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LONDRA - Nei concitati mesi di rinvio della Brexit, il suo “Order! Order!” gridato alla volta dei colleghi in parlamento gli ha garantito la notorietà internazionale. Ora, però, l’ex presidente della Camera dei Comuni britannica, John Bercow, balza alla ribalta delle cronache per circostanze meno comiche. Un suo ex collega lo accusa infatti di mobbing.
A puntare il dito contro l’ex “speaker” 57enne è un ex segretario della Camera che ha servito sotto Bercow tra il 2011 e il 2014: Robert Rogers, barone Lisvane. Come indicato in un dossier per mobbing depositato in parlamento dall’ex “Clerk of the House” e citato dal Times, Bercow avrebbe in particolare vessato e umiliato il suo staff e, in alcuni casi, si sarebbe lasciato andare a un linguaggio inappropriato.
Il 57enne - che già in passato è stato incolpato di mobbing e ha sempre respinto ogni addebito - ha reagito alla procedura avviata da Robert Rogers con un comunicato: «Nel corso dei cinque anni nei quali abbiamo lavorato insieme, Lord Lisvane ha avuto molte opportunità di sollevare delle accuse di mobbing contro di me - vi si legge -. Non l’ha fatto in alcun momento anche se è diventato segretario della Camera, l’ufficiale di più alto grado. La tempistica di questo intervento è curiosa».
Le accuse di Lord Lisvane arrivano infatti mentre viene discussa la possibilità di attribuire a John Bercow un titolo nobiliare. E l’ex ministra per i rapporti con il Parlamento e attuale Segretaria di stato per l’economia, Andrea Leadsom, non ha perso occasione per sottolineare che chiunque mobbizzi i propri colleghi in parlamento «non dovrebbe ricevere un titolo nobiliare».