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NEW YORK - La grande mela accusata di frode. Il Procuratore generale dello Stato di New York ha infatti accusato l'omonima città di aver gonfiato artificialmente il valore delle "licenze" gialle dei taxi, e ha chiesto 810 milioni di dollari di risarcimento per le migliaia di tassisti che sono ora sommersi da debiti.
La vicenda va indietro di parecchi anni e ruota attorno ai permessi rilasciati dalla città per poter possedere uno dei classici taxi gialli. La "Commissione dei taxi e delle limousine" della città pubblicizza infatti da tempo queste licenze come "un investimento solido con un potenziale di crescita costante", e mettendole all'asta a prezzi esorbitanti ne ha ricavato un profitto straordinario dal 2004 al 2017.
Il Procuratore generale Letitia A. James, a capo dell'inchiesta, si è espressa sulla vicenda al New York Times: «Lo stesso governo che dovrebbe garantire delle pratiche eque sul mercato ha invece defraudato centinaia di possessori di licenze, lasciando molti di loro senza altra scelta se non quella di lavorare giorno e notte senza sosta per poter pagare i loro permessi». In seguito ha confermato che se la città non dovesse fornire un aiuto finanziario ai proprietari di tali licenze entro 30 giorni, scatterebbe immediatamente la denuncia per frode, profitti illeciti e altre violazioni della legge statale.
Bhairavi Desai, direttore della "New York Taxi Workers Alliance", ha accolto con soddisfazione l'appello del procuratore: «Ciò che è avvenuto è stato un profondo tradimento da parte della città». La parola passa ora alla città.