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Il pianeta potrebbe aver già superato un punto di svolta verso un riscaldamento globale irreversibile, con conseguenze a cascata dalla Groenlandia alla Grande Barriera Corallina. Lo ha detto martedì il capo della più grande spedizione scientifica al Polo Nord. Trecento scienziati hanno infatti trascorso 13 mesi a bordo della nave rompighiaccio tedesca Polarstern per analizzare sul posto gli effetti del surriscaldamento climatico.
"Solo la valutazione dei prossimi anni determinerà se possiamo ancora salvare la calotta glaciale artica o se abbiamo già superato questo importante punto di svolta nel sistema climatico", ha detto lo scienziato tedesco Markus Rex a Berlino, otto mesi dopo il ritorno della missione internazionale.
"La scomparsa del ghiaccio marino estivo nell'Artico è una delle prime mine del campo minato, uno dei punti di ribaltamento che si innescano per primi quando spingiamo troppo in là il riscaldamento", ha aggiunto Rex. Se questo punto di non ritorno fosse già stato superato le conseguenze ambientali sarebbero molto importanti: la calotta glaciale della Groenlandia potrebbe ad esempio scomparire e aree sempre più grandi di permafrost artico potrebbero sciogliersi. In questo scenario, anche gli antichi ghiacciai sarebbero minacciati.
Martedì Rex ha inoltre fatto sapere che la calotta si è ritirata "più velocemente durante la primavera del 2020 che dall'inizio delle misurazioni". Da parte sua, la specialista Stefanie Arndt ha affermato che "potremmo essere l'ultima generazione a poter vedere l'Artico con una banchisa in estate".
La missione
La missione ha coinvolto 300 tra scienziati ed esperti ed è durata 389 giorni. È stata guidata congiuntamente da 20 Paesi. Il budget a disposizione era di 140 milioni di euro. Sono stati raccolti dati - che valutano l'impatto del cambiamento climatico - sull'atmosfera, l'oceano, la calotta glaciale artica e l'ecosistema. Il Polarstern ha zigzagato per un totale di 3'400 km, una distanza in linea d'aria di 1'923 km.