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La potente avvocatessa brasiliana ha spiegato come delle «canaglie» abbiano cercato di approfittare della morte dell'ex procuratore per accaparrarsi affari milionari.
Dopo aver collaborato con uno dei procuratori più celebri nel mondo del calcio Rafaela Pimenta ha ereditato l'agenzia fondata con lo stesso Mino Raiola, diventando una delle persone più importante del mondo del calcio.
In una recente intervista apparsa sul quotidiano inglese «The Telegraph», l'avvocatessa brasiliana ha raccontato di come sia stato complicato il periodo di transizione, quando si è trovata da sola alla testa dell'agenzia «One».
«Quando Mino è venuto a mancare io ero nella sede del Manchester City per definire il trasferimento di Haaland - ha raccontato Pimenta - inizialmente è stato il caos, in un primo momento ho detto che non era vero, e sono riuscita a calmare la situazione. Io però non ero calma, non potevo esserlo. Ho dovuto chiudere l'accordo per Erling (Haaland ndr.)».
«Molti giocatori sono stati chiamati da delle canaglie, che volevano approfittare della situazione»
«Dopo il suo funerale sono andata direttamente in ufficio perché non mi aspettavo che l’universo si fermasse - ha proseguito l'avvocatessa - forse avrei dovuto mettere in pausa la mia vita, ma i giocatori, ovviamente, volevano bene a Mino, ma avevano bisogno di essere rassicurati».
Un ulteriore problema col quale deve lottare quotidianamente in seguito alla perdita di Mino Raiola, o per lo meno ancora più di prima, è la discriminazione dilagante presente nel mondo del calcio. «La gente trova molto difficile capire che Mino non c’è più e al suo posto c’è una donna», ha specificato colei che ora detiene la maggioranza delle azioni dell'agenzia «One».
«Ho sentito molti uomini, quando si trovano in difficoltà o non riescono ad avere la meglio in una discussione, cercare di umiliarmi dicendo che io non capisco niente di calcio. Io rispondo: "Non c’è bisogno di conoscere il calcio per dirti che devi pagare un premio al mio giocatore"», ha concluso Rafaela Pimenta.