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Svizzera modello inossidabile di federalismo per eccellenza, con i suoi 26 Stati membri (Cantoni) sovrani? No: quello elvetico oggi è molto simile al federalismo di altri paesi, si puntualizza in un libro di otto ricercatori, che sfatano dei miti e fanno luce su una realtà costellata di importanti sfide. La Svizzera ha subito una forte centralizzazione e solo due peculiarità la differenziano ancora da altre principali federazioni.
Forte crescita della mobilità, urbanizzazione del paese, globalizzazione: sono fenomeni che hanno rimodellato la Svizzera e le sue strutture. Al contempo anche il federalismo si è trasformato. Non sempre però in modo da adeguarsi idoneamente ai mutamenti del paese. Anzi, gli otto co-autori del libro "Il federalismo svizzeroLink esterno", presentato il 6 giugno alla stampa, rilevano la necessità di adattare in determinanti punti il federalismo elvetico alle esigenze di questo nuovo contesto.
Processo di centralizzazione del potere legislativo
Ma il tratto forse più sorprendente di questi cambiamenti è "il notevole processo di centralizzazione" della Svizzera nel corso degli anni, "in contrasto con la sua reputazione di federazione altamente decentralizzata", che l'ha portata ad essere oggi "molto simile alle sue «consorelle», in particolare per quello che riguarda la distribuzione dei poteri", osserva il co-autore Paolo DardanelliLink esterno. Una conclusione cui il professore associato di politica comparata dell'università del Kent è giunto confrontando l'evoluzione della Svizzera con altre cinque federazioni: Germania, Stati Uniti, Canada, Australia e India.
Dardanelli sottolinea la similitudine del processo di centralizzazione tra Svizzera e Stati Uniti, ossia le due vecchie federazioni esistenti. "In entrambi i casi, la centralizzazione ha riguardato principalmente la sfera legislativa, mentre nella sfera amministrativa e in quella fiscale le rispettive unità federate – ovvero i Cantoni svizzeri e gli Stati statunitensi – hanno mantenuto un'autonomia considerevole", precisa il ricercatore.
Quanto alla comparazione con la Germania, Paolo Dardanelli nota come oggi la distribuzione dei poteri nella sfera legislativa dei due paesi sia molto simile. "In alcune aree il livello di centralizzazione legislativa è addirittura più alto in Svizzera che in Germania".
Democrazia diretta e autonomia comunale fanno la differenza
Due caratteristiche contraddistinguono invece ancora la Confederazione elvetica dagli altri Stati federali. La prima è "l'assenza del potere giuridico come arbitro finale della divisione dei poteri tra la federazione ed i Cantoni". In Svizzera, ricorda Paolo Dardanelli, "l'arbitro finale è il popolo stesso attraverso la democrazia diretta. Questa differenza rende il federalismo svizzero più «politico» e meno «giuridico» di altri".
La seconda particolarità è il ruolo dei comuni nel federalismo elvetico. In Svizzera sono "un asse portante del sistema e godono di un'autonomia che trova pochi riscontri in altre federazioni", sottolinea il professore associato dell'università del Kent. Quale illustrazione dell'importanza che rivestono i comuni in Svizzera, Paolo Dardanelli cita il fatto che essi conferiscono la cittadinanza. "In nessun'altra federazione la cittadinanza comunale precede quella cantonale – o di un'equivalente unità costituente – e quella federale".
In prospettiva della Conferenza nazionale sul federalismo
Ma "la Svizzera sarà ancora federalista fra 50 anni?". Gli otto co-autori del libro "Il federalismo svizzero" non rispondono all'interrogativo posto ai partecipanti alla 5a Conferenza nazionale sul federalismoLink esterno, che si terrà il 26 e 27 ottobre a Montreux. Il loro inventario analitico offre però una visione chiara del funzionamento attuale del federalismo svizzero, dei suoi meccanismi e delle sfide che deve affrontare nel prossimo futuro. Costituisce dunque un'importante cassetta degli attrezzi per mettersi al lavoro a Montreux.
Il libro potrebbe inoltre aiutare l'opinione pubblica a chiarire le idee sul federalismo. Un contributo più urgente che mai, alla luce di alcuni recenti risultati di un sondaggio condotto dall'istituto MIS Trend, in vista della Conferenza nazionale di Montreux, su un campione di 1200 persone: per oltre un terzo (35%) della popolazione, il federalismo è una nozione da molto ad abbastanza vaga. Nonostante le conoscenze confuse – o magari proprio per questo – di questa grossa fetta di popolazione, la stragrande maggioranza (72%) ritiene che il sistema attuale non debba essere cambiato o che necessiti al massimo di qualche piccolo adeguamento.
C'è però un particolare non trascurabile. Per poter leggere il libro occorre sapere l'italiano. "Ma il federalismo è anche questo", ammicca il co-curatore Sean MüllerLink esterno. Un'attenzione che alcuni autori non di madrelingua italiana hanno rivolto alla seconda grande minoranza linguistica della Svizzera.
Il libro
Curato da Sean Müller e Anja Giudici, "Il federalismo svizzeroLink esterno" (245 p., Armando Dadò Editore) è stato realizzato da otto ricercatori accademici. Corredato di tabelle e grafici, è suddiviso in otto capitoli:
Introduzione: come funziona il federalismo elvetico? (Anja Giudici e Sean Müller);
I Cantoni: la chiave del federalismo svizzero (Adrian Vatter);
Lo stemperamento dei contorni politici dei Cantoni svizzeri (Daniel Bochsler);
La perequazione finanziaria: tra concorrenza e solidarietà (Fabio Cappelletti);
Le minoranze linguistiche a livello federale e nei cantoni plurilingui (Nenad Stojanovic);
Le agglomerazioni urbane – nuovi attori del federalismo svizzero? (Daniel Kübler);
Una centralizzazione passata dalla porta di servizio? Il federalismo scolastico svizzero: origini, evoluzione e sfide contemporanee (Anja Giudici);
Il federalismo svizzero in prospettiva comparata: miti e realtà (Paolo Dardanelli).Fine della finestrella