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LONDRA - Critiche al governo conservatore di Theresa May sul dossier dei cambiamenti climatici e sollecitazioni a «fare di più» per ridurre le emissioni nocive nel Regno Unito sono risuonate oggi da parte di diversi deputati britannici nel "Question Time" (l'ora delle domande) del mercoledì dopo l'intervento di ieri a Westminster della giovane attivista svedese Greta Thunberg.
Dai banchi dell'opposizione, Kirsty Blackman, responsabile della politica economica nel partito indipendentista scozzese dell'Snp, ha definito il cambiamento climatico «la più grande crisi mondiale di oggi» e ha denunciato come insufficiente la strategia ambientale del gabinetto May, contestando in particolare «i tagli dei fondi per le fonti d'energia rinnovabili e il sostegno al fracking» per l'estrazione dello shale gas.
Mentre anche un deputato laburista e una conservatrice hanno chiesto all'esecutivo di accelerare il passo su questo terreno, riecheggiando le bacchettate rivolte da Greta alla stessa politica britannica per le sue "bugie" e la sottovalutazione dell'emergenza clima.
Il vicepremier David Lidington ha ammesso che «chiaramente bisogna fare di più» di fronte alla sfida posta dalle giovani generazioni sull'ambiente. Ma ha invitato a non minimizzare gli impegni assunti dal governo britannico attuale, evidenziando fra l'altro il finanziamento extra da 2,5 miliardi di sterline (3,3 miliardi di franchi) appena stanziato per promuovere energie «più pulite».