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Cassis: scarse possibilità di convincere i cinesi sull'Ucraina
Le possibilità che mercoledì a Pechino Ignazio Cassis possa convincere la Cina ad impegnarsi per un vertice mondiale sulla pace per l'Ucraina da tenersi in Svizzera sono scarse.
Stando a Nico Luchsinger, direttore esecutivo dell'ONG Asia Society Switzerland di Zurigo, la sfida maggiore per il consigliere federale ticinese sarà quella di rafforzare un contatto che si è allentato negli ultimi anni. A parere dell'esperto, è improbabile che la Cina si impegni ufficialmente a sostenere un summit che potrebbe ancora tenersi quest'anno.
«A causa delle crescenti tensioni geopolitiche, Pechino non può permettersi di essere ufficialmente coinvolta in un processo che la metterebbe in contrasto con Mosca», ha affermato a Keystone-ATS, Lionel Fatton, professore assistente di relazioni internazionali alla Webster University di Ginevra.
Il «ministro» degli esteri Ignazio Cassis sarà in Cina mercoledì nell'ambito di un periplo asiatico dove incontrerà il suo omologo Wang Yi e il vicepresidente Han Zheng. Il processo di pace in Ucraina è al centro della visita che cade a poche settimane dall'annuncio, da parte della presidente della Confederazione Viola Amherd, che la Svizzera è disponibile ad organizzare un vertice per la pace per trovare una soluzione alla guerra fra l'Ucraina e la Russia.
Molti osservatori hanno fatto notare che un simile incontro potrebbe mancare di sostanza senza la partecipazione della Russia; quest'ultima ha subito manifestato la propria opposizione. Le speranze sono ora riposte nel coinvolgimento dei Paesi BRICS, vicini a Mosca e che comprendono Sudafrica, India, Brasile e, se possibile, Cina, o, al di fuori di questo blocco, Arabia Saudita.
A parere di Simona Grano, specialista dell'area presso l'Asia Society, dichiarazioni di Pechino a sostegno del vertice sarebbero un bel colpo diplomatico per la Svizzera. Ma il massimo che possiamo aspettarci da Pechino al termine della visita sono dichiarazioni simboliche a favore della pace, ha spiegato.
E che l'India possa influenzare la Cina in questo dossier è fuori discussione. Nuova Delhi, che il capo della diplomazia elvetica ha visitato all'inizio della settimana, intrattiene relazioni commerciali troppo strette con la Russia per correre il rischio di irritare Mosca, sottolineano gli esperti. A loro avviso, inoltre, l'annuncio di Viola Amherd della partecipazione del presidente ucraino al vertice ha rafforzato lo scetticismo fra i Paesi del Sud globale sulla neutralità della Svizzera.
«Il fatto che siamo riusciti a mettere sulla tavola la questione della pace in Ucraina con i ministri degli Esteri di due grandi potenze BRICS (India e Cina) in così poco tempo è segno di una certa credibilità da parte della diplomazia svizzera», ha affermato invece Nicolas Bideau, responsabile della comunicazione del Dipartimento federale degli affari esteri.
A detta di Lionel Fatton, i buoni uffici della diplomazia svizzera sembrano essere sempre meno in sintonia con le dinamiche internazionali. Attraverso la sua missione in Asia, secondo Fatton la Svizzera vuole dimostrare di avere i mezzi e la volontà di dialogare al di là delle divisioni geopolitiche.
Per quanto riguarda le relazioni con la Cina, la Svizzera deve prima di tutto riattivare i contatti. Sebbene il governo cinese abbia dato un segnale di apertura inviando in Svizzera lo scorso gennaio il primo ministro Li Qiang, Cassis deve prima di tutto far ripartire il motore delle relazioni bilaterali: sono infatti trascorsi quattro anni dal suo ultimo incontro con la controparte cinese.
Il Consigliere federale dovrà insomma infondere nuova linfa alla ventina di dialoghi in corso fra i due Paesi, ha spiegato Fatton. Si potrebbe anche discutere di un eventuale sostegno cinese ai progetti svizzeri in seno al Consiglio di Sicurezza dell'ONU.