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BERNA - Come le sale cinematografiche, l'organizzatore di grandi eventi Opus One non prevede la possibilità di farsi testare all'entrata di un concerto. Il direttore Vincent Sager è favorevole all'obbligo del pass sanitario per tutti i settori, come garanzia di un ritorno ad «una certa normalità».
"Immaginate di impostare un sistema di test per un concerto che dura un'ora e mezza con 8'000 persone e non sapere quante persone potrebbero risultare positive", ha detto oggi a Keystone-ATS Sager. "È certamente una ricetta per il disastro".
"Come organizzatori di grandi eventi, siamo soggetti all'obbligo del certificato Covid fin dalla ripresa dei concerti. Probabilmente sarà anche un po' più facile per noi, perché non saremo più soli".
Al momento Sager osserva un calo delle prevendite, spera però che il ricorso massiccio al certificato Covid riporti il pubblico nelle sale da concerto e significhi un "ritorno a una certa normalità a medio termine".
"Vogliamo lavorare"
Durante un anno e mezzo, gli organizzatori di grandi manifestazioni hanno avuto soltanto una finestra di 5 settimane l'estate scorsa per organizzare uno o due concerti. "Quindi noi vogliamo lavorare. Il solo modo che conosciamo oggi per lottare contro la pandemia è la vaccinazione. Pertanto, sembra abbastanza logico fare tutto il possibile per raggiungere questo obiettivo".
La ripresa è lenta in questo settore con qualche concerto previsto a settembre. "E non abbiamo ancora preso conoscenza delle proposte messe in consultazione dal Consiglio federale mercoledì, come l'obbligo del passaporto Covid alla frontiera e il ritorno della quarantena. Ci vorranno alcune settimane per misurare il loro impatto sui tour che abbiamo in programma di ospitare in ottobre".