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L’ombra del Russia-gate continua ad allungarsi sull’amministrazione Trump, costringendo l’'attorney general' Jeff Sessions ad annunciare la sua astensione nelle indagini sui presunti rapporti tra la campagna di Trump e l’intelligence russa. Intanto è emerso che a dicembre, assieme a Michael Flynn, anche il genero di Trump incontrò l'ambasciatore russo Serghiei Kisliak.
La situazione si fa quindi sempre più complessa per il nuovo e controverso presidente degli Stati Uniti. Ecco in breve quanto è dato sapere fino ad ora.
Come il consigliere per la sicurezza nazionale Michael Flynn, costretto alle dimissioni, anche Sessions è finito nella bufera per aver parlato con l’ambasciatore russo in Usa, Serghiei Kisliak, almeno un paio di volte nel 2016, come ha rivelato il Washington Post. Sessions ha poi negato sotto giuramento al Senato qualsiasi contatto con i russi durante la campagna elettorale del tycoon, di cui era diventato consigliere politico dopo essere stato uno dei suoi primi sostenitori. Nella notte ha annunciato che scriverà una lettera alla commissione giustizia per chiarire e spiegare la sua testimonianza: Session riteneva che la domanda di un collega senatore sulla quesitone si riferisse solo al suo ruolo di consigliere della campagna di Trump, e non a quello di senatore, nei cui panni incontrò l’ambasciatore russo in Usa.
E come se non bastasse, un'altra rivelazione mette ancora più sotto pressione l'entourage di Trump: almeno altri tre consiglieri della sua campagna incontrarono l'ambasciatore Kisliak. Tra questi anche Jared Kushner, consigliere senior e genero di Donald Trump. Lo rendono noto alcuni media Usa e lo conferma anche la Casa Bianca.
Kushner incontrò Kisliak a dicembre, dopo le elezini, nella Trump Tower insieme a Michael Flynn, diventato poi consigliere per la Sicurezza nazionale e costretto alle dimissioni per aver nascosto al vicepresidente Mike Pence di aver discusso di sanzioni con Kisliak. Hope Hicks, una portavoce della Casa Bianca, ha ribadito al Nyt che i tre "hanno discusso in generale – ha aggiunto – delle relazioni. Aveva senso stabilire una linea di comunicazione. Jared ha avuto diversi incontri con nazioni straniere, almeno due dozzine, tra leader e rappresentanti di Paesi stranieri’’.
Anche il vice presidente Mike Pence usò una email privata quando era governatore dell’Indiana e fu hackerato. Lo rivela l’Indianapolis Star e lo conferma l’ufficio dello stesso Pence. Il giornale precisa che le leggi dello Stato non impediscono ai dirigenti pubblici di avere una email privata ma prevedono che tutti gli atti legati agli affari di Stato siano conservati e resi disponibili al pubblico. Per il quotidiano, Pence ha usato l’account privato per discutere questioni sensibili e di sicurezza interna. Durante la campagna elettorale, Pence criticò la candidata democratica Hillary Clinton per l’uso di un server privato quando era segretario di Stato, sostenendo che aveva messo in pericolo la sicurezza nazionale.