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Sembra che a distanza di trent’anni dalla parità salariale tra uomo e donna, sancita nella Costituzione federale, questa non sia ancora una realtà. I dati sono dell’Ufficio federale di statistica, che ha riscontrato una differenza dell’8,7 per cento (pari a 678 franchi al mese) nell’economia privata nel 2012.
Il Consiglio federale ha posto in consultazione la modifica della legge sulla parità dei sessi (LPar), introducendo l’obbligo per i datori di lavoro con 50 o più collaboratori di effettuare ogni quattro anni un’analisi dei salari nelle loro imprese e di farla verificare da servizi di controllo esterni. I risultati del controllo andranno comunicati ai collaboratori.
Le imprese dovranno poi incaricare servizi terzi, a scelta un’impresa di revisione, un organismo di autodisciplina riconosciuto dallo Stato o una parte sociale, di controllare come viene condotta l’analisi interna dei salari, verificandone unicamente la correttezza dello svolgimento e non il risultato.
Le società quotate in borsa devono inserire questa comunicazione anche nell’allegato al bilancio, in modo tale che anche gli azionisti siano informati in merito agli sforzi compiuti dall’impresa al fine di realizzare la parità salariale.
Valutazione dell’impatto della regolamentazione sembra comportare un onere esiguo con un bilancio costi-benefici positivo. La parità salariale in seno a un’impresa, teoricamente dovrebbe essere realizzata senza che lo Stato effettui dei controlli.
La procedura di consultazione sulla modifica della legge sulla parità dei sessi dura fino al 3 marzo 2016.