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<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Protocollo di Kyoto obbliga le Parti contraenti a ridurre le emissioni di gas a effetto serra. Durante il periodo di adempimento 2008 - 2012, la Svizzera  dovrà così ridurre le sue emissioni dell'8 per cento rispetto ai livelli del 1990. </p><p></p><p>L'assorbimento di CO2 tramite i rimboschimenti effettuati a partire dal 1990 e la liberazione di anidride carbonica generata dal dissodamento di superfici boschive devono essere imperativamente computati nel bilancio nazionale delle emissioni. In Svizzera, il valore di tali attività è proporzionalmente basso e dipende dalla crescita del bosco sulle superfici agricole. A pari attività di dissodamento, all'assorbimento di al massimo 0.25 mio. di tonnellate di CO2 all'anno dovuto ai rimboschimenti si contrappone l'emissione annua di circa 0.15 mio. di tonnellate di anidride carbonica  originata dai dissodamenti.</p><p></p><p>Per raggiungere gli obiettivi di riduzione fissati dal Protocollo di Kyoto, le Parti contraenti sono libere di scegliere, inoltre, altre attività boschive e agricole che consentono di legare l'anidride carbonica atmosferica. Tali attività riguardano in primo luogo i settori: gestione forestale, campicoltura, praticoltura e rivalorizzazione della vegetazione.</p><p></p><p>Nel breve termine, le attività di gestione forestale rappresenteranno per la Svizzera il più importante pozzo di carbonio potenziale. Le superfici boschive svizzere sulle quali, dal 1990, è stata condotta un'attività di gestione vanno conteggiate con un valore massimo di 1,8 mio. di tonnellate di CO2 all'anno. Resta da vedere se detto valore massimo potrà essere realmente raggiunto nella pratica, e quali saranno le conseguenze economiche ed ecologiche che ne deriveranno.</p><p></p><p>Per quanto riguarda la campicoltura e la praticoltura, le due attività più importanti che è possibile praticare ai fini dell'assorbimento del carbonio sono la coltivazione senza aratura e l'aumento della quota dei prati artificiali nella rotazione agraria. L'agricoltura svizzera dispone già oggi solo di una limitata superficie coltiva, che gestisce facendo particolare attenzione all'humus. Rispetto alla gestione forestale, le attività agricole presentano quindi un potenziale di assorbimento del carbonio molto ridotto.</p><p></p><p>La rivalorizzazione della vegetazione ha per la Svizzera un'importanza secondaria. Tutt'al più si potrebbe conteggiare la realizzazione di siepi o di impianti di alberi ad alto fusto. </p><p></p><p>In conformità alle decisioni già esistenti della Convenzione sul clima, un Paese che intende computare i pozzi di assorbimento per rispettare i propri obblighi di riduzione definiti nel quadro del Protocollo di Kyoto deve soddisfare diverse condizioni. Esso è pertanto tenuto a dichiarare, entro il 2007, quale tipo di attività intende condurre, ad individuare le superfici sulle quali creare i pozzi di carbonio e a misurare le prestazioni di tali pozzi in modo chiaro e comprensibile. Le regole dettagliate e vincolanti a livello internazionale sul rilevamento e il computo delle attività dei pozzi di carbonio dovrebbero essere approvate in occasione della 9a Conferenza dei Paesi contraenti che si terrà nel dicembre 2003.</p><p></p><p>Su incarico dell'UFAFP, il Politecnico di Zurigo ha redatto un rapporto sullo stato delle conoscenze in materia di impiego dei pozzi di carbonio in Svizzera. Il PFZ giunge alla conclusione che i dati di cui disponiamo sono ancora lungi dall'essere completi, e che le stime sul potenziale offerto da tali misure per assorbire il carbonio sono alquanto incerte. Prima di decidere dell'eventuale impiego di determinate superfici come pozzi di carbonio, occorre chiarire questioni ancora aperte. Tali questioni riguardano segnatamente:</p><p>-i costi da sostenere ed i metodi da seguire per il rilevamento dei dati necessari, nonché la stima affidabile dei risultati ottenibili con i pozzi di carbonio;</p><p>-l'utilità di computare la gestione forestale, considerati le limitazioni d'impiego e i rischi connessi;</p><p>-la responsabilità per il mantenimento e l'utilizzo a lungo termine di un pozzo;</p><p>-le ripercussioni dell'aumento delle scorte nel bosco sulle funzioni di quest'ultimo, come la protezione dai pericoli naturali;</p><p>-la trasformazione spontanea di superfici agricole in foreste;</p><p>-le ripercussioni economiche dei pozzi di CO2.</p><p></p><p>Il Consiglio federale riconosce che i pozzi di carbonio possono fornire un contributo al rallentamento dell'aumento delle concentrazioni di gas a effetto serra nell'atmosfera. Si rende però anche conto che, visto l'assorbimento di CO2 limitato nel tempo da parte dei boschi, tale contributo svolge solo un ruolo temporaneo nell'ambito della gestione del riscaldamento climatico. Ogni pozzo si trasforma infatti prima o poi in una fonte di emissione di carbonio. Le perdite di anidride carbonica dovute ai cambiamenti di gestione del suolo, alla morìa della biomassa o ai danni causati dagli incendi e dalle tempeste devono essere computate nel relativo periodo come emissioni di CO2.</p><p></p><p>Il Consiglio federale si vede pertanto costretto a contrapporre alla creazione di pozzi di carbonio nel bosco una maggiore utilizzazione del legno, in quanto materiale esente da emissioni di CO2, quale sostituto di altri materiali prodotti con energie fossili e quale vettore energetico. L'attuale utilizzazione del legno riduce le emissioni di anidride carbonica in Svizzera di circa 2.1 mio. di tonnellate di CO2 all'anno. Un'ulteriore riduzione di circa 2 mio. di tonnellate di CO2 all'anno sarebbe possibile tramite un'adeguata utilizzazione del legno nelle foreste svizzere. Al contrario della creazione di pozzi di carbonio, ciò rappresenterebbe un contributo duraturo alla protezione del clima, poiché continuerebbero a ricrescere alberi che potrebbero essere utilizzati. Il Consiglio federale invita pertanto a prendere maggiormente in considerazione l'utilizzazione del legno nel quadro del programma EnergiaSvizzera quale parte della strategia di politica climatica adottata dalla Confederazione.</p><p></p><p>In linea di massima, in Svizzera nulla impedisce il computo delle attività dei pozzi di carbonio, a condizione che l'impiego di quest'ultimo non sia contrario all'interesse generale e agli obiettivi a lungo termine della politica climatica, della gestione forestale e dell'agricoltura. I pozzi di CO2 rappresentano un'alternativa in grado di completare in modo intelligente l'utilizzo della risorsa naturale 'legno. Nel quadro delle basi giuridiche vigenti e dei mezzi a disposizione, il Consiglio federale è disposto a creare le premesse necessarie per poter realizzare i progetti relativi ai pozzi di carbonio, se ne vengono chiaramente definite le responsabilità e l'usufrutto. La delucidazione delle questioni aperte, nonché l'attuazione di progetti pilota sono state avviate o programmate. I risultati saranno presentati entro il 2006, affinché la Svizzera possa dichiarare entro i termini fissati dalla Convenzione sul clima le sue intenzioni in merito all'impiego di pozzi di carbonio nel quadro del Protocollo di Kyoto.</p>  Il Consiglio federale propone di trasformare la mozione in postulato.