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Nata e cresciuta a Vienna, d'origine ebrea, dopo l'esperienza terribile di due anni e mezzo nel campo di concentramento di Theresienstadt, giunse nel 1945 a Paradiso, nel centro profughi di Villa Savoia. Fu per lei un'autentica rinascita e Lugano divenne la sua patria d'elezione. Federica Spitzer partecipò attivamente alla realtà cittadina, prestò, fra l'altro, la sua collaborazione al segretariato di Villa Favorita e fu attiva in associazioni culturali come la "Società letteraria" e umanitarie, come la Wizo, organizzazione d'autoaiuto della comunità israelita. Negli anni '90, quando la questione ebraica tornò ad essere d'attualità, Federica Spitzer trovò il coraggio di rielaborare la sua personale esperienza di ex-deportata pubblicando dapprima in Germania, e poi in Ticino il libro Anni perduti. Dal Lager verso la libertà (Armando Dadò, Locarno 2000), nella traduzione italiana e con prefazione di Moreno Bernasconi. Nata a Vienna nel 1911 Fedrica Spitzer fu deportata insieme con i suoi genitori nel campo di concentramento di Theresienstadt. Cinquant'anni dopo a Lugano, ebbe modo di recuperare quegli anni vissuti nell'inferno del lager e di raccontarli in un volume pubblicato dalla casa editrice locarnese Dadò dal titolo appunto Anni perduti.
Dal 23 aprile al 19 maggio 2007 si tiene alla Biblioteca cantonale di Lugano, una mostra dedicata all'esperienza da sopravvissuta alla tragedia dell'olocausto di Fedrica Spitzer. L'esposizione, curata da Moreno Bernasconi e Luca Saltini, approfondisce l'esperienza vissuta da Federica Spitzer che, durante l'olocausto, è riuscita a sconfiggere con la sua forza di rilettura l'orrore del lager. Davanti a questa tragedia, i sopravvissuti all'orrore si sono divisi tra coloro che ritenevano questa esperienza di dolore troppo grande per essere umanamente sopportata - e che in alcuni casi hanno risposto con gesti estremi, come Primo Levi o Bruno Bettelheim - e coloro che invece sono riusciti a trovare una luce, che ha dato loro la forza di sperimentare l'intensità che la vita può avere. Questo ha fatto Federica Spitzer.
Fonte: Donnestorie RSI