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Una data inserita per errore nella spazio "data del decesso" è all'origine della nuova gaffe nelle comunicazioni dell'Ufficio federale della sanità pubblica. Durante la cosiddetta conferenza stampa "dei tecnici" (quindi senza politici) di oggi, venerdì, il responsabile per la malattie trasmissibili dell'UFSP, Stefan Kuster, aveva annunciato il decesso di un giovane di età compresa fra i 20 e i 30 anni in un ospedale bernese. Sarebbe stato la prima vittima in Svizzera in questa classe di età, oltre tutto senza che si fosse a conoscenza di patologie pregresse. Finora al di sotto dei 50 anni si conta solo una decina di casi fatali nell'insieme del paese.
L'informazione è stata però smentita in serata dal Dipartimento della sanità bernese, che ha parlato di un'incomprensione dovuta a una confusione nella compilazione del rapporto clinico sul paziente, che in realtà per quanto affetto da COVID-19 non solo è vivo ma non manifesta nemmeno sintomi che destino preoccupazioni. Nella documentazione trasmessa alla Confederazione - si precisa - non era allegata alcuna notifica di decesso.
Di conseguenza, nell'aggiornamento di sabato l'UFSP correggerà la statistica dei morti in Svizzera da inizio pandemia, togliendone uno rispetto ai 1'716 del comunicato odierno.
Non è il primo errore
Non è la prima volta che l'UFSP commette un errore nella presentazione dei dati. Ad inizio agosto aveva trasmesso ai media una tabella in base alla quale il rischio di infezione era maggiore nei locali notturni e nei ristoranti. Pochi giorni dopo le informazioni sono state corrette e l'UFSP ha "scagionato" le discoteche e dichiarato che la maggior parte dei contagi avviene all'interno dei nuclei famigliari. A fine aprile, aveva annunciato il decesso di una bambina di 9 anni, ma si trattava in realtà di un'anziana di 109.