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Il ruolo del monitoraggio idro-meteorologico
La sua importanza nella gestione delle risorse idriche
Il monitoraggio dei corsi d’acqua mette a disposizione un’informazione idrologica che è di importanza fondamentale per molte attività di carattere economico e ambientale, così come per garantire la sicurezza della popolazione e dei beni. L’Organizzazione meteorologica mondiale (WMO) ha recentemente identificato, durante la sessione straordinaria del proprio congresso –tenutasi a ottobre 2021 –, la disponibilità di dati idrologici quale punto di partenza per pianificare le strategie di adattamento e mitigazione del cambiamento climatico. Inoltre, ben dieci dei diciassette obiettivi di sviluppo sostenibile1 definiti dall'Organizzazione delle Nazioni Unite (fig. 1), dipendono dalla disponibilità di dati idrologici affidabili e dalla loro accessibilità.
La Svizzera ha costruito – a partire dalla seconda metà del XIX secolo –, diverse reti di monitoraggio idrologico che si sono vieppiù densificate per fornire informazioni scrupolose sulla quantità e la qualità delle risorse idriche. La presenza della catena alpina e l'elevata quantità di precipitazioni misurate sul suo territorio ha portato a definire la Svizzera come il «serbatoio d'acqua d'Europa». Tuttavia, è necessaria una conoscenza dettagliata della disponibilità e della ripartizione delle risorse idriche, che potrebbero essere estremamente sproporzionate da una regione all'altra.
La rete di monitoraggio cantonale
La rete di monitoraggio cantonale è di proprietà dell’Ufficio dei corsi d’acqua del Cantone Ticino, mentre la gestione della rete è affidata, tramite mandato di prestazione, all’Istituto scienze della Terra della SUPSI. Essa funge da supporto e completa le reti di monitoraggio federali, costituite dalle stazioni di monitoraggio dei corsi d’acqua di importanza nazionale, gestite dall’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM), e dalla rete automatica di rilevamento meteorologico gestita da dall’Ufficio federale di meteorologia e climatologia (MeteoSvizzera).
La rete cantonale è più recente rispetto a quelle federali, in quanto è stata creata alla fine degli anni Settanta e si è ampliata costantemente negli ultimi quarant’anni. Oggi è costituita da 27 stazioni meteorologiche e da 22 stazioni idrometriche (fig. 2), per un totale di circa 130 parametri misurati, con una risoluzione temporale standard di dieci minuti.
Grazie a uno stabile finanziamento pluriennale, la rete di monitoraggio ha subito un forte rinnovamento tecnologico e infrastrutturale negli ultimi dieci anni. È incrementata, di pari passo, la consapevolezza che tale rete sia un servizio pubblico cruciale per supportare la gestione delle risorse idriche a livello cantonale. L'acqua richiede una gestione ottimale e integrata per controllarne la concorrenza d'uso a causa dell'aumento o del cambiamento della domanda, delle strategie di adattamento ai cambiamenti climatici, del calo della disponibilità idrica durante gli eventi di siccità e del monitoraggio e previsione degli eventi di piena.
L’importanza di una rete di monitoraggio locale
I punti di misura della rete cantonale sono installati su corsi d’acqua di importanza regionale, oppure su piccoli corsi d’acqua, a carattere naturale, rilevanti per il monitoraggio della disponibilità idrica complessiva o per problematiche specifiche che mirano ad affrontare un problema locale. La superficie media dei bacini imbriferi monitorati è quindi variabile: per la rete dell’UFAM essa è di 210 km2, mentre per la rete cantonale, è di 48 km2. Allo stesso modo anche le stazioni meteorologiche si concentrano su valli discoste, cercando di andare a migliorare le conoscenze climatiche, in aree le cui informazioni erano frammentarie (fig. 3).
Analogamente a quanto evidenziato nell’articolo di Valeria Gozzi e Gaetano De Francesco apparso su Archi 1 2022, Micro-interventi: una rete estesa per la gestione del territorio ticinese, che ha evidenziato l’efficacia di un approccio di carattere intensivo e diffuso negli interventi su piccoli corsi d’acqua in ottica di mitigazione del pericolo e di riqualifica ambientale, la rete cantonale trova il suo ruolo in un approccio comparabile. Si possono segnalare due esempi a riguardo. Il primo riguarda il monitoraggio, nella regione del Sottoceneri, volto a rilevare le caratteristiche idrologiche dei tributari del Lago di Lugano (fig. 4). Se la rete federale ha storicamente misurato solo i tre tributari principali (Vedeggio, Cassarate e Magliasina), oltre al fiume Tresa, la rete cantonale ha completato il mosaico misurando – a partire dagli anni Ottanta –, Laveggio in due punti, Mara, Scairolo, Vedeggio nella parte superiore, Vecchio Vedeggio, Lisora e due importanti immissari in territorio italiano, come Cuccio e Bolletta. Oltre a offrire maggiori dettagli sullo stato delle risorse idriche del Sottoceneri, tali informazioni sono sfruttate da molte altre applicazioni. Come nei progetti condotti dall’Ufficio dei corsi d’acqua del Cantone Ticino di ottimizzazione della regolazione del Lago di Lugano; oppure nelle ricerche limnologiche, condotte dall’Istituto scienze della Terra della SUPSI su mandato cantonale, focalizzate sulla qualità delle acque del Lago di Lugano, dove la conoscenza dei carichi di nutrienti in ingresso al lago è di fondamentale importanza.
Il secondo esempio da citare – su cui si è posta l’attenzione negli ultimi 15 anni –, riguarda il rilevamento della temperatura dei corsi d’acqua, un parametro importante in quanto ne influenza fortemente la qualità e la funzione di supporto ecologico (fig. 5). La rete di monitoraggio delle temperature dei corsi d’acqua ticinesi si è molto ampliata, dotando tutte le stazioni di misura della portata di un sensore termico. Si tratta di un tema di grande rilevanza, sia a causa del contesto attuale di riscaldamento climatico, sia a seguito del recente rapporto dell’UFAM2 che ha illustrato gli effetti dei cambiamenti climatici sui corsi d’acqua svizzeri.
Questi sono solo due dei numerosi esempi che si potrebbero portare, per dimostrare il ruolo centrale che un monitoraggio idrologico capillare ha nel perseguire gli obiettivi di gestione sostenibile e integrata delle risorse idriche. Obiettivo che la Svizzera si è posta per affrontare a livello locale, nazionale e internazionale le grandi sfide del pianeta.
1 Gli obiettivi di sviluppo sostenibile o SDG sono una serie di diciassette obiettivi interconnessi, definiti dall'Organizzazione delle Nazioni Unite come strategia «per ottenere un futuro migliore e più sostenibile per tutti».
2 Ufficio federale dell’ambiente (2021) – Effetti dei cambiamenti climatici sulle acque dell Svizzera