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Quando gli occhi dei nostri figli hanno qualcosa che non va sorgono mille domande. Con la crescita il problema svanirà? A chi dobbiamo rivolgerci? E come affrontare le ingenti spese legate alla correzione della vista? La storia di Nico (9) da Heimberg, Berna, ci dà qualche dritta.
Era appena arrivato alla scuola dell’infanzia, tutto era nuovo ed eccitante, a casa raccontava come un fiume in piena delle sue avventure. Poi, improvvisamente, i racconti di libri avvincenti e disegni colorati si sono fatti sempre più sporadici... e Nico ha iniziato a lamentare sempre più spesso mal di testa e bruciore agli occhi. I genitori del ragazzo, Damaris e Marc Wyss, hanno immediatamente drizzato le antenne e iniziato a osservare con attenzione il figlio. Anche loro avevano avuto problemi alla vista sin dalla tenera età, perciò conoscevano i sintomi delle patologie agli occhi per esperienza personale. Hanno iniziato a notare che Nico strizzava spesso gli occhi e si avvicinava sempre di più allo schermo quando guardava la televisione. Il pediatra ha suggerito ai genitori di far fare al figlio un test della vista presso un oculista per bambini. Lo specialista ha confermato i sospetti dei due, diagnosticando a Nico una miopia, e gli ha prescritto gli occhiali. Il ragazzo ha scelto il modello da portare in base ai propri gusti: la montatura l’ha voluta del suo colore preferito, l’arancione, e con sopra disegnati alcuni aerei. È stato amore a prima vista: Nico ha portato subito gli occhiali con estrema fierezza.
Che si tratti di occhiali o lenti a contatto, in Svizzera un bambino su tre ha bisogno di mezzi ausiliari alla fine del periodo scolastico per riequilibrare disturbi visivi, allenare gli occhi o correggere lo strabismo. In Estremo Oriente il numero di bambini che necessita di un mezzo ausiliario per la vista è di gran lunga superiore. A Singapore, per esempio, circa il 90 percento dei bambini ha bisogno degli occhiali dopo la scuola. «Secondo l’opinione comune questo dato non ha molto a che fare con l’uso crescente die media, ma è perlopiù riconducibile alla mancanza di luce naturale», afferma Mathias Abegg. L’oculista aggiunge: «La mancanza di luce è un grande fattore di rischio per la miopia». Uno dei suoi consigli più preziosi è quello di stare il più possibile all’aria aperta.
Dal giorno in cui Nico ha scelto il suo primo paio di occhiali arancioni sono trascorsi quattro anni. Oggi il ragazzo frequenta la terza elementare e porta un paio di occhiali neri sobri, quelli di prima con la decorazione degli aerei sono ormai storia vecchia. Con il passare degli anni le lenti sono diventate più spesse, la diottria nel frattempo è passata a - 5,25. Nico senza occhiali? Succede solo in due casi: quando fa il bagno e quando gioca a hockey per l’HC Huskys, la sua grande passione. «Nell’acqua perderei sicuramente gli occhiali, mentre quando gioco a hockey il casco schiaccia le stanghette», ci spiega Nico. L’alternativa in questo caso sono le lenti a contatto. «Sono capace di metterle da solo», dice orgoglioso Nico.
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