Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/255436

<h2>SubmittedText<h2><p>In considerazione della carenza di alloggi a prezzi accessibili, il Consiglio federale è incaricato di esaminare in che modo si possa promuovere un utilizzo efficiente degli edifici esistenti e quale contributo possano dare in particolare le seguenti misure:</p><p>1. diritto di cambiare casa o appartamento senza dover pagare un affitto più caro, se questa misura migliora l'occupazione;</p><p>2. introduzione dell'occupazione minima tra le condizioni per i nuovi edifici nelle aree urbane;</p><p>3. introduzione dell'occupazione tra i criteri per l'assegnazione di nuovi alloggi;</p><p>4. limitazione delle abitazioni secondarie nei centri urbani.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. La mozione Sommaruga Carlo 23.3177 persegue un obiettivo simile. Il Consiglio federale riconosce che ci sono casi in cui gli inquilini avrebbero interesse a trasferirsi in un'altra abitazione a causa di una situazione non più ottimale, ad esempio quando i figli lasciano l'abitazione di famiglia. Tuttavia, questa idea di per sé valida, rappresenta innanzitutto una notevole ingerenza nel diritto di proprietà del locatore e appare inoltre difficile da attuare nella pratica dato che le parti dovrebbero concordare in anticipo diversi aspetti.</p><p>2. e 3. Un requisito di occupazione minima come condizione per i progetti edilizi e per l'assegnazione di nuove abitazioni rappresenterebbe una notevole ingerenza nel diritto di proprietà e comporterebbe costi di locazione aggiuntivi. Ciò ridurrebbe gli incentivi a realizzare spazi abitativi e andrebbe a contrapporsi all'obiettivo della costruzione di un numero sufficiente di alloggi a prezzi accessibili. Inoltre, un requisito di occupazione minima comporterebbe un notevole sforzo amministrativo e di controllo. È anche bene considerare che l'utilizzo di linee guida sull'occupazione non è sempre appropriato (p.es. per gli appartamenti con tre o meno locali).</p><p>Molti committenti di abitazioni di utilità pubblica stabiliscono su base volontaria requisiti di occupazione. Più di due terzi delle abitazioni di utilità pubblica sono soggette a requisiti di questo genere; nelle grandi città con più di 100 000 abitanti addirittura l'80 % (cfr. studio UFAB "Vermietungskriterien der gemeinnützigen Wohnbauträger in der Schweiz", Daniel Blumer, 2012). Nel caso dei committenti di abitazioni di utilità pubblica, il consumo medio di superficie residenziale pro capite è di circa il 20 % inferiore al valore medio di tutte le abitazioni.</p><p>4. L'articolo 6 capoverso 1 della legge federale sulle abitazioni secondarie (LASec; RS 702) stabilisce che non possono essere autorizzate nuove abitazioni secondarie nei Comuni in cui la loro quota supera il 20%. La LASec non si applica solo ai centri turistici. Se la percentuale supera il 20 %, le restrizioni si applicano anche ad altri Comuni. Di conseguenza, esiste già una disposizione nazionale che prevede la limitazione delle abitazioni secondarie. Un adattamento con disposizioni più severe per i centri urbani non sembra appropriato. Inoltre, ai sensi dell'articolo 11 capoverso 1 LASec, il tipo di uso abitativo delle abitazioni realizzate in virtù del diritto anteriore è libero, per cui un divieto in materia di abitazioni secondarie andrebbe ad aumentare la pressione sulle abitazioni esistenti, spesso più economiche di quelle di nuova costruzione, e si porrebbe in contrasto con l'obiettivo di realizzare alloggi a prezzi accessibili.</p><p>Nessuna delle dieci città più grandi della Svizzera ha ancora superato la quota del 20 %. È tuttavia probabile che abbiano, in maggioranza, una quota di abitazioni secondarie superiore al 10 % (sulle ragioni della mancanza di dati precisi, cfr. risposta all'interpellanza 23.3355 Bastien Girod).</p><p>Le misure proposte non sembrano quindi appropriate.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.