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Prima di riesaminare la Legge sulla riorganizzazione dell'esercito, la Commissione della politica di sicurezza del Nazionale (CPS-N) vuole - 15 voti a 10 - che il ministro della difesa presenti in novembre un decreto che indichi i bisogni finanziari per il 2017-2020.
Lo ha dichiarato oggi il presidente della CPS-N, Thomas Hurter (UDC/SH), giustificando tale richiesta col bisogno di maggior sicurezza sui mezzi destinati alla truppa dopo la bocciatura dell'intera riforma avvenuta lo scorso giugno.
Allora, un'alleanza insolita di socialisti, democentristi e Verdi aveva avuto ragione sulla riforma dell'esercito, che gli Stati avevano adottato in marzo.
L'UDC aveva sfogato la propria frustrazione per non essere riuscita a far iscrivere nella legge un budget annuale minimo (da 5 a 5,4 miliardi di franchi) e un esercito di 140 mila uomini. La CPS-N proponeva 5 miliardi. Il campo rosso-verde avrebbe voluto invece un esercito più piccolo: 80 mila soldati e mezzi finanziari per 4,4 miliardi.
La Commissione della politica di sicurezza degli Stati (CPS-S), che nel frattempo ha riesaminato il dossier, ha confermato che non intende iscrivere nella legge un importo fisso annuale per l'esercito. Quest'ultima ha evocato un bilancio di 19,4 miliardi su 4 anni.
Stando a Hurter, prima di affrontare un nuovo dibattito in aula, la CPS-N vuole saperne di più sui bisogni dell'esercito in termini finanziari prima di incominciare a riesaminare l'intero dossier dall'inizio, verosimilmente in dicembre. La questione del finanziamento è decisiva, ha spiegato Hurter, come ha dimostrato il voto di giugno. La CPS-N non ha discusso di importi precisi, che in ogni caso non verrebbero iscritti nella legge in presenza di un decreto.
La richiesta di chiarimenti al Governo dovrebbe allungare la durata dei lavori di 6-12 mesi, ha precisato il consigliere nazionale sciaffusano. L'entrata in vigore della riforma è prevista per l'inizio del 2017. Hurter non si è sbilanciato sulla possibilità o meno che tale scadenza venga rispettata.