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Il Consiglio degli Stati è entrato tacitamente in materia sulla revisione della legge sul CO2. Il suo scopo è di raggiungere gli obiettivi stabiliti nell'Accordo di Parigi. Tra le misure già adottate figurano norme più severe per i riscaldamenti degli edifici.
Se nessun "senatore" si è opposto, alcuni hanno espresso dubbi, come Roland Eberle (UDC/TG) che ha ricordato come le emissioni della Svizzera sono meno dell'1 per mille di quelle mondiali.
"Anche la Confederazione deve fare la sua parte", ha replicato Pascale Bruderer (PS/AG) ricordando come il progetto in discussione rappresenti per lo schieramento rosso-verde soltanto il minimo accettabile. "Non possiamo certo salvare il clima da soli, ma come possiamo chiedere a una nazione povera di proteggere il clima se non lo facciamo noi che siamo un Paese ricco?", si è chiesto Werner Luginbühl (PBD/BE).
Dopo essere entrati in materia, i "senatori" hanno iniziato a analizzare nel dettaglio i vari punti della legge. La Svizzera dovrebbe ridurre le emissioni di gas serra del 50%, di cui almeno il 60% dovrà essere raggiunto mediante misure interne.
Per raggiungere gli obiettivi la legge propone diverse misure, come l'introduzione di una tassa sui biglietti aerei compresa fra i 30 e i 120 franchi (tranne per i viaggiatori in transito).
La commissione chiede anche di aumentare la quota di emissioni di CO2 che gli importatori di carburanti devono compensare in Svizzera, portandola dal 15 al 20%. Vuole però limitare la tassa per gli automobilisti, fissando un tetto di 10 centesimi al litro e di 12 a partire dal 2025. In situazioni straordinarie, il Consiglio federale potrebbe inoltre abbassare questo limite.
Le discussioni su tutte queste (e altre) proposte sono state interrotte alle 21.00. Continueranno mercoledì quando saranno anche formalmente votate dalla Camera.
Gli Stati si sono tuttavia già espressi sull'articolo destinato a diminuire le emissioni degli edifici. Dal 2023, in caso di sostituzione dell'impianto di riscaldamento, i vecchi edifici potranno emettere al massimo 20 chilogrammi di CO2 all'anno per metro quadrato di superficie di riferimento energetica. Il valore limite fissato dalla commissione verrebbe inasprito ogni cinque anni. Concretamente, ciò equivale al divieto del riscaldamento a nafta per molti edifici.
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