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4es Journées suisses d'histoire
9-11 giugno 2016
L’occupazione di spazi rappresenta un momento fondativo del rapporto che il Potere instaura con il territorio. Spesso ci si interroga sul dispiegarsi del Potere a partire dagli “spazi pieni” (insediamenti, centri urbani, fiere) e si tracciano reti di relazioni e fasci di viabilità che uniscono luoghi diversi rappresentati come “snodi”.
Tuttavia gli “spazi naturali”, cioè le aree non antropizzate, rappresentano per il Potere una specie di sfida a riempirli (di abitanti, di strade, di insediamenti).
Se oggi i potenti si separano dal resto dell'umanità attraverso la ricreazione di un ambiente "naturale", nel passato era (anche) la conquista dell'ambiente naturale a rappresentare l'espressione della presenza di un Potere politico.
Il Potere si manifestava attraverso l'inserimento di “segni” sul territorio (fondare un’abbazia, collocare una bandiera nazionale su una cima), lo sfruttamento (per es. di miniere i cui ricavi erano riservati al re) o la delimitazione (riserve di caccia).
Si è scritto che natura e luoghi naturali sono lemmi di un registro ideologico e immaginario, non oggetti naturali; sono determinazioni storiche e funzioni legate alle società e alle culture che le esprimono attraverso le fonti o gli studi storici.
Perciò è ovvio che il concetto di "spazio naturale" si modifichi nel corso del tempo ma esso, negli esempi citati, rappresenta:
• una zona priva di insediamenti umani permanenti ovvero un’area non antropizzata
• una zona libera dalla presenza di poteri concorrenti
• una zona sulla quale è opportuno intervenire per evitare che essa finisca sotto il controllo altrui
Nel corso dell’età medievale si possono individuare fasi di restringimento delle aree abitate e coltivate e di ampliamento dell’incolto (per es. dopo la metà del XIV secolo) e fasi di espansione degli insediamenti e delle coltivazioni (tra X e XIII secolo in modo generalizzato sia nelle pianure sia in ambito alpino). Il principio di territorialità non è incontrovertibilmente consolidato, come dimostra la situazione in Emilia tra IV e V secolo quando centri di produzione agricola furono abbandonati mentre altri furono rioccupati, in un processo interpretato come esempio dello scollegamento rispetto a dinamiche insediative dell’epoca basso imperiale.
Nel mondo medievale gli spazi vuoti erano assai vasti mentre la presenza del Potere politico appariva spesso frammentata, labile, e necessitava di iniziative significative per confermarsi.
Perciò come operava per individuare le proprie aree di intervento? Quali tipi di azioni venivano intraprese? Quali erano gli ostacoli più comuni?
Il problema del rapporto tra Potere e spazi naturali – in una società caratterizzata da una generale carenza di individui – non era soltanto legato al loro “riempimento” ma anche allo “svuotamento” di aree già umanizzate e detenute da poteri concorrenti.
Ma quali effetti producevano queste azioni sull’ambiente rurale? Lo spopolamento aveva sempre come conseguenza l’inselvatichimento dei luoghi oppure quelle aree potevano essere riempite di nuovo più rapidamente rispetto agli spazi vuoti?
In particolare il tema della presenza di vaste aree non antropizzate, della loro colonizzazione, del controllo dei tragitti e delle risorse, appare particolarmente complesso nelle aree alpine e prealpine.
Tuttavia ciò non esclude che anche altre aree interessanti possano presentarsi in pianura, laddove a causa di fenomeni naturali (impaludamenti, esondazioni) la colonizzazione sia arrivata tardi o sia regredita.
In generale si tratterà di rispondere alle domande: come vengono colonizzate le foreste, le aree perilacuali e le vallate alpine? Come si manifesta in esse la presenza del Potere? Quali sono i centri propulsivi di nuovi insediamenti e di forme di sfruttamento?
Infine, l’occupazione di nuove aree che effetto ha sulle definizioni e sulle rappresentazioni che il Potere dà di se stesso?
Responsabilité
Intervenantes
Interventions