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Un 61enne era stato internato a fine pena. Secondo la Cedu, la legge in vigore all’epoca dei fatti non ammetteva una decisione successiva in merito
La Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) condanna la Svizzera per l’internamento di un malato mentale. La decisione era stata presa dopo che l’interessato aveva scontato 20 anni di prigione per aver ucciso due persone.
All’inizio degli anni Novanta la Corte d’Assise del Canton Zurigo aveva riconosciuto l’uomo, ora 61enne, colpevole di assassinio, omicidio intenzionale e altri delitti. Il tribunale aveva rinunciato a pronunciare un internamento, in base al diritto dell’epoca, dato che la misura durava raramente più di cinque anni.
Alla fine della pena, nel 2010, il Ministero pubblico di Zurigo aveva chiesto l’internamento, in applicazione delle nuove regole del codice penale e ritenendo che il condannato rischiasse ancora di commettere gravi delitti.
Nel 2013 il Tribunale distrettuale di Zurigo aveva deciso di internarlo sulla base di una nuova perizia psichiatrica. La sentenza era stata confermata da varie istanze e anche dal Tribunale federale. Le Corti avevano ritenuto che le condizioni per l’internamento fossero già soddisfatte quando l’uomo era stato condannato all’inizio degli anni Novanta. L’interessato era pertanto rimasto nel carcere di Pöschwies a Regensdorf (ZH).
In una sentenza pubblicata oggi, la Cedu accoglie il ricorso dell’uomo, e sottolinea che la Svizzera ha violato tre articoli della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Secondo Strasburgo, la procedura di internamento non ha tenuto sufficientemente conto della condanna iniziale del ricorrente.
I delitti dell’epoca non sono stati riesaminati, né sono emersi nuovi elementi a questo proposito, rilevano i giudici, che ricordano come solo le condizioni di internamento siano state controllate, il che alla fine equivale a una doppia sanzione.
La Cedu aggiunge che privare della libertà un malato di mente sia legittimo solo se avviene in un istituto adatto e non in una normale prigione. Ordinando l’internamento dopo il fatto, la Svizzera ha anche violato il principio di legalità: al momento della condanna, la legge non permetteva una decisione successiva sull’internamento.
La Svizzera è stata condannata a pagare al ricorrente 40’000 euro per torto morale e 6’000 euro di spese.