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La revoca della cittadinanza svizzera a un cittadino di origine nigeriana finisce a Losanna
I giudici del TF ricordano che «l'estensione dell'annullamento della naturalizzazione ad altri membri della famiglia non è automatica e andavano esposti i motivi per cui si giustificava»
BELLINZONA/LOSANNA - Se il senso comune dice che le colpe dei padri non devono ricadere sui figli, ha un suo perché la parziale vittoria conseguita da un cinquantenne, patrocinato dall’avvocato Yasar Ravi, che si è appellato al Tribunale federale contro una sentenza di annullamento di naturalizzazione agevolata.
Le nozze in Nigeria - Nel 2010 l’uomo aveva ottenuto il passaporto svizzero e l’attinenza ticinese dopo averne fatto richiesta nel 2008 all’Ufficio federale della migrazione (ora Segreteria di Stato della migrazione, SEM). Lui cittadino nigeriano, nel 2003 si era infatti sposato con una cittadina svizzera.
Il divorzio fa traballare tutto - Due anni dopo l’ottenimento della cittadinanza elvetica, il matrimonio della coppia viene sciolto con sentenza di divorzio pronunciata dal pretore nel luglio 2012. E da qui nasce il problema, perché nel febbraio 2014 il SEM avvia un procedimento volto all’annullamento della naturalizzazione agevolata. Dalla pratica di divorzio emergeva infatti che dal maggio 2010 la coppia aveva iniziato a vivere in regime di separazione. Una cronologia che per l’autorità federale era tale da mettere in dubbio la veridicità della dichiarazione fatta dalla coppia nel novembre 2009, quando avviando l’iter di naturalizzazione agevolata, avevano dichiarato di «vivere in un’unione coniugale reale, integra e stabile allo stesso indirizzo e che non sono previsti né separazione né divorzio». Mentre di stabile in quei mesi c'era poco.
La decisione si ripercuote sui figli - Da qui la decisione della SEM nel febbraio 2018 di togliergli la cittadinanza svizzera. Un annullamento che implicava però anche la perdita del passaporto per gli altri membri della sua famiglia: dopo il divorzio, l’uomo si era infatti sposato nel 2013 con una cittadina nigeriana da cui ha avuto negli anni successivi tre figli.
Gli accertamenti mancati sull'apolidia - Ed è su questa conseguenza della decisione che il cinquantenne ha ottenuto ragione, non sulla revoca che lo concerne. La decisione è stata infatti annullata per quanto riguarda la perdita della cittadinanza svizzera per i suoi figli. Il padre ha fatto infatti valere l’argomento che i tre ragazzi si ritroverebbero apolidi. Un aspetto che, secondo la corte di diritto pubblico del Tribunale federale, non è stato sufficientemente soppesato dalle istanze inferiori: «L’estensione dell’annullamento agli altri membri della famiglia non è però automatica - afferma la sentenza -. Spettava all'autorità federale accertare e delucidare la situazione dei congiunti del ricorrente, in particolare riguardo ad un possibile caso di apolidia dei figli, ed esporre i motivi per cui, dandosene le condizioni, si giustificava di estendere anche a loro la perdita della cittadinanza». Accertamenti che non sono stati fatti, per cui la causa è rinviata al Tribunale amministrativo federale per un nuovo giudizio.
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