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LOCARNO - "Oggi c'è più libertà rispetto a una volta nel cinema in Cina. Io, fino al 2003, ero stato 'banditò, il pubblico del mio Paese non poteva vedere i miei film se non piratati". Lo ha detto il regista Jia Zhang-ke, Pardo d'onore Swisscom, premio che gli è stato consegnato ieri in Piazza Grande, parlando oggi al Festival internazionale del Film di Locarno, dove è arrivato con il suo ultimo film 'I Wish I Knew', già presentato a Cannes.
"Il cinema deve essere uno strumento per poter parlare - ha detto il regista, 40 anni, 10 film che lo hanno fatto considerare uno dei migliori giovani talenti del mondo - Io ho sempre continuato a girare, costi quel che costi. Non sono mai diventato un estremista, ho sempre cercato un dialogo, ma penso che non ci debbano essere politiche autoritarie nell'industria cinematografica e l'ho sempre pensato. Dal 2004 c'è stato un grande cambiamento: la Cina si è aperta al mercato. Il cinema non è stato più solo uno strumento di propaganda, ma per mantenere la memoria e ricordare la storia da una prospettiva piu umana".
"Il mio interesse - ha aggiunto - è verso le persone che provengono dalle province isolate delle campagne, come dallo Shanxi di cui sono originario. Per un certo periodo i film da noi non potevano che essere in mandarino, la lingua ufficiale. Ma per me era fondamentale fare usare ai miei attori il loro dialetto".
SDA-ATS