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Sono nato il 25 aprile 1840 a Votkinsk nel governatorato di Vjatka. In realtà non ho una idea precisa di chi fossero i miei antenati [da parte di mio padre]. L'unica cosa che so, è che mio nonno era medico e aveva vissuto nel governatorato di Vjatka, ma per il resto il mio albero genealogico si perde nella notte dei tempi. Da parte di mia madre ho un po' di sangue francese, dato che suo padre era André Assier, discendente di una famiglia immigrata al tempo della revoca dell'editto di Nantes [1685].
Alexandra Andreevna e Iljia Petrovitc Ciajkovskij
Mia madre [Alexandra Andreevna] era una donna meravigliosa, intelligente, appassionatamente affettuosa verso i figli.
La mia predisposizione alla musica si è manifestata all'età di quattro anni. Mia madre notò che ascoltare la musica mi dava grandissimo piacere e chiese a un'insegnante di musica, Marja Markovna [Palikova], di impartirmi i primi rudimenti.
Ho cominciato a comporre appena ho capito che cosa fosse la musica. [...] Non mi stacco mai dal pianoforte; mi rallegra quando sono triste.
A cinque anni il bambino eseguiva a orecchio sul pianoforte le arie suonate dall'«orchestrion». Già prima che il suo entusiasmo per la musica diventasse evidente, Petja scriveva poesie e i suoi parenti lo chiamavano «il piccolo Puskin».
Petr Iljic bambino
Aveva quattro anni e mezzo quando la governante francese, Fanny Dürbach,
entrò a far parte della famiglia Ciajkovskij. Ella leggeva moltissimo ai bambini e li stimolava a scrivere e raccontare storie. Nessuno sapeva inventare storie così affascinanti come il giovane Ciajkovskij; la sua immaginazione era inesauribile. Ma presto il suo amore per la musica prese decisamente il sopravvento su ogni altra passione. Trascorreva al pianoforte tutti i momenti liberi dalle lezioni.
Petr al pianoforte
accompagna la madre
Peraltro queste lunghe sedute di improvvisazione avevano un effetto sfavorevole sulla sua salute e si cercò di distrarre Petja dalle sue attività musicali. «Era come una pianta di serra», ricordò Fanny Dürbach. I servitori chiamavano Petja «il tesoro di famiglia». Nel 1848 Ilja Petrovic andò in pensione e la famiglia si trasferì a San Pietroburgo. [p. 4]
Il padre, Ilja Petrovic, era direttore di una miniera a Votkinsk, nel governatorato di Vjatka, non lontano dagli Urali.
La madre, Alexandra Andrejevna Assier, discendeva da una famiglia di emigrati francesi. Poiché il nome di Ciajkovskij è assai frequente in Polonia, si può supporre che essi fossero di origine polacca. In Petr scorreva dunque sangue russo, polacco e francese. Fin dalla fanciullezza fu legato da tenero affetto verso i fratelli: Nicolaj (nato nel 1838), Alexandra (nata nel 1842), Ippolit (nato nel 1844), ma soprattutto, verso i due gemelli Anatol e Modest, minori di lui dieci anni giusti.
Nel 1848, il padre rinunciò all'impiego statale; ebbe per breve tempo un ufficio a Alpajevk, località quasi fuori dal mondo, ed infine, nel 1852, si trasferì a Pietroburgo.
Petr frequentò qui la scuola di diritto, che nei corsi superiori corrispondeva alla nostra università e che preparava i futuri impiegati dello Stato.
Un grave dolore lo colpì improvvisamente nel 1854: l'adorata sua madre morì di colera.
La mamma si è ammalata di colera all'improvviso. È morta così in fretta che non ha avuto il tempo di prendere commiato da quelli che la circondavano. Il giorno del suo funerale, mio padre si è ammalato a sua volta della stessa malattia e noi ci aspettavamo che potesse morire da un momento all'altro ma, grazie a Dio, si è rimesso dopo una settimana. [Queste righe furono scritte venticinque anni dopo la morte della madre.]
L'energica sorella Alexandra, detta Sasa, poco più che bambina, prese allora in mano, coraggiosamente, l'andamento della casa.
Nell'autunno del 1857 Ilja Petrovic con la sua famiglia mise su casa assieme a Elisaveta Schobert, sorella della sua ultima moglie.
A diciannove anni Petr superò gli esami di licenza alla scuola di diritto ed entrò come impiegato al Ministero della Giustizia.
Ho trascorso nove anni alla Scuola di Giurisprudenza. Non ho lavorato seriamente alla musica, sebbene al termine di questo periodo mio padre mi avesse fatto impartire lezioni da un eccellente pianista, il signor Rudolf Kündinger. A questo artista eminente devo la scoperta che la musica era la mia vera vocazione; è stato lui ad introdurmi ai classici e ad aprirmi nuovi orizzonti musicali.
Ho sentito il nome di Anton Rubinstein per la prima volta nel 1858. Allora avevo diciotto anni e frequentavo da poco l'ultimo anno della Scuola Imperiale di Giurisprudenza; le mie attività musicali erano lontane dall'essere serie.
Petr studente a Pietroburgo
Un giorno Kündinger si presentò per le lezioni molto turbato e non prestò attenzione alcuna alle mie scale e ai miei esercizi. Chiesi a questo artista eccellente, il più gentile tra gli uomini, che cosa fosse successo, ed egli mi disse di aver ascoltato il giorno precedente il pianista Rubinstein appena rientrato dall'estero; questo genio gli aveva fatto un'impressione così profonda che non gli riusciva di rimettersi e trovava insopportabile ascoltare le mie scale, così come suonane. Conoscendo che uomo nobile e sincero fosse Kündinger, avevo un'alta opinione del suo giudizio e della sua cultura, quindi la mia immaginazione e la mia curiosità furono stimolate enormemente.
Durante il mio ultimo anno di scuola, ho avuto l'opportunità di ascoltare Rubinstein; non solo di sentirlo, ma anche di vedere come suonava e dirigeva. Enfatizzo questa prima impressione visiva, perché sono fermamente convinto che la reputazione di Rubinstein sia dovuta non soltanto al suo talento incomparabile, ma anche al fascino irresistibile della sua personalità; non è sufficiente ascoltarlo, per averne la giusta impressione bisogna anche vederlo. Sono stato conquistato da lui, come tutti.
Sebbene abbia finito la scuola [nel 1859] come uno dei migliori allievi del mio anno, l'insegnamento a quel tempo era tale che appena si finivano gli studi si dimenticava tutto quello che si sapeva. Era solo in un momento successivo, al lavoro o seguendo i propri interessi personali, che si potevano imparare a fondo le cose. Ma, nel mio caso, i miei interessi musicali garantivano che quel poco che avevo imparato a scuola svanisse presto. Ai miei tempi la Scuola di Giurisprudenza sfornava esclusivamente impiegati del settore senza alcuna pratica accademica. L'influenza benefica degli uomini di legge di vecchio stampo si avvertiva soltanto perché difendevano i concetti di onestà e incorruttibilità in un mondo di venalità e di intrigo. Al termine dei miei studi di giurisprudenza, mi sono impiegato al Ministero di Giustizia. Un po' del mio tempo libero lo occupavo con la musica. [pp. 7-9]
Sempre a Pietroburgo, e quasi nello stesso tempo, Musorgskij, maggiore di un anno, intraprese anch'egli la carriera burocratica. I due futuri musicisti eran tuttavia destinati a incontrarsi soltanto alcuni anni più tardi, e ad incontrarsi in veste di antagonisti. Del resto, una sola somiglianza li univa: nessuno dei due mostrava il minimo interesse per la carriera amministrativa.
Petr si diede agli svaghi superficiali offerti, come sempre, da una grande città. Era per natura mite, pieno di garbo, affascinante; parenti e amici gli volevan tutti molto bene.
Aveva preso sì, lezioni di musica da parecchi maestri, ma considerando quell'arte niente di più che un passatempo piacevole. È solo a partire dal 1861 che si compì in lui una profonda trasformazione.
Fu grazie a sua zia, la sorella di sua madre, Ekaterina Andreevna Alekseeva, una famosa cantante degli anni Trenta e Quaranta che Ciajkovskij venne a conoscere la famiglia del cantante e insegnante di canto Luigi Piccioli. Era molto in amicizia con Piccioli, da cui imparò l'italiano e con cui aveva l'abitudine di recarsi a teatro.
Mi sono recato dai Piccioli. Sono entrambi deliziosi come sempre. Sono arrivato a casa presto, in tempo per la cena. Dopo cena abbiamo parlato delle mie capacità musicali. Papà insiste nel dire che non è ancora troppo tardi perché mi dedichi professionalmente alla musica. Mi piacerebbe pensare che ha ragione, ma il problema è che, se ho qualche capacità, è quasi impossibile adesso farne qualcosa. Hanno fatto di me un servitore dello Stato e per giunta cattivo. Faccio del mio meglio per cambiare vita e prendere il mio lavoro più seriamente e proprio ora dovrei cominciare a studiare il basso figurato? Faccio ogni sforzo per migliorare, ma come potrei, nello stesso tempo, mettermi a studiare il basso continuo?
Sei mesi dopo, scrivendo alla sorella, riprende lo stesso argomento:
Ti avevo, credo, già scritto che studio teoria con molto successo. Ammetterai che in considerazione del mio talento veramente notevole (spero che tu non veda in tale affermazione una vanteria), sarebbe stolto da parte mia non tentare la fortuna per questa strada. Soltanto, mi mette paura la mia debolezza di carattere. La mia indolenza finirà col vincere; ma qualora ciò non avvenisse, ti prometto che arriverò a concludere qualcosa di buono; per fortuna non è ancor troppo tardi... Chissà che fra tre anni tu non debba ascoltare le mie opere e cantare le mie arie!
Nel 1860 la sorella Alexandra era andata sposa all'agricoltore Leo Vassiljevic Davidov, figlio del noto «dekabrista» [«dekabristi» (da «dekabr», dicembre) o «decembristi» vennero chiamati quegli ufficiali della Guardia imperiale che il 14 dicembre 1825 presero parte ad un tentativo di rivolta contro lo Zar] e si trasferì con lui nella tenuta di Kamenka, nel governatorato di Kiev. Era il luogo medesimo dove, alcuni decenni prima, era stato ospite per un lieto soggiorno il grande Puskin e dove aveva avuto uno dei suoi centri il movimento rivoluzionario che nel 1825 doveva provocare la rivolta dekabrista e portare lo zar Nicola I, all'inizio del suo regno, fin quasi sul punto di perdere il trono.
A Kamenka, in seno alla famiglia dell'amata sorella Sasa, nel corso di lunghi anni, Petr, eterno viandante, si recava spesso, accolto sempre come il più gradito degli ospiti. Il suo spirito tanto spesso tormentato trovava là un rifugio e una patria.
Nel 1862 Petr entrò nel Conservatorio di Pietroburgo, fondato poco tempo innanzi da Anton Rubinstein.
Pianista di fama internazionale e di grande ingegno, Rubinstein chiamò a insegnare nel suo istituto musicisti quasi esclusivamente stranieri, soprattutto tedeschi e italiani. [...] Poiché gli studi al Conservatorio gli impegnarono gran parte del suo tempo, Petr nel 1863 rinunciò definitivamente all'impiego. D'altronde, il ragazzo pigro e spensierato di un tempo si era ormai trasformato in un giovane consapevole, pieno di zelo per il suo lavoro e deciso a mantenersi da se stesso impartendo lezioni di musica.
Scrive alla sorella, verso quel periodo:
Dalla tua lettera a papà, arrivata oggi, vedo che ti, interessi della mia situazione ed anche che guardi con alquanta diffidenza alla strada che ho intrapreso... Non vorrai certo negare che io abbia un certo talento musicale e neppure ch'esio sia il solo di cui la sorte m'abbia dotato. Se così è, risulta evidente che io debba coltivare questo dono di Dio. Fino ad ora mi è stato possibile continuare il servizio al Ministero. Adesso, però, i miei studi diventano sempre píù difficili e mi prendono sempre maggior tempo. Mi vedo dunque costretto a decidere per una cosa o per l'altra. Ecco: ho lasciato l'impiego...
Una cosa so di sicuro: diventerò un buon musicista, e guadagnerò il mio pane quotidiano... Una volta terminati gli studi, sogno di venire nella tua casa per passarvi un anno intero e per comporre lì, in quell'ambiente di pace, una grande opera. Poi... via per il mondo!
Fu in questo periodo che Petr cominciò ad avvicinarsi ai suoi fratelli più giovani. Quando la sorella Aleksandra si trasferì a Kamenka,
egli si sentì responsabile del futuro di Modest e Anatol e si interessò alla loro educazione. [p.11]
Ho notato che il mio affetto per questi ragazzi [i fratelli Anatolij e Modest] aumenta di giorno in giorno, particolarmente (questo è un segreto) per il primo. Dentro di me sono immensamente orgoglioso di loro e considero questo il migliore sentimento del mio cuore. Nei momenti tristi mi basta ricordarli e la vita è di nuovo degna di essere vissuta. Per ciò che mi è possibile, mi sforzo di sostituire con il mio amore le carezze e le attenzioni materne che fortunatamente hanno conosciuto poco e non possono ricordare; e mi pare di riuscirci. Siamo legati da un mutuo affetto che è raro anche tra fratelli. Quando morì nostra madre avevano quattro anni. Certo, non ero una madre per loro. Ma dal primo momento, da quando sono diventati orfani, ho voluto essere per loro ciò che una madre è per i suoi figli, perché sapevo per esperienza quale influenza duratura abbiano la tenerezza e le carezze materne sull'animo di un fanciullo. E da allora il rapporto che si è stabilito tra noi è stato tale che li amo più di me stesso e sono pronto a qualsiasi sacrificio, ed essi mi sono infinitamente devoti.
A poco a poco la mia vera vocazione si è delineata. Mi sono iscritto al nuovo Conservatorio; i corsi si inizieranno a giorni. L'anno scorso mi sono esercitato molto sulla teoria musicale e adesso sono del tutto convinto che, presto o tardi, lascerò il mio impiego per la carriera musicale. Sasa non pensa che io immagini di diventare un grande artista: voglio semplicemente seguire la mia vera vocazione. Sia che diventi un famoso compositore o un povero insegnante, la mia coscienza sarà tranquilla e io non avrò il solenne diritto di lagnarmi del destino e dell'umanità in generale. Di certo non abbandonerò in modo definitivo l'impiego, finché non sarò del tutto sicuro di essere un artista e non un burocrate. I miei professori sono stati Zaremba per la fuga, il contrappunto e così via, e Anton Rubintejn (il direttore) per la forma musicale e l'orchestrazione. Ho frequentato il Conservatorio per tre anni e mezzo.
Non posso non intenerirmi al ricordo di come mio padre reagì alla mia fuga dal Ministero di Giustizia. Sebbene gli dispiacesse che io non avessi seguito la carriera amministrativa, sebbene non potesse non affliggersi vedendo che ero disposto a sopportare la povertà pur di diventare musicista, non disse mai una parola per manifestarmi il suo dispiacere. Semplicemente domandava con grande interesse dei miei piani e delle mie intenzioni e mi incoraggiava. Gli debbo molto, moltissimo. Non so che cosa sarebbe stato di me se il destino mi avesse dato un ostinato despota come padre.
È impossibile seguire il mio lavoro coscienziosamente quando dedico molto tempo alla musica; non si può ricevere uno stipendio per tutta la vita senza far niente e nemmeno me lo permetterebbero. Di conseguenza, la sola cosa da fare è abbandonare l'impiego, tanto più che posso sempre riottenerlo. In breve, dopo una lunga riflessione, ho deciso di far parte dell'organico del Ministero, ma senza un posto stabile e senza retribuzione. Certamente in ciò non c'è un grande vantaggio materiale, ma spero l'anno prossimo di avere un posto in Conservatorio (assistente del professore). Dato che ho del tutto abbandonato la vita sociale, gli abiti eleganti e così via, le mie spese sono diminuite in modo considerevole. Che sarà di me quando finirò gli studi? Di una cosa sono sicuro, e cioè che i diventerò un buon musicista e che avrò sempre il mio pane quotidiano. Tutti i professori al Conservatorio sono contenti di me e dicono che con un impegno costante raggiungerò obiettivi importanti.
Al Conservatorio, Petr strinse amicizia con Hermann Laroche, giovane di promettente ingegno che affiderà alle sue «Memorie» notizie di grande interesse riguardanti gli anni trascorsi con l'antico condiscepolo. Verso la stessa epoca, Ciajkovskij scrisse il suo primo lavoro orchestrale: un'ouverture per il famoso dramma di Ostrovskij* L'Uragano e nell'autunno del 1865, per gli esami di licenza al Conservatorio, una cantata Alla gioia sopra il famoso inno di Schiller. Tali composizioni non riscossero l'approvazione del direttore, Anton Rubinstein, con cui Petr non fu mai in rapporti molto cordiali. Le loro nature erano troppo diverse perché un'intesa fosse possibile. Si stabilirono invece rapporti molto amichevoli col fratello minore di Anton, Nicolai, il quale chiamò il ventisettenne Ciajkovskij ad insegnare teoria elementare e armonia nel Conservatorio di Mosca appena fondato.