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Cosa fa un cane quando ha molti padroni che gli danno ordini contraddittori? A chi deve dare ascolto? Di recente, questo problema se l’è posto – metaforicamente – il nostro Tribunale federale che, notoriamente, applica servilmente qualsiasi diritto internazionale. La soluzione del Tribunale è: dapprima dare ragione a un giudice straniero, poi fare marcia indietro per dare subito ragione a un altro giudice straniero di diversa opinione. L’attuale prassi del Tribunale federale svizzero diventa così un gioco d’azzardo sempre più imprevedibile con altrettanto imprevedibili conseguenze. Non c’è da meravigliarsi quindi, se l’iniziativa dell’UDC per l’autodeterminazione (“Diritto svizzero anziché giudici stranieri”) abbia delle buone chance di successo in votazione popolare, nonostante l’opposizione politica fondamentalista della Berna federale.
Per la precisione, nel caso menzionato nel quale il Tribunale federale ha dapprima dato ascolto a un giudice straniero, per poi invece cassare la propria sentenza per ordine di un altro giudice straniero, emettendone un’altra che è l’esatto contrario, non si tratta di un contrasto fra il diritto svizzero e quello internazionale, bensì di una contraddizione fra il diritto internazionale e la sua applicazione. Per farla breve, si tratta del caso inerente al sequestro di beni patrimoniali svizzeri appartenenti a un Iracheno vicino al dittatore Saddam Hussein. Il Consiglio di sicurezza dell’ONU aveva dapprima preteso con una risoluzione del suo Comitato sanzionatorio, che i detti valori patrimoniali fossero sequestrati dalla Svizzera. E il Tribunale federale – e chi se ne meraviglia? – aveva dato servilmente seguito a questo ordine. Ma poi, la Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) ha sentenziato l’esatto contrario. Il nostro Tribunale federale ha altrettanto servilmente obbedito, come sempre, a questo nuovo ordine di un tribunale straniero, cassando la sua prima sentenza ed emettendone una nuova completamente opposta.
Come e che cosa si deciderà infine nei confronti di questo Iracheno, non sarà particolarmente rilevante per la Svizzera. Ma il caso dà da pensare. Perché il nostro Tribunale segue pedissequamente qualsiasi diritto internazionale, ponendolo addirittura al di sopra del nostro diritto costituzionale. E il peggio di tutto è questo tanto declamato ed estremamente diffuso diritto internazionale (diritto dei popoli) può essere stabilito a piacimento da qualsiasi parte, in qualsiasi modo e momento, da qualsiasi autorità, senza bisogno di una legittimità democratica. Ciò significa che questo “diritto dei popoli” (le virgolette sono d’obbligo) può anche cambiare totalmente o contraddirsi. E quindi ci si pone la domanda cruciale: a quale di questi giudici stranieri la Svizzera deve dare ascolto di volta in volta?
Io sto da cane, di fronte all’assoggettamento servile, per non dire abietto, del nostro Tribunale federale a questo diritto internazionale elaborato secondo i capricci del momento e a volte diametralmente contraddittorio. Ben venga dunque l’iniziativa per l’autodeterminazione, perché io non sono un cagnolino sottomesso che esegue a comando tutto quanto si pretende da lui, bensì un gatto fiero e consapevole, con una propria volontà che, presto o tardi, riesce anche a imporre. Come gatto, tutto questo servilismo mi fa stare da cane!