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Comunicato stampa relativo alla sentenza B-645/2018
Accordo cartellare: confermata la multa inflitta ad un’impresa grigionese
Il Tribunale amministrativo federale conferma la sanzione inflitta dalla Commissione della concorrenza all’impresa edile Foffa Conrad SA. Il tribunale risolve nuove questioni sul programma di clemenza in caso di autodenuncia.
Nell’autunno 2012, la Commissione della concorrenza (COMCO) ha aperto un’inchiesta in Engadina, in seguito estesa a tutto il Cantone dei Grigioni e suddivisa in dieci inchieste separate. Tra il 2017 e il 2019 la COMCO ha chiuso ognuna di queste inchieste con una decisione. Tra l’altro, essa ha sanzionato l’impresa edile Foffa Conrad SA per partecipazione a un accordo illecito in materia di concorrenza. In concreto, la Commissione rimprovera all’impresa di aver «coperto» un’altra ditta presentando un’offerta volutamente più elevata nell’ambito di un progetto di costruzione previsto in Engadina, consentendo alla ditta in questione di ottenere l’appalto. Foffa Conrad SA ha impugnato la decisione della COMCO dinanzi al Tribunale amministrativo federale (TAF).
Requisito del valore aggiunto nell’accertamento dei fatti
Il TAF stabilisce anzitutto che la COMCO ha sufficientemente comprovato l’infrazione alla legge sui cartelli. Il tribunale tutela anche la scelta della COMCO di calcolare l’ammontare della sanzione in base all’importo dell’offerta presentata dalla ditta “coperta” e alla gravità della violazione.
Uno dei punti chiave della sentenza è l’interpretazione del programma di clemenza previsto dalla legge sui cartelli, noto anche come «trattamento favorevole» o «istituto di pentiti». Nella procedura della COMCO, l’impresa ricorrente ha inoltrato un’autodenuncia e ha prodotto i mezzi di prova. Successivamente, tuttavia, essa ha negato di aver partecipato all’accordo cartellare in questione. Il tribunale ha dovuto giudicare se la riduzione della sanzione prevista in caso di autodenuncia deve essere concessa anche se l’autore dell’autodenuncia invoca motivi di giustificazione e di discolpa, nonché solleva altre obiezioni. Il TAF è giunto alla conclusione che le allegazioni in tal senso avanzate dall’autore di un’autodenuncia in una procedura di ricorso non comportano automaticamente l’esclusione dal programma di clemenza. A suo giudizio, occorre basarsi invece sul valore aggiunto oggettivo apportato spontaneamente dall’impresa autodenunciatasi nell’ambito dell’accertamento dei fatti. Sulla base di queste premesse, il TAF respinge il ricorso e conferma la sanzione inflitta dalla COMCO.
Questa sentenza può essere impugnata dinanzi al Tribunale federale.