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BERNA - Un rapido chiarimento dei punti in sospeso per quanto riguarda l'accordo quadro con l'Unione europea (Ue): è quanto chiesto «fermamente» da Economiesuisse e dall'Unione svizzera degli imprenditori in una dichiarazione congiunta. Sulla base dei futuri risultati concreti dei colloqui tra Berna e Bruxelles, le due organizzazioni chiedono che sia poi effettuata una valutazione globale.
Quello che serve ora sono colloqui rapidi e costruttivi, non conclusioni affrettate, hanno sottolineato le due organizzazioni nell'ambito della conferenza stampa annuale virtuale di Economiesuisse.
L'obiettivo di politica europea della Svizzera deve essere la partecipazione non discriminatoria delle imprese elvetiche al mercato interno dell'Ue, mercato di gran lunga il più importante per la Confederazione sia a livello di esportazioni che d'importazioni. E per raggiungere tale obiettivo - secondo Economiesuisse e l'Unione svizzera degli imprenditori - la via bilaterale è il mezzo migliore. Essa viene adeguata ai bisogni della Svizzera ed è stata approvata alle urne dal popolo elvetico una decina di volte nel corso degli ultimi vent'anni.
Erosione dell'accesso al mercato - «Il popolo svizzero e gli ambienti economici sostengono la via bilaterale», ha puntualizzato Valentin Vogt, presidente dell'Unione svizzera degli imprenditori. Per mantenere l'accesso al mercato interno, la Svizzera deve rafforzare e sviluppare la via bilaterale e l'accordo quadro è essenziale.
Senza tale accordo occorre attendersi una progressiva erosione della partecipazione della Svizzera al mercato unico europeo, viene sottolineato. Se entro la fine di maggio 2021 non sarà trovata alcuna soluzione in particolare per il riconoscimento delle norme di conformità, il settore medico elvetico potrebbe risentirne. È inoltre lecito attendersi gravi inconvenienti per gli ambienti scientifici e della ricerca se la Svizzera non dovesse negoziare una piena associazione al programma quadro di ricerca "Orizzonte Europa".
Il Consiglio federale deve porre fine alle incertezze in materia di politica europea. L'esecutivo conduce discussioni a porte chiuse e gli ambienti economici sostengono questo approccio, ma si attendono risultati concreti. Attendere sarebbe dannoso per la politica interna.
Una volta chiarite le questioni aperte sulla protezione dei salari e dei lavoratori, sugli aiuti di Stato e sulla direttiva sulla cittadinanza europea, le due organizzazioni si aspettano una valutazione complessiva da parte del Consiglio federale.