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<h2>SubmittedText<h2><p>Sono state rese pubbliche alcune offerte di General Electric (GE) e Siemens per l'acquisizione di determinate attività del gruppo francese Alstom. Il settore maggiormente interessato sarebbe quello dell'energia. La creazione di un polo occidentale competitivo sarebbe la risposta strategica allo sviluppo dell'Asia.</p><p>Il governo francese ha espresso la sua preferenza per Siemens, una soluzione europea, rispetto allo scenario americano rappresentato da GE, mentre gli organi di Alstom manifestano al momento una preferenza per GE. In ogni caso, la Francia, che mette l'accento sulla difesa dei posti di lavoro e delle tecnologie, ha ricevuto da Jeffrey Immelt, amministratore delegato di GE, una lettera in cui quest'ultimo informa il governo francese della volontà del gruppo americano di spostare da Baden a Belfort la sede mondiale di Alstom per quanto riguarda le attività nel settore termico.</p><p>Alstom dà lavoro a più di 4000 persone in Svizzera, di cui 2500 a Baden e 1500 a Birr. Ma anche la sede di Oberentfelden ha un certo numero di collaboratori. Il 90 per cento degli effettivi lavora per la sezione Thermal Power, ossia quella che in prospettiva potrebbe subire la delocalizzazione. In gioco vi sono 2200 posti di ingegnere. Il 97 per cento della produzione svizzera è destinata all'esportazione. </p><p>La presenza di Alstom in Svizzera è vitale per la nostra economia e per il settore industriale ed è proprio questo ad aver indotto recentemente il consigliere federale Schneider-Ammann a prendere contatto con Alstom per evitare la delocalizzazione di attività strategiche e la perdita di un gran numero di posti di lavoro nel nostro Paese.</p><p>Chiedo dunque al Consiglio federale:</p><p>1. di quali mezzi legali e finanziari dispone e come intende utilizzarli per raggiungere il suo obiettivo;</p><p>2. se è pronto a mettere in atto una vera e propria politica industriale che permetta di salvaguardare settori strategici dell'economia svizzera;</p><p>3. se ritiene che una diplomazia economica, senza dubbio attiva, e il ricorso a una rete di persone qualificate, siano sufficienti a impedire ampie e disastrose conseguenze economiche e sociali.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>La Svizzera conduce una politica economica efficace, come dimostrano non solo l'elevato reddito pro-capite e il tasso di disoccupazione molto basso, ma anche i primi posti che il nostro Paese ottiene regolarmente in varie classifiche sulla capacità concorrenziale e innovativa. Questi successi sono il frutto di una politica economica pluriennale che si concentra sul miglioramento delle condizioni quadro per le imprese a medio e a lungo termine e non prevede sussidi statali diretti per determinati settori o singole aziende. Il Consiglio federale intende portare avanti questa politica collaudata.</p><p>1. In base alla politica di crescita 2012-2015 per rafforzare la competitività dell'economia nazionale sono particolarmente importanti tre ambiti d'azione:</p><p>- incremento della concorrenza agendo sia sul mercato interno sia tramite l'apertura verso l'estero;</p><p>- potenziamento dei fattori di produzione tramite lo sfruttamento del capitale umano (formazione, ricerca e innovazione), materiale e intellettuale; </p><p>- miglioramento del contesto imprenditoriale tramite il consolidamento di infrastrutture efficienti, economiche e finanziabili e la garanzia della stabilità delle finanze pubbliche e un onore amministrativo ridotto. </p><p>Il Consiglio federale è convinto che le carte vincenti dell'economia svizzera - come la bassa pressione fiscale, il mercato del lavoro flessibile o l'eccellenza delle infrastrutture - sono tuttora valide a livello internazionale e svolgono un ruolo chiave nel momento in cui un gruppo internazionale sceglie dove insediarsi.</p><p>2. Il Consiglio federale non persegue come obiettivo il sostegno diretto di settori specifici. Questo principio di base, che costituisce uno dei fattori di successo della politica economica svizzera, è stato recentemente ribadito dal Consiglio federale nel rapporto del 16 aprile 2014 in adempimento del postulato Bischof 11.3461. La politica economica della Confederazione intende creare innanzitutto condizioni quadro ottimali che permettano a imprese, centri di ricerca e scuole universitarie di essere propositivi e di assumersi le loro responsabilità. Il principio della sussidiarietà applicato in Svizzera si dimostra da anni decisamente vincente.</p><p>3. Nel caso specifico dell'Alstom il DEFR segue la situazione da molto vicino. Il capo del DEFR è in contatto con la direzione aziendale e con le autorità del cantone di Argovia. Nell'ambito di questi contatti vengono messi in rilievo i pregi delle sedi svizzere. La decisione finale spetta però all'azienda.</p><p>Qualora un'impresa decida, nonostante le ottime condizioni quadro, di spostare la propria sede di produzione, i dipendenti che rischiano il licenziamento possono ricorrere ad alcuni provvedimenti inerenti al mercato del lavoro previsti dall'assicurazione contro la disoccupazione. Queste misure, pensate in prima linea per il reinserimento rapido e duraturo delle persone già licenziate, possono essere utilizzate anche per il mantenimento di posti di lavoro minacciati, in particolare nel caso di ristrutturazioni aziendali. Considerati gli strumenti e le misure già esistenti, il Consiglio federale non ritiene necessario intervenire ulteriormente a favore di singoli rami professionali.</p>  Risposta del Consiglio federale.