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Fine del regime di isolamento per “Carlos”, il giovane delinquente zurighese che oggi preferisce farsi chiamare con il suo vero nome Brian. Il Dipartimento zurighese della sicurezza ha deciso di trasferirlo in una prigione adibita al carcere preventivo. Nella nuova struttura, Brian potrà entrare in contatto con altri detenuti. Il giovane, che oggi ha 26 anni, si trova attualmente in isolamento nel penitenziario Pöschwies di Regensdorf (ZH). Il trasferimento in un’altra prigione sarà effettuato nei prossimi giorni, indica oggi in una nota il consiglio di Stato zurighese. I suoi avvocati avevano ripetutamente criticato il suo isolamento, 24 ore su 24, con una sola ora di aria al giorno, che consideravano come una forma di tortura.
La sentenza del TFLo scorso mese di dicembre, il Tribunale federale (TF) ha parzialmente accolto un ricorso contro la carcerazione di sicurezza di Brian/Carlos, invitando il Tribunale cantonale ad elaborare “senza indugio” un piano per ammorbidire le sue condizioni di detenzione. Nel settembre del 2017 Brian aveva finito di scontare una precedente condanna per ripetute aggressioni in varie strutture di detenzione. Il 26enne è attualmente sotto inchiesta per le accuse di lesioni personali e violenze e minacce contro funzionari commesse in prigione nel giugno 2017. Tutte le sue precedenti richieste di liberazione dal carcere di sicurezza erano state respinte.
Il Ministero pubblico lo vuole internarePer i fatti del 2017, il Tribunale d’appello zurighese aveva condannato Brian lo scorso mese di giugno a 6 anni e 4 mesi. Il Ministero pubblico zurighese, che mirava ad ottenere nei suoi confronti la misura dell’internamento, ha impugnato la sentenza davanti al Tribunale federale. I giudici di Losanna hanno però annullato la precedente sentenza, rimandando il caso davanti al Tribunale cantonale. La data del nuovo processo non è ancora stata fissata. Brian ha problemi con la giustizia da quando aveva nove anni e ha alle spalle una lunga serie di condanne per reati violenti: in tutto più di 30, di cui due da maggiorenne. La vicenda più grave risale al 2011, quando accoltellò ripetutamente alla schiena un giovane, che riportò gravi ferite. A farlo diventare un caso “nazionale” è stato un reportage televisivo del 2013, in cui si riferiva delle misure di presa a carico decise nei suoi confronti dalla giustizia minorile. Il tutto ad un costo di circa 29’000 franchi al mese: una cifra a prima vista esorbitante, ma paragonabile ai costi di una presa a carico in una struttura chiusa.