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Il Consiglio federale vuole limitare le possibilità di prelievo del capitale al momento del pensionamento per la parte obbligatoria della previdenza fino a uno stipendio di 84’600 franchi. La riforma prevista comporta una pesante discriminazione soprattutto per i pensionati con un’aspettativa di vita piuttosto ridotta.
La scelta tra «capitale» o «rendita» è una delle più importanti nella vita. Per la maggior parte delle persone la rendita del secondo pilastro è di certo l’opzione migliore, considerando l’elevata aspettativa di vita: un neopensionato ha una probabilità del 50 percento di raggiungere gli 87 anni. Per le donne si arriva addirittura a 90 anni. E chi ha buone chance di raggiungere un’età elevata è avvantaggiato dalla soluzione con la rendita, come conferma il nostro calcolo illustrato nel grafico: con un capitale di 500’000 franchi la rendita per un 95enne comporta già un guadagno di 300’000 franchi.
Nel caso di una ridotta aspettativa di vita vale l’esatto contrario: partendo dallo stesso calcolo, un decesso all’età di settant’anni implica un guadagno di 300’000 franchi se il pensionato sceglie di prelevare il capitale, mentre la rendita significa la perdita di questo denaro per gli eredi. Una vedova o un vedovo percepisce comunque una rendita per superstiti, che di norma arriva al 60 percento della rendita di vecchiaia.
È dunque evidente che la limitazione prevista dalla Confederazione per il prelievo del capitale penalizza prima di tutto coloro che non vivono a lungo dopo il pensionamento. E spesso sono proprio le persone con un reddito modesto. Secondo una stima della Confederazione, le persone con il più basso grado di scolarizzazione muoiono in media sette anni prima di quelle con un livello elevato di formazione.
A ciò si aggiunge che il previsto divieto di prelievo riguarderebbe solo la parte cosiddetta obbligatoria fino a uno stipendio annuo di 84’600 franchi.
Chi guadagna di più può comunque farsi liquidare una parte del patrimonio. Il prelievo del capitale continuerà a essere ammesso anche per l’acquisto di una proprietà abitativa. Ma, anche qui, è svantaggiato chi dispone di poche risorse finanziarie.
La limitazione al prelievo del capitale non è ancora definitiva. Nella consultazione la Confederazione sottopone anche una variante edulcorata (v. il seguente approfondimento). Occorre riflettere su una questione sostanziale: fino a che punto lo Stato può ingerirsi nei diritti di proprietà? Non dimentichiamo che il capitale accumulato nel secondo pilastro appartiene agli assicurati. La possibilità di scelta dovrebbe dunque essere limitata solo di fronte a motivi molto gravi.