Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/45750

<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Risposta alla prima parte della domanda 1</p><p></p><p>Il Ritalin in Svizzera è classificato come stupefacente. L'uso di questo farmaco può quindi essere documentato sulla base di precise indicazioni. Chi prescrive (medici) e chi dispensa (farmacisti) è obbligato a tenere una precisa contabilità. Le autorità sanitarie hanno costatato che questo farmaco è utilizzato con sempre maggior frequenza nel trattamento dell'iperattività e dei disturbi della concentrazione (Sindrome del deficit di attenzione e iperattività ADHD). L'ADHD colpisce il 5-10 % dei bambini in età scolastica, di cui la metà è trattata con il Ritalin. Nel 2002 il Consiglio federale ha risposto a numerosi interventi parlamentari in relazione con il Ritalin (02.3243 Interpellanza Brunner. Prescrizione di Ritalin; 02.1079 Interrogazione ordinaria Guisan. Prescrizione di Ritalin; 02.5110 Domanda Meyer Thérèse. Prescrizione di Ritalin a bambini; 02.5112 Domanda Neirynck Jacques. Prescrizione massiccia di Ritalin ai bambini).</p><p></p><p>Altri psicofarmaci prescritti spesso ai bambini sono le benzodiazepine, che agiscono sul sistema nervoso centrale. La loro pericolosità consiste nel fatto che generano dipendenza. Per questa ragione, nel 1996 sono state sottoposte al controllo delle sostanze stupefacenti (art. 1 cpv. 3 lett. c LStup). Le benzodiazepine sono soggette alle disposizioni meno restrittive sugli stupefacenti in parte esclusi dal controllo (appendice b all'art. 1 OStup-Swissmedic). Ciò significa che, in questo caso, i medici e i farmacisti non soggiacciono all'obbligo di tenere una contabilità precisa, con la conseguenza che i dati relativi al numero di bambini trattati con le benzodiazepine rimangono sconosciuti.</p><p></p><p>Secondo la legislazione vigente, la competenza per la sorveglianza della prescrizione di medicamenti e della loro dispensazione ai pazienti da parte dei farmacisti (e, laddove è permesso, da parte di medici autorizzati a dispensare farmaci) spetta alle autorità cantonali. Il Consiglio federale dispone certamente di dati concernenti la totalità degli psicofarmaci venduti e dispensati, tuttavia non è in grado di distinguere tra quelli venduti e dispensati ad adulti e a bambini.</p><p></p><p>Il Consiglio federale si impegna affinché le sostanze che agiscono sul sistema nervoso centrale siano prescritte solo sulla base di una diagnosi e di un'indicazione emesse con scrupolosità, indipendentemente dal fatto che si tratti di adulti o di bambini.</p><p></p><p>Risposta alla seconda parte della domanda 1</p><p></p><p>Per molti anni la pedopsichiatria aveva curato i disturbi psichici infantili optando per la psicoterapia. Negli ultimi tempi le associazioni professionali hanno riconosciuto l'importanza e il beneficio della prescrizione di medicamenti per la cura di determinate malattie nel campo della psichiatria infantile. Per alcune malattie la terapia medicamentosa costituisce l'unica possibilità di ottenere un miglioramento o l'eliminazione dei sintomi nel bambino psichicamente malato.</p><p></p><p>Risposta alla prima parte della domanda 2</p><p></p><p>Per tutti i medicamenti omologati, e quindi anche per gli psicofarmaci, vale il principio secondo cui essi possono essere omologati unicamente per quelle indicazioni, per le quali dall'esame dell'efficacia e della sicurezza il rapporto rischi-benefici risulta favorevole. Il medico ha l'obbligo di analizzare il rapporto rischi-benefici di ogni singolo paziente prima della prescrizione, soprattutto quando si tratta di bambini. Tiene pure conto delle regole riconosciute della medicina. Le informazioni destinate agli specialisti e approvate da Swissmedic contengono, oltre alle indicazioni comprovate, anche misure precauzionali, effetti indesiderati nonché dati relativi all'impiego destinato ai bambini. Nel caso del Ritalin o delle benzodiazepine il testo contiene indicazioni esaustive sulle misure cautelari da osservare. I medici che prescrivono psicofarmaci ai bambini dovrebbero disporre di una formazione che possa garantire la capacità di stabilire correttamente la diagnosi e le indicazioni.</p><p></p><p>Risposta alla seconda parte della domanda 2</p><p></p><p>Nell'ambito dell'esame degli psicofarmaci prima dell'omologazione sono presi in considerazione anche il rischio della dipendenza ed eventuali danni che ne derivano. Per le indicazioni omologate da Swissmedic si può presumere che ai bambini sono prescritti psicofarmaci solo quando i benefici, secondo lo stato attuale delle conoscenze mediche, sono superiori ai rischi per quanto concerne la dipendenza e/o i danni che ne derivano. </p><p></p><p>Se, tuttavia, dovessero sorgere nuovi rischi legati all'assunzione di farmaci o rischi di cui nella pratica quotidiana si è tenuto conto in modo insufficiente, essi sarebbero rilevati dalla Divisione farmacovigilanza di Swissmedic, mediante le notifiche degli effetti indesiderati. In questo ambito possono essere individuati problemi relativi alla prescrizione, che sono causa di effetti indesiderati (p.es. l'impiego al di fuori dell'indicazione omologata o della fascia d'età). La legge sugli agenti terapeutici obbliga i medici e i farmacisti a notificare gli effetti indesiderati gravi o fino allora non conosciuti. Per quanto concerne il Ritalin, le notifiche provenienti dalla Svizzera non indicano un uso scorretto diffuso o rischi gravi di questo farmaco: dal 1990 ad oggi le notifiche concernenti il Ritalin sono state solo 21. Rispetto alle caratteristiche di questa sostanza, per quanto concerne l'azione farmacologica e gli effetti collaterali, dieci si riferiscono a effetti secondari neurologici o psichici. In generale per quanto riguarda gli psicofarmaci, la banca dati di Farmacovigilanza non ha rilevato segnalazioni che confermano un aumento della dipendenza o di danni conseguenti nei bambini.</p><p></p><p>Domanda 3</p><p></p><p>Nella nostra società la famiglia ha tuttora un'importanza fondamentale, soprattutto per lo sviluppo del bambino; essa è la prima istanza educativa (art. 302 CC). La famiglia è sostenuta da tutta una serie di misure atte a permettere l'adempimento dei suoi compiti. Ai genitori che sono confrontati con particolari problemi è messo a disposizione un ampio ventaglio di offerte d'aiuto e di consulenza che tiene conto sia delle specifiche necessità dei diretti interessati sia delle diversità regionali. Sempre più bambini vivono oggi in famiglie che non rispecchiano più la composizione e la distribuzione dei ruoli tradizionali. L'attività lavorativa delle madri non è più soltanto una necessità economica, ma costituisce anche la possibilità di offrire maggiori opportunità alle famiglie e ai bambini. In questo senso il Consiglio federale, nella sua risposta del 27 marzo 2002 (FF 2002 3808) all'iniziativa parlamentare "Finanziamento iniziale per l'istituzione di centri di accoglienza per l'infanzia complementari alle famiglie" (00.403, Fehr Jacqueline), si era espresso favorevolmente sul principio di dare un impulso con un simile programma. Il programma era poi stato approvato dal Parlamento il 4 ottobre 2002 ed è entrato in vigore il 1° febbraio del 2003. Il collegio di Governo ha sottolineato tra l'altro i vantaggi di una migliore correlazione tra la famiglia, l'attività professionale e le strutture che si occupano dell'accudimento complementare dei figli: ampliamento della libertà di scelta delle famiglie per quanto concerne la suddivisione dei ruoli, promozione della parità di trattamento delle donne nel mondo del lavoro e della loro possibilità di evolvere professionalmente, mantenimento della presenza femminile nel mercato del lavoro, agevolazione della decisione della donna di avere figli, lotta alla povertà delle famiglie, conseguenze positive sul comportamento legato al consumo e al reddito imponibile nonché promozione dello sviluppo della personalità dei bambini e della loro socializzazione mediante un accudimento complementare di buona qualità. Da ultimo il Consiglio federale ha dato particolare importanza all'integrazione dei bambini di nuclei familiari ristretti o provenienti da famiglie con problemi psicosociali, all'allargamento dello spazio vitale e di conseguenza a una maggiore opportunità di sviluppo del fanciullo. Studi effettuati sui rapporti sociali precoci tra i bambini hanno dimostrato che i vantaggi si ottengono soprattutto con un'integrazione tra bambini della stessa età.</p><p></p><p>La formazione e l'educazione ad essa legata sono compiti che rientrano nelle competenze dei Cantoni e dei genitori (art. 62 Cost.). La CDPE (la Conferenza svizzera dei direttori cantonali della pubblica educazione) non avverte l'esigenza dei Cantoni di analizzare il rapporto tra il trasferimento delle responsabilità educative e l'apparizione di disturbi comportamentali correlati. Da ricerche e da pubblicazioni risulta che i disturbi comportamentali dei bambini non sono da attribuire a una sola causa. Inoltre, da uno studio longitudinale compiuto su 2200 scolari in Svizzera (Grob/Flammer 1998) è emerso tra l'altro che "i risultati più recenti della ricerca sul divorzio confermano che non è il tipo di famiglia a condizionare in modo preponderante il benessere dei giovani, quanto piuttosto i processi famigliari". (...) Il fatto di affrontare conflitti tra genitori e figli e il modo come tali conflitti sono gestiti costituiscono un miglior predittore del benessere dei bambini e degli adolescenti rispetto al tipo di famiglia" (a.a.O., pag. 11).</p><p></p><p>Anche la violenza comportamentale deve essere considerata in un contesto di diversi fattori e il fatto che essa si manifesti con una certa frequenza o non si manifesti del tutto non può essere imputato esclusivamente a situazioni famigliari. È invece stato costatato che, in generale, il "peergroup" (gruppo dei coetanei, norme vigenti in seno a questo gruppo) ha una maggiore influenza sul fenomeno della violenza verbale e comportamentale. Il fatto che la violenza venga considerata dall'ambiente circostante come un comportamento legittimo influenza l'atteggiamento dei giovani molto di più della situazione famigliare (cfr. studio Clémence et al., pag. 46 segg., 1999).</p>  Risposta del Consiglio federale.