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Economia
Gli svizzeri acquistano sempre meno giocattoli per Natale
Questo Natale le economie domestiche svizzere intendono spendere in media 267 franchi per acquistare giocattoli, un importo simile a quello dell’anno...
Questo Natale le economie domestiche svizzere intendono spendere in media 267 franchi per acquistare giocattoli, un importo simile a quello dell’anno scorso (270) ma nettamente inferiore a quello del 2015, quando erano previsti 332 franchi. Stando a uno studio pubblicato oggi dall’istituto di ricerche di mercato GfK, il 30% degli interrogati nell’ambito di un sondaggio ha dichiarato di voler spendere più di 200 franchi.
Gli uomini si mostrano più generosi rispetto alle donne: prevedono di comprare giocattoli per 290 franchi, le donne 240. Nella ricerca di regali la maggior parte degli svizzeri preferisce recarsi in un negozio specializzato o in un reparto giocattoli, mentre la quota di acquisti online è ancora inferiore al 10%. Il 63% degli interpellati compra i giocattoli attraverso entrambi i canali di vendita, il 33% si limita ai punti vendita classici e solo il 4% unicamente a internet.
Quest’anno gli acquisti sono stati effettuati più in anticipo rispetto ad altri anni. La quota di coloro che a due settimane da Natale non aveva ancora comprato nulla è sceso per la prima volta da tre anni, al 22%. Il "black Friday", la giornata di super-sconti importata dagli Stati Uniti, ha fatto la sua parte: il 14% degli interrogati ha affermato di averne approfittato per acquistare giocattoli, contro il 10% l’anno scorso. Il sondaggio è stato condotto tra il 30 novembre e il 5 dicembre nella Svizzera tedesca e romanda.
Colosso farmaceutico israeliano in crisi: via 14mila posti
Il colosso farmaceutico israeliano Teva ha in programma nei prossimi 2 anni un taglio del proprio personale di ben 14’000 unità (25% della forza lavoro) e...
Il colosso farmaceutico israeliano Teva ha in programma nei prossimi 2 anni un taglio del proprio personale di ben 14’000 unità (25% della forza lavoro) e per questo i sindacati hanno minacciato il ricorso allo sciopero generale per domenica se il piano non sarà ritirato. Da tempo l’azienda è in crisi e non sono valsi a nulla gli interventi finora adottati. La stampa oggi ha attaccato l’azienda a cui – ha ricordato – sono stati dati miliardi dallo Stato. Teva ha circa 6’800 impiegati in Israele e 57’000 in tutto il mondo.
Zalando si allea con Adidas e Nike contro Amazon
Il gruppo tedesco di shopping online Zalando ha stretto accordi con marche di abbigliamento importanti, come Adidas e Nike, per contrastare la concorrenza della...
Il gruppo tedesco di shopping online Zalando ha stretto accordi con marche di abbigliamento importanti, come Adidas e Nike, per contrastare la concorrenza della rivale Amazon. Lo rivela sull’edizione di stamane il quotidiano economico "Handelsblatt". La novità dell’accordo consiste nel fatto che il gruppo di shopping online sul suo sito offrirà pagine dedicate alle singole marche, che avranno il controllo su assortimento, prezzi di listino e modalità di presentazione dei prodotti, e in cambio Zalando prenderà una provvigione sugli acquisti, spediti al cliente direttamente dalle case produttrici, senza passare dal magazzino berlinese. In altre parole, Zalando offre una vetrina online alle case produttrici, e in cambio riceve una provvigione e dati personali. "I partner hanno in mano le redini degli affari", ha detto il manager di Zalando, Carsten Keller, "hanno il controllo su assortimento, i prezzi e come le marche vengono presentate". La società spera che questi accordi di cooperazione la aiutino, sul lungo periodo, a superare l’impasse dopo i risultati deludenti dell’autunno appena trascorso. (ats)
Secondo la Bns i bitcoin non sono un pericolo per l'economia
Le criptomonete non rappresentano un pericolo per la politica monetaria o per la stabilità finanziaria: lo ha affermato il presidente della direzione...
Le criptomonete non rappresentano un pericolo per la politica monetaria o per la stabilità finanziaria: lo ha affermato il presidente della direzione della Banca nazionale svizzera (Bns) Thomas Jordan in un incontro con i giornalisti a Berna dopo le decisioni trimestrali prese dall’istituto. Agli occhi della BNS il tema bitcoin e simili va attualmente considerato soprattutto nell’ottica della protezione dei consumatori e degli investitoti. Le monete virtuali hanno il carattere di uno strumento di investimento: "e questi strumenti comportano anche dei rischi, come una perdita di valore", ha detto Jordan. Anche riguardo a possibili problemi sistemici i rischi sono molto limitati. "Le perdite possono essere molto dolorose per il singolo, ma non hanno alcun significato per la stabilità finanziaria", ha sostenuto il numero uno della BNS.
Lancio positivo per le nuove banconote di 10, 20 e 50 franchi
L’introduzione delle nuove banconote della BNS sta procedendo bene: il bilancio intermedio è positivo, ha affermato il vicepresidente Fritz Zurbrügg durante l'incontro di oggi. Sono oramai in circolazione i 10, 20 e 50 franchi, vale a dire la metà della serie, la nona nella storia della BNS. L’introduzione del 200 franchi rimane previsto nell’autunno del 2018, mentre per il 1000 e il 100 franchi si dovrà attendere il 2019. Anche i ritorni delle banconote dell’ottava serie è in linea con le attese, si è rallegrato Zurbrügg.
La Fed abbassa il tasso e la Bns mantiene invariata la propria politica monetaria
All’indomani della decisione della Federal Reserve di aumentare il tasso direttore, la Banca nazionale svizzera (Bns) lascia...
All’indomani della decisione della Federal Reserve di aumentare il tasso direttore, la Banca nazionale svizzera (Bns) lascia invariata la sua politica monetaria: l’istituto d’emissione mantiene fermo fra il -1,25% e il -0,25% il margine di fluttuazione del Libor a tre mesi, suo principale tasso di riferimento. Vengono anche confermati gli interessi negativi dello 0,75% sui conti giro presso la Bns.
L’istituto ribadisce inoltre di essere pronto a intervenire sul mercato delle divise. Il franco "ha tuttora una valutazione elevata", sebbene la sua sopravvalutazione negli ultimi tre mesi abbia continuato a ridursi, si legge in una nota della banca centrale. Le decisioni comunicate oggi dalla Bns, che esamina la situazione monetaria quattro volte all’anno, non rappresentano una sorpresa: sono perfettamente in linea con le previsioni degli analisti.
L’istituto non segue quindi le orme della Federal Reserve, che ieri ha operato un aumento del tasso di un quarto di punto, il quinto dalla fine del 2015 e il terzo nel solo 2017. L’istituto prevede inoltre tre ulteriori ritocchi nel 2018. D’altra parte la Bns più che alla Fed deve guardare alla Banca centrale europea (Bce). Questa renderà note le sue mosse nel primo pomeriggio, ma viene ritenuto praticamente sicuro che l’istituto manterrà il tasso principale fermo al minimo storico dello 0,00%. È opinione comune degli analisti che la Bns non possa permettersi alcuna stretta monetaria prima che si muova la Bce: troppo elevato sarebbe il rischio di vedere il franco tornare a rafforzarsi nei confronti dell’euro, con conseguenze ritenute nefaste per l’export elvetico.
Gli Usa appaiono quindi più in avanti nel processo di normalizzazione da una politica monetaria ultraespansiva avviata dalle banche centrali dopo la crisi finanziaria del 2008 per stimolare le economie dei singoli paesi. Gli interventi hanno peraltro lasciato profonde tracce sui conti: la somma di bilancio della Bce si è gonfiata arrivando a sfiorare i 5'000 miliardi di euro, mentre quella della Bns è di circa 840 miliardi di franchi. In rapporto al prodotto interno lordo il dato elvetico è maggiore di quello europeo (127% contro circa 40%).
La Fed aumenta i tassi di interesse
La Fed (la banca centrale Usa) alza i tassi di interesse di un quarto di punto portandoli in una forchetta fra l’1,25% e l’1,50%. Si tratta della terza stretta dell’anno e della...
La Fed (la banca centrale Usa) alza i tassi di interesse di un quarto di punto portandoli in una forchetta fra l’1,25% e l’1,50%. Si tratta della terza stretta dell’anno e della quinta dell’era Janet Yellen. La Fed prevede tre aumenti dei tassi di interesse nel 2018, secondo quanto emerso al termine della riunione della banca centrale. La Fed conferma così le sue stime di settembre sul numero di strette il prossimo anno. L’economia ’’garantisce aumenti graduali dei tassi di interesse’’, ha affermato la banca centrale americana al termine della due giorni di riunione.
Bsi-Efg, conclusa la migrazione informatica
L’acquisizione di Bsi da parte del gruppo bancario zurighese Efg International è terminata: tutte le attività dell’istituto ticinese sono state trasferite sulla...
L’acquisizione di Bsi da parte del gruppo bancario zurighese Efg International è terminata: tutte le attività dell’istituto ticinese sono state trasferite sulla piattaforma informatica di Efg.
In un primo tempo erano state inglobate le filiali di Bsi di Zurigo e Ginevra, nel frattempo è stato fatto lo stesso anche con quelle in Ticino, spiega Efg in un comunicato odierno. L’integrazione si è così conclusa prima del previsto. Operando su una piattaforma comune il gruppo spera di poter approfittare di sinergie.
Efg ha acquisito la banca dal gruppo brasiliano Btg Pactual. Al momento dell’annuncio della transazione, nel febbraio 2016, si era parlato di un prezzo di 1,33 miliardi di franchi. Alla luce del coinvolgimento dell’istituto luganese nello scandalo di corruzione del fondo sovrano della Malaysia 1Mdb e considerati i deflussi di denaro della clientela, Efg è riuscita a ottenere uno "sconto", per un prezzo finale di 971 milioni. L’operazione è andata in porto nel novembre 2016, mentre il valore d’acquisto definitivo è stato concordato nel luglio 2017.
Con patrimoni amministrati per oltre 147 miliardi di franchi Efg si considera una delle più grandi banche private elvetiche. Come noto dal primo gennaio il nuovo Ceo sarà Giorgio Pradelli, attuale responsabile delle finanze (Cfo). Succederà a Joachim Straehle, che andrà in pensione alla fine del corrente mese.
In borsa stamane il titolo Efg si è mosso poco. Dall’inizio dell’anno ha per contro guadagnato quasi il 50%.
'Bitcoin' è sulla bocca di tutti
Bitcoin è il termine finanziario svizzero del 2017. È stato selezionato da una giuria composta da cinque persone, su iniziativa del portale finanziario finews.ch e della Banca Migros...
Bitcoin è il termine finanziario svizzero del 2017. È stato selezionato da una giuria composta da cinque persone, su iniziativa del portale finanziario finews.ch e della Banca Migros. Nessun altro fenomeno nel settore finanziario ha destato maggiore clamore nel 2017 della criptovaluta bitcoin, si legge in una nota odierna. Legato a enormi oscillazioni, il suo valore nel corso degli scorsi 12 mesi è aumentato esponenzialmente. Non è prevista a breve una fine di questa crescita. Il termine finanziario dell’anno è stato deciso per la quarta volta. I precedenti sono stati: "tassi negativi", "politica del tasso zero" e "shock del franco".
Apple vicina all'acquisto di Shazam
Apple sarebbe vicinissima all'acquisto di Shazam, la popolarissima app che permette di riconoscere i brani musicali. Secondo molti media specializzati, si tratterebbe di un'...
Apple sarebbe vicinissima all'acquisto di Shazam, la popolarissima app che permette di riconoscere i brani musicali. Secondo molti media specializzati, si tratterebbe di un'operazione da 400 milioni di dollari, che potrebbe essere chiusa già settimana prossima.
Shazam, fondata nel '99 e basata a Londra, a partire dal settembre 2012 ha incassato 32 milioni di dollari di finanziamenti. Conta oltre un miliardo di download all'anno e centinaia di milioni di utenti ogni mese.
La multinazionale sudafricana Steinhoff brucia miliardi in Borsa e fa tremare le banche
Lo scandalo che sta travolgendo il gruppo sudafricano Steinhoff International Holdings rischia di costare caro, oltre...
Lo scandalo che sta travolgendo il gruppo sudafricano Steinhoff International Holdings rischia di costare caro, oltre che agli azionisti, anche a quanti hanno prestato denaro alla multinazionale del retail quotata a Francoforte e Johannesburg: banche europee e americane, ma anche ai possessori dei bond, inclusa la Banca centrale europea (Bce).
In base ai dati contabili dello scorso marzo Steinhoff, che è sotto inchiesta in Germania e in Sudafrica con l’accusa di aver truccato i bilanci, aveva debiti per 18 miliardi di euro, di cui 12 a lungo termine e 6 a breve, riporta Bloomberg. Esposizioni che potrebbero essere in portafoglio agli istituti che lavorano con Steinhoff come Standard Bank, FirstRand, Citigroup, Bank of America, Hsbc e Bnp Paribas.
Il gruppo sudafricano è un colosso della grande distribuzione che si è espanso globalmente attraverso una aggressiva campagna di acquisizioni. Controlla 40 catene in più di 30 Paesi, con più di 12 mila negozi e 130 mila dipendenti. Si tratta in gran parte di catene di arredamento, casalinghi e abbigliamento, a cui si aggiunge qualche attività nell’automotive come la società di noleggio Hertz.
Mercoledì scorso la società ha annunciato l’emersione di "nuove informazioni" sulle irregolarità contabili. Il Ceo Markus Jooste, ha rassegnato le dimissioni, la società di consulenza PwC è stata chiamata a svolgere un’indagine indipendente e l’esame dei risultati 2017 è stata rinviata sine die, in attesa di fare chiarezza sui conti.
In tre giorni le azioni hanno perso l’82% del loro valore, di cui oggi un 23%, bruciando 15 miliardi di dollari di capitalizzazione. Moody’s ha tagliato il rating a ’junk’, con una sforbiciata di quattro gradini a B1 a causa delle "incertezze e implicazioni sulla liquidità e sulla struttura del debito". In caduta libera anche i bond. Tra cui figura un’obbligazione da 800 milioni in scadenza nel 2025 finita in parte nel portafoglio della Bce. Vale meno della metà del suo valore nominale, dopo aver perso oggi un altro 20%.
Intanto Steinhoff ha rinviato al 19 dicembre l’incontro che annualmente tiene con le banche per presentare i risultati di bilancio. Oltre che con il gruppo gli istituti di credito sono indebitati con il presidente e primo azionista Christo Wiese, tra gli uomini più ricchi del Sudafrica. L’anno scorso un pool di banche l’ha finanziato prendendo a garanzia azioni Steinhoff. Titoli che un mese fa valevano 2,2 miliardi e oggi neanche 400 milioni.
Vent'anni fa è nato il 'gigante' Ubs
Nasce un gigante: così titolava la stampa venti anni fa alla notizia della mega fusione tra l’allora Unione di banche svizzere e la Società di banca svizzera (Sbs), da cui è nata...
Nasce un gigante: così titolava la stampa venti anni fa alla notizia della mega fusione tra l’allora Unione di banche svizzere e la Società di banca svizzera (Sbs), da cui è nata l’attuale Ubs.
A due decenni di distanza lo storico Tobias Straumann commenta: il matrimonio ha comportato la fusione di due diverse culture imprenditoriali. Decisive per il buon esito del connubio sono state le dimensione del neo costituito gruppo bancario: "negli anni Novanta, afferma Straumann, era in atto un processo di consolidamento del settore finanziario, non solo in Svizzera, ma a livello globale" e l’accorpamento aveva la sua logica: la Sbs era molto presente nel mondo anglosassone dell’investment banking ed aveva riserve di capitale relativamente limitate: "l’Unione di banche svizzere era l’esatto contrario".
Alla fusione si è giunti dopo numerosi tentativi. Sbs era stata corteggiata anche da Credit Suisse, che rimase però con un pugno di mosche in mano. L’allora Ubs e Sbs, spiega Straumann, avevano due culture commerciali diverse: Sbs, con sede a Basilea, era più anglosassone, più informale e meno orientata ai principi di anzianità". Ubs, con sede a Zurigo, "poneva invece l’accento sulla stabilità, era improntata sul modello svizzero ed era organizzata secondo una gerarchia di stampo militare".
Dopo la fusione si impose la cultura di Sbs, che a livello di management risultò dominante. Senza contare che la nuova entità dovette digerire un contraccolpo miliardario in relazione al dissesto dell’hedge fund americano Ltcm, un’eredità della vecchia Ubs, cui si aggiunsero altre perdite dovute alle crisi in Asia e Russia degli anni 1997-1998. "Questi problemi hanno fortemente indebolito la posizione di Ubs nel nuovo istituto", secondo l’esperto, e i manager di Sbs presero allora in mano il timone della nave.
Oggi, stando a Straumann, di quella diversità di culture non c’è più traccia. Ubs è diventata una banca internazionale e ai piani alti i manager svizzeri costituiscono soltanto una minoranza. L’istituto, dopo le difficoltà iniziali, ha saputo riprendere quota e nel 2005 ha archiviato l’esercizio con un utile record di 14 miliardi di franchi. Per poi inciampare però nel 2007 quando ha subito in modo particolarmente violento le conseguenze del crollo del mercato immobiliare americano, rimanendo invischiata nella cosiddetta "crisi dei subprime" che la portò sull’orlo del fallimento.
Senza l’aiuto della Confederazione, la banca in quell’occasione probabilmente non si sarebbe salvata. Attualmente, grazie alle nuove disposizioni e regolamenti statali, il comparto bancario è tutto sommato più stabile, afferma Straumann, ma i nuovi standard non basteranno ad evitare una nuova crisi finanziaria. "Bello sarebbe se la banche riuscissero da sole ad assorbire le perdite senza aiuti statali, ma è impossibile prevedere ora se l’obiettivo potrà essere raggiunto". Molto dipenderà dall’intensità delle crisi. "È comunque importante non rimanere a guardare nell’illusione che i pericoli siano scomparsi". (ats)
BancaStato, direzione generale al completo
La Direzione generale di BancaStato è ora operativamente al completo. A sancire questo importante passo è stata l’entrata in carica di Gabriele Zanzi, nuovo responsabile...
La Direzione generale di BancaStato è ora operativamente al completo. A sancire questo importante passo è stata l’entrata in carica di Gabriele Zanzi, nuovo responsabile dell’Area Retail e Aziendale, avvenuta negli scorsi giorni.
Il riassetto organizzativo della Direzione generale era iniziato a luglio di quest’anno con l’avvicendamento alla Presidenza tra Bernardino Bulla e Fabrizio Cieslakiewicz, nonché con la creazione della nuova Area Gestione Crediti e Supporto, affidata all’Avv. Patrick Lafranchi.
“È un ulteriore importante passo per BancaStato. Le rispettive Aree di competenza possono infatti contare su dirigenti che si distinguono grazie al grande spessore professionale, all’ampia conoscenza del mercato ticinese e alla più totale dedizione all’Istituto: componenti cruciali per il bene della banca dei ticinesi” ha commentato Fabrizio Cieslakiewicz.
La Direzione generale è ora composta (da sinistra nella foto) da Gabriele Zanzi, responsabile dell’Area Retail e Aziendale, Avv. Patrick Lafranchi, responsabile dell’Area Gestione Crediti e Supporto, Fabrizio Cieslakiewicz, Presidente, Claudio Genasci, responsabile dell’Area Mercati e Private Banking, e infine Daniele Albisetti, responsabile dell’Area Servizi Finanziari e Operativi.
Cham Paper Group, storica svolta: dalla carta all'immobiliare
Cham Paper Group, attivo nella produzione della carta, si concentrerà in futuro solo sul settore immobiliare. Il gruppo con sede a Zugo si separa...
Cham Paper Group, attivo nella produzione della carta, si concentrerà in futuro solo sul settore immobiliare. Il gruppo con sede a Zugo si separa dalla sua finora principale attività della carta speciale vendendola per 146,5 milioni di franchi a una ditta sudafricana. Lo ha comunicato oggi Cham Paper Group. L’operazione, che dovrebbe concludersi nel primo trimestre del 2018, genererà liquidità di 125 milioni di franchi. In occasione della prossima assemblea generale il consiglio di amministrazione proporrà un dividendo di 6 franchi a partire dall’esercizio 2017.
Bitcoin da vietare, lo chiede il premio Nobel Stiglitz. Intanto nuovo record della criptovaluta
Il ’’bitcoin ha successo solo per il suo potenziale di aggirare le regole e per la mancanza di supervisione:...
Il ’’bitcoin ha successo solo per il suo potenziale di aggirare le regole e per la mancanza di supervisione: dovrebbe essere vietato. Non ha alcuna funzione sociale’’. Lo afferma il premio Nobel all’economia, Joseph Stiglitz in un’intervista a Bloomberg. "È una bolla che regala emozioni forti a molte persone andando su e giù’’.
La notizia arriva il giorno del nuovo record della criptovaluta, che ha superato per la prima volta 10mila dollari, toccando prima un nuovo massimo a 10.831,75 dollari. E poi superando gli 11.000 dollari. La criptovaluta è in aumento del 13% rispetto a ieri. Ieri la moneta virtuale aveva superato i 10mila dollari in Corea del Sud. Non crede molto, almeno per ora, al Bitcoin Jerome Powell, nominato da Donald Trump alla guida della Fed dopo Janet Yellen.
Nell'audizione alla commissione bancaria del Senato per la sua conferma, Powell ha spiegato come a suo avviso le criptovalute saranno un motivo di preoccupazione nel ''lungo, lungo termine'': per ora l'industria non è abbastanza grande da avere un impatto sulla politica della Fed. Una posizione in linea con quella espressa nelle settimane scorse da Mario Draghi, secondo il quale le criptovalute non sono ancora abbastanza mature da richiedere regole. E proprio in assenza di regole il loro valore si impenna.
Il Bitcoin supera per la prima...
Il Bitcoin supera per la prima volta 10.000 dollari, toccando un nuovo massimo a 10'831,75 dollari. Lo afferma Coindesk, sottolineando che in sole 24 ore la criptovaluta è salita del 10%.
Il Bitcoin supera per la prima volta 10.000 dollari, toccando un nuovo massimo a 10'831,75 dollari. Lo afferma Coindesk, sottolineando che in sole 24 ore la criptovaluta è salita del 10%.
Mai così tanti miliardi gestiti in Svizzera
Alla fine del 2016 i patrimoni gestiti in Svizzera hanno raggiunto un nuovo record: 1'970 miliardi di franchi, in aumento del 5 per cento rispetto all’anno precedente,...
Alla fine del 2016 i patrimoni gestiti in Svizzera hanno raggiunto un nuovo record: 1'970 miliardi di franchi, in aumento del 5 per cento rispetto all’anno precedente, indica in un sondaggio pubblicato oggi la Swiss funds & asset management Association (Sfama). Di questi, 1'125 miliardi di franchi sono attribuiti a collocamenti collettivi di capitale (+7%), mentre 845 miliardi di franchi (+3%) a mandati istituzionali, rileva la Sfama nella nota, precisando che gli averi di investitori stranieri nel settore dei mandati istituzionali sono passati da 160 a 223 miliardi.
"L’aumento del 5% degli attivi in gestione mostra che l’Asset Management in Svizzera si sviluppa in modo dinamico. Quasi tutti i partecipanti al sondaggio hanno registrato un aumento nel 2016", sottolinea Lorenz Arnet, responsabile della piattaforma Asset Management Svizzera, citato nel comunicato. Contrariamente all’edizione precedente, in particolare per ottenere una delimitazione chiara della gestione degli attivi in rapporto a banche private, il sondaggio esclude i mandati per investitori privati. A fine 2015 questi rappresentavano un volume di 420 miliardi di franchi.
Per quanto riguarda le cifre attuali nei mandati istituzionali, 74% del patrimonio amministrato – ovvero 622 miliardi di franchi – provenivano da investitori svizzeri. Gli attivi gestiti da collocamenti collettivi di diritto svizzero hanno raggiunto 787 miliardi, contro i 732 miliardi dell’anno precedente. Parallelamente, i collocamenti collettivi di diritto estero sono progrediti da 320 a 340 miliardi.
Il sondaggio tiene conto degli averi gestiti in Svizzera alla fine del 2016 da banche, commercianti di valori mobiliari, direzioni di fondi e amministratori di patrimoni collettivi sorvegliati dall’Autorità di sorveglianza dei mercati finanziari (Finma). Le cifre si basano sui dati di 31 partecipanti che rappresentano circa l’80% dell’insieme del mercato, indica Sfama (Ats).
'Buongiorno! Per la Posta?'. La risposta da un automa
PostFinance è il primo istituto finanziario svizzero che offre un assistente virtuale sul proprio sito web. Il chatbot è disponibile 24 ore su 24 e risponde in...
PostFinance è il primo istituto finanziario svizzero che offre un assistente virtuale sul proprio sito web. Il chatbot è disponibile 24 ore su 24 e risponde in modo automatico alle domande più frequenti dei clienti. Un vero e proprio assistente virtuale che però al momento funziona solo in tedesco.
Lo shopping online spopola tra gli svizzeri: il 49% fa acquisti su internet
La percentuale di svizzeri che effettua acquisti via internet è cresciuta passando dal 44% del 2016 al 49% di quest’anno. I portali...
La percentuale di svizzeri che effettua acquisti via internet è cresciuta passando dal 44% del 2016 al 49% di quest’anno. I portali esteri preferiti dagli elvetici sono quelli tedeschi (63%), cinesi (34%) e francesi (32%). Circa l’80% degli acquirenti online svizzeri ha ordinato almeno una volta su un sito internet estero, ha comunicato oggi la società di distribuzione di pacchi Dpd Svizzera presentando un sondaggio basato su 24’871 interviste condotte in 22 paesi europei, di cui 1007 in Svizzera.
Prevalentemente gli elvetici effettuano acquisti online in ambito di abbigliamento (51%), libri (38%) e scarpe (37%). Quale motivazione per gli ordini effettuati all’estero le persone hanno indicato prezzi migliori (62%) e la possibilità di comprare prodotti non disponibili localmente (57%). Nonostante gli acquisti online aumentino, la Svizzera resta al di sotto della media europea (54%), sottolinea la nota. Gli elvetici (89%) però si mostrano in media più fedeli degli europei nell’ordinare regolarmente o persino sempre sugli stessi siti (86%).
Cambio valute, il Bitcoin raggiunge quota 10mila dollari
Il Bitcoin veleggia verso il traguardo dei 10'000 dollari. La criptovaluta – che ieri aveva superato la soglia dei 9'000 dollari – oggi si è spinta fino a 9...
Il Bitcoin veleggia verso il traguardo dei 10'000 dollari. La criptovaluta – che ieri aveva superato la soglia dei 9'000 dollari – oggi si è spinta fino a 9.747 dollari segnando l’ennesimo record intraday, per poi rallentare attorno a 9.350 dollari. Nelle ultime due settimane le quotazioni sono salite del 45% proseguendo "una corsa a lungo termine sulla criptovaluta alimentata dallo tsunami del trading speculativo sulle borse giapponesi – ha commentato a Bloomberg Thomas Glucksmann di Cryptocurrency exchange Gatecoin – e dall’ingresso di investitori istituzionali in tutto il mondo".
Padroncini, dal 1° gennaio scatta l'obbligo di annuncio all'Iva anche per importi di poco conto
Anche un solo franco di lavori svolti in Svizzera comporterà, dal primo gennaio 2018, l’obbligo per le piccole...
Anche un solo franco di lavori svolti in Svizzera comporterà, dal primo gennaio 2018, l’obbligo per le piccole imprese italiane di nominare un loro rappresentante fiscale ai fini Iva nel Canton Ticino. Pena il divieto di operare sul territorio svizzero.
Sino a oggi questo obbligo riguardava le società estere che producono sul territorio elvetico, un fatturato superiore ai 100mila franchi e che, per fornire opportune garanzie finanziarie e fiscali, erano obbligate a dotarsi di un rappresentante fiscale in Svizzera.
“Con la nuova normativa è sufficiente anche un mini-appalto, una prestazione d’opera marginale, per incorrere nell’obbligo di dotarsi (e sopportarne l’onere conseguente) di un rappresentante permanente nella Confederazione. Obbligo allargato a tutte le imprese che complessivamente producono (anche in assoluta prevalenza in Italia o in altri paesi) un fatturato annuo pari a 100 mila franchi, ma anche solo una volta l’anno sbarcano in Svizzera”. afferma – citato in una nota – Massimo Antognini, amministratore della fiduciaria Sofipo Global Plus Sa di Lugano.
In passato l’obbligo ricadeva sulle imprese che fatturavano almeno 100mila franchi in Svizzera, dal primo gennaio riguarderà tutte le imprese che fatturano almeno 100mila franchi complessivamente, di cui anche un solo euro in Svizzera.
Con la nuova norma il rappresentante fiscale dovrà essere eletto 'domicilio' per quanto riguarda l’imposta sul valore aggiunto e si assumerà l’impegno per l’esatta osservanza delle prescrizioni Iva, i rendiconti periodici e il pagamento delle imposte dovute, le scritture contabili, operando da ponte fra impresa e Afc (Amministrazione federale delle contribuzioni). Come per il passato, il contribuente estero sarà tenuto a presentare una garanzia (il cui valore sarà parametrato sul volume di affari atteso) a titolo di copertura delle pretese della Afc quali imposte, interessi moratori, sanzioni, spese.