività di avvocato che si occupa di vertenze giudiziarie (soprattutto in ambito commerciale).
In un processo é la parte che sostiene una determinata tesi che deve dimostrare la pertinenza della stessa (il cosiddetto "onere delle prova"). A titolo d'esempio é chi sostiene che un danno le sia stato causato da un'azione di un terzo che deve dimostrare ciò.
Uno degli errori più tipici é quello di reputare un fatto "dimostrato" (o comunque assodato) per il fatto che esso é seguente o "correlato" ad una determinata azione: in questo senso si reputa che la sequenza temporale o la "vicinanza" in altro modo tra due eventi o circostanze comporti che un evento sia causato dall'altro. Questa correlazione tra due eventi é infatti ritenuta sufficiente (se non addirittura "prova certa").
Purtroppo ciò non é sempre così, anzi quasi mai lo é (!). Il nesso di correlazione non dimostra (ancora) che un evento sia stato causato da quello che lo ha preceduto (in inglese si suol dire "correlation does not imply causation", che rende molto bene questa idea). In un processo non é sufficiente apportare l'evidenza della correlazione tra due eventi, ma occorre dimostrare un nesso causale tra di essi (nel senso che se "togliamo" il primo evento (come se non fosse mai avvenuto) il secondo non si concretizzerebbe).
Prima di avviare una causa giudiziaria é pertanto molto importante valutare tutti i presupposti materiali, senza essere ingannati da questo frequente "bias", che - purtroppo - vedo non essere adeguatamente considerato, anche da diversi avvocati.