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La decisione emessa oggi dalla Corte suprema federale degli Usa, che riconosce il diritto dei cittadini stranieri detenuti a Guantánamo Bay di ricorrere a un tribunale civile statunitense per contestare la propria detenzione rappresenta, secondo Amnesty International, "un importante passo avanti verso il ristabilimento della preminenza del diritto".
Amnesty International ha espresso soddisfazione per il fatto che, per la terza volta dopo le sentenze del 2004 e del 2006, il massimo organo della giustizia statunitense si e’ pronunciato contro la posizione dell’Amministrazione Bush, ovvero contro la detenzione a tempo indeterminato, senza accusa, processo o procedure significative di ricorso alla giustizia.
"È ora di garantire giustizia ai circa 280 detenuti che ancora si trovano a Guantánamo, in molti casi da oltre sei anni, senza aver mai potuto, in questo tempo, ricorrere a un organo di giustizia ordinario" – ha affermato l’organizzazione per i diritti umani. "È giunto il momento che il governo Usa allinei agli standard internazionali le proprie politiche e procedure di detenzione nel contesto della ‘guerra al terrore’. Chiediamo agli Usa di non interferire nell’accesso dei detenuti ai tribunali civili, chiudere prontamente Guantánamo, abolire il sistema profondamente iniquo delle commissioni militari e rilasciare, oppure incriminare e processare in un tribunale federale, i detenuti di Guantánamo".
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