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di Giuseppe Sonego
Il carisma di San Giovanni Bosco ha sempre affascinato e continua ad affascinare giovani in tutto il mondo, Svizzera e Ticino inclusi. Il 5 settembre 1965 moriva improvvisamente, a soli 60 anni, un grande salesiano ticinese: don Stefano Colombo. Nato a Lugano il 3 aprile 1905, figlio di Anna Primavesi e Giovanni Colombo, aveva tre fratelli: Carlo (commerciante), Davide (pasticcere) e Nino (commerciante); e una sorella: Adele, sposata in Porlezza. Stefano fece il suo noviziato a Schio nel 1921, la professione triennale a Este nel 1922, e là rimase sino al 1925. La seconda professione la fece a Maroggia il 15 novembre 1928, quella perpetua a Borgomanero l'11 settembre 1929. Gli ordini li prese a Como: lettorato (1929), accolitato (1929), diaconato (1930) e a Lugano il presbiterato (1931). Aveva una laurea in ingegneria elettrotecnica e un'abilitazione in matematica. Fu consigliere a Novara. Arrivò all'Istituto Elvetico di Lugano nel 1943 e vi rimase come consigliere e insegnante sino al 1955. Andò poi a insegnare al Collegio don Bosco di Maroggia, ove rimase sino alla morte. Don Colombo seguiva con evangelica dedizione gli alunni deboli, per loro sacrificava anche le vacanze estive, faceva gratuitamente lezioni di ripetizione. Era severo e durante l'anno scolastico tuonava, ma voleva vederli tutti promossi. Sotto la sua scorza in apparenza brusca c'era un cuore che sapeva farsi voler bene. Insegnava con bravura sia le materie letterarie (latino e italiano) sia quelle scientifiche (matematica e scienze).
Grandi furono i meriti di don Colombo anche nel servizio alla Diocesi di Lugano. Andava, con la sua moto, a celebrare la Santa messa ovunque lo mandassero. Per tessere un panegirico della Madonna andava sino a Verscio; predicava bene, con autorità ed enfasi. Celebrava la messa a Sant'Antonio a Lugano e per i malati dell'ospedale Italiano. Morì quando era vescovo Angelo Jelmini, e il buon monsignore volle vederlo e ringraziò il direttore dell'Istituto Elvetico e del Collegio don Bosco di Maroggia. Per volontà dei fratelli i funerali furono all'Elvetico di Lugano. Celebrò la messa mons. Carretto, venuto apposta da Torino con don Silvano, segretario del rettor maggiore. Era presente anche il signor ispettore, don Aracri e molti confratelli dell'ispettoria novarese. Con la sua intelligenza avrebbe potuto scrivere molti libri, ma preferì dare il suo prezioso tempo agli allievi. Un suo famoso ex allievo per ricordarlo scrisse le seguenti parole: «Tanto fu severo e tanto più l'amai! Lui! Don Stefano, il più caro professore di sempre. Dalla pace del Signore il suo monito e il suo esempio sono più vivi che mai. E mi sovviene persino il suo insegnamento in questi momenti di dolore! La mia gratitudine non ha limiti per Colui che del Signore così tanto meritò». Che la pazienza, la forza, l'intelligenza, la generosità di don Stefano Colombo accompagnino nella bella professione gli insegnanti che hanno iniziato un nuovo anno scolastico.