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BERNA - L'approvazione dell'iniziativa sulla dissimulazione del volto, accolta domenica scorsa dal popolo svizzero con il 51.2% dei consensi, continua a far rumore. Negli scorsi giorni la decisione presa dalla maggioranza dei cittadini elvetici era stata bacchettata dall'Alto Commissariato per i diritti umani dell'Onu e proprio pochi giorni fa il controverso milionario franco-algerino Rachid Nekkaz ha confermato la sua intenzione di pagare tutte le multe delle donne che continueranno a indossare il burqa, malgrado il nuovo articolo costituzionale. Un episodio, questo, che ha fatto infuriare il consigliere nazionale UDC Piero Marchesi che ha deciso d'inviare un'interrogazione alle Camere federali per quello che lui definisce «un grave incitamento» alla violazione di una legge. E non si tratta neppure della prima volta.
Recidivo - L'imprenditore e milionario aveva infatti già lanciato una proposta analoga durante una conferenza stampa (non autorizzata) svoltasi il 10 dicembre 2015 in Piazza Grande a Locarno, dopo che la legge era stata approvata a livello cantonale in Ticino nel settembre del 2013. E l'aveva successivamente ripetuta nel 2018 nel Canton San Gallo.
La precedente interpellanza - Una settimana dopo la conferenza stampa locarnese, il consigliere nazionale leghista Lorenzo Quadri inviò la prima interpellanza su Richard Nekkaz, chiedendo al Consiglio federale se «fosse persona gradita in Svizzera». A quella domanda - ricorda Marchesi - Berna rispose che «la Fedpol può disporre l'espulsione nei confronti di uno straniero allo scopo di salvaguardare la sicurezza interna o esterna della Svizzera. Un reato punito con la sola multa non soddisfa però a queste condizioni». E non se ne fece più nulla.
La storia però ora si ripete a livello nazionale e per questo motivo Marchesi chiede al Consiglio federale «cosa intenda fare» per impedire a Rachid Nekkaz «di continuare a istigare alla violazione della Costituzione e della legge». Come si dice in questi casi... affaire à suivre.