Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01245.jsonl.gz/211

Grono, paese della bassa Mesolcina all’imbocco della valle Calanca, si trova per la maggior parte sul vecchio alveo del fiume Calancasca.
Due altre confluenze sono la via per Nadro, frazione di Castaneda, e Verdabbio paese montano della valle.
Si trova ad un’altezza media di 330 m.s.m e si estende su una superficie di circa 15 kmq. È formato da diversi agglomerati risalenti alle vecchie degagne. La zona abitativa si estende fino ai confini con Leggia e Roveredo ed è situata sulla sponda destra del fiume Moesa. Sulla parte opposta troviamo tutta la campagna e la zona golenale.
Il toponimo di Grono è stato documentato per la prima volta nel 1219; il nome deriva probabilmente dall’accrescitivo del lombardo “agher”, acero.
Sulla prima pagina dei vecchi statuti del 1765 è disegnato uno scudo con una pianta d’acero e la dicitura “Comunitas Agronensis”. Fino al XIV sec. infatti, il nostro Comune aveva il nome di "Agrono".
Fino alla metà del XVIII secolo il Comune di Grono era suddiviso in quattro degagne: Ranzo, Garbia, Piazza e Priòla. Esse comprendevano più frazioni.
Quella di Ranzo era indubbiamente la più antica; le altre tre mutarono ripetutamente aspetto in seguito alle alluvioni della Calancasca, che spazzarono via molte abitazioni.
Ogni degagna aveva un proprio rappresentante nella Reggenza della Comunità, che era presieduta dal Console reggente, come veniva chiamato il Sindaco.
Le degagne furono soppresse nel 1846, ma viene ancora custodita la vecchia “scrana” degagnale a cinque serrature: una per ciascuna delle degagne, più quella centrale del Console reggente. In questo scrigno venivano depositati e chiusi a chiave i documenti. Detta “scrana” si poteva aprire solo alla presenza dei rappresentanti e del Console.
Sul vecchio bollo inciso in bronzo usato per i sigilli a secco figurava, nello scudo centrale, la pianta dell’acero che diventò lo stemma del Comune. A margine c’era scritto “Comunitas Agronensis”.
Nel 1948 il Cantone dei Grigioni ha annullato lo stemma in quanto era troppo simile a quello del Comune di Trun GR.
Il Cantone impose uno stemma raffigurante tre foglie d’acero su sfondo giallo, progetto respinto dalla popolazione e quindi mai ufficialmente riconosciuto.
Su desiderio dell’Assemblea comunale verrà usato l’acero quale simbolo araldico, sovrastato da una stella dorata a sei raggi, secondo la rappresentazione del 1807 ed il sigillo comunale tramandato.
Nel rispetto delle norme araldiche, che sono state stabilite dagli araldi dei secoli XII e XIV, la rappresentazione naturalistica dello stemma di Grono del 1807 venne così riportata ai suoi elementi araldici essenziali: “In argento sotto la parte superiore dello scudo blu frastagliato, coperto con una stella dorata a sei raggi, acero nero con radici e con tre foglie verdi.”
Le cinque radici stanno a simboleggiare le quattro degagne e il Console reggente.
Premessa: per maggiorni informazioni sui monumenti citati in questo testo cfr. capitolo Monumenti storici.
La parte più antica del paese è la Torre Fiorenzana. L’atto di fondazione del Capitolo di San Vittore, voluto dal signore della Valle Enrico de Sacco, fu sottoscritto il 28 aprile 1219 nella suddetta Torre.
Nell’atto di fondazione viene menzionata per la prima volta la Chiesa di San Clemente: “ad ecclesiam sancti Clementis de Grono”.
Nel 1406, all'interno della Torre Fiorenzana, veniva assassinato Alberto de Sacco, signore di Mesolcina.
Nel luglio del 1469 Giacomo de Mansueti, Vescovo di Bibbiena, consacra la Chiesa di San Bernardino: “sitam et constructam in loco de Agrono Vallis Misolzine”.
Il 20 novembre 1480 i conti de Sacco vendono la Mesolcina a Gian Giacomo Trivulzio; nell’atto di vendita Giovan Petro de Sacco si riserva la Fiorenzana, la cappella di San Nicolao e la vigna. L’ultimo discendente del ramo cadetto dei de Sacco di Grono, Carlo, muore a Milano nel 1923.
Nel periodo del dominio dei Trivulzio, alla fine del XV secolo, si costruisce il Ponte del Ram.
Nel 1578 alla “Schola” riformata di Zurigo troviamo tre studenti mesolcinesi, tra questi un Tognola di Grono.
Nel 1583 anche Grono è visitata dal cardinale Carlo Borromeo. La tradizione vuole che il santo abbia fatto dono alla Chiesa di San Bernardino di una pianeta di velluto rosso (veste sacerdotale).
Nel periodo dei Torbidi grigioni, all’inizio del XVII secolo, ufficiali mercenari gronesi militano nel campo dei franco-veneziani e in quello degli spagnoli.
Dal 1664 al 1935 quasi ininterrottamente, la parrocchia di San Clemente è officiata dai Padri cappuccini provenienti, fino all’inizio dell’800, da Milano e in seguito da Torino.
La popolazione di Grono, che tra il Seicento e il Settecento si aggirava attorno alle 230-290 persone, è colpita a varie riprese dalla peste. Negli Statuti del 1765 si legge: “… l’anno 1658 il 20 maggio, regnando un morbo contagioso … nella nostra comunità di Agrono, fu in pubblica Vicinanza fatto voto perpetuo di osservare e santificare … Santo Filippo Neri …”. La tradizione vuole che gli appestati venissero ricoverati in Pianecc, nel fabbricato della Porta Tonda (tuttora visibile).
Altre calamità ricorrenti sono state le piene alluvionali della Calancasca. Negli Statuti del 1765 è menzionata quella del 1727: “Il giorno di Santo Colombano cadette grande rovina sul nostro territorio”.
Terribile alluvione è stata quella del 24 settembre 1799, che ha fatto ben 11 vittime; tra queste i sei figli minorenni del fiscale Tognola e un "dragone francese" di passaggio al momento del disastro.
Un’altra disastrosa alluvione è avvenuta il 19 settembre 1829 a causa della rottura della serra del ponte di Cauco.
Nel corso dei secoli, in particolare dalle famiglie Bolzoni, Nisoli, Sacco, Splendori, Tognola e Viscardi, escono vari notai e ufficiali mercenari.
Nel 1859 due giovani gronesi, un Nisoli e un Tognola, si arruolano e combattono con Giuseppe Garibaldi.
Nell’Ottocento arrivano a Grono numerosi profughi italiani, perseguitati dalle autorità austriache.
Nella guerra del Sonderbund, il gronese Fedele Tognola prende parte attiva quale aiutante di battaglione nell’esercito federale, comandato dal generale Dufour.
Dalla costituzione di Grono in Parrocchia autonoma (inizio del XVI secolo) al 1835 la scuola era affidata al parroco. Nei primi decenni dell’Ottocento sono attive due scuole elementari private. Solo dopo il 1840 si crea la scuola comunale obbligatoria.
Nel 1865 il Comune fa costruire la Casa comunale, sede delle scuole elementari fino al 2011, anno della costruzione dell'attuale sede scolastica, progettata da Raphael Zuber.
Tra le attività artigianali sorte nell’Ottocento si ricordano le fabbriche di birra: una prima chiusa nel 1880 e una seconda fondata nel 1882.
Grono era inoltre sede di una conceria e di un mulino.
Un evento importante dell’anno, nel passato, era la “fera de San Simon”, che durava tre giorni ad ottobre e prevedeva il mercato autunnale di Lugano.
Nel passato la principale attività era l’agricoltura con la coltivazione della vite, dei cereali, del lino, della canapa, la bachicoltura e l’allevamento del bestiame.
Gli alpi più importanti della Piazza e di Cauritt erano caricati con il sistema delle “boggie” (alpeggio in comune) fino al 1860, poi affittati fino alla metà del secolo scorso (cfr. TOGNOLA, Gaspare, Grono, antico comune di Mesolcina, Poschiavo 1957, p. 44).
Le alluvioni della Calancasca
È questa la parte più tragica e dolorosa della storia del Comune di Grono. Le piene alluvionali della Calancasca risalgono a epoche remote e non si conservano documenti in proposito.
La Calancasca, che un tempo aveva a Grono il suo sbocco a un livello molto più elevato, passava anticamente (come rivela la configurazione del terreno) nella località chiamata oggi la Monda della Valle e lambendo, alla sinistra, il poggio di Ranzo di sopra e più innanzi il rialzo dei Ronchìtt, del Mott nella zona Sabbioni-Signù.
Solo più tardi il torrente al suo sbocco girò a destra, e seguendo la base rocciosa di Pianecc, ha formato l’attuale corso.
Le alluvioni disastrose della Calancasca, furono evidentemente la conseguenza dei tagli liberi e su vasta scala dei boschi della Calancasca interna (che risalgono, pare, alla fine del 1600). Anche la flottazione del legname ha contribuito all'erosione delle sponde del fiume.
Tre sono state le alluvioni particolarmente disastrose ricordate anche nei registri e nei documenti: la prima nell’anno 1727, la seconda il 24 settembre 1799 e l’ultima avveniva il 19 settembre 1829.,
La causa di quest'ultima alluvione fu la rottura della famosa chiusa, o serra, costruita al ponte di Cauco, che tratteneva migliaia di capi di legname in un lago artificiale che si estendevafino alla cappella sotto Santa Domenica.
Fortunatamente non vi furono vittime umane. Il danno causato veniva valutato a 162.465 lire (per maggiori informazioni sulle valute in corso nella nostra Valle in quell'epoca cfr. TOGNOLA, Gaspare, Grono antico comune di Mesolcina, Poschiavo 1957, p. 46).
Una colletta a favore dei danneggiati, fatta nel Cantone, fruttò la somma di 640.50 fiorini, corrispondenti a 1843 lire mesolcinesi.
Solo dopo il disastro l’autorità cantonale è intervenuta col divieto della flottazione e delle serre.
Interessante osservare che ancora nel 1851 il Comune di Grono, preoccupato per la sua sicurezza, chiedeva con un ricorso al Gran Consiglio, di disciplinare il taglio dei boschi in Valle Calanca.
La Moesa
Qui va rammentata la piena disastrosa del 27 agosto 1834 che ha travolto il vecchio ponte coperto in legno di Oltra, la vicina cappella dell’Addolorata ed una vasta zona prativa nella località di Bola e Portonasca. Andò allora quasi completamente distrutto il Pro del Comun di oltre trenta pertiche (più di due ettari), legato a favore del Comune risalente all'inizio del 1600 ad opera del capitano Giacomo Tognola.
I profughi italiani
Arrivarono in valle dopo la repressione dei moti rivoluzionari per l’indipendenza italiana del 1821. I primi giunti a Grono pare siamo stati due dottori in medicina: Dom. Brancha e Castagnoni.
Rileviamo in proposito, da una decisione della Vicinanza del 7 dicembre 1823, che il Brancha prima e in seguito il Castagnoni, vennero, a loro richiesta , ammessi a “servire la Comunità in qualità di medici, ai quali si riconoscerà un Luigi annuo”.
Nel paese troviamo in seguito il Dr. Umiltà Repoldi, pure medico, che abitò prima a Mesocco e più tardi a Grono, dove rimase per undici anni.
A Grono dimorò poi Andrea Simeoni, mazziniano, che per sbarcare il lunario aveva istituito una scuola privata, nella casa di Cimagrono, frequentata anche da giovani dei paesi vicini. Nel 1835 Grono nominò il Simeoni maestro della scuola comunale, fino ad allora affidata ai Parroci.
Purtroppo al neoeletto maestro, da molti apprezzato, fu respinta da Coira una domanda della Sovrastanza, tendente ad ottenere un permesso di soggiorno. Questa domanda era appoggiata anche da una supplica di molti padri di famiglia, ma il Governo cantonale, dopo lunghe corrispondenze, ordinò l'espulsione del Simeoni.
In seguito al conflitto sorto fra gli organi della polizia ed il Console reggente Fedele Tognola, intervenuto a proteggere il maestro, il Comune venne denunciato al Gran Consiglio per atto di ribellione. Malgrado una brillante difesa dell’avv. Giov. Batt. Tscharner, il Gran Consiglio a maggioranza decideva in data 8 novembre 1836: “Il Comune di Grono è ritenuto colpevole di insubordinazione alle Autorità Cantonali e di conseguenza obbligato: 1.° ad espellere immediatamente il maestro Simeoni, con minaccia, in caso diverso, di intervento militare a sue spese; 2.° a pagare una multa di 50 corone; 3.° a pagare le spese, dell’importo di 500 Fiorini".
Torre Fiorenzana
È indubbiamente l’edificio più antico di Grono.
Torre a 5 piani a pianta quadrangolare, in pietra con spigoli rinforzati con lastroni. Tetto a due spioventi. Sulle facciate si aprono varie finestre con volta ad arco centinate. Sul lato settentrionale, a piano rialzato, c’è un portone raggiungibile con breve scalinata in pietra. Lunghe mensole sporgenti su due lati reggevano, pare, una loggia in legno, forse una bertesca con piombatoi.
La torre Fiorenzana apparteneva alla famiglia De Sacco. Il casato dei De Sacco fu nei tre secoli scorsi uno dei più distinti del Comune di Grono. I De Sacco erano pure patrizi di Santa Maria in Calanca e di Cauco. Essi coprirono, nei corso degli anni, posti distinti nella milizia e nella magistratura. Presero anche parte attiva nella reggenza del Comune e per fino nell’Ufficialità della Confraternita.
Alla Fiorenzana venne rifatto il tetto nel 1800, e fu restaurata all’esterno nel 1977. Attualmente viene usata per esposizioni.
La cà rossa
Fra le case patriziati della fine del 16°e del 17° secolo troviamo anche il “Palazz ross”, ora detto Cà Rossa, proprietà del Comune.
La casa comunale
L’attuale “Casa comunale” venne costruita nel 1865. Nell'edificio trovasi la cancelleria comunale e la sala del Municipio.
Il ponte del Ram
Si presume che il ponte del Ram prenda il nome dal nuovo alveo della Calancasca, allora chiamato il Ram. Il ponte del Ram è un ponte di pietra a 2 arcate, costruito dal Trivulzio per la strada di Valle alla fine del 1400.
La chiesa di San Clemente
Appartiene indubbiamente al ciclo romano più antico. Costruita in stile basilicale, era in orgine, stando alle tradizioni, una copia in piccolo della Basilica di San Clemente a Roma. Fu restaurata ed ampliata nel periodo 1656 – 1666.
I Padri Cappuccini, parroci di Grono dal 1684, apportarono alla Chiesa notevoli cambiamenti.
Due lavori di valore artistico si trovavano in San Clemente:
L’altare maggiore di stile gotico e sempre nel coro, due vetrate, del 1561, raffiguranti i Santi Rocco e Sebastiano.
La chiesa di San Bernardino
In origine era una cappella costruita presumibilmente in principio del 15° secolo.
Restaurata ed ampliata nel 1660 venne dedicata ai Santi Bernardino da Siena e Carlo Borromeo.
Il campanile venne costruito in principio del 1800.
La chiesa di San Nicolao
Venne costruita dai De Sacco.
È stata demolita nel 1881 dal proprietario del fondo sul quale sorgeva.
La cappella di San Gerolamo
Si ritiene sia stata costruita intorno al 1500.
È situata tra prati e vigne all’estremo lembo sud-ovest del paese.
La cappella dell’Addolorata
Del 1760, sorgeva sulla destra della Moesa al ponte d’Oltra.
La cappella di val Grono
È situata a metà montagna sul sentiero chiamato “Strada dei morti”.
La cappella è stata costruita verso il 1500 anche come rifugio dei passanti ed è dedicata alla Madonna del Carmelo.
Ogni anno, la terza domenica di luglio, vi saliva la processione per celebrarvi la Santa Messa alla quale seguiva la benedizione degli alpi.