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L'alpinista austriaco Heinrich Harrer, che nel 1938 aveva scalato la parete nord dell'Eiger (canton Berna) per la prima volta, è deceduto sabato all'età di 93 anni.
Nel 1997, la sua vita rocambolesca è stata raccontata sul grande schermo dall'attore americano Brad Pitt, nel film «Sette anni in Tibet».
«Con la scomparsa di Heinrich Harrer, l'alpinismo perde una personalità di primo rango», ha dichiarato il cancelliere austriaco Wolfgang Schüssel.
La famiglia Harrer, che risiede nella provincia austriaca della Carinzia, a ridosso del confine con Italia e Slovenia, non ha precisato la causa del decesso, avvenuto sabato nell'ospedale di Friesach. Si è limitata a dire che «con grande serenità, si è lanciato nella sua spedizione finale».
La prima grande impresa di Heinrich Harrer risale invece al 1938, quando poco più che ventenne scalò, assieme a tre compagni (Fritz Kasparek, Anderl Heckmair e Ludwig Vörg), la mitica parete nord dell'Eiger.
La montagna, che fa parte del massiccio della Jungfraujoch (Oberland bernese), è ancora oggi reputata dagli alpinisti come una delle più difficili e impegnative (1'800 metri di ascesa). La parete nord è praticamente verticale, esposta alle intemperie e praticamente sempre all'ombra.
A piedi per 2'000 km
Integrato nel 1939 ad una spedizione della Germania nazista per tentare di vincere il Nanga Parbat (8'114 metri) nella regione del Kashmir, Harrer è stato arrestato dai britannici qualche giorno dopo l'inizio della Seconda guerra mondiale.
La sua evasione dal campo di detenzione in India nell'aprile del 1944 ha aperto una delle pagine più rocambolesche della storia dell'alpinismo: in compagnia del responsabile della spedizione, Harrer percorre a piedi più di 2'000 chilometri attraverso l'Himalaya.
Dopo aver superato 50 cime di oltre 5'000 metri in 21 mesi, nel 1946 raggiunge la sua meta: la «città proibita» di Lhasa, la capitale dell'allora indipendente Tibet. Lì si lega con il Dalai Lama, del quale diventa uno dei suoi precettori.
Sette anni in Tibet
Gli anni trascorsi in Tibet, compresa la fuga dalla capitale dopo l'invasione cinese del 1950, sono descritti nelle sue memorie, pubblicate nel 1953.
Proprio da quel libro, il regista Jean-Jacques Annaud ha tratto il noto film «Sette anni in Tibet» (1997), in cui l'attore americano Brad Pitt impersona l'avventuriero austriaco.
Heinrich Harrer, al quale è stata conferita la medaglia della «Luce della Verità» dal governo tibetano in esilio, avrebbe dovuto porre, nel prossimo mese di maggio, la prima pietra del Centro europeo del Tibet nel suo paese natale (Knappenberg).
swissinfo e agenzie
In breve
Il 24 luglio del 1938, Heinrich Harrer scala per la prima volta la famigerata parete nord dell'Eiger (Berna) assieme a tre compagni.
Il successo della scalata fu utilizzato a scopi propagandistici dal partito nazista di Hitler, al quale Harrer aderiva.
Il suo resoconto dell'avventura, «Il ragno bianco», è considerato come un classico della letteratura dell'alpinismo.
Harrer non è diventato noto soltanto per le sue imprese da scalatore, ma anche in quanto sciatore, avventuriero, geografo e scrittore.