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Per la Società svizzera degli ufficiali (SSU) non si possono ridurre gli effettivi senza contemporaneamente investire in armi più sofisticate. Lo sviluppo tecnologico permetterebbe inoltre di ridurre il numero dei militi dagli attuali 360 000 a 180 000.Questo contenuto è stato pubblicato il 12 maggio 2000 - 16:08
L'esercito non deve diventare teatro delle dispute politiche interne, hanno ammonito gli ufficiali, nella loro conferenza stampa di venerdì a Berna. L'attuale discussione dà l'impressione che questa sia motivata da esigenze finanziarie e dalle pressioni dell'economia. Niente di tutto questo, sostiene la SSU: la riforma deve essere dettata unicamente dalle esigenze di politica di sicurezza.
Per quanto riguarda gli effettivi, le visioni degli ufficiali sono più vicine a quelle del ministro della difesa, Adolf Ogi, che a quelle del capo dell'economia, Pascal Couchepin: secondo il vicepresidente della SSU, Siegfried Albertin, gli attivi dovrebbero essere 110 000 - tra cui 5000 professionisti e 5000 soldati ingaggiati per lunghi periodi - mentre la riserva sarebbe costituita da 60-70 000 uomini.
Complessivamente quindi un esercito di 180 000 uomini, non lontano dai 200 000 - 120 000 attivi e 80 000 riservisti - avanzati da Ogi. Per Couchepin basterebbero invece 120 000 uomini in totale. Gli ufficiali sono però disposti ad accettare una riduzione degli effettivi solo se parallelamente si è disposti ad investire in alta tecnologia. Si rende quindi necessario aumentare sostanzialmente il budget a disposizione delle forze armate.
La SSU ammette che un'invasione «classica» contro la Svizzera non è più un'ipotesi probabile. Ma a suo avviso un piccolo stato come la Svizzera non si può permettere di ridurre eccessivamente le sue capacità di difesa, altrimenti può essere vittima di pressioni esterne. E gli ufficiali non dimenticano nemmeno le minacce alla sicurezza interna che possono essere «rapide, durature e su vasta scala».
Grande importanza viene data all'istruzione: un esercito di milizia rimane credibile solo se dispone di un corpo di istruttori qualitativamente e quantitativamente all'altezza della situazione. Secondo la SSU la scuola reclute va allungata, togliendo giorni di servizio ai corsi di ripetizione. La riforma deve comunque mantenere il principio cardine dell'esercito di milizia e l'obbligo per tutti di servire in grigioverde.
Per quanto riguarda l'impiego di soldati svizzeri all'estero, la SSU sottolinea come la neutralità ponga dei limiti alle forme di cooperazione. È pensabile, ad esempio, un impiego dell'esercito nel quadro della Partnership per la pace o in missione di mantenimento della pace come previsto dalla nuova legge sull'esercito. La SSU esclude invece di vedere soldati svizzeri impegnati in cosiddette operazioni di imposizione della pace.
swissinfo e agenzie
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