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Amore, filosofia, socievolezza: la parola a Nelly Wenger, direttrice dell'Expo.
I politici e gli intellettuali
"La Svizzera ufficiale - i politici, ma anche i giornalisti e gli intellettuali - si sono divisi in due campi: quelli che hanno preso l'Expo di petto, come oggetto poetico e filosofico, e gli altri, che non hanno saputo come affrontarla, come capirla."
"Nel paese della pedagogia, si rimane perplessi di fronte a un oggetto che è piuttosto dell'ordine della filosofia. Ora, la Svizzera non è un paese della filosofia. Ciò che stupisce è che il grande pubblico non ha avuto problemi simili. Il pubblico si ritrova appieno nella diversità dei punti di vista."
La Svizzera all'Expo
"Non c'è nessuna glorificazione o sublimazione della Svizzera in questa esposizione. La Svizzera aveva l'abitudine di portare un peso sulle spalle: quello di dover dare l'esempio. Modello di neutralità. Modello di democrazia."
"L'Expo riflette piuttosto una Svizzera che si banalizza, nella misura in cui riconosce di essere parte del mondo, con gli stessi problemi degli altri, ma anche con le stesse aspirazioni e gli stessi assi nella manica. Né denigrazione, né sublimazione."
Scambio fra culture
"C'è stata socievolezza. Ciò che resterà dell'Expo, a parte le immagini, è l'idea di una nuova forma di socievolezza, una socievolezza strana - strana per la Svizzera almeno. Era una delle aspirazioni dell'esposizione ed è funzionata benissimo. Ma bisognava voler essere aperti e parlare con gli altri..."
Dopo l'Expo
"Forse tutto questo servirà a ricaricare le nostre batterie. Ciò che mi auguro è che ci incoraggi a intraprendere, a osare grandi cose. Ma non ho la chiave del dopo-esposizione: non sono certa che ci si riuscirà. Forse, finita l'Expo, avremo l'impressione che le vacanze sono terminate e che bisogna tornare alle cose serie."
"Personalmente, sarà necessario che io impari nuovamente ad apprezzare ciò che c'è all'esterno. Dirigere l'Expo è come vivere una storia d'amore. Si è completamente coinvolti e si elimina tutto quanto non vi fa parte."
Intervista: Bernard Léchot, swissinfo (traduzione di Andrea Tognina, swissinfo)