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Il Nazionale ha iniziato la controversa revisione del diritto sulla cittadinanza. Dibattito interrotto, ma fin d'ora si annuncia una forte opposizione della destra.
Oltre un quinto della popolazione residente in Svizzera è di nazionalità straniera, un tasso che pone la Confederazione ai vertici tra i paesi europei, superata soltanto dal principato del Lussemburgo. Molti dei circa 1,4 milioni di stranieri potrebbero richiedere il passaporto rossocrociato, ma in generale la legislazione elvetica risulta assai restrittiva sulla concessione della nazionalità.
Opposizione di nazionalisti e UDC
Suddivisa in tre capitoli, la revisione della legge sul diritto della cittadinanza intende agevolare la naturalizzazione dei giovani stranieri della seconda e terza generazione e introdurre un diritto di ricorso contro le decisioni arbitrarie o discriminatorie.
Grazie ad un nuovo articolo costituzionale, la Confederazione otterrebbe la competenza di fissare degli standard minimi a livello federale per un settore di competenza oggi quasi esclusivamente di dominio cantonale e comunale. Contro ogni proposta di facilitazione si sono scagliati gli esponenti della destra nazionalista minacciando fin d'ora il ricorso al referendum.
"L'obiettivo della revisione è di ridurre l'alto numero di stranieri, una sorta di abbellimento delle statistiche", ha osservato il deputato dei Democratici Svizzeri, Bernhard Hess, proponendo la non entrata in materia. Anche l'UDC si è opposta alla revisione denunciando la "svendita" del diritto svizzero sulla cittadinanza e dicendosi favorevole soltanto a miglioramenti amministrativi. Una minoranza della commissione ha chiesto di rinviare la riforma al governo allo scopo di presentare un progetto meglio strutturato.
Punti controversi
La sinistra, i liberali-radicali e i democristiani hanno invece sostenuto la revisione ricordando che nel 1994 un'iniziativa popolare in favore della naturalizzazione facilitata per i giovani stranieri venne accettata dal 52% dei votanti ma non conquistò la maggioranza dei cantoni. PLR e PPD hanno tuttavia espresso comunque alcune riserve prefigurando così una revisione meno "generosa" rispetto a quanto proposto dal Consiglio federale.
Concretamente il progetto del governo intende facilitare l'ottenimento della cittadinanza ai giovani stranieri della seconda generazione tra i 14 e i 24 anni. Per rientrare in questa categoria i candidati dovranno aver frequentato almeno 5 anni della scuola dell'obbligo e da allora risiedere in Svizzera. Lo schieramento borghese chiede però tra le condizioni anche la capacità di esprimersi in una delle lingue nazionali.
Automatismo e ricorso
Particolarmente controverso è la concessione automatica del passaporto elvetico per i giovani della terza generazione, ossia coloro che nascono in Svizzera da un genitore di seconda generazione. Per la destra si tratta di una concessione esagerata e chiedono che la naturalizzazione sia l'effetto di una esplicita volontà. Sostenuto invece dalla sinistra, questo automatismo, denominato "ius soli" e già applicato in tutta l'Unione europea salvo in Austria, permetterebbe ai neosvizzeri di non dover rinunciare alla nazionalità originaria dei genitori allorquando il paese estero non permette l'acquisizione di una doppia nazionalità.
Il terzo punto che divide i partiti è l'introduzione di un diritto di ricorso. Attualmente cantoni e comuni possono respingere una domanda di naturalizzazione senza fornire spiegazioni e senza che la Confederazione possa intervenire. A giudizio di molti esponenti della destra la possibilità di contestare queste decisioni equivarrebbe in pratica ad un diritto alla cittadinanza.
Per la sinistra si tratterebbe soltanto di garantire i principi costituzionali che proibiscono la discriminazione. La riforma verrà ripresa in settembre, un ritardo che di fatto esclude l'eventualità di un voto popolare prima delle elezioni federali dell'autunno 2003.
Luca Hoderas