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Gli insegnanti dovrebbero rispondere alle domande degli allievi sulla sessualità in modo adeguato alla situazione e all'età. Questa è la quintessenza di una sentenza della Corte europea dei diritti umani (CEDU), secondo il rappresentante dei docenti, Beat Zemp. I giudici di Strasburgo hanno confermato la prassi delle scuole svizzere secondo cui i bambini devono partecipare a tutte le lezioni.
Che si tratti di nuoto, di canti natalizi o di educazione sessuale, spesso vi sono genitori che fanno scalpore e vanno in tribunale per esigere che i loro figli siano dispensati da determinate lezioni scolastiche.
Nel gennaio 2018, la CEDU ha sconfessato una famiglia di Basilea che aveva chiesto la dispensa della figlia di 7 anni dalle lezioni di educazione sessuale.
La sentenza della Corte di Strasburgo segna la fine – almeno provvisoria – di un dibattito emotivo in Svizzera sull'educazione sessuale a scuola, innescato dal caso di Basilea. Secondo i pedagogisti, l'insegnamento serve soprattutto a prevenire gli abusi; secondo le cerchie conservatrici, che parlano di "sessualizzazione precoce", produce l'effetto contrario.
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