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<h2>SubmittedText<h2><p>Dall'entrata in vigore dell'Accordo Schengen/Dublino, il 1° marzo 2008, in Europa la situazione è mutata sostanzialmente soprattutto sul piano della politica di sicurezza. Gli Stati Schengen reagiscono alle sfide "terrorismo", "immigrazione di massa" e "flussi di rifugiati" sempre più con misure proprie, incuranti di Schengen/Dublino. Il Consiglio federale è pertanto invitato a rispondere alle domande seguenti:</p><p>1. Condivide l'opinione secondo cui in Europa la situazione sul piano della politica di sicurezza è mutata sostanzialmente dal 2008?</p><p>2. Quale ritiene siano i maggiori cambiamenti, sul piano della sicurezza, per la Svizzera quale Paese al centro dello spazio Schengen?</p><p>3. La Direzione per gli affari europei (DAE) rileva 174 sviluppi dell'acquis di Schengen e 3 sviluppi dell'acquis di Dublino/Eurodac (stato al 15 gennaio 2016). Quali sono, a suo parere, le ripercussioni del recepimento di tali sviluppi sulla sovranità svizzera e la democrazia diretta (classificate in funzione della loro rilevanza)?</p><p>4. Quali sviluppi (qualitativi e quantitativi) sono prevedibili?</p><p>5. Quali sono i criteri secondo i quali la Svizzera agisce in seno ai comitati misti Schengen?</p><p>6. La sovranità e la neutralità della Svizzera vi svolgono un ruolo quali elementi centrali della politica estera elvetica?</p><p>7. Il Consiglio federale intende ridurre le risorse (personale, materiale, fondi) destinate agli interventi Frontex?</p><p>8. Quanti rimpatri nel primo Paese d'asilo sono stati effettivamente effettuati dal 1° gennaio 2015 nell'ambito dell'Accordo di Dublino?</p><p>9. Il Consiglio federale vaglia la possibilità di rinegoziare l'Accordo di Schengen/Dublino al fine di proseguire la cooperazione di polizia nel quadro di un'associazione light a Schengen analogamente a Danimarca e Gran Bretagna?</p><p>10. Quali misure per il mantenimento della cooperazione di polizia adotterebbe in caso di denuncia dell'Accordo di Schengen/Dublino?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1./2. La situazione in materia di politica di sicurezza è sottoposta a continui mutamenti, ragione per cui il Consiglio federale la valuta regolarmente nel quadro del rapporto sulla politica di sicurezza. Il progetto del nuovo rapporto del 25 ottobre 2015 sottolinea i considerevoli sviluppi rilevanti per la sicurezza svizzera registrati negli ultimi cinque anni, in particolare i rapporti tra Occidente e Oriente (conflitto ucraino), la minaccia costituita dal terrorismo jihadista e i rischi nel cyberspazio. Le sfide negli altri ambiti della politica di sicurezza, ad esempio in quello della criminalità in generale, restano invece sostanzialmente invariate. La politica di sicurezza può essere efficace soltanto se condotta in stretta collaborazione con i partner esteri.</p><p>3. La questione è stata analizzata nel rapporto del Consiglio federale in adempimento del postulato Fehr Hans 10.3857, "Conseguenze dell'obbligo di conformarsi a Schengen", del 1° ottobre 2010. Dal suddetto rapporto risulta che il recepimento degli sviluppi dell'acquis di Schengen e di Dublino/Eurodac non mette in discussione né la sovranità svizzera né le istituzioni della democrazia diretta (iniziativa e referendum) e il federalismo. Questa analisi e le relative conclusioni sono tuttora valide.</p><p>4. Ogni anno alla Svizzera sono notificati in media 17 sviluppi dell'acquis di Schengen. La grande maggioranza di questi atti è di natura tecnica. Tra gli sviluppi futuri materialmente importanti attualmente in discussione occorre citare la modifica del codice frontiere Schengen, la modifica della direttiva sulle armi, la revisione del codice dei visti e la creazione di un visto di circolazione, la creazione di un corpo europeo di guardie di confine, il progetto "smart borders" e la revisione del diritto in materia di protezione dei dati. Sono discussi anche due sviluppi dell'acquis di Dublino/Eurodac: uno concerne i richiedenti minorenni non accompagnati, l'altro il meccanismo di ricollocazione in caso di crisi. Nella primavera 2016 la Commissione europea dovrebbe presentare nuove proposte legislative riguardo all'acquis di Schengen.</p><p>5/6. Dalla firma dell'accordo di associazione a Schengen, il 26 ottobre 2004, esperti svizzeri partecipano ai gruppi di lavoro del Consiglio dell'UE e della Commissione europea e collaborano attivamente all'elaborazione di norme nell'ambito della cooperazione Schengen. La Svizzera si adopera per soluzioni pragmatiche, compatibili con i suoi interessi, che lascino agli Stati anche un sufficiente margine di manovra laddove necessario. La sovranità della Svizzera è garantita, in quanto gli acquis di Schengen sono recepiti nell'ambito della normale procedura di conclusione di trattati. Infine, la cooperazione Schengen non tocca la politica di neutralità della Svizzera, dato che non influisce su conflitti armati internazionali.</p><p>7. Il Consiglio federale non intende ridurre le risorse e i contributi destinati a Frontex. Nel 2015 il contributo svizzero per Frontex è stato pari a circa 4,8 milioni di franchi. Lo stesso anno la Svizzera ha inoltre distaccato 52 guardie di frontiera (48 membri del corpo delle guardie di confine e 4 membri della polizia cantonale di Zurigo) per operazioni aeree, marittime e terrestri di Frontex per un totale di 1588 giorni di servizio. Finora, la Svizzera non ha messo a disposizione alcun materiale. Frontex e in futuro anche la nuova agenzia europea per la guardia costiera e di frontiera contribuiscono in maniera significativa alla protezione delle frontiere esterne di Schengen, in particolare nel contesto dell'attuale crisi migratoria. Anche la Svizzera trae profitto da queste operazioni. Una riduzione del contributo annuale della Svizzera a Frontex sarebbe contraria agli impegni internazionali contratti.</p><p>8. Nell'ambito della procedura di Dublino, nel 2015 2461 persone sono state trasferite in altri Paesi europei; dall'inizio del 2016 ne sono state trasferite 1112 (stato al 31 marzo 2016).</p><p>9. Il Consiglio federale ritiene che una rinegoziazione parziale degli accordi di associazione a Schengen non sarebbe auspicabile. La frontiera nazionale svizzera diventerebbe nuovamente una frontiera esterna dello spazio Schengen, con corrispondenti ripercussioni negative sulla mobilità e sul flusso del traffico di frontiera. Una tale rinegoziazione, inoltre, non avrebbe praticamente alcuna possibilità di successo. Per la Svizzera, quale Paese non membro dell'UE, la situazione è molto diversa da quella che è prevalsa per il Regno Unito e l'Irlanda o la Danimarca. Come indicato a più riprese dal Consiglio federale (p. es. nelle risposte alle interpellanze 10.3964 e 11.3056), il diritto di partecipazione selettiva ottenuto ad esempio dal Regno Unito e dall'Irlanda è infatti dovuto soprattutto a considerazioni storiche (accettazione del Trattato di Amsterdam).</p><p>10. La Svizzera non potrebbe rinunciare a partecipare alla cooperazione Schengen. Il sistema d'informazione Schengen (SIS II) permette in particolare al nostro Paese di partecipare a un sistema di ricerca europeo. Una denuncia dell'accordo di associazione a Schengen complicherebbe notevolmente la collaborazione in materia di sicurezza. Né la conclusione di altri accordi bilaterali di polizia né l'intensificazione della cooperazione con Interpol o Europol potrebbero compensare integralmente la perdita degli strumenti Schengen. Non esistono pertanto alternative alla cooperazione di polizia di Schengen.</p>  Risposta del Consiglio federale.