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Dopo le polemiche per la decisione del governo di abbassare l'interesse minimo sui capitali delle pensioni, gli assicuratori si difendono dall'accusa di aver incamerato utili spettanti ai salariati.
Gli assicuratori che amministrano i miliardi di franchi versati alle casse pensioni hanno negato di aver privato negli ultimi 15 anni i salariati degli utili conseguiti. «La maggior parte dei benefici è stata riversata agli assicurati», ha affermato venerdì a Zurigo l'Associazione svizzera degli assicuratori (ASA).
Nel frattempo, sullo scottante tema della riduzione del tasso di interesse minimo sugli averi del secondo pilastro, si è espressa venerdì anche la consigliera federale Ruth Dreifuss dalle colonne del «Tages-Anzeiger», affermando di non essere contraria alla flessibilizzazione del tasso.
"Non c'è stato furto di rendite"
Non c'è stato alcun furto di rendite, ha detto durante una conferenza stampa Joachim Oechslin, responsabile della gestione dei rischi alla Winterthur, relativizzando i guadagni in borsa ottenuti negli ultimi anni che hanno suscitato molte polemiche dopo l'annuncio del Consiglio federale di voler abbassare dal 4 al 3 per cento il tasso d'interesse minimo.
Dalla metà degli anni '80, gli assicuratori hanno realizzato una rendita annuale media del 5,6 per cento sui fondi delle casse pensione. Il 5 per cento è stato ridistribuito agli assicurati, ha affermato Oechslin. Questo tasso è superiore di 1 per cento al 4 per cento garantito.
Tenendo conto dei costi e delle rendite pagate, gli assicuratori hanno visto i loro fondi comuni remunerati solamente con lo 0,3 per cento. «Ciò non copre i costi necessari per garantire una rendita al 4 per cento», ha aggiunto Oechslin.
Le difficoltà del mercato azionario
La parte degli investimenti in azioni è aumentata dall'1,6 per cento nel 1985 al 29 per cento nel 2000. Con un aumento degli averi da gestire, le rendite sono diminuite dall'inizio degli anni '90. Dal 2000 sono diventate minime o si sono trasformate in perdite. La parte delle azioni è stata ridotta al 17 per cento.
L'andamento negativo dei mercati finanziari ha polverizzato i 15 miliardi di franchi di riserve disponibili nel 1999. «Ancora un anno come il 2001 e la situazione sarebbe diventata insostenibile per gli assicuratori», ha detto Oechslin.
Sensibilmente al di sopra del tasso delle obbligazioni della Confederazione, un interesse minimo del 4 per cento costringe gli assicuratori a prendere dei rischi, ha indicato Roland Chlapowski, presidente della direzione della Rentenanstalt/Swiss Life, il gruppo assicurativo più nel mirino negli ultimi giorni.
"Vogliamo un tasso flessibile"
Una riduzione temporanea del tasso minimo non è sinonimo di smantellamento sociale, ha aggiunto Chlapowski. Le rendite calerebbero in modo consistente solo se la riduzione dovesse durare a lungo. Gli assicuratori non chiedono d'altronde una riduzione permanente, ma un modello flessibile, sul genere dei tassi delle obbligazioni della Confederazione, ha precisato.
Il direttore della Rentenanstalt ha inoltre sottolineato che le condizioni di cui beneficiano i salariati vanno oltre quanto previsto nel 1985 quando è stata introdotta la Legge sulla previdenza professionale (LPP). A causa dell'evoluzione dei salari, un tasso minimo del 4 per cento garantisce rendite rappresentanti il 42 per cento dell'ultimo salario, mentre nel 1985 si parlava del 36 per cento.
Gli assicuratori promettono di essere maggiormente trasparenti in futuro. Le fondazioni collettive saranno informate maggiormente sulle rendite degli investimenti e sulla ripartizione dei costi. Anche gli assicurati riceveranno più indicazioni.
Ruth Dreifuss è d'accordo
Dal canto suo, la consigliera federale Ruth Dreifuss ha detto di non essere contraria alla flessibilizzazione del tasso di interesse minimo applicato ai capitali del secondo pilatro. A parere della ministra della socialità, la prospettata riduzione del tasso di interesse minimo non può essere considerata un furto ai danni degli assicurati: è troppo presto infatti per dare delle cifre.
A parere della ministra socialista, la flessibilizzazione del tasso non comporterà obbligatoriamente un abbassamento delle rendite. In periodi buoni, il tasso potrà essere aumentato e abbassato nei momenti di «magra».
Intanto, prima che il Consiglio federale prenda la sua decisione definitiva, attesa per la fine di agosto, la Commissione della sicurezza sociale del Consiglio nazionale ha fatto sapere di voler essere consultata. Dopo la «decisione controversa adottata dal Consiglio federale il 3 luglio», ha inviato una lettera al governo esortandolo a partecipare alla sua seduta alla fine di agosto.
swissinfo e agenzie