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La Svizzera è plurilingue sia sul piano demografico sia riguardo alla percezione che essa ha di sé, in primo luogo perché, diversamente da molti degli Stati confinanti, deriva la sua identità non da una sola, ma da più lingue (plurilinguismo territoriale); inoltre, nelle sue quattro regioni linguistiche in genere esiste una sola lingua ufficiale (principio di territorialità della lingua). In secondo luogo, perché riconosce quattro lingue ufficiali, Tedesco, Francese, Italiano e, in misura minore, Romancio, di cui la Conf. si serve nei rapporti con le relative comunità linguistiche (plurilinguismo istituzionale); in terzo luogo, perché il plurilinguismo (e il suo caso particolare, il bilinguismo) appartiene in Svizzera alla realtà di molti singoli individui (plurilinguismo individuale).
Il plurilinguismo territoriale ha radici lontane, nell'epoca preistorica. Le differenti lingue preindogerm. furono in un primo tempo sostituite da varietà celtiche. Dopo la svolta epocale costituita dalla conquista da parte dei Romani, ampie zone della Svizzera vennero latinizzate (Romanizzazione). Anche grazie ai molteplici substrati linguistici (ma pure per influsso di immigrati lombardi e burgundi) si svilupparono differenti varietà regionali del Latino (dialetti rom., lombardi, francoprovenzali e franc.). Dalla seconda metà del VI sec. l'immigrazione di gruppi che parlavano dialetti alemannici pose un freno alla diffusione delle varietà romanze. Nel ME i confini tra ted., franc. e it. erano in movimento, mentre rimasero notevolmente stabili dall'inizio dell'età moderna. Viceversa il rom., che originariamente si estendeva fino ai laghi di Walenstadt e di Costanza, fu sospinto sempre più dal ted. nelle valli dei Grigioni, dove oggi non costituisce più una lingua di maggioranza all'interno di un territorio coeso e inoltre si suddivide in cinque varietà regionali.
Sul piano istituzionale la Svizzera è plurilingue solo dalla metà del XIX sec. La vecchia Conf. rimase fino al 1798 esclusivamente germanofona, anche se ovviamente it. e soprattutto franc. venivano parlati nei territori soggetti alla Conf., dalla gente comune ma pure dalle élite aristocratiche. Nel Paese di Vaud bernese le autorità usavano con un'alta consapevolezza della differenziazione le varietà linguistiche coesistenti (ted., franc., Dialetti). Anche nel principato vescovile di Basilea in genere venivano assunti funzionari con buone conoscenze del franc., che per le comunicazioni ufficiali e i decreti si rivolgevano alla pop. nella lingua locale. Nei baliaggi it. il landscriba o cancelliere aveva a volte il ruolo di traduttore e interprete. Per il resto il franc. e l'it. avevano una ridotta importanza come lingue ufficiali nella Conf. Significativo è il fatto che nel XV sec., all'epoca del suo avvicinamento ai vecchi cant., Friburgo usasse sempre più il ted. come lingua ufficiale; solo dopo il crollo della vecchia Conf. la lingua della maggioranza francofona tornò a essere quella ufficiale. Tuttavia, già dal XVII, ma soprattutto nel XVIII sec., le élite politiche si servirono in misura crescente del franc. come lingua di cultura e di comunicazione intern., dato che molti cant. avevano particolari relazioni di affari con la Francia. L'importanza della Francia e del franc. raggiunse la massima espressione nel breve periodo dell'Elvetica. La rivalutazione dei cant. non germanofoni si conservò comunque nella coscienza dei politici sviz. anche dopo la Mediazione e si concretizzò nell'iscrizione nella Costituzione fed. del 1848 delle "tre lingue principali" ted., franc. e it. come "lingue nazionali della Conf."; il rom. venne inserito nella lista delle "lingue nazionali" solo nel 1938. Ancora oggi la Costituzione fed. distingue tra lingue nazionali e lingue ufficiali della Conf., e il rom. viene considerato solo in misura limitata una lingua ufficiale. Il principio ispiratore di una Svizzera plurilingue, basata su una convivenza di maggioranza e minoranze linguistiche secondo il principio di equivalenza, si formò soltanto nel XIX e XX sec.
Il plurilinguismo individuale ha invece una lunga tradizione sul territorio sviz. Le élite politiche e culturali dell'ancien régime erano in misura marcata plurilingui. L'elenco di importanti personalità comprende ad esempio il naturalista zurighese Konrad Gessner, il commerciante vallesano Kaspar Stockalper, il matematico basilese Leonhard Euler, l'anatomista, medico e poeta bernese Albrecht von Haller, lo statista basilese Peter Ochs, l'erudito, politico e diplomatico bernese Philipp Albert Stapfer. Il plurilinguismo individuale è tuttavia documentato anche tra persone non istruite, magari in regioni di frontiera o a causa di movimenti migratori. La maggior parte degli Svizzeri resta certamente monolingue per tradizione fam., anche se molti linguisti considerano una forma di bilinguismo la doppia competenza nel ted. standard (lingua scritta) e nello svizzeroted. (lingua parlata). La conoscenza di più lingue è comunque molto diffusa. Essa è il risultato di una quotidianità plurilingue, per esempio nel cant. trilingue dei Grigioni, o in forma estrema nell'area linguistica rom., poi nell'area della frontiera linguistica ted.-franc. (in particolare nei cant. Vallese, Friburgo e Berna, bilingui sul piano istituzionale, e soprattutto a Bienne, Friburgo, Morat e dintorni), e in fam. di immigrati, anche in seguito a migrazioni interne. La percentuale di lingue non nazionali riguarda ormai quasi il 10% della pop., mentre il plurilinguismo naturale sembra piuttosto un fenomeno in calo nelle lingue nazionali malgrado l'accresciuta mobilità della pop. e la maggiore facilità di contatti dovuta ai nuovi media. Mentre fino al XX sec. la regola era rappresentata da lunghi soggiorni linguistici (un anno nella Svizzera franc. per i ragazzi e le ragazze alla conclusione del percorso scolastico, il cosiddetto Welschlandjahr), da una immigrazione di lunga durata di lavoratori (ad esempio gli impiegati svizzeroted. nell'industria orologiera) e da una completa integrazione nella comunità linguistica ospite, oggi prevalgono brevi soggiorni e il ricorso al pendolarismo. Istituzioni con una tradizionale funzione di integrazione come l'esercito e le regie fed. hanno perso importanza, mentre cominciano a imporsi media transfrontalieri nelle lingue nazionali dei Paesi confinanti o in inglese, lingua universale.
Un'importanza sempre maggiore per la comprensione a livello nazionale e intern. è pertanto assunta dal numero sempre crescente di persone che hanno appreso a scuola una seconda, una terza o una quarta lingua in ambito scolastico. In questo caso il plurilinguismo individuale non significa affatto una conoscenza di più idiomi quasi a livello di madrelingua. A seconda delle esperienze, delle esigenze e della frequenza d'uso, il grado di conoscenza delle diverse lingue può variare notevolmente. A tale proposito si parla di plurilinguismo funzionale. Così, in Svizzera l'insegnamento scolastico delle lingue straniere si prefigge un plurilinguismo funzionale che comprenda la lingua nazionale del luogo, una seconda lingua nazionale e l'inglese. Una sfida particolare è rappresentata dalla sempre maggiore importanza acquisita anche in Svizzera negli ultimi decenni dall'inglese - come lingua veicolare intern. in ambito scientifico ed economico - e la conseguente minore disponibilità all'apprendimento delle lingue nazionali. La discussione politica sulla mutata coscienza linguistica di sé è appena cominciata.
Quando su un territorio comune (città, regione, Stato), in una medesima società (vale a dire senza alcuna forma di segregazione), si usano differenti varietà linguistiche (lingue e dialetti), si parla di poliglossia (o di diglossia come variante minima). Le varietà linguistiche coesistenti hanno in genere in questo contesto funzioni differenti. Un caso quasi esemplare è costituito dalla diglossia "mediale" (cioè determinata dal canale di comunicazione) tra i dialetti locali svizzeroted. usati per la comunicazione orale e il ted. standard come lingua scritta. Diglossico è anche il rapporto fra "dialetto" e it. nella Svizzera meridionale; di una quadriglossia si potrebbe parlare nella regione linguistica rom. (lingua regionale, Rumantsch Grischun, ted. grigionese, ted. standard); a Friburgo nel XV e XVI sec. vigeva addirittura una pentaglossia (lat., ted. sovraregionale, dialetto alemannico, franc., dialetto francoprovenzale). Analogamente a quanto accade oggi per l'inglese, il lat., il franc. e il ted. come lingue scientifiche si sono sempre sovrapposte al repertorio locale come varietà aggiuntiva. La suddivisione delle funzioni può, ma non necessariamente deve, accompagnarsi a differenze di prestigio: lo svizzeroted., malgrado la minore portata comunicativa, non è certo meno prestigioso del ted. standard. Nel Ticino il dialetto è la lingua della familiarità, con una minore considerazione nella vita pubblica; minore prestigio e accoglienza fra la pop. riscuote invece senza dubbio la varietà standard principale del Rumantsch Grischun, rispetto alle varietà regionali rom., e ciò malgrado la maggiore diffusione e l'utilizzo anche da parte della Conf. La poliglossia può legarsi a lotte di potere e alla perdita linguistica. Così in un primo tempo le moderne lingue standard hanno soppiantato il lat. come varietà di prestigio, e poi il franc. si è sostituito quasi completamente nella Svizzera occidentale ai dialetti locali francoprovenzali - franc. nel Giura settentrionale - durante una lunga fase di diglossia, mentre da secoli il rom. viene sempre più relegato dal ted. nelle valli alpine. Molto più rapidamente muta oggi il rapporto tra le funzioni delle lingue dell'emigrazione e i repertori linguistici locali nelle comunità di emigranti: la lingua d'origine scompare di solito nell'arco di poche generazioni. In situazioni poliglossiche instabili si pone in genere la questione del bisogno di regolamentazione, cioè del controllo sulle funzioni mediante strumenti legislativi. Regolamentazioni normative come quelle adottate in altri Paesi europei a favore di lingue regionali e nazionali (dall'esortazione a usare una lingua in una determinata situazione fino al divieto di tale uso), non hanno una solida tradizione in Svizzera.
In sintesi, nella Svizzera attuale si può individuare, a prescindere dal suo quadrilinguismo storico, un plurilinguismo multiforme, nella misura in cui la poliglossia è ampiamente autoregolata, il bilinguismo o persino il quadrilinguismo territoriale e istituzionale si basa su un regolamento normativo e il plurilinguismo individuale è da un lato il risultato di contatti linguistici naturali, dall'altro la conseguenza di una politica scolastica consapevole, se anche non del tutto unitaria.
Bibliografia
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Autrice/Autore: Georges Lüdi / did