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BERNA - «Io penso che chi ha investito in un'azienda sia una persona onesta. Sono convinto che l'abuso possa essere escluso». Si era espresso così, la scorsa settimana, Ueli Maurer, annunciando la concessione di crediti e fideiussioni solidali da parte della Confederazione per 20 miliardi di franchi. Sono previsti crediti a tasso zero fino a 500'000 franchi senza lungaggini burocratiche. Ma il direttore del Controllo federale delle finanze (CDF), Michel Huissoud, non è tranquillo, nonostante la rassicurazioni del capo del Dipartimento federale delle finanze. E intende verificare che il denaro concesso come credito ponte durante l'emergenza coronavirus non venga utilizzato impropriamente.
Fino a 500'000 franchi basta un'autodichiarazione - Finora sono migliaia, oltre 30mila, i crediti a tasso zero concessi dalle banche con la garanzia della Confederazione, per un ammontare di almeno 7 miliardi di franchi. Secondo Huissoud, che ha confermato a Keystone-ATS informazioni pubblicate oggi dai giornali del gruppo Tamedia, il pericolo si annida nell'autodichiarazione che i petenti sottopongono alle banche. Chiunque chieda un credito fino a mezzo milione, deve semplicemente compilare un formulario. L'istituto non si preoccupa di verificare la correttezza delle informazioni.
«Tutti possono mentire» - Eppure, secondo Huissoud, le possibilità di abusi sono molteplici. L'imprenditore in questione deve promettere, mediante la sua firma, di chiedere il sostegno finanziario a una sola banca, e che non riceverà prestiti né dall'Ufficio federale della cultura o dello sport, entrambi coinvolti nell'azione di sostegno all'economia. Tutto ciò è difficile da controllare, come anche il motivo della richiesta d'aiuto, i dati sul fatturato o l'esistenza di una procedura di fallimento, ha spiegato il direttore del CDF. Il credito può ammontare al massimo al 10% del fatturato annuale e può essere concesso in linea di principio a imprenditori insolventi. «Nel caso peggiore - ha affermato il funzionario - il beneficiario del credito può fornire informazioni scorrette su tutti i punti».
Dove finiranno quei soldi? - Una volta concesso il denaro, il controllo sul suo uso diventa veramente difficile. L'imprenditore in questione potrebbe utilizzare il credito per altri scopi che non quello addotto, ossia il superamento di una fase difficile causata dal Covid-19. Complicato anche verificare che il credito non venga usato per pagare i dividendi o ripianare vecchi prestiti.
Meglio prevenire che curare - Per questo il CDF intende procedere a verifiche confrontando i dati presenti sulle dichiarazioni con le informazioni disponibili, in particolare per quanto attiene a procedure di fallimento in corso o eventuali richieste multiple, oppure confrontando l'Iva versata col fatturato dichiarato. L'obiettivo di questo lavoro è scovare eventuali abusi prima che sia impossibile chiedere la restituzione del credito. Per false informazioni è prevista, tra l'altro, una multa fino a 100mila franchi. Per delitti più gravi, come la falsificazione di documenti o la truffa, si rischia invece il carcere.