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Domenica a Nidvaldo il popolo sarà chiamato ad esprimersi in merito all’iniziativa lanciata dall’UDC sull’insegnamento di una sola lingua straniera nel ciclo primario. Qualora il responso dovesse essere positivo, si metterebbe fine all'insegnamento del francese a partire dalla quinta classe e verrebbe mantenuto lo studio dell’inglese dalla terza classe.
L’iniziativa è stata bocciata dal Parlamento con 37 voti contro 17, mentre è sostenuta dal Governo, che vorrebbe posticipare l’insegnamento dell’idioma di Molière al settimo anno di scuola. Gli iniziativisti sono convinti che l’apprendimento di due nuove lingue costituisca un carico eccessivo per gli studenti e che le ore dedicate a queste materie siano troppe rispetto a quelle riservate alla matematica, alle scienze naturali o al tedesco, sulle quali si vuole porre la priorità.
Questa soluzione non è però compatibile con il concordato Harmos del 2009, volto ad armonizzare il sistema scolastico tra i cantoni, che prevede l’insegnamento di due lingue straniere, di cui una nazionale, nelle elementari. Il Consiglio federale è convinto che il mantenimento di questo trattato sia fondamentale per la coesione del paese, coesione che l’inglese non può garantire.
La Confederazione, in caso di disaccordo tra i cantoni, che sono competenti in materia di insegnamento, dovrà fare appello alle proprie competenze costituzionali sussidiarie per riuscire a dare il giusto valore alle lingue nazionali.
ATS/CaL
- RG 18.30 del 06.03.15: il servizio di Maria Jannuzzi