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LUGANO - Karin Valenzano Rossi si aspettava contestazioni e nel suo discorso aveva preparato la risposta alla domanda di Michel Venturelli, organizzatore di "Cifola l'Aida", la manifestazione atta a fischiarla. E i fischi ci sono stati, anche numerosi, partiti da diverse decine di persone. La municipale ha dovuto interrompere il suo discorso, quando lo ha ripreso, una ventina di minuti dopo, è stata nuovamente fischiata e la contestazione è terminata solo quando è scesa dal palco. Si è sentito urlare "il Molino non si tocca".
Venturelli si era chiesto cosa avrebbe fatto Guglielmo Tell, se avrebbe fischiato con lui in piazza o se sarebbe stato sul palco con Valenzano Rossi. L'esponente liberale non ha dubbi: "Chi in questi giorni ha invitato a fischiare il mio discorso, ha posto la domanda a sapere cosa avrebbe fatto Guglielmo Tell, trovandosi in disaccordo con l’Autorità. Ebbene, la risposta è scolpita nell’estremità più alta della facciata di Palazzo Civico, dove troviamo un simbolo che sovrasta questa piazza da quasi 180 anni, quando nel 1844 è stato edificato. Se guardate in alto, sopra allo stemma di Lugano – opera dello scultore Monzini di Clivio – vedete scolpito un berretto. Si tratta del cappello di Guglielmo Tell. Un simbolo profondamente ancorato alle celebrazioni del Primo Agosto, che ci rimanda a un’altra piazza svizzera; quella di Altdorf, dove – secondo la leggenda – il nostro eroe nazionale si rifiutò di riverire il berretto simbolo dell’autorità imperiale. Ecco la risposta al contestatore moderno: Guglielmo Tell non fischiò, non lanciò strali, non inneggiò alla rivolta ma rimase libero di non riverire l’Autorità. Il cappello scolpito sulla sommità di Palazzo Civico simboleggia quindi l’indipendenza confederale e ci ricorda anche l’importanza della difesa della libertà nella costruzione del nostro mito nazionale. L’importanza del confronto e del dialogo per la vita civica, politica, democratica e sociale di tutti noi svizzeri. Se ci pensiamo, è una tappa importante anche nella crescita di ogni individuo, lo sanno bene i
genitori: la personalità dei nostri figli e delle nostre figlie si costruisce anche nella contrapposizione, a volte accesa (come in questo periodo), e noi siamo chiamati ad ascoltare, accogliere, spiegare, dialogare ed accompagnare nella crescita", ha detto.
Anche in apertura di discorso ha citato i possibili fischi. "Le contestazioni degli ultimi giorni mi hanno naturalmente toccata e mi dispiaccio molto che nel 2021 a Lugano, nella civilissima e democratica Svizzera, riconosciuta nel mondo come esempio di elevato senso civico, sia così difficile trovare un modo propositivo per manifestare idee e posizioni diverse, che sono del tutto legittime, soprattutto se dal confronto si vuole che nascano delle soluzioni. Diverso invece, se la contestazione e gli strali sono fini a sé stessi, ma allora significa che il fine perseguito non è affatto legittimo".
E diverse volte ha toccato il tema del confronto e della diversità, in un intervento che ha avuto come fil rouge il 50esimo del diritto di voto alle donne. "L’importanza del confronto e del dialogo per la vita civica, politica, democratica e sociale di tutti noi svizzeri. Se ci pensiamo, è una tappa importante anche nella crescita di ogni individuo, lo sanno bene i genitori: la personalità dei nostri figli e delle nostre figlie si costruisce anche nella contrapposizione, a volte accesa (come in questo periodo), e noi siamo chiamati ad ascoltare, accogliere, spiegare, dialogare ed accompagnare nella crescita. La piazza, quindi, è un luogo nel quale si crea e si definisce l’identità personale, quella collettiva e finanche quella territoriale. La piazza è il luogo dove si entra in relazione e si conosce “l’altro”; un luogo nel quale si impara a stare insieme", sono state le sue parole. "Il nostro Paese è costruito sul valore delle differenze e sulla capacità di farle coesistere, riuscendo a dialogare per trovare soluzioni condivise persino in lingue diverse, dove sappiamo che ognuno può parlare la sua lingua perlopiù essendo capito dagli altri. L’esempio perfetto è il nostro parlamento federale, dove i parlamentari possono esprimersi nella loro lingua"
Per proseguire: "Lugano è una Città accogliente, che non vuole una cultura univoca. Lugano, malgrado le accuse di questi giorni, ha una visione culturale “al plurale”, come la definiva il sociologo Michel de Certeau. Lugano vuole favorire un approccio che fa dialogare culture differenti, che valorizza tradizioni, visioni eterogenee e linguaggi diversi, nel rispetto delle libertà di tutti e del buon vivere comune. Lo sappiamo, ne siamo persuasi, ed è la realtà stessa a dircelo, con la convivenza serena di ben 136 nazionalità rappresentate tra i nostri abitanti. Lo spazio pubblico è forse il luogo più adatto nel quale coltivare il dialogo. Italo Calvino nelle sue “Città invisibili” ricordava che: “Ogni volta che si entra nella piazza ci si trova in mezzo a un dialogo”.
Dialogare comporta la capacità di ascoltare, mettersi in gioco, sospendere il giudizio, superare i pregiudizi, mediare, trovare un punto di incontro o, anche, accettare di non essere d’accordo. Il dialogo vero è un gesto di grande apertura, perché lascia aperta la porta (o almeno uno spiraglio) al cambiamento, alla possibilità di scoprire una realtà più vasta rispetto a quella che già si conosce e quindi di progredire. Questo vale per le persone, le istituzioni e naturalmente la politica. Il dialogo è dunque l’elemento cardine della democrazia diretta. Come ci ricorda sempre Peter Bichsel, nei parlamenti del nostro Paese la democrazia viene garantita. A praticarla però dobbiamo essere tutti noi cittadini, confrontandoci e discutendo anche al di fuori delle aule parlamentari. Il fatto che i cittadini facciano sentire le loro idee e il loro punto di vista alla politica, è fondamentale. Il nostro auspicio è che la piazza possa essere luogo di incontro e dialogo propositivo. Il nostro impegno è, e sarà anche in futuro, quello di aprire tutti i canali per evolvere e crescere nell’ampio e aperto spazio di democrazia a disposizione, nel rispetto ovviamente delle comuni regole di civiltà".