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Da decenni, l'economia svizzera cresce meno di quella mondiale. La causa? Si lavora tanto ma in modo poco efficiente. Il DFE propone una serie di soluzioni.
"La Svizzera ha un problema di crescita", sottolinea Pascal Couchepin, capo del Dipartimento federale dell'economia (DFE). "Dalla metà degli anni '70, i tassi di crescita economica elvetici sono inferiori a quelli degli altri paesi dell'OCSE. Negli anni '90 la crescita del PIL reale è stata addirittura negativa".
Eppure, la Confederazione rimane uno dei paesi più ricchi al mondo. Si è forse raggiunto un livello di vita a partire dal quale un'ulteriore crescita è vieppiù difficile ? "No - risponde il consigliere federale - Norvegia, Lussemburgo e Stati Uniti godono di condizioni paragonabili alle nostre ma il loro sviluppo è proseguito anche negli anni '90".
Effetti diretti sul benessere
Il ministro vallesano ha quindi ricordato l'importanza dello sviluppo economico. "Dal 1870 al 1990, il PIL svizzero per abitante è cresciuto mediamente dell'1.9% all'anno. Se tale crescita fosse stata soltanto dello 0.9%, oggi il livello di vita nel nostro paese sarebbe paragonabile a quello di Portogallo o Grecia".
Un'economia dinamica permette inoltre il finanziamento dello Stato sociale. In una situazione stagnante e d'invecchiamento della popolazione, come finanziare ad esempio i crescenti oneri sociali? Con tassi d'imposizione sempre maggiori? Difficile da far digerire.
Il ritrovamento di un trend di crescita pare dunque davvero necessario. Non per niente alle radici dello studio del DFE presentato martedì a Berna stanno interpellanze parlamentari provenienti da tutto lo spettro dei partiti governativi.
"Les suisses sont des bosseurs"
Ma allora, come stimolare questa benedetta crescita ? Pascal Couchepin evoca due possibilità. "O incrementare l'utilizzo di forza lavoro o migliorarne la qualità".
La prima variante è già quasi completamente sfruttata. I tassi d'attività in Svizzera sono i più alti di tutta l'OCSE. L'80% della popolazione in età lavorativa è attiva, la disoccupazione limitata e la durata media del lavoro tra le più elevate."Gli svizzeri sono già dei lavoratori assidui", sottolinea il ministro dell'economia. L'alto sfruttamento della forza lavoro figura tra i principali fattori di prosperità della Confederazione. Poco lo spazio di manovra disponibile in questo ambito.
Il potenziale c'è invece a proposito della produttività. Ad esempio Belgio, Francia, Stati Uniti, Olanda e Germania in un'ora di lavoro producono più di quanto si faccia in Svizzera. Oltretutto i tassi di crescita della produttività elvetica tendono a rallentare: +2.4% negli anni '60, +1% negli anni '80 e +0.6% negli anni '90. Secondo il DFE è qui che bisogna agire.
Come e dove intervenire?
Quali sono i fattori che determinano la produttività di un paese? Quali sono i fili da tirare per influenzarne lo sviluppo? In ambito di politica economica, il DFE ne cita 6: stato della concorrenza sui mercati interni, importanza ed efficacia del settore pubblico, apertura internazionale, capitale umano, creazione e applicazione delle innovazioni e stabilità macroeconomica.
Il rapporto analizza ognuna di queste componenti e ne valuta lo stato di salute, sulla base di confronti con l'estero e di indicazioni delle organizzazioni internazionali.
Se la Svizzera ha poco da imparare in ambito di stabilità macroeconomica (inflazione e tassi d'interesse ai minimi), altri elementi sono più problematici: ad esempio, un livello dei prezzi interno troppo elevato dovuto ad una struttura di mercato molto cartellizzata, un peso fiscale in continua crescita o una scolarizzazione stagnante.
Il Dipartimento propone dunque 22 direttive per ritrovare la via della crescita. Si passa da sanzioni più severe contro i comportamenti contrari alla concorrenza, alla stabilizzazione delle esazioni statali, alla compatibilità del diritto svizzero con quello europeo, al sostegno delle attività di ricerca e sviluppo.
Sulla base di queste proposte, un gruppo di lavoro interdipartimentale è ora chiamato a presentare entro la primavera del 2003 delle misure concrete di rilancio. A sostegno di un'economia elvetica che, prendendo in prestito il gergo ciclistico, fatica a tenere il ritmo del gruppo di testa.
Marzio Pescia