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Nel 2005 il popolo svizzero ha approvato l'adesione agli accordi di Schengen/Dublino e l'estensione della libera circolazione delle persone ai nuovi paesi UE.
Le due votazioni hanno consolidato il cauto avvicinamento della Svizzera all'Unione europea. Lo scetticismo verso un'adesione rimane intatto.
Un mondo alla rovescia? Nel 2005 molti commentatori se lo sono chiesto. Mentre l'Unione europea si stava leccando le ferite dopo il no di Francia e Olanda alla costituzione europea, la piccola Svizzera – che pareva il più euroscettico fra i paesi del continente – si è espressa per due volte in favore di un avvicinamento all'Europa.
In giugno le cittadine e i cittadini elvetici hanno approvato con una maggioranza del 54,6% l'adesione della Svizzera ai trattati di Schengen e Dublino sulla politica di sicurezza e d'asilo. Nel mese di settembre hanno accettato con il 56% dei voti di estendere ai nuovi paesi dell'UE l'accordo sulla libera circolazione delle persone, già applicato nei confronti dell'Europa dei quindici.
Risultati piuttosto netti, che hanno fatto dimenticare, almeno per un attimo, le forti reticenze con cui la popolazione svizzera ha guardato per oltre un decennio al progetto europeo, fin dal rifiuto dell'adesione allo Spazio economico europeo nel 1992.
Sostegno all'approccio bilaterale
Sarebbe tuttavia errato leggere le due votazioni del 2005 come improvviso flirt della Svizzera con l'Unione europea. La popolazione svizzera si è limitata a dare il suo benestare, come aveva già fatto nel 2000, alla strategia degli accordi bilaterali con l'UE. Per il resto, la cautela elvetica permane. Un'adesione all'UE non è alle porte.
Le due votazioni hanno però segnato una netta sconfitta per l'Unione democratica di centro (UDC), da molti anni partito di punta del fronte antieuropeista, capace di condizionare pesantemente le scelte di politica estera del paese. E hanno dimostrato che in Svizzera esiste una maggioranza – radicata soprattutto nelle aree urbane e nella Svizzera francese – contraria agli eccessi isolazionisti.
In questo senso il 2005 passerà probabilmente alla storia come l'anno in cui, nell'ambito della politica europea, la società svizzera ha imboccato una via pragmatica, lontana dalle paure degli antieuropeisti ad oltranza, ma anche dagli eccessivi entusiasmi dei fautori dell'adesione.
Nel frattempo anche il governo federale ha abbandonato l'obiettivo strategico dell'adesione, declassandolo ad opzione fra le altre. E le relazioni con l'Unione europea saranno oggetto di un rapporto governativo, che valuterà i pro e i contro di un ingresso nell'UE.
swissinfo, Andrea Tognina
Fatti e cifre
5 giugno 2005: 54,6% di sì all'associazione della Svizzera ai trattati di Schengen e Dublino.
25 settembre 2005: 56% di sì all'estensione della libera circolazione delle persone ai nuovi stati dell'Unione europea.
In breve
Per almeno due anni il popolo svizzero non dovrebbe più essere chiamato ad esprimersi sulla politica europea. La prossima votazione potrebbe tenersi nel 2007-2008, se contro l'estensione della libera circolazione delle persone a Romania e Bulgaria sarà lanciato un referendum.
Gli accordi bilaterali prevedono inolttre la possibilità per la Svizzera di esprimersi nuovamente sull'intero pacchetto della libera circolazione del 2009.