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L'ex-tesoriere del Cremlino ha riacquistato la libertà dopo il pagamento di una cauzione di 5 milioni di franchi e rientrerà probabilmente già venerdì a Mosca. L'importo è stato versato direttamente dal ministero russo degli affari esteri che ha accolto con soddisfazione la decisione della scarcerazione adottata dalla Camera di accusa del Tribunale di Ginevra.Questo contenuto è stato pubblicato il 12 aprile 2001 - 18:19
I 5 milioni richiesti dalla magistratura ginevrina sono già stati pagati. Lo ha dichiarato il procuratore di Ginevra Bernard Bertossa. La somma è stata messa a disposizione dall'Unione russo-bielorussa di cui Borodin è segretario, hanno detto fonti del governo russo.
Ora Borodin è libero. L'ex tesoriere del Cremlino ha lasciato il "quartiere cellulare" dell'ospedale cantonale di Ginevra per un altro reparto, dove rimarrà ricoverato in attesa del suo rientro a Mosca, che potrebbe aver luogo già venerdì. Il rientro in patria del funzionario dipende dal suo stato di salute, ha indicato il suo legale Ralph Isenegger.
La cronistoria della decisione
Un nutrito drappello di persone si è riunito giovedì mattina fuori dall'aula G9 in attesa dell'udienza che definiva la posizione tra la giustizia ginevrina e Pavel Borodin, l'ex tesoriere del Cremlino accusato di riciclaggio e partecipazione a organizzazione criminale.
In apertura la presidente ha fatto entrare Borodin che si sedeva davanti ai suoi quattro avvocati difensori e di fronte alla corte composta da tre giudici. Di fianco a lui una traduttrice gli bisbigliava via via quanto veniva detto. L'alto funzionario russo, uomo di fiducia dell'ex presidente Boris Eltsin, è apparso un po' disorientato ma in salute. Martedì era stato ricoverato al reparto cardiologia dell'ospedale universitario cantonale ginevrino dove era stato sottoposto a una serie di accertamenti.
Man mano che la presidente leggeva la decisione i quattro avvocati difensori di Pavel Borodin si trasmettevano sorrisi d'intesa, una soddisfazione espressa poi anche fuori dall'aula, Dominique Poncet in particolare ha definito il verdetto una vittoria totale del collegio difensivo. Non solo la Camera d'accusa ha riconosciuto la possibilità che Borodin riacquisti la libertà ma l'ha anche esonerato dall'accusa di partecipazione criminale, accogliendo una delle richieste formulate martedì scorso dallo stesso Poncet. Il dossier è ridimensionato a un affare di riciclaggio, un'accusa tuttavia - precisa ancora Poncet - tutta da dimostrare.
Da parte sua il procuratore ginevrino Bernard Bertossa in aula ha ascoltato la lettura del dispositivo attento e impassibile e più tardi, davanti ai giornalisti, ha analizzato la situazione dopo la decisione affermando che "Borodin e' tenuto in ogni caso a presentarsi alle convocazioni della giustizia". Infine, prima di andarsene Bertossa ha annunciato che Borodin era già stato convocato per rispondere alle domande del giudice istruttore Daniel Devaud.
Borodin ha ottenuto quello che voleva, la possibilità di essere liberato e di rientrare a Mosca. La decisione odierna lo libera inoltre dell'accusa di partecipazione a organizzazione criminale e riduce la questione a un affare di riciclaggio.
Ma la cauzione, richiesta evocando il rischio di fuga, è molto alta e tiene viva la pendenza di Borodin con la procura di Ginevra. Per quest'ultima il compito rimane difficile, pur avendo le prove dei versamenti delle società Mercata e Mabetex a Borodin e a persone a lui vicine, l'accusa è' confrontata con la totale assenza di collaborazione da parte delle autorità giudiziarie russe.
Era stata la procura di Mosca ad avviare l'inchiesta sulle bustarelle pagate da Mercata e Mabetex dopo l'ottenimento di importanti appalti pubblici (restauri del Cremlino, della Corte dei conti e rinnovamento dell'aereo presidenziale), ma da quando il procuratore Skuratov e il giudice Volkov sono stati liquidati, le autorità giudiziarie continuano a ripetere di non avere nulla da rimproverare a Borodin.
La domanda d'assistenza giudiziaria della procura givevrina a Mosca era sfociata in un interrogatorio del tutto infruttuoso. L'ex tesoriere del Cremlino aveva per esempio potuto liberamente affermare di non aver mai aperto conti in svizzera. Un'affermazione che secondo i documenti bancari sequestrati dal giudice Devaud è del tutto falsa. Borodin a Ginevra aveva aperto personalmente due conti nel 94 presentando il passaporto e firmando di suo pugno. Ma quando le autorità giudiziarie ginevrine hanno chiesto se l'accusato aveva contestato la validità di quei documenti con la sua firma, la risposta dei giudici russi era stata che la cattiva qualità delle fotocopie inviate a Mosca non permetteva l'uso come elemento di prova.
Flavio Fornari
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