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Domande e risposte sull'iniziativa allevamento intensivo
Domande e risposte sull'iniziativa allevamento intensivo
No, in Svizzera non ci sono allevamenti intensivi. L'agricoltura e l'allevamento indigeni sono gestiti essenzialmente da fattorie a conduzione famigliare, e contano un numero limitato di animali. Alle nostre famiglie contadine stanno a cuore i loro animali da reddito. Si prendono cura di loro sette giorni alla settimana, 365 giorni all'anno. La Svizzera è anche l'unico paese al mondo che stabilisce per legge effettivi massimi di galline, maiali e vitelli per ogni azienda.
La domanda è fuorviante. Il numero effettivo di animali è aumentato solamente perché sono raddoppiati in particolare gli effettivi di pollame, a seguito dell'alta domanda per carne di pollo e uova locali. Tuttavia, se il numero di animali viene convertito in unità comparabili (chiamate unità di bestiame grosso), il numero totale di animali è diminuito di ben un quinto negli ultimi 40 anni. Questa distinzione ha senso ed è necessaria, perché una singola gallina non può essere paragonata a una mucca in termini di fabbisogno di foraggio o di produzione di concime. Nel caso dei bovini, gli effettivi sono addirittura diminuiti di un quarto. Inoltre, oggi ci ritroviamo anche con un quinto di maiali in meno.
Il numero di aziende agricole è in costante diminuzione. Solo negli ultimi 30 anni sono scomparse ben 30’000 aziende in Svizzera. La meccanizzazione e l'automazione hanno reso possibile (e la pressione finanziaria ha reso necessario) che oggi una famiglia contadina si occupi di più superficie e più animali rispetto al passato. Il numero medio di animali per azienda è quindi cresciuto di conseguenza. Tuttavia, rispetto ai paesi esteri, è ancora molto minore. In Danimarca, per esempio, un'azienda produttrice di latte alleva in media 200 mucche, in Svizzera invece sono solo 25. Inoltre, le esigenze di spazio per ogni animale nella stalla e altri requisiti di benessere e protezione degli animali rimangono invariati, indipendentemente dal numero di animali. Dunque, più animali non significa per niente meno benessere animale!
Uno studio (tedesco) pubblicato di recente da “Salute degli animali da reddito Svizzera” ha proprio affrontato questa problematica ed è giunto ad una chiara conclusione negativa. Gli studi scientifici non hanno dimostrato che grandi gruppi o mandrie abbiano un effetto causale negativo sul benessere degli animali. Requisiti qualitativi concreti in materia di benessere degli animali (ad esempio spazio a disposizione per capo) sarebbero più idonei a garantire il benessere degli animali rispetto al numero massimo di animali, che di per sé non ha alcun impatto.
L'iniziativa esige che gli allevamenti soddisfino gli standard del Bio. I maggiori cambiamenti avverrebbero nell'allevamento di galline ovaiole, pollame da ingrasso, maiali e vitelli. Oggi, un’azienda agricola è autorizzata a tenere 18’000 galline ovaiole. Con l'iniziativa, sarebbe permesso un massimo di 2’000 galline ovaiole per pollaio e un massimo di due pollai per azienda. Per il pollame da ingrasso, invece degli attuali 21'000 fino a 24’000 (a seconda del peso) polli per azienda, sarebbero permessi massimo 4 branchi di 500 animali per pollaio. Nel caso dei maiali, tutti gli animali - comprese le scrofe durante il periodo dell'allattamento – dovrebbero avere un accesso all'aperto. In generale, l’iniziativa chiede esigenze di spazio molto maggiori e che tutti gli animali abbiano accesso ad un’area esterna. Questo significa che praticamente tutte le stalle delle aziende agricole convenzionali, che nel nostro paese sono l’85% del totale, dovrebbero essere adattate e molte altre dovrebbero essere costruite da zero.
Certo che sarebbe bello! Attualmente, la gamma di prodotti richiesta dall’iniziativa esiste già nell’offerta Bio e di altri marchi. Sfortunatamente, la loro quota di mercato è ridotta, e l'offerta di derrate alimentari locali prodotte in modo particolarmente rispettoso degli animali è maggiore della domanda! Quindi, a frenare, non sono le famiglie contadine. I requisiti più severi comportano enormi costi aggiuntivi. Le famiglie contadine possono permettersi di adeguare la loro produzione soltanto se la domanda per alimenti ancora più rispettosi degli animali fosse abbastanza grande.
Il benessere animale si basa sulle seguenti cinque libertà, cioè di animali che non hanno: fame e/o sete, stress fisico, dolore, ferite e malattie, paura e pericoli. Inoltre gli animali devono poter avere la libertà di comportarsi in maniera normale e consona alla specie. L’attuale rigorosa legge svizzera sulla protezione degli animali è in grado di garantire questo benessere animale di base.
Sì, è corretto. Il nostro è l’unico Paese al mondo a regolare per legge il numero massimo di animali per azienda per le galline ovaiole (18’000 animali), i polli da ingrasso (23’000 animali con un peso da ingrasso consueto), le scrofe madri (250 animali), i maiali da ingrasso (1’500 animali) e i vitelli (300). Sebbene non ci sia un numero massimo legale per le mucche e le altre specie animali, il loro numero è comunque limitato dal bilancio delle sostanze nutritive e quindi dalla superficie a disposizione dell'azienda.
Dipende a cosa si paragona questo numero. In Germania, il 35% di tutte le galline ovaiole vive in aziende con più di 100’000 animali. Fondamentalmente, il benessere degli animali non dipende dal numero di animali, ma da quanto spazio è disponibile per ogni animale e da quanto può comportarsi conformemente alla sua specie. In Svizzera, ogni gallina ha la stessa quantità di spazio, indipendentemente dalle dimensioni del branco. Praticamente tutte hanno accesso a un'area esterna e più dell'80% ha accesso al pascolo. I pollai dispongono di bagni di sabbia per pulire le loro piume, posatoi sopraelevati o nidi protetti per la deposizione di uova. Siccome è una specie gregaria e un animale da branco, la gallina non è influenzata dal gran numero di conspecifici. Essendo un animale miope, non si rende conto delle dimensioni del pollaio.
Oggi ci sono vari marchi che rappresentano standard di benessere animale più elevati. Un prerequisito per i marchi sono spesso i programmi volontari «Sistemi di stabulazione particolarmente rispettosi degli animali (SSRA)» e «Uscita regolare all'aperto (URA)», che sono in piena espansione e di cui la loro quota è in costante aumento. Alcuni marchi come Bio, Demeter o KAGfreiland vanno molto oltre e impongono anche ulteriori requisiti sugli effettivi massimi, sulle superfici delle stalle, sull’accesso al pascolo e altro. La strada più giusta per favorire un ulteriore benessere animale è acquistare più prodotti con un marchio di garanzia.
L'agricoltura senza animali da reddito non ha senso dal punto di vista ecologico. Le colture vegetali hanno regolarmente bisogno di concimi per la loro crescita. Allevando animali da reddito in fattoria, si possono chiudere nel miglior modo possibile i cicli dei nutrienti. A causa delle condizioni topografiche, solo il 30% della superficie agricola svizzera è adatta alla coltivazione di colture per il consumo umano diretto (frutta, verdura, colture campicole). Il restante 70% della superficie agricola è costituito da prati, pascoli e alpeggi. Questi territori possono essere utilizzati per l'alimentazione umana soltanto attraverso l’allevamento, perché i bovini, le pecore e le capre mangiano l’erba che cresce e la trasformano in latte e carne. Con un’accettazione dell’iniziativa e se gli svizzeri non dovessero smettere di mangiare prodotti di origine animale, dovremmo interamente importarli. Ma l’allevamento all'estero è molto lontano dai nostri standard. Altresì, i nostri animali da reddito consumano circa 365’000 tonnellate di prodotti derivati dalla lavorazione alimentare per gli umani e aiutano quindi a contrastare positivamente lo spreco alimentare.
Nelle regioni di alta montagna la superficie è praticamente adatta unicamente al pascolo. Senza l'estivazione di animali, gli allevatori non potrebbero utilizzare questa risorsa trasformando l'erba in latte (e quindi in burro o formaggio di montagna e d'alpe) o carne pregiata per l’approvvigionamento della popolazione. L'allevamento basato sul libero pascolo è la modalità più idonea alla natura degli animali e la forma più sostenibile dal punto di vista ambientale. Se l’iniziativa venisse accettata la riduzione dei contingenti di bovini, ovini e caprini renderebbe difficile l'estivazione con conseguenze negative per tutto il territorio. Molti alpeggi verrebbero abbandonati e s’inselvatichirebbero, trasformandosi in boschi o superfici infestate da arbusti. Il paesaggio delle regioni di montagna diventerebbe monotono, perderebbe di biodiversità, e non ci sarebbe più il medesimo interesse a mantenere agibili i sentieri e le mulattiere. Questo comporterebbe un’importante perdita per il turismo e un grande danno economico per le zone rurali. Oltre ad essere una forma di allevamento altamente sostenibile l'alpeggio rappresenta per gli animali da reddito una specie di meritata “vacanza” nei luoghi più belli, con aria pura e foraggio ricco di erbe fresche e aromatiche.
Dall'introduzione della prima Legge sulla protezione degli animali nel 1981, ci sono state numerose modifiche di legge e l'allevamento indigeno è migliorato costantemente. Oggi è a un livello eccellente. Da noi, non solo sono regolate soprattutto le esigenze di spazio unitamente ad altri parametri quantitativi, ma viene considerata anche la protezione qualitativa degli animali. Quest'ultima assicura che l'allevamento soddisfi i bisogni naturali degli animali e che non siano esposti a stress o dolore. Altre particolarità dell’allevamento svizzero sono gli effettivi massimi di bestiame per azienda e i programmi volontari per il benessere degli animali URA (uscita regolare all'aperto) e SSRA (sistemi di stabulazione particolarmente rispettosi degli animali). Nel SSRA, gli animali devono avere aree di riposo e di esercizio, la possibilità di svolgere attività e la luce del giorno. La partecipazione a questi programmi è in costante aumento:
Partecipazione a URA (fonte: rapporto agricolo dell'Ufficio Federale dell'Agricoltura):
- Bestiame bovino: 84%
- Maiali: 51%
- Galline ovaiole: 82%
- Polli da ingrasso: 8%
Partecipazione a SSRA (fonte: rapporto agricolo dell'Ufficio Federale dell'Agricoltura):
- Bestiame bovino: 59%
- Maiali: 68%
- Galline ovaiole: 93%
- Polli da ingrasso: 98%
La Svizzera è caratterizzata da un sistema di controllo funzionante e capillare. Nelle aziende Bio e IP Suisse e nelle aziende di vacche nutrici, i controlli di base vengono effettuati annualmente, in tutte le altre aziende almeno ogni tre anni. In caso di lacune o inadempienze, vengono ordinate misure concrete e controlli ancora più intensi. Almeno il 20% dei controlli deve avvenire senza preavviso. Nel 2018, per esempio, la media delle ispezioni senza preavviso in tutta la Svizzera è stata del 35%. Nel caso dei controlli per i programmi di benessere animale (URA/SSRA), il 40% dei controlli deve avvenire senza preavviso. Oltre ai controlli di base, i servizi veterinari cantonali ispezionano le aziende agricole mediante controlli successivi, intermedi e in seguito a sospetti e segnalazioni da parte di terzi.
Molte aziende sono affiliate a servizi sanitari speciali e partecipano volontariamente a progetti sulle risorse che promuovono la salute degli animali. Questo aumenta il benessere degli animali e riduce l'uso di farmaci così come i costi sanitari. Questi progetti includono, per esempio, il progetto «Unghioni sani». Lo scopo di questo progetto è quello di aumentare la salute degli zoccoli mediante una loro cura ottimale. Il progetto Kometian promuove la medicina complementare (omeopatia) nell'allevamento. In Ticino ha avuto grande successo il progetto di risanamento dei bovini dallo Stafilococco aureo genotipo B. Grazie a tutti questi sforzi, negli ultimi anni è stato possibile migliorare notevolmente la salute degli animali da reddito svizzeri e ridurre l'uso di antibiotici del 58% (fonte: Ufficio federale di veterinaria). Il lavoro in questo senso continua!
Siccome non tutte le aziende agricole sarebbero in grado di soddisfare i nuovi requisiti, il numero di animali da reddito in Svizzera diminuirebbe drasticamente. Siccome non ci si può aspettare una riduzione significativa dei consumi di prodotti di origine animale, le quantità mancanti di prodotti dovrebbero essere compensate da ulteriori importazioni. I rigidi requisiti avrebbero anche un impatto sul costo del cibo. I prezzi degli alimenti di origine animale come la carne, le uova o il latte aumenterebbero dal 20 al 40%. Per ogni famiglia, questo significa 1’800 franchi di spesa in più all'anno. Inoltre, sarebbero disponibili solo alimenti di origine animale con standard Bio. La libertà di scelta sparirebbe. Tutti questi fattori stimolerebbero sicuramente il turismo degli acquisti e danneggerebbero quindi l'economia nazionale nel suo insieme.
L'iniziativa chiede delle condizioni di parità per le importazioni, tuttavia è molto discutibile se e come queste possano essere attuate. A causa degli obblighi internazionali della Svizzera nell'ambito dell'OMC, le importazioni di uova di galline allevate in batteria o di carne trattata con ormoni sono già oggi permesse, anche se in Svizzera queste pratiche sono severamente vietate.
Il periodo di transizione di 25 anni dimostra che gli iniziativisti hanno capito che le stalle sono un investimento a lungo termine. Ma, secondo i requisiti e gli intenti dell’iniziativa, le prime stalle dovrebbero essere rinnovate già nell'anno successivo al voto. Le conseguenze si farebbero quindi sentire più o meno immediatamente.
VERIFICA DEI FATTI
Le diverse specie animali sarebbero toccate in modo differente. Se si dovessero includere gli effetti indiretti come la perdita dei contributi, allora sarebbero colpite tutte le aziende di allevamento. Inoltre, non è per niente chiaro quali regole verrebbero applicate in caso di accettazione. Infatti, l’iniziativa parla solo di “standard minimi”. I più colpiti sarebbero gli allevamenti di pollame, a causa del numero massimo di animali. L’iniziativa avrebbe delle conseguenze enormi per il 92% dei polli e il 66% delle galline ovaiole.
Anche per i suini ci sarebbero delle gravi ripercussioni: praticamente tutte le aziende con scrofe da riproduzione sarebbero obbligate a convertire le loro stalle, nel caso in cui ciò fosse possibile.
No. Perché finché non ci sarà un cambiamento nel comportamento dei consumatori, il clima non ne beneficerà. La produzione svizzera che andrebbe persa verrebbe solamente sostituita da importazioni dall’estero. Per il clima non fa alcuna differenza se una gallina o una mucca sono allevate in Svizzera o in Italia. Inoltre, la produzione biologica consuma maggiori risorse. Per esempio, per produrre la stessa quantità di carne, un pollo Bio necessita del doppio del foraggio di uno convenzionale.
No. L’84% dei nostri animali è nutrito con foraggio svizzero. Inoltre, negli ultimi decenni il numero totale di animali è diminuito di più del 20%. L’unica eccezione è il pollame, perché la carne di pollo e le uova sono molto richieste dai consumatori. Nonostante l’aumento del numero di animali, continuiamo comunque a importare carne e uova dall’estero. Se il numero delle nostre galline dovesse diminuire, le importazioni aumenterebbero ulteriormente. Ed anche i polli esteri hanno bisogno di foraggio. La domanda vera da porsi dovrebbe essere la seguente: è meglio importare parte del foraggio e far vivere gli animali in un allevamento svizzero modello oppure importare i prodotti finiti da altri Paesi in cui il benessere degli animali è molto inferiore?
No, il 78.1% di tutti gli animali è allevato nel rispetto del programma di benessere animale con un’“uscita regolare all’aperto”. La percentuale più bassa è per il pollame da ingrasso, di cui però il 97.5% vive in stalle particolarmente rispettose degli animali, provviste di una zona con clima esterno. Questo significa che dispongono di una specie di giardino d’inverno all’aria aperta e con maggiore luce solare.