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Israele tornerà alle urne il 1° novembre per le quinte elezioni legislative in meno di quattro anni. Dopo le discussioni di mercoledì sera, i deputati della Knesset si sono nuovamente riuniti giovedì mattina e hanno votato lo scioglimento del Parlamento, che sancisce il fallimento della coalizione guidata da Naftali Bennett. Quest'ultimo ha già fatto sapere che non sarà candidato fra quattro mesi e che lascerà la guida della sua formazione, Yamina, ad Ayelet Shaked.
Il ruolo di premier sarà assunto ad interim dall'attuale ministro degli esteri Yair Lapid, che con Bennett nel giugno 2021 aveva scritto la storia del Paese riunendo sotto lo stesso cappello otto diverse formazioni fra cui - per la prima volta - anche una in rappresentanza della minoranza araba. Si era così messo fine a 12 anni di potere di Benyamin Netanyahu.
L'esperienza è durata solo un anno perché la maggioranza si è sgretolata sul rinnovo - mancato - della legge che concede a 475'000 coloni in Cisgiordania i medesimi diritti di tutti gli altri cittadini. A questo punto Bennett - lui stesso ardente difensore delle colonie anche se contrarie al diritto internazionale - ha scelto l'harakiri politico.
Le prospettive future sono incerte: Lapid dovrà guidare allo stesso tempo Governo e diplomazia, accogliere nelle prossime settimane la visita di Joe Biden e allo stesso tempo prepararsi alle elezioni fronteggiando la minaccia di un ritorno del 72enne Netanyahu, ancora in gioco malgrado sia sotto processo per corruzione. I sondaggi confermano inoltre la frammentazione del panorama politico che ha condizionato gli ultimi anni: se si votasse oggi, sarebbero 13 i partiti a spartirsi i 120 seggi.