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Il Consiglio federale respinge l’idea che il diritto elvetico punisca i banchieri che avrebbero aiutato a infrangere le leggi fiscali estere.
In un postulato, il Consigliere agli Stati Roberto Zanetti (PS/SO) chiede al Consiglio federale di studiare:
“Le possibilità di istituire disposizioni penali per reprimere le violazioni della legislazione economica e fiscale degli altri Stati, commesse da collaboratori o da quadri di banche svizzere o altri intermediari finanziari.”
Il testo è stato consegnato da 22 eletti : 10 PS, 8 PPD, 2 Verdi, 1 Verde-liberale e 1 UDC.
Il Consiglio federale ha risposto come segue :
“Il diritto penale svizzero non deve avere come obiettivo di aiutare Stati esteri a recuperare i loro crediti fiscali o a applicare la loro legislazione economica.
La sanzione penale delle violazioni della legislazione economica e fiscale di altri Stati commesse da collaboratori o quadri di banche o altri intermediari finanziari svizzeri costituirebbe un abbandono inappropriato della pratica giuridica svizzera descritta.
Non sarebbe possibile descrivere le disposizioni penali con la necessaria precisione. Questo violerebbe il principio “Nessuna sanzione senza legge” (art. 1 CP) e porterebbe una grande insicurezza giuridica per le persone coinvolte.
Inoltre non si saprebbe quale sarebbe il bene giuridico protetto e quali criteri applicare per definire le legislazioni da proteggere.
Un simile approccio genererebbe un problema, dal fatto che la decisione di non proteggere la legislazione di uno specifico Stato potrebbe avere conseguenze dannose a livello di politica estera.”
(lesobservateurs.ch)