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La cosa migliore da fare è parlare con tono tranquillizzante, lentamente e con parole semplici in modo da calmare l’agitazione dell’attacco di panico. Se noi stessi respiriamo con calma, anche senza volerlo esplicitamente, influenziamo la respirazione di chi è vittima di paura e panico. Non serve a nulla cercare di distogliere la persona dalla paura. Potrebbe forse comprendere, ma solo a livello cognitivo, mentre la pressione emotiva che sta vivendo rimarrebbe tale e quale. È invece utile cercare di far percepire alla persona la propria realtà. Esistono a questo scopo alcune strategie, fra le quali una delle più efficaci è il coinvolgimento del corpo: si invita la persona a mettersi in piedi, a sedersi diritta, ad attivare i propri sensi, il tatto, la vista, l'udito. In questo modo la sua coscienza può espandersi e l'oppressione fisica si allenta.
Molte volte non si tratta del primo attacco di paura e panico, possiamo quindi cercare di individuare le risorse proprie di chi chiama per affrontare la situazione. Chiediamo quali strategie si siano rivelate utili in casi precedenti. Quando il colloquio diventa più tranquillo, possiamo anche chiedere alla persona di valutare, in base a una scala da uno a dieci, il suo grado di paura attuale in confronto a quello provato all'inizio del colloquio.