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<h2>SubmittedText<h2><p>Stando a quanto riportato dall'Associazione per i popoli minacciati (APM), da Human Rights Watch (HRW) e da Amnesty International, in Sri Lanka è in aumento il numero di arresti arbitrari e torture nei confronti di Tamil ritornati dall'Europa. Il quotidiano britannico "The Guardian" del 5 giugno 2012 ha trattato la situazione di una persona rimpatriata, che dopo il suo ritorno ha dovuto subire maltrattamenti gravissimi da parte delle autorità dello Sri Lanka. Già a febbraio 2012 HRW ha documentato otto casi di arresti arbitrari e torture nei confronti di richiedenti l'asilo rimpatriati. In seno all'ONU l'incerta situazione dei diritti umani in Sri Lanka è già stata menzionata nel comitato contro la tortura e nel Consiglio dei diritti dell'uomo. Anche le autorità federali hanno constatato, sia nel rapporto di servizio dell'UFM sia nella decisione di principio del 21 novembre 2011 (D-8649/2007), che già il semplice sospetto di supporto alle Liberation Tigers of Tamil Eelam (LTTE) fa aumentare il rischio di essere arrestati arbitrariamente e torturati. Inoltre, in Sri Lanka gli oppositori continuano a rischiare di essere sequestrati, come mostra l'esempio del giornalista e caricaturista Prageeth Ekneligoda, di cui, secondo Reporter senza frontiere, non si ha più traccia dal 24 gennaio 2010. La grande maggioranza di questi casi resta impunita. Per quanto concerne lo Sri Lanka, invito il Consiglio federale a rispondere alle domande seguenti: </p><p>1. Come giudicano il Consiglio federale e l'UFM la situazione generale dei richiedenti l'asilo tamil in particolare alla luce del malfunzionamento della giustizia in Sri Lanka? In che modo ciò influisce sui rimpatri dalla Svizzera?</p><p>2. In che modo il Consiglio federale e l'UFM possono garantire che i rimpatriati non siano esposti all'arbitrio e alla tortura? In che modo l'UFM garantisce che la semplice presentazione di una domanda d'asilo e il soggiorno in Svizzera non comportino repressioni da parte delle autorità dello Sri Lanka?</p><p>3. In che modo il Consiglio federale, il DFAE e l'UFM ritengono possibile ripristinare la giustizia e gettare le basi per una riconciliazione in Sri Lanka? In che modo le autorità svizzere sostengono tale processo?</p><p>4. Il Consiglio federale e il DFAE sanno dove si trova Prageeth Ekneligoda? Vedono la possibilità di contribuire, in collaborazione con ONG e autorità locali, a chiarire dove si trovi lo scomparso?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. L'Ufficio federale della migrazione (UFM) osserva attentamente sia la situazione generale in Sri Lanka sia l'evolversi del sistema giudiziario e di perseguimento penale tenendone conto in sede di evasione delle singole procedure d'asilo. Come già fatto notare dal Consiglio federale nella sua risposta del 18 maggio 2011 all'interpellanza Lachenmeier 11.3139, secondo le attuali valutazioni dell'UFM, il rischio di essere oggetto di attacchi o arresti arbitrari è particolarmente elevato nel caso di giornalisti critici verso il governo, attivisti per i diritti umani, collaboratori di organizzazioni non governative, politici dell'opposizione o ex attivisti del movimento Liberation Tigers of Tamil Eelam (LTTE). I richiedenti l'asilo dello Sri Lanka sotto minaccia e quindi bisognosi di protezione dagli attacchi delle forze di sicurezza statali non sono pertanto espulsi verso il loro Paese d'origine, ma riconosciuti quali rifugiati in Svizzera. Da gennaio a settembre 2012 oltre 100 persone provenienti dallo Sri Lanka hanno ricevuto lo statuto di rifugiati e hanno ottenuto asilo nel nostro Paese, il che corrisponde a una quota di riconoscimento del 16 per cento. Inoltre, nello stesso periodo altre 90 persone circa sono state ammesse provvisoriamente poiché l'esecuzione dell'allontanamento non era ragionevolmente esigibile.</p><p>2. In genere l'UFM non comunica mai alle autorità del Paese d'origine se una persona ha chiesto asilo in Svizzera. Quando la decisione d'asilo è passata in giudicato, le persone tenute a partire non sottostanno più alla legge sull'asilo, bensì a quella sugli stranieri. È vero che l'ottenimento dei documenti comporta uno scambio di dati con le autorità dello Sri Lanka, che si limita tuttavia a informazioni chiaramente definite dalla legge; non è fatto alcun accenno a una precedente domanda d'asilo. Da gennaio a settembre 2012 circa 60 persone sono ritornate in Sri Lanka in seguito a una decisione di allontanamento: tali rientri sono avvenuti sotto controllo. L'UFM non è a conoscenza di alcun caso di cittadini dello Sri Lanka oggetto di repressione o addirittura tortura dopo essere rientrati in patria.</p><p>3. Una pace duratura in Sri Lanka presuppone una soluzione politica della causa della guerra (riforme istituzionali incluse), l'avvio di un processo di riconciliazione e che tutte le parti belligeranti siano chiamate a rendere conto di eventuali crimini. La Svizzera ha pertanto accolto positivamente il resoconto, stilato dal gruppo di esperti istituito dal segretario generale dell'ONU e pubblicato ad aprile 2011, sui fatti avvenuti in Sri Lanka. Ha accolto con favore anche il rapporto commissionato dal governo dello Sri Lanka e pubblicato a dicembre 2011 sulla riconciliazione e le lezioni tratte dal recente passato, anche se le violazioni del diritto internazionale commesse durante la fase finale del conflitto non sono state esaminate adeguatamente. Entrambi i rapporti contengono numerose raccomandazioni che intendono promuovere il processo di riconciliazione in Sri Lanka. Nel marzo 2012 la Svizzera ha appoggiato una risoluzione del Consiglio dei diritti dell'uomo che invitava il governo dello Sri Lanka a intraprendere i passi necessari per attuare le raccomandazioni contenute nel rapporto sulla riconciliazione. A marzo dell'anno prossimo l'alta commissaria dell'ONU per i diritti dell'uomo riferirà in merito ai progressi compiuti. La Svizzera sostiene il processo di riconciliazione e di ripristino della giustizia anche tramite progetti concreti in loco. In tal modo il nostro Paese rende possibili colloqui tra esponenti tamil all'estero, partiti politici in Sri Lanka e la società srilankese al fine di trovare soluzioni sia per i bisogni impellenti della popolazione vittima della guerra sia per le riforme istituzionali a lungo termine. Nel nord del Paese la Svizzera ricorre in maniera integrata a vari strumenti (aiuto umanitario, promozione della pace, interventi a favore dei diritti dell'uomo) per permettere il ritorno dei profughi interni.</p><p>4. Si ignora dove si trovi il signor Ekneligoda. Questa circostanza conferma l'urgenza del problema delle persone scomparse, prioritario nell'impegno svizzero in Sri Lanka. Il nostro Paese ha espresso a più riprese preoccupazione quanto agli innumerevoli casi irrisolti di persone scomparse. Nel contempo, la Svizzera sostiene gli sforzi profusi dalla società civile in loco tesi a documentare in maniera esaustiva i casi delle persone scomparse. L'attenzione dell'opinione pubblica e delle autorità è stata a più riprese richiamata sull'urgenza del problema. La Svizzera continuerà ad adoperarsi affinché il governo dello Sri Lanka accetti di collaborare con i pertinenti meccanismi internazionali (in particolare l'International Working Group on Enforced and Involuntary Disappearences).</p>  Risposta del Consiglio federale.