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In una sentenza del 30 novembre 2012 (5A_464/2012), il Tribunale federale si è confrontato con un caso concernente la liquidazione dei beni in caso di #divorzio.
Il caso riguardava due coniugi, sottoposti al regime ordinario della partecipazione agli acquisti, che durante il matrimonio avevano acquistato per fr. 600’000.– un’abitazione. L’acquisto era stato finanziato con soldi ricevuti dal padre del marito e l‘abitazione era stata iscritta nel Registro fondiario quale comproprietà dei coniugi in ragione di 1/2 ciascuno. Durante il matrimonio, marito e moglie avevano investito fr. 50’000.– provenenti da risparmi fatti in pendenza di matrimonio. Al momento del divorzio, il valore venale dell’abitazione era pari, secondo una perizia giudiziaria, a fr. 1’440’000.–.
Ora, in primo luogo va ricordato che in caso di divorzio la divisione di un bene in comproprietà, così come pure la regolamentazione di altri rapporti giuridici esistenti tra i coniugi, va effettuata prima della liquidazione del regime matrimoniale, ai sensi degli art. 205 CC e segg.
Va anche preliminarmente osservato che se i coniugi sono iscritti nel registro fondiario quali comproprietari in ragione di 1/2 ciascuno, occorre presumere che abbiano voluto essere comproprietari e suddividere il plusvalore in proporzione alle rispettive quote, senza riguardo al relativo finanziamento.
La presunzione di comproprietà ha quale conseguenza la divisione in parti uguali del plusvalore immobiliare, il quale si calcola deducendo dal valore venale del bene gli investimenti effettuati da ciascun coniuge. Questo in quanto ogni coniuge ha il diritto di recuperare i propri fondi investiti al momento dell’acquisto del bene.
Nel caso concreto, dato che l’intero prezzo di compravendita era stato finanziato con fondi provenienti dai genitori del marito, secondo il Tribunale federale si deve assumere che il finanziamento è stato fatto con beni propri del marito. Infatti, secondo la massima corte, si deve presumere che un finanziamento di un genitore (erogato come prestito o donazione) vuole aiutare solo il figlio. In altri termini, non si può presumere, salvo prova contraria, non si può assumere che la donazione o il prestito per permettere a un figlio di comperare un’abitazione che sarà coniugale sia da considerare destinato per metà anche al coniuge del figlio. Ciò anche se poi l’immobile è poi stato intestato a entrambi i coniugi.
D’altro canto, non si può nemmeno sostenere che la partecipazione al plusvalore della moglie sia limitata alla parte di investimento effettuata con gli acquisti (ovvero nel caso concreto a fr. 50’000.–).
In sostanza, dal momento in cui i coniugi sono iscritti a registro fondiario quali comproprietari e che la presunzione derivante dal registro fondiario non è ribaltata, entrambi i coniugi hanno diritto al plusvalore proporzionalmente alle loro quote di comproprietà, vale a dire all’utile netto dedotti gli investimenti di ciascun coniuge.
Ne discende che la quota di plusvalore al quale ogni coniuge ha diritto era pari, nel caso concreto, a fr. 395’000.—(ovvero la metà di fr. 1’440’000.—(valore dell’abitazione al momento del divorzio) ./. fr. 600’000.—(investimento iniziale di beni propri tdel marito) ./. investimenti fatti in pendenza di matrimonio)).
Nella seconda fase della liquidazione, il risultato della divisione della comproprietà va inserito varie masse patrimoniali relative al regime matrimoniale della partecipazione agli acquisti. Quindi:
l’immobile, attribuito in proprietà al marito, va inserito nei suoi beni propri secondo l’art. 198 cifra 4 CC (dato che è stato finanziato integralmente con la donazione dei suoi genitori);
posto come la partecipazione del marito all’investimento, di CHF 25’000.00 (CHF 50’000.00 : 2), è stata finanziata con acquisti, la sua massa degli acquisti ha un credito variabile verso la sua massa dei beni propri in virtù dell’art. 209 cpv. 3 CC di fr. 55’384.–. Infatti, il credito variabile ammonta a CHF 55’384.00 (CHF 25’000.00 x CHF 1’440’000.00) : CHF 650’000.00.
l’indennità di CHF 420’000.00 che spetta alla moglie a seguito della liquidazione della comproprietà immobiliare grava i beni propri del marito, ai quali l’immobile è attribuito. La predetta indennità dev’essere attribuita alla massa degli acquisti della moglie;
Pertanto, dato che ogni coniuge ha diritto alla metà dell’utile degli acquisti dell’altro coniuge (art. 215 cpv. 1 CC), il marito deve alla moglie la metà di CHF 55’384..–. ossia CHF 27’692.00, mentre la moglie deve al marito la metà di CHF 420’000.00, vale a dire CHF 210’000.00.
Quale risultato finale, il marito deve alla moglie l’importo di CHF 237’692.00 (CHF 420’000.00 + CHF 27’692.00 – CHF 210’000.00).