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<h2>SubmittedText<h2><p>Giustamente abbiamo leggi che proteggono le donne incinte, ma in casi molto particolari queste disposizioni possono risultare discriminanti. Ne è un esempio quello delle veterinarie che si occupano di animali da lavoro che devono smettere abbastanza presto di esercitare la loro attività fisicamente impegnativa e pericolosa. L'articolo 62 capoverso 3 dell'ordinanza 1 concernente la legge sul lavoro (OLL 1) precisa che sono considerati pericolosi per le donne incinte tutti i lavori che si ripercuotono negativamente sulla salute della donna e del bambino. Se si accerta un pericolo, il datore di lavoro deve trasferire la donna incinta su un posto di lavoro equivalente sicuro. Ciò vale in particolare se la donna utilizza sostanze e microrganismi o svolge lavori che la espongono al rischio di contrarre malattie infettive, ad esempio se cura animali affetti da toxoplasmosi, rabbia, ecc. Se non vi sono possibilità di trasferimento, la donna non può più essere impiegata nell'azienda. In virtù dell'articolo 35 della legge sul lavoro, dell'articolo 64 dell'ordinanza concernente la legge sul lavoro e dell'ordinanza sulla protezione della maternità, il divieto per le veterinarie viene pronunciato dal ginecologo. Nella maggior parte dei casi non ci sono possibilità di impiego equivalenti, la donna deve restare a casa e il datore di lavoro si assume l'80 per cento del salario. Poiché questi costi non vengono compensati né dall'assicurazione d'indennità giornaliera né da altre assicurazioni, tra il datore di lavoro e la dipendente nascono grossi conflitti soprattutto se lavorano in piccoli team, com'è perlopiù il caso. Mantenere il rapporto di lavoro dopo il parto è spesso impossibile. Le giovani madri devono cercarsi un nuovo impiego, non di rado in un altro settore, oppure rinunciare a lavorare. </p><p>1. Quante veterinarie vengono formate ogni anno? Quanti veterinari?</p><p>2. Quante veterinarie diplomate lavorano? Quante no?</p><p>3. Con quale tasso di occupazione medio?</p><p>4. Quanto costa uno studio di medicina veterinaria?</p><p>5. In questo caso specifico, si può parlare di discriminazione della donna?</p><p>6. Quali opzioni vede il Consiglio federale per migliorare la situazione?</p><p>7. Il problema potrebbe essere risolto sulla falsariga della Germania, dove, se viene pronunciato un divieto di lavorare, il datore di lavoro ha diritto al pagamento di un'indennità?</p><p>8. Sarebbe ipotizzabile che l'IPG coprisse una parte della rimunerazione?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Tra il 2004 e il 2014 in Svizzera sono stati formati in totale 1158 veterinari di cui 948, ossia l'82 per cento, erano donne.</p><p>2. Secondo un'indagine condotta dall'Ufficio federale di statistica (UST), tra la coorte di diplomati in medicina veterinaria nel 2008, il 4,1 per cento dei titolari di un master e il 4,5 per cento dei titolari di un dottorato non avevano un lavoro un anno dopo la conclusione degli studi, mentre cinque anni dopo i rispettivi tassi di disoccupazione si erano azzerati. Dato il numero ridotto di diplomi in medicina veterinaria, le stime non sono sufficientemente consistenti e oscillano annualmente. Non sono disponibili dati sull'andamento della carriera professionale delle coorti di diplomati negli anni successivi. Poiché la rilevazione sulle forze di lavoro in Svizzera (RIFOS) relativa ai veterinari è stata condotta su un campione troppo esiguo, non è possibile trarre informazioni sull'ulteriore andamento della carriera di questa categoria professionale. Per quanto concerne il libero esercizio della professione di veterinario secondo la legge federale sulle professioni mediche universitarie (LPMed; RS 811.11), dal registro delle professioni mediche emerge che negli scorsi quattro anni una quota compresa tra il 55 e il 68 per cento delle nuove autorizzazioni cantonali è stata rilasciata a donne. </p><p>3. È definito lavoro a tempo parziale l'attività professionale svolta con un grado di occupazione inferiore al 90 per cento. Un anno dopo la conclusione degli studi, la quota dei lavoratori a tempo parziale tra coloro che avevano conseguito un titolo di master o di dottorato tra la coorte di diplomati in medicina veterinaria nel 2008 era, rispettivamente, del 63,5 e del 43 per cento. Cinque anni dopo, in entrambi i gruppi la quota era appena del 50 per cento: le veterinarie lavoravano con un grado di occupazione medio dell'85 per cento e le titolari di un dottorato con un grado medio dell'80 per cento.</p><p>4. Dal rapporto di autovalutazione delle facoltà di medicina veterinaria Vetsuisse di Berna e Zurigo del 2007 (v. risultati della valutazione al link: <a href="http://www.vetsuisse.ch/dokumente/">http://www.vetsuisse.ch/dokumente/</a>), in cui sono riportati gli oneri per entrambe le facoltà per l'anno accademico 2005/2006, emergono i seguenti dati: a Berna i costi diretti per l'insegnamento fino al diploma di master ammontavano a 101 180 franchi, mentre a Zurigo, per la stessa prestazione, i costi ammontavano a 177 870 franchi.</p><p>5. I datori di lavoro di donne incinte che soggiacciono al divieto di occupazione secondo l'articolo 35 capoverso 2 della legge federale sul lavoro nell'industria, nell'artigianato e nel commercio (LL; RS 822.11) non ricevono alcuna indennità per il loro obbligo al pagamento continuato del salario (art. 35 cpv. 3 LL). Sono quindi svantaggiati rispetto ai datori di lavoro obbligati al pagamento continuato del salario in caso di assenze per malattia, infortunio e servizio militare, poiché in simili casi il versamento del salario è a carico dell'assicurazione d'indennità giornaliera (sempre ammesso che ne sia stata stipulata una). Da questo svantaggio sono potenzialmente interessati tutti i datori di lavoro delle professioni in cui le donne incinte devono svolgere lavori pericolosi o gravosi. Oltre che delle veterinarie, può ad esempio essere il caso delle lavoratrici nel settore della sanità, della ristorazione, delle costruzioni, della chimica, delle educatrici dell'infanzia, delle parrucchiere o, in genere, delle donne impiegate a cottimo e che esercitano attività con più di tre turni di notte consecutivi. Questa situazione può discriminare le donne: non è pertanto escluso che i datori di lavoro possano considerare di trattenere i costi di un'eventuale gravidanza e che, per lo stesso motivo, evitino di assumere giovani donne. Tuttavia non è possibile dimostrare quanto il fenomeno sia diffuso nella pratica. I tassi di disoccupazione molto bassi in questa categoria professionale (cfr. risposta alla domanda 2) indicano ad ogni modo che le veterinarie non sono confrontate con grandi difficoltà di questo tipo.</p><p>6.-8. Durante la gravidanza e l'allattamento la donna necessita di un riguardo particolare affinché possa rimanere in salute e il bambino crescere normalmente. La legge sul lavoro e l'ordinanza 1 concernente la legge sul lavoro (OLL 1; RS 822.111) prevedono prescrizioni sull'occupazione e la protezione della salute in caso di gravidanza, restrizioni e divieti di occupazione, come pure l'obbligo di pagare l'80 per cento del salario, nella misura in cui il datore di lavoro non possa offrire alla donna incinta un lavoro equivalente. Anche se non è sempre possibile offrire un lavoro equivalente, proprio questa disposizione permette alla donna di rimanere ben integrata in molte categorie professionali. È indubbio che la protezione speciale garantita alle donne incinte dal diritto del lavoro imponga al datore di lavoro una responsabilità supplementare che implica, in parte, oneri finanziari. Il Consiglio federale è consapevole che quanto precede possa creare situazioni difficili sia per le lavoratrici sia per i datori di lavoro, e non solo nei casi descritti dall'interpellante.</p><p>Il congedo di maternità di 14 settimane, introdotto il 1° giugno 2005 e finanziato con le indennità di maternità attraverso il fondo di compensazione dell'ordinamento delle indennità per perdita di guadagno (IPG), è previsto unicamente per il periodo che segue la nascita del bambino. Le perdite di guadagno per gravidanza, siano esse dovute a motivi di salute o a ragioni imputabili al diritto del lavoro, vengono indennizzate come previsto dal Codice delle obbligazioni e dal diritto del lavoro. Con l'introduzione dell'indennità di maternità, il legislatore ha voluto intenzionalmente scindere la maternità dalla gravidanza. L'eventuale finanziamento delle perdite di guadagno durante la gravidanza mediante l'IPG comporterebbe un prolungamento del congedo di maternità, con tutte le conseguenze finanziarie che implicherebbe per il Fondo IPG.</p>  Risposta del Consiglio federale.