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LOSANNA - Il Gran Consiglio ticinese dovrà completare la legge di applicazione sulla dissimulazione del volto, votata dal Parlamento nel 2015.
Il Tribunale federale (TF) ha parzialmente accolto un ricorso del giurista Filippo Contarini e dello studente in diritto Martino Colombo e ritiene che nella legge debbano essere previste eccezioni supplementari.
Il contenuto della sentenza, che era soggetto a un embargo di pubblicazione fino al 18 ottobre, è stato anticipato oggi dagli stessi ricorrenti, che hanno indetto una conferenza stampa nel pomeriggio per informare i media sulla decisione della suprema corte.
Dispositivo sproporzionato - Il TF constata che le eccezioni sono formulate in modo esaustivo nella legge sulla dissimulazione del volto e in quella sull'ordine pubblico. Tuttavia il dispositivo previsto dal legislatore ticinese è sproporzionato per quel che concerne la libertà di riunione, la libertà di espressione e la libertà economica.
Più precisamente, il Tribunale federale ritiene che la legislazione debba essere completata al fine di permettere a partecipanti a una manifestazione politica di portare una maschera, nella misura in cui gli obiettivi di ordine pubblico perseguiti dalla legge non siano compromessi. La legislazione dovrà pure prevedere eccezioni nel caso di eventi commerciali o pubblicitari.
Non verificata la compatibilità con la libertà religiosa - La compatibilità del divieto di dissimulare il volto con la libertà religiosa non è invece stata esaminata dal Tribunale federale, poiché i ricorrenti non hanno sollevato questo argomento.
Il Gran Consiglio ticinese deve pertanto completare la sua legislazione, tenendo conto delle riserve espresse da Mon Repos.
La legge, comunemente definita "norma anti-burqa" anche se l'applicazione va oltre il divieto del velo integrale islamico, è in vigore dal primo luglio 2016 ed era stata elaborata dal legislativo cantonale dopo che nel settembre 2013 oltre il 65% dei votanti ticinesi aveva accolto l'iniziativa promossa dal "Guastafeste".