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Anche il Consiglio degli Stati si è detto contrario giudicandola troppo radicale.
Il testo, lanciato da un gruppo di cittadini sangallesi e sostenuto da oltre 80 organizzazioni, vuole anche impedire l'importazione di prodotti che si basano sui test in questione.
BERNA - Neppure il Consiglio degli Stati vuole saperne dell'iniziativa popolare che mira a vietare la sperimentazione su animali ed esseri umani. Giudicandola troppo radicale, i "senatori" l'hanno bocciata tacitamente, verdetto che fa il paio con il no unanime pronunciato in marzo dal Nazionale.
L'iniziativa - che porta il titolo ufficiale di "Sì al divieto degli esperimenti sugli animali e sugli esseri umani - Sì ad approcci di ricerca che favoriscano la sicurezza e il progresso" - chiede un divieto assoluto della sperimentazione animale e della ricerca che coinvolge esseri umani. Il testo, lanciato 2017 da un gruppo di cittadini sangallesi e sostenuto da oltre 80 organizzazioni, vuole anche impedire l'importazione di prodotti che si basano sui test in questione.
Gli svizzeri si sono già pronunciati a più riprese sul tema, ma hanno ogni volta respinto i testi. L'ultima votazione risale al 1993. Stando all'Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria (USAV), il numero di esperimenti sugli animali è in calo costante nella Confederazione. Se nel 1983 essi ammontavano ancora a due milioni, nel 2019 se ne contavano 572'000.
Il divieto totale e senza appello di procedere con sperimentazioni animali è stato da tutti considerato eccessivo, pure dal campo ecologista. "Il problema è che l'iniziativa non lascia spazio a eccezioni", ha in effetti detto Maya Graf (BL/Verdi). "Il testo va troppo oltre, sebbene sia un argomento che mi tocca molto", le ha fatto eco la collega di partito neocastellana Céline Vara, deplorando comunque il fatto che il Nazionale abbia respinto anche le tre varianti di controprogetto sul tavolo.
Sebbene il benessere delle cavie sia importante, un'attuazione sarebbe negativa per la salute e per l'economia, ha dichiarato il relatore di commissione Hannes Germann (UDC/SH), facendo l'esempio dei vaccini contro influenza e coronavirus, impensabili senza test sugli animali. Inoltre, un sì al testo significherebbe la fine della ricerca in campo neurologico e oncologico, e non va dimenticato che proibire le sperimentazioni sugli umani porrebbe grandi problemi agli studi clinici in Svizzera.
"Non siamo ancora al punto in cui il progresso può rimpiazzare i test sugli animali", ha sottolineato nel suo intervento il consigliere federale Alain Berset. "L'iniziativa semplicemente impedirebbe di fare ricerca", ha aggiunto, ricordando però che la Svizzera dispone di una delle leggi più severe al mondo sul tema, un elemento rassicurante.
Infine, i "senatori" hanno pure respinto due petizioni depositate da associazioni per la tutela degli animali che avevano lo stesso obiettivo dell'iniziativa popolare. L'oggetto è pronto per essere sottoposto alle votazioni finali.
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