Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01206.jsonl.gz/453

Ancora vivi dopo 86 milioni di anni. Sepolti nelle profondità dell'oceano, degli antichi batteri sono sopravvissuti sotto gli strati di sedimento dei fondali, grazie a piccole quantità di ossigeno.
Lo studio condotto da ricercatori dell'Università danese di Aarhus, pubblicato sulla rivista "Science", ha rivelato la presenza di questi antichissimi microbi sopravvissuti per milioni di anni e senza contatti con il mondo in superficie, grazie all'analisi di colonne di sedimenti estratte dai fondali dell'oceano Pacifico.
Si ritiene che il ben il 90% degli organismi unicellulari presenti sulla Terra viva in queste condizioni e la ricerca per identificarli è partita dai fondali dell'area settentrionale del Pacifico. Strato dopo strato, i sedimenti che costituiscono il fondo dell'oceano si sono accumulati nel tempo ed hanno lasciato integri ed isolati gli strati più antichi.
Utilizzando strumenti con sensori per l'ossigeno, i ricercatori hanno scoperto che i batteri che vivono in questi sedimenti sono vivi grazie ad una minima presenza di ossigeno, ma con un ciclo di vita estremamente lento.
Gli studiosi ipotizzano che questi batteri cambiano la loro biomassa ad una velocità compresa tra le centinaia e le migliaia di anni e suggeriscono, inoltre, che la conoscenza derivata dagli studi sui "più rapidi" batteri da laboratorio non potrebbe essere applicata a queste forme di vita "rallentata" al di sotto dell'oceano.
Questo articolo è stato importato automaticamente dal vecchio sito in quello nuovo. In caso di problemi nella visualizzazione, vi preghiamo di scusarci e di indicarci il problema al seguente indirizzo: <email-pii>