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Articoli divulgativi su crisi e cicli economici
Le metafore delle crisiSerie di 16 articoli, pubblicati su Azione tra il 29 ottobre 2012 e il 16 dicembre 2013, sulle metafore utilizzate nell’ottocento e nel primo novecento per rendere conto delle crisi economiche, delle fluttuazioni e dei cicli.
- Introduzione: Terremoti economici, uragani finanziari e altri cataclismi. Su quattro interpretazioni fondamentali delle crisi economiche nell’ottocento e primo novecento: come fenomeni occasionali e indipendenti gli uni dagli altri; come eccessi accidentali nel corso delle normali fluttuazioni di prezzi e produzione; come risoluzione periodica degli eccessi di speculazione o produzione che si verificano nelle fasi prospere; o come fasi di un ciclo economico.
- Le tempeste economiche come fonti di devastazione. La metafora della tempesta ha assolto nell’Ottocento un duplice ruolo. Qui si esamina l’enfasi sul suo carattere anomalo e distruttivo.
- Le tempeste economiche come fonti di rinnovamento. La metafora della tempesta è servita anche a sottolineare la funzione di purificazione e rigenerativa dei sistema economici oberati da eccessi produttivi e speculativi.
- L’esplosione della crisi. Le esplosioni mettono in evidenza il carattere improvviso e violento delle crisi; ma prima della deflagrazione, è necessario che sia preparato il materiale combustibile.
- I terremoti commerciali. I terremoti distruggono. A volte tutto, a volte solo gli edifici più deboli; e, se sono sufficientemente lontani, trasmettono solo deboli tremori. Queste caratteristiche sono alla base di diverse interpretazioni delle crisi economiche.
- Le traballanti fondamenta della prosperità. L’immagine dei edifici con fondamenta o strutture portanti non sufficientemente solide permette di raffigurare l’idea che la crisi nasce dagli eccessi della fase prospera.
- La speculazione come azzardo e lotteria. La crisi come risultato di speculazioni condotte come ad un tavolo da gioco, più con il miraggio della vincita che come calcolo razionale.
- Dal vortice della speculazione al vortice del fallimento. L’immagine del vortice aiuta ad esprimere l’accelerazione e l’allargamento tanto della speculazione che porta alle crisi quanto della rovina che ne segue.
- La crisi come estirpazione delle malepiante. Associando gli effetti della crisi a quelli della selezione naturale o artificiale si rappresenta l’idea che le crisi, anziché essere eventi puramente distruttivi, svolgono una funzione importante nell’operare del sistema produttivo capitalistico.
- Il flusso e deflusso di maree e affari. Le maree, con il loro persistente salire e scendere, sono state impiegate come metafora per descrivere il carattere fluttuante dell’economia, sia che lo si interpretasse come accidentale e irregolare che come sistematico e ritmico.
- Il ciclo commerciale come movimento ondulatorio. Le onde sono state considerate una metafora adatta a descrivere l’alternanza tra periodi di prosperità e di depressione, a volte in alternativa ad altre metafore marine, a volte in opposizione ad esse.
- Crisi e astronomia. Le comete e le eclissi, fenomeni celesti calcolabili e prevedibili, sono state impiegate come metafore per rappresentare il ricorrere delle crisi, ma hanno anche dato spunto per riflettere sulla meccanicità delle leggi che le governano.
- Il pendolo del commercio. La metafora del pendolo è stata impiegata per esprimere l’oscillare dell’economia, ma con diverse modalità: il pendolo reale, con attrito, spiega la tendenza a tornare, fluttuando, verso l’equilibrio; il pendolo ideale, senza attrito, spiega i cicli persistenti; mentre il pendolo matematico fornisce il linguaggio per esprimere le moderne teorie dei cicli.
- Stufe a carbone, cavalli a dondolo e macchine a vapore: analogie per il ciclo economico. Alcune metafore sviluppate ad hoc permettono di illustrare tre tipi di movimento ciclico: cicli risultanti da impulsi ritmici o da impulsi erratici ma innestati su un meccanismo capace di oscillare; oppure risultanti dalla tensione e successivo rilassamento di un sistema soggetto a una forza continua; o infine dovuti a ritardi nella reazione di aggiustamento verso l’equilibrio.
- Metafore delle crisi in prospettiva storica: un’analisi grafica dell’uso di alcune espressioni figurate sviluppatesi a partire dalle metafore per descrivere le crisi nate nell’Ottocento.
- Conclusione: I tempi cambiano, le metafore restano. L’uso di metafore e analogie è sempre pericoloso, perché è facile sorvolare sul carattere parziale e selettivo delle similitudini. Eppure le vecchie metafore per le crisi dell’Ottocento sono in parte ancora in uso: forse perché i problemi sono rimasti essenzialmente gli stessi.
Il vocabolario delle crisiSerie di 11 articoli, pubblicati su Azione tra l’11 aprile 2010 e il 21 febbraio 2011, sulle premesse e le implicazioni della terminologia impiegata per descrivere le crisi economiche.
- Introduzione. Sulla non neutralità delle scelte terminologiche, e osservazioni sulla frequenza degli scritti su crisi e cicli dall'inizio dell'Ottocento al 2009, indicizzati per termine impiegato nel titolo (articolo ripreso dalla trasmissione "Le antenne del grillo" della Radiotelevisione della Svizzera Italiana. Ascolta)
- Le bolle speculative. Le grandi crisi finanziarie dell’epoca pre-industriale, così come alcune delle crisi recenti, sono state originate da ‘bolle’ speculative. Il significato del termine dal 1720 ad oggi è però cambiato.
- ‘Distress’, la miseria delle nazioni. Il termine 'distress' usato per descrivere le prime crisi dell’epoca industriale riflette la mancanza di una spiegazione del fenomeno: era troppo generico e si limitava a cogliere gli effetti anziché dare una caratterizzazione dei fatti.
- Stagnazione: da impedimento a breve termine a tendenza di lungo periodo. Il termine ‘stagnazione’ ha trovato un’applicazione all’attività economica negli anni immediatamente successivi alla bolla speculativa del 1720. Da allora il suo uso è mutato drasticamente.
- Panico! Il termine ‘panico’ è molto efficace nel riassumere il fuggi fuggi incontrollato e contagioso che caratterizza le crisi finanziarie. Dietro il suo uso moderno, però, si nasconde un conflitto interpretativo.
- Crisi. ‘Crisi’ è uno dei termini più usati per descrivere i periodi di malessere economico. Il suo significato, però, è mutato radicalmente nel corso del tempo.
- Depressione. Il termine ‘depressione’ ha cambiato significato diverse volte dalla sua prima applicazione a questioni economiche alla fine del seicento fino ad oggi.
- Ciclo. Anche il termine ‘ciclo’ ha subito nel corso del tempo cambiamenti di significato. Dapprima indicava la similitudine tra il processi che portavano alle crisi, poi sottolineava l’automatismo nel succedersi delle crisi. Ora si dibatte se il movimento economico sia o meno intrinsecamente oscillatorio.
- Fluttuazioni. Il termine ‘fluttuazione’, che di per sé non indica altro che un movimento irregolare, da qualche tempo è usato in vece di ‘ciclo’ per contrastare l’idea che nei sistemi economici siano all’opera delle forze capaci di generare dei movimenti oscillatori sistematici.
- Recessione. Il termine ‘recessione’, che di per sé significa semplicemente ‘diminuzione’, è stato messo al centro di una ridefinizione del ciclo economico e ha finito per sostituire la crisi come momento del ciclo.
- Conclusione: Scelte terminologiche e interpretazioni delle crisi. Nel campo delle teorie dei cicli e delle crisi, tanto carico di valenza ideologica quanto centrale per la teoria economica, l’assegnazione dei nomi non è mai innocua ma è sempre carica di implicazioni.
Originariamente pubblicato in due parti su Azione, 11 gennaio e 1 febbraio 2010. Una versione più elaborata è pubblicata come Crises as a disease of the body politick. A metaphor in the history of nineteenth century economics, Journal of the History of Economic Thought 2010.
Originariamente pubblicato su Azione, 22 giugno 2005. (qui versione in Djvu)
Originariamente pubblicato su Azione del 13 maggio 2008. Una versione più elaborata pubblicata come "Current crises and past ones: early commentaries in the press", in Storia del pensiero economico, 2008: 2, pp. 173-177. (qui versione in Djvu)
Originariamente pubblicato su La Regione del 7 ottobre 2008
Originariamente pubblicato su Azione, 15 aprile 2008; per un approfondimento si vedail mio articolo "‘Periodic crises’: Clément Juglar between theories of crises and theories of business cycles" (Research in the History of Economic Thought and Methodology, 2010, vol. 28A, pp. 169-283). Sul tema della causalità e dell’interpretazione dei fatti storici si veda l’articolo Come rappresentare i fatti storici, nella sezione di articoli vari sulla storia del pensiero economico. (qui versione in Djvu)
Azione, 4 giugno 2003.
Le teorie delle crisi e dei cicli, dall'origine alla prima guerra mondialeSerie di 15 articoli, originariamente apparsi su Azione tra il 13 febbraio e il4 dicembre 2002.
- L'economia tra alti e bassi. Definizione del problema: l'alternarsi di fasi prospere e recessive, cicli lunghi e cicli brevi, i dati NBER.
- Equilibrio, instabilità, ciclo. Come tracciare la storia delle teorie delle crisi e dei cicli? Mentre l’approccio comune consiste nel focalizzare sulle possibili cause dei cicli (sottoconsumo, sovraproduzione, monetarie, psicologiche, ecc.), si propone di partire dall'idea che i vari autori hanno della stabilità dell'equilibrio, che riconduce all'interpretazione fondamentale del modo di funzionare di un sistema economico: se sia o meno capace di auto-regolarsi. (per un approfondimento si veda ………) [correggere grafici !!!!!!!]
- Il primo dibattito sulle crisi. La 'Legge degli sbocchi', attribuita a Jean-Baptiste Say, sancisce l'impossibilità di crisi generali di sovrapproduzione, poiché la produzione crea il reddito necessario per sostenere la domanda dei beni prodotti. Accettata da Ricardo, questa legge ha incanalato gli sviluppi teorici degli decenni successivi. Ma alcuni 'eretici' non accettavano questa conclusione. Tra questi Sismondi, che vedeva invece le crisi generali come un fenomeno connaturato al modo di produzione capitalista.
- Il periodico ricorrere delle crisi. Nonostante l'ottimismo dei ricardiani, nei primi decenni dell'ottocento molti notarono che le crisi economiche tendono e ripetersi con una certa regolarità, e alcuni tentarono anche di stimarne la frequenza. La spiegazione di J. S. Mill aggira la legge di Say enfatizzando gli eccessi nell'uso del credito de la conseguente speculazione. Per un approfondimento si veda ……
- Marx: la crisi come risoluzione delle contraddizioni del capitalismo. Marx rielabora criticamente la posizione tanto dei critici quanto dei sostenitori della legge degli sbocchi. La separazione, resa possibile dall'uso del denaro, tra atti di acquisto e atti di vendita, la separazione tra produzione e circolazione, tra emissione e rimborso del credito, introducono la possibilità astratta delle crisi. L'interruzione concreta del processo produttivo avviene per necessità quando lo sviluppo delle forze produttive comporta una riduzione del saggio di profitto tale da rendere impossibile la valorizzazione del capitale.
- Clément Juglar. La crisi come patologia. A partire dalla constatazione del periodico ricorrere delle crisi, illustrata (per la prima volta) con abbondanza di dati sulle emissioni monetarie e sulle riserve delle banche, nel 1862 Juglar pubblica il primo trattato esclusivamente dedicato a questo tema. Juglar coglie, nei dati, i tratti comuni delle crisi, e formula una spiegazione del fenomeno basata (come le teorie di molti suoi contemporanei, incluso Mill) sull'abuso del credito e sulla conseguente speculazione. Per un approfondimento si veda ……
- Jevons: Macchie solari e periodicità delle crisi. Attorno al 1870, le crisi sembravano ricorrere con una stretta periodicità decennale. Jevons li ha messi in relazione con un fenomeno con le medesima frequenza, il comparire di numerose macchie sulla superficie del sole. A quel tempo il fenomeno era molto osservato, ed era spesso indicato come causa di fluttuazioni nelle condizioni meteorologiche. Jevons attribuisce dunque una causa esogena alle crisi industriale, che credeva nascere dall'agricoltura. Per un approfondimento si veda …
- Tugan-Baranowsky: sproporzioni e credito. Tugan è l'autore, alla fine dell'ottocento, della prima vera e propria teoria del ciclo economico. Da un lato, mostra come il sistema economico potrebbe svilupparsi indefinitamente e armoniosamente qualora mantenesse una precisa proporzionalità tra i vari settori della produzione. Dall'altro, l'anarchia della produzione capitalista non garantisce che queste proporzioni vengano mantenuta. Una volta rota la proporzionalità, il meccanismo del credito contribuisce ad aggravarne ed estenderne le conseguenze. Per un approfondimento si veda …
- Arthur Spiethoff: il ciclo, forma evolutiva del capitalismo. Gli investimenti che caratterizzano la fase espansiva degenerano presto in sovrapproduzione generalizzata: lo sviluppo degli investimenti si scontra prima o poi con una scarsità di capitali.
- Aftalion: il ciclo come ricerca dell'equilibrio. Aftalion cerca di coniugare l'andamento ciclico dei prezzi e l'apparire di crisi generali di sovrapproduzione con la legge di Say che le proibisce esplicitamente. Trova la spiegazione nei ritardi di aggiustamento dell'offerta alle oscillazioni della domanda.
- Veblen: instabilità e stagnazione. Le crisi sono fenomeni caratteristici dell'ordine economico capitalistico, parte del normale corso degli affari. Tuttavia nella parte finale dell'ottocento sopraggiunge una tendenza alla stagnazione, con fasi depressive più prolungate e profonde di quelle espansive. Tanto che, mentre nella prima parte del secolo, era ragionevole pensare che per scatenare le crisi fosse necessario qualche evento esterno, dopo il 1873 gli eventi esterni diventano necessari per innescare la ripresa.
- Wesley Mitchell. Il ciclo, un fenomeno simmetrico. Il ciclo è un fenomeno connaturato al modo capitalistico di produzione: la sua forza motrice sono i profitti: la depressione lascia condizioni di profittabilità favorevoli, che determinano la ripresa e il suo procedere cumulativo, almeno fintanto che non è raggiunta la piena occupazione. Poi i costi iniziano a salire, e i profitti a scendere, innescando il movimento opposto.
- Ralph Hawtrey e l'intrinseca instabilità del credito. Mentre squilibri tra domanda e offerta di merci non hanno conseguenze cumulative, disturbi nel sistema monetario tendono ad amplificarsi in seguito ai tentativi dei banchieri di correggere la situazione.
- Un nuovo fenomeno: dalle crisi ai cicli. Il passaggio dalle teorie delle crisi del primo ottocento alle teorie dei cicli della fine del secolo ha richiesto una reinterpretazione del fenomeno delle crisi: da anomalie, patologie e eventi eccezionali a fenomeni 'normali', connaturali al modo capitalistico di produzione.
- La teoria del ciclo alla vigilia della prima guerra mondiale. All'inizio del novecento, la transizione dalle teorie delle crisi alle teorie dei cicli è completata. Le crisi sono interpretate come fasi (le più drammatiche) del ciclo economico, fasi concatenate tra loro non solo temporalmente ma anche come nessi da causa e di effetto.