Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01071.jsonl.gz/1291

IL CASTELLO DI PONTEGANA (O QUANTO NE RIMANE)
"Sul colle di Pontegana sorgeva un antico castello, del quale rimangono purtroppo solo pochi resti Ai nostri occhi oggigiorno è visibile solo una parte dell'antica torre, costituita da una sola camera (104 m2) con il soffitto in mattoni a tre volte Questa torre era circondata da un corridoio a cielo aperto Osservando attentamente le mura all'interno di questo locale si possono notare "enormi blocchi di pietra", i quali non sono altro che casse e coperchi di sarcofaghi (bare) Questi sarcofaghi sono lavorati nella loro forma più semplice e non presentano né decorazioni (es. rilievi), né iscrizioni. Gli esemplari murati nella torre non sono gli unici esistenti perché ve ne sono altri che in seguito furono o portati sul Colle degli Ulivi a Coldrerio ed adibiti a fontane, oppure furono riutilizzati per strade e costruzioni, come era consuetudine fino a poco tempo fa. Esisteva, quindi, una certa quantità di sarcofaghi che lascia supporre l'esistenza in antichità di una bottega di scalpellino, che, ricevuta la pietra grezza, la lavorava fino ad ottenere casse e coperchi. Questo, ben inteso, non significa che il materiale usato per i sarcofaghi, granito, dovesse provenire dai dintorni di Pontegana Questo materiale si trova in Riviera (Biasca-Lumino), questa cospicua presenza di casse e coperchi avvalora l'ipotesi dell'esistenza di una bottega di scalpellino, il quale preparava il sarcofago nella sua forma primaria ed in seguito, su ordinazione, poteva apporvi modifiche ed eventuali iscrizioni a richiesta Unico dato sicuro è che il castello e i sarcofaghi non sono contemporanei; questi ultimi dovevano essere già in loco precedentemente. Non si può stabilire con esattezza la datazione dei sarcofaghi e ritengo sia inutile fare delle supposizioni in quanto mancano dati in merito".
IL CASTELLO DI PONTEGANA
( ) il fortilizio doveva risultare assai imponente ed occupare buona parte del colle. ( ) Risulta alquanto improbabile lantica tradizione che la vorrebbe addirittura di origine gallica e quindi risalente ad alcuni secoli prima della nascita di Cristo. Molto più probabilmente il castello è invece di origine bizantina e fece parte del limes (insieme di opere fortificate di confine) edificato per proteggere i confini dellimpero ormai agonizzante sotto la pressione delle popolazioni barbariche e quindi risalente lanno 400 d.C. circa. La posizione strategica di Pontegana è di evidente importanza poiché sbarrava laccesso alla valle di Muggio e controllava i movimenti attraverso il Mendrisiotto in direzione di Como (in particolare la strada che seguiva il corso della Breggia). A conferma di tale ipotesi potrebbe essere la presenza nelle fondamenta delle rovine della torre, di sarcofagi romani segno che, nelle vicinanze esisteva in precedenza una bottega artigiana specializzata nella loro lavorazione (unimpresa di pompe funebri diremmo oggi).
Nel castello risiedettero in seguito signori longobardi; verso l800 vi abita ad esempio tale Ragipert, figlio di Ragifrit, che figura come teste in documenti redatti da Totone da Campione, il più conosciuto Longobardo del Ticino.
Forse anche dei nobili o guerrieri franchi abitarono il fortilizio che ritorna comunque nelle cronache quando fu proprietà della città di Como. Durante la decennale guerra fra la città lariana e Milano il castello venne preso dai Milanesi grazie al tradimento per denaro del castellano Gisalberto Clerici (1126). Così, al proposito si esprime lAnonimo Cumano:
Van su Pantagano e vi pongon l’assedio le schiere circondan preste quel castello ignaro. Esso era situato sulla roccia, con la sua torre edificato, bello per le sue mura, ma per le rupi minaccioso. Un tale Gisalberto che chierico era stato della pieve dentro abitava con la moglie e figli. Lui raggirarono e piegarono con doni i Milanesi. E quegli stoltamente col castello ai nemici consegna, insiem tradendo con gli amici suoi i conoscenti al pari ed i parenti?
Dalla descrizione, sebbene concisa dellAnonimo, traspare con chiarezza come il castello doveva essere imponente e difficilmente espugnabile anche con lassedio. Il fortilizio occupava parte del colle ed era probabilmente affiancato da un piccolo villaggio. Verso sud-est la difesa era data dalle mura e forse da un fossato e un terrapieno.
Verso nord-ovest si ergeva la rocca vera e propria avente come punti di forza la torre di cui si osservano i resti ed unaltra sulle cui fondamenta si suppone sia stata edificata lattuale chiesetta. Sempre sui lati nord-ovest e nord-est, la natura del terreno (stravolta dalla costruzione dellautostrada e dalla correzione della Breggia) rendeva arduo lassalto.
Il castello non venne comunque distrutto e le proprietà annesse sono citate in documenti del XIII e XIV secolo. Nel 1350 il vescovo comasco Bonifacio da Modena (lo stesso che fece erigere la chiesa Rossa di Castel San Pietro) ordinò notevoli lavori di ristrutturazione ed è pertanto logico pensare che fosse ancora abitato.
Probabilmente labbandono definitivo avvenne verso la fine del XVI secolo ed i ruderi divennero abbondante e gratuita fonte di materiale usato ad esempio nella costruzione della masseria, per ampliare la Collegiata di San Vittore o, più recentemente, nella costruzione della ferrovia e della strada cantonale.
BIBLIOGRAFIA
1. A. Frigerio Bianchi, "Pontegana", sintesi della conferenza tenuta a Balerna il 14 novembre 1991, in Bollettino parrocchiale di Balerna, marzo-aprile 1992 e pubblicata su "Almanacco di Vita Chiassese e del Mendrisiotto, 1993, p.151-152, Edizioni Mauro Bernasconi S.A., Agno."
2. BALERNA a cura di Mario Quadri, Almanacco di Vita Chiassese e del Mendrisiotto, 1997, p. 98-100, Edizioni Mauro Bernasconi S.A., Agno.
3. Anonimo Cumano, La guerra dei Milanesi contro Como (1118-1128), traduzione di E. Besta, Milano, 1985, v. 1166-1179.
Bibliographie