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Le procedure per attestare la veridicità una traduzione a fini giudiziali o amministrativi variano sensibilmente da Paese a Paese. In Italia, la procedura per ottenere una traduzione chiamata colloquialmente «giurata» si definisce, giuridicamente, asseverazione. Da ciò deriva la definizione corretta di traduzione asseverata. In Italia, a differenza di quanto avviene ad esempio in Germania, non è il traduttore a essere «giurato» (non si può parlare, perciò, di «traduttore asseverato»), ma ogni singola traduzione. L’asseverazione è un giuramento reso dinanzi a un pubblico ufficiale, generalmente il pubblico ufficiale di cancelleria di un Tribunale. Il testo sorgente – in originale o in copia autenticata – e la rispettiva traduzione devono essere rilegati a formare un unico fascicolo, non più scomponibile. Come ultima pagina del fascicolo va allegato il cosiddetto verbale di asseverazione, il cui contenuto è bene farsi dare dal Tribunale competente. E’ richiesta l’applicazione di marche da bollo, secondo modalità che possono variare da una sede all’altra.
Alcuni Tribunali richiedono che la traduzione sia impaginata in un carattere specifico (ad esempio Arial 11), con gli stessi margini di un foglio protocollo. Altri accettano qualunque formato. E importante che il traduttore non firmi il verbale prima di presentarsi in Tribunale: dovrà, infatti, firmarlo sotto gli occhi del pubblico ufficiale competente, o la pratica andrà rifatta. Anziché in Tribunale, la stessa procedura si può svolgere dinanzi a un notaio (con costi superiori) o, teoricamente, dinanzi a un qualunque pubblico ufficiale (nella pratica, il Tribunale e l’unica sede utile).
Per essere abilitati ad asseverare le traduzioni in Italia non esiste una regola precisa. Alcuni Tribunali richiedono molti documenti (titoli di studio, attestato di concessione della partita IVA, eventuale iscrizione alla Camera di Commercio) e prevedono un iter piuttosto lungo per inserire il traduttore nella lista dei traduttori abilitati a prestare il giuramento. Altri Tribunali non richiedono nulla – non vogliono neppure sapere se chi si presenta per l’asseverazione conosce la lingua della traduzione – e non inseriscono il traduttore in alcuna lista.
Molti traduttori, in Italia, esibiscono l’iscrizione alle liste dei Tribunali quasi come un titolo onorifico. Dal punto di vista pubblicitario, effettivamente, questa citazione suscita sempre un certo riguardo. Nella realtà, salvo casi particolari, l’asseverazione non è necessariamente fonte di lavoro costante e ben retribuito. Per contro, comporta notevoli responsabilità. E’ possibile anche prestarsi come interpreti per interrogatori o udienze, sebbene le tariffe riconosciute siano bassissime.
In Svizzera, nel Canton Ticino, la procedura è più semplice: presupposto che il traduttore sia iscritto al Registro di commercio (come indipendente o come società), appone un proprio timbro sulla traduzione e dichiara in calce ad essa, sotto propria responsabilità, che la traduzione stessa corrisponde al testo sorgente. E’ consigliabile timbrare ogni pagina e raccogliere la traduzione in un fascicolo non troppo facilmente scomponibile (ad esempio: rilegatura ad anelli o a caldo). Non vi sono imposte o altri oneri, almeno in Canton Ticino. Da notare che, nel linguaggio comune, in Canton Ticino la traduzione giurata viene spesso impropriamente definita «legalizzata.».
Poiché in Svizzera l’organizzazione giudiziaria è competenza dei Cantoni, ogni Cantone può prevedere, per il giuramento delle traduzioni, requisiti diversi. In altri Paesi, come ad esempio in Germania, a essere «giurato» è il traduttore. Superato un esame dinanzi all’Autorità competente, il traduttore riceve un timbro ufficiale nominativo che apporrà in calce a ogni traduzione.
In tutti i casi, indipendentemente dalla complessità delle procedure, bisogna ricordare sempre che se il traduttore commette un errore in una traduzione sulla quale ha prestato un giuramento o un’esplicita dichiarazione di conformità come atto di fede pubblica, subirà le conseguenze penali previste per i reati di falso.
Le traduzioni asseverate o giurate non vanno confuse con le traduzioni legalizzate, anche se spesso questi termini vengono usati erroneamente come sinonimi. Ce ne occuperemo in un prossimo contributo.