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BERNA - I casi diagnosticati di epatite E sono triplicati in Svizzera all'inizio del 2021 rispetto alla media degli anni precedenti, per poi tornare su livelli normali. Le indagini approfondite condotte dall'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) non hanno permesso di identificare la causa del fenomeno.
Nel suo ultimo bollettino, l'UFSP precisa che nella Confederazione lo scorso anno sono stati registrati 105 casi, la maggioranza dei quali - il 64% - erano uomini di età compresa tra 18 e 87 anni. Oltre la metà (56%) delle infezioni è stata scoperta durante una donazione di sangue.
Nel 30% dei casi scoperti le infezioni erano asintomatiche. Ventinove sono le persone che hanno dovuto essere ricoverate e due sono decedute.
Più in generale, l'UFSP afferma che il 90% delle infezioni sono asintomatiche e la maggior parte delle persone colpite guarisce senza trattamenti. Il periodo mediano di incubazione è di 40 giorni, ma la durata della contagiosità non è chiaramente stabilita.
Nel caso specifico, non è stato identificato alcun alimento che potrebbe spiegare l'esplosione dei casi. È stato tuttavia dimostrato che le infezioni sono causate da un sottotipo del virus predominante negli allevamenti di suini in Svizzera.
L'UFSP raccomanda alle persone immunodepresse o con malattie epatiche, agli anziani, alle donne incinte e ai bambini di astenersi dal mangiare carne di maiale o cinghiale cruda o poco cotta. Secondo studi condotti in Francia, per inattivare completamente il virus è necessario cuocere un alimento (nella fattispecie un preparato simile al paté di fegato) a 71 gradi centigradi al cuore per almeno 20 minuti. L'Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria (USAV) sta ora esaminando se siano necessarie altre misure o raccomandazioni in merito alla preparazione e/o alla produzione della carne.