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Una dottoressa su 5 e un dottore su 8 interrompe prematuramente la propria carriera
Nessuno può negare che la Svizzera deve formare più medici. Dei 4000 medici che iniziano a lavorare annualmente in Svizzera solo 900 sono Svizzeri. Il consiglio federale è d’accordo che siano troppo pochi e vuole aiutare i cantoni a finanziare gli studi. Per questo settimana scorsa sono stati stanziati 100 milioni di franchi aggiuntivi per aumentare questo numero a 1300. Il credito dovrebbe servire a finanziare un programma speciale tra il 2017 ed il 2020.
Ad aggiungersi al fatto che ne vengono formati troppo pochi, vi è il dato di fatto che dopo 10 anni dall’inizio della carriera una dottoressa su cinque e un medico su otto interrompono prematuramente la propria carriera. Simon Stettler (amministratore delegato VSAO/ASMAC) fa notare che è un bene che il consiglio federale si impegna per aumentare il numero di studenti che si formano nella professione ma che è altrettanto importante assicurare che questi studenti diventati medici restino nella professione, mancano strategie e provvedimenti in tale senso. Una ricerca dei motivi per i quali questi medici interrompano la carriera è ancora in corso. Una cosa è però certa: se vi sono motivi famigliari o altro che richiedono la riduzione della percentuale di lavoro e non vi è però la possibilità di farlo da parte dei datori di lavoro, il medico deciderà di interrompere la carriera. Concretamente le dottoresse-mamme che vorrebbero continuare a lavorare si trovano di fronte a due ostacoli: da una parte non vi sono posti di asilo per i bambini che sono adatti agli orari di lavoro flessibili, dall’altra parte è molto difficile per una dottoressa che ha interrotto per un determinato tempo per occuparsi dei propri bambini troverà molte difficoltà nella ripresa del lavoro a causa della rapida evoluzione del lavoro. Chi non pratica o si mantiene aggiornato perde importanti passi evolutivi nelle specialità.
Alcuni ospedali (per esempio l’ospedale di Aarau) hanno i propri asili che si devono però finanziare autonomamente poiché la legge non permette ai cantoni di sostenere gli ospedali. Cosa molto difficile a causa degli orari di lavoro prolungati e flessibili. È strettamente necessario che la pubblica amministrazione possa intervenire a sostegno di questi progetti. In futuro, con l’aumento della percentuale femminile impiegata nel settore, questo problema si accentuerà ulteriormente.
In allegato il comunicato dell’UFSP