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“L’inflazione statunitense ha raggiunto il picco.”
“La riapertura della Cina metterà nuovamente sotto pressione i prezzi, aumentando il consumo di energia.”
Quali delle due visioni si rivelerà corretta?
Il 2022 ha visto un aumento generalizzato dell’inflazione. I prezzi di energia e materie prime sono aumentati improvvisamente dopo l’invasione russa dell’Ucraina.
Si è paragonata la situazione del 2023 allo shock petrolifero degli anni ’70 quando gli stati membri dell’OPEC imposero un embargo agli stati che supportavano la guerra in Israele innestando una crisi energetica.
Ma l’inflazione negli Stati Uniti non nasce dall’aumento dei prezzi di materie prime ed energia, seppure il contributo sia andato nella medesima direzione, ma nasce da un fenomeno MONETARIO: l’enorme immissione di liquidità in seguito all’emergenza Covid.
Questo aumento di liquidità ha innalzato il livello dei redditi disponibili molto al di sopra dell’offerta (riassunta dal PIL), generando pressione sui prezzi.
Una volta riassorbito questo eccesso di domanda anche le principali pressioni sui prezzi negli Stati Uniti verranno meno.
E questo squilibrio è già stato riassorbito, come si vede dal grafico sotto che mette a confronto il PIL nominale con i redditi disponibili statunitensi.
L’andamento dei prezzi dell’energia e delle materie prime sarà solo un “disturbo” nel breve periodo alla tendenza di lungo.
Negli anni ’70 la variazione complessiva dei pezzi era molto più sensibile all’andamento dei prezzi dell’energia rispetto ad oggi: nel primo grafico sotto l’aumento del CPI energy verso aumento del CPI totale negli anni ’70; nel secondo grafico nel 2021/2022.
Questo perché l’utilizzo delle materie prime nei processi produttivi è molto minore.
Le pressioni sui prezzi possono derivare nella situazione attuale da un aumento della componente salari del PIL non compensato da un aumento di produttività.
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