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La cooperazione tra autorità e servizi specializzati, stando a quanto emerge da uno studio, è il modo più adatto per contrastare il fenomeno della violenza giovanile.
Questo modo di reagire, facendo capo a chi con i ragazzi problematici ha a che fare (dagli insegnanti agli operatori sociali, dai poliziotti ai pubblici ministeri minorili), permette un intervento tempestivo e una rapida reazione, si osserva nel documento.
Quando si segue questa prassi, non ancora sufficientemente diffusa in Svizzera, gli effetti sono inoltre più duraturi rispetto a quando ogni singolo attore agisce separatamente.
Il Consiglio federale, che nel giugno del 2010 ha approvato il programma nazionale di prevenzione Giovani e violenza (2011-2015), valuterà, con l'aiuto di un gruppo di esperti, come migliorare la situazione attuale e adotterà entro l'estate del 2015 proposte concrete in tal senso.
ATS/dg