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I negoziati del ciclo di Doha non si concluderanno prima della fine del 2009. Ma Luzius Wasescha, capo dei negoziatori svizzeri, ritiene che in autunno potrebbe arrivare un accordo cruciale per il dossier agricolo.Questo contenuto è stato pubblicato il 08 maggio 2008 - 17:41
«Stiamo lavorando da settembre sulla base di testi preparati dai presidenti [dei gruppi negoziatori] e questo ci ha portati a fare dei piccoli progressi», afferma Luzius Wasescha. «Ma ad ogni punto in discussione siamo obbligati a constatare che per arrivare ad un consenso ci serve molto più tempo del previsto».
Da sei anni e mezzo, ormai, i 151 stati membri dell'Organizzazione mondiale del commercio (OMC) lavorano ad un accordo che dovrebbe regolamentare ed estendere ulteriormente la liberalizzazione del mercato mondiale. Ma estendere fino a che punto? E come? Impossibile dirlo.
La sola certezza è l'impazienza di chi lavora nel settore dell'esportazione. Luzius Wasescha ritiene che prima dell'autunno si potrebbe arrivare ad un accordo sulle modalità di riduzione degli aiuti statali nel diritto industriale, ma anche nel dossier agricolo, quello che fin dall'inizio del ciclo di Doha ha posto i problemi maggiori.
«Se riuscissimo a metterci d'accordo sulle modalità, i paesi membri potrebbero elaborare la loro lista d'impegni [ammontare dei diritti di dogana, sovvenzioni interne, ecc.]. Seguirebbe una procedura di verifica che può durare dai sei mesi a un anno».
Questa tappa dovrebbe permettere un accordo a livello ministeriale. Luzius Wasescha ritiene che una conferenza ministeriale a Ginevra in luglio «è più che probabile». Si potrebbe organizzare anche prima, ma «in giugno ci sono dei problemi di sicurezza legati all'Euro 2008».
Ad ogni modo, un accordo finale sul ciclo di Doha è possibile «al più presto alla fine del 2009. Al momento abbiamo fatto tra il 30 e il 50% del cammino», puntualizza il capo negoziatore elvetico.
Risultati acquisiti
Qualche risultato concreto, che farà parte dell'accordo finale, è comunque stato raggiunto. Già nel 2005, gli stati membri si sono messi d'accordo per eliminare le sovvenzioni all'esportazione nel settore agricolo entro il 2013.
In materia di sostegno interno all'agricoltura, la Svizzera potrà continuare ad elargire dei pagamenti diretti ai contadini. Ma a parte questa soddisfazione, sull'essenziale degli altri soggetti «i risultati sono malauguratamente poco consistenti», constata Wasescha.
Per arrivare ad un accordo sulle modalità, è necessario che i fronti evolvano. L'Unione europea – prevede Wasescha – continuerà a muoversi verso un maggiore liberalismo agricolo. «Ma per poter parlare di convergenza è necessario che gli statunitensi, gli indiani, i brasiliani e tutti gli altri si muovano a loro volta. In particolare per quanto riguarda l'apertura del mercato industriale».
L'incognita europea
Attualmente, l'Unione europea (UE) è divisa sulle concessioni da fare nel dossier agricolo. L'UE – anch'essa protezionista – fa un po' da paravento alla Svizzera e ad altri paesi del G10. Si tratta di stati che al netto importano più prodotti agricoli di quelli che esportano. Se l'UE fa troppe concessioni, rischiano di essere danneggiati. Per Wasescha è «un'inquietudine» che potrebbe sfociare in un blocco.
«È importante non sottovalutare la capacità di resistenza dei paesi di piccole e medie dimensioni», dice il negoziatore svizzero. «I grandi commettono sempre l'errore di pensare che una volta trovato un accordo tra di loro, gli altri seguiranno. Ma le cose non funzionano così. Devono sforzarsi di curare maggiormente le relazioni con i paesi più piccoli».
Crisi alimentare
Di fronte all'attuale crisi alimentare, alcune voci esterne ai negoziati propongono di prendere in considerazione un accordo separato sull'agricoltura, un accordo che dovrebbe permettere ai paesi del sud di accedere più facilmente e più rapidamente ai mercati del nord.
«Gli effetti dei negoziati all'OMC si fanno sentire a medio termine», ribatte Wasescha. «La definizione di regole adatte a far evolvere le politiche agricole nazionali verso l'apertura dei mercati e una maggiore sicurezza giuridica non permette di prendere in considerazione il corto termine». In altre parole, un accordo indipendente sull'agricoltura «non sarebbe una soluzione» adeguata per risolvere la crisi e non otterrebbe quindi il benestare della Svizzera.
Per Luzius Wasescha, l'eliminazione delle sovvenzioni all'esportazione e la diminuzione dei sostegni interni porteranno ad una stabilizzazione della produzione agricola nei paesi in via di sviluppo. La liberalizzazione si rivelerà dunque benefica.
Protezionismo
Tuttavia, la crisi alimentare spinge verso atteggiamenti protezionisti anche i più ferventi sostenitori del liberalismo agricolo. Paesi come l'India, il Brasile o l'Argentina mettono delle restrizioni all'esportazione per assicurare l'approvvigionamento alimentare della loro popolazione.
«Questi governi sono sotto pressione e devono agire. Lo comprendiamo. Ma perché migliorare l'accesso al mercato se poi i fornitori non possono vendere le merci?»
Tecnicamente, l'OMC riconosce il diritto di tassare le esportazioni, ma proibisce restrizioni e contingentamenti. Seguendo la proposta depositata il 30 aprile dal Giappone, la Svizzera chiede una maggior disciplina in questo settore.
swissinfo, Pierre-François Besson
traduzione, Doris Lucini
Ciclo di Doha
I 151 stati membri dell'Organizzazione mondiale del commercio (OMC) negoziano da sei anni e mezzo una maggiore liberalizzazione degli scambi commerciali nel quadro del «Ciclo di Doha». Agricoltura e prodotti industriali sono i dossier che occupano i negoziatori il 7 e 8 maggio a Ginevra.
Nel settore agricolo, gli stati devono ancora accordarsi su punti chiave, come le riduzioni tariffarie, la diminuzione dei sostegni interni o il trattamento dei cosiddetti prodotti sensibili che beneficeranno di esenzioni rispetto alla regola generale di abbassamento dei diritti di dogana.
Gli obiettivi dichiarati del Ciclo di Doha sono la migliore integrazione nel commercio mondiale dei paesi in via di sviluppo e la vivacizzazione degli scambi tra paesi del sud.
La Svizzera e il G10
Nel quadro dei negoziati, la Svizzera presiede un gruppo di paesi (G10) importatori netti di prodotti agricoli.
Il G10 – di cui fanno parte anche Giappone, Corea del Sud, Taiwan, Israele, Norvegia, Islanda, Liechtenstein e Mauritius – vuole una liberalizzazione progressiva del mercato agricolo che tenga conto di considerazioni d'ordine ecologico, socioeconomico e identitario.
Sulla difensiva per quanto concerne il dossier agricolo, la Svizzera caldeggia una liberalizzazione dei servizi e una diminuzione dei dazi doganali sui prodotti industriali.
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