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Arooj Aftab è una musicista pakistana. Si è trasferita negli Stati Uniti nel 2005 dopo aver ottenuto l’ammissione alla Berklee School of Music, dove si è diplomata come tecnica del suono. Uscita dalla Berklee nel 2008, si è ritrovata nel culmine della crisi economica e della completa trasformazione del mercato discografico: nessuno aveva più bisogno di assumere tecnici del suono. Ma alle spalle di Arooj Aftab c’era anche un inizio di carriera come cantante: in patria era diventata famosa per una versione di “Hallelujah” di Leonard Cohen. Così si è dedicata alla composizione, creando un proprio genere di canzoni che mescolano inglese e urdu, musica pakistana, jazz e reggae, con testi ispirati al poeta sufi Rumi: neo-sufi è il nome che ha scelto per il proprio lavoro. Chi ha seguito fin dall’inizio la world music come genere, dopo l’adozione “ufficiale” del termine nel 1987, ricorderà un altro pakistano che si ispirava a Rumi: Nustrat Fateh Ali Khan, che prima di morire prematuramente ebbe un vasto successo internazionale sull’etichetta Real World di Peter Gabriel. Ma Nustrat riprendeva soprattutto un genere popolare ritmato e celebrativo dell’amore per Allah, il qawwali, e cantava in farsi, la lingua di Rumi: Arooj Aftab (soprattutto quando non entrano in gioco le intersezioni con la musica africano-americana) si avvicina ad altri aspetti della tradizione del subcontinente indiano, come il ghazal, di origine arabo-islamica, una specie di sonetto di argomento amoroso/erotico, molto presente anche nell’opera di Rumi. Grandi spazi intorno alla voce, bellissime melodie.