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BERNA - Le persone che in passato hanno subito un danno, quali ad esempio i lavoratori esposti all'amianto, dovrebbero disporre di un termine di prescrizione assoluto di 20 anni per chiedere un risarcimento alla giustizia. Lo ha deciso oggi - con 102 voti contro 90 - la Camera del popolo, nell'ambito del dibattito sul diritto della prescrizione, distanziandosi così sia dal Consiglio federale (che proponeva un termine di 30 anni) sia dagli Stati (10 anni). Il dossier ritorna quindi alla Camera dei cantoni.
Introducendo un termine di prescrizione di 20 anni, si vuole così migliorare la situazione giuridica delle future vittime per la parte del danno differito, non coperta dall'assicurazione, ha spiegato Giovanni Merlini (PLR/TI) a nome della commissione. Si tratta di un compromesso ragionevole tra la richiesta governativa di aumentarlo e la decisione dei "senatori" di invece mantenerlo agli attuali 10 anni, ha aggiunto il parlamentare ticinese.
Contro questa proposta si è espresso, a nome di una minoranza, il consigliere nazionale Yves Nidegger (UDC/GE). A suo parere, un termine di 20 o 30 anni genera un'eccessiva insicurezza, specie nelle aziende, per di più confrontate con alti costi assicurativi e burocratici, a causa dell'obbligo di dover conservare i documenti dell'epoca. Il parlamentare democentrista ha invitato invano il plenum a rimanere al diritto attuale, ossia una prescrizione di 10 anni.
Per la consigliera federale Simonetta Sommaruga, il miglior compromesso è invece rappresentato dalla prescrizione assoluta di 30 anni. A suo avviso, si tratta di una soluzione ragionevole per quelle persone che si ammalano di patologie che si manifestano tardi.
Riferendosi alle vittime dell'amianto, tale scadenza massima tiene conto sia delle vittime che degli interessi legittimi di chi ha causato un danno, tanto è vero che il Consiglio federale ha deciso di porre un limite alla possibilità di adire i tribunali.
Inoltre, ha precisato la ministra di giustizia e polizia, la proposta del governo tiene conto di una sentenza della Corte europea dei diritti umani che ha dato torto alla Svizzera e ragione a una vittima dell'asbesto, cui è stato precluso l'accesso ai tribunali a causa dei termini di prescrizione in Svizzera giudicati troppo corti.
La maggioranza della Camera del popolo non l'ha però seguita e ha preferito - seppur di misura - pronunciarsi per una prescrizione di 20 anni.