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Riproposto in una nuova traduzione, il capolavoro in cui il campo di lavoro diventa il simbolo dell'Unione Sovietica.
A cent'anni dalla nascita dell'autore, una nuova edizione restituisce a Una giornata di Ivan Denisovic (qui insieme ad Accadde alla stazione di Kocetovska e La casa di Matrëna) la sua voce autentica. Basata sulla versione riveduta e corretta dall'autore, questa nuova traduzione torna ad accendere i riflettori sull'opera che prima di tutte ha raccontato la vita nel Gulag. Vi si narra la giornata di un detenuto come tanti, in mezzo al gelo, alla fame, alle angherie, con davanti a sé la prospettiva di una pena che senza motivo poteva allungarsi di dieci o quindici anni. Una giornata, tuttavia, "quasi felice", perché rischiarata da piccole gioie : una sigaretta, un pezzo di pane in più, un lampo di umanità in mezzo al dolore. Un'opera nel solco di Tolstoj e Dostoevskij, che denunciando la realtà del campo punta il dito contro l'intera nazione.
«Sì, è insolito, anche lo stile, la lingua è insolita, non l'ho capito subito. Comunque mi sembra una cosa forte, molto». Nikita Chrušcëv
"Forse il maggior merito di Lenin, Staline e della loro cricca di assassini è stato di produrre le impressionanti narrazioni di Solzenicyn, Šalamov (...) e tanti altri." Ermanno Cavazzoni
Premio NOBEL 1970
Aleksandr Solzenicyn (1918 - 2008), dopo la laurea in matematica, combatte nella seconda guerra mondiale. Liberato e riabilitato nel 1956, espulso dall'Urss nel 1974 dopo la pubblicazione di Arcipelago Gulag, ha vissuto negli Stati Uniti dal 1976, ed è tornato in patria nel 1994, continuando a svolgere il suo ruolo di intransigente coscienza critica. Nel 1970 gli è stato assegnato il Premio Nobel per la Letteratura.