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Tra coloro che stanno cercando promuovere l’esercizio della democrazia diretta nel mondo vi è l'associazione tedesca "Più democrazia", che ha lanciato diverse iniziative per raggiungere questo obbiettivo in Germania. In un'intervista a swissinfo.ch, due rappresentanti riconoscono, tuttavia, che il ricorso al voto popolare può comportare alcuni rischi.
L'edificio di Berlino, dove ha sede l'associazione "Più democrazia"Link esterno, si chiama un po' pomposamente "Casa della democrazia e dei diritti umani." Ospita svariate organizzazioni non governative attive su diversi fronti, come "Amnesty International", il partito femminista "Le donne" o la "Libreria anarchica”.
In questo edificio, swissinfo.ch ha intervistato Anne Dänner, portavoce nazionale di "Più democrazia", e Oliver Wiedmann, rappresentante della sezione di Berlino.
swissinfo.ch: Come è nata la vostra associazione?
Anne Dänner: È stata fondata nel 1988 da persone legate al Partito dei Verdi e al Partito socialdemocratico. Fin dall'inizio, l'obiettivo era quello di ottenere il plebiscito a livello federale in Germania, un obiettivo che non abbiamo ancora raggiunto. Tuttavia, ci battiamo con maggiore successo per l'introduzione di elementi di democrazia diretta nei Länder. Già oggi, in alcuni, abbiamo la possibilità di organizzare plebisciti a livello comunale e regionale.
Più democrazia
Questa organizzazione senza scopo di lucro è stata fondata nel 1988 con l’obbiettivo di rafforzare la democrazia diretta in Germania.
Finanziata tramite donazioni e contributi dei suoi 7'000 membri, “Più democrazia” viene considerata la più grande organizzazione non governativa del mondo attiva per promuovere la democrazia diretta.
Anne Dänner ha studiato scienze della cultura, storia e giornalismo presso l'Università di Lipsia. È portavoce nazionale di "Più democrazia" dal 2008.
Oliver Wiedmann ha studiato sociologia presso l’Università Carl von Ossietzky di Oldenburg. Attivo dal 2006 in "Più democrazia", oggi è rappresentante della sezione berlinese del movimento.Fine della finestrella
swissinfo.ch: E che tipo di plebiscito volete ottenere a livello federale?
A.D.: L'ideale sarebbe un plebiscito in tre fasi. Dapprima bisognerebbe raccogliere 100’000 firme per convalidare un'iniziativa popolare, che verrebbe poi presentata al Parlamento. In caso di rifiuto da parte dei parlamentari, l'iniziativa tornerebbe alla fase della raccolta di firme. Sarebbe allora necessario raccogliere un milione di firme, affinché il testo possa essere sottoposto al voto di tutti i tedeschi.
swissinfo.ch: In Germania si afferma spesso che la democrazia diretta aveva permesso a Hitler di salire al potere.
Olivier Wiedmann: Perfino la CDU (Unione cristiano-democratica), che non è favorevole alla democrazia diretta, respinge questa tesi. Gli storici non credono che Hitler sia salito al potere attraverso plebisciti. La verità è che la sua ascesa è avvenuta attraverso un processo parlamentare.
L'esistenza della parola "plebiscito" nella Costituzione del Dopoguerra mostra che non vi era un rifiuto categorico della democrazia diretta. Se il plebiscito non è stato introdotto a livello federale, ciò è dovuto ai timori legati alla Guerra fredda. Si voleva evitare che i comunisti potessero approfittare di questo strumento. Ma, 70 anni dopo la fine della Seconda guerra mondiale, possiamo chiederci se la realtà del paese è cambiata e se i tedeschi sono finalmente maturi per la democrazia (ride).
swissinfo.ch: Secondo degli esperti, alcune votazioni avvenute in Svizzera – divieto di nuovi minareti (2009), espulsione di criminali stranieri (2010) e freno all'immigrazione (2014) – mostrerebbero dei rischi di deriva della democrazia diretta.
O.W.: Questi rischi esistono, veniamo spesso interrogati su questo punto. Ma se diamo uno sguardo alla realtà in Germania, possiamo notare che l'estrema destra non ha mai utilizzato gli strumenti di democrazia diretta esistenti nei comuni e nei Länder. A Berlino e nella Renania settentrionale-Vestfalia, ci sono stati tentativi di lanciare iniziative per vietare la costruzione di minareti. Non hanno però superato gli ostacoli giuridici o sono state dichiarate illegali.
swissinfo.ch: Ciò significa che la Germania è meglio attrezzata della Svizzera in termini di democrazia diretta?
O.W.: C'è una differenza fondamentale tra i due paesi. In Germania, prima di arrivare a un plebiscito, le iniziative devono essere esaminate da una corte superiore per determinare se non violano il diritto internazionale o la Costituzione. Un’iniziativa a favore del divieto di costruire minareti viola la Legge sulla libertà di religione, garantita dalla Costituzione.
swissinfo.ch: Se in Germania fosse introdotto un plebiscito a livello federale, chi potrebbe giudicare la validità legale delle proposte?
O.W.: In primo luogo il Ministero degli interni. Se quest’ultimo considerasse non valida un’iniziativa, il dossier sarebbe automaticamente trasferito alla Corte costituzionale.
swissinfo.ch: Uno degli ex leader del movimento anti-islamico Pegida ha recentemente fondato una nuova associazione, denominata "Democrazia diretta per l’Europa". Il suo obiettivo è di combattere l'immigrazione attraverso il diritto di plebiscito. Non dovrebbe essere lecito votare su questo tipo di domande?
O.W.: Le questioni legate all'immigrazione non devono essere trattate a livello nazionale, ma europeo. Ci vorrebbe un plebiscito europeo per sottoporre una simile questione ad un voto. Anche se personalmente non sono d'accordo, considero che ciò sarebbe legittimo.
A.D.: Se una tale questione non fosse bloccata per ragioni giuridiche, potrebbe essere sottoposta al verdetto popolare. C'è una zona grigia in quest’ambito. Con un po’ di filosofia direi che tra gli elementi della democrazia diretta vi è pure quello di sapere che si può anche perdere. Anche in parlamento le decisioni sono prese sulla base di maggioranze e minoranze. Un grande vantaggio della democrazia diretta è che, quando vengono poste domande inquietanti, di solito ciò non succede per caso. Bisogna convincere un gran numero di cittadini, prima di poter ottenere un plebiscito. Immagino che Pegida non sarebbe riuscita a lanciare una proposta simile – questo movimento si è d’altronde già dissolto in vari piccoli gruppi. Se invece vi fosse riuscita, ciò avrebbe soltanto rispecchiato un problema che esiste nella realtà.
swissinfo.ch: Quando la popolazione di Stoccarda è scesa in piazza nel 2010 per protestare contro un progetto ferroviario di grandi dimensioni, le autorità sono state costrette ad organizzare un plebiscito. Anche se il popolo ha poi accettato questo progetto, molti politici hanno affermato allora che in futuro non sarebbe più stato possibile realizzare grandi opere di costruzione in Germania. Questa critica alla democrazia diretta è giustificata?
O.W.: È un problema di percezione. Ognuno ha gli occhi rivolti verso il luogo dove le proteste sono più forti. Allora si temeva che manifestazioni analoghe di protesta si sarebbero svolte ovunque e che non sarebbe più stato possibile costruire nulla in Germania. Ma la realtà è che tutti questi progetti sono realizzati senza che nessuno potesse dire qualcosa.
swissinfo.ch: È un problema del sistema politico tedesco di delegare queste decisioni ai rappresentanti eletti?
O.W.: In Svizzera, vi sono referendum su questioni finanziare e i grandi progetti pubblici devono essere sottoposti a votazione popolare se superano un determinato importo. Questo non è il caso in Germania, dove non vi è uno strumento di democrazia diretta per le questioni finanziarie. Penso che questo sia un grosso problema. Ma c'è un altro problema: in diversi Länder anche i piani regolatori o la pianificazione urbana non sono soggetti a un voto. Ma dove questo è possibile, come in Baviera, vediamo che la situazione è molto diversa e che tali questioni vengono sottoposte spesso a referendum popolari.
swissinfo.ch: L'attuazione dell'iniziativa "Contro l'immigrazione di massa", lanciata dalla destra conservatrice svizzera, si scontra con gli accordi bilaterali in vigore tra la Svizzera e l'Unione europea. La democrazia diretta non ha anche il potenziale per paralizzare uno Stato?
W.O.: Il rischio esiste. Ma d'altra parte, perché vietare ai partiti di utilizzare questo strumento? Pure loro fanno parte della società civile e dovrebbero poter farvi ricorso, soprattutto i partiti di opposizione. A mio avviso, gli abusi si verificano quando plebisciti sono lanciati dall'alto verso il basso, vale a dire, da parte del governo o di una maggioranza parlamentare. Dobbiamo quindi stare attenti, perché il potenziale di abuso è relativamente alto. I governi hanno interesse a legittimare i loro progetti attraverso un plebiscito.
Traduzione di Armando Mombelli, swissinfo.ch