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Ucraina In Svizzera diminuiscono i patrimoni russi bloccati
In Svizzera, in relazione alle sanzioni contro la Russia per l'aggressione dell'Ucraina, sono congelati patrimoni per 6,3 miliardi di franchi, 1,2 miliardi in meno rispetto all'inizio di aprile. Quest'evoluzione è dovuta al fatto che i fondi bloccati a titolo precauzionale sono stati sbloccati dopo le dovute verifiche.
Lo ha indicato questo giovedì a Berna Erwin Bollinger, il capo del campo di prestazioni Relazioni economiche bilaterali presso la Segreteria di Stato dell'economia (SECO).
Lo scorso 7 aprile nella Confederazione erano congelati 7,5 miliardi di franchi. Da allora sono stati segnalati altri 2,2 miliardi. Allo stesso tempo, però, sono stati sbloccati 3,4 miliardi di franchi che erano stati congelati in via precauzionale. Mercoledì risultavano ancora congelati 6,3 miliardi e undici proprietà, ha spiegato l'ambasciatore, sottolineando che le banche si sono dimostrate molto attive agendo precauzionalmente.
Dopo il blocco, in collaborazione con la SECO, gli istituti di credito conducono «un'analisi approfondita» e decidono definitivamente se confermare la congelazione dei beni o se liberarli. Il mancato scongelamento dei patrimoni, in assenza di ragioni fondate, esporrebbe la SECO a procedimenti giuridici, ha indicato Lukas Regli, vicecapo del settore Sanzioni presso la SECO.
La SECO ha consultato esperti dell'amministrazione
Quest'ultima ha precisato in quali condizioni gli avvocati siano tenuti e quando no ad annunciare patrimoni potenzialmente oggetto delle sanzioni. L'iniziativa è stata presa autonomamente dalla SECO. Né la commissione Helsinki del Congresso e del governo degli Stati Uniti, che la scorsa settimana ha accusato la Svizzera di negligenza, né attori interni hanno indotto la Segreteria ad agire.
«In linea di principio, gli avvocati hanno il dovere di assicurarsi di non contribuire alla violazione delle disposizioni sanzionatorie», ha detto Regli. Non sono tenuti a informare le autorità quando esercitano la rappresentanza di un cliente in giudizio, ad esempio durante un procedimento penale. Devono invece annunciare i patrimoni qualora ad esempio dovessero operare come intermediari finanziari.
La SECO è giunta a questa conclusione consultando esperti dell'amministrazione. La situazione giuridica non è cambiata. Si tratta di un'analisi delle norme applicabili. «Per finire però solo un tribunale può decidere se sia il segreto professionale dell'avvocato o la legge sugli embarghi a prevalere», ha detto Bollinger.
ns, ats