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L'ex cuoco personale di Roger Federer racconta la sua esperienza nel cucinare per il maestro, il suo rapporto con lui e con il lusso che lo circonda.
Roger Federer si sa, è oggi miliardario. Il tennista di Basilea, l'atleta più pagato nel 2020, si è creato un aurea di successo, di stile, di galanteria e semplicità nel rapporto con gli altri.
Lo chef indiano Hussain Shahzad, conferma queste caratteristiche che fanno di Federer uno degli sportivi più amati di sempre e un brillante ambasciatore del Made in Switzerland.
Chef personale del Maestro
Shazhad non lavora più per Roger Federer, come ha spiegato nell'intervista rilasciata ad un sito indiano, ma ricorda con molto piacere il tempo trascorso a rimorchio del campionissimo di Basilea.
Hussain Shahzad lasciò Chennai (India) per lavorare nel rinomato Eleven Madison Park di New York. Diventato sous-chef nel ristorante della Grande Mela Hussain ebbe l'onore di cucinare per Roger Federer e il suo seguito.
Il tennista basilese, rapito dalle pietanze preparate dallo chef indiano, gli fece un'offerta difficile da rifiutare.
Shahzad non sapeva nulla delle intenzioni del Maestro del tennis, fino a quando non arrivarono alcune email spedite da una certa Mirka Federer.
«Porca miseria, dice sul serio?»
Alla corte dei Federer
Non si trattava certo di uno scherzo. Infatti, qualche giorno dopo lo chef indiano si ritrovò su un volo per Indian Wells, dove Federer stava giocando.
«Federer aveva un entourage di 24 persone. C'erano due chef personali: Daniel ed io. Alla fine mi chiese se volevo trasferirmi in Svizzera, e solo allora capii che fare lo chef personale non faceva per me».
Sebbene abbia rifiutato l'offerta di trasferirsi in Svizzera Hussain ha parlato molto bene della sua esperienza con Federer. Ha accennato al lusso e al rispetto riservatogli durante il suo periodo di lavoro per il campione svizzero.
«È stato divertente finché è durato. Mai nella mia vita avevo incontrato persone di così alto profilo: sono stati tutti incredibili e umili. Rispettavano me, il mio lavoro, e mi parlavano da pari a pari».
Un esperienza arricchente dal punto di vista umano, immersa in un ambiente prima sconosciuto al ragazzo indiano, che nonostante avesse prima lavorato in un ristorante di alta gamma di Manhattan non era certo pronto a vivere un esperienza molto diversa.
«Ho visto il vero lusso e mi è piaciuto, ma sapevo di non volerlo fare per molto tempo», ha concluso Hussain, che tornato in patria, lavora oggi per uno dei ristoranti più trendy di Mumbay.