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Leggo con un certo stupore:
CBS just found that if you ask Americans how they feel about “gay men and lesbians” serving in the military, a large majority support it. But if you ask people whether “homosexuals” should be allowed to serve in the military, support drops.
La CBS ha appena scoperto che se si chiede agli americani che cosa pensano della possibilità per “gay e lesbiche” di prestare servizio nelle forze armate, una larga maggioranza è favorevole. Ma se la domanda riguarda gli “omosessuali”, il sostegno crolla.
Che cosa mi stupisce?
Non certo la scoperta che la scelta delle parole possa influenzare la risposta: si tratta di un fenomeno oramai molto conosciuto (effetto cornice).
La sorpresa riguarda la banalità della distorsione: un semplice cambio di termini, “omosessuali” al posto di “gay e lesbiche”. Quando il consulente politico Frank Luntz ha consigliato ai repubblicani americani di lasciar perdere le “perforazioni esplorative alla ricerca di petrolio” (drilling for oil) e parlare di più rassicuranti “esplorazioni energetiche” (exploring for energy), non credo si aspettasse un effetto così marcato con la sostituzione di un semplice termine.
Una parte della sorpresa, infine, riguarda il contesto: un sondaggio, probabilmente telefonico, non è una votazione, ma è comunque un momento nel quale uno dovrebbe concentrarsi un momento, riflettere quei dieci-venti secondi sul tema e rispondere in base a un qualcosa che assomigli a un ragionamento. Invece sembra che molta gente abbia risposto basandosi sulle suggestioni dei termini evocati. “Gay e lesbiche”: YMCA dei Village People è una bella canzone, Brokeback Mountain ha vinto 3 Oscar e qualche maschio, a sentir parlare di lesbiche ed esercito, si sarà immaginato un video a luci rosse: come non essere favorevoli? “Omosessuali”: uno pensa a diagnosi psicologiche, a disturbi, e si dice contrario.