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La Svizzera è menzionata a più riprese nel rapporto “Arms transfers to the Middle East and North Africa”. Secondo questo rapporto, la Svizzera ha regolarmente esportato armi (armi da fuoco e munizioni) verso l’Egitto (dal 2005 al 2009) e verso il Bahrein (a partire dal 2006). Contrariamente ad altri paesi come la Francia, la Spagna e il Belgio, la Svizzera non ha deciso di fermare le sue esportazioni di armi verso il Bahrein quando sono iniziati i movimenti di protesta popolari.
Il rapporto segnala inoltre che le munizioni di fabbricazione svizzera (RUAG) sono state ritrovate tra le mani dei ribelli libici. In origine queste erano state esportate in Qatar, che a sua volta le ha ri-esportate verso la Libia. La Legge federale sul materiale bellico vieta però la ri-esportazione senza autorizzazione da
parte delle autorità svizzere. “Se possiamo ammettere che la Svizzera non è direttamente responsabile in questi casi precisi, i limiti della legge appaiono chiaramente. Non si può negare che la clausola di non riesportazione ha poco valore”, ha dichiarato Alain Bovard, giurista della Sezione svizzera di Amnesty International.
Il rapporto non afferma categoricamente che del materiale bellico svizzero sia stato direttamente implicato nelle violenze commesse in Medio Oriente e nel Nord Africa. Le scatole di munizioni vuote ritrovate in Libia, verosimilmente utilizzare nel conflitto che oppone i ribelli alle truppe lealiste, sembrano però confermare questa ipotesi.
L’Ordinanza sul materiale bellico stabilisce 5 criteri che devono essere rispettati perché un’autorizzazione per esportazione di armi sia concessa. Tra questi criteri figura anche quella del rispetto dei diritti umani. Ma, secondo Alain Bovard, “questo criterio non ha un grande peso, in particolare di fronte a criteri economici”.
Amnesty International si aspetta dalle autorità svizzere che cessino l’esportazione di armi e di materiale bellico verso paesi in cui i diritti umani non sono rispettati. Un criterio, questo, che deve essere assoluto e predominare rispetto ad altri. “Proclamare un embargo sull’esportazione di armi verso un paese in guerra non basta: è necessario farlo, quando questo è prevedibile, molto prima dell’esplosione del conflitto. È necessario procedere a un’analisi più approfondita dei rischi”, ha affermato Bovard.
Amnesty International si aspetta inoltre che la comunità internazionale adotti rapidamente un testo forte sotto forma di un Trattato internazionale per il commercio di armi. Questo testo dovrebbe diventare un testo obbligatorio per gli Stati aderenti e regolamentare in modo rigoroso ogni trasferimento internazionale
(vendita, intermediazione) di armamenti, tecnologia o conoscenze legati alle armi.
19 ottobre 2011