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Il sistema pensionistico in Svizzera rischia il collasso. Nello stesso tempo, le rendite sono più alte che altrove. Per questo motivo è lecito interrogarsi se la Svizzera non sia troppo generosa con i suoi pensionati.
I pensionati svizzeri non possono certo lamentarsi. La Svizzera è uno dei pochi Paesi con due pilastri obbligatori, finanziati da lavoratori e datori di lavoro. Per questo motivo, pur vivendo nello Stato con il costo della vita più alto al mondo, gli svizzeri non devono risparmiare una vita intera per provvedere al proprio sostentamento quando andranno in pensione.
Questo è quanto evidenzia uno studio di UBS (International Pension Gap IndexLink esterno), in cui sono confrontati i sistemi pensionistici di dodici Paesi industrializzati. Così, la dipendente o il dipendente che ha lavorato a tempo pieno per tutta la vita può affrontare il periodo dopo i 64, rispettivamente i 65 anni, senza grosse preoccupazioni finanziarie.
Il sistema pensionistico della Svizzera si basa su tre pilastri. Il primo consiste in un’assicurazione statale che copre le esigenze esistenziali di base quando viene a mancare il reddito proveniente da un’attività lucrativa. Il secondo obbliga gli impiegati e i datori di lavoro a versare un contributo, detratto dalla busta paga, presso una cassa pensione. Il terzo pilastro è una previdenza individuale, incoraggiata con misure fiscali da Confederazione e cantoni.
Rischi ripartiti su vari elementi
Cos'è l'aliquota di conversione?
Con l'aliquota di conversioneLink esterno viene stabilita la rendita annua ottenuta dal capitale risparmiato nella previdenza professionale obbligatoria, tenendo in considerazione la speranza di vita e le aspettative di rendimento del capitale della cassa pensione sui mercati dei capitali. Se una persona dispone di un capitale di vecchiaia di 100'000 franchi, con un'aliquota del 6,8 per cento riceve una rendita annuale di 6'800 franchi quando andrà in pensione. Il tasso di conversione rimane invariato per chi è già in pensione, non così per le persone attive professionalmente.Fine della finestrella
"Il sistema pensionistico svizzero basato sui tre pilastri è un modello per altri Paesi", dice Thomas GächterLink esterno, professore di diritto delle assicurazioni sociali all'Università di Zurigo. "Il modello è ottimo, ma purtroppo incompleto". Lo Stato investe troppo poco nel primo pilastro; i contributi dell'Assicurazione vecchiaia e superstiti (AVS) sono insufficienti per vivere in Svizzera.
Il secondo pilastro, invece, è in difficoltà a causa dei tassi d'interesse costantemente bassi: se gli utili del capitale investito sono inferiori alle attese, è impossibile versare le rendite promesse. Così si creano dei deficit di finanziamento.
Il problema viene accentuato dall'evoluzione demografica che mette in difficoltà soprattutto il primo pilastro. La generazione del baby boom andrà presto in pensione. Inoltre la maggior parte degli svizzeri lascia il mondo del lavoro prima dei 64 o 65 anni e la speranza di vitaLink esterno è tra le più alte al mondo. "La bomba è innescata", afferma in maniera lapidaria Thomas Gächter.
E non è solo in Svizzera che la bomba rischia di scoppiare, bensì anche in molti altri Paesi industrializzati. "Salterà in aria prima in un altro Stato", predice Gächter. Infatti, il modello pensionistico elvetico ha il vantaggio di ripartire i rischi su vari elementi. Ma anche in Svizzera, prima o poi, la situazione si aggraverà.
Pensioni troppo elevate
E così le prime nubi scure si stanno addensando anche sopra la Svizzera, sorta di paradiso per i pensionati. Alcuni istituti di previdenza hanno abbassato il loro tasso di conversione; in altre parole hanno ridotto le rendite delle generazioni future.
Sono dei correttivi necessari, poiché in passato le casse pensioni hanno versato rendite troppo elevate (e le rendite attuali non possono essere adeguate, vedi riquadro). "Per anni è stata applicata un'aliquota di conversione troppo elevata", sostiene Thomas Gächter. "Chi è andato ultimamente in pensione riceverà fino alla morte più di quanto ha versato nell'istituto di previdenza". La generazione X sarà quella che vi rimetterà di più. "Hanno contribuito in maniera massiccia al finanziamento del sistema, ma non riavranno tutto il loro capitale, con cui hanno sostenuto le rendite dei pensionati attuali".
Iniziativa propone pensioni variabili
Si registrano sempre ancora delle ridistribuzioni indesiderateLink esterno di fondi dagli assicurati attivi e dai datori di lavoro ai beneficiari di rendita di oltre 7 miliardi all'annoLink esterno, ossia il 25 per cento delle rendite. A differenza dell'AVS, la previdenza professionale non dovrebbe essere ridistribuita (vedi riquadro).
Per questo motivo un comitato sta raccogliendo firme per l'iniziativa popolare "Per una previdenza per la vecchiaia rispettosa dell'equità intergenerazionaleLink esterno (previdenza sì – ma equa). È stata lanciata dal pensionato Josef Bachmann che in passato ha diretto una cassa pensione. L'iniziativa chiede rendite pensionistiche variabili, a dipendenza dei redditi da capitale, al fine di limitare la ridistribuzione tra le generazioni. Per esempio, le rendite aumentano se le condizioni quadro migliorano, ossia quando le quotazioni alla borsa sono buone.
Il calcolo prende in considerazione pure l'evoluzione demografica e il rincaro. Inoltre le rendite delle persone già in pensione possono essere ridotte; una grande novità per la Svizzera. "Con le rendite variabili si vuole impedire che l'ammontare della rendita sia fissata in anticipo per tutta la vita", spiega Josef Bachmann. Infatti, tale situazione favorisce la ridistribuzione, che di solito va a scapito dei giovani. "È un'ingiustizia a cui si deve rimediare".
Il potere in mano ai vecchi?
L'iniziativa popolare ha però un piccolo difetto. Di solito sono gli anziani a decidere l'esito delle iniziative popolari, non solo per motivi di natura demografica, bensì a causa della pigrizia dei giovani.
Tuttavia Josef Bachmann è ottimista: "L'oggetto ha buone possibilità di riuscita, se viene sostenuto da tanti pensionati. Anche le persone anziane hanno riconosciuto il problema e sono solidali".
I tre pilastri della previdenza per la vecchiaia in Svizzera
La previdenza vecchia svizzera si basa su tre elementi.
Previdenza statale: Tutti i residenti attivi professionalmente in Svizzera devono versare dei contributi nell'assicurazione per la vecchiaia e per i superstiti (AVS). L'AVS garantisce agli assicurati di ricevere rendite di vecchiaia che garantiscono una sicurezza materiale, anche se non si è versato molto. L'AVS si basa sulla solidarietà tra generazioni: le attuali rendite vengono finanziate soprattutto dalla cosiddetta popolazione attiva. Inoltre i ricchi sostengono gli assicurati meno abbienti. La rendita AVS dovrebbe garantire un minimo esistenziale, ciò non è però più possibile a causa dell'aumento del costo della vita. Per questo motivo, lo Stato versa delle "prestazioni complementari" quando le rendite non riescono a coprire il fabbisogno vitale dell'assicurato.
Previdenza professionale obbligatoria: Sono assicurati tutti i salariati soggetti all'AVS che conseguono un reddito annuo superiore a 21'330 franchi (stato 2019). Ai dipendenti viene automaticamente detratto un contributo dal salario, che viene versato insieme alla quota del datore di lavoro in un istituto di previdenza per la vecchiaia. Tale capitale viene investito dalla cassa pensione. In seguito, quando si va in pensione, il denaro viene versato all'assicurato sotto forma di rendita o di capitale. Questa entrata deve "consentire agli assicurati un adeguato mantenimento del tenore di vita". Attraverso le rendite, la previdenza professionale persegue l'obiettivo di garantire, assieme al primo pilastro, un reddito pari al 60 per cento dell'ultimo salario percepito. In teoria, ognuno risparmia per sé stesso. In pratica, invece, il capitale delle persone attive professionalmente viene ridistribuito ai pensionati attuali.
Previdenza privata: le persone possono stipulare, su base volontaria, un'assicurazione di previdenza individuale (pilastro 3a), deducibile dalle imposte.Fine della finestrella
Traduzione dal tedesco di Luca Beti