Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/134003

<h2>SubmittedText<h2><p>Nel caso in cui la Svizzera debba nuovamente pagare contributi di coesione, il Consiglio federale è incaricato di elaborare una diversa modalità di attuazione degli stessi (contributo all'allargamento). La quota di contributo all'allargamento versata dalla Confederazione servirà a sostenere quelle imprese svizzere che investono nei Paesi dell'Europa dell'est e creano in loco posti di lavoro a lungo termine. Inoltre, il Consiglio federale può prendere in considerazione anche progetti ai quali partecipano imprese svizzere.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>L'eventuale proroga del contributo svizzero all'allargamento verrà valutata dal Consiglio federale al momento opportuno e alla luce dei rapporti con l'UE. Lo stanziamento del relativo credito quadro verrà deciso dal Parlamento.</p><p>È nell'interesse della Svizzera sostenere gli sforzi volti a ridurre le disparità economiche e sociali nell'UE allargata, contribuendo così a consolidare lo sviluppo dei nuovi Paesi membri. Tale sostegno si basa sull'attuale contributo all'allargamento gestito autonomamente dalla Svizzera, attraverso il quale vengono finanziati progetti nei dodici Paesi che sono diventati membri UE nel 2004. I Paesi partner partecipano solitamente ad almeno il 15 per cento dei costi di progetto. Prima dell'approvazione da parte della Svizzera i progetti vengono sottoposti a una procedura approfondita di verifica, alla quale partecipano anche esperti svizzeri. Questi progetti devono rispondere alle necessità dei Paesi partner e avere per loro un interesse pubblico. L'assegnazione dei mandati spetta all'istituzione del Paese partner responsabile del progetto, mentre la SECO e la DSC esercitano una funzione di controllo supplementare.</p><p>Grazie ai contratti conclusi finora, l'indice di redditività sul capitale investito nel contributo all'allargamento ammonta per la Svizzera complessivamente a 71,7 milioni di franchi. Dato che nel periodo 2013-2014 saranno indetti appalti per un totale di circa 300 milioni di franchi per i principali progetti infrastrutturali (escluse Bulgaria e Romania), si prevede che questo valore aumenti sensibilmente. Un sondaggio svolto dalla SECO e dalla DSC ha inoltre dimostrato che negli ultimi anni le aziende svizzere si sono aggiudicate, nei soli nuovi Paesi membri, circa 350 appalti per progetti finanziati dall'UE, pari a un importo complessivo di oltre 900 milioni di franchi. I dati reali dovrebbero essere ancora più elevati.</p><p>Sia in Svizzera che nell'UE la concessione di appalti pubblici è soggetta alle relative disposizioni dell'accordo dell'OMC sugli appalti pubblici (RS 0.632.231.422) e dell'accordo bilaterale tra la Svizzera e l'UE su alcuni aspetti relativi agli appalti pubblici (RS 0.172.052.68). Tali norme valgono anche per gli appalti relativi ai progetti del contributo all'allargamento e per i progetti finanziati dall'UE nell'ambito della sua politica di coesione. Vincolare un futuro contributo all'allargamento al sostegno degli investimenti svizzeri all'estero o subordinarlo alla fornitura di beni e servizi svizzeri entrerebbe in conflitto con gli impegni internazionali assunti dal nostro Paese in quest'ambito, che sono anche alla base della partecipazione delle aziende svizzere alle gare d'appalto nell'UE.</p><p>La proposta contrasta dunque con gli impegni assunti dalla Svizzera a livello internazionale di garantire la totale assenza di interessi economici diretti negli aiuti finanziari forniti all'estero. Inoltre, il sostegno dello stato agli investimenti delle imprese svizzere richiesto nella mozione potrebbe avere come effetto il trasferimento di parte della produzione e dei posti di lavoro dalla Svizzera all'Europa dell'est.</p><p>Nel caso di un futuro contributo all'allargamento questo tipo di sostegno rischierebbe di modificare la natura del contributo stesso, che non sarebbe più orientato alle necessità e alle priorità dei Paesi partner ma si trasformerebbe in uno strumento di promozione degli investimenti e delle esportazioni svizzeri. Inoltre, concentrarsi sulla promozione della crescita economica e sul miglioramento delle condizioni di lavoro significherebbe penalizzare altri importanti obiettivi volti a ridurre le disparità economiche e sociali. Un eventuale nuovo contributo all'allargamento non dovrebbe, ad esempio, escludere progetti riguardanti l'ambiente o la salute. Allo stesso modo si dovrebbe poter continuare a garantire la realizzazione di programmi e progetti particolarmente importanti per la promozione delle relazioni bilaterali fra la Svizzera e i Paesi partner, come i fondi di partenariato o la cooperazione bilaterale nella ricerca.</p><p>Sulla base di queste considerazioni il Consiglio federale ritiene che nell'eventualità di un nuovo contributo all'allargamento è interesse della Svizzera mantenere l'attuale prassi di selezione dei progetti e di attribuzione degli appalti secondo il principio della concorrenza e nel rispetto degli obiettivi del sostegno svizzero.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.