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Di chi è il bosco migliore?
Racconto tratto da: "Il bosco trionfa! Una documentazione didattica del WWF Svizzera sul bosco, il legno e la sostenibilità"
Autori: Sabine Roth, Andy Kunz e Vera Bessire
Editore: WWF Svizzera, 2000
Molto tempo fa, al forestale Gianni Convenzionale di Borgovecchio fu assegnato un nuovo vicino. Ovviamente, non un vicino nel senso comune della parola, bensì un vicino di distretto forestale.
I forestali chiamano il distretto forestale il tratto di bosco del quale sono responsabili.
Il vecchio forestale di Borgonuovo andava in pensione e così la commissione forestale nominò un nuovo responsabile per il suo bosco demaniale, perché a suo avviso, un bosco demaniale che si rispetti doveva avere un forestale.
Così, Giorgio Sostenibile iniziò il suo lavoro di forestale di Borgonuovo.
Egli era dunque a capo delle attività forestali e con quattro addetti alle sue dipendenze, era responsabile per tutta la superficie del bosco demaniale.
Doveva provvedere affinché gli alberi abbattuti venissero venduti, perché il consiglio comunale con il suo bosco voleva anche impinguire le casse del comune. Inoltre doveva curare il bosco in modo che anche cento anni dopo, un altro forestale potesse lavorare in un bosco sano e vendere il legname.
Con il forestale Giorgio Sostenibile, nel bosco demaniale di Borgonuovo iniziò una nuova era.
Giorgio Sostenibile volva un bosco naturale, nel quale si sentissero a loro agio sia gli animali, sia le piante, sia gli esseri umani.
Questo era il suo terzo compito.
Dopo essersi messo d’accordo con il comune, iniziò a suddividere il bosco in diverse zone. Nelle zone di bosco vicine al villaggio costruì sentieri e graziosi ponticelli, affinché la gente potesse fare delle belle passeggiate.
In quelle zone pianificò anche delle aree per le grigliate.
Insieme alla società di ginnastica realizzò anche un percorso vita.
Nelle zone discoste e sui pendii non permise che giungessero le motoseghe, perché là gli animali e le piante dovevano essere lasciati in pace.
Quando sbarrò i sentieri della riserva di bosco naturale, non tutti gli escursionisti e i ciclisti furono contenti.
Ma quando si resero conto che potevano camminare e pedalare altrettanto bene nelle zone di bosco vicine al villaggio, furono d’accordo anche loro.
Giorgio faceva abbattere qualche albero qua e là, che vendeva poi alla segheria del villaggio, ma non abbatteva mai più alberi nello stesso punto e contemporaneamente.
Ai bordi del bosco fece spazio per nuovi alberi e arbusti, che crebbero naturalmente. Ai monotoni boschi di abeti rossi allineati, si sostituirono lussureggianti zone di bosco misto, dove tutte le specie di alberi crescevano senza un ordine prestabilito. Così a fianco della vecchia quercia nodosa svettava un giovane acero, vicino a sua volta ad un frassino o a un biancospino.
Al posto del monotono allineamento di alberi, era venuta a crearsi una struttura del tutto naturale.
Giorgio Sostenibile chiamava questo metodo di gestione economia forestale naturale.
Quando veniva interpellato in merito al suo bel bosco diceva sempre: “Dal bosco possiamo prendere soltanto quanto può ricrescere!”
E la gente era contenta di sentire il martellare del picchio sul vecchio faggio nel fresco bosco primaverile e di intravvedere di tanto in tanto un cervo scomparire nel fitto fogliame del sottobosco.
Giorno per giorno, Giorgio Sostenibile lavorava con gioia nel “suo” bosco.
Ma c’era qualcosa che lo preoccupava: lo sfruttamento del bosco non rendeva più tanto denaro come in passato, quando il bosco era gestito come faceva il suo vicino Gianni Convenzionale.
Il consiglio comunale e la commissione forestale cominciavano a spazientirsi perché erano dell’avviso che il loro bosco demaniale dovesse rendere di più. Così fecero pressioni affinché egli abbattesse grandi quantità di alberi, come il suo vicino Gianni Convenzionale, perché ciò consentiva di guadagnare molto più denaro.
Ma Giorgio Sostenibile non voleva depredare il suo bosco.
Non voleva né monocolture né macchine pesanti che avrebbero indurito il terreno impedendo per anni alle giovani piante di ricrescere. A denti stretti dovette sopportare i commenti ironici del suo vicino. Questo andava dicendo che nel suo bosco Giorgio aveva più alberi secchi che alberi sani e che con ciò non si poteva guadagnare denaro.
Gianni Convenzionale non si rendeva però conto che nella sua zona gli animali erano quasi scomparsi, perché nelle sue sconfinate monocolture non trovavano né cibo, né riparo. Essi venivano spaventati e schiacciati dalle automobili che circolavano continuamente sui sentieri, ormai asfaltati, del bosco.
Solo raramente il cinguettio di un uccello rompeva il silenzio spettrale delle oscure monocolture. Anche la gente preferiva passeggiare nel bel bosco di Giorgio. Ma tutto ciò lasciava indifferente Gianni Convenzionale.
Egli aveva il trattore più grande di tutta la regione e nel suo bosco abbatteva più alberi di tutti gli altri forestali insieme. La cassa forestale rendeva bene e il consiglio comunale era soddisfatto delle entrate. “Posso fare a meno dell’economia forestale naturale”, pensava Gianni soddisfatto, “per ottenere maggiori guadagni dallo sfruttamento del suo bosco, Giorgio Sostenibile farebbe bene a prendere esempio dalla mia economia forestale tradizionale!”
Il consiglio comunale di Borgonuovo pensava esattamente la stessa cosa e minacciò di licenziare Giorgio Sostenibile se entro la fine dell’anno non avesse guadagnato più denaro con il bosco.
Questa ingiunzione opprimeva il povero forestale mentre camminava triste e pensava a quanto aveva fatto di buono con tanta fatica e tanto lavoro. Questa era la ricompensa?
Quando a notte tarda, ritornò nella sua casetta di legno, scure nuvole minacciose andavano addensandosi nel cielo coprendo il chiarore della luna.
Si alzò un forte vento e ben presto iniziò a piovere a catinelle. La gente dei due villaggi non aveva mai visto una tempesta del genere. Fu svegliata dal rumore delle persiane sbattute dal vento e dal tambureggiare della pioggia sui tetti. Il vento fischiava tra le cime degli alberi e stormiva le fronde, mentre l’acqua piovana scendeva a torrenti lungo i sentieri del bosco.
Il mattino successivo i danni apparvero in tutta la loro evidenza: nel bosco di Gianni Convenzionale la tempesta aveva imperversato oltre misura. Il vento aveva spezzato come fuscelli i giovani alberi delle monoculture e l’acqua piovana aveva trascinato con sé il terriccio del sottofondo senza arbusti. Il torrente che attraversava il bosco era straripato inondando le strade di Borgovecchio e i campi coltivati circostanti.
I danni erano ingenti e costarono molto denaro.
Nel bosco naturale di Giorgio Sostenibile, la tempesta aveva per contro potuto spezzare soltanto qualche albero secco.
Il bosco misto, che era venuto a crearsi nel corso degli anni, aveva resistito alla tempesta.
Tutta la pioggia era stata assorbita dal terreno del bosco coperto di piante.
A Borgovecchio regnava la disperazione.
Gianni Convenzionale capì che per anni e anni aveva abbattuto intensamente troppi alberi vecchi. Adesso il bosco era esaurito.
Piantò nuove monocolture, ma il terreno era talmente compromesso dai cingoli dei grandi trattori, che gli alberi giovani crescevano a fatica. E la tempesta aveva fatto danni ingenti nel villaggio.
Con il suo bosco, Gianni non guadagnava più nulla e per di più doveva investire molto denaro.
Il comune di Borgonuovo era invece grato al suo buon forestale Giorgio Sostenibile.
I vecchi alberi potevano ancora essere abbattuti e venduti, mentre gli alberi nuovi ricrescevano regolarmente.
Con ciò Giorgio non giunse mai a guadagnare molto denaro, in cambio però ne guadagnò sempre un po’ regolarmente.
Gli animali si sentivano a loro agio e le piante erano rigogliose. La gente veniva da lontano per ammirare il suo bel bosco e respirarne l’aria pura. E quando parlavano con lui, diceva sempre: “Io lavoro insieme al bosco e prendo solo quanto esso può darmi! Così siamo soddisfatti entrambi!”