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La Grecia fa pressione sulla Svizzera per concludere rapidamente un accordo fiscale. "Dobbiamo riprendere in modo urgente le nostre discussioni", ha dichiarato il segretario di stato al ministero delle finanze greco Ilias Plaskovitis in un'intervista pubblicata oggi da "Le Temps".
"La Svizzera ha sempre detto di voler concludere l'accordo con il Regno Unito e la Germania prima di dare seguito alla domanda greca", ha da parte sua detto all'ats Mario Tuor, portavoce della Segreteria di stato per le questioni finanziarie internazionali (SFI).
Berna ha firmato un accordo fiscale con Londra e Berlino l'anno scorso. Tale accordo - detto "Rubik"- deve ancora essere ratificato dai parlamenti dei rispettivi paesi. Secondo Tuor un accordo con Atene potrà essere concluso rapidamente purché non giungano richieste speciali dalla Grecia. Una conclusione che sembra condividere Plaskovitis: "la formula 'Rubik' (...) fa al caso nostro", ha precisato nell'intervista.
"Siamo disposti ad accettare un'imposta liberatoria sui capitali ellenici non dichiarati depositati in Svizzera (...) e i detentori di questi averi potranno restare anonimi", ha ancora indicato il negoziatore in capo greco per gli accordi fiscali.
Plaskovitis precisa tuttavia due aspetti che dovrebbero figurare nel testo. La Grecia chiede da una parte un versamento anticipato - sotto forma di un primo acconto forfettario - alla firma dell'accordo e dall'altra "misure che permettano di identificare i detentori greci di capitali che decidessero di chiudere i loro conti e trasferire il denaro verso altre piazze finanziarie".
Secondo Plaskovitis 70 miliardi di euro hanno lasciato la Grecia dall'inizio della crisi due anni fa. "E abbiamo buone ragioni di pensare che una parte importante di questi fondi è migrata verso la Confederazione".