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Fra traduzioni e riscritture
A cura di Irene Botta
Formato 17 x 24 cm, 164 pagine
Nel secolo che corre fra Sette e Ottocento la questione degli Antichi e dei Moderni è al centro della letteratura italiana; e varia fu anche la risposta degli scrittori a quel fervido clima culturale. Vi fu chi, propenso ad accostare novità straniere, si pose a tradurre opere soprattutto di scrittori oltramontani; chi invece, in ossequio al classicismo, rinnovava il culto degli autori antichi, e del più antico Omero in ispecie; e chi s'accostava quindi alla questione con spirito libero, saggiando la propria tempra espressiva in modo "eclettico", e tra questi s'iscrive dignitosamente anche il Soave. (...)
Per quanto attiene poi alla versione di Soave della Batracomiomachia omerica (1805), essa rappresenta qualcosa di assai significativo: sia per la sua figura di letterato, sia per il contesto culturale netro cui il poemetto si colloca: situandosi, questo, sul confine di altre ventuno prove traduttorie, segnate da due nomi illustri: a monte quello di Salvini (1723), a valle quello di Leopardi (1826). Soave si rivela infatti da un lato moderno erede del pionieristico metodo traduttorio salviniano della fedeltà, dall'altro lato intelligente ricettore della più varie esperienze traduttorie settecentesche.