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Non è stata chiusa e non sono stati congelati i fondi della Palestinian Peace Coalition (Ppc), una Ong che sotto l'ombrello dell'"Iniziativa di Ginevra" opera in favore della fine del conflitto arabo-israeliano.
Lo ha indicato alla reuters una fonte della presidenza palestinese, precisando che il dietrofront di Abu Mazen è imputabile a pressioni di sostenitori europei - in particolare svizzeri - della Ppc. L'informazione è stata confermata stasera dal Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE).
Dal canto suo, il direttore della Ppc, Nidal Fakaha ha dichiarato all'ANSA che l'Ong "non ha mai cessato le attività e i fondi non sono stati congelati", precisando che il decreto di Abu Mazen è stato criticato non solo dai Paesi europei che finanziano l'Ong, ma anche "da personalità vicine alla presidenza e dalla società civile palestinese".
Al finanziamento della Ppc partecipa anche la Svizzera: nel 2015 vi ha contribuito con un importo di 200 mila franchi. In una e-mail citata dal portale online Watson.ch, il DFAE definisce la ong un partner strategico della Svizzera.
Dopo l'annuncio del blocco delle attività della Ppc, i servizi di Didier Burkhalter si erano detti preoccupati e invitavano il presidente palestinese a tornare sulla sua decisione. Berna criticava le crescenti restrizioni democratiche nei territori palestinesi, in particolare "le recenti misure delle autorità contro le organizzazioni non governative". Il Ppc è stato fondato nel 2003 con l'appoggio dell'allora presidente Yasser Arafat.
Alcuni analisti avevano interpretato la mossa iniziale di Abu Mazen come il risultato di una lotta intestina all'Anp che ha portato nei giorni scorsi alla rimozione di Yasser Abed Rabbo dal ruolo di segretario generale dell'Olp e che ricopre un ruolo di primo piano all'interno dell'Iniziativa di Ginevra.