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Inquinamento
La Francia non ha fermato lo smog, multa da 10 milioni
È il paese che nel 2015 ospitò in pompa magna la Conferenza Internazionale dell'Onu (Cop21) sul clima, ma continua a essere inadempiente in materia di lotta allo smog.
Malgrado i ripetuti appelli e le promesse del presidente Emmanuel Macron a favore della transizione ecologica, il Consiglio di Stato ha condannato la Francia a pagare una multa da 10 milioni di euro per non aver introdotto «misure sufficienti» per migliorare la qualità dell'aria. Si tratta di una somma record, definita «storica» dalle organizzazioni non governative che lottano per la salvaguardia del pianeta.
In una nota, i Saggi affermano che le misure assunte dallo Stato francese contro l'inquinamento «non permettono di migliorare la situazione nei tempi più brevi possibili in quanto l'attuazione di alcune di esse rimane incerta e i loro effetti non sono stati valutati».
Una sentenza in contraddizione con le tante dichiarazioni in favore del clima pronunciate da Macron dall'inizio del suo mandato, nel 2017. Rimane negli annali la sua celebre formula «Make our Planet Great Again», pronunciata in risposta alla decisione di Donald Trump di uscire dall'accordo di Parigi.
«Il 2030 è il nuovo 2050»: ha dichiarato più di recente il leader francese, sottolineando la necessità di accelerare gli sforzi globali sul clima nel vertice di aprile promosso da Joe Biden.
La «battaglia del secolo» finora persa
A inizio 2020, Macron poi si recò alla Mer de Glace, il ghiacciaio ormai pressoché inesistente sul versante francese del Monte Bianco, per toccare con mano gli effetti nefasti del riscaldamento climatico. Una impegno, quello per il clima, che definì la «battaglia del secolo», ma che al momento, almeno in Francia, sta dando scarsi risultati.
La somma di 10 milioni di euro riflette le ripetute inadempienze dei vari governi succedutisi al potere rispetto alle molteplici ingiunzioni del Consiglio di Stato. La prima sentenza, emblematica di un flagello che in Francia causa 40'000 morti all'anno, risale al luglio 2017.
All'epoca i Saggi invitarono Parigi ad attuare i piani di taglio delle particelle PM10 e/o di diossido di azoto (NO2, spesso legato al traffico stradale) in tredici zone. Tre anni dopo, però, malgrado i successivi piani d'azione governativi, i valori erano ancora al di sopra della norma in 8 zone su 13.
A fine gennaio, il Consiglio di Stato ha lanciato una nuova valutazione, in particolare sulla prevista generalizzazione delle zone a basse emissioni, limitando il traffico nelle grandi città. Risultato: se in molte aree viene osservato un miglioramento, cinque agglomerati continuano a sfondare i limiti: Parigi, Lione, Marsiglia-Aix, Tolosa e Grenoble per quanto riguarda i NO2 e di nuovo Parigi per quanto riguarda i PM10.
La somma di 10 milioni riguarda il primo semestre 2021 ma non sono escluse nuove multe della stessa portata se la situazione non migliorerà rapidamente. La prossima valutazione è attesa per inizio 2022.
SDA