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La ministra dell'economia Doris Leuthard ha stilato un bilancio positivo del suo viaggio nel Golfo Persico, una regione in pieno boom che interessa da vicino l'economia elvetica.
Durante le visite in Oman e negli Emirati Arabi Uniti, la consigliera federale ha avuto la prova che un eventuale accordo di libero scambio tra gli Stati arabi e l'Associazione europea di libero scambio gode di ampio sostegno.
«Il mio viaggio è il primo successo della nuova strategia nei paesi del Golfo che il mio dipartimento ha presentato lo scorso dicembre», ha affermato a swissinfo Doris Leuthard.
Il bilancio tracciato dalla ministra dell'economia dopo la visita di tre giorni nel sultanato dell'Oman e negli Emirati Arabi Uniti, ha reso noto la sua portavoce, è quindi positivo. Per Leuthard, l'importante è che la Svizzera sia presente in questo mercato in piena crescita.
«Qui ci sono grandi possibilità, una qualità notevole e un livello dei prezzi paragonabile a quello svizzero», ha sottolineato.
Rafforzare la presenza svizzera
Lunedì a Dubai, la folta delegazione elvetica ha potuto rendersi conto con i propri occhi del boom edilizio che sta vivendo la regione, grazie all'afflusso dei dollari del petrolio.
Durante un incontro con il ministro delle finanze e dell'industria degli Emirati, Doris Leuthard è poi stata informata sulla situazione del mercato finanziario e sulle possibilità d'investimento.
«Mi piacerebbe sviluppare maggiormente la presenza svizzera nel settore dei servizi, della consulenza e, soprattutto, delle energie rinnovabili», ha commentato la ministra elvetica.
«Il fatto che si stia cercando di sviluppare altre risorse al di fuori del petrolio, come l'energia solare - ha aggiunto - conferisce alla regione un'immagine positiva e apre prospettive interessanti».
La difficoltà d'investire
A detta di società elvetiche attive sul posto, l'ostacolo maggiore nei paesi del Golfo è rappresentato dal fatto che gli imprenditori locali vogliono mantenere il controllo.
Gli investitori stranieri vengono attirati con una politica economica liberale, che è tuttavia limitata a zone speciali. Al di fuori, per le ditte estere vige invece un tetto massimo del 49% per la partecipazione nel capitale di filiali. Inoltre, solo società indigene possono vendere prodotti esteri e quindi le imprese straniere dipendono sempre da agenti locali che posseggono la maggioranza del capitale.
Un ulteriore problema per le società svizzere è l'obbligo di assumere personale indigeno. L'offerta di manodopera qualificata, volenterosa e a basso prezzo è in effetti insufficiente.
«Anche nelle banche c'è una carenza di personale qualificato», ha osservato Leuthard.
Gli imprenditori attivi nei paesi del Golfo criticano pure la mancanza dello stato di diritto e di protezione della proprietà intellettuale. Dubai è ad esempio diventata una piattaforma per lo smercio di orologi svizzeri contraffatti in Cina.
Accordo in vista
In futuro, la situazione potrebbe migliorare grazie ad un accordo di libero scambio tra l'AELS (Associazione europea di libero scambio, che raggruppa Svizzera, Islanda, Norvegia e Liechtenstein) e il Consiglio di cooperazione del golfo per gli Stati Arabi.
«Per noi è importante ottenere le stesse condizioni dell'Unione europea», che sta per firmare un simile accordo, «in modo che le ditte svizzere non vengano discriminate», ha detto Doris Leuthard.
Tale accordo ha trovato il sostegno di tutti i rappresentanti incontrati dalla ministra elvetica, la quale spera di poter giungere ad una firma entro la primavera del 2008.
«Abbiamo bisogno ancora di uno o due round negoziali», ha spiegato Leuthard dopo un incontro con l'omologa Lubna al-Kassimi.
swissinfo e agenzie
In breve
Gli Emirati Arabi Uniti rappresentano il secondo partner commerciale della Svizzera nel Medio Oriente.
Nel 2006 la Svizzera ha esportato negli Emirati merci per un valore complessivo di 1,75 miliardi di franchi e importato beni del valore di circa 635 milioni. Le esportazioni concernono soprattutto articoli di gioielleria, orologi e macchine; le importazioni, gioielli e macchine elettriche.
Mentre negli Emirati si sono installate numerose ditte di servizio svizzere con filiali e joint venture, nell'Oman ve ne sono attualmente un numero ancora esiguo, il che si riflette sugli scambi commerciali.
Nel 2006 le esportazioni svizzere verso il sultanato ammontavano a una cifra relativamente modesta pari a 111 milioni di franchi e le importazioni a soli 20 milioni di franchi.