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Un medico dell'Ospedale regionale di Lugano comparirà presto in aula. Alle Assise correzionali dovrà rispondere del reato di omicidio colposo. La procura, che nei suoi confronti aveva già emesso un atto d'accusa, lo ha infatti nuovamente rinviato a giudizio.
Il caso riguarda il decesso di una 25enne, avvenuto nel dicembre del 2012. Dopo essere svenuta, la giovane si presentò una prima volta al Civico. Raccontò dei suoi problemi di ansia, dovuti all'imminenza degli esami di avvocatura. Sulle prime si oppose al ricovero. Poi fu convinta a trascorrere una notte in nosocomio.
Nei giorni successivi, una volta superati gli esami, venne ricoverata d'urgenza all'Ospedale Italiano, dove morì per un arresto cardio-respiratorio, provocato da una tromboembolia polmonare. Sotto inchiesta finirono inizialmente cinque persone, tra Civico e Italiano: tre medici e due assistenti.
Per quattro di loro il procedimento penale è sfociato in un decreto d'abbandono. Per il dottore in questione no. Se avesse effettuato tutti gli accertamenti necessari – sostiene in sostanza la procuratrice Chiara Borelli – il decesso si sarebbe potuto evitare.
Di parere diverso la difesa, che con una perizia di parte è riuscita a sconfessare parzialmente quella disposta dal ministero pubblico. Di qui la decisione del Tribunale, che a sua volta ordinato una superperizia. Rapporto dal quale emergerebbe una negligenza del medico. Proprio sul parere degli esperti che si giocherà, in larga misura, l'esito del processo.