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Alleanza mondiale contro la guerra
Cento anni fa venne fondata la Società delle Nazioni, la prima organizzazione globale avente come scopo quello di garantire la pace. L’idea era rivoluzionaria, ma proprio oggi è sotto attacco come non accadeva da molto tempo
in diritti umani , società
(Marc Engelhardt) Il primo trattato di pace del mondo assomiglia a un osso rosicchiato: pallido, oblungo e ricoperto di tacche, la scrittura cuneiforme sumera. “È un trattato di pace tra Uruk, un’antichissima città, e la città vicina”, dice Jacques Berchtold, direttore della fondazione ginevrina Bodmer. Il documento ha oltre 4.400 anni, è di poco più giovane della scrittura umana. “Sarebbe bello pensare che insieme con la scrittura fu inventata anche la pace”. In realtà, tuttavia, già allora le cose erano più complesse: con questo trattato le due città si accordano per far guerra insieme contro una terza città.
Il trattato di pace di Uruk
Quest’anno alla Fondazione Martin Bodmer e in tutta la città di Ginevra si celebrano la pace e gli accordi tra gli Stati: sono trascorsi 100 anni da quando, dopo gli orrori della prima guerra mondiale, venne fondata la Società delle Nazioni, precorritrice delle Nazioni Unite. I lavori che portarono alla sua creazione ebbero inizio il 10 gennaio 1920. Con essa vide la luce anche il multilateralismo - il principio secondo il quale i problemi globali vanno affrontati insieme -, così come lo conosciamo ancora oggi. “Prima della fondazione della Società delle Nazioni gli Stati non si incontravano su base regolare e nemmeno negoziavano su un piano di parità”, afferma lo storico Pierre-Étienne Bourneuf.
In principio fu la guerra
Fino alla ratifica del trattato di Versailles, le grandi potenze erano solite imporsi nei confronti di tutti gli altri Stati. Fu la Società delle Nazioni a cambiare la situazione. Inizialmente ne facevano parte 45 nazioni. Il Reich tedesco ne divenne membro nel 1926.
“Le esperienze della prima guerra mondiale furono decisive”, sostiene Bourneuf. Fecero sì “che il desiderio di pace potesse affermarsi”. Nei primi anni del multilateralismo, inoltre, c’erano scambi fitti tra pensatori e politici. Lo dimostrano le lettere di Albert Einstein, Thomas Mann o Béla Bartók conservate nell’archivio della Società delle Nazioni. “L’idea era quella di riunire le menti più brillanti per costruire ponti”.
Fondazione Martin Bodmer, "Guerre et Paix"
Fallimento e nuovi attacchi
Tuttavia la Società delle Nazioni fallì, perché tradì i propri ideali. In un discorso pronunciato all’assemblea della Società delle Nazioni il 30 giugno 1936, Hailé Selassié, imperatore dell’odierna Etiopia, chiese di sostenerlo contro le truppe di Benito Mussolini e difendere così il Patto della Società delle Nazioni. Ma questa abbandonò Selassié al suo destino. Tre anni dopo scoppiò la seconda guerra mondiale. Quando finì i membri rimasti decisero di sciogliere l’organizzazione.
Al suo posto vennero istituite, a San Francisco, le Nazioni Unite. Anch’esse si fondano sul principio che tutti gli Stati traggono i maggiori benefici dalla collaborazione sulla base di regole condivise. Ciò vale tanto per il mantenimento della pace quanto per la lotta contro il cambiamento climatico e la povertà globale.
75 anni dopo la sua fondazione, anche l'organizzazione delle le Nazioni Unite subisce massicce pressioni. Il presidente statunitense Donald Trump spinge affinché gli USA si ritirino da organizzazioni e accordi multilaterali e conta su uno Stato nazionale forte. La Cina sta colmando sempre di più questa lacuna nel sistema delle Nazioni Unite, come spiega Olaf Wientzek, che dirige a Ginevra il dialogo multilaterale della Fondazione Konrad Adenauer, vicina alla CDU.
Wientzek è preoccupato che i principi guida del multilateralismo - i diritti umani, la posizione centrale dell’individuo, lo Stato di diritto e la democrazia - vengano reinterpretati in maniera diversa. “L’equilibrio dei poteri nel mondo sta mutando e con esso la sovranità interpretativa in alcuni settori”.
Il nuovo potere della Cina
Nessuna nazione promuove questa reinterpretazione con lo stesso impegno della Cina. Nel 2017 il suo presidente Xi Jinping annunciò che avrebbe sostenuto l’ONU, ma pose determinate condizioni. “Nessuno può interferire negli affari interni degli Stati e questi possono decidere da sé quale sistema sociale e quale percorso di sviluppo intendano adottare”, ha sostenuto Xi, applaudito dal segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres.
I diritti umani universali, così come sono sanciti nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, per la Cina sono superflui. E per queste sue posizioni Pechino trova sempre più sostenitori all’interno dell’ONU, come ha osservato Olaf Wientzek. Quando 22 paesi del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite hanno criticato le incarcerazioni di massa degli uiguri, Pechino ha organizzato la risposta di 37 Stati che hanno attestato la condotta irreprensibile della Cina. “Tanti erano paesi dell’Africa subsahariana - molti di quelli in cui la Cina svolge un ruolo importante come investitore o come partner commerciale”.
La speranza rimane
Lo storico Pierre-Étienne Bourneuf rimane comunque ottimista. Gli Stati membri delle Nazioni Unite sono oggi 193, quasi tutto il mondo. E anche in futuro sarà questa la qualità decisiva: “L’essenza del multilateralismo è il dialogo - un principio sviluppato dalla Società delle Nazioni che è oggi l’elemento decisivo dell’architettura internazionale”. Non da ultimo, Jacques Berchtold ritiene che sia possibile imparare dai 4.400 anni di storia di guerra e di pace: “Grazie alle tradizioni di cui disponiamo, possiamo cercare di rispondere ai problemi di oggi meglio di quanto fecero i popoli antichi”. (epd; trad. it. G. M. Schmitt; adat. P. Tognina)