Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01206.jsonl.gz/771

Le carenze di vitamina D nella popolazione svizzera, in particolare negli anziani, è finita al centro di un’interpellanza di Raoul Ghisletta, che chiede al Governo se intende consigliare alla popolazione l’integrazione della vitamina, in base alle raccomandazioni formulate dalla Commissione federale per la nutrizione (CFN) del 2012. Quest’ultime prevedono l’assunzione di 800 IE al giorno per tutto l’anno alle persone con oltre 60 anni e consigliano un livello minimo nel sangue di 75 nmol/l.
“In Svizzera, la carenza di vitamina D è molto frequente”, rileva il deputato socialista. “Dai dati ufficiali risulta che in Svizzera circa il 60% della popolazione (ca. l’80% degli anziani) è carente di vitamina D durante i mesi invernali; più a rischio di carenza sono le persone con malattie croniche, gli obesi, i pazienti onco-logici, epilettici, i diabetici, le persone di colore e le donne in gravidanza”. Citando diversi studi, Ghisletta fa notare che le persone carenti di vitamina D “hanno un rischio due-tre volte maggiore di mortalità, ma se è presente il diabete, il rischio addirrittura quadruplica”. Inoltre il rischio di morire di un’infezione alle vie respiratorie “è circa 2-3 volte più alto se il paziente è carente di vitamina D”.
Nell’atto parlamentare Ghisletta chiede infine se corrisponde al vero che molte persone del gruppo più a rischio Covid-19, soprattutto di sesso maschile, non assumono la vitamina D e non conoscono le raccomanazioni della CFN risalenti al 2012. E se il Governo intende appunto formulare consigli alla popolazione, in base alle raccomandazioni della CFN, per ridurre il rischio di infezioni delle vie respiratorie.