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SAN GALLO - Secondo il Tribunale amministrativo federale (TAF) l'attuale sistema tariffario del canone radiotelevisivo per le imprese è in contrasto con la Costituzione. L'alta corte con sede a San Gallo raccomanda quindi al Consiglio federale di differenziare maggiormente il sistema con soli sei livelli tariffari in occasione della revisione dell'ordinanza.
Questo sistema è il risultato della revisione della legge adottata da Popolo e Cantoni nel 2015 di strettissima misura, col 50,08%. Dal primo di gennaio del 2019, le economie domestiche e le imprese devono pagare il canone radio-TV, indipendentemente dal fatto che possiedano o meno un ricevitore. L'importo per le imprese è stato fissato in base a una scala di sei livelli stabiliti in base al fatturato dell'azienda. La tassa annuale varia da 365 a 35'950 franchi.
Il TAF ha esaminato il caso di una piccola e media impresa (PMI) del canton Berna che, sulla base di un volume d'affari di circa 6 milioni di franchi, ha ricevuto una richiesta di canone di 2280 franchi per il 2019. L'Amministrazione federale delle contribuzioni (AFC) l'ha collocata al livello 3, che si applica per un giro d'affari compreso tra 5 e 20 milioni di franchi.
La PMI ha denunciato che la somma richiesta costituisce un onere sproporzionato rispetto a quello sostenuto da società molto più grandi e che la suddivisione in soli sei livelli tariffari previsti dall'Ordinanza sulla radiotelevisione (ORTV) vìola il principio della parità di trattamento davanti alla legge e il divieto di arbitrarietà. Secondo il ricorso non vi sono ragioni obiettive che giustifichino la grande diversità degli oneri a carico delle imprese.
Nella sentenza pubblicata oggi il TAF segue ampiamente le argomentazioni dell'imprenditore bernese: sebbene una certa schematizzazione nella riscossione dei tributi è ammissibile, nel caso in esame, tuttavia, il Consiglio federale, quale organo di emissione dell'ordinanza, ha effettuato una classificazione troppo indifferenziata.
Così, le aziende con un basso fatturato nel livello 3 pagano relativamente di più rispetto a quelle della stessa fascia ma con maggior volume d'affari. E tale effetto si potenzia ad ogni livello superiore.
Per esempio, la PMI che ha presentato ricorso deve spendere lo 0,44% del suo giro d'affari per il canone radiotelevisivo, quando una miliardaria, pagando il massimo di 35'590 franchi, subisce un carico dello 0,004%, ossia dieci volte di meno.
Secondo il TAF questa distorsione vìola il principio dell'equità di trattamento. Ma il piccolo imprenditore bernese deve comunque pagare la bolletta per il 2019.
Nella sentenza l'alta corte con sede a San Gallo non propone una soluzione conforme alla Costituzione. Lascia il compito al Consiglio federale, esortandolo a dare seguito quanto prima all'annunciata analisi dell'attuale sistema di prelievi, prevista al più tardi entro la metà del 2020.
La decisione non è ancora definitiva e può essere impugnata dinanzi al Tribunale federale.