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BERNA - Dovrebbe essere più difficile in futuro, specie per chi ha già assolto la scuola reclute o gli specialisti, lasciare la divisa per il servizio civile. È quanto prevedono le modifiche alla pertinente legge adottate oggi dal Consiglio federale assieme al messaggio per il Parlamento. Tra le nuove misure proposte, figura anche l'abolizione della possibilità per i "civilisti" di svolgere il servizio all'estero.
«È necessario agire con una certa urgenza», ha dichiarato oggi davanti ai media il Consigliere federale Guy Parmelin. Le cifre a suo avviso sono preoccupanti: tra il 2011 e il 2017 il numero delle ammissioni al servizio civile è costantemente aumentato e anche nel 2018 per il Consiglio federale è stato eccessivo: viste le 6205 ammissioni registrate, fra cui 2264 di persone che hanno adempiuto la scuola reclute e 350 di sottufficiali e ufficiali, esso ritiene necessario intervenire nella legislazione sul servizio civile.
Da qui la decisione di proporre otto misure - una in più di quelle previste nel progetto preliminare - al fine di arginare questa emorragia di soldati, emorragia che mette in forse la capacità dell'esercito, secondo il responsabile del Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca (DEFR).
A preoccupare il governo sono in particolare le partenze di coloro che hanno già svolto la scuola reclute, e dei quadri. «La truppa perde degli specialisti per i quali è stato investito tempo e denaro», si è lamentato Parmelin. È il caso, ha aggiunto, di coloro che svolgono la formazione gratis in grigioverde per conseguire la patente di camionista, e poi decidono di fare domanda per il servizio civile.
Durante il suo intervento, il "ministro" UDC ha sottolineato che il Consiglio federale non intende mettere in dubbio il servizio civile, ma ha anche ricordato che esso è stato creato nel 1996 per coloro che vogliono far valere un conflitto di coscienza, evitando così una condanna penale. Attualmente la legge non prevede la libera scelta tra servizio civile e militare, ha poi messo in chiaro il consigliere federale vodese.
Secondo Parmelin, i provvedimenti proposti sono proporzionali e dovrebbero riequilibrare la situazione attuale. Quanto agli impieghi all'estero per i "civilisti" - per esempio in settori quali l'aiuto allo sviluppo - benché questa opzione interessi solo qualche decina di persone (67 nel 2018) all'anno, il Governo ha deciso che in futuro tali impieghi non dovranno più essere possibili. «Si tratta di una misura soprattutto simbolica - ha ammesso Parmelin - ma di portata simbolica: ai militari questa possibilità non è infatti concessa».
Parmelin ha citato il caso di un "civilista" che aveva chiesto di poter svolgere il proprio servizio in un'ambasciata svizzera all'estero. In futuro, simili richieste non saranno più possibili.
Le misure
Nelle intenzioni dell'esecutivo, in futuro il numero minimo di giorni di servizio civile dovrebbe essere portato a 150. Tale misura comporterà pure un aumento dei giorni di servizio per i militari che passano al servizio civile a partire dal primo corso di ripetizione.
Ai soldati che dopo la scuola reclute chiedono di passare al servizio civile (40% delle ammissioni) dovrebbe venir inoltre imposto un periodo di attesa di 12 mesi.
Una misura mira pure a diminuire i licenziamenti anticipati dei quadri e degli specialisti che passano al servizio civile; anche per i sottufficiali e gli ufficiali ammessi si applicherà il fattore 1,5 (finora era di 1,1) per il calcolo dei giorni ancora da svolgere.
In futuro, i medici non potranno più prestare servizio civile in qualità di medici. Inoltre, i militari che hanno già assolto tutti i giorni di istruzione non potranno sfruttare l'ammissione al servizio civile per evitare il tiro obbligatorio.
È anche previsto l'obbligo di svolgere completamente il primo periodo di impiego nel servizio civile già entro l'anno successivo all'ammissione. Dall'anno che segue l'inizio del primo impiego vige l'obbligo di prestare annualmente servizio come nell'esercito.
Coloro che presentano una domanda di passaggio al servizio civile durante la scuola reclute dovranno prestare il loro periodo di impiego di lunga durata (180 giorni) entro dodici mesi e non più entro tre anni come avviene attualmente. A questi provvedimenti è stata ora aggiunta l'abolizione degli impieghi del servizio civile all'estero.
Referendum - Le misure proposte oggi dal Consiglio federale per rendere il servizio civile meno attraente sono aspramente criticate dal Gruppo per una Svizzera senza esercito (GSsE) e dalla Federazione svizzera del servizio civile (CIVIVA), che ribadiscono la minaccia di referendum se il parlamento dovesse seguire il governo.
Le misure proposte rimettono in questione il diritto all'obiezione di coscienza e al servizio civile stesso, afferma CIVIVA in una nota. Il progetto governativo - aggiunge - «calpesta l'uguaglianza di trattamento tra reclute e civilisti», che già oggi assolvono un servizio lungo una volta e mezzo quello militare.
Con gli otto provvedimenti oggi illustrati il Consiglio federale mette ancora più ostacoli sulla via dei giovani che vogliono fare qualcosa per la società, deplora da parte sua il GSsE, che caldeggia a sua volta il referendum, già minacciato all'avvio della procedura di consultazione nel giugno 2018.
Lisa Mazzone, copresidente di CIVIVA, dubita che il progetto possa superare lo scoglio della Corte europea dei diritti dell'uomo: "L'obbligo di assolvere al minimo 150 giorni di servizio è incompatibile con il principio della parità di trattamento. Questa misura implica che alcuni coscritti dovranno in futuro effettuare un servizio civile molto più lungo del servizio militare".
«Il Consiglio federale dovrebbe chiedersi come mai tante persone non vedano alcun senso nel servizio militare e preferiscano compiere missioni di servizio civile invece di prendersela con loro», rileva dal canto suo Lewin Lempert, segretario del GSsE.