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C'è voluto un anno e un giorno al Consiglio dei diritti umani dell'ONU per trovare un accordo sui propri meccanismi di funzionamento.
Il documento definitivo avrebbe dovuto essere accettato lunedì, ma discussioni dell'ultima ora hanno fatto slittare l'accordo a martedì.
Lunedì, poco prima della mezzanotte, l'ambasciatore messicano Alfonso de Alba, presidente del Consiglio dei diritti umani dell'ONU, ha presentato ai membri un documento sui meccanismi di funzionamento del Consiglio, da qualche tempo subentrato alla vecchia e discreditata Commissione dei diritti umani.
De Alba lo ha definito "un accordo su un testo che copre la totalità degli assetti istituzionali".Il documento è un compromesso tra i 47 Paesi membri dell'organismo dell'Onu incaricato di vegliare sul rispetto delle libertà fondamentali nel mondo.
Il presidente del Consiglio dei diritti umani ha però dovuto aspettare martedì, prima di vedere definitivamente avallato l'accordo. Questo perché il rappresentante del Canada - contrario a considerare prioritaria la questione palestinese e a sopprimere il posto d'inviato speciale in Bielorussia - si è opposto al testo.
Il nuovo presidente del Consiglio, il rumeno Doru Romulus Costea, entrato in carica proprio martedì, ha quindi messo ai voti il documento che è stato accolto per 46 voti contro uno.
Nove sulla black list
Riuniti in sessione a Ginevra, i membri del Consiglio avrebbero avuto tempo fino alla mezzanotte di lunedì - la scadenza imposta dall'ONU - per definire le regole del proprio funzionamento.
Ma nonostante le discussioni proseguite fino a tarda ora - la Cina in particolare non ha desistito dal proposito di chiedere una modifica del documento all'esame - l'accordo non ha potuto essere considerato definitivo prima di martedì.
Il documento è frutto di delicati negoziati e compromessi sullo sfondo di tensioni Nord-Sud, con i Paesi occidentali minoritari in seno al giovane organismo dell'Onu.
Una delle questioni più dibattute è stata quella inerente la lista nera dei paesi da sottoporre a speciale sorveglianza. Alla fine solo nove stati - fra cui Corea del Nord, Cambogia e Sudan – sono rimasti sulla lista nera. Non ci sono più, invece, Cuba e la Bielorussia.
I Territori palestinesi - definiti prioritari dal Consiglio - continueranno ad essere sottoposti a regolari esami.
Esame periodico
Il documento approvato martedì era stato presentato dall'ormai ex presidente de Alba domenica. Il testo istituisce una nuova procedura per sottoporre tutti gli Stati membri del Consiglio, compresa Cuba, ad un esame periodico destinato ad accertare in che misura i diritti umani vengano rispettati.
All'esame periodico saranno integrati anche i rapporti delle ONG. Le loro raccomandazioni non saranno tuttavia considerate vincolanti.
Il documento mantiene inoltre la figura del 'relatore speciale', ma fissa un relativo codice di condotta per questo esperto.
Il relatore speciale è nominato dal Consiglio per indagare su Paesi accusati di violare i diritti fondamentali o su temi specifici. Tra i punti che hanno dato adito a discussione c'è stata la soppressione della funzione di relatore speciale per Cuba e la Bielorussia.
swissinfo e agenzie
In breve
Il Consiglio dei diritti umani dell'ONU, creato l'anno scorso, ha terminato la sua quinta sessione, in cui ha portato a termine i negoziati sulla propria struttura e sui meccanismi di funzionamento interni. L'Assemblea generale dell'Onu aveva dato al Consiglio un anno di tempo per raggiungere un accordo.
Il Consiglio è composto di 47 membri eletti per tre anni. I membri attuali hanno un mandato che va da uno a tre anni. Questo per rispettare il meccanismo di rotazione che prevede che ogni anno sia rinnovato un terzo del Consiglio.
In seno all'Onu il Consiglio occupa una posizione più elevata rispetto alla vecchia Commissione dei diritti umani. Tuttavia, diversamente dal Consiglio di sicurezza, non ha potere coercitivo.