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Il parametro dell’impronta idrica dimostra come gran parte dei consumi elvetici vadano a impattare anche in zone del mondo dove la risorsa scarseggia
Si chiama «impronta idrica». Si tratta di un indicatore che mostra il consumo di acqua dolce per produrre i beni e i servizi utilizzati da una persona e una comunità più o meno ampia. Questo concetto è stato introdotto nel 2002 da Arjen Hoekstra e Ashok Chapagain dell’Università di Twente (nei Paesi Bassi) e, nel corso del tempo, ha assunto un’importanza sempre maggiore, considerando quanto sia divenuto cruciale il corretto sfruttamento delle risorse idriche per la sopravvivenza del pianeta.
Nemmeno la Svizzera, nonostante gli abbondanti bacini da cui attingere, è immune al problema della gestione dell’acqua. Ed esaminare l’impronta idrica aiuta a capire il perché. Il rapporto pubblicato dalla Direzione dello sviluppo e della cooperazione—del Dipartimento federale degli affari esteri—afferma che l’82 per cento dell’impronta idrica elvetica è dovuto a consumi d’acqua che avvengono in altri Paesi e spesso in zone della Terra in cui questa risorsa è molto scarsa.
Solo il 18 per cento dell’impronta idrica è utilizzato per il fabbisogno diretto o per la produzione di beni consumati in Svizzera. In pratica, ogni abitante consuma mediamente 162 litri d’acqua al giorno per uso domestico: bere, cucinare, pulire o lavare. Ma se al conteggio si aggiunge anche l’utilizzo «virtuale» per produrre alimenti, bevande, vestiti e molti altri generi di consumo, il conto arriva a toccare i 4.200 litri pro capite al giorno. Moltiplicando questo numero per tutti gli abitanti si raggiungono gli 11mila miliardi di litri d’acqua consumati all’anno nella Confederazione, cioè circa 30 miliardi al giorno. Per fare un raffronto col resto del mondo, la media globale è pari a 1.385 metri cubi all’anno pro capite mentre quella svizzera è superiore e arriva a 1.500 metri cubi all’anno.
Il consumo di beni provenienti dall’estero lascia dunque una «impronta» sulla situazione idrica di Paesi anche molto lontani. In questo senso, sono i prodotti agricoli a fare la parte del leone visto che rappresentano ben l’81 per cento dell’impronta idrica elvetica (i beni industriali sono al 17 per cento, mentre solo il 2 per cento riguarda l’uso domestico). La maggior quota di impronta agroalimentare riguarda il consumo di carne (28 per cento), cereali (11 per cento), zucchero (10 per cento) e latte (10 per cento). Tutti prodotti che, quando arrivano sulle tavole, comportano un utilizzo d’acqua in parti del mondo dove la risorsa idrica rappresenta spesso un bene raro e per questo ancora più prezioso.
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