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- Martedì, 14 Aprile 2015 09:50
- di Geneviève de Rham
La riforma "Previdenza per la vecchiaia 2020" non è certo "paritaria", nonostante quanto affermano i suoi sostenitori: favorisce il secondo pilastro a scapito dell' AVS. L'AVS è un'assicurazione sociale pubblica che funziona secondo il sistema a ripartizione: i contributi vengono prelevati su tutti i salari (senza limite massimo) e vengono ripartiti entro l'anno sotto forma di rendite.
I contributi servono direttamente a pagare le rendite, senza essere investite per decenni sui mercati finanziari. Le rendite si situano entro un minimo ed un massimo. Un finanziamento totalmente sociale, dunque.
Come sosteneva il Consigliere federale Hans-Peter Tschudi: "i ricchi non hanno bisogno dell'AVS, ma l'AVS ha bisogno dei ricchi!".
Lo stato di salute dell'AVS è buono, grazie!
La destra e gli ambienti padronali diffondono d anni discorsi allarmistici tesi a far credere come il finanziamento dell'AVS sia minacciato dall'invecchiamento della popolazione. Nel 1997 il Consiglio federale, ad esempio, pronosticava per il 2010 una perdita di 15 miliardi; per contro il bilancio AVS di quell'anno si è chiuso con due miliardi di attivo. In realtà, questo è possibile grazie al fatto che il finanziamento dell'AVS si basa sulla crescita della massa salariale dalla quale sono prelevati i contributi e non solamente sulla percentuale di persone di più di 64-65 anni rispetto alla popolazione totale. Facendo riferimento alla percentuale del PIL, il costo globale dell'AVS, non è praticamente aumentato dal 1970, malgrado il numero di persone al beneficio di una rendita AVS sia più che raddoppiato.
Un secondo pilastro non paritario
Tutt'altra cosa è la previdenza professionale, che è un'assicurazione privata; come per l'assicurazione malattia, nella Legge sulla previdenza professionale, la Confederazione si limita a prescrivere regole minime. Le casse pensione funzionano secondo il sistema della capitalizzazione, ogni assicurato versa dei contributi che vengono accumulati sotto forma di un capitale che varrà come base di calcolo per la sua pensione.
Dal 1970 al 2010, i capitali accumulati dal secondo pilastro sono passati da 37,1 miliardi a più di 750 miliardi (il 140 % del PIL). Questa massa di capitali è investita sul mercato dei capitale e sono i futuri pensionati ad assumersene di fatto tutti i rischi, come è avvenuto in in occasione del crack del 2008 o, più di recente, con la modifica del tasso di cambio del franco svizzero.
La riforma proposta da Berset vuole diminuire al 6% del tasso di conversione e discrimina ancor più le donne perché già ora il sistema del secondo pilastro si basa su un modello di carriera professionale maschile, a tempo pieno. Ma le donne sono confrontate nella loro vita con diversi compiti non retribuiti e lavorano a tempo parziale molto più degli uomini. Per questa ragione, quattro donne su dieci non riescono a raggiungere le condizioni necessarie ad ottenere una rendita dal secondo pilastro. E per quelle che riescono ad ottenerla devono accontentarsi di una rendita mediamente corrispondente alla metà quella degli uomini!
Una riforma contro le donne
Si vuol far credere che un abbassamento della soglia di accesso al secondo pilastro limiterebbe questa discriminazione. In realtà i salari bassi pagheranno contributi più alti per rendite più basse. Per i/le salariati/e modesti/e – per la maggior parte donne – sarebbe ben più efficace un aumento dei contributi AVS, migliorando così le rendite del primo pilastro. Sarebbe una decisione più solidale perché i contributi 'AVS vengono prelevati su tutta la massa salariale. Per garantire la previdenza della vecchiaia sarebbe socialmente molto più giusto ed economicamente più sicuro rafforzare il primo pilastro, come chiedeva l'iniziativa AVS+. Presentando la sua riforma, il Consiglio federale ha operato una pessima scelta: che va a scapito delle donne, ma che favorisce i profitti delle casse private, delle banche e degli altri gestori di capitali.
I cambiamenti in breve
Cambiamenti previsti nell'ambito dell'AVS
• Aumento dell'età di pensionamento da 64 a 65 anni per le donne (già rifiutato in votazione popolare nel 2004),
• soppressione delle rendite per le vedove senza figli o con figli adulti
• Aumento dell'IVA di un punto
• Introduzione di un meccanismo di controllo dell'AVS, che blocca "automaticamente" l'adeguamento delle rendite all'aumento del costo della vita nel caso di uno scompenso tra i contributi prelevati e le rendite versate.
Cambiamenti previsti nell'ambito della previdenza professionale (secondo pilastro)
• Diminuzione del tasso di conversione (che serve al calcolo della rendita partendo dal capitale) dal 6,8% al 6% (rifiutato in votazione popolare nel 2010)
• Diminuzione della soglia di accesso al secondo pilastro, che aumenta i contributi versati per il secondo pilastro e permetterebbe di mantenere il livello delle rendite nonostante la diminuzione del tasso di conversione.
• Miglioraramento del controllo affinché gli utili d'esercizio delle casse vengano ripartiti in modo più equo tra assicurati/e e casse.