Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01215.jsonl.gz/1216

22/03/2023
Am Mittwoch dem 22. März 2023 hat sich um 15:50 Uhr (Ortszeit) bei Réclère (JU), 12 km südwestlich von Porrentruy (JU), in einer ungefähren Tiefe von 6 km ein Erdbeben der Magnitude 4.3 ereignet.
Die Erschütterungen des Bebens waren im Jura deutlich zu spüren. Auch aus dem westlichen Mittelland bis nach Lausanne, Bern, Luzern und Zürich gab es Meldungen, dass das Beben verspürt wurde. In der ersten Stunde nach dem Erdbeben sind beim Schweizerischen Erdbebendienst an der ETH Zürich über 1'000 Verspürtmeldungen eingegangen, Schäden wurden bisher nicht gemeldet. Bei einem Erdbeben der Stärke 4.3 können möglicherweise in der Nähe des Bebens kleinere Schäden auftreten, ernsthafte Schäden sind aber nicht zu erwarten.
In der Ajoie wurden vor allem seit Dezember 2021 immer wieder Beben gemessen. Das Beben vom 22. März 2023 ist das stärkste, das in den vergangenen 100 Jahren in dieser Region aufgezeichnet wurde. In den nächsten Stunden und Tagen sind Nachbeben nicht auszuschliessen. Das letzte grössere, ebenfalls weiträumig verspürte Beben ereignete sich am Weihnachtstag 2021 mit einer Magnitude 4.1. Damals wurden über die nächsten Tage nur wenige Nachbeben registriert.
17/03/2023
Am Donnerstag, 16. März 2023, um 23:11 Uhr (Lokalzeit) kam es erneut zu einem Erdbeben in der Nähe von Rossens (FR). Das Beben fand etwa 3 Kilometer westlich von Rossens (FR) und 14 Kilometer südwestlich von Fribourg statt. Es hatte eine Magnitude von 3 und ereignete sich in einer Tiefe von etwa 2 Kilometern.
Innerhalb der ersten Stunde nach dem Erdbeben sind beim Schweizerischen Erdbebendienst (SED) an der ETH Zürich mehr als 250 Verspürtmeldungen eingegangen. Die Berichte über Erschütterungen stammen überwiegend aus dem Gebiet um Rossens, Vuisternens-en-Ogoz, Treyvaux, Cottens (FR), Ecuvillens, Rueyres-Saint-Laurent und Corpataux. Bei einem Erdbeben dieser Stärke ist in der Regel nicht mit Schäden zu rechnen.
Das letzte spürbare Beben in der Region ereignete sich am 4. März 2023 mit einer Magnitude von 2,7 in einer Tiefe von etwa 4 Kilometern (siehe Aktuellbeitrag vom 5. März). Zuvor ereignete sich ein Beben mit ähnlicher Magnitude (2.6) am 19. August 2009 in einer Tiefe von 6 Kilometern. Diese Region ist aufgrund ihrer geologischen Beschaffenheit anfällig für Erdbeben. Das Molassebecken, ein Sedimentbecken, wird von Nord-Süd verlaufenden Verwerfungen und Störungen durchzogen, was ein bedeutender Faktor dafür ist, dass Erdbeben in diesem Gebiet häufig vorkommen.
09/03/2023
Il 7 marzo 2023, dopo diversi anni di intense ricerche, il Servizio Sismico Svizzero (SED) con sede all'ETH di Zurigo, insieme all'Ufficio federale dell'ambiente (UFAM) e all'Ufficio federale della protezione della popolazione (UFPP), ha pubblicato il primo modello di rischio sismico accessibile al pubblico in Svizzera (vedi articolo del 7 marzo).
Nell'ambito della pubblicazione sono stati resi disponibili numerosi prodotti che consentono di sperimentare il rischio di terremoti in Svizzera. Una breve descrizione ed i loro collegamenti vengono forniti di seguito.
In questa stessa giornata si sono svolti inoltre due eventi per presentare il modello ai media e agli esperti del settore. All'evento tecnico, oltre 250 partecipanti provenienti dalla Confederazione, dai Cantoni, dall’Industria e dalla scienza hanno potuto approfondire la loro conoscenza sui componenti del modello di rischio sismico, sui risultati, sui prodotti basati sul modello e sui loro campi di applicazione. Inoltre, l’utilità del modello e il suo contributo alla prevenzione dei terremoti e alla gestione degli eventi sono stati analizzati da diversi punti di vista. Una selezione di servizi TV a tal riguardo è fornita di seguito.
07/03/2023
Fino a oggi si sapeva poco su quali conseguenze potessero avere i terremoti su persone ed edifici sul territorio svizzero. Su incarico del Consiglio federale e in collaborazione con l’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM), l’Ufficio federale della protezione della popolazione (UFPP), il Politecnico federale di Losanna e altri partner del mondo dell’industria, il Servizio Sismico Svizzero (SED) con sede all’ETH di Zurigo ha sviluppato il primo e finora più completo modello di rischio sismico della Svizzera liberamente accessibile. Il modello fornirà alla popolazione, alle autorità e al mondo dell’economia un nuovo strumento di base per prepararsi ai terremoti ed essere in grado di gestire meglio il prossimo sisma dannoso.
Dal punto di vista statistico, ogni abitante della Svizzera sperimenta almeno una volta nella vita un terremoto con conseguenze serie. Assieme a pandemie e situazioni di penuria di elettricità, gli eventi sismici rientrano quindi tra i maggiori rischi per la Confederazione. Rispetto ad altri pericoli naturali si verificano più raramente, ma possono causare danni notevoli. Il modello di rischio sismico della Svizzera ora pubblicato consente per la prima volta di effettuare un calcolo dei danni previsti fondato su solide basi. Se la pericolosità sismica stima la frequenza e l’intensità con cui la terra potrebbe tremare in futuro in determinati luoghi, il rischio sismico descrive le conseguenze sulle persone e sugli edifici. A tale scopo, il modello di rischio sismico associa informazioni dettagliate sulla pericolosità sismica, sull’influenza del sottosuolo locale, sulla vulnerabilità degli edifici, così come sulle persone e sui beni interessati.
Stando al nuovo modello, il maggiore rischio sismico si riscontra rispettivamente nelle città di Basilea, Ginevra, Zurigo, Lucerna e Berna. In queste regioni vi sono delle differenze riguardo alla pericolosità sismica, ma date le loro dimensioni, in tutte queste cinque città si trovano numerose persone e beni che sarebbero interessati da un eventuale terremoto. Inoltre, in queste città sono presenti numerosi edifici, alcuni dei quali particolarmente vulnerabili, spesso costruiti su un sottosuolo morbido che amplifica le onde sismiche.
In caso di terremoto, si prevede che i maggiori danni si verificherebbero nei Cantoni di Berna, Vallese, Zurigo, Vaud e Basilea Città. Essi rappresentano circa la metà delle perdite economiche stimate. Stando ai calcoli del modello, è possibile prevedere che nell’arco di 100 anni, considerando solo le conseguenze sugli edifici e il loro contenuto (ad es. i mobili), i terremoti causino danni economici compresi tra gli 11 e i 44 miliardi di franchi svizzeri. Complessivamente, si stimano dai 150 ai 1600 morti e tra i 40 000 e i 175 000 sfollati nel breve e nel lungo periodo. A ciò si aggiungono i danni infrastrutturali e le perdite dovute a ulteriori conseguenze dei sismi come frane, incendi o interruzioni di servizio. Questi aspetti, tuttavia, non sono ancora presi in considerazione dal modello. Il rischio sismico non è distribuito uniformemente nel tempo, ma è determinato da rari terremoti catastrofici, che quasi sempre si manifestano senza preavviso.
Oltre alle analisi dei rischi per determinati periodi di tempo e luoghi, grazie al modello di rischio sismico il Servizio Sismico Svizzero è ora in grado di tracciare degli scenari che consentono, tra l’altro, di simulare le conseguenze che avrebbero oggi i terremoti dannosi verificatisi nella storia svizzera. Ad esempio, se si ripetesse il terremoto di magnitudo 6.6 avvenuto a Basilea nel 1356, in Svizzera si prevedono circa 3000 morti e danni agli edifici per circa 45 miliardi di franchi. Tuttavia i terremoti gravi si possono verificare ovunque. Ecco perché per ogni Cantone il SED mette a disposizione uno scenario di sisma dannoso di magnitudo 6 per il capoluogo e per una ulteriore località. In media, un sisma di questo tipo si verifica da qualche parte in Svizzera o nelle zone limitrofe una volta ogni 50-150 anni. Questi 59 scenari mirano a contribuire alla sensibilizzazione di autorità e popolazione sulle conseguenze dei terremoti dannosi in Svizzera.
Il Servizio Sismico pubblicherà una stima rapida dei danni basata sul modello di rischio sismico ogni volta che si verificherà un terremoto di magnitudo pari o superiore a 3. Tale stima rapida fornirà alla popolazione e alle squadre di intervento informazioni sulle conseguenze prevedibili in caso di sismi avvertiti su un’area estesa o in caso di sismi dannosi. Ad esempio, a partire dalla magnitudo 4 sono possibili danni isolati nei pressi dell’epicentro. È inoltre possibile determinare i rischi per i parchi immobiliari o tracciare scenari dettagliati per città e agglomerati. La Svizzera è dunque uno dei primi Paesi al mondo a disporre di una base accessibile a tutti per adottare decisioni fondate su solide basi nel campo della mitigazione dei sismi e della gestione degli eventi.
Nello sviluppo del modello di rischio sismico della Svizzera è stata data molta importanza alla predisposizione delle basi di dati. Sono stati simulati più di tre milioni di terremoti singoli che potrebbero verificarsi in Svizzera e nelle zone limitrofe. Sulla base di determinati criteri, gli oltre due milioni di edifici residenziali, commerciali e industriali svizzeri sono stati suddivisi in categorie di vulnerabilità al fine di realizzare un modello che prevedesse i possibili danni conseguenti ai terremoti. Inoltre, le basi di dati migliorate relative agli effetti di amplificazione del sottosuolo hanno consentito di tracciare un quadro nettamente migliore per quanto concerne le conseguenze locali. Nonostante il miglioramento dei dati, considerate le incertezze del modello, vanno messe in conto possibili divergenze rispetto alle effettive conseguenze. Per ridurre tali incertezze e migliorare le affermazioni basate sul modello di rischio sismico, nei prossimi anni quest’ultimo verrà ulteriormente sviluppato.
Il modello fa parte del programma di misure della Confederazione per la mitigazione dei sismi coordinato dall’UFAM, finalizzato a garantire una gestione integrale del rischio sismico a livello federale. Pertanto, le conoscenze acquisite grazie al modello di rischio sismico contribuiscono all’analisi del rischio nazionale e alle pianificazioni preventive a livello federale e cantonale. Queste ultime costituiscono a loro volta una base comune che illustra come le autorità, la popolazione e il mondo economico possono far fronte alle conseguenze di un terremoto dannoso e ripristinare gli edifici e le infrastrutture distrutti o danneggiati. L’Organizzazione danni sismici (ODS) – attualmente in via di costituzione – utilizzerà inoltre il modello nazionale di rischio sismico come elemento importante per le attività operative e di pianificazione. In seguito a un sisma, l’ODS effettuerà una stima dei costi previsti in relazione ai danni agli edifici, per permettere di iniziare tempestivamente la ricostruzione.
Documenti da scaricare:
Mappa Rischio Sismico in alta risoluzione
Il rischio sismico spiegato in un video
05/03/2023
Am Samstag, dem 04. März 2023 hat sich um 23:32 Uhr (Ortszeit) 3 km westlich von Rossens (VD), südwestlich von Fribourg, in einer ungefähren Tiefe von 4 km ein Erdbeben der Magnitude 2.7 ereignet.
Beim Schweizerischen Erdbebendienst an der ETH Zürich sind vorwiegend Verspürtmeldungen aus Farvagny und der näheren Umgebung eingegangen. Innerhalb der ersten Stunde nach dem Erdbeben sind 50 Verspürtmeldungen eingetroffen. Bei einem Erdbeben dieser Stärke sind in der Regel keine Schäden zu erwarten.
Das letzte spürbare Beben im Gebiet um Rossens wurden am 19. August 2009 mit einer Magnitude von 2.6 in einer Tiefe von 6 km registriert. In dieser Region kommt es immer wieder zu Erdbeben, die im Zusammenhang mit einer grob Nord-Süd verlaufenden Verwerfungszone stehen. Die meisten Erdbeben ereignen sich dabei an der Grenze zwischen dem kristallinen Untergrund und den Sedimenten des Molassebeckens.
In der Nähe von Tiefencastel (GR), wurde am Mittwoch, 1. März 2023 um 22:02 Uhr (Lokalzeit) ein Erdbeben der Stärke 2.6 in einer Tiefe von etwa 6 Kilometern gemessen.
Beim Schweizerischen Erdbebendienst an der ETH Zürich sind vorwiegend Verspürtmeldungen aus Savognin bis Chur (GR) und der näheren Umgebung eingegangen. Innerhalb einer Stunde gab es 60 Verspürtmeldungen. Bei den meisten Verspürtmeldungen berichteten die Menschen von einem leichten Schütteln und dass sie überrascht waren. Es gingen zudem vereinzelt Berichte über Knallgeräusche ein. Solche Geräusche entstehen, wenn Erdbebenwellen an die Oberfläche treffen und sind eine häufige Begleiterscheinung von Erdbeben. Die Schwingungen des Bodens werden in die Luft übertragen und erzeugen Schallwellen. Bei einem Erdbeben dieser Stärke sind in der Regel keine Schäden zu erwarten.
10/02/2023
In seguito ai devastanti terremoti che hanno interessato la zona di confine tra Siria e Turchia, viene come sempre da chiedersi quali conseguenze potrebbero avere scosse di questo tipo in Svizzera. Sulla base dei risultati provvisori del modello svizzero di rischio sismico, che sarà pubblicato il 7 marzo 2023, il Servizio Sismico Svizzero (SED) con sede all’ETH di Zurigo ha simulato due scenari: un sisma improbabile con una magnitudo pari a 7.8 e una ripetizione del terremoto di magnitudo 6.6 avvenuto a Basilea nel 1356. Nella regione di Basilea, una scossa di entità simile si verifica prevedibilmente una volta ogni 2000-2500 anni. Data la situazione tettonica, in Svizzera sono considerati possibili anche terremoti più forti, con una magnitudo fino a circa 7. Un sisma di questo tipo in una qualsiasi località svizzera o subito oltre confine ha una probabilità di accadimento annua pari a circa lo 0,1 per cento. Per contro, non sono ritenuti verosimili terremoti con una magnitudo di 7.8. Essendo la scala di magnitudo logaritmica, una scossa di questa entità sarebbe circa 63 volte più forte di una di magnitudo 6.6, caratteristica che si ripercuote sul quadro dei danni.
Secondo le simulazioni, in entrambi gli scenari l’intero territorio svizzero sarebbe fortemente colpito dalle conseguenze del terremoto. Nelle relative zone epicentrali ci si dovrebbe aspettare un’estesa devastazione. Nello scenario di Basilea, circa 77’000 edifici su tutto il territorio svizzero subirebbero danni da moderati a gravi: nei Cantoni maggiormente colpiti ciò vorrebbe dire fino al 70 per cento del patrimonio edilizio. In seguito al sisma, ci sarebbero circa 3000 morti e andrebbero messi in conto danni agli edifici per circa 45 miliardi di franchi svizzeri. Ulteriori costi sarebbero poi prodotti da interruzioni di servizio o danni alle infrastrutture, che attualmente non sono ancora contemplati dalle simulazioni. Nel caso dello scenario improbabile con una magnitudo di 7.8 andrebbero messi in conto oltre 15’000 morti e danni nell’ordine di grandezza dei 250 miliardi di franchi svizzeri. Oltre mezzo milione di edifici subirebbero danni da moderati a devastanti. Le conseguenze di una scossa con magnitudo 7.8 sono maggiori in particolare per il fatto che un sisma di questo tipo attiva una faglia con una lunghezza compresa tra i 120 e i 180 km, mentre un evento di magnitudo 6.6 interessa per contro solo una faglia di 15-30 chilometri.
In collaborazione con l’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM), l’Ufficio federale della protezione della popolazione (UFPP), il Politecnico federale di Losanna e altri partner del mondo dell’industria, il Servizio Sismico Svizzero (SED) con sede all’ETH di Zurigo ha sviluppato il modello svizzero di rischio sismico. Liberamente accessibile dal 7 marzo 2023, il modello di rischio sismico per la Svizzera consentirà per la prima volta di effettuare un calcolo dei danni prevedibili fondato su solide basi. In questo modo, il modello fornirà alla popolazione, alle autorità e al mondo dell’economia un nuovo strumento di base per prepararsi ai terremoti ed essere in grado di gestire meglio il prossimo terremoto dannoso.
I terremoti di magnitudo 7.8 e 7.5 verificatisi in Turchia il 6 febbraio 2023 rappresentano eventi catastrofici in grado di pregiudicare pesantemente la vita di milioni di persone in Turchia e in Siria. L’ipocentro del sisma di Gaziantep (magnitudo 7.8) si trovava 118 chilometri sotto la superficie terrestre, a circa 9 chilometri a est di Sakçagözü. L’ipocentro del secondo evento (terremoto di Kahramanmaraş, magnitudo 7.5) era collocato a una profondità di 10 chilometri, circa 100 chilometri a nord della prima forte scossa, su una seconda faglia. La città turca di Gaziantep con i suoi quasi due milioni di abitanti si trova nelle immediate vicinanze dell’epicentro del terremoto di Gaziantep, mentre Aleppo in Siria dista solo 100 km. Altre dieci grandi città sorgono direttamente sulla zona di faglia.
I sismi si sono verificati a causa del movimento delle placche tettoniche. La regione interessata da questi eventi è definita «tripla giunzione» perché nel suo sottosuolo si incontrano i margini di tre diverse placche tettoniche: anatolica, araba e africana. In base alle informazioni disponibili al momento, il terremoto di Gaziantep è stato provocato dal movimento della parte meridionale della faglia anatolica orientale (v. figura 1). Quest’ultima si estende nella fascia sud-orientale della Turchia ed è responsabile di molti dei terremoti che colpiscono la regione. Nel corso del tempo, nel sottosuolo della faglia si sono accumulate enormi tensioni che si sono liberate all’improvviso generando movimenti del terreno che hanno causato danni catastrofici nella regione. Ad ogni modo, gli effetti del sisma si sono fatti sentire non solo a livello locale: addirittura a Cipro (a 400 chilometri di distanza dall’epicentro del terremoto di Gaziantep) è stato misurato tramite GPS uno spostamento dinamico di circa 20 cm (GPS: Global Positioning System, ossia sistema di posizionamento globale).
Secondo i calcoli provvisori dello United States Geological Survey (USGS), in occasione del terremoto di Gaziantep una grande sezione della faglia si è spostata di circa 3,4 m su una superficie verticale di circa 220 x 30 km, approssimativamente pari all’estensione del Cantone dei Grigioni. Il secondo terremoto, caratterizzato da una magnitudo pari a 7.5, aveva una superficie di frattura di 40 x 20 km (paragonabile alle dimensioni del Cantone del Giura) che si è spostata di circa 10 m. Con gli altri dati che saranno disponibili nei prossimi giorni, tali indicazioni su dimensioni e movimento delle superfici di frattura saranno ulteriormente precisate e potranno pertanto ancora prevedibilmente variare in misura notevole.
I terremoti hanno causato il crollo di numerosi edifici. Si stima, per esempio, che nella città di Kahramanmaraş gli edifici danneggiati siano 16’000 (report del 6.2.23, Kandilli Observatory and Earthquake Research Institute). Ciò è riconducibile non solo all’entità delle scosse, ma anche a modalità costruttive inadeguate. Nonostante la Turchia abbia aggiornato le proprie normative edilizie in seguito al terremoto di Izmit del 1999, ci sono ancora numerosi edifici meno recenti che erano stati costruiti in precedenza e che presentano pertanto un livello di sicurezza sismica sconosciuto e spesso insufficiente. La situazione di partenza è simile in molti Paesi e riguarda anche la Svizzera, visto che il rinnovamento del patrimonio edilizio procede di norma lentamente e l’adeguamento antisismico degli edifici esistenti può essere molto oneroso. Nelle grandi città turche il piano terra è inoltre spesso realizzato come superficie commerciale aperta con pochi muri di sostegno, che invece sarebbero estremamente importanti per la stabilità. Senza questi muri di sostegno, in caso di forti movimenti del terreno il piano terra può collassare e causare dunque il crollo dell’intero edificio.
I terremoti hanno provocato inoltre estese interruzioni di corrente e problemi ai sistemi di comunicazione, circostanza che ha reso difficile per le squadre di soccorso e sgombero raggiungere le zone interessate e coordinare le misure di aiuto. Secondo le indicazioni dell’USGS, occorre inoltre mettere in conto che in seguito alle scosse ampie regioni saranno interessate da frane ed episodi di liquefazione del suolo. Questi ultimi fanno sì che il sottosuolo perda resistenza, fatto che in caso di frane porta a danni supplementari a edifici, strade e infrastrutture.
In passato la regione era stata colpita da numerosi forti terremoti. L’ultimo sisma di entità simile nella zona in questione si era verificato nel 1939 a Erzincan, sulla faglia anatolica settentrionale, e aveva fatto registrare una magnitudo pari a 7.8. Si era trattato di uno dei terremoti più forti in Turchia nel XX secolo e aveva causato gravi danni in alcune città e paesi. Immediatamente prima dei due più recenti sismi nella Turchia meridionale, la probabilità annua che si verificasse un terremoto di magnitudo superiore a 7.7 nella regione era dello 0,13%, valore che toccava lo 0,25% considerando un sisma di magnitudo superiore a 7.4 (Danciu et al., 2021). Rispetto alla media europea questa probabilità è piuttosto elevata, come si evince dalla figura 2: la regione interessata si trova nell’area colorata in viola. Il verificarsi di terremoti forti come quelli del 6 febbraio non è dunque un’eventualità inaspettata. Nella figura 2, le regioni con un livello di pericolosità inferiore sono colorate in giallo.
Dopo un terremoto di forte entità si verificano tipicamente ulteriori sismi. Non è da escludere che in tale situazione vengano registrate altre scosse di magnitudo simile o addirittura superiore. La maggior parte delle repliche si manifesta entro pochi minuti o poche ore dopo il terremoto principale. Ulteriori scosse di assestamento possono verificarsi nelle settimane, nei mesi o addirittura negli anni successivi; il loro numero, ad ogni modo, tende a diminuire con il tempo. Questo modello è chiaramente riconoscibile anche nella sequenza attuale, come evidenziano le barre grigie nella figura 3. Dopo una settimana il numero previsto di terremoti al giorno è già del 95-97% inferiore rispetto al primo giorno. Tuttavia, in casi rari possono verificarsi nuovamente scosse notevoli.
06/02/2023
(aktualisiert) Am Montag, den 6. Februar 2023 um 02:17 Uhr Schweizer Zeit hat sich in der Nähe der Stadt Gaziantep in der südlichen Zentraltürkei, rund 50 km nördlich der syrischen Grenze, ein Erdbeben der Magnitude 7.8 ereignet. Dem Hauptbeben folgten bisher dutzende Nachbeben, die ebenfalls die Schadensschwelle erreichten. Darunter ein Beben der Magnitude 6.7, das sich 11 Minuten später ca. 30 km nördlich des Hauptbebens ereignete sowie ein Beben der Magnitude 7.5, welches am selben Tag um 11:47 Uhr auftrat. Nach ersten Erkenntnissen fand dieses starke Nachbeben auf der nach Westen abzweigenden Surgu-Verwerfung statt. Es vergrösserte den Schadensperimeter der Erdbebensequenz deutlich nach Nordwesten. Die Nachbeben-Tätigkeit wird – typischerweise mit abnehmender Intensität – voraussichtlich noch Wochen oder Monate anhalten, wobei auch mit weiteren Beben über der Schadensschwelle gerechnet werden muss. Es ist zudem nicht auszuschliessen, dass sich ein noch stärkeres Beben als das Hauptbeben ereignet, die Wahrscheinlichkeit dafür ist jedoch sehr klein.
Die schweren Beben waren von Israel bis Kroatien spürbar und haben in einer Region von etwa 400 auf 300 km zu schweren Schäden geführt. Bis Dienstagmittag waren bereits über 5’000 Todesopfer und 25‘000 Verletzte bekannt, davon etwa zwei Drittel in der Türkei und ein Drittel in Syrien. Diese Zahlen werden voraussichtlich noch weiter ansteigen.
Das Magnitude 7.8 Erdbeben hat in einer seismisch aktiven Region stattgefunden, in der sich die Anatolische, Arabische und Afrikanische Platte treffen. Nach bisherigen Erkenntnissen lag das Beben auf der vom Golf von Iskenderun in Richtung Nordosten verlaufenden Ostanatolischen Störung. Ein Beben dieser Grösse versetzt die Erdplatten entlang einer Verwerfung von 180 bis 200 km Länge um mehrere Meter. Der gesamte Bruchvorgang dauerte 30 bis 40 Sekunden, was eine Bruch-Fortpflanzungsgeschwindigkeit weit über Schallgeschwindigkeit ergibt. Die Bruchfläche reichte dabei von einer Tiefe von rund 20 km bis an die Erdoberfläche. Das Beben von letzter Nacht ist eines der stärksten bekannten Beben in der Region. Die bisher grössten historischen Beben mit Magnituden von ungefähr 7 haben in den Jahren 1138 und 1822 die Stadt Aleppo in Syrien komplett verwüstet. Das Beben von 1822 forderte einige zehntausend Todesopfer. Seit 1970 blieb es in der Region verhältnismässig ruhig mit nur drei Beben mit Magnituden von 6 oder mehr. Das grösste davon erschütterte die Region am 24. Januar 2020 mit einer Magnitude von 6.7.
Die ersten Wellen (P-Wellen) der Beben in der Südosttürkei trafen mit einer Verzögerung von gut 5 Minuten in der Schweiz ein, die stärkeren, aber langsameren Oberflächenwellen legten die 2’700 km in etwa einer Viertelstunde zurück. Beim Hauptbeben von Montagnacht wurde die Erdoberfläche in der Schweiz um bis zu einem Zentimeter vertikal ausgelenkt – vergleichbar mit den Bodenbewegungen, die hierzulande nach dem Magnitude 9.2 Beben von Tohoku (Japan) im Jahr 2011 registriert wurden. Allerdings treffen in so grossem Abstand vom Erdbebenherd nur noch langperiodische Wellen ein: Das heisst, die Bodenoberfläche bewegt sich innerhalb von etwa zwei Minuten erst einen Zentimeter nach oben und dann wieder nach unten. Das ist mit geeigneten Seismometern deutlich messbar und kann zur Lokalisierung des Erdbebens wie auch zur Magnitudenbestimmung verwendet werden. Für uns Menschen sind diese Wellen aber weder spürbar noch haben sie irgendwelche Schadensfolgen.
01/02/2023
Il Servizio Sismico Svizzero (SED) con sede all’ETH di Zurigo ha registrato lo scorso anno circa 900 terremoti. L’attività sismica è stata caratterizzata in particolare da eventi nei Paesi confinanti, come per esempio il terremoto di Sierentz (F). Con una magnitudo di 4.7, si tratta del quinto sisma più forte verificatosi nella regione di rilevamento dall’introduzione delle moderne procedure di misurazione nel 1975. La popolazione ha percepito gli scuotimenti su un’area molto estesa. Altrettanto nettamente si sono fatte sentire le scosse verificatesi in Paesi confinanti – ad Albstadt (D), Chamonix (F), Triesenberg (FL) – così come nella zona di Haute-Ajoie (JU).
Con circa 900 terremoti, il numero di eventi rilevati è leggermente inferiore rispetto agli ultimi anni. 28 di questi sismi (in questo caso un valore lievemente superiore alla media pluriennale) hanno fatto registrare una magnitudo pari a 2.5 o superiore, collocandosi quindi in una fascia in cui probabilmente le scosse sono avvertite dalla popolazione. A differenza di altri anni, nel 2022 non si sono verificate sequenze sismiche, fatto che costituisce un motivo determinante per il numero leggermente inferiore di sismi nel 2022. Tali oscillazioni nell’attività sismica sono comuni e non consentono di trarre alcuna conclusione sui futuri sviluppi.
Con il terremoto verificatosi il 10 settembre 2022 presso Sierentz (F) in Alsazia è stato registrato il quinto evento più forte avvenuto in Svizzera o nelle regioni limitrofe dall’introduzione del moderno monitoraggio sismico strumentale nel 1975. Con una magnitudo pari a 4.7, è stato percepito in ampie parti delle Svizzera. Il SED ha ricevuto 11 000 segnalazioni da parte della popolazione: un record assoluto. Questo evento condivide la quinta posizione con una scossa di pari magnitudo verificatasi nel 1992 nei pressi di Vaduz (FL). I terremoti più forti registrati in Svizzera e neiPaesi limitrofi dal 1975 sono avvenuti nel 1996 ad Annecy (F) e nel 1999 a Bormio (I); in entrambi i casi la magnitudo è stata pari a 5.1. Al secondo posto si piazza l’ultimo terremoto dannoso con epicentro in Svizzera, verificatosi nel 1991 a Vaz (GR) con una magnitudo di 5.0, seguito da un sisma a Vallorcine (F; 2005, magnitudo 4.9) e da uno a Besançon (F; 2004, magnitudo 4.8).
Il terremoto di Sierentz (F) è collegato a una nota struttura tettonica sismicamente attiva: la Fossa renana. Quest’ultima si estende dalla regione di Basilea tra la Foresta nera e i Vosgi in direzione nord. In questa regione i sismi non rappresentano niente di insolito; tuttavia, un terremoto con una forza simile a quello registrato nel settembre dello scorso anno si verifica solo una volta ogni 10-20 anni. Storicamente sono documentati per quest’area anche grandi terremoti dannosi, come quello di Basilea del 1356, che raggiunse una magnitudo di 6.6. Mentre nei secoli immediatamente successivi si verificò un terremoto dannoso ogni 50-100 anni, a partire dal 1650 sono avvenuti solo pochi sismi di notevole intensità. Tuttavia, sulla base di fonti storiche e di studi paleosismologici, si prevede che nella regione un terremoto forte come quello del 1356 si verifichi ogni 2000-2500 anni.
L’epicentro del secondo maggior sisma del 2022 era localizzato a Triesenberg (FL). Con una magnitudo pari a 3.9, il terremoto è stato percepito nettamente non solo nell’intero Principato del Liechtenstein, ma anche in Svizzera fino a San Gallo e Coira. Delle oltre 700 segnalazioni pervenute, alcune sono arrivate inoltre anche dalle regioni di Sciaffusa, Zurigo e Lucerna. Il sisma si è verificato nei pressi della superficie terrestre ed è stato pertanto piuttosto violento direttamente presso l’epicentro, mentre a distanza maggiore è stato percepito in maniera relativamente debole. Circa 20 secondi prima del terremoto principale del 1º settembre c’è stata una scossa premonitrice di magnitudo 2.1, anch’essa nettamente percettibile nei pressi dell’epicentro. In seguito si sono verificate numerose scosse di assestamento, alcune delle quali sono state anche avvertite. Quella più forte è stata registrata il 14 ottobre e ha raggiunto una magnitudo pari a 3.1. Analogamente alla Fossa renana, la valle del Reno sangallese è una delle regioni svizzere con una pericolosità sismica elevata. Nelle regioni svizzere vicine al confine sono state altresì nettamente percepite una scossa di magnitudo 4.2 verificatasi il 9 luglio vicino ad Albstadt (D), così come una scossa di magnitudo 3.7 avvenuta il 25 settembre nei pressi di Chamonix (F).
Oltre a questi terremoti nei Paesi limitrofi, è stata avvertita nettamente – in particolare nel Giura – anche una scossa di assestamento (di magnitudo 3.1) della sequenza sismica che ha interessato la zona di Haute-Ajoie (JU) a partire dalla fine del 2021. Un numero straordinariamente elevato di segnalazioni è pervenuto inoltre per una scossa di magnitudo 1.6 verificatasi il 25 ottobre a Monthey (VS). Normalmente, un sisma di questa forza non viene percepito dalla popolazione. In questo caso il terremoto è stato tuttavia avvertito nettamente: le cause sono state da un lato l’orario (l’evento si è verificato a tarda sera) e dall’altro la ridotta profondità dell’ipocentro, collocato circa 1 km sotto la superficie terrestre.
Dei cinque maggiori terremoti rilevati da quando esiste la rete di misurazione strumentale, fortunatamente l’unico avvenuto in Svizzera, a Vaz (GR), ha causato danni minori. I sismi in grado di produrre danni sono dunque rari, ma si verificheranno anche in futuro. Finora sappiamo poco di quali conseguenze potrebbero avere oggi i terremoti su persone ed edifici. In futuro, grazie al primo modello di rischio sismico per la Svizzera liberamente accessibile, che presenta una solidità scientifica mai raggiunta prima, sarà possibile effettuare questo tipo di valutazioni. Il modello, sviluppato dal SED in collaborazione con l’Ufficio federale per l’ambiente (UFAM), l’Ufficio federale della protezione della popolazione (UFPP), l’EFPL e altri partner del mondo dell’industria, sarà presentato al pubblico il 7 marzo 2023.
Download comunicato stampa (PDF)