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<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Alla domanda 1</p><p>Il Consiglio federale accorda molta importanza alle misure volontarie nella politica energetica e climatica della Svizzera attribuendo loro la priorità rispetto ai provvedimenti statali. Lo strumento principale per attuare tali misure è il programma SvizzeraEnergia. Una tassa sul CO sarà introdotta solo se gli obiettivi di riduzione per i carburanti e i combustibili fissati nella legge sul CO non potranno essere realizzati con misure volontarie e altri provvedimenti di accompagnamento. Una prima analisi della situazione, indica tuttavia che se si intende realmente perseguire tali obiettivi occorrerà rafforzare le misure volontarie dell'economia e dei privati.</p><p>Alla domanda 2</p><p>I cosiddetti meccanismi di flessibilità del Protocollo di Kyoto consentono ai Paesi industrializzati di computare, oltre alle misure adottate a livello nazionale, anche le riduzioni di emissioni ottenute all'estero. I risultati maggiori devono tuttavia essere realizzati all'interno del Paese. In Svizzera, tutti gli interessati hanno libero accesso a tali meccanismi. Ciononostante, si prevede che i diritti di emissione saranno richiesti essenzialmente dalle imprese che si sono ufficialmente impegnate nei confronti della Confederazione a ridurre le loro emissioni di CO, conformemente all'articolo 9 della legge sul CO, e che potrebbero quindi ricorrere, oltre alle misure aziendali, anche ai meccanismi di flessibilità. Va sottolineato però che la domanda di diritti di emissione è legata all'introduzione di una tassa sul CO, poiché gli impegni di riduzione saranno giuridicamente vincolanti solo una volta che la tassa sarà stata istituita. La creazione di una segreteria nazionale per l'esecuzione dei meccanismi di flessibilità presso l'UFAFP (SwissFlex) ha fornito le premesse istituzionali necessarie a tal fine. I diritti di emissione ottenuti figureranno in un registro nazionale attualmente in fase di elaborazione. I dettagli relativi al commercio e al computo dei diritti di emissione saranno definiti nei prossimi mesi. La regolamentazione dettagliata dovrà però essere compatibile con il mercato dei diritti di emissione dell'Ue, attualmente in preparazione.</p><p>Alla domanda 3</p><p>Alla fine del 2001, la comunità internazionale è riuscita a giungere ad un accordo in merito alle regole e alle modalità per attuare i meccanismi di flessibilità. Poiché il pacchetto di strumenti è stato realizzato da così poco tempo, non è stato ancora possibile sperimentare in modo completo tali meccanismi. Mettendo a disposizione un budget pubblico di 300 milioni di euro per i progetti sul clima effettuati all'estero, i Paesi Bassi hanno dimostrato di essere i più attivi in questo senso. A differenza di quanto avviene in questo Paese, in Svizzera i meccanismi di flessibilità dovranno essere utilizzati in primo luogo dal settore privato. Prime esperienze sono state raccolte nel nostro Paese tramite il programma pilota SWAPP (Swiss Activities Implemented Jointly Pilot Program) lanciato dal seco. I progetti sono stati finanziati con il credito quadro a favore della ricostruzione economica dei Paesi dell'ex blocco sovietico e hanno evidenziato che i progetti per la protezione del clima generano costi elevati (ingenti costi di transazione). Il Consiglio federale, tuttavia, non si oppone all'impiego dei meccanismi di flessibilità mettendoli a disposizione del settore economico, ed ha così deciso di creare le basi necessarie per realizzare progetti relativi alla protezione del clima che poggiano su accordi bilaterali con i Paesi in via di sviluppo e in via di transizione con i quali la Svizzera intrattiene relazioni molto strette. Ciò presuppone che detti strumenti siano conformi alla politica estera e alla politica economica estera.</p><p>Alla domanda 4</p><p>Sarebbe indubbiamente meno oneroso realizzare gli obiettivi del Protocollo di Kyoto e della legge sul COcon misure adottate all'estero. La comunità internazionale ha tuttavia chiaramente stabilito che le misure prese all'estero possono essere computate solo se vanno ad aggiungersi alle riduzioni effettuate all'interno del Paese. Anche la Svizzera è tenuta ad osservare questo cosiddetto "principio di supplementarietà". Il Consiglio federale ha pertanto sottolineato nel suo messaggio relativo alla ratifica del Protocollo di Kyoto che i risultati vanno ottenuti principalmente dentro i confini nazionali. La ratifica del Protocollo di Kyoto è stata approvata a larga maggioranza da entrambi i rami del Parlamento. Per promuovere una politica climatica sostenibile è ovviamente necessario mettere a confronto le diverse misure facendo in modo di evitare che l'efficacia di breve termine si trasformi in una perdita di efficacia di lungo termine. Per essere credibile, la politica climatica deve quindi puntare a risultati duraturi e trovare, in primo luogo all'interno del Paese, soluzioni innovative in grado di aumentarne l'efficacia. </p><p>Alla domanda 5</p><p>I proventi della tassa sul CO corrispondono alle entrate ottenute dalla tassa dedotti i costi di esecuzione. Tali costi derivano dalla riscossione, dalla distribuzione e dal rimborso della tassa alle imprese esentate, nonché dalle contrattazioni volte a stabilire un accordo sugli obiettivi. Questi ultimi costi esistono a prescindere dall'introduzione di una tassa sul CO. Nell'insieme i costi di esecuzione dovrebbero ammontare a circa l'1 per cento delle entrate.</p><p>Particolarmente elevati sono i costi di esecuzione che non dipendono dalla tassa e che permettono all'economia di attuare misure volontarie in modo credibile. Da un lato le autorità e il settore economico devono elaborare accordi sugli obiettivi da raggiungere, dall'altro devono gestire e sviluppare un sistema di monitoraggio che consenta di verificare se gli obiettivi sono stati raggiunti. Nel 2003, la sola Agenzia dell'energia e dell'economia, che è stata istituita nel quadro di SvizzeraEnergia e che gestisce il grosso dei lavori, dispone, per coprire le sue attività operative, di un budget di oltre 6 milioni di franchi, 2 milioni dei quali provengono dalla Confederazione (SvizzeraEnergia). A ciò vanno ad aggiungersi le prestazioni del mondo economico per un valore pari a 4-5 milioni di franchi.</p><p>Alla domanda 6</p><p>Secondo le disposizioni esecutive del Protocollo di Kyoto, i Paesi industrializzati devono fornire importanti prestazioni dentro i confini nazionali per poter assolvere ai loro obblighi. Nel messaggio relativo alla ratifica del Protocollo di Kyoto, il Consiglio federale ha rinunciato provvisoriamente a quantificare per la Svizzera il principio di supplementarietà. Nel quadro dell'istituzione di un commercio dei diritti di emissione, l'Ue si adopera attualmente per fissare una quota massima autorizzata. Questo limite dovrà garantire che il principio di supplementarietà sia rispettato anche con l'introduzione dei meccanismi di flessibilità. La Svizzera, che attualmente sta elaborando una regolamentazione per il commercio dei diritti di emissione, dovrà ugualmente occuparsi di tale questione. Il Consiglio federale si riserva il diritto di fissare la quota autorizzata di meccanismi di flessibilità, dopo aver consultato le cerchie interessate, al fine di rendere il suo sistema compatibile con quello dell'Ue e di fornire all'economia un quadro chiaro e affidabile.</p>  Risposta del Consiglio federale.