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BERNA - Non ci sono solo “i disaccordi” tra Daniel Koch e Alain Berset nel libro realizzato da 14 giornalisti investigativi di Tamedia sui retroscena del lockdown in Svizzera. “Lockdown” (versione in tedesco, mentre in francese esce oggi con il titolo "La première vague") svela pure che il coronavirus ha "toccato" la Svizzera già in gennaio.
Il primo paziente risultato positivo al virus risale al 25 febbraio 2020. Si trattava di un medico di 70 anni del Luganese, contagiato in occasione di un convegno scientifico a Segrate. Ma già a metà gennaio, più di un mese prima, un gruppo di turisti proveniente proprio da Wuhan ha attraversato la Svizzera e tra loro c'era almeno una persona con il virus da SARS-CoV-2.
L'inchiesta dei giornalisti del gruppo Tamedia ha ricostruito minuziosamente il viaggio del gruppetto di Wuhan. La comitiva ha raggiunto Roma dalla Cina il 16 gennaio 2020. Tra loro c'era una donna, 53 anni, con i sintomi tipici del Covid-19: tossiva e si sentiva molto debole. Un bus li ha portati in nord Italia, poi attraverso il Ticino fino a Lucerna. Nella notte tra il 19 e il 20 gennaio hanno soggiornato presso un hotel nel distretto di Sursee. Dopo aver raggiunto Interlaken in treno, il gruppo si è poi spostato in Francia.
È lì che la 53enne ha deciso di contattare l'ambasciata cinese, sentendosi sempre più male. Chiamato il numero d'emergenza, un medico ha raggiunto il suo hotel qualche ora più tardi, senza essere informato del pericolo di contagio. Proprio quel dottore che ha visitato la donna (e sua figlia) a Parigi è stato uno dei primi casi noti di Covid-19 in Europa. Una volta tornati a Wuhan, la 53enne e altri quattro componenti del gruppo di turisti sono risultati positivi al tampone.
L'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) è stata allertata da Taiwan e si è immediatamente messa in contatto con le autorità di Italia, Svizzera e Francia. L'UFSP ha a quel punto effettuato un lavoro di contact tracing, non trovando fortunatamente nessun malato tra i pochissimi che avevano avuto contatti con i cinesi.
«È stato solo un caso se Lucerna non è diventata una dei primi focolai europei», scrivono i giornalisti. Se la donna cinese avesse visto un medico a Lucerna o Interlaken, il virus avrebbe potuto diffondersi prima in Svizzera.