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Ticino, 05 giugno 2022
Transgender tedesca in assistenza espulsa dal Ticino: "Non è discriminazione"
Espulsa una prima volta nel 2016 poiché da tempo in assistenza, una cittadina tedesca residente in Ticino era riuscita a ottenere ragione al Tribunale federale e far annullare la revoca del permesso di dimora. Espulsa una seconda volta nel 2021 poiché ancora in assistenza, stavolta la 54enne deve lasciare veramente la Svizzera. Senza nemmeno l’aiuto al rimpatrio da lei richiesto. Dopo aver beneficiato di prestazioni assistenziali per 187’983 franchi, ora la donna è riuscita a strappare al Cantone il solo biglietto di treno per la Germania.
La vicenda emerge da una sentenza pubblicata in settimana dal Tribunale cantonale delle assicurazioni, chinatosi sulla richiesta della donna di un aiuto finanziario anche dopo il termine di partenza confermatole dal Tribunale federale per il 15 ottobre 2021. La cittadina tedesca - che in Svizzera ha lavorato solo il primo anno dopo il suo arrivo - sosteneva di non avere i mezzi per organizzare il trasloco
verso la Germania. È quindi rimasta in Ticino anche dopo il termine di partenza e ha chiesto che le fossero concesse le prestazioni assistenziali, o qualsivoglia altro tipo di aiuto d’urgenza.
Ma il tribunale ha citato le linee guida della Conferenza svizzera delle istituzioni dell’azione sociale (CSIAS), valide dal 1° gennaio 2021, le quali enunciano che “le persone che non hanno il diritto di rimanere in Svizzera non hanno nessun diritto all’aiuto sociale”.
La ricorrente ha evocato una presunta discriminazione in quanto transgender, ma il tribunale le ha ribadito che “il rifiuto di prestazioni assistenziali ordinarie è applicato indistintamente a chiunque non abbia il diritto di rimanere in Svizzera indipendentemente dall’identità di genere”. Il tribunale ha perlomeno evitato di richiederle il pagamento di una tassa di giustizia e ha posto le spese a carico dello Stato.