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Risicata maggioranza a favore della controversa imposta. Ma il progetto sembra un colosso dai piedi d’argilla. Domande e risposte per capire la posta in gioco
Valore locativo: che cos’è?
Un reddito ‘fittizio’, che i proprietari di una casa percepirebbero se affittassero l’immobile. Determinato dalle autorità fiscali cantonali, prende in considerazione criteri come la superficie abitativa, la posizione, l’anno di costruzione e il tipo di alloggio. Di regola, ammonta ad almeno il 60% del valore che si potrebbe ottenere se l’immobile fosse affittato. Lo stesso vale per le seconde case. Il valore locativo va ad aggiungersi agli altri redditi effettivamente percepiti dal contribuente, che dovrà così pagare più tasse.
Da dove viene?
La Confederazione lo inventò durante la Prima guerra mondiale, quale imposta ‘una tantum’ per compensare il crollo dei proventi dei dazi doganali dovuto agli eventi bellici. Poi però venne reintrodotto nel 1934, per risanare le finanze federali. Prolungato a più riprese, reso definitivo nel 1958, è diventato una peculiarità svizzera.
Che senso ha?
È un elemento di equità fiscale. Possedere un’abitazione è in molti casi più vantaggioso che prenderla in affitto. Aumentando l’onere fiscale su una parte dei proprietari di case, il valore locativo riequilibra una situazione generalmente sfavorevole agli inquilini, che non possono dedurre le spese dell’affitto nella dichiarazione d’imposta. D’altro canto, per compensare l’imposizione del valore locativo, i proprietari hanno il diritto di dedurre a livello federale e cantonale gli interessi sul debito ipotecario e le spese di manutenzione e ristrutturazione dell’immobile. Una possibilità di cui però non possono approfittare molti pensionati, che hanno visto il loro reddito calare dopo il pensionamento, che hanno minori possibilità di dedurre gli oneri ipotecari e che spesso rinunciano a costosi e impegnativi lavori di ristrutturazione della loro casa.
Perché un altro tentativo di abolirlo?
Il valore locativo è una spina nel fianco soprattutto per l’Associazione svizzera dei proprietari fondiari (Apf-Hev), che lo considera un’imposta arbitraria, penalizzante per i proprietari di case. Nell’ultimo quarto di secolo i tentativi di abolirlo sono stati diversi: sono tutti falliti in Parlamento (più volte) o in votazione popolare (due volte, l’ultima nel 2012). Con tassi d’interesse al ribasso, il valore locativo aumenta l’onere fiscale per i proprietari di abitazione (perché le deduzioni per interessi ipotecari sono meno sostanziose). È in questo contesto che nel gennaio del 2017 la Commissione economia e tributi del Consiglio degli Stati (Cet-S) ha rilanciato. Un progetto di legge preliminare, originato da una sua iniziativa parlamentare, è stato posto in consultazione nel 2019. Per quello definitivo – approvato dalla commissione lo scorso mese di maggio – si sono dovuti attendere altri due anni.
Cosa prevede il progetto?
La soppressione, tanto a livello federale quanto a livello cantonale, dell’imposizione del valore locativo per le prime case. Le residenze secondarie a uso proprio e i redditi da immobili locati o affittati dovranno per contro rimanere imponibili (Consiglio federale e una minoranza della Cet-S vorrebbero invece abolire il valore locativo anche per le seconde case). Quale contropartita, a livello federale non sarebbe più possibile dedurre gli interessi dei debiti ipotecari nonché le spese di manutenzione e riattazione.
Cos’ha deciso il Consiglio degli Stati?
Una risicata maggioranza del plenum (20 voti a 17 e 2 astenuti) ha sposato a grandi linee il progetto della commissione: l’imposizione del valore locativo va abolito per le prime case, ma non per le residenze secondarie. Su un aspetto rilevante, i ‘senatori’ hanno però seguito il Consiglio federale e la minoranza della commissione. La maggioranza della Cet-S proponeva una soppressione generalizzata della deduzione degli interessi sui debiti ipotecari, allo scopo di ridurre l’elevato indebitamento ipotecario privato. Il plenum (con 28 voti contro 15) ha voluto invece che gli interessi passivi possano continuare a essere deducibili quando sono qualificabili come costi di conseguimento, ovvero quando sono finalizzati al conseguimento di un reddito imponibile. Tali deduzioni saranno ancora possibili fino a concorrenza del 70% dei redditi da sostanza imponibili. Il Consiglio degli Stati ha anche accettato la proposta governativa di consentire fino al 2050 al più tardi la deduzione delle spese sostenute per misure di risparmio energetico.
Chi è a favore dell’abolizione? Chi è contrario?
La consultazione svolta nel 2019 ha fatto emergere “un quadro contraddittorio”, scrive il Consiglio federale. Per 21 Cantoni su 26 e la Conferenza dei direttori cantonali delle finanze (Cdcf), la proposta di riforma è insoddisfacente rispetto allo status quo. Tra le associazioni mantello e le altre organizzazioni, favorevoli e contrari sono in equilibrio. Tra i partiti, a favore si sono espressi Pbd, Ppd (ora confluiti nell’Alleanza del Centro), Plr, Pvl e Udc. Contrari Verdi e Ps. Gli stessi fronti (Ps e Verdi da un lato; Plr, Udc e Centro dall’altro) si sono ricreati ieri durante il dibattito alla Camera dei Cantoni, dove la sinistra ha chiesto invano di non entrare in materia.
Perché abolire il valore locativo?
Perché mantenerlo?
Come si va avanti?
Il dossier va al Nazionale. Ma la strada è lunga e tutta in salita. Se il progetto non naufragherà in Parlamento, ipotesi tutt’altro che remota, il referendum è cosa praticamente certa. Le prospettive di successo alle urne: scarse.