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L'aereo ucraino precipitato mercoledì vicino a Teheran ha avuto un problema dopo il decollo ed aveva invertito la rotta per rientrare, è sparito dai radar quando era a 8'000 piedi di quota (poco meno di 2'500 metri) e, secondo testimoni oculari, era già in fiamme poco prima di schiantarsi. Lo si apprende dal rapporto preliminare pubblicato giovedì dall'Organizzazione dell'aviazione civile iraniana. L'equipaggio, tuttavia, non aveva trasmesso alcun messaggio radio per segnalare difficoltà. Fra la partenza e la tragedia sono trascorsi sei minuti.
Le scatole nere sono state recuperate, ma l'Iran ha già fatto sapere che non intende consegnarle agli Stati Uniti e alla Boeing, costruttore dell'apparecchio, avvalendosi del diritto di condurre l'inchiesta.
Dal canto suo Kiev, che in un primo tempo aveva avallato la tesi del difetto tecnico -anche se il velivolo aveva pochi anni e aveva superato una revisione da pochi giorni- ora ufficialmente non esclude più alcuna ipotesi. Allo stesso tempo, però, il presidente Volodymyr Zelensky ha nuovamente invitato i connazionali ad aspettare l'esito degli accertamenti e non lasciarsi andare a speculazioni e congetture, alimentate dalla coincidenza temporale con l'attacco missilistico iraniano contro due basi statunitensi in Iraq. Secondo quanto affermato dal segretario del consiglio di sicurezza e difesa nazionale, Sergii Danylov, all'agenzia AFP, sono sette le tesi prese in considerazione. Fra queste il missile, la bomba a bordo, la collisione con un drone e l'esplosione di un motore per motivi tecnici.
Nello schianto sono morti 11 ucraini -fra cui i 9 membri dell'equipaggio- 82 iraniani, 63 canadesi (il Canada ospita una diaspora iraniana e non ha collegamenti aerei diretti), alcuni svedesi, britannici, tedeschi e afghani.