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I rischi nucleari sono "più elevati che mai dalla fine della Guerra Fredda", ha dichiarato ieri il presidente della Confederazione Ignazio Cassis, in occasione di una conferenza a New York dei 191 Paesi firmatari del Trattato di non proliferazione (Tnp), tra cui figura la Svizzera. Cassis ha quindi chiesto un cambiamento "urgente e necessario".
Le minacce della Russia di ricorrere alle armi nucleari hanno evidenziato la necessità di un pacchetto di misure per contenere i rischi in questo ambito, ha affermato Cassis. Insieme a circa 30 Stati, la Svizzera ha elaborato un pacchetto di misure per ridurre i rischi nucleari e rendere il mondo più resiliente in tempi di crisi. Secondo un comunicato del Dipartimento federale degli affari esteri (Dfae), questo include canali di comunicazione di crisi come le "hotline" per evitare escalation involontarie.
La conferenza, che terminerà il 26 agosto, deve stabilire la rotta per un cambiamento "urgente e necessario", ha affermato Cassis citato nel comunicato del Dfae diffuso la scorsa notte.
I rischi nucleari persisteranno fino allo smantellamento dell’ultima arma, ha affermato Cassis. "Chiediamo quindi agli Stati nucleari di rinunciare all’armamento nucleare e di tornare sulla strada del controllo degli armamenti e del disarmo", ha detto.
La Svizzera si impegna a ridurre l’attuale arsenale nucleare mondiale, che conta circa 13’000 armi di questo tipo. Le testate sono conservate negli arsenali delle potenze nucleari ufficiali, Stati Uniti, Russia, Cina, Gran Bretagna e Francia.
Tuttavia, il disarmo degli arsenali nucleari è attualmente difficile e si è arenato, come ha scritto recentemente il Dfae in un comunicato. La situazione è stata ulteriormente complicata dall’aggressione militare della Russia all’Ucraina.
Oltre alle misure concrete contro i pericoli nucleari e per il disarmo, è necessario lavorare anche sulla sicurezza degli impianti civili. I recenti sviluppi internazionali hanno dimostrato quanto questi ultimi siano vulnerabili, ha affermato Cassis. "Dobbiamo garantire che gli impianti nucleari siano sicuri e protetti in ogni circostanza. In caso contrario, le conseguenze umanitarie e ambientali sarebbero catastrofiche", ha avvertito il presidente della Confederazione.
La Svizzera si impegna per il riconoscimento delle regole di sicurezza fondamentali che devono essere rispettate in ogni situazione, anche nei conflitti violenti.
Inoltre, è necessario affrontare le sfide regionali. Come esempio, Cassis ha citato la necessità di condannare lo sviluppo continuo del programma nucleare della Corea del Nord, in violazione delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.
L’esito della conferenza di revisione in corso a New York è un fattore importante per la rivalutazione della posizione della Svizzera in merito al Trattato sulla proibizione delle armi nucleari (Tpnw). Mentre il Tnp impedisce una corsa agli armamenti globale senza limitare l’uso pacifico dell’atomo, la Tpnw proibisce lo sviluppo, la sperimentazione, la produzione, il trasferimento, il possesso, l’uso e la minaccia di uso di armi nucleari. La Svizzera non è membro di questo trattato aggiuntivo, che è entrato in vigore nel 2021. Per il momento ne segue l’evoluzione in qualità di Stato osservatore. Per la Svizzera – indica la nota – sussistono infatti ancora dubbi sull’efficacia del Tpnw, in quanto il trattato è stato negoziato senza le potenze nucleari ed è sostenuto unicamente da una parte della comunità internazionale.
Il Tnp è stato firmato nel luglio 1968 da Stati Uniti, Unione Sovietica e Gran Bretagna e ratificato da questi tre Paesi nel 1970. Solo India, Pakistan, Israele, Sud Sudan e Corea del Nord non hanno aderito al trattato. A eccezione del Sud Sudan, tutti questi Paesi sono oggi considerati potenze nucleari.