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Per attuare l’iniziativa sul freno all’immigrazione, la Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale propone una soluzione che non fissa quote o contingenti, ma che permette di adottare misure correttive non appena l'immigrazione oltrepassa un certo livello su scala regionale o nazionale. Solo l’Unione democratica di centro (UDC) si oppone.
La proposta, accolta con 16 voti contro 9, si articola in tre punti: prevede prima di tutto che il Consiglio federale elabori delle misure per sfruttare al meglio il potenziale di manodopera indigena (cittadini svizzeri e stranieri già domiciliati nel paese). Il governo dovrà anche determinare delle soglie a partire dalle quali potrà essere introdotto un obbligo di comunicazione dei posti di lavoro vacanti. Il testo - pur invitando a dare la precedenza al personale indigeno - non fissa un obbligo vincolante di assunzione.
Se queste misure non si rivelassero sufficienti, il governo potrà infine ricorrere a misure correttive appropriate. Sarà il Consiglio federale stesso a decidere a partire da quale limite adottarle, per quanto tempo mantenerle in vigore, di che tipo esse dovranno essere e a che categorie professionali dovranno venire applicate. A differenza di quanto sollecitato dall'UDC, la proposta della commissione non contempla la possibilità unilaterale per la Svizzera di ricorrere all'introduzione di contingenti o di tetti massimi.
La proposta della Commissione incontra il favore di tutti i partiti, ad eccezione dell'UDC, che ha già annunciato di essere pronta a dare battaglia per imporre una soluzione più vicina al testo della sua iniziativa “Contro l’immigrazione di massa”, approvato il 9 febbraio 2014 dal popolo svizzero e inserito da allora nella Costituzione federale.
swissinfo.ch e RSI (TG del 3.9.16)