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PHILADELPHIA - È stato pubblicato lo scorso 27 aprile l'album - omonimo - di debutto con l'etichetta Sub Pop dei Forth Wanderers. La giovanissima band del New Jersey - Ava Trilling voce, Ben Guterl e Duke Greene chitarra, Noah Schifrin basso e Zach Lorelli batteria - è un piccolo mito, specialmente negli ambienti universitari Usa. Qualche anno fa sono stati citati da Lorde prima ancora che avessero pubblicato i due Ep precedenti a questo lavoro e si sono conquistati uno schieramento di fan affezionati.
Le fonti d'ispirazione di questo lavoro vanno chiaramente cercate nell'alt-rock anni Novanta, ma i Forth Wanderers ricercano un approccio personale, dominato dalla chitarra in tutte le sue sfumature e dalla voce (magnetica) di Trilling, che dà vita a riflessioni e fatti personali nei testi dai lei composti «nella mia stanza», come ha spiegato descrivendo il processo compositivo. Il tutto è ben supportato dalla sezione ritmica.
Un album solido, senza particolari picchi né cadute, che mostra una buona base di partenza per l'evoluzione della band. La rabbia giovanile e gli sfoghi degli adolescenti che sono passati nell'edtà adulta, con tutte le delusioni del caso, sono credibili e azzeccate. Il brano migliore? Probabilmente “Saunter”. "Forth Wanderers" è stato registrato a tempo di record: solo cinque giorni, presso lo studio di Cameron Konner a Philadelphia.