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La multinazionale svizzera non acquisterà più latte dalla fattoria di Grace Mugabe, la giovane moglie del presidente e padre padrone dello Zimbabwe, Robert. Nestlé cede così alle pressioni internazionali.
La filiale di Nestlé in Zimbabwe ha annunciato che interromperà le relazioni commerciali con otto fornitori di latte. Tra questi – stando al Sunday Telegraph e alla BBC online – c'è anche la fattoria di Grace Mugabe.
Quella della signora Mugabe è una grande proprietà che era stata sequestrata ai proprietari – bianchi dello Zimbabwe – nel corso della sanguinosa e contestata riforma agricola condotta anni fa dal presidente, una riforma che – a parere unanime degli osservatori – è all'origine del collasso economico e sociale del paese, un tempo considerato il granaio dell'Africa subsahariana.
La decisione è stata presa anche sulla spinta dell'appello lanciato dai gruppi per la difesa dei diritti umani a boicottare i prodotti della Nestlé per i suoi affari con la famiglia Mugabe.
Nestlé Zimbabwe afferma che la decisione di comprare il latte in questione era stata presa per evitare un ulteriore acuirsi della crisi alimentare: le autorità preposte non erano nella condizione di lavorare il latte, ragion per cui Nestlé avrebbe accettato di assumersi temporaneamente questo compito. Ora l'emergenza sarebbe rientrata.
In Svizzera sono in vigore delle sanzioni nei confronti dello Zimbabwe. Stando alla Segreteria di Stato dell'economia, Nestlé non avrebbe violato la legge elvetica. La sua filiale, infatti, sottostà al diritto del paese africano e non a quello svizzero. Nestlé ha dichiarato che negli affari con la famiglia Mugabe non sono state coinvolte persone o ditte svizzere.
swissinfo.ch e agenzie