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Il Tribunale amministrativo federale (TAF) ha respinto una richiesta d'indennizzo da parte di un imprenditore zurighese che chiedeva più di sei milioni di dollari alla Confederazione. La sua impresa era stata accusata dagli inquirenti di aver fabbricato contaminuti elettronici utilizzati dagli autori dell'attentato di Lockerbie nel 1988.
Il TAF ha giudicato che la richiesta dell'imprenditore è arrivata tardivamente. L'esplosione di un Boeing della Pan Am sopra Lockerbie, in Scozia, aveva fatto 270 vittime.
Nel 2009 l'imprenditore zurighese aveva sporto denuncia contro la Confederazione, affermando che un impiegato della polizia federale aveva chiesto ad un dipendente della sua ditta, qualche mese dopo l'attentato, di fornirgli un contaminuti.
L'apparecchio sarebbe in seguito stato indebitamente utilizzato come prova nel processo. A causa di articoli apparsi sui media, che hanno attaccato il nome della sua impresa, egli avrebbe perso una parte importante della clientela.
Il Dipartimento federale delle finanze (DFF) aveva respinto la sua richiesta d'indennizzo lo scorso gennaio. Il TAF, a cui ha fatto ricorso, ha confermato questa decisione.
Secondo il Tribunale è stato superato il termine di prescrizione assoluto di dieci anni dai fatti, ossia gli atti imputati al dipendente della polizia federale. È scaduto anche il termine di prescrizione di un anno che si calcola a partire dalla conoscenza dei fatti.
L'attentato di Lockerbie ha lasciato numerose zone d'ombra. Nel 2001 un tribunale scozzese aveva condannato il libico Abdelbaset al-Megrahi, deceduto a maggio 2012.
Il dossier non è chiuso. Un'inchiesta aperta dal Ministero pubblico della Confederazione resta pendente, così come un ricorso davanti alla Corte europea dei diritti dell'uomo.
SDA-ATS