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L'opposizione conservatrice guidata da Tony Abbott ha vinto a valanga, come ampiamente previsto, le elezioni federali di oggi in Australia, mettendo fine a sei anni di potere laburista segnati da un'economia fiorente, ma anche da lotte interne che hanno stancato e indispettito molti elettori. E svanisce il sogno di Julian Assange, esule nell'ambasciata dell'Ecuador a Londra, di entrare nel parlamento del suo Paese con il partito di Wikileaks.
Con il conteggio dei voti ancora in corso - ma i dati sembrano ormai consolidati - la coalizione del partito liberale guidato da Abbott, in alleanza con il partito nazionale-agrario, ha incassato circa il 54% del voto nazionale, con un'oscillazione a suo favore del 4,5%, ed è avviata a detenere almeno 90 dei 150 seggi della Camera dei rappresentanti. E ha mantenuto il suo seggio di Melbourne il vice leader dei Verdi Adam Bandt, il primo del suo partito a entrare nella Camera, che è eletta col maggioritario che penalizza i partiti minori.
Il leader laburista Kevin Rudd, che ha mantenuto a fatica il suo seggio di Griffith, nel Queensland, ha ammesso la sconfitta. "Oggi abbiamo combattuto bene con un grande partito laburista. Ora è tempo di unirci come grande nazione australiana", ha detto. Poco dopo ha gridato vittoria davanti ai suoi sostenitori Tony Abbott, 28/o capo di governo del Paese. "Da oggi, dichiaro che l'Australia è sotto una nuova gestione e che si rimette in movimento", ha promesso il leader conservatore.