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In sedia a rotelle, tra libri e computer
Jean-Christophe Pilloud lavora presso la sezione «Archiviazione digitale» della Biblioteca nazionale svizzera: il fatto di spostarsi in sedia a rotelle non gli ha impedito di avere un interessante percorso professionale.
Dopo un apprendistato di elettronico a Friburgo, Jean-Christophe Pilloud incomincia la sua carriera lavorando per 7 anni presso un'azienda privata. Alla luce dell'importante sviluppo dell'informatica, decide di completare la sua formazione conseguendo - tra il 1997 e il 1999 - un diploma federale di informatico di gestione.
Jean-Christophe Pilloud continua così il suo percorso con un'esperienza nel settore dell'informatica bancaria seguita, nel 2001, da una breve ma intensa parentesi in seno a un'azienda specializzata nella fornitura di prestazioni informatiche per i laboratori medici. La tappa seguente - un'azienda attiva nello sviluppo di programmi per le biblioteche - avvicina Jean-Christophe Pilloud alla Biblioteca nazionale svizzera, con cui ha sovente occasione di collaborare su mandato esterno.
Proprio la Biblioteca nazionale diventa, nel 2006, il suo nuovo datore di lavoro; Jean-Christophe Pilloud gestisce il programma informatico utilizzato per l'archiviazione digitale e garantisce, in collaborazione con i suoi colleghi, il buon funzionamento dell'intero sistema.
A causa di un incidente accaduto il 4 marzo del 1984, Jean-Christophe Pilloud si sposta in sedia a rotelle. Una circostanza che non gli ha però mai causato particolari problemi in ambito professionale: «Il mio handicap non ha rappresentato un ostacolo per il mio lavoro, dato che un informatico in sedie a rotelle lavora seduto al tavolo come qualsiasi altro impiegato, e deve quindi essere valutato per le sue competenze. D'altronde, in ogni mia candidatura, ho sempre segnalato il fatto di essere in sedia a rotelle soltanto al momento dell'invito per un eventuale primo colloquio, e unicamente per ragioni puramente pratiche legato all'accesso agli edifici». A ciò si aggiunge il fatto che, oggigiorno, la maggioranza degli edifici pubblici non presenta più barriere architettoniche.
Del datore di lavoro Amministrazione federale apprezza in particolare «il fatto di considerare l'uomo prima dell'impiegato, nonostante anche qui - come ovunque - si debba produrre sempre di più con meno mezzi a disposizione». A questo proposito, sottolinea il fatto di aver dovuto recentemente ridurre, per motivi di salute, il suo tasso d'occupazione dopo 23 anni di lavoro a tempo pieno senza alcun tipo di sovvenzione o aiuto speciale: «In questa circostanza ho ricevuto un sostegno pratico e morale davvero notevole, che mi consente di continuare a svolgere al meglio la mia attività. Non so quanti datori di lavoro fanno altrettanto», conclude.
Ultima modifica 19.04.2016