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<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale ha già mostrato nel messaggio sull'11 revisione AVS che grazie alla medesima il finanziamento del 1° pilastro è garantito per i prossimi 15 anni circa, ma che nel quadro della 12 revisione sarà necessario esaminare ulteriori misure (cfr. messaggio sull'11 revisione AVS, FF 2000, p. 1666, 1675, 1684). Nell'aprile del 2000 il Consiglio federale ha trattato due questioni: l'innalzamento dell'età di pensionamento e la modifica della base di indicizzazione utilizzata per l'adeguamento delle rendite di vecchiaia (documento di discussione del DFI del 3 aprile 2000 sulle prospettive a lungo termine dell'AVS fino al 2025). Sulla base di quest'ultimo documento, ha quindi deciso di svolgere un programma di ricerca sull'evoluzione a lungo termine della previdenza per la vecchiaia. Nel suo rapporto del 17 maggio 2002 sull'aggiornamento della visione complessiva dell'aumento del fabbisogno finanziario delle assicurazioni sociali fino al 2025, il DFI ha illustrato il fabbisogno di finanziamento a lungo termine e specificato che il contenuto della 12 revisione AVS sarebbe dipeso essenzialmente dai risultati del programma di ricerca. Dopo averne ricevuto i risultati il Consiglio federale, in occasione della seduta del 21 maggio 2003, ha preso conoscenza di un documento di discussione in cui il DFI spiegava tra l'altro che il finanziamento dell'AVS a medio e lungo termine non era più garantito vista l'evoluzione demografica. In questo documento sono state inoltre menzionate, come base di discussione, diverse soluzioni per la copertura del bisogno finanziario, tra cui l'innalzamento dell'età di pensionamento e l'adeguamento delle rendite in corso all'indice del rincaro (e non più all'indice misto); ma non sono le uniche, ve ne sono altre che valgono la pena di essere esaminate. Durante questa seduta il Consiglio federale ha dunque incaricato il DFI di analizzare il problema e di elaborare decisioni di fondo per la 12 revisione AVS e un disegno di 5 revisione AI. Entrambi i progetti verranno messi in consultazione nel 2004. Visto quanto precede non si può dunque dire che si voglia creare panico o che il DFI agisca in modo arbitrario. Le proposte formulate dal DFI si inseriscono piuttosto in una politica coerente del Consiglio federale, che ha sempre detto chiaramente che la previdenza per la vecchiaia doveva essere garantita per gradi e che la 12 revisione AVS sarebbe iniziata immediatamente dopo l'11 con lo scopo di creare basi sicure per il finanziamento delle assicurazioni sociali a partire dal 2015.</p><p>Ad 1:</p><p>In particolare nella previdenza per la vecchiaia, i superstiti e l'invalidità in futuro si dovranno fare i conti con un aumento sostanziale dal fabbisogno finanziario. La situazione finanziaria dell'AVS dipende in misura sempre maggiore dalla struttura dell'età della popolazione. Negli ultimi quarant'anni la speranza di vita è cresciuta in media di un anno al decennio. Tra il 1960 e il 2000 la speranza di vita media dei sessantacinquenni maschi è salita da 77,9 a 81,8 anni. Nello stesso periodo la speranza di vita media delle sessantacinquenni è passata da 80,2 a 85,7 anni. Contemporaneamente tuttavia si è dovuto registrare un regresso del tasso di natalità, sceso dai 2,5 figli per donna del 1965 agli 1,5 attuali.</p><p>Se da un lato l'innalzamento della speranza di vita è in sé un aspetto positivo, dall'altro questo fenomeno si ripercuoterà negativamente sull'AVS, che a lungo termine dovrà far fronte a problemi di finanziamento considerevoli dovuti all'aumento costante del numero di persone in età di pensionamento rispetto a coloro che esercitano un'attività lucrativa. Se nel 1960 vi erano 4,8 persone attive per ogni pensionato, nel 2040 questo numero scenderà a 2,2. Questo significa che le uscite dell'AVS, tendenzialmente in aumento, dovranno essere sostenute da un numero sempre inferiore di persone attive.</p><p>I contraccolpi dell'evoluzione demografica sono inoltre aggravati dall'evoluzione economica negativa degli ultimi anni. A lungo termine le entrate garantite dall'attuale sistema di finanziamento non sono in grado di coprire l'aumento delle uscite rappresentate dalle rendite di vecchiaia dovuto all'evoluzione demografica. Per finanziare i costi supplementari dovuti all'evoluzione demografica, nel quadro dell'11 revisione AVS il Consiglio federale ha proposto di aumentare l'imposta sul valore aggiunto di 1,5 punti percentuali a favore dell'AVS. A seconda delle decisioni finali del Parlamento in merito all'11 revisione AVS, un punto percentuale potrebbe essere sufficiente per garantire il finanziamento dell'AVS fino al 2015. Tuttavia, secondo gli studi eseguiti, dopo il 2015 i costi cresceranno ulteriormente, rendendo infine necessari circa 5,3 punti percentuali IVA per garantire il finanziamento fino al 2040.</p><p>La diminuzione della popolazione esercitante un'attività lucrativa prevista a partire dal 2015 </p><p>(- 40'000 entro il 2020, - 250'000 entro il 2030 e - 365'000 entro il 2040) ostacolerà la crescita economica necessaria al finanziamento dell'AVS secondo il principio della ripartizione. Il 28 marzo 2002 il Consiglio federale ha istituito il gruppo di lavoro interdipartimentale "Crescita" incaricandolo di elaborare diverse misure atte a rafforzare la crescita economica. Il 22 marzo 2003 ha preso atto del rapporto del gruppo di lavoro e deciderà nel quadro del programma di legislatura 2003-2007 a quali tra le misure proposte verrà dato un seguito.</p><p>Ad 2:</p><p>Stando alle proposte formulate dal DFI, nel quadro della 12 revisione AVS non è prevista la soppressione dell'indice misto, che continuerà ad essere applicato per il calcolo delle nuove rendite. Gli adeguamenti successivi verranno per contro effettuati sulla base dell'evoluzione dei prezzi. Questo significherebbe che in futuro le rendite in corso aumenterebberano sì, ma in modo più contenuto. Il 1° pilastro (prestazioni complementari incluse) dovrà continuare a coprire il fabbisogno vitale dei pensionati. Col passare degli anni le prestazioni complementari sono diventate un elemento essenziale ed irrinunciabile della previdenza per la vecchiaia. Per questo motivo si mira ad ancorarle in modo definitivo nella Costituzione (iniziativa parlamentare Egerszegi (00.465); NPF). Diversi studi sulla povertà mostrano che la percentuale di casi di povertà tra i pensionati è bassa rispetto a quella riscontrata in altri gruppi della popolazione. Anche se nel quadro dell'evoluzione dell'AVS e della garanzia del suo finanziamento futuro si dovranno adottare le misure necessarie a garantire il fabbisogno vitale dei pensionati, si dovrà fare in modo che l'incremento dell'imposta sul valore aggiunto pesi il meno possibile sulle economie domestiche, in particolare sulle famiglie giovani con figli in condizioni economiche difficili.</p><p>Ad 3:</p><p>L'indagine sul reddito e sul consumo (IRC) condotta ogni anno fornisce informazioni dettagliate sulle diverse fonti di reddito delle economie domestiche, quindi anche su quelle dei beneficiari di rendite. L'IRC di questi ultimi anni verteva su un numero di economie domestiche compreso tra le 3'600 e le 3'700 unità, vale a dire che vi sono da 600 a 700 economie domestiche la cui persona di riferimento è beneficiaria di una rendita. Il costo della vita relativo ad un campione di gruppi socioeconomici (tra cui i beneficiari di rendite) è calcolato separatamente.</p><p>L'incidenza delle riduzioni del budget su questi lavori è attualmente oggetto di studio da parte dell'Ufficio federale di statistica. Nel dicembre del 2002 le Camere federali hanno negato i finanziamenti per l'introduzione di una statistica degli assicurati che avrebbe dovuto tenere aggiornate importanti informazioni del programma di ricerca sul futuro a lungo termine della previdenza per la vecchiaia. Successivamente si è quindi previsto d'istituire un sistema d'indagini sulle economie domestiche che permetta di utilizzare sinergie. In questo sistema saranno disponibili anche informazioni sugli assicurati, ma non nella quantità prevista in origine. I lavori relativi alla definizione del sistema dovrebbero essere conclusi per la fine del 2003. I dati sugli assicurati che saranno disponibili e il momento a partire dal quale lo saranno potranno essere stabiliti solo sulla base dei lavori citati.</p><p>Ad 4:</p><p>Sulla base dei dati provvisori forniti dalla Rilevazione sulle forze di lavoro in Svizzera (RIFOS) nel 2002 il reddito centrale (mediano) delle economie domestiche composte da persone prossime al pensionamento (dai 55 anni fino all'età pensionabile) ammontava a 5'427 franchi, mentre quello dei pensionati fino ai 70 anni ammontava a 3'625 franchi. Questo reddito supera dunque l'obiettivo perseguito con il principio dei tre pilastri, cioè un reddito sostitutivo versato dall'AVS e dalla previdenza professionale che copra il 60% del reddito percepito prima del pensionamento.</p><p>Ad 5:</p><p>Circa il 44% degli uomini e il 13% delle donne percepiscono attualmente una pensione anticipata (situazione precedente l'innalzamento dell'età pensionabile AVS). Tra gli uomini con un reddito annuale lordo personale fino a 25'600 franchi, la percentuale di chi va in pensione anticipatamente è del 30%, mentre per coloro che conseguono un reddito superiore ai 104'000 franchi è del 59%. Tra le donne le quote di pensionamento anticipato sono rispettivamente dell'8% e del 33% (Balthasar, A. et al. 2003. Der Übergang in den Ruhestand - Wege, Einflussfaktoren und Konsequenzen. Bericht im Rahmen des Forschungsprogramms zur längerfristigen Zukunft der Alterssicherung (IDA ForAlt), Rapporto di ricerca n. 2/03 UFAS, d/f, in particolare alla pagina 50 e segg.). </p><p>Il reddito d'economia domestica dei prepensionati è composto per il 50% dall'AVS e per il 35% dalle rendite del secondo pilastro. Il resto si suddivide in reddito patrimoniale (compreso il terzo pilastro), prestazioni sociali varie e reddito da attività lavorativa. Per persone che hanno lavorato almeno fino all'età ordinaria di pensionamento, l'AVS rappresenta circa il 65% del reddito d'economia domestica, le rendite del secondo pilastro il 17%. Il 22% dei prepensionati ha beneficiato di una rendita transitoria, finanziata, in genere, dall'istituto di previdenza del secondo pilastro (loc. cit. p. 165).</p><p>Nel 2002 il 20% delle donne nate nel 1939 e il 6% degli uomini nati nel 1937 hanno percepito una rendita AVS anticipata di un anno. Di questi il 9,6% degli uomini e il 4,7% delle donne beneficiano di prestazioni complementari. Per gli uomini questa percentuale è superiore a quella registrata nel caso di chi è andato in pensione all'età legale AVS (3,8%), per le donne è inferiore (il 6,8% delle donne andate in pensione all'età legale AVS beneficia di PC). </p><p>L'1% degli uomini e lo 0,6% delle donne posticipano il momento del pensionamento AVS.</p><p>Ad 6:</p><p>La RIFOS, Rilevazione sulle forze di lavoro in Svizzera, avrà a disposizione per le proprie attività un budget ridotto al più tardi a partire dal 2005, eventualmente già dal 2004. L'Ufficio federale di statistica sta attualmente accertando quali ripercussioni avranno queste riduzioni budgetarie sulla rilevazione statistica della situazione lavorativa della popolazione. I risultati degli accertamenti dovrebbero essere disponibili prossimamente.</p><p>Secondo la statistica sul mercato del lavoro effettuata dal seco, nel 2002 tra la popolazione di età compresa tra i 55 ed i 64 anni vi erano 11'500 disoccupati, di cui circa 5'000 donne e 6'500 uomini. Il tasso di disoccupazione tra le persone nella fascia d'età compresa tra i 55 e i 59 anni era del 2,5%, tra gli ultrasessantenni del 2,3%. Nella categoria d'età superiore ai 55 anni non avevano più diritto alle indennità di disoccupazione 4'200 persone, di cui circa 1'400 donne e 2'800 uomini.</p><p>Il 14% degli uomini e il 10% delle donne di 60 anni percepiscono una rendita d'invalidità. Questa quota sale al 19% tra gli uomini di 65 anni e all'11% tra le donne di 62 anni.</p><p>Nel quadro di un progetto nel programma di ricerca menzionato, il 45% degli esercizi interrogati ha risposto di essere stato costretto, durante gli anni '90, a ridurre il personale per motivi economici. Il 13% di essi ha comunicato di aver ridotto il personale anche attraverso la richiesta e l'ottenimento di rendite AI (Betriebliche Alterspolitik - Unternehmens- und Personenbefragung, Beilageband I, Bericht im Rahmen des Forschungsprogramms zur längerfristigen Zukunft der Alterssicherung (IDA ForAlt), Forschungsbericht Nr. 4/03 BSV, p. 27 segg.). Non è tuttavia dato sapere se gli esercizi non fossero più in grado di impiegare salariati anziani fortemente limitati nella capacità oppure se sia stata esercitata pressione su salariati di per sé non invalidi perché lasciassero il mondo del lavoro in cambio di una rendita AI. </p><p>Vista l'evoluzione che si sta delineando nell'AI, il Consiglio federale intende procedere senza indugio ad un'ulteriore revisione di legge e proporre un pacchetto di misure volte a contenere l'aumento delle nuove rendite. A questo proposito si stanno vagliando diverse proposte. Esse costituiscono un disegno di revisione (5 revisione AI), che dovrebbe essere inviato in procedura di consultazione all'inizio del 2004. La principale novità sarà l'introduzione di un sistema nel quale le rendite, in particolare nei primi anni, verranno accordate solo a tempo limitato. Questa limitazione, grazie anche all'introduzione dei servizi medici regionali (SMR) avvenuta nel quadro della 4 revisione AI, dovrà permettere di migliorare la qualità degli accertamenti medici, di renderli più indipendenti e, se necessario, di aumentarne la frequenza. Durante la decorrenza dei termini gli uffici AI dovranno praticare una politica d'integrazione attiva, dando maggiore importanza all'obbligo degli assicurati risp. alla disponibilità dei datori di lavoro di collaborare. </p><p>Ad 7:</p><p>Per quanto riguarda la diffusione della riscossione anticipata della rendita, cfr. ad 5. In caso di riscossione anticipata di un anno, nel 2001 l'importo medio della rendita AVS delle persone residenti in Svizzera ammontava per gli uomini (classe 1937) a 1'576 franchi, per le donne (classe 1939) a 1'365. Questi importi sono inferiori a quelli relativi alla riscossione della rendita a partire dall'età ordinaria di pensionamento (1'687 rispettivamente 1'514 franchi).</p><p>Ad 8:</p><p>Per prima cosa bisogna chiarire cosa si intende per "soppressione dell'indice misto". Se si intende il semplice adeguamento al rincaro delle rendite, la soppressione dell'indice misto non ne comporta alcuna riduzione. Ne viene piuttosto contenuto l'aumento senza per questo intaccarne il potere d'acquisto. La misura del contenimento della crescita delle rendite rispetto a quanto accadrebbe se si continuasse ad applicare l'indice misto dipende dall'evoluzione dei salari reali. Se i salari reali evolveranno dell'1% a lungo termine, si avrà un freno del 2,5% dopo 5 anni o del 5% dopo 10. Nel quadro della 12 revisione AVS si dovrà analizzare un meccanismo di adeguamento secondo il quale le nuove rendite continuano ad essere fissate secondo l'indice misto, mentre quelle correnti vengono adeguate soltanto al rincaro. Se a partire dal 1980 (anno d'introduzione dell'indice misto) le rendite fossero state adeguate soltanto al rincaro, la rendita minima ammonterebbe oggi a 990 franchi invece che a 1'055.</p><p>Ad 9: </p><p>Ai sensi dell'articolo 15 LPP il Consiglio federale stabilisce il tasso d'interesse minimo tenendo conto delle possibilità d'investimento. La procedura applicabile in caso di modifica del tasso minimo è precisata all'articolo 12a OPP 2.  Conformemente alle disposizioni transitorie il Consiglio federale verifica già nel 2003 l'ammontare del tasso minimo che dovrà entrare in vigore il 1° gennaio 2004. Per quanto concerne la modifica del tasso d'interesse minimo, il Consiglio federale è dunque vincolato a chiare condizioni quadro legali. </p><p>Il 10 settembre 2003, dopo aver consultato le parti sociali e le commissioni parlamentari, il Consiglio federale ha fissato il tasso d'interesse minimo per il 2004 al 2,25%, un tasso che tiene adeguatamente in considerazione l'attuale situazione dei mercati finanziari e degli istituti di previdenza. Nel corso del prossimo anno il Consiglio federale riesaminerà il tasso d'interesse minimo.</p><p>Ad 10: </p><p>Il Consiglio federale stabilisce l'ammontare del tasso d'interesse minimo sulla base della situazione generale degli investimenti e non sulla base della situazione finanziaria di singoli istituti di previdenza o di singoli assicuratori-vita. Il tasso deve essere realizzabile e conforme al mercato. L'attuale tasso d'interesse minimo supera il rendimento realizzabile con investimenti a basso rischio. Questo, oltre a complicare l'auspicabile creazione di nuovi istituti di previdenza, pregiudica la stabilità del sistema della previdenza professionale nel suo insieme e peggiora la situazione finanziaria di tutti gli istituti di previdenza.</p><p>Ad 11:</p><p>Il Consiglio federale ritiene che una politica familiare attiva costituisca un elemento importante di una politica sociale al passo con i tempi. L'obiettivo dei provvedimenti di politica familiare è di appoggiare le famiglie nell'adempimento delle loro funzioni e non di influenzare direttamente l'evoluzione demografica (cfr. Bericht der Schweiz zur Weltbevölkerungskonferenz 1994, UFS 1994). Il Consiglio federale si è sempre opposto ad una politica d'incentivazione delle nascite: si veda p. es. la risposta all'interrogazione ordinaria Rennwald del 13 marzo 2002 (02.1013), che rinvia alla risposta all'interrogazione ordinaria Jeanneret del 7 ottobre 1987, in cui il Consiglio federale aveva sottolineato la sua volontà di promuovere e sostenere un clima favorevole alle famiglie con figli mediante misure soprattutto in ambito sociale e fiscale, precisando però di ritenere inconcepibili provvedimenti di politica della popolazione. In linea di principio il Consiglio federale vede con favore tutte le proposte volte a facilitare la conciliazione di famiglia e lavoro. I provvedimenti citati nell'interpellanza agevolano senza dubbio la decisione di avere figli. Una tale decisione dipende tuttavia anche da molti altri elementi, cosicché è difficile valutare gli effetti dei singoli fattori. Una maggiore integrazione in particolare delle madri nel mercato del lavoro avrebbe certamente effetti positivi anche sul volume dei contributi versati alle assicurazioni sociali.</p>  Risposta del Consiglio federale.