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Solo i 23 milioni di taiwanesi hanno il diritto di decidere “il futuro e lo sviluppo” dell’isola. Così si è espresso il Consiglio di Taipei per gli affari con la Cina, in risposta ai giudizi sulla riunificazione lanciati oggi dal presidente cinese Xi Jinping.
Di fronte alle ambizioni del Partito comunista cinese, la presidente Tsai ha più volte ribadito che “non cederà né avanzerà", difendendo con forza sovranità e sicurezza nazionali e continuando ad approfondire la cooperazione con i Paesi amici. Allo stesso tempo, l’isola si "sforzerà di mantenere lo status quo di pace e stabilità attraverso lo Stretto di Taiwan”, si legge in una nota.
L’invito alle autorità di Pechino è ad abbandonare le misure provocatorie di intrusione e a pensare sempre più apertamente alla chiave dell’interazione tra “pace, reciprocità, democrazia e dialogo”.
Il sistema di Taiwan è democratico e libero, crea una società prospera e mantiene la pace attraverso lo Stretto di Taiwan. Gli sforzi di stabilità sono stati affermati all’unanimità dalla comunità internazionale, il che dimostra che “la tendenza storica non è dalla parte dell’egemonia autocratica”.
Il Consiglio, inoltre, ha anche sottolineato che “il punto cruciale delle attuali relazioni attraverso lo Stretto risiede nella riluttanza di Pechino ad affrontare Taiwan, la Repubblica di Cina, senza rinunciare all’uso della forza contro Taiwan”. La rigida politica del regime comunista cinese non è riuscita a rispondere allo sviluppo della situazione internazionale e ha completamente ignorato i dubbi e l’opposizione del popolo taiwanese.