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La vita culturale per due terzi degli svizzeri torna a essere fervente, lo dice un sondaggio effettuato fra settembre e ottobre 2022
Dopo quasi tre anni di pandemia, due terzi della popolazione svizzera partecipano nuovamente alla vita culturale senza troppe esitazioni, il doppio rispetto a giugno 2021. Tuttavia prosegue la tendenza a ritirarsi a casa propria, lo indica un sondaggio.
Parte di un processo iniziato nel giugno 2020, questo quarto sondaggio pubblicato lunedì 19 dicembre e commissionato dall’Ufficio federale della cultura (Ufc) e dal Segretariato generale della Conferenza svizzera dei direttori cantonali della pubblica educazione (Sg Cdpe) è stato condotto dall’agenzia L’Œil du Public (Suisse) ed è stato realizzato tra il 26 settembre e il 6 ottobre, su un campione rappresentativo di 1’235 persone in tutta la Svizzera, indica una nota odierna.
La volontà di assistere a manifestazioni culturali è "nettamente aumentata", prosegue la nota. A settembre 2021 gli svizzeri a volersi recare a un concerto, al cinema, a un festival o in un museo erano soltanto il 30%, il 18% l’anno precedente.
Tuttavia non tutti sono fiduciosi nel tornare a fruire della cultura: il 30% delle persone interrogate continua a essere restia e il 47% pensa che la crisi del Covid-19 non sia ancora finita.
Una parte importante della popolazione con la crisi ha sviluppato un’abitudine casalinga, sottolineano gli autori dello studio. In questo modo, il 53% degli svizzeri si è abituato a rimanere più a casa e in maniera generale a uscire più raramente. Il 41% dichiara inoltre di fare meno uscite culturali.
Il ripiego sul domicilio concerne nettamente gli anziani e le donne, precisa il sondaggio. Questa parziale rinuncia può essere spiegata con lo sviluppo di nuove abitudini ("effetto cocooning"), ma anche per motivi finanziari e per i timori legati ai virus. L’argomentazione finanziaria si impone invece nella Svizzera italiana e nella Svizzera romanda.
Di conseguenza, se il 30% degli svizzeri prevede di limitare le spese per la cultura (rispetto al 36% dello scorso anno e al 55% del 2020), vi sono forti differenze regionali: la percentuale aumenta nella Svizzera romanda e in Ticino, mentre diminuisce nella Svizzera tedesca, finora più cauta.
Il telelavoro sembra essere un fattore aggravante: le persone che lavorano da casa hanno una tendenza maggiore a voler rimanere ancora più a casa di quelle che beneficiano raramente o mai dell’home office. Una cifra questa che può sorprendere, perché il profilo delle persone in "home office" (urbani, formazione superiore) corrisponde piuttosto a quello del pubblico culturale, assiduo dei luoghi di cultura, rileva lo studio.
L’incertezza legata alla pandemia continua inoltre ad avere un impatto sulla cultura amatoriale. Il 18% di coloro che praticavano attività culturali amatoriali, in un club o associazioni, dichiara di averle abbandonate dall’inizio della crisi.
Una cifra che preoccupa, siccome la cultura amatoriale contribuisce in maniera non trascurabile alla coesione della popolazione e costituisce inoltre una base importante per la cultura professionale.
In questo contesto, le offerte culturali online guadagnano sempre più importanza. Più della metà dei partecipanti al sondaggio hanno pagato per fruire di film o serie nel corso degli ultimi dodici mesi. Per gli altri tipi di proposte culturali, la parte è di circa un terzo.
Tuttavia le offerte digitali non possono sostituire l’attività culturale analogica ma soltanto completarla: il 69% degli intervistati considera l’offerta locale indispensabile. Per una gran parte della popolazione, le attività culturali sono un elemento importante della vita in comune.