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I trasferimenti degli utili societari delle multinazionali verso i paradisi fiscali hanno conseguenze devastanti per i paesi in sviluppo. Per massimizzare le entrate provenienti dall’estrazione e dalla vendita di materie prime dalle miniere in Africa, le multinazionali trasferiscono i profitti delle loro filiali nei paesi in sviluppo alle filiali o case madri nei paesi a bassa tassazione. Questo espediente permette loro di versare solo una minima parte delle imposte che avrebbero dovuto pagare nei paesi in cui svolgono la maggior parte delle loro attività. Questa situazione è resa possibile dalle manipolazioni del prezzo di trasferimento: quando due filiali dello stesso gruppo si scambiano prodotti o servizi, la direzione della multinazionale deve fissare i prezzi per tali transazioni che dovrebbero riflettere i prezzi del mercato. Quando non esiste riferimento per determinare questi prezzi di mercato, i manager fissano prezzi di trasferimento abusivamente elevati e trasferiscono così i ricavi provenienti da un paese ad "alta tassazione" ad un paese a bassa tassazione.
I paesi OCSE vogliono rimanere tra loro
L'ultimo esempio di evasione fiscale su vasta scala ci viene fornito da Apple (vedi riquadro). Per evitare in futuro questo tipo di evasione fiscale aggressiva, la coalizione per una giustizia fiscale si batte dal 2002 per introdurre un obbligo di presentare una "dichiarazione paese per paese” da parte delle imprese multinazionali (Public Country-by-Country-Reporting/CbCR). Questo strumento dovrebbe permettere, in futuro, di smascherare i trucchi di evasione fiscale simili a quello di Apple. L'introduzione del CbCr è uno dei pilastri del progetto presentato un anno fa dall'OCSE per combattere l’evasione fiscale praticata dalle imprese multinazionali, progetto noto con il nome di BEPS ("Base Erosion and Profit Shifting"). Il problema è che i paesi membri dell’OCSE non vogliono una pubblicazione (accessibile al pubblico) delle dichiarazioni “paese per paese”, ma preferiscono limitarsi ad un scambio automatico di informazioni tra autorità fiscali. I paesi in sviluppo non trarrebbero alcun beneficio da un tale sistema. E questo, nonostante il fatto che secondo un rapporto del Fondo Monetario Internazionale (FMI) del 2014 , oltre 200 miliardi di dollari vengono sottratti ai paesi del Sud tramite l'evasione fiscale delle multinazionali.
Il Consiglio federale non si assume le proprie responsabilità
La Svizzera è apprezzata dalle multinazionali come paradiso fiscale così come l‘Irlanda, dove Apple ha potuto beneficiare del regime fiscale agevolato. Il Consiglio Federale non sembra ancora aver preso coscienza della particolare responsabilità che grava sulla Svizzera - a causa della sua attrattività - in merito all’introduzione di un sistema fiscale globale sostenibile. Il progetto presentato questa primavera dalla Legge federale sullo scambio automatico di rendicontazioni paese per paese da parte dei gruppi di imprese multinazionali (LEDPP), che mira a realizzare i propositi dell'OCSE, rimane in effetti lontano degli standard proposti dall'OCSE. In effetti, anche se il Consiglio federale fissa la soglia per l'obbligo di fornire dichiarazioni paese per paese a 900 milioni di franchi di fatturato, cioè al livello richiesto dall'OCSE, questo libera le "piccole multinazionali" dall'obbligo di fornire tale dichiarazione all'Amministrazione federale delle contribuzioni (AFC). Eppure, sono proprio le imposte delle "piccoli multinazionali" che sono molto importanti per i paesi in sviluppo: visto che i paesi poveri hanno, in confronto, solo una frazione del substrato fiscale della Svizzera, la soglia dovrebbe essere fissata ad un livello di circa quindici volte inferiore, per consentire di limitare con efficacia le perdite inflitte al fisco dei paesi in sviluppo.
Il Consiglio federale non intende, inoltre, richiedere alle imprese multinazionali con sede in Svizzera un file della dichiarazione principale ed un file della dichiarazione locale (Master e Local file). Pur se soddisfa i requisiti minimi previsti dall’OCSE, la rilevanza della documentazione relativa ai prezzi di trasferimento delle multinazionali con sede in Svizzera ne sarà, al contrario, significativamente ridotta. Anche se la Svizzera procedesse allo scambio automatico di questi dati con le autorità fiscali di alcuni paesi in sviluppo, questi paesi non beneficerebbero della visione d'insieme necessaria a valutare i rischi indotti dai prezzi di trasferimento fissati da una multinazionale svizzera che gestisce una filiale nel loro paese.
La reciprocità a scapito dei paesi in sviluppo
Il Consiglio federale vuole decidere caso per caso per caso se la Svizzera debba concedere lo scambio automatico delle dichiarazioni paese per paese agli Stati firmatari dell'Accordo multilaterale tra le autorità competenti relativo allo scambio automatico delle dichiarazioni paese per paese (EDPP) dell’OCSE. Se il Consiglio federale si basa sullo scambio automatico di informazioni (EAR) in materia fiscale che entrerà in vigore nel 2018, questo significherà che in materia di dichiarazione paese per paese, la maggior parte dei paesi in sviluppo saranno esclusi; fra questi, molto probabilmente, il Senegal e la Nigeria, che hanno già firmato la AEDPP. Sarà allora particolarmente importante che il Parlamento - che dovrebbe affrontare questa questione nella sessione invernale – s’impegni a favore di una realizzazione multilaterale dell’AEDPP da parte della Svizzera.
Ciò permetterebbe di far beneficiare delle informazioni trasmesse dalle multinazionali basate in Svizzera i - finora - 30 paesi firmatari dell’Accordo. Anche questo rimarrebbe un patchwork insufficiente. Le forze della società civile che si impegnano in tutto il mondo per maggiore giustizia fiscale sarebbero rafforzate nei loro sforzi se, e nella misura in cui, la Svizzera richiedesse alle multinazionali con sede in Svizzera di pubblicare le loro dichiarazioni paese per paese. La Svizzera non sarebbe la sola a procedere in questo modo: il governo conservatore del Regno Unito ha recentemente annunciato un CbCR accessibile al pubblico. Per il settore dei servizi finanziari questo è già una realtà in tutta l’Unione europea.
Traduzione Daniele Lupelli
(pubblicato su La Regione, 22 novembre 2016)