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L'umanità deve scegliere fra "solidarietà" e "suicidio collettivo", ha detto lunedì il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, con il cui discorso sono entrati nel vivo i lavori della COP27, la conferenza mondiale sul clima che si è aperta domenica e si tiene quest'anno in Egitto, a Sharm el Sheikh. Il numero uno dell'ONU ha invocato un patto di solidarietà fra Paesi ricchi e poveri per far fronte alla sfida centrale di questo secolo che "stiamo perdendo: le emissioni crescono e le temperature globali salgono". Parafrasando gli AC/DC, Guterres ha affermato che ora siamo "sull'autostrada verso l'inferno climatico".
Occorre quindi uno sforzo per ridurre la dipendenza dalle energie fossili e contenere a 1,5 gradi l'aumento della temperatura del pianeta rispetto all'era preindustriale, ha aggiunto parlando ai rappresentanti di circa 200 Paesi fra cui un centinaio di capi di Stato (per la Svizzera Ignazio Cassis, che salirà sul palco nel corso della giornata). Altrimenti "cosa diremo fra qualche anno al bambino che, il 15 novembre, porterà ufficialmente a 8 miliardi di abitanti la popolazione terrestre?". Attualmente siamo avviati, si stima, verso un +2,8° entro fine secolo, mentre gli ultimi contributi nazionali fanno sperare al massimo in un +2,4%.
A condizione naturalmente che per una volta le promesse vengano rispettate, ma finora non è stato il caso: secondo un'analisi del sito specializzato Carbon Brief, i cui risultati sono stati diffusi dal Guardian, non è stato affatto raggiunto l'obiettivo dei 100 miliardi all'anno con cui la parte benestante del mondo si era impegnata a contribuire entro alla transizione nei Paesi in via di sviluppo. C'è chi ha fatto più del dovuto - il Giappone e vari Paesi europei fra cui la Confederazione - ma i Governi anglosassoni sono ampiamente debitori: nel 2020, gli Stati Uniti sono arrivati solo a 7,6 miliardi dei 40 che sarebbero spettati loro come quota. Sono rimasti indietro anche Regno Unito, Canada e Australia.