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Sono appena stati pubblicati i risultati di uno studio commissionato dall’Onu inerente lo stato di felicità mondiale nei singoli paesi. Fino ad ora per giudicare il grado di benessere di una nazione si attingeva al Pil ma ci si è accorti che, una volta raggiunta la linea di base, il grado di felicità variava più con la qualità dei rapporti umani rispetto al reddito percepito.
Nel World Happiness Report sono stati considerati diversi fattori, tra cui la fiducia nella comunità, la salute mentale e fisica, la qualità del governo, i diritti dell’individuo, il posto nella società e la felicità affettiva. In cima alla classifica troviamo i paesi del Nord, capitanati dalla Danimarca, seguita dalla Finlandia e dalla Norvegia, mentre ai piedi della scala si piazzano i paesi dell’Africa Centrale, ultimo su tutti il Togo. La Svizzera si aggiudica il sesto posto davanti a Svezia e Nuova Zelanda,mentre l’Italia è al 28esimo, la Francia al 23esimo e la Germania al 30esimo.
Il Buthan, piccolo paesino himalayano, utilizza da più di trent’anni il grado di felicità interna lorda per prendere decisioni sia economiche sia politiche, orientate sulla sostenibilità, l’istruzione, i servizi sociali e le infrastrutture presenti sul territorio. Sulla base dei risultati ottenuti decise persino di espellere circa 100’000 cittadini di origine nepalese perché ritenuti non integrati, anche se questa operazione non ha portato alcun beneficio ma al contrario ha abbassato il prodotto interno lordo senza alzare minimamente il grado di serenità popolare.
Secondo voi la misura del grado di felicità può da sola tracciare la rotta delle politiche pubbliche? E quali decisioni dovrebbero essere prese per rendere il popolo svizzero più sereno?
Fateci sapere!