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Molte persone in pensione dispongono di ingenti valori patrimoniali che nella maggior parte dei casi non consumano ma desiderano lasciare in eredità. Accanto a una cosiddetta generazione di «pensionati d’oro», si trova attualmente una forte maggioranza di persone di età compresa tra i 25 e i 64 che guarda alla propria previdenza per la vecchiaia con un certo pessimismo.
- Negli ultimi anni, dal punto di vista finanziario, le persone pensionate sono state mediamente più soddisfatte rispetto alle persone sotto i 65 anni.
- Sebbene la quota di risparmio si riduca significativamente all’età di pensionamento, la maggior parte delle persone oltre i 65 anni vive in economie domestiche che accumulano patrimonio piuttosto che consumarlo.
- Le pensionate che vivono da sole ricorrono più spesso ai risparmi rispetto ai pensionati.
- La metà delle persone intervistate di età compresa tra i 65 e i 75 anni che attinge al patrimonio prevede che esso non durerà per tutta la vita.
- Solo una minoranza delle persone tra i 65 e i 75 anni si confronta approfonditamente con i costi di un eventuale ricovero in una casa di cura.
- Il 57% dei pensionati desidera lasciare i propri beni in eredità. A prescindere dalla propria situazione finanziaria, questi risparmiano più spesso di coloro per cui non è importante lasciare dei beni in eredità.
- Circa un terzo delle persone tra i 65 e i 79 anni intervistate ha ereditato almeno 100 000 franchi.
- La soddisfazione finanziaria dei pensionati è in contrasto con il pessimismo della popolazione che ha meno di 65 anni: quest’ultima teme di dover sia lavorare più a lungo sia risparmiare di più e di godere di sicurezze finanziarie peggiori rispetto agli attuali pensionati.
A fine giugno uno studio di Swiss Life ha evidenziato che negli ultimi anni in Svizzera le persone pensionate ritengono di godere in media di una maggiore libertà di scelta finanziaria rispetto a quanto ritiene la popolazione sotto i 65 anni. Con il suo studio successivo, Swiss Life approfondisce diversi aspetti relativi al patrimonio in età di pensionamento e illustra il processo di risparmio (o consumo), le spese di cura e il tema dell’eredità. «L’opinione finanziaria perlopiù positiva delle persone pensionate rispecchia solo una situazione momentanea. Il sistema di previdenza per la vecchiaia si trova di fronte a nuove sfide e la maggior parte della popolazione ne è consapevole. Per questo motivo abbiamo analizzato anche quali sono le aspettative delle persone sotto i 65 anni verso la propria previdenza per la vecchiaia», afferma Andreas Christen, autore dello studio presso Swiss Life.
Nella maggior parte dei casi le persone pensionate non estinguono il proprio patrimonio
La metà dei contribuenti pensionati dispone di un patrimonio lordo superiore a 300 000 franchi a cui per lo più non attinge: nel 2020 il 34% delle persone oltre i 65 anni viveva in un’economia domestica che ha messo da parte del denaro. Il 22% ha consumato parte del proprio patrimonio o, in rari casi, si è indebitato. Il restante 44% ha dichiarato di aver speso più o meno quanto è entrato. Questi valori hanno subito solo pochi cambiamenti negli ultimi anni e il numero di persone che risparmiano nelle economie domestiche in pensione è diminuito lievemente.
Le pensionate risparmiano un po’ più spesso dei pensionati
Quanto più elevati sono il reddito e il patrimonio, tanto più è probabile che le economie domestiche continuino a risparmiare nei primi anni della pensione. Le donne single di età superiore ai 65 anni risparmiano meno degli uomini (28% vs. 37%) e consumano più spesso i risparmi (27% vs. 19%). Gli ultra 65enni della Svizzera tedesca (37%) risparmiano più spesso rispetto a quelli di altre parti del Paese (27%). Nell’intervista di Swiss Life solo il 48% delle persone tra i 65 e i 75 anni, che vive in economie domestiche e attinge al patrimonio, prevede che i risparmi dureranno per tutta la vita. Il 30% di questo gruppo ritiene che questo fatto rimarrà invariato per molti anni. Il restante 22% teme di esaurire i propri risparmi in pochi anni o ancora più rapidamente.
Solo la minoranza pensa a un ricovero in una casa di cura e ai relativi costi
Se in età avanzata la degenza nella casa di cura si prolunga, il consumo del patrimonio può accelerare. Almeno una persona su due che decede dopo i 65 anni trascorrerà l’ultimo anno di vita, parzialmente o totalmente, in una casa di cura. In media un soggiorno in una casa di cura dura poco meno di tre anni. Ciononostante, solo il 40% delle persone tra i 65 e i 75 anni intervistate da Swiss Life ritiene che il rischio di aver bisogno di cure in età avanzata sia molto concreto o piuttosto elevato. Inoltre, solo una minoranza delle persone interpellate ha riflettuto a fondo sui costi del soggiorno in una casa di cura. In media stimano i costi mensili della casa di cura attorno a 6 100 franchi. Ciò corrisponde all’incirca alla quota media dei costi reali da sostenere autonomamente o, in caso di necessità, tramite le prestazioni complementari. Il problema: solo una minoranza riesce a ottenere un reddito di tale entità. «Il consumo del patrimonio dovuto al ricovero in una struttura spesso può ammontare a diverse decine di migliaia di franchi all’anno e per questo la metà delle persone ricoverate necessita di prestazioni complementari», afferma l’autore dello studio Andreas Christen.
Chi desidera lasciare dei beni in eredità tende a risparmiare
Sebbene il soggiorno in una casa di cura comporti la necessità di fare ricorso ai risparmi, molti pensionati sono in grado di lasciare dei beni in eredità. Circa un terzo delle persone tra i 65 e i 79 anni intervistate da Swiss Life afferma di aver ereditato almeno 100 000 franchi nella propria vita, cosa che spesso accade intorno al pensionamento. Benché tale risultato si basi su un numero relativamente esiguo di casi effettivi, l’ordine di grandezza dovrebbe essere realistico, come dimostra un confronto con analisi precedenti. I pensionati che ricevono o hanno in previsione di ricevere un’eredità sono più spesso soddisfatti dal punto di vista finanziario (84%) rispetto a coloro che hanno ereditato poco o nulla (66%). Anche fra i potenziali pensionati testatori la tematica è strettamente connessa alla libertà di scelta finanziaria. Il 57% delle persone si prefigge l’obiettivo di poter lasciare in eredità una parte del patrimonio a persone vicine. Indipendentemente dalla propria situazione reddituale e patrimoniale, questa fetta risparmia notevolmente più spesso di coloro per cui non è importante lasciare un’eredità.
Le persone in età lavorativa sono pessimiste riguardo alla propria previdenza per la vecchiaia
La valutazione generalmente positiva della situazione finanziaria da parte degli attuali pensionati è generalmente in contrasto con le aspettative delle persone che oggi hanno meno di 65 anni. Le persone in età lavorativa intervistate da Swiss Life sono pessimiste per quanto riguarda la propria previdenza per la vecchiaia. Il 47% prevede di poter andare in pensione solo più tardi rispetto ai pensionati odierni; nella fascia d’età compresa tra i 25 e i 34 anni questa percentuale ammonta addirittura al 62%. Il 64% ritiene di dover versare maggiori imposte e deduzioni salariali per la previdenza per la vecchiaia (persone d’età inferiore ai 35 anni: 73%) e il 73% crede di dover risparmiare di più (persone sotto i 35 anni: 79%) rispetto alla generazione di pensionati attuale. Eppure, il 58% teme che usufruirà di una sicurezza finanziaria peggiore rispetto a chi è attualmente in pensione.
Scaricate qui lo studio completo Terza età «d’oro»: per quanto ancora? Risparmi, necessità di assistenza ed eredità dopo il pensionamento in formato PDF. Il materiale fotografico sullo studio è disponibile qui.
La metodologia
Lo studio si basa, tra l’altro, su due sondaggi rappresentativi per la popolazione assimilata dal punto di vista linguistico, effettuati nel gennaio 2022 dall’istituto di ricerca di mercato LINK, su incarico di Swiss Life, nella Svizzera tedesca e romanda. Al sondaggio principale condotto telefonicamente hanno partecipato 1 310 persone di età compresa tra i 65 e i 75 anni. Al sondaggio supplementare svolto online hanno partecipato 1 030 persone di età compresa tra i 25 e i 79 anni. I calcoli impiegati nello studio basati sui dati dei due sondaggi sono stati effettuati dagli autori di Swiss Life. I questionari sono stati sviluppati per lo più da Swiss Life. Per le loro analisi, gli autori hanno utilizzato inoltre diverse basi di dati dell’Ufficio federale di statistica e dell’Osservatorio svizzero della salute Obsan, come p.es. record individuali dei rilevamenti UST SILC (Indagine sui redditi e sulle condizioni di vita) e IBED (Indagine sul budget delle economie domestiche.
Swiss Life
Il gruppo Swiss Life è un primario offerente di soluzioni previdenziali e finanziarie globali a livello europeo. Nei mercati principali Svizzera, Francia e Germania, Swiss Life, tramite i propri agenti nonché vari partner di vendita (broker e banche), offre alla sua clientela privata e aziendale una consulenza completa e individuale e un’ampia gamma di prodotti propri e di partner.
I consulenti di Swiss Life Select, Tecis, Horbach, Proventus, Fincentrum e Chase de Vere selezionano sul mercato i prodotti adeguati per i clienti, secondo l’approccio Best Select. Swiss Life Asset Managers offre a investitori istituzionali e privati accesso a soluzioni d’investimento e di gestione patrimoniale. Swiss Life assiste sia gruppi multinazionali, con soluzioni di previdenza a favore del personale, sia clienti privati benestanti, con prodotti di previdenza strutturati.
Swiss Life Holding SA, con sede a Zurigo, trae le sue origini dalla Società svizzera di Assicurazioni generali sulla vita dell’uomo fondata nel 1857. L’azione di Swiss Life Holding SA è quotata allo SIX Swiss Exchange (SLHN). Fanno parte del gruppo Swiss Life anche diverse controllate. Il gruppo dà lavoro a circa 10 000 collaboratori e dispone di una rete di vendita di circa 17 000 consulenti.
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