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In virtù dell’articolo 160 cpv. 1 della Costituzione federale, il Gran Consiglio del canton Ticino è invitato a depositare l’iniziativa cantonale seguente all’attenzione dell’Assemblea federale: l’attuale accordo-quadro con l’UE deve essere respinto incondizionatamente.
1. Introduzione
In occasione della sua seduta del 7 dicembre 2018, il Consiglio federale ha preso atto dell’attuale risultato dei negoziati su un accordo istituzionale fra la Svizzera e l’Unione europea. Esso ha ritenuto che il risultato attuale dei negoziati sia in larga misura conforme agli interessi della Svizzera e in accordo con il mandato negoziale. A causa, in particolare, delle questioni ancora aperte concernenti le misure d’accompagnamento e la direttiva sulla cittadinanza europea, il Consiglio federale ha deciso di rinunciare temporaneamente a siglare l’accordo istituzionale e di avviare una consultazione sulla bozza d’accordo. L’obiettivo di questa consultazione è di ottenere una presa di posizione consolidata sulle questioni ancora pendenti, al fine di riaprire eventualmente dei negoziati con l’UE.
2. Motivazioni
Oggi, appare evidente che questo accordo-quadro riduca massicciamente l’autonomia della Svizzera, in particolare per il fatto che questa dovrebbe riprendere sistematicamente il diritto dell’UE e che, in caso di controversie, dovrebbe sottomettersi alla Corte di giustizia dell’UE. L’UE non intende più accettare le misure d’accompagnamento a protezione dei salari in Svizzera, se questo accordo sarà sottoscritto. E questo trattato obbliga la Svizzera ad applicare delle leggi emanate dall’UE. In altre parole, il legislatore svizzero, che si compone del popolo, dei cantoni e del parlamento, sarebbe in ampia misura esautorato. La Svizzera deve riconoscere un tribunale supremo europeo e, se ne rifiuta le sentenze, l’UE ha il diritto di adottare delle sanzioni nei suoi confronti. Risultato: la democrazia, quale forma di Stato che offre delle autentiche alternative, degenera a livello di votazioni popolari di facciata. L’accordo-quadro impone inoltre alla Svizzera dei pagamenti regolari all’UE. Un sistema di ghigliottine multiple, che provoca la soppressione di un insieme completo di accordi se uno solo di essi è disdetto, incatena la Svizzera all’UE. La legislazione dell’UE agirebbe fino al livello dei cantoni e dei comuni. I cosiddetti “aiuti pubblici” sarebbero proibiti, perché l’UE li considera una distorsione della concorrenza che deve essere condannata. Le ampie competenze cedute all’UE in questo campo, che si tratti dei pagamenti diretti all’agricoltura, della messa a disposizione di terreni vantaggiosi per le imprese o di sovvenzioni turistiche (per esempio, i sostegni finanziari agli ostelli della gioventù), di contributi a piscine pubbliche o a società sportive, premi di mercato nella produzione energetica, eccetera, minano il federalismo svizzero e fanno dell’accordo-quadro una spada di Damocle sospesa in permanenza sopra la Svizzera.
Si è capito, solo in queste ultime settimane, che l’accordo-quadro ha delle conseguenze ancora più gravi, in particolare per i cantoni, di quanto s’immaginasse in precedenza. Lo scorso dicembre, il presidente della CGC, Benedikt Würth, ha affermato che la dichiarazione d’intenti di modernizzare l’accordo di libero scambio offre all’UE, secondo il parere dei cantoni, “un ampio spazio d’intervento in Svizzera”. L’obiettivo di questo accordo è, fra l’altro, di proibire gli aiuti pubblici in Svizzera, o perlomeno di ridurli massicciamente. Ciò significa non soltanto che le banche cantonali non hanno più diritto alla garanzia dello Stato, ma che saranno ridotte, o addirittura proibite, anche le partecipazioni statali a ospedali, a produttori d’energia, ad assicurazioni immobiliari e ad altre istituzioni.
Diversi pareri di esperti sull’accordo istituzionale sono perlomeno inquietanti. Lo studio Prager Dreifuss, specializzato in diritto economico, mette in guardia contro un intervento dell’UE nel nostro diritto economico a livello federale e cantonale mediante delle norme UE sugli aiuti pubblici. Il diritto fiscale svizzero sarebbe particolarmente toccato perché, rilevano questi esperti, “la Commissione UE applica da sempre alle misure fiscali le sue regole concernenti gli aiuti pubblici”. La sovranità cantonale in materia fiscale apparterrebbe al passato e l’UE deciderebbe da lì in poi sul diritto fiscale svizzero. Lo studio internazionale Steptoe & Johnson spiega che “la Commissione UE e i tribunali UE hanno costantemente esteso, dal 1992, il divieto UE degli aiuti pubblici” e che “l’accordo-quadro istituzionale comporterebbe un adeguamento dinamico costante della legislazione concernente la Svizzera, comprese le eventuali prescrizioni sugli aiuti pubblici”. Il professor Michael Ambühl, già segretario di Stato, mette in guardia contro la cosiddetta “super-ghigliottina” e rileva che “il meccanismo automatico di rescissione dei cinque accordi del primo pacchetto di accordi bilaterali deve es-sere eliminato se i due partner non giungono a un accordo come descritto nell’art. 22 (2) dell’accordo istituzionale”. Nel suo parere giuridico pubblicato dal gruppo Tamedia, il professor Carl Baudenbacher, già presidente del tribunale AELS, mette severamente in guardia contro lo pseudo tribunale arbitrale, che non ha nulla a che vedere con un “tribunale arbitrale come lo si considera generalmente”. E precisa che “si fa fatica a immaginare dei casi in cui questo tribunale arbitrale potrebbe decidere in maniera indipendente, dunque senza l’intervento della CGUE”. Un po’ oltre, si legge: “Secondo l’articolo 10, cpv. 2, dell’accordo istituzionale, ogni parte contraente, la Svizzera come l’UE, può avviare una procedura d’arbitrato senza chiedere il parere della controparte. La Commissione, dunque l’autorità di sorveglianza sovrannazionale dell’UE, diventa così di fatto l’autorità di sorveglianza della Svizzera. Non avendo il tribunale arbitrale alcun potere decisionale in quasi tutti i casi, la Commissione può dunque fare appello alla propria Corte di giustizia”. Da cui, la conclusione seguente: “Se il tribunale arbitrale è invitato dall’UE, ai sensi dell’articolo III.9, cap. 3 del protocollo 3 dell’accordo-quadro, ad appellarsi alla CGUE, esso non ha alcun potere decisionale in quasi tutti i casi. Ciò significa che la Svizzera si sottomette alle decisioni del tribunale della parte avversa che, nonostante la sua qualità e le sue performance storiche, non è imparziale”.
3. Richiesta
A seguito di queste considerazioni, il Gran Consiglio è invitato a sostenere l’iniziativa cantonale indirizzata all’assemblea federale, che chiede il rigetto dell’attuale accordo-quadro.
Lara Filippini,
Tiziano Galeazzi, Sergio Morisoli, Paolo Pamini, Gabriele Pinoja, Cleto Ferrari, Enea Petrini, Amanda Rückert, Boris Bignasca, Tamara Merlo, Daniele Casalini, Massimiliano Robbiani, Maruska Ortelli, Andrea Giudici