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Org. economica fondata nel 1960 da sette Paesi dell'Europa occidentale, tra i quali la Svizzera. le sue due principali realizzazioni sono state l'abolizione delle tariffe doganali liberalizzando il commercio dei prodotti industriali tra i Paesi membri e la creazione di relazioni con la Comunità europea (CE).
L'intera storia dell'Ass. europea di libero scambio (AELS) si iscrive nella politica di reazione al processo di integrazione comunitaria (Unione europea). Durante la conferenza di Messina del 1955 i sei Paesi della Comunità europea del carbone e dell'acciaio (CECA) si impegnarono per la creazione di una Comunità economica europea (CEE) e di una Comunità europea dell'energia atomica (CEEA). Nel 1956 il Regno Unito, ostile a questi progetti parzialmente sopranazionali e improntati ai principi del federalismo, propose l'istituzione di una vasta zona di libero scambio, che avrebbe interessato tutti i Paesi dell'Europa occidentale. La Svizzera, che aveva ugualmente espresso riserve di fronte ai tentativi di integrazione politica dell'Europa occidentale, appoggiò le proposte britanniche e svolse un ruolo attivo nelle trattative che seguirono (negoziati Maudling). Tra il 1956 e il 1958 anche i Paesi nordici manifestarono la seria volontà di realizzare un'unione doganale. Per evitare l'isolamento, gli Inglesi suggerirono la creazione dell'AELS. La proposta fu accolta favorevolmente da Svizzera, Austria, Danimarca, Norvegia, Portogallo e Svezia. Elaborata nel 1959, la convenzione di Stoccolma venne sottoscritta il 4.1.1960 ed entrò in vigore il 3.5.1960; un protocollo precisava che essa si applicava anche al principato del Liechtenstein, in virtù della sua unione doganale con la Svizzera. Nel 1961 la Finlandia concluse un accordo che corrispondeva in pratica a un'adesione; nel 1970 il gruppo dei Paesi membri fu completato dall'Islanda. Gli obiettivi dell'AELS erano molto più limitati rispetto a quelli della CE. Mentre quest'ultima perseguiva l'unione doganale, il mercato comune e l'unificazione delle politiche economiche, l'AELS si limitava all'abolizione delle barriere tariffarie e dei contingentamenti sui prodotti industriali. In questo senso non costituiva una vera e propria unione doganale, poiché gli Stati membri non prevedevano l'adozione di una politica doganale comune nei confronti dei Paesi terzi.
Fin dalla sua creazione l'AELS fu indebolita dai capovolgimenti intervenuti nella politica economica inglese. Già nel 1961 Londra inoltrò una richiesta ufficiale di adesione alla CEE. Ben presto fu seguita da Danimarca, Norvegia e Irlanda. Poiché l'allargamento della CEE pareva imminente, nel dicembre dello stesso anno Austria, Svezia e Svizzera, i tre Paesi neutrali, inoltrarono ciascuno la propria domanda di adesione. Alcuni esponenti del mondo economico sviz. suggerirono persino l'allineamento sulla politica doganale della CEE.
Il processo di allargamento entrò in una fase di stallo a causa della politica di intransigenza del generale Charles de Gaulle, che si oppose nel 1963 e nel 1967 all'adesione del Regno Unito alla CEE e alla CE. Si dovette attendere l'elezione di Georges Pompidou (1969) perché la Francia levasse il veto all'adesione britannica. Nel 1973 Regno Unito, Danimarca e Irlanda entrarono nella CE; in Norvegia il popolo si pronunciò in sede referendaria contro l'adesione, voluta invece dal governo. Di fronte alla prospettiva di un'adesione alla CE di tre Stati membri dell'AELS e dell'Irlanda, la Comunità e il resto dei Paesi dell'AELS conclusero accordi bilaterali di libero scambio. Regno Unito, Danimarca e Norvegia avevano infatti vincolato la loro adesione alla CE al divieto di creare eventuali nuove barriere commerciali tra loro e i rimanenti Paesi dell'AELS. In Svizzera l'accordo di libero scambio, sottoposto per ragioni di opportunità politica al voto popolare, venne approvato il 3.12.1972 dal 72,5% dei cittadini e da tutti i cant.
Gli accordi fra la CE e i Paesi dell'AELS sono di tipo bilaterale e presentano differenze sostanziali tra loro. Entrati in vigore il 1.1.1973, questi accordi permisero la graduale soppressione delle tariffe doganali e dei contingentamenti riguardanti i prodotti industriali e alcuni prodotti agricoli trasformati. Nonostante la portata limitata dei loro obiettivi e il loro carattere poco spettacolare, essi contribuirono a stabilizzare il mercato in un periodo, il decennio 1970-80, caratterizzato da forti tensioni economiche. Tra il 1972 e il 1986 il volume degli scambi tra la CE e l'AELS quintuplicò.
La collaborazione CE-AELS venne rafforzata in occasione della prima riunione tra i ministri dei 18 Paesi membri delle due ass., che si tenne nell'aprile del 1984 in Lussemburgo; per la prima volta venne utilizzata l'espressione "spazio economico europeo" per definire i loro futuri rapporti. L'ordine del giorno comprendeva anche la revisione degli accordi conclusi nel 1972, resasi necessaria dopo l'adesione alla CE della Grecia e quella prevista di Spagna e Portogallo, quest'ultimo già membro dell'AELS. La CE progettava in particolare il rilancio dell'integrazione europea, secondo le modalità contenute in quello che nel 1985 fu chiamato Libro bianco e Atto unico europeo.
Dopo la riunione del 1984 i Paesi della CE e dell'AELS si accordarono per estendere la loro cooperazione ai settori della ricerca e dello sviluppo, per snellire talune pratiche amministrative e per elaborare dei regimi in materia di transito e di giurisdizione commerciale. I risultati ottenuti furono tutt'altro che trascurabili, tuttavia i limiti di un tale approccio, individuale e pragmatico, si manifestarono chiaramente quando si trattò di estendere ai Paesi dell'AELS le quattro libertà di circolazione previste dal Libro bianco. Queste difficoltà, nonché la volontà di ritardare l'adesione alla CE di Paesi neutrali come l'Austria, indussero il pres. della Commissione europea Jacques Delors a proporre, nel gennaio 1989, la costituzione di uno spazio economico europeo, basato su di un pilastro AELS, che doveva esprimersi di comune accordo, e su organi decisionali comuni. Dopo laboriose trattative, il 2.5.1992 furono conclusi gli accordi di Porto sullo Spazio economico europeo (SEE). Da allora ebbe inizio il declino dell'AELS. Se infatti da una parte, nell'intento di costituire il pilastro del SEE, il segretariato di Ginevra venne potenziato attraverso la creazione di una nuova struttura, che comprendeva anche istituzioni dal carattere sovranazionale, quali una Corte di giustizia e soprattutto un'autorità di sorveglianza sul modello della Commissione europea, il futuro dell'AELS fu di fatto compromesso dalla non adesione della Svizzera allo SEE, sancita dal voto popolare del 6.12.1992, e dall'ingresso nell'Unione europea di Austria, Svezia e Finlandia nel gennaio 1995. La congiunzione di fattori quali la debolezza istituzionale del SEE, la fine della Guerra fredda e l'attrazione della CE aveva determinato la fine delle speranze di rivitalizzare l'AELS, ormai composta soltanto da quattro piccoli Stati: Islanda, Norvegia, Liechtenstein e Svizzera. Mentre i primi tre appartengono al pilastro AELS del SEE, la Svizzera fa unicamente parte del segretariato dell'ass.
Bibliografia
– P. Luif, Neutrale in der EG?, 1988
– P. Du Bois, La Suisse et le défi européen (1945-1992), 1989
– M. Zbinden, «Das EWR-Projekt», in Annuaire suisse de science politique, 32, 1992, 221-248
– T. Pedersen, European Union and the EFTA Countries, 1994
– A. Favre, Histoire des relations entre l'AELE et la CE de 1984 à 1989, 1996
Autrice/Autore: René Schwok / gbe