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<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il diritto fondamentale alla libertà dei media garantito dall'art. 17 della Costituzione federale è effettivamente di grande importanza in un sistema libero di mezzi d'informazione. Mentre per i media stampati la regolamentazione a livello costituzionale si esaurisce nell'enunciazione di questo principio, per il settore radiotelevisivo la Costituzione prevede dal 1984 un mandato di prestazioni (servizio pubblico) che nell'art. 93 della nuova Costituzione del 1999 è stato completato con un mandato concernente l'istruzione. La regolamentazione del settore radiotelevisivo svizzero è quindi basata su un mandato di prestazioni che tiene conto non tanto della competizione economica, quanto piuttosto della particolare importanza della radio e della televisione per la libera formazione delle opinioni nella nostra democrazia diretta e per lo sviluppo culturale. In questo scenario, la competizione economica può eventualmente essere un mezzo per raggiungere gli obiettivi fissati dalla Costituzione.</p><p>Il mercato radiotelevisivo svizzero è infatti caratterizzato da due particolarità di cui bisogna tenere conto nell'attuazione del mandato costituzionale:</p><p>La Svizzera è suddivisa in regioni linguistiche e dispone di mercati radiotelevisivi di dimensioni estremamente limitate, sia in confronto all'estero, sia in relazione al potenziale economico necessario per la produzione di programmi televisivi. Se paragonati a quelli europei, i canali televisivi delle nostre regioni linguistiche sono fondamentalmente canali a carattere regionale. </p><p>La situazione è ulteriormente complicata dalle differenti dimensioni delle singole regioni linguistiche: mentre la forza economica della Svizzera tedesca potrebbe eventualmente consentire un finanziamento delle prestazioni del servizio pubblico attraverso il mercato, ciò sarebbe praticamente impossibile nella Svizzera romanda e, soprattutto, in Ticino. Il pubblico radiotelevisivo ticinese, per esempio, è numericamente inferiore a quello di numerose emittenti televisive locali della Svizzera tedesca. Già oggi la copertura radiotelevisiva di tutte le regioni linguistiche da parte della SSR può essere assicurata solamente grazie a un meccanismo di perequazione finanziaria all'interno della SSR stessa. </p><p>A ciò si aggiunge il fatto che ogni regione linguistica confina con un Paese in cui si parla la medesima lingua e che dispone di un'offerta radiotelevisiva molto ampia la quale, essendo in gran parte ricevibile anche sul territorio elvetico, entra in concorrenza con le nostre emittenti. I canali esteri, inoltre, sono finanziariamente molto forti: i budget annuali delle tedesche RTL e Sat.1, per esempio, sono quattro volte più elevati dell'importo messo a disposizione dalla SSR per un programma televisivo della Svizzera tedesca. Il budget dell'emittente televisiva pubblica ZDF supera addirittura di un fattore sei gli importi messi a disposizione di SF 1 e SF 2. </p><p>Se non si riuscirà a concentrare le risorse in un'unica e forte emittente pubblica, le emittenti svizzere rischieranno di essere marginalizzate non solo nel proprio mercato, ma anche a livello internazionale. Le trattative sui diritti televisivi del campionato mondiale di calcio 2002 evidenziano i limiti degli attori svizzeri: i compensi richiesti dai detentori dei diritti per la diffusione delle partite sono risultati troppo onerosi per la stessa SSR.</p><p>In considerazione di queste condizioni generali giuridiche ed economiche, il 19 gennaio 2000 il Consiglio federale ha discusso la politica dei media ed ha emanato le seguenti direttive strategiche per l'elaborazione di una nuova legge sulla radiotelevisione:</p><p>Attraverso una concentrazione mirata del mandato di prestazioni e dei mezzi disponibili (tasse di ricezione) sulla SSR, dovrà essere garantito un servizio pubblico conforme a quanto stabilito dalla Costituzione. Un servizio pubblico, quindi, in grado di offrire programmi equivalenti in tutte le regioni linguistiche, completo dal punto di vista dei contenuti, ricevibile su tutto il territorio nazionale e dotato di una forza finanziaria sufficiente a fronteggiare la concorrenza estera. D'altro canto dovranno essere ampliate le possibilità concesse alle emittenti private, che avranno più facilmente accesso al mercato e saranno svincolate da mandati di prestazioni; le regole relative alla pubblicità dovranno essere meno restrittive ed allineate a quelle applicate in ambito europeo; infine, alle emittenti che desidereranno diffondere programmi di contenuto particolare dovrà essere garantito un accesso privilegiato alle infrastrutture di diffusione.</p><p>La soluzione svizzera, caratterizzata da una SSR forte e vincolata a impegnarsi per la democrazia e la cultura, non ha nulla in comune con una televisione di Stato di impronta totalitaria. La SSR è un'emittente fondamentalmente organizzata in base al diritto privato, la quale riceve i proventi delle tasse di ricezione a titolo di compenso per l'esecuzione di un mandato di natura pubblica, e che svolge la sua attività con spirito di autonomia e di indipendenza, tutelata in ciò dalla Costituzione federale (art. 93 cpv. 3 Cost.). Il modello svizzero ricalca la tradizione delle democrazie dell'Europa occidentale, le quali dispongono tutte di forti emittenti a carattere pubblico, finanziate in tutto o in parte mediante denaro della collettività nonostante il fatto che nei rispettivi Paesi le condizioni economiche per la realizzazione di programmi radiotelevisivi siano di gran lunga più favorevoli che in Svizzera. Nel settore radiotelevisivo, un tipo di privatizzazione come quello praticato nel campo delle telecomunicazioni andrebbe generalmente a scapito dei programmi in francese e in italiano nonché dei programmi di qualità.</p><p>Il Consiglio federale è convinto che, date le condizioni, le richieste dell'autore della mozione non siano compatibili con l'articolo costituzionale sulla radio e la televisione. Di conseguenza non è disposto ad accoglierle.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.