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A fine ottobre del 2017, a Washington D.C., parecchi membri della Camera dei rappresentanti hanno partecipato a un particolare intervento. Durante un’udienza sul preventivo per le ricerche sulla trisomia 21, un portatore di tale sindrome appoggiò energicamente le persone con questa singolarità.
«Nessuno sa più di me cos’è vivere con la sindrome di Down», dichiarò Frank Stephens come premessa. «Oltre a ciò che potrete udire oggi, ricordate bene: sono un portatore della sindrome di Down. E la mia vita vale di essere vissuta!», ribadì l’attore e pubblicista.
«Alcuni affermano che i test prenatali scoprono la sindrome di Down nel grembo materno e che queste gravidanze possono essere interrotte. È duro per me, stare qui e pronunciare tali parole». Poi continuò con foga. «Ciò significa che persone come me non dovrebbero esistere.» E replicò: «Ho una vita straordinaria. Ho tenuto conferenze in università, ho partecipato a film vincitori di premi e a programmi televisivi riconosciuti con «Emmy», ho sostenuto dibattiti con giovani …»
Poi spiegò che anche i portatori di sindrome di Down fanno qualcosa a favore della società. «All’indirizzo di coloro che mettono in dubbio il valore di persone con sindrome di Down, vorrei rilevare tre punti. Primo, siamo un dono per la medicina umana, poiché offriamo un contributo alla ricerca su patologie come cancro, sindrome di Alzheimer e deficienze immunitarie. Secondo, siamo una fonte insolitamente espressiva di felicità. Uno studio dell’Università di Harvard ha rilevato che persone con sindrome di Down, loro genitori, fratelli e sorelle sono più felici di tutta la società insieme. E la felicità è, senza dubbio, qualcosa di prezioso. Terzo: diamo al mondo la possibilità di riflettere su un’etica che offre agli esseri umani la prospettiva di vivere!»