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I bibliotecari di Coeur d'Alene diventavano matti per ritrovarli. Li scovavano, anche a mesi di distanza, in scaffali dedicati ad alti generi, soprattutto tra quelli di fiction. Finché, un giorno, è apparso il bigliettino di un utente anonimo, dichiaratamente repubblicano.
"Ho notato che ci sono tanti libri contro il nostro presidente. Continuerò a nasconderli negli angoli più remoti della biblioteca affinché questa propaganda anti-Trump stia lontana dalle giovani menti americane", diceva il suo scritto.
Ma è difficile che la missione dell’anonimo sostenitore del capo della Casa Bianca vada a buon fine, perché la direttrice Bette Ammon ha deciso di moltiplicare le copie dei libri incriminati. "Nella nostra biblioteca, non ci sono solo opere liberali e per elettori democratici. E poi, una biblioteca, per essere considerata buona, deve essere in grado di offendere chiunque".
L’era dei libri messi all’indice, dei roghi di scritti scomodi e delle bocche imbavagliate è finita. Del resto, di peli sulla lingua non ne ha neppure Donald Trump.