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Per anni simbolo del boom economico spagnolo, a lungo citata come modello di buona gestione economica dal Partito popolare che governa la regione, oggi la città di Valencia è al centro di tutte le critiche.
Nel 2007, un anno prima della crisi, Valencia ospitava la 32esima edizione della celebre regata internazionale America’s Cup. Oggi il porto, costato 1,8 miliardi di euro, è deserto, scrive il quotidiano francese Le Monde: “Da quasi cinque anni gli edifici che accoglievano gli equipaggi delle regate aspettano una nuova destinazione.
Valencia ha un debito di quasi il 20% del suo Pil, il più elevato della Spagna, un deficit che nel 2011 ha raggiunto il 4,6% e si distingue per un pessimo uso dei fondi pubblici.
L’America’s Cup è solo un esempio delle spese enormi legate a una politica di grandi eventi che il governo regionale cerca di ridurre.
La Ciudad de las artes y las ciencias, complesso culturale a opera dell’architetto Santiago Calatrava sulla riva del fiume Turia, è costata 1,3 miliardi di euro ai contribuenti : oggi per cercare di rimpinguare le sue casse si è ridotto a ospitare cerimonie matrimoniali.
Il circuito urbano di Formula 1 ha comportato 90 milioni di euro di investimenti, oltre al canone annuo di circa 20 milioni che impegna Valencia fino al 2014.
A Benidorm, il luna park Terra Mitica inaugurato nel 2000, è costato quasi 400 milioni di euro. La regione cerca di venderlo per 65 milioni e metà del personale è a rischio licenziamento.
Negli ultimi dieci anni le autorità hanno scelto di indebitarsi per competere con le altre regioni. Hanno costruito 500 chilometri di strade, 420 scuole medie, otto ospedali e decine di depuratori.
Certamente i grandi eventi hanno avuto un ritorno da un punto di vista sociale, dal 1998 hanno permesso la creazione di 271mila posti di lavoro e hanno attirato a Valencia 69 milioni di visitatori.
“E’ una città di cartapesta – commenta il segretario generale dell’Unione generale dei lavoratori di Valencia, Conrado Hernandez.
In un mese nella città ci sono state quattro manifestazioni contro i piani di rigore attuati dal governo: tagli agli stipendi dei funzionari statali, riduzione del numero di imprese pubbliche, aumento delle rette universitarie e dei costi della mensa scolastica.
I cosiddetti grandi eventi rappresentano il 13% del debito attuale della regione, valutato in quasi 20 miliardi di euro.
“Dietro le apparenti arie di ricchezza e gli eccessi, questo superficiale modello economico ci ha impoverito – commenta un professore di economia applicata all’università di Valencia – Oggi il reddito per abitante è inferiore del 12% alla media nazionale, mentre 15 anni fa Valencia rientrava nella media spagnola”.
Valencia è sull’orlo della bancarotta. Le tre agenzie di rating Moody’s, Fitch e Standard & Poor’s hanno classificato il suo debito nella categoria spazzatura.
Lo scorso dicembre il governo spagnolo era dovuto intervenire per permettere alla città di rinnovare un credito in scadenza con la Deutsche Bank di 123 milioni di euro.
Il timore è che se il sistema di finanziamento non cambia e se il governo non aiuterà la regione, la situazione diventerà insostenibile.
Dubbi sussistono riguardo alla capacità di Valencia di rispettare l’obiettivo di contenere il deficit. Le entrate della regione non permettono nemmeno di coprire le spese mediche e scolastiche.”
Per anni simbolo del boom economico spagnolo, a lungo citata come modello di buona gestione economica dal Partito popolare che governa la regione, oggi la città di Valencia è al centro di tutte le critiche.