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BERNA - L'ultimo, in Ticino, è avvenuto il 17 maggio a Giubiasco. L'omicidio "passionale" della ex moglie e del compagno da parte di un poliziotto in pensione. La dinamica del delitto è ancora oggetto d'indagine, ma ha già innescato interventi politici: l'ultimo riguarda una questione linguistica.
Le parole sono importanti, e quelle utilizzate per designare la violenza di genere, nel codice penale svizzero, non piacciono alle due deputate ticinesi alle Camere federali. Greta Gysin (Verdi) e Marina Carobbio Guscetti (Ps) hanno presentato tre atti parlamentari. Il primo - firmato da Gysin - chiede di modificare l'utilizzo del termine "omicidio passionale" nella versione del codice in italiano e francese, sostituendolo con un termine più neutro.
Questo per «non alimentare l’equivoco diffuso, secondo cui l’omicidio passionale è quello tra (ex) coniugi e (ex) partner» sottolinea Gysin. Un'interpellanza presentata invece da Marina Carobbio chiede invece al Consiglio federale di «incoraggiare l’utilizzo del termine “femminicidio” nel linguaggio mediatico e diplomatico, per evitare che gli omicidi delle donne siano banalizzati con termini quali “delitto passionale”».
Un'altra questione - non meno importante - è quella dell'eredità delle vittime. Con una mozione al Consiglio nazionale, Gysin chiede che il criterio dell'indegnità - per cui l'autore del delitto è escluso dalla successione - sia esteso anche ai discendenti dell'omicida (se non sono anche discendenti diretti della vittima). «La norma attuale - afferma la mozione - stride in maniera lampante con il senso di giustizia e va quindi rivista».