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La Moldavia vuole aderire all'Unione Europea "il prima possibile" per proteggersi dalla minaccia russa e spera in una decisione "nei prossimi mesi" sull'apertura dei colloqui, ha dichiarato la sua presidente all'AFP in un'intervista. "Crediamo di poter salvare la nostra democrazia solo entrando a far parte dell'UE", ha dichiarato Maia Sandu, pochi giorni prima di una manifestazione pro-europea e poi di un importante vertice UE a Chisinau.
"La Russia continuerà a essere una grande fonte di instabilità negli anni a venire e dobbiamo proteggerci", ha aggiunto la 50enne leader moldava a margine di un vertice del Consiglio d'Europa che si è concluso martedì in Islanda.
L'ex repubblica sovietica, che conta 2,6 milioni di abitanti, terrà il 1° giugno il suo primo importante vertice con l'Europa allargata, con i Paesi della Comunità politica europea (CPE) e i principali pesi massimi del continente.
A febbraio, Sandu ha accusato la Russia di ordire un colpo di Stato per rovesciare l'attuale Governo di Chisinau. Al potere dal 2020, il leader del Paese più povero d'Europa ha indetto per domenica una grande manifestazione a favore dell'UE per dimostrare il sostegno dei moldavi all'adesione.
"La guerra in Ucraina ha messo le cose in bianco e nero: ora è molto chiaro cosa significhi il mondo libero e cosa significhi il mondo autoritario per tutti noi", ha dichiarato la prima donna a guidare il piccolo Paese, un'intera regione del quale, la Transnistria, è di fatto sotto il controllo russo.
L'invasione dell'Ucraina ha risvegliato la possibilità, prima altamente improbabile, di un'adesione a medio termine sia di Kiev sia di Chisinau. Bruxelles ha concesso a Kiev lo status di candidato ufficiale nel giugno 2022, ma chiede ulteriori riforme, soprattutto contro la corruzione.
La piccola Moldavia, che confina con la Romania già membro UE, sarebbe probabilmente più facile da integrare a causa delle sue dimensioni, ma restano comunque molti ostacoli e il processo durerebbe almeno fino al decennio del 2030. Oltre alla sua fragilità economica e agli assillanti problemi di corruzione, la Moldavia deve anche trovare una soluzione alla Transnistria secessionista, la già citata regione filorussa di 300’000 persone nella parte orientale del Paese.
"Abbiamo ancora delle cose da fare, ma stiamo lavorando sodo e questo è il nostro obiettivo principale", ha insistito la Sandu, il cui Paese ha annunciato negli scorsi giorni il ritiro dalla Comunità degli Stati Indipendenti (CSI) l'organizzazione internazionale guidata da Mosca nata nel 1991 dopo li crollo dell'URSS e composta da nove delle quindici ex repubbliche sovietiche, con sede a Minsk, in Bielorussia.
Stop totale all'energia russa
Nel fratttempo giovedì mattina, il primo ministro moldavo Dorin Recean, in occasione di una conferenza sulla sicurezza a Bucarest, ha annunciato che il Paese non utilizza più il gas naturale o l'elettricità russa dopo aver posto fine alla sua dipendenza energetica da Mosca in seguito all'invasione dell'Ucraina. Lo riporta il Guardian.
"Se all'inizio della guerra il 100% dell'energia consumata in Moldavia proveniva dalla Russia, oggi la Moldavia può esistere senza il gas naturale o l'elettricità provenienti dalla Russia", ha affermato Recean. "La Moldavia non consuma più gas russo, è integrata nella rete energetica europea sia dal punto di vista tecnico che commerciale", ha aggiunto.
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