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BERNA - La Commissione federale della migrazione (CFM) pubblica un nuovo studio che rivela che uno svizzero su quattro ha il doppio passaporto. Ne abbiamo parlato con il presidente, Walter Leimgruber.
Signor Leimgruber, La Commissione federale della migrazione (CFM) ha pubblicato uno studio sulla doppia cittadinanza. Anche lei ha origini straniere?
Sì, la mia famiglia è immigrata in Svizzera dal Tirolo nel 18° secolo (ride). Parlando seriamente, io sono l’unico della mia famiglia ad avere solo il passaporto svizzero. Mia moglie, infatti, ha preso la cittadinanza svizzera quando era ancora studentessa e i miei figli hanno la doppia nazionalità dalla nascita.
Pare essere in buona compagnia: oggi come oggi uno svizzero su quattro ha il doppio passaporto o anche più di due passaporti. Gli “svizzeri puri”, con solo il passaporto svizzero, sono una categoria in via di estinzione?
No, ma tempo una generazione, ovvero tra 20-25 anni, i cittadini con un solo passaporto saranno una minoranza mentre quelli con doppio passaporto saranno la maggioranza. La popolazione con doppia cittadinanza cresce infatti più velocemente di quella che ne ha una sola e più velocemente degli stranieri.
Perché?
Per due motivi: l’uguaglianza tra uomini e donne e la migrazione. Da un lato, il 40% dei matrimoni sono tra persone che provengono da Paesi diversi e questa percentuale è in crescita. I figli nati da queste unioni possiedono di solito due passaporti e ciò avviene da quando esiste la parità tra uomini e donne. Dall’altro lato, il numero delle naturalizzazioni aumenterà. Un quarto della popolazione, infatti, non ha il passaporto svizzero e la metà di loro - ovvero circa un milione di persone - possiede i requisiti per fare domanda di naturalizzazione.
Alcuni cittadini, però, potrebbero essere dispiaciuti per la diminuzione della percentuale di “veri” svizzeri...
Dobbiamo fare attenzione a classificare le persone come svizzere o straniere quando un quarto della popolazione è già entrambe le cose. Sempre più persone sono “sia una cosa sia l’altra”, dovremmo quindi abbandonare il concetto di “o una cosa o l’altra”. E cos’è poi la “vera” Svizzera? Un Paese rurale in cui l’80% della popolazione è contadino? Un Paese senza diritto di voto alle donne? O un Paese di successo a livello economico e connesso a livello internazionale?
Tuttavia è possibile che ciò susciti delle paure…
E queste ultime vanno prese sul serio. Tuttavia, la gente non ha paura delle persone con doppio passaporto, ma della perdita del lavoro e del proprio status causata dalla globalizzazione. La soluzione, però, non è rinchiudersi su se stessi. La nostra forza risiede proprio nella nostra interconnessione con il resto del pianeta. Tre quarti degli svizzeri che vivono all’estero hanno la doppia cittadinanza e ci collegano con il mondo. Questo potenziale andrebbe sfruttato così come quello delle persone con due passaporti che vivono in Svizzera.
Vuole dire che si dovrebbe naturalizzare più velocemente?
In Svizzera gli stranieri possono chiedere la naturalizzazione solo dopo 10 anni. In tutto questo periodo di tempo li teniamo lontani dal processo politico e dopo, da un giorno all’altro, chiediamo loro di diventare dei cittadini super impegnati. È assurdo. L’impegno nella società ha bisogno di stagionare come un buon formaggio svizzero. Gli stranieri dovrebbero quindi potersi impegnare politicamente a livello comunale e cantonale il prima possibile ed essere sensibilizzati ai problemi sociali.
In che cosa ci gioverebbe questa impostazione?
Oramai, più della metà delle persone che immigrano in Svizzera ha una formazione terziaria. Come dimostrano diversi sondaggi, tuttavia, molte persone altamente qualificate faticano a entrare in contatto con la popolazione indigena. Conquistarle sarebbe di grande importanza per una democrazia diretta in cui l’impegno di molti nel sistema di milizia è centrale.
E cosa ha da dire sulle persone con doppio passaporto meno qualificate, che più spesso rispetto agli altri non hanno un lavoro e dispongono solo della formazione obbligatoria?
Lo studio rivela che, a livello economico e sociale, i cittadini con doppio passaporto sono più simili a quelli che ne hanno uno solo rispetto a coloro che non hanno la nazionalità svizzera. Questo vale per tutti i gruppi nazionali, quindi anche per i classici migranti economici dell’Europa del sud e per le persone provenienti dall’Africa e dall’Asia, che spesso arrivano in Svizzera dopo un matrimonio o a seguito di un ricongiungimento familiare.
La Svizzera ammette la doppia nazionalità dal 1992. I critici sostengono che la lealtà verso la Svizzera di questi “svizzeri di carta” sia minore rispetto a quella degli altri. È vero?
La ricerca mostra che i cittadini con doppio passaporto sono leali verso la Svizzera tanto quanto quelli con un solo passaporto. La naturalizzazione favorisce del resto l’identificazione con il Paese e rafforza l’integrazione, indica il nostro studio.
Tuttavia, lo studio della CFM rivela anche che chi ha due passaporti è meno attivo nei club sportivi o nelle associazioni. Inoltre, ricopre più raramente un incarico politico o pubblico o è membro di un partito. Chi ha la doppia nazionalità si identifica meno nella Svizzera rispetto a chi ne ha una sola?
Chi ha il doppio passaporto è piuttosto mobile e vive in maggioranza nelle aree urbane, dove la vita associativa ha di base un ruolo più limitato. Del resto, è stata presa in considerazione solo l’iscrizione ad associazioni classiche, non la partecipazione a iniziative spontanee di gruppi di cittadini o altro. Nel complesso, le persone con doppio passaporto non si identificano nella Svizzera meno di chi ne abbia uno solo. Vanno per esempio a votare con la stessa assiduità. Come cittadini di due Paesi, inoltre, possono diventare degli intermediari e dei costruttori di ponti tra diversi gruppi e nazioni.
La crescita del numero di cittadini con doppio passaporto comporta anche delle sfide?
Avere diritti e doveri in più Paesi può anche causare delle difficoltà, per esempio a livello fiscale o per quanto riguarda il servizio militare. Inoltre, in Germania abbiamo visto come Erdogan abbia tentato di mobilitare per i propri scopi i turchi che vivono laggiù. Trovo che il rischio di tali manipolazioni sia più basso in Svizzera perché da noi non ci sono grossi gruppi nazionali omogenei. Alla fine, dobbiamo convincere tutti che il nostro sistema democratico è migliore di quello autoritario e nazionalista.