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<h2>SubmittedText<h2><p>La situazione dei diritti umani in Cina è peggiorata in maniera drammatica dalla salita al potere di Xi Jinping. In Tibet ampie parti del centro di studi e monastero di Larung Gar sono state demolite, costringendo monaci e monache al trasferimento forzato. A Lhasa, la scuola per non vedenti fondata quindici anni fa dalla tedesca Tenberken e gestita da Tibetani è a rischio di chiusura. Le attività delle ONG sono sottoposte a restrizioni sempre più forti in tutta la Cina, quando non sono addirittura vietate. Al premio Nobel per la pace Liu Xiaobo, condannato alla detenzione, è stata negata la possibilità di curarsi all'estero nonostante fosse malato terminale. Noti avvocati dei diritti umani cinesi vengono accusati e incarcerati.</p><p>Alla luce di questi fatti, chiedo al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Come giudica la politica sempre più restrittiva del Governo cinese nei confronti della società civile?</p><p>2. Qual è l'impatto di tale politica sul dialogo sui diritti umani e sul clima amichevole che caratterizza le relazioni tra la Cina e il Consiglio federale?</p><p>3. A metà maggio 2017 l'ambasciatore Matyassy si è recato in Tibet nell'ambito della visita della presidente della Confederazione Leuthard a Pechino.</p><p>Qual era lo scopo del viaggio in Tibet e quali risultati sono stati ottenuti?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Rispetto al 2013 il Consiglio federale constata un peggioramento della situazione dei diritti umani in Cina, inclusi i territori del Tibet. Con il presidente Xi Jinping alla guida del Paese, tale tendenza è accompagnata da un'ampia campagna contro la (presunta) infiltrazione ideologica da parte dell'Occidente. Le idee occidentali e una società civile indipendente e critica sono considerate particolarmente pericolose. I soggetti più colpiti sono gli avvocati, il personale delle ONG, gli artisti, i giornalisti, gli accademici e le minoranze etniche e religiose. Lo "Stato di diritto socialista" propagandato dal Partito (rule <b>by</b> law) nell'ottobre del 2014 è molto diverso dalla nostra concezione di Stato di diritto, in base alla quale il potere politico deve essere subordinato alla legge (rule<b> of</b> law). In Cina le leggi sono utilizzate come pretesto per perseguire penalmente ogni forma di espressione critica nei confronti del Governo, il che genera limitazioni più severe della libertà di espressione, riunione e associazione. Tutto questo serve al Partito per consolidare ulteriormente le proprie pretese di potere.</p><p>2. Il rapporto privilegiato con la Cina implica anche l'assunzione di una responsabilità particolare, ovvero quella di affrontare tematiche delicate. La promozione dei diritti umani è infatti parte integrante delle nostre relazioni con questo Paese. Sia in occasione degli incontri bilaterali a Berna e a Pechino sia sul piano multilaterale la Svizzera esprime regolarmente alle autorità cinesi le sue preoccupazioni in merito all'intensificazione della vigilanza e del controllo su cittadini e gruppi sociali. La questione dei diritti umani è stata discussa ai massimi livelli anche in occasione della visita di Stato nel gennaio del 2017, quando sono state affrontate soprattutto le tematiche dello Stato di diritto, della libertà di espressione e dei diritti delle minoranze. Dal 1991, inoltre, la Svizzera e la Cina portano avanti un dialogo bilaterale sui diritti umani. La Svizzera si avvale di tale dialogo, condotto in un contesto confidenziale, per affrontare apertamente e in maniera critica il peggioramento della situazione dei diritti umani in Cina, con particolare riferimento alle restrizioni nei confronti della società civile e ai diritti delle minoranze. In tale ambito si affrontano anche casi specifici. Tuttavia, le diverse accezioni terminologiche sopra citate, ad esempio per i concetti di Stato di diritto e di tutela dei diritti umani a livello universale, a cui si aggiungono le accuse di ingerenza negli affari interni e di imperialismo occidentale, pongono chiari limiti al dialogo.</p><p>3. Per i rappresentanti della Svizzera, i viaggi in loco e i contatti diretti sono strumenti importanti per comprendere meglio gli attuali sviluppi e i problemi, oltre che per segnalare l'interesse della Svizzera in proposito. Ad esempio, tra i compiti del capo della Divisione Asia e Pacifico del DFAE rientrano quelli di conoscere a fondo la situazione sul territorio e di confrontarsi con i responsabili decisionali. Per tale motivo, il capodivisione ha colto l'occasione della visita della presidente della Confederazione Leuthard in Cina per effettuare, dopo il vertice One Belt, One Road, un viaggio di tre giorni nella Regione Autonoma del Tibet (TAR). Durante questo viaggio ha avuto un colloquio ufficiale con il vicepresidente del Governo del TAR nonché membro del Comitato permanente del Partito comunista, anche per esprimere con parole chiare la posizione della Svizzera nella questione del Tibet. In generale è stata percepita una certa apertura verso l'allentamento delle restrizioni di ingresso nella TAR, ma questa apertura potrebbe anche essere un segnale del fatto che la Cina ha sotto controllo la situazione nella TAR e ritiene pertanto che il rischio di disordini politici sia basso.</p>  Risposta del Consiglio federale.