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Mentre proseguono senza sosta le operazioni di ripulitura dell'isola di Koh Samet, la chiazza di petrolio fuoriuscita sabato nel Golfo di Thailandia sta proseguendo la sua corsa verso la costa nord-orientale del paese, facendo temere per danni ingenti non solo al settore turistico ma anche a quello della pesca.
Le immagini dall'alto mostrano che la chiazza nera, parte dei 50mila litri di greggio fuoriusciti da una tubatura che collegava una petroliera a una raffineria nella provincia di Rayong, abbia ormai sorpassato Koh Samet, per incombere su un largo tratto di costa.
Sulla spiaggia di Ao Phrao, sul lato occidentale della popolare meta turistica 230 km a sud-est di Bangkok, centinaia di militari sono tuttora impegnati nella rimozione del liquido viscoso che domenica sera ha ricoperto la riva sabbiosa e la vicina scogliera, sulla quale sorgono tre resort turistici.
Nonostante il proposito annunciato dalla PTT Global Chemical, l'azienda statale responsabile della perdita di greggio, l'impressione è che l'obiettivo di completare il lavoro in tre giorni sia utopistico; il petrolio è stato raccolto in migliaia di secchi e sacchetti, ma la riva rimane nera.
Anche se le spiagge del settore orientale dell'isola non sono state coinvolte nel disastro, si segnala già una pioggia di disdette e di turisti che sono tornati sulla terraferma. Koh Samet riceve circa un milione di turisti all'anno: è molto popolare tra i russi e i cinesi, ma per la sua prossimità a Bangkok è anche una meta tipica del fine settimana per i residenti della capitale.