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BERNA - In un non meglio precisato liceo svizzero, durante una lezione di fisica, alcuni studenti hanno effettuato degli esperimenti con materiale radioattivo. Ma alla fine della lezione, un campione di radio (isotopo 226) mancava all'appello. L'insegnante si è quindi rivolto alla direzione scolastica e all'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP). Il fatto è avvenuto lo scorso anno, ma l'UFSP lo ha appena reso pubblico solo di recente nel suo rapporto annuale sulla radioprotezione e la dosimetria.
Il rapporto dell'UFSP descrive la situazione: «Nell'ambito di un lavoro pratico in fisica, gli studenti di un liceo hanno effettuato diverse misurazioni con sostanze radioattive a bassa intensità. Gli alunni sono stati informati sui pericoli e sulla corretta gestione delle fonti prima che l'insegnante li lasciasse al loro lavoro di gruppo». Solo che a fine mattinata il radio-226 era scomparso. Gli studenti, interpellati dall'insegnante, si sono comportati come se non ne sapessero nulla e l'insegnante ha quindi dovuto segnalare il fatto alla direzione scolastica.
Restituzione anonima - In seguito, la scuola ha dato agli studenti un ultimatum di 14 ore per riconsegnare la sostanza radioattiva, senza alcun risultato. Ha quindi chiesto un parere all'UFSP, che ha fornito informazioni sulle potenziali conseguenze di un tale atto, vale a dire: indagini di polizia, procedimento penale e sanzioni. Inoltre, l'UFSP ha proposto una procedura per la restituzione anonima della sostanza.
La mattina dopo, in un'aula vuota è stata messa una scatola in cui gli studenti, che entravano uno alla volta, potevano disporre la sostanza. «In precedenza, avevamo garantito loro che avremmo controllato solo alla fine se la sostanza era stata rimessa nella scatola. Grazie a questa procedura, il radio-226 ha potuto essere recuperato senza alcuna procedura ufficiale aggiuntiva», continua il rapporto.
Un caso unico - L'UFSP indica che finora non era stato documentato alcun caso simile. Il suo portavoce, Daniel Dauwalder, spiega che la sostanza rappresentava solo un rischio basso. Infatti, il limite di attività per cui è richiesta un'autorizzazione per il radio-226 è di 2 kBq. Quello che era stato rubato aveva un'attività appena maggiore, di 3 kBq. «Un vecchio orologio con quadrante luminescente ha un'attività paragonabile», secondo Daniel Dauwalder.
Per questo l'UFSP stima che se anche i ladri non avessero rimesso il campione nella scatola, non sarebbe stato avviato alcun procedimento penale contro di loro. Avrebbero solo rischiato una piccola multa. «Si possono escludere danni alla salute causati dall'irradiazione diretta di una persona con una sostanza di questa potenza», aggiunge il rapporto.
Sensibilizzare le scuole - Il portavoce dell'UFSP precisa inoltre che «l'uso di sostanze radioattive nelle scuole è già fortemente limitato ed è soggetto a controllo periodico da parte dell'UFSP». Tuttavia, quest'ultimo vorrebbe sensibilizzare le scuole su un problema. Daniel Dauwalder spiega che «le sostanze radioattive dovrebbero in linea di principio essere costantemente monitorate e poste in una cassaforte, al fine di prevenire possibili furti».
Christian Stulz, professore di fisica, insegna da 24 anni e non ha mai sentito parlare di un caso simile. «Per me è un mistero cosa volesse farne lo studente». Il professore spera che i ladri abbiano agito così per curiosità scientifica e per condurre i propri esperimenti. Tuttavia, la perdita del campione sarebbe stata molto fastidiosa per la scuola: «Il materiale è relativamente costoso e costa diverse centinaia di franchi».