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BUENOS AIRES (Argentina) - L'abbandono da parte della madre, la "fuga" del padre, la "tipica" vita dei quartieri di periferia: il 34enne Carlos Tevez, nell'infanzia a Fuerte Apache, ha visto di tutto e di più. L'attaccante del Boca Juniors, proprio nel quartiere di Buenos Aires dove è cresciuto, sta girando la serie tv dedicata alla sua vita e prodotta da una rete televisiva argentina.
«Non mancherà nulla, dal giorno in cui mi feci la cicatrice a quello del debutto nel Boca Juniors», ha spiegato Tevez in un'intervista a "El Clarín". «A Fuerte Apache c'era tutto quello che c'è di solito nei quartieri di periferia. Parlo di armi, droga e rapine all'ordine del giorno. Ma noi eravamo felici lo stesso perché potevamo giocare a calcio tutto il giorno in strada. Giocavamo per guadagnarci da mangiare il formaggio e il salame e per farlo eravamo obbligati a vincere».
Tevez si sofferma poi sulla difficile situazione in Argentina e sulla sua volontà di aiutare i più bisognosi. «Possiamo passare un'intera giornata a parlare di politica e non saremo mai d'accordo. Nel frattempo non facciamo nulla per i ragazzi che stanno morendo. Serve il buon esempio. Se mi chiamano per dare una mano io ci sono. Se sappiamo che il Paese sta male, facciamo qualcosa».
Tevez parla poi di calcio sorprendendo un po' tutti con le sue "rivelazioni". «Non sono un fanatico... A me piace giocare e avere la palla tra i piedi, ma non guardare le partite. Se in tv c'è Barcellona-Real Madrid e su un altro canale trasmettono un torneo di golf, guardo il golf...».
Una battuta infine sulla Libertadores, vinta nel 2003 col Boca. «È la miglior soddisfazione che può avere un calciatore, tanto più vincerla con una squadra che ami da sempre».