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Il lungo cammino di Esercito XXI
Il Consiglio nazionale discute lunedì e martedì il progetto di riforma dell'esercito. Una tappa importante in un processo iniziato nel 1996 e che è destinato a cambiare il volto delle forze armate elvetiche.
La Svizzera, dalla sua nascita come stato moderno nel 1848, non ha mai preso parte attivamente ad un conflitto armato. Eppure ha sempre investito molto, emotivamente e finanziariamente, nel suo esercito, orientandosi al principio della neutralità armata.
L'esercito è stato a lungo un elemento importante dell'identità e della coesione nazionale svizzera. Con le sue caratteristiche di esercito di milizia, composto di 600'000 soldati, con il sistema tutto particolare dei corsi di ripetizione, per cui i militi mantenevano un legame con l'armata fin in età avanzata, l'esercito svizzero ha segnato a fondo la quotidianità di generazioni di svizzeri.
Negli anni della guerra fredda si diceva che "la Svizzera non ha un esercito, la Svizzera è un esercito." L'alternativa al servizio militare era l'obiezione di coscienza e il carcere o eventualmente una perizia medica o psichiatrica che decretasse la non idoneità al servizio.
La cesura del 1989
Poi è arrivato il 1989, con la caduta del muro di Berlino e la votazione sull'iniziativa per l'abolizione dell'esercito svizzero. A poche settimane dall'evento simbolico che segnava la fine della guerra fredda, più di un terzo della popolazione svizzera si espresse per lo smantellamento dell'armata.
Si trattava di un campanello d'allarme difficilmente ignorabile. I più avvertiti fra i responsabili militari elvetici lo interpretarono subito come un segnale per la necessità di profonde riforme.
Il Rapporto sulla sicurezza 1990 tenne conto della nuova situazione, dando avvio al processo di riforme che sfociò in una riduzione degli effettivi a 400'000 unità e alla limitazione dell'obbligo di servizio a 42 anni (il cosiddetto Esercito 95). Nel 1995 fu varata anche una legge sul servizio civile per motivi di coscienza.
Verso l'Esercito XXI
Esercito 95 si dimostrò però ben presto carente, soprattutto dal punto di vista del reclutamento e della formazione. La situazione internazionale, in continua evoluzione dopo la fine della guerra fredda, richiedeva inoltre l'elaborazione di nuove strategie in materia di sicurezza.
Già nel 1996 fu istituita una commissione di studio per le questioni strategiche (Commissione Brunner), con il compito di individuare le esigenze della politica di sicurezza svizzera. Il rapporto della commissione, presentato nel 1998, servì da base per l'elaborazione del Rapporto sulla politica di sicurezza 2000, imperniato sul concetto di "sicurezza attraverso la cooperazione". Intesa è la possibilità di partecipare a missioni internazionali, per esempio nell'ambito del Partenariato per la pace.
Il progetto governativo
Nel rapporto sulla sicurezza, il governo riformulava la missione dell'esercito definendone tre compiti fondamentali: il contributo al sostegno internazionale della pace (nell'ambito degli spazi di manovra consentiti dallo statuto di paese neutrale), la sicurezza del territorio, l'impiego sussidiario per la prevenzione e la gestione di pericoli esistenziali (p. es. le catastrofi naturali).
In concreto, il progetto delineato nel Concetto direttivo Esercito XXI del maggio 2001 prevede una riduzione degli effettivi a un massimo di 120'000 soldati (più 20'000 reclute), con una riserva di 80'000 militari. Normalmente, l'obbligo di prestare servizio per i soldati semplici si concluderebbe a 30 anni. I giorni di servizio totali sarebbero 262.
La durata della scuola reclute aumenterebbe da 15 a 21 settimane, con corsi di ripetizione annuali e con la possibilità, per un quinto dei militi, di prestare l'intero servizio senza interruzioni (ferma continuata). In alcuni ambiti dell'esercito, in particolare nella formazione, è previsto l'impiego di militari di professione con contratto illimitato o a termine, ma il principio dell'esercito di milizia non è messo in discussione.
Il progetto prevede anche una radicale modifica della struttura dell'esercito, con la soppressione delle truppe cantonali e l'articolazione su due livelli principali, la brigata/zona territoriale e il battaglione/gruppo, e in due forze armate, le forze terrestri e le forze aeree. È prevista inoltre la figura di capo dell'esercito, subordinato direttamente al ministro della difesa.
La riforma comporterà la soppressione di circa 2000 posti di lavoro, soprattutto nell'ambito dell'amministrazione federale, dopo che già Esercito 95 aveva ridotto il personale militare di 2000 persone.
La riforma in parlamento
Il pacchetto di Esercito XXI è stato affrontato lo scorso marzo dal Consiglio degli stati, come prima camera. Nel corso di un vivace dibattito, la camera dei cantoni ha approvato le linee direttive di Esercito XXI, ma con alcune importanti modifiche.
Innanzitutto il Consiglio degli stati ha sottratto al Consiglio federale la competenza di fissare la durata della scuola reclute, esprimendosi per una durata massima di 18 settimane. Ha inoltre limitato al 10% delle reclute la possibilità di ferma continuata. E soprattutto si è opposto alla struttura centralistica dell'esercito voluta dal governo, optando per un modello basato su quattro divisioni territoriali.
Ora la palla passa al Consiglio nazionale. La commissione della politica di sicurezza della camera dei cantoni si è già espressa in termini più prossimi al progetto del Consiglio federale, difendendo la durata della scuola reclute di 21 settimane e la struttura basata su nove brigate e una brigata logistica a direzione centralizzata.
È quindi assai probabile che il pacchetto di riforme torni al Consiglio degli stati per appianare le differenze fra i due rami del parlamento.
Andrea Tognina
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