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Il 17 febbraio 2008 il Kosovo 1 ha dichiarato la propria indipendenza dalla Serbia.
La Serbia non è d’accordo, e si considera ancora sovrana sul territorio del Kosovo.
Tutto questo rappresenta un grosso problema politico e un piccolo problema filosofico.
La mia riflessione politica si limita a un generico augurio che la questione non venga risolta militarmente; da un punto di vista filosofico, questa strana indipendenza parziale può essere un buon esempio per valutare, anche se sommariamente, alcune teorie sulla realtà sociale.
Due teorie degli oggetti sociali
Uno dei punti centrali dell’ontologia sociale di John Searle è l’intenzionalità collettiva. L’intenzionalità è la proprietà che hanno alcuni stati soggettivi di riferirsi a qualcosa d’altro; la percezione, ad esempio, è sempre percezione di qualcosa: di una scrivania, di una persona, di una strada, non si può avere una percezione senza oggetto. L’intenzionalità collettiva si ha quando più persone condividono lo stesso stato intenzionale e, soprattutto, sono consapevoli di questa condivisione: quando entrambi sappiamo che pensiamo a questi pezzi di carta colorati come a delle banconote si ha quel buffo oggetto sociale che è il denaro.
Maurizio Ferraris considera questa faccenda l’intenzionalità collettiva poco chiara, forse persino un po’ losca, e risolve l’ontologia invisibile degli oggetti sociali nelle registrazioni: nulla (di sociale) esiste fuori dal testo.
Si potrebbe dire che la realtà della realtà sociale non sta nella intenzionalità collettiva o, nel caso del denaro, nei pezzi di carta colorati, ma nella firma che accompagna tutti i documenti. Gli oggetti sociali esistono nei documenti, sono documenti.
Il Kosovo esiste?
Questa domanda, ovviamente, non si riferisce alla regione geografica, che non è un oggetto sociale e pone meno problemi ontologici: il problema riguarda la nazione sovrana del Kosovo. Il Kosovo, come nazione, esiste?
Se vogliamo ammettere che gli oggetti sociali esistano, e non siano solo una comoda maniera di esprimersi, dobbiamo ammettere che questa domanda abbia una risposta univoca e oggettiva: “dipende” e “forse” non sono risposte accettabili.
Se prendiamo in considerazione l’intenzionalità collettiva, ad esempio il riconoscimento internazionale, guardando questa cartina (da Wikipedia), sembra proprio che l’indipendenza del Kosovo, e quindi la sua esistenza, abbia una certa variabilità geografica: in blu e azzurro sono raffigurate le nazione che hanno già riconosciuto o riconosceranno entro breve il Kosovo, mentre in arancione le nazioni che non riconoscono l’indipendenza del Kosovo.
Il riconoscimento internazionale, evidentemente, non è un buon criterio, conclusione del resto prevedibile pensando a Taiwan o alla Repubblica Turca di Cipro Nord. L’intenzionalità collettiva di Searle, se interpretata nei termini del riconoscimento internazionale, non sembra dunque essere sufficiente per stabilire se il Kosovo esiste.
Con le iscrizioni di Ferraris, d’altra parte, le cose non vanno molto meglio: alcune iscrizioni, come la dichiarazione di indipendenza, attestano l’esistenza del Kosovo, mentre altre la negano: a quali dare retta? Soprattutto, in questa situazione ha un gran peso l’assenza di iscrizioni, come il mancato riconoscimento, e non la loro presenza.
Fase di transizione
Una possibile, e sensata, obiezione è che ci si trovi in una fase di transizione, ed è ovvio che non si riesca a descrivere efficacemente la situazione Kosovo. Le teorie di Searle e di Ferraris falliscono in situazioni straordinarie come questa appunto perché funzionano bene in situazioni normali e stabili. Sono teorie della stasi, non della rivoluzione.
L’obiezione è corretta. Il problema è: quante volte un oggetto sociale si presenta in situazione di normalità e stabilità, e quante volte, invece, di instabilità e transizione? Il mondo sociale è davvero così statico e ordinato come lo pensano Searle e Ferraris?
- Oppure Kossovo, o ancora Cossovo: ho trovato utilizzate tutte e tre le grafie[↩]
9 commenti su “Nascita di una nazione”
Sono sempre più convinto che l’esistenza di uno stato sia l’esistenza di una nuvola.
Cioè, che uno stato sia un insieme di servizi, norme, garanzie e quant’altro che non necessariamente devono prendere la forma di un corpo organico.
Negli ultimi anni si sta parlando del progetto di Euroregione, un’insieme di accordi economici e politici tra Friuli Venezia Giulia, Carinzia, Veneto, Istria slovena e Croata e zona montana della Slovenia.
Il legame che li unisce è semplice: geografico e storico, ma non nazionale.
Alcune proposte estensive riguardano anche certi servizi statali: se un uomo abita in un paesino disperso sul Carso e a pochi chilometri da una struttura convenzionata in Slovenia, perché deve farsi un lungo viaggio per il primo ospedale italiano fuori dall’altopiano?
Posta in questi termini, la questione si dissolve.
Un insieme di servizi e tutele garantite in termini di opportunità e disposizione nel territorio non hanno bisogno di alcun riconoscimento: ci sono o non ci sono, certo, ma non è il riconoscimento altrui a rendere un ospedale vicino più comodo di quello lontano.
L’intenzionalità collettiva non può nulla contro la geografia… 😉
Il problema che tu sollevi, piuttosto, discende dallo Stato Nazione, che nonostante tutto fatica a morire.
… cos’è una nazione, cos’è un popolo, cos’è un’identità, cos’è l’autorità…
Resta da capire una cosa: via come quella dell’Euroregione dissolvono del tutto il problema o solo lo allontanano?
Dopo tutto, Slovenia, Italia, Austria e Croazia collaborano solo in virtù di un accordo tra stati…
Si tratta di accordi con cui di fatto gli Stati alienano da sé certe prerogative, in un sottile suicidio e chiarificazione ontologica, oppure sono un insieme di servizi possibile solo in un nuovo oggetto sociale, l’accordo tra Stati?
Errata corrige( credo non si capissi ):
“…vie come come quella dell’Euroregione dissolvono …”
Ma cosa significa esiste o è reale? Se con reale si intende qualcosa che si trovi nello spazio e nel tempo, cioè che potrebbe essere percepita in qualche modo da un essere senziente, allora il Kosovo di certo non esiste. Se esiste significa invece oggettivo, cioè qualcosa che ha una struttura almeno in parte indipendente dai soggetti che possono pensarlo, allora certo il kosovo è oggettivo. Tuttavia è un’oggettività solo parziale e incontinua evoluzione.
Il Kosovo è una doppia soggettività, secondo me. Culla della propria storia per i Serbi, patria identitaria per i Kosovari albanesi.
Ma la realpolitik, prima o poi tronca il nodo. Io non saprei farlo.
Il tema è molto interessante. L’idea della Euroregione è affascinante, purché abbiamo chiaro che si reggerebbe solo su una sostenibilità economica. Nel momento in cui l’abitante del Carso diventasse un peso non compensato per la Slovenia, quale legame reggerebbe? ho solo domande, è evidente
marina
Che osa significa che una nazione “esiste”?
Il territorio geograficamente definito “Kossovo” esiste, e su questo siamo d’accordo tutti. Ma che cosa è una “nazione”?
Una “nazione” è una espressione di comodo che definisce un insieme di regolamenti a cui si ritiene siano soggetti gli individui che vivono su un territorio geograficamente definito. Chi “non riconosce” la nazione, sta semplicemente negando che quei regolamenti abbiano validità in quel territorio (e sostenendo che ne valgano altri,ma questo è un altro discorso).
E’ inutile chiedersi se “la nazione Kossovo esista o meno”. La “nazione Kossovo” non è un “ente”, è una espressione di comodo che definisce un insieme di comportamenti umani. Pertanto chi non riconosce la validità di quei comportamenti, non riconosce il Kossovo.
( Faccio notare che “nazione”, concetto non più vecchio di 4 secoli, si riferisce ad un gruppo sociale definito su base etnica, storica o linguistica, non ad un territorio.
Anche dei nomadi possono essere una “nazione” pur senza uno stato o un territorio. Di converso nessuno stato riconosce o disconosce una nazione: riconosce un altro stato.
Intolre i “comportamenti umani” li determinano le abitudini o le scelte, mentre regole e “regolamenti” costituiscono istituzioni: nessun giurista mi direbbe mai che interrogarsi sull’esistenza di un’istituzione è privo di significato… )
@Marina: Verissimo!
I servizi hanno bisogno di fondi per funzionare.
A differenza delle aziende che si finanziano da sé ma non garantiscono alcuna continuità, l’azienda sanitaria ha bisogno di fondi costanti.
( Bada però che la riferita proposta d’assistenza sanitaria oltreconfine dipende dalla presenza della Slovenia nell’UE, non all’euroregione. In qualche modo, si farebbe rimborsare. )
A meno di non privatizzarla, servono contribuenti, e quindi esattori. Ma se lo Stato è stato abolito, chi è che raccoglie le tasse?
E chi costringe gli evasori a pagarle? e sulla base di quale determinazione geografica o d’altro tipo si individuano i contribuenti?
Per questo ho SERI dubbi sull’inesistenza totale di istituzioni superiori e territoriali di controllo, almeno quanti ne ho sulla marmorea solidità degli stati.
ciao! Eno 🙂
@eno: Similmente accade con il Ticino e la Lombardia (la regio insubrica), zone storicamente meno travagliate ma politicamente più isolate (la Svizzera non è nell’UE).
Le nazioni o stati (scusa se continuo a trattarli come sinonimi) come nuvole? Ipotesi suggestiva, ed è così, temo, un po’ per tutti gli oggetti sociali.
@marina: Il Kosovo è anche più di una doppia soggettività, temo. E temo anche che la realpolitik risolva la questione nella peggiore delle maniere.
@Kirbmarc e Vincenzo Fano: Accusatemi di vigliaccheria, ma non rispondo alle vostre domande/obiezioni.
Io parlo di esistenza degli oggetti sociali, e voi giustamente mi domandate: “che cosa significa ‘esiste’?”
Già, cosa significa? Una buona parte di una moleskine che ho nella borsa si occupa di questo problema. Prima o poi metterò ordine tra quegli appunti e scriverò qualcosa.
pensa che volevo trattare l’argomento. in serbia il nazionalismo è in primo luogo sportivo. sono uligani del partizan e della stella rossa (di calcio) che hanno assaltato l’ambasciata u.s.a. e fatto casino contro i negozi stranieri. è un ex-cestista (bodiroga) ad essere salito sul palco della più grande manifestazione a belgrado contro la secessione. e in collegamento su megaschermo c’era il tennista (3° al mondo) djokovic. e gira gira, zeljko raznjatovic era un capo hooligan…
@alex: Questi risvolti sportivi non li conoscevo… non mi sembra però cha facciano molto onore allo sport!
Se non sbaglio, il basket ha avuto un ruolo importante nell’identità nazionale della Lituania.