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Le azioni giudiziarie lanciate negli USA contro dipendenti del Credit Suisse accusati di complicità in evasione fiscale non si trasformeranno in un secondo "caso UBS": è l'opinione dell'ambasciatore americano a Berna Donald S. Beyer, che sottolinea come non vi siano elementi che facciano pensare a una frode sistematica.
"Abbiamo la speranza e l'aspettativa che la questione si limiti a poche persone singole", afferma il diplomatico in un'intervista pubblicata oggi dalla "Neue Zürcher Zeitung". "Per quanto io possa giudicare, Credit Suisse disponeva di strutture che impedivano una frode sistematica da parte dei suoi collaboratori".
Attualmente quattro banchieri - uno solo tuttora in forza all'istituto - devono rispondere davanti a un tribunale della Virginia di complicità in frode fiscale. Credit Suisse, che non è indagata in quanto società, ha più volte sottolineato la sua estraneità alla vicenda. Ma il pensiero è corso subito a UBS, costretta nel 2009 a pagare una multa di 780 milioni di dollari e a rivelare in seguito - con il beneplacito delle autorità elvetiche - i dati di 4'000 clienti.
SDA-ATS