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MONACO - Cattivi presagi sulla possibile evoluzione della pandemia emergono dallo studio della catena di trasmissione innescata dal paziente zero tedesco. In diversi casi, infatti, questi primi contagi europei sono avvenuti in assenza di sintomi o in presenza di sintomi lievi e non specifici, tanto da portare gli autori dell'indagine ad affermare che «un contenimento globale del COVID-19 sul lungo periodo potrebbe essere un obiettivo molto difficile da raggiungere».
Pubblicata sulla rivista scientifica "The Lancet Infectious Diseases", la ricerca si concentra sul primo gruppo di 16 contagiati registrati in Germania. Il paziente zero è la dipendente di una filiale cinese del gruppo tedesco Webasto, che si occupa di componentistica per il settore automobilistico. La donna è giunta a Monaco di Baviera da Shanghai il 20 gennaio scorso per partecipare a delle riunioni nella sede centrale dell'azienda. Prima della partenza per la Germania, il 16 gennaio, aveva ricevuto la visita dei suoi genitori, che vivono a Wuhan, l'epicentro della pandemia.
Il giorno del suo arrivo a Monaco, la donna ha iniziato a provare sintomi non specifici come dolori al petto e alla schiena, per i quali ha assunto delle compresse di paracetamolo. Ha inoltre sofferto di stanchezza durante tutta la sua permanenza. Ha però cominciato a sentirsi febbricitante solo al suo rientro a Shanghai il 22 gennaio. Il 24 aveva 38,6°C di febbre. Poco più tardi sarebbe risultata positiva al SARS-COV-2.
I suoi genitori, invece, avevano lamentato sintomi da raffreddamento già nella settimana precedente la loro visita a Shanghai e uno di loro presentava spossatezza e inappetenza mentre si trovava dalla figlia. Anche per loro sarebbe stato in seguito confermato il contagio.
Ignara della propria condizione, però, a Monaco la paziente zero proveniente da Shanghai ha incontrato almeno quattro persone. Tre hanno partecipato con lei a una riunione di lavoro durata un'ora e avvenuta il 20 gennaio in un locale di circa 12 m2. Il paziente 1, che si era seduto accanto a lei, sarebbe rimasto infettato in quell'occasione. Gli altri due colleghi non avrebbero contratto il virus.
Una quarta persona, il paziente 4, ha incontrato invece la paziente zero il 20, 21 e 22 gennaio. Stando all'analisi del genoma del virus, altre due persone sono state contagiate direttamente dalla collaboratrice cinese benché non avessero avuto contatti di una durata superiore a 15 minuti con lei.
Gli altri 12 casi considerati nello studio tedesco rappresentano contagi secondari. I ricercatori del Dipartimento della sanità bavarese, del Robert-Koch-Institut e dell'ospedale COVID-19 della Charité di Berlino che hanno condotto la ricerca hanno identificato quattro generazioni di trasmissione con due mutazioni genetiche del virus.
I contagi sono avvenuti «spesso» in presenza di sintomi lievi e non specifici. In almeno un caso, la trasmissione è avvenuta prima della comparsa di qualsiasi sintomo. In quattro casi, il giorno dell'insorgenza dei sintomi. Negli altri, dopo il giorno della comparsa dei sintomi o successivamente. Solo tosse e febbre sono stati considerati come sintomi specifici dai ricercatori tedeschi. Il periodo d'incubazione mediano dei pazienti è risultato di 4 giorni.
«Benché nel focolaio bavarese studiato i casi di COVID-19 presentassero in parte sintomi lievi e non specifici, riscontriamo che la contagiosità prima della comparsa dei sintomi, il giorno della comparsa dei sintomi e in presenza di lievi sintomi prodromici (non specifici, ndr) era considerevole e costituisce un'enorme sfida nell'implementazione di misure di salute pubblica», scrivono i ricercatori. «Nonostante il focolaio sia stato controllato, garantendo forse del tempo prezioso prima che in Germania si verificasse una trasmissione più intensa, un contenimento globale del COVID-19 sul lungo periodo potrebbe essere un obiettivo molto difficile da raggiungere», concludono.
In seguito alla segnalazione della positività della paziente cinese, i collaboratori della Webasto di Monaco hanno iniziato a essere sottoposti a test e a essere messi in quarantena in presenza di sintomi. Chi ha trascorso l'isolamento insieme ai familiari ha infettato il 75% dei membri del suo nucleo. Chi si è messo in totale isolamento alla comparsa dei sintomi ha contagiato invece il 10% dei componenti della propria famiglia e il 5,1% degli altri suoi contatti ad alto rischio. Entro il 19 febbraio 2020 erano stati identificati 241 contatti ad alto rischio avuti dai 16 pazienti originari. Tra loro, ulteriori 16 persone hanno effettivamente contratto il virus.
Nei quasi quattro mesi seguiti al presunto primo contagio del 20 gennaio, in Germania si sono registrati 176'244 casi di COVID-19. Di essi, 152'600 si sono conclusi con una guarigione. Almeno 7'958 persone hanno invece perso la vita.
Le autorità cinesi hanno segnalato all'OMS l'esistenza, a Wuhan, di un focolaio di polmonite virale causata da un nuovo coronavirus il 31 dicembre 2019. In Cina, le prime misure di contenimento sono tuttavia state introdotte solo il 20 gennaio 2020.
In Svizzera, l'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) raccomanda l'isolamento in caso di comparsa di uno o più dei seguenti sintomi, anche se avvertiti in forma lieve: affanno, dolori muscolari, febbre o sensazione di febbre, mal di gola, perdita improvvisa dell'olfatto e/o del gusto, tosse (perlopiù secca), congiuntivite, mal di testa, raffreddore e problemi gastrointestinali. Un test è previsto nel caso in cui l'autovalutazione sul coronavirus lo consigli.
In generale, per limitare la diffusione del contagio alla popolazione si raccomanda di tenersi a distanza gli uni dagli altri, lavarsi accuratamente le mani, non stringersi la mano, tossire e starnutire in un fazzoletto o nella piega del gomito, restare a casa in caso di sintomi, annunciarsi per telefono prima di andare dal medico o al pronto soccorso, usare la mascherina se non è possibile tenersi a distanza e, se possibile, continuare a lavorare da casa.