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Orlando Spreng nasce a Cremona nel 1908 da padre bernese e madre italiana ed è morto nel 1952. Nel 1914, alla vigilia della prima guerra mondiale, lascia l’Italia e giunge con la famiglia a Mendrisio. Frequenta il ginnasio e, in seguito, lavora come funzionario postale a Mendrisio, Berna e dal 1944 a Lugano. Con il suo primo romanzo, La recluta senza pace del 1939, ottiene diversi riconoscimenti tra cui il Premio Schiller. Il libro descrive la vita militare in tempo di mobilitazione attraverso la figura di un giovane impacciato ragazzone. Orlando Spreng collabora anche alla Radio della Svizzera italiana e dalla metà degli anni ’40 cura un suo “giornaletto” in cui propone trasposizioni della storia di Gulliver recitata da un gruppo di ragazzi, o picaresche avventure di Don Chisciotte. Di lui Guido Calgari nel 1952 scrive: “Un autodidatta che soffriva per gli studi e talune compagnie che gli eran negati, ma che sentiva come pochi la dignità della profonda vocazione di scrittore ch’era in lui, e come pochi sapeva sagrificare le ore dello svago e del riposo per dar vita ai suoi sogni. Intensa, doppia fatica, quindi, ogni giorno, acre pena di lavoro: fu la sua tragedia, la sua morte”.

Extrait de La recluta senza pace
Incipit:
- Adolfo - chiamò la voce sommessa della mamma. Il ragazzo si svegliò di colpo.
- È già l'ora?
Certamente doveva fare un freddo terribile perchè i vetri dell'unica stretta finestra, erano coperti da uno strato di ghiaccio a fiorami.
- Sono le quattro e mezzo. Hai la candela?
- Si vengo.
Buttò fuori le gambe. Accidenti! Si vestì in fretta alla fioca luce saltellante, battendo allegramente i denti.
- Un freddo così, mormorò, un freddo così... - e lasciò gelare a mezzo la frase.
Persino alla testa sentiva freddo. Sfido! L'aveva rasa come quella di un forzato. I suoi teutonici biondi capelli, glieli avevano tagliati il giorno prima; erano fini e ondulati come quelli di una vergine.
- Perchè se ti fai tagliare i capelli in caserma, - gli aveva detto il grasso bisunto barbiere, - ti fanno vedere le stelle a mezzogiorno. Non te li tagliano, te li strappano. per abituarti a sopportare il dolore. Non credi?