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La Confederazione deve imporre tre ore di educazione fisica obbligatorie alla settimana nelle scuole. Con 115 voti contro 41, il Consiglio nazionale ha deciso oggi di mantenere questa divergenza con il Consiglio degli Stati nella nuova legge federale sulla promozione dello sport e del movimento. Il dossier ritorna alla Camera dei cantoni.
Scettica circa la competenza della Confederazione per intervenire nel tempo libero degli allievi e nell'intento di non urtare i cantoni, in dicembre i "senatori" non avevano voluto regolare nella legge il numero delle ore di educazione fisica. Il Nazionale è però rimasto sulle sue posizioni.
"Le ore dedicate allo sport sono sovente quelle che si sacrificano per prime a favore di altre materie. Non si deve cedere a questa pressione", ha dichiarato Yvonne Gilli (Verdi/SG). Ha aggiunto che gli allievi si muovono sempre meno, ciò che potrebbe comportare a lungo termine maggiori costi per la salute.
Soltanto il gruppo liberale-radicale, sostenuto dal ministro dello sport Ueli Maurer, ha difeso la versione del Consiglio degli Stati. "È sbagliato che la Confederazione imponga qualcosa a scapito del nostro federalismo. Spetta ai cantoni fissare i programmi scolastici. Si tratta di rispettare questa loro competenza", ha sostenuto inutilmente l'urana Gabi Huber.
Il Consiglio degli Stati aveva anche stralciato una disposizione aggiunta dalla Camera del popolo sul sostegno della ricerca nel campo delle scienze sportive. Orbene, il Nazionale l'ha mantenuta tacitamente. Per le altre divergenze si è invece allineato alla versione della Camera dei cantoni.
La legge sulla promozione dello sport mira a spingere i giovani a muoversi maggiormente e ridurre anche i crescenti casi di obesità. Prevede che i fanciulli possano partecipare al programma di "Gioventù+Sport" (G+S) già all'età di 5 anni e non dai 10. Pone un accento sulla lotta contro il doping.
SDA-ATS