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Il CAS deplora il verdetto sulle aree di atteraggio in montagna
Il Tribunale federale ha sancito l’abolizione di due controverse aree di atterraggio in montagna – e dichiarate ammissibili tutte le altre.
Le aree di atterraggio in montagna (AAM) Rosenegg-West e Gumm, nell’Oberland bernese, scompaiono. Dal settembre 2019 non sarà più possibile depositarvi alcun eliturista. Lo ha deciso a febbraio il Tribunale federale. La sentenza conferma una disposizione del Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni (DATEC) risalente al 2016.
Tre comuni dell’Oberland bernese avevano difeso i «loro» atterraggi, impugnando il dispositivo, e il reclamo era stato accolto in prima istanza dal Tribunale amministrativo federale. Il motivo: il DATEC non avrebbe soltanto abolito le due aree, ma confermate contemporaneamente le altre 40. Per poterlo fare, sarebbe tuttavia stata necessaria una perizia della Commissione federale per la protezione della natura e del paesaggio, poiché la metà delle AAM si trova o interessa zone incluse nell’Inventario federale dei paesaggi, siti e monumenti naturali (IFP).
Una volta ancora, il DATEC non era d’accordo con questa visione delle cose: ha presentato una propria opposizione e ora il Tribunale federale gli ha dato ragione. Stando ai sommi giudici, il procedimento riguarderebbe appunto solo le due aree di atterraggio dell’Oberland bernese, mentre le restanti AAM sarebbero già state definite quando, nel 2014, il Consiglio federale aveva interrotto la verifica in corso della compatibilità naturale e paesaggistica delle AAM, riducendone invece il numero da 42 a 40. La successiva decisione del DATEC di abolire Rosenegg-West e Gumm sarebbe perciò giustificata.
«Questo verdetto non ci soddisfa», afferma René Michel, responsabile per l’ambiente del comitato centrale del CAS. «I conflitti con gli obiettivi di protezione delle aree IFP rimangono.» Il problema non verrà risolto eliminando piuttosto arbitrariamente due aree di atterraggio: delle norme d’uso differenziate darebbero senz’altro risultati migliori. «La strada da percorrere è stata indicata dal CAS assieme ad attori locali nella regione Wallis Südost», spiega Michel: qui era infatti stata trovata una soluzione che teneva conto degli interessi del turismo, delle scuole di volo e della tutela della natura e del paesaggio. Purtroppo, con l’abbandono del progetto da parte del Consiglio federale il «compromesso di Zermatt» è diventato lettera morta. Michel è tuttavia convinto che sarebbe possibile trovare soluzioni ragionevoli analoghe per tutte le regioni: «Con la sentenza di Losanna, però, questo approccio è purtroppo il primo a non essere considerato.»