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Il credente, l'uomo religioso "non è arrogante", e la fede non si impone. La fede è carne, perché Dio si ascolta, si vede e si tocca. La fede ha bisogno di verità e dialoga secondo ragione. La fede costruisce la città e il bene comune. Non facciamoci rubare la speranza, chiniamoci sui sofferenti, fondiamo la fraternità sull'amore, scorgendo in ogni persona una benedizione di Dio per noi. Sta in questi elementi il messaggio che papa Francesco vuole trasmettere con la sua prima enciclica, la "Lumen Fidei".
Nell'enciclica, pubblicata a tempo di record dopo neppure quattro mesi di pontificato, scrive, "assumo il prezioso lavoro" di Benedetto XVI, che aveva abbozzato un'enciclica sulla fede, "aggiungendovi alcuni ulteriori contributi".
Firmata simbolicamente il 29 giugno, festa dei santi Pietro e Paolo, gli apostoli su cui si fonda la Chiesa, la Lettera è lunga una ottantina di pagine nella edizione italiana, divisa in quattro capitoli, integrata nello stile, tanto che non è facile individuare i singoli contributi. È firmata "Franciscus" né poteva essere altrimenti, visto che una enciclica è espressione del magistero, e il magistero è di un papa, non può essere di due.
SDA-ATS