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In Svizzera scarseggiano le nuove leve nei rami dell'informatica e della comunicazione. L'associazione professionale ICT (Information and Communication Technology) chiede quindi misure per destare l'interesse per l'informatica già nella scuola dell'obbligo.
In mancanza di provvedimenti, gli esperti calcolano che entro il 2020 mancheranno 25'000 specialisti del ramo ICT, stando a uno studio presentato oggi a Zurigo. Sempre più prestazioni di servizi potrebbero essere trasferite all'estero. Il maggior fabbisogno nel reclutamento è individuato nelle attività di sviluppo del software.
Una chance per l'associazione è rappresentata dalla bassa proporzione di donne che lavorano nel ramo, pari al 13%. Accrescere la quota al 30%, come usuale in altri paesi, potrebbe attenuare i problemi della scarsità di personale qualificato. Per raggiungere tale obiettivo bisogna cambiare "l'immagine tecnocratica" del settore rendendola più simpatica per le giovani. In diversi comparti sono richieste capacità comunicative e creative; le professioni del settore sono compatibili con gli impegni famigliari, rileva l'associazione.
Secondo i dati forniti oggi, dal 2009 il numero degli occupati nelle attività ICT in Svizzera è aumentato del 3,5% a 177'000. Circa un terzo lavora nel canton Zurigo. La ragione va ricercata nel fatto che un quarto delle imprese elvetiche del settore e diversi gruppi attivi a livello globale hanno sede in tale cantone. Inoltre la situazione della regione è ritenuta buona sia dal profilo della ricerca sia della formazione.
Con 27,3 miliardi di franchi all'anno la creazione di valore delle attività ICT è paragonabile al settore delle costruzioni (28,3 miliardi), indica lo studio.