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MENDRISIO / BERNA - C'è grande rabbia nei collettivi dello Sciopero femminista e delle donne verso la decisione della Commissione della sicurezza sociale e della sanità del Consiglio degli Stati di accettare l'aumento dell'età di pensionamento delle donne nell'ambito della riforma dell'AVS 21.
«La riforma era già inaccettabile prima della crisi sanitaria. E lo è ancora più oggi, dal momento che siamo in prima linea in questa pandemia», si legge in una lettera aperta che oggi sarà scandita ad alta voce anche di fronte a Palazzo federale a Berna e al Mercato coperto di Mendrisio, in occasione della sessione del Gran Consiglio ticinese.
I collettivi rievocano lo sciopero nazionale e la volontà scaturita dalle urne, che per due volte - nel 2004 e nel 2017 - hanno rifiutato le riforme che intendevano innalzare l'età di pensionamento delle donne, chiedendo che la riforma AVS 21 venga abbandonata. «Non è la riforma di cui abbiamo bisogno».
Tre sono invece i punti che secondo i collettivi vanno considerati: rispondere alla necessità «urgente» di migliorare le rendite del 1° pilastro; riconoscere il valore del lavoro domestico, educativo e di cura «rafforzando i meccanismo di bonus» e, infine, «rafforzare l'AVS attraverso un maggior apporto di risorse finanziarie».