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Il capitale necessario per la costruzione del teatro fu reperito con un mutuo ipotecario presso una banca e con l'emissione di trentadue azioni. Trenta azioni furono poste in vendita, mentre una fu riservata alle autorità della città e l'altra ai due progettisti Bernasconi e Franzoni. Trovati, non senza difficoltà, gli investitori, il cantiere ebbe inizio.
L'attenzione dell'architetto Bernasconi e del pittore Franzoni si concentrò fra l'altro sulla sala del teatro, il palcoscenico e sulle decorazioni. L'opera terminata fu descritta da un contemporaneo cronista del Corriere del Ticino:
«Amor ci mosse ne era il titolo, e veramente, i due egregi artisti non hanno smentito, in tutta l'esecuzione del lavoro, loro affidato, il detto dantesco col quale, essi, con felice pensiero, denominarono il loro disegno. Il teatro, ci torna grato il dirlo, è riuscito egregiamente. Oltre a una fabbricazione solida e comprendente tutto quanto le esigenze moderne esigono tecnicamente per questi istituti, esso rappresenta pure un monumento di pregevole valore artistico. Lo stile sobrio, semplicemente, elegante.
L'aspetto esterno, forma del Rinascimento, ha nel complesso del grandioso. Le vaste terrazze a colonnati, che lo abbracciano tutto all'in giro, gli danno un effetto di grande mole.
Lungo le cornici laterali sono dipinte le figure dei sommi maestri della musica (lodevole lavoro dell'egregio pittore Riva.) La facciata semplicissima ne dà il carattere generale, che è soprattutto armonica, piacevole. Le linee architettoniche dell'interno rilevano invece dallo stile barocco del settecento: ma di fattura corretta. L'assieme dà l'impressione di un ambiente elegante, senza pretese, quasi confidenziale, e sembra fatto apposta perché tutti vi si trovino a bell'agio e vi si divertiscano senza soggezione. [Huber, pp. 92-93]
L'impostazione del teatro di Locarno è un esempio tardivo della tipologia che era stata sviluppata in Italia e che si era diffusa in gran parte dell'Europa. Non deve perciò meravigliare l'ispirazione della facciata a La Permanente di Milano (al fatto che quello fosse l'ambiente culturale in cui si erano formati gli architetti ticinesi di quel periodo si è già accennato), così come una rassomiglianza degli interni con il Teatro La Fenice di Venezia, ovvero con le strutture tipiche del teatro all'italiana. Di questo modello fanno parte l'organizzazione dello spazio per il pubblico, con le tipiche logge disposte a ferro di cavallo su due piani, stucchi e pitture sul soffitto e lampioncini di vetro opaco, così come l'ampio foyer. Nei teatri comunali, come a Locamo, la gerarchizzazione dei ranghi sociali fu in parte attenuata, così come la pomposità delle decorazioni, che tuttavia restavano importanti. Il luogo dove edificarlo era stato scelto, secondo l'uso, in modo da farne un punto di riferimento al centro della città [...]
Il collaudo del teatro fu affidato all'architetto Maurizio Conti e al pittore Edoardo Berta. L'edificio fu inaugurato in febbraio, prima che iniziasse la stagione del carnevale del 1902, per la quale fu ingaggiata la compagnia di Luigi Duse di Lugano. La Società del teatro si era nel frattempo organizzata formando un consiglio direttivo, a cui competeva la gestione generale dell'impresa, e una commissione spettacoli incaricata della parte artistica. Membri del primo consiglio direttivo furono Francesco Balli (presidente), l'avv. Garbani-Nerini (vicepresidente), Enrico Bacilieri, Angelo Nessi, Italo Vivanti, Pietro Rusca e l'avv. Giuseppe Respini. Della commissione spettacoli facevano parte, riunendo personalità di spicco del mondo culturale di allora, l'avvocato Garbani-Nerini (presidente), Alfredo Pioda, Filippo Franzoni, Angelo Nessi e Giuseppe Sona. [Huber, pp. 92-94]