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WASHINGTON - Torna con prepotenza in primo piano e scuote la Casa Bianca il "Caso Porter", dopo i dettagli forniti dal direttore dell'Fbi circa i controlli di sicurezza condotti sul collaboratore del presidente Donald Trump, Rob Porter, adesso dimissionario dopo essere stato accusato di violenze domestiche da parte delle sue due ex mogli.
I tempi non coincidono con quanto ripetuto dalla Casa Bianca e si instilla così il dubbio che nella West Wing qualcuno sapesse e da tempo, e che il dossier sia stato gestito in maniera quantomeno maldestra con Porter rimasto al suo posto per mesi con accesso materiale sensibile.
La Casa Bianca è stata pungolata per giorni sulla vicenda e responsabili hanno sostenuto di non essere stati contattati dall'Fbi prima dell'estate riguardo ai controlli effettuati su Porter per ottenere il nulla osta necessario previsto per lo staff con accesso a informazioni riservate. Hanno inoltre affermato che le verifiche erano ancora in corso e che non fossero a conoscenza dell'entità delle accuse verso Porter.
Però oggi il direttore dell'Fbi Christopher Wray, in audizione davanti alla Commissione Intelligence del Senato, pur non riferendo alcun dettaglio sui contenuti dell'inchiesta, ha precisato che un primo rapporto era stato effettuato a marzo 2017, che le verifiche erano state completate a luglio, per poi ricevere una richiesta di maggiori informazioni a novembre, fino alla «chiusura amministrativa» dell'indagine a gennaio e infine l'invio di ulteriori informazioni all'inizio di questo mese.
L'ombra più sinistra si allunga così sul chief of staff della Casa Bianca, John Kelly, la cui credibilità ha già subito un duro colpo con l'esplodere di questo scandalo. Lo stesso Kelly, che era stato chiamato a portare ordine e disciplina nella litigiosa West Wing di Trump, l' integerrimo generale scelto dapprima per la guida del delicato ministero per la Sicurezza Interna, forse sapeva ma non ha fatto nulla o non abbastanza. Adesso poi che la Cnn riferisce indiscrezioni secondo cui Porter era anche in lizza per una promozione il suo posto vacilla di nuovo. Come nei giorni scorsi quando, già in imbarazzo per la gestione del caso, si sarebbe detto pronto alle dimissioni se il presidente Trump lo avesse voluto.
Quest'ultimo - che delle accuse a Porter pare non sapesse fino alle recenti rivelazioni del Daily Mail - era irritato al punto di considerare davvero qualcuno per la sostituzione, ma poi ha rinnovato la fiducia a Kelly, mentre si ripeteva che l'amministrazione Trump prende molto sul serio le accuse di violenza domestica. Mancava la condanna diretta del presidente, che invece davanti ai giornalisti aveva sottolineato l'ottimo lavoro fatto da Porter alla Casa Bianca, chiedendo di ricordare che comunque "lui dice di essere innocente". Una linea che aveva riempito i programmi delle tv all news. Fino ad oggi, con le dichiarazioni del capo dell'Fbi che riportano la bufera a soffiare forte sul 1600 di Pennsylvania Avenue.