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BASILEA - La prima clinica in Svizzera per una terapia "stazionaria" delle cosiddette dipendenze comportamentali è stata aperta all'inizio di luglio a Basilea. Finora per i "drogati" di gioco d'azzardo, internet e acquisti, ma anche di sport e sesso, esisteva soltanto un'assistenza ambulatoriale.
Le Cliniche psichiatriche universitarie (UPK) di Basilea hanno già aperto nel 2010 - svolgendo già allora un ruolo pionieristico - un ambulatorio per questo genere di dipendenze, che Wikipedia definisce "una compulsione a impegnarsi in un comportamento premiante non connesso alla droga" ma che comportano conseguenze negative su fisico, mente, vita sociale o finanze delle persone coinvolte.
Questo ulteriore passo era nella logica delle cose, ha affermato oggi in una conferenza stampa Anne Levy, CEO delle UPK . Per alcuni casi, infatti, una terapia ambulatoriale non basta.
La nuova struttura aperta all'inizio di luglio offre 12 "posti di trattamento", per la metà già occupati, ha detto il professor Gerhard Wiesbeck, direttore del Centro per le patologie da dipendenza dell'istituto psichiatrico renano.
Una terapia dura in media sei settimane, tempo che secondo Wiesbeck corrisponde a quello dimostratosi produttivo con persone affette dalle dipendenze classiche come alcol e droghe. La clinica accetta pazienti da tutta la Svizzera. I costi sono assunti dalle casse malattia tramite l'assicurazione obbligatoria di base.
Nella prima metà di quest'anno sono state curate ambulatorialmente presso le UPK in tutto 102 persone. Wiesbeck valuta che dal 10 al 20 per cento di loro avrebbe bisogno di una terapia stazionaria, ossia con un soggiorno prolungato in clinica.
La maggior parte dei pazienti curati a Basilea sono dipendenti dal gioco d'azzardo, da internet e dal computer. Molti sono affetti da "patologie di accompagnamento" come depressioni e disturbi della personalità. Drogati classici e drogati comportamentali non solo mostrano sintomi simili, ma richiedono anche terapie simili, ha rilevato Wiesbeck.
Uno dei primi beneficiari della nuova offerta terapeutica è S., un dipendente dal gioco d'azzardo. Presente alla conferenza stampa, ha detto di aver capito per esperienza che una terapia ambulatoriale era insufficiente. Affinché ci si possa "aprire" a una cura, bisogna essere strappati dalla vita quotidiana, ha affermato, aggiungendo che ora si sente «molto, molto bene».
Quelle comportamentali sono anche chiamate "nuove dipendenze" ("new addictions"), ma così nuove non sono. Il fenomeno era già stato osservato secoli fa dal medico fiammingo dal nome latinizzato Pascasius Justus, che in un libro pubblicato nel 1561 proprio a Basilea ("Alea sive de curanda ludendi in pecuniam cupiditate"), ascriveva agli eccessi nel gioco dei dadi gli stessi effetti di quelli derivanti dal vino: irrequietezza permanente, dimenticanza dei doveri, povertà, disperazione.
Le UPK di Basilea valutano che nel cantone renano le persone affette da dipendenze comportamentali siano parecchie migliaia. Anche in base a stime prudenti - affermano - è da ritenere infatti che circa una persona su cento sia dipendente dal gioco, due su cento da internet, tre su cento dal sesso e cinque su cento da shopping compulsivo.