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Il Tribunale federale ha annullato la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (SEM) di espellere una cittadina algerina. Visto che è stata picchiata dal marito, anch’egli algerino, la donna ha diritto di restare in Svizzera in virtù dell’art. 50 della Legge federale sugli stranieri e la loro integrazione.
La SEM aveva deciso di non rinnovarle il permesso alla luce del fatto che la vita in comune della coppia era durata solamente due mesi. I due si erano sposati nel 2014 in Algeria. L’11 settembre 2015 la donna era giunta in Svizzera per raggiungere il marito, titolare di un permesso di domicilio. Ma già due mesi dopo, nella notte tra il 10 e l’11 novembre 2015, successe il patatrac. La polizia dovette intervenire al domicilio della coppia poiché lui aveva picchiato lei, provocandole delle escoriazioni e degli ematomi. Lei non tornò mai più al domicilio comune. Mentre lui fu condannato a una pena sospesa per lesioni. Dovette tuttavia andare in carcere, vista una precedente condanna per fatti simili commessi ai danni del gerente di un negozio nel 2013.
Nel maggio 2017 la SEM ha rifiutato di rinnovare il permesso di dimora della donna e ne ha pronunciato il rinvio dalla Svizzera. La donna ha presentato ricorso al Tribunale amministrativo federale, che lo ha respinto. Allora si è appellata al Tribunale federale di Losanna, che al contrario della precedente istanza le ha dato ragione.
I giudici hanno preso la loro decisione in virtù del precitato articolo, secondo cui dopo lo scioglimento del matrimonio o della comunità familiare un coniuge può avere diritto al rinnovo del permesso di dimora se è stato vittima di violenza coniugale. Quindi, come si legge nella sentenza pubblicata giovedì, la cittadina algerina potrà continuare restare in Svizzera, nonostante la vita in comune con il suo coniuge algerino sia durata solamente due mesi. Inoltre la SEM dovrà versarle un’indennità di 2’000 franchi.