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Gli operatori di ricerca e sorveglianza del mare si sarebbero passati la palla senza stabilire chi dovesse intervenire
CALAIS - Morti nella Manica, ignorati dai soccorsi? Una fonte anonima ha dichiarato alla polizia che i 29 migranti in balia delle onde avevano composto anche il numero francese del soccorso marittimo e che l'operatore che aveva preso la chiamata avrebbe rinviato la palla ai colleghi britannici.
Un passaggio di testimone e 27 morti in mare. Il 24 novembre 2021, verso le 2:30 del mattino un'imbarcazione con 29 persone a bordo che cercavano di attraversare la manica lanciava appelli disperati. Finora era noto che chi si trovava ancora in possesso del proprio telefono avesse chiamato solo i soccorsi britannici, anche in ragione del fatto che i viaggiatori erano curdi iracheni e che parlavano quindi molto bene l'inglese. Da questi si sarebbero sentiti dire di chiamare la Francia. Oggi ci sono prove che potrebbero confermare che le chiamate di soccorso alle coste dell’esagono siano ben state effettuate e che l'operatore di turno quella notte avrebbe consigliato ai migranti di chiamare il Regno Unito.
Secondo una portavoce della Prefettura marittima della Manica e del Mare del nord, riporta Radio France, quanto affermato dalla fonte vicino alle indagini è «fortemente probabile». Ciò che potrebbe essere successo è che gli operatori al lavoro quella notte non siano riusciti a localizzare l'imbarcazione, oppure che siano state soccorse altre persone e che quindi il barcone non sia stato visto. «Quella notte ci sono state tante partenze, il Centro regionale operativo di sorveglianza e salvataggio (Cross) ha prestato soccorso a centinaia di persone».
Per fare luce su quanto avvenuto la notte del 24 novembre, il Cross ha messo a disposizione 5'000 registrazioni, che includono anche comunicazioni da navi commerciali e pescherecci. Ma già solo il fatto che i corpi siano stati individuati 12 ore dopo da un pescatore getta fango sia sulla Francia e che sul Regno Unito. Perché anche se l'imbarcazione si trovava all'interno delle acque territoriali di Londra, c'è un accordo stipulato tra i due Paesi che indica che «le parti interessate sono tenute a coordinare i loro servizi di ricerca e salvataggio con quelli degli stati vicini».
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