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Svizzera, 15 ottobre 2019
La professoressa di diritto: "La Guardia Pontificia non rispecchia la Svizzera moderna perchè discrimina le donne"
La Guardia Svizzera Pontificia disporrà a breve di una nuova caserma. Costo dell'operazione: 55 milioni di franchi e per quanto riguarda il numero di uomini sul posto, passerà da 110 a 135. Sono ormai 500 anni che la Guardia Svizzera esiste, rispettando rigide tradizioni, ma soprattutto "contribuisce all'influenza della Svizzera nel mondo", come si può leggere sul sito web della Fondazione della caserma.
Anche la politica ha spesso citato le guardie del papa come ambasciatori della Svizzera e della sua immagine. Ueli Maurer l'ha descrive come "un istituzione di spicco in Svizzera". In un'intervista, l'ex consigliere federale Ruth Metzler, attuale presidente della Fondazione svizzera della Guardia pontificia dallo scorso anno, aveva dichiarato che "La Guardia svizzera è un biglietto da visita per la Svizzera e il nostro impegno all'estero". E anche tra la popolazione, la Guardia Pontificia è vista con un certo rispetto e una certa ammirazione.
Ma non tutti condividono questi sentimenti positivi verso questo corpo mercenario fondato secoli fa. Come Eva Maria Belser, professoressa di diritto costituzionale e amministrativo dell'Università di Friburgo, che alla "Berner Zeitung" spiega come la Svizzera non considera la Guardia come un corpo militare, ma come una forza di polizia, anche perchè ai soldati svizzeri per legge non è consentito svolgere servizio militare per stati stranieri.
Tuttavia, secondo un consenso europeo e globale, le donne di solito non possono essere escluse da una forza di polizia. "In caso contrario, sarebbe una discriminazione in quanto viola il Patto II delle Nazioni Unite e la Convenzione europea dei diritti dell'uomo",
riferisce Belser al giornale bernese. "Eppure le donne non hanno il diritto di entrare nella guardia pontificia" si lamenta la professoressa.
Il motivo, viene spiegato, sta nel fatto che la Santa Sede non ha mai ratificato queste convenzioni sui diritti umani. E in linea di principio, il Vaticano è, in parte, esente dal diritto internazionale e, in quanto organo della Santa Sede, la Guardia svizzera non è soggetta alla Costituzione federale e quindi alla legge svizzera.
Il teologo Alberto Bondolfi ritiene che questo sia un problema: "La guardia non corrisponde all'immagine che la Svizzera vuole dare di se stessa: progressista, moderna, impegnata nei diritti umani. "
Bondolfi ritiene quindi che se il Consiglio federale presume che la Guardia rappresenti la Svizzera all'estero, occorre trarne le conseguenze. Ha anche aggiunto che la nuova costruzione della caserma dovrebbe permettere di ospitare donne e di costruire un'ala separata riservata a loro.
Ma a Roma non sembrano pensarla allo stesso modo. Dopo essere stato contattato dal quotidiano bernese, il portavoce del Vaticano non si è voluto esprimere su questo argomento. Ma Andreas Wicky, membro dell'Associazione svizzera delle ex guardie pontificie svizzere e caporedattore della rivista "Der Schweizergardist", afferma che dovrebbe essere mantenuta l'esclusione delle donne. Secondo lui, questa potrebbe essere una discriminazione secondo gli standard svizzeri, ma non per il Vaticano.
Solo il Papa può cambiare le condizioni di ammissione, ricorda Wicky. "E poiché sembra dare molta importanza alla tradizione, un cambiamento non sembra essere all'orizzonte", conclude il quotidiano bernese.