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Il parlamento svizzero discute della responsabilità delle aziende nel caso di violazioni dei diritti umani o di danni ambientali. La questione è dibattuta da tempo anche a livello internazionale, ma le associazioni economiche elvetiche paventano una regolamentazione più severa di quella di altri paesi.Questo contenuto è stato pubblicato il 11 marzo 2019 - 14:53
"Un pericoloso cammino solitario della Svizzera": così una rappresentante di Swissholding, la federazione delle aziende multinazionali svizzere, ha definito alcuni giorni fa sulle colonne del quotidiano Neue Zürcher ZeitungLink esterno il controprogetto indiretto all'iniziativa popolare sulla responsabilità delle imprese che il Consiglio degli Stati (camera dei cantoni) si appresta a discutere.
L'articolo segna la definitiva la presa di distanza, da parte di alcune fra le maggiori associazioni economiche elvetiche, dai tentativi del parlamento di trovare una soluzione di compromesso.
Cos'è un controprogetto?
Quando un comitato lancia un’iniziativa popolare, il parlamento può contrapporvi un controprogetto diretto o indiretto.
Il controprogetto diretto: in risposta all’iniziativa, il parlamento propone un altro articolo costituzionale. Se il comitato d’iniziativa non ritira la sua iniziativa, il controprogetto è sottoposto a votazione contemporaneamente all’iniziativa popolare in questione.
Il controprogetto indiretto: in risposta all’iniziativa, il parlamento non propone una modifica della Costituzione ma una modifica di legge o una nuova legge. Il controprogetto indiretto permette alle autorità di proporre un’alternativa senza modificare direttamente la Costituzione. Il controprogetto indiretto entra in vigore se l’iniziativa viene ritirata o viene rifiutata in votazione.
Fonte: ch.chLink esternoEnd of insertion
Un dibattito internazionale
Ma facciamo un passo indietro. La questione della responsabilità delle aziende per le conseguenze sociali e ambientali delle loro attività economiche nel mondo è da decenni oggetto di dibattiti a livello nazionale e internazionale.
Una pietra miliare in questo processo è stata l'adozione da parte del Consiglio dei diritti umani dell'ONU dei Principi guida per le imprese e i diritti umaniLink esterno nel 2011. Il documento ritiene le aziende responsabili del rispetto dei diritti umani. Nello stesso tempo affida agli stati il compito di proteggere questi stessi diritti e di garantire alle vittime di violazioni un accesso adeguato a strumenti di ricorso e riparazione. Sempre nel 2011 anche l'OCSE ha approvato una versione aggiornata delle sue linee guida per le imprese multinazionaliLink esterno.
Le misure concrete che gli stati intendono adottare nel quadro dell'applicazione dei principi dell'ONU devono essere formulate in un piano di azione nazionale. La Svizzera lo ha fatto nel dicembre 2016Link esterno. Mentre alcuni stati, tra cui per esempio la FranciaLink esterno, hanno optato per l'adozione, o perlomeno per la valutazione, di misure vincolanti sull'obbligo di diligenza da parte delle aziende nell'ambito dei diritti umani, il governo elvetico si è espresso a favore di un approccio basato essenzialmente su meccanismi volontari.
Iniziativa
Questa attitudine è stata criticata durante tutto il dibattito sull'applicazione dei principi delle Nazioni Unite – principi la cui elaborazione è stata peraltro fortemente sostenuta dalla Svizzera – da molte organizzazioni non governative (ONG) attive nella difesa dei diritti umani.
Gli stessi ambienti hanno lanciato nel 2015 l'iniziativa popolare "per aziende responsabili"Link esterno. L'iniziativa chiede da un lato l'introduzione di un obbligo di diligenza per le aziende, sia nell'ambito dei diritti umani, sia in quello della protezione dell'ambiente. L'obbligo si estende alle aziende controllate e a tutte le relazioni d'affari.
D'altro canto, l'iniziativa prevede una responsabilità delle imprese per i danni provocati dalle aziende controllate, anche all'estero, sempre che non possano dimostrare di aver applicato la dovuta diligenza per evitarli.
Controprogetto
Il governo ha invitato il parlamento a respingere la proposta senza controprogetto. Nel giugno dello scorso anno il Consiglio nazionale (camera del popolo) ha tuttavia approvato un controprogetto indiretto che recepisce a grandi linee l'impianto dell'iniziativa, pur ponendo dei limiti alla sua portata. Nei mesi successivi, il testo approvato dal Consiglio nazionale è passato al vaglio della commissione affari giuridici del Consiglio degli Stati.
La nuova versione del controprogetto che i senatori si apprestano a discutere si discosta in vari punti dalla versione votata dalla camera del popoloLink esterno. In particolare, introduce un regime di sussidiarietà: un'azienda multinazionale con sede in Svizzera può essere perseguita in Svizzera solo se chi intenta la causa può dimostrare in modo verosimile che un'azione legale contro una filiale nel paese in cui è avvenuto il danno andrebbe incontro a ostacoli importanti.
La clausola non è bastata tuttavia a convincere le associazioni economiche a sostenere il controprogetto. Nello stesso tempo i promotori dell'iniziativa hanno segnalato che, in caso di adozione del principio di sussidiarietà, non ritirerebbero l'iniziativa.
Responsabilità, pietra dello scandalo
Dal punto di vista giuridico, l'intera discussione è molto complessa. Il principale pomo della discordia rimane comunque la questione della responsabilità.
Per Karl Hofstetter, professore titolare di diritto all'università di Zurigo e presidente di Swissholdings, l'iniziativa prevede una responsabilità per le aziende "troppo ampia e indefinita". Neppure il controprogetto, a suo avviso, porrebbe limiti sufficienti.
Inoltre, sia l'iniziativa sia il controprogetto approvato dal Consiglio nazionale lascerebbero aperta la porta a una responsabilità per le azioni di terzi con cui le aziende hanno rapporti commerciali e che non sono in misura di controllare. Le proposte in discussione, in sostanza, comporterebbero secondo Hofstetter "un grande potenziale di abuso". Il rischio sarebbe quello di favorire "processi dimostrativi a scopo propagandistico" contro le aziende.
"L'iniziativa e il controprogetto comportano un grande potenziale di abuso."End of insertion
"Questo non vuol dire che l'economia sia contraria a ogni responsabilità", precisa Hofstetter. Innanzitutto le filiali di aziende svizzere devono rispondere delle loro azioni nei paesi in cui operano. "D'altro canto in casi gravi il diritto vigente prevede già la possibilità di rendere responsabile la casa madre in Svizzera per azioni compiute da una filiale all'estero."
In conclusione, Hofstetter ritiene che la Svizzera, piuttosto che introdurre una "responsabilità insensata", potrebbe lavorare a un obbligo di diligenza nella forma di un obbligo di relazione sulle misure adottate per garantire il rispetto dei diritti umani e della protezione dell'ambiente. "Questo corrisponderebbe al trend internazionale e l'economia non vi si opporrebbe".
Rendere efficaci gli standard internazionali
Su un punto, anche Franz Werro, professore di diritto all'università di Friburgo e all'università Georgetown di Washington, concorda: in linea di principio è possibile già oggi citare in giudizio una casa madre svizzera per le azioni compiute da una sua filiale all'estero. La sua interpretazione delle norme in discussione si discosta però radicalmente da quella di Karl Hofstetter. "La Svizzera ha adottato standard internazionali al pari di tutti gli altri paesi dell'OCSELink esterno. Ora si tratta di rendere efficaci questi standard."
A suo avviso, l'iniziativa e il controprogetto non rappresenterebbero davvero una novità nel panorama internazionale, ma corrisponderebbero piuttosto a una tendenza diffusa.
"La responsabilità non è la fine del mondo, occorre solo applicare la dovuta diligenza"End of insertion
"La possibilità di citare in giudizio la casa madre per i danni causati da una filiale è data nella maggior parte dei paesi europei. Non c'è una differenza sostanziale se la responsabilità della casa madre è riconosciuta dalla giurisprudenza o se è iscritta nella legge. La legge semmai rende la situazione più chiara."
Werro considera del resto che le norme discusse in Svizzera siano relativamente moderate, nella misura in cui si ispirano alla "responsabilità del padrone di azienda" prevista dal codice svizzero delle obbligazioni (art. 55Link esterno). Questa forma di responsabilità, osserva il giurista, comporta la possibilità di una prova a discarico: l'azienda può sottrarsi alla sua responsabilità se dimostra che aver usato tutta la diligenza necessaria a evitare il danno. In questo senso, Werro non ritiene che vi sia il rischio di un'ondata di processi. "La responsabilità non è la fine del mondo, occorre solo applicare la dovuta diligenza", conclude.
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