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Salute
Camminare più velocemente rallenta l'invecchiamento
Gli scienziati dell'Università di Leicester hanno studiato i dati genetici di oltre 400.000 partecipanti di mezza età nel Regno Unito e hanno scoperto che un passo più veloce, indipendente dalla quantità di attività fisica, è associato a telomeri più lunghi.
Una camminata veloce può aiutare a rallentare l'invecchiamento biologico.
È ciò che gli scienziati dell'Università di Leicester hanno scoperto, studiando i dati genetici presi dalla Biobank di oltre 400.000 persone di mezza età nel Regno Unito.
Secondo i risultati un passo più veloce, indipendente dalla quantità di attività fisica, è associato a telomeri più lunghi.
I telomeri sono i «cappucci» all'estremità di ogni cromosoma. Contengono sequenze ripetitive di DNA non codificante, che proteggono il cromosoma dai danni. I ricercatori li descrivono come «un modo in cui il cappuccio all'estremità di un laccio impedisce che si sfilacci».
Una piccola misura per vivere meglio
Riflettendo sui risultati, il dottor Paddy Dempsey ha spiegato che, per aiutare a migliorare il benessere generale, le persone dovrebbero prendere in considerazione l'idea di apportare piccole modifiche alla loro routine quotidiana, come camminare più velocemente fino alla fermata dell’autobus.
«Le misure suggerite sono un modo semplice per identificare le persone a maggior rischio di malattie croniche o di invecchiamento malsano. Tale intensità di attività può svolgere un ruolo importante nell'ottimizzazione degli interventi», spiega il dott Dempsey.
Sebbene la relazione tra la lunghezza dei telomeri e la malattia non sia completamente compresa, si ritiene che l'accumulo di queste cellule contribuisca a una serie di sintomi associati all'invecchiamento, come la fragilità e le malattie legate all’età.
«Sebbene in precedenza abbiamo dimostrato che il ritmo della camminata è un predittore molto forte dello stato di salute, non siamo stati in grado di confermare che l'adozione di un'andatura veloce provochi effettivamente una salute migliore», ha aggiunto il professor Tom Yates. «In questo studio, abbiamo utilizzato le informazioni contenute nel profilo genetico delle persone per dimostrare che è probabile che un passo più veloce porti a un'età biologica più giovane, misurata dai telomeri».
I risultati completi dello studio sono stati pubblicati sulla rivista Communications Biology.
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