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Gli inquirenti volevano verificare se Mattia Maestri avesse mentito ai medici di Codogno
CODOGNO - Mattia Maestri, il paziente 1 della pandemia di coronavirus in Italia, era indagato con l'accusa di epidemia colposa, ma nei giorni scorsi la richiesta di archiviazione da parte della Procura di Lodi è stata accolta dal giudice per le indagini preliminari.
Si chiude così un caso nato un anno e mezzo fa, iniziato quando l'uomo si era ammalato gravemente di Covid-19. Gli inquirenti hanno sospettato che Maestri, non dicendo la verità ai medici dell'ospedale di Codogno in merito alle persone con le quali era entrato in contatto, avesse contribuito al propagarsi del Sars-CoV-2 nella prima ondata, che colpì la Lombardia in modo particolarmente violento. Il manager si era presentato in ospedale per la prima volta il 18 febbraio, ma rifiutò il ricovero. Che divenne inevitabile due giorni dopo, con un peggioramento delle condizioni che rese necessaria una degenza in cure intense di due settimane. Il tampone al quale Maestri venne sottoposto dall'anestesista Annalisa Malara risultò positivo e fu la prova che il coronavirus non era confinato alla sola Cina, come allora si pensava.
Ora è stato accertato che Maestri non ha mentito ai medici e, quindi, non avendo violato alcuna norma, non è perseguibile. «Verso i dottori che mi hanno salvato ho un debito di riconoscenza enorme, ma io ora voglio solo dimenticare» ha dichiarato più volte.