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PORT-AU-PRINCE - Malattie, tempeste tropicali, inondazioni e oggi anche un terremoto di bassa intensità, dopo la devastante scossa di gennaio che ha fatto 300'000 morti: è la lunga lista di flagelli che negli ultimi mesi si sono abbattuti su Haiti, dove secondo l'ultimo bilancio, l'epidemia di colera che ha colpito il paese ha causato 724 morti, quattro dei quali nella capitale.
Circa 11'000 persone sono state ricoverate in seguito al contagio, ha annunciato oggi il ministero della sanità, poco prima di una scossa che ha fatto quattro feriti leggeri in una scuola vicino a Port-au-Prince.
A preoccupare le autorità e i diversi organismi internazionali presenti sull'isola c'è però soprattutto il colera, anche per la velocità con la quale l'epidemia scoppiata tre settimane fa nell'isola caraibica si sta propagando.
In queste ore, si temono in particolare le conseguenze della malattia nell'impoverita capitale, dove vivono circa tre milioni di persone, molte delle quali nelle tende degli accampamenti allestiti a seguito del terremoto di gennaio, che accolgono intere famiglie con molti bambini in condizioni igieniche precarie.
Il distretto più colpito del paese, uno dei più poveri del mondo, è Artibonite (nord), dove sono morte 497 persone.
Negli ultimi giorni si sono inoltre fatti sentire i devastanti effetti dell'uragano Tomas, che potrebbero aggravare la situazione provocata dall'epidemia e far aumentare il numero dei malati. "Le inondazioni hanno aumentato i rischi di contagi", ha precisato qualche giorno fa Jon Andrus, direttore dell'Organizzazione panamericana della sanità, sottolineando la possibilità "di un aumento importante dei casi. La situazione a Port-au-Prince potrebbe favorire l'aggravamento dell'epidemia".
Ad Haiti si avvicinano d'altra parte le elezioni presidenziali, in programma il 28 novembre, per scegliere il successore del capo dello Stato René Preval.
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