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La conferenza Onu sul clima si arena intorno a questioni "tecniche". Dalla riunione mondiale esce solo un riconoscimento formale della necessità di ridurre ulteriormente le emissioni.
Si esce con un sostanziale nulla di fatto dalla COP25 di Madrid. La conferenza ONU sul clima doveva trovare gli accordi per l'applicazione dell'accordo sul clima raggiunto dall'analoga conferenza di Parigi del 2015, per contenere il riscaldamento globale entro gli 1,5 grandi, oltre che per fissare obiettivi più ambiziosi in termini di contenimento delle emissioni di CO2.
La conferenza, terminata con 2 giorni di ritardo, non ha permesso di trovare un accordo fra le parti. Ciò che è uscito dalla conferenza è una parziale ammissione che gli obiettivi di riduzione delle emissioni sono troppo deboli, ma mancano piani concreti per realizzarli.
Le due settimane di colloqui si sono così concluse ieri pomeriggio, con un riconoscimento formale della necessità di colmare la differenza tra gli obiettivi di Parigi nel 2015 e i pareri scientifici (che ritengono necessari obiettivi più ambiziosi). Gli obiettivi attuali non eviterebbero pesanti conseguenze per le città costiere e comprometterebbero l'agricoltura in vaste aree della Terra.
Le discussioni si sono arenate intorno al tema del mercato delle compensazioni delle emissioni, un meccanismo attraverso il quale i Paesi possono vendere crediti di emissioni, e quello dei finanziamenti per i Paesi più colpiti dal cambiamento climatico. Le speranze era che queste questioni potessero essere risolte nella conferenza di Madrid, per poi passare al tema della riduzione delle emissioni in occasione della conferenza di Glasgow, in Inghilterra, prevista per il prossimo anno. L'unico impegno concreto ottenuto è che i paesi ricchi indichino entro il prossimo anno di quanto intendono tagliare le emissioni entro il 2030. Stando alla stampa internazionale i Paesi che, in sede negoziale, hanno fatto valere la loro opposizione su questi temi tecnici, ritardando le discussioni, sono il Brasile, l'Australia, gli Stati Uniti, la Cina, come altri grandi produttori di CO2. Ora anche queste discussioni sono rimandate all'anno prossimo e gli accordi di Parigi rimangono senza un accordo per la loro applicazione.