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BRASILIA - Tra i tanti numeri inquietanti legati al Covid-19 in Brasile - il paese sudamericano è il secondo più colpito dal virus, con quasi 12 milioni di contagi e oltre 290mila decessi legati alla pandemia dall'inizio dell'emergenza -, quello che con ogni probabilità mette in luce più di tutti quanto sia stato (e sia tuttora) drammatico il quadro è la proporzione del numero di morti tra i ricoveri in cure intense rispetto a quelli registrati negli altri paesi.
Secondo le cifre di uno studio, pubblicato in esclusiva dalla BBC, dal febbraio del 2020 allo scorso mese di dicembre, circa l'80% dei pazienti intubati in Brasile per Covid-19 è morto. Ossia, otto persone ogni dieci. E questa proporzione, scrive il network, non ha registrato particolari fluttuazioni tra la prima metà dell'anno e la seconda.
Per tracciare un parallelo, il tasso di mortalità medio registrato a livello globale nel 2020 tra i pazienti che hanno dovuto essere intubati dopo aver contratto il Covid-19 è stato del 50% circa. Una differenza abissale, che potrebbe aumentare ulteriormente in questi mesi.
L'andamento della curva in Brasile non ha mai conosciuto periodi prolungati di pausa, come invece avvenuto in Europa durante la scorsa estate, e i primi dati relativi al 2021 - stando a quanto riportato dagli autori dello studio - mostrano già alcuni segnali di peggioramento. Si tratta per il momento di risultati preliminari e non consolidati, ma che mettono in evidenza «un aumento della mortalità».
Il tasso «è rimasto alto durante tutto l'anno» perché «si è perso troppo tempo a discutere di cure preventive senza alcuna base scientifica e non sono stati fatti gli investimenti necessari per informare su quali fossero le pratiche e le cure efficaci sui pazienti gravemente malati», ha commentatoFernando Bozza, ricercatore della Fondazione Oswaldo Cruz e autore dello studio.