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Velocità normale, visibilità limitata, nessuna traccia di alcol nel sangue del conducente. Sono gli elementi che, dopo la conclusione degli accertamenti penali, hanno indotto la procuratrice pubblica Valentina Tuoni a decretare l'abbandono del procedimento nei confronti del 37enne cittadino svizzero che, la sera del 16 novembre 2017 sull'A2 in territorio di Prato Leventina, aveva investito mortalmente un 36enne bergamasco che stava camminando sulla corsia di sorpasso, in direzione Sud.
Nel luglio del 2018, la perizia giudiziaria aveva stabilito che la vettura con targhe bernesi viaggiava entro i limiti consentiti, tra i 95 e i 105 chilometri all’ora. L’automobilista era stato in grado di scorgere il pedone solo a 20-30 metri di distanza. Da quell’istante all’impatto trascorse circa un secondo. Impossibile reagire in tempo: per evitare l’incidente il veicolo non avrebbe dovuto superare i 60 all’ora.
Su sua stessa richiesta, quella sera il 36enne era stato lasciato allo svincolo di Varenzo dalla Polizia cantonale, intervenuta poco prima nel locale di Airolo. Locale dove l'uomo aveva bevuto e dato fastidio, ma non a tal punto da ritenere necessario un fermo. Gli agenti lo avevano quindi portato alla fermata dell’autobus, da cui poi – aveva assicurato il cittadino italiano – si sarebbe recato a casa di un amico.