Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01248.jsonl.gz/576

Contenuto esterno
Il seguente contenuto proviene da partner esterni. Non possiamo dunque garantire che sia accessibile per tutti gli utenti.
Ancora accuse di indebito spionaggio, mosse stavolta dal piccolo paese di Timor est, all'Australia, già impegnata a districarsi da una crisi con l'Indonesia, dopo le rivelazioni secondo cui dalla sua ambasciata a Giakarta sono state monitorate le telefonate del presidente Yudhoyono, della moglie e di alti esponenti politici.
Il presidente del consiglio dei ministri di Timor Est, Agio Pereira, in visita in Australia, ha sostenuto che i servizi segreti australiani Asis nel 2005 hanno installato microfoni nascosti nella sala di riunioni del gabinetto a Dili. Sarebbero stati così registrati i colloqui di ministri e funzionari durante i delicati negoziati per un trattato sullo sfruttamento di ricchi giacimenti di gas naturale nello stretto di Timor che separa i due Paesi.
Indipendente dal 2002 dopo 25 anni di brutale occupazione Indonesiana, Timor est occupa la metà orientale dell'isola, mentre l'altra metà è provincia dell'Indonesia. Con poco più di un milione di abitanti è uno dei paesi più poveri del mondo e conta sui giacimenti dello stretto per sostenere l'economia. Pereira ha anche annunciato che Timor est ha fatto ricorso alla Corte di Arbitrato dell'Aia, che lo esaminerà in dicembre, presentando "prove inconfutabili" per chiedere di invalidare il trattato.
Nel trattato, firmato nel 2006, i due paesi concordavano come condividere i proventi dallo sfruttamento dei giacimenti, ma i timoresi, in parte a causa dello spionaggio, ora contestano il trattato, che avrebbe assicurato all'Australia un forte vantaggio.
"L'insider trading in Australia è un reato. E quando si intercettano le discussioni riservate di una squadra negoziale sull'impatto delle trattative, si ottiene un vantaggio indebito. E si crea un incredibile svantaggio per l'altra arte e secondo il diritto internazionale e la convenzione di Vienna, si deve negoziare in buona fede", ha detto Pereira. "Non è questione di soldi, ma di sovranità nazionale, e riguarda il futuro dalle prossime generazioni".
SDA-ATS