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KANDAHAR - Dall'esilio, al carcere in Pakistan e in queste ore di nuovo in Afghanistan. Il Mullah Abdul Ghani Baradar, co-fondatore dei talebani assieme al Mullah Omar e figura chiave della storia del gruppo armato fondamentalista, è rientrato ieri in patria verosimilmente per essere insignito del titolo di presidente del Paese.
Classe 1968, Baradar ha combattuto a lungo fra i ranghi dei mujaheddin per poi fondare i talebani negli anni '80 con Mohammed Omar. L'obiettivo: purificare il paese, seguendo la sharia, e la creazione di un Emirato Islamico. Notevole stratega bellico, era stato anche a capo del Ministero della Difesa prima della deposizione da parte americana.
Dopo la fuga all'estero la CIA lo rintraccia a Karachi nel 2010 e lo fa arrestare dalle autorità pakistane. Nel 2018 però le cose cambiano e Donald Trump decide per la sua liberazione. Baradar diventa così una figura chiave dei trattati di Doha, siglati nel 2020 da una stretta di mano con Mike Pompeo, che hanno portato al ritiro americano e - di fatto - consegnato il paese nelle mani del talebani.
L'arrivo in patria del Mullah, nelle scorse ore a Kandahar - la sua città d'elezione - è stato accolto con grandi festeggiamenti da parte talebana. Ma l'entusiasmo non è unanime, soprattutto in ottica internazionale. Non è chiara, infatti, né la sua reale influenza né il suo peso all'interno di un movimento che si è rivelato, almeno a parole, più moderato di quello di 20 anni fa.