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Dal recente scandalo tedesco di Wirecard, fino a quello statunitense di Enron, passando per Lehman Brothers, Northern Rock, gli italici Parmalat e Carige. Perché le società di revisione non si sono accorte di nulla?
In Germania con la vicenda di Wirecard, la società di servizi di pagamento digitali finita nell’occhio del ciclone per quello che è considerato già come uno dei più gravi scandali finanziari della storia tedesca, anche il suo revisore, Ernst & Young, è finito al centro delle critiche. Nei bilanci della società figuravano infatti disponibilità di liquidità per oltre un miliardo di euro, depositate secondo i bilanci della società a Singapore. Questo miliardo in realtà non c’era e nessuno se ne è accorto prima. Nemmeno il revisore.
Il tema di “chi controlla il controllore” in realtà è nulla fuor che nuovo. Il Fatto Quotidiano dedica un interessante articolo al tema, formato da Mauro Del Corno, in cui si ripercorrono molti scandali finanziari in cui in sostanza è accaduto qualcosa di simile: il revisore non si è accorto (o ha taciuto) il fatto che i conti delle società che era tenuto a revisionare “non quadrassero”. E nella quasi totalità dei casi gli errori dei revisori si risolvono con una semplice multa per la società di revisione.
La premessa: attualmente il settore della revisione è in mano a quattro colossi attivi a livello mondiale. Essi sono KPMG, PwC, Deloitte e Ernst & Young. Partendo da quest’ultima c’è stato il più grosso crack finanziario della storia, quello di Lehman Brothers nel 2008. Sui cui bilanci “nessuna segnalazione è mai giunta sull’uso da parte di Lehman di un sistema noto come “repo 105”, usato per abbellire i conti a ridosso della presentazione dei bilanci. Si vendevano asset con l’impegno a riacquistarli, facendo temporaneamente diminuire il livello di debito e rassicurando così i mercati”, spiega il Fatto. Sempre EY era il revisore di HealthSouth, gruppo di servizi sanitari finito sotto inchiesta per fallimento e falsificazioni contabili (per il quale la società di revisione pagò una multa di 109 milioni di dollari).
Deloitte ha revisionato i bilanci di Royal Bank of Scotland, la banca nazionalizzata nel 2008 con 45 miliardi dopo il suo collasso (nei suoi bilanci le inchieste hanno trovato clamorose sopravvalutazione degli asset). KPMG si occupava invece dei bilanci di un’altra banca inglese salvata dal Governo nel 2008, HBOS, ma pure dei bilanci dei principali erogatori di mutui subprime statunitensi: Wells Fargo, Countrywide, Option One e New Century. Anche qui i problemi contabili sono finiti sulle spalle dei contribuenti. Vi è poi Xerox (altra revisione di KPMG), con tre miliardi inesistenti a bilancio. Dei bilanci di Northern Rock, altro salvataggio pubblico inglese del 2008, si occupava Pwc.
Questi son alcuni dei casi più eclatanti e noti, ma ve ne sono altri. L’articolo del fatto ricorda alcuni noti crack italici: Parmalat, Popolare Vicenza, Banca Marche, Banca Etruria, Veneto Banca, Carige. Tutti con bilanci certificati.
Diversamente è andata invece alla Arthur Andersen, revisore di quello che è forse uno dei più colossali scandali finanziari (con vari addentellati politici) della storia, il crack della statunitense Enron nel 2001. In questo caso anche la società di revisione fu trascinata a picco dalle frodi contabili operate dal colosso energetico.
Dunque, nessuno controlla il controllore? Richard Brooks nel suo libro “Bean counters” ( i “conta fagioli”, come vengono gergalmente chiamati i revisori nel mondo finanziario) fornisce due spiegazioni di massima dell'origine di questa problematica. Da un lato vi è un conflitto di interessi implicito: ovvero che il controllato del revisore è di fatto anche il suo datore di lavoro, visto che paga la sua parcella. C’è poi “una potentissima azione di lobby condotta da questi gruppi che ha portato alle emanazioni di norme che limitano fino quasi ad azzerarla la responsabilità dei revisori, proteggendoli da eventuali azioni collettive”, spiega Il Fatto. Vi è poi un ulteriore aspetto: le società di revisione si occupano anche di consulenza (da cui traggono i maggiori profitti) e affiancano le due attività. Sono loro stesse a consigliare alle aziende come gestire i conti dunque. Brooks nel suo libro sostiene che i tre quarti degli schemi di elusione fiscale utilizzati nel mondo, siano stati messi a punto dai quattro colossi della revisione.