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Per un vero partenariato sociale
Solo nell'unità c'è un futuro
Nelle prossime settimane verranno prese decisioni che toccano il cuore del nostro partenariato sociale. Prima dei negoziati decisivi e di eventuali azioni sindacali, il segretario centrale di garaNto Giordano Schera chiede di nuovo alla Confederazione di reinstaurare un vero partenariato sociale.
Giordano Schera, segretario centrale garaNto
Dal 1999 - quindi ancora nell'era del vecchio ordinamento dei funzionari - vige tra l'Amministrazione generale della Confederazione e le associazioni del personale federale una cosiddetta dichiarazione d'intenti comune, rinnovata per la prima volta nel 2003 sotto la direzione del Consigliere federale Kaspar Villiger, allora capo del Dipartimento federale delle finanze. Questa dichiarazione, che trova le sue basi giuridiche nell'articolo 107 dell'ordinanza sul personale federale (OPers), è volta a disciplinare la collaborazione tra i partner sociali e a definire gli obiettivi in materia di politica del personale durante una legislatura.
Per la legislatura 2004-2007, garaNto, vpod, APC e le altre associazioni del personale federale hanno elaborato con Villiger le fondamenta della politica occupazionale, salariale, sociale e in materia di orario di lavoro e le hanno integrate nella dichiarazione d'intenti.
Sulla base di una grande fiducia reciproca sono stati formulati gli obiettivi seguenti: «La Confederazione vuole essere e restare un datore di lavoro sociale e moderno. Vuole far parte del mercato del lavoro anche in futuro quale datore di lavoro interessante e concorrenziale che, attraverso condizioni adeguate, attira personale qualificato e motivato.»
È chiaro che questi obiettivi possono essere raggiunti solo con un partenariato sociale intatto. Un partenariato - cito - «supportato dalla fiducia e dal rispetto reciproco, un partenariato che presuppone una responsabilità comune e globale». Quest'ultima frase è stata sicuramente determinante per la formulazione dei valori fondamentali suesposti. Nel settore della politica sociale, in riferimento al previsto cambiamento dei primati nella previdenza professionale per il personale federale, sono stati ad esempio definiti i principi seguenti:
• Il passaggio dal primato delle prestazioni al primato dei contributi non è dettato da esigenze di risparmio.
• Bisogna garantire l'attuale livello di prestazioni.
• Nel caso di un cambiamento di primati occorre garantire una transizione dolce senza svantaggi prestazionali.
Parole, parole, parole...
Nel frattempo sappiamo tutti benissimo che cosa ne è stato di questi principi: sotto la guida del successore di Villiger, la politica in materia di personale si è trasformata in un fiasco completo:
Agli assicurati della cassa pensioni Publica viene servita una riforma secondo la formula «lavorare di più x contributi maggiori = rendite inferiori!» invece che una riforma socialmente sostenibile.
Invece di una fase di consolidamento della politica occupazionale e salariale, il personale federale subisce - sotto le mentite spoglie della riforma dell'amministrazione - un attacco frontale alla protezione contro il licenziamento e un tentativo subdolo di ripartire la massa salariale dal basso verso l'alto.
Invece di beneficiare di una buona consultazione e partecipazione siamo confrontati con una gestione molto superficiale delle stesse da parte del Consiglio federale e dell'Ufficio federale del personale.
Invece di perseguire il nobile obiettivo di acquisire e tenersi stretto personale qualificato e motivato, si abbandonano i collaboratori alla rassegnazione in un clima cattivo.
Invece di dimostrare fiducia e rispetto reciproco, negli ultimi tre anni il Consiglio federale non fa altro che disattendere alla parola data.
I responsabili principali sono in parlamento
Davanti a questo scenario, la dichiarazione comune si declassa a papiro senza valore. Del resto, ciò non sorprende, soprattutto se siamo consapevoli del contesto politico in cui ci muoviamo. A cominciare dal capo supremo in materia di politica del personale federale che non perde occasione per ribadire la sua fede in uno Stato snello. Può contare sul sostegno della maggioranza borghese in Parlamento che porta avanti e impone la sua politica finalizzata allo smantellamento dello Stato e della socialità. Ironia della sorte, si tratta della stessa maggioranza parlamentare che negli ultimi tre anni ha ignorato sistematicamente le decisioni partenariali, smentendo il «proprio» Consiglio federale. Può contare inoltre sul sostegno dei rappresentanti del padronato in seno al Comitato di seguito delle parti sociali che recentemente ha provocatoriamente evidenziato la validità dell'attuale dichiarazione d'intenti comune.
Questi non sono i migliori presupposti in vista del rinnovo della dichiarazione per la legislatura 2008-2011, i cui lavori di preparazione sono stati avviati nel febbraio scorso.
Basta con le promesse di marinaio
È certo che garaNto e le altre associazioni della Comunità di negoziazione del personale della Confederazione (CNPC) continueranno a battersi per un partenariato sociale integro. Secondo noi, la conclusione di una nuova dichiarazione d'intenti comune dipenderà soprattutto dalla disponibilità
della Confederazione in veste di datore di lavoro di analizzare con spirito critico i valori della politica del personale,
della Confederazione di concedere spazio alla partecipazione non solo a livello esecutivo ma anche normativo, come peraltro chiaramente previsto dall'art. 33 della legge sul personale federale (LPers),
di tutti i partner sociali (incluso il datore di lavoro) a impegnarsi per la nuova dichiarazione,
di tutti i partner sociali di ritrovare una sana fiducia reciproca.
Questo per quanto concerne la parte formale della dichiarazione.
27 marzo: giorno di mobilitazione a Berna
Nella sostanza, bisognerà trovare delle soluzioni sul fronte della politica occupazionale, salariale e sociale in grado di fare l'unanimità dei consensi. Nei prossimi mesi ci attendono dei negoziati con il Consiglio federale su questi temi, in particolare sulla fase esecutiva della riforma di Publica, sulla revisione parziale della LPers come pure sul nuovo sistema salariale a fasce. Diversamente dal passato, vogliamo coinvolgere prima la base. Durante la seduta del 18 gennaio 2007 il comitato direttore della CNPC ha pertanto deciso di fiancheggiare questo processo con una campagna estesa ai membri di garaNto, vpod e APC. Il 27 marzo 2007 è la data della prima mobilitazione, prevista all'Hotel Ambassador di Berna. Protagonisti saranno i rappresentanti (presenti si spera in buon numero) di tutti i comitati sezionali delle associazioni CNPC, che dovranno comunicare ai vertici di garaNto, vpod e APC se la linea negoziale scelta è corretta o no. Questa è anche la prima mobilitazione dell'anno. Se ve ne saranno altre, dipenderà essenzialmente dai risultati dei prossimi negoziati.
Dobbiamo assolutamente evitare una nuova débacle sociopolitica come quella subita nell'ambito della riforma di Publica a causa dell'arrogante diktat della maggioranza borghese in Parlamento.
La lotta si intensificherà
Con l'imponente manifestazione che il 1° dicembre 2005 ha raccolto sotto le finestre del ministro delle finanze 2500 dipendenti federali per protestare contro la politica occupazionale, salariale e sociale perseguita dal Parlamento e dal Consiglio federale speravamo di poter impartire una svolta. Solo con la speranza però non possiamo smuovere le montagne nemmeno noi sindacati.
Dobbiamo pertanto intensificare la nostra lotta e la nostra presenza sindacale fino a impressionare anche il Parlamento e non solo il Consiglio federale.
Come si rileva giustamente anche nel rapporto di attività 2006 della CNPC: «A lungo andare la costante perdita di qualità e di status dei posti di lavoro federali è insostenibile sia per il mercato del lavoro sia per il servizio pubblico e, di riflesso, nell'ottica della politica statale!»
Il 27 marzo prossimo è quindi molto di più di un semplice giorno di mobilitazione per il personale federale.
(Giornale garaNto del 22 marzo 2007, p.6)