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Dopo i racconti di Roald Dahl, anche i romanzi di 007 potrebbero essere ‘riscritti’ per emendarne quel che oggi può sembrare offensivo
Che libro sarà mai, trasecola Leonardo Sciascia leggendo il giornale una mattina d’estate del 1969, questo Sette Zero Zero riformatore candidato a un premio letterario? "Un attimo di vuoto, di smarrimento, prima che nella mia mente il sette zero zero diventi 700 e poi settecento". Ed ecco svelato l’arcano: Settecento riformatore, dello storico Franco Venturi, diventato nella mente di qualche linotipista appassionato di spy stories un nuovo tipo di agente segreto, collega o rivale di 007, impegnato in chissà quali oscuri progetti di riforma. Mezzo secolo dopo, dal 700 riformatore siamo passati allo 007 riformato: ogni nuova edizione di James Bond dovrà riportare la dicitura: "Questo libro è stato scritto in un’epoca in cui erano comuni termini e atteggiamenti che potrebbero essere considerati offensivi dai lettori moderni". Osservazione, in fondo scontata, che dovrebbe preludere all’inutilità di giudicare un’opera del passato secondo la sensibilità etica di oggi.
Peccato che la Ian Fleming Publications Ltd, che detiene i diritti d’autore della saga di 007, in occasione dei 70 anni di Casino Royale abbia incaricato una commissione di rimuovere e rimpiazzare parole e frasi che, ai nostri delicati occhi, potrebbero sembrare inappropriate, offensive, non inclusive e via tromboneggiando armati dell’inappellabile Codice di Procedura Politicamente Corretta. Ad esempio, la frase "Bond sentiva il pubblico ansimare e grugnire come maiali nella mangiatoia. Sentì le proprie mani stringere la tovaglia. Aveva la bocca secca", riferita agli spettatori di uno spogliarello in un nightclub di Harlem (lo storico quartiere newyorchese abitato in prevalenza da afroamericani), diventerà "Bond poteva percepire la tensione elettrica nella stanza", una sintesi insapore, decaffeinata e antiletteraria. E gli africani che lavorano nel commercio dei diamanti, che Bond definisce "tipi piuttosto rispettosi della legge, a parte quando hanno bevuto troppo", d’ora in poi saranno "tipi piuttosto rispettosi della legge, a mio parere".
Dopo i libri per bambini di Roald Dahl, la risciacquata nell’acquasantiera tocca dunque alle pagine di Ian Fleming. In attesa che l’imbecillità censoria dei cretini adulterati e sofisticati, così diversi dai genuini, integrali cretini di una volta tanto rimpianti da Sciascia, trasformi le torbide storie di Henry Miller in innocenti passeggiate romantiche, i ragazzini malvagi di William Golding in creature angeliche dedite al girotondo e al nascondino, i Drughi di Arancia meccanica in una squadriglia di boy scout, l’insaziabile Lupa di Verga in una carmelitana scalza, i terrificanti racconti di Lovecraft nelle favole della buonanotte, non resta che cercare consolazione nell’ironia dei social, che prefigurano l’ormai non indifferibile riscrittura dei classici. I miserabili di Hugo diventerà I non proprio splendidi, Il principe e il povero di Twain Il principe e il non benestante, Memoria delle mie puttane tristi di García Márquez Memoria delle mie lavoratrici del sesso diversamente felici.
E mentre aspettiamo che l’ondata travolga anche la musica d’autore, decimando il canzoniere di De André ed emendando quello di Battisti dei passi in cui se lui tradisce lei sono innocenti evasioni e tuffi dove l’acqua è più blu (ma se avviene il contrario, apriti cielo), rileggiamo la nota di Sciascia sul Sette Zero Zero, trovandovi il commento definitivo a questo revisionismo moralizzatore: "Assurge a simbolo di una violenza che sta per spazzare ogni traccia di civiltà".