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La giudice britannica Vanessa Baraister si è pronunciata con una sentenza di primo grado oggi, lunedì, contro la discussa richiesta di estradizione negli Stati Uniti di Julian Assange. Il 49enne, che nell'eventualità di un'estradizione rischierebbe oltre oceano una condanna a 175 anni di carcere, sarebbe a rischio di suicidio, ha decretato la magistrata, reputando insufficienti le garanzie date dalle autorità di Washington per scongiurare tale rischio.
Il noto attivista australiano, cofondatore di WikiLeaks, si trova da mesi in stato di detenzione cautelare in una prigione di massima sicurezza alle porte di Londra. Le autorità statunitensi lo accusano di violazione dello Espionage Act e di presunta complicità in pirateria informatica con l'ex militare Chelsea Manning, per aver contribuito a rivelare dal 2010 imbarazzanti documenti segreti di Washington: compreso materiale relativo a crimini di guerra in Iraq e Afghanistan.
La difesa ha contestato le imputazioni come infondate, frutto di ritorsioni politiche e come una minaccia alla libertà di stampa. Contro il verdetto emesso oggi, gli Stati Uniti possono comunque ricorrere in appello. Per ora Assange resta in custodia nell'attesa dell'indicazione di una cauzione, sulla base della quale potrebbe essere rilasciato nelle prossime ore, in modo da attendere da libero cittadino l'esito dei possibili ricorsi.
ATS/ARi