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«Quando tutto sarà finito penso che sarò in grado di ricominciare e di tornare ad essere il Bill Cosby che il mio pubblico conosce»
LOS ANGELES - Mentre Los Angeles attende di conoscere la sorte di Harvey Weinstein, un altro protagonista della stagione del #MeToo sta meditando il ritorno sulle scene. Il comico Bill Cosby, che nel 2018 fu condannato per aggressione sessuale ma nel 2021 è stato rimesso in libertà per un vizio di forma nel corso del processo, ha annunciato che il 2023 sarà l'anno del suo primo tour dopo la prigione.
«Quando tutto sarà finito penso che sarò in grado di ricominciare e di tornare ad essere il Bill Cosby che il mio pubblico conosce», ha detto il comico. Il portavoce di Cosby, Andrew Wyatt, ha confermato a 'Variety' che l'attore sta lavorando a una tournée per "la prossima primavera-estate".
Non che per l'ex "papà buono" della serie tv "I Robinson", andata in onda sulla NBC tra 1984 e 1992, i problemi con la giustizia siano finiti: qualche settimana fa cinque donne hanno approfittato, per denunciarlo, di una nuova "finestra" aperta dallo Stato di New York che ha sospeso l'entrata in prescrizione di azioni legali per vecchi crimini di natura sessuale.
Wyatt ha respinto le denunce come «prive di valore», parte di una «sfilata di accusatrici» che si sono fatte avanti tra 2014 e 2016. Le donne sostengono che Cosby le ha stuprate o costrette ad atti sessuali contro la loro volontà secondo un copione emerso al primo processo al termine del quale l'attore era stato condannato a una pena fino a dieci anni di carcere.
Quattro accuse risalgono agli anni Ottanta e Novanta, quando il comico era all'apice della fama grazie alla sitcom che aveva al centro una famiglia nera della classe media perfettamente integrata. La quinta denuncia è stata presentata da Cindra Ladd, un'ex executive di Hollywood che afferma di esser stata stuprata da Cosby nel 1969.
Intanto Los Angeles attende di conoscere la sorte di Harvey Weinstein: l'ex boss di Miramax è stato riconosciuto colpevole il 20 dicembre di tre dei sette capi di accusa per cui era stato messo sotto processo nella città del cinema in cui un tempo aveva fatto il bello e il cattivo tempo.
La giuria, convinta all'unanimità dalla deposizione della "Jane Doe #1" (un'ex modella russa famosa all'epoca in Italia a cui Weinstein avrebbe usato violenza nei febbraio 2013 durante il festival Los Angeles Italia) è tornata a riunirsi alla vigilia di Natale per esaminare le circostanze aggravanti sulla cui base decidere la pena: si ipotizzano dai 18 ai 24 anni di reclusione che si aggiungeranno ai 23 a cui il 70enne ex produttore è stato condannato dallo Stato di New York.