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Nato a Firenze il 12 febbraio 1923 e morto a Roma il 15 giugno 2019 all’età di 96 anni, Franco Zeffirelli, all’anagrafe Gianfranco Corsi, ha segnato il mondo dello spettacolo del secolo scorso e di una parte del successivo con le sue regie e scenografie teatrali e cinematografiche. Tra prosa e lirica, tra cinema e televisione, firmando regie shakespeariane all’Old Vic di Londra, dove ha anche diretto Sir Laurence Olivier in alcune commedie di Eduardo, inventando soluzioni nuove per il teatro d’opera come la famosa scena su due piani per una fortunatissima Bohème del Teatro alla Scala, proponendo per primo una versione cinematografica di Romeo e Giulietta con interpreti giovanissimi, il regista allievo di Luchino Visconti ha lasciato la sua impronta. “Zeffirelli - ha detto la regista Lina Wertmüller, sua grande amica - “è stato un autore di rottura e di continuità con l'arte italiana e ha fatto cose che non erano mai state fatte prima”. Anticomunista e antifascista, Zeffirelli è stato al centro di numerose polemiche. Si riteneva un uomo libero, che ha sempre fatto cose in cui credeva. Proponiamo un’intervista di dodici anni fa, in parte inedita, realizzata in occasione dell’uscita della sua “Autobiografia” da Mondadori. È un omaggio al regista fiorentino, innamorato della sua città, dove ora riposa.