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BERNA - Non occorre rinforzare il diritto all'autodifesa all'interno del proprio domicilio. Ne è convinto il Consiglio nazionale, che oggi - con 117 voti contro 70 - ha bocciato una iniziativa parlamentare di Lorenzo Quadri (LEGA/TI). Il testo chiedeva una modifica del Codice penale in base al quale non è più la vittima di un'aggressione a dover dimostrare di non aver ecceduto nel suo diritto alla legittima difesa, ma il magistrato inquirente.
Sempre più spesso i malviventi che entrano nelle abitazioni non si accontentano di rubare, ma aggrediscono le famiglie presenti prendendole in ostaggio e sottoponendole a gravi minacce e violenze per estorcere loro il massimo bottino, ha sottolineato Lorenzo Quadri. Il fenomeno, sempre più diffuso in Italia e in Francia, sta prendendo piede anche in Svizzera, in particolare nelle regioni di confine, secondo il parlamentare ticinese.
L'esperienza pratica ha dimostrato in modo assai chiaro che le vittime non vengono mai salvate dalla polizia, che non ha il tempo di intervenire, ha aggiunto Quadri, per il quale "la loro integrità può essere salvaguardata solamente con una pronta ed efficace reazione".
In aula, il collega Yves Nidegger (UDC/GE) ha tentato invano di convincere il plenum che la proposta di Quadri è equilibrata e non presenta pericoli.
Dal canto suo Philippe Bauer (PLR/NE) ha ricordato, a nome della commissione, che il diritto in vigore offre già una protezione sufficiente. A suo avviso, esso consente di ricorrere alla violenza in determinate situazioni particolari, quando l'integrità fisica è minacciata.
I rischi di una tale proposta sarebbero troppo grandi. Se l'iniziativa fosse accolta, taluni potrebbero oltrepassare i limiti della legittima difesa e farsi giustizia da sé, ha spiegato.
I Paesi che hanno esteso il diritto all'autodifesa hanno conosciuto un aumento degli incidenti e delle violenze con le armi da fuoco. Negli Stati Uniti, l'applicazione della legge detta "Stand your ground" (Difendete il vostro territorio) ha avuto conseguenze molto negative.
Alla fine il plenum ha seguito la maggioranza della commissione preparatoria che - con 14 voti contro 11 - proponeva di non dar seguito all'iniziativa parlamentare.