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La Commissione valuta in modo positivo il rapporto che fornisce una panoramica delle principali attività condotte nel campo della politica estera durante il 2016. Vari membri della CPE-N hanno in particolare espresso la loro soddisfazione per la quantità e la diversità delle attività svolte da un Paese come la Svizzera. Alcuni membri della Commissione hanno tuttavia criticato il fatto che non vengano sufficientemente evidenziati i fallimenti della politica estera svizzera.
Dopo avere sentito il consigliere federale Didier Burkhalter, capo del Dipartimento federale degli affari esteri, in merito alle azioni compiute dalla Svizzera nell’ambito dell’aiuto umanitario, della cooperazione allo sviluppo o della promozione della pace, la Commissione si è interessata a questioni più specifiche. Tra i vari temi, essa ha discusso anche della difficoltà di conciliare il rispetto della neutralità e lo sviluppo di politiche coerenti, specialmente per quanto concerne le situazioni in Turchia o in Israele. Particolare attenzione è stata riservata anche alle azioni di mediazione della Svizzera, agli effetti del ricorso alle sanzioni in generale e alla recente decisione controversa dell’amministrazione Trump di vietare l’entrata negli Stati Uniti ai cittadini originari di sette Paesi a maggioranza musulmana e delle sue conseguenze per la Svizzera, in particolare per i cittadini con la doppia nazionalità.
Durante il dibattito in merito al tema principale del rapporto, ossia «l’impegno svizzero a favore della pace e dello sviluppo nelle regioni di crisi, dalla Siria al Sahel», si è soprattutto discusso dell’aumento dei flussi migratori e dell’intensificarsi dell’estremismo violento nonché degli strumenti istituiti dalla Svizzera per fare fronte a questi problemi complessi.
Infine, con 16 voti contro 0 et 6 astensioni la Commissione ha accolto il mandato negoziale conferito alla delegazione svizzera per la Conferenza dell’ONU indetta per negoziare un trattato internazionale volto a vietare le armi nucleari.